Wikibooks itwikibooks https://it.wikibooks.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.46.0-wmf.22 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikibooks Discussioni Wikibooks File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Progetto Discussioni progetto Ripiano Discussioni ripiano TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa del Sacro Cuore di Gesù 0 38373 491402 401532 2026-04-01T21:49:39Z Gabor512 39720 491402 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Gustavo Zanin * '''Anno:''' seconda metà del XX secolo * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 35 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' indipendente, al centro della cantoria * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<small>1</small>''-''Do<small>6</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in due corpi pensili contrapposti, al di sopra della cantoria in controfacciata, lungo le pareti laterali {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decima seconda || 2.2/3' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decima nona || 1.1/3' |- |Vigesima seconda || 1' |- |Ripieno || 4 file |- |Voce umana || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba armonica</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Viola d'amore || 8' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Silvestre || 2' |- |Decimino || 1.3/5' |- |Celeste || 2 file |- |Voce celeste || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Dulcian</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Campane |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Principale || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso || 8' |- |Bordone || 8' |- |Quintaton || 5.1/3' |- |Flauto || 4' |- |Terza || 3.1/5' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Dulcian</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} {{Avanzamento|100%|9 maggio 2016}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 3nuz05k52fuvzxyz69n8ydx66o2b3e3 Wikibooks:GUS2Wiki 4 51801 491398 490966 2026-04-01T12:28:34Z Alexis Jazz 37143 Updating gadget usage statistics from [[Special:GadgetUsage]] ([[phab:T121049]]) 491398 wikitext text/x-wiki {{#ifexist:Project:GUS2Wiki/top|{{/top}}|This page provides a historical record of [[Special:GadgetUsage]] through its page history. To get the data in CSV format, see wikitext. To customize this message or add categories, create [[/top]].}} I dati che seguono sono estratti da una copia ''cache'' del database, il cui ultimo aggiornamento risale al 2026-04-01T11:37:09Z. Un massimo di {{PLURAL:5000|un risultato è disponibile|5000 risultati è disponibile}} in cache. {| class="sortable wikitable" ! 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Il periodo, collocato nel contesto del cosiddetto post-boom economico, è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non omogenee nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà incontrate dalle donne nell’accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso ai comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno degli elementi più rilevanti delle trasformazioni sociali del periodo. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle loro responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane. Ne deriva una progressiva ridefinizione delle funzioni e degli equilibri della famiglia. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, grazie allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Queste trasformazioni materiali introducono elementi di mobilità e cambiamento nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre continua a costituire il riferimento dominante, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> A fronte di queste rappresentazioni, le trasformazioni sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare le esperienze e le aspettative di molte donne. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi introducono elementi di cambiamento che rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti culturali internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la coesistenza di continuità e cambiamento: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} 59qgrj16oonpshr0s2hyu2vti049c6g Utente:Alice2103/Sandbox 2 59782 491399 491030 2026-04-01T16:33:26Z LorManLor 24993 Riscritto testo Il rapporto con l'emancipazionismo 491399 wikitext text/x-wiki Sono Alice e partecipo al tirocinio wikidonne == Il rapporto con l'emancipazionismo == Nel secondo dopoguerra, organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al Partito Comunista e il CIF, di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni Sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese DEMAU (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da Rivolta Femminile, fondata a Roma nel 1970 attorno a Carla Lonzi. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula “il personale è politico”, spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di una struttura culturale pervasiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su corpo, sessualità e soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale venne assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Bibliografia== * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. 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Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. 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Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula “il personale è politico”, spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di una struttura culturale pervasiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Bibliografia== * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} == Note == 2chwv1lcx6q8wxi8d2s5lint4q460u4 Utente:Wikmatteo/Sandbox 2 59783 491401 491004 2026-04-01T21:10:02Z Wikmatteo 53729 paragrafo wikibook 491401 wikitext text/x-wiki == 1.4 Femminismi transnazionali == Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con i movimenti di altri paesi, soprattutto con quelli degli Stati Uniti e della Francia. L'analisi di questa dimensione transnazionale si articola attorno a tre questioni principali: i canali attraverso cui avvennero i contatti, gli elementi teorici e pratici che circolarono, e le modalità con cui i gruppi italiani rielaborarono gli stimoli provenienti dall'estero. Tommaso Rebora definisce questi scambi come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti»<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref>. L'importanza di tali contatti è unanimemente riconosciuta dalla storiografia: Luisa Passerini li descrive come il «primo rapporto fondativo del femminismo italiano», mentre per Maud Anne Bracke l'incontro con il movimento di liberazione delle donne negli Stati Uniti costituì addirittura un «mito fondativo»<ref>{{Cita|Passerini|p. 139}}; {{Cita|Bracke|p. 36}}</ref>. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri diretti === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== La prima fase dei contatti internazionali, compresa tra il 1969 e il 1971, fu dominata quasi esclusivamente dal rapporto con il femminismo statunitense<ref>{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref>. Il canale privilegiato fu il viaggio, vissuto sia come soggiorno accademico sia come autoformazione politica. Nel 1969 Maria Teresa Fenoglio, per Torino, e Serena Castaldi, per Milano, si recarono negli Stati Uniti e parteciparono direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza)<ref>{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref>. Al rientro, queste esperienze divennero il punto di innesco di nuove formazioni. Serena Castaldi, dopo un soggiorno a New York nel 1970 durante il quale raccolse ampia documentazione, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), avvalendosi dei contatti internazionali della comunità evangelica di Agàpe, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref>. Nel frattempo, a New York, Silvia Federici partecipava tra il 1969 e il 1972 a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref>. ==== Le traduzioni strategiche e la circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle cosiddette «traduzioni strategiche»: un'operazione che non era mai un atto neutro, ma una pratica politica consapevole, volta a creare alleanze e superare le barriere linguistiche<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>. I materiali provenienti dall'estero erano trasportati e tradotti attraverso reti politiche preesistenti, in particolare quelle della Nuova sinistra o di formazioni come Potere Operaio, che in questa fase si «femministizzarono e radicalizzarono»<ref>{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR avviò la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' americano, aprendo un confronto dialettico con le femministe statunitensi: nel settembre del 1970 nacque, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»'', l'inserto regolare ''«Il movimento di liberazione delle donne in America»''. Quest'attività redazionale favorì la nascita del Collettivo delle compagne come gruppo autonomo, il cui progetto centrale divenne la traduzione del volume di Boston ''Our Bodies, Ourselves'' (edito poi in Italia nel 1974 come ''Noi e il nostro corpo''): le riunioni di traduzione si trasformarono, di fatto, in veri e propri gruppi di autocoscienza collettiva<ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref>. A Milano, nel 1972, il gruppo Anabasi pubblicò ''Donne è bello'', un'antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref>. Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non erano però unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, innescando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref>{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali o durante le vacanze. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo — tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973 — e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono immediatamente trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''«Sottosopra»'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo «La nudità», che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref>{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Nell'analizzare il contenuto degli scambi transnazionali, le studiose individuano cinque elementi principali che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== L'autocoscienza ==== La pratica del ''consciousness-raising'' (presa di coscienza) costituisce l'elemento primario di derivazione statunitense. Introdotta da Anabasi a Milano e dal Collettivo delle compagne a Torino, l'autocoscienza divenne rapidamente una pratica condivisa e un modello organizzativo diffuso su tutto il territorio nazionale<ref>{{Cita|Passerini|p. 140}}; {{Cita|Rebora|p. 5}}</ref>. ==== Il self-help e la conoscenza del corpo ==== L'attenzione alla riappropriazione del corpo femminile e la critica al «mito dell'orgasmo vaginale» costituirono un elemento centrale mutuato dagli USA. Il Collettivo delle compagne adottò il manuale ''Our Bodies, Ourselves'' come strumento di autoformazione medica e politica; Anabasi ne diffuse i contenuti attraverso l'antologia ''Donne è bello''. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Il corpo collettivo e la nudità ==== La pratica dell'esplorazione corporea e della nudità fu messa in relazione con l'approccio psicoanalitico del gruppo francese Psychépo. Nata da incontri specifici tra donne italiane e francesi, questa pratica assunse una risonanza nazionale attraverso le pagine di ''«Sottosopra»'', coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola<ref>{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. ==== La «doppia analogia» donne-neri ==== L'assimilazione dell'oppressione femminile a quella razziale, derivata dai movimenti per i diritti civili statunitensi, fu declinata in Italia in due modi distinti: il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la incrociarono con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref>. Vincenza Perilli ha definito questa categoria una «analogia imperfetta», sottolineando come la sostituzione di figure concrete con simboli perdesse di vista le specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche concrete<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref>. ==== Il salario al lavoro domestico ==== A differenza degli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo non pagato come base dell'accumulazione capitalistica rappresentò un contributo che l'Italia esportò verso l'estero. Elaborata teoricamente da Mariarosa Dalla Costa e Selma James, e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano era il Collettivo internazionale femminista di Padova, che innescò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston<ref>{{Cita|Passerini|p. 147}}; {{Cita|Rebora|p. 12}}</ref>. === 1.4.3 Le modalità di rielaborazione === Le studiose che hanno analizzato questi scambi evitano costantemente categorie che rimandino a una ricezione passiva, adottando un lessico che sottolinea l'adattamento attivo, la trasformazione e le tensioni generate dai contatti internazionali. Rebora sottolinea che non si trattò di un semplice trasferimento di idee da una sponda all'altra dell'oceano, bensì di processi di scambio reciproco altamente complessi<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref>. Le suggestioni provenienti dall'estero venivano rielaborate e adattate al contesto italiano, per poi eventualmente ritornare arricchite di nuovi significati. Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti», mentre Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>. Bono e Kemp parlano di teorie straniere «incorporate e per così dire 'tradotte', con i conseguenti rischi di distorsione»<ref>{{Cita|Bono-Kemp|p. 12}}</ref>. Passerini parla inoltre di un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa», e Bono e Kemp individuano un'attitudine italiana al combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>. I vettori umani di questa circolazione, che Passerini descrive come «reticoli preesistenti» legati alla Nuova sinistra o ad amicizie personali, si «femministizzarono e radicalizzarono» per effetto del contatto con le idee provenienti dall'estero, trasformandosi in «reticoli metamorfosati»<ref>{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref>. I contatti internazionali non si tradussero mai in una ricezione lineare: Rebora sottolinea le contraddizioni interne ai gruppi italiani, un doppio conflitto tra il femminismo e la sinistra extraparlamentare e all'interno degli stessi gruppi di donne, che in alcuni casi produsse fratture insanabili e spinse le militanti verso percorsi separatisti<ref>{{Cita|Rebora|pp. 7–8}}</ref>. === 1.4.4 La periodizzazione dei contatti transnazionali === Le studiose individuano due fasi principali, caratterizzate da differenti referenti geografici e da pratiche diverse, pur con accenti interpretativi non del tutto coincidenti. La prima fase, definibile di incubazione, si sviluppò a dominanza nordamericana. Rebora colloca un primo momento di scambi prevalentemente intellettuali a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, seguito da una fase di contatti più pratici maturati intorno al 1968, mediati dalle reti della Nuova sinistra<ref>{{Cita|Rebora|p. 2}}</ref>. Passerini circoscrive questo «primo periodo» tra il 1969 e il 1971, sviluppatosi attraverso i primi viaggi delle militanti e le prime traduzioni informali<ref>{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref>. Bono e Kemp collocano l'importazione della pratica dell'autocoscienza in Italia a partire dal 1970<ref>{{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–9}}</ref>. Il passaggio a una fase di consolidamento coincise con la rottura con i gruppi politici misti e l'affermazione del separatismo. Rebora data questa svolta all'inizio del 1972, quando gruppi come il Collettivo delle compagne a Torino si separarono definitivamente dal Collettivo CR, assumendo il controllo autonomo dei contatti esteri e delle «traduzioni strategiche»<ref>{{Cita|Rebora|pp. 7–8}}</ref>. Per Passerini, questa seconda fase è caratterizzata dallo spostamento del baricentro verso il femminismo francese (Psychépo) e dall'esplorazione del «corpo collettivo» come terreno privilegiato di sperimentazione<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–148}}</ref>. Le principali prospettive storiografiche non producono letture del tutto coincidenti. Rebora legge la scansione temporale attraverso l'evoluzione dei rapporti politici nel contesto torinese, dal passaggio dalla dipendenza dalle strutture della sinistra extraparlamentare all'autonomia organizzativa e separatista dei collettivi di sole donne<ref>{{Cita|Rebora|pp. 7–8}}</ref>. Passerini distingue invece una fase a dominanza nordamericana (1969–1971, centrata sulla presa di coscienza individuale e sulla sessualità) da una fase a dominanza francese (dal 1972, centrata sull'intersoggettività e sulla psicoanalisi)<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–148}}</ref>. Bono e Kemp, infine, non pongono l'accento sulle cesure, ma sul costante processo di incorporazione e riformulazione delle idee estere alla luce della specifica realtà sociale e politica italiana<ref>{{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–15}}</ref>. == Note == <references /> == Bibliografia == === Studi e saggi === * {{Cita libro | cognome = Bellè | nome = Elisa | titolo = L'altra rivoluzione. Il movimento femminista di Trento negli anni Settanta | editore = FrancoAngeli | città = Milano | anno = 2020 | cid = Bellè }} * {{Cita libro | cognome = Bono | nome = Paola | coautori = Sandra Kemp | titolo = Italian Feminist Thought: A Reader | editore = Blackwell | città = Oxford | anno = 1991 | cid = Bono-Kemp }} * {{Cita libro | cognome = Bracke | nome = Maud Anne | titolo = La nuova politica delle donne. Il femminismo in Italia nell'epoca dei lunghi anni Settanta | editore = Viella | città = Roma | anno = 2014 | cid = Bracke }} * {{Cita libro | cognome = Calabrò | nome = Anna Rita | coautori = Laura Grasso | titolo = Dal movimento femminista al femminismo diffuso. Storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80 | editore = FrancoAngeli | città = Milano | anno = 1985 | cid = Calabrò-Grasso }} * {{Cita libro | cognome = Ellena | nome = Liliana | titolo = L'invisibile linea del colore nel femminismo italiano: viaggi, traduzioni, slittamenti | in = «Genesis», X, 2 | anno = 2001 | cid = Ellena }} * {{Cita libro | cognome = Lussana | nome = Fiamma | titolo = Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie | editore = Carocci | città = Roma | anno = 2012 | cid = Lussana }} * {{Cita libro | cognome = Passerini | nome = Luisa | titolo = Corpi e corpo collettivo. Rapporti internazionali del primo femminismo radicale italiano | in = Bertilotti, T. e Scattigno, A. (a cura di), Il femminismo degli anni Settanta | editore = Viella | città = Roma | anno = 2005 | pp = 181–198 | cid = Passerini }} * {{Cita libro | cognome = Perilli | nome = Vincenza | titolo = L'analogia imperfetta | in = «Zapruder», n. 38 | anno = 2015 | pp = 8–23 | cid = Perilli }} * {{Cita libro | cognome = Rebora | nome = Tommaso | titolo = From Turin to Boston (and back): A Transatlantic Feminist Network | in = «USAbroad – Journal of American History and Politics», vol. 4 | anno = 2021 | cid = Rebora }} * {{Cita libro | cognome = Stelliferi | nome = Paola | coautori = Stefania Voli (a cura di) | titolo = Anni di rivolta. Nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta | editore = Viella | città = Roma | anno = 2023 | cid = Stelliferi-Voli }} === Fonti primarie === * {{Cita libro | cognome = Dalla Costa | nome = Mariarosa | coautori = Selma James | titolo = Potere femminile e sovversione sociale | editore = Marsilio | città = Padova | anno = 1972 | cid = Dalla Costa-James }} * ''«CR – Informazioni internazionali»'', Torino, a partire dal settembre 1970 (inserto ''«Il movimento di liberazione delle donne in America»'', dal n. 3). * {{Cita libro | titolo = Sottosopra | numero = 1 | città = Milano | anno = 1973 | cid = Sottosopra }} * {{Cita libro | titolo = Donne è bello | anno = 1972 | editore = Mazzotta | città = Milano | cid = Donne è bello }} * Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', New England Free Press, Boston 1970 (trad. it. ''Noi e il nostro corpo'', Feltrinelli, Milano 1974). 0sxx5y6e4nwl88zi19dzh1rx9g81zku