Wikibooks itwikibooks https://it.wikibooks.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.46.0-wmf.24 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikibooks Discussioni Wikibooks File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Progetto Discussioni progetto Ripiano Discussioni ripiano TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Disposizioni foniche di organi a canne 0 34638 491895 491819 2026-04-15T16:44:59Z VoceUmana7 51633 491895 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Le disposizioni foniche attualmente presenti in questo libro sono '''4915'''. == Per il lettore == Ciascun organo a canne è uno strumento a sé, con una propria dignità indissolubilmente legata alla sua unicità. Non troveremo mai un organo uguale ad un altro, neppure nei rarissimi casi di strumenti costruiti in serie: avranno sempre qualcosa che li distinguerà fra di loro. Come poter, dunque, descrivere uno strumento unico, in maniera tale che, senza suonarlo o ascoltarlo, sia possibile capire come è fatto? Grazie alla sua disposizione fonica: essa è l'elenco dei registri che compongono lo strumento, riportati in base alla loro appartenenza alle varie "divisioni" (manuale/i ed eventualmente pedale). Pertanto si tratta di un elemento fondamentale, l'unica vera grande ed esaustiva descrizione dello strumento, dal momento che un organo si differenzia da un altro fondamentalmente per i registri che ha. Questo wikilibro si prefigge il compito di racchiudere al suo interno le disposizioni foniche di organi del presente e del passato, raggruppate in base alla loro collocazione all'interno di edifici che, per sviluppi culturali ed esigenze liturgiche, sono per la maggior parte destinati al culto. La presente opera si rivolge, dunque, non solo allo studioso di organaria ed organologia, ma anche al curioso che vuol sapere come è fatto l'organo della chiesa tot, all'appassionato, all'organista che ha l'esigenza di conoscere le caratteristiche di un tal organo, a chiunque, in poche parole, sia interessato all'argomento. == Per il contributore == Chiunque voglia contribuire all'edificazione del presente wikilibro, è il benvenuto, ed è pregato di seguire, per amor di uniformità, lo schema che può vedere nelle pagine già presenti. Sono tuttavia doverose alcune raccomandazioni tecniche. Una volta inserite una o più disposizioni foniche, il contributore è pregato di aggiornare il numero all'inizio di questa pagina. === Dei titoli === I titoli delle singole pagine seguono sempre questo schema: Stato/Regione (o altra divisione amministrativa analoga)/Provincia (o altra divisione amministrativa analoga)/Comune/Località (che può essere anche il comune stesso, comunque si ripete) - Edificio Ad esempio: Italia/Lombardia/Città metropolitana di Milano/Milano/Milano - Cattedrale di Santa Maria Nascente Nei nomi delle chiese, si scrive solo: ''Chiesa di...'', oppure ''Santuario di...'', oppure ''Basilica di...'', ''Cattedrale di...'' o ''Cattedrale metropolitana di...'', non ''Basilica Cattedrale Primaziale Metropolitana Santuario Protoecclesia di...''. Sono altresì bandite le abbreviazioni (come ad esempio ''S.'' al posto di ''Santo/Santa/Sacro''). Se in un edificio ci sono più organi, vanno tutti nella stessa pagina. Le singole pagine non sono per organo, ma per edificio. === Delle tabelle riassuntive === Le tabelle riassuntive a inizio pagina, seguono questo schema: * '''Costruttore:''' [nome e] cognome del costruttore/ditta costruttrice con, in caso, tra parentesi e in corsivo, il numero d'opera * '''Anno:''' anno di costruzione (in caso, in nota, data dell'inaugurazione) * '''Restauri/modifiche:''' elenco: nome di chi ha fatto il restauro e, tra parentesi, anno e tipologia di intervento * '''Registri:''' numero dei registri (in caso di registri spezzati, ciascuno vale 1 e non 1/2) * '''Canne:''' numero di canne * '''Trasmissione:''' meccanica/pneumatico-tubolare/elettrica/elettronica/ecc. nel caso di mista, si scrive mista e poi si specifica tra parentesi * '''Consolle:''' tipologia della consolle (a finestra, mobile/fissa indipendente, appoggiata, rivolta, ecc.) e posizione (al centro del coro, al centro della parete anteriore della cassa, su apposita cantoria, ecc.) * '''Tastiere:''' n° di tastiere e di note ed estensione tra parentesi * '''Pedaliera:''' tipologia di pedaliera (a leggio, dritta, concava, concavo-radiale), n° di note ed estensione tra parentesi * '''Collocazione:''' n° dei corpi, posizione dei corpi. Esempio: * '''Costruttore:''' Pinco Pallino (''Opus 100'') * '''Anno:''' 2019-2020 * '''Restauri/modifiche:''' Tizio Caio (2102, restauro conservativo), Sempronio (2156, modifiche e ampliamento) * '''Registri:''' 36 * '''Canne:''' 3.562 * '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettronica per i registri) * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 3 di 56 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>5</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti, sulla cantoria in controfacciata Nel caso di ottave scavezze: * '''Tastiera:''' 1 di 50 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', Bassi/Soprani ''Do#<small>3</small>''/''Re<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Sol#<small>2</small>''), priva di registri propri e costantemente unita al manuale Non sono ammesse abbreviazioni, come ad esempio i nomi degli organari. === Delle disposizioni foniche === * I nomi delle divisioni vengono scritti nel seguente modo: '''I - ''Grand'Organo'''''; quello del pedale così: '''Pedale'''; * il nome della seconda o terza tastiera si riporta semplicemente, dopo il numero ordinale romano, come '''''Espressivo''''' e non come Recitativo, essendo un'impropria italianizzazione del francese ''Récit''; * nel caso di aggettivi dopo il nome del manuale, essi sono riportati con la prima lettera minuscola (ad esempio: '''VI - ''Organo antico aperto'''''); * qualora i registri, sulla consolle, siano raggruppati per Concerto e Ripieno (ad esempio come avviene per la maggior parte degli organi ottocenteschi italiani), si segua questo schema ([[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Siena/Montalcino/Montisi - Chiesa delle Sante Flora e Lucilla|qui un esempio]]) e, nel caso di più manuali, si premetta sempre il numero e il nome (ad esempio: '''I - Organo eco ''Concerto'''''); * all'interno di ogni divisione vi sono due colonne, divise da doppia stanghetta verticale (<code><nowiki>||</nowiki></code>), che rispettivamente, da sinistra a destra, sono: 1) nome del registro con eventualmente indicato il numero di file, 2) altezza del registro in piedi con eventualmente specificata l'appartenenza ai soli Bassi o ai soli Soprani (esempio: <code><nowiki>Ripieno 5 file || 2' Soprani</nowiki></code>); * tutti i nomi registri sono scritti con la prima lettera maiuscola, mentre le parole seguenti devono iniziare con la minuscola (ad esempio: ''Ripieno acuto 5 file'' e '''non''' ''Ripieno Acuto 5 File''), ad eccezione delle disposizioni in tedesco o nelle lingue che richiedono la maiuscola anche per tutti i sostantivi - nel caso non sia possibile reperire l'altezza in piedi delle mutazioni composte, si sposta il numero di file nel campo dell'altezza in piedi (esempio: <code><nowiki>Ripieno || 5 file</nowiki></code>); * le mutazioni sono scritte con il numero intero separato da quello frazionario tramite un punto, così: ''5.1/3<nowiki>'</nowiki>''; qualora l'altezza sia solo frazionaria, si omette lo ''0.'' iniziale, così: ''1/4<nowiki>'</nowiki>'' e '''non''' ''0.1/4<nowiki>'</nowiki>''; * nel caso di mutazioni composte, l'altezza in piedi è riportata solo relativamente alla prima fila, ad eccezione di quelle a due file (per non occupare troppo spazio) - qualora le altezze delle file successive presentino delle anomalie, si inseriscono in nota. * i registri ad ancia sono scritti in rosso quando sono riportati così sulla consolle; * non si inserisce il numero ordinale davanti a ciascun registro; * non si riportano le unioni e gli accoppiamenti, né gli annullatori; * il Tremolo si riporta all'interno di ciascuna divisione; * gli accessori (ad esempio: Uccelliera, Zampogna ecc.) si riportano nel seguente modo prima della disposizione fonica: '''Accessori''': ''Uccelliera''; ''Zampogna''; * non sono ammesse abbreviazioni. Quindi, in poche parole, questa disposizione '''non''' va bene (mettiamo che sulla consolle i registri ad ancia siano scritti '''in nero'''): {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Prima tastiera - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |XXII || 1' |- |Ripieno Acuto 3 File || 0.1/2' |- |Flauto a Camino || 8' |- |Sesquialtera 2 File || 2.2/3'-1.3/5' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' bassi</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' soprani</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Seconda tastiera - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola di Gamba || 8' |- |Flauto a Cuspide || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.1/3' |- |Pienino 3 File || 1'-0.2/3'-0.1/2' |- |Voce Celeste 2 File || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba Armonica</span> ||<span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba Bassa</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} |} Questa, invece, va bene: {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |XXII || 1' |- |Ripieno acuto 3 file || 1/2' |- |Flauto a camino || 8' |- |Sesquialtera 2 file || 2.2/3'-1.3/5' |- |Tromba || 8' Bassi |- |Tromba || 8' Soprani |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola di gamba || 8' |- |Flauto a cuspide || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.3/5' |- |Pienino 3 file || 1' |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |Tromba armonica || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |Trombone || 16' |- |Tromba bassa || 8' |- |} |} == Libri correlati == * {{libro|Organo a canne}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne| ]] [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Dewey 786]] {{alfabetico|D}} {{Avanzamento|0%|9 giugno 2020}} liszzfyk2ls8sm36zx57mwhwo1ovtom 491936 491895 2026-04-16T00:44:30Z VoceUmana7 51633 491936 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Le disposizioni foniche attualmente presenti in questo libro sono '''4916'''. == Per il lettore == Ciascun organo a canne è uno strumento a sé, con una propria dignità indissolubilmente legata alla sua unicità. Non troveremo mai un organo uguale ad un altro, neppure nei rarissimi casi di strumenti costruiti in serie: avranno sempre qualcosa che li distinguerà fra di loro. Come poter, dunque, descrivere uno strumento unico, in maniera tale che, senza suonarlo o ascoltarlo, sia possibile capire come è fatto? Grazie alla sua disposizione fonica: essa è l'elenco dei registri che compongono lo strumento, riportati in base alla loro appartenenza alle varie "divisioni" (manuale/i ed eventualmente pedale). Pertanto si tratta di un elemento fondamentale, l'unica vera grande ed esaustiva descrizione dello strumento, dal momento che un organo si differenzia da un altro fondamentalmente per i registri che ha. Questo wikilibro si prefigge il compito di racchiudere al suo interno le disposizioni foniche di organi del presente e del passato, raggruppate in base alla loro collocazione all'interno di edifici che, per sviluppi culturali ed esigenze liturgiche, sono per la maggior parte destinati al culto. La presente opera si rivolge, dunque, non solo allo studioso di organaria ed organologia, ma anche al curioso che vuol sapere come è fatto l'organo della chiesa tot, all'appassionato, all'organista che ha l'esigenza di conoscere le caratteristiche di un tal organo, a chiunque, in poche parole, sia interessato all'argomento. == Per il contributore == Chiunque voglia contribuire all'edificazione del presente wikilibro, è il benvenuto, ed è pregato di seguire, per amor di uniformità, lo schema che può vedere nelle pagine già presenti. Sono tuttavia doverose alcune raccomandazioni tecniche. Una volta inserite una o più disposizioni foniche, il contributore è pregato di aggiornare il numero all'inizio di questa pagina. === Dei titoli === I titoli delle singole pagine seguono sempre questo schema: Stato/Regione (o altra divisione amministrativa analoga)/Provincia (o altra divisione amministrativa analoga)/Comune/Località (che può essere anche il comune stesso, comunque si ripete) - Edificio Ad esempio: Italia/Lombardia/Città metropolitana di Milano/Milano/Milano - Cattedrale di Santa Maria Nascente Nei nomi delle chiese, si scrive solo: ''Chiesa di...'', oppure ''Santuario di...'', oppure ''Basilica di...'', ''Cattedrale di...'' o ''Cattedrale metropolitana di...'', non ''Basilica Cattedrale Primaziale Metropolitana Santuario Protoecclesia di...''. Sono altresì bandite le abbreviazioni (come ad esempio ''S.'' al posto di ''Santo/Santa/Sacro''). Se in un edificio ci sono più organi, vanno tutti nella stessa pagina. Le singole pagine non sono per organo, ma per edificio. === Delle tabelle riassuntive === Le tabelle riassuntive a inizio pagina, seguono questo schema: * '''Costruttore:''' [nome e] cognome del costruttore/ditta costruttrice con, in caso, tra parentesi e in corsivo, il numero d'opera * '''Anno:''' anno di costruzione (in caso, in nota, data dell'inaugurazione) * '''Restauri/modifiche:''' elenco: nome di chi ha fatto il restauro e, tra parentesi, anno e tipologia di intervento * '''Registri:''' numero dei registri (in caso di registri spezzati, ciascuno vale 1 e non 1/2) * '''Canne:''' numero di canne * '''Trasmissione:''' meccanica/pneumatico-tubolare/elettrica/elettronica/ecc. nel caso di mista, si scrive mista e poi si specifica tra parentesi * '''Consolle:''' tipologia della consolle (a finestra, mobile/fissa indipendente, appoggiata, rivolta, ecc.) e posizione (al centro del coro, al centro della parete anteriore della cassa, su apposita cantoria, ecc.) * '''Tastiere:''' n° di tastiere e di note ed estensione tra parentesi * '''Pedaliera:''' tipologia di pedaliera (a leggio, dritta, concava, concavo-radiale), n° di note ed estensione tra parentesi * '''Collocazione:''' n° dei corpi, posizione dei corpi. Esempio: * '''Costruttore:''' Pinco Pallino (''Opus 100'') * '''Anno:''' 2019-2020 * '''Restauri/modifiche:''' Tizio Caio (2102, restauro conservativo), Sempronio (2156, modifiche e ampliamento) * '''Registri:''' 36 * '''Canne:''' 3.562 * '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettronica per i registri) * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 3 di 56 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>5</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti, sulla cantoria in controfacciata Nel caso di ottave scavezze: * '''Tastiera:''' 1 di 50 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', Bassi/Soprani ''Do#<small>3</small>''/''Re<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>''-''Sol#<small>2</small>''), priva di registri propri e costantemente unita al manuale Non sono ammesse abbreviazioni, come ad esempio i nomi degli organari. === Delle disposizioni foniche === * I nomi delle divisioni vengono scritti nel seguente modo: '''I - ''Grand'Organo'''''; quello del pedale così: '''Pedale'''; * il nome della seconda o terza tastiera si riporta semplicemente, dopo il numero ordinale romano, come '''''Espressivo''''' e non come Recitativo, essendo un'impropria italianizzazione del francese ''Récit''; * nel caso di aggettivi dopo il nome del manuale, essi sono riportati con la prima lettera minuscola (ad esempio: '''VI - ''Organo antico aperto'''''); * qualora i registri, sulla consolle, siano raggruppati per Concerto e Ripieno (ad esempio come avviene per la maggior parte degli organi ottocenteschi italiani), si segua questo schema ([[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Siena/Montalcino/Montisi - Chiesa delle Sante Flora e Lucilla|qui un esempio]]) e, nel caso di più manuali, si premetta sempre il numero e il nome (ad esempio: '''I - Organo eco ''Concerto'''''); * all'interno di ogni divisione vi sono due colonne, divise da doppia stanghetta verticale (<code><nowiki>||</nowiki></code>), che rispettivamente, da sinistra a destra, sono: 1) nome del registro con eventualmente indicato il numero di file, 2) altezza del registro in piedi con eventualmente specificata l'appartenenza ai soli Bassi o ai soli Soprani (esempio: <code><nowiki>Ripieno 5 file || 2' Soprani</nowiki></code>); * tutti i nomi registri sono scritti con la prima lettera maiuscola, mentre le parole seguenti devono iniziare con la minuscola (ad esempio: ''Ripieno acuto 5 file'' e '''non''' ''Ripieno Acuto 5 File''), ad eccezione delle disposizioni in tedesco o nelle lingue che richiedono la maiuscola anche per tutti i sostantivi - nel caso non sia possibile reperire l'altezza in piedi delle mutazioni composte, si sposta il numero di file nel campo dell'altezza in piedi (esempio: <code><nowiki>Ripieno || 5 file</nowiki></code>); * le mutazioni sono scritte con il numero intero separato da quello frazionario tramite un punto, così: ''5.1/3<nowiki>'</nowiki>''; qualora l'altezza sia solo frazionaria, si omette lo ''0.'' iniziale, così: ''1/4<nowiki>'</nowiki>'' e '''non''' ''0.1/4<nowiki>'</nowiki>''; * nel caso di mutazioni composte, l'altezza in piedi è riportata solo relativamente alla prima fila, ad eccezione di quelle a due file (per non occupare troppo spazio) - qualora le altezze delle file successive presentino delle anomalie, si inseriscono in nota. * i registri ad ancia sono scritti in rosso quando sono riportati così sulla consolle; * non si inserisce il numero ordinale davanti a ciascun registro; * non si riportano le unioni e gli accoppiamenti, né gli annullatori; * il Tremolo si riporta all'interno di ciascuna divisione; * gli accessori (ad esempio: Uccelliera, Zampogna ecc.) si riportano nel seguente modo prima della disposizione fonica: '''Accessori''': ''Uccelliera''; ''Zampogna''; * non sono ammesse abbreviazioni. Quindi, in poche parole, questa disposizione '''non''' va bene (mettiamo che sulla consolle i registri ad ancia siano scritti '''in nero'''): {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Prima tastiera - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |XXII || 1' |- |Ripieno Acuto 3 File || 0.1/2' |- |Flauto a Camino || 8' |- |Sesquialtera 2 File || 2.2/3'-1.3/5' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' bassi</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8' soprani</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Seconda tastiera - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola di Gamba || 8' |- |Flauto a Cuspide || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.1/3' |- |Pienino 3 File || 1'-0.2/3'-0.1/2' |- |Voce Celeste 2 File || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba Armonica</span> ||<span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba Bassa</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} |} Questa, invece, va bene: {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |XXII || 1' |- |Ripieno acuto 3 file || 1/2' |- |Flauto a camino || 8' |- |Sesquialtera 2 file || 2.2/3'-1.3/5' |- |Tromba || 8' Bassi |- |Tromba || 8' Soprani |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola di gamba || 8' |- |Flauto a cuspide || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.3/5' |- |Pienino 3 file || 1' |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |Tromba armonica || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |Trombone || 16' |- |Tromba bassa || 8' |- |} |} == Libri correlati == * {{libro|Organo a canne}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne| ]] [[Categoria:Musica]] [[Categoria:Dewey 786]] {{alfabetico|D}} {{Avanzamento|0%|9 giugno 2020}} e6sag2r4cyj9qzg6nptejk72ojx54fe Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Gorizia/Gorizia - Cattedrale metropolitana dei Santi Ilario e Taziano 0 35241 491888 401487 2026-04-15T16:18:08Z VoceUmana7 51633 491888 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Duomo di Gorizia - Orgelempore.jpg|400px|center]] * '''Costruttore:''' Zanin * '''Anno:''' 1929 * '''Restauri/modifiche:''' Bonato (2006-2014) * '''Registri:''' 31 * '''Canne:''' oltre 1.500 * '''Trasmissione:''' pneumatica * '''Consolle:''' fissa indipendente, al centro della cantoria * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concava di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno || 6 file |- |Bordone || 8' |- |Flauto a camino || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Dolce || 8' |- |Gamba || 8' |- |Voce umana || 8' |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Salicionale basso || 16' |- |Principalino || 8' |- |Fugara || 4' |- |Flauto amabile || 8' |- |Flauto traverso || 8' |- |Quintaton || 8' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Silvestre || 2' |- |Terza || 1.3/5' |- |Cornetto || 4 file |- |Viola || 8' |- |Concerto viole || 8' |- |Oboe || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Armonica || 16' |- |Gran quinta || 10.2/3' |- |Ottava || 8' |- |Cello || 8' |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Duomo di Gorizia|w_preposizione=sulla|w_etichetta=cattedrale dei Santi Ilario e Taviano a Gorizia}} {{Avanzamento|100%|27 febbraio 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 3ybdlqdo4cov9zfj5yk6p57k7v07cuo Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Sesto al Reghena/Abbazia di Santa Maria in Sylvis 0 35295 491931 470824 2026-04-16T00:16:44Z VoceUmana7 51633 491931 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Zanin * '''Anno:''' 1957 * '''Restauri/modifiche:''' Francesco Zanin (2000, restauro) * '''Registri:''' 26 * '''Canne:''' 1490 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concava di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in una nicchia a lato del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno grave || 2 file |- |Ripieno acuto || 2 file |- |Flauto || 8' |- |Flauto || 4' |- |Voce umana || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno || 2 file |- |Bordone || 8' |- |Corno di notte || 4' |- |Nazardo || 2 2/3' |- |Terza || 1 3/5' |- |Gamba || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Principale || 8' |- |Subbasso || 16' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Abbazia di Santa Maria in Sylvis|w_preposizione=sulla|w_etichetta=abbazia di Santa Maria in Sylvis}} {{Avanzamento|100%|28 febbraio 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] ok4mxjnpyv14w78l8286yn5g65bg447 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Cattedrale di San Giusto 0 35415 491872 484082 2026-04-15T15:44:18Z VoceUmana7 51633 491872 wikitext text/x-wiki [[File:Triest S.Giusto Orgelempore.jpg|500px|center]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 345'') * '''Anno:''' 1922 * '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (anni '70 del XX secolo), Mascioni (2013, restauro conservativo) * '''Registri:''' 47 * '''Canne:''' 3.142 * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' indipendente, in cantoria * '''Tastiere:''' 3 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concava di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Positivo''''' ---- |- |Principale || 4' |- |Ottava || 2' |- |Duodecima || 1.1/3' |- |Cembalo || 2 file |- |Sesquialtera || 2 file |- |Flauto stoppo || 8' |- |Flauto camino || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale I || 8' |- |Principale II || 8' |- |Ottava || 4' |- |Duodecima || 2.2/3' |- |Quintadecima || 2' |- |Decimasettima || 1.3/5' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda || 1' |- |Ripieno || 6 file |- |Flauto || 8' |- |Flauto || 4' |- |Dulciana || 8' |- |Voce umana || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''III - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno || 4 file |- |Bordone || 16' |- |Bordone || 8' |- |Flauto in VIII || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Silvestre || 2' |- |Flauto in XVII || 1.3/5' |- |Gamba || 8' |- |Coro viole || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Principale || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |Ripieno || 4 file |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Trombina</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|commons=Cathedral (Trieste) - Pipe organ|commons_preposizione=sull'|commons_etichetta=organo a canne|w=Cattedrale di San Giusto (Trieste)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=cattedrale di San Giusto a Trieste}} {{Avanzamento|100%|14 marzo 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 3lwhuncdz919n3qhcu2ud19z4l2rv8p Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Toscana/Provincia di Livorno/Livorno/Livorno - Cattedrale di San Francesco 0 36577 491916 491631 2026-04-15T20:24:23Z ~2026-23374-83 54205 Specificato numero di canne 491916 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Duomo Livorno, interno.JPG|350px|center]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''opus 804'') * '''Anno:''' 1961 * '''Restauri/modifiche:''' Michelotto (modifiche, 1975), Chichi (restauro, 2019) * '''Registri:''' 45 * '''Canne:''' 2031 * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento nel transetto di destra * '''Tastiere:''' 3 di 61 note (''Do<small>1</small>''-''Do<small>6</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in tre corpi: due gemelli sulle cantorie ai lati dell'abside e uno a pavimento nell'abside, dietro l'altare maggiore {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Positivo espressivo''''' ---- |- |Flauto camino || 8' |- |Viola d'amore || 8' |- |Principale || 4' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.3/5' |- |Cimbalo || 1' |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Voce umana || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Flauto traverso || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto cuspide || 4' |- |Decimaseconda || 2.2/3' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno grave 3 file || 2' |- |Ripieno acuto 5 file || 1' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba a squillo</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Unda maris || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''III - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Gamba || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto armonico || 4' |- |Silvestre || 2' |- |Ripieno 5 file || 2' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba armonica</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |Coro viole 3 file || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Basso acustico || 32' |- |Contrabbasso || 16' |- |Principale || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 16' |- |Basso armonico || 8' |- |Bordone || 8' |- |Violoncello || 8' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Bombarda</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Duomo di Livorno|w_preposizione=sulla|etichetta=cattedrale di San Francesco a Livorno}} {{Avanzamento|100%|19 aprile 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] ssldsylvucoj8xc0dub66vum5jobphw Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa di Santa Caterina da Siena 0 37624 491880 401542 2026-04-15T16:12:29Z VoceUmana7 51633 491880 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 1171'') * '''Anno:''' 2005 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 18 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica (servo-assistita elettronicamente per i registri) * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 58 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-parallela di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria alla sinistra del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno 4 file || 1.1/3' |- |Flauto || 8' |- |Flauto a camino || 4' |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola || 8' |- |Principale || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Ripieno 3 file || 2' |- |Cornetto 2 file || 2'<ref>2'-1.3/5'</ref> |- |Oboe || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |Basso || 8' |- |Controfagotto || 16' |- |} |} == Note == <references/> == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=http://www.mascioni-organs.com/nuovidemo/triestesc.htm|titolo=Trieste - Santa Caterina|editore=mascioni-organs.com|accesso=3 dicembre 2015}} {{Avanzamento|100%|3 dicembre 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] shd8c2hnq3vqblckj73k098y9juxobb Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Muggia/Muggia - Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo 0 37625 491869 484093 2026-04-15T15:38:58Z VoceUmana7 51633 491869 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Matroneum and Church organ Duomo Muggia, Friuli Venezia-Giulia, Italy.jpg|500px|centro]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 939'')<ref>su progetto di Giuseppe Radole.</ref> * '''Anno:''' 1971 * '''Restauri/modifiche:''' 1992 - Ristrutturazione e restauro generale con aggiunta delle torri di pedale * '''Registri:''' 18 * '''Canne:''' 1076 * '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettrica per i registri) * '''Consolle:''' fissa, addossata alla parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' parallelo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico sulla cantoria in controfacciata, con corpo tergale {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Positivo tergale''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Principale || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavina || 2' |- |Terza || 1.3/5' |- |XIX-XXII || 1.1/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Regale</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8'<ref>le canne da ''Do<small>1</small>'' a ''Fa<small>1</small>'' inclusi, sono in comune con il registro ''Flauto a camino 8<nowiki>'</nowiki>''.</ref> |- |Flauto a camino || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |Ripieno 3 file || 1' |- |Voce umana || 8'<ref>dal ''Do<small>3</small>''.</ref> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava|| 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Duomo di Muggia|preposizione=sulla|etichetta=Duomo di Muggia}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=http://www.mascioni-organs.com/databnuovi/939.pdf|titolo=Muggia (TS) - Duomo - Op. 939 - Anno 1971|sito=mascioni-organs|accesso=3 dicembre 2015}} {{Avanzamento|100%|3 dicembre 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] b626c6w5815av5mllmnvkxsfp2706yx Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa della Beata Vergine Maria del Soccorso 0 37626 491875 484084 2026-04-15T16:05:35Z VoceUmana7 51633 491875 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Beata Vergine del Soccorso organo.jpg|500px|centro]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 388'') * '''Anno:''' 1927 * '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (seconda metà del XX secolo, modifiche) * '''Registri:''' 27 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettropneumatica * '''Consolle:''' indipendente, sulla cantoria in controfacciata * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno 2 file || 1.1/3' |- |Ripieno 4 file || 1/3' |- |Flauto || 8' |- |Flauto || 4' |- |Dolce || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Pienino 3 file || 2 file |- |Flauto || 8' |- |Flauto || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Silvestre || 2' |- |Flauto in XVII || 1.3/5' |- |Salicionale || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Principale || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso armonico || 8' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} == Collegamenti esterni == https://drive.google.com/file/d/1RQuoR0W9hhqxnAKC1p4GeYynnJlLALW_/view?usp=drive_link<nowiki/>breve pubblicazione sulla storia dello strumento {{Avanzamento|100%|3 dicembre 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] jn62swc8fgy8vj5bbd7t4lf8skp1o0s Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa del Sacro Cuore di Gesù 0 38373 491874 491402 2026-04-15T16:05:09Z VoceUmana7 51633 491874 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Gustavo Zanin * '''Anno:''' seconda metà del XX secolo * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 35 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' indipendente, al centro della cantoria * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in due corpi pensili contrapposti, al di sopra della cantoria in controfacciata, lungo le pareti laterali {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decima seconda || 2.2/3' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decima nona || 1.1/3' |- |Vigesima seconda || 1' |- |Ripieno || 4 file |- |Voce umana || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba armonica</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Viola d'amore || 8' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Silvestre || 2' |- |Decimino || 1.3/5' |- |Celeste || 2 file |- |Voce celeste || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Dulcian</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Campane |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Principale || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso || 8' |- |Bordone || 8' |- |Quintaton || 5.1/3' |- |Flauto || 4' |- |Terza || 3.1/5' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Dulcian</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} {{Avanzamento|100%|9 maggio 2016}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] k1ghn6b3jawswh56j1qochch4l90l23 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa di San Vincenzo de' Paoli 0 38375 491883 417940 2026-04-15T16:14:33Z VoceUmana7 51633 491883 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo san vincenzo trieste.jpg|center|350px]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 928'') * '''Anno:''' 1970-1971<ref>inaugurato il 30 novembre 1971 da Luigi Toja.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 25 * '''Canne:''' 1535 * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' due: consolle maggiore a due manuali, in cantoria; consolle ausiliare a manuale unico, a pavimento nell'aula * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata * '''Note:''' la cassa lignea è quella del precedente organo Rieger. {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Flauto || 8' |- |Flauto || 4' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda || 1' |- |Ripieno 4 file || 2/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ottavino || 2' |- |Decimino || 1.3/5' |- |Ripieno 2 file || 1.1/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Voce umana || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Basso dolce || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Superottava || 2' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} |} == Organo precedente == * '''Costruttore:''' Rieger (''Opus 1831'') * '''Anno:''' 1913<ref>installato nella chiesa il 22 febbraio 1914, inaugurato da Gastone Zuccoli il 19 marzo 1914</ref> * '''Restauri/modifiche:''' Federico Paccagnella (1926, restauro), Zanin (1936, restauro) * '''Registri:''' 25 * '''Canne:''' 1398 * '''Trasmissione:''' pneumatico-tubolare * '''Consolle:''' fissa indipendente, al centro della cantoria * '''Tastiere:''' 2 di 58 note ciascuna (''Do<small>1</small>''-''La<small>5</small>'') * '''Pedaliera:''' dritta di 30 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata * '''Note:''' organo rimosso nel 1970 (ad eccezione della cassa) e collocato nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Trieste. {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Bordone || 16' |- |Flauto concavo || 8' |- |Viola gamba || 8' |- |Capricorno || 2' |- |Coperto || 8' |- |Tromba || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |Mistura || 6 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principalino || 8' |- |Flauto armonico || 8' |- |Salicional || 8' |- |Flauto di tuba || 8' |- |Eolina || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |Flauto traverso || 4' |- |Armonia eterea || 3 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Violone || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso ottava || 8' |- |Cello || 8' |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{ip|commons=Category:San Vincenzo de' Paoli (Trieste) - Pipe organ|commons_preposizione=sull'|commons_etichetta=organo a canne}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=http://www.svdp-trieste.it/organo-mascioni/|titolo=Organo Mascioni|editore=youtube.com|accesso=9 maggio 2016}} {{Avanzamento|100%|9 maggio 2016}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] hmph5aswbf2xphro14dwpz2vowqq2x2 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa dei Santi Pietro e Paolo 0 38376 491873 401529 2026-04-15T16:03:30Z VoceUmana7 51633 491873 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo Santi Pietro e Paolo (Trieste).png|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Rieger (''Opus 1831'') * '''Anno:''' 1913<ref>installato nella chiesa il 22 febbraio 1914, inaugurato da Gastone Zuccoli il 19 marzo 1914</ref> * '''Restauri/modifiche:''' Federico Paccagnella (1926, restauro), Zanin (1936, restauro) * '''Registri:''' 25 * '''Canne:''' 1398 * '''Trasmissione:''' pneumatico-tubolare * '''Consolle:''' fissa indipendente, al centro della cantoria * '''Tastiere:''' 2 di 58 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' dritta di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata * '''Note:''' trasferito nel 1970 dalla chiesa di San Vincenzo de' Paoli a Trieste ad eccezione della cassa lignea originaria {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Bordone || 16' |- |Flauto concavo || 8' |- |Viola gamba || 8' |- |Capricorno || 2' |- |Coperto || 8' |- |Tromba || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |Mistura || 6 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principalino || 8' |- |Flauto armonico || 8' |- |Salicional || 8' |- |Flauto di tuba || 8' |- |Eolina || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |Flauto traverso || 4' |- |Armonia eterea || 3 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Violone || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso ottava || 8' |- |Cello || 8' |- |} |} == Note == <references/> == Collegamenti esterni == {{cita web|url=http://www.svdp-trieste.it/organo-mascioni/|titolo=Organo Mascioni|editore=youtube.com|accesso=9 maggio 2016}} {{Avanzamento|100%|9 maggio 2016}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] corij5fu4hs0d77ycadniewhgkf8lq3 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Grado/Grado - Basilica di Sant'Eufemia 0 39461 491890 401474 2026-04-15T16:34:58Z VoceUmana7 51633 491890 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Sant'Eufemia Grado organo.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 684'') * '''Anno:''' 1953 * '''Restauri/modifiche:''' Mascioni (2000-2002, restauro e ampliamento) * '''Registri:''' 20 * '''Canne:''' 1124 * '''Trasmissione:''' elettronica * '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico sopraelevato, a ridosso della parete di fondo della navata di destra * '''Note:''' strumento interamente racchiuso entro un'unica cassa espressiva {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decima quinta || 2' |- |Ripieno 4 file || 1.1/3' |- |Flauto || 8' |- |Sesquialtera 2 file || 2.2/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Flauto || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Corno di camoscio || 2' |- |Ripieno 2 file || 1.1/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale espressivo''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Controfagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} ; Stato dello strumento prima dell'ampliamento del 2002 * '''Registri:''' 12 * '''Canne:''' 826 * '''Trasmissione:''' elettrica con sistema multiplo * '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico sopraelevato, a ridosso della parete di fondo della navata di destra {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Flauto || 8' |- |Ottava || 4' |- |Ripieno 5 file || 2' |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Salizionale || 8' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Voce celeste || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |} |} == Bibliografia == * {{cita libro|autore=Alberto Sabatini|titolo=Arte organaria nella laguna di Grado|città=Padova|editore=Armelin Musica|anno=2009|isbn=978-88-95738-25-3|pp=58-98|cid=A. Sabatini}} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Basilica di Sant'Eufemia (Grado)|w_preposizione=sulla|w_etichetta=basilica di Sant'Eufemia a Grado}} {{Avanzamento|100%|1 aprile 2017}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] nm7tfggvd1wyou0sqqcxzjjkfjmthey Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa di Sant'Antonio Nuovo 0 39585 491878 488964 2026-04-15T16:11:18Z VoceUmana7 51633 491878 wikitext text/x-wiki == Organo maggiore == [[File:Sant’Antonio Taumaturgo, Orgel.JPG|500px|center]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 748'') * '''Anno:''' 1958-1959<ref>inaugurato il 15 aprile 1959 da Ferruccio Vignanelli.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Canne:''' 4968 * '''Registri:''' 72 * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' indipendente, al centro della cantoria * '''Tastiere:''' 3 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-parallela di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Positivo espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Corno di notte || 8' |- |Dolce || 8' |- |Flauto a cuspide || 4' |- |Principalino || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Flagioletto || 2' |- |Ottavino || 2' |- |Terza nazardo || 1.3/5' |- |Ripieno 6 file || 1.1/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Clarinetto</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Unda maris || 8' |- |Cornetto combinato |- |Campane || 4'<ref name=campane>da ''Do<small>3</small>'' a ''Si<small>3</small>''.</ref> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale I || 8' |- |Principale II || 8' |- |Flauto traverso || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Flauto camino || 4' |- |Ottava I || 4' |- |Ottava II || 4' |- |Duodecima || 2.2/3' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Ventiduesima || 1' |- |Ripieno grave 5 file || 2' |- |Ripieno acuto 5 file || 1' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span><ref>in prolungamento dalla ''Tromba 8<nowiki>'</nowiki>''.</ref> |- |Voce umana || 8' |- |Campane || 4'<ref name=campane/><ref name=pos>in trasmissione dal ''Positivo espressivo''.</ref> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''III - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Flauto aperto || 8' |- |Bordone || 8' |- |Viola di gamba || 8' |- |Flauto armonico || 4' |- |Ottava || 4' |- |Silvestre || 2' |- |Flauto in XIX || 1.1/3' |- |Sesquialtera 2 file || 2.2/3' |- |Ripieno 5 file || 2' |- |<span style="color:#8b0000;">Controfagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba armonica</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno dolce</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |Coro viole 3 file || 8' |- |Campane || 4'<ref name=pos/> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Acustico || 32' |- |Contrabbasso || 16' |- |Violone || 16' |- |Principale || 16'<ref>in trasmissione dal ''Grand'Organo''.</ref> |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 16'<ref>in trasmissione dall<nowiki>'</nowiki>''Espressivo''.</ref> |- |Gran quinta || 10.2/3'<ref>in prolungamento dal ''Subbasso 16<nowiki>'</nowiki>''.</ref> |- |Basso || 8' |- |Violoncello || 8' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Dolce || 8' |- |Quinta || 5.1/3' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |Superottava || 2' |- |Ripieno 6 file || 2.2/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Bombarda</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Clarone</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |Campane || 4'<ref name=pos/> |- |} |} == Organo minore == * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 770'') * '''Anno:''' 1958 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Canne:''' 330 * '''Registri:''' 16 (4 reali) * '''Trasmissione:''' elettrica a sistema multiplo * '''Consolle:''' indipendente, in cantoria * '''Tastiere:''' 1 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-parallela di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria alla sinistra del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Manuale''' ---- |- |Principale || 8' Bassi |- |Principale || 8' Soprani |- |Bordone || 8' Bassi |- |Bordone || 8' Soprani |- |Ottava || 4' Bassi |- |Ottava || 4' Soprani |- |Flautino || 2' Bassi |- |Flautino || 2' Soprani |- |Voce umana || 8' |- |Ripieno 3 file || 2' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flautino || 2' |- |Ripieno 3 file || 2' |- |} |} == Strumenti precedenti == === Organo Zanin (1922) === * '''Costruttore:''' Beniamino Zanin * '''Anno:''' 1922<ref>collaudato da Oreste Ravanello l'8 gennaio 1923 e inaugurato dallo stesso il 10 gennaio dello stesso anno.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Canne:''' 2000 circa * '''Registri:''' 30 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' dritta di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata * '''Note:''' rifacimento dello strumento precedente {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Tromba || 8' |- |Gamba || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Flauto || 8' |- |Bordone || 8' |- |Voce umana || 8' |- |Flauto || 4' |- |Ottava || 4' |- |Duodecima || 2.2/3' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno grave || 3 file |- |Ripieno acuto || 3 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Principalino || 8' |- |Eufonio || 8' |- |Viola || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 8' |- |Flauto || 4' |- |Concerto viole || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno || 2 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Cello || 8' |- |Ottava dolce || 8' |- |Ottava || 8' |- |Contrabbasso || 16' |- |} |} === Organo De Lorenzi (1834-1835) === * '''Costruttore:''' Giovanni Battista De Lorenzi * '''Anno:''' 1824-1835 * '''Restauri/modifiche:''' Andrea Cetti (1873, restauro), Pietro Bazzani (1900, modifiche e aggiunta di cassa espressiva all<nowiki>'</nowiki>''Eco'', fino ad allora aperto); Federico Paccagnella (1920, restauro e ripristino del canneggio sequestrato nel maggio 1918 dal governo austriaco) * '''Canne:''' 1933 * '''Registri:''' 52 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 66 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>-1</sup>''-''La<sup>5</sup>'', Bassi/Soprani ''Si<sup>2</sup>''/''Do<sup>3</sup>'', l<nowiki>'</nowiki>''Eco'' [secondo manuale] con estensione reale a partire da ''Do<sup>1</sup>'') * '''Pedaliera:''' dritta di 20 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - Grand'Organo ''Ripieno''''' ---- |- |Principale || 8' Bassi |- |Principale || 8' Soprani |- |Principale rinforzo || 8' |- |Ottava || 4' Bassi |- |Ottava || 4' Soprani |- |Ottava rinforzo || 4' |- |Duodecima || 2.2/3' |- |Decima quinta || 2' |- |Decima nona || 1.1/3' |- |Vigesima seconda || 1' |- |Vigesima sesta || 2/3' |- |Vigesima nona || 1/2' |- |Trigesima terza || 1/3' |- |Trigesima sesta || 1/4' |- |Quadragesima prima e quadragesima terza || 1/6' Bassi |- |Contrabbassi || 16' <small>(al Pedale)</small> |- |Ottava di contrabbassi || 8' <small>(al Pedale)</small> |- |Duodecima di contrabbassi || 5.1/3' <small>(al Pedale)</small> |- |Timballo a 5 voci || <small>(al Pedale)</small> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - Grand'Organo ''Ripieno''''' ---- |- |Clarino || 8' Soprani |- |Trombone || 8' Bassi |- |Trombe squillo || 8' Soprani |- |Corni di caccia || 8' Bassi |- |Flutta reale || 8' Soprani |- |Flauto traversiere || 8' Soprani |- |Corno dolce || 16' Soprani |- |Flauto in ottava || 4' Soprani |- |Flaugioletto || 2' Soprani |- |Flauto in XII || 2.2/3' Soprani |- |Cornetta || 1.3/5' Soprani |- |Voce umana || 8' Soprani |- |Cimbass || 10' <small>(al Pedale)</small> |- |Controfagotto || 16' <small>(al Pedale)</small> |- |Trombe reali || 4' <small>(al Pedale)</small> |- |Campanelli || Soprani |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Eco espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' Bassi |- |Principale || 8' Soprani |- |Ottava || 4' Bassi |- |Ottava || 4' Soprani |- |XV || 2' |- |XIX || 1.1/3' |- |XXII || 1' |- |Flauto alamanno || 8' |- |Ottavino || 4' Bassi |- |Ottavino || 4' Soprani |- |Sedicesimo || 2' Soprani |- |Flagioletto || 2' Bassi |- |Oboè || 8' Soprani |- |Cornetta in XII || 2.2/3' Soprani |- |Fagotto || 8' Bassi |- |Corno inglese || 16' Soprani |- |Clarone || 4' Bassi |- |} |} == Note == <references/> == Bibliografia == * {{cita libro|titolo=La musica nella Chiesa di S. Antonio Nuovo a Trieste|città=Udine|editore=Pizzicato|anno=2000|isbn=8877364483}} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di Sant'Antonio Nuovo|w_preposizione=sulla|w_etichetta=chiesa di Sant'Antonio Nuovo a Trieste}} {{Avanzamento|100%|29 aprile 2017}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] {{Disposizioni foniche di organi a canne}} 2xy4y0f8h5041tblt1c48hs1515asa4 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa di Sant'Apollinare Martire 0 41678 491879 401540 2026-04-15T16:11:54Z VoceUmana7 51633 491879 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Francesco Zanin * '''Anno:''' 1968 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 12 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' indipendente * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno || 2 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Ripieno cembalo || 2 file |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |} |} == Organo precedente == * '''Costruttore:''' Giacomo e Pietro Bazzani * '''Anno:''' 1891 * '''Restauri/modifiche:''' Beniamino Zanin (1920, restauro) * '''Registri:''' 19 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 54 note (''Do<small>1</small>''-''Fa<small>5</small>'', Bassi/Soprani ''Do#<small>3</small>''/''Re<small>3</small>'') * '''Pedaliera:''' di 27 note (''Do<small>1</small>''-''Re<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata * '''Accessori:''' ''Tiratutti'' a pedalone, ''Combinazione libera alla lombarda'' a pedalone, ''Terza mano'' a manetta, 4 combinazioni fisse a pedaletto {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Colonna di sinistra - ''Concerto''''' ---- |- |Unda maris || 8' |- |Viola || 4' Bassi |- |Viola || 4' Soprani |- |Flauto || 4' Bassi |- |Flauto || 4' Soprani |- |Ottavino || 2' |- |Celeste || 8' |- |Tromba || 8' Soprani |- |Oficleide || 8' Bassi |- |Corno inglese |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Colonna di destra - ''Ripieno''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Principale || 8' Bassi |- |Principale || 8' Soprani |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Primo ripieno 2 file || 1.1/3' |- |Secondo ripieno 2 file || 2/3' |- |Pedale || 16'+8' <small>(al Pedale)</small> |- |Trombone || 8' <small>(al Pedale)</small> |- |} |} == Bibliografia == * {{cita pubblicazione|autore=Giuseppe Radole|titolo=L'arte organaria a Trieste|rivista=L'organo. Rivista di cultura organaria e organistica|città=Bologna|editore=Patron|mese=luglio-dicembre|anno=1970 (VIII)|numero=2|pp=131-202}} {{Avanzamento|100%|3 dicembre 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] jzq8073ejwylk3ttax6ignwr687w4y0 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa di San Cipriano 0 41679 491881 401544 2026-04-15T16:12:53Z VoceUmana7 51633 491881 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 729'') * '''Anno:''' 1957 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 18 (5 reali) * '''Canne:''' 512 * '''Trasmissione:''' elettrica con sistema multiplo * '''Consolle:''' addossata alla cassa * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria alla destra del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Flauto || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno 4 file || 1.1/3' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Salicionale || 8' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Flautino || 2' |- |Voce celeste || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Dolce || 8' |- |Ottava || 4' |- |Ripieno || 1.1/3' |- |} |} == Bibliografia == * {{cita pubblicazione|autore=Giuseppe Radole|titolo=L'arte organaria a Trieste|rivista=L'organo. Rivista di cultura organaria e organistica|città=Bologna|editore=Patron|mese=luglio-dicembre|anno=1970 (VIII)|numero=2|pp=131-202}} {{Avanzamento|100%|19 giugno 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] iz35l3iqfzymoznt2lashz32lgvfh16 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Seminario vescovile 0 41680 491887 401550 2026-04-15T16:17:29Z VoceUmana7 51633 491887 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} == Cappella dell'Immacolata Concezione == * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 723'') * '''Anno:''' 1956<ref>inaugurato da Ferruccio Vignanelli il 1° maggio 1957.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 15 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' mobile indipendente, in cantoria * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in due corpi sulla cantoria * '''Note:''' strumento integralmente racchiuso entro cassa espressiva {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Flauto || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno 4 file || 1.1/3' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola || 8' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Silvestre || 2' |- |Voce celeste || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale espressivo''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |Flauto || 4' |- |} |} == Note == <references/> == Bibliografia == * {{cita pubblicazione|autore=Giuseppe Radole|titolo=L'arte organaria a Trieste|rivista=L'organo. Rivista di cultura organaria e organistica|città=Bologna|editore=Patron|mese=luglio-dicembre|anno=1970 (VIII)|numero=2|pp=131-202}} {{Avanzamento|100%|19 giugno 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] s6ug7abetd6z553synf00nd7n8l2ecz Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa della Madonna del Mare 0 41681 491876 491827 2026-04-15T16:09:09Z VoceUmana7 51633 491876 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Trieste Madonna del Mare abside.jpg|500px|centro]], [[File:Tastiera...jpg|400px|centro]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 865'') * '''Anno:''' 1965<ref>inaugurato il 30 gennaio 1966.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' sì, ampliamento 2021 * '''Registri:''' 35 (25 reali) * '''Canne:''' 1767 * '''Trasmissione:''' elettronica * '''Consolle:''' mobile indipendente * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Accessori:''' tutte le unioni, super e sub ottave, 5 combinazioni fisse, 4 mobili, sequencer, traspositore * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti ai lati del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Principale II || 8' |- |Flauto armonico || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Flauto || 4' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda || 1' |- |Ripieno 4 file || 2/3' |- |Sesquialtera || 2.2/3' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Flauto tappato || 8' |- |Principale || 4' |- |Ottavina || 2' |- |Pienino 2 file || 1.1/3' |- |Flauto in VIII || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flauto in XV || 2' |- |Flauto in XVII || 1.3/5' |- |Viola || 8' |- |Voce celeste 2 file || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba armonica</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Gran Quinta || 10.2/3' |- |Basso armonico || 8' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Trombone</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} == Note == <references/> == Bibliografia == * {{cita pubblicazione|autore=Giuseppe Radole|titolo=L'arte organaria a Trieste|rivista=L'organo. Rivista di cultura organaria e organistica|città=Bologna|editore=Patron|mese=luglio-dicembre|anno=1970 (VIII)|numero=2|pp=131-202}} {{Avanzamento|100%|19 giugno 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] tso4wlekqu674g82kd7d8ufsl5uv32t Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Contovello - Tempio nazionale a Maria Madre e Regina di Monte Grisa 0 42474 491870 484081 2026-04-15T15:39:43Z VoceUmana7 51633 491870 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Sanctuary of Monte Grisa in Trieste, Italy 12.jpg|500px|centro]] * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 1059'') * '''Anno:''' 1983 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 24 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettrica per i registri) * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria alla destra del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |XIX-XXII || 1.1/3' |- |Ripieno 4 file || 2/3' |- |Sesquialtera 2 file || 2.2/3' |- |Flauto || 8' |- |Flauto in VIII || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Voce umana || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 4' |- |Ottava || 2' |- |Duodecima || 1.1/3' |- |Quintadecima || 1' |- |Flauto stoppo || 8' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flauto in XVII || 1.3/5' |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Principale coperto || 16' |- |Ottava || 8' |- |Quintadecima || 4' |- |Ripieno 2 file || 2.2/3' |- |Bordone || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Controfagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |} |} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=http://www.mascioni-organs.com/databnuovi/1059.pdf|titolo=Trieste - Tempio di Maria Madre Regina - Op. 1059 - Anno 1983|sito=mascioni-organs.com|accesso=15 novembre 2018}} {{Avanzamento|100%|15 novembre 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] dddlxbzrzm1vx05sei4gv6xf9lfpbrn Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Pordenone/Pordenone - Chiesa di San Francesco d'Assisi 0 42755 491920 401568 2026-04-16T00:05:57Z VoceUmana7 51633 491920 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Michelotto * '''Anno:''' 2008-2009 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 9 * '''Canne:''' 524 * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, nella parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-parallela di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento alla sinistra del presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Due di ripieno || 1.1/3' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Flauto || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Regale || 8' |- |} |} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=http://www.michelotto-organi.com/it_dett.php?id=127|titolo=Chiesa di S. Francesco d'Assisi in Pordenone|sito=michelotto-organi.com|accesso=22 dicembre 2018}} {{Avanzamento|100%|22 dicembre 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 83fnw7odns7tkcqnq7sucqgq0bqjah9 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Pordenone/Pordenone - Chiesa dei Santi Ruperto e Leonardo 0 42769 491919 435051 2026-04-16T00:05:20Z VoceUmana7 51633 491919 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Michelotto * '''Anno:''' 2006<ref>inaugurato da Carlo Babuin il 7 dicembre 2006.</ref> * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 22 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Flauto || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |XV || 2' |- |Ripieno || 4 file |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Voce umana || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Flauto || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flautino || 2' |- |Terza || 1.3/5' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Campane |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |Flauto || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Chiarina</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |Campane |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|preposizione=sulla}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=http://www.michelotto-organi.com/it_dett.php?id=95|titolo=Chiesa dei Santi Leonardo e Ruperto in Vallenoncello -PN-|sito=michelotto-organi.com|accesso=25 dicembre 2018}} {{Avanzamento|100%|25 dicembre 2018}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] mumymhte1hx3cevitoukssf53744f6d Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore 0 45387 491938 440371 2026-04-16T07:38:47Z ~2026-23432-84 54206 Aggiunto le frazioni 491938 wikitext text/x-wiki Frazioni{{disposizioni foniche di organi a canne}} == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano|Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa di Santa Chiara|Chiesa di Santa Chiara]] * Chiesa di San Leonardo * Chiesa di San Sebastiano [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Casalmaggiore]] i36uc8jbg1c0lmnffhzb8r68ioqx3gq 491939 491938 2026-04-16T07:39:34Z ~2026-23432-84 54206 491939 wikitext text/x-wiki {{disposizioni foniche di organi a canne}} == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano|Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa di Santa Chiara|Chiesa di Santa Chiara]] * Chiesa di San Leonardo * Chiesa di San Sebastiano [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Casalmaggiore]] qyc12797d39alk4nr6l4gklc0gj5b6x 491940 491939 2026-04-16T07:40:41Z ~2026-23432-84 54206 491940 wikitext text/x-wiki {{disposizioni foniche di organi a canne}} == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano|Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa di Santa Chiara|Chiesa di Santa Chiara]] * Chiesa di San Leonardo * Chiesa di San Sebastiano * Chiesa di Sant’Agata (Cappella) [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Casalmaggiore]] l7s7oumxyn6iga5nq2thiojf2re4yw8 491941 491940 2026-04-16T07:40:59Z ~2026-23432-84 54206 491941 wikitext text/x-wiki {{disposizioni foniche di organi a canne}} == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano|Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa di Santa Chiara|Chiesa di Santa Chiara]] * Chiesa di San Leonardo * Chiesa di San Sebastiano * [[Chiesa di Sant’Agata (Cappella)]] [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Casalmaggiore]] 6o0vrsb5cpnsmzhbxmlscychlsyzgy6 491943 491941 2026-04-16T07:58:27Z ~2026-23414-91 54207 491943 wikitext text/x-wiki {{disposizioni foniche di organi a canne}} == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa dei Santi Leonardo e Stefano|Chiesa abbaziale di Santo Stefano Protomartire (Duomo)]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Lombardia/Provincia di Cremona/Casalmaggiore/Casalmaggiore - Chiesa di Santa Chiara|Chiesa di Santa Chiara]] * Chiesa di San Leonardo * Chiesa di San Sebastiano * [[Chiesa di Sant’Agata (Cappella)]] [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Casalmaggiore]] hjzx0wgbj40fa2g6pdscz3dw586a77v Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Grado/Grado - Santuario della Madonna di Barbana 0 45445 491889 401472 2026-04-15T16:24:53Z VoceUmana7 51633 491889 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Mascioni (''Opus 652'') * '''Anno:''' 1950 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 23 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Tastiere:''' 2 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale||16' |- |Principale||8' |- |Flauto||8' |- |Dulciana||8' |- |Ottava||4' |- |Ripieno grave 4 file || 2' |- |Ripieno acuto 5 file || 1/2' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale||8' |- |Bordone||8' |- |Viola||8' |- |Flauto||4' |- |Ottava||4' |- |Nazardo||2.2/3' |- |Ripieno||3 file |- |Coro Viole||8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> ||<span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Clarinetto</span> ||<span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Basso violone||16' |- |Subbasso||16' |- |Basso||8' |- |Bordone||8' |- |} |} {{Avanzamento|100%|26 febbraio 2021}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Grado - Santuario della Madonna di Barbana]] lsln306dkn5fwq640anel6jhkrvp38v Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa di San Giovanni Decollato 0 48295 491882 401560 2026-04-15T16:14:02Z VoceUmana7 51633 491882 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Oberlinger * '''Anno:''' 1970 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 26 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concava di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' sulla cantoria in controfacciata * '''Note:''' trasferito da Coblenza nel 2010 {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Hauptwerk''''' ---- |- |Pommer || 16' |- |Principale || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |Quinta || 2.2/3' |- |XV || 2' |- |Mistura || 6 file |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Brustwerk''''' ---- |- |Gedackt || 8' |- |Salicional || 8' |- |Koppelflöte || 4' |- |Principal || 2' |- |Quinte || 1.1/3' |- |Sesquialtera || 2 file |- |Sharff || 4 file |- |Dulzian || 16' |- |Krommhorn ||8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedal''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Basso || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 2' |- |Mistura ||5-7 file |- |Posaune || 16' |- |Klaron || 4' |- |} |} {{Avanzamento|100%|6 marzo 2021}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Trieste - Chiesa di San Giovanni Decollato]] 3gxddqt24s7wilf5rrfg7ll18c7gkfb Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia 0 48612 491891 401483 2026-04-15T16:36:28Z VoceUmana7 51633 491891 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Disposizioni foniche dell'[[w:Provincia di Gorizia|ente di decentramento regionale di Gorizia]] raggruppate per comune: * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Gorizia|Gorizia]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Grado|Grado]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Monfalcone|Monfalcone]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Savogna d'Isonzo|Savogna d'Isonzo]] {{Avanzamento|25%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 6nq96pqj9n67jg0vm2lt10gubbkqkna Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Monfalcone/Monfalcone - Basilica di Sant'Ambrogio 0 48655 491893 401596 2026-04-15T16:39:11Z VoceUmana7 51633 491893 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Beniamino Zanin (''Opus 296'') * '''Anno:''' 1935 * '''Restauri/modifiche:''' Zanin (1983) * '''Registri:''' 23 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' pneumatica * '''Consolle:''' fissa indipendente, davanti al corpo d'organo * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento nell'abside {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno || 6 file |- |Tromba || 8' |- |Voce umana || 8' |- |Flauto || 8' |- |Flauto a camino || 4' |- |Dulciana || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principalino || 8' |- |Bordone || 8' |- |Viola || 8' |- |Concerto viole || 8' |- |Ottava dolce || 4' |- |Flautino || 2' |- |Ripieno || 3 file |- |Oboe || 8' |- |Voci corali || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Ottava || 8' |- |Bordone || 8' |- |} |} == Altri progetti == {{ip|w=Duomo di Monfalcone|w_preposizione=sulla|w_etichetta=basilica di Sant'Ambrogio a Monfalcone}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=http://www.santambrogiomonfalcone.it/immagini/Presentazione%20organo%20Zanin%20Duomo%20Monfalcone.pdf|titolo=Presentazione organo "Zanin" Duomo S.Ambrogio Monfalcone (GO)|sito=santambrogiomonfalcone.it|accesso=6 marzo 2021}} {{Avanzamento|100%|6 marzo 2021}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 2p0yr681f4u3gq27vzuzcc7j3ezewo4 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Conservatorio di Musica Giuseppe Tartini 0 48714 491886 402024 2026-04-15T16:16:56Z VoceUmana7 51633 491886 wikitext text/x-wiki * '''Costruttore:''' Zanin (''Opus ?'') * '''Anno:''' 1990 * '''Restauri/modifiche:''' Zanin, dopo il 2012 (consolidamento) * '''Registri:''' 35 * '''Canne:''' 2257 * '''Trasmissione:''' meccanica (trasm. dei registri elettrica) * '''Consolle:''' incassata * '''Tastiere:''' 3 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concava radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in fondo alla Sala Tartini {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Positivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda || 1' |- |Ripieno || 2 file |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo || |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno grave || 2 file |- |Ripieno acuto || 4 file |- |Sesquialtera || 2 file |- |Flauto || 8' |- |Flauto a camino || 4' |- |Duodecima || 2.2/3' |- |Voce umana || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''III - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Flauto in VIII || 4' |- |Flauto in XII || 2.2/3' |- |Flauto in XV || 2' |- |Flauto in XVII || 1.3/5' |- |Quinta || 1.1/3' |- |Viola || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Basso || 8' |- |Ottava || 4' |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Clarone</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Trieste - Conservatorio di Musica Giuseppe Tartini]] {{Disposizioni foniche di organi a canne}} lnxdqt83rx7kbupjrfyflh6x8jcxwb2 Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/San Vito al Tagliamento/San Vito al Tagliamento - Santuario della Madonna di Rosa e Gesù Misericordioso 0 49905 491930 419642 2026-04-16T00:15:50Z VoceUmana7 51633 491930 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} {{doppia immagine|center|Consolle e facciata Organo Santuario.jpg|232|Consolle Organo Santuario.jpg|412|}} * '''Costruttore:''' Franz Zanin * '''Anno:''' 1967 * '''Restauri/modifiche:''' sì * '''Registri:''' 39 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento nel coro * '''Tastiere:''' 3 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in due corpi contrapposti, entro nicchie sopraelevate ai lati del presbiterio {| border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="3"| '''I - ''Positivo aperto''''' ---- |- |Flauto camino || 8' |- |Flauto in VIII || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Decimanona || 1.1/3' |- |Vigesimaseconda || 1' |- |Sesquialtera || 2 file |- |<span style="color:#8b0000;">Cromorno</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Clarone</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="3"| '''II - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |XV || 2' |- |Ripieno || 2 file |- |Ripieno || 4 file |- |Flauto cuspide || 8' |- |Voce umana || 8' |- |<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Clarone</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="3"| '''III - ''Espressivo''''' ---- |- |Viola da gamba|| 8' |- |Principalino || 8' |- |Ottava || 4' |- |Ripieno || 5 file |- |Bordone || 8' |- |Flauto || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Silvestre || 2' |- |Terza || 1.3/5' |- |Voce celeste || |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="3"| '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso forte|| 8' |- |Bordone|| 8' |- |Ottava || 4' |- |<span style="color:#8b0000;">Fagotto</span> || <span style="color:#8b0000;">16'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |<span style="color:#8b0000;">Clarone</span> || <span style="color:#8b0000;">4'</span> |- |} |} {{Avanzamento|100%|13 luglio 2021}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|San Vito al Tagliamento]] 7b2efxdq6gtsk7gduce61snr4lrqkfp Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Spilimbergo 0 50243 491933 415150 2026-04-16T00:22:19Z VoceUmana7 51633 491933 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Disposizioni foniche del comune di [[w:Spilimbergo|Spilimbergo]] raggruppate per edificio. == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Spilimbergo/Spilimbergo - Duomo di Santa Maria Maggiore|Duomo di Santa Maria Maggiore]] * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Spilimbergo/Spilimbergo - Chiesa dei Santi Giuseppe e Pantaleone|Chiesa di San Giuseppe e Pantaleone]] == Frazioni == {{Avanzamento|75%|16 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] jo5pzukuel6cxrap0ztlzrmxij3yk5x Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Spilimbergo/Spilimbergo - Chiesa dei Santi Giuseppe e Pantaleone 0 50244 491932 415153 2026-04-16T00:19:31Z VoceUmana7 51633 491932 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Francesco Zanin * '''Anno:''' 1986 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 46 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' mista (meccanica per i manuali e il pedale, elettronica per i registri) * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 3 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in un corpo unico, al centro della cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Positivo aperto''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Ottava || 2' |- |Cembalo || IV |- |Flauto a camino || 8' |- |Flauto a cuspide || 4' |- |Flautino || 2' |- |Dulziana || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Bordone || 16' Bassi |- |Bordone || 16' Soprani |- |Principale I || 8' Bassi |- |Principale I || 8' Soprani |- |Principale II || 8'<ref name=do>da ''Do<small>2</small>''.</ref> |- |Ottava || 4' Bassi |- |Ottava || 4' Soprani |- |Quinta || 3' Bassi |- |Quinta || 3' Soprani |- |Ottava || 2' |- |Mixtura || IV |- |Sexquialtera || II<ref>da ''Fa<small>2</small>''.</ref> |- |Flauto aperto || 8' Bassi |- |Flauto aperto || 8' Soprani |- |Flauto tappato || 4' Bassi |- |Flauto tappato || 4' Soprani |- |Tromba || 8' Bassi |- |Tromba || 8' Soprani |- |Vox humana || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Ottava || 2' |- |Quinta || 1.1/3' |- |Sedecima || 1' |- |Voce angelica || 8'<ref name=do/> |- |Viola da gamba || 8' |- |Bordone || 8' |- |Flauto a camino || 4' |- |Nazardo || 3' |- |Flauto in terza || 1.3/5' |- |Oboe d'amore || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Contrabbasso || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Subbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |Trombone || 16' |- |Trombone || 8' |- |} |} == Note == <references/> == Collegamenti esterni == {{cita web|url=https://centroculturapordenone.it/pec/musica/edizioni-precedenti/xxvii-festival-internazionale-di-musica-sacra-2018/ideg-masterclass-di-organo/Organo_Spilimbergo/#null|titolo=Organo della Chiesa dei SS. Giuseppe e Pantaleone di Spilimbergo|sito=centroculturapordenone.it|accesso=10 settembre 2021}} {{Avanzamento|100%|28 febbraio 2015}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 9dadxaqcymr7hsxihfllp10ieswgdaj Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Fontanafredda/Fontanafredda - Chiesa di San Giorgio 0 52590 491922 459983 2026-04-16T00:07:31Z VoceUmana7 51633 491922 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} {{Doppia immagine|center|Fontanafredda-S.Giorgio-organo Ruffatti.jpg|300|Fontanafredda-S.Giorgio-consolle organo Ruffatti.jpg|300}} * '''Costruttore:''' F.lli Ruffatti * '''Anno:''' 2007<Ref>con materiale fonico del precedente Ruffatti degli anni '50</Ref> * '''Restauri/modifiche:''' sì * '''Registri:''' 19 * '''Canne:''' 1145 * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' mobile indipendente, a pavimento nell'aula alla destra dell'altare * '''Tastiere:''' 2 di 61 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>6</sup>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento nell'abside {| border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="3"| '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Bordone || 8'<Ref>dal II°</Ref> |- |Ottava || 4' |- |Decimaquinta || 2' |- |Ripieno 4 file || 0.1/3' |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="3"| '''II - ''Organo Espressivo''''' ---- |- |Viola gamba || 8' |- |Bordone || 8' |- |Principalino || 4' |- |Flauto a camino || 4' |- |Cornetto 2 file || 2.2/3' |- |Flautino || 2' |- |Coro viole 2 file|| 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" |colspan="3"| '''Pedale''' ---- |- |Bordone || 16' |- |Basso || 8' |- |Bordone || 8' |- |Ottava || 4' |- |Fagotto || 16' |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di San Giorgio (Fontanafredda)|w_preposizione=sulla|etichetta= chiesa di San Giorgio a Fontanafredda}} {{Avanzamento|100%|27 aprile 2023}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Fontanafredda - Chiesa di San Giorgio]] 089m1pdiomw3c0yeefidd3hqlb1j60f Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Roveredo in Piano/Roveredo in Piano - Chiesa di San Bartolomeo Apostolo 0 53162 491927 473592 2026-04-16T00:13:32Z VoceUmana7 51633 491927 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} {{Doppia immagine|center|Roveredo in Piano-S.Bartolomeo-organo Zanin.jpg|300|Roveredo in Piano-S.Bartolomeo-consolle organo Zanin.jpg|300}} * '''Costruttore:''' Francesco Zanin * '''Anno:''' 1997 * '''Restauri/modifiche:''' sì * '''Registri:''' 26 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, nella parte anteriore del corpo fonico * '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' parallela piana di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento nell'abside {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Quintadena || 16' |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Mistura || 3 file |- |Cembalo || 2 file |- |Flauto a camino || 8' |- |Flauto tappato || 4' |- |Nazardo || 3' |- |Viola da gamba || 8' |- |Quintadena || 8' |- |Cornetto || 3 file |- |Tromba || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale || 8' |- |Ottava || 4' |- |Quintadecima || 2' |- |Ripieno || 2 file |- |Flauto tappato || 8' |- |Flauto a camino || 4' |- |Sesquialtera || 2 file |- |Vox humana || 8' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Principale || 8' |- |Trombone || 16' |- |Trombone || 8' |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di San Bartolomeo Apostolo (Roveredo in Piano)|w_preposizione=sulla|etichetta= chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Roveredo in Piano}} {{Avanzamento|100%|21 agosto 2023}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Roveredo in Piano - Chiesa di San Bartolomeo Apostolo]] q40lpoa9hgl0pc1mdyzzkzkmq93g1hc Biologia per il liceo/L'Antropocene 0 55557 491917 484992 2026-04-15T21:58:50Z Ziv 52021 ([[c:GR|GR]]) [[File:CO2 Emissions by Source Since 1880.svg]] → [[File:CO2 Emissions by Source.svg]] [[c:COM:FR#FR3|Criterion 3]] · corr. 491917 wikitext text/x-wiki {{Biologia per il liceo}} {{avanzamento|100%}} == Definizione == Con "'''Antropocene'''" si indica un termine proposto per designare <u>''l'attuale epoca geologica, nella quale l'essere umano con le sue attività è riuscito con a modificare significativamente il pianeta Terra e i suoi processi biologici, geologici e atmosferici''</u>. Riguardo alla definizione scientifica di Antropocene, alcuni hanno suggerito di non rimanere intrappolati in definizioni specifiche delle proprie discipline ma di guardare oltre, considerando i cambiamenti nel sistema Terra per intero. Il termine deriva dalle parole in greco ''antropos'' e ''kainos'', che significano rispettivamente ''essere umano'' e ''recente'', e almeno inizialmente non sostituiva il <u>termine corrente usato per l'epoca geologica attuale, Olocene</u>, ma serviva semplicemente ad indicare l'impatto che l'''Homo sapiens'' ha sull'equilibrio del pianeta. Dopo 15 anni di dibattiti le organizzazioni internazionali dei geologi hanno '''bocciato la proposta di adottare il termine "Antropocene" per indicare appunto una nuova epoca geologica'''. La decisione è arrivata dopo avere preso in esame da dove cronologicamente farla iniziare in base a precise considerazioni stratigrafiche. Pur essendoci consenso nella comunità scientifica sulla presenza attuale di un’era caratterizzata da impatti geologici (e non solo) che risalgono alle attività antropiche, sono al vaglio diverse proposte per stabilire la data di inizio di questa era. Come ogni specie, anche la specie ''Homo sapiens'', con il suo avvento, ha comportato dei cambiamenti negli equilibri ecosistemici. Agli albori, dato il numero esiguo di popolazione e l’uso di tecnologie semplici, gli impatti sono stati contenuti per millenni, a cui si sono succedute alcune accelerazioni prestazionali con peculiari caratteristiche rilevabili nei depositi geologici: * La <u>domesticazione del fuoco</u>. <u>Incendi di vaste aree</u>. * La <u>domesticazione di piante e animali</u>. Comparsa di specie domestiche. Contemporanea <u>estinzione dei grandi mammiferi</u> selvatici. <u>Diffusione di agricoltura e allevamento</u>. Sensibile aumento di popolazione. Inizio di agglomerati urbani. * <u>L’industrializzazione</u>. Lo sfruttamento massiccio dei <u>combustibili fossili</u>. Nascita dei <u>prodotti di sintesi</u>. <u>Estinzioni</u> di specie. * Gli <u>esperimenti nucleari</u>. (Nel 2015 l’Anthropocene Working Group ha proposto come prima data il 16 luglio 1945, data del test nucleare Trinity, ma è stata successivamente ritirata). Nei successivi paragrafi si approfondiscono i principali aspetti che caratterizzano questa epoca.<gallery mode="packed"> File:Feuer revolutioniert Leben.webm|Gli uomini primitivi addomesticano il fuoco File:Terra Indígena Porquinhos, Maranhão (38928905194).jpg|Incendi nella foresta amazzonica File:Fires and Deforestation on the Amazon Frontier, Rondonia, Brazil - August 12, 2007.jpg|incendi e deforestazione nella foresta amazzonica File:Wheat Farm in Behbahan, Iran.jpg|Campo di grano in Iran File:Bos taurus taurus relaxing.jpg|mandria di mucche al pascolo File:Ciudad.de.Mexico.City.Distrito.Federal.DF.Paseo.Reforma.Skyline.jpg|Città del Messico File:Piattaforma di una miniera di carbone (xilografia).jpg|miniera di carbone File:Oil Platform Crew Transfer.jpg|Piattaforme di estrazione del petrolio File:Dormagen industry.JPG|Industrializzazione File:Operation Crossroads Baker wide -colorized.jpg|Esplosione nucleare </gallery> == L'uso di combustibili fossili e l'emissione di CO<sub>2</sub> == I '''combustibili fossili''' sono combustibili derivanti dalla trasformazione naturale, sviluppatasi in milioni di anni, di sostanza organica seppellitasi sottoterra nel corso delle ere geologiche, in forme molecolari via via più stabili e ricche di carbonio. Si può affermare che i combustibili fossili costituiscono l'accumulo nel sottosuolo di energia che deriva dal Sole, direttamente raccolta nella biosfera nel corso di periodi geologici, principalmente dalle piante tramite la fotosintesi clorofilliana e da organismi acquatici unicellulari, come i protozoi e le alghe azzurre. La categoria dei combustibili fossili comprende: * '''petrolio''' e altri idrocarburi naturali; il materiale biologico dal quale deriva il petrolio è costituito da organismi unicellulari marini vegetali e animali (<u>fitoplancton e zooplancton</u>) rimasti sepolti nel sottosuolo centinaia di milioni di anni fa, in particolare durante il paleozoico; * '''carbone''' in tutte le sue forme (ad esempio torba e antracite); il carbone, si è formato dai <u>resti di piante</u> vissute milioni di anni fa in zone umide tropicali (<u>torbiere</u>). Il 90% di tutti i giacimenti di carbone si è depositato nei periodi Carbonifero e Permiano (Paleozoico) * '''gas''' naturale (si origina dagli stessi processi che porta alla formazione del petrolio). L'utilizzo sistematico dei combustibili fossili risale alla fine del XVIII secolo con l'inizio della rivoluzione industriale in Europa e America del Nord, con il forte incremento di richiesta energetica da parte delle industrie; fino agli anni cinquanta il fabbisogno energetico era principalmente soddisfatto dall'utilizzo del carbone. L'utilizzo dei combustibili fossili come principale risorsa di energia è incrementata notevolmente nel XX secolo, nella seconda metà del quale si è osservata l'affermazione del petrolio come principale fonte energetica, rispetto al carbone troppo inquinante e in molti casi economicamente più gravoso nell'assieme dei costi di estrazione e trasporto all'utilizzatore finale. Oggi i combustibili fossili provvedono a poco più dell''''85% del fabbisogno energetico mondiale''': di questo il <u>petrolio contribuisce per il 40%,</u> il <u>carbone per il 26%</u> e il <u>gas</u> <u>naturale per il 23%</u>. Un ulteriore <u>7% viene ricavato dall'energia nucleare</u>; a questo proposito si osserva che per quanto l'uranio non possa essere considerato un combustibile fossile, come fornitore di energia faccia parte delle risorse naturali limitate e non rinnovabili. I combustibili fossili sono oggi giorno la principale fonte energetica sfruttata dall'umanità, grazie ad alcune importanti caratteristiche che li contraddistinguono: * sono "compatti", ovvero hanno un alto rapporto energia/volume; * sono facilmente trasportabili (la trasportabilità del gas naturale è funzione della distanza da compiere e della topografia delle zone attraversate con il gasdotto); * sono facilmente immagazzinabili; * sono utilizzabili con macchinari relativamente semplici; * costano relativamente poco. Hanno per contro importanti svantaggi: * sono inquinanti, anche se con l'utilizzo di macchine moderne questo problema si è notevolmente ridotto. Una forma di inquinamento è data dalla diffusione in atmosfera di sostanze associate naturalmente a questi combustibili. Per esempio la liberazione di anidride solforosa (SO<sub>2</sub>) responsabile del fenomeno delle piogge acide. * Il loro utilizzo determina un incremento della quantità di CO<sub>2</sub> in atmosfera, un gas non direttamente inquinante, ma oggi considerato come il maggiore imputato del surriscaldamento globale. La quantità di CO<sub>2</sub> emessa dipende dal tipo di combustibile utilizzato, a parità di energia prodotta il carbone produce una quantità quasi doppia di anidride carbonica rispetto al gas naturale. * non sono risorse rinnovabili, dato che il processo di fossilizzazione della sostanza organica è estremamente lungo e la quantità che oggi si fossilizza è trascurabile rispetto ai fabbisogni energetici della società in cui viviamo. === Emissione di CO<sub>2</sub> === Tutti i combustibili fossili rilasciano CO<sub>2</sub> quando bruciano, accelerando così il cambiamento climatico . La combustione del carbone e, in misura minore, del petrolio e dei suoi derivati, contribuisce al particolato atmosferico, allo smog e alla pioggia acida. Il cambiamento climatico è in gran parte causato dal rilascio di gas serra come la CO<sub>2</sub> , e la combustione di combustibili fossili è la principale fonte di queste emissioni. Nella maggior parte delle parti del mondo il cambiamento climatico sta avendo un impatto negativo sugli ecosistemi. La CO<sub>2</sub> è uno dei tre principali gas serra nell'atmosfera terrestre. Il '''vapore acqueo''' è il principale gas serra, contribuendo al '''50-70%''' dell'effetto serra, seguito dall''''anidride carbonica al 10-20%'''. Al terzo posto troviamo il '''metano''' che contribuisce circa al '''10%'''. La concentrazione media globale di anidride carbonica (CO<sub>2</sub> ) nell'atmosfera è di 421 ppm (0,04%) a maggio 2022.  Si tratta di un aumento del 50% dall'inizio della rivoluzione industriale, rispetto alle 280 ppm durante i 10.000 anni precedenti alla metà del XVIII secolo.  L'aumento è dovuto all'attività umana. A marzo 2024, la concentrazione media mensile di CO<sub>2</sub> ha raggiunto un nuovo record di 425,22 parti per milione (ppm), segnando un aumento di 4,7 ppm rispetto a marzo 2023. Secondo l'ultima misurazione, i livelli erano ulteriormente aumentati fino a 427,48 ppm.  Questo continuo aumento delle concentrazioni di CO<sub>2</sub> è un chiaro indicatore dello stress ambientale globale in corso, causato principalmente dalla combustione di combustibili fossili, che è la causa principale di questo aumento e anche un importante fattore che contribuisce al cambiamento climatico. <u>La combustione di combustibili fossili come carbone , petrolio e gas naturale è la causa principale dell'aumento di CO<sub>2</sub> antropogenica; la deforestazione è la seconda causa principale.</u> Altre importanti attività umane che emettono CO<sub>2</sub> includono la produzione di cemento e la combustione di biomassa. Negli ultimi 400.000 anni, le concentrazioni di CO<sub>2</sub> hanno mostrato diversi cicli di oscillazione da circa 180 ppm durante le grandi glaciazioni dell'Olocene e del Pleistocene a 280 ppm durante i periodi interglaciali. Ciascuna parte per milione in volume rappresenta circa 2,13 miliardi di tonnellate di carbonio nell’atmosfera nel suo insieme. Dopo l'inizio della Rivoluzione Industriale , la concentrazione di CO<sub>2</sub> atmosferica è aumentata fino a 400 ppm e continua a crescere, provocando il fenomeno del riscaldamento globale.<gallery> File:Global Carbon Emissions.png|Emissione globale di carbonio emesso sotto forma di anidride carbonica (CO<sub>2</sub>) come conseguenza dell'uso dei combustibili fossili nel periodo 1800-2007. File:CO2 Emissions by Source.svg|Il Global Carbon Project mostra come gli accumuli di CO<sub>2</sub> dal 1880 in poi siano stati causati da diverse fonti che si sono susseguite una dopo l'altra. File:Common Era Temperature.svg|Ricostruzione della temperatura superficiale globale negli ultimi 2000 anni utilizzando dati da anelli degli alberi, coralli e carote di ghiaccio in blu. I dati di osservazione diretta sono in rosso, con tutti i dati che mostrano una media mobile di 5 anni File:Carbon Sources and Sinks.svg|Secondo le stime del Global Carbon Project, tra il 1850 e il 2019 circa i 2/3 delle emissioni eccessive di anidride carbonica sono state causate dalla combustione di combustibili fossili e poco meno della metà di questa è rimasta nell'atmosfera File:20211026 Cumulative carbon dioxide CO2 emissions by country - bar chart.svg|Gli Stati Uniti, la Cina e la Russia hanno contribuito cumulativamente alle maggiori quantità di CO<sub>2</sub> dal 1850 File:Phanerozoic Carbon Dioxide.png|CO₂ atmosferica in parti per milione in volume (ppmv) negli ultimi mezzo miliardo di anni. File:All palaeotemps G2.svg|Sono mostrate le stime delle temperature superficiali globali per gli ultimi 540 milioni di anni del Fanerozoico (dal Paleozoico in poi) File:Vostok Petit data.svg|Oltre 400.000 anni di dati del carotaggio di ghiaccio in antartide (Vostok): grafico di CO<sub>2</sub> <sub>(</sub> verde), temperatura ricostruita (blu) e polvere (rosso). </gallery> === Le risorse energetiche alternative (tra cui le rinnovabili) === Una possibile soluzione al problema dell'uso dei combustibili fossili e conseguente emissione di CO<sub>2</sub> è l'uso di fonti di energia alternative. Per '''fonte di energia alternativa''' si intende una particolare fonte di energia (ovvero un modo di ottenere energia elettrica o meccanica) differente da quella ottenuta con l'utilizzo dei tradizionali combustibili fossili. Spesso tale classe di fonti energetiche viene confusa o assimilata a quella delle fonti di energia rinnovabile, di cui rappresenta solo una sottoclasse di quelle alternative. In realtà le fonti di energia alternativa comprendono una classe più ampia di forme di produzione di energia, oltre a quelle rinnovabili, per esempio comprendendo l'energia prodotta tramite centrali nucleari. Alcune fonti energetiche alternative sono rappresentate da: {| class="wikitable" |+Le principali fonti energetiche alternative e rinnovabili !Fonte ! ! |- |'''Energia nucleare''' |L'energia nucleare è l'energia liberata dalle reazioni nucleari e dal decadimento radioattivo. Questa energia ha una particolare rilevanza nel settore energetico, infatti comunemente ci si riferisce all'energia nucleare come a quella prodotta nelle centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. In una centrale l'energia nucleare viene liberata dalla fissione del combustibile (isotopi di uranio e plutonio) nel reattore e qui convertita in energia termica sfruttabile per la produzione di energia elettrica. È in fase di ricerca la possibilità di sfruttare per scopi energetici anche le reazioni di fusione nucleare. Al 2020 l'energia nucleare costituisce circa il 10% della produzione di energia elettrica globale, ed è stata la seconda fonte di energia a basse emissioni di carbonio dopo quella idroelettrica. |[[File:PressurizedWaterReactor_ita.gif|centro|Schema di una centrale nucleare|455x455px|senza_cornice]]schema di una centrale nucleare |- |'''Energia idroelettrica''' |Tra le più antiche fonti rinnovabili utilizzate si trova certamente l'energia idroelettrica: il flusso d'acqua di un lago, un fiume o un bacino artificiale può trasformare la sua energia potenziale e cinetica in lavoro meccanico, che può alimentare un generatore elettrico. È stata la prima fonte rinnovabile a essere utilizzata su larga scala, basti pensare che la prima diga della storia fu costruita dagli antichi Egizi 6.000 anni fa per convogliare le acque del Nilo e dopo fu sfruttata con i mulini ad acqua. Il suo contributo alla produzione mondiale di energia elettrica è, attualmente, del 18%. Le centrali idroelettriche hanno il vantaggio di avere lunga durata (molte delle centrali esistenti sono operative da oltre cento anni). Inoltre sono "pulite" in quanto producono molte meno emissioni nel loro "ciclo vitale" rispetto agli altri tipi di produzione di energia. In Italia, secondo i dati di Terna, l'idroelettrico produce il 12% del fabbisogno energetico totale, ed è indiscutibilmente l'energia rinnovabile più utilizzata |[[File:Hydroelectric_ita.png|centro|senza_cornice|416x416px]]Schema di una centrale idroelettrica |- |'''Energia geotermica''' |L'energia geotermica è l'energia generata per mezzo di fonti geologiche che posseggono elevata temperatura ed è considerata una forma di energia rinnovabile. Si basa sullo sfruttamento del calore naturale presente all'interno della Terra, prodotto naturalmente a causa del continuo processo di decadimento nucleare di elementi radioattivi quali l'uranio, il torio e il potassio, contenuti nell'interno terrestre. Gli impianti geotermici possono essere usati per la produzione di energia elettrica, oppure direttamente per il riscaldamento, rinfrescamento degli edifici e produzione di acqua calda. L'energia geotermica costituisce oggi meno dell'1% della produzione mondiale di energia |[[File:Larderello_001.JPG|centro|senza_cornice|438x438px]]Centrali geotermiche di Larderello (Toscana) |- |'''Energia da biomassa''' |Da materiali di scarto di origine organica, di natura vegetale e animale, è possibile ottenere una fonte di energia pulita immediatamente utilizzabile. Ai sensi della legislazione comunitaria sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, con il termine "biomassa" deve intendersi "la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l'acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani". Esempi di sfruttamento delle biomasse sono la produzione di energia elettrica, gas e calore nelle centrali a biomassa. Oppure la produzione di bioetaonlo e biodiesel per il funzionamento dei motori |[[File:Biomasseheizwerk_Spillern_Nordansicht.jpg|centro|senza_cornice|485x485px]]Piccola centrale a biomassa in Austria |- |'''Energia marina''' |Il termine energia marina comprende l'energia delle onde, l'energia delle maree, ovvero ottenuta dall'energia cinetica di grandi masse d'acqua in movimento, l'energia delle correnti marine. L'energia eolica offshore non è una forma di energia marina, poiché l'energia eolica deriva dal vento. |[[File:Pelamis_Wellenkraftwerk_Portugal_1.JPG|centro|senza_cornice|399x399px]]La centrale a moto ondoso Pelamis durante i test finali nel porto di Peniche/Portogallo |- |'''Energia eolica''' |L'energia eolica è la conversione dell'energia del vento in una forma di energia più utile, come l'elettricità .  È una fonte di energia rinnovabile che aiuta a ridurre l'inquinamento dell'aria terrestre. La capacità di energia eolica è aumentata rapidamente fino a 336 GW nel giugno 2014, e la produzione di energia eolica ha rappresentato circa il 4% del consumo totale di elettricità a livello mondiale, con una rapida crescita.  L’energia eolica è ampiamente utilizzata nei paesi europei e, più recentemente, negli Stati Uniti e in Asia .  Nel 2012 l’energia eolica ha rappresentato circa il 30% della produzione di elettricità in Danimarca , il 20% in Portogallo e il 18% in Spagna. Le centrali eoliche utilizzano il vento per far girare una turbina che a sua volta fa girare un magnete all'interno di una bobina (un tipo di generatore ). Il vento ha energia cinetica (energia di movimento) che viene trasformata in energia meccanica dalle pale della turbina. La turbina quindi fa girare un generatore che crea energia elettrica |[[File:Centrale_Eolica_Frigento.jpg|centro|senza_cornice|400x400px]]Campo eolico a Frigento, Avellino, Italia |- |'''Energia solare''' |L'energia del Sole può essere utilizzata direttamente per '''riscaldare''' ('''solare termico''') oppure, con il '''solare fotovoltaico''', per produrre '''energia elettrica'''. Il solare termico può essere usato per scaldare l'acqua nelle abitazioni oppure, in grande scala, per far funzionare le centrali solari. Il solare fotovoltaico funziona grazie all'installazione dei pannelli fotovoltaici, sia per uso domestico sia per la costruzione di grandi impianti fotovoltaici |[[File:PS20andPS10.jpg|centro|senza_cornice|394x394px]]Le centrali solari Planta Solar 10 e Planta Solar 20 nei pressi di Siviglia (Spagna). |}<gallery> File:1990- Renewable energy production, by source.svg|Le fonti energetiche rinnovabili, in particolare l’energia solare fotovoltaica e quella eolica , stanno generando una quota crescente di energia elettrica File:U.S. renewable energy consumption, 1990-2014 (18194716205).png|Consumo di energia rinnovabile File:Global Energy Consumption.svg|Consumo globale di energia </gallery> == Il cambiamento climatico globale (tra cui il global warming) e le sue conseguenze == Tutti i biomi sono ''universalmente influenzati'' da condizioni globali, come il clima, che in ultima analisi modellano l'ambiente di ogni bioma. Gli scienziati che studiano il clima hanno notato una serie di cambiamenti marcati che sono gradualmente diventati sempre più evidenti negli ultimi sessant'anni. '''Cambiamento climatico globale''' è il termine utilizzato per descrivere modelli meteorologici globali alterati, in particolare un '''aumento mondiale della temperatura e conseguenti cambiamenti nel clima''', dovuti in gran parte all'aumento dei livelli di anidride carbonica atmosferica. === Clima e Meteo === Un malinteso comune sul cambiamento climatico globale è che un evento meteorologico specifico che si verifica in una particolare regione (ad esempio, una settimana molto fredda a giugno nell'Indiana centrale) fornisca la prova del cambiamento climatico globale. Tuttavia, una settimana fredda a giugno è un evento correlato al meteo e non al clima. Questi equivoci spesso nascono a causa della confusione sui termini ''clima'' e ''meteo.'' '''Il clima''' si riferisce alle ''condizioni atmosferiche prevedibili'' a lungo termine di un'area specifica. Il clima di un bioma è caratterizzato da intervalli stagionali costanti di temperatura e precipitazioni. Il clima non riguarda la quantità di pioggia caduta in un giorno particolare in un bioma o le temperature più fredde della media che si sono verificate in un giorno. Al contrario, '''il meteo''' si riferisce alle condizioni dell'atmosfera durante un breve periodo di tempo. Le previsioni del tempo sono solitamente fatte per cicli di 48 ore. Le previsioni del tempo a lungo termine sono disponibili ma possono essere inaffidabili. === Cambiamento climatico globale === Il cambiamento climatico può essere compreso affrontando tre aree di studio: * prove del cambiamento climatico globale attuale e passato * fattori determinanti del cambiamento climatico globale * risultati documentati del cambiamento climatico È utile tenere ben separati questi tre diversi aspetti del cambiamento climatico quando si consumano resoconti dei media sul cambiamento climatico globale. Dovremmo notare che è comune che i resoconti e le discussioni sul cambiamento climatico globale confondano i dati che mostrano che il clima della Terra sta cambiando con i fattori che guidano questo cambiamento climatico. ==== Prove del cambiamento climatico globale ==== Poiché gli scienziati non possono tornare indietro nel tempo per misurare direttamente le variabili climatiche, come la temperatura media e le precipitazioni, devono invece misurare indirettamente la temperatura. Per fare ciò, gli scienziati si basano sulle ''prove storiche del clima passato della Terra.'' Le '''carote di ghiaccio''' antartico sono un esempio chiave di tale prova del cambiamento climatico. Queste carote di ghiaccio sono campioni di ''ghiaccio polare'' ottenuti per mezzo di trivelle che raggiungono migliaia di metri nelle calotte glaciali o nei ghiacciai di alta montagna. Osservare le carote di ghiaccio è come viaggiare indietro nel tempo; più profondo è il campione, più antico è il periodo di tempo. Intrappolate nel ghiaccio ci sono bolle d'aria e altre prove biologiche che possono rivelare dati sulla temperatura e sull'anidride carbonica. Le carote di ghiaccio antartico sono state raccolte e analizzate per stimare indirettamente la temperatura della Terra negli '''ultimi 400.000 anni''' ( Figura sotto a). I dati rappresentati nella Figura sotto sono un esempio di tali analisi. Lo 0 °C in questo grafico si riferisce alla media a lungo termine. Le temperature superiori a 0 °C superano la temperatura media a lungo termine della Terra. Al contrario, le temperature inferiori a 0 °C sono inferiori alla temperatura media della Terra. Questa figura mostra che ci sono stati cicli periodici di aumento e diminuzione della temperatura. {| class="wikitable" |+ !a !b !c |- |[[File:Shallow ice core drilling (danish Hans Tausen drill) 1.jpg|centro|senza_cornice|574x574px]] |[[File:GISP2D1837 crop rotated.jpg|centro|senza_cornice|494x494px]] |[[File:CSIRO ScienceImage 518 Air Bubbles Trapped in Ice.jpg|centro|senza_cornice|552x552px]] |- | colspan="3" |Gli scienziati perforano per ottenere carote di ghiaccio nelle regioni polari. Il ghiaccio contiene bolle d'aria e sostanze biologiche che forniscono informazioni importanti per i ricercatori (foto a destra) |} Prima della fine del 1800, la Terra era più fredda di 9 °C e più calda di circa 3 °C. Si noti che il grafico nella Figura sotto mostra che anche la concentrazione atmosferica di anidride carbonica è aumentata e diminuita in cicli periodici. Si noti anche la relazione tra concentrazione di anidride carbonica e temperatura. La Figura sotto mostra che i livelli di anidride carbonica nell'atmosfera hanno storicamente oscillato tra 180 e 300 parti per milione (ppm) in volume. [[File:Vostok_Petit_data.svg|centro|miniatura|852x852px|Il ghiaccio nella stazione russa Vostok nell'Antartide orientale si è depositato nel corso di 420.000 anni e ha raggiunto una profondità di oltre 3.000 m. Misurando la quantità di CO 2 intrappolata nel ghiaccio, gli scienziati hanno determinato le concentrazioni atmosferiche di CO 2 del passato . Le temperature relative ai giorni nostri sono state determinate dalla quantità di ''deuterio'' (un isotopo non radioattivo dell'idrogeno) presente]] La figura sopra non mostra gli ultimi 2.000 anni con dettagli sufficienti per confrontare i cambiamenti della temperatura della Terra negli ultimi 400.000 anni con il cambiamento di temperatura che si è verificato nel passato più recente. Due anomalie significative della temperatura, o ''irregolarità'' , si sono verificate negli ultimi 2.000 anni. Queste sono l' ''anomalia climatica medievale'' (o il periodo caldo medievale) e la ''piccola era glaciale'' . Una terza anomalia della temperatura si allinea con l' ''era industriale'' . L'anomalia climatica medievale si è verificata tra il 900 e il 1300 d.C. Durante questo periodo di tempo, molti climatologi pensano che in molte parti del mondo prevalessero condizioni meteorologiche leggermente più calde; i cambiamenti di temperatura superiori alla media variavano tra 0,10 °C e 0,20 °C al di sopra della norma. Sebbene 0,10 °C non sembrino abbastanza grandi da produrre alcun cambiamento evidente, hanno liberato mari di ghiaccio. Grazie a questo riscaldamento, i Vichinghi furono in grado di colonizzare la Groenlandia. La '''Piccola era glaciale''' fu un periodo freddo che si verificò tra il 1550 d.C. e il 1850 d.C. Durante questo periodo, fu osservato un leggero raffreddamento di poco meno di 1 °C in Nord America, Europa e forse altre aree della Terra. Questa variazione di 1 °C nella temperatura globale è una deviazione apparentemente piccola nella temperatura (come fu osservata durante l'anomalia climatica medievale); tuttavia, determinò anche notevoli cambiamenti climatici. I resoconti storici rivelano un periodo di inverni eccezionalmente rigidi con molta neve e gelo. La '''''Rivoluzione industriale''''' , iniziata intorno al 1750, fu caratterizzata da cambiamenti in gran parte della società umana. I progressi nell'agricoltura aumentarono la fornitura di cibo, il che migliorò lo standard di vita delle persone in Europa e negli Stati Uniti. Furono inventate nuove tecnologie che fornirono posti di lavoro e beni più economici. Queste nuove tecnologie erano alimentate utilizzando combustibili fossili, in particolare carbone. La Rivoluzione industriale iniziata all'inizio del diciannovesimo secolo segnò l'inizio dell'era industriale. Quando si brucia un combustibile fossile, si rilascia anidride carbonica. Con l'inizio dell'era industriale, l'anidride carbonica atmosferica iniziò a salire ( Figura sotto). [[File:Mauna_Loa_CO2_monthly_mean_concentration.svg|centro|miniatura|516x516px|La concentrazione atmosferica di CO 2 è aumentata costantemente dall'inizio dell'industrializzazione]] === Fattori attuali e passati del cambiamento climatico globale === Poiché non è possibile tornare indietro nel tempo per osservare e misurare direttamente il clima, gli scienziati devono usare '''''prove indirette''''' per '''determinare i ''fattori'', o driver, che potrebbero essere responsabili del cambiamento climatico'''. Le prove indirette includono dati raccolti usando <u>carote di ghiaccio</u>, ''trivellazioni'' (un pozzo stretto scavato nel terreno), <u>anelli degli alberi</u>, <u>lunghezze dei ghiacciai</u>, <u>resti di polline</u> e <u>sedimenti oceanici</u>. I dati mostrano una correlazione tra la tempistica dei cambiamenti di temperatura e i driver del cambiamento climatico. Prima dell'era industriale (prima del 1780), c'erano tre driver del cambiamento climatico che non erano correlati all'attività umana o ai gas atmosferici. Il primo di questi sono i ''cicli di Milankovitch'' . I '''cicli di Milankovitch''' descrivono gli effetti di lievi cambiamenti nell'orbita terrestre sul clima terrestre. La lunghezza dei cicli di Milankovitch varia tra 19.000 e 100.000 anni. In altre parole, ci si potrebbe aspettare di vedere alcuni <u>cambiamenti prevedibili nel clima terrestre associati a cambiamenti nell'orbita terrestre</u> almeno ogni 19.000 anni. La '''''variazione dell'intensità del sole''''' è il secondo fattore naturale responsabile del cambiamento climatico. '''L'intensità solare''' è la quantità di energia solare o energia che il sole emette in un dato lasso di tempo. Esiste una relazione diretta tra intensità solare e temperatura. Man mano che l'intensità solare aumenta (o diminuisce), la temperatura della Terra aumenta (o diminuisce) di conseguenza. I cambiamenti nell'intensità solare sono stati proposti come una delle diverse possibili spiegazioni per la Piccola era glaciale. Infine, ''le '''eruzioni vulcaniche''''' sono un terzo fattore naturale del cambiamento climatico. Le eruzioni vulcaniche possono durare alcuni giorni, ma i solidi e i gas rilasciati durante un'eruzione possono <u>influenzare il clima per un periodo di alcuni anni</u>, causando cambiamenti climatici a breve termine. I gas e i solidi rilasciati dalle eruzioni vulcaniche possono includere anidride carbonica, vapore acqueo, anidride solforosa, acido solfidrico, idrogeno e monossido di carbonio. In genere, le eruzioni vulcaniche raffreddano il clima. Ciò si è verificato nel 1783, quando i vulcani in Islanda sono entrati in eruzione e hanno causato il rilascio di grandi volumi di ossido solforico. Ciò ha portato al '''raffreddamento per effetto foschia''' , un fenomeno globale che si verifica quando polvere, cenere o altre particelle sospese bloccano la luce solare e innescano di conseguenza temperature globali più basse; il raffreddamento per effetto foschia di solito si estende per uno o più anni prima di dissiparsi in intensità. In Europa e Nord America, il raffreddamento per effetto foschia ha prodotto alcune delle temperature invernali medie più basse mai registrate nel 1783 e nel 1784. '''''I gas serra''''' '''sono probabilmente i più importanti fattori che determinano il clima'''. Quando l'energia termica del sole colpisce la Terra, i gas noti come '''gas serra''' intrappolano il calore nell'atmosfera, in modo simile a come i vetri di una serra impediscono al calore di fuoriuscire. I gas serra che influenzano la Terra includono anidride carbonica, metano, vapore acqueo, protossido di azoto e ozono. Circa metà della radiazione del sole attraversa questi gas nell'atmosfera e colpisce la Terra. Questa radiazione viene convertita in radiazione termica (infrarossa) sulla superficie terrestre, quindi una parte di quell'energia viene reirradiata nell'atmosfera. I gas serra, tuttavia, riflettono gran parte dell'energia termica sulla superficie terrestre. Più gas serra ci sono nell'atmosfera, più energia termica viene riflessa sulla superficie terrestre, riscaldandola e riscaldando l'atmosfera immediatamente sopra di essa. I gas serra assorbono ed emettono radiazioni e sono un fattore importante nell'effetto '''serra''': il riscaldamento della Terra dovuto all'anidride carbonica e ad altri gas serra nell'atmosfera. '''Prove dirette supportano la relazione tra concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e temperatura''': con l'aumento dell'anidride carbonica, aumenta la temperatura globale. <u>Dal 1950, la concentrazione di anidride carbonica atmosferica è aumentata da circa 280 ppm a 382 ppm nel 2006.</u> Nel 2011, la concentrazione di anidride carbonica atmosferica era di 392 ppm. Tuttavia, il pianeta non sarebbe abitabile dalle attuali forme di vita se il vapore acqueo non producesse il suo drastico effetto serra. Gli scienziati esaminano i modelli nei dati e cercano di spiegare le differenze o le deviazioni da questi modelli. I dati sull'anidride carbonica atmosferica rivelano un modello storico di aumento e diminuzione dell'anidride carbonica, con cicli tra un minimo di 180 ppm e un massimo di 300 ppm. Gli scienziati hanno concluso che ci sono voluti circa 50.000 anni perché il livello di anidride carbonica atmosferica aumentasse dalla sua bassa concentrazione minima alla sua concentrazione massima più elevata. <u>Tuttavia, a partire da solo pochi secoli fa, le concentrazioni di anidride carbonica atmosferica sono aumentate oltre il massimo storico di 300 ppm</u>. Gli attuali aumenti dell'anidride carbonica atmosferica sono avvenuti <u>molto rapidamente</u>, nel giro di centinaia di anni anziché migliaia di anni. Qual è la ragione di questa differenza nel tasso di cambiamento e nella quantità di aumento dell'anidride carbonica? Un fattore chiave che deve essere riconosciuto quando si confrontano i dati storici e i dati attuali è la presenza e le attività industriali della moderna società umana; <u>nessun altro fattore del cambiamento climatico ha prodotto cambiamenti nei livelli di anidride carbonica atmosferica ''a questo ritmo o di questa entità''</u> . '''L'attività umana rilascia nell'atmosfera anidride carbonica e metano''', due dei più importanti gas serra, in diversi modi. Il meccanismo principale che rilascia anidride carbonica è la combustione di combustibili fossili, come benzina, carbone e gas naturale ( Figura sotto). La deforestazione, la produzione di cemento, l'agricoltura animale, la bonifica dei terreni e la combustione delle foreste sono altre attività umane che rilasciano '''anidride carbonica'''. Il metano ('''CH<sub>4</sub>''' ) viene prodotto quando i batteri scompongono la materia organica in condizioni anaerobiche. Le condizioni anaerobiche possono verificarsi quando la materia organica è intrappolata <u>sott'acqua</u> (come nelle risaie) o <u>nell'intestino degli erbivori</u>. Il metano può anche essere rilasciato dai <u>giacimenti di gas</u> naturale e dalla decomposizione di materiale animale e vegetale che avviene nelle discariche. Un'altra fonte di metano è lo scioglimento dei ''<u>clatrati</u>'' . '''I clatrati''' sono pezzi congelati di ghiaccio e metano che si trovano sul fondo dell'oceano. Quando l'acqua si riscalda, questi pezzi di ghiaccio si sciolgono e viene rilasciato metano. Con l'aumento della temperatura dell'acqua dell'oceano, aumenta anche la velocità con cui i clatrati si sciolgono, rilasciando ancora più metano. Ciò porta a livelli maggiori di metano nell'atmosfera, che accelera ulteriormente il tasso di riscaldamento globale. Questo è un esempio del ciclo di feedback positivo che sta portando al rapido tasso di aumento delle temperature globali. [[File:Smoke_plume_from_chimney_of_power_plant.jpg|centro|miniatura|603x603px|La combustione di combustibili fossili nell’industria e nei veicoli rilascia nell’atmosfera anidride carbonica e altri gas serra]] === Risultati documentati del cambiamento climatico: passato e presente === Gli scienziati hanno <u>prove geologiche</u> delle conseguenze del cambiamento climatico di molto tempo fa. Fenomeni moderni come il ritiro dei ghiacciai e lo scioglimento dei ghiacci polari causano un continuo <u>innalzamento del livello del mare</u>. Nel frattempo, i cambiamenti climatici possono avere effetti negativi sugli organismi. === Cambiamento climatico geologico === Il <u>riscaldamento globale è stato associato ad almeno un evento di estinzione su scala planetaria nel passato geologico</u>. L' evento '''di estinzione del Permiano''' si è verificato circa 251 milioni di anni fa verso la fine del periodo geologico di circa 50 milioni di anni noto come periodo Permiano. Questo periodo geologico è stato uno dei tre periodi più caldi nella storia geologica della Terra. Gli scienziati stimano che <u>circa il 70 percento delle specie vegetali e animali terrestri e l'84 percento delle specie marine</u> si siano estinti, scomparendo per sempre verso la fine del periodo Permiano. Gli organismi che si erano adattati a condizioni climatiche umide e calde, come precipitazioni annue di 300–400 cm (118–157 pollici) e temperature di 20 °C–30 °C (68 °F–86 °F) nella foresta umida tropicale, potrebbero non essere stati in grado di sopravvivere al cambiamento climatico del Permiano. === Cambiamento climatico attuale === Nel corso della nostra vita si sono verificati diversi eventi globali che possono essere attribuiti al cambiamento climatico. ''Il '''Glacier National Park''''' nel Montana sta subendo il ritiro di molti dei suoi ghiacciai, un fenomeno noto come recessione glaciale. Nel 1850, l'area conteneva circa 150 ghiacciai. Nel 2010, tuttavia, il parco conteneva solo circa 24 ghiacciai di dimensioni superiori a 25 acri. Uno di questi ghiacciai è il ''Grinnell Glacier'' ( Figura sotto) sul Monte Gould. Tra il 1966 e il 2005, le dimensioni del Grinnell Glacier si sono ridotte del 40 percento. Analogamente, la massa delle calotte glaciali in Groenlandia e nell'Antartide sta diminuendo: la '''Groenlandia''' ha perso 150-250 km<sup>3</sup> di ghiaccio all'anno tra il 2002 e il 2006. Inoltre, le dimensioni e lo spessore del ghiaccio marino artico stanno diminuendo. {| cellpadding="0" cellspacing="0" style="margin:auto; border:1px solid #ccc; background:#fff; color: #000;" | {| cellspacing="3" cellpadding="3" style="background:#fff; color: #000;" | style="width:144px; text-align:center;" |[[File:Grinnell_Glacier_1938.jpg|bordo|180x180px]] | style="width:144px; text-align:center;" |[[File:Grinnell_Glacier_1981.jpg|bordo|180x180px]] | style="width:144px; text-align:center;" |[[File:Grinnell_Glacier_1998.jpg|bordo|180x180px]] | style="width:144px; text-align:center;" |[[File:Grinnell_Glacier_2005.jpg|bordo|180x180px]] | style="width:144px; text-align:center;" |[[File:Grinnell_Glacier_2009.jpg|bordo|180x180px]] |- | align="center" |1938 | align="center" |1981 | align="center" |1998 | align="center" |2005 | align="center" |2009 |- | colspan="5" |L'effetto del riscaldamento globale può essere osservato nel continuo ritiro del Grinnel Glacier.La temperatura media annuale nel parco è aumentata di 1,33 °C dal 1900. La perdita di un ghiacciaio comporta la perdita di acque di scioglimento estive, riducendo drasticamente le riserve idriche stagionali e colpendo gravemente gli ecosistemi locali |} |} Questa '''perdita di ghiaccio sta portando ad aumenti del livello globale del mare'''. In media, il mare si sta alzando a un '''tasso di 1,8 mm all'anno'''. Tuttavia, <u>tra il 1993 e il 2010 il tasso di aumento del livello del mare è variato tra 2,9 e 3,4 mm all'anno</u>. Una varietà di fattori influenzano il volume di acqua nell'oceano, in particolare la temperatura dell'acqua (la densità dell'acqua è correlata alla sua temperatura: il volume dell'acqua si espande riscaldandosi, innalzando così il livello del mare), così come la ''quantità di acqua'' presente nei fiumi, nei laghi, nei ghiacciai, nelle calotte polari e nel ghiaccio marino. Mentre i ghiacciai e le calotte polari si sciolgono, c'è un contributo significativo di acqua liquida che in precedenza era congelata. Oltre ad alcune condizioni abiotiche che cambiano in risposta al cambiamento climatico, molti organismi sono anche influenzati dai cambiamenti di temperatura. Temperatura e precipitazioni svolgono un ruolo chiave nel determinare la ''distribuzione geografica'' e ''la fenologia'' di piante e animali. ( '''La fenologia''' è lo studio degli effetti delle condizioni climatiche sulla tempistica di eventi periodici del ciclo vitale, come la fioritura delle piante o la migrazione degli uccelli.) I ricercatori hanno dimostrato che 385 specie di piante in Gran Bretagna stanno fiorendo 4,5 giorni prima di quanto registrato nei precedenti 40 anni. Inoltre, le specie impollinate dagli insetti avevano maggiori probabilità di fiorire prima delle specie impollinate dal vento. L'impatto dei cambiamenti nella data di fioritura sarebbe mitigato se gli insetti impollinatori emergessero prima. Questa tempistica non corrispondente di piante e impollinatori potrebbe causare effetti dannosi sull'ecosistema perché, per continuare a sopravvivere, le piante impollinate dagli insetti devono fiorire quando i loro impollinatori sono presenti. == L'inquinamento == L''''inquinamento''' è un'alterazione dell'ambiente, naturale o dovuta ad antropizzazione, da parte di elementi inquinanti. Esso produce disagi temporanei, patologie o danni permanenti per la vita in una data area, e può porre la zona in disequilibrio con i cicli naturali esistenti. Ci sono sei tipi di inquinamento dell'ambiente : * '''inquinamento dell'acqua''': l'inquinamento dell'acqua è la presenza di materiali nocivi nell'acqua, come liquami , metalli disciolti , rifiuti provenienti da fattorie , fabbriche e petrolio greggio fuoriuscito dalle petroliere. Le tre sostanze principali che inquinano l'acqua sono i nitrati provenienti da fertilizzanti , liquami e detersivi. Attività come fare il bagno e lavare i vestiti vicino a laghi, stagni o fiumi aggiungono nutrienti come nitrati e fosfati nei corpi idrici. Ciò porta a una crescita eccessiva di alghe sulla superficie dell'acqua. Blocca la penetrazione della luce solare e dell'aria, riducendo così l'ossigeno. Provoca danni agli organismi che vivono nell'acqua e può anche danneggiare la salute delle persone. In casi estremi, può causare malattie come il cancro .  Porta anche alla perdita di una grande quantità di vita acquatica. * '''inquinamento atmosferico''': l'aria può essere inquinata da molte cose. Esempi includono gas velenosi, anidride solforosa, biossido di azoto, monossido di carbonio e particelle molto piccole . Fumo e gas nocivi rilasciati da incendi, industrie e centrali termoelettriche causano inquinamento atmosferico. L'uso di carbone e legna come combustibili per il fuoco causa molto inquinamento atmosferico. Il petrolio produce meno inquinamento per tonnellata, ma ne causa molto poiché ne viene bruciato molto a livello globale. L'inquinamento atmosferico può causare problemi di salute come asma o altri problemi respiratori. L'inquinamento atmosferico causa il riscaldamento globale e la pioggia acida . Ciò rende difficile la sopravvivenza di alcuni esseri viventi. * '''inquinamento luminoso''': L'inquinamento luminoso è l'effetto deleterio (nocivo e lesivo) delle luminarie artificiali di città e di campagna. Causa fondamentalmente l'alterazione della naturale illuminazione ambientale notturna non necessaria. Questa alterazione provoca danni di diversa natura: ambientali, scientifici, culturali ed economici. Ogni anno si celebra una giornata di riflessione su questo tema, che è diventato un problema mondiale molto importante. La prima si è celebrata il 28 febbraio 1991 ed ogni 17 ottobre (dal 1993), in Italia è la "Giornata Nazionale contro l'Inquinamento Luminoso". * '''inquinamento acustico''': l'inquinamento acustico , noto anche come inquinamento sonoro, è dannoso per il cervello e l'udito di tutti gli animali e degli esseri umani. Ciò include il suono di veicoli, altoparlanti, aerei, jet, clacson dei treni ecc. L'inquinamento acustico può causare problemi all'udito o persino sordità permanente, soprattutto alle persone anziane. * '''inquinamento del suolo''': con inquinamento del suolo si indica l'alterazione dell'equilibrio chimico-fisico e biologico del suolo, nonché la predisposizione all'erosione, agli smottamenti e l'ingresso di sostanze dannose anche nella catena alimentare dell'uomo. Le principali cause di inquinamento del suolo sono: l'attività petrolifera, L'attività mineraria e delle industrie pesanti, fuoriuscite di prodotti chimici, piogge acide, agricoltura intensiva, incidenti industriali, smaltimento dei rifiuti. * '''inquinamento termico''': l'inquinamento termico è il rilascio nocivo di liquidi riscaldati in un corpo idrico o di calore rilasciato nell'aria come prodotto di scarto di un'industria. Una causa comune di inquinamento termico è l'uso dell'acqua come refrigerante da parte di centrali elettriche e produttori industriali. Ciò restituisce acqua calda, e quindi aumenta la temperatura e diminuisce la quantità di ossigeno presente nell'acqua. Il calore rilasciato nell'aria renderà l'aria più calda, il che aumenterà il riscaldamento globale. == La sovrappopolazione == Nel novembre '''2022''' la popolazione mondiale si stima abbia raggiunto la soglia di '''<u>8 miliardi</u>''' di abitanti. La '''sovrappopolazione''', in generale, è una condizione di densità di popolazione, talmente elevata per il tipo di territorio che occupa da creare spazi limitati e insufficienza di risorse o materie vitali (cibo e acqua) di cui gli individui ospitati hanno bisogno. La crescita della specie umana divenuta ubiquitaria e in seguito interconnessa con la globalizzazione, a differenza di altre specie, sta esaurendo diverse risorse sulla Terra, unico territorio a disposizione; inoltre, attraverso diverse modalità soprattutto tecnologiche, ha impattato pesantemente sul pianeta con vari tipi di inquinamenti ambientali e ridotto, quando non estinto, altre specie ed habitat, con ripercussioni anche climatiche.<gallery> File:World population percentage.png File:Population balls (narrow).png File:Population density.png|Mappa della densità di popolazione nel 1994 File:Crude Birth Rate Map by Country.svg|Natalità 2023 (nati su 1000 abitanti) File:Total Fertility Rate Map by Country.svg|Mappa del tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna) </gallery>La ragione principale è la riduzione del tasso di mortalità , soprattutto per neonati e bambini. Il risultato è che molte più persone sopravvivono fino all'età in cui è possibile riprodursi. * Riduzione del tasso di mortalità # Riducendo l'effetto delle malattie infettive ## uso diffuso di antibiotici contro le malattie batteriche ## aumento dell'uso della vaccinazione contro alcune malattie virali ## una più ampia fornitura di acqua pulita (moderni sistemi fognari, ecc.), che riduce le malattie parassitarie. # Aumentando la produzione alimentare ## l'uso mondiale del DDT e, successivamente, dei trattamenti antiparassitari. ## l'invenzione di varietà di colture ad alta resa e, in seguito, di colture geneticamente modificate. La sovrappopolazione umana provoca un maggiore <u>sfruttamento dell'ambiente</u> e delle sue risorse da parte e causa quindi una pressione sulle risorse naturali stesse. Questa pressione si traduce spesso in maggiori <u>conflitti fra nazioni e individui</u> per il possesso di risorse scarse e vitali (es. <u>acqua e petrolio</u>), e un <u>peggioramento della qualità della vita</u>. La sovrappopolazione è associata ad una maggiore <u>diffusione delle malattie</u>, in particolare <u>epidemiche</u>, a più alti tassi di <u>mortalità</u> infantile e in età adulta. In rapporto alla popolazione umana, si può parlare di sovrappopolazione per vari motivi, la sovrappopolazione può essere per: * una '''città''' (esempio: una grande megalopoli ad alto tenore di vita come Tokyo, Parigi o Londra), sovrappopolata quando il territorio da cui dipende non è più in grado di continuare a produrre il surplus di alimenti ed energia che hanno portato alla sua creazione * una '''nazione''' (esempio: la maggioranza dei paesi occidentali, Italia inclusa), sovrappopolata quando la produzione interna e le importazioni non riescono più a soddisfare la domanda interna di beni, siano essi di pura sopravvivenza o superflui. Molti paesi infatti, per mantenere il proprio tenore di vita e consumi, hanno attualmente bisogno di un territorio grande 2, 3, 5 volte più dei loro confini amministrativi. * la '''Terra''', sovrappopolata quando l'insieme delle risorse, rinnovabili e non, non permetterebbe di sostenere la popolazione mondiale, al 2022 stimata a 8 miliardi di esseri umani. Esistono modelli matematici che prevedono il raggiungimento di un picco massimo della popolazione mondiale con una discesa finale. La sovrappopolazione è sempre valutata in rapporto al numero di persone ed al loro stile di vita collegato all'impronta ecologica. === Possibili soluzioni === Il problema del controllo delle nascite è emerso storicamente in alcuni paesi nel XX secolo. '''Cina ed India''' per citare i più famosi, ma anche Svezia, Perù, Romania ed altri. In India negli '''anni '70''' si imposero <u>campagne forzate di sterilizzazione</u>, soprattutto per uomini (vasectomie) e donne. In Cina, negli '''anni '80''' venne fatta una politica fortemente coercitiva, specialmente nelle aree urbane, con <u>aborti forzati</u>, sterilizzazioni obbligatorie (soprattutto dopo il primo figlio), <u>IUD obbligatoriamente</u> inseriti dopo il parto; vi erano <u>punizioni economiche</u> per chi aveva più di un figlio (<u>multe, perdita del lavoro</u>). Le soluzioni solitamente più suggerite sono una '''migliore istruzione, l'''a diffusione gratuita della '''contraccezione''' ( controllo delle nascite ), l'eliminazione '''dell'interesse economico''' alla procreazione (quali: obbligo di mantenimento da parte dei genitori, contrasto alla prostituzione e lavoro minorile, traffico di organi, pagamenti per l'adottabilità, contributi di Stato per ogni figlio). Ci sono credenze religiose e tradizionali che lavorano contro il controllo delle nascite. Queste infatti spesso favoriscono le famiglie numerose. Pochi governi hanno affrontato il problema seriamente.<gallery> File:Abortion Laws fanmade.svg|Mappa che sintetizza le posizioni della legislazione sull'aborto nel mondo </gallery> == L'esaurimento delle risorse non rinnovabili == Il pianeta Terra possiede risorse rinnovabili, che annualmente il pianeta produce, e risorse non rinnovabili. L''''Earth Overshoot Day''' (''EOD''), in italiano '''Giorno del Superamento Terrestre''', '''del sovrasfruttamento della Terra''' o '''dello sforamento''', indica a livello illustrativo il giorno nel quale l'umanità consuma interamente le risorse rinnovabili prodotte dal pianeta nell'intero anno. Dopo questo giorno si ricorrerà esclusivamente a risorse non rinnovabili che però nel tempo si esauriranno, causando molte problematiche nelle popolazioni (es. carestie, pandemie, conflitti, ecc.). Nel 1970 l'overshoot day cadeva il 29 dicembre mentre nel 2024 è avvenuto il 1° agosto. Andiamo ad analizzare brevemente le principali risorse non rinnovabili ==== Consumo di suolo ==== Il '''consumo di suolo''', sebbene ad oggi non ne esista una definizione unica, "in generale può essere definito come quel processo antropogenico che prevede la progressiva trasformazione di superfici naturali o agricole mediante la realizzazione di costruzioni ed infrastrutture, e dove si presuppone che il ripristino dello stato ambientale preesistente sia molto difficile, se non impossibile, a causa dello stravolgimento della ''matrice terra.'' L'utilizzo degli edifici a fini insediativi e di trasporto comporta una perdita diretta di suolo e habitat . In particolare, le aree impermeabilizzate sono in gran parte perdute come habitat per animali e piante . Le vie di traffico riducono ulteriori habitat e ostacolano la migrazione. Inoltre, altre aree vengono svalutate dalle attività umane. Ciò mette in pericolo la sopravvivenza della popolazione, in particolare delle specie che fuggono dall'uomo. Il nuovo uso del territorio e la frammentazione del paesaggio sono le principali cause di estinzione delle specie. Ad esempio, le strade possono essere utilizzate per bloccare il percorso degli anfibi verso le acque di deposizione delle uova. L’espansione degli insediamenti decentralizzati è regolarmente associata all’aumento del traffico, soprattutto nel trasporto privato. Il nuovo utilizzo del territorio comporta più rumore, più gas di scarico e aumenta il consumo di energia . ==== Le riserve di petrolio ==== Fino agli inizi degli anni 2000, le riserve più grandi del mondo si trovavano in Arabia Saudita . Tuttavia, poiché i costi per l’estrazione di giacimenti petroliferi non convenzionali, come le sabbie bituminose o il petrolio pesante, sono ormai diminuiti a tal punto da essere quasi in linea con i costi della produzione di petrolio convenzionale e i prezzi del petrolio sono aumentati dall’inizio del Nel corso del millennio, tali depositi non convenzionali stanno ora diventando parte delle riserve petrolifere del Paese. Pertanto, nel 2013, le maggiori riserve di petrolio si trovavano in Venezuela (298,3 miliardi di barili – di cui 220,5 nella fascia petrolifera pesante dell’Orinoco), seguito da Arabia Saudita (265,9), Canada (174,3 – di cui 167,8), Iran (157,0) e Iraq (150,0) (vedere Tabelle e grafici del petrolio: riserve per paese per una tabella dettagliata). Secondo lo studio energetico del 2006 dell’''Istituto federale di geoscienze e risorse naturali'', senza l’inclusione di giacimenti non convenzionali la disponibilità di petrolio greggio sarà sufficiente fino al 2020 circa.  Secondo un articolo su Science (2004) di Leonard Maugeri dell'Eni , tuttavia, l'era del petrolio è lungi dall'essere finita,  mentre Murray & King hanno dimostrato su Nature nel 2012 che il massimo di produzione (picco del petrolio) del petrolio convenzionale il petrolio era già avvenuto nel 2005. La determinazione delle riserve è condizionata dalle incertezze tecniche ed economiche. Le incertezze tecniche derivano dal fatto che i volumi di idrocarburi contenuti nel giacimento sono stimati quasi esclusivamente attraverso dati ottenuti con metodi indiretti (ad es. la prospezione sismica), le incertezze di tipo economico includono la difficoltà di poter prevedere l'andamento futuro dei costi di estrazione e dei prezzi di vendita dell'idrocarburo. [[File:Hubbert world 2004.svg|centro|miniatura|664x664px|Grafico che rappresenta il picco di Hubbert (nel 2005) della produzione petrolifera mondiale.]] Dai dati che si hanno a disposizione si può facilmente calcolare che, escludendo i nuovi giacimenti che saranno scoperti nei prossimi anni, è già stato consumato circa il 40% delle riserve inizialmente disponibili, in altre parole si avvicina il momento del raggiungimento del "picco" dell'estrazione (anche se dal grafico sopra sembrerebbe già raggiunto). '''Secondo la BP, il petrolio disponibile è sufficiente per circa 40 anni a partire dal 2000, supponendo di continuarne l'estrazione al ritmo attuale''', quindi senza tenere conto della continua crescita della domanda mondiale, che si colloca intorno al 2% annuo. ==== Carbone e gas ==== Esistono diversi tipi di '''carbone fossile''' che, in base al contenuto di carbonio, approssimativamente correlabile all'età del giacimento, si possono suddividere in: * l'antracite (93-95% in C) è il più antico e più pregiato, e risale al paleozoico (circa 400 milioni di anni fa); * il litantrace (70-93% in C) risale al paleozoico (circa 250 milioni di anni fa) ed è il carbone più diffuso in natura; * la lignite (60-70% in C) risale al terziario o mesozoico (circa 80 milioni di anni fa); * la torba (50-60% in C) è il tipo di carbone formatosi più recentemente (quaternario). Al 2020 il carbone continua ad essere la <u>principale fonte di energia utilizzata per la produzione di energia elettrica a livello mondiale</u>, con aliquota del 35,1% mentre per il consumo di energia primaria rimane secondo al petrolio, con un'aliquota del 27,2%. Nel 1996 è stato stimato che le riserve mondiali di carbone economicamente accessibile con le tecniche minerarie conosciute oggi ammontino a circa 15 bilioni di tonnellate, la metà delle quali di antracite. L'energia contenuta nel carbone di tutto il mondo supera ampiamente i 10 trilioni di yottajoule. '''Con l'attuale ritmo di consumo si stima che le riserve dureranno poco meno di''' '''300 anni'''. La nazione con il maggior consumo di carbone è la Cina, la cui produzione e consumo di petrolio è in crescita continua dal 2000. Nel 2012 la Cina estraeva il 46% della produzione mondiale di carbone e consumava il 49% della produzione mondiale, in gran parte per produrre corrente elettrica necessaria al suo sviluppo economico. Il componente preponderante del gas naturale è il '''metano''', ma può contenere anche idrocarburi gassosi più pesanti, tra cui etano, propano e butano. Il gas naturale viene bruciato per produrre calore o viene utilizzato in turbine a gas o turbine a vapore per la produzione di energia elettrica. Nel 2020, a livello mondiale, il gas naturale ha coperto il 24,7% del fabbisogno di energia primaria, e da esso sono stati generati 6.268,1 TWh di energia elettrica (23,4% sul totale di 26.823,2 TWh di elettricità generata). I giacimenti di gas naturale sono solitamente associati a quelli di petrolio, nei quali si trova disciolto o sotto forma di gas di copertura raccolto in sacche superficiali, ma esistono anche giacimenti di gas naturale unito a vapori di idrocarburi condensabili o più raramente come metano quasi puro. Secondo i dati Eni, nel 2010 sono stati consumati, nel mondo, 3 253 miliardi di m³ di gas naturale. Alla fine dello stesso anno le riserve ammontavano a 190 878 miliardi di m³; assumendo costanti i consumi, '''le riserve note non si estinguerebbero prima di''' '''59 anni'''. Nel decennio 1994-2004, però, i consumi sono aumentati in media del 2,7% all'anno, e si ravvisa qualche problema in particolare per l'Occidente. ==== L'attività mineraria e la produzione di metalli ==== L’industria globale ha bisogno di grandi quantità di '''minerali e metalli''' per produrre ogni tipo di manufatto. Il 93 % dei minerali estratti è costituito mai minerali ferrosi per produrre il '''ferro'''. Altri minerali molto estratti sono quelli per produrre '''alluminio''' e '''rame'''. La loro abbondanza non sembra un problema nei prossimi decenni. Sono comunque risorse esauribili. === L'impronta ecologica === L''''impronta ecologica''' è un <u>indicatore complesso utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle</u>. L'impronta ecologica misura l'area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e ad assorbire i rifiuti prodotti. Utilizzando l'impronta ecologica è possibile stimare quanti "pianeta Terra" servirebbero per sostenere l'umanità, qualora tutti vivessero secondo un determinato stile di vita. Confrontando l'impronta di un individuo (o regione, o stato) con la quantità di terra disponibile pro-capite (cioè il rapporto tra superficie totale e popolazione mondiale) si può capire se il livello di consumi del campione è sostenibile o meno. Analizzando il mondo nel suo complesso, '''l'umanità utilizza la natura circa 1,7 volte più velocemente di quanto la natura si rinnovi'''.  È come utilizzare 1,7 pianeti Terra. Poiché le persone consumano in modo diverso in tutto il mondo, è anche possibile calcolare quanti pianeti ci vorrebbero se tutti nel mondo consumassero come una particolare popolazione. Ad esempio, se tutti consumassero come i tedeschi, ci vorrebbero quasi 3 pianeti Terra. Espresso in area: l'impronta ecologica per cittadino del mondo è di circa 2,8 ettari medi globali a persona mentre ci sono solo 1,6 ettari globali di terra e acqua biologicamente produttive a persona sulla Terra. Calcola la tua impronta ecologica: https://www.footprintcalculator.org/sponsor/FR/it === Earth Overshoot Day (EOD) === L''''Earth Overshoot Day''' (''EOD''), in italiano '''Giorno del Superamento Terrestre''', '''del sovrasfruttamento della Terra''' o '''dello sforamento''', indica a livello illustrativo il giorno nel quale l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell'intero anno. Nel 2024 l'Earth Overshoot Day è caduto il 1º agosto; si può stimare inoltre che procedendo di questo passo intorno al 2050 l'umanità consumerà ben il doppio di quanto la Terra produce. [[File:EvoluzioneEarthOvershootDay.png|centro|miniatura|557x557px|EvoluzioneEarthOvershootDay]] == La deforestazione, l'agricoltura e l'allevamento == Le piante aiutano a mantenere stabile la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera. L'utilizzo di combustibili fossili e il diboscamento stanno causando un aumento di CO<sub>2</sub> nell'atmosfera, che ha diretta influenza in fenomeni come l'effetto serra e il riscaldamento globale. Le cause sono per lo più la ricerca di '''terreni coltivabili''', '''l'allevamento''', il '''pascolo'''. Gli <u>effetti negativi del diboscamento</u> sono numerosi e comprendono: * biodiversità in perdita; * diminuzione di irraggiamento solare, assorbimento di anidride carbonica e rilascio di ossigeno; * riscaldamento globale; * desertificazione nei territori secchi; * erosione, frane e smottamenti nei territori piovosi e collinari; * inquinamento degli ecosistemi acquatici (a causa del dilavamento delle acque); * sottrazione di risorse per le popolazioni indigene; * squilibri climatici e idrogeologici; Oggi la deforestazione è un problema che colpisce soprattutto i paesi extraeuropei, in particolare le '''foreste tropicali (pluviali)'''. Le statistiche sui tassi di deforestazione nei diversi paesi sono influenzate dalle definizioni forestali nazionali. Se si considerano l’imboschimento e il rimboschimento, le maggiori perdite nette di superficie forestale si verificano in America Latina. Il '''Brasile''' ha il tasso di deforestazione più alto non solo nella regione dell’America Latina, ma anche rispetto a tutti gli altri paesi del mondo. Un altro punto caldo è il sud-est asiatico, in particolare '''l'Indonesia'''. In '''Africa''', la perdita di superficie forestale ammonta a circa 4 milioni di ettari all’anno, con un leggero calo rispetto ai precedenti 4,4 milioni di ettari. Secondo uno studio del 2012 dell’Interpol e del Programma ambientale delle Nazioni Unite, la <u>deforestazione illegale rappresenta dal 50 al 90% della deforestazione nelle principali aree di produzione di legname tropicale</u> e dal 15 al 30% della deforestazione globale. == La riduzione di biodiversità == La '''diversità biologica''' o '''biodiversità,''' in ecologia, è la varietà di organismi viventi nelle loro diverse forme, e nei rispettivi ecosistemi. Secondo il Glossario Dinamico ISPRA-CATAP, per biodiversità entro un determinato ambiente si intende appunto la varietà di organismi viventi in esso presenti. Essa comprende l'intera variabilità biologica di geni, specie, nicchie ecologiche ed ecosistemi con le risorse genetiche considerate la componente determinante della biodiversità all'interno di una singola specie. Le specie descritte dalla scienza sono in totale circa 1,74 milioni, mentre il valore di quelle stimate oscilla da 3,63 a più di 111 milioni; tuttavia queste stesse stime risultano incomplete in quanto nuove specie vengono scoperte e aggiunte continuamente al totale generale. L'estinzione di specie è invece la minaccia principale alla biodiversità. L'anno del 2010 è stato dichiarato l'Anno internazionale della biodiversità, mentre il decennio del 2011-2020-2022 è stato invece dichiarato il Decennio della Biodiversità. Il '''Living Planet Index''' (LPI) , tra gli altri, funge da indicatore per descrivere la diversità biologica . '''Il calcolo del Living Planet Index 2022 ha mostrato un calo medio delle dimensioni delle popolazioni di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci osservati del 69% dal 1970'''. Il calcolo si basa su dati dal 1970 al 2018 per un totale di 31.821 popolazioni di 5.230 specie provenienti da tutto il mondo. L'LPI si riferisce alle popolazioni osservate incluse nell'indice. Nel calcolo dell’LPI vengono inclusi solo i numeri di popolazioni selezionate per le quali sono disponibili serie temporali affidabili a lungo termine sullo sviluppo della popolazione. [[File:1970-_Decline_in_species_populations_-_Living_Planet_Index.svg|centro|miniatura|654x654px|Il Living Planet Report 2022 del World Wildlife Fund ha rilevato che le popolazioni di animali selvatici sono diminuite in media del 69% dal 1970]] Nel 2000, un team di scienziati provenienti da otto paesi ha identificato i cinque fattori più importanti che causano principalmente il declino della biodiversità globale  : * '''Cambiamenti nell’uso del suolo:''' ciò include, in particolare, la deforestazione e la conversione degli ecosistemi naturali in aree agricole ; * '''cambiamenti climatici''' , comprese precipitazioni e temperatura; * '''Inquinamento da azoto dei corpi idrici'''. I principali colpevoli qui sono voci su fertilizzanti artificiali , feci e gas di scarico delle auto; * '''Introduzione di specie aliene''' * aumento della concentrazione di '''anidride carbonica nell’atmosfera'''. == L'estinzione di massa == Una '''transizione biotica''', altrimenti conosciuta come '''estinzione di massa''' (dalla descrizione dell'evento più caratteristico e disastroso), è un periodo geologicamente breve durante il quale vi è un massiccio sovvertimento dell''''ecosistema''' terrestre, con scomparsa di un grande numero di specie viventi e sopravvivenza di altre che divengono dominanti. Sino ad ora sono documentate 5 grandi estinzioni di massa:[[File:Extinction_Intensity.png|miniatura|483x483px|Extinction Intensity]] * Cretaceo-Paleocene (circa 65 milioni di anni fa): è quella famosa per l'estinzione dei dinosauri * Triassico-Giurassico (circa 200 milioni di anni fa) * Permiano-Triassico (circa 250 milioni di anni fa) * Devoniano superiore (circa 375 milioni di anni fa) * Ordoviciano-Siluriano (circa 450 milioni di anni fa) A queste estinzioni storiche si aggiunge ora quella causata dalla civiltà umana. L''''estinzione dell'Olocene''', anche detta '''sesta estinzione''' di massa o '''estinzione dell'Antropocene''', è un'estinzione di specie durante l'attuale epoca Olocene (il cui periodo più recente viene talvolta definito Antropocene) dovuta all'attività dell'uomo. Le estinzioni comprese si estendono a numerosi gruppi di piante ed animali, inclusi i mammiferi, gli uccelli, i rettili, gli anfibi, i pesci e gli invertebrati. A causa della crescente degradazione degli habitat altamente biodiversificati come le barriere coralline e le foreste pluviali, insieme ad altre aree, la gran parte di queste estinzioni è ipotetica, dal momento che le specie conosciute ad oggi dall'uomo sono solo una frazione di quelle esistenti o esistite, oppure nessuno ha ancora certificato la loro completa estinzione. L'attuale tasso di estinzione delle specie è stimato essere tra le 100 e le 1000 volte più alto rispetto al tasso naturale di estinzione. La '''crescita della popolazione mondiale''' e l'aumento del '''consumo pro capite''' sono considerati le principali cause di questo declino. [[File:Global distribution of anthropogenic stressors to marine species.png|centro|miniatura|594x594px|Distribuzione globale dei fattori di stress delle specie marine durante l'Antropocene.]] == Fonti == https://it.wikipedia.org/wiki/Antropocene (e altre lingue) https://it.wikipedia.org/wiki/Combustibile_fossile (e altre lingue) https://it.wikipedia.org/wiki/Fonti_alternative_di_energia (e altre lingue) https://openstax.org/books/biology-2e/pages/44-5-climate-and-the-effects-of-global-climate-change https://it.wikipedia.org/wiki/Cambiamento_climatico (e altre lingue) https://it.wikipedia.org/wiki/Sovrappopolazione (e altre lingue) https://de.wikipedia.org/wiki/Fl%C3%A4chenneuinanspruchnahme [[w:Diboscamento#I_danni_della_deforestazione|https://it.wikipedia.org/wiki/Diboscamento]] https://it.wikipedia.org/wiki/Biodiversit%C3%A0 https://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica https://it.wikipedia.org/wiki/Estinzione_dell%27Olocene lrftffehadjeamxrptl3b8i6kwxsp3o Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Tempio Israelitico 0 57735 491885 486102 2026-04-15T16:16:09Z VoceUmana7 51633 491885 wikitext text/x-wiki [[File:Sinagoga di Trieste, organo.jpg|300px]], [[File:Consolle organo sinagoga Trieste.png|300px]] * '''Costruttore:''' Gebrüder Rieger (''Opus 1620'') * '''Anno:''' 1912 * '''Restauri/modifiche:''' ? (restauro, 2021) * '''Registri:''' 24 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' pneumatica * '''Consolle:''' indipendente, al centro della cantoria, rivolta verso l' aula * '''Tastiere:''' 2 di 54 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' dritta di 27 note (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Bordone || 16' |- |Principale || 8' |- |Flauto concavo || 8' |- |Gamba || 8' |- |Salicionale || 8' |- |Coperto || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flauto || 4' |- |Ottava || 2' |- |Mistura sestupla |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Principale di violino || 8' |- |Ameno coperto || 8' |- |Eolina || 8' |- |Voce celeste || 8' |- |Ottava || 4' |- |Flûte octaviante || 4' |- |Sesquialtera || 2 file |- |Armonia eteria quadrupla|| |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Basso di principale || 16' |- |Violone || 16' |- |Subbasso || 16' |- |Basso d'ottava || 8' |- |Cello || 8' |- |} |} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://organindex.de/index.php?title=Triest,_Synagoge|sito=Organ index|accesso=06 luglio 2025}} {{Avanzamento|100%|06 luglio 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Trieste - Tempio Israelitico]] {{Disposizioni foniche di organi a canne}} gf8kqsgo3hu38tb2hww9ejzxk8ewyrq Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Polcenigo/Polcenigo - Chiesa di San Giacomo Apostolo 0 57910 491926 487327 2026-04-16T00:12:03Z VoceUmana7 51633 491926 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Giacinto Pescetti * '''Anno:''' 1732/1733 * '''Restauri/modifiche:''' Alfredo Piccinelli, Francesco Zanin * '''Registri:''' 15 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' di 47 tasti con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>-Re<small>5</small>''), spezzatura bassi/soprani ''Do#<small>3</small>/Re<small>3</small>'' * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 pedali con prima ottava scavezza (''Do<small>1</small>-Sol#<small>2</small> + Tamburo'') * '''Collocazione:''' in cantoria, in controfacciata * '''Accessori:''' Tiratutti a manovella {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Concerto''''' ---- |- |Voce Umana<ref name=":0">soprani</ref> |- |Flauto in VIII<ref>prima ottava dall'''Ottava''</ref> |- |Flauto in XII |- |Cornetta<ref name=":0" /> |- |Tromboncini Bassi |- |Tromboncini Soprani |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Ripieno''''' ---- |- |Principale Bassi |- |Principale Soprani |- |Ottava |- |Quintadecima |- |Decimanona |- |Vigesimaseconda |- |Vigesimasesta |- |Vigesimanona |- |Contrabassi e Ottave<ref>al pedale, 12 note reali, 16' e 8', ''Do#'', ''Mib'', ''Fa#'' e ''Sol#'' non hanno il 16'</ref> |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di San Giacomo Apostolo (Polcenigo)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di San Giacomo Apostolo a Polcenigo}} {{Avanzamento|100%|16 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 68ql5lqj0skwnsrms1myzf53lm1gnqc 491934 491926 2026-04-16T00:25:50Z VoceUmana7 51633 491934 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Giacinto Pescetti * '''Anno:''' 1732/1733 * '''Restauri/modifiche:''' Alfredo Piccinelli, Francesco Zanin * '''Registri:''' 15 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' di 47 tasti con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>-Re<sup>5</sup>''), spezzatura bassi/soprani ''Do#<sup>3</sup>/Re<sup>3</sup>'' * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 pedali con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>-Sol#<sup>2</sup> + Tamburo'') * '''Collocazione:''' in cantoria, in controfacciata * '''Accessori:''' Tiratutti a manovella {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Concerto''''' ---- |- |Voce Umana<ref name=":0">soprani</ref> |- |Flauto in VIII<ref>prima ottava dall'''Ottava''</ref> |- |Flauto in XII |- |Cornetta<ref name=":0" /> |- |Tromboncini Bassi |- |Tromboncini Soprani |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Ripieno''''' ---- |- |Principale Bassi |- |Principale Soprani |- |Ottava |- |Quintadecima |- |Decimanona |- |Vigesimaseconda |- |Vigesimasesta |- |Vigesimanona |- |Contrabassi e Ottave<ref>al pedale, 12 note reali, 16' e 8', ''Do#'', ''Mib'', ''Fa#'' e ''Sol#'' non hanno il 16'</ref> |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di San Giacomo Apostolo (Polcenigo)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di San Giacomo Apostolo a Polcenigo}} {{Avanzamento|100%|16 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] i3i60fe5z69uo3btl6okir57eq6op6l Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Trieste - Chiesa Evangelica Luterana 0 58650 491884 485402 2026-04-15T16:15:32Z VoceUmana7 51633 491884 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} == Organo Steinmeyer == [[File:Organo Steinmeyer 1874.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' G. F. Steinmeyer & Co. (''Opus 128'') * '''Anno:''' 1874 * '''Restauri/modifiche:''' ) * '''Registri:''' 22 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' indipendente, al centro della cantoria, rivolta verso la navata * '''Tastiere:''' 2 di 54 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' dritta di 27 note (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, su cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I Manuale''' ---- |- |Bourdon|| 16' |- |Principal ||8' |- |Gedeckt|| 8' |- |Gamba ||8' |- |Salicional|| 8' |- |Octav|| 4' |- |Flûte douce|| 4' |- |Mixtur 5f. || 2.2/3' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II Manuale''' ---- |- |Geigenprincipal|| 8' |- |Flöte|| 8' |- |Aeoline|| 8' |- |Vox celestis|| 8' |- |Rohrflöte|| 4' |- |Violine|| 4' |- |Harmonia aetheria 3f. || 2.2/3' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Violon || 16' |- |Subbaß || 16' |- |Octavbaß || 8' |- |Cello || 8' |- |} |} == Organo Tronci == [[File:Organo Tronci 1793.jpg|300px|centro]] * '''Costruttore:''' Benedetto Tronci * '''Anno:''' 1793 * '''Restauri/modifiche:''' * '''Registri:''' 9 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 1 di 47 note con la prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 8 note (''Do<sup>1</sup>''-''Si<sup>1</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, a pavimento nel presbiterio {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Manuale''' ---- |- |Principale|| 8' |- |Ottava ||4' |- |Decimaquinta|| 2' |- |Decimanona ||1.1/3' |- |Vigesima Seconda e Sesta|| 1'+2/3' |- |Voce Languente|| 8' Soprani |- |Flauto in Ottava|| 4'<ref>da ''Do<small>2</small>''</ref> |- |Cornetto I ||4'+1.3/5' Soprani |- |Cornetto II || 2.2/3' Soprani |- |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa evangelica luterana (Trieste)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa evangelica luterana}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://organindex.de/index.php?title=Triest,_Lutherische_Kirche_(Steinmeyer-Orgel)|sito=Organ index|accesso=28 ottobre 2025}} * {{cita web|url=https://organindex.de/index.php?title=Triest,_Lutherische_Kirche_(Tronci-Orgel)|sito=Organ index|accesso=28 ottobre 2025}} {{Avanzamento|100%|28 ottobre 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne|Trieste - Chiesa Evangelica Luterana]] 5g43fbzj955vps9talvpsyhgqmdfgcr Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/Trieste/Prosecco - Chiesa di San Martino Vescovo 0 58652 491871 484091 2026-04-15T15:40:11Z VoceUmana7 51633 491871 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Anton Škrabl (''Opus 123'') * '''Anno:''' 2003 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 22 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' indipendente fissa al centro della cantoria * '''Tastiere:''' 2 di 56 note ciascuna (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' piana-parallela di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I Manuale''' ---- |- |Principale|| 8' |- |Bordon|| 8' |- |Unda maris|| 8' |- |Oktava|| 4' |- |Dulciana|| 4' |- |Oktava|| 2' |- |Mixtura 4f. || 1.1/3' |- |Trombe|| 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II Manuale''' ---- |- |Gambe|| 8' |- |Eoline|| 8' |- |Concerto Viole ||8' |- |Vox celecte|| 8' |- |Principalino|| 4' |- |Flavta|| 4' |- |Nazardo|| 2.2/3' |- |Flagioletto ||2' |- |Corno da Notte|| 1.3/5' |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Bordone ||16' |- |Subbasso|| 16' |- |Choralbas|| 4' |- |Basso|| 4' |- |} |} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://organindex.de/index.php?title=Triest/Prosecco,_S._Martino_Vescovo|titolo=Triest/Prosecco, S. Martino Vescovo|accesso=28 ottobre 2025}} {{Avanzamento|100%|28 ottobre 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] nvcezcvoesh3pvs48uzab0mf7jsbd3p Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Trieste/San Dorligo della Valle/San Dorligo della Valle - Chiesa di Sant'Ulderico Vescovo 0 58654 491868 485858 2026-04-15T15:38:20Z VoceUmana7 51633 491868 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo Goršič Sant'Ulderico.jpg|300px]], [[File:Organo Goršič Sant'Ulderico consolle.jpg|300px]] * '''Costruttore:''' Franc Gorši (Lubiana) * '''Anno:''' 1879 * '''Restauri/modifiche:''' Anton Škrabl (2022, restauro e ricostruzione delle parti mancanti) * '''Registri:''' 17 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' fissa indipendente rivolta verso la navata * '''Tastiere:''' 2 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' piana-parallela di 25 note (''Do<sup>1</sup>''-''Do<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Bordun || 16' |- |Principal || 8' |- |Dvojna flavta || 8' |- |Viola di Gamba || 8' |- |Gamsova kvinta || 5.1/3' |- |Oktava || 4' |- |Harmonicna flavta || 4' |- |Super oktava || 2' |- |Kornet || III<ref>2.2/3'+2'+1.3/5'</ref> |- |Mixstura || IV<ref>2'+1.1/3'+1'+2/3'</ref> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Positivo''''' ---- |- |Principal || 8' |- |Flavta || 8' |- |Salicional || 8' |- |Flavta || 4' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Principalni bas || 16' |- |Oktavni bas || 8' |- |Serpan|| 8' |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di Sant'Ulderico (San Dorligo della Valle)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di Sant'Ulderico}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://catalogo.beniculturali.it/detail/MusicHeritage/0600181010|titolo=|sito=Catalogo generale dei Beni Culturali|accesso=28 ottobre 2025}} {{Avanzamento|100%|28 ottobre 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] psxlp8r5yifpk1d26tpfsd907vr5ngm Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Meduno/Meduno - Chiesa di Santa Maria Maggiore 0 59000 491923 490922 2026-04-16T00:08:26Z VoceUmana7 51633 491923 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Alessandro & Pietro Bazzani * '''Anno:''' 1860 * '''Restauri/modifiche:''' Francesco Zanin (restauro, 1988) * '''Registri:''' 29 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 56 tasti (''Do<sup>1</sup>-Sol<sup>5</sup>'', spezzatura bassi/soprani ''Do#<sup>3</sup>/Re<sup>3</sup>'') * '''Pedaliera:''' piana-parallela di 24 note (''Do<sup>1</sup>-Si<sup>2</sup>'', note reali ''Do<sup>1</sup>-Si<sup>1</sup>'') * '''Collocazione:''' in cantoria, in controfacciata * '''Accessori:''' Tirapieno a pedalone, pedaletti per: Unione tasto-pedale - Rollante - Tremolo - Principali - Ance; Combinazione libera alla lombarda a pedalone, Campanelli, Terza mano {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''Colonna di sinistra - ''Concerto''''' ---- |- |Terza mano | |- |Voce umana ||8' |- |Flutta reale ||8' Soprani |- |Flauto in ottava ||4' Bassi |- |Flauto in ottava ||4' Soprani |- |Viola prima ||4' Bassi |- |Clarone|| 8' Bassi |- |Trombe dolci|| 8' Soprani |- |Violoncello ||16' Soprani |- |Ottavino|| 2' Soprani |- |Tromboncini|| 8' Bassi |- |Tromboncini || 8' Soprani |- |Bombardone || 8' |- |Timballi || al Pedale |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''Colonna di destra - ''Ripieno''''' ---- |- |Principale primo || 8' Bassi |- |Principale primo ||Soprani |- |Principale secondo || 8' Bassi |- |Principale secondo ||Soprani |- |Ottava ||Bassi |- |Ottava ||Soprani |- |Quinta decima |- |Decima nona |- |Vigesima seconda |- |Vigesima sesta |- |Vigesima nona |- |Trigesima terza |- |Trigesima sesta |- |Controbassi ||16' |- |Ottava de controbassi |- |Quinta de controbassi |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di Santa Maria Maggiore (Meduno)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di Santa Maria Maggiore a Meduno}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wp-content/uploads/2023/04/organi-unito-1.pdf|titolo=Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia}} {{Avanzamento|100%|1 gennaio 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 9r275aez5bd8mlnfovdc9q1s72svnnz Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Pinzano al Tagliamento/Pinzano al Tagliamento - Chiesa di San Martino 0 59002 491925 486450 2026-04-16T00:09:58Z VoceUmana7 51633 491925 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' ignoto veneto-lomabardo * '''Anno:''' prima metà del sec. XIX * '''Restauri/modifiche:''' Beniamino Zanin & Figli (restauro, 1924), Francesco Zanin (restauro, 1991) * '''Registri:''' 19 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica sospesa * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 50 tasti con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>-Fa<sup>5</sup>'', divisione bassi/soprani ''Do#<sup>3</sup>/Re<sup>3</sup>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note (''Do<sup>1</sup>-la<sup>2</sup>''<ref>l'ultimo tasto aziona il tamburo</ref>) * '''Collocazione:''' in cantoria, in controfacciata * '''Accessori:''' Ripieno a manovella {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''Colonna di sinistra - ''Ripieno''''' ---- |- |Principale || 8' Bassi |- |Principale ||Soprani |- |Ottava |- |Decima quinta |- |Decima nona |- |Vigesima seconda |- |Vigesima sesta |- |Vigesima nona |- |Contrabasso ||16' |- |Ottava di C.B. |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''Colonna di destra - ''Concerto''''' ---- |- |Voce Umana |- |Flutta ||Soprani |- |Flauto in VIII || Bassi |- |Flauto in VIII ||Soprani |- |Flauto in XII |- |Cornetta |- |Tromboncini|| Bassi |- |Tromboncini ||Soprani |- |Trombone|| 8' |- |} |} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di San Martino (Pinzano al Tagliamento))|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di San Martino a Pinzano al Tagliamento}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wp-content/uploads/2023/04/organi-unito-1.pdf|titolo=Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia}} {{Avanzamento|100%|1 gennaio 2025}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 74cyymorofmizt0ajpea3wb9g3p515g Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Montereale Valcellina/Grizzo - Chiesa di San Bartolomeo Apostolo 0 59063 491924 486502 2026-04-16T00:09:08Z VoceUmana7 51633 491924 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' ignoto veneto * '''Anno:''' sec. XVIII * '''Restauri/modifiche:''' Francesco e Gustavo Zanin (restauro, 1983) * '''Registri:''' 11 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' di 45 tasti con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>-Do<smasupll>5</sup>''), spezzatura bassi/soprani ''Do#<sup>3</sup>/Re<sup>3</sup>'' * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 pedali con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>-La<sup>2</sup>) * '''Collocazione:''' in cantoria, in controfacciata * '''Accessori:''' Tamburo<ref> sull'ultimo del pedale</ref> {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Ripieno''''' ---- |- |Principale|| 8' |- |Ottava |- |Quinta decima |- |Decima nona |- |Vigesima seconda |- |Vigesima sesta |- |Vigesima nona |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Concerto''''' ---- |- |Voce umana |- |Flauto in XII |- |Cornetta |- |Ottava di Contrabbasso |- |} |} == Note == <references/> [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] gw81kqekgdiinqtdkq1lysxyxwvn35x Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Cordovado/Cordovado - Santuario della Madonna delle Grazie 0 59078 491921 486534 2026-04-16T00:06:58Z VoceUmana7 51633 491921 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Our Lady of Graces sanctuary in Cordovado (19).jpg|400px|centro]] * '''Costruttore:''' ignoto organaro veneto * '''Anno:''' prima metà del sec. XVIII * '''Restauri/modifiche:''' Francesco e Gustavo Zanin (restauro, 1990) * '''Registri:''' 10 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiera:''' di 45 tasti con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>-Do<sup>5</sup>'', divisione Bassi/Soprani ''Do#<sup>3</sup>-Re<sup>3</sup>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>2</sup>'') * '''Accessori:''' Ripieno a pomello, Tamburo<ref>azionato tramite il tasto ''La<sup>2</sup>'' del pedale</ref> * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Manuale''' ---- |- |Principale ||8' |- |Ottava |- |Quinta decima |- |Decima nona |- |Vigesima seconda |- |Vigesima sesta |- |Vigesima nona |- |Voce Umana |- |Flauto in XII |- |Cornetta |- |} |} == Note == <references/> == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wp-content/uploads/2023/04/organi-unito-1.pdf|titolo=Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia}} {{Avanzamento|100%|5 gennaio 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] n68o1jdfrwz9rot3i6h1ztb8zgt8wbc Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Pordenone/Pordenone - Concattedrale di San Marco Evangelista 0 59079 491918 486555 2026-04-16T00:04:19Z VoceUmana7 51633 491918 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Pordenone-Duomo di San Marco interno.jpg|500px|centro]] * '''Costruttore:''' Pietro Nacchini * '''Anno:''' 1749 * '''Restauri:''' Filippo Sarti (1816), Santo Bianchini (1827), Giovanni Gaetano Tolfo (1839, 1846 e 1854), Giovanni Battista de Lorenzi (1840), Giuseppe Colombo (1884, 1888, 1891, 1892 e 1896), Lodovico Anselmi (1887, 1889 e 1897), Beniamino Zanin (1897 e 1898), Giuseppe Zanin (1941), Ditta Alfredo Piccinelli (1977) * '''Registri:''' 17 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica sospesa * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiera:''' di 45 tasti con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>-Do<sup>5</sup>'', divisione Bassi/Soprani ''Do#<sup>3</sup>-Re<sup>3</sup>'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 19 note con prima ottava scavezza (''Do<sup>1</sup>''-''Si<sup>2</sup>'') * '''Accessori:''' Tiratutti a manovella e a doppio pedaletto, Tamburo<ref>azionato tramite ''La<sup>2</sup>'' del pedale</ref>, Terza mano<ref>azionata tramite ''Si<sup>2</sup>'' del pedale</ref> * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Manuale''' (colonna unica) ---- |- |Principale|| 8' Bassi |- |Principale||8' Soprani |- |Ottava |- |Decima Quinta |- |Decima Nona |- |Vigesima Seconda |- |Vigesima Sesta |- |Vigesima Nona |- |Flauto reale |- |Flauto in XII |- |Cornetta |- |Tromba ||Soprani |- |Tromba ||Bassi |- |Flagioletto |- |Voce Umana |- |Tromba |- |Contrabbasso ||16'<ref>al pedale</ref> |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Duomo di Pordenone|preposizione=sulla|etichetta=Duomo di Pordenone}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wp-content/uploads/2023/04/organi-unito-1.pdf|titolo=Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia}} {{Avanzamento|100%|5 gennaio 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 1dyu0e85sby19rospsrhamq5g2b05hm Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/San Quirino/San Foca - Chiesa di San Foca Vescovo 0 59081 491929 486546 2026-04-16T00:15:07Z VoceUmana7 51633 491929 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Andrea Ferdinando Malahovsky<ref>a Lubiana</ref> * '''Anno:''' 1862<ref>Costruito per la parrocchiale di S. Andrea Apostolo in Moraro (GO), rivenduto al parroco di S. Foca nel 1960</ref> * '''Restauri/modifiche:''' Zoilo Bernardis (ricollocazione a San Foca, 1961), Francesco Zanin (restauro, 1993) * '''Registri:''' 10 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' fissa indipendente, rivolta verso la navata * '''Tastiera:''' di 56 tasti (''Do<sup>1</sup>-Sol<sup>5</sup>'', divisione Bassi/Soprani ''Do#<sup>3</sup>-Re<sup>3</sup>'') * '''Pedaliera:''' dritta parallela di 22 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>2</sup>'') * '''Accessori:''' Ripieno a pomello, Tamburo<ref>azionato tramite ''La<sup>2</sup>'' del pedale</ref>, Terza mano<ref>azionata tramite ''Si<sup>2</sup>'' del pedale</ref> * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata<ref>Inizialmente collocato a pavimento dietro l'altare maggiore, ricollocato sulla nuova cantoria costruita durante i restauri dopo il terremoto del 1976.</ref> {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Manuale'''<ref> pomelli in fila unica orizzontale sopra la tastiera</ref> ---- |- |Oktav|| 4' |- |Holz Flöte|| 4' |- |Oktav|| 2' |- |Holz Prinzipal|| 8' |- |Prinzipal bass ||16'<ref name=tm1>al pedale</ref> |- |Oktav bass|| 8'<ref name=tm1>al pedale</ref> |- |Mixtur 3-4 file|| 1.1/3' |- |Quint|| 2.2/3' |- |Holz Flöte|| 8' |- |Prinzipal |- |} |} == Note == <references/> == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wp-content/uploads/2023/04/organi-unito-1.pdf|titolo=Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia}} {{Avanzamento|100%|5 gennaio 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] rpx1qjb53kkgbk7uwibdyww2qn9ddcw Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/San Giorgio della Richinvelda/San Giorgio della Richinvelda - Chiesa di San Giorgio Martire 0 59083 491928 486592 2026-04-16T00:14:16Z VoceUmana7 51633 491928 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Beniamino Zanin * '''Anno:''' 1900 * '''Restauri/modifiche:''' Francesco Zanin (restauro, 1992) * '''Registri:''' 11 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica sospesa * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 56 note (''Do<sup>1</sup>''-''Sol<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' concava di 27 tasti (''Do<sup>1</sup>''-''Re<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, in controfacciata * '''Accessori:''' pedaletti: Tremolo alla Voce Angelica - Unione tasto/pedale - Mezzo forte - Forte - Ripieno, Espressione {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''A sinistra''' ---- |- |Voce Umana || 8'<ref name=tm1>in cassa espressiva</ref> |- |Dulciana || 8'<ref name=tm1>in cassa espressiva</ref> |- |Flauto || 4'<ref name=tm1>in cassa espressiva</ref> |- |Contrabbasso || 16' |- |Contrabbasso || 8' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''A destra''' ---- |- |Principale ||8' |- |Ottava ||4' |- |Duodecima ||2.2/3' |- |Tromba ||8' |- |Decimaquinta ||2' |- |Ripieno ||4 file |- |} |} == Note == <references/> == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/wp-content/uploads/2023/04/organi-unito-1.pdf|titolo=Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia}} == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di San Giorgio Martire (San Giorgio della Richinvelda)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di San Giorgio Martire a San Giorgio della Richinvelda}} {{Avanzamento|100%|5 gennaio 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] qckhlrqgj3qucenpvts1q7u5kwqrkws Progetto:WikiDonne/Tirocinio Roma Tre 2026/Prima bozza wikibook 100 59932 491896 491812 2026-04-15T16:45:01Z ~2026-23190-00 54204 491896 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) ===1.1.1 Lavoro femminile e mercato del lavoro=== Nel corso degli anni Sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo si colloca nel contesto del cosiddetto post-boom economico ed è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. ===1.1.2 Mobilità e trasformazioni sociali=== Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. ===1.1.3 Modelli culturali e ruoli di genere=== Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> ===1.1.4 Tensioni e segnali di crisi=== A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === Differenze e tensioni === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell'esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione le categorie fondamentali di questo impianto - politica, lavoro, storia, sapere - evidenziando come l'uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} alqi6o5fyq35vj5de2b0mxwfllv4by7 491909 491896 2026-04-15T17:15:08Z ~2026-23190-00 54204 491909 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) ===1.1.1 Lavoro femminile e mercato del lavoro=== Nel corso degli anni Sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo si colloca nel contesto del cosiddetto post-boom economico ed è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. ===1.1.2 Mobilità e trasformazioni sociali=== Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. ===1.1.3 Modelli culturali e ruoli di genere=== Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> ===1.1.4 Tensioni e segnali di crisi=== A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) ===1.2.1 Contesto comune e convergenze=== Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> ===1.2.2 Il rapporto tra ’68 e femminismo=== Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === 1.2.3 Differenze politiche === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === 1.2.4 Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell'esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione le categorie fondamentali di questo impianto - politica, lavoro, storia, sapere - evidenziando come l'uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} fiwz6oyqdmlchn6fud7n3tkt3vf0r4n 491915 491909 2026-04-15T18:01:17Z LorManLor 24993 491915 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) ===1.1.1 Lavoro femminile e mercato del lavoro=== Nel corso degli anni sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo si colloca nel contesto del cosiddetto post-boom economico ed è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. ===1.1.2 Mobilità e trasformazioni sociali=== Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. ===1.1.3 Modelli culturali e ruoli di genere=== Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> ===1.1.4 Tensioni e segnali di crisi=== A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) ===1.2.1 Contesto comune e convergenze=== Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> ===1.2.2 Il rapporto tra ’68 e femminismo=== Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === 1.2.3 Differenze politiche === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === 1.2.4 Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell'esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione le categorie fondamentali di questo impianto - politica, lavoro, storia, sapere - evidenziando come l'uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} 75uqvlt6pugbsybo1l15kfcjmhu3rui 491937 491915 2026-04-16T07:12:12Z LorManLor 24993 491937 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) ===1.1.1 Lavoro femminile e mercato del lavoro=== Nel corso degli anni sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo si colloca nel contesto del cosiddetto post-boom economico ed è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. ===1.1.2 Mobilità e trasformazioni sociali=== Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. ===1.1.3 Modelli culturali e ruoli di genere=== Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> ===1.1.4 Tensioni e segnali di crisi=== A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. ==Note== <references/> == 1.2 - Il '68 == (Livia) ===1.2.1 Contesto comune=== Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> ===1.2.2 Convergenze e ambivalenze=== Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === 1.2.3 Differenze politiche === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === 1.2.4 Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. ==Note== <references/> == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell'esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione le categorie fondamentali di questo impianto - politica, lavoro, storia, sapere - evidenziando come l'uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto fondamentale, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. ==Note== <references/> == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Note == <references /> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} di5fz01f0drjl61givsllbdoyjxtg55 491944 491937 2026-04-16T10:46:39Z LorManLor 24993 491944 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) ===1.1.1 Lavoro femminile e mercato del lavoro=== Nel corso degli anni sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo si colloca nel contesto del cosiddetto post-boom economico ed è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. ===1.1.2 Mobilità e trasformazioni sociali=== Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. ===1.1.3 Modelli culturali e ruoli di genere=== Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> ===1.1.4 Tensioni e segnali di crisi=== A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. == 1.2 - Il '68 == (Livia) ===1.2.1 Contesto comune=== Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> ===1.2.2 Convergenze e ambivalenze=== Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === 1.2.3 Differenze politiche === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === 1.2.4 Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) ===1.3.1 Associazionismo e modello emancipazionista=== Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. ===1.3.2 Critica femminista all’emancipazionismo=== Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> ===1.3.3 Trasformazione del lessico e delle pratiche=== Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti, alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione categorie come politica, lavoro, storia e sapere, evidenziando come l’uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} qjy0jujyz1preae2r1ypbrldskdl82x 491945 491944 2026-04-16T10:47:49Z LorManLor 24993 491945 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) Nel corso degli anni sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo si colloca nel contesto del cosiddetto post-boom economico ed è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. ===1.1.1 Lavoro femminile e mercato del lavoro=== Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. ===1.1.2 Mobilità e trasformazioni sociali=== Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. ===1.1.3 Modelli culturali e ruoli di genere=== Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> ===1.1.4 Tensioni e segnali di crisi=== A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. == 1.2 - Il '68 == (Livia) ===1.2.1 Contesto comune=== Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> ===1.2.2 Convergenze e ambivalenze=== Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === 1.2.3 Differenze politiche === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === 1.2.4 Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) ===1.3.1 Associazionismo e modello emancipazionista=== Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. ===1.3.2 Critica femminista all’emancipazionismo=== Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> ===1.3.3 Trasformazione del lessico e delle pratiche=== Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti, alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione categorie come politica, lavoro, storia e sapere, evidenziando come l’uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} 8dizjyiqppww8ki7g25ca9j4oubiydj 491946 491945 2026-04-16T11:18:58Z LorManLor 24993 491946 wikitext text/x-wiki ==Prima bozza== ==Parte 1: Contesti== ===1.1 - Modernizzazione e mutamenti culturali=== ===1.2 - Il '68 === ===1.3 - Tradizione emancipazionista=== ===1.4 - Femminismi transnazionali=== Questa sezione inquadra le condizioni entro cui prende forma il femminismo italiano tra la fine degli anni sessanta e i primi anni Settanta, considerando processi sociali, riferimenti culturali e forme dell’azione politica che ne orientano l’emergere. L’analisi si articola lungo quattro assi: le trasformazioni legate alla modernizzazione, il rapporto con i movimenti del ’68, il confronto con la tradizione emancipazionista e la dimensione transnazionale degli scambi. L’intreccio di questi piani definisce il contesto entro cui si strutturano le prime elaborazioni e pratiche del neofemminismo. ==1.1 Modernizzazione e mutamenti culturali== (Manuela, Letizia) Nel corso degli anni sessanta l’Italia attraversa una fase di intensa modernizzazione economica e sociale che investe profondamente le strutture della società. Il periodo si colloca nel contesto del cosiddetto post-boom economico ed è caratterizzato dalla coesistenza di cambiamenti significativi e persistenti elementi di continuità. ===1.1.1 Lavoro femminile e mercato del lavoro=== Per quanto riguarda il lavoro, l’andamento dell’occupazione femminile presenta caratteristiche non lineari nel corso del decennio. Dopo una crescita limitata negli anni Cinquanta, si registra una diminuzione tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta: la quota di donne nel mercato del lavoro passa dal 33,3% nel 1959 al 25,1% nel 1969, per diminuire ulteriormente nel 1973 al 17,7%. <ref>{{Cita|Bracke|p. 41}}</ref>. Nello stesso periodo aumenta il numero delle donne in cerca di lavoro, anche in relazione a modifiche nelle categorie statistiche, ma soprattutto per effetto di licenziamenti e delle difficoltà di accesso all’occupazione <ref>{{Cita|Bracke|p. 41-42}}</ref>. L’occupazione femminile resta concentrata nei settori meno qualificati e meno retribuiti, mentre persistono forti barriere all’ingresso nei comparti più qualificati <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref>. La modernizzazione economica non si traduce quindi in un ampliamento lineare delle opportunità lavorative per le donne. ===1.1.2 Mobilità e trasformazioni sociali=== Le migrazioni interne e i processi di urbanizzazione costituiscono uno dei principali fattori di trasformazione sociale. Tra il 1955 e il 1970 circa 22 milioni di persone cambiano residenza, spostandosi prevalentemente dalle aree rurali del Sud verso le città industriali del Nord <ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref>. Questo fenomeno incide sulla struttura familiare: in alcuni casi, la permanenza delle donne nelle aree rurali comporta un aumento delle responsabilità economiche; in altri, l’esperienza migratoria apre nuovi contesti di vita e di lavoro nelle aree urbane, contribuendo a ridefinire equilibri e funzioni familiari. Anche la scolarizzazione conosce una crescita significativa, legata allo sviluppo dell’istruzione di massa nei primi anni Sessanta <ref>{{Cita|Lussana|p. 30}}</ref>. Si registra un aumento consistente della presenza femminile a tutti i livelli di istruzione: tra il 1955 e il 1962 cresce il numero di studentesse iscritte nella scuola media, superiore e nelle università <ref>{{Cita|Bracke|p. 42}}</ref>, pur in presenza di persistenti differenziazioni nei percorsi formativi. Questi processi introducono elementi di mobilità e trasformazione nei contesti di vita, senza tuttavia modificare in modo sostanziale le disuguaglianze di genere. Lo scarto tra mutamento sociale e persistenza delle gerarchie tradizionali emerge con particolare evidenza sul piano culturale. ===1.1.3 Modelli culturali e ruoli di genere=== Nella cultura diffusa degli anni Sessanta, la figura femminile resta prevalentemente associata alla dimensione domestica. Il ruolo di moglie e madre, fondato sulla responsabilità della cura e della gestione della casa, continua a costituire il riferimento dominante.<ref>{{Cita|Lussana|p. 29}}</ref> Nel contesto della crescita dei consumi, a questa immagine si affianca quella della “casalinga moderna”, legata al benessere materiale e all’utilizzo dei nuovi beni domestici e dei media, senza che ciò comporti una messa in discussione della sua collocazione nella sfera familiare.<ref>{{Cita|Lussana|p. 26-28}}</ref> In questo quadro, il lavoro extra-domestico femminile continua a essere rappresentato come secondario e subordinato rispetto a quello maschile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 44}}</ref> ===1.1.4 Tensioni e segnali di crisi=== A fronte di queste rappresentazioni, i cambiamenti sociali in atto contribuiscono progressivamente a modificare esperienze e aspettative. L’accesso più ampio all’istruzione, la mobilità territoriale, i nuovi contesti urbani e le nuove opportunità offerte dalla società dei consumi rendono sempre più visibile la distanza tra modelli culturali tradizionali e condizioni di vita concrete.<ref>{{Cita|Bracke|p. 47}}</ref> Ne deriva una situazione di crescente tensione, in cui l’ampliamento delle possibilità individuali non trova un pieno riconoscimento sul piano simbolico e sociale. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta questa tensione emerge con maggiore evidenza anche sul piano culturale. I mutamenti nei comportamenti giovanili e nei modelli di socialità, l’espansione dell’istruzione e la circolazione di nuovi riferimenti internazionali, contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti dei ruoli tradizionali.<ref>{{Cita|Lussana|p. 30-31}}</ref> Pur in modo non uniforme, si manifestano segnali di crisi delle rappresentazioni dominanti, soprattutto tra le giovani generazioni, sempre meno disposte ad accettare passivamente le norme familiari e sociali ereditate. Nel complesso il periodo si caratterizza per la compresenza di continuità e trasformazione: da un lato la persistenza di modelli culturali consolidati, dall’altro l’emergere di nuove esperienze e aspettative. Lo scarto tra questi due livelli costituisce una delle condizioni che rendono possibile, alla fine del decennio, l’emergere di nuove forme di elaborazione politica e culturale della condizione femminile. == 1.2 - Il '68 == (Livia) ===1.2.1 Contesto comune=== Il movimento femminista e il [[w:Movimento_del_Sessantotto|'68]] studentesco si sviluppano nello stesso contesto storico. Entrambi si collocano nella fase di ristrutturazione economica e sociale seguita al [[w:Miracolo_economico_italiano|miracolo economico]], caratterizzata dall’emergere di nuovi soggetti sociali - i giovani, le donne, gli studenti - e dalla crisi dei modelli politici, culturali e familiari dominanti.<ref>{{Cita|Bracke|pp. 55-57}}</ref> ===1.2.2 Convergenze e ambivalenze=== Tra il femminismo nascente e i movimenti del ’68 emergono alcune convergenze, riconducibili a una comune "cultura politica": la [[w:Anti-autoritarismo|critica all’autoritarismo]], rivolta sia alle istituzioni e alle forme tradizionali della politica - in primo luogo al modello del [[w:Partito_politico|partito]], percepito come gerarchico e fondato sulla delega - sia alla sfera culturale e familiare; il rifiuto della mediazione istituzionale e la ricerca di modalità di intervento più dirette; l’affermazione della presa di parola e dell’espressione della soggettività, che il femminismo rielabora in forme autonome, sviluppando pratiche come l’[[w:Autocoscienza_femminista|autocoscienza]] e formulazioni proprie, tra cui «il personale è politico».<ref>{{Cita|Bellè|pp. 48-52}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 1-6}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|pp. 11-30, 37-42}}</ref> Entrambi si sviluppano inoltre in una dimensione transnazionale, in relazione a esperienze e dibattiti che circolano tra Europa e Stati Uniti.<ref>{{Cita|Lussana|pp. 11, 36-37}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|pp. 10-16}}</ref> Un ulteriore elemento di connessione è di ordine biografico: una parte delle donne attive nel neofemminismo si forma politicamente nelle esperienze del '68, nelle assemblee e nelle occupazioni, dove vengono sperimentate nuove pratiche di azione e di discussione collettiva.<ref>{{Cita|Bellè|pp. 21-22}}</ref> Il ciclo di mobilitazioni del 1968–1969 costituisce uno dei principali contesti di formazione del neofemminismo italiano. La partecipazione delle donne ai movimenti studenteschi e operai favorisce l’acquisizione di strumenti politici, ma nello stesso tempo rende visibili tensioni che investono i rapporti tra i generi all’interno delle stesse organizzazioni. In questo quadro, l’esperienza militante attiva una duplice dinamica: da un lato, fornisce linguaggi, pratiche e modelli di azione collettiva; dall’altro, mette in evidenza la persistenza di gerarchie e forme di esclusione che limitano la partecipazione femminile e ne subordinano le istanze. La critica a tali assetti investe le forme della politica e i loro presupposti, estendendosi ai criteri di legittimazione del discorso politico. Su queste basi si sviluppano pratiche specifiche, tra cui l’autocoscienza, che ridefiniscono il rapporto tra esperienza e produzione del discorso politico. Il passaggio ai collettivi femministi segna uno spostamento verso forme di organizzazione autonome e un riorientamento delle priorità, dei linguaggi e delle forme dell’azione. Il rapporto con il ’68 resta strutturalmente ambivalente: ambito di formazione politica e insieme oggetto di critica, esso costituisce uno snodo decisivo nelle prime elaborazioni del neofemminismo. === 1.2.3 Differenze politiche === Accanto a questi elementi di convergenza emergono differenze rilevanti. Il '68, nella sua componente prevalente, legge la trasformazione sociale attraverso categorie marxiste, che subordinano la questione femminile alla lotta di classe e definiscono la famiglia, la sessualità e la vita quotidiana come spazi estranei all'analisi politica; il femminismo pone al centro la specificità della subordinazione femminile e l'analisi del rapporto tra i sessi, insiste sul fatto che i rapporti di potere si articolano anche all'interno della sfera familiare e delle relazioni affettive e che non possono essere ricondotti esclusivamente alle dinamiche economiche. <ref>{{Cita|Lussana|pp. 45-46}}</ref> La distanza tra i due ambiti si manifesta con particolare evidenza all’interno dei movimenti misti, dove persistono pratiche e atteggiamenti maschilisti che relegano le donne a ruoli subordinati e organizzativi, esemplificati nell’immagine degli «angeli del ciclostile».<ref>{{Cita|Bracke|p. 64}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 40}}</ref> Questa distribuzione dei ruoli riproduce gerarchie di genere che entrano in tensione con le aspettative di trasformazione radicale maturate da molte donne all’interno dei movimenti, contribuendo allo sviluppo di forme di organizzazione autonome, spazi separati di elaborazione politica centrati sull’esperienza femminile.<ref>{{Cita|Bracke|p. 56-57}}</ref> === 1.2.4 Nasce con, nasce prima, va oltre === La relazione cronologica tra i due fenomeni non è lineare. La formazione del DEMAU (Demistificazione Autoritarismo) a Milano tra il 1965 e il 1966 precede l’estensione delle mobilitazioni studentesche,<ref>{{Cita|Lussana|pp. 151-154}}</ref> mentre la partecipazione femminile al '68 costituisce, secondo diverse ricostruzioni, un passaggio decisivo nel processo di maturazione di una coscienza femminista.<ref>{{Cita|Guerra|pp. 25-28}}</ref> In questo quadro il ’68 contribuisce a creare le condizioni per una più ampia diffusione del movimento delle donne senza esaurirne le origini né determinarne gli sviluppi.<ref>{{Cita|Bravo|}}</ref> Il femminismo si definisce anche attraverso uno scarto rispetto a quell’esperienza: ne rielabora alcuni elementi, ma ne mette in discussione presupposti e pratiche.<ref>{{Cita|Gramaglia|p. 180}}</ref><ref>{{Cita|Lussana|p. 43}}</ref> Il Manifesto di ''Rivolta Femminile'' (1970) di Carla Lonzi segna, in questo senso, uno dei punti di maggiore distanza teorica rispetto alle culture politiche del '68, attraverso il rifiuto delle forme di militanza mista e l’affermazione di una soggettività femminile autonoma. == 1.3 - Tradizione emancipazionista == (Alice) ===1.3.1 Associazionismo e modello emancipazionista=== Nel secondo dopoguerra organizzazioni femminili nate durante la Resistenza e legate ai partiti di massa, come l’[[w:Unione_donne_in_Italia|Unione Donne Italiane]] (UDI), vicina al [[w:Partito_Comunista_Italiano|Partito Comunista]] e il [[w:Centro_italiano_femminile|Centro Italiano Femminile]] (CIF), di area cattolica, basarono il loro programma sull’estensione dei diritti e sull’integrazione delle donne nella sfera pubblica attraverso il lavoro, la partecipazione politica e una legislazione di tutela in grado di conciliare occupazione e responsabilità familiari. ===1.3.2 Critica femminista all’emancipazionismo=== Tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta i primi gruppi del neofemminismo italiano misero in discussione questo impianto, contestando la subordinazione di queste associazioni ai partiti e attaccando il presupposto stesso dell'emancipazionismo: un'idea di uguaglianza fondata sull'estensione di diritti definiti entro un ordine costruito sul soggetto maschile. <ref>{{Cita|Bracke|p. 43}}</ref> Il gruppo milanese [[DEMAU]] (Demistificazione Autoritarismo), attivo dal 1966, contestò la parità giuridica e le misure di tutela, reinterpretandole come strumenti che contribuivano a consolidare il ruolo “femminile” attraverso trattamenti differenziati, mantenendo la divisione tra lavoro produttivo e riproduttivo e producendo una condizione di integrazione subordinata.<ref name=":2">{{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=206-233|autore2=Laura Grasso}}</ref><ref>{{Cita libro|autore=Carla Lonzi|titolo=Sputiamo su Hegel. E altri scritti|città=Milano|pp=67-77|ISBN=8894814483}}</ref> Una posizione analoga, ma più radicale sul piano teorico, venne espressa da [[w:Rivolta_Femminile|Rivolta Femminile]], fondata a Roma nel 1970 attorno a [[w:Rivolta_Femminile|Carla Lonzi]]. Nel ''Manifesto di Rivolta Femminile'' l’uguaglianza fu rifiutata come principio assimilazionista: «identificare la donna all’uomo» significava annullarne la specificità, entro un modello universale maschile. La liberazione non venne quindi concepita come accesso a diritti già dati, ma come rottura delle categorie stesse della politica e della cultura. Anche le cause della subordinazione vennero ridefinite: mentre l’emancipazionismo le ricondusse prevalentemente a fattori economici, assegnando centralità alla lotta di classe e alla mediazione istituzionale, i gruppi femministi spostarono l’attenzione sulla questione strutturale del rapporti tra i sessi, sulle dinamiche di potere e sulle dimensioni culturali, simboliche e relazionali.<ref name=":2" /> ===1.3.3 Trasformazione del lessico e delle pratiche=== Questa critica si accompagnò a una duplice operazione: la valorizzazione della differenza femminile e la ridefinizione del rapporto tra sfera privata e sfera pubblica. La politicizzazione dell’esperienza quotidiana, sintetizzata nella formula «il personale è politico», spostò il terreno del conflitto dalla sola esclusione dai diritti, alla critica di un modello di cittadinanza costruito su parametri maschili. Vennero messe in discussione categorie come politica, lavoro, storia e sapere, evidenziando come l’uguaglianza formale non incidesse sui rapporti di potere che strutturano la vita quotidiana. La sostituzione del termine «emancipazione» con «liberazione» nel vocabolario del movimento mise in luce questa discontinuità: non un'inclusione nel sistema esistente, ma la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. Sul piano delle pratiche, al modello organizzativo delle associazioni legate ai partiti si contrapposero i piccoli gruppi e l’autocoscienza, incentrata su temi che riguardavano il corpo, la sessualità, la soggettività femminile, attraverso cui l’esperienza individuale veniva assunta come luogo di elaborazione politica collettiva e strumento di critica radicale dell’ordine esistente. In questo senso, il neofemminismo si costruì in tensione con l’emancipazionismo: ne radicalizzò alcune istanze, ma ne rovesciò il presupposto, sostituendo all’integrazione nel sistema esistente la trasformazione delle categorie attraverso cui esso si definiva. == 1.4 Femminismi transnazionali== (Matteo) Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta i gruppi femministi italiani intrecciarono relazioni intense con movimenti di altri paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. Tali scambi sono stati definiti come un «flusso interconnesso di immaginari e pratiche militanti» e sono stati interpretati dalla storiografia come un passaggio fondativo per la formazione del femminismo italiano.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref><ref name=":0">{{Cita|Passerini|p. 139}}</ref><ref>{{Cita|Bracke|p. 36}}</ref> L’analisi della dimensione transnazionale si articola attorno a tre aspetti: i canali di contatto, gli elementi teorici e pratici in circolazione e le modalità della loro rielaborazione nel contesto italiano. Queste esperienze e materiali contribuirono, secondo modalità differenti, alla formazione di nuovi collettivi: a Milano anche attraverso contatti diretti con contesti internazionali, a Torino attraverso processi di traduzione e rielaborazione interna. === 1.4.1 I canali di contatto: viaggi, traduzioni e incontri === ==== Il viaggio come pratica politica (1969–1971) ==== Tra il 1969 e il 1971 i primi contatti internazionali si svilupparono prevalentemente in relazione al femminismo statunitense.<ref name=":0" /> Il viaggio costituì il principale canale di accesso a queste esperienze e fu concepito non solo come occasione di osservazione o di studio, ma come pratica di formazione politica diretta. Nel 1969 Serena Castaldi, attiva a Milano, si recò negli Stati Uniti e partecipò direttamente a gruppi di ''consciousness-raising'' (presa di coscienza).<ref name=":1">{{Cita|Passerini|p. 140}}</ref> Al rientro, fondò a Milano il collettivo Anabasi, introducendo la pratica dell'autocoscienza<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}</ref>. A Torino, il Collettivo CR (Comunicazioni rivoluzionarie), un piccolo gruppo specializzato nella traduzione di giornali e documenti della New Left americana, organizzò tra il 1970 e il 1972 soggiorni semestrali a Boston per i propri militanti, tra cui Maria Teresa Fenoglio, venendo a contatto con le esperienze delle femministe americane.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 3–4}}</ref> Nello stesso periodo, a New York, Silvia Federici partecipò a diversi gruppi di studio femministi: i suoi successivi contatti con Mariarosa Dalla Costa avrebbero portato, a Padova, alla fondazione del Collettivo internazionale femminista.<ref>{{Cita|Passerini|p. 142}}</ref> ==== Traduzioni e circolazione dei testi ==== Un secondo canale fondamentale fu quello delle traduzioni, una pratica politica consapevole, orientata alla costruzione di alleanze e al superamento delle barriere linguistiche.<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref> I materiali provenienti dall'estero circolarono attraverso reti preesistenti di varia natura - amicali o militanti - che il femminismo trasformò e ri-orientò. Passerini le ha definite «reticoli metamorfosati»: strutture nate per altri scopi che cambiarono funzione e orientamento per effetto della politicizzazione femminista. Fu il caso di alcuni contatti internazionali di Potere Operaio, come quello con Selma James in Inghilterra, che divennero canali di scambio femminista pur avendo avuto origine in un contesto operaista.<ref name=":1" /> Un processo analogo interessò il Collettivo CR di Torino: la traduzione dei documenti del ''Women's Liberation Movement'' statunitense, a partire dal terzo numero del bollettino ''«CR – Informazioni internazionali»,'' aprì un confronto diretto con le esperienze d'oltreoceano, favorendo la formazione del Collettivo delle compagne di Torino, uno dei primi gruppi femministi in Italia.<ref>{{Cita libro|autore=Piera Zumaglino|titolo=Femminismi a Torino|anno=1996|editore=Franco Angeli|città=Milano|pp=59-98|ISBN=88-204-8786-1}}</ref> Di ritorno dal suo viaggio a Boston, Maria Teresa Fenoglio portò con sé un opuscolo prodotto dal Boston Women's Health Book Collective, ''Our Bodies, Ourselves'', divenuto in seguito un classico del neofemminismo e un bestseller internazionale. Della sua traduzione si occupò Teresa Miglietta, che curò l'edizione pubblicata nel 1974 da Feltrinelli, intitolata ''Noi e il nostro corpo.''<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Stefania Voli|anno=2007|titolo=Angela Miglietti. Noi e il nostro corpo: storia di una traduzione|rivista=Zapruder|pp=108-115|url=https://storieinmovimento.org/wp-content/uploads/2017/12/Zap13_12-Voci.pdf}}</ref><ref>{{Cita|Rebora|pp. 4–6}}</ref> A Milano il gruppo Anabasi pubblicò nel 1972 ''Donne è bello'', antologia di testi tratti da riviste e documenti internazionali: su quarantasei contributi, trentacinque provenivano dagli Stati Uniti, otto dalla Francia, due dall'Argentina e uno dalla Gran Bretagna.<ref>{{Cita|Passerini|p. 144}}</ref> Circolarono inoltre traduzioni informali di saggi decisivi per la teorizzazione della sessualità, come ''The Myth of the Vaginal Orgasm'' dell'americana Ann Koedt (1970) e testi della francese Christiane Rochefort. I flussi non furono unidirezionali. La rivista della New Left ''«Radical America»'' dedicò nel 1971 un numero speciale alle lotte in Italia e, nel 1972, pubblicò la traduzione del saggio di Mariarosa Dalla Costa e Selma James, avviando negli USA la campagna internazionale per il ''Wages for Housework'' (Salario al lavoro domestico), sostenuta da comitati sorti a Boston e New York<ref name=":2">{{Cita|Passerini|p. 147}}</ref>. ==== La svolta francese: incontri e pratiche del corpo collettivo (1972–1973) ==== A partire dal 1972 si aprì una seconda fase, caratterizzata dallo sviluppo dei rapporti con il femminismo francese<ref>{{Cita|Passerini|p. 145}}</ref>. All'interno del ''Mouvement de libération des femmes'' (MLF) parigino emerse il gruppo ''Psychanalyse et politique'' (Psychépo), guidato da Antoinette Fouque. Il canale privilegiato di questa seconda fase fu l'incontro diretto, spesso organizzato in contesti informali. Le femministe italiane e francesi si incontrarono in Vandea, a La Tranche-sur-Mer (24 giugno–2 luglio 1972), poi a Vieux-Villez nell'autunno dello stesso anno; un terzo incontro si tenne a Château-Coupigny nell'estate del 1973<ref>{{Cita|Passerini|pp. 145–146}}</ref>. Questi raduni diedero luogo a pratiche radicali legate all'esplorazione del corpo collettivo, tra cui la pratica della nudità, sperimentata in Francia e poi ripresa in Italia a Torretta di Crucoli nell'estate del 1973, e a gruppi di lavoro corporale e mimo tenutisi a Torino nell'inverno 1972-1973. Queste esperienze furono trasmesse attraverso le riviste interne: nel 1973 il primo numero di ''Sottosopra'', nato a Milano ma contenente materiali di gruppi attivi a Trento, Verona, Roma, Napoli e Padova, pubblicò l'articolo ''La nudità'', che testimoniava lo sconvolgimento emotivo e politico dell'incontro in Vandea. Il dibattito si allargò rapidamente su scala nazionale, coinvolgendo collettivi attivi anche a Gela, Ferrara, Bologna e Torino<ref name=":3">{{Cita|Passerini|p. 148}}</ref>. Dal 1972 i contatti con il femminismo francese, in particolare con il gruppo ''Psychanalyse et politique'' del MLF, introdussero nuove pratiche e linguaggi. Il canale privilegiato fu l’incontro diretto, in contesti spesso informali (Vandea, 1972; Vieux-Villez; Château-Coupigny, 1973). === 1.4.2 Gli elementi in circolazione: pratiche, parole chiave, proposte politiche === Gli scambi transnazionali riguardarono un insieme di pratiche, categorie e proposte politiche, che i gruppi italiani importarono, rielaborarono o, in alcuni casi, esportarono verso l'estero. ==== Autocoscienza ==== Derivata dal ''consciousness-raising'' statunitense, l’autocoscienza si affermò come pratica centrale. Introdotta attraverso i viaggi negli Stati Uniti, venne rapidamente rielaborata: non solo tecnica organizzativa, ma forma di produzione di sapere a partire dall’esperienza.<ref>{{Cita|Rebora|p. 5}}</ref><ref name=":1" /> ==== Self-help e conoscenza del corpo ==== La riappropriazione del corpo e la critica alla sessualità normativa furono influenzate dal femminismo americano. Testi come ''Our Bodies, Ourselves'' e i saggi di Ann Koedt circolarono come strumenti di autoformazione politica e medica. Il Movimento Femminista Romano attivò nel 1973 contatti specifici con il ''Women's Health Center'' di Los Angeles per l'autogestione della salute<ref>{{Cita|Passerini|pp. 142–143}}</ref>. ==== Corpo collettivo ==== Il confronto con il femminismo francese, in particolare con l'approccio psicoanalitico del gruppo Psychépo, introdusse una diversa concezione del corpo, inteso come luogo di relazione e di elaborazione simbolica. Pratiche come l'esplorazione corporea e la nudità collettiva mirarono a sottrarre il corpo femminile allo sguardo maschile e a costruire forme di riconoscimento reciproco, coinvolgendo collettivi in numerose città della penisola.<ref name=":3" /> ==== Analogia donne-neri ==== Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti. Il gruppo Il cerchio spezzato di Trento la riprese dai documenti del movimento studentesco americano; a Torino, il Collettivo CR e il Collettivo delle compagne la intrecciò con il vocabolario marxista, paragonando le donne agli operai afroamericani delle lotte di Detroit.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 11–12}}</ref> Interpretazioni critiche successive l'hanno definita un’“analogia imperfetta”, incapace di rendere conto della specificità del razzismo e del sessismo nelle loro forme storiche e nelle esperienze concrete.<ref>{{Cita|Perilli|pp. 8–23}}</ref> Ripresa dai movimenti per i diritti civili statunitensi, l’analogia tra oppressione di genere e razziale fu utilizzata in diversi contesti, spesso intrecciata al linguaggio marxista. Fu successivamente definita un’«analogia imperfetta», inadeguata a cogliere la specificità delle diverse esperienze. ==== Salario al lavoro domestico ==== Diversamente dagli altri elementi, l'analisi del lavoro riproduttivo come base dell'accumulazione capitalistica si sviluppò in Italia e si diffuse a livello internazionale. Elaborata da Mariarosa Dalla Costa e Selma James e mediata negli USA da Silvia Federici, questa proposta si tradusse in una campagna internazionale il cui perno italiano fu il Collettivo internazionale femminista di Padova, che avviò la nascita di comitati autonomi a New York e Boston.<ref>{{Cita|Rebora|p. 12}}</ref><ref name=":2" /> === 1.4.3 Ricezione e rielaborazione === I contatti internazionali non produssero una ricezione lineare, ma un processo circolare e selettivo. Le idee venivano rielaborate nel contesto italiano e reimmesse nei circuiti transnazionali in forma trasformata.<ref>{{Cita|Rebora|p. 1}}</ref> Passerini descrive i materiali esteri come «tra-sportati o tra-dotti» e definisce quello italiano nei confronti dell'esterno un «rapporto di derivazione e contemporaneamente di innovazione creativa»; Rebora parla di «appropriazione strategica» dell'immaginario, dei concetti e delle pratiche del femminismo americano<ref>{{Cita|Rebora|p. 10}}</ref>, mentre Bono e Kemp individuano un'attitudine tutta italiana nel combinare e mescolare le idee provenienti da altri paesi, riformulandole alla luce di una distinta realtà sociale e politica.'''<ref>{{Cita|Passerini|p. 141}}; {{Cita|Bono-Kemp|pp. 8–13}}</ref>''' Questa rielaborazione, tuttavia, fu a volte conflittuale. All'interno dei gruppi torinesi, ad esempio, i contatti con il femminismo statunitense generarono tensioni interne tra chi aveva sperimentato pratiche di vita in comune e chi poteva accedere a questi resoconti solo in maniera indiretta, tra chi privilegiava la dimensione della soggettività e chi rimaneva ancorato alle categorie marxiste, portando, in alcuni casi, alla progressiva separazione dei gruppi di donne coinvolti.<ref>{{Cita|Rebora|pp. 6–8}}</ref> == Bibliografia == * {{Cita libro|autore=Elisa Bellè|titolo=L'altra rivoluzione. Dal Sessantotto al femminismo|anno=2021|editore=Rosenberg & Sellier|città=Torino|ISBN=9788878859234}} * {{Cita libro|curatore=Teresa Bertilotti|curatore2=Anna Scattigno|titolo=Il femminismo degli anni Settanta|anno=2005|editore=Viella|città=Roma|ISBN=978-88-8334-172-4}} * {{Cita libro|curatore=Paola Bono, Sandra Kemp|titolo=Italian Feminist Thought. A Reader|anno=1991|editore=Basil Blackwell|città=Oxford|lingua=en|ISBN=0-631-17115-0}} * {{Cita libro|autore=Maud Anne Bracke|traduttore=Enrica Capussotti|titolo=La nuova politica delle donne: il femminismo in Italia : 1968-1989|anno=2019|editore=Edizioni di storia e letteratura|città=Roma|ISBN=978-88-93592-02-4}} * {{Cita libro|autore=Anna Rita Calabrò, Laura Grasso|titolo=Dal movimento femminista al femminismo diffuso: storie e percorsi a Milano dagli anni '60 agli anni '80|anno=1985|editore=Franco Angeli|città=Milano}} * {{Cita libro|autore=Fiamma Lussana|titolo=Il movimento femminista in Italia. Esperienze, storie, memorie (1965–1980)|anno=2012|editore=Carocci|città=Roma|cid=Lussana|ISBN=978-88-430-6512-7}} * {{Cita pubblicazione|anno=1987|titolo=Il movimento femminista negli anni settanta|rivista=Memoria|numero=19-20|url=https://bibliotecadelledonne.women.it/fascicolo/memoria-rivista-di-storia-delle-donne-n-19-20-1987/}} * {{Cita libro|curatore=Aida Ribero|curatore2=Ferdinanda Vigliani|titolo=100 titoli: guida ragionata al femminismo degli anni Settanta|anno=1998|editore=Tufani|città=Ferrara|ISBN=978-88-86780-20-9}} * {{Cita libro|curatore=Rosalba Spagnoletti|titolo=I Movimenti femministi in Italia|anno=1977|editore=Savelli|città=Roma}} * {{Cita libro|curatore=Paola Stelliferi|curatore2=Stefania Voli|titolo=Anni di rivolta: nuovi sguardi sui femminismi degli anni Settanta e Ottanta|anno=2023|editore=Viella|città=Roma|ISBN=9791254692349}} ti4outv3vg55bl9z861voeh54yplii1 Wikicarte geografiche digitali per una Città Educante/Laboratorio cartografico IIS Lucio Anneo Seneca 0 59938 491877 491642 2026-04-15T16:09:58Z Sarasantorsa 52625 491877 wikitext text/x-wiki {{Wikicarte geografiche digitali per una Città Educante}} In questo capitolo sono raccolti i lavori cartografici realizzati dagli studenti della classe IQ dell’'''Istituto di Istruzione Superiore ''Lucio Anneo Seneca''''' durante dei laboratori di educazione alla cartografia e all'open access promossi dalla Biblioteca Centrale del CNR, nell'ambito del progetto '''Mappa della Città Educante''' del Comune di Roma. Il laboratorio, rivolto a studenti della scuola secondaria di secondo grado, ha adottato un approccio attivo, partecipativo e orientato alle competenze digitali, volto a favorire: * la lettura e l’interpretazione critica delle carte geografiche; * la comprensione dei principali elementi cartografici (scala, legenda, orientamento); * l’acquisizione di competenze di base nella georeferenziazione; * la produzione di elaborati cartografici in ambiente digitale, sia individuali sia collettivi. Nel corso delle attività, gli studenti hanno lavorato su una selezione di carte tratte dall’''Atlas of Isoseismal Maps of Italian Earthquakes'', sperimentando processi di georeferenziazione mediante la piattaforma '''MapWarper''', attraverso l’individuazione di punti di controllo e la successiva rettifica delle immagini cartografiche. Parallelamente, il laboratorio ha previsto un’attività di avvicinamento alle pratiche di pubblicazione open access, con il coinvolgimento diretto degli studenti nell’affiancamento all'inserimento e alla descrizione di materiali cartografici relativi all’''Atlante delle spiagge'' ''italiane'' del CNR sulla piattaforma Wikimedia Commons, utilizzando gli strumenti di caricamento e metadatazione propri dell’ecosistema Wikimedia. '''Classe IQ: il video della giornata''' https://www.youtube.com/watch?v=oHvXpJeRE3w&feature=youtu.be [[Categoria:Wikicarte geografiche digitali per una Città Educante|Laboratorio cartografico IIS Lucio Anneo Seneca]] q953n1gzbs2rnic1d2emq0hmg0ec48a Template:Elettrodinamica classica 10 59973 491914 491832 2026-04-15T17:40:09Z Hippias 18281 491914 wikitext text/x-wiki {{Sommario V | titolo = Elettrodinamica classica | contenuto = Richiami di relatività ristretta # {{modulo|Elettrodinamica classica/La non invarianza delle equazioni di Maxwell}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/I postulati della relatività ristretta e il formalismo covariante}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/I tensori}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Campi tensoriali}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/I gruppi di Poincaré e di Lorentz}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Le trasformazioni infinitesime}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Le grandezze del moto}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/L'equazione del moto}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Problema di Cauchy per le equazioni del moto}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Le distribuzioni in elettromagnetismo e le leggi di conservazione}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/La quadricorrente}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Le leggi di conservazione}} Il metodo variazionale # {{modulo|Elettrodinamica classica/Sistema con gradi di libertà finiti}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Sistema con gradi di libertà infiniti}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Azione di una particella libera}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Azione del campo elettromagnetico libero}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Azione d'interazione campo-particella}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Azione totale dell'elettrodinamica}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Il teorema di Noether}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Simmetrie interne e esterne}} Soluzioni delle equazioni di Maxwell # {{modulo|Elettrodinamica classica/Problema di Cauchy}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Soluzioni dell'equazione di d'Alembert}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Soluzioni delle equazioni di Maxwell nel vuoto|Soluzioni delle equazioni di Maxwell nel vuoto: le onde elettromagnetiche}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Espressione esplicita dei campi in un'onda elettromagnetica}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Effetto Doppler relativistico}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Equazioni di Maxwell in presenza di sorgenti|Equazioni di Maxwell in presenza di sorgenti: il metodo della funzione di Green}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Soluzione delle equazioni di Maxwell}} Campo elettromagnetico di una carica in moto qualunque # {{modulo|Elettrodinamica classica/Potenziale di Lienard-Wiechert}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Espressione esplicita dei campi}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Campo di una carica in moto uniforme}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/L'irraggiamento}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Campo nella zona delle onde}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Sviluppo in multipoli}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Approssimazione di dipolo}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Diffusione (o scattering) Thomson}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/L'atomo di idrogeno}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Approssimazione di quadrupolo}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Irraggiamento ultrarelativistico}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Acceleratori di particelle}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Distribuzione angolare}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Analisi spettrale}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Caso non relativistico}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Caso ultra-relativistico}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Effetto Čerenkov}} Argomenti finali # {{modulo|Elettrodinamica classica/Reazione di radiazione}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/Le divergenze ultraviolette}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/La rinormalizzazione}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/L'equazione di Lorentz-Dirac e le sue conseguenze}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/La dualità elettromagnetica e le sue conseguenze}} # {{modulo|Elettrodinamica classica/La quantizzazione delle cariche}} }}<noinclude>[[categoria:Template sommario]] [[Categoria:Elettrodinamica classica| ]]</noinclude> tr0765ejdwjf7olv12cbfgc9k5uzr9q Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Savogna d'Isonzo 0 60028 491892 2026-04-15T16:37:26Z VoceUmana7 51633 Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Disposizioni foniche del comune di [[w:Savogna d'Isonzo|Savogna d'Isonzo]] raggruppate per edificio. == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Savogna d'Isonzo/Savogna d'Isonzo - Chiesa di San Martino|Chiesa di San Martino]] {{Avanzamento|100%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 491892 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} Disposizioni foniche del comune di [[w:Savogna d'Isonzo|Savogna d'Isonzo]] raggruppate per edificio. == Capoluogo == * [[Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Savogna d'Isonzo/Savogna d'Isonzo - Chiesa di San Martino|Chiesa di San Martino]] {{Avanzamento|100%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] li360639btit17udak9c1ql19k3nsdz Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Gorizia/Savogna d'Isonzo/Savogna d'Isonzo - Chiesa di San Martino 0 60029 491894 2026-04-15T16:44:49Z VoceUmana7 51633 Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Anton Škrabl (''Opus 254'') * '''Anno:''' 2011 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 9 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' fissa indipendente, rivolta verso la navata * '''Tastiere:''' 1 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfac... 491894 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} * '''Costruttore:''' Anton Škrabl (''Opus 254'') * '''Anno:''' 2011 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 9 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' elettrica * '''Consolle:''' fissa indipendente, rivolta verso la navata * '''Tastiere:''' 1 di 58 note (''Do<sup>1</sup>''-''La<sup>5</sup>'') * '''Pedaliera:''' di 30 note (''Do<sup>1</sup>''-''Fa<sup>3</sup>'') * '''Collocazione:''' in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Manuale''' ---- |- |Principal || 8' |- |Gedackt || 8' |- |Violine || 8' |- |Fugara || 4' |- |Offenflaut || 4' |- |Kornetmixtur || 2.2/3' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbass || 16' |- |Stillgedackt || 16' |- |} |} {{Avanzamento|100%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 0ubue7h1pops75py04kzcg8191kgua3 Elettrodinamica classica/Approssimazione di quadrupolo 0 60030 491897 2026-04-15T16:49:22Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491897 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Vogliamo ora capire come "migliorare" l'approssimazione di dipolo. Ci fermeremo solo ai termini immediatamente successivi, detti di quadrupolo elettrico e di dipolo magnetico. Partiamo dunque dall'espressione di <math>A_\mu</math> nella zona delle onde (reintroduciamo le <math>c</math>): <math>A^i = \frac{1}{4\pi rc} \int j^i\left( t - \frac{r}{c} + \frac{\vec{n} \cdot \vec{y}}{c};\vec{y} \right) d^3\vec{y} + o\left( \frac{1}{r^2} \right)</math> Dunque, sviluppando il ritardo microscopico in serie di Taylor, arrestandoci ai termini quadratici: <math>A^i = \frac{1}{4\pi rc} \left[ \dot{D}^i + \int \frac{\vec{n} \cdot \vec{y}}{c} \partial_0 j^i\left( t - \frac{r}{c};\vec{y} \right) d^3\vec{y} + o\left( \frac{1}{c^2} \right) \right] =</math> <math>= \frac{1}{4\pi rc} \left[ \dot{D}^i + \frac{n^k}{c} \partial_0 \int y^k j^i\left( t - \frac{r}{c};\vec{y} \right) d^3\vec{y} \right]</math> È conveniente scrivere l'integrale fra parentesi come somma di un termine simmetrico e di uno antisimmetrico: <math>\int y^k j^i d^3\vec{y} = \frac{1}{2} \int (y^k j^i + y^i j^k) d^3\vec{y} + \frac{1}{2} \int (y^k j^i - y^i j^k) d^3\vec{y}</math> Il primo addendo è un termine detto di quadrupolo elettrico, mentre il secondo di dipolo magnetico. Consideriamoli separatamente. Il tensore di dipolo magnetico è definito come: <math>M^{ik} = \frac{1}{2} \int (y^i j^k - y^k j^i) d^3\vec{y}</math> (è l'opposto del secondo addendo dell'integrale in <math>A^i</math>); si tratta di un tensore antisimmetrico tridimensionale, dunque ad esso è associato il vettore tridimensionale <math>M^\ell</math> definito come: <math>M^{ik} = \varepsilon^{ik\ell} M^\ell \quad \Rightarrow \quad \vec{M} = \frac{1}{2} \int \vec{y} \times \vec{j} d^3\vec{y}</math> detto dipolo magnetico, in quanto è definito in modo analogo al dipolo elettrico (con <math>\vec{j}</math> al posto di <math>\rho</math> e il prodotto vettore al posto di quello scalare); si tratta del momento di dipolo magnetico che abbiamo visto in Fisica 2. Se invece di una distribuzione continua di carica si considera una particella carica in moto, si ha: <math>\vec{M} = \frac{e}{2} \vec{y} \times \vec{v}</math> Il quadrupolo elettrico è invece definito come: <math>D_{ij} = \int y^i y^j \rho(t;\vec{y}) d^3\vec{y}</math> (che è ovviamente un tensore simmetrico). Si ha allora, sfruttando l'equazione di continuità della carica: <math>\dot{D}_{ij} = \int y^i y^j \partial_0 \rho(t;\vec{y}) d^3\vec{y} = -\int y^i y^j \frac{\partial}{\partial y^k} j^k d^3\vec{y}</math> Integrando per parti, uno dei due termini si annulla grazie al teorema di Gauss e al fatto che la quadricorrente si annulla all'infinito. Si ha quindi: <math>\dot{D}_{ij} = \int (y^j j^i + y^i j^j) d^3\vec{y}</math> e pertanto: <math>\frac{1}{2} \int (y^k j^i + y^i j^k) d^3\vec{y} = \frac{1}{2} \dot{D}_{ik}</math> Il quadripotenziale nella zona delle onde può dunque essere espresso come: <math>A^i = \frac{1}{4\pi r} \left[ \frac{1}{c} \dot{D}^i + \frac{1}{c^2} \left( \frac{1}{2} \ddot{D}_{ik} - \dot{M}_{ik} \right) n^k + o\left( \frac{1}{c^3} \right) \right]</math> Per il teorema di Birkhoff, se il campo ha simmetria sferica si dovrebbe avere che <math>A^i</math> è un quadripotenziale di tipo coulombiano, e dunque i termini contenenti <math>\dot{M}_{ik}</math> e <math>\ddot{D}_{ik}</math> dovrebbero essere nulli. Infatti, nell'ipotesi che i campi abbiano simmetria sferica si ha <math>j^i(t;\vec{y}) = j^i(t,|\vec{y}|)</math> e quindi <math>M_{ij} = 0</math> (è l'integrale di una funzione dispari su un dominio pari); dalla definizione di quadrupolo elettrico, invece, non emerge evidentemente che esso è nullo per una distribuzione sferica di carica. In generale, dunque, <math>D_{ij} \neq 0</math>, ma si tratta solo di un effetto di gauge (ossia, la gauge che stiamo usando non è la più "furba" possibile). Infatti, sotto la trasformazione: <math>A^i \to A^i - \partial^i \left( \frac{1}{8\pi rc} \frac{1}{3} \ddot{D}_{jj}\left( t - \frac{r}{c} \right) \right)</math> il quadripotenziale diventa, trascurando i termini di ordine <math>1/r^2</math>: <math>{A'}^i = A^i - \frac{1}{8\pi rc^2} n^i \frac{1}{3} \ddot{D}_{jj}\left( t - \frac{r}{c} \right) + o\left( \frac{1}{r^2} \right)</math> Questa trasformazione di gauge è quindi equivalente alla trasformazione: <math>D_{ij} \to D'_{ij} = \int \left( y^i y^j - \frac{1}{3} \delta_{ij} |\vec{y}|^2 \right) \rho\left( t - \frac{r}{c};\vec{y} \right) d^3\vec{y}</math> (ove <math>D'</math> è detto momento di quadrupolo ridotto), di modo che l'espressione di <math>A^i</math> diventa: <math>A^i = \frac{1}{4\pi r} \left[ \frac{1}{c} \dot{D}^i + \frac{1}{c^2} \left( \frac{1}{2} \ddot{D}'_{ik} - \dot{M}_{ik} \right) n^k + o\left( \frac{1}{c^3} \right) \right]</math> Se ora la distribuzione di carica è a simmetria sferica, passando a coordinate polari si ha <math>d^3\vec{y} = |\vec{y}|^2 d|\vec{y}| d\Omega</math>, <math>y^i = |\vec{y}| n^i</math>. Dunque: <math>D'_{ij} = \int |\vec{y}|^2 |\vec{y}|^2 \rho\left( t - \frac{r}{c}, |\vec{y}| \right) d|\vec{y}| \int \left( n^i n^j - \frac{1}{3} \delta_{ij} \right) d\Omega</math> L'ultimo integrale, però, è nullo; infatti si deve avere<ref>Infatti, se <math>i = j</math> allora <math>n^i n^j = n^i n^i = 1</math>, altrimenti <math>n^i n^j = 0</math>.</ref> <math>\int n^i n^j d\Omega = k\delta_{ij}</math>, e <math>\int n^i n^i d\Omega = 4\pi = k\delta_{ii} = 3k</math>, dunque <math>k = 4\pi/3</math>. Pertanto: <math>\int n^i n^j d\Omega = \frac{4\pi}{3} \delta_{ij} \qquad \int \frac{1}{3} \delta_{ij} d\Omega = \frac{4\pi}{3} \delta_{ij}</math> Dunque, <math>D'_{ij} = 0</math>. Studiamo dunque l'emissione di questa distribuzione sferica di carica. In approssimazione di dipolo si ha: <math>\frac{dW}{d\Omega} = \frac{r^2}{c} |\vec{n} \times \vec{\dot{A}}|^2 = \frac{r^2}{c} (\delta_{ij} - n^i n^j) \dot{A}^i \dot{A}^j</math> (notiamo che il termine <math>\delta_{ij} - n^i n^j</math> è quello che determina la dipendenza della potenza emessa da <math>\sin^2\theta</math>). Nel caso dell'approssimazione di quadrupolo, invece, per studiare la dipendenza della potenza irraggiata bisogna considerare anche che <math>A^i</math> stesso dipende da <math>n^k</math>; possiamo soltanto dire, dunque, che in approssimazione di quadrupolo la dipendenza dalla direzione della potenza irradiata è più complicata di <math>\sin^2\theta</math>. Per determinare inoltre le frequenze emesse, notiamo che la relazione che lega il momento di quadrupolo a <math>\vec{y}</math> per una particella in moto è più complicata che in approssimazione di dipolo. Si ha infatti: <math>D_{ij} = e(y^i y^j - \delta_{ij} |\vec{y}|^2)</math> che è quadratico in <math>y</math> (e non lineare come nel caso <math>D^i = ey^i</math>), e analogamente per il dipolo magnetico <math>M_{ik}</math>. Pertanto, se ad esempio il moto della particella è armonico semplice di frequenza <math>\omega</math>, la radiazione emessa in approssimazione di quarupolo elettrico e di dipolo magnetico contiene anche frequenze multiple di <math>\omega</math>. In generale, più ci si avvicina, nelle approssimazioni, a velocità relativistiche, più è grande la frequenza emessa (sempre come multiplo di <math>\omega</math>). Notiamo poi che <math>dW/d\Omega</math> è quadratico in <math>\dot{A}</math>, dunque in approssimazione di quadrupolo dovremmo anche considerare i termini di ordine <math>1/c^3</math>, perché nell'eseguire il quadrato di <math>\dot{A}</math> ci sono dei termini di ordine <math>1/c^4</math> che provengono dal prodotto di <math>\ddot{D}^i/c</math> con i termini di ordine <math>1/c^3</math>. Pertanto, per consistenza, supponiamo che i termini di ordine <math>1/c</math>, ossia i termini di dipolo, siano nulli. Per calcolare la potenza totale emessa si procede come al solito. Saltiamo il conto perché è lungo e noiso; risulta: <math>W = \int \frac{dW}{d\Omega} d\Omega = \frac{1}{6\pi} |\ddot{\vec{M}}|^2 + \frac{1}{80\pi} {\dot{\ddot{D}}'}^{ij} {\dot{\ddot{D}}'}^{ij}</math> == Note == <references /> {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Approssimazione di quadrupolo]] 0eitavy4m8wpygwhb7o99k4tlru7dke Elettrodinamica classica/Irraggiamento ultrarelativistico 0 60031 491898 2026-04-15T16:51:10Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491898 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Vogliamo ora studiare l'emissione di quadrimomento nel caso ultrarelativistico, e cerchiamo di farlo col minor sforzo possibile (ossia senza fare troppi conti). Sappiamo che per una singola particella con <math>v \ll 1</math> valgono le formule di Larmor: <math>\frac{dE}{dt} = \frac{e^2}{6\pi} |\vec{a}(t - r)|^2 \qquad \frac{d\vec{P}}{dt} = 0</math> La prima di queste due espressioni, però, è la potenza rilevata all'istante <math>t</math> a distanza <math>r</math> dalla carica. Consideriamo invece: <math>\frac{dE}{dt} = \frac{e^2}{6\pi} |\vec{a}(t)|^2</math> che è la potenza emessa al tempo <math>t</math> che raggiunge l'infinito. Questa sottile distinzione è necessaria perché per studiare l'emissione di quadrimomento vorremmo usare ragionamenti basati sull'invarianza di Lorentz, e quindi è conveniente avere espressioni valutate tutte nello stesso istante. Vogliamo dunque determinare le formule analoghe a quelle di Larmor nel caso <math>v \sim 1</math>. Supponiamo quindi di porci nel sistema di riferimento di quiete istantanea della particella; in questo, la particella è ferma per definizione, e dunque in esso valgono le formule di Larmor: <math>\frac{dP^\mu}{dt} = \frac{e^2}{6\pi} (|\vec{a}|^2, 0, 0, 0) = \frac{e^2}{6\pi} |\vec{a}|^2 u^\mu</math> ove tutte le grandezze sono valutate in <math>t</math>, e <math>u_\mu = (1,0,0,0)</math> è la quadrivelocità della particella in questo sistema di riferimento. Il nostro scopo, adesso, è quello di riscrivere quest'espressione in termini di grandezze covarianti (in particolare, dobbiamo "aggiustare" <math>|\vec{a}|^2</math>): in questo modo avremo anche determinato il quadrimomento emesso nel sistema di riferimento del laboratorio, in quanto l'uguaglianza continuerà a valere anche in esso (anche se le espressioni delle grandezze coinvolte cambieranno). Sappiamo che la quadriaccelerazione <math>w_\mu</math> è un oggetto covariante, e che si riduce a <math>(0;\vec{a})</math> nel sistema di riferimento di quiete istantanea della particella; pertanto <math>w^\mu w_\mu = -|\vec{a}|^2</math> è uno scalare di Lorentz. Sostituendo inoltre <math>dt</math> con <math>ds</math> nell'espressione del quadrimomento (perché <math>dt</math> non è covariante): <math>\frac{dP^\mu}{ds} = -\frac{e^2}{6\pi} w^\mu w_\mu u^\mu</math> È questa la formula che cercavamo, detta formula di Larmor relativistica. Come abbiamo già accennato, essendo un'uguaglianza fra quadrivettori, è vera in ogni sistema di riferimento inerziale; esprimendo tutto in termini di <math>t</math> anziché di <math>s</math><ref>Ricorda che: <math>\frac{d}{ds} = \frac{d}{dt} \qquad u_\mu = \gamma(1;\vec{v})</math></ref>: <math>\frac{dP^\mu}{dt} = -\frac{e^2}{6\pi} w^\mu w_\mu \gamma(1;\vec{v})</math> In particolare, dunque, l'energia emessa è: <math>\frac{dE}{dt} = -\frac{e^2}{6\pi} w^\mu w_\mu \gamma</math> e notiamo anche che in questo caso <math>d\vec{P}/dt \neq 0</math>, al contrario di quanto accade nel caso non relativistico. Vediamo adesso delle applicazioni di questa legge. == Note == <references /> {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Irraggiamento ultrarelativistico]] r67xlhpixexz9ybjncu5zdzv7mzd0to Parrocchia Santo Stefano 0 60032 491899 2026-04-15T16:53:25Z AlessandroZuccalli 54202 Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo Tamburini Segrate.jpg|250px|centro|Organo Tamburini Crema]] * '''Costruttore:''' Tamburini * '''Anno:''' 1955 * '''Restauri/modifiche:''' No * '''Registri:''' 34 azionabili a placchetta * '''Canne:''' 956 circa * '''Trasmissione:''' elettro-pneumatica * '''Consolle:''' mobile indipendente, situata nel transetto sinistro della navata * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<small>1</small>''-''Do<small>6</small>'')... 491899 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo Tamburini Segrate.jpg|250px|centro|Organo Tamburini Crema]] * '''Costruttore:''' Tamburini * '''Anno:''' 1955 * '''Restauri/modifiche:''' No * '''Registri:''' 34 azionabili a placchetta * '''Canne:''' 956 circa * '''Trasmissione:''' elettro-pneumatica * '''Consolle:''' mobile indipendente, situata nel transetto sinistro della navata * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<small>1</small>''-''Do<small>6</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in abside in posizione sopraelevata dietro l'altar maggiore * '''Accessori:''' :* Staffa per il crescendo :* Staffa per la cassa espressiva :* Combinazioni fisse azionabili tramite pistoncini (quattro all'Espressivo e cinque al Grand'Organo) richiamabili per mezzo del graduatore :* Cinque combinazioni aggiustabili poste in corrispondenza del secondo manuale e richiamabili tramite pedaletti :* Pedaletti per le unioni (''1-P, 2-P, U.T.<small></small>'') :* Pedaletti per Ripieno, Forte, TiraTutti :* Pistoncino per piano automatico al Pedale :* Pistoncini-annullatori per Tromba, Oboe, Ripieno, Ottave acute, Ottave gravi :* Traspositore a leva {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Flauto traverso || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decima quinta || 2' |- |Ripieno || 6 file |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola || 8' |- |Eufonio || 8' |- |Flauto armonico || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Flautino || 2' |- |Terza || 1.3/5' |- |Cornetto combinato || |- |Voce celeste || 3 file |- |Concerto viole combinato || |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |Basso || 8' |- |} |} 4bzeqi7ig09q2l4svolulreyzafwpeg 491901 491899 2026-04-15T16:55:17Z AlessandroZuccalli 54202 491901 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Organo Tamburini Segrate.jpg|250px|centro|Organo Tamburini Crema]] * '''Costruttore:''' Tamburini * '''Anno:''' 1955 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 34 azionabili a placchetta * '''Canne:''' 956 circa * '''Trasmissione:''' elettro-pneumatica * '''Consolle:''' mobile indipendente, situata nel transetto sinistro della navata * '''Tastiere:''' 2 di 61 note ciascuna (''Do<small>1</small>''-''Do<small>6</small>'') * '''Pedaliera:''' concavo-radiale di 32 note (''Do<small>1</small>''-''Sol<small>3</small>'') * '''Collocazione:''' in abside in posizione sopraelevata dietro l'altar maggiore * '''Accessori:''' :* Staffa per il crescendo :* Staffa per la cassa espressiva :* Combinazioni fisse azionabili tramite pistoncini (quattro all'Espressivo e cinque al Grand'Organo) richiamabili per mezzo del graduatore :* Cinque combinazioni aggiustabili poste in corrispondenza del secondo manuale e richiamabili tramite pedaletti :* Pedaletti per le unioni (''1-P, 2-P, U.T.<small></small>'') :* Pedaletti per Ripieno, Forte, TiraTutti :* Pistoncino per piano automatico al Pedale :* Pistoncini-annullatori per Tromba, Oboe, Ripieno, Ottave acute, Ottave gravi :* Traspositore a leva {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''I - ''Grand'Organo''''' ---- |- |Principale || 16' |- |Principale || 8' |- |Flauto traverso || 8' |- |Dulciana || 8' |- |Ottava || 4' |- |Decima quinta || 2' |- |Ripieno || 6 file |- |<span style="color:#8b0000;">Tromba</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''II - ''Espressivo''''' ---- |- |Bordone || 8' |- |Viola || 8' |- |Eufonio || 8' |- |Flauto armonico || 4' |- |Nazardo || 2.2/3' |- |Flautino || 2' |- |Terza || 1.3/5' |- |Cornetto combinato || |- |Voce celeste || 3 file |- |Concerto viole combinato || |- |<span style="color:#8b0000;">Oboe</span> || <span style="color:#8b0000;">8'</span> |- |Tremolo |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | colspan=2 | '''Pedale''' ---- |- |Subbasso || 16' |- |Contrabbasso || 16' |- |Bordone || 8' |- |Basso || 8' |- |} |} itb4gb0d2hkwyky7jqesfb13146vxjj Elettrodinamica classica/Acceleratori di particelle 0 60033 491900 2026-04-15T16:53:47Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491900 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} In un acceleratore, delle particelle vengono soggette a campi elettromagnetici esterni, che le accelerano a velocità prossime a quelle della luce. Detto <math>F_{\mu\nu}</math> il campo elettromagnetico esterno (tutti i campi che nomineremo in questo paragrafo saranno esterni), sappiamo che l'equazione di Lorentz per la particella è: <math>\frac{dP^\mu}{ds} = eF^{\mu\nu} u_\nu</math> e vale: <math>w_\mu = \frac{1}{m} \frac{dP_\mu}{ds} = \frac{e}{m} \gamma(\vec{v} \cdot \vec{E}; \vec{E} + \vec{v} \times \vec{B})</math> La potenza emessa è pertanto: <math>W = -\frac{e^2}{6\pi} w^\mu w_\mu = \frac{e^4}{6\pi m^2} \frac{\gamma^2}{1 - v^2} [|\vec{E} + \vec{v} \times \vec{B}|^2 - (\vec{v} \cdot \vec{E})^2]</math> Per la presenza del termine <math>\gamma^2/(1 - v^2)</math>, se <math>v \sim 1</math> la potenza emessa dalla particella è enorme; in altre parole, la potenza emessa in regimi ultrarelativistici è molto maggiore di quella emessa nel caso non relativistico. In termini dell'energia della particella: <math>W = \frac{e^4}{6\pi m^4} E^2 [|\vec{E} + \vec{v} \times \vec{B}|^2 - (\vec{v} \cdot \vec{E})^2]</math> notiamo dunque che <math>W \propto 1/m^4</math>: a parità degli altri parametri, particelle leggere emettono molto più di quelle pesanti, e dunque ad esempio se vengono accelerati elettroni questi emetteranno moltissima energia. Consideriamo ora i due tipi di acceleratori di particelle: lineari e circolari. == Acceleratori lineari == In questo caso è sufficiente un campo elettrico per accelerare la particella, dunque <math>\vec{B} = 0</math> e <math>\vec{E} \parallel \vec{a} \parallel \vec{v}</math>. Si ha dunque: <math>W = \frac{e^4}{6\pi m^2} \frac{\gamma^2}{1 - v^2} [|\vec{E}|^2 - |\vec{v}|^2 |\vec{E}|^2] = \frac{e^4}{6\pi m^2} \frac{\gamma^2}{1 - v^2} |\vec{E}|^2 (1 - v^2) \quad \Rightarrow \quad W = \frac{e^4}{6\pi m^2} |\vec{E}|^2</math> Per capire se questa potenza emessa è rilevante o meno, valutiamo il suo rapporto con la potenza fornita dal campo elettrico, <math>W_{\text{ext}} = ev|\vec{E}|</math>: <math>\frac{W}{W_{\text{ext}}} = \frac{e^4}{6\pi m^2} |\vec{E}|^2 \frac{1}{ev|\vec{E}|} = \frac{e^3}{6\pi m^2} \frac{|\vec{E}|}{v} = \frac{2\pi}{3} e \frac{r_0}{m} \frac{|\vec{E}|}{v}</math> ove <math>r_0</math> è il raggio classico della particella. Detta dunque <math>dE/dx</math> l'energia fornita dal campo alla particella per unità di lunghezza<ref><math>\frac{dE}{dx} = \frac{1}{v} \frac{dE}{dt} = eE</math></ref>: <math>\frac{W}{W_{\text{ext}}} = \frac{2\pi}{3} \frac{r_0}{m} \frac{1}{v} \frac{dE}{dx}</math> Pertanto, la potenza dissipata per irraggiamento diventa rilevante se il campo fornisce alla particella, per unità di lunghezza, tanta energia quanta <math>m/r_0</math>. Tipicamente, negli acceleratori si ha <math>dE/dx \sim 100</math> MeV/m; nel caso in cui la particella sia un elettrone (che è il caso più sfavorevole possibile, proprio perché particelle leggere emettono moltissimo), <math>m \simeq 0.5</math> MeV e <math>r_0 \simeq 3 \times 10^{-13}</math> cm, dunque <math>W/W_{\text{ext}} \simeq 10^{-13}</math>. Pertanto, negli acceleratori lineari l'emissione di energia per irraggiamento è irrilevante. == Acceleratori circolari (o "sincrotroni") == In questo caso <math>\vec{B} \neq 0</math>; ci dovrebbe essere anche un campo elettrico, necessario proprio per accelerare la particella, ma consideriamo il caso in cui questo sia assente, ossia consideriamo la particella avente già altissima velocità. Se dunque <math>\vec{E} = 0</math> e <math>\vec{B} \perp \vec{v}</math>: <math>W = \frac{e^4}{6\pi m^2} \frac{\gamma^2}{1 - v^2} |\vec{v} \times \vec{B}|^2 = \frac{e^4}{6\pi m^2} \frac{\gamma^2}{1 - v^2} v^2 |\vec{B}|^2 \quad \Rightarrow \quad W = \frac{e^4}{6\pi m^2} \frac{v^2 \gamma^2}{1 - v^2} |\vec{B}|^2</math> Sappiamo che il moto relativistico di una particella in un campo magnetico è tale che la sua frequenza sia: <math>\omega_0 = \frac{e|\vec{B}|}{m\sqrt{1 - v^2}} = e \frac{|\vec{B}|}{E}</math> Conviene a questo punto esprimere <math>W</math> in termini di <math>\omega_0</math> invece che di <math>|\vec{B}|</math>; dunque: <math>W = \frac{e^2}{6\pi} \frac{v^2}{(1 - v^2)^2} \omega_0^2</math> Se ora <math>R</math> è il raggio della circonferenza percorsa dalla particella, poiché <math>v = \omega_0 R</math> allora <math>\omega_0 = v/R</math>, e dunque l'energia <math>\Delta E</math> emessa in un periodo è: <math>\Delta E = WT = W \frac{2\pi}{\omega_0} = \frac{e^2}{3R} v^3 \left( \frac{E}{m} \right)^4</math> Poiché <math>\Delta E \propto 1/R</math>, in un acceleratore grande si dissipa meno energia; come prima, poi, <math>\Delta E \propto 1/m^4</math>. Per renderci conto degli ordini di grandezza, valutiamo <math>\Delta E</math> nel caso di due importanti acceleratori: '''LEP''' era un acceleratore di elettroni, con <math>R = 4.3</math> km, <math>E = 100</math> GeV e <math>m = 0.5</math> MeV. Allora: <math>\frac{\Delta E}{E} \simeq 2 \times 10^{-2}</math> Può non sembrare molto, ma in realtà è tantissimo perché gli elettroni in esso compivano circa 11.000 giri al secondo. '''LHC''' è un acceleratore di protoni, con <math>R = 4.3</math> km, <math>E = 14</math> TeV e <math>m = 1</math> GeV. Allora: <math>\frac{\Delta E}{E} \simeq 3 \times 10^{-9}</math> non è dunque rilevante, ma nemmeno trascurabile (corrisponde a circa una perdita del 2\% dell'energia in un'ora). Il problema tecnico di LHC è che <math>B \propto E/(eR)</math>, e dunque servono campi magnetici intensissimi. == Note == <references/> {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Acceleratori di particelle]] lv802hjr6yl6ndv2arbhpygo6paulr0 Elettrodinamica classica/Distribuzione angolare 0 60034 491902 2026-04-15T16:55:44Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491902 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Studiamo ora la distribuzione angolare della radiazione emessa nel caso ultrarelativistico. Come abbiamo visto, nel caso non relativistico la potenza emessa dipendeva dalla direzione relativa all'accelerazione della particella, e dipendeva in particolare dal quadrato del seno dell'angolo fra la direzione di osservazione e quella dell'accelerazione. In particolare, dunque, la potenza emessa era massima in direzione perpendicolare all'accelerazione della particella. Vedremo ora che nel caso ultrarelativistico la situazione è completamente diversa. La formula esatta per la potenza totale emessa per unità di angolo solido è (sfruttando l'espressione di <math>\vec{E}</math> data dai campi di Lienard-Wiechert): <math>\frac{dW}{d\Omega} = r^2 |\vec{E}|^2 = \frac{e^2}{16\pi^2} \frac{|\vec{n} \times [(\vec{n} - \vec{v}) \times \vec{a}]|^2}{(1 - \vec{v} \cdot \vec{n})^6}</math> Nel caso non relativistico avevamo <math>1 - \vec{v} \cdot \vec{n} \simeq 1</math>; nel caso ultrarelativistico è invece proprio questo termine che ci consente di capire la distribuzione angolare della radiazione. Se infatti si ha <math>\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v</math>, allora <math>1 - \vec{v} \cdot \vec{n} \sim 1 - v \xrightarrow{v \to 1} 0</math>; dunque, la potenza emessa tende a divergere se <math>\vec{n}</math> è circa collineare alla velocità della particella. La direzione "di riferimento" in questo caso, dunque, è quella di <math>\vec{v}</math>. A numeratore, poi, c'è un termine <math>\vec{n} - \vec{v}</math>, che per <math>\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v</math> tende a zero, compensando la divergenza del denominatore. Per comprendere meglio la situazione, riscriviamo la formula come: <math>\frac{dW}{d\Omega} = \frac{e^2}{16\pi^2} \frac{|\vec{n} \times [(\vec{n} - \vec{v}) \times \vec{a}]|^2}{(1 - \vec{n} \cdot \vec{v})^2} \frac{1}{(1 - \vec{n} \cdot \vec{v})^4}</math> Se dunque <math>\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v</math>, si avrà: <math>\frac{\vec{n} - \vec{v}}{1 - \vec{n} \cdot \vec{v}} \xrightarrow{\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v} \frac{\vec{n} - v\vec{n}}{1 - v} = \vec{n}</math> Pertanto, il termine centrale nell'espressione di <math>dW/d\Omega</math> è costante, e quindi: <math>\frac{dW}{d\Omega} \underset{\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v}{\sim} \frac{e^2}{16\pi^2} |\vec{n} \times (\vec{n} \times \vec{a})|^2 \frac{1}{(1 - \vec{v} \cdot \vec{n})^4}</math> e poiché <math>|\vec{n} \times (\vec{n} \times \vec{a})| = |\vec{n} \times \vec{a}|</math>: <math>\frac{dW}{d\Omega} \underset{\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v}{\sim} \frac{e^2}{16\pi^2} |\vec{n} \times \vec{a}|^2 \frac{1}{(1 - \vec{v} \cdot \vec{n})^4}</math> Dobbiamo dunque distinguere due casi: <math>\vec{a} \cdot \vec{v} \neq 0</math> (ossia <math>\vec{a}</math> non è parallelo a <math>\vec{v}</math>) se <math>\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v</math>, allora <math>|\vec{n} \times \vec{a}| \neq 0</math>, e posto: <math>\theta</math> (che è molto piccolo), allora: <math>\frac{dW}{d\Omega} = \frac{e^2}{16\pi^2} |\vec{n} \times \vec{a}|^2 \frac{1}{(1 - v\cos\theta)^4}</math> Pertanto, per <math>v \sim 1</math> il termine più rilevante nell'espressione della potenza emessa per irraggiamento è <math>1/(1 - v\cos\theta)^4</math>. Espandendo per piccoli valori di <math>\theta</math>: <math>f(\theta) := \frac{1}{(1 - v\cos\theta)^4} = \frac{1}{\left( 1 - v\left( 1 - \frac{\theta^2}{2} \right) \right)^4} = \frac{1}{\left( 1 - v + v\frac{\theta^2}{2} \right)^4} \xrightarrow{v \to 1} \frac{1}{\left( 1 - v + \frac{\theta^2}{2} \right)^4}</math> Dunque, <math>f(\theta)</math> è una funzione piccata attorno ad <math>\theta = 0</math>, e il picco è sempre più marcato più il valore di <math>v</math> si avvicina ad 1: Andamento di <math>f(\theta)</math> La larghezza a metà altezza della campana, poi, è dell'ordine di <math>\sqrt{1 - v^2} \sim \sqrt{1 - v}</math>. Concludiamo dunque che se <math>v \sim 1</math>, la maggior parte della radiazione emessa è tutta concentrata in un cono di angolo solido centrato sulla direzione di <math>\vec{v}</math>: <math>\vec{a} \parallel \vec{v}</math> Dunque: <math>\frac{dW}{d\Omega} = \frac{e^2}{16\pi^2} \frac{a^2 \sin^2\theta}{(1 - v\cos\theta)^6}</math> È una situazione leggermente diversa dalla precedente: se <math>\theta = 0</math>, infatti, la potenza emessa è nulla. Detta: <math>f(\theta) = \frac{\sin^2\theta}{(1 - v\cos\theta)^6}</math> il suo grafico è, approssimativamente: Andamento di <math>f(\theta)</math> In questo caso, dunque, nella direzione esatta della velocità non viene emessa energia, ma comunque la quasi totalità della radiazione è contenuta in un cono di angolo solido <math>\sim \sqrt{1 - v}</math> centrato nella direzione della velocità (che in questo caso coincide con quella dell'accelerazione). I due casi, dunque, anche se a priori diversi sono sostanzialmente equivalenti. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Distribuzione angolare]] sc3qphq9svw4hoyjatk7z8qn0ika95i Elettrodinamica classica/Analisi spettrale 0 60035 491903 2026-04-15T16:56:51Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491903 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Finora abbiamo studiato la dipendenza della radiazione emessa dalla direzione di osservazione. È però interessante anche sapere come è distribuita la radiazione in funzione della frequenza. Vogliamo dunque cercare di capire quantitativamente la distribuzione spettrale della radiazione emessa per irraggiamento. Detta <math>\omega</math> la frequenza della radiazione, la sua distribuzione spettrale è: <math>\frac{d^2E}{d\omega d\Omega}</math> ossia l'energia emessa per unità di frequenza e di angolo solido; volendo possiamo studiare anche <math>dE/d\omega</math>, ossia l'energia totale emessa per unità di frequenza. Dobbiamo dunque distinguere due casi: quello in cui i fenomeni coinvolti sono periodici e quello in cui non lo sono. Dall'analisi di Fourier sappiamo che una funzione non periodica ha spettro di frequenze continuo: <math>f(t) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}} \int_{-\infty}^{+\infty} e^{-i\omega t} \tilde{f}(\omega) d\omega</math> mentre nel caso di fenomeni periodici, detto <math>T</math> il periodo e <math>\omega_0</math> la relativa frequenza, si avrà: <math>f(t + T) = f(t) \quad \Rightarrow \quad f(t) = \sum_{N=-\infty}^{+\infty} e^{-iN\omega_0 t} f_N</math> ove <math>f_N</math> sono i coefficienti di Fourier della serie. È utile anche l'identità di Parsifal: <math>\int_{-\infty}^{+\infty} |f(t)|^2 dt = \int_{-\infty}^{+\infty} |\tilde{f}(\omega)|^2 d\omega</math> Inoltre se <math>f</math> è reale, ossia <math>f(t) = f^*(t)</math>, allora <math>\tilde{f}(\omega) = \tilde{f}^*(-\omega)</math>. In questo caso, dunque: <math>\int_{-\infty}^{+\infty} |f(t)|^2 dt = 2\int_0^{+\infty} |\tilde{f}(\omega)|^2 d\omega</math> L'analogo di questa relazione nel caso di spettro discreto (ossia di fenomeni periodici) è: <math>\frac{1}{T} \int_0^T |f(t)|^2 dt = 2\sum_{N=1}^\infty |f_N|^2 + |f_0|^2</math> Supponiamo dunque di avere a che fare con un fenomeno non periodico; allora la quadricorrente <math>j^\mu(t;\vec{x})</math> non sarà periodica, e quindi: <math>j^\mu(t;\vec{x}) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}} \int_{-\infty}^{+\infty} e^{-i\omega t} j^\mu(\omega;\vec{x}) d\omega</math> Si avrà quindi anche: <math>\vec{E}(t;\vec{x}) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}} \int_{-\infty}^{+\infty} e^{-i\omega t} \vec{E}(\omega;\vec{x}) d\omega</math> Le formule che abbiamo usato finora ci hanno permesso di stabilire che: <math>\frac{dW}{d\Omega} = r^2 |\vec{E}(t)|^2</math> Dunque: <math>\frac{dE}{d\Omega} = \int_{-\infty}^{+\infty} \frac{dW}{d\Omega} dt = r^2 \int_{-\infty}^{+\infty} |\vec{E}(t)|^2 dt</math> e per l'identità di Parsifal: <math>\frac{dE}{d\Omega} = 2r^2 \int_0^{+\infty} |\vec{E}(\omega)|^2 d\omega</math> Pertanto: <math>\frac{d^2E}{d\omega d\Omega} = 2r^2 |\vec{E}(\omega)|^2</math> Nel caso periodico (indichiamo con <math>\langle x \rangle</math> la media temporale di <math>x</math>): <math>\left\langle \frac{dW}{d\Omega} \right\rangle = \frac{1}{T} \int_0^T \frac{dW}{d\Omega} dt \quad \Rightarrow \quad \frac{dW_N}{d\Omega} = 2r^2 |\vec{E}_N|^2</math> ove <math>N</math> è un intero, che indica il multiplo della frequenza fondamentale. Dobbiamo quindi calcolare <math>\vec{E}(\omega)</math>, e lo facciamo partendo dall'espressione del quadripotenziale: <math>A_\mu(t;\vec{x}) = \frac{1}{4\pi r} \int j_\mu(t - r + \vec{n} \cdot \vec{y};\vec{y}) d^3\vec{y} + O\left( \frac{1}{r^2} \right)</math> In termini della trasformata di Fourier della quadricorrente: <math>j_\mu(t;\vec{y}) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}} \int_{-\infty}^{+\infty} e^{-i\omega t} j_\mu(\omega;\vec{y}) d\omega</math> allora: <math>A_\mu(t;\vec{x}) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}} \int_{-\infty}^{+\infty} e^{-i\omega t} \left[ \frac{e^{-i\omega r}}{4\pi r} \int e^{i\omega \vec{n} \cdot \vec{y}} j_\mu(\omega;\vec{y}) d^3\vec{y} \right] d\omega</math> (ove il termine fra parentesi è <math>A_\mu(\omega;\vec{x})</math>). Ora, poiché: <math>\vec{E}(t;\vec{x}) = \vec{n} \times (\vec{n} \times \vec{\dot{A}})</math> (che è un'espressione conseguenza della relazione delle onde, dunque valida per grandi <math>r</math>, come stiamo supponendo noi), allora: <math>\vec{E}(\omega;\vec{x}) = -i\omega \vec{n} \times (\vec{n} \times \vec{A}(\omega;\vec{x})) = -i\omega \frac{e^{-i\omega r}}{4\pi r} \vec{n} \times \left( \vec{n} \times \int e^{i\omega \vec{n} \cdot \vec{y}} \vec{j}(\omega;\vec{y}) d^3\vec{y} \right)</math> In linea di principio, dunque, il problema è risolto; la questione è se riusciamo a calcolare l'integrale o meno. Vediamo dunque di capire in quali contesti possiamo estrarre informazioni qualitative sullo spettro emesso. Al solito, consideriamo i regimi non relativistico e ultra-relativistico. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Analisi spettrale]] 4dgnlsekkaztxdqzhu0mii650y07flq Elettrodinamica classica/Caso non relativistico 0 60036 491904 2026-04-15T16:57:36Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491904 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Abbiamo già visto in Approssimazione di dipolo che se la frequenza caratteristica del fenomeno è <math>\omega</math>, anche la radiazione emessa ha frequenza <math>\omega</math>. Il limite in cui quest'approssimazione è valida è <math>v \ll 1</math>, equivalente alla richiesta <math>\omega\ell \ll 1</math>, con <math>\ell</math> dimensioni caratteristiche del sistema. In questo regime, <math>\omega\vec{n} \cdot \vec{y}</math> è trascurabile, perché <math>\omega\vec{n} \cdot \vec{y} \lesssim \omega\ell \ll 1</math>. Dunque, in questo caso: <math>\vec{E}(\omega;\vec{x}) = -i\omega \frac{e^{-i\omega r}}{4\pi r} \vec{n} \times \left( \vec{n} \times \int \vec{j}(\omega;\vec{y}) d^3\vec{y} \right)</math> Quest'integrale si può calcolare con la trasformata di Fourier del momento di dipolo: <math>\vec{\dot{D}}(t) = \int \vec{j}(t;\vec{y}) d^3\vec{y} \quad \Rightarrow \quad -i\omega \vec{D}(\omega) = \int \vec{j}(\omega;\vec{y}) d^3\vec{y}</math> Pertanto: <math>\vec{E}(\omega;\vec{x}) = -\omega^2 \frac{e^{-i\omega r}}{4\pi r} \vec{n} \times (\vec{n} \times \vec{D}(\omega)) \quad \Rightarrow \quad \frac{d^2E}{d\omega d\Omega} = \frac{\omega^4}{8\pi^2} |\vec{n} \times \vec{D}(\omega)|^2</math> Dunque, le frequenze emesse sono quelle per le quali <math>\vec{D}(\omega) \neq 0</math>. Se il tempo caratteristico del fenomeno è <math>T</math>, allora <math>\vec{D}(\omega) \neq 0</math> se <math>\omega \lesssim 1/T</math>; quindi, le frequenze emesse in quest'approssimazione sono <math>\omega \lesssim 1/T</math>. Se il fenomeno è periodico, allora l'unica frequenza emessa è <math>\omega</math>, in quanto <math>\vec{D}(\omega)</math> è non nullo solo per quella frequenza. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Caso non relativistico]] dspjbkbnvkcanmk7uvjlozv18bce9ge Elettrodinamica classica/Caso ultra-relativistico 0 60037 491905 2026-04-15T16:58:36Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491905 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} In questo caso <math>v \sim 1</math>. Per semplicità, consideriamo una particella carica in moto. Sappiamo che, per l'espressione dei campi di Lienard-Wiechert: <math>\vec{E}(t) = \frac{e}{4\pi r} \frac{\vec{n} \times [(\vec{n} - \vec{v}) \times \vec{a}]}{(1 - \vec{v} \cdot \vec{n})^3}\bigg|_{t'}</math> ove <math>\vec{v}</math> e <math>\vec{a}</math> sono calcolate al tempo <math>t'</math>, definito dalla relazione: <math>t = t' + r - \vec{n} \cdot \vec{y}(t')</math> (valida per grandi <math>r</math>). Cercare di fare il conto esatto (cioè estraendo <math>t'</math> e sostituendolo) è estremamente complicato, ma qualcosa si riesce comunque a dire. Si ha: <math>\vec{E}(\omega) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}} \int_{-\infty}^{+\infty} e^{i\omega t} \vec{E}(t) dt</math> per semplificare l'integrale, cambiamo variabile da <math>t</math> a <math>t'</math>. Allora si ha (gli estremi d'integrazione non cambiano se <math>\vec{y}</math> è una traiettoria al finito): <math>dt = dt' - \vec{n} \cdot \vec{v}(t') dt' \quad \Rightarrow \quad dt = dt'(1 - \vec{n} \cdot \vec{v}(t')) \quad \Rightarrow</math> <math>\Rightarrow \quad \vec{E}(\omega) = \frac{1}{\sqrt{2\pi}} \int_{-\infty}^{+\infty} \frac{e}{4\pi r} e^{i\omega(t' + r - \vec{n} \cdot \vec{y}(t'))} \frac{\vec{n} \times [(\vec{n} - \vec{v}) \times \vec{a}]}{(1 - \vec{v} \cdot \vec{n})^2}\bigg|_{t'} dt'</math> Quindi (cambiando nome alla variabile d'integrazione in <math>t</math>): <math>\frac{d^2E}{d\omega d\Omega} = \frac{e^2}{8\pi^2} \left| \int_{-\infty}^{+\infty} \frac{1}{\sqrt{2\pi}} e^{i\omega(t - \vec{n} \cdot \vec{y})} \frac{\vec{n} \times [(\vec{n} - \vec{v}) \times \vec{a}]}{(1 - \vec{v} \cdot \vec{n})^2} dt \right|^2</math> Questa è ancora una formula esatta (non abbiamo introdotto nessuna approssimazione). Supponiamo ora che il moto della particella sia "quasi rettilineo", nel senso che ora specifichiamo (in realtà si può mostrare che quello che troveremo vale per un moto qualunque; facciamo quest'ipotesi per semplificare i conti). Chiamiamo <math>\alpha</math> l'angolo di deflessione della particella durante il moto (nella figura, è l'angolo fra <math>v_i</math> e <math>v_f</math>). Abbiamo già visto che la quasi totalità della radiazione emessa dalla particella è contenuta in un cono di angolo solido <math>\sim \sqrt{1 - v^2}</math>; diremo dunque che il moto della particella è "quasi rettilineo" se <math>\alpha \ll \theta</math>. In quest'approssimazione possiamo valutare l'integrale in <math>d^2E/d\omega d\Omega</math>, e lo facciamo prendendo <math>\vec{n} \cdot \vec{v} \sim v</math>, a meno di angoli di ordine <math>\theta</math>. Pertanto, <math>\vec{n} - \vec{v} \simeq \vec{n}(1 - v)</math> e <math>1 - \vec{n} \cdot \vec{v} \simeq 1 - v</math>; possiamo poi approssimare il moto come rettilineo, e dunque <math>\vec{y} \simeq \vec{v}t</math> e <math>t - \vec{n} \cdot \vec{v} \simeq (1 - v)t</math>, con <math>v \sim 1</math>. L'unica quantità che dipende significativamente dal tempo nell'integrale è <math>\vec{a}</math>. Dunque: <math>\frac{d^2E}{d\omega d\Omega} \simeq \frac{e^2}{8\pi^2} \frac{1}{(1 - v)^2} \left| \vec{n} \times \int_{-\infty}^{+\infty} \frac{1}{\sqrt{2\pi}} e^{i\omega(1-v)t} \vec{a}(t) dt \right|^2</math> Ma il termine nell'integrale è la trasformata di Fourier di <math>\vec{a}</math> valutata in <math>\omega(1 - v)</math>. Pertanto: <math>\frac{d^2E}{d\omega d\Omega} = \frac{e^2}{8\pi^2} \frac{1}{(1 - v)^2} |\vec{n} \times \vec{a}(\omega(1 - v))|^2</math> Nelle nostre approssimazioni, poi, <math>1 - v \simeq 1 - v^2</math>. Il fattore <math>1/(1 - v)^2</math> nell'equazione precedente è espressione del fatto che in regime ultra-relativistico viene emessa molta più energia rispetto al caso non relativistico. Il termine <math>\vec{a}(\omega(1 - v))</math>, invece, aumenta le frequenze emesse dal sistema: infatti, se il processo ha un tempo caratteristico <math>T</math>, allora <math>\vec{a}(\omega) \neq 0</math> se <math>\omega \lesssim 1/T</math>; poiché però nel caso ultrarelativistico compare <math>\vec{a}(\omega(1 - v))</math>, ciò significa che l'energia emessa per unità di frequenza e angolo solido è significativamente diversa da zero se <math>(1 - v)\omega \lesssim 1/T</math>, ossia: <math>\omega \lesssim \frac{1}{1 - v} \frac{1}{T} \sim \frac{1}{1 - v^2} \frac{1}{T} = \left( \frac{E}{m} \right)^2 \frac{1}{T}</math> Dunque, nel limite <math>v \sim 1</math>, le frequenze emesse sono molto più grandi di <math>1/T</math> (ciò può anche essere visto come una sorta di effetto Doppler). Come detto, anche se abbiamo ipotizzato il moto quasi rettilineo, tutti i risultati che abbiamo appena trovato si applicano a moti qualunque. In un sincrotrone, ad esempio, detta <math>\omega_0</math> la frequenza di sincrotrone, ci aspetteremmo <math>T \sim 1/\omega_0</math>; in realtà ciò non è corretto, e si ha <math>T \sim \theta/\omega_0</math> (il tempo caratteristico è quello che la particella impiega a percorrere un arco di circonferenza dell'ordine di <math>\theta</math>), ossia: <math>T \sim \frac{\sqrt{1 - v^2}}{\omega_0} = \frac{m}{E\omega_0}</math> Dunque: <math>\frac{d^2E}{d\omega d\Omega} \neq 0 \quad \Rightarrow \quad \omega \lesssim \left( \frac{E}{m} \right)^3 \omega_0 \sim \frac{1}{R} \left( \frac{E}{m} \right)^3</math> Ad esempio, a LEP si ha <math>1/\omega = \lambda = 10^{-3}</math> nm, mentre a LHC <math>\lambda \simeq 1</math> nm. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Caso ultra-relativistico]] ac3kyk91ui2wzbea7dk3r53zth0zui2 Elettrodinamica classica/Effetto Čerenkov 0 60038 491906 2026-04-15T17:01:22Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491906 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} È la prima (e l'ultima) applicazione che vedremo dell'elettromagnetismo in un mezzo materiale. L'effetto Čerenkov consiste nell'osservazione di radiazione emessa da parte di una soluzione dielettrica (tipicamente acqua) quando questa viene investita da radiazione altamente energetica, ad esempio raggi <math>\gamma</math>. La radiazione osservata è tipicamente bluastra (vicina all'ultravioletto) e viene emessa con un angolo ben preciso rispetto alla direzione della radiazione incidente, e quest'angolo dipende solo dall'energia dei raggi e dall'indice di rifrazione del mezzo. Ciò che accade è che i raggi <math>\gamma</math> urtando gli atomi d'acqua possono mettere in moto gli elettroni (per effetto Compton), i quali iniziano dunque a muoversi a velocità sostanzialmente costante nel mezzo; questa velocità può però essere molto grande; come vedremo, se <math>v</math> è la velocità degli elettroni e <math>c_m</math> è la velocità della luce nel mezzo (<math>c_m = c/\sqrt{\varepsilon}</math>, con <math>\varepsilon</math> costante dielettrica del mezzo, e <math>n = \sqrt{\varepsilon}</math> indice di rifrazione dello stesso; dunque <math>c_m = c/n < c</math>, perché tipicamente <math>n > 1</math>), allora se <math>v > c_m</math> si ha emissione di radiazione, anche se la velocità delle particelle è costante. L'effetto Čerenkov ha anche interessanti applicazioni teoriche (ad esempio, se esistessero particelle che si muovono a velocità maggiori di quella della luce nel vuoto, i cosiddetti tachioni, allora questi dovrebbero emettere per effetto Čerenkov), ma noi non ce ne occuperemo. Cominciamo, dunque, riscrivendo le equazioni di Maxwell nel mezzo. Trascurando qualunque effetto dovuto alla suscettibilità magnetica (dunque <math>\mu = 1</math>), possiamo riscriverle effettuando le seguenti sostituzioni: <math>\vec{E} \to n\vec{E} \qquad \vec{B} \to \vec{B} \qquad c \to \frac{c}{n} \qquad \rho \to \frac{\rho}{n^2} \qquad \vec{j} \to \frac{\vec{j}}{n}</math> Dunque (tralasciamo le equazioni relative alle identità di Bianchi, perché come già detto più volte non sono vere e proprie equazioni dinamiche): <math>-\frac{n^2}{c} \frac{\partial \vec{E}}{\partial t} + \vec{\nabla} \times \vec{B} = \frac{\vec{j}}{c} \qquad \vec{\nabla} \cdot \vec{E} = \frac{\rho}{n^2}</math> A partire da queste, vogliamo studiare la radiazione emessa da una particella carica con velocità costante<ref>Nota: stiamo considerando <math>n</math> come una costante. In realtà ciò non è vero: l'indice di rifrazione del mezzo è una funzione della frequenza della radiazione che lo attraversa, ossia <math>n = n(\omega)</math>. Questa considerazione ci servirà poi in seguito.</ref> <math>v > c/n</math>. Poiché tutti i risultati che abbiamo ottenuto nel vuoto relativamente alle onde elettromagnetiche erano conseguenza delle equazioni di Maxwell (nel vuoto), e che quelle in un mezzo materiale si ottengono attraverso le sostituzioni viste sopra, allora tutte le proprietà delle onde elettromagnetiche in un mezzo si otterranno da quelle del vuoto con le stesse sostituzioni. Se chiamiamo <math>y^\mu(s)</math> la linea d'universo della particella, nel vuoto si avrà: <math>A^0(x) = \frac{e}{2\pi} \int \frac{dy^0}{ds} \Theta(x^0 - y^0(s)) \delta((x - y(s))^2) ds</math> Le dimensioni di <math>A^0</math> devono essere quelle di una carica fratto una lunghezza; verifichiamo se è così anche in questo caso, e se così non fosse inseriamo delle opportune potenze di <math>c</math>. Si ha: <math>y^0= ct \quad \Rightarrow \quad [y^0] = L \qquad [\delta((x - y(s))^2)] = \frac{1}{[(x - y(s))^2]} = \frac{1}{L^2}</math> ove abbiamo sfruttato il fatto che la <math>\delta</math> ha sempre come dimensione l'inverso della dimensione del suo argomento (altrimenti l'integrale della <math>\delta</math> su tutto il suo dominio di definizione non potrebbe essere un numero puro). Pertanto, effettivamente, <math>[A^0] = e/L</math>, e dunque non è necessario introdurre nessuna <math>c</math>. Nel mezzo, quindi: <math>nA^0 = \frac{e}{2\pi n^2} \int \frac{dy^0}{ds} \Theta(x^0 - y^0(s)) \delta\left[ \frac{(x - y(s))^2}{n} \right] ds \quad \Rightarrow</math> <math>\Rightarrow \quad A^0 = \frac{e}{2\pi n^3} \int \frac{dy^0}{ds} \Theta(x^0 - y^0(s)) \delta\left[ \frac{(x - y(s))^2}{n} \right] ds</math> Il pedice <math>n</math> all'interno dell'argomento della <math>\delta</math> sta a indicare che il prodotto scalare non è quello di Minkowski, ma è diverso per via della comparsa di fattori <math>c</math> nell'argomento, i quali si "portano dietro" delle <math>n</math> nell'applicare le sostituzioni viste prima; in particolare, abbiamo posto: <math>x^2_n = \frac{(x^0)^2}{n^2} - |\vec{x}|^2</math> Supponendo ora che la particella che stiamo considerando si muova lungo l'asse <math>z</math>, poiché il suo moto è rettilineo uniforme allora <math>y^\mu(s) = u^\mu s</math>, con <math>u_\mu = \gamma(1,0,0,v)</math>. A questo punto, dobbiamo determinare i valori di <math>s</math> tali che <math>(x - y(s))^2_n = 0</math> e <math>x^0 - y^0(s) > 0</math>. Se fossimo nel vuoto sappiamo che queste due condizioni ammettono un'unica soluzione; vedremo adesso che ciò non è più vero nel mezzo, come conseguenza del fatto che il prodotto scalare non è più quello di Minkowski. Si ha: <math>(x - y(s))^2_n = x^2_n - 2(x \cdot u)_n s + s^2 u^2_n = 0</math> ove: <math>u^2_n = \frac{\gamma^2}{1 - v^2} \left( \frac{1}{n^2} - v^2 \right) < 0</math> Se ora chiamiamo <math>\vec{x} = (x,y,z)</math>, poniamo <math>r = \sqrt{x^2 + y^2}</math>. Allora: <math>x^2_n = \frac{t^2}{n^2} - (r^2 + z^2) \qquad (x \cdot u)_n = \frac{\gamma}{\sqrt{1 - v^2}} \left( \frac{t}{n^2} - vz \right)</math> L'equazione <math>(x - y(s))^2_n = 0</math> ha soluzioni reali se e solo se il suo discrimimante è non nullo: <math>(x \cdot u)^2_n - x^2_n u^2_n \geq 0 \quad \Rightarrow \quad \cdots \quad \Rightarrow \quad \frac{r^2}{(z - vt)^2 + r^2} < \frac{1}{v^2 n^2}</math> Scritta così, quest'espressione non è molto illuminante; cerchiamo di comprenderne meglio il significato: Con queste notazioni, l'espressione diventa <math>|\sin\alpha| < 1/(vn)</math>. Le soluzioni di <math>(x - y(s))^2_n = 0</math>, dunque, si trovano nella zona: (notare che affinché ciò abbia senso è necessario che <math>v > 1/n</math>, ossia che la particella si muova a velocità maggiori di quella della luce nel mezzo). Dobbiamo però imporre anche la condizione <math>x^0 - y^0(s) > 0</math>. Si verifica (il conto è lasciato per esercizio) che questa condizione è soddisfatta se e solo se <math>z - vt < 0</math>; dunque, le soluzioni che stiamo cercando si trovano nella zona: Inoltre, gli <math>s</math> che soddisfano <math>(x - y(s))^2_n = 0</math> e la condizione <math>z - vt < 0</math> sono due: esistono quindi due soluzioni distinte (e non una come nel vuoto). Possiamo anche capire intuitivamente perché ciò accada: nel mezzo materiale il cono luce di <math>x</math> sarà più "stretto" di quello che si avrebbe nel vuoto (perché la velocità della luce è minore), e la linea d'universo della particella sarà una retta (perché si muove di moto rettilineo uniforme). Poiché però la retta ha un'inclinazione maggiore di quella delle pareti del cono luce nel mezzo (ma ovviamente minore di quello nel vuoto) lo interseca in due punti. Supponiamo ora di iniziare a osservare il fronte d'onda emesso dalla particella all'istante <math>t = 0</math>; questo fronte si propagherà a velocità <math>1/n</math>, mentre la particella a velocità <math>v > 1/n</math>. Dopo un tempo <math>t</math>, la particella ha coordinata <math>z</math> pari a <math>vt</math>, e il fronte d'onda si è propagato fino alla distanza <math>t/n</math> dal punto in cui è stato generato: Nei punti intermedi possiamo disegnare i fronti d'onda emessi, perché la retta che congiunge il primo fronte alla particella è quella che (ovviamente) delimita tutti i fronti emessi successivamente; la radiazione, insomma, è visibile solo nel cono composto dagli inviluppi dei fronti d'onda. Valutiamo l'apertura angolare di questi fronti; considerando il triangolo rettangolo in figura: <math>\sin\alpha = \frac{t/n}{vt} = \frac{1}{nv}</math> che è proprio l'angolo che abbiamo determinato in precedenza. Quando i fronti d'onda si espandono, le onde risultanti si propagano lungo la direzione perpendicolare al fronte: <math>\cos\theta_C = \sin\alpha = \frac{1}{vn}</math> ove <math>\theta_C</math> è detto angolo di Čerenkov, ed è quello che individua la direzione di emissione della radiazione Čerenkov. Come avevamo già detto all'inizio, risulta proprio che <math>\theta_C</math> dipende solo da <math>v</math> e da <math>n</math>. Non ci addentriamo maggiormente nell'argomento, limitandoci a riportare dei risultati. Si ha che: Guardando il campo a grandi distanze, ad esempio <math>A^0</math>, o meglio la sua componente di frequenza <math>\omega</math>, allora si ha: <math>A^0 \sim \frac{\text{cost.}}{\sqrt{r}} e^{i\omega t - i(k_z z + k_r r)}</math> ove <math>k_z = \omega/v</math> e <math>k_r = (\omega/v)\sqrt{v^2 n^2 - 1}</math>. Se dunque <math>v > 1/n</math> non ci sono problemi (la radice è reale), mentre se <math>v < 1/n</math> si ha un'onda evanescente<ref>In realtà, in questo caso si ha che <math>\sqrt{v^2 n^2 - 1} = i\sqrt{1 - v^2 n^2}</math>. Sostituendo in <math>A^0</math>, otteniamo due soluzioni: un'onda che aumenta esponenzialmente all'infinito, che non ha senso fisico, e una evanescente. La prima va dunque scartata.</ref>. Questo, dunque, conferma che c'è emissione solo se la velocità della particella è maggiore di quella della luce nel mezzo. I campi elettrico e magnetico vanno dunque all'infinito come <math>1/\sqrt{r}</math>, e ciò è dovuto alla simmetria cilindrica del sistema; come conseguenza di ciò si ha un flusso di energia non nullo all'infinito. Risulta infatti che la potenza totale emessa è: <math>W \sim \int_\Sigma |\vec{E}|^2 r dr dz d\varphi</math> che è stata ottenuta integrando il vettore di Poynting <math>\vec{S}</math> su una superficie cilindrica <math>\Sigma</math> coassiale con l'asse <math>z</math>. La misura in questo caso contiene <math>r</math> e non <math>r^2</math> proprio perché stiamo usando coordinate cilindriche. Ora, poiché <math>|\vec{E}|^2 \propto 1/r</math>, nel limite <math>r \to \infty</math> si ha un risultato finito. Si può anche vedere che: <math>\frac{d^3E}{dz d\omega d\Omega} = \frac{e^2}{8\pi^2 nv} (n^2 v^2 - 1) \omega \delta(1 - nv\cos\theta)</math> (infatti, <math>d^2E/(d\omega d\Omega)</math> non sarebbe una quantità ben definita per la simmetria del sistema; integrando infatti anche in <math>dz</math> divergerebbe). La presenza della <math>\delta</math> conferma il fatto che c'è radiazione solo in una precisa direzione <math>\cos\theta_C = 1/(nv)</math>. Inoltre, l'energia emessa dipende da <math>\omega</math>: c'è tanta più energia emessa quanto più grande è la frequenza. Si potrebbe quindi pensare che ci siano delle divergenze: in realtà, abbiamo già notato che l'indice di rifrazione <math>n(\omega)</math> è una funzione della frequenza, e tende a 1 per <math>\omega \to \infty</math>; per grandi frequenze, dunque, il mezzo tende a comportarsi come il vuoto, e dunque non c'è emissione. Insomma, il fatto che <math>n</math> dipenda da <math>\omega</math> evita che ci siano divergenze nell'energia emessa per grandi frequenze. Il picco delle frequenze nella radiazione emessa avviene per <math>\omega</math> abbastanza grande ma tale da non rendere <math>n(\omega)</math> apprezzabilmente simile a 1, ed è (come osservato) nel blu, tendente all'ultravioletto. Applicazione pratiche dell'effetto Čerenkov si trovano negli acceleratori: in Super-Kamiokande, ad esempio, dei neutrini cosmici impattano contro dell'acqua, e se hanno abbastanza energia mettono in moto gli elettroni, che dunque emettono radiazione Čerenkov. Studiando questa radiazione, è possibile risalire a informazioni relative ai neturini. == Note == <references /> {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Effetto Čerenkov]] jl9yk07zujz5fb40yne4ndes5ng46ou Elettrodinamica classica/Reazione di radiazione 0 60039 491907 2026-04-15T17:06:10Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491907 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Fino ad ora abbiamo risolto le equazioni di Maxwell e di Lorentz: <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = j^\nu</math> <math>\frac{dp^\mu}{ds} = e F^{\mu\nu}(y(s)) u_\nu</math> e le abbiamo considerate come completamente indipendenti (per risolvere l'equazione di Maxwell supponevamo <math>j^\nu</math> noto, e viceversa per risolvere l'equazione di Lorentz supponevamo <math>F^{\mu\nu}</math> noto). In realtà, il tensore elettromagnetico <math>F^{\mu\nu}</math> che compare nell'equazione di Lorentz è la somma di due termini: <math>F^{\mu\nu}_{\text{ext}}</math>, dovuto ai campi esterni, ed è la componente che abbiamo sempre supposto nota, e <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad}}</math>, il campo di radiazione prodotto dal moto delle cariche. Fino ad adesso, insomma, abbiamo trascurato <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad}}</math>; considerandolo, però, il sistema di equazioni appena visto diventa praticamente irrisolvibile, perché è un sistema di equazioni accoppiate. Il problema fondamentale che rende malposta tutta l'elettrodinamica è che <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad}}</math> è valutato in <math>y(s)</math>, ossia nel punto in cui si trova la particella, e tipicamente i campi di radiazione divergono in quel punto. Cerchiamo dunque di capire quando la reazione di radiazione è trascurabile, istantaneamente; vogliamo insomma capire quando è corretto trascurare, istante per istante, <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad}}</math> nella risoluzione delle equazioni di Maxwell e di Lorentz. Supponiamo di studiare ciò che avviene nel moto di una carica in un tempo <math>\Delta t</math>, con <math>\Delta t</math> tempo caratteristico del fenomeno in esame (ossia <math>\Delta v \sim v</math> in <math>\Delta t</math>), e cerchiamo di capire quando è lecito trascurare i termini di radiazione. Sono coinvolte due energie: <math>\Delta \varepsilon</math>, l'energia irradiata nel tempo <math>\Delta t</math>, e <math>\Delta \varepsilon_0</math>, la variazione di energia dovuta alla forza esterna. Chiaramente, la reazione di radiazione è trascurabile se <math>\Delta \varepsilon \ll \Delta \varepsilon_0</math>. Per semplificare il tutto, supponiamo di essere in regime non relativistico, ossia <math>v \ll 1</math>; in caso contrario le conclusioni sarebbero comunque le stesse perché ci si può sempre portare nel sistema di riferimento di quiete istantanea della particella (consideriamo insomma il regime non relativistico perché i conti sono più semplici). Allora: <math>\Delta \varepsilon_0 = \Delta\left( \tfrac{1}{2} m v^2 \right) = m v \Delta v \approx m (\Delta v)^2</math> e poiché <math>\Delta v = a \Delta t</math>: <math>\Delta \varepsilon_0 = m a^2 (\Delta t)^2.</math> Inoltre, sfruttando la formula di Larmor: <math>\Delta \varepsilon = \frac{e^2}{6\pi} a^2 \Delta t.</math> Dunque: <math>\Delta \varepsilon \ll \Delta \varepsilon_0 \quad \Rightarrow \quad \frac{e^2}{6\pi m} \ll \Delta t.</math> Se quindi questa condizione è soddisfatta, la reazione di radiazione è trascurabile. Vediamo se è verificata nei casi concreti. Ricordando la definizione di raggio classico di una particella: <math>r_0 = \frac{e^2}{4\pi m},</math> la condizione diventa, reintroducendo le <math>c</math>: <math>\frac{2}{3}\frac{r_0}{c} \ll \Delta t.</math> Per brevità, poniamo <math>\tau := \tfrac{2 r_0}{3 c}</math>; ad ogni particella abbiamo dunque associato un tempo, che è quello che impiega la luce a percorrere una distanza dell'ordine di <math>r_0</math>. Poiché <math>r_0</math> è piccolissimo, in generale, allora anche <math>\tau</math> è piccolissimo, e quindi <math>\tau \ll \Delta t</math>. Ad esempio, per l'elettrone <math>r_0 \approx 10^{-13}\,\text{cm}</math>, e dunque si ha <math>\tau \approx 10^{-23}\,\text{s}</math>; se dunque il tempo caratteristico di un fenomeno è molto maggiore di <math>10^{-23}\,\text{s}</math> (cosa che avviene praticamente in qualunque fenomeno fisico), allora la reazione di radiazione è trascurabile. Per questo motivo, ai fini pratici questo processo può non essere considerato. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Reazione di radiazione]] 0ab7ba4pmhha8j02nrz28bytnj99ow4 Elettrodinamica classica/Le divergenze ultraviolette 0 60040 491908 2026-04-15T17:08:34Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491908 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} In linea di principio, però, questo problema è sempre presente. Ci chiediamo dunque se c'è un modo di formulare l'elettrodinamica tenendone conto; in altre parole, dobbiamo dare senso a: <math>\lim_{x \to y(s)} F^{\mu\nu}_{\text{rad}}(x).</math> Si ha che <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad}}(x) \sim 1/|x-y(s)|^2</math> (ove compare il modulo quadro in quanto stiamo valutando il campo a piccole distanze dalla carica, dove dominano i termini di velocità), e se <math>x \to y(s)</math> allora <math>s \to s</math> (il ritardo si annulla avvicinandosi al punto di emissione). Dunque, il limite considerato diverge. Questo tipo di divergenze sono dette “ultraviolette” perché hanno origine a piccole distanze dalla carica (e in meccanica quantistica, piccole distanze corrispondono a grandi energie). In elettrodinamica classica c'è un'altra divergenza ultravioletta legata a questa, detta problema dell'auto-energia di una particella, ad esempio di un elettrone. Data infatti una particella carica, questa genera un campo elettromagnetico che trasporta energia <math>E</math>, detta auto-energia della particella. Detto dunque <math>r = |x-y(s)|</math>, si ha: <math>\varepsilon = \int T^{00}_{\text{emg}}\, d^3 r</math> e: <math>T^{00}_{\text{emg}} \sim (F^{\mu\nu})^2 \quad \underset{r\to 0}{\sim} \quad \frac{1}{r^4}.</math> Dunque: <math>\varepsilon \sim \int \frac{1}{r^4} d^3 r = \int_0^{+\infty} \int \frac{r^2}{r^4}\, dr\, d\Omega \to \infty,</math> ove l'integrale converge per <math>r \to \infty</math>, ma diverge per <math>r \to 0</math>. La divergenza, poi, è lineare perché l'integrale va come <math>1/r</math>. È, questa, un'altra inconsistenza dell'elettromagnetismo classico, che rende il concetto stesso di massa di una particella non ben definito (poiché infatti massa e energia sono equivalenti in relatività, la massa delle particelle dovrebbe essere infinita). Come si possono risolvere questi problemi? Ciò che in genere si fa in presenza di una divergenza è introdurre una rinormalizzazione, ossia si modifica la teoria per cercare di eliminare la divergenza. Vediamo meglio di cosa si tratta. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|Le divergenze ultraviolette]] oq1jqlnl4snctl3jicwzepuvf3ihp3o Elettrodinamica classica/La rinormalizzazione 0 60041 491910 2026-04-15T17:15:33Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491910 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Dobbiamo riuscire a dare senso al limite <math>\lim_{x \to y(s)} F^{\mu\nu}_{\text{rad}}(x).</math> Sostituiamo dunque <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad}}(x)</math> con un'altra funzione <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}(x)</math>, ove <math>\varepsilon</math> è un parametro detto “di regolarizzazione”, definito in modo tale che <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon} \xrightarrow{\varepsilon \to 0} F^{\mu\nu}_{\text{rad}}</math> e che <math>\lim_{x \to y(s)} F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}(x)</math> sia finito per <math>\varepsilon \neq 0</math>. In generale si richiede, poi, che <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}</math> non rompa l'invarianza di Lorentz (anche se in generale non risolverà più le equazioni di Maxwell). In questo caso, una rinormalizzazione funzionante la si determina considerando il campo di Liénard–Wiechert e modificando le condizioni <math>(x-y(\bar{s}))^2 = 0</math> e <math>x^0 - y^0(\bar{s}) > 0</math> con: <math>(x - y(\bar{s}))^2 = \varepsilon^2 (x^0 - y^0(\bar{s}))</math> (che è una richiesta invariante di Lorentz). In questo modo, la soluzione <math>{\bar{s}}_\varepsilon</math> è funzione di <math>\varepsilon</math> e tale che <math>{\bar{s}}_\varepsilon \xrightarrow{\varepsilon \to 0} \bar{s}</math>. A questo punto, l'equazione di Lorentz della teoria regolarizzata sarebbe: <math>m \frac{du^\mu}{ds} = e F^{\mu\nu}_{\text{ext}}(y(s)) u_\nu + e F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}(y(s)) u_\nu</math> e <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}</math> è ben definito. Rifacendo tutti i conti (che non vediamo), si trova che il limite di <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}</math> per <math>\varepsilon \to 0</math> è ancora divergente. Sono dunque necessarie altre modifiche, ad esempio in modo tale da introdurre nuove divergenze che eliminino quelle presenti. Ciò che si fa è modificare la massa della particella, ossia sostituire a <math>m</math> la grandezza <math>m_\varepsilon</math>, di modo che l'ultima equazione abbia un limite finito per <math>\varepsilon \to 0</math>. Non è ovvio che questa strategia funzioni: ciò accade infatti solo se le divergenze dovute a <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}</math> sono proporzionali a <math>du^\mu/ds</math>. Risulta che <math>m_\varepsilon</math> dev'essere definita come: <math>m_\varepsilon = m - \frac{e^2}{8\pi \varepsilon}.</math> In questo modo, infatti, la divergenza introdotta da <math>m_\varepsilon</math> si semplifica con quella di <math>F^{\mu\nu}_{\text{rad},\varepsilon}</math>. Una possibile interpretazione di questa definizione è che <math>m_\varepsilon</math> è la massa della particella alla quale viene sottratto il contributo infinito dell'auto-energia. In conclusione, una soluzione completamente soddisfacente di questo problema non c'è. Vediamo ora l'equazione che risulta nel limite <math>\varepsilon \to 0</math>. Sappiamo che: <math>\frac{dP^\mu_{\text{rad}}}{ds} = -\frac{e^2}{6\pi} w^2 u^\mu</math> (è la formula di Larmor relativistica). Se vogliamo scrivere un'equazione che esprima <math>dp^\mu/ds</math>, questa sarà del tipo: <math>\frac{dp^\mu}{ds} = e F^{\mu\nu}_{\text{ext}} u_\nu - \frac{dP^\mu_{\text{rad}}}{ds} + \cdots \quad \Rightarrow \quad \frac{dp^\mu}{ds} = e F^{\mu\nu}_{\text{ext}} u_\nu + \frac{e^2}{6\pi} w^2 u^\mu + \cdots</math> I puntini sono necessari perché altrimenti l'equazione non sarebbe consistente; se questi infatti non ci fossero, dato che <math>u_\mu dp^\mu/ds = 0</math>, moltiplicando l'equazione per <math>u^\mu</math> il primo membro sarebbe nullo, mentre il secondo no. È questa la più semplice equazione che possiamo scrivere che soddisfi la conservazione del quadrimpulso. Vogliamo vedere ora che, aggiungendo un termine, l'equazione diventa consistente, e prende il nome di equazione di Lorentz–Dirac, che è la stessa che si otterrebbe con la rinormalizzazione. Cerchiamo dunque di capire com'è fatto questo termine: <math>w^\mu u_\mu = 0 \quad \forall s \quad \Rightarrow \frac{d}{ds}(w^\mu u_\mu) = \frac{dw^\mu}{ds} u_\mu + w^\mu w_\mu = 0</math> Ora, però, <math>w^2 u^\mu u_\mu = w^2 = - \frac{dw^\mu}{ds} u_\mu</math>. Dunque: <math>\frac{dp^\mu}{ds} = e F^{\mu\nu}_{\text{ext}} u_\nu + \frac{e^2}{6\pi} w^2 u^\mu + \frac{e^2}{6\pi} \frac{dw^\mu}{ds}.</math> e adesso l'equazione è consistente; il termine che abbiamo aggiunto è detto termine di Schott. Notiamo che nell'equazione non consistente compare solo il quadrimpulso emesso all'infinito (è quello dovuto ai campi di accelerazione, che vanno come <math>1/r</math> e quindi danno un contributo non nullo all'infinito), mentre il termine di Schott può essere pensato come il quadrimpulso emesso dalle particelle trasportato da campi che non sono di accelerazione (si tratta di impulso che “si perde” all'infinito). Notiamo poi che se assumiamo che all'infinito la quadriaccelerazione si annulli (com'è fisicamente ragionevole), oppure se il moto è periodico (integrando su un periodo), il termine di Schott non altera il quadrimpulso della particella: <math>\int_{-\infty}^{+\infty} \frac{dp^\mu}{ds}\, ds = \cdots = \frac{e^2}{6\pi} \int_{-\infty}^{+\infty} \frac{dw^\mu}{ds}\, ds = \frac{e^2}{6\pi}\big( w^\mu(+\infty) - w^\mu(-\infty) \big).</math> {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|La rinormalizzazione]] 9o6fb5xxmn05fo7qm9e3qi6ek15v033 Elettrodinamica classica/L'equazione di Lorentz-Dirac e le sue conseguenze 0 60042 491911 2026-04-15T17:22:36Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491911 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Pertanto, l'equazione di Lorentz–Dirac è: <math>\frac{dp^\mu}{ds} = e F^{\mu\nu}_{\text{ext}} u_\nu + \frac{e^2}{6\pi} w^2 u^\mu + \frac{e^2}{6\pi} \frac{dw^\mu}{ds}.</math> Si tratta dell'equazione che, dati i campi esterni, determina la traiettoria della particella tenendo conto della reazione di radiazione. Notiamo però che a differenza di tutte le equazioni del moto che conosciamo, questa è un'equazione del terzo ordine: ciò è molto strano, perché significa che per determinare la traiettoria di una particella non è sufficiente conoscere posizione e velocità iniziali (serve anche l'accelerazione iniziale). L'equazione di Lorentz–Dirac, infatti, porta a conseguenze patologiche e paradossali: ciò è espressione del fatto che l'elettromagnetismo classico non è completamente consistente. Per analizzare queste conseguenze paradossali, consideriamo le componenti spaziali dell'equazione di Lorentz–Dirac nel limite non relativistico (ossia <math>w^\mu \to (0,\vec{a})</math>, <math>u^\mu \to (1,0,0,0)</math> e <math>s \to t</math> nel sistema di riferimento di quiete istantanea): <math>m \vec{a} = \frac{e^2}{6\pi} \frac{d\vec{a}}{dt} + e \vec{E}</math> (il termine con <math>\vec{B}</math> è trascurabile). Consideriamo il caso in cui non ci sia campo esterno, ossia <math>\vec{E}=0</math>; ci aspettiamo dunque che <math>\vec{a}=0</math> (ossia la particella si muove di moto rettilineo uniforme). In realtà, se <math>\vec{E}=0</math> quest'equazione diventa: <math>\vec{a} = \frac{e^2}{6\pi m} \frac{d\vec{a}}{dt} := \tau \frac{d\vec{a}}{dt},</math> e quindi <math>\vec{a}(t) = \vec{a}_0 e^{t/\tau}</math>: secondo la parte spaziale dell'equazione di Lorentz–Dirac nel limite non relativistico una particella in assenza di campi esterni accelererebbe, con un'accelerazione che peraltro diverge all'infinito (questo tipo di soluzioni sono dette “run-away”). Si tratta, ovviamente, di soluzioni fisicamente insensate, a parte il caso <math>\vec{a}_0 = 0</math>. Se dunque aggiungessimo la condizione <math>\vec{a}_0 = 0</math> si avrebbe effettivamente: <math>\lim_{t \to \infty} \vec{a}(t) = 0,</math> e quindi teoricamente avremmo risolto questo paradosso (anche se il fatto di dover aggiungere una condizione ad hoc è decisamente poco soddisfacente). Il problema è che esiste un altro paradosso, decisamente più grave, detto “preaccelerazione”: in pratica, risolvendo esplicitamente l'equazione di Lorentz–Dirac risulta che l'accelerazione della particella anticipa la forza, ossia risente della forza prima ancora che questa si sia effettivamente esercitata; si tratta insomma di una palese violazione del principio di causalità. Vediamo un modo approssimato per renderci conto di questo paradosso. Riscriviamo l'equazione di Lorentz–Dirac come (<math>\tau := e^2/6\pi m</math>): <math>m\bigg( w^\mu - \tau \frac{dw^\mu}{ds} \bigg) = e F^{\mu\nu}_{\text{ext}} u_\nu + \frac{e^2}{6\pi} w^2 u^\mu := F^{\mu}_{\text{eff}}(s),</math> ove abbiamo rinominato il secondo membro come una forza effettiva. Il termine fra parentesi è lo sviluppo in serie di Taylor fino al primo ordine di <math>w^\mu(s-\tau)</math>; si ha insomma: <math>m w^\mu(s-\tau) + O(\tau^2) = F^{\mu}_{\text{eff}}(s).</math> e, rinominando <math>s-\tau</math> con <math>s</math>: <math>m w^\mu(s) \approx F^{\mu}_{\text{eff}}(s+\tau).</math> Un altro modo per vederlo (lo si lascia come esercizio) è risolvere l'equazione di Lorentz–Dirac con <math>\vec{E}(t) = \vec{E}\Theta(t)</math>. Risulta: <math>\vec{a}(t) = \vec{a}_0 e^{t/\tau} + \frac{e}{m} \vec{E} \Theta(t) \big(1 - e^{t/\tau}\big).</math> Stavolta va richiesto che <math>\lim_{t \to \infty} \vec{a}(t)</math> sia finito (non nullo), e risulta: <math>\vec{a}(t) = \frac{e}{m} \vec{E} \big[ e^{t/\tau} (1-\Theta(t)) + \Theta(t) \big] = \frac{e}{m} \vec{E} \big[ e^{t/\tau} \Theta(-t) + \Theta(t) \big].</math> C'è dunque un termine (quello con <math>\Theta(-t)</math>) che non è nullo quando il campo ancora “non esiste”. La situazione, però, non è così tragica come sembra, perché i tempi per i quali avviene la violazione sono dell'ordine di <math>\tau</math>, che come sappiamo è molto piccolo. Insomma, formalmente l'equazione di Lorentz–Dirac crea problemi, che non sono però fisicamente così rilevanti. Cerchiamo, dunque, di capire fino a che punto possiamo usare l'equazione di Lorentz–Dirac, ossia quand'è che diventano importanti gli effetti quantistici. Supponiamo dunque di avere un fenomeno di tempo caratteristico <math>\Delta T</math>; a questo corrisponde un'indeterminazione sull'energia pari a <math>\Delta E \sim \hbar / \Delta T</math>. Se <math>\Delta E</math> è talmente grande da poter creare coppie particella–antiparticella, allora quest'incertezza non è più trascurabile, o in altre parole gli effetti quantistici non sono più trascurabili se <math>\Delta E \gtrsim 2 m</math>. Quindi, quando <math>\Delta T \lesssim \frac{\hbar}{2 m}</math> la meccanica classica (e quindi l'equazione di Lorentz–Dirac) non è più utilizzabile. Confrontiamo dunque <math>\Delta T</math> con <math>\tau</math>: <math>\Delta T \lesssim \frac{\hbar}{2 m} \sim \frac{4\pi \hbar}{e^2} \frac{e^2}{6\pi m} = \frac{\tau}{\alpha},</math> ove <math>\alpha = e^2/4\pi \hbar</math> è la cosiddetta “costante di struttura fine”; <math>\alpha</math> è un numero piccolo (in particolare <math>\alpha \approx 1/137</math>). Quindi: <math>\Delta T \lesssim 137 \tau.</math> Pertanto, l'equazione di Lorentz–Dirac è “valida” solo per tempi molto maggiori di circa <math>137 \tau</math> (al di sotto di questi non lo è più). Abbiamo anche visto che per tempi molto maggiori di <math>\tau</math> la reazione di radiazione è trascurabile: pertanto, non ha senso risolvere l'equazione di Lorentz–Dirac perché il termine <math>\tfrac{e^2}{6\pi}\tfrac{d\vec{a}}{dt}</math> è molto piccolo (tutti questi discorsi valgono anche per l'equazione di Lorentz–Dirac nel caso relativistico). Pertanto, l'equazione di Lorentz–Dirac va risolta considerando il termine di Schott come una piccola perturbazione; in particolare, si risolve prima l'equazione senza la perturbazione, e poi la si “reinserisce”: <math>m\vec{a} \simeq e \vec{E} \xrightarrow{L-D} m\vec{a} \simeq e \vec{E} + \frac{e^2}{6\pi} \frac{d}{dt}\left( \frac{e}{m} \vec{E} \right) + O(\tau^2).</math> In questo modo, i paradossi dell'equazione di Lorentz–Dirac scompaiono. Insomma, per ricapitolare, le conseguenze paradossali dell'equazione di Lorentz–Dirac scompaiono se la si pensa come equazione approssimata. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|L&#39;equazione di Lorentz-Dirac e le sue conseguenze]] cpcrig643kaahaj0pjsv66wmctm3ugy Elettrodinamica classica/La dualità elettromagnetica e le sue conseguenze 0 60043 491912 2026-04-15T17:29:28Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491912 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Analizziamo infine un altro argomento di grande interesse dal punto di vista teorico (anche se sperimentalmente, ad oggi, non ne esistono conferme): l'esistenza e le proprietà di cariche magnetiche. Nelle equazioni di Maxwell non compaiono cariche magnetiche, che peraltro non sono ancora state osservate sperimentalmente. Dal punto di vista teorico, però, ci sarebbe la forte tentazione di introdurle, perché renderebbero le equazioni di Maxwell simmetriche (in un senso che ora specificheremo) e permetterebbero di spiegare perché le cariche elettriche sono quantizzate. Consideriamo le equazioni di Maxwell nel vuoto: <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = 0 \qquad \partial_\mu \tilde{F}^{\mu\nu} = 0,</math> ove <math>\tilde{F}^{\mu\nu} = \tfrac{1}{2} \varepsilon^{\mu\nu\rho\sigma} F_{\rho\sigma}</math> (sono le identità di Bianchi). Queste equazioni ammettono una simmetria: se <math>F^{\mu\nu} \mapsto \tilde{F}^{\mu\nu}</math> e <math>\tilde{F}^{\mu\nu} \mapsto -F^{\mu\nu}</math> le equazioni restano inalterate. In termini di campi, ciò equivale alle sostituzioni <math>\vec{E} \mapsto \vec{B}</math> e <math>\vec{B} \mapsto -\vec{E}</math>. Questa simmetria è detta “dualità elettromagnetica”; si tratta di una simmetria discreta, che però può essere estesa a una simmetria interna: <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = 0, \qquad \partial_\mu \tilde{F}^{\mu\nu} = 0 \quad \Longleftrightarrow \quad \partial_\mu \big( F^{\mu\nu} + i \tilde{F}^{\mu\nu} \big) = 0</math> <math>\Rightarrow \quad F^{\mu\nu} + i \tilde{F}^{\mu\nu} \longrightarrow e^{i\varphi} \big( F^{\mu\nu} + i \tilde{F}^{\mu\nu} \big), \qquad \varphi \in \mathbb{R}.</math> In termini di campi: <math>\begin{pmatrix} \vec{E} \\ \vec{B} \end{pmatrix} \longrightarrow \begin{pmatrix} \cos\varphi & \sin\varphi \\ -\sin\varphi & \cos\varphi \end{pmatrix} \begin{pmatrix} \vec{E} \\ \vec{B} \end{pmatrix}.</math> Questa però, non è una simmetria della lagrangiana, ma solo delle equazioni (insomma, non esiste nessuna quantità conservata relativa a questa simmetria). Se però consideriamo le equazioni di Maxwell con sorgenti, questa simmetria è rotta. Possiamo modificarle in modo da renderle simmetriche? La risposta è affermativa; ad esempio: <math>\partial_\mu F^{\mu\nu} = j_e^\nu, \qquad \partial_\mu \tilde{F}^{\mu\nu} = j_m^\nu,</math> ove gli indici <math>e</math> e <math>m</math> stanno, rispettivamente, per “elettrico” e “magnetico”; in- somma, <math>j_m^\mu = (\rho_m, \vec{j}_m)</math>, con <math>\rho_m</math> densità di carica magnetica e <math>\vec{j}_m</math> densità di corrente magnetica. Pertanto, le equazioni sono ora simmetriche rispetto alle trasformazioni <math>F^{\mu\nu} + i \tilde{F}^{\mu\nu} \longrightarrow e^{i\varphi} \big( F^{\mu\nu} + i \tilde{F}^{\mu\nu} \big) \quad \text{e} \quad j_e^\mu + i j_m^\mu \longrightarrow e^{i\varphi} ( j_e^\mu + i j_m^\mu ).</math> Per essere precisi, volendo una teoria completamente simmetrica sotto questa trasformazione dobbiamo modificare anche l'equazione di Lorentz: <math>\frac{dp^\mu}{ds} = e F^{\mu\nu} u_\nu + g \tilde{F}^{\mu\nu} u_\nu,</math> ove <math>g</math> è la carica magnetica. Si può verificare che il tensore energia–impulso di questa teoria è identico a quello che già conosciamo. Dal punto di vista quantistico, però, non è evidente che questa teoria sia consistente: abbiamo infatti modificato l'identità di Bianchi, che era quella che ci permetteva di introdurre il quadripotenziale. Questo è un problema perché l'equazione di Schrödinger in un campo elettromagnetico si può esprimere solo in termini del quadripotenziale. Consideriamo il caso più semplice possibile: un monopolo magnetico, ossia una carica magnetica puntiforme. Cerchiamo di capire cosa accada al quadripotenziale. Si ha <math>\rho_m = g \delta^{(3)}(\vec{x})</math> e <math>\vec{j}_m = 0</math>; in termini di <math>\vec{B}</math> ed <math>\vec{E}</math>, si ha: <math>\nabla \cdot \vec{B} = g \delta^{(3)}(\vec{x}), \qquad \vec{E} = 0.</math> Una soluzione per l'equazione in <math>\vec{B}</math> è (l'equazione è formalmente identica a quella di Coulomb): <math>\vec{B} = \frac{g}{4\pi} \frac{\vec{x}}{r^3},</math> (le altre equazioni non cambiano). Sicuramente, dunque, poiché <math>\nabla \cdot \vec{B} \neq 0</math>, non esisterà nessun campo <math>\vec{A}</math> tale che <math>\vec{B} = \nabla \times \vec{A}</math>; tuttavia, la divergenza di <math>\vec{B}</math> è non nulla solo nell'origine: potremmo dunque definire <math>\vec{A}</math> in <math>D := \mathbb{R}^3 \setminus \{0\}</math>. Il problema è che <math>D</math> è uno di quei domini nei quali molti risultati teorici (come il lemma di Poincaré) non si possono più applicare. Si ha che: <math>\vec{A} = \frac{g}{4\pi} \frac{z}{r(x^2 + y^2)} \begin{pmatrix} y \\ -x \\ 0 \end{pmatrix}</math> è il campo che cerchiamo. In coordinate polari: <math>\vec{A} = \frac{g}{4\pi} \frac{1}{r} \frac{\cos\theta}{\sin\theta} \begin{pmatrix} \cos\phi \\ -\sin\phi \\ 0 \end{pmatrix}.</math> Esistono due singolarità: <math>r = 0</math> (e non ce ne dobbiamo preoccupare, perché <math>0 \notin D</math>), e <math>\theta = 0,\pi</math>. Quest'ultimo è solo un fatto matematico, che non ha senso fisico. Ci chiediamo dunque se esistano altre soluzioni che non siano singolari. La risposta è negativa, ma con una trasformazione di gauge si può eliminare o la divergenza per <math>\theta = 0</math> o quella per <math>\theta = \pi</math>. Infatti, se: <math>\vec{A}' = \vec{A} + \nabla \lambda, \qquad \lambda = \frac{g}{4\pi} \phi = \frac{g}{4\pi} \arctan\big(\frac{x}{y}\big),</math> allora risulta che: <math>\vec{A}' = \frac{g}{4\pi r} \frac{\cos\theta - 1}{\sin\theta} \begin{pmatrix} \cos\phi \\ -\sin\phi \\ 0 \end{pmatrix},</math> che non è più singolare in <math>\theta = 0</math> ( <math>\cos\theta \simeq 1 - \theta^2/2</math>, quindi <math>\cos\theta/\sin\theta \simeq \theta</math> ), anche se la singolarità per <math>\theta = \pi</math> permane. Se invece <math>\vec{A}'' = \vec{A} - \nabla \lambda</math>, si ha: <math>\vec{A}'' = \frac{g}{4\pi} \frac{\cos\theta + 1}{\sin\theta} \begin{pmatrix} \cos\phi \\ -\sin\phi \\ 0 \end{pmatrix},</math> che stavolta è singolare in <math>\theta = 0</math> e regolare in <math>\theta = \pi</math>. Non è dunque possibile trovare un potenziale regolare dappertutto. Un altro modo per vederlo è il seguente: chiamiamo <math>C_\theta</math> la circonferenza composta dai punti di ascensione <math>\theta</math> e <math>\vec{A}</math> il quadripotenziale regolare per <math>\theta = 0</math>; allora: <math>\oint_{C_\theta} \vec{A}\cdot d\vec{x} = \int_S \underbrace{(\nabla \cdot \vec{A})}_B \cdot d\vec{\Sigma}</math> ove il passaggio è l'applicazione del teorema di Stokes, con <math>S</math> la calotta sferica “superiore” (ossia quella che sta “sopra” <math>C_\theta</math>). Facciamo dunque aumentare <math>\theta</math> finché <math>\theta = \pi</math> (se <math>\theta \approx \pi</math>, <math>C_\pi</math> è un cerchio piccolissimo attorno alla semiretta <math>\theta = \pi</math>); si ha ancora: <math>\oint_{C_\pi} \vec{A}\cdot d\vec{x} = \int_S \vec{B}\cdot d\vec{\Sigma} = g \neq 0,</math> ove abbiamo applicato il teorema di Gauss. Ma allora poiché la circuitazione di <math>\vec{A}</math> è non nulla su <math>C_\pi</math>, si ha che <math>\vec{A}</math> è singolare per <math>\theta = \pi</math>. Analogamente per il viceversa, ossia se consideriamo <math>\vec{A}</math> singolare per <math>\theta = \pi</math>. Dunque, il meglio che possiamo fare è “coprire” <math>D</math> con due carte e definirci sopra un <math>\vec{A}</math> regolare. Ad esempio: <math>D_- = \mathbb{R}^3 \setminus \{\theta = \pi\} \longrightarrow \vec{A}' \qquad D_+ = \mathbb{R}^3 \setminus \{\theta = 0\} \longrightarrow \vec{A}''</math> Nell'intersezione dei domini, <math>\vec{A}'</math> e <math>\vec{A}''</math> sono legati dalla trasformazione di gauge <math>\vec{A}' - \vec{A}'' = 2 \nabla \lambda</math>. In termini di geometria differenziale, <math>\vec{A}</math> è la sezione di un fibrato non banale. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|La dualità elettromagnetica e le sue conseguenze]] 1hjwk6olj9v7t51udrfcpvzs41j1520 Elettrodinamica classica/La quantizzazione delle cariche 0 60044 491913 2026-04-15T17:39:49Z Hippias 18281 da [[File:Elettrodinamica classica.pdf]], di Leonardo Pacciani Mori 491913 wikitext text/x-wiki {{Elettrodinamica classica}} Cerchiamo ora di scrivere l'equazione di Schrödinger di una particella in moto in presenza di un quadripotenziale <math>\vec{A}</math>. L'equazione di Schrödinger per una particella libera è: <math>\frac{p^2}{2m} \psi = i \frac{\partial \psi}{\partial t}.</math> Se la lagrangiana del sistema è <math>\mathfrak{L} = \frac{1}{2} m \dot{x}^2,</math> il momento coniugato a <math>x</math> è <math>p = \frac{\partial L}{\partial \dot{x}} = m \dot{x}.</math> Nel caso quantistico, <math>[x,p] = i\hbar</math>, se <math>p</math> è il momento coniugato a <math>x</math>. Dunque, <math>p</math> può essere rappresentato come <math>p = -i \hbar \frac{\partial}{\partial x},</math> e perciò: <math>- \frac{\hbar^2}{2m} \nabla^2 \psi = i \hbar \frac{\partial \psi}{\partial t}.</math> Con un campo elettromagnetico, la lagrangiana del sistema diventa: <math>\mathfrak{L} = \tfrac{1}{2} m \dot{x}^2 - e A_i \dot{x}^i,</math> e quindi il momento coniugato a <math>x</math> è: <math>p_i = \frac{\partial \mathfrak{L}}{\partial \dot{x}^i} = m \dot{x}^i - e A_i,</math> che, in meccanica quantistica, si rappresenta come <math>-i\hbar \partial/\partial x^i</math>. In questo caso, l'hamiltoniana del sistema è: <math>H = p \dot{x} - \mathfrak{L} = \tfrac{1}{2} m \dot{x}^2 = \frac{1}{2m} (p_i + e A_i)^2 = \frac{1}{2m} \big( -i\hbar \nabla + e \vec{A} \big)^2.</math> Quindi: <math>H = - \frac{\hbar^2}{2m} \left( \nabla + i \frac{e}{\hbar} \vec{A} \right)^2.</math> Da cui, l'equazione di Schrödinger per una particella in moto in un campo elettromagnetico è: <math>i\hbar \frac{\partial \psi}{\partial t} = \frac{\hbar^2}{2m} \left( \nabla + i \frac{e}{\hbar} \vec{A} \right)^2 \psi.</math> Affinché quest'equazione sia invariante di gauge, si devono effettuare le trasformazioni <math>\vec{A} \mapsto \vec{A} + \nabla \lambda</math>, <math>\psi \mapsto \psi e^{-i e \lambda / \hbar}</math>. In <math>D_+</math>, dunque, ci sarà una soluzione <math>\psi'</math> dell'equazione di Schrödinger, e in <math>D_-</math> un'altra <math>\psi''</math>; nell'intersezione si ha <math>\psi'' = \psi' e^{-i e \lambda / \hbar}</math>. Poiché <math>\lambda = \frac{g}{4\pi} \phi,</math> allora le soluzioni devono essere periodiche in <math>\varphi</math>, ossia invarianti sotto <math>\varphi \mapsto \varphi + 2\pi</math>: in particolare, anche l'esponenziale deve esserlo. Si ha perciò: <math>e^{-i e \lambda / \hbar} = e^{-i e \frac{g}{4\pi} \phi / \hbar}</math> deve essere invariante passando a <math>\varphi + 2\pi</math>, quindi: <math>e^{-i \frac{e}{\hbar} 2 \frac{g}{4\pi} \varphi} = e^{-i \frac{e}{\hbar} 2 \frac{g}{4\pi} (\varphi + 2\pi)} \Rightarrow \frac{e g}{2\pi \hbar} = n, \quad n \in \mathbb{Z}.</math> Questa condizione, che rappresenta la quantizzazione delle cariche (elettriche e magnetiche), è detta “condizione di quantizzazione di Dirac”. Come anticipato, l'esistenza delle cariche magnetiche giustifica la quantizzazione delle cariche elettriche. {{avanzamento|75%|15 aprile 2026}} [[Categoria:Elettrodinamica classica|La quantizzazione delle cariche]] 6uqt9ym5xkrxe8pl0iw04a6ov1axioz Disposizioni foniche di organi a canne/Italia/Friuli-Venezia Giulia/Ente di decentramento regionale di Pordenone/Spilimbergo/Spilimbergo - Duomo di Santa Maria Maggiore 0 60045 491935 2026-04-16T00:44:01Z VoceUmana7 51633 Nuova pagina: {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Spilimbergo Duomo di Santa Maria Maggiore Innen Navata Centrale Organo 1.jpg|400px|centro]] * '''Costruttore:''' Francesco Zanin<ref>ricostruzione dell'organo di Bernardino Vicentino del 1515</ref> * '''Anno:''' 1981 * '''Restauri/modifiche:''' * '''Registri:''' 15 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 57 tasti con... 491935 wikitext text/x-wiki {{Disposizioni foniche di organi a canne}} [[File:Spilimbergo Duomo di Santa Maria Maggiore Innen Navata Centrale Organo 1.jpg|400px|centro]] * '''Costruttore:''' Francesco Zanin<ref>ricostruzione dell'organo di Bernardino Vicentino del 1515</ref> * '''Anno:''' 1981 * '''Restauri/modifiche:''' * '''Registri:''' 15 * '''Canne:''' * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra, al centro della parete anteriore della cassa * '''Tastiere:''' 1 di 57 tasti con prima ottava scavezza ''Do<sup>-1</sup>-Re<sup>5</sup>'', spezzatura bassi/soprani ''Do<sup>3</sup>/Do#<sup>3</sup>''<ref>i primi tre tasti del manuale richiamano i corrispondenti all’ottava superiore</ref> * '''Pedaliera:''' a leggio di 21 pedali con prima ottava scavezza ''Do<sup>-1</sup>-Do<sup>2</sup> * '''Collocazione:''' in cantoria, nel secondo arco della navata a destra * '''Accessori:''' Unione tasto-pedale, Tremolo (Fiffaro), Tiratutti {| border="0" cellspacing="0" cellpadding="20" style="border-collapse:collapse;" | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Ripieno''''' ---- |- |Principale I ||12' Bassi |- |Principale I ||12' Soprani |- |Principale II ||12'<ref>dal ''Do#<sup>2</sup>''</ref> |- |Ottava|| Bassi |- |Ottava|| Soprani |- |Decimaquinta|| Bassi |- |Decimaquinta|| Soprani |- |XIX |- |XXII |- |XXVI |- |XXIX |- |XXXIII |- |XXXVI |- |Contrabbassi ||16' |- |} | style="vertical-align:top" | {| border="0" | '''''Concerto''''' ---- |- |Fiffaro<ref>dal ''Do#<sup>3</sup>''</ref> |- |Flauto in VIII|| Bassi |- |Flauto in VIII|| Soprani |- |Flauto in XII|| Bassi |- |Flauto in XII|| Soprani |- |Cornamusa ||12' Bassi |- |Cornamusa ||12' Soprani |- |} |} == Note == <references/> == Altri progetti == {{interprogetto|w=Chiesa di San Giacomo Apostolo (Polcenigo)|preposizione=sulla|etichetta=Chiesa di San Giacomo Apostolo a Polcenigo}} == Collegamenti esterni == * {{cita web|url=https://www.orgelsite.nl/spilimbergo-duomo/|titolo=Orgelsite|accesso=16 aprile 2026}} {{Avanzamento|100%|16 aprile 2026}} [[Categoria:Disposizioni foniche di organi a canne]] 8nfvjh2698r4wovnop523ahg4n6n5zs Chiesa di Sant’Agata (Cappella) 0 60046 491942 2026-04-16T07:45:24Z ~2026-23432-84 54206 Nuova pagina: * '''Costruttore:''' Pacifico Inzoli * '''Anno:''' 1883 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 22 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 1 di 58 note (''Do<small>1</small>''-''La5'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 17 pedali di cui 3 Accessori * '''Collocazione:''' sulla cantoria in controfacciata * '''Accessori:''' tiratutti, combinazione libera alla lombarda, 6 pedaleve Campanelli s. (Assenti) Flauto... 491942 wikitext text/x-wiki * '''Costruttore:''' Pacifico Inzoli * '''Anno:''' 1883 * '''Restauri/modifiche:''' no * '''Registri:''' 22 * '''Canne:''' ? * '''Trasmissione:''' meccanica * '''Consolle:''' a finestra * '''Tastiere:''' 1 di 58 note (''Do<small>1</small>''-''La5'') * '''Pedaliera:''' a leggio di 17 pedali di cui 3 Accessori * '''Collocazione:''' sulla cantoria in controfacciata * '''Accessori:''' tiratutti, combinazione libera alla lombarda, 6 pedaleve Campanelli s. (Assenti) Flauto traversiere 8 s. Viola 4 b. Fagotto 8 b. Tromba 8 s. Violoncello 16 s. Flauto in selva 8 s. Dulciana 4 b. Cornetto a 2 voci s. Ottavino 2 s. Timpani in tutti i toni Terza mano Voce flebile 8 s. Principale 8 b. Principale 8 s. Ottava 4 b. Ottava 4 s. Duodecima s. Decima quinta Decima nona Vigesimq seconda Vigesima sesta e terza Due vigesimenone Trigesima terza e sesta Contrabbassi e rinforzi ai ped. l86bju5lyed5co4vie9yp5ogy0uji9q