Wikibooks itwikibooks https://it.wikibooks.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.46.0-wmf.23 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikibooks Discussioni Wikibooks File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Progetto Discussioni progetto Ripiano Discussioni ripiano TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Disposizioni foniche di organi a canne 0 34638 491816 491638 2026-04-12T22:07:21Z ~2026-18977-21 54113 491816 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Le disposizioni foniche attualmente presenti in questo libro sono '''4913'''. == Per il lettore == Ciascun organo a canne è uno strumento a sé, con una propria dignità indissolubilmente legata alla sua unicità. Non troveremo mai un organo uguale ad un altro, neppure nei rarissimi casi di strumenti costruiti in serie: avranno sempre qualcosa che li distinguerà fra di loro. Come poter, dunque, descrivere uno strumento unico, in maniera tale che, senza suonarlo o ascoltarlo, sia possibile capire come è fatto? Grazie alla sua disposizione fonica: essa è l'elenco dei registri che compongono lo strumento, riportati in base alla loro appartenenza alle varie "divisioni" (manuale/i ed eventualmente pedale). Pertanto si tratta di un elemento fondamentale, l'unica vera grande ed esaustiva descrizione dello strumento, dal momento che un organo si differenzia da un altro fondamentalmente per i registri che ha. Questo wikilibro si prefigge il compito di racchiudere al suo interno le disposizioni foniche di organi del presente e del passato, raggruppate in base alla loro collocazione all'interno di edifici che, per sviluppi culturali ed esigenze liturgiche, sono per la maggior parte destinati al culto. La presente opera si rivolge, dunque, non solo allo studioso di organaria ed organologia, ma anche al curioso che vuol sapere come è fatto l'organo della chiesa tot, all'appassionato, all'organista che ha l'esigenza di conoscere le caratteristiche di un tal organo, a chiunque, in poche parole, sia interessato all'argomento. == Per il contributore == Chiunque voglia contribuire all'edificazione del presente wikilibro, è il benvenuto, ed è pregato di seguire, per amor di uniformità, lo schema che può vedere nelle pagine già presenti. Sono tuttavia doverose alcune raccomandazioni tecniche. Una volta inserite una o più disposizioni foniche, il contributore è pregato di aggiornare il numero all'inizio di questa pagina. === Dei titoli === I titoli delle singole pagine seguono sempre questo schema: Stato/Regione (o altra divisione amministrativa analoga)/Provincia (o altra divisione amministrativa analoga)/Comune/Località (che può essere anche il comune stesso, comunque si ripete) - Edificio Ad esempio: Italia/Lombardia/Città metropolitana di Milano/Milano/Milano - Cattedrale di Santa Maria Nascente Nei nomi delle chiese, si scrive solo: ''Chiesa di...'', oppure ''Santuario di...'', oppure ''Basilica di...'', ''Cattedrale di...'' o ''Cattedrale metropolitana di...'', non ''Basilica Cattedrale Primaziale Metropolitana Santuario Protoecclesia di...''. Sono altresì bandite le abbreviazioni (come ad esempio ''S.'' al posto di ''Santo/Santa/Sacro''). Se in un edificio ci sono più organi, vanno tutti nella stessa pagina. Le singole pagine non sono per organo, ma per edificio. === Delle tabelle riassuntive === Le tabelle riassuntive a inizio pagina, seguono questo schema: * '''Costruttore:''' [nome e] cognome del costruttore/ditta costruttrice con, in caso, tra parentesi e in corsivo, il numero d'opera * '''Anno:''' anno di costruzione (in caso, in nota, data dell'inaugurazione) * '''Restauri/modifiche:''' elenco: nome di chi ha fatto il restauro e, tra parentesi, anno e tipologia di intervento * '''Registri:''' numero dei registri (in caso di registri spezzati, ciascuno vale 1 e non 1/2) * '''Canne:''' numero di canne * '''Trasmissione:''' meccanica/pneumatico-tubolare/elettrica/elettronica/ecc. nel caso di mista, si scrive mista e poi si specifica tra parentesi * '''Consolle:''' tipologia della consolle (a finestra, mobile/fissa indipendente, appoggiata, rivolta, ecc.) e posizione (al centro del coro, al centro della parete anteriore della cassa, su apposita cantoria, ecc.) * '''Tastiere:''' n° di tastiere e di note ed estensione tra parentesi * '''Pedaliera:''' tipologia di pedaliera (a leggio, dritta, concava, concavo-radiale), n° di note ed estensione tra parentesi * '''Collocazione:''' n° dei corpi, posizione dei corpi. Esempio: * '''Costruttore:''' Pinco Pallino (''Opus 100'') * '''Anno:''' 2019-2020 * '''Restauri/modifiche:''' Tizio Caio (2102, restauro conservativo), Sempronio (2156, modifiche e ampliamento) * '''Registri:''' 36 * '''Canne:''' 3.562 * '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettronica per i registri) * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 3 di 56 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>5</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti, sulla cantoria in controfacciata Nel caso di ottave scavezze: * '''Tastiera:''' 1 di 50 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', Bassi/Soprani ''Do#<small>3</small>''/''Re<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Sol#<small>2</small>''), priva di registri propri e costantemente unita al manuale Non sono ammesse abbreviazioni, come ad esempio i nomi degli organari. === Delle disposizioni foniche === * I nomi delle divisioni vengono scritti nel seguente modo: '''I - ''Grand'Organo'''''; quello del pedale così: '''Pedale'''; * il nome della seconda o terza tastiera si riporta semplicemente, dopo il numero ordinale romano, come '''''Espressivo''''' e non come Recitativo, essendo un'impropria italianizzazione del francese ''Récit''; * nel caso di aggettivi dopo il nome del manuale, essi sono riportati con la prima lettera minuscola (ad esempio: '''VI - ''Organo antico aperto'''''); * qualora i registri, sulla consolle, siano raggruppati per Concerto e Ripieno (ad esempio come avviene per la maggior parte degli organi ottocenteschi italiani), si segua questo schema ([[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Siena/Montalcino/Montisi - Chiesa delle Sante Flora e Lucilla|qui un esempio]]) e, nel caso di più manuali, si premetta sempre il numero e il nome (ad esempio: '''I - Organo eco ''Concerto'''''); * all'interno di ogni divisione vi sono due colonne, divise da doppia stanghetta verticale (<code><nowiki>||</nowiki></code>), che rispettivamente, da sinistra a destra, sono: 1) nome del registro con eventualmente indicato il numero di file, 2) altezza del registro in piedi con eventualmente specificata l'appartenenza ai soli Bassi o ai soli Soprani (esempio: <code><nowiki>Ripieno 5 file || 2' Soprani</nowiki></code>); * tutti i nomi registri sono scritti con la prima lettera maiuscola, mentre le parole seguenti devono iniziare con la minuscola (ad esempio: ''Ripieno acuto 5 file'' e '''non''' ''Ripieno Acuto 5 File''), ad eccezione delle disposizioni in tedesco o nelle lingue che richiedono la maiuscola anche per tutti i sostantivi - nel caso non sia possibile reperire l'altezza in piedi delle mutazioni composte, si sposta il numero di file nel campo dell'altezza in piedi (esempio: <code><nowiki>Ripieno || 5 file</nowiki></code>); * le mutazioni sono scritte con il numero intero separato da quello frazionario tramite un punto, così: ''5.1/3<nowiki>'</nowiki>''; qualora l'altezza sia solo frazionaria, si omette lo ''0.'' iniziale, così: ''1/4<nowiki>'</nowiki>'' e '''non''' ''0.1/4<nowiki>'</nowiki>''; * nel caso di mutazioni composte, l'altezza in piedi è riportata solo relativamente alla prima fila, ad eccezione di quelle a due file (per non occupare troppo spazio) - qualora le altezze delle file successive presentino delle anomalie, si inseriscono in nota. * i registri ad ancia sono scritti in rosso quando sono riportati così sulla consolle; * non si inserisce il numero ordinale davanti a ciascun registro; * non si riportano le unioni e gli accoppiamenti, né gli annullatori; * il Tremolo si riporta all'interno di ciascuna divisione; * gli accessori (ad esempio: Uccelliera, Zampogna ecc.) si riportano nel seguente modo prima della disposizione fonica: '''Accessori''': ''Uccelliera''; ''Zampogna''; * non sono ammesse abbreviazioni. Quindi, in poche parole, questa disposizione '''non''' va bene (mettiamo che sulla consolle i registri ad ancia siano scritti '''in nero'''): {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Prima tastiera - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |XXII || 1' |- |Ripieno Acuto 3 File || 0.1/2' |- |Flauto a Camino || 8' |- |Sesquialtera 2 File || 2.2/3'-1.3/5' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' bassi</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' soprani</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Seconda tastiera - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola di Gamba || 8' |- |Flauto a Cuspide || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.1/3' |- |Pienino 3 File || 1'-0.2/3'-0.1/2' |- |Voce Celeste 2 File || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba Armonica</span> ||<span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba Bassa</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} |} Questa, invece, va bene: {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |XXII || 1' |- |Ripieno acuto 3 file || 1/2' |- |Flauto a camino || 8' |- |Sesquialtera 2 file || 2.2/3'-1.3/5' |- |Tromba || 8' Bassi |- |Tromba || 8' Soprani |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola di gamba || 8' |- |Flauto a cuspide || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.3/5' |- |Pienino 3 file || 1' |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |Tromba armonica || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |Trombone || 16' |- |Tromba bassa || 8' |- |} |} == Libri correlati == * {{libro|Organo a canne}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne| ]] [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Dewey 786]] {{alfabetico|D}} {{Avanzamento|0%|9 giugno 2020}} dfc7l03l3837rw2013f5f2gt4ccv7nn 491819 491816 2026-04-13T09:28:56Z VoceUmana7 51633 491819 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Le disposizioni foniche attualmente presenti in questo libro sono '''4914'''. == Per il lettore == Ciascun organo a canne è uno strumento a sé, con una propria dignità indissolubilmente legata alla sua unicità. Non troveremo mai un organo uguale ad un altro, neppure nei rarissimi casi di strumenti costruiti in serie: avranno sempre qualcosa che li distinguerà fra di loro. Come poter, dunque, descrivere uno strumento unico, in maniera tale che, senza suonarlo o ascoltarlo, sia possibile capire come è fatto? Grazie alla sua disposizione fonica: essa è l'elenco dei registri che compongono lo strumento, riportati in base alla loro appartenenza alle varie "divisioni" (manuale/i ed eventualmente pedale). Pertanto si tratta di un elemento fondamentale, l'unica vera grande ed esaustiva descrizione dello strumento, dal momento che un organo si differenzia da un altro fondamentalmente per i registri che ha. Questo wikilibro si prefigge il compito di racchiudere al suo interno le disposizioni foniche di organi del presente e del passato, raggruppate in base alla loro collocazione all'interno di edifici che, per sviluppi culturali ed esigenze liturgiche, sono per la maggior parte destinati al culto. La presente opera si rivolge, dunque, non solo allo studioso di organaria ed organologia, ma anche al curioso che vuol sapere come è fatto l'organo della chiesa tot, all'appassionato, all'organista che ha l'esigenza di conoscere le caratteristiche di un tal organo, a chiunque, in poche parole, sia interessato all'argomento. == Per il contributore == Chiunque voglia contribuire all'edificazione del presente wikilibro, è il benvenuto, ed è pregato di seguire, per amor di uniformità, lo schema che può vedere nelle pagine già presenti. Sono tuttavia doverose alcune raccomandazioni tecniche. Una volta inserite una o più disposizioni foniche, il contributore è pregato di aggiornare il numero all'inizio di questa pagina. === Dei titoli === I titoli delle singole pagine seguono sempre questo schema: Stato/Regione (o altra divisione amministrativa analoga)/Provincia (o altra divisione amministrativa analoga)/Comune/Località (che può essere anche il comune stesso, comunque si ripete) - Edificio Ad esempio: Italia/Lombardia/Città metropolitana di Milano/Milano/Milano - Cattedrale di Santa Maria Nascente Nei nomi delle chiese, si scrive solo: ''Chiesa di...'', oppure ''Santuario di...'', oppure ''Basilica di...'', ''Cattedrale di...'' o ''Cattedrale metropolitana di...'', non ''Basilica Cattedrale Primaziale Metropolitana Santuario Protoecclesia di...''. Sono altresì bandite le abbreviazioni (come ad esempio ''S.'' al posto di ''Santo/Santa/Sacro''). Se in un edificio ci sono più organi, vanno tutti nella stessa pagina. Le singole pagine non sono per organo, ma per edificio. === Delle tabelle riassuntive === Le tabelle riassuntive a inizio pagina, seguono questo schema: * '''Costruttore:''' [nome e] cognome del costruttore/ditta costruttrice con, in caso, tra parentesi e in corsivo, il numero d'opera * '''Anno:''' anno di costruzione (in caso, in nota, data dell'inaugurazione) * '''Restauri/modifiche:''' elenco: nome di chi ha fatto il restauro e, tra parentesi, anno e tipologia di intervento * '''Registri:''' numero dei registri (in caso di registri spezzati, ciascuno vale 1 e non 1/2) * '''Canne:''' numero di canne * '''Trasmissione:''' meccanica/pneumatico-tubolare/elettrica/elettronica/ecc. nel caso di mista, si scrive mista e poi si specifica tra parentesi * '''Consolle:''' tipologia della consolle (a finestra, mobile/fissa indipendente, appoggiata, rivolta, ecc.) e posizione (al centro del coro, al centro della parete anteriore della cassa, su apposita cantoria, ecc.) * '''Tastiere:''' n° di tastiere e di note ed estensione tra parentesi * '''Pedaliera:''' tipologia di pedaliera (a leggio, dritta, concava, concavo-radiale), n° di note ed estensione tra parentesi * '''Collocazione:''' n° dei corpi, posizione dei corpi. Esempio: * '''Costruttore:''' Pinco Pallino (''Opus 100'') * '''Anno:''' 2019-2020 * '''Restauri/modifiche:''' Tizio Caio (2102, restauro conservativo), Sempronio (2156, modifiche e ampliamento) * '''Registri:''' 36 * '''Canne:''' 3.562 * '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettronica per i registri) * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 3 di 56 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>5</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti, sulla cantoria in controfacciata Nel caso di ottave scavezze: * '''Tastiera:''' 1 di 50 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', Bassi/Soprani ''Do#<small>3</small>''/''Re<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Sol#<small>2</small>''), priva di registri propri e costantemente unita al manuale Non sono ammesse abbreviazioni, come ad esempio i nomi degli organari. === Delle disposizioni foniche === * I nomi delle divisioni vengono scritti nel seguente modo: '''I - ''Grand'Organo'''''; quello del pedale così: '''Pedale'''; * il nome della seconda o terza tastiera si riporta semplicemente, dopo il numero ordinale romano, come '''''Espressivo''''' e non come Recitativo, essendo un'impropria italianizzazione del francese ''Récit''; * nel caso di aggettivi dopo il nome del manuale, essi sono riportati con la prima lettera minuscola (ad esempio: '''VI - ''Organo antico aperto'''''); * qualora i registri, sulla consolle, siano raggruppati per Concerto e Ripieno (ad esempio come avviene per la maggior parte degli organi ottocenteschi italiani), si segua questo schema ([[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Siena/Montalcino/Montisi - Chiesa delle Sante Flora e Lucilla|qui un esempio]]) e, nel caso di più manuali, si premetta sempre il numero e il nome (ad esempio: '''I - Organo eco ''Concerto'''''); * all'interno di ogni divisione vi sono due colonne, divise da doppia stanghetta verticale (<code><nowiki>||</nowiki></code>), che rispettivamente, da sinistra a destra, sono: 1) nome del registro con eventualmente indicato il numero di file, 2) altezza del registro in piedi con eventualmente specificata l'appartenenza ai soli Bassi o ai soli Soprani (esempio: <code><nowiki>Ripieno 5 file || 2' Soprani</nowiki></code>); * tutti i nomi registri sono scritti con la prima lettera maiuscola, mentre le parole seguenti devono iniziare con la minuscola (ad esempio: ''Ripieno acuto 5 file'' e '''non''' ''Ripieno Acuto 5 File''), ad eccezione delle disposizioni in tedesco o nelle lingue che richiedono la maiuscola anche per tutti i sostantivi - nel caso non sia possibile reperire l'altezza in piedi delle mutazioni composte, si sposta il numero di file nel campo dell'altezza in piedi (esempio: <code><nowiki>Ripieno || 5 file</nowiki></code>); * le mutazioni sono scritte con il numero intero separato da quello frazionario tramite un punto, così: ''5.1/3<nowiki>'</nowiki>''; qualora l'altezza sia solo frazionaria, si omette lo ''0.'' iniziale, così: ''1/4<nowiki>'</nowiki>'' e '''non''' ''0.1/4<nowiki>'</nowiki>''; * nel caso di mutazioni composte, l'altezza in piedi è riportata solo relativamente alla prima fila, ad eccezione di quelle a due file (per non occupare troppo spazio) - qualora le altezze delle file successive presentino delle anomalie, si inseriscono in nota. * i registri ad ancia sono scritti in rosso quando sono riportati così sulla consolle; * non si inserisce il numero ordinale davanti a ciascun registro; * non si riportano le unioni e gli accoppiamenti, né gli annullatori; * il Tremolo si riporta all'interno di ciascuna divisione; * gli accessori (ad esempio: Uccelliera, Zampogna ecc.) si riportano nel seguente modo prima della disposizione fonica: '''Accessori''': ''Uccelliera''; ''Zampogna''; * non sono ammesse abbreviazioni. 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Conservatorio di Musica Giuseppe Tartini|Conservatorio di Musica Giuseppe Tartini]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Seminario vescovile|Seminario vescovile]] == Frazioni == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Contovello - Tempio nazionale a Maria Madre e Regina di Monte Grisa|Contovello - Tempio nazionale a Maria Madre e Regina di Monte Grisa]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Prosecco - Chiesa di San Martino Vescovo|Prosecco - Chiesa di San Martino Vescovo]] {{Avanzamento|50%|28 ottobre 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] dzpb0lrkkfe48y4flsq17le9wezlyxz Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Santuario di Santa Maria Maggiore 0 38377 491810 401548 2026-04-12T19:59:59Z VoceUmana7 51633 491810 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo S. M. Maggiore Trieste.jpg|400px|centro]] * '''Costruttore:''' Beniamino Zanin & Figli (''Opus 276'') * '''Anno:''' 1929 * '''Restauri/modifiche:''' Leorin (2009, restauro conservativo) * '''Registri:''' 25 * '''Canne:''' 1769 * '''Trasmissione:''' pneumatico-tubolare * '''Consolle:''' indipendente, sulla cantoria in controfacciata * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in due corpi simmetrici, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Flauto || 8' |- |Voce umana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |XV || 2' |- |Ripieno 6 file || 1.1/3' |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principalino || 8' |- |Viola || 8' |- |Coro viole || 8' |- |Ottava dolce || 4' |- |Flauto || 4' |- |Flautino || 2' |- |Ripieno 3 file || 2 file |- |Oboe || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Ottava || 8' |- |Cello || 8' |- |Quinta || 5.1/3' |- |} |} == Collegamenti esterni == {{cita web|url=http://www.norbedo.it/organo%20santa%20maria%20maggiore.htm|titolo=Santa Maria Maggiore - Trieste|editore=norbedo.it|accesso=9 maggio 2016}} {{Avanzamento|100%|9 maggio 2016}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] k9oaptzzdjxalmu6h8th9olm5u6gwhk Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Lodi/Lodi/Lodi - Cattedrale di Santa Maria Assunta 0 41632 491814 491636 2026-04-12T22:05:06Z ~2026-18977-21 54113 /* Organo della Cripta */ 491814 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} == Organo maggiore == * '''Costruttore:''' Fratelli Serassi * '''Anno:''' 1835 * '''Restauri/modifiche:''' Luigi Riccardi (1888, restauro e ampliamento), Piccinelli (1966, restauro e spostamento dalla cantoria in cornu evangelii al centro dell'abside), Cremonesi e D'Arpino (1992, restauro conservativo), Cremonesi e D'Arpino (2025, manutenzione straordinaria) * '''Registri:''' 54 * '''Canne:''' 2800 circa * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 69 note (''Mi<small>-1</small>''-''Do<small>6</small>'', Bassi/Soprani ''Si<small>2</small>''-''Do<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' parallela di 24 note, leggermente a leggio, costantemente unita al grand'organo * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento al centro dell'abside {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - Eco espressivo''' ---- |- |Principale || 8' Bassi |- |Principale || 8' Soprani |- |Ottava || 4' Bassi |- |Ottava || 4' Soprani |- |Quintadecima || 2' |- |Decimanona e Vigesimaseconda || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda e sesta || 1' |- |Cornetto a tre canne || 2.2/3' |- |Voce umana || 8' |- |Flauto in VIII || 4' Soprani |- |Arpone || 16' Bassi |- |Violoncello || 16' Soprani |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - Grand'Organo ''Concerto''''' ---- |- |Corni dolci || 16' Soprani |- |Cornetto || 1.1/3' Bassi |- |Principale cornetto || 8' Soprani |- |Cornetto I (VIII e XII) || 4' Soprani |- |Cornetto II (XV e XVII) || 2' Soprani |- |Cornetto a tre canne || 2.2/3' Soprani |- |Fagotto || 8' Bassi |- |Trombe || 8' Soprani |- |Clarone || 4' Bassi |- |Corno inglese || 16' Soprani |- |Violone || 8' Bassi |- |Viola || 4' Bassi |- |Violetta || 2' Bassi |- |Flauto traversiere || 8' |- |Flautoni || 8' Soprani |- |Flauto in VIII || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flauto in XV || 2' |- |Voce umana I || 8' |- |Voce umana II || 8' |- |Terza mano |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - Grand'Organo ''Ripieno''''' ---- |- |Principale || 16' Bassi |- |Principale || 16' Soprani |- |Principale II || 16' Soprani |- |Principale I || 8' Bassi |- |Principale I || 8' Soprani |- |Principale II || 8' Bassi |- |Principale II || 8' Soprani |- |Ottava I || 4' Bassi |- |Ottava I || 4' Soprani |- |Ottava II || 4' |- |Duodecima || 2.2/3' |- |Quintadecima || 2' |- |Due di Ripieno || 2.2/3' |- |Due di Ripieno || 1.1/3' |- |Due di Ripieno || 2/3' |- |Due di Ripieno || 1/3' |- |Due di Ripieno || 1/6' |- |Ripieno 7 file || 1' <small>(al Pedale)</small> |- |Contrabbassi I || 16' <small>(al Pedale)</small> |- |Contrabbassi II || 16' <small>(al Pedale)</small> |- |Bombarde || 12' <small>(al Pedale)</small> |- |} |} == Organo della Cripta == * '''Costruttore:''' Orgelbau Kaufmann * '''Anno:''' 2025 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 9 * '''Canne:''' 324 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' sporgente dalla cassapanca * '''Tastiere:''' 1 di 54 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'') * '''Pedaliera:''' no * '''Collocazione:''' in corpo unico, a sinistra dell'altare maggiore {| border="0" cellspacing="24" cellpadding="18" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="4"| '''Manuale''' ---- |- |Tromboncini || 8' Soprani |- |Tromboncini || 8' Bassi |- |XIX - XXII || 1.1/3' |- |Principale || 2' Soprani |- |Principale || 2' Bassi |- |Flauto || 4' Soprani |- |Flauto || 4' Bassi |- |Bordone || 8' Soprani |- |Bordone || 8' Bassi |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Duomo di Lodi|w_preposizione=sulla|w_etichetta=cattedrale di Santa Maria Assunta a Lodi}} {{Avanzamento|100%|14 giugno 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 96lsjxybf6fyvo5v4aqy5ws9kxnmieg 491815 491814 2026-04-12T22:06:25Z ~2026-18977-21 54113 /* Organo della Cripta */ 491815 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} == Organo maggiore == * '''Costruttore:''' Fratelli Serassi * '''Anno:''' 1835 * '''Restauri/modifiche:''' Luigi Riccardi (1888, restauro e ampliamento), Piccinelli (1966, restauro e spostamento dalla cantoria in cornu evangelii al centro dell'abside), Cremonesi e D'Arpino (1992, restauro conservativo), Cremonesi e D'Arpino (2025, manutenzione straordinaria) * '''Registri:''' 54 * '''Canne:''' 2800 circa * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 69 note (''Mi<small>-1</small>''-''Do<small>6</small>'', Bassi/Soprani ''Si<small>2</small>''-''Do<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' parallela di 24 note, leggermente a leggio, costantemente unita al grand'organo * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento al centro dell'abside {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - Eco espressivo''' ---- |- |Principale || 8' Bassi |- |Principale || 8' Soprani |- |Ottava || 4' Bassi |- |Ottava || 4' Soprani |- |Quintadecima || 2' |- |Decimanona e Vigesimaseconda || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda e sesta || 1' |- |Cornetto a tre canne || 2.2/3' |- |Voce umana || 8' |- |Flauto in VIII || 4' Soprani |- |Arpone || 16' Bassi |- |Violoncello || 16' Soprani |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - Grand'Organo ''Concerto''''' ---- |- |Corni dolci || 16' Soprani |- |Cornetto || 1.1/3' Bassi |- |Principale cornetto || 8' Soprani |- |Cornetto I (VIII e XII) || 4' Soprani |- |Cornetto II (XV e XVII) || 2' Soprani |- |Cornetto a tre canne || 2.2/3' Soprani |- |Fagotto || 8' Bassi |- |Trombe || 8' Soprani |- |Clarone || 4' Bassi |- |Corno inglese || 16' Soprani |- |Violone || 8' Bassi |- |Viola || 4' Bassi |- |Violetta || 2' Bassi |- |Flauto traversiere || 8' |- |Flautoni || 8' Soprani |- |Flauto in VIII || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flauto in XV || 2' |- |Voce umana I || 8' |- |Voce umana II || 8' |- |Terza mano |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - Grand'Organo ''Ripieno''''' ---- |- |Principale || 16' Bassi |- |Principale || 16' Soprani |- |Principale II || 16' Soprani |- |Principale I || 8' Bassi |- |Principale I || 8' Soprani |- |Principale II || 8' Bassi |- |Principale II || 8' Soprani |- |Ottava I || 4' Bassi |- |Ottava I || 4' Soprani |- |Ottava II || 4' |- |Duodecima || 2.2/3' |- |Quintadecima || 2' |- |Due di Ripieno || 2.2/3' |- |Due di Ripieno || 1.1/3' |- |Due di Ripieno || 2/3' |- |Due di Ripieno || 1/3' |- |Due di Ripieno || 1/6' |- |Ripieno 7 file || 1' <small>(al Pedale)</small> |- |Contrabbassi I || 16' <small>(al Pedale)</small> |- |Contrabbassi II || 16' <small>(al Pedale)</small> |- |Bombarde || 12' <small>(al Pedale)</small> |- |} |} == Organo della Cripta == * '''Costruttore:''' Orgelbau Kaufmann * '''Anno:''' 2025 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 9 * '''Canne:''' 324 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' sporgente dalla cassapanca * '''Tastiere:''' 1 di 54 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', divisione bassi/soprani ''Si<small>2</small>''/''Do<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' no * '''Collocazione:''' in corpo unico, a sinistra dell'altare maggiore {| border="0" cellspacing="24" cellpadding="18" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="4"| '''Manuale''' ---- |- |Tromboncini || 8' Soprani |- |Tromboncini || 8' Bassi |- |XIX - XXII || 1.1/3' |- |Principale || 2' Soprani |- |Principale || 2' Bassi |- |Flauto || 4' Soprani |- |Flauto || 4' Bassi |- |Bordone || 8' Soprani |- |Bordone || 8' Bassi |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Duomo di Lodi|w_preposizione=sulla|w_etichetta=cattedrale di Santa Maria Assunta a Lodi}} {{Avanzamento|100%|14 giugno 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] fqwnjji6y0gfy81662eunpx5r1wt1ri Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa della Madonna del Mare 0 41681 491807 484083 2026-04-12T19:53:54Z VoceUmana7 51633 491807 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Trieste Madonna del Mare abside.jpg|300px]], [[File:Tastiera...jpg|thumb|Dettaglio della consolle ''Mascioni'' ]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 865'') * '''Anno:''' 1965<ref>inaugurato il 30 gennaio 1966.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' sì, ampliamento 2021 * '''Registri:''' 35 (25 reali) * '''Canne:''' 1767 * '''Trasmissione:''' elettronica * '''Consolle:''' mobile indipendente * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Soll<sup>3</sup>'') * '''Accessori:''' tutte le unioni, super e sub ottave, 5 combinazioni fisse, 4 mobili, sequencer, traspositore * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti ai lati del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Principale II || 8' |- |Flauto armonico || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Flauto || 4' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda || 1' |- |Ripieno 4 file || 2/3' |- |Sesquialtera || 2.2/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Flauto tappato || 8' |- |Principale || 4' |- |Ottavina || 2' |- |Pienino 2 file || 1.1/3' |- |Flauto in VIII || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flauto in XV || 2' |- |Flauto in XVII || 1.3/5' |- |Viola || 8' |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba armonica</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Gran Quinta || 10.2/3' |- |Basso armonico || 8' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} == Note == <references/> == Bibliografia == * {{cita pubblicazione|autore=Giuseppe Radole|titolo=L'arte organaria a Trieste|rivista=L'organo. Rivista di cultura organaria e organistica|città=Bologna|editore=Patron|mese=luglio-dicembre|anno=1970 (VIII)|numero=2|pp=131-202}} {{Avanzamento|100%|19 giugno 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 8ugr2o4n9iemdien0aooc0fjhnzzg82 491808 491807 2026-04-12T19:54:28Z VoceUmana7 51633 491808 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Trieste Madonna del Mare abside.jpg|300px|centro]], [[File:Tastiera...jpg|thumb|Dettaglio della consolle ''Mascioni'' ]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 865'') * '''Anno:''' 1965<ref>inaugurato il 30 gennaio 1966.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' sì, ampliamento 2021 * '''Registri:''' 35 (25 reali) * '''Canne:''' 1767 * '''Trasmissione:''' elettronica * '''Consolle:''' mobile indipendente * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Soll<sup>3</sup>'') * '''Accessori:''' tutte le unioni, super e sub ottave, 5 combinazioni fisse, 4 mobili, sequencer, traspositore * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti ai lati del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Principale II || 8' |- |Flauto armonico || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Flauto || 4' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda || 1' |- |Ripieno 4 file || 2/3' |- |Sesquialtera || 2.2/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Flauto tappato || 8' |- |Principale || 4' |- |Ottavina || 2' |- |Pienino 2 file || 1.1/3' |- |Flauto in VIII || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flauto in XV || 2' |- |Flauto in XVII || 1.3/5' |- |Viola || 8' |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba armonica</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Gran Quinta || 10.2/3' |- |Basso armonico || 8' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} == Note == <references/> == Bibliografia == * {{cita pubblicazione|autore=Giuseppe Radole|titolo=L'arte organaria a Trieste|rivista=L'organo. Rivista di cultura organaria e organistica|città=Bologna|editore=Patron|mese=luglio-dicembre|anno=1970 (VIII)|numero=2|pp=131-202}} {{Avanzamento|100%|19 giugno 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] nzfm6tk4lwmi3w8lidqgo7exwi6xiix Template:Calcoli scientifici con Julia 10 53225 491787 491595 2026-04-12T14:16:34Z Lovepeacejoy404 40639 491787 wikitext text/x-wiki {{Sommario V |titolo=Calcoli scientifici con Julia |contenuto= *{{modulo|Calcoli scientifici con Julia}} *'''Ricerca operativa:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Ottimizzazione del budget personale}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Massimizzazione profitto}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Minimizzazione costi}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Cammino minimo}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Commesso viaggiatore}} *'''Matematica finanziaria:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Mutui e prestiti}} *'''Finanza:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Simulatore pensionistico}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Minimizzazione del rischio in finanza}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Massimizzazione del rendimento in finanza}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Ottimizzazione del portafoglio in finanza}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Investire in opzioni}} *'''Scommesse sportive:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Modello base delle scommesse sportive}} *'''Economia:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Bonus italiani}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Domanda e offerta}} *'''Matematica:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Teoria dei giochi}} *'''Demografia:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Crescita popolazione}} *'''Agraria:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Coltivazione terreno}} *'''Fisica:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Big Bang}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Lancio oggetto}} *'''Elettrotecnica:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Circuiti elettrici}} *'''Chimica:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Tavola periodica}} *'''Intelligenza artificiale:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Diagnosi malattie cardiache}} *'''Biologia:''' **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Analisi del proprio genoma}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Modello SIR}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Modello Preda-Predatore}} *'''Appendice:''' **{{modulo|Applicazioni pratiche di machine learning/Creare reports in Jupyter}} **{{modulo|Calcoli scientifici con Julia/Esercizi in Julia}} }}<noinclude>[[Categoria:Template sommario]] [[Categoria:Calcoli scientifici con Julia| ]]</noinclude> 94tx5zrx58lp9o9zrcgf3icz8j63jc7 Biologia per il liceo/L'ingegneria genetica 0 54271 491803 491393 2026-04-12T19:29:34Z AGeremia 10319 /* Utilizzo di sequenze del genoma intero di organismi modello */ 491803 wikitext text/x-wiki {{Biologia per il liceo}} {{avanzamento|100%}} == L'ingegneria genetica == [[Categoria:Biologia per il liceo|L&#39;ingegneria genetica]] Le tecniche di ingegneria genetica permettono di modificare artificialmente il DNA di un organismo, soprattutto per * ottenere organismi ricombinanti (con DNA ricombinante), i cosiddetti '''OGM''', ovverosia organismi che contengono geni provenienti da altri organismi, anche molto diversi. * ottenere organismi con geni propri ma modificati (es. per curare una malattia genetica) * silenziare geni per comprenderne meglio il funzionamento Per comprendere le tecniche di base utilizzate per lavorare con gli acidi nucleici, ricorda che gli acidi nucleici sono macromolecole composte da '''nucleotidi''' (uno zucchero, un fosfato e una base azotata) legati da legami fosfodiesterici. I gruppi fosfato su queste molecole hanno ciascuno una carica netta negativa. Un intero set di molecole di DNA nel nucleo è chiamato '''genoma'''. Il DNA ha '''due filamenti complementari''' legati da legami idrogeno tra le basi accoppiate. L'esposizione ad alte temperature (denaturazione del DNA) può separare i due filamenti e il raffreddamento può ricomporli. L'enzima '''DNA polimerasi''' può replicare il DNA. A differenza del DNA, che si trova nel nucleo delle cellule eucariotiche, le molecole di RNA lasciano il nucleo. Il tipo più comune di RNA che i ricercatori analizzano è l'RNA messaggero ('''mRNA''') perché rappresenta i geni che codificano le proteine ​​che sono attivamente espressi. Tuttavia, le molecole di RNA presentano altre sfide all'analisi, poiché sono spesso meno stabili del DNA. '''L'ingegneria genetica''' è l'alterazione del genotipo di un organismo mediante la tecnologia del DNA ricombinante per modificare il DNA di un organismo al fine di ottenere caratteristiche desiderabili. L'aggiunta di DNA estraneo sotto forma di vettori di DNA ricombinante generati tramite clonazione molecolare è il metodo più comune di ingegneria genetica. L'organismo che riceve il DNA ricombinante è un '''organismo geneticamente modificato''' (OGM). Se il DNA estraneo proviene da una specie diversa, l'organismo ospite è '''transgenico''' . Gli scienziati hanno modificato geneticamente batteri, piante e animali sin dai primi anni '70 per scopi accademici, medici, agricoli e industriali. Negli Stati Uniti, gli OGM come la soia Roundup-ready e il mais resistente alla piralide fanno parte di molti comuni alimenti trasformati. == Estrazione di DNA e RNA == Per studiare o manipolare gli acidi nucleici, bisogna prima isolare o estrarre il DNA o l'RNA dalle cellule. I ricercatori usano varie tecniche per estrarre diversi tipi di DNA (immagini in galleria ). La maggior parte delle tecniche di estrazione degli acidi nucleici prevede passaggi per rompere la cellula e usare reazioni enzimatiche per distruggere tutte le macromolecole indesiderate (come la degradazione delle molecole indesiderate e la separazione dal campione di DNA). Un '''tampone di lisi''' (una soluzione che è per lo più un detergente) rompe le cellule. Nota che lisi significa "dividere". Questi enzimi rompono le molecole lipidiche nelle membrane cellulari e nelle membrane nucleari. Enzimi come '''proteasi''' e '''ribonucleasi''' (RNAsi) scompongono rispettivamente proteine ​​e RNA. L'uso di alcol precipita il DNA. Il DNA genomico umano è solitamente visibile come una massa gelatinosa e bianca. È possibile conservare i campioni di DNA congelati a -80 °C per diversi anni. Gli scienziati eseguono l'analisi dell'RNA per studiare i modelli di espressione genica nelle cellule. L'RNA è naturalmente molto instabile perché le RNAsi sono comunemente presenti in natura e molto difficili da inattivare. Similmente al DNA, l'estrazione dell'RNA comporta l'uso di vari buffer ed enzimi per inattivare le macromolecole e preservare l'RNA.<gallery> File:PhOH-CHCl3 extraction.svg|Schema dell'estrazione del DNA File:Estrazione DNA (cropped).jpg|DNA estratto File:1 Strawberry DNA Extraction.jpg|Estrazione del DNA dalla fragola File:2 Strawberry DNA Extraction.jpg|DNA della fragola estratto </gallery> == Enzimi di taglio e cuci == === Enzimi per tagliare === Un '''enzima di restrizione ([[w:Deossiribonucleasi_II_(sito-specifica)|endonucleasi]])''' è un enzima che taglia il DNA in punti specifici. Agisce in prossimità o a livello di sequenze nucleotidiche di riconoscimento specifiche note come "siti di restrizione".  Per tagliare il DNA, tutti gli enzimi di restrizione eseguono due incisioni, una attraverso ogni filamento della doppia elica del DNA. Questi enzimi si trovano nei batteri e negli archea e li difendono dai virus invasori , che sono batteriofagi . All'interno di un procariote , gli enzimi di restrizione tagliano selettivamente il DNA ''estraneo'' in un processo chiamato ''restrizione'' . Il DNA ospite è protetto da un altro enzima che protegge il DNA ospite e blocca la scissione. Insieme, questi due processi costituiscono il '''sistema di modifica della restrizione''' .  È il sistema immunitario più antico e semplice . Sono anche una specie di elemento genetico egoista e mobile . Sono stati studiati in dettaglio oltre 3000 enzimi di restrizione e più di 600 di questi sono disponibili in commercio.  Questi enzimi sono utilizzati di routine per la modifica del DNA nei laboratori e sono uno strumento fondamentale nella clonazione molecolare. Tra i vari tipi di endonucleasi quelli più usati in laboratorio sono quelli di classe II. Ciascun enzima di classe II possiede una propria sequenza bersaglio (detto anche ''sito di restrizione''), che riconosce e taglia. Questa sequenza, solitamente di 4-8 paia di basi, è detta sito di restrizione e permette di tagliare il DNA a livello di quel sito. Si tratta di siti con sequenze ''palindromiche'': se lette secondo la stessa polarità, sono identiche nei due filamenti (ad es. 5'...GATC...3' è palindromica perché il suo complementare è 3'...CTAG...5', che letta da 5' a 3' corrisponde a GATC). Sono possibili due tipi di taglio: il taglio ''sfalsato'' ed il taglio ''orizzontale''. * Il taglio ''sfalsato''. Un esempio può essere il taglio effettuato dall'enzima di restrizione EcoRI (si legge ''eco-erre-uno'') di ''E. coli''. L'enzima EcoRI produce un taglio sfalsato creando due estremità (dette ''coesive'' o ''sticky ends'') a singolo filamento al 5'. Le estremità coesive (cioè "appiccicose") che si sono create, possono appaiarsi con sequenze complementari. * Il taglio ''orizzontale''. Esempio di questo tipo di taglio è l'enzima SmaI (si legge ''sma-uno''). Il taglio di SmaI non produce estremità coesive, ma estremità "piatte" (''blunt ends''): {| class="wikitable" |+ ! ! |- |[[File:SmaI_restriction_enzyme_recognition_site.svg|centro|senza_cornice|380x380px|SmaI restriction enzyme recognition site]] |[[File:EcoRI_restriction_enzyme_recognition_site.svg|centro|senza_cornice|EcoRI restriction enzyme recognition site]] |- |Sito di riconoscimento dell'enzima di restrizione SmaI, col taglio in verde |Sito di riconoscimento dell'enzima di restrizione EcoRI col taglio in verde |} === Enzimi per attaccare === La '''DNA ligasi''' è divenuta uno strumento indispensabile nelle moderne tecniche dell'ingegneria genetica per la produzione di DNA ricombinante. Per esempio è possibile unire, attraverso una ligasi, plasmidi e geni liberi in soluzione (tagliati con lo stesso enzima di restrizione al fine di produrre estremità complementari e coesive). Questa tecnica, chiamata subclonaggio, consente di ''inserire'' un gene d'interesse all'interno di un plasmide che potrà essere, a sua volta, clonato in un organismo ospite. [[File:Ligation.svg|centro|miniatura|526x526px|uno schema di come funziona una ligasi (con estremità appiccicose )]] Uno dei parametri decisivi perché le operazioni con le DNA ligasi siano ottimali è la corretta temperatura. La maggior parte degli esperimenti è svolta con la DNA ligasi T4 (isolata dal batteriofago T4, un virus), che ha un'efficienza ottimale a 25 °C. == Separare frammenti diversi di DNA: l'elettroforesi su gel == Poiché gli acidi nucleici sono ioni caricati negativamente a pH neutro o basico in un ambiente acquoso, un campo elettrico può mobilitarli. '''L'elettroforesi su gel''' è una tecnica che gli scienziati usano per separare le molecole in base alle dimensioni, usando questa carica. Si possono separare gli acidi nucleici come cromosomi interi o frammenti. Il DNA ha una carica negativa netta e si sposta dall'elettrodo negativo verso l'elettrodo positivo. La corrente elettrica viene applicata per un tempo sufficiente a consentire al DNA di separarsi in base alle dimensioni. Gli acidi nucleici si caricano in una fessura vicino all'elettrodo negativo della matrice di gel semisolido e poroso e vengono tirati verso l'elettrodo positivo all'estremità opposta del gel. Le molecole più piccole si muovono attraverso i pori del gel più velocemente delle molecole più grandi. Questa differenza nella velocità di migrazione separa i frammenti in base alle dimensioni. Ci sono campioni standard di peso molecolare che i ricercatori possono far funzionare insieme alle molecole per fornire un confronto delle dimensioni. Possiamo osservare gli acidi nucleici in una matrice di gel usando vari coloranti fluorescenti o colorati. Frammenti distinti di acidi nucleici appaiono come bande a distanze specifiche dalla parte superiore del gel (l'estremità dell'elettrodo negativo) in base alle loro dimensioni ( Figura in galleria). Una miscela di frammenti di DNA genomico di diverse dimensioni appare come una lunga striscia; mentre il DNA genomico non tagliato è solitamente troppo grande per scorrere attraverso il gel e forma un'unica grande banda nella parte superiore del gel.<gallery> File:DX formation gel.png|Elettroforesi su gel File:Two percent Agarose Gel in Borate Buffer cast in a Gel Tray (Top).jpg|Il gel di agarosio File:Loading DNA samples into an agarose gel for electrophoresis - CPHST - USDA photo.jpg|preparazione File:DNA Agarose gel electrophoresis.jpg|La vaschetta con i due poli elettrici File:PCR gel electrophoresis.jpg|Risultato di una elettroforesi File:Gel electrophoresis 2.jpg|Con la luce UV le bande si vedono meglio </gallery> == Clonare geni, batteri, organismi == === Clonare frammenti di DNA o geni === In generale, la parola "clonazione" significa la creazione di una replica perfetta; tuttavia, in biologia, la ricreazione di un intero organismo è definita "'''clonazione riproduttiva'''". Molto prima che si tentasse di clonare un intero organismo, i ricercatori hanno imparato a riprodurre regioni o frammenti desiderati del genoma, un processo che è definito '''clonazione molecolare'''. La tecnica ha offerto metodi per creare nuovi farmaci e superare le difficoltà con quelli esistenti. Quando Lydia Villa-Komaroff, che lavorava al Gilbert Lab di Harvard, ha pubblicato il primo articolo che delineava la tecnica per produrre insulina sintetica, i ricercatori e i pazienti del diabete hanno ricevuto una nuova speranza nella lotta contro la malattia. A quel tempo, l'insulina veniva prodotta solo utilizzando pancreas di maiale e mucca e la sostanza salvavita era spesso scarsa. L'insulina sintetica, una volta prodotta in serie, avrebbe risolto quel problema per molti pazienti. Queste prime scoperte hanno portato al "BioTech Boom" e hanno stimolato la ricerca e il finanziamento continui per modi più nuovi e migliori per migliorare la salute. La clonazione di piccoli frammenti di genoma consente ai ricercatori di manipolare e studiare geni specifici (e i loro prodotti proteici) o regioni non codificanti in isolamento. Un plasmide, o vettore, è una piccola molecola di DNA circolare che si replica indipendentemente dal DNA cromosomico. Nella clonazione, gli scienziati possono utilizzare le molecole plasmidiche per fornire una "cartella" in cui inserire un frammento di DNA desiderato. I plasmidi vengono solitamente introdotti in un ospite batterico per la proliferazione. Nel contesto batterico, gli scienziati chiamano il frammento di DNA dal genoma umano (o dal genoma di un altro organismo studiato) '''DNA estraneo''' , o transgene, per differenziarlo dal DNA del batterio, o dal '''DNA dell'ospite'''.[[File:Gene cloning.svg|centro|miniatura|1534x1534px|Questo diagramma mostra i passaggi coinvolti nella clonazione molecolare]]I plasmidi si trovano naturalmente nelle popolazioni batteriche (come ''Escherichia coli'' ) e hanno geni che possono conferire tratti favorevoli all'organismo, come la '''resistenza agli antibiotici''' (la capacità di non essere influenzati dagli antibiotici). Gli scienziati hanno riutilizzato e progettato i plasmidi come vettori per la clonazione molecolare e la produzione su larga scala di reagenti importanti, come l'insulina e l'ormone della crescita umano. Una caratteristica importante dei vettori plasmidici è la facilità con cui gli scienziati possono introdurre un frammento di DNA estraneo tramite il '''sito di clonazione multipla (MCS)''' . L'MCS è una breve sequenza di DNA contenente più siti che diverse endonucleasi di restrizione comunemente disponibili possono tagliare. '''Le endonucleasi di restrizione''' riconoscono sequenze di DNA specifiche e le tagliano in modo prevedibile. L'aggiunta dell'enzima DNA ligasi unisce in modo permanente i frammenti di DNA tramite legami fosfodiesterici. In questo modo, gli scienziati possono unire qualsiasi frammento di DNA generato dalla scissione dell'endonucleasi di restrizione tra le due estremità del DNA plasmidico che è stato tagliato con la stessa endonucleasi di restrizione. Il plasmide pBR322 è stato uno dei primi plasmidi ad essere ampiamente utilizzato come vettore di clonazione . Nel diagramma del plasmide in galleria sono mostrati i geni codificati ( ''amp'' e ''tet'' per la resistenza all'ampicillina e alla tetraciclina , rispettivamente), la sua origine di replicazione ( ''ori'' ) e vari siti di restrizione (indicati in blu) dove le endonucleasi possono tagliare.<gallery> File:Plasmide (italiano).svg|I plasmidi sono piccoli anelli di DNA naturalmente presenti nei batteri File:Duplicazione dei plasmidi.png|I plasmidi si possono duplicare e si possono integrare nel DNA batterico File:201907 PlasmidDNA S.svg|plasmide File:PBR322.svg|Il plasmide PBR322 File:Steps of Molecular Cloning.png|Le tappe della colazione molecolare </gallery> {| class="wikitable" !Esercizio |- |Stai lavorando in un laboratorio di biologia molecolare e, a tua insaputa, il tuo partner di laboratorio ha lasciato il DNA genomico estraneo che stai pianificando di clonare sul banco del laboratorio durante la notte invece di conservarlo nel congelatore. Di conseguenza, è stato degradato dalle nucleasi, ma è stato comunque utilizzato nell'esperimento. Il plasmide, d'altro canto, è a posto. Quali risultati ti aspetteresti dal tuo esperimento di clonazione molecolare? # Non ci saranno colonie sulla piastra batterica. # Ci saranno solo colonie blu. # Ci saranno colonie blu e bianche. # Ci saranno solo colonie bianche |} === Clonare batteri o lieviti === Gli organismi unicellulari, come batteri e lieviti, producono naturalmente cloni di se stessi quando si replicano asessualmente tramite fissione binaria; questo è noto come '''clonazione cellulare''' . Il DNA nucleare si duplica tramite il processo di mitosi, che crea una replica esatta del materiale genetico.<gallery> File:Binary Fission 2.svg|La clonazione dei batteri (scissione binaria) File:S cerevisiae under DIC microscopy.jpg|Clonazione del lievito </gallery> === Clonare organismi pluricellulari (mammiferi in particolare) === '''La clonazione riproduttiva''' è un metodo utilizzato dagli scienziati per clonare o copiare in modo identico un intero organismo multicellulare. La maggior parte degli organismi multicellulari si riproduce per via sessuale, il che implica l'ibridazione genetica di due individui (genitori), rendendo impossibile generare una copia identica o un clone di uno dei genitori. I recenti progressi nella biotecnologia hanno reso possibile indurre artificialmente la riproduzione asessuata dei mammiferi in laboratorio. La partenogenesi, o "nascita verginale", avviene quando un embrione cresce e si sviluppa senza la fecondazione dell'uovo. Questa è una forma di riproduzione asessuata. Un esempio di partenogenesi avviene in specie in cui la femmina depone un uovo e se l'uovo viene fecondato, è un uovo diploide e l'individuo si sviluppa in una femmina. Se l'uovo non viene fecondato, rimane un uovo aploide e si sviluppa in un maschio. L'uovo non fecondato è un uovo partenogenico o vergine. Alcuni insetti e rettili depongono uova partenogeniche che possono svilupparsi in adulti. [[File:Dolly_face_closeup.jpg|miniatura|449x449px|La pecora Dolly (imbalsamata)]] La riproduzione sessuale richiede due cellule. Quando l'ovulo aploide e lo spermatozoo si fondono, si forma uno zigote diploide. Il nucleo dello zigote contiene le informazioni genetiche per produrre un nuovo individuo. Tuttavia, lo sviluppo embrionale precoce richiede il materiale citoplasmatico contenuto nell'ovulo. Questa idea costituisce la base per la clonazione riproduttiva. Pertanto, se sostituiamo il nucleo aploide dell'ovulo con un nucleo diploide dalla cellula di un qualsiasi individuo della stessa specie (un donatore), diventerà uno zigote geneticamente identico al donatore. Il trasferimento nucleare di cellule somatiche è la tecnica di trasferimento di un nucleo diploide in un ovulo enucleato. Gli scienziati possono utilizzarlo sia per la clonazione terapeutica che per la clonazione riproduttiva. Il primo animale clonato è stato '''Dolly''', una pecora nata nel 1996. Il tasso di successo della clonazione riproduttiva all'epoca era molto basso. Dolly visse per sette anni e morì per complicazioni respiratorie (Figura accanto). Si ipotizza che, poiché il DNA cellulare appartiene a un individuo anziano, l'età del DNA possa influenzare l'aspettativa di vita di un individuo clonato. Dopo Dolly, gli scienziati hanno clonato con successo diversi animali come cavalli, tori e capre, sebbene questi animali presentino spesso anomalie facciali, degli arti e cardiache. Ci sono stati tentativi di produrre embrioni umani clonati come fonti di cellule staminali embrionali per scopi terapeutici. La clonazione terapeutica produce cellule staminali nel tentativo di porre rimedio a malattie o difetti dannosi (a differenza della clonazione riproduttiva, che mira a riprodurre un organismo). Mentre alcuni hanno incontrato resistenza agli sforzi di clonazione terapeutica a causa di considerazioni bioetiche, nuove scoperte hanno identificato ulteriori opportunità per le terapie con cellule staminali. Ad esempio, Freda Miller ed Elaine Fuchs, lavorando indipendentemente, hanno scoperto cellule staminali in diversi strati della pelle. Queste cellule aiutano la pelle a ripararsi e la loro scoperta potrebbe avere applicazioni nel trattamento delle malattie della pelle e potenzialmente di altre condizioni, come i danni ai nervi. La pecora Dolly è stato il primo mammifero a essere clonato. Per creare Dolly, hanno <u>rimosso il nucleo da una cellula uovo di donatrice. Hanno poi introdotto il nucleo di una seconda pecora nella cellula, che si è divisa fino allo stadio di blastocisti prima di impiantarla in una madre surrogata</u>. '''La de-estinzione''' (nota anche come '''biologia della resurrezione''' o '''revivalismo delle specie''' ) è il processo di generazione di un organismo che assomiglia o è una specie estinta .  Esistono diversi modi per eseguire il processo di de-estinzione. La clonazione è il metodo più ampiamente proposto, sebbene siano stati presi in considerazione anche l'editing del genoma e l'allevamento selettivo . Tecniche simili sono state applicate a determinate specie in via di estinzione , nella speranza di aumentare la loro diversità genetica . L'unico metodo dei tre che fornirebbe a un animale la stessa identità genetica è la clonazione.  Ci sono vantaggi e svantaggi nel processo di de-estinzione che vanno dai progressi tecnologici alle questioni etiche. Sono state create diverse banche dei tessuti, tra cui la " Frozen zoo " presso lo zoo di San Diego , per conservare tessuti congelati provenienti dalle specie più rare e in via di estinzione del mondo.  Questa pratica è anche chiamata "clonazione conservativa".<gallery> File:Dolly clone.svg|Clonazione della pecora Dolly File:Pyrenean Ibex.png|Lo stambecco dei pirenei File:Pyrenean ibex Cloning.svg|tecnica di clonaggio </gallery> == La tecnologia del DNA ricombinante == Con il termine di <u>DNA ricombinante si intende una sequenza di DNA ottenuta artificialmente dalla combinazione di materiale genetico di origini differenti, come può avvenire per un plasmide contenente un gene d'interesse che viene inserito in un batterio</u>. Si usa anche definire proteina ricombinante ogni proteina ottenuta da trascrizione e traduzione di un frammento di DNA ricombinante inserito all'interno di un organismo ospite, che diviene in questo modo geneticamente modificato. In molti casi <u>questa tecnologia viene utilizzata per produrre proteine (con vari scopi) modificando geneticamente batteri o lieviti</u>. Ad esempio '''l'insulina''', con la tecnica vista sopra del clonaggio genico, è stata ottenuta inserendo il gene umano per l'insulina in un plasmide, che a sua volta viene inserito in un batterio che divento quindi GM. Il batterio viene quindi riprodotto in appositi bioreattori in cui verrà anche espresso il gene inserito producendo quindi l'insulina che verrà estratta purificando il materiale del bioreattore. <u>Quando l'espressione genica richiede un processo metabolico di tipo eucariote, in modo analogo si possono inserire geni esogeni nelle cellule del lievito</u> (un organismo unicellulare eucariote) e coltivarlo in bioreattori come per i batteri, purificando poi le proteine da estrarre.<gallery> File:Jninternational4.jpg|Bioreattore per la produzione di vaccini File:Aliran Proses Untuk Pembuatan Insulin.png|Schema della produzione di insulina con la tecnologia del DNA ricombinante File:Inzulín.jpg|L'insulina è stato il primo farmaco ottenuto con le biotecnologie moderne </gallery> == Creare e usare librerie di DNA == Nella biologia molecolare , una '''libreria genetica''' è una raccolta di frammenti di DNA di un microbioma che è stato immagazzinato e propagato attraverso metodi di clonazione molecolare . Esistono molti tipi di librerie di geni, comprese librerie di geni parziali (librerie di cDNA), librerie genomiche (formate da l'intero genoma di un dato organismo) e librerie di mutanti casuali (nuovi geni sintetizzati da nucleotidi o codoni sostituiti). Una '''libreria di cDNA''' è una combinazione di frammenti di cDNA clonati ( <u>DNA complementare</u> ) inseriti in una raccolta di cellule ospiti, che costituiscono una parte del trascrittoma dell'organismo e sono immagazzinati come una " libreria ". <u>Il cDNA è prodotto da mRNA completamente trascritto trovato nel nucleo e quindi contiene solo i geni espressi di un organismo</u>. Le librerie cDNA sono comunemente utilizzate quando si riproducono genomi eucariotici, poiché la quantità di informazioni è ridotta per rimuovere il gran numero di regioni non codificanti dalla libreria. <u>Le librerie cDNA sono utilizzate per esprimere geni eucariotici nei procarioti. I procarioti non hanno introni nel loro DNA e quindi non possiedono enzimi in grado di tagliarlo durante il processo di trascrizione</u>. Gli scienziati possono analizzare campioni di acidi nucleici, come DNA genomico frammentato ed estratti di RNA, per la presenza di determinate sequenze. Gli scienziati progettano ed etichettano brevi frammenti di DNA o <u>'''sonde''' con coloranti radioattivi o fluorescenti per facilitare il rilevamento</u> [[File:Formation of a cDNA Library.jpg|centro|miniatura|495x495px|come si ottiene una libreria a cDNA]] Tra gli usi che si possono dare ad una biblioteca ci sono: * '''L'isolamento di sequenze e geni''': punto di partenza per lo studio molecolare. * '''Conservazione del genoma''': l'eccezionalità di un campione biologico rende consigliabile la conservazione del suo materiale genetico (resti archeologici, specie in via di estinzione, individui con patologie uniche). * '''Studio della sequenza genomica''': i metodi classici di sequenziamento del DNA prevedevano la [clonazione]] del genoma completo da sequenziare. Lo sviluppo dalla fine degli anni 2000 di metodi di sequenziamento ad alto rendimento o di "prossima generazione" (vedi Sequenziamento del DNA ) consente di rinunciare alla generazione precedente di una libreria. == Amplificare (moltiplicare) geni o frammenti di DNA == Sebbene il DNA genomico sia visibile a occhio nudo quando viene estratto in massa, l'analisi del DNA spesso richiede di concentrarsi su una o più regioni specifiche del genoma. '''La reazione a catena della polimerasi''' ( '''PCR''' ) è una tecnica che gli scienziati usano per amplificare regioni specifiche del DNA per ulteriori analisi ( Figura sotto ). I ricercatori usano la PCR per molti scopi nei laboratori, come la clonazione di frammenti di geni per analizzare malattie genetiche, l'identificazione di DNA estraneo contaminante in un campione e l'amplificazione del DNA per il sequenziamento. Applicazioni più pratiche includono la determinazione della paternità e la rilevazione di malattie genetiche. [[File:Polymerase_chain_reaction-en.svg|centro|miniatura|999x999px|Gli scienziati usano la reazione a catena della polimerasi, o PCR, per amplificare una sequenza di DNA specifica. I primer, brevi frammenti di DNA complementari a ciascuna estremità della sequenza target, si combinano con DNA genomico, Taq polimerasi e deossinucleotidi. La Taq polimerasi è una DNA polimerasi isolata dal batterio termostabile ''Thermus aquaticus'' , in grado di resistere alle alte temperature che gli scienziati usano nella PCR. ''Thermus aquaticus'' cresce nel Lower Geyser Basin del Parco Nazionale di Yellowstone. La PCR con trascrittasi inversa (RT-PCR) è simile alla PCR, ma il cDNA viene prodotto da uno stampo di RNA prima che inizi la PCR]] I frammenti di DNA possono anche essere amplificati da uno stampo di RNA in un processo chiamato '''PCR a trascrittasi inversa (RT-PCR)''' . Il primo passaggio consiste nel ricreare il filamento stampo di DNA originale (chiamato cDNA) applicando nucleotidi di DNA all'mRNA. Questo processo è chiamato trascrizione inversa. Ciò richiede la presenza di un enzima chiamato trascrittasi inversa. Dopo che il cDNA è stato creato, è possibile utilizzare la PCR normale per amplificarlo. ==== Collegamento all'apprendimento ==== Approfondisci la tua comprensione della reazione a catena della polimerasi guardando questo video su Youtube: ''What is PCR and qPCR? | PCR Animation'' - di ClevaLab == Il targeting genico (silenziamento genico) == Sebbene i metodi classici di studio della funzione genica inizino con un dato fenotipo e determinino la base genetica di quel fenotipo, le tecniche moderne consentono ai ricercatori di iniziare a livello di sequenza del DNA e di chiedersi: "Cosa fa questo gene o elemento del DNA?" Questa tecnica, la genetica inversa, ha portato a invertire la metodologia genetica classica. Questo metodo sarebbe simile al danneggiamento di una parte del corpo per determinarne la funzione. Un insetto che perde un'ala non può volare, il che significa che la funzione dell'ala è il volo. Il metodo genetico classico confronterebbe gli insetti che non possono volare con gli insetti che possono volare e osserverebbe che gli insetti non volanti hanno perso le ali. Allo stesso modo, la mutazione o l'eliminazione dei geni fornisce ai ricercatori indizi sulla funzione genica. Chiamiamo collettivamente i metodi che usano per alterare la funzione genica '''targeting genico''' e tra questi il più usato è '''il knock out genico ('''o '''silenziamento genico)'''. Il '''targeting genico''' si ottiene con l'uso di vettori di DNA ricombinante per alterare l'espressione di un gene particolare, sia introducendo mutazioni in un gene, sia eliminando l'espressione di un certo gene eliminando una parte o tutta la sequenza genica dal genoma dell'organismo. '''Il gene targeting''' è una tecnica genetica per sostituire un gene esistente con uno mutato (cambiato). Può essere fatto su topi da laboratorio o su qualche altro organismo modello. Il metodo può essere utilizzato per eliminare un gene, rimuovere sezioni di controllo, aggiungere un gene e introdurre mutazioni puntiformi. Il targeting genico può essere permanente o condizionale. Le condizioni, ad esempio, possono essere un momento specifico durante lo sviluppo nella vita dell'organismo o limitate a un tessuto specifico. Ad oggi, questo metodo è stato applicato a numerose specie tra cui ''Drosophila melanogaster'', tabacco,  mais,  cellule, umane,  topi  e ratti. Ad esempio per silenziare un gene nei topi, viene creato un "costrutto di DNA" (un segmento di DNA che contiene il gene mutato), solitamente nei batteri . Il costrutto ha il gene mutato o parte di esso, e un gene reporter, che può essere un marcatore selezionabile . Il DNA mutato viene inserito in un genoma di cellule staminali derivato da un embrione. Più recentemente il targeting genico può essere fatto anche con l'editing genico tramite la tecnica '''CRISPR Cas9'''.<gallery> File:Physcomitrella knockout mutants.JPG|Fenotipi devianti indotti col KO genico (silenziamento genico) File:Genetic engineering subtypes.svg|Schema che aiuta a comprendere le differenze tra '''modifica genetica''', '''editing genomico''' ed '''targeting genico'''. File:Knockout Mice5006-300.jpg|Un topo da laboratorio in cui è stato eliminato un gene che influenza la crescita dei peli (a sinistra) è raffigurato accanto a un normale topo da laboratorio. File:Knockoutmouse80-72.jpg|Un topo knockout (a sinistra) che è un modello di obesità, confrontato con un topo normale </gallery> == Sequenziare il DNA == Sebbene negli ultimi anni ci siano stati notevoli progressi nelle scienze mediche, i dottori sono ancora confusi da alcune malattie e stanno usando il sequenziamento dell'intero genoma per scoprire la radice del problema. Il '''sequenziamento dell'intero genoma''' è un processo che determina la sequenza del DNA di un intero genoma. Il sequenziamento dell'intero genoma è un approccio basato sulla forza bruta per risolvere i problemi quando c'è una base genetica al centro di una malattia. Diversi laboratori ora forniscono servizi per sequenziare, analizzare e interpretare interi genomi. Ad esempio, il sequenziamento dell'intero esoma è un'alternativa più economica al sequenziamento dell'intero genoma. Nel sequenziamento dell'intero esoma, il medico sequenzia solo le regioni codificanti e produttrici di esoni del DNA. Nel 2010, i medici hanno utilizzato il sequenziamento dell'intero esoma per salvare un bambino i cui intestini presentavano molteplici ascessi misteriosi. Il bambino è stato sottoposto a diverse operazioni al colon senza alcun sollievo. Infine, hanno eseguito il sequenziamento dell'intero esoma, che ha rivelato un difetto in un percorso che controlla l'apoptosi (morte cellulare programmata). I medici hanno utilizzato un trapianto di midollo osseo per superare questo disturbo genetico, portando a una cura per il bambino. È stata la prima persona a ricevere un trattamento di successo basato su una diagnosi di sequenziamento dell'intero esoma. Oggi, il sequenziamento del genoma umano è più facilmente disponibile e i risultati sono disponibili entro due giorni per circa $ 1000. === Sequenziamento del DNA col metodo Sanger === Fino agli anni '90, il sequenziamento del DNA (lettura della sequenza del DNA) era un processo relativamente costoso e lungo. L'uso di nucleotidi radiomarcati aggravava il problema anche per questioni di sicurezza. Con la tecnologia attualmente disponibile e le macchine automatizzate, il processo è più economico, più sicuro e può essere completato in poche ore. Fred '''Sanger''' ha sviluppato il metodo di sequenziamento utilizzato per il progetto di sequenziamento del genoma umano, che è ampiamente utilizzato oggi ( galleria sotto). '''Animazione'''. Visitate questo [https://dnalc.cshl.edu/view/15479-Sanger-method-of-DNA-sequencing-3D-animation-with-narration.html sito] per guardare un video che spiega la tecnica di lettura della sequenza del DNA sviluppata grazie al lavoro di Sanger. Il metodo di sequenziamento è noto come metodo di terminazione della catena dideossi. Il metodo si basa sull'uso di terminatori di catena, i '''dideossinucleotidi''' ('''ddNTP'''). I ddNTP differiscono dai deossinucleotidi per la mancanza di un gruppo OH 3' libero sullo zucchero a cinque atomi di carbonio. Se un ddNTP viene aggiunto a un filamento di DNA in crescita, la catena non può essere ulteriormente estesa perché il gruppo OH 3' libero necessario per aggiungere un altro nucleotide non è disponibile. Utilizzando un rapporto predeterminato di deossinucleotidi e dideossinucleotidi, è possibile generare frammenti di DNA di diverse dimensioni. Il campione di DNA da sequenziare viene denaturato (separato in due filamenti riscaldandolo ad alte temperature). Il DNA viene diviso in quattro provette in cui vengono aggiunti un primer, una DNA polimerasi e tutti e quattro i nucleosidi trifosfati (A, T, G e C). Inoltre, quantità limitate di uno dei quattro dideossinucleoside trifosfati (ddCTP, ddATP, ddGTP e ddTTP) vengono aggiunte a ciascuna provetta rispettivamente. Le provette sono etichettate come A, T, G e C in base al ddNTP aggiunto. Ai fini del rilevamento, ciascuno dei quattro dideossinucleotidi porta un'etichetta fluorescente diversa. L'allungamento della catena continua finché non viene incorporato un dideossi nucleotide fluorescente, dopodiché non si verifica alcun ulteriore allungamento. Dopo che la reazione è terminata, viene eseguita l'elettroforesi. È possibile rilevare anche una differenza di lunghezza di una singola base. La sequenza viene letta da uno scanner laser che rileva il marcatore fluorescente di ciascun frammento. Per il suo lavoro sul sequenziamento del DNA, Sanger ricevette il premio Nobel per la chimica nel 1980.<gallery> File:Sanger-sequencing.svg|Il sequenziamento Sanger File:Sequenziamento metodo Sanger.png File:Radioactive Fluorescent Seq.jpg File:Флуоресцентные дидезокситерминаторы Сангер.svg|di-desossiribonucleotidi fluorescenti File:DNA-Sequencers from Flickr 57080968.jpg|Macchine per il sequenziamento automatico File:202001 nanopore sequencing.svg|Sequenziamento a nanopori </gallery> === Sequenziamento di nuova generazione === Dal 2005, le tecniche di sequenziamento automatizzato utilizzate dai laboratori rientrano nel '''sequenziamento di nuova generazione''' (deep sequencing o massively parallel sequencing), che è un gruppo di tecniche automatizzate utilizzate per il sequenziamento rapido del DNA. Questi sequenziatori automatizzati a basso costo possono generare sequenze di centinaia di migliaia o milioni di frammenti corti (da 25 a 500 coppie di basi) nell'arco di un giorno. Questi sequenziatori utilizzano software sofisticati per superare il macchinoso processo di mettere in ordine tutti i frammenti. Tra i metodi moderni, veloci e a basso costo, c'è quello a '''nanopori'''; guarda l'animazione in questo video su Youtube: ''How nanopore sequencing works'' di Oxford Nanopore Technologies. {| class="wikitable" !Genoma dei Neanderthal: come siamo imparentati? |- |La prima bozza di sequenza del genoma dei Neanderthal è stata recentemente pubblicata da Richard E. Green et al. nel 2010. 1 I Neanderthal sono gli antenati più prossimi degli esseri umani odierni. Si sa che vivevano in Europa e nell'Asia occidentale (e ora, forse, nell'Africa settentrionale) prima di scomparire dai reperti fossili circa 30.000 anni fa. Il team di Green ha studiato resti fossili di quasi 40.000 anni fa selezionati da siti in tutto il mondo. Sono stati impiegati mezzi estremamente sofisticati di preparazione dei campioni e sequenziamento del DNA a causa della natura fragile delle ossa e della forte contaminazione microbica. Nel loro studio, gli scienziati sono stati in grado di sequenziare circa quattro miliardi di coppie di basi. La sequenza dei Neanderthal è stata confrontata con quella degli esseri umani odierni provenienti da tutto il mondo. Dopo aver confrontato le sequenze, i ricercatori hanno scoperto che il genoma dei Neanderthal aveva una somiglianza maggiore del 2-3 percento con le persone che vivevano fuori dall'Africa rispetto alle persone in Africa. Mentre le teorie attuali suggeriscono che tutti gli esseri umani odierni possano essere ricondotti a una piccola popolazione ancestrale in Africa, i dati del genoma dei Neanderthal suggeriscono alcuni incroci tra i Neanderthal e i primi esseri umani moderni. Green e i suoi colleghi hanno anche scoperto segmenti di DNA tra le persone in Europa e Asia che sono più simili alle sequenze dei Neanderthal che ad altre sequenze umane contemporanee. Un'altra osservazione interessante è stata che i Neanderthal sono strettamente imparentati con le persone della Papua Nuova Guinea come con quelle della Cina o della Francia. Ciò è sorprendente perché i resti fossili dei Neanderthal sono stati localizzati solo in Europa e nell'Asia occidentale. Molto probabilmente, lo scambio genetico ha avuto luogo tra i Neanderthal e gli esseri umani moderni quando gli esseri umani moderni sono emersi dall'Africa, prima della divergenza tra europei, asiatici orientali e papuani. Diversi geni sembrano aver subito modifiche dai Neanderthal durante l'evoluzione degli esseri umani odierni. Questi geni sono coinvolti nella struttura cranica, nel metabolismo, nella morfologia della pelle e nello sviluppo cognitivo. Uno dei geni di particolare interesse è ''RUNX2'' , che è diverso negli esseri umani odierni e nei Neanderthal. Questo gene è responsabile dell'osso frontale prominente, della gabbia toracica a campana e delle differenze dentali osservate nei Neanderthal. Si ipotizza che un cambiamento evolutivo in ''RUNX2'' sia stato importante nell'origine degli esseri umani odierni e che abbia interessato il cranio e la parte superiore del corpo. |} {| class="wikitable" |+ !Confronto delle sequenze |- |Un allineamento di sequenze è una disposizione di proteine, DNA o RNA. Gli scienziati lo usano per identificare regioni simili tra tipi di cellule o specie, il che può indicare la conservazione di funzioni o strutture. Possiamo usare gli allineamenti di sequenze per costruire alberi filogenetici. Il seguente sito web usa un programma software chiamato [http://blast.ncbi.nlm.nih.gov/Blast.cgi BLAST (basic local alignment search tool)] . In "Web Blast", fai clic su "Nucleotide Blast". Inserisci la seguente sequenza nella grande casella "query sequence": ATTGCTTCGATTGCA. Sotto la casella, individua il campo "Organism" e digita "human" o "Homo sapiens". Quindi fai clic su "BLAST" per confrontare la sequenza inserita con le sequenze note del genoma umano. La ricerca richiederà un po' di tempo prima che i risultati vengano visualizzati. Il risultato è che questa sequenza si verifica in oltre cento punti nel genoma umano. Viene presentato un elenco di descrizioni delle corrispondenze. Fai clic sulla scheda Graphic Summary sopra i risultati e i risultati verranno presentati con le barre orizzontali e vedrai una breve descrizione di ciascuno dei risultati corrispondenti. Scegli uno dei risultati vicino alla parte superiore dell'elenco e fai clic su alignment, quindi nella nuova finestra fai clic su "Graphics". Questo ti porterà a una pagina che mostra la posizione della sequenza all'interno dell'intero genoma umano. Puoi spostare avanti e indietro il cursore che sembra una bandiera colorata per visualizzare immediatamente le sequenze attorno al gene selezionato. È quindi possibile tornare alla sequenza selezionata cliccando sul pulsante "ATG". |} === Utilizzo di sequenze del genoma intero di organismi modello === Il biochimico britannico e premio Nobel Fred Sanger ha utilizzato un virus batterico, il '''batteriofago fx174''' (5368 coppie di basi), per sequenziare completamente il primo genoma. Altri scienziati hanno in seguito sequenziato diversi altri genomi di organelli e virali. Il biotecnologo, biochimico, genetista e imprenditore americano Craig Venter ha sequenziato il batterio '''''Haemophilus influenzae''''' negli anni '80. Circa 74 laboratori diversi hanno collaborato al sequenziamento del genoma del lievito '''''Saccharomyces cerevisiae''''' , iniziato nel 1989 e completato nel 1996, perché era 60 volte più grande di qualsiasi altro sequenziamento del genoma. Nel 1997, erano disponibili le sequenze del genoma di due importanti organismi modello: il batterio '''''Escherichia coli'' K12''' e il lievito ''Saccharomyces cerevisiae'' . Ora conosciamo i genomi di altri organismi modello, come il topo '''''Mus musculus''''' , il moscerino della frutta '''''Drosophila''' '''melanogaster''''' , il nematode ''Caenorhabditis. elegans'' e l'uomo '''''Homo sapiens''''' . I ricercatori svolgono un'ampia ricerca di base sugli organismi modello perché possono applicare le informazioni a organismi geneticamente simili. Un '''organismo modello''' è una specie che i ricercatori usano come modello per comprendere i processi biologici in altre specie che l'organismo modello rappresenta. Avere interi genomi sequenziati aiuta con gli sforzi di ricerca in questi organismi modello. ==== Collegamento all'apprendimento ==== Clicca su ogni passaggio del sequenziamento del genoma in questo [https://media.hhmi.org/biointeractive/click/Sequence_Assembly/01.html sito] . === Utilizzi della sequenza del genoma === [[File:DNA microarray experiment.svg|miniatura]] Un uso è quello di riconoscere i geni responsabili di un qualche fenotipo, questo viene fatto grazie al '''microarray di DNA''' (comunemente conosciuto come '''''gene chip''''', ''chip a DNA'', ''biochip'' o '''matrici ad alta densità'''). Si tratta di un insieme di microscopiche sonde di DNA attaccate ad una superficie solida come vetro, plastica, o chip di silicio formanti un array (matrice). Tali array permettono di esaminare simultaneamente la presenza di moltissimi geni all'interno di un campione di DNA (che spesso può rappresentare anche tutto il genoma o il trascrittoma di un organismo). Un utilizzo tipico è quello di confrontare il profilo di espressione genica di un individuo malato con quello di uno sano per individuare quali geni sono coinvolti nella malattia. I '''microarray''' sfruttano una tecnica di ibridazione inversa, che consiste nel fissare tutti i segmenti di DNA (detti probe) su un supporto e nel marcare invece l'acido nucleico che vogliamo identificare (detto ''target''). È una tecnica che è stata sviluppata negli anni '90 e oggi permette l'analisi dell'espressione genica monitorando in una sola volta gli RNA prodotti da migliaia di geni.<gallery> File:DNA microarray experiment.svg|Fasi coinvolte in un esperimento di DNA microarray File:DNA microarray.png|Fasi coinvolte in un esperimento di DNA microarray File:DNA microarray.svg|chip del microarray File:Microarray2.gif File:NA hybrid.svg|Ibridazione delle sonde del pozzetto File:From spit to DNA-sample.webm|Funzionamento del microarray </gallery>Conoscere l'intero genoma consentirà ai ricercatori di '''scoprire in anticipo malattie future e altri disturbi genetici'''. Ciò consentirà decisioni più consapevoli sullo stile di vita, i farmaci e l'avere figli. La genomica è ancora agli inizi, anche se un giorno potrebbe diventare di routine usare il sequenziamento dell'intero genoma per esaminare ogni neonato per rilevare anomalie genetiche. Oltre alle malattie e alla medicina, la genomica può contribuire allo sviluppo di '''nuovi enzimi''' che convertono la biomassa in biocarburante, il che si traduce in una maggiore produzione di raccolti e carburante e in costi inferiori per i consumatori. Questa conoscenza dovrebbe consentire metodi migliori di controllo sui microbi che l'industria utilizza per produrre biocarburanti. La genomica potrebbe anche migliorare i metodi di monitoraggio che misurano l'impatto degli inquinanti sugli ecosistemi e aiutano a '''ripulire i contaminanti''' ambientali. La genomica ha aiutato nello '''sviluppo di prodotti agrochimici e farmaceutici''' che potrebbero giovare alla scienza medica e all'agricoltura. Sembra fantastico avere tutta la conoscenza che possiamo ottenere dal sequenziamento dell'intero genoma; tuttavia, gli esseri umani hanno la responsabilità di usare questa conoscenza saggiamente. Altrimenti, potrebbe essere facile abusare del potere di tale conoscenza, portando a discriminazioni basate sulla genetica di una persona, sull'ingegneria genetica umana e su altre '''preoccupazioni etiche'''. Queste informazioni potrebbero anche portare a problemi legali riguardanti la salute e la privacy. == L'editing genomico == L''''Editing genomico''' è un tipo di ingegneria genetica in cui il DNA è inserito, cancellato, modificato, o rimpiazzato dal genoma dell'organismo vivente. A differenza delle prime tecniche di ingegneria genetica che casualmente inserivano materiale genetico in un genoma ospite, l'editing genomico agisce in siti specifici. Negli ultimi anni sono stati sviluppati metodi per modificare il genoma in modo preciso e agile. Attualmente sono noti tre metodi per modificare un genoma: ZNF , TALEN e '''CRISPR/Cas9'''. Quest'ultimo è il più recente e sofisticato e a basso costo di implementazione, su cui moti scienziati si stanno concentrando. L'acronimo CRISPR sta per "Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats" e identifica una tecnica di ingegneria genetica usata in biologia molecolare. Si basa su una versione semplificata di un sistema di difesa contro i virsus che si trova nei batteri (CRISPR-Cas9). In pratica CRISPR è una "biblioteca" batterica di frammenti di DNA virali e i batteri la usano per riconoscerli in caso di infezione e nel caso tagliarli per disattivarli. Fornendo la nucleasi '''Cas9''' complessata con un '''RNA guida sintetico''' (gRNA) in una cellula, il <u>genoma della cellula può essere tagliato nella posizione desiderata, consentendo la rimozione dei geni esistenti e/o l'aggiunta di nuovi in vivo</u>. La tecnica è considerata molto significativa nel campo della biotecnologia e della medicina poiché consente di <u>modificare i genomi in vivo in modo molto preciso, economico e semplice</u>. Può essere utilizzato nella creazione di nuovi medicinali, prodotti agricoli e organismi geneticamente modificati o come mezzo per controllare agenti patogeni e parassiti. Ha anche possibilità di uso nel trattamento delle malattie genetiche ereditarie e delle malattie derivanti da mutazioni somatiche come il cancro. Sebbene ampiamente accettata in ambito agrario e biotecnologico, il suo utilizzo nella modificazione genetica della linea germinale umana è ad oggi molto controverso. Lo sviluppo della tecnica è valso a Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier il Premio Nobel per la Chimica nel 2020. Funzionando come una forbice genetica, la nucleasi Cas9 apre entrambi i filamenti della sequenza del DNA bersaglio per introdurre la modifica. Le mutazioni knock-in, facilitate tramite la riparazione diretta per omologia (HDR, è il meccanismo che nelle cellule ripara le lesioni della catena del DNA), rappresentano il percorso tradizionale degli approcci mirati di editing genomico. Questo consente l’introduzione di fattori di riparazione mirati del DNA.<gallery> File:CRISPR defence system diagram.svg|Il sistema di difesa CRISPR File:GRNA-Cas9.svg|Schema di funzionamento di CRISPR/CAs9 File:Cas12a vs Cas9 cleavage position.svg|Cas9 vs Cas12a File:DNA Repair after CRISPR-Cas9 cut.svg|I due metodi di riparazione del DNA tagliato </gallery> dwgt2yni2cm912mvovt1zp3x4ofq5zy Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Veneto/Provincia di Treviso/Carbonera/Vascon - Chiesa di Santa Lucia 0 57125 491802 473002 2026-04-12T19:20:34Z SamuGemi 46426 Correzioni nomi dei registri come rilevati da visita allo strumento. 491802 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Malvestio * '''Anno:''' 1910<ref>Comprende materiale del precedente organo Bazzani costruito tra il 1840-45</ref> * '''Restauri/modifiche:''' Livio Volpato (1974, restauro) * '''Registri:''' 14 * '''Canne:''' 921 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do1-Sol5'') * '''Pedaliera:''' dritta di 27 note (''Do1-Re3'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Bordone || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno || 4 file |- |Tromba|| 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principalino || 8' |- |Gamba || 8' |- |Concerto viole || 8' |- |Flauto || 4' |- |Flautino || 2' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Bordone|| 8' |- |} |} == Note == <references/> {{Avanzamento|100%|13 marzo 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Vascon - Chiesa di Santa Lucia]] 5166j6gfhrzf0lweezscd5lwzxf3lu0 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato 0 59076 491805 486593 2026-04-12T19:48:30Z VoceUmana7 51633 491805 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo Tonoli Santi Ermacora e Fortunato.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Giovanni Tonoli * '''Anno:''' 1862 * '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (restauro, 1980) * '''Registri:''' 21 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica sospesa * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'', divisione Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>''/''Do<sup>3</sup>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 tasti con la prima ottava scavezza (''Do<sup>1</small>''-''La<small>2</sup>'', estensione reale ''Do<sup>1</sup>''-''Si<small>1</small>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, in controfacciata * '''Accessori:''' 2 pedaloni per Tiratutti<ref>Combinazione alla lombarda</ref> e Ripieno, Rollante<ref>azionato dall'ultimo tasto della pedaliera</ref> {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Concerto''''' ---- |- |Terza Mano |- |Fagotto || 8' Bassi<ref name=tm1>ricostruito nel 1980</ref> |- |Tromba || Soprani<ref name=tm1>ricostruito nel 1980</ref> |- |Clarone || 4' Bassi<ref name=tm1>ricostruito nel 1980</ref> |- |Violoncello || 16' Soprani |- |Viola || 4' Bassi<ref name=tm1>ricostruito nel 1980</ref> |- |Fluta || Soprani |- |Cornetto || 3 file |- |Ottavino || Soprani |- |Flauto in VIII || Bassi e Soprani |- |Voce Umana |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Ripieno''''' ---- |- |Principale ||8' Bassi<ref name=tm1>ricostruito nel 1980</ref> |- |Principale || Soprani |- |Principale II<ref name=tm1>ricostruito nel 1980</ref> |- |Ottava ||Bassi |- |Ottava ||Soprani |- |Quintadecima |- |Decimanona |- |Vigesima seconda |- |Vigesima sesta |- |Vigesima nona |- |Trigesima terza e sesta |- |Contrabassi e Ottave|| 16'+ 8' |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato (Roiano)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato a Trieste}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wp-content/uploads/2023/04/organi-unito-1.pdf|titolo=Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia}} {{Avanzamento|100%|5 gennaio 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] gd2n0ocgj6pshh594148cy118uqs0ze Utente:LorManLor/Sandbox 2 59598 491788 490960 2026-04-12T14:24:12Z LorManLor 24993 Parte 2 491788 wikitext text/x-wiki '''I Femminismi negli anni '70 in Italia''' * '''3. Pluralità dei femminismi: soggetti, pratiche, conflitti''' ** 3.1 1965-1973 – Formazione del campo femminista ** 3.2 1974-1976 – Espansione e conflitti strategici ** 3.3 1977-1980 – Trasformazioni della forma-movimento * '''2. Pratiche''' ** 2.1 Separatismo ** 2.2 Autocoscienza ** 2.3 "Il personale è politico" ** 2.4 Corpo, sessualità, autodeterminazione * 2.2 = pratica (autocoscienza) * 2.3 = paradigma teorico (“il personale è politico”) * 2.4 = ambito tematico (corpo) == Capitolo 2. Pratiche == Il capitolo analizza le pratiche attraverso cui il neofemminismo italiano degli anni Settanta rielabora forme dell’azione politica, linguaggi e criteri di analisi. il separatismo come scelta organizzativa e teorica; l'autocoscienza come metodo di elaborazione collettiva dell'esperienza; lo slogan «il personale è politico» come ridefinizione del campo della politica; la centralità del corpo e la rivendicazione dell'autodeterminazione sessuale e riproduttiva come terreno di conflitto, descrivono momenti tra loro connessi di uno stesso percorso: la costruzione di un soggetto femminile autonomo e la ridefinizione del campo della politica, introducendo nuove modalità di lettura dell’esperienza storica. == 2.2 L’autocoscienza == === Definizione (deve rispondere a: ''cos’è e come funziona, cosa produce)'' === * '''Trasformazione dell’esperienza in oggetto politico''' ** passaggio da vissuto individuale → dimensione strutturale * '''Produzione di soggettività''' ** il soggetto non è dato, si costruisce nella relazione * '''Ridefinizione del politico (ma operativa, non teorica generale)''' ** spostamento dei luoghi della politica (casa, relazioni, sessualità) Momento fondativo della pratica femminista, l’autocoscienza è una pratica discorsiva e relazionale attraverso cui le donne si costituiscono come soggetti in rapporto reciproco, rifiutando la mediazione maschile.<ref>{{Cita libro|autore=Manuela Fraire|titolo=Donne nuove: le ragazze degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|pp=69-80|opera=Il femminismo degli anni Settanta|curatore=Teresa Bertilotti, Anna Scattigno}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Barbara Sandrucci|titolo=Aufklärung al femminile. L'autocoscienza come pratica politica e formativa|anno=2005|editore=Edizioni ETS|città=Pisa|ISBN=88-467-1186-6}}</ref> strumento di autoconsapevolezza, condivisione di vissuti e costruzione di una soggettività femminile autonoma Nata nel contesto della crisi dei movimenti misti del Sessantotto e della Nuova Sinistra, introduce un rovesciamento del rapporto tra esperienza e politica: la vita quotidiana, la sessualità, la famiglia e il corpo diventano ambiti di analisi e di elaborazione. La pratica si sviluppa in piccoli gruppi separatisti che si riuniscono con regolarità in spazi privati. Il principio del “partire da sé” orienta gli interventi: ciascuna prende parola a partire dalla propria esperienza, evitando generalizzazioni e schemi teorici predefiniti. Il racconto individuale, sottoposto all’ascolto delle altre, viene progressivamente riconosciuto come espressione di una condizione condivisa e ricondotto a una dimensione strutturale. In questo processo, la percezione del disagio individuale viene riformulata come effetto di rapporti di potere, rendendo possibile una prima forma di elaborazione politica. La soggettività non è assunta come dato, ma emerge nella relazione tra donne, attraverso un processo di riconoscimento reciproco. In questa prospettiva si colloca la riflessione di Carla Lonzi, per la quale «il femminismo ha inizio quando la donna cerca la risonanza di sé nell’autenticità di un’altra donna».<ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Significato dell'autocoscienza nei gruppi femminist|anno=1982|editore=Gammalibri|città=Milano|p=132|opera=Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale}}</ref> === Origini e diffusione (deve rispondere a: ''da dove viene e come si articola in Italia)'' === Le radici dell’autocoscienza si collocano nel ''consciousness-raising'' sviluppato dal femminismo radicale statunitense alla fine degli anni Sessanta, in particolare nel contesto delle tensioni interne emerse nei movimenti per i diritti civili e nella New Left.[4] Attraverso testi e pratiche circolati tra il 1968 e i primi anni Settanta — tra cui i materiali raccolti in ''Notes from the First Year'' e il programma elaborato da Kathie Sarachild — il metodo viene recepito, diffuso e rielaborato in Italia soprattutto grazie al lavoro di traduzione e circolazione promosso dal collettivo milanese Anabasi. Nel contesto italiano la pratica assume configurazioni differenziate. Il Cerchio Spezzato, attivo a Trento dalla fine degli anni Sessanta, adotta la formula “presa di coscienza” per sottolinearne la dimensione collettiva. Con la nascita di Rivolta Femminile (1970), l’autocoscienza viene definita come pratica separatista e fondamento di una politica autonoma delle donne.[5] Nei primi anni Settanta la diffusione dei gruppi di autocoscienza si intreccia con la formazione di nuovi collettivi femministi, tra cui quelli milanesi legati alla futura Libreria delle Donne, in cui la pratica viene progressivamente rielaborata anche attraverso il confronto con la psicoanalisi.[7] A differenza del modello statunitense, l'autocoscienza in Italia si configura come uno spazio di riflessione relativamente autonomo dalle rivendicazioni immediate, focalizzandosi maggiormente sull'elaborazione dell'esperienza e sulla costruzione di relazioni tra donne. Pur mantenendo una forte incidenza sulla ridefinizione delle pratiche politiche, tale dinamica presenta modalità non uniformi ed esiti differenziati a seconda dei contesti locali. === Interpretazioni storiografiche e criticità === La storiografia ha riconosciuto all’autocoscienza un ruolo centrale nella formazione del neofemminismo italiano, sottolineandone la funzione nella costruzione di una soggettività femminile autonoma e nella rottura con i paradigmi politici precedenti.[6] Allo stesso tempo, ne sono stati evidenziati limiti e tensioni interne Un primo elemento riguarda la configurazione di uno spazio separato, che tende a distinguere nettamente tra un "dentro" — il gruppo, luogo dell’elaborazione — e un "fuori" percepito come strutturalmente ostile (irrimediabilmente patriarcale). Questa distinzione, pur funzionale alla costruzione di un linguaggio autonomo, può tradursi in una difficoltà di relazione con altri ambiti dell’azione politica.[7] Un secondo aspetto concerne le dinamiche interne. L’assenza di gerarchie formali non impedisce la formazione di rapporti di potere e di leadership implicite, legate al carisma o alla competenza discorsiva. Alcune testimonianze riportano l’intensità conflittuale di queste esperienze e le difficoltà nel gestire l’impatto emotivo della pratica.[13] Ulteriori criticità emergono sul piano dei contenuti. La riflessione sulla figura materna rimane spesso marginale o irrisolta, mentre la questione dell’omosessualità femminile occupa una posizione marginale rispetto ad altri contesti nazionali.[14] Più in generale, è stato osservato il rischio di una sovrapposizione tra esperienza individuale e validazione politica, che può rendere difficile l’emersione del dissenso. A partire dalla metà degli anni Settanta, queste tensioni contribuiscono a una trasformazione della pratica: in alcuni contesti si sviluppa un confronto con strumenti di analisi differenti, in particolare la psicanalisi, mentre in altri si registra un progressivo spostamento verso forme di intervento politico più direttamente orientate all’azione. == 2.3 «Il personale è politico» == Lo slogan «il personale è politico», diffuso nel femminismo radicale statunitense alla fine degli anni Sessanta, in particolare attraverso il saggio di Carol Hanisch, viene recepito in Italia nei primi anni Settanta. Esprime una ridefinizione del concetto di politica fondata sulla messa in discussione della separazione tra sfera privata e sfera pubblica.[43]. In questa prospettiva, ambiti come la famiglia, la sessualità, la maternità e la vita quotidiana non sono più considerati spazi prepolitici, ma luoghi in cui si esercitano rapporti di potere storicamente determinati.<ref>{{Cita libro|autore=Elda Guerra|titolo=Una nuova soggettività: femminismo e femminismi nel passaggio degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|pp=25-67|opera=Il femminismo degli anni settanta|curatore=Teresa Bertilotti, Anna Scattigno}}</ref> Nel quadro dei movimenti della Nuova Sinistra, la politica era generalmente concepita come attività collocata nello spazio pubblico e organizzata attorno a soggetti collettivi definiti — classe, partito, movimento — mentre la sfera privata veniva considerata ambito secondario. Il femminismo degli anni Settanta mette in discussione questa distinzione, mostrando come le relazioni familiari, la sessualità, la divisione del lavoro domestico e la vita affettiva costituiscano luoghi strutturali di esercizio del potere.[44] Questo spostamento implica una trasformazione del rapporto tra esperienza e teoria. L’esperienza individuale non viene assunta come dato immediato, né come semplice testimonianza, ma come punto di accesso all’analisi delle relazioni sociali. Attraverso la pratica dell’autocoscienza, il racconto di sé consente di riconoscere come ricorrenti e condivise situazioni inizialmente percepite come individuali, rendendo visibili dimensioni dell’oppressione che non trovavano spazio nelle categorie politiche tradizionali.[45] In questo senso, il principio non consiste nell’estensione della politica al privato, ma nella ridefinizione del privato come ambito già strutturato politicamente.[46] Sul piano storico, tale elaborazione si colloca in rottura con la tradizione emancipazionista precedente. Organizzazioni come l’Unione Donne in Italia avevano orientato la propria azione verso l’inclusione delle donne nelle istituzioni e nel mercato del lavoro, assumendo come riferimento il modello dell’uguaglianza formale. Il neofemminismo contesta questo presupposto, evidenziando come l’accesso a strutture definite su base maschile non comporti una trasformazione dei rapporti di potere che le attraversano.[47] In questo quadro si colloca la riflessione di Carla Lonzi, che rifiuta l’idea di un soggetto universale neutro e individua nella differenza sessuale il punto di partenza dell’elaborazione politica. La critica all’uguaglianza come assimilazione non si traduce in una semplice rivendicazione identitaria, ma nella messa in discussione delle categorie stesse attraverso cui la politica era stata definita.[48] Il principio «il personale è politico» produce anche una ridefinizione dei rapporti con le tradizioni teoriche della sinistra. In particolare, il marxismo viene criticato per aver subordinato la questione femminile alla lotta di classe e per aver escluso dall’analisi economica il lavoro domestico e riproduttivo. La famiglia e la sessualità vengono così interpretate come luoghi in cui si riproducono rapporti di potere fondamentali per l’organizzazione sociale.[49] Nel contesto italiano, queste elaborazioni trovano forma attraverso una pluralità di gruppi e pratiche. Rivolta Femminile sviluppa una critica radicale delle categorie politiche tradizionali e insiste sulla necessità di una separazione dai movimenti misti, mentre altri contesti mantengono un rapporto più articolato con le organizzazioni della sinistra, pur condividendo la centralità dell’esperienza come punto di partenza dell’analisi.[50] Dal punto di vista storiografico, «il personale è politico» è stato interpretato come uno degli elementi qualificanti del femminismo degli anni Settanta, in quanto consente di riformulare il rapporto tra soggetto e politica e di ampliare l’ambito di ciò che è considerato rilevante sul piano storico. L’introduzione delle esperienze soggettive nella narrazione storica mette in discussione una tradizione che aveva identificato la storia con la sfera pubblica e con soggetti maschili.[51] Il principio «il personale è politico» produce anche una ridefinizione dei rapporti con le tradizioni teoriche della sinistra. In particolare, il marxismo viene criticato per aver subordinato la questione femminile alla lotta di classe e per aver escluso dall’analisi economica il lavoro domestico e riproduttivo. La famiglia e la sessualità vengono così interpretate come luoghi in cui si riproducono rapporti di potere fondamentali per l’organizzazione sociale.[49] Nel contesto italiano, queste elaborazioni trovano forma attraverso una pluralità di gruppi e pratiche. Rivolta Femminile sviluppa una critica radicale delle categorie politiche tradizionali e insiste sulla necessità di una separazione dai movimenti misti, mentre altri contesti mantengono un rapporto più articolato con le organizzazioni della sinistra, pur condividendo la centralità dell’esperienza come punto di partenza dell’analisi.[50] Dal punto di vista storiografico, «il personale è politico» è stato interpretato come uno degli elementi qualificanti del femminismo degli anni Settanta, in quanto consente di riformulare il rapporto tra soggetto e politica e di ampliare l’ambito di ciò che è considerato rilevante sul piano storico. L’introduzione delle esperienze soggettive nella narrazione storica mette in discussione una tradizione che aveva identificato la storia con la sfera pubblica e con soggetti maschili, aprendo alla possibilità di una diversa definizione della soggettività storica..[51] == Note == # 43. C. Hanisch, «Il personale è politico», in Gruppo Anabasi (a cura di), ''Donne è bello'', Mazzotta, Milano 1972, p. 107; F. Lussana, ''Il movimento femminista in Italia'', Carocci, Roma 2012, pp. 32–33. # 44. M. Bracke, ''La nuova politica delle donne'', Viella, Roma 2014, p. 79. # 45. L. Passerini, ''Storie di donne e femministe'', Rosenberg & Sellier, Torino 1991, p. 160; Bracke, cit., pp. 84–85. # 46. F. Lussana, cit., pp. 14–15. # 47. F. Lussana, cit., pp. 32–33. # 48. F. Lussana, cit., pp. 34–35. # 49. M. Bracke, cit., pp. 90–91. # 50. F. Lussana, cit., pp. 155–158. # 51.F. Lussana, cit., pp. 14–15; M. Bracke, cit., p. 79. 2.3 «Il personale è politico» Lo slogan «il personale è politico», diffuso nel femminismo radicale statunitense alla fine degli anni Sessanta — in particolare attraverso il saggio di Carol Hanisch — viene recepito in Italia nei primi anni Settanta e sintetizza una trasformazione decisiva: la messa in discussione della separazione tra sfera privata e sfera pubblica. In questa prospettiva, ambiti come la famiglia, la sessualità, la maternità e la vita quotidiana non sono più considerati spazi prepolitici, ma luoghi in cui si esercitano rapporti di potere storicamente determinati. «il personale è politico» comporta una ridefinizione della politica stessa, non più identificata esclusivamente con le istituzioni, i partiti o la rappresentanza, ma estesa alle relazioni quotidiane e ai contesti in cui si producono e si riproducono le disuguaglianze di genere. In questo quadro si collocano sia il ricorso al separatismo come scelta di sottrazione a contesti percepiti come strutturalmente segnati da rapporti di potere maschili, sia l’elaborazione di pratiche come l'autocoscienza, fondate sulla relazione tra donne. Il confronto tra esperienze individuali consente di individuare elementi ricorrenti e di interpretare situazioni vissute come personali — il disagio domestico, l’insoddisfazione sessuale, la dipendenza economica — come espressioni di una condizione condivisa. In questo passaggio, il vissuto individuale acquisisce rilevanza politica in quanto oggetto di elaborazione collettiva.<ref>{{Cita|Passerini|p. 160}}</ref> Nel contesto italiano, il principio si definisce anche attraverso il confronto con le principali culture politiche del Novecento. Da un lato, esso si oppone alla tradizione emancipazionista del movimento delle donne, rappresentata da organizzazioni come l’UDI, che avevano puntato all’estensione dei diritti e all’inclusione nelle istituzioni, assumendo come riferimento un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Il neofemminismo mette in discussione questo impianto, evidenziando come l’uguaglianza formale non incida sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 32-33}}</ref> Dall’altro lato, il principio entra in tensione con le tradizioni teoriche della sinistra. In particolare, il marxismo viene criticato per aver subordinato la questione femminile alla lotta di classe e per aver escluso dall’analisi economica il lavoro domestico e riproduttivo. Il femminismo insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all’interno della sfera familiare e delle relazioni affettive, e non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 90-91}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 15-16}}</ref> Sul piano storiografico, questo spostamento è stato interpretato come una ridefinizione del soggetto storico. L’introduzione delle esperienze e delle memorie individuali nella narrazione ha contribuito a mettere in discussione una tradizione centrata sulla sfera pubblica e sugli attori maschili. Come osserva Emma Baeri, «la storia con la minuscola è quella che sentiamo più nostra, e non è una storia di piccole cose».<ref>{{Cita|Lussana|p. 11}}</ref> In questa prospettiva, la centralità dell’esperienza non implica una riduzione della politica al privato, ma un’estensione del campo del politico a dimensioni precedentemente escluse dall’analisi.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 14-15}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 79}}</ref> == Introduzione == Il femminismo degli anni Settanta costituisce uno dei passaggi più incisivi della storia politica e culturale dell’Italia contemporanea. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, una fitta rete di collettivi e gruppi diffusi sull’intero territorio nazionale mise in discussione i ruoli di genere, le relazioni tra i sessi e le stesse categorie attraverso cui venivano definiti la politica, i linguaggi, le forme del sapere e le soggettività. La novità del neofemminismo non risiede unicamente nelle rivendicazioni avanzate, ma nelle pratiche attraverso cui esse furono elaborate: l’autocoscienza, la politicizzazione dell’esperienza personale, la centralità del corpo e della sessualità come luoghi di produzione di sapere e di conflitto. L’esperienza femminile non venne più subordinata a cornici interpretative esterne - di partito, di classe o di tradizione ideologica - ma assunta come punto di partenza per una rielaborazione teorica autonoma, capace di ridefinire il confine tra privato e pubblico, vita e politica, e di interrogare i nessi tra potere, sapere e corporeità. Il femminismo di questo periodo si presenta come un insieme articolato di esperienze differenziate, radicate in contesti territoriali, culturali e politici diversi, con orientamenti teorici e strategie non omogenei. Tale pluralità - visibile nel diverso rapporto con la sinistra, i movimenti e le istituzioni, nell’alternativa tra separatismo e doppia militanza, nelle letture della subordinazione femminile in termini di classe o di differenza sessuale, nelle modalità di intervento pubblico - costituisce un tratto strutturale del movimento. La storiografia ha posto questo nodo al centro della riflessione, interrogandosi sull’uso dei termini “femminismo” e “femminismi”: se il singolare consente di cogliere la forza storica di un processo collettivo accomunato dalla critica alle gerarchie di genere, il plurale rende conto della molteplicità delle culture politiche e dei linguaggi che lo attraversarono (Guerra 2005). La trasformazione che si produce alla fine del decennio non coincide con una cesura netta. Piuttosto, la crisi della forma-movimento apre una fase di riorganizzazione e ridefinizione: negli anni ottanta molte pratiche e molte elaborazioni proseguono in forme differenti, attraverso luoghi culturali, reti associative e iniziative di produzione che consolidano un femminismo meno centrato sulla mobilitazione di massa, ma capace di incidere in modo duraturo nel tessuto sociale (Guerra 2005). La categoria di “eredità” permette di leggere questo passaggio senza ridurlo a una narrazione di declino. Questo volume adotta una prospettiva che intreccia ricostruzione storica e riflessione storiografica, assumendo come oggetto non soltanto gli eventi e le organizzazioni, ma le pratiche, i linguaggi e i luoghi di produzione del sapere femminista. Dopo una sezione dedicata alle genealogie - il rapporto con il ’68, con la tradizione emancipazionista e con le reti transnazionali - il percorso analizza le pratiche fondative, la pluralità delle esperienze, i rapporti con movimenti, partiti e istituzioni, nonché gli spazi materiali e simbolici attraverso cui il femminismo costruì nuove forme di socialità e di cultura. Una parte conclusiva è dedicata alle trasformazioni degli anni ottanta e alle principali interpretazioni storiografiche del neofemminismo, affrontando le questioni di periodizzazione, di metodo e di memoria che ancora attraversano il dibattito. Il volume assume le pratiche, i luoghi e i linguaggi come chiavi di lettura attraverso cui osservare l’intreccio tra dimensione politica, sociale e culturale del femminismo italiano degli anni Settanta, un'intersezione nella quale maggiormente si coglie la portata trasformativa del movimento. == 2.4 Corpo, sessualità, autodeterminazione == Nel femminismo italiano degli anni Settanta, il corpo diventa un terreno centrale di elaborazione politica. Questa centralità si definisce all’interno di un contesto normativo e culturale in cui la sessualità femminile è sottoposta a un insieme articolato di vincoli: la verginità prematrimoniale come norma sociale, la subordinazione della sessualità alla procreazione, la penalizzazione dell’aborto e della contraccezione, e la persistenza di istituti giuridici come il matrimonio riparatore e il delitto d’onore.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 66-67}}</ref> È a partire da questa configurazione che il movimento femminista individua nel corpo uno dei luoghi principali in cui si esercita il potere. L’analisi femminista mette in discussione la naturalizzazione del corpo femminile, mostrando come esso sia costruito attraverso pratiche sociali, discorsi medici e dispositivi istituzionali. In questa prospettiva, fenomeni come il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa vengono sottratti a una lettura esclusivamente biologica e interpretati come ambiti regolati da saperi e norme che contribuiscono a definire la posizione subordinata delle donne.<ref>{{Cita|Petricola|pp. 157-158}}</ref><ref>{{Cita|Petricola|p. 194}}</ref> La medicina e la scienza non sono assunte come ambiti neutri, ma come forme di sapere che partecipano alla costruzione di modelli normativi della sessualità e della salute. In questo quadro si sviluppa una critica alla regolazione della sessualità femminile. Il movimento mette in discussione la sovrapposizione tra sessualità e funzione riproduttiva, evidenziando come essa abbia storicamente subordinato il desiderio femminile a quello maschile e reso invisibile la dimensione del piacere.<ref>{{Cita|Bellè|p. 67}}</ref> La diffusione in Italia di testi come ''Donne è bello'' contribuisce alla circolazione di una critica ai modelli sessuali dominanti, tra cui la teoria dell’«orgasmo vaginale», che aveva definito in termini normativi la sessualità femminile e prodotto forme diffuse di inadeguatezza e colpevolizzazione.<ref>{{Cita|Anabasi|pp. 48-50}}</ref> La ridefinizione della sessualità si intreccia con una rielaborazione della maternità. Il femminismo contesta la sua rappresentazione come destino naturale o dovere sociale, mettendo in discussione il nesso tra identità femminile e funzione riproduttiva. In questo contesto si afferma la rivendicazione della maternità come scelta, che implica il diritto alla contraccezione e all’interruzione volontaria di gravidanza.<ref>{{Cita|Petricola|pp. 1; 9-10}}</ref> Le mobilitazioni su questi temi contribuiscono a una trasformazione del discorso pubblico e trovano un esito sul piano legislativo con l’approvazione della legge n. 194 del 1978. La riflessione sul corpo investe anche la divisione tra produzione e riproduzione. Il lavoro domestico e di cura, storicamente non riconosciuto e non retribuito, viene analizzato come elemento strutturale della riproduzione delle disuguaglianze di genere. In questo ambito si collocano le elaborazioni di gruppi come Lotta Femminista e del Collettivo Internazionale Femminista, che mettono in relazione il lavoro riproduttivo con il funzionamento complessivo del sistema economico.<ref>{{Cita|Bracke|p. 81}}</ref> La centralità del corpo si traduce inoltre in pratiche di riappropriazione del sapere. Attraverso l’autocoscienza e altre forme di confronto, le donne mettono in discussione la delega ai saperi specialistici e costruiscono modalità autonome di conoscenza della propria sessualità e delle proprie funzioni corporee. Questo processo non elimina le tensioni tra diversi orientamenti del movimento: accanto a una critica radicale della scienza medica, si sviluppano anche tentativi di rielaborazione e uso selettivo di strumenti analitici, in particolare nell’ambito della riflessione sulla soggettività. Sul piano storiografico, la politicizzazione del corpo è stata interpretata come uno degli elementi distintivi del femminismo degli anni Settanta. La centralità dell’esperienza corporea e sessuale consente la costruzione di un discorso autonomo delle donne e contribuisce alla ridefinizione delle categorie della politica, estendendo l’analisi ai processi attraverso cui i corpi vengono regolati, rappresentati e vissuti.<ref>{{Cita|Bracke|p. 84}}</ref> Allo stesso tempo, alcune letture mettono in evidenza la persistenza di dinamiche di oggettivazione anche all’interno delle nuove forme di libertà sessuale, sottolineando come la trasformazione dei comportamenti non coincida automaticamente con una trasformazione dei rapporti di potere.<ref>{{Cita|Bracke|p. 81}}</ref> Introduzione Parte II Il femminismo degli anni Settanta si caratterizza per la centralità attribuita alle pratiche - come il separatismo e l’autocoscienza – che non rappresentano semplicemente forme organizzative, ma luoghi di elaborazione politica e di produzione di sapere. La condivisione delle esperienze individuali consente di mettere in discussione l’apparente naturalità dei ruoli di genere e di individuare i meccanismi sociali e culturali che regolano i rapporti tra uomini e donne. In questo senso, le pratiche non si limitano a descrivere la realtà, ma contribuiscono a ridefinirla; la politica non è intesa soltanto come intervento nello spazio pubblico, ma come processo che prende avvio dall’esperienza vissuta e dalle relazioni tra donne. All’interno di questo processo si afferma il principio secondo cui “il personale è politico”, che consente di collegare le esperienze quotidiane alle strutture sociali più ampie. Attraverso questa prospettiva, ambiti tradizionalmente considerati privati – come la sessualità, la maternità e la vita familiare – diventano oggetto di analisi e intervento politico. È in questo quadro che il corpo emerge come un nodo centrale della riflessione femminista. Non si tratta di un ambito già definito, ma di un terreno che prende forma progressivamente attraverso le pratiche del movimento. Le esperienze legate alla sessualità, alla riproduzione e alla salute vengono condivise, confrontate e reinterpretate, dando luogo a una nuova consapevolezza che mette in discussione i modelli culturali dominanti; elaborazione teorica e sperimentazione pratica non costituiscono ambiti separati, ma dimensioni intrecciate di un medesimo percorso di politicizzazione. Le pratiche del movimento non furono adottate in modo uniforme né assunsero significati univoci, ma costituirono un repertorio condiviso, rielaborato in forme differenti nei diversi contesti. Tale pluralità rinvia alla coesistenza di differenti modi di intendere la liberazione delle donne e al rifiuto di modelli organizzativi gerarchici e di una definizione univoca delle priorità. Tuttavia, essa condivise alcuni elementi fondamentali: la messa in discussione della distinzione tra sfera privata e sfera pubblica, la conseguente ridefinizione del politico e delle forme della soggettività femminile. Le sezioni che seguono analizzano, da diverse prospettive, le principali pratiche e i nodi concettuali attraverso cui il femminismo degli anni Settanta ha ridefinito il rapporto tra esperienza, conoscenza e azione politica. Parte 2. Integrazione 2.4 (A+B) Nel femminismo degli anni Settanta, il corpo emerge come terreno centrale di elaborazione politica, attraverso cui vengono messi in discussione i modelli dominanti che regolano l’esperienza femminile. Questa ridefinizione si sviluppa, da un lato, nella reinterpretazione della sessualità, sottratta a definizioni normative e ricondotta all’esperienza delle donne, e, dall’altro, nella messa in discussione della riproduzione e delle forme di controllo del corpo, che investe maternità, contraccezione e aborto. Ne deriva uno spostamento significativo nella posizione delle donne: il corpo non è più assunto come dato naturale, ma come ambito di esperienza e di intervento; la sessualità viene rielaborata come dimensione non subordinata a modelli esterni; la maternità è ridefinita come possibilità e non come destino. In questo senso, l’autodeterminazione non costituisce un presupposto, ma l’esito di un processo di politicizzazione dell’esperienza. == Cronologia principale == === 1965-1982 === {| class="wikitable sortable" ! Anno ! Gruppi che nascono ! Gruppi che si sciolgono ! Eventi ! Convegni / Incontri ! Manifestazioni ! Produzione culturale |- | 1965/66 | Demau | | | | | |- | 1967 | | | | | | |- | 1968 | | | Contestazione studentesca | | | |- | 1969 | Cerchio spezzato (Trento); MLD legato al Partito Radicale | | Autunno caldo | | | |- | 1970 | Rivolta femminile Anabasi Le Nemesiache | |Approvazione della legge sul Divorzio (L. 898/1970) | | | |- | 1971 | Lotta Femminista (PD) | |La Corte Costituzionale depenalizza la diffusione e l'uso degli anticoncezionali. Approvazione della legge a tutela delle lavoratrici madri (L. 1204/1971 - diritto di astenersi dal lavoro 2 mesi prima, 3 dopo il parto) e della L.1044/1971 che introduce il piano quinquennale per l'istituzione di asili nido comunali con il concorso dello Stato | Milano – Convegno presso l’Umanitaria | | Esce ''Quarto mondo'', pubblicata a Roma dal Fronte Italiano di Liberazione Femminile (FILF) |- | 1972 | Cherubini; Lotta Femminista (MI) | | | Bologna – Convegno di varie città; Rouen – Convegno organizzato da Psychoanalyse et Politique; Vandea – Convegno europeo organizzato dal MLF | | Nascono a Roma Edizioni delle donne; Anabasi pubblica l'antologia ''Donne è bello'' ; esce ''Compagna'', rivista di orientamento marxista. Nasce a Roma il Collettivo Femminista Comunista di Via Pomponazzi |- | 1973 | Collettivo San Gottardo; Gruppo Analisi; Gruppo Femminista per una medicina delle donne; Rivolta 3 | Demau | Si forma il CISA; Processo a Gigliola Pierobon (Padova) | Varigotti – incontro tra Cherubini, alcune donne del Veneto e le francesi di Psychanalyse et Politique | | Esce a Roma ''Effe'' , primo mensile femminista di attualità e cultura autogestito a diffusione nazionale; a Bologna ''La voce delle donne comuniste'' e ''Donna proletaria;'' a Milano ''MezzoCielo'' |- | 1974 | Collettivo di via Albenga; Gruppo di Pratica dell’Inconscio; Mondadori; Ticinese | Lotta Femminista | Referendum abrogativo della legge sul divorzio | 1° Convegno Nazionale a Pinarella di Cervia | | Esce ''Sputiamo su Hegel'' di Carla Lonzi; nasce l'editrice romana Dalla parte delle bambine; esce ''Sottosopra'' |- | 1975 | Libreria delle donne di Milano | | Vengono istituiti i consultori familiari (L. 405/1975) Blocco in Senato della proposta di legge sull’aborto | | | Laura Lepetit fonda la casa editrice La Tartaruga; esce ''DWF – Donna Woman Femme'' |- | 1975 | Corsi monografici 150 ore; | Anabasi; Cherubini (trasferimento in Col di Lana); San Gottardo | Elezioni amministrative | Carloforte – Vacanze femministe; Milano – Convegno “Sessualità, maternità, procreazione, aborto”; Milano – Umanitaria “Donne e politica”; San Vincenzo (LI) – Pratica dell’inconscio; 2° Convegno nazionale a Pinarella di Cervia | Roma – Manifestazione nazionale del 6 dicembre | |- | 1976 | Corso 150 ore Affori; Gruppo Donne e Immagine; Gruppo Donne via dell’Orso; Gruppo donne Palazzo di Giustizia; Gruppo n.4 Col di Lana | Gruppo Analisi; Gruppo di Pratica dell’Inconscio; Gruppo Femminista per una medicina delle donne; Rivolta 3 | Elezioni politiche; Formazione della Consulta femminista; Legge nazionale sui consultori | Milano – Convegno “Donne e lavoro”; Paestum – 3° e ultimo convegno nazionale | Milano – Entrata “dimostrativa” nel Duomo (gennaio) | Nasce a Roma la rivista ''Limenetimena;'' esce ''Differenze'', rivista dei Collettivi femministi romani |- | 1977 | Collettivo della Borletti; Gruppo donne via Lanzone; Gruppo Scrittura | | Approvazione legge sulla Parità di Lavoro (L. 903/1977) Movimento del 1977 | Milano – Convegno sulla violenza (Sala Provincia) | | Nasce la Libreria delle donne di Bologna Librellula |- | 1978 | Gruppo Madri del Leoncavallo; Gruppo Scrittura 1; Gruppo Scrittura 2; Gruppo Scrittura 3 | | Approvazione legge sull'aborto (194/1978) Rapimento Moro | | | Esce ''Quotidiano donna,'' settimanale di politica, attualità e cultura ; apre a Cagliari la Libreria gestita dalla coperativa La tarantola |- | 1979 | 150 ore sul Cinema; Redazione di Grattacielo; Redazione milanese di Quotidiano Donne | Collettivo Mondadori; Coordinamento via dell’Orso; Gruppo Donne e Immagine; Mancinelli | “Caso 7 aprile” | Milano – Umanitaria, proposta di legge contro la violenza sessuale | | Apre a Firenze la Libreria delle donne |- | 1980 | Centro Donne Ticinese; Collettivo studentesse liceo Berchet; Collettivo studentesse Università Statale; Cooperativa Gervasia Broxson; Gruppo di psicologia e attività creative; Gruppo Eos; Ristorante Cicip-Ciciap; Ticinese (nuovo) | Col di Lana; Collettivo Borletti | | | Milano – Manifestazione contro abrogazione legge aborto | |- | 1981 | Gruppo Phoenix | Grattacielo; Gruppo donne Palazzo di Giustizia | Referendum abrogativo legge aborto | Firenze – 2° Convegno contro il referendum; Milano – 1° Convegno contro il referendum 194; Roma – Convegno nazionale donne lesbiche; Torino – Convegno internazionale donne lesbiche | | |- | 1982 | | Gruppo n.4; Redazione milanese di Quotidiano Donna | | | | |} 56ygwitnxwh2f3egc98h3kozz3ydpf6 491813 491788 2026-04-12T20:11:31Z LorManLor 24993 491813 wikitext text/x-wiki '''I Femminismi negli anni '70 in Italia''' * '''3. Pluralità dei femminismi: soggetti, pratiche, conflitti''' ** 3.1 1965-1973 – Formazione del campo femminista ** 3.2 1974-1976 – Espansione e conflitti strategici ** 3.3 1977-1980 – Trasformazioni della forma-movimento * '''2. Pratiche''' ** 2.1 Separatismo ** 2.2 Autocoscienza ** 2.3 "Il personale è politico" ** 2.4 Corpo, sessualità, autodeterminazione * 2.2 = pratica (autocoscienza) * 2.3 = paradigma teorico (“il personale è politico”) * 2.4 = ambito tematico (corpo) == Capitolo 2. Pratiche == Il capitolo analizza le pratiche attraverso cui il neofemminismo italiano degli anni Settanta rielabora forme dell’azione politica, linguaggi e criteri di analisi. il separatismo come scelta organizzativa e teorica; l'autocoscienza come metodo di elaborazione collettiva dell'esperienza; lo slogan «il personale è politico» come ridefinizione del campo della politica; la centralità del corpo e la rivendicazione dell'autodeterminazione sessuale e riproduttiva come terreno di conflitto, descrivono momenti tra loro connessi di uno stesso percorso: la costruzione di un soggetto femminile autonomo e la ridefinizione del campo della politica, introducendo nuove modalità di lettura dell’esperienza storica. == 2.2 L’autocoscienza == === Definizione (deve rispondere a: ''cos’è e come funziona, cosa produce)'' === * '''Trasformazione dell’esperienza in oggetto politico''' ** passaggio da vissuto individuale → dimensione strutturale * '''Produzione di soggettività''' ** il soggetto non è dato, si costruisce nella relazione * '''Ridefinizione del politico (ma operativa, non teorica generale)''' ** spostamento dei luoghi della politica (casa, relazioni, sessualità) ** strumento di autoconsapevolezza, condivisione di vissuti e costruzione di una soggettività femminile autonoma Momento fondativo della pratica femminista, l’autocoscienza è una pratica discorsiva e relazionale attraverso cui le donne si costituiscono come soggetti in rapporto reciproco, rifiutando la mediazione maschile.<ref>{{Cita libro|autore=Manuela Fraire|titolo=Donne nuove: le ragazze degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|pp=69-80|opera=Il femminismo degli anni Settanta|curatore=Teresa Bertilotti, Anna Scattigno}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Barbara Sandrucci|titolo=Aufklärung al femminile. L'autocoscienza come pratica politica e formativa|anno=2005|editore=Edizioni ETS|città=Pisa|ISBN=88-467-1186-6}}</ref> Nata nel contesto della crisi dei movimenti misti del Sessantotto e della Nuova Sinistra, introduce un rovesciamento del rapporto tra esperienza e politica: la vita quotidiana, la sessualità, la famiglia e il corpo diventano ambiti di analisi e di elaborazione. La pratica si sviluppa in piccoli gruppi separatisti che si riuniscono con regolarità in spazi privati. Il principio del “partire da sé” orienta gli interventi: ciascuna prende parola a partire dalla propria esperienza, evitando generalizzazioni e schemi teorici predefiniti. Il racconto individuale, sottoposto all’ascolto delle altre, viene progressivamente riconosciuto come espressione di una condizione condivisa e ricondotto a una dimensione strutturale. In questo processo, la percezione del disagio individuale viene riformulata come effetto di rapporti di potere, rendendo possibile una prima forma di elaborazione politica. La soggettività non è assunta come dato, ma emerge nella relazione tra donne, attraverso un processo di riconoscimento reciproco. In questa prospettiva si colloca la riflessione di Carla Lonzi, per la quale «il femminismo ha inizio quando la donna cerca la risonanza di sé nell’autenticità di un’altra donna».<ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Significato dell'autocoscienza nei gruppi femminist|anno=1982|editore=Gammalibri|città=Milano|p=132|opera=Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale}}</ref> === Origini e diffusione (deve rispondere a: ''da dove viene e come si articola in Italia)'' === Le radici dell’autocoscienza si collocano nel ''consciousness-raising'' sviluppato dal femminismo radicale statunitense alla fine degli anni Sessanta, in particolare nel contesto delle tensioni interne emerse nei movimenti per i diritti civili e nella New Left.[4] Attraverso testi e pratiche circolati tra il 1968 e i primi anni Settanta — tra cui i materiali raccolti in ''Notes from the First Year'' e il programma elaborato da Kathie Sarachild — il metodo viene recepito, diffuso e rielaborato in Italia soprattutto grazie al lavoro di traduzione e circolazione promosso dal collettivo milanese Anabasi. Nel contesto italiano la pratica assume configurazioni differenziate. Il Cerchio Spezzato, attivo a Trento dalla fine degli anni Sessanta, adotta la formula “presa di coscienza” per sottolinearne la dimensione collettiva. Con la nascita di Rivolta Femminile (1970), l’autocoscienza viene definita come pratica separatista e fondamento di una politica autonoma delle donne.[5] Nei primi anni Settanta la diffusione dei gruppi di autocoscienza si intreccia con la formazione di nuovi collettivi femministi, tra cui quelli milanesi legati alla futura Libreria delle Donne, in cui la pratica viene progressivamente rielaborata anche attraverso il confronto con la psicoanalisi.[7] A differenza del modello statunitense, l'autocoscienza in Italia si configura come uno spazio di riflessione relativamente autonomo dalle rivendicazioni immediate, focalizzandosi maggiormente sull'elaborazione dell'esperienza e sulla costruzione di relazioni tra donne. Pur mantenendo una forte incidenza sulla ridefinizione delle pratiche politiche, tale dinamica presenta modalità non uniformi ed esiti differenziati a seconda dei contesti locali. === Interpretazioni storiografiche e criticità === La storiografia ha riconosciuto all’autocoscienza un ruolo centrale nella formazione del neofemminismo italiano, sottolineandone la funzione nella costruzione di una soggettività femminile autonoma e nella rottura con i paradigmi politici precedenti.[6] Allo stesso tempo, ne sono stati evidenziati limiti e tensioni interne Un primo elemento riguarda la configurazione di uno spazio separato, che tende a distinguere nettamente tra un "dentro" — il gruppo, luogo dell’elaborazione — e un "fuori" percepito come strutturalmente ostile (irrimediabilmente patriarcale). Questa distinzione, pur funzionale alla costruzione di un linguaggio autonomo, può tradursi in una difficoltà di relazione con altri ambiti dell’azione politica.[7] Un secondo aspetto concerne le dinamiche interne. L’assenza di gerarchie formali non impedisce la formazione di rapporti di potere e di leadership implicite, legate al carisma o alla competenza discorsiva. Alcune testimonianze riportano l’intensità conflittuale di queste esperienze e le difficoltà nel gestire l’impatto emotivo della pratica.[13] Ulteriori criticità emergono sul piano dei contenuti. La riflessione sulla figura materna rimane spesso marginale o irrisolta, mentre la questione dell’omosessualità femminile occupa una posizione marginale rispetto ad altri contesti nazionali.[14] Più in generale, è stato osservato il rischio di una sovrapposizione tra esperienza individuale e validazione politica, che può rendere difficile l’emersione del dissenso. A partire dalla metà degli anni Settanta, queste tensioni contribuiscono a una trasformazione della pratica: in alcuni contesti si sviluppa un confronto con strumenti di analisi differenti, in particolare la psicanalisi, mentre in altri si registra un progressivo spostamento verso forme di intervento politico più direttamente orientate all’azione. == 2.3 «Il personale è politico» == Lo slogan «il personale è politico», diffuso nel femminismo radicale statunitense alla fine degli anni Sessanta, in particolare attraverso il saggio di Carol Hanisch, viene recepito in Italia nei primi anni Settanta. Esprime una ridefinizione del concetto di politica fondata sulla messa in discussione della separazione tra sfera privata e sfera pubblica.[43]. In questa prospettiva, ambiti come la famiglia, la sessualità, la maternità e la vita quotidiana non sono più considerati spazi prepolitici, ma luoghi in cui si esercitano rapporti di potere storicamente determinati.<ref>{{Cita libro|autore=Elda Guerra|titolo=Una nuova soggettività: femminismo e femminismi nel passaggio degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|pp=25-67|opera=Il femminismo degli anni settanta|curatore=Teresa Bertilotti, Anna Scattigno}}</ref> Nel quadro dei movimenti della Nuova Sinistra, la politica era generalmente concepita come attività collocata nello spazio pubblico e organizzata attorno a soggetti collettivi definiti — classe, partito, movimento — mentre la sfera privata veniva considerata ambito secondario. Il femminismo degli anni Settanta mette in discussione questa distinzione, mostrando come le relazioni familiari, la sessualità, la divisione del lavoro domestico e la vita affettiva costituiscano luoghi strutturali di esercizio del potere.[44] Questo spostamento implica una trasformazione del rapporto tra esperienza e teoria. L’esperienza individuale non viene assunta come dato immediato, né come semplice testimonianza, ma come punto di accesso all’analisi delle relazioni sociali. Attraverso la pratica dell’autocoscienza, il racconto di sé consente di riconoscere come ricorrenti e condivise situazioni inizialmente percepite come individuali, rendendo visibili dimensioni dell’oppressione che non trovavano spazio nelle categorie politiche tradizionali.[45] In questo senso, il principio non consiste nell’estensione della politica al privato, ma nella ridefinizione del privato come ambito già strutturato politicamente.[46] Nel contesto italiano, queste elaborazioni trovano forma attraverso una pluralità di gruppi e pratiche. Rivolta Femminile sviluppa una critica radicale delle categorie politiche tradizionali e insiste sulla necessità di una separazione dai movimenti misti, mentre altri contesti mantengono un rapporto più articolato con le organizzazioni della sinistra, pur condividendo la centralità dell’esperienza come punto di partenza dell’analisi.[50] Dal punto di vista storiografico, «il personale è politico» è stato interpretato come uno degli elementi qualificanti del femminismo degli anni Settanta, in quanto consente di riformulare il rapporto tra soggetto e politica e di ampliare l’ambito di ciò che è considerato rilevante sul piano storico. L’introduzione delle esperienze soggettive nella narrazione storica mette in discussione una tradizione che aveva identificato la storia con la sfera pubblica e con soggetti maschili, aprendo alla possibilità di una diversa definizione della soggettività storica..[51] == Note == # 43. C. Hanisch, «Il personale è politico», in Gruppo Anabasi (a cura di), ''Donne è bello'', Mazzotta, Milano 1972, p. 107; F. Lussana, ''Il movimento femminista in Italia'', Carocci, Roma 2012, pp. 32–33. # 44. M. Bracke, ''La nuova politica delle donne'', Viella, Roma 2014, p. 79. # 45. L. Passerini, ''Storie di donne e femministe'', Rosenberg & Sellier, Torino 1991, p. 160; Bracke, cit., pp. 84–85. # 46. F. Lussana, cit., pp. 14–15. # 47. F. Lussana, cit., pp. 32–33. # 48. F. Lussana, cit., pp. 34–35. # 49. M. Bracke, cit., pp. 90–91. # 50. F. Lussana, cit., pp. 155–158. # 51.F. Lussana, cit., pp. 14–15; M. Bracke, cit., p. 79. L'espressione «il personale è politico», mutuata dal saggio pubblicato da Carol Hanisch nel 1969 nell'ambito del femminismo radicale statunitense, mette in discussione la separazione tra sfera privata e sfera pubblica, tradizionalmente considerata la categoria strutturante del pensiero politico moderno. Più che uno slogan, si tratta di un dispositivo epistemologico che ridefinisce tanto l'oggetto quanto il soggetto dell'agire politico: non più circoscritta alle istituzioni, ai partiti o alla rappresentanza, la politica include le relazioni quotidiane e i contesti in cui si producono e si riproducono le disuguaglianze di genere; il soggetto politico cessa di essere il cittadino universale astratto, costruito su parametri maschili, e si configura come un soggetto sessuato, storicamente escluso da quella universalità.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 12-13|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref> Sul piano storiografico, questo spostamento è stato interpretato come una ridefinizione del soggetto storico. L'introduzione delle esperienze e delle memorie individuali nella narrazione ha contribuito a mettere in discussione una tradizione storiografica centrata sulla sfera pubblica e sugli attori maschili, estendendo il campo del politico a dimensioni precedentemente escluse dall'analisi.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 14-15|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 79|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref> Come osserva Emma Baeri, «la storia con la minuscola è quella che sentiamo più nostra, e non è una storia di piccole cose».<ref>{{Cita|Lussana|p. 11|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref> 2.3 «Il personale è politico» Lo slogan «il personale è politico» - mutuato dal titolo del saggio che Carol Hanisch pubblicò nel 1969 nell'ambito del femminismo radicale statunitense e tradotto e diffuso in Italia nella prima metà degli anni Settanta - sintetizza una ridefinizione radicale del concetto di politica attraverso la messa in discussione della separazione tra sfera privata e sfera pubblica. La politica non è più identificata esclusivamente con le istituzioni, i partiti o la rappresentanza, ma estesa alle relazioni quotidiane e ai contesti in cui si producono e si riproducono le disuguaglianze di genere. In questo quadro si collocano sia il ricorso al separatismo come scelta di sottrazione a contesti percepiti come strutturalmente segnati da rapporti di potere maschili, sia l’elaborazione di pratiche come l'autocoscienza, fondate sulla relazione tra donne. Il confronto tra esperienze individuali consente di individuare elementi ricorrenti e di interpretare situazioni vissute come personali - il disagio domestico, l'insoddisfazione sessuale, la dipendenza economica - come espressioni di una condizione di oppressione comune. In questo passaggio, il vissuto individuale acquisisce rilevanza politica in quanto oggetto di elaborazione collettiva.<ref>{{Cita|Passerini|p. 160}}</ref> «Il personale è politico» più che uno slogan è un dispositivo epistemologico che ridefinisce tanto l'oggetto quanto il soggetto della politica. Nel contesto italiano tale principio si definisce attraverso il confronto con le principali culture politiche del Novecento. Da un lato, esso si oppone alla tradizione emancipazionista del movimento delle donne, rappresentata da organizzazioni come l’UDI, che avevano orientato la propria azione verso l’estensione dei diritti e l’inclusione nel sistema politico e lavorativo esistente, assumendo come riferimento un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Il neofemminismo mette in discussione le categorie fondamentali di questo impianto - politica, lavoro, storia, sapere - evidenziando come l’uguaglianza formale non incida sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 32-33}}</ref> La «liberazione», termine che sostituisce «emancipazione» nel vocabolario del movimento, non indica un'inclusione ma una trasformazione strutturale. Dall’altro lato, il principio entra in tensione con le tradizioni teoriche della sinistra. In particolare, il marxismo viene criticato per aver subordinato la questione femminile alla lotta di classe, definito ambiti come la famiglia, la sessualità, la maternità e la vita quotidiana spazi prepolitici, escluso dall’analisi economica il lavoro domestico e riproduttivo. Il femminismo insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all’interno della sfera familiare e delle relazioni affettive, e non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 90-91}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 15-16}}</ref> Sul piano storiografico, questo spostamento è stato interpretato come una ridefinizione del soggetto storico. L’introduzione delle esperienze e delle memorie individuali nella narrazione ha contribuito a mettere in discussione una tradizione centrata sulla sfera pubblica e sugli attori maschili. Come osserva Emma Baeri, «la storia con la minuscola è quella che sentiamo più nostra, e non è una storia di piccole cose».<ref>{{Cita|Lussana|p. 11}}</ref> In questa prospettiva, la centralità dell’esperienza non implica una riduzione della politica al privato, ma un’estensione del campo del politico a dimensioni precedentemente escluse dall’analisi.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 14-15}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 79}}</ref> Nella messa in discussione della separazione tra sfera privata e sfera pubblica. In questa prospettiva, ambiti come la famiglia, la sessualità, la maternità e la vita quotidiana non sono più considerati spazi prepolitici, ma luoghi in cui si esercitano rapporti di potere storicamente determinati. == Introduzione == Il femminismo degli anni Settanta costituisce uno dei passaggi più incisivi della storia politica e culturale dell’Italia contemporanea. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, una fitta rete di collettivi e gruppi diffusi sull’intero territorio nazionale mise in discussione i ruoli di genere, le relazioni tra i sessi e le stesse categorie attraverso cui venivano definiti la politica, i linguaggi, le forme del sapere e le soggettività. La novità del neofemminismo non risiede unicamente nelle rivendicazioni avanzate, ma nelle pratiche attraverso cui esse furono elaborate: l’autocoscienza, la politicizzazione dell’esperienza personale, la centralità del corpo e della sessualità come luoghi di produzione di sapere e di conflitto. L’esperienza femminile non venne più subordinata a cornici interpretative esterne - di partito, di classe o di tradizione ideologica - ma assunta come punto di partenza per una rielaborazione teorica autonoma, capace di ridefinire il confine tra privato e pubblico, vita e politica, e di interrogare i nessi tra potere, sapere e corporeità. Il femminismo di questo periodo si presenta come un insieme articolato di esperienze differenziate, radicate in contesti territoriali, culturali e politici diversi, con orientamenti teorici e strategie non omogenei. Tale pluralità - visibile nel diverso rapporto con la sinistra, i movimenti e le istituzioni, nell’alternativa tra separatismo e doppia militanza, nelle letture della subordinazione femminile in termini di classe o di differenza sessuale, nelle modalità di intervento pubblico - costituisce un tratto strutturale del movimento. La storiografia ha posto questo nodo al centro della riflessione, interrogandosi sull’uso dei termini “femminismo” e “femminismi”: se il singolare consente di cogliere la forza storica di un processo collettivo accomunato dalla critica alle gerarchie di genere, il plurale rende conto della molteplicità delle culture politiche e dei linguaggi che lo attraversarono (Guerra 2005). La trasformazione che si produce alla fine del decennio non coincide con una cesura netta. Piuttosto, la crisi della forma-movimento apre una fase di riorganizzazione e ridefinizione: negli anni ottanta molte pratiche e molte elaborazioni proseguono in forme differenti, attraverso luoghi culturali, reti associative e iniziative di produzione che consolidano un femminismo meno centrato sulla mobilitazione di massa, ma capace di incidere in modo duraturo nel tessuto sociale (Guerra 2005). La categoria di “eredità” permette di leggere questo passaggio senza ridurlo a una narrazione di declino. Questo volume adotta una prospettiva che intreccia ricostruzione storica e riflessione storiografica, assumendo come oggetto non soltanto gli eventi e le organizzazioni, ma le pratiche, i linguaggi e i luoghi di produzione del sapere femminista. Dopo una sezione dedicata alle genealogie - il rapporto con il ’68, con la tradizione emancipazionista e con le reti transnazionali - il percorso analizza le pratiche fondative, la pluralità delle esperienze, i rapporti con movimenti, partiti e istituzioni, nonché gli spazi materiali e simbolici attraverso cui il femminismo costruì nuove forme di socialità e di cultura. Una parte conclusiva è dedicata alle trasformazioni degli anni ottanta e alle principali interpretazioni storiografiche del neofemminismo, affrontando le questioni di periodizzazione, di metodo e di memoria che ancora attraversano il dibattito. Il volume assume le pratiche, i luoghi e i linguaggi come chiavi di lettura attraverso cui osservare l’intreccio tra dimensione politica, sociale e culturale del femminismo italiano degli anni Settanta, un'intersezione nella quale maggiormente si coglie la portata trasformativa del movimento. == 2.4 Corpo, sessualità, autodeterminazione == Nel femminismo italiano degli anni Settanta, il corpo diventa un terreno centrale di elaborazione politica. Questa centralità si definisce all’interno di un contesto normativo e culturale in cui la sessualità femminile è sottoposta a un insieme articolato di vincoli: la verginità prematrimoniale come norma sociale, la subordinazione della sessualità alla procreazione, la penalizzazione dell’aborto e della contraccezione, e la persistenza di istituti giuridici come il matrimonio riparatore e il delitto d’onore.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 66-67}}</ref> È a partire da questa configurazione che il movimento femminista individua nel corpo uno dei luoghi principali in cui si esercita il potere. L’analisi femminista mette in discussione la naturalizzazione del corpo femminile, mostrando come esso sia costruito attraverso pratiche sociali, discorsi medici e dispositivi istituzionali. In questa prospettiva, fenomeni come il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa vengono sottratti a una lettura esclusivamente biologica e interpretati come ambiti regolati da saperi e norme che contribuiscono a definire la posizione subordinata delle donne.<ref>{{Cita|Petricola|pp. 157-158}}</ref><ref>{{Cita|Petricola|p. 194}}</ref> La medicina e la scienza non sono assunte come ambiti neutri, ma come forme di sapere che partecipano alla costruzione di modelli normativi della sessualità e della salute. In questo quadro si sviluppa una critica alla regolazione della sessualità femminile. Il movimento mette in discussione la sovrapposizione tra sessualità e funzione riproduttiva, evidenziando come essa abbia storicamente subordinato il desiderio femminile a quello maschile e reso invisibile la dimensione del piacere.<ref>{{Cita|Bellè|p. 67}}</ref> La diffusione in Italia di testi come ''Donne è bello'' contribuisce alla circolazione di una critica ai modelli sessuali dominanti, tra cui la teoria dell’«orgasmo vaginale», che aveva definito in termini normativi la sessualità femminile e prodotto forme diffuse di inadeguatezza e colpevolizzazione.<ref>{{Cita|Anabasi|pp. 48-50}}</ref> La ridefinizione della sessualità si intreccia con una rielaborazione della maternità. Il femminismo contesta la sua rappresentazione come destino naturale o dovere sociale, mettendo in discussione il nesso tra identità femminile e funzione riproduttiva. In questo contesto si afferma la rivendicazione della maternità come scelta, che implica il diritto alla contraccezione e all’interruzione volontaria di gravidanza.<ref>{{Cita|Petricola|pp. 1; 9-10}}</ref> Le mobilitazioni su questi temi contribuiscono a una trasformazione del discorso pubblico e trovano un esito sul piano legislativo con l’approvazione della legge n. 194 del 1978. La riflessione sul corpo investe anche la divisione tra produzione e riproduzione. Il lavoro domestico e di cura, storicamente non riconosciuto e non retribuito, viene analizzato come elemento strutturale della riproduzione delle disuguaglianze di genere. In questo ambito si collocano le elaborazioni di gruppi come Lotta Femminista e del Collettivo Internazionale Femminista, che mettono in relazione il lavoro riproduttivo con il funzionamento complessivo del sistema economico.<ref>{{Cita|Bracke|p. 81}}</ref> La centralità del corpo si traduce inoltre in pratiche di riappropriazione del sapere. Attraverso l’autocoscienza e altre forme di confronto, le donne mettono in discussione la delega ai saperi specialistici e costruiscono modalità autonome di conoscenza della propria sessualità e delle proprie funzioni corporee. Questo processo non elimina le tensioni tra diversi orientamenti del movimento: accanto a una critica radicale della scienza medica, si sviluppano anche tentativi di rielaborazione e uso selettivo di strumenti analitici, in particolare nell’ambito della riflessione sulla soggettività. Sul piano storiografico, la politicizzazione del corpo è stata interpretata come uno degli elementi distintivi del femminismo degli anni Settanta. La centralità dell’esperienza corporea e sessuale consente la costruzione di un discorso autonomo delle donne e contribuisce alla ridefinizione delle categorie della politica, estendendo l’analisi ai processi attraverso cui i corpi vengono regolati, rappresentati e vissuti.<ref>{{Cita|Bracke|p. 84}}</ref> Allo stesso tempo, alcune letture mettono in evidenza la persistenza di dinamiche di oggettivazione anche all’interno delle nuove forme di libertà sessuale, sottolineando come la trasformazione dei comportamenti non coincida automaticamente con una trasformazione dei rapporti di potere.<ref>{{Cita|Bracke|p. 81}}</ref> Introduzione Parte II Il femminismo degli anni Settanta si caratterizza per la centralità attribuita alle pratiche - come il separatismo e l’autocoscienza – che non rappresentano semplicemente forme organizzative, ma luoghi di elaborazione politica e di produzione di sapere. La condivisione delle esperienze individuali consente di mettere in discussione l’apparente naturalità dei ruoli di genere e di individuare i meccanismi sociali e culturali che regolano i rapporti tra uomini e donne. In questo senso, le pratiche non si limitano a descrivere la realtà, ma contribuiscono a ridefinirla; la politica non è intesa soltanto come intervento nello spazio pubblico, ma come processo che prende avvio dall’esperienza vissuta e dalle relazioni tra donne. All’interno di questo processo si afferma il principio secondo cui “il personale è politico”, che consente di collegare le esperienze quotidiane alle strutture sociali più ampie. Attraverso questa prospettiva, ambiti tradizionalmente considerati privati – come la sessualità, la maternità e la vita familiare – diventano oggetto di analisi e intervento politico. È in questo quadro che il corpo emerge come un nodo centrale della riflessione femminista. Non si tratta di un ambito già definito, ma di un terreno che prende forma progressivamente attraverso le pratiche del movimento. Le esperienze legate alla sessualità, alla riproduzione e alla salute vengono condivise, confrontate e reinterpretate, dando luogo a una nuova consapevolezza che mette in discussione i modelli culturali dominanti; elaborazione teorica e sperimentazione pratica non costituiscono ambiti separati, ma dimensioni intrecciate di un medesimo percorso di politicizzazione. Le pratiche del movimento non furono adottate in modo uniforme né assunsero significati univoci, ma costituirono un repertorio condiviso, rielaborato in forme differenti nei diversi contesti. Tale pluralità rinvia alla coesistenza di differenti modi di intendere la liberazione delle donne e al rifiuto di modelli organizzativi gerarchici e di una definizione univoca delle priorità. Tuttavia, essa condivise alcuni elementi fondamentali: la messa in discussione della distinzione tra sfera privata e sfera pubblica, la conseguente ridefinizione del politico e delle forme della soggettività femminile. Le sezioni che seguono analizzano, da diverse prospettive, le principali pratiche e i nodi concettuali attraverso cui il femminismo degli anni Settanta ha ridefinito il rapporto tra esperienza, conoscenza e azione politica. Parte 2. Integrazione 2.4 (A+B) Nel femminismo degli anni Settanta, il corpo emerge come terreno centrale di elaborazione politica, attraverso cui vengono messi in discussione i modelli dominanti che regolano l’esperienza femminile. Questa ridefinizione si sviluppa, da un lato, nella reinterpretazione della sessualità, sottratta a definizioni normative e ricondotta all’esperienza delle donne, e, dall’altro, nella messa in discussione della riproduzione e delle forme di controllo del corpo, che investe maternità, contraccezione e aborto. Ne deriva uno spostamento significativo nella posizione delle donne: il corpo non è più assunto come dato naturale, ma come ambito di esperienza e di intervento; la sessualità viene rielaborata come dimensione non subordinata a modelli esterni; la maternità è ridefinita come possibilità e non come destino. In questo senso, l’autodeterminazione non costituisce un presupposto, ma l’esito di un processo di politicizzazione dell’esperienza. == Cronologia principale == === 1965-1982 === {| class="wikitable sortable" ! Anno ! Gruppi che nascono ! Gruppi che si sciolgono ! Eventi ! Convegni / Incontri ! Manifestazioni ! Produzione culturale |- | 1965/66 | Demau | | | | | |- | 1967 | | | | | | |- | 1968 | | | Contestazione studentesca | | | |- | 1969 | Cerchio spezzato (Trento); MLD legato al Partito Radicale | | Autunno caldo | | | |- | 1970 | Rivolta femminile Anabasi Le Nemesiache | |Approvazione della legge sul Divorzio (L. 898/1970) | | | |- | 1971 | Lotta Femminista (PD) | |La Corte Costituzionale depenalizza la diffusione e l'uso degli anticoncezionali. Approvazione della legge a tutela delle lavoratrici madri (L. 1204/1971 - diritto di astenersi dal lavoro 2 mesi prima, 3 dopo il parto) e della L.1044/1971 che introduce il piano quinquennale per l'istituzione di asili nido comunali con il concorso dello Stato | Milano – Convegno presso l’Umanitaria | | Esce ''Quarto mondo'', pubblicata a Roma dal Fronte Italiano di Liberazione Femminile (FILF) |- | 1972 | Cherubini; Lotta Femminista (MI) | | | Bologna – Convegno di varie città; Rouen – Convegno organizzato da Psychoanalyse et Politique; Vandea – Convegno europeo organizzato dal MLF | | Nascono a Roma Edizioni delle donne; Anabasi pubblica l'antologia ''Donne è bello'' ; esce ''Compagna'', rivista di orientamento marxista. Nasce a Roma il Collettivo Femminista Comunista di Via Pomponazzi |- | 1973 | Collettivo San Gottardo; Gruppo Analisi; Gruppo Femminista per una medicina delle donne; Rivolta 3 | Demau | Si forma il CISA; Processo a Gigliola Pierobon (Padova) | Varigotti – incontro tra Cherubini, alcune donne del Veneto e le francesi di Psychanalyse et Politique | | Esce a Roma ''Effe'' , primo mensile femminista di attualità e cultura autogestito a diffusione nazionale; a Bologna ''La voce delle donne comuniste'' e ''Donna proletaria;'' a Milano ''MezzoCielo'' |- | 1974 | Collettivo di via Albenga; Gruppo di Pratica dell’Inconscio; Mondadori; Ticinese | Lotta Femminista | Referendum abrogativo della legge sul divorzio | 1° Convegno Nazionale a Pinarella di Cervia | | Esce ''Sputiamo su Hegel'' di Carla Lonzi; nasce l'editrice romana Dalla parte delle bambine; esce ''Sottosopra'' |- | 1975 | Libreria delle donne di Milano | | Vengono istituiti i consultori familiari (L. 405/1975) Blocco in Senato della proposta di legge sull’aborto | | | Laura Lepetit fonda la casa editrice La Tartaruga; esce ''DWF – Donna Woman Femme'' |- | 1975 | Corsi monografici 150 ore; | Anabasi; Cherubini (trasferimento in Col di Lana); San Gottardo | Elezioni amministrative | Carloforte – Vacanze femministe; Milano – Convegno “Sessualità, maternità, procreazione, aborto”; Milano – Umanitaria “Donne e politica”; San Vincenzo (LI) – Pratica dell’inconscio; 2° Convegno nazionale a Pinarella di Cervia | Roma – Manifestazione nazionale del 6 dicembre | |- | 1976 | Corso 150 ore Affori; Gruppo Donne e Immagine; Gruppo Donne via dell’Orso; Gruppo donne Palazzo di Giustizia; Gruppo n.4 Col di Lana | Gruppo Analisi; Gruppo di Pratica dell’Inconscio; Gruppo Femminista per una medicina delle donne; Rivolta 3 | Elezioni politiche; Formazione della Consulta femminista; Legge nazionale sui consultori | Milano – Convegno “Donne e lavoro”; Paestum – 3° e ultimo convegno nazionale | Milano – Entrata “dimostrativa” nel Duomo (gennaio) | Nasce a Roma la rivista ''Limenetimena;'' esce ''Differenze'', rivista dei Collettivi femministi romani |- | 1977 | Collettivo della Borletti; Gruppo donne via Lanzone; Gruppo Scrittura | | Approvazione legge sulla Parità di Lavoro (L. 903/1977) Movimento del 1977 | Milano – Convegno sulla violenza (Sala Provincia) | | Nasce la Libreria delle donne di Bologna Librellula |- | 1978 | Gruppo Madri del Leoncavallo; Gruppo Scrittura 1; Gruppo Scrittura 2; Gruppo Scrittura 3 | | Approvazione legge sull'aborto (194/1978) Rapimento Moro | | | Esce ''Quotidiano donna,'' settimanale di politica, attualità e cultura ; apre a Cagliari la Libreria gestita dalla coperativa La tarantola |- | 1979 | 150 ore sul Cinema; Redazione di Grattacielo; Redazione milanese di Quotidiano Donne | Collettivo Mondadori; Coordinamento via dell’Orso; Gruppo Donne e Immagine; Mancinelli | “Caso 7 aprile” | Milano – Umanitaria, proposta di legge contro la violenza sessuale | | Apre a Firenze la Libreria delle donne |- | 1980 | Centro Donne Ticinese; Collettivo studentesse liceo Berchet; Collettivo studentesse Università Statale; Cooperativa Gervasia Broxson; Gruppo di psicologia e attività creative; Gruppo Eos; Ristorante Cicip-Ciciap; Ticinese (nuovo) | Col di Lana; Collettivo Borletti | | | Milano – Manifestazione contro abrogazione legge aborto | |- | 1981 | Gruppo Phoenix | Grattacielo; Gruppo donne Palazzo di Giustizia | Referendum abrogativo legge aborto | Firenze – 2° Convegno contro il referendum; Milano – 1° Convegno contro il referendum 194; Roma – Convegno nazionale donne lesbiche; Torino – Convegno internazionale donne lesbiche | | |- | 1982 | | Gruppo n.4; Redazione milanese di Quotidiano Donna | | | | |} 5p886vh9fsbs5ttiynrheautaoirx29 Progetto:WikiDonne/Tirocinio Roma Tre 2026/Prima bozza wikibook 100 59932 491804 491446 2026-04-12T19:41:41Z LorManLor 24993 491804 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) Nel corso degli anni Sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo, collocato nel contesto del cosiddetto post-boom economico, è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === Differenze e tensioni === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, è orientato alla trasformazione delle strutture economiche e politiche, lette attraverso categorie marxiste; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> La distanza non è solo pratica ma anche teorica. Il marxismo viene criticato per aver subordinato la questione femminile alla lotta di classe, escluso dall'analisi economica il lavoro domestico e riproduttivo, e definito la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi prepolitici. Il femminismo insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 90-91|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref> === Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula “il personale è politico”, spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di una struttura culturale pervasiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} 15q0mw7jlyh4wucxngg7ol0l8cr5ald 491806 491804 2026-04-12T19:53:50Z LorManLor 24993 491806 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) Nel corso degli anni Sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo, collocato nel contesto del cosiddetto post-boom economico, è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === Differenze e tensioni === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> La distanza non è solo pratica ma anche teorica. Il marxismo viene criticato per aver subordinato la questione femminile alla lotta di classe, escluso dall'analisi economica il lavoro domestico e riproduttivo, e definito la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi prepolitici. Il femminismo insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 90-91|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46|lingua=it|accesso=12 aprile 2026}}</ref> === Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula “il personale è politico”, spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di una struttura culturale pervasiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} 70qscskjn3jovkwllpkkdbeeve9h33h 491809 491806 2026-04-12T19:55:30Z LorManLor 24993 491809 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) Nel corso degli anni Sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo, collocato nel contesto del cosiddetto post-boom economico, è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === Differenze e tensioni === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula “il personale è politico”, spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di una struttura culturale pervasiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} bghwkedl4i7nn4c50wcuxfu1wj9rt7x 491811 491809 2026-04-12T20:01:22Z LorManLor 24993 491811 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) Nel corso degli anni Sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo, collocato nel contesto del cosiddetto post-boom economico, è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === Differenze e tensioni === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula “il personale è politico”, spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di una struttura culturale pervasiva. Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell'esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di una struttura culturale pervasiva. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento riflette questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definisce. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} sllw08cqfcyxxlbyyfx1rmrbcqv3bds 491812 491811 2026-04-12T20:08:04Z LorManLor 24993 491812 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) Nel corso degli anni Sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo, collocato nel contesto del cosiddetto post-boom economico, è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === Differenze e tensioni === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell'esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione le categorie fondamentali di questo impianto - politica, lavoro, storia, sapere - evidenziando come l'uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} e77dtr6s6cus6ublchnqwg7l81725h4 L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale 0 59990 491774 2026-04-12T12:08:22Z Pasqualedifebbo 54178 Creazione struttura iniziale del manuale 491774 wikitext text/x-wiki {{Libro |titolo = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |sottotitolo = Manuale di progettazione sonora e regia dell'evento |autore = Pasquale Di Febbo |anno = 2026 }} == Introduzione == La musica nel contesto nuziale non deve essere considerata un mero sottofondo, bensì l'architettura emotiva dell'evento. Questo manuale esplora la metodologia necessaria per trasformare una sequenza di brani in una "regia sonora" coerente, capace di armonizzare i tempi del rito con quelli del banchetto e della festa finale. == Indice del Manuale == * [[/La Progettazione e l'Analisi del Repertorio/]] * [[/La Cerimonia: Estetica e Solennità/]] * [[/L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso/]] * [[/La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica/]] * [[/Logistica e Acustica delle Location/]] * [[/Innovazione e Scenografia/]] * [[/Guida alla Scelta Professionale/]] == Appendice == * [[/Riferimenti e Bibliografia/]] [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Manuali di orientamento]]{{Libro |titolo = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |sottotitolo = Manuale di progettazione sonora e regia dell'evento |autore = Pasquale Di Febbo |anno = 2026 }} == Introduzione == La musica nel contesto nuziale non deve essere considerata un mero sottofondo, bensì l'architettura emotiva dell'evento. Questo manuale esplora la metodologia necessaria per trasformare una sequenza di brani in una "regia sonora" coerente, capace di armonizzare i tempi del rito con quelli del banchetto e della festa finale. == Indice del Manuale == * [[/La Progettazione e l'Analisi del Repertorio/]] * [[/La Cerimonia: Estetica e Solennità/]] * [[/L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso/]] * [[/La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica/]] * [[/Logistica e Acustica delle Location/]] * [[/Innovazione e Scenografia/]] * [[/Guida alla Scelta Professionale/]] == Appendice == * [[/Riferimenti e Bibliografia/]] [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Manuali di orientamento]] 3j0j5gshbj94nzrjwg98cje1b1z3nwl 491785 491774 2026-04-12T12:28:36Z Pasqualedifebbo 54178 /* Introduzione */ 491785 wikitext text/x-wiki {{Libro |titolo = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |sottotitolo = Manuale di progettazione sonora e regia dell'evento |autore = Pasquale Di Febbo |anno = 2026 }} == Introduzione e Prefazione == La musica nel contesto nuziale non deve essere considerata un mero sottofondo, bensì l'architettura emotiva dell'evento. Questo manuale nasce dall'esigenza di colmare un vuoto nel settore: la mancanza di una visione d'insieme che unisca l'arte musicale alla precisione della regia tecnica. L'obiettivo è esplorare la metodologia necessaria per trasformare una sequenza di brani in una "regia sonora" coerente, capace di armonizzare i tempi del rito con quelli del banchetto e della festa finale. Chi vive il giorno del proprio matrimonio sa che ogni ricordo indelebile è legato a un suono, a una frequenza, a un momento di silenzio perfetto. In queste pagine viene condensata una visione che mette al centro l'emozione, sostenuta da una struttura logistica impeccabile, perché la magia non accade per caso: è il risultato di una progettazione invisibile ma rigorosa. == Indice del Manuale == * [[/La Progettazione e l'Analisi del Repertorio/]] * [[/La Cerimonia: Estetica e Solennità/]] * [[/L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso/]] * [[/La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica/]] * [[/Logistica e Acustica delle Location/]] * [[/Innovazione e Scenografia/]] * [[/Guida alla Scelta Professionale/]] == Appendice == * [[/Riferimenti e Bibliografia/]] [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Manuali di orientamento]]{{Libro |titolo = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |sottotitolo = Manuale di progettazione sonora e regia dell'evento |autore = Pasquale Di Febbo |anno = 2026 }} == Introduzione == La musica nel contesto nuziale non deve essere considerata un mero sottofondo, bensì l'architettura emotiva dell'evento. Questo manuale esplora la metodologia necessaria per trasformare una sequenza di brani in una "regia sonora" coerente, capace di armonizzare i tempi del rito con quelli del banchetto e della festa finale. == Indice del Manuale == * [[/La Progettazione e l'Analisi del Repertorio/]] * [[/La Cerimonia: Estetica e Solennità/]] * [[/L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso/]] * [[/La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica/]] * [[/Logistica e Acustica delle Location/]] * [[/Innovazione e Scenografia/]] * [[/Guida alla Scelta Professionale/]] == Appendice == * [[/Riferimenti e Bibliografia/]] [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Manuali di orientamento]] sh995gp0pra5nawz95ail32kplrx74u L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/La Progettazione e l'Analisi del Repertorio 0 59991 491775 2026-04-12T12:09:20Z Pasqualedifebbo 54178 Inserimento Capitolo 1 491775 wikitext text/x-wiki {{Navigazione_Libro |Indice = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |Precedente = |Successivo = /La Cerimonia: Estetica e Solennità/ }} == La Progettazione e l'Analisi del Repertorio == Il successo di un evento nuziale risiede nella fase di analisi preliminare. Un professionista non impone una scaletta standard, ma agisce come un sarto musicale, cucendo il repertorio sulla personalità della coppia. === Analisi dei gusti e mood board sonoro === Il primo passo consiste nella mappatura delle preferenze. È fondamentale identificare i brani che hanno segnato la storia della coppia (primo incontro, viaggi, momenti significativi). Questo permette di creare un "mood board sonoro" che darà coerenza a tutto l'evento. === La "Blacklist" === Definire i generi o i brani da evitare è importante quanto scegliere quelli da inserire. Una lista di "No" chiara garantisce che l'evento rimanga autentico e che non ci siano interferenze con i gusti personali degli sposi o l'atmosfera desiderata. === Adattamento allo stile dell'evento === La musica deve dialogare con lo stile del matrimonio: * '''Classico/Elegante:''' Richiede arrangiamenti puliti, jazz, swing o repertorio internazionale soft. * '''Moderno/Industrial:''' Permette sperimentazioni con suoni elettronici o pop contemporaneo. * '''Boho-Chic/Country:''' Si presta a formazioni acustiche, folk e strumenti a corda. [[Categoria:Musica]] rbpxtsnqsruu5djfto4n9v4esbcuqz5 L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/La Cerimonia: Estetica e Solennità 0 59992 491776 2026-04-12T12:10:45Z Pasqualedifebbo 54178 Inserimento Capitolo 2 491776 wikitext text/x-wiki {{Navigazione_Libro |Indice = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |Precedente = /La Progettazione e l'Analisi del Repertorio/ |Successivo = /L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso/ }} == La Cerimonia: Estetica e Solennità == La musica nella cerimonia è un veicolo di spiritualità e romanticismo. Il suo compito è sottolineare la sacralità del rito e accompagnare i momenti di maggiore tensione emotiva. === Formazioni consigliate === A seconda del contesto (religioso, civile o simbolico), la scelta degli strumenti definisce l'atmosfera: * '''Trio Classico (Violino, Pianoforte, Voce Lirica):''' La scelta più solenne, ideale per grandi chiese e riti religiosi. * '''Arpa Solista:''' Perfetta per cerimonie all'aperto o riti civili, grazie al suo timbro etereo e sognante. * '''Duo Violino e Pianoforte:''' Una soluzione elegante e versatile che unisce melodia e struttura armonica. === I Momenti Chiave del Rito === La regia musicale deve seguire con precisione il protocollo della celebrazione: # '''Ingresso degli invitati:''' Musica d'attesa soffusa. # '''Ingresso dello Sposo e della Sposa:''' Brani distinti che creano il climax dell'attesa. # '''Scambio degli anelli:''' Sottofondo a volume ridotto per dare spazio alla voce dei protagonisti. # '''Firme e Uscita:''' Passaggio a ritmi più celebrativi e luminosi per l'inizio della festa. [[Categoria:Musica]] gxijfijbimxgvo2mzp9m84hs1xswxlm L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso 0 59993 491777 2026-04-12T12:11:49Z Pasqualedifebbo 54178 Inserimento Capitolo 3 491777 wikitext text/x-wiki {{Navigazione_Libro |Indice = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |Precedente = /La Cerimonia: Estetica e Solennità/ |Successivo = /La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica/ }} == L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso == Questa fase rappresenta la transizione verso la convivialità. La sfida principale per il professionista è la gestione della pressione sonora (volume) in relazione alla socializzazione degli ospiti. === L'Aperitivo di Benvenuto === L'obiettivo è creare un "tappeto sonoro" che favorisca la conversazione. * '''Generi consigliati:''' Jazz, Swing, Bossa Nova o set acustici pop riarrangiati. * '''Formazioni ideali:''' Duo Sax e Voce o formazioni Lounge. Il volume deve essere presente ma mai invadente. === Il Banchetto (Servizio al tavolo) === Durante le portate, la musica deve essere discreta. Un errore comune è mantenere un volume troppo alto che costringe gli ospiti a gridare. * '''Sottofondo:''' Playlist curate o musica strumentale dal vivo a volume sussurrato. * '''Intervalli:''' Tra una portata e l'altra è possibile alzare leggermente l'energia per rompere la staticità del pasto, preparando gli invitati alla fase successiva. === Il coordinamento con il catering === Una regia musicale d'eccellenza lavora in sincrono con il personale di sala. Evitare interventi musicali energici durante il servizio dei piatti caldi è una regola d'oro per mantenere l'armonia dell'evento. [[Categoria:Musica]] t75hxrbr6abzw291av7fg8kk20dgzlb L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica 0 59994 491778 2026-04-12T12:12:46Z Pasqualedifebbo 54178 Inserimento Capitolo 4 491778 wikitext text/x-wiki {{Navigazione_Libro |Indice = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |Precedente = /L'Aperitivo e il Banchetto: Gestione del Flusso/ |Successivo = /Logistica e Acustica delle Location/ }} == La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica == Nella fase del party, la musica passa da sottofondo a protagonista assoluta. La regia si sposta sulla capacità di "leggere la pista" e gestire l'energia del pubblico. === Il DJ-Set: Architettura del Ritmo === Il DJ in un matrimonio non è un semplice esecutore, ma un tecnico dell'energia. * '''Lettura della pista:''' Adattare il BPM (battiti per minuto) in tempo reale in base alla risposta degli invitati. * '''Trasversalità:''' Saper miscelare grandi successi revival con le hit del momento per coinvolgere tutte le fasce d'età presenti. === Il ruolo del Vocalist === Il Vocalist agisce come un coordinatore dei "Best Moments". Il suo compito è: * '''Interazione:''' Coinvolgere il pubblico senza risultare invadente. * '''Regia dei momenti chiave:''' Gestire i tempi del lancio del bouquet, della giarrettiera o dei balli con i genitori. === L'impatto Live nel Party === Per aumentare l'impatto scenico, l'inserimento di strumenti live come il **Sassofono** o le **Percussioni** sopra le basi del DJ crea un'esperienza ibrida (DJ+Live) di grande impatto visivo e sonoro. [[Categoria:Musica]] q2cc50qcr4cgli28llyro8phg0x19ul L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/Logistica e Acustica delle Location 0 59995 491779 2026-04-12T12:13:34Z Pasqualedifebbo 54178 Inserimento Capitolo 5 491779 wikitext text/x-wiki {{Navigazione_Libro |Indice = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |Precedente = /La Festa Finale e l'Evoluzione Ritmica/ |Successivo = /Innovazione e Scenografia/ }} == Logistica e Acustica delle Location == Un progetto musicale deve scontrarsi con la realtà architettonica della struttura ospitante. La qualità dell'ascolto dipende direttamente dalla capacità del professionista di interpretare gli spazi. === Sfide Acustiche Comuni === * '''Dimore Storiche e Castelli:''' Caratterizzati da pareti in pietra e soffitti a volta che generano molto riverbero. Richiedono impianti con processori digitali di segnale (DSP) per garantire la chiarezza della voce e della musica. * '''Strutture Moderne con ampie vetrate:''' Il vetro è una superficie altamente riflettente. Qui è necessario orientare i diffusori per minimizzare i rimbalzi sonori. * '''Location all'aperto e sul mare:''' La mancanza di pareti causa una rapida dispersione del suono, aggravata dal vento. Sono necessari sistemi ad alta pressione sonora (SPL) e una distribuzione capillare delle casse audio. === La Configurazione Multi-Area === Per un matrimonio fluido, è essenziale la predisposizione di impianti audio indipendenti in ogni zona: # '''Zona Rito:''' Impianto discreto e microfonia professionale. # '''Zona Aperitivo:''' Diffusione sonora a 360° per coprire i giardini. # '''Sala Banchetto:''' Impianto bilanciato per il sottofondo. # '''Zona Party:''' Mainstage con impianto premium e sistema luci professionale. === Conoscenza del Territorio === Operare in contesti geografici specifici (come le colline dell'Abruzzo, le Marche o la Costa dei Trabocchi) richiede una logistica collaudata per il trasporto e il montaggio rapido delle attrezzature in ogni condizione climatica e strutturale. [[Categoria:Musica]] mm28ebv3arfns1cc1qkex8h45bsj0n2 L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/Innovazione e Scenografia 0 59996 491780 2026-04-12T12:14:27Z Pasqualedifebbo 54178 Inserimento Capitolo 6 491780 wikitext text/x-wiki {{Navigazione_Libro |Indice = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |Precedente = /Logistica e Acustica delle Location/ |Successivo = /Guida alla Scelta Professionale/ }} == Innovazione e Scenografia == L'intrattenimento moderno è multisensoriale. La tecnologia oggi permette di integrare la musica con effetti scenografici che valorizzano i momenti più importanti della giornata, trasformandoli in veri e propri spettacoli visivi. === Effettistica Speciale === L'uso di effetti professionali deve essere calibrato per non risultare eccessivo, puntando sulla qualità dell'impatto: * '''Sparkular (Fontane luminose a freddo):''' Creano colonne di scintille spettacolari per il taglio della torta o l'ingresso degli sposi. Essendo a freddo, sono sicure anche per gli interni e non danneggiano le superfici. * '''Fumo Basso (Effetto Nuvola):''' Grazie all'uso di ghiaccio secco o macchine specifiche, si crea un tappeto di fumo denso che resta a terra. È l'effetto ideale per il primo ballo, dando l'impressione che gli sposi danzino sulle nuvole. * '''Smoke Bomb (Fumogeni colorati):''' Molto utilizzati per set fotografici dinamici all'aperto, aggiungendo un tocco di colore moderno e vivace. === Light Design e Atmosfera === L'illuminazione gioca un ruolo fondamentale nel cambiare il "mood" dell'evento: * '''Illuminazione Architetturale:''' Uso di barre LED e fari a batteria per colorare le pareti di castelli e ville, valorizzando l'estetica della location. * '''Teste Mobili e Sistemi Laser:''' Essenziali nella fase del party per trasformare la sala in una vera pista da ballo professionale, sincronizzando i movimenti delle luci con il ritmo del DJ-set. [[Categoria:Musica]] rbeop8ixinglqzxpiavbw201hj46qlo L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/Guida alla Scelta Professionale 0 59997 491781 2026-04-12T12:15:14Z Pasqualedifebbo 54178 Inserimento Capitolo 7 491781 wikitext text/x-wiki {{Navigazione_Libro |Indice = L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale |Precedente = /Innovazione e Scenografia/ |Successivo = /Riferimenti e Bibliografia/ }} == Guida alla Scelta Professionale == Scegliere il partner giusto per l'intrattenimento musicale richiede attenzione non solo al talento artistico, ma anche all'affidabilità organizzativa e tecnica. === Criteri di valutazione === Per riconoscere un'agenzia o un artista professionista, è utile considerare i seguenti punti: * '''Esperienza certificata:''' Verificare lo storico degli eventi e i riconoscimenti del settore (come i Wedding Awards conseguiti negli anni). * '''Personalizzazione:''' Un vero professionista deve offrire un colloquio conoscitivo per cucire il servizio su misura, evitando pacchetti "preconfezionati". * '''Supporto Tecnico:''' Accertarsi che l'allestimento audio e luci sia di proprietà e di fascia premium, per evitare sorprese acustiche il giorno dell'evento. === Aspetti Burocratici e Normativi === La gestione di un matrimonio comporta obblighi legali che il professionista deve conoscere e gestire per conto degli sposi: * '''SIAE:''' Il diritto d'autore è obbligatorio per ogni evento con musica. Il professionista deve saper guidare gli sposi nella compilazione del permesso. * '''Agibilità ENPALS:''' È il documento che attesta la regolarità contributiva dei musicisti. L'assenza di tale documento espone gli sposi e la location a rischi sanzionatori. === Domande Frequenti (FAQ) === * '''Quanto tempo prima bisogna prenotare?''' Per le date più richieste, è consigliabile muoversi con 8-12 mesi di anticipo. * '''Cosa succede in caso di imprevisti tecnici?''' Un'organizzazione solida deve sempre prevedere un piano B (attrezzature di backup e artisti sostituti pronti all'intervento). [[Categoria:Musica]] j6ywmnbgyi9s6g4hypm00en6vpms4bi Discussione:Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Piemonte/Provincia di Alessandria/Terzo/Terzo - Chiesa di San Maurizio 1 59999 491786 2026-04-12T12:57:28Z ~2026-22512-12 54182 /* Richiesta rettifica */ nuova sezione 491786 wikitext text/x-wiki == Richiesta rettifica == La Viola Bassi è un registro di '''4 (quattro)''' piedi e non di 8 (otto), come, erroneamente, scritto. [[Speciale:Contributi/&#126;2026-22512-12|&#126;2026-22512-12]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-22512-12|discussione]]) 14:57, 12 apr 2026 (CEST) 6p7e2m2crao71tpfnoixxf30nkiz4vs Calcoli scientifici con Julia/Analisi del proprio genoma 0 60000 491789 2026-04-12T14:26:52Z Lovepeacejoy404 40639 Nuova pagina: {{Calcoli scientifici con Julia}} La società californiana 23andMe fornisce a pagamento in tutto il mondo un dataset contenente i dati relativi al proprio genotipo, ottenuti analizzando un campione di saliva inviato dal cliente per posta. Questi dati possono essere utilizzati per scopi di ricerca, educativi ed informativi ma non per uso medico. Ciascuna riga del dataset corrisponde ad un singolo SNP contenente 4 colonne : * l'identificatore univoco rsid dell'SNP * il cromosom... 491789 wikitext text/x-wiki {{Calcoli scientifici con Julia}} La società californiana 23andMe fornisce a pagamento in tutto il mondo un dataset contenente i dati relativi al proprio genotipo, ottenuti analizzando un campione di saliva inviato dal cliente per posta. Questi dati possono essere utilizzati per scopi di ricerca, educativi ed informativi ma non per uso medico. Ciascuna riga del dataset corrisponde ad un singolo SNP contenente 4 colonne : * l'identificatore univoco rsid dell'SNP * il cromosoma contenente l'SNP * la posizione numerica all'interno del DNA nel cromosoma * il genotipo formato da 2 lettere tra le seguenti: adenina (A), citosina (C), guanina (G), e timina (T). Un signore ha reso pubblico il proprio dataset di SNP fornito da 23andME, assieme a quello di tutta la sua famiglia (figli e genitori) ed è possibile scaricarlo da qui : https://www.kaggle.com/zusmani/mygenome E' possibile scaricare il dataset GWAS di links a pubblicazioni scientifiche relative ad SNP contenenti l' allele di rischio collegato ad una certa malattia o predisposizione da qui : https://www.ebi.ac.uk/gwas/downloads . Ad esempio nell'SNP rs533123 l'allele di rischio potrebbe essere A per cui bisogna indagare se il proprio genotipo relativo a quell'SNP lo contiene. Quindi unendo i 2 datasets si potrà sapere se il proprio genotipo contiene quel particolare allele di rischio relativo ad uno specifico tratto o malattia, ma il dataset GWAS è da pulire per cui in questo studio si considera il seguente dataset pulito '''gwas_health_clean.csv''' relativo alle principali malattie e dipendenze con gli SNP che ci interessano: rsid,trait,category,risk_allele,odds_ratio,pvalue rs429358,Alzheimer,Neurologico,A,3.2,1e-50 rs7412,Alzheimer,Neurologico,T,0.6,1e-20 rs6733839,Alzheimer,Neurologico,T,1.2,1e-15 rs7903146,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.4,1e-30 rs12255372,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.3,1e-25 rs5219,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.2,1e-12 rs1333049,Malattia coronarica,Cardiovascolare,C,1.2,1e-40 rs10757278,Malattia coronarica,Cardiovascolare,G,1.2,1e-38 rs17465637,Malattia coronarica,Cardiovascolare,C,1.15,1e-20 rs6025,Trombofilia,Cardiovascolare,T,5.0,1e-200 rs1799963,Trombofilia,Cardiovascolare,A,2.5,1e-100 rs9939609,Obesità,Metabolico,A,1.3,1e-35 rs1421085,Obesità,Metabolico,C,1.25,1e-30 rs3751812,Obesità,Metabolico,T,1.2,1e-25 rs1801133,Omocisteina,Sangue,T,1.3,1e-12 rs1801131,Omocisteina,Sangue,C,1.2,1e-10 rs855791,Ferro (livelli),Sangue,T,1.3,1e-50 rs1799945,Ferritina,Sangue,G,1.2,1e-20 rs738409,Steatosi epatica,Fegato,G,1.5,1e-40 rs58542926,Steatosi epatica,Fegato,T,1.4,1e-35 rs671,Metabolismo alcol,Dipendenze,A,2.5,1e-60 rs1229984,Metabolismo alcol,Dipendenze,A,0.3,1e-50 rs1799971,Dipendenza oppioidi,Dipendenze,G,1.2,1e-10 rs4680,Dopamina (COMT),Neurotrasmettitori,A,1.2,1e-15 rs1800497,Dopamina (DRD2),Neurotrasmettitori,T,1.3,1e-20 rs6265,BDNF (plasticità cerebrale),Neurotrasmettitori,A,1.2,1e-25 rs6311,Serotonina (HTR2A),Psichiatrico,A,1.2,1e-12 rs7997012,Depressione,Psichiatrico,A,1.15,1e-10 rs1006737,Disturbo bipolare,Psichiatrico,A,1.2,1e-20 rs1344706,Schizofrenia,Psichiatrico,A,1.2,1e-30 rs165599,Schizofrenia,Psichiatrico,G,1.15,1e-15 rs762551,Caffeina metabolismo,Dipendenze,A,1.3,1e-25 rs2472297,Caffeina consumo,Dipendenze,T,1.2,1e-20 rs4988235,Intolleranza lattosio,Metabolico,G,0.2,1e-100 rs1815739,Fibre muscolari,Performance,C,1.3,1e-30 In ogni caso è possibile cercare nel sito https://www.snpedia.com/ gli SNP relativi ad una certa malattia o tratto e cercarli nel genoma del signore . Nel dataset gwas pulito si considera l''''odds_ratio''' relativo all'SNP che misura quanto cambia il rischio di una malattia se si ha una certa variante genetica. In pratica confronta chi ha lo SNP verso chi non lo ha. | OR | Significato | | ------ | ------------------ | | OR = 1 | nessun effetto | | OR > 1 | aumenta il rischio | | OR < 1 | effetto protettivo | Quindi per i seguenti odds ratio si ha per il rischio: * 1.0 → neutro * 1.2 → piccolo aumento * 2.0 → forte aumento * 0.7 → protettivo Tramite l'odds_ratio si misura il '''PRS (Polygenic Risk Score)''' che è una misura numerica che riassume l’effetto combinato di molti SNP sul rischio di una malattia. In pratica ogni SNP ha un effetto piccolo, tanti SNP un effetto combinato significativo. Il PRS è la somma degli effetti genetici ottenuta sommando i logaritmi degli odds_ratio dei vari SNP moltiplicati per il numero di volte (0,1,2) in cui è presente l'allele nel genotipo relativo alla malattia, per cui vale la seguente tabella : | PRS | Significato | | -------- | ---------------------- | | negativo | rischio sotto la media | | ~0 | rischio medio | | positivo | rischio sopra la media | ==Implementazione in Julia== Innanzitutto installiamo le librerie necessarie: <syntaxhighlight lang="Julia"> using Pkg Pkg.add([ "CSV", "DataFrames", "Statistics", "StatsBase"]) </syntaxhighlight> Carichiamo il dna del signore: <syntaxhighlight lang="Julia"> using CSV, DataFrames, Statistics, StatsBase function load_23andme(file) df = CSV.read(file, DataFrame) rename!(df, [:rsid, :chromosome, :position, :genotype]) return df end dna = load_23andme("genome_zeeshan_usmani.csv") </syntaxhighlight> Si uniscono i 2 datasets: quello relativo agli SNP del signore e il gwas pulito: <syntaxhighlight lang="Julia"> gwas = CSV.read("gwas_health_clean.csv", DataFrame) merged = innerjoin(dna, gwas, on=:rsid) </syntaxhighlight> Si calcola il PRS relativo a tutte le malattie e dipendenze considerate nel gwas e nel dna della persona: <syntaxhighlight lang="Julia"> # conta alleli function allele_count(genotype, allele) genotype == "--" && return 0 return count(c -> string(c) == allele, genotype) end # calcolo PRS function prs(df) sum( log(row.odds_ratio) * allele_count(row.genotype, row.risk_allele) for row in eachrow(df) ) end prs_scores = combine(groupby(merged, :trait)) do df (PRS = prs(df), SNP_count = nrow(df)) end println(prs_scores) </syntaxhighlight> 22×3 DataFrame Row │ trait PRS SNP_count │ String31 Float64 Int64 ─────┼─────────────────────────────────────────────────── 1 │ Omocisteina 0.0 2 2 │ Trombofilia 0.0 1 3 │ Malattia coronarica 0.644167 3 4 │ Intolleranza lattosio -1.60944 1 5 │ Schizofrenia 0.504405 2 6 │ Metabolismo alcol 0.0 2 7 │ Ferritina 0.0 1 8 │ Dipendenza oppioidi 0.182322 1 9 │ Diabete tipo 2 0.598837 3 10 │ BDNF (plasticità cerebrale) 0.0 1 11 │ Fibre muscolari 0.262364 1 12 │ Dopamina (DRD2) 0.0 1 13 │ Disturbo bipolare 0.364643 1 14 │ Depressione 0.0 1 15 │ Serotonina (HTR2A) 0.0 1 16 │ Caffeina consumo 0.0 1 17 │ Caffeina metabolismo 0.262364 1 18 │ Obesità 0.667829 3 19 │ Alzheimer 0.0 2 20 │ Dopamina (COMT) 0.182322 1 21 │ Ferro (livelli) 0.0 1 22 │ Steatosi epatica 0.0 1 Si calcola il PRS relativo a tutte le categorie di malattie e dipendenze considerate nel gwas e nel dna della persona: <syntaxhighlight lang="Julia"> combine(groupby(merged, :category)) do df (PRS = prs(df), SNP_count = nrow(df)) end </syntaxhighlight> 9×3 DataFrame Row category PRS SNP_count String31 Float64 Int64 1 Sangue 0.0 4 2 Cardiovascolare 0.644167 4 3 Metabolico -0.342772 7 4 Psichiatrico 0.869048 5 5 Dipendenze 0.444686 5 6 Neurotrasmettitori 0.182322 3 7 Performance 0.262364 1 8 Neurologico 0.0 2 9 Fegato 0.0 1 {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Calcoli scientifici con Julia|Analisi del proprio genoma]] m4fc3o44sya4z883l8uz6exqqh2jp0s 491790 491789 2026-04-12T14:28:18Z Lovepeacejoy404 40639 491790 wikitext text/x-wiki {{Calcoli scientifici con Julia}} La società californiana 23andMe fornisce a pagamento in tutto il mondo un dataset contenente i dati relativi al proprio genotipo, ottenuti analizzando un campione di saliva inviato dal cliente per posta. Questi dati possono essere utilizzati per scopi di ricerca, educativi ed informativi ma non per uso medico. Ciascuna riga del dataset corrisponde ad un singolo SNP contenente 4 colonne : * l'identificatore univoco rsid dell'SNP * il cromosoma contenente l'SNP * la posizione numerica all'interno del DNA nel cromosoma * il genotipo formato da 2 lettere tra le seguenti: adenina (A), citosina (C), guanina (G), e timina (T). Un signore ha reso pubblico il proprio dataset di SNP fornito da 23andME, assieme a quello di tutta la sua famiglia (figli e genitori) ed è possibile scaricarlo da qui : https://www.kaggle.com/zusmani/mygenome E' possibile scaricare il dataset GWAS di links a pubblicazioni scientifiche relative ad SNP contenenti l' allele di rischio collegato ad una certa malattia o predisposizione da qui : https://www.ebi.ac.uk/gwas/downloads . Ad esempio nell'SNP rs533123 l'allele di rischio potrebbe essere A per cui bisogna indagare se il proprio genotipo relativo a quell'SNP lo contiene. Quindi unendo i 2 datasets si potrà sapere se il proprio genotipo contiene quel particolare allele di rischio relativo ad uno specifico tratto o malattia, ma il dataset GWAS è da pulire per cui in questo studio si considera il seguente dataset pulito '''gwas_health_clean.csv''' relativo alle principali malattie e dipendenze con gli SNP che ci interessano: rsid,trait,category,risk_allele,odds_ratio,pvalue rs429358,Alzheimer,Neurologico,A,3.2,1e-50 rs7412,Alzheimer,Neurologico,T,0.6,1e-20 rs6733839,Alzheimer,Neurologico,T,1.2,1e-15 rs7903146,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.4,1e-30 rs12255372,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.3,1e-25 rs5219,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.2,1e-12 rs1333049,Malattia coronarica,Cardiovascolare,C,1.2,1e-40 rs10757278,Malattia coronarica,Cardiovascolare,G,1.2,1e-38 rs17465637,Malattia coronarica,Cardiovascolare,C,1.15,1e-20 rs6025,Trombofilia,Cardiovascolare,T,5.0,1e-200 rs1799963,Trombofilia,Cardiovascolare,A,2.5,1e-100 rs9939609,Obesità,Metabolico,A,1.3,1e-35 rs1421085,Obesità,Metabolico,C,1.25,1e-30 rs3751812,Obesità,Metabolico,T,1.2,1e-25 rs1801133,Omocisteina,Sangue,T,1.3,1e-12 rs1801131,Omocisteina,Sangue,C,1.2,1e-10 rs855791,Ferro (livelli),Sangue,T,1.3,1e-50 rs1799945,Ferritina,Sangue,G,1.2,1e-20 rs738409,Steatosi epatica,Fegato,G,1.5,1e-40 rs58542926,Steatosi epatica,Fegato,T,1.4,1e-35 rs671,Metabolismo alcol,Dipendenze,A,2.5,1e-60 rs1229984,Metabolismo alcol,Dipendenze,A,0.3,1e-50 rs1799971,Dipendenza oppioidi,Dipendenze,G,1.2,1e-10 rs4680,Dopamina (COMT),Neurotrasmettitori,A,1.2,1e-15 rs1800497,Dopamina (DRD2),Neurotrasmettitori,T,1.3,1e-20 rs6265,BDNF (plasticità cerebrale),Neurotrasmettitori,A,1.2,1e-25 rs6311,Serotonina (HTR2A),Psichiatrico,A,1.2,1e-12 rs7997012,Depressione,Psichiatrico,A,1.15,1e-10 rs1006737,Disturbo bipolare,Psichiatrico,A,1.2,1e-20 rs1344706,Schizofrenia,Psichiatrico,A,1.2,1e-30 rs165599,Schizofrenia,Psichiatrico,G,1.15,1e-15 rs762551,Caffeina metabolismo,Dipendenze,A,1.3,1e-25 rs2472297,Caffeina consumo,Dipendenze,T,1.2,1e-20 rs4988235,Intolleranza lattosio,Metabolico,G,0.2,1e-100 rs1815739,Fibre muscolari,Performance,C,1.3,1e-30 In ogni caso è possibile cercare nel sito https://www.snpedia.com/ gli SNP relativi ad una certa malattia o tratto e cercarli nel genoma del signore . Nel dataset gwas pulito si considera l''''odds_ratio''' relativo all'SNP che misura quanto cambia il rischio di una malattia se si ha una certa variante genetica. In pratica confronta chi ha lo SNP verso chi non lo ha. | OR | Significato | | ------ | ------------------ | | OR = 1 | nessun effetto | | OR > 1 | aumenta il rischio | | OR < 1 | effetto protettivo | Quindi per i seguenti odds ratio si ha per il rischio: * 1.0 → neutro * 1.2 → piccolo aumento * 2.0 → forte aumento * 0.7 → protettivo Tramite l'odds_ratio si misura il '''PRS (Polygenic Risk Score)''' che è una misura numerica che riassume l’effetto combinato di molti SNP sul rischio di una malattia. In pratica ogni SNP ha un effetto piccolo, tanti SNP un effetto combinato significativo. Il PRS è la somma degli effetti genetici ottenuta sommando i logaritmi degli odds_ratio dei vari SNP moltiplicati per il numero di volte (0,1,2) in cui è presente l'allele nel genotipo relativo alla malattia, per cui vale la seguente tabella : | PRS | Significato | | -------- | ---------------------- | | negativo | rischio sotto la media | | ~0 | rischio medio | | positivo | rischio sopra la media | ==Implementazione in Julia== Innanzitutto installiamo le librerie necessarie: <syntaxhighlight lang="Julia"> using Pkg Pkg.add([ "CSV", "DataFrames", "Statistics", "StatsBase"]) </syntaxhighlight> Carichiamo il dna del signore: <syntaxhighlight lang="Julia"> using CSV, DataFrames, Statistics, StatsBase function load_23andme(file) df = CSV.read(file, DataFrame) rename!(df, [:rsid, :chromosome, :position, :genotype]) return df end dna = load_23andme("genome_zeeshan_usmani.csv") </syntaxhighlight> Si uniscono i 2 datasets: quello relativo agli SNP del signore e il gwas pulito: <syntaxhighlight lang="Julia"> gwas = CSV.read("gwas_health_clean.csv", DataFrame) merged = innerjoin(dna, gwas, on=:rsid) </syntaxhighlight> Si calcola il PRS relativo a tutte le malattie e dipendenze considerate nel gwas e nel dna della persona: <syntaxhighlight lang="Julia"> # conta alleli function allele_count(genotype, allele) genotype == "--" && return 0 return count(c -> string(c) == allele, genotype) end # calcolo PRS function prs(df) sum( log(row.odds_ratio) * allele_count(row.genotype, row.risk_allele) for row in eachrow(df) ) end prs_scores = combine(groupby(merged, :trait)) do df (PRS = prs(df), SNP_count = nrow(df)) end println(prs_scores) </syntaxhighlight> 22×3 DataFrame Row │ trait PRS SNP_count │ String31 Float64 Int64 ─────┼─────────────────────────────────────────────────── 1 │ Omocisteina 0.0 2 2 │ Trombofilia 0.0 1 3 │ Malattia coronarica 0.644167 3 4 │ Intolleranza lattosio -1.60944 1 5 │ Schizofrenia 0.504405 2 6 │ Metabolismo alcol 0.0 2 7 │ Ferritina 0.0 1 8 │ Dipendenza oppioidi 0.182322 1 9 │ Diabete tipo 2 0.598837 3 10 │ BDNF (plasticità cerebrale) 0.0 1 11 │ Fibre muscolari 0.262364 1 12 │ Dopamina (DRD2) 0.0 1 13 │ Disturbo bipolare 0.364643 1 14 │ Depressione 0.0 1 15 │ Serotonina (HTR2A) 0.0 1 16 │ Caffeina consumo 0.0 1 17 │ Caffeina metabolismo 0.262364 1 18 │ Obesità 0.667829 3 19 │ Alzheimer 0.0 2 20 │ Dopamina (COMT) 0.182322 1 21 │ Ferro (livelli) 0.0 1 22 │ Steatosi epatica 0.0 1 Si calcola il PRS relativo a tutte le categorie di malattie e dipendenze considerate nel gwas e nel dna della persona: <syntaxhighlight lang="Julia"> combine(groupby(merged, :category)) do df (PRS = prs(df), SNP_count = nrow(df)) end </syntaxhighlight> 9×3 DataFrame Row category PRS SNP_count String31 Float64 Int64 1 Sangue 0.0 4 2 Cardiovascolare 0.644167 4 3 Metabolico -0.342772 7 4 Psichiatrico 0.869048 5 5 Dipendenze 0.444686 5 6 Neurotrasmettitori 0.182322 3 7 Performance 0.262364 1 8 Neurologico 0.0 2 9 Fegato 0.0 1 {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Calcoli scientifici con Julia|Analisi del proprio genoma]] qk5x9k0p3rv8eij1tlwk06pkxfhco9h 491791 491790 2026-04-12T14:30:43Z Lovepeacejoy404 40639 491791 wikitext text/x-wiki {{Calcoli scientifici con Julia}} La società californiana [[w:23andMe|23andMe]] fornisce a pagamento in tutto il mondo un dataset contenente i dati relativi al proprio [[w:Genotipo|genotipo]], ottenuti analizzando un campione di saliva inviato dal cliente per posta. Questi dati possono essere utilizzati per scopi di ricerca, educativi ed informativi ma non per uso medico. Ciascuna riga del dataset corrisponde ad un singolo [[w:Polimorfismo a singolo nucleotide|SNP]] contenente 4 colonne : * l'identificatore univoco rsid dell'SNP * il [[w:Cromosoma|cromosoma]] contenente l'SNP * la posizione numerica all'interno del DNA nel cromosoma * il genotipo formato da 2 lettere tra le seguenti: adenina (A), citosina (C), guanina (G), e timina (T). Un signore ha reso pubblico il proprio dataset di SNP fornito da 23andME, assieme a quello di tutta la sua famiglia (figli e genitori) ed è possibile scaricarlo da qui : https://www.kaggle.com/zusmani/mygenome E' possibile scaricare il dataset GWAS di links a pubblicazioni scientifiche relative ad SNP contenenti l' [[w:Allele|allele]] di rischio collegato ad una certa malattia o predisposizione da qui : https://www.ebi.ac.uk/gwas/downloads . Ad esempio nell'SNP rs533123 l'allele di rischio potrebbe essere A per cui bisogna indagare se il proprio genotipo relativo a quell'SNP lo contiene. Quindi unendo i 2 datasets si potrà sapere se il proprio genotipo contiene quel particolare allele di rischio relativo ad uno specifico tratto o malattia, ma il dataset GWAS è da pulire per cui in questo studio si considera il seguente dataset pulito '''gwas_health_clean.csv''' relativo alle principali malattie e dipendenze con gli SNP che ci interessano: rsid,trait,category,risk_allele,odds_ratio,pvalue rs429358,Alzheimer,Neurologico,A,3.2,1e-50 rs7412,Alzheimer,Neurologico,T,0.6,1e-20 rs6733839,Alzheimer,Neurologico,T,1.2,1e-15 rs7903146,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.4,1e-30 rs12255372,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.3,1e-25 rs5219,Diabete tipo 2,Metabolico,T,1.2,1e-12 rs1333049,Malattia coronarica,Cardiovascolare,C,1.2,1e-40 rs10757278,Malattia coronarica,Cardiovascolare,G,1.2,1e-38 rs17465637,Malattia coronarica,Cardiovascolare,C,1.15,1e-20 rs6025,Trombofilia,Cardiovascolare,T,5.0,1e-200 rs1799963,Trombofilia,Cardiovascolare,A,2.5,1e-100 rs9939609,Obesità,Metabolico,A,1.3,1e-35 rs1421085,Obesità,Metabolico,C,1.25,1e-30 rs3751812,Obesità,Metabolico,T,1.2,1e-25 rs1801133,Omocisteina,Sangue,T,1.3,1e-12 rs1801131,Omocisteina,Sangue,C,1.2,1e-10 rs855791,Ferro (livelli),Sangue,T,1.3,1e-50 rs1799945,Ferritina,Sangue,G,1.2,1e-20 rs738409,Steatosi epatica,Fegato,G,1.5,1e-40 rs58542926,Steatosi epatica,Fegato,T,1.4,1e-35 rs671,Metabolismo alcol,Dipendenze,A,2.5,1e-60 rs1229984,Metabolismo alcol,Dipendenze,A,0.3,1e-50 rs1799971,Dipendenza oppioidi,Dipendenze,G,1.2,1e-10 rs4680,Dopamina (COMT),Neurotrasmettitori,A,1.2,1e-15 rs1800497,Dopamina (DRD2),Neurotrasmettitori,T,1.3,1e-20 rs6265,BDNF (plasticità cerebrale),Neurotrasmettitori,A,1.2,1e-25 rs6311,Serotonina (HTR2A),Psichiatrico,A,1.2,1e-12 rs7997012,Depressione,Psichiatrico,A,1.15,1e-10 rs1006737,Disturbo bipolare,Psichiatrico,A,1.2,1e-20 rs1344706,Schizofrenia,Psichiatrico,A,1.2,1e-30 rs165599,Schizofrenia,Psichiatrico,G,1.15,1e-15 rs762551,Caffeina metabolismo,Dipendenze,A,1.3,1e-25 rs2472297,Caffeina consumo,Dipendenze,T,1.2,1e-20 rs4988235,Intolleranza lattosio,Metabolico,G,0.2,1e-100 rs1815739,Fibre muscolari,Performance,C,1.3,1e-30 In ogni caso è possibile cercare nel sito https://www.snpedia.com/ gli SNP relativi ad una certa malattia o tratto e cercarli nel genoma del signore . Nel dataset gwas pulito si considera l''''odds_ratio''' relativo all'SNP che misura quanto cambia il rischio di una malattia se si ha una certa variante genetica. In pratica confronta chi ha lo SNP verso chi non lo ha. | OR | Significato | | ------ | ------------------ | | OR = 1 | nessun effetto | | OR > 1 | aumenta il rischio | | OR < 1 | effetto protettivo | Quindi per i seguenti odds ratio si ha per il rischio: * 1.0 → neutro * 1.2 → piccolo aumento * 2.0 → forte aumento * 0.7 → protettivo Tramite l'odds_ratio si misura il '''PRS (Polygenic Risk Score)''' che è una misura numerica che riassume l’effetto combinato di molti SNP sul rischio di una malattia. In pratica ogni SNP ha un effetto piccolo, tanti SNP un effetto combinato significativo. Il PRS è la somma degli effetti genetici ottenuta sommando i logaritmi degli odds_ratio dei vari SNP moltiplicati per il numero di volte (0,1,2) in cui è presente l'allele nel genotipo relativo alla malattia, per cui vale la seguente tabella : | PRS | Significato | | -------- | ---------------------- | | negativo | rischio sotto la media | | ~0 | rischio medio | | positivo | rischio sopra la media | ==Implementazione in Julia== Innanzitutto installiamo le librerie necessarie: <syntaxhighlight lang="Julia"> using Pkg Pkg.add([ "CSV", "DataFrames", "Statistics", "StatsBase"]) </syntaxhighlight> Carichiamo il dna del signore: <syntaxhighlight lang="Julia"> using CSV, DataFrames, Statistics, StatsBase function load_23andme(file) df = CSV.read(file, DataFrame) rename!(df, [:rsid, :chromosome, :position, :genotype]) return df end dna = load_23andme("genome_zeeshan_usmani.csv") </syntaxhighlight> Si uniscono i 2 datasets: quello relativo agli SNP del signore e il gwas pulito: <syntaxhighlight lang="Julia"> gwas = CSV.read("gwas_health_clean.csv", DataFrame) merged = innerjoin(dna, gwas, on=:rsid) </syntaxhighlight> Si calcola il PRS relativo a tutte le malattie e dipendenze considerate nel gwas e nel dna della persona: <syntaxhighlight lang="Julia"> # conta alleli function allele_count(genotype, allele) genotype == "--" && return 0 return count(c -> string(c) == allele, genotype) end # calcolo PRS function prs(df) sum( log(row.odds_ratio) * allele_count(row.genotype, row.risk_allele) for row in eachrow(df) ) end prs_scores = combine(groupby(merged, :trait)) do df (PRS = prs(df), SNP_count = nrow(df)) end println(prs_scores) </syntaxhighlight> 22×3 DataFrame Row │ trait PRS SNP_count │ String31 Float64 Int64 ─────┼─────────────────────────────────────────────────── 1 │ Omocisteina 0.0 2 2 │ Trombofilia 0.0 1 3 │ Malattia coronarica 0.644167 3 4 │ Intolleranza lattosio -1.60944 1 5 │ Schizofrenia 0.504405 2 6 │ Metabolismo alcol 0.0 2 7 │ Ferritina 0.0 1 8 │ Dipendenza oppioidi 0.182322 1 9 │ Diabete tipo 2 0.598837 3 10 │ BDNF (plasticità cerebrale) 0.0 1 11 │ Fibre muscolari 0.262364 1 12 │ Dopamina (DRD2) 0.0 1 13 │ Disturbo bipolare 0.364643 1 14 │ Depressione 0.0 1 15 │ Serotonina (HTR2A) 0.0 1 16 │ Caffeina consumo 0.0 1 17 │ Caffeina metabolismo 0.262364 1 18 │ Obesità 0.667829 3 19 │ Alzheimer 0.0 2 20 │ Dopamina (COMT) 0.182322 1 21 │ Ferro (livelli) 0.0 1 22 │ Steatosi epatica 0.0 1 Si calcola il PRS relativo a tutte le categorie di malattie e dipendenze considerate nel gwas e nel dna della persona: <syntaxhighlight lang="Julia"> combine(groupby(merged, :category)) do df (PRS = prs(df), SNP_count = nrow(df)) end </syntaxhighlight> 9×3 DataFrame Row category PRS SNP_count String31 Float64 Int64 1 Sangue 0.0 4 2 Cardiovascolare 0.644167 4 3 Metabolico -0.342772 7 4 Psichiatrico 0.869048 5 5 Dipendenze 0.444686 5 6 Neurotrasmettitori 0.182322 3 7 Performance 0.262364 1 8 Neurologico 0.0 2 9 Fegato 0.0 1 {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Calcoli scientifici con Julia|Analisi del proprio genoma]] 96sc7g7c1ayuyvdny4ah91o1vq3fl62 Discussioni utente:Pasqualedifebbo 3 60001 491792 2026-04-12T14:31:50Z Hippias 18281 avviso 491792 wikitext text/x-wiki == Inserimenti promozionali == {{spam|L'Arte dell'Intrattenimento Nuziale/Riferimenti e Bibliografia}} Per favore, non inserire contenuti promozionali, curriculum vitae o link al sito della tua attività, perché verranno cancellati e rischi anche il ban. Grazie, --[[Utente:Hippias|<span style="font-family:Georgia, serif">Hippias</span>]] <sup>([[Discussioni utente:Hippias|msg]])</sup> 16:31, 12 apr 2026 (CEST) 72nylvc0rs0asor5dalizwgaebneiwq Elettrodinamica classica/Sistema con gradi di libertà infiniti 0 60002 491793 2026-04-12T16:33:49Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491793 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Vogliamo ora estendere il tutto a sistemi con infiniti gradi di libertà, come i campi. Supponiamo dunque di avere dei campi di qualunque tipo <math>\varphi_r(t,\vec{x})</math> (con <math>r</math> indice discreto del campo); assumiamo ad esempio che <math>\varphi_r</math> viva su una retta, e consideriamo dei punti <math>x_i</math> su questa retta a distanza fissa <math>a</math> fra di loro, e forniamo i valori <math>\varphi(t, x_i)</math> del campo in corrispondenza degli <math>x_i</math>. Si considera poi il limite <math>a \to 0</math>: In generale un campo, dunque, può essere considerato come una collezione di funzioni <math>\varphi_{\vec{x}}(t)</math>, una per ogni <math>\vec{x}</math>; la dipendenza di <math>\varphi</math> da <math>\vec{x}</math> può essere dunque pensata come un indice (stavolta continuo, non più discreto). La lagrangiana di un sistema del genere, dunque, sarà del tipo: <math>L = \int_{\mathbb{R}^3} \mathcal{L}(\varphi(t,\vec{x}), \partial_\mu\varphi(t,\vec{x}))\,d^3\vec{x}</math> ove <math>\mathcal{L}</math> è detta '''densità di lagrangiana''', e la derivata del campo è <math>\partial_\mu</math> e non solo <math>\partial_0</math> perché altrimenti non sarebbe invariante. La relativa azione sarà dunque: <math>I = \int_{t_1}^{t_2} L\,dt = \int \mathcal{L}(\varphi(x), \partial_\mu\varphi(x), x)\,d^4x</math> In linea di principio, <math>I</math> potrebbe dipendere esplicitamente da <math>x</math>, ma nei casi che considereremo ciò non avverrà. L'integrale in <math>d^4x</math> che definisce <math>I</math> è esteso alla regione di spaziotempo compresa fra gli istanti <math>t_1</math> e <math>t_2</math>: la possiamo pensare come un cilindro le cui basi <math>\Gamma_1</math> e <math>\Gamma_2</math> sono lo spazio tridimensionale agli istanti <math>t = t_1</math> e <math>t = t_2</math>, e il "bordo laterale" di questo cilindro è la sfera all'infinito, che indicheremo con <math>\Sigma_\infty</math>. Infine, le condizioni al contorno per i campi sono le solite: si assume che <math>\lim_{|\vec{x}|\to\infty} \varphi(t,\vec{x}) = 0</math> abbastanza velocemente. Anche in questo caso le equazioni del moto discenderanno da: <math>\delta I[\varphi, \partial_\mu\varphi] = 0</math> Le variazioni <math>\delta\varphi</math> dei campi sono funzioni che, come i campi, si annullano all'infinito abbastanza velocemente, ma si devono annullare anche agli istanti <math>t_1</math> e <math>t_2</math>; perciò, si dovrà avere <math>\delta\varphi(t_1,\vec{x}) = \delta\varphi(t_2,\vec{x}) = 0\ \forall\vec{x}</math>. La variazione di <math>I</math> è definita esattamente come prima: <math>\delta I = \frac{d}{d\alpha}I[\varphi + \alpha\delta\varphi]|_{\alpha=0}</math> Vediamo dunque che forma assumono le equazioni del moto dei campi: <math>\begin{align} \delta I &= \int\!\left[\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\varphi(x)}\delta\varphi(x) + \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi(x)}\delta\partial_\mu\varphi(x)\right]d^4x \\ &= \int\!\left[\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\varphi}\delta\varphi - \frac{\partial_\mu\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi}\delta\varphi + \partial_\mu\!\left(\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi}\delta\varphi\right)\right]d^4x \\ &= \int\!\left[\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\varphi} - \frac{\partial_\mu\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi}\right]\delta\varphi\,d^4x + \underbrace{\int\partial_\mu\!\left(\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi}\delta\varphi\right)d^4x}_{:=A} \end{align}</math> E poiché: <math>A = \int\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_0\varphi}\delta\varphi\bigg|_{\Gamma_1}^{\Gamma_2}d^3\vec{x} + \int_{t_1}^{t_2}\int_{\Sigma_\infty}d\Sigma^i\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_i\varphi}\delta\varphi\,dt = 0</math> (il primo contributo si annulla perché le variazioni di <math>\varphi</math> si annullano su <math>\Gamma_1</math> e <math>\Gamma_2</math>, mentre il secondo perché le variazioni di <math>\varphi</math> si annullano all'infinito) allora si avrà: <math>\delta I = \int\!\left[\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\varphi} - \frac{\partial_\mu\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi}\right]\delta\varphi\,d^4x = 0\ \forall\delta\varphi \implies \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\varphi(x)} - \frac{\partial_\mu\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi(x)} = 0</math> che sono proprio le equazioni di Eulero-Lagrange per i campi. Affinché la nostra teoria abbia senso, bisogna che le equazioni del moto siano covarianti. Ciò avviene se <math>I</math> è invariante di Lorentz; a sua volta, ciò accade se e solo se la densità di lagrangiana <math>\mathcal{L}</math> è uno scalare di Lorentz: <math>I = \int_{\Gamma_1}^{\Gamma_2}\mathcal{L}(\varphi(x),\partial_\mu\varphi(x))\,d^4x</math> <math>I' = \int_{\Gamma'_1}^{\Gamma'_2}\mathcal{L}(\varphi'(x'),\partial'_\mu\varphi'(x'))\,d^4x' = \int_{\Gamma'_1}^{\Gamma'_2}\mathcal{L}(\varphi'(x'),\partial'_\mu\varphi'(x'))\,d^4x</math> e affinché <math>I = I'</math> è necessario che: <math>\mathcal{L}(\varphi'(x'),\partial'_\mu\varphi'(x')) = \mathcal{L}(\varphi(x),\partial_\mu\varphi(x))</math> (ricordiamoci che i campi non sono necessariamente scalari, possono essere di qualunque tipo). La densità di lagrangiana, poi, dev'essere locale. Ciò significa che dev'essere una funzione dei campi e delle loro derivate calcolati tutti nello stesso punto: l'evoluzione di un campo nel punto <math>x</math> infatti può essere influenzata solo dai valori del campo e delle sue derivate prime in <math>x</math>. Ad esempio, la densità di lagrangiana: <math>\mathcal{L} = \int\varphi(x)\varphi(y)(x-y)^2\,d^4y</math> non è locale perché <math>\varphi</math> dipende sia da <math>x</math> che da <math>y</math>, anche se è invariante di Lorentz. La densità di lagrangiana, inoltre, non è unica: esistono più densità di lagrangiana che generano le stesse equazioni del moto, ad esempio moltiplicando i campi per una costante o aggiungendoci una derivata totale. Supponiamo ora che: <math>\mathcal{L}' = \mathcal{L} + \partial_\mu X^\mu(\varphi)</math> con <math>X</math> funzione generica. Allora: <math>I' = \int\mathcal{L}'\,d^4x = I + \int\partial_\mu X^\mu(\varphi)\,d^4x = = I + \int X^0(\varphi(x))\,d^3\vec{x}\bigg|_{\Gamma_1}^{\Gamma_2} + \int_{t_1}^{t_2}\int_{\Sigma_\infty} X^i\,d\Sigma_i(\varphi)\,dt</math> Ora, il secondo integrale è nullo perché, poiché i campi si annullano all'infinito, anche una qualunque loro funzione lo fa. Il primo integrale, invece, è un funzionale dipendente dai valori di <math>\varphi</math> su <math>\Gamma_1</math> e <math>\Gamma_2</math>: la variazione di questo termine è dunque nulla, perché nell'eseguirla si valutano variazioni dei campi sulle due ipersuperfici, dove si annullano. Pertanto: <math>\delta I' = \delta I</math> {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Sistema con gradi di libertà infiniti]] cvi359ohq14dfmgb2hnu6kpbwwterm7 Elettrodinamica classica/Azione di una particella libera 0 60003 491794 2026-04-12T16:43:08Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491794 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Vogliamo ora scrivere esplicitamente la lagrangiana dell'elettrodinamica. Poiché campi e particelle interagiscono, scriveremo prima separatamente le lagrangiane di particelle e campi liberi per poi aggiungere il termine d'interazione. In questo caso le variabili dinamiche sono le <math>x^\mu(\lambda)</math>, e quindi abbiamo un sistema con gradi di libertà finiti. Vogliamo dunque scrivere un'azione, cioè un funzionale di <math>x^\mu(\lambda)</math>, la cui variazione produca le equazioni "banali" della particella libera, cioè: <math>\frac{dp^\mu}{ds} = 0</math> Questo funzionale dovrà essere invariante di Lorentz, ma anche di Poincaré (cioè invariante per traslazioni spazio-temporali); nella lagrangiana non potrà dunque comparire esplicitamente <math>x^\mu</math>, ma solo le sue derivate. Inoltre, dovrà essere quadratica in <math>dx^\mu/d\lambda</math>, perché le equazioni del moto devono essere lineari. L'unico invariante di Lorentz che possiamo costruire con le derivate di <math>x^\mu</math> è il tempo proprio: <math>ds = \sqrt{\frac{dx^\mu}{d\lambda}\frac{dx_\mu}{d\lambda}}\,d\lambda</math> Si dovrà quindi avere: <math>I = \int f(s)\,ds</math> Che forma ha dunque <math>f(s)</math>? La si determina imponendo che nel limite non relativistico <math>I</math> si riconduca all'azione classica di una particella libera, cioè: <math>I_{\mathrm{class}} = \int\!\left(\frac{1}{2}mv^2\right)dt + \mathrm{cost.}</math> Dunque: <math>ds = \sqrt{1-v^2}\,dt \xrightarrow{v\ll 1} \left(1 - \frac{1}{2}v^2\right)dt</math> Dunque, per confronto si ha <math>f(s) = -m</math> (il termine che moltiplica <math>1</math> è costante, dunque lo si trascura perché la sua variazione è nulla). Pertanto: <math>I = -m\int ds</math> Poiché però <math>I</math> è funzionale di <math>x^\mu(\lambda)</math>, rendiamone esplicita la dipendenza: <math>I[x^\mu(\lambda)] = -m\int_{\lambda_1}^{\lambda_2}\sqrt{\frac{dx^\mu}{d\lambda}\frac{dx_\mu}{d\lambda}}\,d\lambda</math> A questo punto, supponendo ovviamente <math>\delta x^\mu(\lambda_1) = \delta x^\mu(\lambda_2) = 0</math>, facciamo la variazione di quest'azione: <math>\delta I[x^\mu(\lambda)] = -m\int_{\lambda_1}^{\lambda_2}\frac{1}{2\sqrt{\frac{dx^\mu}{d\lambda}\frac{dx_\mu}{d\lambda}}}2\frac{dx^\mu}{d\lambda}\delta\frac{dx_\mu}{d\lambda}\,d\lambda = -m\int_{\lambda_1}^{\lambda_2}\frac{\frac{dx^\mu}{d\lambda}}{\sqrt{\frac{dx^\mu}{d\lambda}\frac{dx_\mu}{d\lambda}}}\frac{d}{d\lambda}\delta x_\mu\,d\lambda</math> Sfruttiamo ora l'invarianza per riparametrizzazione, usando <math>s</math> come parametro: <math>\begin{align} \delta I[x^\mu(s)] &= -m\int_{s_1}^{s_2}\frac{dx^\mu}{ds}\frac{d}{ds}\delta x_\mu\,ds \\ &= m\int_{s_1}^{s_2}\frac{d}{ds}\!\left(\frac{dx^\mu}{ds}\right)\delta x_\mu\,ds - m\underbrace{\int_{s_1}^{s_2}\frac{d}{ds}\!\left(\frac{dx^\mu}{ds}\delta x_\mu\right)ds}_{=0} \\ &= m\int_{s_1}^{s_2}\frac{d}{ds}\!\left(\frac{dx^\mu}{ds}\right)\delta x_\mu\,ds = 0 \quad\forall\delta x^\mu \end{align}</math> <math>\implies m\frac{d^2x^\mu}{ds^2} = \frac{dp^\mu}{ds} = 0</math> Pertanto, l'azione di una particella libera è effettivamente: <math>I[x^\mu(\lambda)] = -m\int_{\lambda_1}^{\lambda_2}\sqrt{\frac{dx^\mu}{d\lambda}\frac{dx_\mu}{d\lambda}}\,d\lambda</math> {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Azione di una particella libera]] 01hzxokcv3mqh573hk2kmc6wcosfh2s Elettrodinamica classica/Azione del campo elettromagnetico libero 0 60004 491795 2026-04-12T16:47:25Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491795 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Le nostre variabili dinamiche sono ora i campi. Potremmo ipotizzare che queste variabili siano direttamente le componenti del tensore <math>F^{\mu\nu}(x)</math>, e quindi potremmo provare a scrivere un'azione come funzionale di <math>F^{\mu\nu}(x)</math>. Ciò però non è possibile, perché le equazioni di Maxwell sono otto (quattro date da <math>\varepsilon^{\mu\nu\rho\sigma}\partial_\nu F_{\rho\sigma} = 0</math> e quattro da <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = 0</math>), mentre <math>F^{\mu\nu}</math> ha solo sei componenti indipendenti: effettuando la variazione di un funzionale di <math>F^{\mu\nu}</math> otterremmo quindi solo sei equazioni. Per utilizzare il formalismo lagrangiano in elettrodinamica è necessario pensare ai potenziali <math>A^\mu(x)</math> come variabili dinamiche: si tratta infatti di quattro variabili, e in termini di esse <math>\varepsilon^{\mu\nu\rho\sigma}\partial_\nu F_{\rho\sigma} = 0</math> è un'identità, e dunque le uniche equazioni che restano da imporre sono <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = 0</math>, che sono proprio quattro. Dobbiamo pensare all'azione di un campo elettromagnetico libero come un funzionale di <math>A^\mu(x)</math>, ossia: <math>I[A^\mu(x)] = \int\mathcal{L}(A^\mu(x),\partial_\nu A^\mu(x))\,d^4x</math> Dobbiamo quindi lavorare con entità che non sono direttamente quantità fisiche, per via dell'invarianza di gauge. Come possiamo dunque scrivere <math>I</math> di modo che sia invariante di gauge? Sicuramente non potrà comparire direttamente <math>A^\mu</math>; l'unico oggetto costruito con esso che è gauge-invariante è <math>F^{\mu\nu}</math>. Pertanto <math>\mathcal{L}</math> potrà dipendere solo dalle derivate prime di <math>A^\mu</math>, e nella forma di <math>F^{\mu\nu}</math>: <math>\mathcal{L} = \mathcal{L}(F^{\mu\nu}(x))</math> Inoltre, siccome le equazioni dei campi sono lineari in <math>F^{\mu\nu}</math>, la lagrangiana che cerchiamo dovrà essere quadratica in <math>F^{\mu\nu}</math>. Gli unici invarianti quadratici che si possono costruire con <math>F^{\mu\nu}</math> sono <math>F_{\mu\nu}F^{\mu\nu}</math> e <math>\varepsilon^{\mu\nu\rho\sigma}F_{\mu\nu}F_{\rho\sigma}</math>. Dunque: <math>\mathcal{L} = \alpha F_{\mu\nu}F^{\mu\nu} + \beta\varepsilon^{\mu\nu\rho\sigma}F_{\mu\nu}F_{\rho\sigma}</math> In realtà però dev'essere <math>\beta = 0</math>, perché l'elettrodinamica è invariante sotto parità, mentre <math>\varepsilon^{\mu\nu\rho\sigma}</math> è pseudoscalare sotto parità. Se anche fosse <math>\beta \neq 0</math>, il secondo contributo non avrebbe effetti sulle equazioni del moto: è infatti possibile dimostrare che esiste un quadrivettore <math>X^\mu</math> tale che <math>\varepsilon^{\mu\nu\rho\sigma}F_{\mu\nu}F_{\rho\sigma} = \partial_\mu X^\mu</math>. Anche la costante <math>\alpha</math> non ha effetti sulle equazioni del moto, perché infatti moltiplicare la lagrangiana per una costante non ne altera le equazioni di Eulero-Lagrange; convenzionalmente (vedremo fra poco perché), si pone <math>\alpha = -1/4</math>. Quindi: <math>\mathcal{L} = -\frac{1}{4}F^{\mu\nu}F_{\mu\nu}</math> e le sue equazioni di Eulero-Lagrange sono: <math>\partial_\mu\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu A_\nu} = 0</math> (infatti il termine contenente <math>\partial A_\nu</math> è nullo perché <math>\mathcal{L}</math> non dipende da <math>A_\nu</math> ma dalle sue derivate). Calcoliamo dunque la variazione dell'azione: <math>\begin{align} \delta I_A[A^\mu] &= \delta\!\left(-\frac{1}{4}\int F^{\mu\nu}F_{\mu\nu}\,d^4x\right) = -\frac{1}{2}\int F^{\mu\nu}\delta F_{\mu\nu}\,d^4x \\ &= -\frac{1}{2}\int F^{\mu\nu}(\partial_\mu\delta A_\nu - \partial_\nu\delta A_\mu)\,d^4x = -\int F^{\mu\nu}\partial_\mu\delta A_\nu\,d^4x \\ &= \int\partial_\mu F^{\mu\nu}\delta A_\nu\,d^4x \end{align}</math> (i termini di bordo si annullano perché <math>A_\nu</math> si annulla all'infinito). Dunque: <math>\delta I_A = 0\ \forall\delta A_\nu \iff \partial_\mu F^{\mu\nu} = 0</math> {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Azione del campo elettromagnetico libero]] 6v7hjw4asqoi11oundqiwuga5irkxvq Elettrodinamica classica/Azione d'interazione campo-particella 0 60005 491796 2026-04-12T16:49:31Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491796 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Vogliamo ora riprodurre i termini d'interazione campo-particella, ossia vogliamo riprodurre le equazioni di Maxwell nella forma <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = j^\nu</math>. Supponiamo che <math>j^\nu</math> sia una sorgente esterna, cioè non dipendente dai campi, tale che <math>\partial_\nu j^\nu = 0</math>. Dobbiamo dunque aggiungere alla lagrangiana dei campi liberi il termine <math>j^\nu A_\nu</math>: <math>\mathcal{L} = -\frac{1}{4}F^{\mu\nu}F_{\mu\nu} - j_\nu A^\nu</math> Infatti: <math>\begin{align}\delta I = -\frac{1}{4}\delta\int F^{\mu\nu}F_{\mu\nu}\,d^4x - \delta\int j^\nu A_\nu\,d^4x = \\ = \int\partial_\mu F^{\mu\nu}\delta A_\nu\,d^4x - \int j^\nu\delta A_\nu\,d^4x\end{align}</math> ove l'ultimo passaggio è dovuto al fatto che <math>j^\nu</math> non dipende dai campi, e quindi la variazione agisce solo su <math>A_\nu</math>. Pertanto: <math>\delta I = 0\ \forall\delta A_\nu \iff \partial_\mu F^{\mu\nu} - j^\nu = 0 \implies \partial_\mu F^{\mu\nu} = j^\nu</math> Si potrebbe obiettare che si è aggiunto a <math>\mathcal{L}</math> un termine contenente direttamente <math>A_\nu</math>. In realtà ciò non ha effetti sulle equazioni del moto; se infatti effettuiamo la trasformazione di gauge <math>A_\nu \longrightarrow A_\nu + \partial_\nu\Lambda</math> si ha: <math>\mathcal{L} \longrightarrow \mathcal{L}' = \mathcal{L} - j^\nu\partial_\nu\Lambda = \mathcal{L} - \partial_\nu(j^\nu\Lambda)</math> e dunque poiché <math>\mathcal{L}</math> è invariante di gauge a meno di quadridivergenze, l'azione è invariante di gauge. {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Azione d&#39;interazione campo-particella]] s34ly2zke11e62hk103bwappnnyvkvk Elettrodinamica classica/Azione totale dell'elettrodinamica 0 60006 491797 2026-04-12T16:50:58Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491797 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Vogliamo dunque scrivere esplicitamente la lagrangiana dell'elettrodinamica, ossia quella contenente i termini relativi sia ai campi che alle particelle. Chiamiamo innanzitutto <math>L_A = -\frac{1}{4}F^{\mu\nu}F_{\mu\nu}</math> e <math>L_I = -j_\nu A^\nu</math>. Poiché stavolta <math>j^\nu</math> dipende dalle traiettorie delle particelle: <math>j^\mu(x) = e\int\frac{dx^\mu}{d\lambda}\delta^{(4)}(x-x(\lambda))\,d\lambda \implies</math> <math>\implies I_I = \int L_I\,d^4x = -e\int\!\int\frac{dx^\mu}{d\lambda}A_\mu(x)\delta^{(4)}(x-x(\lambda))\,d^4x\,d\lambda =</math> <math>= -e\int\frac{dx^\mu}{d\lambda}A_\mu(x(\lambda))\,d\lambda \left(= -e\int_\gamma A_\mu\,dx^\mu\right)</math> Questa scrittura ha anche un significato geometrico semplice: è l'integrale di linea di <math>A_\mu</math> lungo la linea d'universo della particella. Dunque, l'azione totale dell'elettrodinamica sarà: <math>I_{\mathrm{TOT}}[A^\mu(x), x^\mu(\lambda)] = I_A[A^\mu(x)] + I_P[x^\mu(\lambda)] + I_I[A^\mu(x), x^\mu(\lambda)]</math> ove <math>I_P</math> è l'azione della particella libera. Le equazioni del moto discenderanno dalla condizione che la variazione di <math>I_{\mathrm{TOT}}</math> sia rispetto ad <math>A^\mu</math> che a <math>x^\mu</math> sia nulla. Dunque: <math>\delta_{A^\mu}I_{\mathrm{TOT}} = 0 \implies \partial_\mu F^{\mu\nu} = j^\nu</math> (e lo avevamo già visto). Inoltre: <math>\begin{align} \delta_{x^\mu}I_{\mathrm{TOT}} &= \delta_{x^\mu}I_P[x^\mu(\lambda)] + \delta_{x^\mu}I_I[A^\mu(x), x^\mu(\lambda)] \\ \delta_{x^\mu}I_I[A^\mu(x), x^\mu(\lambda)] &= \delta_{x^\mu}\!\left[-e\int\frac{dx^\mu}{d\lambda}A_\mu(x(\lambda))\,d\lambda\right] \\ &= -e\int\!\left(\frac{d}{d\lambda}\delta x^\mu\cdot A_\mu(x(\lambda)) + \frac{dx^\mu}{d\lambda}\delta A_\mu(x(\lambda))\right)d\lambda \\ &= -e\int\!\left(\frac{d}{d\lambda}\delta x^\nu\cdot A_\nu(x(\lambda)) + \frac{dx^\mu}{d\lambda}\partial_\nu A_\mu(x(\lambda))\delta x^\nu\right)d\lambda \\ &= e\int\delta x^\nu\!\left(\frac{d}{d\lambda}A_\nu(x(\lambda)) - \frac{dx^\mu}{d\lambda}\partial_\nu A_\mu(x(\lambda))\right)d\lambda \\ &= e\int\delta x^\nu\!\left(\frac{dx^\mu}{d\lambda}\partial_\mu A_\nu(x(\lambda)) - \frac{dx^\mu}{d\lambda}\partial_\nu A_\mu(x(\lambda))\right)d\lambda \\ &= e\int\frac{dx^\mu}{d\lambda}F_{\mu\nu}(x(\lambda))\delta x^\nu\,d\lambda = e\int\frac{dx^\mu}{ds}F_{\mu\nu}(x(s))\delta x^\nu\,ds \end{align}</math> Dunque: <math>\delta_{x^\mu}I_{\mathrm{TOT}} = \int\!\left(\frac{dp_\nu}{ds} + eF^\mu{}_\nu(x(s))u_\mu\right)\delta x^\nu\,ds</math> Pertanto, la condizione <math>\delta_{x^\mu}I_{\mathrm{TOT}} = 0</math> per ogni variazione di <math>x^\nu</math> restituisce le equazioni di Lorentz (<math>dp^\mu/ds = eF^\nu{}_\mu u^\mu</math>). Pertanto, la lagrangiana totale dell'elettrodinamica è: <math>L_{\mathrm{TOT}} = -m\sqrt{\frac{dx^\mu}{d\lambda}\frac{dx_\mu}{d\lambda}} - \frac{1}{4}F^{\mu\nu}F_{\mu\nu} - e\frac{dx^\mu}{d\lambda}\delta^{(4)}(x-x(\lambda))A_\mu(x(\lambda))</math> {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Azione totale dell&#39;elettrodinamica]] nkv9zhx8jnvamiv7dj1pskhkcccmuop Elettrodinamica classica/Il teorema di Noether 0 60007 491798 2026-04-12T16:54:55Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491798 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Una generica teoria di campo descriverà un sistema attraverso delle funzioni <math>\varphi_r(x)</math> e una densità di lagrangiana <math>\mathcal{L}(\varphi_r, \partial_\mu\varphi_r, x)</math>. Supponiamo che questa teoria abbia delle simmetrie che costituiscono un gruppo continuo, ossia connesso con continuità all'identità (per cui ha senso parlare di trasformazioni infinitesime). Vogliamo dimostrare che in conseguenza di questa simmetria, se valgono le equazioni di Eulero-Lagrange esiste una corrente <math>J^\mu</math> conservata, ossia tale che <math>\partial_\mu J^\mu = 0</math>. Questo risultato va sotto il nome di '''teorema di Noether'''. Consideriamo dunque una trasformazione infinitesima del tipo <math>x^\mu \longrightarrow x'^\mu = x^\mu + \delta x^\mu(x)</math>, e sulla correzione <math>\delta x^\mu</math> per ora non supponiamo nulla. Assumiamo però che anche i campi si trasformino: <math>\varphi_r(x) \longrightarrow \varphi'_r(x') = \varphi_r(x) + \delta\varphi_r(x)</math>. Definiamo: <math>\overline{\delta}\varphi_r(x) := \varphi'_r(x) - \varphi_r(x)</math> detta variazione in forma del campo; questa definizione è dovuta al fatto che <math>\overline{\delta}\varphi_r(x)</math> non commuta con le derivate rispetto a <math>x^\mu</math> perché in essa i campi sono valutati in punti diversi. Con questa definizione, invece: <math>\overline{\delta}\partial_\mu\varphi_r(x) = \partial_\mu\overline{\delta}\varphi_r(x)</math> Ovviamente, poi, si ha (trascurando termini di ordine superiore in <math>\delta x</math> e <math>\delta\varphi</math>): <math>\begin{align} \varphi'_r(x) &= \varphi'_r(x+\delta x) = \varphi'_r(x) + \delta x^\mu\partial_\mu\varphi'_r(x) + O(\delta x)^2 \\ &= \varphi'_r(x) + \delta x^\mu\partial_\mu\varphi_r(x) + O(\delta x, \delta\varphi)^2 \end{align}</math> e <math>\delta\varphi</math> e <math>\overline{\delta}\varphi</math> risultano collegate: <math>\overline{\delta}\varphi_r(x) = \varphi'_r(x') - \delta x^\mu\partial_\mu\varphi_r(x) - \varphi_r(x) = \delta\varphi_r(x) - \delta x^\mu\partial_\mu\varphi_r(x) \implies</math> <math>\implies \delta\varphi_r(x) = \overline{\delta}\varphi_r(x) - \delta x^\mu\partial_\mu\varphi_r(x)</math> Supponiamo poi che l'azione <math>I = \int\mathcal{L}\,d^4x</math> sia invariante sotto le trasformazioni infinitesime che stiamo considerando; in particolare, assumiamo che <math>\mathcal{L}\,d^4x</math> sia invariante. Ciò significa che la parte lineare di <math>\mathcal{L}(\varphi'_r(x'),\partial'_\mu\varphi'_r(x'),x')\,d^4x' - \mathcal{L}(\varphi_r(x),\partial_\mu\varphi_r(x),x)\,d^4x</math> è nulla. Trascurando i termini in <math>\partial_\mu\delta x^\mu</math> oltre il primo ordine: <math>d^4x' = \left|\frac{\partial x'}{\partial x}\right|d^4x \qquad \left|\frac{\partial x'}{\partial x}\right| = \det\begin{pmatrix} 1+\partial_0\delta x^0 & \partial_1\delta x^0 & \partial_2\delta x^0 & \partial_3\delta x^0 \\ \partial_0\delta x^1 & 1+\partial_1\delta x^1 & \partial_2\delta x^1 & \partial_3\delta x^1 \\ \partial_0\delta x^2 & \partial_1\delta x^2 & 1+\partial_2\delta x^2 & \partial_3\delta x^2 \\ \partial_0\delta x^3 & \partial_1\delta x^3 & \partial_2\delta x^3 & 1+\partial_3\delta x^3 \end{pmatrix} =</math> <math>= 1 + \partial_\mu\delta x^\mu + O(\delta x)^2</math> <math>\implies d^4x' = (1+\partial_\mu\delta x^\mu)\,d^4x + O(\delta x)^2</math> Dunque: <math>\begin{align} &\Big[\mathcal{L}(\varphi'_r(x'),\partial'_\mu\varphi'_r(x'),x')\,d^4x' - \mathcal{L}(\varphi_r(x),\partial_\mu\varphi_r(x),x)\,d^4x\Big]_{\mathrm{lin}} = \\ &= \underbrace{\mathcal{L}(\varphi'_r(x'),\partial'_\mu\varphi'_r(x'),x')\,d^4x}_{:=A}(1+\partial_\mu\delta x^\mu) - \underbrace{\mathcal{L}(\varphi_r(x),\partial_\mu\varphi_r(x),x)\,d^4x}_{:=B} \\ &\quad - \underbrace{\mathcal{L}(\varphi'_r(x),\partial_\mu\varphi'_r(x),x)\,d^4x}_{:=C} + \underbrace{\mathcal{L}(\varphi'_r(x),\partial_\mu\varphi'_r(x),x)\,d^4x}_{:=D}\Bigg|_{\mathrm{lin}} = \\ &= \left\{\underbrace{\delta x^\mu\partial_\mu\mathcal{L} + \partial_\mu\delta x^\mu\mathcal{L}}_{A+C} + \underbrace{\sum_r\!\left(\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\varphi_r}\overline{\delta}\varphi_r + \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\overline{\delta}\partial_\mu\varphi_r\right)}_{B+D}\right\}d^4x = \\ &= \left\{\partial_\mu(\delta x^\mu\mathcal{L}) + \sum_r\!\left[\partial_\mu\!\left(\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\overline{\delta}\varphi_r\right) - \left(\partial_\mu\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r} - \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\varphi_r}\right)\overline{\delta}\varphi_r\right]\right\}d^4x \end{align}</math> Dunque, se <math>\mathcal{L}\,d^4x</math> è invariante rispetto alla simmetria e sono verificate le equazioni del moto, allora: <math>\partial_\mu J^\mu = 0 \quad\text{con}\quad J^\mu = \delta x^\mu\mathcal{L} + \sum_r\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\overline{\delta}\varphi_r</math> La corrente <math>J^\mu</math> non è univocamente definita; consideriamo infatti: <math>\tilde{J}^\mu = J^\mu + \partial_\nu X^{\mu\nu}</math> con <math>X^{\mu\nu}</math> generico tensore antisimmetrico funzione dei campi e/o delle loro derivate. Allora: <math>\partial_\mu\tilde{J}^\mu = \partial_\mu J^\mu + \partial_{(\mu}\partial_{\nu)}X^{[\mu\nu]} = 0</math> e pertanto anche <math>\tilde{J}</math> è conservata. Alla corrente <math>J^\mu</math> è associata una carica conservata (se i campi si annullano abbastanza velocemente all'infinito): <math>Q = \int J^0\,d^3\vec{x} \qquad \frac{dQ}{dt} = 0</math> Il dubbio che dunque può sorgere è: <math>J^\mu</math> e <math>\tilde{J}^\mu</math> generano cariche diverse? <math>\tilde{Q} = \int\tilde{J}^0\,d^3\vec{x} = Q + \int\partial_\nu X^{0\nu}\,d^3\vec{x} = Q + \int\partial_i X^{0i}\,d^3\vec{x} = Q + \int_{\Sigma_\infty} X^{0i}\,d\Sigma_i</math> Ma <math>X</math> si annulla all'infinito perché così fanno i campi dei quali è funzione. Pertanto l'integrale è nullo e: <math>\tilde{Q} = Q</math> Dunque, anche se la corrente conservata non è univocamente definita, la relativa carica lo è. {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Il teorema di Noether]] gl4or2xdapemb730p32ecd2g253zk5s Elettrodinamica classica/Simmetrie interne e esterne 0 60008 491799 2026-04-12T17:21:01Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491799 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Sappiamo dunque che per il teorema di Noether se un sistema ha un gruppo di simmetria c'è una corrente conservata, la cui forma è: <math>J^\mu = \delta x^\mu\mathcal{L} + \overline{\delta}\varphi_r\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}</math> Considerando anche le variazioni: <math>\delta\varphi_r = \varphi'_r(x') - \varphi_r(x) \qquad \overline{\delta}\varphi_r = \varphi'_r(x) - \varphi_r(x)</math> e tenendo conto del fatto che: <math>\delta\varphi_r = \overline{\delta}\varphi_r - \delta x^\nu\partial_\nu\varphi_r</math> possiamo scrivere: <math>J^\mu = \delta x^\nu\underbrace{\left(\delta^\mu_\nu\mathcal{L} - \partial_\nu\varphi_r\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\right)}_{:=\tilde{T}^{\mu}{}_\nu} + \delta\varphi_r\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}</math> ove abbiamo definito il tensore energia-impulso: <math>\tilde{T}^{\mu\nu} = \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\partial^\nu\varphi_r - \eta^{\mu\nu}\mathcal{L}</math> Considereremo due tipi di simmetrie: * simmetrie interne: sono trasformazioni che agiscono sui campi ma non sui punti dello spaziotempo. Si ha dunque <math>\delta x^\mu = 0</math> e <math>\overline{\delta}\varphi_r \neq 0</math> * simmetrie esterne: agiscono anche sui punti; <math>\delta x^\mu,\, \overline{\delta}\varphi_r \neq 0</math> Nel caso dell'elettrodinamica non ci sono simmetrie interne (le trasformazioni di Poincaré sono simmetrie esterne). == Simmetrie interne == Per trattare simmetrie interne dobbiamo dunque considerare altre teorie di campo. Un esempio di questo tipo di teorie è una teoria con campo <math>\Phi(x)</math> scalare e complesso (<math>\Phi'(x') = \Phi(x)</math> per trasformazioni di Lorentz, e <math>\Phi(x) = \varphi_1(x) + i\varphi_2(x)</math> con <math>\varphi_1, \varphi_2</math> campi reali). Indichiamo con <math>\Phi^*</math> il complesso coniugato di <math>\Phi</math>. Si tratta di campi utili per formulare "teorie efficaci", cioè teorie valide solo a determinate scale di energia (ad esempio, i pioni possono essere descritti da campi scalari complessi). La lagrangiana di una tale teoria dovrà essere nella forma: <math>\mathcal{L} = \partial_\mu\Phi\,\partial^\mu\Phi^* - m^2\Phi^*\Phi - \frac{\lambda}{4}(\Phi^*\Phi)^2 + \cdots</math> ove il primo addendo è l'oggetto più semplice che sia invariante di Lorentz e che coinvolga le derivate di <math>\Phi</math>; inoltre compaiono <math>\Phi</math> e <math>\Phi^*</math> perché vogliamo che la densità di lagrangiana sia reale. Considerando <math>\Phi</math> e <math>\Phi^*</math> come campi indipendenti, possiamo prendere la variazione di <math>\mathcal{L}</math> rispetto a <math>\Phi</math> e <math>\Phi^*</math>. Si avrà dunque: <math>-\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\Phi^*} + \partial_\mu\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\Phi^*} = 0 \qquad -\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\Phi} + \partial_\mu\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\Phi} = 0</math> ove la prima è l'equazione del moto per <math>\Phi</math> e l'altra, la sua complessa coniugata, quella per <math>\Phi^*</math>. Scriviamo esplicitamente la prima: <math>m^2\Phi + \frac{\lambda}{2}(\Phi^*\Phi)\Phi + \partial_\mu\partial^\mu\Phi = 0</math> In generale, quest'equazione non è semplice da risolvere per via del termine contenente <math>\lambda</math>, detto termine d'interazione. Nel caso <math>\lambda = 0</math>, l'equazione è lineare in <math>\Phi</math> e descrive la cosiddetta teoria libera, ossia quella nella quale le equazioni sono, appunto, lineari: <math>\partial_\mu\partial^\mu\Phi + m^2\Phi = 0</math> Una soluzione di quest'equazione può essere <math>\Phi = \Phi_0 e^{ipx}</math> con <math>\Phi_0</math> e <math>p</math> costanti. Inserendola nell'equazione: <math>-p^2\Phi + m^2\Phi = 0 \implies p^2 = m^2</math> e dunque <math>p</math> soddisfa la relazione tipica del quadrimomento di una particella di massa <math>m</math>. La lagrangiana <math>\mathcal{L}</math> ha sicuramente tutte le simmetrie del gruppo di Poincaré (che poi vedremo), ma anche la simmetria interna: <math>x^\mu \longrightarrow x^\mu \qquad \Phi(x) \longrightarrow \Phi'(x) = e^{i\alpha}\Phi(x)</math> con <math>\alpha \in \mathbb{R}</math> costante indipendente da <math>x</math>; ovviamente vale anche la relazione complesso coniugata: <math>\Phi^*(x) \longrightarrow \Phi^{*\prime}(x) = e^{-i\alpha}\Phi^*(x)</math> e si ha anche: <math>\partial_\mu\Phi \longrightarrow e^{i\alpha}\partial_\mu\Phi \qquad \partial_\mu\Phi^* \longrightarrow e^{-i\alpha}\partial_\mu\Phi^* \implies \mathcal{L} \longrightarrow \mathcal{L}</math> Applichiamo dunque a questa simmetria il teorema di Noether. Per farlo, consideriamo trasformazioni infinitesime, ossia con <math>\alpha \ll 1</math>: <math>e^{i\alpha} = 1 + i\alpha + o(\alpha^2) \implies \Phi'(x) = (1+i\alpha)\Phi(x) + o(\alpha^2)</math> <math>\implies \overline{\delta}\Phi(x) = \Phi'(x) - \Phi(x) = i\alpha\Phi(x)</math> (in questo caso <math>\delta\varphi = \overline{\delta}\varphi</math> perché <math>\delta x^\mu = 0</math>). Dunque: <math>J^\mu = \overline{\delta}\Phi\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\Phi} + \overline{\delta}\Phi^*\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\Phi^*} = i\alpha(\Phi\,\partial^\mu\Phi^* - \Phi^*\partial^\mu\Phi)</math> Si verifica che se valgono le equazioni del moto allora <math>\partial_\mu J^\mu = 0</math>. Esiste dunque una carica conservata: <math>Q = \int J^0\,d^3\vec{x} \qquad \frac{dQ}{dt} = 0</math> Non possiamo mostrare qual è il suo significato fisico perché abbiamo bisogno di concetti di meccanica quantistica dei quali ancora non disponiamo, ma sarebbe la differenza fra il numero di particelle e di antiparticelle del sistema (il campo, se quantizzato, è descritto da un sistema di particelle e antiparticelle). == Simmetrie esterne == Vediamo ora un'applicazione del teorema di Noether su simmetrie esterne, come le trasformazioni di Poincaré. Dobbiamo dunque determinare <math>\delta x^\mu</math> e <math>\overline{\delta}\varphi_r</math>: <math>\delta x^\mu = \Lambda^\mu{}_\nu x^\nu + a^\mu - x^\mu = (\delta^\mu_\nu + \omega^\mu{}_\nu)x^\nu + a^\mu - x^\mu = a^\mu + \omega^\mu{}_\nu x^\nu</math> con <math>|a| \ll 1</math> e <math>\omega^{\mu\nu} = -\omega^{\nu\mu}</math>. Per quanto riguarda invece <math>\overline{\delta}\varphi_r</math>: * Se <math>\varphi</math> è scalare: <math> \varphi'(x') = \varphi(x) \implies \delta\varphi = 0</math> * Se <math>\varphi_r</math> è un campo vettoriale, ad esempio <math>\varphi_r = A^\mu</math>: <math> A'^\mu(x') = \tilde{\Lambda}^\mu{}_\nu A^\nu(x) = (\delta^\mu_\nu + \omega^\mu{}_\nu)A^\nu(x) \implies \overline{\delta}A^\mu(x) = \omega^\mu{}_\nu A^\nu(x) = \omega^{\mu\nu}\eta_{\nu\rho}A^\rho(x)</math> * Se <math>\varphi_r</math> è un campo tensoriale, in generale: <math> \delta\varphi_r = \frac{1}{2}\omega^{\mu\nu}(\Sigma_{\mu\nu})^r{}_s\varphi^s con <math>(\Sigma_{\mu\nu})^r{}_s</math> tensore. Assumiamo, senza ledere in generalità, che: <math>(\Sigma_{\mu\nu})^r{}_s = -(\Sigma_{\nu\mu})^r{}_s</math> Infatti, se <math>\Sigma</math> avesse una componente simmetrica, questa non contribuirebbe alla <math>\overline{\delta}\varphi_r</math> perché è moltiplicato per <math>\omega</math>, che è antisimmetrico. Che forma ha <math>\Sigma</math>? Dipende dal "significato" dell'indice <math>r</math>, ossia dal tipo di campo in questione. Se ad esempio il campo è scalare <math>(\Sigma_{\mu\nu})^r{}_s = 0</math>; se invece <math>\varphi_r = A_\alpha</math>: <math>\overline{\delta}A_\alpha = \omega_{\alpha\nu}\eta^{\nu\beta}A_\beta = \omega^{\mu\nu}\delta^\alpha_\mu\eta_{\nu\beta}A^\beta = \frac{1}{2}\omega^{\mu\nu}(\delta^\mu_\alpha\eta_{\nu\beta} - \delta^\nu_\alpha\eta_{\mu\beta})A^\beta</math> Dunque: <math>(\Sigma^{\mu\nu})^\alpha{}_\beta = \delta^{\mu\alpha}\eta^{\nu}{}_\beta - \delta^{\nu\alpha}\eta^{\mu}{}_\beta</math> == Simmetrie di Poincaré == Deriviamo dunque la forma esplicita della corrente associata alle simmetrie di Poincaré: <math>J^\mu = -\delta x^\nu\tilde{T}^{\mu}{}_\nu + \overline{\delta}\varphi_r\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}</math> ove abbiamo definito il tensore energia-impulso: <math>\tilde{T}^{\mu\nu} = \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\partial^\nu\varphi_r - \eta^{\mu\nu}\mathcal{L}</math> Quindi: <math>\begin{align} J^\mu &= -(a^\nu + \omega^\nu{}_\lambda x^\lambda)\tilde{T}^{\mu}{}_\nu + \frac{1}{2}\omega^{\nu\lambda}(\Sigma_{\nu\lambda})^r{}_s\varphi^s\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r} \\ &= -a^\nu\tilde{T}^{\mu}{}_\nu + \frac{1}{2}\omega^{\nu\lambda}\!\left(-x^\lambda\tilde{T}^{\mu}{}_\nu + x^\nu\tilde{T}^{\mu}{}_\lambda + (\Sigma_{\nu\lambda})^r{}_s\varphi^s\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\right) \end{align}</math> Definendo il tensore densità di momento angolare<ref>Poniamo anche: <math>Y^{\mu\nu\lambda} = (\Sigma^{\nu\lambda})^r{}_s\varphi^s\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}</math></ref>: <math>\tilde{M}^{\mu\nu\lambda} = -x^\lambda\tilde{T}^{\mu\nu} + x^\nu\tilde{T}^{\mu\lambda} + (\Sigma^{\nu\lambda})^r{}_s\varphi^s\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}</math> si ha dunque: <math>J^\mu = -a^\nu\tilde{T}^{\mu}{}_\nu + \frac{1}{2}\omega^{\nu\lambda}\tilde{M}^{\mu}{}_{\nu\lambda}</math> Da notare che <math>\tilde{M}</math> è antisimmetrico in <math>\nu</math> e <math>\lambda</math> (<math>\tilde{M}^{\mu\nu\lambda} = -\tilde{M}^{\mu\lambda\nu}</math>) e vale inoltre: <math>\partial_\mu J^\mu = 0 \quad \forall\, a^\nu,\,\omega^{\nu\lambda}</math> Quindi, le quantità <math>a^\nu\tilde{T}^{\mu}{}_\nu</math> e <math>\omega^{\nu\lambda}\tilde{M}^{\mu}{}_{\nu\lambda}</math> sono conservate: <math>\partial_\mu\tilde{T}^{\mu\nu} = 0 \qquad \partial_\mu\tilde{M}^{\mu\nu\lambda} = 0</math> La prima segue in realtà dall'invarianza della lagrangiana per traslazioni, mentre la seconda è conseguenza dell'invarianza per trasformazioni di Lorentz. Dunque, in una teoria di campo invariante per trasformazioni di Poincaré esistono un tensore energia-impulso <math>\tilde{T}^{\mu\nu}</math> e un tensore densità di momento angolare <math>\tilde{M}^{\mu\nu\lambda}</math> conservati. In realtà, queste due grandezze che abbiamo ricavato ora non sono direttamente uguali a quelle che avevamo determinato precedentemente. Innanzitutto, si aveva <math>T^{\mu\nu} = T^{\nu\mu}</math>. Poiché: <math>\tilde{T}^{\mu\nu} = \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu\varphi_r}\partial^\nu\varphi_r - \eta^{\mu\nu}\mathcal{L}</math> L'eventuale simmetria di <math>\tilde{T}</math> dipende dalla forma di <math>\mathcal{L}</math>, e non è evidente. Consideriamo dunque degli esempi. Se <math>\varphi</math> è un campo scalare reale (il fattore <math>\frac{1}{2}</math> è messo per convenienza): <math>\mathcal{L} = \frac{1}{2}\partial_\mu\varphi\,\partial^\mu\varphi - V(\varphi)</math> <math>\tilde{T}^{\mu\nu} = \partial^\mu\varphi\,\partial^\nu\varphi - \eta^{\mu\nu}\mathcal{L} \implies \tilde{T}^{\mu\nu} = \tilde{T}^{\nu\mu}</math> Dunque, in questo caso il tensore energia-impulso è simmetrico Se <math>\varphi_r</math> è un quadrivettore, ad esempio <math>A^\mu</math>: <math>\mathcal{L} = -\frac{1}{4}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta}</math> e allora: <math> \tilde{T}^{\mu\nu} = \frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu A_\lambda}\partial^\nu\varphi_r - \eta^{\mu\nu}\mathcal{L}</math> Poiché: <math>\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu A_\lambda} = -\frac{1}{2}F^{\alpha\beta}\frac{\partial F_{\alpha\beta}}{\partial\partial_\mu A_\lambda} = -\frac{1}{2}F^{\alpha\beta}(\delta^\mu_\alpha\delta^\lambda_\beta - \delta^\lambda_\alpha\delta^\mu_\beta) = -F^{\mu\lambda}</math> allora: <math>\tilde{T}^{\mu\nu} = -F^{\mu\lambda}\partial^\nu A_\lambda + \frac{1}{4}\eta^{\mu\nu}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta}</math> Si presentano però due problemi: * <math>\tilde{T}^{\mu\nu}</math> non è simmetrico * <math>\tilde{T}^{\mu\nu}</math> non è invariante di gauge La prima questione deriva dal fatto che <math>Y^{\mu\nu\lambda}</math> non è nullo perché <math>(\Sigma^{\nu\lambda})^r{}_s \neq 0</math>. Se però valgono entrambe le conservazioni del tensore energia impulso e densità di momento angolare, allora: <math>\partial_\mu\tilde{M}^{\mu\nu\lambda} = \tilde{T}^{\nu\lambda} - \tilde{T}^{\lambda\nu} + \partial_\mu Y^{\mu\nu\lambda} = 0</math> Se poi la teoria è invariante di Lorentz, <math>Y^{\mu\nu\lambda} = 0</math> (perché <math>\delta\varphi = 0</math>) e dunque <math>\tilde{T}^{\nu\lambda} = \tilde{T}^{\lambda\nu}</math>. Ci chiediamo dunque che relazione ci sia fra <math>\tilde{T}</math> e il tensore energia impulso <math>T</math> che avevamo determinato precedentemente. Ricordiamoci innanzitutto che la corrente di Noether non è univocamente determinata: <math>J^\mu</math> e <math>J^\mu + \partial_\lambda X^{\lambda\mu}</math>, con <math>X^{\lambda\mu}</math> antisimmetrico, danno luogo alle stesse equazioni del moto. Potremmo dunque scrivere: <math>T^{\mu\nu} = \tilde{T}^{\mu\nu} + \partial_\lambda X^{\lambda\mu\nu}</math> con <math>X^{\lambda\mu\nu} = -X^{\mu\lambda\nu}</math>; in questo modo, siamo sicuri che vale <math>\partial_\mu T^{\mu\nu} = 0</math>, e la carica associata a <math>T</math> è la stessa di <math>\tilde{T}</math>: <math>\int T^{0\nu}\,d^3\vec{x} = \int\tilde{T}^{0\nu}\,d^3\vec{x}</math> Dobbiamo dunque capire che forma abbia <math>X^{\lambda\mu\nu}</math> affinché <math>T^{\mu\nu}</math> sia simmetrico. Poiché sappiamo che: <math>\tilde{T}^{\mu\nu} - \tilde{T}^{\nu\mu} + \partial_\lambda Y^{\lambda\mu\nu} = 0 \quad\text{con}\quad Y^{\lambda\mu\nu} = -Y^{\lambda\nu\mu}</math> potremmo porre: <math>X^{\lambda\mu\nu} = \alpha(Y^{\lambda\mu\nu} - Y^{\mu\lambda\nu})</math> (in questo modo <math>X</math> è antisimmetrico in <math>\lambda</math> e <math>\mu</math>). Con questa scelta si ha: <math>T^{\mu\nu} = \tilde{T}^{\mu\nu} + \alpha(\partial_\lambda Y^{\lambda\mu\nu} - \partial_\lambda Y^{\mu\lambda\nu}) = \tilde{T}^{\mu\nu} + \alpha(-\tilde{T}^{\mu\nu} + \tilde{T}^{\nu\mu}) - \alpha\partial_\lambda Y^{\mu\lambda\nu}</math> Ora, se <math>\alpha</math> fosse uguale a <math>\frac{1}{2}</math>, i primi due termini darebbero luogo alla parte simmetrica di <math>\tilde{T}^{\mu\nu}</math>, ossia si avrebbe: <math>T^{\mu\nu} = \frac{1}{2}(\tilde{T}^{\mu\nu} + \tilde{T}^{\nu\mu}) - \frac{1}{2}\partial_\lambda Y^{\mu\lambda\nu}</math> Il secondo termine però non è simmetrico, a meno che al suo posto non ci sia <math>\partial_\lambda(Y^{\mu\lambda\nu} + Y^{\nu\lambda\mu})</math>. Dobbiamo dunque porre: <math>X^{\lambda\mu\nu} = \frac{1}{2}(Y^{\lambda\mu\nu} - Y^{\mu\lambda\nu} - Y^{\nu\lambda\mu})</math> di modo che: <math>T^{\mu\nu} = \frac{1}{2}(\tilde{T}^{\mu\nu} + \tilde{T}^{\nu\mu}) - \frac{1}{2}\partial_\lambda(Y^{\mu\lambda\nu} + Y^{\nu\lambda\mu})</math> e pertanto <math>T^{\mu\nu}</math> stavolta risulta effettivamente simmetrico. Ci resta però da verificare se <math>X^{\lambda\mu\nu}</math> è antisimmetrico rispetto a <math>\mu</math> e <math>\lambda</math>: questo però è sicuramente vero, perché la differenza dei due primi <math>Y</math> lo è, così come l'ultima <math>Y</math> lo è per quanto visto poco sopra. In generale, dunque, il tensore energia-impulso non è simmetrico, ma se il sistema è invariante per trasformazioni di Lorentz allora vale <math>\tilde{T}^{\mu\nu} - \tilde{T}^{\nu\mu} + \partial_\lambda Y^{\lambda\mu\nu} = 0 \quad\text{con}\quad Y^{\lambda\mu\nu} = -Y^{\lambda\nu\mu}</math> e quindi <math>T</math> può essere reso simmetrico come abbiamo visto (o meglio, esiste un <math>T</math> simmetrico equivalente a <math>\tilde{T}</math>). Verifichiamo ora che nel caso dell'elettromagnetismo questa "ricetta" funziona. Abbiamo che: <math>\tilde{T}^{\mu\nu} = -F^{\mu\lambda}\partial^\nu A_\lambda + \frac{1}{4}\eta^{\mu\nu}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta}</math> Inoltre: <math>Y^{\mu\nu\lambda} = (\Sigma^{\nu\lambda})^\alpha{}_\beta A^\beta\frac{\partial\mathcal{L}}{\partial\partial_\mu A^\alpha} = (\delta^{\nu\alpha}\eta^{\lambda\beta}-\delta^{\lambda\alpha}\eta^{\nu\beta})A_\beta(-F_{\mu\alpha}) = -F^{\mu\nu}A^\lambda + F^{\mu\lambda}A^\nu \implies</math> <math>\implies X^{\lambda\mu\nu} = -F^{\lambda\mu}A^\nu</math> Perciò: <math>T^{\mu\nu} = -F^{\mu\lambda}\partial^\nu A_\lambda + \frac{1}{4}\eta^{\mu\nu}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta} - \partial_\lambda(F^{\lambda\mu}A^\nu)</math> e dalla validità delle equazioni di Maxwell per il campo libero (<math>\partial_\lambda F^{\lambda\mu} = 0</math>) si ha che <math>-\partial_\lambda(F^{\lambda\mu}A^\nu) = -(\partial_\lambda F^{\lambda\mu})A^\nu - F^{\lambda\mu}\partial_\lambda A^\nu = -F^{\lambda\mu}\partial_\lambda A^\nu</math>. Allora: <math>T^{\mu\nu} = -F^{\mu\lambda}(\partial^\nu A_\lambda - \partial_\lambda A^\nu) + \frac{1}{4}\eta^{\mu\nu}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta} =</math> <math>-F^{\mu\lambda}F^\nu{}_\lambda + \frac{1}{4}\eta^{\mu\nu}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta} = F^{\mu\lambda}F_{\lambda}{}^\nu + \frac{1}{4}\eta^{\mu\nu}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta}</math> e risulta proprio <math>T^{\mu\nu} = T^{\nu\mu}</math>. Sappiamo che l'invarianza del sistema per trasformazioni di Lorentz implica l'esistenza di un tensore <math>\tilde{M}^{\mu\nu\lambda}</math> conservato, ossia tale che <math>\partial_\mu\tilde{M}^{\mu\nu\lambda} = 0</math>, e inoltre: <math>\tilde{M}^{\mu\nu\lambda} = x^\nu\tilde{T}^{\mu\lambda} - x^\lambda\tilde{T}^{\mu\nu} + Y^{\mu\nu\lambda}</math> Abbiamo poi già visto che se disponiamo di un tensore energia-impulso simmetrico e conservato, possiamo definire il tensore: <math>M^{\mu\nu\lambda} = x^\nu T^{\mu\lambda} - x^\lambda T^{\mu\nu}</math> che, come conseguenza della simmetria di <math>T</math>, è conservato anch'esso; le sue componenti corrispondono ai momenti angolari e ai boost. Sembrerebbe dunque che abbiamo due correnti distinte, <math>M</math> e <math>\tilde{M}</math>, ma in realtà sono fisicamente equivalenti; si può infatti verificare che: <math>M^{\mu\nu\lambda} = \tilde{M}^{\mu\nu\lambda} + \partial_\rho X^{\rho\mu\nu\lambda} \quad\text{con}\quad X^{\rho\mu\nu\lambda} = x^\nu X^{\rho\mu\lambda} - x^\lambda X^{\rho\mu\nu}</math> (e dunque <math>X^{\rho\mu\nu\lambda}</math> è antisimmetrico in <math>\rho</math> e <math>\mu</math>). Se il campo non è più libero, ossia se ci sono anche delle sorgenti, si dovrebbe ripercorrere lo stesso ragionamento a partire dalla lagrangiana: <math>L_{\mathrm{TOT}} = L_A + L_P + L_I</math> Non ripercorriamo tutte le argomentazioni. Diciamo soltanto che risulta: <math>\tilde{T}_{\mathrm{TOT}} = \tilde{T}^{\mu\nu}_{\mathrm{emg}} + T^{\mu\nu}_P + j^\mu A^\nu</math> ove il tensore energia-impulso delle particelle <math>T^{\mu\nu}_P</math> risulta automaticamente simmetrico. Si pone poi: <math>T_{\mathrm{TOT}} = \tilde{T}_{\mathrm{TOT}} + \partial_\lambda X^{\lambda\mu\nu}</math> con lo stesso <math>X</math> di prima. Perciò: <math>T^{\mu\nu}_{\mathrm{TOT}} = T^{\mu\nu}_P + \frac{1}{4}\eta^{\mu\nu}F^{\alpha\beta}F_{\alpha\beta} - F^{\mu\lambda}\partial^\nu A_\lambda + j^\mu A^\nu - \partial_\lambda(F^{\lambda\mu}A^\nu)</math> e poiché: <math>j^\mu A^\nu - \partial_\lambda(F^{\lambda\mu}A^\nu) = j^\mu A^\nu - \underbrace{(\partial_\lambda F^{\lambda\mu})}_{j^\mu}A^\nu - F^{\lambda\mu}\partial_\lambda A^\nu = -F^{\lambda\mu}\partial_\lambda A^\nu</math> risulta: <math>T^{\mu\nu}_{\mathrm{TOT}} = T^{\mu\nu}_P + T^{\mu\nu}_{\mathrm{emg}}</math> che è proprio quello che avevamo trovato precedentemente. == Perché un tensore energia-impulso simmetrico? == Perché abbiamo speso così tanto tempo per dimostrare che in una teoria invariante per trasformazioni di Poincaré esiste un tensore energia-impulso simmetrico? Un primo motivo l'avevamo già visto: la simmetria di <math>T^{\mu\nu}</math> implica l'uguaglianza <math>T^{i0} = T^{0i}</math>, ossia implica che densità di quantità di moto e flusso di energia siano la stessa cosa. Un altro motivo, più importante, è che vorremmo introdurre in una teoria di campo la gravità, e per fare questo è importante che <math>T^{\mu\nu}</math> sia simmetrico. Vediamo un attimo perché facendo una piccola analogia con l'elettromagnetismo. Le sorgenti del campo elettromagnetico sono le cariche, e ad esse è associata la corrente conservata <math>j^\mu</math>; questa genera il campo <math>A^\mu</math>, e il termine della lagrangiana che "concretizza" quest'interazione è <math>L_I = -j^\mu A_\mu</math>. Nel caso della gravità, invece, dovrebbero essere le masse le sorgenti del campo; poiché però massa ed energia sono la stessa cosa, e l'energia relativistica (ivi compreso anche il momento) si conserva, le "vere" sorgenti del campo gravitazionale sono <math>p^\mu</math>, la cui conservazione deriva dalla conservazione di un tensore <math>T^{\mu\nu}</math> (l'analogo di <math>j^\mu</math>). Se dunque sapessimo scrivere le equazioni del moto del campo gravitazionale si dovrebbe avere (cfr equazioni di Maxwell) "qualcosa <math>= T^{\mu\nu}</math>". Non è poi difficile capire quale sia l'analogo di <math>L_I</math> per la gravità: l'analogo di <math>A^\mu</math> è la metrica <math>g^{\mu\nu}(x)</math> dello spazio, che ovviamente è un oggetto simmetrico in <math>\mu</math> e <math>\nu</math> (come <math>\eta</math>); perciò, l'analogo della lagrangiana d'interazione per la gravità è: <math>L_I \propto T^{\mu\nu}g_{\mu\nu}</math> (in realtà questa relazione vale solo per campi gravitazionali deboli). Ciò ha però senso solo se <math>T^{\mu\nu}</math> è simmetrico: è per questo che è importante riuscire a dimostrare che un <math>T^{\mu\nu}</math> simmetrico esiste. == Note == <references/> {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Simmetrie interne e esterne]] leyjztagh1bzwkmowdgwpljwdulikpy Elettrodinamica classica/Problema di Cauchy 0 60009 491800 2026-04-12T17:44:46Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491800 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Passiamo ora allo studio dei metodi di risoluzione delle equazioni di Maxwell: <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = j^\nu</math> pensate come equazioni per <math>A_\mu</math>. Vogliamo risolvere il problema di Cauchy per le equazioni di Maxwell. Notiamo preliminarmente che risolvere il problema alle condizioni iniziali è equivalente a determinare quanti (e quali) siano i gradi di libertà del campo elettromagnetico. '''Esempio:''' Consideriamo una particella in una dimensione. La sua equazione dinamica sarà: <math>F = m \frac{d^2 x}{dt^2}</math> che è un'equazione del second'ordine per <math>x(t)</math>: dunque la soluzione esiste ed è unica se sono note <math>x(0)</math> e <math>\frac{dx}{dt}(0)</math>. Ciò è equivalente a dire che il sistema ha un grado di libertà (del second'ordine). Possiamo dunque dire che un sistema ha <math>n</math> gradi di libertà (del second'ordine) se possiamo determinare univocamente una soluzione delle sue equazioni dinamiche con <math>2n</math> condizioni iniziali. Sarà questa la nostra definizione di gradi di libertà di un sistema. Proviamo a generalizzare il tutto ai campi, che in linea di principio avrebbero infiniti gradi di libertà. Diciamo che un campo ha <math>n</math> gradi di libertà se è necessario fissare <math>2n</math> funzioni di <math>\vec{x}</math> per determinare univocamente una soluzione delle equazioni del moto dei campi. Queste <math>2n</math> funzioni possiamo pensarle come i valori di <math>\varphi_r(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 \varphi_r(0;\vec{x})</math>. '''Esempio:''' supponiamo di avere un campo <math>\varphi(t;\vec{x})</math> che soddisfa: <math>\Box \varphi = P(\varphi)</math> con <math>\Box = \partial^\mu \partial_\mu = (\partial_0)^2 - \nabla^2</math> operatore d'alembertiano e <math>P</math> funzione generica di <math>\varphi</math> ma non delle sue derivate. Per determinare univocamente una soluzione di quest'equazione è necessario fissare <math>\varphi(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 \varphi(0;\vec{x})</math>. Dunque, detta <math>\varphi(t;\vec{x})</math> una soluzione: <math>\frac{\partial^2}{\partial t^2} \varphi(t;\vec{x}) - \nabla^2 \varphi(t;\vec{x}) = P(\varphi(t;\vec{x}))</math> e sviluppandola in serie di Taylor attorno a <math>t = 0</math>: <math>\varphi(t;\vec{x}) = \varphi(0;\vec{x}) + t\partial_0 \varphi(0;\vec{x}) + \frac{t^2}{2} \partial_0^2 \varphi(0;\vec{x}) + \frac{t^3}{3!} \partial_0^3 \varphi(0;\vec{x}) + \cdots</math> Ora, <math>\varphi(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 \varphi(0;\vec{x})</math> sono noti. Specificando l'equazione per la <math>\varphi</math> a <math>t = 0</math> si ha: <math>\partial_0^2 \varphi(0;\vec{x}) = \nabla^2 \varphi(0;\vec{x}) + P(\varphi(0;\vec{x}))</math> e dunque anche <math>\partial_0^2 \varphi(0;\vec{x})</math> è noto. Pertanto, prendendo più volte <math>\partial_0</math> ad ambo i membri di quest'ultima equazione, tutti i termini dell'espansione in serie di Taylor di <math>\varphi</math> sono noti. In sostanza, quindi, noti <math>\varphi(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 \varphi(0;\vec{x})</math> si può "ricostruire" tutta la soluzione <math>\varphi(t;\vec{x})</math> a partire dall'equazione dinamica. Questo risultato si può inoltre estendere anche a <math>P</math> qualunque, ossia funzione anche delle derivate di <math>\varphi</math>. Vogliamo dunque capire quanti e quali gradi di libertà abbia il campo elettromagnetico. Le equazioni di Maxwell si possono riscrivere come: <math>\partial^\mu (\partial^\nu A_\mu - \partial_\mu A^\nu) = j^\nu \quad \Rightarrow \quad \Box A^\nu - \partial^\nu \partial^\mu A_\mu = j^\nu</math> Sembrerebbero quattro equazioni differenziali del tipo <math>\Box A = f(A)</math>, e dunque potremmo pensare che il campo elettromagnetico abbia quattro gradi di libertà. In realtà, ciò non è vero per due motivi: 1) Non tutte le equazioni sono indipendenti. Scritte infatti nella forma: <math>G^\nu := \partial_\mu F^{\mu\nu} - j^\nu = 0</math> si ha: <math>\partial_\nu G^\nu = \partial_\nu \partial_\mu F^{\mu\nu} - \partial_\nu j^\nu = 0</math> e pertanto le equazioni non risultano linearmente indipendenti. In particolare, si può scrivere: <math>\partial_0 G^0 + \partial_i G^i = 0 \quad \Rightarrow \quad \partial_0 G^0 = -\partial_i G^i</math> Dunque, se <math>G^i(t;\vec{x}) = 0</math> <math>\forall t,\vec{x}</math> e <math>G^0(0;\vec{x}) = 0</math>, allora <math>\partial_0 G^0 = 0</math>, ossia <math>G^0(t;\vec{x}) = G^0(0;\vec{x})</math> <math>\forall t,\vec{x}</math>; in altre parole, basta richiedere <math>G^0(t;\vec{x}) = 0</math> solo per <math>t = 0</math>, perché <math>G^0</math> non dipende dal tempo. Quindi, ponendo <math>G^i(t;\vec{x}) = 0</math> <math>\forall t,\vec{x}</math> e <math>G^0(0;\vec{x}) = 0</math> <math>\forall \vec{x}</math> si ha <math>G^\nu = 0</math>, ossia le equazioni di Maxwell sono risolte. La prima è una vera e propria equazione dinamica, mentre la seconda non lo è: si tratta di un vincolo sui valori iniziali di <math>A^\mu(t;\vec{x})</math>. Si ha infatti: <math>G^0 = \partial_i F^{i0} - j^0 = -\nabla^2 A^0 - \partial_i \partial_0 A^i - j^0</math> che non coinvolge derivate seconde rispetto al tempo (e quindi non è un'equazione dinamica); ci basta dunque porre un vincolo su <math>A^0</math> e <math>\partial_0 A^i</math> per <math>t = 0</math>. In realtà, dunque, non abbiamo quattro equazioni e quattro incognite, ma tre equazioni, un vincolo e quattro incognite. 2) L'invarianza di gauge. Il quadripotenziale è definito a meno di una trasformazione di gauge, e dunque esistono infinite soluzioni delle equazioni di Maxwell che sono fisicamente equivalenti. Per rimuovere questa "indeterminazione", poniamo una condizione di gauge fixing, ossia scegliamo fra tutti i possibili quaripotenziali associati a un dato campo elettromagnetico <math>F_{\mu\nu}</math> un unico rappresentante. La scelta più conveniente in questo caso è la cosiddetta gauge di Lorenz: <math>\partial^\mu A_\mu = 0</math> Mostriamo però che questa scelta della gauge è consistente, ossia mostriamo che a partire da un quadripotenziale arbitrario (dunque con <math>\partial^\mu A_\mu \neq 0</math>) è sempre possibile eseguire una trasformazione di gauge tale che il nuovo quadripotenziale <math>A'_\mu</math> soddisfi la condizione di gauge-fixing, ossia <math>\partial^\mu A'_\mu = 0</math>. Supponiamo dunque di avere un <math>A_\mu(x)</math> dato con <math>\partial^\mu A_\mu(x) \neq 0</math>; allora <math>A'_\mu(x) = A_\mu(x) + \partial_\mu \Lambda</math>, e: <math>\partial^\mu A'_\mu = \partial^\mu A_\mu + \partial^\mu \partial_\mu \Lambda \stackrel{!}{=} 0 \quad \Rightarrow \quad \Box \Lambda = -\partial^\mu A_\mu</math> ove il secondo membro è noto. Sappiamo dunque che una soluzione di questa equazione esiste ed è unica una volta specificati <math>\Lambda(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 \Lambda(0;\vec{x})</math>. Sorge però un problema: la gauge di Lorenz non permette ancora di determinare univocamente il quadripotenziale. Infatti, se <math>\Lambda</math> soddisfa <math>\Box \Lambda = -\partial^\mu A_\mu</math> allora anche <math>\Lambda + \tilde{\Lambda}</math> con <math>\Box \tilde{\Lambda} = 0</math> lo fa. La <math>\tilde{\Lambda}</math> è detta trasformazione di gauge residua, e poiché come vedremo più avanti <math>\Box \tilde{\Lambda} = 0</math> ammette infinite soluzioni, c'è una nuova "indeterminazione" in <math>A_\mu</math>, in quanto sia <math>A_\mu</math> che <math>A_\mu + \partial_\mu \tilde{\Lambda}</math> individuano gli stessi campi, ed esistono infinite <math>\tilde{\Lambda}</math> che soddisfano questa proprietà. Dobbiamo dunque porre nuove condizioni per fissare anche la gauge residua, ed esistono infiniti modi equivalenti per farlo. Ad esempio, possiamo porre <math>A^3(0;\vec{x}) = \partial_0 A^3(0;\vec{x}) = 0</math>; mostriamo che è anche questa una scelta consistente: sia dunque <math>A_\mu</math> un generico quadripotenziale (quindi in particolare con <math>A^3(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 A^3(0;\vec{x})</math> non necessariamente nulli), e mostriamo che esiste un'unica trasformazione di gauge (ossia un'unica <math>\Lambda</math>) con la quale <math>A'^3(0;\vec{x}) = \partial_0 A'^3(0;\vec{x}) = 0</math>. Si ha: <math>A'^3(0;\vec{x}) = A^3(0;\vec{x}) + \partial^3 \Lambda(0;\vec{x}) \stackrel{!}{=} 0 \quad \Rightarrow</math> <math>\Rightarrow \quad \Lambda(0;\vec{x}) = -\int_{-\infty}^{+\infty} A^3(0;\tilde{\vec{x}}) d\tilde{x}^3 + \text{cost.}</math> e poiché (è sottinteso) vogliamo che le soluzioni (<math>A_\mu</math> e <math>\Lambda</math>) tendano a zero all'infinito, il valore della costante è determinato, e pertanto anche <math>\Lambda(0;\vec{x})</math>. Con la stessa logica, si può determinare <math>\partial_0 \Lambda</math>: <math>\partial_0 A'^3(0;\vec{x}) = \partial_0 A^3(0;\vec{x}) + \partial^3 \partial_0 \Lambda(0;\vec{x}) = 0</math> e integrando su <math>x^3</math> si esplicita <math>\partial_0 \Lambda(0;\vec{x})</math>. Così, poiché abbiamo determinato <math>\Lambda(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 \Lambda(0;\vec{x})</math>, <math>\Lambda</math> è completamente determinato. Ricapitolando, con la condizione di gauge <math>\partial^\mu A_\mu = 0</math>, le equazioni di Maxwell diventano <math>\Box A_\mu = j_\mu</math>. Per determinarne una soluzione dobbiamo: # Imporre <math>\Box A^i = j^i</math> <math>\forall t,\vec{x}</math> # Imporre <math>\partial^\mu A_\mu = 0</math> <math>\forall t,\vec{x}</math> # Imporre <math>G^0(0;\vec{x}) = 0</math> <math>\Rightarrow</math> <math>-\nabla^2 A^0 + \partial_i \partial_0 A^i + j^0 = 0</math> per <math>t = 0</math>; <math>\forall \vec{x}</math> # Imporre <math>A^3(0;\vec{x}) = \partial_0 A^3(0;\vec{x}) = 0</math> per <math>t = 0</math>; <math>\forall \vec{x}</math> Mostriamo che esiste dunque un'unica soluzione se sono determinati <math>A^a(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 A^a(0;\vec{x})</math> con <math>a = 1,2</math>. Infatti, una volta specificate queste condizioni sono noti <math>A^i(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 A^i(0;\vec{x})</math> (grazie anche al punto 4), e pertanto esiste un'unica soluzione della condizione 1, e pertanto sono determinati gli <math>A^i(t;\vec{x})</math> <math>\forall t,\vec{x}</math>. Per la terza condizione, "invertendo" il laplaciano anche <math>A^0(0;\vec{x})</math> è noto; sfruttando la condizione 2, <math>\partial_0 A^0 = -\partial_i A^i</math>, che è un'equazione del prim'ordine per <math>A^0</math> della quale conosciamo la condizione iniziale. Pertanto, anche <math>A^0(t;\vec{x})</math> è noto. I gradi di libertà del campo elettromagnetico sono dunque due. Ci proponiamo ora di costruire delle soluzioni esplicite delle equazioni di Maxwell. {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Problema di Cauchy]] hp0wvbcevvsocjw7xh15xykg5o4r46y Elettrodinamica classica/Soluzioni dell'equazione di d'Alembert 0 60010 491801 2026-04-12T17:48:35Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491801 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Passiamo ora a studiare e risolvere le equazioni di Maxwell nel vuoto, ossia in assenza di cariche esterne. <math>\Box A_\mu = 0 \qquad \partial^\mu A_\mu = 0</math> Ognuna delle quattro equazioni <math>\Box A_\mu = 0</math> sono del tipo <math>\Box \varphi = 0</math>, con <math>\varphi</math> campo scalare. Dobbiamo quindi risolvere: <math>\Box \varphi = 0 \qquad \varphi(x) \xrightarrow{|x| \to \infty} 0</math> detta equazione di d'Alembert. Sappiamo che <math>\Box = \eta^{\mu\nu} \partial_\mu \partial_\nu</math>, e questo operatore è sostanzialmente l'estensione quadridimensionale del laplaciano <math>\nabla^2 = \delta^{ij} \partial_i \partial_j</math>. Supponiamo quindi di voler risolvere l'equazione di Laplace: <math>\nabla^2 \varphi(\vec{x}) = 0 \qquad \varphi(\vec{x}) \xrightarrow{|\vec{x}| \to \infty} 0</math> L'unica soluzione di queste equazioni con queste condizioni, però, è <math>\varphi(\vec{x}) = 0</math>. Infatti, se vale l'equazione si avrà: <math>0 = \int \varphi(\vec{x}) \nabla^2 \varphi(\vec{x}) d^3\vec{x} = -\int \partial_i \varphi(\vec{x}) \partial^i \varphi(\vec{x}) d^3\vec{x} + \int_{\mathcal{S}_\infty} \varphi(\vec{x}) \partial^i \varphi(\vec{x}) d\Sigma_i \underbrace{=}_{\text{=0}} \quad \Rightarrow</math> <math>\Rightarrow \quad \int \partial_i \varphi(\vec{x}) \partial^i \varphi(\vec{x}) d^3\vec{x} = 0</math> Poiché l'integrando è una somma di quadrati, ciò significa che <math>\partial_i \varphi = 0</math> <math>\forall i,\vec{x}</math>; pertanto <math>\varphi</math> è costante, e dovrà essere necessariamente nulla affinché venga soddisfatta la condizione <math>\varphi(\vec{x}) \xrightarrow{|\vec{x}| \to \infty} 0</math>. Dunque, l'equazione di Laplace non ammette soluzioni che si annullano all'infinito che non siano banali. Se però rieseguiamo lo stesso ragionamento per <math>\Box \varphi = 0</math>, ciò non è più vero; risulta infatti: <math>\int \partial^\mu \varphi \partial_\mu \varphi d^4x = 0</math> e poiché <math>\eta</math> non è semidefinita positiva non si può concludere nulla (l'integrando non è più una somma di quadrati, o comunque non è in generale una quantità positiva). Per risolvere l'equazione di d'Alembert (supponendo ovviamente <math>\varphi</math> scalare di Lorentz, e che sia una distribuzione), passiamo alle trasformate di Fourier: <math>\hat{\varphi}(k) = \frac{1}{(2\pi)^2} \int e^{ikx} \varphi(x) d^4x \qquad \varphi(x) = \frac{1}{(2\pi)^2} \int e^{-ikx} \hat{\varphi}(k) d^4k</math> Notiamo innanzitutto che se <math>\varphi</math> è scalare di Lorentz anche la sua trasformata di Fourier lo è; infatti: <math>\hat{\varphi}'(k') = \frac{1}{(2\pi)^2} \int e^{ik'x'} \varphi'(x') d^4x' = \frac{1}{(2\pi)^2} \int e^{ikx} \varphi(x) d^4x = \hat{\varphi}(k)</math> perché <math>d^4x' = d^4x</math> per le proprietà delle trasformazioni di Lorentz, e <math>kx = k_\mu x^\mu</math> e <math>\varphi</math> sono scalari di Lorentz. Le trasformate di Fourier in questo caso sono estremamente utili perché: <math>\partial^\mu \varphi = \frac{1}{(2\pi)^2} \int e^{-ikx} (-ik^\mu) \hat{\varphi}(k) d^4k \quad \Rightarrow \quad \widehat{\partial^\mu \varphi} = -ik^\mu \hat{\varphi}</math> Dunque: <math>\widehat{\Box \varphi} = \widehat{\partial^\mu \partial_\mu \varphi} = (-ik^\mu)(-ik_\mu) \hat{\varphi}(k) = -k^\mu k_\mu \hat{\varphi}(k) \quad \Rightarrow \quad \widehat{\Box \varphi} = 0 \Leftrightarrow k^\mu k_\mu \hat{\varphi}(k) = 0</math> Ora, l'insieme dei punti con <math>k^\mu k_\mu = 0</math> è il cono luce dello spazio dei momenti <math>k</math>: ciò significa che <math>\hat{\varphi}(k)</math> è non nulla solo su questo cono luce. Poiché <math>\hat{\varphi}(k)</math> è scalare di Lorentz e le uniche sottovarietà invarianti del cono luce <math>k^\mu k_\mu = 0</math> sono l'origine e il cono stesso privato dell'origine, esistono due sole scelte possibili: \begin{itemize} \item <math>\hat{\varphi}(k) \neq 0</math> solo se <math>k_\mu = 0</math>; si potrebbe dunque avere qualcosa del tipo<math>^{[1]}</math>: <math>\hat{\varphi}(k) = c\delta^{(4)}(k) + c_\mu \frac{\partial}{\partial k^\mu} \delta^{(4)}(k) + \cdots \quad \Rightarrow \quad \varphi(x) = \frac{c}{(2\pi)^2} + \frac{(ix^\mu)}{(2\pi)^2} c_\mu + \cdots</math> Ma in questo caso <math>\varphi</math> non si annulla all'infinito. Pertanto, non considereremo queste soluzioni in quanto non fisicamente rilevanti \item <math>\hat{\varphi}(k) \neq 0</math> <math>\forall k^\mu</math> | <math>k^\mu k_\mu = 0</math> con <math>k^\mu \neq 0</math>. In questo caso, invece, si avrà: <math>\begin{align} \hat{\varphi}(k) &= \delta(k^\mu k_\mu) f(k) = \delta((k^0)^2 - |\vec{k}|^2) f(k) = \\ &= \left[ \frac{\delta(k^0 - |\vec{k}|)}{2|k^0|} + \frac{\delta(k^0 + |\vec{k}|)}{2|k^0|} \right] f(k^0;\vec{k}) = \\ &= \frac{1}{2|\vec{k}|} \left[ \delta(k^0 - |\vec{k}|) f(|\vec{k}|;\vec{k}) + \delta(k^0 + |\vec{k}|) f(-|\vec{k}|;\vec{k}) \right] \end{align}</math> Quindi: <math>\begin{align} \varphi(x) &= \frac{1}{(2\pi)^2} \int \frac{1}{2|\vec{k}|} e^{-ikx} \left[ \delta(k^0 - |\vec{k}|) f(|\vec{k}|;\vec{k}) + \delta(k^0 + |\vec{k}|) f(-|\vec{k}|;\vec{k}) \right] dk^0 d^3\vec{k} = \\ &= \frac{1}{(2\pi)^2} \int \frac{1}{2|\vec{k}|} \left[ e^{-i(|\vec{k}|x^0 - \vec{k}\cdot\vec{x})} f(|\vec{k}|;\vec{k}) + e^{-i(-|\vec{k}|x^0 - \vec{k}\cdot\vec{x})} f(-|\vec{k}|;-\vec{k}) \right] d^3\vec{k} = \\ &= \frac{1}{(2\pi)^2} \int \frac{1}{2|\vec{k}|} \left[ e^{-ikx} f(|\vec{k}|;\vec{k}) + e^{ikx} f(|\vec{k}|;-\vec{k}) \right]_{|k^0=|\vec{k}|} d^3\vec{k} \end{align}</math> ove nella penultima riga abbiamo effettuato il cambio di variabile <math>\vec{k} \to -\vec{k}</math> nel secondo addendo. Affinché <math>\varphi</math> sia reale, per le proprietà delle trasformate di Fourier, si deve avere<math>^{[2]}</math> <math>f(|\vec{k}|;-\vec{k}) = f^*(|\vec{k}|;\vec{k})</math>, e per brevità poniamo <math>f(|\vec{k}|;\vec{k}) = \varepsilon(\vec{k})</math>. In questo caso, dunque: <math>\varphi(x) = \frac{1}{(2\pi)^2} \int \frac{1}{2|\vec{k}|} \left[ \varepsilon(\vec{k}) e^{-ikx} + \varepsilon^*(\vec{k}) e^{ikx} \right]_{|k^0=|\vec{k}|} d^3\vec{k} =</math> <math>= \frac{1}{(2\pi)^2} \int \frac{1}{2|\vec{k}|} \left[ \varepsilon(\vec{k}) e^{-ikx} + \text{c.c.} \right]_{|k^0=|\vec{k}|} d^3\vec{k}</math> ove c.c. sta per "complesso coniugato". Notiamo che, poiché <math>\varphi</math> è sicuramente scalare di Lorentz, dalla sua espressione segue che anche <math>d^3\vec{k}/|\vec{k}|</math> è invariante di Lorentz, fatto assolutamente non ovvio a priori. Ora, sappiamo già che <math>\varphi</math> ha un grado di libertà, cioè deve dipendere da due funzioni indipendenti; essendo però <math>\varepsilon</math> complessa, questa sarà esprimibile come una opportuna somma di due funzioni reali: ci deve dunque essere una relazione univoca che lega <math>\varphi(0;\vec{x})</math> e <math>\partial_0 \varphi(0;\vec{x})</math> con <math>\varepsilon(\vec{k})</math>. La soluzione più generale possibile di <math>\Box \varphi = 0</math>, dunque, è: <math>\varphi(x) = \frac{1}{(2\pi)^2} \int \frac{1}{2|\vec{k}|} \left[ \varepsilon(\vec{k}) e^{-ikx} + \text{c.c.} \right]_{|k^0=|\vec{k}|} d^3\vec{k}</math> Questa può essere vista come una sovrapposizione di soluzioni elementari <math>\varphi_k = \varepsilon(\vec{k}) e^{-ikx} + \text{c.c.}|_{k^0=|\vec{k}|}</math>, dette onde piane; se ad esempio <math>\vec{k} = \hat{z}|\vec{k}|</math>, allora: <math>\varphi_k(x) = \varepsilon(\vec{k}) e^{-i|\vec{k}|(t-|\hat{z}|)} + \text{c.c.}|_{k^0=|\vec{k}|}</math> e i punti con fase costante, cioè i punti tali che <math>|\vec{k}|(t - |\hat{z}|) = \text{cost.}</math> rappresentano dei piani ortogonali a <math>\hat{z}</math>, detti fronti d'onda, che si propagano alla velocità della luce. Queste onde sono anche monocromatiche, perché posseggono una frequenza ben precisa (<math>f = |\vec{k}|/2\pi = 1/\lambda</math>); c'è da dire però che una singola onda piana non si annulla all'infinito, e pertanto considereremo, come soluzioni generali dell'equazione <math>\Box \varphi = 0</math>, sovrapposizioni di onde piane, dette pacchetti d'onde. <math>^{[1]}</math> Ricordarsi che le distribuzioni a supporto in un punto possono essere soltanto combinazioni lineari di <math>\delta</math> e delle sue derivate. <math>^{[2]}</math> Infatti, dalla definizione stessa di trasformata di Fourier si verifica che se <math>\varphi</math> è reale allora <math>\hat{\varphi}^*(k) = \hat{\varphi}(-k)</math>. La condizione <math>f(|\vec{k}|;-\vec{k}) = f^*(|\vec{k}|;\vec{k})</math> deriva dunque dal fatto che <math>f</math> è la trasformata di Fourier della <math>\varphi</math>, che è reale (lo avevamo implicitamente supposto). {{avanzamento|75%|12 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Soluzioni dell&#39;equazione di d&#39;Alembert]] a5anp8hyaugq61447kp2fyvlxelxzjv Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Basilica di San Silvestro 0 60011 491818 2026-04-13T09:26:48Z VoceUmana7 51633 Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Temple Trieste orgue.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Rieger-Zanin * '''Anno:''' * '''Restauri/modifiche:''' Zanin (1994 e 2024, restauro) * '''Registri:''' 16 * '''Canne:''' 1098 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' piana-parallela di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Accessori:''' Ple... 491818 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Temple Trieste orgue.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Rieger-Zanin * '''Anno:''' * '''Restauri/modifiche:''' Zanin (1994 e 2024, restauro) * '''Registri:''' 16 * '''Canne:''' 1098 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' piana-parallela di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Accessori:''' Pleno (tirapieno) a pomello * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento a sinistra del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I Manual''' ---- |- |Prinzipal || 8' |- |Oktav || 4' |- |Oktav || 2' |- |Mixtur || 4 fach |- |Rohrflöte || 8' |- |Trompete || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II Manual'''<ref>in cassa espressiva</ref> ---- |- |Holzgedackt || 8' |- |Prinzipal || 4' |- |Gedacktflõte || 4' |- |Oktave || 2' |- |Zimbel || 2 fach |- |Sesquialter || 2 fach |- |Dulzian || 8' |- |Tremulant |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedal''' ---- |- |Subbass || 16' |- |Oktavbass || 8' |- |Fagott || 16'<ref>registro previsto</ref> |- |Trompete || 8' |- |} |} tgdooo4t0jeu0r75eb6njh49h69zfs4