Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.46.0-wmf.22 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Albert Einstein 0 32 1409584 1407663 2026-04-05T20:48:46Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409584 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua||[[Einstein (disambigua)]]|Einstein}} [[File:Albert Einstein Head.jpg|thumb|Albert Einstein nel 1947]] {{Premio|Nobel|la fisica '''(1921)'''}} '''Albert Einstein''' (1879 – 1955), fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero e statunitense. {{vedi anche|Albert Einstein/Articoli scientifici|Albert Einstein/Citazioni su Albert Einstein}} ==Citazioni di Albert Einstein== {{vedi anche|La descrizione quantica della realtà può essere considerata completa?|L'evoluzione della fisica|Lettera Einstein-Szilárd}} *{{NDR|[[Ultime parole famose]]}} Attualmente non c'è la benché minima indicazione in merito a quando questa energia {{NDR|l'[[energia nucleare]]}} sarà ottenibile o se sarà ottenibile del tutto. Essa infatti presupporrebbe una disintegrazione dell'atomo a comando – una frantumazione dell'atomo, e fino ad oggi ci sono davvero pochi segni che questo sarà mai possibile. Osserviamo la disintegrazione atomica solo dove è la Natura stessa a presentarla, come nel caso del radio, la cui attività dipende dalla continua decomposizione esplosiva del suo atomo. Tuttavia, possiamo soltanto stabilire la presenza di questo processo, mentre non siamo ancora in grado di riprodurlo e, alla luce dello stato attuale della Scienza, sembra quasi impossibile che potremo mai riuscirci. :''At present there is not the slightest indication of when this energy will be obtainable, or whether it will be obtainable at all. For it would presuppose a disintegration of the atom effected at will – a shattering of the atom. And up to the present there is scarcely a sign that this will be possible. We observe atomic disintegration only where Nature herself presents it, as in the case of radium, the activity of which depends upon the continual explosive decomposition of its atom. Nevertheless, we can only establish the presence of this process, but cannot produce it; Science in its present state makes it appear almost impossible that we shall ever succeed in so doing.''<ref group="fonte">{{en}} Da una conversazione del 29 marzo 1920; riportata in Alexander Moszkowski, ''Einstein The Searcher: His Work Explained from Dialogues with Einstein'', Routledge, 2014, [https://books.google.it/books?id=BmyLAwAAQBAJ&pg=PA24 p. 24]. ISBN 9781317698951</ref> *C'è qualcosa come "lo stato reale" di un sistema fisico che esiste obiettivamente, indipendentemente da ogni osservazione o misurazione e che in linea di principio si descrive con i mezzi di espressione della fisica [...]. Questa tesi sulla realtà non ha il senso di un enunciato chiaro in sé, a causa del suo carattere "metafisico". Ha soltanto il carattere di un programma. :''Es gibt so etwas wie den «realen Zustand» eines physikalischen Systems, was unabhängig von jeder Beobachtung oder Messung objektiv existiert und mit den Ausdrucksmitteln der Physik im Prinzip beschrieben werden kann'' [...]''. Diese These der Realität hat nicht den Sinn einer an sich klaren Aussage, wegen ihrer «metaphysischen» Natur; sie hat eigentlich nur programmatischen Charakter.''<ref group="fonte">{{de}} Citato in [[Louis de Broglie]], ''Louis de Broglie und die Physiker'', Claasen Verlag, 1955; citato in Erhard Scheibe, ''Die Philosophie der Physiker'', C.H. Beck, 2007, [https://books.google.it/books?id=6aZKWtvte98C&pg=PA277 p. 277]. ISBN 3406547885</ref> *Ciò che veramente mi interessa è se Dio avesse potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lasci qualche libertà. :''Was mich eigentlich interessiert, ist, ob Gott die Welt hätte anders machen können; das heißt, ob die Forderung der logischen Einfachheit überhaupt eine Freiheit lässt.''<ref group="fonte">{{de}} Citato in E. Strauss, ''Assistant bei Albert Einstein'' in ''Helle Zeit, Dunkle Zeit: In Memoriam Albert Einstein'', a cura di Carl Seelig, Europa Verlag, Zurigo, 1956, p. 72. Citato in Max Jammer, ''Einstein and Religion: Physics and Theology'', Princeton University Press, 2011, [https://books.google.it/books?id=58HQXMp1ESwC&pg=PA124 p. 124]. ISBN 1400840872</ref> *[[Fëdor Dostoevskij|Dostoevskij]] a me ha dato più di qualunque scienziato, più di [[Carl Friedrich Gauss|Gauss]]. :''Dostojewski gives me more than any scientist, more than Gauss!''<ref group="fonte">{{en}} Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, ''Conversation with Einstein'', Horizon Press, New York, 1970, p. 185.</ref> [[File:Einstein1921 by F Schmutzer 2.jpg|thumb|Albert Einstein nel 1921]] *È la teoria a decidere che cosa possiamo osservare.<ref group="fonte">1926; citato in Werner Heisenberg, ''Fisica e oltre. Incontri con i protagonisti: 1920-1965'', p. 87; citato in Manjit Kumar, ''Quantum'', traduzione di Tullio Cannillo, Mondadori, 2017, p. 229. ISBN 978-88-04-60893-6</ref> *{{NDR|Riferito al [[modulor]] di [[Le Corbusier]]}} È una scala di proporzioni che rende difficile [produrre] il brutto e facile il bello.<ref>Altre fonti successive riportano che la citazione sia riferita, in realtà, alla [[sezione aurea]]. {{cfr}} AA.VV., ''Il libro della matematica'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2020, p. 120, ISBN 9788858025857.</ref> :''It is a scale of proportions that makes the bad difficult and the god easy.''<ref group="fonte">{{en}} Citato in [[Le Corbusier]], ''The Modulor and Modulor 2'', Springer Science & Business Media, 2004 (1954), [https://books.google.it/books?id=exnMTOE_t-EC&pg=PA58 p. 58]. ISBN 3764361883</ref> *Finché le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe, e finché sono certe, non si riferiscono alla realtà. :''Insofern sich die Sätze der Mathematik auf die Wirklichkeit beziehen, sind sie nicht sicher, und insofern sie sicher sind, beziehen sie sich nicht auf die Wirklichkeit.''<ref group="fonte">{{de}} Da ''Geometrie und Erfahrung'', versione estesa di una lezione tenuta presso l'Accademia Prussiana delle Scienze di Berlino, 27 gennaio 1921; riportata su ''[http://wikilivres.ca/wiki/Geometrie_und_Erfahrung Wikilivres.ca]''.</ref> *Ho pensato ai problemi [[Meccanica quantistica|quantistici]] cento volte di più che alla teoria della relatività generale.<ref group="fonte">Da una dichiarazione a Otto Stern; citato in Manjit Kumar, ''Quantum'', traduzione di Tullio Cannillo, Mondadori, 2017, p. 340. ISBN 978-88-04-60893-6</ref> *In considerazione di tale armonia nel cosmo, che io, con la mia mente umana limitata, sono in grado di riconoscere, ci sono ancora persone che dicono che [[Problema dell'esistenza di Dio|Dio non esiste]]. Ma ciò che veramente mi fa più arrabbiare è che mi citano a sostegno di tali opinioni. :''In view of such harmony in the cosmos which I, with my limited human mind, am able to recognize, there are yet people who say there is no God. But what really makes me angry is that they quote me for the support of such views.''<ref group="fonte">{{en}} Citato in [[Uberto di Löwenstein-Wertheim-Freudenberg]], ''Towards the Further Shore'', Victor Gollancz, Londra, 1968, p. 156; citato anche in M. Jammer, ''Einstein and Religion: Physics and Theology'', Princeton University Press, 2011, [https://books.google.it/books?id=58HQXMp1ESwC&pg=PA97 p. 97]. ISBN 1400840872</ref> *L'[[uomo|essere umano]] è una parte di quel tutto che noi chiamiamo "[[Universo]]", una parte limitata nello spazio e nel tempo. L'uomo sperimenta sé stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria [[coscienza]]. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l'unico scopo di un'autentica [[religione]]. Non per alimentare l'illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente. :''A human being is a part of the whole, called by us "Universe," a part limited in time and space. He experiences himself, his thoughts and feelings as something separate from the rest — a kind of optical delusion of his consciousness. The striving to free oneself from this delusion is the one issue of true religion. Not to nourish the delusion but to try to overcome it is the way to reach the attainable measure of peace of mind.''<ref group="fonte">{{en}} Da una lettera a Robert S. Marcus, 12 febbraio 1950; riportata su ''[http://www.lettersofnote.com/2011/11/delusion.html LettersofNote.com]''.</ref> *La consolante filosofia (o religione?) di [[Werner Heisenberg|Heisenberg]] e [[Niels Bohr|Bohr]] è così ben congegnata che, per il momento, offre ai suoi credenti un soffice cuscino di piume dal quale non è facile staccarli. E allora lasciamoceli riposare.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Erwin Schrödinger]], 31 maggio 1928; citato in Manjit Kumar, ''Quantum'', traduzione di Tullio Cannillo, Mondadori, 2017, p. 274. ISBN 978-88-04-60893-6</ref> *La musica di [[Mozart]] è così pura e bella che la considero un riflesso della bellezza interna dell'universo stesso. :''Mozarts Musik ist so rein und schön, dass ich sie als die innere Schönheit des Universums selbst ansehe.''<ref group="fonte">{{de}} Citato in Armin Hermann, ''Albert Einstein'', Piper, München 1994; citato in Alice Calaprice, ''Einstein sagt'', Piper-Verlag, München, Zürich, 1996, p. 225. ISBN 3-492-03935-9</ref> *La parola Dio per me non è nulla se non l'espressione di un prodotto della debolezza umana, la [[Bibbia]] una collezione di onorevoli, ma pur sempre puramente primitive, leggende che sono comunque piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, per quanto sottile, può per me cambiare questo fatto. Per me la [[ebraismo|religione ebraica]], così come tutte le altre [[religione|religioni]], è una incarnazione delle più infantili superstizioni. :''The word God is for me nothing more than the expression and product of human weakness, the Bible a collection of honorable, but still purely primitive, legends which are nevertheless pretty childish. No interpretation, no matter how subtle, can change this for me. For me the Jewish religion like all other religions is an incarnation of the most childish superstition.''<ref group="fonte">{{en}} Da una lettera a Erik Gutkind, 3 gennaio 1954; riportata su ''[http://www.lettersofnote.com/2009/10/word-god-is-product-of-human-weakness.html Lettersofnote.com]''.</ref> *Quando mi domando come mai sia stato proprio io ad elaborare la teoria della relatività, la risposta sembra essere legata a questa particolare circostanza: un normale adulto non si preoccupa dei problemi dello spaziotempo, tutte le considerazioni possibili in merito alla questione sono già state fatte nella prima infanzia, secondo la sua opinione. Io, al contrario, mi sono sviluppato così lentamente che ho cominciato a interrogarmi sullo spazio e sul tempo solo dopo essere cresciuto e di conseguenza ho studiato il problema più a fondo di quanto un normale bambino avrebbe fatto. :''When I ask myself how it happened that I in particular discovered the relativity theory, it seems to lie in the following circumstance. The normal adult never bothers his head about spacetime problems. Everything there is to be thought about it, in his opinion, has already be done in early childhood. I, on the contrary, developed so slowly that I only began to wonder about space and time only when I was already grown up. In consequence I probed deeper into the problem than an ordinary child would have done.''<ref group="fonte">{{en}} Citato in Carl Seelig, ''Albert Einstein: A Documentary Biography'', Staples Press, 1956, pp. 70-71; citato in Jürgen Neffe, ''Einstein: A Biography'', traduzione di Shelley Frisch, Macmillan, 2007, [https://books.google.it/books?id=B8K6n177ZwcC&pg=PA27 p. 27]. ISBN 1429997389</ref> *{{NDR|A [[Erwin Schrödinger]]}} Sei l'unica persona con cui mi piace avere discussioni. Quasi tutti passano dalla teoria ai fatti, e non dai fatti alla teoria. Le persone sono incapaci di uscire dall'insieme dei concetti ammessi e continuano a girarci intorno in modo grottesco. :''You are the only person with whom I am actually willing to come to terms. Almost all the other fellow do not look from the facts to the theory but from the theory to the facts; they cannot extricate themselves from a once accepted conceptual net, but only flop about in it in a grotesque way.''<ref group="fonte">{{en}} Da una lettera a [[Erwin Schrödinger]] del 1935, a proposito di una discussione in merito all'[[interpretazione di Copenaghen]]; citato in Walter John Moore, ''A Life of Erwin Schrödinger'', Cambridge University Press, 1994, [https://books.google.it/books?id=n6XZlrJxgFkC&pg=PA217 p. 217]. ISBN 0521469341</ref> *{{NDR|Gli [[ateismo|atei]] fanatici}} Sono come schiavi che ancora sentono il peso delle catene dalle quali si sono liberati dopo una lunga lotta. Essi sono creature che – nel loro rancore contro il tradizionale "oppio dei popoli" – non sopportano la musica delle sfere. :''They [fanatical atheists] are like slaves who are still feeling the weight of their chains which they have thrown off after hard struggle. They are creatures who—in their grudge against the traditional "opium for the people"—cannot bear the music of the spheres.''<ref group="fonte">{{en}} Da una lettera a un destinatario non identificato, 7 agosto 1941; Archivio Einstein 54-927; citato in Max Jammer, ''Einstein and Religion: Physics and Theology'', Princeton University Press, 2011, [https://books.google.it/books?id=58HQXMp1ESwC&pg=PA97 p. 97]. ISBN 1400840872</ref> *Sono sicuro che è più facile imparare la [[matematica]] che non il [[baseball]].<ref group="fonte">Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', ''Dalai Editore'', 1992, p. 56. ISBN 88-8598-826-2</ref><br />Sono sicuro che lei imparerebbe la matematica prima che io possa imparare il baseball.<ref>Come racconta lo stesso [[Moe Berg]] nella sua biografia ''Moe Berg: Athlete, Scholar, Spy'', nel settembre del 1941 sull'<nowiki/>''Atlantic Monthly'' venne pubblicato un suo articolo, ''[http://www.loa.org/images/pdf/Berg_Pitchers_Catchers.pdf Pitchers and Catchers]'' (''Lanciatori e ricevitori''), successivamente nel dicembre 1946 Pocket Books raccolse alcuni articoli pubblicati sull'''Atlantic Monthly'' e tra gli articoli selezionati vi era sia quello di Berg, sia un saggio di Einstein sulla bomba atomica (probabilmente ''Atomic War or Peace'' del novembre 1945). Quando Berg andò a trovare Einstein nella sua casa a Princeton, lo scienziato gli disse: «Ho letto la sua storia sul magazine, Signor Berg. Mi insegni a ricevere, e io le insegnerò la matematica.» («''I've read your story in the magazine, Mr Berg. You teach me to catch and I'll teach you mathematics.''») Nel libro l'aneddoto si conclude così ma Berkow nel suo articolo ne riporta la continuazione. Einstein infatti poco dopo disse: «Oh lasci stare, sono sicuro che lei imparerebbe la matematica prima che io possa imparare il baseball.» («''But let's forget about it, beacuse I'm sure you'd learn mathematics faster I'd learn baseball.''») {{Cfr}}:<br /> * {{en}} Nicholas Dawidoff, ''The Catcher Was a Spy: The Mysterious Life of Moe Berg'', Knopf Doubleday Publishing Group, 2011, [https://books.google.it/books?id=kAHo0DTDC_UC&pg=PA250 p. 250]. ISBN 0307807096<br /> * {{en}} Harold U. Ribalow e Meir Z. Ribalow, ''The Growing Legend of Moe Berg '23'', ''Princeton Alumni Weekly'', 1 giugno 1984, [https://books.google.it/books?id=GhJbAAAAYAAJ&pg=RA17-PA30 p. 30].</ref> :[...] ''I'm sure you'd learn mathematics faster I'd learn baseball.''<ref group="fonte">{{en}} Aneddoto riportato da [[Moe Berg]] e citato da [[Ira Berkow]] in ''[https://news.google.com/newspapers?nid=1356&dat=19770519&id=AYlPAAAAIBAJ&sjid=ogUEAAAAIBAJ&pg=7023,5035611&hl=it Moe Berg: Not a n-Of-The-Mill Ball Player]'', ''Ocala Star-Banner'', 19 maggio 1977.</ref> ===''Pensieri di un uomo curioso''=== *Conosco ormai l'incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Heinrich Zangger]], 10 marzo 1917; Archivio Einstein 39-680.</ref> (p. 29) *Personalmente ho provato il piacere più grande a contatto con le [[opera d'arte|opere d'arte]]. Mi danno una felicità che non riesco a trovare altrove.<ref group="fonte">Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, ''Conversation with Einstein'', Horizon Press, New York, 1970, p. 184.</ref> (p. 30) *Se verrà dimostrato che la mia teoria della relatività è valida, la [[Germania]] dirà che sono tedesco e la [[Francia]] che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria dovesse essere sbagliata, la Francia dirà che sono un tedesco e la Germania che sono un ebreo.<ref group="fonte">Da un discorso in Sorbona alla Società filosofica francese, 6 aprile 1922; riportato dalla stampa francese, 7 aprile 1922, Archivio Einstein 36-378; riportato in ''Berliner Tageblatt'', 8 aprile 1922, Archivio Einstein 79-535.</ref> (p. 31) *Per punirmi del mio disprezzo per l'[[autorità]], il destino ha fatto di me un'autorità.<ref group="fonte">Aforisma per un amico, 18 settembre 1930; Archivio Einstein 36-598; citato in [[Banesh Hoffmann]], ''Albert Einstein: Creator and Rebel'', Viking, New York, 1972, p. 24.</ref> (p. 31) *Non mi preoccupo mai del [[futuro]], arriva sempre abbastanza presto.<ref group="fonte">Aforisma del 1945 o 1946, Archivio Einstein 36-570.</ref> (p. 34) *Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente [[curiosità|curioso]].<ref group="fonte">Da una lettera a Carl Seelig, 11 marzo 1952, Archivio Einstein 39-013.</ref> (p. 34) *Se tornassi giovane e dovessi decidere come guadagnarmi la vita, non cercherei di diventare uno scienziato, uno studioso o un insegnante. Sceglierei piuttosto di fare l'idraulico o lo straccivendolo, nella speranza di trovare un minimo di indipendenza, quel poco che nelle attuali circostanze è ancora possibile.<ref group="fonte">Al ''Reporter Magazine'', 18 novembre 1953; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 613.</ref> (p. 36) *Dio mi ha dato la cocciutaggine di un [[mulo]] e il fiuto di un buon segugio.<ref group="fonte">Citato in G.J. Whitrow, ''Einstein: The Man and His Achievement'', Dover, New York, 1967.</ref> (p. 37) *Quando rifletto su di me e sui miei metodi intellettuali, mi sembra quasi che il dono della [[fantasia]] mi sia servito più della capacità di impadronirmi della conoscenza assoluta.<ref group="fonte">Ricordato da un amico in occasione del centenario dalla nascita di Einstein, 18 febbraio 1979; citato in ''Einstein and the Humanities'', a cura di Dennis P. Ryan, Greenwood Press, New York, 1987, p. 125.</ref> (p. 37) [[File:Niels Bohr Albert Einstein2 by Ehrenfest.jpg|thumb|Niels Bohr con Albert Einstein]] *{{NDR|A [[Niels Bohr]]}} Poche volte una persona mi ha dato tanta gioia con la sua sola presenza com'è stato il Suo caso.<ref group="fonte">Da una lettera a Niels Bohr, 2 maggio 1920; Archivio Einstein 8-065.</ref> (p. 45) *[[Niels Bohr|Bohr]] è stato qui e sono innamorato di lui quanto te. È come un fanciullo sensibilissimo che si muove in questo mondo in una specie di trance.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Paul Ehrenfest]], 4 maggio 1920; Archivio Einstein 9-486. Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein. La sua vita, il suo universo'', p. 314.</ref> (p. 46) *{{NDR|Su [[Niels Bohr]]}} È veramente un genio [...]. Ho una fiducia totale nel suo modo di pensare.<ref group="fonte">Da una lettera a Paul Ehrenfest, 23 marzo 1922; Archivio Einstein 10-035.</ref> (p. 46) *{{NDR|Su [[Niels Bohr]]}} Esprime le sue opinioni come se brancolasse perennemente nel buio, e mai come chi crede di essere in possesso della verità definitiva.<ref group="fonte">Da una lettera a Bill Becker, 20 marzo 1954; Archivio Einstein 8-109.</ref> (p. 46) *Non credo che la signorina [[Marie Curie|Curie]] sia assetata di potere o di alcunché. È una persona senza pretese e onesta che ha avuto più responsabilità e fatiche del dovuto. Ha un'intelligenza scintillante ma nonostante la sua natura passionale non è tanto carina da rappresentare un pericolo per chicchessia.<ref>A proposito della presunta relazione extraconiugale tra Marie Curie e il fisico francese [[Paul Langevin]], sposato. {{cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 47.</ref><ref group="fonte">Da una lettera a Heinrich Zangger, 7 aprile 1911; riportato in ''Collected Papers of Albert Einstein'', volume 5, ''The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914'', a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 303.</ref> (pp. 46 -47) *La signora [[Marie Curie|Curie]] è molto intelligente ma fredda come un'aringa, intendendo con ciò che è assolutamente priva di sentimenti di gioia e di tristezza. Forse l'unico modo in cui esprime i propri sentimenti è quando si scaglia contro le cose che non le piacciono.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Elsa Einstein|Elsa Löwenthal]], 11? agosto 1913; riportato in ''Collected Papers of Albert Einstein'', volume 5, ''The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914'', a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 465.</ref> (p. 47) *{{NDR|Su [[Sigmund Freud]]}} Il vecchio aveva [...] una visione acutissima: non si lasciava cullare dalle illusioni se non da una fiducia eccessiva nelle proprie idee.<ref group="fonte">Dalla lettera a A. Bacharach; 25 luglio 1949; Archivio Einstein 57-629.</ref> (p. 48) *Credo che [[Mahatma Gandhi|Gandhi]] abbia avuto la visione più illuminata di tutti i politici del nostro tempo. Dovremmo sforzarci di operare nel suo spirito; di non usare la violenza nel combattere per la nostra causa e di rifiutarci di partecipare a qualsiasi iniziativa che noi crediamo sia volta al male.<ref group="fonte">Dal ''New York Times'', 19 giugno 1950; citato anche in [[Abraham Pais]], ''Einstein Lived Here'', Oxford University Press, Oxford, 1982, p. 110.</ref> (pp. 49-50) *[[Mahatma Gandhi|Gandhi]], il più grande genio politico del nostro tempo [...] ha dimostrato di quali sacrifici è capace l'uomo quando abbia trovato la via giusta.<ref group="fonte">Dalla lettera al congresso delle nazioni asiatiche per la confederazione mondiale, novembre 1952; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 584.</ref> (p. 50) *Il fenomeno [[Mahatma Gandhi|Gandhi]] è il risultato di una straordinaria forza intellettuale e morale, unita a grande abilità politica e a circostanze eccezionali.<ref group="fonte">Nel 1953; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 594.</ref> (p. 50) *{{NDR|Su [[Johann Wolfgang von Goethe]]}} Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto.<ref group="fonte">Dalla lettera a L. Caspar, 9 aprile 1932; Archivio Einstein 49-380.</ref> (p. 50) *{{NDR|Su [[Heike Kamerlingh Onnes]]}} Si è conclusa una vita che rimarrà sempre modello per le future generazioni [...]. Non ho conosciuto nessun altro per cui il dovere e la gioia erano la stessa e identica cosa. È questa la ragione della sua vita armoniosa.<ref group="fonte">Dalla lettera alla vedova del fisico olandese, 25 febbraio 1926; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, pp. 263-264.</ref> (p. 51) *La cosa più importante della filosofia di [[Immanuel Kant|Kant]], mi sembra, sono le sue categorie a priori che servono anche per costruire la scienza.<ref group="fonte">Durante un dibattito alla Société française de Philosophie, luglio 1922; riportato in ''Bulletin de la Société française de Philosophie'', n. 22, 1922; ripubblicato in ''Nature'', n. 112, 1923, p. 253.</ref> (p. 51) *Al di fuori della Russia [[Lenin]] e [[Friedrich Engels|Engels]] non sono ovviamente dei pensatori scientifici apprezzati e non potrebbe interessare a nessuno confutarli come tali. Può darsi che lo stesso sia in Russia, ma lì nessuno si azzarda a dirlo.<ref group="fonte">Dalla lettera a K.R. Leistner, 8 settembre 1932; Archivio Einstein 50-877.</ref> (p. 53) *[[Hendrik Lorentz|Lorentz]] è una meraviglia di intelligenza e ha un tatto squisito. Un'opera d'arte vivente! A mio avviso era il più intelligente tra i teorici presenti {{NDR|al Congresso Solvay di Bruxelles}}.<ref group="fonte">Dalla lettera a Heinrich Zangger, novembre 1911; riportato in ''Collected Papers of Albert Einstein'', volume 5, ''The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914'', a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 305.</ref> (p. 53) *La mia sensazione di inferiorità intellettuale nei Suoi confronti non riesce a rovinare la grande delizia delle nostre conversazioni, soprattutto perché la Sua benevolenza paterna verso tutti noi ci trattiene dal piombare nello sconforto.<ref group="fonte">Dalla lettera a [[Hendrik Lorentz]], 18 febbraio 1912; riportato in ''Collected Papers of Albert Einstein'', volume 5, ''The Swiss Years: Corrispondance, 1902-1914'', a cura di Martin Klein, A.J. Kox e Robert Schulmann, Princeton University Press, Princeton, 1993, doc. 360.</ref> (pp. 53-54) *La gente non si rende conto di quale grande influenza abbia avuto [[Hendrik Lorentz|Lorentz]] sullo sviluppo della fisica. Non possiamo immaginare come sarebbe andata se egli non avesse dato tanti contributi impareggiabili.<ref group="fonte">Citato da Robert Shankland in ''Einstein: A Centenary Volume'', a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 39.</ref> (p. 54) *Era così forte in lui il piacere immediato di vedere e capire – l'''amor dei intellectualis'' di [[Baruch Spinoza|Spinoza]] – che fino in tarda età ha guardato il mondo con gli occhi curiosi di un bambino, continuando a trovare gioia e appagamento nel capire i nessi tra le cose.<ref group="fonte">Dal necrologio per [[Ernst Mach]]; riportato in ''Collected Papers of Albert Einstein'', volume 6, doc. 29.</ref> (p. 54) *[[Ernst Mach|Mach]] era un ottimo studioso della meccanica, ma un pessimo filosofo.<ref group="fonte">Nel 1922; citato in ''Bulletin de la Société française de Philosophie'', n. 22, 1922; ripubblicato in ''Nature'', n. 112, 1923, p. 253.</ref> (p. 55) *Penso sempre a [[Albert Abraham Michelson|Michelson]] come all'artista della scienza. Sembrava trarre la massima gioia dalla bellezza dell'esperimento in sé e dall'eleganza del metodo utilizzato.<ref group="fonte">Dalla lettera a Robert Shankland, 17 settembre 1953; Archivio Einstein 17-203.</ref> (p. 55) *{{NDR|Su [[Isaac Newton]]}} Le sue idee lungimiranti e grandiose conserveranno per tutti i tempi il loro significato unico; su di esse si basa l'intero edificio dei nostri concetti nell'ambito delle scienze della natura.<ref group="fonte">Dalla dichiarazione al ''Times'' di Londra, 28 novembre 1919.</ref> (p. 55) *Per me, i più grandi geni sono stati [[Galileo Galilei|Galileo]] e Newton. In un certo senso mi sembrano formare un'unità nella quale è stato Newton a compiere l'impresa più prodigiosa in campo scientifico.<ref group="fonte">Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, ''Conversation with Einstein'', Horizon Press, New York, 1970, p. 40.</ref> (p. 55) *{{NDR|Su [[Isaac Newton]]}} Nella stessa persona erano riuniti lo sperimentatore, il teorico, l'artigiano e, in misura non minore, il maestro nell'arte di esporre.<ref group="fonte">Dall'introduzione a Isaac Newton, ''Opticks'', edizione McGraw-Hill, 1932.</ref> (p. 56) *Come sarebbe diverso, e come sarebbe meglio per l'umanità se ci fosse più gente come lui [...]. Sembra che in ogni tempo e su ogni continente le personalità più eccelse siano costrette a stare in disparte, incapaci di influenzare gli avvenimenti del mondo.<ref group="fonte">Dalla lettera alla vedova di [[Max Planck]], 10 novembre 1947; Archivio Einstein 19-406.</ref> (p. 57) *{{NDR|Su [[Max Planck]]}} Era una delle persone migliori che io abbia mai conosciuto [...] ma non capiva proprio niente di fisica perché durante l'eclissi del 1919, è rimasto in piedi tutta la notte per vedere se sarebbe stata confermata la curvatura della luce dovuta al campo gravitazione. Se avesse capito davvero {{NDR|la teoria della relatività}}, avrebbe fatto come me e sarebbe andato a letto.<ref group="fonte">Citato in ''Einstein: A Centenary Volume'', a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 275.</ref> (p. 57) *In qualsiasi momento quest'uomo ci avesse lasciato, avremmo provato un senso di perdita irreparabile [...]. Possa egli avere un'influenza duratura sul cuore e sulla mente degli uomini!<ref group="fonte">Dalla dichiarazione alla morte di [[Franklin Delano Roosevelt]] in ''Aufbau'', New York, 27 aprile 1945.</ref> (p. 58) *La lucidità, la convinzione e l'imparzialità che nei Suoi libri Lei applica alle questioni logiche, filosofiche e umane non hanno parallelo nella nostra generazione.<ref group="fonte">Dalla lettera a [[Bertrand Russell]], 14 ottobre 1931; Archivio Einstein 33-155, 75-544; citato anche in Michael Grüning, ''Ein Haus für Albert Einstein'', Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 369.</ref> (p. 58) *{{NDR|Sulle polemiche seguite al conferimento di un incarico accademico a [[Bertrand Russell]] alla City University di New York}} I grandi spiriti hanno sempre incontrato la violenta ostinazione delle menti mediocri. La mente mediocre è incapace di comprendere chi, rifiutando di inchinarsi ciecamente ai pregiudizi convenzionali, scelga invece di esprimere le proprie opinioni con coraggio e onestà.<ref group="fonte">Citato nel ''New York Times'', 13 marzo 1940. Citato in Paul Edwards, ''Come fu vietato a Bertrand Russell l'insegnamento al "City College" di New York'', 1957.</ref> (pp. 58-59) *{{NDR|Su [[Albert Schweitzer]]}} È l'unico occidentale che abbia avuto sull'attuale generazione un'influenza morale paragonabile a quella di [[Mahatma Gandhi|Gandhi]]. Come nel caso di Gandhi, la portata della sua influenza è dovuta soprattutto all'opera esemplare alla quale ha dedicato la vita.<ref group="fonte">Da una dichiarazione inedita del 1953 destinata in origine al libro ''Mein Weltbild'' (''Come io vedo il mondo''); citato in Jamie Sayen, ''Einstein in America'', Crown, New York, 1985, p. 296.</ref> (p. 59) *[[Baruch Spinoza|Spinoza]] è una delle personalità più profonde e pure che la nostra stirpe ebraica abbia mai prodotto.<ref group="fonte">Da una lettera del 1946; citato in Friedrich Dürrenmatt, ''Albert Einstein: Ein Vortag'', Diogenes, Zurigo, 1979, p. 22.</ref> (p. 59) *Rimane per molti versi il primo profeta del nostro tempo [...]. Non c'è oggi nessuno che abbia il profondo discernimento e la forza morale di [[Lev Tolstoj|Tolstoj]].<ref group="fonte">Dall'intervista ''Peace Must Be Waged'', ''Survey Graphic'', agosto 1934; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 261.</ref> (p. 59) *{{NDR|Su [[Chaim Weizmann]]}} L'eletto del popolo eletto.<ref group="fonte">Dalla lettera a Chaim Weizmann, 27 ottobre 1923; Archivio Einstein 33-366.</ref> (p. 60) *[Il [[sionismo]]] è un nazionalismo il cui obiettivo non è il potere ma la dignità.<ref group="fonte">Da un articolo sul ''New York Times Magazine'', 12 marzo 1944; Archivio Einstein 29-102.</ref> (p. 65) *La maggior parte degli insegnanti perdono tempo a fare domande che mirano a scoprire ciò che l'alunno ''non'' sa, mentre la vera arte del fare domande mira a scoprire ciò che l'alunno sa o che è capace di sapere.<ref group="fonte">Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, ''Conversation with Einstein'', Horizon Press, New York, 1970, p. 65.</ref> (p. 69) *È per me una grande gioia avere un figlio che ha ereditato il tratto principale del mio carattere: la capacità di elevarsi al di sopra della mera esistenza e di sacrificarsi a lungo per uno scopo che la trascende. Questo è il modo migliore, anzi l'unico attraverso il quale riusciamo a renderci indipendenti dalla nostra sorte individuale e dagli altri esseri umani.<ref group="fonte">Dalla lettera a [[Hans Albert Einstein]]], 1° maggio 1954; citato in Roger Highfield e Paul Carter, ''The Private Lives of Albert Einstein'', Faber and Faber, Londra, 1993, p. 258.</ref> (p. 80) *La [[Germania]] ha avuto la sventura di venir avvelenata prima dalla ricchezza e poi dalla povertà.<ref group="fonte">Aforisma del 1923; Archivio Einstein 36-591.</ref> (p. 82) *Mi sento talmente parte di tutto ciò che vive che non m'importano per niente l'inizio e la fine dell'esistenza concreta di una singola persona in questo flusso eterno.<ref group="fonte">Da una lettera a Hedwig Born, moglie di [[Max Born]], 18 aprile 1920; Archivio Einstein 31-475; citato in ''Helle Zeit, Dunkle Zeit: In Memoriam Albert Einstein'', a cura di Carl Seelig, Europa Verlag, Zurigo, 1956, p. 36.</ref> (p. 86) *La nostra [[morte]] non è una fine se possiamo vivere nei nostri figli e nella giovane generazione. Perché essi sono noi: i nostri corpi non sono che le foglie appassite sull'albero della vita.<ref group="fonte">Da una lettera alla vedova di [[Heike Kamerlingh Onnes]], 25 febbraio 1926; Archivio Einstein 14-389.</ref> (p. 87) *A chi è piegato dall'età, la [[morte]] verrà come un sollievo. Lo sento molto fortemente ora che sono arrivato io stesso alla vecchiaia, e a considerare la morte come un vecchio debito che è giunto il momento di pagare. Ma istintivamente, facciamo di tutto per ritardare quest'ultimo adempimento. Così la natura si diverte a giocare con noi.<ref group="fonte">Da una lettera a un amico nel 1954 o 1955; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 616.</ref> (p. 88) *{{NDR|Ogni tentativo di liberare le grandi forze della materia}} è un po' come sparare agli uccelli di notte in un posto dove gli uccelli sono rarissimi.<ref group="fonte">Da una conferenza stampa del 1935; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 290.</ref> (p. 90) {{NDR|[[ultime parole famose]]}} *Non è degno di una grande nazione stare a guardare mentre piccoli paesi dalla grande cultura vengono distrutti con cinico disprezzo.<ref group="fonte">Da un messaggio a un raduno per la pace al [[Madison Square Garden]], New York, 5 aprile 1938; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 279.</ref> (p. 91) *La forza organizzata si può combattere soltanto con la forza organizzata. Per quanto ciò mi dispiaccia moltissimo, non c'è altro modo.<ref group="fonte">Da una lettera a uno studente pacifista, 14 luglio 1941; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 319.</ref> (p. 91) *Finché ci saranno gli uomini, ci saranno le [[guerra|guerre]].<ref group="fonte">Da una lettera a [[Philippe Halsmann]], 1947.</ref> (p. 94) *Se ha successo {{NDR|il tentativo di produrre una [[bomba all'idrogeno]]}}, l'avvelenamento radioattivo dell'atmosfera e quindi la distruzione di qualsiasi vita sulla terra rientrerà nell'ambito di ciò che è tecnicamente fattibile.<ref group="fonte">Da una trasmissione televisiva di [[Eleonor Roosevelt]], 13 febbraio 1950; ristampato in ''Ideas and Opinions'', Crown, New York, 1954, pp. 159-161.</ref> (p. 95) *Dal mio punto di vista, uccidere in [[guerra]] non è affatto meglio che commettere un banale assassinio.<ref group="fonte">Citato nella rivista giapponese ''Kaizo'', autunno 1952.</ref> (p. 95) *Ho fatto un errore, nella vita, quando ho firmato quella lettera {{NDR|''[[Lettera Einstein-Szilárd]]''}} al presidente [[Franklin Delano Roosevelt|Roosevelt]] chiedendo che venisse costruita la bomba atomica. Ma forse mi si potrà perdonare: infatti tutti noi eravamo convinti che fosse altamente probabile che i tedeschi riuscissero a costruirla, e a usarla per diventare la razza padrona.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Linus Pauling]], ricopiata dal proprio diario; citato nell'''A&E Television Einstein Biography'', VPI International, 1991; citato anche da Ted Morgan in ''FDR'', Simon and Schuster, New York, 1985.</ref> (p. 97) *Chi ha cari i valori della [[cultura]] non può non essere pacifista.<ref group="fonte">Da un manuale sul pacifismo, ''Die Friedensbewegung'', 1922.</ref> (p. 98) *Il mio [[pacifismo]] è un sentimento istintivo, un sentimento che mi abita perché l'omicidio è ripugnante. Non nasce da una teoria intellettualistica, ma da un profondo orrore per ogni forma di odio e di crudeltà.<ref group="fonte">A Paul Hutchinson, direttore del ''Christian Century'', luglio 1929; citato in ''Einstein on Peace'', a cura di Otto Nathan e Heinz Norden, Simon and Schuster, New York, 1960, p. 98.</ref> (p. 99) *Non sono mai stato [[comunismo|comunista]], ma se lo fossi stato non me ne vergognerei.<ref group="fonte">Da una lettera a Lydia B. Hewes, 10 luglio 1950; Archivio Einstein 59-984.</ref> (p. 105) *Tutto è determinato [...] da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Lo è per l'insetto come per le stelle. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile.<ref group="fonte">Dal ''Saturday Evening post'', 26 ottobre 1929; citato in Ronald W. Clark, ''Einstein: The Life and Times'', Cromwell, New York, 1971, pp. 346-347.</ref> (p. 110) *Credo nel [[Dio]] di [[Baruch Spinoza|Spinoza]] che si rivela nell'armonia di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si occupa del destino e delle azioni degli esseri umani.<ref group="fonte">Da un telegramma a un giornale ebraico, 1929.</ref> (p. 110) *Esiterei a dire che saranno la [[filosofia]] e la ragione a guidare le azioni umane in un futuro prevedibile; comunque rimarranno, come sempre un bellissimo santuario per gli eletti.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Benedetto Croce]], 7 giugno 1944; Archivio Einstein 34-075; citato in [[Abraham Pais]], ''Einstein Lived Here'', Oxford University Press, Oxford, 1982, p. 122.</ref> (p. 116) *Leggo spesso la [[Bibbia]], ma il suo testo originale mi è rimasto inaccessibile.<ref>Riferito al fatto che non conosceva l'ebraico. {{Cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 116.</ref><ref group="fonte">Da una lettera a H. Friedmann, 2 settembre 1945.</ref> (p. 116) *Non cerco di immaginare un [[Dio]]; mi basta guardare con stupore e ammirazione la struttura del mondo, per quanto essa si lascia cogliere dai nostri sensi inadeguati.<ref group="fonte">Da una lettera a S. Flesch, 19 aprile 1954; Archivio Einstein 30-1154.</ref> (p. 119) *Senza un contatto con la scienza l'[[epistemologia]] diventa uno schema vuoto. La scienza senza epistemologia, se pure la si può concepire, è primitiva e confusa.<ref group="fonte">Da ''Reply to Criticism''; in ''Albert Einstein: Philosopher-Scientist'', a cura di Paul Schilpp, Library of Living Philosophers, Evanston, 1949, p. 684.</ref> (p. 120) *Non è come se tutta la [[filosofia]] fosse scritta con il miele? A prima vista, sembra chiara, ma quando la si guarda di nuovo, è scomparsa e resta solo la pappa.<ref group="fonte">Citato in Ilse Rosenthal-Schneider, ''Reality and Scientific Truth'', Wayne State University Press, Detroit, 1980, p. 90.</ref> (p. 120) *La mia [[religione]] consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore e infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre menti fragili e deboli. Ecco la mia idea di [[Dio]], la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità suprema che si rivela nell'universo incomprensibile.<ref group="fonte">Citato nel necrologio del ''New York Times'', 19 aprile 1955.</ref> (p. 121) *Più la teoria dei [[Meccanica quantistica|quanti]] ha successo e più sembra una sciocchezza.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Heinrich Zangger]], 20 maggio 1912.</ref> (p. 123) *In tal caso mi spiacerebbe proprio per il buon Dio: la teoria è giusta!<ref>In risposta alla domanda di uno studente su cosa avrebbe detto se la teoria della relatività generale non fosse stata confermata dalle misurazioni astronomiche. {{cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 124.</ref><ref group="fonte">Nel 1919, Archivio Einstein 33-257.</ref> (p. 124) *Il Signore è sottile, ma non malizioso.<ref>Einstein era a Princeton per una serie di conferenze e aveva sentito dire che un risultato sperimentale (poi rivelatosi sbagliato) contraddiceva la sua teoria gravitazionale. La frase è stata variamente interpretata per alcuni significa che la natura, con quel suo essere sottile, nasconde i propri segreti; per altri che la natura può giocare brutti scherzi ma non bara. La frase è stata poi incisa sul caminetto del salotto della facoltà di fisica. {{cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 125.</ref><ref group="fonte">Da una battuta rivolta a Oscar Veblen alla Princeton University nel maggio 1921.</ref> (p. 125) :''Raffiniert ist der Herr Gott, aber boshaft ist Er nicht.'' *La [[natura]] nasconde i propri segreti perché è sublime, non perché imbroglia.<ref group="fonte">Aforisma scritto a mano in tedesco; citato in [[Philipp Frank]], ''Einstein: His Life and Times'', Knopf, New York, 1947, p. 190.</ref> (p. 126) *Ero seduto nell'Ufficio brevetti a Berna quando all'improvviso mi ritrovai a pensare: se una persona cade liberamente, non avverte il proprio peso. Sobbalzai. Questo pensiero semplice mi colpì profondamente e mi spinse verso una teoria della gravitazione.<ref group="fonte">Dalla Conferenza di Kyoto; citato in J. Ishiwara, ''Einstein Koen-Roku'', Tokyo, 1977.</ref> (p. 126) *Lo [[scienziato]] trova la sua ricompensa in ciò che [[Henri Poincaré]] chiama la gioia della comprensione, e non nelle possibilità applicative delle sue scoperte.<ref group="fonte">Dall'epilogo a [[Max Planck]], ''Where Is Science Going?'', Norton, New York, 1932, p. 211.</ref> (p. 128) *Ho imparato una cosa nella mia lunga vita, e cioè che rispetto alla realtà tutta la nostra [[scienza]] è primitiva e infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo.<ref group="fonte">Citato in [[Banesh Hoffmann]], ''Albert Einstein: Creator and Rebel'', Viking, New York, 1972, p. V.</ref> (p. 136) *Dalla teoria della relatività consegue che la massa e l'energia sono entrambe manifestazioni diverse di una stessa cosa, una visione abbastanza insolita per la persona media. Inoltre, ''[[E=mc²|E = mc<sup>2</sup>]]'' in cui l'energia è uguale alla massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato, ha mostrato che una piccolissima quantità di massa può convertita in una grandissima quantità di energia... cioè che la massa e l'energia sono di fatto equivalenti.<ref group="fonte">Letto in pubblico, filmato ed inserito nel film su Einstein prodotto dalla Nova Television, 1979. [https://history.aip.org/history/exhibits/einstein/sound/voice1.mp3 Audio originale] disponibile su ''History.aip.org''.</ref> (p. 137) *I bambini non danno retta all'esperienza dei genitori e le nazioni ignorano la storia. Le brutte [[lezione|lezioni]] vanno sempre imparate da capo.<ref group="fonte">Aforisma scritto il 12 ottobre 1923; Archivio Einstein 36-589.</ref> (p. 138) *Non si può insegnare a un [[gatto]] a non cacciare gli uccellini.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Florence Schneller]], 9 marzo 1936; Archivio Einstein 51-756.</ref> (p. 139) *La paura o la stupidità sono sempre state alla base della maggior parte delle azioni umane.<ref group="fonte">Dalla lettera a E. Mulder, aprile 1954; Archivio Einstein 60-609.</ref> (p. 140) *Se non c'è un prezzo da pagare, allora non ha valore.<ref group="fonte">Aforisma scritto il 20 giugno 1927; Archivio Einstein 36-582.</ref> (p. 141) *Soltanto una [[vita]] vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere.<ref group="fonte">Dalla risposta alla domanda dei redattori di ''Youth'', citato nel ''New York Times'', 20 giugno 1932.</ref> (p. 141) *Una [[vita]] che miri principalmente a soddisfare i desideri personali conduce prima o poi a un'amara [[delusione]].<ref group="fonte">Da una lettera a L. Lee, 16 gennaio 1954.</ref> (p. 142) *L'[[amore]] porta molta felicità, molto più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore.<ref group="fonte">Da una lettera a Marie Winteler, 21 aprile 1986.</ref> (p. 145) *Sono convinto che alcune attività politiche e sociali delle organizzazioni cattoliche siano pregiudizievoli e perfino pericolose per la comunità nel suo insieme, qui e ovunque. Citerò soltanto la lotta contro il controllo delle nascite in un'epoca in cui la [[sovrappopolazione]] è diventata in vari paesi una seria minaccia alla salute della gente e un grave ostacolo a ogni tentativo di organizzare la pace sul pianeta.<ref group="fonte">Nel 1954 a un lettore del ''Brooklyn Tablet'', che si domandava se l'opinione di Einstein su questo tema fosse citata correttamente.</ref> (p. 148) *Non fate mai nulla contro la vostra [[coscienza morale|coscienza]], anche se è lo Stato a chiedervelo.<ref group="fonte">Citato nel necrologio della ''Saturday Review'', 30 aprile 1955.</ref> (p. 148) *La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La [[curiosità]] esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità.<ref group="fonte">Archivio Einstein 38-228.</ref> (p. 149) *La [[curiosità]] è una piantina delicata che, a parte gli stimoli, ha bisogno soprattutto di libertà.<ref group="fonte">Da un ricordo personale di William Miller citato in ''Life'', 2 maggio 1955.</ref> (p. 149) *Quando le donne stanno a casa, si attaccano ai loro mobili [...] continuano a spostarli e a risistemarli. Quando viaggio con una donna, sono l'unico mobile di cui dispone e per tutto il giorno non riesce a impedirsi di spostarmi e di sistemarmi qualcosa.<ref group="fonte">Citato in [[Philipp Frank]], ''Einstein: His Life and Times'', Knopf, New York, 1947, p. 126.</ref> (p. 150) *Mi fa orrore quando una bella [[intelligenza]] è abbinata a una personalità ripugnante.<ref group="fonte">Da una lettera a Jakob Laub, 19 maggio 1909.</ref> (p. 152) *Tutte le grandi conquiste scientifiche nascono dalla conoscenza intuitiva, vale a dire da [[Assioma|assiomi]] a partire dai quali si fanno delle deduzioni [...]. L'[[intuizione]] è la condizione necessaria per la scoperta di questi assiomi.<ref group="fonte">Nel 1920; citato in Alexander Moszowski, ''Conversation with Einstein'', Horizon Press, New York, 1970, p. 180.</ref> (p. 153) *Ho sempre amato la [[solitudine]], una caratteristica che tende ad accentuarsi con l'età.<ref group="fonte">Da una lettera a E. Marangoni, 1° ottobre 1952; Archivio Einstein 60-406.</ref> (p. 153) *La [[senilità|vecchiaia]] ha i suoi momenti belli.<ref group="fonte">A Margot Einstein; citato in Jamie Sayen, ''Einstein in America'', Crown, New York, 1985, p. 298.</ref> (p. 154) *Il [[matrimonio]] è il tentativo fallimentare di trasformare un caso in qualcosa di duraturo.<ref group="fonte">Citato da [[Otto Nathan]], 10 aprile 1982 in un'intervista pubblicata in Jamie Sayen, ''Einstein in America'', Crown, New York, 1985, p. 80.</ref> (p. 157) *Il [[matrimonio]] non è altro che una schiavitù travestita da civiltà.<ref group="fonte" name=einhaus>Citato anche in Michael Grüning, ''Ein Haus für Albert Einstein'', Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 159.</ref> (p. 157) *Il [[matrimonio]] fa sì che due persone si trattino come oggetti di proprietà e non più come esseri umani liberi.<ref group="fonte" name=einhaus/> (p. 157) *{{NDR|Sul [[proibizionismo]]}} Non bevo, quindi per me fa lo stesso.<ref group="fonte">Durante una conferenza stampa all'arrivo a New York, 1930; incluso nell'''A&E Television Einstein Biography'', VPI International 1991 e nel film su Einstein prodotto da Nova Television, 1979.</ref> (p. 162) *Ho sempre mangiato la [[carne]] con un pizzico di cattiva coscienza.<ref group="fonte">Agosto 1953; Archivio Einstein 60-058.</ref> (p. 165) *È difficile sapere cosa sia la [[verità e bugia|verità]], ma a volte è molto facile riconoscere una [[verità e bugia|falsità]].<ref group="fonte">Da una lettera a Jeremiah McGuire, 24 ottobre 1953; Archivio Einstein 60-483.</ref> (p. 166) {{int|Aggiunte nelle successive edizioni della versione in lingua inglese|Da ''Ultimate Quotable Einstein'', 2010|h=4}} [[File:Albert Einstein and Charlie Chaplin - 1931.jpg|thumb|«''Persino Chaplin mi guarda come se fossi una specie di creatura esotica e non sapesse che fare con me. Nella mia stanza si è comportato come se l'avessero portato in un tempio.''»]] *Persino [[Charlie Chaplin|Chaplin]] mi guarda come se fossi una specie di creatura esotica e non sapesse che fare con me. Nella mia stanza si è comportato come se l'avessero portato in un tempio. (1931?)<ref group="fonte" name=laRepubblica/> :''Even Chaplin looks at me like I'm some kind of exotic creature and doesn't know what to make of me. In my room he acted as if he were being brought into a temple.''<ref group="fonte">{{en}} Ricordato da [[Konrad Wachsmann]]; citato in Michael Grüning, ''Ein Haus für Albert Einstein'', Verlag der Nation, Berlino, 1990, p. 145.</ref> (p. 116) *[[Immanuel Kant|Kant]] è una specie di autostrada con tante, tante pietre miliari. Poi arrivano tutti i cagnolini e ognuno deposita il suo contributo alle pietre miliari.<ref group="fonte" name=laRepubblica/> :''Kant is sort of a highway with lots and lots of milestones. Then all the little dogs come and each deposits his contribution at the milestones.''<ref group="fonte">{{en}} Frase detta a [[Ilse Rosenthal-Schneider]], 15 settembre 1919.</ref> (p. 129) *La [[sfortuna]] si adatta incommensurabilmente bene al genere umano: meglio del successo.<ref group="fonte" name=laRepubblica>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/12/16/chaplin-mi-guarda-come-fossi-una-bestia.html Chaplin mi guarda come se fossi una bestia rara]'', ''la Repubblica'', 16 dicembre 2010.</ref> :''Misfortune suits minkind immeasurably better than success.''<ref group="fonte">{{en}} Da una lettera a [[Heinrich Zangger]], 24 dicembre 1909.</ref> (p. 174) *Le [[persona|persone]] sono come le [[bicicletta|biciclette]]: riescono a mantenere l'equilibrio solo se continuano a muoversi.<ref group="fonte" name=laRepubblica/> :''People are like bicycles. They can keep their balance only as long as they keep moving.''<ref group="fonte">{{en}} Da una lettera al figlio [[Eduard Einstein]], 5 febbraio 1930; Archivio Einstein 75-590.</ref> (p. 176) *L'uomo è nato per odiare in misura quasi maggiore d'amare: e l'[[odio]] non si stanca di afferrare qualsiasi situazione disponibile.<ref group="fonte" name=laRepubblica/> :''Man is born to hate in almost higher measure than to love, and hate does not tire in taking grasp of any aviable situation.''<ref group="fonte">{{en}} Da una lettera a [[Hans Muesham]], 3 aprile 1946; Archivio Einstein 38-352.</ref> (p. 183) *Bisogna spartire il proprio tempo tra la politica e le equazioni. Ma per me, le nostre [[equazione|equazioni]] sono molto più importanti, perché la politica è per il presente, ma le nostre equazioni sono per l'eternità.<ref group="fonte">{{cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 108.</ref><ref group="fonte">{{cfr}} AA.VV., ''Il libro della matematica'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2020, p. 30. ISBN 9788858025857</ref> :''One must divide one's time between politics and equations. But our equations are much more important to me, because politics is for the present, while our equations are for eternity.''<ref group="fonte">{{de}} Citato in E. Strauss, ''Assistant bei Albert Einstein'' in ''Helle Zeit, Dunkle Zeit: In Memoriam Albert Einstein'', a cura di Carl Seelig, Europa Verlag, Zurigo, 1956, p. 71.</ref> (p. 308) *{{Ancora|veg|Benché sia stato impedito da circostanze esterne ad osservare una dieta strettamente [[vegetarianismo|vegetariana]], sono stato a lungo un aderente alla causa in linea di principio. Oltre a concordare con gli obiettivi del vegetarianismo per ragioni estetiche e morali, è mia opinione che uno stile di vita vegetariano, per il suo effetto puramente fisico sul temperamento umano, avrebbe la più benefica influenza sulle sorti dell'umanità.}} :''Although I have been prevented by outward circumstances from observing a strictly vegetarian diet, I have long been an adherent to the cause in principle. Besides agreeing with the aims of vegetarianism for aesthetic and moral reasons, it is my view that a vegetarian manner of living by its purely physical effect on the human temperament would most beneficially influence the lot of mankind.''<ref group="fonte">{{en}} 27 dicembre 1930, Archivio Einstein 46-756; 2011.</ref> (p. 453) *Dunque sto vivendo senza grassi, senza carne, senza pesce, ma in questo modo mi sento proprio bene. A me pare sempre che l'uomo non sia nato per essere un carnivoro. :''So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore.''<ref group="fonte">{{en}} 30 marzo 1954, Archivio Einstein 38-435; 2011.</ref> (p. 454) ===''Einstein on Politics''=== *La guerra è vinta, ma la pace no. Le grandi potenze, unite nei combattimenti, sono ora divise nella costruzione della pace. Al mondo era stata promessa la libertà dalla paura, ma in realtà la paura è cresciuta enormemente dalla fine della guerra. Al mondo era stata promessa la libertà dalla miseria, ma gran parte del mondo si trova ad affrontare la fame mentre altri vivono in abbondanza. :''The war is won, but the peace is not. The great powers, united in fighting, are now divided over the peace settlements.''<ref group="fonte" name=CCLXXIII/> ''The world was promised freedom from fear, but in fact fear has increased tremendously since the termination of the war. The world was promised freedom from want, but large parts of the world are faced with starvation while others are living in abundance.''<ref group="fonte">Da ''The War is Won, but the Peace is Not'', 10 dicembre 1945.</ref> (p. 382) *Molte persone hanno indagato su un mio recente messaggio secondo cui "{{Ancora|Problema1|un nuovo tipo di pensiero è essenziale se l'umanità vuole sopravvivere}}." [...] {{Ancora|Problema2|Il pensiero e i metodi passati non hanno impedito le guerre mondiali. Il pensiero futuro ''deve'' prevenire le guerre}}. :''Many persons have inquired concerning a recent message of mine that "a new type of thinking is essential if mankind is to survive and move to higher levels."'' [...] ''Past thinking and methods did not prevent world wars. Future thinking ''must'' prevent wars.''<ref group="fonte">Da ''The real problem is in the hearts of men'', ''New York Times Magazine'', 23 giugno 1946.</ref><ref group="fonte" name=CCLXXIII>{{Cfr}} ''The Ultimate Quotable Einstein'', [https://books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA273 pp. 273].</ref> (p. 383) *Rendo onore a [[Lenin]] come uomo che ha interamente sacrificato se stesso e dedicato tutte le proprie energie alla realizzazione della giustizia sociale. Non considero i suoi metodi raccomandabili, ma una cosa è certa: uomini come lui sono i guardiani e i rinnovatori della coscienza dell'umanità. :''In Lenin I honor a man, who in total sacrifice of his own person has committed his entire energy to realizing social justice. I do not find his methods advisable. One thing is certain, however: men like him are the guardians and renewers'' [Erneuerer] ''of mankind's conscience.''<ref group="fonte">{{en}} Dal discorso per il quinto anniversario della morte di Lenin, 6 gennaio 1929; ; Archivio Einstein 47-471; citato in ''Einstein on Politics'', Princeton University Press, 2013, [https://www.google.it/books/edition/Einstein_on_Politics/_X1dAAAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=%22In+Lenin+I+honor+a+man,+who+in+total+sacrifice+of+his+own+person+has+committed+his+entire+energy%22&pg=PA413&printsec=frontcover p. 413]. ISBN 9781400848287</ref> *Senza la Russia {{NDR|l'[[Unione Sovietica]]}}, questi segugi tedeschi {{NDR|la [[Germania nazista]]}} avrebbero raggiunto i loro scopi o, in ogni caso, ci sarebbero andati vicini. [...] Noi e tutti i nostri figli abbiamo un enorme debito di gratitudine nei confronti del popolo russo che ha pagato la sua vittoria con perdite innumerevoli e sofferenze enormi. [...] Il modo in cui la Russia ha condotto la guerra ha reso evidenti i suoi grandi successi in tutti i campi industriali e tecnici. [...] Nel sacrificio e nell'esemplare abnegazione di tutti, vedo la prova di una determinazione generale a difendere ciò che hanno conquistato. [...] In Russia, l'uguaglianza di tutti i popoli e di tutte i gruppi culturali non è solo parole, ma è praticata realmente. :[...] ''without Russia, the German bloodhounds would have already achieved their goal, or would achieve it very soon.'' [...] ''we and our children owe a great debt of gratitude to the Russian people for having experienced such immense losses and suffering.'' [...] ''[Russia's] conduct the war has made obvious her great achievements in all industrial and technical fields.'' [...] ''and in the limitless sacrifice and exemplary self-denial of every single individual, I see proof of a strong and universal will to defend what they have won.'' [...] ''In Russia the equality of all national and cultural groups is not merely nominal but is actually practiced.''<ref group="fonte">{{en}} Dal discorso al Consiglio Ebreo per il sostegno alla guerra Russa, 25 ottobre 1942.</ref> (pp. 453-454) ===Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein: {{small|la sua vita, il suo universo}}''=== *Il primo articolo {{NDR|''[[Albert Einstein/Articoli scientifici#Un punto di vista euristico relativo alla generazione e alla trasformazione della luce|Un punto di vista euristico...]]''}} ha per oggetto la radiazione e le proprietà energetiche della luce ed è decisamente rivoluzionario.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Conrad Habicht]], 18 o 25 maggio 1905.</ref> (p. 7) *Le cose veramente [[originalità|originali]] si inventano soltanto quando si è giovani, poi si diventa più esperti, più famosi... e più ''stupidi''.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Heinrich Zangger]], 6 dicembre 1917.</ref> (p. 305) *{{NDR|Riferito alla [[meccanica quantistica]]}} Quest'orgia impregnata di epistemologia dovrebbe esaurirsi. Ma senza dubbio sorridi di me e pensi che, dopotutto, molte giovani mignotte diventano vecchie bigotte, e che più di un giovane rivoluzionario diventa un vecchio reazionario.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Erwin Schrödinger]], 19 giugno 1935, Archivio Einstein 22-47.</ref> (p. 438) *Il tuo gatto {{NDR|[[paradosso del gatto di Schrödinger]]}} dimostra che siamo in completo accordo sulla tua valutazione del carattere della teoria attuale. Una funzione psi che contiene tanto il gatto vivo quanto il gatto morto non può certo essere considerata una descrizione di uno stato di cose reale.<ref>L'articolo di Schrödinger non era stato ancora pubblicato (29 novembre 1935), ma il fisico austriaco aveva esposto la sua argomentazione in una lettera ad Einstein del 19 agosto 1935. {{Cfr}} [[Walter Isaacson]], ''Einstein: la sua vita, il suo universo'', nota a p. 603.</ref><ref group="fonte">Da una lettera a [[Erwin Schrödinger]], 4 settembre 1935, Archivio Einstein 22-53.</ref> (p. 442) *I fisici contemporanei in qualche modo credono che la teoria quantistica fornisca una descrizione della realtà, e per di più una descrizione ''completa''. Questa interpretazione è, però, confutata nel modo più elegante dal tuo sistema di atomo radioattivo + contatore Geiger + amplificatore + carica esplosiva + gatto in una scatola, in cui la funzione psi del sistema contiene il gatto sia vivo che fatto a pezzi.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Erwin Schrödinger]], 22 dicembre 1950, Archivio Einstein 22-174.</ref> (p. 442) *Breve è questa esistenza, come una visita fugace in una casa sconosciuta. La via da seguire è scarsamente rischiarata dal lume tremolante della coscienza.<ref group="fonte">Dall'elogio funebre di [[Rudolf Ladenburg]], 1° aprile 1952, Archivio Einstein 5-160.</ref> (p. 516) *La cosa strana dell'[[invecchiamento|invecchiare]] è che l'intima identificazione con il qui e ora si va lentamente perdendo. Ci si sente trasposti nell'infinito, più o meno soli.<ref group="fonte">Da una lettera alla regina madre Elisabetta del Belgio, 12 gennaio 1953, Archivio Einstein 32-405.</ref> (pp. 516-517) {{Int|Dall'intervista di [[George Sylvester Viereck]], ''What Life Means to Einstein'', 26 ottobre 1929|Pubblicata su ''The Saturday Evening Post'', p. 17 e successivamente in ''Glimpses of the Great'', Duckworth, 1930, pp. 372-373; tradotta in ''Einstein: la sua vita, il suo universo'', p. 373.|h=4}} *Il [[nazionalismo]] è una malattia infantile, il morbillo del genere umano.<ref group="fonte">Citato in ''Il lato umano'', p. 37 e in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 102.</ref> *Nessuno può leggere i [[Vangelo|Vangeli]] senza avvertire la presenza reale di [[Gesù]]. La sua personalità pulsa in ogni parola. Nessun mito è così pieno di vita. *{{NDR|«Lei crede in Dio?»}} Non sono un [[ateismo|ateo]]. Il problema è troppo vasto per le nostre menti limitate. Siamo nella posizione di un bimbetto che entra in un'immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Ma non sa come. Non capisce le lingue in cui sono scritti. Intuisce indistintamente un ordine misterioso nella disposizione dei libri, ma non sa quale sia. Questo, mi sembra, è l'atteggiamento anche del più intelligente degli esseri umani verso [[Dio]]. Vediamo un universo meravigliosamente organizzato che obbedisce a certe leggi, ma comprendiamo solo indistintamente queste leggi. *Sono un determinista. Non credo nel libero arbitrio. Gli ebrei credono nel libero arbitrio. Credono che l'uomo decida della propria vita. Io respingo questa dottrina. Per questo aspetto non sono ebreo. *Sono affascinato dal panteismo di [[Baruch Spinoza|Spinoza]], ma ammiro ancor di più il suo contributo al pensiero moderno perché è il primo filosofo ad aver trattato corpo e anima come un tutt'uno, e non come due cose separate. *L'[[immaginazione]] è più importante della [[conoscenza]]. La conoscenza è limitata; l'immaginazione racchiude il mondo.<ref>Rispondendo alla domanda: «''Do you trust more to your imagination than to your knowledge?''» («Ti fidi più della tua immaginazione che della tua conoscenza?» {{Cfr}} ''The Ultimate Quotable Einstein'', [https://books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA12 p. 12].</ref><ref>Citato nell'episodio 2 della prima stagione di ''[[Criminal Minds]]''.</ref><ref group="fonte" name=palaz>Citato in ''[http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/einstein-lha-detto-veramente Einstein l'ha detto veramente?]'', ''PalazzoEsposizioni.it''.</ref> ===Attribuite=== *Ci sono solo due modi di vivere la propria vita: uno come se niente fosse un [[miracolo]]; l'altro come se tutto fosse un miracolo.<ref group="fonte">Citato in Michael J. Gelb, ''Il Genio che c'è in te''.</ref> :''There are only two ways to live your life. One is as though nothing is a miracle. The other is as though everything is.''<ref group="fonte">{{en}} Citato da [[Gilbert Fowler White]] in ''Journal of France and Germany'' (1942–1944); citato in Robert E. Hinshaw, ''Living with Nature's Extremes: The Life of Gilbert Fowler White'', Big Earth Publishing, 2006, [https://books.google.it/books?id=_2qfZRp9SeEC&lpg=PP1&pg=PA62 p. 62]. ISBN 1555663885</ref> ::[[Gilbert Fowler White]] citò questa frase senza tuttavia specificare l'occasione in cui Einstein l'avrebbe pronunciata. *Descrivere ogni cosa in modo scientifico sarebbe possibile, ma assurdo. Non avrebbe senso, sarebbe come descrivere una sinfonia di [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] in base alla variazione della pressione dell'onda.<ref name=Curiosoattribuiti>Queste citazioni sono incluse nella sezione "''Attribuiti a Einstein''" del libro ''Pensieri di un uomo curioso''. La stessa curatrice del libro, Alice Calaprice, in ''Introduzione e ringraziamenti'' scrive: «Di alcune citazioni non sono riuscita a rintracciare la fonte sebbene io stessa, o le persone che si sono rivolte a me per saperne di più, abbiamo letto o sentito dire che erano di Einstein. Le ho raccolte alla fine del volume sotto il titolo di ''Attribuiti a Einstein''; spero che i lettori mi sappiano indirizzare ai documenti giusti.»</ref><ref group="fonte">Citato in Max Born, ''Physik im Wandel Meiner Zeit'', Vieweg, Braunschweig, Germania, 1966; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 170.</ref><br />Come si può mettere [[Sinfonia n. 9 (Beethoven)|la ''Nona'' di Beethoven]] in un diagramma cartesiano? Ci sono delle realtà che non sono quantificabili. L'[[universo]] non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto.<ref group="fonte">Citato in [[Mario Canciani]], ''Vita da prete'', Mondadori, Milano, 1991, p. 94. ISBN 88-04-34449-0</ref> *I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di consapevolezza che li ha creati.<ref>Citato in Federico Renzo Grayeb, ''Il leader consapevole'', a cura di Patrizia Fogheri, FrancoAngeli, 2014, [https://books.google.it/books?id=JqD9CQAAQBAJ&pg=PA28 p. 28]. ISBN 8891703494</ref> :''The significant problems we face cannot be solved at the same level of thinking we were at when we created them''.<ref name=tuqe/> ::In ''The New Quotable Einstein'', la curatrice Alice Calaprice suggerisce che questa frase attribuita ad Einstein potrebbe essere una parafrasi di due citazioni tratte da un articolo del 1946: «[[#Problema1|Un nuovo tipo di pensiero è essenziale se l'umanità vuole sopravvivere]]» e «[[#Problema2|il pensiero e i metodi passati non hanno impedito le guerre mondiali. Il pensiero futuro ''deve'' prevenire le guerre]]».<ref group="fonte" name=CDLXXVI>{{Cfr}} ''The Ultimate Quotable Einstein'', [https://books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA476 pp. 476-477].</ref> *Non m'è riuscito di leggerlo: il cervello umano non è complesso fino a questo punto.<ref group="fonte" name=eco>Dal commento a un libro di [[Franz Kafka]]; citato in [[Umberto Eco]], ''Sei passeggiate nei boschi narrativi'', Saggi Tascabili Bompiani, 1995, pp. 5-6.</ref> :Einstein avrebbe pronunciato questa frase restituendo a [[Thomas Mann]] un libro di [[Franz Kafka]] che gli era stato prestato. L'aneddoto venne riportato da [[Alfred Kazin]].<ref group="fonte" name=eco/> *Quando un uomo siede due ore in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà che siano passate due ore. Questa è la relatività. :''When you sit with a nice girl for two hours you think it's only a minute, but when you sit on a hot stove for a minute you think it's two hours. That's relativity.'' ::L'aneddoto venne pubblicato per la prima volta sul ''New York Times'' nel marzo del 1929: Einstein in quell'occasione avrebbe detto alla sua segretaria di rispondere così agli intervistatori ansiosi di sapere cosa fosse la relatività. Da allora l'aneddoto è stato riproposto in diverse varianti. Tuttavia la fonte è indiretta, e data e occasione non sono note.<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2014/11/24/hot-stove/ Relativity: A Hot Stove and A Pretty Girl]'', ''QuoteInvestigator.com'', 24 novembre 2014.</ref> *Se non posso disegnarlo, non posso capirlo. :''If I cannot picture it, I cannot understand it.''<ref group="fonte">{{en}} Citato in Ian Watson, ''Hydrology: An Environmental Approach'', CRC Press, 1993, sezione C, [https://books.google.it/books?id=08STcsKc6A4C&lpg=PP1&pg=PA137 p. 137]. ISBN 1566700876</ref> ::La citazione venne attribuita ad Einstein da [[John Archibald Wheeler]], ma non sono note le circostanze in cui lo scienziato avrebbe pronunciato tale frase.<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://www.scientificamerican.com/article/pioneering-physicist-john-wheeler-dies/ Pioneering Physicist John Wheeler Dies at 96]'', ''Scientific American.com'', 14 aprile 2008.</ref> *Se non sai spiegarlo a un bambino di sei anni, non l'hai capito neanche tu. :''If you can't explain something to a six-year-old, you really don't understand it yourself''. ::Spesso attribuita a [[Richard Feynman]], forse basata su una citazione simile su come spiegare la scienza ad un barista di [[Ernest Rutherford]]. Ronald W. Clark, nel libro ''Einstein: His Life and Times'', 1972, p. 418, suggerisce che sia stato [[Louis de Broglie]] ad attribuire una frase simile ad Einstein<ref>''To de Broglie, Einstein revealed an instinctive reason for his inability to accept the purely statistical interpretation of wave mechanics. It was a reason which linked him with Rutherford, who used to state that "it should be possible to explain the laws of physics to a barmaid." Einstein, having a final discussion with de Broglie on the platform of the Gare du Nord in Paris, whence they had traveled from Brussels to attend the Fresnel centenary celebrations, said "that all physical theories, their mathematical expressions apart ought to lend themselves to so simple a description 'that even a child could understand them.''</ref>, tratta dal libro di de Broglie ''New Perspectives in Physics'', 1962, p. 184. *Solo due cose sono [[infinito|infinite]], l'[[universo]] e la [[stupidità]] umana, e non sono sicuro della prima.<ref group="fonte">Citato in Matteo Molinari, ''Le formiche e le cicale'', Kowalski Editore IT, 2003, p. [http://books.google.it/books?id=z9bOw1eEQcoC&pg=PA117 p. 117]. ISBN 88-7496-603-2</ref> :''Two things are infinite, as far as we know – the universe and human stupidity.'' (1947) :''Two things are infinite: the universe and human stupidity.'' (1969) :''Two things are infinite, the universe and human stupidity, and I am not yet completely sure about the universe.'' (1969) ::Lo psicoterapeuta [[Fritz Perls]] nel libro ''Ego, Hunger, and Aggression: a Revision of Freud's Theory and Method'' (1947) attribuì la prima versione della citazione in lingua inglese ad un "grande astronomo" non meglio precisato, scrivendo poi nella frase successiva del paragrafo «Einstein ha dimostrato che l'universo è limitato» («''Einstein has proved that the universe is limited''»). Nel libro ''Gestalt Therapy Verbatim'' (1969) lo stesso Perls attribuì una versione più breve della frase (la seconda riportata) ad Einstein: lo scienziato l'avrebbe pronunciata nel corso di una conversazione con lo stesso Perls. Infine nel libro ''In and Out the Garbage Pail'' (1969), Perls attribuì ad Einstein la terza versione della citazione (quella più spesso citata anche in lingua italiana).<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2010/05/04/universe-einstein/#more-173 Two Things Are Infinite: the Universe and Human Stupidity]'', ''QuoteInvestigator.com'', 4 maggio 2010.</ref> [[File:Albert Einstein photo 1921.jpg|thumb|Albert Einstein nel 1921]] *Tutto dev'essere reso quanto più semplice possibile. Ma non più semplice di così. :''Everything should be made as simple as possible, but no simpler''. ::Ci sono diverse varianti della stessa frase; [https://quoteinvestigator.com/2011/05/13/einstein-simple/ Quote Investigator] ne fornisce un elenco. *Uno [[stomaco]] vuoto non è un buon consigliere politico.<ref name=Curiosoattribuiti/><ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 169.</ref> :''An empty stomach is not a good political advisor.'' ::La frase è impropriamente ricavata da una citazione tratta da ''[https://books.google.it/books?id=W2UoAQAAMAAJ Cosmic Religion, with Other Opinions and Aphorisms]'' (Covici-Friede, New York, 1931, p. 107): «''Reduced to a formula, one might say simply that an empty stomach is not a good political adviser. Unfortunately, the corollary also is true—namely, that better political insight has a hard time winning its way as long as there is little prospect of filling the stomach.''» («Riducendo il tutto a una formula, si potrebbe dire semplicemente che uno stomaco vuoto non è un buon consigliere politico. Sfortunatamente la logica conseguenza è anch'essa vera e cioè che finché c'è la minima possibilità di riempire lo stomaco, un miglior approccio politico difficilmente avrebbe la meglio»).<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://www.barrypopik.com/index.php/new_york_city/entry/an_empty_stomach_is_not_a_good_political_adviser "An empty stomach is not a good political adviser"]'', ''BarryPopik.com'', 9 giugno 2010.</ref> ===[[Citazioni errate|Errate]]=== *[[Follia]] è fare sempre la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi.<ref>Citato nella [[The Big Bang Theory (quarta stagione)|quarta stagione di ''The Big Bang Theory'']].</ref><ref group="fonte" name=palaz/> :''Insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results.'' ::La citazione viene spesso attribuita erroneamente ad Einstein e talvolta anche a [[Benjamin Franklin]] e [[Mark Twain]]. In realtà essa proviene da un [http://web.archive.org/web/20121202030403/http://www.amonymifoundation.org/uploads/NA_Approval_Form_Scan.pdf documento del 1981] (p. 11) dei [[w:Narcotici Anonimi|Narcotici Anonimi]].<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} Cara Santa Maria, ''[http://www.huffingtonpost.com/2011/12/20/insanity-definition_n_1159927.html Insanity: The Real Definition]'', ''Huffington Post.com'', 19 febbraio 2012.</ref> Molte fonti<ref group="fonte" name=CDLXXIV>{{Cfr}} ''The Ultimate Quotable Einstein'', [https://books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA474 p. 474].</ref> attribuiscono la citazione a [[Rita Mae Brown]], ma ella cita solamente la frase nel suo libro ''Sudden Death'', Bantam Books, New York, 1983, p. 68 *Il [[diritto internazionale]] esiste soltanto nei manuali di diritto internazionale.<ref group="fonte">Citato in ''[https://books.google.it/books?id=iJpFDwAAQBAJ&pg=PT150 Pensieri di un uomo curioso]'', Mondadori, 1a ed 1997, ultima ed. 2018, traduzione di Sylvie Coyaud</ref> :''International law exists only in textbooks on international law.'' ::La citazione, spesso attribuita ad Einstein, venne pronunciata in realtà da [[Ashley Montagu]] mentre intervistava lo scienziato.<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} Montagu, ''[https://www.cooperative-individualism.org/montagu-ashley_conversations-with-albert-einstein-1985.htm Conversations with Einstein]'', Science Digest, ristampato il luglio 1985 e ''The Ultimate Quotable Einstein'', Princeton University Press, 2010, [https://books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA473 p. 473]</ref> *L'interesse composto è l'ottava meraviglia del mondo. Chi lo capisce, guadagna; chi non lo capisce, paga.<ref group="fonte">Citato in AA.VV., ''Come funzionano i soldi'', traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2019, p. 209. ISBN 9788858025208</ref> :''Compound interest is the most powerful force in the universe. He who understands it, earns it; he who doesn't, pays it''. ::Con ogni probabilità è una falsa attribuzione, in quanto circolano varianti dal 1916, le prime delle quali non sono attribuite ad Einstein.<ref>Cfr. ''[http://quoteinvestigator.com/2011/10/31/compound-interest/ The Quote Investigator]''.</ref> *L'istruzione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto ciò che si era imparato a scuola.<ref group="fonte" name=palaz/> :Sebbene la citazione venga talvolta attribuita allo scienziato, Einstein nel suo saggio ''[[#Sull'istruzione|Sull'istruzione]]'' riporta la citazione attribuendola apertamente ad un anonimo, una persona «arguta» non meglio precisata.<ref group="fonte">{{Cfr}} ''Il mondo come io lo vedo'', p. 37 e ''The Ultimate Quotable Einstein'', [https://books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA473 p. 473].</ref> *La [[mente]] è come un paracadute. Funziona solo se si apre.<ref group="fonte">Citato in ''Focus Storia'', n. 63, gennaio 2012, p. 77.</ref> :La paternità di questa citazione è incerta: alcune fonti la attribuiscono a [[Thomas Dewar]], altre a [[James Dewar]]. Probabilmente l'ambiguità nasce dal fatto che i due hanno lo stesso cognome e sono vissuti in un periodo storico molto simile. La citazione è stata erroneamente attribuita anche ad Einstein e a [[Frank Zappa]], che appartengono ad un periodo storico successivo e hanno, con tutta probabilità, solamente citato la frase. *La realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente.<ref group="fonte">Citato in AA.VV., ''Il libro della scienza'', traduzione di Martina Dominici e Olga Amagliani, Gribaudo, 2018, p. 15. ISBN 9788858015001</ref> :La frase corretta è invece "Le persone come noi, che credono nella fisica, sanno che la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un'illusione ostinatamente persistente" (''People like us, who believe in physics, know that the distinction between past, present, and future is only a stubbornly persistent illusion''), tratta da una lettera alla famiglia di Michele Besso, marzo 1955, successiva alla morte di quest'ultimo, citata in Freeman Dyson, ''Disturbing the Universe'', 1979, Cap. 17, "A Distant Mirror", p. 193. *La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso.<ref group="fonte">Da ''I fondamenti della fisica teorica'', in ''Pensieri, idee, opinioni'', p. 97.</ref> :Einstein cita esplicitamente [[Gotthold Ephraim Lessing]]. *Le [[coincidenza|coincidenze]] sono il modo di Dio per rendersi anonimo.<ref group="fonte">Citato in Elena Puntaroli, ''Spirale delle emozioni (La): Espandi e colora con gioia la tua vita'', Anima Srl, 2014, [https://books.google.it/books?id=VEJoAwAAQBAJ&pg=RA2-PA95 p. 95]. ISBN 88-6365-242-2</ref> :Le prime attribuzioni note di questa citazione ad Albert Einstein risalgono al 2000, molti anni dopo la sua morte, e non vi è alcuna evidenza che la citazione sia stata ideata da lui.<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2015/04/20/coincidence/ Chance, Coincidence, Miracles, Pseudonyms, and God]'', ''QuoteInvestigator.com'', 20 aprile 2015.</ref> *Niente aumenterà le possibilità di sopravvivenza della vita sulla Terra quanto l'evoluzione verso un'alimentazione [[vegetarianismo|vegetariana]].<ref group="fonte">Citato in [[Umberto Veronesi]], ''Perché dobbiamo essere vegetariani'', in Umberto Veronesi e [[Mario Pappagallo]], ''Verso la scelta vegetariana: il tumore si previene anche a tavola'', Giunti Editore, 2011, p. 8. ISBN 978-88-09-76687-7</ref> :Nel libro ''Verso la scelta vegetariana'', [[Umberto Veronesi|Veronesi]] scrive che Einstein «si riporta abbia dichiarato» questa frase. Secondo la IVU (International Vegetarian Union), la frase inglese «''Nothing will'' [...] ''increase chances for survival of life on Earth as much as the evolution to a vegetarian diet''» risulta «completamente non verificata» e «sembra una cattiva traduzione dal tedesco» della frase di Einstein correttamente tradotta in inglese come «''a vegetarian manner of living by its purely physical effect on the human temperament would most beneficially influence the lot of mankind''» (da una lettera del 27 dicembre 1930 a Hermann Huth, editore della rivista ''Vegetarische Warte'', che avrebbe pubblicato la frase originale; fonte a volte erroneamente indicata come ''Vegetarian Watch-Tower''). cfr. la [[#veg|citazione corretta]] di Einstein.<ref group="fonte">{{Cfr}} ''[http://www.ivu.org/history/northam20a/einstein.html History of Vegetarianism - North America: early 20th Century - Albert Einstein (1879-1955)]'', ''ivu.org''.</ref> *Non so con quali armi si combatterà la [[Terza guerra mondiale]], ma posso dirvi cosa useranno nella quarta: pietre!<ref group="fonte">Da ''Liberal Judaism'', aprile-maggio 1949, p. 12; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 169.</ref><ref>Citato anche in ''[[Call of Duty: Modern Warfare 3]]''.</ref> :La citazione, attribuita talvolta anche a [[Omar Bradley]], apparve per la prima volta nel settembre del 1946 in un articolo di [[Walter Winchell]]. In tale articolo venivano riportate le parole di un tenente, che interrogato sulle possibili armi di una futura guerra mondiale, rispose: «''I dunno, but in the war after the next war, sure as Hell, they'll be using spears!''» («Non lo so, ma nella guerra dopo la prossima, sicuro come l'inferno, useranno le lance!»). La frase venne citata in diversi contesti, talvolta con qualche variazione, soprattutto in merito al tipo di arma utilizzata in un'ipotetica quarta guerra mondiale. Ad esempio [[Dean Arthur L. Beeley]], direttore dell'University of Utah's Institute of World Affairs, nel giugno 1947 affermò che probabilmente una quarta guerra mondiale si sarebbe combattuta con «archi e frecce» («''Unless the free people of the earth unite to avert World War III, it is probable — as some sage recently prophesied — that World War IV will be fought with bows and arrows.''»). Nel giugno del 1948, due anni dopo la prima apparizione della citazione, in un articolo su Einstein pubblicato su ''The Rotarian'' si affermava che lo scienziato, interrogato sulle armi potenzialmente utilizzabili nella Terza guerra mondiale, avesse risposto: «''I don't know. But I can tell you what they'll use in the fourth. They'll use rocks!''» («Non lo so, ma posso dirvi cosa useranno nella quarta. Useranno le pietre!»). Anche nell'articolo ''Einstein at 70'', pubblicato sul periodico ''Liberal Judaism'' nel'aprile 1949 venne attribuita ad Einstein una citazione molto simile a quella riportata su ''The Rotarian''.<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2010/06/16/future-weapons/ The Futuristic Weapons of WW3 Are Unknown, But WW4 Will Be Fought With Stones and Spears]'', ''QuoteInvestigator.com'', 16 giugno 2010.</ref> *Non tutto quel che conta può essere contato e non tutto quello che può essere contato conta. :''Not everything that counts can be counted, and not everything that can be counted counts.'' ::La citazione, spesso attribuita ad Einstein, appare per la prima volta nel testo di William Bruce Cameron del 1963, ''Informal Sociology: A Casual Introduction to Sociological Thinking''. Anche se probabilmente una delle due parti della citazione esisteva già in qualche forma differente, Cameron è stato il primo a mettere insieme le due frasi e sembra aver coniato almeno una delle due. Il primo riferimento ad Einstein risale invece al 1986, più di trent'anni dopo la morte dello scienziato, nel libro di business, ''Peak Performance''. In tale libro si affermava che Einstein avesse scritto tale citazione sulla lavagna del suo ufficio all'Institute for Advanced Studies di Princeton. Nello stesso libro, del resto, la citazione veniva attribuita a [[George Pickering]].<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2010/05/26/everything-counts-einstein/ Not Everything That Counts Can Be Counted]'', ''QuoteInvestigator.com'', 26 maggio 2010.</ref> *Qualsiasi uomo che guida in maniera sicura mentre bacia una bella ragazza è un uomo che non sta dando al bacio l'attenzione che merita.<ref group="fonte">Citato in ''[http://ilsaggiolibro.it/dieci-consigli-di-albert-einstein/ I dieci consigli di Albert Einstein]'', ''Il Saggio Libro.it''.</ref> :''Any man who can drive safely while kissing a pretty girl is simply not giving the kiss the attention it deserves.''<ref name=tuqe>Queste citazioni sono incluse nella sezione "''Attribuited to Einstein''" del libro ''The Ultimate Quotable Einstein'', ultima edizione del libro noto in Italia come ''Pensieri di un uomo curioso''</ref> ::La citazione venne attribuita per la prima volta ad Einstein nel 2002 nel libro ''More Sex Talk'', quasi cinquant'anni dopo la morte dello scienziato, si può quindi affermare con ragionevole certezza che tale attribuzione è erronea. La citazione era apparsa per la prima volta nel 1923 in un articolo di un giornale statunitense.<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2015/12/31/kiss/ Anyone Who Can Drive Safely While Kissing Is Simply Not Giving the Kiss the Attention It Deserves]'', ''QuoteInvestigator.com'', 31 dicembre 2015.</ref> *Quando la rivoluzione scoppiò in Germania, come amante della libertà, mi aspettavo che le università la difendessero, dato che avevano sempre vantato il loro attaccamento alla causa della verità. Ma no, le università vennero subito ridotte al silenzio. Poi rivolsi le mie attese ai grandi direttori dei giornali, che in passato avevano proclamato nei loro ardenti editoriali l'amore per la libertà. Ma anch'essi, come le università, nel giro di poche settimane furono ridotti al silenzio. Infine guardai agli scrittori che, come guide intellettuali della Germania, spesso avevano scritto del ruolo della libertà nella vita moderna e constatai che essi pure tacevano.<br />Soltanto la Chiesa si oppose decisamente alla campagna di Hitler per sopprimere la verità. Non mi ero mai interessato alla Chiesa prima di allora, ma adesso provo ammirazione e stima per la Chiesa, poiché sola ebbe il coraggio e la perseveranza di difendere la verità intellettuale e la libertà morale. Sono costretto ad ammettere che quel che una volta disprezzavo ora ammiro incondizionatamente.<ref group="fonte" name=um>{{Cfr}} ''Il lato umano'', pp. 87-88.</ref> :''Being a lover of freedom, when the revolution came in Germany, I looked to the universities to defend it, knowing that they had always boasted of their devotion to the cause of truth; but, no, the universities immediately were silenced. Then I looked to the great editors of the newspapers whose flaming editorials in days gone by had proclaimed their love of freedom; but they, like the universities, were silenced in a few short weeks.'' [...] ''Only the Church stood squarely across the path of Hitler's campaign for suppressing truth. I never had any special interest in the Church before, but now I feel a great affection and admiration because the Church alone has had the courage and persistence to stand for intellectual truth and moral freedom. I am forced thus to confess that what I once despised I now praise unreservedly.'' ::Questa dichiarazione venne riportata nell'articolo ''Religion: German Martyrs'', pubblicato sul ''Time Magazine'' del 23 dicembre 1940.<ref group="fonte">L'articolo originale del ''Time Magazine'' è riportato in parte su ''[http://www.drjudithreisman.com/archives/2010/11/religion_german.html DrJudithReisman]''.</ref> La citazione ebbe una grande diffusione e più scrittori la interpretarono in modo diverso. In una lettera dello scienziato del 1943 indirizzata a un ministro presbiteriano, che aveva chiesto una conferma in merito alle parole riportate da ''Time Magazine'', Einstein confermò di aver dichiarato approssimativamente qualcosa del genere, ma precisò che le dichiarazioni risalivano ai primi anni del regime nazista (ben prima del 1940) e erano state più «moderate» rispetto a quelle riportate successivamente dal ''Time Magazine'' («''It is true that I made a statement which corresponds approximately with the text you quoted. I made this statement during the first years of the Nazi-Regime — much earlier than 1940 — and my expressions were a little more moderate.''»).<ref group="fonte">{{Cfr}} * {{en}} [http://www.pbs.org/wgbh/roadshow/archive/200706A19.html Lettera di Einstein del 1943], ''PBS.org''. * {{en}} Dave Armstrong, ''Science and Christianity: Close Partners or Mortal Enemies?'', Lulu.com, 2012, [https://books.google.it/books?id=XzWcAwAAQBAJ&pg=PA243 p. 243]. ISBN 1105537331 * [https://www.youtube.com/watch?v=Sk_-0UiiauU Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> Secondo lo scienziato [[William C. Waterhouse]] lo stralcio riportato dal ''Time Magazine'' sarebbe stato estrapolato da un commento casuale rilasciato dallo scienziato ad un giornalista, durante il periodo in cui Einstein viveva ancora in Germania. L'opinione di Waterhouse trova conferma in una lettera successiva dello scienziato, risalente al 14 novembre 1950.<br />Si tratta di una lettera di risposta ad una missiva invitagli da un pastore di una chiesa di Brooklyn, l'11 novembre 1950. Nella lettera il pastore ricordò che dopo l'avvento di Hitler, Einstein aveva rilasciato tale dichiarazione (una copia venne allegata alla lettera) e chiese gentilmente ad Einstein di inviargli una copia manoscritta di quel brano. Einstein rispose così: «Sono colpito dal tono generoso e leale della Sua lettera dell'11 novembre. Sono tuttavia un po' imbarazzato. Le parole che Lei cita non sono mie. Poco dopo l'ascesa al potere da parte di Hitler, ebbi un colloquio con un giornalista su questi argomenti. Da allora le mie osservazioni sono state rielaborate ed esagerate: non le riconosco più. Non posso trascrivere in buona fede il brano che Lei mi manda, credendolo mio. L'argomento è ancora più imbarazzante per me perché, come Lei, sono estremamente critico nei confronti degli atteggiamenti e soprattutto delle attività politiche del clero ufficiale nel corso della storia. Quindi il brano, anche se potessi trascriverlo con le mie parole originali (che non ricordo particolareggiatamente) dà un'impressione sbagliata del mio pensiero a riguardo.»<ref group="fonte">''[http://www.skeptic.com/eskeptic/06-01-05 Did Einstein Praise the Church?]'', ''Skeptic.com''.</ref><ref group="fonte" name=um/> *Se l'[[ape]] scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita.<ref>Citato in ''[[E venne il giorno]]'' (2008).</ref> :''If the bee disappears from the surface of the earth, man would have no more than four years to live.'' ::Non esiste una fonte originale per questa citazione attribuita a Einstein, essa non viene menzionata in nessun documento prima del 1994. In quell'anno, la frase venne citata per la prima volta su un volantino distribuito a Bruxelles dall'Unione Nazionale Apicoltori francesi, in rivolta a causa della concorrenza del miele d'importazione. È quindi probabile che sia stata creata ''ad hoc'' per avvalorare la protesta.<ref group="fonte">{{Cfr}} ''[http://www.snopes.com/quotes/einstein/bees.asp Einstein on Bees]'', ''Snopes.com'' e ''[http://www.thedailygreen.com/environmental-news/latest/einstein-bees Major Paper Repeats Bogus Einstein Bee Quote]'', ''The Daily Green.com'', 2 luglio 2011.</ref> *Solo coloro che tentano [[assurdo|cose assurde]] possono raggiungere l'impossibile.<ref group="fonte">Citato in ''[http://www.vivizen.com/2014/01/11-lezioni-di-vita-di-albert-einstein.html 11 lezioni di vita di Albert Einstein]'', ''Vivizen.com'', 11 gennaio 2014.</ref> :La prima attribuzione nota allo scienziato risale al 1997, diversi decenni dopo la sua morte. La citazione appartiene in realtà a [[Miguel de Unamuno]] ed è tratta dal suo libro ''Vida de Don Quijote y Sancho'' (1905): «Soltanto chi mette a prova l'assurdo è capace di conquistar l'impossibile.» La citazione viene spesso attribuita erroneamente anche a [[Maurits Cornelis Escher]].<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2015/02/21/impossible/ Only One Who Attempts the Absurd Is Capable of Achieving the Impossible]'', ''QuoteInvestigator.com'', 21 febbraio 2015.</ref> *Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti.<ref group="fonte">Citato in ''[http://www.trn-news.it/portale/index.php/mondo/item/146-albert-einstein--%E2%80%9Ctemo-quel-giorno-in-cui-la-tecnologia-andr%C3%A0-oltre-la-nostra-umanit%C3%A0 Albert Einstein: "Temo quel giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità]'', ''Trn-news.it'', 8 settembre 2014.</ref><ref group="fonte">Citato in ''[http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9898 Il giorno che Einstein temeva tanto potrebbe essere arrivato...]'', ''Lantidiplomatico.it'', 22 dicembre 2014.</ref><ref group="fonte">Citato in ''[http://www.sikelianews.it/wps/cultura-e-societa/quante-difficile-guardarsi-negli-occhi-meglio-facebook/ Quant'è difficile guardarsi negli occhi... meglio Facebook!]'', ''SikeliaNews.it'', 5 agosto 2014.</ref> :''I fear the day that technology will surpass our human interaction. The world will have a generation of idiots.'' :''I fear the day when the technology overlaps with our humanity. The world will only have a generation of idiots.'' ::La frase sul web viene spesso citata e attribuita ad Einstein sia in lingua italiana che in lingua inglese (nelle due versioni riportate), soprattutto in relazione al crescente utilizzo dei cellulari e degli smartphone e al loro impatto sulle relazioni sociali. In realtà la frase non appare in nessuno scritto di Einstein, né tanto meno nella raccolta ''The Ultimate Quotable Einstein'' (''Pensieri di un uomo curioso''). Inoltre non vi è alcuna evidenza che Einstein abbia mai fatto una dichiarazione del genere. La frase è stata probabilmente creata ad hoc e risale probabilmente al 2012.<ref group="fonte">{{Cfr}} {{en}} ''[http://quoteinvestigator.com/2013/03/19/tech-surpass/ I Fear the Day That Technology Will Surpass Our Human Interaction]'', ''QuoteInvestigator.com'', 19 marzo 2013.</ref> *Usiamo solo il 10% del nostro cervello.<ref group="fonte" name=palaz/> :''We use only 10 percent of our brain.'' ::La citazione attribuita in diverse forme ad Einstein e, più in generale, la credenza sullo sfruttamento del 10% del cervello sono molto diffuse, ma entrambe false. Per approfondire vedi [[w:Sfruttamento del 10% del cervello|qui]].<ref group="fonte" name=CDLXXIV/> ==''Autobiografia scientifica''== ===[[Incipit]]=== Eccomi qui seduto, all'età di sessantasette anni, per scrivere quello che potrebbe essere il mio necrologio. Lo faccio non solo perché il dottor Schilpp mi ha convinto a farlo, ma perché credo effettivamente che sia bene mostrare a chi opera accanto a noi come appaia retrospettivamente la nostra fatica e la nostra ricerca. Dopo averci riflettuto, capisco che qualsiasi tentativo del genere sarà sempre inadeguato. Per quanto breve e limitata possa essere la propria vita di lavoro, e per quanto grande sia la parte di essa sprecata in errori, esporre ciò che resta e merita d'essere detto è tuttavia difficile, perché l'uomo di oggi, che ha sessantasette anni, non è affatto lo stesso che ne aveva cinquanta, trenta, o venti. Ogni [[ricordo]] appare alla luce del presente, e quindi in una prospettiva ingannevole.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 143.</ref> Questa considerazione potrebbe addirittura fermarmi. Ma dalla propria esperienza si possono estrarre molte cose ancora ignote ad altre coscienze umane. ===Citazioni=== *Così io — benché figlio di genitori (ebrei) completamente irreligiosi — divenni religiosissimo; ma cessai improvvisamente di esserlo all'età di dodici anni. Attraverso la lettura di libri di divulgazione scientifica mi ero convinto ben presto che molte delle storie che raccontava la [[Bibbia]] non potevano essere vere. La conseguenza fu che divenni un accesissimo sostenitore del libero pensiero, accomunando alla mia nuova fede l'impressione che i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi; e fu un'impressione sconvolgente. Da questa esperienza trassi un atteggiamento di sospetto contro ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convinzioni particolari dei diversi ambienti sociali: e questo atteggiamento non mi ha più abbandonato, anche se poi, per una più profonda comprensione delle connessioni causali, abbia perso un po' della sua asprezza primitiva.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 120.</ref> (p. 62) *Che cos'è precisamente il «[[pensiero]]»? Quando, sotto lo stimolo di impressioni sensoriali, affiorano alla mente certe immagini, questo non è ancora «pensiero». E quando queste immagini formano sequenze in cui ciascun termine ne richiama un altro, nemmeno questo è ancora «pensiero». Ma quando una certa immagine ricorre in molte di queste sequenze, allora – proprio attraverso questa interazione – essa diventa un elemento ordinatore, poiché collega tra loro sequenze che di per sé non sarebbero collegate. Un elemento simile diventa uno strumento, un [[concetto]]. Io ritengo che il passaggio dalla libera associazione, o «sogno», al pensiero sia caratterizzato dalla funzione più o meno dominante che assume in quest'ultimo il «concetto». Non è affatto necessario che un concetto sia connesso con un segno riproducibile e riconoscibile coi sensi (una parola); ma quando ciò accade, il pensiero diventa comunicabile. (p. 63) *Per me non c'è dubbio che il nostro pensiero proceda in massima parte senza far uso di segni (parole), e anzi assai spesso inconsapevolmente. Come può accadere altrimenti, che noi ci «meravigliamo» di certe esperienze in modo così spontaneo? Questa «[[meraviglia]]» si manifesta quando un'esperienza entra in conflitto con un mondo di concetti già sufficientemente stabile in noi.<ref group="fonte" name=CLXII>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 162.</ref> (p. 64) *Io distinguo da una parte la totalità delle esperienze sensibili, e dall'altra la totalità dei concetti e delle proposizioni che sono enunciati nei libri. I rapporti interni fra i diversi concetti e proposizioni sono di natura logica, e il compito del [[logica|pensiero logico]] è strettamente limitato a stabilire tutte le connessioni interne fra concetti e proposizioni secondo regole ben definite, che sono appunto quelle della logica. I concetti e le proposizioni acquistano «significato», cioè «contenuto», solo attraverso la loro connessione con le esperienze sensibili. Questa connessione è puramente intuitiva, non è essa stessa di natura logica. Ciò che distingue la vuota [[fantasia]] dalla «verità» scientifica è il grado di certezza con cui questa connessione, cioè questa associazione intuitiva, può essere compiuta, e null'altro. (pp. 65-66) *Tutti i [[concetto|concetti]], anche quelli più vicini all'esperienza, sono dal punto di vista logico convenzioni liberamente scelte [...]. (p. 66) *[...] non ero in grado nel campo delle matematiche, di distinguere con chiarezza e con una intuizione sicura ciò che ha importanza fondamentale, che è veramente essenziale, da tutte le rimanenti nozioni più o meno utili. D'altra parte, il mio interesse a conoscere la natura era indiscutibilmente più forte, e da studente non capivo molto bene che la possibilità di conoscere più profondamente i princìpi fondamentali della fisica è legata ai metodi matematici più complicati. Me ne resi conto solo a poco a poco, dopo anni di lavoro scientifico indipendente. Certo, anche la fisica era divisa in diversi rami, ciascuno dei quali avrebbe potuto divorare una breve vita di lavoro senza soddisfare la fame di più profonda conoscenza. Anche qui la massa di dati sperimentali collegati fra loro era enorme. Ma in questo campo imparai subito a discernere ciò che poteva condurre ai princìpi fondamentali da quella moltitudine di cose che confondono la mente e la distolgono dall'essenziale.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 37.</ref> (pp. 67-68) *È un vero miracolo che i metodi moderni di istruzione non abbiano ancora completamente soffocato la sacra curiosità della ricerca: perché questa delicata pianticella, oltre che di stimolo, ha soprattutto bisogno di libertà, senza la quale inevitabilmente si corrompe e muore. È un gravissimo errore pensare che la gioia di vedere e di cercare possa essere suscitata per mezzo della coercizione e del senso del dovere. (p. 68) *Nonostante il rigoglio delle ricerche particolari, in materia di princìpi predominava una rigidezza dogmatica: in origine (se origine vi fu) Dio creò le leggi del moto di Newton insieme con le masse e le forze necessarie. Questo è tutto; ogni altra cosa risulta deduttivamente attraverso lo sviluppo di metodi matematici appropriati.<ref group="fonte" name=CXXXVII>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 137.</ref> (p. 69) *[[Isaac Newton|Newton]], perdonami; tu hai trovato la sola via che, ai tuoi tempi, fosse possibile per un uomo di altissimo intelletto e potere creativo. I concetti che tu hai creato guidano ancora oggi il nostro pensiero nel campo della fisica, anche se ora noi sappiamo che dovranno essere sostituiti con altri assai più discosti dalla sfera dell'esperienza immediata, se si vorrà raggiungere una conoscenza più profonda dei rapporti fra le cose.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 56.</ref> (p. 75) *Una [[teoria]] è tanto più convincente quanto più semplici sono le sue premesse, quanto più varie sono le cose che essa collega, quanto più esteso è il suo campo di applicazione.<ref group="fonte" name=CXXXVII/> Per questo la [[termodinamica]] classica mi fece un'impressione così profonda. È la sola teoria fisica di contenuto universale che sono certo non sarà mai sovvertita, entro i limiti in cui i suoi concetti fondamentali sono applicabili (dedicato alla speciale attenzione di quelli che sono scettici per principio). (p. 76) *A questo proposito non posso fare a meno di osservare che la coppia [[Michael Faraday|Faraday]]-[[James Clerk Maxwell|Maxwell]] aveva un'intima e notevolissima rassomiglianza con la coppia [[Galileo Galilei|Galileo]]-[[Isaac Newton|Newton]]: il primo di ciascuna coppia afferrava intuitivamente le possibili relazioni, mentre il secondo le formulava esattamente e le applicava quantitativamente. (p. 76) *Davanti a me avevo l'esempio della termodinamica. Il principio generale era tutto in questo enunciato: le leggi della natura sono tali che è impossibile costruire un ''perpetuum mobile'' (di prima o di seconda specie). Ma come trovare un siffatto principio universale? Dopo dieci anni di riflessione, un siffatto principio risultò da un [[paradossi dai libri|paradosso]] nel quale m'ero imbattuto all'età di sedici anni: se io potessi seguire un raggio di luce a velocità ''c'' (la velocità della luce nel vuoto), il raggio di luce mi apparirebbe come un campo elettromagnetico oscillante nello spazio, in stato di quiete. Ma nulla del genere sembra possa sussistere sulla base dell'esperienza o delle equazioni di Maxwell. Fin dal principio mi sembrò intuitivamente chiaro che, dal punto di vista di un tale ipotetico osservatore, tutto debba accadere secondo le stesse leggi che valgono per un osservatore fermo rispetto alla Terra. Altrimenti, come farebbe il primo osservatore a sapere, cioè come potrebbe stabilire, di essere in uno stato di rapidissimo moto uniforme?<br />È chiaro che in questo paradosso è già contenuto il germe della teoria della relatività ristretta. (p. 86) *La [[teoria della relatività]] generale, per conseguenza, procede dal seguente principio: le leggi naturali debbono essere espresse da equazioni che siano covarianti rispetto al gruppo delle trasformazioni continue di coordinate. Questo gruppo sostituisce il gruppo delle trasformazioni di Lorentz della teoria della relatività particolare, che è un sottogruppo del primo. (pp. 93-94) *La [[fisica]] è un tentativo di afferrare concettualmente la realtà, quale la si concepisce indipendentemente dal fatto di essere osservata. In questo senso si parla di «realtà fisica».<ref group="fonte">Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein. La sua vita, il suo universo'', p. 445.</ref> Prima dell'avvento della [[fisica]] quantistica, non c'era alcun dubbio in proposito: nella teoria di Newton, la realtà era rappresentata da punti materiali nello spazio e nel tempo; nella teoria di Maxwell, dal campo nello spazio e nel tempo. Nella [[fisica quantistica|meccanica quantistica]], la rappresentazione della realtà non è cosi facile. Alla domanda se una funzione ''ψ'' della teoria quantistica rappresenti una situazione reale effettiva, nel senso valido per un sistema di punti materiali o per un campo elettromagnetico, si esita a rispondere con un semplice «sì» o «no». Perché? (p. 100) ===[[Explicit]]=== Questa esposizione avrà raggiunto il suo scopo, se avrà mostrato al lettore il legame che unisce gli sforzi d'una vita, e la ragione per cui essi hanno condotto ad aspettative di natura ben definita. ==''Come io vedo il mondo''== [[File:Albert Einstein, by Doris Ulmann.jpg|thumb|Albert Einstein nel 1931]] {{Int|''Il senso della vita''|''The Meaning of Life''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Qual è il [[senso della vita]], o della vita organica in generale? Rispondere a questa domanda implica comunque una religione. Mi chiederete, allora, ha senso porla? Io rispondo che l'uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili priva di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita.<ref group="fonte" name=CXIV>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 114.</ref> (p. 163) {{Int|''Il mondo come io lo vedo''|Da ''What I Believe'', ''Forum and Century'', n. 84, 1930, pp. 193-194<ref>Differenti versioni del saggio sono apparse con il titolo di ''[http://www.einstein-website.de/z_biography/credo.html My Credo]'' (''Mein Glaubensbekenntnis'' per la Lega tedesca dei diritti umani, 1932). {{Cfr}} ''The Ultimate Quotable Einstein'', [https://books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA230 p. 230].</ref>; ristampato con il titolo di ''The World as I See It'' in ''The World as I See It'' e ''Ideas and Opinions''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Quale straordinaria situazione è quella di noi mortali! Ognuno di noi è qui per un breve soggiorno; non sa per quale scopo, sebbene talvolta pensi di percepirlo.<ref group="fonte" name=believe>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 141.</ref> (p. 163) *Cento volte al giorno, ogni giorno, io ricordo a me stesso che la mia vita, interiore ed esteriore, dipende dal lavoro di altri uomini, viventi o morti, e che io devo sforzarmi per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto e continuo a ricevere.<ref group="fonte" name=XXXIXXXII>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 31-32.</ref> (p. 163) *Considero altresì che la [[vita]] semplice faccia bene a tutti, fisicamente e mentalmente.<ref group="fonte" name=believe/> (p. 163) *Non credo assolutamente nella [[libertà]] dell'uomo in senso filosofico. Ognuno agisce non solo sotto stimoli esterni, ma anche secondo necessità interne. (p. 163) *In questo senso non ho mai considerato non ho mai considerato l'agiatezza e la felicità come fini in se stessi, una tale base etica la ritengo più adatta a un branco di porci. Gli ideali che hanno illuminato il mio cammino, e che via via mi hanno dato coraggio per affrontare la vita con gioia, sono stati la verità, la bontà e la bellezza.<ref group="fonte" name=XXXIXXXII/> (p. 164) *Gli oggetti comuni degli sforzi umani – proprietà, successo pubblico, lusso – mi sono sembrati spregevoli.<ref group="fonte" name=CLXIII>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 163.</ref> (p. 164) *Il mio appassionato senso della giustizia sociale e della responsabilità sociale ha sempre contrastato curiosamente con la mia pronunciata libertà dalle necessità di un contatto diretto con altri esseri umani e comunità umane. Vado per la mia strada e non ho mai fatto parte con tutto il cuore del mio paese, della mia città, dei miei amici e neppure della mia famiglia più prossima; rispetto a tutti questi legami non ho mai perso un ostinato senso del distacco, del bisogno di solitudine – un sentimento che aumenta con il passare degli anni.<ref group="fonte" name=XXXIXXXII/> (p. 164) *Il mio ideale politico è la democrazia. Che ogni uomo sia rispettato come individuo e che nessuno venga idolatrato.<ref group="fonte" name=CII>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 102.</ref> (p. 164) *È un'ironia del destino che io stesso sia stato fatto oggetto di eccessiva ammirazione e rispetto dai miei consimili, senza alcun pregio o difetto da parte mia.<ref group="fonte" name=XXXIXXXII/> (p. 164) *Un sistema autocratico di coercizione, secondo me, degenera ben presto. Perché la forza attrae uomini di bassa moralità e io credo che sia una regola invariabili che a tiranni geniali seguano dei farabutti.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 150.</ref> (pp. 164-165) *La cosa veramente valida nello spettacolo della vita umana mi pare non lo Stato, ma l'individuo, creativo e sensibile, la personalità; solo lui crea ciò che è nobile e sublime, mentre il branco come tale resta sciocco nella mente e nei sentimenti.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 152.</ref> (p. 165) *Questa immagine mi fa pensare al frutto peggiore della natura del branco, il sistema militare, che io aborrisco. Che un uomo possa trarre piacere dal marciare in formazione sulla scia di una banda basta a farmelo disprezzare.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 99.</ref> È stato fornito del suo grande cervello solo per sbaglio; gli sarebbe bastata la spina dorsale. Questo bubbone della civilizzazione dovrebbe essere estirpato al più presto. L'eroismo comandato, la violenza senza senso e tutto quel pestilenziale nonsenso che va sotto il nome di patriottismo – quanto lo detesto! La [[guerra]] mi pare qualcosa di meschino e spregevole: preferirei essere fatto a pezzi che partecipare a una faccenda così abominevole.<ref group="fonte" name=LXXXIX>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 89.</ref> (p. 165) *La cosa più lontana dalla nostra esperienza è ciò che è [[mistero|misterioso]]. È l'emozione fondamentale accanto alla culla della vera arte e della vera scienza. Chi non lo conosce e non è più in grado di meravigliarsi, e non prova più [[stupore]], è come morto, una candela spenta da un soffio.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 157.</ref> Fu l'esperienza del mistero – seppure mista alla paura – che generò la [[religione]]. Sapere dell'esistenza di qualcosa che non possiamo penetrare, sapere della manifestazione della ragione più profonda e della più radiosa bellezza, accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più elementari – questo sapere e questa emozione costituiscono la vera attitudine religiosa; in questo senso, e solo in questo, sono un uomo profondamente religioso. (p. 165) *Non posso concepire un [[Dio]] che premia e punisce le sue creature, o che possiede una volontà del tipo che noi riconosciamo in noi stessi. Un individuo che sopravvivesse alla propria morte fisica è totalmente lontano dalla mia comprensione, né vorrei che fosse altrimenti; tali nozioni valgono per le paure o per l'assurdo egoismo di anime deboli.<ref group="fonte" name=cur/> (pp. 165-166) *A me basta il mistero dell'eternità della vita e la vaga idea della meravigliosa struttura della realtà, insieme allo sforzo individuale per comprendere un frammento, anche il più piccino, della ragione che si manifesta nella natura.<ref group="fonte" name=cur/> (p. 166) {{Int|''Bene e male''|''Good and Evil''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Per capirci, non sono i frutti della ricerca scientifica a elevare l'uomo e ad arricchire la sua natura, ma lo stimolo a comprendere, il lavoro intellettuale, creativo o ricettivo.<ref group="fonte" name=CXXIX/> (p. 167) {{Int|''Il valore di un essere umano''|''The True Value of a Human Being''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *''Il vero valore di un [[uomo|essere umano]]'' è determinato, in prima istanza, dalla misura e dal senso in cui ha raggiunto la liberazione dal [[ego|sé]].<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 138.</ref> (p. 167) {{Int|''Società e personalità''|Da ''Society and Personality'', 1932; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri è collegata all'esistenza di altri esseri umani. Notiamo che la nostra natura somiglia in tutto a quella degli [[animale sociale|animali sociali]]. (p. 167) *[...] siamo obbligati perciò ad ammettere che dobbiamo il nostro principale vantaggio sulle bestie al fatto che viviamo in una società umana. (p. 168) *Senza personalità creative, che pensano e giudicano indipendentemente, il progresso della società è impensabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza il terreno fertile della comunità.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 148-149.</ref> (p. 168) *Nel giro di due settimane masse, come greggi, possono essere portate dai giornali a uno stato di furia eccitata tale che gli uomini sono pronti ad indossare l'uniforme, a uccidere e a farsi uccidere, in nome delle mire inutili di pochi gruppi interessati. Il [[servizio militare]] obbligatorio mi sembra il sintomo più disgraziato di questa mancanza di dignità personale di cui oggi soffre l'umanità civilizzata. (p. 169) {{Int|''Discorso sulla tomba di H.A. Lorentz''|Dal discorso sulla tomba di [[Hendrik Lorentz]], 1928; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} [[File:Einstein en Lorentz.jpg|thumb|upright=1.2|«''La sua vita era organizzata come un'opera d'arte fin nel minimo dettaglio. La sua immancabile gentilezza, la magnanimità e il suo senso della giustizia, uniti ad una comprensione intuitiva della gente e delle cose, lo portavano a essere guida in ogni suo campo. Tutti erano contenti di seguirlo perché sentivano che non si esponeva mai per dominare, ma semplicemente per essere utile.''» {{NDR|riferito a [[Hendrik Lorentz]]}}]] *La sua vita era organizzata come un'opera d'arte fin nel minimo dettaglio. La sua immancabile gentilezza, la magnanimità e il suo senso della giustizia, uniti ad una comprensione intuitiva della gente e delle cose, lo portavano a essere guida in ogni suo campo.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 54.</ref> Tutti erano contenti di seguirlo perché sentivano che non si esponeva mai per dominare, ma semplicemente per essere utile. (pp. 169-170) {{Int|''Congratulazioni al dottor Solf''|Da ''Congratulations to Dr. Solf'', 25 ottobre 1932, tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *La [[specializzazione]] in ogni campo dell'attività intellettuale sta aprendo un vuoto sempre più vasto fra gli intellettuali e i non specialisti, che rende ancor più difficile per la vita della nazione di venir fertilizzata e arricchita dai risultati ottenuti dall'arte e dalla scienza. Tuttavia il contatto fra l'intellettuale e le masse non deve andare perduto. È necessario, per il progresso della società e non di meno per rinnovare la forza dell'intellettuale; perché il fiore della scienza non cresce nel deserto. (p. 175) {{Int|''Sulla ricchezza''|Da ''Of Wealth'' tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Sono assolutamente convinto che nessuna [[ricchezza]] al mondo possa far avanzare l'umanità, neppure se è nelle mani dei più fedeli lavoratori per questa causa. L'esempio di personaggi grandi e puri è l'unica cosa capace di produrre idee illustri e azioni nobili. Il [[denaro]] richiama solo l'egoismo e induce sempre, irresistibilmente, chi lo possiede ad abusarne. Qualcuno riesce ad immaginarsi [[Mosè]], [[Gesù]] o [[Mahatma Gandhi|Ghandi]] armati di borse di studio?<ref group="fonte" name=CLXIII/> (p. 176) {{Int|''Religione e scienza''|Da ''Religion and Science'', New York Times Magazine, 9 novembre 1930, pp. 1-4; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Tutto quello che la razza umana ha fatto e pensato è volto a soddisfare i bisogni e a placare il dolore. Lo si deve sempre ricordare se si vogliono capire i movimenti spirituali e il loro sviluppo. Sentimento e desiderio sono le forze causali dietro ogni sforzo e creazione umana, per quanto eccelsa quest'ultima ci si presenti.<ref group="fonte" name=cur>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 110-113.</ref> (p. 178) *Per quel che riguarda l'uomo primitivo è soprattutto la paura a evocare nozioni religiose [...]. (p. 178) *Tuttavia c'è un terzo stato di esperienza religiosa che li riguarda tutti, sebbene solo raramente si trovi nella sua forma pura, e che chiameremo sentimento religioso cosmico. È molto difficile spiegare questo sentimento a chi ne sia totalmente privo, specialmente perché non c'è alcun concetto antropomorfico di Dio che vi corrisponde. L'individuo percepisce l'inutilità dei desideri e degli scopi umani e la sublimità e l'ordine meraviglioso che si manifestano in natura e nel mondo del pensiero. Considera l'esistenza individuale come una sorta di prigione e vuole indagare l'universo come un tutto unico pieno di significato. [...] Grandi spiriti religiosi di tutti i tempi si sono distinti per questo tipo di sentimento religioso che non conosce né dogmi né un Dio concepito a immagine dell'uomo; così non vi può essere una Chiesa i cui insegnamenti centrali vi siano basati. [...] Secondo me, la funzione più importante dell'arte e della scienza è proprio quella di risvegliare questo sentimento e tenerlo vivo in quelli che non sono in grado di sentirlo.<ref group="fonte" name=cur/> (pp. 179-180) *L'uomo che è completamente convinto dell'azione universale della legge della causalità non può, nemmeno per un istante, soffermarsi sull'idea di un essere che interferisce nel corso degli eventi – cioè se prende l'ipotesi della causalità veramente sul serio.<ref group="fonte" name=cur/> (p. 180) *Il comportamento [[etica|etico]] di un uomo dovrebbe in realtà basarsi sulla solidarietà, l'educazione e i legami sociali; non è necessario alcun fondamento religioso. L'uomo si troverebbe in una ben triste situazione se dovesse venir trattenuto dalla paura di una punizione e dalla speranza di una ricompensa dopo la morte.<ref group="fonte" name=cur/> (p. 180) *D'altra parte ritengo che il sentimento religioso cosmico sia il più forte e nobile incitamento alla [[ricerca scientifica]].<ref group="fonte" name=cur/> (p. 180) {{Int|''La religiosità della scienza''|''The Religiousness of Science''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Fra le menti scientifiche più profonde difficilmente ne troverete una priva di un particolare sentimento religioso tutto suo. Tuttavia è diverso dalla religione dell'uomo semplice. Per quest'ultimo Dio è un essere dalla cui attenzione si spera di trarre beneficio e di cui si teme la punizione; una sublimazione di un sentimento simile a quello di un figlio verso il padre, un essere con cui in qualche modo si ha una relazione personale, per quanto profondamente possa essere mista a paura.<ref group="fonte" name=cur/> (p. 181) *Non vi è nulla di divino nella [[morale|moralità]], è una faccenda puramente umana.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 158.</ref> (p. 181) *Ma lo [[scienziato]] è posseduto dal senso di causalità cosmica. [...] Il suo sentimento religioso prende la forma di uno stupore rapito davanti all'armonia della legge naturale, che rivela un'intelligenza di tale superiorità che, al confronto, tutto il pensiero e l'agire sistematici degli esseri umani sono un riflesso assolutamente insignificante. [...] Questo sentimento è indubbiamente molto vicino a quello che ha posseduto gli spiriti religiosi di tutti i tempi.<ref group="fonte" name=CXIV/> (p. 181) {{Int|''Alcuni appunti sulle mie impressioni americane''|Da un'intervista al ''Nieuwe Rotterdamsche Courant'', 4 luglio 1921; citato nel ''Berliner Tageblatt'', 7 luglio 1921; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *La seconda cosa che colpisce il visitatore è l'atteggiamento gioioso e positivo verso la vita. Il sorriso sui volti della gente nelle fotografie è sintomatico di una delle più grandi qualità dell'[[Stati Uniti d'America|americano]]. È amichevole, fiducioso, ottimista e senza invidia. L'europeo trova che il rapporto con gli americani è facile e gradevole.<ref group="fonte" name=XXXIXXL>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 39-40.</ref> (p. 188) *L'[[Stati Uniti d'America|americano]] persegue l'ambizione, il futuro, molto più di quanto lo faccia l'europeo. la vita per lui non è mai essere, ma sempre diventare. [...] è meno individualista dell'europeo – in particolare dal punto di vista psicologico, non economico. Viene data più enfasi al "noi" che all'"io".<ref group="fonte" name=XXXIXXL/> (p. 188) *Il prestigio del governo è stato senza dubbio diminuito considerevolmente dalle [[proibizionismo|leggi proibizioniste]]. Perché nulla è più distruttivo del rispetto per il governo e la legge del paese che promulgare delle leggi che non si possono far rispettare con la forza. È un segreto di Pulcinella che il pericoloso aumento del crimine in questo paese è strettamente connesso a queste leggi.<ref group="fonte" name=CLXII/> (p. 189) *Il locale pubblico è un luogo che dà alla gente l'occasione per scambiare opinioni e idee sulle questioni dello Stato. Per quanto io possa vedere, qui la gente non ha la possibilità di farlo e ne segue che la stampa, principalmente controllata da precisi interessi, ha un'influenza eccessiva sulle opinioni della gente.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 164.</ref> (p. 189) [[Immagine:Albert Einstein citizenship NYWTS.jpg|thumb|upright=1.4|Einstein riceve la cittadinanza americana]] {{Int|''Risposta alle donne d'America''|Da un messaggio del 4 gennaio 1928; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Mai fino ad ora avevo sperimentato da parte del gentil sesso un rifiuto tanto energico di tutti i tentativi di approccio; o, se mi è accaduto, mai da così tante tutte insieme.<ref>Un'organizzazione femminista americana aveva protestato contro la visita del "comunista" Einstein negli Stati Uniti. Questa fu la risposta dello scienziato. {{Cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 40 e ''Il mondo come io lo vedo'', p. 190.</ref><ref group="fonte" name=XXXIXXL/> (p. 190) *Perché si dovrebbe aprire la porta a una persona che divora il capitalismo ben cotto con lo stesso appetito e gusto del minotauro cretese che nei tempi andati divorava dolci ragazze greche, e in soprammercato è abbastanza franco da evitare ogni guerra, tranne quella inevitabile con la propria moglie?<ref group="fonte" name=CLVI>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 156.</ref> (p. 190) {{Int|''Discorso all'incontro studentesco sul disarmo''|Da un discorso a un gruppo di studenti tedeschi pacifisti, intorno al 1930; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *La gente cerca di minimizzare il pericolo limitando gli armamenti e promulgando leggi restrittive per la conduzione della guerra. Ma la [[guerra]] non è un gioco di famiglia in cui i giocatori sono lealmente ligi alle regole. Dove sono in ballo la vita e la morte, obblighi e regole vengono meno.<ref group="fonte" name=LXXXIX/> (p. 192) {{Int|''La Conferenza sul disarmo del 1932''|Da ''The Disarmament Conference of 1932''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Tuttavia tutti quelli che hanno a cuore la civiltà e la giustizia devono esercitare tutta la loro forza per convincere i propri simili della necessità di sottomettere tutti i paesi a un obbligo internazionale di questo genere.<ref group="fonte" name=XC>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 90.</ref> (I, p. 201) {{Int|''Il pacifismo attivo''|Da ''Jewish Ideals''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Fintanto che esistono degli eserciti, ogni lite più seria porterà alla guerra. Un pacifismo che non prova di fatto a impedire alle nazioni di armarsi è e deve rimanere impotente.<ref group="fonte" name=XC/> (p. 206) {{Int|''Lettera a un amico della pace''|tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Non possiamo disperarci per l'[[uomo|umanità]], perché siamo noi stessi degli esseri umani. (p. 207) {{Int|''Una terza lettera''|Da una lettera a un amico pacifista; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *La gente mi lusinga fintanto che io non intralcio il suo cammino. Ma se dirigo i miei sforzi verso obiettivi che non gli aggradano, mi rivolge immediatamente insulti e calunnie in difesa dei suoi interessi.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 33.</ref> (p. 208) {{Int|''Manifesto''|Marzo 1933; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *Fintanto che posso scegliere, voglio stare in un paese dove la libertà, la tolleranza e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge siano la regola. [...] Queste condizioni non ci sono in Germania attualmente.<ref group="fonte" name=CII/> (p. 217) {{Int|''Ideali ebraici''|Da ''Jewish Ideals''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *La ricerca del sapere fine a se stesso, un amore quasi fanatico per la giustizia e il desiderio di indipendenza personale: sono questi i tratti della tradizione [[ebraismo|ebraica]] che mi fanno rendere grazie alle stelle perché ne faccio parte.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 63.</ref> (p. 225) {{Int|''Esiste un punto di vista ebraico?''|Da ''Is There a Jewish Point of View?''; tradotto in ''Il mondo come io lo vedo'', 2015.}} *La [[vita]] dell'individuo ha senso fintanto che aiuta nel rendere più nobile e più bella la vita di ogni cosa vivente. La vita è sacra – vale a dire che è il supremo valore, cui sono subordinati tutti gli altri valori. Il considerare come sacra la vita sopra-individuale porta con sé un rispetto per tutto ciò che è spirituale – una particolare caratteristica della tradizione ebraica.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 142.</ref> (p. 225) *Il [[ebraismo|giudaismo]] non è una dottrina: il Dio ebraico è semplicemente la negazione della superstizione, un esito immaginario della sua negazione. È altresì un tentativo di basare la legge morale sulla paura, un tentativo deplorevole e disdicevole. Eppure mi sembra che la forte tradizione morale della nazione ebraica si sia in larga parte liberata da questa paura. È chiaro anche che "servire Dio" era equiparato a "servire il vivente". I migliori del popolo ebraico, specialmente i profeti e Gesù, hanno lottato instancabilmente per questo.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 62.</ref> (p. 226) {{Int|''La ricerca scientifica''|Da ''On Scientific Truth'' e ''Principles of Research'' (discorso per il sessantesimo compleanno di [[Max Planck]], 1918); pubblicati in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science''; tradotti in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *Non è facile definire chiaramente il termine "[[verità]] scientifica": del pari, il senso della parola "verità" è diverso a seconda che si riferisca a fatti psicologici, a una proporzione matematica o a una teoria di scienza naturale. Ma non posso proprio farmi un'idea chiara di ciò che s'intende per "verità religiosa". (''Verità scientifica e no'', p. 61) *La [[ricerca scientifica]] può diminuire la superstizione incoraggiando il ragionamento e l'esplorazione causale. È certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po' delicato si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato sulla ragione e può essere compreso. (''Verità scientifica e no'', p. 61) *Quale varietà di stili nel tempio della [[scienza]]! E come diversi sono gli uomini che lo frequentano e diverse le forze morali che ve li hanno condotti! Più di uno si dedica alla scienza con la gioia di rendersi conto delle proprie superiori facoltà intellettuali: per lui la scienza è lo sport preferito che gli permette di vivere una vita intensa e di appagare le sue ambizioni. Ve ne sono anche molti i quali, unicamente allo scopo utilitario, vogliono portare la loro offerta alla effervescenza del cervello. Basterebbe che un angelo divino cacciasse dal tempio gli uomini di queste categorie e l'edificio rimarrebbe vuoto in modo inquietante, se non vi restassero alcuni uomini del presente e del passato: di questo numero fa parte il nostro [[Max Planck|{{sic|Plank}}]] ed è questa la ragione per cui lo amiamo. (''I fondamenti della ricerca'', pp. 62-63) *Io credo con [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]] che l'impulso più potente che li spinge verso l'arte e la scienza è il desiderio di evadere dalla vita d'ogni giorno con la sua dolorosa crudezza e il suo vuoto senza speranza di sfuggire alle catene dei desideri individuali più sensibili fuori del loro io individuale, verso il mondo della contemplazione e del giudizio obiettivo.<ref group="fonte" name=CXXIV>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 124.</ref> (''I fondamenti della ricerca'', pp. 63-64) *La missione più alta del [[fisico]] è dunque la ricerca di queste leggi elementari, le più generali, dalle quali si parte per raggiungere, attraverso semplici deduzioni, la immagine del mondo. (''I fondamenti della ricerca'', p. 66) *Il desiderio ardente di una visione di questa armonia prestabilita è la fonte della perseveranza e della pazienza inesauribile con la quale vediamo [[Max Planck|Planck]] dedicarsi ai problemi più generali della nostra scienza senza lasciarsi distogliere da mete più facilmente raggiungibili e più utilitarie. Ho sovente inteso dire che alcuni colleghi attribuivano questo modo di agire a una energia, a una disciplina straordinarie! Credo che abbiano del tutto torto. Lo stato sentimentale che rende idoneo a simili azioni rassomiglia a quello dei religiosi o degli amanti: lo sforzo giornaliero non deriva da un calcolo o da un programma, ma da un bisogno immediato.<ref group="fonte" name=CXXIV/> (''I fondamenti della ricerca'', pp. 67-68) *[...] possa egli {{NDR|[[Max Planck]]}} riuscire a unire la teoria dei quanti all'elettrodinamica e alla meccanica, in un sistema costituente logicamente un tutto. (''I fondamenti della ricerca'', p. 68) {{Int|''I quanti di Planck''|Da ''Inaugural Address to the Prussian Academy of Sciences'', 2 luglio 1914; pubblicato in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science''; tradotto parzialmente in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *Con questa ipotesi dei [[quanto|quanti]], egli {{NDR|[[Max Planck]]}} ha capovolto la meccanica classica, nel caso in cui masse sufficientemente piccole si spostano con velocità che toccano valori assai piccoli e accelerazioni sufficientemente grandi. Di modo che oggi non possiamo più considerare valide le leggi del movimento di Galileo e di Newton se non come leggi-limite. (p. 69) *Abbiamo dimostrato che la fisica induttiva pone delle questioni alla fisica deduttiva e viceversa e che la risposta a queste questioni esige la tensione di tutti gli sforzi. (p. 72) {{Int|''La questione del metodo''|Da ''[https://www.stmarys-ca.edu/sites/default/files/attachments/files/On_The_Method_of_Theoretical_Physics.pdf On the Method of Theoretical Physics]'', ''The Herbert Spencer Lecture delivered at Oxford, June 10, 1933'', Clarendon Press, Oxford, 1933, pp. 15-; ripubblicato successivamente in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science''; tradotto in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *Se volete imparare qualche cosa dai [[fisica teorica|fisici teorici]] sui metodi che essi impiegano, vi consiglio di osservare questo principio: non ascoltate i loro discorsi, ma attenetevi alle loro azioni. (p. 73) *Noi onoriamo l'antica Grecia come la culla della scienza occidentale. Là, per la prima volta, è stato creato un sistema logico, meraviglia del pensiero, i cui enunciati si deducono così chiaramente gli uni dagli altri che ciascuna delle proposizioni dimostrate non solleva il minimo dubbio: si tratta della [[geometria euclidea|geometria di Euclide]]. Quest'opera ammirevole della ragione ha dato al cervello umano la più grande fiducia nei suoi sforzi ulteriori. Colui che nella sua prima giovinezza non ha provato entusiasmo davanti a quest'opera non è nato per fare lo scienziato teorico. (pp. 74-75) *Il pensiero logico, da solo, non ci può fornire conoscenze sul mondo dell'esperienza e termina in essa. Le proposizioni puramente logiche sono vuote davanti alla realtà. È grazie a questa conoscenza e soprattutto per averla fatta penetrare a colpi di martello nel mondo della scienza, che [[Galileo Galilei|Galileo]] è diventato il padre della fisica moderna e soprattutto delle scienze naturali moderne. (p. 75) *La ragione dà la struttura del sistema: in contenuto delle esperienze e le loro relazioni reciproche devono, grazie alle proposizioni conseguenti della teoria, trovare la loro rappresentazione. (pp. 76-77) *Osserviamo nondimeno che l'idea di spazio assoluto, che implica quella di riposo assoluto, era per [[Isaac Newton|Newton]] fonte di inquietudine [...]. (p. 78) *L'esperienza resta naturalmente l'unico criterio per utilizzare una costruzione matematica per la fisica; ma è nella matematica che si trova il principio veramente creatore. Da un certo punto di vista, riconosco che il pensiero puro è capace di afferrare la realtà, come gli antichi pensavano. (p. 81) {{Int|''Evoluzione della fisica: Kepler e Newton''|Da ''Johannes Kepler'' (''Über Kepler'', ''Frankfurter Zeitung'', 9 novembre 1930, p. 16) e ''The Mechanics of Newton And Their Influence On The Development Of Theoretical Physics'' (''Newtons Mechanik und ihr Einfluss auf die Gestaltung der theoretischen Physik'', ''Naturwissenschaften'', 1927, XV, pp. 273-276); pubblicati in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science''; tradotti in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *Per capire quanto fosse difficile il compito di determinare il movimento reale di rotazione bisogna comprendere quel che segue. Non si vede mai dove si trova realmente un pianeta in un determinato momento; si vede soltanto in quale direzione esso è visto dalla Terra la quale descrive, essa stessa, una curva di natura sconosciuta intorno al Sole. Le difficoltà parevano dunque insormontabili. (p. 88) *In epoche turbate e angosciate come la nostra, in cui è difficile trovare gioia negli uomini e nel corso degli eventi umani, è particolarmente consolante evocare il ricordo di un uomo così grande, così sereno quale [[Giovanni Keplero|Kepler]]. Egli viveva in un'epoca in cui l'esistenza di leggi generali per i fenomeni naturali non era affatto stabilita con certezza. Quanto grande doveva essere la sua fede in queste leggi per dargli la forza di consacrare dozzine d'anni ad un lavoro paziente e difficile, nell'isolamento, senza alcun appoggio, poco compreso dai suoi contemporanei, alla ricerca empirica del movimento dei pianeti e delle leggi matematiche di questo movimento. (pp. 93-94) *All'ammirazione per quest'uomo sublime deve aggiungersi un altro sentimento di ammirazione e di venerazione che va non più a un essere umano, ma all'armonia misteriosa della natura nella quale siamo nati. Fin dall'antichità gli uomini hanno immaginato le curve rispondenti a leggi per quanto possibile semplici: fra esse, vicino alla retta, l'ellisse e l'iperbole. Ora vediamo queste forme realizzate nelle traiettorie descritte dai corpi celesti, almeno con grande approssimazione. Sembra che la natura umana sia tenuta a costruire indipendentemente le forme prima di poterne dimostrare l'esistenza nella natura. (p. 94) *Risalta meravigliosamente bene dai lavori mirabili ai quali [[Giovanni Keplero|Kepler]] ha consacrato la sua vita, che la [[conoscenza]] non può derivare dall'esperienza sola, ma che occorre il paragone fra ciò che lo spirito umano ha concepito e ciò che ha osservato. (p. 94) *Come nessun altro ha mai fatto prima o dopo di lui, [[Isaac Newton|Newton]] ha indicato il cammino al pensiero, allo studio e alla formazione pratica dell'occidente. Egli non è soltanto il creatore geniale di particolari metodi direttivi, egli ha anche dominato in modo singolare gli elementi empirici conosciuti nel suo tempo e il suo spirito è apparso meravigliosamente ingegnoso nell'argomentazione matematica e fisica. Per tutte queste ragioni egli è degno della nostra alta venerazione. Ma questa nobile figura ha un'importanza anche maggiore di quella dovuta alla sua autorità di maestro perché la sorte lo ha collocato a una svolta dello sviluppo dello spirito umano. Per rendercene esattamente conto, non dobbiamo dimenticare che, prima di Newton, non esisteva alcun sistema ben definito di causalità fisica capace di cogliere i tratti più profondi del mondo dell'esperienza. (pp. 96-97) *L'avere avuto la concezione netta della legge differenziale è uno dei più grandi meriti del genio di [[Isaac Newton|Newton]]. (p. 97) *I principî fondamentali di Newton erano tanto soddisfacenti dal punto di vista della logica che furono necessari i fatti sperimentali per dare l'impulso a nuovi slanci. Prima di trattare quest'argomento, devo sottolineare che Newton stesso conosceva i lati deboli della sua costruzione meglio degli scienziati che lo hanno seguito. Questa circostanza mi ha sempre riempito d'ammirazione e di venerazione [...]. (pp. 102-103) {{Int|''Evoluzione del concetto di realtà fisica''|Da ''Clerk Maxwell's Influence on the Evolution of The Idea of Physical Reality'' in ''James Clerk Maxwell: A Commemoration Volume'', University press, Cambridge, 1931, pp. 66–73; ripubblicato successivamente in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science''; tradotto in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *La fede in un mondo esteriore indipendente dall'individuo che lo esplora è alla base di ogni scienza della natura. Poiché tuttavia le percezioni dei sensi non dànno che indizi indiretti su questo mondo esteriore, su questo «reale fisico», quest'ultimo non può essere afferrato da noi che per via speculativa. Ne deriva che le nostre concezioni del reale fisico non possono mai essere definitive. (p. 111) *Fu allora che avvenne il grande sconvolgimento al quale resteranno sempre legati i nomi di [[Michael Faraday|{{sic|Farady}}]], Maxwell e [[Heinrich Rudolf Hertz|Hertz]]; ma è [[James Clerk Maxwell|Maxwell]] che in questa rivoluzione ha avuto la parte del leone. Egli ha dimostrato che quanto si conosceva allora intorno alla luce e ai fenomeni elettromagnetici è rappresentato dal suo noto sistema doppio delle equazioni differenziali parziali, nelle quali il campo elettrico e il campo magnetico intervengono come variabili dipendenti. Maxwell a dire il vero ha cercato di dare una base a queste equazioni o di giustificarle per mezzo delle idee della meccanica. (p. 116) *[...] prima di [[James Clerk Maxwell|Maxwell]] si immaginava la realtà fisica (in quanto rappresentante i fenomeni della natura), come punti materiali le cui modifiche consistono soltanto in movimenti, regolati da equazioni differenziali parziali. Dopo Maxwell si è concepita la realtà fisica come rappresentata da campi continui, non meccanicamente spiegabili, regolati da equazioni differenziali parziali. Questo cambiamento nella concezione della realtà è il cambiamento più profondo e più fecondo che la fisica abbia subìto dopo Newton; [...]. (p. 117) {{Int|''Caratteri della teoria della relatività''|Da ''On The Theory of Relativity'', lezione al King's College sullo sviluppo e la posizione attuale della relatività, 1921, in ''Nation and Atheneaum'', XXIX, pp. 431-sg.<ref>Lo scritto venne riportato senza diretta citazione anche nel ''Times'', 14 giugno 1921, p. 8 e in ''Nature'', 1921, CVII, p. 504. {{Cfr}} ''Opere scelte'', p. 770.</ref>; ripubblicato successivamente in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science''; tradotto in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *Nel considerare la natura specifica della teoria della relatività, tengo a mettere in evidenza che questa teoria non è di origine speculativa, ma che la scoperta è dovuta completamente e unicamente al desiderio di adattare, quanto meglio possibile, la teoria fisica ai fatti osservati. Non si tratta di un atto rivoluzionario, ma dell'evoluzione naturale di una linea seguita da secoli. Non è a cuor leggero che si sono abbandonate certe idee, considerate fino ad allora come fondamentali, sullo spazio, il tempo e il movimento; il che è stato imposto unicamente dall'osservazione di alcuni fatti. (p. 121) {{Int|''Lo spazio, l'etere e il campo''|Da ''[http://www.mountainman.com.au/aether_ae2.htm The Problem of Space, Ether and the Field in Physics]'' (''Das Raum-, Äther-, und Feld-problem der Physik'')<ref>Molto simile a due scritti del 1930:<br /> *''Raum-, Feld-, und Äther-problem in der Physik'', ''Second World Power Conference, Berlin 1930, Transactions'', vol. 19, pp. 1-5.<br /> *''Raum, Äther, und Feld in der Physik'', ''Forum philosophicum'', I, pp. 173-180.</ref> pubblicato in ''Mein Weltbild'' e successivamente in ''Essays in Science''; tradotto in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *Il ragionamento scientifico è il perfezionamento del pensiero prescientifico. (p. 137) *I [[concetto|concetti]] non acquistano un fondo interiore se non sono legati, sia pure indirettamente, con le esperienze dei sensi. (p. 137) *[...] le idee si riferiscono alle esperienze dei sensi, ma non possono mai derivarne logicamente. Per questa ragione non ho mai potuto comprendere la questione dell'''a priori'' nel senso di [[Immanuel Kant|Kant]]. (p. 140) *La grande superiorità della teoria [[Cartesio|cartesiana]] non consiste soltanto nel fatto d'aver messo l'analisi al servizio della geometria. Secondo me, il punto capitale è questo, la geometria dei greci dà la preferenza a certe forme (retta, piano); altre, per esempio l'ellisse, non le sono accessibili se non in quanto costruite o definite con l'aiuto di forme come il punto, la retta e il piano. Invece nella dottrina cartesiana tutte le superfici, ad esempio, sono equivalenti per principio e la preferenza nell'edificio geometrico non è deliberatamente accordata alla forma lineare. (pp. 142-143) *Se si considera la [[geometria]] come la dottrina delle leggi della posizione reciproca dei corpi praticamente rigidi, questa scienza deve essere ritenuta il ramo più antico della fisica. Essa ha potuto svilupparsi, come abbiamo già fatto notare, senza l'idea di spazio in quanto spazio, poiché si è accontentata di forme ideali, di corpi, punti, rette, piani, distanze. (p. 143) *Con la teoria della relatività che si avvicina di più allo scopo scientifico per eccellenza, che è di abbracciare per deduzione logica, a mezzo di un minimo di ipotesi e di assiomi, un massimo di contenuto sperimentale. (p. 149) *Senza dubbio, anche qui, il fatto sperimentale è la guida onnipossente; ma il suo verdetto non è applicabile che basandosi su un lavoro potente e delicato, che ha in primo luogo stabilito i vincoli fra gli assiomi e gli eventi verificabili. E il [[fisico teorico|teorico]] deve eseguire questo lavoro gigantesco con la chiara coscienza di essere forse chiamato a giustificare la condanna a morte della sua teoria. Non si deve biasimare, tacciandolo di soverchia fantasia, il teorico che intraprende questo studio: ma bisogna al contrario provare la sua fantasia, perché, tutto ben considerato, non c'è per lui altro cammino per arrivare allo scopo: in ogni caso non è una fantasia senza disegno, ma una ricerca eseguita in vista di possibilità logicamente più semplici e delle loro conseguenze. (pp. 149-150) *Senza dubbio la gravitazione è stata riportata alla struttura dello spazio; ma, al di fuori del campo di gravitazione, c'è ancora il campo elettromagnetico; è stato necessario introdurre questo ultimo nella teoria, come una formazione indipendente dalla gravitazione. Nell'equazione di condizione per il campo si sono dovuti introdurre alcuni termini supplementari corrispondenti all'esistenza del campo elettromagnetico. Ma il pensiero teoretico non saprebbe sopportare l'idea che ci sono due strutture di spazio indipendenti l'una dall'altra: una di gravitazione metrica, l'altra elettromagnetica. S'impone la convinzione che queste due specie di campo devono corrispondere a una struttura unitaria dello spazio. Ora la «[[teoria del tutto|teoria del campo unitario]]», che si presenta come un'estensione matematicamente indipendente della teoria della relatività generalizzata, cerca di rispondere a questo postulato. (pp. 155-156) {{Int|''Origine della teoria della relatività generalizzata''|Da una conferenza all'Università di Glasgow, 20 giugno 1933; riportato con il titolo di ''Notes on the Origins of the General Theory of Relativity'' in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science''; tradotto in ''Come io vedo il mondo'', 1971.}} *Qualche informazione storica sul mio lavoro scientifico. Non è che io sopravvaluti indebitamente l'importanza del mio sforzo: ma descrivere la storia del lavoro degli altri suppone una indagine del pensiero altrui, il che è piuttosto compito di personalità esercitate in lavori storici, mentre il dare spiegazioni sui propri pensieri anteriori sembrerebbe incomparabilmente più facile; ci si trova qui in una situazione di gran lunga più favorevole, e non si deve, per modestia, lasciar sfuggire l'occasione. (p. 161) *Ma queste ricerche, piene di presentimenti, perseguite nell'ombra per lunghi anni, quell'ardente desiderio di raggiungere lo scopo, quelle alternative di fiducia e di stanchezza, quell'improvviso irrompere della verità luminosa, tutto questo insomma non può essere veramente conosciuto che da colui che l'ha vissuto.<ref group="fonte" name=CXXIX/> (p. 170) ==''Il lato umano''== [[Immagine:Einstein Albert Elsa LOC 32096u.jpg|thumb|upright=1.4|Einstein con la moglie Elsa]] ===[[Incipit]]=== Un giorno ricevetti all'Ufficio brevetti di Berna una grande busta dalla quale estrassi un foglio dall'aspetto ufficiale. Recava in eleganti caratteri (mi pare che fosse addirittura in latino)<ref>In realtà il testo, stampato in corsivo, era in lingua francese. {{Cfr}} ''Il lato umano'', nota a p. 5.</ref> un messaggio che mi parve impersonale e di scarso interesse. Finì subito nel cestino. Più tardi appresi che si trattava dell'invito alle celebrazioni in memoria di [[Giovanni Calvino|Calvino]] e dell'avviso che avrei ricevuto la laurea honoris causa dall'università di [[Ginevra]]<ref>Il documento aveva un vistoso errore di stampa, forse rilevato da Einstein del tutto inconsciamente, che può aver provocato il suo gesto di rifiuto: la laurea era intestata a «Monsieur Tinstein» invece di «Monsieur Einstein». {{Cfr}} ''Il lato umano'', nota a p. 6.</ref>. Evidentemente la gente dell'università interpretò nel senso giusto il mio silenzio e quindi si rivolse al mio amico e allievo Lucien Chavan, ginevrino di origine e allora residente a Berna. Mi convinse ad andare a Ginevra, spiegandomi che praticamente non era possibile rifiutare l'invito; però non mi diede ulteriori chiarimenti. ===Citazioni=== *Con la [[fama]] divento sempre più stupido, un fenomeno molto comune d'altronde. C'è una tale sproporzione tra quello che uno è e quello che gli altri pensano che egli sia, o almeno quello che dicono di pensare che sia!<ref group="fonte">Archivio Einstein 39-726; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 30.</ref> C'è una tale sproporzione tra quello che uno è e quello che gli altri pensano che egli sia, o almeno quello che dicono di pensare che sia!<ref group="fonte">Da una lettera a [[Heinrich Zangger]], dicembre 1919.</ref> (p. 8) *Non preoccuparti delle difficoltà che incontri in matematica; ti posso assicurare che le mie sono ancora più grosse.<ref group="fonte">Dalla lettera alla studentessa liceale Barbara Wilson, 7 gennaio 1943; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 131.</ref> (p. 8) *Un uomo contento è troppo soddisfatto del presente per pensare molto al futuro.<ref group="fonte">Tema scritto l'8 settembre 1896 per un esame di francese dal titolo ''Mes projets d'avenir'' (''I miei progetti per il futuro''); riportato in ''Collected Papers of Albert Einstein'', volume 1, ''The Early Years: 1879-1902'', a cura di John Stachel et al., Princeton University Press, Princeton, 1987, doc. 22. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 29.</ref> (p. 12) *Nelle nostre ricerche fondamentali nel campo della [[fisica]] andiamo a tastoni; nessuno ha fiducia in quel che il collega cerca di sperimentare con tanta speranza.<ref group="fonte">Da una lettera indirizzata a Maja, 31 agosto 1935.</ref> (p. 15) *Anch'io dovevo diventare [[ingegnere]]. Ma trovai intollerabile l'idea di applicare il genio creativo a problemi che non fanno che complicare la vita quotidiana – e tutto ciò unicamente al triste scopo di guadagnare denaro. Pensare solo per il piacere di pensare, come nella musica!...<ref group="fonte">Da una lettera a a Heinrich Zangger, 11 agosto 1918.</ref> (p. 16) *Per quel che riguarda la ricerca della verità, le mie faticose indagini, con i molti vicoli ciechi, mi hanno insegnato quant'è difficile fare un passo sicuro, anche piccolo, nella conoscenza di ciò che è essenziale.<ref group="fonte">Da una lettera del 13 febbraio 1934.</ref> (p. 17) *Lo [[scienziato]] teorico non è da invidiare. Perché la Natura, o più esattamente l'[[esperimento]], è un giudice inesorabile e poco benevolo del suo lavoro. Non dice mai «Sì» a una [[teoria scientifica|teoria]]: nei casi più favorevoli risponde: «Forse»; nella stragrande maggioranza dei casi, dice semplicemente: «No». Quando un esperimento concorda con una teoria, per la Natura significa «Forse»; se non concorda, significa «No». Probabilmente ogni teoria un giorno o l'altro subirà il suo «No»; per quasi tutte ciò avviene subito dopo la formulazione.<ref group="fonte">Frasi scritte l'11 novembre 1922 su un libro di ricordi dedicato al professor [[Heike Kamerlingh Onnes]].</ref> (pp. 17-18) *Bisogna essere particolarmente critici nei confronti del proprio lavoro. Si può sperare che la gente continui a leggervi solo se, per quanto possibile, si scarta tutto quello che non è rilevante.<ref group="fonte">Dalla risposta di Einstein a un membro del pubblico che, dopo aver trascritto una sua conferenza del marzo 1927, aveva intenzione di proporne la pubblicazione al direttore della rivista scientifica ''Die Naturwissenschaften''.</ref> (p. 20) *Sono state pubblicate sul mio conto tante di quelle fandonie e sfrontate menzogne che, se ci avessi prestato attenzione, ci avrei lasciato ad tempo la pelle. Bisogna consolarsi pensando che il tempo ha un setaccio attraverso il quale la maggior parte di queste cose importanti finisce nel mare dell'oblio; e quel che rimane dopo la selezione è spesso ancora brutto e meschino.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Max Brod]], 22 febbraio 1949.</ref> (p. 20) *Ogni mio squittio diventa uno squillo di tromba.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Paul Ehrenfest]], 21 marzo 1930.</ref> (p. 21) *Non ho mai visto una [[burrasca]] come quella di stanotte... Il mare ha un aspetto di indescrivibile grandiosità, specialmente quando è illuminato dal sole. Ci si sente immersi nella natura. Ancora più del solito si avverte la nullità dell'individuo e questo ci riempie di felicità.<ref group="fonte">Da un passo del suo diario, 10 dicembre 1931.</ref> (p. 22) *Misurato obiettivamente, quanto l'uomo con i suoi sforzi appassionati riesce a strappare alla [[verità]] è parte minima. Ma quegli sforzi ci liberano dalle catene dell'io e ci rendono compagni degli uomini migliori e più grandi.<ref group="fonte">Da un passo del suo diario, 10 dicembre 1931.</ref> (p. 23) *È maledettamente ignorante il [[fisica teorica|fisico teorico]] davanti alla natura e davanti ai suoi allievi!<ref group="fonte">Da una lettera a [[Paul Ehrenfest]], 15 marzo 1922.</ref> (p. 23) *Se parliamo dello [[scopo]] e del fine di un'azione, in effetti ci domandiamo quali aspirazioni si realizzano mediante questa azione e le eventuali conseguenze; oppure quali conseguenze negative si possono evitare? Certo, si può parlar in termini specifici dello scopo di un'azione dal punto di vista della comunità alla quale appartiene l'individuo. In questo caso, lo scopo dell'azione ha un rapporto perlomeno indiretto con la realizzazione delle aspirazioni degli individui che formano la società.<ref group="fonte">Da una lettera del 3 dicembre 1950.</ref> (p. 25) *Le dirò francamente che non approvo i [[genitore|genitori]] che influenzano i figli nelle decisioni determinanti per la loro vita futura: sono problemi che ognuno deve risolvere da solo. Tuttavia se vuole prendere una decisione alla quale i suoi si oppongono, deve porsi questa domanda: sono, in fondo, abbastanza indipendente per agire contro la volontà dei miei genitori senza perdere il mio equilibrio interiore?<ref group="fonte">Dalla bozza di una lettera di risposta in tedesco a uno psicologo che gli aveva scritto il 28 ottobre 1951.</ref> (pp. 26-27) *È vero che la comprensione della verità non è possibile senza una base empirica. Tuttavia più andiamo a fondo, più diventano esaurienti e ampie le nostre teorie, meno abbiamo bisogno di conoscenze empiriche per definire quelle teorie.<ref group="fonte">Dalla lettera di risposta a un laureando in filosofia, 9 dicembre 1952.</ref> (pp. 27-28) *O [[Giovinezza]]: sai che la tua non è la prima generazione ad aspirare a una vita piena di bellezza e di libertà? Sai che tutti i tuoi antenati sentivano quello che senti tu oggi – e poi furono vittime dell'odio e dell'infelicità?<br />Sai che i tuoi ardenti desideri si realizzeranno solo se sarai capace di amore e comprensione per uomini, animali, piante e stelle, così che ogni gioia sarà la tua gioia e ogni dolore il tuo dolore? Apri i tuoi occhi, il tuo cuore, le tue mani e fuggi quel veleno che i tuoi antenati hanno succhiato così avidamente dalla Storia. Soltanto allora il mondo intero diventerà la tua patria e il tuo lavoro e i tuoi sforzi diffonderanno benedizioni.<ref group="fonte">Dagli appunti scritti nel 1932 sull'albo della figlia di un suo vicino a Caputh; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 151.</ref> (pp. 28-29) *[...] chi s'impegna seriamente nella ricerca scientifica finisce sempre per convincersi che nelle leggi dell'Universo si manifesta uno Spirito infinitamente superiore allo spirito umano; noi, con le nostre deboli energie, non possiamo far altro che riconoscere la nostra inferiorità nei suoi confronti.<ref group="fonte">Da una lettera del 24 gennaio 1936.</ref> (p. 31) *Cari bambini, mi fa tanto piacere immaginarvi tutti riuniti a far festa nello splendore delle luci [[Natale|natalizie]]. Pensate anche agli insegnamenti di colui {{NDR|[[Gesù]]}} del quale festeggiate la nascita. Quegli insegnamenti sono così semplici e tuttavia dopo quasi duemila anni non prevalgono ancora tra gli uomini.<ref group="fonte">Da una lettera del 20 dicembre 1935.</ref> (pp. 31-32) *Quando il mondo cessa di essere il luogo dei nostri desideri e speranze personali, quando l'affrontiamo come uomini liberi, osservandolo con ammirazione, curiosità e attenzione, entriamo nel regno dell'arte e della scienza. Se usiamo il linguaggio della logica per descrivere quel che vediamo e sentiamo, allora ci impegniamo in una [[ricerca scientifica]]. Se lo comunichiamo attraverso forme le cui connessioni non sono accessibili al pensiero cosciente, ma vengono percepite mediante l'intuito e l'ingegno, allora entriamo nel campo dell'arte. Elemento comune alle due esperienze è quella appassionante dedizione a ciò che trascende la volontà e gli interessi personali.<ref group="fonte">Da un pensiero scritto nel gennaio 1921 e pubblicato su una rivista tedesca di arte moderna.</ref> (pp. 35-36) *[[Anima e corpo|L'anima e il corpo]] non sono due cose diverse, ma solo due modi diversi di percepire la stessa cosa. In modo analogo, la fisica e la psicologia rappresentano solo due tentativi diversi di unificare le nostre esperienze mediante il pensiero sistematico.<ref group="fonte">Aforisma scritto nel 1937 quando si trovava a Huntington, New York.</ref> (p. 36) *La [[politica]] è un pendolo i cui movimenti che oscillano tra l'anarchia e la tirannia sono alimentati da illusioni perennemente rinnovate.<ref group="fonte">Aforisma scritto nel 1937 quando si trovava a Huntington, New York; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 103.</ref> (p. 36) *Non credo nell'[[immortalità]] dell'individuo e considero che l'[[etica]] sia un interesse esclusivamente umano che non deriva da alcuna autorità sovrannaturale.<ref group="fonte">Dagli appunti scritti in inglesi su una lettera inviatagli da una donna il 17 luglio 1953.</ref> (p. 37) *Non ho mai attribuito alla [[natura]] una intenzione o un fine o qualsiasi altra cosa che si potesse interpretare in senso antropomorfico. Quel che vedo nella natura è una struttura magnifica che possiamo capire solo molto imperfettamente, il che non può non riempire di umiltà qualsiasi persona razionale. Si tratta di un autentico sentimento religioso che non ha niente a che fare con il misticismo.<ref group="fonte">Dalla prima stesura in tedesco della risposta ad una lettera del 1954 o 1955; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 119.</ref> (p. 37) *Dato che le nostre esperienze interiori consistono nel riprodurre e combinare le impressioni sensoriali, il concetto dell'anima senza il corpo mi pare del tutto senza significato.<ref group="fonte">Da una lettera di risposta a una signora viennese che gli aveva posto delle domande in merito all'esistenza dell'anima e alla possibilità di un'evoluzione personale e individuale dopo la morte, 5 febbraio 1921; Archivio Einstein 43-847; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 109-110.</ref> (p. 38) *Sono, ovviamente, menzogne quelle che Lei ha letto riguardo alla mia fede religiosa, menzogne che vengono sistematicamente ripetute. Non credo in un Dio personale, né ho mai negato questo fatto, anzi ho sempre espresso chiaramente il mio parere in proposito. Se c'è in me qualcosa che si possa definire sentimento religioso è proprio quella infinita ammirazione per la struttura del mondo rivelata dalle scoperte della scienza.<ref group="fonte">Dalla lettera di risposta del 24 marzo 1954 ad una lettera di un ateo del 22 marzo 1954, che citava un articolo sul pensiero religioso di Einstein mettendone in dubbio l'esattezza.</ref> (p. 41) *[...] la [[saggezza]] non è frutto dell'istruzione ma del tentativo di acquisirla che può durare tutta la vita.<ref group="fonte">Dalla lettera di risposta del 24 marzo 1954 ad una lettera di un ateo del 22 marzo 1954; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 164.</ref> (p. 41) *L'ambizione e il puro senso del dovere non dànno frutti veramente importanti, che invece derivano dall'amore e dalla dedizione verso gli uomini e le cose.<ref group="fonte">Dalla lettera di risposta a un coltivatore dell'Idaho, 30 luglio 1947; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 144.</ref><ref>Un coltivatore dell'Idaho aveva inviato una lettera ad Einstein l'11 luglio 1947, informandolo che aveva chiamato suo figlio Albert e chiedendogli di scrivere due righe, con l'intento di conservarle e consegnarle al figlio quando sarebbe cresciuto. Dopo aver ricevuto la risposta di Einstein, l'uomo rimase molto contento, così scrisse nuovamente allo scienziato allegandogli una foto del piccolo Albert e promettendogli un sacco di patate dell'Idaho. Tale promessa venne poi mantenuta ed Einstein ricevette un grosso sacco di patate. {{Cfr}} ''Il lato umano'', p. 43.</ref> (p. 43) *L'[[uomo|essere umano]] è dotato di una intelligenza appena sufficiente nel comprendere il mondo reale. Se si potesse comunicare a ognuno questo senso di umiltà, tutta la sfera dei rapporti umani ne trarrebbe vantaggio.<ref group="fonte">Da una lettera ad [[Elisabetta di Baviera (1876-1965)|Elisabetta di Wittelsbach]], 19 settembre 1932.</ref> (p. 45) *Ha mai letto le ''Massime'' di [[François de La Rochefoucauld|La Rochefoucauld]]? Suonano piuttosto amare e malinconiche, ma attraverso la loro oggettivazione della natura umana suscitano nel lettore uno strano senso di liberazione. Nella persona di la Rochefoucauld vediamo un uomo che è riuscito a emanciparsi, anche se ha faticato molto per togliersi di dosso il pesante fardello delle passioni che la natura gli accollò durante il cammino della vita.<ref group="fonte">Da una lettera ad [[Elisabetta di Baviera (1876-1965)|Elisabetta di Wittelsbach]], 20 marzo 1936.</ref> (p. 46) *[[Innamoramento|Innamorarsi]] non è certo la cosa più sciocca che fa la gente; però la forza di gravità non c'entra per niente!<ref>Frase annotata su una lettera ricevuta nel 1933. L'autore della lettera scrisse che la terra girava a una velocità talmente alta da apparire ferma e che, a causa della forza di gravità, gli uomini a volte poggiavano i piedi sulla terra, a volte la testa, a volte si ritrovavano ad angolo retto, verso destra o sinistra. Per questo si chiedeva se la gente si innamorava o faceva altre stranezze di questo tipo proprio quando era capovolta, a testa in giù. {{cfr}} ''Il lato umano'', p. 51.</ref> (p. 52) *Non considerate mai lo [[studio]] come un dovere, ma come una occasione invidiabile di imparare a conoscere l'effetto liberatorio della bellezza spirituale, non solo per il vostro proprio godimento, ma per il bene della comunità alla quale appartiene la vostra opera futura.<ref group="fonte">Dalle sue parole di saluto pubblicate su ''The Dink'', una rivista delle matricole, dicembre 1933.</ref> (p. 52) *La [[scienza]] è una cosa meravigliosa quando non serve a guadagnarsi il pane quotidiano. È meglio guadagnarsi da vivere con un lavoro che si ha la certezza di poter fare. Solo quando non bisogna rendere conto delle nostre attività a nessuno, si può provare vero piacere e soddisfazione nella ricerca scientifica.<ref group="fonte">Dalla lettera di risposta a una studentessa di un college californiano, che gli scrisse il 24 marzo 1951; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 133.</ref> (p. 53) *Nella [[ricerca scientifica]] la possibilità di ottenere risultati davvero significativi è molto scarsa anche per persone estremamente dotate. Lei corre quindi il rischio di provare un enorme senso di frustrazione quando avrà raggiunto l'età in cui le Sue capacità saranno in declino.<br />C'è un'unica soluzione: dedichi la maggior parte del Suo tempo a qualche attività pratica, nell'insegnamento o in qualche altro campo che si accordi con i Suoi gusti personali e studi durante le ore che Le restano. Potrà in tal modo condurre una vita normale e armoniosa, anche senza la speciale benedizione delle Muse.<ref group="fonte">Dalla lettera di risposta a una ragazza di Nuova Delhi, 14 luglio 1953; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 134.</ref> (pp. 54-55) *Non sono coinvolto, ringrazio Iddio, e non sono più costretto a partecipare alle gare dei cervelloni. Le ho sempre considerate una specie di penosa schiavitù, non meno odiosa della passione per il danaro o per il potere.<ref group="fonte">Dalla lettera a [[Paul Ehrenfest]], 5 maggio 1929; Archivio Einstein 10-163; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 147.</ref> (p. 55) *Il [[sionismo]] rappresenta davvero un nuovo ideale che può restituire al popolo ebraico la gioia di vivere.<ref group="fonte">Dalla lettera a [[Paul Ehrenfest]], 18 giugno 1921; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 68.</ref> (p. 58) *Il [[sionismo]] non fornì agli ebrei tedeschi molta protezione contro lo sterminio. Ma diede ai sopravvissuti la forza interiore di sopportare la rovina con dignità e senza perdere il proprio orgoglio.<ref group="fonte">Da una lettera a un ebreo antisionista nel gennaio 1946; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 65.</ref> (p. 59) *Non riesco a concepire un Dio personale che influisca direttamente sulle azioni degli individui o che giudichi direttamente le proprie creature. Non ci riesco malgrado il fatto che la causalità meccanicistica sia stata, fino a un certo punto messa in dubbio dalle scoperte della scienza moderna.<br />La mia religiosità consiste in una umile ammirazione dello Spirito infinitamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con la nostra ragione debole ed effimera, possiamo capire della realtà. La [[moralità]] ha la massima importanza – ma per noi, non per Dio.<ref group="fonte>Dalle frasi annotate in tedesco su una lettera del 5 agosto 1927, inviatagli da un banchiere del Colorado; Archivio Einstein 48-380; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 110 e 158.</ref> (p. 61) *Tu sei l'unica persona che io conosca che condivide il mio atteggiamento verso la fisica; la fede nella comprensione della realtà attraverso qualcosa di fondamentalmente semplice e unito... Come è difficile riuscire a dare un'occhiata alle carte di Dio. Ma non credo per un solo istante che [[Dio non gioca a dadi|Lui giochi a dadi]]<ref name=dadi/> o che adoperi metodi «telepatici» (come vorrebbe l'attuale [[meccanica quantistica|teoria dei quanti]]).<ref group="fonte>Da una lettera a [[Cornelius Lanczos]], 21 marzo 1942.</ref> (p. 63) *Più diamo la caccia ai [[meccanica quantistica|quanti]], più si nascondono.<ref group="fonte>Da una lettera a [[Paul Ehrenfest]], 12 luglio 1924; Archivio Einstein 10-089; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 127.</ref> (p. 63) [[Immagine:Albert Einstein photo 1920.jpg|thumb|Einstein in una foto del 1920]] *Il sentimento religioso destato dalla comprensione logica dei principî di interrelazioni profonde è di un genere alquanto diverso da quello comunemente definito religioso. Si tratta più di un sentimento di timore reverenziale per l'ordinamento che si manifesta nell'universo materiale; non ci conduce a modellare un essere divino a nostra immagine, un personaggio che abbia delle esigenze nei nostri confronti, che si interessa a noi in quanto individui. Non vi è in ciò né volontà né scopo, né necessità, ma solo l'essere allo stato puro.<ref group="fonte>Da una lettera di risposta a un rabbino di Chicago che gli aveva scritto il 20 dicembre 1939.</ref> (p. 64) *L'umanità ha perfettamente ragione di collocare i predicatori di alti valori morali e spirituali al di sopra degli scopritori di verità obiettive. Quel che l'umanità deve a personalità come [[Gautama Buddha|Buddha]], [[Mosè]], e [[Gesù]] è, a mio avviso, infinitamente più elevato di tutti i risultati del pensiero analitico e speculativo.<ref group="fonte>Da un passo scritto nel settembre 1937; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 158.</ref> (p. 65) *Non inorgoglitevi per i pochi grandi uomini che nel corso dei secoli sono nati nella vostra terra – il merito non è vostro. Pensate piuttosto al modo in cui li avete trattati durante la loro vita e come avete seguito i loro insegnamenti.<ref group="fonte>Da un appunto in tedesco senza data, rinvenuto in un carteggio inviato a Le Coq dopo l'ultimo soggiorno di Einstein a Pasadena nell'inverno tra il 1932 e il 1933.</ref> (p. 65) *Per la maggior parte, noi uomini viviamo con una falsa impressione di sicurezza, e la sensazione di stare a nostro agio in un ambiente di uomini e cose apparentemente familiari e fidate. Ma quando il corso normale della vita quotidiana viene spezzato, ci rendiamo conto che siamo come dei naufraghi che cercano di tenersi in equilibrio su un pezzo di legno in mare aperto, dimentichi di dove sono venuti e senza sapere dove vanno. Ma una volta che accettiamo pienamente questo dato di fatto, la vita diventa più facile e non ci sono più delusioni.<ref group="fonte>Da una lettera di condoglianze, 26 aprile 1945.</ref> (pp. 66-67) *Facciamo parte di una mandria di [[bufalo|bufali]] e dobbiamo essere contenti se non veniamo calpestati prima del tempo.<ref group="fonte>Da una lettera a [[Cornelius Lanczos]], 26 aprile 1945.</ref> (p. 67) *''Dovunque vada dovunque scappo | sempre di me trovo un ritratto | sulla parete, la scrivania | intorno al collo, effige mia. || Uomini e donne con strano svago | mi implorano: «La sua firma, prego». | Ognuno esige uno scarabocchio | da questo eruditissimo marmocchio. || Talvolta in mezzo a questo godimento | son perplesso delle cose che sento, | e mi chiedo stropicciandomi gli occhi, | sono io pazzo o sono loro sciocchi?''<ref group="fonte>Dalla dedica su una fotografia inviata a Cornelia Wolf nel 1927.</ref> (p. 68) *Ecco quello che ho da dire sull'opera di [[Johann Sebastian Bach|Bach]]: ascoltatela, suonatela, amatela, riveritela e tenete la bocca chiusa.<ref group="fonte">Dalla risposta a un questionario su Bach del magazine tedesco ''Reclams Universum'', 24 marzo 1928; Archivio Einstein 28.058-1.</ref> (p. 70) *Per quanto riguarda [[Franz Schubert|Schubert]], ho solo questo da dire: suonate la sua musica, amatela e tenete la bocca chiusa.<ref group="fonte">Dalla risposta a un questionario su Schubert del magazine tedesco ''Reclams Universum'', 10 novembre 1928.</ref> (p. 70) *[[Georg Friedrich Händel|Haendel]] mi piace sempre – anzi, lo trovo perfetto – ma ha una certa superficialità.<ref group="fonte" name=musi>Dalle risposte a un questionario sui suoi gusti musicali, 1939.</ref> (p. 71) *Per me [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] è troppo drammatico, troppo personale.<ref group="fonte" name=musi/> (p. 71) *[[Franz Schubert|Schubert]] è uno dei miei preferiti per la sua straordinaria abilità di esprimere l'emozione e la sua enorme capacità d'invenzione melodica. Ma nelle sue opere più vaste mi dà fastidio una certa mancanza di struttura architettonica.<ref group="fonte" name=musi/> (p. 71) *Le opere minori di [[Robert Schumann|Schumann]] mi piacciono per la loro originalità e la loro ricchezza di sentimento, ma la sua mancanza di grandezza formale mi impedisce un pieno godimento.<ref group="fonte" name=musi/> (p. 71) *In [[Felix Mendelssohn|Mendelssohn]] vedo un talento considerevole, ma anche un'indifendibile superficialità che spesso porta alla banalità.<ref group="fonte" name=musi/> (p. 71) *Trovo che alcuni ''lieder'' e opere da camera di [[Johannes Brahms|Brahms]] sono davvero significativi anche nella struttura. Tuttavia la maggior parte delle sue opere non hanno per me la forza di convincermi interiormente. Insomma, non capisco perché provò la necessità di scriverle.<ref group="fonte" name=musi/> (pp. 71-72) *Ammiro la capacità creativa di [[Richard Wagner|Wagner]], ma considero la sua mancanza di struttura architettonica un segno di decadenza. Inoltre trovo la sua personalità musicale così indescrivibilmente offensiva che per lo più lo ascolto solo con un senso di disgusto.<ref group="fonte" name=musi/> (p. 72) *Credo che {{NDR|Richard}} [[Richard Strauss|Strauss]] abbia molto talento, ma che gli manchi una verità interiore e che si preoccupi soltanto degli effetti esteriori.<ref group="fonte" name=musi/> (p. 72) *Mi pare che la musica di [[Claude Debussy|Debussy]] sia delicata e colorita, dimostra però ancora una mancanza di senso strutturale. Non riesco a entusiasmarmi per una cosa del genere.<ref group="fonte" name=musi/> (p. 72) *[...] la vera [[arte]] è caratterizzata da un impulso irresistibile dell'artista.<ref group="fonte">Da uno scritto del 15 novembre 1950, a proposito del musicista [[Ernst Bloch]]; Archivio Einstein 34-332; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 149.</ref> (p. 72) *La musica non ''influisce'' sulla ricerca, ma entrambe derivano dalla stessa fonte di ispirazione e si completano a vicenda nel senso di liberazione che procurano.<ref group="fonte">Da una lettera del 23 ottobre 1928; Archivio Einstein 28-065; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 159.</ref> (p. 73) *Io non ho mai creduto alle distinzioni più sottili che gli avvocati vorrebbero imporre ai medici. Obiettivamente, non esiste in fondo il libero arbitrio. Credo che dobbiamo difenderci dalla gente che costituisce un pericolo per gli altri, senza badare alle motivazioni dei loro gesti. Che bisogno c'è di un criterio di responsabilità? Credo che il terrificante deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi fondamentalmente dalla meccanizzazione e disumanizzazione della nostra esistenza, un disastroso sottoprodotto dello sviluppo della mentalità scientifica e tecnica. ''Nostra culpa!'' Non vedo alcun modo per eliminare questa pericolosa carenza. L'uomo si raffredda più rapidamente del pianeta su cui vive.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Otto Juliusburger]], 11 aprile 1946.</ref> (pp. 76-77) *La gente come noi, benché mortale come tutta l'umanità, non [[invecchiamento|invecchia]] per quanto a lungo viva. Voglio dire che non smettiamo mai di osservare come dei bambini incuriositi il grande mistero che ci circonda. Quindi si crea intorno a noi uno spazio che ci separa da tutto ciò che è insoddisfacente nella sfera umana, è questo è già un gran bene.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Otto Juliusburger]], 29 settembre 1947.</ref> (p. 77) *Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita.<ref group="fonte">Messaggio manoscritto e firmato e inviato ad Adriana Enriques, ottobre 1921.</ref> (p. 77) *Sono arrivato alla convinzione che l'abolizione della [[pena di morte]] sia auspicabile per i seguenti motivi:<br />1) Irreparabilità in caso di errore giudiziario.<br />2) Conseguenze morali deleterie per quanti hanno a che fare direttamente o indirettamente con il procedimento dell'esecuzione.<ref>Qualche mese prima, il ''New York Times'' del 6 marzo 1927 riferiva: «Il Professor Einstein non è favorevole all'abolizione della pena di morte [...]. Non vede perché la società non dovrebbe liberarsi degli individui che si sono dimostrati socialmente dannosi. Aggiunge che la società non ha più diritto di condannare una persona all'ergastolo di quanto ne abbia di condannarlo a morte.» {{cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 161.</ref><ref group="fonte">Da una lettera a un editore berlinese, 3 novembre 1927; Archivio Einstein 46-009; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 161.</ref> (p. 78) *{{NDR|Sulla [[pena di morte]]}} Non approvo affatto la punizione, accetto soltanto le misure utili a proteggere la società. In teoria non sono contrario all'uccisione di individui che sono privi di valore o in qualche modo pericolosi. Ma mi oppongo solo perché non mi fido degli uomini, cioè dei tribunali. Apprezzo nella vita più la qualità che non la quantità, così come nella natura i principî generali rappresentano una realtà superiore all'oggetto singolo.<ref group="fonte">Da una lettera a Valentin Bulgakov, 4 novembre 1931; Archivio Einstein 45-702; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 161.</ref> (p. 78) *Sebbene io sia un democratico, ho la certezza che l'umanità non progredirebbe e degenererebbe senza una [[minoranza]] di uomini e donne onesti e socialmente impegnati, disposti a sacrificarsi per le loro convinzioni.<ref group="fonte">Da una lettera del 6 febbraio 1954.</ref> (pp. 79-80) *L'evoluzione umana è basata più sulla coscienza di uomini come [[Louis Brandeis|Brandeis]] che sul genio creativo.<ref group="fonte">Dal messaggio inviato alla rivista bostoniana ''The Jewish Advocate'', 19 ottobre 1931, in occasione del 75° compleanno di [[Louis Brandeis]].</ref> (p. 80) *Con la più profonda ammirazione e stima fraterna Le stringo la mano in occasione del Suo ottantesimo compleanno. Non conosco altri che unisca doti intellettuali così eccezionali a un tale spirito di abnegazione, mentre trova il significato completo della vita nel servire umilmente la comunità. Noi, tutti noi, La ringraziamo non solo per quello che ha fatto e raggiunto, ma anche perché ci rallegriamo che un uomo simile esista tra di noi in questa nostra epoca così priva di autentiche personalità.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Louis Brandeis]], 10 novembre 1936.</ref> (p. 80) *La sofferenza, se provocata dall'ottusità e dalla stupidità di una società legata alle tradizioni, di solito riduce i deboli a uno stato di cieco odio, ma esalta i forti a una superiorità morale e a una generosità altrimenti irraggiungibili dall'uomo.<ref group="fonte">Da un commento all'articolo di Walter White, ''Perché preferisco rimanere negro'', ''Saturday Review of Literature'', 11 ottobre 1947.</ref> (p. 81) *Com'è possibile che la nostra epoca così amante della cultura sia così mostruosamente amorale? Apprezzo di più la carità e l'amore per il prossimo al di sopra di ogni altra cosa. Tutto il nostro decantato progresso – la nostra stessa civiltà – è come l'accetta nelle mani del maniaco criminale.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Heinrich Zangger]], dicembre 1917.</ref> (p. 83) *[...] la [[tolleranza]] è l'amichevole apprezzamento delle qualità, delle opinioni e del comportamento degli altri, che sono estranei alle nostre abitudini, convinzioni, gusti. Pertanto essere tolleranti non significa essere indifferenti alle azioni, ai sentimenti degli altri: occorre anche la comprensione e il coinvolgimento personale.<ref group="fonte" name=tolle>Da un articolo sulla tolleranza del 1934 che avrebbe dovuto essere pubblicato su una rivista americana. I redattori vollero apportare delle modifiche, Einstein gradì poco la cosa e decise di ritirare l'articolo.</ref> (p. 83) *È fondamentale quindi la tolleranza per l'individuo da parte della società e dello stato. Indubbiamente lo stato serve a garantire all'individuo quella sicurezza indispensabile per il suo sviluppo. Ma quando lo stato diventa l'elemento principale e l'individuo si trasforma in uno strumento privo di volontà propria, allora si perdono tutti i valori più elevati. Come la roccia deve frantumarsi prima che gli alberi possano mettervi radici, come la terra viene arata perché possa dar frutto, così infatti la società umana dà risultati veramente significativi solo quando è sufficientemente dissodata per rendere possibile il libero sviluppo delle capacità individuali.<ref group="fonte" name=tolle/> (p. 84) *Quando Dio Onnipotente stabiliva le eterne leggi della natura, venne assalito da un dubbio che non riuscì a dissipare neppure in seguito: come sarebbe imbarazzante se più tardi le massime autorità del [[materialismo dialettico]] dichiarassero illegali alcune o addirittura tutte le sue leggi!<br />Quando poi Egli creò i profeti e i saggi del materialismo dialettico fu tormentato da un altro dubbio analogo. Tuttavia si rincuorò al pensiero che mai quei profeti e saggi avrebbero potuto affermare che la base del materialismo dialettico poteva essere contraria alla Ragione e alla Verità.<ref>Nell'Unione Sovietica la [[teoria della relatività]] venne spesso messa in discussione, non era chiaro se essa si accordasse o meno al [[materialismo dialettico]] e gli scienziati sovietici si guardavano bene dal confermare la validità della teoria. Nell'aprile 1952 un membro dell'Accademia delle scienze sovietica accusò Einstein di aver trascinato la fisica «nelle paludi dell'idealismo», di essere reo di «soggettivismo», sostenendo che il materialismo dialettico era invece basato «sull'oggettività della natura materiale». Lo stesso studioso russo condannò due suoi connazionali per aver dato credito alla teoria einsteiniana. L'attacco venne riportato dall<nowiki>'</nowiki>''Associated Press''. Il commento satirico di Einstein si riferiva all'atteggiamento sovietico in generale ed in particolare a tale episodio. {{cfr}} ''Il lato umano'', p. 85.</ref><ref group="fonte">Da un commento satirico inedito rinvenuto tra le carte di Einstein e risalente probabilmente agli anni '50.</ref> (p. 85) *{{NDR|«Se in punto di morte tu ripercorressi con il pensiero la tua vita da quali fatti giudicheresti se è stata un successo o un fallimento?»}} Né in punto di morte né prima mi porrò una simile domanda. La [[natura]] non è né ingegnere né imprenditore, e io stesso faccio parte della natura.<ref group="fonte">Dalla risposta del 12 novembre 1930 a una lettera dall'Inghilterra in cui gli era stata posta questa domanda di [[Thomas Alva Edison]]; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 87.</ref> (p. 86) *La più importante delle aspirazioni umane è la ricerca della [[moralità]] nel nostro comportamento: ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità del comportamento conferisce alla vita bellezza bellezza e dignità.<ref group="fonte">Da una lettera a un pastore di Brooklyn, 20 novembre 1950; Archivio Einstein 28-894 e 59-871; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 159.</ref> (p. 89) *Se i fedeli delle attuali [[religione|religioni]] volessero davvero pensare e agire nello spirito dei fondatori di queste religioni, allora non esisterebbe alcuna ostilità causata dalla religione tra i seguaci delle differenti fedi. Perfino i conflitti in campo religioso si rivelerebbero insignificanti.<ref group="fonte">Dalla risposta alla richiesta di un telegramma di circa cinquanta parole sulla «fratellanza americana» da parte della ''National Conference of Christian and Jews'', 27 gennaio 1947.</ref> (p. 89) *{{NDR|Sull'[[Olocausto]]}} Pochi anni infatti ci separano dal più orribile crimine di massa che la storia moderna debba registrare: un crimine commesso non da una banda di fanatici, ma con freddo calcolo dal governo di una nazione potente. Il destino dei sopravvissuti alle persecuzioni tedesche testimonia fino a che punto sia decaduta la coscienza morale dell'umanità.<ref group="fonte">Da un messaggio inviato in occasione della cerimonia per la posa della prima pietra in Riverside a New York per un monumento dedicato agli eroi del ghetto di Varsavia, 19 ottobre 1947.</ref> (p. 90) *{{NDR|Su [[Michael Faraday]]}} Quell'uomo amava la natura misteriosa come un amante ama il suo amore lontano.<ref group="fonte">Dalla lettera a Gertrude Warschauer, 27 dicembre 1952; Archivio Einstein 39-517; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 48.</ref> (p. 92) *''Nel dir «noi» disagio m'assale, | che di nessun'altra bestia io son l'eguale; | ancor coperto veder posso | dietro a ogni interesse un grande abisso.''<ref group="fonte">Quartina rinvenuta tra gli scritti di Einstein, senza indicazione di data o occasione.</ref> (p. 93) :''Diffido del "noi" ed ecco il perché: | nessuno può dire: «L'altro è me». | Ogni intesa cela un imbroglio, | ogni accordo un abbaglio.''<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 37-38.</ref> *È veramente un enigma per me che cosa induce la gente a prendere il proprio [[lavoro]] con tanta maledetta serietà. Per chi? Per se stessi? Tutti quanti dobbiamo ben presto andarcene. Per i contemporanei? Per i posteri? No, rimane sempre un enigma.<ref group="fonte">Da una lettera a Joseph Scharl, un amico artista, 27 dicembre 1949; Archivio Einstein 34-207; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 155.</ref> (pp. 94-95) *Cari posteri, se non siete diventati più giusti, più pacifici e in genere più razionali di quanto siamo (o eravamo) noi – allora andate al diavolo!<ref group="fonte">Da un messaggio in occasione della costruzione di una biblioteca su invito di un prestigioso editore americano, 1° maggio 1936.</ref> (p. 98) *La [[filosofia]] è come una madre che ha dato alla luce tutte le altre scienze, dotandole di caratteristiche diverse. Quindi, sebbene nuda e povera non merita il nostro disprezzo; dobbiamo invece sperare che una parte del suo ideale donchisciottesco sopravviva nei figli, impedendo loro di cadere nel filisteismo.<ref group="fonte">Da una lettera a [[Bruno Winawer]], 28 settembre 1932; Archivio Einstein 36-532; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 112-113.</ref> (p. 99) *Comparve [[Adolf Hitler|Hitler]], un uomo di limitate capacità intellettuali, inadatto a qualsiasi lavoro utile, pieno di invidia e di amarezza contro tutti quelli che erano stati favoriti più di lui dalla natura e dal destino. [...] odiava più di qualsiasi altra cosa proprio quella cultura e quella educazione che gli erano state negate per sempre. Nella sua disperata ambizione di potere scoprì che i suoi discorsi sconnessi e pervasi dall'odio suscitavano gli applausi frenetici di quanti si trovavano nelle sue stesse condizioni e condividevano le sue opinioni. Raccattava questi relitti della società per la strada, nelle osterie, organizzandoli intorno a sé. In questo modo avviò la sua carriera politica. Ma ciò che veramente lo portò a diventare un Führer era il suo odio acerrimo contro ogni cosa di origine straniera e specialmente contro una minoranza inerme, gli ebrei tedeschi. La loro sensibilità intellettuale lo metteva a disagio e la considerava, non del tutto erroneamente, non tedesca.<ref group="fonte">Da un manoscritto inedito del 1935; Archivio Einstein 14-389; citato in parte in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 50-51.</ref> (pp. 102-103) *Coloro a cui le circostanze esteriori consentono un'esistenza apparentemente sicura non potranno mai capire che cosa significasse quest'uomo per i suoi fratelli imprigionati nella Germania e minacciati dall'inevitabile distruzione. Ritenne fosse suo dovere rimanere e sopportare le spietate persecuzioni al fine di dare ai suoi fratelli un appoggio morale fino all'ultimo. Noncurante del pericolo, trattò con i rappresentanti di un governo formato da assassini brutali, conservando in ogni circostanza la dignità sua e del suo popolo.<ref group="fonte">Dalle parole scritte in occasione dell'ottantesimo compleanno di [[Leo Baeck]] nel maggio 1953.</ref> (p. 104) *Per essere un elemento perfetto di un [[gregge]] bisogna innanzitutto essere una pecora.<ref group="fonte">Dagli aforismi inclusi nel ''Festschrift'' in onore di [[Leo Baeck]], 23 febbraio 1953.</ref> (p. 105) *Si ricordi sempre che gli animi più alti e più nobili sono sempre e necessariamente soli, e che perciò possono respirare la purezza della propria atmosfera.<ref group="fonte">Dalla lettera di risposta a un musicista di Monaco di Baviera, 5 aprile 1933.</ref> (p. 107) ==''Il significato della relatività''== [[Immagine:Einstein - Vier Vorlesungen über Relativitätstheorie, 1923 - BEIC 3937638 953893 00003.tiff|thumb|''Vier vorlesungen über Relativitätstheorie'' (''gehalten im Mai, 1921, an der Universität Princeton'', Vieweg, Braunschweig) rappresenta il testo originale tedesco della prima edizione di ''The Meaning of Relativity'' del 1921.]] ===[[Incipit]]=== La teoria della relatività è strettamente connessa con la teoria dello spazio e del tempo. Inizierò quindi con una breve analisi dell'origine delle nostre idee sullo spazio e sul tempo, anche se mi rendo conto che, così facendo, mi addentro in un terreno controverso. Oggetto di tutte le scienze, delle scienze della natura come della psicologia, è il tentativo di coordinare le esperienze e di organizzarle in un sistema logico. ma in che modo le nostre abituali idee di spazio e di tempo sono legate al carattere delle nostre esperienze? {{Int|''Spazio e tempo nella fisica pre-relativistica''|[[s:en:The Meaning of Relativity/Lecture 1|''Lecture 1, Space and Time in Pre-Relativity Phisycs'']]; inclusa sin dalla prima edizione: ''The Meaning of Relativity: Four Lectures Delivered at Princeton University, May, 1921'', traduzione di E.P. Adams, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1921.}} *La sola giustificazione dei nostri [[concetto|concetti]] e dei nostri sistemi di concetti è il fatto che essi servono a rappresentare l'insieme delle nostre esperienze; a parte questo, essi non hanno nessuna legittimità. Sono convinto che i [[filosofo|filosofi]] hanno sempre avuto un effetto dannoso sul progresso del pensiero scientifico poiché hanno sottratto molti concetti fondamentali al dominio dell'empirismo, nel quale si trovano sotto il nostro controllo e li hanno portati alle intangibili altezze dell<nowiki>'</nowiki>''a priori''. Infatti, anche se dovesse risultare che il mondo delle idee non può essere dedotto dall'esperienza attraverso mezzi logici ma è, in un certo senso, una creazione della mente umana, senza la quale non è possibile nessuna scienza, il mondo delle idee risulterebbe altrettanto indipendente dalla natura delle nostre esperienze quanto lo sono i vestiti dalla forma del corpo. Questo in particolare è vero per i nostri concetti del tempo e dello spazio, che i fisici sono stati costretti dai fatti a far scendere dall'Olimpo dell<nowiki>'</nowiki>''a priori'' per adattarli e renderli utilizzabili. (p. 20) {{Int|''La teoria della relatività generale (seguito)''|[[s:en:The Meaning of Relativity/Lecture 4|''Lecture 4, The General Theory of Relativity (continued)'']]; inclusa sin dalla prima edizione: ''The Meaning of Relativity: Four Lectures Delivered at Princeton University, May, 1921'', traduzione di E.P. Adams, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1921.}} *Un universo infinito è possibile soltanto nell'ipotesi che la densità media della materia in esso contenuta sia nulla, ipotesi logicamente possibile ma meno probabile di quella che nell'universo vi sia una densità media finita di materia. (p. 103) {{Int|''Appendice alla seconda edizione''|Aggiunta in ''The Meaning of Relativity'', 2<sup>a</sup> edizione, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1945.}} *Per grandi densità del campo e della materia, le equazioni di campo, e probabilmente anche le variabili del campo che intervengono in esse, non avranno significato reale. Pertanto, non si può supporre che le equazioni valgano per densità elevate del campo o della materia, né si può concludere che l'"inizio dell'espansione" {{NDR|dell'universo}} debba corrispondere a una singolarità in senso matematico. Si deve solo ricordare che le equazioni {{NDR|di campo}} non possono essere estese a queste regioni. Questa considerazione, tuttavia, non altera il fatto che l'"origine del mondo" costituisce realmente un inizio, dal punto di vista dello sviluppo delle stelle e dei sistemi di stelle attualmente esistenti, prima del quale tali stelle e tali sistemi di stelle ancora non esistevano come entità individuali. (p. 120) {{Int|''Appendice seconda: Teoria relativistica del campo non simmetrico''|Aggiunta in ''The Meaning of Relativity'', 4<sup>a</sup> edizione, Princeton University Press, Princeton (N.J.), 1953.<ref>Una prima stesura di questa seconda appendice (intitolata ''Generalized Theory of Gravitation'') era già stata introdotta nella 3<sup>a</sup> edizione di ''The Meaning of Relativity'' del 1950. Inoltre un supplemento di 8 pagine per la stesura definitiva di questa appendice venne pubblicato dalla Princeton University Press nel 1953, dopo l'uscita della 4<sup>a</sup> edizione. {{Cfr}} ''Opere scelte'', pp. 787-788.</ref>}} *Si possono avere buone ragioni per sostenere che la realtà non può essere rappresentata da un campo continuo. I fenomeni quantistici sembrano dimostrare con certezza che un sistema finito di energia finita può essere completamente descritto da un insieme finito di numeri (numeri quantici). Questo non sembra in accordo con una teoria del continuo, e deve quindi spingere alla ricerca di una teoria puramente algebrica in grado di descrivere la realtà: Ma nessuno sa come si possono ottenere le basi per una teoria di questo tipo. (p. 149) ==''Lettere a [[Michele Besso]]''== [[Immagine:1919 eclipse positive.jpg|thumb|L'[[eclissi solare]] del 1919 fornì una prova a sostegno della teoria della relatività generale]] *Sono riuscito a dimostrare, con un calcolo ''semplice, che le equazioni di gravitazione valgono per ogni sistema di riferimento che soddisfi a queste condizioni.'' Ne consegue che esistono trasformazioni d'accelerazione di varia natura, che mutano le equazioni in sé stesse (tra queste, ad esempio, le rotazioni), cosicché l'ipotesi di equivalenza si conserva nella sua forma più primitiva, e perfino in misura insospettabilmente ampia.<br />L'equivalenza rigorosa tra massa inerziale e massa gravitazionale, e anche massa del campo gravitazionale, l'avevo già dimostrata, credo, all'epoca della tua visita.<br />A questo punto indipendentemente dal fatto che l'osservazione dell'[[eclissi solare|eclisse solare]] abbia o non abbia successo<ref>Come ricordato da [[Abraham Pais]] (in ''«Sottile è il Singore...»: la scienza e la vita di Albert Einstein'', Boringhieri, Torino, 1986, cap. 16) i tentativi di osservazione in condizione di eclissi solare furono alquanto travagliati. Nel 1912 una spedizione in Brasile non riuscì ad effettuare le misurazioni a causa di condizioni meteorologiche avverse. Nell'estate del 1914 non venne intrapreso un secondo tentativo per via della crisi internazionale. La [[Prima guerra mondiale]] portò al rinvio del terzo tentativo (in Venezuela nel 1916) e nel 1918 un quarto esperimento condotto da statunitensi non diede risultati attendibili. Solo nel maggio 1919 due gruppi di ricercatori britannici raccolsero i dati, che una volta elaborati rappresentarono una prima conferma della teoria einsteiniana. {{Cfr}} ''Opere scelte'', nota a p. 674.</ref>, mi ritengo soddisfatto, e non dubito più della validità di tutto il sistema: la fondatezza della cosa è fin troppo evidente. (inizio marzo 1914; pp. 673-674) *Di quando in quando, ora mi ritiro per qualche settimana nella casa d'una tenuta di campagna, tutto solo, cucinandomi quel che mi occorre, come gli eremiti dell'antichità. Così noto con sorpresa quanto è lungo un giorno e quanto vano, perlopiù, l'affaccendarsi alacre e odioso che riempie il nostro tempo. (5 gennaio 1929; p. 683) *Ora sto leggendo con grande attenzione e piacere un libro sul socialismo di [[George Bernard Shaw|B. Shaw]], veramente un tipo da togliersi il cappello, dotato d'uno sguardo molto acuto sull'agire umano. (5 gennaio 1929; p. 683) *La salute piano piano migliora. Ma sono stato vicino a tirare le cuoia, cosa che, fra l'altro, è bene non eccedere nel rimandare. (5 gennaio 1929; p. 684) *So che per l'Italia tu nutri un'attrazione incurabile, così come molti ebrei tedeschi per la Germania. Questo genere di debolezza sentimentale è da ricondurre alla nostra nostalgia per una dimora stabile su questa terra effimera, in questo illudendoci, a torto, che i ''goyim'' {{NDR|i non-ebrei}} ne abbiano una e solo noi no. Credo però che non sia una vera patria una terra dove un uomo di buon senso non può nemmeno aprire il becco. (8 agosto 1938; p. 685) *Per quale ragione le civiltà prendano a imputridire dall'interno è cosa oscura. Forse la vita ordinata alla lunga distrugge le forze psichiche essenziali allo sviluppo sociale. (8 agosto 1938; p. 686) *{{NDR|A proposito del nazismo}} Non riuscirei a vivere, se non avessi il mio lavoro [...]. Per fortuna, sono già vecchio e non credo mi aspetti un lungo futuro. (10 ottobre 1938<ref group="fonte">Archivio Einstein 7-376. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 33.</ref>) *{{NDR|Sul figlio [[Eduard Einstein]]}} È un vero peccato che, così giovane, debba passare la vita senza poter sperare in una esistenza normale. Per parte mia, non ho più alcuna fiducia nell'assistenza medica da quando ho visto definitivamente fallire la cura d'insulina. Nel complesso ho pochissima stima di tutta la combriccola, e insomma mi sembra meglio lasciar la natura indisturbata. (11 novembre 1940<ref group="fonte">Archivio Einstein 7-378. Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 80.</ref>; p. 686) *Per quanto riguarda [[Ernst Mach|Mach]], è bene distinguere tra l'influenza che ebbe in generale e quella che esercitò su di ''me'' in particolare. Mach ha compiuto significative ricerche sperimentali (ad esempio, la scoperta delle onde d'urto, basata su un metodo ottico veramente geniale); ma non di questo vogliamo discutere, bensì di come influenzò la visione generale dei concetti di base della fisica. In questa prospettiva il suo grande merito sta, a mio parere, nell'aver allentato il dogmatismo che dominava in quell'ambito nei secoli XVIII e XIX. Egli ha cercato di mettere in luce, specialmente nei campi della meccanica e della teoria del calore, il modo in cui i concetti hanno avuto origine dall'esperienza; Mach sosteneva in maniera convincente l'opinione che finanche i più basilari tra i concetti fisici si fondano sui dati empirici e, da un punto di vista logico, non sono in alcun modo ''necessari''. Evidenziando come nella fisica siano cruciali i problemi connessi ai concetti di base, più che quelli d'ordine logico-matematico, egli ha esercitato un'influenza particolarmente salutare. Il suo punto debole stava, a mio modo di vedere, nel considerare l'attività scientifica all'incirca un semplice «mettere ordine» nei materiali empirici. Egli, insomma, non rese giustizia all'elemento di libera volontà costruttiva presente nella formazione dei concetti. Riteneva, in certo modo, che all'origine delle teorie vi fossero «scoperte» e non «invenzioni», spingendosi addirittura a vedere, nelle sensazioni, unità costitutive del mondo reale piuttosto che semplici oggetti di comprensione; pensava di poter colmare in tal modo lo iato fra psicologia e fisica. Fosse stato coerente fino in fondo, avrebbe dovuto rifiutare non solo l'atomismo, ma l'idea stessa d'una realtà fisica. (6 gennaio 1948; pp. 689-690) *È una sorte felice quella d'essere catturato fino all'ultimo respiro dal fascino del lavoro. Diversamente troppo si soffrirebbe della stoltezza e della demenza umana, come vengono alla luce soprattutto nella politica. (24 luglio 1949; pp. 692-693) *Qualcosa di vero forse c'è, nei ragionamenti di [[Arthur Eddington|Eddington]]. Mi è sempre sembrato un uomo di non comune ingegno, ma di scarso senso critico. Non obbligherei nessuno a sacrificargli tempo e fatica; disinteresse e altruismo hanno, giustamente, dei limiti. Con la sua filosofia mi ricorda una «prima ballerina», nemmeno lei in fondo convinta che i suoi eleganti saltelli abbiano una vera ragione d'essere. (29 luglio 1953; p. 702) *[...] considero tranquillamente possibile che la fisica non possa in realtà essere fondata sul concetto di campo, cioè su strutture continue. Nel qual caso non rimarrà ''niente'', né di tutto il mio castello in aria, né della restante fisica contemporanea. (10 agosto 1954; p. 706) *Raramente la capacità di condurre una vita in armonia è congiunta a un'intelligenza acuta come la sua, ma in lui questo inusuale incontro aveva avuto luogo. Quel che più ammiravo, nell'uomo, è l'esser riuscito a vivere molti anni non solo in pace ma addirittura in accordo costante con una donna; un'impresa nella quale io per due volte ho miseramente fallito. (lettera di condoglianze al figlio e alla sorella, 21 marzo 1955<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 45.</ref>; p. 706) *Egli mi ha preceduto di poco nel congedarsi da questo strano mondo.<ref>Einstein sarebbe morto meno di un mese dopo, il 18 aprile 1955. {{Cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 45.</ref> Non significa niente. Per noi che crediamo nella fisica, la divisione tra passato, presente e futuro ha solo il valore di un'ostinata illusione. (lettera di condoglianze al figlio e alla sorella, 21 marzo 1955<ref group="fonte">Archivio Einstein 7-245. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 45.</ref>; p. 707) ==''Lettere a [[Max Born]]''== *Sto leggendo fra l'altro i Prolegomeni di Kant e comincio a capire l'enorme potere di suggestione che quest'uomo ha avuto e continua ad avere. Per cadere nelle sue mani è sufficiente concedergli l'esistenza dei giudizi sintetici a priori; per poter essere d'accordo con lui, dovrei attenuare questo "a priori" in "convenzionali", ma anche così non andrebbe bene nei particolari. Tuttavia è delizioso da leggersi, sebbene non sia bello quanto il suo predecessore Hume, che fra l'altro era dotato di un istinto molto più sano. (1918<ref group="fonte">Da ''Scienza e vita - Lettere 1916-1955'', p. 11.</ref>) *Ho letto di recente che la popolazione europea è cresciuta nell'ultimo secolo da 113 milioni a quasi 400... Pensiero spaventoso, che potrebbe quasi riconciliare con la guerra! (Ahrenshoop, 2 agosto 1918<ref group="fonte">Da ''Scienza e vita - Lettere 1916-1955'', p. 13</ref>) *Non credo che gli uomini come tali possano cambiare sostanzialmente, ma ritengo che sia possibile e addirittura ''necessario'' porre fine all'anarchia nei rapporti internazionali, anche a costo di notevoli sacrifici nell'indipendenza dei singoli stati. (1º settembre 1919<ref group="fonte" name=SVXVII>Da ''Scienza e vita - Lettere 1916-1955'', p. 17</ref>) *{{NDR|Il materialismo, ovvero il modo di considerare le cose fondato sulla causalità}} tende costantemente a rispondere solo alla domanda "Per quale ragione?" e mai a quella "A che scopo?". Non c'è principio utilitaristico o selezione naturale che possano aiutarci a rispondere a questa domanda, e se qualcuno si chiede: "A che scopo dobbiamo aiutarci l'un l'altro, renderci la vita meno difficile, comporre buona musica e avere pensieri elevati?", bisognerà rispondergli: "Se non l'intuisci da solo, nessuno potrà spiegartelo". Senza quest'istinto primario non saremmo niente e meglio sarebbe per noi non vivere affatto. (1º settembre 1919<ref group="fonte" name=SVXVII/>) *L'avere una chiara visione dei nessi tra le cose fa parte del lato più bello della vita: per negarlo, bisognerebbe che Lei {{NDR|Max Born}} fosse in uno stato d'animo assai cupo e nichilista. (1º settembre 1919<ref group="fonte" name=SVXVII/>) *Il posto dove si va ad abitare non è così importante [...]. Io stesso ho vagabondato costantemente da un posto all'altro, straniero ovunque [...]. L'ideale di un uomo come me è sentirsi a casa in qualunque posto. (3 marzo 1920<ref group="fonte">Archivio Einstein 8-146; Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 146.</ref>) *{{NDR|A Born}} Devo confessarti del resto che i bolscevichi non mi dispiacciono poi tanto, per quanto ridicole possano essere le loro teorie; sarebbe maledettamente interessante osservarli una volta da vicino. (27 gennaio 1920<ref group="fonte">Da ''Scienza e vita - Lettere 1916-1955'', p. 28</ref>) *{{NDR|A proposito del dibattito con lo scienziato antisemita [[Philipp Lenard]] durante il congresso dell'Associazione degli scienziati e dei medici tedeschi}} Ognuno deve recare di quando in quando la propria offerta sacrificale all'altare della stupidità, per compiacere la divinità e gli uomini, e io l'ho fatto a dovere col mio articolo. (9 settembre 1920<ref group="fonte">Da ''Scienza e vita - Lettere 1916-1955'', p. 43</ref>) *Proprio come nella leggenda dell'uomo che tramutava in oro tutto ciò che toccava, con me tutto si tramuta in un gran baccano sulla stampa. (9 settembre 1920<ref group="fonte">Archivio Einstein 8-151. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 30.</ref>) *In effetti, il senso di benessere dato dalla società e dall'arte giapponese deriva dal fatto che l'individuo è inserito così armoniosamente nel suo ambiente da vivere soprattutto l'esperienza della sua comunità, più che del proprio Io. Ognuno di noi da giovane ha avuto quest'aspirazione ardente, ma poi ha dovuto rassegnarsi; fra tutte le comunità a nostra disposizione non ce n'è infatti nessuna a cui vorrei appartenere, se non quella dei veri ricercatori, composta in ogni tempo da un numero assai limitato di membri effettivi. (29 aprile 1924<ref group="fonte" name=SVXCVIII>Da ''Scienza e vita - Lettere 1916-1955'', p. 98.</ref>) *L'idea che un elettrone esposto ad una radiazione possa scegliere ''liberamente'' l'istante e la direzione in cui spiccare il salto è per me intollerabile. Se così fosse, preferirei fare il ciabattino, o magari il biscazziere, anziché il fisico. Vero è che i miei tentativi di dare una forma tangibile ai quanti sono regolarmente abortiti, ma sono ben lontano dal rinunziare a questa speranza. E anche se la cosa non riuscirà, mi rimarrà sempre la consolazione di aver fallito da solo. (29 aprile 1924<ref group="fonte" name=SVXCVIII/>) *La [[meccanica quantistica]] è degna di ogni rispetto, ma una voce interiore mi dice che non è ancora la soluzione giusta. È una teoria che ci dice molte cose, ma non ci fa penetrare più a fondo il segreto del Grande Vecchio. In ogni caso, sono convinto che [[Dio non gioca a dadi|''questi'' non gioca a dadi]] col mondo.<ref name=dadi>Questa citazione, ripetuta più volte dallo scienziato in varianti leggermente diverse, è una delle massime più famose di Einstein. Essa viene spesso citata semplicemente come «Dio non gioca a dadi» ({{cfr}} [[Carl Friedrich von Weizsäcker]], ''I grandi della fisica. Da Platone a Heisenberg'', [https://books.google.it/books?id=eaV4IllnsQgC&pg=PA220 p. 220]) o «Dio non gioca a dadi con l'Universo» ({{cfr}} Cameron McPherson Smith e Charles Sullivan, ''I falsi miti dell'evoluzione. Top ten degli errori più comuni'', [https://books.google.it/books?id=g89J-fylzOcC&pg=PA72 p. 72]).<br /> In una delle occasioni in cui Einstein fece tale affermazione, Bohr avrebbe risposto: «Einstein, smettila di dire a Dio cosa deve fare!». Nonostante l'aneddoto venga riportato molto spesso, mancano fonti attendibili a sostegno. D'altra parte, alcune fonti riportano un episodio molto simile. Lo stesso Bohr infatti, ricordando l'incontro con Einstein al congresso Solvay del 1927, scrive: «Da parte sua, Einstein ci chiese scherzando se potevamo credere effettivamente che la Provvidenza divina fosse ricorsa al "giuoco dei dadi", al che io replicai facendo osservare che già gli antichi pensatori avevano ammonito di essere molto cauti nel definire gli attributi della Provvidenza col linguaggio comune.» Anche [[Werner Karl Heisenberg]], presente in quell'occasione, ricorda la battuta: «Al che Bohr poté soltanto rispondere: "Ma non tocca a noi dire a Dio come deve far andare il mondo."» {{Cfr}} [[Walter Isaacson]], ''Einstein: la sua vita, il suo universo'', p. 315 e p. 584.<br />Successivamente [[Stephen Hawking]] in riferimento alla frase disse: «Einstein [...] sbagliò quando disse: "Dio non gioca a dadi". La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere.» Vedi anche [[Dio non gioca a dadi]].</ref> (4 dicembre 1926<ref group="fonte">Archivio Einstein 8-180; citato in ''Einstein: A Centenary Volume'', a cura di A.P. French, Harvard University Press, Cambridge, 1979, p. 275. Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 127.</ref>, p. 709) *In Germania sono stato promosso al rango di bestia feroce e mi sono state confiscate tutte le mie sostanze. Mi consolo pensando che presto se ne sarebbero andate ugualmente. (30 maggio 1933; p. 711) *Mi sono acclimatato benissimo qui. Me ne sto come un orso nella tana; mai, nella mia vita avventurosa, mi sono sentito tanto a casa mia. La mia orsaggine si è acuita dopo la morte della mia compagna {{NDR|Elsa}}, che era più legata di me agli altri esseri umani. (1937 circa<ref group="fonte">Archivio Einstein 8-151. Citato in ''Einstein-Born Briefwechsel'', p. 177. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 33.</ref>) *Non posso però scrivere in [[lingua inglese|inglese]], per le insidie dell'ortografia: quando leggo l'inglese, sento solo il suono delle parole e non riesco a fissarne la forma.<ref group="fonte">Archivio Einstein 8-208; Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 155.</ref> (7 settembre 1944; p. 713) *Non ci eravamo accorti che nell'uomo il [[midollo spinale]] ha un'azione assai più estesa e profonda di quella del cervello. (7 settembre 1944; p. 714) *Il senso di ciò che è giusto o ingiusto cresce e muore come fa un albero, e a ben poco giova qualsiasi genere di concime. Tutto ciò che il singolo può fare è di dare il buon esempio e di avere il coraggio di sostenere con serietà le convinzioni etiche in una società di cinici. Da lungo tempo mi sono sforzato (con alterno successo) di comportarmi in questo senso. (7 settembre 1944; p. 714) *Non posso prendere molto sul serio il fatto che ti senti «troppo vecchio», perché capita anche a me. È un sentimento che ogni tanto (sempre più spesso) riemerge per poi scomparire di nuovo. Possiamo tranquillamente lasciare alla natura il compito di ridurci in polvere un po' alla volta, posto che non preferisca usare sistemi più rapidi. (7 settembre 1944; p. 714) *Le nostre prospettive scientifiche sono ormai agli antipodi. Tu ritieni che [[Dio non gioca a dadi|Dio giochi a dadi]] col mondo<ref name=dadi/>; io credo invece che tutto ubbidisca a una legge, in un mondo di realtà obiettive che cerco di cogliere per via furiosamente speculativa. Lo ''credo'' fermamente, ma spero che qualcuno scopra una strada più realistica – o meglio un fondamento più tangibile – di quanto non abbia saputo fare io. Nemmeno il grande successo iniziale della teoria dei quanti riesce a convincermi che alla base di tutto vi sia la casualità, anche se so bene che i colleghi più giovani considerano quest'atteggiamento come un effetto della sclerosi. Un giorno si saprà quale di questi due atteggiamenti istintivi sarà stato quello giusto. (7 settembre 1944; p. 715) *Sono lieto che la tua vita e la tua attività siano fruttuose e soddisfacenti. Ciò aiuta a superare le follie degli uomini dai quali dipende il destino collettivo del cosiddetto ''homo sapiens''. Non che in passato questo destino fosse migliore; ma la sua miseria non ci appariva così evidente, e le conseguenze della ciarlataneria erano meno catastrofiche che nelle circostanze attuali. (3 marzo 1947; p. 717) *Quanto ai [[Germania|tedeschi]], non ho cambiato opinione; d'altronde, è un'opinione che risale a prima del periodo nazista. Alla nascita tutti gli uomini sono più o meno uguali, ma i tedeschi hanno una tradizione più pericolosa che non gli altri popoli cosiddetti civili. (15 settembre 1950; p. 726) *Sono stato molto lieto che tu – sia pure stranamente in ritardo – sia stato insignito del premio Nobel per i tuoi fondamentali contributi alla moderna teoria dei quanti. In particolare, la tua rigorosa interpretazione statistica ha chiarito le idee in modo decisivo. (1954<ref group="fonte">Citato in Albert Einstein, Max e Hedwig Born, ''Scienza e vita – Lettere 1916-1955'', traduzione di Giuseppe Scattone, Einaudi, Torino, 1973, p. 266.</ref>) ==''Lettere a [[Maurice Solovine]]''== [[Immagine:Einstein-with-habicht-and-solovine.jpg|thumb|upright=1.6|Einstein con gli amici [[Maurice Solovine]] (a sinistra) e [[Conrad Habicht]] (al centro) ]] *Non ho affatto voglia di andare in America, ci vado unicamente nell'interesse dei sionisti, che devono elemosinare dollari per costruire un'università a Gerusalemme {{NDR|[[Università Ebraica di Gerusalemme]]}}, per i quali fungo da grande sacerdote e da esca [...]. Ma faccio quello che posso per aiutare quelli della mia tribù: vengono talmente bistrattati altrove. (8 marzo 1921<ref group="fonte">Pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', p. 41. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 61.</ref>) *In [[Stati Uniti d'America|America]], bisogna sempre avere un atteggiamento molto deciso, altrimenti non si viene pagati e nemmeno rispettati. (14 maggio 1922<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-157; pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', p. 49. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 40.</ref>) *{{NDR|Sulle sue dimissioni dalla commissione della [[Società delle Nazioni|Lega delle Nazioni]]}} Bisogna tenersi lontani dalle imprese dubbie anche quando portano un nome altisonante. (primavera 1923<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-189; pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', p. 59. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 158.</ref>) *In buona sostanza il mio interesse per la scienza si è sempre limitato allo studio dei principi [...]. Perciò ho pubblicato così poco, perché il grande bisogno di afferrare i principi mi ha spinto a passare la maggior parte del tempo in imprese sterili. (30 ottobre 1924<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-195; pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', p. 63. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 127.</ref>) *{{NDR|Su [[Democrito]]}} Ammirevole, nel testo democriteo, è il trattamento delle qualità sensibili. E colpiscono gli sforzi che egli fa con il senso della vista, mantenendo tenacemente l'idea fondamentale. Tra gli aforismi morali, alcuni sono veramente belli, ma molti, stranamente, hanno un'impronta piccolo-borghese (una morale volgare). [...] Degna di ammirazione è la ferma credenza nella causalità fisica, una causalità che non si arresta neanche di fronte alla volontà del'''homo sapiens''. Per quel che ne so, solo [[Baruch Spinoza|Spinoza]] è stato così radicale e conseguente. (4 marzo 1930; p. 732) *{{NDR|Su ''[[L'evoluzione della fisica]]''}} Il libro deve la sua esistenza al fatto che ho dovuto procurare a [[Leopold Infeld|Infeld]], al quale è stata rifiutata una borsa, una fonte temporanea di sostentamento. Insieme abbiamo effettuato un lavoro molto accurato, con una particolare attenzione per gli aspetti epistemologici. (10 aprile 1938; p. 733) *Come ai tempi di [[Ernst Mach|Mach]] dominava una concezione materialistica dogmatica, quanto mai dannosa, allo stesso modo siamo prigionieri, oggi, di una visione soggettivista rivestita di positivismo. L'esigenza di concepire la natura come realtà obiettiva viene descritta come un pregiudizio superato, mentre le magagne dei teorici dei quanti sono una virtù. Proprio vero, gli uomini sono più suggestionabili dei cavalli: ogni tempo è dominato da una moda, e i più neppure sono capaci di riconoscere il tiranno.<ref group="fonte">Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein. La sua vita, il suo universo'', p. 447.</ref> (10 aprile 1938; p. 733) *Avevo già saputo della morte di [[Paul Langevin|Langevin]]. Era uno dei miei conoscenti più cari, un vero santo, e di grande talento per di più. È vero che i politici hanno sfruttato la sua bontà, perché era incapace di penetrare le motivazioni squallide, troppo estranee alla sua natura. (9 aprile 1947<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-250; pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', p. 99. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 53.</ref>) *Le [[buona azione|buone azioni]] sono come le belle poesie. È facile afferrarne il senso generale ma spesso è meno facile capirne le ragioni. (9 aprile 1947<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-250; pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', pp. 99-101. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 146.</ref>) *Nel mio lavoro di ricerca sono ostacolato da difficoltà matematiche – sempre le stesse – che mi rendono impossibile la conferma o la confutazione della mia [[teoria del tutto|teoria generale relativistica del campo]]; [...]. Non ne verrò più a capo; il problema verrà dimenticato per essere riscoperto più tardi. È già successo tante volte in passato.<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-256 e 80-865. Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 132.</ref> (25 novembre 1948; p. 736) *Ho provato a leggere a mia sorella qualcosa dell'opera filosofica di [[Aristotele]]. In tutta franchezza: una delusione completa. Non fosse stata così oscura, così astrusa, questa pseudofilosofia non sarebbe durata così a lungo. Ma la maggior parte delle persone, per le parole che non riesce a comprendere, prova un sacro rispetto, e taccia invece di superficialità chi ha il torto di parlar chiaro. Quale toccante segno di modestia. (25 novembre 1948; p. 736) *Lei immagina che io guardi con serena soddisfazione all'opera della mia vita. Vista da vicino, però, la realtà è ben diversa. Non c'è una sola idea di cui io sia convinto che sia destinata a durare, e neppure sono sicuro d'essere sulla buona strada. Eretico per alcuni e reazionario per altri; uno che, per così dire, è sopravvissuto a sé stesso: ecco come sono visto dai miei contemporanei. Sarà certo una questione di mode e di angustia di orizzonti, ma la sensazione del fallimento mi viene da dentro. Né potrebbe essere altrimenti, per chi abbia un briciolo di spirito critico e di onestà intellettuale, e quel tanto di modestia che ti consentono un giudizio equilibrato, libero da influenze esterne. (28 marzo 1949; p. 737) *Non ho trovato una parola migliore di "[[religione]]" per definire la fiducia nella natura razionale della realtà, per quanto sia accessibile alla ragione. Ogni volta che questo sentimento è assente, la scienza degenera in un piatto [[empirismo]]. (1° gennaio 1951<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-474 e 80-871; pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', pp. 119. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 117. Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein. La sua vita, il suo universo'', p. 447.</ref>) *La [[teoria del tutto|teoria unitaria del campo]], in sé è ultimata. Ma è così difficile da trattare matematicamente che, con tutta la pena che mi sono dato, non sono in condizione di verificarla in alcun modo. Questo stato di cose è destinato a durare per anni, principalmente perché i fisici hanno poca attitudine a capire gli argomenti logici e filosofici.<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-277. Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 133.</ref> (12 febbraio 1951; pp. 736-737) *Ci si potrebbe attendere (di più, ci si ''dovrebbe'') aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe un ordine simile a quello alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d'ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt'altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall'uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d'ordine nel mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È questo il «miracolo» che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dei, ma anche dei «miracoli». Il fatto curioso è che noi dobbiamo accontentarci di riconoscere il «miracolo» senza che ci sia una via legittima per andare oltre. (30 marzo 1952; pp. 740-741) *Nessuno osa prendere posizione sulla validità o meno {{NDR|della [[teoria del tutto|teoria unitaria dei campi]]}} per un semplice motivo: non esiste modo di affermare alcunché riguardo alle soluzioni di un sistema di equazioni non lineari tanto complesso, se si escludono casi particolari. (28 maggio 1953<ref group="fonte">Archivio Einstein 21-300; pubblicato in ''Letters to Solovine, 1906-1955'', pp. 149. Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 134.</ref>) ==''Lettere d'amore''== [[File:Albert Einstein and his wife Mileva Maric.jpg|thumb|upright=1.4|[[Mileva Marić]] e Albert Einstein]] *Mia madre e mia sorella mi paiono piuttosto grette e filistee, al di là dell'affetto che provo per loro. È interessante vedere come poco alla volta la vita ci cambi nel profondo dell'anima, per cui anche i legami di famiglia più stretti si riducono a normali amicizie. Non ci si capisce più a fondo, e non si riesce più a immedesimarsi davvero con l'altra persona, a capire le emozioni che la muovono.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 81.</ref> (7, primi di agosto 1899; p. 50) *Non vedo l'ora di ricevere una lettera della mia streghina adorata. Non riesco davvero a credere che rimarremo separati ancora per tutto questo tempo: solo ora mi rendo conto di essere pazzamente innamorato di te! Lasciati viziare quanto vogliono, così tornerai un piccolo tesoro radioso e selvaggia come una monella di strada.<ref group="fonte" name=mileva>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 74-76.</ref> (15, 1° agosto 1900; p. 64) *Capisco abbastanza bene i miei genitori. Pensano a una [[moglie]] come a un lusso che un uomo si può permettere solo quando si guadagna da vivere bene. È un modo di vedere il rapporto matrimoniale che non mi convince affatto, perché considera una moglie come una prostituta, con la sola differenza che la prima, grazie al rango sociale più elevato, è in grado di procacciarsi un contratto con un uomo che le dura tutta la vita.<ref group="fonte" name=CLVI/> (16, 6 agosto 1900; pp. 65-66) *La fame e l'amore sono e rimangono delle molle talmente importanti che quasi tutto può essere spiegato grazie a loro, anche trascurando altri motivi basilari. (16, 6 agosto 1900; p. 66) *Come facevo prima a vivere da solo, mio piccolo tutto? Senza di te perdo la fiducia, la passione per lo studio e la gioia di vivere, insomma, senza di te, la vita non è vita.<ref group="fonte" name=mileva/> (18, 14? agosto 1900; p. 69) *''Santo cielo, quel Johonzel!''<ref>«''Johann''» è uno pseudonimo di Einstein, usato comunemente dalla coppia nelle forme vezzeggiative «''Johonesl''», «''Johannesl''», «''Johonzel''», ecc. {{Cfr}} ''Lettere d'amore'', nota a p. 136.</ref>'' | Il desiderio l'ha reso folle! | Quando pensa alla sua Doxerl''<ref name=doxerl>«''Doxerl''» o «''Dockerl''» deriva da ''Docke'', che nel dialetto della Germania meridionale significa «bambola»; è lo pseudonimo affettuoso con cui Albert si rivolge a Mileva. {{Cfr}} ''Lettere d'amore'', nota a p. 134</ref>'' | il cuscino pare che bolle.''<ref group="fonte">Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein. La sua vita, il suo universo'', p. 56.</ref>'' || Se il mio tesoro è corrucciato, | io mi faccio tutto piccino, | ma ella alza appena le spalle | e non le importa neanche un pochino. || Ai miei vecchi queste cose | paiono solo una stupidata, | ma non osano fiatare | per timor di una sfuriata! || Il mio tesoro con la sua bocca, | canta ariette tenere e belle, | talché del cuore la corda mi tocca | e la mia voce raggiunge le stelle.'' (19, 20 agosto 1900; pp. 70-71) *''A lui ella ora si cela, | che può fare egli in rimessa? | A lui ella con tutta l'anima | con un bacio si è tosto concessa.'' (19, 20 agosto 1900; p. 72) *Senza il pensiero di te non vorrei più vivere in mezzo a questo miserabile gregge umano. Avere te mi rende fiero, e il tuo amore mi rende felice. Sarò doppiamente felice quando potrò tenerti nuovamente stretta stretta al cuore e rivedere quegli amorosi occhi che brillano solo per me e baciare la tua tenera bocca che vibra di gioia solo per me.<ref group="fonte" name=mileva/> (20, 30 agosto o 6 settembre 1900; p. 73) *Neanche tu ami più la vita filistea, vero? Chi ha assaporato la libertà non può più portare le catene. Sono talmente fortunato ad averti trovata, una persona che mi sta alla pari, forte e indipendente quanto me!<ref group="fonte" name=mileva/> Mi sento solo con chiunque altro tranne te. (23, 3 ottobre 1900; p. 80) *{{NDR|Su [[Michele Besso]]}} È uno smidollato terribile e non ha un pizzico di sano buon senso. È incapace di farsi abbastanza coraggio per combinare qualcosa nella vita o negli studi; e dire che ha una testa straordinariamente fine, di cui osservo con molto piacere i caotici processi mentali.<ref group="fonte">Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein. La sua vita, il suo universo'', p. 65.</ref> (26, 4 aprile 1901; p. 86) *Vedrai con i tuoi occhi come sono diventato brillante e allegro e come i miei corrucci siano ormai acqua passata. Ti amo di nuovo immensamente! È stato solo per colpa dei nervi che mi sono comportato in modo così meschino con te. Stenterai a riconoscermi, così brillante e allegro, carissima Doxerl<ref name=doxerl/>, non vedo l'ora di rivederti.<ref group="fonte" name=mileva/><ref group="fonte">Citato in [[Walter Isaacson]], ''Einstein. La sua vita, il suo universo'', p. 66.</ref> (29, 30 aprile 1901; p. 93) *Se almeno potessi trasmetterti un poco della mia felicità, per farti passare definitivamente la tristezza e l'ansia.<ref group="fonte" name=mileva/> (32, 9 maggio 1901; p. 98) *Sto lavorando freneticamente [[Albert Einstein/Articoli scientifici#L'elettrodinamica dei corpi in movimento|sull'elettrodinamica dei corpi in movimenti]], che promette di diventare una memoria eccellente. Ti ho scritto che dubitavo della correttezza delle idee sul moto relativo, ma le mie riserve erano basate su un semplice errore di calcolo. Ora ci credo di nuovo e più di prima. (46, 17 dicembre 1901; pp. 118-119) ==''Out of My Later Years''== [[File:Albert Einstein in later years.jpg|thumb|Albert Einstein nei suoi ultimi anni]] {{Int|''Autoritratto''|In George Schreiber, ''Portraits and Self-Portraits'', Houghton, Mifflin Co., Boston, 1936.}} *Di ciò che è importante nella propria esistenza non ci si rende quasi conto, e certamente questo non dovrebbe interessare il prossimo. Che ne sa un [[pesce]] dell'acqua in cui nuota per tutta la vita? (p. 11) *Anche contro di me sono state scagliate frecce di odio; ma non mi hanno mai colpito, perché in qualche modo appartenevano a un altro mondo, con il quale non ho niente da spartire.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 36.</ref> (p. 11) *Vivo in quella [[solitudine]] che è dolorosa in gioventù, ma deliziosa negli anni della maturità. (p. 11) {{Int|''Decadimento morale''|Da ''Moral Decay'', messaggio alla ''Young Men's Christian Association'' durante il ''Founders Day'', 11 ottobre 1937.}} *Tutte le religioni, le arti e le scienze sono rami di uno stesso albero. Aspirano tutte a sollevare la vita dell'uomo, sollevandola dal livello della mera esistenza fisica per condurre l'individuo verso la libertà. (p. 15) {{Int|''Principi morali e sentimenti''|Da ''Morals and Emotions'', discorso tenuto alla cerimonia del conferimento delle lauree allo Swarthmore College, 1938.}} *[...] si sappiano non solo tollerare le differenze tra gli individui e i gruppi, ma accettarle di buon grado e considerarle un arricchimento della nostra esistenza. È questa l'essenza della vera [[tolleranza]]; senza una tolleranza intesa in questa accezione più vasta non si potrà parlare di vera moralità. (p. 23) {{Int|''Scienza e religione, II''|Da ''Science, Philosophy and Religion'', a Symposium; pubblicato dalla Conference on Science, Philosophy and Religion in Their Relation to the Democratic Way of Life, Inc., New York, 1941.}} *[...] la [[scienza]] può solo accertare ciò che ''è'', ma non ciò che ''dovrebbe essere'', e fuori dal suo ambito tutti i tipi di giudizi di valore restano necessari. (p. 28) *[...] la scienza può essere creata soltanto da chi sia totalmente vocato alla verità e alla comprensione. Questa fonte emotiva, tuttavia, scaturisce dalla sfera della religione. Ad essa appartiene anche la fede nelle possibilità che le regole valide per il mondo esterno sono razionali, cioè comprensibili per la ragione. Non riesco a concepire un vero scienziato che difetti di tale fede profonda. Possiamo esprimere la situazione con un'immagine: la [[scienza e religione|scienza]] senza la [[scienza e religione|religione]] è zoppa, la religione senza la scienza è cieca.<ref group="fonte" name=CXV>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 115-116.</ref><ref>{{Cfr}} [[Immanuel Kant]], ''Critica della ragion pura'': «Senza i sensi non sarebbe a noi posto alcun oggetto, e senza l'intelletto nessun oggetto verrebbe pensato. I pensieri senza contenuto sono vuoti, le rappresentazioni visive senza idee sono cieche.» {{Cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 115.</ref> (p. 29) *Nella fase giovanile dell'evoluzione spirituale dell'uomo la fantasia umana creò a propria immagine [[dèi|divinità]] che supponeva dovessero determinare, o quantomeno influenzare con le direttive della loro volontà, il mondo fenomenologico. L'uomo cercava di modificare a proprio vantaggio l'atteggiamento di tali divinità con la magia e con la preghiera. L'idea di Dio nelle religioni insegnate oggi, è una sublimazione di quell'antica concezione degli dèi. Il suo carattere antropomorfico è dimostrato, per esempio, dal fatto che gli uomini si rivolgano all'Essere Divino con preghiere, e ne implorino l'esaudimento dei propri desideri. (p. 29) *La principale fonte dei conflitti odierni tra le sfere [[scienza e religione|della religione e della scienza]] sta tutta in questa idea di un Dio personale.<ref group="fonte" name=CXV/> (p. 30) *Più un uomo è consapevole dell'ordinata regolarità di tutti gli eventi, più si rinsalda nella convinzione che non c'è posto, accanto a questa ordinata regolarità, per cause di natura differente. Per lui non esisterà né regola dell'umano né regola del divino come causa indipendente dagli eventi naturali. (pp. 30-31) *Nella lotta per il bene morale, i maestri della religione debbono avere la capacità di rinunciare alla dottrina di un Dio personale, vale a dire rinunciare alla fonte della paura e della speranza, che nel passato ha garantito ai preti un potere così ampio.<ref group="fonte" name=CXV/> (p. 31) *Più l'uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passa per la paura della vita e la paura della morte, o per una fede cieca, ma attraverso gli sforzi compiuti in direzione di una [[conoscenza]] razionale.<ref group="fonte" name=CXV/> (p. 32) {{Int|''Sull'istruzione''|Dal discorso tenuto ad Albany a una riunione celebrativa dell'Università dello Stato di New York, 15 ottobre 1936; pubblicato poi in ''On Education'', ''School and Society'', XLIV, 1936, pp. 589-592.}} *Nel nostro caso la sola conoscenza della verità non è sufficiente; al contrario tale conoscenza va rinnovata di continuo, con sforzo incessante, se non si vuole che vada perduta. È come una statua di marmo che si erge nel deserto e sia continuamente minacciata di seppellimento dai movimenti delle sabbie. Le mani di chi si pone al servizio del prossimo non devono avere un istante di quiete, affinché il marmo possa continuare a risplendere durevolmente al sole. A tali mani pronte al servizio si uniranno sempre anche le mie. (p. 33) *[...] si deve tendere alla formazione di individui che agiscano e pensino in modo indipendente, pur vedendo nel servizio della comunità il proprio più alto compito vitale.<ref group="fonte" name=LXX>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 70-71.</ref> (p. 34) *A me sembra che dal punto di vista metodologico la cosa peggiore per una [[scuola]] sia far leva soprattutto sulla paura, sulla costrizione e sull'autorità artificiosa. Tale impostazione distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in se stessi degli alunni, producendo soggetti passivi. [...] È relativamente semplice mettere al riparo la scuola da questo che è il peggiore di tutti i mali. Basta dotare gli insegnanti del minor numero possibile di strumenti coercitivi, in modo che per essi l'unica fonte di rispetto da parte dell'alunno siano le loro qualità umane e intellettive.<ref group="fonte" name=LXX/> (p. 35) *La [[scuola]] dovrebbe sempre tendere a sfornare giovani dalla personalità armonica, non degli specialisti. Il che, a mio avviso, vale in un certo senso anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una professione del tutto specifica. Bisognerebbe sempre dare la priorità allo sviluppo di una capacità generale di pensiero e di giudizio indipendente, non all'acquisizione di una competenza specialistica.<ref group="fonte" name=LXX/> (p. 37) {{Int|''La teoria della relatività''|Da ''Relativity: Essence of the Theory of Relativity'', ''American People's Encyclopedia'', Spencer Press, Chicago, 1949, vol. 16, coll. 604-608.}} *La [[matematica]] si occupa esclusivamente delle relazioni tra i concetti senza considerare la loro connessione con l'esperienza. Anche la [[fisica]] si occupa di concetti matematici; tuttavia questi concetti assumono un contenuto fisico solo attraverso una chiara determinazione del loro rapporto con gli oggetti dell'esperienza. Questo vale in particolare per i concetti di moto, spazio, tempo. (p. 41) {{Int|''E&#61;mc²''|Pubblicato originariamente su ''Science Illustrated'', New York, aprile 1946.}} *L'atomo M è un ricco avaro che, finché vive, non dà via alcun denaro (''energia''). Ma nel suo testamento lascia la sua fortuna in eredità ai figli M' e M", a condizione che essi ne destinino una piccola quantità a fini sociali, meno di un millesimo dell'intero patrimonio (''energia o massa''). I figli insieme hanno un po' meno di quanto avesse il padre (''la somma della massa M'+M" è leggermente minore della massa M dell'atomo radioattivo''). Ma la parte destinata alla società, benché relativamente piccola, è tuttavia così rilevante (''considerata come energia cinetica'') da costituire una grande minaccia. Sventare tale minaccia è diventato il più pressante problema del nostro tempo. (p. 50) {{Int|''Che cos'è la teoria della relatività?''|Da ''My Theory'', ''London Times'', 28 novembre 1919.<ref>Pubblicato anche in ''Mein Weltbild'' ed ''Essays in Science'' con il titolo di ''What Is The Theory of Relativity?'' (''Was ist Relativitätstheorie?''). Ripubblicato inoltre in forma leggermente diversa e con il titolo di ''Tempo, spazio e gravitazione'' (''Time, space and gravitation'') su ''Optician, the British optical journal'', LVIII, pp. 187-188. {{Cfr}} ''Come io vedo il mondo'', pp. 127-135 e ''Opere scelte'', p. 54, pp. 580-584 e p. 768.</ref>}} *Possiamo distinguere vari tipi di teorie nella fisica. Per la maggior parte sono costruttive. Tentano di ricavare un quadro dei fenomeni più complessi dai materiali di uno schema formale relativamente semplice, da cui prendono le mosse. Così la [[teoria cinetica dei gas]] cerca di ridurre i processi meccanici, termici e di propagazione a movimenti di molecole, cioè a ricavarli dalle ipotesi del moto molecolare. Quando diciamo che siamo riusciti a comprendere un insieme di processi naturali, invariabilmente intendiamo dire che abbiamo trovato una teoria costruttiva che copre i processi in questione.<br />Insieme a questa classe di teorie assai importante ne esiste una seconda, che chiamerò delle «teorie dei principi». Queste impiegano il metodo analitico, anziché quello sintetico. Gli elementi che ne costituiscono la base e il punto di partenza non sono stati costruiti per via ipotetica, ma vi si è giunti in modo empirico; essi sono caratteristiche generali di processi naturali, principi che danno origine a criteri formulati in modo matematico, che i processi separati o le loro rappresentazioni teoriche devono saper soddisfare. Così la scienza della [[termodinamica]] cerca di dedurre con mezzi analitici i nessi necessari – che gli eventi separati devono soddisfare – del fatto universalmente provato che il [[moto perpetuo]] è impossibile.<br />I vantaggi della teoria costruttiva sono la completezza, l'adattabilità e la chiarezza, quelli della teoria dei principi sono la perfezione logica e la sicurezza dei fondamenti.<br />La teoria della relatività appartiene a quest'ultima classe. Al fine di coglierne la natura, occorre prima di tutto acquisire dimestichezza con i principi su cui si fonda. (pp. 51-52) *Ecco un'ulteriore applicazione del principio della relatività, per diletto del lettore: oggi in Germania vengo chiamato «luminare tedesco», in Inghilterra «ebreo svizzero». Se dovesse mai succedermi di essere additato come una ''bête noire'', diventerei, al contrario, un «ebreo svizzero» per i tedeschi e un «luminare tedesco» per gli inglesi.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 29-30.</ref> (p. 55) {{Int|''Fisica e realtà''|Da ''Physik und Realität'', ''Franklin Institute Journal'', vol. 221, n. 3, marzo 1936, pp. 313-347.}} *L'intera [[scienza]] non è che un affinamento del pensiero quotidiano.<ref group="fonte" name=CXXIX>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 129.</ref> (p. 56) *Potremmo dire che «l'eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità».<ref>Parafrasata spesso in «La cosa più incomprensibile dell'universo è che esso sia comprensibile». {{cfr}} ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 147.</ref> È una delle grandi intuizioni di [[Immanuel Kant]] che senza tale comprensibilità l'assunzione di un mondo esterno reale sarebbe assurda. Per quanto riguarda la «comprensibilità», l'espressione è qui utilizzata nel suo senso più banale. Vuole riferirsi a: produzione di una qualche sorta di ordine fra le impressioni dei sensi, un ordine prodotto dalla creazione di concetti generali, di relazioni tra questi concetti, e dalle relazioni tra i concetti e l'esperienza sensoriale, relazioni a loro volta determinate in qualunque possibile modo. È in questo senso che il mondo delle nostre esperienze sensoriali è comprensibile. Il fatto che sia comprensibile è un miracolo.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 147.</ref> (pp. 57-58) {{Int|''I fondamenti della fisica teoretica''|Da un discorso tenuto all'''American Scientific Congress'', Washington, maggio 1940; pubblicato con il titolo di ''Considerations Concerning the Fundamental of Theoretical Physics'', su''Science'', Washington D.C., n. 91, 24 maggio 1940, pp. 487-492.}} *Quella che chiamiamo [[fisica]] comprende quel gruppo di scienze naturali che basano i propri concetti su misurazioni; e i cui concetti e affermazioni si prestano a una formulazione matematica.<ref group="fonte" name=CXXX>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 130.</ref> (p. 87) *[...] fin dall'inizio è sempre stato presente il tentativo di individuare per tutte queste singole scienze, una base teoretica unitaria composta del minor numero possibile di concetti e relazioni fondamentali, da cui si potessero ricavare per sviluppo logico tutti i concetti e le relazioni delle singole discipline. È questo che intendiamo per ricerca di fondamenti comuni per la globalità della fisica. La convinta fiducia nel conseguimento di tale obiettivo finale è la principale fonte dell'appassionata dedizione che ha sempre animato i ricercatori.<ref group="fonte" name=CXXX/> (pp. 87-88) {{Int|''Il linguaggio comune della scienza''|Da una registrazione radiofonica per la ''Science Conference'', Londra, 28 settembre 1941; pubblicata su ''Avancement of Science'', Londra, vol. 2, n. 5.}} *Quali speranze e paure il [[metodo scientifico]] comporta per l'uomo? Non penso che questo sia il modo giusto di impostare la questione. Qualunque cosa questo strumento a disposizione dell'uomo produrrà, essa dipenderà interamente dalla natura dei fini che l'umanità si sarà data. Una volta posti in essere gli obiettivi, il metodo scientifico fornisce i mezzi per realizzarli. Tuttavia esso non può fornire anche gli obiettivi. Il metodo scientifico non avrebbe condotto da nessuna parte, di per sé, non sarebbe nemmeno nato senza un appassionato sforzo di arrivare a una comprensione chiara. (p. 99-100) {{Int|''Le leggi della scienza e le leggi dell'etica''|Da ''The Laws of Science and The Laws of Ethics'', prefazione a Philipp Frank, ''Relativity – A Richer Truth'', Beacon Press, Boston, 1950.}} *A livello di logica pura tutti gli assiomi sono arbitrari, compresi gli assiomi dell'etica. Ma essi non sono affatto arbitrari da un punto di vista psicologico e genetico. [...] All'individuazione e alla verifica degli assiomi etici si perviene in modo non dissimile da quello che riguarda gli assiomi della scienza. La [[verità]] è ciò che sopporta la verifica dell'esperienza. (p. 102) {{Int|''Una derivazione elementare dell'equivalenza di massa ed energia''|Da ''Elementary Derivation of the Equivalence of Mass and Energy'', ''Technion Journal'', V, pp. 16-sg.}} *La seguente derivazione della legge dell'equivalenza, mai pubblicata prima, ha due vantaggi. Benché utilizzi il principio di relatività ristretta, non presuppone il meccanismo formale della teoria, ma si avvale soltanto di tre leggi precedentemente note:<br />1. La legge della conservazione della quantità di moto.<br />2. L'espressione per la pressione della radiazione; cioè, la quantità di moto di un complesso di radiazioni che si muovano in direzione fissa.<br />3. La ben nota espressione per la deviazione della luce (influenza del moto della terra sulla posizione apparente delle stelle fisse, Bradley). (p. 103) {{Int|''Perché il socialismo?''|Da ''[http://monthlyreview.org/2009/05/01/why-socialism Why Socialism?]'', ''Montly Review: An Indipendent Socialist Magazine'', New York, I, maggio 1949, pp. 9-15.}} *La [[scienza]], tuttavia, non può creare fini e ancora meno inculcarli negli esseri umani; la scienza, al massimo, può fornire i mezzi con cui perseguire eventuali fini. Ma i fini in sé sono concepiti da personalità dotate di alti ideali etici [...]. (p. 110) *[...] dovremmo fare attenzione a non sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici, quando si tratti di problemi umani; e non dovremmo presumere che gli esperti siano i soli ad avere il diritto di esprimersi su questioni riguardanti l'organizzazione della società. (p. 110) *[...] i [[Capitalismo|capitalisti]] privati controllano inevitabilmente, in modo diretto o indiretto, le fonti principali d'[[informazione]] (stampa, radio, pubblica istruzione). Per cui è estremamente difficile e nella maggior parte dei casi del tutto impossibile, che il singolo cittadino possa arrivare a conclusioni oggettive e avvalersi in modo intelligente dei propri diritti politici. (p. 113) *Considero tale storpiamento della coscienza dei singoli il peggiore dei mali del capitalismo. Tutto il nostro sistema educativo ne è contagiato. Si inculca un atteggiamento di esagerata competizione negli studenti, che vengono esortati all'adorazione del successo acquisitivo in preparazione della loro carriera futura.<ref group="fonte" name=LXX/> (p. 114) *Sono convinto che ci sia un ''unico'' modo per eliminare tali gravi malanni, vale a dire l'istituzione di una economia socialista, accompagnata da un sistema educativo orientato al perseguimento di obiettivi sociali. In un'economia del genere, i mezzi di produzione saranno posseduti dalla società stessa e utilizzati in maniera pianificata. Un'economia di piano, che adeguasse la produzione ai bisogni della comunità, distribuirebbe il lavoro fra tutti coloro che fossero in grado di lavorare e garantirebbe i mezzi di sussistenza a ciascuno, uomo, donna o bambino che fosse. L'istruzione dell'individuo, oltre a promuovere le capacità innate, si sforzerebbe di sviluppare in lui un senso di responsabilità verso i propri simili anziché la glorificazione del potere e del successo che caratterizzano la nostra società attuale. (p. 115) {{Int|''La questione dei negri''|Da un discorso alla Lincoln University, in occasione del conferimento di una laurea ''honoris causa'', maggio 1946; ''The Negro Question'', ''Pageant'', New York, 1946}} *C'è, tuttavia, una macchia scura nel panorama sociale degli americani. Il loro senso dell'eguaglianza e della dignità umana si limita essenzialmente agli [[bianco (antropologia)|uomini di pelle bianca]]. [...] Più mi sento americano, più questa situazione mi fa soffrire.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 41.</ref> (p. 116) *Dobbiamo sforzarci di discernere ciò che nella tradizione da noi assorbita è dannoso per il nostro destino e la nostra dignità, e modellare le nostre vite di conseguenza.<ref group="fonte">Citato in ''New York Times'', 4 maggio 1946, p. 7; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 142.</ref> (p. 117) {{Int|''Scienza e società''|Da ''Science and Society'', ''Science'', Washington D.C., numero invernale, 1935-36.}} *Sono due i modi in cui la [[scienza]] influenza le faccende umane. Il primo è a tutti familiare: quello diretto. Ma in maniera ancora più estesa, quella indiretta, la scienza fornisce aiuti che hanno trasformato completamente l'esistenza umana. Questo secondo modo è di natura educativa: agisce sulla mente. Benché possa apparire meno ovvio al nostro esame superficiale, non meno incisivo del primo. (p. 118) *Se mai possiamo affermare che oggi la [[schiavitù]] è stata abolita, dobbiamo tale abolizione agli effetti pratici della scienza.<ref group="fonte">Citato in ''New York Times'', 4 maggio 1946, p. 7; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 164.</ref> (p. 118) *Sta a imperituro credito della [[scienza]] l'aver permesso, agendo sulla mente umana, di superare l'insicurezza dell'uomo davanti a se stesso e davanti alla natura. (p. 119) *La gente comune può seguire i dettagli della ricerca scientifica solo fino a un livello modesto; ma può registrare almeno un grosso e importante guadagno: la fiducia che il pensiero umano è affidabile e la legge della natura è universale.<ref group="fonte" name=CXXIX/> (p. 120) {{Int|''Nel ricevere il premio One World''|Dal discorso pronunciato alla Carnegie Hall, New York, nel ricevere il premio ''One World'', 27 aprile 1948.}} *[...] dove la fiducia nell'onnipotenza della forza fisica ha il sopravvento sulla vita politica, tale forza assume una vita a sé e si rivela superiore agli uomini che pensano di usare la forza come strumento.<ref group="fonte" name=XCIV>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 94.</ref> (p. 127) *C'è ''una sola'' strada per la pace e la sicurezza: la strada dell'organizzazione sovrannazionale. Un armamento unilaterale su base nazionale accresce soltanto l'incertezza e la confusione generale senza costituire un'efficace protezione.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 104.</ref> (p. 127) {{Int|''Scienza e civiltà''|Dal discorso al Royal Albert Hall di Londra, ''Civilization and Science'', 3 ottobre 1933; citato nel ''Times'' di Londra, 4 ottobre 1933, p. 14.}} *Ci sta a cuore non solo il problema tecnico dell'assicurare e preservare la [[pace]], ma anche l'importante compito dell'istruzione e dell'illuminazione delle menti. Se vogliamo contrastare le forze che minacciano di sopprimere la libertà intellettuale e individuale dobbiamo avere chiara davanti ai nostri occhi la posta in gioco, e quanto dobbiamo a quella libertà che i nostri antenati conquistarono per noi dopo dure lotte. Senza tale libertà non ci sarebbe stato alcuno [[William Shakespeare|Shakespeare]], o [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]], o [[Isaac Newton|Newton]], o [[Michael Faraday|Faraday]], o [[Louis Pasteur|Pasteur]] o [[Joseph Lister|Lister]]. [...] Solo gli uomini liberi possono produrre le invenzioni e le opere intellettuali che a noi moderni rendono la vita degna di essere vissuta. (pp. 128-129) *[...] notai come la [[monotonia]] di una vita quieta stimoli la mente creativa.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 148.</ref> (p. 129) {{Int|''Lettera aperta all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite''|Da ''United Nations World'', New York, ottobre 1947.}} *Le [[Nazioni Unite|NU]] per il momento, e il governo mondiale alla fine, dovrebbero perseguire un unico scopo: la garanzia della sicurezza, della tranquillità e del benessere per tutta l'umanità. (p. 138) {{Int|''Una risposta agli scienziati sovietici''|Da ''A Reply to the Soviet Scientists'', ''Bulletin of the Atomic Scientists'', IV, febbraio 1948, pp. 33-sg.}} *E il governo è in se stesso un male finché reca in sé la tendenza a degenerare in [[tirannia]].<ref name="soviet">Einstein rispose con questo articolo alla lettera aperta ''Le idee sbagliate del dott. Einstein'', sottoscritta dagli scienziati sovietici [[Sergej Ivanovič Vavilov]], [[Alexander Frumkin]], [[Abram Ioffe]] e [[Nikolay Semyonov]]; pubblicata sul ''New Times'', Mosca, ottobre 1947. {{Cfr}} ''Pensieri, idee e opinioni'', pp. 234 e 238.</ref> (p. 146) *Difendo il governo mondiale perché sono convinto che non ci sia altra via percorribile per eliminare il più tremendo pericolo a cui l'uomo si sia mai trovato esposto. L'obiettivo di evitare la distruzione totale deve avere la priorità su qualunque altro obiettivo.<ref name=soviet/><ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 104-105.</ref> (p. 150) {{Int|''«L'Europa è stata un successo?»''|Da ''Was Europe a Success?'', ''The Nation'', New York, 3 ottobre 1934.}} *Nessun [[scopo|fine]] mi sembra così elevato da indurmi a giustificarne il perseguimento attraverso metodi indegni. (p. 156) :Nessuno scopo è, secondo me, così alto da giustificare dei metodi indegni per il suo conseguimento.<ref>In un [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/24/vita-da-cavie-sulla-pelle-degli.html articolo di ''la Repubblica''] e in molteplici pagine web si afferma che tale citazione di Einstein sia riferita alla [[sperimentazione animale]] o alla [[vivisezione]]. In realtà la frase di Einstein è una considerazione di natura generale e non si riferisce alla tematica specifica della vivisezione. {{Cfr}} ''[http://www.giornalettismo.com/archives/429071/la-vivisezione-repubblica-e-il-povero-albert-einstein/ La vivisezione, Repubblica e il povero Albert Einstein]'', ''Giornalettismo.com'', 24 luglio 2012.</ref> *A volte la [[violenza]] potrà aver sgomberato con rapidità la strada da ostacoli, ma non si è mai rivelata creativa.<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 168.</ref> (p. 156) {{Int|''A un raduno per la libertà d'opinione''|Da ''At a Gathering for Freedom on Opinion'', 1936; scritto nel 1936 per un raduno di docenti universitari che non ebbe mai luogo.}} *È per questa ragione che negli ultimi tempi abbiamo dovuto assistere ripetutamente al licenziamento di degni docenti universitari contro la volontà dei loro colleghi, azioni di cui la stampa ha informato il pubblico in modo non adeguato. È sempre alla pressione di questa minoranza economicamente dominante che dobbiamo l'infausta istituzione del giuramento del docente, ideato per limitare la libertà d'insegnamento. Non c'è bisogno che mi soffermi sul fatto che la libertà d'insegnamento e di opinione nei libri o nella stampa è il fondamento di un sano e naturale sviluppo di qualsiasi popolo.<ref group="fonte" name=LXX/> (pp. 157-158) {{Int|''Guerra atomica o pace, I''|Come riportato da Raymond Swing in ''Atomic War or Peace'', ''the Atlantic Monthly'', parte prima, CLXXVI, novembre 1945, pp. 43-45.}} *La produzione dell'[[energia nucleare|energia atomica]] non ha creato un problema nuovo. Ha semplicemente reso più urgente la necessità di risolverne uno già esistente.<ref group="fonte" name=curatom>Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 92-93.</ref><ref name=raymondswing>Einstein venne intervistato due volte da Raymond Swing in merito all'eventualità di una guerra atomica: la prima intervista venne realizzata nel 1945 e la seconda nel 1947 ed entrambe vennero pubblicate sul ''the Atlantic Monthly''. Successivamente le due interviste sono state pubblicate più volte insieme, sotto forma di un unico articolo intitolato ''Atomic War or Peace'', nonostante le importanti differenze tra i due, dovute perlopiù al cambiamento delle relazioni internazionali tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel corso del biennio 1945-47. {{Cfr}} ''Einstein on Politics'', [https://books.google.it/books?id=_X1dAAAAQBAJ&pg=PA372 p. 372].</ref> (p. 159) *Non credo che una guerra combattuta con le bombe atomiche spazzerà via la civiltà. Forse potranno rimanere uccisi due terzi della popolazione della terra. Ma resterebbe un sufficiente numero di uomini capaci di pensare e un sufficiente numero di libri per consentire di ricominciare daccapo e restaurare la civiltà.<ref group="fonte" name=curatom/><ref name=raymondswing/> (p. 159) *Non mi considero il padre della liberazione dell'[[energia nucleare|energia atomica]]. Il mio ruolo in proposito è stato del tutto indiretto. Non prevedevo, infatti, che si sarebbe arrivati a produrla nel mio tempo. Lo credevo possibile solo sul piano teorico. È diventato un fatto concreto grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena, cosa che non avrei potuto prevedere. È stato [[Otto Hahn|Hahn]] a scoprirla a [[Berlino]], e lui stesso ha frainteso il senso della propria stessa scoperta. È stata [[Lise Meitner]] a fornire l'interpretazione corretta. È fuggita dalla [[Germania]] per mettere l'informazione in mano a [[Niels Bohr]]. Non credo che si possa inaugurare una grande era della scienza atomica nel modo in cui sono organizzate le grandi società per azioni.<ref name=raymondswing/> (p. 162) *Dal momento che non prevedo che l'[[energia nucleare|energia atomica]] potrà risultare di grande vantaggio ancora per molto tempo, debbo dire che attualmente essa costituisce una minaccia. Forse è bene che sia così. Potrà agire da deterrente per la razza umana spingendola a mettere ordine nei propri affari internazionali, cosa che, senza la pressione della paura, di sicuro essa non farebbe.<ref group="fonte" name=curatom/> (p. 163) {{Int|''Guerra atomica o pace, II''|Come riportato da Raymond Swing in ''[http://www.theatlantic.com/past/issues/47nov/einstein.htm Atomic War or Peace]'', ''the Atlantic Monthly'', parte seconda, CLXXX, novembre 1947, pp. 29-32.}} *Dalla realizzazione della prima [[bomba atomica]] non è stato approntato nulla che rendesse il mondo più sicuro dalla guerra, mentre molto è stato fatto per accrescere la distruttività della guerra.<ref name=raymondswing/> (p. 163) *Ma non è necessario immaginare che un'esplosione stellare distrugga la terra come una Nova per capire con chiarezza la crescente distruttività di una [[guerra nucleare|guerra atomica]] e riconoscere che, a meno di impedire un'altra guerra, è probabile che si arrivi a devastazioni su scala mai ritenuta possibile prima d'ora, e a stento concepibili anche adesso, e che ad esse sopravviverebbe ben poco della nostra società.<ref name=raymondswing/> (p. 164) *Ma nulla è stato fatto per scongiurare la guerra, mentre molto è stato fatto per rendere la [[guerra nucleare|guerra atomica]] ancora più orribile; non ci sono giustificazioni, di conseguenza, per aver ignorato il pericolo. Dico che non è stato fatto nulla per scongiurare la guerra a partire dalla messa a punto della bomba atomica, malgrado gli Stati Uniti abbiano avanzato alle Nazioni Unite la proposta di un controllo sovrannazionale dell'energia atomica. Si è trattato di una proposta condizionale, e a condizioni che l'Unione Sovietica è adesso determinata a respingere. Il che consente di addossare ai russi la colpa del fallimento.<ref name=raymondswing/> (p. 164) *Ma nell'incolpare i russi gli americani non dovrebbero ignorare il fatto che nemmeno loro hanno rinunciato volontariamente all'uso della bomba come arma ordinaria, in attesa che si arrivi al controllo sovrannazionale, o nel caso non si arrivi a un controllo sovrannazionale. Così hanno alimentato negli altri paesi la paura che gli americani considerino la bomba atomica una componente legittima del loro arsenale bellico fintantoché gli altri paesi declineranno di accettare i termini da essi proposti per un controllo sovrannazionale.<ref name=raymondswing/> (pp. 164-165) *Gli americani possono essere convinti della loro determinazione a non scatenare una guerra aggressiva o preventiva e ritenere così superfluo annunciare pubblicamente che non faranno più ricorso per primi alla bomba atomica. Ma questo paese è stato invitato solennemente a rinunciare all'uso della bomba – cioè a metterla al bando – e ha declinato di farlo a meno di non vedere accettati i propri termini per un controllo sovrannazionale.<ref name=raymondswing/> (p. 165) *Considero sbagliata questa linea politica. Scorgo un certo vantaggio militare nel non rinunciare per legge all'uso della bomba come deterrente volto a scoraggiare un altro paese dall'intraprendere una guerra in cui gli Stati Uniti potrebbero usarla. Ma quel che si guadagna da un lato lo si perde dall'altro. Perché si è resa più remota la comprensione dell'importanza di un controllo sovrannazionale dell'energia atomica. Che non abbiano a verificarsi inconvenienti militari finché gli Stati Uniti detengono l'esclusiva della bomba. Ma non appena un altro paese sarà in grado di produrne in quantità consistenti, l'assenza di un accordo internazionale porrà gli Stati Uniti in condizioni di forte svantaggio, a causa della vulnerabilità delle sue industrie, così concentrate nel territorio, e dell'alto sviluppo della sua vita urbana.<ref name=raymondswing/> (p. 165) *Il rifiuto di mettere al bando la bomba finché ne detiene il monopolio procura a questo paese un'altra conseguenza negativa, impedendogli di tornare pubblicamente ai parametri etici bellici formalmente accettati prima dell'ultima guerra. Non si dovrebbe dimenticare che questo paese ha approntato la [[bomba atomica]] come misura preventiva; se ne voleva impedire l'utilizzo da parte dei tedeschi, in caso l'avessero scoperta.<ref group="fonte" name=curatom/> Sono stati i tedeschi a iniziare il bombardamento dei centri civili, seguiti dai giapponesi. A ciò gli alleati hanno risposto negli stessi termini – anzi, come è risultato, con maggiore efficacia – e ne avevano la giustificazione morale. Ma adesso, in assenza di alcuna provocazione, e in mancanza della giustificazione della rappresaglia o della ritorsione, il rifiuto di rinunciare all'uso della bomba se non per ritorsione rendo lo scopo del suo possesso prettamente politico. Il che è difficilmente perdonabile.<ref name=raymondswing/> (p. 165) *Non sto dicendo che gli Stati Uniti non dovrebbero preparare la bomba e farne scorta, perché credo che debbano farlo; con essa devono essere in grado di scoraggiare un altro paese dal predisporre un attacco atomico una volta che anch'esso si sia procurato la bomba.<ref name=raymondswing/> (p. 166) *Detenere una scorta di bombe atomiche senza impegnarsi a non utilizzarne per primi è sfruttare a fini politici il possesso delle bombe. Può darsi che gli Stati Uniti sperino in tal modo di intimorire l'Unione Sovietica e di indurla ad accettare un controllo sovrannazionale dell'energia atomica. Ma inculcare la paura non fa che accrescere l'antagonismo e aumentare il pericolo di una guerra. Sono dell'opinione che questa politica ci abbia allontanati dalla vera soluzione moralmente accettabile, la proposta di un controllo sovrannazionale dell'energia atomica.<ref name=raymondswing/> (p. 166) *L'appartenenza a un sistema di sicurezza sovrannazionale non dovrebbe, a mio avviso, basarsi su alcun arbitrario parametro di democrazia. Il solo requisito da parte di tutti dovrebbe essere l'elezione popolare diretta dei rappresentanti destinati all'organizzazione sovrannazionale – parlamento e consiglio – per scrutinio segreto in ogni paese membro. Tali rappresentanti dovrebbero rappresentare il popolo piuttosto che i singoli governi, il che aumenterebbe la natura pacifista dell'organizzazione.<ref name=raymondswing/> (p. 170) {{Int|''La minaccia della distruzione di massa''|Da un discorso alla seconda cena annuale offerta dalla Foreign Press Association all'Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al [[Waldorf-Astoria Hotel]], New York, 11 novembre 1947.}} *Siamo tutti consapevoli della difficile e minacciosa situazione in cui versa oggi la società umana – ridotta a un'unica comunità con un destino comune –, ma solo alcuni si comportano di conseguenza. Gran parte delle persone continua a vivere la propria vita ordinaria; per metà spaventate, per metà indifferenti, esse contemplano la cupa tragicommedia in atto sul palcoscenico internazionale davanti agli occhi e alle orecchie del mondo. Ma su quel palcoscenico, in cui gli attori recitano sotto i riflettori le proprie ordinate parti, si decide il nostro destino di domani, la vita o la morte delle nazioni. (p. 175) *Finché il contatto fra i due campi si limiterà ai negoziati ufficiali, vedo scarse prospettive di un accordo intelligente, specialmente dal momento che considerazioni di prestigio nazionale oltre che la tendenza a parlare alle masse da una finestra tendono a rendere pressoché impossibile ogni ragionevole progresso. Ciò che una parte propone a livello ufficiale è per ciò stesso guardato con diffidenza e persino fatto apparire come inaccettabile dall'altra. Inoltre dietro tutti i negoziati ufficiali si cela – per quanto velata – la minaccia del potere nudo e crudo. (p. 176) *Noi [[scienziato|scienziati]] crediamo che quello che noi e i nostri simili faremo o mancheremo di fare nel giro dei prossimi anni determinerà il destino della nostra civiltà. E consideriamo nostro dovere divulgare incessantemente questa verità, aiutando la gente a rendersi conto della posta in gioco e adoperandoci non per una tregua, ma per un'intesa e un definitivo accordo tra popoli e nazioni di differenti vedute. (p. 176) {{Int|''L'intrusione dei militari nella scienza''|Da ''Military Intrusion in Science. The Military Mentality'', ''American Scholar'', XVI, 1947, pp. 353-sg.}} *È tipico della mentalità militarista considerare essenziali i fattori non-umani (bombe atomiche, basi strategiche, armi di ogni sorta, il possesso di materie prime, ecc.) e ritenere invece trascurabile e secondario l'essere umano, i suoi desideri e pensieri, in breve i fattori psicologici.<ref group="fonte" name=XCIV/> (p. 182) *L'individuo è degradato a mero strumento; egli diventa «materiale umano».<ref group="fonte" name=XCIV/> Con una concezione simile i normali fini delle aspirazioni umane svaniscono. Al loro posto, la mentalità militarista eleva il «potere nudo» a fine in sé, uno dei più sconcertanti inganni a cui gli uomini possano soccombere. Nel nostro tempo la mentalità militare si è fatta ancora più pericolosa che in passato perché le armi offensive sono diventate molto più potenti di quelle difensive. Perciò essa conduce di necessità alla guerra preventiva. L'insicurezza generale che ad essa si accompagna porta a sacrificare i diritti civili del cittadino al presunto bene dello stato. (p. 182) *Non vedo altra via d'uscita dalle condizioni imperanti che una politica perspicace, onesta e coraggiosa, tesa a fondare la sicurezza su basi sovrannazionali. Speriamo che si troveranno individui sufficienti per numero e per forza morale, atti a guidare la nazione su questa strada, finché le circostanze esterne le attribuiranno un ruolo di guida. Allora problemi come quelli descritti cesseranno di esistere. (p. 182) {{Int|''[[Isaac Newton]]''|Da ''The Manchester Guardian'', Manchester, Inghilterra, Natale 1942.}} *[...] [[Isaac Newton|Newton]] fu il primo che riuscì a scoprire dei fondamenti formulati con chiarezza da cui poter dedurre un ampio campo di fenomeni a mezzo del pensiero matematico, a livello logico, quantitativo e in armonia con l'esperienza.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 56.</ref> (p. 187) {{Int|''[[Giovanni Keplero]]''|Dalla prefazione di ''Johannes Kepler's Letters'', a cura di David Baumgardt, ed. Carola Baumgardt, Philosophical Library, New York, 1951.}} *[...] [[Giovanni Keplero|Keplero]] era uno di quei rari individui semplicemente incapaci di fare altro che battersi apertamente in difesa delle proprie convinzioni in ogni ambito.<ref group="fonte" name=LILII>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 51-52.</ref> (p. 192) *Nella ricerca dovette sbarazzarsi dell'approccio animistico, una modalità di pensiero orientata a fini nascosti. Dovette per prima cosa riconoscere che nemmeno la tecnica matematica più nitidamente logica offriva di per sé alcuna garanzia di verità, facendosi irrilevante se non verificata sulle più meticolose osservazioni della scienza naturale. Non fosse stato per questo orientamento filosofico, il lavoro di Keplero non sarebbe stato possibile. Lui non ne parla, ma le sue lettere riflettono tale lotta interiore.<ref group="fonte" name=LILII/> (p. 193) {{Int|''In memoria di [[Marie Curie]]''|Dalla dichiarazione in occasione della Curie Memorial Celebration al Roerich Museum, New York, 23 novembre 1935.}} [[Immagine:Marie Curie and Albert Einstein.jpg|thumb|Marie Curie con Albert Einstein ]] *La sua forza, la purezza della sua volontà, la sua severità con se stessa, la sua obiettività, il suo giudizio incorruttibile: erano tutte di una qualità raramente riscontrata, così riunite in un solo individuo. [...] Una volta che avesse riconosciuto una certa strada come giusta, la percorreva senza compromessi e con tenacia estrema.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 47-48; Archivio Einstein 5-142.</ref> (p. 194) {{Int|''In memoria di [[Paul Langevin]]''|Da ''La Pensée'', Parigi, febbraio-marzo 1947.}} *Sono così rare le persone, in qualunque generazione, in cui una chiara comprensione della natura delle cose si unisca a un intenso sentimento per la sfida della vera umanità e a una capacità di impegno militante. Quando se ne va un uomo del genere, lascia un vuoto che sembra intollerabile a chi gli sopravviva.<ref group="fonte" name=LII>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 52.</ref> (p. 197) *Il suo desiderio di promuovere una vita migliore per tutti gli uomini era forse anche più forte della sua bramosia per una pura illuminazione dell'intelletto. Così accadeva che dedicasse molto del suo tempo e della sua energia vitale all'illuminazione politica.<ref group="fonte" name=LII/> (p. 197) {{Int|''In memoria di [[Paul Ehrenfest]]''|Da ''Almanak van het Leidsche Studentencorps'', pubblicato da S.C. Doesburg, Dosbug Verlag, Leiden, Olanda, 1934.}} *La sua statura stava tutta nella sua capacità straordinariamente sviluppata di afferrare l'essenza di un'idea teorica, nello spogliare una teoria delle sue sovrastrutture matematiche finché non emergeva con chiarezza la semplice idea di fondo. Questa capacità lo rendeva un docente senza pari. (pp. 202-203) *In realtà egli si sentiva più infelice di chiunque altro con cui fossi in intimità. La ragione era che non si riteneva all'altezza del nobile compito che gli si parava davanti. A che serviva che tutti lo smentissero? Il suo senso di inadeguatezza, oggettivamente ingiustificato, lo tormentava senza tregua, derubandolo spesso della pace mentale necessaria per una tranquilla ricerca.<ref group="fonte" name=XLVIII>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 48.</ref> (p. 203) *Apprendere e insegnare cose che non si riescono ad accettare appieno nel proprio intimo è sempre un compito difficile [...]. (p. 204) *L'umiliazione e l'oppressione mentale da parte di insegnanti ignoranti ed egoisti provocano nello spirito del giovane devastazioni insanabili, che spesso esercitano un'influenza nefasta nella vita successiva.<ref group="fonte" name=LXX/> (p. 204) *Il rapporto più importante della sua vita fu quello con sua moglie, che gli era anche compagna di lavoro, una personalità insolitamente forte e risoluta, intellettualmente dotata quanto lui. [...] la ripagò con una venerazione e un amore quali non mi è stato dato spesso di riscontrare nel corso della mia vita.<ref group="fonte" name=XLVIII/> (p. 204) {{Int|''[[Mahatma Gandhi]]''|Dalla dichiarazione in occasione del 75° compleanno di Gandhi, 1946.}} *Una guida per il suo popolo, non sostenuta da autorità esterna: un politico il cui successo non posa sull'artificio né sul possesso di espedienti tecnici, ma semplicemente sulla forza carismatica della sua personalità; un combattente vincitore che ha sempre disdegnato l'uso della forza; un uomo saggio e umile, armato di una determinazione e di una coerenza inflessibili, che ha dedicato tutta la propria forza all'elevazione del suo popolo e al miglioramento della sua sorte; un uomo che ha affrontato la brutalità dell'Europa con la dignità dei semplici, e quindi, assurgendo ogni volta a superiore.<br />Può darsi che le generazioni avvenire stenteranno a credere che un individuo simile abbia mai calpestato in carne e ossa questa terra.<ref group="fonte">Citato in ''Einstein on Humanism'', a cura di Helen Dukas e [[Banesh Hoffmann]], Carol Publishing, New York, 1993, p. 94; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 49.</ref> (p. 205) {{Int|''Perché gli ebrei sono odiati?''|Da ''Why Do They Hate the Jews'', ''Collier's'', New York, CII, 26 novembre 1938, pp. 9-sg.}} *Perché c'è molta verità nel detto che è facile elargire saggi e giusti consigli... agli altri!, ma difficile agire con saggezza e giustizia personalmente. (p. 210) *I crimini di cui gli [[ebrei]] sono stati incolpati nel corso della storia – crimini intesi a giustificare le atrocità perpetrate contro di essi – sono mutati in rapida successione [...] Le accuse contro di loro, accuse della cui falsità gli istigatori erano ogni volta perfettamente consapevoli, superavano ogni immaginazione, ma hanno influenzato ripetutamente le masse. [...] In questo caso, si può parlare di [[antisemitismo]] latente. (pp. 210-211) *In ogni società certe convinzioni e intenti comuni, certi interessi simili producono gruppi che, in un certo senso, agiscono come unità. Ci sarà sempre attrito tra tali gruppi, lo stesso tipo di contrapposizione e rivalità che esiste tra gli individui.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 139.</ref> (p. 211) *È noto, inoltre, che una lumaca può perdere il proprio guscio senza per questo cessare di essere una lumaca. L'[[ebrei|ebreo]] che abbandoni la propria fede (nel senso formale della parola) è in una posizione analoga. Resta un ebreo.<ref group="fonte" name=LXIVLXV>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 64-65.</ref> (p. 212) *Il legame che ha unito gli [[ebrei]] per migliaia di anni e che ancora oggi li unisce è, principalmente, l'ideale democratico della giustizia sociale, assieme a quello della vicendevole solidarietà e tolleranza tra tutti gli uomini. [...] Il secondo tratto caratteristico della tradizione ebraica è l'alta considerazione in cui è tenuta ogni forma di aspirazione intellettuale e di sforzo spirituale.<ref group="fonte" name=LXIVLXV/> (p. 212) *Gli [[ebrei]] come gruppo possono essere privi di potere, ma l'insieme delle conquiste dei loro singoli componenti è ovunque considerevole e proficuo, anche se a tali conquiste si è arrivati tra mille ostacoli.<ref group="fonte" name=LXIVLXV/> (p. 214) *Per il gruppo nazista gli [[ebrei]] non sono soltanto un mezzo per stornare il risentimento popolare da se stessi, gli oppressori; considerano gli ebrei un elemento non ammissibile, che non potrà mai essere spinto all'accettazione acritica del dogma, e che, di conseguenza, continuerà a minacciare, finché esisterà, la loro autorità, per l'insistenza con cui gli ebrei difendono l'illuminazione popolare delle masse.<ref group="fonte" name=LXIVLXV/> (p. 214) {{Int|''Il fine dell'esistenza umana''|Da una trasmissione radiofonica per l'Appello Ebrei Uniti, 11 aprile 1943.}} *L'odio che impazza contro di noi {{NDR|ebrei}} affonda le radici nel fatto che abbiamo sostenuto l'ideale della convivenza armonica e che gli abbiamo dato espressione con parole e coi fatti tra la maggior parte del nostro popolo. (p. 221) {{Int|''Il nostro debito verso il Sionismo''|Dal discorso intitolato ''Our Debt to Zionism'' pronunciato in occasione del ''Third Seder'', National Labor Committee for Palestine, al Commodore Hotel, New York, 17 aprile 1938; testo completo pubblicato in ''New Palestine'', Washington D.C., 29 aprile 1938.}} [[Immagine:Albert Einstein WZO photo 1921.jpg|thumb|upright=1.6|Einstein con i leader della ''World Zionist Organization'' nel 1921]] *[...] il giudaismo ha un grande debito di riconoscenza verso il [[Sionismo]]. Il movimento sionista ha risvegliato tra gli ebrei il senso della comunità. Ha svolto una proficua attività superando qualunque aspettativa. Questo proficuo lavoro in Palestina, a cui hanno contribuito ebrei di ogni parte del mondo pronti all'abnegazione, ha sollevato un gran numero di nostri fratelli dal bisogno più atroce. In particolare è stato possibile avviare una parte non esigua dei nostri giovani a una vita di lavoro gioioso e creativo.<ref group="fonte" name=sion>Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 63-64.</ref> (p. 222) *Preferirei senz'altro che si arrivasse a un accordo ragionevole con gli arabi sulla base di una pacifica convivenza, che alla creazione di uno stato ebraico.<ref group="fonte" name=sion/> (p. 223) *A parte ogni considerazione pratica, la mia consapevolezza della natura essenziale del [[ebraismo|giudaismo]] respinge l'idea di uno stato ebraico con propri confini, un proprio esercito e una qualche forma di potere temporale, non importa quanto modesta. Ho paura del danno interno che il giudaismo ne deriverebbe, specialmente se tra le nostre file cominciasse ad allignare un angusto nazionalismo, contro il quale abbiamo già dovuto combattere con forza anche senza che esistesse uno stato ebraico. Non siamo più gli ebrei del periodo dei Maccabei. Un ritorno a una nazione nel senso politico del termine equivarrebbe all'allontanamento della nostra comunità dalla spiritualizzazione di cui siamo debitori al genio dei nostri profeti.<ref group="fonte" name=sion/> (p. 223) *L'[[antisemitismo]] è sempre stato il mezzo più economico impiegato da minoranze egoistiche per ingannare il popolo. (p. 223) {{Int|''Agli eroi della battaglia del Ghetto di Varsavia''|Dal ''Bullettin of the Society of Polish Jews'', New York, 1944.}} *I tedeschi sono responsabili come intero popolo di questi assassini di massa e come popolo vanno puniti, se nel mondo c'è giustizia e se nelle nazioni la coscienza della responsabilità collettiva non deve sparire definitivamente dalla terra. Dietro il partito nazista c'è il popolo tedesco, che ha eletto [[Adolf Hitler|Hitler]] dopo che questi aveva manifestato con chiarezza e senza alcuna possibilità di fraintendimento nel suo libro e nei suoi discorsi le sue vergognose intenzioni.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 84.</ref> (p. 224) {{Int|''La vocazione degli ebrei''|Da un discorso alla Jewish Academy of Sciences and Arts, 22 marzo 1936.}} *Noi [[ebrei]] dovremmo essere e rimanere portatori e difensori dei valori spirituali. Ma dovremmo anche restare perennemente consapevoli del fatto che questi valori spirituali sono e sono sempre stati il fine comune di tutta l'umanità. (p. 226) {{Int|''All'università di Gerusalemme''|Da un discorso all'[[Università Ebraica di Gerusalemme]], in occasione del conferimento della laurea ''honoris causa'', 15 marzo 1949.}} *L'università che ventisette anni fa non era che un sogno e una debole speranza, questa università oggi è una cosa viva, una casa delle libera cultura, del libero insegnamento e del felice lavoro fraterno. Eccola là, su quel suolo che il nostro popolo ha liberato affrontando grandi asperità; eccola là, centro spirituale di una comunità fiorente e viva le cui realizzazioni hanno finalmente ottenuto il riconoscimento universale che meritavano.<ref group="fonte">Archivio Einstein 37-296; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', pp. 65-66.</ref> (p. 229) *La saggezza e la moderazione dimostrate dalle guide del nuovo stato mi fanno confidare nel fatto, tuttavia, che un po' alla volta si stabiliranno con il popolo arabo relazioni basate su una cooperazione proficua e su un mutuo rispetto e fiducia. Perché è questo il solo mezzo con cui entrambi i popoli potranno conseguire un'indipendenza dal mondo esterno.<ref group="fonte">Archivio Einstein 28-854; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 66.</ref> (p. 229) {{Int|''Gli ebrei di Israele''|Da una trasmissione radiofonica per l'Appello Ebrei Uniti della National Broadcasting Company, Atlantic City, 27 novembre 1949.}} *Gli ebrei di Palestina non hanno combattuto per puro amore dell'indipendenza politica, ma per conquistare la libertà d'immigrazione per gli ebrei dei molti paesi in cui la loro stessa esistenza era in pericolo; libertà d'immigrazione anche per tutti coloro che anelavano a una vita fra la propria gente. Non è un'esagerazione dire che abbiano combattuto per rendere possibile un sacrificio forse unico nella storia.<ref group="fonte">Archivio Einstein 58-904; citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 66.</ref> (pp. 231-232) ==Altri saggi e articoli== {{cronologico}} {{Int|''L'etere e la teoria della relatività''|Dalla lezione inaugurale all'università di Leiden, 5 maggio (poi rinviata al 17 ottobre) 1920; pubblicato come ''Äther und Relativitätstheorie'', Springer, Berlino, 1920; traduzione di Giuseppe Longo in ''Opere scelte'', parte quarta, pp. 507-516.}} *La teoria di Newton costituisce certo la più grande conquista mai compiuta dallo spirito umano nel tentativo di stabilire un nesso causale tra i fenomeni della natura. E tuttavia questa teoria mise non poco a disagio i contemporanei di Newton, poiché sembrava in contraddizione con il principio, dedotto da altre esperienze, che limita la possibilità di azioni reciproche alle sole azioni per contatto e nega la possibilità di azioni a distanza senza un mezzo interposto. (pp. 507-508) *Pensiamo a un propagarsi di onde su una superficie d'acqua. Il fenomeno può essere visto in due modi differenti. Può pensarsi, cioè, che muti nel tempo la superficie ondosa che costituisce la frontiera tra acqua e aria; ma può pensarsi anche, riferendosi per esempio a corpuscoli galleggianti, che muti nel tempo la posizione di ogni singola particella liquida. Supponiamo che non si abbiano siffatti galleggianti a permetterci di osservare il moto delle particelle del fluido, e, in generale, che del fenomeno sia unicamente osservabile il cambiamento di posizione dello spazio occupato dall'acqua (cambiamento che avviene nel tempo). In tali condizioni non avremmo modo alcuno di supporre che l'acqua sia composta di particelle mobili, e tuttavia potremmo considerarla comunque un buon mezzo. (pp. 511-512) *L'[[etere luminifero|etere]] della teoria della relatività generale, quando lo si confronti con quello di [[Hendrik Lorentz|Lorentz]], ha questo di nuovo: in ciascun punto, il suo stato è legato a quello della materia e a quello dell'etere nei punti vicini secondo leggi esprimibili in forma di equazioni differenziali; viceversa, lo stato dell'etere di Lorentz, data l'assenza dei campi elettromagnetici, non è determinato da alcunché di esterno ed è ovunque lo stesso. (p. 514) *Sul ruolo che l'[[etere luminifero|etere]] è chiamato a sostenere nella concezione del mondo fisico non si hanno ancora idee precise. Sappiamo che esso determina le relazioni metriche nel continuo spazio-temporale, per esempio le possibili configurazioni dei corpi solidi, come pure i campi di gravitazione; ma non sappiamo affatto se esso determini o meno in maniera essenziale la struttura delle particelle elettriche elementari che costituiscono la materia. (p. 514) *[...] secondo la teoria della relatività generale lo spazio è dotato di proprietà fisiche; in tal senso, un etere esiste, e anzi un spazio privo di etere è inconcepibile, perché non solo la propagazione della luce vi sarebbe impossibile, ma neppure avrebbe senso, per un tale spazio, parlare di regoli di misura e di orologi e neppure, di conseguenza, di distanze spazio-temporali nel senso della fisica. Non si deve tuttavia attribuire a tale etere la proprietà che caratterizza i mezzi ponderabili, quella cioè di essere costituito di parti che si possano seguire nel tempo: e neppure è lecito applicare ad esso il concetto di moto. (p. 516) {{Int|''Idee e problemi fondamentali della teoria della relatività''|Dal discorso di ringraziamento per il conferimento del [[premio Nobel]], tenuto all'Assemblea nordica dei naturalisti, Göteborg, 11 luglio 1923; pubblicato come ''Grundgedanken und Probleme der Relativitätstheorie'', Imprimiere royal, Stoccolma, 1923; traduzione di Giuseppe Longo in ''Opere scelte'', parte quarta, pp. 517-527.}} *Se consideriamo quella parte della teoria della relatività che può, in un certo senso, essere oggi considerata come una conoscenza fisica acquisita, notiamo due aspetti che hanno, ai fini della teoria stessa, implicazioni rilevanti. Il primo riguarda il problema dell'esistenza o meno, in natura, di stati di moto privilegiati (problema della relatività fisica); è questa la chiave di volta dell'intera costruzione teoretica. Il secondo riguarda il fatto di ammettere solo concetti e distinzioni cui si possano associare, senza ambiguità, fatti osservabili (clausola che concetti e distinzioni abbiano significato fisico). Questo postulato, che attiene all'epistemologia, si rivela di importanza fondamentale. (p. 517) *La [[meccanica classica]] permette di tracciare una distinzione fra moti (assoluti) non accelerati e accelerati; inoltre essa asserisce che le velocità hanno un'esistenza soltanto relativa (dipendente dalla scelta del sistema di riferimento inerziale), mentre le accelerazioni e le rotazioni hanno un'esistenza assoluta (indipendentemente dalla scelta del riferimento inerziale). Questa situazione può essere espressa così: secondo la meccanica classica esiste la «relatività delle velocità» ma non la «relatività delle accelerazioni». (pp. 519-520) *In un qualunque campo gravitazionale, ad ogni intorno infinitesimo di punto, si può associare un sistema di coordinate locale in uno stato di moto tale che rispetto ad esso non esista alcun campo gravitazionale (sistema di riferimento inerziale locale). In termini di questo riferimento inerziale possiamo considerare i risultati della teoria della relatività ristretta corretti, in prima approssimazione, per questa regione infinitamente piccola. In ogni punto dello spazio-tempo vi è un numero infinito di questi sistemi di riferimento inerziali locali, tra loro legati dalle trasformazioni di Lorentz. (pp. 522-523) *Secondo la teoria della relatività generale, la legge del moto di un punto nel puro campo gravitazionale è espressa dall'equazione della geodetica. In effetti tale linea è quella matematicamente più semplice, e nel caso particolare in cui le <math>g_{\mu\nu}</math> siano costanti diventa una retta. Pertanto qui siamo di fronte alla traduzione del principio d'inerzia di [[Galileo Galilei|Galilei]] nella teoria della relatività generale. (p. 524) *Un secondo problema che oggi è al centro dell'interesse riguarda l'identità tra campo gravitazionale e campo elettromagnetico. Una mente che aneli all'unificazione della teoria non può essere paga del fatto che debbano esistere due campi i quali, per loro natura, siano indipendenti tra loro. Si cerca una teoria del campo, unificata sotto il profilo matematico, in cui il campo gravitazionale e il campo elettromagnetico siano interpretati solo come componenti o manifestazioni diverse di uno stesso campo uniforme e in cui, se possibile, le equazioni del campo non consistano più in addendi tra loro logicamente indipendenti. (p. 526) *Può darsi che la soluzione del problema quantico richieda una trasformazione radicale delle equazioni generali, e addirittura la sostituzione di tutti i parametri con cui rappresentiamo il processo elementare: ebbene, anche in tal caso il principio di relatività non sarà mai abbandonato e le leggi da esso derivate in precedenza manterranno il loro significato almeno come leggi limite. (p. 527) {{Int|''[https://archive.org/stream/lescienze-129/1979_129#page/n0/mode/2up Sulla teoria generalizzata della gravitazione]''|Articolo pubblicato su ''Scientific American'', aprile 1950; tradotto in ''Le Scienze'', 1979, n.° 129, pp. 6-10.}} *Cosa ci spinge, dunque, ad elaborare [[teoria]] dopo teoria? Perché, addirittura, formuliamo teorie? La risposta alla seconda domanda è semplice: perché amiamo «comprendere», ossia ridurre i fenomeni per mezzo del procedimento logico a qualcosa di già noto o (manifestamente) evidente. Prima di tutto sono necessarie nuove teorie quando si affrontano fatti nuovi che non possono essere «spiegati» da teorie esistenti. Ma questa motivazione è, per così dire, banale, imposta dall'esterno. C'è un'altra motivazione più sottile e di non minore importanza. Si tratta dello sforzo verso l'unificazione e la semplificazione delle premesse della teoria nel suo insieme (ossia, il principio di economia di Mach, interpretato come un principio logico). (p. 6) *Esiste una passione per la [[comprendere|comprensione]] proprio come esiste una passione per la musica; è una passione molto comune nei bambini, ma che poi la maggior parte degli adulti perde. Senza di essa non ci sarebbero né la matematica né le altre scienze. Più volte la passione per la comprensione ha condotto all'illusione che l'uomo sia in grado di comprendere razionalmente il mondo oggettivo, attraverso il pensiero puro, senza nessuna fondazione empirica; in breve attraverso la metafisica. Sono convinto che ogni teorico vero sia una sorta di metafisico addomesticato, indipendentemente da quanto possa immaginare di essere un puro «positivista».<ref group="fonte">Citato anche in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 134.</ref> Il metafisico crede che il logicamente semplice sia anche reale. Il metafisico addomesticato crede che non tutto ciò che è logicamente semplice sia incorporato nella realtà esperita, ma che la totalità di tutta l'esperienza sensoriale possa essere «compresa» sulla base di un sistema concettuale costruito su premesse di grande semplicità. Lo scettico dirà che questo è un «credo del miracolo». È proprio così, ma è un credo del miracolo che è nato e cresciuto in maniera straordinaria grazie allo sviluppo della scienza. (p. 6) *Una volta che l'idea teorica sia acquisita, è bene seguirla finché conduce a una conclusione insostenibile. (p. 7) *Eppure ogni [[teoria]] è speculativa. Quando i concetti fondamentali di una teoria sono relativamente «vicini all'esperienza» (come per esempio i concetti di forza, pressione, massa), il suo carattere speculativo non è facilmente individuabile. Se, però, una teoria è tale da richiedere l'applicazione di procedimenti logici complessi per raggiungere conclusioni, a partire dalle premesse, che possano essere confrontate con l'osservazione, chiunque acquisisce la consapevolezza della natura speculativa della teoria. In tal caso sorge un sentimento quasi irresistibile di avversione in coloro che non hanno esperienza nell'analisi epistemologica e che non sono consapevoli della natura precaria del pensiero teorico in quei campi che sono loro familiari. D'altro canto, si deve ammettere che una teoria ha un vantaggio considerevole se i suoi concetti base e le sue ipotesi fondamentali sono «vicini all'esperienza» ed è certamente giustificata una maggior fiducia in una teoria di questo tipo. Si corre meno il pericolo di andare completamente fuori strada, soprattutto perché ci vuole molto meno tempo e sforzo per invalidare tali teorie con l'esperienza. Eppure, via via che la profondità della nostra conoscenza aumenta, dobbiamo rinunciare a questo vantaggio nella nostra ricerca di semplicità logica e di uniformità nei fondamenti della teoria fisica. Si deve ammettere che la relatività è andata oltre le teorie fisiche precedenti nel rinunciare alla «vicinanza all'esperienza» dei concetti fondamentali allo scopo di raggiungere la semplicità logica. (p. 8) ==''Perché la guerra?''== [[Immagine:Warum krieg.jpg|thumb|La copertina di ''Warum Krieg?'' (''Why War?''), carteggio tra Albert Einstein e [[Sigmund Freud]]]] *La domanda è: c'è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della [[guerra]]? È ormai sufficientemente risaputo che, col progredire della tecnica moderna, rispondere a questa domanda è diventato una questione di vita o di morte per la civiltà da noi conosciuta; eppure, nonostante la massima buona volontà, tutti i tentativi di soluzione sono miseramente falliti.<ref group="fonte">Citato in ''Pensieri di un uomo curioso'', p. 90.</ref> (p. 595) *[...] la ricerca della sicurezza internazionale implica che ogni Stato rinunci, entro certi limiti, alla propria libertà d'azione, vale a dire alla propria sovranità, ed è incontestabilmente vero che non v'è altra strada per arrivare a siffatta sicurezza. (p. 596) *[...] l'uomo alberga in sé il bisogno di odiare e di distruggere. In tempi normali la sua inclinazione rimane latente, solo in circostanze eccezionali essa viene alla luce: ma è abbastanza facile attizzarla e portarla alle altezze di una psicosi collettiva. [...] E non penso affatto solo alle cosiddette masse incolte. La mia esperienza dimostra anzi che è proprio la cosiddetta «intellighenzia» a cedere per prima a queste rovinose suggestioni collettive, poiché l'[[intellettuale]] non ha contatto diretto con la realtà, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva più facile, quella della pagina stampata. (pp. 597-598) ==''Relatività. {{small|Esposizione divulgativa}}''== {{Int|[[Incipit]]|''[[s:en:Relativity: The Special and General Theory/Preface|Preface]]''}} ''Prefazione'' Il presente volume vuole offrire una visione per quanto possibile esatta della teoria della relatività a quei lettori che si interessano di tale teoria da un punto di vista scientifico generale e filosofico, senza avere familiarità con l'apparato matematico della fisica teorica. L'opera presuppone nel lettore un livello di cultura che corrisponde, pressappoco, a quello dell'esame di maturità e richiede — malgrado la sua brevità — una buona dose di pazienza e di forza di volontà.<br /> L'autore ha compiuto ogni sforzo nel tentativo di esporre le idee basilari nella forma più chiara e più semplice possibile, presentandole, nel complesso, in quell'ordine e in quella connessione in cui si sono effettivamente formate. Per raggiungere la massima chiarezza mi è parso inevitabile ripetermi di frequente, senza avere la minima cura per l'eleganza dell'esposizione; ho scrupolosamente seguito il precetto del geniale fisico teorico [[Ludwig Boltzmann]], secondo cui i problemi dell'eleganza vanno lasciati al sarto e al calzolaio. Non ritengo di aver defraudato il lettore di quelle difficoltà che sono insite nell'argomento. Ho invece di proposito trattato le basi empirico-fisiche della teoria "come farebbe una matrigna", per evitare che al lettore, poco pratico di fisica, accada come al viandante, che passando fra gli alberi non riesce a vedere la foresta. Possa questo volume procurare a qualcuno ore felici di stimolante meditazione! Dicembre 1916{{destra|A. E.}} {{Int|''Relatività ristretta''|''[[s:en:Relativity: The Special and General Theory/Part I|Part I - The Special Theory of Relativity]]''}} *Il nostro lettore ha certamente imparato a conoscere, sui banchi di scuola, il superbo edificio della [[geometria euclidea|geometria di Euclide]], e ricorderà – più con reverenza che con amore, forse – quella grandiosa costruzione, di cui ha passo passo salito la maestosa scalinata, pungolato per innumerevoli ore da coscienziosi insegnanti. (sez. 1, p. 45) *Non possiamo chiedere se sia vero che per due punti passa soltanto un'unica retta. Possiamo solamente dire che la geometria euclidea tratta di oggetti da essa chiamati «rette», attribuendo a ciascuna di queste rette la proprietà di essere univocamente determinata da due suoi punti. Il concetto di «vero» non si addice alle asserzioni della geometria pura, perché con la parola «vero» noi abbiamo in definitiva l'abitudine di designare sempre la corrispondenza con un oggetto «reale»; la geometria, invece, non si occupa della relazione fra i concetti da essa presi in esame e gli oggetti dell'esperienza, ma soltanto dalla connessione logica di tali concetti l'uno con l'altro. (sez. 1, p. 46) *Di fronte a tale dilemma pare che non vi sia modo di uscirne se non abbandonando o il principio di relatività o la semplice legge di propagazione della luce nel vuoto. Quanti fra i lettori hanno attentamente seguito la precedente discussione si attenderanno certamente che debba venir conservato il principio di relatività, il quale, per la sua semplicità e naturalezza, si raccomanda alla mente come pressoché irrefutabile, e che invece la legge di propagazione della luce nel vuoto debba venir sostituita da una legge più complicata che si conformi al principio di relatività. Lo sviluppo della fisica teorica ha dimostrato però che non possiamo seguire questa strada. (sez. 7, p. 57) *Un misterioso brivido coglie il non matematico quando sente parlare di entità "[[quarta dimensione|quadridimensionali]]": una sensazione non dissimile da quella risvegliata dall'apparizione di uno spettro sul palcoscenico. Tuttavia non esiste affermazione più banale di quella che il mondo in cui viviamo è un continuo spazio-temporale a quattro dimensioni. (sez. 17, p. 86) {{Int|''Relatività generale''|''[[s:en:Relativity: The Special and General Theory/Part II|Part II - The General Theory of Relativity]]''}} *Abbiamo allora la legge seguente: la massa ''gravitazionale'' di un corpo è uguale alla sua massa ''inerziale''. Peraltro questa importante legge è stata finora registrata dalla meccanica, ma non ''interpretata''. Un'interpretazione soddisfacente si può avere soltanto se riconosciamo il fatto seguente: la ''stessa'' qualità di un corpo si manifesta a seconda delle circostanze come "inerzia" o "pesantezza". (sez. 19, p. 95) *Nessuna teoria fisica potrebbe avere in sorte un destino più benigno, che quello di indicare la strada per la costruzione di una teoria più ampia, in cui essa continua a vivere come caso limite. (sez. 22, pp. 102-103) {{Int|''Considerazioni sull'universo inteso come un tutto''|''[[s:en:Relativity: The Special and General Theory/Part III|Part III - Considerations on the Universe as a Whole]]''}} *Se ci domandiamo come debba venir considerato l'[[universo]], inteso quale un tutto, la prima risposta che si presenta da sé è certamente questa: l'universo è infinito per quanto riguarda lo spazio (e il tempo). Esistono dovunque delle stelle, per cui la densità della materia, sebbene sia molto variabile nei particolari, è nondimeno in media dovunque la stessa. In altre parole: viaggiando attraverso lo spazio in zone comunque lontane, troveremmo dappertutto uno sciame diradato di stelle fisse all'incirca dello stesso genere e della stessa densità. Questa concezione è incompatibile con la teoria di Newton. Secondo quest'ultima l'universo deve invece avere una specie di centro in cui la densità delle stelle è massima, e man mano che ci allontaniamo da questo centro la densità delle stelle deve diminuire, finché in ultimo, a distanze immense, le succede una zona infinito di vuoto. L'universo sidereo dovrebbe costituire un'isola finita nell'oceano infinito dello spazio. (sez. 30, p. 123) {{Int|''Appendice: Conferma della teoria della relatività generale da parte dell'esperienza''|''[[s:en:Relativity: The Special and General Theory/Appendix#Appendix III - The Experimental Confirmation of the General Theory of Relativity|Appendix III - The Experimental Confirmation of the General Theory of Relativity]]''}} *Da un punto di vista gnoseologico schematico possiamo immaginare il processo evolutivo di una scienza empirica come un continuo processo di [[induzione]]. Le teorie appaiono come ricapitolazione di un gran numero di singole osservazioni entro leggi empiriche, dalle quali, mediante comparazione, si possono accertare le leggi generali. Sotto quest'aspetto lo sviluppo di una scienza ha qualche somiglianza con la compilazione di un catalogo. Costituisce, per così dire, un'impresa puramente empirica. (p. 132) {{Int|''La relatività e il problema dello spazio''|Aggiunta nell'edizione del 1952}} *L'origine psicologica del concetto di [[spazio (fisica)|spazio]], o della necessità di esso, è lungi dall'essere così ovvia come potrebbe apparire in base al nostro abituale modo di pensare. Gli antichi geometri trattano di oggetti mentali (retta, punto, superficie), ma non propriamente dello spazio in quanto tale, come più tardi è stato fatto dalla geometria analitica. Il concetto di spazio, tuttavia, è suggerito da certe esperienze primitive. Supponiamo che si sia costruita una scatola. Vi si possono disporre in un certo ordine degli oggetti, in modo che essa risulti piena. La possibilità di queste disposizioni è una proprietà dell'oggetto materiale "scatola", qualcosa che è dato con la scatola, lo "spazio racchiuso" dalla scatola. Questo è qualcosa di differente per le varie scatole, qualcosa che in modo del tutto naturale viene pensato come indipendente dal fatto che vi siano o no, in generale, degli oggetti nella scatola, Quando non vi sono oggetti nella scatola, il suo spazio appare "vuoto". Fin qui, il nostro concetto di spazio è stato associato alla scatola. Ci si accorge però che le possibilità di disposizione che formano lo spazio-scatola sono indipendenti dallo spessore delle pareti della scatola. Non sarebbe possibile ridurre a zero tale spessore, senza che si abbia per risultato la perdita dello "spazio"? La naturalezza di tale passaggio al limite è ovvia, e ora rimane al nostro pensiero lo spazio senza scatola, una cosa autonoma, che tuttavia appare così irreale se dimentichiamo l'origine di tale concetto. Si può capire che ripugnasse a [[Cartesio|Descartes]] il considerare lo spazio come indipendente da oggetti corporei, capace di esistere senza materia.<ref>{{cfr}} [[Cartesio]], ''Principia philosophiae'', II, 16: «[...] se dal solo fatto che un corpo è esteso in lunghezza, larghezza e profondità concludiamo giustamente che esso è una sostanza, perché ripugna del tutto che il nulla abbia un'estensione, lo stesso si deve concludere anche per lo spazio supposto vuoto; infatti, poiché in esso vi è estensione, necessariamente vi è anche sostanza.»</ref> (pp. 295-296) *[...] occorre tener presente che esiste un numero infinito di spazi, i quali sono in moto gli uni rispetto agli altri. Il concetto di spazio come qualcosa che esiste oggettivamente ed è indipendente dalle cose appartiene già al pensiero prescientifico, non così però l'idea dell'esistenza di un numero infinito di spazi in moto gli uni rispetto agli altri. Quest'ultima idea è senza dubbio inevitabile da un punto di vista logico, ma per lungo tempo non svolse una parte importante nemmeno nel pensiero scientifico. (p. 297) ==Note== <references/> ===Fonti=== <references group="fonte"/> ==Bibliografia== *Albert Einstein, ''Autobiografia scientifica'' (''Philosopher Scientist'', 1949), a cura di Paul A. Schilpp, traduzione di Augusto Gamba; in ''Opere scelte'', a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte prima, pp. 61-109. ISBN 978-88-339-0442-9 *Albert Einstein, ''Come io vedo il mondo'' (''The World as I See It'', 1954), traduzione e prefazione di Remo Valori, Bottega del libro, Bologna, 1971. **Albert Einstein, ''Il mondo come io lo vedo'' (''The World as I See It'', 1934), prefazione di [[Emanuele Vinassa de Regny]], traduzione di [[Walter Mauro]], in ''Il significato della relatività. Il mondo come io lo vedo'', Newton Compton Editori, Roma, 2015, pp. 155-239. ISBN 978-88-541-7172-5 *{{en}} Albert Einstein, ''[https://books.google.it/books?id=_X1dAAAAQBAJ Einstein on Politics: {{small|His Private Thoughts and Public Stands on Nationalism, Zionism, War, Peace, and the Bomb}}]'', a cura di David E. Rowe e Robert Schulmann, Princeton University Press, 2013. ISBN 1400848288 *Albert Einstein, ''Il lato umano: {{small|spunti per un ritratto}}'' (''The Human Side'', 1979), a cura di Helen Dukas e [[Banesh Hoffmann]], traduzione di Annamaria Gilberti, Einaudi, Torino, 1980. *Albert Einstein, ''Il significato della relatività'' (''The Meaning of Relativity: {{small|Four Lectures Delivered at Princeton University, May, 1921}}''), a cura di [[Emanuele Vinassa de Regny]], in ''Il significato della relatività. Il mondo come io lo vedo'', Newton Compton Editori, Roma, 2015, pp. 19-149. ISBN 978-88-541-7172-5 *Albert Einstein, ''Lettere a Michele Besso'' (''Correspondance 1903-1955'', a cura di P. Speziali, Hermann, 1972), traduzione di Filippo Bertotti e Carla Rozzoni; in ''Opere scelte'', a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte sesta, ''Lettere'', pp. 671-707. ISBN 978-88-339-0442-9 *Albert Einstein, ''Lettere a Max Born'' (''Einstein-Born Briefwechsel, 1916-1955'', Nymphenburger Verlagshandlung, 1969), traduzione di Giuseppe Scattone; in ''Opere scelte'', a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte sesta, ''Lettere'', pp. 708-730. ISBN 978-88-339-0442-9 *Albert Einstein, ''Lettere a Maurice Solovine'' (''Lettres à Maurice Solovine'', Gauthier-Villars, 1956), traduzione di Carla Rozzoni; in ''Opere scelte'', a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte sesta, ''Lettere'', pp. 731-744. ISBN 978-88-339-0442-9 *Albert Einstein, ''Opere scelte'', a cura di Enrico Bellone, traduzioni di AA.VV., Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988. ISBN 978-88-339-0442-9 *Albert Einstein, ''Pensieri di un uomo curioso'' (''The Quotable Einstein'', 1996), a cura di Alice Calaprice, prefazione di [[Freeman Dyson]], traduzione di Sylvie Coyaud, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-47479-3 **{{en}} ''[//books.google.it/books?id=G_iziBAPXtEC&pg=PA0 The Ultimate Quotable Einstein]'', a cura di Alice Calaprice, prefazione di [[Freeman Dyson]], Princeton University Press, 2010. ISBN 978-0-691-13817-6 *Albert Einstein, ''Pensieri, idee, opinioni'' (''Out of My Later Years: {{small|The Scientist, Philosopher, and Man Portrayed Through His Own Words}}''), traduzione di Lucio Angelini, Newton Compton, I MiniMammut, Roma, 2015. ISBN 978-88-541-8150-2 *Albert Einstein, ''Relatività. {{small|Esposizione divulgativa e scritti classici su Spazio Geometria Fisica}}'' (''Über die spezielle und allgemeine Relativitätstheorie (gemeinverständlich)'', 1920), a cura di Bruno Cermignani, traduzione di Virginia Geymonat, Bollati Boringhieri, Torino, 2011. ISBN 978-88-339-2199-0 *Albert Einstein e [[Mileva Marić]], ''Lettere d'amore'' (''Love letters'', 1992), a cura di Jürgen Renn e Robert Schulmann, traduzione di Marina Premoli, Bollati Boringhieri, Torino, 1993. ISBN 88-339-0750-3 *Albert Einstein, Max e Hedwig Born, ''Scienza e vita - Lettere 1916-1955'', Einaudi, Torino, 1973. *[[Sigmund Freud]], ''Perché la guerra?'' (''Warum Krieg?''), Istituto internazionale per la Cooperazione intellettuale, Parigi, 1933; lettera a Sigmund Freud del 30 luglio 1932, traduzione di Sandro Candreva ed Ermanno Sagittario, in ''Opere scelte'', a cura di Enrico Bellone, Bollati Boringhieri, collana Pantheon, Torino, 1988, parte quinta, pp. 595-598. ISBN 978-88-339-0442-9 *[[Walter Isaacson]], ''Einstein: {{small|la sua vita, il suo universo}}'' (''Einstein. {{small|His Life and Universe}}'', 2007), traduzione di Tullio Cannillo, Mondadori, Milano, 2008. ISBN 978-88-04-58308-0 ==Voci correlate== *[[Dio non gioca a dadi]] *[[E=mc²]] *[[Eduard Einstein]], figlio. *[[Elsa Einstein]], seconda moglie e cugina. *[[Hans Albert Einstein]], figlio. *[[Mileva Marić]], prima moglie. *[[Teoria della relatività]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w2=List of scientific publications by Albert Einstein|w2_site=en|w2_etichetta=pubblicazioni scientifiche di Albert Einstein|w2_oggetto=un elenco|w2_preposizione=delle}} ===Opere=== {{Pedia|Annus Mirabilis Papers||(1905)}} {{Pedia|Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento||(1905)}} {{Pedia|Relatività. Esposizione divulgativa||(1916)}} {{Pedia|Perché la guerra?||(1933)}} {{Pedia|Come io vedo il mondo||(1934)}} {{Pedia|Perché il socialismo?||(1949)}} {{DEFAULTSORT:Einstein, Albert}} [[Categoria:Aforisti statunitensi]] [[Categoria:Aforisti svizzeri]] [[Categoria:Aforisti tedeschi]] [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Filosofi statunitensi]] [[Categoria:Filosofi svizzeri]] [[Categoria:Filosofi tedeschi]] [[Categoria:Fisici statunitensi]] [[Categoria:Fisici svizzeri]] [[Categoria:Fisici tedeschi]] [[Categoria:Pacifisti]] [[Categoria:Sostenitori del vegetarianismo]] rme9n47hkzzqzcfd1zjry5vpvtldja1 Tito Maccio Plauto 0 151 1409539 1291304 2026-04-05T14:51:26Z Gaux 18878 /* Citazioni su Tito Maccio Plauto */ Pietro Napoli Signorelli 1409539 wikitext text/x-wiki [[File:Plautus.jpg|thumb|Plauto]] '''Tito Maccio Plauto''' (255 a.C. – 184 a.C.), commediografo romano. ==Citazioni di Tito Maccio Plauto== *Al saggio basta una parola sola. (da ''Persa'', IV, 7, 729) :''Dictum sapienti sat est''. *Chi vuol mangiare la [[noce]] ne deve rompere il guscio. (da ''Curculio'', v. 55) :''Qui e nuce nuculeum esse volt, frangit nucem.'' *È cosa sciocca, padre, andare a [[caccia]] con [[Cane da caccia|cani]] svogliati. (da ''Stichus'', v. 139) :''Stultitiast, pater, venatum ducere invitas canes.'' *È umano amare, ed è ancor più umano il perdonare. (da ''Mercator'', a. II, sc. 2, v. 48) :''Humanum amare est, humanum autem ignoscere est''. *Il nome è un presagio. (da ''Persa'', 625) :''Nomen omen''. *In una cosa cattiva se t'adopri con animo buono, riuscirai.<ref>Da ''Captivi'', 202; citato in L. De Mauri (Ernesto Sarasino), ''5000 proverbi e motti latini'', a cura di Angelo Paredi e Gabriele Nepi, Hoepli, Milano, 2006, p. 38.</ref> *L'[[amicizia|amico]] nei casi incerti soccorre con l'azione, quando è richiesta l'azione. (da ''Epidicus'', I, II, 113; 1975) *L'[[amore]] è fecondo di molto [[miele]] e di molto fiele. (da ''Cistellaria'', v. 69) :''Amor et melle et felle est fecundissimus.'' *Malamente opera<br />chi dimentica ciò che ha imparato. (da ''Amphitruo'', vv. 687-688) :''Haud aequom facit<br />qui quod didicit id dediscit.'' *Non c'è maggior conforto di un amico sagace. (da ''Epidicus'', III, III, 425; 1975) *Non c'è [[ospitalità|ospite]] tanto gradito che non diventi scomodo dopo tre giorni. (da ''Miles gloriosus'', 741-742) :''Nam hospes nullus tam in amici hospitium devorti potest | quin, ubi triduom continuom fuerit, iam odiosus siet''. *Pensa a quanto è saggio un topolino:<br />non affida mai la sua vita a un solo buco. (da ''Truculentus'', vv. 868-869) :''Cogitato, mus pusillus quam sit sapiens bestia:<br />aetatem qui non cubili <uni> umquam committit suam.'' *Sì, per [[Alatri]]. (da ''Captivi'', IV, 2) :''Nai ton Alatrion.'' ==''Amphitruo''== *Chi non ha colpa non deve aver paura e può parlare con franchezza e a testa alta. (Atto II; 2011, pos. 2802) *Nella vita di un uomo capitano molti casi di questo genere. Ci toccano piaceri e poi ci toccano sventure: sopraggiungono i litigi, poi si torna a farci buon viso. Ma se una volta fra due individui scoppia un litigio di questa cosa fatta, se si fa la pace, si torna ad essere amici il doppio di prima. (Atto III; 2011, pos. 2872) ==''Aulularia''== ===[[Incipit]]=== <poem>Non fate meraviglie: in due parole vi dirò chi sono. Sono il Lare domestico di quella casa, da cui m'avete visto uscire. Già da molt'anni l'abito e la guardo per l'avo e per il padre di quello che ora la possiede. Il nonno in gran segreto e con grandi preghiere un bel gruzzolo d'oro m'affidò seppellendolo in mezzo al focolare e pregando che ben lo custodissi.</poem> ===Citazioni=== *<ref>Dopo aver trovato in [[casa]] sua una pentola piena d'[[oro]], Euclione è divenuto avaro e sospettoso. Infatti, prima di trovare il tesoro, non prendeva in considerazione più di tanto le cortesie e i saluti rivoltigli dai vicini; ora, invece, l'[[avarizia]] lo porta a studiare quelle buone [[azione|azioni]], a sospettare che in giro si sappia della sua [[ricchezza]], anche se in realtà i vicini non sono cambiati affatto.</ref> '''Euclione''': E già adesso che mi sforzo di nascondere a tutti il mio [[segreto]] sembra che tutti lo conoscano, e tutti mi salutano più cortesemente di quanto non mi salutassero prima. (vv. 113-115; 1998) *<ref>A casa è nascosto il tesoro.</ref> '''Euclione''': Ora affrettiamoci verso casa; ché, se io sono qui, il mio [[pensiero]] è a casa. (v. 181; 1998) *In una mano porta una pietra, mentre nell'altra mostra il pane. (v. 195) :''Altera manu fert lapidem, panem ostentat altera.'' *<ref>Nel lamento dell'avaro Euclione per il furto della pentola dell'oro, Plauto parodia i registri della poesia tragica, come farà anche [[Gaio Lucilio]] nel libro XXVI delle ''Satire''.</ref> '''Euclione''': Sono perduto! Sono morto! Sono assassinato! Dove correre? Dove non correre? Fermalo, fermalo! Fermare chi? Chi lo fermerà? Non so, non vedo nulla, cammino alla cieca. Dove vado? dove sono? chi sono? Non riesco a stabilirlo con esattezza. {{NDR|Al pubblico}} Vi scongiuro, vi prego, vi supplico, aiutatemi voi: indicatemi l'[[uomo]] che me l'ha rubata. {{NDR|A uno spettatore}} Che ne dici tu? Voglio crederti: lo capisco dalla faccia, che sei una brava persona... Che c'è? perché ridete? Vi conosco tutti: so che qua ci sono parecchi [[ladro|ladri]], che si nascondono sotto una toga imbiancata a gesso, e se ne stanno seduti, come fossero galantuomini... Eh? Non ce l'ha nessuno di costoro? Mi hai ucciso! Dimmi dunque, chi l'ha? Non lo sai? Ah, [[povertà|povero]], povero me! Sono [[morte|morto]]! Sono completamente rovinato, sono conciato malissimo: troppe [[lacrima|lacrime]], troppe sventure, troppo [[dolore]] mi ha portato questo [[giorno]]; e [[fame]], e [[miseria]]!... Sono il più sventurato tra gli [[essere|esseri]] della [[terra]]. Che bisogno ho di [[vita|vivere]], ora che ho perduto tutto quell'oro che avevo custodito con tanta cura! Mi sono imposto [[sacrificio|sacrifici]], privazioni; ed ora altri godono della mia sventura e della mia rovina. Non ho la [[forza]] di sopportarlo.<br /><ref>Fedria, figlia dell'avaro Euclione, ha partorito prima del [[matrimonio]]. Il [[padre]] del [[bambino]] è Liconide, che l'aveva violentata nove mesi prima, durante le ''[[w:Cerealia|Cerealia]]''. Per riparare al danno, vuole prenderla in sposa, ma deve prima parlarne con il padre della [[ragazza]], Euclione. Gli si avvicina, origlia, lo vede in preda al [[dolore]] e subito crede che egli abbia saputo della maternità della figlia. Infatti non sa che Euclione ha una pentola d'oro, il cui furto è la causa di tanto dolore. Il giovane si fa [[coraggio]] e gli parla: entrambi sottintendono la causa del dolore, così che il dialogo si intride di equivoco, in quanto Liconide confessa d'aver reso incinta Fedria mentre Euclione lo crede reo confesso del [[furto]] della pentola. Questa, per Plauto, è un'[[occasione]] d'oro per impostare la [[satira]] contro la categoria degli avari: l'avaro, influenzato nelle [[decisione|decisioni]] dalla sua stessa avarizia, formula male la classifica delle sue priorità e pospone la preoccupazione per i figli alla salvezza del patrimonio, che finisce per trascendere l'utilità e non procura altro che vane preoccupazioni.</ref> '''Liconide''': {{NDR|A parte, uscendo dalla casa di Megadoro}} Chi sta lamentandosi? Chi piange e geme davanti a casa nostra? Ma è Euclione, mi pare. Sono completamente perduto; s'è [[scoperta|scoperto]] tutto. Senza [[dubbio]] sa già che sua figlia ha partorito. Ora non so che fare. Devo andarmene o rimanere? affrontarlo o evitarlo? Per Polluce! Non so più che fare.<br />'''Euclione''': Chi sta parlando là?<br />'''Liconide''': Sono io, un infelice.<br />'''Euclione''': Infelice sono io, e sventurato! io che sono stato colpito da sì grande [[disgrazia]], da sì grande [[dolore]]!<br />'''Liconide''': Fatti [[coraggio]].<br />'''Euclione''': Farmi coraggio? Come potrei, di grazia?<br />'''Liconide''': Il misfatto che t'angustia il [[cuore]], sono stato io a compierlo: lo confesso.<br />'''Euclione''': Cosa mi tocca sentire?<br />'''Liconide''': La [[verità]].<br />'''Euclione''': Che male t'ho dunque fatto, o giovine, perché tu agissi così e rovinassi me e i miei figli?<br />'''Liconide''': È un [[dio]] che mi ci ha indotto e mi ha attratto verso di lei.<br />'''Euclione''': Come?<br />'''Liconide''': Confesso d'aver commesso un torto; so di essere colpevole. E così vengo a pregarti di essere indulgente, di perdonarmi.<br />'''Euclione''': Come hai osato fare una cosa simile: toccare ciò che non era tuo?<br />'''Liconide''': Che vuoi farci? Ormai è fatta; non si può disfare. È stato il volere degli dèi, senza dubbio: certo, senza la loro [[volontà]], non sarebbe accaduto.<br />'''Euclione''': E allora credo che gli dèi abbiano anche voluto che io ti facessi crepare in catene, in casa mia.<br />'''Liconide''': Non dir questo!<br />'''Euclione''': Perché dunque hai toccato, contro il mio volere, una cosa mia?<br />'''Liconide''': È stata colpa del [[vino]] e dell'[[amore]].<br />'''Euclione''': Sfrontatissimo [[essere]]! Aver osato presentarti a me con un simile [[discorso]]! Impudente! Se esiste un [[diritto]] che ti permette di [[perdono|scusare]] una simile [[azione]], non ci resta che andare a [[rubare]] pubblicamente gioielli alle matrone, in pieno [[giorno]]; e se poi dovessimo essere arrestati, ci scuseremmo dicendo che l'abbiamo fatto in istato d'ebbrezza, per amore! Varrebbero troppo poco, il vino e l'amore, se l'ubriaco e l'innamorato avessero il diritto di soddisfare impunemente i loro capricci.<br />'''Liconide''': Ma io vengo di mia spontanea volontà a supplicarti di perdonare la mia [[follia]].<br />'''Euclione''': Non mi piacciono gli individui che si scusano dopo aver fatto del [[male]]. Tu sapevi che essa non era tua; non avresti dovuto toccarla.<br />'''Liconide''': Dal momento che ho osato toccarla, non voglio cercare pretesti, ma tenerla nel migliore dei modi.<br />'''Euclione''': Tu vorresti tenere, contro il mio volere, una cosa mia?<br />'''Liconide''': Non pretendo d'averla contro il tuo volere; ma penso ch'essa mi spetti. Converrai subito tu stesso, Euclione, ch'essa deve spettare a me.<br />'''Euclione''': E io – per Ercole! – ti trascinerò subito dal pretore e t'intenterò un processo, se non restituisci...<br />'''Liconide''': Cosa dovrei restituirti?<br />'''Euclione''': Ciò che mi hai rubato.<br />'''Liconide''': Io? rubato? dove? Cosa significa?<br />'''Euclione''': {{NDR|ironicamente}} Che Giove ti protegga, com'è vero che tu non sai niente!<br />'''Liconide''': A meno che tu non dica cosa stai cercando... (vv. 713-762; 1998) *Il fatto è quello, e non si può fare che non sia fatto. :''Factum est illud; fieri infectum non potest''. (10, 11) *Uomo il cui nome si scrive con tre lettere (FUR, ''ossia ladro''). (II, 4, 321, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/760#c2023|728]]) :''Trium literarum homo''. ==''Asinaria''== *Conviene che l'adolescente sia verecondo. (V, 1, 6) :''Decet verecundum esse adulescentem''. *L'amante è come il [[pesce]]: pessimo se non è fresco. (178) :''Quasi piscis, itidemst amator lenae: nequam est, nisi recens.'' *Ogni uomo è un [[lupo]] nei confronti di un altro uomo. (495) :''Lupus est homo homini.'' *Con chi ti fa del [[bene e male|bene]] ti comporti [[bene e male|male]], con chi ti fa del male ti comporti bene; e allora tutto a danno tuo! (Atto I; 2011, pos. 4213) *Chi assaggia strenuamente la sfortuna poi azzanna proprio lui la fortuna. (Atto II; 2011, pos. 4370) *Se vuoi regalare qualcosa, non hai che da prestarla ad un amico. (Atto II; 2011, pos. 4494) *Quando un uomo non lo si conosce, non lo si considera un uomo, ma un lupo per l'uomo che gli sta di fronte. ==''Bacchides''== *<ref>Lido, schiavo del vecchio Filosseno e maestro del giovane Lido, informa il padrone della vergognosa condotta dell'allievo, che ha preso a frequentare delle prostitute, le sorelle Bacchidi. Filosseno non è affatto inviperito con il figlio, anzi, lo giustifica asserendo che "ci sarebbe più da stupirsi se a quell'età certe cose non le facessero" (da vv. 409-410). Il monologo prosegue fino al verso 978</ref> '''Filosseno''': Lido, i costumi ora sono cambiati.<br />'''Lido''': Lo so bene: perché allora uno aspettava di venir eletto a una carica prima di cessare di obbedire al suo maestro. Ora, invece, prima ancora che abbia sette anni, se solo osi toccarlo con la mano, ti rompe la tavoletta in testa. E se vai a lamentarti dal padre, questo qui dice poi così al figlio: "Sei proprio degno di me per come ti sai difendere dalle offese". E il maestro viene richiamato: "Vecchio inutile, non azzardarti a toccare il ragazzo, quando si comporta con ardore". E il maestro se ne va zampillante di sangue come una lucerna con lo stoppino che cola. Proclamata la sentenza la corte si ritira. In queste condizioni un maestro come fa a esercitare la propria autorità, se è lui stesso per primo a prenderle? (vv. 437-449; 2007) *<ref>La maschera preferita di Plauto è quella del servo, forse anche per averla indossata davvero, e più volte nella sua vita, essendo stato fra l'altro schiavo per debiti. "Si noti che Parmenone e Siro erano nomi comunissimi, sempre ricorrenti per i servi nella [[w:Commedia Nuova|commedia nuova]], e che il servo del modello [[Menandro|menandreo]], trasformato in Crísalo da Plauto, si chiamava appunto Siro" ([[Giovanna Garbarino]]).</ref> '''Crisalo''': Non mi piacciono questi Parmenoni e Siri che rubano ai padroni solo due o tre mine. Non c'è niente di peggio di un servo senza fantasia, senza un'intelligenza potente e versatile: ogniqualvolta ce ne sia bisogno, deve saper attingere alla sua intelligenza. (vv. 649-653; 1996) *Colui che gli dei amano, muore giovine. (IV, 4, 786-787; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921) :''Quem dî diligunt | Adulescens moritur''. *<ref>Il servo plautino è anche un personaggio sbruffone e strafottente. Qui celebra le proprie gesta con lessico e argomenti attinti dall'epica di [[Omero]], che è parodiata nel monologo. Tutti i personaggi epici ivi citati: [[w:Achille|Achille]], [[w:Agamennone|Agamennone]], [[w:Ecuba (mitologia)|Ecuba]], [[w:Elena (mitologia)|Elena]], [[w:Epeo|Epeo]], [[w:Laerte|Laerte]], [[w:Menelao (mitologia)|Menelao]], [[w:Paride|Paride]], [[w:Priamo|Priamo]], [[w:Sinone|Sinone]], [[w:Troilo|Troilo]], [[w:Ulisse|Ulisse]].</ref> '''Crisalo''': I due Atridi sono famosi per aver compiuto un'impresa grandiosa: conquistarono dopo dieci anni Pergamo, la patria di Priamo, difesa da mura divine, con armi, cavalli, un esercito di fortissimi combattenti, una flotta di mille navi. Roba veramente da nulla rispetto a quello che farò io per espugnare il mio padrone, senza flotta e senza tutto quel grande esercito. L'ho preso, sono riuscito a portargli via l'oro per il padroncino innamorato. Prima che ritorni, voglio intonare un lamento funebre. O Troia, patria, Pergamo, o vecchio Priamo, sei bello che morto: ti sto per scucire quattrocento filippi d'oro. Le tavolette sigillate che ti ho consegnato non sono mica delle tavolette, sono il cavallo di legno degli Achei. Pistoclero, da cui le ho prese, è Epeo, il costruttore, Mnesiloco è Sinone, quello che fu lasciato indietro, ma non sta presso la tomba di Achille, è a letto con Bacchide. Quello vero un tempo accese del fuoco per dare il segnale, questo qua invece... è proprio lui a bruciare. E io sono Ulisse, grazie alla cui astuzia sta avvenendo tutto questo. Tutte le cose scritte qui, nelle tavolette, sono i soldati all'interno del cavallo, ben armati e pien di coraggio. Fino a questo momento tutto è andato per il verso giusto. Il cavallo ora dovrà attaccare non una rocca, ma un forziere: per l'oro del vecchio sarà rovina, strage, terribile lusinga. Al nostro sciocco vecchio posso dare sicuramente il nome di Ilio; al soldato è Menelao, io sono Agamennone e anche Ulisse figlio di Laerte, Mnesiloco è Paride che manda in rovina la sua patria. Ha rapito Elena, per questo sto assediando Ilio. Ho sentito che anche lì Ulisse fu coraggioso e perfido, proprio come me. Io sono stato beccato nel mezzo dei miei inganni, lui rischiò quasi di morire mentre spiava le mosse dei Troiani travestito da mendicante. Oggi a me è successo qualcosa di simile. Mi hanno incatenato, ma me la sono cavata con l'inganno: anche lui si salvò con i suoi inganni. Ho sentito che tre furono i segni del fato che preannunciavano la rovina di Troia: se fosse stata portata via la statua dalla rocca, poi la morte di Troilo, terzo, quando si fosse spaccato lo stipite superiore delle porte frigie. E tre sono anche i segnali del fato per la nostra Ilio. Primo: quando ho raccontato al vecchio la storia dell'ospite, dell'oro e della barca: in questo modo ho portato via dalla rocca la statua. Poi me ne rimanevano ancora due per prendere la roccaforte. Quando ho consegnato le tavolette al vecchio: lì ho ucciso Troilo: lui pensava che Mnesiloco fosse a letto con la moglie del soldato. Qui mi sono salvato per un pelo. Ma è come il pericolo che corse Ulisse quando, raccontano, fui riconosciuto da Elena e consegnato a Ecuba; ma, come allora Ulisse riuscì a liberarsi grazie alle sue lusinghe, convincendo Ecuba a lasciarlo andare, così io con la mia astuzia sono scampato al pericolo e ho messo nel sacco il vecchio. Poi mi son dovuto scontrare con il grande soldato che conquista le città senza armi, solo con le sue ciance, e ho sistemato anche lui. Poi altra battaglia con il vecchio. M'è bastato un solo inganno per sbaragliarlo e ho preso il bottino in un colpo solo. Ora consegerà al soldato i duecento filippi che ha promesso. Però ne servono altri duecento da spendere dopo la presa di Troia, che ci sia del vino per il trionfo dei vincitori. Questo Priamo è molto meglio dell'altro: non c'ha mica cinquanta figli, ne ha quattrocento e tutti di prima scelta, senza un solo difetto. Li farò a pezzi in due soli colpi. Se c'è qualcuno che lo compra, il nostro Priamo, io lo metto pure in vendita: penso che questo vecchio sia veramente roba da vendere, da mettere all'asta, dopo che avrò espugnato la roccaforte. Ma eccolo là il nostro Priamo, davanti alla porta. Gli vado a parlare. (vv. 925-978; 2007) *A parer mio niente è più odioso di un [[ingratitudine|ingrato]]. È meglio lasciar in libertà un malfattore che lasciare nel dimenticatoio un [[benefattore]]. (Atto III; 2011, pos. 8458) ==''Mostellaria''== ===[[Incipit]]=== '''Grumione''', ''servo di campagna'' (''battendo alla porta della cucina'') — Vieni fuori, avanzo di galera! Lascia le tue padelle ed esci di lì, dove non fai che ingrassarti a spese del padrone!<br> '''Tranione''', ''servo di città'' (''apre'') — E smettila di fare tutto questo chiasso! Ti credi in campagna?<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *La donna manda buon profumo quando non ne manda nessuno. (I, 3) :''Mulier recte olet ubi nihil olet''. *Càpita più spesso ciò che non speriamo di ciò che speriamo. (I, III, 197; 1975) *Vattene a farti impiccare. (III, 2, 850) :''Abi hinc in malam crucem!'' ==''Poenulus''== *In ogni cosa la sua misura, questa è un'ottima abitudine. (I, 2, 29) :''Modus omnibus in rebus... optumum'st habitu''. *Insegni a uno che già sa. (v. 880.b) :''Doctum doces.'' *La [[merce]] buona trova facilmente un compratore. (v. 342) :''Proba merx facile emptorem reperit.'' *Non è facile volare senza ali. (v. 871) :''Sine pennis volare hau facilest.'' ==''Pseudolus''== *<ref>A parlare qui è ancora un ''servus callidus'', un servo astuto: Pseudolo, il quale da il nome alla commedia. Nel monologo proposto, Plauto parodia ancora la poesia epica, ma non meglio che in ''Bacchides'' vv. 925-978.</ref> '''Pseudolo''': Per Giove, come mi riesce bene e felicemente, qualunque cosa io faccia! Nella mia mente sta riposto un piano che non lascia adito né a dubbi né a timori. Perché è stoltezza affidare una grande impresa a un animo timoroso, dato che ogni iniziativa ti riesce a seconda di come tu ti ci impegni, di quanta importanza le dài. Io ho preparato in anticipo nella mia mente le schiere, in duplice, in triplice fila, gli inganni, le perfidie, cosicché, dovunque mi scontrerò con i nemici – lo dirò fidando nel valore dei miei antenati, nella mia abilità e nella malizia delle mie frodi – io possa vincere facilmente, io possa spogliare facilmente i miei nemici con le mie perfidie. Adesso questo nemico comune mio e di tutti voi, Ballione, io lo sbalestrerò bellamente. Voi fate solo attenzione. Io voglio assediare questa fortezza {{NDR|indica la casa di Ballione}}, perché oggi sia conquistata, e qui condurrò le mie legioni; se la espugno – facile io renderò questa impresa per i miei concittadini – subito dopo muoverò prontamente il mio esercito contro questa antica fortezza {{NDR|indica la casa di Simone}}. Quindi caricherò e riempirò di bottino me stesso e insieme tutti i miei compagni, perché si sappia che sono nato per il terrore e la disfatta dei miei nemici. Da una tale stirpe io sono nato: a me si addice compiere grandi imprese, che mi diano lustro e rinomanza per lungo tempo in futuro. Ma chi è costui che vedo? Chi è costui che si presenta ai miei occhi, a me ignoto? Mi piacerebbe sapere che cosa vuole con quella spada. Da quest'angolo starò in agguato per vedere che cosa fa. (vv. 574-594; 1996) ==''Stichus''== ===[[Incipit]]=== '''Panegiride''': Sorella mia, credo proprio che [[Penelope]] sia stata davvero infelice, lei che per così tanto tempo ha dovuto fare a meno del marito. Possiamo ben capire cosa ha provato, visto quel che succede a noi: i nostri mariti sono lontani per lavoro e così per la loro assenza siamo sempre agitate, notte e giorno, come è giusto che sia. ===Citazioni=== *'''Panfila''': {{NDR|Una moglie esemplare è}} Una di quelle che, quando passeggiano per la città, tappano la bocca a tutti e nessuno può parlar male di loro. (vv. 113b-114) :''Ut, per urbem quom ambulent, | omnibus os opturent, ne quis merito male dicat sibi.'' *'''Panegiride''': {{NDR|Si capisce che una donna è di buon carattere}} Dal fatto che, pur potendo far del male, si astiene dal farlo. (v. 117) :''Quoi male faciundi est potestas, quae ne id faciat temperat.'' *Tra molti mali, il male minore è quello che fa meno male. (v. 120)<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> *'''Panfila''': {{NDR|Una donna riesce a non sbagliare}} Evitando giorno per giorno ciò di cui potrebbe pentirsi l'indomani. (vv. 121b-122) :''Ut cottidie | pridie caveat ne faciat quod pigeat postridie.'' *'''Panegiride''': {{NDR|Mi sembra la donna più saggia}} Quella che, quando la fortuna è dalla sua parte, sa conoscere se stessa e quando le cose vanno male sa sopportare pazientemente. (vv. 124-125) :''Quae tamen, cum res secundae sunt, se poterit noscere, | et illa quae aequo animo patietur sibi esse peius quam fuit.'' *Quella {{NDR|la [[povertà]]}}, quando prende di mira qualcuno, gli insegna a fare tutti i mestieri. (v. 178) :''Nam illa artis omnis perdocet, ubi quem attigit.'' *'''Antifone''': Le amicizie di un uomo sono legate alla sua fortuna. Se il patrimonio è saldo, allora sono saldi anche gli amici, ma se il patrimonio vacilla, allora vacillano anche gli amici. Gli averi scovano le amicizie. (vv. 520-522) :''Ut cuique homini res paratast, perinde amicis utitur: | si res firma, <item> firmi amici sunt; sin res laxe labat, | itidem amici conlabascunt: Res amicos invenit.'' ===[[Explicit]]=== '''Stico''': Su, entriamo adesso, si è ballato assai per il vino tracannato. Voi, spettatori, applaudite e andate a casa vostra a far baldoria. ==''Trinummus''== <!--in ordine cronologico del libro--> *L'[[amore]] dà amarezza. ('''Lysiteles''': Atto II, Scena 1, 259) :''Amor amara dat''. *Il saggio si plasma la sua fortuna da sé. :''[S]apiens […] fingit fortunam sibi […].'' ('''Philto''': Atto II, Scena 2, 363) *Non con l'[[età]], ma con l'ingegno si raggiunge la sapienza. ('''Philto''': Atto II, Scena 2, 367) :''Non aetate, verum ingenio apiscitur sapientia.'' ==Citazioni su Tito Maccio Plauto== *Esistono in tutto due generi di scherzo: uno volgare, violento, vergognoso e osceno, e un altro elegante, urbano, ingegnoso e fine. Di questo secondo tipo sono intrisi non solo il nostro Plauto e la Commedia greca antica, ma anche i libri dei filosofi socratici. ([[Marco Tullio Cicerone]]) *[...] il suo latino non è certo quello di Cicerone: è molto popolare, sboccato, ai limiti del volgare. I suoi intrecci hanno una comicità elementare che io amo molto, ricca di doppi sensi, con una macchina scenica accattivante che non smette mai di tener desta l'attenzione. Non a caso è stato saccheggiato a destra e manca [...]. E poi Plauto mi piace perché si respira quasi un clima contadino, parecchio simile a quello italiano degli anni Trenta o Quaranta. ([[Francesco Guccini]]) *In Plauto c'è la coscienza di una romanità trionfante e soddisfatta di sè, quindi più grande è il divario che l'autore avverte e ci comunica tra quello che l'uomo desidera di essere e quello che realmente è: un essere indifeso di fronte alla grandezza e onnipotenza del non conosciuto, del Divino. ([[Renzo Montagnani]]) *Mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di [[Aristofane]], ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione. ([[Pietro Napoli Signorelli]]) *Plauto, ridendo, ci ha parlato di noi e noi ridendo vogliamo ascoltarlo e rappresentarlo. ([[Renzo Montagnani]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Giovanna Garbarino, ''Letteratura latina. Storia e antologia con pagine critiche. ­Excursus sui generi letterari. Per le Scuole superiori – 1'', Paravia, Torino 1996<sup>2</sup>. ISBN 8839531017 *Tito Maccio Plauto, ''Aulularia'', traduzione di Guido Vitali, Zanichelli, 1960. *Tito Maccio Plauto e Chiara Battistella, ''Bacchides-­Curculio. Testo latino a fronte'', Mondadori, Cles 2007<sup>1</sup>. ISBN 978-88-04-57115-5 *Tito Maccio Plauto, ''Le commedie'', a cura di Carlo Carena, Einaudi, 1975. *Tito Maccio Plauto, Cesare Questa e Mario Scàndola, ''La pentola del tesoro. Testo latino a fronte'', BUR, Borgaro Torinese 1998<sup>13</sup>. ISBN 8817165247 *Tito Maccio Plauto, ''Plauto (Amphitruo-Asinaria-Aulularia-Bacchides). Testo latino a fronte'', traduzione di Ettore Paratore, Newton Compton Editori, 2011. *Tito Maccio Plauto, ''Casina-Stichus. Testo latino a fronte'', Mondadori, Cles 2008. ISBN 978-88-04-58115-4 ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Anfitrione (Plauto)|''Amphitruo''}} {{Pedia|Asinaria}} {{Pedia|Aulularia}} {{Pedia|Bacchidi|''Bacchides''}} {{Pedia|Captivi}} {{Pedia|Casina (Plauto)|''Casina''}} {{Pedia|Cistellaria}} {{Pedia|Curculio (Plauto)|''Curculio''}} {{Pedia|Epidico|''Epidicus''}} {{Pedia|Menecmi}} {{Pedia|Mercator (commedia)|''Mercator''}} {{Pedia|Miles gloriosus}} {{Pedia|Mostellaria}} {{Pedia|Persa}} {{Pedia|Poenulus}} {{Pedia|Pseudolus}} {{Pedia|Rudens}} {{Pedia|Stichus}} {{Pedia|Trinummus}} {{Pedia|Truculentus}} {{Pedia|Vidularia}} {{DEFAULTSORT:Plauto, Tito Maccio}} [[Categoria:Drammaturghi romani]] [[Categoria:Commediografi]] 3gzb3lyoqhh25v3j8wii4pdp49ssf7g 1409554 1409539 2026-04-05T15:07:41Z Gaux 18878 /* Citazioni su Tito Maccio Plauto */ altra di Signorelli 1409554 wikitext text/x-wiki [[File:Plautus.jpg|thumb|Plauto]] '''Tito Maccio Plauto''' (255 a.C. – 184 a.C.), commediografo romano. ==Citazioni di Tito Maccio Plauto== *Al saggio basta una parola sola. (da ''Persa'', IV, 7, 729) :''Dictum sapienti sat est''. *Chi vuol mangiare la [[noce]] ne deve rompere il guscio. (da ''Curculio'', v. 55) :''Qui e nuce nuculeum esse volt, frangit nucem.'' *È cosa sciocca, padre, andare a [[caccia]] con [[Cane da caccia|cani]] svogliati. (da ''Stichus'', v. 139) :''Stultitiast, pater, venatum ducere invitas canes.'' *È umano amare, ed è ancor più umano il perdonare. (da ''Mercator'', a. II, sc. 2, v. 48) :''Humanum amare est, humanum autem ignoscere est''. *Il nome è un presagio. (da ''Persa'', 625) :''Nomen omen''. *In una cosa cattiva se t'adopri con animo buono, riuscirai.<ref>Da ''Captivi'', 202; citato in L. De Mauri (Ernesto Sarasino), ''5000 proverbi e motti latini'', a cura di Angelo Paredi e Gabriele Nepi, Hoepli, Milano, 2006, p. 38.</ref> *L'[[amicizia|amico]] nei casi incerti soccorre con l'azione, quando è richiesta l'azione. (da ''Epidicus'', I, II, 113; 1975) *L'[[amore]] è fecondo di molto [[miele]] e di molto fiele. (da ''Cistellaria'', v. 69) :''Amor et melle et felle est fecundissimus.'' *Malamente opera<br />chi dimentica ciò che ha imparato. (da ''Amphitruo'', vv. 687-688) :''Haud aequom facit<br />qui quod didicit id dediscit.'' *Non c'è maggior conforto di un amico sagace. (da ''Epidicus'', III, III, 425; 1975) *Non c'è [[ospitalità|ospite]] tanto gradito che non diventi scomodo dopo tre giorni. (da ''Miles gloriosus'', 741-742) :''Nam hospes nullus tam in amici hospitium devorti potest | quin, ubi triduom continuom fuerit, iam odiosus siet''. *Pensa a quanto è saggio un topolino:<br />non affida mai la sua vita a un solo buco. (da ''Truculentus'', vv. 868-869) :''Cogitato, mus pusillus quam sit sapiens bestia:<br />aetatem qui non cubili <uni> umquam committit suam.'' *Sì, per [[Alatri]]. (da ''Captivi'', IV, 2) :''Nai ton Alatrion.'' ==''Amphitruo''== *Chi non ha colpa non deve aver paura e può parlare con franchezza e a testa alta. (Atto II; 2011, pos. 2802) *Nella vita di un uomo capitano molti casi di questo genere. Ci toccano piaceri e poi ci toccano sventure: sopraggiungono i litigi, poi si torna a farci buon viso. Ma se una volta fra due individui scoppia un litigio di questa cosa fatta, se si fa la pace, si torna ad essere amici il doppio di prima. (Atto III; 2011, pos. 2872) ==''Aulularia''== ===[[Incipit]]=== <poem>Non fate meraviglie: in due parole vi dirò chi sono. Sono il Lare domestico di quella casa, da cui m'avete visto uscire. Già da molt'anni l'abito e la guardo per l'avo e per il padre di quello che ora la possiede. Il nonno in gran segreto e con grandi preghiere un bel gruzzolo d'oro m'affidò seppellendolo in mezzo al focolare e pregando che ben lo custodissi.</poem> ===Citazioni=== *<ref>Dopo aver trovato in [[casa]] sua una pentola piena d'[[oro]], Euclione è divenuto avaro e sospettoso. Infatti, prima di trovare il tesoro, non prendeva in considerazione più di tanto le cortesie e i saluti rivoltigli dai vicini; ora, invece, l'[[avarizia]] lo porta a studiare quelle buone [[azione|azioni]], a sospettare che in giro si sappia della sua [[ricchezza]], anche se in realtà i vicini non sono cambiati affatto.</ref> '''Euclione''': E già adesso che mi sforzo di nascondere a tutti il mio [[segreto]] sembra che tutti lo conoscano, e tutti mi salutano più cortesemente di quanto non mi salutassero prima. (vv. 113-115; 1998) *<ref>A casa è nascosto il tesoro.</ref> '''Euclione''': Ora affrettiamoci verso casa; ché, se io sono qui, il mio [[pensiero]] è a casa. (v. 181; 1998) *In una mano porta una pietra, mentre nell'altra mostra il pane. (v. 195) :''Altera manu fert lapidem, panem ostentat altera.'' *<ref>Nel lamento dell'avaro Euclione per il furto della pentola dell'oro, Plauto parodia i registri della poesia tragica, come farà anche [[Gaio Lucilio]] nel libro XXVI delle ''Satire''.</ref> '''Euclione''': Sono perduto! Sono morto! Sono assassinato! Dove correre? Dove non correre? Fermalo, fermalo! Fermare chi? Chi lo fermerà? Non so, non vedo nulla, cammino alla cieca. Dove vado? dove sono? chi sono? Non riesco a stabilirlo con esattezza. {{NDR|Al pubblico}} Vi scongiuro, vi prego, vi supplico, aiutatemi voi: indicatemi l'[[uomo]] che me l'ha rubata. {{NDR|A uno spettatore}} Che ne dici tu? Voglio crederti: lo capisco dalla faccia, che sei una brava persona... Che c'è? perché ridete? Vi conosco tutti: so che qua ci sono parecchi [[ladro|ladri]], che si nascondono sotto una toga imbiancata a gesso, e se ne stanno seduti, come fossero galantuomini... Eh? Non ce l'ha nessuno di costoro? Mi hai ucciso! Dimmi dunque, chi l'ha? Non lo sai? Ah, [[povertà|povero]], povero me! Sono [[morte|morto]]! Sono completamente rovinato, sono conciato malissimo: troppe [[lacrima|lacrime]], troppe sventure, troppo [[dolore]] mi ha portato questo [[giorno]]; e [[fame]], e [[miseria]]!... Sono il più sventurato tra gli [[essere|esseri]] della [[terra]]. Che bisogno ho di [[vita|vivere]], ora che ho perduto tutto quell'oro che avevo custodito con tanta cura! Mi sono imposto [[sacrificio|sacrifici]], privazioni; ed ora altri godono della mia sventura e della mia rovina. Non ho la [[forza]] di sopportarlo.<br /><ref>Fedria, figlia dell'avaro Euclione, ha partorito prima del [[matrimonio]]. Il [[padre]] del [[bambino]] è Liconide, che l'aveva violentata nove mesi prima, durante le ''[[w:Cerealia|Cerealia]]''. Per riparare al danno, vuole prenderla in sposa, ma deve prima parlarne con il padre della [[ragazza]], Euclione. Gli si avvicina, origlia, lo vede in preda al [[dolore]] e subito crede che egli abbia saputo della maternità della figlia. Infatti non sa che Euclione ha una pentola d'oro, il cui furto è la causa di tanto dolore. Il giovane si fa [[coraggio]] e gli parla: entrambi sottintendono la causa del dolore, così che il dialogo si intride di equivoco, in quanto Liconide confessa d'aver reso incinta Fedria mentre Euclione lo crede reo confesso del [[furto]] della pentola. Questa, per Plauto, è un'[[occasione]] d'oro per impostare la [[satira]] contro la categoria degli avari: l'avaro, influenzato nelle [[decisione|decisioni]] dalla sua stessa avarizia, formula male la classifica delle sue priorità e pospone la preoccupazione per i figli alla salvezza del patrimonio, che finisce per trascendere l'utilità e non procura altro che vane preoccupazioni.</ref> '''Liconide''': {{NDR|A parte, uscendo dalla casa di Megadoro}} Chi sta lamentandosi? Chi piange e geme davanti a casa nostra? Ma è Euclione, mi pare. Sono completamente perduto; s'è [[scoperta|scoperto]] tutto. Senza [[dubbio]] sa già che sua figlia ha partorito. Ora non so che fare. Devo andarmene o rimanere? affrontarlo o evitarlo? Per Polluce! Non so più che fare.<br />'''Euclione''': Chi sta parlando là?<br />'''Liconide''': Sono io, un infelice.<br />'''Euclione''': Infelice sono io, e sventurato! io che sono stato colpito da sì grande [[disgrazia]], da sì grande [[dolore]]!<br />'''Liconide''': Fatti [[coraggio]].<br />'''Euclione''': Farmi coraggio? Come potrei, di grazia?<br />'''Liconide''': Il misfatto che t'angustia il [[cuore]], sono stato io a compierlo: lo confesso.<br />'''Euclione''': Cosa mi tocca sentire?<br />'''Liconide''': La [[verità]].<br />'''Euclione''': Che male t'ho dunque fatto, o giovine, perché tu agissi così e rovinassi me e i miei figli?<br />'''Liconide''': È un [[dio]] che mi ci ha indotto e mi ha attratto verso di lei.<br />'''Euclione''': Come?<br />'''Liconide''': Confesso d'aver commesso un torto; so di essere colpevole. E così vengo a pregarti di essere indulgente, di perdonarmi.<br />'''Euclione''': Come hai osato fare una cosa simile: toccare ciò che non era tuo?<br />'''Liconide''': Che vuoi farci? Ormai è fatta; non si può disfare. È stato il volere degli dèi, senza dubbio: certo, senza la loro [[volontà]], non sarebbe accaduto.<br />'''Euclione''': E allora credo che gli dèi abbiano anche voluto che io ti facessi crepare in catene, in casa mia.<br />'''Liconide''': Non dir questo!<br />'''Euclione''': Perché dunque hai toccato, contro il mio volere, una cosa mia?<br />'''Liconide''': È stata colpa del [[vino]] e dell'[[amore]].<br />'''Euclione''': Sfrontatissimo [[essere]]! Aver osato presentarti a me con un simile [[discorso]]! Impudente! Se esiste un [[diritto]] che ti permette di [[perdono|scusare]] una simile [[azione]], non ci resta che andare a [[rubare]] pubblicamente gioielli alle matrone, in pieno [[giorno]]; e se poi dovessimo essere arrestati, ci scuseremmo dicendo che l'abbiamo fatto in istato d'ebbrezza, per amore! Varrebbero troppo poco, il vino e l'amore, se l'ubriaco e l'innamorato avessero il diritto di soddisfare impunemente i loro capricci.<br />'''Liconide''': Ma io vengo di mia spontanea volontà a supplicarti di perdonare la mia [[follia]].<br />'''Euclione''': Non mi piacciono gli individui che si scusano dopo aver fatto del [[male]]. Tu sapevi che essa non era tua; non avresti dovuto toccarla.<br />'''Liconide''': Dal momento che ho osato toccarla, non voglio cercare pretesti, ma tenerla nel migliore dei modi.<br />'''Euclione''': Tu vorresti tenere, contro il mio volere, una cosa mia?<br />'''Liconide''': Non pretendo d'averla contro il tuo volere; ma penso ch'essa mi spetti. Converrai subito tu stesso, Euclione, ch'essa deve spettare a me.<br />'''Euclione''': E io – per Ercole! – ti trascinerò subito dal pretore e t'intenterò un processo, se non restituisci...<br />'''Liconide''': Cosa dovrei restituirti?<br />'''Euclione''': Ciò che mi hai rubato.<br />'''Liconide''': Io? rubato? dove? Cosa significa?<br />'''Euclione''': {{NDR|ironicamente}} Che Giove ti protegga, com'è vero che tu non sai niente!<br />'''Liconide''': A meno che tu non dica cosa stai cercando... (vv. 713-762; 1998) *Il fatto è quello, e non si può fare che non sia fatto. :''Factum est illud; fieri infectum non potest''. (10, 11) *Uomo il cui nome si scrive con tre lettere (FUR, ''ossia ladro''). (II, 4, 321, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/760#c2023|728]]) :''Trium literarum homo''. ==''Asinaria''== *Conviene che l'adolescente sia verecondo. (V, 1, 6) :''Decet verecundum esse adulescentem''. *L'amante è come il [[pesce]]: pessimo se non è fresco. (178) :''Quasi piscis, itidemst amator lenae: nequam est, nisi recens.'' *Ogni uomo è un [[lupo]] nei confronti di un altro uomo. (495) :''Lupus est homo homini.'' *Con chi ti fa del [[bene e male|bene]] ti comporti [[bene e male|male]], con chi ti fa del male ti comporti bene; e allora tutto a danno tuo! (Atto I; 2011, pos. 4213) *Chi assaggia strenuamente la sfortuna poi azzanna proprio lui la fortuna. (Atto II; 2011, pos. 4370) *Se vuoi regalare qualcosa, non hai che da prestarla ad un amico. (Atto II; 2011, pos. 4494) *Quando un uomo non lo si conosce, non lo si considera un uomo, ma un lupo per l'uomo che gli sta di fronte. ==''Bacchides''== *<ref>Lido, schiavo del vecchio Filosseno e maestro del giovane Lido, informa il padrone della vergognosa condotta dell'allievo, che ha preso a frequentare delle prostitute, le sorelle Bacchidi. Filosseno non è affatto inviperito con il figlio, anzi, lo giustifica asserendo che "ci sarebbe più da stupirsi se a quell'età certe cose non le facessero" (da vv. 409-410). Il monologo prosegue fino al verso 978</ref> '''Filosseno''': Lido, i costumi ora sono cambiati.<br />'''Lido''': Lo so bene: perché allora uno aspettava di venir eletto a una carica prima di cessare di obbedire al suo maestro. Ora, invece, prima ancora che abbia sette anni, se solo osi toccarlo con la mano, ti rompe la tavoletta in testa. E se vai a lamentarti dal padre, questo qui dice poi così al figlio: "Sei proprio degno di me per come ti sai difendere dalle offese". E il maestro viene richiamato: "Vecchio inutile, non azzardarti a toccare il ragazzo, quando si comporta con ardore". E il maestro se ne va zampillante di sangue come una lucerna con lo stoppino che cola. Proclamata la sentenza la corte si ritira. In queste condizioni un maestro come fa a esercitare la propria autorità, se è lui stesso per primo a prenderle? (vv. 437-449; 2007) *<ref>La maschera preferita di Plauto è quella del servo, forse anche per averla indossata davvero, e più volte nella sua vita, essendo stato fra l'altro schiavo per debiti. "Si noti che Parmenone e Siro erano nomi comunissimi, sempre ricorrenti per i servi nella [[w:Commedia Nuova|commedia nuova]], e che il servo del modello [[Menandro|menandreo]], trasformato in Crísalo da Plauto, si chiamava appunto Siro" ([[Giovanna Garbarino]]).</ref> '''Crisalo''': Non mi piacciono questi Parmenoni e Siri che rubano ai padroni solo due o tre mine. Non c'è niente di peggio di un servo senza fantasia, senza un'intelligenza potente e versatile: ogniqualvolta ce ne sia bisogno, deve saper attingere alla sua intelligenza. (vv. 649-653; 1996) *Colui che gli dei amano, muore giovine. (IV, 4, 786-787; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921) :''Quem dî diligunt | Adulescens moritur''. *<ref>Il servo plautino è anche un personaggio sbruffone e strafottente. Qui celebra le proprie gesta con lessico e argomenti attinti dall'epica di [[Omero]], che è parodiata nel monologo. Tutti i personaggi epici ivi citati: [[w:Achille|Achille]], [[w:Agamennone|Agamennone]], [[w:Ecuba (mitologia)|Ecuba]], [[w:Elena (mitologia)|Elena]], [[w:Epeo|Epeo]], [[w:Laerte|Laerte]], [[w:Menelao (mitologia)|Menelao]], [[w:Paride|Paride]], [[w:Priamo|Priamo]], [[w:Sinone|Sinone]], [[w:Troilo|Troilo]], [[w:Ulisse|Ulisse]].</ref> '''Crisalo''': I due Atridi sono famosi per aver compiuto un'impresa grandiosa: conquistarono dopo dieci anni Pergamo, la patria di Priamo, difesa da mura divine, con armi, cavalli, un esercito di fortissimi combattenti, una flotta di mille navi. Roba veramente da nulla rispetto a quello che farò io per espugnare il mio padrone, senza flotta e senza tutto quel grande esercito. L'ho preso, sono riuscito a portargli via l'oro per il padroncino innamorato. Prima che ritorni, voglio intonare un lamento funebre. O Troia, patria, Pergamo, o vecchio Priamo, sei bello che morto: ti sto per scucire quattrocento filippi d'oro. Le tavolette sigillate che ti ho consegnato non sono mica delle tavolette, sono il cavallo di legno degli Achei. Pistoclero, da cui le ho prese, è Epeo, il costruttore, Mnesiloco è Sinone, quello che fu lasciato indietro, ma non sta presso la tomba di Achille, è a letto con Bacchide. Quello vero un tempo accese del fuoco per dare il segnale, questo qua invece... è proprio lui a bruciare. E io sono Ulisse, grazie alla cui astuzia sta avvenendo tutto questo. Tutte le cose scritte qui, nelle tavolette, sono i soldati all'interno del cavallo, ben armati e pien di coraggio. Fino a questo momento tutto è andato per il verso giusto. Il cavallo ora dovrà attaccare non una rocca, ma un forziere: per l'oro del vecchio sarà rovina, strage, terribile lusinga. Al nostro sciocco vecchio posso dare sicuramente il nome di Ilio; al soldato è Menelao, io sono Agamennone e anche Ulisse figlio di Laerte, Mnesiloco è Paride che manda in rovina la sua patria. Ha rapito Elena, per questo sto assediando Ilio. Ho sentito che anche lì Ulisse fu coraggioso e perfido, proprio come me. Io sono stato beccato nel mezzo dei miei inganni, lui rischiò quasi di morire mentre spiava le mosse dei Troiani travestito da mendicante. Oggi a me è successo qualcosa di simile. Mi hanno incatenato, ma me la sono cavata con l'inganno: anche lui si salvò con i suoi inganni. Ho sentito che tre furono i segni del fato che preannunciavano la rovina di Troia: se fosse stata portata via la statua dalla rocca, poi la morte di Troilo, terzo, quando si fosse spaccato lo stipite superiore delle porte frigie. E tre sono anche i segnali del fato per la nostra Ilio. Primo: quando ho raccontato al vecchio la storia dell'ospite, dell'oro e della barca: in questo modo ho portato via dalla rocca la statua. Poi me ne rimanevano ancora due per prendere la roccaforte. Quando ho consegnato le tavolette al vecchio: lì ho ucciso Troilo: lui pensava che Mnesiloco fosse a letto con la moglie del soldato. Qui mi sono salvato per un pelo. Ma è come il pericolo che corse Ulisse quando, raccontano, fui riconosciuto da Elena e consegnato a Ecuba; ma, come allora Ulisse riuscì a liberarsi grazie alle sue lusinghe, convincendo Ecuba a lasciarlo andare, così io con la mia astuzia sono scampato al pericolo e ho messo nel sacco il vecchio. Poi mi son dovuto scontrare con il grande soldato che conquista le città senza armi, solo con le sue ciance, e ho sistemato anche lui. Poi altra battaglia con il vecchio. M'è bastato un solo inganno per sbaragliarlo e ho preso il bottino in un colpo solo. Ora consegerà al soldato i duecento filippi che ha promesso. Però ne servono altri duecento da spendere dopo la presa di Troia, che ci sia del vino per il trionfo dei vincitori. Questo Priamo è molto meglio dell'altro: non c'ha mica cinquanta figli, ne ha quattrocento e tutti di prima scelta, senza un solo difetto. Li farò a pezzi in due soli colpi. Se c'è qualcuno che lo compra, il nostro Priamo, io lo metto pure in vendita: penso che questo vecchio sia veramente roba da vendere, da mettere all'asta, dopo che avrò espugnato la roccaforte. Ma eccolo là il nostro Priamo, davanti alla porta. Gli vado a parlare. (vv. 925-978; 2007) *A parer mio niente è più odioso di un [[ingratitudine|ingrato]]. È meglio lasciar in libertà un malfattore che lasciare nel dimenticatoio un [[benefattore]]. (Atto III; 2011, pos. 8458) ==''Mostellaria''== ===[[Incipit]]=== '''Grumione''', ''servo di campagna'' (''battendo alla porta della cucina'') — Vieni fuori, avanzo di galera! Lascia le tue padelle ed esci di lì, dove non fai che ingrassarti a spese del padrone!<br> '''Tranione''', ''servo di città'' (''apre'') — E smettila di fare tutto questo chiasso! Ti credi in campagna?<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *La donna manda buon profumo quando non ne manda nessuno. (I, 3) :''Mulier recte olet ubi nihil olet''. *Càpita più spesso ciò che non speriamo di ciò che speriamo. (I, III, 197; 1975) *Vattene a farti impiccare. (III, 2, 850) :''Abi hinc in malam crucem!'' ==''Poenulus''== *In ogni cosa la sua misura, questa è un'ottima abitudine. (I, 2, 29) :''Modus omnibus in rebus... optumum'st habitu''. *Insegni a uno che già sa. (v. 880.b) :''Doctum doces.'' *La [[merce]] buona trova facilmente un compratore. (v. 342) :''Proba merx facile emptorem reperit.'' *Non è facile volare senza ali. (v. 871) :''Sine pennis volare hau facilest.'' ==''Pseudolus''== *<ref>A parlare qui è ancora un ''servus callidus'', un servo astuto: Pseudolo, il quale da il nome alla commedia. Nel monologo proposto, Plauto parodia ancora la poesia epica, ma non meglio che in ''Bacchides'' vv. 925-978.</ref> '''Pseudolo''': Per Giove, come mi riesce bene e felicemente, qualunque cosa io faccia! Nella mia mente sta riposto un piano che non lascia adito né a dubbi né a timori. Perché è stoltezza affidare una grande impresa a un animo timoroso, dato che ogni iniziativa ti riesce a seconda di come tu ti ci impegni, di quanta importanza le dài. Io ho preparato in anticipo nella mia mente le schiere, in duplice, in triplice fila, gli inganni, le perfidie, cosicché, dovunque mi scontrerò con i nemici – lo dirò fidando nel valore dei miei antenati, nella mia abilità e nella malizia delle mie frodi – io possa vincere facilmente, io possa spogliare facilmente i miei nemici con le mie perfidie. Adesso questo nemico comune mio e di tutti voi, Ballione, io lo sbalestrerò bellamente. Voi fate solo attenzione. Io voglio assediare questa fortezza {{NDR|indica la casa di Ballione}}, perché oggi sia conquistata, e qui condurrò le mie legioni; se la espugno – facile io renderò questa impresa per i miei concittadini – subito dopo muoverò prontamente il mio esercito contro questa antica fortezza {{NDR|indica la casa di Simone}}. Quindi caricherò e riempirò di bottino me stesso e insieme tutti i miei compagni, perché si sappia che sono nato per il terrore e la disfatta dei miei nemici. Da una tale stirpe io sono nato: a me si addice compiere grandi imprese, che mi diano lustro e rinomanza per lungo tempo in futuro. Ma chi è costui che vedo? Chi è costui che si presenta ai miei occhi, a me ignoto? Mi piacerebbe sapere che cosa vuole con quella spada. Da quest'angolo starò in agguato per vedere che cosa fa. (vv. 574-594; 1996) ==''Stichus''== ===[[Incipit]]=== '''Panegiride''': Sorella mia, credo proprio che [[Penelope]] sia stata davvero infelice, lei che per così tanto tempo ha dovuto fare a meno del marito. Possiamo ben capire cosa ha provato, visto quel che succede a noi: i nostri mariti sono lontani per lavoro e così per la loro assenza siamo sempre agitate, notte e giorno, come è giusto che sia. ===Citazioni=== *'''Panfila''': {{NDR|Una moglie esemplare è}} Una di quelle che, quando passeggiano per la città, tappano la bocca a tutti e nessuno può parlar male di loro. (vv. 113b-114) :''Ut, per urbem quom ambulent, | omnibus os opturent, ne quis merito male dicat sibi.'' *'''Panegiride''': {{NDR|Si capisce che una donna è di buon carattere}} Dal fatto che, pur potendo far del male, si astiene dal farlo. (v. 117) :''Quoi male faciundi est potestas, quae ne id faciat temperat.'' *Tra molti mali, il male minore è quello che fa meno male. (v. 120)<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> *'''Panfila''': {{NDR|Una donna riesce a non sbagliare}} Evitando giorno per giorno ciò di cui potrebbe pentirsi l'indomani. (vv. 121b-122) :''Ut cottidie | pridie caveat ne faciat quod pigeat postridie.'' *'''Panegiride''': {{NDR|Mi sembra la donna più saggia}} Quella che, quando la fortuna è dalla sua parte, sa conoscere se stessa e quando le cose vanno male sa sopportare pazientemente. (vv. 124-125) :''Quae tamen, cum res secundae sunt, se poterit noscere, | et illa quae aequo animo patietur sibi esse peius quam fuit.'' *Quella {{NDR|la [[povertà]]}}, quando prende di mira qualcuno, gli insegna a fare tutti i mestieri. (v. 178) :''Nam illa artis omnis perdocet, ubi quem attigit.'' *'''Antifone''': Le amicizie di un uomo sono legate alla sua fortuna. Se il patrimonio è saldo, allora sono saldi anche gli amici, ma se il patrimonio vacilla, allora vacillano anche gli amici. Gli averi scovano le amicizie. (vv. 520-522) :''Ut cuique homini res paratast, perinde amicis utitur: | si res firma, <item> firmi amici sunt; sin res laxe labat, | itidem amici conlabascunt: Res amicos invenit.'' ===[[Explicit]]=== '''Stico''': Su, entriamo adesso, si è ballato assai per il vino tracannato. Voi, spettatori, applaudite e andate a casa vostra a far baldoria. ==''Trinummus''== <!--in ordine cronologico del libro--> *L'[[amore]] dà amarezza. ('''Lysiteles''': Atto II, Scena 1, 259) :''Amor amara dat''. *Il saggio si plasma la sua fortuna da sé. :''[S]apiens […] fingit fortunam sibi […].'' ('''Philto''': Atto II, Scena 2, 363) *Non con l'[[età]], ma con l'ingegno si raggiunge la sapienza. ('''Philto''': Atto II, Scena 2, 367) :''Non aetate, verum ingenio apiscitur sapientia.'' ==Citazioni su Tito Maccio Plauto== *Esistono in tutto due generi di scherzo: uno volgare, violento, vergognoso e osceno, e un altro elegante, urbano, ingegnoso e fine. Di questo secondo tipo sono intrisi non solo il nostro Plauto e la Commedia greca antica, ma anche i libri dei filosofi socratici. ([[Marco Tullio Cicerone]]) *[...] il suo latino non è certo quello di Cicerone: è molto popolare, sboccato, ai limiti del volgare. I suoi intrecci hanno una comicità elementare che io amo molto, ricca di doppi sensi, con una macchina scenica accattivante che non smette mai di tener desta l'attenzione. Non a caso è stato saccheggiato a destra e manca [...]. E poi Plauto mi piace perché si respira quasi un clima contadino, parecchio simile a quello italiano degli anni Trenta o Quaranta. ([[Francesco Guccini]]) *In Plauto c'è la coscienza di una romanità trionfante e soddisfatta di sè, quindi più grande è il divario che l'autore avverte e ci comunica tra quello che l'uomo desidera di essere e quello che realmente è: un essere indifeso di fronte alla grandezza e onnipotenza del non conosciuto, del Divino. ([[Renzo Montagnani]]) *Mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di [[Aristofane]], ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione. ([[Pietro Napoli Signorelli]]) *Osservatore non sempre esatto delle regole dell'illusione teatrale, è non per tanto sempre vago, semplice, ingegnoso, piacevole e faceto, versando a piena mano ad ogni passo sali e lepidezze capaci di fecondar largamente l'immaginazione di chi voglia coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. ([[Pietro Napoli Signorelli]]) *Plauto, ridendo, ci ha parlato di noi e noi ridendo vogliamo ascoltarlo e rappresentarlo. ([[Renzo Montagnani]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Giovanna Garbarino, ''Letteratura latina. Storia e antologia con pagine critiche. ­Excursus sui generi letterari. Per le Scuole superiori – 1'', Paravia, Torino 1996<sup>2</sup>. ISBN 8839531017 *Tito Maccio Plauto, ''Aulularia'', traduzione di Guido Vitali, Zanichelli, 1960. *Tito Maccio Plauto e Chiara Battistella, ''Bacchides-­Curculio. Testo latino a fronte'', Mondadori, Cles 2007<sup>1</sup>. ISBN 978-88-04-57115-5 *Tito Maccio Plauto, ''Le commedie'', a cura di Carlo Carena, Einaudi, 1975. *Tito Maccio Plauto, Cesare Questa e Mario Scàndola, ''La pentola del tesoro. Testo latino a fronte'', BUR, Borgaro Torinese 1998<sup>13</sup>. ISBN 8817165247 *Tito Maccio Plauto, ''Plauto (Amphitruo-Asinaria-Aulularia-Bacchides). Testo latino a fronte'', traduzione di Ettore Paratore, Newton Compton Editori, 2011. *Tito Maccio Plauto, ''Casina-Stichus. Testo latino a fronte'', Mondadori, Cles 2008. ISBN 978-88-04-58115-4 ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Anfitrione (Plauto)|''Amphitruo''}} {{Pedia|Asinaria}} {{Pedia|Aulularia}} {{Pedia|Bacchidi|''Bacchides''}} {{Pedia|Captivi}} {{Pedia|Casina (Plauto)|''Casina''}} {{Pedia|Cistellaria}} {{Pedia|Curculio (Plauto)|''Curculio''}} {{Pedia|Epidico|''Epidicus''}} {{Pedia|Menecmi}} {{Pedia|Mercator (commedia)|''Mercator''}} {{Pedia|Miles gloriosus}} {{Pedia|Mostellaria}} {{Pedia|Persa}} {{Pedia|Poenulus}} {{Pedia|Pseudolus}} {{Pedia|Rudens}} {{Pedia|Stichus}} {{Pedia|Trinummus}} {{Pedia|Truculentus}} {{Pedia|Vidularia}} {{DEFAULTSORT:Plauto, Tito Maccio}} [[Categoria:Drammaturghi romani]] [[Categoria:Commediografi]] hqnc3htvmb1d7dvm8j6xn3359uvfdas Lucio Anneo Seneca 0 337 1409557 1341913 2026-04-05T15:21:03Z Gaux 18878 /* Citazioni su Lucio Anneo Seneca */ Pietro Napoli Signorelli 1409557 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Duble herma of Socrates and Seneca Antikensammlung Berlin 07.jpg|thumb|Busto di Seneca (''Antikensammlung'' di Berlino, da un'erma di Seneca e Socrate)]] '''Lucio Anneo Seneca''' (4 a.C. – 65), autore, filosofo, politico romano. ==Citazioni di Lucio Anneo Seneca== *Chi diventa peggiore è dannoso non solo a sé, ma anche a tutti coloro ai quali avrebbe potuto giovare, se fosse diventato migliore.<ref>Da ''De otio''.</ref> *Chi domanda [[timore|timorosamente]], insegna a rifiutare.<ref>Da ''Fedra'', v. 593.</ref> *Colui al quale il delitto porta giovamento, quello ne è l'autore.<ref>Da ''Medea'', III, 500-501.</ref> :''Cui prodest scelus, | Is fecit''. *Ed insieme morirono quei due elementi che era nefando fossero divisi: né infatti [[Marco Porcio Catone|Catone]] visse dopo la morte della libertà né la libertà dopo la morte di Catone.<ref>Da ''De constantia sapientis'', traduzione di G. Viansino.</ref> *Il misero è cosa sacra.<ref>Da ''Epigr.'' IV, 9, in "Opera omnia", ed Ruhkopf, Aug. Taur., 1829, vol. IV, p. 402.</ref> :''Res est sacra miser''. *Innanzi tutto è più facile respingere il [[male]] che governarlo, non accoglierlo che moderarlo una volta accolto, perché, quando si è insediato da padrone in un animo, diventa più forte di chi dovrebbe governarlo e non si lascia troncare né rimpicciolire.<ref>Da ''I dialoghi''.</ref> *La [[felicità]] è sempre instabile e incerta.<ref>Da ''Controv.'', p. 70, ed. Bip.</ref> :''Omnis instabilis et incerta felicitas est''. *La [[fortuna]] può togliere le ricchezze, non l'animo.<ref>Da ''Medea'', II, 1, 176.</ref> :''Fortuna opes auferre, non animum, potest''. *Non deviare dalla natura ed il formarci sulle sue leggi e sui suoi esempi, è sapienza.<ref>Citato in Claudio Malagoli, ''Etica dell'alimentazione: prodotti tipici e biologici, Ogm e nutraceutici, commercio equo e solidale'', Aracne, 2006, p. 173.</ref> *Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com'egli muoia giorno per giorno? In questo c'inganniamo, nel vedere la morte avanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa, è già alle nostre spalle. Ogni ora del nostro passato appartiene al dominio della morte.<ref>{{Cita web|url=http://rcslibri.corriere.it/bur/classicibur/popup/seneca.htm|titolo=Seneca - LETTERE A LUCILIO|sito=rcslibri.corriere.it}}</ref> *Sacra è la voce del popolo.<ref>Da ''Rhetorum controversiae'' I, 1, 10.</ref> *Se vuoi credere a coloro che penetrano più profondamente la [[verità]], tutta la vita è un supplizio. Gettàti in questo mare profondo e tempestoso, agitato da alterne maree, e che ora ci solleva con improvvise impennate, ora ci precipita giù con danni maggiori dei presenti vantaggi e senza sosta ci sballotta, non stiamo mai fermi in un luogo stabile, siamo sospesi e fluttuiamo e urtiamo l'uno contro l'altro, e talvolta facciamo naufragio, sempre lo temiamo; per chi naviga in questo mare così tempestoso ed esposto a tutti i fortunali, non vi è altro porto che la morte.<ref>Da ''Consolatio ad Polybium'', 9.</ref> *Una grande [[fortuna]] è una grande schiavitù.<ref>Da ''Ad Polybium consolatio'', XXVI.</ref> :''Magna servitus est magna fortuna''. *Una mano lava l'altra.<ref>Da ''Apokolokyntosis'', IX, 6. Citato in Paola Mastellaro, ''Il libro delle citazioni latine e greche'', Mondadori, Milano, 2012, p. 13. ISBN 978-88-04-47133-2.</ref> :''Manus manum lavat''. ===Attribuite=== *A me bastano poche persone, anzi anche una sola o addirittura nessuna.<ref>Da ''Lettere a Lucilio'', I, 7; 2010.</ref> :Citazione di un altro autore, che lo stesso Seneca indica come incerto. *Il linguaggio è lo specchio dell'anima: qual è [''sic''] la vita, tale il parlare.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 364).</ref> :''Imago animi sermo est: qualis vita, talis oratio''. *L'affetto per un [[cane]] dona all'uomo grande forza.<ref>Citato in Renaldo Fischer, ''Storia di un cane e del padrone a cui insegnò la libertà'', Corbaccio, Milano, 1997, trad. Laura Pignatti, p. 57. ISBN 88-7972-205-0</ref> *{{NDR|riferendosi a [[Nerone]]}} Per quanto tu ne uccida molti, nondimeno non puoi uccidere il tuo successore.<ref>Citato in Dione Cassio, ''Istorie'', LXI, 18.</ref> :''Licet, quamplurimos occidas, tamen non potes successorem tuum occidere''. ===Citato in Concetto Marchesi, ''La dottrina morale''=== *Dove ci porta la [[morte]]? Ci porta in quella pace dove noi fummo prima di nascere. La morte è il non-essere: è ciò che ha preceduto l'esistenza. Sarà dopo di me quello che era prima di me. Se la morte è uno stato di sofferenza, doveva essere così prima che noi venissimo alla luce: ma non sentimmo, allora, alcuna sofferenza. Tutto ciò che fu prima di noi è la morte. Nessuna differenza è tra il non-nascere e il morire, giacché l'effetto è uno solo: non essere. *La vera felicità è non aver bisogno di felicità. *Nessuno è infelice se non per colpa sua. *Un tale ordine non può appartenere a una materia che si agiti casualmente. Un incontro di elementi senza piano e senza disegno non avrebbe questo equilibrio, né una così saggia disposizione. L'universo non può essere senza Dio. ==''De beneficiis''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Inter multos ac varios errores temere inconsulteque viventium nihil propemodum, vir optime Liberalis, discerni haec duo dixerim, quod beneficia nec dare scimus nec accipere.'' ====Salvatore Guglielmino==== Molti e differenti sono gli errori di coloro che vivono con leggerezza e senza alcun discernimento, ma direi, o mio ottimo Liberale, che ce ne sono due fra cui non si può fare alcuna differenza: cioè il non saper dare e il non saper accettare i benefici. ====[[Benedetto Varchi]]==== Fra i molti et varii errori di coloro, che vivono a caso, et inconsideratamente, niuno è quasi, o ottimo Liberale, dirò più nocevole, che il non sapere né dare i benifizii, né ricevergli. {{NDR|Lucio Anneo Seneca, ''De benifizii'', traduzione di Benedetto Varchi, Firenze, 1554}} ===Citazioni=== *Merita di essere ingannato colui che, nell'atto stesso di dare, pensava già al contraccambio. (I, 1, 9) :''Dignus est decipi, qui de recipiendo cogitavit, cum daret.'' *[...] chi non ricambia un [[beneficio]] pecca di più; chi non lo concede, pecca prima. (I, 1, 13) :[...] ''qui beneficium non reddit, magis peccat; qui non dat, citius.'' *[...] la riconoscenza per il beneficio è tanto più grande quanto meno esso si è fatto attendere. (II, 5, 3) :[...] ''ita major est muneris gratia, quo minus diu pependit.'' *[...] non è un beneficio, dal momento che non posso ricordarmene senza arrossire. (II, 8, 2) :[...] ''beneficium non est, cujus sine rubore meminisse non possum.'' *Chi riceve il beneficio con animo grato è come se avesse pagato la prima rata del suo debito. (II, 22, 1) :''Qui grate beneficium accipit, primam eius pensionem solvit''. *Un beneficio fatto avventatamente è il più vergognoso genere di perdita [...]. (IV, 10, 3) :''Turpissimum genus damni est inconsulta donatio'' [...]. *Artista è anche colui che non dispone degli strumenti per esercitare la sua arte, un esperto cantante resta sempre tale anche se lo strepito della folla non lascia sentirne la voce. (IV, 11, 3) :''Artifex est etiam, cui ad exercenda artem instrumenta non suppetunt, nec minus canendi peritus, cuius vocem exaudiri fremitus obstrepentium non sinit.'' *Anche ad un ladro si rende giustizia [...] (IV, 28, 5) :''Jus et furi dicitur'' [...]. *L'[[Iperbole (figura retorica)|Iperbole]] non ha mai speranza di tanto, quanto ardisce: ma dice cose incredibili, per giungere a quelle che si possano credere.<ref>Citato in Gasparo Gozzi, ''Novellette e racconti'', LXXXIV, ''[[s:Novellette e racconti/LXXXIV. L'Iperbole|L'Iperbole]]''.</ref> (VII, 23, 2) :''Numquam tantum sperat hyperbola, quantum audet: sed incredibilis affirmat, ut ad credibilia perveniat.'' ==''De brevitate vitae''== *Non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. (I, 3; 1993, p. 41) :Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto. ::''Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus.'' *Non afferrate né trattenete o ritardate la più veloce di tutte le cose, ma la lasciate andar via come inutile e ricuperabile. (VI, 4; 1993, p. 55) *[...] ci vuole tutta una vita per imparare a vivere, e, ciò che forse ti stupirà di più, ci vuole tutta una vita per imparare a morire. (VII, 3; 1993, p. 57) :Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire. ::''[...] vivere tota vita discendum est et, quod magis fortasse miraberis, tota vita discendum est mori.'' *Ognuno brucia la sua vita e soffre per il desiderio del futuro, per il disgusto del presente. Ma chi sfrutta per sé ogni ora, chi gestisce tutti i giorni come una vita, non desidera il domani né lo teme. Non c'è ora che possa apportare una nuova specie di piacere. Tutto è già noto, tutto goduto a sazietà. Del resto la sorte disponga come vorrà: la vita è già al sicuro. Le si può aggiungere, non togliere, e aggiungere come del cibo a uno già sazio e pieno, che non ne ha più la voglia ma ancora la capienza. Non c'è dunque motivo di credere che uno sia vissuto a lungo perché ha i capelli bianchi o le rughe: non è vissuto a lungo, ma è stato al mondo a lungo. Come credere che ha molto navigato chi la tempesta ha sorpreso all'uscita del porto menandolo qua e là in un turbine di venti opposti e facendolo girare in tondo entro lo stesso spazio. Non ha navigato molto, ma è stato sballottato molto. (VII, 8-10; 1993, pp. 59, 61) *Mi fa sempre meraviglia vedere alcuni chiedere tempo e chi ne è richiesto così arrendevole; l'uno e l'altro guarda allo scopo per cui si chiede il tempo, nessuno dei due al tempo in sé: lo si chiede come fosse niente, lo si dà come fosse niente. Si gioca con la cosa più preziosa di tutte. Non ne hanno coscienza, perché è immateriale, perché non cade sotto gli occhi, e perciò è valutata pochissimo, anzi non ha quasi prezzo. (VIII, 1; 1993, p. 61) *[...] vivi senza indugio. (IX, 1; 1993, p. 63) :Vivi adesso! ::''[...] protinus vive.'' *La vita si divide in tre tempi: passato, presente, futuro. Di essi il presente è breve, il futuro incerto, il passato sicuro. (X, 2; 1993, p. 65) :La vita è divisa in tre momenti: passato, presente, futuro. Di questi, il momento che stiamo vivendo è breve, quello che ancora dobbiamo vivere non è sicuro, quello che già abbiamo vissuto è certo. ::''In tria tempora vita dividitur: quod fuit, quod est, quod futurum est. Ex his quod agimus breve est, quod acturi sumus dubium, quod egimus certum.'' *Nessuno di loro ti costringerà a morire, tutti te lo insegneranno; nessuno di loro consumerà i tuoi anni, anzi ti aggiungerà i suoi; di nessuno di loro saranno pericolosi i discorsi, funesta l'amicizia, dispendioso l'ossequio. Otterrai da loro tutto ciò che vorrai; non saranno loro a impedirti di attingere quanto più puoi contenere. Che felicità, che bella vecchiaia attende chi si è fatto loro cliente! Avrà con chi discutere i più piccoli e i più grandi problemi, chi consultare ogni giorno su se stesso, da chi udire verità non umilianti, ricevere lodi non adulatorie, sul cui modello formarsi. (XV, 1-2; 1993, p. 83) *Molto dunque si estende la vita del [[Saggezza|saggio]], non è confinato negli stessi limiti degli altri: lui solo è libero dalle leggi dell'umanità, tutti i secoli ubbidiscono a lui come a dio. È passato del tempo: lo blocca col ricordo; urge: ne usa; sta per venire: lo pregusta. Gli fa lunga la vita la concentrazione di tutti i tempi. (XV, 5; 1993, p. 85) *Brevissima e ansiosissima è la vita di quelli che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti all'ultima ora, tardi comprendono, disgraziati, di essere stati tanto tempo occupati a non far nulla. (XVI, 1; 1993, p. 85) *Perdono il giorno in attesa della notte, la notte per timore del giorno. (XVI, 5; 1993, p. 87) :''Diem noctis exspectatione perdunt, noctem lucis metu.'' *Gli stessi loro piaceri sono ansiosi e senza pace per varie paure, e proprio al culmine dell'ebbrezza subentra il pensiero tormentoso: «Quanto durerà?». (XVII, 1; 1993, p. 87) *Tutti i beni più grandi sono fonte di ansia, e di nessuna fortuna è bene fidarsi meno che della più prospera: c'è bisogno di sempre nuovo successo per mantenere il successo, e si devono far voti proprio per i voti che si sono realizzati. Tutto ciò che avviene per caso è instabile; ciò che si è levato più in alto è più esposto alle cadute. Ora a nessuno fanno piacere le cose caduche: è dunque inevitabile che sia dolorosissima, e non solo brevissima, la vita di chi acquista con grande pena beni da possedere con pene maggiori. Con fatica ottengono quello che vogliono, con ansia mantengono quello che hanno ottenuto; non si fa intanto nessun conto del tempo che non tornerà mai più: nuove faccende subentrano alle vecchie, una speranza, un'ambizione ne risveglia un'altra. Non si cerca la fine delle sofferenze, ma se ne cambia la materia. (XVII, 4-5; 1993, p. 89) *Non mancheranno mai motivi lieti o tristi di preoccupazione; la vita si caccerà da una faccenda in un'altra: il tempo libero non sarà mai una realtà, sarà sempre un sogno. (XVII, 6; 1993, p. 91) *[...] il popolo affamato non sente ragioni, nulla di giusto lo placa, nessuna preghiera lo piega. (XVIII, 5; 1993, p. 93) :Un popolo affamato non ascolta ragioni, né gl'importa della giustizia e nessuna preghiera lo può convincere. ::''[...] nec rationem patitur nec aequitate mitigatur nec ulla prece flectitur populus esuriens.'' *Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene; ma quando si perde tra il lusso e la trascuratezza, quando non la si spende per nessuna cosa utile, quando infine ci costringe la necessità suprema, ci accorgiamo che è già passata essa che non capivano che stesse passando. È così: non abbiamo ricevuto una vita breve, ma la rendiamo tale, e non siamo poveri di essa ma prodighi. Come ricchezze notevoli e regali, quando sono giunte ad un cattivo padrone, in un attimo si dissipano, ma, sebbene modeste, se sono state consegnate ad un buon amministratore, crescono con l'uso, così la nostra vita dura molto di più per chi la dispone bene. (I, 3-4) *I massimi ingegni d'ogni tempo potranno trovarsi d'accordo almeno su questo punto, eppure non finiranno mai di stupirsi per tale offuscamento degli intelletti umani: gli uomini non permettono ad alcuno di occupare i loro poderi e, se nasce una minima controversia sui confini, mettono mano alle pietre e alle armi. Tuttavia sopportano che altri si intromettano nella loro vita, anzi vi introducono essi stessi quelli che ne diventeranno i padroni. E mentre non si trova nessuno disposto a spartire il proprio denaro, a quanti ciascuno distribuisce la propria vita! Sono tirchi nell'amministrare il patrimonio, ma prodighi nel gettar via il proprio tempo, la sola cosa per cui l'essere avari farebbe onore. Mi piacerebbe chiedere a una persona anziana scelta a caso tra la folla: «Tu sei ormai vicino al termine della vita e hai cento anni sulle spalle, se non di più: prova a fare un po' di conti sul tuo passato. Calcola quanto del tuo tempo ti hanno sottratto creditori, amanti, superiori e collaboratori, quanto le liti in famiglia e le punizioni dei servi, quanto gli impegni mondani andando in giro per la città. Aggiungi le malattie che ti sei procurato da solo e il tempo rimasto inutilizzato, e ti accorgerai di avere molti meno anni di quanti ne conti di solito. Cerca di ricordare quando sei stato fermo nei tuoi propositi; quante giornate sono trascorse proprio come avevi stabilito; quando sei stato padrone di te stesso, e il tuo volto è rimasto impassibile e il tuo animo intrepido; cosa hai realizzato in una vita così lunga e quanto della tua vita ti è stato sottratto dagli altri senza che te ne rendessi conto di quel che perdevi, e il tempo che ti hanno portato via l'inutile dolore, la sciocca allegria, un'avidità insaziabile, il frivolo conversare... Vedrai quanto poco, in definitiva, ti sia rimasto del tuo; allora capirai che muori prematuramente.» Quale ne è dunque la causa? È che vivete come se doveste vivere per sempre, non vi ricordate della vostra precarietà; non osservate quanto tempo è già trascorso, lo sciupate come se ne aveste in abbondanza, mentre invece proprio quella giornata che state dedicando a qualcuno o a un affare qualsiasi, potrebbe essere l'ultima. Temete tutto come mortali, ma desiderate tutto come immortali. (III, 1-4) *Chi è troppo indaffarato non può svolgere bene nessuna attività, perché una mente impegnata in mille cose non può concepire nobili pensieri. *Fabiano, il mio maestro, si domandava se non fosse meglio non studiare per niente piuttosto che impegnarsi in studi nozionistici. *L'invidia si volge alle cose vicine, mentre quelle lontane sono guardate con animo schietto e sincero. La vita del saggio, dunque, spazia per ogni dove, è senza tempo, non è limitata, come quella degli altri mortali. *Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo. *Noi viviamo come se dovessimo vivere sempre, non riflettiamo mai che siamo esseri fragili. *Volgi la mente da questa bassa aiuola a così eccelse meditazioni! Fallo adesso, finché il tuo sangue è caldo e sei ancora pieno di vigore, questo è il momento per guardare più in alto! ==''De ira''== *Se non vuoi adirarti con i singoli, devi perdonare a tutti, conceder venia all'umanità intera. (II, 10, 2; 2000, p. 74) *Noi siamo nati in questa condizione di viventi soggetti a malattie dell'anima, non meno numerose di quelle del corpo, non perché siamo ottusi e tardi, ma perché non facciamo buon uso del nostro acume e siamo esempio di male l'uno all'altro; chiunque segue chi, prima di lui, s'è avviato sulla strada sbagliata, perché non deve essere scusato del percorrere la strada sbagliata che tutti percorrono? (II, 10, 3; 2000, p. 74) *Bisogna sempre concedere un rinvio: il tempo mette in luce la verità. (II, 22, 3; 2000, p. 81) *[...] non sarà mai felice, chi si lascerà tormentare dalla maggior [[felicità]] altrui. (III, 30, 3; 2000, p. 112) ==''De providentia''== *[...] l'uomo [[bontà|buono]] differisce da Dio soltanto perché si trova nel tempo, ma è suo discepolo, suo emulo, suo vero figlio [...]. (1, 5; 2000, p. 6) *«Allora, perché capitano tanti guai ai buoni?» Ad un uomo buono, non può accadere nulla di male: i contrari non si mescolano mai. Come tutti i fiumi, tutte le piogge che cadono dal cielo, tutto il fluire delle sorgenti curative non muta la salsedine del mare e nemmeno l'attenua, così l'assalto dell'[[avversità]] non piega la costanza dell'uomo forte: egli mantiene la sua coerenza e valuta tutto l'accaduto secondo le sue prospettive, perché è realmente più forte di ogni evento esterno. (2, 1; 2000, p. 7) *Non c'è [[albero]] solido e robusto, se il vento non lo colpisce di frequente: quel tormento lo rende più compatto e gli abbarbica più saldamente a terra le radici: sono fragili gli alberi che crescono in valli solatie. (4, 16; 2000, p. 13) *Il fuoco prova l'oro, la [[sventura]] l'uomo forte. (5, 10; 2000, p. 15) ==''De tranquillitate animi''== ===[[Incipit]]=== ====Caterina Lazzarini==== Ero immerso nell'introspezione, Seneca, ed ecco mi apparivano alcuni vizî, messi allo scoperto, tanto che potevo afferrarli con la mano: alcuni più nascosti e reconditi, altri non costanti, ma ricorrenti di quando in quando, che definirei addirittura i più insidiosi, come nemici sparpagliati e pronti ad attaccare al momento opportuno, con i quali non è ammessa nessuna delle due tattiche, star pronti come in guerra né tranquilli come in pace. Tuttavia ho da criticare soprattutto quell'atteggiamento in me (perché infatti non confessarlo proprio come a un medico?), vale a dire di non essermi liberato in tutta sincerità di quei difetti che temevo e odiavo e di non esserne tuttavia ancora schiavo; mi ritrovo in una condizione se è vero non pessima, pur tuttavia più che mai lamentevole e uggiosa: non sto né male né bene.<br> {{NDR|Lucio Anneo Seneca, ''La tranquillità dell'animo'', traduzione di Caterina Lazzarini, BUR, 1997. ISBN 9788817071406}} ====Mario Scaffidi Abate==== Esplorando, o Seneca, l'animo mio, vi ho trovato molti difetti, alcuni talmente evidenti da potersi, per così dire, toccare con mano, altri invece rintanati come in un nascondiglio, altri ancora saltuari, riemergenti a tratti, ad intervalli, e che sono forse i più molesti di tutti, simili a nemici sparpagliati qua e là che ti assalgono all'improvviso, quando gliene viene l'estro — come certe tribù nomadi — per cui tu vivi sempre in uno stato ambiguo, che non è di guerra ma nemmeno di pace, ed io mi sono scoperto appunto in un'analoga condizione (te lo confesso come un paziente che si confida al proprio medico), quella, cioè, di non essere né completamente libero dai miei rancori e dalle mie paure, né di trovarmi in loro balia, sicché, pur riconoscendo che la mia situazione non è delle peggiori, avverto un senso di malessere quanto mai sgradevole, che mi rende lunatico e lagnoso: insomma, non sono malato, ma non sto neppure bene.<br> {{NDR|Lucio Anneo Seneca, ''La serenità'', in ''L'ozio e La serenità'', cura e versione di Mario Scaffidi Abate, Newton, 1993. ISBN 8879830082}} ===Citazioni=== *In qualunque situazione della vita, troverai momenti di soddisfazione, di riposo, di piacere, se preferirai giudicare lievi i tuoi mali invece di renderteli odiosi. (10, 1; 2000, p. 212) *Siamo tutti legati alla sorte, alcuni con una lenta [[catena]] d'oro, altri con una catena stretta ed avvilente, ma che importa? Ha messo tutti ugualmente sotto sorveglianza, sono legati anche quelli che ci legano [...]. La vita è tutta una schiavitù.<br />Bisogna, dunque, adeguarsi alla propria condizione, lamentarsene il meno possibile, cogliere tutti i vantaggi che essa presenta: non c'è situazione tanto amara, che l'equilibrio interiore non riesca a cavarne qualche motivo di conforto. Tante volte, superfici ristrette sono diventate ampiamente utilizzabili per merito dell'ingegnere che le ha sapute suddividere e una buona ristrutturazione ha reso abitabili localucci angusti. Applica la ragione alle difficoltà: diventa possibile che il duro s'ammorbidisca, l'angusto s'allarghi e che il carico, portato avvedutamente, risulti meno pesante. (10, 3-4; 2000, p. 213) *È dunque meglio accettare con calma il comportamento comune ed i vizi degli uomini, senza lasciarsi andare né al riso né al pianto: il provare tormento per i mali altrui è eterna miseria, il dilettarsi dei mali altrui è voluttà disumana. (15, 5; 2000, p. 219) ==''De vita beata''== * Tutti, o fratello Gallione, vogliono vivere felici, ma quando poi si tratta di riconoscere cos'è che rende felice la vita, ecco che ti vanno a tentoni. […] <br />Perciò dobbiamo prima chiederci che cosa desideriamo; poi considerare per quale strada possiamo pervenirvi nel tempo più breve, e renderci conto, durante il cammino, sempre che sia quello giusto, di quanto ogni giorno ne abbiamo compiuto e di quanto ci stiamo sempre più avvicinando a ciò verso cui il nostro naturale istinto ci spinge. Finché vaghiamo a caso, senza seguire una guida ma solo lo strepito e il clamore discorde di chi ci chiama da tutte le parti, la nostra vita si consumerà in un continuo andirivieni e sarà breve anche se noi ci daremo giorno e notte da fare con le migliori intenzioni. <br />Si stabilisca dunque dove vogliamo arrivare e per quale strada, non senza una guida cui sia noto il cammino che abbiamo intrapreso, perché qui non si tratta delle solite circostanze cui si va incontro in tutti gli altri viaggi; in quelli, per non sbagliare, basta seguire la strada o chiedere alla gente del luogo, qui, invece, sono proprio le strade più frequentate e più conosciute a trarre maggiormente in inganno. Da nulla, quindi, bisogna guardarsi meglio che dal seguire, come fanno le pecore, il [[gregge]] che ci cammina davanti, dirigendoci non dove si deve andare, ma dove tutti vanno. E niente ci tira addosso i mali peggiori come l'andar dietro alle chiacchiere della gente, convinti che le cose accettate per generale consenso siano le migliori e che, dal momento che gli esempi che abbiamo sono molti, sia meglio vivere non secondo ragione, ma per imitazione. (I) * Cerchiamo un bene che non sia appariscente, ma solido e duraturo, e che abbia una sua bellezza tutta intima: tiriamolo fuori. Non è lontano; si troverà, bisogna soltanto che tu sappia dove allungare la mano; ora, invece, come se fossimo al buio, passiamo davanti alle cose che ci sono vicine, inciampando magari proprio in quelle che desideriamo. (III) *La felicità vera è nella virtù. (16, 1) :''In virtute posita est vera felicitas''. *Le ricchezze sono al servizio del saggio, allo sciocco comandano. *Ma se sei [[uomo]], ammira chi tenta grandi imprese, anche se fallisce. (XX, 2) ==''Epistulae morales ad Lucilium''== ===[[Incipit]]=== Comportati così, Lucilio mio: rivendica i tuoi diritti su te stesso, e il [[tempo]] che finora ti veniva portato via o ti veniva rubato o ti sfuggiva di mano, trattienilo e custodiscilo. Convinciti che le cose stanno proprio così come ti scrivo: certi [[attimo|momenti]] ci vengono strappati via, altri ci vengono sottratti furtivamente e altri ci sfuggono senza che ce ne accorgiamo. Tuttavia, la perdita più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. E se vorrai fare attenzione, comprenderai che gran parte della vita se ne vola via nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta la vita nel disperdersi in altre cose estranee al vero senso della vita. {{NDR|Lucio Anneo Seneca, ''Lettere a Lucilio'', traduzione di Monica Natali, in ''Tutte le opere'', a cura di Giovanni Reale, Bompiani, Milano, 2000. ISBN 88-452-9073-5}} ===Citazioni=== <!-->ORDINE ALFABETICO<--> *Abbandona ogni [[preoccupazione]] per la tua esistenza e te la renderai piacevole. (4, 6; 2010) *Agli [[animale|animali]] è concesso soltanto il presente, che è brevissimo [e] fugace: del passato hanno un vago ricordo, che può essere richiamato alla loro memoria solo dall'impatto con le cose presenti. (124, 17; 2000) *Anche da un piccolo corpo deforme può uscire uno spirito veramente forte e virtuoso. (66, 3)<ref name=diz>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> *Anche la [[sfortuna]] è mutevole. Forse sarà, forse non sarà, nel frattempo non è; tu spera nel meglio. :''Habet etiam mala fortuna levitatem. Fortasse erit, fortasse non erit: interim non est; meliora propone.'' (II) *[...] anche gli animali ancora in tenera età e appena usciti dall'utero materno o dall'uovo sanno subito che cosa può essere pericoloso ed evitano ciò che può essere causa di morte: quelli che sono preda degli uccelli [[rapace|rapaci]] ne temono anche l'ombra, quando questi passano in volo. Nessun animale viene alla luce senza la [[tanatofobia|paura della morte]]. (121, 18; 2000) *[...] c'è grande differenza fra il non volere e il non sapere fare il male. (90, 46; 2000) *[...] certe [[abitudine|abitudini]] si possono più facilmente troncare che moderare. (108, 16; 2000) *Chi è nobile? Colui che dalla natura è stato ben disposto alla virtù. :''Quis est generosus? Ad virtutem bene a natura compositus.'' *Chi è temuto teme: non può starsene tranquillo chi è oggetto della [[paura]] altrui. (105, 4) *Chi non vuole morire si rifiuta di vivere, perché la vita ci è stata data a patto di morire. La morte è il termine certo a cui siamo diretti e temerla è da insensato, poiché si aspetta ciò che è certo e solo l'incerto può essere oggetto di timore. La morte è una necessità invincibile e uguale per tutti: chi può lamentarsi di trovarsi in una condizione a cui nessuno può sottrarsi? [...] <br>Ma temo che una lettera così lunga ti diventi più odiosa che la morte. Perciò concluderò: pensa sempre alla morte, se non vuoi mai temerla. (lettera 30; 1975) *Chi segua la sua strada ha sempre una [[meta]] da raggiungere, ma chi ha smarrito la retta via, va errando all'infinito. (lettera 16; 1975) *Chi si adatta bene alla [[povertà]] è ricco. (4, 11; 2000) *Chi vive nell'ozio senza il conforto delle belle lettere, è come morto, è un sepolto vivo. (82, 3) :''Otium sine litteris mors est et hominis vivi sepultura''. *Chiederò in prestito a Epicuro questa massima: «Per molti le ricchezze acquistate non hanno rappresentato la fine, ma solo un mutamento delle loro miserie». (lettera 17; 1975) *Ci chiedevamo se tutti gli animali abbiano coscienza della loro natura. Che l'abbiano appare chiaro soprattutto dal fatto che muovono le membra in modo appropriato e prontamente, come se esse fossero addestrate a tale scopo; non c'è nessuno che sia privo della capacità di muoversi agilmente. L'artigiano maneggia con facilità i suoi attrezzi, il pilota muove con abilità il timone, il pittore distingue rapidamente i colori che si è messo davanti in gran numero e varietà per fare un ritratto, e passa facilmente con lo sguardo e con le mani dalla cera all'opera: così l'animale è agile in ogni sua attività. (121, 5; 2000) *Ci sono, invece, esercizi facili e brevi che spossano sùbito il corpo e fanno risparmiare quel tempo che va tenuto in gran conto: la [[corsa]], il sollevamento pesi, il salto in alto, in lungo e quello, per così dire, tipico dei Salii o, per usare una definizione più volgare, del "lavandaio": scegli uno qualsiasi di questi semplici e facili esercizi. (15, 4)<ref>Da ''[http://spazioinwind.libero.it/latinovivo/Lettere%20a%20Lucilio.htm Lettere a Lucilio]'', ''spazioinwind.libero.it''.</ref> *Comandare a se stessi è la forma più grande di comando. :''Imperare sibi maximum imperium est.'' (CXIII, 30) *Come una commedia, così è la vita: non quanto è lunga, ma quanto bene è recitata, è ciò che importa. (IX, 77-20) :''Quomodo fabula, sic vita: non quam diu, sed quam bene acta sit, refert''. *Dal male non può nascere il bene, come un fico non nasce da un olivo: il frutto corrisponde al seme. (87, 25)<ref name=diz/> *Devi sapere che Ulisse non affrontò tante peripezie nella navigazione perché era perseguitato da Nettuno: egli soffriva di mal di mare. Proprio come lui, dovunque dovrò andare per mare, vi giungerò dopo vent'anni. [...] <br>Una leggera febbretta può sfuggire all'attenzione, ma, se aumenta e diventa un'autentica febbre che brucia, anche l'uomo più resistente e più avvezzo alle sofferenze è costretto a confessare l'infermità. [...] <br>Il contrario avviene nelle infermità che colpiscono l'animo: quanto più uno sta male, tanto meno se ne accorge. Non te ne devi meravigliare, carissimo Lucilio. Infatti, chi è appena assopito, anche durante il sonno percepisce le immagini dei sogni; e talvolta, dormendo, si rende conto di dormire. Ma un sonno pesante estingue anche i sogno e sommerge l'anima in una completa incoscienza. Perché nessuno confessa i suoi vizi? Perché è ancora sotto il loro dominio. Può raccontare i propri sogni solo chi ne è guarito. Perciò, svegliamoci, per poter prendere coscienza dei nostri errori. Solo la filosofia riuscirà a destarci, e a scuoterci dal pesante sonno: consacrati tutto a lei. Tu sei degno di lei ed ella è degna di te: abbracciatevi. (lettera 53; 1975) *Di [[tempo]] non ne abbiamo poco, ne sprechiamo tanto. L'uomo grande non permette che gli si porti via neanche un minuto del tempo che gli appartiene. *Dice [[Ecatone di Rodi|Ecatone]]: «Ti rivelerò un filtro amoroso, senza unguenti, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama». [...] <br>Certo qualcosa di simile all'amicizia è nell'[[amore]], che si potrebbe chiamare una folle amicizia. (lettera 9; 1975) *Dicono che [[Cratete di Tebe|Cratete]], discepolo di quello Stilbone, da me menzionato nella precedente lettera, avendo visto un giovincello passeggiare in un luogo isolato, gli domandò che facesse lì solo. «Parlo con me» fu la risposta. E di rimando Cratete: «Sta' bene attento, te ne prego; tu parli con un cattivo soggetto». [...] <br>Chi è privo della saggezza non deve essere lasciato in balia di se stesso [...]. (lettera 10; 1975) *Diverrò povero? Sarò con la maggioranza degli uomini. Andrò in esilio? Penserò di essere nato là, dove mi manderanno. Sarò messo in catene? E allora? Sono forse ora veramente libero? La natura mi ha già legato a questo grave peso del corpo. Morirò? Porrò cosi fine – dirai tu – alla possibilità di ammalarmi, di esser messo in catene, di morire. [...] Moriamo ogni giorno: ogni giorno ci viene tolta una parte della vita e anche quando ancora cresciamo, la vita decresce. Abbiamo perduto l'infanzia, poi la fanciullezza, poi la giovinezza. Tutto il tempo trascorso fino a ieri è ormai perduto; anche questo giorno che stiamo vivendo lo dividiamo con la morte. Come la [[clessidra]] non è vuotata dall'ultima goccia d'acqua, ma da tutta quella defluita prima, così l'ora estrema, che mette fine alla nostra vita, non provoca da sola la morte, ma da sola la compie; noi vi giungiamo in quel momento, da tempo, però, vi siamo diretti. [...] «Non viene una sola volta la morte; quella che ci rapisce è solo l'ultima morte». [...] questa morte che tanto temiamo è l'ultima, non la sola. [...] la follia umana, è così grande, che alcuni sono spinti alla morte proprio dal timore della morte. [...] Ci chiediamo: «Fino a quando sempre le stesse cose? Svegliarsi e andare a dormire, mangiare ed aver fame, aver freddo e soffrire il caldo? Nessuna cosa finisce, ma tutte sono collegate in uno stesso giro: si fuggono e si inseguono. Il giorno è cacciato dalla notte, la notte dal giorno; l'estate ha fine con l'autunno, questo è incalzato dall'inverno, che a sua volta è chiuso dalla primavera: così tutto passa per tornare. Non faccio né vedo mai niente di nuovo. Ad un certo punto, di tutto questo si prova la nausea». Per molti la vita non è una cosa penosa, ma inutile. (lettera 24; 1975) *È grande chi sa essere povero nella ricchezza. (20, 10) :''Magnus ille, qui in divitiis pauper est''. *È meglio imparare delle cose inutili che non imparare niente. (88, 45) :''Satius est supervacua scire quam nihil''. *È povero non chi possiede poco, ma chi brama avere di più. (lettera 2; 1975) *Fa' ancora il nome di [[Tito Livio]]: ha, infatti, scritto anche dei dialoghi che si possono annoverare tra le opere di filosofia così come tra quelle di storia, e dei libri di argomento espressamente filosofico: cedo il passo anche a lui. (100, 9; 2000) *Giurare sulle parole del maestro. (12, 10) :''Jurare in verba magistri''. *Gran parte del progresso sta nella volontà di progredire. (71, 36) :''Magna pars est profectus velle proficere''. *Guidano i fati chi li segue di buona voglia, trascinano gli altri. (107, 11) :''Ducunt volentem fata, nolentem trahunt''. *I mali che fuggi sono in te. (104, 20) *I vizi: è più facile sradicarli che tenerli a freno. (85, 10) :''Facilius sustuleris illa (vitia) quam rexeris''. *Il destino guida chi lo segue di sua volontà, chi si ribella, lo trascina. *Il [[lavoro]] caccia i vizi derivanti dall'ozio. (56, 9) *Il sopprimere i desideri è anche un utile rimedio contro la paura. (5, 7)<ref name=diz/> *In mezzo agli stessi piaceri nascono le cause del dolore. (91, 5) *In verità non è [[povertà]], se è lieta; povero è non chi possiede poco, ma chi desidera di più. (2, 6; 2000) *Io sono troppo grande e troppo superiore è il destino per cui sono nato, perché io possa rimanere schiavo del mio corpo. (65, 21)<ref name=diz/> *L'amore non può coesistere col timore. (47, 18) :''Non potest amor cum timore misceri''. *L'assalto del male è di breve durata; simile ad un temporale, passa, di solito, dopo un'ora. Chi, infatti, potrebbe sopportare a lungo quest'agonia? Ormai ho provato tutti i malanni e tutti i pericoli, ma nessuno per me è più penoso. E perché no? In ogni altro caso si è ammalati; in questo ci si sente morire. Perciò i medici chiamano questo male "meditazione della morte": talvolta, infatti, tale mancanza di respiro provoca la soffocazione. Pensi che ti scriva queste cose per la gioia di essere sfuggito al pericolo? Se mi rallegrassi di questa cessazione del male, come se avessi riacquistato la perfetta salute, sarei ridicolo come chi credesse di aver vinto la causa solo perché è riuscito a rinviare il processo. (54, 1-4) *L'infelicità non consiste nel fare una cosa per ordine altri, ma nel farla contro la propria volontà. (lettera 61; 1975) *L'inizio della salvezza è la conoscenza del peccato. (28, 9) *L'ubriachezza eccita e porta alla luce tutti i vizi, togliendo quel senso di pudore che costituisce un freno agli istinti cattivi. (83, 19)<ref name=diz/> *L'uomo è un animale che ragiona. (41, 8) *La fortuna aiuta gli audaci, il pigro si ostacola da solo. :''Audentis fortuna iuvat, piger ipse sibi obstat''. *La [[verità]] è sempre la stessa in ogni sua parte. (79, 16) :''Veritas in omnem sui partem semper eadem est''. *La via è lunga se si va per regole, è breve ed efficace se si va per esempi. :''[L]ongum iter est per praecepta, breve et efficax per exempla''. (libro 1, epistola VI, 14) *La vita è lunga se è piena. (93, 2) :''Longa est vita, si plena est''. *La vita, senza una meta, è vagabondaggio. (95, 46) :''Vita sine proposito vaga est''. *Le idee migliori sono proprietà comune. (12, 11) :''Quae optima sunt, esse communia''. *Lunga è la via dell'insegnare per mezzo della teoria, breve ed efficace per mezzo dell'esempio. (6, 5) :''Longum iterest per praecepta, breve et efficax per exempla'' *Mi piace avere qualche [[difficoltà]] da vincere, in cui esercitare la mia capacità di sopportare. Infatti, anche questa è una preziosa dote di [[Quinto Sextio|Sestio]]: ti mostrerà la grandezza della felicità senza farti disperare di ottenerla: comprenderai che essa sta in alto, ma è accessibile, se uno vuole. (64, 5; 2000) *Molti imparano non per la vita ma per la scuola. (106, 12) :''Non vitae sed scholae discimus''. *Nasciamo diversi, moriamo uguali. (XCI, 16) :''Impares nascimur, pares morimur.'' *Negli uomini tale è il modo di parlare quale quello di vivere. (114, 1) :''Talis hominibus fuit oratio qualis vita.'' *Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare. (lettera 71, 3; 1975, pp. 458-459) :''Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est''. *Nessuna conoscenza, se pur eccellente e salutare, mi darà gioia se la apprenderò per me solo. Se mi si concedesse la sapienza con questa limitazione, di tenerla chiusa in me, rinunciando a diffonderla, la rifiuterei. *Nessuno è obbligato a correre sulla via del successo. (22, 4) :''Nulli necesse est felicitatem cursu sequi.'' *Nessuno mai condannò la sapienza alla povertà. :''Nemo sapientiam paupertate damnavit.'' *Niente di più lungo di quel passaggio sotterraneo, niente di più fioco di quelle fiaccole, che servono non per vedere tra le tenebre, ma per vedere le tenebre stesse. (lettera 57; 1975) *Noi, assai dissennati, crediamo che essa {{NDR|la morte}}, sia uno scoglio, mentre è un porto, delle volte da cercare, ma mai da rifuggire, nel quale se qualcuno è spinto nei primi anni {{NDR|di vita}}, non deve lamentarsi più di chi ha navigato velocemente. (70) :''Scopulum esse illum putamus dementissimi: portus est, aliquando petendus, numquam recusandus, in quem si quis intra primos annos delatus est, non magis queri debet quam qui cito navigavit.'' *Non è perché le cose sono [[difficoltà|difficili]] che non [[osare|osiamo]], ma è perché non osiamo che sono difficili. (CIV, 26) :''Non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus difficilia sunt.'' *Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. [...] Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne. [...] Leggi sempre, perciò autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi. Procurati ogni giorno un aiuto contro la povertà, contro la morte e, anche, contro le altre calamità; e quando avrai fatto passare tante cose, estrai un concetto da assimilare in quel giorno. (I, 2) :''Non prodest cibus nec corpori accedit qui statim sumptus emittitur [...] Distringit librorum multitudo; itaque cum legere non possis quantum habueris, satis est habere quantum legas. [...] Probatos itaque semper lege, et si quando ad alios deverti libuerit, ad priores redi. Aliquid cotidie adversus paupertatem, aliquid adversus mortem auxili compara, nec minus adversus ceteras pestes; et cum multa percurreris, unum excerpe quod illo die concoquas.'' *Non si soffre, in effetti, per la mancanza di questi beni, ma per il pensiero della loro mancanza. Chi ha il possesso di sé non ha perso niente: ma quanti hanno la fortuna di possedere se stessi? (lettera 42; 1975) *[...] non [[speranza|sperare]] senza [[disperazione]] e non disperare senza speranza. (104, 12; 2000, p. 955) *Non temiamo la morte, ma il pensiero della morte. (30, 17) :''Non mortem timemus, sed cogitationem mortis''. *Noterai che nessun animale tiene in poco conto il suo corpo o si disinteressa di esso. Anche quelli più stupidi e sciocchi, per quanto siano tardi in tutto il resto, sono ben svegli quando si tratta della loro vita. (121, 24<ref>Citato in Gino Ditadi, ''I filosofi e gli animali'', vol. 1, Isonomia editrice, Este, 1994, pp. 329-330. ISBN 88-85944-12-4</ref>) *Occorre che la [[legge]] sia breve, perché più facilmente i mal pratici la ricordino. (94, 38) :''Legem brevem esse oportet, quo facilius ab imperitis teneatur''. *Ogni [[piacere]] ha il suo momento culminante quando sta per finire. (12, 5) *Pensa che a noi accade la stessa cosa: la vita conduce alcuni molto rapidamente alla meta cui, anche indugiando, dovevano giungere, altri li consuma e li tormenta. La [[vita]] non sempre va conservata: il bene, infatti, non consiste nel vivere, ma nel vivere bene. Perciò, il saggio vivrà quanto deve, non quanto può. Osserverà dove gli toccherà vivere, con chi, in che modo e che cosa dovrà fare. Egli bada sempre alla qualità della vita, non alla lunghezza. (libro VIII, 70) *Perché, ti domando, alimenti ed eserciti le forze fisiche? La natura le ha concesse in misura maggiore agli animali domestici e alle fiere. Perché curi tanto il tuo aspetto esteriore? Per quanto tu ti dia da fare, sarai vinto in bellezza dai muti animali. (124, 22; 2000) *Perciò gli uomini si immergono nelle passioni e, una volta che ne hanno fatto un'abitudine, non possono più farne a meno; e sono veramente infelici, poiché giungono a sentire come necessarie le cose prima superflue. Non godono dei piaceri, ma ne rimangono schiavi e, quella che è la peggiore disgrazia, amano anche il proprio male. Si raggiunge il colmo dell'infelicità quando le cose turpi non solo sono gradite, ma procurano un intimo compiacimento; e non c'è rimedio quando quelli che erano sentiti come vizi diventano abitudine quotidiana. (lettera 39; 1975) *Perciò non devi attribuire a Epicuro quei pensieri che t'ho inviato: sono di dominio pubblico, e soprattutto della nostra scuola. [...]<br> Dovunque volgi lo sguardo, ti si presentano massime che potrebbero considerarsi notevoli se non si leggessero insieme con altre dello stesso valore. Perciò abbandona la speranza di poter gustare superficialmente l'ingegno dei sommi uomini; tu devi studiarlo e considerarlo nella sua unità. Ogni suo aspetto ne richiama sempre un altro, ciascuna parte, connettendosi con l'altra, dà completezza all'opera dell'ingegno umano. Niente può essere tolto senza rompere l'unità del pensiero. Non dico che non si possano considerare le singole membra, purché non si prescinda dall'intero organismo. [...]<br>Ma per un uomo di matura esperienza è disdicevole cercare fiorellini, sostenersi con poche [[massime]] ben note e affidarsi alla memoria. È ormai tempo che uno poggi su se stesso, che esprima questi pensieri con parole sue e non a memoria. Ed è specialmente disdicevole per un vecchio o per uno che si affaccia alla vecchiaia una cultura basata su raccolte di esempi scolastici. «Questo l'ha detto Zenone». E tu che dici? «Questo l'ha detto Cleante.» E tu? Fino a quando ti muoverai sotto la guida di un altro? Prendi tu il comando ed esprimi anche qualcosa di tuo, che altri mandino a memoria. [...] <br>Hanno esercitato la memoria sul pensiero altrui, ma altro è ricordare, altro è sapere. Ricordare è custodire ciò che è stato affidato alla memoria, mentre sapere significa far proprie le nozioni apprese e non star sempre attaccato al modello, con lo sguardo sempre rivolto al maestro. «Questo l'ha detto Zenone, questo Cleante.» Ci sia qualche differenza fra te e il tuo libro. Fino a quando penserai ad imparare? È tempo anche di insegnare. Che ragione c'è che io senta dire da te quello che posso leggere in un libro? [...]<br>La verità è accessibile a tutti, non è dominio riservato di nessuno, e il campo che essa lascia ai posteri è ancora vasto. (lettera 33; 1975) *Poiché ho cominciato a raccontarti come da giovane mi sono accostato alla filosofia con uno slancio maggiore di quello con cui continuo a coltivarla da vecchio, non mi vergognerò di confessare quale amore mi abbia ispirato [[Pitagora]]. [[Sozione di Alessandria|Sozione]] spiegava perché Pitagora si era astenuto dal mangiare carne di animali e perché in seguito se ne era astenuto [[Quinto Sextio|Sestio]]. Le loro motivazioni erano diverse, ma entrambe nobili.<br />Sestio riteneva che l'uomo avesse abbastanza per nutrirsi anche senza spargere sangue, e che divenisse un'abitudine alla crudeltà lo squarciare gli animali per il piacere della gola. Aggiungeva poi che bisogna limitare gli incentivi alla dissolutezza; concludeva che gli alimenti di varia qualità sono contrari alla salute e dannosi al nostro corpo.<br />Pitagora, invece, sosteneva che esiste una parentela fra tutti gli esseri e che c'è una relazione fra le anime che trasmigrano da una forma di vita all'altra. Nessuna anima, a suo parere, muore, né cessa di agire, se non per l'attimo in cui si trasferisce in un altro corpo. (108, 17-18; 2000) *Quando consideri il numero di uomini che sono davanti a te, pensa a quanti ti seguono. (15, 10) :''Cum aspexeris, quot te antecedant, cogita, quot sequantur.'' *Quando insegnano, gli uomini imparano. (VII, 8) :''Homines, dum docent, discunt.'' *{{NDR|Su [[Quinto Sextio]]}} Quanto vigore c'è in lui, buoni dèi, quanto ardore! Non in tutti i filosofi lo troverai: gli scritti di certuni, che pure sono famosi, sono senza nerbo. Ammaestrano, discutono, cavillano, non infondono quell'energia spirituale, perché non ne hanno: quando leggerai Sestio, dirai: «è vivo, è vigoroso, è libero, è superiore agli uomini comuni, mi lascia pieno di un'eccezionale sicurezza». (64, 3; 2000) *Questo è l'unico motivo per cui non possiamo lagnarci della vita: essa non trattiene nessuno. (70, 15) :''Hoc est unum, cur de vita non possimus queri: neminem tenet''. *Sbaglia chi cerca un [[amico]] nell'atrio e lo mette alla prova nel banchetto.<ref>Citato in Paola Mastellaro, ''Il libro delle citazioni latine e greche'', Mondadori, Milano, 2012, p. 18. ISBN 978-88-04-47133-2.</ref> (CXIX, 119) :''Errat autem qui amicum in atrio quaerit, in convivio probat''. *Se mi arrenderò al piacere, dovrò arrendermi anche al dolore, alla fatica, alla povertà; anche l'ambizione e l'ira vorranno le mie energie, anzi sarò straziato fra tante passioni. Aspiro alla libertà; questo è il premio a cui sono rivolte tutte le mie fatiche. Mi chiedi che cosa sia la libertà? È indipendenza da ogni cosa, da qualunque circostanza esterna, da qualunque necessità. (lettera 51; 1975) *Se voglio trastullarmi con qualche buffone, non devo cercarlo lontano: rido di me. (lettera 50; 1975) *Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente. (101, 9) *Smetterai di [[timore|temere]] se avrai smesso di [[speranza|sperare]]. (V, 7) :''Desines timere si sperare desieris.'' *"Sono schiavi." No, sono uomini. "Sono schiavi". No, vivono nella tua stessa casa. "Sono schiavi". No, umili amici. "Sono schiavi." No, compagni di schiavitù, se pensi che la sorte ha uguale potere su noi e su loro. (Epistola 47,1) *Sono più le cose che ci spaventano che quelle che fanno effettivamente male, e siamo travagliati più per le apparenze che per i fatti reali. (13, 4)<ref name=diz/> *Ti dirò che cosa oggi mi è piaciuto in [[Ecatone di Rodi|Ecatone]]. «Mi chiedi» egli scrive «quale è stato il mio progresso? Ho cominciato ad essere amico di me stesso.» Grande è stato il suo progresso: non rimarrà più solo. Sappi che tutti possono avere quest'amico. (lettera 6; 1975) *Ti prego, Lucilio carissimo, fa' la sola cosa che può renderti felice: distruggi e calpesta questi beni splendidi solo esteriormente, che uno ti promette o che speri da un altro; aspira al vero bene e godi del tuo. Ma che cosa è "il tuo"? Te stesso e la parte migliore di te. Anche il corpo, povera cosa, benché non se ne possa fare a meno, stimalo necessario più che importante; ci procura piaceri vani, di breve durata, di cui necessariamente ci pentiamo e che, se non li frena una grande moderazione, hanno un esito opposto. Questo dico: il piacere sta sul filo, e si muta in dolore se non ha misura; ma è difficile tenere una giusta misura in quello che si crede un bene: solo il desiderio, anche intenso, del vero bene è senza pericoli. Vuoi sapere che cosa sia il vero bene o da dove venga? Te lo dirò: dalla buona coscienza, dagli onesti propositi, dalle rette azioni, dal disprezzo del caso, dal tranquillo e costante tenore di vita di chi segue sempre lo stesso cammino. (23, 6-7) *Tutta l'[[arte]] è imitazione della [[natura]]. (65, 3) :''Omnis ars naturae imitatio est''. *Tuttavia, questa è in sostanza la mia [[Regole dai libri|regola]]: comportati con chi ti è inferiore come vorresti che si comportasse con te chi ti è superiore. (47, 11; 2000) {{NDR|[[etica della reciprocità]]}} *Un grande pilota sa navigare anche con la [[vela (sistema di propulsione)|vela]] rotta. (30, 3) *Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti. (33, 5) :''Non est formosa, cuius crus laudatur aut brachium, sed illa, cuius universa facies admirationem partibus singulis abstulit''. *Vivere vuol dir combattere. (XCVI, 5). :''Vivere'' [mi Lucili] ''militare est''. ==''Hercules furens''== ===[[Incipit]]=== <poem>O gran re dell'Olimpo, arbitro sommo Dell'universo mondo, oh segna alfine Ai tormentosi affanni alcuna meta, Alla sciagura un termine.</poem> ===Citazioni=== *[...] ''il [[delitto]] | cui coronò il successo e la fortuna, virtù si chiama'' [...]. ('''Anfitrione:''' atto I, p. 19) *''A sublime virtù sol raramente | perdona iniqua la Fortuna: a lungo | nessuno può così frequenti rischi | sfidar sicuro: quei che il [[caso]] tante | volte dimenticò, còlto n'è una.'' ('''Megara:''' atto I, p. 23) *[...] ''chi sua [[stirpe]] vanta | loda il non suo.'' ('''Lico:''' atto I, p. 24) *''La prima | arte del [[regno]] è di saper durare | pur contro l'odio.'' ('''Lico:''' atto I, p. 24) *''Non san misura l'armi; facilmente | né moderar si può né ritenere | d'alzata spada l'ira; il sangue piace, | piace alla guerra.'' ('''Lico:''' atto I, p. 27) *''D'ogni [[guerra]], | non il motivo, l'esito si chiede.'' ('''Lico:''' atto I, p. 27) *'''Lico:''' – ''Ti forzerò.''<br>'''Megara:''' ''– Chi sa morir non forzi.'' (atto I, p. 28) *''A Giove | [[Tirannicidio|vittima]] né più grande né più opima | offrir si può che iniquo re.'' ('''Ercole:''' atto III, p. 56) ==''Questioni naturali''== *Oh che cosa spregevole è l'uomo, se non si sarà innalzato al di sopra delle cose umane! (I, prefazione, 5, p. 512) *Se volete non aver paura di nulla, pensate che tutto è da temere. ([[s:la:Quaestiones Naturales/Liber VI#Si uultis nihil timere, cogitate omnia esse metuenda|VI, 2, 3]], p. 616) *È naturale ammirare le cose nuove più che quelle grandi. (VII, 1, 4, p. 638) ==[[Incipit]] di alcune opere== [[File:Seneca-Cordoba.jpg|thumb|Seneca, scultura di Amadeo Ruiz Olmos]] ===''Apokolokyntosis''=== Voglio consegnare alla storia quel che è successo in cielo il giorno prima delle idi di ottobre, inizio di un anno straordinario, di un'età felicissima. Non ci sarà posto né per il rancore, né per l'adulazione. Quello che sto per raccontare è tale e quale a come è accaduto. Nell'ipotesi che qualcuno venisse a chiedermi la fonte di tali avvenimenti, è bene mettere subito in chiaro questo: se la cosa non mi andrà a genio, non risponderò. D'altronde, chi mi potrebbe forzare? So di essere diventato padrone di me stesso, il giorno in cui se ne andò finalmente all'altro mondo quello che aveva dimostrato la verità del proverbio: «conviene nascere re o scemi». ===''De constantia sapientis''=== Io non esito a dire, mio caro Sereno, che tra gli [[Stoicismo|Stoici]] e i filosofi delle altre scuole passa la stessa differenza che tra gli uomini e le donne: i quali e le quali contribuiscono in egual misura alla vita della società, ma gli uni sono fatti per comandare, le altre per obbedire.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===''De otio''=== Tutti sono d'accordo nel ritenere che, vivendo in società, è difficile essere immuni dai vizi, e allora, se non abbiamo altro mezzo per salvarci da essi, isoliamoci: già questo solo fatto ci renderà migliori. D'altronde chi c'impedisce, pur vivendo appartati, di avvicinare uomini virtuosi e ricavarne un esempio su cui modellare la nostra esistenza? E ciò non è possibile se non in una vita tranquilla, lontana dalle pubbliche faccende: solo così potremo mantenere fermi i nostri propositi, non avendo accanto nessuno che, sollecitato dalla grande massa che gli sta intorno, possa distoglierci dalla nostra decisione, ancora instabile, all'inizio, e perciò facile a sgretolarsi. Allora sì la nostra vita potrà procedere uniforme e costante, perché non turbata dalle idee più diverse e contrastanti. Pergiunta, come se già non bastassero i numerosi mali che ci affliggono, passiamo da un vizio all'altro, e questo è il guaio peggiore: restassimo almeno attaccati a un vizio solo, quello che ci è più familiare e che abbiamo ormai sperimentato! Così a questo inconveniente si aggiunge pure il tormento che ci rode nel constatare come le nostre scelte, oltre che cattive, siano anche incostanti. Siamo sballottati di qua e di là come dai flutti o dal vento, ed ora ci attacchiamo ad una cosa, ora ad un'altra, lasciamo ciò che avevamo cercato e ricerchiamo ciò che avevamo lasciato, in un altalenante avvicendarsi di desideri e pentimenti. Questo perché dipendiamo sempre dalle opinioni degli altri, ci sembra migliore ciò che ha un gran numero di aspiranti e di elogiatori e non ciò che va lodato e ricercato per il suo intrinseco valore, così come una strada la giudichiamo buona o cattiva non di per se stessa ma dalla quantità delle impronte e dal fatto che fra di queste non ce ne sia nessuna che torni indietro. ==Citazioni su Lucio Anneo Seneca== *A vedere gli sforzi che Seneca fa per prepararsi alla morte, a vederlo sudare dallo sforzo per corroborarsi e star forte e dibattersi per tanto tempo su quella pertica, avrei scemato la reputazione di lui se non l'avesse conservata morendo veramente da forte. Il suo agitarsi così ardente, così frequente, mostra che era ardente e impetuoso lui stesso. [...] E in ogni modo mostra che era incalzato dal suo avversario. Lo stile di [[Plutarco]], di quanto è più sdegnoso e più sostenuto, è, secondo me, di altrettanto più virile e persuasivo: crederei facilmente che la sua anima avesse gli impulsi più sicuri e più regolati. L'uno, più vivace, ci stimola e ci sveglia di soprassalto, tocca più lo spirito. L'altro, più calmo, ci istruisce, ci fortifica e conforta costantemente, tocca più l'intelletto. Quello là rapisce la nostra mente, questo la conquista. ([[Michel de Montaigne]]) *Anche nella qualità di scrittore, Seneca è una fedele {{sic|imagine}} del suo tempo, che stimava più lo splendore che la profondità. Scrisse a quel modo per intima persuasione della sua bontà, e si giocò per questo l'approvazione dell'età seguente. ([[Wilhelm Siegmund Teuffel]]) *È l'uomo di genio. Pensatore e artista, prosatore e poeta, egli espresse nella lingua latina un sentimento universale e schiuse la letteratura all'umanità. Non fu ricercatore di verità occulte né creatore di sistemi filosofici né indagatore profondo dei problemi ontologici e gnoseologici: non fu propriamente né un fisico né un filosofo: ma dei problemi fisici e filosofici ebbe la conoscenza e soprattutto la sensibilità: e nessuno come lui, nel mondo antico, poté parlare agli uomini dei casi della vita e della morte. ([[Concetto Marchesi]]) *Non si concepisce veramente come l'arte {{NDR|delle tragedie}} di Seneca potesse esser presa come esempio di morale, quando egli colla fredda impassibilità di uno stoico fa l'apologia del suicidio, descrive amori senza pudore, desiderî senza freno, vendette orribili; quando rappresenta un mondo di passioni straordinarie ed esagerate, virtù sfrenate, audacie gigantesche, il dolore che bestemmia, la vendetta atroce, l'orgoglio immane. Ma tutto ciò è ricoperto da un manto di sentenze così gravi, di detti così profondi; ma i suoi personaggi declamano così bene degli squarci di filosofia, che, perdonandosi a lui e trascurando ciò che nelle sue tragedie v'era per efficacia dei suoi tempi, furono potute prendere come modello di gravità tragica e di moralità. ([[Pietro Bilancini]]) *Questo «filosofo», professore di morale, di virtù, di disinteresse, non pratica né la morale, né la virtù, né il disinteresse. Si è arricchito con prestiti di danaro «a tassi usurari». Le sue operazioni finanziarie in Britannia sono di una rapacità tale che sono state una delle cause della ribellione dell'isola. ([[Georges Roux]]) *Raffinatezza di pensieri; falsità di concetti; abbondanza di antitesi; verbosità di locuzione, arguziette di sentimenti, questo è il capitale del maestro e consigliere di Nerone. ([[Francesco Lomonaco]]) *Seneca è il soggetto più notevole di questo tempo. Nel brio e nell'agilità della forma non ha chi gli somigli, fuori da [[Ovidio]]: ma Seneca ebbe ad un tempo un sentimento vivo di queste sue qualità; e tanta n'era la forza, che ad ogni occasione che gli si fosse offerta, non {{sic|sapea}} tenersi dal darne mostra, né gli balenava concettino in mente ch'ei {{sic|nol}} cogliesse. Tuttavia solo di rado può dirsi ch'egli abbia fatto un uso biasimevole delle sue grandi doti e dell'alta sua condizione; e se la sua vita mostra sovente una sapienza abbassata al grado di prudenza, la sua morte per altro ha l'impronta d'una rinunzia deliberata ai beni di questa vita. ([[Wilhelm Siegmund Teuffel]]) *Seneca spessissime volte per troppa voglia di farsi ammirare cade in una manifesta affettazione, ma Seneca ha molte bellezze degne di notarsi e se non vince o non uguaglia sempre i Greci, talora ai medesimi soggetti di [[Euripide]] presta maestà e vigore. ([[Pietro Napoli Signorelli]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Lucio Anneo Seneca, ''Apokolokyntosis. La deificazione della zucca. Testo originale a fronte'', curato da Gabriella Focardi, Giunti Editore, 1995. ISBN 8809207106 *Lucio Anneo Seneca, ''Dialoghi morali'', traduzione di Gavino Manca, Einaudi, Torino, 1995. *Lucio Anneo Seneca, ''I benefici'', a cura di Salvatore Guglielmino, Zanichelli, Bologna, 1967. *Lucio Anneo Seneca, ''[https://archive.org/details/lercolefurioso L'Ercole furioso]'', versione poetica e note di critica testuale di Federico Ageno, Libreria editrice A. Draghi, Padova, 1925. *Lucio Anneo Seneca, ''L'ozio e La serenità'', cura e versione di Mario Scaffidi Abbate, Newton, 1993. ISBN 8879830082: **''De otio''. **''De tranquillitate animi''. *Lucio Anneo Seneca, ''La brevità della vita'' (''De brevitate vitae''), introduzione, traduzione e note di Alfonso Traina, BUR, Milano, 1993<sup>23</sup>. ISBN 9788817169400 *Lucio Anneo Seneca, ''La tranquillità dell'animo'', traduzione di Caterina Lazzarini, BUR, 1997. ISBN 9788817071406 *Lucio Anneo Seneca, ''Lettere a Lucilio'' (''Epistulae morales ad Lucilium''), introduzione di Luca Canali, traduzione e note di Giuseppe Monti, cronologia a cura di Ettore Barelli, BUR, 1974. ISBN 8817120135 *Lucio Anneo Seneca, ''Lettere a Lucilio'', traduzione di Monica Natali, in ''Tutte le opere'', a cura di Giovanni Reale, Bompiani, Milano, 2000. ISBN 88-452-9073-5 *Lucio Anneo Seneca, ''Lettere a Lucilio'' (''Epistulae morales ad Lucilium''), traduzione di Caterina Barone, Garzanti, 2010. *Lucio Anneo Seneca, ''Tutte le opere: dialoghi, trattati, lettere e opere in poesia'', a cura di Giovanni Reale, Bompiani, Milano, 2000. ISBN 88-452-9073-5: **''L'ira'' (''De ira''), traduzione di Aldo Marastoni. **''La provvidenza'' (''De providentia''), traduzione di Aldo Marastoni. **''La tranquillità dell'animo'' (''De tranquillitate animi''), traduzione di Aldo Marastoni. **''Questioni naturali'' (''Naturales quaestiones''). ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|De ira||(39-40)}} {{Pedia|De brevitate vitae||(49)}} {{Pedia|De tranquillitate animi||(50)}} {{Pedia|Apokolokyntosis||(54)}} {{Pedia|De constantia sapientis||(56)}} {{Pedia|De otio||(62)}} {{Pedia|De providentia||(64 ca.)}} {{Pedia|Epistulae morales ad Lucilium||(65)}} {{DEFAULTSORT:Seneca, Lucio Anneo}} [[Categoria:Aforisti romani]] [[Categoria:Drammaturghi romani]] [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Filosofi romani]] [[Categoria:Personaggi citati nella Divina Commedia (Inferno)]] [[Categoria:Politici romani]] [[Categoria:Scrittori romani]] [[Categoria:Sostenitori del vegetarianismo]] [[Categoria:Stoici]] fv61fhbzs8or52zxakmxyc91i8mdmpv Che Guevara 0 375 1409585 1376857 2026-04-05T20:49:33Z Udiki 86035 - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409585 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Che Guevara - Guerrillero Heroico by Alberto Korda.jpg|thumb|Che Guevara nel 1960]] '''Ernesto Rafael Guevara De la Serna''', più noto come '''Che Guevara''' (1928 – 1967), rivoluzionario, guerrigliero, politico, scrittore e medico argentino. ==Citazioni di Che Guevara== *A El Paso ho avuto l'opportunità di passare attraverso i possedimenti della United Fruit, convincendomi ancora una volta di quanto siano terribili queste piovre capitaliste. Ho giurato davanti a un ritratto del vecchio e compianto compagno [[Stalin]] che non mi fermerò finché non vedrò annientate queste piovre capitaliste. :''En El Paso tuve la oportunidad de pasar por los dominios de la United Fruti, convenciéndome una vez más de lo terrible que son esos pulpos capitalistas. He jurado delante de un estampa del viejo y llorado camarada Stalin que no descansaré hasta que vea aniquilados a esos pulpos capitalistas.''<ref>{{es}} Dalla lettera alla zia Beatriz da San José, Costa Rica, 10 dicembre 1953; citato in Claudio Pérez, ''[http://cdsa.aacademica.org/000-038/456.pdf Apuntes de Ernesto Guevara: Guatemala (1953-1954) y la influencia en su trayectoria posterior]'', p. 5.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole]]}} Addio figli miei, Aleida, Fidel fratello mio.<ref>Citato in [[Enzo Biagi]], ''Quante storie'', Rizzoli, Milano, 1989, p. 196. ISBN 88-17-85322-4</ref> :{{NDR|Secondo altre fonti, di fronte all'esitazione del suo assassino}} Stia tranquillo, lei sta per uccidere un uomo.<ref>Citato in Taibo II, p. 792.</ref> *{{NDR|A [[Fidel Castro]]}} Altre terre del mondo reclamano il contributo dei miei modesti sforzi. Io posso fare ciò che a te è negato dalla tua responsabilità alla testa di Cuba, ed è giunta l'ora di separarci.<ref>Dalla lettera a Fidel, in ''Lettere scelte'', p. 38.</ref> *Bisogna essere disposti a pagare qualunque prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera.<ref>Da ''Opere'', vol. 3, parte 1, p. 533.</ref> *Bisogna essere duri senza mai perdere la [[tenerezza]].<ref>Dal ''Testamento spirituale''.</ref> *Come può, un giovane, mettersi a pensare cosa dev'essere la gioventù? Faccia semplicemente ciò che pensa: questo deve essere ciò che fa la gioventù.<ref name=pt.2 /> *{{NDR|Su [[Laurent-Désiré Kabila]]}} Conosce gli uomini... Si dà molto da fare.<ref name="kabila1">Citato in [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/05/18/eterno-guerrigliero-sorridente-spietato.html?ref=search ''L'eterno guerrigliero sorridente spietato''], ''la Repubblica'', 18 maggio 1997.</ref> *Credo che le cose fondamentali su cui si basava [[Trockij]] fossero sbagliate; credo che il suo comportamento posteriore fu erroneo e negli ultimi tempi persino oscuro. E che i [[Trotskismo|trotskisti]] non abbiano contribuito da nessuna parte al movimento rivoluzionario e dove hanno fatto di più, che era in Perù, insomma, hanno fallito perché i metodi erano sbagliati. :''Yo creo que las cosas fundamentales en que Trotski se basaba estaban erróneas, que su actuación posterior fue una actuación errónea e incluso oscura en su última década. Y que los trotskistas no han aportado nada al movimiento revolucionario en ningún lado y donde hicieron más, que fue en Perú, en definitiva, fracasaron porque los métodos son malos.''<ref>Citato in Caridad Massón, ''Las Izquierdas Latinoamericanas: Multiplicidad y Experiencias durante el Siglo XX'', Ariadna Ediciones, 2018, [https://books.google.it/books?id=B7hTDwAAQBAJ&pg=PA313&dq=%22Fusil+contra+fusil.+Reuni%C3%B3n+bimestral%22&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwi5zfXm6brsAhUE3aQKHe2RB7wQ6AEwAHoECAMQAg#v=onepage&q=%22Fusil%20contra%20fusil.%20Reuni%C3%B3n%20bimestral%22&f=false p. 313]. ISBN 9791036503610</ref> *Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi.<ref name=pt.2>Da ''Opere'', vol. 3, tomo 2.</ref> *Crescete come buoni [[Rivoluzione|rivoluzionari]]. Studiate molto per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura. Ricordatevi che l'importante è la rivoluzione e che ognuno di noi, solo, non vale nulla.<br />Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario.<ref>Dalla lettera ai figli, in ''Lettere scelte'', p. 34.</ref> *{{NDR|Dedica sulla copia del libro ''La guerra di guerriglia'', spedita da [[Fidel Castro]] a Perón}} Da un ex oppositore evoluto, con ogni affetto e simpatia, a [[Juan Domingo Perón]].<ref>Citato in ''[http://www.eurasia-rivista.org/jean-thiriart-intervista-il-generale-juan-peron/16598/ Introduzione intervista]''.</ref> *Davanti a tutti i pericoli, davanti a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, davanti a tutti i seminatori di discordia, davanti a tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, la capacità del popolo di costruire la sua storia.<ref name=pt.1>Da ''Opere'', vol. 3, tomo 1.</ref> *Dobbiamo ripetere qui una verità che abbiamo sempre detto davanti a tutto il mondo: fucilazioni; sì, abbiamo fucilato; fuciliamo e continueremo a fucilare finché sarà necessario.<ref>Dal secondo intervento alla nona sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU, 11 dicembre 1964, in ''Opere'', vol. 2.</ref> *Fino alla vittoria sempre.<ref name=Scritti,discorsi>Da ''Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967''.</ref> :''Hasta la victoria siempre.''<ref name=hasta>Con queste formule concludeva alcune lettere.</ref> *Ha più valore, un milione di volte, la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell'uomo più ricco della terra.<ref name=pt.1/> *Il guerrigliero è un riformatore sociale, che prende le armi rispondendo alla protesta carica d'ira del popolo contro i suoi oppressori, e lotta per mutare il regime sociale che mantiene nell'umiliazione e nella miseria tutti i suoi fratelli disarmati.<ref name=Scritti,discorsi/> *In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi.<ref>Da ''America latina''.</ref> *In una [[rivoluzione]], se è vera, si vince o si muore.<ref>Dalla lettera d'addio a [[Fidel Castro]], 1° aprile 1965, in ''Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967''.</ref> *Io credo che la prima cosa che deve contraddistinguere un giovane [[Comunismo|comunista]] sia l'onore che prova ad esserlo. Quell'onore che lo porta a mostrare a tutti la sua qualità di giovane comunista, che non si esau­risce nella clandestinità, che non si riduce a una semplice formula, ma anzi viene espresso in ogni momento, perché esce dall'anima, e il gio­vane comunista ha interesse a mostrarlo perché per lui è un orgoglio.<ref>Citato in [https://www.resistenze.org/sito/ma/di/cc/mdccel02-015052.htm Cosa dev'essere un giovane comunista], ''resistenze.org'', 2 ottobre 2014.</ref> *[[Laurent-Désiré Kabila|Kabila]] è inaffidabile e incapace.<ref name="kabila2">Citato in [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/08/06/nemici-di-kabila.html?ref=search ''I nemici di Kabila''], ''la Repubblica'', 6 agosto 1998.</ref> *L'insistenza che vi ho mostrato continuamente, è che non smettiate di essere giovani, non vi trasformiate in vecchi teorici o teorizzanti, conserviate la freschezza della gioventù, l'entusiasmo della gioventù.<ref name=pt.2 /> *L'odio come fattore di lotta; l'odio intransigente contro il nemico, che permette all'uomo di superare le sue limitazioni naturali e lo converte in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così. Un popolo senza odio non può vincere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta; nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento; renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità, un minuto di calma al di fuori e all'interno delle sue caserme: attaccarlo dovunque si trovi; farlo sentire una belva braccata in ogni luogo in cui transiti.<ref name=Scritti,discorsi /> *L'unico eroe di cui il mondo ha mai avuto bisogno si chiama [[Giuseppe Garibaldi]].<ref>Citato in ''Il libretto rosso di Garibaldi'', a cura di Massimiliano e Pier Paolo Di Mino, Castelvecchi Editore, 30 gennaio 2011, p. 7.</ref> *L'unico modo di conoscere veramente i problemi è accostarsi a chi vive questi problemi, e trarre, da loro, da questo scambio, le conclusioni.<ref name=pt.2 /> *La caratteristica positiva della [[guerriglia]] consiste proprio nel fatto che ogni individuo è disposto a morire non per difendere astrattamente un ideale, ma per farlo diventare realtà.<ref>Da ''La guerra di guerriglia'', p. 20.</ref> *La differenza tra il vestiario da notte e quello da giorno stava, generalmente, nelle [[scarpe]].<ref>Da ''Latinoamericana'', traduzione di [[Pino Cacucci]] e Gloria Corica, Feltrinelli, 1993.</ref> *La mia casa ambulante avrà ancora due gambe e i miei sogni non avranno frontiere.<ref name=pt.2/> *La [[rivoluzione]] si fa per mezzo dell'uomo, ma l'uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario.<ref name=Scritti,discorsi/> *La storia del [[capitalismo]] è la storia della pirateria organizzata da pochi che si appropriano del lavoro di molti.<ref>Citato in ''[http://www.filosofico.net/che105.htm Che Guevara]'', ''Filosofico.net''.</ref> *Lasciami dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.<ref name=Scritti,discorsi/> *La strada per uscire da Tucumán è una delle cose più belle del nord (argentino): per circa venti chilometri è asfaltata, e sui due lati si vede una vegetazione lussureggiante, una specie di selva tropicale alla portata del turista, con una quantità di ruscelli e un'umidità che le conferisce l'aspetto di una foresta amazzonica simile a quelle che si vedono nei film. Entrando in questo parco naturale, camminando fra le liane, calpestando felci e pensando come tutto ciò si fa beffe della nostra scarsa cultura botanica, ci si aspetta a ogni istante di udire il ruggito di un leone, di assistere al silenzioso scivolare di un serpente, o al veloce passaggio di un cervo.<ref>Da ''Mio figlio il Che'', p. 289.</ref> *La via pacifica è da scordare e la violenza è inevitabile. Per la realizzazione di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi di sangue nel segno della liberazione, anche al costo di vittime atomiche.<ref>Citato in ''C'era una volta il Che''.</ref> *Le rivoluzioni non si esportano. Le rivoluzioni nascono in seno ai popoli.<ref>Dal discorso alla XIX assemblea generale delle Nazioni Unite, in ''Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967''.</ref> *{{NDR|La notte prima della morte, nella scuola del villaggio boliviano di La Higuera}} Manca l'accento {{NDR|la frase, scritta alla lavagna, era "Yo se leer" ("Io so leggere"), corretto "Yo sé leer"}}.<ref>Citato in Ricardo Piglia, ''L'ultimo lettore'', Feltrinelli Editore, p. 123.</ref> *Mi rendo conto di aver maturato in me qualche cosa che da tempo cresceva nel frastuono cittadino: l'odio per la civiltà, la rozza immagine di persone che si muovono come impazzite al ritmo di quel tremendo rumore.<ref>Dagli appunti di viaggio; citato in Taibo II, p. 50.</ref> *Nei cosiddetti errori di [[Stalin]] sta la differenza tra un atteggiamento rivoluzionario e un atteggiamento revisionista. Si deve vedere Stalin nel contesto storico nel quale si è sviluppato, non si deve vedere come una specie di bruto, ma dovrebbe essere apprezzato in quel particolare contesto storico... Sono giunto al comunismo grazie a papà Stalin e nessuno può dirmi di non leggere le sue opere. Le ho lette anche quando era considerato disdicevole leggerlo, ma questo era un altro periodo. Siccome sono una persona non troppo brillante e per di più testarda continuerò a leggerlo. :''En los llamados errores de Stalin está la diferencia entre una actitud revolucionaria y una actitud revisionista. Se debe ver a Stalin en el contexto histórico en el que se desarrolló, no se debe ver como una especie de bruto, sino que se le debe apreciar en ese contexto histórico particular... Yo he llegado al comunismo por papá Stalin y nadie puede decirme que no lea su obra. Lo he leído aún cuando era considerado muy malo leerlo, pero ese era otro tiempo. Y como soy una persona no demasiado brillante y además testaruda continuaré leyéndolo.''<ref>{{es}} Citato in M. Koba, ''No hay que olvidar que el Che era un auténtico comunista'', In Resumen, 1996; citato in ''[http://www.rebelion.org/noticia.php?id=1186 Rebelion.org]''.</ref> *Non credo che siamo stretti parenti, ma se Lei è capace di tremare d'indignazione ogni qualvolta si commetta un'ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante.<ref>Dalla lettera a Marìa Rosario Guevara, 20 febbraio 1964; da ''Ideario'', a cura di J. Soto, traduzione di E. Clementelli, Newton & Compton Editori.</ref> *Non è questo il racconto di gesta impressionanti.<ref>Da ''Latinoamericana'', traduzione di [[Pino Cacucci]] e Gloria Corica, Feltrinelli, 1993.</ref> *Non si persegue il [[progresso]] per costruire belle fabbriche ma per fare belle persone. A che serve il progresso se fa poveri, schiavi, morti? Il [[capitalismo]] non è progresso, è sfruttamento di una classe sull'intero pianeta.<ref>Citato in [http://duepuntozeno.blogspot.com/p/citazioni.html duepuntozeno.blogspot.com].</ref> *Non vi è altra definizione del socialismo, valida per noi, che l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della politica'', traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 192. ISBN 9788858019429</ref> *Partirò per cammini più ampli del ricordo concatenando addii nel fluire del tempo.<ref>Citato nella quarta di copertina di Guillermo Almeyra, Enzo Santarelli, ''Che Guevara: Il pensiero ribelle'', Giunti Editore.</ref> *Patria o Morte!<ref name=Scritti,discorsi/> :''Patria o Muerte!''<ref name=hasta /> *{{NDR|Su [[Laurent-Désiré Kabila]]}} Perché ha portato tante bottiglie di whisky se era per restare soltanto cinque giorni?... Gli piacciono troppo le donne e l'alcol.<ref name="kabila1"/> *{{NDR|A [[Kim Il-sung]]}} Da tempo vi stimo dal profondo del cuore. Vi siete unito alla lotta rivoluzionaria quando eravate giovane, e avete sconfitto gli imperialisti giapponesi e americani. Ora che sono in visita nel vostro paese, la mia stima per voi è ancora cresciuta.<ref>Citato in Kim Myong Suk, Echi del XX secolo, Edizioni in lingue estere, Pyongyang 2014, pp. 34-38.</ref> *{{NDR|A [[Fidel Castro]]}} Gli autentici comunisti sono appunto veri internazionalisti proletari. Questo è un principio rivoluzionario che [[Kim Il-sung]] ha radicato nella mia mente. Ho deciso di sacrificare la mia vita all’internazionalismo proletario.<ref>Citato in Kim Myong Suk, Echi del XX secolo, Edizioni in lingue estere, Pyongyang 2014, pp. 34-38.</ref> ==''La storia sta per cominciare''== *Arrivo a Salta alle due del pomeriggio e vado a trovare i miei amici dell'ospedale, [...] la domanda di uno di loro è: Che cosa vuoi vedere? Una domanda che resta senza risposta, perché a questo scopo fu formulata e perché non c'è niente da rispondere, perché il punto è che cosa vedo io; quanto meno, io non mi nutro delle stesse cose dei turisti e mi stupisce vedere sui dépliant promozionali, per esempio in quello di Jujuy, l'altare della patria, la cattedrale dove fu benedetta la bandiera, [...]. No, non è questo il modo di conoscere una città, il suo modo di essere e di interpretare la vita; quella è una copertina lussuosa, mentre la sua anima si riflette nei malati all'ospedale, nei rifugiati nel commissariato o nel passante ansioso con cui si fa amicizia mentre in basso il Río Grande mostra il suo alveo gonfio e turbolento. (p. 38) *La mia vita è stata un mare di opposte decisioni fino a quando ho abbandonato coraggiosamente il mio bagaglio e, zaino in spalla, ho intrapreso con l'amico García il tortuoso cammino che ci ha condotto fino a qui. A El Paso ho avuto l'opportunità di attraversare i domini della United Fruit e mi sono convinto una volta di più di quanto tremende siano queste piovre capitaliste. [...] In Guatemala mi perfezionerò e otterrò ciò che mi manca per essere un autentico rivoluzionario. (p. 89) *La mia posizione non è assolutamente quella di un dilettante capace solo di parlare. Ho assunto una posizione precisa a favore del governo guatemalteco e, al suo interno, del gruppo del PGT, che è comunista, prendendo inoltre contatti con intellettuali di quest'area politica che qui pubblicano una rivista e lavorando come medico nei sindacati. Fatto che mi ha messo in contrasto con il consiglio medico, che è assolutamente reazionario. (p. 94) *Non so dire, neanche approssimativamente, in che momento abbandonai il ragionamento per abbracciare qualcosa di simile a una fede, perché il cammino è stato piuttosto lungo e tormentato. (p. 89) ==''Latinoamericana''== *Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d'Argentina, e colui che li riordina e li ripulisce, 'io', non sono io; per lo meno, non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra "maiuscola America" mi ha cambiato più di quanto credessi. (pp. 17-18) *Un [[viaggio]] ha due estremi. Il punto in cui comincia e il punto dove finisce; se è tua intenzione far coincidere il secondo punto teorico con il reale non cercare scuse nei mezzi (dal momento che il viaggio è uno spazio virtuale che finisce dove finisce, ci sono tanti mezzi quante possibilità che giunga al termine, cioè, i mezzi sono infiniti). (p. 22) *Questo è uno di quei casi in cui il medico, cosciente della propria assoluta impotenza di fronte alla situazione, sente il desiderio di un cambiamento radicale, qualcosa che sopprima l'ingiustizia che ha imposto alla povera vecchia di fare la serva fino al mese prima per guadagnarsi da vivere, affannandosi e soffrendo, ma tenendo fronte alla vita con fierezza. [...] è ora che i governanti dedichino meno tempo alla propaganda delle qualità del loro regime e più denaro, moltissimo denaro in più, per la realizzazione di opere di utilità sociale. (p. 49) *Chuquicamata sembra lo scenario di un dramma moderno. Non si può dire che manchi di bellezza, ma la sua è una bellezza senza grazia, imponente e glaciale. Quando ci si avvicina alla zona mineraria, sembra che l'intero panorama si concentri nella pianura per dare una sensazione di asfissia. (p. 56) *La parola che più di ogni altra può definire il [[Cuzco]] è evocazione. Un'impalpabile polvere di altre ere sedimenta tra le sue strade, sollevandosi in un magma di laguna fangosa quando si calpesta il suo substrato. (p. 75) *Se venisse cancellato dalla faccia della terra tutto ciò che il [[Cuzco]] racchiude, e al suo posto si mettesse un paesino senza storia, ci sarebbe comunque di che parlare. (p. 84) *[[Lima (Perù)|Lima]] è la rappresentazione stessa di un Perú che non è uscito dallo stato feudale della colonia: aspetta ancora il sangue di una vera rivoluzione emancipatrice. (p. 100) *{{NDR|Riguardo alla [[corrida]]}} L'arte non ce la vedo; coraggio, in un certo senso; destrezza, poca; emozione, relativa. Riassumendo, tutto dipende da quel che uno ha da fare la domenica. (pp. 101-102) *Se c'è qualcosa che, un giorno, dovesse convincerci a dedicarci seriamente alla lebbra, sarà questo affetto che ci dimostrano i malati di ogni parte. (p. 103) *[''[[Stromboli terra di Dio]]''] Non potrei definirlo altro che un brutto film. (p. 108) *Crediamo, e dopo questo viaggio più fermamente di prima, che la divisione dell'America in nazionalità incerte e illusorie sia completamente fittizia. Costituiamo una sola razza meticcia che dal Messico fino allo stretto di Magellano presenta notevoli similitudini etniche. Per questo, cercando di spogliarmi da qualsiasi vacuo provincialismo, brindo al Perú e all'America Unita. (p. 111) *Adesso sapevo... sapevo che nel momento in cui il grande spirito che governa ogni cosa darà un taglio netto dividendo l'umanità intera in due sole parti antagoniste, io starò con il popolo, e lo so, perché lo vedo impresso nella notte, che io, eclettico sezionatore di dottrine e psicoanalista di dogmi, urlando come un ossesso, assalterò barricate o trincee, tingerò di sangue la mia arma e, come impazzito, sgozzerò ogni nemico mi si parerà davanti. (p. 120) ==Citazioni su Che Guevara== [[File:CheinCongo2.gif|thumb|Che Guevara in Congo nel 1965]] *A volte ho la sensazione che Che Guevara sia ritratto su più oggetti di Topolino. Parlo di magliette e simili (ma soprattutto magliette). ([[Jay Nordlinger]]) *Che Guevara è un uomo incredibile. Aveva così tanto, ma ha sacrificato tutto per il bene di altre persone. ([[Mike Tyson]]) *Che Guevara fu un rivoluzionario instancabile ed impareggiabile nella lotta e un autentico combattente internazionalista, completamente alieno da un meschino sentimento nazionalista. Attraverso tutta la sua vita, diede un eccellente esempio come deciso combattente rivoluzionario e autentico internazionalista. ([[Kim Il-sung]]) *– Di sicuro il Che è stato la figura più importante di questi tempi. [...] Riesci a credere che quando andò per la prima volta a Cuba con Fidel, avevano con loro solo 12 uomini?<br />– Ma poi aumentarono. Portarono nuove reclute, conquistarono il supporto dei contadini [...]. Il popolo li seguiva perché erano onesti. Vinsero perché erano forti. Queste sono le qualità che rendono grandi gli uomini. (''[[Metal Gear Solid: Peace Walker]]'') *È il responsabile del "Carnicero della Cabana", un luogo dove vennero uccisi moltissimi cubani. [Eppure è diventato un mito. La sua immagine è sulle magliette dei giovani di tutto il mondo.] Questo, perché Albert Korda era un bravo fotografo. È una storia che si perpetua, ma tanti non sanno neanche chi si cela sotto il ritratto della camicetta. È un prodotto della Pop Art: portano l'immagine di Che Guevara come fosse una pop star. E non sanno quanti cubani ha fatto uccidere senza processo e senza difesa. ([[Andy García]]) *Egli è stato grande perché ha servito una grande causa, fino ad incarnarla. È l'uomo di un ideale. ([[Juan Domingo Perón]]) *Era una morale in un mondo fatuo e ipocrita. Una risposta alla nostra nostalgia di purezza. ([[Hans Koning]]) *Era uomo di Rivoluzione, che mai si sarebbe rassegnato ad una comoda esistenza di ben pasciuto gerarca. Doveva tornare alla Rivoluzione, pur consapevole della sua impossibilità in Paesi che lui ben conosceva, ma appunto proprio per questo: per cercare una morte coerente con la sua vita. [...] Avessi trenta o quarant'anni di meno, anch'io forse avrei nel mio modesto appartamento una stanza attrezzata a mausoleo del Che, e lo conserverei come souvenir di un Sogno sbagliato, ma pulito, e comunque pagato. È a coloro che non vogliono mai pagare nulla che va tutto il mio disprezzo. ([[Indro Montanelli]]) *Fin dalla sua gioventù, Che Guevara prese la strada della lotta consacrata alla libertà e alla liberazione del popolo, inalberando la bandiera della lotta antimperialista e anti-Usa. Dedicò tutta la sua vita alla causa rivoluzionaria dei popoli oppressi. ([[Kim Il-sung]]) *– Forse il Che non è riuscito a trovare un suo ruolo oltre il campo di battaglia. [...] ha rinunciato a una famiglia e un posto nel governo per ributtarsi nella mischia. Prima in Congo e poi in Bolivia, dove ha trovato la sua fine.<br />– Stai dimenticando qualcosa. Il Che è tornato nella mischia perché avevano bisogno di lui. Leggiti la sua "Lettera d'addio" e poi capirai. (''[[Metal Gear Solid: Peace Walker]]'') *Innanzitutto era insolita l'ora del nostro appuntamento: la mezzanotte [...] Attraversando la sala, benché fosse pienamente illuminata, ebbi la sensazione di esser salito su un treno prima dell'alba e di trovarmi in uno scompartimento di gente addormentata [...] Si aprì una porta. [[Simone de Beauvoir]] ed io entrammo e quell'impressione scomparve. <br />Un ufficiale dell'esercito ribelle, coperto da un basco, mi aspettava: aveva la barba e i capelli lunghi come i soldati che erano all'ingresso, ma il volto limpido e sereno mi parve mattiniero. Era Guevara. [...] Quei giovani {{NDR|Guevara e i suoi compagni}} tributano un culto discreto all'[[energia]], tanto amata da [[Stendhal]]. Non si creda però che ne parlino, che ne ricavino una teoria. Vivono l'energia, la praticano, forse la inventano: si dimostra negli effetti, ma essi non pronunciano una parola al riguardo.<br />La loro energia si ''manifesta''. [...] quasi arrivano a ripetere la frase di Pascal: "''È necessario non dormire''". Si direbbe che il sonno li abbia abbandonati, che anch'esso sia emigrato a Miami. ([[Jean-Paul Sartre]]) *I [[sogno|sogni]] discesi nella storia e nella politica producono violenze, guerre e regimi dispotici. Questa è in fondo la differenza fra [[Don Chisciotte]] e Che Guevara, uno degli ultimi [[mito|miti]] politici, il cui sogno fece prigionieri e vittime lungo la strada, nemici, traditori e dissidenti, ''campesinos'', per concludersi con la sua stessa uccisione. ([[Marcello Veneziani]]) *Non era solo un intellettuale, era l'essere umano più completo del nostro tempo. ([[Jean-Paul Sartre]]) *Quest'uomo era ministro quando è andato in Bolivia. Lo vedete voi un ministro di qualunque paese del mondo, che rinuncia alla propria posizione [...] per andare a combattere in un altro paese, per un'idea, per una grande idea che è quella del cambiamento, del riscatto dei più deboli? Credo che sia non tanto un mito quanto una vera utopia. ([[Marco Rizzo]]) *Scusi, della "Che Guevara" c'avete anche i borselli? (''[[Sole a catinelle]]'') *''Ti ho conosciuto bambino | lì, in quella terra di Cordoba argentina | mentre giocavi tra i pioppi e il granturco, | le mucche delle vecchie fattorie, i braccianti... || Non ti ho più rivisto, finché un giorno seppi | che eri luce insanguinata, il nord, | quella stella | che ogni attimo bisogna guardare | per sapere dove ci troviamo.'' ([[Rafael Alberti]]) *Uno che lo ha conosciuto dice: «Ricordo uno sguardo limpido come l'alba». È stato un simbolo; in un certo momento, non vi era camera di studente dove non fosse appeso il suo ritratto: un volto bello, incorniciato dalla barba, i capelli folti e ricciuti, gli occhi vividi e ironici.<br />[...] nato in una «buona» famiglia argentina è caduto su una montagna boliviana, combattendo. Medico, è andato fra i lebbrosi, ha fatto lo scaricatore di banane, il fotografo ambulante, lo sguattero, l'infermiere.<br />Di educazione borghese — la madre gli aveva insegnato le lingue e l'amore per la poesia, il padre, ingegnere, il senso della giustizia sociale — era diventato un rivoluzionario.<br />Da ragazzo, i suoi compagni di gioco erano i figli dei diseredati delle bidonvilles di Cordoba, l'esempio che lo suggestionava di più era quello di [[Mahatma Gandhi|Gandhi]]: ma non credeva che si potesse distruggere il privilegio senza ricorrere alla violenza. ([[Enzo Biagi]]) *Vent'anni fa moriva Ernesto Che Guevara. Allora, come negli anni immediatamente successivi, le contingenze storiche e le passioni politiche impedirono, a coloro che rifiutavano di fare dell'Italia "un altro Vietnam" un'analisi serena della figura e dell'opera del "comandante". Oggi, a tanti anni di distanza, una simile analisi può e deve essere fatta. Ed allora ciò che rimane, l'ammaestramento vero di una simile vicenda, non è nei sogni ormai ingialliti di un marxismo agonizzante, ma nell'esigenza di un rovesciamento radiale della società, in un'immagine della rivoluzione come atto assoluto, come gesto puro ben oltre gli angusti limiti del marxismo storico. Ecco, Che Guevara come rivoluzionario assoluto: così ci piace ricordarlo. Alfiere di un'utopia che proprio nella sconfitta realizza i suoi valori morali, sottraendosi al banale e corruttore compito della gestione cui l'eventuale vittoria l'avrebbe destinato. ([[Massimo Fini]]) ===[[Gianni Alemanno]]=== *Che Guevara è uno dei leader di [[sinistra]] che anche a [[destra]] apprezziamo. *Che Guevara voleva portare la democrazia in America Latina. *È vero, sparava a quelli che a [[Cuba]] facevano le speculazioni edilizie. Voleva cambiare. ===[[Fidel Castro]]=== *Il Che portò le idee del [[marxismo-leninismo]] alla loro espressione più fresca, più pura, più rivoluzionaria. *Ricordo sempre il Che come una delle persone più straordinarie, uno degli uomini più nobili e disinteressati che io abbia mai conosciuto. *Se volessimo esprimere come aspiriamo che siano i nostri combattenti rivoluzionari, i nostri militanti, i nostri uomini, dovremmo dire senza vacillare in alcun modo: che siano come il Che! Se volessimo esprimere come vogliamo che siano gli uomini delle future generazioni, dovremmo dire: che siano come il Che! Se volessimo dire come desideriamo che siano educati i nostri bambini, dovremmo dire senza vacillare: vogliamo che si educhino nello spirito del Che! Se volessimo un modello di uomo, un modello di uomo che non appartiene a questo tempo, un modello di uomo che appartiene al futuro, dico di cuore che questo modello senza una singola macchia nella sua condotta, senza una singola macchia nel suo atteggiamento, senza una singola macchia nella sua esistenza, questo modello è il Che! Se volessimo esprimere come desideriamo che siano i nostri figli, dovremmo dire con tutto il cuore di veementi rivoluzionari: vogliamo che siano come il Che! ===[[Francesco Guccini]]=== *''Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto, | sapere a brutto grugno che Guevara era morto: | in quel giorno d'ottobre, in terra boliviana | era tradito e perso Ernesto "Che" Guevara...'' *''"Che" Guevara era morto, ma ognuno lo credeva | che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva...'' *''Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa | che "Che" Guevara è morto, forse non tornerà, | ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni | e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni. || Da qualche parte un giorno, dove non si saprà, | dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà''. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Ernesto Che Guevara, ''America latina. Il risveglio di un continente'', traduzione di aa. vv., Feltrinelli. *Ernesto Che Guevara, ''La storia sta per cominciare: una biografia per immagini'', a cura di Victor Casaus, traduzione di Lucia Taddeo, Oscar Mondadori, Verona, 2005. *Ernesto Che Guevara, ''Latinoamericana: un diario per un viaggio in motocicletta'', traduzione e cura di Pino Cacucci e Gloria Corica, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1998. *Ernesto Che Guevara, ''Lettere scelte'', traduzione di Irina Bajini, Baldini&Castoldi, Milano, 1996. ISBN 88-8089-159-6 *Ernesto Che Guevara, ''Opere'', traduzione di Aa. Vv., a cura di Carlos Varela, Feltrinelli, 1968-1969. *Ernesto Che Guevara, ''Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967'', a cura di Laura Gonsalez, Einaudi, 1969. *Ernesto Che Guevara, ''La guerra di guerriglia'', traduzione di Bajini I., Dalai Editore, Giugno 2003. ISBN 978-88-84903471 *Ernesto Guevara Lynch, ''Mio figlio il Che'', traduzione di Giorgio Magrini, Sperling & Kupfer Editori, Piacenza, 1997. *Leonardo Facco, ''C'era una volta il Che. Ernesto Guevara, tutta un'altra storia'', Simonelli Editore, Milano, 2008. ISBN 8876472401 *[[Paco Ignacio Taibo II]], ''Senza perdere la tenerezza: Vita e morte di Ernesto Che Guevara'', Il Saggiatore, Milano, 2012. ISBN 978-884281781-9 ([http://books.google.it/books?id=ST8rUcRpifYC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false Anteprima su Google Libri]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Guevara, Che}} [[Categoria:Comunisti]] [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Medici argentini]] [[Categoria:Politici argentini]] [[Categoria:Rivoluzionari argentini]] [[Categoria:Scrittori argentini]] 93w9197oajevooh3lxq85p5rgq6ea05 Walt Whitman 0 384 1409546 1392734 2026-04-05T14:57:18Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409546 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Whitman at about fifty.jpg|thumb|Walt Whitman in una foto del 1869 circa]] {{indicedx}} '''Walter Whitman''', meglio conosciuto come '''Walt Whitman''' (1819 – 1892), poeta, scrittore e giornalista statunitense. ==Citazioni di Walt Whitman== *A paragone con la famosa epica greca, e altre minori dopo di quella, i supporti spinali della [[Bibbia]] sono semplici e magri. Tutta la sua storia, le biografie, le narrazioni, ecc., sono come perle su un filo, a indicare l'eterno bandolo della volontà e del potere Deifico. Tuttavia, con solo quella profondissima fede come impulso, e quella volontà Deifica come visibile, o invisibile, tema, essa spesso trascende i capolavori dell'Ellade, e invero ogni capolavoro. Le metafore audaci oltre il credibile, l'anima libera da ogni legge, stravagante agli occhi nostri, il fuoco dell'amore e dell'amicizia, il bacio fervido – povera di argomentazione e logica, ma insuperata in proverbi, nell'estasi religiosa, nei suggerimenti della mortalità comune e della morte, i grandi livellatori dell'uomo – lo spirito ogni cosa, le cerimonie e le forme delle chiese nulla – la fede illimitata, e la sua immensa sensuosità immensamente spirituale – una incredibile, onni-abbracciante non-mondanità e illetterata rozzezza che sa di rugiada (agli antipodi dall'assorbimento commerciale del secolo diciannovesimo e le sue morbose raffinatezze) – niente dubbi che spaccano il capello, non bronci malsani e sospiri, non «Amleto», non «Adonais», non «Thanatopsis», non «In Memoriam».<ref>Whitman si riferisce ai lavori di [[William Shakespeare]], [[Percy Bysshe Shelley]], [[William Cullen Bryant]] e [[Alfred Tennyson]].</ref><ref group="fonte">Da ''La Bibbia come poesia''; in ''Giorni rappresentativi e altre prose'', pp. 529-530.</ref> *Ai giovani letterati voglio dare tre bei consigli: Primo, non scrivete poesia; secondo idem; terzo idem.<ref group="fonte" name=signal>Da un'intervista rilasciata a ''The Signal'', febbraio 1888; citato in Emanuele Buzzi, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2005/agosto/20/Whitman_ragazzi_non_scrivete_poesia_co_9_050820018.shtml Whitman: ragazzi, non scrivete poesia]'', ''Corriere della Sera'', 20 agosto 2005, p. 31.</ref> *[[Calamo aromatico|Calamus]] è parola assai usata da noi e designa tanto una pianta che il suo rizoma aromatico, con uno stocco alto tre piedi, cresce in tutti gli Stati settentrionali e centrali. Il senso simbolico, mistico che esso ha nel mio libro deriva probabilmente da questo fatto, che il Calamus presenta uno stelo erboso, grosso e robusto, ed è impregnato di un aroma soave, gradito, pungente.<ref group="fonte">Da una lettera a un corrispondente inglese; citato in ''Foglie d'erba'', nota a p. 726.</ref> *[[Guerra di secessione americana|Guerra di Secessione]]? No, fatemela chiamare guerra dell'Unione. Seppure, comunque la si chiami, ci è ancora troppo vicina – troppo immensa, sì da oscurarci – i suoi rami ancora informi (ma certi) e protesi troppo lontano nel futuro – quelli più significativi e più poderosi ancora da nascere. Una grande letteratura dovrà tuttavia sorgere da quell'èra di quattro anni, quelle scene – un'èra in cui sono compressi secoli di passione nazionale, quadri di prima grandezza, tempeste di vita e di morte – una miniera inesauribile per le storie, il dramma, il romanzo e anche la filosofia dei popoli a venire – invero la vertebra della poesia e dell'arte (e anche del carattere personale) per tutta la futura America – di molto più grandiosa, a mio parere, se affidata a mani capaci, dall'assedio di Troia per [[Omero]] o delle guerre con la Francia per {{sic|[[William Shakespeare|Shakspere]]}}.<ref group="fonte">Da ''Morte di Abramo Lincoln''; in ''Giorni rappresentativi e altre prose'', p. 700.</ref> *La [[Guerra di indipendenza americana|Rivoluzione Americana]] del 1776 è stata null'altro che un grande sciopero, riuscito quanto agli obiettivi immediati – ma se un successo pieno, a giudicarlo col metro dei secoli e col grande pendolo del tempo, resta ancora da vedere. La [[Rivoluzione francese|Rivoluzione Francese]] è stata uno sciopero in tutti i sensi, e sciopero tremendo e spietato, contro secoli di cattiva paga, ingiusta distribuzione della ricchezza e monopolio ingordo dei pochi che diguazzavano in agi superflui di contro alla vasta massa del popolo lavoratore costretta alla vita più squallida.<ref group="fonte">Da ''La questione degli scioperi e del vagabondaggio''; in ''Giorni rappresentativi e altre prose'', p. 693.</ref> *Senza dubbio ho meritato i miei [[amico e nemico|nemici]], ma non sono sicuro di aver meritato i miei [[amico e nemico|amici]].<ref>«''I no doubt deserved my enemies but I don't believe I deserved my friends.''» Commento pronunciato dopo aver finito di leggere una lettera di John Hay del 22 luglio 1888.</ref><ref group="fonte">{{en}} Citato in Horace Traubel, ''Walt Whitman in Camden'', vol. I, 1906, [https://whitmanarchive.org/criticism/disciples/traubel/WWWiC/1/med.00001.html#p060.2 p. 60].</ref> *Uno [[scrittore]] perfetto potrebbe far sì che le parole cantino, ballino, bacino, portino bambini, piangano, sanguinino, s'infurino, pugnalino, rubino, cannoneggino, pilotino navi, saccheggino città, carichino di cavalleria o fanteria, o facciano qualunque cosa possano fare l'uomo o la donna o le forze della natura.<ref group="fonte">Dall'articolo postumo ''An American Primer'', ''The Atlantic Monthly'', aprile 1904; citato nella prefazione ''«Chi fa tanto caso a un miracolo?». Come leggere la poesia di Walt Whitman'' di [[Antonio Spadaro]], p. 17 in Walt Whitman, ''Canto una vita immensa'', a cura di Antonio Spadaro, Ancora, Milano, 2009. ISBN 88-514-0632-4</ref> *Vi svelerò che i migliori soggetti letterari sono [[individualismo|individualisti]], lasciano uscire ciò che hanno dentro di loro, si danno una scossa completa e libero sfogo. Ciò è vero, specialmente in America, dove il pensiero non è ostacolato e gli uomini sono liberi.<ref group="fonte" name=signal/> ==''Foglie d'erba''== ===[[Incipit]]=== ''Senti, m'informò l'anima,<br />Scriviamo per il corpo (siamo infatti una cosa), [[Verso|versi]] tali,<br />Che, dopo morte, dovessi invisibil tornare,<br />O, più tardi, più tardi, in altre sfere, <br />A un gruppo di compagni i miei canti riprendere, <br />(In accordo con suono, alberi, venti della terra, tumulto delle onde),<br />Possa con soddisfatto sorriso continuare,<br />A sempre riconoscere miei questi versi – come, qui ed ora, per la prima volta,<br />Firmando per anima e corpo, il nome mio v'appongo,'' :::::::::[[File:Walt Whitman signature.svg|210 px]] ===''Dediche''=== *''Io canto l'[[individuo]], la singola persona, | al tempo stesso canto la Democrazia, la massa. || L'organismo, da capo a piedi, canto, | la semplice fisionomia, il cervello da soli non sono degni della Musa: la Forma integrale ne è ben più degna, | e la Femmina canto parimenti che il Maschio. | Canto la vita immensa in passione, pulsazioni e forza, | lieto, per le più libere azioni che sotto leggi divine si attuano, | canto l'Uomo Moderno.'' (''Io canto l'individuo'', p. 7) *''Tu che celebri il passato, | e hai esplorato l'esterno, la superficie delle razze, la vita che si è già mostrata, | che hai considerato l'uomo come creatura di politica, collettività, regnanti e preti, | io, abitante degli Allegani, che lo considero come è in se stesso, di suo pieno diritto, | e tasto il polso della vita che ben di rado si è mostrata, (il grande orgoglio dell'uomo in se stesso,) | io, cantore della Personalità, che abbozzo ciò che ancora deve essere, | io proietto la storia del futuro.'' (''A uno [[storico]]'', pp. 9-10) *''Quando lessi il libro, la celebre [[biografia]] | questa dunque (mi dissi) ciò che l'autore chiama la vita d'un uomo? | Così qualcuno, quando sarò morto, scriverà la mia? | (Come se alcuno in effetti sapesse qualcosa della mia vita, | quando io stesso sovente considero il poco o nulla che so della mia vita vera, | solo pochi accenni, qualche fioco e pallido indizio, qualche traccia indiretta, | che cerco qui d'indagare per uso mio proprio.)'' (''Quando lessi il libro'', p. 14) *''Agli Stati, a ciascuno di essi, a ogni città degli Stati: "Resistete molto, obbedite poco", | basta [[ubbidienza|obbedire]] ciecamente una volta, per esser in pieno asserviti, | e una volta asserviti, nessun popolo, o stato, o città di questa terra può riconquistare la libertà.'' (''Agli Stati'', p. 15) *''Imperturbabile, a mio agio con la natura, | signore o signora di tutto, sicuro nel mezzo delle cose irrazionali, | impregnato come esse, passivo, ricettivo, silente com'esse, | scopro che le mie preoccupazioni, povertà, fama, debolezze, delitti sono meno importanti di quanto pensavo, | verso il Golfo del Messico, o Mannahatta o il Tennessee, o l'estremo Nord o l'entroterra, | rivierasco, o boscaiolo, o agricoltore in ciascuno di questi stati, o in quelli della costa, o dei laghi o nel Canadà, | ovunque viva la mia vita, oh, essere equilibrato in ogni contingenza, | e confrontare la notte, le bufere, la fame, il ridicolo, gli accidenti, le sconfitte, come sanno le piante e gli animali.'' (''Imperturbabile'', pp. 16-17) *''Poeti venturi! oratori, cantanti, musicisti venturi! | Non l'oggi può giustificarmi o spiegare ciò che io sono, | ma voi, novella stirpe originale, atletica, continentale, maggiore di quante si conoscano, | sorgete! spetta a voi giustificarmi. || Per conto mio scrivo appena una parola o due, che preludono al futuro, | non faccio che avanzare un istante, e volgermi, e rituffarmi nella tenebra. | Io sono colui che va in giro, né mai veramente s'arresta, che lascia cadere su di voi, per caso, uno sguardo e subito volge la faccia, | a voi commettendo il compito di provarlo e definirlo, | attendendosi le cose più importanti da voi.'' (''Poeti venturi'', pp. 19-20) *''[[Straniero]], se passando m'incontri e vorresti parlarmi, perché non dovresti parlarmi? | E perché non dovrei io parlare a te?'' (''A te'', p. 20) *''Tu, [[lettore]], che palpiti di vita, orgoglio, amore, al pari di me, | a te, dunque, i canti che seguono.'' (''Tu lettore'', p. 20) ===''Partito da [[Long Island|Paumanok]]''=== *''Con passo fermo e costante avanzano, e mai non si fermano, | successioni di uomini, Americani, cento milioni, | una generazione recita la sua parte e scompare, | un'altra generazione recita la sua parte e a sua volta scompare, | con facce volte di fianco, o all'indietro, verso me, per ascoltare | con sguardi retrospettivi puntati su di me.'' (2, p. 24) *''Morti poeti, filosofi, preti, | martiri, artisti, inventori, governi da tempo scomparsi, | foggiatori di lingue su altre rive, | nazioni un giorno possenti, ora ridotte, rattratte e desolate, | non oso procedere oltre finché rispettosamente non v'abbia dato credito di quanto avete lasciato e a queste rive è pervenuto, | io l'ho esaminato (passandoci nel bel mezzo,) e riconosco che è ammirevole, | ritengo che nulla possa essere più grande, nulla meritare di più di quanto esso merita, | mentre lo contemplo con attenzione, a lungo, e poi lo congedo, | e assumo il mio posto, qui, con il mio tempo.'' (5, p. 26) *''L'[[anima]], | in sempiterno, – più a lungo di quanto la terra rimanga solida e bruna – più a lungo del flusso e riflusso delle onde.'' (6, p. 26) *''Dico che nessun uomo è mai stato abbastanza devoto, neppure la metà del necessario, | nessuno ha mai adorato o venerato, neppure la metà del necessario, | nessuno ha ancora cominciato a considerare quanto divino egli sia, quanto indubbio il futuro. || Affermo che la vera, durevole grandezza di questi Stati dev'essere la loro [[religione]], | altrimenti non si avrà mai né vera né durevole grandezza; | (né carattere né vita né durevole grandezza, | nessuna terra, né uomo, né donna senza religione.)'' (7, p. 28) *''Quando nell'Alabama passeggiavo il mattino, | ho visto la femmina del [[mimo settentrionale|mimo]] accovacciata sul nido tra i rovi, covare le sue uova. || Ho visto anche il maschio, | e mi sono fermato a udirlo da presso gonfiare la gola e giocondo cantare. || Mentre colà m'attardavo, mi venne in mente che ciò per cui cantava non si trovasse tutto là, | che non cantasse soltanto per la sua compagna o per sé, né che tutto gli venisse dagli echi ripercosso, | ma sottile, occulto, remoto, | trasmettesse un messaggio e un dono celasse per coloro che stavano nascendo.'' (11, pp. 30-31) *[...] ''e mostrerò che nulla può accadere che sia più bello della [[morte]],'' [...]. (12, p. 32) [[Immagine:Whitman, Walt (1819-1892) - 1855 - Da front. di Foglie d'Erba.gif|thumb|Walt Whitman, raffigurato sulla copertina di ''Foglie d'erba'', edizione 1855]] *''Chiedeva forse qualcuno di vedere l'[[anima e corpo|anima]]? | Guarda la tua forma, il tuo aspetto, persone, sostanze, animali, alberi, i fiumi correnti, le rocce, le sabbie. || Tutti contengono gioie spirituali, che più tardi emanano; | come può il [[anima e corpo|corpo]] vero morire e venire sepolto? || Del tuo vero corpo, e del vero corpo di ciascun uomo, di ciascuna donna, | ogni elemento sfuggirà alle mani dei becchini trasmigrando verso sfere appropriate, | seco recando quanto l'ha arricchito, dall'istante della nascita all'ora della morte. || I caratteri disposti dallo stampatore non rendono l'impressione, il significato, il senso principale, | più di quanto la sostanza e la vita di un uomo non lo rendano nel corpo e nell'anima, | indifferentemente, prima della morte o dopo la morte. || Osserva, il corpo comprende e afferma il significato, lo scopo principale, include e afferma l'anima; | chiunque tu sia, quanto superbo e divino è il tuo corpo, o ciascuna sua parte!'' (13, pp. 32-33) ===''Il canto di me stesso''=== *''Io celebro me stesso, io canto me stesso, | e ciò che io suppongo devi anche tu supporlo | perché ogni atomo che mi appartiene è come appartenesse anche a te.'' (1, p. 41) *''Credevi che mille acri fossero molto? credevi che la terra fosse molto? | Ti sei esercitato tanto per imparare a leggere? | Ti sei sentito così superbo perché intendevi il senso delle poesie? || Fèrmati oggi con me, fèrmati questa notte, e tu capirai l'origine di tutte le poesie, | possederai il bene della terra e del sole (sono rimasti ancora milioni di soli,) | non riceverai più le cose di seconda, terza mano, non dovrai più guardare attraverso gli occhi dei morti, né nutrirti di spettri nei libri, | non dovrai guardare attraverso gli occhi miei, né ricevere sensazioni per mezzo mio, | percepirai d'ogni parte suoni e li filtrerai attraverso te stesso.'' (2, pp. 42-43) *''Un bambino mi chiese "Che cosa è l'[[erba]]?" recandone a me piene mani, | come rispondere al bimbo? Non meglio di lui so che sia. || Penso debba essere l'emblema della mia inclinazione, tessuto della verde stoffa della speranza. || O penso sia il fazzoletto del Signore, | un dono aulente, un ricordo, lasciato cadere apposta | che reca il nome del proprietario in qualche angolo, onde possiamo vederlo e notarlo e chiederci "Di chi sarà mai?" || O penso che l'erba sia un bimbo, il bimbo nato dalla vegetazione.'' (6, p. 46) *''Alcuno ha mai ritenuto che il [[nascita e morte|nascere]] sia una fortuna? | M'affretto a informarlo che uguale fortuna è [[morte|morire]], come io ben so. || Io valico la morte con il moribondo, la nascita con il bimbo appena lavato, e non sono tutto contenuto tra cappello e stivali, | e scruto multipli oggetti, non due che siano uguali, e tutti buoni, | buona la terra, buone le stelle, buoni i loro annessi.'' (7, p. 48) *''O [[bue|buoi]], che fate tinnire il giogo e le catene, o v'attardate, in un'ombra di foglie, che mai esprimete con i vostri occhi? | Mi pare valga assai più d'ogni pagina a stampa, che abbia mai letto in vita mia.'' (13, p. 54) *[...] ''non definisco la [[tartaruga]] indegna perché non è qualcos'altro,'' [...]. (13, p. 54) *''Vi hanno detto che è bene [[vittoria e sconfitta|vincere]] le [[battaglia|battaglie]]? | Io vi assicuro che è anche bene [[sconfitta|soccombere]], che le battaglie sono perdute nello stesso spirito in cui vengono vinte. || Io batto i tamburi per i morti, | per loro imbocco le trombe, suono la marcia più sonora e più gaia. || Gloria a quelli che sono caduti! | A quelli che persero in mare le navi di guerra! | A quelli che scomparvero in mare! A tutti i generali che persero battaglie, e a tutti gli eroi che furono vinti! | A gli infiniti eroi ignoti, eguali ai più sublimi eroi famosi.'' (18, p. 61) *''In ogni persona ritrovo me stesso, non uno che mi superi, non uno che valga un chicco d'orzo di meno, | e il bene e il male che dico di me lo dico pure di loro.'' (20, p. 63) *''Io so che sono solido e sano, | verso me i convergenti oggetti dell'universo perpetuamente fluiscono, | tutti recano scritte per me, e io devo decifrare il senso di queste scritte. | Io so che sono immortale, | so che quest'orbita mia non può venir misurata dal compasso del falegname, | so che non dileguerò come l'ardente cerchio che nella notte un bambino traccia con un tizzone acceso. || Io so di essere augusto, non mi tormento lo spirito perché rivendichi i meriti suoi e si faccia capire, | vedo che le leggi elementari non chiedono mai scusa, | (ritengo dopo tutto di non comportarmi con orgoglio maggiore della livella, con l'aiuto della quale edifico la mia casa.)'' (20, p. 63) *''Esisto come sono, e tanto mi basta, | se nessuno nel mondo lo sa me ne resto tranquillo, | se ognuno e tutti lo sanno me ne resto tranquillo.'' (20, p. 63) *''Io sono il poeta della [[maschio e femmina|donna]] come lo sono dell'[[maschio e femmina|uomo]], | e dichiaro che è grande esser donna così come è grande esser uomo, | e dichiaro che nulla è più grande della madre degli uomini.'' (21, p. 64) *''Parola d'una fede che mai non inganna, | ora o in futuro è lo stesso per me, accetto il [[Tempo]] in senso assoluto. || Quello solo è senza pecche, quello solo colma e completa tutto, | solo quella mistica meraviglia elusiva completa tutto.'' (23, p. 67) *''Walt Whitman, un cosmo, figlio di Manhattan, | turbolento, carnale, sensuale, che mangia, che beve e procrea, | non un sentimentale, non uno che si considera superiore agli uomini e alle donne, o vuole starsene in disparte, | non modesto più che immodesto.'' (24, p. 68) *''Per mezzo mio le molte voci a lungo silenti, | voci dell'interminabile generazione di prigionieri e di schiavi, | voci degli ammalati, dei disperati, dei ladri, dei contraffatti aborti, | voci dei cicli di preparazione e accrescimento, | e dei fili che legano le stelle, degli uteri e della linfa paterna, | e dei diritti di quelli che altri calpestano sotto i piedi, | dei deformi, degli uomini volgari, idioti, sciocchi, disprezzati, | nebbia nell'aria, scarabei che rotolano la loro pallottolina di sterco. || Per mezzo mio le voci proibite, | voci di sesso e lussurie, voci velate cui io rimuovo il velo, | voci indecenti, da me schiarite e trasfigurate.'' (24, pp. 68-69) *''Io credo nella carne e negli appetiti, | [[vista]], [[udito]], [[tatto (senso)|tatto]] sono miracoli, e ogni parte, ogni frammento di me è un miracolo. || Divino io sono al diritto e al rovescio e rendo santo ciò che tocco o mi tocca, | l'odore di queste ascelle è aroma più delicato delle preghiere, | e più di chiese questo mio capo, più di bibbie e di tutti i credi.'' (24, p. 69) *''Contemplare un'[[alba]]! | La poca luce fa svanire le ombre diafane, immense, | l'aria sa di buono al mio palato.'' (24, p. 70) *''Abbagliante, tremenda, con che rapidità m'ucciderebbe un'alba, | se io non potessi ora e sempre irraggiare un'alba da me. || Noi pure sorgiamo, abbaglianti e tremendi come il sole, | e fondiamo la nostra aurora, o anima mia, nella calma frescura dell'alba.'' (25, p. 71) *''Odo il coro di un'opera, | e questa è veramente [[musica]] – musica che fa per me. || Un tenore ampio e fresco come la creazione mi soddisfa, | il mutevole cerchio della bocca verso l'armonia che mi colma. || Odo la soprano ben esercitata (paragonato al suo, che lavoro è mai questo?) | l'orchestra mi lancia per orbite più ampie di quelle di Urano, | riscuote in me ardori che ignoravo di possedere, | mi fa veleggiare, io sciaguatto a piedi nudi, leccati dalle onde indolenti, | vengo sferzato da un'aspra grandine irosa, perdo il fiato, | immerso nella melata atmosfera della morfina, strozzata la mia trachea da nodi mortali, | infine liberato a sentir nuovamente l'enigma degli enigmi, | e quello che noi chiamiamo l'Essere.'' (26, p. 73) *''Tutte le [[verità]] attendono in tutte le cose, | esse non affrettano né ostacolano il loro manifestarsi'' [...]. (30, p. 75) *''Io credo che una foglia d'[[erba]] non sia meno di una giornata di lavoro compiuto dagli astri'' [...]. (31, p. 76) *[...] ''un [[topo]] è miracolo sufficiente a sgominare sestilioni d'increduli.'' (31, p. 76) *''Credo che potrei voltare la schiena e andare a vivere con gli [[animale|animali]], così placidi e contenti, | mi fermo e li contemplo per ore e ore. || Non s'affannano mai, non gemono per la loro condizione, | non vegliano al buio a piangere i loro peccati, | non mi danno disgusto discutendo sui loro doveri verso Dio, | nessuno è insoddisfatto, nessuno impazzisce per smania di possedere, | nessuno s'inginocchia davanti a un suo simile, né ad altri della sua specie vissuti migliaia di anni fa, | nessuno è rispettabile o infelice per la terra universa.''<ref group="fonte">Citato in [[Bertrand Russell]], ''La conquista della felicità'', traduzione di Giuliana Pozzo Galeazzi, Longanesi, Milano, 1969, epigrafe.</ref> (32, p. 77) *[...] ''io sono quell'uomo, ho sofferto, ero là.''<ref>Citato nel film ''[[Taxi Driver]]'' (1976). Il senatore Charles Palantine durante la sua campagna elettorale infatti dice: «Walt Whitman, nostro grande poeta, ha parlato per tutti noi quando ha detto: "''Io sono quell'uomo, io ho sofferto, io c'ero''". E oggi io dico a voi, "noi siamo il popolo, abbiamo sofferto, noi c'eravamo". Noi, il popolo, abbiamo sofferto nel Vietnam. Noi, il popolo, abbiamo sofferto e soffriamo ancora per la disoccupazione, l'inflazione, la criminalità e la corruzione.»</ref> (33, p. 85) *''Badate, io non faccio conferenze o un po' di carità, | quando io do, mi do tutto.'' (40, p. 93) *''Non ti chiedo chi sei, è cosa di nessuna importanza per me, | non puoi fare nulla, né essere nulla, se non ciò che io racchiudo in te.'' (40, p. 94) *[...] ''la mia [[fede]] è la più grande delle fedi, la più piccola delle fedi, | comprende culti antichi e moderni, e quanto v'è tra l'antico e il moderno, | persuaso che tornerò su questa terra di qui a cinquemila anni, | attendo responsi dagli oracoli, onoro gli dèi, saluto il sole, |'' [...]. (43, pp. 98-99) *''È ora che mi spieghi, – alziamoci in piedi. || Quanto è noto lo rigetto da me, | tutti gli uomini e le donne li scaglio in avanti, con me, nell'[[Ignoto]]. || L'orologio segna il minuto – ma che mai segna l'[[eternità]]?'' (44, pp. 100-101) *''Le [[nascita|nascite]] ci hanno recato ricchezza e varietà, | altre nascite ci recheranno ricchezza e varietà. || Io non giudico uno più grande e uno più piccolo, | quanto riempie il suo spazio e il suo tempo è alla pari con il resto.'' (44, p. 101) *''Schiudo l'abbaino di notte e contemplo i sistemi sparsi pel cielo, | e ciò che vedo non è che l'orlo dei più remoti sistemi. || Oltre, sempre oltre essi spaziano, in perenne espansione, | in là, più in là, ognora più in là.'' (45, p. 103) *''Pochi quadrilioni di ere, pochi ottilioni di leghe cubiche, non turbano lo spazio né lo rendono impaziente, | non sono che parti, ogni cosa non è che una parte. || Spingi lo sguardo il più lontano che puoi, oltre quello è l'illimite spazio, | conta il più alto che puoi, oltre quello vi è il tempo [[infinito]].'' (45, p. 104) *''Tu mi rivolgi anche [[domanda e risposta|domande]] e io ti ascolto, | e ti [[domanda e risposta|rispondo]] che non posso risponderti, che le risposte devi trovarle tu.'' (46, p. 105) *''Il ragazzo che amo diventa un uomo non per virtù derivata, ma di suo pieno diritto, | canaglia, piuttosto che non virtuoso per conformismo o paura'' [...]. (47, p. 106) *''Ho dichiarato che l'[[anima e corpo|anima]] non vale più del [[anima e corpo|corpo]], | e ho dichiarato che il corpo non vale più dell'anima, | e nulla, neppure Dio, per nessuno è più grande del suo proprio io,'' [...].<ref>Citato nel film ''[[Hachiko - Il tuo migliore amico]]'' (2009). Ken legge alcuni passi de ''Il canto di me stesso'' nell'[[elegie funebri dai film|elegia funebre]] per Parker: «''Ho detto che l'anima non vale più del corpo e ho detto che il corpo non vale più dell'anima, che nulla, neanche Dio, è per chiunque più grande del suo io.''»</ref> (48, pp. 107-108) *[...] ''e io ingiungo a ogni uomo, a ogni donna, che l'anima vostra resti serena e tranquilla anche davanti a un milione di universi.'' (48, p. 108) *''Ascolto e scorgo Dio in ogni oggetto, e tuttavia Dio non lo capisco affatto, | come non capisco chi mai possa esiste più straordinario di me. || Perché dovrei desiderare di vedere [[Dio]] meglio di quanto non lo veda oggi? | Vedo qualcosa d'Iddio in ogni ora delle ventiquattro, in ogni momento di esse, | nei volti di uomini e donne vedo Dio, e nel mio volto riflesso allo specchio, | trovo lettere inviate da Dio per le strade, ognuna firmata col nome d'Iddio, | e le lascio dove si trovano, perché so che, ovunque mi rechi, | altre puntuali verranno, per sempre e per sempre.''<ref>Citato nel film ''[[Hachiko - Il tuo migliore amico]]'' (2009). Ken legge alcuni passi de ''Il canto di me stesso'' nell'[[elegie funebri dai film|elegia funebre]] per Parker: «''Ascolto e vedo Dio in ogni oggetto eppure non capisco minimamente Dio, né che possa esserci qualcuno più meraviglioso di me stesso. Io vedo Dio nei volti di uomini e donne e nel mio viso allo specchio. Trovo lettere inviate da Dio per le strade, ciascuna firmata col suo nome e le lascio lì col suo nome perché so che dovunque io vado altre verranno puntualmente sempre e per sempre.''»</ref> (48, p. 108) *''Questo vi è in me – non so che sia – ma so che vi è. || Contorto e sudato – poi il mio corpo si placa, riposa, | e dormo – dormo a lungo. || Non so che sia – è senza nome – è una parola non detta, | non si trova in alcun dizionario o favella, in simbolo alcuno. || Qualcosa che oscilla su più della terra su cui io oscillo, | la [[Creazione (teologia)|creazione]] è l'amica che con il suo abbraccio ad esso mi desta. | Potrei forse dire di più. Abbozzi! Io peroro i miei fratelli, le mie sorelle. | Vedete, fratelli e sorelle? | Non è né caos né morte – è forma, unione, piano – è la vita eterna – è la Felicità.'' (50, p. 110) *''Forse che mi [[contraddizione|contraddico]]? | Benissimo, allora vuol dire che mi contraddico, | (sono vasto, contengo moltitudini.)'' (51, p. 110) *''Anch'io non sono affatto domato, anch'io sono intraducibile, | e lancio il mio [[gridare|grido]] barbarico sopra i tetti del mondo.''<ref>La poesia viene citata nel film ''[[L'attimo fuggente]]'' (1989). Il professor Keating (interpretato da [[Robin Williams]]), infatti, dice: «"''E risuona il mio barbarico yawp sopra i tetti del mondo!''" Firmato Walt Whitman. Di nuovo lo zio Walt. Per quelli che non lo sapessero uno yawp è un ululato rauco, un grido.»</ref> (52, p. 111) *''Mi lascio in eredità alla terra, per rinascere dall'erba che amo, | se ancora mi vuoi, cercami sotto la suola delle scarpe.'' (52, p. 111) *''Se subito non mi trovi non scoraggiarti, | se non mi trovi in un posto cercami in un altro, | in qualche posto mi sono fermato e t'attendo.'' (52, p. 112) ===''Figli d'Adamo''=== *''Canto il corpo elettrico, | gli eserciti di quelli che amo mi avvolgono e io li avvolgo''. (''Canto il corpo elettrico'', 1<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992, p. 796. ISBN 88-17-14603-X</ref>) *''L'amore del [[corpo]] dell'uomo o della donna elude ogni descrizione, il corpo stesso elude ogni descrizione, | quello del maschio è perfetto, e quello della donna è perfetto.'' (''Canto il corpo elettrico'', 2, p. 118) *[...] ''il [[nuoto|nuotatore]] nudo in piscina, contemplato mentre nuota per il trasparente verde traslucido, o fluttua con il volto in alto e si lascia in silenzio cullare dalle onde dell'acqua,'' [...]. (''Canto il corpo elettrico'', 2, p. 119) *[...] ''la marcia dei [[vigile del fuoco|pompieri]] nelle loro uniformi, il guizzare dei muscoli maschili sotto i pantaloni attillati e le cinture, | il lento ritorno dall'incendio, la loro pausa d'arresto quando l'allarme riprende a squillare, tendono attenti l'orecchio, | le attitudini naturali, perfette, varie, la testa piegata, il collo curvo, il calcolo;'' [...]. (''Canto il corpo elettrico'', 2, p. 119) *''La [[donna]] contiene tutte le qualità e le tempre, | essa si trova a suo posto e si muove in perfetto equilibrio, | essa è tutte le cose debitamente velate, al tempo stessa passiva e attiva, | essa è fatta per concepire figlie non meno che figli, e figli non meno che figlie.'' (''Canto il corpo elettrico'', 5, p. 122) *''Nel capo il [[cervello]] che elude tutto, | in esso e sotto esso la radice degli eroismi.'' (''Canto il corpo elettrico'', 7, p. 124) *''Il corpo d'una [[donna]] all'incanto, | anche lei non è solo lei, ma la bulicante madre di madri, | ed è feconda di quelli che cresceranno e saranno i compagni delle madri.'' (''Canto il corpo elettrico'', 8, p. 125) *''Se qualche cosa è sacra, il corpo umano è sacro.'' (''Canto il corpo elettrico'', 8, p. 126) *''Il [[sessualità|sesso]] tutto comprende, i corpi, le anime, | significati, prove, purezze, delicatezze, risultati, promulgazioni, | canti, comandi, salute, orgoglio, il mistero materno, il latte del seme, | ogni speranza, beneficienza, dono, tutte le passioni, gli amori, le bellezze e delizie della terra, | tutti i governi, i giudici, gli dèi, le persone del mondo che hanno sèguito, | tutto questo si trova nel sesso come parte di esso, giustificazione di esso.'' (''Una donna m'attende'', pp. 127-128) *''Spontaneo me, Natura, | il giorno amante, il sole che ascende, l'amico con cui sono felice, | il braccio del mio amico, che sbadatamente mi posa sull'omero, il pendio della collina inalbato dai fiori del [[sorbo]], | lo stesso nel tardo autunno, toni rossi, gialli, lionati, purpurei, verde chiaro, verde scuro, | la ricca trapunta dell'erba, animali e uccelli, la sponda riservata allo stato naturale, le primitive mele, i ciottoli, | ammirevoli frammenti goccianti, la negligente lista di uno dopo l'altro, quando mi capita di chiamarli a me o di pensarci, | le vere poesie, (ciò che chiamiamo poesie essendo immagini appena,) | le poesie dell'intimità notturna, di uomini come me, | questa poesia pendula, timida e celata che sempre porto con me, che tutti gli uomini portano con sé'' [...].<ref>Parte di questa poesia viene letta da Noah Calhoun (interpretato da [[Ryan Gosling]]) nel film ''[[Le pagine della nostra vita]]'' (2004).</ref> (''Spontaneità'', pp. 129-130) *''Dall'oceano ondoso, la folla, gentilmente a me giunse una goccia, | e sussurrò, "Ti amo, tra poco muoio, | un lungo cammino ho percorso per guardarti appena, toccarti, | perché non potevo morire finché non t'avessi guardato, | per timore di perderti poi." || Ora che ci siamo incontrati, ci siamo guardati, siamo salvi, | ritorna in pace all'oceano, amore, | anch'io sono parte di quell'oceano, amore, non siamo così separati, | considera il grande globo, la coesione di tutto, la perfezione di tutto! | In quanto a me, a te, l'irresistibile mare ci sèpara, | e se per un'ora ci allontana, non potrà allontanarci per sempre; | non essere impaziente – un breve istante – sappi che io saluto l'aria, l'oceano, la terra, | ogni giorno al tramonto, per amor tuo, mio amore.'' (''Dall'oceano ondoso la folla'', p. 133) *[...] ''siamo mari che si confondono, siamo due di quelle onde gioconde, che a vicenda si accavallano e spruzzano, | siamo cosa è l'atmosfera, trasparente, ricettiva, pervia e impervia, | siamo neve, pioggia, freddo, tenebra, siamo ognuno il prodotto e l'influenza del globo, | abbiamo girato e girato finché siamo tornati a casa, noi due, | e abbiamo dato fondo a tutto, eccetto la libertà, a tutto, tranne la nostra gioia.'' (''Quanto a lungo ci lasciammo ingannare'', pp. 134-135) *''Istanti nativi – quando mi piombate addosso – ecco ci siete, | ora datemi solo gioie sensuali, | datemi di saziare le mie passioni, datemi la vita volgare e nuda'' [...].<ref>Recitata nel film ''[[Non c'è due senza quattro]]'' (1984). {{Cfr}} «''Istanti nativi – quando a me al fin giungete – ah, siete già qui ora. | Datemi adesso soltanto libidinose gioie, | datemi il succo delle mie passioni, datemi vita rozza e materiale.''»</ref> (''Istanti nativi'', p. 135) [[Immagine:Walt Whitman by Mathew Brady.jpg|thumb|Foto di Whitman scattata tra il 1860 e il 1865]] *''Attraversai una volta una città popolosa, imprimendomi nel cervello, per più tardi servirmene, gli aspetti, le architetture, gli usi, le tradizioni, | ebbene adesso di tutta quella città ricordo appena una donna, che per caso incontrai e che mi trattenne per amore sincero, | un giorno dopo l'altro, una notte dopo l'altra si stava insieme – tutto il resto da tempo l'ho scordato, | ricordo, ripeto, soltanto quella donna che appassionata a me si stringeva, | di nuovo andiamo in giro, amiamo, di nuovo ci separiamo, | di nuovo mi afferra per mano, e non mi lascia partire, | me la vedo accosto, con quelle labbra tristi, che tremano in silenzio.''<ref>Questa è probabilmente l'unica poesia amorosa di Whitman che sembra rivelare un'emozione sincera per una donna. Molti biografi infatti si avvalsero di questa poesia e della presunta passione per una donna conosciuta a [[New Orleans]] per respingere le accuse di [[omosessualità]], spesso indirizzate nel corso degli anni al poeta. Nel manoscritto originale tuttavia la poesia era rivolta ad un uomo: «''Attraversai una volta una città popolosa, imprimendomi nel cervello, per più tardi servirmene, gli aspetti, le architetture, gli usi, le tradizioni, | ebbene adesso di tutta quella città ricordo appena un uomo che, per amore mio, vagabondò con me, | un giorno dopo l'altro, una notte dopo l'altra stavamo insieme tutto il resto da tempo l'ho dimenticato, | ricordo, ripeto, soltanto un uomo rude e semplice, che quando partii mi tenne per mano tanto a lungo, con labbra tremanti tristi, silenziose.''» Secondo molti questo è un esempio lampante dell'autocensura di Whitman: il poeta modificò composizioni ispirate dalla passione omoerotica per esaltare sensazioni e passioni a lui estranee nell'ambito dell'amore eterosessuale. {{Cfr}} [[Franco Buffoni]], Prefazione, p. XII e Note, p. 726.</ref> (''Attraversai una volta una città popolosa'', p. 136) ===''Calamus''=== *''Pianterò folta la [[fratellanza]], come alberi lungo tutti i fiumi dell'America, lungo le rive dei grandi laghi, per tutte le praterie, | renderò le città inseparabili, con le braccia l'una al collo dell'altra, | con l'amore dei camerati, | con il virile amore dei camerati.'' (''Per te, o democrazia'', pp. 145-146) *''Del terribile dubbio delle apparenze, | della finale incertezza, che possiamo venir delusi, | che forse fiducia e speranza non siano, dopo tutto, che congetture, | che forse l'identità oltre la tomba sia appena una favola bella, | che forse le cose che percepisco, animali, alberi, uomini, colline, luminose acque fluenti, | i cieli di giorno e di notte, colori, densità, forme, siano (come indubbiamente sono) appena apparenze, e l'autentico vero debba ancora venir conosciuto,'' [...]. (''Del terribile dubbio delle apparenze'', p. 148) *''Non t'assale mai il dubbio, o sognatore, che tutto può essere [[Velo di Māyā|velo di maya]], illusione?'' (''Sei tu la nuova persona attirata da me?'', p. 152) *''Ignoto che passi, tu ignori con qual desiderio ti seguo degli occhi, | devi esser colui che cercavo, o colei che cercavo, (lo sento siccome in un sogno,) | in qualche luogo di certo ho trascorso con te una vita di gioia, | tutto ricordo, l'istante che ci incrociamo, mutevoli, amanti, casti, maturi, | tu sei cresciuto con me, sei stato fanciullo, fanciulla con me, | io ho mangiato con te, ho dormito con te, il tuo corpo non è più soltanto tuo, ha lasciato il mio corpo non più solo mio, | tu m'offri il piacere, passando degli occhi, del volto, della tua carne, e in cambio derivi piacere dalla mia barba, dal petto, e dalle mani, | io non ti devo più parlare, devo pensarti allorquando son solo, o solitario mi sveglio di notte, | e devo attendere, perché non dubito che torneremo ad incontrarci, | e allora dovrò cercare di non perderti più.'' (''A un ignoto'', p. 155) *''Quando indago la gloria conseguita dagli [[eroismo|eroi]], e le vittorie dei grandi generali, non invidio i generali.'' (''Quando indago la gloria conseguita'', p. 157) *''Due ragazzi che stretti ci avvinghiamo, | mai che uno lasci l'altro, | su e giù per le strade, e compiamo escursioni a Nord e a Sud, | godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati, | armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo, | non riconoscendo altra legge all'infuori di noi, marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce, | facciamo paura agli avari, ai servi, ai preti, respiriamo l'aria, beviamo acqua, danziamo su prati e per spiagge, | deprediamo città, disprezziamo i comodi, ci beffiamo degli statuti, cacciamo la debolezza, | compiamo le nostre scorrerie.'' (''Due ragazzi che stretti ci avvinghiamo'', pp. 157-158) *''Qui le più fragili mie foglie, eppure quelle dureranno più a lungo, | qui velo e celo i miei pensieri che non mi piace rivelare, | eppure essi mi rivelano più d'ogni altra mia poesia.'' (''Qui le più fragili foglie'', p. 158) *''Nessuna macchina per ridurre la mano d'opera, | nessuna scoperta ho fatto, | né sarò in grado alla mia morte di lasciare cospicui legati per fondare ospedali o biblioteche, | né il ricordo d'alcun atto di valore compiuto per l'America, | nessun successo letterario, o che riveli una grande intelligenza, nessun libro per gli scaffali, | ma poche canzoni che vibran nell'aria io lascio, | per i camerati e gli amanti.'' (''Nessuna macchina'', pp. 158-159) *[...] ''un giovane, che mi ama e che io amo, in silenzio si accosta, si siede accanto a me, per potermi serrare la mano, | a lungo, tra i rumori della gente che va e viene, brindisi, bestemmie, motti lubrichi, | là ce ne stiamo noi due contenti, felici d'essere insieme, scambiando rade parole, a volte nessuna.'' (''Ho intravisto'', p. 159) *''Talvolta con uno che amo ribollo d'ira, al timore d'effondere un [[amore]] che non vien corrisposto, | ma ora penso che non esista amore non corrisposto, la corresponsione è sicura in un modo o nell'altro, | (ho amato una certa persona ardentemente, e il mio amore non fu corrisposto, | eppure per quell'amore ho scritto questi canti.)'' (''Talvolta con uno che amo'', p. 161) *''Pieno di vita, adesso, ben saldo e visibile, | a quarant'anni, nell'anno ottantesimo terzo degli Stati, | a uno che vivrà di qui a un secolo, o di qui a secoli molti, | per te non ancor nato, | cercando di giungere a te. || Quando tu leggerai questi canti, io che visibile fui sarò diventato invisibile, | ora sei tu, ben saldo e visibile, che i miei poemi vivi e mi cerchi, | immaginando quanto felice saresti se io potessi trovarmi con te, diventare il tuo camerata; | ma fa come se fossi con te. (Non essere troppo sicuro che adesso non sono con te.)'' (''Pieno di vita adesso'', p. 163) ===''Salve, mondo!''=== *''Entro me la latitudine s'amplia, la longitudine si allunga, | l'Asia, l'Africa, l'Europa appartengono all'est – all'America si è provvisto con l'ovest, | a circondare la massa della terra gira il caldo [[equatore]], | a nord e a sud magicamente prillano i vertici dell'asse, | entro me vi è il giorno più lungo, il sole gira in cerchi obliqui e non tramonta per mesi, | allungato entro me, a tempo debito, il sole di mezzanotte sorge appena sull'orizzonte e subito tramonta, | entro me zone, mari, cateratte, foreste, vulcani, arcipelaghi, | Malesia, Polinesia e le grandi isole delle Antille.'' (2, pp. 167-168) *''Che cosa vedi, Walt Whitman? | Chi sono coloro che saluti, e che, uno dopo l'altro, ti salutano? || Vedo una [[Terra (pianeta)|grande meraviglia tonda]] girare per lo spazio, | vedo minuscole fattorie, villaggi, rovine, cimiteri, prigioni, fabbriche, palazzi, baracche, abituri di barbari, tende di nomadi sulla superficie, | vedo da un lato la parte in ombra dove i dormienti dormono, e dall'altro lato la parte che il sole illumina, | vedo i rapidi mutamenti accurati della luce e dell'ombra, | vedo le terre lontane, vere e vicine ai loro abitanti, come la mia lo è a me.'' (4, p. 169) *''Io vedo i [[marinaio|marinai]] del mondo, | alcuni stanno superando un mare in tempesta, altri alle vedette montano di guardia di notte, | alcuni vanno alla deriva senza scampo, altri hanno malattie contagiose.'' (4, p. 170) *''Vedo le [[telegrafo|linee telegrafiche]] del mondo, | vedo i fili che recano notizie di guerre, morti, perdite, guadagni, passioni della mia razza.'' (5, p. 171) ===''Canto della strada''=== *''A piedi e con cuore leggero m'avvio per la libera strada, | in piena salute e fiducia, il mondo offertomi innanzi, | il lungo sentiero [[marrone]] pronto a condurmi ovunque voglia.''<ref>Questi versi vengono recitati in parte da [[Patch Adams]] (interpretato da [[Robin Williams]]) nell'[[Patch Adams (film)|omonimo film]] a lui dedicato (1998). {{Cfr}} «''A piedi e allegro la strada aperta inbocco, | di salute e di...''».</ref> (1, p. 183) *''Credo che le imprese eroiche vennero tutte concepite all'aperto, e così pure le libere poesie, | credo che io stesso potrei fermarmi qui e operare miracoli, | credo che quanto incontrerò sulla strada mi piacerà, e che a chiunque incontri io piacerò, | credo che chiunque io vedo dovrà essere felice.'' (4, p. 185) *''A partire da quest'ora mi ordino libero di limiti e linee immaginarie, | vado ove voglio, totale e assoluto signore di me, | do ascolto agli altri, considerando bene quello che dicono, | m'arresto, ricerco, ricevo, contemplo, | dolcemente, ma con volontà incoercibile, mi svincolo dalle remore che trattenermi vorrebbero. || Inalo grandi sorsate di spazio, | l'est e l'ovest sono miei, il nord e il sud sono miei. || Sono più ampio e migliore di quanto pensassi, | ignoravo di possedere tante virtù.'' (5, p. 185) *''Ora comprendo il segreto della costituzione delle persone migliori, | crescere all'aria aperta, mangiare e dormire in armonia con la terra.'' (6, p. 186) *''Ecco la prova definitiva della [[saggezza]], | la saggezza non supera la sua prova finale nelle scuole, | la saggezza non può venire trasmessa da chi la possiede a un altro che non la possiede, | la saggezza pertiene all'anima, non è suscettibile di prove, costituisce la propria prova, | s'applica a tutte le fasi e gli oggetti e le qualità ed è soddisfatta, è la certezza della realtà e dell'immortalità delle cose, dell'eccellenza delle cose; | esiste alcunché nella fluttuante visione di tutte le cose che fuori dell'anima l'evoca.'' (6, pp. 186-187) *''Perché vi sono [[albero|alberi]] sotto i quali non posso passare senza che vasti e melodiosi [[pensiero|pensieri]] non scendano su di me? | (Ritengo che pendano da quegli alberi, d'estate come d'inverno, e facciano sempre cadere frutti sul mio passaggio;) |'' [...]. (7, p. 188) *''La [[Terra (pianeta)|terra]] non stanca mai, | la terra è rozza, silente, incomprensibile a tutta prima, la Natura è rozza e incomprensibile a tutta prima, | non scoraggiarti, continua, vi sono cose divine con cura celate, | ti giuro, vi sono cose divine più belle di quanto può dirsi a parole.'' (9, p. 189) *''Io e i miei canti non convinciamo con argomenti, similitudini, rime, | con la nostra presenza convinciamo.'' (10, p. 190) *[...] ''[[senilità|vecchiaia]] calma, distesa, ampliata dalla superba vastità universa, | vecchiaia che libera scorre sotto la dolce, incombente libertà della morte.'' (12, p. 191) ===''Sul ferry di Brooklyn''=== *''Folle di uomini e donne, con indosso le solite vesti, quanto strani voi mi sembrate! | Sul ferry-boat centinaia e centinaia attraversano il fiume per tornare a casa, mi sembrano più strani di quanto potete supporre, | e voi che solcherete il fiume da riva a riva di qui a molti anni, rappresentate per me, rappresentate per le mie meditazioni, ben più di quanto possiate supporre.'' (1, p. 199) *''Ah, che potrà esservi mai di più solenne per me e ammirevole, di [[Manhattan]], incoronata dagli alberi delle navi?'' (8, p. 204) ===''Responsorio''=== *[...] ''ciò che sempre rivela il [[poeta]] è la presenza della gradita compagnia di [[cantore|cantori]] con le loro parole, | le parole dei cantori sono le ore e i minuti della luce, ma le parole del creatore di poesie sono la luce e la tenebra in generale, | il creatore di poesie stabilisce giustizia, realtà, immortalità, | la sua visione, la sua forza circondano le cose e la razza umana, | egli è la gloria, l'essenza delle cose e della razza umana, sino al punto cui sono pervenute. || I cantori non creano, solo il Poeta crea, | i cantori sono i benvenuti, vengono capiti, appaiono assai di sovente, ma raro è stato il giorno, e parimenti il luogo, della nascita di un creatore di poesie, di Colui che risponde,'' [...]. (2, p. 212) *[...] ''i veri poeti non sono i seguaci della bellezza, magli augusti signori della bellezza;'' [...]. (2, p. 213) *''Le parole delle vere [[poesia|poesie]] vi danno ben più che poesie, | vi mettono in grado di creare voi stessi poesie, religioni, politiche, guerra, pace, norme di condotta, storie, saggi, vita quotidiana e ogni altra cosa, | equilibrano ranghi, colori e razze, credi e sessi, | non perseguono la bellezza, ma ne vengono perseguiti, | sempre, toccandoli, accosto a loro, segue la bellezza, che arde dal desiderio ed è malata d'amore.'' (2, p. 213) ===''Nostro antico fogliame''=== *[...] ''la [[rondine]] sfrecciante, la distruttrice d'insetti, che in autunno s'avvia verso il sud, ma all'inizio della primavera torna la nord,'' [...]. (p. 220) *[...] ''si ritrae col trionfale cinguettío, l'[[tiranno (uccello)|uccello-tiranno]] che del becco, per scherzo, ha punto il [[corvo]] – e anch'io cinguetto in trionfo,'' [...]. (p. 221) *[...] ''nelle foreste del [[Canada|Canadà]], l'[[alce]], grosso come un bue, cui i cacciatori non concedono scampo, disperato s'impenna sulle zampe posteriori e springa su le anteriori, gli zoccoli affilati come coltelli'' [...]. (p. 222) ===''Un canto di gaudi''=== *''Oh, la gioia del mio spirito – dalla gabbia è fuggito – e come un fulmine guizza! | Non basta più avere il globo intero e una certa estensione di tempo, | voglio migliaia di globi, e tempo infinito.'' (p. 225) *''Oh, mentre vivo, essere un signore della vita, non uno schiavo,''<ref name=gaudi>Molti dei versi tratti da queste ultime strofe di ''Un canto di gaudi'' vengono fatti leggere a turno agli alunni dal professor Keating nel film ''[[L'attimo fuggente]]'' (1989).</ref>'' | affrontare la vita come un conquistatore possente, | non irritazioni né accidia, non più lamenti o critiche, o scherni, | a queste leggi superbe dell'aria, dell'acqua, della terra provare l'anima impervia, | e che nulla d'estremo potrà mai più soggiogarmi.'' (p. 231) *''Oh, lottare con scarsissime possibilità, impavido affrontare nemici! | Trovarsi completamente solo contro essi, provare quanto si può sopportare! | Fissare negli occhi lotta, tortura, prigione, l'odio di tutti! | Salir sul patibolo, avanzare contro le bocche dei fucili con indifferenza assoluta! | In verità esser Dio!''<ref name=gaudi/> (p. 232) *''Oh, fare ormai della propria vita un poema di gaudi novelli! | Danzare, batter le mani, esultare, urlare, saltare, balzare, rullare sempre, sempre fluttuare, | essere un marinaio del mondo, che salpa verso tutti i porti, | essere un [[vascello]] (guardate infatti le [[vela (sistema di propulsione)|vele]] che al sole spiego e al vento,) | un vascello che gonfia veloce le vele, ed è colmo di ricche parole, colmo di gaudi.''<ref name=gaudi/> (p. 232) ===''Canto della scure''=== *[...] ''la fitta fila di [[muratore|muratori]] con la cazzuola nella destra, che costruiscono il lungo muro laterale, duecento piedi dalla facciata alla parete di fondo, | il flessibile alzarsi e piegarsi dei dorsi, il tintinnìo continuo della cazzuola contro i [[mattone|mattoni]], | i mattoni, uno dopo l'altro, vengono inseriti, ciascuno a suo posto, a regola d'arte, e sistemati con un colpo del manico della cazzuola, | i mucchi dei materiali, la calce sul giornello, continuamente riempito dai manovali,'' [...]. (3, p. 238) *[...] ''nulla dura quanto le [[qualità]] personali.'' (4, p. 239) *''Una grande [[città]] è quella che ha gli uomini, le donne più grandi, | anche con poche meschine capanne resta la più grande città della terra.'' (4, p. 240) ===''Canto dell'esposizione''=== *''Ah, poco importa all'[[operaio]], | quanto vicino a Dio il suo lavoro l'esalti, | l'Operaio amoroso nel tempo e nello spazio.'' (1, p. 251) *''Da tanto tempo, tanto, cresce l'erba, | da tanto tempo, tanto, cade la pioggia, | da tanto tempo la terra gira.'' (1, p. 251) *''Non devi temere, o Musa! usi e giorni del tutto nuovi ti accolgono e circondano, | onestamente ammetto che questa razza è strana, assai strana, di foggia novella, | e tuttavia è sempre l'antica razza umana, identica e dentro e fuori, | volti e cuori gli stessi, gli stessi affetti e desiderî, | lo stesso antico amore, bellezza e modo d'usarne gli stessi.'' (5, p. 254) *''Abbasso i temi della [[guerra]]! abbasso, anzi, la guerra stessa! | Scomparso dalla mia vista orripilata, per mai più ritornarvi, quello spettacolo di anneriti cadaveri monchi! | Quello scatenato inferno, quelle incursioni sanguinose, che s'addicono alle feroci tigri, ai lupi dalla pendula lingua, non a uomini ragionevoli,'' [...]. (7, p. 257) *''Tu, anche tu, un [[Mondo]], | con le tue immense geografie, molteplici, diverse, remote, | da te fuse in un solo – in un comune globale linguaggio, | un destino comune e indivisibile, un destino per Tutti.'' (8, p. 259) ===''Canto della sequoia''=== *''Mormorato dalle miriadi delle sue foglie, | scendeva dall'erma vetta, alta duecento piedi, | emanava dal tronco possente e dai rami, dalla corteccia spessa un buon piede, | questo canto delle stagioni e del tempo, canto non solo del passato, canto anche del futuro.'' (1, p. 266) {{NDR|descrivendo una [[sequoia]]}} *''Senza mestizia cadiamo, maestosi fratelli, | noi che con tanta grandezza il nostro tempo abbiamo compiuto, | con il calmo consenso della Natura, con tacita immensa delizia, | noi salutiamo ciò per cui operammo in passato, | e cediam loro il campo. | Per essi, da lungo tempo predetti, | per più superba razza, destinata essa pure a compiere il tempo suo con grandezza, | a quelli noi abdichiamo, in essi sopravviviamo, monarchi della foresta!'' (1, p. 266) *''Il fulgido, aurato spettacolo della [[California]],'' [...]. (2, p. 269) [[File:Walt Whitman cph.3b29434.jpg|thumb|Foto di Whitman nel 1870]] *''Arrivato pur ora a un mondo novello, è vero, ma da gran tempo in formazione, | vedo il genio moderno, figlio del reale e dell'ideale, | che sgombra il terreno per l'ampia umanità, la vera America, erede di un così maestoso passato, | per costruire un ancor più maestoso futuro.'' (3, p. 270) ===''Un canto per le occupazioni''=== *''Noi consideriamo divine le bibbie e le religioni – e io non dico che non siano divine, | ma dico che sono nate da voi, e da voi altre volte posson nascere ancora, | non esse impartiscon la vita, voi impartite la vita, | le foglie non vengono sparse dagli alberi, né gli alberi espressi dalla terra, più di quanto esse non vengano espresse da voi.'' (3, p. 277) *''Ascoltatemi bene, o miei diletti scolari, | le dottrine, le politiche, la civiltà sgorgano tutte da voi, | statue, monumenti, tutte le cose in qualsiasi luogo iscritte trovano la concordanza in voi, | la sostanza delle storie e delle statistiche, risalendo nel passato quanto lo consentono i documenti, si trova in voi in questo momento, e così i miti e le leggende, | se in questo momento voi non respiraste e camminaste qui, dove sarebbero tutte? | I più famosi poemi sarebbero polvere, le orazioni e i drammi sarebbero un nulla.'' (4, p. 278) *''Volete cercare molto lontano? infine tornerete per certo, | trovando il meglio, o l'equivalente del meglio, in quanto vi è più familiare, | nel prossimo vostro scoprendo le persone più dolci, più forti, più amabili, | la felicità e la saggezza non in un altro luogo, ma in questo, non in un'ora diversa, ma in questa, | l'uomo nel primo che vedi o che tocchi, e sempre nell'amico, nel fratello, nel vicino più prossimo – la donna nella madre, nella sorella, nella moglie, |'' [...]. (6, p. 281) ===''Un canto della terra che ruota''=== *''Credevi che quelle fossero le [[parola|parole]], quei suoni deliziosi usciti dalle bocche dei tuoi amici? | No, le vere parole sono ben più deliziose di quelle. || I corpi umani sono parole, miriadi di parole, | (nelle migliori poesie ricompare il corpo, maschile o femminile, ben formato, naturale, vivace, | in ogni sua parte abile, attivo, ricettivo, senza vergogna o necessità di vergogna.)'' (1, p. 285) *''Tra le infinite sorelle, | tra le danze infinite delle sorelle, | sorelle centripete e centrifughe, sorelle più giovani e più vecchie, | la [[Terra (pianeta)|bella sorella]] che noi conosciamo danza anche lei con quelle.'' (1, p. 287) *''Giuro che la [[Terra (pianeta)|terra]] sarà certamente completa per colui o colei che sarà completo, | resta sbreccata e rotta solo per colui o colei che resta sbreccato e rotto.'' (3, p. 289) *''[[giovinezza e senilità|Gioventù]], ampia, lussureggiante, amorosa – gioventù piena di grazia, di vigore e di fascino, | lo sai che la [[giovinezza e senilità|Vecchiaia]] può succedere a te con grazia uguale, vigore e fascino uguale?'' (''Gioventù, giorno, vecchiaia e notte'', p. 291) ===''Uccelli di passo''=== *''In questa nostra spaziosa terra, | tra l'incommensurabile volgarità e le scorie, | chiuso e sicuro nel suo cuore centrale, | si annida il seme della [[perfezione]].'' (''Canto dell'Universale'', 1, p. 295) *''Guardate! la torreggiante [[scienza]] dagli occhi aguzzi, | come da eccelsi picchi domina il mondo moderno, | e promulga una serie di comandi assoluti.'' (''Canto dell'Universale'', 2, p. 295) *[...] ''l'[[amore]], come luce, tutto avvolge silente,'' [...]. (''Canto dell'Universale'', 2, p. 297) *''Tutto il passato lasciamo alle spalle, | noi sfociamo in un mondo più recente, più energico e più vario. | Freschi e forti stringiamo in pugno il mondo, un mondo di fatiche e di avanzate, | pionieri! O pionieri!'' (''Pionieri! O pionieri!'', p. 298) *''Noi siam del [[Colorado]], | dai picchi immani, dalle grandi sierre, dai superbi altipiani, | da miniere e burroni, dal sentiero di caccia noi giungiamo, | pionieri! O pionieri!'' (''Pionieri! O pionieri!'', p. 299) *''Chiunque tu sia, ora colloco la mia mano su di te, che sia tu la mia poesia, | sussurro, accostando le labbra agli orecchi tuoi, | ho amato molte donne e molti uomini, ma non amo nessuno più di te. | Oh, sono stato negligente e sciocco, | da lungo tempo avrei dovuto accostarmi a te, non avrei dovuto ciarlare d'altro se non di te, né cantare se non di te.'' (''A te'', p. 302) *''I pittori hanno dipinto i loro gruppi affollati e la figura centrale, | dal capo della figura centrale effondendo un [[aureola|nimbo di luce dorata]], | ma io dipingo miriadi di capi, e nessuno senza il suo nimbo di luce dorata, | per virtù della mano mia dal cervello di ogni uomo, ogni donna, il nimbo s'effonde e fluisce per sempre fulgente.'' (''A te'', p. 303) *''Tu ancora ignori chi sei, tutta la vita hai sonnecchiato sopra te stessa, | le tue palpebre è come se fossero rimaste quasi sempre chiuse, | ciò che hai fatto ti viene ricompensato con [[scherno|derisioni]], | (i tuoi risparmi, sapere, preghiere, se non ti vengono ricompensati con derisioni, in che modo ti vengono ricompensati?) || Le derisioni non sono te, | sotto quelle, entro quelle, confusamente io t'intravedo |'' [...].<ref>Questi versi vengono recitati nel film ''[[Fratelli in erba]]'' (2009) da Janet (interpretata da [[Keri Russell]]). {{Cfr}} «''Ciò che sei non l'hai mai saputo, sei stato come assopito durante tutta la vita, | le tue palpebre sono rimaste socchiuse tutto il tempo, | ciò che hai fatto già torna in guisa di sberleffi, | gli sberleffi non sono te, | sotto di loro e dentro di loro, ti scorgo in agguato.''» Da notare che il titolo originale del film ''Leaves of Grass'' è lo stesso della famosa raccolta di poesie di Whitman.</ref> (''A te'', p. 303) *''Non v'è dote alcuna in uomo o in donna che in te non riscontro, | non esiste virtù o bellezza in uomo o in donna, che non esista anche in te, con uguale eccellenza, | non v'è coraggio, tenacia in altri, che non sia uguale anche in te, | non v'è piacere in serbo per altri, che ugual piacere non sia in serbo anche per te.'' (''A te'', p. 304) *''Io nulla impongo come [[dovere|doveri]], | ciò che altri offrono come doveri, io come impulsi vitali, | (dovrei offrire come doveri i battiti del cuore?)'' (''Io e i miei'', p. 307) ===''Un corteo per Broadway''=== *''[[Manhattan]], dal volto superbo! | Camerati d'America, fino a noi l'Oriente è venuto. || Sino a noi, mia città, | dove le nostre alte bellezze di ferro e di marmo si schierano lungo i due lati, perché si cammini nello spazio che s'apre fra esse, | oggi gli Antopodi nostri sono arrivati.'' (2, p. 316) ===''Relitti marini''=== *''Fuor della culla, che perenne dondola, | dalla gola del [[mimo settentrionale|mimo]], spola musica, | dalla mezzanotte del nono mese, | per le sterili sabbie e i campi oltre, dove il bambino, fuggito dal letto, errava solo, nudo il capo, i piedi, | giù dallo spiovente alone, | su dal mistico gioco delle ombre, che s'intrecciavano e torcevano quasi fossero vive, |'' [...].<ref>Questa strofa iniziale viene recitata nel film ''[[Doc Hollywood - Dottore in carriera]]'' (1991). {{Cfr}} «''Fuor dalla culla, che perenne ondeggia, | via dalla gola del merlo, spola musicale, | dalla mezzanotte del nono mese, | dalle sterili sabbie e i campi, dove il bambino fuggito dal letto, errava solo, nudo al capo e ai piedi, | giù dall'umido alone, | sopra il mistico gioco delle ombre.''»</ref> (''Fuor della culla che perenne dondola'', p. 323) *''Due insieme! | Spirino i venti al sud, spirino i venti al nord, | e bianco spunti il giorno, nera la notte cali, | a casa, o fiumi e montagne lontano da casa, | sempre cantando, non badando al tempo, | mentre noi due insieme.''<ref>Questa strofa viene letta nel film ''[[Non c'è due senza quattro]]'' (1984). {{Cfr}} «''Soffino pure i venti del nord, | nasca il giorno o cali la notte, | a casa, o sui fiumi e montagne lontane, | cantando ed obliando il passare del tempo, | mentre noi due stiamo insieme.''»</ref> (''Fuor della culla che perenne dondola'', p. 324) *''Demone o uccello! (l'anima del fanciullo esclamò,) | è per il tuo amore che canti? o non è forse per me? | Perché io che ero un fanciullo, con lingua dormiente, ora ti ho udito, | e in un momento ho capito perché sono nato, mi sono desto, | e già mille cantori, mille canti, più limpidi, più sonori e più tristi del tuo, | mille echi gorgheggianti han cominciato a vivere in me, per non morire mai più.'' (''Fuor della culla che perenne dondola'', p. 328) *[...] ''qualcosa vi è d'immortale anche più delle stelle, | (molte le sepolture, molti i giorni e le notti che svaniscono,) | qualcosa che anche più a lungo durerà del fulgido Giove, | più a lungo del sole e dei satelliti che intorno gli girano, | o delle sorelle radianti, le Pleiadi.'' (''Di sera sulla spiaggia'', p. 336) *''Il mondo sottomarino, | foreste al fondo del mare, i rami, le foglie, | ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi, folte macchie, radure, prati rosa, | variegati colori, pallido grigio e verde, porpora, bianco e oro, la luce vi scherza fendendo le acque, | esseri muti nuotano laggiù tra le rocce, il corallo, il glutine, l'erba, i giunchi e l'alimento dei nuotatori, | esseri torpidi brucano fluttuando laggiù, o arrancano lenti sul fondo, | il [[capodoglio]] affiora a emettere lo sbuffo d'aria e vapore, o scherza con la coda, | lo squalo dall'occhio di piombo, il tricheco, la testuggine, il peloso leopardo marino, la razza, | e passioni, guerre, inseguimenti, tribù, affondare lo sguardo in quei fondi marini, respirando quell'aria così densa, che tanti respirano, | il cambiamento, volgendo lo sguardo qui, o all'aria sottile respirata da esseri, che al pari di noi su questa sfera camminano, | il cambiamento più oltre, dal nostro mondo passando a quello di esseri, che in altre sfere camminano.'' (''Il mondo sottomarino'', p. 337) ===''Lungo la strada''=== *''Della [[proprietà]] — come se persona adatta a possedere le cose, non potesse, a suo piacere, appropriarsi tutto e incorporare tutto in se stesso o se stessa; |'' [...]. (''Pensieri'', p. 349) *''Quando udii il dotto [[astronomia|astronomo]], | quando le prove e le cifre mi vennero incolonnate dinanzi, | quando mi mostrarono le carte e i diagrammi, da addizionare, dividere, calcolare, | quando, seduto nell'anfiteatro, udii l'astronomo parlare, e venire a lungo applaudito, | come improvvisamente, inesplicabilmente mi sentii stanco, disgustato, | finché, alzatomi, fuori scivolando me ne uscii tutto solo, | nella mistica umida aria notturna e, di tratto in tratto, | alzavo gli occhi a contemplare in silenzio le stelle.''<ref>Questa poesia viene recitata dal personaggio Gale Boetticher, della serie televisiva ''[[Breaking Bad]]'' e precisamente nell'episodio ''Al tramonto'', il sesto della [[Breaking Bad (terza stagione)|terza stagione]]. {{Cfr}} «''Quando ascoltai l'astronomo erudito, | quando le prove e i numeri furono messi in colonna dinanzi a me, | quando le carte e i diagrammi mi furono mostrati per aggiungerli, dividerli e misurarli, | quando, seduto, udii l'astronomo e la sua conferenza tra gli applausi della sala, | quanto presto, inspiegabilmente divenni stanco e sofferente, | finché, scivolando via, non mi misi a vagare da solo, | nella misteriosa e umida aria notturna e, di tanto in tanto, | levai lo sguardo nel perfetto silenzio verso le stelle.''» Il protagonista della serie, Walter White possiede una copia di ''Leaves of Grass'', regalatagli dallo stesso Gale.</ref> (''Quando udii il dotto astronomo'', pp. 349-350) *''Ahimè, ahi [[vita]]! domande come queste mi perseguono, | d'infiniti cortei d'infedeli, città gremite di stolti, | io che sempre rimprovero me stesso, (perché chi più stolto di me, chi di me più infedele?) | d'occhi che invano anelano la luce, scopi meschini, lotta rinnovata ognora, | dagli infelici risultati di tutto, le sordide folle anfananti, che in giro mi vedo, | degli anni inutili e vacui degli altri, e io che m'intreccio con gli altri, | la domanda, ahimè, che così triste mi persegue, – Che v'è di buono in tutto questo, o Vita, ahimè? | RISPOSTA | Che tu sei qui – che esistono la vita e l'individuo, | che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuirvi con un tuo [[verso]].''<ref>La poesia viene citata nel film ''[[L'attimo fuggente]]'' (1989). Il professor Keating (interpretato da [[Robin Williams]]), infatti, dice: «Citando Walt Whitman, "''Oh me, oh vita, domande come queste mi perseguitano. | Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. | Che v'è di nuovo in tutto questo, oh me, oh vita? | Risposta. | Che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità, | che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.''" Quale sarà il tuo verso?» Questo ed altri passaggi del monologo del professor Keating sono stati poi utilizzati dalla ''[[Apple]]'' per uno spot commerciale nel 2014. A pronunciare le battute è lo stesso [[Robin Williams]] nello spot in lingua originale ed il doppiatore del professore nel film, [[Carlo Valli]], nello spot in lingua italiana.</ref><ref>La breve poesia viene citata anche da [[Roberto Benigni]] al termine del suo spettacolo ''I Dieci Comandamenti'', andato in onda su Rai 1, il 16 dicembre 2014. {{Cfr}} ''[http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/televisione/benigni-dieci-comandamenti-talmud-poesia-whitman/1070801.shtml Benigni e i Dieci comandamenti, il passo del Talmud e la poesia di Walt Whitman citati durante lo show]'', ''Messaggero.it'', 17 dicembre 2014.</ref> (''Ahimè! Ahi vita!'', p. 350) *''Quanto tu fai e dici è per l'America un miraggio pendulo, | tu ignori la Natura – la politica della Natura, non ne hai mai appreso la grande ampiezza, rettitudine, imparzialità, | e non hai visto ancora che solo cose siffatte s'addicono agli Stati, | e che tutto ciò che è inferiore, o presto o tardi, dovrà svanire dagli Stati.''<ref>Questa poesia «pare» dedicata a [[James Buchanan]], 15º presidente degli Stati Uniti. {{Cfr}} Note, p. 728.</ref> (''A un Presidente'', p. 351) *''Errando col pensiero per l'Universo, vidi il poco che è [[Bene e male|Buono]] procedere con moto costante verso l'immortalità, | e il vasto tutto che è [[Bene e male|Male]] correre a fondersi, perdersi, dileguare.'' (''Errando col pensiero'', p. 353) *''Sulla strada liscia corre l'allenato [[corsa|corridore]], | magro, nervoso, gambe muscolose, | leggermente vestito, corre proteso in avanti, | coi pugni lenti, le braccia un poco sollevate.'' (''Il corridore'', p. 353) *''D'obbedienza, fede e adesione, | mentre me ne sto in disparte e osservo, trovo qualcosa di molto commovente nello spettacolo di grandi masse di uomini, che seguono la guida di quelli che negli uomini non credono.'' (''Pensiero'', p. 354) *''Una [[maschera]], che per natura perennemente cela, | le nasconde il volto, le forme, | i mutamenti, le trasformazioni d'ogni ora, ogni istante, | ne dissimula perfino il sonno.'' (''Celata'', p. 354) *''Sulla [[Giustizia]] — come se la Giustizia potesse mai essere altro che l'identica e vasta legge esposta dai giudici naturali e dai salvatori, | come se potesse essere questa o quella cosa, a seconda delle varie decisioni.'' (''Pensiero'', p. 355) *''Dell'[[Uguaglianza]] — come se potesse danneggiar me concedere agli altri le stesse opportunità, i diritti che godo io — come se non fosse indispensabile ai miei diritti che anche altri li godano al pari di me.'' (''Pensiero'', p. 355) *''In te veggo l'estuario che si dilata e dispiega maestoso, a misura che sfocia nel gran mare.'' (''Alla [[senilità|vecchiaia]]'', p. 356) *''Luoghi e tempi – che cosa è in me che li confronta tutti, ovunque, sempre, e mi mette a mio agio, come fossi a casa mia? | Forme, colori, densità, odori – che cosa è in me che corrisponde loro?'' (''Luoghi e tempi'', p. 356) ===''Rulli di tamburo''=== *''O superba! O [[Manhattan]], la mia, la senza pari! | Oh, la più forte nell'ora del pericolo, in una crisi! O più genuina dello stesso acciaio.'' (''Dapprima, o canti, come preludio'', p. 361) *''E tu, e tu, {{sic|Mannahatta}}, dei vascelli signora, | vecchia matrona di questa turbolenta città, altiera e amica, | spesso in tempo di pace, tra le ricchezze, fosti pensosa e corrugavi in segreto la fronte in mezzo ai tuoi figli, | mentre ora sorridi di gioia, mentre ora esulti, o vecchia Mannahatta.'' (''Dapprima, o canti, come preludio'', p. 361) *''Ma io non sono né il mare né il sole rosso, | non sono il vento con le sue risate da fanciulla, | non l'immenso vento che fortifica, non il vento che frusta, | né lo spirito che perenne frusta il suo corpo al terrore e alla morte, | ma sono quello che giunge invisibile, e canta, canta, canta, | che chiacchiera nei ruscelli, in rovesci s'abbatte sulla terra, | che gli uccelli conoscono nei boschi il mattino e la sera, | che conoscono le sabbie della riva, e l'onda che fischia, e quella bandiera, e il pennone, | che guarriscon lassù.'' (''Canto della bandiera all'alba'', p. 368) *''Tuona ed avanza, [[Democrazia]]! colpisci con il tuo vindice pugno!'' (''Giorni sorgete dai vostri insondabili abissi'', 3, p. 375) *''Ah, colline e declivi di [[Brooklyn]], m'accorgo che siete ben più preziosi di quanto pensassero i vostri proprietari, | nel mezzo di voi sorge molto antico un accampamento, | sorge per sempre l'accampamento di quella morta brigata.'' (''Storia del centenario'', p. 382) *''Datemi il fulgido [[sole]] silente, con tutti i raggi in pieno splendore, |'' [...]. (''Datemi il fulgido sole silente'', 1, p. 394) *''Oh, vedo che cosa cercavo fuggire, e allora affronto, soffoco i miei gridi, | e vedo l'anima mia calpestare tutto ciò che prima chiedeva.'' (''Datemi il fulgido sole silente'', 1, p. 395) *''Guarda la [[luna]] che sorge, | su dall'est la rotonda luna argentea, | bella sui tetti, sinistra, fantomatica luna, | luna silente, immensa.'' (''Canto funebre per due veterani'', p. 397) *''Profetica sorse una voce dalla carneficina, | non disperate, l'affetto saprà risolvere i problemi della libertà, | quelli che s'[[amore|amano]] tra loro diverranno invincibili'' [...]. (''Profetica sorse una voce'', p. 398) *''O mondo, prendi nota, svaniscono le stelle d'argento, | la via lattea si sfilaccia, la bianca trama si stacca, | trentotto carboni, sinistri e ardenti, | scarlatti, pregnanti, che ingiungono di non toccare, | ora e d'ora innanzi da queste rive balenano.'' (''O mondo, prendi nota'', p. 403) *''O ragazzotto delle praterie, con il volto abbronzato, | prima che tu giungessi al campo, giungevano spesso doni graditi, | lodi e regali giungevano e nutriente cibo, finché, tra le reclute, | tu silenzioso arrivasti, con nulla da offrire – ma scambiando uno [[sguardo]], | ed ecco, tu mi hai offerto più di tutti i doni del mondo.''<ref>Recitata nel film ''[[Amori in città... e tradimenti in campagna]]'' (2001).</ref> (''O ragazzotto delle praterie'', p. 403) *''Addio, [[soldato]], | tu delle ardue campagne militari (che abbiamo condiviso,) | della rapida marcia e della vita in campo, | dell'aspra contesa tra i fronti opposti, le lunghe manovre, | rosse battaglie con le loro stragi, l'eccitamento, il rude terribile gioco, | incanto di tutti i cuori valorosi e virili, il corso del tempo da te e dai simili tuoi pienamente ricolmo, | di guerra e di espressioni di guerra. || Addio, mio caro camerata, | la tua missione è compiuta – ma io più bellicoso, | io e questa mia anima battagliera, | continuiamo la nostra campagna, | per strade ignote che s'aprono tra imboscate nemiche, | per più d'un'aspra sconfitta, più d'una crisi, sovente battuto, | in marcia, in marcia ognora, per combattere sino all'estremo – sì, qui stesso, | a più fiere, a più tremende battaglie do espressione.''<ref group="fonte">Citato in [[Gustav Hasford]], ''Nato per uccidere'' (''The Short-Timers''), traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, 1989.</ref> (''Addio a un soldato'', pp. 407-408) ===''In memoria del presidente [[Abramo Lincoln|Lincoln]]''=== *''L'ultima volta che i [[lillà|lilla]] fiorirono davanti la porta, | e la gran stella a ponente si tuffò presto nel buio, | io presi il lutto, che rinnoverò ogni volta che torni [[primavera]]. || Primavera che sempre ritorni e sempre mi rechi una trinità, | i fiori dei lilla perenni, la stella che cala a ponente, | ed il pensiero di colui che amo.'' (''Quando i lilla per l'ultima volta'', 1, p. 413) *''Nell'aiola davanti la porta d'antica fattoria, accanto allo steccato verniciato di bianco, | s'aderge il fusto slanciato del [[lillà|lilla]], con le sue foglie a forma di cuore, d'un verde intenso, | con più di un aguzzo corimbo che delicato spunta, con il denso profumo che amo, | ogni foglia un miracolo – e da quel fusto presso la porta, | con i suoi fiori d'un colore soave, e foglie a forma di cuore d'un verde intenso, | un rametto con i suoi fiori spicco.'' (''Quando i lilla per l'ultima volta'', 3, p. 413-414) *''Nei remoti meandri del padule, | celato un timido uccello gorgheggia il suo canto. || Solitario il [[tordo (uccello)|tordo]], | l'eremita che vive in disparte, e che fugge le case, | canta a se stesso un canto. || Canto di gola che sanguina, | canto di vita che sgorga dalla morte (perché ben so, caro fratello, | che se tu non potessi cantare certamente moriresti.)'' (''Quando i lilla per l'ultima volta'', 4, p. 414) *''O Capitano! o mio Capitano!''<ref name=lincoln>Dedicata ad [[Abramo Lincoln]], 16º Presidente degli Stati Uniti d'America.</ref><ref>La frase «O capitano, mio capitano» viene citata nel film ''[[L'attimo fuggente]]'' (1989). Il professor Keating (interpretato da [[Robin Williams]]), infatti, nelle fasi iniziali del film dice: «"O Capitano, mio Capitano!" Chi conosce questo verso? Nessuno. Non lo sapete? È una poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincoln. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o se siete un po' più audaci, "O Capitano, mio Capitano".» La frase viene poi ripresa anche in un episodio di ''[[How I Met Your Mother (quinta stagione)|How I Met Your Mother]]'' e in uno di ''[[Suits (terza stagione)|Suits]]''.</ref>'' sorgi, odi le campane, | sorgi, per te è issata la bandiera, per te squillano le trombe, | per te i fiori e ghirlande legate con i nastri – per te le nere rive, | perché te invoca la ondosa folla, volgendo il volto ansiosi; | ecco, o Capitano, o diletto padre, | con il braccio ti sostengo il capo, | non è che un sogno che, sopra il ponte, | sei caduto, freddo, morto.'' (''O Capitano! o mio Capitano!'', p. 423) [[Immagine:Walt Whitman - Brady-Handy restored.png|thumb|La foto di Walt Whitman appesa sulla parete dell'aula dove Keating tiene le sue lezioni, nel film ''[[L'attimo fuggente]]'' (1989)]] *''Questa polvere fu già un uomo,''<ref name=lincoln/>'' | dolce, semplice, giusto e risoluto, sotto la cui cauta mano, | contro il più turpe delitto che la storia ricordi in ogni terra, ogni tempo, | fu salvata l'Unione degli Stati.'' (''Questa polvere fu già un uomo'', p. 425) ===''Presso la riva dell'Ontario azzurro''=== *''Avete mai pensato che potesse esistere un solo essere supremo? | Ne possono esistere in numero infinito esseri supremi – non è che uno annulli l'altro, più che una vista annulla un'altra, o che una vita annulla un'altra. || Tutto è accessibile a tutti, | tutto è per gli individui, tutto è per te, | nessuna condizione è interdetta, né quella di Dio, o di altri.'' (3, p. 430) *''Io sono colui che percorre gli Stati con lingua affilata, interrogando chiunque incontra, | chi siete voi che volevate vi si dicesse ciò che già sapevate? | Chi siete voi che volevate soltanto un libro che approvasse le vostre assurdità?'' (4, p. 431) *''Età, precedenti, da lungo tempo hanno accumulato materiale senza una direzione, | l'America reca i costruttori, porta i propri stili. || Gli immortali paesi dell'Asia, d'Europa hanno compiuto il loro lavoro e ad altre sfere sono passati, | resta un lavoro da compiere, superare quant'essi hanno fatto.'' (5, pp. 431-432) *''Mantenere [[unità|uniti]] gli uomini in virtù di carte, sigilli, obblighi, a nulla serve, | solo sa mantenere uniti gli uomini ciò che aggrega ogni cosa in un vivo principio, come ciò che unisce le membra di un corpo, le fibre di una pianta.'' (9, p. 436) *''L'opera vostra sa resistere al paragone dei campi aperti, sulla riva del mare? | Posso assorbirla, come assorbo cibo, aria, che poi riappaiono nella mia forza, nel passo, nel volto?'' (12, p. 440) *[...] ''la prova di un [[poeta]] dovrà venire severamente differita finché il suo paese non l'abbia affezionatamente assorbito, così come lui ha assorbito il paese.'' (13, p. 441) *''Io sono per quelli che non vennero mai sottomessi, | per uomini e donne il cui carattere non venne mai domo, | per quelli che leggi, teorie, convenzioni mai potranno domare.'' (17, p. 445) ===''Ruscelletti autunnali''=== *''O minute [[conchiglia|conchiglie]], così curiosamente circonvolute, così limpide, fredde, silenti, | contro il timpano, la tempia pressate, non vorrete, minute conchiglie, | evocar murmuri ed echi, la musica fioca e remota dell'eternità, | verso l'interno soffiata, dalle antiche rive, canti per l'anima delle praterie,'' [...]. (''Come naturalmente'', p. 452) *''Quando la [[Libertà]] abbandona il suo posto non è la prima a partirsi, né la seconda o la terza, | attende che prima siano partiti tutti.'' (''A un rivoluzionario europeo che è stato vinto'', p. 466) *''Quando non vi sono più ricordi né di eroi né di martiri, | e quando tutta la vita e le anime tutte di uomini e donne sono estromesse da una parte del mondo, | allora soltanto la libertà, o l'idea della libertà, viene estromessa da quella parte del mondo, | e l'infedele gode autorità assoluta.'' (''A un rivoluzionario europeo che è stato vinto'', p. 466) *''Reputavamo la [[vittoria e sconfitta|vittoria]] grande? | Lo è, infatti – ma adesso mi sembra che anche la [[vittoria e sconfitta|sconfitta]], quando inevitabile, è grande, | e che la morte e lo sgomento sono grandi.'' (''A un rivoluzionario europeo che è stato vinto'', p. 466) *''Visione di pietà, onta e afflizione, | orribile pensiero, un'anima in [[prigione]].''<ref>Questi versi vengono recitati in italiano nel film ''[[Daunbailò]]'' (1986) da [[Roberto Benigni]]. {{Cfr}} «''Vision di pietà, di onta e afflizione, | orribil pensiero, un'anima in prigione.''»</ref> (''La cantante nella prigione'', p. 471) *[...] ''il [[pettirosso]] là dove saltella, occhi brillanti, petto marrone, | con il musico, limpido canto all'aurora e con il canto al tramonto, | o che svola tra gli alberi del verziere, per fabbricare il nido alla sua sposa,'' [...]. (''Un trillo per la stagione dei lilla'', p. 474) *''Che possiamo cantare per te, che in questa tomba giaci? | Quali mai lapidi, quali iscrizioni incidere per te, milionario? | La vita che hai trascorso non la sappiamo, | se non che consumasti i tuoi giorni nel commercio, nei covi dei sensali, e in sorte non ti toccarono né eroismo, né guerra, né gloria.''<ref>Dedicata a [[George Peabody]].</ref> (''Abbozzo per una tomba'', 1, p. 475) *''Malfattori in tribunale, | detenuti nelle celle, assassini condannati e legati da catene e manette, | chi sono io mai, che non mi trovo sotto processo o in prigione? | Violento, diabolico quanto altri mai, perché non ho ai polsi ferri, perché non ne ho alle caviglie?'' (''Malfattori in tribunale'', p. 481) *''Càlmati – sta' a tuo agio con me – io sono Walt Whitman, liberale e fiorente al pari della Natura, | e finché il sole non t'escluderà non t'escluderò io, | finché le acque non rifiuteranno di brillare per te, né di frusciare le foglie per te, le mie parole non rifiuteranno di brillare, frusciare per te.'' (''A una povera prostituta'', p. 482) *''Ma come? ma chi fa tanto caso d'un [[miracolo]]? | In quanto a me, non conosco nient'altro che miracoli, | ''[...]'' | per me ogni ora di luce o di tenebra è un miracolo, ogni pollice cubo di spazio è un miracolo,'' [...]. (''Miracoli'', p. 484) *''Per me il [[mare]] è un perenne miracolo, | i pesci vi guazzano – gli scogli, – il moto delle onde – i vascelli con uomini a bordo, | si danno mai miracoli più strani?'' (''Miracoli'', p. 485) *[...] ''un [[maschio e femmina|uomo]] è una grande cosa sulla terra e per l'eternità, ma ogni minimo elemento della grandezza dell'uomo si sviluppa dalla [[maschio e femmina|donna]]; | prima l'uomo è modellato nella donna, poi può modellare se stesso.'' (''Sviluppato dai viluppi'', p. 487) *''Che sono io, infine, se non un bambino, compiaciuto dal suono del mio [[nome]], che lo ripeto e continuo a ripeterlo? | Mi fermo in disparte a udirlo – non me ne stanco mai.'' (''Che sono io, infine'', p. 487) ===''Della bufera musica superba''=== *''Sorgi, anima mia, abbandona il riposo, | porgi l'orecchio, non perdere nulla, è a te che tutto mira, | fende la notte, nella mia stanza entra, | per te, anima mia, canta e danza!'' (1, p. 501) *[...] ''odo i [[derviscio|dervisci]] cantilenare monotoni canti, interrotti da urli frenetici, mentre frullano in giro, ognora voltandosi verso la Mecca,'' [...]. (4, p. 505) *''Fate che possa contenere tutti i [[suono|suoni]] (grido in questi miei folli tentativi,) | riempitemi di tutte le voci dell'universo, datemi i loro palpiti, quelli anche della Natura, | tempeste, acque, venti, opere e cori, marce e danze, | esprimete, versate, perché io tutto vorrei contenere.'' (5, p. 507) ===''Una via per le Indie''=== *''Il [[Passato]] – la cupa èra non sondata mai! | Il bulicante golfo – i dormienti e le ombre! | Il passato – infinita grandezza del passato! | Il [[presente]] che è mai, se non un pollone del passato? | (Come una pallottola forgiata, proiettata, se supera una certa linea continua ad avanzare, | così il presente, interamente forgiato, proiettato dal passato.)'' (1, p. 511) *''Ecco, anima, non scorgi forse sin dall'inizio il disegno di Dio? | Che la terra sia percorsa e da reti allacciata, | che le razze, i vicini sposino, siano sposati, | traversati gli oceani, accostato il remoto, | e che le terre vengano tutte saldate insieme.'' (2, p. 512) *''Ah [[Cristoforo Colombo|Genovese]], il tuo sogno! il tuo sogno! | Secoli dacché dormi nella tomba, | la riva che scopristi conferma il sogno tuo.'' (3, p. 513) *''O vasto [[Terra (pianeta)|globo]], che per lo spazio salpi, | tutto coperto di visibile forza e di bellezza, | che la luce del giorno con la feconda tenebra spirituale alterni, | indicibili, alte processioni di sole, luna, stelle incalcolabili lassù, | sotto, la multiforme erba, le acque, gli animali, gli alberi, le montagne, | a scopi imperscrutabili, qualche celata intenzione profetica, | per la prima volta mi pare che il mio pensiero cominci ad abbracciarti.'' (5, p. 514) ===''Preghiera di Colombo''=== [[File:Walt Whitman 1872.jpg|thumb|Foto di Walt Whitman nel 1872]] *''È il pensiero del profeta che esprimo, o invece vaneggio? | Che so mai della vita? e che so mai di me? | Non so neppure il lavoro mio, passato o presente, | vaghi, ognora mutevoli presagi mi si schiudono dinanzi, | di mondi migliori, più nuovi, dei possenti parti loro, | m'irridono, mi confondono.'' (p. 527) ===''I dormienti''=== *''A me sembra che ciascuna cosa nella luce, nell'aria dovrebbe essere felice, | chiunque non è rinchiuso in una bara dentro la fossa nera sappia che non deve [[lamento|lamentarsi]].'' (2, p. 534) *''La [[pace]] è sempre bella, | il mito del cielo significa pace e notte.'' (7, p. 539) *''Che i riformatori scendano di bigoncia, donde perennemente blaterano – e un idiota o un pazzo monti in lor vece in bigoncia; | che i giudici e i malfattori si scambino tra loro – i secondini vengano chiusi in prigione – coloro che erano prigionieri abbiano essi le chiavi; | che coloro che non hanno fede nella nascita e non nella morte, guidino gli altri.'' (''Trasposizioni'', p. 541) ===''Pensare al tempo''=== *''Non passa giorno, minuto, secondo senza una [[nascita e morte|nascita]], | non passa giorno, minuto, secondo senza un [[cadavere]].'' (2, p. 545) *''Le notti uggiose passano, passano i giorni uggiosi, | l'indolenzimento di stare tanto a letto passa, | il [[medico]], dopo aver tanto tergiversato, finalmente risponde con quel terribile sguardo silente, | i bambini accorrono piangendo, si mandano a chiamare fratelli e sorelle, | le [[farmaco|medicine]] ormai inutili, restano sullo scaffale (tempo l'odore della canfora ha impregnato le stanze), | la mano fedele del vivo non abbandona la mano del moribondo, | le tremule labbra si poggiano leggere sulla fronte del moribondo, | cessa il respiro, il cuore cessa di battere, | il cadavere resta disteso sul letto, e i vivi lo guardano, | ed è palpabile come palpabili sono i vivi.'' (2, pp. 545-546) *''E ho sognato che [[senso della vita|lo scopo, l'essenza della vita]] conosciuta, che passa, | consiste nel formare e determinare la nostra personalità per la vita ignota, che è eterna.'' (8, p. 551) *''Giuro che nulla esiste tranne l'[[immortalità]]! | Che il delicatissimo schema esiste per essa, per essa le fluttuanti nebulose, che si rapprendono per essa! | Ogni preparazione è per essa — e la personalità è per essa — e la vita e la materia sono interamente per essa.'' (9, p. 552) ===''Sussurri di morte divina''=== *''Anima, oseresti tu, adesso, | con me avviarti verso l'[[ignoto|ignota regione]], | dove non vi è terra sotto il piede, né sentiero alcuno da seguire? || Non carta, non guida, | non voce che suoni, non tocco di mano umana, | non volto di florida carne, né labbra, né occhi in quella terra. || Non la conosco, anima, | non la conosci tu, davanti non si spalanca che il vuoto, | tutto è imprevisto in quella regione, in quella inaccessibile terra. || Fin quando non si sciolgano i legami, | tutti, se non gli eterni, Tempo e Spazio, | non tenebre, non forza di gravità, senso o limite che più ci rinserri. || D'un balzo emergeremo, per fluttuare, | in Tempo e Spazio, o anima, preparàti per essi, | eguali, infine pronti (o gioia! o ricompensa di tutto!) a soddisfarli, o anima.'' (''Anima, oseresti tu adesso'', p. 555) *''Sussurri di morte divina in murmure odo, | notturno balbettìo a fior di labbra, sibilanti corali, | passi che dolci salgono, mistiche brezze che ondeggiano basse e gentili, | fruscìo di fiumi invisibili, onde d'una fiumana che corre, fluisce, | (è uno sciacquìo di lacrime? sono le onde insondabili delle lacrime umane?) || Vado a stento verso il cielo, nubi in immensi cumuli, | vagare con lenta mestizia, silenziose gonfiarsi, mischiarsi, | a volte con un astro remotissimo, infelice, velato, che appare e scompare. || (Quasi piuttosto un parto, qualche solenne nascita immortale; | sulle frontiere all'occhio impenetrabili, | transita un'anima.)'' (''Sussurri di morte divina'', pp. 555-556) *''Un silenzioso, paziente [[ragno]] | osservai che su breve promontorio se ne stava isolato, | e notai come ad esplorare il vasto vuoto in giro, | lanciava filamenti e ancora filamenti da se stesso, | ognora sdipanandoli, affrettandosi, senza stancarsi mai.'' (''Un silenzioso paziente ragno'', pp. 562-563) *''Oh, adesso vedo che la vita non può rivelarmi tutto, come non lo può il giorno, | vedo che devo attendere ciò che la [[morte]] mi rivelerà.'' (''Notte sulle praterie'', p. 565) ===''Madre, tu, con la tua stirpe uguale''=== *''Come un possente uccello sulle sue ali libere, | lieto solca gli spazi più eccelsi montando al cielo, | tale il pensiero che di te, America, pensare vorrei, | tale il canto che vorrei offrirti.'' (2, p. 569) ===''Dal meriggio alla stellata notte''=== *''Udite, un burrascoso [[tromba|trombetta]], un musicista inconsueto, | per l'aria invisibile plana, strane note squillando stanotte. || Ti odo trombetta, e tenendo l'orecchio, le tue note io capto, | che ora si versano, turbinandomi intorno come tempesta, | ora basse, fioche, ora perdute in lontananza.'' (''Il mistico trombetta'', 1, p. 584) *''Suona ancora trombetta! e come tema, | scegli ora il tema che li comprende tutti, il solvente e fissatore, | l'[[amore]], che è il polso di tutto, il sostegno e l'angoscia, | il cuore dell'uomo e della donna completamente all'amore, | non altro tema che amore – l'amore che incastra, comprende e tutto soffonde.'' (''Il mistico trombetta'', 5, p. 586) *[...] ''l'[[amore]], che è tutto il mondo per gli innamorati – l'amore, che si beffa di tempo e di spazio, | l'amore che è giorno e notte – l'amore che è il sole, la luna e le stelle, | l'amore che è purpureo, sontuoso, greve di profumi, | non altre parole se non parole d'amore, non altro pensiero che d'amore.'' (''Il mistico trombetta'', 5, p. 586) *''Lieto, esultante inno conclusivo! | Nelle tue note vibra un celeste vigore, | marce di vittoria – l'uomo libero di catene – conquistatore infine; | inni al Dio universo dall'universo uomo – [[gioia]] assoluta! | Rinnovellata una razza emerge – un perfetto universo, tutta gioia! | Donne e uomini fioriscono in saggezza, innocenza, salute, tutta gioia! | Baccanali turbinati di risa, colmi di gioia! | Guerre, dolori, sofferenze estinte – la terra virulenta alfine monda – non resta più che gioia! | L'oceano è colmo di gioia – l'atmosfera è tutta di gioia! | Gioia! Gioia! in libertà, in devozione, in amore! gioia nell'estasi della vita! | È sufficiente esistere! è sufficiente respirare! | Gioia! gioia! gioia, sempre e ovunque!'' (''Il mistico trombetta'', 8, p. 588) *[...] ''la [[verità]] tutto include, ed è compatta, esattamente come compatto è lo spazio, | e non si trova falla o lacuna nella somma della verità – ma che tutto è verità senza eccezione veruna,'' [...]. (''Tutto è verità'', p. 593) *''Profumatemi questo libro, o rose rosse! | Con le onde tue lavane dolcemente ogni riga, o [[Potomac]]! | Dammi un poco di te, o primavera, prima che lo finisca, da includerlo tra le pagine sue! | Di te porpureo mattino su le colline, prima che lo finisca! | Erba eterna, di te!'' (''Dal vasto Potomac'', p. 599) *''Affretta, allora, affretta, o stendardo dell'uomo – con passo costante, sicuro, supera i più superbi stendardi regali, | supremo dirigiti al cielo, o simbolo possente – ascendi più alto di tutti, | o [[bandiera degli Stati Uniti d'America|bandiera di stelle]]! Mio drappo costellato!'' (''O costellato drappo'', p. 601) *''Ciò che meglio in te scorgo, | non è il fatto che, quando procedi per le strade maestre della storia, | non offuscato dal tempo rifulge il guerriero spirito della vittoria, | o che occupasti l'ufficio che già fu di Washington, reggendo il paese in tempo di pace, | o che tu sei la persona che l'Europa federale festeggiò, attorno a cui si affollò venerabile l'Asia, | che il periplo compisti del mondo d'un passo uguale marciando alla pari coi re; | ma che passi in paesi stranieri, camminando accanto ai re, | quei re delle praterie d'Occidente, del Kansas, Missouri, Illinois, | i milioni dell'Ohio, dell'Indiana, compagni, cittadini, soldati, tutti in prima fila, | non visti compirono con te il periplo del mondo, d'un passo uguale marciando alla pari con te, | e vennero così giustificati.''<ref>Dedicata a [[Ulysses Simpson Grant]], 18º Presidente degli Stati Uniti d'America.</ref> (''Ciò che meglio in te scorgo'', p. 602) ===''Canti di addio''=== *''Come s'approssima l'ora, cupa una nube, | un terrore insondabile mi abbuia. || Partirò, | per alcun tempo traverserò gli Stati, ma verso dove, ma quanto a lungo, dire non so, | forse ben presto, un giorno, una notte, mentre starò cantando, si spegnerà la mia voce. || O libro! O canti! tutto per questo solo? | Dobbiamo appena arrivare a questo inizio di noi? – eppure, anima, basta; | anima, noi siamo apparsi, incontestabilmente – e tanto deve bastare.'' (''Come s'approssima l'ora'', p. 607) *''Vedo la [[Libertà]], compiutamente armata e vittoriosa e molto superba, con la [[Legge]] da un lato e dall'altro la [[Pace]], | trio stupendo, fare in comune una sortita contro l'idea di casta; | quali storici effetti sono questi cui così rapidi ci accostiamo?'' (''Anni dell'èra moderna'', p. 608) *''Splendore del giorno concluso, che mi sollevi e mi colmi, | ora profetica, ora che il passato riadduci! | E mi gonfi la gola, te, divino egualitarissimo, | voi, terra e vita finché brilli l'ultimo raggio, io canto.'' (''Canto al [[tramonto]]'', p. 613) *''Il desiderio ineffabile, che vita e terra mai soddisfarono, | passeggero, ora salpa, va' e cerca di scoprire.'' (''Il desiderio ineffabile'', p. 620) *''A che servono quelli del noto, se non per accedere, entrare nell'[[Ignoto]]? | A che servono quelli della vita se non per la Morte?'' (''Cancelli'', p. 620) *''I miei canti cessano, io li abbandono, | da dietro lo schermo dove mi celavo avanzo in persona, esclusivamente per te. || Camerata, questo non è un [[libro]], | chi tocca questo libro tocca un uomo, | (è forse notte? siamo soli forse qui insieme?) | Sono io quello che tu tieni e che ti tiene, | da queste pagine balzo tra le tue braccia – la morte mi fa risorgere.'' (''Addio'', p. 623) {{Int|''Foglie dei settant'anni''|Primo allegato}} [[Immagine:Walt Whitman edit 2.jpg|thumb|Walt Whitman nel 1887]] *''Marina bellezza che al sole distesa ti scaldi! | da un lato ti bagna l'intero tuo oceano, ampio, ricco di traffici, di vapori, di vele, | ti carezza dall'altro l'atlantico vento, violento o gentile – possenti chiglie scivolan nere lontano, | isola dei dolci rivi di acqua potabile – di aria e di terra balsamiche! | Isola della spiaggia salina, della brezza, dell'onda.'' (''Paumanok''<ref name=paumanok/>, p. 627) *''A quelli che sono falliti nelle loro grandi aspirazioni, | agli ignoti soldati, in prima fila caduti, | ai macchinisti calmi e fedeli – ai viaggiatori ardenti troppo – ai piloti sui loro vascelli, | a più d'un nobile canto o dipinto non riconosciuto – un monumento vorrei innalzare, coperto d'alloro, | alto, ben alto su tutto – a quanti vennero anzi tempo rapiti, | da qualche strano spirito di fuoco posseduti, | spenti da morte precoce.'' (''A quelli che sono falliti'', p. 628) *''Semplice, fresco, gentile emergendo sul finir dell'inverno, | quasi mai non vi fossero stati artifici di moda, affari, politica, | dall'angolo solatio, annidato nell'erba – dorato, innocente, come l'alba tranquillo, | il [[dente di leone]], il primo di questa primavera, ci mostra il suo volto fidente.'' (''Il primo dente di leone'', pp. 630-631) *''Centro di figlie uguali, uguali figli, | tutti, tutti in pari grado cari, piccoli, adulti, giovani o vecchi, | robusta, grande, bella, paziente, capace, ricca, | perenne quanto la Terra, la Libertà, la Legge e l'Amore, | sublime, salubre una Madre torreggia seduta, | sull'adamàntino trono del Tempo.''<ref>Nel 2009 la [[w:Levi Strauss (azienda)|Levi's]] usò una registrazione, nella quale lo stesso Whitman recitava questa poesia per uno spot commerciale. Questa scelta ha suscitato polemiche negli Stati Uniti, alcuni giornalisti hanno infatti criticato l'utilizzo dei versi e della voce di Whitman a fini di lucro. {{Cfr}} Matteo Persivale, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/29/versi_Whitman_per_spot_dei_co_9_091029056.shtml I versi di Whitman per lo spot dei jeans. Polemica negli Usa]'', ''Corriere della Sera'', 29 ottobre 2009, p. 43.</ref> (''[[Stati Uniti d'America|America]]'', p. 631) *''Un dopo l'altro i grandi attori si ritirano, | da quel dramma sublime sull'eterno teatro della [[storia]],'' [...]. (''Morte del generale Grant'', p. 638) *''Che precipiti flutti umani in te, di giorno e di notte! | Quali passioni, vincite, perdite, ardori solcano le acque tue! | Quali gorghi di male, di felicità e dolore, ti ostacolano! | Quanti curiosi sguardi inquisitori – lampi d'affetto! | Ghigno d'invidia, scherno, disprezzo, occhiate di speranza e desiderio! | Tu porta – tu arena – tu con le tue file e con i tuoi gruppi che stendono a miriadi! | (Potessero le tue pietre, le sponde, le facciate narrare le loro incredibili storie; | le tue lussuriose vetrine, gli alberghi immensi – i tuoi marciapiedi spaziosi;) | tu con i piedi che senza tregua scivolano, saltellano, strascicano! | Tu come il mondo stesso multicolore – come la vita infinita, bulicante ed ironica! | Tu mascherata, vasta, indicibile mostra e lezione!'' (''[[Broadway]]'', p. 641) *''Nulla mai viene veramente perduto, o può venir perduto, | non nascita, identità, forma – oggetto veruno del mondo, | non vita, non forza, né cosa alcuna visibile; | le apparenze non debbono ingannare, sfera mutata non deve confonderti il cervello. Vasti sono il Tempo e lo Spazio – vasti i campi della Natura. | Il corpo torbido, vecchio, freddo – ceneri che sono rimaste dai fuochi d'un tempo, | la luce offuscata degli occhi tornerà a splendere'' [...].<ref>Parte di questa poesia viene recitata da Duke (interpretato da [[James Garner]]) nel film ''[[Le pagine della nostra vita]]'' (2004): «''Niente è mai perduto o può essere perduto. Il corpo lento, vecchio, freddo, ceneri rimaste dai fuochi del tempo, tornerà a splendere ancora.''»</ref> (''Continuità'', p. 643) *''I due antichi, semplici problemi ognora intrecciati, | assillanti, elusivi, presenti, delusi, impugnati, | da ogni successiva generazione insoluti, trasmessi, | oggi alla nostra – e noi faremo lo stesso.'' (''[[Vita e morte]]'', p. 648) *''E chi sei tu? chiesi all'acquata, che dolcemente pioveva, | ed essa, strano a dirsi, mi diede questa risposta, che ora traduco: | della Terra sono il Poema, rispose dunque l'acquata, | eterna mi sollevo impalpabile dalla terra e dal mare insondabile, | su verso il cielo, donde, in forma vaga, totalmente mutata eppure sempre la stessa, | discendendo a lavare le aridità, i detriti, gli strati di polvere del mondo, | e quanto in essi, senza il mio ausilio, sarebbe seme latente, non nato; | perenne di giorno, di notte, restituisco la vita all'origine mia, la abbellisco e purifico;'' [...]. (''La voce della [[pioggia]]'', p. 648) *''Avete imparato la [[lezione]] solo da quelli che vi ammiravano, erano teneri con voi, vi cedevano il passo? | Non avete imparato le più gagliarde lezioni da quelli che vi respingono, che si serrano in schiera contro di voi? o che vi trattano con disprezzo, o vi contendono il passo?'' (''Lezioni più gagliarde'', p. 650) *''Sprazzi dorati, bruni, viola, argenteo barbaglio, faville cupree, smeraldine, | la piena ricchezza della terra, il multiforme potere della Natura espressi, questa volta, in colori; | la luce, l'aria intera n'è posseduta – colori dianzi ignoti, | nessun limite né confine – non solo il cielo d'occidente – l'alto mezzogiorno – a nord, a sud, ovunque, | puri colori fiammanti sino all'estremo si oppongono alle ombre silenziose.'' (''[[Tramonto]] sulle praterie'', pp. 650-651) *''Soffici veli di voluttà narcotica, | il sole è appena scomparso, la luce ansiosa si è spenta – (presto anche io scomparso, spento,) | bruma – nirvana – pace e notte – oblio.'' (''[[Crepuscolo]]'', p. 652) *''Come le fiamme dei Greci, cronache antiche tramandano, | da sommo dei colli brillavano, in segno d'applauso, di gloria, | in gloria accogliendo un veterano insigne, un qualche eroe, | e d'un rosato bagliore illuminavano la terra da quello servita, | così, alto sulla riva di Manhattan, con la sua frangia di navi, | ardente sollevo una torcia per te, o Vecchio Poeta!''<ref>Dedicata a [[John Greenleaf Whittier]] per il suo ottantesimo compleanno, il 17 dicembre 1887.</ref> (''Come le fiamme dei Greci'', pp. 653-654) {{Int|''Addio, fantasia''|Secondo allegato}} *''Addio fantasia – (dovevo dir qualcosa, | ma non è ancora il tempo – Il meglio di qualsiasi parola o frase, | è quando arriva il tempo giusto – il senso, | lo serbo fino alla fine per me.)'' (''Addio, fantasia'', p. 660) *''Tu, tu, universale forza gigante di vita, irresistibile, insonne, calma, | che l'Umanità, quasi effimero giocattolo reggi come sull'aperta tua palma, | quale errore obliarti!'' (''Dalla Morte una voce'', p. 672) *''Addio Fantasia! | Addio, cara compagna, mio amore! | Io me ne vado, non so dove, | a qual destino, o se mai più ti rivedrò, | così addio, o Fantasia! || Ora per l'ultima volta – permetti che mi volga un istante; | in me il ticchettìo del pendolo sempre più lento e fioco, | uscita, notte, e ben presto il battito del cuore s'arresta. | A lungo siamo vissuti, abbiamo gioito, carezzato insieme; | delizioso – ora la separazione – Addio, Fantasia!'' (''Addio, Fantasia'', pp. 677-678) {{Int|''Echi della vecchiaia''|Allegati postumi}} *''Non tanto ho emulato gli uccelli che cantano musicalmente, | mi sono piuttosto librato a [[volo|voli]], in ampi giri, | il falco e l'alcione assai più mi hanno posseduto del canarino o del [[mimo settentrionale|mimo]], | mai ho avvertito lo stimolo di gorgheggiare e trillare, sia pure dolcemente, | ho sempre sognato di volar libero, nel pieno rigoglio delle mie forze, gioia e volontà.'' (''Volar libero, nel pieno rigoglio delle mie forze'', p. 681) *''Il semplice fatto d'[[esistenza|esistere]] – che vi è di meglio?'' (''Il semplice fatto d'esistere'', p. 684) *''Ancora una parola al mio canto, antico Scopritore, quale mai venne rinviata a figlio della terra – | se ancora odi, odimi, | mentre proclamo come ora – terre, stirpi, arti, evviva per te, | lungo l'interminabile sentiero che rimonta sino a te – un vasto consenso da nord a sud, da est a ovest, | applausi dell'anima! acclamazioni! echi reverenziali! | Un molteplice, immenso ricordo di te! oceani e terre! | Il mondo moderno per te, nel pensiero di te!'' (''Un pensiero di [[Cristoforo Colombo|Colombo]]'', p. 687) ===Citazioni su ''Foglie d'erba''=== [[Immagine:Emerson's Letter to Whitman.jpg|thumb|La lettera di Emerson a Whitman]] *Come argomento per ''Foglie d'erba'', in quanto poema, abbandonai i temi convenzionali, che nel mio libro infatti non appaiono: via i soliti ornamenti tradizionali, le raffinate trame di amore o guerra, i nobili personaggi eccezionali del Vecchio Mondo; nulla, potrei dire, per il solo fine della bellezza – nessuna leggenda, mito, romanza, eufemismo, rima. Ma la più vasta media dell'umanità, e le sue personalità nel secolo decimonono, che sta ormai declinando, specialmente in ognuno degli infiniti esempi e delle occupazioni pratiche, che si riscontrano oggi negli Stati Uniti.<ref group="fonte" name=novembre>Da ''Sguardo retrospettivo al cammino percorso'', prefazione di ''Fronde di Novembre'', 1888; in ''Foglie d'erba'', 1993, pp. 706-722.</ref> (Walt Whitman) *Considerate da un'altra visuale, ''Foglie d'erba'' sono apertamente il canto del Sesso e dell'Amore fisico, persino dell'Animalità – sebbene sotto queste parole si nascondano significati che abitualmente non si accompagnano con esse, e che si riveleranno a tempo debito; a tutto cerchi di elevarsi una luce, in un'atmosfera diversa.<ref group="fonte" name=novembre/> (Walt Whitman) *Egregio signore, non ignoro il valore del vostro prezioso dono di ''Foglie d'erba''. Le trovo la più straordinaria manifestazione d'intelligenza e sapienza, che l'America abbia fin ora prodotto. La loro lettura mi ha procurato viva gioia... Mi rallegro con voi per i vostri liberi e audaci pensieri... Nel vostro libro ho trovato cose incomparabili, dette incomparabilmente bene... Vi saluto all'inizio di una gloriosa carriera...<ref>Whitman pubblicò la lettera in apertura della seconda edizione della raccolta nel 1856. Emerson tuttavia non la prese molto bene perché Whitman aveva agito senza chiedergli preventivamente il permesso. Secondo [[Franco Buffoni]], la vera motivazione dell'arrabbiatura di Emerson non va ricercata tanto in questa mera questione formale quanto nel timore delle possibili ripercussioni di una presa di posizione pubblica in favore di un libro che si discostava notevolmente dalla morale dell'epoca.</ref> ([[Ralph Waldo Emerson]]) *''Foglie d'erba'', lo dichiaro (e non potrò mai ripeterlo abbastanza), sono anzitutto il risultato della mia natura personale, delle sue emozioni e altre reazioni – un tentativo, dalla prima all'ultima riga, di trascrivere in assoluta libertà, pienamente, sinceramente, un ''Individuo'', un essere umano (me stesso, nella seconda metà del secolo decimonono, in America). Non ho potuto trovare nella letteratura generale alcuna analoga cronaca individuale, che potesse soddisfarmi. Ma non è su ''Foglie d'erba'', considerate specialmente come un'opera letteraria, o come saggio letterario, che cerco di insistere, o fondo le mie pretese. Nessuno riuscirà mai a intendere le mie poesie, persistendo a considerarle come un'opera letteraria, o un tentativo del genere, come un'opera che miri soprattutto all'arte o alla bellezza formale.<ref group="fonte" name=novembre/> (Walt Whitman) *No, no, questo genere di cose... non vanno... la brava gente che segue (intendo i posteri) lo rifiuteranno. ([[James Russell Lowell]]) *Regalare ''Leaves of grass''<ref>Il libro le era stato regalato da [[Bill Clinton]].</ref> di Walt Whitman è quel tipo di dono che non faresti, se quella persona non avesse un certo posto nel tuo cuore. ([[Monica Lewinsky]]) *Risultato di sette o otto fasi e tentativi, che spaziano per circa trent'anni (avvicinandomi alla settantina vivo soprattutto di memorie) io considero ''Foglie d'erba'', ora condotto al termine delle sue possibilità e capacità, come, se non pecco d'orgoglio, il mio definitivo biglietto di visita alle future generazioni del Mondo Nuovo.<ref group="fonte" name=novembre/> (Walt Whitman) *Sai che il ''Fogliame'' americano io l'ho tradotto a lettera tre volte con il mio maestro d'inglese, un italiano che scappò in America di 17 anni e ci è stato ventitré, e ha fatto il capitano al servizio della Repubblica nella guerra di secessione contro gli Stati del Sud? È una bestia, sempre ubriaco; ma sente e respira l'America; e non sa quasi nulla d'Italiano; me lo commentava facendo gesti e urli feroci. E mi venne subito la voglia di tradurlo in esametri omerici. Tutti quei nomi a catalogo! Quelle enumerazioni, successioni, quella serie di sentimenti straordinarie e vere! Io ne rimasi e ne sono rapito! Dopo i grandissimi poeti colossali, [[Omero]], [[William Shakespeare|Shakespeare]], [[Dante Alighieri|Dante]], ecc. ci sarà del più pensato, del più profondo, del più perfetto, ma nulla così immediato e originale. ([[Giosuè Carducci]]) {{int|''Giorni rappresentativi''|in ''Giorni rappresentativi e altre prose'', pp. 1-376.|h=2}} ===[[Incipit]]=== {{maiuscoletto|Ispirazione di un'ora felice}}<br /> ''Tra i boschi, 2 luglio 1882.'' Se devo farlo, non posso più indugiare. Note di diario, appunti di guerra (1862-1865), impressioni di paesaggio (1877-81) e successive note sul West e sul Canadà affastellate alla rinfusa e legate in un sol fascio con un grosso spago – tutto così incongruo, pieno di salti e lacune – ed ecco che quest'oggi, quest'ora (e che giornata! che ora quella che sta passando! il lusso dell'erba ridente e della brezza, lo sfarzo del sole e del cielo, e una temperatura perfetta, che m'empiono anima e corpo come mai prima) viene a me la risoluzione, il mandato anzi, di tornare a casa, svolgere quel fascio e sdipanare appunti e frammenti di diario così come sono, grandi e piccoli, uno dopo l'altro, in pagine stampate e lasciare che le lacune e le assenze di nessi del ''mélange'' si sistemino da sé. ===Citazioni=== *Degna invero di completa e minuziosa attenzione questa [[Long Island|Paumanok]] (per dare al luogo il suo nome indigeno<ref name=paumanok>«Whitman, come [[Washington Irving|Irving]] e [[Henry David Thoreau|Thoreau]], ebbe una predilezione per i nomi indiani, e preferì sempre ''Paumanok'' a ''Long Island''. Fu questo tra l'altro il ''nom de plume'' che egli usò per alcune poesie di natura politica apparse su riviste nel 1850.» Nota ''Giorni rappresentative e altre prose'', p. 14.</ref>) che si slunga ad est attraverso le contee di Kings, Queens e Suffolk, per un totale di centoventi miglia – a nord, lo stretto di Long Island, una splendida, varia e pittoresca serie di insenature, bracci ed espansioni marine per un centinaio di miglia fino a punta Oriente. Dalla parte dell'Oceano la grande baia meridionale punteggiata di innumerevoli secche, piccole per lo più, alcune piuttosto ampie, qua e là lunghe creste di sabbia distanti da una riva da un mille iarde a un miglio e mezzo. (''Paumanok. La mia infanzia e la mia giovinezza'', p. 14) *Paumanok<ref name=paumanok/> (o Paumanake, o Paumanack, nome indiano di Long Island): oltre cento miglia di lunghezza, a forma di pesce – gran copia di coste, sabbiose, battute dalle tempeste, poco invitanti, l'orizzonte sterminato, l'aria troppo forte per i malati, e le sue baie splendide riserve per gli uccelli acquatici, i campi a sud ricoperti di fieno salato, il suolo in genere duro, ma buono per i carrubi, i meli e il morasco, e ricco di innumerevoli sorgenti della più dolce acqua del mondo. (nota, ''Paumanok. La mia infanzia e la mia giovinezza'', p. 14) *[[Edgar Allan Poe|Poe]] fu molto cordiale, di una cordialità sommessa, aveva un bell'aspetto, era vestito bene, ecc. Mi è rimasto un ricordo nitido e piacevole della sua espressione e del suo parlare, sia nella forma che nella sostanza; molto gentile e umano, ma come spento, un po' sfinito forse. (''Scene di Broadway'', p. 26) *Ma l'ora, il giorno, la notte passarono, e qualsiasi cosa ritorni, un'ora, un giorno e una notte come quelle non torneranno mai più. (''Lo stupore passa, comincia qualcos'altro'', p. 42) *I grandi [[soldato|soldati]] non si trovano nelle file di un esercito più che in quelle dell'altro. (''Un eroe sudista'', p. 56) *{{NDR|Riferito ad [[Abramo Lincoln]]}} [...] non posso vedere quest'uomo senza avvertire in lui uno di quegli esseri cui ci si attacca in modo personale, per quella sua combinazione di purissima e generosa tenerezza con il coraggio che è proprio del West. (''L'inaugurazione'', p. 113) *Non v'è certo oggi in Europa un solo governo che non stia guardando alla guerra in questo paese con l'ardente preghiera che gli Stati Uniti ne escano divisi, paralizzati e smembrati. Non ve n'è uno solo che, se appena osasse, non contribuirebbe a questo smembramento. Tale, vi dico, è oggi l'ardente desiderio dei governi di [[Inghilterra]] e [[Francia]] e di tutte le nazioni, o meglio, i governi europei. Credo anzi che esso sia il reale, il sentito desiderio di tutte le nazioni del mondo, con la sola eccezione del [[Messico]] – il Messico, l'unico a cui abbiamo fatto veramente del male, e adesso l'unico che preghi per noi e il nostro trionfo con preghiera genuina. Non è strano? L'[[Stati Uniti d'America|America]], fatta di tutti, e che a tutti ha gioiosamente aperto le braccia fin dall'inizio, – il risultato e la giustificazione di tutti, Inghilterra, [[Germania]], Francia e [[Spagna]] – tutti qui – l'accoglitrice, l'amica, la speranza, l'ultima risorsa e la casa universale di tutti – lei che non ha niociuto a nessuno, ma è stata generosa con tanti, con milioni, madre di stranieri e di esuli di ogni paese – proprio adesso doveva, dico, ricevere questo terribile ringraziamento di odio e di paura generale da parte dei vari governi. Siamo forse indignati? allarmati per questo? ci sentiamo minacciati? No; aiutati, uniti, concentrati, piuttosto. Siamo tutti troppo propensi a straniarci da noi stessi, a voler impressionare l'Europa, a studiarne cipigli e sorrisi. Questa bruciante lezione di odio generale ci è anzi necessaria, e d'ora in poi non dovremo mai dimenticarla. Mai più da questo momento ci fideremo del senso morale e dell'astratta simpatia di un solo ''governo'' del vecchio mondo. (''Atteggiamenti dei governi stranieri durante la guerra'', pp. 114-115) *Gli anni a venire non sapranno mai la ribollente bolgia e il nero sfondo infernale di infinite scene e interni minori (non l'ufficiale cortesia, tutta di superficie, dei generali, non le poche battaglie famose) della [[Guerra di secessione americana|Guerra di Secessione]]; ed è meglio che non lo sappiano – la [[guerra]] non entrerà mai nei libri. (''La guerra vera non entrerà mai nei libri'', p. 144) *Questa è stata la [[guerra]]. Non una quadriglia in una sala da ballo. La sua storia interiore non sarà scritta mai – non solo, ma il suo aspetto pratico e quotidiano, i dettagli di azioni e passioni non saranno mai neppure suggeriti. (''La guerra vera non entrerà mai nei libri'', p. 144) *Dopo aver esaurito quel che t'offrono affari, politica, allegri simposi, amore e così via – e aver scoperto che niente di tutto ciò alla fine soddisfa o dura in eterno – che cosa ti resta? Resta la [[Natura]]; portar fuori dai loro torpidi recessi le affinità tra un uomo o una donna e l'aria aperta, gli alberi, i campi, il volgere delle stagioni – il sole di giorno e le stelle del firmamento la notte. (''Nuovi argomenti'', p. 148) *Un tal giuoco di colori e di luci, come variano le stagioni, le ore del giorno – le linee del lontano orizzonte dove l'orlo sfocato del paesaggio si perde nel cielo. (''Colori – un contrasto'', p. 169) *La superiorità e la vitalità dell'America si trovano nella [[massa]] del popolo, e non nelle classi elevate come avveniva nel vecchio mondo. La grandezza del nostro esercito durante la guerra di secessione si è rivelata nella semplice truppa, e lo stesso avviene per la nazione. La vitalità di altri paesi risiede in una cerchia ristretta, una classe, ma la nostra risiede nella massa del popolo. Gli uomini che ci guidano non hanno molta importanza, non l'hanno mai avuta, ma la media della nostra gente ha un valore immenso, che va oltre la storia. Penso sovente che sarà questa la via, in tutti i settori, incluse letteratura e arte, per la quale si manifesterà la nostra superiorità. Non avremo grandi figure né grandi ''leader'', ma la media sarà grande, di una grandezza senza precedenti. (''Reportage di un intervistatore'', p. 283) *Quasi privi di ogni traccia di principi morali, o del mondo concreto e dei suoi eroismi, o dei più semplici affetti del cuore, i versi di [[Edgar Allan Poe|Poe]] testimoniano una intensa disposizione per la bellezza tecnica e astratta, con un'arte della rima portata all'eccesso, una incorreggibile propensione ai temi notturni, e un sottofondo demoniaco dietro ogni pagina – e, a una valutazione finale, rientrano con ogni probabilità tra le luci elettriche della letteratura d'immaginazione, fulgide, abbaglianti, ma senza calore. V'è nella vita e nelle reminiscenze del poeta, un indescrivibile magnetismo, come nelle sue poesie. (da ''Il significato di Edgar Poe'', pp. 290-291) *Il gusto del voluttuoso e dell'irreale che in misura così straordinaria si è impossessato degli amatori di poesia del secolo decimonono – che può voler dire? L'inevitabile propensione della cultura poetica al morboso, alla bellezza abnorme – la sostanza malaticcia di quel pensiero che si limita alla tecnica in sé, alle raffinatezze – la rinuncia a tutte le realtà concrete di prima mano, perenni e democratiche, il corpo, la terra e il mare, il sesso e simili e la loro sostituzione con valori di seconda o terza mano - che peso hanno negli attuali studi di patologia? (da ''Il significato di Edgar Poe'', pp. 292-293) *Come autore rappresentativo e figura di letterato, nessun altro come Carlyle lascerà in eredità al futuro più significativi indizi della nostra era tempestosa, dei suoi violenti paradossi, il clangore, i tormentati momenti del parto. Inoltre egli appartiene al ceppo più nostro della razza: né latino, né greco, ma definitivamente gotico. Ispido, montagnoso, vulcanico, era una rivoluzione francese in persona, assai più di qualsiasi suo libro. Per certi aspetti, sino a tutt'oggi nel secolo decimo-nono, la mente più preparata e acuta, anche dal punto di vista accademico, di tutta la Gran Bretagna; solo che aveva corpo sofferente. Tracce di dispepsia si trovano in ogni sua pagina, e talvolta la riempiono. Tra le lezioni della sua vita – una vita peraltro di una lunghezza sorprendente – potrebbe includersi questa – come dietro il computo del genio e della morale vi sia sempre lo stomaco, a dare una sorta di voto decisivo. (''Morte di [[Thomas Carlyle]]'', pp. 311-312) [[File:Whitman at seventy.jpg|thumb|Foto di Whitman nel 1889]] *I più grandi brani di [[poesia]] vanno accostati solamente a una certa distanza, a quel modo che talvolta cerchiamo di notte le stelle, non fissandole direttamente, ma spostando lo sguardo da una parte. (''Dopo aver sfogliato un certo libro'', p. 373) ===[[Explicit]]=== E infine la morale: «La virtù – diceva [[Marco Aurelio]] – cos'è mai se non un sentimento entusiastico e vivo di armonia con la Natura?». Forse veramente gli sforzi dei veri poeti e dei fondatori delle religioni e delle letterature di ogni epoca, sono stati e saranno sempre, nel nostro tempo come in quello a venire, essenzialmente gli stessi – richiamare cioè gli uomini dalle loro deviazioni testarde e dalle loro malsane astrazioni alla divina media, senza prezzo, originale e concreta. {{int|''I libri di Emerson (le ombre di essi)''|1880; in ''Giorni rappresentativi e altre prose'', pp. 522-527.|h=2}} *Nelle regioni che chiamiamo Natura, che si levano oltre il misurabile in vastità infinite, infinite profondità e altezze – in quelle regioni, che includono l'Uomo a livello sociale e storico, con tutte le sue determinanti emotivo-morali – che parte minima ha avuto la [[Letteratura]], pensavo oggi, quanto poco ha ritratto – anche a volerla considerare tutta – ogni epoca. (p. 522) *[[Ralph Waldo Emerson|Emerson]], a mio avviso, non eccelle tanto come poeta o artista o maestro, per quanto valido in tutti questi campi. Egli dà il meglio come critico, o diagnostico. Non lo dominano né passione né fantasia, non distorsioni o debolezze, non una causa né un impulso specifico. Lo domina un freddo e esangue intellettualismo. (pp. 523-524) *La parte migliore dell'emersonianismo sta nel suo allevarsi in seno il gigante destinato a distruggerlo. Chi vuol essere solo uno del seguito? si legge dietro ogni sua pagina. Non è mai esistito maestro che abbia fatto tanto per l'assoluta indipendenza dei suoi allievi – mai evoluzionista più puro. (p. 527) {{Int|Prefazione di ''Foglie d'erba'' (1855)|Prefazione della prima edizione, Brooklyn, N.Y.; in ''Foglie d'erba'', pp. 691-705.|h=2}} *L'[[Stati Uniti d'America|America]] non respinge il passato, o ciò che il passato ha prodotto nelle sue varie forme, o tra altre politiche, o l'idea di casta o le vecchie religioni – accetta la lezione con calma – non è impaziente perché i ritardatari restano fedeli a certe opere e mode letterarie [...]. (p. 691) *Tra tutte le nazioni di ogni tempo su tutta quanta la terra, gli Americani posseggono forse la più ricca natura poetica. Gli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]] sono in se stessi essenzialmente un immenso poema. (p. 691) *La [[fede]] è l'antisettico dell'anima – pervade la gente comune e la conserva – essi non cessano mai di credere, di aspettare, di aver fiducia. Vi è infatti una indescrivibile freschezza in una persona illetterata, che umilia e deride il potere delle più nobili espressioni del genio. Il [[poeta]] vede, con assoluta chiarezza, come una persona, anche non grande artista, possa essere sacra e perfetta quanto il più grande degli artisti. (p. 693) *Questo è ciò che dovete fare: Amate la terra e il sole e gli animali, disprezzate le ricchezze, fate l'elemosina a tutti quelli che la chiedono, proteggete gli stupidi e i poveri, destinate il vostro reddito e il vostro lavoro agli altri, odiate i tiranni, non discutete su Dio, mostrate pazienza e indulgenza verso la gente, non toglietevi il cappello dinanzi a nulla, noto o ignoto, a nessun uomo o folla d'uomini – uscite liberamente con gente possente e non istruita, e con i giovani, con le madri di famiglia – riesaminate tutto ciò che vi è stato detto, a scuola o in chiesa o in qualsivoglia libro, e ripudiate quanto insulta l'anima vostra; e la vostra stessa carne diverrà un grande poema, e possederà la più grande fluidità non solo nelle sue parole, ma nel silente disegno delle labbra e del volto, e tra le palpebre degli occhi, e in ogni moto, ogni giuntura del corpo vostro. Il [[poeta]] non consumerà il suo tempo in lavori non necessari. Egli saprà che la terra è già stata arata e concimata; altri magari non lo sanno, ma lui lo sa. Egli si dichiarerà direttamente alla creazione. La sua fiducia gli meriterà la fiducia di tutto ciò che tocca – e gli permetterà di dominare ogni attaccamento. (pp. 694-695) *L'arte dell'arte, la gloria dell'espressione, il lume solare della lettura è la [[semplicità]]. Nulla è meglio della semplicità – nulla può scusare eccessi o mancanza di precisione. Procedere sul palpito dell'impulso, e sondare profondità intellettuali, e conferire a tutti gli argomenti le loro articolazioni sono qualità né comuni né molto insolite. Ma esprimersi letteralmente con la perfetta rettitudine e naturalezza dei movimenti degli animali e l'incontrovertibile purezza di sentimento degli alberi nei boschi e dell'erba lungo i sentieri, è il trionfo immacolato dell'arte. Se avete potuto osservare chi è riuscito a tanto, avete visto uno dei maggiori artisti di tutte le nazioni e di tutti i tempi. (p. 696) *I grandi [[poeta|poeti]] si fanno conoscere per l'assenza di artifizi e si giustificano in virtù di un perfetto [[candore]]. Ogni colpa può venir perdonata a colui che possiede candore perfetto. (p. 701) *Un grande [[poema]] è proprietà comune per evi ed evi, per tutte le classi e le nature, i dipartimenti e le sètte, per le donne come per gli uomini, e per gli uomini come per le donne. Un grande poema non rappresenta una conclusione per gli uomini e le donne, ma piuttosto un principio. (p. 704) *Ben presto non vi saranno più [[prete|preti]]. La loro opera è compiuta. Sorgerà un nuovo ordine, ed essi saranno i preti dell'uomo, e ogni uomo sarà il suo proprio prete. Essi troveranno la loro ispirazione in oggetti reali, contemporanei, sintomi del passato o del futuro. Essi non degneranno di difendere l'immortalità e Dio, o la perfezione delle cose, o la libertà, o la squisita bellezza e realtà dell'anima. Essi sorgeranno in America e troveranno corresponsione in tutto il resto della terra. (p. 704) *La [[lingua inglese]] [...] è abbastanza muscolosa e agile e piena. [...] ha attratto vocaboli da lingue più gentili e gaie, più sottili ed eleganti. È la potente lingua della resistenza – è il dialetto del comune buon senso. È la parlata delle razze superbe e melanconiche, e di tutti coloro che aspirano a qualcosa. È la lingua eletta per esprimere crescita, fede, stima di se stesso, libertà, giustizia, uguaglianza, amicizia, ampiezza, prudenza, decisione e coraggio. È il mezzo che saprà quasi esprimere l'inesprimibile. (pp. 704-705) {{int|''Prospettive democratiche''|1871; in ''Giorni rappresentativi e altre prose'', pp. 586-690.|h=2}} ===[[Incipit]]=== {{maiuscoletto|La nostra vera grandezza all'estero}}<br /> A quel modo che varietà e libertà sono forse le più grandi lezioni della Natura nell'universo, esse presentano le più grandi lezioni anche nella politica e nel progresso del Nuovo Mondo. Chi venisse richiesto, ad esempio, di indicare i principali punti di contrasto tra la vita moderna, politica e non, in Europa e in America, e gli antichi culti asiatici quali sopravvivono ancora per tradizione in Cina e Turchia, potrebbe trovarli elencati nel profondo saggio di [[John Stuart Mill]] sulla libertà nel futuro<ref>Si riferisce al ''[[John Stuart Mill#Saggio sulla libertà|Saggio sulla libertà]]'' (''On Liberty'') di Mills, scritto nel 1859.</ref>, dov'egli richiede, per una nazionalità veramente grande, due costituenti principali, o substrati – 1º, una grande varietà di personalità – e 2º, piena libertà per la natura umana di espandersi in innumerevoli direzioni, anche in contrasto tra loro – (cosa che, per la generale umanità, sembra assai simile agli influssi che determinano, nel loro campo illimitato, quella perenne azione salutare dell'aria che chiamiamo tempo atmosferico – un numero infinito di correnti e forze, di contributi e temperature e contrasti, il cui incessante giuoco di controparti produce un rinvigorimento e una vitalità costanti). Permettete dunque che con questo pensiero – non a sé stante, bensì corredato di tutto ciò che implica e trae dietro di sé – io dia inizio alle mie speculazioni. ===Citazioni=== *Io dico che la democrazia non potrà mai dimostrasi superiore ai cavilli finché non fonda e non fa crescere lussureggianti le sue proprie forme d'arte, i suoi poemi, le sue scuole, la sua teologia, rimuovendo tutto ciò che esiste o che sia stato prodotto in altri luoghi in passato sotto influenze diverse. (''Le arti, i poemi, la teologia americana'', p. 591) *Ben pochi si rendono conto di come la grande [[letteratura]] penetri ogni cosa, a ogni cosa dia colore, dia forma agli aggregati e agli individui, e per vie sottili, con potere irresistibile, costruisca, sostenga, demolisca a piacere. (''Il mezzo, lo strumento primo'', p. 593) *La [[musica]] infine, l'unificatrice – niente di più spirituale, niente di più sensuale, una divinità, eppure completamente umana – che avanza, prevale, occupa il posto più alto; capace di dare, in certe contingenze e campi, ciò che null'altro saprebbe dare. (''Il mezzo, lo strumento primo'', pp. 595-596) *Esiste un occhio penetrante che non riesca a percepire tutto ciò sotto la maschera? Lo spettacolo è spaventoso. Viviamo perennemente in un'atmosfera di ipocrisia. Gli uomini non credono nelle donne, né le donne negli uomini . Un'arroganza gonfia di disprezzo detta legge in letteratura. Scopo di tutti i ''littérateurs'' è trovar qualcosa su cui fare dello spirito. Una risma di chiese, di sette ecc., i più tetri fantasmi che io conosca, usurpa il nome di religione. La conversazione è un cicaleccio balordo. Le conseguenze della falsità dello spirito, madre di tutti i mali, sono già incalcolabili. (''Il mezzo, lo strumento primo'', p. 600) *E, a coronamento della [[democrazia]], questo fatto tra tutti allettante – che essa solo può unire, come sempre cerca di fare, tutte le nazioni, tutti gli uomini di terre per quanto diverse e distanti, in una fratellanza, una famiglia. È l'antico e sempre attuale sogno della terra, dei suoi figli più vecchi e più giovani, dei filosofi e poeti appassionati. Non solo quella metà della democrazia, l'individualismo, che isola. Esiste un'altra metà, e questa è l'adesività, o amore, capace di fondere, legare e aggregare, che rende le razze compagne e affratella tutti. (''Considerando: costumi, legge, estetica, coesione'', p. 618) *Qualsiasi scienza politica degna di questo nome nel vecchio mondo, tra gli studiosi, gli esperti e gli uomini di qualche senno, non discute oggi, direi, se perseverare sulla stessa linea e ripiegare sulla monarchia, o guardare avanti e [[democrazia|democratizzare]] – bensì ''come'', in che grado e da quale parte cominciare prudentemente la democratizzazione. (''Anche il male serve'', pp. 620-621) *Gli appassionati e spesso inconsulti appelli dei riformatori e rivoluzionari sono indispensabili per controbilanciare la fossile inerzia che è parte sì grande delle istituzioni umane: queste infatti andranno sempre avanti da sole (e il pericolo è che tendono rapidamente a ossificarci), mentre quelli dovranno essere trattati con indulgenza, e con rispetto anche. Ciò che la circolazione è per l'aria, l'agitazione e una piena licenza speculativa sono per la salute politica e morale. Indirettamente, ma inequivocabilmente, bontà, virtù e legge (le migliori) procedono dalla libertà. Queste sono per la democrazia ciò che la chiglia è per la nave o la salsedine per l'oceano. (''Riformatori, ricchezza, etc.'', p. 621) *Che cosa c'è di più drammatico dello spettacolo che abbiamo visto ripetersi tante volte e che vedremo senza dubbio ancora per molto – il giudizio popolare che mette alla prova nelle varie cariche i candidati eletti – tenendosi in disparte, per così dire, e osservandoli per un poco nelle loro azioni per dar poi invariabilmente, alla fine, la giusta, l'esatta ricompensa loro dovuta? Dopo tutto io credo che la parte più sublime della storia politica, il suo culmine, attualmente è fornita proprio dal popolo americano. Non conosco nulla di più grande, né migliore esercizio, né migliore digestione, né più positiva prova del passato, risultato trionfante della fede nell'umanità, di una ben combattuta [[elezione]] in America. (''Anche il male serve'', p. 627) *I modelli della nostra [[letteratura statunitense|letteratura]], dal momento che la riceviamo da altri paesi, da oltreoceano, hanno avuto i loro natali nelle corti, si sono scaldati e sviluppati al sole dei castelli; e il tutto puzza di favori principeschi. Di gente che lavora, scrittori di un certo tipo, ne abbiamo davvero in quantità, e a modo loro contribuiscono la lor parte: molti eleganti, molti eruditi, compiacenti tutti. Ma passati al vaglio nazionale, o collaudati sui principi della personalità democratica, si riducono a cenere. Io dico che non ho ancora visto un singolo scrittore, artista, conferenziere o che so io, che abbia affrontato la silenziosa, ma eretta ed attiva, volontà e aspirazione diffusa e fondamentale del paese, in uno spirito modellato su di questo. (''Una riflessione'', pp. 628-629) *Perché mai nel nostro tempo, nelle nostre terre, non si vedono fresco coraggio locale e sanità, qualità nostre – i gagliardi uomini del Mississippi, del West, i fatti reali mentali e fisici, la gente del Sud, &c., – nel corpo della nostra letteratura, specialmente nella parte poetica? Ma sempre, al contrario, un gruppetto di ''dandy'' e di ''ennuyées'', signorini azzimati venuti dall'estero a inondarci coi loro sentimentucci da salotto, i loro parasoli, canzoncine per pianoforte, rime tintinnanti, cinquecentesima importazione – sempre a uggiolare e piangere su qualcosa, a caccia di sterili concettosità una dopo l'altra, e perennemente perduti in amori dispeptici con donne dispeptiche. (''Sta realmente progredendo la letteratura?'', pp. 659-660) *Che cos'è l'[[indipendenza]]? Libertà da ogni legge e vincolo eccetto quelli del proprio essere, controllati dalle leggi universali. (''Le vere rivoluzioni dell'America'', p. 663) *È inutile negarlo: la [[Democrazia]] lascia crescere rigogliosamente la più fitta distesa di piante e frutti nocivi, mortali – introduce invasori, uno peggiore dell'altro – e quindi ha bisogno di più nuove, più vaste, forti e volonterose compensazioni e spinte. (''Lo scopo di queste pagine: suggerire le vere guide del futuro'', p. 683) ===[[Explicit]]=== Noi guardiamo il nostro paese, l'America, la sua letteratura, estetica &c. sostanzialmente come un graduale prender forma, o espressione e enunciazione dei più profondi elementi base e dei più superbi significati finali della storia e dell'uomo – come il ritratto (secondo le eterne leggi e le condizioni della bellezza) della nostra stessa fisionomia, il nesso, l'espressione soggettiva del mondo oggettivo, con l'impronta della nostra peculiare modificazione e continuazione di quel processo – e come la riserva e il documento della mentalità e del carattere nazionale, le sue virtù, eroismi, guerre e anche licenze – dove tutte le cose culminano in una formulazione letteraria e artistica autoctona, per essere perpetuate; senza la quale originale formulazione di altissimo livello essa vanamente si dibatterebbe, e tutta l'altra sua grandezza, per quanto imponente e superiore, si rivelerebbe non più un fuoco fatuo; ma possedendo la quale, essa comprenderà se stessa, vivrà nobilmente e offrirà nobili contributi e emanazioni; e librandosi sicura nel suo proprio equilibrio, illuminata e illuminante, diverrà un mondo maturo, divina Madre di altri mondi non solo materiali ma spirituali, in infinita successione nel tempo – la cosa fondamentale restando la media, ciò che è corposo, concreto, democratico e popolare, su cui tutte le sovrastrutture del futuro dovranno poggiare per sempre. {{Int|''Sguardo retrospettivo al cammino percorso''|Prefazione di ''Fronde di Novembre'', 1888; in ''Foglie d'erba'', 1993, pp. 706-722.|h=2}} *Persino {{sic|[[William Shakespeare|Shakspere]]}}, che così profondamente permea le lettere e l'arte contemporanea (le quali in fatto derivano soprattutto da lui), appartiene sostanzialmente al sepolto passato. Soltanto che egli possiede la superba distinzione, per alcune importanti fasi di quel passato, di essere il più alto cantore che sia mai nato. (p. 713) *Dall'età di sedici anni ho posseduto un grosso in-ottavo di un migliaio di pagine, stampate fitte (lo posseggo ancora), che conteneva tutte le poesie di [[Walter Scott]]. Per cinquant'anni esso mi è stato miniera inesauribile, tesoro di foraggio poetico (specialmente le sue foreste e interminabili giungle di note) e tale resta tuttora. (p. 715) *Verso la fine, tra le altre tante cose, avevo anche dato una scorsa alle poesie di [[Edgar Allan Poe|Edgar Poe]], che non mi piacevano, per quanto riconoscessi sempre che, al di là del campo limitato dei loro ritmi (che costituiscono una specie di perpetuo carillon musicale, che va dal si bemolle al sol) erano delle espressioni melodiose e forse insorpassate di certe alcune fasi della morbosità umana. (p. 715) *Io ritengo che il più prezioso servizio che le poesie, o qualsiasi altro scritto, possano rendere ai [[lettore|lettori]], non consiste solo nel soddisfare il loro intelletto, offrire qualcosa di raffinato o interessante, e neppure nel dipingere grandi passioni, uomini o avvenimenti, ma nel riempirli di una virilità vigorosa e pura, di un sentimento religioso, inculcar loro il ''coraggio'', come un bene fondamentale, un'abitudine. (p. 717) *[...] i canti più intensi e dolci debbono ancora venire cantati. (p. 722) {{int|''Sillabario americano''|1855-60?; in ''Giorni rappresentativi e altre prose'', pp. 465-510.|h=2}} *Tutte le [[parola|parole]] sono spirituali – nulla è più spirituale delle parole. Da dove vengono? Per quante migliaia e decine di migliaia di anni hanno viaggiato? quelle elusive, fluide, belle, incorporee realtà, Madre, Padre, Acqua, Terra, Me, Questo, Anima, Lingua, Casa, Fuoco. (''Sillabario americano'', p. 465) *Per ogni tuo pensiero, e per quelli di chiunque – per tutti i desideri, passioni, amori, odi, noia, pazzia, disperazione di uomini per donne e di donne per uomini – per ogni impulso o carica di impulsi – per la testa che sta in equilibrio che sta in equilibrio sul collo, e per ciò che è elettrico nel corpo sotto la testa, o ciò che corre nelle tue vene col sangue, o in quei curiosi e incredibili miracoli che chiami vista e udito – per tutte queste cose, e altre simili, sono state create parole. – Sono queste le parole che non sono mai né vecchie né nuove. (''Sillabario americano'', p. 467) *La [[lingua inglese]] è piena di parole forti, indigene o adottate per esprimere la congenita passione della razza per il vigore e la resistenza, di contro alla raffinatezza e a tutte le azioni di rinuncia: robusto, massiccio, atletico, muscoloso, acre, aspro, rude, severo, animosità, tenacia, sfrontatezza, rigido, resistenza, corroborante, rozzo, rude, violento, irsuto, barbuto, arrogante, altero. (''Sillabario americano'', p. 473) *E che perfette valanghe di ciarpame ci arrivano oggigiorno dall'estero! Lo sgargiante sentimentalismo di [[Edward Bulwer-Lytton|Bulwer]] non è che un sollievo dopo i gonfi, innaturali romanzi «storici» di dolce-vita-nel-sottoscala di [[William Harrison Ainsworth|Harrison Ainsworth]]. Quanto alla grossolana volgarità di [[Frederick Marryat|Marryat]], alla balordaggine tediosa di [[Marguerite di Blessington|Lady Blessington]], alla roba (non c'è altra parola) di una lunga sfilza di ciarlatani letterari, e giù fino al cattivo gusto del francese [[Paul de Kock]] (che in realtà ha forse più talento di tutti gli altri messi insieme – ''malgré'' le orribili, criminali traduzioni in inglese) – chi potrebbe asserire che costoro posseggano una sola qualità che li raccomandi alla vasta circolazione di cui godono da questa parte dell'Atlantico? (''Letteratura di casa nostra'', pp. 504-505) *Se gli Stati Uniti non hanno mai allevato poeti a nessun livello di grandezza, è certo almeno che essi importano, stampano e leggono più poesia di ogni altro egual numero di persone in qualsiasi luogo – probabilmente più di tutto il resto del mondo messo insieme. La [[poesia]] (come una grande personalità) è il frutto di molte generazioni – di molte rare combinazioni. Per avere grandi poeti occorre avere anche un grande pubblico. (''La nuova poesia'', p. 510) ==Citazioni su Walt Whitman== *Centocinquant'anni sono passati da quando questo ragazzaccio scamiciato, col cappello da cowboy, fascinoso di un'ambigua bellezza, giornalista e tipografo, figlio di un falegname, detestato dai professori e adorato dai ragazzi del suo tempo, capace di abbracciare tutti e di lasciarsi abbracciare da tutti, ricco di un vibrante ritmo americano, diretto e sincero, capace di affrontare il problema della situazione del Nuovo mondo, ha pubblicato a sue spese un libretto piccolino chiamandolo Leaves of Grass (Foglie d'erba). Questo ragazzaccio, capace in una ventina di anni di diventare il poeta più importante della letteratura americana di tutti i tempi, quel suo po' di educazione rudimentale l'ha ricevuta nei sei anni che ha frequentato la scuola pubblica, cominciando nel 1825 e finendo a undici anni, quando si è impiegato come fattorino in un ufficio di avvocati. ([[Fernanda Pivano]]) [[Immagine:§Whitman, Walt (1819-1892) - 1887 - ritr. da Eakins, Thomas - da Internet.jpg|thumb|''Ritratto di Walt Whitman'' (T. Eakins, 1888)]] *Chi intende occuparsi di letteratura, non solo americana, non può dunque evitare di fare i conti, prima o poi con questo controverso scrittore. ([[Antonio Spadaro]]) *Con il suo vigore e con il grande respiro dei suoi versi, mi mette in uno stato mentale di libertà, pronto a vedere meraviglie; mi porta per così dire, in cima a una collina o al centro di una piana; mi scuote e poi mi getta addosso migliaia di mattoni. ([[Henry David Thoreau]]) *Così cominciano le definizioni dei biografi: Whitman come hegeliano, come trascendentalista, come profeta del personalismo o del governo del mondo o del Cristo del nostro tempo, e chissà quante altre che ora non mi vengono in mente ma a me piace una definizione un po' patetica, un po' amorosa: «Whitman è il poeta americano, più genuinamente americano». ([[Fernanda Pivano]]) *Due cose infatti si definiscono incompatibili quando nel mondo c'è spazio per una e non per entrambe, come, per esempio, la poesia di Walt Whitman e la misericordia di Dio verso gli uomini. ([[Ambrose Bierce]]) *– Eh sì, ora sono passato a Whitman. Ti prendo una copia di ''Foglie d'erba'' in libreria, hai il venti per cento come studente.<br />– Non lo voglio Walt Whitman!<br />– Neanche lui vorrebbe te, era omosessuale. Però era anche un uomo di medicina, ha fatto l'infermiere nella guerra civile e ha scritto poesie memorabili. (''[[Patch Adams (film)|Patch Adams]]'') *Il «free verse» di Whitman era un assalto alla fortezza della poesia in se stessa; una sfida, rivolta a tutti i poeti viventi, a spiegare per quali motivi non dovessero anche loro scrivere allo stesso modo. Una sfida che dura ancora dopo un secolo di vigorosa esistenza nel corso del quale è stata sotto il fuoco continuo degli avversari ma non è mai stata sconfitta. ([[William Carlos Williams]]) *Il poeta della gran Guerra Americana, è Walt Whitman.<br>Se il genio non fosse, com'è, una straordinaria e meravigliosa conciliazione di ragione e di immaginazione, di fantasia e di euritmia, in uno stesso intelletto; se bastasse il ''divus afflatus'' la visione infinita, l'entusiasmo umanitario, Walt Whitman potrebbe collocarsi accanto ai pochi ''poeti sovrani''. E nonostante i suoi difetti, non so chi potrebbe contrastargli in America il primato della poesia. ([[Enrico Nencioni]]) *In Whitman tutto il mondo americano prende vita, il passato e il futuro, la nascita e la morte. Tutto quel che c'è di valido in America, l'ha espresso Whitman, e non c'è altro da dire. Il futuro appartiene alla macchina, ai robot. Egli, Whitman, fu il Poeta del Corpo e dell'Anima. Il primo e l'ultimo poeta. Oggi è quasi indecifrabile, un monumento coperto di rozzi geroglifici, per i quali non c'è chiave. ([[Henry Miller]]) *''L'odore del caffè ed i giornali, | la domenica e il suo tedio. Di mattina | e sulla pagina intravista quella vana | pubblicazione di versi allegorici | di un collega felice. Il vecchio | giace prostrato e bianco nella decente | abitazione di povero. Stancamente | guarda il suo volto nello specchio. | Pensa, non più stupito, che quel viso | è lui. La mano distrutta | non è lungi la fine. La sua voce dichiara: | Quasi non sono, ma i miei versi ritmano | la vita e il suo splendore. Io fui Walt Whitman.'' ([[Jorge Luis Borges]]) *La poesia di Whitman fu nell'insieme uno dei tentativi più decisi e coerenti di conseguire l'arduo livello del pessimo e il meno arduo del risibile; che Whitman non ci sia riuscito è uno degli ilari misteri della letteratura. ([[Giorgio Manganelli]]) *Mi parla di Mr Whitman – non ho mai letto i suoi Libri – ma mi hanno detto che è sconveniente. ([[Emily Dickinson]]) *''Nel suo paese di ferro vive il grande vecchio, | il bel patriarca, santo e sereno, | il corrusco cipiglio, d'olimpico splendore | comanda e conquista con nobile incanto. || La sua anima pare specchio dell'infinito | le sue stanche spalle sono degne di manto, | come arpa scolpita da una vecchia quercia | come nuovo profeta canta il suo canto. || Sacerdote che il divino soffio alimenta | annuncia nel futuro un tempo migliore | dice all'aquila: «Vola», e, «Voga» al marinaio || e «Lavora» al robusto lavoratore, | così va il poeta sulla sua strada | con superbo rostro imperiale!'' ([[Rubén Darío]]) *''Passeggeremo tutta notte per strade solitarie? Gli alberi aggiungono ombra all'ombra, luci spente nelle case, ci sentiremo soli. | Cammineremo sognando la perduta America dell'amore lungo automobili azzurre nei viali, verso casa nel nostro cottage silenzioso? | Ah, caro padre, grigio di barba, vecchio solitario maestro di coraggio, che America avesti quando Caronte smise di spingere il suo ferry e tu scendesti su una riva fumosa a guardare la barca scomparire sulle acque nere del Lete?'' ([[Allen Ginsberg]]) *Scriveva senza rima, senza metrica, versi liberi, solo quello che sentiva lasciandolo scaturire con il suo ritmo intricato. Pura passione spudorata, senza alcuna restrizione. (''[[Fratelli in erba]]'') *Sembra probabile che, tranne per gli specialisti, Whitman resterà famoso per alcune poesie piuttosto che come l’autore di un solo grande libro, la nuova bibbia poetica dell’America. ([[John Maxwell Coetzee]]) *''"– Storici nelle età future " – ah, sillabe di fede! | Walt, dimmi, Walt Whitman, se l'infinito è ancora come | quando tu passeggiavi sulla spiaggia vicino a Paumanok – | nel tuo solitario vagare ed udivi lo spettro | attraverso la schiuma, la sua nota d'uccello ricadere a lungo... Per te i panorami e questa progenie di torri, | di te – il tema che s'è ampliato nella roccia. | O Vagabondo sulle libere strade spinte sempre avanti!'' ([[Hart Crane]]) *''Stringo un patto con te, Walt Whitman: | ti ho detestato ormai per troppo tempo, | vengo a te come un figlio cresciuto | che ha avuto un padre dalla testa dura. | Ora sono abbastanza grande per fare amicizia. | Fosti tu ad abbattere il nuovo legno, | ora è tempo d'intagliarlo. | Abbiamo un solo fusto e una sola radice: | ristabiliamo commercio tra noi.'' ([[Ezra Pound]]) *Walt Whitman era il mio poeta americano preferito: l'ho scoperto a [[Diciottenne|18 anni]], l'età delle letture più importanti. Non faceva che parlare del Potomac. Ho sempre avuto la curiosità di vederlo questo grande fiume. L'immenso Potomac. ([[Roberto Benigni]]) *Walt Whitman ha lo stesso rapporto con l'arte che un maiale con la [[matematica]].<ref>«''Walt Whitman is, as unacquainted with art, as a hog is with mathematics.''» Da una recensione a ''Foglie d'erba'' pubblicata su ''Critic'', Londra, 15, 1º aprile 1856. {{cfr}} ''[https://whitmanarchive.org/archive1/works/leaves/1855/reviews/critic.html Walt Whitman's Leaves of Grass]'', ''waltwhitmanarchive.eu''.</ref><ref group="fonte">Citato in ''Storia della bruttezza'', a cura di [[Umberto Eco]], Bompiani, Milano, p. 393. ISBN 978-88-452-7389-6</ref> *Whitman desiderava passare ai posteri esclusivamente come la voce di un'America sana e vigorosa pronta alla conquista, alla produzione e alla riproduzione. Negando disperatamente che la sua ispirazione in primis fosse stata mossa dall'attrazione erotica per la vigoria fisica maschile; e che solo successivamente tale attrazione fosse stata canalizzata in un disegno estetico di portata più ampia, con il trasferimento alla nazione di attributi quasi fisici e temperamentali. ([[Franco Buffoni]]) ===[[Gilbert Keith Chesterton]]=== *Tutta la mia gioventù è stata sotto il segno, paragonabile al sole nascente, dell'ardore sanguigno di Walt Whitman. Mi sembrava quasi come una folla che diventava un gigante, o come Adamo, il primo uomo. Mi emozionava l'idea che qualcuno potesse averlo incontrato, visto per strada; era quasi come se fosse un Cristo redivivo. *Whitman cerca di dimostrare che le cose sporche in realtà erano pulite, come quando glorificò il letame in quanto fonte della purezza dell'erba. *Whitman rappresentava la fratellanza alla luce del sole, descrivendo una varietà infinita di creature meravigliose e raggianti, tutte sacre in quanto concrete. [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]] aveva adorato l'uomo, ma Whitman adorava gli uomini. Ogni sguardo umano, ogni caratteristica umana, diventava la materia per poetare misticamente, come una torcia che illumina, a caso, le facce sparse di una folla. Tutti gli uomini dovrebbero essere trattati come re e adorati come divinità. ===[[Isadora Duncan]]=== *Il massimo poeta del nostro paese è Walt Whitman. Io ho scoperto la danza degna della lirica di Whitman. Io sono realmente la figlia spirituale di Whitman. *Mi resi conto che i soli maestri di danza che io potessi avere erano il [[Jean-Jacques Rousseau|J. J. Rousseau]] dell'''[[Jean-Jacques Rousseau#Emilio o dell'educazione|Emile]]'', Walt Whitman e [[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]]. *Walt Whitman ha fatto dono della sua verità all'America. E vi è stato un tempo in cui la sua opera è stata condannata come «immorale». Tale aggettivo oggi ci sembra almeno assurdo! ===[[Pablo Neruda]]=== *''Io non ricordo a che età, né dove, | se nel grande, umido sud, o sulla temibile | costa, sotto il breve grido del gabbiano, | toccai una mano ed era la mano di Walt Whitman: | solcai la terra con i piedi nudi, andai sull'erba, | sulla ferma rugiada di Walt Whitman. | Durante tutta la mia gioventù questa mano mi tenne compagnia | questa rugiada, sua fermezza di pino patriarcale, | la sua vastità di prateria, la sua missione di pace circolatoria. | Senza sdegnare i doni della terra né la copiosa | curva del capitello né l'iniziale purpurea della saggezza, | tu mi hai insegnato ad essere americano, hai sollevato | i miei occhi ai libri, verso il tesoro dei grani: | ampio nella chiarità nella pianura mi hai fatto vedere | l'alto monte tutelare | – Attraverso echi sotterranei per me hai raccolto ogni cosa, | tutto quel che è spuntato è stato da te raccolto galoppando nell'alfalfa, | cogliendo papaveri per me, visitando fiumi, | accudendo la sera alle cucine.'' *''Per un atto d'amore al mio paese | io ti reclamo, fratello necessario, | vecchio Walt Whitman dalla mano grigia,| affinché col tuo appoggio straordinario | verso a verso uccidiamo alla radice | [[Richard Nixon|Nixon]], Presidente sanguinario.'' *''Però canta nelle stazioni suburbane la tua voce, | e sui moli vespertini, come acqua scura la tua parola. | Il tuo popolo bianco negro, popolo di poveri popolo semplice | come tutti i popoli, non dimentica la tua campana: | si riunisce cantando sotto la magnitudine della tua vita spaziosa. | Cammina tra i popoli con il tuo amore carezzando | il puro crescere della fraternità sulla terra.'' ===[[Cesare Pavese]]=== *Ogni pensiero è veramente pensato all'istante, il verso fatto della baldanza e diversità della mente in azione, che si vede nell'atto di pensarlo, ed esprime questa sua coscienza. Walt Whitman canta la gioia di scoprire pensieri. *Qualche volta l'immagine richiede da Walt Whitman parecchi versetti, qualche volta un pensiero si lega logicamente a un altro, ma resta il fatto definitivo della vigorosa affermazione di ciascun verso, finito, pronunciato come fosse la sintesi di tutto il libro e insieme il più ingenuo e nuovo e fresco particolare della sezione. Ora questo si spiega soltanto con la natura di quei pensieri e fantasmi whitmaniani che informano i versi. *Si direbbe che Walt Whitman pensi per versi, che cioè in lui ogni pensiero, ogni lampo, si crei una forma conchiusa in cui consista e non s'adagi in un ritmo preesistente o soggetto ad altre leggi. Gli alti e bassi della «musica» whitmaniana sono gli alti e bassi del suo pensiero fantastico. Non quindi frammenti: non è più frammentaria una poesia che si semplifica fino a mostrarsi fondata e creata dal verso, dal periodo chiusa in ciascuna unità metrica. *Troppo sovente, mi pare, l'immagine di Walt Whitman che i commentatori hanno dinanzi agli occhi è quella del vecchio barbuto e secolare, intento a contemplare la farfalla o a comprendere nelle occhiaie mansuete la serenità finale di ogni gioia e miseria dell'universo. ==Note== <references/> ===Fonti=== <references group="fonte"/> ==Bibliografia== *Walt Whitman, ''Foglie d'erba'' (''Leaves of Grass''), edizione integrale, versioni e prefazione di Enzo Giachino, con saggio di Franco Buffoni, Giulio Einaudi editore s.p.a., Einaudi Tascabili N. 161, Torino, 1993. ISBN 88-06-17365-0 *Walt Whitman, ''Giorni rappresentativi e altre prose'', a cura di Mariolina Meladiò Freeth, Neri Pozza Editore, Vicenza, 1968. ==Altri progetti== {{interprogetto|s=en:Author:Walt Whitman|s_lingua=inglese}} ===Opere=== {{Pedia|Foglie d'erba||(1855)}} {{Pedia|Calamus (Whitman)|''Calamus''|(1859)}} {{Pedia|O capitano! Mio capitano!||(1865)}} {{vetrina|18|agosto|2014|scrittori|poeti}} {{DEFAULTSORT:Whitman, Walt}} [[Categoria:Giornalisti statunitensi]] [[Categoria:Poeti statunitensi]] [[Categoria:Saggisti statunitensi]] [[Categoria:Scrittori statunitensi]] 4z3djgmqwuzg367wcy0v6hkhehqt2ua Marcel Proust 0 934 1409551 1407871 2026-04-05T15:00:15Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409551 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Marcel Proust 1895.jpg|thumb|right|Marcel Proust nel 1895]] '''Valentin Louis Georges Eugène Marcel Proust''' (1871 – 1922), scrittore, saggista e critico letterario francese. ==Citazioni di Marcel Proust== *Essere indulgenti verso gli altri, severi verso se stessi è un consiglio banale; nell'esistenza è la sola regola da seguire.<ref>Da ''Lettere ai miei personaggi'', 1966, pp. 38-39.</ref> *I miei maestri Léon Daudet e [[Charles Maurras]].<ref>Da ''Prefazione'', in Paul Morand, ''Teneri incontri'', Passigli, Firenze, 1995, p. 18.</ref> *Là, dalle balaustre incantevoli di un balcone romanico o dalla soglia misteriosa di un portale gotico socchiuso, che fonde all'oscurità illuminata della chiesa il sole dormiente all'ombra dei grandi alberi che la circondano, noi dobbiamo continuare a vedere la processione che esce dall'ombra multicolore spiovente dagli alberi di pietra della navata e imbocca nella campagna, di tra le colonne tarchiate, sormontate da capitelli di fiori e frutti, quei sentieri dei quali si può dire, come il profeta diceva del Signore: "Tutti i suoi sentieri sono pace".<ref name=catt>Da ''La morte delle cattedrali'', ''Le Figaro'', 16 agosto 1904; traduzione di Cristina Campo disponibile su ''[http://www.gliscritti.it/blog/entry/567 GliScritti.it]''.</ref> *Quando il sacrificio della carne e del sangue del Cristo non sarà più celebrato nelle chiese in esse non ci sarà più vita.<ref name=catt/> *Quel che ammiriamo più calorosamente diventa per noi la misura di tutto il resto. Jean aveva posto nell'[[idealismo]] quanto la sua mente aveva di meglio. Da quello giudicava gli altri, e non poteva ammettere che un [[materialismo|materialista]] fosse un uomo intelligente. Qualsiasi libro materialista gli pareva carta inutilmente scarabocchiata, un faticoso mucchio di errori.<ref>Da ''Jean Santeuil'', traduzione di Franco Fortini, Mondadori, Milano, 1970, p. 232.</ref> *Quel quid divino che [[John Ruskin|Ruskin]] sentiva in fondo al sentimento ispiratogli dalle opere d'arte era precisamente quel che tale sentimento aveva di profondo, di originale e che si imponeva al suo gusto senza essere suscettibile di modificazione.<ref>Citato in [[John Ruskin]], ''Le pietre di Venezia'', traduzione di A. Tomei, Vallecchi, 1974.</ref> *[...] quell'abitudine d'accumulare entro di me tutti i {{sic|desiderii}} senza mai appagarli, contentandomi della promessa fatta a me stesso d'appagarli un giorno, abitudine vecchia di tant'anni d'un perenne aggiornamento, di quel che il signor de Charlus disprezzava col nome di [[procrastinazione]] [...].<ref>Da ''[https://www.liberliber.it/online/la-precauzione-inutile-di-marcel-proust/ La precauzione inutile]'', prefazione e traduzione a cura di Eugenio Giovannetti, Jandi, Milano-Roma, 1944.</ref> *Se voi mi domandaste qual è il più bel romanzo ch'io conosca, sarei senz'altro assai in difficoltà a rispondervi. Forse darei il primo posto a ''[[L'idiota|L'idiota]]'' di [[Dostoevskij]]. Ora, io ignoro le qualità e i difetti del suo stile, avendolo letto solo in delle terribili traduzioni, so solo [...] che è un romanzo scritto in profondità, laddove le leggi generali comandano sui fenomeni particolari.<ref>Lettera a J. de Pierrefeu del 22. 06. 1920, in M. Proust, ''Correspondance'', t. 19, Paris1991, p. 317.</ref> *[[Lev Tolstoj|Tolstoj]] l'ha molto imitato. In [[Fëdor Dostoevskij|Dostoevskij]] c'è, concentrato, ancora contratto e scontroso, molto di ciò che troverà sviluppo in Tolstoj. C'è in Dostoevskij quella tetraggine anticipata dei primitivi che i discepoli rischiareranno.<ref>Citato in [[Fëdor Dostoevskij]], ''I fratelli Karamazov'', traduzione di Nadia Cicognini e Paola Cotta, Mondadori, Milano, 1994.</ref> ==''Alla ricerca del tempo perduto''== [[Immagine:MS A la recherche du temps perdu.jpg|thumb|Prima bozza di ''Alla ricerca del tempo perduto'']] ===''Dalla parte di Swann''=== ====[[Incipit]]==== =====Natalia Ginzburg===== Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera.<ref name=cerauna>{{cfr}} ''[[C'era una volta in America]]'' (1984):<br />«– Che hai fatto in tutti questi anni?<br/>– Sono andato a letto presto.»</ref> A volte, non appena spenta la candela, mi si chiudevan gli occhi cosí subito che neppure potevo dire a me stesso: "M'addormento". E, una mezz'ora dopo, il pensiero che dovevo ormai cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro, sembrandomi averlo ancora fra le mani, e soffiare sul lume; dormendo avevo seguitato le mie riflessioni su quel che avevo appena letto, ma queste riflessioni avevan preso una forma un po' speciale; mi sembrava d'essere io stesso l'argomento del libro: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco primo e Carlo quinto. {{NDR|Marcel Proust, ''La strada di Swann'', traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963}} =====Paolo Pinto===== Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera.<ref name=cerauna/> A volte, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che nemmeno avevo il tempo di dire a me stesso: «M'addormento». E, una mezz'ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume; non avevo smesso, dormendo, di ragionare su ciò che avevo appena letto, ma quelle riflessioni avevano preso una piega un po' particolare; mi sembrava d'essere io stesso l'oggetto di cui il libro si occupava: una chiesa, un quartetto, la rivalità fra Francesco I e Carlo V. {{NDR|Marcel Proust, ''Dalla parte di Swann'', traduzione di Paolo Pinto e Eurialo De Michelis, Newton Compton, 1990}} =====Giovanni Raboni===== A lungo, mi sono coricato di buonora.<ref name=cerauna/> Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: "Mi addormento". E, mezz'ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava; volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume; mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo, ma le riflessioni avevano preso una piega un po' particolare; mi sembrava d'essere io stesso quello di cui il libro si occupava: una chiesa, un quartetto, la rivalità di Francesco I e Carlo V. {{NDR|Marcel Proust, ''Dalla parte di Swann'', traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, 1965}} =====Bruno Schacherl===== Per molto tempo io sono andato a letto presto.<ref name=cerauna/> A volte, appena spento il lume, gli occhi mi si chiudevano istantaneamente. Non avevo neppure il tempo di dirmi: «M'addormento». Una mezz'ora dopo, il pensiero che era tempo di trovar sonno, mi svegliava; sentivo di dover posare il libro che credevo d'avere ancora in mano, e soffiare sul lume. Non avevo cessato, dormendo, di riflettere su ciò che avevo letto, ma le mie riflessioni avevano preso un corso tutto particolare: mi sembrava d'essere io l'argomento del libro, una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco I e Carlo V. {{NDR|Marcel Proust, ''Dalla parte di Swann'', traduzione di Bruno Schacherl, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1965}} ====Citazioni==== *L'[[abitudine]]! ordinatrice abile ma terribilmente lenta, che comincia con il lasciar soffrire il nostro spirito, per settimane, in una sistemazione provvisoria; ma che, nonostante tutto, esso è ben contento di incontrare, giacché senza l'abitudine, e ridotto ai suoi soli mezzi, sarebbe impotente a renderci abitabile una casa. (I, I; 1990, p. 7) *Venuta meno l'influenza anestetizzante dell'abitudine, mi mettevo a pensare, a sentire cose infinitamente tristi. (I, I; 1990, p. 9) *La mia unica consolazione, quando salivo a coricarmi, era che la mamma sarebbe venuta a darmi un bacio non appena fossi stato a letto. (I, I; 1990, p. 11) *E d'altronde, se lei si fosse trovata lì, avrei osato parlarle? Pensavo che mi avrebbe giudicato pazzo; cessavo di credere che potessero essere condivisi da altre persone, che potessero essere veri fuori di me i desideri che formulavo durante quelle passeggiate, e che non si realizzavano. Non mi apparivano più se non come creazioni puramente soggettive, impotenti, illusorie del mio temperamento. Non avevano più alcun legame con la natura, con la realtà, che subito perdeva ogni incanto e significato, e non era più rispetto alla mia vita che una cornice convenzionale, come per l'intreccio di un romanzo il vagone sul cui sedile il viaggiatore lo sta leggendo per ammazzare il tempo. (I, II; 1990, p. 128) *La parola, «opera fiorentina» rese un gran servigio a Swann. Come un titolo abilitante, gli permise di far penetrare l'immagine di Odette in un mondo di sogni dove finora non aveva avuto accesso e dove s'imbevve di nobiltà. E mentre la visione meramente corporea che aveva avuto di quella donna indeboliva il suo amore, rinnovandogli continuamente i dubbi sulla qualità del suo viso, del corpo, di tutta la sua bellezza, i dubbi furono distrutti, l'amore reso sicuro quando invece ebbe per base i dati di un'estetica certa; senza contare che il bacio e il possesso, che sembravano naturali e mediocri se erano accordati da una carne sciupata, venendo a coronare l'adorazione per un oggetto da museo gli parvero essere soprannaturali e deliziosi. (II; 1990, p. 181) *Fra tutti i modi di produzione dell'[[amore]], fra tutti gli agenti disseminatori del male sacro, certamente uno dei più efficaci è questo gran soffio di agitazione che a volte passa su di noi. Allora l'essere col quale in quel momento ci piace stare, il dado è tratto, sarà lui che ameremo. Non c'è neanche bisogno che finora ci sia piaciuto più di altri, e neppure altrettanto; bisogna solo che il nostro gusto per lui sia diventato esclusivo. E la condizione si è verificata quando – nel momento in cui è mancato — alla ricerca dei piaceri che ci dava il suo fascino si è sostituito improvvisamente in noi un bisogno ansioso, che ha per oggetto quel medesimo essere, un bisogno assurdo, che le leggi di questo mondo rendono impossibile da soddisfare e difficile da guarire, il bisogno insensato e doloroso di possederlo. (II; 1990, p. 186) *[...] la saggezza della gente non innamorata a cui pare che un uomo di spirito dovrebbe essere infelice solo per una persona che lo meriti; pressappoco è come stupirsi che uno si degni di ammalarsi di [[colera]] a causa di un essere così piccolo come il bacillo virgola. (II; 1990, p. 273) *Siccome le combinazioni diverse che ci uniscono a determinate persone non coincidono col periodo in cui le amiamo, ma sorpassandolo, possono prodursi prima che esso incominci e ripetersi dopo che è finito, così le prime apparizioni che fa nella nostra vita un essere destinato a piacerci più avanti, acquistano retrospettivamente ai nostri occhi il valore di un avvertimento, di un presagio. [...] Gl'interessi della nostra vita sono così molteplici, che non di rado, in una stessa circostanza, le basi di una felicità che ancora non esiste sono piantati accanto all'aggravarsi di un dispiacere di cui stiamo soffrendo. (II; 1990, p. 302) *Cercate di conservare sempre un lembo di cielo sopra la vostra vita, fanciullo mio, aggiungeva voltandosi verso di me. Voi avete un'anima bella, d'una qualità rara, una natura d'artista, non lasciatele mancare ciò di cui ha bisogno. (1965) *Coloro ai quali la mancanza di energia o d'immaginazione impedisce di trarre da se stessi un principio di rinnovamento domandano all'attimo che sopravviene, al postino che suona, di portar loro qualcosa di nuovo, foss'anche di peggio, un'emozione, un dolore; quando la sensibilità, che il benessere ha fatto tacere come un'arpa indolente, vuol risuonare al tocco di una mano, anche se brutale, e a rischio d'esserne infranta; quando la volontà, che con tanta fatica si è conquistata il diritto d'abbandonarsi senza ostacolo ai suoi desideri, alle sue pene, vorrebbe rimettere le redini nelle mani di eventi imperiosi, non importa se crudeli. (1965) *Come quelli che si mettono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e immaginano si possa godere, in una realtà, le delizie della fantasia. (1963) *E da molto tempo a mio padre non è più possibile dire alla mamma "vai col piccolo". Quelle ore mi sono ormai inaccessibili. Ma da un po' di tempo ho ricominciato a sentire molto bene, se mi concentro, i singhiozzi che ebbi la forza di trattenere davanti a mio padre e che scoppiarono quando, più tardi, mi ritrovai solo con mamma. In realtà, essi non sono mai cessati; ed è soltanto perché la vita si è fatta più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore delle città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera. (1965) *Forse l'immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall'immobilità del nostro pensiero nei loro confronti. (1963) *Io tornavo al mio libro, i domestici s'installavano di nuovo davanti alla porta a guardar cadere la polvere e l'emozione sollevate dal passaggio dei soldati. *Il [[caso]] ha una grande parte in tutte queste cose, e un secondo caso, quello della nostra [[morte]], spesso non ci permette d'attendere a lungo i favori del primo. Mi sembra molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di quelli che abbiamo perduto sono prigioniere entro qualche essere inferiore, una bestia, un vegetale, una cosa inanimata, perdute di fatto per noi fino al giorno, che per molti non giunge mai, che ci troviamo a passare accanto all'albero, che veniamo in possesso dell'oggetto che le tiene prigioniere. Esse trasaliscono allora, ci chiamano e non appena le abbiamo riconosciute, l'incanto è rotto. Liberate da noi, hanno vinto la morte e ritornano a vivere con noi. Così è per il nostro passato. È inutile cercare di rievocarlo, tutti gli sforzi della nostra intelligenza sono vani. Esso si nasconde fuori del suo campo e del suo raggio d'azione in qualche oggetto materiale che noi non supponiamo. Quest'oggetto, vuole il caso che lo incontriamo prima di morire, o che non lo incontriamo mai. *La realtà si forma soltanto nella memoria. (1997) *La speranza del conforto dà coraggio nella sofferenza. *Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo. (1963) *M'immaginavo, come ognuno, che il cervello degli altri fosse un ricettacolo inerte e docile, privo del potere d'una reazione specifica su quanto vi s'introduceva. (1963) *Non vi sono che due classi di esseri: i [[magnanimità|magnanimi]] e gli altri. (1963) *Ogni [[bacio]] chiama un altro bacio. Ah! nei primi tempi di un [[amore]] i baci nascono con tanta naturalezza! Spuntano così vicini gli uni agli altri; e a contare i baci che si è dati in un'ora si faticherebbe come a contare i fiori di un campo nel mese di [[maggio]]. (1965) *Quel che noi crediamo il nostro amore, la nostra gelosia, non è la medesima passione continua, indivisibile. Essi sono composti d'un'infinità d'amori successivi, di gelosie diverse ed effimere, che tuttavia per la loro moltitudine ininterrotta dànno l'impressione della continuità, l'illusione dell'unità. (1963) *Si stupiva anche delle accese requisitorie, alle quali si abbandonava sovente, contro l'aristocrazia, la vita mondana, lo snobismo, "certamente il peccato al quale pensa san Paolo quando parla del peccato per cui non c'è remissione". (1963) *Un uomo [[sonno|che dorme]] tiene in cerchio intorno a sé il filo delle ore, l'ordine degli anni e dei mondi. (1990, p. 4) *La nostra [[personalità]] sociale è una creazione del pensiero altrui. (1990, p. 16) *Fra tutte le cose che l'amore esige per nascere, quella a cui tiene di più, e che gli fa trascurare tutto il resto, è la nostra convinzione che una persona partecipi a una vita sconosciuta in cui il suo amore ci farà penetrare. (1990, p. 82) *Tutte le cose della [[vita]] che sono esistite un tempo tendono a ricrearsi. (1990, p. 290) *Ognuno ha bisogno di trovare delle ragioni alla propria [[passione]]. (1990, p. 237) *Non si ama più nessuno quando si è innamorati. (1995, p. 266) *Gli occhi neri brillavano e, siccome non sapevo allora, né mai l'ho imparato dopo, ridurre nei suoi elementi oggettivi una forte impressione, siccome non avevo, come si dice, abbastanza "spirito d'osservazione" per separare la nozione del loro colore, per molto tempo, ogni volta che ripensai a lei, il ricordo del loro splendore si presentava a me immediatamente come quello di un azzurro intenso, perché era bionda: di modo che se forse non avesse avuto gli occhi così neri – cosa che colpiva tanto la prima volta che la si vedeva – non avrei amato, come amai, specialmente in lei, i suoi occhi azzurri. *È chiaro che la verità che cerco non è lì dentro, ma in me [...] Poso la tazza e mi volgo verso il mio [[spirito]]. Trovare la verità è compito suo. (2011, p. 56) ====[[Explicit]]==== E con quella grossolanità intermittente che ricompariva in lui appena non era più infelice, e che abbassava nel tempo medesimo il livello della sua moralità, esclamò dentro di sé: «E dire che ho sciupato anni di vita, che volevo morire, che ho avuto il mio più grande amore, per una donna che non mi piaceva, che non era il mio tipo!». ===''All'ombra delle fanciulle in fiore''=== ====[[Incipit]]==== =====Franco Calamandrei e Nicoletta Neri===== Quando si trattò di avere per la prima volta a pranzo il signor di Norpois, siccome mia madre diceva che era proprio un peccato che il professor Cottard fosse in viaggio e che lei avesse smesso del tutto di frequentare Swann, perché l'uno e l'altro senza dubbio avrebbero interessato l'ex ambasciatore, mio padre rispose che un convitato eminente, un illustre scienziato come Cottard non poteva mai sfigurare in un pranzo, ma Swann, con la sua ostentazione, e quel suo modo di strombazzare le conoscenze più insignificanti, era un volgare sbruffone che il marchese di Norpois avrebbe di sicuro giudicato, secondo la sua espressione, "pestifero". {{NDR|Marcel Proust, ''All'ombra delle fanciulle in fiore'', traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri, Mondadori, Milano, 1951}} =====Maura Del Serra===== Quando si trattò di avere per la prima volta a pranzo il signor di Norpois, dato che mia madre si rammaricava che il professor Cottard fosse in viaggio e che lei avesse smesso del tutto di frequentare Swann, perché l'uno e l'altro avrebbero certo interessato l'ex ambasciatore, mio padre rispose che un convitato eminente, uno scienziato illustre come Cottard non poteva mai sfigurare in un pranzo, ma che Swann, con la sua ostentazione, e con quel suo modo di gridare ai quattro venti anche le sue conoscenze più trascurabili, era un volgare sbruffone che il marchese di Norpois avrebbe senza dubbio giudicato, secondo la sua espressione, «pestifero». =====Maria Teresa Nessi Somaini===== Mia madre, quando si trattò di avere per la prima volta a pranzo M. de Norpois, siccome si rammaricava che il professor Cottard fosse in viaggio e lei stessa non frequentasse più del tutto Swann perché sia l'uno che l'altro avrebbero potuto suscitare l'interesse dell'ex ambasciatore, mio padre rispose che un ospite eminente, un illustre scienziato come Cottard non poteva mai sfigurare in un pranzo, ma Swann con il suo esibizionismo, con quella sua maniera di gridare ai quattro venti le relazioni anche più insignificanti, era un volgare sbruffone che il marchese di Norpois, secondo una sua tipica espressione, avrebbe trovato «pestifero». {{NDR|Marcel Proust, ''All'ombra delle fanciulle in fiore'', traduzione di Maria Teresa Nessi Somaini, Rizzoli, Milano, 1986}} ====Citazioni==== *[...] di Swann conosceva a fondo quei tratti del [[carattere]] che il resto della gente ignora o ridicolizza, e di cui solo un'amante, una sorella, possiedono l'immagine fedele e amata; e ci stanno a cuore a tal punto, anche quelli che più vorremmo correggere, che — proprio perché una donna finisce per prenderne un'abitudine indulgente e amichevolmente canzonatrice, simile all'abitudine che ne abbiamo noi stessi e che ne hanno i nostri genitori — le relazioni di vecchia data hanno qualcosa della dolcezza e della forza degli affetti familiari. I legami che ci uniscono a un essere vengono santificati quando questi si pone dal nostro stesso punto di vista per giudicare uno dei nostri [[difetto|difetti]]. (I; 1990, p. 382) *I nostri desideri interferiscono via via fra di loro, e, nella confusione dell'esistenza, è raro che una felicità giunga a posarsi esattamente sul desiderio che l'aveva invocata. (I; 1990, p. 397) *Rincasando mi apparve, mi ricordai d'improvviso l'immagine, fin allora nascosta, a cui mi aveva avvicinato, senza lasciarmela vedere né riconoscere, il fresco, che quasi sapeva di fuliggine, del chiosco coperto di verde. Era l'immagine della stanzetta dello zio Adolphe, a Combray, che esalava infatti lo stesso profumo di umidità. Ma non potei capire e rimandai a più tardi di cercare perché il richiamo d'una immagine così insignificante mi avesse dato una tale felicità. (I; 1990, p. 402) *E quindi mi chiedevo se l'[[originalità]] sia davvero la prova che i grandi [[scrittore|scrittori]] sono degli dèi, regnanti ciascuno in un regno esclusivamente suo, oppure se non ci sia in tutto ciò un po' di finzione, se le differenze fra le opere non siano il risultato del lavoro, piuttosto che l'espressione di una radicale diversità di sostanza fra le diverse personalità. (I; 1990, p. 443) *Allo stesso modo, [[creatività|produce]] [[Opera d'arte|opere]] geniali non chi vive nell'ambiente più squisito, chi ha la conversazione più brillante, la cultura più vasta, ma chi, cessando bruscamente di vivere per sé, ha avuto il potere di rendere la propria personalità simile a uno specchio, in modo che la sua vita, per quanto possa essere mondanamente e anche, in un certo senso, intellettualmente, mediocre, vi si rifletta: perché il genio consiste nel potere riflettente e non nella qualità intrinseca dello spettacolo riflesso. (I; 1990, p. 449) *È sempre in uno stato d'animo non destinato a durare che si prendono [[decisione|risoluzioni]] definitive. (I; 1990, p. 467) *Infatti, come non è il desiderio di diventare celebri, ma l'abitudine di essere laboriosi a permetterci di produrre un'opera, non l'allegrezza del momento presente, ma le sagge riflessioni del passato ci aiutano a preservare il futuro. (II; 1990, p. 640) *E forse anche non c'è atto più libero, perché è ancora sprovvisto di abitudine, di quella specie di mania mentale che, in amore, favorisce il rinascere esclusivo dell'immagine di una data persona. (II; 1990, p. 645) *Si può provare [[simpatia]] per una persona. Ma per scatenare quella tristezza, quel sentimento d'irreparabile, quelle angosce che preparano l'amore, ci vuole — ed è forse questo, più che una persona, l'oggetto vero e proprio che la [[passione]] cerca ansiosamente di attingere — il rischio di una impossibilità. (II; 1990, p. 652) *Ma no, mi rispose, quando un animo è portato al [[sogno]], non bisogna tenervelo lontano, razionarglielo. Finché distoglierete il vostro animo dai suoi sogni, non li conoscerà; sarete in balia di mille apparenze perché non ne avrete capito la natura. Se un po' di sogno è pericoloso, quel che ce ne guarisce non è sognare di meno, ma di più, fare tutto il sogno. (II; 1990, p. 660) *Abbiamo ricevuto dalla nostra [[famiglia]] [...] le idee di cui viviamo così come la malattia di cui morremo. *Di calma non ce ne può mai essere nell'amore, perché quel che si è ottenuto non è che un nuovo punto di partenza per desiderare dell'altro. (1995, pp. 186-187) *Come il desiderio, infatti, anche il [[rimpianto]] non cerca di analizzarsi, ma di soddisfarsi; quando si comincia ad amare, non si passa il tempo a interrogarsi sulla natura del proprio amore, ma a preparare le possibilità del prossimo incontro. Quando si rinuncia, non si cerca di conoscere il proprio dolore, ma di offrirne a colei che lo provoca l'espressione più tenera. Si dicono le cose che si sente il bisogno di dire e che l'altra non capirà, non si parla che per se stessi. (1995, 226) *Di solito viviamo con il nostro essere ridotto al minimo, e la maggior parte delle nostre facoltà restano addormentate, riposando sull'abitudine, che sa quel che c'è da fare e non ha bisogno di loro. *È la nostra attenzione a mettere certi oggetti in una stanza, ed è l'abitudine a ritirarli per lasciare il posto a noi. *Il volto umano è veramente come quello del Dio di una teogonia orientale, tutto un grappolo di visi giustapposti su piani differenti e che non si vedono insieme. *La [[felicità]] non può attuarsi mai. Anche se le circostanze vengono superate, la natura trasporta la lotta dall'esterno all'interno e, a poco a poco, muta il nostro cuore abbastanza perché desideri una cosa diversa da ciò che gli vien dato di possedere. E se la vicenda è stata così rapida che il nostro cuore non ha avuto il tempo di mutare, non per questo la natura dispera di vincerci, in una maniera più tardiva, è vero, più sottile, ma altrettanto efficace. Allora, all'ultimo istante il possesso della felicità ci vien tolto, o piuttosto, a questo stesso possesso la natura, per un'astuzia diabolica, dà incarico di distruggere la felicità. Avendo fallito in tutto quanto rientra nel campo dei fatti della vita, la natura crea un'estrema impossibilità, l'impossibilità psicologica della felicità. Il fenomeno della felicità non s'avvera o dà luogo alle reazioni più amare. *Le attrattive della donna che passa sono generalmente in rapporto diretto con la rapidità del passaggio. *Ognuno chiama «chiare» le idee che sono allo stesso grado di confusione delle sue proprie. *Quel che {{NDR|gli artisti}} chiamano «la [[posterità]]» è la posterità dell'opera. *Un [[dolore]] causato da una persona amata può essere amaro, anche quando si inserisce in mezzo a preoccupazioni, occupazioni, gioie che non abbiano per oggetto quell'essere e da cui la nostra attenzione solo di tanto il tanto si distoglie per tornare a lui, ma quando un simile dolore nasce nel momento in cui la felicità di vedere quella persona ci colma per intero, l'improvvisa depressione che allora pervade la nostra anima, fino a quell'istante soleggiata, protetta e calma, determina in noi una furibonda tempesta contro cui non sappiamo se saremo capaci di lottare fino all'ultimo. *Un'idea forte comunica un po' della sua forza al contraddittore. *L'idea che da tempo ci siamo fatti di una persona ci tappa occhi e orecchie. (1990, p. 4) *La [[generosità]] non è spesso che l'aspetto interore che prendono i nostri sentimenti egoistici quando non li abbiamo ancora nominati e classificati. (1990, p. 50) *L'amore non è una passione disinteressata. (1990, p. 57) *Come i caleidoscopi che di tanto in tanto girano, la [[società]] dispone successivamente in modo diverso elementi che si erano creduti immutabili. (1990, p. 69) *Gli uomini non [[cambiamento|cambiano]] dall'oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell'antico. (1990, p. 71) *Nulla altera le qualità materiali della [[voce]] quanto il fatto di contenere il [[pensiero]]. (1990, p. 94) *I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro [[intelligenza]]. (1990, p. 110) *C'è nell'amore una sofferenza permanente, che la gioia neutralizza, rende virtuale, rinvia, ma che può in ogni momento diventare quel che sarebbe da molto tempo se non si fosse ottenuto ciò che si sperava: atroce. (1990, p. 118) *Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la [[realtà]], a coltivare in noi qualche piccola pazzia. (1990, p. 125) *Un unico [[sentimento]] è fatto a volte di [[contrario|contrari]]. (1990, p. 138) *Il [[tempo]] di cui disponiamo ogni giorno è elastico: le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispirano lo restringono, e l'abitudine lo riempie. (1990, p. 140) *La [[rassegnazione]], modalità dell'abitudine, permette a certe forze di accrescersi indefinitamente. (1990, p. 148) *Si diventa [[moralità|morali]] non appena si è infelici. (1990, p. 153) *Poiché {{NDR|l'abitudine}} affievolisce tutto, quel che meglio ci [[memoria|ricorda]] una persona è proprio ciò che avevamo dimenticato (perché era insignificante, e così gli avevamo lasciato tutta la sua forza). (1990, p. 163) *Alla cattiva abitudine di parlare di sé e dei propri [[difetto|difetti]] bisogna aggiungere l'altra, che fa blocco con essa, di denunciare, negli altri, difetti esattamente analoghi ai nostri. Ora, è sempre di questi difetti che si parla, come se fosse un modo di parlare di sé, indiretto, e che unisce al piacere di assolvere quello di confessare. (1990, p. 238) *Il [[pacifismo]] moltiplica talvolta le guerre e l'indulgenza la criminalità. (1990, p. 248) *I confini troppo ristretti che tracciamo intorno all'amore derivano solo dalla nostra grande ignoranza della vita. (1990, p. 253) *I dati della vita non contano per l'[[artista]], non sono per lui che un'occasione di mettere a nudo il suo genio. (1990, p. 316) *La [[saggezza]] non si riceve, bisogna scoprirla da sé dopo un percorso che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché è un modo di vedere le cose. (1990, p. 325) *Ci sono pochissime [[donna|donne]] che si vestono bene, ma alcune sono meravigliose. (1990, p. 350) *Le cose che più cerchiamo di sfuggire sono quelle che non si riesce ad evitare. (1990, p. 371) ====[[Explicit]]==== E per mesi di seguito, in quella Balbec che avevo tanto desiderato perché la immaginavo solo battuta dalla tempesta e perduta nelle brume, il bel tempo era stato così splendente e stabile che, quando lei veniva ad aprire la finestra, avevo sempre potuto, senza rimanere deluso, aspettarmi di trovare la stessa striscia di sole piegata all'angolo del muro esterno, e di un colore immutabile che era meno commovente come segno dell'estate di quanto non fosse triste come quello di uno smalto inerte e fittizio. E, mentre Françoise toglieva gli spilli dalle imposte, staccava le stoffe, tirava le tende, il giorno d'estate che scopriva sembrava altrettanto morto e immemoriale di una sontuosa e millenaria mummia che la nostra vecchia domestica avesse liberato con cautela dal viluppo di tutte le sue bende, prima di farla apparire, imbalsamata nella sua veste d'oro. {{NDR|Marcel Proust, ''All'ombra delle fanciulle in fiore'', traduzione di Maura Del Serra, Newton Compton, 1990}} ===''I Guermantes''=== ====[[Incipit]]==== =====Mario Bonfantini===== Il pigolar mattutino degli uccelli sembrava insulso a Françoise. Ogni parola delle "donne" la faceva sussultare; intrigata da ogni lor passo, era sempre a domandarsene la direzione: avevamo cambiato casa. Non che ci fosse minor movimento di domestici nel "sesto piano" della nostra casa di prima; ma quelli li conosceva, e i loro andirivieni le eran divenuti cosa nota ed amica. Mentre ora persino il silenzio la induceva in una attenzione dolorosa. E poiché il nuovo quartiere sembrava tanto calmo quanto era rumoroso il viale sul quale dava la nostra vecchia casa, bastava il canto (che anche di lontano, quando è fievole, risuona come un motivo d'orchestra) di un uomo che passava, per far venire le lagrime agli occhi di Françoise in esilio. {{NDR|Marcel Proust, ''I Guermantes'', traduzione Mario Bonfantini, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, Einaudi, Torino, 1985}} =====Maurizio Enoch===== Il pigolare mattutino degli uccelli sembrava insipido a Françoise. Ogni parola delle «donne» la faceva trasalire; infastidita da ogni loro passo, se ne chiedeva la direzione; il fatto è che avevamo cambiato casa. Non che i domestici si dessero meno da fare al sesto piano della nostra vecchia dimora; ma quelli li conosceva; i loro andirivieni le erano divenuti familiari. Ora, perfino al silenzio prestava un'attenzione dolorosa. {{NDR|Marcel Proust, ''I Guermantes'', traduzione di Maurizio Enoch, Newton Compton, 1990}} ====Citazioni==== *L'[[impressione]] che ci causano una persona, un'opera (o un'interpretazione) fortemente caratterizzate, è assai particolare. Noi ci portiamo dentro le idee di «bellezza», «ampiezza di stile», «pathos», che a rigore potremmo aver l'illusione di riconoscere nella banalità d'un talento, d'un viso regolare, ma il nostro spirito attento ha dinanzi a sé l'insistenza d'una forma di cui non possiede un equivalente intellettuale, da cui gli è necessario far liberare l'ignoto. Sente un suono acuto, un'intonazione bizzarramente interrogativa. Si domanda: «È bello? Ciò che provo, è ammirazione? È questa la ricchezza di colore, la nobiltà, la potenza?». E a rispondere è di nuovo una voce acuta, un tono curiosamente interrogativo, è l'impressione dispotica causata da un essere sconosciuto, tutta materiale, e nella quale non uno spazio vuoto è lasciato alla «larghezza dell'interpretazione». E proprio per questo sono le opere veramente belle, se ascoltate sinceramente, quelle che più ci deluderanno, perché, nella collezione delle nostre idee, non ce n'è una che corrisponda a un'impressione individuale. (I; 1990, p. 778) *Difatti chiacchierammo quasi tutta la serata insieme davanti ai nostri bicchieri di Sauternes che non vuotavamo, separati, protetti dagli altri dalle magnifiche cortine di una di quelle simpatie tra uomini che, quando non hanno alla loro base l'attrazione fisica, sono le uniche a restare del tutto misteriose. (I; 1990, p. 818) *«Sono geloso, furibondo, mi disse Saint-Loup, metà ridendo e metà sul serio, alludendo alle interminabili conversazioni separate che avevo col suo amico. Lo trovate forse più intelligente di me? Lo preferite a me? Allora, come mai non avete occhi che per lui?» (Gli uomini che amano immensamente una donna, che vivono in un ambiente di donnaioli si permettono certe battute che altri, trovandole meno innocenti, non azzarderebbero.) (I; 1990, p. 829) *Ciò che rammentiamo della nostra condotta resta ignorato dal nostro vicino più prossimo; ciò che dimentichiamo di aver detto, anzi ciò che non abbiamo detto, provocherà l'ilarità addirittura in un altro pianeta, e l'[[reputazione|immagine]] che gli altri si fanno delle nostre azioni e dei nostri gesti non assomiglia a quella che ce ne facciamo noi stessi, più di quanto non assomigli a un disegno un qualche ricalco mal fatto in cui talvolta a un tratto nero corrisponde uno spazio vuoto, e a una parte bianca un contorno inesplicabile. (I; 1990, p. 947) *È il terribile inganno dell'amore, che esso cominci col farci giocare con una donna non del mondo esterno, ma con una bambola che vive nel nostro cervello, la sola d'altronde che abbiamo sempre a nostra disposizione, la sola che possederemo, che l'arbitrio del ricordo, assoluto quasi quanto quello dell'immaginazione, può aver fatto tanto diversa dalla donna reale come dalla Balbec reale era stata per me la Balbec sognata; creazione fittizia cui a poco a poco, per la nostra sofferenza, costringeremo la donna reale ad assomigliare. (II, II; 1990, p. 1021) *[[Citazione|Citando]] un verso isolato se ne moltiplica la forza attrattiva. *Cessando di essere [[Pazzia|pazzo]], diventò stupido. *È più ragionevole sacrificare la propria vita alle [[Donna|donne]] piuttosto che ai [[francobollo|francobolli]], alle vecchie tabacchiere, perfino ai quadri e alle sculture. L'esempio delle altre collezioni dovrebbe però ammonirci a cambiare, a non avere una sola donna, ma molte. *Essendo la [[medicina]] un compendio degli errori successivi e contraddittori dei medici, appellandosi ai migliori di essi si hanno ottime probabilità d'implorare una verità che sarà riconosciuta falsa qualche anno dopo. Dimodoché credere alla medicina sarebbe la suprema follia, se non credervi non ne fosse una ancor più grande, giacché da questo accumulo di errori si sono sprigionate alla lunga alcune verità. (1990) *Il [[mondo]] [...] non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un [[artista]] originale. *L'influenza che si attribuisce all'ambiente vale a maggior ragione per l'ambiente intellettuale. Ciascuno è l'uomo della propria idea; ci sono molto meno idee che uomini, sicché tutti gli uomini della medesima idea sono simili. Poiché un'idea non ha nulla di materiale, gli uomini che solo materialmente circondano l'uomo che abbia un'idea, non la modificano in nulla. [...] E siccome un'idea [...] è qualcosa che non può partecipare agli interessi umani né potrebbe godere dei loro vantaggi, gli uomini di un'idea non sono influenzati dall'interesse. (1990) *La [[sofferenza]] è una specie di bisogno dell'organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo. *Lasciamo le belle [[Donna|donne]] agli uomini senza immaginazione. *Lavoriamo continuamente per dare forma alla nostra vita, ma copiando nostro malgrado, come un disegno, i lineamenti della persona che siamo e non di quella che ci piacerebbe essere. (1990) *Nella patologia nervosa, un medico che non dica troppe sciocchezze, è un malato guarito per metà. (1990) *Si è potuto perfino dire che la lode più alta di Dio è nella negazione dell'ateo che ritiene la Creazione tanto perfetta da poter fare a meno di un creatore. (1990) *Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai [[Nevrosi|nevrotici]]. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d'arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni. *Una gran parte di quello che i medici sanno è insegnata loro dai malati. (1990) *Riattraversammo l'avenue Gabriel, affollata dal passeggio. Feci sedere la nonna su una panchina e andai a cercare una vettura. Lei, nel cui cuore mi ero sempre messo per giudicare anche la persona più trascurabile, mi stava ora davanti chiusa e lontana, era diventata una parte del mondo esterno; e io mi trovavo obbligato a tacerle quello che pensavo del suo stato, la mia inquietudine, più di quel che avrei fatto col primo che passava: non avrei potuto parlargliene con maggior sincerità che con un estraneo. Essa mi aveva restituito i pensieri, i dolori che, dalla mia infanzia, le avevo confidati per sempre. Non era morta ancora, ma io ero già solo. E persino quelle allusioni che essa aveva fatto ai Guermantes, a Molière, alle nostre conversazioni sul «piccolo clan», prendevano un'aria senza base, gratuita, fantastica; perché uscivano da quello stesso essere che, domani forse, non sarebbe più esistito, per il quale queste cose non avrebbero più nessun senso: da quel nulla – incapace di accoglierle – che sarebbe divenuta presto la nonna. (incipit del vol. II; 1985, p. 339) *Quando le ore si fasciano di discorsi, non possiamo più misurarle, anzi neppur vederle: svaniscono, e d'un tratto il tempo veloce e così giocato ci ricompare davanti a gran distanza dal punto in cui l'avevamo lasciato. Mentre, se siamo soli, la preoccupazione, riportandoci innanzi quel momento ancora lontano e continuamente aspettato con la frequenza e l'uniformità d'un tic-tac, suddivide, anzi moltiplica le ore per tutti quei minuti che, fra amici, non avremmo contati. (II; 1985, p. 379) *Esiste fra certi uomini, signore, una [[massoneria]] di cui non posso parlarvi, ma che, in questo momento, annovera nelle proprie file quattro sovrani europei. (1995, p. 352) *La gente dell'alta società ama ricorrere all'''[[argot]]'', e coloro cui si può rinfacciare una certa cosa ostentano la propria disinvoltura nel parlarne. (1995, p. 358) *[…] pochi giorni fa sono andata al [[Louvre]] con la granduchessa, siamo passate davanti all’''Olympia'' di [[Manet]]. Nessuno, ormai, se ne scandalizza. Sembra un [[Jean-Auguste-Dominique Ingres|Ingres]]! Eppure, sa Dio quante lance ho dovuto spezzare per quel quadro, di cui non tutto mi piace, ma che è sicuramente di qualcuno. Il Louvre, forse, non è proprio il suo posto. (II; 1995, pp. 634-635) ====[[Explicit]]==== Il duca non era affatto imbarazzato a parlare dei malesseri suoi e di sua moglie a un moribondo, poiché i primi lo interessavano di più, gli sembravano più importanti. Così, fu soltanto per buona educazione e per salacità che, dopo averci gentilmente accompagnati, gridò al vento e con voce stentorea, dalla porta, a Swann che era già nel cortile:<br>«E voi, non lasciatevi impressionare da quelle sciocchezze dei medici, diavolo! Sono degli asini. Siete come il Pont-Neuf. Ci seppellirete tutti!». =====Citazioni===== ===''Sodoma e Gomorra''=== ====[[Incipit]]==== =====Giolitti===== È noto come quel giorno (il giorno che c'era la festa dalla principessa di Guermantes) molto prima di recarmi a fare al duca e alla duchessa la visita che ho narrato, io avevo spiato il loro ritorno, e, stando di scolta, avevo fatto una scoperta che riguardava in particolare il signor di Charlus, ma così importante in sé che fino ad oggi, fino al momento di poterne dare lo spazio e l'ampiezza voluti, mi sono astenuto dal raccontarla. Avevo, come già dissi, abbandonato il belvedere meraviglioso, così comodamente situato in cima alla casa, da cui si scorgono i clivi accidentati che portano fino al palazzo di Bréquigny, lietamente adorni all'italiana del roseo campanile della rimessa appartenente al marchese di Frécourtà Avevo giudicato più pratico, quando mi era venuto in mente che il duca e la duchessa sarebbero rincasati tra poco, appostarmi sulla scala. {{NDR|Marcel Proust, ''Sodoma e Gomorra'', traduzione di Elena Giolitti, Mondadori, Milano, 1964}} =====Marchi===== Si sa che quel giorno (il giorno in cui aveva avuto luogo la serata dalla principessa di Guermantes) prima di recarmi dal duca e dalla duchessa, a fare la visita che ho appena narrata, avevo spiato il loro ritorno, e avevo fatto, durante il mio appostamento, una scoperta che riguardava in modo particolare il signor di Charlus, così importante che ho rinviato fino ad oggi di riferirla, nell'attesa di poterle assegnare il posto e lo spazio appropriati. {{NDR|Marcel Proust, ''Sodoma e Gomorra'', traduzione di Giovanni Marchi, Newton Compton, 1990}} ===== Raboni ===== Come già sappiamo, quel giorno (il giorno in cui doveva aver luogo ricevimento della principessa di Guermantes), prima di fare al duca e alla duchessa la visita che ho appena descritta, avevo sfiato il loro ritorno e compiuto, durante il mio appostamento, una scoperta concernente, in particolare, il signor di Charlus, ma così importante, di per sé stessa, che ho preferito rinviarne il racconto sinché non avessi, come o ora, la possibilità di assegnarle il posto e lo spazio voluti. {{NDR|Marcel Proust, ''Sodoma e Gomorra'', traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, 1995}} ====Citazioni==== *[...] quelli di cui avevamo cominciato a parlare poco fa, dei solitari. Considerando il loro vizio più eccezionale di quanto non sia, sono andati a vivere da soli dal giorno in cui lo hanno scoperto, dopo averlo avuto a lungo senza conoscerlo, solo più a lungo di altri. Perché nessuno sa all'inizio di essere [[omosessualità|invertito]], o poeta, o snob, o perverso. Il collegiale che imparava a memoria versi d'amore o guardava illustrazioni oscene, se si stringeva a un compagno, immaginava soltanto di essere in comunione con lui nel desiderio della donna. Come non dovrebbe credere di essere uguale a tutti gli altri, quando di ciò che prova riconosce la sostanza in Madame de Lafayette, in Racine, in Baudelaire, in Walter Scott, mentre è ancora così incapace di osservare se stesso per rendersi conto di ciò che aggiunge del suo, e che se il sentimento è lo stesso, cambia però l'oggetto, che ciò che desidera è Rob-Roy e non Diana Vernon? (I; 1990, p. 1221) *Non è inutile un po' d'insonnia per apprezzare il sonno, per proiettare un po' di luce in quella notte. Una [[memoria]] senza cedimenti non è un eccitatore molto potente per studiare i fenomeni della memoria. (II, I; 1990, p. 1243) *[...] come tutte le persone che non sono innamorate, s'immaginava che ci sia dato scegliere la persona che si ama dopo mille deliberazioni e secondo qualità e opportunità diverse. (II, I; 1990, p. 1277) *Almeno a Balbec, dove non ero più andato da tanto tempo, avrei avuto il vantaggio, in mancanza del rapporto necessario che non esisteva tra il paese e quella donna, che il sentimento della realtà non vi sarebbe stato soppresso per me dall'[[abitudine]] come a Parigi dove, sia nella mia stessa casa, sia in una camera nota, il piacere con una donna non poteva darmi nemmeno un istante l'illusione, in mezzo alle cose di tutti i giorni, di aprirmi l'accesso a una nuova vita. (Perché se l'abitudine è una seconda natura, essa c'impedisce di conoscere la prima di cui non ha né le crudeltà, né gl'incantesimi.) (II, I; 1990, p. 1323) *<!-- Riusciamo a farne a meno? | Del resto, a partire, non dall'una del mattino (l'ora indicata dal lift), ma dalle tre, non provai più come altre volte la sofferenza di sentir diminuire le probabilità che lei arrivasse. La certezza che non sarebbe più venuta mi recò una calma completa, una impassibilità; quella notte era semplicemente una notte come tante altre in cui non la vedevo: fu quella l'idea da cui partivo. E da allora il pensiero che l'avrei vista il giorno dopo o altri giorni, ergendosi sul nulla accettato, diveniva dolce.--> Talvolta, in queste sere d'attesa, l'angoscia è imputabile alla medicina che si è presa. Interpretata erroneamente da chi soffre, si crede di essere in ansia a causa di colei che non viene. L'amore nasce in questi caso, come certe malattie nervose, dalla inesatta spiegazione di un malessere penoso. Spiegazione che è inutile rettificare, almeno in ciò che riguarda l'amore, che è un sentimento sempre erroneo (quale che ne sia la causa). (II, II; 1990, p. 1357) *[...] quel ritmo binario adottato dall'amore in tutti quelli che dubitano troppo di se stessi per credere che una donna possa mai amarli, e così pure che essi stessi possano amarla veramente. Si conoscono abbastanza per sapere che di fronte alle donne più diverse essi provavano le stesse speranze, le stesse angosce, inventavano gli stessi romanzi, pronunciavano le stesse parole, essendosi resi conto così che i loro sentimenti, le loro azioni non sono in rapporto stretto e necessario con la donna amata, ma le passano accanto, la circuiscono, la spruzzano come la marea che batte lungo le scogliere, e il sentimento della propria instabilità aumenta ancora in loro il sospetto che quella donna, da cui vorrebbero tanto essere amati, non li ami. Perché il caso avrebbe fatto sì, non essendo la donna che un semplice accidente davanti all'esplosione dei nostri desideri, che fossimo proprio noi lo scopo dei suoi? (II, II; 1990, p. 1380) *Avrei dovuto lasciare Balbec, rinchiudermi nella solitudine, restarvi in armonia con le ultime vibrazioni della voce che avevo saputo rendere per un istante innamorata, e a cui avrei richiesto solo di non rivolgersi più a me; per paura di una nuova parola, che avrebbe potuto essere ormai solo diversa, che venisse a ferire con una dissonanza il silenzio sensitivo dove, grazie a una sorta di pedale, avrebbe potuto sopravvivere a lungo in me la tonalità della felicità. (II, II; 1385) *E poiché le impressioni che per me davano valore alle cose erano di quelle che gli altri o non provano, o rifiutano come insignificanti senza pensarci, e di conseguenza se avessi potuto comunicarle sarebbero rimaste incomprese o sarebbero state disprezzate, esse mi riuscivano completamente inutilizzabili, e avevano anzi l'inconveniente di farmi passare per stupido [...]. (II, II; 1990, p. 1474) *Era naturale, e tuttavia non era indifferente; mi ricordavo che la mia sorte era d'inseguire dei fantasmi, degli esseri la cui realtà era in buona parte nella mia immaginazione; ci sono esseri infatti — ed era stato sin dalla giovinezza il mio caso — per i quali tutto ciò che ha un valore determinato, constatabile da altri, la fortuna, il successo, le posizioni brillanti, non contano; ciò che loro è necessario, sono i fantasmi. Vi sacrificano tutto il resto, mettono tutto in opera, si servono di tutto per ritrovare quel fantasma. Ma questo non tarda a svanire; allora se ne rincorre un altro, anche a rischio di tornare poi al primo. (II, II; 1990, p. 1524) *Oltre al fatto che l'abitudine riempie talmente il nostro tempo che non ci resta più nel volgere di qualche mese un momento libero in una città in cui all'arrivo la giornata ci offriva la disponibilità delle sue dodici ore, se se ne fosse per caso resa libera una, non avrei più avuto l'idea d'impiegarla per vedere una chiesa, per la quale una volta ero venuto a Balbec, e nemmeno per confrontare un luogo dipinto da Elstir con l'abbozzo che avevo veduto a casa sua, ma piuttosto per andare a fare una partita a scacchi in più dal signor Féré. (II, III; 1990, p. 1602) *[…] parlavate di ninfee: penso che conosciate quelle dipinte da [[Claude Monet]]. Che genio! (II; 1995, p. 251) *[…] è davvero curioso: un tempo, preferivo Manet. Adesso, continuo ad ammirare Manet, si capisce, ma credo, tutto sommato, di preferirgli Monet. Ah, le cattedrali! (II; 1995, p. 253) *C'è qualche cosa che ha un potere di esasperazione non raggiungibile da una persona, ed è il [[pianoforte]]. (1997) *Certe [[qualità]] aiutano a sopportare i difetti del prossimo [...] e un uomo di grande ingegno presterà di solito meno attenzione alla stupidità altrui di quanta ne presterebbe uno sciocco. *È spesso solo per mancanza di spirito creativo che non si va abbastanza lontano nella sofferenza. (1997) *Ho molto amato la vita, ho molto amato le arti. *Ho orrore dei [[tramonti]] di sole, è romantico, fa tanto opera. (1997) *L'intelligenza può compiere agevolmente qualsiasi azione, purché non sottoposta al reale. *La [[malattia]] è il medico più ascoltato: alla bontà, alla scienza si fanno solo promesse; alla sofferenza si obbedisce. (1997) *La [[noia]] è uno dei mali meno gravi che abbiamo da sopportare. *Le stranezze delle persone [[fascino|affascinanti]] esasperano, ma non ci sono proprio persone affascinanti che non siano, del resto, strane. (1997) *Le teorie e le scuole, come i microbi e i globuli, si divorano tra di loro, assicurando, per mezzo della reciproca lotta, la continuità della vita. (1997) *Non c'è occultamento più pericoloso di quello della colpa nell'animo stesso del colpevole. ====[[Explicit]]==== [...] «So il dispiacere che sto per recarti. Primo, perché invece di rimanere qui come tu volevi, parto anch'io contemporaneamente a te. Ma questo non è ancora nulla. Non sto bene qui, preferisco tornare a casa. Ma stammi a sentire, non dispiacerti troppo. Ecco, mi sono sbagliato, ieri ti ho ingannato in buona fede, ho riflettuto tutta la notte. Bisogna assolutamente, e prendiamo la decisione subito, perché ora mi rendo conto che non cambierò più, e perché non potrò vivere altrimenti, bisogna che sposi assolutamente Albertine». ====Citazioni su ''Sodoma e Gomorra''==== *''Sodoma e Gomorra'' è destinato ad acuire l'interesse e la curiosità del lettore della ''Recherche'' qui giunto, giacché [...] è in questa parte del romanzo che Proust, dopo aver narrato l'obbrobrioso incontro del gilettajo Iupien col barone Charlus – incontro che gli rivela anche troppo crudamente le ragioni delle anomalie dell'eccezionale personaggio – dipinge il vasto affresco dei viziosi contro natura. Ma, dalla orrenda rappresentazione di una corruzione generale, da cui non si salvano neppure le fanciulle in fiore, neppure Albertine, la piccola amica del protagonista Marcel, sbocciano le umanissime pagine teorizzanti le Intermittenze di cuore che, associate alla teoria della memoria involontaria, formano il caposaldo della dottrina psicologica proustiana. ([[Renato Mucci]]) ===''La prigioniera''=== ====[[Incipit]]==== =====Serini===== Sin dal mattino, la testa ancora vòlta verso la parete, e prima ancora d'aver visto, sopra i grandi tendaggi della finestra, di qual colore fosse la striscia luminosa del giorno, sapevo già che tempo faceva. Me lo avevano appreso i primi rumori della strada, secondo che mi giungevano smorzati e deviati dall'umidità o vibranti come frecce nell'area risonante e vuota d'un mattino spazioso, glaciale e puro; sin dal rotolío del primo tram, avevo intuito se se ne stava intirizzito nella pioggia o se era in partenza per l'azzurro. {{NDR|Marcel Proust, ''La prigioniera'', traduzione di Paolo Serini, Mondadori, Milano, 1970}} =====Parisse===== Al mattino, con la testa ancora girata verso il muro e prima di aver visto, al di sopra delle grandi tende della finestra, di che sfumatura fosse la striscia della luce, sapevo già che tempo facesse. I primi rumori della strada me l'avevano detto, a seconda che mi giungessero smorzati e deviati dall'umidità o vibranti come frecce nell'area risonante e vuota di un mattino spazioso, glaciale e puro; sin dal passaggio del primo tranvai, avevo capito se questo era gelato nella pioggia o in partenza per l'azzurro. {{NDR|Marcel Proust, ''La prigioniera'', traduzione di Giovanna Parisse, Newton Compton, 1990}} ====Citazioni==== *La donna di [[Dostoevskij]] (altrettanto singolare di quella di [[Rembrandt]]), con il suo volto misterioso, di una bellezza piena d’incanto che si trasforma d’improvviso, come se lei avesse recitato la commedia della bontà, in un’insolenza terribile (sebbene, in fondo, essa piuttosto sembri buona) non è forse sempre la stessa sia che si tratti di Nastasja Filippovna, che scrive lettere d’amore ad Aglaja e le confessa di odiarla, oppure in una visita perfettamente identica a questa – nonché a quella durante la quale Nastas’ja Filippovna insulta i genitore di Ganja - di Gruscenka, prima così gentile con Caterina Ivanovna, la quale l’aveva creduta terribile, e che poi svela d’improvviso la sua cattiveria insultandola (pur essendo in fondo, buona)? (1970, pp. 370-371) *Tra tutti coloro che compongono la nostra individualità, i più appariscenti non sono per noi i più essenziali. In me, quando la malattia avrà finito di gettarli uno dopo l'altro per terra, ne resteranno ancora due o tre che avranno la vita più forte degli altri, in particolare un certo filosofo che è felice soltanto quando scopre, fra due opere, fra due sensazioni, una parte comune. Ma l'ultimo di tutti, mi sono a volte chiesto se non dovrà essere il piccolo omino molto simile a un altro che l'ottico di Combray aveva esposto dietro alla sua vetrina per indicare il tempo che faceva e che, togliendosi il cappuccio non appena ci fosse il sole, lo rimetteva se stava per piovere. (1990, pp. 1633 sg.) *Gustavo il suo sonno con un amore disinteressato e tranquillizzante, così come restavo per ore ad ascoltare il frangersi delle onde. Forse è necessario che gli esseri siano capaci di farvi tanto soffrire perché nelle ore di remissione vi procurino la stessa calma pacificante della natura. (1990, p. 1678) *Quando abbiamo superato una certa età, l'anima del bambino che siamo stati e l'anima dei morti da cui siamo usciti vengono a gettarci a piene mani le loro ricchezze e i loro sortilegi, chiedendo di cooperare ai nuovi sentimenti che proviamo e nei quali, cancellando la loro antica effigie, li rifondiamo in una creazione originale. [...] Dobbiamo ricevere, dopo una certa ora, tutti i nostri parenti arrivati da tanto lontano e radunatisi intorno a noi. (1990, p. 1683) *E l'orrore degli amori che solo l'inquietudine ha generato viene dal fatto che giriamo e rigiriamo senza posa nella nostra gabbia discorsi insignificanti; senza contare che raramente gli esseri per i quali li proviamo ci piacciono fisicamente in maniera completa, poiché a sceglierli non è il nostro gusto, ma il caso di un minuto d'angoscia, minuto indefinitamente prolungato dalla nostra debolezza di carattere, che ogni sera rifà esperienza e si abbassa a cercare dei calmanti. (1990, p. 1693) *La musica, molto diversa in questo dalla compagnia di Albertine, mi aiutava a scendere in me stesso, a scoprirvi qualcosa di nuovo: la varietà che avevo invano cercata nella vita, nel viaggio, di cui tuttavia la nostalgia mi era data da quel flutto sonoro che faceva morire accanto a me le sue onde soleggiate. (1990, p. 1741) *Che c'è di più usuale della [[bugia|menzogna]], sia che si tratti di mascherare le debolezze quotidiane con una salute che si vuol far credere forte, di dissimulare un vizio, o di ottenere, senza urtare gli altri, la cosa che si preferisce? È lo strumento di conservazione più necessario e più usato. Tuttavia abbiamo la pretesa di bandirla dalla vita di colei che amiamo, è essa che spiamo, che fiutiamo, che detestiamo dappertutto. (1990, p. 1749) *La [[morte]] degli altri è come un viaggio fatto da noi stessi e in cui ci ricordiamo, già a cento chilometri da Parigi, di aver dimenticato due dozzine di fazzoletti, di lasciare una chiave alla cuoca, di salutare nostro zio, di chiedere il nome della città dove si trova la fontana antica che desideriamo vedere. Nel mentre che tutte queste dimenticanze che vi assalgono e che diciamo ad alta voce, per pura forma, all'amico che viaggia con noi, hanno per sola replica il rifiuto della sala vuota, il nome della stazione gridato dall'impiegato e che ci allontana ancora di più dalla realizzazioni ormai impossibili, cosicché, rinunciando a pensare alle cose irrimediabilmente omesse, si disfa<!-- sic --> il pacchetto dei viveri e ci si scambiano i giornali e le riviste. (1990, p. 1772) <!--Citazione non fondamentale.--> *Ero quasi imbarazzato dai suoi occhi, che avevo paura mi sorprendessero a leggerlo come un libro aperto, dalla sua voce, che mi sembrava ripeterlo in tutti i toni, con infaticabile indecenza. Ma i segreti sono ben custoditi dagli esseri, perché tutti coloro che li avvicinano, sono sordi e ciechi. <!-- Mah | Le persone che venivano a sapere la verità dall'uno o dall'altro, dai Verdurin, per esempio, ci credevano, ma soltanto finché non conoscevano il signor di Charlus. Il suo viso, lungi dal diffonderle, dissipava le dicerie malevole. Infatti ci facciamo di certe entità un'idea così grande, che non riusciamo a identificarla nei lineamenti familiari di una persona conosciuta. E difficilmente crediamo ai vizi, così come non crederemo mai al genio d'una persona con cui, ancora la sera prima, siamo andati all'Opéra.--> (1990, p. 1791) *Infatti, le azioni possibili di Albertine avvenivano dentro di me. Di tutti gli esseri che conosciamo, noi possediamo un doppio. Ma, situato di solito all'orizzonte della nostra immaginazione, della nostra memoria, esso rimane relativamente al di fuori di noi, e ciò che ha fatto o potuto fare non comporta per noi più elementi dolorosi d'un oggetto, posto a una cera distanza, che ci procuri soltanto le sensazioni indolori della vista. Quel che colpisce tali esseri, lo percepiamo in modo contemplativo, possiamo deplorarlo in termini appropriati che diano agli altri l'idea del nostro buon cuore, ma non lo sentiamo. Dopo la mia ferita di Balbec, invece, era nel mio cuore, a grande profondità, difficile da estrarre, che si trovava il doppio di Albertine. (pp. 1811 sg.) *Il solo vero viaggio, il solo bagno di giovinezza, non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l'universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è; e questo possiamo farlo con un Elstir, con un Vinteuil, con i loro pari, con i quali voliamo davvero di stella in stella. (1990, p. 1815) *Ma non è possibile che una scultura, una musica che dà un'emozione che sentiamo più elevata, più pura, più vera, non corrisponda a una certa realtà spirituale; altrimenti, la vita non avrebbe alcun senso. Così, nulla somigliava più d'una bella frase di Vinteuil a quel piacere particolare che avevo provato talvolta nella mia vita, per esempio davanti ai campanili di Martinville, a certi alberi d'una strada di Balbec o, più semplicemente, all'inizio di quest'opera, bevendo una certa tazza di tè. (1990, p. 1904) *Dopo una certa età, per amor proprio e per sagacia, sono le cose che più si desiderano quelle cui fingiamo di non tenere. (1990) *È stato detto che la [[bellezza]] è una promessa di felicità. Inversamente, la possibilità del piacere può essere un principio di bellezza. *La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità. *La musica è forse l'esempio unico di ciò che avrebbe potuto essere – se non ci fossero state l'invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l'analisi delle idee – la comunicazione delle anime.<ref name="sordi">Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> *La [[realtà]] è il più abile dei nemici. Lancia i suoi attacchi contro quel punto del nostro cuore dove non ce li aspettavamo e dove non avevamo preparato difese. *In amore è più facile rinunciare a un sentimento che perdere un'abitudine. *Si ama solamente ciò in cui si persegue qualcosa d'inaccessibile, quel che non si possiede. ====[[Explicit]]==== Avendo sentito la mia scampanellata, Françoise entrò, piuttosto preoccupata di come avrei preso le sue parole e il suo comportamento. Mi disse: «Ero molto angustiata che il signore suonasse così tardi, oggi. Non sapevo cosa dovevo fare. Stamattina alle otto la signorina Albertine mi ha chiesto i suoi bauli, non osavo rifiutarglieli, avevo paura che il signore mi sgridasse se venivo a svegliarlo. Ho cercato di catechismarla, dirle d'aspettare un'ora, perché pensavo sempre che il signore stesse per chiamare. Non ha voluto, mi ha lasciato questa lettera per il signore, e alle nove se ne è andata». E allora — a tal punto possiamo ignorare quel che è dentro di noi, poiché io ero convinto della mia indifferenza per Albertine — il respiro mi mancò, mi tenni il cuore con le mani, improvvisamente madide d'un sudore che non avevo più conosciuto da quando la mia amica mi aveva fatto, nel trenino, quella rivelazione relativa all'amica della signorina Vinteuil, e non riuscii a dire altro fuor che: «Ah! benissimo, Françoise, grazie, avete fatto bene naturalmente a non svegliarmi, lasciatemi un momento, vi chiamerò fra poco». ===''Albertine scomparsa''=== ====[[Incipit]]==== =====Fortini===== «La signorina Albertine se n'è andata!» Come, più della psicologia stessa, la sofferenza la sa lunga in materia di psicologia! Un momento prima, mentre mi stavo analizzando, avevo creduto che una separazione senza essersi riveduti fosse appunto quella che avevo desiderata; e, paragonando la mediocrità dei piaceri che Albertine mi dava con la ricchezza dei desideri che mi impediva di realizzare, mi ero riconosciuto assai acuto, concludendo che non volevo più vederla, che non l'amavo piú. Ma quelle parole: "La signorina Albertine se n'è andata!" avevano provocato un dolore tale nel mio cuore, che non avrei saputo resistere più a lungo. {{NDR|Marcel Proust, ''Albertine scomparsa'', traduzione di Franco Fortini, Mondadori, Milano, 1970}} =====Stajano===== «La signorina Albertine se ne è andata!». Come, nella psicologia, la sofferenza va oltre la psicologia stessa! Un attimo prima, mentre stavo analizzandomi, avevo creduto che quella separazione, senza essersi rivisti, fosse appunto ciò che desideravo, e, paragonando la mediocrità dei piaceri che Albertine mi dava con la ricchezza dei desideri che mi impediva di realizzare, mi ero ritenuto perspicace, avevo concluso che non volevo più vederla, che non l'amavo più. Ma quelle parole: «La signorina Albertine se n'è andata» avevano provocato nel mio cuore una sofferenza tale che sentivo di non poter resistere più a lungo. {{NDR|Marcel Proust, ''Albertine scomparsa'', traduzione di Rita Stajano, Newton Compton, 1990}} ====Citazioni==== *[...] siccome l'avvenire è ciò che esiste soltanto nel nostro pensiero, ci sembra che possa essere ancora modificato dall'intervento in extremis della nostra volontà. (I; 1990, p. 1948) *Per raffigurarsi una situazione sconosciuta, l'immaginazione prende in prestito elementi conosciuti e per questo non se la raffigura. Ma la sensibilità, anche la più fisica, riceve, come la traccia del fulmine, la firma originale e a lungo indelebile dell'evento nuovo. (I; 1990, p. 1951) *Del resto non mi ingannavo affatto; il rimedio specifico per guarire un evento infelice (i tre quarti degli eventi lo sono) è prendere una [[decisione]]; giacché provocando un brusco capovolgimento dei nostri pensieri, essa riesce a interrompere il flusso di quelli che provengono dall'evento passato e che prolungano la vibrazione, a spezzarlo con un flusso contrario di pensieri contrari, provenienti dall'esterno, dall'avvenire. Ma quei pensieri nuovi ci fanno bene soprattutto (e tale era l'effetto di tutti quelli che mi assediavano in quel momento) quando, dal profondo di quell'avvenire, ci portano una speranza. (I; 1990, p. 1966) *Per entrare in noi, un essere è obbligato a prendere la forma, a piegarsi alla cornice del tempo. Apparendoci soltanto per momenti successivi, non ha mai potuto darci di sé che un solo aspetto per volta, non ha mai potuto fornirci di sé che una sola fotografia. [...] E poi quel frazionamento non fa solo vivere la persona morta, la moltiplica. Per consolarmi, non una, ma innumerevoli Albertine avrei dovuto dimenticare. Quando ero riuscito a sopportare il dolore di averne persa una, dovevo ricominciare con un'altra, con cento altre. (I; 1990, p. 1991) *Uno dei poteri della [[gelosia]], consiste nel rivelarci quanto la realtà dei fatti esterni e i sentimenti dell'anima siano qualcosa di ignoto che si presta a molte supposizioni. Crediamo di sapere esattamente le cose e quel che pensano le persone, per la semplice ragione che non ce ne preoccupiamo. Ma non appena abbiamo il desiderio di sapere, come chi è geloso, allora tutto si trasforma in un vertiginoso caleidoscopio, in cui non distinguiamo più nulla. (I; 1990, p. 2021) *A partire da una certa età, i nostri ricordi sono così intrecciati fra di loro che la cosa cui pensiamo, il libro che leggiamo non hanno quasi più importanza. Abbiamo messo dovunque un po' di noi stessi, tutto è fecondo, tutto è pericoloso, e possiamo fare scoperte altrettanto importanti nelle ''Pensées'' di Pascal quanto nella pubblicità di una saponetta. (I; 1990, p. 2039) *Il nostro io è costituito dalla sovrapposizione delle nostre condizioni successive. Ma questa sovrapposizione non è immutabile come la stratificazione di una montagna. Avvengono continuamente stravolgimenti che fanno affiorare in superficie strati più antichi. (I; 1990, p. 2040) *Certo, solo col pensiero si posseggono le cose e non si possiede un quadro perché lo si ha nella stanza da pranzo se non lo si sa comprendere,<ref>{{Cfr}} [[Johann Wolfgang von Goethe]]: «Non si possiede ciò che non si comprende».</ref> né un paese perché vi si risieda senza neppure guardarlo. (I; 1990, p. 2045) *E tutt'a un tratto mi dissi che la vera Gilberte, la vera Albertine, erano forse quelle che al primo istante si erano concesse nel loro sguardo, l'una davanti alla siepe di rosespine, l'altra sulla spiaggia. Ed ero stato io che, per non averlo saputo capire, per averlo ripreso solo più tardi nella mia memoria, dopo un intervallo durante il quale tutta una distanza di sentimenti aveva fatto temere loro di essere sincere come la prima volta, avevo sciupato tutto con la mia inettitudine. (IV; 1990, p. 2153) *Le due massime cause d'errore nei nostri rapporti con un'altra persona sono di aver buon cuore, oppure, quell'altra persona, amarla. (da ''La fuggitiva'') *{{NDR|Su [[Venezia]]}} Così disposte ai due lati del canale, le abitazioni facevano pensare a luoghi naturali, ma di una natura che avesse creato le proprie opere con un'immagine umana. *{{NDR|La [[Basilica di San Marco]]}} Si entrava, mia madre ed io, nel Battistero, mettendo il piede sui mosaici di marmi e paste vitree del pavimento, avendo di fronte a noi le larghe arcate di cui il tempo ha leggermente flesso le superfici svasate e rosee, conferendo alla chiesa, dove ha rispettato la freschezza di quei colori, l'aria d'esser composta d'una materia dolce e malleabile come cera d'alveoli giganteschi; e dove invece ha raggrinzito la materia e dove gli artisti l'hanno traforata o lumeggiata d'oro, d'essere la preziosa rilegatura, in qualche cuoio di {{sic|Córdova}}, del colossale Evangeliario di Venezia. (Einaudi 1975, p. 245) *Compresse le une contro le altre, quelle [[Calle|calli]] dividevano in ogni direzione, con le loro scanalature, il settore di Venezia compreso fra un canale e la laguna, come se si fosse cristallizzato seguendo quelle forme innumerevoli, tenui e minuziose. D'improvviso, in fondo a una di quelle stradette, pareva che nella materia cristallizzata si fosse prodotta una distensione. Un vasto e sontuoso «campo», che, in quella rete di stradicciole, certo non avrei saputo immaginare di tanta importanza, e al quale non avrei saputo dare spazio, si estendeva dinanzi a me, circondato da bei palazzi pallidi di chiaro di luna. Era uno di quei complessi architettonici verso i quali, in altre città, le strade si dirigono, vi conducono, designandoli. Qui, pareva intenzionalmente nascosto in un intrico di straducole, come quei palazzi dei racconti orientali dove di nottetempo viene condotto un personaggio che, riaccompagnato a casa propria prima dell'alba, non deve saper ritrovare l'abitazione magica dove finirà col credere d'essere stato soltanto in sogno. (Einaudi 1975, pp. 250-251) *Non c'è [[idea]] che non porti in sé la propria confutazione possibile, una parola la parola [[contrario|contraria]]. (1990) *Non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia. Non abbiamo saputo superare l'ostacolo, com'eravamo assolutamente decisi a fare, ma la vita ci ha condotti di là da esso, aggirandolo, e se poi ci volgiamo a guardare il lontano passato riusciamo appena a vederlo, tanto impercettibile è diventato. (1990) *Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di provarla pienamente. (1990) *Dell'[[universo]] abbiamo solo visioni informi, frammentate, che completiamo con associazioni di idee arbitrarie, creatrici di suggestioni pericolose. (traduzione di Giovanni Raboni, Oscar Mondadori, 2005) ====[[Explicit]]==== Quel che allora desideravo così febbrilmente, se solo avessi saputo capirlo e ritrovarlo, lei avrebbe forse potuto farmelo gustare fin dalla adolescenza. Più completamente ancora di quanto avessi mai creduto, a quell'epoca Gilberte era davvero dalla parte di Méséglise.<br> E anche quel giorno, in cui l'avevo incontrata sotto un portone, benché non fosse la signorina de l'Orgeville, quella che Robert aveva conosciuto nelle case di appuntamenti (e che cosa curiosa che avessi chiesto delucidazioni su di lei proprio al suo futuro marito!) non mi ero ingannato del tutto sul significato del suo sguardo, né sul genere di donna che era e che ora mi confessava di essere stata. «Tutto questo è ormai molto lontano, mi disse. Dal giorno che mi sono fidanzata con Robert non ho più pensato che a lui. E, vedete, quel che mi rimprovero di più non è nemmeno quel capriccio infantile.» ===''Il tempo ritrovato''=== [[File:Marcel Proust signature.svg|thumb|La firma di Proust]] ====[[Incipit]]==== =====Caproni===== L'intero giorno, in quella dimora di Tansonville un po' troppo campagna, che aveva appena l'aria d'un luogo di siesta fra una passeggiata e l'altra o durante l'acquazzone: una di quelle dimore dove ogni salotto ha l'aria d'un chiosco tra la verzura e dove, sulla tappezzeria delle camere, le rose dal giardino in una, gli uccelli dagli alberi nell'altra v'hanno raggiunto e vi fan compagnia – isolati nondimeno, giacché erano vecchie tappezzerie dove ogni rosa se ne stava separata quel tanto che avrebbe permesso, se fosse stata viva, di coglierla, ogni uccello di metterlo in gabbia e addomesticarlo, senza nulla delle abbondanti decorazioni delle camere d'oggi dove, su un fondo argenteo, tutti i meli della Normandia son venuti a profilarsi in stile giapponese per allucinare le ore che si trascorrono in letto, – l'intero giorno lo trascorrevo nella mia camera che dava sulle belle verzure del parco e i lilla dell'ingresso, sulle foglie verdi degli alti alberi in riva all'acqua, scintillanti di sole, e sul bosco di Méséglise. {{NDR|Marcel Proust, ''Il tempo ritrovato'', traduzione di Giorgio Caproni, Mondadori, Milano, 1962}} =====Grasso===== Tutta la giornata, in quella dimora un po' troppo di campagna e che aveva l'aria di un semplice luogo di siesta tra una passeggiata e l'altra o durante un acquazzone, una di quelle dimore dove ogni sala ha l'aspetto di un pergolato, e dove, sulla tappezzeria delle camere, le rose del giardino nell'una, gli uccelli degli alberi nell'altra, vi hanno raggiunto e vi tengono compagnia — isolati se non altro — poiché si trattava di vecchie tappezzerie dove ogni rosa era abbastanza separata perché la si potesse cogliere se fosse stata viva, ogni ruscello metterlo in gabbia e addomesticarlo senza nulla di quelle grandi decorazioni delle camere di oggi dove, su uno sfondo d'argento, tutti i meli di Normandia sono venuti a profilarsi in stile giapponese per allucinare le ore che passate a letto; tutta la giornata, la trascorrevo nella mia camera che dava sul bel verde dei grandi alberi in riva all'acqua, scintillanti di sole, e sulla foresta di Méséglise. {{NDR|Marcel Proust, ''Il tempo ritrovato'', traduzione di Giuseppe Grasso, Newton Compton, 1990}} ====Citazioni==== *Come un geometra che, spogliando le cose delle loro qualità sensibili, vede solo il loro substrato lineare, quello che raccontava la gente mi sfuggiva perché ciò che mi interessava non era quello che voleva dire, ma la maniera in cui lo diceva, in quanto rivelatrice del loro carattere o dei loro lati meschini; o piuttosto era un oggetto che era sempre stato il fine della mia ricerca perché mi dava un piacere specifico, il punto in comune a un essere e a un altro. (1990, p. 2190) *Sorvolavo rapidamente su tutto questo, imperiosamente sollecitato, com'ero, a cercare la causa di quella felicità, del carattere di certezza con cui si imponeva, ricerca un tempo rinviata. Ora, quella causa, la presagivo paragonando tra loro quelle diverse impressioni beate e che avevano questo in comune: che avvertivo il rumore del cucchiaio sul piatto, la disuguaglianza del lastricato, il sapore della ''madeleine'' nell'attimo presente e al tempo stesso in un istante lontano, al punto di far sconfinare il passato sul presente, di esitare non sapendo in quale dei due mi trovassi; a dire il vero, l'essere che allora assaporava in me quell'impressione, la assaporava in ciò che essa aveva di comune in un giorno remoto e nel presente, in ciò che aveva di extratemporale, un essere che appariva solo quando, per una di quelle identità tra il presente e il passato, poteva trovarsi nell'unico ambiente in cui potesse vivere, gioire dell'essenza delle cose, vale a dire al di fuori del tempo. Ciò spiegava perché le mie inquietudini a proposito della mia morte fossero cessate nel momento in cui avevo riconosciuto inconsapevolmente il sapore della piccola ''madeleine'', poiché, in quel momento, l'essere che ero stato, era un essere extratemporale, e dunque incurante delle vicissitudini dell'avvenire. Viveva della sola essenza delle cose, e non poteva coglierla nel presente dove, non entrando in gioco l'immaginazione, i sensi erano incapaci di fornirgliela; lo stesso avvenire verso cui tende l'azione la abbandona a noi. Quell'essere non era mai venuto a me, non si era mai manifestato se non al di fuori dell'azione, del godimento immediato, ogni volta che il miracolo di un'analogia mi aveva consentito di sfuggire al presente. Lui solo aveva il potere di farmi ritrovare i giorni passati, il tempo perduto, dinanzi al quale gli sforzi della mia memoria e della mia intelligenza si arenavano sempre. (pp. 2319 sg.) *Quel che chiamiamo [[realtà]] è un certo rapporto tra quelle sensazioni e quei ricordi che ci circondano simultaneamente — rapporto che sopprime una semplice visione cinematografica, la quale perciò si allontana tanto più dal vero quanto più pretende di limitarsi ad esso — rapporto unico che lo scrittore deve ritrovare onde incatenarne per sempre nella sua frase i due termini distinti. (1990, p. 2334) *La vera [[vita]], la vita finalmente messa a nudo e chiarita, di conseguenza la sola vita pienamente vissuta, è la [[letteratura]]. (1990, p. 2339) *Soltanto grazie all'[[arte]], anziché vedere un solo mondo, il nostro, lo vediamo moltiplicarsi, e quanti più sono gli artisti originali, tanti più mondi abbiamo a disposizione, diversi gli uni dagli altri più di quelli che girano nell'infinito, e che, molti secoli dopo che si è estinto il focolare da cui emanavano, si chiamassero Rembrandt o Vermeer, ci inviano ancora il loro caratteristico raggio di luce. (1990, p. 2339) *Gli esseri sciocchi, con i loro gesti, i loro discorsi, i loro sentimenti involontariamente espressi, manifestano leggi di cui non si avvedono, ma che l'artista sorprende in loro. A causa di questo genere di osservazioni l'uomo della strada giudica perfido lo scrittore, e lo giudica a torto, giacché, in un lato [[ridicolo]], l'artista vede una bella generalità, non lo imputa a [[difetto|danno]] della persona osservata più di quanto un chirurgo non la disistimerebbe perché è affetta da un disturbo di circolazione abbastanza frequente; sicché lui, meno di chiunque altro, si burla delle ridicolaggini altrui. (1990, p. 2343) <!--Citazione non fondamentale.--> *In realtà, ogni [[lettore]], quando legge, è il lettore di se stesso. L'opera dello [[scrittura|scrittore]] è solo una specie di strumento ottico offerto al lettore per consentirgli di discernere ciò che forse, senza quel libro, non avrebbe potuto intravedere in se stesso. Il riconoscere in sé, da parte del lettore, quanto il libro dice, è la prova della verità di quest'ultimo, e viceversa, almeno in una certa misura, la differenza tra i due testi potendo spesso essere imputata, non all'autore, ma al lettore. (1990, p. 2350) *A che sarebbe servito che, ancora per anni, perdessi delle serate a far scivolare, sull'eco appena spenta delle loro parole, il suono ugualmente vano delle mie, per lo sterile piacere di un contatto mondano che esclude ogni penetrazione? Non era meglio che, di quei gesti che facevano, di quelle parole che dicevano, della loro vita, della loro natura, io cercassi di descrivere la curva e di trarne la legge? (1990, p. 2408) *Tuttavia, se tutti i doveri inutili, a cui ero pronto a sacrificare quello vero, mi uscivano di mente dopo pochi minuti, l'idea della mia costruzione non mi abbandonava un solo istante. (1990, p. 2451) *I veri paradisi sono i paradisi che abbiamo perduto. (1990) *Il [[libro]] essenziale, il solo libro vero, un grande scrittore non deve, nel senso corrente, inventarlo, poiché esiste già in ciascuno di noi, ma tradurlo. Il dovere e il compito di uno scrittore sono quelli di un traduttore. *L'[[istinto]] detta il dovere, e l'intelligenza fornisce il pretesto per eluderlo. (1990) *Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore. *Se non c'è che la [[felicità]] di davvero salutare al corpo, è il dolore a sviluppare le forza dello spirito. (1990) *La soddisfazione che genera in un [[imbecillità|imbecille]] il proprio buon diritto e la certezza di poterla spuntare è qualcosa che irrita in particolar modo. *I nostri [[pensieri]] non sempre s'accordano con le nostre [[parole]]. *Un'azione diversiva va compiuta solo in un punto che abbia una certa importanza. *Non ebbi il coraggio di chiedergli nulla ed egli mi disse solo parole comuni, ben poco diverse da quelle che avrebbe detto prima della [[guerra]], come se la gente, nonostante la guerra continuasse ad essere la stessa di prima. Il tono era il solito, solo il contenuto era mutato, ed anche questo di poco. *Ma i [[giornali]] si leggono come si ama, con una benda sugli occhi: non si cerca di comprendere i fatti. Si ascoltano le dolci parole del redattore come si ascoltano le parole di un'amante. Si è sconfitti e scontenti perché non ci si considera sconfitti ma vincitori. *È singolare quanto poco variino non solo i modi di esprimersi, ma anche i pensieri in una stessa persona. *Chi non combatte può dire quello che vuole, è perché non se la sente di farsi ammazzare, è per [[paura]]. *La vita insegna a ribassare il pregio della lettura, mostrandoci quanto lo scrittore ci vanta non vale poi un granché; oppure altrettanto giustamente che la lettura ci insegna a rialzare il valore della vita, valore che non abbiamo saputo apprezzare e della cui entità ci rendiamo conto solo grazie ad un [[libro]]. *In questo mondo, dove tutto si consuma, tutto perisce, c'è una cosa che cade in rovina e si distrugge ancor più della Bellezza. Il [[Dolore]]. *La [[vita]] ci delude talmente tanto che finiamo col credere che la letteratura non abbia alcun rapporto con essa e ci stupiamo nel vedere che le preziose idee rivelateci dai libri mostrano, in una cena, un assassinio. *I cervelli piccini restano schiacciati non dalla bellezza, ma dall'enormità dell'azione. *La vittoria appartiene, come dicono i Giapponesi, a chi resiste un quarto d'ora di più. *La [[guerra]] è una malattia, che quando sembra scongiurata da una parte, riattacca dall'altra. *Le [[cose]] esistono solo grazie ad una creazione che di continuo si rinnova. *Nulla è più limitato del piacere e del vizio. Si può davvero dire che si gira sempre nello stesso circolo vizioso. *In ogni [[sadismo|sadico]] c'è quella sete del male che i tristi non sono in grado di soddisfare. *È erroneo credere che la scala delle paure corrisponda a quella dei pericoli che la ispirano. *Anche in simili aberrazioni la natura umana rivela sempre, attraverso certe esigenze di verità, il proprio bisogno di credere. *Ma un [[fascino]] non si travasa. *Quella sorte di dolcezza, di distacco dalla realtà che tanto colpisce in coloro che la morte ha già accolti nella sua ombra. *I ricordi non si spartiscono. *Le verità che l'intelligenza coglie direttamente, hanno qualcosa di meno necessario di quelle che la vita ci ha comunicate. *Basta che un rumore, un odore, già udito o respirato un'altra volta, siano di nuovo reali senza essere attuali, ideali senza essere astratti, perché subito l'essenza permanente e ordinariamente nascosta delle cose venga liberata, e perché il nostro vero "IO", che talvolta sembrava morto, ma che non lo era interamente, si desti, si animi, ricevendo il celeste nutrimento che gli viene offerto. *Il modo fortuito, ineluttabile, con cui ero incappato nella sensazione, garantiva di per sé la verità del passato che essa resuscitava, delle immagini cui dava l'avvio, poiché noi sentiamo il suo sforzo per risalire verso la luce, sentiamo in noi la gioia per la realtà ritrovata. *Di qualunque idea lasciata in noi dalla vita si tratti, la sua raffigurazione materiale, impronta dell'impressione da essa prodotta, in noi è sempre il pegno della sua verità necessaria. Le idee formate dall'intelligenza posseggono solo la verità logica, la verità possibile, e la loro scelta è arbitraria. *Non che le idee che noi formiamo non possono essere giuste, ma non sappiamo se sono vere. Solo L'Impressione, per quanto infima ci possa sembrare la materia, e inafferrabile la traccia, è un criterio di verità. *Quel che noi non abbiamo dovuto decifrare, quel che era chiaro anche prima del nostro intervento, non è cosa nostra. Proviene da noi solo ciò che noi medesimi traiamo dall'oscurità ch'è in noi e che gli altri non conoscono. *Lo stile per lo scrittore, come il colore per il pittore, non è un problema di tecnica, bensì di visione. *Il lavoro compiuto dal nostro orgoglio, dalla nostra passione, dal nostro spirito imitativo, dalla nostra intelligenza astratta, quel lavoro l'arte lo distruggerà, ci ricondurrà indietro, ci farà tornare agli abissi profondi dove quel che è assistito realmente giace ignoto. *Il nostro amore non appartiene all'essere che lo ispira, è salutare, in via accessoria, come mezzo. *I veri libri non devono essere figli della piena luce della conversazione, ma dell'oscurità e del silenzio. *Lo scrittore invidia il pittore, vorrebbe prendere schizzi, appunti, ma se lo fa, è perduto. *Un libro è un grande cimitero dove, sulla maggior parte delle tombe non si possono più leggere i nomi ormai cancellati; talvolta al contrario ricordiamo benissimo il nome, ma non sappiamo se dell'essere che lo portava sopravvive qualcosa nelle nostre pagine. *Gli anni felici sono perduti, si aspetta la sofferenza per lavorare. *Bisognava tentare d'interpretare le sensazioni come i segni di altrettante leggi e idee, cercando pensare, cioè di far uscire dalla penombra ciò che avevo sentito, di convertirlo in un equivalente spirituale. (1990) ====[[Explicit]]==== Mi sgomentava il pensiero che i miei trampoli fossero già così alti sotto i miei passi; non mi pareva che avrei avuto la forza di tenere ancora a lungo, unito a me, quel passato che già scendeva così lontano. Pertanto, se quella forza mi fosse stata lasciata abbastanza a lungo da poter compiere la mia opera, non avrei mancato anzitutto di descrivervi gli uomini, quand'anche ciò avesse dovuto farli somigliare a esseri mostruosi, come occupanti un posto tanto considerevole, accanto a quello, così angusto, riservato loro nello spazio, un posto, al contrario, prolungato a dismisura, poiché essi toccano simultaneamente, come giganti immersi negli anni, epoche da loro vissute così distanti l'una dall'altra, tra le quali tanti giorni sono venuti a interporsi — nel Tempo. ==''I piaceri e i giorni''== *L'[[assenza]] non è forse, per chi ama, la più certa, la più efficace, la più viva, la più indistruttibile, la più fedele delle presenze? (''Confessione di una fanciulla'', I) *I paradossi di oggi sono i pregiudizi di domani. (''I rimpianti. Fantasticherie color del tempo'', V) *L'ambizione inebria più della gloria; il desiderio copre di fiori, il possesso fa sfiorire ogni cosa; è meglio sognare la propria vita che viverla, benché viverla significhi pur sempre sognarla, ma in un modo al tempo stesso meno misterioso e meno chiaro, sognarla come un sogno oscuro e pesante, simile a quello diffuso nella coscienza incerta delle bestie che ruminano. (''I rimpianti. Fantasticherie color del tempo'', VI) *Detestate la cattiva musica, ma non disprezzatela. Dal momento che la si suona e la si canta ben di più, e ben più appassionatamente, di quella buona, molto più di quella buona si è a poco a poco impregnata del sogno e delle lacrime degli uomini. Consideratela per questo degna di venerazione. Il suo posto, nullo nella storia dell’Arte, è immenso nella storia sentimentale delle società. [...] Come il popolo, la borghesia, l'esercito, la nobiltà hanno gli stessi postini, portatori del lutto che li colpisce o della felicità che colma i loro cuori, così hanno gli stessi invisibili messaggeri d'amore, gli stessi confessori prediletti. Sono i cattivi musicisti. Un certo ritornello insopportabile, che ogni orecchio nobile e raffinato si rifiuta all'istante di ascoltare, custodisce dentro di sé i tesori di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite, di cui fu la viva ispirazione, la consolazione sempre pronta, sempre aperta sul leggio del pianoforte, la grazia sognante e l'ideale. (''I rimpianti. Fantasticherie color del tempo'', XIII) ==''Poesie''== *''[[Pupilla|Pupille]] inestinguibili degli sguardi che ho amati, costellate per sempre il cielo della memoria. Sognanti come i morti, lucenti come aureole, ne splenderà il mio cuore come notte di maggio. || Come bruma l'oblio scancella i volti, i gesti che furono adorati nel divino «una volta», da cui viene follia, da cui viene saggezza, incanti per gli errori, simboli per la fede.''<ref name=style>La traduzione di Franco Fortini è in prosa. La sola divisione in strofe, nel testo tradotto, è evidenziata nella fonte con uno spazio orizzontale vuoto.</ref> (da ''Guardo spesso il cielo della memoria'', p. 5) *''[[Aelbert Cuyp|Cuyp]], sole al declino, svolto nell'aria limpida; che un volo di grigi colombi turba come fosse acqua; oro umido, nimbo in fronte a un bue o a una betulla, incenso azzurro dei bei giorni ai colli o lagune chiare nei cieli vuoti. Eccoli i cavalieri, piuma rosa al cappello, la destra al fianco; viva l'aria fa rosee le guance e ora lievita appena le loro anella bionde. Li tentano campi ardenti e fresche onde; e, senza che quel loro trotto turbi la mandria dei buoi meditabonda che riposa in una nebbia di oro pallido, partono a respirare quegli attimi profondi.''<ref name=typo>La traduzione di Franco Fortini è in prosa.</ref> (da ''{{sic|Albert}} Cuyp I'', p. 31) *''Fierezza dolce dei cuori, nobile grazia delle cose scintillanti negli occhi, nei velluti, nei boschi; bello, eletto linguaggio di portamenti e pose, orgoglio ereditario delle donne e dei re! || Tu trionfi, [[Antoon van Dyck|van Dyck]], principe dei gesti calmi, in tutte le belle creature che presto moriranno, in ogni bella mano che sappia aprirsi; non se ne rende conto, che importa, ti tende le palme!''<ref name=style /> (da ''{{sic|Anton}} Van Dyck'', p. 39) *''Sorride al cuore amante la dolcezza del cielo azzurro, come un perdono per la sua follia. Nel cielo, è ancora la materia che inganna? È già Iddio che comincia? || Se l'[[Occhi azzurri|azzurro dei vostri occhi]] è triste come un dolce ostinato rammarico, lo è perché ama quel che non è di questo mondo? Amare è triste!''<ref name=style /> (da ''Menzogne'', p. 63) *''Il tuo cielo sempre un po' azzurro. Spesso al mattino piove un poco. || [[Dordrecht]], così bella. Tomba delle mie care illusioni. || Quando tento disegnare i tuoi canali, i tetti, i campanili, mi sento come se amassi delle patrie.''<ref name=style /> (da ''Dordrecht'', p. 73) *''Alta sottile bella, un po' magra, ora stanca ora vivace, simpatica a principi e plebe, saetta un'agra parola a Marcel, aceto ricambia per miele, allegra agile {{sic|íntegra}}, è la quasi nipote di Nègre.''<ref>Monsignor Nègre, arcivescovo di Tour. Il fratello di Céleste Albaret ne aveva sposato la nipote. {{cfr}} ''Poesie'', nota a p. 247.</ref><ref name=typo /> (''A [[Céleste Albaret|Céleste]]'', p. 231) ==[[Incipit]] di ''Del piacere di leggere''== Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto. Tutto ciò che li riempiva agli occhi degli altri e che noi evitavamo come un ostacolo volgare a un piacere divino: il gioco che un amico veniva a proporci proprio nel punto più interessante, l'ape fastidiosa o il raggio di sole che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a cambiare posto, la merenda che ci avevano fatto portar dietro e che lasciavamo sul banco lì accanto senza toccarla, mentre il sole sopra di noi diminuiva di intensità nel cielo blu, la cena per la quale si era dovuti rientrare e durante la quale non abbiamo pensato ad altro che a quando saremmo tornati di sopra a finire il capitolo interrotto. {{NDR|Marcel Proust, ''Del piacere di leggere'', traduzione di Maria Cristina Marinelli, Passigli, Firenze}} ==Citazioni su Marcel Proust== *A poco a poco, il lettore percepirà che cosa vuole intendere Proust con vizio. Vizio è ciò che fa mancare la propria vita; è ciò che impedisce all'uomo di destarsi, direbbe Heidegger, al "suo poter-essere-se-Stesso" più proprio. ([[Luciano De Maria]]) *Benché sposi un punto di vista imparziale, il punto di vista del vero naturalista, M. Proust fa del vizio un ritratto più biasimevole di ogni invettiva. Bolla a fuoco ciò di cui egli parla e rende servizio ai buoni costumi più efficacemente di quanto possano fare i più stringenti trattati di morale. Egli ammette che certi casi di omosessualità siano guaribili. Se qualcosa può guarire un invertito è proprio la lettura di queste pagine dove attingerà il sentimento della sua propria riprovazione infinitamente più importante della riprovazione dell'autore. ([[André Gide]]) *C'è uno scrittore come Marcel Proust, considerato mondano, frivolo, che non si è mai impegnato in nulla, a parte firmare per Dreyfus; ma se oggi vuoi sapere che cos'era la [[Francia]] dell'Ottocento devi leggere la ''Recherche''. ([[Cees Nooteboom]]) *Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent'anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo [[William Shakespeare|Shakespeare]]. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente. (''[[Little Miss Sunshine]]'') *Da tre giorni sto leggendo Proust (e comincio a notare che il contagio dell'eccesso di particolari si sta infiltrando in questo diario). Quando descrive come egli sia stato affascinato dal nome ''Guermantes'', penso a come sono stato affascinato io dal nome ''Turkestan''. ([[Robert Byron]]) *Egli è passato in mezzo a noi come una meteora lasciandoci, nello spazio di pochi anni, l'opera più meravigliosa e una fra le più complete della nostra letteratura. ([[René Boylesve]]) *Il giovane Proust fu felice, o almeno lo disse, lo raccontò e lo immaginò con sé stesso. Era felice perché un raggio di sole splendeva, perché odorava il profumo di un fiore, perché amava un ragazzo o una ragazza, perché voleva bene a sua madre, perché leggeva un bel libro, perché scopriva le grandi leggi dell'esistenza, e sopratutto perché «le cose sono così belle nell'essere quello che sono e l'esistenza è una bellezza così calma diffusa intorno a loro». ([[Pietro Citati]]) *Il suo modo di scrivere si collega senza dubbio alla nostra migliore tradizione. Qualcuno fa notare che le sue opere non sono di lettura molto facile. Ma io non mi stancherò mai di affermare che dobbiamo accogliere con entusiasmo gli autori difficili del nostro tempo. Se qualcuno li leggerà, non sarà solamente per la loro piacevolezza. Essi ci riportano a [[Montaigne]], a [[Descartes]], a [[Bossuet]] e ad altri che vale forse ancora la pena di leggere. ([[Paul Valéry]]) *L'opera di Proust è ricca di analisi che tentano di descrivere stati d'animo non orientati; il bene vi appare solo in rari momenti per l'effetto o del ricordo o della bellezza in cui l'eternità si lascia presagire attraverso il tempo. ([[Simone Weil]]) *L'universo proustiano si ingrandisce circolarmente, da tutte le parti contemporaneamente, si approfondisce, raggiunge i quattro angoli dell'orizzonte attorno ad un narratore rimasto immobile e come impotente a dirigere ed arginare una tale alluvione di ricordi. ([[Georges Piroué]]) *L'uno e l'altro {{NDR|Proust e [[Albert Einstein|Einstein]]}} hanno il senso, l'intuizione, la comprensione delle grandi leggi naturali... Il mondo proustiano, in cui il tempo ha una importanza tanto grande, è un mondo a quattro dimensioni come il mondo einsteiniano della relatività ristretta. Proust come Einstein, nella sua descrizione del mondo ha tenuto conto di "decimali" finora ignorati. ([[Camille Vettard]]) *La fama di Proust conobbe, dopo il primo periodo di stupita esaltazione, una certa eclisse. Ma egli resta il massimo scrittore francese del nostro secolo. ([[Mario Bonfantini]]) *La Memoria involontaria, secondo l'Autore, a differenza di quella volontaria, è lo unico strumento atto a farci conoscere la verità dell'Essere, a darcene la palpitante autenticità; essa presuppone, naturalmente, il suo opposto: l'Oblio, il quale ci ha sottratto il ricordo e lo ha nascosto in un luogo inviolato, nell'inconscio, ov'esso conserva la propria integrità e freschezza; tal genere di memoria, operante fuor del regno dell'intelletto, fuor della sfera della ragione, restituirà netto ed intatto il ricordo alla nostra coscienza, per l'effetto di un prodigio analogico. ([[Renato Mucci]]) *Marcel Proust è il solo essere che mi abbia fatto cambiare un verso, sopprimere una strofa; non gli davo ragione piena adempiendo al mio sacrificio, ché il poeta non vede così velocemente i suoi difetti, ma dare torto a Marcel, al divinatore, al rabdomante, non lo potevo fare! ([[Anna de Noailles]]) *Marcel Proust ha percorso contromano il '900, guardando nello specchietto retrovisore. È andato incontro all'800, lo ha rianimato nel pieno fervore modernista e futurista del suo tempo. Fuori infuriava il futuro, splendeva il Sol dell'Avvenire, si cantava la bellezza della macchina e della velocità. Ma dentro la sua stanza foderata di sughero non arrivavano gli spasmi della modernità, il viaggio si compiva nella mente innamorata, insieme a una straordinaria rivoluzione, in senso astronomico. ([[Marcello Veneziani]]) *Nella sua opera Proust si allontanava dalla vita per penetrarne l'essenza, si immergeva nel regno delle tenebre per scoprirvi la luce. ([[Francesco Mei (giornalista)|Francesco Mei]]) *Non ho mai letto Proust. Avrei sempre voluto. Infatti, spesso mi assale un grande desiderio di dire qualcosa come l'avrebbe detta Marcel Proust, ma non ho idea di cosa abbia detto, quindi lascio perdere. (''[[Una mamma per amica]]'') *Non so se nella sterminata letteratura critica su Proust esista un qualche studio che tocchi dei rapporti tra Proust e [[Agostino d'Ippona|Sant'Agostino]]. Per parte mia credo in un influsso sotterraneo ma profondo. [...] «Noli foras ire; in te redi, in interiore homine habitat veritas» («Non uscire da te; ritorna in te, nell'uomo interiore abita la verità»), scrive Agostino, e nello stesso episodio della ''madeleine'' il Narratore esorta se stesso a non cercare la verità nella «virtù del filtro», ma in se stesso. ([[Luciano De Maria]]) *Proust ci ha raccontato una formula di salvezza. Le intermittenze del cuore sono già un recupero di un tempo che ci appartiene. Dobbiamo resistere e vivere come se la macchina non esistesse. Che ci interessa il progresso in senso tecnico? ([[Francesco Grisi]]) *Proust è quello che mi viene, non quello che chiamo; non è un'«autorità»; semplicemente un «ricordo circolare». Ed è questo l'intertesto: l'impossibilità di vivere al di fuori del testo infinito – sia questo testo Proust, o il giornale quotidiano, o lo schermo televisivo: il libro fa il senso, il senso fa la vita. ([[Roland Barthes]]) *Proust ha cercato nell'arte la remissione per se stesso, e l'immensa opera è nata dal suo tormento e dal suo bisogno di redenzione. ([[Francesco Casnati]]) *Proust: il lungo poema del mana primitivo, dell'energia vitale elevata a potere magico. Poema di maree: persone, luoghi, parole, melodie, prima colmi e poi svuotati di quel potere. Sotto l'onda splendente e terribile del mana le rocce parlano, la sabbia si fa oro, tutto si muove, si risponde, tramuta, avvolge l'uomo e lo domina, con diritto di vita o di morte. In secca, tutto ritorna fossile, desertico, si immobilizza in un biancore di scheletro. La meravigliosa cerimonia di Proust è l'evocazione e la risurrezione del mana ottenuta dallo stregone con l'aiuto di oggetti sacri: i biancospini, la ''bille d'agathe'', la ''petite phrase de Vinteuil''. Così nei rituali polinesiani il frammento d'osso, l'impronta del piede umano nell'argilla. ([[Cristina Campo]]) *Proust, facendoci conoscere la sua esperienza della vita erotica, ci ha offerto un aspetto intellegibile di un tale avvincente gioco di opposizioni. [...] Sembra che si possa cogliere il male, ma solo nella misura in cui il bene può esserne la chiave. Se l'intensità luminosa del Bene non concedesse la sua tenebra alla notte del Male, il male non avrebbe più la sua attrattiva. È una verità difficile: colui che la intende sente rivoltarsi qualcosa in sé. ([[Georges Bataille]]) *Proust, più che umido, è viscoso. ([[Gesualdo Bufalino]]) *{{NDR|L'«indifferenza» naturale per il lettore}} Questa finisce, mi sembra, col Direttorio, ne resta un poco nella lingua di [[Madame de Staël|M.me de Staël]], di [[Benjamin Constant|Constant]], di [[Chateaubriand|Chateaubriand]]; sopravvive, ma così diversa, in [[Stendhal]] – e poi non ne vedremo più traccia fino a Proust: che però è un miracolo archeologico, una resurrezione dei morti; la sua lingua è la teca di cristallo che chiude il re già morto da più di un secolo, nei suoi abiti cerimoniali più delicati... ([[Cristina Campo]]) *Sarò forse duro di comprendonio, ma non riesco proprio a capacitarmi del fatto che è un signore possa impiegare 30 pagine per descrivere come si giri e rigiri nel letto prima di prendere sonno. (rapporto di lettura per la ''Recherche'')<ref>Citato in ''Storia della bruttezza'', a cura di [[Umberto Eco]], Bompiani, Milano, p. 393. ISBN 978-88-452-7389-6</ref> *Sì, Swann prova a dimenticarsi del proprio giudaismo ogni tanto, così come Saint-Luop fa di tutto affinché gli altri si scordino che lui è, anzitutto, un Guermantes. Ma evidentemente l'ebraismo così come la discendenza aristocratica hanno una forza tale da sovrastare il singolo individuo. Swann e Saint-Loup nulla possono contro la schiavitù dei cromosomi. Ecco perché il viso di Swann, alla fine della sua vita, diventa tragico e affilato come quello di Shylock, così come il fondoschiena di Saint-Loup si allarga fino quasi a sovrapporsi a quello non meno illustre di suo zio Charlus. ([[Alessandro Piperno]]) *{{NDR|«Quali sono gli scrittori a cui ti ispiri? Quali tra gli scrittori contemporanei a cui ti senti vicino?»}} Tra tutti, sicuramente, Marcel Proust, anche per la portata epistemologica della sua opera, che per me è fondamentale. Uno scrittore la cui opera non sia anche importante dal punto di vista della percezione della realtà, e dunque non studi anche la scienza, è solo un narratore, quindi poca cosa. [...] Tuttavia non ho mai aderito completamente a nessuno scrittore, se così fosse stato non avrei mai scritto. A parte Proust, per le estreme conseguenze a cui porta la Recherche ne Il tempo ritrovato. Ogni aspirante scrittore dovrebbe leggere la Recherche almeno cinque volte, e comprenderla, altrimenti è un analfabeta. ([[Massimiliano Parente]]) *Un mascalzone che legge Proust non per questo è meno mascalzone. C’è perfino da domandarsi se è possibile essere un mascalzone e amare Proust. ([[Antonio Muñoz Molina]]) ===[[Georges Cattaui]]=== *In lui la trasparenza del linguaggio è quasi perfetta. La parola non è lontana dal pensiero. *Per Proust il dovere e il compito di uno scrittore sono quelli di un traduttore che decifra un argomento ancora oscuro, ancora estraneo, e ne offre la traduzione. Si potrebbe dire che la sua opera è una ''ricognizione'' nei diversi significati che può assumere questa parola: ''esplorazione'' in terra sconosciuta; ''gratitudine''; ''reminiscenza'', ''rinvenimento''; ''identificazione'' dal presente al passato... *Più di una volta, egli stesso si è paragonato a un musicista che apre il pianoforte per verificare se la frase si trova "allo stesso diapason del suo ricordo" o cerca d'inserirsi nel ritmo di una melodia "che si torna a suonare cento volte di seguito senza riuscire a meglio sondare il proprio segreto". Ecco la sua posizione davanti alle cose: "Come un organista davanti al suo strumento, egli cambia a volontà i registri per mezzo dei quali noi siamo di volta in volta trasportati ad altezze differenti...".<br/>Proust lo si vede, fa prova di una stupefacente potenza di combinazioni nella costruzione della sua intelaiatura o, se si vuole, della sua trama orchestrale. Solamente, come si è potuto notare (e si tratta di un'altra rassomiglianza con le cattedrali gotiche) in lui l'impalcatura fa parte del monumento. *Si sa che Proust provava un piacere estetico a sentire pronunciare le sillabe di certe parole, di certi vocaboli che popolavano per lui di meraviglioso l'universo, non solo fisico ma anche sociale, come se avessero una virtù evocatrice, un contenuto poetico, un fascino quasi magico associato al ricordo di un luogo o di un ambiente, risvegliante gli echi di un passato più o meno lontano, carico di un desiderio o di un mistero proprio. (È ciò che lui chiamava « il genio dei nomi »). ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Marcel Proust, ''Alla ricerca del tempo perduto'', edizione integrale a cura di Paolo Pinto e Giuseppe Grasso condotta sul testo critico stabilito da Jean-Yves Tadié, Newton Compton, 1990²: **''Dalla parte di Swann'', traduzione di Paolo Pinto (''Un amore di Swann'', Eurialo De Michelis) **''All'ombra delle fanciulle in fiore'', traduzione di Maura Del Serra, **''I Guermantes'', traduzione di Maurizio Enoch, **''Sodoma e Gomorra'', traduzione di Giovanni Marchi, **''La prigioniera'', traduzione di Giovanna Parisse, **''Albertine scomparsa'', traduzione di Rita Stajano, **''Il Tempo ritrovato'', traduzione di Giuseppe Grasso. *Marcel Proust, (''Du côté de chez Swann'', 1913) **''La strada di Swann'', traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963. **''Dalla parte di Swann'', traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, 1965. **''Dalla parte di Swann'', traduzione di Bruno Schacherl, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1965. **''Dalla parte di Swann'', traduzione di Paolo Pinto e Eurialo De Michelis, Newton Compton, 1997². *Marcel Proust, (''À l'ombre des jeunes filles en fleurs'', 1919) **''All'ombra delle fanciulle in fiore'', traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri, Mondadori, Milano, 1951. **''All'ombra delle fanciulle in fiore'', traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, 1995 *Marcel Proust, (''Le côté de Guermantes'', 1920-1921) **''I Guermantes'' traduzione di Mario Bonfantini, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, Einaudi, Torino, 1985. **''La parte di Guermantes'', traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, 1995. *Marcel Proust, (''Sodome et Gomorrhe'', 1921-1922) **''Sodoma e Gomorra'', traduzione di Elena Giolitti, Mondadori, Milano, 1964. **''Sodoma e Gomorra'', traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, Milano, 1995. **''Sodoma e Gomorra'', traduzione di Giovanni Marchi, Newton Compton, 1997². *Marcel Proust, (''La prisonnière'', 1923) **''La prigioniera'', traduzione di Paolo Serini, Mondadori, Milano, 1970. *Marcel Proust (''La fugitive'' o ''Albertine disparue'', 1925) **''Albertine scomparsa'' traduzione di Franco Fortini, Mondadori, Milano, 1970. **''La fuggitiva'', a cura di Paolo Serini, traduzione di Franco Fortini, Einaudi NUE, 1975. *Marcel Proust, (''Le temps retrouvé'', 1927) **''Il tempo ritrovato'', traduzione di Giorgio Caproni, Mondadori, Milano, 1962. *Marcel Proust, ''Alla ricerca del tempo perduto. Dalla parte di Swann'', Mondadori, Milano, 2011. *Marcel Proust, ''I piaceri e i giorni'', a cura di Mariolina Bertini e Giuseppe Girimonti Greco, traduzione di Mariolina Bertini, Giuseppe Girimonti Greco, Franco Fortini, Mondadori, Milano, 2022. ISBN 9788835721383 *Marcel Proust, ''Lettere ai miei personaggi'', a cura e con un saggio critico di Domenico Tarizzo, Rizzoli, Milano, 1966. *Marcel Proust, ''Poesie'', traduzione di [[Franco Fortini]], Einaudi, Torino. ISBN 88-06-11641-X. ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Dalla parte di Swann|''Dalla parte di Swann''|(1913)}} {{Pedia|All'ombra delle fanciulle in fiore|''All'ombra delle fanciulle in fiore''|(1919)}} {{Pedia|I Guermantes|''I Guermantes''|(1920-1921)}} {{Pedia|Sodoma e Gomorra|''Sodoma e Gomorra''|(1921-1922)}} {{Pedia|La prigioniera|''La prigioniera''|(1923)}} {{Pedia|La fuggitiva (romanzo)|''La fuggitiva'' o ''Albertine scomparsa''|(1925)}} {{Pedia|Il tempo ritrovato|''Il tempo ritrovato''|(1927)}} {{vetrina|3|aprile|2006|scrittori|critici letterari}} {{DEFAULTSORT:Proust, Marcel}} [[Categoria:Scrittori francesi]] [[Categoria:Saggisti francesi]] [[Categoria:Critici letterari francesi]] tugyg5h3wzqz5peckg8578l9afpcq0a Chaim Potok 0 1651 1409586 1254482 2026-04-05T20:50:17Z Udiki 86035 - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409586 wikitext text/x-wiki [[File:Chaim Potok.jpg|miniatura|Chaim Potok]] '''Chaim Potok''', pseudonimo di '''Herman Harold Potok''' (1929 – 2002), scrittore e rabbino statunitense. ==Citazioni di Chaim Potok== *Nessuno sa di essere fortunato fino a che non lo colpisce la sventura. (da ''Danny l'eletto'', traduzione di Marcella Bonsanti, Garzanti) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''In principio''=== Gli inizi sono sempre difficili.<br /> Ricordo che mia madre mi mormorò queste parole una volta che ero a letto con la febbre. "I bambini si ammalano spesso, tesoro. Succede, ai bambini. Gli inizi sono sempre difficili. Presto starai bene".<br /> Ricordo che una sera scoppiai a piangere perché non ero riuscito a capire un passo difficile di un commentario biblico. A quel tempo avevo circa nove anni. "Vuoi capire tutto immediatamente?", domandò mio padre. "Tutto così? Hai cominciato a studiare questo commentario solo la settimana scorsa. Gli inizi sono sempre difficili. Lo studio richiede molta applicazione. Leggilo e rileggilo ancora". ===''Novembre alle porte''=== Un giovedì sera, nella prima settimana di gennaio del 1985, Adena ed io atterrammo in mezzo a una tormenta di neve all'aeroporto Seremetevo di Mosca. La mattina dopo lasciammo di buon'ora il calore del nostro albergo, Adena si infilò in una cabina telefonica lungo la strada e fece un numero, mentre io aspettavo fuori nel freddo pungente. Dopo un secondo o due la sentii dire: "Pronto, mio marito e io veniamo da Filadelfia. Siamo a Mosca e vorremmo incontrarla".<br /> Non disse il nostro nome. Disse solo "Mio marito e io...".<br /> L'uomo all'altro capo della linea le spiegò brevemente quale metrò prendere, quanto sarebbe durato il viaggio e dove ci avrebbe incontrato. ===''Zebra e altre storie''=== Si chiamava Adam Martin Zebrin, ma tutti nel quartiere lo conoscevano col nome di Zebra. Non ricordava quando avessero cominciato a chiamarlo così. Forse quando lui aveva cominciato a correre. O forse cominciò a correre quando loro cominciarono a chiamarlo Zebra.<br /> Gli piaceva quel nome e gli piaceva correre.<br /> Una volta, da piccolo, i genitori lo avevano portato allo zoo e lì aveva visto per la prima volta le [[zebra|zebre]]. Erano delle creature strane, somigliavano un po' ai cavalli, ma erano più tozze, con le zampe corte, il collo grosso, il manto a strisce bianche e nere.<br /> Un'altra volta andò al cinema coi suoi, c'era un film sull'Africa, e vide le zebre, centinaia di zebre, che galoppavano rumorosamente su una pianura erbosa, alzando torride nuvole di polvere marrone. ==Bibliografia== *Chaim Potok, ''In principio'', traduzione di Mara Muzzarelli, Garzanti. *Chaim Potok, ''Novembre alle porte'', traduzione di Alberto Cristofori, Garzanti. *Chaim Potok, ''Zebra e altre storie'', traduzione di Laura Noulian, Garzanti. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Potok, Chaim}} [[Categoria:Rabbini statunitensi]] [[Categoria:Scrittori statunitensi]] ev0y3gnx3jgclgrnx96t56i217axhyq James Joyce 0 1698 1409543 1386001 2026-04-05T14:55:41Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409543 wikitext text/x-wiki [[Immagine:revolutionary Joyce.jpg|thumb|James Joyce]] '''James Joyce''' (1882 – 1941), scrittore irlandese. ==Citazioni di James Joyce== *[[Cristoforo Colombo]], come ognuno sa, è venerato dai posteri perché fu l'ultimo a scoprire l'America.<ref>Da ''Il miraggio del pescatore di Aran: La valvola dell'Inghilterra in caso di guerra'', in ''Scritti italiani'', a cura di Gianfranco Corsini, Giorgio Melchiori e Louis Berrone, A. Mondadori, 1979.</ref> *{{NDR|[[Roma]]}} dev'essere stata una gran bella città al tempo di Cesare. Il foro una piazza magnifica. Vorrei sapere qualcosa della storia latina o romana. Ma non è il caso di cominciare a impararla adesso. Perciò lasciamo marcire le rovine.<ref>Citato in Mirko Zilahy, ''Il Grillino Leopardi a Tor di Valle'', ''La Lettura'', supplemento del ''Corriere della Sera'', 26 febbraio 2017, p. 44-45.</ref> *Il vero simbolo della conquista {{sic|brittannica}} è [[Robinson Crusoe]] il quale, naufragato {{sic|sur}} un'isola solitaria, con in tasca un coltello ed una pipa diventa architetto, falegname, arrotino, astronomo, prestinajo, costruttore navale, figulo, bastajo, agricoltore, sarto, ombrellajo e chierico. Egli è il vero prototipo del colonizzatore {{sic|brittanico}} come Venerdì (il fedele selvatico che vi giunge in un giorno infausto) è il simbolo delle razze assoggettate. Tutta l'anima anglosassone è in Crusoe: l'indipendenza virile, la crudeltà inconscia, la persistenza, l'intelligenza tardiva eppur efficace, l'apatia sessuale, la religiosità pratica e ben librata, la taciturnità calcolatrice. Chi rilegga questo semplice e commovente libro alla luce della storia susseguente non può non subirne l'incanto fatidico.<ref>Scritto in italiano da Joyce. Da ''Verismo ed idealismo nella letteratura inglese'', in ''Occasional, critical and political writing'', a cura di Kevin Barry, Oxford University Press, Oxford, 2000, pp. 178-79. ISBN 0-19-283353-7.</ref> *[...] la mia anima è a [[Trieste]].<ref>Da una lettera a Nora Barnacle del 27 ottobre 1909; citato in ''Letters of James Joyce, vol. II'' edito da Richard Ellmann, London: Faber & Faber, 1966.</ref> *Niente penna, niente inchiostro, niente tavola, niente posto, niente tempo, niente quiete, niente voglia.<ref>Da una lettera a Stanislaus Joyce, Roma, 7 dicembre 1906, in ''Lettere e saggi'', a cura di Enrico Terrinoni, traduzione di Giorgio Melchiori, Giuliano Melchiori, Renato Oliva, Sara Sullam, il Saggiatore, Milano, 2016, p. 206. ISBN 9788842822547</ref> *Non parlarmi di politica, sono solo interessato allo stile.<ref>Citato in [[Umberto Eco]], ''Le Poetiche di Joyce'', Bompiani, 1966².</ref> :''Don't talk to me about politics. I'm only interested in style''.<ref>Frase rivolta al fratello Stanislaus Joyce, in un incontro dopo il 1920, a un accenno di quest'ultimo al [[fascismo]]. Umberto Eco, ne ''Le Poetiche di Joyce'', ha commentato: «Ci lascia perplessi quanto alla definizione della sua figura umana, ma rappresenta pur sempre un esempio di scelta ascetica e rigorosa, senza mezze misure, tale da incuterci, se non ammirazione, sgomento».</ref><ref>Citato in [[Richard Ellmann]], introduzione a [[Stanislaus Joyce]], ''My Brother's Keeper'', Da Capo Press, 2003.</ref> *Non vi è eresia, né filosofia, tanto aborrita dalla [[Chiesa cattolica|Chiesa]], quanto l'essere umano. :''There is no heresy or no philosophy which is so abhorrent to the church as a human being.''<ref>Da ''Letter to Augusta Gregory'', 22 ottobre 1902; citato in Richard Ellmann, ''James Joyce'' (1959), Oxford University Press, 1983, p. 107. ISBN 0-195-03381-7</ref> *Quando si ha una cosa, questa può essere portata via. [...] Ma quando si dà una cosa, questa è data. Nessun ladro può prendertela. [...] Se l'hai data tu, allora è tua per sempre. Sarà sempre tua. Ecco, questo è dare.<ref>Da ''Exiles'', traduzione di Ornella Trevisan, Edizioni Studio Tesi, 1992³.</ref> *Ritengo che i tre scrittori dell'Ottocento naturalmente dotati di maggior ingegno fossero [[Gabriele D'Annunzio|d'Annunzio]], Kipling, Tolstoi.<ref>Citato in ''L'arte di Gabriele d'Annunzio'', Atti del convegno internazionale di studio, Venezia-Gardone Riviera-Pescara, 7-13 ottobre 1963, a cura di Emilio Mariano, Mondadori, Milano, 1968, p. 169.</ref> *Se ho scelto [[Dublino]] per scena è perché quella città mi appariva come il centro della paralisi.<ref>Da ''Letter to Grant Richards'', 5 maggio 1906; citato in ''Ulisse: Guida alla lettura'', Mondadori, 2000.</ref> ==''Dedalus''<ref>In alcune versioni ''Ritratto dell'artista da giovane''.</ref>== ===[[Incipit]]=== C'era una volta tanto tempo fa una muuuuucca che veniva avanti lungo la strada, e questa muuuuucca che camminava sulla strada incontrò un simpatico ragazzetto a nome confettino... Questa favola gliela raccontava suo padre, suo padre lo guardava attraverso il vetro del monocolo: aveva una faccia pelosa. Era lui confettino. La muuuuucca veniva avanti lungo la strada di Betty Byrne; Betty vendeva zucchero filato al limone. Oh, le roselline selvatiche Sul praticello verde Cantava questa canzone. Era la sua canzone. ===Citazioni=== *Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'[[arte]]. *I sentimenti eccitati dall'arte falsa sono cinetici, il desiderio e la ripugnanza [...]. Le arti che eccitano questi sentimenti [...] sono perciò arti false. L'emozione estetica [...] è perciò statica. *Quando un'anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti. *Sarebbe un tormento spaventoso sopportare per tutta l'eternità anche soltanto la puntura di un insetto. Che cosa non deve essere allora sopportare per sempre i molteplici tormenti dell'inferno? Per sempre! Per tutta l'eternità! Non per un anno o per un secolo, ma per sempre. Cercate di immaginare il significato spaventoso di ciò. Più volte avrete visto la sabbia sulla riva del mare. Quale finezza hanno i suoi minuscoli granelli! E quanti di quei minuscoli granellini occorrono per formare il più piccolo pugno di sabbia che il fanciullo afferra giocando! E ora immaginate una montagna di questa sabbia alta due milioni di chilometri, dalla superficie della terra alle più remote sfere celesti, larga due milioni di chilometri, fino allo spazio più remoto, spessa due milioni di chilometri: e immaginate questa enorme massa di incalcolabili particelle di sabbia moltiplicata tante volte quante sono le foglie nella foresta, quante sono le gocce d'acqua nel possente oceano, quante sono le piume degli uccelli, le squame dei pesci, i peli degli animali, gli atomi nelle vaste propaggini dell'atmosfera: e immaginate che alla fine di ogni milione d'anni un uccelletto venga a portarsi via nel becco un granello minuscolo di quella sabbia. Quanti milioni su milioni di secoli non dovrebbero passare prima che l'uccelletto avesse portato via anche un solo decimetro cubico della montagna, quanti incommensurabili periodi su periodi di epoche non dovrebbero passare prima che l'avesse portata via tutta! Eppure, al termine di tale sconfinata estensione di tempo, non si potrebbe dire che fosse trascorso neppure un attimo dell'eternità. Alla fine di tutti questi bilioni e trilioni d'anni, l'eternità quasi non avrebbe avuto inizio. E se la montagna tornasse a risollevarsi dopo essere stata portata via per intero, e se l'uccelletto facesse ritorno e la portasse via di nuovo, granello per granello: e se la montagna dovesse così sorgere e abbassarsi tante volte quante sono le stelle del firmamento, gli atomi dell'aria, le gocce d'acqua del mare, le foglie degli alberi, le piume degli uccelli, le squame dei Pesci, i peli degli animali, alla fine di tutti gli innumerevoli sollevamenti e abbassamenti di tale montagna incommensurabilmente vasta, non si potrebbe dire che fosse trascorso un singolo attimo dell'eternità; anche allora, alla fine di un così lungo periodo, dopo le epoche incommensurabili del tempo, il cui solo pensiero fa sì che la mente sia scossa da violente vertigini, l'eternità quasi non avrebbe avuto inizio. ==''Gente di Dublino''== ===[[Incipit]]=== ''Le sorelle'' Non c'era speranza per lui questa volta: era il terzo infarto. Sera dopo sera ero passato davanti alla casa (era vacanza) studiando il quadrato illuminato della finestra: e sera dopo sera l'avevo trovato illuminato nello stesso modo, di luce lieve e uniforme. Se era morto, pensavo, avrei visto il riflesso delle candele sulla tendina rossa, poiché sapevo che si dovevano mettere due candele al capezzale di un morto. Mi aveva detto: «Non sarà a lungo di questo mondo» e le sue parole mi erano sembrate oziose. Ora sapevo che erano vere. Ogni sera mentre fissavo la finestra in alto ripetevo piano la parola paralisi. Aveva sempre suonato strana alle mie orecchie, come la parola gnomone nella geometria e la parola simonia nel catechismo. Ma ora aveva per me un suono simile al nome di qualche essere malefico e colpevole. Mi riempiva di paura, eppure desideravo ardentemente esserle più vicino e contemplarne l'opera di morte. ===Citazioni=== *Ma il mio corpo era come un'arpa e le parole e gesti di lei come dita sulle sue corde. (da ''Arabia'') :''But my body was like a harp and her words and gestures were like fingers running upon the wires.'' *Derevaun seraun! Derevaun seraun!<ref>Parole pronunciate dalla madre di Evelyn delirante: presunto gaelico per "The end of pleasure is pain".</ref> *I pensieri mi scappavano via. Gli impegni seri della vita, che ora parevano separarmi dai miei desideri, mi sembravano un gioco infantile, antipatico e noioso. (da ''Arabia'') *Lei era un po' ordinaria – ogni tanto sbagliava le congiunzioni, diceva "se saprebbe". Ma che importanza aveva la grammatica se l'amava veramente? Non sapeva decidere se volerle bene o disprezzarla per quello che aveva fatto. Naturalmente l'aveva fatto pure lui. L'istinto lo portava a rimanere libero, a non sposarsi. Una volta sposato sei finito, gli diceva. (da ''Pensione di famiglia'') *Moriva dal desiderio di salire in cielo attraverso il tetto e di volare verso un altro paese dove non avrebbe più sentito parlare dei suoi guai, eppure una forza lo spingeva dabbasso scalino per scalino. (da ''Pensione di famiglia'') *Attendeva paziente, quasi allegra, senza nessuna ansia, mentre i ricordi cedevano il posto a speranze e progetti. Speranze e progetti talmente complessi che non vedeva nemmeno più i cuscini bianchi su cui fissava lo sguardo, né si ricordava di cosa fosse in attesa. (da ''Pensione di famiglia'') *Osservò la scena e pensò alla [[vita]] – e come regolarmente gli succedeva quando pensava alla vita, diventò malinconico. Una tristezza dolce discese in lui. Sentì quanto era vano lottare contro la sorte – era questa la saggezza che i secoli gli avevano tramandato. (da ''Una piccola nube'') *Convennero di interrompere i loro rapporti: ogni legame, disse lui, è un legame di dolore. (da ''Un caso pietoso'') *Era stata evidentemente incapace di vivere, priva di qualsiasi forza di carattere, facile preda delle abitudini, uno dei relitti su cui è stata eretta la civiltà. (da ''Un caso pietoso'') *Mentre sedeva lì, rivivendo la sua vita con lei ed evocando ora l'una ora l'altra delle immagini nelle quali adesso la concepiva, si rese conto che era morta, che aveva cessato di esistere, che era diventata un ricordo. (da ''Un caso pietoso'') *Sembrava che un unico essere umano l'avesse amato, e lui le aveva negato la vita e la felicità, l'aveva condannato all'ignominia, a una morte vergognosa. (da ''Un caso pietoso'') *Un'ondata di gioia ancora più tenera gli sfuggì dal cuore e gli scorse come un caldo flusso nelle arterie. Come il tenero fuoco di stelle, attimi della loro vita insieme, di cui nessuno sapeva o avrebbe mai saputo, si scagliarono nella sua memoria illuminandola. Desiderava rammentarle quegli attimi, farle dimenticare gli anni della noiosa vita in comune e ricordarle soltanto gli attimi di estasi. Perché gli anni, sentiva, non avevano spento la sua anima o quella di lei. I bambini, lo scrivere, le cure della famiglia non avevano spento del tutto il tenero fuoco delle loro anime. In una lettera che le aveva scritto allora aveva detto: "Come mai parole come queste mi sembrano tanto fiacche e fredde? Forse perché non esiste per il tuo nome parola abbastanza tenera? Le parole scritte anni prima gli giunsero dal passato come una musica lontana. Moriva dal desiderio di rimanere solo con lei. Quando, andati via gli altri, lui e lei sarebbero stati nella loro camera in albergo, allora sarebbero stati soli, e insieme. (da ''I morti'') *Un picchiettare sommesso sui vetri lo fece voltare verso la finestra: aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi neri e argentei che cadevano obliqui contro il lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Cadeva ovunque nella buia pianura centrale, sulle nude colline; cadeva soffice sulla palude di Allen e più a ovest sulle nere, tumultuose onde dello Shannon. Cadeva in ogni canto del cimitero deserto, lassù sulla collina dove era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancello, sugli spogli roveti. E la sua anima gli svanì adagio adagio nel sonno mentre udiva lieve cadere la neve sull'universo, e cadere lieve come la discesa della loro estrema fine sui vivi e sui morti. (da ''I morti'') ==''Musica da camera''== ===[[Incipit]]=== ''Corde in terra e nell'aria<br>Suonano dolcemente;<br>Corde presso il fiume<br>Dove i salci si toccano.<br>C'è lungofiume una musica<br>Là dove Amore gironzola<br>Coi fiori smorti sul mantello,<br>Sul capo le foglie imbrunite.'' ===Citazioni=== *''In quell'ora che ogni cosa ha quiete,<br>O solitario custode dei cieli,<br>Non senti il vento notturno<br>E le arpe sospiranti Amore che schiuda<br>I pallidi cancelli dell'alba?'' (p. 37) *''Stare vorrei in quel dolce seno<br>(Quanto dolce e leggiadro!)<br>Dove non colga nessun aspro vento.<br>Per via delle brulle austerità<br>Stare vorrei in quel dolce seno.'' (p. 40) *''[[Amore]] è misero se il suo amore è assente.'' (p. 43) *''Vento nunziale soffia<br>Perché amore è colmo;<br>Presto, oh, molto presto<br>il tuo amore sarà da te.'' (p. 47) *''La sua mano sta<br>Sotto il morbido [[seno]] rotondo,<br>Colui che ha dolore<br>Così si queterà''. (p. 52) *''Fossi pure il tuo Mitridate<br>Assuefatto a sfidare il dardo velenoso,<br>Sempre me immune dovrai abbracciare<br>Per conoscere l'estasi del cuore.'' (p. 61) {{NDR|James Joyce, ''Musica da camera'' (''Chamber Music''), traduzione di Alfredo Giuliani, in ''Poesie'', prefazione e a cura di Alberto Rossi, Oscar Mondadori, 1967}} ==''Ulisse''== ===[[Incipit]]=== Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall'alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò: – ''Introibo ad altare Dei''. Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando: – Vieni su, Kinch! Vieni su, pauroso gesuita. ===Citazioni=== *Ascolta: una frase ondosa di quattro parole: siisuu, hiss, issiiiss, uuus.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 220. ISBN 9788858024416</ref> *... bisognerebbe che prendessi un bel paio di pantofole rosse come quelle che vendevano quei turchi col fez, oppure anche gialle e una bella veste da camera semitrasparente ne ho un bisogno estremo... come quelle di tanto tempo fa da Walpole solo 8/6 o 18/6...<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 219. ISBN 9788858024416</ref> *Bloom: [...] Libero denaro, libero amore, e libera chiesa laica in libero stato laico. O' Madden Burke: Libera volpe in libero pollaio.<ref>Da ''Ulisse'', traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, 1971, pp. 664-665.</ref> *Chi ruba al povero presta al signore. *"Come noi […] intessiamo e disintessiamo i nostri corpi," disse Stephen, "di giorno in giorno, le loro molecole su e giù come una spola, così l'artista intesse e disintesse la sua immagine." *Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i [[cuoco|cuochi]]. *Fragilità, il tuo nome è [[matrimonio]]. (2012) *La [[donna]] è spesso il punto debole del marito.<ref>Citato in Elena Spagnol, ''Citazioni'', Garzanti, 2003.</ref> *La paternità, nel senso dell'atto cosciente di mettere al mondo, è sconosciuta all'uomo. (2012) *La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi. *{{NDR|Donne}} Non le vedi mai sedersi su una panchina con su scritto ''Vernice fresca''. Si guardano intorno ovunque. (2012) *Non mi va quel lavoro. Casa in lutto. Camminare. Pat! Non sente. Sordo come una campana.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 216. ISBN 9788858024416</ref> *Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l'altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 217. ISBN 9788858024416</ref> *Ognuno ha i suoi gusti, come disse Morris quando baciò la vacca. *Qual è l'età dell'anima umana? Come ella ha virtù di camaleonte nel modificare colore ad ogni nuovo avvicinamento, nell'esser felice con i beati e triste con i disperati, così è anche l'età, mutevole come il suo temperamento. (2012) *[[Quattrino|Quattrini]] e cretini non si fanno compagnìa. *Sentì poi un profondo sospiro caldo, più debole, mentre la donna si rivoltava e gli anelli d'ottone ballonzolanti della lettiera tintinnavano.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 221. ISBN 9788858024416</ref> *Si può passar sopra a un [[morso]] di [[pecora e lupo|lupo]], ma non a un morso di [[pecora e lupo|pecora]]. *Sotto la marea montante vide le [[alga|alghe]] contorte sollevare languidamente e ondulare braccia riluttanti, alzando le gonnelle, nell'acqua sussurrante ondulando e altovolgendo timide fronde argentee. Giorno per giorno: notte per notte: sollevate, inondate e lasciate cadere. Signore, sono spossate: e, in risposta al sussurro, sospirano. [[Sant'Ambrogio]] lo udì, il sospiro di foglie e di onde, mentre aspettavano, attendevano la pienezza dei loro tempi, ''diebus ac noctibus iniurias patiens ingemiscit''. Senza alcun fine raccolte: poi vanamente liberate, fluttuanti in avanti, indietro rivolgenti: telaio della luna. (1989, pp. 69-70) *Sta nello spazio ciò a cui nel tempo devo arrivare, ineluttabilmente. *Un uomo di [[genio]] non commette sbagli. I suoi errori sono volontari e sono i portali della [[scoperta]]. (2012) *Uomo [[fame|affamato]], uomo arrabbiato. ===Citazioni su ''Ulisse''=== *Ci sono passi nell'Ulisse che si possono leggere soltanto al gabinetto, se si vuole gustare appieno il piacere che essi danno. ([[Henry Miller]]) *È bizzarro ma mi sembra che tutte le volte che rileggo l'''Ulisse'' di James Joyce sia un libro diverso e perciò mi domando: è il libro che è cambiato o sono io? (''[[How I Met Your Mother (settima stagione)|How I Met Your Mother]]'') *Ho terminato l'''Ulisse'' e mi sembra un colpo mancato. Genio ne ha, direi, ma di una purezza inferiore. Il libro è prolisso. È torbido. È pretenzioso. È plebeo, non solo nel senso ovvio, ma nel senso letterario. Uno scrittore di classe, voglio dire, rispetta troppo la scrittura per ammettere le trovate, le sorprese, le bravure. ([[Virginia Woolf]]) *''Ulisse'' va visto come l'ultimo dei capolavori della narrativa ottocentesca, e il primo di quelli del nostro secolo. Anche in questa ambivalenza si rivela il suo carattere di opera eccezionale. ([[Edoardo Sanguineti]]) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Finnegan's Wake H. C. E.''=== {{sic|fluidofiume}}, passato Eva e Adamo, da spiaggia sinuosa a baia biancheggiante, ci conduce con più commudus vicus di ricircolo di nuovo a Howth Castle {{sic|Edintorni}}.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''I morti''=== Lily, la figliola del fattore, non ce la faceva più, letteralmente, a stare in piedi. Faceva appena in tempo a accompagnare un invitato nello sgabuzzino dietro alla dispensa a pianterreno e a aiutarlo a togliersi il cappotto che già lo sfiatato campanello della porta principale suonava di nuovo e lei doveva dare di corsa lo spoglio corridoio per far entrare un altro ospite.<ref name=incipit/> ==Citazioni su James Joyce== *[[Georges Braque|Braque]] e James Joyce sono gli incomprensibili che tutti capiscono. ([[Pablo Picasso]]) *Il romanzo ha raggiunto tali perfezioni, prima dello sfacelo di Joyce, fino alla rottura che Joyce compie sui personaggi e sulla parola, mettendo a nudo gli organi interni dell'uomo, che adesso si possono fare solo dei ''flashes'' sulla vita, riportare delle impressioni, delle testimonianze, come faccio io. ([[Domenico Rea]]) *Joyce non procede da [[Henry James]] ma direttamente da [[Gustave Flaubert|Flaubert]] e [[Henrik Ibsen|Ibsen]]. ([[Ezra Pound]]) *Non ci sono stati successori di Joyce nella lingua inglese; forse non ce ne possono essere di un talento così esauriente del suo proprio potenziale. ([[George Steiner]]) *Un uomo che cogliamo in aspetti obliqui di bohème, di fuggitivo, di straniero, personaggio ambiguo e talora grottesco come il suo Bloom; un pedante, un maniaco, un poeta con molte caratteristiche del raté, le cui opere sarebbero rimaste quelle di un raté in ogni altro secolo fuor che nel Novecento, che si arrese al fascino della loro illeggibilità. ([[Mario Praz]]) *Un uomo (Joyce) che ha creato tre capolavori ha il diritto di sperimentare. Non vi è nessuna ragione per bloccare il traffico. ([[Ezra Pound]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *James Joyce, ''Gente di Dublino'', traduzione di Marina Emo Capodilista, Newton & Compton, 1994. *James Joyce, ''Dedalus'', traduzione di Bruno Oddera, Arnoldo Mondadori Editore, 1996. *James Joyce, ''Ulisse'', traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1960. *James Joyce, ''Ulisse'', traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, Oscar Mondadori, Milano, 1989. *James Joyce, ''Ulisse'', a cura di Enrico Terrinoni, traduzione di Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi, Newton Compton, 2012. ==Voci correlate== *[[Leopold Bloom]] *[[Stephen Dedalus]] ==Altri progetti== {{interprogetto|s=en:Author:James Joyce|s_lingua=inglese|s_preposizione=di}} ===Opere=== {{Pedia|Gente di Dublino||1914}} {{Pedia|Ritratto dell'artista da giovane|''Ritratto dell'artista da giovane''|1916}} {{Pedia|Ulisse (Joyce)|''Ulisse ''|1922}} {{DEFAULTSORT:Joyce, James}} [[Categoria:Scrittori irlandesi]] fhgpun9df9o3laaugsaesc3rw7x72d5 Umorismo 0 2414 1409548 1404033 2026-04-05T14:58:25Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409548 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Classic smiley.svg|thumb|Uno ''smile'']] Citazioni sull''''umorismo''' e sugli '''umoristi'''. ==Citazioni== *Abbiamo nuovamente bisogno di usare l'umorismo come un'arma terroristica per mettere in imbarazzo il nemico. E abbiamo anche il nemico perfetto che ci casca. ([[John Waters (regista 1946)|John Waters]]) *Adesso preferirei scherzare; l'umorismo è una cosa bellissima, che si libra al di sopra delle visioni, libero da ogni desiderio! ([[Robert Musil]]) *Come la poesia, l'umorismo è sovversivo. ([[Charles Simić]]) *Con le spiritosaggini è come con la musica: più se ne sente più si diventa esigenti. ([[Georg Christoph Lichtenberg]]) *In fatto di umorismo non ammetto scherzi! ([[Frigyes Karinthy]]) *D'altra parte un umorista praticante è sempre un satirico improvvisatore. ([[Jean Paul]]) *Di tutti gli elementi che contribuiscono all'equilibrio famigliare, nessuno è più utile e opportuno del senso dell'umorismo. ([[A. J. Cronin]]) *Dove non c'è umorismo non c'è umanità; dove non c'è umorismo (questa libertà che si prende, questo distacco di fronte a se stessi) c'è il campo di concentramento. ([[Eugène Ionesco]]) *Essere spiritosi serve nelle relazioni personali, al lavoro, nel marketing, con i bambini, sui social... Eppure pochissimi lavorano per migliorare la propria dotazione di base. Credo che invece dovremmo insegnare ai bambini ad essere divertenti e autoironici sin da piccolissimi. Se non altro per smettere di prenderci così maledettamente sul serio. Sto arrivando a credere che l'umorismo possa essere una vera e propria filosofia di vita. ([[Laura Formenti]]) *Ho notato che molte persone usano l'umorismo come una difesa. Chiacchierano molto ma, stringendo, dicono poco. ([[Worf]], ''[[Star Trek: The Next Generation]]'') *I più saggi e i migliori degli uomini, anzi le più sagge e le migliori delle loro azioni, possono essere messi in ridicolo da chi non abbia nella sua vita scopo migliore che fare dello spirito. ([[Jane Austen]]) *Il senso dell'umorismo, cioè la capacità di scorgere il lato comico anche di una situazione pericolosa o spiacevole, è una qualità del più alto valore per poter bene attraversare la vita. ([[Robert Baden-Powell]]) *Il vero umorismo contempla la tragedia, e la leggerezza ha senso solo se riconosce la gravità. ([[Tobias Jones]]) *In un mondo perfetto non ci sarebbe alcun bisogno dell'umorismo. Ma non è necessario che vi ricordi che la perfezione è ancora lontana. ([[Jonathan Coe]]) *Io credo che [...] far ridere e far ridere a molti sia un'Arte molto alta e misconosciuta, che ridere sia molto più difficile che far piangere e che spesso gli umoristi hanno un'idea più profonda e lucida della società e degli esseri umani degli autori "seri". ([[Vanna Vinci]]) *L'«umore» è una forma artistica, che ha, per suo significato, la distruzione del limite, con la coscienza di essa distruzione. ([[Francesco De Sanctis]]) *L'umorismo è l'antidoto contro ogni forma di [[fanatismo]]. ([[Anthony Ashley Cooper (III conte di Shaftesbury)|Anthony Ashley Cooper]]) *L'umorismo è la prima qualità che va perduta in una lingua straniera. ([[Virginia Woolf]]) *L'umorismo è lo zucchero della vita. Ma quanta saccarina in commercio! ([[Trilussa]]) *L'umorismo è meraviglioso, ma costa una fatica che non avete idea. Soprattutto dopo vent'anni di storie e vent'anni di battute. Trovarne di nuove è possibile, ma devi spingerti sempre più in là. ([[Leo Ortolani]]) *L'umorismo è un fenomeno di sdoppiamento nell'atto della concezione; è come un'erma bifronte, che ride per una faccia del pianto della faccia opposta. ([[Luigi Pirandello]]) *L'umorismo è una gran cosa, è quello che ci salva. Non appena spunta, tutte le nostre irritazioni, tutti i nostri risentimenti scivolano via, e al posto loro sorge uno spirito solare. ([[Mark Twain]]) *L'umorismo è una naturale disposizione del cuore e della mente a osservare con simpatica indulgenza le {{sic|contradizioni}} e le assurdità della vita. Ogni nostro riso ha per origine una apparente o latente contradizione. I terrori di Sancho, le allucinazioni di Don Chisciotte, i vanti di Falstaff, le paure di Don Abbondio, i piani di battaglia dello Zio Tobia, ci divertono per la loro sproporzione con la realtà delle cose. Il sentimento e la meditazione del disaccordo fra la vita reale e l'ideale umano, fra le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e miserie, è il fondo d'ogni vero umorismo; il quale nasce più dal cuore che dalla mente, e sotto il sorriso nasconde quasi sempre una lacrima. Un eroe in veste da camera, osservato a tutte l'ore tra le pareti domestiche da un arguto e affezionato servitore – tale è l'uomo sotto la lente dell'osservatore umorista. ([[Enrico Nencioni]]) *L'umorismo è una strategia difensiva di retroguardia, quando le cose vanno male, cioè molto spesso. ([[Francesco Recami]]) *L'umorismo è uno dei compagni di strada dell'intelligenza. ([[Piero Angela]]) *L'umorismo, irriducibile espressione dell'etica. ([[Daniel Pennac]]) *L'umorismo non è rassegnato ma ribelle, rappresenta il trionfo non solo dell'Io, ma anche del principio del [[piacere]], che qui sa affermarsi contro le avversità delle circostanze reali. ([[Sigmund Freud]]) *L'umorismo non poteva sorger completo che in un'epoca di scetticismo. – Nell'Um. la ingenuità infantile della frase colla senile profondità del pensiero. ([[Carlo Dossi]]) *L'umorismo può esistere solo là dove la gente distingue ancora il confine tra ciò che è importante e ciò che non lo è. E questo confine oggi non si distingue più. ([[Milan Kundera]]) *L'umorismo ride ''di''. Bisogna ridere ''contro''. L'umorismo è il modo di ridere della borghesia e con la borghesia morirà. ([[Marcello Marchesi]]) *L'umorista è un uomo di ottimo malumore. ([[Jules Renard]]) *L'umorista è uno che vede nelle vicende quotidiane, nei grandi momenti storici e sociali, il lato buffo, il lato contrastante, e lo mette in evidenza. ([[Mario Monicelli]]) *L'umorista tra l'altro è uno che istintivamente sente il ridicolo dei [[stereotipo|luoghi comuni]] e perciò è tratto a fare l'opposto di quello che fanno gli altri. Perciò può essere benissimo ''in hilaritate tristis e in tristitia hilaris'', ma se uno si aspetta che lo sia, egli se è un umorista, può arrivare perfino all'assurdo di essere come tutti gli altri ''in hilaritate hilaris e in tristitia tristis'' perché, e questo è il punto, l'umorista è uno che fa il comodo proprio: è triste o allegro quando gli va di esserlo e perciò financo triste nelle circostanze tristi e lieto nelle liete. ([[Achille Campanile]]) *La mia filosofia è questa: se non si ha un po' di senso dell'umorismo è meglio essere morti. (''[[Chi ha incastrato Roger Rabbit]]'') *La [[satira]] è l'umorismo che ha perso la [[pazienza]]. ([[Giovanni Mosca]]) *La spiritosaggine dei vecchi ha in apparenza molto da spartire con la festevolezza dei bambini: l'intelletto non c'entra, non più di quanto c'entri un profondo senso dell'umorismo; in entrambi, si tratta di un luccichio che guizza scherzoso in superficie e dà un aspetto solare e gaio sia ai rimani verdi che ai tronchi grigi carichi i muffe. Però nel primo caso è veramente sola, nell'altro assomiglia di più a quei fuochi fatui generati dal legno che marcisce. ([[Nathaniel Hawthorne]]) *Metti pure via le tue carabattole.. Oggi facciamo un po' di teoria! Ti parlerò dell'umorismo... [...] L'ironia, l'arguzia, in una parola il senso del comico, è una dote innata! Chi ce l'ha ce l'ha e chi non ce l'ha non ce l'ha! Inutile quindi cercare di capirne i segreti, i meccanismi, chiaro? [...] Tuttavia, non è sufficiente esserne dotati per considerarsi degli umoristi! Come ogni talento naturale, essa va coltivata, gestita e affinata con un paziente lavoro di osservazione critica del banale e del quotidiano! Chiaro? [...] E soltanto allora, lucido e levigato come una palla da biliardo, l'umorismo centrerà il bersaglio dopo aver disegnato geometrie perfette! Chiaro? ... Sennò è come un uovo marcio... che ti si stappa, fetente, sulla punta della stecca... (''[[Lupo Alberto]]'') *Molte definizioni sono state date dell'umorismo: per me la più giusta sembra quella dovuta a un illustre personaggio francese di cui non ricordo il nome: «Non esiste l'umorismo, esistono degli umoristi».<br />Per me l'umorista è chi sa vedere oggi con l'occhio di domani. Questa mia definizione potrebbe trarre in inganno qualcuno e indurlo a credere che il motto dell'umorista si identifichi con uno dei più noti slogan correnti, quello che dice:<br />«''Fate che domani i nipoti non ridano di voi''».<br />Il motto dell'umorista è sostanzialmente diverso in quanto dice:<br />«Fa' che domani tu non debba ridere di te stesso: ridi oggi». Domani è troppo tardi. ([[Giovannino Guareschi]]) *Nel clima della tirannide, l'umorismo, come tutte le altre manifestazioni che accompagnano la libertà, viene meno. Tanto più sarà caustica la battuta di colui che per essa è disposto a rischiare la pelle. ([[Ernst Jünger]]) *Ogni cosa a questo mondo, disse mio padre, è pregna di umorismo,—e ha in sé spirito, e qualche insegnamento del pari,—se soltanto riusciamo a scoprirli. ([[Laurence Sterne]]) *Penso che il peggior insulto che si possa dire a qualcuno è che non ha senso dell'umorismo. ([[Matthew Weiner]]) *Prima credevo che l'umorismo fosse l'unico modo di misurare quanto è meraviglioso e terribile il mondo, per festeggiare la grandezza della vita. Capisci cosa voglio dire? [...] Ma adesso credo tutto il contrario. L'umorismo è una maniera di ritrarsi da questo mondo meraviglioso e terribile. ([[Jonathan Safran Foer]]) *Ridere degli argomenti divertenti è qualcosa che possono fare tutti, è per fare umorismo su quelli complicati che serve una professionista. ([[Laura Formenti]]) *Se non avessi il senso dell'umorismo mi sarei suicidato molto tempo fa. ([[Mahatma Gandhi]]) *Se permetti al tuo avversario di rubarti il senso dell'umorismo, ha già vinto. ([[Naomi Klein]]) *Se siete seri, siete bloccati. L'umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla. ([[Richard Bandler]]) *Spirito folletto, sublimità del terra a terra, che sembra appartenere agli ingegni minori. ([[Mario Praz]]) *Umorismo: pudore, gioco dello spirito. È l'igiene morale e quotidiana dell'anima. Mi faccio un'alta idea morale e letteraria dell'umorismo. L'immaginazione fa sbandare. La sensibilità rende insipidi. L'umorismo è, insomma, la ragione. L'uomo regolarizzato. Nessuna definizione mi è stata sufficiente. D'altronde, nell'umorismo c'è tutto. ([[Jules Renard]]) *Un'acre disposizione dello spirito a scoprire ed esprimere il ridicolo del serio e il serio del ridicolo umano. ([[Ruggiero Bonghi]]) *Un'antipatia così forte stimola l'intelletto, invita a far sfoggio del proprio umorismo. Si può trattare male qualcuno senza cogliere mai nel giusto, ma quando si ride di un uomo si finisce sempre per trovare qualche uscita spiritosa. ([[Jane Austen]]) ===[[Patch Adams]]=== *Ho 62 anni e l'umorismo mi ha salvato la vita. *L'humour è l'antidoto per tutti i mali. Credo che il divertimento sia importante quanto l'amore. Alla fin fine, quando si chiede alla gente che cosa piaccia loro della vita, quello che conta è il divertimento che provano, che si tratti di corse di automobili, di ballare, di giardinaggio, di golf, di scrivere libri. La vita è un tale miracolo ed è così bello essere vivi che mi chiedo perché qualcuno possa sprecare un solo minuto! Il riso è la medicina migliore. *L'humour è un eccellente antidoto allo stress. Poiché le relazioni umane amorevoli sono cosi salutari per la mente, vale la pena sviluppare un lato umoristico. Ho raggiunto la conclusione che l'umorismo sia vitale per sanare i problemi dei singoli, delle comunità e delle società. *L'umorismo mi ha salvato la vita perché mi ha reso tutto quello che facevo, o che volevo ottenere, più semplice, anche nei rapporti con gli altri. ===[[Samuel Butler]]=== *L'espressione «umorismo inconscio» è l'unico contributo che ho portato alla letteratura corrente. *L'umorismo e l'ironia più perfetti sono generalmente del tutto inconsci. Esempi di entrambi sono spesso forniti da uomini che il mondo considera carenti di umorismo; è più probabile che queste persone siano inconsapevoli del proprio delizioso potere per la stessa maestria e perfezione con cui lo possiedono. *Sarebbe un grosso guaio se il vero umorismo fosse più popolare – o meglio, più facilmente riconoscibile, perché di fatto l'umorismo è più diffuso della capacità di riconoscerlo. Metterebbe continuamente dei bastoni fra le ruote. *Un senso dell'umorismo abbastanza forte da mostrare all'uomo non solo le assurdità degli altri ma anche le proprie gli impedirà di compiere tutti i [[peccato|peccati]]; o quasi tutti, tranne quelli che vale la pena commettere. ==Voci correlate== {{Div col}} *[[Allegria]] *[[Comicità]] *[[Divertimento]] *[[Grottesco]] *[[Risata]] *[[Sorriso]] *[[Umorismo britannico]] *[[Umorismo nero]] {{Div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sull'}} [[Categoria:Generi letterari]] [[Categoria:Meccanismi di difesa]] [[Categoria:Qualità oratorie]] [[Categoria:Umorismo| ]] toq7qz2ck99y95rnnmmxrvpkh3ts1p8 Walter Benjamin 0 2461 1409549 1343688 2026-04-05T14:58:57Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409549 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Walter Benjamin vers 1928.jpg|thumb|Walter Benjamin nel 1928]] '''Walter Benjamin''' (1892 – 1940), filosofo, scrittore e critico letterario tedesco. ==Citazioni di Walter Benjamin== *{{NDR|A [[Verona]]}} Depositiamo per tre ore i bagagli alla stazione e ci dirigiamo lungo la strada maestra, attraversando la città e le fortificazioni, verso San Zeno Maggiore. Che strano effetto questo ribollio di colli, queste mura ora ripide, ora smussate, le differenze di altitudine, a volte appena percepibili. Tutto di una sottile sensibilità del tutto celata all'occhio profano. Il portale di una fortezza, diviso in tre parti, ci stupisce per il suo acroterio e la sua imponenza. Per il resto la mia memoria potrà fornire solo un racconto approssimativo degli altri edifici e monumenti... Viaggiando in filobus per la città vediamo altri edifici. Le fermate del tram sono indeterminate o mal segnalate; si scende da una parte diversa che da noi in Germania e in quel mattino ho dovuto rincorrere per ben tre volte il filobus mentre gli altri vi sedevano comodamente.<ref>Da ''Il mio viaggio in Italia. Pentecoste 1912'', traduzione di L. A. Petroni, Rubbettino, Messina, 1995.</ref> *Gli scolari modello della vita sono fermamente convinti che una grande opera sia solo ed esclusivamente frutto della fatica, del dolore e della delusione. Che nella bellezza possa avere una parte anche la felicità, sarebbe un bene troppo grande, di cui il loro rancore non si consolerebbe mai.<ref>Da ''Per un ritratto di Proust'', in ''Opere complete'', vol. III, p. 287.</ref> *Il [[consiglio]], incorporato nel tessuto della vita vissuta, è saggezza.<ref>Da ''Il narratore'', in ''Opere complete'', vol. VI.</ref> *Il [[passato]] reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. Non sfiora forse anche noi un soffio dell'aria che spirava attorno a quelli prima di noi? Non c'è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un'eco di voci ora mute? Le donne che corteggiamo non hanno delle sorelle da loro non più conosciute? Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come a ogni generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una ''debole'' forza messianica, a cui il passato ha diritto.<ref>Da ''Sul concetto di storia'', II tesi, in ''Opere complete'', vol. VII.</ref> *Il romanzo ''Lesabéndio'' è il frutto di una vita spirituale di grande purezza e riflessione e la coscienza dell'esser legato ad alcuni elementi del "reale" e dell' "esterno" gli ha conferito quella purezza che noi chiamiamo stile. (''[[Paul Scheerbart]]: Lesabéndio''; citato in [[Fabrizio Desideri]], ''Il «fantastico» Scheerbart'', Editori Riuniti, Roma, 1982) *... il [[sole]], meno propizio ai sognatori, sfuma le ore ben diversamente dal solito. Allora bisogna eludere il [[giorno]] fin dal primo [[mattino]], soprattutto bisogna alzarsi presto e avere una buona [[coscienza]] per l'[[ozio]]. [[Ferdinand Hardekopf]], l'unico vero decadente della letteratura tedesca, che io considero, fra tutti i poeti viventi a [[Parigi]], il più improduttivo e il più virtuoso, ha indicato, nell'''Ode del beato mattino'' dedicata a [[Emmy Hennings]], le migliori misure protettive per il sognatore contro i giorni di sole. In tutta la storia dei ''poètes maudits'', il capitolo della loro lotta contro il sole è ancora da scrivere... (da ''Das Passagen – Werk'')<ref>Citato in [[Franco Buono]], ''Ferdinand Hardekopf: il fantasma dell'avanguardia'', Edizioni Dedalo, Bari, 1996, p. 46.</ref> *L'[[allegoria]] barocca vede il cadavere solo dall'esterno. [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] lo vede anche dall'interno.<ref name=cort>Citato in [[Andrea Cortellessa]], ''[[Giovanni Raboni]]. L'osso senza carne della parola'', ''Poesia'', anno XII, n. 126, Crocetti Editore.</ref> *[...] l'antitesi tra l'assolutezza del potere sovrano e la sua effettiva capacità di governare crea nel dramma una caratteristica peculiare, che solo in apparenza è di maniera, e che è possibile mettere in chiaro solo a partire dalla teoria della sovranità. Si tratta dell'incapacità decisionale del tiranno. Il principe, che ha la facoltà di decidere sullo [[stato d'eccezione|stato di eccezione]], mostra alla prima occasione che decidere gli è quasi impossibile.<ref>Da ''Ursprung des deutschen Trauerspiels'', Rowohlt, Berlino, 1928; ''Il dramma barocco tedesco'', traduzione di Flavio Cuniberto, Einaudi, Torino, 1999. Citato in Lisa Rose, ''[http://eprints-phd.biblio.unitn.it/2540/3/tesi_con_frontespizio.pdf Per la critica della concettualità politica moderna. Walter Benjamin e il monopolio della ''Gewalt'']'', p. 49.</ref> *La mia situazione senza speranza non mi lascia altra scelta che uccidermi. È in un piccolo villaggio dei Pirenei, dove nessuno mi conosce, a Port-Bou, che la mia vita finisce.<ref>Citato in [[Pietro Citati]], ''L'amico geniale'', ''la Repubblica'', 16 febbraio 2020, pp. 36-37.</ref> *{{NDR|La [[didascalia]]}} è la miccia che porta la scintilla del pensiero critico nel calderone delle immagini [...].<ref>Da ''Lettera da Parigi Pittura e fotografia, in ''Breve storia della fotografia'', a cura di Sabrina Mori Carmignani, Passigli, Firenze, 2021, p. 83. ISBN 9788836818303''</ref> *La [[moda]] è l'eterno ritorno del nuovo. (da ''Parco centrale'', XXIX, in ''Opere complete'', vol. VII) *La presa ferma, apparentemente brutale, fa parte dell'immagine della salvezza.<ref name=cort/> *La [[traduzione]] non si trova come la poesia dentro alla foresta del linguaggio, ma fuori e di fronte. Senza entrarvi richiama l'originale in quell'unico posto dove l'eco nella propria offra di volta in volta risonanza all'opera in lingua straniera. La sua intenzione non è rivolta solo a qualcosa d'altro rispetto alla poesia, precisamente alla lingua ''in toto'' a partire dalla singola opera d'arte in lingua straniera, ma è in se stessa diversa. Quella del poeta è un'intenzione ingenua, primitiva, intuitiva, quella del traduttore è derivata, ultima, tutta ideale. Il pensiero dominante di integrare le molte lingue in una sola, quella vera, colma il lavoro del traduttore.<ref>Da ''[https://lacan-con-freud.it/ar/giugno2016/benjamin_il_compito_del_traduttore.pdf Il compito del traduttore]'', traduzione di Antonello Sciacchitano, ''lacan-con-freud.it'', giugno 2016.</ref> *La vera spiegazione (Deutung) afferra l'estrema superficie delle cose, la loro più pura materialità (Sinnlichkeit); spiegazione (Deutung) è superamento del senso. (da ''Gesammelte Schriften''; citato in [[Fabrizio Desideri]], ''Il «fantastico» Scheerbart'', Editori Riuniti, Roma 1982) *Le opinioni sono una cosa privata, il pubblico ha interesse solo ai giudizi. (da ''Karl Kraus'', in ''Opere complete'', vol. IV) *Ogni gesto è un evento, si potrebbe quasi dire: un dramma a sé. (da ''Franz Kafka'', in ''Opere complete'', vol. VI) *Per gli uomini come sono oggi è solo una novità radicale – ed è sempre la stessa: la morte.<ref name=cort/> *{{NDR|Dalla conclusione della recensione a ''L'aridité'' di [[Roger Caillois|Caillois]], in riferimento alle attività del [[Collège de sociologie]]}} È triste vedere come un'ampia corrente limacciosa sia alimentata da fonti situate ad una notevole altitudine. (da ''Critiche e recensioni'', Einaudi 1979, p. 314) *[[Robert Walser|Walser]] comincia dove cessano le fiabe.<ref>Citato in [[Ferruccio Masini]], ''Il suono di una sola mano. Lemmi critici e metacritici'', Guida Editori, Napoli, 1982, p. 79.</ref> ===Attribuite=== *Non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la [[fotografia]], sarà l'analfabeta del futuro. **È in realtà una citazione di [[László Moholy-Nagy]]. Nel 1931 Walter Benjamin riporta la citazione dell'artista ungherese in ''Piccola storia della fotografia'', sulla rivista tedesca ''Die literarische Welt'', e la commenta così: "Ma un fotografo che non sa leggere le proprie immagini non è forse meno di un analfabeta? La didascalia non diventerà per caso uno degli elementi essenziali dell'immagine?". {{cfr}} Walter Benjamin, ''L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica'', Einaudi, 2000. ==''Angelus Novus''== *Creazione di diritto è creazione di potere [...]<ref>Da ''Per la critica della violenza'', ''Sritti filosofici'', Einaudi 1995, p. 24.</ref> *C'è un quadro di [[Paul Klee|Klee]] che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un'unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l'angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera.<ref>Da ''Tesi di filosofia della storia'', ''Scritti filosofici'', Einaudi 1995, p. 80.</ref> *È noto che agli [[ebrei]] era vietato investigare il futuro. La ''[[Torah|thorà]]'' e la preghiera li istruiscono invece nella memoria. Ciò li liberava dal fascino del futuro, a cui soggiacciono quelli che cercano informazioni presso gli indovini. Ma non per questo il futuro diventò per gli ebrei un tempo omogeneo e vuoto. Poiché ogni secondo, in esso, era la piccola porta da cui poteva entrare il Messia.<ref>Da ''Tesi di filosofia della storia'', ''Scritti filosofici'', Einaudi 1995, p. 86.</ref> *Il labirinto è la patria dell'esitazione. La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà, facilmente, un labirinto. Così fa l'istinto negli episodi che precedono la sua soddisfazione. Ma così fa anche l'umanità (la classe) che non vuol sapere dove va a finire.<ref>Da ''Parco centrale'', ''Baudelaire e Parigi'', Einaudi 1995, p. 136.</ref> *Giudicare la forza di pensiero di Baudelaire dai suoi escorsi filosofici (Lemaître) sarebbe un grave errore. Baudelaire è un cattivo filosofo, un buon teorico, ma insuperabile solo come rimuginatore. Del rimuginatore ha la stereotipia dei motivi, la fermezza nel rifiuto di tutto ciò che potrebbe distrarlo, la capacità di porre continuamente l'immagine al servizio del pensiero. Il rimuginatore, come tipo storicamente determinato di pensatore, è quello che è di casa fra le allegorie.<ref>Da ''Parco centrale'', ''Baudelaire e Parigi'', Einaudi 1995, p. 136.</ref> *Impotenza virile – figura chiave della solitudine, nel suo segno si attua l'arresto delle forze produttive – un abisso separa l'uomo dai suoi simili.<ref>Da ''Parco centrale'', ''Baudelaire e Parigi'', Einaudi 1995, p. 139.</ref> *Le [[Esposizione universale|esposizioni universali]] sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce.<ref name=shrine>Da ''Baudelaire e Parigi'', ''Parigi. La capitale del XIX secolo'', Einaudi 1995, p. 151.</ref> *Le esposizioni mondiali trasfigurano il valore di scambio delle merci; creano un ambito in cui il loro valore d'uso passa in secondo piano; inaugurano una fantasmagoria in cui l'uomo entra per lasciarsi distrarre.<ref name=shrine /> *La fantasmagoria della civiltà capitalistica tocca la sua espansione più radiosa nell'[[Esposizione universale di Parigi (1867)|esposizione universale del 1867]]. L'Impero è al culmine della sua potenza. [[Parigi]] si conferma capitale del lusso e delle mode. [[Jacques Offenbach|Offenbach]] detta il ritmo alla vita parigina. L'[[operetta]] è l'utopia ironica di un dominio permanente del capitale.<ref>Da ''Baudelaire e Parigi'', ''Parigi. La capitale del XIX secolo'', Einaudi 1995, p. 152.</ref> *L'ideale urbanistico di Haussmann erano gli scorci prospettici attraverso lunghe fughe di viali. Esso corrisponde alla tendenza che si osserva continuamente nell'Ottocento a nobilitare necessità tecniche con finalità artistiche. Gli istituti del dominio mondano e spirituale della borghesia dovevano trovare la loro apoteosi nella cornice delle grandi arterie stradali. Certe arterie erano ricoperte, prima della loro inaugurazione, di una tenda, e quindi scoperte come monumenti.<ref>Da ''Baudelaire e Parigi'', ''Parigi. La capitale del XIX secolo'', Einaudi 1995, pp. 157-158.</ref> *Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.<ref>Da ''Le affinità elettive'', Einaudi 1995, p. 243.</ref> *L'orientamento pratico è un tratto caratteristico di molti narratori nati. In modo più marcato che in Leskov, esso si ritrova per esempio in Gotthelf, che dava ai suoi contadini consigli pratici di agricoltura; o in Nodier, che si occupava dei pericoli dell'illuminazione a gas; e uno Hebel, che metteva nel suo ''Tesoretto'' brevi istruzioni scientifiche per i suoi lettori, rientra di diritto in questa serie. Tutto ciò rinvia alla natura della vera narrazione. Essa implica, apertamente o meno, un utile, un vantaggio. Tale utile può consistere una volta in una morale, un'altra in un'istruzione di carattere pratico, una terza in un proverbio o in una norma di vita: in ogni caso il narratore è persona di «consiglio» per chi lo ascolta. Che se oggi questa espressione ci sembra antiquata, ciò dipende dal fatto che diminuisce la comunicabilità dell'esperienza. Per cui non abbiamo consiglio né per noi né per gli altri. «Consiglio», infatti, è meno la risposta a una domanda che la proposta relativa alla continuazione di una storia (che è in atto di svolgersi). Per riceverlo, bisogna anzitutto saperla raccontare.<ref>Da ''Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov'', 4, ''Saggi critici'', Einaudi 1995, p. 250.</ref> (''Il narratore'', p. 15) *Se l'arte di narrare si è fatta sempre più rara, la diffusione dell'informazione ha in ciò una pare decisiva. Ogni mattino ci informa delle novità di tutto il pianeta. E con tutto ciò difettiamo di storie singolari e significative. Ciò accade perché non ci raggiunge più alcun evento che non sia già infarcito di spiegazioni. In altri termini: quasi più nulla di ciò che avviene torna a vantaggio della narrazione, quasi tutto a vantaggio dell'informazione. È, infatti, già la metà dell'arte di narrare, lasciare libera una storia, nell'atto di riprodurla, da ogni sorta di spiegazioni.<ref>Da ''Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov'', 6, ''Saggi critici'', Einaudi 1995, p. 253.</ref> *Ogni analisi di una determinata forma epica deve occuparsi del rapporto in cui essa si trova con la [[storiografia]]. Anzi possiamo andare oltre e porci il problema se la storiografia non rappresenti il punto d'indifferenza creativa di tutte le forme dell'epica. In questo caso la storia scritta starebbe alle forme epiche come la luce bianca ai colori dell'iride. Comunque sia, fra tutte le forme dell'epica non ce n'è una la cui presenza nella pura luce incolore della storia scritta sia più sicura di quella della [[Cronaca (genere letterario)|cronaca]]. E nell'ampia gamma della cronaca i vari modi in cui si può raccontare si distribuiscono come sfumature di un solo e medesimo colore. Il cronista è il narratore della storia.<ref name=Kronos>Da ''Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov'', 12, ''Saggi critici'', Einaudi 1995, p. 260.</ref> *Lo storico è tenuto a spiegare, in un modo o nell'altro, gli eventi di cui si occupa; non può mai limitarsi a presentarli come esempi del corso del mondo. Che è proprio ciò che fa il cronista, specie nei suoi rappresentanti classici, i cronisti medievali, che furono i precursori degli storici moderni. Ponendo essi alla base della loro narrazione storica il piano imperscrutabile della salvezza divina, si sono liberati in anticipo dell'onere di una spiegazione dimostrabile. Al suo posto subentra l'interpretazione, che non si occupa dell'esatta concatenazione di determinati eventi, ma del modo in cui si inseriscono nel grande e imperscrutabile corso del mondo.<ref name=Kronos /> *Chi ascolta una storia è in compagnia del narratore; anche chi legge partecipa a questa società. Ma il lettore di un romanzo è solo. Egli è più solo di ogni altro lettore. (Poiché anche chi legge una poesia è pronto a dare una voce alle parole per chi si trova in ascolto). In questo isolamento il lettore di romanzi s'impadronisce del loro contenuto più avidamente di ogni altro lettore. Egli è pronto ad assimilarlo interamente, a – per così dire – divorarlo. Sì, egli brucia, divora il contenuto come il fuoco la legna nel camino. La tensione che percorre il romanzo è molto simile al tiraggio dell'aria che avviva la fiamma nel camino e accende il suo gioco.<ref>Da ''Considerazioni sull'opera di Nicola Leskov'', 15, ''Saggi critici'', Einaudi 1995, p. 265.</ref> *Il «Dasein» è, nel senso dell'[[poema epico|epica]], un mare. Non c'è nulla di più epico che il [[mare]]. Di fronte al mare, naturalmente, ci si può comportare in maniera molto diversa. Per esempio distendersi sulla spiaggia, ascoltare il frangersi delle onde, o raccogliere le conchiglie che queste trasportano. Questo fa il poeta epico. Si può anche navigare sul mare. Con molti scopi e inutilmente. Si può anche fare un viaggio per mare e allora, tutt'intorno, non incrociare con lo sguardo alcuna striscia di terra, solo mare e cielo. Questo fa il romanziere. Egli è il vero solitario, muto. Solo l'uomo epico riposa. Nell'Epos il popolo riposa dopo il lavoro quotidiano: ascolta, sogna; e raccoglie. Il romanziere si è separato dal popolo e da ciò di cui esso si occupa. Il luogo di nascita del romanzo è l'individuo nella sua solitudine, che non può più pronunciarsi esemplarmente sui suoi più importanti desideri, giacché egli stesso è privo di consigli e non ne può ricevere. Scrivere un romanzo consiste nel portare alle estreme conseguenze, attraverso la descrizione, l'incommensurabile dell'umano «esserci».<ref>Da ''Crisi del romanzo. A proposito di «Berlin Alexanderplatz» di Döblin'', in ''Angelus Novus'', Suhrkamp Verlag, Francoforte sul Meno, 1966, traduzione di Mauro Ponzi, ''Quaderni di critica'', n. 1, gennaio 1973, pp. 234-239. Riportato nell'introduzione a [[Alfred Döblin]], ''Berlin Alexandeplatz'', traduzione di Alberto Spaini, introduzione di Walter Benjamin, Rizzoli Bur, Milano, 1983, p. 3.</ref> ==''Burattini, streghe e briganti''== *Il [[Dialetto berlinese|berlinese]] è una lingua che nasce dal mondo del lavoro. Non si forma tra le mani dello scrittore o dell'uomo di scienza, ma nelle camerate dei soldati e al tavolo dei giocatori di scacchi, sull'autobus e al Monte dei pegni, al Palazzo dello sport e in fabbrica. Il berlinese è la lingua della gente che non ha tempo e che molte volte è costretta a intendersi con un cenno rapido della mano, con un'occhiata o con una mezza parola. E ciò è possibile non a persone che s'incontrano di tanto in tanto nell'ambito della buona società, ma solo a individui che si vedono regolarmente, quotidianamente, in circostanze precise e invariate. Tra gente simile nascono sempre linguaggi gergali, e voi stessi ne avete il migliore esempio nella vostra classe, dato che esiste un linguaggio tutto speciale che si adopera a scuola. Così come esistono anche espressioni in gergo tra gli operai, gli sportivi, i militari, i ladri, e così via. E tutti questi linguaggi contribuiscono, ciascuno a suo modo, a formare il berlinese, dato che proprio a Berlino queste persone si trovano a convivere ammassate tutte insieme, passando con un ritmo sfrenato tra le situazioni più eterogenee e svolgendo i mestieri più disparati. Il [[Dialetto berlinese|dialetto di Berlino]] è oggi una delle espressioni più belle e più circostanziate di questo ritmo di vita vorticoso.<ref>Da ''Il dialetto berlinese'', pp. 61-62.</ref> *Il paesaggio del [[Marca di Brandeburgo|Brandeburgo]] è fatto di distese sconfinate, come si può egregiamente notare nell'interminabile successione di villaggi e insediamenti. La sabbia e il terreno marnoso non consentono forme più distinte, anche se a volte si può rimanere sorpresi dinanzi a voragini che si spalancano precipitosamente e a precipizi improvvisi. Ma la cosa più bella del paesaggio brandeburghese è la pianura, che si estende a perdita d'occhio come un enorme mare di puntini grigioverdi, con le sue pinete e i suoi campi. Essa è talmente timida, delicata e discreta che a volte, guardando i raggi del sole al tramonto che filtrano tra i rami dei pini oltre uno specchio d'acqua, si può avere l'impressione di trovarsi in Giappone; oppure altre volte, trovandosi sulle montagne calcaree vicino a Rüdersdorf, si crede di essere in pieno deserto, finché non si viene riportati alla realtà dai nomi dei villaggi della [[Marca di Brandeburgo|Marca]].<ref>Da Le ''Peregrinazioni attraverso la Marca di Brandeburgo'' di [[Theodor Fontane]], pp. 171-172.</ref> *[[Cagliostro]] ha sfoderato le sue arti con tanto successo proprio in un'epoca attenta alla libertà e allo spirito critico come l'[[Illuminismo]]. Come fu possibile? Lo fu proprio perché la gente era talmente persuasa che il soprannaturale fosse una falsità che non si era mai preoccupata di rifletterci seriamente, finendo così per essere vittima di Cagliostro, che le ammanniva subdolamente il soprannaturale con l'abilità di un prestigiatore. Se le persone avessero avuto convinzioni meno salde e maggiore spirito di osservazione ciò non sarebbe potuto accadere. Anche questo è uno degli insegnamenti che possiamo trarre da questa vicenda: che in molti casi lo spirito di osservazione e la conoscenza degli uomini sono più importanti anche del più saldo e giusto dei punti di vista.<ref>Da ''Cagliostro'', p. 243.</ref> *Divorare libri: una singolare metafora. Che dà da pensare. In effetti, nessun mondo formale viene a tal punto ingerito con gusto, scomposto e assimilato come la narrativa. Forse si può effettivamente stabilire un confronto tra l'atto del leggere e quello del mangiare. [...] Noi non leggiamo per accrescere le nostre esperienze, ma per accrescere noi stessi. E sono sempre e soprattutto i bambini a leggere in questo modo: incorporando, non immedesimandosi empaticamente. Il loro leggere è in strettissimo rapporto non tanto con la loro formazione e conoscenza del mondo, quanto piuttosto con la loro crescita e con il loro potere. Per questo nei libri che essi leggono si nasconde sempre qualcosa di grande e insieme di geniale. E questo fa del [[Letteratura per ragazzi|libro per l'infanzia]] un caso del tutto particolare.<ref>Da ''Letteratura per l'infanzia'', pp. 347-348.</ref> ==''Immagini di città''== *Fra tutte le città nessuna quanto [[Parigi]] ha un legame così stretto con il libro. Se Giraudoux ha ragione, e cioè se il sentimento supremo della libertà umana consiste nel seguire pigramente il corso di un fiume, qui anche l'ozio più perfetto, dunque la libertà più soddisfatta, conduce al libro e nel libro. Infatti lungo gli spogli ''quais'' della [[Senna]] da secoli ha attecchito l'edera delle pagine colte: Parigi è la grande sala di una biblioteca attraversata dalla Senna. (p. 65) *{{NDR|La [[Senna]]}} Essa è il grande specchio, sempre desto, di Parigi. Ogni giorno la città proietta come immagini in questo fiume le sue solide costruzioni e i suoi sogni fra le nuvole. Esso accoglie benignamente queste offerte e, in segno del suo favore, lo rompe in mille pezzi. (p. 69) *{{NDR|[[San Gimignano]]}} Quel che spesso si trova nelle città del Sud, in nessun altro luogo è tangibile come qui; ossia che l'uomo che le abita dura fatica a rammentarsi di ciò che gli occorre per vivere, tanto il profilo di questi archi e di questi merli, l'ombra e il volo dei colombi e delle cornacchie gliene fa scordare il bisogno. Gli riesce difficile svincolarsi da questa sovraccarica realtà, di mattina pensare alla sera, e di notte al giorno. (p. 80) ==''Infanzia berlinese''== *Non sapersi orientare in una [[città]] non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare. Ché i nomi delle strade devono suonare all'orecchio dell'errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi e le viuzze interne gli devono scandire senza incertezze, come le gole montane, le ore del giorno. Tardi ho appreso quest'arte; essa ha coronato il sogno, i primi segni del quale furono i labirinti che arabescavano le carte assorbenti dei miei quaderni. (da ''Giardino zoologico'', p. 9) *Una grande attrattiva delle vedute di luoghi lontani, che si proiettavano al Kaiserpanorama, stava nel fatto che era indifferente da quale si cominciasse il giro. Infatti, poiché sia lo schermo che gli antistanti sedili erano disposti secondo una circonferenza, ciascuna immagine passava davanti a ogni posto: dal quale la si osservava, nella sua sfumata lontananza, attraverso una specola binoculare. Posto se ne trovava sempre. (da ''Kaiserpanorama'', p. 13) *La musica, che rende così stancante viaggiare con il film, nel [[Kaiserpanorama]] non esisteva. Mi sembrava che le fosse superiore un effetto insignificante, anzi addirittura fastidioso. Era uno scampanellio che risonava pochi secondi prima che l'immagine si spostasse con uno scatto per lasciar posto inizialmente a un vuoto e poi all'immagine successiva. E ogni volta che echeggiava, le montagne dalla vetta ai piedi, le città con tutte le loro lucenti finestre, le stazioni con il loro fumo giallo, i vigneti nella più minuscola foglia risultavano permeati dal colore dell'addio. (da ''kaiserpanorama'', [2007], p. 9) *Il libro stava aperto sopra il tavolo troppo alto. Leggendo, mi tappavo le orecchie. Non c'era già stato un tempo in cui avevo sentito narrare senza voce? Non da mio padre, però. Talvolta, d'inverno, quando nella calda stanza me ne stavo alla finestra, era invece il turbinio di neve a narrare così senza rumore. Non avevo mai capito con precisione cosa mi raccontasse perché troppo fittamente e incessantemente il noto si avvicendava all'ignoto. Avevo appena stretto amicizia con uno sciame di fiocchi, e già mi accorgevo come avesse dovuto cedermi a un altro che s'era improvvisamente mescolato al primo. Ora però era arrivato il momento di seguire, nel turbinio delle lettere, le storie che quando ero alla finestra mi si erano sottratte. I paesi lontani che vi incontravo danzavano confidenzialmente l'uno intorno all'altro come i fiocchi di neve. (da ''Libri per ragazzi'', [2007], pp. 23-24) *La fata, presso la quale si ha diritto a un desiderio, c'è per ognuno. Solo pochi però riescono a ricordarsi il desiderio che hanno espresso; così, nel corso della loro vita, solo pochi si accorgono che si è realizzato. (da ''Mattini d'inverno'', p. 25) *La luce che piove dalla [[luna]] non è destinata alla scena del nostro esistere diurno. Il cerchio che essa indistintamente rischiara, sembra essere quello di una terra rivale o secondaria. Non è quella che la luna segue da satellite, ma quella a sua volta trasformata in satellite della luna. Il suo vasto petto, il cui respiro era il tempo, non si muove più; finalmente la creazione è tornata alle origini, e può nuovamente indossare il velo vedovile che il giorno le aveva strappato. (da ''La luna'', [2007], p. 76) ==''L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica''== *Uno dei compiti principali dell'arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare. *Attraverso la [[distrazione]], quale è offerta dall'arte, si può controllare di sottomano in che misura l'appercezione è in grado di assolvere compiti nuovi. Poiché, del resto, il singolo sarà sempre tentato di sottrarsi a questi compiti, l'arte affronterà quello più difficile e più importante quando riuscirà a mobilitare le masse. Attualmente essa fa questo attraverso il [[cinema]]. la ricezione della distrazione, che si fa sentire in modo sempre più insistente in tutti i settori dell'arte e che costituisce il sintomo di profonde modificazioni dell'appercezione, trova nel cinema lo strumento più autentico su cui esercitarsi. Grazie al suo effetto di shock il cinema favorisce questa forma di ricezione. Il cinema svaluta il valore culturale non soltanto inducendo il pubblico a un atteggiamento valutativo, ma anche per il fatto che al cinema l'atteggiamento valutativo non implica attenzione. Il pubblico è un esaminatore, ma un esaminatore distratto. (p. 46) ==''Strada a senso unico''== ===[[Incipit]]=== La costruzione della vita dipende in questo momento assai più dai fatti che dalle convinzioni. ===Citazioni=== *Commento e traduzione stanno al testo come lo stile e la mimesi alla natura: lo stesso fenomeno sotto aspetti diversi. Sull'albero del testo sacro l'uno e l'altra sono solo le foglie che eternamente stormiscono; sull'albero del testo profano i frutti che cadono al momento giusto. (da ''Queste aiole sono affidate alla cura del pubblico'', pp. 10-11) *La [[lontananza]] penetra come una tinta nella persona che si dilegua e l'impregna di tenero fuoco. (da ''Bandiera'', p. 13) *La libertà della [[conversazione]] si smarrisce. Se prima, tra persone che conversavano, era ovvio interessarsi dell'interlocutore, ora quest'interesse è sostituito dalle domande sul prezzo delle sue scarpe o del suo ombrello. Inevitabilmente s'insinua in ogni discorso il tema delle condizioni di vita, dei soldi. E in primo piano non stanno tanto i crucci e i disagi del singolo, dove forse gli interlocutori potrebbero aiutarsi a vicenda, quanto la disamina dell'insieme. È come se si fosse prigionieri in un teatro e si dovesse seguire, volenti o nolenti, lo spettacolo che viene rappresentato, volenti o nolenti se ne dovesse fare l'oggetto di pensieri e parole. (da ''Viaggio attraverso l'inflazione tedesca'', ''Kaiserpanorama'', VII, p. 17) *Una [[frase]] che, concepita in forma metrica, venga in seguito scompaginata nel ritmo in un solo punto, crea il miglior periodo in prosa che si possa pensare. Cade così, attraverso una piccola breccia nel muro, un raggio di luce nel laboratorio dell'alchimista, facendo scintillare cristalli, bocce e storte. (da ''Materiale didattico'', p. 25) *L'arte del [[critico]], in nuce: coniare [[slogan]] senza tradire le idee. Gli slogan di una critica mediocre mercanteggiano il pensiero con la moda. (da ''La tecnica del critico in tredici tesi'', XII, p. 29) *Libri e prostitute si possono portare a letto.<ref name=schiavoni01>Citato in Giulio Schiavoni, ''Walter Benjamin: il figlio della felicità'', Einaudi, Torino, 2001, p. 161.</ref> (da ''N. 13'', p. 29) *Libri e prostitute intrecciano il tempo. Dominano la notte come il giorno e il giorno come la notte.<ref name=schiavoni01/> (da ''N. 13'', p. 29) *[...] ma dei due dovevo esser io, a ogni costo, il primo a vedere l'altro. Perché se lei m'avesse sfiorato con la miccia del suo sguardo, io sarei volato in aria come un deposito di munizioni. (da ''Armi e munizioni'', p. 30) *Chi rispetta le convenienze ma rifiuta la menzogna somiglia a uno che veste sì alla moda ma non porta camicia. (da'' Accessori'', p. 33) *Esser felici vuol dire potersi accorgere di se stessi senza spavento. (da ''Accessori'', p. 33) *C'è una cosa che è privilegio dei sommi [[Poema epico|epici]]: poter nutrire i loro eroi. (''Cucchiaio antico'', ''Antichità'', p. 37) *Sopra i personaggi dei romanzi è appeso, come orologio della loro vita su cui trascorrono rapidi i secondi, il numero della pagina. Qual è il lettore che non gli abbia già lanciato una volta uno sguardo fugace e spaurito? (da ''Orologi e preziosi'', p. 39) *Una persona la conosce solo colui che l'ama senza speranza. (''Lampada ad arco'', p. 40) *[[Atrani]]. La curva scalinata barocca in leggera salita verso la chiesa. La cancellata dietro la chiesa. Le litanie delle vecchie all'avemaria: propedeutica alla prima classe del trapasso. Se ci si gira, la chiesa confina, come [[Dio]] stesso, col mare. Tutte le mattine l'era cristiana intacca la rupe, ma tra le mura sottostanti la notte torna ogni volta a spaccarsi nei quattro antichi quartieri romani. (da ''Atrani'', p. 44) *{{NDR|[[Porta sud del battistero di Firenze|Firenze, battistero.]]}} Sopra il portale la ''Spes'' di [[Andrea Pisano]]. Seduta, leva impotente le braccia verso un frutto che le rimane irraggiungibile. E tuttavia è alata. Nulla di più vero. (''Firenze, battistero'', ''Ricordi di viaggio'', pp. 46-47) *Lo [[sguardo]] è l'ultima goccia dell'uomo. (da ''Ottico'', p. 47) *I [[francobollo|francobolli]] pullulano di numerini, di minuscole lettere, di foglioline e di occhielli. Sono tessuti cellulari grafici. (da ''Filatelia'', p. 58) *Paesi e mari sono, sui francobollli, solo le province, i re solo i mercenari delle cifre che gli spandono sopra a proprio capriccio il loro colore. Gli album per francobolli sono enciclopedie magiche in cui si conservano i numeri dei monarchi e dei palazzi, degli animali e delle allegorie e degli stati. (da ''Filatelia'', [2006], p. 58) *Le [[Citazione|citazioni]], nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l'assenso all'ozioso viandante. (da ''Chincaglieria'', p. 61) *Bisognerebbe fare un'analisi descrittiva delle [[banconota|banconote]]. Un libro la cui sconfinata forza satirica sarebbe pari solo alla forza della sua obiettività. Perché, mai come in simili documenti, il capitalismo si mostra candido nel suo zelo solenne. Tutti quei putti innocenti che ruzzano tra i numeri, quelle dee che reggono tavole della legge e quegli eroi attempati che rinfoderano la spada al cospetto di unità monetarie rappresentano un mondo a sé: architettura per la facciata dell'inferno. (da ''Consulenza fiscale'', p. 62) *L'uccisione del malfattore può essere morale: mai la legittimazione di essa. (da ''Chincaglieria'', p. 61) *Il [[giorno]] è steso ogni mattina sul nostro letto come una camicia di bucato; questo fittissimo, sottilissimo tessuto di linda profezia ci sta addosso a pennello. La fortuna delle prossime ventiquattr'ore dipende dalla nostra capacità di afferrarlo svegliandoci. (da ''Madame Ariane secondo cortile a sinistra'', [2006], pp. 65-66) *[...] la [[tecnica]]: non dominio della natura, dominio del rapporto tra natura e umanità. (da ''Al Planetario'', p. 70) *Al matrimonio [...] si contrappone e solo così – nel destino del [[nome]], non in quello del corpo – si lascia davvero determinare l'[[amore platonico]] nel suo unico senso genuino e rilevante: in quanto amore che nel nome non soddisfa il suo piacere, ma nel nome ama l'amata, nel nome la possiede e nel nome la tiene in palma di mano. La vera espressione di quella tensione, di quella inclinazione alla lontananza che si definisce amor platonico è il fatto che esso conserva e custodisce inviolato il nome, il nome di battesimo dell'amata. Per questo amore l'esserci dell'amata proviene dal suo nome come i raggi di una fiamma, anzi da lui proviene anche l'opera dell'amante. Così la ''Divina Commedia'' non è che l'aura intorno al nome [[Beatrice Portinari|Beatrice]], la più possente rappresentazione del fatto che tutte le forze e le figure del cosmo provengono dal nome uscito salvo dall'amore. (da ''Amore platonico'', pp. 81-82) *[...] decisivo non è tanto lo sviluppo lineare di [[conoscenza]] in conoscenza, quanto piuttosto il salto che esiste in ogni singola conoscenza. È questo il marchio di autenticità, per quanto poco appariscente, che la contraddistingue da qualsiasi merce in serie riprodotta secondo dei modelli. (da ''Segno segreto'', [2006], p. 101) *Anche il [[successo]] è un appuntamento: trovarsi al tempo giusto nel punto giusto, cosa non da poco. Ciò vuol dire infatti comprendere la lingua nella quale la fortuna ci rivolge la parola. Ora come può, chi nella sua vita non ha mai udito questa lingua, giudicare la genialità di chi ha successo? Egli non ne ha la benché minima idea. Per lui tutto va considerato un [[caso]]. Ma non gli passa per la mente che quel «caso» rappresenta nella grammatica della fortuna quello che è nella nostra il verbo irregolare, e cioè la traccia inafferrata di una forza originaria. (da ''La via al successo in tredici tesi,'' 10, p. 105) *«Il [[tempo]] in cui dimora anche chi non ha casa» diventa per il [[Viaggio|viaggiatore]], che non ne ha dietro a sé nessuna, un palazzo. (da ''Mare nordico'', p. 124) *Le strade di [[Svolvær]] sono deserte. E i ''rouleau'' dietro le finestre sono abbassati. Dormono gli abitanti? È mezzanotte passata; da una casa vengono voci, da un'altra rumori di un pasto. E ogni suono che si spande nella strada tramuta questa notte in un giorno non segnato nel calendario. Qui si è arrivati nell'officina del Tempo e si può gettare lo sguardo su quella riserva di giorni non consumati, di cui la terra da millenni si è fatta una provvista su questi ghiacci. (da ''Luce'', p. 127) ==Citazioni su Walter Benjamin== *Essenzialmente un puro e semplice metafisico, attirato da soggetti che con la metafisica avevano poco o nulla da spartire. ([[Gershom Scholem]]) *Ottantadue anni fa, il filosofo ebreo-tedesco Walter Benjamin stava cercando di passare dalla Francia alla Spagna e, da lì, arrivare negli Stati Uniti. Le guardie di frontiera gli negarono l'accesso. Benjamin (a quel punto) aveva due opzioni, venire catturato dai nazisti in coda oppure... Scelse la seconda e si suicidò. Walter Benjamin aveva una borsa nera di pelle con sé. Le strade erano ripide e Benjamin era in cattive condizioni di salute. Nel momento di maggiore cedimento, i suoi amici gli dissero di lasciare la borsa ma lui si oppose fermamente. Disse che lui poteva rimanere ma la borsa avrebbe dovuto attraversare l'Atlantico. Dopo la morte di Benjamin, la borsa fu persa e non si è mai saputo il contenuto della borsa. Manoscritti? O qualcos'altro? Nonostante il contenuto sia sconosciuto, l'unica cosa certa è che qualsiasi cosa fosse, è strettamente legata alla parola [[libertà]]. ([[Burhan Sönmez]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Walter Benjamin, ''Burattini, streghe e briganti: {{small|racconti radiofonici per ragazzi (1929-1932)}}'', introduzione, traduzione e note di Giulio Schiavoni, BUR Rizzoli, Milano, 2014. ISBN 978-88-17-07134-5 *Walter Benjamin, ''L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica'', Einaudi, 1966. *Walter Benjamin, ''Critiche e recensioni'', traduzione di Anna Marietti Solmi, Einaudi, 1979. *Walter Benjamin, ''Strada a senso unico'', nuova edizione accresciuta, a cura di Giulio Schiavoni<ref group="nota">Traduzioni di Marisa Bertolini (pp. 121-130); Gianni Carchia (pp. 79-82, 87, 100, 102-106, 108-10); Olga Cerrato (96, 130-131); Bianca Cetti Marinoni (pp. 3-72); Piera Di Segni (pp. 92-95); Anna Marietti Solmi (pp. 95-96); Ginevra Quadrio-Curzio (pp. 88-92, 116-17); Giulio Schiavoni (pp. 82-86, 97-99, 106-108, 110-16, 117-21)</ref>, Einaudi, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, [2006]. ISBN 9788806176273 *Walter Benjamin, ''Angelus Novus'', traduzione e introduzione di Renato Solmi, Einaudi, 1995. ISBN 88-06-52084-9 *Walter Benjamin, ''Angelus Novus'', traduzione di R. Solmi, Einaudi, 2006. *Walter Benjamin, ''Il narratore. Considerazioni sull'opera di Nikolaj Leskov'', traduzione di R. Solmi, Super ET, 2011. ISBN 9788806206529 *Walter Benjamin ''Immagini di città'', nuova edizione a cura di Enrico Ganni, prefazione di Claudio Magris, con uno scritto di [[Péter Szondi]], traduzione per il saggio ''Parigi'' di Gianni Carchia, per ''San Gimignano'' di Marisa Bertolini, Einaudi, Torino. ISBN 978-88-06-18917-4 *Walter Benjamin, ''Infanzia berlinese'', traduzione di Marisa Bertoli Peruzzi, seconda edizione, Einaudi, 1973. *Walter Benjamin, ''Infanzia berlinese intorno al Millenovecento'', cura e traduzione di Enrico Ganni, postfazione di [[Theodor W. Adorno]], con uno scritto di Péter Szondi, Einaudi (Letture Einaudi 3), [2007]. ISBN 978-88-06-18850-4 *Walter Benjamin, ''Opere complete'', vol. II, ''Scritti 1923-1927'', a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni, traduzioni di Marisa Bertolini, Gianni Carchia, Bianca Cetti Marinoni, Flavio Cuniberto, Claudio Groff, Anna Marietti Solmi, Ginevra Quadrio-Curzio, Hellmut Riediger e Giulio Schiavoni, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2001. *Walter Benjamin, ''Opere complete'', vol. III, ''Scritti 1928-1929'', a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni, traduzioni di Marisa Bartolini Peruzzi, Silvia Bortoli, Gianni Carchia, Giovanni Gurisatti, Margherita Lupieri, Alisa Matizen e Anna Marietti Solmi, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2010. *Walter Benjamin, ''Opere complete'', vol. IV, ''Scritti 1930-1931'', a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni e Hellmut Riediger, traduzioni di Giorgio Backhaus, Marisa Bertolini, Fabrizio Desideri, Piera Di Segni, Enrico Filippini, Umberto Gandini, Enrico Ganni, Anna Marietti Solmi, Ginevra Quadrio-Curzio, Hellmut Riediger, Giulio Schiavoni e Paola Teruzzi, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2002. *Walter Benjamin, ''Opere complete'', vol. VI, ''Scritti 1934-1937'', a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni e Hellmut Riediger, traduzioni di Giorgio Backhaus, Francesca Boarini, Clara Bovero, Emilio Castellani, Olga Cerrato, Umberto Gandini, Enrico Filippini, Hellmut Riediger, Enrico Ganni, Ugo Marelli, Anna Marietti Solmi, Ginevra Quadrio-Curzio, Giulio Schiavoni, Renato Solmi ed Elisabetta Villari, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2004. *Walter Benjamin, ''Opere complete'', vol. VII, ''Scritti 1938-1940'', a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni e Hellmut Riediger, traduzioni di Francesca Boarini, Gianfranco Bonola, Michele Ranchetti, Margherita Botto, Cinzia Cerrato, Enrico Filippini, Enrico Ganni, Ugo Marelli, Ginevra Quadrio-Curzio, Anna Maria Marietti, Giulio Schiavoni, Renato Solmi ed Enrico Ganni, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2006. ===Note alla bibliografia=== <references group="nota" /> ==Voci correlate== *[[Walter Benjamin e Asja Lācis]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica||(1936)}} {{Pedia|Infanzia berlinese||(1950)}} {{DEFAULTSORT:Benjamin, Walter}} [[Categoria:Critici letterari tedeschi]] [[Categoria:Filosofi tedeschi]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] i09goxyl5n4fd407mowb88259w5p7f3 Jack Kerouac 0 2525 1409541 1399659 2026-04-05T14:54:26Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409541 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Kerouac by Palumbo.jpg|thumb|280px|Jack Kerouac, foto di Tom palumbo, 1956 circa]] '''Jack Kerouac''' (1922 – 1969), scrittore e poeta statunitense. ==Citazioni di Jack Kerouac== *Dunque, le seghe. Non ha senso per niente (che senso ha?) calarti giù i calzoni per cacare e poi, perché sei troppo pigro per rialzarti, o per fare altre mosse, metterti a mungere la mucca (con pensieri adeguati) e far schizzare il latte alla fine, col suo fremito dolce, all'acuto finale, farlo schizzare in giù, fra le cosce, quando la spinta in quell'attimo è invece all'insù, in avanti, in fuori, nello sforzo per far venire tutto quanto fuori, radunandolo lì da ogni canto dei lombi, e per spingerlo fuori pulsante fremente manichetto... No, con l'affare che starnazza lì sotto... No, a parte che il sedile del cesso impedisce all'uccello la cabrata naturale... al momento supremo ti prende un grande scoramento, perché non lo puoi ficcare dentro, spingerlo oltre, in dentro oltre lo spasimo... ma stai là stupidamente (in posa cacatoria) e lui come un cretino spande il suo succo verso il basso per scrupolo di igiene e di convenienza, miserabile, povero goffo uccello desolato, anzi castrato addirittura, e tu con le gambe imprigionate nei calzoni calati e la camicia fuori penzoloni, alla cacatora... e neanche ti gusti il guizzo finale, che ti svuota, e alla fine che hai fatto? non hai fatto altro che prosciugare i lombi, come ad averci infilato uno strofinaccio per tirarlo fuori intriso, dopo aver ripulito il serbatoio della brama di vivere.<ref>Da ''Visioni di Cody''.</ref> *Fernanda Pivano! Tu sei una ragazza dannatamente bella! Tu sei Fernanda Pivano. Una ragazza grande intellettuale di Milano! La gente ce l'ha con te perché sei bella. La ragione è questa. Bum! Bum! Giusto! :''Fernanda Pivano! You are a damned beautiful girl. You are Fernanda Pivano. You are a big intellectual girl in Milano. People hate you because you are beautiful. That's why they hate you. Bum! Bum! Right!''<ref>{{en}} Dall'intervista di Fernanda Pivano, Rai, 1966. [http://www.raiscuola.rai.it/articoli/fernanda-pivano-intervista-jack-kerouac/2710/default.aspx Video] disponibile su ''Raiscuola.Rai.it''.</ref> *Fu da cattolico [...] che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d'Arco a Lowell, Mass., e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola "Beat", la visione che la parola Beat significava beato.<ref>Da ''Scrivere bop. Lezioni di scrittura creativa'', Milano, Mondadori, 1996, p. 68.</ref> *[[Gregory Corso|Gregory]] era un ragazzino duro dei quartieri bassi che crebbe come un angelo sui tetti e che cantava canzoni con la stessa dolcezza di Caruso e Sinatra, ma in ''parole''. "Dolci colli milanesi" riposano nel suo animo rinascimentale, la sera scende sui colli. Stupefacente e bellissimo Gregory Corso, il solo e unico Gregory l'Araldo. Leggete lentamente e vedete.<ref>Citato in Gregory Corso, ''Poesie <small>un pianto per l'America del poeta tutto beat</small>'', Bompiani, Milano, 1978, p. 215.</ref> *{{NDR|[[Haiku]]}} ''La [[luna]] ha | un baffo di [[gatto]] | per un attimo''.<ref>Da ''Scattered poems'', City Lights, 1971, in ''Haiku antichi e moderni'', parte prima a cura di Mario Scalise e Atsuko Mizuguchi Folchi Vici, parte seconda a cura di Carla Vasio, traduzione dal giapponese di Araki Tadao e Ettore Corò, versione italiana di Carla Vasio, Garzanti Vallardi, 1996, parte seconda, p. 213. ISBN 8811904633</ref> *Nella sua camera, nella febbricitante bianca luce artificiale, nella camera cosparsa di carta e libri, scrive alla sua scrivania, scrive a Peter e a Penn, e la pioggia picchietta sul vetro della finestra, la pioggia imperla il vetro della sua finestra e rotola via dolcemente come lacrime...<ref>Da ''La città e la metropoli''.</ref> *[[Nosferatu il vampiro|Nosferatu]] è un nome maligno che sembra alludere alle lettere rosse dell'inferno – gli elementi sinistri che lo compongono come "fer" e "eratu" e "nos" hanno qualcosa di rossastro e nefando come il film in questione (che palpita di angoscia), un capolavoro dell'horror e dell'incubo [...]<ref>Da ''Nosferatu (Dracula)'' in ''[https://books.google.it/books?id=UvY3uXF8YZIC Bella bionda e altre storie]'', traduzione di Luca Guerneri, Mondadori, 2010, ISBN 9788852016738.</ref> ==''Angeli di desolazione''== ===[[Incipit]]=== Quei pomeriggi, quei pigri pomeriggi, in cui ero solito starmene seduto, o disteso, sul Picco della Desolazione, a volte sull'erba alpestre, con centinaia di miglia di rocce innevate tutt'intorno, il Monte Hozomeen torreggiante a nord, il vasto nevoso Monte Jack a sud, l'incantevole quadro del lago in basso a occidente e la gobba nevosa del Monte Baker alle spalle, e ad oriente le scavate e increspate mostruosità addossate alla Cascade Ridge, e dopo quella prima volta m'ero reso conto all'improvviso "Sono io che sono cambiato e ho fatto tutto questo e sono andato e venuto e mi sono lamentato e addolorato e ho gioito e urlato, non il Vuoto" e così tutte le volte che pensavo al vuoto mi mettevo a guardare il monte Hozomeen (poiché la sedia e il letto e il prato guardavano a nord) finché compresi "Il Vuoto è Hozomeen–perlomeno Hozomeen rappresenta il vuoto ai miei occhi"– ===Citazioni=== *Ah ma «non so, [[menefreghismo|chi se ne frega]], non importa» sarà l'estrema [[preghiere dai libri|preghiera]] umana. *Beat, è il beat da tenere, è il beat del cuore, è l'essere beat e malmessi al mondo e come l'essere a terra ai vecchi tempi e come nelle antiche civiltà gli schiavi ai remi che spingevano le galere a un beat e i servi che facevano vasi a un beat. *Sono cambiato io, e non il Vuoto, e ho fatto tutto questo e sono andato e venuto e mi sono lamentato e ferito e ho gioito e urlato. *Viviamo per desiderare, e cosi farò anch'io, e balzerò giù da questa montagna sapendo tutto alla perfezione o non sapendo tutto alla perfezione pieno di splendida ignoranza in cerca di una scintilla altrove. *C'è la città chiamata [[Los Angeles]] anche se nessuno riesce a vedere che cosa possa averci a che fare con gli [[Angelo|angeli]]. *C'è qualcosa di strano quando una persona guida la macchina mentre tutti gli altri sognano con le loro vite affidate alla sua mano ferma, qualcosa di nobile, qualcosa di antico nella sua umanità, una sorta di antica [[fiducia]] nel Buon Vecchio Amico. *Come può qualsiasi cosa ''finire''? *Da queste mura, una risata invaderà il mondo, infettando di coraggio il laborioso peone dell'antichità chino sul suo lavoro. *Forse che Blacky è meno uomo perché non si è mai sposato e non ha avuto figli e non ha obbedito all'ingiunzione della [[natura]] di moltiplicare cadaveri di se stesso? *Giornate di tanto tempo fa quando avrei potuto semplicemente salire al piano di sopra e baciare mia [[madre]] o mio [[padre]] e dire «Mi piacete perché un giorno sarò un vecchio vagabondo nella desolazione e sarò solo e triste». *Ho un sacco di soldi e i soldi sono solo soldi. *Mi dimetto dal tentativo di essere [[felicità|felice]]. *Mi sveglio la [[mattino|mattina]] con la [[croce cristiana|croce]] al collo, mi rendo conto di quali vicende dovrò affrontare portandola addosso, e mi chiedo "cosa direbbero di me i cattolici e i cristiani, visto che porto la croce fra casini e sbronze di questo genere? – ma cosa direbbe [[Gesù]] se andassi da lui e gli dicessi 'Posso portare la Tua croce in questo mondo così com'è'?". Qualunque cosa accada, posso portare la tua croce? – ci sono molti tipi di purgatori, no? «...non ciecamente influenzato...». *Poveri [[cuore|cuori]] umani che battono dappertutto. *Scoppieranno [[guerra|guerre]] per gli occhi delle [[donna|donne]]. *Tutto andrà per il meglio, la desolazione è desolazione dappertutto e la desolazione è tutto ciò che abbiamo e la desolazione non è poi così male. *Nella vita non c'è altro che viverla, e basta. *Se non ci può essere amore tra gli uomini che ci sia almeno amore tra gli uomini e Dio. *È bello. Voliamo attraverso le strade azzurre parlando con sincerità, come cittadini di Atene. Raphael è Socrate, che esibisce; il taxista è Alcibiade, che compra. Irwin è Zeus che osserva. Simon è Achille intenerito dappertutto. Io sono Priamo, e lamento la mia città bruciata e il figlio ucciso, e la desolazione della storia. Non sono timone d'Atene, sono Creso che piange la verità su un feretro in fiamme. *Ma ve lo dico io, non c'è niente di più brutto delle strade vuote all'alba in una città americana tranne l'essere gettati ai coccodrilli nel Nilo al solo scopo di far sorridere i sacerdoti dei gatti. *E sempre galleggia la rosa, che amanti perduti ma intrepidi hanno gettato giù da ponti fatati a sanguinare nel mare, a inumidire le opere del sole per poi tornare di nuovo, tornare di nuovo... *Cane è [[Dio]] scritto alla rovescia. {{NDR|Cane: in inglese Dog; Dio: in inglese God}} *Una tazza di [[caffè]] e una sigaretta, perché prendersela? e in qualche parte degli uomini stanno lottando con delle spaventose carabine, il petto segnato di furia omicida, la cintura pesante di granate, assetati, stanchi, affannati, spaventati, esasperati. (2016) ==''Big Sur''== ===[[Incipit]]=== La chiesa sta facendo squillare con le campane una malinconica ''Kathleen'' spazzata dal vento nei quartieri miserabili del vizio, mentre io mi sveglio tutto mesto e inebetito, gemebondo dopo l'ennesima sbornia e gemebondo soprattutto perché ho rovinato il mio "ritorno segreto" a San Francisco ubriacandomi stupidamente mentre mi nascondevo nei vicoli con i vagabondi per poi marciare fino a North Beach e farmi vedere da tutti benché Lorenz Monsanto ed io ci fossimo scambiati lettere interminabili e avessimo stabilito che sarei arrivato di nascosto, che lo avrei chiamato al telefono servendomi di un nome in codice come Adam Yulch o Lalagy Pulvertaft (scrittori anche loro) e poi lui segretamente mi avrebbe portato in macchina alla sua capanna nei boschi di Big Sur dove sarei rimasto solo e indisturbato per sei settimane, limitandomi a spaccar legna, attingere acqua, scrivere, dormire, vagabondare, eccetera eccetera... Ma invece non ti salto dentro alticcio nella sua libreria City Lights mentre più ferve il lavoro del sabato sera? E tutti mi hanno riconosciuto (sebbene portassi il mio quasi-mascheramento: cappello e giacca da pescatore, calzoni impermeabili) e tutto è finito con una gran sbronza in ogni famoso bar il "Re dei Beatniks" accidenti a lui è di nuovo in città e offre da bere a tutti... ===Citazioni=== *Come può la gente che non ne sa nulla credere che i [[pazzo|pazzi]] siano «felici», mio Dio, è proprio stato Irwin Garden una volta a mettermi in guardia dal pensare che i manicomi siano pieni di «mattacchioni», «si forma un cerchio doloroso intorno alla testa, c'è la mente terrorizzata che fa ancora più male, sono estremamente infelici e soprattutto perché non possono spiegarlo a nessuno né chiedere aiuto». *Il mio tavolo è ingombro di fogli, bello da guardare a occhi semichiusi il delicato ingombro latteo di fogli ammucchiati, come un vecchio [[sogno]] di un'immagine di fogli, come fogli ammucchiati su un tavolo in un cartone animato, come una scena realistica di un vecchio film russo, e l'ombra gettata dal lume a petrolio ne taglia alcuni a metà. *Se cerco di girarmi l'universo si gira con me e dall'altra parte dell'universo non va affatto meglio. *"Se non mi do una mossa subito sono spacciato" mi dico, spacciato come negli ultimi tre anni di disperazione ubriaca, una disperazione fisica e spirituale e metafisica che non si può imparare a scuola per quanti [[libro|libri]] si leggano sull'[[esistenzialismo]] o sul [[pessimismo]], per quante tazze di ayahuasca visionaria si bevano, per quanta mascalina si prenda, per quanto peyote si ingurgiti – La sensazione di quando ti svegli con il ''delirium tremens'' la ''paura'' di una morte misteriosa che ti gronda giù dalle orecchie come le grevi ragnatele dei ragni nei paesi caldi, la sensazione di essere un mostro di fango piegato in due che geme sottoterra nella melma fumante trascinando chissà dove un lungo fardello ustionante, la sensazione di stare fino alle caviglie in una pozza di [[sangue]] di porco bollente, puah, di essere immerso fino alla vita in un gigantesco pentolone di lavatura di piatti marrone e unta senza più nemmeno una traccia di sapone – La faccia che ti vedi nello specchio è talmente stravolta e deformata dal dolore che non riesci nemmeno a piangere per una cosa così orrenda, così perduta, nessun rapporto con la perfezione di prima e perciò nessun rapporto con le lacrime o altro. *Se non scrivo quello che vedo effettivamente accadere su questo globo infelice racchiuso nei contorni del mio teschio penserò che il povero [[Dio]] mi abbia mandato sulla terra per niente. *Sulla faccia un'espressione di incalcolabile [[sofferenza]], come un angelo stitico su una [[nuvola]]. *Un problema posto è un problema risolto. *Vedo ciò che le porte, aperte o chiuse, mi consentono di vedere. *Venite, ora, bambini, svegliatevi – venite, è l'ora, svegliatevi – attenzione, vi stanno [[inganno|ingannando]] – attenzione, state sognando – venite ora, guardate – essere o non essere, che differenza fa? *Quando andai in spiaggia al pomeriggio e improvvisamente feci una profondissima inspirazione yoga per riempirmi di tutta quella buona aria di mar in qualche modo incamerai soltanto un'overdosedi iodio, o di male, forse le grotte marine, forse le città di alghe, chissà, il mio cuore di colpo si mise a battere forte-pensavo di assorbire le vibrazioni di quel posto e invece eccomi qui quasi sul punto di perdere i sensi ma non è un deliquio esatico alla san Francesco, è una cosa che s'impadronisce di me sotto forma di orrore per l'eterna condizione di macabra mortalità che è in me e in tutti-mi sentivo completamente spoglio di tutti i miserabili trucchetti difensivi come i pensieri sulla vita o le meditazioni sotto gli alberi e sull'assoluto... *[..] l'orrenda certezza di aver per tutta la vita ingannato me stesso pensando sempre che ci fosse qualcos'altro da fare perché lo spettacolo continuasse mentre in realà sono solo un pagliaccio depresso esattamente come chiunque altro. *Il mare non parlava per frasi ma per versi. ==''Diari''== *Devo essere [[felicità|felice]] o [[morte|morire]], perché la mia condizione terrena è piena di una [[tristezza]] insostenibile e io do la colpa a Dio anziché a me stesso. *Gli uomini mortali non possono odiarsi, possono solo essere colpevoli di amare se stessi. *Sembra che io abbia una costituzione che non regge l'[[Bevanda alcolica|alcol]] e ancor di meno l'idiozia e l'incoerenza. ==''I sotterranei''== ===[[Incipit]]=== Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza e senza far tanti retorici preamboli come faccio ora; in altre parole questa è la storia di uno sfiduciato che non è piú padrone di sé e insieme la storia di un egomaniaco, per costituzione e non per facezia — questo tanto per cominciare dal principio con ordine ed enucleare la verità, perché è proprio questo che voglio fare. — Cominciò una calda notte d'estate, sì, con lei seduta su un parafango quando Julien Alexander che sarebbe... Ma cominciamo dalla storia dei sotterranei di San Francisco. ===Citazioni=== *Avrei preferito che fosse stato [[felicità|felice]] invece di lasciarci poesie [[infelicità|infelici]]. (parlando di Baudelaire) *C'erano altre [[donna|donne]] là dentro con me, guardavano fuori dalla finestra e le cose che dicevano mi fecero comprendere quant'era importante stare ''fuori'' da quelle maledette vestaglie e ''fuori'' di là e fuori per strada, poter vedere il [[sole]], vedere le navi là fuori e LIBERA amico di andarmene in giro, che gran cosa è veramente e non lo apprezziamo mai abbastanza tutti chiusi nel tetro involucro del nostro [[dolore]] e della nostra pelle, proprio come dei ''pazzi'', o come ciechi bambini viziati odiosi pronti a fare il broncio perché... non possono avere... tutto... il dolce che vogliono. *Il corpo continuava a camminare dritto per la Columbus anche se percepivo la sensazione di ciascuna delle direzioni che mentalmente e psicologicamente sceglievo, meravigliandomi di tutte le possibili direzioni che si possono prendere per motivi diversi che ti si presentano alla [[mente]], di come questo possa trasformare in una ''persona'' diversa. *Lei non era una bevitrice, ma una rattristatrice dell'io. *Non puoi batterti con quest'uomo non farà altro che urlare e strepitare e chiamare la polizia e si lascerà picchiare ancora e ti farà venire gli incubi, non c'è modo di buttare a terra un sotterraneo o comunque di buttarlo giù, è il più inatterrabile di questo mondo. (da ''I sotterranei'') *Sono hip ma non se la tirano, [[intelligenza|intelligenti]] ma non pallosi, intellettuali marci che sanno tutto di [[Ezra Pound|Pound]] senza fare i saccenti o parlarsi addosso, tranquilli e pacifici come tanti gesucristi. *Gesù che entra nel secchio della spazzatura, compare incarnato luminoso sui comignoli delle case popolari e attraversa a grandi passi la luce. ==''I vagabondi del Dharma''== ===[[Incipit]]=== Saltato su un treno merci che partiva da [[Los Angeles]] in pieno mezzogiorno d'una giornata di fine [[settembre]] del 1955 presi posto su un carro aperto e mi sdraiai col mio sacco a spalla sotto la testa a gambe accavallate e contemplai le nuvole mentre correvano a nord verso Santa Barbara. Era un treno locale e la mia intenzione era di dormire quella [[notte]] sulla spiaggia di Santa Barbara e salire la mattina dopo su un altro treno locale fino a San Luis Obispo oppure su un merci espresso che arrivava direttamente a [[San Francisco]] alle sette di [[sera]] ===Citazioni=== *Che me ne importava della torre, dei demoni, e dello sperma e delle ossa e della polvere, mi sentivo [[libertà|libero]] e perciò ero libero. *Fottere ("Fuck") è una parola oscena che ha un suono limpido. *Il [[cielo]] è [[blu]] perché tu vuoi sapere perché il cielo è blu. *Le [[università]] non sono altro che scuole di galateo per la non-identità middleclass che normalmente trova la sua migliore espressione fuori dell'università nelle schiere di ville da [[ricchezza|ricchi]] con prato e TV in ogni salotto dove tutti guardano la stessa cosa nello stesso momento. *Mi venne in mente quel passo del Sutra di Diamante che dice: "Fa' la carità senza albergare nella tua mente alcun concetto di carità, poiché in definitiva la carità è soltanto una parola". *Poi finiscono con il parlare da soli. Non c'è mica niente di male però non cominciare a ''risponderti'' figliolo. *Povero piccolo mondo angelico! *Poi tutto a un tratto ebbi il più terribile impeto di pietà per gli esseri umani, quali che fossero, le loro facce, le bocche dolenti, caratteri, tentativi di essere gai, piccole impertinenze, il sentirsi perduti, le loro cupe e vuote spiritosaggini così presto dimenticate: Oh, a che scopo? Sapevo che il suono del silenzio era dovunque e perciò tutto dovunque era silenzio. E se dovessimo svegliarci all'improvviso e vedere che quel che credevamo questo e quello, non è per niente né questo né quello? *Prova a meditare sul sentiero, devi solo camminare fissando la strada sotto i piedi senza guardarti intorno e così cadi in trance mentre la terra scorre sotto di te. *Saltare di roccia in roccia senza mai cadere, con un bel peso sulle spalle, è più facile di quanto non sembri; non si può cadere quando si è presi dal ritmo della [[danza]]. *Sentii un topo russare tra le erbacce del giardino. *Tra poco me ne andrò lontano, sul [[mare]], e tu farai l'autostop sulla costa fino a Seattle e poi avanti allo Skagit. Chissà che ne sarà di tutti noi. *Meglio dormire libero in un letto scomodo che dormire prigioniero in un letto comodo. *C'è saggezza nel vino *Con addosso solo le mutandine da bagno, scalzo, con i capelli scarmigliati, nel buio rosso fuoco, sorseggiando vino, sputando, saltando, correndo... così si vive. *Smith, tu non ti rendi conto che è un privilegio esercitare la generosità nei confronti degli altri. *Avevo appena superato tutto un anno di [[castità]] basata sulla personale convinzione che la [[lussuria]] è la causa diretta della nascita la quale è la causa diretta del dolore e della morte e veramente senza esagerare ero giunto al punto di considerare la lussuria offensiva e addirittura crudele.<br/>«Le belle ragazze scavano la fossa» era la mia frase ricorrente, tutte le volte che mi toccava mio malgrado di girare la testa per guardare le incomparabili bellezze del Messico indiano. E la mancanza in me di una lussuria attiva mi aveva procurato inoltre una nuova vita serena che mi stavo godendo in pieno. *Ecco qua io m'ammazzo a guidare quest'arnese avanti e indietro dall'Ohio a Los Angeles e faccio più soldi di quanti tu ne abbia mai visti in tutta la tua vita di vagabondo, però sei tu quello che che si gode la vita e non basta ma lo fai senza lavorare e senza un mucchio di denaro. Adesso chi è il furbo, tu o io? *[...] è un mondo pieno di nomadi col sacco sulle spalle, Vagabondi del Dharma che si rifiutano di aderire alle generali richieste ch'essi consumino prodotti e perciò siano costretti a lavorare per ottenere il privilegio di consumare tutte quelle schifezze che tanto nemmeno volevano veramente come frigoriferi, apparecchi televisivi, macchine, almeno macchine nuove ultimo modello, certe brillantine per capelli e deodoranti e generale robaccia che una settimana dopo si finisce col vedere nell'immondezza, tutti prigionieri di un sistema di lavora, produci, consuma, lavora, produci, consuma, ho negli occhi la visione di un'immensa rivoluzione di zaini migliaia o addirittura milioni di giovani americani che vanno in giro con uno zaino, che salgono sulle montagne per pregare, fanno ridere i bambini e rendono allegri i vecchi, fanno felici le ragazze e ancor più felici le vecchie, tutti Pazzi Zen che vanno in giro scrivendo poesie che per puro caso spuntano nella loro testa senza una ragione al mondo e inoltre essendo gentili nonché con certi strani imprevedibili gesti continuano a elargire visioni di libertà eterna a ognuno e a tutte le creature viventi... *Il silenzio è così intenso che riesci a sentire il rombo del tuo sangue nelle orecchie ma molto più forte di questo suono è il rombo misterioso che ho sempre identificato col rombare del diamante della saggezza, il misterioso rombo del silenzio stesso, un grande Sssst che ricorda qualcosa che ci sembra di aver dimenticato nella tensione dei nostri giorni fin dalla nascita. *"Questo pensare si è interrotto" ma poiché dovevo pensarci, nessun pensiero si era interrotto, poi però mi sentì invadere da un'ondata di felicità quando capii che tutto quel turbamento non era altro che un sogno già concluso. I tetti di Berkley sembravano misera carne viva che offriva un riparo a dolenti fantasmi da q... uell'eternità dei cieli che non osavano affrontare. *Nel nessunluogo più luminoso del Già. *Sono il [[vuoto]], non sono diverso dal vuoto, né il vuoto è diverso da me; in realtà il vuoto sono io. *Poi improvvisamente ogni cosa fu in tutto e per tutto simile al jazz: avvenne in un unico pazzesco secondo o poco più: alzai gli occhi e vidi Japhy che ''scendeva di corsa la montagna'' con immensi balzi di sei metri, correndo, saltando, approdando con una formidabile spinta dei calcagni protetti dagli scarponi, rimbalzando di uno o due metri, correndo ancora, poi lanciandosi con urli e jodel in un'altra lunga pazzesca planata giù per i fianchi del mondo e in un baleno mi resi conto che ''è impossibile cadere giù da una montagna idiota che non sei altro''. *Arrivammo saltando e urlando come capre di montagna o piuttosto dovrei dire come pazzi cinesi di un migliaio di anni fa. *Lo scoppiettare dei ceppi morenti era simile a un Japhy che facesse brevi commenti sulla mia felicità. *Su, oltre al bagliore arancione del nostro fuoco si vedevano immensi sistemi di incalcolabili stelle, soli singoli, e bassi grappoli luminosi come Venere, oppure vaste Vie Lattee incommensurabili alla comprensione umana, tutte gelide, blu, argento, ma il nostro mangiare e il fuoco erano color di rosa e dolcezza. *''Credi'' che il mondo si un fiore etereo, e vivrai. *Volevo procurarmi uno zaino completo, con il necessario per dormire, ripararmi, mangiare, cucinare, insomma cucina e camera da letto da portare in spalla, e andarmene chissà dove e trovare una solitudine perfetta e contemplare il vuoto perfetto della mia mente ed essere del tutto neutrale rispetto a qualunque idea e tutte. *"Oh li incontro sempre per strada i miei [[bodhisattva]]!" – gridò, e ordinò delle birre. *Non avevo mai vissuto in vita mia momenti più felici di quegli istanti solitari mentre discendevo la stretta pista dei cervi e quando ci mettemmo in marcia coi nostri zaini mi voltai per guardare un'ultima volta in quella direzione, ormai era buio, speravo di vedere qualche caro piccolo cervo, ma non vidi nulla, e cosi ringraziai tutto quello che c'era lassù. ==''Il libro degli [[haiku]]''== *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Vino all'alba | — il lungo | torpore piovoso.'' *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Cos'è il [[Buddhismo]]? | — Un piccolo, folle | singhiozzo d'uccello.''<ref name=sanglot>Da ''Il libro degli haiku'', a cura di Regina Weinreich, traduzione di Silvia Rota Sperti, Mondadori, Milano, 2010, [https://books.google.it/books?id=WvqZbMp1J6UC&pg=PT34 p. 34]. ISBN 9788852013386</ref> *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Prego tutto il tempo — | Parlando | A me stesso.'' *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Acqua in una pozza | — che osserva | i cieli fradici.'' *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Siedo scomposto su un mucchio di fieno | scrivo haiku | e bevo vino.'' *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Ragazza con furgone — | cosa | posso saperne io?'' *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Il passerotto | sul tubo della gronda | si guarda attorno.'' *{{NDR|[[Haiku]]}} ''L'albero sembra | un cane intento a | ringhiare verso i Cieli.'' *{{NDR|[[Haiku]]}} ''Il [[granaio]] naviga | in un mare | di foglie spazzate dal vento.''<ref name=sanglot /> ==''Libro dei sogni''== ===[[Incipit]]=== Oh! Gli orribili viaggi che ho dovuto fare innanzi e indietro per il [[paese]] lungo squallide [[Via|strade]] ferrate e stazioni che mai avevo immaginato – una di queste un orrendo antro brulicante di pipistrelli e bische clandestine e assurdi parchi e piogge, per quanti orizzonti io scruti non ne vedo la [[fine]], questo è il [[libro]] dei [[Sogno|sogni]].<br>[[Gesù]] la [[vita]] è triste, come fa un [[uomo]] a vivere per non dire lavorare – dorme e sognando si gira dall'altra parte – ed è qui che il tuo Lupo è dieci volte peggiore di quello che s'immagina paparino – e come, bada, mi sono fermato – ''come fa un uomo a raccontar balle e a dire merda quando ha l'[[oro]] in bocca''. Cincinnati, Philarkadelfia, Frohio, stazioni della Sotterranea – [[città]] della [[pioggia]], bighellonando [[Ozio|ozioso]], Belzebur e Città dell'Hascisc sono stato in tutti questi posti e ho letto Finnegan's Works a che cosa mi servirà se non mi fermo a schiarirmi le [[Idea|idee]] in questo povero zeppo cer... – qual è la [[parola]]? – cranio...<br>Parla, parla, parla – ===Citazioni=== *Non più tardi di ieri mi sentivo colpevole di aver scritto ''Dottor Sax'', ''Sulla Strada'', un melenso colpevole idiota che sforna prosa dissennata impublicabile enormità da manicomio [...] (p. 33) *Quelle orribili amazzoni di [[Roma]] mi hanno reso [[Schiavitù|schiavo]] e costretto a danzare nel loro balletto della tortura, nel Circo – la gente assiste ridendo, battendo le [[Mano|mani]] – la danza sessuale – se non balli t'infilzano su una lancia – la bruna grande e grossa scatta in piedi, mi afferra, mi trascina, mi fa fare movimenti osceni suggestivi con lei, tutta una danza che segue un preciso rituale scritto ma io sono uno schiavo riluttante, amante infelice – la folla esulta felice – è anche una specie di campo da pallacanestro, il campo parrocchiale di St. Louis. (p. 83) *Scrivendo i sogni, prendere nota del modo in cui crea la mente sognante (p. 249) ==''Maggie Cassidy''== ===Citazioni=== *Non rilevava altro che una risata ansiosa che fiammeggiava ubriaca di gioventù negli occhi ravvicinati, nella lunga mascella, nella lunga bocca in attesa. (p. 12) *Il suo interesse nei confronti di tutti era così assolutamente illimitato che era come l'impulso irrefrenabile di un ubriaco di correre e ricominciare da zero, sfiancare il mondo, baciare le fondamenta del mondo. (pp. 13-14) *Cantò ''Jack o diamonds'' in quel modo che aveva appena imparato, triste, incredibilmente triste come un numero di cani ammaestrati, o come gli uomini che cantano, sospesi nell'aria e distrutti e profetici nella neve della notte. (p. 16) *Che finché vivrò queste catene mi trascineranno verso oceani di [[lacrime]] amare che bagnano già i miei piedi. (p. 21) *Nessuna idea nel 1939 che il mondo sarebbe impazzito. (p. 25) *Quelle [[stelle]] che nel Nord, nelle notti chiare, sono lacrime ghiacciate tra miliardi di altre, la [[Via Lattea|via lattea]] di gennaio come caramelle d'argento, veli di gelo nell'immobilità, che lampeggiano, pulsando al ritmo lento del tempo e del sangue dell'universo. (p. 25) *Le scale sul retro erano così fragili, polverose, strane, come per lo sgretolarsi dell'intonaco, un giorno le avrebbe ricordate nei sogni tristi di ruggine e malinconia. (p. 25) *Ah, ragazzi, che cavolo combinate? – sono quasi le dieci e state ancora perdendo tempo per la strada quando dovreste crescere. (p. 26) *La vidi, in piedi nella folla, perduta, scontenta, tenebrosa, spiacevolmente strana. [...] Maggie Cassidy [...] dolce, mora, bella come una pesca – indistinta come un grande sogno triste. (p. 33) *La mia [[anima]] cominciò ad affondare in lei per la prima volta, in maniera profonda, inebriante, perdutamente; come annegare nella pozione di una strega, celtica, magica, luminosa, come una stella. (p. 34) *Gli occhi ancora di colomba sul volto d'amore scomparso da tempo e adesso volto della vita. (p. 37) *Il latte il sabato mattina presto quando tutto è così azzurro e dolce. (p. 37) *E di [[notte]] il fiume scorre, pallide stelle sull'acqua sacra, alcune affondano come veli, altre sembrano pesci, la grande luna che una volta era rosea adesso è alta come latte fiammeggiante e agita il suo candido riflesso verticale e profondo nella corrente scura del letto del fiume che crea una massa turbinosa. Come in un triste [[sogno]], alla luce del lampione, sulle buche sporche del terreno non asfaltato. (p. 38) *Le macchie gettano bagliori sui piccoli bagnanti bianchi, cavallini di [[Picasso]] della notte, densi e tragici, dalla tristezza giunge la mia anima cercando quello che c'era e che è scomparso, perduto, in fondo a un sentiero – la tristezza dell'amore. Maggie, la ragazza che ho amato. (p. 38) *Lo sciabordio ululante e il sussurro e l'adorato mistero sulla riva; buio, sempre buio, le furbe labbra invisibili del fiume che mormorano baci, che mangiano la notte, che rubano la sabbia, furtive. (p. 38) *Nei frutteti dalle foglie fruscianti, nell'ondeggiare del granoturco, nella notte che diffonde il dolce fruscio di mille foglie, notte di sospiri, di canzoni e sussurri. Mille cose su e giù per la via, profonde, graziose, pericolose, che respirano, pulsano come stelle. (p. 38) *Le stelle arricciate che non hanno nessuna luna come altare, nessuna voce, ma giù per il greve spazio tragico formano ghirigori celesti. (p. 39) *Freddi mattini di roseo e nevoso sole di gennaio con lo sbuffo fragrante di fumo nero da tutti i comignoli delle case. (p. 41) *Ero giunto dall'oscurità del grande mondo, in barca, in autobus, in aereo, in treno, fermo, la mia ombra immensa che attraversava i campi, e il bagliore ardente delle locomotive dietro di me mi rendeva onnipotente sulla terra della notte, come Dio. (p. 44) *Vedo il suo viso intento a pensare a me, vicino al fiume, i begli occhi in cerca del famoso pensiero perfetto di me che lei amava. (p. 47) *Lo trovavo bello come il sole perché le sue guance rosee, i denti bianchi e gli occhi sognanti da donna, da angelo forse, mi colpivano il cuore; i bambini si amano come gli amanti, non badiamo ai loro piccoli drammi nel corso della nostra vita di adulti. (p. 48) *[[Dio]] mi parlò dal crocifisso: "[...] bambino mio, ti trovi nel mondo del mistero e del dolore che non puoi comprendere – lo so, angelo – è per il tuo bene, ti salveremo, perché la tua anima è importante come quella di chiunque altro al mondo – ma devi soffrire per questo, in verità, figlio mio, devi morire nel dolore, con urla, terrore, disperazione". (p. 49) *Vicino ai ragazzini con i capelli a spazzola che non avrebbero avuto la minima idea dell'oscurità esistente sulla terra se non avessero visto quell'[[uomo]] triste attraversare la notte per farsi la sua settimana di quaranta ore di lavoro. (p. 53) *Tutta l'America e i suoi tristi sospiri mi sostenevano nella notte. (p. 54) *Me ne stavo lì come una creatura preziosa, ad ascoltare. (p. 68) *Nell'oscurità invernale, la profondità dell'azzurro penetrante da Baghdad araba del pungente e bel crepuscolo invernale di gennaio – di solito mi straziava il cuore, una stella morbida come una pugnalata stava nel mezzo di quell'azzurro più magico, pulsava come l'amore. (p. 75) *Massachusetts Street, piccola, misera, vecchia, piena del mio amore. (p. 81) *I miliardi di stelle invernali incombevano nel [[cielo]] come perle gelate soli gelati uniti insieme e intercambiabili in un unico ricco [[universo]] di luce temporalesca, pulsavano, pulsavano, come grandi cuori in un nero vuoto incomprensibile.<br/> Alle quali ciò nonostante offrii tutte le canzoni e i sospiri e le parole del mio ritorno a casa, come se potessero sentirmi, sapere, interessarsi. (p. 87) *La femminile carezza d'aprile dolce perduta confusa pensosa pulsante come un cuore simile a un folle fiume alla terra profonda – il fiume meditativo nei suoi insondabili pensieri primaverili – il [[cuore]] fertile e arricchito che fluiva oscuro – irlandese come la torba, scuro come la notte di Kilkenny, magico come un elfo, le labbra rosse come il mattino rosso rubino del Mare d'[[Irlanda]] sulla costa orientale come l'avevo visto io, promettente come i tetti di paglia e le verdi distese erbose che mi facevano venire le lacrime agli occhi per il desiderio di essere anch'io irlandese e di perdermi e di affondare in lei per sempre – di essere il fratello, il marito, l'amante, lo stupratore, il padrone, l'amico, il padre, il figlio, il baciatore, l'entusiasta, il corteggiatore, l'adoratore, quello che l'afferra, che la sorprende furtivo, il compagno di letto, il frenatore di treni in una casa rossa di culle rosse e gioiosi bucati la domenica mattina nel lieto cortile squallido. (p. 87) *Negli anni della nostra perduta e intorpidita infanzia se ne era stato seduto nei pomeriggi pigri sulla soglia di una casa popolare [...], le sue orecchie anziane avevano sentito le generazioni andare e venire. (p. 91) *Però ci pensi che un uomo può consumarsi la vita lavorando e basta. (p. 93) *E sugli occhi un velo misterioso, denso di lacrime, che spuntavano dalla terra segreta della sua anima e sempre oscure, sconosciute, create da sé come non c'è ragione per l'esistenza di un fiume. (p. 96) *Quando si è giovani si ha voglia di [[piangere]], quando si è vecchi si ha voglia di [[morte|morire]]. (p. 97) *Non sopporto di perdere tempo giorno dopo giorno senza sapere cosa fare di me. (p. 107) *Sono seduto qui nell'immobile eternità. (p. 108) *Non mi tolse gli occhi di dosso; era innamorata di qualcosa, probabilmente di me, probabilmente dell'[[amore]]. (p. 113) *Riuscivo a vedere [...] le mie idee, sensazioni. Ero diventato un [[poeta]]. Ero estaticamente folle nella mia innocenza. Conoscevo gioie non per nome ma perché mi attraversavano il petto che raggrumava il sangue caldo e scomparivano senza avere conosciuto nome, ignote [...]. Basta con gli eccessi di [[Arthur Rimbaud|Rimbaud]]! Piansi ricordando il bel volto della vita quella notte. (p. 119) *Fa' che il mio teschio, il mio naso, si fondano; fa' di me un'unica cosa consapevole. (p. 108) *Il sabato sera è affollato e tragico in tutta l'America. (p. 126) *I grandi [[alberi]] possenti con i loro artigli sotto i marciapiedi trafiggono il cielo tanto in alto che sono come argento perduto Lassù, la gente cammina tra i lampioni oltrepassando massicce basi di tronchi di qualcosa di vivo e non dedicano a ciò mai nemmeno un pensiero. (p. 127) *Ho a stento spazio nel mio [[cuore]] piovoso per vedere e udire quello che devo – sono perduto. (p. 129) *La [[musica]] è così bella che mi sento venire meno nell'ascoltarla lì in piedi a pensare perduto alla mia tragedia notturna del sabato – Intorno a me tutti i vaghi angeli azzurri dell'idillio stanno volando con i puntini luminosi, la musica spezza il cuore e anela a giovani cuori vicini, labbra di ragazze adolescenti, impossibili e perdute ragazze del coro dell'eternità che ballano lentamente nella nostra testa al suono del folle e disgraziato tamburino dell'amore e della speranza. (pp. 130-131) *Mattino è quando il viso rilassato dal sonno dei bambini di Dio deve essere sistemato, strofinato e svegliato... (p. 132) *Camminai per le tristi strade del tempo umano. (p. 135) *Pensai – cercando qualcosa da dire – e non c'è niente da dire – o se lo dicessi – cadrebbe come uno strano albero umido dalla bocca – come il disegno di vene nere nella [[terra]] della [[tomba]] di suo zio e di tutti gli zii – indicibile – inottenibile – separazione. [...] Amore adulto rovinato da un cuore poco adulto. (p. 138) *Volgendo gli occhi su di me come un ubriaco, facendomi ubriacare, passando la sua palma fredda sulla mia guancia in un'improvvisa [[carezza]] così tenera che i venti di maggio avrebbero capito e i venti di marzo avrebbero aspettato. (p. 139) *Sembrerò un assurdo [[bambino]] il cui grigio sogno di [[vanità]] non può essere infranto neanche dall'amore. (p. 144) *Il mio petto mi dà fitte di [[dolore]] dolce e trascendente nel vederlo, nel vedere lui, la neve, la notte. (p. 145) *Un ondeggiare di visi nella mia [[eternità]]. (p. 149) *La [[felicità]] svanirà, amara brontolona, e non preoccuparti se non torna più indietro a questo mondo fottuto. Ma che cavolo? Se va bene a Dio allora non c'è niente di male. [...] Non illuderti, Jack, c'è ancora della gente buona al mondo. (p. 158) *Dai, Jacky, ''sorridi'', non sorride mai questo ragazzo qui, per la miseria [...]. Perché non sorridi fai preoccupare la tua [[famiglia]] che ti ha dato la [[vita]] e non sa come fare per ripagarti per quello che nella migliore delle ipotesi è un mondo abbastanza triste lo ammetto. (p. 160) *In piedi come passanti che all'improvviso si mettono a baciarsi per poi riprendere la posizione di passanti. (p. 166) *La primavera di flauto correva nei corridoi e nei vicoli rituali della mia mente sacra nella santa vita e mi faceva svegliare e risorgere alla mia attività di essere e diventare un uomo. (p. 172) *Qualcosa di eterno rimuginava nei tristi comignoli rossi delle fabbriche. (p. 174) *Ah, perdio, figlio mio, è una cosa terribile non essere capace di aiutarti ma capisci, vero?, che Dio ci ha lasciati da soli nella nostra pelle a passarcela bene o male. (p. 179) *Guardavo nel cielo morbido e la [[luna]] stava sorgendo pallida e cullata nel blu della terra. (p. 184) *Il vuoto dell'universo circonda il [[viandante]] solitario. (p. 185) *Nella tragica metropolitana traballante di gente sepolta nell'aria nera della notte. (p. 191) *Un nuovo barile indistinto si stava riempiendo e tutto sarebbe annegato lì dentro. (p. 194) *Con un gemito che veniva dalla gola, che pulsava, e la baciai e volevo divorarla ogni singolo centimetro della sua misteriosa carne ogni parte di quel suo cuore increspato e cavo che le mie dita non avevano ancora nemmeno conosciuto, la sua avida preziosità, l'unico e inimitabile altare delle sue gambe, della pancia, del cuore, i capelli scuri, lei inconsapevole di tutto questo, maledetta, scellerata, gli occhi indifferenti, bellissima. (p. 211) *La dolce forma del suo corpo mi fece venire voglia di piangere. (p. 212) ==''Sulla strada''== ===[[Incipit]]=== La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che io e mia moglie ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l'arrivo di Dean Moriartry ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada. Prima di allora avevo sempre sognato di andare nel West per vedere il continente, sempre facendo piani vaghi e senza mai partire. Dean è il tipo perfetto per un viaggio perché nacque letteralmente sulla strada, quando i suoi genitori passarono da Salt Lake City, nel 1926, in un vecchio macinino, diretti a Los Angeles. Le prime notizie su di lui mi furono date da Chad King, che mi aveva fatto vedere alcune sue lettere scritte in un riformatorio del New Mexico. Mi interessai enormemente a quelle lettere perché chiedevano a Chad in modo così ingenuo e dolce di insegnargli ogni cosa su Nietzsche e tutti i meravigliosi argomenti intellettuali che Chad conosceva. A un certo punto Carlo e io parlammo delle lettere e ci chiedemmo se avremmo mai conosciuto quello strano Dean Moriarty. Tutto ciò accadeva molto tempo fa, quando Dean non era ancora quello che è oggi, ma solo un giovane carcerato avvolto di mistero. Poi arrivò la notizia che Dean era uscito dal riformatorio e stava venendo a New York per la prima volta; si diceva che avesse appena sposato una ragazza di nome Marylou. Un giorno stavo bighellonando per la Città Universitaria e Chad e Tim Grey mi dissero che Dean abitava in un appartamento senza acqua calda corrente nell'East [[Harlem]], la Harlem spagnola. Dean era arrivato a New York la notte precedente per la prima volta con Marylou, la sua bella e vivace pollastrella... ===Citazioni=== *A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione. *Una macchina veloce, l'orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada. *Ci voltammo dopo dodici passi, perché l'[[amore]] è un duello. *– [...] Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.<br />– Per andare dove, amico?<br />– Non lo so, ma dobbiamo andare. *E nessuno, nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi. * Adesso considera un po' questi qua davanti. Hanno preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove devono dormire stanotte, quanti soldi per la benzina, il tempo, come ci arriveranno... e in tutti i casi ci arriveranno lo stesso, capisci. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d'ingannare il tempo con necessità fasulle o d'altro genere, le loro anime puramente ansiose e piagnucolose non saranno in pace finché non riusciranno ad agganciarsi a qualche preoccupazione affermata e provata e una volta che l'avranno trovata assumeranno un'espressione facciale che le si adatti e l'accompagni, il che, come vedi, è solo infelicità, e per tutto il tempo questa aleggia intorno a loro ed essi lo sanno e anche questo li preoccupa senza fine. (Dean) *Le nostre [[valigia|valigie]] logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita. *Pensa se tu e io avessimo una macchina da sogno così che cosa non potremmo fare. Lo sai che c'è una strada che va dritto fino al Messico e oltre, fino al Panama?... E forse addirittura fino in fondo all'America del Sud dove gl'indiani sono alti più di due metri e mangiano cocaina sulle falde delle montagne? Sì! Tu e io, Sal, esploreremo il mondo intero con un'automobile così perché, amico, in fondo la strada è fatta apposta per farci girare il mondo. Non c'è altro luogo cui possa arrivare, no? (Dean) *C'è sempre qualcosa di più, un po' più in là... non finisce mai. * ...Qual è la tua strada amico?... la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell'arcobaleno, la strada dell'imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi. *"Perché non lasci perdere? Per quale ragione devi rubare di continuo?" "il mondo mi deve alcune cose. ecco tutto" *"Voglio sposare una ragazza" dissi loro "in modo da poter riposare la mia anima insieme con lei finché entrambi non diventeremo vecchi. Non si può andare avanti continuamente... tutta questa [[frenesia]] e questo saltar qua e là. Dobbiamo arrivare in qualche punto, trovare qualcosa". *E naturalmente adesso nessuno può venire a dirci che Dio non esiste. L'abbiamo visto in tutte le sue forme. *Tutto va benissimo, Dio esiste, noi abbiamo la nozione del Tempo. *Che cos'è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano sulla pianura finché le si vede appena come macchioline che si disperdono?...È il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l'addio. Ma noi puntiamo avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli. *E per un istante raggiunsi l'estasi che avevo sempre desiderato conoscere: consisteva nell'entrare di netto nelle ombre eterne superando il tempo cronologico e nell'osservare stupefatto da lontano lo squallore del regno [[mortalità|mortale]], nella sensazione della morte che mi incalzava spingendomi ad andare avanti, con un fantasma alle spalle che la incalzava a sua volta, e correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano gli angeli per lo volare nello spazio sacro del vuoto della non-creazione, nel potente e inconcepibile fulgore che si sprigionava dalla luminosa Essenza della Mente, con gli innumerevoli regni dell'oblio che si aprivano nel magico firmamento del paradiso. *A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d'artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno «Oooooh!» *Quando cominciate a separare la gente dai loro fiumi che ottenete? "[[Burocrazia]]!" *Quella strada del passato si srotolava confusamente di fianco a noi come se la tazza della vita si fosse rovesciata e ogni cosa fosse impazzita. *Si può sempre andare oltre, oltre -non si finisce mai. *Che differenza fa, in definitiva? L'[[anonimato]] nel mondo degli uomini è meglio della fama in cielo, perché cos'è il cielo? Cos'è la terra? È tutto nella mente. *Aveva studiato medicina a Vienna, aveva studiato antropologia, letto di tutto; e ora si stava dedicando al lavoro della sua vita, ch'era lo studio delle cose in se stesse per le strade della vita e della notte. *Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva ogni volta che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande. *La prigione è il luogo dove si promette a noi stessi il diritto di vivere. *Neal tirò fuori le altre foto. Mi resi conto che quelle erano le uniche istantanee che i nostri figli avrebbero guardato un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita tranquilla, ordinata, come quella delimitata dalle inquadrature delle foto, alzandosi al mattino per camminare fieri sui marciapiedi della vita, senza nemmeno immaginare l'aspra follia e ribellione della nostra esistenza reale, della nostra notte, l'inferno, l'insensata strada d'incubo. E tutto dentro un vuoto senza principio e senza fine. Pietose forme d'ignoranza. *Le stelle pure, meravigliose erano sempre là, che ardevano *E anche se aveva problemi di lavoro e una storia infelice con una donna dalla lingua lunga, almeno aveva imparato a ridere meglio di chiunque altro al mondo. *Fu una notte triste; fu anche una notte allegra. *So di essere un ventitreenne, so che faccio affidamento sui miei amici e sulla mia famiglia per i soldi, so che non c'è oro alla fine dell'arcobaleno, c'è solo merda e piscio. Ma sapere questo, mi rende libero! (Carlo Marx) *La furia gli schizzava dagli occhi quando raccontava delle cose che odiava; furia che veniva sostituita da grandi scintille di gioa quando la felicità lo assaliva all'improvviso; vibrava in ogni muscolo di voglia di vivere e di andare *Non sapevo dove tutto questo ci avrebbe portato, né me ne importava. *Stavo meravigliosamente bene e il mondo intero mi si apriva davanti perché non avevo sogni. *Cos'è quella sensazioni che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l'addio. Ma intanto, ci si proietta in avanti verso una nuova, folle avventura sotto il cielo. *L'intero universo era folle e stravolto ed estremamente bizzarro. *Dovevamo ancora andare lontano.Ma che importava, la strada è la vita *Cercai di spiegarle la mia ansia di vivere e le cose che avremmo potuto fare insieme. *Era consumato dai ricordi *Restammo sdraiati sulla schiena a guardare il soffitto e a chiederci cosa avesse avuto in mente Dio quando aveva fatto la vita cosi triste. *Poi sussurrò, prendendomi per la manica, sudando «Ora guarda per esempio questi qui davanti. Hanno le loro preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove dormiranno stanotte, a quanto costerà la benzina, al tempo, a come ci arriveranno… e intanto ci stanno andando dove vogliono arrivare e ci arriveranno comunque. Ma hanno bisogno di preoccuparsi e di ingannare il tempo con assilli falsi o altro, puramente ansiosi e lamentosi e non si mettono l'anima in pace se non riescono ad agganciarsi a una preoccupazione stabilita e provata, e quando la trovano la loro faccia assume l'espressione adatta, di infelicità, cioè è chiaro, e intanto tutto passa loro accanto e loro lo sanno questo, ed è un'altra cosa che li preoccupa incessantemente, Ascolta! Ascolta!» (2010) ===[[Explicit]]=== E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghi cieli sopra il New jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un'unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell'ora nello Iowa i bambini stanno piangendo nella terra in cui si lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Pooh?, e che la stella della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria proprio prima dell'arrivo della notte che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty, penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che non abbiamo mai trovato, penso a Dean Moriarty. ===Citazioni su ''Sulla strada''=== *Che però che due maroni, quel romanzo lì, ''On the Road'', che l'avevo finito a forza, non mi era mica piaciuto molto. Perché in fondo non mi era mica piaciuto lui, Kerouac, che un po' usa la gente che incontra, e poi se ne sbarazza per tornare a viaggiare da solo. ([[Leo Ortolani]]) ==''Tristessa''== *Alcune persone hanno delle vibrazioni che vengono dritte dal cuore vibrante del sole... *Due ragazzotti messicani si avvicinano attratti da Tristessa e rimangono in piedi lì vicino a bere e a parlare tutta la notte, hanno entrambi i baffi, uno è molto piccolo e ha la faccia tonda con le guance simili a pere... L'altro è più alto, con dei fogli di giornale infilati sotto la giacca per proteggersi dal freddo... Cruz si allunga in mezzo alla strada e si addormenta avvolta nel suo cappotto, la testa appoggiata al gradino del marciapiede... Un piedipiatti arresta qualcuno all'imbocco del vicolo, noi attorno alla candela e ai pentoloni fumanti guardiamo senza interesse... Improvvisamente Tristessa mi bacia sulle labbra, lievemente, il bacio più lieve, più toccante di questo mondo... Ne sono davvero sorpreso... Mi sono deciso di rimanere con lei e a dormire dove lei dorme, persino se dorme nel bidone dell'immondizia, in una cantina piena di topi... Ma continuo a tremare e non m'aiuta a niente stringermi addosso i vestiti... per un anno ho dormito ogni notte nel mio sacco a pelo e non sono più abituato alla comune aria fredda della terra... A un certo momento cado netto giù dalla cassetta su cui ero seduto con Tristessa, finisco sul marciapiede, ci resto... In altri momenti intrattengo lunghe misteriose conversazioni con i due ragazzotti... Che cavolo stanno cercando di dire e di fare?... Cruz dorme per la strada... Ha i capelli sparsi neri nella pietra... la gente li calpesta... È la fine. L'alba giunge grigia. *È tanto buio quanto imprevedibile su questa terra, mi rendo conto di tutte le innumerabili manifestazioni che la mente-pensante inventa per piazzare muri d'orrore innanzi alla sua perfetta percezione che non vi è muro e non vi è orrore ma solo la Trascendentale Vuota Luce Lattea della vera e perfettamente vuota natura della Perenne Eternità... So che tutto va bene ma voglio una prova e i Budda e le Vergini Marie son là a ricordarmi del voto solenne della fede in questa dura e stupida terra dove scateniamo le nostre cosiddette vite in un mare di preoccupazioni, carne per la Chicago della Tombe... *Corsi per vedere Tarzan, ma i cespugli e le rocce erano finiti e la bellezza delle cose deve essere proprio che finiscono. *[...] egli passò e mi disse: "Spiana prima la tua mente e poi anche la terra sarà spianata, persino il monte Sumeru" (così si chiamava il monte Everest in antico Magadhi). *[...] vorrei poter comunicare con tutte queste creature e persone, nel flusso di questo mio benessere illuminato dai raggi lunari, il mistero nuvoloso del latte magico visibile nella Profonda Immaginazione della Mente dove si apprende che il tutto è niente... nel cui caso essi non avrebbero più da preoccuparsi, se non dopo l'istante in cui essi pensano di preoccuparsi di nuovo... Noi tutti tremanti nelle nostre scarpe di [[mortalità]], nati per morire, NATI PER MORIRE potrei scrivere sul muro e su tutti i muri d'America... *Gli esseri umani seminano il proprio terreno con guai e inciampano nei macigni della loro stessa falsa erronea immaginazione, e la vita è dura. ==''Un mondo battuto dal vento''== *Gli insegnamenti di [[Gesù Cristo|Gesù]] sono stati una svolta, un modo per confrontarsi con il terribile enigma della vita umana e confondersi di fronte ad esso. Che cosa miracolosa! Quali pensieri deve aver avuto Gesù prima di "aprire la sua bocca" e iniziare il [[Discorso della Montagna]]. Che pensieri profondi, oscuri e silenziosi! (p. 66) *Oh, venti poderosi, che schiantate i rami novembrini! Il placido sole splendente, non toccato dalle furie della terra, abbandona il mondo all'oscurità, al selvaggio oblio e alla notte, mentre gli uomini tremano nei loro cappotti e si affrettano a tornare a casa. Poi le luci di casa scintillano in quelle profondità desolate. Eppure ci sono le stelle! Alte e luccicanti in un firmamento spirituale. Noi cammineremo fra mulinelli di vento, guardando intensamente attraverso le nostre sembianze terrestri, alla ricerca di un improvviso sorriso di intelligenza umana al di là di queste insondabili bellezze. Ora il ruggito della furia di mezzanotte e lo scricchiolio dei cardini e delle finestre, ora l'inverno, ora la comprensione della terra e della nostra presenza su di essa: questo dramma di enigmi e di doppi fondi, di sofferenze e di tristi gioie, queste cose umane nell'elementare vastità di un mondo battuto dal vento. (pp. 79-80) *Mi stupisco sempre quando mi trovo ad agire come un personaggio di [[Dostoevskij]]. Ricordo di essermi detto: "Non parlare troppo della tua anima con loro". (p. 83) *Sapete, credo davvero che "dolersi" per se stessi sia una delle cose più sincere che esistano sulla terra, perché non si può negare che uno come me, sano, sexy, anche poetico, criticato, commosso, lacerato dal desiderio e dall'amore verso ogni bella ragazza che vedo, ma incapace di fare l'amore adesso, a causa "del tempo e dei soldi", adesso che sono giovane e le ragazze sfilano indifferenti davanti alla mia finestra... ebbene, dannazione, non si può proprio negare che sia ingiusto! C'è troppa solitudine in questo mondo di struggimenti. (p. 152) *Quando la fama e i soldi? Quando l'amore? Quando? Cosa c'è che non va, ogni volta, in questo miserabile presente? Bla, bla, bla. È l'anima ecco cos'è. (p. 176) *Il [[Audizione|provino]] cinematografico è la versione americana della prostituzione parigina. (p. 199) *Togli a un uomo i suoi titoli ufficiali per un momento. Sono i titoli ufficiali il motivo principale per cui la terra viene maltrattata, degradata e resa inabitabile. In mezz'ora, se togli a un uomo i suoi titoli ufficiali, lo potresti trasformare in un mio grandissimo amico per il resto della sua vita, ma restituisciglieli il giorno dopo e lui potrebbe condannarmi a morte. Questa è la Foresta di Arden, amici miei, ecco il Mondo. (p. 200) *Il fatto che i figli e i padri abbiano nelle loro anime l'idea che debba esistere una via, un'autorità, una conoscenza illimitata, una visione, uno scopo dell'esistenza umana, un comportamento giusto, una "dignità" in tutto il disordine e la sofferenza del mondo – ebbene questo è [[Dio]] negli uomini. [...] Il fatto che crediamo che ''dovrebbe esserci'' qualcosa e che siamo ''colpevoli'' è Dio. (p. 206) *Ecco qual è l'origine della solitudine umana: essere sperduti in un mondo troppo grande che ci divora tutti quanti a ogni istante. (p. 207) *L'erba profuma di caldo e si sfalda nell'aria più fredda, l'oscurità si manifesta su tutta l'immensa giostra del mondo e il bestiame resta lì, ad aspettare la triste notte di nebbia spazzata dal vento, le sirene della baia sottostante e le stelle isolate che brillano fra gli squarci di nebbia a mezzanotte. (p. 208) *Oh, mio Signore [...]. Colpiscimi e risuonerò come una campana! (p. 220) *Quanto siamo avidi! Come posso odiare qualcuno quanto me stesso? (p. 238) *Ho perso tutte le mie affettuose consolazioni. Sto seduto sulle centinaia di fantasmi... voi tutti, vi prego, amatemi. (p. 238) *Mi ha stupito il fatto che "tutti" sono sposati o fidanzati, tranne me. Per quale ragione? Devo essere io il problema. (p. 239) ==''Viaggiatore solitario''== ===[[Incipit]]=== QUI SULLA TERRA SCURA :prima di andare tutti in Paradiso VISIONI D'AMERICA Tutti che fanno l'autostop<br> Tutti che viaggiano sulla ferrovia<br> Tutti che tornano indietro<br> :in America Attraverso i confini messicani e canadesi... Cominciamo con la visione di me il colletto tirato su e legato con un fazzoletto per tenerlo stretto e a posto, mentre sto camminamdo faticosamente tra i desolati, scuri magazzini del sempre amabile porto di San Pedro, le raffinerie di petrolio che odorano nella umida e nebbiosa notte di Natale del 1951 proprio come gomma bruciata e i misteri ravvicinati della Sea Hag Pacific dove, mentre cammino, si può vedere proprio alla mia sinistra la superficie oleosa delle acque della vecchia baia che avanzano fino ad abbracciare i pilastri schiumosi che si ergono sopra le piatte, immobili acque dove ci sono le luci che ululano nella marea che sale oltre alle luci di navi e poppe di imbarcazioni che si muovono avvicinandosi e allontanandosi da questa ultima striscia di terra americana. ===Citazioni=== *Voleva che andassi con lui a Vera Cruz. "Faccio il calzolaio di professione. Stai a casa con le ragazze mentre lavoro, ''mir''? Tu scrivi, tu ''interessa'' i libri e ci facciamo un sacco di ragazze." Non l'ho più visto dopo Mexico City perché ero rimasto senza soldi e dovetti andare a stare sul divano di [[William S. Burroughs|William Seward Burroughs]]. E Burroughs non voleva Enrique tra i piedi: "non dovresti andare in giro con questi messicani, sono un branco di delinquenti". Ho ancora il piede di coniglio che Enrique mi ha regalato quando è partito. (p. 34) *Non c'era un'anima ad ascoltarlo perché nessuno ascolta un [[vagabondo]] tutti i vagabondi si parlano addosso cazzeggiando a vanvera e non si riesce a capire un tubo – parlano tutti insieme e fanno un sacco di confusione. (p. 64) *E quando passammo il [[Canale di Panama]] io non potei staccare gli occhi dai verdi alberi e piante esotiche, palme, capanne, tizi in capppelli di paglia, il caldo fango tropicale color marrone scuro lungo le rive del Canale (con il Sudamerica proprio al di là della palude in Colombia) ma gli ufficiali gridavano: "Dài, per Dio, non hai mai visto il Canale di Panama prima, dove cavolo è il pranzo?" (p. 93) *''Bickford'' è il più grande palcoscenico di [[Times Square]] – molta gente ha vagabondato qua intorno per anni uomini e ragazzi cercando Dio sa che cosa, forse qualche angelo di Times Square che volesse fare dell'intera grossa stanza la propria casa, la vecchia fattoria – la civiltà ne ha bisogno. – Che si può fare a Times Square? Godersela tutta. – La più grande città che il mondo abbia mai visto. Su Marte c'è una Times Square? Che cosa potrebbe fare il Fluido Mortale<ref>Qui Kerouac si riferisce alla creatura gelatinosa protagonista del film di fantascienza ''[[The Blob]]'' (''Fluido Mortale'' nell'edizione italiana), di Irvin S. Yeaworth, apparso nel 1958. (N.d.T.)</ref> in Times Square? O San Francesco? (p. 102) *Poi arrivò l'autobus e attraversammo [[Arles]] ed ora vidi i pomeridiani agitati alberi di [[Van Gogh]] nel maestrale impetuoso, i filari di cipressi che si piegano, gialli tulipani dentro vasi sulle finestre, un grande caffè all'aperto con una tenda enorme e la durata luce del sole. – Vidi, capii Van Gogh, brulli costoni sullo sfondo... (p. 139) *E poi nei vicoli di pavé di [[Avignone]] (città di polvere), vicoli più sporchi dei sobborghi del Messico (come le strade del New England vicine allo scarico dei rifiuti negli anni '30), con scarpe di donne che corrono nei canaletti di scolo insieme a medievali acque di scarico, e lungo tutto il muro di pietra laceri ragazzini giocano in turbini di polvere di maestrale, sufficiente a far lacrimare Van Gogh. (p. 139) *E il famoso tanto decantato ponte di Avignone, di pietra, mezzo andato ora nella accorrente primavera del Rodano, con castelli medievali circondati da mura sulle colline all'orizzonte (adesso per i turisti, una volta il castello baronale sostenitore della città). (pp. 139-140) *Giovani delinquenti si nascondono nella polvere del pomeriggio domenicale sotto i muri di Avignone fumando cicche proibite, ragazze di tredici anni sorridono stupidamente sui tacchi alti, e per la strada un bambino che gioca nel canale di scarico con lo scheletro di una bambola, battendo sul sedere capovolto come se fosse un tamburo. – Vecchie cattedrali nei vicoli della città, vecchie chiese oramai solo reliquie diroccate. (p. 140) *In nessuna parte del mondo c'è una domenica pomeriggio triste come questa con il maestrale che soffia sulle strade di pavé della povera vecchia Avignone. Quando mi misi a sedere in un caffé sul corso a leggere i giornali, capii il lamento dei poeti francesi sul provincialismo, il triste provincialismo che rese folli [[Flaubert]] e [[Rimbaud]] e ispirò la musa di [[Balzac]]. (p. 140) *Girovagai un po', cominciò a cadere il nevischio su Pigalle, all'improvviso a Rochechouart uscì fuori il sole e scoprii [[Montmartre]]. – Ora seppi dove avrei vissuto se fossi tornato a Parigi. – Giostre per i bambini, mercati meravigliosi, bancarelle di antipasti, negozi con botti di vino, caffè ai piedi della bianca meravigliosa basilica del Sacro Cuore, file di donne e bambini che aspettano i caldi ''krapfen'' tedeschi con dentro fresca marmellata normanna. – Ragazze bellissime che tornano a casa dalla scuola parrocchiale. – Un posto per sposarsi e mettere su famiglia. (pp. 143-144) *La [[Basilica del Sacro Cuore|Basilica del Sacro Cuore di Gesù]] è meravigliosa, forse a suo modo una delle più belle chiese (se si ha un'anima rococò come la mia): croci rosso sangue sulle vetrate istoriate con il sole che da occidente inonda con raggi dorati le opposte bizzarre e tristi immagini bizantine raffiguranti altre sagrestie – normali bagni di sangue nel mare blu – e tutte quelle povere tristi placche commemorative della ricostruzione della chiesa dopo il sacco di Bismarck. (p. 144) *Perché qualcuno dovrebbe dipingere dopo [[Rembrandt]], a meno che non sia Van Gogh? ''Il filosofo in meditazione'' era il mio favorito per le sue luci e ombre beethoveniane, mi piaceva anche l' ''Eremita che legge'' con la sua dolce vecchia fronte, e ''[[San Matteo e l'angelo (Rembrandt)|S. Matteo ispirato dall'Angelo]]'' era un miracolo – le pennellate marcate e la goccia di rosso sul labbro inferiore dell'angelo e le stesse ruvide mani del santo in procinto di scrivere il Vangelo... ah miracoloso anche il velo dell'angelo incompreso, fumo sul braccio sinistro dell'angelo che si allontana da [[Tobia]]. – Che puoi fare? (p. 146) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Il Dottor Sax''=== L'altra notte ho sognato che mi trovavo seduto sul marciapiede di Moody Street, Pawtucketville, Lowell, Massachusetts, con carta e matita in mano e mi dicevo: "Descrivi l'asfalto grinzoso di questo marciapiede, e anche i paletti di ferro dell'Istituto Tessile, oppure il portone dove Lousy e tu e G.J. vi mettete sempre a sedere, e non soffermarti a pensare alle parole quando ti fermi, soffermati solo per immaginare meglio la scena – e lascia vagare libera la mente in questa storia". Poco prima venivo giù dalla discesa fra Gershom Avenue e quella strada spettrale dove una volta abitava Billy Artaud, verso il negozio all'angolo della Blezan, dove la domenica, dopo la messa, vanno a mettersi i giovanotti vestiti a festa, a fumare, a sputare, e Leo Martin dice a Sonny Alberge o a Joe Plouffe: "''Eh, batêge, ya faite un gran sarman s'foi icite''" (Corpo di Bacco, l'ha fatta lunga la predica stavolta) e Joe Plouffe, prognato, basso, dalla falcata posente, sputa sui grossi ciottoli del selciato della Gershom e tira dritto senza commenti verso casa per la prima colazione (viveva con le sorelle, i fratelli e la madre perché il vecchio li aveva buttati fuori tutti – "Lasciatemi sciogliere le ossa in questa pioggia!" – per vivere un'esistenza da eremita nell'oscurità della sua notte – vecchio taccagno cisposo lacrimoso scorfano del quartiere). Il dottor Sax lo vidi la prima volta quando era ancora giovane, nella mia prima infanzia cattolica di Centralville: morti, funerali, la macabra atmosfera, la tenebrosa figura nell'angolo quando guardi la bara del morto nel doloroso salotto della casa aperta con un'orribile ghirlanda purpurea sulla porta. ===''La città e la metropoli''=== La città è Galloway. Il fiume [[Merrimack|Merrimac]], largo e placido, scorre giù dalle colline del New Hampshire, verso Gallaway, per incresparsi alla cascata dove si spezzetta in schiuma contro la roccia, poi scorre spumeggiando sopra alcuni antichi pietroni verso un posto che lo vede improvvisamente girare in un grande e pacifico bacino. Ora il fiume continua a scorrere, fiancheggiando la cittadina verso posti conosciuti come Lawrence e Havrhill, attraverso una boscosa vallata, e avanti fin verso il mare a Plum Island, dove il fiume finisce per perdersi in un'infinità di acque. Da qualche parte molto al nord di Galloway, vicino al Canada, c'è il corso superiore del fiume continuamente nutrito e riempito da inesauribili fonti di inspiegabili origini. Il ragazzino di Galloway siede sulle sponde del Merrimac e considera questi fatti misteriosi. Nella notte brumosa di marzo, echeggiante di suoni selvaggi, il piccolo Mickey Martin s'inginocchia di fronte alla finestra della sua cameretta e ascolta il fluire del fiume, il distante abbaiare dei cani, il tuonante mormorio della cascata, e medita sulle fonti perenni della sua vita avvolta di misteri. ===''Vanità di Duluoz''=== D'accordo moglie, forse io sono proprio quel gran disastro che dici, ma dopo che ti avrò incominciato a recitare tutti i guai che ho dovuto attraversare per tirare avanti appena appena, in America fra il 1935 e più o meno adesso, il 1967, e anche se so che proprio tutti al mondo hanno avuto i loro guai e disastri, capirai che la mia particolare forma di angoscia e tormento mi viene dall'essere stato troppo sensibile a tutte le teste di cavolo con cui ho avuto a che fare, e soltanto per potere essere una stella della palla ovale alle scuole superiori, e poi uno studente universitario che serviva caffè e lavava piatti, e nella mischia fino alle ore buie e leggendo l<nowiki>'</nowiki>''Iliade'' di Omero in tre giorni tutto d'un fiato, e finalmente da ultimo, Signore aiutami tu, uno SCRITTORE il cui stesso «successo», lungi dall'essere un felice trionfo come i passati, è il segno del fato In Persona. (In quanto al fatto che nessuno ama i miei lunghi sfoghi verbali e le lineette, userò una punteggiatura regolare a uopo delle nuove generazioni illetterate.)<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Visioni di Gerard''=== Nel 1917 nasceva Gerard Duluoz, un bimbetto malaticcio con un cuore reumatico e varie altre complicazioni che ne fecero un malato per buona parte della sua vita, chiusasi nel luglio 1926, all'età di nove anni, mentre al suo capezzale le suore della scuola parrocchiale di St. Louis de France raccoglievano le sue ultime parole, dopo aver udito le sue stupefacenti rivelazioni sul paradiso, pronunciate nell'ora di catechismo per la semplice ragione che toccava a lui parlare— Quel santo di Gerard, dal volto puro e sereno, con quella sua espressione dolorosa e quel patetico velo di capelli morbidi che gli ricadeva sulla fronte e veniva spazzato via dalla mano sugli occhi seri, azzurri— Nessun anatema, nessuna maledizione scaglierei più contro questa mia dannata terra, ma solo implorazioni, se potessi decidermi a lasciar libero di fuggire da me il suo volto radicato nel mio ricordo. ==Citazioni su Jack Kerouac== *Al di là della riuscita letteraria, a dispetto della moda e delle sue contraddizioni, l'autore di ''Sulla strada'' ha rappresentato per almeno due decenni un segmento consistente delle nuove generazioni americane sostenendo con aggressività e una partecipazione tra parossistica ed estatica la parte ingrata di chi dice tormentosamente di no, a costo di rimanere prigioniero. ([[Claudio Gorlier]]) *Jack Kerouac, nuovo [[Buddha]] della prosa americana. ([[Allen Ginsberg]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Jack Kerouac, ''Angeli di desolazione'', traduzione di Magda de Cristofaro, Mondadori, 1998. *Jack Kerouac, ''Angeli di desolazione'', traduzione di Magda Maldini de Cristofaro, Mondadori, 2016. *Jack Kerouac, ''Big Sur'', traduzione di B. Oddera, Mondadori, 1998. *Jack Kerouac, ''I sotterranei'', Feltrinelli, traduzione di Anonimo, prefazione di Henry Miller, introduzione di Fernanda Pivano, Milano 1992. *Jack Kerouac, ''I vagabondi del Dharma'', traduzione di Magda de Cristofaro, Mondadori, 2006. *Jack Kerouac, ''Il Dottor Sax'', traduzione di Magda de Cristofaro, Mondadori, 2007. *Jack Kerouac, ''Il grande libro degli haiku'', a cura di I. Starace, Castelvecchi, 2005. *Jack Kerouac, ''Il libro degli haiku'', traduzione di Silvia Rota Sperti, Mondadori, Milano. *Jack Kerouac, ''Libro dei sogni'' (''Book of dreams''), traduzione di Vincenzo Mantovani, Sugarco Edizioni, Milano, 1991. *Jack Kerouac, ''Maggie Cassidy'', traduzione di Monica Luciano, Mondadori, Milano, 2003. *Jack Kerouac, ''Sulla strada'', traduzione di Magda de Cristofaro, Arnoldo Mondadori Editore, 1995. *Jack Kerouac, ''[https://books.google.it/books?id=uhOCBYN-3TAC Sulla strada]'', traduzione di Marisa Caramella, postfazione di [[Fernanda Pivano]], Mondadori, 2010. ISBN 8852014004 *Jack Kerouac, ''Tristessa'', traduzione di Ugo Carrega, Sugarco Edizioni, Milano, 1960. *Jack Kerouac, ''Un mondo battuto dal vento'', traduzione di Sara Villa, Mondadori, Milano, 2006. *Jack Kerouac, ''Viaggiatore solitario'', traduzione di Alessandro Gebbia e Sergio Duichin, Arcana Editrice, Milano, 1979. ISBN 88-7966-039-X *Jack Kerouac, ''Visioni di Gerard'', traduzione di Magda de Cristofaro, Mondadori, Milano, 1980. ==Voci correlate== *[[Beat Generation]] *[[Gregory Corso]] *[[Allen Ginsberg]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|La città e la metropoli||1950}} {{Pedia|Sulla strada||1957}} {{Pedia|I sotterranei||1958}} {{Pedia|I vagabondi del Dharma||1958}} {{Pedia|Maggie Cassidy||1959}} {{Pedia|Il dottor Sax||1959}} {{Pedia|Tristessa||1960}} {{Pedia|Viaggiatore solitario||1960}} {{Pedia|Big Sur (romanzo)|''Big Sur''|1962}} {{Pedia|Angeli di desolazione||1965}} {{DEFAULTSORT:Kerouac, Jack}} [[Categoria:Poeti statunitensi]] [[Categoria:Scrittori statunitensi]] al1yh0q7ro9kw4xujco2485l1atac2i Rainer Maria Rilke 0 3354 1409550 1315360 2026-04-05T14:59:41Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409550 wikitext text/x-wiki [[file:Rainer Maria Rilke 1900.jpg|thumb|160px|{{PAGENAME}} (1900)]] {{indicedx}} '''René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke''' (1875 – 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. ==Citazioni di Rainer Maria Rilke== {{vedi anche|Incontro con Rilke}} *A [[Viareggio]] era domenica. Le ragazze dei miei ''Mädchenlieder'' andavano in fila, tenendosi a braccetto, in mezzo alle larghe strade. Pescatori sedevano davanti alle osterie e cantavano. Dovunque era il fruscio del mare, la presenza del grande mare sublime, udibile dovunque, penetrante anche entro la più piccola parola che fosse pronunciata, intrecciata anche al più piccolo silenzio.<ref>Citato in [[Bonaventura Tecchi]], ''Scrittori tedeschi moderni'', Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1959, [https://books.google.it/books?id=o9wMnnq95CEC&lpg=PP1&dq=&pg=PA38#v=onepage&q&f=false p. 38].</ref> *Accetta dunque, mia cara mamma, un bacio con tutto il cuore nella solenne ora di [[Natale]], la più pacata dell'anno, la più misteriosa, in cui i desideri ancora ignari si tendono fino all'estremo e vengono per prodigio esauditi: trascorrila nel profondo, grande raccoglimento del Tuo cuore, abbandona ogni dubbio e incomprensione: in quest'ora abbiamo un posticino dentro di noi dove siamo semplicemente bambini, che attende e sta là, fiducioso e mai confuso, nel suo diritto a una grande gioia: questo è il Natale.<ref>Da ''Lettere di Natale alla madre, 1900-1925''; citato in Aa.Vv., ''Pensieri di Natale'', a cura di Luigi La Rosa, BUR, Milano, 2005, p. 46. ISBN 88-17-00896-6</ref> *[...] ancora una volta siamo in mezzo alle tempeste, che spingono la primavera fra la folla numerosa che ormai appartiene a [[Capri]]. Strana è stata la notte dell'equinozio di primavera, una notte di luna con innumerevoli ombre di foglie messe in fuga sui sentieri (fatti di luce bianca). Il profumo delle violaciocche non aveva pace sopra i fiori e si ritrovava d'improvviso su cespugli tutti diversi, ai quali non apparteneva, e tutti gli alberi duri, preparati al vento di mare, si facevano di nuovo sentire con la loro durezza, quando le foglie si voltavano e sbattevano l'una contro l'altra. Ma il vento (lo si vedeva) non arrivava più così in alto nella notte, ormai era solo un fiume di vento, una strada di vento, sopra la quale stava immoto, profondo e silenzioso, un cielo in fiore, cielo di primavera con grandi stelle solitarie e aperte.<ref>Dalla lettera a Clara Westhoff del 25 marzo 1907. Citato in ''Poesie'', vol I (1895-1908), a cura di Giuliano Baioni, commento di Andreina Lavagetto, introduzioni, commenti e note di Andreina Lavagetto, traduzione di Anna Maria Carpi (''Prime poesie'', ''Le poesie giovanili'', ''Canzone d'amore e di morte dell'alfiere Cristoph Rilke''), Cesare Lievi (''Il libro d'ore''), Giacomo Cacciapaglia (''Il libro delle immagini'', ''Nuove poesie''), Einaudi-Gallimard, Torino, 1994, p. 991. ISBN 88-446-0021-8</ref> *Devi cambiare vita. :''Du sollst dein Leben ändern''.<ref>Citato in [[George Steiner]], ''Una certa idea di Europa'', traduzione di Oliviero Ponte di Pino, Garzanti, Milano, 2006, pp. 17 sgg. ISBN 88-11-59777-3: "La caratteristica dei capolavori è che ''ci'' interrogano, ci impongono di reagire. L'antico busto di Apollo nel celebre poema di Rilke ce lo dice in termini chiari: «Du sollst dein Leben ändern». («Devi cambiare vita.»)"</ref> *Grande anima coraggiosa del [[cavallo a dondolo]], tu dondolio sulla bàttima del cuore fanciullesco, ch'eccitava l'aria della camera dei giochi tanto che si rovesciava come nei famosi campi di battaglia della terra, altera, autentica, quasi visibile anima. Come scotevi tu i muri, le crociere delle invetriate, gli orizzonti quotidiani, quasi già le tempeste del futuro battessero a quei labilissimi accordi, che potevano assumere nell'indugio dei pomeriggi qualcosa di tanto incrollabile. Ah! come trascinavi tu, anima del cavallo a dondolo, il tuo cavaliere, nell'irrefrenabile eroico, dove si periva ardenti e gloriosi col più terribile scompiglio nelle chiome.<ref>Da ''Bambole'', in Rainer Maria Rilke, [[Charles Baudelaire]] e [[Heinrich von Kleist]], ''Bambole, giocattoli e marionette'', a cura di Leone Traverso, Passigli Editore, 1998, p. 31. ISBN 88-368-0577-9</ref> *In questi giorni scrivendo alcune piccole note sulle nostre Bambole d'infanzia, quanto mi avrebbe giovato salire un attimo da voi<ref>La contessa P.d.V. che era solita ospitare Rilke nei suoi soggiorni a Venezia. {{cfr}}''Bambole, giocattoli e marionette'', a cura di Leone Traverso, nota a p. 8.</ref> per sapere ciò che voi ne rammentate. Sono giunto a concludere pressappoco che erano creature ben mediocri, queste infelici Bambole, che restavano inerti ed imperturbabili mentre noi ci sfinivamo in manifestazioni d'affetto. Non è sorprendente che noi ci troviamo condannati ad imparare l'esistenza del nostro calore in un commercio così sterile, che noi diamo le primizie dei nostri più teneri sforzi a dei semi-esseri, anzi delle semi-cose che ostentano l'indifferenza più crudele, la più ostinata – l'eterna indifferenza. Poiché mentre si è estasiati di interpretare i due ruoli, di essere l'amore in due, quello che parla e quello che risponde, ci devono essere stati momenti in cui noi ci interrompevamo in questo gioco sdoppiato, per restare un secondo come sorpresi di questa vita parsimoniosa che vi lascia fare tutto permettendo al nostro partner una tale abbondanza di non sentire niente.<br/> Io mi domando se alcuni non rechino, impresso nella loro materia fondamentale, lungo tutta la vita il sospetto di non poter essere amati, a causa delle esperienze d'insormontabile freddezza che le loro bambole avevano fatto subire ad essi un tempo?...<ref>Da una lettera di Rilke alla contessa P.d.V. dell'11 febbraio 1914 da Parigi; citata da [[Leone Traverso]] nella prefazione di Rainer Maria Rilke, [[Charles Baudelaire]] e [[Heinrich von Kleist]], ''Bambole, giocattoli e marionette'', nota 1, pp. 8-9.</ref> :''Ces jours-ci écrivant quelques petites notes sur nos Poupées d'enfance, combien de bien ça m'aurait fait, de monter un instant chez vous pour savoir ce que vous vous en souvenez. Je suis parvenu à peu prés à conclure que c'étaient des créatures bien médiocres, ces malheureuses Poupées, qui restaient inertes et imperturbables pendant que nous nous épuisions en marques d'affection. N'est-il pas étonnant que nous nous trouvons condannée à apprendre l'existence de notre chaleur dans un commerce aussi stérile, que nous donnons les primices de nos plus tendres efforts à des demi-êtres, voire à des demi-choses, qui affichent l'indifférence la plus cruelle, la plus obstinée − l'éternelle indifférence. Car tout en étant ravis de jouer les deux rôles, d'être l'amour en deux, celui qui parle et celui qui répond, il doit y avoir eu des moments où nous nous interrompîmes à ce-jeu doublé, pour rester une seconde comme étonnés de cette vie parsimonieuse qui vous laisse tout faire en permettant à notre partenaire une telle abondance de ne rien sentir. <br/> Je me demande si quelques personnes n'emportent pas, imprimé dans leur matière fondamentale, par toute la vie le soupçon de ne pas pouvoir être aimées, à cause des experiences d'insurmontable froideur que leurs poupées autrefois leur avaient fait soubir?...'' *La bellezza appare come il primo bene del [[principe]], il suo più imponente diritto.<ref>Citato in ''I luoghi dell'arte'', vol. 1.</ref> *La [[celebrità (qualità)|celebrità]] è solo la summa di tutti i [[malinteso|malintesi]] che si radunano attorno a un nome nuovo.<ref>Da ''Auguste Rodin'', in ''Tutti gli scritti sull'arte e sulla letteratura'', p. 641.</ref> *La natura, le cose del nostro ambiente e uso, sono provvisorie, caduche; ma esse sono, finché noi siamo qui, ''nostro'' possesso e nostra amicizia, partecipi della nostra miseria e allegrezza, come sono già state le confidenti dei nostri antenati. Così si deve non solo non calunniare e avvilire tutto quanto qui esiste, ma appunto per la sua provvisorietà, che esso divide con noi, devono queste apparizioni e cose esser afferrate da noi in un'intimissima comprensione e trasformate. Trasformate? Sì, perché il nostro compito è di imprimerci questa precaria caduca terra così profondamente così dolorosamente e appassionatamente, che la sua essenza in noi risorga «invisibile». ''Noi siamo le api dell'Invisibile''.<ref>Dalla ''Lettera al Sig. Witold von Hulewicz a proposito delle ''Elegie duinesi'' '', timbro postale di Sierre, 13 novembre 1925. In ''Elegie duinesi'', introduzione e traduzione di [[Leone Traverso]], Vallecchi, Firenze 1959, p. 149.</ref> *[...] Le cose dell'[[arte]] sono sempre risultato dell'essere stati in pericolo, dell'essere andati in fondo a un'esperienza, in un luogo oltre il quale nessuno può andare.<ref>Dalla ''Lettera a Clara Westhof'' del 24 giugno 1907. Citato in ''Poesie'', vol I , Einaudi-Gallimard, p. 944.</ref> :[...] ''Kunstdinge sind ja immer Ergebnisse des In-Gefahr-gewesen-Seins, des in Einer Erfahrung Bins-ans-Ende-gegangen-Seins, bis wo kein mensch mehr weiter kann.''<ref>{{de}} Da ''Über Dichtung und Kunst. {{small|Edition und Nachwort von Hartmut Engelhardt.}}'', Suhrkamp, Francoforte sul Meno, 1974, [https://books.google.it/books?hl=it&id=Y2tcAAAAMAAJ&dq=Kunstdinge+sind+ja+immer+Ergebnisse+des+In-Gefahr-gewesen-Seins%2C+des+in+einer+Erfahrung+...+dieses+%C3%84u%C3%9Ferste+nicht+vor+dem+Eingang+in+das+Kunstwerk+auszusprechen%2C&focus=searchwithinvolume&q=+Ergebnisse+ p. 39].</ref> *Mi figuro che perfino chi gli sia vicino, premuto, per così dire, contro lastre di vetro, avverte queste vedute e queste intenzioni come uno che ne sia escluso; infatti le esperienze di Trakl si svolgono come in visioni riflesse ed empiono tutto il suo spazio che è inaccessibile. (Chi sarà stato mai?). (da una lettera di Rilke a Ludwig von Ficker, mecenate di [[Georg Trakl|Trakl]], 1915<ref>Citato in Georg Trakl ''Poesie'', introduzione, traduzione e note di [[Ervino Pocar]], Rizzoli, Milano, 1974, p. 154.</ref>) *[[Nascita|Nasciamo]], per così dire provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.<ref>Da ''Lettere milanesi'', 1956 (postume). Citato in [[Robert Musil]], ''L'uomo tedesco come sintomo'', traduzione di Antonello Scicchitano, Polimnia Digital Editions, Sacile (PN), [https://books.google.it/books?id=aQxNDwAAQBAJ&lpg=PA59&dq=&pg=PA59#v=onepage&q&f=false nota 13 p. 59]. ISBN 978-88-99193-04-1</ref> *[...] nessun paesaggio può essere più greco, nessun mare più saturo di antiche vastità di quanto non lo siano la terra e il mare che mi si offrono alla vista e ai sensi andando verso [[Anacapri]]. Là è la [[Grecia]], senza le cose d'arte del mondo greco, ma quasi come subito prima del loro nascere. Lassù stanno i pendii pietrosi, come se tutto dovesse ancora accadere, come se dovessero ancora sorgere gli dei che la Grecia evocò nei suoi eccessi di brivido e di bellezza.<ref>Dalla lettera a Clara Westhoff del 1 marzo 1907. Citato in ''Poesie'', vol I , Einaudi-Gallimard, p. 959.</ref> *[...] non appena un [[artista]] ha trovato il centro vivente della sua attività, nulla è così importante per lui come tenersi in esso e da esso (che è anche il centro della natura e del suo mondo) non allontanarsi mai oltre il confine della parete interiore della sua opera che ha fatto emergere silenziosamente e costantemente; il suo luogo non è, ''non è mai'', nemmeno per un attimo, accanto allo spettatore o al critico.<ref>Da ''Lettera a Robert Heinz Heygrodt'', Château de Muzot, 24 dicembre 1921. Da ''Verso l'estremo. {{small|Lettere su Cézanne e sull'arte come destino}}'', a cura di [[Franco Rella]], Pendragon, Bologna, 2007, [https://books.google.it/books?id=vcb3NNknpTwC&lpg=PA99&dq=&pg=PA99#v=onepage&q&f=false p.99]. ISBN 9788883425530</ref> *{{NDR|[[Ultime parole]]}} Oh vita, vita, poter uscire.<ref>Citato in [[Umberto Veronesi]], ''L'ombra e la luce: La mia lotta contro il male'', Einaudi, Torino, 2008, p. 83. ISBN 978-88-06-19501-0</ref> *''Ondava nel volto dell'amata | il mondo; ma d'improvviso è sparso: | fuori è il mondo, il mondo non s'afferra. | Perché, sollevandolo non bevvi | io dal pieno, dall'amato volto | odoroso alla mia bocca il mondo? | Ah, io bevvi. Come a perdifiato | bevvi! Ma, di troppo mondo io stesso | colmo, mentre {{sic|bevo}}, traboccai.''<ref>Citato in [[Leone Traverso]], ''Sul "Torquato Tasso" di Goethe e altre note di letteratura tedesca''. Pubblicazioni dell'Università di Urbino, serie di Lettere e Filosofia, vol. XIX, Argalìa Editore, Urbino, 1964, p. 281.</ref> *''Respirano lievi gli altissimi [[abete|abeti]] | racchiusi nel manto di [[neve]]. | Più morbido e folto quel bianco splendore | riveste ogni ramo via via. | Le candide strade si fanno più zitte, | le stanze raccolte più intente''.<ref>Da ''Liriche e prose'', Sansoni.</ref> *''[[Rosa]], oh pura contraddizione, gioia | di non essere il sonno di nessuno sotto tante | palpebre.''<ref>Versi composti da Rilke come suo epitaffio. Citato nella prefazione a ''Poesie francesi'', p. 10.</ref> *''Signore: è tempo. Grande era l'arsura. | Deponi l'ombra sulle meridiane, | libera il vento sopra la pianura. || Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo; | concedi ancora un giorno di tepore, | che il frutto giunga a maturare, e spremi | nel grave vino l'ultimo sapore. || Chi non ha casa adesso, non l'avrà. | Chi è solo a lungo solo dovrà stare, | leggere nelle veglie, e lunghi fogli | scrivere, e incerto sulle vie tornare | dove nell'aria fluttuano le foglie.'' (''Giorno d'[[autunno]]'', ''Il libro delle immagini'', <ref>In Einaudi 1984, p. 19.</ref>) *Ti ricordi ancora di [[Roma]], cara Lou? Com'è nella tua memoria? Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall'altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue [[notte|notti]], così lunghe, silenziose e colme di stelle.<ref>Dalla lettera a [[Lou von Salomé|Lou Salomé]], 3 novembre 1903. Citato in Piera Mattei, ''I Poeti e la Città'', traduzione di Piera Mattei, Il Bisonte, Firenze, 2009, [https://books.google.it/books?id=35hrtXKV7W4C&lpg=PA36&dq=&pg=PA36#v=onepage&q&f=false p. 36].</ref> *Un buon [[matrimonio]] è quello in cui ciascuno dei due nomina l'altro custode della sua solitudine.<ref>Da ''Lettere''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Un'[[leucemia|alterazione poco nota]] delle cellule del sangue diventa il punto di partenza dei più crudeli dei fenomeni, diffusi in tutto il corpo. Ed io, che non sono mai riuscito a guardarlo dritto in faccia, imparo ad adattarmi allo smisurato dolore anonimo.<ref>Dalla lettera a [[Rudolf Kassner]] del 15 novembre 1926. Citato in Claude Aveline, ''Le parole della fine'', traduzione di Claudia Liberale; in ''[https://www.carteggiletterari.it/2015/09/24/le-parole-della-fine-a-cura-di-laura-liberale-e-giovanna-zulian-rainer-maria-rilke/ Le parole della fine – a cura di Laura Liberale e Giovanna Zulian – Rainer Maria Rilke]'', ''carteggiletterari.it'', 24 settembre 2015.</ref> ==''Diario di Parigi (1902)''== *I viali, non spazzati, affondati nelle foglie. Foglie di [[pioppo]] viola scuro, chiare di [[castagno]], colore del miele, e sopra alcune foglie di castagno grandissime, intatte, dorate. (29 ottobre, p. 18) *Jardin des plantes. Il [[cedro del Libano]]. È come un sogno. Immagina un albero molto grande. In alto il tronco si divide in altri grandi tronchi che si protendono in torsioni stranamente vigorose verso tutti i punti cardinali e hanno all'estremità piatti fasci di rami che si tendono orizzontalmente come mani piatte. Cosí questi rami stanno gli uni sotto gli altri e in alto attorno all'albero e assomigliano a quelle nuvole serali piatte e allungate che a volte, quando il sole è tramontato, stanno profonde contro il cielo che si spegne. (5 novembre, p. 25) *La sera ho letto la [[Bibbia]], Levitico. E George Rodenbach. Poi, sfogliando i libri su [[Auguste Rodin|Rodin]], sono andato a dormire presto. Mi è venuto in mente: la brutalità contro il silenzio insita nella prima parola. L'immenso peso della prima parola. Quando la dirò? – I Greci avevano una bellezza leggera, ma la bellezza diventa sempre più pesante! (12 novembre, p. 32) ==''Elegie duinesi''== *''Chi mai, s'io grido, m'udrà delle schiere celesti? | E d'improvviso un [[angelo]] contro il suo cuore m'afferri, – | io svanirei di quel soffio più forte. Ché il [[bellezza|bello]] | è solo l'inizio del tremendo, che noi sopportiamo, | ancora ammirati perché sicuro disdegna | di sgretolarci. Sono gli angeli tutti tremendi''.<ref>Da ''Prima elegia'', 1959, p. 39.</ref> *''Scendesse ora l'arcangelo, il pericoloso, dagli astri | solo un passo a noi incontro: – battendo | alto abbatte noi il nostro cuore. Chi siete? || Primi perfetti, favoriti voi del creato, | gioghi di colli, crinali all'aurora purpurei | dell'universo novello – polline della fiorente | divinità, voi membra della luce, scale, ànditi, troni | spazi d'essere, scudi voi di delizia, tumulti | di tempestoso tripudio e d'improvviso | specchi voi, solitari, cui la scaturita bellezza | rifluendo perenne ripullula nel proprio viso.''<ref>Da ''Seconda elegia'', 1959, p. 51.</ref> *''Ma di', chi sono quei randagi eterni, | quei fuggitivi un poco più di noi, | che assilla e torce - e non si sa perché - | sin dall'infanzia prima, | un volere implacabile e tremendo?''<ref>Da ''Quinta elegia'', 1942, p. 395.</ref> *La nostra vita passa trasformandosi.<ref>Da ''Settima elegia'', 2014, v. 53.</ref> *''La creatura è tutta una pupilla | sull'Aperto. Ma noi come riversi | abbiamo gli occhi e tesi come reti | intorno al suo libero varco. A noi | quanto esiste nel mondo si rivela | solo nel calmo volto d'animali; | poi che il fanciullo tenero volgiamo | noi indietro a riguardare le figure, | non l'Aperto, profondo nella faccia | dell'animale. Libero da morte. | La morte solo noi vediamo; | sempre ha l'animale dietro a sé la fine | e a sé davanti Iddio: nel suo cammino | va, come vanno i fonti, nell'eterno.''<ref>Da ''Ottava elegia'', 1959, p. 115.</ref> *''Così viviamo ed è sempre un addio.''<ref>Da ''Ottava elegia'', 2014.</ref> *'' ''Qui'' siamo noi forse per dire: casa, | ponte, fontana, porta, mandorlo, brocca, finestra, | al più: colonna, torre... ma ''dire'', | oh ''così'' dire come le cose stesse nell'intimo | mai s'immaginarono. Forse non è l'astuzia segreta | di questa muta terra, quando gli amanti sì preme, | che ogni cosa, nell'animo loro, ogni cosa s'incanta? || Soglia: che è mai per due | innamorati consumare anche un poco | la vecchia soglia di casa, dopo i molti di prima, | anch'essi, e prima di quanti verranno poi, lievemente. || ''Qui'' delle cose ''dicibili'' è il tempo, è ''qui'' la patria.''<ref>Da ''Nona elegia'', 1959, p. 125.</ref> *''Ma se in noi destano un simbolo, i [[morte|morti]] senza mai fine | ai penduli amenti del vuoto avellano | essi accennano, o forse alla pioggia | che nella terra buia precipita di primavera. || E noi, che pensiamo a una felicità ''saliente'', | il tremito commoverebbe, | che quasi ci abbatte, | se ''cade'' un evento felice.''<ref>Da ''Decima elegia'', 1959, p. 143.</ref> ==''I quaderni di Malte Laurids Brigge''== ===[[Incipit]]=== Pare che la gente venga qui per vivere. Io direi, piuttosto, che qui si muore<ref>Quest'''incipit'' si ispira probabilmente a una sentenza della ''Religio Medici'' (1642) di [[Thomas Browne]]: «Il mondo io lo considero un ospedale, non una locanda; un posto per morire, non per viverci».</ref>.<br> {{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}} ===Citazioni=== *Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada. (1988, pp 2-3) *L'ho già detto? Io imparo a vedere. Sì, incomincio. Va ancora male. Ma voglio mettere a profitto il mio tempo.<br>Non mi era mai capitato di accorgermi, per esempio, di quanti volti ci siano. C'è un'infinità di uomini, ma i volti sono ancor più numerosi poiché ciascuno ne ha più d'uno. (1988, p. 3) *Oggi chi dà ancora valore a una morte ben fatta? Nessuno. (1988, p. 5) *Una volta si sapeva (o si sospettava, forse) di avere ''in'' sé la morte come il frutto ha il nocciolo. I bambini ne avevano una piccola in sé e gli adulti una grossa. Le donne l'avevano nel grembo e gli uomini nel petto. La si ''aveva'', e questo dava a ciascuno una speciale dignità e un silenzioso orgoglio. (1988, p. 6) *E quale bellezza malinconica nelle donne, quand'erano gravide e si reggevano in piedi, e nel loro grosso ventre, su cui giacevano d'istinto le mani esili, c'erano ''due'' frutti: un bambino e una morte. Il loro sorriso denso e quasi nutriente nel volto svuotato non scaturiva forse dal loro capire, talvolta, che i due frutti crescevano insieme? (1988, p. 11) *Proprio non posso impedirmi di dormire con la finestra aperta. Attraverso la camera si precipitano scampanellando tram elettrici. Automobili mi corrono sopra. L'urto di una porta. (1966, p. 9) *Ma non voglio più scrivere [[lettera|lettere]]. Dire a qualcuno che cambio: perché? Se cambio, non sono più quello di prima, sono qualcosa di diverso da quello che ero: è evidente, così, che non ho più conoscenti. E come scrivere a estranei, a gente che non mi conosce? (1966, p. 10) *È possibile che ci sia gente che dice «[[Dio]]» e pensa a qualcosa che apparterrebbe a tutti? (1988, p. 17) *Oh, ma come si sta bene tra uomini che [[lettura|leggono]]! Perché non sono sempre così? (1988, p. 28) *Non mi sono ancora abituato affatto a stare in questo mondo, che mi sembra buono. Cosa sarebbe di me in un altro? Resterei tanto volentieri tra i significati che mi sono divenuti cari, e se qualcosa deve mutare, vorrei almeno poter vivere tra i cani, che hanno un mondo parente del nostro e le medesime cose.<br>Ancora per un poco posso scrivere e dire tutto. Ma verrà il giorno in cui la mia mano sarà lontana da me, e quando le ordinerò di scrivere, scriverà parole che non volevo. (1988, p. 39) *{{NDR|[[Ludwig van Beethoven|Beethoven]]}} La tua musica: avrebbe dovuto avvolgere il mondo; non noi. Ti avrebbero costruito un pianoforte nella Tebaide; e un angelo ti avrebbe condotto dinanzi allo strumento solitario, attraverso le catene di montagne desertiche in cui riposano re ed etere e anacoreti. E si sarebbe di nuovo slanciato in alto, via, timoroso che tu cominciassi. E allora saresti fluito, o Scorrente, non udito da alcuno; per restituire all'universo ciò che solo l'universo sopporta. I beduini sarebbero fuggiti superstiziosi, lontano; ma i mercanti si sarebbero gettati a terra al limitare della tua musica, come se fossi tu la tempesta. Solo qualche leone si sarebbe aggirato intorno a te, la notte, atterrito di sé, minacciato dal suo sangue eccitato.<br>Chi potrà ora sottrarti a orecchie che sono avide? Chi caccerà dalle sale della musica i venali con il loro sterile udito che fornica ma non genera mai? sprizza un seme raggiante, e giocano con esso come puttane, o cade come il seme di Onan fra tutti mentre giacciono nei loro piaceri incompiuti.<br>Ma, o sovrano, se un udito vergineo giacesse con il tuo suono: morirebbe di beatitudine o concepirebbe l'infinito e il suo cervello fecondato dovrebbe scoppiare nel parto sonoro. (1988, pp. 59-60) *Imparai allora a conoscere la suggestione che può immediatamente derivare da un dato costume. Appena indossato uno di quegli abiti, dovevo confessarmi d'essere in suo potere; quello mi prescriveva movimenti, espressione del viso, persino idee; la mia mano, sulla quale cadevano e ricadevano le trine dei manichini, non era la mia solita mano, si muoveva come un'attrice, direi quasi che si osservava, per quanto esagerato possa sembrare. (1966, p. 72) *[...] non è proprio ciò che è più nostro quel che conosciamo di meno? A volte rifletto, come è sorto il cielo e la morte; così: abbiamo allontanato da noi ciò che di più prezioso era nostro, poiché prima avevamo ancora tante altre cose da fare e poiché presso di noi, occupati, non era al sicuro. Epoche sono trascorse, e ora ci siamo abituati a ciò che è più piccolo. Non riconosciamo più la nostra proprietà e inorridiamo dinanzi alla sua grandezza immensa. Non può essere così? (1988, p. 133) *Era un [[poeta]] e odiava il press'a poco [...] (1988, p. 133) *Essere [[amore|amati]] significa ardere e consumarsi. Amare è: illuminare con olio inesauribile. Divenire amati è passare, amare è durare.<ref>Scritto da Rilke in margine al manoscritto. {{cfr}} 1988, nota 1, p. 204</ref> (1988, p. 204) *Essere amati, è passare. Amare, è durare.<ref>Citato in Vincenzo Errante, ''Rilke: storia di un'anima e di una poesia'', Sansoni, 1947.</ref> *Fa bene dire ad alta voce: «Non è successo niente». Ancora: «Non è successo niente». Ma poi?<ref>Da ''I quaderni di Malte Laurids Brigge'', a cura di Giorgio Zampa, Adelphi, Milano, 2020. ISBN 9788845981326</ref> {{NDR|Rainer Maria Rilke, ''I quaderni di Malte Laurids Brigge'', traduzione di Furio Jesi, Garzanti, Milano 1974. ISBN 8811360870}} ==''Le storie del buon Dio''== *È sempre male per un [[maestro]] che i bambini sappiano d'un tratto una cosa non raccontata da lui. Il maestro deve essere, per così dire, l'unico buco della staccionata, traverso il quale si guarda nell'orto; ma se ci sono altri buchi, i bambini finiscono col passare ogni giorno da uno all'altro, per stancarsi alla fine di tutto quello che vedono.<ref>Da ''Perché il buon Dio vuole che esistano i poveri'', 1995, p. 26.</ref> *[...] l'abitudine alle [[Carta geografica|carte geografiche]] ha guastato la gente. Sulla carta tutto è piano e liscio, e quando quei signori hanno indicato i quattro punti cardinali, credono di avere fatto tutto. Ma un paese non è un atlante. Ci sono montagne e precipizi; e deve dunque urtare in qualche cosa, sia nel senso della profondità che in quello dell'altezza.<ref>Da ''Come il tradimento arrivò in Russia'', 1995, pp. 30-31.</ref> *Quello che noi avvertiamo come [[primavera]], Iddio vede trascorrere sulla terra come un fuggevole, lieve sorriso. Come se essa rammentasse qualche cosa che racconterà a tutti nell'estate, sino a quando non sarà divenuta più saggia nel grande silenzio dell'autunno, con cui si confida ai solitari.<ref>Da ''L'uomo che ascoltava le pietre'', 1995, p. 55.</ref> *Mi è sempre parso strano, fin da quando ero bambino, che gli uomini parlino della [[morte]] in modo diverso da quello usato per le altre cose, e questo soltanto perché nessuno ha mai rivelato quello che gli è accaduto dopo. Ma in che modo un morto può distinguersi da un uomo che diventa serio, che rinuncia al tempo e si chiude in sé, per riflettere calmo su un problema, la cui soluzione da tempo lo tormenta? Quando si sta in mezzo alla gente, non ci si rammenta neppure del Paternostro; come dunque è possibile ricordare un altro rapporto più oscuro, che forse trova la sua ragione non in parole ma in eventi? Bisogna appartarsi in un silenzio inaccessibile: e forse i morti sono coloro che si sono così isolati per meditare sulla vita.<ref>Da ''La canzone della Giustizia'', 1995, pp. 42-43.</ref> *I "[[kurgan]]" sono sepolcri di razze scomparse che attraversano tutta la steppa come un'ondata irrigidita in un sonno di pietra; e in questo paese in cui le tombe sono monti, gli uomini rappresentano gli abissi. Sono esseri cupi, oscuri, silenziosi, le loro parole sono soltanto deboli ponti oscillanti sopra la loro vera natura.<ref>Da ''La canzone della Giustizia'', 1995, p. 44.</ref> *[[Steppa|Qui]] tutto sembra, in ogni direzione, infinito. Persino le case non possono proteggere da questa immensità: le loro piccole finestre ne sono piene. Solo negli angoli oscuri delle stanze stanno le vecchie [[Icona|icone]] come pietre miliari di Dio, e lo splendore di un piccolo lume passa attraverso le loro cornici, come un bambino smarrito in una notte stellata. Queste icone rappresentano l'unico punto di riferimento, l'unico segno confortante lungo il cammino; e nessuna casa può esistere senza di loro. È necessario farne sempre di nuove: una cade a pezzi per i tarli e la vecchiezza, oppure c'è chi sposa e si costruisce una capanna, oppure un altro, come il vecchio Abramo, per esempio, esprime morendo il desiderio di portare con sé san Nicola miracoloso nelle mani giunte, probabilmente per paragonare a questa immagine i santi in paradiso e riconoscere prima di ogni altro il suo patrono.<ref>Da ''La canzone della Giustizia'', p. 44.</ref> *Spesso le [[Esperienza|esperienze]] che viviamo non si possono esprimere a parole e quindi chi pretende di raccontarle incorre fatalmente in errori.<ref>Con diversa traduzione in 1995, p. 87.</ref> *{{NDR|Un ditale}} Brillava quasi fosse d'argento: e grazie appunto alla sua bellezza fu deciso che diventasse il buon Dio.<ref>Da ''Come avvenne che il ditale...'', 1995, p. 62.</ref> *Una siepe, una casa, una fontana, tutte queste cose sono certo in gran parte di origine umana. Ma se rimangono, per un periodo, ferme nel paesaggio in modo da assimilare particolarità degli alberi, dei cespugli, di tutto quanto le circonda, allora esse passano, per così dire, in proprietà di Dio e, in conseguenza, del pittore. Perché Iddio e l'artista hanno in comune povertà e ricchezza, a seconda dei casi.<ref>Da ''Un'associazione nata da un sentito bisogno'', 1995, p. 74.</ref> ==''Lettere a un giovane poeta''== *Anzitutto questo: domandatevi nell'ora più silenziosa della vostra notte: ''devo'' io scrivere?<ref>Da una lettera del 17 febbraio 1903. Citato in [[Stefano Lanuzza]], ''Non è mai troppo presto. Antimanuale di scrittura e lettura'', Stampalternativa.</ref> *Chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna. *Come le [[ape|api]] raccolgono il miele, così noi estraiamo da tutto la linfa più dolce per edificare [[Dio|Lui]]. *È difficile il nostro compito, quasi tutto ciò che è serio è difficile, e tutto è serio. *È questo in fondo l'unico [[coraggio]] che si richieda a noi: essere coraggiosi verso quanto di più strano, prodigioso e inesplicabile ci possa accadere. *Il [[futuro]] entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che accada.<ref>Da ''Lettera del 12 agosto 1904''; in ''Lettere a un giovane poeta'', traduzione di Leone Traverso, Adelphi, 1980, p. 55.</ref> *L'[[amore]] consiste in questo, che due [[solitudine|solitudini]] si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano. *L'esperienza artistica è così incredibilmente prossima a quella sessuale, alle sue pene e ai suoi piaceri, che i due fenomeni non sono in realtà che forme diverse di una identica brama e beatitudine. *La [[vita]] ha ragione, in ogni caso. *Le [[opera d'arte|opere d'arte]] sono di una solitudine infinita, e nulla può raggiungerle meno della critica. ==''Lettere su Cézanne''== *{{NDR|[[Paul Cézanne]]}} Essere un buon operaio, far bene il proprio mestiere era per lui la chiave, la base di tutto. Dipingere bene significava vivere bene. Dava tutto se stesso, si calava con tutta la sua forza in ogni colpo di pennello. Bisogna averlo visto dipingere, dolorosamente teso, la preghiera nel volto, per immaginare quanto della sua anima egli mettesse nel lavoro. Tremava tutto. Esitava, la fronte congestionata quasi enfiata da invisibili pensieri, il busto raggomitolato, il collo incassato nelle spalle e le mani frementi fino al momento in cui, solide, volitive, tenere, posavano il tocco, sicure, e sempre da destra a sinistra. Allora indietreggiava un po', e i suoi occhi si posavano di nuovo sugli oggetti.<ref name="multi">Citato in Stefania Lapenta, ''Cézanne'', I Classici dell'arte, Rizzoli – Skira, Milano, 2003, pp. 183-188 e frontespizio. ISBN 88-7624-186-8</ref> (Lettera a Clara, 9 ottobre 1907) *Oggi ti vorrei raccontare un poco di [[Paul Cézanne|Cézanne]]. Per quanto riguarda il lavoro, così afferma, ha vissuto da ''bohémien'' fino a quarant'anni. Solo più tardi, con la conoscenza di Pissarro, ha preso gusto al lavoro. Ma, allora, fino al punto di passare gli ultimi trent'anni della sua vita non facendo altro che lavorare. Senza gioia invero, come sembra, con una rabbia incessante, in conflitto con ogni sua singola opera, perché nessuna di esse gli sembrava raggiungere ciò che egli riteneva essere la cosa più indispensabile. La chiamava la ''réalisation'', e la trovava nei "veneziani" che aveva visto e rivisto al Louvre e apprezzava incodizionalmente. Il convincente, il farsi cosa. La realtà sublimata fino a divenire indistruttibile attraverso la propria esperienza dell'oggetto, era questo che gli pareva l'intento più intimo del suo lavoro; vecchio, malandato, ogni sera consunto fino allo spasimo dal regolare lavoro giornaliero (tanto che spesso andava a dormire alle sei, all'imbrunire, dopo una cena mandata giù distrattamente), arrabbiato, diffidente, deriso ogni qual volta si recava al suo atelier, schernito, maltrattato… sperava un giorno, di raggiungere quel compimento che egli sentiva come l'unico essenziale. In tal modo [...] egli aveva esacerbato le difficoltà del suo lavoro nella maniera più ostinata… si muoveva avanti e indietro nel suo studio, che aveva la luce sbagliata, in quanto il capomastro non aveva ritenuto necessario dare ascolto a quel vecchio bizzarro che ad Aix erano tutti d'accordo nel non prendere sul serio [...].<ref name="multi"/> (Lettera a Clara, 9 ottobre 1907) ==''Nuove poesie''== *''Come talvolta in mezzo ai rami ancora | spogli un mattino sorge, e in quel momento | è primavera: così nulla affiora | dal suo capo, che il subito portento || della poesia non ci ferisca; il muro | d'ombra è lontano dal suo sguardo incauto | troppo fresca è la fronte per il lauro, | e solo tardi all'arco delle pure || sue sopracciglia sorgerà il rosaio, | da cui foglie cadute e sparse il lieve | tremito della bocca veleranno, || quella che tace adesso e accenna solo | a un sorriso da cui nitida beve | il canto come un'acqua nella gola.'' (''[[Apollo]] primitivo'', Einaudi 1984, p. 23) *''Come potrei trattenerla in me, la mia [[anima]], che la tua non sfiori; come levarla, oltre te, ad altre cose?'' (da ''Canto d'amore'', in Poesie, vol I , Einaudi-Gallimard, p. 455.) :''Wie soll ich meine Seele halten, daß | sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie | hinheben über dich zu andern Dingen?'' *''Ma egli ruppe la scorza del dolore | in pezzi e ne distese alte le mani, | come per trattenere il dio fuggente. | Anni chiedeva, solo un anno ancora | di giovinezza, mesi, pochi giorni, | ah, non giorni, ma notti, una soltanto, | solo una notte, questa notte: questa. | Il dio negava. Gridò allora Admeto, | gridò vani richiami a lui, gridò, | come gridò sua madre al nascimento.'' (da ''Alcesti'', vv. 25-34; pp. 25-27) *''[[Euridice (ninfa)|Lei]] così amata che più pianto trasse | da una lira che mai da donne in lutto; | così che un mondo fu lamento in cui | tutto ancora appariva: bosco e valle, | villaggio e strada, campo e fiume e belva; | e sul mondo di pianto ardeva un sole | come sopra la terra, e si volgeva | coi suoi pianeti un silenzioso cielo, | un cielo in pianto di deformi stelle –: | lei così amata. || Ma ora seguiva il gesto di quel [[Ermes|dio]], | turbato il passo dalle bende funebri, | malcerta, mite nella sua pazienza. | Era in se stessa come un alto augurio | e non pensava all'uomo che era innanzi, | non al cammino che saliva ai vivi. | Era in se stessa, e il suo dono di morte | le dava una pienezza. | Come un frutto di dolce oscurità | ella era piena della grande morte | e così nuova da non più comprendere. || Era entrata a una nuova adolescenza | e intoccabile: il suo sesso era chiuso | come i fiori di sera, le sue mani | così schive del gesto delle nozze | che anche il contatto stranamente tenue | della mano del dio, sua lieve guida, | la turbava per troppa intimità. || Ormai non era più la donna bionda | che altre volte nei canti del [[Orfeo|poeta]] | era apparsa, non più profumo e isola | dell'ampio letto e proprietà dell'uomo. | Ora era sciolta come un'alta chioma, | diffusa come pioggia sulla terra, | divisa come un'ultima ricchezza. | Era radice ormai.'' (da ''Orfeo Euridice Hermes'', Einaudi 1984, pp. 33-35) ==''Poesie francesi''== *''Ninfa, sempre ti rivesti | con quanto ti denuda, | ed il tuo corpo esalti | per l'onda tenera e cruda. || Muti il tuo abito sovente, | cambi l'acconciatura; | la vita in te sfuggente | resta presenza pura.'' (''Piccola [[cascata]]'', ''Le quartine vallesane'', p. 58) *''Un [[dio]], se lo canti, | restituisce il suo silenzio in dono. | Ognuno avanza | verso un dio silenzioso. || L'impercettibile scambio | che ci fa fremere | è retaggio di un angelo | senza che ci appartenga.'' (''Verzieri'', p. 107) *''Non la giustizia regge la bilancia esatta, | sei tu, Dio dal desiderio indiviso, | che misuri i nostri errori, | che di due cuori feriti e dilaniati | fai un cuore immenso, innaturale | che ancora crescere || vorrebbe... Tu, indifferente e superbo, | umiliata la bocca innalzi al verbo | verso un cielo ignaro... | Tu che mutili gli esseri e li aggiungi | all'ultima essenza di cui sono frammenti.'' (''[[Eros]]'', IV, ''Verzieri'', p. 123) ==''Sonetti a Orfeo''== *''Lì si levò un albero. Oh puro sovrastare! | Orfeo canta! Grandezza dell'albero in ascolto! E tutto [[tacere|tacque]]. Ma proprio in quel tacere | avvenne un nuovo inizio, cenno e mutamemto.''<ref>Da sonetto I, I, Feltrinelli, p. 19.</ref> *''I dolori sono ignoti, | l'amore non si impara, l'ingiunzione che ci chiama ad entrare nella morte | rimane oscura. | Solo il canto sulla terra consacra e celebra.''<ref>Da ''I sonetti a Orfeo'', sonetto XIX, I, traduzione di Raffaello Prati, Cederna, Milano, 1986, p. 63. Citato in [[Umberto Galimberti]], ''La casa di psiche. {{small|Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica}}'', Feltrinelli, Milano, 2008, [https://books.google.it/books?id=9zLgBB5qa5oC&lpg=PA271&dq=&pg=PA271#v=onepage&q&f=false p. 271]. ISBN 978-88-07-72019-2</ref> *''Filo di seta, t'intrecciasti nell'ordito. || A qualunque immagine tu ti sia intimamente unito | (fosse pure un momento da vita di pena generato), | senti che tutto il tappeto di lode vi è significato.''<ref>Da sonetto XXI, II, Feltrinelli, p. 113.</ref> ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Danze macabre''=== ====''Pierre Dumont''==== La locomotiva lanciò un fischio senza fine nell'aria azzurra del mezzogiorno di agosto afoso e scintillante di luce. Pierre sedeva con sua madre in uno scompartimento di seconda classe. La madre, una donna minuta, vivace, con un modesto vestito di panno nero, con un viso pallido, buono e occhi spenti e afflitti – la vedova di un ufficiale. Suo figlio, un bamboccio di appena undici anni con l'uniforme del collegio militare. ====''La cucitrice''==== ... Era il mese d'aprile dell'anno 188... Ero costretto a cambiare appartamento. Il padrone di casa aveva venduto l'edificio e il nuovo padrone aveva deciso di affittare il piano in cui si trovava la mia modesta cameretta ad un'unica persona. Ne cercai a lungo un altro, ma invano. Stanco di cercare presi finalmente una cameretta, quasi senza vederla, al terzo piano di un edificio, il cui lato più lungo occupava una parte non piccola del minuscolo vicolo laterale. ====''La cassa dorata''==== Era primavera. Il sole sorrideva beato nel cielo limpido e profondamente azzurro, ma raramente i raggi si perdevano sino a raggiungere il mezzanino di quel palazzo nello stretto vicolo laterale. Se mai vi giungeva un chiarore, spuntando dalle piccole finestre, e gettava cerchi guizzanti sulla parete imbiancata della misera stanza, era certamente di seconda mano, era infatti riflesso da qualche finestra dell'alto palazzo di fronte. Il bambino che, giorno dopo giorno, giocava presso la finestra del mezzanino, si rallegrava sempre più della macchia di luce guizzante sulla parete e subito la inseguiva e cercava di afferlarla e rideva di tutto cuore, tanto che anche sul volto triste della madre risplendeva un riflesso di questo riso. ====''Una morta. Bozzetto psicologico''==== {{destra|San Remo, marzo 189...}} Mio buon Alfredo,<br> Lungo è stato il mio silenzio. Scusami. Oggi rispondo in una sola volta alle tue tre care lettere. Ti ringrazio. Mi hanno fatto così bene. La preoccupazione interiore e delicata che c'è nelle tue righe è un vero balsamo. Sono così solo e così stanco. Il mio dolore è strano. Sono spossato, le mie membra sono a pezzi; ma ci sono dei momenti in cui scatta di nuovo questa scintilla che chiamano vita. E diventa fiamma. Improvvisamente divampa con ardore e sento forza, salute, fiducia... Stupidaggini. Il medico... Ma non voglio parlare dei medici. Ma a volte è molto brutto. La difficoltà di respiro, sai, la... A volte sono in grado di sentire come l'aria preme. È terribilmente pesante, ti confesso. E questa tosse. Esce fuori così lentamente dal petto e poi improvvisamente accelera e mi prende alla gola... ====''Un uomo di carattere. Schizzo''==== Una giornata adatta a un funerale. Piovosa, buia, pesante. Il carro, tirato da quattro cavalli, rotolava pesantemente sui ciottoli rotondi e lisci, che alla luce dell'autunno risplendevano come nudi crani, e le sue ruote avevano paura del loro grigio e sporco ridere. Gli inservienti dell'agenzia di pompe funebri camminavano imbronciati accanto ai lumi accesi. Li seguiva la massa delle persone in lutto. Dal gruppo delle donne usciva solo una fitta serie di veli neri, che si spandevano come una tela di ragno fuligginosa tra il carro da morto e i lucidi cappelli a cilindro degli uomini venuti al funerale. L'occupazione preferita di tutta quella gente afflitta consisteva nel proteggersi vestiti e pantaloni dagli spruzzi di mota; con commovente attenzione cercavano di camminare lungo quelle pietre che, come isole, emergevano di più dalla marea inarrestabile di fango; e su qualche viso si poteva leggere il forte desiderio che il defunto avrebbe potuto aspettare un tempo migliore per il suo gravoso viaggio. Solo due signori, che camminavano in terza fila, stavano chiaccherando in maniera animata. Dall'espressione del viso si poteva capire che stavano, con umanità e comprensione, passando in rassegna le azioni e le esperienze del defunto. L'esito finale sembrava molto soddisfacente. Annuirono a vicenda con quel primo sgardo che costituisce il contrassegno segreto di due uomini alla sepoltura di un morto o in qualche altra occasione ufficiale. Quindi uno si passò le mani sulle rughe del viso e mormorò, con un pensante movimento del guanto nero dalla mano destra: «Un uomo di carattere». Il vicino trovò quest'espressione così azzeccata, che fu in grado solo di ripeterla con un tono più accentuato: «Un uomo di carattere!». E a questo punto ancora lo sguardo d'intesa dei due galantuomini; nel mentre uno dei due mise il piede in una pozzanghera con tanta violenza che quello che lo seguiva lasciò partire un involontario ruggito. Quindi nessuno dei due proferì più parola. Ci fu silenzio. Solo le ruote del carro da morto cigolavano e le pozzanghere toccate sussultavano piano. ====''L'apostolo''==== Tavolo degli ospiti del migliore albergo di N. Il rumore di fondo delle posate e il brusio delle voci s'infrange contro le pareti di marmo della grande sala illuminata a giorno. I camerieri in frac nero guizzano qua e là indaffarati come ombre silenziose con i loro vassoi d'argento. Dai lucidi secchielli di ghiaccio dal lungo piede le bottiglie di spumante sembrano ammiccare ai bicchieri poco profondi. Tutto brilla e riluce ai raggi delle lampade elettriche. Gli occhi e i gioielli delle signore, i crani calvi dei signori e persino le parole saltellano qua e là come le scintille. Quando si accendono dalla gola di una donna talvolta lontana talvolta vicina irrompe la chiara fiamma di un breve riso. Quindi le signore sono impegnate a bere il brodo fumante dalle tazze raffinate e trasparenti, mentre i giovin signori con gli occhiali sulla punta del naso passano in rassegna con sguardo critico la tavolata variopinta. ====''E tuttavia la morte''==== Stavo trascorrendo un'assolata mattina d'agosto nel bosco. Stavo disteso nel muschio increspato e scintillante e lo stavo osservando. Osservavo come proiettava riflessi verdi sulla ghiaia bianco-argentea come se proiettasse attorno a sé cristalli di malachite. E percepivo il suo lento e lieve progredire, che svegliava i fiori stupiti dal lungo e soave torpore. ====''L'avvenimento. Una storia senza avvenimenti''==== Si stava seduti per il tè a casa della signora von S... Sulla tovaglia di un bianco accecante stava il grande samovar russo e accompagnava i discorsi con un melodico ronzio. Gli avvenimenti del giorno erano stati girati e rigirati da tutte le parti, le mostre e i teatri non offrivano molto materiale di conversazione all'inizio dell'autunno. C'era il rischio che iniziasse una di quelle pause, in cui l'aria pesante opprime e spaventa tutti, e in cui poi i cucchiaini da caffè e le tazze risuonano acutamente. ====''La vittima''==== Di'! Hai mai camminato per una strada di campagna della Boemia centrale in una mattinata di fine settembre? Il cielo basso, pieno di nuvole, opprimente, sembra il tetto grigio sporco di una tenda, montata sui castagni spogli e ingialliti, che limitano la strada color noce, segnata dai solchi profondi delle ruote. Il sole rosso ha nascosto il suo volto vaporoso in uno spesso velo; un paio di raggi sghembi guizzano al di là dello strato di nuvole e adornano la mota della strada con sottili striature gialle. Un vento malevolo fa voltolare qua e là le foglie ingiallite e fa mulinare in lontananza il fumo sottile che proviene dai tetti del villaggio, – questa è un'immagine di una malinconia indicibile, indescrivibile, disperata. Se penso a quest'immagine provo un grande dolore vicino al mio cuore. Lì qualcosa palpita – e si strazia, si strazia, finché mi scoppiano le lacrime agli occhi... ====''Nel giardino davanti casa. Uno schizzo''==== Che genere di pensieri passano talvolta per la testa...<br> Ieri, per esempio. Me ne sto seduto ancora una volta accanto alla signora Lucy nel piccolo giardino davanti alla sua casa di campagna. La giovane signora dagli occhi grandi e profondi tace. Guarda in alto verso il cielo della sera lucido come il raso e si ripara dal fresco con uno scialle di pizzo di Bruxelles. E quel profumo, che mi eccita così vivamente, proviene dallo scialle frusciante oppure dai fiori di lillà? ====''Primavera incantata. Uno schizzo''==== «Il signore Dio nostro ha strani ospiti.» Questa era la frase preferita dallo studente Vinzenz Viktor Karsky che la pronunciava in momenti più o meno opportuni con un certo tono di superiorità, forse perché tacitamente credeva di far parte di quella categoria. I suoi compagni lo chiamavano da tempo un tipo originale; apprezzavano la sua cordialità, che spesso sfiorava il sentimentalismo, si rallegravano della sua gaiezza, lo lasciavano solo se era triste, e tolleravano benevolmente la sua «superiorità». ====''Accompagnamento in sordina''==== La madre sedé accanto alla finestra e ricama. Ieri e oggi e anche domani – ogni giorno. Solo metà della passatoia è finita ed è già tutta sciupata. In fondo nulla spinge a finirla; non è prevista nessuna festa, da nessuna parte. Spesso le sue mani sognano, e lei le guarda e pensa: cosa faranno? È solo un'attesa, la bionda signora. Ma le mani sono semplicemente stanche e si fermano a metà strada. Così non succede mai nulla. Tutt'al più che si trascinino di nuovo lungo il canovaccio giallo. Sono come cavalli che tirano un battello controcorrente in un canale. Ma le navi dovrebbero navigare in libertà per molti fiumi fino al mare, in tutti i mari. ====''Generazioni''==== Nelle nostre stanze di giovedì c'è odore di pomodoro, di domenica c'è odore di oca arrosto e ogni lunedì di bucato. Così sono i giorni: quello rosso, quello grasso e quello insaponato. Inoltre vi sono i giorni dietro la porta di vetro; o in particolare un unico giorno di fresco, di seta e di legno di sandalo. La luce là dentro è filtrata, delicata, argentea e placida; fuliggine, tempesta, rumore e moscerini non entrano là dentro come nelle altre stanze. Eppure è separata solo da una porta a vetri; ma è come se ci fossero venti porte di bronzo, o come un ponte che non finisce mai, o come un fiume con un traghetto malsicuro da riva a riva. ====''Nella vita''==== Il signor revisore è curvo sulla scrivania come il braccio di un lampione a gas con una palla di vetro opaca all'estremità.<br> È diligente, e non è cosa da poco conto essere diligenti quando si ha di fronte uno simile. ====''Diavoleria''==== Il conte Paolo aveva fama d'essere iracondo. Quando la morte ghermì prima del tempo la sua giovane consorte, le gettò dietro tutto: i suoi beni, il suo denaro e persino le sue amanti. Era ancora tra i dragoni di Windischgrätz. Allora il barone Sterowitz occasionalmente disse: «La tua bocca è quasi simile a quella della povera contessa». Il vedovo fu commosso. Da allora aveva sempre vicino da qualche parte un bicchiere di vino; gli sembrava infatti l'unica possibilità di vedersi venire incontro continuamente quella bocca amata – così dicono. Il fatto è che due anni dopo il conte Paolo non possedeva più nemmeno un centesimo di tutti i suoi averi. ====''L'ora di ginnastica''==== Nella scuola militare di San Severino. Palestra. La classe sta in piedi con le camicie chiare di traliccio, in fila per due, sotto le grandi lampade a gas. L'insegnante di ginnastica, un giovane ufficiale dal viso duro e abbronzato e dagli occhi beffardi, ha ordinato gli esercizi liberi e divide ora le squadre. «Prima squadra trapezio, seconda squadra sbarra, terza squadra cavallina, quarta squadra pertica! Muoversi!» E rapidamente i ragazzi si disperdono sulle scarpe leggere isolate con la colofonia. Alcuni rimangono in piedi in mezzo alla sala, indugiando quasi svogliati. Sono la quarta squadra, scarsi in ginnastica, che non provano nessuna gioia nel movimento agli attrezzi e sono già stanchi dei venti piegamenti sulle ginocchia e un po' confusi e senza fiato. ====''Una mattina''==== Tra i castelli di Arco e di Dosso di Romarzolo, una dorsale di un monte che, come un drago che si risveglia assetato, si protende verso il lago di Garda, ci sono tre località. Hanno lo stesso nome; sono talmente povere che nessuna di queste ha avuto abbastanza forza da distinguersi durevolmente da quelle vicine. Ai margini di queste località c'è una chiesa, bianca e nuova, ma nel primo terzo delle sue mura sporca come un vestito trascinato appresso. È stata costruita per volontà di tutte e tre le località, sebbene gli abitanti del villaggio più lontano preferiscano andare a pregare e a confessarsi dai frati mendicanti nel convento molto antico di Santa Maria delle Grazie. Ai margini del secondo villaggio c'è una locanda che di pomeriggio viene preferibilmente frequentata dagli ospiti di Arco e che per questo è influenzata dai forestieri: un edificio chiaro, con insegne, terrazza e un piccolo vaso di oleandri, talvolta persino addobbata con una bandiera. E vicino s'erge un'enorme macina a vapore dalle molte finestre e copre le casette e il loro cielo. Appartiene all'oste e non è null'altro che lo sporco denaro dei clienti delle terme di Arco, con cui gli pagano a caro prezzo il vino santo che sa d'aceto. E ognuno che arriva là, beve, scrive una spiritosaggine sul libro degli ospiti tutto imbrattato e chiede alla cameriera come si chiama, porta senza saperlo una pietra a quell'enorme macina, che per questo ogni anno s'ingrandisce di un edificio. ====''La cameriera della signora Blaha''==== Quell'estate la signora Blaha, che era sposata con un piccolo impiegato delle ferrovie, Wenzel Blaha, tornò per alcune settimane al suo paesello natio. Questo villaggio si trova nella pianeggiante e paludosa Boemia, dalle parti di Nimburg, ed è veramente povero e insignificante. Quando la signora Blaha, che si considerava già in un certo senso una cittadina, rivide tutte quelle case piccole e misere, credette di star per compiere una buona azione. Si recò da una contadina, sua conoscente, poiché sapeva che aveva una figlia, e le propose di portarla con sé in città come cameriera. Le avrebbe dato un piccolo, modesto salario, e inoltre la ragazza avrebbe avuto il vantaggio di vivere in città e lì di imparare qualcosa. (Cosa dovesse in effetti imparare non era del tutto chiaro nemmeno alla signora Blaha.) La contadina discusse la questione con suo marito, che strizzava continuamente gli occhi, e dapprima sputò soltanto. Ma dopo mezz'ora tornò nella stanza e chiese: «Ma la signora lo sa che Anna è così così?», e così dicendo oscillava la sua mano scura e grinzosa come una foglia di castagno su e giù davanti alla sua fronte. «Scema», fece la contadina, «certo che no!» ===''Il testamento''=== Per rendere comprensibile la sua situazione sul finire di quell'inverno, bisogna volgere lo sguardo fino all'estate dell'anno '14. Lo scoppio della terribile guerra che deformò il mondo per sempre falcidiando molte vite umane, gli impedì di tornare in quella città incomparabile cui egli doveva gran parte delle sue possibilità.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ==Citazioni su Rainer Maria Rilke== *In quanto poeta egli accetta e traduce in parola tutto, anche le cose e gli eventi più infimi e impercettibili, anche l'orribile e il terribile, cogliendo ed esprimendo tutto con finezza e nobiltà, con un entusiasmo e una partecipazione come in pochi poeti prima di lui. Ma dall'oggetto più insignificante, o meglio dal modo rilkiano di cogliere l'oggetto più insignificante, echeggia sempre di nuovo – più puro nella più matura stagione del poeta – questo lamento dell'uomo smarrito in un mondo fondamentalmente estraneo, anzi ostile:<br>''[...] denn das Schöne ist nichts<br>als des Schrecklichen Anfang, den wir noch gerade ertragen,<br>und wir bewundern es so, weil es gelassen verschmäht,<br>uns zu zerstören.''<ref>''[...] Ché il bello | è solo l'inizio del tremendo, che noi sopportiamo, | ancora ammirati perché tranquillo disdegna | di sgretolarci.'' Traduzione di Leone Traverso. Citato in György Lukács, ''Breve storia della letteratura tedesca. {{small|Dal Settecento ad oggi}}'', traduzione di [[Cesare Cases]], Einaudi, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, edizione<sup>4</sup>, p. 149, nota 1.</ref><br>Che «sicurezza<ref>L'"epoca della sicurezza": l'epoca guglielmina, "''come la chiamerà più tardi la critica reazionaria''". {{cfr}} ''Breve storia della letteratura tedesca'', p. 146.</ref>» è questa che così risuna nel più puro dei suoi cantori? ([[György Lukács]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Rainer Maria Rilke, ''Danze macabre'', traduzione di [[Mauro Ponzi]], Newton Compton, Roma 1994. ISBN 8879835726 *Rainer Maria Rilke, ''Diario di Parigi (1902)'', a cura di Andreina Lavagetto, Einaudi, Torino, 2003. ISBN 88-06-16107-5 *Rainer Maria Rilke, ''Elegie duinesi'', introduzione e traduzione di Leone Traverso, Vallecchi, Firenze, 1959. *Rainer Maria Rilke, ''Elegie duinesi'', a cura di Michele Ranchetti, traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien, Feltrinelli, Milano, 2014. *Rainer Maria Rilke, ''I quaderni di Malte Laurids Brigge'', traduzione di Giorgio Zampa, De Donato editore, 1966. *Rainer Maria Rilke, ''I quaderni di Malte Laurids Brigge'', traduzione di Furio Jesi, Garzanti, Milano, 1988. ISBN 88-11-58087-0 *Carl Jacob Burckhardt, ''Incontro con Rilke'', a cura di [[Antonio Gnoli]], traduzione di [[Ervino Pocar]] Sellerio, Palermo, 1990. *Rainer Maria Rilke, ''Le storie del buon Dio'', traduzione di [[Vincenzo Errante]], Tea, Milano 1989. ISBN 8878191035 *Rainer Maria Rilke, ''Le storie del buon Dio'', a cura di Marilena Salvarezza, Opportunity Book, Milano, 1995. ISBN 88-8111-122-5 *Rainer Maria Rilke, ''Lettere a un giovane poeta'', a cura di [[Marina Bistolfi]], Mondadori, Milano 1994. ISBN 8804390360 *Rainer Maria Rilke, ''Lettere su Cézanne'', a cura di [[Mario Specchio]], Passigli, Firenze, 2001. ISBN 8836806201 *Rainer Maria Rilke, ''Nuove poesie'', in ''Poesie'', traduzione di [[Giaime Pintor]], Einaudi, Torino 1989. ISBN 8806026755 *Rainer Maria Rilke, ''Nuove poesie'', in ''Poesie'', traduzione di Giaime Pintor, Einaudi, Torino 1984. ISBN 8806026755 *Rainer Maria Rilke, ''Opere di Rainer Maria Rilke'', vol. I, a cura di Vincenzo Errante, Sansoni, Firenze, 1942. *Rainer Maria Rilke, ''Poesie francesi'', a cura di Roberto Carifi, Crocetti Editore, Milano, 1989. *Rainer Maria Rilke, ''Sonetti a Orfeo'', traduzione e cura di Franco Rella, Feltrinelli, Milano, 1991. ISBN 88-07-82025-0 *Rainer Maria Rilke, ''Tutti gli scritti sull'arte e sulla letteratura'', a cura di Elena Polledri, Bompiani, Milano, 2008. ==Voci correlate== *''[[Il cielo sopra Berlino]]'' (1987) ==Altri progetti== {{interprogetto|s=de:Rainer Maria Rilke|s_lingua=tedesca}} {{DEFAULTSORT:Rilke, Rainer Maria}} [[Categoria:Drammaturghi austriaci]] [[Categoria:Poeti austriaci]] [[Categoria:Scrittori austriaci]] l8xjxbzf75eom0xlp50alsqplgkakrm Realtà 0 3394 1409581 1349682 2026-04-05T20:47:21Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409581 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Grey square optical illusion.svg|thumb|Il quadrato A è dello stesso colore del quadrato B.]] Citazioni sulla '''realtà'''. *A volte la fuga dalla realtà significa una ritirata verso una realtà più grande. (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]'') *Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che niente è reale. ([[Jorge Luis Borges]]) *Bisogna tornare a impossessarsi dell'irrealtà! La realtà non ha più senso! ([[Robert Musil]]) *Che vuol dire "reale"? Dammi una definizione di "reale". Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. (''[[Matrix]]'') *Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale. ([[Georg Wilhelm Friedrich Hegel]]) *Credo di non aver confuso ancora mai la finzione con la realtà, anche se le ho mescolate in più di una circostanza come tutti quanti, non soltanto i romanzieri, non soltanto gli scrittori ma coloro che hanno raccontato qualcosa da quando è cominciato il nostro tempo conosciuto, e in questo tempo conosciuto nessuno ha fatto altro che raccontare e raccontare, o preparare e meditare il suo racconto, o ordirlo. ([[Javier Marías]]) *E se la realtà non fosse altro che una malattia? ([[Chuck Palahniuk]]) *E un mezzo granello di realtà, non altrimenti che una scarsa dose d'altri prodotti naturali egualmente rari, è capace di dar sapore e profumo ad una enorme quantità di diluente. ([[Charles Dickens]]) *Esiste anche una tensione bipolare tra l'[[idea]] e la realtà. La realtà semplicemente è, l'idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l'idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell'immagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realtà è superiore all'idea. ([[Papa Francesco]]) *Il cattivo umore è l'evadere dalla realtà; il buon umore è l'accettarla. ([[Malcolm Muggeridge]]) *Il confronto con la realtà è molto più impietoso di una battuta. ([[Gabriele Albertini]]) *Il [[passato]], è la sola realtà umana. Tutto ciò che è, è passato. ([[Anatole France]]) *Il reale avendo dalla sua la durata e la coerenza (coerenza nel senso di uniformità e solidità), si può permettere il lusso di essere irrazionale e inspiegabile. Anche pazzesco, se gli torna comodo. ([[Guido Morselli]]) *Il reale non è soltanto ciò che può essere riprodotto, ma ciò che è sempre già riprodotto. Iperreale. ([[Jean Baudrillard]]) *Il reale pratica con uguale felicità tutti i generi letterari, ma quello che predilige, quello in cui eccelle senza confronti, è il ''nero''. ([[Mario Andrea Rigoni]]) *L'[[immaginazione]] è "la pazza di casa", m'insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio. ([[Gesualdo Bufalino]]) *L'insieme aveva l'essenza degli incubi, senza esserlo, però. La sensazione d'irrealtà era reale. Solo l'irrealtà è reale. Se no, le cose sembrerebbero molto reali, ma anche assurde. ([[Paco Ignacio Taibo II]]) *L'irreale è più potente del reale.<br>Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l'immaginazione. ([[Chuck Palahniuk]], ''[[Soffocare (romanzo)|Soffocare]]'') *L'[[utopia]] è l'unica realtà umana. La realtà è una parte dell'utopia. ([[Romano Madera]]) *La credenza che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni. ([[Paul Watzlawick]]) *La facoltà d'illuderci che la realtà d'oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall'altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d'oggi è destinata a scoprire l'illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita. ([[Luigi Pirandello]]) *La logica e il – chiamiamolo così – "pensiero realistico" non sono sufficienti per descrivere il reale. A volte la realtà ''è'' folle. ''È'' paranoica. Inoltre la realtà è quello che è, ma è anche quello che avrebbe potuto essere, ed è pure quello che non sarebbe mai stata. La realtà si spezza e parcellizza continuamente in un sistema di possibilità vertiginoso. ([[Mircea Cărtărescu]]) *La probabilità di apprendere dal giornale una vicenda straordinaria è molto maggiore di quella di viverla personalmente; in altre parole, oggi l'essenziale accade nell'astratto, e l'irrilevante accade nella realtà. ([[Robert Musil]]) *La realtà, a vederla bene, è dura, squallida, non sempre giusta, ma io la prendo come una sfida e dico sempre: andiamo a vedere fino in fondo. Questo è ciò che ci fa essere uomini, andare avanti nonostante tutto, anche se intorno la realtà ti fa schifo. ([[Vasco Rossi]]) *La realtà distrugge la purezza e il piacere dello slancio. ([[Lev Tolstoj]]) *La realtà è ciò che si rifiuta di sparire anche quando smetti di crederci. ([[Philip K. Dick]]) *La realtà è così pesante che la mano si stanca, e nessuna forma la può contenere. ([[Amelia Rosselli]]) *La realtà è infinitamente diversa, sicché sfugge anche alle più sottili deduzioni del pensiero astratto e non sopporta classifiche precise e assolute. La realtà tende sempre alla divisione. ([[Fëdor Dostoevskij]]) *La realtà è più strana della finzione. (''[[NCIS - Unità anticrimine]]'') *La realtà è segno e desta il senso religioso. ([[Luigi Giussani]]) *La realtà è soltanto un compromesso con l'illusione. (''[[Altered Carbon (serie televisiva)|Altered Carbon]]'') *''La realtà è un uccello che non ha memoria, | devi immaginare da che parte va.'' ([[Giorgio Gaber]]) *La realtà era realtà non perché uno la sentiva o non la sentiva, ma perché esisteva. ([[Bruce Marshall]]) *La realtà, guardata fissamente, è insopportabile. ([[Clive Staples Lewis]]) *La realtà ha il sapore dell'abitudine. ([[Matthew Perry]]) *La realtà ha un "logos", una sua razionalità profonda, a differenza da quello che hanno detto Hume e molti dopo di lui, secondo i quali la realtà è così casuale e insensata che da essa non si può ricavare alcun imperativo etico. ([[Camillo Ruini]]) *La realtà non esiste, l'hanno inventata gli uomini per i loro scopi. ([[Angelo Fiore]]) *Le nostre normali aspettative sulla realtà derivano da un consenso sociale. Ci viene insegnato come vedere e capire il [[mondo]]. Il trucco della socializzazione è di convincerci che le descrizioni sulle quali concordiamo definiscano i limiti del mondo reale. Ciò che definiamo realtà è solo un modo di vedere il mondo, un modo sostenuto da un consenso sociale. ([[Carlos Castaneda]]) *Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della possibilità. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com'è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è. (''[[L'uomo senza qualità]]'') *Mi vengono a dire che la realtà è fatta così, ma io non l'accetto. E se guardo meglio, trovo anche altre ragioni per non accettare la realtà così com'è ora, perché non posso approvare che la bestia più grande divori la bestia più piccola, che dappertutto la forza, la potenza, la prepotenza prevalgano: una realtà così fatta non merita di durare. È una realtà provvisoria, insufficiente, ed io mi apro ad una sua trasformazione profonda, ad una sua liberazione dal male nelle forme del peccato, del dolore, della morte. ([[Aldo Capitini]]) *''Né più mi occorrono | le coincidenze, le prenotazioni, | le trappole, gli scorni di chi crede | che la realtà sia quella che si vede.'' ([[Eugenio Montale]]) *Non ridurre la realtà a una cosa statica, per poi inventare metodi che ti consentano di arrivare a essa. ([[Bruce Lee]]) *Ogni fatto reale, per quanto obbedisca a proprie, immutabili leggi, ci appare quasi sempre incredibile e [[inverosimile]]. E quanto più è reale, tanto più talora ci appare inverosimile. ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'') *Ogni realtà, per quanto perfetta, prima o poi ci delude. ([[Slavoj Žižek]]) *Ogni uomo sa bene, dentro di sé, che la sua vita cosciente dipende da una dimensione di realtà molto più ampia. ([[Jane Roberts]]) *Ognuno fluttua nelle proprie allucinazioni e fantasie... dimenticando la dura realtà. [...] Identificando la realtà con il lavoro, ci si può liberare dalla famiglia. Ma io lo so. La vera realtà non esiste... È tutta una illusione senza senso. (''[[Welcome to the NHK]]'') *Perché una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile. ([[Luigi Pirandello]]) *''Quante volte la realtà in cui vivete | mi ha ridestato e richiamato a sé! | Io stavo in lei deluso ed atterrito | e di nuovo mi sono dileguato''. ([[Hermann Hesse]]) *Questa realtà non mi piace. Non ne avrebbe una sul beige? (''[[Rat-Man]]'') *Reale è l'ente che appare nel momento della percezione diretta, vale a dire, nell'esperienza che noi abbiamo di esso. Una volta che che la sua forma specifica sia stata chiaramente determinata, si dovrebbe, con tenacia, indurla a penetrare nella sua natura di pura coscienza. ([[Abhinavagupta]]) *Si dice comunemente che la vera realtà è ciò che esiste, oppure che solo ciò che esiste è reale. Ma è tutto il contrario: la vera realtà, ciò che noi conosciamo realmente, è ciò che non è mai esistito. ([[Lev Tolstoj]]) *Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia. ([[Marcel Proust]]) *Tu hai visto tante cose che non vorresti aver visto. Incubi dai quali non ti risveglierai mai. Benvenuto nel peggiore degli incubi: la realtà! ([[Pinhead (personaggio)|Pinhead]], ''[[Hellraiser: Hellseeker]]'') *Vivere all'interno di una realtà è una cosa. Accettarla, trovare che questa realtà è buona, è un altro discorso. ([[Ignácio de Loyola Brandão]]) ==Voci correlate== *[[Finzione]] *[[Illusione]] *[[Oggetto]] *[[Possibilità]] *[[Realismo]] *[[Sogno e realtà]] *[[Verità]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Metafisica]] [[Categoria:Percezioni]] cz5yufq30dy7li3sb6siuqc5paxesuv David Mamet 0 4381 1409544 1379065 2026-04-05T14:56:14Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409544 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Portrait of David Mamet in the WNYC studios on February 12 2007.jpg|thumb|right|David Mamet nel 2007]] '''David Alan Mamet''' (1947 – vivente), commediografo, sceneggiatore e regista statunitense. ==''Bambi contro Godzilla''== *Fare un [[film]] è un processo di una semplicità spaventosa. Ci vogliono una cinepresa, della pellicola e un'[[idea]] (optional). (p. 22) *L'industria del [[cinema]], allo stesso modo, non è altro che imbonimento da fiera: trovate un'attrazione, presentatela nel modo più allettante possibile, fateci dei soldi e riprovateci. (p. 22) *Il [[Libro dei Proverbi]] ci dice che la pietra scartata dai costruttori è diventata testata d'angolo. Così è anche per chi lavora nel mondo dello spettacolo, e per il [[regista]] in particolare. Come potrebbe infatti una simile occupazione, che richiede un generalista incallito, attrarre qualcuno che sia riuscito o abbia i numeri per riuscire in un campo specifico? <br/> Proprio come il generale Grant fallì in tutto, tranne che nel preservare l'Unione, il regista è probabilmente qualcuno che per nascita, formazione o predisposizione è dotato e/o spinto a fare ordine nel caos e viceversa. (p. 34) *Come si può imparare a raccontare una storia per immagini, assegnare a vari artigiani e reparti i loro compiti, gestire e dirigere diverse centinaia di artisti, tecnici e amministratori e indurli a soddisfare le esigenze di una tabella di marcia massacrante nonostante il brutto tempo, la natura umana, il caso e via dicendo? <br> È un lavoro che attira chi gode delle sfide, del caos, dell'incertezza e dell'interazione umana; chi ama improvvisare; chi preferirebbe morire piuttosto che tornare tra i comuni mortali, e così via; insomma, un mezzo criminale. (p. 34) *L'[[Stati Uniti d'America|America]] si è fatta da sola. <br /> Che una società che si è fatta da sola possa governarsi senza una supervisione religiosa o ereditaria, seguendo soltanto i dettami della ragione, è un'ottima cosa. La comunità dei cittadini, tuttavia, tende continuamente a ricreare per se stessa quell'autorità di governo irrazionale e repressiva (cioè efficace) conferita altrimenti alla tradizione, ai papi e ai re. (p. 45) *Film brutti e costosi, filmetti estivi e blockbuster sono diventati la risata registrata della nostra nazione in fase sperimentale. Come ci accade con il Dipartimento della Difesa, siamo rassicurati dalla loro presenza più che dal loro contenuto o funzionamento. In quanto esempi di spreco, si rivolgono al nostro bisogno non d'intrattenimento ma di sicurezza. (p. 47) *La destra capisce (consciamente o inconsciamente) che una popolazione opportunamente spaventata vuole sicurezza e che a fornirgliela (sia pure solo per l'immediato) non è ''la difesa'' ma ''le spese per la difesa''. <br /> Questa dipendenza si conferma e si perpetua da sola con estrema facilità, perché se il paese ''non risulta'' in pericolo dopo la spesa, questa, dimostratasi efficace, deve logicamente continuare. Se invece il paese risulta ''ancora'' in pericolo dopo un aumento di spesa, la cura non può che essere spendere ancora di più. (p. 48) *È proprio necessario che ogni conglomerato umano diventi corrotto? Oltre un certo punto sembra proprio di sì: il punto oltre il quale ciascuna persona del gruppo non conosce più tutte le altre per nome. (p. 58) *Molti [[Divo|divi]] del cinema, registi e produttori si comportano, letteralmente, come bambini di [[Duenne|due anni]]: esseri che s'immaginano di avere un grande potere e ignorano ogni responsabilità, infuriandosi per la minima inadempienza da parte dei loro simili come per una trottola rotta che non vuole saperne di girare. (p. 58) *I film sono potenzialmente grandi opere d'arte. Come qualsiasi attività intrapresa dall'uomo, come voi e me sono stati inevitabilmente esposti e, nella maggioranza dei casi, hanno ceduto al potere dell'autocorruzione, dell'ipocrita sicurezza di essere nel giusto, all'abuso di potere. [...] possiedono un potenziale di bellezza e, quindi, di trasformazione umana: non sotto forma di predica, ammaestramento o indottrinamento, tutte cose che sono fuori luogo al cinema e possono suscitare, nel migliore dei casi, una falsa sensazione di irreprensibilità. I film hanno il potere di parlare all'animo umano, di liberarci dal peso della repressione.<br />Cos'è che reprimiamo? La consapevolezza della nostra mancanza di valore.<br /> (p. 60) *La [[verità]] purifica, ma fa male; tranne nel [[dramma]], dove, commedia o tragedia che sia, la verità redime attraverso l'arte. (p. 60) *È lo stile americano nella sua espressione più alta, vale a dire la più efficace: chiunque, se s'impegna, lavora sodo ed è sordo alle lusinghe della coscienza, del buonsenso o del buongusto, potrebbe, per puro caso o per la sua dedizione, ascendere a quella vetta da cui avrà licenza di opprimere chi è arrivato dopo di lui. (pp. 63-64) *Il pubblico non soffre, non stupisce, non si meraviglia né gioisce più di quanto non abbia fatto l'autore. Ipotizzare che uno [[scrittore]] possa, grazie alla sua padronanza del mestiere, sfuggire o evitare lo sforzo creativo è un errore pari a confondere lo studio della teologia con la preghiera. (p. 73) *Le regole della [[drammaturgia]] sono poche, la loro applicazione è difficile, il loro prodotto insolito, originale e sorprendente, vale a dire: drammatico. (p. 74) *[[Racconto|Raccontare]] una storia è come fare sesso. Viene naturale a tutti. Alcuni lo sanno fare meglio di altri.<br /> S'impara con l'esperienza ma, fondamentalmente, è un istinto umano universale. (p. 103) *La partecipazione al dramma, come alla caccia, al sesso, alla guerra e, curiosamente, a un film, ci fa regredire all'essenza irriducibile della nostra umanità. (p. 115) *Nel corso degli anni, vari giornalisti e altre persone rispettabili mi hanno chiesto: «Dove prende le sue idee?», al che di solito rispondo: «Le penso». Mi permetto di scherzarci su perché la verità è ben più orribile: (1) non lo so proprio; (2) ne ho pochissime. (p. 119) *Da dove vengono le nostre idee? <br /> Forse le migliori, quelle vere, non sono un premio per il talento o per la fortuna, bensì per l'umiltà. (p. 120) *Il cinema è una vera arte umana, anche se sviluppatasi in ritardo. In quanto tale, la sua pratica e la sua contemplazione ci mettono in contatto, al tempo stesso, con quanto c'è in noi di più e di meno umano. La nostra capacità di concepire sia il processo che il prodotto è accompagnata, e ispirata, dalla gioia puramente animale di immergerci in un mistero. (p. 130) *La creazione e distribuzione di [[film]] puramente commerciali favorisce un rapporto di sfruttamento reciproco. [...] Lo sfruttamento commerciale di massa del [[pubblico]] rende [[produttore]] e [[spettatore]] complici nell'adorazione della ricchezza, con il produttore che cerca di rapinare lo spettatore e lo spettatore che si sottomette in cambio dell'eccitazione a buon mercato che prova nel godere delle attenzioni del produttore. (pp. 135-136) *Il film perfetto è il [[cinema muto|film muto]], proprio come la sequenza perfetta è quella muta. Nel racconto cinematografico, il dialogo è inferiore all'immagine. (p. 167) *I film possiedono una capacità illimitata di intrattenere. Non hanno però alcun potere di insegnare. Il pubblico presta attenzione al solo scopo di divertirsi e nega (consciamente o inconsciamente) la propria attenzione a qualsiasi altro scopo. (p. 171) *Non sopporto il modo di recitare di [[Laurence Olivier]]. È rigido, impacciato, musone, falsamente modesto e ingeneroso. [...] Io ho fame e lui mi serve un menù illustrato. (p. 180) *{{NDR|[[Tony Curtis]] in ''[[A qualcuno piace caldo]]''}} È un'interpretazione che si vorrebbe poter stringere al petto. È il non plus ultra della recitazione comica: personale, affettuosa, partecipe e perfettamente sincera. (p. 181) *Secondo me, [[Errol Flynn|Flynn]] era un grande attore. È facile lasciarsi incantare dal suo aspetto impeccabile, ma film dopo film, scena dopo scena, era sempre semplice, sincero, generoso. (p. 185) ==Film== *''[[Gli intoccabili]]'' (1987) – sceneggiatore *''[[Americani (film)|Americani]]'' (1992) – sceneggiatore *''[[American Buffalo]]'' (1996) – sceneggiatore *''[[L'urlo dell'odio]]'' (1997) – sceneggiatore *''[[Ronin (film)|Ronin]]'' (1998) – sceneggiatore *''[[Hannibal]]'' (2001) – sceneggiatore *''[[Il colpo]]'' (2001) *''[[Redbelt]]'' (2008) – regista e sceneggiatore ==Bibliografia== *David Mamet, ''Bambi contro Godzilla. Teoria e pratica dell'industria cinematografica'', Minimum fax, Roma, 2008. ISBN 9788875211745 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Mamet, David}} [[Categoria:Commediografi]] [[Categoria:Drammaturghi statunitensi]] [[Categoria:Registi statunitensi]] [[Categoria:Sceneggiatori statunitensi]] ob819ohaafw41puhv64dgq9j08i041y William Somerset Maugham 0 4419 1409576 1353134 2026-04-05T20:45:07Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409576 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Somerset_Maugham_(1934).jpg|thumb|William Somerset Maugham nel 1934]] '''William Somerset Maugham''' (1874 – 1965), scrittore e commediografo britannico. ==Citazioni di William Somerset Maugham== *Gli abiti dell'uomo ben vestito sono quelli che meno danno nell'occhio.<ref>Da ''Lo spirito errabondo'', traduzione di Gianni Pannofino, Adelphi, 2018. ISBN 9788845980312</ref> *Il divario tra quel che un uomo professa e quel che fa è uno degli spettacoli più divertenti offerti dalla vita.<ref>Da ''Acque morte'', traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi, 2008, p. 209.</ref> *Il [[Tao]]. Alcuni di noi cercano la [[Via]] nell'oppio e altri in Dio, alcuni nel whisky e altri nell'amore. È sempre la stessa Via e non porta da nessuna parte.<ref name="velo">Da ''Il velo dipinto'', traduzione di F. Salvatorelli, Adelphi, 2011. ISBN 9788845925733</ref> *La [[gente]] mi ha sempre interessato, ma non mi è mai piaciuta.<ref>Da ''The Observer'', 28 agosto 1949; citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013, n. 3644. ISBN 9788858654644</ref> *La grande tragedia della vita non è che gli uomini muoiano, ma che cessino di [[Amore|amare]].<ref>Citato in [[Leo Buscaglia]], ''Nati per Amare'', Mondadori, 1995.</ref> *La grandezza è rara. Negli ultimi cinquant'anni ho visto quasi tutte le attrici che si sono fatte un nome. Ne ho viste molte eminentemente dotate, molte eccellenti in un ambito loro proprio, molte ricche di fascino, bellezza e intelligenza; ma a una soltanto potrei, senza esitazione, attribuire grandezza: [[Eleonora Duse]].<ref>Dalla prefazione a ''La diva Julia'', traduzione di Franco Salvatorelli, Gruppo editoriale L'Espresso, Divisione la Repubblica, 2003. ISBN 9788496142572</ref> *Lei sa che gli aborigeni della [[Tasmania]], i quali non conoscevano l'adulterio, sono ormai una popolazione estinta.<ref>Da ''The Bread-Winner'', III.</ref><ref name=diz/> *Nella vita le cose capitano a casaccio, e così devono capitare in un [[romanzo]]; esse non conducono ad alcuna crisi risolutiva – che è un oltraggio alla legge delle probabilità – continuano ad accadere e basta.<ref>Dalla prefazione dell'autore a ''Ashenden l'inglese'', traduzione di Fenisia Giannini, Garzanti, 1966.</ref> *Non si può creare un [[personaggio immaginario|personaggio]] basandosi sulla semplice osservazione: se vogliamo che prenda vita dev'essere almeno in qualche misura una rappresentazione di noi stessi.<ref>Da ''Scrivere. Corso di Scrittura creativa'', Fabbri Editori, volume 3, p. 46, 1996.</ref> *Quello che i [[Marito|mariti]] di solito pretendono come un diritto io ero disposto a riceverlo come un favore.<ref name="velo" /> *Sin dai tempi più antichi i [[vecchi]] hanno predicato ai giovani che sono più saggi di loro, e prima che i giovani scoprissero di che colossale idiozia si trattava erano già vecchi a loro volta, e faceva loro comodo continuare l'impostura.<ref>Citato in ''Focus'', n. 106, p. 148.</ref> *Una cosa strana della vita è che se non si accetta che il [[meglio]], molto spesso lo si ottiene.<ref>Citato in ''Selezione dal Reader's Digest'', settembre 1997.</ref> ==''La resa dei conti''== *La commedia si rivolge all'animo collettivo del pubblico, e quello si stanca; mentre la farsa si rivolge a un organo più robusto, la sua pancia collettiva. (39)<ref name=diz>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> *La [[perfezione]] ha un grave difetto: ha la tendenza ad essere noiosa. *Nel momento in cui un attore ha finalmente imparato come recitare qualsiasi parte, è spesso troppo vecchio per recitarne se non alcune.<ref name=diz/> ==''La tentazione di Adamo e altri racconti''== ===[[Incipit]]=== Il capitano Bredon era piuttosto un buon diavolo. Quando Angus Munro, direttore del Museo di Kuala Solor, gli parlò del suo nuovo assistente, Neil Mac Adam, che doveva arrivare a Singapore e scendere al Van Dyke Hôtel, e lo pregò di stare attento che il giovanotto non si cacciasse in qualche pasticcio, egli promise che avrebbe fatto del suo meglio. Il capitano Bredon comandava il Sultan Ahmed, e andava sempre al Van Dyke quando si trovava a Singapore: era sposato con una giapponese che aveva camera fissa là: Come, dopo un giro di due settimane lungo le coste del Borneo, tornò a Singapore, l'olandese che dirigeva l'albergo gli disse che Neil era arrivato da due giorni. il capitano lo trovò seduto nel polveroso giardinetto dell'albergo, intento a leggere alcuni vecchi numeri dello ''Straits Times''. ===Citazioni=== *Darya si sentiva adesso molto più sicura di sé. E gli diede un'occhiata ardita.<br>«Non ho nessuna attrazione per te? Molti uomini mi hanno desiderata. E tu devi aver avuto dozzine di donne in Iscozia assai meno ben fatte di me.»<br>E guardava, così dicendo, la sua formosa, sensuale persona, in placido orgoglio.<br>«Io non ho mai posseduto una donna» disse Neil con gravità.<br>«Cosa?»<br>Essa scattò in piedi per lo stupore. Egli alzò le spalle. Non aveva modo di farle capire il disgusto che provava per quel genere di cose, e il disprezzo in cui teneva i fortuiti amori dei suoi compagni di Edimburgo. Trovava una mistica gioia nella sua [[castità]]. L'amore era sacro, per lui. L'atto sessuale lo riempiva d'orrore. Solo la necessità della procreazione e il sacramento del matrimonio lo giustificavano ai suoi occhi. <br>Gli gettò le braccia al collo e lo teneva. E gli copriva il viso di baci. Egli si dibatteva. Volgeva la faccia. E con la mano cercava di proteggersi la bocca. D'improvviso essa gli affondò i denti nella carne. Il dolore fu così vivo che, senza volerlo, egli le diede un pugno.<br>«Demonio» le gridò in faccia.<br>Il colpo violento aveva obbligato Darya a lasciare la preda. Egli si esaminò la mano. Vide che il morso era profondo e che sanguinava. Gli occhi di lei, intanto, mandavano fiamme. Era in tutta la sua vitalità, la donna, come una belva. (da ''La tentazione di Adamo'') *Chiunque fondi le proprie convinzioni sull'evidenza delle cose non può non negarla. (da ''La tentazione di Adamo'', p. 20) *Il gran vantaggio di un governo democratico è che il merito, sostenuto dalle amicizie influenti, ha quasi la certezza di trovare la sua giusta ricompensa. (da ''L'occasione perduta'', p. 86) *Gli [[ignoranti]] non possono non odiare, e temere insieme, coloro che si occupano delle cose ch'essi non capiscono. (da ''L'occasione perduta'', p. 111) ==''Schiavo d'amore''== ===[[Incipit]] === L'alba spuntò grigia e cupa. Le nuvole incombevano, e c'era nell'aria una crudità che preannunciava la neve. Una bambinaia entrò nella stanza in cui un bimbo dormiva e tirò le tende. Diede macchinalmente un'occhiata alla casa di fronte, una casa rivestita di stucco con un porticato; quindi si avvicinò al letto del bimbo.<br>– Svégliati, Filippo – disse.<br>Tirò giù le coperte, lo prese in braccio e lo portò al piano inferiore. Il bimbo era ancora mezzo addormentato.<br>– La mamma ti vuole.<br>Aperse l'uscio di una stanza e portò il bimbo presso un letto nel quale giaceva una donna. Era la madre. Ella tese le braccia e il piccino si accoccolò accanto a lei. Non chiese perché lo avevano svegliato. La donna lo baciò sugli occhi e con le mani fragili sentì il calore del corpicino attraverso la camicia da notte di flanella. Lo strinse a sé.<br>– Dormi, tesoro? – gli chiese.<br>La sua voce era così fioca che sembrava venire da una grande lontananza. Il bimbo non rispose ma sorrise. Era felice nel gran letto caldo, fra quelle braccia tenere e affettuose. Cercò di farsi ancor più piccino e diede alla mamma un bacio sonnacchioso. Un attimo dopo aveva rinchiuso gli occhi e dormiva di nuovo profondamente. Il dottore si avvicinò al letto. ===Citazioni=== *Filippo si chiese disperatamente perché bisognava vivere. Tutto sembrava vacuo e vano. Per esempio, anche la vita di Cronshaw non era servita a nulla: morto e dimenticato, il suo libro si trovava sulle bancarelle dei libri usati. Era vissuto soltanto per dare a un giornalista ambizioso l'occasione di scrivere un articolo su una rivista.<br>E Filippo tornò a chiedersi:<br>– A che scopo tutto questo?<br>Lo sforzo era sproporzionato al risultato. Le brillanti speranze della giovinezza si risolvevano nella più amara delusione. Sofferenze, malattie e infelicità pesavano con gravezza nel piatto della bilancia. Qual era il significato di tutto ciò? Ripensò alla propria vita, alle proprie speranze, alle limitazioni impostegli dalla sua deformità, alla mancanza di affetti nella sua giovinezza. Gli sembrava di aver sempre agito per il meglio, senza nessun risultato. Altri uomini che valevano quanto lui erano riusciti. Ed altri, molto migliori, avevano naufragato. Forse si trattava di fortuna. La pioggia cadeva nello stesso modo sul giusto e sul malvagio;<ref>Cfr. [[Discorso della Montagna|Gesù, Discorso della Montagna]]: «Siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti».</ref> e per nessuno non esisteva un perché. *Filippo ricordò quel re orientale, il quale, volendo conoscere la [[storia]] dell'uomo, si vide portare da un saggio cinquecento volumi: troppo occupato dagli affari di Stato, lo pregò di fargliene un riassunto. Dopo vent'anni il saggio tornò e la sua storia era condensata in cinquanta volumi; ma il re, troppo vecchio ormai per leggere tante pagine, lo pregò ancora una volta di riassumerle. Passarono altri vent'anni e il saggio, decrepito e canuto, raccolse in un solo volume le cognizioni che il re aveva cercate, ma il re era sul letto di morte e non aveva più il tempo di leggere neanche quello. E allora il saggio gli riassunse la storia dell'uomo in una riga: è nato, ha sofferto ed è morto. *La vita non aveva alcun significato, l'uomo non aveva alcuna importanza. Filippo esultò come aveva esultato nella sua giovinezza quando si era liberato dal fardello della religione; gli sembrava ora di essere alleviato dall'ultima responsabilità e di sentirsi per la prima volta veramente libero. La sua nullità si trasformava in forza, ed improvvisamente egli si sentiva uguale al [[destino]] spietato che si era accanito contro di lui; se la vita non aveva significato, il mondo non aveva più crudeltà. L'insuccesso non aveva alcuna importanza e il [[successo]] non significava nulla. Così piccolo nella massa formicolante di esseri umani che per breve tempo occupavano la superficie della terra, si sentiva onnipotente perché aveva strappato al [[caos]] il segreto della sua inesistenza. I pensieri si soverchiavano tumultuosamente l'un l'altro nel suo cervello; ed egli respirò a lungo con gioconda soddisfazione. Aveva voglia di cantare e di saltare; da molti mesi non si sentiva così felice.<br>– Oh, vita! – gridò dentro di sé. – Oh, vita, dov'è il tuo aculeo? *La gente ha sempre bisogno di mangiare, di bere e di divertirsi. Perciò si va a colpo sicuro quando si impiega il proprio [[denaro]] in ciò che il pubblico ritiene indispensabile. *La gente ti chiede una [[critica]], ma in realtà vuole solo una [[lode]]. *L'uomo che muore per il suo paese muore perché questo gli piace, così come un altro mangia cetriolini sottaceto perché gli piacciono. Se gli uomini potessero preferire il dolore al piacere, la razza umana sarebbe spenta da un pezzo. *Il vantaggio di vivere all'estero è che, venendo a contatto con le maniere e i costumi di un altro popolo, questi si possono osservare dal di fuori e vedere che non sono così essenziali come li ritengono gli abitanti del paese. Ciò che per uno appare evidente, per lo straniero è assurdo. *Segui le tue inclinazioni ma facendo attenzione al poliziotto in fondo alla strada. == ''Vacanze di Natale''== ===[[Incipit]]=== Come Charley Mason aveva da viaggiare tutto il giorno, sua madre insisteva perché facesse una buona colazione: ma egli era troppo eccitato e non poteva mangiare. Era la vigilia di Natale, e stava per andare a Parigi.<br>Suo padre non aveva bisogno di recarsi in ufficio e lo accompagnò in macchina alla stazione Victoria. Fermati per alcuni minuti ai Grosvenor Gardens da un ingorgo del traffico, Charley impallidì per il timore di perdere il treno. Suo padre diede in una risata repressa.<br>«C'è ancora tempo.»<br>Ma fu un sollievo arrivare.<br>«Bene, arrivederci, giovanotto» suo padre gli disse.<br>«Divertiti e non cacciarti in pasticci inutili.»<br>Il battello entrò nel porto e lo spettacolo delle alte, grigie case sporche di Calais lo riempì di esultanza. Era una giornata grigia e il vento soffiava gelato. Andò attraverso il molo come se camminasse per l'aria. La "Freccia d'Oro", possente, imponente, lussuosa, che stava lì ad aspettarlo, non era un treno come tutti gli altri ma un simbolo romantico. ===Citazioni=== *Charley sapeva che cosa significhi essere [[Innamoramento|innamorati]]. Sapeva che chi è innamorato si sente pieno di amicizia verso tutti gli uomini, che farebbe qualunque cosa al mondo per la ragazza amata, che non può sopportare l'idea di procurarle un dispiacere, né può fare a meno di domandarsi che cosa lei veda in lui, poiché, naturalmente, lei è meravigliosa, grande, e lui è appena degno di tenerle la candela. Charley pensava che anche Robert Berger doveva essersi sentito così. Non vi era dubbio che egli amasse Lydia con passione… Ma se l'amore lo colmava d'un senso di santità, era strano che potesse commettere dei sordidi delitti.<br>Dovevano esserci due uomini in lui.<br>Charley era perplesso e non era strano, poiché, dopo tutto, egli aveva soltanto ventitré anni e molti uomini tanto più vecchi ed esperti di lui non sono riusciti a capire come un mascalzone possa amare di amore puro e disinteressato al pari di un santo.<br>E Lydia, si chiese ancora Charley, avrebbe mai potuto amare suo marito nel modo in cui lo amava s'egli fosse stato un uomo del tutto indegno?<br>''La natura umana richiede comprensione'' disse a se stesso, sottovoce. *Chi può ottenere il dominio sugli altri se non ottiene il [[Autocontrollo|dominio su se stesso]]? *La generale idiozia dell'[[Uomo|umanità]] è tale che si possono muovere gli uomini a furia di [[parola|parole]]. ==''La luna e sei soldi''== ===[[Incipit]]=== Confesso che quando conobbi Charles Strickland non vidi in lui, dapprima, nulla di straordinario. Eppure oggi è raro trovare chi neghi la sua grandezza. Non parlo della grandezza cui giunge il politico fortunato o il soldato vittorioso: quella è una qualità legata, più che all'uomo, alla sua posizione, e un mutamento di circostanze la riduce a proporzioni assai modeste. Il capo di governo uscito di carica è visto molto spesso come uno che ha fatto solo delle gran chiacchiere, e il generale senza esercito non è che uno sbiadito eroe di provincia. ===Citazioni=== *La sconvenienza è l'anima dell'arguzia. (4) :L'improprietà è l'anima dell'umorismo.<ref name=diz/> *Non rammento chi raccomandava agli uomini, per il bene dell'anima, di fare ogni giorno due cose a loro sgradite: costui era un saggio, ed è questo un precetto che io ho sempre seguito scrupolosamente; infatti, ogni giorno mi sono alzato e sono andato a letto. (2) *Una [[maschio e femmina|donna]] può perdonare un [[maschio e femmina|uomo]] per la sofferenza che le causa, [...] ma non gli perdonerà mai i sacrifici che fa per amor suo. (41) ==''Il filo del rasoio''== ===[[Incipit]]=== Non ho mai cominciato un romanzo con maggiore apprensione. Lo chiamo un romanzo, badate, solo perché non saprei che altro nome dargli. Ho pochi fatti da raccontare e non richiudo né con una morte né con un matrimonio. La morte mette fine ad ogni cosa, è l'epilogo logico di un racconto, ma anche il matrimonio lo termina con molta opportunità e i raffinati fanno male a sogghignare di ciò che convenzionalmente viene definito un "lieto fine". L'istinto sano delle persone comuni le convince invece che, avvenuto il matrimonio, non c'è in fondo altro da dire. Quando maschio e femmina, dopo tutte le avventure che vi piace immaginare, sono finalmente uniti, essi, hanno compiuto la loro funzione biologica e l'interesse si concentra sulla generazione futura. Io invece lascio in asso il lettore. ===Citazioni=== *Il mio protagonista non è un uomo famoso; potrebbe anche non diventarlo mai. Forse, quando finalmente la sua vita giungerà al termine, egli non lascerà, del suo soggiorno sulla terra, traccia maggiore di quella che lascia sulla superficie dell'acqua una pietra gettata in un fiume. (Maugham: cap. I, 1) *[...] quando uno non riesce in nessun'altra cosa, di solito si mette a [[Scrittore|scrivere]]. (Maugham: cap. I, 7) *Uno cerca d'infischiarsene dell'[[opinione pubblica]], ma non è facile. Quando ci è ostile, l'opinione pubblica provoca fatalmente in noi un antagonismo che turba. (Larry: cap. I, 10) *Non puoi immaginare che felicità sia leggere l'''[[Odissea]]'' nell'originale. Si ha l'impressione che basti sollevarsi sulla punta dei piedi e allungare la mano per toccare le stelle. (Larry a Isabel: cap. II, 4) *Mi sono messo a leggere [[Baruch Spinoza|Spinoza]] da un paio di mesi circa. Non capirò forse tutto, ma mi dà una grande esaltazione. È come atterrare con un aeroplano su un grande altipiano in montagna. Solitudine, un'aria così pura che sale al cervello come il vino; un completo benessere... (Larry: cap. II, 4) *Disgraziatamente è impossibile fare quello che si giudica giusto senza rendere infelice qualcuno. (Larry: cap. II, 4) *Ci sono persone stranamente congegnate. [[Crimine|Criminali]], per esempio, che lavorano come negri a dei piani che li portano in prigione e che, appena usciti, ricominciano da capo per approdare nuovamente in prigione. Se dedicassero la stessa perseveranza, la stessa intelligenza, lo stesso spirito di risorsa, ad attività oneste, guadagnerebbero senza dubbio molto denaro e raggiungerebbero posizioni importanti. Ma sono fatti così: amano il delitto. (Maugham: cap. II, 7) *La maggior parte delle persone, quando sono [[Innamoramento|innamorate]], inventano ogni sorta di ragioni per convincersi che è ragionevole fare ciò che vogliono! Questa è forse la spiegazione di tanti matrimoni disastrosi. Costoro si possono paragonare a quelli che affidano i loro affari a un ladro notorio che sia per caso un loro amico intimo, rifiutandosi di credere che il ladro è prima di tutto un ladro e poi un amico, e convinti che, anche se disonesto con gli altri, non lo sarà con loro. (Maugham: cap. III, 1) *So che niente è più facile che sopportare con forza d'animo le sventure altrui [...].<ref>Cfr. [[François de La Rochefoucauld]]: «Tutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui».</ref> (Maugham: cap. III, 5) *[[Meditazione|Meditare]] è un lavoro molto faticoso; dopo due o tre ore si è esausti come dopo aver guidato un'automobile per ottocento chilometri, e si desidera solo riposare. (Larry: cap. IV, 4) *Una [[madre]] non può che nuocere ai suoi figli se fa di loro l'unico scopo della sua vita. (Isabel: cap. IV, 6) *L'amore, se non è [[passione]], non è amore, ma qualcosa d'altro; e la passione si nutre non di appagamento ma di ostacoli. (Maugham: cap. IV, 6) *La passione non calcola mai il prezzo. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione rifiuta di conoscere, ha detto [[Blaise Pascal|Pascal]].<ref>Cfr. [[Blaise Pascal]]: «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce».</ref> Se la mia interpretazione è giusta, voleva dire che un cuore, infiammato dalla passione, inventa ragioni che sembrano non solo plausibili ma definitive per dimostrare come si possa rinunziare al mondo per l'amore. La passione ci convince che è giusto sacrificare l'onore e che la vergogna è un prezzo basso. La passione distrugge. Distrusse Antonio e Cleopatra, Tristano ed Isotta, Parnell e Kitty O' Shea. E se non distrugge, muore. Può darsi allora che uno si trovi di fronte alla convinzione disperata di aver distrutto i migliori anni della propria vita, di essersi disonorato, di aver sopportato le pene spaventose della gelosia, ingoiato le più amare mortificazioni, prodigato tutta la propria tenerezza, versato infine tutte le ricchezze della propria anima su una nullità, su un essere sciocco, su una specie di attaccapanni dei propri sogni che non valeva un centesimo bucato. (Maugham: cap. IV, 6) *Negli affari l'astuzia qualche volta riesce, ma in [[arte]] l'onestà è non solo la migliore, ma l'unica politica. (Achille a Suzanne: cap. IV, 8) *Sai, una volta mi feci una fama di umorista col semplice sistema di [[Sincerità|dire la verità]]. La maggior parte delle persone erano così stupefatte che pensavano che scherzassi. (Maugham a Isabel: cap. IV, 9) *È sempre difficile discorrere con un [[Ubriachezza|ubriaco]]; inutile negarlo, chi non ha bevuto si trova in uno stato d'inferiorità. (Maugham: cap. V, 2) *«Ricorda come Gesù fu [[Tentazioni di Gesù|condotto del deserto]] e vi rimase quaranta giorni digiunando? Poi, quando fu affamato, il demonio gli si avvicinò e gli disse: "Se sei figlio di Dio, ordina che questi sassi siano trasformati in pani". Ma Gesù resisté alla tentazione. Il demonio allora lo collocò su una guglia del tempio: "Se sei figlio di Dio, buttati giù". Gli angeli infatti vegliavano su di lui e l'avrebbero sorretto. Ma Gesù seguitò a resistere. Il demonio lo condusse su un'alta montagna, gli mostrò tutti i regni del mondo e gli disse che glieli avrebbe dati se si fosse prosternato ai suoi piedi per adorarlo. Ma Gesù disse: "Va' via di qui, Satana". Così finisce la storia secondo il semplice e buon [[Matteo apostolo ed evangelista|Matteo]]. Ma c'è un seguito. Il diavolo, che era molto astuto, tornò da Gesù e gli disse: "Se accetterai la vergogna e il disonore, le frustate, una corona di spine e la morte sulla croce salverai la razza umana, giacché l'amore più grande che un uomo possa provare è quello che gli fa sacrificare la vita per i suoi amici". Gesù cadde. E il diavolo rise fino a farsi scoppiare i fianchi: prevedeva il male che gli uomini avrebbero commesso in nome del loro Redentore.»<br />Isabel mi guardava indignata.<br />«Dove mai l'ha scovata questa storia?»<br />«In nessun posto. L'ho inventata lí per lí.»<br />«È un'idiozia, una bestemmia.»<br />«Volevo solo farle capire che il [[sacrificio]] di sé è una passione così prepotente da fare impallidire, al confronto, perfino la fame e la lussuria. Avvolge e conduce alla distruzione le sue vittime nella più alta affermazione della loro personalità. L'oggetto non conta: può essere degno o indegno. Nessun vino è tanto inebriante, nessun amore così rovente, nessun vizio così attraente. Mentre si sacrifica, un uomo è per un momento più grande di Dio, giacché, infinito e onnipotente com'è, come può Dio sacrificarsi? Nel migliore dei casi può solo sacrificare l'unico suo figlio.» (Maugham a Isabel: cap. V, 4) *Ero certo che riflettendo alle guerre crudeli provocate dal [[cristianesimo]], alle persecuzioni, alle torture che i cristiani hanno inflitto ai cristiani; alla mancanza di carità, all'ipocrisia e all'intolleranza, il diavolo dovesse contemplare con compiacenza la chiusura del bilancio. E ricordando come il cristianesimo abbia imposto all'umanità l'amaro fardello del senso del peccato, che ha oscurato la bellezza delle notti stellate e gettato un'ombra maligna sui fuggevoli piaceri di un mondo fatto per la gioia, deve certo mormorare sogghignando: rendete grazie al diavolo. (Maugham: cap. V, 4) *«Una lacrima di ''[[Żubrówka|zubrovka]]'' non farà male a ''Monsieur''. Tutti sanno che è indicatissima per i reni. Ne abbiamo ricevuto proprio in questi giorni una cassetta dalla Polonia.»<br />«Davvero? È molto difficile procurarsene, oggi. Fammi vedere la bottiglia.»<br />Il ''sommelier'' [...] si allontanò per andare a prendere la bottiglia e Elliott ci disse che la ''zubrovka'' è una specie di ''vodka'' polacca, sotto ogni aspetto superiore a quella russa. [...] Il cameriere riempì un bicchiere di un liquore verde pallido e Isabel lo annusò.<br />«Oh, che buon odore!»<br />«Non è vero?» gridò Elliott. «Sono le erbe che ci mettono dentro e che le dànno il suo sapore delicato. [...]»<br />«Ha un sapore divino», disse Isabel. «È come il latte materno. Non ho mai assaggiato niente di più buono. [...] Devi assaggiarlo anche tu, Gray; ha un odore di fieno fresco e di fiori primaverili, di timo e di lavanda. È così dolce al palato, così confortante, che si ha l'impressione di ascoltare una musica sotto la luna.» (cap. V, 5) *L'arte trionfa quando riesce a usare come strumenti le convinzioni, piegandole al proprio fine. (Maugham: cap. VI, 3) *«Non potevo credere, sebbene ne avessi il desiderio, in un Dio che non era migliore di un comune uomo come si deve. I monaci mi dicevano che Dio aveva creato il mondo per la sua gloria. Ma a me non sembrava uno scopo molto nobile. [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]] creò forse le sue sinfonie per la propria gloria? Non credo. Le creò, piuttosto, perché la musica che aveva nell'anima cercava un mezzo d'espressione, e non si curò d'altro, poi, che di renderle quanto più perfette poteva.<!-- la chiusura di virgolette manca così nel testo --><br />«Quando i monaci ripetevano il ''[[Padre nostro|Pater noster]]'' mi domandavo come potessero continuare a chiedere con fiducia al loro Padre celeste il pane quotidiano. I figli chiedono forse al loro padre terreno di sostenerli? Si aspettano che egli li mantenga e non provano riconoscenza per lui. Non sarebbe nemmeno giusto che ne provassero. Un uomo che metta al mondo dei figli quando non può o non vuole provvedere a loro, merita solo biasimo. Mi sembra che se un Creatore onnipotente non era disposto a provvedere alle necessità materiali e spirituali delle proprie creature, avrebbe fatto meglio a non crearle.»<br />«Caro Larry», dissi, «lei ha fatto bene a non nascere nel medioevo. L'avrebbero certamente bruciato vivo.»<br />Sorrise.<br />«Lei ha molto successo come autore», proseguì. «Le piace sentirsi lodare?»<br />«M'imbarazza soltanto.»<br />«Lo sospettavo. Ebbene, mi sembrava che anche a Dio non dovesse piacere. Nell'aviazione non stimavamo molto quelli che riuscivano a strappare incarichi comodi ai loro superiori, lisciandoli. Poteva mai Dio stimare chi cercava di strappargli la salvezza con basse adulazioni? Secondo me, la forma di culto che doveva essergli più gradita era che ognuno si comportasse meglio che poteva, secondo i propri lumi.» (cap. VI, 3) *Ha mai riflettuto che la [[Reincarnazione|trasmigrazione]] è insieme una spiegazione e una giustificazione dei mali del mondo? Se i mali che soffriamo sono il risultato di peccati commessi nelle nostre vite anteriori, possiamo sopportarli con rassegnazione e sperare che, se ci sforziamo di condurre una vita virtuosa, le nostre vite future saranno meno infelici. Ma in fondo è facile sopportare i propri mali, basta un po' di forza d'animo; i mali insopportabili sono quelli, spesso apparentemente ingiusti, che toccano agli altri. Se uno può persuadersi che sono un risultato fatale del passato ne avrà pietà, cercherà di alleviarli, com'è suo dovere, ma non avrà più motivo d'indignarsene. (Larry a Maugham: cap. VI, 6) *Che cos'è l'[[individualità]], se non l'espressione del nostro egoismo? E finché l'anima non ha scosso da sé l'ultima traccia di egoismo non può confondersi con l'[[Assoluto]]. (Larry: cap. VI, 6) *Secondo me, il bisogno di [[Adorazione|adorare]] è solo la sopravvivenza di un vecchio ricordo di divinità crudeli che bisognava propiziarsi. Io credo che Dio è in me: non saprei concepirlo altrove. Se è così, chi o cosa dovrei adorare: me stesso, forse? Gli uomini hanno livelli diversi di sviluppo spirituale, e l'immaginazione indiana, per esempio, ha creato le manifestazioni dell'[[Assoluto]] note coi nomi di Brama, Visnú, {{sic|Siva}} e cento altre. L'Assoluto è in Isvara, il creatore e il regolatore del mondo, ed è anche nell'umile feticcio davanti al quale il contadino, nei campi bruciati dal sole, colloca l'offerta di un fiore. La funzione delle numerose divinità dell'India è solo di aiutare a capire l'unità dell'io individuale con l'io supremo. (Larry: cap. VI, 6) *I fondatori di religioni che subordinano la salvezza alla condizione che si creda in loro mi sono sempre sembrati patetici. È come se per credere in se stessi avessero bisogno della fede degli altri. Mi ricordano quelle vecchie divinità pagane che languivano e s'indebolivano se non erano sostenute dai sacrifici dei devoti. Advaita non chiede che si accetti alcunché a occhi chiusi; esige solo un desiderio appassionato di conoscere la Realtà; dichiara che Dio si può sentire con la stessa certezza della gioia o del dolore. E ci sono oggi in India uomini – ne conosco a centinaia – che hanno la certezza di aver sentito Dio. Quest'idea che si potesse raggiungere la realtà attraverso la [[conoscenza]] mi appagò prodigiosamente. In epoche più vicine a noi, i savi dell'India, considerando le infermità umane, hanno ammesso che la salvezza si può raggiungere attraverso l'amore e le opere, ma non hanno mai negato che la via più nobile, anche se la più ardua, sia quella della conoscenza, giacché il suo strumento è la facoltà più preziosa dell'uomo: la sua ragione. (Larry: cap. VI, 6) *È un errore pensare che gli indiani considerino il mondo un'illusione; non è così; essi affermano solo che il mondo non è reale nello stesso senso dell'[[Assoluto]]. (Larry: cap. VI, 8) *Non mi sentivo chiamato a lasciare il mondo e a ritirarmi in un convento, ma a vivere nel mondo ed amare le cose del mondo, non per esse stesse, per l'Infinito che è in loro. Se in quei momenti di estasi fossi realmente stato tutt'uno con l'Assoluto e se ciò che dicevano era vero, niente poteva toccarmi, e, uscito dal karma della mia vita presente, non sarei più tornato in questo mondo. Quel pensiero mi sconcertò. Desideravo vivere di nuovo e poi di nuovo ancora. Ero pronto ad accettare qualunque genere di vita, anche se piena di dolori e sofferenze; sentivo che solo una serie infinita di vite poteva soddisfare la mia avidità, il mio vigore e la mia curiosità. (Larry: cap. VI, 8) *I filistei, sa, hanno abbandonato da tempo la ruota e il palo per sopprimere le opinioni che temono: hanno scoperto un mezzo di distruzione molto più efficace: la [[canzonatura]]. (Maugham a Larry: cap. VI, 8) *[...] presi il libro di Larry e mi misi a guardare il sommario. [...] Mi ero aspettato qualcosa di molto diverso. Il libro conteneva una raccolta di saggi, lunghi all'incirca come quelli di [[Lytton Strachey]], nel suo volume ''Eminent Victorians'', su un certo numero di personaggi famosi. La scelta di Larry mi sorprese. C'era un saggio su [[Lucio Cornelio Silla|Silla]], il dittatore romano, che, conquistato il potere assoluto, vi rinunziò per tornare alla vita privata; un altro su [[Akbar|Akbara]], il conquistatore mongolo che si guadagnò un impero, un altro su [[Pieter Paul Rubens|Rubens]], uno su [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] e in fine uno sul [[Philip Stanhope, IV conte di Chesterfield|Lord Chesterfield]] delle ''Lettere''. Ognuno di quei saggi presupponeva una enorme quantità di letture. Non ero più sorpreso che Larry avesse avuto bisogno di tanto tempo per scrivere il suo libro; non capivo, d'altra parte, perché avesse giudicato utile dedicarvi tanto tempo né perché avesse scelto di studiare proprio quei determinati uomini. Poi mi colpì il fatto che ognuno di essi, a modo suo, aveva fatto un capolavoro della sua vita e pensai che era questo che aveva interessato Larry: aveva voluto vedere in che cosa veramente consista una vita riuscita. (Maugham: cap. VII, 3) ==''La giostra''== ===[[Incipit]]=== Per tutta la vita la signorina Elizabeth Dwarris aveva messo a dura prova il suo prossimo. Donna facoltosa, tiranneggiava un ampio stuolo di cugini indigeni, utilizzando il suo bilancio patrimoniale come gli scorpioni di Roboamo per castigarli severamente; e, come molte altre pie creature, rendeva a ciascuno la vita eccessivamente misera per il bene della sua anima. Nutrita durante la giovinezza dai precetti evangelici, insisteva sul fatto che i parenti dovessero cercare la salvezza secondo il suo modo di vedere le cose, e con lingua affilata e amare beffe faceva proprio il compito costante di persuaderli della loro estrema dignità. Organizzava le vite come le pareva, e si premurava non solo di ordinare gli usi e i costumi, ma anche i pensieri reconditi di quelli che le stavano intorno; il Giudizio Universale non poteva più far paura a chiunque avesse affrontato il suo esame minuzioso. ===Citazioni=== *Nessuno scrittore, per quanto violente siano le sue proteste, disdegna sul serio, se gli è chiesto, di leggere un libro ancora non pubblicato; si tratta del suo pupillo e possiede ancora quel fascino che, una volta arditamente stampato e rilegato, viene completamente distrutto. (pag. 94) *[...] quando il [[piacere]] ha esaurito l'uomo, questi è convinto di essere stato lui ad esaurirlo; allora ti racconta, serio e grave, che non vi è nulla che possa soddisfare il cuore umano. (pag. 128) *[...] più un uomo è un farabutto, più le sue amanti gli sono affezionate. Solo quando un uomo si comporta secondo la decenza e tratta le donne come fossero degli esseri umani, allora passa dei guai. (pag. 129) *Arrivarono a Napoli non più come una coppia di bambini spensierati, ma come una donna di mezza età, tesa dalla preoccupazione, con un giovane morente. Le condizioni di Herbert erano tradite dalla completa perdita della sua abituale esuberanza, cosicché i nuovi spettacoli che gli si presentavano non gli suscitavano nuove emozioni. Le chiese di Napoli, bianche e dorate come una sala da ballo del diciottesimo secolo, luoghi di preghiera per gente la cui fede era superstizione impertinente, raggelarono il suo cuore; le statue nei musei non erano altro che pietre inanimate; e anche il panorama, fiore all'occhiello degli scenari italiani, lo lasciava indifferente. Herbert, un tempo facile ad entusiasmarsi, ora, profondamente annoiato, restava svogliato davanti a tutto ciò che vedeva, e di Napoli scoprì solo il suo squallore e la sua brutalità malata. (pag. 145) *«[...] l'unico punto in cui preti e filosofi concordano è nel dire che le caratteristiche dei sensi rappresentano la parte più bassa dell'uomo e che perciò debbono essere mortificati. Essi mettono l'intelletto su un piano nettamente superiore.» (pag. 218) ==''Ashenden l'inglese''== ===[[Incipit]]=== Fu solo agli inizi di settembre che Ashenden, uno scrittore che si era trovato all'estero allo scoppio delle ostilità, riuscì a tornare in Inghilterra. Poco dopo il suo arrivo, gli capitò di partecipare a un ricevimento, nel corso del quale fu presentato a un colonnello di mezza età, di cui non afferrò bene il nome. ===Citazioni=== *L'artista ha bisogno di pace e di quiete. Come volete che conservi quel distacco di spirito che è indispensabile all'attività creativa, se non è possibile ottenere l'assoluta tranquillità? (p. 23) ==''La Signora Craddock''== ===[[Incipit]]=== Questo libro potrebbe anche intitolarsi: ''Il trionfo dell'amore''.<br>Berta guardava dalla finestra la livida luce del giorno. Il cielo era oscuro, le nubi basse e pesanti; il viale deserto era spazzato da un vento pungente e gli olmi che lo costeggiavano si ergevano spogli, i nudi rami tremanti per l'orrore del freddo. Si era alla fine di novembre, e la giornata era lugubre e tetra. L'anno morente sembrava aver gettato su tutta la natura il terrore della morte; l'immaginazione si rifiutava di suggerire alla mente tediata visioni di sole ridente, immagini della primavera in vesti di fanciulla che arriva spargendo dal suo paniere fiori e verdi foglie.<br>Berta si volse e guardò sua zia, intenta a tagliare le pagine del nuovo ''Spectator''. ===Citazioni=== *Il [[pianto]] riesce a rendere spaventosa anche una bella donna. Se poi è brutta, diventerà addirittura repellente. (p. 11) *Una vecchia [[zitella]] può essere scusata soltanto se ha sofferto trent'anni per un uomo adesso sepolto sotto la neve o sposato ad un'altra donna. (p. 21) *Questo è uno dei vantaggi delle donne: dopo i [[Venticinquenne|venticinque anni]] sorvolano sui loro [[compleanno|compleanni]] come su cose sconvenienti. Gli uomini invece sono così persuasi dell'intelligenza dimostrata venendo al mondo, che il loro compleanno li interessa sempre; e sono così sciocchi da pensare che interessi anche agli altri. (p. 33) *La [[bellezza]] [...] forma i tre quarti dell'equipaggiamento necessario per la battaglia della vita. Non potete immaginare la miserabile esistenza di una ragazza veramente insignificante. (p. 45) *La funzione precisa della donna è di propagare la specie. Se è saggia, sceglierà un uomo forte e robusto come padre dei suoi figli. Mi rifiuto di capire quelle donne che sposano un uomo intelligente. Cosa trovano in un tizio che sa fare degli astrusi calcoli matematici? Una donna ha bisogno di un uomo dalle braccia forti e dallo stomaco di struzzo. (p. 61) *Io considero il matrimonio come un'unione spirituale, nella quale il mio dovere sarà di amare, obbedire, onorare mio marito, assisterlo e confortarlo, vivendo una vita tale da non lasciarmi sorprendere impreparata dalla morte. (p. 61) *[...] è follia comune delle [[Coppia|coppie]] felici non voler avere segreti per l'altro; ciò le porta a un mucchio di disillusioni. (p. 90) *[[Febbraio]] è un mese di languori, il cuore del mondo è greve, ignaro ancora dell'inquieto aprile e del vigoroso maggio. (p. 117) *Il desiderio di Berta, bruciandola interamente come un fuoco, l'aveva gettata nelle braccia di suo marito; l'aveva amato come amano le bestie, e gli dei. Egli era l'uomo ed ella era la donna, e il mondo era l'Eden, creato dal potere della passione. Una maggiore conoscenza portò solo un amore più grande. (p. 117-118) *Le [[donna|donne]] sono come le galline, se schiamazzano non preoccupatevene. (p. 130) ==''Lo scheletro nell'armadio''== *È molto difficile, essere un [[gentiluomo]] e uno [[scrittore]]. *L'[[ideale]] ha molti nomi, e bellezza è solo uno di essi. *L'[[ipocrisia]] è il vizio più difficoltoso e snervante che un uomo possa coltivare; richiede una vigilanza continua e una rara abnegazione. Non può, come l'adulterio o la ghiottoneria, essere praticato nei ritagli di tempo; è un lavoro a tempo pieno. *La [[bellezza]] è un'estasi; è semplice come la fame. In realtà sulla bellezza non c'è niente da dire. È come il profumo di una rosa: si può odorarlo e basta. ==''Pride and Prejudice''== *{{NDR|[[Jane Austen]]}} Aveva una lingua tagliente e un prodigioso senso dell'umorismo. Amava ridere e amava far ridere. È chiedere troppo a un umorista aspettarsi che lui, o lei, quando pensa qualcosa di buono, lo tenga per sé. E, lo sa il cielo, è difficile essere divertenti senza essere, a volte, un poco maliziosi. Non c'è molto di eccitante nel latte della benevolenza. Jane aveva un acuto senso dell'assurdità degli altri, della loro pretenziosità, delle loro affettazioni e della loro insincerità; solo per proprio merito ella ne veniva divertita e non annoiata. Era troppo educata per dire alle persone cose che le avrebbero ferite, ma certo non vide alcun male nel divertirsi con Cassandra a loro spese. Non vedo una natura malevola nemmeno nella più pungente e arguta delle sue osservazioni; il suo umorismo si basava, come sempre dovrebbe essere, sull'osservazione meticolosa e sulla franchezza. (p. 378) *{{NDR|[[Jane Austen]]}} Possedeva un attento spirito di osservazione e un'edificante capacità sentimentale, ma era il suo senso dell'umorismo a dare acume alle sue osservazioni e una sorta di sussiegosa leggerezza ai suoi sentimenti. (p. 384) *Ciò che rende tale un [[classico]] non è il fatto che venga acclamato dai critici, analizzato dai professori, studiato nei corsi universitari, ma che i [[lettore|lettori]], una generazione dopo l'altra, vi traggano piacere e giovamento spirituale. (p. 385) *Non ho ancora detto nulla su quello che secondo me è il più grande merito di questo incredibile romanzo {{NDR|''[[Jane Austen#Orgoglio e pregiudizio|Orgoglio e pregiudizio]]''}}: è incredibilmente leggibile, più leggibile di alcuni dei più grandi e famosi romanzi. Come disse Scott, la signorina Austen è attenta alle cose comuni, i coinvolgimenti, i sentimenti e i personaggi della vita ordinaria; nulla succede davvero, eppure, non appena si arriva al fondo della pagina, la si volta con impazienza per sapere cosa succederà dopo; nulla ancora accade, eppure si volta nuovamente la pagina, con la stessa impazienza. La capacità di provocare quest'impazienza è il più grande dono che un narratore possa avere e io mi sono spesso chiesto cosa la provochi. Come mai anche quando si è letto il romanzo, più e più volte, l'interesse non cala mai? Penso che per Jane Austen ciò sia dovuto al fatto che ella era immensamente interessata ai propri personaggi e alle loro vicende, e al fatto che credeva in essi profondamente. (p. 390) ==''Taccuino di uno scrittore''== *A una cena tra amici bisognerebbe mangiare con saggezza ma non troppo bene, e parlare bene ma non con troppa saggezza. (1896) *Chiunque sa dire la [[verità]], ma sono poche le persone capaci di scrivere un epigramma. (1896) *Gli uomini hanno un'opinione straordinariamente sbagliata della loro posizione in [[natura]], e questo errore è inestirpabile. (1896) *Il sentimentalismo è solo un sentimento che suscita fastidio. (1941) *Non c'è egoismo tanto insopportabile quanto quello del cristiano riguardo alla sua anima. (1901) *Se quaranta milioni di persone dicono una stupidaggine, essa non diventa una cosa saggia, ma il saggio sarebbe stupido se lo facesse presente. (1901) *[[Tolleranza]] è solo un altro modo di chiamare l'indifferenza. (1896) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Una inglese a Firenze''=== La villa era in cima a un colle. Dalla terrazza, sul davanti, si godeva una meravigliosa vista di Firenze; dietro, v'era un vecchio giardino con pochi fiori ma con belle piante, siepi di bosso tagliate, sentieri erbosi e una grotta artificiale in cui l'acqua cascava da una cornucopia con suono fresco e argentino. La villa era stata costruita nel sedicesimo secolo da un nobile fiorentino, i cui discendenti, impoveriti, l'avevano poi venduta a certi inglesi. Ed erano proprio quelli che avevano invitato Mary Panton a passarvi un certo periodo. ===''Pioggia''=== Era quasi l'ora di andare a letto, e l'indomani, al risveglio, la terra sarebbe stata in vista. Il dottor Macphail accese la pipa, poi, si appoggiò al parapetto, cercò per il cielo la Croce del Sud. Era stato due anni in trincea e una ferita lo aveva tenuto a letto più del dovuto, perciò adesso era felice di passare nella tranquillità di Apia almeno dodici mesi. Già in viaggio si sentiva meglio. Quella sera si era avuta una piccola festa da ballo a bordo in onore dei passeggeri che l'indomani sarebbero sbarcati a Pago-Pago, e le aspre note del pianoforte meccanico gli martellavano ancora le orecchie. Ma grazie a Dio il ponte era ritornato tranquillo. Qualche passo più in là, in una sedia a sdraio, c'era sua moglie che conversava coi Davidson, ed egli si diresse da quella parte, piano piano. Poi si sedette e si tolse il cappello; e allora, sotto la luce, presero risalto i suoi capelli rossi che facevano corona a una macchia di calvizie dalla pelle rossiccia e forforosa. Era un uomo magro sui quarant'anni dalla faccia striminzita che rivelava una pedantesca precisione di carattere. Parlava con pacata voce sommessa dall'accento scozzese. ===''Il mago''=== Arthur Burdon e il dottor Porhoët passeggiavano in silenzio. Avevano pranzato in un ristorante sul Boulevard Saint Michel, e ora facevano quattro passi per i giardini del Luxembourg. Il dottor Porhoët camminava con le spalle curve, le mani dietro la schiena. Osservava la scena con gli occhi dei tanti pittori che hanno cercato di esprimere il loro senso della bellezza attraverso il giardino più affascinante di Parigi. L'erba era disseminata di foglie secche, ma il loro languido disfarsi ben poco contribuiva a conferire un tocco di naturalezza all'artificiosità dello sfondo. Gli alberi erano circondati da cespugli ben ordinati, e i cespugli, a loro volta, da aiuole ben curate. Ma gli alberi crescevano senza alcuna spontaneità, quasi fossero consapevoli dello schema decorativo che contribuivano a formare. Era autunno, e alcuni erano già spogli. Molti fiori erano appassiti. Il giardino, in quella sua formalità, faceva pensare a una donna un po' vana, non più giovane, che con la sua eleganza datata, con cipria e belletto, cercasse di celare dietro un volto intrepido la sua disperazione. Aveva gli stessi sorrisi falsi, stentati. di imposta gaiezza, e quella penosa grazia che si sforza di mantenere il fascino che il trascorrere veloce degli anni ha reso inconsistente. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *William Somerset Maugham, ''La tentazione'' di Adamo e altri racconti, traduzione di Elio Vittorini, I Libri del pavone, Edizioni Mondadori, 1958. *William Somerset Maugham, ''Schiavo d'amore'' (''Of human bondage''), traduzione di Ada Salvatore, Omnibus Mondadori, 1945 *William Somerset Maugham, ''Vacanze di Natale'' (''Christmas holiday''), traduzione di Elio Vittorini, Medusa Mondadori, 1942. *William Somerset Maugham, ''Una inglese a Firenze'' (''Up at the Villa''), traduzione di Jole Giannini, Longanesi, Milano 1966. *William Somerset Maugham, ''La luna e sei soldi'' (''The Moon and Sixpence''), traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi, Milano, 2013. ISBN 978-88-459-7065-8 *William Somerset Maugham, ''Il filo del rasoio'' (''The Razor's Edge''), traduzione di Maria Martone, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1946. *William Somerset Maugham, ''Il mago'' (''The magician''), traduzione di Paola Faini, Newton Compton editori, 1995. *William Somerset Maugham, ''La giostra'' (''The Merry Go-Round''), traduzione di Walter Mauro, Newton Compton editori, 1995. *William Somerset Maugham, ''Lo scheletro nell'armadio'', traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi, Milano, 2013. *William Somerset Maugham, ''Pioggia'' (''Rain''), traduzione di Elio Vittorini, I Libri del Pavone, Arnoldo Mondadori Editore, 1966. *William Somerset Maugham, ''La resa dei conti'' (''The Summing Up''), traduzione di Paola Faini, Il Labirinto, Lucarini Editore, Roma 1988. *William Somerset Maugham, ''Ashenden l'inglese'' (''Ashenden''), traduzione di Fenisia Giannini, Garzanti, 1966. *William Somerset Maugham, ''Lettera d'amore'' (''Mrs. Craddock''), traduzione di Luisa Morpurgo, Longanesi & C., 1949. *William Somerset Maugham, ''Pride and Prejudice'', in «Atlantic», 181, 5 maggio 1948, pp. 99-104; trad. it. di Marco Fiocca in Jane Austen, ''Orgoglio e pregiudizio'', Oscar Mondadori, Milano, 2014. ISBN 978-88-04-50615-7 *William Somerset Maugham, ''Taccuino di uno scrittore'', traduzione di Gianni Pannofino, Adelphi, Milano, 2021. ISBN 9788845984631 ==Filmografia== *''[[Schiavo d'amore (film 1934)|Schiavo d'amore]]'' (1934) *''[[Ombre malesi]]'' (1940) *''[[Il filo del rasoio (film 1946)|Il filo del rasoio]]'' (1946) *''[[Il filo del rasoio (film 1984)|Il filo del rasoio]]'' (1984) ==Altri progetti== {{interprogetto|s=en:Author:William Somerset Maugham|s_lingua=inglese|s_preposizione=di}} ===Opere=== {{Pedia|La signora Craddock|''La signora Craddock''|(1902)}} {{Pedia|Schiavo d'amore (romanzo)|''Schiavo d'amore''|(1915)}} {{Pedia|La luna e sei soldi|''La luna e sei soldi''|(1919)}} {{Pedia|Il velo dipinto (romanzo)|''Il velo dipinto''|(1925)}} {{Pedia|Il filo del rasoio (Somerset Maugham)|''Il filo del rasoio''|(1944)}} {{DEFAULTSORT:Maugham, William Sommerset}} [[Categoria:Commediografi]] [[Categoria:Drammaturghi britannici]] [[Categoria:Scrittori britannici]] qgn3b1420rl4syivadp6zmft8w7d4mb Template:SelezioneNuove 10 4465 1409611 1409516 2026-04-06T00:38:17Z Danyele 19198 +2 1409611 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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Il crescente raggio d'azione del regno degli strumenti di trasporto di informazione e di potere si è esteso anche alle sfere politiche. Così non ci si può meravigliare di vedere nei più disparati luoghi del mondo i primi passi di una politica imperiale. Anche dietro l'impressionante e per certi versi strano accrescimento del nazionalismo connesso alla Guerra mondiale, si intuisce uno sforzo che secondo la sua essenza spinge verso il superamento dei confini dello Stato nazionale.<ref>Da ''Il mondo mutato. Un sillabario per immagini del nostro tempo'', p. 56.</ref> *[[Divenire]] è più che vivere.<ref>Citato in [[Albert Camus]], ''L'uomo in rivolta'', traduzione di Liliana Magrini, Bompiani, 2012.</ref> *{{NDR|Il [[viaggio|viaggiatore]] moderno}} Egli trascorre per il mondo come il gemello siamese: come homo faber e homo ludens, privo di storia, e come essere vicino alle [[Muse]], affamato di immagini, un po' orgoglioso del proprio titanismo e un po' triste per la distruzione che ne consegue. Quanto più le ali gli crescono forti e possenti, tanto più ha difficoltà a trovare il luogo dove il proprio cuore si entusiasmi e brami alcunché.<ref>Da ''Siebzig verweht I'', Stoccarda, 1995, p. 133; citato in ''Ernst Jünger, {{small|Una vita lunga un secolo}}'', p. 614.</ref> *Evidentemente oggi è scomparsa la capacità di restituire un colloquio nel suo vero e proprio senso, nella sua realtà, nel suo effettivo svolgimento. Di questa capacità sono proprie la disposizione d'animo, il tacere, l'aura e la reciproca attenzione di chi si incontra per scambiare domande e risposte. Il [[Registratore a nastro|magnetofono]], al contrario, è uno strumento della classe dei preservativi, come la definiva [[Madame de Staël]]: ragnatela della precauzione, carrarmato del piacere.<ref>Dalla lettera a Georg Wolff del 2 ottobre 1967, ''Carteggio editoriale Ernst Klett-Ernst Jünger 1949-1997''; citato in ''Ernst Jünger, {{small|Una vita lunga un secolo}}'', pp. 611-612.</ref> *I [[fiore|fiori]], in quanto organi erotici della nostra terra, sono come le sue cime, le sue punte, sulle quali si annuncia la luce di un sole che li avvolge nei suoi raggi e che è ancora invisibile ai nostri occhi. Risalire da essi al grande astro è un ufficio sacerdotale.<ref>Da ''San Pietro (1957)'', traduzione di Alessandra Iadicicco, Fausto Lupetti Editore, Bologna, 2015, p. 39. ISBN 9788868740757</ref> *Il segno distintivo dell'uomo spirituale è proprio di non essere impaziente coi fatti, bensì piuttosto con gli stupidi, che vedono dappertutto nient'altro che dei fatti. [...] Una concezione seria non si erge contro le situazioni di fatto, ma le crea.<ref>Dalla Lettera ad [[Armin Mohler]] del 6 novembre 1960, citato in Paul Noack, ''Ernst Jünger. {{small|Eine Biographie}}'', Berlino, 1998, p. 256 sgg; in ''Ernst Jünger, {{small|Una vita lunga un secolo}}'', p. 595.</ref> *L'uomo che a poco a poco si apre alla [[banalità]] si arrende come una fortezza in cui, una volta incrinate le fondamenta, non si troveranno più né forza né mistero.<ref>Da ''Ludi africani'', p. 90.</ref> *Là dove la ''macchina'' fa la sua apparizione, la lotta dell'uomo contro di essa appare senza speranza.<ref>Da ''Politische Publizistik''.</ref><ref name="Ben">Citato in [[Andrea Benedetti]], ''Rivoluzione conservatrice e fascino ambiguo della tecnica'', Edizioni Pendagron, Bologna 2008</ref> *La libertà spirituale non viene concessa: o c'è o manca. Ma non viene nemmeno pretesa, bensì dimostrata, e di essa vive il mondo. Nulla è più semplice di questa prova, eppure nulla è più arduo.<ref>Da ''Maxima-Minima'', p. 63.</ref> *La [[salute e malattia|salute]] può essere un bene. La [[salute e malattia|malattia]] a volte può essere addirittura meglio. Le malattie sono domande, sono anche dei compiti, perfino onorificenze. Tutto dipende da come uno se le appunta.<ref>Da ''Visita a Godenholm'', p. 71-72.</ref> *La tecnica può rivestirsi di una tendenza magica, può spiritualizzarsi o pietrificarsi, secondo il modello del gregarismo animale, così come lo ha descritto Huxley.<ref>Da ''Sessanta soffiati via''; citato in Julien Hervier, ''Conversazioni con Ernst Jünger'', p. 111.</ref> *[[Mosè]] vide [[Roveto ardente|ardere il roveto]] ''prima'' di udire la voce e di riceverne l'incarico. Il profeta è l'avamposto all'estremo confine; non ha il sapere del sacerdote, ma è nella materia. «Una fiamma io sono di certo.» Mosè sull'Oreb, [[Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]] sulla strada di Patmo: è lì che comincia l'indifferenziato. Lì può essere che, così come vi è ''un solo'' uomo, vi sia ''un solo'' elemento «Questo sei tu».<ref name=Upanisad>''Tat tvam asi'': citazione dalla ''[[Chāndogya Upaniṣad]]'': è uno dei quattro [[w:Mahāvākya|Mahāvākya]], i Grandi Detti delle ''[[Upaniṣad]]''.</ref><ref>Da ''Maxima-minima'', p. 60.</ref> *Non vi è che un solo [[viaggio]], il viaggio della vita, e ogni movimento temporale corrisponde a uno dei suoi capitoli. Ogni obiettivo quotidiano è un simbolo dell'obiettivo vitale e dovrebbe essere un ''{{sic|pilgrims}} progress''. Altrimenti abbiamo percorso una falsa pista, inutile, non abbiamo fatto altro che aumentare i giri a vuoto.<ref>Da ''San Pietro (1957)'', p. 48.</ref> *Ogni paese nasconde una parte di sostanza primordiale che designiamo con il nome di patria, e mi piace ritrovare ancora questo tipo di integrità. È una cosa che può accadere ovunque, anche nel deserto.<ref>Da ''Conversazioni con Ernst Jünger'', p. 48.</ref> ==''Ad hoc''== *Gli uomini agiscono su di noi con la loro polarità, col loro orizzonte. Sorprendeva in [[Henry Furst|Henry]] l'intensità del sentimento e della ragione. L'aura era forte e anonima come una potenza della natura, che irradiava ora un calore gradevole ora un fluido elettrico. Così entriamo in una stanza in penombra dove ci sentiamo subito bene. Quando poi gli occhi si sono assuefatti alla poca luce, riconosciamo il numero dei quadri alle pareti, i libri, le opere d'arte. Questa è la vera via verso l'autore: conduce dall' Eros verso lo spirito, non in senso opposto, come avviene per certi matrimoni di artisti, che cominciano ammirevolmente e finiscono in modo tragico: Psiche si è bruciata le ali alla fiamma. (p. 14 della trad.. it. parziale) *[[Henry Furst]] Nel suo stile di vita, egli rappresentava ancora la classe degli ''hommes de lettres'', i quali rapidamente si estinguono e, per la verità, in modo più rapido nei paesi germanici che nei latini. Quel che li distingue è il loro modo di vivere, caro alle Muse, dietro il quale si cela un eminente lavoro. Per la loro esistenza vale lo stesso criterio che per l'opera d'arte nella quale non deve scorgersi la fatica. Questo è soltanto possibile quando l'artista trova nel suo lavoro un godimento. Con questa classe svaniscono anche i biotopi classici, o assumono carattere da museo. (pp. 14-15 della trad. it. parziale) *{{NDR|Jünger sfoglia le lettere dell'amico Henry Furst, scomparso nel 1967, annotandone alcuni fra i più significativi passi}} Li ho scelti a caso, dal fascio delle lettere, come da un gioco di carte. Un mazzo di fiori, raccolti dall'erbario, senza farne una scelta precisa. Sembrano tuttavia schiudersi nel ricordo, come i fiori del tè, nell'Estremo Oriente. Il meglio si trova in un altro foglio, quello che non porta traccia di penna, sull'altra facciata che non può essere descritta: Henry era un genio dell'amicizia. Da lì sorgeva quella ricchezza che dispensava. Come un navigante, che si apparecchia al grande viaggio, lasciò tre o quattro fogli in inglese: ''A vele spegate verso la morte''. E questa aggiunta: «Il cuore parla al cuore, ma quel che dice si sottrae alla parola». (p. 22 della trad. it. parziale) ==''Al muro del tempo''== *La [[mente]] può sviluppare i nessi logici solo fino a un determinato punto, raggiunto il quale la prova deve cedere il passo all'evidenza. Lì occorre compiere il salto oppure ritirarsi. <br/> Il punto di rottura in questione indica un mistero del tempo. I punti di rottura sono luoghi di ritrovamenti. Anche la morte è un punto di rottura, non una fine; ed è questo l'orizzonte della parola «origine» (da ''Uccelli d'altri cieli'', p. 14) *Anche la partita a [[scacchi]] non finisce con una vincita o con una perdita. finisce quando i pezzi bianchi e quelli neri vengono tolti dalla scacchiera e rimessi nella scatola. Rimane allora qualcosa di diverso dalla vittoria o dalla sconfitta – rimane il ricordo di una trama che è stata tessuta, di una melodia che è stata suonata. Non rimane Scipione, rimangono [[Publio Cornelio Scipione|Scipione]] e [[Annibale]]. Il primo non può e non potrà mai esistere senza il secondo. La vincita non sta nell'ultima mossa, sta nella somma finale. (da ''Tempo misurabile e tempo del destino. Riflessioni di un non astrologo sull'astrologia'', p. 26) *Gli [[errore|errori]] fanno parte della vita, così come le ombre fanno parte della luce. (da ''Tempo misurabile e tempo del destino. Riflessioni di un non astrologo sull'astrologia'', p. 27) *Il singolo [[individuo]], e precisamente ogni singolo individuo, crede di avere un destino particolare e quindi anche una particolare posizione nell'universo. Tale credenza è perfettamente legittima, con ogni nuova nascita, il mondo viene concepito un'altra volta. L'uomo ha la propria vita, il proprio destino, la propria missione; i suoi organi circondano un loro peculiare centro. Qualsiasi [[dottrina]] affermi che l'uomo «a priori» nasce per lo Stato e la società è una falsa dottrina. L'uomo nasce per vivere il proprio destino. E procede su questa via. (da ''Tempo misurabile e tempo del destino. Riflessioni di un non astrologo sull'astrologia'', p. 61) *Il mondo delle immagini mitiche è presente: per questo motivo misconoscerlo, bandirlo, conduce solo a un accumulo crescente e alla rottura, infine, degli argini. Questo mondo va quindi custodito all'interno della civiltà, anzi, la civiltà stessa è possibile solo là dove vi è posto per tale forma di custodia. Il mitico deve possedere il suo luogo peculiare nello spazio storico, la sua peculiare rotazione nel tempo storico. Nello Stato ateo, che non detronizza solo gli dèi, entrambi vengono a mancare. [[Friedrich Hölderlin|Hölderlin]] ha colto questo vuoto con assoluta chiarezza, e nella poesia ''Il Reno'' ci ha messo in guardia dal ritorno del «Caos originario». (da ''Al muro del tempo. Divisioni umane'', p. 89) *Chi soffre è più prossimo alla nascita. Paga il tributo maggiore, e paga anche per gli altri. A Stalingrado cambiano più cose che non a Sedan. (da ''Al muro del tempo. Divisioni umane'', p. 95) *Abbiamo attinto, nell'attrezzarci, un livello tale che è sufficiente ormai pensare a una minima modifica dell'apparato strumentale perché emerga che la nostra tecnica non è soltanto un mondo di astrazioni, ma anche immediata realtà dello spirito della terra. Eccoci al cordone ombelicale. La [[tecnica]] è proiezione dello spirito, come l'ascia di pietra fu proiezione del pugno. (da ''Al muro del tempo. Divisioni umane'', pp. 123-124) *Il [[mondo]] è nell'uomo insieme alla sua storia e alla sua preistoria; in lui è il labirinto, in lui è la sfinge che lo interroga. (da ''Al muro del tempo. Divisioni sideree'', p. 179) *Il piano dell'uomo viene delimitato, circoscritto, da uno più ampio: il piano della creazione. L'originalità, l'autorità e la durata del piano dell'uomo dipendono dalla misura in cui sa corrispondere al piano della creazione. Qui ci imbattiamo nei limiti di «ragione e scienza». <br/> Il piano dell'uomo agisce all'interno del piano della creazione. Così facendo raggiunge al tempo stesso il limite e il vertice della coscienza, là dove il sapere cede il passo al culto. Così risplende la trama delle civiltà, le città rilucono: imitando l'arazzo degli universi. <br/> L'agire ''all'interno'' da parte del piano dell'uomo, è propriamente un agire ''oltre.'' Si tratta di un gioco di collaborazione e di antagonismo, in cui trova espressione anche il grandioso spettacolo della libertà, che Hegel ha penetrato in modo tanto geniale. Tale libertà si fonda sul vantaggio offerto da un potente giocatore di scacchi: questi rinuncia al pezzo più forte. (da ''Al muro del tempo. Divisioni sideree.'', p. 180) *Dal punto di vista biologico fra uno strato che si è formato attraverso il depositarsi di diatomee o l'accumulo di coralli e una di quelle grandi colline erette dall'insediamento dell'uomo nel corso di molte generazioni non esiste differenza. In un caso come nell'altro troviamo resti di habitat mescolati alla polvere dei loro abitatori. Una metropoli sotto il cui asfalto si accumulano catacombe, sepolcri, rovine, macerie e calcinacci di cinquanta generazioni richiama alla mente una barriera corallina. La vita abita l'epidermide più superficiale e caduca, su cui muove i suoi tentacoli, si nutre e inscena i suoi giochi di guerra e d'amore. (da '' Al muro del tempo. Divisioni sideree'', p. 186) *Quando il treno si rimette in movimento è possibile che con sé porti soltanto pochi viaggiatori: solo coloro i quali non si sono lasciati sfuggire l'ora. Potrebbe anche accadere che i più vogliano lasciarselo sfuggire, giacché la stazione sembra più gradevole, accogliente e familiare del viaggio. <br/> Fu schema analogo quello che dovette avere dinanzi agli occhi [[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]], allorché delineò l'immagine del «superuomo» e dell'«ultimo uomo». Che egli abbia introdotto la compassione come segno per distinguerli, è tratto geniale, largamente incompreso. <br/> Dal punto di vista terminologico è più felice la scelta dell'espressione «ultimo uomo» rispetto a quella di «superuomo» per indicare il tipo che è riuscito a congedarsi dalla storia. Ecco il compito, il perno intorno al quale gira il movimento al muro del tempo. (da ''Al muro del tempo. Divisioni sideree'', p. 250) *Che nell'ora fatale per la [[Germania]] egli sia stato compromesso, falsificato in ogni senso, reso sospetto, non inficia la sua opera; nella svolta epocale essa rimane una prova per valutare l'intelligenza, e anche qualcosa di più. Di [[Nietzsche]] la critica non stabilisce le coordinate, si calibra su di lui. <br/> Il Tipo nuovo non è il «signor grande» a venire, ma colui che restituirà alla «massa dei troppi» la loro dignità, il loro significato. ''Un solo'' giusto avrebbe salvato Sodoma – e se sul nostro treno si trovasse un solo uomo in grado di raggiungere una nuova mèta, verrebbe con ciò reso un servizio anche alla miriade di uomini rimasta nella stazione. (da ''Al muro del tempo. Divisioni sideree'', pp. 251-252) ==''Avvicinamenti''== *[[Narciso (mitologia)|Narciso]] fece la conoscenza di se stesso, ma non conobbe se stesso. «Conosci te stesso» stava scritto sul tempio di Apollo a [[Delfi]]: Narciso, come altri prima e dopo di lui, fallì di fronte a questo compito, il più difficile di tutti; cercò se stesso nel riflesso della sua propria immagine. La parola «conoscere» ha un significato duplice; Narciso si abbandona a un'avventura erotica, come Faust a un'avventura spirituale. (da ''Crani e bizzarrie'', ''Ingresso'', pp. 31-32) *{{NDR|La [[Necropoli di Tarquinia]]}} Sono molti quelli che hanno sentito la felicità che si offre laggiù, vicino ai morti. Lì non c'è bisogno della droga: la presenza è intensa. Del resto, la «presenza» è la forma intensa dell'«attimo». L'attimo è la coppa, la presenza il vino. (''Praesentia'' significa anche intrepidezza e anche potere: [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], «''tanta est praesentia veri''», ''Metamorfosi'', IV, 612{{sic|.)}} Di sopra il sole era più caldo, il papavero fioriva più vigorosamente. Era davvero come se si fosse bevuto del vino; molti dei visitatori risalendo hanno avuto quest'impressione. Laggiù la morte è gentile, presente in veste di regina della festa. (da ''Luce oltre il muro'', ''Ingresso'', p. 55) *La volontà di [[fuga]] non spinge l'uomo nel vuoto; a ogni uscita lo attende qualcos'altro. La fuga, intesa per se stessa come movimento, è fatale. (da ''Libri e città'', ''Europa'', p. 93) *Il [[mito]] e la [[leggenda]] non cessano mai nella varietà delle loro immagini di indicare il prezzo che si esige in cambio del sapere. Il potere ottenuto è immenso, ma ciclopico, con un occhio solo. Non prendiamo nulla alla natura senza perdere qualcosa di nostro. (da ''Birra e vino II'', ''Europa'', p. 135) *Questo è uno degli aspetti tragici dell'uomo moderno, anzi forse ''il'' vero aspetto tragico: saper dominare il modo, e tuttavia fallire nella sostanza. l'uomo moderno è perfetto anche nel declino. (da ''Sul grobianesimo'', ''Europa'', p. 147) *Le [[farfalla|farfalle]] volteggiano nel fitto dei fenomeni, nella cui ombra la pantera sogna. (da ''Sulle tracce di Maupassant'', ''Europa'', p. 162) *Che cosa significa in realtà «essere» (''wesen'')? Molto tempo prima che esistessero i filosofi, una manciata di verbi ausiliari di origine indogermanica si è {{sic|spartito}} il cosmo.<br>Quando diciamo di qualcuno: «È assente» (''abwesend''), questa frase può indicare uno stato in cui quel qualcuno è nel contempo anche presente (anwesend); ''wesen'' deve allora esprimere più un'attività che uno stato. L'assenza e la presenza sono spaccature dell'essere (''des Seins''). Il ''Wesen'' ha potere temporale, il ''Sein'' extratemporale. (da ''Oppio'', ''Oriente'', p. 214) *A [[Eleusi]] esiste oggi una fabbrica di cemento – circostanza che avrebbe potuto disturbare la celebrazione dei piccoli misteri, in primavera, ma non quella dei grandi misteri, in autunno. Cemento e marmo diventano pura superficie, quando di conosce il «grembo materno di Persefone». Lì non ci sono più differenze. (da ''Oppio'', ''Oriente'', p. 220) *Questo è il lusso più grande: avere il proprio [[tempo]]. Anche per questa ragione lo si è sempre inteso come sregolatezza. ''Luxus'', ''luxuria''. Questo vale particolarmente per la nostra epoca, in cui gli orologi sono dappertutto. Chi ha un tempo proprio è sospetto. (da ''Oppio'', ''Oriente'', p. 223) *Nel serpente non sono tanto il veleno, l'immobilità, la mancanza di arti a spaventare. L'impressione è piuttosto di vedere, per un istante, la trama originaria muoversi. Vita e morte si confondono, il terreno diventa insicuro. In ognuno dei pericoli in cui casualmente ci si imbatte, è nascosto il grande, l'unico pericolo.<br>In questo senso, il serpente è un segno di confine [...] (da ''Modelli ottici'', ''Passaggi'', p. 289) *{{NDR|La [[Nave di Oseberg|nave funeraria di Oseberg]]}} Come presso i celti, il motivo dell'intreccio svolge anche qui una funzione importante; lo si trova riprodotto più volte sul legno. È quasi impossibile che queste figure siano sorte da un puro spirito d'invenzione. Piuttosto, sembra fissato qui un complesso di linee scaturite fluidamente dall'indifferenziato, qualcosa di inafferrabile da un punto di vista artigianale, tale che si sottrae anche a ogni riduzione a formula. Questo intrecciamento cela forze che vanno ben al di là dell'ambito estetico. È la fitta rete del destino, ancora indivisa. Tutti questi fabbri, questi tessitori, questi costruttori di navi e di carri erano anche maghi. Ciò che la mano creava prendeva vita; il verso era formula magica. È in questa luce che bisogna vedere questo tipo di nave con il suo equipaggio, come un drago possente che fende le onde, sicuro della sua meta. (Da un appunto di diario, in ''Avvicinamenti'', ''Modelli ottici'', p. 290) *Solo l'[[artista]] ormai è tanto affidabile da fornire o meglio creare sin nel fondamento, modelli validi. Nel poeta la natura scorre ancora dall'indifferenziato alla pienezza, mentre la scienza aderisce alla pienezza per consumarla. Sono grandi distanze. (da ''L'iniziativa surrealista'', ''Passaggi'', p. 302) *L'[[essere]] si maschera dietro il tempo e i tempi; ma noi non riusciamo a scoprire il suo volto, perché, se lo smascherassimo, in mano ci resta una maschera. E già siamo ingannati, abbagliati da una nuova moda, da un nuovo volto.<br /> Questo però: mettersi nella condizione di raggiungere il luogo in cui si scorga, se non ciò che si trasforma, almeno le sue trasformazioni – questo è un avvicinamento. Qui i cammini si separano: da una parte, il rimpianto o il dileggio della maschera caduta, dall'altra, invece, l'attrazione per la nuova maschera. Una terza prospettiva è tuttavia possibile, simile a quella che si apre tra i sepolcri [[etruschi]]: lo sguardo sereno su ciò che è transitorio. (da ''L'iniziativa surrealista'', ''Passaggi'', p. 304) *Se a un pittore come [[De Chirico]] riuscisse di svuotare completamente una qualunque casa sulla costa mediterranea, a spogliarla del suo significato attraverso un imbiancamento, non solo a demitizzarla, ma anche a disumanizzarla, a scomporla fino agli atomi di cui è fatta e poi a ricostruirla, allora gli riuscirebbe nel contempo di gettare una rete magica sullo ''skyline'' di New York. Sarebbe allora ritornato alla griglia originaria e avrebbe dato un intero treno merci pieno di calce e mattoni in cambio di un atomo di colore. (da ''L'iniziativa surrealista'', ''Passaggi'', p. 305-306) *Dov'è che l'uomo diventa identico con se stesso? Se gli riesce il «[[Conoscere sé stessi|conosci te stesso]]», sono pur sempre in due. Anche il padre e la madre devono diventare uno solo.<br>La forza delle immagini si rivela per il fatto che esse ci tengono in loro potere. Certo, possono esercitare su di noi una costrizione ancora maggiore: assorbendoci. Quando penetriamo negli elementi, nei caratteri, negli spiriti, negli {{sic|dèi}}, non significa che diveniamo identici a loro, ma a noi stessi. Noi chiamiamo la parte assente di noi stessi. (da ''Psiconauti'', ''Messico'', p. 329) *L'[[innamorato]] chiede in modo diverso dal curioso. Lo toccano ancora la luce e le ombre della caccia cosmica. E ancora gli si avvicina la grande cacciatrice, la dea Luna, mentre Atteone, per la sua febbrile curiosità, viene sbranato dai suoi propri cani. [...] Meraviglioso in questo grande mito è il modo in cui Chirone, precettore di Atteone, calma i cani. Crea un'immagine del loro padrone, e i cani le si riuniscono attorno, rappacificati. <br/>Faceva parte dei compiti dell'artista, dell'uomo di cultura, dell'iniziato, in tempi in cui i cani hanno perduto il loro padrone. L'opera d'arte non agisce solo come indicazione del destino in direzione del futuro – essa interpreta, risarcisce e rappacifica anche il passato. (da ''Psiconauti'', ''Messico'', p. 333) *Lo [[scetticismo]], dagli enciclopedisti alla critica testuale e ai nichilisti dichiarati, ha introdotto un'erosione del mondo delle immagini che è finita con la rivoluzione culturale. L'imbiancamento può tuttavia coprire solo superfici. Quando il bianco è diventato assoluto, il processo comincia a mutare; la monotonia diventa eloquente. (da ''Scetticismo a volontà'', ''Messico'', p. 377) *Una parziale cecità associata all'acutezza dell'intelligenza caratterizza l'''homo faber'', non importa se fissa lo sguardo sugli astri, sull'uomo o sull'atomo. Qui risiede il fondamento della sua potenza – anche però della sua sofferenza, forse del suo tramonto. (da ''Cane e gatto'', ''Appendici ad Avvicinamenti'', p. 390) *Ai [[Prussia|prussiani]] le guerre non piacciono perché fanno emergere tratti elementari, portano disordine. Il loro apprezzamento va alla cornice visibile: allo [[Stato]] come grande podere, all'ordine delle piazze d'armi. Il declino della tattica lineare fu per loro una catastrofe. (da ''I prussiani e la guerra'', ''Appendici ad Avvicinamenti'', p. 398) *{{NDR|Sui prussiani}} Niente stirpe, poco attaccamento al luogo di nascita, ma Stato e patria. Forse questo ha determinato quel sobrio modo di giudicare in questioni di potere che li ha contraddistinti nei loro tempi migliori. [[Adolf Hitler|Hitler]] ha dovuto allontanarli dall'amministrazione e dall'esercito prima di esercitare davvero il potere. L'antipatia fu sin dall'inizio reciproca. (da ''I prussiani e la guerra'', ''Appendici ad Avvicinamenti'', p. 399) *Più che di avere scatenato delle guerre, ai prussiani si rimprovera di opporre resistenza al tempo e alla sua forza di trasformazione. Hanno costituito il blocco che in [[Europa]] si è dissolto per ultimo e che si è opposto nel modo più tenace al progresso. Se si pensa a quel che è venuto dopo di loro e a quel che forse ancora ci aspetta, forse un giorno si giudicherà diversamente anche la loro diffidenza. (da ''I prussiani e la guerra'', p. 400) *Tra i monumenti della città ideale non dovrebbe mancare quello che il [[lettore]] ignoto ha dedicato all'autore senza nome come segno di gratitudine per il genio che gli venne in aiuto nella sua ricerca di una seconda e più leggera esistenza. (da ''Libri e lettori'', ''Appendici ad Avvicinamenti'', p. 401) ==''Boschetto 125''== ===[[Incipit]]=== Ogni volta che incomincio a scrivere su uno di questi esili quaderni che si possono così facilmente infilare in un tascapane, mi viene da pensare che, forse, non farò scorrere la matita sull'ultima pagina. Ne ho già completata un'intera serie con rapporti giornalieri, brevi osservazioni, rapidi disegni. Li tengo a casa, e immagino che più avanti, in tempi di pace, sarà bello poterli sfogliare in tutta tranquillità e intanto ricordare: così hai trascorso i tuoi giorni in quegli anni formidabili. ===Citazioni=== *A casa credono spesso che siamo così coraggiosi da non tenere la vita in alcun conto; io però ho vissuto abbastanza a lungo tra i combattenti per sapere che non esiste un uomo senza paura. Senza la paura anche il [[coraggio]] sarebbe privo di senso; essa è l'ombra scura contro cui il rischio appare più vivace e più attraente. (da ''Prima Linea'', p. 10) *[...] c'è un elemento che non viene mai descritto abbastanza chiaramente: è il momento in cui l'uomo, appostato in agguato, ti compare davanti al volto a brevissima distanza. Un brivido, che non si può paragonare con nessun'altra sensazione, corre allora attraverso i sensi. Già i nostri lontani antenati, che lottarono contro bestie gigantesche devono aver avvertito che l'uomo è certamente un avversario d'altra natura e anche per noi che siamo abituati a restare intere settimane in mezzo agli orrori, questo incontro rappresenta sempre la prova di forza più dura. (da ''Linea principale di resistenza'', p. 52) *Già ora, quando nei giorni di licenza sfoglio i miei diari, mi pare di leggere gli appunti di una mano sconosciuta. <br/> C'è tuttavia qualcosa di particolare di cui si conserva il ricordo: lo si avverte immediatamente quando si attraversa il campo aperto. La guerra ha il suo odore inconfondibile, un sentore del tutto singolare. Lo si riconosce come quando, sognando, ritornano in mente altri sogni completamente dimenticati. La [[guerra]] è una di quegli ambiti in cui si riscoprono i suoni originari, come quello del vento che spira e volteggia al di sopra dei campi a folate sempre più sottili, sempre più oscure. Non c'è melodia più profonda. (da ''Prima Linea'', p. 101) ==''Cacce sottili''== *Il gioco lascia presagire ciò che può accadere in un altrove remoto, tra spiriti divini, in mondi sconosciuti. (da ''Ricordi di Rehburg'', p. 16) *La [[caccia]], in quanto forma archetipica del grande gioco del «catturare e nascondere», è una faccenda seria; non tollera nient'altro. Argo ha cento occhi ed ''una sola'' meta. (da ''Antaeus'', p. 25) *La forza di una terra agisce da grandi profondità e determina non solo l'armonia reciproca tra gli esseri viventi, ma anche quella della natura inanimata. Le cose più lontane si accordano tra loro nello stesso modo in cui le parole dal significato più diverso si accordano attraverso la rima. Il mondo si compone, si fa poesia. (da ''Antaeus'', p. 27) *Ricordo che in un angolo del bosco nei pressi di Santos rimasi in questo modo affascinato da una ''morphos'' regale. Quando le ali si richiudevano avevano riflessi d'oro come di broccato, dispiegate, sembravano uno specchio argentato dal fondo azzurro. Il suo nome viene dal colore del cielo ''coelestes''. L'aria era serena, ed il sole ardeva splendente; l'incantesimo diventava sempre più forte, come lo sguardo di un occhio che, ad ogni batter di ciglio, ipnotizza sempre più intensamente. Con il piacere cresce anche un senso di paura, il presagio di un pericolo che incombe. La bellezza vuole rapirci ciò che ci appartiene; se diventa troppo forte, finirà col sottrarci anche il tempo, come al monaco di Heisterbach. (da ''Antaeus'', p. 29) *Verso sera, i colori si facevano più morbidi, si accendevano i cromatismi di una tavolozza fuori del comune. [...] Gli ultimi raggi si rifrangevano nei campi della [[salina]] come attraverso le vetrate di una serra. Laggiù non solo tutte le vasche riflettevano bagliori di un viola intenso che scoloravano fino a riflessi di luce più chiari, ma tutta quanta l'ampia spianata tra i monti e la spiaggia ardeva, accesa da una fiamma lenta di brace, come un gigantesco opale.<br>Come era possibile un simile gioco? Certo riusciva solo grazie alla varietà di sfaccettature formata da tutti i bacini della salina. Ciascuno di essi si distingueva dagli altri ed aveva una propria forza riflettente. A questo effetto si aggiungeva quello dell'ora, e il movimento della luce. Era come se qualcuno facesse ruotare un gioiello di proporzioni cosmiche. Più in là, più vicino, neppure il canto avrebbe saputo condurmi – non più in là della trepida attesa: «Adesso, tra poco, accadrà la trasformazione». Ma perché servirsi dei sensi contro di essi? Il cieco che si nasconde in ciascuno di noi sa più del veggente. Verrà fuori al sopraggiungere della notte. (da ''Ancora cicindela'', pp. 77-78) *Dietro alla molteplicità, di qualunque specie essa sia, si nasconde un mistero. Allo stesso modo, il testo di un grande autore è costituito di lettere, segni, frasi, paragrafi, e qualcuno lo legge senza coglierne la composizione. Ma la stessa composizione fa segno verso qualcosa di completamente diverso. Quando il [[lettore]] lo ha compreso, interrompe la lettura per abbandonarsi alla gioia di un'intesa muta. (da ''Ancora cicindela'', p. 80) *Un [[conoscenza|sapere]] dettagliato, minuzioso, può essere nocivo. Un amante, un poeta, un vero saggio devono poter vedere allo stesso tempo di meno e di più, devono guardare con altri occhi. (da ''Mangrovie'', p. 129) *Un'immagine vuole spezzare i confini che il concetto aveva tracciato per restringerla e definirla. Lo spirito, che lo voglia o meno, deve prenderne atto, se non vuole capitolare di fronte ai fenomeni. Estendendo i confini può di nuovo comprendervi quell'immagine. L'errore non stava nel mondo, ma nel nostro occhio, nel suo intimo. È un salto che ci riporta indietro, verso l'origine. (da ''Collyris'', p. 142) *La [[vista]] di una pietra preziosa può rendere accessibile una montagna. (da ''Il verdemuschio'', p. 173) *{{NDR|La [[Grotte di Nettuno|Grotta di Nettuno]]}} All'interno, l'acqua arriva alle ginocchia ed è così cristallina che la collana di anemoni di mare che profilano il suo specchio sembra fluttuare nell'aria. Sotto questa cupola bassa fa il nido la colomba delle scogliere. Sullo sfondo le volte si sviluppano per le cavità oscure. Le fenditure del terreno si perdono nel sottosuolo. Si riempiono e si svuotano con il moto delle maree, come un gigantesco polmone; qui il mare raccoglie le sue forze spaventose e incontra il mondo degli inferi. Allo schianto spumeggiante segue un sospiro, poi il gemito del risucchio dalla profondità e lo strepito della cavità della grotta, il vortice delle pietre in frantumi. [[Nettuno (divinità)|Nettuno]] e [[Plutone (divinità)|Plutone]] si scontrano, misurando le loro forze. Sulla soglia si avverte l'inquietudine. (da ''Il verdemuschio'', p. 201) *Quanto più nel mondo cresce l'angoscia, tanto più lontani sono gli spazi che andiamo ad esplorare. Erriamo come pipistrelli nella caverna che è l'universo. (da ''Funghi'', pp. 236-237) *{{NDR|A Sérignan, nel giardino della casa museo di Jean Henri Casimir Fabre, entomologo e poeta.}} Nei giardini come questo si dimenticano tutti i nomi, anche il proprio. Le cose parlano con la loro forza senza nome. Ci invade un senso di gioia, sorge il presagio dell'ora in cui ci lasceremo alle spalle non solo il nome, ma anche le cose. <br/> Il sole splende, tutto è tranquillo qui fuori; ora il padrone esce dalla casa dove gli avevamo reso omaggio. Si nutre ancora ed è vivo: in casa lo abbiamo venerato, qui, ora lo amiamo. (da ''Polvere colorata'', p. 272) ==''Due volte la cometa''== *[...] la [[farfalla]], messaggero che la bellezza platonica ci invia – ma soltanto come ombra. (p. 10) *Tre punti, anche lontani, ai confini del mondo visibile, suscitano il desiderio di unirli con una linea, così si formano le costellazioni. Questa linea è inestesa e inconcepibile; noi possiamo dunque immaginarci l'inesistente – tuttavia, per poterlo fare abbiamo bisogno di punti d'appoggio. Rivestiamo le figure con immagini, cercando di ricavare modelli dal repertorio della nostra esperienza: È un campo in cui potremmo fare esercizi. (p. 12) *Ognuno è immortale, ma certo non come individuo. Egli non tramonta, ma viene innalzato.<br/> Mi appassiona piuttosto, da tempo, il problema del trapasso: un calice di terracotta è trasformato in oro, e poi in luce. Solo una domanda, in tale questione, mi preoccupa: se questo innalzamento sia ancora percepito dalla conoscenza, se penetri ancora nella coscienza. Ciò dovrebbe avvenire per metà nel tempo, per metà fuori dal tempo. Il sole è tramontato, ma i suoi riflessi splendono ancora. Meditazioni che s'impongono in un'epoca in cui la morte può giungere a volo radente, più veloce di quanto mai sia stato in alti tempi. (p. 37) *I [[colore|colori]] hanno una loro vita propria, si trovano anche nella parte interna delle conchiglie assopite nelle profondità marine – è un indizio di feste segrete; grazie a una scoperta fortunata potremmo parteciparvi anche noi. (p. 72) *L'atteggiamento di [[preghiera]] è originario e naturale, non soltanto negli uomini, ma anche in animali e piante; potremmo cercarlo anche nella materia – nei suoi tessuti, nelle sue vibrazioni. Perché il cerchio si chiude ritornando al suo inizio, perché una superficie irradiata tende a dilatarsi? Forse vuole godere del sole più intensamente, come la lucertola che si appiattisce. Esistono piante che celebrano culti solari, altre culti lunari. (p. 92) ==''Eumeswil''== ===[[Incipit]]=== Il mio nome è Manuel Venator; sono steward notturno nella casbah di Eumeswill. Non ho un aspetto appariscente; nelle gare posso contare su un terzo premio e quanto a donne non ho problemi. Ho quasi trent'anni; il mio carattere sembra faccia un'impressione gradevole – premessa indispensabile per la mia professione. Per quanto riguarda la politica, vengo giudicato persona fidata, sebbene non particolarmente impegnata. <br/> Tanto, in breve, circa la mia persona. I dati forniti sono sinceri, quantunque ancora vaghi. Li preciserò a poco a poco: a tal riguardo contengono lo spunto di una predisposizione. ===Citazioni=== *Se volgiamo indietro lo sguardo, esso cade su sepolcri e ruderi, sopra un campo di rovine. Noi stessi intanto siamo succubi di un'immagine temporale riflessa: mentre crediamo di avanzare e progredire, ci dirigiamo invece alla volta di questo passato. Presto gli apparterremo: il tempo ci oltrepassa. (da ''I maestri'', p. 18) *Il parallelo positivo dell'anarchista è l'anarca. Costui non è l'antagonista del monarca, bensì la persona più remotamente lontana da lui, non sfiorata neppure da lui, sebbene anch'essa pericolosa. Non è l'avversario del monarca, ma il suo pendant. <br/> Il monarca vuole dominare su molti, anzi tutti, l'anarca soltanto sé stesso. (da ''I maestri'', p. 39) *Sebbene anarca, non sono antiautoritario. Al contrario, ho bisogno di autorità, anche se non credo in essa. (da ''I maestri'', p. 61) *La terra, di quando in quando, mostra il proprio totem, quello dell'antico [[Serpente]], liberandosi delle sue membra, o ritraendole. Ciò spiega lo Stato universale, la sparizione di civiltà, l'estinguersi di animali, le monocolture, i deserti, l'aumento di terremoti e di esplosioni plutoniche, il ritorno dei Titani – così di Atlante, che personificava l'unità, di Anteo che personificava la forza, e di Prometeo, che personificava l'astuzia della madre. <br/> A tutto ciò si ricollegò, un tempo, la caduta degli dèi. Essi tornarono poi, coloro che avevano scacciato dal trono il Padre – ciò che allora era la falce di diamante, che lo aveva fiaccato, erano adesso ragione e scienza. (da ''I maestri'', p. 81) *Qualcosa di divino vi è indubbiamente in noi e deve, come tale, essere riconosciuto, altrimenti non potremmo avere alcuna nozione degli [[dèi]]. <br/>«Giacché un Dio opera in noi» ([[Hölderlin]]). «UNO è il principio di tutto» ([[Filolao]]). «Un dio è tra gli dèi e tra gli uomini il maggiore, non comparabile ai mortali né per forma né per idee» ([[Senofonte]]). «Un turbine di forme multiple si distacca dal Tutto» ([[Democrito]]). <br/>E sempre si torna ad [[Eraclito]]. Sul numinoso non vi è da far scalpore: ciascuno lo incontra – ciascuno ha il suo Sinai, e anche il suo Golgota. (da ''Una giornata nella casbah'', p. 204) *Il contrassegno dei grandi [[santo|santi]], e ve ne sono ben pochi, sta nel cogliere il centro dei problemi. Le cose più semplici sono invisibili, perché celate dentro l'uomo; nulla di più arduo che far comprendere ciò ch'è ovvio. Se viene scoperto o ritrovato, scatena energie esplosive. Antonio ha ravvisato la potenza del solitario. Francesco quella del povero, Stirner quella dell'Unico. «In fondo», ognuno è solitario, povero e unico, nel mondo. (da ''Una giornata nella casbah'', p. 310) ==''Filemone e Bauci''== *Il presentimento più forte di ogni sapere trascina verso il molto lontano, verso il segreto là nascosto. Esso vuole confermarsi nel ritrovamento, nella scoperta, nella rivelazione. In sostanza, il contatto con l'inesplorato attira più del profitto e porta passo per passo, come al centro di città tante volte distrutte e ricostruite, alla placenta dei cambiamenti. Se l'opera della [[Metamorfosi]] stupisce e rende felici non è a causa della trasformazione bensì grazie a ciò che muta dentro e dietro di sé. <br/>L'abbondanza è troppo impressionante per i sensi, essa deve dividersi nel susseguirsi del tempo. Così deve essere inteso anche il giudizio di Bachofen sulla leggenda degli Argonauti: ''«Racconti come questo assomigliano a geroglifici nei quali il tempo più remoto ha depositato la memoria delle grandi trasformazioni dell'esistenza umana».'' <br/>Cosa mai sono i [[geroglifico|geroglifici]]? – Essi sono segni più forti del testo raffigurato. Scalfiscono in profondità, e non solo in superficie, non solo le epoche e le costellazioni. Descrivono non solo le vesti ma ciò che muta contemporaneamente dentro le vesti. <br/> In questo senso la nave Argo prosegue oltre Colchide; il viaggio conduce, con equipaggi differenti, attraverso il tempo come tale – si riferisce all'immenso rischio inteso solo come avventura senza fine, salvo che con il tempo. (pp. 100-101) *Mentre da [[Esiodo]] ad [[Omero]], poesia e fede sono ancora strettamente concatenate, nell'era tarda il modo del poeta di vedere gli Dei ed i loro miracoli si discosta dal modo di vedere dei fedeli. Tuttavia il [[poeta]] non sarà mai completamente vittima della scepsi come il pensatore, perché egli è l'erede di un mondo animato, di un Eros cosmogonico che con il suo raffreddamento fece irrigidire anche la poesia. <br/> Quindi il poeta è dalla parte dei fedeli – ma non dei sacerdoti con le loro esigenze. [...] <br/> Lo sguardo del poeta vuole pervadere la cosa trasformata: fino alla sorgente delle trasformazioni. <br/> Ovidio aggiunge la seduzione del veggente davanti al passaggio di scene colorate, di volta in volta solenni, spaventose oppure idilliache – davanti alla sfilata di un corteo che esce dalla porta dell'essere di fronte alla quale devono cadere le maschere, fino alla stessa porta dove esse si fondono. (p. 107) *Noi conosciamo non solo la caduta degli Dei, ma anche lo smascheramento di tutti i miracoli attribuiti loro. Ogni Baal trova il suo Daniele. Incominciamo a dubitare quando il nesso, oppure "quell'uno accanto all'altro" attraverso il quale il miracolo appare evidente, si è allentato. <br/>Allora il miracolo materialmente si svela come impossibile, come assurdo. Però ci si crede sempre. <br/>Cambia solo ciò che è degno di fede, il cenno convincente sul fatto. Tuttavia questo cenno attraversava sempre il fatto. Se Filemone e Bauci si spaventano – non è perché la brocca si riempie "da sé". Non si spaventano per il riempimento ma per il luogo del "sé". Quando Cristo dice: "Tuo figlio è vivo", non intende che il cadavere adesso si riempia di vita come la brocca del vino, egli intende il figlio e la vita stessa – aldilà delle trasformazioni. Ciò suscita paura e speranze: i miracoli cambiano, il ''tremendum'' rimane. Non si riferisce al gioco delle onde, ora quieto ora infuriato, ma alla silenziosa profondità dell'oceano (p. 109) *Ai Prometidi è data la forza trasformativa dell'occhio – a cui segue il progetto. Nietzsche si rivela come uno di loro, non solo perché "filosofa con il martello" ma anche attraverso il momento. <br/>Prometeo, in comune con il Plutone sotterraneo, ha il martello che alza perfino contro il padre. Dove si presenta, la terra incomincia a fumare e diventa incandescente, la sua produzione è accoppiata al lavoro e quindi è di minor fascino e di maggior astuzia. Chi come lui si è reso autonomo, riesce meno "da solo", non c'è più niente "gratuitamente" come ricevuto dagli Dei, dalle Muse o dalla natura. A nascondere il rapimento della fortuna – ciò diventa scienza. Innanzitutto viene nascosta la vittima. (p. 113) *La [[poesia]], laddove diventa forte, ristabilisce l'unità. L'albero non simboleggia la vita singola bensì la stirpe. Esso raffigura il genere: i fiori e i frutti che compaiono anno per anno sono gli individui. <br/>Così lo intendono le tavole o alberi genealogici. <br/>I due vecchi, con la trasformazione in alberi, sono allontanati in un altro ordine di tempo. Ciò è più di un guadagno di tempo: essi possono essere venerati. Al tempo stesso si attenuano i caratteri individuali, le foglie ombreggiano il contorno. Il profilo si spiritualizza. Dal punto di vista botanico: in natura il genere non esiste. (p. 119) *Un fatto, un'immagine, un'opera d'arte viene modificata già dall'evidenza della percezione come se fossero toccati con la [[bacchetta magica]]. Qualcosa viene tolto, semplificato, tralasciato, e precisamente in quanto diminuisce la parte invisibile dell'oggetto a favore del visibile, e in quanto nel film domina lo svolgimento meccanico nei confronti dell'emozione interiore. <br/>Qui l'uomo in azione è sempre rappresentato meglio, è sempre al posto giusto invece di colui che medita, ed i cui pensieri – come dice Vauvenargues – "avvengono nel cuore".<br/>Una volta fotografare era definito ''abnehmen'' (togliere o rimuovere).<br/>Come una maschera, così si toglie un aspetto esteriore, cioè l'apparenza dell'uomo. (pp. 120-121) ==''Foglie e pietre''== *Per noi, che ci troviamo sulla soglia di nuovi imperi, la vecchia [[Austria]] è come un fossile, dai cui reperti ossei si può indovinare la struttura di un mondo d'altro genere: un mondo che è alle spalle della modernità ma che forse ritroveremo ancora al di là di essa. (da ''Soggiorno in Dalmazia'', p. 20) *La vista, in lontananza, delle grigie mura di [[Curzola (isola)|Curzola]] con le loro torri di guardia, poderose e tondeggianti, rafforzava la sensazione di essere fuori dal tempo: come trovarsi su una dimenticata costa medioevale o addirittura in pieno mondo omerico. Spesso gli abitanti festeggiavano qualche loro santo locale con esplosioni di mortaretti, e quando il suono cupo arrivava dal mare si era tentati di spiare con lo sguardo l'arrivo di una flotta corsara, turca o veneziana. (da ''Soggiorno in Dalmazia'', p. 32) *Si è tentato più volte, e ancora si tenta, di esprimere attraverso [[metafora|metafore]] la differenza tra il nostro mondo nordico e quello mediterraneo, suggerendo via via contrapposizioni come forma e movimento, sole e nebbia, il cipresso e la quercia, il tetto piatto e il tetto a punta. Credo che la contrapposizione fra la cisterna e la sorgente non sia meno adeguata. [...] Lo stesso vale per la letteratura antica; la sua struttura complessiva non assomiglia a una rete fluviale ma a un sistema di locali chiusi collegati per mezzo di acquedotti. Di qui la straordinaria facilità di ricavarne citazioni, e di qui anche il fatto che i suoi «classici» sono tali in un senso del tutto diverso dal nostro. Questa possibilità di trovare ristoro nelle forme chiuse si riscontra anche nella grammatica; certe costruzioni participiali e soprattutto l'ablativo assoluto si incastonano nella prosa come piccole cisterne. Lo spirito della cisterna trova forse la sua rappresentazione più icastica nel racconto delle ''Mille e una notte'' sul facchino e le tre dame, mentre lo spirito della sorgente si esprime in modo insuperabile nella ballata goethiana del pescatore. <br/> Ritrovato lo slancio, e conversando di queste cose, muovemmo verso la cima. Friedrich Georg fece qui l'osservazione che il ''Don Chisciotte'' è una vera cisterna di buon umore. (da ''Soggiorno in Dalmazia'', pp. 39-40) *Il [[meraviglia|meraviglioso]] non suscita in noi nessuna sorpresa, perché il meraviglioso è ciò con cui abbiamo la più profonda confidenza. La felicità che la sua vista ci procura sta propriamente nel fatto di veder confermata la verità dei nostri sogni. Come avrebbe potuto [[Friedrich Hölderlin|Hölderlin]] altrimenti, lontano dai luoghi dove giocano i delfini, riconoscere nel suo più intimo significato la bellezza imperitura degli arcipelaghi? ''Vivono tutte ancora le isole madri di Eroi, | ogni anno rifioriscono.''<ref>La citazione di [[Friedrich Hölderlin|Hölderlin]] è tratta dalla lirica ''Der Archipelagus'' (''L'arcipelago''), in Friedrich Hölderlin, ''Le liriche'', a cura di E. Mandruzzato, Adelphi.</ref> (da ''Soggiorno in Dalmazia'', p. 42) *Mentre le lingue appartengono alla storia, i suoni si pongono al di fuori di qualsiasi computo temporale. Le lingue vivono come le piante, ma i suoni appartengono, al pari della terra in cui le piante hanno le radici, alla sostanza originaria del mondo. In quanto simbolo, pura immagine, il suono – e la [[vocale]] in particolare – è perciò esterno alla lingua e alle sue vicissitudini. (da ''Elogio delle vocali'', pp. 63-64) *Nella ''[[U]]'' si incontrano i misteri della generazione e della [[morte]]; essa sta al di sotto del mondo colorato e molteplice. Il suo regno abbraccia le profondità dei mondi marini, dei culti arcaici, delle stirpi sconosciute che si sono avvicendate, e la forza di gravità di astri invisibili, che agisce da distanze infinite. (da ''Elogio delle vocali'', p. 77) *{{NDR|Sull'opera grafica di Alfred Kubin}} Ciò che vediamo qui riflessa è la fine della vecchia [[Austria]], di cui si avverte la traccia dolorosa, ad esempio nella lirica di [[Georg Trakl|Trakl]]. Ma questa fine non è descritta là dove appare sullo scenario della storia universale, là dove è sancita sui campi di battaglia. [...] È molto più sconvolgente il fatto che la rovina, l'aggressione implacabile del [[tempo]] vengano colte in luoghi minimi e nascosti: là dove si ode il ticchettio dell'oriolo della morte<ref>''Anobium punctatum'', coleottero. Le larve scavano nel legno gallerie dal tracciato tortuoso. Di infausto presagio è considerato il richiamo sessuale che l'insetto produce picchiando contro le gallerie scavate. Per questa ragione è comunemente chiamato orologio della morte. {{cfr}} E. Jünger ''Foglie e pietre'', nota a p. 98.</ref>, dove la muffa lentamente si allarga e le tarme rodono i tessuti. La morte penetra nelle stanze borghesi; saggia con le dita il ciarpame delle frange e delle stoffe, stacca dalla parete una fotografia ingiallita per osservarla, si diverte a girare la chiavetta di un carillon di epoca Biedermeier, getta lo sguardo nei salotti impolverati col fare di un cameriere che nel bel mezzo di un'orgia sfrenata prepari con indifferenza il conto. (da ''I demoni della polvere'', pp. 97-98) *La lingua ci ha insegnato a disprezzare troppo le cose. Le grandi [[parola|parole]] sono come il reticolo di meridiani e paralleli che avvolge la carta geografica. Ma un semplice pugno di terra non è forse più di un intero mondo sulla carta? (da ''Lettera dalla Sicilia all'uomo nella luna'', p. 100) *[[felicità|Felice]] è la semplicità che ignora le biforcazioni del dubbio, ma più selvaggia e più virile è la felicità che fiorisce ai margini degli abissi. (da ''Lettera dalla [[Sicilia]] all'uomo nella luna'', p. 102) *Non ci sono ore in cui si dovrebbe essere amati da ogni cosa, come un fiore sbocciato in selvaggia innocenza? Ore in cui l'eccesso ci fa schizzare via come proiettili dalle corsie dell'abitudine? Solo allora incominciamo a volare, e solo nell'incertezza si mira in alto. (da ''Lettera dalla Sicilia all'uomo nella luna'', p. 104) *O [[ricordo]], chiave d'accesso al nucleo più intimo degli esseri umani e delle esperienze vissute! Sono certo che tu sei racchiuso anche nel vino cupo, amaro e inebriante della morte come l'ultimo e decisivo trionfo dell'essere sull'esistenza. (da ''Lettera dalla Sicilia all'uomo nella luna'', p. 105) *Quaggiù ci è concesso raramente di vedere il fine fondersi con il suo significato. Eppure il nostro sforzo supremo tende a quello sguardo stereoscopico che coglie le cose nella loro corporeità più segreta e più immobile. (da ''Lettera dalla Sicilia all'uomo nella luna'', pp. 108-109) *La similitudine esatta, ossia l'osservazione delle cose così come sono disposte nello spazio necessario, è lo strumento più mirabile dell'arte del tiro a segno. La sua base è l'espressione comune dell'essenziale, e il suo vertice è l'essenziale stesso.<br/>È una sorta di trigonometria superiore, il cui compito è la misurazione di invisibili stelle fisse. (da ''Lettera dalla Sicilia all'uomo nella luna'', p. 109) *Per oltre cento anni la «[[destra]]» e la «[[sinistra]]» si sono palleggiate le masse accecate dall'illusione ottica del diritto di voto: e ogni volta l'avversario di turno sembrava offrire un rifugio dalle pretese della parte opposta. Oggi in tutti i paesi appare sempre più chiaro il dato di fatto della loro identità e anche il sogno della libertà svanisce come nella ferrea morsa di una tenaglia. (da ''La mobilitazione totale'', pp. 134-135) *Il [[dolore]] è una di quelle chiavi che servono ad aprire non solo i segreti dell'animo ma il mondo stesso. Quando ci si avvicina a quei punti in cui l'uomo si mostra all'altezza del dolore, o superiore ad esso, si accede alle sorgenti della sua forza e al mistero che si nasconde dietro il suo potere. <br/>Dimmi il tuo rapporto con il dolore e ti dirò chi sei! (da ''Sul dolore'', p. 139) *Gli [[altare|altari]] in rovina sono abitati da demoni. (da ''Epigrammi'', p. 187) *Nessuno muore prima di aver adempiuto il suo compito; molti però gli sopravvivono. (da ''Epigrammi'', p. 188) ==''Giardini e strade'' == *In quanto [[uomo|uomini]], portiamo impresso il sigillo della superiorità, assai difficile da infrangere, a meno che non siamo noi stessi a intaccarlo [...] (da ''Nota di diario del 18 aprile 1939, Kirchhorst'', p. 21) *Ancora una volta mi rendo conto di quanto magico sia il massiccio dello [[Harz]]. Anche la linea delle colline che lo cingono ha un che di misterioso. Nell'entroterra riposano antichi santuari e altari, racchiusi dalla cinta dei castelli sulle alture circostanti, e infine seguono, certo ormai completamente cristallizzate, le residenze principesche e le elevate cattedrali, sul margine dove incomincia la pianura. Simili patrimoni si dovrebbero abbracciare in ''un solo'' sguardo, fuori dal tempo. La forza originaria riposa nei monti stessi, come oro massiccio. Poi si aggiungono gli insediamenti umani, e alle loro costruzioni si trasmette un poco di quel segreto splendore. (da ''Nota di diario del 26 settembre 1939, Blankenburg'', p. 60) *{{NDR|Il [[bunker]]}} È più freddo e inospitale di altri luoghi simili visti durante la [[Prima guerra mondiale|Guerra mondiale]] – già solo per il fatto che le dimore di allora erano costruite in legno e terra, rimpiazzati oggi da ferro e cemento. L'architettura è bassa e greve, neanche fosse progettata per delle tartarughe, e le pesanti porte di acciaio, che si chiudono ermeticamente, con uno scatto, contribuiscono a dare l'impressione di essere costretti dentro una cassaforte. Lo stile è tetro, sotterraneo, un intreccio tra l'opera vulcanica di un fabbro e quella grossolana di un [[Ciclopi|ciclope]]. (da ''Nota di diario dell'11 novembre 1939, Dintorni di Greffern'', p. 68) *Marciando ho sempre permesso che gli uomini cantassero, e ciò fa bene sia a loro sia a me. Tutto quel che ha a che vedere col [[ritmo]] è un'arma contro il [[tempo]], ed è contro di esso, in fondo, che lottiamo. L'uomo combatte sempre contro la potenza del tempo. (da ''Nota di diario del 15 gennaio 1940, Flehingen'', p. 81) *Per quanto concerne d'altra parte le ''Consolationes'' di [[Severino Boezio|Boezio]], credo che il [[dolore]] non possa esserne in alcun modo diminuito. Dobbiamo gustarlo fino in fondo. Se però il dolore, nei circuiti vitali inferiori, possiede una potenza caotica, al contatto con l'essere più elevato e nobile acquista invece la sua forma. La consolazione lo chiude in una gabbia dorata, o meglio: lo pone su un altare dotato di un valore più alto di tutti i mali che la breve vita di un uomo può patire.<br />La consolazione offerta da Boezio sortisce dunque il suo effetto ancora oggi; e tale effetto nel tempo è solo un riflesso del superiore guadagno che la poesia promette così bene nel verso: «O terra sconfitta, donaci le stelle». (da ''Nota di diario del 13 febbraio 1940, Capanna di giunchi'', p. 97) *[...] lessi l'ultimo libro di [[Henry de Montherlant]], che ha acquistato molto. Lo annovero con Lawrence, St. Exupéry, Quinton nella piccolissima schiera di cavalieri di alto valore uscita dalla prima guerra mondiale. Solo quando l'ardore scema, affiorano i diamanti, come dal nero fiume del carbone. (da ''Nota di diario del 28 marzo 1940''<ref>Citato in Fausto Gianfranceschi, ''Il vero contemporaneo'', in ''Il diario di un conformista'', Edizioni dell'Albero, Torino, p. 18.</ref><ref>Con diversa traduzione in Guanda 2008, p. 105.</ref>) *Anche la potenza superiore può dispiegarsi in membra, particelle e strati – nella veste sfarzosa del maschio degli uccelli e degli insetti, nel seno delle femmine che, secondo [[Novalis]], è un'incarnazione del petto al suo stato di mistero, nella genuina nobiltà con cui un popolo risplende nel suo aspetto aristocratico, e nel poeta, in cui il linguaggio fa sbocciare il suo fiore.<br/>Nell'uomo sono sopite anche qualità che solo la [[morte]] porterà a dispiegare. Allora la metamorfosi avrà luogo non più negli strati, bensì nella pienezza.<br/>Grandi avventurieri – questa sarà per voi l'ultima e suprema avventura. (da ''Nota di diario del 7 aprile 1940, Capanna nell'Anwald'', pp. 109-110) *La sera, un bel [[plenilunio]] chiaro. Quando, con una luce come questa, si delineano sul terreno i contorni delle siepi, dei recinti, delle fronde e di altre figure, a volte ci assale uno stato d'animo che coniuga la paura all'incanto. Spesso mi sono chiesto da che cosa dipenda, e credo sia così perché in questi giochi di ombre le forme nel contempo si svelano e si spiritualizzano. Entrano in un ordine più elevato, nell'invulnerabilità che abita le loro sagome. Le cose appaiono nella loro cifra matematica, immateriali e al tempo stesso possenti. Entriamo con timore in questa griglia d'ombra e, attraversandola, ci sembra di disporre di una forza spirituale notturna. Intanto però tratteniamo il respiro – se qualcuno pronunciasse ora una parola magica, saremmo irrimediabilmente banditi dalla materia. (da ''Nota di diario del 20 aprile 1940, Friedrichstal'', pp. 116-117) *Poiché negli ultimi mesi ho vissuto a lungo in [[Canonica|case parrocchiali]], ho acquistato una speciale sensibilità per le differenze tra l'atmosfera che regna in quelle evangeliche e in quelle cattoliche. Sono cose che non si imparano nei libri di storia. Dai protestanti si ha la sensazione di particelle minuscole tenute sospese da un'agitazione magnetica. È anche la differenza che passa tra l'antica aristocrazia e l'aristocrazia del lavoro. Pensieri sull'inevitabilità della [[Riforma protestante|Riforma]]. Si deve fare uno sforzo per cogliere tutto questo nella sua unità – come nella guida di un veicolo, quando la salita aumenta, occorre innestare un'altra marcia. Lo stimolo diventa più etico. Niente impedisce che, in uno sviluppo ulteriore, si torni a ''una sola'' chiesa, nell'organizzazione della cristianità. (da ''Nota di diario del 19 maggio 1940, Idar'', pp. 124-125) *{{NDR|Jünger visita la [[cattedrale di Laon]]}} Qui si avverte un presagio dell'immensa forza dei secoli ancora da venire: è chiusa nel bocciolo. <br/>In cima alla torre, da cui abbracciavo con lo sguardo, in lontananza, i binari della ferrovia, le strade percorse dal traffico dei veicoli, le piste degli aerei con l'andirivieni dei velivoli che decollavano e atterravano, coglievo l'unità tra quei tempi lontani e il nostro tempo. Sentivo che proprio ''questa unità'' non deve sfuggirmi, e ho giurato a me stesso di non dimenticare mai il mio debito verso gli avi. [...] Oggi mi ha assalito il presentimento che queste cattedrali siano opere, opere della vita, estranee alle morte misure del mondo dei musei. Aveva un suo peso anche il pensiero che questa chiesa è posta sotto la mia protezione; me la sono stretta al cuore come se all'improvviso fosse diventata minuscola. (da ''Nota di diario del 10 giugno 1940, Laon'', pp. 150-151) *In certi momenti di svolta della nostra gioventù possono presentarsi davanti a noi Bellona e Atena – l'una con la promessa di insegnarci l'arte di condurre abilmente venti reggimenti in modo che siano tutti schierati per bene al momento dello scontro, l'altra invece con il dono di saper disporre venti parole, in modo da formare una frase perfetta. Potrebbe accaderci di scegliere il secondo alloro, che fiorisce più raro e invisibile sulla roccia. (da ''Nota di diario del 12 giugno 1940, Laon'', p. 157) *Nel nostro tempo si deve disporre della calma della [[salamandra]] se si vuole raggiungere i propri obiettivi. Ciò vale soprattutto per la [[lettura]], e la sua prosecuzione nelle fasi positive e negative; se ogni giorno si mette un mattone, in sessanta o ottanta anni si abiterà dentro un palazzo. (da ''Nota di diario del 25 giugno 1940, Bourges'', p. 180) ==''Heliopolis''== *Lucius era attaccato alla sua piccola collezione di manoscritti così come un tempo ci si affezionava alle reliquie. Nel libro stampato egli vedeva la conversazione dell'autore con il lettore e con la società del suo tempo; nel manoscritto invece, egli vedeva il dialogo con se stesso, anzi ancora di più: il suo dialogo con Dio. In ogni autore viveva, infatti, una volontà che mirava al Tutto, una scintilla di forza creatrice. Nel suo slancio verso il Tutto, egli compariva completamente libero dinanzi al suo terribile giudice, prima di essere giudicato. Il manoscritto era la scoria deliziosa lasciata da quegli incendi, da quelle devastazioni, da quelle depurazioni dello spirito. (da ''Nel Palazzo'', p. 89-90) *Esiste una sola specie di [[amore]], al di là dello spazio e del tempo; tutti gli [[incontri]] sulla terra sono immagini, sono colori dell'unica e indivisibile luce. L'amore inteso in senso generale, l'amore nel turbine della temporalità è terreno, è nettunico; l'oceano è la culla dalla quale si erge Afrodite. Dai suoi abissi sgorga ciò che nell'amore è onda e ritmo, tensione e mescolanza, ciò che è meraviglioso e temibile. Sulla riva del mare e sugli scogli noi percepiamo la sua anonima canzone fatale, le profonde voci delle sirene che, emergendo e tuffandosi, ci attirano per perderci nel loro mare. L'attrazione è irresistibile. (da ''Nel Palazzo'', p. 93) *La caccia alla [[felicità]] conduce nel folto della boscaglia. La felicità vi deve entrare. Essa non si trova a suo agio fra gli impazienti; dovrebbe assomigliare alla preparazione che diviene sempre più bella. La vita non può avere fretta; deve rallentare, come avviene per i grandi fiumi che scorrono verso il mare. A misura che, con l'età, essa acquista profondità e potenza interiore, porta con sé oro, navi ed esseri strani e prodigiosi. (da ''Il simposio'', p. 110) *Ogni Stato è obbligato all'utopia non appena ha perduto il collegamento col mito. Nell'utopia esso giunge alla coscienza del proprio compito. L'utopia è l'abbozzo del progetto ideale, attraverso il quale si stabilisce la realtà. Le utopie sono la legge della nuova arca dell'alleanza; gli eserciti le portano segretamente con sé. (da ''Sul'' pagos, p. 175) *Quando lo spirito si avvicina ai gradini superiori delle sue facoltà, giunge necessariamente alla verità. Ciò avviene proprio nel campo delle scienze. Le vie conducono tutte a un unico punto. Qui finisce la conoscenza e subentra la venerazione. Le ultime chiavi non sono né pensate né immaginate. (da ''L'apiario'', p. 203) *Nel [[dolore]] esiste una speranza più grande che in una felicità regalata. (da ''Il pilota azzurro'', p. 316) *Due qualità formano il [[romanzo]]: l'una è insita nell'autore e nella sua libertà, l'altra nel mondo e nella sua necessità. Chiamo la prima «autarchia», mentre il nome per la seconda sarebbe «universalità». In questo senso il cosmo di Dio è romanzo. <br/>Da questa interpretazione consegue che il romanzo può divenire, nel migliore dei casi, analogia, poiché all'autore non è concessa né autarchia, cioè completa libertà, né visione universale. Ma tutti i grandi romanzi sono pervasi da un soffio di ambedue, e in questo consiste la gioia della lettura. Il lettore si trova dentro il mondo e fuori di esso. (da ''Il parere di Ortner sul romanzo'', p. 361) *Dimenticare il meglio, ritenere se stessi troppo equi è il pericolo dell'uomo privo di immaginazione. Se non ci fossero i sogni, egli morirebbe a se stesso senza lasciare traccia; ma così la notte gli restituisce il tratto delle grandi figure. Allora sotto la membrana giornaliera incomincia a scorrere il flusso primigenio, dall'involucro del mendicante esce il re. (da ''Sulle proprie tracce'', p. 368) ==''I prossimi titani''== *La [[tecnica]] è la magica danza che il mondo contemporaneo balla. Possiamo partecipare alle vibrazioni e alle oscillazioni di quest'ultimo soltanto se capiamo la tecnica. Altrimenti restiamo esclusi dal gioco. (p. 22) *La tecnica, in quanto fenomeno universale, cosmopolitico, che spinge inesorabilmente alla globalizzazione, prepara lo Stato mondiale e, anzi, in una certa misura lo ha già realizzato. Lo Stato mondiale ne è il corrispettivo politico. (p. 67) *Quanto alla [[lettura]] e alla [[scrittura]] in genere, credo che stiamo vivendo una rivoluzione simile a quella vissuta da [[Platone]], ma in direzione opposta. Platone esperì la transizione da una cultura orale, quella della Grecia arcaica, a una cultura che fissa invece le sue espressioni mediante la scrittura, come la cultura greca classica, da cui discende la nostra civiltà. Oggi, con le nuove tecnologie di comunicazione, con la diffusione della videoscrittura, della multimedialità e della possibilità di creare «ipertesti», la scrittura tradizionale, fissa, sta diventando nuovamente fluida, mobile, trasformabile, come nell'oralità. (p. 117) *Anche se non si volesse credere alla verità che nascondono, è impossibile non credere alla loro incomparabile potenza simbolica. Nonostante la loro consunzione moderna, i [[Mito|miti]] restano, al pari della metafisica, un ponte gettato verso la trascendenza. (p. 96) *Penso invece che i teologi e gli intellettuali che praticano oggi con tanto zelo la demitologizzazione assomiglino a un esercito di formiche entrate in una pingue cucina: divorano e distruggono tutte le leccornie che vi trovano, ma non smettono di raccontarsi quanto sono squisite. (p. 97) *...il sogno trascende la realtà. Forse il sogno supera anche il mito: nel sogno tutto è possibile, nel sogno ciascuno di noi è geniale. Il sogno è dunque una dimensione essenziale della vita. Sottoscriverei interamente la celebre affermazione di Calderòn secondo cui l'intera vita è un sogno. Anzi, la vita, questa sublime decomposizione della materia è forse di più: è un'ebbrezza. (p. 100) ==''Il contemplatore solitario''== *Delle opere umane, il [[linguaggio]] è la più grande – un tappeto in cui l'intero mondo è intessuto e disegnato. (da ''Linguaggio e anatomia, Introduzione'', p. 36) *[...] ogni [[conoscenza]] non è altro se non coscienza del proprio corpo nel senso più alto. La frase più celebre di [[Cartesio]] si può intendere così: «Io penso ''così come'' sono». (da ''Linguaggio e anatomia, La mano, Destra e sinistra'', pp. 45-46) *Il [[Mar Mediterraneo|Mediterraneo]] è una grande patria, una dimora antica. A ogni mia nuova visita me ne accorgo con evidenza sempre maggiore. Che esista anche nel cosmo, un Mediterraneo? (da ''Presso la torre saracena'', ''Illador, 22 maggio 1954'', p. 152) *Terra [[Sardegna|sarda]], rossa, amara, virile, intessuta in un tappeto di stelle, da tempi immemorabili fiorita d'intatta fioritura ogni primavera, culla primordiale – sentii la sua dolce altalena nel mare. Le [[isola|isole]] sono patria nel senso più profondo, ultime sedi terrestri prima che abbia inizio il volo nel cosmo. A esse si addice non il linguaggio, ma piuttosto un canto del destino echeggiante sul mare. Allora il navigante lascia cadere la mano dal timone; si approda volentieri a caso su queste spiagge. Che cosa pensare di simili fiori di loto nel mare azzurro? (da ''Presso la torre saracena'', ''Illador, 28 maggio 1954'', pp. 183-184) *Se l'istante è armonioso e dorato, il tempo lo penetra. Ma noi usciamo dal tempo, ed esso diviene lo sfondo, il motivo intonato da una realtà lontana, come qui il battito delle onde sul litorale. (da ''Presso la torre saracena'', ''Illador, 29 maggio 1954'' p. 190) *L'affermazione secondo cui il nostro tempo non è in grado di generare artisti è oggi un luogo comune. Ciò significa: capovolgere la gerarchia di qualità. L'[[artista]] non bada al tempo. È il tempo, piuttosto, che attende con ansia i cenni dell'artista. Nell'istante in cui l'opera gli riesce, l'artista ha redento il tempo. (da ''Presso la torre saracena'', ''Illador, 29 maggio 1954'', p. 192) *Anche la [[vita]] dell'essere più piccolo, il suo destino effimero nel cosmo, ha la misura sufficiente all'assolvimento di un compito. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 215) *Se ciascuno di noi fosse, alla luce del giorno, altrettanto geniale e inventivo quanto egli è di notte nel [[sogno]] non avremmo bisogno di musei. Nei nostri sogni non siamo né meri individui né soltanto stirpe di esseri viventi. In essi parla la ''species humana'' ma anche tutto ciò che la trascende, anzi, tutto ciò che trascende la vita. Diremo meglio che i sogni sono gradini che conducono alla trascendenza. Le notturne sale di museo sono vestiboli in cui deponiamo la verga e i calzari. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', pp. 218-219) *[...] la [[vita]] è una e una sola nelle sue varie forme, come il mare con tutte le sue onde che si avvicendano resta sempre uno e uno solo. Là dove la durata è garantita, c'è un prezzo da pagare. Il calice è costoso, il vino è gratuito. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', pp. 221-222) *Lo sguardo si fa tanto più libero quanto meno cerchiamo nella natura il rango e il valore. L'ultima risposta ad ogni domanda è: «Questo sei Tu»<ref name=Upanisad/>. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 223) *Malgrado la loro grevità, gli scarabei sono potenti volatori; in un batter d'occhio si sollevano dal terreno e frullano via attraverso le piste naturali che si aprono nella verde cintura della giuncaia. <br>Ancor più bello è seguire, nel momento in cui spiccano il volo, i loro parenti multicolori, i cetonidi, che qui sulla sponda riposano tra i fiori di cardo. Se anche soltanto lievemente li sfiora l'ombra di una mano che vuole afferrarli, fanno uscire di scatto le ali da fenditure della corazza dorata. Le aprono articolandole e agitandole come se fossero lame d'un bluastro acciaio, delicate come un alito e più fini della seta. Un leggero vibrare, ed ecco, come scoccata dall'arco di Apollo quella {{sic|magìa}} scompare nell'azzurro.<br>Questo rimane un prodigio. Meglio di noi lo videro gli antichi. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', pp. 224-225) *In [[autunno]] le forme acquistano una plastica maturità – la [[primavera]] è pittrice, l'autunno è scultore. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 227) *Uno dei grandi connotati della vita esce dagli oceani e approda alla terraferma: la vita assume una forma più netta e stabile, si riversa come colata di metallo che si raffreddi. Ma conserva sempre la memoria della sua origine, flusso e riflusso permangono nella sua essenza, così come la stessa terra nel suo interno è rimasta fluida.<br>Nell'ascesa dello scarabeo spagnolo dall'umido grembo della terra al sole del Sud si ripete l'impresa rischiosa del primo approdo a terra. Se l'acqua sale dalla fontana, può essere versata e contenuta in recipienti. Ma insieme con la forma cresce il pericolo. Perfezione e morte sono vicine di casa – i frutti maturi cadono a terra. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', pp. 227-228) *Ogni [[forma]] foggiata è soltanto una testimonianza dell'energia formatrice e soltanto un simbolo di ciò cui essa allude. L'opera d'arte è transeunte, ma attesta qualcosa di immortale. Tutte le [[immagine|immagini]] visibili sono olocausti, sono servizio liturgico nell'ambulacro che conduce a un'immagine invisibile.( (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 230) *Ognuno è re di Thule, è sovrano agli estremi confini, è principe e mendicante ad un tempo. Se egli sacrifica l'aurea [[coppa]] della vita alla profondità blu come la notte, offre testimonianza della pienezza cui la coppa rinvia e che egli incarna senza poterla comprendere. Così il sorso d'acqua nel deserto e l'abbraccio dell'amata sono soltanto una goccia nell'eterno mare. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 233) *Il vero [[progresso]] della storia è il fatto che all'uomo non sono sufficienti teorie capaci d'illuminare con luce propria il mondo dei fenomeni. Non gli offrono vie d'uscita. Di tempo in tempo, perciò, egli ha bisogno della «nuova luce» che è sempre la stessa anche se appare diversa. Soltanto al suo chiarore la speranza trova il proprio fondamento. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 237) *La [[morte]] rimane regina, è sovrana assoluta nella sfera del tempo. Nel mondo terreno, ogni tiranno è beneficiario e vassallo di questo potere. Dove sono determinanti il puro sapere, il numero e la misura, è inevitabile che si estenda la paura, che cresca la minaccia.<br>Se la conoscenza che abbiamo dell'animale si limita al suo ''bios'', potremmo approdare a un'epoca disposta a concedere alla morte un potere ancora maggiore. Terrori ignoti si ergono all'orizzonte. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 238) *{{NDR|Lo scarabeo spagnolo come uno sposo o un ospite nell'ora della festa nuziale}} Esso lustra la sua armatura e agita le antenne leggiadre, poi distende le ali e si libra nella luce. Nel profondo della terra era cieco, ora gli occhi lo fanno veggente; viveva da verme senza piedi, ora vola con le ali. Era un sognatore solitario in una camera buia; ora sciama e tripudia con legioni di suoi simili, a festa. La terra vive; dappertutto i dormienti erompono dalla polvere. (da ''Lo scarabeo spagnolo'', p. 240) *Cuculo, tortora e upupa tramano su questa terra di alberi radi<ref>Il riferimento è alla Sardegna.</ref>un tessuto di voci con il loro canto intonato sulla U. Risuona ora come risata, ora come corteggiamento, e poi ancora come se annunciasse qualcosa d'inquietante. Il viandante dimentica gli [[uccello|uccelli]] canori e ascolta un canto della terra, un canto che esce dal suo inesauribile tesoro.<br>Le voci degli uccelli appartengono alla patria che da sempre ha avvolto gli esseri umani, guardandoli negli occhi come una madre. La terra natia è fiorita prima che l'uomo abbia fabbricato casa e focolare, prima che abbia arato e suddiviso le distese dei campi. Perciò il linguaggio degli uccelli lo commuove più profondamente che ogni altro suono a lui familiare, sia esso confortante o perturbante. (da ''Terra sarda. Un itinerario attraverso il museo di Cagliari'', p. 245) *Afferra l'animo di noi uomini d'oggi, in queste rozze statuine, l'estrema semplicità, segno di una vita i cui significati, come quelle torri in mezzo alla minaccia, erano al sicuro da cima a fondo. Ciò che è diritto e torto, dovere e servizio, quegli uomini devono averlo saputo meglio di noi, e forse ancor meglio devono aver conosciuto i confini tra guerra e pace, tra uomo e donna. (da ''Terra sarda. Un itinerario attraverso il museo di Cagliari'', p. 246) *Il [[Museo archeologico nazionale di Cagliari|Museo Archeologico di Cagliari]] custodisce una grande collezione di quelle statuine che furono scoperte negli scavi presso i [[nuraghe]]. Esse incarnano non soltanto un primo aurorale contributo dell'isola all'arte mondiale, ma anche il suo contributo più forte. Sono uniche nel loro genere; in altri popoli si trova qualcosa di affine, ma non di simile. [...] La vista dei bronzetti aggiunge qualcosa d'altro, e ci commuove in modo particolare grazie a un carattere specifico, di qui. È la linea legittima, il ramo dell'albero genealogico dal quale anche noi discendiamo e le cui gemme, anche se disseccate da molto tempo, sono di natura simile alla nostra. È il linguaggio del «questo sei Tu<ref name=Upanisad/>». (da ''Terra sarda. Un itinerario attraverso il museo di Cagliari'', p. 246) *Perfetta è un'[[opera d'arte|opera]] cui nulla vorremmo aggiungere, ma anche quella cui nulla vorremmo togliere. Se tale è la sua natura, essa si sottrae all'avvicendarsi dei tempi e ai loro criteri di valutazione; è bella per sempre. (da ''Terra sarda. Un itinerario attraverso il museo di Cagliari'', p. 258) *Ecco perché i [[tiranno|tiranni]] hanno paura. Possono ridurre all'ubbidienza milioni di uomini, ma non quell'uno che in sé ha ridotto in schiavitù la [[morte]]. Egli ristabilisce la dignità dell'uomo. Così muta il significato degli altari sacrificali lordi di sangue: l'onta e la profanazione sono servite soltanto ad accrescere lo splendore della verità.<br/>Ecco l'incubo dei tiranni: che la loro vittima s'innalzi a una libertà ad essi inaccessibile, e che si dilegui, mentre essi delirando sognano di annientarla, in spazi nei quali tortura e supplizio non hanno più alcun potere. E l'incubo dei [[boia|carnefici]] è questo: che la loro vittima riviva. Che ciò non sia mai: a questo mirano gli sforzi della scienza. (da ''Tre Ciottoli'', p. 271) *Anche questo definisce la statura di un [[pensatore]]: fino a qual punto gli sia riuscito di superare in se stesso l'uomo storico. Esser [[profeta]] significa conoscere ben più che il futuro: il più profondo presente. (da ''Una mattina ad Antibes'', p. 284) *La [[pianta]] parla diffondendo intorno a sé la propria {{sic|magìa}} che noi attraversiamo con i nostri passi senza avvertirla, come se lacerassimo una rete tessuta con fili troppo sottili per la nostra percezione. Questo mi divenne chiaro una sera, dopo che avevo raccolto dalla sabbia delle dune un mazzo di grandi e profumati gigli imbutiformi, che gli italiani chiamano narcisi marini. Mentre camminavo, tenendolo in mano, nella penombra del crepuscolo, arrivarono in volo grandi falene nere striate di rosso, sfingi con ali vellutate, e affondarono la tromba nei fiori. Tenevo il mazzo di fiori chiari come un calice; gli insetti entrarono in mutua comunicazione da esso, con esso e intorno ad esso, in un mondo sognante. (da ''Una mattina ad Antibes'', pp. 293-294) *[...] tutti noi ci stiamo godendo le ore di sole, come fanno qui le lucertole in ossequio all'ammonimento che decora una meridiana provenzale:<br/>''Gai lesert, bèou toun soulèu; | l'ouro passo que trop lèu, | e deman ploura belèu.''<br/>''(Gaia [[lucertola]], bevi il tuo sole; | rapida passa l'ora, come suole, | forse domani piove, e te ne duole.)''<br/>È molto meglio contemplare i [[fiori]]; non ci tradiscono mai. Il loro progetto architettonico è senza errori. (da ''Una mattina ad Antibes'', pp. 297-298) *[...] vediamo i fiori volgersi in direzione del sole la cui immagine essi riproducono in molte varianti di forme e in quantità innumerevole. Così vediamo i santuari e i sacrari, ma non il Sacro. Quanto meno ci occupiamo delle distinzioni, tanto più forte diventa l'intuizione. Non udiamo più il mormorio dell'albero, ma la foresta che risponde al vento. (da ''Balcone sull'Altlantico. Appunti da [[Lisbona]]'', p. 317) ==''Il cuore avventuroso''== *Ogni tanto afferriamo con la mano un oggetto casualmente trovato, e lo rigiriamo dinanzi agli occhi – forse un cristallo di rocca, o un guscio rotto di chiocciola di cui ci sorprende la struttura interna a scala, o una punta di stalattite dal pallore lunare giunta qui dalle grotte sconosciute in cui il pipistrello traccia i suoi cerchi silenziosi. Questa è la terra d'origine dei musicali capricci, degli scherzi notturni che lo spirito senza alcuna commozione e non senza pericolo si gode come in una sua loggia solitaria. Ma ci sono anche pezzi rotondi di granito, molati e lavorati nelle marmitte glaciali, e si trovano nei punti in cui ci si affaccia su un ampio panorama, là dove il mondo appare un po' più piccolo ma anche più chiaro e regolare, come su nitide e precise carte geografiche, poiché l'ordine supremo si nasconde nel molteplice come in um rebus. Sono enigmi sorprendenti – quanto più cresce la distanza, tanto più ci avviciniamo alla soluzione. Nel punto estremo, all'infinito, la afferriamo. (da ''La cava di ghiaia'', pp. 7-8) *La visione d'insieme non dimora nelle singole camere, ma nella compagine del mondo. Le corrisponde un pensiero che non procede mediante verità isolate, ma si sviluppa in significative connessioni; la forza ordinatrice di questo pensiero si fonda sulla facoltà combinatoria. [...] La facoltà combinatoria si distingue da quella logica in quanto si muove sempre a contatto con l'insieme e non si disperde mai negli eventi sporadici. Là dove essa tocca il particolare somiglia a un compasso di due diverse specie di metallo, con la punta d'oro infissa al centro di un cerchio. (da ''Il calcolo combinatorio'', p. 22) *È la nascosta armonia delle cose che qui si fa suono, e della cui origine dice [[Angelus Silesius]]: ''Nello spirito, tutti i sensi sono ''un'' senso e'' un ''uso'': | ''chi vede Dio, lo gusta, lo tocca e ascolta e annusa''. Ogni percezione stereoscopica suscita in noi una sensazione di vertigine, e intanto assaporiamo in profondità un'impressione dei sensi che in principio si offriva in superficie. Tra lo stupore e il fascino si colloca, come dopo una deliziosa caduta, una scossa che cela in sé una conferma – noi sentiamo che il gioco dei sensi si muove leggero, quasi misterioso velo, quasi sipario del meraviglioso. Su questa tavola imbandita non esiste cibo che non contenga un granello d'aroma dell'eternità. (da ''Il piacere stereoscopico'', pp. 27-28) *La pura [[contemplazione]] della vita nelle sue forme procura un godimento grazie al quale le ore fuggono via come attimi. Lo spirito divaga in campi ove la sovrabbondanza suscita spavento, e si fa simile a un viaggiatore il quale si perda in arcipelaghi da cui nessuna bussola lo ricondurrà più fuori. (da ''Frutti di mare'', p. 52) *[...] soltanto il [[mare]] dà ai suoi abitanti quella giocosa e libera eleganza e morbidezza di toni, l'iridescente e mossa fluorescenza dei vetri antichi, la mirabile tenerezza e intimità dell'effimero. (da ''Frutti di mare'', p. 53) *Dai grandi drammi della [[storia]], quali la tradizione li affida alla nostra memoria, ci giunge l'eco di un linguaggio che si rivolge immediatamente anche a noi; e l'archivio dei nostri documenti contiene insuperabili risposte al problema di come ci si comporti nella posizione perduta. Ai grandi corsi d'insegnamento che la storia racchiude in sé come un'accademia segreta, appartiene anche quello in cui s'impara l'arte di morire. (da ''Historia in nuce: Le posizioni perdute'', p. 105) *''Puerto de Pollensa. Illa d'Or. ''Le case riposavano quiete nell'aria immobile, ciascuna avvolta in un delicato velo di fumo. Il viandante annega nella loro sfera come in anelli d'incenso, poiché il legno odoroso del pino montano alimenta la fiamma dei focolari. Il piacere che si prova in queste passeggiate solitarie è dovuto certamente anche al fatto che chi le compie ''omnia sua secum portat'', come voleva il filosofo [[Biante]]. La nostra coscienza ci accompagna come uno specchio sferico, o meglio come un'aura il cui centro siamo noi. Le belle immagini penetrano in quest'aura e in essa subiscono un mutamento atmosferico. Così, noi passiamo oltre un cielo di segni come sotto aurore boreali e arcobaleni. Questo squisito sposalizio con il mondo, seguito da un nobile evento di riproduzione, fa parte dei supremi piaceri a noi destinati. La [[terra]] è la nostra eterna madre e donna, e come ogni donna fa, anch'essa dona qualcosa alla nostra ricchezza. (da ''Percorsi balearici'', pp. 131-132) *Come l'occhio in un mare molto limpido vede riposare nel fondo l'anfora e la colonna, così il libero sguardo può inoltrarsi fino a quelle misure che sono nscoste nel fondo dei tempi, sommerse dal flusso e dal riflusso. Qui si decide la sorte di una domanda alla quale anche [[storiografia|storiografi]] di rango diedero una risposta negativa: se cioè la storia rientri nel rango delle scienze esatte. Alla domanda si può rispondere di sì, purché si riconosca che sotto il fluttuante specchio della storia persistono i segni supremi, immutabili nei loro rapporti come gli assi e gli angoli del cristallo. (da ''Historia in nuce: La ruota della fortuna'', p. 174) *''Rio''. Fin dall'alba avevo vagabondato in questa residenza del dio solare, il cui portale di roccia accoglie il forestiero apparendogli come le nuove colonne d'Ercole, varcate le quali egli dimentica il Vecchio Mondo. [...] Solo nel tardo pomeriggio mi destai come da un sogno nel quale avevo dimenticato di mangiare e di bere, e sentivo che lo spirito cominciava ad affaticarsi sotto la profusione delle immagini. Eppure non riuscivo a separarmene, e mi comportavo da spilorcio col mio tempo. Senza concedermi sosta svoltai in strade e piazze sempre nuove. <br/>Ma presto mi parve che i miei passi divenissero più leggeri e che la città mutasse aspetto, stranamente. Nello stesso tempo, mutò il mio modo di vedere: mentre fino a quel momento avevo dissipato gli sguardi nella visione del nuovo e dell'ignoto, ora le immagini penetrarono in me senza sforzo. Ora poi mi erano note; mi sembrarono ricordi, composizioni di me stesso. Strumentai il mio umore a piacere, come uno che vada a passeggio con la sua bacchetta direttoriale e, gesticolando con essa in questa o in quella direzione, faccia musica col mondo. [...] La sera, in un caffè presso Copacabana, meditavo su queste relazioni. Pensai che esiste un'[[eco]] non soltanto per l'orecchio, ma anche per l'occhio: anche le immagini che osserviamo richiamano una rima, e come per ogni eco esistono relazioni sonore particolarmente favorevoli, così qui è la bellezza che risuona con maggior forza. <br/>Ma in formula più semplice e precisa, le cose si presentano in questo modo: con lo sguardo profondo e gioioso che rivolgiamo alle immagini, noi offriamo un sacrificio, e ogni volta siamo esauditi secondo il valore della nostra offerta. (da ''L'eco delle immagini'', pp. 174-175) *{{NDR|Ponta Delgada, Azzorre: Il ripetuto richiamo di un cencioso venditore di pesci udito in lontananza soggioga con la sua modulazione misteriosa l'ascoltatore e lo attrae irresistibilmente nella sua scia.}} Ora infatti udii che egli, non appena aveva terminato il suo richiamo sonante, udito fin da lontano, mormorava ancora qualcosa, in un sussurro, guardando dinanzi a sé: forse la secca preghiera di un affamato, o una stremata imprecazione, poiché nessuno usciva dalle case e non una finestra si apriva.<br/>Così camminammo a lungo per i caldi vicoli, offrendo pesci che nessuno a mezzogiorno desidera. E a lungo ascoltai le sue due inflessioni di voce, il richiamo risonante all'intorno, esuberante e fiducioso, e la disperata parola che egli rivolgeva a se stesso, sottovoce. Seguivo quell'uomo con la bramosia di spiarlo e di origliare, e avvertivo fin troppo bene che non era ormai più in gioco il pesce da vendere, poiché l'importante era che in quella perduta isola udivo il canto dell'uomo: ''nello stesso tempo'', la melodia che a gola spiegata vantava la merce, e quella sussurrata e lamentosa. (da ''Il venditore di pesci'', p. 176) ==''Il libro dell'orologio a polvere''== *Tutti gli altri esseri viventi, e perfino la materia inanimata, si orientano in base all'orologio cosmico. Non dobbiamo però dimenticare che esso indica il tempo in virtù della rotazione del quadrante. La terra trasforma in misura del tempo ciò che, se noi ce ne staccassimo altro non sarebbe che spazio e rifrazione inalterabile, luce mortale. Come un grande mulino cosmico essa macina per noi la ricchezza dell'universo. (p. 57) *Il [[tempo]] ciclico e il tempo progressivo sollecitano due stati d'animo fondamentali dell'uomo, il ricordo e la speranza. Sono i due edificatori della sua dimora. In loro s'incontrano padre e figlio, spirito conservatore e spirito riformatore. (p. 65) *L'[[orologio]] meccanico non è né un orologio tellurico, né un orologio cosmico. È una terza cosa, una creazione dell'intelletto che non indica né il tempo astronomico né il tempo terreno. Quello che ci viene dispensato è tempo astratto, tempo intellettuale. Non è un tempo che ci venga offerto in dono, come la luce del sole o gli elementi naturali, ma un tempo che l'uomo elargisce a sé stesso e di cui dispone. Ciò comporta una perdita ma anche un guadagno. E, insieme, suscita nell'uomo il suo dubbio più radicale, se cioè egli dimori in una prigione o in un palazzo. (p. 74) *Se l'uomo in quanto Io pratico, per usare le parole di [[Kant]], concepisce un nuovo tempo del mondo, in quanto Io teoretico riceve di ritorno questo suo tempo sotto forma di spiccioli. Il luogo ove egli può udire questa eco è l'orologio, e precisamente l'orologio nel suo senso più alto. <br/> Così, non solo intorno a noi, ma anche attraverso di noi, è sempre tesa una sottile griglia di tempo trasformato. Ma in noi vive anche la dimensione dell'eterno, un potere che si alimenta alla fonte dell'eterno e che, come il braccio di Gulliver, lacera la ragnatela del tempo dell'orologio. Lì è la nostra forza. (p. 130-131) *Sull'ineluttabilità dello sviluppo non si possono nutrire dubbi. Ci allontaniamo a grande velocità su un saldo binario. Chi scende è destinato a rovina più certa dei suoi compagni di viaggio. Ben più importante è che egli, nel suo intimo, nel suo essere e e nel suo apprezzamento, non consenta il completo trionfo del cliché, ma si mantenga aperto al simbolo, disponibile al grande incontro. Così egli resta nella selva. Qui un attimo può compensare una vita intera trascorsa nel tempo meccanico. Qui può rifiorire l'arida vecchiaia, alla fine del viaggio, nel deserto, il bastone del pellegrino può rinverdire o far zampillare le fonti (p. 206) ==''Il nodo di Gordio''== *Il [[nodo]] racchiude la costrizione del destino, l'oscuro intreccio di segreti, l'impotenza dell'uomo di fronte all'oracolo. Se lo osserviamo con un po' di attenzione vediamo luccicare gli anelli del serpente. Ancora una volta il [[serpente]], immagine del potere ctonio di Gea, viene vinto. Lo possiamo scorgere nel ''python'' dei Greci, nei draghi e dragoni, nel serpente di Midgard del mondo germanico. Anche nel [[labirinto]] in cui penetra Teseo è sempre operante lo stesso potere. Lo ritroviamo nella testa di Medusa, che Perseo, principe solare, tronca. Ciò che per [[Alessandro Magno|Alessandro]] è la spada per lui è lo scudo forbito in cui si riflette la terrificante immagine. Entrambe sono le armi della coscienza che infrange la costrizione ctonia. (da ''Il nodo di Gordio'', pp. 36-37) *Una nuova coscienza del tempo e dello spazio risplende in quel colpo di spada: getta una chiara luce sull'evento su cui imprime il suo conio e lo trasforma in storia. Porta con sé anche la scienza, anzi un inizio di ''Aufklärung'', l'acutezza del dubbio che disarma il mondo antico e lo riduce in pezzi. Lo spirito libero penetra nell'immobilità, spalanca il tempo antico e venerando come un cofano dal quale estrae tesori. (da ''Il nodo di Gordio'', p. 37) *L'[[Asia]] è la culla dei popoli, è la madre dell'umanità, sia di quella precedente il diluvio sia di quella successiva. Su ciò concordano i documenti primitivi. È anche il luogo della rinascita nel senso più profondo: è da questo continente che provengono gli Dei. L'[[Occidente]] cercherà di continuo di includere l'Asia nel cerchio di luce della propria storia. Ma ogni volta si troverà di fronte ad un'altra luce che, risplendendo in avanti e al di là della storia, sola consente l'esistenza di un tempo misurabile. (da ''Il nodo di Gordio'', p 39) *L'[[insegnante]] può trasmettere la conoscenza dei fenomeni, non già la realtà che sta dietro di essi. Tale realtà è incomunicabile, a meno che l'allievo non vi partecipi direttamente. In caso diverso, egli sarà bensì capace di apprendere e riprodurre la tecnica, ma non la sua libera creatività, il suo ''ethos''. Per questo, quando vuol raggiungere o superare il maestro, su di lui incombe minacciosa la sorte di [[Icaro]] che si impadronì delle ali di Dedalo. La luce mortale lo brucerà. <br/>Anche quando le creazioni appaiono rigorosamente razionali, sono cristallizzazioni di uno stato creativo nel senso più profondo. Dedalo inventò le ali non perché fosse pensatore ma perché era un artista. La tecnica fa parte di quei grandi sogni che come sorgenti sgorgano dalle profondità e poi vi si immergono. (da ''Il nodo di Gordio'', pp. 112-113) *I modelli fondati sullo [[zero]] si riconoscono in quanto il senso si trasferisce nelle funzioni. Ne è un esempio il [[darwinismo]], che impone al mondo animale un'unità funzionale. Allo stesso tempo, l'animale, a differenza di quanto avviene nel mito o anche nel sistema {{sic|linneiano}}, perde la sua realtà. La creazione viene trasferita dall'eterno all'infinito, vale a dire dall'Uno alla statistica dei grandi numeri. Ciò che in essa è prodigio diviene zero.<br/>L'ipotesi che il nichilismo oltrepassi la linea non implica il ritorno a sistemi {{sic|prenichilisti}}. Il capovolgimento è pensabile anche nei nostri modelli, in quanto si è consapevoli dell'ambivalenza dello zero che rappresenta tanto il Nulla quanto anche il totalmente Altro. Ciò può provocare grandi sorprese: ad esempio che il materialismo si capovolga e riveli un aspetto sconosciuto. Qui potrebbe celarsi una delle risposte che l'Oriente ci riserva. (da ''Il nodo di Gordio'', pp. 127-128) *Il [[Nodo gordiano|nodo di Gordio]] deve essere inteso come un problema posto dal destino; esso si riannoda di continuo, così come di continuo si pone il problema stesso. La spada di Alessandro fa balenare una luce nuova, una ''Aufklärung'' nel senso più elevato e solare del termine, il dubbio, il potere spirituale. (da ''Il nodo di Gordio'', p. 125) ==''Il problema di Aladino''== ===[[Incipit]]=== È ormai tempo che mi dedichi al mio problema.<ref name=incipit/> ===Citazioni=== *[...] le statistiche sono destinate a quelli di mente ristretta. Che cosa significa per esempio la domanda: «Quale colore preferite?» per uno che si sente bene nella nebbia o che si estasia della tavolozza, dell'opale, dell'arcobaleno, di un tramonto a Manila? Eppoi sotto ogni strato normale ne troviamo uno più profondo e generale, lo strato umano. L'[[uomo]] resta l'enigma per eccellenza. (p. 68) *Il desiderio di una nuova vita può diventare molto forte. Penso all'influenza del fin amor provenzale sul [[Rinascimento]]. Vita nova – un Dante di nove anni viene trasformato da Beatrice come Petrarca da Laura – ciò che sul piano cosmico è la marea, per l'uomo è la poesia: una risposta a grandi lontananze. (p. 69) *Dove [[Zeus]] non troneggia più, corona, scettro e confini perdono ogni senso; gli eroi si congedano con Ares, col grande Pan muore la natura. Dove la stessa Afrodite impallidisce, si giunge a promiscuità indiscriminate. <br/>Il potere di [[Dioniso]] è comprovato dal fatto che lui solo resiste. È il signore della festa nei palazzi e tra le masse, è di casa tra i principi e tra i mendicanti. La sua luce incanta l'[[effimera]] che ne è incenerita. (p. 70) *Le inclinazioni storiche e specialmente quelle archeologiche sono strettamente intrecciate con le tombe; dopotutto il mondo è una tomba nella quale i tempi sprofondano e dalla quale asfodelicamente risorgono. È seme e raccolto in uno, e in ogni storico vive un Orfeo. (p. 98, 99) ==''Il Sogno dell'anarca''== *La cecità aumenta con l'illuminazione; l'uomo si muove in un giardino labirintico di luce.<br/>Egli non sa più che cosa siano le leggi delle tenebre. (p. 129) *Piante, paesaggi ed animali {{NDR|sono}} a noi intimi nella parte più profonda di noi come porzioni del Sé che si realizza sotto forma di immagini. Talora generalmente in alcuni sogni e con tutta probabilità nell'ora della morte, questa immaginazione è presente in noi con una forza inaudita. (p. 120) *In una situazione di malvagie apparizioni e di inganno il pensiero diviene pericoloso solo per il fatto di essere corretto, e spiriti che posseggono la giusta misura, fanno da specchi in cui si manifesta la nullità del mondo delle ombre. Un pensiero logico, una giusta misura, un'azione nobile, lo stesso astenersi da ciò che è vile, sono tutte queste armi che divengono tanto più affilate quanto meno ci si lascia condizionare dal tempo. (p. 136) *Dovevo a [[Adolf Hitler|Hitler]] la consapevolezza che nulla avevo a che fare con la politica, questi era il mio mentore ''ex-negativo...'' in mezzo alla tempesta d'entusiasmo da lui scatenata, in maniera del tutto indipendente da ragioni, direzione e contenuto di tanto entusiasmo avvertii di essere estraneo a tutto ciò. (p. 169) *Fondamentalmente niente s'appaia tanto bene con un vecchio [[prete]] quanto un vecchio [[soldato]]. Il primo si è sacrificato per la parte della patria che sta in alto, il secondo per quella che sta in basso; nessun'altra differenza (p. 199) ==''Il tenente Sturm''== ===[[Incipit]]=== I comandanti dei plotoni della terza compagnia avevano l'abitudine di trascorrere assieme le ore che precedevano il tramonto. In quel momento del giorno i nervi erano freschi, tutti i dettagli riacquistavano il proprio valore, e si continuava instancabilmente a ribadirli in infiniti colloqui. Se ci si incontrava la mattina, dopo notti di pioggia, di fuoco e di mille tensioni diverse, allora tutti i pensieri erano sconnessi e taglienti, si passava l'uno accanto all'altro colvolto accigliato, oppure il malumore esplodeva in manifestazioni che, in tempo di pace, avrebbero offerto materia sufficiente a sedute di corte marziale di intere settimane. ===Citazioni=== *{{NDR|Il potere esercitato sull'individuo dall'apparato tecnico-produttivo ed organizzativo dello Stato moderno}} Questa coercizione, che sottometteva la vita dell'individuo a una volontà irresistibile, si manifestava al fronte con una chiarezza spaventosa. La lotta raggiungeva dimensioni gigantesche, rispetto alle quali il destino del singolo scompariva. L'ampiezza e la mortale solitudine dei campi, l'effetto a distanza delle macchine di acciaio e il rinvio di qualsiasi movimento alle ore della notte calavano sugli eventi la rigida maschera dei titani. Ci si scagliava verso la morte senza vedere il nemico; si veniva colpiti senza sapere da che parte arrivava lo sparo. [...] La decisione risultava da un calcolo aritmetico: chi poteva ricoprire con la maggior quantità di colpi un determinato numero di metri quadrati, aveva la vittoria in pugno. La battaglia era un brutale scontro di masse, una lotta sanguinosa della produzione e dei materiali. (p. 12) *Quando Sturm, la notte, camminava accanto ai ceppi delle traverse e, dietro ciascuna di esse, vedeva una figura armata che faceva la guardia in solitudine, provava la stessa sensazione: di gigantesco e favoloso. Quella sensazione non era dovuta alle mitragliatrici, ai cannoni enormi e all'intreccio delle linee telefoniche. Era solo la forma, lo stile fugace in cui si compiva ciò che è possente. Ciò che era autentico non ne era affatto toccato, sembrava riposare nella terra come un animale e circolava nel sangue come un elemento misterioso. Era come un suono o un profumo carico di ricordi ineffabili. Doveva certamente aver stretto e pervaso gli uomini di tutti i paesi e di tutti i tempi nelle notti di battaglia. (p. 21-22) *Sturm esitò quando la testa si ritrovò al centro della croce di collimazione del cannocchiale di puntamento. <br/>La campagna si distendeva di nuovo tranquilla e morta, solo le bianche ombrelle della cicuta tremolavano di luce. Lo aveva colpito? Non lo sapeva. Ma la questione non era se adesso, dall'altra parte, quell'uomo tingesse di rosso il fango sul suolo della trincea oppure no. Ciò che pareva sorprendente era il fatto che lui, Sturm, freddo, lucido ed estremamente cosciente, aveva appena cercato di uccidere un altro. E continuava a chiedersi con insistenza: era ancora lo stesso di un anno fa? L'uomo che ancora di recente stava scrivendo una tesi di dottorato su «La riproduzione dell'''ameba proteus'' per sezione artificiale?» Si poteva pensare un contrasto più grande di quello tra un uomo che si sprofonda amorosamente negli stati in cui la vita, ancora allo stato fluido, si raccoglie in minuscoli nuclei, e uno che a sangue freddo, spara sulla creatura più sviluppata? (p. 25-26) ==''Intervista con Alberto Moravia''== *[...] Non voglio dunque negare la possibilità di una sintesi conseguente ad un [[guerra nucleare|conflitto nucleare]] planetario; essa tuttavia non sarebbe più di natura storica. Scavalcherebbe il piano dell'ordine storico ed umano, portando a mutazioni di carattere biologico, geologico o demoniaco. La lettura dei profeti si fa attuale. (da ''Come vivere con la bomba'', p. 62) *Nello ''Zeitmauer'' (muro del tempo) ho messo in relazione la pietra con la favola, il bronzo con il mito, il ferro con la storia. Definisco il nuovo eone {{NDR|l'[[era atomica]]}}, tempo della radiazione. Se una nuova cultura ne dovesse nascere, essa si dovrebbe presentare attraverso opere d'arte ed un'etica che dominino lo strumento. (da ''Come vivere con la bomba'', p. 64) *{{NDR|Il fisico atomico e l'arma nucleare}} [...] Egli non possiede un'etica di classe come il sacerdote o il soldato, altrimenti eviterebbe che un profano disponga di lui stesso e del suo sapere. Naturalmente egli soffre di preoccupazioni morali – come è stato dimostrato dal processo [[Robert Oppenheimer|Oppenheimer]] – ma non riesce a farle valere. Da lui non ci si deve aspettare nulla: è come un tale che apre la porta. (da ''Come vivere con la bomba'', p. 66) *Personalmente preferirei un'epoca in cui non si dovessero affrontare certi problemi. Potrei rinunciare non solo alla bomba atomica, ma anche al fucile. [[Karl Marx]] disse una volta: "Sarebbe possibile un'''Iliade'' con la polvere da sparo?" Questo è il mio problema. (da ''Come vivere con la bomba'', p. 68) ==''Irradiazioni''== *{{NDR|Sulla ''Volontà di potenza'' di [[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]]}} Sono annotazioni durante un viaggio attraverso mari sconvolti dal Maelström e sotto la minaccia dei mostri che emergono dalle onde. Vediamo il timoniere che osserva i suoi strumenti mentre si arroventano lentamente. Lo vediamo pensoso del corso e della {{sic|mèta}}. Egli esamina tutte le rotte possibili, le rotte estreme, sulle quali poi naufragherà la ragione pratica. Il primo momento, quello in cui ci si rende spiritualmente conto della catastrofe, è più terribile degli orrori concreti a cui si va incontro in quel mondo di fiamme. È l'avventura che tentano soltanto gli spiriti più ardimentosi, quelli di grandissima portata, proporzionati alla misura, se non al peso del carico. Restare schiacciati da questo peso, è stato il destino di Nietzsche, che oggi è di buon gusto prendere a sassate. Dopo il terremoto, ci si rivolta contro i sismografi. Però non si può far espiare ai barometri la colpa dei tifoni senza passar per gente rozza e primitiva. (p. 4) *{{NDR|I partecipanti all'attentato del 20 luglio 1944 contro [[Adolf Hitler|Hitler]]}} [...] esistono situazioni nelle quali non bisogna badare al successo, anche se con questo ci si mette naturalmente fuori del terreno politico. Fu il loro caso: vinsero moralmente, dove storicamente naufragarono. Il loro coraggio, il loro sacrificio, non furono il coraggio e il sacrificio che s'incontrano sul campo di battaglia, ma di natura superiore; non tali da essere coronati dalla vittoria, ma dalla poesia. (p. 8) *{{NDR|Jünger annota un sogno}} Era notte, perché nella zona dove si trovava la mia casa paterna vedevo salire nell'oscurità dei proiettili lucenti. Ma era anche giorno, perché a sinistra i campi si stendevano alla luce del sole. All'orlo di uno di questi campi, tutto coperto dal verde del seminato, vidi mia madre che attendeva; era una donna giovane e fiorente. Mi sedetti vicino a lei; e quando fui stanco, ella prese il campo come una coperta verde e la tirò su di noi. (da ''Nota di diario del 18 febbraio 1941, Sars-Poteries'', p. 15) *A [[Cattedrale di Notre-Dame|Notre Dame]]: ho contemplato i suoi {{sic|dèmoni}} più bestiali di quelli di [[Cattedrale di Laon|Laon]]. Queste ''images'' fissano con altrettanta consapevolezza i tetti della metropoli e i lontani regni la cui conoscenza è scomparsa. La conoscenza certamente, ma anche l'esistenza? (da ''Nota di diario del 29 aprile 1941, Vincennes'', p. 25) *Per chi non si ferma alla prima risposta. Un giovane andò una volta da un vecchio [[eremita]] e gli chiese una norma per [[vivere]]. L'eremita rispose: «Tendi verso il raggiungibile». L'adolescente ringraziò e disse che, se non era indiscreto, avrebbe voluto da lui un'altra parola ancora che gli servisse di viatico per la sua strada. Allora l'eremita aggiunse al primo consiglio il secondo: «Tendi verso l'irraggiungibile». (da ''Nota di diario del 17 giugno 1941, St. Michel'', p. 37) *Stetti a lungo davanti a una [[iris (botanica)|iris]] violetta dalla corona tripartita; l'accesso ai calici passava per un velo d'oro e finiva in un abisso di ametista.<br/>[[fiore|Fiori]], chi vi ha ideati? (da ''Nota di diario del 17 giugno 1941, St. Michel'', p. 37) *Ci sono sempre alcuni pochi, troppo nobili per la vita. Cercano il bianco, la solitudine. La nobiltà di questi esseri, che si puliscono con la luce dal sudiciume, risalta spesso in maniera bellissima sulla loro maschera mortuaria.<br/>Ciò che io amo nell'uomo è la sua essenza al di là della morte, e la comunanza con lei. L'amore qui non è altro che un opaco riflesso. (da ''Nota di diario del 23 febbraio 1942, Parigi'', p. 78) *Le poste che giochiamo con i nostri centesimi sono incalcolabili, sono spaventosamente alte. Siamo come bambini che giocano con [[fagiolo|fagioli]] e non sanno che in ognuno di questi fagioli è chiusa la possibilità di maggi miracolosi e di fiori prodigiosi. (da ''Nota di diario del 6 marzo 1942, Parigi'', p. 85) *Ora vedo spesso l'[[uomo]] come «uomo dei dolori» trascinato dall'ingranaggio di una macchina, che gli rompe costola per costola, arto per arto, mentre egli non può morire come uomo. (da ''Nota di diario del 15 marzo 1942, Parigi'', p. 87) *Feci un bagno di sole in una [[torbiera]]. Il colore delle vecchie pareti, tagliate dalla vanga, va da un nero grasso fino a un colore frollo bruno-oro. Proprio sullo specchio d'acqua come un nastro di muschio, su cui gioca la «rugiada di sole» come un ricamo rosso.<br>Che senso festoso nel camminare per la torba umida, intrisa di raggi rossastri. Qui si cammina su strati di materia di vita pura, più preziosa che l'oro. (da ''Nota di diario del 9 maggio 1942, Kirchhorst'', p. 91) *La [[vita e morte|vita sta nella morte]] come una piccola isola verde nel mare oscuro. Indagare questo, sia pur soltanto sugli orli e sulle cinture delle maree, si chiama vera scienza, rispetto alla quale tutta la fisica e la tecnica non sono che bagatelle. (da ''Nota di diario del 19 luglio 1942, Parigi'', p. 107) *Il mondo e il terreno dei [[mito|miti]] sono sempre presenti; simili a quella sovrabbondanza che gli dèi ci nascondono: noi camminiamo come mendicanti in mezzo a una ricchezza inesauribile. Ma i poeti ne coniano l'immagine per noi. (da ''Nota di diario del 27 luglio 1942, Parigi'', p. 112) *{{NDR|Lo sguardo di Jünger è attirato da una coppia di galline di Sumatra esposta nella fagianeria del Jardin d'Acclimatation di Parigi}} Perché questo senso di gioioso stupore è così particolarmente vivo quando una forma nota e familiare, come può essere quella del [[gallo]] nostrano, si presenta sotto aspetti inattesi, in fogge che fanno pensare a quelle di isole al di là dei mari navigati sin dai tempi più antichi? È così forte per me questa impressione da muovermi talvolta al pianto. Allora comprendiamo quanto sia densa la sostanza di cui sono fatte le immagini familiari. Una sostanza pregna fino all'ultima cellula, e la sua superba fioritura produce l'abbondanza dal suo seno. È l'uno, l'immagine primordiale che ci diventa visibile in questo gioco magico. L'aspetto provoca pure un senso di vertigine, noi cadiamo sulla sostanza dell'aura iridata degli accidenti, come lo zampillo di una fontana. La gerarchia degli [[arcobaleno|arcobaleni]]: pensare che anche il mondo è stato formato come un tutto, secondo un'immagine primordiale che varia in miriadi di sistemi solari. (da ''Nota di diario del 16 settembre 1942, Parigi'', p. 129) *Verso sera apparve il [[Basilica del Sacro Cuore|Sacré {{sic|Coeur}}]], a tratti splendente di luce dall'alto della sua collina, a tratti circonfuso di vapori violetti. La costruzione ha qualcosa di fantasmagorico; la sua malia sta nella distanza, che la fa apparire come il simbolo dell'elemento prodigioso presente in ogni uomo. (da ''Nota di diario del 18 ottobre 1942, Suresnes'', p. 149) *L'[[Monte Elbrus|Elbrus]] pareva alle porte della città con la sua doppia cima, i fianchi coperti di neve risplendenti nella luce mattutina come lastre di argento; eppure è ancora distante molte giornate di marcia. L'oscura catena del Caucaso, dalla quale emerge, sembrava minuscola a confronto. Da molto tempo non sentivo più la terra così, come un'opera fatta con le mani, come il lavoro di Dio. (da ''Nota di diario del 7 dicembre 1942, Vorošilovsk'', p. 173) *In [[Adolf Hitler|Kniébolo]]<ref name=niebla>Kniébolo è lo pseudonimo attribuito da Jünger ad Adolf Hitler.</ref>vedo l'incarnazione delle teorie scientifiche del diciannovesimo secolo in tutta la loro bruttura. (da ''Nota di diario del 13 febbraio 1943, Kirchhorst'', p. 214) *Le dottrine puramente economiche devono necessariamente condurre al cannibalismo. (da ''Nota di diario del 21 marzo 1943, Moisson'', p. 229) *Eppure, io non sono un amico delle [[rododendro|azalee]], poiché ho l'impressione che i loro colori siano «ametafisici». Sono, infatti, colori tutti di una dimensione. Questo è, appunto, il motivo per cui sono amati così: si rivolgono solo ai sensi, ai quali soltanto parlano; manca, tuttavia, in questa tintura puramente distillata, la stilla dell<nowiki>'</nowiki>''arcanum arcanorum supracoeleste''. (da ''Nota di diario del 19 aprile 1943, Parigi'', p. 247) *La vera forza dell'[[uomo]] produttivo consiste soprattutto nella sua vita vegetativa, mentre quella dell'uomo attivo si nutre di volontà animale. L'albero può così divenire anche vecchissimo, è giovane a ogni fioritura. (da ''Nota di diario del 16 giugno 1943, Kirchhorst'', p. 275) *Le [[massa|masse]] scontente sono simili a zeri, che certo possono diventare temibili, appena una unità dia loro di nuovo un significato. (da ''Nota di diario del 19 giugno 1943, Parigi'', p. 277) *Ugualmente la gioventù tedesca ha tradito i suoi istinti. Così erano i giovani: «forti come l'acciaio Krupp, resistenti come cuoio, veloci come levrieri»; così erano i giovani che Kniébolo<ref name=niebla/>a ragione arringava come il seguito adatto a lui: cioè la stirpe in caso di bisogno si sarebbe potuta produrre anche nella siderurgia e nelle concerie con l'aiuto dello sperma animale. Così si doveva per forza giungere all'americanizzazione, ma senza il loro «valore planetario», alla soluzione ametafisica, a una esecuzione puramente tecnica della «mobilitazione totale».(da ''Nota di diario del 22 giugno 1943, Parigi'', p. 278) *{{NDR|In ''Brave New World'' di [[Aldous Huxley|Huxley]]}} Significativo mi è sembrato quanto segue: un gruppo di cinque alti [[grattacielo|grattacieli]] risplende nella notte, lontano, come una mano ha levato le sue dita in lode al Signore. Ma questo nessuno degli atei civilizzati che li abitano lo sa; lo sa soltanto un selvaggio. smarritosi in questa terra dalla sua foresta vergine. (da ''Nota di diario del 29 luglio 1943, Parigi'', p. 300) *Il ritmo della [[macchina]] è febbrile, ma le manca la periodicità. Le sue vibrazioni sono innumerevoli, ma senza alcuna distinzione tra loro. La macchina è un simbolo; ciò che in essa c'è di economico è pura illusione ottica, essa è una specie di macinapreghiere. (da ''Nota di diario del 4 settembre 1943, Parigi'', p. 323) *Il massimo sforzo dell'[[arte]] occidentale potrebbe essere così interpretato; che esso tenta di creare questo testamento<ref>Un terzo testamento, successivo all'Antico e al Nuovo, dopo la Resurrezione, che emani dell'apoteosi. {{cfr}} ''Irradiazioni'', p. 328.</ref>: ciò appare chiaro attraverso le sue grandi opere. Ma si potrebbe anche dire, che ognuno di noi è autore del terzo testamento; il manoscritto è la vita, e da esso si crea la più alta realtà del testo nell'invisibile, nella spazio al di là della morte. (da ''Nota di diario del 9 settembre 1943, Parigi'', p. 328) *Il [[cinema]], la [[radio]], il mondo della [[macchina]] nel suo complesso, deve forse servire a una migliore conoscenza di noi stessi, alla consapevolezza di quello che «non» siamo. (da ''Nota di diario del 15 settembre 1943, Parigi'', p. 335) *Nel regno dello spirito ci sono alpinisti e minatori; i primi seguono la corrente ideale della tradizione, gli altri quella «materiale». Gli uni raggiungono più grandi altezze, una crescente chiarezza; gli altri penetrano come l'eroe di [[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann|Hoffmann]] nella novella ''La miniera di Falun'', in pozzi sempre più profondi, là dove l'idea dormiente, feconda, si rivela allo spirito in cristallina bellezza.<br>Qui sta anche la vera differenza fra l'apollineo e il dionisiaco. Ai più grandi sono concesse ambedue queste forze, hanno doppia misura, così come le Ande, la cui assoluta altezza è dimezzata per gli occhi dallo specchio del mare. Il loro dominio si espande dalla sfera più eccelsa dove regna il [[condor]], fino al regno dei mostri, nel profondo del mare. (da ''Nota di diario del 4 ottobre 1943, Parigi'', pp. 343-344) *{{NDR|Il [[ghetto di Łódź]]-Litzmanstadt}} Questo è il paesaggio dove la natura di Kniébolo<ref name=niebla/> si palesa nel modo più chiaro e che lo stesso [[Fëdor Dostoevskij|Dostoevskij]] non ha previsto.<br/>Coloro che vengono destinati ai forni crematori bisogna che li scelga il capo del ghetto. Dopo una lunga consultazione con i rabbini, vengono scelti i vecchi e i bambini ammalati. Si dice che molti vecchi e infermi si presentino volontariamente; così tali spaventose azioni tornano sempre più in onore ai perseguitati. [...]<br/> Pronunciando Litzmanstadt, si capisce quali onorificenze Kniébolo è capace di elargire. Così egli ha onorato il nome di questo generale, vincitore di battaglie, legandolo per sempre a uno scannatoio. Fin dal principio mi è stato chiaro che le sue dimostrazioni di rispetto erano da temersi al massimo, e ho ripetuto con Friedrich Georg: <ref>Friedrich Georg Jünger. Scrittore, filosofo e poeta, fratello di Ernst Jünger.</ref> ''Non porta gloria | combattere al tuo fianco; | vale una disfatta | la tua vittoria.'' (da ''Nota di diario del 16 ottobre 1943, Parigi'', pp. 351-352) *Là dove la [[Linguaggio|lingua]] sfocia negli elementi luminosi del pensiero, quale forza cieca, splendono nella sfaccettata oscurità palazzi, nelle costruzioni della super-matematica. (da ''Nota di diario del 17 ottobre 1943, Parigi'', pp. 352-353) *{{NDR|Hieronymus Bosch, arte come profezia}} La [[profezia]] consiste nella sua conoscenza dei più profondi valori, in cui si specchiano e si ritrovano i [[secolo|secoli]]; come oggi il mondo della [[tecnica]] con i suoi particolari. Infatti, da queste tavole si possono presagire le forme delle bombe degli aerei e le forme dei sottomarini e in una di esse, mi pare nel ''Giardino delle libidini,'' si trova anche il pauroso pendolo di [[Edgar Allan Poe|E. A. Poe]], uno dei grandi simboli del ritmico mondo della [[morte]]. [[Hieronymus Bosch|Bosch]] è il veggente di un ''aeon'', come Poe lo è di un ''saeculum.'' (da ''Nota di diario del 4 gennaio 1944, Parigi'', pp. 376-377) *{{NDR|L'[[Apocalisse di Giovanni]]}} Essa permette una profonda immediata penetrazione dell'occhio nell'architettura dell'universo, come la ''Teogonia'' di [[Esiodo]] e come la ''[[Genesi]]''. Nello stesso tempo avvengono moti strani: come quelli con i quali comincia a sciogliersi la rigidità simbolistica dell'antico oriente. Come una farfalla dagli occhi innumerevoli esce, con il massimo splendore delle sue origini, dalla crisalide egiziana, dalla babilonese. Questo porta ancor oggi nel leggerlo un elemento perturbante, come se si assistesse a delle più elevate metamorfosi. Si sente qui una delle deviazioni immense, quali non nascono da nessuna decisiva battaglia, da nessun sorgere o tramontare di regni, ma che, sola, la visione nel centro può produrre. Sopra i [[re]] e le loro azioni sta il [[profeta]]. (da ''Nota di diario del 15 maggio 1944, Parigi'', p. 419) *{{NDR|Riprese filmate delle operazioni belliche a Stalingrado}} Qui non si tratta di monumenti, come si lasciano alla posterità o si innalzano alla divinità, sia pure anche soltanto in forma di una croce, rozzamente legata con vimini, ma di documenti di mortali per i mortali, e per nient'altro che mortali. Assai atroce, davvero; è l'eterno ritorno nella sua forma più grigia; sempre di nuovo scorre, nello spazio ghiacciato in monotona ripetizione questo morire; demonicamente congiurato, senza sublimazione, senza riflesso, senza consolazione. (da ''Nota di diario del 1 giugno 1944'', Parigi, p. 428) *Nel grande studio, davanti al [[Ninfee (serie di Monet)|ciclo di ninfee]] bianche al quale [[Claude Monet|Monet]] cominciò a lavorare, giunto ormai al suo settantacinquesimo anno. Qui si può mirabilmente osservare il ritmo creatore di cristallizzazione e soluzione, con potenti avvicinamenti al nulla azzurro, alla azzurra viscosità di [[Arthur Rimbaud|Rimbaud]]. Su una delle grandi tavole è realizzato, al margine del puro tessuto della luce, come un nodo di raggi materiali, un fascio di ninfee azzurre. Un altro quadro rappresenta soltanto un cielo con nubi: queste si rispecchiano nell'acqua in una maniera che dà le vertigini. L'occhio intuisce la temerarietà, e anche la grandiosa conquista ottica della sublime soluzione, e i suoi affanni tra correnti di luce fluente. L'ultimo quadro è stato lacerato a colpi di coltello. (da ''Nota di diario del 16 luglio 1944, Parigi'', p. 438) *La varietà e i suoi sistemi: come, per esempio, quella degli [[insetto|insetti]], di cui ho acquistato esperienza. Il fascino sta nell'ottica che si sprofonda attraverso le infinite sfaccettature della natura naturata nell'abisso della ''natura naturans''. I raggi sono quelli del prisma rovesciato: rilucono dapprima nello splendore dell'iride, ritornando poi a un colore solo. Nell'ambito variopinto predomina la sorpresa; nel [[bianco]], invece, una gioiosa e presaga inquietudine. Lo spirito si sprofonda nella volta del tesoro, dove si trova il grande ''sigillum'', il prototipo di ogni conio. (da ''Nota di diario del 24 agosto 1944, St. Dié'', p. 450) *{{NDR|Il processo ai partecipanti all'attentato contro Hitler del 20 luglio 1944}} Egli {{NDR|Delius}} ha raccontato particolari atroci sulla passione sofferta dai nostri amici e conoscenti prima della loro esecuzione. Gli epiteti usati dal presidente del tribunale popolare nei riguardi di [[Friedrich-Werner Graf von der Schulenburg|Schulenburg]] e degli altri accusati con lui sono stati o «canaglia Schulenburg» o «criminale Schulenburg». Una volta, quando questo tipo patibolare, per distrazione, gli si era rivolto con un «conte Schulenburg» egli lo ha corretto con un inchino: «Canaglia Schulenburg, prego». Un gesto, che me lo ha fatto ricordare vivamente. (da ''Nota di diario del 5 novembre 1944, Kirchhorst'', p. 464) *«La terra sarà maledetta per colpa tua; tu ne mangerai il frutto con affanno tutti i giorni della tua vita» ''[[Genesi]]'', 3-1.<br/>Questo passo corrisponde a quello di [[Esiodo]], nel quale si afferma che gli dèi hanno reso affannoso agli uomini procurarsi il cibo, mentre prima bastava il lavoro di una sola giornata per un anno intero.<br/>La vera [[abbondanza]], la copiosità paradisiaca, sta al di fuori del tempo. Là si trova anche la terra delle grandi, immediate creazioni, come le descrive il mito e le illustra la ''Genesi''. E là non esiste la morte. Nell'amplesso d'amore è rimasta in noi una scintilla della grande luce di tale mondo creativo: voliamo, come scagliati da una balestra, al di là del tempo. (da ''Nota di diario del 15 dicembre 1944, Kirchhorst'', p. 483) *La lirica di Trakl è simile al volgere di un [[caleidoscopio]] fantastico, che dietro il suo vetro opalescente, nel bagliore lunare, ripete poche, ma pure pietre, in combinazioni monotone. (da ''Nota di diario del 14 marzo 1945, Kirchhorst'', p. 512) *Ho visto una grande quercia adorna come un albero di Natale di pesci spada più lunghi di un uomo. Il colore degli animali, che si avvolgevano a lenze di seta, variegava come la madreperla, passando dall'azzurro profondo a tutte le sfumature dell'arcobaleno. Ho visto, da una certa distanza, il giocattolo al quale avevano collaborato Nettuno, Diana, e Helios, e ne ho udito nel medesimo tempo, ''stereoscopicamente'' il ''carillon''. (da ''Nota di diario del 6 aprile 1945, Kirchhorst'', p. 523) ==''L'Albero''== *L'albero della vita è, come la clessidra, un simbolo dei tempi che si intersecano nell'eterno – è qui la sezione, nel colletto della radice. Qui è il punto che chiamiamo attimo, al di sotto di esso vediamo estendersi il passato, al di sopra il futuro. <br/>Nell'albero ammiriamo la potenza dell'archetipo. (da ''L'Albero'', in ''L'Albero'', p. 13) *Il [[mito]] però non riconosce nell'[[albero]] solo un simbolo della vita ma anche del cosmo. Con le radici affondate nel terreno primordiale, dischiudendo la sua fioritura nell'universo, genera stelle e soli. Qui il padre e la madre sono uniti in eterno splendore. È il legno della vita al centro della città eterna in cui ancora non vi sono divisioni né luoghi sacri. Anche il frassino ''Yggrasil'', all'ombra del quale ogni giorno si riuniscono gli dèi per tenere consiglio, non deve morire con loro: sopravvive oltre il tramonto. (da ''L'Albero'', ''L'Albero'', p. 29) *Se in una bella mattinata, prima che arrivi la schiera dei visitatori, camminiamo tra i vicoli della resuscitata [[Scavi archeologici di Pompei|Pompei]], il nostro sguardo, oltre le mura dove le lucertole prendono il sole, torna sempre a cadere sulla [[Vesuvio|cima]] tetra che si staglia nel cielo. Le abbiamo qui entrambe: la storia della [[Terra (pianeta)|Terra]] e quella del mondo, dentro la stessa cornice, nello stesso quadro. Come il teschio per il monaco nella sua cella, così per noi quell'altura bruciata nella campagna feconda è un monito che ricorda non solo il destino delle città e dei popoli, bensì, in assoluto, il divenire e il trapassare. (da ''L'Albero'', ''Pietre'', pp. 63-64) ==''L'operaio''== *[...] a noi non deve assolutamente interessare quell'atteggiamento che tenta di opporre al progresso i mezzi, ad esso subordinati, dell'ironia romantica, e che è l'inconfondibile contrassegno di una vita spossata nel suo nerbo. Il nostro compito di giocatori non è quello di fare le puntate come avversari del tempo, bensì quello di puntare sul banco di cui il tempo è ''croupier'' [...]. (da ''La forma come un tutto che comprende più che la somma delle sue parti'' p. 43) *Una [[forma]] ''è'', e nessuna evoluzione la accresce o la diminuisce. Perciò, la storia dell'evoluzione non è la storia della forma, ma tutt'al più il suo commento dinamico. L'evoluzione conosce principio e fine, nascita e morte, da cui la forma è immune. Come la forma dell'uomo era prima della nascita e sarà dopo la morte, così una forma storica è, nel suo nucleo profondo, indipendente dal tempo e dalle circostanze da cui sembra scaturire. I mezzi di cui si giova sono più nobili, la sua fecondità è immediata. La storia non produce forme, ma si modifica in virtù della forma. (da ''Il rapporto della forma con il molteplice'', p. 75) *In particolare, dove le forme determinano il pensiero non si è obbligati a identificare l'infinito con l'illimitato. Si nota piuttosto lo sforzo di afferrare l'immagine del mondo come una totalità in sé conclusa e ben delimitata. Ma con ciò viene meno anche la maschera qualitativa che il progresso assegna al concetto di evoluzione. Nessuna evoluzione è in grado di trarre dall'essere più di quanto in esso sia contenuto. Semmai è l'essere che determina il tipo di evoluzione. Ciò vale anche per la tecnica vista a suo tempo dal progresso nella prospettiva di un'evoluzione illimitata. (da ''La tecnica come mobilitazione del mondo attuata dalla forma dell'operaio'', p. 152-153) *La perfezione della [[tecnica]] non è altro se non uno dei segni destinati a connotare il momento conclusivo della Mobilitazione Totale in cui siamo coinvolti. Essa ha quindi la capacità di innalzare la vita a un gradino superiore di organizzazione, ma non a un gradino superiore nella scala dei valori, come credeva lo spirito del progresso. Con essa, a uno spazio dinamico e rivoluzionario subentra uno spazio statico e sommamente ordinato. Qui avviene dunque un passaggio dal mutamento all'invariabilità – un mutamento che certo farà maturare conseguenze molto importanti. <br/> Per comprendere ciò dovremmo renderci conto di come lo stato d'incessante cambiamento in cui siamo inseriti esiga per sé tutte le energie e le riserve di cui la vita dispone. (da ''La tecnica come mobilitazione del mondo attuata dalla forma dell'operaio'', p. 158) *I sacrifici a noi richiesti sono grandi, che lo vogliamo o no; dobbiamo continuare ad accettarli. Fra noi ha preso corpo una tendenza a disprezzare «ragione e scienza»: è un falso ritorno alla natura. Ciò dipende non dal disprezzo, ma dalla soggezione dell'intelletto. Tecnica e [[natura]] non sono in contraddizione – se così le intendessimo, ciò sarebbe un sintomo di disordine presente nella vita. L'uomo che tenta di scusare la propria incapacità addebitandola ai propri mezzi senz'anima, somiglia al millepiedi della favola, condannato all'immobilità perché troppo occupato a contare i propri arti. (da ''La tecnica come mobilitazione del mondo attuata dalla forma dell'operaio'', p. 179) *C'è ''un'' tempo astronomico, ma insieme esiste una molteplicità di tempi della vita, il cui ritmo scandisce contemporaneamente, come l'oscillare del pendolo, innumerevoli ore l'una parallela all'altra. <br/>Anzi, non esiste un [[tempo]], ''il'' tempo, ma una pluralità di tempi che accampa diritti sull'uomo. [...] Siamo nel tempo come se fossimo in piedi su un tappeto: ci guardiamo intorno, e vediamo che fino ai margini esso è tutto intessuto di antichi motivi, oppure non vediamo quei motivi e ci pare che la trama si copra interamente di nuovissime e diverse figure. Entrambe le visioni sono vere, e può accadere che un unico e medesimo fenomeno appaia come come simbolo della fine o del principio. Nella sfera della morte, tutto diviene simbolo di morte, e d'altra parte la morte è il nutrimento di cui la vita si alimenta. (da ''L'arte come raffigurazione del mondo del lavoro'', p. 181-182) *[...] uno dei connotati dell'energia formante è la capacità di pietrificare i simboli in una ripetizione infinita che ricorda il modo di procedere della natura, come nella foglia d'acanto, nel fallo, nel [[linga|lingam]], nello scarabeo, nel cobra, nel disco solare, nel Buddha in riposo. In mondi di questa fisionomia lo straniero non prova meraviglia, ma timore, e ancora non è possibile trovarsi faccia a faccia con la grande piramide in piena notte, o con il solitario tempio di Segesta immerso nello splendore solare, senza provare paura. <br/> A un simile mondo nitido e chiuso in sé come un anello magico si avvicina palesemente anche quel tipo umano che rappresenta la forma dell'operaio; tanto più gli si avvicina, quanto più chiaramente il singolo appare come tipo. (da ''L'arte come raffigurazione del mondo del lavoro'', in p. 207-208) ==''La capanna nella vigna''== *L'uomo vedrà sempre solo ''la'' sciagura che appaga la sua immaginazione. Niente gli riesce più difficile di percepire un infelice che sta semplicemente soffrendo – si limita a passargli accanto, come i bravi credenti nella [[parabola del buon samaritano]]. Così anche il soccorso il più delle volte, arriva troppo tardi.<br>[...] La grandezza di [[Martino di Tours|san Martino]] non sta tanto nel fatto che egli porga aiuto, quanto nel fatto che egli porga aiuto immediatamente al prossimo sulla via. È questa ''la'' virtù che sfiora il miracolo. (da ''Nota di diario del 12 maggio 1945, Kirchhorst'', pp. 51-52) *A uno sportello qualsiasi può affacciarsi il tuo carnefice. Oggi ti recapita una lettera raccomandata, domani una sentenza di morte. Oggi ti fora il biglietto, domani la nuca. Ed esegue entrambe le cose con la stessa pedanteria e lo stesso senso del dovere. Chi già non se ne accorga negli atri delle stazioni ferroviarie, o nel ''keep smiling'' delle commesse, si muove come un daltonico nel nostro mondo. Esso non ha soltanto certe zone e certi periodi spaventosi: è spaventoso fin dalle fondamenta. (da ''Nota di diario del 23 maggio 1945, Kirchhorst'', p. 57) *Spesso ho come l'impressione che i morti diventino più maturi e più miti; crescono dentro di noi con radici postume – siamo ''noi'' il vero camposanto, la vera terra consacrata del cimitero. Essi vogliono essere seppelliti nel nostro cuore. Ce ne sono grati, e questo vincolo dà alle famiglie e ai popoli la forza di trasformarsi nel tempo. (da ''Nota di diario del 30 maggio 1945, Kirchhorst'', p. 62) *Penso anche ai ponti come ad anelli con cui la [[Parigi|capitale francese]] si sposa con il suo fiume. Sono gioielli dalle pietre risplendenti di un riflesso fatale, che il fiume inanella con una illusoria magia nell'immagine riflessa. Quanti pittori ci si sono cimentati. È una grande benedizione che si siano salvati. (da ''Nota di diario del 6 giugno 1945, Kirchhorst'', p. 66) *[...] A che servono mai lenti e microscopi: i veri strumenti di ingrandimento sono i [[fiore|fiori]] stessi. Dobbiamo stare a osservarli finché non diventano trasparenti come lenti, e allora, nel punto focale del fascio di raggi, dietro di essi vedremo una luce: lo splendore del seme spirituale che è privo di qualsiasi estensione. È la vera ''Urplanze'', la «pianta originaria».<br>Quando il mondo ci appare sottosopra, la vista di un fiore può riportare l'ordine. (da ''Nota di diario del 15 ottobre 1945, Kirchhorst'', pp. 173-174) *Forse le nostre giornate non sono che secondi in confronto a queste notti sull'orlo dell'eternità. Viviamo su un arcipelago di isole emerse dagli abissi, o come uno sciame di pesci volanti che, dopo un breve volo nel sole, tornano sempre a rituffarsi nel cristallo. La vita è possibile, viene conservata soltanto grazie a queste immersioni. Essa non è che un'isola nell'eternità.<br>Ancora una volta mi ritrovo a pensare: niente è meraviglioso, oppure tutto lo è. Il giudizio dipende dalla profondità cui ci è dato di immergerci. Laggiù corre un confine sul quale si cancellano tutte le differenze. L'oro, le pietre preziose, i capolavori, le tele su cui sono dipinti, le pergamene in cui sono trascritti: tutto ciò è meraviglioso, ed è unico nel suo fondamento essenziale. La stessa idea, da un punto di vista materiale, si può esprimere dicendo che ciascuno di noi, al limite estremo, finisce per arrivare all'atomo, che è un'opera meravigliosa. È il campo dorato su cui il dipinto effimero di questo mondo risplende e ritorna nel tempo. (da ''Nota di diario del 18 ottobre 1945, Ettlingen'', pp. 176-177) *Ci sono situazioni in cui la mera esistenza diventa opporre resistenza. (da ''Nota di diario del 30 gennaio 1946, Kirchhorst'', p. 212) *Alla [[gerarchia]] delle amicizie corrisponde una gerarchia dei segreti. Ma per comunicare l'incomunicabile bisogna essere una cosa sola. (da ''Nota di diario del 13 marzo 1947, Kirchhorst'', p. 251) *Gli [[uomo|uomini]] hanno, come gli alberi, il loro lato esposto al vento e, come le montagne, la loro parete Sud. Dobbiamo solo cercare l'accesso ai pendii dei loro vigneti, alle miniere dei loro tesori. Allora doneranno l'oro e il vino, là dove nessuno se l'aspettava.<br/> Gli uomini sono testi geroglifici, tanti incontrano però il loro [[Jean-François Champollion|Champollion]]. Diventeranno leggibili, diventeranno avvincenti, se la chiave sarà accordata ''con amore''.<ref>In Italiano nel testo originale. {{cfr}} ''La capanna nella vigna'', nota a p. 269.</ref> (da ''Nota di diario del 7 aprile 1948, Kirchhorst'', p. 269) ==''La forbice''== *Nell'[[opera d'arte]] il tempo acquista spessore a un livello più alto nonostante le appartenga una perfezione che avvertiamo al di fuori del tempo e che rimane irraggiungibile. È questa la ragione per cui la moda si consuma nel quotidiano, lo stile nei secoli. (p. 9) *La meta è possibile sempre e ovunque; il viandante la porta con sé, come il suo orologio. E, se il cammino è pensato come una passione, egli porta con sé la sua croce fin dal principio.<br/>Nessuno muore prima di aver realizzato il suo compito. (p. 20) *A chi consideri il [[cammino]] più importante della [[meta]] e ritenga la meta uno dei possibili intervalli del cammino si presenteranno ulteriori domande, soprattutto questa: se il cammino conduca al di là della meta oppure no.<br>L'[[onda]] si esaurisce nel frangente, oppure questo non è che una ''summa'', certo altamente significativa? Per restare sull'immagine del [[schermo|teleschermo]] che trasforma le onde in suoni, colori e addirittura in romanzi, esso non è forse per il raggio soltanto un filtro, che separa ciò che è divenuto superfluo dall'essenziale? Il viaggio è concluso; la nave viene abbandonata, il bagaglio resta a bordo. (p. 21) *La [[letteratura russa|poesia russa]], all'inizio del secolo, ricevette dai chiostri ortodossi un ultimo regalo d'addio per la posterità. Viatico per i tratti più ardui del cammino. (p. 35) *Se fosse possibile [[trapianto|trapiantare]] un testa, perché non metterne una femminile su un corpo maschile o viceversa? È verosimile che gli ostacoli sarebbero inferiori a quelli che oppone la differenza tra gruppi sanguigni. [...]<br>Nel poema centrale della trilogia ''Paria'' si trapianta, ricorrendo a una misteriosissima sostituzione, la testa di una bramina sul corpo di una delinquente, ma da questo errore non si origina una chimera, bensì una dea. (p. 47) *La partizione tra cultura e tecnica, come quella tra fede e sapere, è una condizione di pulizia teoretica. Senza di essa, la vita diventerebbe una tragedia. (p. 51) *[[Martin Lutero]] disse che, anche se avesse saputo che il mattino successivo il mondo sarebbe finito, avrebbe ancora piantato un albero nel suo giardino. È evidente che anch'egli riteneva il cammino più importante della meta. Anche il profeta gli darebbe la sua approvazione. L'albero sta nel libro. (80) *Sullo schermo l'arena rimane certamente pulita, e tuttavia la violenza è presente. (p. 117) *La flora delle giungle si decompone, nei deserti si dissecca e si trasforma in polvere. Sul muro del tempo crescono sempre [[muschio|muschi]] e [[lichene|licheni]], come già li vide Leonardo. Le loro figure danno da pensare, da sperare anche: l'acqua della vita deve esservi filtrata. Il compito che ci resta è quello di separarla dal mare, dalle nuvole, dalla rugiada. (p. 80) *La [[cinematografia]] procura un foro e una tribuna allo stato mondiale: ne rende possibile l'esistenza. (p. 118) *Che i Titani non sono alla fine sufficienti, fu dimostrato in forma augurale dal naufragio sull'iceberg della nave battezzata con il loro nome. È ben raro che Cassandra scenda, come allora, nei dettagli. (p 124) *Quando si manifesta qualcosa di inaspettato che, a seconda dei casi, sbalordisce, irrita, stimola, lo si saluta come una «novità». Il che non costituisce un segno della sua bontà, ma, quanto meno, un'etichetta. Le espressioni cui si ricorre sono molteplici, il senso rimane lo stesso, da quando si parla del tempo e del suo corso. Attualmente è in corso il «post-moderno»; la parola allude ad una condizione che si è data da sempre. La si è raggiunta anche solo quando una donna indossa un cappellino nuovo. (p. 128) *[[Ulisse]] vuole ascoltare il canto delle sirene, a costo di mettere in pericolo la propria vita. Egli percorre l'occidente fino ai suoi confini; senza di lui, esso non potrebbe nemmeno sussistere. Non ci sarebbe stato nessuno sbarco sulla luna. (p. 133) ==''La lotta come esperienza interiore''== *In un'orgia furiosa l'uomo vero si ricompensa della sua continenza. I suoi istinti troppo a lungo repressi dalla società e dalle sue leggi ridiventano l'essenziale, la cosa santa e la ragione suprema.<ref>Da ''Der Kampf als inneres Erlebnis'', p. 30.</ref><ref name=Cai>Citato in [[Roger Caillois]], ''La vertigine della guerra'', traduzione di Mauro Pennasilico, Edizioni Lavoro, Roma 1990</ref> *La [[guerra]] non è solamente nostra madre, è anche nostro figlio. Se essa ci ha creati, noi l'abbiamo generata. Noi siamo dei pezzi forgiati, cesellati, ma siamo ugualmente quelli che brandiscono il martello e maneggiano lo scalpello, insieme fabbri e acciaio scintillante, operai della nostra sofferenza, martiri della nostra fede.<ref>Da ''Der Kampf als inneres Erlebnis'', p. 28.</ref><ref name=Cai></ref> *Tutte le sofferenze e tutte le torture di una generazione non avranno forse più senso di quanto non ne abbia ora per noi la lancia che un soldato strappava dalla sua ferita bruciante all'epoca della battaglia di Isso.<ref>Da ''Der Kampf als inneres Erlebnis'', p. 22.</ref><ref name=Cai></ref> ==''La pace''== ===[[Incipit]]=== Forse mai prima d'oggi una generazione, i suoi spiriti riflessivi e i suoi uomini guida sono stati investiti di una responsabilità tanto grande come ora che questa guerra volge al termine.<ref name="incipit">Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===Citazioni=== *Moltissimi dovettero sperimentare l'amarezza di morire per una causa persa, quando si vede la morte avvicinarsi da lontano ma inesorabile. Allora doveva considerarsi fortunato chi nell'avversario riconosceva il proprio nemico e poteva cadere senza nutrire in petto alcun dubbio. Molti però, e proprio i migliori, i più valorosi e i più acuti, si videro abbandonati all'annientamento senza soggiacere al fascino delle bandiere e delle insegne militari, mentre per essi il destino era di sacrificare la vita avvinti da quella malia. (da ''La semina'', p. 15) *[...] Su questo paesaggio di cordoglio si ergono tetri i nomi delle grandi residenze dell'assassinio, in cui nell'ultimo ed estremo abbacinamento si è cercato di sterminare intere popolazioni, intere razze, intere città, e dove la plumbea tirannide, alleata alla tecnica, festeggiava interminabili nozze di sangue. Questi antri dell'omicidio rimarranno impressi nella memoria dell'uomo fin nel più lontano futuro; sono essi i veri monumenti eretti a monito di questa guerra, [...] qui non rimane che lutto e umiliazione; perché lo scempio è stato tale da toccare tutto il genere umano, e nessuno può sottrarsi alla propria parte di colpa. Qui è terminato il progresso con i suoi pensieri e le sue idee: in questo pantano sono sfociati i tempi fin troppo intelligenti e ingegnosi. (da ''La semina'', pp. 19- 20) *La molteplicità dei fronti celò a coloro che avevano agito e sofferto l'unità della grande opera, sedotti dal cui fascino essi operarono; eppure questa si manifesterà grazie al loro atto creativo, grazie alla loro trasformazione in vittime sacrificali. Cadendo, essi sono così diventati il buon seme che darà un ricco raccolto. (da ''La semina'', p. 25) *Le [[patria|patrie]] non possono conquistare nuovi spazi a spese di paesi stranieri; la loro crescita deve invece nascere in accordo e con il consenso di tutti gli interessati. Ciò significa che le vecchie frontiere devono cadere grazie a nuove alleanze, e nuovi, più vasti imperi devono unificare i popoli. Questa è l'unica via per la quale le discordie fratricide possono concludersi con equità e con vantaggio di ciascuno. <br/> Ebbene, oggi è giunta l'ora dell'unificazione, e con essa anche l'ora in cui l'[[Europa]] fonda se stessa nel matrimonio dei suoi popoli, si dota di sovranità e costituzione. L'aspirazione a questa unità è più antica della corona di Carlo Magno, e tuttavia non è mai stata tanto ardente, tanto pressante come in questo nostro tempo. (da ''Il frutto'', p. 32) *La [[pace]] potrà dirsi riuscita quando le forze consacrate alla Mobilitazione Totale libereranno il loro potenziale creativo. Con ciò sarà compiuta l'era eroica del lavoratore, che fu anche l'era rivoluzionaria. La fiumana selvaggia si è scavata il letto entro il quale diventerà pacifica. Allo stesso tempo la forma del lavoratore, abbandonando il titanismo, manifesterà nuovi aspetti: risulterà palese il suo rapporto con la tradizione, la creazione, la felicità, la religione. (da ''Il frutto'', pp. 49-50) *{{NDR|L'unificazione dell'Europa, fondata sulla conciliazione dei principi dell'unità e della varietà, dello stato autoritario e di quello liberale.}} Le forme dello stato d'ordine autoritario sono adeguate dove uomini e cose sono organizzabili con l'ausilio della tecnica. Mentre invece deve regnare la libertà dove è in atto una crescita più profonda. Così la natura forma i molluschi: con un guscio duro sviluppato a raggiera e una parte interna molle in cui si nascondono le perle. In questa differenza sta il benessere degli stati e la felicità del singolo. (da ''Il frutto'', p. 52 *I mezzi e i metodi del pensiero tecnico non possono invadere gli ambiti dove devono crescere il benessere, l'amore, la felicità. Le forze spirituali-titaniche devono essere separate da quelle umane e divine e a esse sottoposte. <br />Ciò è possibile solo se gli uomini si rafforzano dal punto di vista metafisico nella stessa misura in cui cresce la tecnica. (da ''Il frutto'', p. 59) ==''Le api di vetro''== *Un'[[opera d'arte]] si spegne, impallidisce nelle stanze dove ha un prezzo, ma non un valore. (p. 61) *[...] un solo essere umano, capito fin nel profondo della sua ricchezza, può darci di più e meglio di quanto un Cesare o un Alessandro potrebbe mai conquistare. Lì è il nostro regno, la migliore delle monarchie, la migliore repubblica. Lì è il nostro giardino, la nostra fortuna. (p. 93) *La perfezione umana e il perfezionamento tecnico non sono conciliabili. Se vogliamo l'una, bisogna sacrificare l'altra; a questo punto le strade si separano. Chi di questo è convinto sa quel che fa in un senso o nell'altro. (p. 169) *Ogni grande quadro, ogni buon [[poema]] ha più equilibrio, è più vicino alla perfezione della confusa tappezzeria tessuta dagli avvenimenti di un secolo. (p. 230) *L'arte politica non produce opere d'arte. Lavora su una materia ingrata. Creazioni imperfette di esseri imperfetti, ecco il sentimento che lascia questo gioco di nascite e di tramonti. (p. 231) *Noi non sappiamo, né abbiamo il diritto di sapere, che cosa sia la storia nella sostanza, nell'assoluto, al di là del tempo. Indoviniamo, ma non conosciamo, il giudizio del Tribunale dei morti. Forse un'insperata gloria esploderà, atterrando le muraglie. (p. 231) ==''Lo Stato mondiale''== ===[[Incipit]]=== La domanda: «Dove stiamo oggi?» fa innanzitutto sorgere la controdomanda: «Ma stiamo poi da qualche parte?». È evidente che ci troviamo in [[Moto (fisica)|movimento]] e, precisamente, in una forma di movimento che non possiamo chiamare propriamente «andare», né «procedere» e nemmeno «camminare». Da tempo invece tale movimento si compie ''accelerando''. <br/> È un presupposto da cui non si può prescindere se si vuole parlare dello stato delle cose. ===Citazioni=== *Come la luce si rende visibile solo nel buio, allo stesso modo la libertà del volere risalta rispetto a un altro elemento che le si oppone e la delimita. Senza questo Altro che le impone di forza un limite, la padronanza di sé diverrebbe addirittura grottesca, assurda, infame. (p. 19) *Vi sono tempi in cui nessuno si sente tranquillo; tempi che ricordano i movimenti inquieti del bruco che cerca un luogo dove incrisalidarsi. Ciò che esso cercava in realtà, ciò che lo trascinava nel suo moto inquieto non era precisamente un luogo: era la farfalla. Ogni involuzione è contemporaneamente un'evoluzione. Il filo in cui il bruco si avvolge è lo stesso che libererà la farfalla. <br/> In modo simile lo Stato mondiale non è semplicemente un imperativo della ragione, da realizzare attraverso l'azione conseguente di un volere. Se fosse così, se non si trattasse che di un postulato logico o etico, le cose in futuro andrebbero male per noi. esso è anche un qualcosa che sopraggiunge. (p. 37) *Per i viaggi spaziali non sono sufficienti le esperienze giuridiche, e nemmeno le esperienze di tipo fisico, su cui si fonda il diritto. Qui l'uomo, quale che sia la sua provenienza, entra in gioco in quanto figlio della terra e in quanto suo messaggero. Egli segue gli animali che manda avanti in perlustrazione perché gli indichino le tracce. Il cane lo precedeva già al tempo delle sue prime cacce. <br/> Solo nell'allontanamento apparirà chiara al figlio l'unità della madre, e l'amore di lei, che egli condivide con le creature animate e con quelle inanimate. Nessuna nostalgia può essere più forte. Questa strada conduce non solo a una grande distanza, ma anche a nuovi, centrali luoghi sacri. (p. 38-39) *Quando il terreno originario si solleva, la produzione viene coinvolta in una relazione che sta al di fuori e al di sopra della storia, quella appunto dell'origine che non è una creazione, ma una nascita. In questo senso la figura del padre deve trarsi da parte. <br/> Il nostro tempo si accinge a concepire una grande immagine materna che non solo comprende l'immagine del mondo in cui da sempre sono venerate le madri degli dèi e degli uomini, ma che traccia anche i confini dei misteri ultimi della materia, eterno segreto per i mortali. Il fatto che a tutto questo contribuisca, senza che lo sappiano e tuttavia con la certezza delle mete perseguite, lo spirito logico e la forma maschile della conoscenza, fa parte del paesaggio di officina e del suo stile. Anche le vittime rientrano in questo insieme. La colpa dell'uomo può essere contemporaneamente una purificazione della terra. (p. 58-59) *Lo specifico dell'[[uomo]] sta nella libertà del volere, il che vuol dire nell'imperfezione. Sta nella possibilità di rendersi colpevole, di commettere un errore. La perfezione, al contrario, rende superflua la libertà; l'ordine razionale acquista la nettezza dell'istinto. Una delle grandi tendenze della pianificazione mira evidentemente a una tale semplificazione. Possiamo leggerlo nella natura come in un libro illustrato. (p. 63-64) *L'[[anarchia|anarchico]] nella sua forma pura è colui che riesce a risalire con la memoria a estreme lontananze: a tempi preistorici, anteriori anche al mito. Egli crede che in quel tempo l'uomo abbia realizzato la sua determinazione autentica. Egli vede questa possibilità anche per l'esistenza attuale dell'uomo, e ne trae le sue conseguenze. <br/> In tal senso l'anarchico è il conservatore originario, il radicale, colui che ricerca alle radici la salvezza e i mali della società. (p. 73-74) *La figura dell'anarchico ha giocato un ruolo decisivo nella fase precedente i grandi rivolgimenti: senza di lui essi sarebbero impensabili. La sua protesta contro lo Stato e contro le istituzioni viene dal cuore, viene dalle radici, egli esibisce un modello migliore, più giusto, più naturale. Si combatte qui la battaglia preliminare nel corso della quale compaiono poeti di forza più grande, spiriti che si ritirano delusi quando entrano in campo gli esecutori politici. <br/> La grandezza di questa aspirazione non sta nella ricchezza delle forme che si intendono imprimere: sta nel modello, che è irraggiungibile. Dall'alba dell'umanità esso viene proiettato nel suo futuro più lontano e assomiglia a uno specchio puro, in cui essa può riconoscere le sue macchie, le sue insufficienze. Finché si è capaci di questo, la caratteristica specifica dell'umanità continua a essere la libertà del volere. (p. 76-77) ===[[Explicit]]=== La forma dello stato umano è determinata dal fatto che accanto a esso vi sono altri stati. Non è così da sempre, né, si spera, lo sarà sempre in futuro. Quando lo Stato sulla terra era un'eccezione, quando era insulare, o unico nel senso dell'origine, gli eserciti combattenti erano superflui, stavano al di fuori dell'immaginazione. La stessa situazione deve presentarsi dove lo Stato diventa unico in senso finale. Allora l'organismo dell'uomo, nel senso di ciò che è autenticamente umano, potrà manifestarsi nella sua purezza, libero dalla costrizione dell'organizzazione. (p. 79-80) ==''Nelle tempeste d'acciaio''== ===[[Incipit]]=== Il treno si fermò a Bazancourt, una cittadina della Champagne. Scendemmo. Con rispettosa incredulità tendemmo l'orecchio al rimbombo lento e ritmato del fronte, simile a quello di un laminatoio, una melodia che poi, per lunghi anni, ci sarebbe stata familiare. Lontano, la nuvola bianca di uno ''shrapnel'' si dissolveva nel cielo grigio di dicembre. Il respiro della battaglia aleggiava tutt'intorno, mettendo addosso a ognuno un brivido strano. Sapevamo noi allora che quel sordo brontolio dietro l'orizzonte, crescendo fino a diventare tuono ininterrotto, prima uno poi un altro, ci avrebbe inghiottiti tutti? ===Citazioni=== *Un odore dolciastro e una massa uncinata alla rete dei fili spinati attirarono la mia attenzione. Saltai dalla trincea nella nebbia del mattino e mi trovai davanti al cadavere rattrappito di un soldato francese. La carne, che sembrava di pesce, decomposta, spiccava col suo color bianco verdastro nell'uniforme a brandelli. Nel voltarmi per tornare feci un salto all'indietro per l'orrore: proprio vicino a me una forma umana era appoggiata a un albero. Portava i cuoi lucidi dei francesi e aveva ancora sulle spalle lo zaino pieno, sormontato da una gavetta rotonda. Due orbite vuote e qualche ciuffo di capelli sul cranio bruno-nerastro mi rivelarono che non avevo a che fare con un uomo vivo. Un altro era seduto col busto reclinato in avanti sulle gambe, come se fosse caduto in quel momento. Tutt'intorno cadaveri a dozzine, putrefatti, calcificati, mummificati, irrigiditi in una sorta di danza macabra. I francesi avevano dovuto rimanere lunghi mesi vicino a i loro compagni caduti, senza poterli seppellire. (da ''Les Eparges'', p. 29) *Verso mezzogiorno il tiro d'artiglieria assunse la violenza di una danza sfrenata. Senza interruzione, attorno a noi, si levavano fiammate. Nuvole bianche, nere e gialle si accavallavano e si fondevano. Tra tutte, le granate a fumo nero, che i veterani chiamavano «le americane» o «secchi di carbone», esplodevano con una forza di persuasione terrificante mentre i razzi, a dozzine, spandevano intorno il loro strano cinguettio da canarini. Avevano fessure attraverso le quali l'aria, al passaggio, risuonava con note flautate; volavano come ''carillons'' di rame, o come una specie di insetti meccanici, al di sopra di un ribollente mare di esplosioni. La cosa strana era che gli uccelli della foresta non avevano affatto l'aria di preoccuparsi per quei cento rumori diversi; stavano tranquilli al di sopra delle nuvole di fumo, tra i rami spezzati dalle granate. Nei brevi intervalli di calma, si sentivano i loro richiami e i loro trilli spensierati; sembravano perfino eccitati dalle ondate di rumori che si infrangevano attorno a loro. (da ''Les Eparges'', p. 31-32) *Poi, un boato enorme, assordante: l'ordigno era caduto proprio in mezzo a noi. Mi rialzai mezzo morto. Nel grosso cratere, alcuni nastri da mitragliatrice, accesi dall'esplosione, emanavano una violenta luce rosa che rischiarava il fumo pesante dentro cui si torceva una massa di corpi bruciati. Gli scampati, quasi ombre in quel chiarore sinistro, fuggivano in tutte le direzioni. Grida strazianti di sofferenza e di invocazione si levavano da ogni parte. Il fluttuare della massa scura nel fondo del cratere fumante e rosseggiante diede per un attimo la visione di una scena infernale, dell'abisso più profondo e spaventoso. <br/>Restai paralizzato, come impietrito dall'orrore; poi mi rialzai di scatto e fuggii nella notte. Fu soltanto quando caddi in un fosso che ebbi la percezione di ciò che era accaduto. Non sapere, non vedere più nulla! Soltanto fuggire, fuggire, verso l'oscurità più profonda! Ma i soldati! Bisognava bene che mi occupassi di loro; mi erano tutti affidati! Cercai la forza di ritornare verso quella scena di orrore. (da ''La grande battaglia'', p. 260) *Il giorno si era ormai levato. Dietro di noi il frastuono immane non faceva che crescere, benché la cosa sembrasse impossibile. Davanti a noi si alzava, impenetrabile allo sguardo, una muraglia di fumo, di polvere e di gas. Militari sconosciuti correvano lungo la trincea lanciando urli di gioia. Fanti e artiglieri, genieri e telefonisti, prussiani e bavaresi, ufficiali e soldati, tutti erano soggiogati da quell'uragano di fuoco e ardevano dal desiderio di buttarsi all'assalto previsto per le nove e quaranta. Alle otto e venticinque entrarono in azione i nostri lancia-bombe pesanti: li avevamo vicinissimi, disposti a brevi intervalli, dietro la trincea di prima linea. Vedemmo le enormi bombe volare descrivendo lunghi archi nel cielo e cadere poi dall'altro lato provocando esplosioni paragonabili a boati vulcanici. Gli scoppi di quei proiettili si succedevano fittissimi, provocando sul terreno una catena di crateri in eruzione.<br>Le leggi stesse della natura sembravano non avere più valore. (da ''La grande battaglia'', p. 264) ==''Oltre la linea''== *L'[[ottimismo]] può raggiungere strati in cui il futuro, ancora assopito, viene fecondato. In tal caso lo si incontra come un sapere che raggiunge profondità maggiori che non la forza dei fatti – che addirittura può suscitarli. Il suo fulcro è più nel carattere che nel mondo. Un ottimismo fondato su queste basi va apprezzato in se stesso, dal momento che proprio la volontà, la speranza e la stessa prospettiva futura devono dare a chi lo professa la forza di resistere nel mutevole corso della storia e dei suoi pericoli. Molte cose dipendono da questo. (da ''Oltre la linea'', p. 53) *La difficoltà di definire il [[nichilismo]] sta nel fatto che è impossibile per la mente giungere a una rappresentazione del niente. La mente si avvicina alla zona in cui dileguano sia l'intuizione sia la conoscenza, le due grandi risorse di cui essa dispone. Del niente non ci si può formare né un'immagine né un concetto. <br/> Perciò il nichilismo, per quanto possa inoltrarsi nelle zone circostanti, antistanti il niente, non entrerà mai in contatto con la potenza fondamentale stessa. (da ''Oltre la linea'', p. 59) *Anche nei nostri deserti ci sono infatti oasi nelle quali fiorisce la terra selvaggia. Isaia lo capì in analoghi tempi cruciali. Sono i giardini ai quali il Leviatano non ha accesso, intorno ai quali egli si aggira con rabbia. È innanzitutto la morte. Mai come oggi gli uomini che non temono la morte sono infinitamente superiori al più forte potere temporale. Per questo la paura deve essere propagata ininterrottamente. I [[tiranno|tiranni]] vivono costantemente nella tremenda convinzione che a poter uscire dallo stato di paura siano in molti, non solo alcuni singoli individui; il che significherebbe con certezza la loro caduta. Questo è anche il vero motivo del rancore contro ogni dottrina del trascendente. Lì infatti si cela il massimo pericolo che l'uomo non abbia più paura. (da ''Oltre la linea'', p. 96-97) *La seconda potenza fondamentale è l'eros; quando due persone si amano, sottraggono terreno al Leviatano, creano spazi che egli non controlla. L'eros trionferà sempre, come vero messaggero degli dèi, su tutte le costruzioni titaniche. (da ''Oltre la linea'', p. 97) ==''Prognosi''== *In una città che si approssima a quella eterna, l'opera d'arte dovrebbe diventare sacra e il sacro mutarsi in arte. Ciò non è però conseguibile nel tempo; si può giungere solo a una conciliazione, mai a un risultato durante lo scontro delle immagini. Nella città eterna non esistono templi, poiché l'arte è giunta alla bellezza non soggetta al tempo, scopo a cui, peraltro, mira tanto instancabilmente quanto invano. Dobbiamo appagarci di quello che ci viene offerto, al pari della vecchietta che venera un [[osso]] come una reliquia.<br/>Perlomeno l'atemporalità non ci è estranea. Procediamo da essa e verso di essa andiamo. L'atemporalità ci accompagna durante il viaggio come l'unico bagaglio che non può essere smarrito. Essa getta le sue ombre su di noi quando soffriamo e ci dona la vita quando la sua luce ci sfiora. (da ''Gestaltwandel'', p. XLIV della trad. it. parziale.) *Vi sono degli incontri totali che mettono in questione il corpo e la vita; essi inaugurano un vasto campo che si estende tra l'intelligenza politica e la disciplina etica.<br/>Nessuno può sottrarsi all'ultimo incontro, quello con la [[morte]]. Qui ognuno si espone in modo assoluto. La potenza della morte si sottrae al tempo e al numero, diventa immaginaria. Se inseriamo per il singolo, come per colui che è sconosciuto a sé, in numero base X, egli sarà esposto infinitamente:<br />{{centrato|'''X'''<sup>∞</sup>}}<br />Solo così l'individuo diventa «indivisibile», come esprime il suo nome. Il fatto che la sua potenza superi qualsiasi misura e valutazione, include una speranza che oltrepassa quella del Paradiso. L'arte e i culti circondano e ornano il muro del tempo; ognuno celebra da solo il sacramento della morte. Nella morte di Ivan Ilijc, [[Lev Tolstoj|Tolstoj]] descrive il passaggio durante il quale l'esistenza non viene tolta, ma l'individuo rinuncia ad essa. <br/>A questo proposito [[Martin Heidegger|Heidegger]] scrive: «La rinuncia non toglie. La rinuncia dona. Dona la forza inesauribile dell'infinito». (da ''Esposizione'', pp. XLV -XLVI della trad. it. parziale.) ==''Rivarol''== *Certo è che la [[conversazione]] ha anche un compito che spetta a lei sola e che non può essere sostituito da alcun altro mezzo. In essa si deposita proprio quel che di fugace, quel chiaroscuro dei tempi che nessuno storico rievocherà. Esso trascolora con il giorno come la brina, il velluto dei frutti. <br/> È questo il senso in cui la conversazione basta a se stessa: un evento si fa compiuto, da accadimento si fa storia solo quando l'uomo che lo vive, che lo patisce ne ha parlato con un suo simile. È questo un atto magico. (da ''La vita e l'opera di Rivarol'', p. 15-16) *[...] la trasformazione e la conservazione del mondo ad opera della poesia sono infinitamente superiori a quelle operate dalle scienze, le quali seguono la poesia da lontano. La poesia sta nel mutamento e non pertiene al progresso, che come Saturno divora teorie e invenzioni. (da ''La vita e l'opera di Rivarol'', p. 30) *«Un'idea appartiene al mondo intero, un'immagine a te solo». questo motto, indirizzato da [[Jules Renard]] contro [[Maurice Barrès|Barrès]], si può leggere nei due sensi. Si considerino invece le immagini di Rivarol e il fatto che la loro fonte è sgorgata dalla luce. Esse non sono immerse nel mondo sotterraneo. Sono precise, univoche, colgono nel segno. Non sorgono, come in [[Eraclito]], da oscure fontane. Per quanto attiene alla vena profonda del linguaggio, Rivarol non può essere perciò evocato accanto ai suoi contemporanei tedeschi come Herder e Hamann. Non di rado, sono i medesimi gli oggetti cui Hamann e Rivarol dedicano un aforisma. Ma «le verità sono metalli che crescono sottoterra» – questo Rivarol non avrebbe potuto dirlo. Gli manca la forza cieca, spermatica. Tutto ciò è eracliteo, e corrisponde al detto: «vale l'armonia invisibile». Qui si arriva ai profeti. (''La vita e l'opera di Rivarol'', pp. 32-33) *{{NDR|Su [[Antoine Rivaroli]]}} Un'esistenza simile viene nobilitata dall'opera, che, come la perla alla conchiglia, le conferisce senso e rango. Tra i vecchi e i nuovi autori egli resterà esemplare per l'intrepido e tuttavia ponderato atteggiamento con cui il singolo si contrappone alla corrente del tempo, che minaccia di divorare tutto e di cui solo pochi cuori e poche menti sono all'altezza. «Egli ha adornato e attrezzato la ragione con le armi dello spirito», dice uno dei suoi biografi, e questa potrebbe figurare come una massima sulla sua opera. (da ''La vita e l'opera di Rivarol'', p. 51) *Quando il grande storico dà vita alla storia, egli ricava dal passato un'immagine significativa. Ma laddove il [[poeta]] rinnova la lingua, egli fornisce un'immagine significativa e allo stesso tempo originaria, percuote la roccia con il bastone, dallo spirito produce la vita. Dove la lingua irrigidita nel corso dei secoli diventa chiara e fluida come lava, sgorga anche la fonte in cui passato e presente sono trasparenti e indivisi. (da ''La vita e l'opera di Rivarol'', p. 58) ==''Scritti politici e di guerra 1919-1933''== *Possiamo affermare di essere stati i primi a superare lo spirito della battaglia dei materiali e a porvi fine come a una misura soprattutto quantitativa della corrispettiva produzione. Seppure i nostri estremi e supremi sforzi non abbiano condotto al successo, comunque con essi allestimmo lo scenario del combattimento moderno, nel quale il materiale torna a essere uno strumento subordinato allo spirito e non l'elemento dominante del combattimento, cioè in cui anche colui che è materialmente svantaggiato può azzardare l'attacco. (da ''La battaglia di materiale'', ''vol. I, 1919-1925'', p. 115) *Anche il [[destino]] detiene le proprie onorevoli leggi, ma sono leggi di una superiore consequenzialità. <br/> Il destino non conosce alcuna responsabilità personale. Il suo corso accompagna invisibile i fenomeni di superficie, ma improvvisamente, quando d'un tratto tutto il mondo ci fa caso, scosso dalla propria apparente sicurezza, in un colpo solo tutti i conti tornano. [...] Da questo punto di vista deve essere interpretata anche l'esperienza spirituale della guerra: qui una stirpe paga una colpa accumulata da lungo tempo, qui essa vive nel proprio intimo il tracollo di un'intera epoca e delle sue visioni. Certo, i più vissero alla maniera delle bestie, che soffrono senza sapere il perché, questo però è irrilevante, il destino tiene infatti segrete le proprie ragioni, solo in ritardo l'uomo può presagirne l'incondizionata necessità.<br />Già, un'epoca che aveva visto nel materiale l'altezza suprema, subisce qui il proprio tremendo castigo da parte del materiale stesso. (da ''La battaglia come esperienza interiore'', ''vol. I, 1919-1925'', p. 121) *Ogni fenomeno è in relazione con il proprio tempo, e tutto è determinato dalla forza configurante di una volontà metafisica che noi dobbiamo riconoscere senza sperare di poterla mai comprendere. [...] Oggi quella volontà prende corpo nella grande città. È irrilevante che si giudichi la [[metropoli]] come un fenomeno gradito oppure sgradito. L'essenziale è che essa costituisca la mente che pensa la volontà fondamentale del nostro tempo, il braccio tramite cui quella volontà crea o colpisce, e la coscienza mediatrice attraverso la quale il finito recepisce ciò che l'infinito ha da dirgli. (da ''Metropoli e campagna'', ''vol. II, 1926-1928 '', p. 97) *Un monumento dotato di un significato umano universale e tale da rappresentare il modello di come un popolo debba onorare i propri morti. Nel cuore della città, in Place de l'Etoile, sotto il grande [[Arco di Trionfo (Parigi)|Arco di Trionfo]], riposa il [[Milite Ignoto]]. La sua tomba è l'espressione di ciò che è semplice e dignitoso, e chi vi si trattiene di fronte ha molto da imparare da essa: quale che sia la nazione da cui proviene. [...] chi osservi la vita di questa animata città scorrere via freneticamente, e pensi allo sconosciuto che riposa sotto quelle pietre, a quando certamente stava sotto il fuoco, sporco e affamato, lontano e abbandonato, e certo sommamente degno di essere amato, avverte il presagio di ciò che in un uomo è realmente prezioso.<br>Anche il soldato tedesco saluta volentieri l'Ignoto. (da ''Lettera nazionalista'', vol. II, pp. 126-127) *Il destino subordina il movimento delle forze a un senso superiore. Così due popoli in battaglia vengono stretti in una magica unità, in un corpo ardente che genera qualcosa di nuovo. I colpi non colgono solo i combattenti: colgono al tempo stesso la materia di una forma futura che vuole essere scolpita e plasmata. In quest'opera entrambi i partner hanno la stessa importanza. Anche con il totale annientamento il vinto ha assolto un compito grandioso. Come minimo continua a vivere nel vincitore, che, a sua volta, deve al vinto larga parte della sua nuova figura. La vita sale verso l'alto avvitandosi sugli ostacoli che le si oppongono. Come da qualsiasi teoria meccanicistica vogliamo qui guardarci da quella della «selezione dei migliori». Il tramonto è significativo e fecondo quanto la vittoria. (da ''Il diritto particolare del nazionalismo'', in ''vol. II, 1926-1928'', pp. 152-153) *Con il sigillo che il [[sacrificio]] mortale imprime all'idea si conferisce all'aspirazione ideale l'estrema espressione: vi si compie ciò che è singolare e irrevocabile, ciò dopo cui nulla più resta da fare.<br>Così l'[[eroe]] e il [[santo]], in quanto i due rappresentanti dell'umanità suprema, testimoniano, ciascuno a suo modo, per la propria idea, l'uno attraverso la sofferenza, l'altro attraverso la lotta, entrambi fino all'annientamento della propria personalità. È riposto un senso più profondo nel fatto che l'anima debba liberarsi del corpo per potersi legare totalmente alla propria idea. Alla loro condizione perfetta, a una condizione ideale, il guerriero e il martire approdano nei momenti in cui la vita – al di là di se stessa – si afferma nel modo più elevato e profondo. (da ''Il sacrificio'', in ''vol. II, 1926-1928'', pp. 262-263) *Ogni singola vita è infatti il modello delle forze attive in un'epoca, vive anche in qualsiasi altro [[individuo]]. È come un'onda del mare, sulla cui cresta il sole si infrange, offrendo così all'occhio un appoggio in mezzo alla marea di innumerevoli altre, annunciando esse pure. Nel [[milite ignoto]] vediamo il ''concetto'' del sacrificio come un simbolo, nel singolo destino vediamo l<nowiki>'</nowiki>''immagine'' del sacrificio come un simbolo: entrambi sono emblemi che l'anima cerca di crearsi. (da ''Gli indimenticati'', ''Prefazione'', in ''vol. II, 1926-1928'', p. 276) *Tra noi, com'è ovvio tra soldati, si parlava dell'[[avversario]] con un tono assai più conveniente e rispettoso di quanto all'epoca non si facesse sui giornali. Chi meno del cacciatore di leoni, infatti, potrebbe avere in animo di disprezzare il leone? (da ''All'avversario'', in ''vol. III, 1929-1933'', p. 22) *La [[lotta]] è legge per il vivente; una nuova visione del mondo trasforma anzitutto i fronti su cui combattere. (da ''La rivoluzione attorno a Karl Marx'', in ''vol. III, 1929-33'', p. 49) *Cercare di cogliere l'elementare con i mezzi della civilizzazione è come pretendere di afferrarlo allungando un mignolo: niente di più scontato che esso divori subito l'intero braccio. (da ''Cambiamenti nella letteratura di guerra: Il romanzo «O.S.» di [[Arnolt Bronnen]]'', in ''vol. III, 1929-33'', p. 56 ) *Laddove si vede ''una [[forma]]'', non hanno più alcuna importanza le astrazioni con le quali il [[liberalismo]] si ingegna di livellare il suolo divino, contano invece le profonde differenze, il tratto particolare, i confini entro i quali soltanto la vita sa dispiegare le proprie manifestazioni più alte e preziose. (da ''La volontà di dar forma'', in ''vol. III, 1929-33'', p. 66) *In fondo, nei [[giornale|giornali]] e nelle riviste vedo una sorta di mezzo di trasporto, il cui utilizzo ci è offerto già soltanto per il fatto che partecipiamo alla vita moderna. Sono in qualche modo degli omnibus, sui quali si sale senza poter determinare la qualità dei compagni di viaggio, e che si abbandonano precisamente nei punti che si mirava a raggiungere. Niente ha valore, durante il trasporto, se non il proprio bagaglio. In un'epoca in cui si viaggia non sui carri armati, ma sugli omnibus, in cui l'inchiostro di stampa ha rimpiazzato la polvere da sparo, e in cui gli uomini che si spera di raggiungere vivono dispersi a grandi lontananze, cambiare mezzi di trasporto offre vantaggi impagabili. (da ''Conclusione di un saggio'', in ''vol. III, 1929-33'', pp. 139-140) *Da una [[Fotografia (immagine)|fotografia]] non ci si deve affatto aspettare più di quanto essa offra. Una fine riproduzione dell'accadere esteriore assomiglia alle impronte che ci hanno lasciato certe bestie rare nella pietra. Esse offrono certamente del materiale alla vista – il modo però in cui la vita dei grandi animali si svolse nei suoi movimenti segreti è tutto da presagire e richiede della fantasia. (da ''La guerra e la fotografia'', in ''vol. III, 1929-33'', p. 196). *Questa è la differenza tra la vita solita e quella [[eroismo|eroica]]: l'una riconosce il metro della necessità, l'altra quello dell'immortalità. La cura di emanciparsi dalle forme del passato e di essere all'altezza della memoria della posterità è solo il simbolo di una cura mirata ad assicurare il nucleo fondente della vita attraverso tutte le fiamme della distruzione. Ogni memoria si estingue, e sono tavole di pietra, figure di metallo quelle che ci sono tramandate: frammenti di popoli di cui il tempo ha dimenticato i nomi. Ma il mero assolvimento di un compito, e la peculiarità che la vita stessa, intatta dalle circostanze esteriori di abbandono, offre quale testimonianza di sé, assomiglia a un segnale imparentato con l'eternità, e di essa degno. (da ''L'indistruttibile'', in ''vol. III, 1929-33'', p. 217). ==''Sulle scogliere di marmo''== ===[[Incipit]]=== Voi tutti conoscete la selvaggia tristezza che suscita il rammemorare il tempo felice: esso è irrevocabilmente trascorso, e ne siamo divisi in modo spietato più che da quale si sia lontananza di luoghi. Le immagini risorgono, più ancora allettanti nell'alone del ricordo, e vi ripensiamo come al corpo di una donna amata, che morta riposa nella profonda terra e che simile a un miraggio riappare, circonfusa di spirituale splendore, suscitando in noi un brivido di sgomento. Sempre di nuovo ritroviamo negli affannosi sogni il passato, in ogni suo aspetto, e come ciechi brancoliamo verso di esso. La coppa della vita e dell'amore ci sembra non essere stata colma fino all'orlo, per noi, e nessun rimpianto vale a ridonarci tutto ciò che non abbiamo avuto. Oh, fosse questa tristezza d'insegnamento per ogni nuovo attimo di felicità. ===Citazioni=== *La parola è regina e maga ad un tempo. Noi seguivamo l'alto esempio di Linneo, che nel caos degli animali e delle piante era entrato con il bastone di maresciallo, che per lui era la parola. E più mirabile di tutti i regni, contendibili sempre dalla spada, il suo dominio persiste sopra i prati in fiore e sulle legioni innumerabili degli insetti e dei vermi (p. 20) *La magistrale arte del Forestaro si dimostrava appunto nel somministrare il terrore a piccole dosi, accresciute a poco a poco, allo scopo di produrre una paralisi delle forze che gli si opponevano. Egli assumeva la parte della forza ordinatrice, in questi torbidi, che assai finemente tramava nei suoi boschi, e mentre i suoi agenti minori, entrati a far parte delle leghe della campagna, aiutavano il diffondersi dell'anarchia, gl'iniziati s'introducevano negli impieghi, nella magistratura e perfino nel clero, e vi erano stimati spiriti forti, capaci di dominare la plebaglia. Così il Forestaro agiva al modo di un cattivo medico, che aggrava il male per trarre dal malato gli sperati guadagni (p. 38) *Profondo è l'odio che l'animo volgare nutre contro la [[bellezza]]. (p. 39) *L'ordine umano è simile in ciò al cosmo, che di evo in evo deve rituffarsi nell'ardente caos, onde risorgerne rinnovellato. <br/> Perciò noi agimmo bene, distogliendoci da contrasti, ove non si poteva ottener gloria alcuna, e ritornando invece in pace alla marina, per rivolgerci allo studio dei fiori su quelle luminose rive. Nei variopinti disegni dei [[fiore|fiori]], come in segrete scritte a geroglifico, l'immutabile vive, e i fiori sono simili a orioli, ove sia sempre da leggersi l'ora giusta. (p. 45) ==''Tipo Nome Forma''== *La potenza di creare tipi dell'universo emerge imponendosi dall'indistinto, la parola dal senza nome. L'indistinto e il senza nome sono uno e lo stesso; il fondo del mondo e il fondo dell'uomo sono uno. Della stessa materia sono anche il fondo dell'occhio e delle immagini: l'occhio è terreno e solare. <br/> Dove parola e immagine si incontrano danno un annuncio fugace del paese natio da cui provengono e a cui anelano. È un saluto, da una riva all'altra, oltre il fiume dei fenomeni. (da ''Del Tipo'', p. 19-20) *Quando nel bosco confondiamo il bruco con il ramo secco e la farfalla con la foglia secca e poi ci accorgiamo dell'inganno, ci assale uno stupore cui segue il rasserenamento. Ed è giusto così, perché nella metamorfosi ci ha sorpresi qualcosa di più che una delle astuzie del microcosmo. Abbiamo riconosciuto l'unità dell'[[universo]] in una delle sue equazioni. Essa sta profondamente al di sotto delle parentele. Così tra il nostro occhio e quello che orna l'ala di una farfalla non vi è alcun rapporto anatomico, ve n'è però uno più profondo. (da ''Del Tipo'', p. 30-31) *Nell'[[occhio]] i corpuscoli della luce si sposano con i recettori più sottili – qui svanisce la differenza tra mondo animato e inanimato, come tra perla e madreperla. L'opera d'arte attesta la trasformazione; diviene un testo runico, l'[[arabesco]] che orna il muro del tempo. (da ''Del Tipo'', p. 64) *Il potere reale, quello spirituale e quello metafisico scaturiscono dalla medesima sorgente atemporale, restano tuttavia separati nel tempo. E nemmeno agiscono l'uno sull'altro come la moltiplicazione di un ingranaggio. La separazione delle forze è assoluta. La loro comune origine si manifesta nell'analogia, non nell'omologia. Ciò è evidente già nella diversità delle forme: la prima si esercita con l'azione, la seconda con la conoscenza, l'ultima con l'astinenza dall'azione. Per il fatto di aver accettato il calice, Socrate agisce attraverso i millenni. È un gesto più forte di quello che avrebbe compiuto infrangendo le mura del carcere – più forte però anche di tutto ciò che ha insegnato come maestro. (da ''Del Tipo'', p. 82-83) *«Può essermi assai gradito avere delle idee senza saperlo e vederle addirittura con gli occhi». <br/>Se [[Goethe]] sostiene di non aver colto la pianta originaria solo con il pensiero, ma anche con la «visione», ciò può significare soltanto con l'intuizione o con la «rivelazione» come aveva detto Hamann. Goethe vede la potenza di configurare nell'indistinto e nella sua pienezza o, come dice egli stesso, nella «natura». [[Friedrich Schiller|Schiller]], al contrario, la vede nello spirito. Costui è dunque l'interlocutore più libero, Goethe il più potente, perché è della libera volontà e dei suoi limiti che si tratta in questo confronto, certo, il più significativo che si sia affrontato dai tempi di quello tra [[Lutero]] ed [[Erasmo da Rotterdam|Erasmo]] sullo stesso tema. (da ''Del Tipo'', p. 88-89) *Se chiediamo a uno scolaro: «Che cos'è un giglio?» egli risponderà «è un fiore» oppure «è una pianta». Se, ancora, gli chiedessimo che cosa sia una pianta, egli risponderà, «un essere», «un essere vivente» o anche «una creatura». Se volessimo sapere da lui il significato di questo, il bambino ammutolirebbe, o si metterebbe a ridere. <br/>In questo gioco di domanda e risposta si rispecchia assolutamente la metodica del nostro penetrare nella natura. Muove dall'oggetto (il giglio indicato), attraverso il tipo (il giglio nominato), alla forma e infine all'indistinto. (da ''Della Forma'', p. 92-93) *Ogni [[parola]] costituisce una specificazione, una ramificazione, – che anzitutto si distacca dal tronco del linguaggio, poi però anche dalle sue radici, dove abita il silenzio. Il [[silenzio]] è più potente di qualsiasi linguaggio, di qualsiasi nome, di qualsiasi parola. Lo stesso vale per ogni immagine che, nel suo linguaggio figurativo e simbolico, rappresenta un'apparenza, una specificazione, una delimitazione dell'indistinto. <br/>Nell'immagine e nella parola, nelle forme e nei loro nomi si incontrano dunque degli avamposti. Dietro l'immagine vi è l'indistinto nella sua pienezza, dietro la parola l'uomo nella sua silenziosa potenza. (da ''Della Forma'', p. 119-120) ==''Trattato del ribelle''== *L'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina. (p. 11) *Nel clima della tirannide, l'umorismo, come tutte le altre manifestazioni che accompagnano la libertà, viene meno. Tanto più sarà caustica la battuta di colui che per essa è disposto a rischiare la pelle. (p. 22) *Se le grandi [[massa|masse]] fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in sé stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l'incubo dei potenti. (p. 33) *L'inevitabile assedio dell'essere umano è pronto da tempo, e a disporlo sono teorie che tendono a una spiegazione logica e completa del mondo, e avanzano di pari passo con il progredire della tecnica. L'accerchiamento del nemico è prima razionale, poi anche sociale, e infine, al momento opportuno, lui, il nemico, viene sterminato. Non vi è destino più disperato che essere catturati in questa spirale, dove il [[diritti|diritto]] viene usato come arma. (pp. 36-37) *In fondo tirannide e [[libertà]] non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l'una succede all'altra. È giusto dire che la tirannide rimuove e annienta la libertà – anche se non si deve dimenticare che la tirannide è possibile soltanto se la libertà è stata addomesticata e ormai ridotta a vuoto concetto. (p. 40) *Chiamiamo invece [[Ribelle]] chi nel corso degli eventi si è ritrovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all'annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell'intenzione di contrapporsi all'automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo. (pp. 41-42) *Di volta in volta possono cambiare gli argomenti, ma la [[stupidità]] terrà il suo tribunale in eterno. Veniamo condannati, prima per aver oltraggiato gli dèi, poi per non esserci piegati a un dogma, e poi ancora per aver rinnegato una teoria. Non esistono parola o pensiero, nel cui nome non sia già stato versato del sangue. Socratica è la consapevolezza della nullità di ogni giudizio in un senso più elevato di quanto possano stabilirlo il pro e il contro degli uomini. Il vero [[giudizio]] è pronunciato sin dall'inizio: esso mira a esaltare la vittima. (p. 78) *L'umana grandezza va conquistata lottando. Essa trionfa quando respinge nel cuore dell'uomo l'assalto dell'abiezione. Qui è racchiusa la sostanza della storia. Nell'incontro dell'uomo con se stesso, o meglio con la propria divina potenza. Chi vuole insegnare la storia deve saperlo. [[Socrate]] chiamava il suo demone questo luogo segreto da dove una voce, che era già al di là delle parole, lo consigliava e lo guidava. Potremmo chiamarlo anche il bosco. (p. 79) *Il motto del Ribelle è: "Hic et nunc" – essendo il Ribelle uomo d'azione, azione libera ed indipendente. Abbiamo constatato che questa tipologia può comprendere solo una frazione delle masse, e tuttavia è qui che si forma la piccola élite capace di resistere all'automatismo e di far fallire l'esercizio della forza bruta. È l'antica libertà in veste moderna: la libertà sostanziale, elementare, che si ridesta nei popoli sani ogniqualvolta la tirannide dei partiti o dei conquistatori stranieri opprime il paese. Non è una libertà che si limita a protestare o emigrare: è una libertà decisa alla lotta. (pp. 93-94) *Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato. (p. 114) *Il Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa più semplice. (p. 114) ==''Viaggi in Sicilia''== *[[Segesta]]. Il tempio si incastra nel paesaggio in una compatta unità di forza selvaggia e di armonia. Era una giornata nuvolosa e tirava vento; il moto delle nubi e l'equilibrio dei monti sembravano subire il dominio del santuario. Se non ci fosse il tempio a concedere una dilazione, le forze della natura si scaglierebbero titanicamente l'una sull'altra. Il rapporto ideale tra potenza e ordine è raggiunto nella distribuzione in linea orizzontale e verticale: con la contemplazione lo spirito acquista sicurezza e quietudine.<br/> Simili edifici sono installazioni di ordine superiore, nella cui sfera d'influenza la vita artistica ed eroica si nutre per secoli. Vi si esterna in una volta sola l'intera forza terrestre; in questo senso è il suolo a sospingerli, come per effetto di un processo di cristallizzazione. Si sente che tra questi edifici e il suolo c'è un'affinità; eppure sono composizioni dello spirito – perciò si tratta al tempo stesso di formazioni della potenza incosciente e di quella cosciente.<br/> Durante la salita verso il teatro mi voltavo spesso verso il santuario, constatando che il prodigio cresce con la distanza. Torna a onore dei greci la cognizione del rango della riduzione e del suo rapporto con la grandezza; similmente, anche il cristallo appare come il modello ridotto ma insieme intellegibile della terra. (da ''La Conca d'oro'', Mondello 23 aprile 1929, pp. 31-32) *Al ritorno ci siamo fermati ad Alcamo. È singolare la maniera in cui il sole disfa la pietra avvolgendola fino al nucleo nella vampa aurata. I contorni si sbriciolano e questo agglomerato solare si fonde nella lontananza con lo scenario di monti e di rocce su cui si è innalzato. Dapprincipio la patina del tempo fa invecchiare le cose, ma poi sopprime le tracce della storia e restituisce le opere alla natura. Queste diventano allora «edifici», nel senso in cui con questa parola alludiamo anche alle tane e ai nidi, come nel caso delle api, delle formiche e delle lucertole. Nel vederli siamo colti da una specie di torpore; presagiamo che qui anche la vita ha smarrito la sua dimensione storica e pulsa in guisa più istintiva ed elementare. Questa sensazione si avverte in Sicilia in modo speciale; […] (da ''La Conca d'oro'', Mondello 23 aprile 1929, p. 32) *La corrispondenza di spazio e tempo vale anche sotto questo rispetto; gli spostamenti spaziali possono avvicinarci ai tempi passati. Comunque si voglia giudicare, in questa immersione si cela anche qualcosa di salutare: espressioni come «in [[Italia]]» o «in campagna» comportano anzitutto una diminuzione del ritmo, una scottatura più lieve allo scorrere del tempo. Si ritorna nel mondo dell'infanzia e delle fiabe. Oltre il [[Brennero]] sentiamo cadere una pietra dal petto, uno dei pesi dell'orologio della vita. (da ''La Conca d'oro'', Mondello 26 aprile 1929, p. 37) *Tra [[simmetria]] e asimmetria c'è nel mondo organico una polarità analoga a quella della [[necessità]] e della [[libertà]] nel mondo spirituale. Con ciò sembra altrettanto difficile ritrovare la simmetria quanto recuperare l'elemento originario. Tutte le forme simmetriche inclinano allo stato inerziale, quindi si troverà che spesso vi corrisponde una tendenza alla corazzatura. Per contro le forme asimmetriche sono delle possibilità pienamente esplicate, sono i veicoli dell'evoluzione, del mutamento, della deviazione. [...] Lo stesso vale per i singoli organi; così la formazione del [[Pollice (dito)|pollice]] non è soltanto un progresso verso l'asimmetria, ma è anche un progresso della libera forza creatrice.<br>È un rapporto attivo anche nello stile umano. Mutamenti sociali, conquiste di libertà, si annunciano attraverso spostamenti e irregolarità dello stile. [...] anche il nostro [[barocco]] è in stretto rapporto con una specie nuova di libertà, e al primo avvitarsi delle colonne corrispondono sul piano spirituale avvolgimenti come quelli che si possono studiare nelle transizioni dell<nowiki>'</nowiki>''[[w:Orthoceras regulare|orthoceras]]'' all'ammonite. In questo senso lo ''[[Jugendstil]]'' è un fatale segno premonitore, e come tale è stato anche spesso inteso. La [[tecnica]] spinge invece verso la simmetria e quindi, verosimilmente, anche verso situazioni al massimo grado conservative. (da ''La Conca d'oro'', Mondello, 27 aprile 1929, pp. 40-41) *{{NDR|La [[Chiesa di San Cataldo (Palermo)|Chiesa di San Cataldo]] a [[Palermo]]}} Uno dei grandi segnali di svolta dell'Europa, più semplice e più forte ancora dell'[[Alhambra]], uno scabro cippo confinario. (da ''Uno sguardo sull'[[Etna]]'', Taormina, 27 settembre 1977, p. 55) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Visita a Godenholm''=== Il mare era così liscio e immobile che, ai piedi della scogliera, i suoi contorni si increspavano appena. Gruppi di uccelli marini riposavano sull'acqua. Pareva che, alla vista di quegli stormi sognanti, la desolazione, la solitudine della spiaggia si facessero ancora più profonde – che vi si intrecciasse il vuoto. Quel vuoto che, di quando in quando, trovava voce nel grido di un gabbiano. <br/>A ciascuno di quei richiami striduli, lamentosi, un fremito correva a Moltner. ===''Un incontro pericoloso''=== Era la prima domenica di settembre, una giornata azzurra. Spesso in quest'epoca lo splendore dell'estate concentra le sue ultime forze in un'ultima festa prima che avvampino i colori autunnali. Le notti sono più fresche; così l'alba si bagna di rugiada e la mattina è tiepida e gradevole. Il fogliame degli alberi si è scurito; si staglia contro il cielo come metallo a sbalzo. Anche nelle città si attenua la calura e vi penetra un'aura di lusso e di gaiezza. ==Citazioni su Ernst Jünger== *Aruspice, stilita e stilizzatore anzi gran manierista e corruttore della problematica moderna Jünger di diritto entra nella storia del dandysmo europeo: un acciaiato dandy che trae luce da ogni contrasto col nichilismo moderno, suo indispensabile sfondo. ([[Marianello Marianelli]]) *{{NDR|Nel 1937 lo scrittore incontra Jünger a Berlino davanti a un cinema da cui uscivano frotte di spettatori}} Cercai di trarlo in disparte fuori dalla folla, osservando: "Orribile questa massa di popolo, questo è proprio come al congresso del partito.<ref>Negli stessi giorni si teneva a Norimberga la più imponente adunata di massa in occasione del Congresso del Partito nazionalsocialista.</ref>" Egli rispose: "Oh, non mi disprezzi il ''demos'', esso è pur già una potenza, per quanto non molto appetibile". Chiestogli cosa facesse, disse: "Mi sono cercato una specola più elevata, dalla quale osservo come le cimici si divorino tra loro". Osservai, alquanto irritato, che egli si era sempre ritirato volentieri su un'altra stella, al che egli replicò: "Sì, su una stella un po' più decente, diciamo Marte o Venere, non mai Saturno, il quale ha strisce di nebbia e inoltre lì c'è già [[Oswald Spengler|Spengler]]." ([[Ernst von Salomon]]) *Come tutti gli autori profetici Jünger balbetta. Egli autorizza una seconda lettura, proposta da [[Jan Patočka|Patočka]]. Il filosofo ceco prolungava l'esperienza del fronte con l'esoterica solidarietà di quelli che ne accettano lo sconvolgimento assoluto. Il Bene, la Salvezza, l'Immortalità e non meno la Razza, la Classe, il Genere umano, tutte le pretese verità del "giorno" perdono allora la loro immacolata evidenza. In mancanza d'ideali comuni incrollabili, una comunità demistificata può nondimeno far fronte. Nelle resistenze che inventano esseri alle prese con l' ''Erlebnis'' delle desertificazioni letali, Patočka individua i sintomi di una solidarietà degli afflitti. Quella che, dall'origine greca dell'Occidente, giura con [[Eschilo]] «né dispotismo né anarchia», quella che oppone alla tirannia la democrazia e alla teologia delle violenze divine la filosofia della cura di sé, ''i. e''. della cura del male intorno e nel più profondo di sé. Non è una simile solidarietà dei mortali che evoca la melopea dei pescatori delle Azzorre? «Il canto dell'uomo – questa canzone che contemporaneamente si dispiega con orgoglio e supplica sommessa.» Libertà davanti alla morte, uguaglianza nella morte, fraternità contro la morte, assolutamente contro. Così naviga la repubblica universale dei dissidenti. ([[André Glucksmann]]) *Contrariamente a [[René Quinton|Quinton]], Jünger non trascura, piuttosto esagera il lato tecnico della guerra, che sembra annientare il guerriero ancor meglio del proiettile che lo uccide. ([[Roger Caillois]]) *È questa impassibilità di registrazione il più appariscente carattere della sua prosa, maturata del resto non solo dall'esperienza dell'età dell'acciaio, ma dall'esercizio scientifico e dallo studio degli esemplari di tutti i tempi. Il gioco dei sentimenti, come nei massimi scrittori, si riflette piuttosto in certe increspature improvvise di quella superficie smagliante; segreti refoli del ritmo o un digradare di colori nei suoni accennano – ma solo a chi paziente esamini il tessuto nell'originale – la mobilità di cieli al primo sguardo immutabili. Ché la prosa di Jünger va letta come poesia, e d'uno dei più sottili orchestratori. [...] Per Jünger «realista» nella visione della vita, ma nella pratica dell'arte – senza dubbio – platonico, ogni aspetto del mondo si deve nella scrittura modellare secondo un'idea che preesistente gli corrisponde: nell'identità dell'archetipo e della frase, la perfezione. ([[Leone Traverso]]) *I diari di guerra di Jünger forniscono forse la migliore e più sicura prova delle enormi difficoltà che incontra l'individuo quando intende conservare le proprie concezioni morali e il proprio concetto di verità in un mondo nel quale verità e morale hanno perso qualsiasi espressione riconoscibile. Nonostante l'innegabile influsso esercitato dai suoi primi lavori su taluni membri dell'intellighenzia nazista, Jünger è stato dal primo all'ultimo giorno del regime un attivo oppositore del nazismo e ha con ciò provato che il senso dell'onore un po' fuori moda, un tempo comune tra i membri del corpo degli ufficiali prussiani, era pienamente sufficiente ai fini della resistenza individuale. ([[Hannah Arendt]]) *In Ernst Jünger il collezionista, il botanico e l'entomologo s'incontrano con il metafisico: ma mentre i primi sono, per così dire, immersi nella fredda luce diurna, godono di un'ottica smaltata e tersa, sovranamente estranei alla bassura e alle bufere dell'esistenza, il secondo sembra affiorare dai chiarori diafani di un acquario con il silenzio estatico di chi ha percorso le profondità dei processi vitali, seguendo gli avvolgimenti labirintici e le trame sottilmente ambigue di misteriosi orrori e di malvagi destini. ([[Ferruccio Masini]]) *Jünger ritiene scontato che sia più degno partecipare con ebbrezza alla guerra che lasciarsi passivamente inghiottire da essa. ([[Roger Caillois]]) *Proprio lo scarto delle linee, l'efflorescenza multipla e caotica, la fascia di ramificazioni aparallele tipiche del rizoma diventano, in Jünger, la ''machina magica'', l'organo ''stereoscopico'' con cui egli interpreta la totalità del reale, calandosi in quella profondità del tempo dove si spengono le ultime grida umane. È a questa modalità del ''doppio sguardo'' che è data la possibilità non già di trascendere il divenire, bensì di scinderlo nelle sue «potenze» e quindi di ricomporlo ad un grado qualitativamente superiore di intensità significante. ([[Ferruccio Masini]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernst Jünger, ''Ad hoc'', Klett Verlag, Stuttgart, 1970. Traduzione italiana parziale in ''Ricordo di Henry Furst'', nel volume ''Il meglio di Henry Furst'', a cura di Orsola Nemi, Longanesi, Milano, 1970, pp. 11-22. *Ernst Jünger, ''Al muro del tempo'', traduzione di A. La Rocca e A. Grieco, Adelphi, 2000. *Ernst Jünger, ''Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza'', traduzione di Sandrin C.; Igazio U., Guanda, Parma, 2006. *Ernst Jünger, ''Boschetto 125''. Una cronaca delle battaglie in trincea nel 1918, a cura di Quirino Principe, traduzione di Alessandra Iadicicco, Guanda, Parma, 1999. *Ernst Jünger, ''Cacce sottili'', traduzione di A. Iadicicco, Guanda, Parma, 1997 *Julien Hervier, ''Conversazioni con Ernst Jünger'', traduzione dal francese di Armando Marchi, Guanda, Parma, 1987. ISBN 8877462612. *Ernst Jünger, ''Due volte la cometa'', traduzione di Quirino Principe, Guanda, Parma, 1989. *[[Heimo Schwilk]], ''Ernst Jünger, {{small|Una vita lunga un secolo, Con 44 illustrazioni su tavola}}'', traduzione di Domenico Carosso, Effatà Editrice, Cantalupa, Torino, 2013. ISBN 978-88-7402-778-1 *Ernst Jünger, ''Eumeswil'', traduzione di Maria Teresa Mandalari, Guanda, Parma, 2001. ISBN 8877463643 *Ernst Junger, ''Filemone e Bauci. La morte nel mondo mitologico e in quello tecnico'', traduzione di Angelica Mezzolla, in ''I Quaderni di Avallon'', Il Cerchio-Iniziative Editoriali, Rimini, 1991, n. 25, pp. 99-121. *Ernst Jünger, ''Foglie e pietre'', traduzione di Flavio Cuniberto, Adelphi, 1997. ISBN 9788845913211. *Ernst Jünger, ''Giardini e strade. {{small|Diario 1939-1940. In marcia verso Parigi}}'', traduzione di Alessandra Iadicicco, Guanda, Parma, 2008. ISBN 978-88-8246-494-3 *Ernst Jünger, ''Heliopolis'', a cura di Quirino Principe, traduzione di Marola Guarducci, Guanda, Parma, 2006. ISBN 8882463621. *Antonio Gnoli, Franco Volpi, ''I prossimi Titani. Conversazioni con Ernst Jünger'', Adelphi, 1997. ISBN 9788845913259 *Ernst Junger, ''Il contemplatore solitario'', a cura di Henri Plard, traduzione e postfazione di [[Quirino Principe]], Guanda, Parma, 2000, ISBN 8877463686. *Ernst Jünger, ''Il Cuore Avventuroso. Figurazioni e capricci'', traduzione di Quirino Principe, Guanda, Parma, 2001. *Ernst Jünger, ''Il libro dell'orologio a polvere'' , traduzione di A. La Rocca e G. Russo, Adelphi, 1994. *Ernst Jünger e Edmund Schultz. ''Il mondo mutato. Un sillabario per immagini del nostro tempo'', traduzione di Maurizio Guerri, 2 vol., 2007, Mimesis Edizioni/Métis Presses. ISBN 978-88-8483-531-4. *Ernst Jünger e [[Carl Schmitt]], ''Il nodo di Gordio'', a cura di Carlo Galli, traduttore di Giuseppina Panzieri, Il Mulino, Bologna, 2004. ISBN 88-15-09742-2 *Ernst Jünger, ''Il problema di Aladino'', traduzione di B.R. Bianchi, Adelphi, 1998. *Heimo Schwilk, ''Il sogno dell'anarca''. Incontri con Ernst Jünger, traduzione di A. Sandri e C. Beretta, Herrenhaus, 1999. *Ernst Jünger, ''Il tenente Sturm'', traduzione di Alessandra Iadicicco, Guanda, Parma 2000, ISBN 8877469684. *Ernst Jünger, ''Irradiazioni''. Diario (1941-1945), traduzione di Henry Furst, Guanda, Parma, 1993. ISBN 9788877468246. *Ernst Junger, ''L'Albero''. Quattro prose, traduzione di Alessandra Iadicicco, Herrenhaus, 2003. ISBN 88-87761-11-6 *Alberto Moravia, ''L'inverno nucleare'', pp. 59 -68, Bompiani, Milano, 2000, ISBN 8845245802 *Ernst Jünger. ''L'operaio. Dominio e Forma'', cura e traduzione di Quirino Principe, Guanda, Parma, 2004. *Ernst Jünger, ''La capanna nella vigna''. Gli anni dell'occupazione 1945-1948, traduzione di Alessandra Iadicicco, Guanda, Parma, 2009. *Ernst Jünger, ''La forbice'', traduzione di A. Jadicicco, Guanda, Parma, 1996. *Ernst Jünger, ''La pace'', traduzione di Adriana Apa, con uno scritto di Saverio Vertone, Guanda, Parma, 1993. ISBN 8877465204 *Ernst Jünger, ''Le api di vetro'', traduzione di Henry Furst, Guanda, Parma, 1993. *Ernst Jünger, ''Lo Stato mondiale''. Organismo e organizzazione, traduzione di Alessandra Iadicicco, Guanda, Parma, 1998. ISBN 88-7746-944-7 *Ernst Jünger, ''Ludi africani'', traduzione di Ingrid Harbeck, Guanda, Parma, 1995. ISBN 8877468378 *Ernst Jünger, ''Maxima-Minima''. Annotazioni su L'operaio , traduzione e postfazione di Alessandra Iadicicco, 2012, Guanda. ISBN9788860887573 *Ernst Jünger, ''Nelle tempeste d'acciaio'', traduzione di G. Zampaglione, Guanda, Parma, 1998. *Ernst Jünger e Martin Heidegger ''Oltre la linea'', traduzioni di Alvise la Rocca e Franco Volpi, Adelphi, 1998. *Ernst Jünger, ''Prognosen'', Bernd Klüser, München 1993. Traduzione italiana parziale: Prognosi, Esposizione, La rivoluzione del mondo e della terra, in La Biennale di Venezia. XLV Esposizione Internazionale d'Arte; Punti cardinali dell'arte (14 giugno – 10 ottobre 1993), vol I, traduzione di Anna Bagnari, Barbara Bertin, Marco Bettini, Nicola Curcio, Angela Fazzini, Ada Ferianis, Alberto Folin, Anthony Marasco, Susanne Müller, Elisabetta Pastorella, Paolo Vettore e Marsilio, Venezia, 1993. *Ernst Jünger, ''Rivarol. Massime di un conservatore'', traduzioni di Brunello Lotti e Marcello Monaldi, Guanda, Parma, 2004. *Ernst Jünger, ''Scritti politici e di guerra 1919-33,'' vol. I, 1919-1925, raccolti e commentati da Sven Olaf Berggötz, traduzione di Alessandra Jadicicco, prefazione di Quirino Principe, Libreria Editrice Goriziana. ISBN 88-86928-69-6. *Ernst Jünger, ''Scritti politici e di guerra 1919-33,'' vol. II, 1926-1928, raccolti e commentati da Sven Olaf Berggötz, traduzione di Alessandra Iadicicco, prefazione di Quirino Principe, 2004, Libreria Editrice Goriziana. ISBN 88-86928-77-7. *Ernst Jünger, ''Scritti politici e di guerra 1919-33,'' vol. III, 1929-1933, raccolti e commentati da Sven Olaf Berggötz, traduzione di Alessandra Iadicicco, prefazione di Quirino Principe, Libreria Editrice Goriziana, 2005. ISBN 88-86928-84-X. *Ernst Jünger, ''Sulle scogliere di marmo'', introduzione di Quirino Principe, traduzione di Alessandro Pellegrini, Guanda, Parma, 1988. *Ernst Jünger, ''Tipo Nome Forma'', traduzione di Alessandra Iadicicco, Herrenhaus, 2002. *Ernst Jünger, ''Trattato del ribelle'', traduzione di F. Bovoli, Adelphi, Milano, 1990. *Ernst Jünger, ''Un incontro pericoloso'', traduzione di Anna Bianco, Adelphi, 1997. ISBN 88-459-1338-4 *Ernst Jünger, ''Viaggi in Sicilia'', traduzione di Giuseppe Raciti, Sellerio editore, Palermo, 1993. *Ernst Jünger, ''Visita a Godenholm'', traduzione di Ada Vigliani, Adelphi, 2008. ISBN 9788845922558. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Junger, Ernst}} [[Categoria:Filosofi tedeschi]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] 90esn6h49th8yvylexx07ixzuy1les6 Blaise Cendrars 0 5378 1409542 1392163 2026-04-05T14:55:06Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409542 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Cendrars Štyrský.jpg|thumb|right|Blaise Cendrars]] '''Blaise Cendrars''', pseudonimo di '''Frédéric Louis Sauser''' (1887 – 1961), scrittore e poeta svizzero. ==Citazioni di Blaise Cendrars== *Il [[Cinema]] è un'invenzione formidabile! Ma se ha un'influenza su di me, è soprattutto per via dei suoi primi film, che erano sciocchi ma meravigliosi. È qui la vera scoperta, la novità: mi ricorderò sempre di un certo ''[[Viaggio nella Luna|Voyage dans la lune]]'', che si proiettava alcuni anni prima della guerra, dove c'erano dei tizi che si imbarcavano per la luna proprio in mezzo ai balletti dello Châtelet. E cosa trovano sulla luna? Un corpo di ballo! E via andare! Questo sì che era sconvolgente!<ref>Citato in Michele Canosa (a cura di), ''Cinéma, la creazione di un mondo'', Le Mani, Genova, 2001, p. 139.</ref> :''Le cinéma est une invention formidable! Mais s'il a une influence sur moi, c'est surtout par ses premiers films, qui étaient idiots mais merveilleux. C'est là qu'il y avait véritablement une découverte, quelque chose de nouveau: je me souviendrai toujours d'un certain Voyage dans la Lune l que l'on jouait quelques années avant la guerre; il y avait des bonshommes qui s'embarquaient pour la lune au milieu des ballets du Châtelet. Et qu'est-ce qu'ils trouvaient dans la lune ? Un corps de ballet. Et allez donc! Ça, c'était épatant!''<ref>Da ''Les Cahiers du Mois'', 1925.</ref> *La [[critica]] d'[[arte]] è sciocca come l'[[esperanto]].<ref>Citato in ''Cendrars'', a cura di Luciano Erbs, Nuova accademia editrice, 1965.</ref> *Non c'è più che la [[Patagonia]], la Patagonia, che si addica alla mia immensa tristezza.<ref>Citato in [[Roberto Calasso]], ''Cento lettere a uno sconosciuto'', Adelphi, Milano, 2013, [https://books.google.it/books?id=5rwSlJx8bpkC&lpg=PT88&dq=&pg=PT88#v=onepage&q&f=false p. 88]. ISBN 978-88-459-7350-5</ref> *[[Scrivere]] non è vivere. È forse sopravviversi.<ref>Da ''L'homme foudroyé''.</ref><ref name=e /> *Solo uno spirito disperato può raggiungere la [[serenità]], e per essere disperati bisogna aver molto vissuto e amare ancora il mondo.<ref>Da ''Une nuit dans le forêt''.</ref><ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> ==[[Incipit]] di ''Rapsodie gitane''== «Piove, la rùssola!...»<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Cendrars, Blaise}} [[Categoria:Scrittori svizzeri]] i97ufy4cxm5cmvhx5ci4qge0x0awn6f Nostalgia 0 5653 1409545 1369256 2026-04-05T14:56:45Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409545 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sulla '''nostalgia'''. *C'è stato un tempo in cui misuravamo la distanza con l'intensità della nostalgia. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *Che cosa avete contro la nostalgia, eh? È l'unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro, l'unico. (''[[La grande bellezza]]'') *Da quando sappiamo che il mondo è rotondo, la nostra nostalgia si morde la coda. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *Gli chiese di spiegargli che cosa fosse la nostalgia.<br>– È difficile! – cominciò Alfonso – ma qualche cosa credo di poterne dire.<br>Raccontò che prima di tutto era una malattia organica perché soffrivano i polmoni per la differenza dell'aria, lo stomaco per la differenza dei cibi, i piedi per la differenza del selciato. Quello che però rinunziava a descrivere era l'intensità del desiderio di rivedere i luoghi che si erano abbandonati, un muro nero, una via tortuosa col canale nel mezzo, infine una stanza incomoda mal riparata dalle intemperie; e non si poteva descrivere l'aborrimento per il palazzo in cui abitava, alludeva a quello della banca, la via grande, spaziosa, e persino il mare:<br>– In quanto alle persone poi... è la stessa cosa. ([[Italo Svevo]]) *Gli umani sono schiavi della nostalgia, del dolore che nasce dalla separazione; soffrono se sono lontano da chi amano. Ma questo non li indebolisce, semmai li rende sempre più forti, perché hanno qualcosa in cui credere. (''[[I Cavalieri dello zodiaco: Le porte del paradiso]]'') *Ho imparato che, dopo una certa età, il segreto per vivere bene è premunirsi contro la nostalgia e rifuggirla come la peste. La nostalgia è la malattia dei vecchi, il bianchetto degli omissis scomodi della memoria, una subdola forma di autoinganno che induce a rimuovere il lato doloroso, aspro del passato. ([[Bruno Morchio]]) *Io ho un'altra febbre. Una febbre che mi fa sentire la nostalgia del presente. Mentre vivo sento già lontanissimi i momenti che sto vivendo, così non voglio modificarlo il presente, lo prendo come viene [...]. (''[[Prima della rivoluzione]]'') *Io non credo nella nostalgia di nessuno all'infuori della mia. La nostalgia è prodotto di insoddisfazione e rabbia. È un regolamento di conti tra il presente e il passato. Più forte è, più vicini si arriva alla violenza. La guerra è la forma assunta dalla nostalgia quando gli uomini sono forzati a dire qualcosa di bene del proprio paese. ([[Don DeLillo]]) *Io per natura cerco di combattere strenuamente ogni forma di nostalgia. Penso fermamente sia un sentimento molto sopravvalutato, soprattutto quando viene condiviso e formalizzato, si trasforma in un racconto o in un film e diventa un sentimento deteriore. Quindi ci rimane il [[presente]] e il presente non è di per sé giudicabile. È solamente, direi, impressionabile. ([[Umberto Contarello]]) *L'[[amore]] si fonda sulla nostalgia, nostalgia della persona amata. Esso non è libero dalla dimensione sessuale. Quanto più grande è la nostalgia dell'unione con la persona amata, tanto più grande è l'amore. Se si toglie il tabù della dimensione sessuale, cade la barriera che produce continuamente la nostalgia e così l'amore perde la sua base. ([[Max Horkheimer]]) *La [[musica]] non esprime la passione, l'amore, la nostalgia di questo o quell'individuo in questa o quella situazione ma la passione, l'amore, la nostalgia stessa. ([[Richard Wagner]]) *La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina. ([[Milan Kundera]]) *La nostalgia è il sentimento originario che muove l'arte, il pensiero, la grande letteratura e si condensa in [[mito]]: l<nowiki>'</nowiki>''[[Odissea]]'' è il poema della nostalgia. L'uomo è un animale nostalgico, non sa vivere solo del presente ed è indotto a mitizzare per dare un significato alla vita. Nella sua vita nutre la nostalgia delle origini. ([[Marcello Veneziani]]) *La nostalgia è il canto e l'incanto di un tempo eletto a favola, [[mito]]. ([[Marcello Veneziani]]) *La nostalgia è proprio questo: il passare e ripassare delle vecchie memorie. ([[Machado de Assis]]) *La nostalgia è un sentimento bello, ma pericoloso. Mi piace il futuro, anche se il futuro non è allegro. Il passato è terribile, peraltro come il futuro. Dobbiamo vivere nel presente. ([[Michel Piccoli]]) *La nostalgia è una forma per preservare l'[[identità]] psichica, tenerla unita, come una fascia che impedisce al proprio Io di disgregarsi. ([[Roberto Cotroneo]]) *La nostalgia è una sofferenza fragile e gentile, essenzialmente diversa, più intima, più umana delle altre pene che avevamo sostenuto fino a quel tempo: percosse, freddo, fame, terrore, destituzione, malattia. È un dolore limpido e pulito, ma urgente: pervade tutti i minuti della giornata, non concede altri pensieri, e spinge alle evasioni. ([[Primo Levi]]) *La nostalgia è una sorta di smalto che tiriamo sul passato per renderlo allettante e coprirne le ferite. ([[Bruno Morchio]]) *La nostalgia fa di noi tutti dei buoni [[Stalin|stalinisti]], infatti ciò che è scomodo o impopolare ricordare diventa progressivamente meno reale sbiadendo in un grigiore reso ancor più sfocato dai toni accesi e dai ritratti vivaci della versione autorizzata. ([[Charles Shaar Murray]]) *Non posso negare di essere sempre stata un'anima nostalgica. Il passato per me, come per tanti altri, è la cosa più semplice da guardare, perché non lo devi immaginare, è già accaduto, è molto più facile guardarsi indietro. Per immaginare il futuro, invece, ci vuole un grande impegno. ([[Levante (cantante)|Levante]]) *Ogni nostalgia è una specie di vecchiaia. ([[João Guimarães Rosa]]) *Per me l'emblema della nostalgia è rappresentato dalla spiaggia del Purgatorio, dove [[Dante Alighieri|Dante]] e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] sostano a chiacchierare in un' atmosfera familiare, e Virgilio dice a Dante di lavarsi le mani e il viso per rinfrescarsi dalla dura esperienza dell'Inferno. ([[Kenzaburō Ōe]]) *Solamente chi trae l'un dopo l'altro i giorni lontano dagli affetti che prima non si guastano e troppo tardi si apprezzano e amano, può comprendere quanto sia il rimpianto dei beni ignorati per l'anima che si ammala di nostalgia. ([[Carlo Maria Franzero]]) ==Voci correlate== *[[Nostalgia per l'Unione Sovietica]] *[[Saudade]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} [[Categoria:Sentimenti]] 1ii19aqmr7m3ekrzgna6zz30okm49g0 Sorriso 0 5762 1409547 1401598 2026-04-05T14:57:53Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409547 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Eduard von Grützner Falstaff.jpg|thumb|Il sorriso di Falstaff dipinto da von Grützner]] Citazioni sul '''sorriso'''. ==Citazioni== *''Alice sorrise, ma solo un minuto | poi tutto tornò come prima, | manca sempre un minuto a un sorriso infinito, | potrebbe accadere anche a te.'' ([[Annalisa (cantante)|Annalisa]]) *Anche nei momenti più tristi, può sempre succedere qualcosa che ti ricordi di come si fa a sorridere. ([[Benjamin Sisko]], ''[[Star Trek: Deep Space Nine]]'') *Anche se alcuni mammiferi superiori sembrano capaci di ridere, solamente noi uomini sappiamo sorridere. Il sorriso è un nostro segno distintivo, di grande espressività e capace di trasmettere segnali inconfondibili, di accoglienza, simpatia, non aggressività e captatio benevolentiae. Esistono due tipi di sorriso. Uno forzato e parziale, che coinvolge solo alcuni muscoli del mento e delle guance e uno spontaneo, totale e aperto, che coinvolge anche i muscoli detti "periorbitali", cioè quelli che si trovano intorno agli occhi, che così sembrano "ridere". ([[Edoardo Boncinelli]]) *Ci vogliono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere. Provaci per una volta. ([[Mordecai Richler]]) *''Il balen del suo sorriso | D'una stella vince il raggio''. (''[[Il trovatore]]'') *''Il mio sorriso è un fucile | e tu cosa sei? | Il mio sorriso è un fucile | e lo sto puntando su di te | il mio sorriso è un fucile | lo saprai quando mi porterai dentro dalla pioggia''. ([[John Frusciante]]) *''Il sorriso che tu vedi è prestampato, | lo smonto e lo rimonto come un prefabbricato.'' (''[[I predatori]]'') *Il sorriso della canaglia ha il potere della seduzione. Nel mondo della finanza e delle lettere, ci sono dei mascalzoni che hanno un sorriso incollato al volto (al muso, diceva [[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]]). Può sempre servire. La gallina scambia il sorriso della volpe per una cortesia. ([[Julien Green]]) *Il sorriso delle persone veramente infelici reca grandissimo dolore: pare che sorridano per gli altri. ([[Giovan Battista Niccolini]]) *Il sorriso deve volteggiare sulle labbra d'una ballerina come una farfalla attorno a una rosa, ma non deve mai fissarvisi, sotto pena di guastare l'espressione della fisonomia. Il sorriso, che non si trova mai sulle bocche di marmo delle divinità antiche, produce un inevitabile increspamento che distrugge l'armonia delle linee: le gote oscillano, gli angoli del naso si piegano, gli occhi s'impiccoliscono, le labbra si allungano. Nulla è più contrario alla bellezza. Una bella donna deve mantenere quasi immobili le linee del volto: la vivacità degli occhi deve bastare ad animarlo. ([[Gino Monaldi]]) *Il sorriso è alla bellezza, quello che il sale è alle vivande. ([[Carlo Dossi]]) *Io sono una che crede nel sorriso: per me [[ridere]] è una necessità salutare. ([[Monica Vitti]]) *L'ipocrita è un ragazzo che va a scuola col sorriso sulle labbra. ([[John Garland Pollard]]) *La nostra capacità di riconoscere qualsiasi oggetto fallisce dopo se si dispone di meno di mezzo secondo. Per gli oggetti geometrici, se si ha a disposizione meno d'un cinquantesimo di secondo. Ma la percezione d'un sorriso rimarrà in noi dopo che è balenato per non più d'un millesimo di secondo, tanto è sensibile la nostra mente alla vista del volto umano. ([[Richard Bach]]) *''Lui sorride. In ogni occasione e luogo, | qualunque cosa faccia, sorride: una mania, | penso, non conforme al buon gusto né civile.'' ([[Gaio Valerio Catullo]]) *Nel 1862 un francese di nome Guillaume Duchenne ha scoperto la differenza tra un sorriso falso e uno genuino. In un sorriso falso non si azionano solo i muscoli zigomatici ma anche i muscoli intorno agli occhi si contraggono inconsapevolmente. Quella sera si muovevano solo i muscoli orbicolari e zigomatici. (''[[Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet]]'') *''Nel mio silenzio | anche un sorriso può fare rumore.'' ([[Lucio Battisti]]) *''Nella fatica del tuo sorriso | cerca un ritaglio di Paradiso.'' ([[Fabrizio De André]]) *Non piangere per chi non merita il tuo sorriso. ([[Jim Morrison]]) *Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso. ([[Madre Teresa di Calcutta]]) *Non sei mai completamente vestito senza un sorriso. (''[[Detective Comics]]'') *Più grande il sorriso, più affilato il coltello. (''[[Star Trek: Deep Space Nine]]'') *''Quante volte ho pensato che alla fine il sorriso è una paresi se vedi bene.'' ([[Calcutta (cantante)|Calcutta]]) *Ricordatevi di sorridere, sempre. Il sorriso è contagioso. E più ci costa, più ha valore. Il sorriso è il nostro primo atto d'amore verso gli altri, perché è il segno del nostro amore verso Dio. (''[[Madre Teresa (miniserie televisiva)|Madre Teresa]]'') *Se ho avuto il sorriso sulle labbra, ho conosciuto anche i singhiozzi segreti. (''[[Il cavaliere dalla pelle di leopardo]]'') *Secondo me non c'è niente di più sexy di un uomo con un sorriso smagliante! (''[[Tutti pazzi per Mary]]'') *Servire sorridendo. ([[motto scout]]) *''Sorridere per primo è più importante.'' ([[Aldo Busi]]) *Sorriso di donna, che cosa sei? ([[Ambrogio Bazzero]]) *– Tu non stai bene. Ci vuole un bicchiere di Sorriso Istantaneo. Te ne faccio...<br>– Ne ho bevuto un bicchiere prima! Non mi va sempre di sorridere! Alcune volte vorrei poter piangere o arrabbiarmi! (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quinta stagione)|Ai confini della realtà]]'') *Un giorno senza un sorriso è un giorno perso. ([[Charlie Chaplin]]) *Un sorriso può aggiungere un filo alla trama brevissima della vita. ([[Laurence Sterne]]) *Un sorriso è il mezzo scelto per ogni ambiguità. ([[Herman Melville]]) *Un sorriso è una carezza a fior di pelle... tenerezza... è quasi uno stato d'animo. (''[[Nikita (film)|Nikita]]'') *Un sorriso fa fare il doppio della strada di un brontolio. ([[Robert Baden-Powell]]) *Un sorriso non ricambiato, tra due grandi potenze, può portare alla guerra e alla distruzione. ([[Desmond Morris]]) *Un uomo può sorridere e risorridere ed essere uno scellerato. ([[Aldous Huxley]]) *''Vedi cara, le [[stagione|stagioni]] ed i sorrisi | son denari che van spesi con dovuta proprietà.'' ([[Francesco Guccini]]) ===[[Nicolás Gómez Dávila]]=== *Basta la grazia imprevista di un sorriso intelligente a far volare via gli strati di tedio depositati dai giorni. *Il sorriso dell'essere che amiamo è l'unico rimedio efficace contro il tedio. *La [[fede]] incapace di ridere di se stessa deve dubitare della propria autenticità. Il sorriso è ciò che dissolve il simulacro. ==Voci correlate== *[[Allegria]] *[[Comicità]] *[[Divertimento]] *[[Felicità]] *[[Gioia]] *[[Risata]] *[[Umorismo]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il|wikt}} [[Categoria:Sentimenti]] t5jhafqivyb3wmidqjwzle0e5tzf2up Proverbi tarantini 0 6574 1409560 1390057 2026-04-05T16:04:29Z ~2026-21122-89 106712 Cu lu culu si infila lago 1409560 wikitext text/x-wiki Raccolta di '''[[Taranto|proverbi tarantini]]'''. {{Indice|Note|Bibliografia|Voci correlate|Altri progetti}} Cu lu culu si infila lago ==A== *''' 'A bezzòche màsteche sándere e ccàche diàvule.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 182.</ref> :''La [[Bigotteria|bigotta]] mastica santi e caca diavoli''. *'''A' bbòne maretàte no sòcere e no canàte.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 476.</ref> :''Alla buona maritata non [[suocera]] e non [[cognata]]''. ::In modo che la pace domestica sia assicurata. *''''A bbona paròle ònge, 'a triste pònge.'''<ref name=parola>Citato in Nicola Gigante, p. 602.</ref><br />''''A bbòna mònge, 'a trista pònge.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 516.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 117.</ref> :''La buona parola unge, la cattiva punge.''<br />''La buona (parola) munge, la cattiva punge''. ::Nel senso che la buona parola detta dà sollievo, come le unture antiche, mentre quella cattiva punge e fa danno. *''''A cacarédde no 'nge vóle cùle strítte.'''<ref name=unonovesette/> :''La diarrea non vuole il culo stretto''. *''' 'A cambàne se canòsce de o suéne, l'òme da 'u parlàre.'''<ref name=duecentodieci>Citato in Nicola Gigante, p. 210.</ref> :''La campana si riconosce dal suono, l'uomo dal [[parlare]]''. ::La bontà del bronzo della campana lo si riconosce dal suono che fa, la bontà dell'uomo dal suo modo di parlare e ragionare. *'''A' ccanə mazzə Diə lə mannə 'a rugnə.'''<ref name=dueunosette>Citato in Nicola Gigante, p. 217.</ref> :''Al cane magro Dio manda la rogna''. ::Proverbio che sottolinea come i guai capitino sempre a chi già ha guai di per sé. *'''A' ccanə vecchiə 'a vorpə 'u piscə 'ngueddə.'''<ref name=dueunosette/> :''La volpe piscia addosso al cane vecchio''. ::Proverbio che sottolinea come la vecchiaia sia spodestata dalla gioventù imperante. *''''A capə də l'omə jé 'na fogghiə də cəpoddə.'''<ref name=dueduesei>Citato in Nicola Gigante, p. 226.</ref> :''La testa dell'uomo è una foglia di cipolla''. ::Volendo significare che l'uomo è soggetto a tutte le pazzie. *''''A carnə mazzə patescə sembə.'''<ref name=duetreotto/> :''La carne magra patisce sempre''. ::Per significare che è sempre il più debole a patire le angherie. *''''A carnə sə scettə e lə canə s'arraggənə.'''<ref name=duetreotto/> :''La carne si butta ed i cani si arrabbiano''. ::Per dire che spesso c'è roba in abbondanza, ma manca il denaro per acquistarla. *'''A' ccasə də cannarutə 'ngə vonnə bənədəzziunə.'''<ref name=duedueuno>Citato in Nicola Gigante, p. 221.</ref> :''A casa dei golosi ci vogliono benedizioni''. *'''A' ccasə d'otrə no cchianda' fənetə.'''<ref name=finestra/><br />'''A' tterrə d'otrə no cchianda' fənetə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 132.</ref> :''A casa di altri non piantar confini.''<br />''Nella terra di altri non piantar confini''. ::Simile a "non metter falce nelle messe altrui", nel senso che non deve essere lecito andare a disturbare la sfera privata altrui, che non bisogna ficcare il naso nei fatti altrui. *'''A' ccasə də puvəriəddə no manghənə stuzzareddərə.'''<ref name=duequattrosei/> :''A casa dei poveretti non mancano piccole cose''. *'''A' ccasə də sunaturə no sə fačənə matənatə.'''<ref name=suono>Citato in Nicola Gigante, p. 839.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 198.</ref> :''A casa dei musicisti non si fanno mattinate''. ::Per dire che non è possibile che l'inganno vada a casa degli ingannatori e che "chi vuole ingannare il savio resta di corto". *'''A' ccasə də sunaturə no sə portənə sərenatə.'''<ref name=suono/> :''A casa dei musicisti non si portano serenate''. ::Nel senso di evitare di fare i tuttologhi e dare consigli a chi sicuramente ne sa di più. *'''A' ccasə d'u fərrarə 'u spiətə jé də ləgnamə.'''<ref name=fabbro>Citato in Nicola Gigante, p. 372.</ref> :''A casa del fabbro lo spiedo è di legno''. ::Proverbio che illustra un controsenso di vita, come un calzolaio con le scarpe rotte. *'''A' ccasa vecchiə no manghənə sciurgə.'''<ref name=sorcio>Citato in Nicola Gigante, p. 754.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=462&Itemid=68 A casa vecchia no mancane surge]'', ''Tarantonostra.com'', 19 febbraio 2007.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=966&Itemid=68 A casa vecchia no mancane surge]'', ''Tarantonostra.com'', 31 marzo 2010.</ref> :''Nella casa vecchia non mancano sorci''. ::Per dire che in una casa ormai solida, in senso economico, non mancano mai gli ospiti, che vengono per approfittarne. Usato anche per commentare la scoperta di cose, oggetti o persone in situazioni o siti in cui è scontato che ci fossero. *'''A' ccavaddə fumusə 'a macchiə lə tocchə.'''<ref name=duecinquetre/> :''A cavallo borioso gli tocca la macchia''. ::Detto che allude alla inevitabile umiliazione di chi si esalta. *'''A' ccavaddə jastəmatə lučə 'u pilə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 60.</ref> :''Al cavallo bestemmiato splende il pelo''. ::Per dire che chi è nato fortunato è sempre rincorso dalla buona sorte. *'''A' ccavaddə mazzə corrənə lə moschələ.'''<ref name=duecinquetre/> :''A cavallo magro corrono le mosche''. ::Proverbio che sottolinea come i guai capitino sempre a chi già ha guai di per sé. *''''A cəcalə candə candə e po' šcattə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 258.</ref> :''La cicala canta canta e poi muore''. ::Per dire che chi fa lo smargiasso poi la paga. *''''A cerə sə struscə e 'a pruggəssionə no 'ngə caminə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 266.</ref> :''La cera si consuma e la processione non avanza''. ::Per significare che si stanno facendo troppe chiacchiere e non si sta risolvendo il problema. *''''A chiejə 'ngiəndə e Martinə jindrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 279.</ref> :''La chiave alla cintola e Martino dentro''. ::Significando che se la donna vuole qualcosa, ad esempio tradire, non vi sono accorgimenti possibili. *'''A' cci chiandə favə mangə vunghələ.'''<ref name=fave>Citato in Nicola Gigante, p. 364.</ref> :''Chi pianta fave mangia i baccelli delle fave''. ::Proverbio simile a "si raccoglie ciò che si semina". *'''A' cci crerə, Dijə pruvvetə.'''<ref name=crede>Citato in Nicola Gigante, p. 301.</ref> :''A chi crede Dio provvede''. *'''A' cci fačə lə mašchərə e a' cci pajə lə suenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 836.</ref> :''Chi fa le maschere e chi paga l'orchestra'' {{NDR|i suoni}}. *'''A' cci fatiə mangə, a cci no fatiə mangə e bevə.'''<ref name=fatica/> <br />'''A' cci tenə mangə, a cci no tenə mangə e bevə.'''<ref name=mangia>Citato in Nicola Gigante, p. 469.</ref> :''Chi lavora mangia, chi non lavora mangia e beve.''<br />''Chi ha mangia, chi non ha mangia e beve''. ::Volendo significare che spesso sta meglio chi non ha di chi ha. *'''A' cci fatiə tenə 'na cammisə, a cci no fatiə nə tenə dojə.'''<ref name=fatica/> :''Chi lavora ha una [[camicia]], chi non lavora ne ha due''. *'''A' cci frabbəchə e sfrabbəchə no perdə majə tiəmbə.'''<ref name=fabbrica>Citato in Nicola Gigante, p. 384.</ref> :''Chi fa e disfa non perde mai tempo''. *'''A' cci ha nnatə d'austə a ffa' l'amorə no jacchiə gustə, ma cə lə pigghiə 'nu capriccə, no tenə frenə e appizzəchə 'a mmiccə.'''<ref name=agosto/> :''Chi è nato d'agosto non trova gustoso fare l'amore, ma se prende un capriccio non ha freni ed accende la miccia''. *'''A' cci 'na passələ, a cci 'n'aliə: tuttə am'a mangia' a mmenzadiə.'''<ref name=menzadie/> :''A chi un chicco di [[uva passa]], a chi un'oliva: tutti dobbiamo mangiare a mezzogiorno''. *'''A' cci no tenə capə, cu tenə jammə.'''<ref name=dueduesei/> :''Chi non ha testa, che abbia [[Gamba|gambe]]''. ::Chi dimentica una cosa deve tornare indietro a prenderla. *'''A' cci pechərə sə fačə 'u lupə s'u mangə.'''<ref name=pecora/> :''Il lupo mangia chi si fa pecora''. *'''A' cci piscə condraviəndə sə vagnə.'''<ref name=pesce/> :''Chi piscia controvento si bagna''. ::Nel senso che chi va controcorrente poi la paga. *'''A' cci piscə spissə e chiarə 'u miətəchə 'u vetə rarə.'''<ref name=pesce/> :''Chi piscia spesso e (la fa) chiara vede raramente il medico''. ::Proverbio medico simile a "una mela al giorno toglie il medico di torno". *'''A' cci s'a godə e no fatiə, morə də pucundriə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 659.</ref> :''Chi se la gode e non lavora muore di ipocondria''. *'''A' cci s'aggiustə 'u susə, s'affittə 'u jusə.'''<ref name=palummo/> :''Chi si aggiusta il sopra dà in affitto il sotto''. ::Significando che chi progredisce nella vita spesso dimentica le proprie origini. *'''A' cci sə corchə cu lə pəccinnə s'acchiə cacatə e pəsciatə.'''<ref name=peccato2/> <br /> '''A' cci sə corchə cu lə pəccinnə a' matinə sə jacchiə cacatə e pəsciatə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=394&Itemid=68 A ccì si cuerche cu li piccinne, a matina si jacchia cacate]'', ''Tarantonostra.com'', 12 maggio 2006.</ref> :''Chi si corica coi bambini si ritrova cacato e pisciato''. ::Proverbio che invita a non perdere troppo tempo con persone meno mature di noi. *'''A' cci sə dolə s'a'ttandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 349.</ref> :''Chi sente il dolore si tocchi''. ::Modismo che ricorda il latino "ubi dolor, ibi digitus" o "la lingua batte dove il dente duole". *'''A' cci sə mettə 'mbra mugghiərə e maritə s'acchiə 'a manə jindr'a portə cu tuttə lə cinghə descətərə.'''<ref name=moglie/> :''Chi si mette tra moglie e marito si trova la mano nella porta con tutt'e cinque le dita''. ::Simile a "tra moglie e marito non mettere il dito". *'''A' cci sə pongə cu iessə forə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=371&Itemid=68 A cci se ponge...cu esse fore]'', ''Tarantonostra.com'', 28 marzo 2006.</ref> :''Chi si punga che esca fuori''. ::Usato come stizzita risposta alla mancata accoglienza di una nostra richiesta; come invito a declinare un'incombenza di cui si ritenga di non essere all'altezza; oppure come commento a provvedimenti attuati a fronte di brutti eventi. *'''A' cci sə vennə 'u culə no sə po' azzətta'.'''<ref name=culo2/> :''Chi si vende il culo non può sedersi''. *'''A' cci spartə havə 'a megghia partə.'''<ref name=spartere/><ref>Citato in ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=991&Itemid=68 Proverbi]'', ''Tarantonostra.com''.</ref> :''Chi divide ha la miglior parte''. ::Nel significato che chi è in controllo di qualcosa può averne maggior guadagno, come chi divide una torta e se ne prende una fetta più grande. *'''A' cci sputə 'ngiələ 'mbaccə l'arrivə.'''<ref name=sputa>Citato in De Vincentiis, p. 66.</ref> :''A chi sputa in cielo gli arriva in faccia''. ::Per dire che chi desidera il male altrui ne avrà uno suo immantinente. *'''A' cci sté sottə rəcevə lə bottə.'''<ref name=unoottosei>Citato in Nicola Gigante, p. 186.</ref> :''Chi sta sotto riceve le botte''. ::Per significare che chi è in subordine deve sopportare gli umori del proprio superiore. *'''A' cci tanda tandə, a' cci niənda niəndə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 571.</ref> :''A chi tanto, a chi niente''. *'''A' cci tenə 'a rugnə cu s'a grattə.'''<ref name=cinquetre/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 702.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 162.</ref> :''Chi la rogna, che se la gratti''. ::Invito rivolto a chi ha problemi affinché li risolva da solo. *'''A' cci tenə secchə vé a' fundanə.'''<ref name=fontana/> :''Chi ha [[sete]] va alla fontana''. ::Con riferimento alla fontana di Piazza Fontana, costruita da [[Carlo V d'Asburgo]] e abbattuta nel 1861 per odio contro l'[[Austria]]. *'''A' cci tenə 'u culə affəttatə no ppo' cacarə quannə volə.'''<ref name=culo2/> :''Chi ha il culo fissato (da qualcuno) non può cacare quando vuole''. ::Per dire che chi si assume degli impegni deve rinunciare a molte libertà. *'''A' cci vé pə marə lə zumbənə lə 'nzeddərə 'ngulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 581.</ref> :''A chi va per mare gli saltano le gocce in culo''. ::Per dire che bisogna conoscere i rischi di ciò che si fa ed è "meglio evitare di stuzzicare il cane che dorme". *''''A cchiú bruttə acieddə mangə 'a megghia fichə.'''<ref name=ottodue>Citato in Nicola Gigante, p. 82.</ref> :''Il più brutto uccello mangia il miglior fico.'' ::Nel senso che anche i più brutti possono avere soddisfazioni dalla vita. *''''A cotə jé cchiù fortə a scurciarə.'''<ref name=cota>Citato in Nicola Gigante, p. 296.</ref> :''La [[Coda (anatomia)|coda]] è più dura da scorticare''. ::Per dire che la parte finale di un lavoro, di un'impresa, è sempre la più difficile. *''''A cozzanutə vetə lə cornə də l'otrə e nnonə lə sovə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 297.</ref> :''La lumaca vede le corna degli altri e non le sue''. ::Simile a "vedere la pagliuzza nell'occhio altrui e non la trave nel proprio". *''''A cundəndezzə də l'omə jé 'u vursiəddə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 323.</ref> :''La felicità dell'uomo è il [[borsello]]''. *''''A cuscenzə addò vo' sə portə.'''<ref name=coscienza>Citato in Nicola Gigante, p. 333.</ref> :''La coscienza dove vuole la si porta''. ::Per significare la sua elasticità ed il fatto che si può fare anche il male senza sentire sporca la propria coscienza. *''''A dumenəchə də lə Parmə, pastə e carnə.'''<ref name=parola/> :''La domenica della Palme (si mangia) pasta e carne''. *'''A' ffa' bbenə a' llə ualanə jé cacatə 'mmanə.'''<ref name=ualano>Citato in Nicola Gigante, p. 887.</ref> :''Fare del bene ai bifolchi è (come una) cacata in mano''. *''' 'A faccə jé l'andəcamərə d'u corə.'''<ref name=faccia>Citato in Nicola Gigante, p. 354.</ref> :''La faccia è l'anticamera del cuore''. *''''A famə fačí asse' 'u lupə d'ô voschə.'''<ref name=fame>Citato in Nicola Gigante, p. 357.</ref> :''La fame fece uscire il lupo dal bosco''. ::Volendo significare che il bisogno spesso induce l'uomo a compiere azioni che altrimenti non commetterebbe. Somiglia a "il bisogno fa l'uomo ladro". *''''A famə jé capə də raggə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 676.</ref> :''La fame è testa di rabbia''. ::Per dire che la fame genera rabbia sociale. *''''A fatiə sə chiamə cucuzzə: a mme mə fetə, a tte tə puzzə.'''<ref name=fatica/> :''Il lavoro si chiama [[zucchina]]: per me ha un cattivo odore e per te puzza''. ::Proverbio rimato sulla non amabilità del lavoro. *''''A femənə ca tenə fandasiə no rumanə majə da vacandiə, 'u maschələ ca jé fessə babbionə 'nzərtatə da 'na šcardonə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 480.</ref> :''La donna che ha fantasia non rimane mai sola, il maschio fesso (è) sfruttato {{NDR|intrecciato}} da una maliarda''. *''''A femənə c'ha nnatə a lugliə sembə sə lamendə c'u maritə, c'u zitə e cu 'a canə.'''<ref name=luglio/> :''La donna che è nata a luglio sempre si lamenta col marito, col fidanzato e con la cagna''. *''' 'A femənə jé cum'a castagnə, ca parə bbonə da forə e da jindrə jé fračətə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 247.</ref><ref name=femmina/> :''La donna è come la castagna, che sembra buona da fuori e da dentro è marcia''. *''' 'A femənə jé cum'u carvonə: stutatə tə tengə, appəzzəcatə tə cočə.'''<ref name=vetro/> :''La donna è come il carbone: spento ti sporca, acceso ti cuoce''. *''' 'A femənə marzarolə o jé paccə o parlə solə.'''<ref name=marzo/> :''La donna nata di marzo o è pazza o parla da sola''. *''''A fichə vo' l'acquə, 'u prəcuechə vo' 'u vinə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Il fico vuole l'acqua, la pesca vuole il vino.'' ::Nel senso che a ciascuno va dato il suo. *''''A figghia saputeddə, 'a mammə curnuteddə.'''<ref name=figlio/> :''La figlia saputella, la mamma cornutella''. *''''A finə d'u marənarə jé affunnə a' mmarə e queddə d'a puttanə jindr'ô spətalə.'''<ref name=mare/> :''La fine del marinaio è in fondo al mare e quella della puttana (è) nell'ospedale''. *''''A furmichələ penz'u statə p'u viərnə.'''<ref name=formica>Citato in Nicola Gigante, p. 397.</ref> :''La formica pensa (durante) l'estate per l'inverno''. ::Esortazione a risparmiare in gioventù per la vecchiaia. *''''A jaddinə fačə l'uevə e ô jaddə l'ušchə 'u culə.'''<ref name=gallo>Citato in Nicola Gigante, p. 420.</ref> :''La gallina fa l'uovo ed al gallo brucia il culo''. ::Alludendo a persona che patisce o finge di patire per il danno subito da altri. *''''A jattə quannə sə vetə alləsciatə ozə 'a cotə.'''<ref name=gatto>Citato in Nicola Gigante, p. 423.</ref> :''La [[gatta]] quando si vede accarezzata alza la coda''. ::Per dire che a volte le adulazioni e le carezze stizziscono invece di addolcire. *''''A jattə p'a persə fečə lə jattuddə cəcatə.'''<ref name=gatto/> :''La gatta per la fretta fece i gattini ciechi''. ::Volendo significare che, spesso, la fretta porta a commettere grossi errori. *'''A' jattə vəcchiariəddə, sciurgə tənəriəddə.'''<ref name=gatto/> :''A gatto vecchierello topi tenerelli''. ::Significando che ad un uomo anziano va bene una moglie giovinetta. *'''A' lava' 'a capə ô ciuccə sə perdə acquə e saponə.'''<ref name=ciuccio2>Citato in Nicola Gigante, p. 290.</ref> <br /> '''A' lava' 'a capə ô ciuccə sə perdə acquə, tiəmbə e saponə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=447&Itemid=68 A lava' a cape au ciuccie se perde acqua, tiempe e sapone]'', ''Tarantonostra.com'', 23 gennaio 2007.</ref> :''Lavare la testa all'asino fa perdere acqua e sapone''. <br /> ''Lavare la testa all'asino fa perdere acqua, tempo e sapone'' . ::Detto dell'inutilità di insistere su certe cose che non possono o non vogliono essere cambiate. *'''A' llə bərbandə 'u Səgnorə dé 'a capezza longhə e lə lassə pascərə cumə vonnə lorə.'''<ref name=centoottanta/> :''Ai birbanti il Signore dà la cavezza lunga e li lascia pascere a loro piacimento''. ::Detto popolare che sottolinea come i birbanti spesso siano impuniti e liberi di fare ciò che par loro. *'''A' llə ggiuvənə 'a fessə e a' lə viəcchiə 'a messə.'''<ref name=fesso/> :''Ai giovani la fessa {{NDR|vagina}} ed ai vecchi la messa''. *'''A' ll'uecchiə beddə vé 'u fumə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 172.</ref> :''Il fumo va negli occhi belli''. ::Per dire che la bellezza si perde anche con un lieve soffio. Alcuni pensano sia una credenza popolare antica secondo cui fumare rendesse più belli. *''''A lenga longhə no ha fattə majə bbenə a nəsciunə.'''<ref name=lingua2/> :''La lingua lunga non ha mai fatto bene a nessuno''. ::Invito a non parlare troppo ed a farsi i fatti propri. *''''A lenghə no tenə uessə e rombə l'uessə.'''<ref name=lingua2/> :''La lingua non ha osso e rompe l'osso''. ::Simile a "ne uccide più la penna che la spada". Indica la forza della parola. *'''A' llenga lordə recchia sordə.'''<ref name=lingua/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 103.</ref> :''A lingua scurrile orecchio sordo''. ::Non-risposta a chi ci insulta o usa parolacce. *'''A' lliəttə strittə cuerchətə 'mmiənzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 448.</ref> <br \> '''A' lluechə strittə ficchətə 'mmiənzə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 106.</ref> :''In un letto stretto coricati in mezzo''. <br \> ''In un luogo stretto ficcati in mezzo''. ::Significando che è bene sempre accontentarsi di quel che si ha e che bisogna sapersi adattare alle situazioni. *''''A litə 'mbra mugghiərə e maritə vé da 'u liəttə ô fucarilə.'''<ref name=onza>Citato in Nicola Gigante, p. 450.</ref> :''La lite fra moglie e marito va dal letto al focolaio''. ::A significare la scarsa durata che ha il loro broncio. *''' 'A marvə d'ognə malə sarvə.'''<ref name=marzo/> :''La [[malva]] salva da ogni male''. ::Proverbio di medicina popolare. *''''A Madonnə sapə a' cci portə lə rəcchinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 683.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1133&Itemid=68 A madonna sape a 'cci porta l'orecchine]'', ''Tarantonostra.com'', 04 ottobre 2012.</ref> :''La Madonna sa chi porta gli orecchini''. ::Detto a chi si suppone abbia fatto qualcosa di nascosto ed ha la coscienza sporca, sottolineando che la Madonna conosce i misfatti di ognuno. Usato anche quando finalmente vengono riconosciute le nostre azioni e ne abbiamo un vantaggio, sottolineando che la Madonna conosce le buone azioni fatte da tutti. *''''A malasortə e 'a figghia femənə.'''<ref name=soldi/> :''La malasorte e la figlia femmina''. ::Detto quando ci capitano due sventure assieme o quando, dopo i disagi sofferti, non si ottiene neppure l'appagamento di un desiderio. *'''A' mmalə 'ngapə, sərvəzzialə 'ngulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 782.</ref> :''Dolore alla testa, clistere in culo''. ::Proverbio di medicina popolare, secondo cui cura per l'emicrania era il clistere. *''''A marangianə no tt'a mangia' cə no ssi' sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 472.</ref> :''La [[melanzana]] non mangiarla se non sei sano''. ::Proverbio dovuto al fatto che i primi esemplari importati dall'Oriente erano lievemente tossici. *''''A mmerda da sott'a nevə no sə vetə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 505.</ref> :''La merda sotto la neve non si vede''. ::Riferendosi a cose fatte di nascosto. *''''A mortə addò aggiustə e addò uastə.'''<ref name=ottosette/> :''La morte in alcuni casi aggiusta, in altri guasta.'' ::Per dire che la morte prende sia i buoni che i cattivi. *''''A mortə a' cci acconzə, a' cci sconzə.'''<ref name=morte>Citato in Nicola Gigante, p. 517.</ref> :''La morte alcuni aiuta, altri rovina''. *''''A moschələ vé sus'ô dolcə e sus'a' merdə.'''<ref name=morte/> :''La mosca va sopra il dolce e sopra la merda''. *''''A mugghiərə də l'otrə piacə a tuttə.'''<ref name=moglie/> :''La moglie altrui piace a tutti''. *''''A navə caminə e 'a fafə sə cočə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 537.</ref> :''La nave va avanti {{NDR|cammina}} e la fava si cuoce''. ::Il tempo passa e gli affari maturano. *''''A nevə marzulinə durə d'a serə a' matinə.'''<ref name=nasce/> :''La neve di marzo dura dalla sera alla mattina''. *'''A' ognə cuccuvačə parə beddə 'u cuccuvačə suvə.'''<ref name=civetta/> :''Ad ogni civetta pare bella la civetta (figlia) sua''. ::Significando che agli occhi della madre tutti i figli sono belli. *'''A' ppiattə cuvertə no cachənə lə moschələ.'''<ref name=piatto>Citato in Nicola Gigante, p. 640.</ref> :''In piatto coperto non cacano le mosche''. ::Per dire che per evitare brutte conseguenze bisogna prendere le dovute precauzioni. *''''A piscə vagnə 'u liəttə e 'u culə abbušchə.'''<ref name=seitre>Citato in Nicola Gigante, p. 63.</ref><ref name=pirdo>Citato in Nicola Gigante, p. 644.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=950&Itemid=68 A piscia bagna u liette e u cule 'bbusche]'', ''Tarantonostra.com'', 05 febbraio 2010.</ref> :''Il pisello bagna il letto ed il culo prende le botte.'' ::Detto di quando un estraneo è incolpato di colpe altrui o quando qualcun altro che non c'entra con un fatto ne subisce le conseguenze. *''' 'A primə jé asənarə, 'a seconnə jé carə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 150.</ref> :''La prima {{NDR|donna, la moglie}} è la lavoratrice, la seconda {{NDR|l'amante}} è quella cara''. *''' 'A putenzə də l'omə jé 'a brachettə.'''<ref name=unoottosei/> :''La potenza dell'uomo è la brachetta'' {{NDR|dei pantaloni}}. *''' 'A rutə ognə malə stutə.'''<ref name=tretrezero/> :''La [[ruta]] spegne ogni male''. ::Proverbio di medicina popolare. *''' 'A ruzzə sə mangə 'u fiərrə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 163.</ref> :''La ruggine mangia il ferro''. ::Per dire che le spese eccessive distruggono i capitali. *'''A San Valendinə 'a primaverə jé vəcinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 654.</ref> :''A San Valentino {{NDR|[[14 febbraio]]}} la primavera è vicina''. *''''A sciutə d'u jaddə a ll'erə: vé 'a matinə e torn'a serə.'''<ref name=gallo/><ref name=vigna/> :''L'andata del gallo all'aia: va la mattina e torna la sera''. ::A significare una lunga visita o assenza di qualcuno, con allusione alla permanenza del gallo nell'aia. *''''A səgnurə səndevə cavətə e ffačí tagghia' lə capiəddə a' servə.'''<ref name=caldo/> :''La signora sentiva caldo e fece tagliare i capelli alla serva''. *''' 'A səgnurinə alegandə alegandə cu 'u surrisə s'avascə lə mutannə, cu 'nu vasə s'a fačə vəde', cu 'na ləsciatə s'a fačə mətte'.'''<ref name=vetro/> :''La signorina elegante elegante con un sorriso si abbassa le mutande, con un vacio la fa vedere, con una lisciata se la fa mettere''. ::Proverbio popolare che critica il mondo borghese, spesso piuttosto disinibito nel privato e pudico nel pubblico. *''' 'A sortə d'a cattivə: scì a vucciariə e acchiò ô vucciərə 'mbisə.'''<ref name=duecinqueuno>Citato in Nicola Gigante, p. 251.</ref> :''La sorte della [[vedova]]: andò in macelleria e trovò il macellaio cattivo''. ::A significare che quando si è perseguitati dalla sfortuna non si riesce neanche nelle piccole cose. *'''A' squagghiatə d'a nevə parənə lə stronzərə.'''<ref name=nasce/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 831.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=362&Itemid=68 S'ha squagghiat' a neve e mo' parene le strunze]'', ''Tarantonostra.com'', 01 marzo 2006.</ref> :''Allo sciogliersi della neve compaiono gli stronzi''. ::Per dire che solo quando i problemi terminano si può capire chi avrebbe potuto dare una mano e non l'ha fatto e chi è stato disponibile. Usato anche per dire che solamente quando vengono fuori i fatti si può comprendere chi mentiva e chi li negava. *''''A superbiə vé a' ccavaddə e tornə a' ppiətə.'''<ref name=suono/> :''La superbia va a cavallo e torna a piedi''. ::Nel senso che se si è superbi e si pensa di poter fare chissà cosa può capitare che non si riesca nei propri intenti. *'''A' ttiəmbə də tembestə ognə pərtusə jé puertə.'''<ref name=pertuso/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 854.</ref> :''Quando c'è tempesta ogni buco è [[porto]]''. ::Per significare che quando c'è un problema grave la gente si getta sulla prima soluzione che trova, come in mare ci si ficca nella prima baia disponibile in caso di tempesta. Può essere usato anche con allusione sessuale per un periodo di scarsa attività. Simile a "in amore e in guerra ogni buco è trincea". *''''A tramundanə 'na diə nascə, 'na diə pascə e ll'otrə morə.'''<ref name=tramontana/> :''La tramontana un giorno nasce, un giorno pasce e l'altro muore''. *''''A tramundanə o tre ddiə o 'na sumanə.'''<ref name=tramontana/> :''La tramontana o tre giorni o una settimana''. *''''A tramundanə 'u corə sanə.'''<ref name=tramontana/> :''La tramontana guarisce il cuore''. ::Significando la benefica azione dell'aria fredda e asciutta. *'''A' ttuttə parə grannə 'u piattə də l'otrə.'''<ref name=piatto/> :''A tutti pare grande il piatto altrui''. ::Simile a "l'erba del vicino è sempre più verde". *'''"A' ttuttə sciuechə sciucamə", dissə 'u təgnusə, forə c'a lua' 'a coppələ da 'ngapə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 853.</ref> :''"Giochiamo a tutti i giochi", disse il tignoso, prima di togliere il [[cappello]] dalla testa''. ::Wellerismo che significa che è bene non rendere pubblico quanto si cerca di tenere nascosto. *''''A vəcchiajə, o a' ll'acquə o a' llə pezzə.'''<ref name=vecchio>Citato in Nicola Gigante, p. 908.</ref> :''La vecchiaia, o all'acqua o alle pezze.'' *''''A vecchiə no tənevə piccə e s'accattó 'nu puerchə.'''<ref name=vecchio/> :''La vecchia non aveva capricci e si comprò un maiale''. *''''A vendrə jé ppəddecchiə: chiù nə ficchə e cchiù stənnecchiə.'''<ref name=ventre/> :''La pancia è di pelle: più ne metti e più si stende''. ::Detto a giustificare chi mangia eccessivamente. *''''A vignə jé tignə.'''<ref name=vigna>Citato in Nicola Gigante, p. 918.</ref> :''La vigna è tigna''. ::Per dire quanto è difficie mantenere un vigneto. *''''A vitə jé chienə də penə. A' cci tenə lə uajə cu sə lə tenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 919.</ref> :''La vita è piena di pene. Chi ha i guai che se li tenga''. *''''A vitə jé cum'a sajonghə: a' cci 'a tenə cortə 'a volə longhə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1057&Itemid=62 Je com' a pell' d' a pizza]'', ''Tarantonostra.com'', 13 luglio 2011.</ref> :''La vita è come il pene: chi l'ha corta la vuole lunga''. *''' " 'A vitə jé 'n'affacciatə a 'na fənestrə", dissə 'a vecchiə.'''<ref name=finestra>Citato in Nicola Gigante, p. 369.</ref> :''"La vita è un'affacciata ad una finestra", disse la vecchia''. ::[[Wellerismi|Wellerismo]] che vuole significare la brevità della vita e la sua precarità. *''''A zitə pə lə fornərə e 'a 'mmasciatarə a' ccasə.'''<ref name=zita/> :''La novella sposa per i forni e l'ambasciatrice a casa''. ::Per indicare un certo contrattempo. *'''Abbrilə, cə t'arrivə tə 'mbilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, se arriva ti infila''. *'''Abbrilə, dolce dormire, 'a capə 'ngapətalə, lə piətə ô fucarilə.'''<ref name=seizero>Citato in Nicola Gigante, p. 60.</ref> :''Aprile, dolce dormire, la testa al capezzale e i piedi al focolare''. *'''Abbrilə, dolce dormire, l'aciəddə candanə e cə no mangə settə votə a dijə, l'anəmə tə spilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, dolce dormire, gli uccelli cantano e se non mangi sette volte al giorno, l'anima ti languisce''. *'''Abbrilə fačə lə fiurə e mascə tenə l'anurə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile fa i fiori e maggio ne prende gli onori''. *'''Abbrilə, tu zətellə lassə 'a camərə, e tu, vecchiə, 'u fucarilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, tu [[zitella]] lascia la camera, e tu, vecchia, il fuoco''. *'''Abbrilə, luenghə e suttilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, lungo e sottile''. *'''"Acciaffə cə puetə", dissə unə 'na votə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 72.</ref> :''"Prendi, se puoi", disse uno una volta''. *'''Acchiə 'u fessə e inghiə 'u sacchə.'''<ref name=fesso/> :''Trova il fesso e riempi il sacco''. ::Nel senso di approfittarsene di una situazione vantaggiosa, in cui qualcuno è particolarmente facile da gabbare. *'''Accuegghiə l'acquə quannə chiovə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 74.</ref> :''Raccogli l'acqua quando piove''. ::Per dire di non sprecare un'opportunità che si presenta. *'''Accumə dissə il buon Gesù: m'he futtutə 'a prima votə, mo' nu mə futtə cchiù.'''<ref name=provtara>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=570&Itemid=72 Proverbi tarantini tradotti nelle principali lingue del mondo]'', ''Tarantonostra.com'', 8 agosto 2007.</ref> :''Come disse il buon Gesù; mi hai fregato la prima volta, ora non mi freghi più''. *'''Accumə spinnə mangə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 803.</ref> :''Come spendi mangi''. ::Per dire che spendendo poco è normale che si ritrovino difetti e che pagando di più si ha in media una qualità migliore. *'''Ačənə ačənə vé 'u granə ô mulinə.'''<ref name=ottouno>Citato in Nicola Gigante, p. 81.</ref> :''Granello per granello va il grano al mulino.'' ::Per dire che le cose van fatte pian piano. *'''Acquə a' llə fafareddə mejə e granənə pə tuttə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 355.</ref> :''Acqua alle mie fave e grandine per tutti''. ::Significante l'egoismo umano che vuole il bene per sé e il male per gli altri. *'''Acquə a' llə papərə, vinə all'uemənə e mazzatə a' llə canə.'''<ref name=ottoquattro>Citato in Nicola Gigante, p. 84.</ref> :''Acqua alle papere, vino agli uomini e mazzate ai cani.'' ::Per dire che a ciascuno va dato il suo. *'''Acquə ca no fačə 'ngiələ stejə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua che non fa sta in cielo''. *'''Acquə ca no scorrə fačə pandanə e fetə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua che non scorre fa pantani e puzza.'' ::Detto degli uomini taciturni che spesso covano malizia e perversità. *'''Acquə d'austə, manəchə e bustə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua d'agosto, maniche e busto.'' ::Significando che alle prime piogge d'agosto bisogna allungare le maniche ed indossare il busto per evitare di raffreddarsi. *'''Acquə d'austə, uegghiə e mustə.'''<ref name=agosto/> :''Acqua d'agosto, olio e mosto''. ::Proverbio che indica le caratteristiche d'agosto: le prime piogge, l'olio ed il vino. *'''Acquə də sciugnə, pəsciaturə d'u Diavulə.'''<ref name=giugno/> :''Acqua di giugno, urina del Diavolo''. *'''Acquə də sciugnə, ruvinə p'u mulənarə.'''<ref name=giugno/> :''Acqua di giugno, rovina per il [[mugnaio]]''. *'''Acquə e sciələ no rescə 'ngiələ.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua e gelo non reggono in cielo''. *'''Acquə e viəndə e a ognə passə 'nu crəpiəndə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua e vento e ad ogni passo un dolore''. *'''Acquə mənuteddə trapanə 'a vunneddə.'''<ref name=ottoquattro/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 927.</ref> :''Acqua minuta trapassa la gonna.'' ::Significando che le acque chete rovinano spesso i ponti. *'''Acquə, məloddə e pperə, 'u miərəchə a' carrerə.'''<ref name=tretrezero/> <br />'''Acquə, muliddə e pperə, 'u miərəchə a' carrerə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua, mele e pere, il medico sulla carriera.'' {{NDR|spazio della strada destinato ai cavalli, cioè medico che se ne va}}. ::Proverbio di medicina popolare, simile ad "una mela al giorno toglie il medico di torno". *'''Acquə 'mmocchə e sichərə 'ngulə.'''<ref name=vetro/> :''Acqua in bocca e [[sigaro]] in culo''. ::Per dire che certi segreti devono rimanere tali. *'''Acquə e 'nzalatə, jé tottə 'na pəsciatə.'''<ref name=vetro/> :''Acqua e insalata, è tutta una pisciata''. ::Per dire che è una dieta che fa eliminare molte scorie azotate. *'''Adascə, merlə, ca 'a viə jé pətrosə.'''<ref>Citato in De Vincetiis, p. 36.</ref> :''Adagio, merlo, ché la via è colma di pietre''. ::Invito alla cautela con allusione al merlo, un uccello spesso camminatore. *'''Addò carnə e maccarrunə, addò niəndə e a dəsciunə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove carne e [[maccheroni]], dove niente e a digiuno.'' ::Per descrivere le disuguaglianze sociali. *'''"Addò he fattə 'u statə, fatt'u viərnə", dissə 'a furmichələ a' cəcalə.'''<ref name=ottosette/><ref name=formica/> :''"Dove hai passato l'estate, passa l'inverno", disse la formica alla cicala''. ::Wellerismo che allude ad una persona la cui presenza non è gradita e che viene invitata ad allontanarsi. Deriva dalla famosa favola di [[Esopo]]. *'''Addò jé grossə 'a cucinə 'a miseriə jé vəcinə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove è piena la cucina, la miseria è vicina''. ::Per dire che lo spreco alimentare porta alla miseria. *'''Addò liəvə e no puenə 'u marə scumbuenə.'''<ref name=ottosette/> <br />'''Addò liəvə e no miəttə 'u marə jé scunfittə.'''<ref name=mare>Citato in Nicola Gigante, p. 475.</ref> :''Dove togli e non metti il mare scomponi.''<br />''Dove togli e non metti il mare è sconfitto''. ::Per dire che quando si toglie e non si mette anche le grandi proprietà si perdono. *'''Addò no miəttə l'achə, miəttə 'a capə.'''<ref name=ottouno/><ref name=ottosette/> :''Dove non metti l'ago, metti la testa.'' ::Per dire che è bene porre rimedio in tempo quando il danno è poco. *'''Addò no trasə 'u solə, trasə 'u miərəchə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove non entra il sole, entra il medico''. *'''Addò rozzələ 'a vecchiə? A' pəstərvulə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove cade la vecchia? Alla posterla.'' ::In riferimento alle strette vie a gradinate di Taranto vecchia, per indicare il punto in cui sorge una difficoltà. *'''Addò sté gustə no 'ngə sté pərdenzə.'''<ref name=ottosette/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 622.</ref> :''Dove c'è piacere non c'è perdita.'' ::Per dire che quando c'è piacere di fare qualcosa non si perde nemmeno il tempo. *'''Addò stonnə cornə stonnə soldə.'''<ref name=corna/> :''Dove ci sono corna ci sono soldi''. *'''Addò trasə 'nu discətə trasə 'nu cazzə.'''<ref name=vetro/> :''Dove entra un dito entra un pene''. ::Per indicare individui approfittatori che da un dito si prendono l'intero braccio. *'''Addò vé 'a manəchə vé 'u curtiəddə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 78.</ref> <br /> '''Addò vé 'u manəchə vé 'u curtiəddə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove va il manico va il coltello''. ::Detto quando si gioca il tutto per tutto. *'''Addò vé 'a [[Imbarcazione|varchə]] vé 'u vasciddə.'''<ref name=ottosette/><ref name=barca>Citato in Nicola Gigante, p. 901.</ref> :''Dove va la barca va il vascello''. *'''Addò vé Lecchə vé Pizzəchə e Pezzə cacatə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove va Lecco, va Pizzico e Pezza cacata.'' ::Per indicare amici inseparabili. *'''Addò vé Mariə, vé cu 'a sbəndurə riə.'''<ref name=ottosette/> :''Ovunque vada Maria, va con la sventura ria''. *'''Ajirə cacó 'u mulə e 'st'annə lə fetə 'u culə.'''<ref name=mulo>Citato in Nicola Gigante, p. 522.</ref> :''Ieri cacò il mulo e quest'anno gli puzza il culo''. *'''All'agghiə, all'agghiə, ca 'u casə jé travagghiə.'''<ref name=novesei>Citato in Nicola Gigante, p. 96.</ref> :''All'aglio, all'aglio, ché il formaggio è travaglio''. ::Invito ad una vita più semplice e più dura, migliore rispetto ad una vita ricca ed agiata, ma più pericolosa. Deriva da una storia molto similare a quella [[Esopo|esopiana]] del topo di città e del topo di campagna. *'''Amə a cci t'amə e rəspunnə a cci tə chiamə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 107.</ref><ref name=scamba>Citato in De Vincentiis, p. 65.</ref> :''Ama chi ti ama e rispondi a chi ti chiama''. ::Per dire di essere grati coi benefattori e cortesi con tutti. *'''"Am'a sənde' ", dissə 'u surdə.'''<ref name=sordo/> :''"Dobbiamo sentire", disse il sordo''. *'''Amə perdutə Fəlippə cu tutt'u panarə.'''<ref>Citato in ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_wrapper&Itemid=69 Dizionario - Panaro]'', ''Tarantonostra.com''.</ref> :''Abbiamo perso Filippo con tutto il paniere''. ::Detto quando si manda qualcuno a fare una commissione e non torna, o in generale quando si perde tutto. *'''Amichə amichə tə vennə 'u vinə acitə.'''<ref name=centonove/> :''L'amico amico ti vende il vino (diventato) aceto''. *'''Amichə cu tuttə e fədelə cu nəsciunə.'''<ref name=centonove/> :''Amico con tutti e fedele con nessuno''. *'''Amicə e cumbarə sə parlənə chiarə.'''<ref name=centonove/> :''Amici e compari si parlano chiaro''. *'''Amorə də patrunə, amorə də scurzunə.'''<ref name=padrone/> :''Amore di padrone, amore di serpenti''. *'''Apprimə 'u sciuppə, po' 'a cammisə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 757.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 212.</ref> :''Prima il corpetto, poi la camicia''. ::Per dire che bisogna pensare prima alle proprie cose e poi alle altrui. *'''Apprimə vitə 'u scurzonə e po' chiamə a San Paulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 772.</ref> :''Prima vedi il colubro e poi chiami San Paolo''. ::Per dire che non bisogna chiamare aiuto se non dopo che ci si è realmente resi conto del pericolo. *'''Aprətə aliə, ca trasə Gesù e Mariə.'''<ref name=cento/> :''Apriti, olivo, che entra Gesù e Maria''. *'''Arbrə mijə fiuritə: tu mə si' mugghiərə e ijə tə so' maritə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 131.</ref> :''Albero mio fiorito: tu mi sei moglie ed io ti sono marito''. ::Significando che oramai non c'è più nulla da fare per tornare indietro, come dopo essersi sposati (essendo il proverbio nato prima del divorzio). *'''Archə d'a marinə, acquə senza finə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 132.</ref> :''Arcobalno dal litorale, acqua senza fine''. ::A significare che solitamente la comparsa dell'arcobaleno sul litorale permette di prevedere forti piogge. *'''Argiəndə no corrə laggiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 430.</ref><br />'''Argiəndə cu argiəndə no corrə laggiə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 101.</ref> :''Argento (con argento) non corre aggio''. ::Per dire che persone pari non si offendono mai fra loro. *'''Ariə nettə no havə paurə də tronərə.'''<ref name=centotrentaquattro>Citato in Nicola Gigante, p. 134.</ref> <br />'''Ariə chiarə no tenə paurə də tronərə.'''<ref name=ottosette>Citato in Nicola Gigante, p. 877.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 206.</ref> :''L'aria pulita non ha paura dei tuoni''. ::Significando che chi ha la coscienza pulita non deve avere paura di nulla. *'''Artə də tatə menzə 'mbaratə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''Arte di padre è per metà imparata''. ::Per dire che facendo il mestiere del genitore è possibile avere dei privilegi. *'''Arunghiələ tuttə 'nu cuernə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 44.</ref> :''Aliossi tutti un corno''. ::Per indicare l'uniformità di volere di due o più persone a danno altrui. Si ricava dal fatto che gli astragali della stessa gamba hanno le "orecchie" tutte da una stessa parte. *'''Arvulə ca no ffačə fruttə šcandələ e mmiəttələ ô fuechə.'''<ref name=centoquarantotto>Citato in Nicola Gigante, p. 148.</ref> :''Albero che non fa frutti, spiantalo e mettilo al fuoco''. ::Invito ad eliminare ciò che non ci dà guadagno. *'''Aspiəttə, ciuccə mijə, quannə venə 'a pagghia novə.'''<ref name=centocinquantuno/><ref name=ciuccio/> :''Aspetta, asino mio, fino a quando viene la paglia nuova''. ::Detto similare ad "aspetta e spera" o "campa cavallo, che l'erba cresce". *'''Aspiəttə vacandijə cu 'na bbona fatə, finə ca cattivə 'nu bbuenə 'nzuratə.'''<ref name=centocinquantuno>Citato in Nicola Gigante, p. 151.</ref> :''Aspetta, [[nubile]] con una buona ragazza, finché {{NDR|diventi}} [[vedovo]] un buon ammogliato''. *'''Attacchə 'u ciuccə addò vo' 'u patrunə.'''<ref name=ciuccio/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 69.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=507&Itemid=68 Attacca u ciucce addo' vo' u patrune]'', ''Tarantonostra.com'', 11 maggio 2007.</ref> :''Attacca l'asino dove vuole il padrone''. ::Significando che non vale la pena angustiarsi per cose che non dipendono dalla propria volontà. Detto generalmente quando si ricevono ordini dannosi o inutili, ma che vanno comunque espletati. *'''Attiəndə, merlə, ca 'u chiappə sté appisə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 506.</ref> :''Attento, [[merlo]], che il cappio è appeso''. ::Quando si avverte qualcuno di una insidia incombente. *'''Avenə sobb'avenə, mənghiarilə a cci 'a menə.'''<ref name=unoseitre/> :''[[Avena]] sopra avena, stupido chi la getta''. ==B== *'''Bussə 'a coppə e rəsponnə 'a spatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 693.</ref><br /> '''T'hagghiə chiamatə a coppə e tə nə iessə a bastonə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=777&Itemid=68 T'agghie chiamate a coppe e te ne jisse a bastone!]'', ''Tarantonostra.com'', 18 settembre 2008.</ref> :''Bussa la coppa e risponde la spada''.<br /> ''Ti ho chiesto di giocare una carta di coppe e tu mi lanci una carta di bastoni''. ::Detto quando si risponde cosa diversa dalla richiesta. Si rifa al gioco delle carte. ==C== *'''Cadarə cu ccadarə no sə tengənə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=840&Itemid=68 Catare cu catare no sse' tengene]'', ''Tarantonostra.com'', 02 febbraio 2009.</ref> :''Caldaia con caldaia non si tingono''. ::Per dire che un ribaldo non può essere ulteriormente traviato da qualcuno della sua stessa specie. Deriva dal fatto che le grandi caldaie in cui si cuocevano le minestre erano spesso sporche di fuliggine. *'''Canə c'abbajə no mozzəchə.'''<ref name=dueunosette/> :''Can che abbaia non morde''. *'''Canə ca tə mozzəchə, miəttə 'u stessə pilə.'''<ref name=dueunosette/><br />'''Addò mozzəchə 'u canə miətt'u pilə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 123.</ref> :''Cane che ti morde, metti il suo stesso pelo.''<br />''Dove morde il cane metti il (suo) pelo''. ::Per dire di comportarsi come il nemico per poter sopravvivere, cioè ricavare il rimedio dalla causa del danno, come se dopo essere stati morsi dal cane ci si travestisse com'esso. *'''Canə cu ccanə s'addorənə 'ngulə.'''<ref name=dueunosette/> :''Cane con cane si odorano in culo''. ::Detto del fatto che i simili vanno sempre insieme. *'''Canə sazziə e jattə a dəsciunə.'''<ref name=dueunosette/> :''[[Cane e gatto|Cane]] sazio e [[Cane e gatto|gatto]] a digiuno''. ::Detto quando si fa di tutto per far riuscire una propria impresa, perché il cane sazio fa meglio la guardia ed il gatto a digiuno prende meglio i topi. *'''Canəlorə chiarə, mesə truvələ; Canəlorə truvələ, mesə chiarə. Cə d'a Canəlorə venə acqua mənutə, 'a vərnatə sə n'ha sciutə; cə d'a Canəlorə lucə 'u solə chiarə, marzə dəvendə scənnarə.'''<ref name=dueunootto/>. :''[[Candelora]] {{NDR|[[2 febbraio]]}} chiara, mese torbido; Candelora torbida, mese chiaro. Se nel giorno della Candelora viene pioggia minuta, l'inverno se ne è andato; se nel giorno della Candelora sorge un sole chiaro, marzo diventa gennaio''. *'''Capa grossə, cərviəddə mazzə.'''<ref name=cippone/> :''Testa grossa, cervello magro''. *'''Capəta' sottə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 228.</ref> :''Capitare sotto''. ::''Rendere ragione di qualche vecchio torto''. *'''Cappeddərə cu cappeddərə sə rəvescənə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 231.</ref> :''Cappelli con cappelli si riveriscono''. ::Detto del fatto che i simili vanno sempre insieme. *'''Carəchəm'a cannə e spiəzzəmə 'a jammə.'''<ref name=duedueuno/> :''Caricami la gola e spezzami la [[Gamba|gamba]]''. ::Significando che il silenzio si compra. *'''Carnə ca crescə, cə no sə votəchə affətescə.'''<ref name=duetreotto>Citato in Nicola Gigante, p. 238.</ref> :''Carne che cresce, se non si muove inizia a puzzare''. ::Detto per significare che i bambini si devono muovere, devono essere vispi, se vogliono crescere sani e intelligenti. *'''Carnə də vaccinə, sbrəvognə a' cci 'a cucinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 898.</ref> :''Carne di vacca, vergogna a chi la cucina''. *'''Carnə fačə carnə e amicizziə fačə cornə.'''<ref name=duetreotto/> :''Carne fa carne e amicizia fa corna''. ::Così come mangiare carne fa ingrassare, l'amicizia stretta può diventare occasione di infedeltà coniugale. *'''Carnə 'ngondra carnə.'''<ref name=duetreotto/> :''Carne incontra carne''. ::Per significare che il sangue non è acqua. *'''Carnəvalə mijə cu lə rogghiə: oscə maccarrunə e crejə fogghiə.'''<ref name=duequattrozero/> :''Carnevale mio con i dolori: oggi [[maccheroni]] e domani verdure''. ::Per significare che mentre negli ultimi giorni di Carnevale si mangia grasso, con la Quaresima si mangia magro. *'''Carnəvalə p'a cannə scì ô 'mbiernə.'''<ref name=duequattrozero>Citato in Nicola Gigante, p. 240.</ref> :''Carnevale andò all'Inferno a causa della gola''. ::Detto che critica l'eccessiva quantità di cibo e di dolci consumata a Carnevale. *'''Casa grannə inghiələ də spinə.'''<ref name=duequattrosei/> :''Casa grande, riempila di spine''. ::Detto a chi ha una casa grande come consiglio per evitare i molti estranei che se ne approfitterebbero. *'''Casə səstəmatə, mortə avvəcənatə.'''<ref name=duequattrosei/> :''Casa sistemata, morte vicina''. *'''Caulə jé figghiə a ruecchələ e ruecchələ jé figghiə a caulə.'''<ref name=duecinquedue>Citato in Nicola Gigante, p. 252.</ref><ref name=asse/> :''Il cavolo è figlio del rocchio {{NDR|il torso del cavolo}} ed il rocchio è figlio del cavolo''. ::Per descrivere due persone inseparabili. *'''Cavətə də pannə no ffačə majə dannə.'''<ref name=caldo>Citato in Nicola Gigante, p. 254.</ref> :''Il caldo dei panni non fa mai danno''. *'''Cə a 'bbrilə t'he spugghiatə, rumanə accustəpatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 80.</ref> :''Se ad aprile ti sei spogliato ti prenderai il raffreddore''. *'''Cə 'a crapə tənevə paurə d'u scuernə no sə grattavə 'u zəzəniəddə c'u cuernə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 936.</ref> :''Se la capra avesse avuto paura della vergogna non si sarebbe grattato il deretano/la vagina con il corno''. *'''Cə a' mmarzə no ha putatə, 'a vənnegnə ha rruvənatə.'''<ref name=marzo/> :''Se a marzo non ha potato, la vendemmia ha rovinato''. *'''Cə a' llugliə no t'hé 'cchiatə l'avvəndurə o si' crəmonə o si' 'nu cacaturə.'''<ref name=luglio/> :''Se a luglio non hai trovato l'avventura o sei pigro o sei un cacatoio''. *'''Cə 'a 'mmidiə jevə cugghiə, tuttə scevənə cu 'nu caniəstrə 'nnandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 313.</ref> :''Se l'invidia fosse lo [[scroto]], tutti andrebbero con un canestro davanti''. ::Essendo l'invidia molto grande, il detto sottolinea come la gente dovrebbe girare con un canestro di vimini davanti per mantenerla. *'''Cə 'a 'mmidiə jevə rugnə sə məšcavə tuttə 'u munnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 114.</ref> :''Se l'invidia fosse rogna si infetterebbe tutto il mondo''. *'''Cə 'a mugghiərə tenə tuertə jé 'u maritə ca cerchə scusə.'''<ref name=vetro/> :''Se la moglie ha torto è il marito che cerca scuse''. *'''Cə azzueppə a' ognə petrə scarpə a' ccasə no nə puertə.'''<ref name=pietra/> :''Se inciampi in ogni pietra scarpe a casa non ne porti''. *'''Cə chiovə d'a Sanda Cročə trasə 'u tarlə ind'a ognə nocə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 281.</ref> :''Se piove della Santa Croce {{NDR|[[3 maggio]]}} entra il tarlo in ogni noce''. ::Proverbio molto antico<ref>''Dizionario universale economico-rustico'', tomo decimottavo, PIT-QUI, Roma, nella stamperia di Michele Puccinelli, 1796, [https://books.google.it/books?id=jvpnlNlrc_MC&pg=PA238&lpg=PA238 p. 238].</ref> che lega la pioggia di maggio alla rovina delle noci. *'''Cə collərə tə pigghiə, t'ammalazzə e t'assuttigghiə.'''<ref name=coffa/> :''Se ti prendi la collera, ti ammali e dimagrisci''. *'''Cə d'austə no t'he vestutə, malə cunzigliə he 'vutə'''.<ref name=agosto>Citato in Nicola Gigante, p. 162.</ref> :''Se di agosto non ti sei vestito, male consiglio hai avuto''. ::Invita a rivestirsi in modo pesante ad agosto, per l'arrivo dell'autunno. *'''Cə Gəseppə 'u sapevə, mmiənzə a ddo' fratə no sə məttevə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 405.</ref> :''Se Giuseppe l'avesse saputo, non si sarebbe messo in mezzo a(i) due fratelli''. ::Significando che i litigi fra due fratelli finiscono sempre male. *'''Cə jé figghiə də jattə ha da pəgghia' lə sciurgə.'''<ref name=figlio/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1082&Itemid=68 A cci je figghie a jatte, sciurge ha da pigghiare]'', ''Tarantonostra.com'', 28 ottobre 2011.</ref> :''Se è figlio di fatto deve prendere i topi''. ::Per significare che chi è portato per una certa cosa non può non riuscire nella propria carriera. *'''Cə lə cornutə putevənə vularə, 'u solə no 'ngə assevə majə.'''<ref name=cornuto/> :''Se i cornuti potessero volare, il sole non spunterebbe mai''. *'''Cə lə cuernə ievənə gradunə sə 'nghianavə a' Ddijə patrunə.'''<ref name=vetro/> :''Se i corni fossero state gradoni si sarebbe salito verso Dio padrone''. ::Per dire che nel mondo sono molti coloro che sono stati traditi. *'''Cə Marzə no marzescə giugnə no fəstescə.'''<ref name=marzo>Citato in Nicola Gigante, p. 479.</ref> :''Se Marzo non marzeggia, giugno non festeggia''. *'''"Cə mə 'ngappə tə cachə", dissə 'u culə a' cammisə.'''<ref name=culo2/> :''"Se inciampi in me ti caco (addosso)", disse il culo alla camicia''. *'''Cə n'am'a ffa' də lə chiacchiərə? Lə maccarrunə enghiənə 'a vendrə.'''<ref name=macchia>Citato in Nicola Gigante, p. 457.</ref> :''Che dobbiamo farcene delle chiacchiere? I [[maccheroni]] riempiono la pancia''. ::Detto a quanti vendono chiacchiere senza concludere nulla. *'''"Ce 'ngendrənə", dissə monzəgnorə, "lə crespələ d'u culə cu lə vəscigliə?'''<ref name=trezerodue/> :''"che c'entrano", disse il monsignore, "le pieghe del culo con le vigilie?"'' *'''Cə no so' fichə so' fəcazzə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=25&Itemid=68 Ce no sò fic sà f'cazz]'', ''Tarantonostra.com'', 29 luglio 2004.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1062&Itemid=68 Ci no' ssò fiche, so ficazze]'', ''Tarantonostra.com'', 23 agosto 2011.</ref> :''Se non sono fichi sono ficazzi''. ::Simile a "se non è zuppa è ban bagnato". A definire una mancanza di possibilità di scelta. *'''Cə scennarə no scənnarescə, fəbbrarə malə penzə.'''<ref name=gennaio>Citato in Nicola Gigante, p. 741.</ref> :''Se gennaio non gennareggia, febbraio pensa male''. *'''Cə settemmrə jé amichə, japrə amenələ e fichə.'''<ref name=settembre/> :''Se settembre è amico, apri [[mandorla|mandorle]] e fichi''. *'''Cə tre caddə no appriəzzə, 'nu cadduzzə no valə.'''<ref name=duecento>Citato in Nicola Gigante, p. 200.</ref> :''Se tre cavalli {{NDR|scarsa moneta di rame coniata nel 1472}} non apprezzi, non vali un cavalluccio''. ::Per dire che è meglio apprezzare anche il poco. *'''Cə 'u munnə cadevə, 'u mandənevənə lə cornə.'''<ref name=corna/> :''Se il mondo cadesse, lo manterrebbero le corna''. *'''Cə uè cu assaggə lə penə d'u 'mbiərnə, cuechə də statə e trainiərə də viərnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 493.</ref> :''Se vuoi assaporare le pene dell'Inferno, cuoco d'estate e trainiere di inverno''. *'''Cə uè cu cambə senza bottə, agghiə crutə e cəpodda cottə.'''<ref name=novesei/> :''Se vuoi vivere senza colpi, aglio crudo e cipolla cotta''. *'''Cə uè cu ffačə lə fiəstə cundendə, quiddə ca vitə vitə e quiddə ca sində sində.'''<ref name=fesso/> :''Se vuoi vivere una vita lieta {{NDR|fare contento la festa}}, quello che vedi vedi e quello che senti senti''. ::Proverbio che spinge a non immischiarsi nei fatti altrui per poter vivere una vita più serena. *'''Cə uè cu jabbə ô scarparə n'ha təne' do' parə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 734.</ref> :''Se vuoi gabbare il calzolaio devi averne due paia (di scarpe)''. *'''Cə uè cu jabbə ô vəčinə, corchətə subbətə e uezətə də matinə.'''<ref name=vecchio/> :''Se vuoi gabbare il vicino vai a letto subito ed alzati di buon mattino''. *'''Cə uè cu ll'aməcizziə sə mandenə, 'nu panariəddə vé e 'n'otrə avenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 594.</ref> :''Se vuoi mantenere l'amicizia, un paniere va via ed un altro viene''. ::Nel senso che nell'amicizia bisogna dare e prendere per mantenere la situazione equilibrata e sana. *'''Cə uè cu ttiənə 'a terra chienə, chiandə scescələ e amarenə.'''<ref name=leonardo/> :''Se vuoi avere la terra piena, pianta giuggiolo e amarena''. *'''Ci arə cu lə vacchə vé ô mulinə cu lə pudditrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 130.</ref> :''Chi ara con le vacche va al mulino con i cavallini''. *'''Ci beddə vo' pare', penə e uajə ha da suffrerə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 179.</ref> <br />'''Ci beddə vo' pare', penə e uajə ha da patescərə.'''<ref name=guai/> :''Chi vuole sembrare bello deve soffrire pene e guai''. *'''Ci cambə spərannə, morə cacannə.'''<ref name=unonovesette>Citato in Nicola Gigante, p. 197.</ref> :''Chi vive sperando, muore cacando''. *'''Ci cambə tuttə l'annə vetə tuttə lə festə.'''<ref name=vince1/> :''Chi vive tutto l'anno vede tutte le feste''. *'''Ci caminə allecchə, ci sté fermə secchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 102.</ref><ref name=dueunouno>Citato in Nicola Gigante, p. 211.</ref> :''Chi cammina lecca, chi sta fermo secca''. ::Per dire che è necessario essere intraprendenti nella vita. *'''Ci caminə drittə, cambə afflittə; ci caminə sturtariəddə, cambə bunariəddə.'''<ref name=dueunouno/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 835.</ref> <br />'''Ci vé drittə, cambə afflittə.'''<ref name=vince1>Citato in De Vincetiis, p. 52.</ref> :''Chi cammina dritto, vive afflitto; chi cammina in modo stortarello, vive più che bene''. ::Proverbio che ricorda come chi vive una vita retta spesso sia afflitto da molti mali immeritati. *'''Ci cunzumə 'u sivə e cci pigghiə 'a cuccagnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 790.</ref> :''Chi consuma il g(proprio) grasso e chi prende la cuccagna''. ::Significando che spesso c'è chi lavora tanto e chi prende poi tutto il guadagno. *'''Ci da 'nnanzə d'alliscə, da retə tə piscə.'''<ref name=faccia/><ref name=pesce/><ref name=he/> :''Chi davanti ti lusinga, da dietro ti piscia''. ::Detto di chi faccia a faccia ti loda e con altri ti calunnia. *'''Ci fatiə no morə pəzzendə.'''<ref name=fatica/> :''Chi lavora non muore pezzente''. *'''Ci jé sparəmazzə no fačə majə razzə.'''<ref name=spartere>Citato in Nicola Gigante, p. 799.</ref> :''Chi è tirchio non è mai socievole'' {{NDR|non fa mai razza, schiatta}}. *'''Ci jé stuetəchə sə sté a ccasa sovə.'''<ref name=sozzo>Citato in Nicola Gigante, p. 833.</ref> :''Chi è stupido se ne sta a casa sua''. ::Per dire che il mondo dovrebbe essere delle persone intelligenti *'''Ci l'aver'a dičərə c'a mugghiərə də Fəlicə aver'a balla' 'a quadrigghiə?'''<ref name=moglie/> :''Chi l'avrebbe detto che la moglie di Felice avrebbe ballato la quadriglia?'' ::Per dire che sono strane le vicessitudini della vita. *'''Ci ha natə jind'ô mesə də settemmrə parə ca jé stodəchə, ma cə lə venə 'a stuffariə sə friscə 'a capə e ffačə pacciə.'''<ref name=settembre/> :''Chi è nata nel mese di settembre sembra essere stupida, ma se la assale la noia si frigge la testa e fa pazzie''. *'''Ci nascə quatrə no morə tunnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 673.</ref><ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, agosto.</ref> :''Chi nasce quadrato non muore tondo''. *'''Ci natə d'austə no provə mustə.'''<ref name=agosto/> :''Chi nuota d'agosto non assaggia mosto''. ::Vecchia concezione secondo cui i bagni dovessero terminare ai primi di agosto per non avere malanni in autunno. *'''Ci n'abbə, n'abbə a' ferə də Sənəgagghiə; fačimə lə cundə, spaccamə lə tagghiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 846.</ref> :''Chi ha avuto, ha avuto alla fiera di Senigallia; facciamo i conti, spezziamo i legnetti'' {{NDR|di sambuco, su cui, ai tempi dell'analfabetismo, si segnavano con delle intaccature quanto si dava e quanto si aveva}}. ::Simile a "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato". *'''Ci nəgoziə cambə e ci fatiə morə.'''<ref name=negozio>Citato in Nicola Gigante, p. 550.</ref> :''Chi commercia vive e chi lavora muore''. ::Detto popolare contro i commercianti. *'''Ci no frabbəchə e no maritə no sapə niəndə d'u munnə.'''<ref name=fabbrica/> :''Chi non crea e non si sposta non sa niente del mondo''. *'''Ci no tenə uajə e cerchə uajə, bənədettə quiddə Ddijə ca 'ngə lə dejə.'''<ref name=guai/> :''Benedetto quel Dio che dà i guai a chi non li ha e li cerca''. *'''Ci pajə apprimə jé malə sərvitə.'''<ref name=pagatore>Citato in Nicola Gigante, p. 591.</ref> :''Chi paga per primo è malamente servito''. ::Proverbio che consiglia di pagare sempre dopo un servizio e non prima. *'''Ci prattəchə 'u melə s'allecchə lə descətərə.'''<ref name=frequentare/> :''Chi maneggia {{NDR|frequenta}} il miele si lecca le dita''. ::Antico proverbio<ref>{{Cfr}} ''Fontana della Crusca; Overo; Dizzionario italiano-tedesco, e tedesco-italiano'', Nicolò di Castelli (a cura di), im Verlag Johann Ludwig Gledisch und M. G. Weidmanns, Leipzig, 1709, [https://books.google.it/books?id=GJJfAAAAcAAJ&pg=PA1433 p. 1433].</ref> usato per dire che chi manipola un affare se ne avvantaggia. *'''Ci sciochə c'u mulə s'abbušchə 'nu [[Calcio (pedata)|caucə]] 'ngulə.'''<ref name=mulo/> :''Chi gioca col mulo si prende un calcio in culo''. ::Per dire che bisogna essere consci di quel che si fa e di cosa potrebbe capitare. *'''Ci s'affannə pə lə filə, 'ngulə s'a pigghiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 90.</ref> :''Chi si affanna per i figli, in culo se la prende''. *'''Ci s'avandə sulə jé 'nu fasulə.'''<ref name=unoseitre>Citato in Nicola Gigante, p. 163.</ref> <br />'''Ci s'avandə sulə no valə 'nu fasulə.'''<ref name=fatica/> :''Chi si vanta da solo è un fagiolo.''<br />''Chi si vanta da solo non vale (neppure) un fagiolo''. ::Doppia versione di un modo di dire che critica verso i boriosi. *'''Ci servə ô Communə no servə a nəsciunə, ci arrobbə ô Communə no arrobbə a nəsciunə.'''<ref name=treduedue>Citato in Nicola Gigante, p. 322.</ref> :''Chi lavora nel Municipio non lavora per nessuno, chi ruba al Municipio non ruba a nessuno''. ::Detto popolare di critica alla politica cittadina. *'''Ci sté comədə no sə ozə.'''<ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, settembre.</ref> :''Chi sta comodo non si alza''. ::Detto degli ospiti inopportuni che rimangono più del dovuto. *'''Ci tə dičə ca t'amə cchiù d'a mammə 'u corə tə 'ngannə.'''<ref name=mamma>Citato in Nicola Gigante, p. 464.</ref> :''Chi ti dice che ti ama più della mamma ti inganna il cuore''. *'''Ci tə sapə tə rapə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 712.</ref> :''Chi ti conosce ti rapa''. ::Per dire che i danni peggiori vengono dai conoscenti. *'''Ci tə sputə 'ngannə no tə vo' cu vetə muertə.'''<ref name=sputo/> :''Chi ti sputa in gola non vuole vederti morto''. ::Detto che invita a non ritenere il rimprovero un qualcosa di negativo. Si riferisce alla medicina tradizionale, quando chi stava per soffocare riceveva uno sputo in gola per risanare. *'''Ci tenə artə tenə partə.'''<ref name=cinquetre>Citato in Nicola Gigante, p. 53.</ref><ref name=centoquarantasette>Citato in Nicola Gigante, p. 147.</ref> :''Chi ha arte ha parte''. ::Per dire che chi sa fare qualcosa può far parte di un gruppo ed ottenerne dei vantaggi. *'''Ci tenə figghiə maschələ cu no ddičə "curnutə"; ci tenə figghiə femənə cu no ddičə "puttanə".'''<ref name=vetro/> :''Chi ha figli maschi che non dica "cortuno"; chi ha figlie femmine che non dica "puttana"''. ::Per dire di non criticare situazioni altrui che potrebbero anche essere prima o poi le nostre. *'''Ci tenə lenghə vé 'nZardegnə.'''<ref name=lingua>Citato in Nicola Gigante, p. 442.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2&Itemid=68 Cì tene lenga vè in Sardegna]'', ''Tarantonostra.com'', 27 luglio 2004.</ref> :''Chi ha lingua va in Sardegna''. ::Significando che non bisogna avere paura di domandare e che chiedendo si può arrivare anche molto lontani. *'''Ci tenə manə tenə uandə e ci tenə capə tenə mandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 467.</ref> :''Chi ha mani ha guanti e chi ha testa ha amanti''. ::A significare che il lavoro è ricchezza. *'''Ci tenə mugghiəra bbeddə candə, ci tenə soldə condə.'''<ref name=moglie/><br />'''A' cci tenə turnisə assajə condə sembə; a' cci tenə mugghiərə beddə candə sembə.'''<ref name=turnisi/> :''Chi ha la moglie bella canta (sempre), chi ha i soldi conta (sempre)''. *'''Ci tenə nasə tenə crianzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 534.</ref> :''Chi ha naso ha educazione''. ::Riferito ad una costituzione di Guglielmo II, che puniva con l'amputazione del sano i ruffiani ed i lenoni di amori illeciti. *'''Ci tenə porvə sparə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 147.</ref> :''Chi ha polvere (da sparo) spara''. ::Per dire che chi ha i mezzi può fare ciò che altri non possono. *'''Ci tenə sanətatə senza turnisə jé miənzə malatə.'''<ref name=santi/> :''Chi ha salute senza soldi è mezzo malato''. *'''Ci tenə 'u nejə e no s'u vetə tenə 'a sortə e no s'a cretə.'''<ref name=negozio/> :''Chi ha il neo e non lo vede, ha la fortuna e non lo crede''. ::Antico proverbio<ref>{{Cfr}} ''Proverbi italiani, Raccolti, e ridotti sotto à certi capi, e luoghi comuni per ordine d'alfabeto'', Orlando Pescetti (a cura di), Per Francesco dalle Donne, in Verona, 1603, [https://books.google.it/books?id=9M1MAAAAcAAJ&pg=PT54 p. 27].</ref> che sottolinea la visione che gli antichi avevano dei nei. *'''Ci tenə uajə 'ngueddə sapə quandə pesənə.'''<ref name=guai>Citato in Nicola Gigante, p. 886.</ref> :''Chi ha guai addosso sa quanto pesano''. *'''Ci vé a' chiazzə perdə 'a jazzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 278.</ref> :''Chi va alla piazza perde l'addiaccio''. ::Simile a "chi va a Roma perde la poltrona". *'''Ciəndə niəndə accəderənə 'nu ciuccə.'''<ref name=ciuccio/> :''Cento nullità uccisero un asino''. ::Per dire che a volte tante piccole noie possono creare gravi danni. *'''Cigghiə mmiənzə a' llə manə: o turnisə o muləgnanə.'''<ref name=mulo/> :''[[Prurito]] al centro delle (palme delle) mani: (sono) o soldi o bastonate''. ::Antica credenza secondo cui il prurito ai palmi delle mani significasse una incombente lite o incombenti denari in arrivo. *'''Ciuccə e mugghierə s'addumənə a 'stu məstiərə.'''<ref name=ciuccio2/> :''Asini e mogli si domano a questo mestiere''. *'''Chiù gruess'è 'u purtonə e chiù gruess'è 'u cəndronə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 96.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 415.</ref> :''Più grosso è il portone e più grosso è il chiodo''. ::Per dire che maggiori sono le responsabilità e maggiori e più seri sono i doveri da compiere; oppure che più grande è il piacere che si fa a qualcuno e maggiore è la ricompensa da avere. *'''Cicə a fečə e Salomonə nonə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 285.</ref> :''Beatrice ce la fece e Salomone no''. ::Per significare che spesso la cooperazione degli umili è più valida di quella dei potenti. *'''Coffə coffə vé 'u bastəmendə affunnə.'''<ref name=coffa>Citato in Nicola Gigante, p. 292.</ref> :''Di cesta in cesta va il bastimento a fondo''. *'''Cu 'a Canəlorə 'a vərnatə jé forə.'''<ref name=dueunootto>Citato in Nicola Gigante, p. 218.</ref> :''Con la festa della Candelora {{NDR|[[2 febbraio]]}} l'inverno è fuori''. *'''Cu 'a fatiə d'a festə 'u Diavulə sə vestə.'''<ref name=diavolo/><ref name=fatica/> :''Il Diavolo si veste con la fatica della festa''. ::Significando che se si lavora nei giorni festivi si fa peccato. *'''Cu cci prattəchə pigghiə 'a pədatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 612.</ref><ref name=frequentare/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 140.</ref> :''Prendi l'impronta di chi frequenti''. ::Simile a "chi va con lo zoppo impara a zoppicare". *'''Cu menz'orə də buenə tiəmbə assuchə 'a stratə.'''<ref name=tempo>Citato in Nicola Gigante, p. 861.</ref> :''Con mezz'ora di bel tempo si asciuga la strada''. ::Per dire che basta un po' di serenità per riasserenare gli animi. *'''Cu 'nu fruscə e 'nu stərnutə sə l'acchió tuttə cresciutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 824.</ref> :''Con una diarrea ed uno starnuto lo trovò tutto cresciuto''. *'''Cu scialpə no parla' e cu zueppə no balla'.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 749.</ref> :''Col bleso non parlare e con lo zoppo non ballare''. *'''Cu ttre ccosə s'arrəchescə: acchiaturə, 'ngurnaturə e manəchə də traturə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 71.</ref> :''Con te cose ci si arricchisce: tesori nascosti, corna e ruberie {{NDR|pomelli del cassetto}}''. *'''Cu 'u tiəmbə e cu 'a pagghiə maturənə lə nesplə.'''<ref name=nasce/> :''Col tempo e con la paglia maturano le nespole''. ::Significando che nella vita bisogna saper attendere e non bisogna avere fretta. Riferito al fatto che si soleva mettere le nespole comuni nella paglia per farle maturare più in fretta. *'''Cucchiərə, camariərə e gendə də cortə, cə tenənə 'u culə sanə jé granna sortə.'''<ref name=civetta>Citato in Nicola Gigante, p. 307.</ref> :''Cocchieri, camerieri e gente di corte, se hanno il culo sano è grande fortuna''. ::Proverbio che fa ironia sulla capacità della gente di corte di mantenersi non corrotta. *'''Culə ruttə e ttrenda carrinə də penə.'''<ref name=culo/> :''Culo rotto e trenta carlini di pena''. ::Con allusione alle leggi di [[Federico II di Svevia]], che prevedevano per l'uomo adultero una multa di pochi carlini. *'''Cum'a ruzzə sə mangə 'u fiərrə, accussí l'ammidiə sə mangə l'anəmə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 704.</ref> :''Come la ruggine mangia il ferro, così l'invidia mangia l'anima''. *'''Cumə sə nascə sə pascə.'''<ref name=nanna>Citato in Nicola Gigante, p. 533.</ref><ref name=epifania/> :''Come si nasce si vive {{NDR|pascola}}''. ::Antico proverbio<ref name=racconti>{{Cfr}} ''Cento racconti raccolti da Michele Somma della città di Nola per divertire gli amici nelle ore oziose'', terza edizione, Napoli, presso Angelo Coda, 1821, [https://books.google.it/books?id=w0RLAAAAcAAJ&pg=PA380 p. 380].</ref>, simile a "Chi nasce tondo non può morire quadrato". *'''Cumə t'ha saputə Paulə e Palummə, accussí t'ha da sape' l'acquə d'u jummə.'''<ref name=palummo>Citato in Nicola Gigante, p. 428.</ref> :''Come ti hanno conosciuto Paolo e Palombo, così ti deve conoscere l'acqua del veleno''. ::Per dire che come è piaciuto il dolce, così deve anche piacere l'amaro, cioè bisogna rassegnarsi alle conseguenze anche nefaste. *'''Cumə vo' Dijə tə vetə: cu 'a pezzə, cu 'a rezzə e cu 'a scuffiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 637.</ref> :''Come vuole Dio ti vede: con lo scialletto, con la rezza e con la cuffia''. ::Alludendo alle alternate vicende della fortuna, essendo i tre indumenti indossati da donne di ceti sociali differenti. *'''Cundə spissə, aməcizziə longhə.'''<ref name=centonove/> :''Racconta spesso e l'amicizia (sarà) lunga''. *'''Cungimə sparagnatə jé malə cumbənzatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 325.</ref> :''Concime risparmiato è malamente ripagato''. *'''Cunzigghiə də vorpə, dəstruzzionə də jaddinə.'''<ref name=volpe/> :''Consiglio di volpe, distruzione di galline'' *'''Cupeta cupetə, 'u scacchə də 'nnandə s'acchiə retə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 327.</ref> :''Cupeta cupeta, lo scacco davanti si trova dietro''. ::Per significare come spesso le vicende della vita portano a cambi. *'''Cuscenzə e turnisə no ssə sapə ci nə tenə.'''<ref name=coscienza/> :''Coscienza e denari non si sa chi ne ha''. *'''C'u suchə də lə taeddə 'u furnarə conzə lə chiangareddə.'''<ref name=fornaio>Citato in Nicola Gigante, p. 398.</ref> :''Col sugo della teglia il fornaio condisce le orecchiette''. ==D== *'''D'a capə affətescə 'u pescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 92.</ref><ref name=dueduecinque>Citato in Nicola Gigante, p. 225.</ref><ref name=pesce>Citato in Nicola Gigante, p. 629.</ref> :''Il pesce puzza dalla testa''. ::Per dire che dall'alto viene il cattivo esempio, generalmente. *'''D'a Nuzziatə ognə vermə oz'a capə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 577.</ref> :''Dell'Annunziata {{NDR|[[25 marzo]]}} ogni verme alza la testa''. ::Perché la primavera è alle porte. *'''D'a šcrascə s'accogghiə a rosə e d'a rosə s'accogghiə a šcrascə.'''<ref name=forza/> :''Dal rovo si coglie la rosa e dalla rosa si coglie il rovo''. ::Significando che a volte da una cattiva famiglia viene fuori un figlio garbato e viceversa. *'''Da ll'oprə sə vetə 'u mestrə.'''<ref name=maestro>Citato in Nicola Gigante, p. 509.</ref> :''Dall'opera si vede il maestro''. *'''Da malə pajatorə pigghiənə pagghiə.'''<ref name=pagatore/> :''Da cattivo pagatore prendine paglia''. ::Invito a prendere il più possibile da un cattivo pagatore. *'''Da sobbə 'u cuerə jessə 'u crəsciulə.'''<ref name=crede/> :''Dal cuoio esce la correggia''. ::Detto quando si vuole illustrare quale è la causa e quale la conseguenza. *'''"Dammə e do", fačə 'a cambanə də Materdomənə.'''<ref name=duecentodieci/> :''Dammi e do, fa la campana di Mater Domini''. ::Storpiando il suono della campana in "dammi e do", il proverbio viene detto quando qualcuno vuole qualcosa senza ricambiare. *'''D'Ognəssandə ognə zippərə chiandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 584.</ref><ref name=santi/> :''Di [[Tutti i Santi|Ognissanti]] pianti ogni ramoscello''. ::Per dire che in quel giorno si può piantare ogni cosa. *'''Də Paschə e də Natalə so' ricchə lə furnarə, ma passatə ca so' lə fiəstə vonn'acchiannə turnisə 'mbristə.'''<ref name=formica/> :''Di [[Pasqua]] e di [[Natale]] sono ricchi i fornai, ma passate le feste vanno cercando soldi in prestito''. ::Con allusione all'usanza secondo cui, durante le feste, le famiglie, anche povere, facevano i dolci tradizionali e il compenso ai fornai era doppio. *'''Də San Catavətə passə 'u friddə e aven'u cavətə.'''<ref name=duequattronove/> :''Di San Cataldo {{NDR|[[10 maggio]]}} passa il freddo e viene il caldo''. *'''Də San Frangischə 'a setə 'nganistrə.'''<ref name=settembre>Citato in Nicola Gigante, p. 783.</ref> :''Di San Francesco {{NDR|[[4 ottobre]]}} il melograno metti nel canestro''. *'''Də San Frangischə turdə a' ccanistrə.'''<ref name=turco>Citato in Nicola Gigante, p. 883.</ref> :''Di San Francesco tordi a canestri''. *'''Də San Vitə ognə ffichə volə maritə.'''<ref name=vetro/> :''Di San Vito {{NDR|[[15 giugno]]}} ogni vulva vuole marito.'' *'''Də Sand'Andoniə 'u culummərə pə təstəmoniə.'''<ref name=fiorone>Citato in Nicola Gigante, p. 318.</ref> :''Di Sant'Antonio {{NDR|[[13 giugno]]}} (c'è) il fico fiorone come testimone''. *'''Də Sand'Andreiə lə paretə arrəffreddənə.''' :''Di Sant'Andrea {{NDR|[[30 novembre]]}} le pareti si raffreddano''. *'''Də Sanda Catarinə 'a nevə sobb'a' llə spinə.'''<ref name=duequattronove>Citato in Nicola Gigante, p. 249.</ref> :''Di Santa Caterina {{NDR|[[25 novembre]]}} la neve sopra le spine''. *'''Də San Leonardə, chiandə 'a fafə ca jé tardə.'''<ref name=leonardo>Citato in Nicola Gigante, p. 271.</ref> :''Di San Leonardo {{NDR|[[6 novembre]]}} pianta la fava perché è tardi''. *'''Də Sandə Frangischə 'u pumədorə sə cucinə cu 'a suttanə e cu l'orə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 662.</ref> :''Di San Francesco {{NDR|[[4 ottobre]]}} il pomodoro si cucina con la sottana e con l'oro''. ::Proverbio che ricorda la tradizionale processione di San Francesco, che si svolgeva la mattina. Le donne, quindi, dovevano cucinare già vestite per la processione. *'''Də Sandə Loriənzə ve' a' vignə e ficchətə 'mmiənzə.'''<ref name=vigna/> :''Di San Lorenzo {{NDR|[[10 agosto]]}} vai alla vigna e ficcati in mezzo''. ::Significa che l'uva comincia ad essere matura e commestibile. *'''Də Sanda Luciə 'nu passə də jaddinə.'''<ref name=gallo/> :''Di Santa Lucia {{NDR|[[13 dicembre]]}} un passo di gallina''. ::Simile a "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia". È riferito alla falsa credenza<ref>{{Cfr}} Giuseppe Stabile, ''[http://www.meteocilento.it/editoriali/297-e-vero-che-dopo-s-lucia-13-dicembre-le-giornate-si-allungano.html È vero che dopo S. Lucia (13 dicembre) "le giornate" si allungano?]'', ''Meteocilento.it'', 7 dicembre 2013.</ref> che dal 13 dicembre le giornate si allungano pian piano come i passi delle galline. *'''Də Sandə Martinə ognə mustə dəvendə vinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 530.</ref> :''Di San Martino {{NDR|[[11 novembre]]}} ogni mosto diventa vino''. *'''Də scənnarə 'ngə vonnə settə coppələ e settə fračerə.'''<ref name=gennaio/> :''Di gennaio ci vogliono sette cappelli e sette bracieri''. *'''Də scənnarə ruscə 'a murcənnarə.'''<ref name=murcennara>Citato in Nicola Gigante, p. 525.</ref> :''Di gennaio ruggisce la tramontana''. *'''Də tuttə cosə l'uecchiə nə volə 'a partə.'''<ref name=occhio2/> :''Di tutte le cose l'occhio vuole una parte''. *'''D'u mesə ca no tə rennə no addumanna' no quannə trasə no quannə jessə.'''<ref name=mese/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 690.</ref> :''Del mese che non ti rende non chiedere né quando entra né quando esce''. ::Significando che è meglio non interessarsi di cose che non possono importarci. *'''Dəčevə 'nu dittə andichə: quannə cucuzzə 'ndronə, Paschə no venə pə mojə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 310.</ref> :''Diceva un detto antico: quando la zucca rimbomba, la Pasqua non è prossima''. ::Volendo significare che per qualcosa che si desidera c'è ancora tempo. *'''Dəčevənə lə viəcchiə andichə: a' nnorə, sciənərə e nəputə, quiddə ca fačə jé pərdutə.'''<ref name=novembre>Citato in Nicola Gigante, p. 574.</ref> :''Dicevano i vecchi antichi: a [[Nuora|nuore]], [[Genero|generi]] e [[Nipote (di nonno)|nipoti]], quello che fai (per loro) è perduto''. ::Per rimarcare l'irriconoscenza dei parenti. *'''Dəčí 'u dəscətalə vəčinə ô sartə: "da 'ngulə sə 'mbilə l'achə".'''<ref name=digiuno/> :''Disse il ditale vicino al sarto: "dal culo si infila l'ago"''. *'''Dəfettə də naturə fin'a' mortə durə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 340.</ref> :''Difetto di natura fino alla morte dura'' ::Antico proverbio<ref>{{Cfr}} ''Cento racconti raccolti da Michele Somma della città di Nola per divertire gli amici nelle ore oziose'', terza edizione, Napoli, presso Angelo Coda, 1821, [https://books.google.it/books?id=w0RLAAAAcAAJ&pg=PA33 p. 33].</ref> che sottolinea che un difetto congenito spesso dura fino alla morte. Simile a "il lupo perde il pelo, ma non il vizio". *'''Dičə 'nu mottə andichə: carcərə e malattiə fannə canoscərə l'amichə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 235.</ref> :''Dice un motto antico: carcere e malattia fanno conoscere gli amici''. ::Volendo significare che è nella sventura che può apprezzarsi il vero amico. *'''Dičə 'u ciuccə: "ijə vochə sott'ô traìnə, bevə acquə e portə vinə".'''<ref name=ciuccio2/> :''Dice l'asino: "io vado sotto il traino, bevo acqua e porto vino"''. ::Wellerismo che sottolinea lo sfruttamento delle classi popolari. *'''Dijə 'na portə achiutə e 'nu purtonə aprə.'''<ref name=dio>Citato in Nicola Gigante, p. 346.</ref> :''Dio chiude una porta ed apre un portone''. *'''Dijə quannə volə 'a casə 'a sapə.'''<ref name=dio/> :''Dio, quando vuole la casa, la sa''. *'''Dijə sendə l'angelə candannə, no sendə 'u ciuccə ragghiannə.'''<ref name=ciuccio/> :''Dio sente l'angelo che canta, non sente l'asino che raglia''. ::A significare che le parole stupide non avranno nel tempo più importanza, al contrario di quelle buone e intelligenti. *'''Dijə vetə e pruvvetə.'''<ref name=dio/> :''Dio vede e provvede''. *'''Dimmə a ci si' figghiə ca tə dichə a ci assəmigghiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 153.</ref> :''Dimmi di chi sei figlio così che io ti dica a chi assomigli''. *'''Dissə 'a jarrupə: "quandə si' bbonə, quandə si' beddə" e sə futtíə 'a sardeddə.'''<ref name=jarrupa/> :''Disse la bavosa: "quanto sei buona, quanto sei bella" e si fredò la sarda''. *'''Dissə 'a moschələ sus'a' llə cornə d'u vovə: "aramə!"'''<ref name=morte/><ref name=volpe/> :''Disse la mosca sopra le corna del bue: "ariamo!"'' ::Wellerismo che allude al comportamento degli sfaccendati, che si attribuiscono il lavoro degli altri. *'''Dissə 'a pichə: "ce mal'artə jé 'a fatiə".'''<ref name=pica>Citato in Nicola Gigante, p. 641.</ref> :''Disse la gazza: "che brutta arte è il lavoro"''. ::Wellerismo che ridicola chi si lamenta del lavoro, ma non fa invece niente, come la gazza che è ladra. *'''Dissə 'a rajuchə ô caurə ca 'a sté sputtevə: "cə tu caminə də sguingə a' mmana drettə e a' mmana tortə, ijə vochə merə 'nnanzə e merə retə" e sə šcaffó jindr'ô buchə d'u šcuegghiə.'''<ref name=bavosa>Citato in Nicola Gigante, p. 677.</ref> :''Disse la bavosa al granchio che la sfotteva: "se tu cammini di traverso da destra a sinistra, io vado avanti e indietro" e si ficcò nel buco dello scoglio''. *'''Dissə 'a vecchiə 'mbaccə a' figghiə: "giurizziə a' ttejə e soldə a' mmejə".'''<ref name=vecchio/> :''Disse la vecchia in faccia alla figlia: "giudizio a te e soldi a me"''. ::Wellerismo con cui si afferma ciò che è necessario e indispensabile ai vecchi ed ai giovani. *'''Dissə 'a vorpə ô leprə: "a cci fačə bbenə ha da essərə accisə".'''<ref name=volpe/> :''Disse la volpe alla lepre: "chi fa del bene deve essere ucciso"''. ::Wellerismo che significa che al bene fatto segue sempre l'ingratitudine. *'''Dissə Carnəvalə: "cə stonnə cchiù ggiurnə ca purpettə".'''<ref name=duequattrozero/> :''Disse Carnevale: "ci sono più giorni che [[polpetta|polpette]]"''. ::Volendo significare l'ansietà che il popolo manifesta di poter superare in maniera permanente le angustie giornaliere, riferendosi al Carnevale in cui anche la povera gente trova il modo di mangiare abbondantemente. ::Wellerismo che allude ad un comportamento di vita, cioè che se si vuol portare a termine qualcosa è meglio far da sé. *'''Dissə Don Camillə: "uardə 'a mammə e pigghiə 'a figghiə".'''<ref name=mamma/> :''Disse Don Camillo: "guarda la mamma e prendi la figlia"''. ::Significando: tale madre, tale figlia. *'''Dissə Mendronə a Cannitə: "quannə am'a parla' am'a sta' aunitə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 601.</ref> :''Disse Mendrone a Cannito: "quando dobbiamo parlare dobbiamo stare uniti"''. ::Wellerismo che sottolinea che quando si deve raccontare un fatto che riguarda altre persone, queste devono essere presenti. *'''Dissə pappəcə a' nnočə: "dammə tiəmbə ca tə spərtosə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 597.</ref> :''Disse il torchio al noce: "dammi tempo ché ti buco"''. ::Wellerismo che ricorda il latino "gutta cavat lapidem" (''la goccia buca la pietra''), cioè che anche con piccoli mezzi si possono raggiungere grandi scopi, avendo pazienza e costanza. A volte il wellerismo è pronunciato anche in senso di vendetta. *'''Dissə Piətrə də lə nučə: "no tə mangia' cucuzzə ca tə cachə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 642.</ref> :''Disse Pietro (venditore) delle noci: "non mangiare zucchine che ti cachi (addosso)"''. ::Simile a "non chiedere all'oste com'è il vino". Sottolinea che ognuno cerca di tirare l'acqua al proprio mulino. *'''Dissə Purgənellə: "pə marə no 'ngə stonnə candinə".'''<ref name=dueunosei>Citato in Nicola Gigante, p. 216.</ref> :''Disse Pulcinella: "per mare non ci sono taverne"''. ::Wellerismo che sottolinea i pericoli che comporta la vita di mare. *'''Dissə 'u cafonə: "'na votə mə futtə!"'''<ref name=duecento/> :''Disse il cafone: "una (sola) volta mi prendi in giro!"'' ::Wellerismo con cui si ammonische chi persiste nelle azioni di furberia o presa in giro. *'''Disse 'u caurə a' rragostə: " 'a ggiuvəndutə passə e 'a vecchiajə s'accostə".'''<ref name=duecinquedue/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 681.</ref> :''Disse il granchio all'aragosta: "la gioventù passa e la vecchiaia si avvicina"''. ::Wellerismo per dire che è nei giovani la forza e nei vecchi la prudenza, per cui quello che è permesso in gioventù non lo è in vecchiaia. *'''Disse 'u cavaddə ô ciuccə: "cumbagnə, a 'sta 'nghianatə t'aspettə".'''<ref name=duecinquetre/> :''Disse il cavallo all'asino: "compagno, ti aspetto a questa salita"''. ::Wellerismo che significa che le persone che si credono tuttologhe mostreranno la loro incapcità di fronde a determinati impedimenti. *'''Dissə 'u fasulə: "chiandəmə sulə".'''<ref name=fatica>Citato in Nicola Gigante, p. 362.</ref> :''Disse il fagiolo: "piantami da solo"''. *'''Dissə 'u marcandə: "pigghiə quistə o pigghiə quiddə, tuttə lupə sondə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 617.</ref> :''Disse il mercante: "prendi questo o prendi quello, tutti lupi sono"''. *'''Dissə 'u monəchə a' batessə: "senza dənarə no sə candənə messə!"'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 176.</ref> :''Disse il monaco alla badessa: "senza denano non si cantano messe!"'' ::Wellerismo che mette in evidenza l'importanza del denaro. *'''Dissə 'u monəchə də San Gəuannə Battistə: "tannə pəgghiamə 'u statə, quannə venə 'u cuerpə də Cristə".'''<ref name=monte/> :''Disse il monaco di San Giovanni Battista: "allora prendiamo l'estate, quando arriva il Corpus Domini"''. ::Wellerismo che illustra l'arrivo dell'estate solo nel momento del [[Corpus Domini]]. *'''Dissə 'u pastorə: "'u piəchərə nascə curnutə e morə scannatə".'''<ref name=pica/> :''Disse il pastore: "il [[montone]] nasce cornuto e muore scannato"''. ::Wellerismo con cui si esprime la fatalità, il tutto stabilito dalla nascita. *'''Dissə 'u prevətə: "candə, ca tə fannə canonəchə".'''<ref name=prete>Citato in Nicola Gigante, p. 653.</ref> :''Disse il prete: "canta, ché ti fanno canonico"''. ::Wellerismo che illustra come il parlare, molto spesso, porta ad avere incarichi di alto livello. *'''Dissə 'u šcarafonə: "po' chiovərə purə 'nghiostrə, chiù nerə də cumə so'..."'''<ref name=scara/> :''Disse lo scarafaggio: "può anche piovere inchiostro, tanto più nero di come sono (non potrò essere)"''. ::Wellerismo per dire che peggio di così non si può andare. *'''Dissə 'u scartəllatə ô zəllusə: " 'u dəfettə mijə è pulitə, 'u tujə è mučətə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 736.</ref> :''Disse il gobbo al tignoso: "il mio difetto è pulito, il tuo è sporco"''. *'''Dissə 'u sciucatorə: "mala nuttatə e figghia femənə figghiatə".'''<ref name=gioco/> :''Disse il giocatore: "cattiva notte e figlia femmina partorita"''. ::Wellerismo che sottolinea lo stato di disagio per aver ricevuto due cattivi colpi dalla sorte assieme. *'''Dissə 'u zueppə ô cəcatə: "caminə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 259.</ref> :''Disse lo zoppo al cieco: "cammina"''. ::Wellerismo che sottolinea come spesso non si valutino giustamente le proprie deficienze o capacità. *'''Do' piətə jindr'a 'na scarpə no 'ngə stonnə.'''<ref name=pitale/> :''Due piedi in una scarpa non ci stanno''. ::Per dire che certe cose non si possono fare contemporaneamente. *'''Dojə so' lə putiəndə: ci tenə assajə e ci no tenə niəndə.'''<ref name=potente>Citato in Nicola Gigante, p. 668.</ref> :''Due sono i potenti: chi ha molto e chi non ha niente''. *'''Do' uecchiə fačənə vistə, ma sembə jé bbuenə 'n'aiutə də costə.'''<ref name=occhio2>Citato in Nicola Gigante, p. 891.</ref> :''Due occhi fanno la vista, ma è sempre bene un aiuto di fianco''. ::Per dire che è meglio avere quattro occhi che due, cioè è meglio essere in due che essere soli. *'''Do' votə sə spostə l'omə: quannə fatiə pə cundə suvə e quannə mangə a spesə də l'otrə.'''<ref name=sputo>Citato in Nicola Gigante, p. 816.</ref> :''Due volte si sposta l'uomo: quando lavora per conto suo e quando mangia a spese degli altri''. *'''Donna Tənərinə sə pungí c'u pilə d'u cucomərə'''.<ref name=trezeronove>Citato in Nicola Gigante, p. 309.</ref> :''Donna Tenerina si punse col pelo del cocomero''. ::Ad indicare certe ipersensibilità femminili. *'''Dopə l'erva sandə 'ngə volə 'na jatatə də nasə.'''<ref name=erba/> :''Dopo il tabacco da fiuto ci vuole una soffiata di naso''. ::A significare che ogni cosa ha il proprio contrappeso. *'''Dopə lə tronərə e lə tərlambə venə 'a vunazzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 857.</ref> :''Dopo i tuoni ed i lampi viene il bel tempo {{NDR|la bonaccia}}''. ::Simile a "non può piovere per sempre", cioè prima o poi la situazione migliorerà. *'''Dopə tre ddiə avenə 'a famə, dopə tre tronərə avenə l'acquə e dopə tre ppirdə avenə 'a mmerdə.'''<ref name=diavolo/> :''Dopo tre giorni arriva la fame, dopo tre tuoni arriva l'acqua e dopo tre peti arriva la merda''. *'''Dudəčə so' lə misə, tridəčə lə lunə e a cchiù brutta nottə jé quannə tə cuerchə dəsciunə.'''<ref name=digiuno/> :''Dodici sono i mesi, tredici le lune e la più brutta notte è (quella) quando ti corichi a digiuno''. *'''Durmə, ca cre' matinə ha 've' 'u granə a ccasə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 348.</ref> :''Dormi, ché domattina avrai il grano in casa''. ::La risposta che diede una donna al marito che si svegliò di notte indispettito da alcuni rumori sentiti. ==E== *'''"E va bbenə", dissə Lenə, "l'acqua fačə malə e 'u vinə mə sustenə".'''<ref name=lingua/> :''"E va bene", disse Maddalena, "l'acqua fa male e il vino mi sostiene"''. *'''"E va bbenə", dissə donna Lenə, quannə vədiə 'a figghiə, 'a servə e 'a jatta prenə.'''<ref name=prena>Citato in Nicola Gigante, p. 651.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=952&Itemid=68 E vva bene, disse Donna Lena...]'', ''Tarantonostra.com'', 11 febbraio 2010.</ref> :''"E va bene", disse donna Maddalena quando vide la figlia, la serva e la gatta incinte''. ::Wellerismo usato per dire che bisogna arrendersi all'evidenza dei fatti compiuti e dei problemi in successione che ci colpiscono. *'''Erva d'a rugnə, chiù 'a maniəscə e cchiù fetə.'''<ref name=erba>Citato in Nicola Gigante, p. 352.</ref> :''Erba della rogna, più la muovi e più puzza''. ::Volendo significare che è sempre bene evitare il prolungarsi delle liti. *'''Erva rassanə ognə malə sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 679.</ref> :''Il giusquiamo bianco guarisce ogni male''. ::Proverbio di medicina popolare. *'''Erva rassanə tirə e sanə.'''<ref name=tretrezero>Citato in Nicola Gigante, p. 330.</ref><ref name=erba/> :''Il giusquiamo bianco tira e guarisce''. ::Proverbio di medicina popolare. ==F== *'''Fa' bbenə e scuerdə, fa' malə e piənzə.'''<ref name=centoottanta/> :''Fai del bene e dimenticalo, fai del male e pensaci''. ::Proverbio che invita a non fare del bene per ottenere qualcosa in cambio ed a ragionare dopo aver fatto qualche errore. *'''Fačə cchiù a tiəmbə 'a femənə a 'cchia' 'a scusə, ca 'u sciorgə 'nu pərtusə.'''<ref>Citato in Claudio de Cuia,'' 'A storia nostre'', Ulderico Filippi, Roma, 1970, pag. 19.</ref> :''Fa più a tempo la donna a trovare la scusa, che il topo (a trovare) un buco (in cui infilarsi)''. ::A significare la capacità delle donne nel trovare scusanti e giustificazioni. *'''Fačə giurnə e ffačə nottə.'''<ref name=giorno/> :''Fa giorno e fa notte''. ::Modo di dire per indicare l'avvicendarsi delle cose. *'''Facciatostə no sendə vrəvognə.'''<ref name=faccia/> :''Faccia tosta non sente vergogna''. *'''"Fattə cchiù addà, ca mo' mə tingə", dissə 'a cadarə ô tiəstə.'''<ref name=unonovenove>Citato in Nicola Gigante, p. 199.</ref> :''"Fatti più là, che ora mi sporchi", disse la caldaia al tegame'' {{NDR|di terracotta}}. ::Wellerismo<ref>Citato anche in [[Miguel de Cervantes]], ''[[s:es:Don_Quijote,_Segunda_Parte:_Cap%C3%ADtulo_LXVII|Don Quijote, II, cap. LXVII]]'': «''dijo la sartén a la caldera: Quítate allá ojinegra''».</ref> che allude a quanti vedono solo i vizi altrui, dimenticando i propri, essendo anche la caldaia sporca almeno tanto quanto il tegame. *'''Fəbbrarə, curtə e amarə, e ccə lə giurnə suvə evənə tuttə facevə quagghia' 'u vinə jindr'a' llə vuttə.'''<ref name=fave/> :''Febbraio, corto e amaro, e se tutti i giorni fossero i suoi farebbe cagliare il vino nelle botti''. *'''Fəbbrarə: ferm'a terrə, ferm'u marə, ferm'u corə d'u marənarə.'''<ref name=fave/> :''Febbraio: ferma la terra, fermo il mare, fermo il cuore del marinaio''. *'''Femənə beddə e pulitə, senza dotə sə maritə.'''<ref name=femmina>Citato in Nicola Gigante, p. 367.</ref> :''Donna bella e pulita si sposa (anche) senza dote''. *'''Femənə ca suspirə jind'ô liəttə tə sté tirə.'''<ref name=vetro/> :''Donna che sospirs nel letto ti sta tirando''. *'''Femənə, ciuccə e caprə: 'na sola capə.'''<ref name=donna/> :''Donne, asini e capre: una sola testa''. ::A sottolineare la caparbietà di donne, asini e capre. *'''Femənə cučənerə pigghiələ pə mugghiərə. Femənə pəccandə, pigghiələ p'amandə.'''<ref name=femmina/> :''Donna che sa cucinare: prendila come moglie. Donna piccante: prendila come amante''. *'''Femənə, fuechə e marə fačənə l'omə pricularə.'''<ref name=femmina2/> :''Donne, fuoco e mare fanno pericolare l'uomo''. *'''Femənə, viəndə e furtunə cangənə cum'a Lunə.'''<ref name=donna/> :''Donna, vento e fortuna cambiano come la Luna''. ::A sottolineare la volubilità del carattere delle donne, del vento e della fortuna. *'''Fərrarə curtə e mestə d'asciə luenghə.'''<ref name=fabbro/> :''Il fabbro corto, il maestro d'ascia lungo''. ::Per significare che il fabbro può anche fare più corti i suoi oggetti, potendo allungare il metallo, mentre il falegname deve farli più lunghi, potendo solo accorciare il legno. *'''Figghiə femənə: fatia-fatiə; figghiə maschələ: passia-passiə.'''<ref name=figlio>Citato in Nicola Gigante, p. 380.</ref> :''Figlia femmina: lavora lavora; figlio maschio: passeggia passeggia''. ::Significava che dover provvedere alla sistemazione della figlia è un lavoraccio, mentre con i figli maschi, che lavoravano e si distaccavano presto, tutto era più facile. *'''Figghiə pəcciusə, vəčinə 'mmədiusə e maritə truvulusə.'''<ref name=figlio/> :''Figlio capriccioso, vicino invidioso e marito rannuvolato''. ::A significare tre cose insopportabili. *'''Filə pəccinnə, cručə pəccennə; filə grannə, cručə grannə.'''<ref name=figlio/> :''Figli piccoli, croci piccole; figli grandi, croci grandi''. ::Antico proverbio che sottolinea<ref name=racconti/> che i figli grandi danno ancora più problemi di quelli piccoli. *'''Fišchə də recchiə a' mmana manghə: 'u corə sté franghə; fišchə də recchiə a' mmana drittə: 'u corə sté afflittə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 381.</ref><br />'''Fišchə də recchiə a' mmana manghə: 'u corə sté franghə; fišchə də recchiə a' mmana destrə: 'u corə a' ttembestə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 87.</ref> :''Fischio nell'orecchio sinistro: il cuore sta sereno; fischio nell'orecchio destro: il cuore sta afflitto.''<br />''Fischio nell'orecchio sinistro: il cuore sta sereno; fischio nell'orecchio destro: il cuore sta in tempesta''. ::Antica credenza secondo cui l'[[acufene]] nell'orecchio sinistro indica che qualcuno sta parlando bene di noi e quello nel destro indica che qualcuno sta sparlando di noi. *'''Fogghiə e maccarrunə cucinələ a' naturə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 383.</ref> :''Verdure e [[maccheroni]] cucinali come natura (vuole)''. *'''Furnə vecchiə addəvendə furnə anuratə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=136&Itemid=68 Furne vecchie deventa furne onorate]'', ''Tarantonostra.com'', 4 novembre 2004.</ref> :''Forno vecchio diventa forno onorato''. ::Detto degli anziani e del rispetto che bisogna tributare loro, o del fatto che il tempo ripara mali e cattive reputazioni. ==G== *'''Gend'allegrə Dijə l'aiutə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 191.</ref> :''Dio aiuta la gente allegra''. *'''Gendə scianarə no p'amichə né pə cumbarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 750.</ref> :''Gente con due facce né per amici né per compari''. ::Si invita a tenere lontane le persone false e quelle che cambiano spesso idea. *'''Giacchinə fačí 'a leggə e Giacchinə fu accisə.'''<ref name=giorno>Citato in Nicola Gigante, p. 407.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=377&Itemid=68 Giacchine fece a legge e Giacchine fu accise]'', ''Tarantonostra.com'', 14 aprile 2006.</ref> :''Gioacchino fece la legge e Gioacchino fu ucciso''. ::Riferimento a [[Gioacchino Murat]], condannato alla pena capitale sentenziata per la legge, da lui stesso promulgata, per il reato di eccitazione alla sollevazione contro l'ordine costituita. Detto, quindi, quando qualcosa si ritorce contro il suo stesso creatore. *'''Griddə, griddə, a cce bruttə manə 'ngappastə.'''<ref name=grillo>Citato in Nicola Gigante, p. 414.</ref> :''Grillo, grillo, in che brutte mani capitasti''. ::Detto quando ci si trova in brutti pasticci. ==H== *'''Ha cchiuvutə merdə e ha 'nzətəlatə a' ttuttə,'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 580.</ref> <br /> '''Ha cchiuvutə merdə e n'ha 'nzəvatə a' ttuttə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=391&Itemid=68 Ne po' ffà acqua di cielo]'', ''Tarantonostra.com'', 02 maggio 2006.</ref><br /> :''È piovuta merda ed ha bagnato tutti.''<br /> ''È piovuta merda ed ha sporcato tutti''. ::Per dire che una cattiva azione colpisce tutti. Simile a "mal comune mezzo gaudio". *'''He vogghiə cu nə miəttə muendə finə! 'U sanghə scorrə e 'a fəritə parə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 519.</ref> :''Eccome che ne puoi mettere di unguenti fini! Il sangue scorre e la ferita appare''. ::Significando l'inutilità di voler mascherare le brutture, che appariranno sempre quali sono. ==I== *'''Jé chiù fortə 'u pilə də fichə ca 'na zochə də bastəmendə.'''<ref name=vetro/> :''È più forte il pelo della vulva che il bisso di bastimento''. ::Simile a "tira più un pelo di fica che un carro di buoi". *'''Jé jindr'ô marə gruessə ca sə vetə 'u bbuenə marənarə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=434&Itemid=68 Au mare ca te trueve ha da navigare]'', ''Tarantonostra.com'', 26 dicembre 2006.</ref> :'''È nel mare agitato che si vede il buon marinaio''. ::Nel significato che la bravura risalterà solo in caso di presenza di difficoltà. Usato anche per consolare chi si pensa abbia possibilità di superare una difficile prova. *'''Jé megghiə a ci t'anorə e no a ci tə sazziə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 123.</ref> :''È meglio chi ti onora di chi ti sazia''. ::Per dire che è meglio chi semplicemente ti porta stima piuttosto che chi ti riempie con ipocrisia di doni. *'''Jé megghiə essərə ammədiatə ca cumbiatitə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 113.</ref> :''È meglio essere invidiati che compatiti''. *'''Jé megghiə essərə curnutə ca fessə: 'u fessə 'u canoscənə tuttə e 'u curnutə da nəsciunə jé canusciutə.'''<ref name=cornuto>Citato in Nicola Gigante, p. 332.</ref><ref name=fesso>Citato in Nicola Gigante, p. 375.</ref> :''È meglio essere cornuto che fesso: il fesso lo conoscono tutti ed il cornuto da nessuno è conosciuto''. *'''Jé megghiə 'na festa bbonə ca ciəndə fəstəzzolə.'''<ref name=fesso/> :''È meglio una festa buona che cento festicciole''. *'''Jé megghiə 'nu maritə 'nzəppatiəddə e nno 'n'amandə 'mbəratorə.'''<ref name=marito/> :''È meglio un marito dignitoso che un amante imperatore''. *'''Jé megghiə 'nu tristə accummətə ca 'na bbona causə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 77.</ref> :''È meglio un cattivo accordo che una buona causa.'' ::Detto dell'evitare di portare litigi in tribunale. *'''Jé megghiə sta' 'mmanə a' Cortə c'ave' cə fa' cu 'sta lenghə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 108.</ref> :''È meglio essere in mano alla giustizia (piuttosto) che avere a che fare con questa lingua''. ::Per dire che niente è peggio che cadere nelle grinfie di una persona maldicente. *'''Jé megghiə təne' aməcizziə e no turnisə.'''<ref name=centonove/> :''È meglio avere amicizie e non soldi''. *'''Ijə mə sparagnə mugghierəmə jindr'ô liəttə e l'otrə s'a fottənə sottə 'a cannizzə.'''<ref name=moglie>Citato in Nicola Gigante, p. 521.</ref> :''Io conservo {{NDR|risparmio}} mia moglie dentro al letto e gli altri se la fotto sotto la grata di canne''. ::Per significare che spesso chi ha il diritto d'uso di una cosa evita di farne uso per senso di misura e opportunità, mentre altri se ne approfittano e ne abusano senza alcun titolo. *'''"Ijə so' capə mulənarə", dissə 'u porəčə quannə scənnennə jindr'ô mulinə sə vədí 'ndrutəlatə jindr'a' farinə.'''<ref name=mulo/><ref name=pulce>Citato in Nicola Gigante, p. 648.</ref> :''"Io sono il capo [[mugnaio]]", disse la pulce quando, scendendo nel mulino, si vide piena {{NDR|mescolata nella}} di farina''. ::Detto che critica i poveri arricchiti o che hanno ottenuto qualcosina, perché si danno subito molte arie. *'''Jindr'a 'nn'orə Ddijə lavorə.'''<ref name=dio/> :''Dio lavora in un'ora''. ::Per dire che Dio può tutto in un momento. *'''Inghiə 'a vendrə e inghiəla də stromə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 830.</ref> :''Riempi la pancia e riempila di frasche di ulivo''. ==L== *'''Lattə e culostrə, ognə ccosə è rroba nostrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 317</ref> :''Latte e colostro, ogni cosa è roba nostra''. ::Significando che qualsiasi cosa possa capitare in famiglia, gioie o dolori, bisogna accettarla. *'''L'aceddərə a ddojə a ddojə e mamma Laura solə solə.'''<ref name=ottodue/> :''Gli uccelli a due a due e mamma Laura sola soletta.'' ::Per significare la solitudine di una persona. *'''L'aciəddə vagnə 'u liəttə e 'u culə havə mazzatə.'''<ref name=ottodue/> :''L'uccello bagna il letto ed il culo prende botte.'' ::Detto di quando un estraneo è incolpato di colpe altrui. *'''L'acquarulə s'arrajənə e lə uarrilə sə šquascənə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 83.</ref> <br />'''Lə ciuccə s'arrajənə e lə uarrilə sə šquascənə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 43.</ref> :''Gli acquaioli si arrabbiano ed i barili si rompono.''<br />''Gli asini si arrabbiano ed i barili si rompono.'' ::Significa che quando i potenti litigano, vanno di mezzo i poveri. *'''L'acquə annettə lə puendə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua pulisce i ponti.'' ::Significando che l'acqua pura, lavando stomaco e sangue, mantiene sano il corpo. *'''L'acquə də sand'Andoniə p'a cambagnə jé 'na mannə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua di sant'Antonio per la campagna è una manna''. *'''L'acquə fačə malə, 'u vinə fačə candarə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua fa male, il vino fa cantare.'' ::Frase che incita al bere ed al divertirsi. *'''L'acquə travulə 'ngrassə 'u cavaddə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua torbida ingrassa il cavallo.'' ::Significando che gli ingenui, ascoltando discrosi traviati, ne diventano pregni. *'''L'ainə morə primə d'a pechərə.'''<ref name=noveotto>Citato in Nicola Gigante, p. 98.</ref> :''L'[[agnello]] muore prima della pecora''. *'''L'aliə quannə cchiù ppennə, cchiù rennə.'''<ref name=cento>Citato in Nicola Gigante, p. 100.</ref> :''L'olivo quanto più pende, più rende''. *'''L'aliə so' cambaneddərə d'orə.'''<ref name=cento/> :''Le olive sono campanelli d'oro''. *'''L'aməcizziə sondə cum'a llə piattə: unə nə ruembə e 'n'otrə n'accattə.'''<ref name=centonove>Citato in Nicola Gigante, p. 109.</ref> :''Le amicizie sono come i piatti: uno ne rompi e un altro ne compri''. *'''L'amichə sə canoscə ô bəsuegnə.'''<ref name=centonove/> :''L'amico si riconosce al bisogno''. *'''L'amorə sinə, ma so' bbonə purə lə cašcaveddərə.'''<ref name=vetro>{{Cfr}} Enrico Vetrò, ''[http://aristosseno2.altervista.org/pdf/dialetto_tarentino_IV.pdf Il dialetto Tarantino: una favola ancestrale... quarta puntata]'', ''Aristosseno2.altervista.org''.</ref> :''L'amore sì, ma sono belli anche i soldi {{NDR|le susine amoscine}}''. *'''L'angiddə l'acciaffə d'a capə e tə scappə d'a codə, l'acciaffə d'a codə e tə scappə d'a capə.'''<ref name=centoventuno>Citato in Nicola Gigante, p. 121.</ref> :''L'anguilla la acchiappi dalla testa e ti scappa dalla [[Coda (anatomia)|coda]], l'acchiappi dalla coda e ti scappa dalla testa''. ::Detto di chi non si riesce mai a prendere per il giusto verso. *'''L'aneddərə honnə cadutə, ma lə descətərə sistənə sembə.'''<ref name=centoventuno/><br /> '''L'aneddərə so' cadutə, ma lə descətərə so' rumastə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=807&Itemid=68 L'anidde so' cadute, ma le dicete so' rimaste]'', ''Tarantonostra.com'', 19 novembre 2008.</ref> :''Gli anelli sono caduti, ma le dita esistono sempre''.<br /> ''Gli anelli sono caduti, ma le dita sono rimaste''. ::Per dire che chi è nato gentiluomo rimane tale, anche quando l'avversa fortuna lo fa cadere in basso. Simile a "la classe non è acqua". *'''L'appətitə aggiustə 'a mənestrə.'''<ref name=centoventisei>Citato in Nicola Gigante, p. 126.</ref> :''L'appetito aggiusta la minestra''. ::Per dire che la fame rende buono qualsiasi cibo. *'''L'ariə jé a sovə, ma lə turnisə so' də Troilə.'''<ref name=centotrentaquattro/><ref name=turnisi>Citato in Nicola Gigante, p. 884.</ref> :''L'aria è la sua, ma i soldi sono di Troilo''. ::Detto di chi è borioso, cioè di chi possiede solo aria e non soldi, che sono di Troilo, un cognome tipicamente pugliese. *'''L'artə cu l'artə e 'u lupə a' llə pechərə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''L'arte con l'arte ed il lupo alle pecore''. ::Significando che ognuno deve fare il proprio mestiere. *'''L'artə jé 'nu sciardinə: cə no accuegghiə 'a serə, accuegghiə 'a matinə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''L'arte è un giardino: se non raccogli alla sera, raccogli al mattino''. ::Significando che tutti i mestieri, se esercitati con amore, danno prima o poi buoni frutti. *'''L'arvulə pecchə e 'u fruttə secchə.'''<ref name=centoquarantotto/> :''L'albero pecca e il frutto secca''. *'''L'ervə ca vulivə all'uertə t'ha natə.'''<ref name=erba/> :''Lerba che volevi nell'orto ti è nata''. ::Per dire che quanto uno desiderava è capitato. *'''Lə cornə də lə pəzziəndə sonənə də nucə, lə cornə də lə səgnurə də vammacə.'''<ref name=corna>Citato in Nicola Gigante, p. 312.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1001&Itemid=68 L'corne d'u pezzente so' de nuce, quere d'u signore de vammascie]'', ''Tarantonostra.com'', 20 ottobre 2010.</ref> :''Le corna dei pezzenti suonano di noci, le corna dei ricchi suonano di bambagia''. ::Significando che la vergogna dei poveri viene resa clamorosamente pubblica, quella dei ricchi è ovattata dalla discrezione. *'''Lə cosə a fforzə no valənə 'na scorzə.'''<ref name=forza>Citato in Nicola Gigante, p. 761.</ref> :''Le cose (fatte) a forze non valgono una buccia''. *'''Lə femənə so' accumə lə məlunə: ognə ciəndə n'acchiə unə.'''<ref name=donna/> :''Le donne sono come i meloni: ogni cento ne trovi una (buona)''. ::Proverbio che sottolinea come sia difficile trovare una donna con cui avere un buon rapporto. *'''Lə fumələ l'accocchiə 'u viəndə.'''<ref name=fontana>Citato in Nicola Gigante, p. 394.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 917.</ref> :''L'erba di San Giovanni crespa {{NDR|Hypericum triquetrifolium, una volta secca molto leggera e preda del vento come il fumo}} le accoppia il vento''. ::Significando che spesso le persone aventi uno stesso carattere s'incontrano e restano inseparabili. *'''Lə furiə d'a serə astipələ p'a matinə.'''<ref name=forestiere/> :''La rabbia della sera conservala per la mattina''. ::In quanto la notte porta consiglio e placa gli animi. *'''L'inghiəturə šquasciatə no sə rombə majə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 425.</ref> :''La [[brocca]] rotta non si rompe mai''. ::Significando che la grande cura che si ha nell'adoperare un recipiente incrinato fa sì che se ne possa servire a lungo. *'''Lə maləviərmə no 'ngə morənə majə.'''<ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, ottobre.</ref> :''I vermi cattivi non muoiono mai''. ::Simile a "l'erba cattiva non muore mai". *'''L'omə pə naturə d'a femənə trəmendə 'u culə, 'a femənə pə ddəfettə uardə sembə 'a brachettə.'''<ref name=vetro/> :''L'uomo per natura guarda sempre il culo della donna, la donna per difetto guarda sempre la braca {{NDR|dei pantaloni}}''. *'''L'omə senza dənarə jé cuerpə muertə.'''<ref name=denaro>Citato in Nicola Gigante, p. 341.</ref> :''L'uomo senza denaro è corpo morto''. ::Detto quando uno fa qualcosa di sbagliato ed il danno ricade su un altro. *'''L'orə vé a' ll'orə e lə peducchiə a llə pəducchiə.'''<ref name=uomo/> :''L'oro va verso l'oro ed i pidocchi (vanno) verso i pidocchi''. ::Per dire che il denaro corre dove c'è altro denaro e la miseria va sempre dove c'è altra miseria *'''"Lə piətə acchiatə, 'a capə nonə", dissə 'u vəllanə.'''<ref name=pitale>Citato in Nicola Gigante, p. 632.</ref> :''"I piedi trovati, la testa no", disse il villano''. ::Wellerismo che si riferisce ai tempi delle incursioni saracene. Si pensa sia nato da un contadino che si nascose in un fienile, che aveva i piedi visibili, ma non se ne curò, avendo la testa nascosta. *'''Lə soldə də lə furisə: buenə fatiatə e malə spisə.'''<ref name=forestiere/> :''I soldi dei campagnoli: ben guadagnati e malamente spesi''. *'''Lə soldə d'u carucchiarə sə lə mangə 'u sciambagnarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 244.</ref> :''I soldi dell'avaro se li mangia lo spendaccione''. *'''Lə turnisə aprənə lə portə d'u Paravisə.'''<ref name=turnisi/> :''I soldi aprono le porte del Paradiso''. *'''Lə turnisə cəcarənə l'uecchiə a Sanda Fumijə.'''<ref name=fontana/> :''I soldi accecarono Santa Eufemia''. *'''Lə uajə d'a pəgnatə lə sapə 'a cucchiarə ca lə votə.'''<ref name=guai/> :''I guai della pentola li conosce il cucchiaio che li gira''. *'''L'uecchiə d'a mammə so' l'uecchiə d'a Madonnə.'''<ref name=mamma/> :''Gli occhi della mamma sono gli occhi della [[Maria|Madonna]]''. *'''L'uecchiə d'u patrunə 'ngrassə 'u cavaddə.'''<ref name=occhio2/> :''L'occhio del padrone ingrassa il cavallo''. ::Per dire che è bene curare di persona i propri interessi. *'''L'uecchiə malatə sə metəchə c'u vuvətə.'''<ref name=occhio2/> :''L'occhio malato si cura col [[gomito]]''. ::Cioè non deve essere toccato con la mano, che è magari sporca. *'''L'uecchiə vo' 'u viəndə, 'u vrazzə vo' l'abbiəndə.'''<ref name=occhio2/> :''L'occhio vuole il vento, il [[braccio]] vuole il riposo''. ::Significando che l'occhio deve essere lasciato libero da qualsiasi limitazione, mentre il braccio ha bisogno di riposare. *'''Lenga mutə jé malə sərvutə.'''<ref name=lingua2>Citato in Nicola Gigante, p. 443.</ref> :''La lingua muta è malamente servita''. ::Modo di dire che invita a parlare, perché i muti vengono serviti peggio, non conoscendo cosa desiderano. *'''Ləvandə, acquə 'nnandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 444.</ref> :''Levante, pioggia in arrivo {{NDR|davanti}}''. *'''Lillì, lillì, lallà, addò sté da mangia' l'aciəddə vé e addò no 'ngə nə sté aprə l'alə e sə nə vé.'''<ref name=ottodue/> :''Lillì, lullì, lallà, l'uccello va dove sta da mangiare e dove non ce n'è l'uccello apre le ali e se ne va''. *'''Luamə 'a pagghiə da 'nnanzə ô ciuccə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 589.</ref> :''Togliamo la paglia davanti all'asino''. ::Per dire che bisogna togliere ogni occasione che possa portare al male. *'''Lunə 'ngerchiatə, o viəndə o 'n'acquatə.'''<ref name=lupo>Citato in Nicola Gigante, p. 455.</ref> :''Luna cerchiata, o vento o pioggia''. *'''Luna səttəbrinə settə misə sə strascinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 827.</ref> :''La luna settembrina si trascina per sette mesi''. ==M== *'''Maistralə, acquə a canalə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 461.</ref> :''Maestrale, acqua a canale {{NDR|navigabile di Taranto, che collega il Mar grande al Mar piccolo}}''. *'''Malə a cci accappə jindr'a' 'ngannatə də 'na zurlerə.'''<ref name=vetro/> :''Male a chi capita nella rete {{NDR|per la pesca dei [[cefalo|cefali]]}} di una attaccabrighe''. *'''Mal'e bbenə da 'u Ciələ venə.'''<ref name=sputa/> :''Male e bene vengono dal Cielo''. ::Per dire che Dio dispensa sia dolori che piaceri. *'''Manə 'ngaddatə, manə lauratə.'''<ref name=unonovenove/> :''Mani incallite, mani (che hanno sempre) lavorato''. *'''"Mannagghiə a' pressə", dissə 'a cəlonə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 262.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 624.</ref> :''"Maledetta la fretta", disse la tartaruga.'' *'''Mangə cu no tə faməchə e viəstə cu no tə sciələ.'''<ref name=fame/> :''Mangia così che tu non abbia fame e vestiti così che tu non abbia freddo''. ::Per significare che non si deve mai esagerare, ma fare tutto nei limiti. *'''Mangə oscrə, cueccələ e javatunə e accundendə 'a biondə, 'a rossə e 'a brunə.'''<ref name=vetro/> :''Mangia ostriche, murici e arche di Noè ed accontenta la bionda, la rossa e la bruna''. *'''Marcandə e puerchə salutələ quannə so' muertə.'''<ref name=mercante/> :''Mercante e porco salutali quando sono morti''. ::Significando che i mercanti, intesi come avidi, sono come i maiali, buoni solo dopo essere morti. *'''Marə a ci jé puvəriəddə: manghə 'a mugghiərə 'u volə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 669.</ref> :''Guai a chi è poverello: neanche la moglie lo vuole''. *'''Mariə 'a travagghiandə jind'a cučinə purtavə lə uandə.'''<ref name=ualano/> :''Maria la lavoratrice nella cucina portava i guanti''. *'''Maritə mə sində e mugghierə tə songhə.'''<ref name=marito/> :''Marito mi sei e moglie ti sono''. ::Significando che oramai non c'è più nulla da fare per tornare indietro, come dopo essersi sposati (essendo il proverbio nato prima del divorzio). *'''"Martinə", dissə 'a mugghierə, "pigghiə l'ainə e ccaminə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 478.</ref> :''"Martino", disse la moglie, "prendi l'agnello e cammina"'''. *'''Marzə assuttə, abbrilə vagnatə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo asciutto, aprile bagnato''. *'''Marzə chiovə chiovə, abbrilə cu no manghə, maggə unə e bbonə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo piove piove, aprile non di meno, maggio una volta e buona.'' *'''Marzə cu chiovə e abbrilə cu no s'affiscə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 93.</ref> <br />'''Marzə cu chiovə e abbrilə cu no fəniscə.'''<ref name=marzo/><ref>Citato in De Vincetiis, p. 37.</ref> :''Che marzo sia piovoso e che aprile non si arresti'' {{NDR|nel piovere}}. *'''Marzə 'u vunghələ 'mbrazzə, abbrilə 'u vunghələ 'nzinə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo il baccello in braccio, aprile il baccello in grembo''. *'''Marzə vəndusə 'ngravətə l'arvulə cu lə musə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo ventoso carica l'albero con le labbra''. *'''Matrəmoniə cumbənatə spiccə sembə a curnəčiatə.'''<ref name=matrimonio>Citato in Nicola Gigante, p. 482.</ref> :''Matrimonio combinato finisce sempre con le corna'' *'''Matrəmoniə e marcanziə sə cundrattənə cu 'a busciə.'''<ref name=matrimonio/> :''Matrimoni e mercanzie si contrattano con la bugia''. *'''Matrəmoniə e vəscuvatə so' d'ô ciələ dəstənatə.'''<ref name=matrimonio/> :''Matrimonio e vescovato sono al cielo destinati''. *'''Mattatə də statiə, tramundanə all'otra diə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 483.</ref> :''Buon tempo d'estate, tramontata il giorno dopo {{NDR|l'altro giorno}}''. *'''Mazzə e paneddə fačənə lə filə beddə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 596.</ref> :''Mazza e pagnotta rendono i figli belli''. ::A significare che una buona alimentazione ed una buona educazione fanno crescere bene i bambini. *'''Mə parə 'a casə də San Dunatə: a cci ciunghə e a cci sciuffatə.'''<ref name=duequattrosei/> :''Mi sembra la casa di San Donato: chi cionco e chi zoppo''. *'''Megghiə capə də sardeddə ca codə d'aratə.'''<ref name=sarda>Citato in Nicola Gigante, p. 713.</ref> :''Meglio (essere) testa di [[sardina]] che [[Coda (anatomia)|coda]] di [[orata]]''. *'''Megghiə ciəndə zitə ca 'nu malə maritə.'''<ref name=vecchio/> :''Meglio cento [[Fidanzato|fidanzati]] piuttosto che un cattivo marito''. *'''Megghiə l'uevə oscə c'a jaddinə dumanə.'''<ref name=uova/> :''Meglio l'uovo oggi che la gallina domani''. ::Meglio un beneficio immediato come un uovo che un qualcosa che potrebbe produrre benefici, come una gallina. *'''Megghiə 'nu ciuccə a 'nu candonə ca 'nu cavaddə scurtatə.'''<ref name=ciuccio/> :''Meglio un asino ad un angolo di strada che un cavallo scorticato''. ::A significare che spesso occorre non andare troppo pel sottile. *'''Megghiə sulə ca malə accumbagnatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 838.</ref> :''Meglio solo che malamente accompagnato''. *'''Mestə Lappə, tagghiə, trusələ e menə 'nderrə, da 'na cappə fačə 'na scazzettə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 230.</ref> :''Maestro Lappo, taglia e rifila e getta a terra, da una cappa fa una papalina''. ::Per significare che chi non ha molta dimistichezza con il proprio mestiere generalmente cade in grossi errori. *'''Mestrə d'uecchiə, mestrə də cacchiə.'''<ref name=occhio>Citato in Nicola Gigante, p. 890.</ref> :''Maestro d'occhio, maestro di cacchio''. ::Detto di chi fa le cose senza precisione, "ad occhio". *''''Mbarə 'u culə quannə ste' sulə, ca quannə ste' accumbagnatə ste' bbuenə 'mbaratə.'''<ref name=culo2>Citato in Nicola Gigante, p. 316.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 488.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 269.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1052&Itemid=68 Zump'u citrule e vè ngule all'ortolane]'', ''Tarantonostra.com'', 01 giugno 2011.</ref> :''Insegna al culo quando stai solo, cosicché quando sarai in compagnia il culo avrà egregiamente imparato''. ::Per dire che bisogna abituarsi all'inibizione anche quando non vi è la necessità e si è da soli, così da essere abituati al momento del bisogno. *'''Megghiə 'nu candərə 'ngueddə e nno 'n'onzə 'ngulə.'''<ref name=culo2/><br /> '''Megghiə 'na cadarə 'ngueddə ca 'n'onza 'ngulə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=930&Itemid=68 Megghie na catare n'guedde ca n'onze n'gule]'', ''Tarantonostra.com'', 01 dicembre 2009.</ref> :''Meglio una caldaia (di acqua) addosso che un'oncia (di acqua) in culo''. ::Per dire che è meglio avere la coscienza sporca che essere accusati ingiustamente; oppure che è meglio essere pubblicamente messi alla gogna o rovinati, piuttosto che avere un rimorso nella coscienza. *'''Menzadiə, ci sté a ccasə də l'otrə cu pigghiə viə.'''<ref name=menzadie>Citato in Nicola Gigante, p. 504.</ref> :''Mezzoggiorno, chi sta a casa di altri che vada via''. ::Per significare che non bisogna importunare la gente all'ora di pranzo. *'''Məsərəcordiə cərcarənə lə griddə quannə fu misə fuechə a' lə rəstoccə.'''<ref name=grillo/> :''Misericordia cercarono i grilli quando fu dato fuoco alla stoppia''. ::Per significare che quanto grande è il piacere che si fa tanto grande è la ricompensa da avere. *'''Miənə da musə, ca parə da susə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 528.</ref> :''Metti (giù) da muso, ché sembra di sopra''. ::A significare che quanti si nutrono bene lo mostrano dal loro aspetto. *'''Miətəchə, sanəmə 'u cucuruzzə ca m'ha ruttə cumbarə jadduzzə.'''<ref name=trezeronove/> :''Medico, guarisci la mia testa che è stato rotta da compare galluccio''. *'''Miəttə jindr'a' cascə, ca po' l'acchiə p'a chiazzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 245.</ref> :''Metti nella cassa, che poi lo ritrovi per la piazza''. ::Alludendo al fatto che il risparmio lo si ritrova sempre in caso di bisogno. *'''Mondə cu mondə no sə cumbrondə.'''<ref name=monte>Citato in Nicola Gigante, p. 515.</ref> :''Monte con monte non si confronta''. ::Per significare che solo le montagne non si incontrano e che nella vita c'è sempre tempo per chiedere conto di qualche cattiveria di cui si è stati succubi. *'''Morsə Mazzaracchiə e no sə frabbəcarənə chiù casə.'''<ref name=duequattrosei/> <br />'''Morsə Mazzaracchiə e no sə frabbəcarənə chiù lammicchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 433.</ref> :''Morì Mazzaracchio e non si fabbricarono più case.''<br />''Morì Mazzaracchio e non si fabbricarono più lambicchi''. *'''Morsə mestə Luchə e no s'accunzarənə chiù scarpə'''.<ref name=scarpa>Citato in Nicola Gigante, p. 735.</ref> :''Morì maestro Luca e non si ripararono più scarpe''. ::Detto di un lavoro che non vede fine. *'''Mortə priatə no venə majə.'''<ref name=morte/> :''Morte invocata {{NDR|pregata}} non viene mai''. *'''Muertə 'u sciuscettə no fuèmmə cchiù cumbarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 759.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 177.</ref> :''Morto il [[figlioccio]] non fummo più compari''. ::Modo di dire agli amici che sono pronti a voltare le spalle una volta che non si ha più nulla di offrir loro. In Puglia il compare è colui che accompagna il "figlioccio" nel battesimo e nella cresima. ==N== *''''Na capə mandenə ciəndə capə e ciəndə capə no mandenənə 'na capə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=991&Itemid=68 Farsi a fezza]'', ''Tarantonostra.com'', 08 settembre 2010.</ref> :''Una testa mantiene cento teste e cento teste non mantengono una testa''. *''''Na diə simə e 'n'otrə nonə.'''<ref name=diavolo/> :''Un giorno siamo ed un altro no''. ::Per significare la labilità della vita umana. *''''Na femənə, 'na papərə e 'nu puerchə rrəturarənə 'u paisə.'''<ref name=femmina2>Citato in Nicola Gigante, p. 368.</ref> :''Una donna, una papera ed un maiale rivoltarono il paese''. *''''Na mammə jé bbonə pə ciəndə pichə, ma ciəndə pichə no so' bbuenə pə 'na mammə.'''<ref name=pica/> :''Una mamma va bene per cento gazze, ma cento gazze non vanno bene per una mamma''. ::Per dire che i sacrifici che compiono i genitori sono unici. *''''Na recchia chienə valə chiù də 'na masciə.'''<ref name=recchia>Citato in Nicola Gigante, p. 682.</ref> :''Un orecchio pieno (di maldicenze) vale più di una magia''. ::Nel senso che fa più danno qualcuno che crede a tutte le maldicenze che girano rispetto ad una vera e propria magia. *''''Na votə l'annə Ddijə 'u cumannə.'''<ref name=dio/> :''Una volta all'anno Dio lo comanda''. ::Trasposizione del detto latino "semel in anno licet insanire" (''una volta all'anno è lecito impazzire''), ossia che una volta all'anno è lecito darsi al divertimento, quasi come imposizione divina. *'''Né femənə e né telə a' llumə də cannelə.'''<ref name=dueduedue>Citato in Nicola Gigante, p. 222.</ref> :''Ne donna, né tela al lume di candela''. ::Proverbio che significa che ci sono cose, come le donne ed i quadri, che si devono giudicare alla piena luce del giorno, che espone tutti i difetti. *'''Nəcəssətatə no canoscə lescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 549.</ref> :''Necessità non conosce legge''. ::Simile a "la necessità fa l'uomo ladro". *'''"'Ngə nə sté 'n'otrə", dissə Faelə a Checchə.'''<ref name=faccia/> :''"Ce n'è un altro", disse Faelo a Checco''. ::Wellerismo detto quando ci viene sequestrato qualcosa, ma ne abbiamo di riserva. *''' 'Ngə vo' 'n'anghə, 'na sciondə e 'nu vursiəddə.'''<ref name=centoventi/> :''Ci vuole un'anca, un'aggiunta ed un borsellino''. ::Per dire che occorre ancora qualcosa. *'''"'Ngulə", dissə 'u caurə e sə šcaffò jindr'ô šcuegghiə.'''<ref name=duecinquedue/> :''"In culo", disse il granchio e si ficcò nello scoglio''. ::Wellerismo che significa che vale meglio un'oncia di libertà che un'oncia di oro. *'''No chiama' cu l'uecchiəzzulə, cu nno avenə c'u pətəzzulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 633.</ref><ref name=occhio2/> :''Non chiamare con l'[[occhiolino]], (se non vuoi) che venga col piedino''. *'''"No chiama' tristə ca pescə t'avenə", dissə 'a vecchiə a Neronə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 874.</ref> :''Non ti definire triste, ché ti vengono cose peggiori", disse la vecchia a Nerone''. ::Wellerismo che significa che è sempre bene accontentarsi del proprio stato. *'''No cotə ô canə, no mustazzə a' jattə e no culə ô crəstianə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=962&Itemid=68 No cot'a cane, no mustazze a jatte e no ccule a cristiane]'', ''Tarantonostra.com'', 17 marzo 2010.</ref> :''Non (toccare la) [[Coda (anatomia)|coda]] al cane, non (toccare i) baffi al gatto e non (toccare il) culo alle persone''. ::Invito a non fare ciò che si sa che porterà guai. *'''No fa' 'u pirdə chiù grannə d'u culə.'''<ref name=pirdo/> :''Non fare il peto più grande del culo''. ::Per dire di non esagerare oltre le proprie capacità e possibilità. *'''No jé sembə festə a Palascianə.'''<ref name=fesso/> :''Non è sempre festa a Palagiano {{NDR|un comune vicino a Taranto}}''. ::Per dire che non sempre le cose possono andare come si vuole. Simile al latino "non semper erunt Saturnalia". *'''No jé sembə tariə quiddə ca lučə.'''<ref name=tarde>Citato in Nicola Gigante, p. 850.</ref> :''Non è sempre tarì {{NDR|moneta d'argento del Regno di Napoli}} ciò che luccica''. ::Simile a "non è tutto ora quel che luccica". *'''No lua' 'a coppələ ô zəllusə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 295.</ref> :''Non togliere il cappello al tignoso''. ::Significando che è pericoloso scoprire in pubblico il segreto di qualcuno che ci tiene a tenerlo nascosto. *'''No məna 'a petrə ô monəchə ca San Frangischə sə nə pajə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 501.</ref> :''Non lanciare la pietra al monaco ché San Francesco te la fa pagare''. ::Detto a chi osa insultare i poveri ed i deboli. *'''No 'ngə sté sabbətə senza solə, no 'ngə sté femənə senz'amorə.'''<ref name=esse>Citato in Nicola Gigante, p. 706.</ref> :''Non c'è sabato senza sole, non c'è donna senza amore''. *'''No 'ngə stonnə fosərə d'appennərə.'''<ref name=fortuna/> :''Non ci sono fusi da appendere''. ::Detto quando non si temono maldicenze in quanto tutte le azioni compiute sono trasparenti. *'''No pote' no fuscərə e no səcutarə.'''<ref name=fortuna/> :''Non potere né fuggire, né inseguire''. ::Detto quando non si può fare alcunché, non si può agire. *'''No sce' cretennə a' femənə ca chiangənə, a uemənə ca sə sciurənə e a cavaddə quannə sutənə.'''<ref name=femmina2/> :''Non credere alle donne che piangolo, agli uomini che giurano ed ai cavalli che sudano''. *'''"No si' faccə də currədorə", dissə 'a vorpə ô caurə.'''<ref name=duecinquedue/><ref name=cornuto/> :''"Non hai la faccia del corridore", disse la volpe al granchio''. ::Wellerismo che significa che molte volte l'apparenza trae in inganno. *'''No tanda dočə cu no tə suchənə, no tanda amarə cu no tə fučənə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 347.</ref> <br /> '''No dočə ca tə suchənə e no amarə ca tə sputənə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=171&Itemid=68 No' doce ca te sucane]'', ''Tarantonostra.com'', 09 febbraio 2005 .</ref> :''Non tanto dolci da essere succhiati, non tanto amari da essere evitati''. ::Significando che non bisogna essere molto dolci per evitare abusi, né molto amari per non essere evitati. *'''No tə fəda' də ci tenə do' pərtosərə ô nasə.'''<ref name=pertuso>Citato in Nicola Gigante, p. 625.</ref> :''Non ti fidare di chi ha due buchi al naso''. ::Significando che è bene non fidarsi di nessuno. *'''No tə mangia' quandə tiənə e no dičərə ci sində.'''<ref name=mangia/><br />'''No tə mangia' quand'he e no dičərə quandə sé.'''<ref name=he>Citato in De Vincentiis, p. 82.</ref> :''Non mangiare quanto possiedi e non dire chi sei.''<br />''Non mangiare quanto possiedi e non dire quanto sai''. ::Invito a non scialacquare tutto e ad essere riservato nel riferire fatti propri ed altrui. *'''No tə sciura', cumbagnə, ca tə cretə, ca tutt'e ddojə patimə də 'nu malə.'''<ref name=fiorone/> :''Non giurare, compagno, ché ti credo, perché tutti e due patiamo lo stesso male''. ::Per significare che i malvagi si intendono bene fra loro. *'''No tuttə l'aceddərə canoscənə 'u granə.'''<ref name=ottodue/> :''Non tutti gli uccelli conoscono il grano'' {{NDR|e ne comprendono il valore}}. ::Detto di qualcuno che non è in grado di apprezzare qualcosa. *'''No tuttə lə turnisə trasənə 'nzacchə.'''<ref name=turnisi/> :''Non tutti i soldi entrano in tasca''. *'''Novə misə, novə visə.'''<ref name=mese>Citato in Nicola Gigante, p. 508.</ref> :''Nove mesi, nuovi visi''. ::A significare che nei primi nove mesi di vita i bambini cambiano di continuo la sembianza del viso. *'''Novembrə, mesə tristə, ma no pə lə natə ca so' 'nzistə. So' purə 'nu picchə malandrinə e ffannə vutə pə Sandə Martinə.'''<ref name=novembre/> :''Novembre, mese triste, ma non per i nati, che sono arditi. Sono anche un po' malandrini e fanno voto per San Martino''. *'''Novembrə rəscəlatə, amə persə 'a səmənatə.'''<ref name=novembre/> :''Novembre rigelato: abbiamo perso la seminata''. *''''Nu ciuccə sulə sté a' ferə?'''<ref name=provtara/> :''Solamente un asino è alla fiera?'' *''''Nu ggiurnə mo' jessə e mo' trasə.'''<ref name=giorno/> :''Una giornata ora entra ed ora esce''. ::A significare la brevità della vita. *''''Nu stuetəchə accədí a settə sbannitə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 716.</ref> :''Uno stupido uccise sette banditi''. *''''Nu uecchiə a' jattə e 'nu uecchiə a' frəzzolə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=98&Itemid=68 Nu uecchie a' jatta e nu uecchie alla frizzola]'', ''Tarantonostra.com'', 27 agosto 2004.</ref> :''Un occhio alla gatta ed un occhio alla padella per friggere''. ::Invito a mantenere un occhio su ciò che potrebbe danneggiarci; usato anche per suggerire di dedicarsi a due attività contemporaneamente importanti. *'''Nuevə patrunə, nova lescə.'''<ref name=padrone>Citato in Nicola Gigante, p. 609.</ref> :''Nuova padrone, nuova legge''. *''''Nzarvamiəndə, cə ve' pə mmarə; cə ve' pə terrə: fəlicə viaggə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 579.</ref> :''(Mettiti) in salvo, se vai per mare; se vai per terra: felice viaggio''. *''''Nzippətə, figghiə, ca mamətə tə 'nzorə.'''<ref name=figlio/> :''Alzati, figlio, che mamma ti fa sposare''. ::Esortazione a fare una cosa. ==O== *'''O cuettə o crutə, 'u fuechə l'ha vədutə.'''<ref name=corna/> :''O cotto o crudo, il fuoco l'ha visto''. ::Per significare che anche se non si è potuto far tutto, qualcosa si è sempre fatto. *'''Ô figghiə mutə 'a mammə 'u 'ndennə.'''<ref name=figlio/> :''Il figlio muto la mamma lo capisce''. ::Alludendo al fatto che una genitrice intende il figlio anche se egli non le rivela alcunché. *'''Ô marə ca tə truevə he da navəgarə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=434&Itemid=68 Au mare ca te trueve ha da navigare]'', ''Tarantonostra.com'', 26 dicembre 2006.</ref> :''Devi navigare nel mare in cui trovi''. ::Consiglio di affrontare l'impresa in cui ci si imbatte, senza ripiegare verso qualcosa di più facile. *'''Ô megghiə d'u mangiarə sə perdə l'appətitə.'''<ref name=centoventisei/> :''Al meglio del mangiare si perde l'appetito''. *'''O pigghiə quistə o pigghiə quiddə, tuttə lupə sondə.'''<ref name=lupo/> :''O prendi questo o prendi quello, tutti lupi sono''. *'''"O tunə, o ijə, o 'u ciuccə", dissə 'u vəllanə quannə sə vədí 'n pərichələ də vitə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 909.</ref> :''"O tu, o io, o l'asino", disse il villano, quando si vide in pericolo di vita''. *'''"O tuttə o niəndə", disse 'a bəzzochə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 181.</ref> :''"O tutto o niente", disse la bigotta''. ::Wellerismo che riflette il pensiero di dichiara di volere tutto quel che desidera rinunciando al poco che si presenta effettivamente possibile. *'''Ô vovə mazzə lə potə 'a zecchə.'''<ref name=volpe/> :''Il bue magro lo comanda la [[zecca]]''. ::Per dire che i parassiti sfruttano i poverelli. *'''Ognə jaddəneddə fačə l'uevə p'a pascareddə.'''<ref name=gallo/> :''Ogni gallinella fa l'uovo per la Pasqua''. ::Cioè quando arriva la bella stagione. *'''Ognə petrə ozə paretə.'''<ref name=pietra>Citato in Nicola Gigante, p. 634.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 139.</ref> :''Ogni pietra alza la parete''. ::Per dire che anche poco contribuisce ed è utile. *'''Ognə pizzəchə gnorəchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 410.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 146.</ref> :''Ogni pizzico lascia il nero'' {{NDR|sulla pelle}}. ::Per dire che anche poco, come un pizzico, contribuisce. Viene detto in particolare riguardo ai soldi, che hanno importanza anche se sono pochi. *'''Ognə sarmə fərnescə a gloriapatrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 714.</ref> :''Ogni salmo finisce con "gloria del Padre''. ::Antico modo di dire<ref>{{Cfr}} ''I libri poetici della Bibbia tradotti dall'ebraico originale, Ed adattati al gusto della poesia Italiana'', a cura di Saverio Mattei, edizione terza napolitana, presso Giuseppe Maria Porcelli, Napoli, 1780, [https://books.google.it/books?id=UnzVHlHN-f0C&pg=PA194 vol. 8, p. 194].</ref> che tutto finisce allo stesso modo e non c'è da meravigliarsi di nulla. *'''Ognə šcarafonə jé beddə p'a mamma sovə.'''<ref name=scara>Citato in Nicola Gigante, p. 731.</ref> :''Ogni scarafaggio è bello per sua mamma''. ::Per dire che ogni figlio è bello per sua mamma e che, in generale, la bellezza è relativa. *'''Ognə scarpettə dəvendə scarponə.'''<ref name=scarpa/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 170.</ref> :''Ogni scarpetta diventa scarpone''. ::Per dire che ogni cosa diventa vecchia. *'''Ognə scundrə jé pə salutə e ognə 'nduppə jé grazziə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 767.</ref> :''Ogni scontro è per saluto e ogni intoppo è grazia''. ::Significando che nelle tristi vicende della vita spesso bisogna accogliere il male non come danno, ma come un bene. Simile a "non tutto il male vien per nuocere". *'''Ognə stuezzə volə 'u suezzə.'''<ref name=sozzo/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 196.</ref> :''Ogni cosa {{NDR|pezzo}} vuole l'eguale''. ::Per dire che ognuno cerca il proprio simile. *'''Omə də vinə, ciəndə a' ccarrinə.'''<ref name=uomo>Citato in Nicola Gigante, p. 585.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 113.</ref> :''Uomo di vino, cento per (un) carlino {{NDR|moneta dei Borboni}}''. ::Per dire che gli ubriaconi non valgono alcunché e sarebbe possibile comprarne cento per un carlino. *'''Omə spusatə 'a funə s'ha attaccatə.'''<ref name=uomo/> :''Uomo sposato la fune si è attaccato''. ::Concetto largamente diffuso sulla perdita di libertà dovuta al matrimonio. *'''Oscə a mmejə e crejə a ttejə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 586.</ref> :''Oggi a me e domani a te''. *'''Ottommrə: vin'e candinə ser'e matinə.'''<ref name=matrimonio/> :''Ottobre: vino e taverna dalla sera al mattino''. *'''Ovə quinəcə e granə cinguandə.'''<ref name=uova>Citato in Nicola Gigante, p. 893.</ref> :''Uova quindici e grani {{NDR|moneta borbonica di medio valore}} cinquanta''. ::Per dire che per poco lavoro fatto si richiede un pagamento molto elevato. Deriva dal fatto che in certi periodi borbonici quindici uova venivano a costare anche cinquanta grani. ==P== *'''Panə accattatə ruvinə 'u casatə.'''<ref name=pane>Citato in Nicola Gigante, p. 595.</ref> :''Pane comprato rovina il casato''. ::Proverbio secondo cui la donna che non faceva il pane in casa non era buona moglie e rovinava la famiglia. *'''Panə cu l'uecchiə, furmaggə senz'uecchiə e vinə cu lə lacrəmə a' ll'uecchiə.'''<ref name=occhio2/> :''Pane con gli occhi, formaggio senz'occhi e vino con le lacrime agli occhi''. ::Per dire che il pane deve essere morbido, il formaggio compatto ed il vino vecchio e di alta gradazione. *'''Panə 'nzignə ca durə, vinə cu 'a məsurə.'''<ref name=pane/> :''Pane fino a che dura, vino con misura''. ::Di pane se ne può mangiare quanto si vuole, ma non è così per il vino. *'''Panə, vinə e ffuechə ardendə, friddə e nevə no sə sendə.'''<ref name=pane/> :''(Con) pane, vino e fuoco ardente, freddo e neve non si sentono''. *'''Papa Sistə no 'ngə 'a pərdonə mangh'a Cristə.'''<ref name=sisto>Citato in Nicola Gigante, p. 623.</ref> :''Papa Sisto non la perdona neppure a Cristo''. ::Detto popolare che ricorda una leggenda circolante attorno a [[Papa Sisto V]], che avrebbe rotto con una scure un crocifisso che si diceva sanguinasse per vedere quale fosse il trucco. Secondo i tarantini egli pronunciò la frase: ''cum'a Ccristə t'adorə, cum'a llegnə tə spacchə'', (come Cristo ti adoro, come legna ti spacco). *'''"Parlə a ruetələ", dissə 'a menz'onzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 701.</ref><br />'''"Parlə a ruetələ", dissə l'onzə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 131.</ref> :''"Parla a rotoli", {{NDR|antica unità di misura di peso napoletana e siciliana}} disse la mezza oncia.''<br />''"Parla a rotoli", disse l'oncia''. ::Raccomandazione di chiarezza e precisione nel parlare. *'''Pasca Bufaniə, tuttə lə festə porta viə.'''<ref name=epifania/> :''L'[[Epifania]] tutte le feste porta via''. *'''Pə canoscərə a 'nnu latrə 'ngə volə 'nu latrə e mmiənzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 437.</ref><ref name=cantone>Citato in De Vincentiis, p. 54.</ref> :''Per conoscere un ladro ci vuole un ladro e mezzo''. ::Simile a "il più conosce il meno". Risposta che viene data da chi è insultato verso chi insulta, affermanco che l'accusatore deve essere sicuramente un buon conoscitore della materia per potersi permettere di puntare il dito. Può anche essere usato come scambio di cortesia verso chi ci loda, affermando che costui è ancora più lodevole di noi. *'''Pə canoscərə 'nu crəstianə, t'ha mangia' settə tumənə də salə.'''<ref name=trezerodue>Citato in Nicola Gigante, p. 302.</ref> :''Per conoscere una persona ti devi mangiare sette tomoli di sale''. ::Proverbio che sottolinea la difficoltà di conoscere veramente una persona. *'''Pə crescərə 'nu figghiə maschələ s'ha da cazza' 'nu chiuevə cu lə diəndə.'''<ref name=figlio/> :''Per crescere un figlio maschio si deve schiacciare un chiodo con i denti''. ::Per significare che non sempre era facile crescere un figlio maschio, a cui bisognava trovare un mestiere. *'''"Pə mo' tiənətə quistə", dissə fra' Chiuppillə.'''<ref name=tenda/> :''"Per ora tieniti questo", disse fra Chiuppillo''. ::Wellerismo come risposta alquanto spavalda di chi riesce a vendicarsi di un'offesa subita. *'''Pə 'n'ačənə də salə sə perdə 'a mənestrə.'''<ref name=ottouno/> :''Per un granello di sale si perde la minestra.'' ::Per dire che anche poco contribuisce a danneggiare. *'''Pə sə 'nzura' cə vonnə lə quibussə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 674.</ref> :''Per potersi sposare ci vogliono i soldi''. *'''Pə ttre caddə də salə sə pərdí 'a mənestrə.'''<ref name=caddi/> :''Per tre cavalli {{NDR|scarsa moneta di rame coniata nel 1472}} di sale si perse la minestra''. ::Significando che a volte, per un piccolo risparmio, si perde qualcosa di maggior valore. *'''Pəccatə viəcchiə e pənətenza novə.'''<ref name=peccato2>Citato in Nicola Gigante, p. 610.</ref> :''Peccati vecchi e penitenza nuova''. ::Detto antico<ref>{{Cfr}} ''Lezioni sacre sopra i fatti illustri della Divina Scrittura predicate nel Gesù di Napoli dal padre Simone Bagnati della Compagnia di Gesù'', 5 voll., appresso Cristoforo Zane, in Venezia, 1732, [https://books.google.it/books?id=LLiCT9vpLy8C&pg=PA279 vol. 1, p. 279].</ref> secondo cui vecchi peccati possono anche essere puniti più tardi nel tempo. *'''Pechərə pascə e cambanə sonə.'''<ref name=pecora>Citato in Nicola Gigante, p. 611.</ref> :''Pecora pascola e campana suona''. ::Detto di chi, pur facendosi i fatti propri, viene da altri criticato. *'''"Pəgghiamələ a ridərə", dissə quiddə c'acchió 'u monəchə jindr'a' ccasə.'''<ref name=monte/> :''"Prendiamola a ridere", disse quello che trovò il monaco in casa''. ::Wellerismo che sottolinea la rassegnazione di fronte ad avvenimenti di una certa gravità, che è bene superare col sorriso. Arrivava il prete in casa quando v'era un morto. *'''Pescə muertə e tradətorə sə canoscənə da ll'addorə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 864.</ref> :''Pesce morto e traditore si riconoscono dall'odore''. *'''Petrə rombə capə e usanzə rombə leggə.'''<ref name=pietra/> :''La pietra rompe la testa e l'usanza scardina la legge''. *'''Piənzə malə cu t'avenə buenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 463.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 620.</ref> :''Pensa male cosicché ti venga del bene''. *'''Pigghiətə paurə də lə vascə cadutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 905.</ref> :''Prenditi paura delle cadute da bassa altezza''. ::Perché di solito sono molto più pericolose di quanto si pensi. *'''Pirdə 'nnandə pirdə venə 'u cacaturə.'''<ref name=pirdo/> :''Peto dopo peto viene la latrina''. ::Significando che le tempeste vengono sempre precedute da segnali più deboli. *'''Piscə chiarə e fa' lə fichə ô miərəchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 379.</ref><ref name=minchia/> :''Fa' dell'urina chiara e fai le fiche {{NDR|simile al gesto moderno del dito medio}} al medico''. ::Simile a "una mela al giorno toglie il medico di torno". A volte è usato come esortazione ad essere sinceri o ad adempiere al proprio dovere. *'''Potə cchiù l'uecchiə c'a šcuppettə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 770.</ref><ref name=occhio2/> :''Può più l'occhio che il fucile''. ::Significando che l'occhio maligno può causare più danni di un'arma da fuoco. *'''Povər'a' cci morə, ca a' cci cambə sə cunzolə.'''<ref name=murcennara/> :''Povero chi more, ché chi vive si consola''. *'''Povərə e minnəchə jé 'a fəlusufiə, ricch'e pumpusə 'a minghiunətatə.'''<ref name=filosofia>Citato in Nicola Gigante, p. 512.</ref><ref name=minchia>Citato in De Vincentiis, p. 115.</ref> :''Povera e mendica è la filosofia, ricca e pomposa la minchioneria''. ::Per dire che i dotti sono poveri e gli ignoranti ricchi. *'''Prattəchə cu ci jé megghiə də tejə e fallə lə spesə.'''<ref name=frequentare>Citato in Nicola Gigante, p. 650.</ref> :''Frequenta chi è meglio di te e fagli le spese''. ::Per migliorare ed ottenerne vantaggi. *'''Pretəchə e melunə volənə essərə lə staggiunə.'''<ref name=melone/> <br />'''Pretəchə e melunə honn'a essərə də staggiunə.'''<ref name=prete/> :''Prediche e meloni vogliono essere le stagioni.''<br />''Prediche e meloni vogliono essere di stagione''. ::Per dire che ogni cosa deve essere fatta a tempo debito. *'''Priətəchə, Patrə, ca 'u ggiudizziə ha 'rrəvatə.'''<ref name=prete/> :''Predica, Padre, che il (giorno del) giudizio è arrivato''. ::Detto a chi si infervora in un discorso particolare. *'''Primə lučevənə lə carnə: mo' honn'a lučərə lə pannə.'''<ref name=lucere>Citato in Nicola Gigante, p. 453.</ref> :''Prima splendevano le carni: ora devono splendere i panni''. ::Detto femminile che mostra l'avanzare dell'età: da giovani era la carne ad essere bianca e candida, ora da sposata lo devono essere i panni. *'''Punendə, 'a casə d'u pəscatorə jé cundendə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 664.</ref> :''(Vento di) ponente, la casa del pescatore è contenta''. *'''Pur'a mugghierə d'u sinnəchə ha scəvulatə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=367&Itemid=68 Pure a mugghiere d'u sinnache ha scivulate]'', ''Tarantonostra.com'', 10 marzo 2006.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1045&Itemid=68 Pure a mugghiere d'u sinnache ha scivulate]'', ''Tarantonostra.com'', 22 aprile 2011.</ref> :''Anche la moglie del Sindaco è scivolata {{NDR|nel senso di "ha tradito il marito"}}''. ::Detto da qualcuno che fa qualcosa di sbagliato invocando il fatto che lo fanno molti altri; oppure detto in relazione ad un qualcosa di sbagliato fatto da una persona illustre, nel senso di "anche i migliori non sono così come sembrano". *'''Pur'a rəgginə ten'abbəsuegnə d'a vəčinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 685.</ref> :''Anche la Regina ha bisogno della vicina''. *'''Purə lə purəčə tenənə 'a tossə e lə pəducchiə l'affannə.'''<ref name=pulce/> :''Anche le pulci hanno la tosse ed i pidocchi l'affanno''. ::Detto a chi non è nessuno, ma si pavoneggia. *'''"Purə quistə hagghiə accattatə", dissə 'u frangesə, e sə mangiò šcuercələ e vurrazzə.'''<ref name=seisette>Citato in Nicola Gigante, p. 67.</ref><ref name=vurpo/> :''"Pure questo ho comprato", disse il francese, e mangiò scorze e radici''. *'''Pur'u prevətə sbagliə sobb'artarə.'''<ref name=prete/> :''Anche il prete sbaglia sull'altare''. ::Per dire che tutti possiamo sbagliare. ==Q== *'''"Quandə chiù cambə, chiù vechə", dissə 'a vecchiə, ca tənevə ciənd'annə e vule' cu cambə angorə.'''<ref name=vecchio/> :''"Quanto più vivo, più vedo", disse la vecchia, che aveva cent'anni e voleva vivere ancora''. *'''Quandə chiù fortə chiovə, chiù subbətə scambə.'''<ref name=scamba/> :''Quanto più forte piove, più presto termina la pioggia''. ::Consolazione per i forti mali che ci affliggonom: maggiori sono, prima finiranno. Detto anche del maltempo. *'''Quandə chiù sagrəstanə stonnə, tandə cchiù lambə stonnə stutatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 707.</ref> :''Quanti più sagrestani ci sono (in una chiesa), tante più [[Lampada|lampade]] rimangono spente''. ::Per dire che quante più sono le persone coinvolte in un qualcosa, tante più sono le possibilità di disservizi e problemi. *'''Quannə 'a cartə lə vé 'u sciucatorə s'avandə.'''<ref name=gioco/> :''Quando la carta gli viene il giocatore si vanta''. ::Nel senso che quando le cose vanno per il senso giusto la gente si vanta e si prende tutti i meriti, magari non avendoli ed essendo capitato loro per fortuna. *'''Quannə 'a famə trasə d'a portə, l'amorə sə nə jessə d'a fənestrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 356.</ref> :''Quando la fame entra dalla porta, l'amore se ne esce dalla finestra''. ::Significando che la mancanza di denaro e quindi la fame rovina una famiglia. *'''Quannə 'a femənə jé beddə də naturə, quandə chiù scioltə vé chiù bedda parə e purə cə portə 'ngapə 'u cərnaturə parə cum'a 'na Lunə də scənnarə.'''<ref name=femmina2/> :''Quando la donna è bella di natura, quanto più semplice {{NDR|di vestiti}} va, tanto più sembra bella ed anche se portasse in testa il ceneracciolo sembrerebbe come la Luna di gennaio''. *'''Quannə a' femənə 'u culə lə ballə, cə no jé puttanə picchə 'ngə manghə.'''<ref name=vetro/> :''Quando alla donna il culo balla, se non è puttana poco ci manca.'' ::Antico detto che vedeva di cattivo occhio le donne che si scatenavano nel ballo. *'''Quannə 'a jattə no 'ngə sté lə sciurgə ballənə.'''<ref name=jarrupa>Citato in Nicola Gigante, p. 422.</ref> :''Quando la gatta non c'è i topi ballano''. ::Quando manca il capo è disordine ed anarchia. *'''Quannə 'a mammə no vo' cu maritə 'a figghiə dičə ca l'addorə 'a vocchə də lattə.'''<ref name=mamma/> :''Quando la mamma non vuole (far) sposare la figlia dice che le odora la bocca di latte''. *'''Quannə a' mammə 'u lattə regnə, cu mangə cozzə a puppətegnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 298.</ref> :''Quando alla mamma scarseggia il latte, che mangi cozze aperte sul fuoco''. ::I contadini, "lə poppətə", non sapevano aprire le cozze col coltello (" 'a grammeddə") e quindi usavano il fuoco, da cui il modo di cucinare "a puppətegnə". *'''Quannə 'a mangiatorə jé vvascə 'u cavaddə s'abbenghiə, po' sə votə də culə e 'a šquascə.'''<ref name=mangia/> :''Quando la greppia è bassa il cavallo si rimpinza, poi si gira di culo e la rompe.'' ::Detto di chi è agiato o fortunato (gli animali riescono a mangiare solo avendo la mangiatoia non troppo alta), ma non lo apprezza. *'''Quannə 'a [[Barca|varchə]] fačə acquə, 'a sessələ no valə niəndə.'''<ref name=barca/> :''Quando la barca fa acqua la votazza non fa niente''. ::Per dire che in una situazione degenerata è difficile rimediare con poco. *'''Quannə 'a vendrə sté chienə tannə sə candə e tannə sə sonə. Quannə 'a vendrə sté vacandə no sə sonə e no sə candə.'''<ref name=ventre/> :''Quando la pancia è piena allora si canta, allora si suona. Quando la pancia è vuota non si suona e non si canta.''. *'''Quannə arrivənə lə nesplə chiangitə, ca so' l'urtəmə fruttə d'a staggionə.'''<ref name=nasce/> :''Quando arrivano le nespole piangete, ché sono gli ultimi frutti dell'estate''. *'''Quannə austə annuvəlescə 'a staggionə sə nə vejə.'''<ref name=agosto/> :''Quando d'agosto (il cielo) si annuvola, l'estate se ne va''. *'''Quannə chiovə e menə viəndə, cacciatorə stattə all'abbiendə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 59.</ref> :''Quando piove e tira vento, cacciatore resta al riparo''. *'''Quannə Cristə sté 'ngročə, sulə tannə iessə 'a vočə.''' :''Quando Cristo sta in croce, solo allora esce la voce''. ::Solo quando si è alle strette ci si lamenta. *'''Quannə Dijə no volə, lə Sandərə no ponnə.'''<ref name=santi>Citato in Nicola Gigante, p. 711.</ref> :''Quando Dio non vuole, i Santi non possono''. *'''Quannə jatə 'a tramundanə no sce' scennə a' mmarə.'''<ref name=tramontana>Citato in Nicola Gigante, p. 866.</ref> :''Quando soffia la tramontana non andare in mare''. ::Per dire che quando si è eccitati non bisogna sostenere discussioni o argomenti difficili. *'''Quannə jé tiəmbə də vənnegnə: zi' ca vegnə, zi' ca vegnə; quannə jé tiəmbə də zappə e putə no sə canoscənə lə nəputə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=606&Itemid=68 Quanne je tempe de vennegne, zì ca vegne, zì ca vegne]'', ''Tarantonostra.com'', 02 ottobre 2007.</ref> :''Quando è tempo di vendemmia: [[zio]], vengo, zio, vengo; quando è tempo di zappare e potare non si conoscono i [[Nipote (di zio)|nipoti]]''. *'''Quannə jessə 'a fichə 'u cucomərə sə 'mbichə.'''<ref name=fico>Citato in Nicola Gigante, p. 379.</ref><br /> '''Quannə arrivə 'a fichə 'u məlonə sə 'mbichə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1034&Itemid=68 U sole spacca le fiche, a luna le melune...]'', ''Tarantonostra.com'', 04 marzo 2011.</ref><ref name=acrest>Citato in Carmela "jatta acrest", ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=565&Itemid=1 Frutta di "staggione"]'', ''Tarantonostra.com'', 05 agosto 2007.</ref>. :''Quando esce il fico il cocomero si impicca''. ::Detto campagnolo a significare che quando compaiono i primi fichi, a fine estate, i cocomeri non sono più buoni da mangiare. *'''Quannə l'angələ sə vagnə l'alə, chiovə 'nzignə a Natalə.'''<ref name=centoventi>Citato in Nicola Gigante, p. 120.</ref> :''Quando l'angelo si bagna le ali, pioverà fino a Natale''. *'''Quannə marzə 'ngrognə fačə zumba' l'ognə.'''<ref name=marzo/> :''Quando marzo si arrabbia {{NDR|mette il broncio}} fa saltare l'unghia.'' *'''Quannə marzə volə fačə zumba' l'ognə ô vovə.'''<ref name=marzo/> :''Quando marzo vuole fa saltare l'unghia al bue''. *'''Quannə prorə, sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 655.</ref> :''Quando [[Prurito|prude]], guarisci''. ::Significando che il prurito è un buon segno perché rivela che la ferita sta rimarginando. *'''Quannə otrə no tienə cu mmamətə tə cuerchə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=883&Itemid=68 Quanna otre no' ttiene, cu mammete ti querche]'', ''Tarantonostra.com'', 25 giugno 2009.</ref> :''Quando non hai altro, ti corichi con tua madre''. ::Nel senso che in caso di necessità si fa di tutto, ci si aggrappa a qualsiasi cosa. Simile a "il bisogno fa l'uomo ladro". *'''Quannə Quacquələ fačí 'u vucatə anghiə 'u munnə də cənəratə.'''<ref name=cenere>Citato in Nicola Gigante, p. 925.</ref> :''Quando Quacquelo fece il [[bucato]] riempì il mondo di ceneraccio {{NDR|per il bucato}}''. ::Per dire che non c'è cosa che, anche se fatta di nascosto, non si venga a sapere. *'''Quannə scənnarə jé bellə, fəbbrarə sə mettə 'u mandellə.'''<ref name=gennaio/> :''Quando gennaio è bello, febbraio si mette il mantello''. ::Significando che ad un gennaio non freddo corrisponde generalmente un febbraio rigido. *'''Quannə so' tandə jaddə a canda' no ffačə majə ggiurnə.'''<ref name=gallo/> :''Quando ci sono tanti galli che cantano non fa mai giorno''. ::Per dire che quando ci sono molte persone a comandare non si conclude mai nulla. *'''Quannə spirə 'u maistralə no scé 'ssennə d'ô canalə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 460.</ref> :''Quando spira il maestrale non uscire dal canale {{NDR|navigabile di Taranto, che unisce il Mar grande al Mar piccolo}}''. ::Antico proverbio stagionale dei pescatori. *'''Quannə t'acchiə 'a ccamerə rialatə, no ddicərə benə e no malə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 70.</ref><ref name=dueunouno/> :''Quando trovi la camera regalata, non dire bene, né male.'' *'''Quannə tre femənə stonnə aunitə, o malə d'u vəčinə o malə d'u maritə.'''<ref name=femmina2/> :''Quando tre donne stanno insieme, o male del vicino o male del marito''. *'''Quannə 'u cavətə jé fortə scazzəchescənə jaddə, jaddinə e crəstianə.'''<ref name=caldo/> :''Quando il calco è intenso si agitano gallo, gallina e persone''. *'''Quannə 'u ciələ sə 'nghiummescə, malə tiəmbə sə carrescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 236.</ref> :''Quando il cielo si impiomba, trasporta un cattivo tempo''. *'''Quannə 'u Diavulə t'accarezzə, jé signə ca ve' cchiannə l'anəmə.'''<ref name=diavolo>Citato in Nicola Gigante, p. 345.</ref> :''Quando il Diavolo ti accarezza è segno che vuole l'anima''. *'''Quannə 'u jattə no 'ngə arrivə ô lardə dičə ca jé də rangətə.'''<ref name=bavosa/> :''Quando il gatto non arriva al lardo dice che sa di rancido''. ::Simile all' [[Esopo|esopiano]] "quando la volpe non arriva all'uva dice che è acerba". *'''Quannə 'u lupə jessə d'u voschə vo' dičərə ca tenə famə.'''<ref name=lupo/> :''Quando il lupo esce dal bosco vuol dire che ha fame''. ::Per dire che molte azioni sono originate da forza maggiore o da necessità, simile a "la necessità fa l'uomo ladro". *'''Quannə 'u məlonə jessə russə tuttə nə volənə 'na feddə.'''<ref name=melone>Citato in Nicola Gigante, p. 500.</ref> :''Quando il cocomero esce rosso tutti ne vogliono una fetta''. ::Quando gli affari vanno bene, tutti sono amici e cari *'''Quannə 'u pəducchiə sə vetə jindr'a farinə sə cretə ca jé capə mulənarə.'''<ref name=pidocchio>Citato in Nicola Gigante, p. 613.</ref> :''Quando il pidocchio si vede nella farina crede di essere capo mugnaio''. ::Detto che critica i poveri arricchiti o che hanno ottenuto qualcosina, perché si danno subito molte arie. *'''Quannə 'u perə jé maturə sə nə catə sulə sulə.'''<ref name=sisto/> <br />'''Quannə 'u perə jé maturə sə nə catə senza turcəturə.'''<ref name=sisto/> :''Quando la pera è matura cade da sola.''<br />''Quando la pera è matura cade senza staccarla''. ::Significando che ogni cosa deve avvenire a suo tempo. *'''Quannə 'u spiulə tə sté venə, fa' crerərə a' ttuttə ca si' prenə.'''<ref name=spiulo/> :''Quando ti sta venendo una voglia, fai credere a tutti che sei incinta''. ::Riferito al fatto che si cerca di soddisfare le voglie della donna incinta per evitare che si formino le macchie sulla pelle del feto. *'''Quannə 'u vəčinə passə bbenə, tand'addorə tə nə venə.'''<ref name=vecchio/> :''Quando il vicino passa bene, te ne viene un buon odore''. ::Significando che avere un buon vicino è un buon affare. *'''Quannə 'u vovə mangə a 'u vutarə brutt'annatə sə prəparə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 223.</ref> :''Quando il bue mangia al voltare {{NDR|cioè arando, quando si fa una striscia e poi ci si volta per farne un'altra parallela}} si prepara una brutta annata''. ::Credenza contadina secondo cui se l'erba è cresciuta prematuramente e quindi il bue, arando, la mangia, le brinate successive potrebbero distruggere tutto il raccolto. *'''Quannə unə no po' vəde' a 'n'otrə, dičə ca lə fetə 'u culə a settə cammisə.'''<ref name=culo>Citato in Nicola Gigante, p. 315.</ref> :''Quando uno non sopporta un altro, dice che gli puzza il culo a sette camicie''. ::Significando che spesso la passione di un sentimento toglie la serenità del giudizio. *'''"Quannə vidə lə cchiù bellə aceddərə, chiddə so' lə figghiə mijə", dissə 'a cuccuvačə all'aculə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 308.</ref> :''"Quando vedi gli uccelli più belli, quelli sono i miei figli", disse la civetta all'aquila''. ::Wellerismo che illustra una richiesta di risparmiare qualcosa in segno di riconoscimento per un favore ricevuto. *'''Questə jé l'ervə ca lə pongə 'u culə.'''<ref name=culo/> :''Questa è l'erba che gli punge il culo''. ::Detto a chi ha trovato finalmente chi gli dia filo da torcere. *'''Quiddə ca 'ngə lassə 'ngə pirdə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 102.</ref> :''Quel che lasci perdi''. ::Simile ad "ogni lasciata è persa". *'''Quistə jé furnə ca majə sə stutə.'''<ref name=fornaio/> :''Questo è forno che non si spegne mai''. ::Per indicare chi non è mai sazio. ==R== *'''"Regulətə e bbastə", dissə 'a furmichələ.'''<ref name=formica/> :''"Regolati e basta", disse la formica''. ::Wellerismo che significa che ogni cosa deve esser proporzionata al suo reale bisogno. *'''Ridə buenə a cci ridə all'urtəmə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 894.</ref> :''Ride bene chi ride per ultimo''. ==S== *'''Sabbətə Sandə, quannə candə 'u cucchə, ci tenə fichə e pəstiddə, cu sə l'astipə, cu sə l'ammucchiə.'''<ref name=cucco/> :''[[Sabato santo|Sabato Santo]], quando canta il cuculo, chi ha fichi e castagne secche che se li conservi, che se li ammucchi.'' ::Per significare che l'inverno è passato e sta arrivando l'estate. *'''Sacchə vacandə no sə mandenə all'ertə.'''<ref name=esse/> :''Sacco vuoto non si mantiene in piedi''. ::Proverbio che sottolinea l'importanza di un'alimentazione sostanziosa. *'''"Salutə e fraschə", dissə 'a crapə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 299.</ref> :''"Salute e foglie", disse la capra''. *'''Sand'Andoniə fačə tridəčə grazziə e Sandə Cannonə nə fačə quattordəčə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 119.</ref> :''Sant'Antonio fa tredici grazie e Santo Cannone ne fa quattordici''. ::Riferimento al potere della gola (canna, cannone), che fa più grazie dello stesso Sant'Antonio. *'''Sanda Chiarə, dopə ca fu arrubbatə, fačì lə portə də fiərrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 275.</ref> :''Santa Chiara, dopo che fu rapinata fece la porte di ferro.'' ::Per significare che a volte si corre ai ripari troppo tardi. Riferimento al Monastero di Santa Chiara di Napoli, un tempo protetta solo da un portone di legno. *'''Sandə Cannonə fačə grazziə senza raggionə.'''<ref name=dueduedue/> :''Santo Cannone fa grazie senza motivo''. ::Con allusione alle ingiustizie che si commettono per il vizio della gola. *'''"Sandə Carcagnə, aiutəmə", dičə 'a femənə camənandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 234.</ref> :''"San Calcagno, aiutami", dice la femmina girovaga''. *'''Sandə Cosəmə e Attamianə, unə jé miərəchə e l'otrə sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 510.</ref> :''San Cosimo e Damiano, uno è medico e l'altro sano''. *'''"Sciamənə, maritə mijə", dissə 'a mugghierə, "ca l'hagghiə candatə 'a zənfunijə".'''<ref name=marito/> :''"Andiamocene, marito mio", disse la moglie", "ché le ho cantato la sinfonia"''. ::Wellerismo che illustra una frase detta dalla moglie al marito dopo averlo trovato con l'amante. *'''Scənnarə senza nevə, acquə e viəndə a primaverə.'''<ref name=gennaio/> :''Gennaio senza neve, acqua e vento a primavera''. *'''Scənnarə sicchə, massarə ricchə.'''<ref name=gennaio/> :''Gennaio secco, massaio ricco''. *'''Scənnarə, 'u vurpə jindr'ô panarə.'''<ref name=gennaio/> :''Gennaio, il polpo nel paniere''. *'''Scennə, venennə, məlunə cugghiennə.''' :''Andando, tornando, raccogliendo i meloni''. ::Andando e tornando da un viaggio si crea un bagaglio di nuove conoscenze. *'''Scərocchə chiarə e tramundanə scurə, partə cundendə e no ave' paurə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 743.</ref> :''Scirocco chiaro e tramontana scura, parti contento e non avere paura''. ::Antico proverbio marinaro stagionale. *'''Sciannə Pində, venə da forə e piscə jindrə.'''<ref name=pesce/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 751.</ref> :''Giovanni Pinto, viene da fuori e piscia dentro''. ::Modo per dire che a volte certe cose che potrebbero farsi alla luce del sole vengono fatte per paura in segreto. Deriva da una leggenda secondo cui un pover'uomo, Giovanni Pinto, uscì di casa di notte per fare i propri bisogni (il bagno era sempre esterno), ma trovatosi immerso in un sabba di streghe decise di ritornare in casa. Una seconda interpretazione è quella secondo cui la frase è detta per sollecitare una maggiore civiltà e igiene. *'''Sciuechə də manə, sciuechə də vəllanə.'''<ref name=sorte>Citato in De Vincentiis, p. 176.</ref> :''Gioco di mani, gioco di villani''. ::Esortazione a non usare la violenza negli scherzi. *'''Sciugnə, 'a fočə 'mbugnə.'''<ref name=giugno/> :''Giugno, la falce in pugno''. *'''Sciugnə aprə lə portə a' llə sciurnatə cortə.'''<ref name=giugno>Citato in Nicola Gigante, p. 756.</ref> :''Giugno apre le porte alle giornate corte''. *'''Sciugnə pungendə, ualanə chiangendə.'''<ref name=giugno/> :''Giugno pungente, bifolco piangente''. *'''Scivə addò socrəmə pə sbariarə e acchievə favə da muzzəcarə.'''<ref name=suocera/> :''Andai da mia [[suocera]] per riposare e trovai fave da morsicare'' {{NDR|per estrarre il seme}}. *'''Sə dičə 'u pəccatə e no 'u pəccatorə.'''<ref name=peccato2/> :''Si dice il peccato e non il peccatore''. *'''S'ha dda fa' ogn'artə sbruvəgnatə pə camba' anuratamendə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''Si deve fare ogni mestiere svergognato per vivere onoratamente''. ::Significando che i mestieri meno appetibili non tolgono l'onestà di chi li fa. *'''S'ha aunitə 'a carnə tostə e 'u curtiəddə ca no 'ngə tagghiə.'''<ref name=duetreotto/> :''Si è unita la carne dur ed il coltello che non taglia''. ::Per significare che due cose inconciliabili fra loro o due persone che non riescono a trovare un accordo. *'''Sə lassə 'u fuechə ardendə e s'aiutə 'a parturendə.'''<ref name=parola/> :''Si lascia il fuoco ardente e si aiuta la partoriente''. ::Detto da chi subisce problemi uno dopo l'altro, come se avesse dovuto domare il fuoco e subito dopo aiutare il parto di qualcuna. *'''"Sə l'honnə mangiatə lə sciurgə", dissə 'u sacrəstanə.'''<ref name=sorcio/> :''"Se lo sono mangiati i sorci", disse il sacrestano''. *'''Sə rəspettə 'u canə p'u patrunə.'''<ref name=dueunosette/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1077&Itemid=68 Rispetare u cane p'ù patrune]'', ''Tarantonostra.com'', 17 ottobre 2011.</ref> :''Si rispetta il cane per il padrone''. ::Proverbio che sottolinea come spesso si rispetti qualcuno solo perché legato da rapporti di amicizia o di parentela a qualcun altro che ci sta a cuore. *'''Sə spogghiə Vitə Nəcolə e sə vestə Pəzzəlatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 813.</ref> :''Si spoglia Vito Nicola e si veste Pizzilato''. ::Detto quando qualcuno rovina qualcun altro per usura, frode o furto. Riferito alla metafora secondo cui c'è un solo vestito con cui si vestono entrambi. *'''Settə a chiangərə e settə a penarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 273.</ref> :''Sette a piangere e sette a penare''. ::Per significare che sono in troppi attorno ad un affare o ad un certo lavoro. *'''"Simə tuttə purtuallə", dissə 'u strunzə uardannəsə atturnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 667.</ref> :''"Siamo tutti arance", disse lo stronzo guardandosi attorno''. ::Wellerismo detto quando una persona di infimo ceto e di doti morali non ortodosse si intrufolo o tenta di qualificarsi con altre di ceto distinto. Deriva da una semplice storia: un carico di arance che arrivavano dal Portogallo si riversò in mare ed esse cominciarono a galleggiare; un pezzo di sterco anch'esso galleggiante, quindi, tentò di confondersi con esse. *'''"Simələ cu simələ", dičə Marcoffə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 111.</ref> :''"Il simile col simile", dice Marcolfo.'' ::Wellerismo che significa che ognuno deve cercare qualcuno di pari condizione. Marcolfo è il nome popolare dato alla faccia che appare sulla [[Luna]] a causa della macchie lunari; si pensava fosse una persona stupidotta inglobata, secondo varie storie, nella Luna stessa. Alcuni pensano derivi dalla raccolta ''Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno'' (1670), altri dal ''Dialogus Salomonis et Marcolphi'' (1470 ca.). *'''So' bbuenə lə fichə, lə cərasə, ma marə a' vendrə cə panə no ttrasə.'''<ref name=acrest/> :''Sono buoni i fichi, le ciliegie, ma guai alla pancia se non entra il pane''. ::A significare che i frutti sono buoni, ma per saziarsi ci vuole ugualmente il pane. *'''"So' frittə", dissə 'a sardeddə quannə sə vədí 'mbarənatə.'''<ref name=sarda/> :''"Sono fritta", disse la [[sardina]] quando si vide infarinata''. ::Wellerismo che significa che ogni cosa ha il suo destino. *'''So' tuttə filə a' 'na canə.'''<ref name=figlio/> :''Sono tutti figli di una (stessa) cagna''. ::Detto di una serie di persone che mostrano la stessa indole cattiva. *'''Sobb'a' ll'arvulə miə ha candatə 'u cucchə.'''<ref name=centoquarantotto/> :''Sopra al mio albero ha cantato il cuculo''. ::Per indicare che spesso tra i due litiganti il terzo gode. *'''Sobb'a' mmuertə sə candənə l'asequiə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 185.</ref> :''Sul morto si cantano le esequie''. *'''Sobb'a petrə, petrə.'''<ref name=pietra/> :''Sopra la pietra (un'altra) pietra''. ::Per dire che i guai sono sempre seguiti da altri guai. *'''Sobb'a tignə 'a capa malatə.'''<ref name=tempo/> <br />'''Sobb'a tignə 'a capa pəlatə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 202.</ref> :''Sopra la [[tigna]] la testa malata.''<br />''Sopra la tigna la testa pelata''. ::Per dire che due mali sono venuti uno dopo l'altro, come la testa pelata al tignoso, per cui soffre spasimi maggiori. *'''Sobb'ô niəgrə no ppotə təndurə.'''<ref name=tenda>Citato in Nicola Gigante, p. 855.</ref> <br />'''Sobb'ô gnurə no pparə təndurə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 409.</ref> :''Sul nero non può (apparire) la tintura.''<br />''Sul nero non appare la tintura''. ::Per affermare che si è al fondo del barile, che peggio di così non si può andare. Il nero, infatti, non può essere ulteriormente sporcato. *'''Socra cəcatə, nora furtunatə.'''<ref name=suocera/> :''[[Suocera]] cieca, [[nuora]] fortunata''. *'''Socrə e norə: 'u Diavulə e 'a malorə.'''<ref name=suocera>Citato in Nicola Gigante, p. 792.</ref> :''La [[suocera]] e la [[nuora]]: il Diavolo e la malora''. ::Simile a "suocera e nuora: tempesta e gragnola". *'''Soldə ca po', messə ca po'.'''<ref name=soldi>Citato in Nicola Gigante, p. 793.</ref> :''Soldi "che poi (te li do)", messa "che poi (te la faccio)"''. ::Invito a non fare credito. *'''Soldə, capiəddə e diəndə no mandenənə niəndə.'''<ref name=denaro/> :''Soldi, capelli e denti non durano affatto''. ::Per dire che tutto è vano e labile e che è inutile tenere a simili beni materiali. *'''"Statəvə bbuenə", dissə 'u cundadinə, "acquá və lassə 'a zappə".'''<ref name=treduedue/> :''"Statevi bene'", disse il contadino, "qui vi lascio la zappa".'' *'''"Stringə 'u vəddichə", dəčevanə l'andichə.'''<ref name=vecchio/> :''"Stringi l'ombelico", dicevano gli antichi''. ::Per dire "stringi la cinghia", "sopporta la fame". ==T== *'''Tandə 'na spendə e tandə 'na cadutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 802.</ref> :''Quanto una spinta, tanto una caduta''. ::Per dire che la conseguenza di un'azione è proporzionata ad essa. *'''Tannə sə chiangə 'u bbenə, quannə sə perdə.'''<ref name=centoottanta>Citato in Nicola Gigante, p. 180.</ref> :''Si piange il bene (solo) allora, quando (lo) si perde''. *'''Tardə mangə, ma mangə bbuenə.'''<ref name=tarde/> :''Mangi tardi, ma mangi bene''. ::Significando che un disagio viene compensato da un notevole vantaggio successivo. *'''Tiəmbə e fraschə cə volənə pə matura' lə nesplə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=3&Itemid=68 Temb'e frasche]'', ''Tarantonostra.com'', 27 luglio 2004.</ref> :''Ci vogliono ramoscelli e tempo per far maturare le nespole''. ::Significando che nella vita bisogna saper attendere. *'''Tiəmbə russə də matinə: o acquə o viəndətrinə.'''<ref name=corriere>Citato in ''Corriere del Giorno di Puglia e Lucania'', 22 dicembre 1993,[https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/6/69/Pagina_tradizioni_tarantine_su_corriere_del_giorno.jpg p. 1].</ref> :''Tempo rosso di mattina: o acqua o acquazzone''. *'''Tiəmbə russə də serə: bonə tiəmbə sperə.'''<ref name=corriere/> :''Tempo rosso di sera: spera un buon tempo''. *'''Tiəmbə, tiəmb'eiə, astipə quann'eiə, ca quannə no eiə nəsciunə tə dejə.'''<ref name=tempo/> :''Tempo, hai tempo, conserva quando hai, ché quando no hai nessuno ti da''. *'''Tonəchə no ffačə monəchə e [[Chierica|chiərəchə]] no ffačə prevətə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 862.</ref> :''Tonaca non fa monaco e chierica non fa prete''. *'''Tre' C so' bruttə pə lə vicchiə: cadutə, catarrə e cacareddə.'''<ref name=vetro/> :''Tre C sono pericolose {{NDR|brutte}} per gli anziani: cadute, catarro e diarrea''. *'''Tre femənə fačənə 'na chiazzə e quattə 'na ferə.'''<ref name=donna>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=984&Itemid=68 A proposito di donne]'', ''Tarantonostra.com'', 12 luglio 2010.</ref> :''Tre donne fanno (rumore quanto in) una piazza e quattro (fanno tanto rumore quanto in) una fiera''. ::Proverbio che si riferisce al chiasso fatto dalle donne che si trovano in comitiva. *'''Tretə so' lə cətatə chiù bellə d'u munnə: Budapèst, Bucarèst e Tardə nuestrə.'''<ref name=tarde/> :''Tre sono le città più belle del mondo: Budapest, Bucarest e Taranto nostra''. *'''Tretə so' lə putiəndə: 'u rrejə, 'u papə e ci no tenə niəndə.'''<ref name=potente/> :''Tre sono i potenti: il re, il papa e chi non ha niente''. *'''Trirəčə manginə no forənə bbuenə d'aza' a 'nu ciuccə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 470.</ref> :''Tredici mancini non furono capaci di alzare un asino''. ::A significare la valenza della mano destra. *'''Truenə də culə, burrašchə də merdə.'''<ref name=culo2/> :''Tuono di culo, burrasca di merda''. *'''Tuecchətə 'u culə ca tə passə 'u spiulə.'''<ref name=culo/><ref name=spiulo>Citato in Nicola Gigante, p. 809.</ref> :''Toccati il culo così che ti passi la voglia''. ::Riferito alla credenza secondo cui una donna incinta che ha una voglia, generalmente culinaria, che non può soddisfare, se tocca una parte del suo corpo provoca la nascita, sul feto, di una macchia corrispondente; se invece si tocca il sedere la voglia non compare. *'''Tumbanə tumbanə 'u ruttə portə ô sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 881.</ref> :''Stupidamente il rotto porta il sano''. ::Cioè chi è in miseria porta chi sta bene. *'''Turcə 'u vinghiətijddə quannə jé tənəriəddə.'''<ref name=vigna/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 215.</ref> :''Torci il vimine quando è tenero''. ::Cioè educa e correggi i figli quando sono piccoli. *'''Tuttə cosə jé grazziə də Ddijə, da forə ô taddərə d'a cəpoddə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 845.</ref> :''Tutte le cose sono grazia di Dio, dall'esterno al cuore della cipolla''. *'''Tuttə də 'na vendrə e no tuttə də 'na mendə.'''<ref name=ventre>Citato in Nicola Gigante, p. 911.</ref> :''(I figli) tutti di una pancia e non tutti con una (stessa) mente''. ::Per dire che i figli sebbene siano nati dalla stessa persona non sono tutti uguali. *'''Tuttə lə femənə 'a tenənə sottə, ci 'a tenə sanə e ci 'a tenə rottə. Uè, uagnu', no və 'nzəppatə 'a crestə, ca stochə a' pparlə d'a sottavestə.'''<ref name=vetro/> :''Tutte le donne l'hanno sotto, chi l'ha intera e chi rotta. Hei, ragazzi, non alzate la cresta, ché sto parlando della sottoveste''. *'''Tuttə lə festə digghianə vəne', da forə Pasca Bufaniə.'''<ref name=epifania>Citato in Nicola Gigante, p. 603.</ref> :''Che vengano tutte le feste, tranne l'Epifania {{NDR|[[6 gennaio]]}}''. ::In quanto con essa finiscono tutte le feste natalizie. *'''"Tuttə piscə simə", dissə 'a lucertə e sə mənó a mmarə e s'affucojə.'''<ref name=lucere/><br />'''"Tuttə simə piscə", dissə 'a lucertə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 105.</ref> :''"Siamo tutti pesci", disse la lucertola, si lanciò a mare ed affogò.''<br />''"Siamo tutti pesci", disse la lucertola''. ::Wellerismo che critica l'ignorante o la persona di basso rango che crede di essere simile a chi è altolocato. *'''"Tuttə piscə simə", dissə 'a sardeddə e sə šcaffó 'mmiənzə.'''<ref name=sarda/> :''"Siamo tutti pesci", disse la [[sardina]] e si ficcò in mezzo''. ==U== *''''U candonə də casə addorə.'''<ref name=cantone/> :''L'angolo di casa profuma''. ::Per dire che "una vita privata è una vita beata". *''' 'U canə ašquatə havə paurə də l'acqua freddə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=120&Itemid=68 U cane aschquate ave paura dell'acqua fredda]'', ''Tarantonostra.com'', 23 settembre 2004.</ref> :''Il cane bruciato (dall'acqua calda) ha paura dell'acqua fredda''. ::Proverbio che significa che chi si scotta per un'esperienza avrà in seguito paura anche di esperienze similari. *''' 'U canə mozzəchə 'u strazzatə.'''<ref name=dueunosei/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=672&Itemid=68 A ci mozzeche u cane? A u strazzate!]'', ''Tarantonostra.com'', 28 gennaio 2008.</ref> :''Il cane morde lo straccione''. ::Proverbio che sottolinea come il fato se la prenda sempre coi più deboli e poveri. *''' 'U cavaddə d'u səgnorə: bona giuvəndutə e mala vəcchiajə.'''<ref name=duecinquetre>Citato in Nicola Gigante, p. 253.</ref> :''Il cavallo del signore: buona gioventù e cattiva vecchiaia''. *''' 'U cazzə no volə pənziərə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 257.</ref> :''Il pene non vuole pensieri''. ::Osservazione antica con riscontro biologico. *''''U chiandə amarə d'a cattivə: tənev'u muertə 'nnandə e sté ppenzavə ô vivə.'''<ref name=duecinqueuno/> :''Il pianto amaro della [[vedova]]: aveva il morto davanti e stava pensando al vivo''. *''''U cchiù bruttə ciərchə d'a vottə šcattə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 67.</ref> :''Il più brutto cerchio della botte crepa''. ::Per dire che il ribaldo si manifesta in ogni suo atto. *''''U ciuccə də Frəchettə: novandanovə malə e 'a cotə fračətə.'''<ref name=ciuccio>Citato in Nicola Gigante, p. 289.</ref> :''L'asino di Frichella: novantanove mali e la coda fracida''. *''' 'U ciuccə sə portə 'a pagghiə e 'u ciuccə s'a spagghiə.'''<ref name=ciuccio2/> <br /> ''''U ciuccə s'a caresciə e 'u ciuccə s'a futtə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=76&Itemid=68 U ciucce s'ha carescia e u ciucce s'ha futte]'', ''Tarantonostra.com'', 3 agosto 2004.</ref> :''L'asino porta la paglia e l'asino la spaglia''. <br /> ''L'asino la trasporta e l'asino se la fotte''. ::Per illustrare chi fa le cose a proprio uso e consumo, simile a "se la canta e se la suona", o chi dice di fare qualcosa per il prossimo, ma ne ha un tornaconto personale. *''''U ciələ addò vetə 'a nevə spannə 'u solə.'''<ref name=nasce>Citato in Nicola Gigante, p. 551.</ref> :''Il cielo dove vede la neve spande il sole''. ::Volendo significare che la provvidenza Dio la manda dove c'è necessità. *''''U culə arrobbə 'a cammisə.'''<ref name=culo/> :''Il culo ruba la camicia''. ::Per dire che chi ha un carattere molto timido finisce per non avere più fiducia neanche in sé stesso. *''' 'U culə ca də cacarə no jé cundendə arrivə 'u tiəmbə ca cacarə no ppotə.'''<ref name=vetro/> :''Il culo che di cacare non è contento, arriva il momento in cui cacare non può''. ::Detto di chi si lamenta pur non essendo in una brutta situazione: nel tempo essa potrebbe anche peggiorare. *''''U culə no tenə patrunə.'''<ref name=culo/> :''Il culo non ha padroni''. ::Ad indicare la tirannia di alcune necessità corporee. *'''" 'U fattə è ffattə", dissə 'a bbedda femmənə quannə cəcó l'uecchiə ô maritə.'''<ref name=femmina2/> :''"Il fatto è compiuto", disse la bella donna quando accecò il marito''. *''''U fiərrə troppə cavətə arrossə 'a biangariə.'''<ref name=fico/> :''Il ferro troppo caldo arrossa la biancheria''. ::Non bisogna mai esagerare in quel che si fa. *''''U fiərrə tuertə l'addrizzə 'u fuechə, 'a capə tortə l'addrizzə 'a Cortə.'''<ref name=dueduesei/> :''Il ferro storto lo raddrizza il fuoco, la testa storta la raddrizza il tribunale''. *''''U fuechə struscə 'u cuechə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 393.</ref> :''Il fuoco consuma il cuoco''. *''''U gustə d'u ciuccə jé 'a cramegnə.'''<ref name=ciuccio/> :''Il piacere dell'asino è la gramigna''. ::Simile a "non si discute dei gusti", a significare che ognuno ha la sua predilezione. *''' 'U jirtə pə lə fichə e 'u curtə pə maritə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 378.</ref> <br /> '''Lə vascə pə lə zitə e lə jirtə pə lə fichə.'''<ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, novembre.</ref> :''L'uomo alto per i fichi e quello basso come marito''.<br /> ''I bassi per le fidanzate e gli alti per i fichi''. ::Proverbio che allude all'antica credenza secondo cui gli alti fossero più stupidi e fosse meglio che non mettessero su famiglia. *''''U lupə sonnə lə pechərə e 'a vorpə lə jaddinə.'''<ref name=lupo/> :''Il lupo sogna le pecore e la volpe le galline''. ::Per dire che una persona sogna quel che gli piace. *''''U lutrinə jé pescə də cucinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 456.</ref> :''Il pagello è pesce di cucina''. ::Per dire che non si può fare altrove ciò che va fatto in luogo opportuno. *''''U marcatə merchə.'''<ref name=mercante/> :''Ciò che è a buon mercato lascia il segno''. ::Per dire che spesso chi crede di aver condotto un buon affare avendo comprato a buon mercato, poi rimane gabbato. *''''U maritə sə chiamə portə e 'a mugghierə sə chiamə 'stipə.'''<ref name=marito>Citato in Nicola Gigante, p. 477</ref> :''Il marito si chiama "porta" e la moglie si chiama "conserva"''. ::Significando che è la moglie che deve badare a risparmiare in famiglia. *''' 'U maschələ afflittə s'aggarbə jind'ô liəttə, 'a femənə afflittə s'aggarbə c'u lionə.'''<ref name=vetro/> :''Il maschio afflitto si accomoda nel letto, la donna afflitta si accomoda col leone {{NDR|nel senso di maschio poderoso}}''. *''' 'U maschələ, arrəvatə a' quarandinə, lassə 'a mugghiərə e s'abbrazzə 'a candinə; 'a femənə, chiù furbə, a quarand'annə lassə 'u maritə e s'abbrazzə a Gəuannə.'''<ref name=moglie/> <br /> '''Quann'u maritə arrivə a' quarandinə lassə 'a mugghiərə e sə nə vé a' candinə; quann'a mugghiərə arrivə a quarand'annə lass'u maritə e sə pigghiə a Gəuannə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=589&Itemid=68 Quann'u marite arriv' a quarantina...]'', ''Tarantonostra.com'', 09 settembre 2007.</ref> :''Il maschio, arrivato alla quarantina, lascia la moglie e abbraccia la taverna; la donna, più furba, a quarant'anni lascia il marito e abbraccia Giovanni''. <br /> ''Quando il marito arriva alla quarantina lascia la moglie e và nella taverna; quando la moglie arriva a quarant'anni lascia il marito e si prende Giovanni''. *''''U megghiə sciucatorə vé vəstutə də carta strazzə.'''<ref name=gioco>Citato in Nicola Gigante, p. 755.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 828.</ref> :''Il miglior giocatore va (in giro) vestito di carta straccia''. ::Significando che col gioco non si arricchisce nessuno, anzi. *''''U mesə də lugliə jé 'u cchiù fucusə e lə femənə so' cchiù furiusə, sə spogghiənə tuttə d'ognə pezzə e fannə crepa' l'omə stuezz'a stuezzə.'''<ref name=luglio>Citato in Nicola Gigante, p. 454.</ref> :''Il mese di luglio è il più focoso e le donne sono più furiose, si spogliano tutte di ogni pezza e fanno morire l'uomo pezzo a pezzo''. *''''U mestrə d'ascə: 'a mugghierə ô liəttə e jiddə jindr'a' cascə. So' curnutə lə mestrə d'ascə.'''<ref name=maestro/> :''Il maestro d'ascia: la moglie a letto e lui nella cassa. Sono cornuti i maestri d'ascia''. *''''U monəchə tenə 'nu vrazzə curtə e 'n'otrə luenghə.'''<ref name=monte/> :''Il monaco ha un [[braccio]] corto e l'altro lungo''. ::Detto dell'avaro che è solito prendere col braccio lungo e mai dare, avendo l'altro braccio corto. *''''U mulə sembə ha da məna' caucə.'''<ref name=mulo/> :''Il mulo sempre deve tirare calci''. *''''U 'nnammuratə sə canoscə da l'uecchiə, 'u servə də Ddijə da lə scənocchiərə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 573.</ref> :''L'innamorato si riconosce dall'occhio, il [[servo di Dio]] dalle [[Ginocchio|ginocchia]]''. *''''U panə d'u pescatorə jé senza muddichə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 628.</ref> :''Il pane del pəscatore è senza mollica''. ::Per dire che la vita dei poveri è triste e dura, come il pane che mangiano. *''''U pəccatə də Carnəvalə 'u chiangə Quaremmə.'''<ref name=padrone/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 672.</ref> :''Il peccato di Carnevale lo piange la [[Quaresima]]''. ::Con cui si allude agli eccessi alimentari durante il Carnevale e alle rinunce della Quaresima. *''''U pəccatə də Chijmələ 'u pajó Məndronə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 280.</ref> :''Il peccato di Chimele lo pagò Mendrone''. ::A significare un errore giudiziario. Chimele era un nome generale per il ladruncolo. *''''U pəccinnə ca no cchiangə no vo' mennə.'''<ref name=caddi>Citato in Nicola Gigante, p. 503.</ref> <br /> '''Pəccinnə ca no chiangə mennə no nə volə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=550&Itemid=68 Piccinne ca' no' chiange, menna no' ne vole]'', ''Tarantonostra.com'', 21 luglio 2007.</ref> :''Il bambino che non piange non vuole la mammella''. ::Significando che è necessario lamentarsi e sbracciarsi per ottenere qualcosa; oppure che chi non si lamenta evidentemente sta bene così. *''''U pescə gruessə sə mangə 'u pescə pəccinnə.'''<ref name=pesce/> :''Il pesce grosso mangia il pesce piccolo''. ::Modo di dire simile ad "ubi maior minor cessat" (''dove c'è il più forte il minore deve cessare di esserci''). *''''U péscə surdə jé quiddə ca no vo' cu sentə.'''<ref name=sordo>Citato in Nicola Gigante, p. 840.</ref> :''Il peggior sordo è quello che non vuole sentire''. *''''U pescə turdə, quannə sendə, fačə 'u surdə.'''<ref name=turco/> :''Il pesce tordo {{NDR|Labrus viridis}}, quando sente, fa il sordo''. ::Per dire che "non c'è miglior sordo di chi non vuol sentire". *''''U prim'annə corə a ccorə, 'u second'annə culə a cculə, 'u terz'annə caučə 'ngulə.'''<ref name=scopa>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14&Itemid=68 Frùscie de scòpa nòva]'', ''Tarantonostra.com'', 28 luglio 2004.</ref> :''Il primo anno cuore a cuore, il secondo anno culo contro culo, il terzo anno calci in culo''. ::Descrizione dell'evolversi delle situazioni sentimentali: da accoratezza, a negligenza (coniugi che dormono girati l'un l'altro), ad odio. *''' 'U prisə chiù 'u ggirə e cchiù fetə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=327&Itemid=68 U prise chiù u ggire e chiù fete]'', ''Tarantonostra.com'', 20 novembre 2005.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=740&Itemid=68 U prise chiù u ggire e chiù fete]'', ''Tarantonostra.com'', 15 giugno 2008.</ref> :''Il vaso da notte più lo giri e più puzza''. ::Per dire che una situazione non buona peggiora se si cerca di aggiustarla in malo modo; *''''U rialə də Bettə a' nnəpotə: sə caló 'mbotə e lə desə 'na nočə.'''<ref name=regalo>Citato in Nicola Gigante, p. 696.</ref> :''Il regalo di Elisabetta alla nipote: frugò in tasca e le diede una noce''. ::Per descrivere un misero regalo. *''''U ricchə quannə volə, 'u puvəriəddə quannə potə.'''<ref name=regalo/> <br />''''U ricchə quannə volə, 'u povərə quannə l'havə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 154.</ref> :''Il ricco quando vuole, il poverello quando può.''<br />''Il ricco quando vuole, il povero quando ha''. ::Parlando dei godimenti della vita. *''''U ruagnarə addò vo' mettə l'àsulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 700.</ref> :''Il fabbricatore di stoviglie di terracotta dove vuole lo mette il manico''. ::Detto quando si sentono addurre pretesti diversi e contraddittori, per dire che se si volesse si potrebbe, senza giustificazioni. *''' 'U sazziə no cretə ô dəsciunə.'''<ref name=digiuno>Citato in Nicola Gigante, p. 342.</ref> <br />''' 'A vendra chienə no cretə ô dəsciunə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 81.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=138&Itemid=68 Vendra chiena no' cred'a digiune]'', ''Tarantonostra.com'', 9 novembre 2004.</ref> :''La persona sazia non crede al digiuno.''<br />''La pancia piena non crede al digiuno''. ::Per dire che il ricco non può capire le privazioni dell'indigente. In generale per spiegare il contegno di chi ha qualcosa nei confronti di chi non ne ha. *''''U sciorgə sapə assajə, ma 'u jattə sapə də cchiùnə.'''<ref name=sorcio/> :''Il [[Gatto e topo|sorcio]] sa molto, ma il [[Gatto e topo|gatto]] ne sa di più.'' *''''U Səgnorə no pajə sulə 'u sabbətə.'''<ref name=esse/> :''Il Signore non paga solo il sabato''. ::Proverbio nato dall'usanza di pagare i lavoratori il sabato: Dio non è tenuto a ciò e può farla pagare anche gli altri giorni. *''' 'U Səgnorə tə libbərə da ricchə appəzzəndutə e da puvəriddə arrəcchəsciutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 137.</ref> :''Il Signore ti liberi dai ricchi impoveritisi e dai poveri arricchitisi''. ::Detto popolare che invita ad evitare coloro che improvvisamente hanno cambiato status economico. *''''U sparagnə valə cchiù d'u guadagnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 798.</ref> :''Il risparmio vale più del guadagno''. *''''U suviərchiə rombə 'u cuviərchiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 843.</ref> :''L'eccesso rompe il coperchio''. ::Simile ad "il troppo stroppia". *''''U tariə fauzə e 'a tiedda rottə.'''<ref name=tarde/> :''Il tarì {{NDR|moneta d'argento del Regno di Napoli}} falso e la teglia rotta''. ::Detto di due persone che cercano di imbrogliarsi a vicenda. *''''U təndorə, quannə tengə, tengə pə tuttə.'''<ref name=tenda/> :''Il tintore, quando tinge, tinger per tutti''. *'''" 'U troppə è troppə", dissə 'u cucchə quannə ruzzəlò lə scalə.'''<ref name=cucco>Citato in Nicola Gigante, p. 306.</ref> :''"Il troppo è troppo", disse l'orcio quando ruzzolò per le scale''. ::Wellerismo che sottolinea che ci troppo tira la corda, la spezza. *''''U valconə jé menza dotə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 903.</ref> :''Il balcone è mezza dote''. ::Significando che la giovane che ha possibilità di un buon balcone dal quale farsi notare è avvantaggiata a trovar marito. *''''U vovə chiamə curnutə ô ciuccə.'''<ref name=volpe/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=452&Itemid=68 U vove chiama curnute u ciuccie]'', ''Tarantonostra.com'', 31 gennaio 2007.</ref> :''Il bue chiama cornuto il ciuccio''. ::Detto di qualcuno che rinfaccia a qualcun altro i suoi stessi difetti. *''''U vovə tenə 'a lenga longhə e nno parlə.'''<ref name=lingua2/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 218.</ref> :''Il bue ha la lingua lunga e non parla''. ::Invito a non parlare troppo ed a farsi i fatti propri. *''''U vurpə quannə tenə famə sə mangə lə cirrə suvə stessə.'''<ref name=vurpo/> :''Il polipo, quando ha fame, mangia i suoi stessi tentacoli {{NDR|cirri, intesi come ciocche di capelli}}''. *''''U vurpə sə cočə cu l'acqua sovə stessə.'''<ref name=vurpo>Citato in Nicola Gigante, p. 928.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 222.</ref> :''Il polipo si cuoce con la sua stessa acqua''. ::Proverbio di origine gastronomica, che significa che i baldanzosi e boriosi si ridimensioneranno da sé o che chi fa un danno ne risente la pena. *''''U zitə quannə sə 'nzorə parə ca volə, quannə ha passətə 'nu mesə jastemə 'a zitə e cci 'a desə, quannə ha passatə 'n'annə jastemə 'a zitə, l'attanə e 'a mammə.'''<ref name=zita>Citato in Nicola Gigante, p. 938.</ref> :''Il novello sposo quando si sposa sembra che voglia, quando è passato un mese bestemmia la sposa e chi (glie)la diede, quando è passato un anno bestemmia la sposa, il padre e la mamma''. *'''Uajə cu 'a palə e mortə majə.'''<ref name=guai/> :''Guai con la pala e morte mai''. *'''Uardə 'a jattə e friscə 'u pescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 390.</ref> <br /> '''Friscə 'u pescə e trəmində 'a jattə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=764&Itemid=68 Frisce 'u pesce e tremende 'a jatta]'', ''Tarantonostra.com'', 23 agosto 2008.</ref> :''Guarda la gatta e friggi il pesce''. ::Invito a mantenere un occhio su ciò che potrebbe danneggiarci; può essere ironicamente usato per criticare chi non dà troppa attenzione a ciò che fa. Il proverbio è allargato a tutti i casi in cui una persona fa due cose insieme. *'''Uecchiə ca no vetə, corə ca no šcattə.'''<ref name=occhio2/> :''Occhio che non vede, cuore che non scoppia''. ::Simile a "lontano dagli occhi, lontano dal cuore". *'''Uecchiə chinə e manə vacandə.'''<ref name=occhio2/> :''Occhi pieni e mani vuote''. *'''Uegghiə d'aliə, ognə malə pigghiə viə.'''<ref name=tretrezero/><ref name=occhio2/> :''Olio di oliva, ogni male prende (e va) via''. ::Proverbio di medicina popolare. *'''Uezətə prestə e cachə addò ué.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=4&Itemid=68 Uèzete prest' e caca addò vuè]'', ''Tarantonostra.com'', 27 luglio 2004.</ref> :''Alzati presto e caca dove vuoi''. ::Simile a "il mattino ha l'oro in bocca" e "chi prima arriva meglio alloggia", ma con un rifacimento rurale. *'''Unə fačə 'u pərtusə e l'otrə ficchə 'u chiuevə.'''<ref name=pertuso/> :''Uno fa il buco e l'altro ficca il chiodo''. *'''Ungə l'assə ca 'a rotə caminə.'''<ref name=asse>Citato in De Vincentiis, p. 161.</ref> :''Ungi l'asse così che la [[ruota]] cammini''. ::Per dire che per ottenere vantaggi e favori non bisogna essere avari. ==V== *'''Valə cchiú 'n'acquə də mascə ca no ciəndə d'abbrilə, e 'nu carrə d'orə cu tuttə lə tirə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Vale più un'acqua di maggio che non cento d'aprile ed un carro d'oro con tutti i tiri''. *'''Valə cchiù 'na faccia tostə ca 'na massariə.'''<ref name=faccia/> :''Vale più una faccia tosta che una masseria''. ::Significando che chi è sfrontato spesso riesce ad ottenere quanto, anche con il denaro, non si riuscirebbe ad avere. *'''Valə cchiù 'n'onzə də furtunə ca 'na libbrə də saperə.'''<ref name=fortuna>Citato in Nicola Gigante, p. 399.</ref> :''Vale più un'oncia di fortuna che una libbra di sapere''. *'''[[Barca|Varca]] tortə pescə portə.'''<ref name=barca/> :''La barca piegata porta il pesce''. ::Per dire che l'imperfezione non implica l'inutilità. *'''Vasə 'a Madonnə e cuerchətə.'''<ref name=provtara/> :''Bacia la [[Maria|Madonna]] e coricati''. *'''Vé cu pigghiə 'a farinə e lassə 'u sacchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 361.</ref> :''Va a prendere la farina e lascia il sacco''. ::Significando che spesso chi va per prendere, viene preso. *'''Venə 'a signə e caccə 'a patronə d'a vignə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 789.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 184.</ref> :''Viene la scimmia e caccia la padrona dalla vigna''. ::Detto quando qualcuno occupa con la forza il posto di un altro. *'''Vendrə attrassatə, figgha femənə assəcuratə.'''<ref name=ventre/> :''Pancia in ritardo {{NDR|nell'accrescersi nella gravidanza}}, figlia femmina assicurata''. *'''Vendra chienə candə e no cammisa novə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=681&Itemid=68 Vendra chiena cande, e no' cammisa nova]'', ''Tarantonostra.com'', 13 febbraio 2008.</ref> :''La pancia piena canta e non la camicia nuova''. ::Per significare che l'importante è avere abbastanza per mangiare e non per comprare beni di lusso. *'''"Viatə 'a nugghiə", dissə 'a sazizzə, ca jeddə evə statə pəsatə e macənatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 575.</ref> :''"Beato il cotechino", disse la salsiccia, poiché essa era stata pestata e macinata''. ::Wellerismo che sottolinea come tutto sia relativo. *'''Viatə a quedda casə addò 'u prevətə 'ngə trasə.'''<ref name=ottosette/> <br />'''Viatə a quedda casə addò 'na chiərəche 'ngə trasə.'''<ref name=duequattrosei>Citato in Nicola Gigante, p. 246.</ref> :''Beata quella casa in cui entra il prete.''<br />''Beata quella casa in cui entra una chierica''. ::Cioè beata quella famiglia che ha un figlio sacerdote o una figlia suora. *'''Viəcchiə e furastiərə s'avandənə vuləndiərə.'''<ref name=forestiere>Citato in Nicola Gigante, p. 396.</ref> :''Vecchi e forestieri si vantano volentieri''. ::Alludendo al fatto che spesso i primi raccontano e si vantano di cose di tempo lontano e i secondi di fatti accaduti in terre lontane. *'''Viəndə də ləbbičə majə bbenə fičə e cə malə no fičə no jevə ləbbičə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 440.</ref> :''Vento di libeccio non fece mai bene e se male non fece non era libeccio''. *'''Vistə cəpponə ca parə baronə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 265.</ref><ref name=cippone>Citato in De Vincentiis, p. 68.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=358&Itemid=68 Viste cippone ca pare barone]'', ''Tarantonostra.com'', 22 febbraio 2006.</ref> :''Vesti un ceppo e ti sembrerà un [[barone]]''. ::Detto simile a "l'abito non fa il monaco", significando che si può anche vestire un grosso ceppo di legno come un barone e lo sembrerà. A volte utilizzato in valenza negativa, sottolineando che è inutile sembrare qualcosa che non si è. *'''Vorpə ca dormə vé sembə mazzə.'''<ref name=volpe>Citato in Nicola Gigante, p. 921.</ref> :''Volpe che dorme va (in giro) sempre magra''. ::Simile a "chi dorme non piglia pesci". ==Z== *'''Zappə e zappə, 'a məseriə no s'attappə.'''<ref name=zappa>Citato in Nicola Gigante, p. 933.</ref> :''Zappa e zappa, la miseria non si attappa''. ::Lamento di chi pur lavorando tanto non riesce a realizzare molto. *'''Zappə e zappə e sembə a' 'nna vannə stochə.'''<ref name=zappa/> :''Zappa e zappa e sto sempre allo stesso punto {{NDR|ad una (stessa) parte}}''. ::Lamento di chi pur lavorando tanto non riesce a realizzare molto. *'''"Zumbə ci po' ", dissə 'u marauettə.'''<ref name=mercante>Citato in Nicola Gigante, p. 473.</ref> :''"Salti chi può", disse il ranocchio''. ::Wellerismo detto da chi assiste a facili carriere o facili guadagni, perché la rana è avvantaggiata nel salto. *'''Zumbə, cətrulə, ca all'urtulanə ve' 'ngulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 269.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1052&Itemid=68 Zump'u citrule e vè ngule all'ortolane]'', ''Tarantonostra.com'', 01 giugno 2011.</ref> :''Salta, [[cetriolo]], che all'ortolano vai in culo''. ::Detto per atti o fatti che incolpano qualche povero innocente. Anche detto da chi fa del bene a qualcuno, ma da costui ne riceve solo male. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Domenico Ludovico De Vincentiis, ''Vocabolario del dialetto tarantino in corrispondenza della lingua italiana'', Taranto, Tip. Salv. Latronico e figlio, 1872. *Nicola Gigante, ''Dizionario della parlata tarantina'', Mandese editore, Taranto, 2002. ==Voci correlate== *[[Taranto]] *[[Modi di dire tarantini]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=dialetto tarantino|preposizione=riguardante il|etichetta=dialetto tarantino}} [[Categoria:Proverbi pugliesi|Tarantini]] [[Categoria:Taranto]] tqwowi0zfrqxovg9qwmupa7k3fff5ba 1409573 1409560 2026-04-05T20:05:16Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-21122-89|~2026-21122-89]] ([[User talk:~2026-21122-89|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] 1390057 wikitext text/x-wiki Raccolta di '''[[Taranto|proverbi tarantini]]'''. {{Indice|Note|Bibliografia|Voci correlate|Altri progetti}} ==A== *''' 'A bezzòche màsteche sándere e ccàche diàvule.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 182.</ref> :''La [[Bigotteria|bigotta]] mastica santi e caca diavoli''. *'''A' bbòne maretàte no sòcere e no canàte.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 476.</ref> :''Alla buona maritata non [[suocera]] e non [[cognata]]''. ::In modo che la pace domestica sia assicurata. *''''A bbona paròle ònge, 'a triste pònge.'''<ref name=parola>Citato in Nicola Gigante, p. 602.</ref><br />''''A bbòna mònge, 'a trista pònge.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 516.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 117.</ref> :''La buona parola unge, la cattiva punge.''<br />''La buona (parola) munge, la cattiva punge''. ::Nel senso che la buona parola detta dà sollievo, come le unture antiche, mentre quella cattiva punge e fa danno. *''''A cacarédde no 'nge vóle cùle strítte.'''<ref name=unonovesette/> :''La diarrea non vuole il culo stretto''. *''' 'A cambàne se canòsce de o suéne, l'òme da 'u parlàre.'''<ref name=duecentodieci>Citato in Nicola Gigante, p. 210.</ref> :''La campana si riconosce dal suono, l'uomo dal [[parlare]]''. ::La bontà del bronzo della campana lo si riconosce dal suono che fa, la bontà dell'uomo dal suo modo di parlare e ragionare. *'''A' ccanə mazzə Diə lə mannə 'a rugnə.'''<ref name=dueunosette>Citato in Nicola Gigante, p. 217.</ref> :''Al cane magro Dio manda la rogna''. ::Proverbio che sottolinea come i guai capitino sempre a chi già ha guai di per sé. *'''A' ccanə vecchiə 'a vorpə 'u piscə 'ngueddə.'''<ref name=dueunosette/> :''La volpe piscia addosso al cane vecchio''. ::Proverbio che sottolinea come la vecchiaia sia spodestata dalla gioventù imperante. *''''A capə də l'omə jé 'na fogghiə də cəpoddə.'''<ref name=dueduesei>Citato in Nicola Gigante, p. 226.</ref> :''La testa dell'uomo è una foglia di cipolla''. ::Volendo significare che l'uomo è soggetto a tutte le pazzie. *''''A carnə mazzə patescə sembə.'''<ref name=duetreotto/> :''La carne magra patisce sempre''. ::Per significare che è sempre il più debole a patire le angherie. *''''A carnə sə scettə e lə canə s'arraggənə.'''<ref name=duetreotto/> :''La carne si butta ed i cani si arrabbiano''. ::Per dire che spesso c'è roba in abbondanza, ma manca il denaro per acquistarla. *'''A' ccasə də cannarutə 'ngə vonnə bənədəzziunə.'''<ref name=duedueuno>Citato in Nicola Gigante, p. 221.</ref> :''A casa dei golosi ci vogliono benedizioni''. *'''A' ccasə d'otrə no cchianda' fənetə.'''<ref name=finestra/><br />'''A' tterrə d'otrə no cchianda' fənetə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 132.</ref> :''A casa di altri non piantar confini.''<br />''Nella terra di altri non piantar confini''. ::Simile a "non metter falce nelle messe altrui", nel senso che non deve essere lecito andare a disturbare la sfera privata altrui, che non bisogna ficcare il naso nei fatti altrui. *'''A' ccasə də puvəriəddə no manghənə stuzzareddərə.'''<ref name=duequattrosei/> :''A casa dei poveretti non mancano piccole cose''. *'''A' ccasə də sunaturə no sə fačənə matənatə.'''<ref name=suono>Citato in Nicola Gigante, p. 839.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 198.</ref> :''A casa dei musicisti non si fanno mattinate''. ::Per dire che non è possibile che l'inganno vada a casa degli ingannatori e che "chi vuole ingannare il savio resta di corto". *'''A' ccasə də sunaturə no sə portənə sərenatə.'''<ref name=suono/> :''A casa dei musicisti non si portano serenate''. ::Nel senso di evitare di fare i tuttologhi e dare consigli a chi sicuramente ne sa di più. *'''A' ccasə d'u fərrarə 'u spiətə jé də ləgnamə.'''<ref name=fabbro>Citato in Nicola Gigante, p. 372.</ref> :''A casa del fabbro lo spiedo è di legno''. ::Proverbio che illustra un controsenso di vita, come un calzolaio con le scarpe rotte. *'''A' ccasa vecchiə no manghənə sciurgə.'''<ref name=sorcio>Citato in Nicola Gigante, p. 754.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=462&Itemid=68 A casa vecchia no mancane surge]'', ''Tarantonostra.com'', 19 febbraio 2007.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=966&Itemid=68 A casa vecchia no mancane surge]'', ''Tarantonostra.com'', 31 marzo 2010.</ref> :''Nella casa vecchia non mancano sorci''. ::Per dire che in una casa ormai solida, in senso economico, non mancano mai gli ospiti, che vengono per approfittarne. Usato anche per commentare la scoperta di cose, oggetti o persone in situazioni o siti in cui è scontato che ci fossero. *'''A' ccavaddə fumusə 'a macchiə lə tocchə.'''<ref name=duecinquetre/> :''A cavallo borioso gli tocca la macchia''. ::Detto che allude alla inevitabile umiliazione di chi si esalta. *'''A' ccavaddə jastəmatə lučə 'u pilə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 60.</ref> :''Al cavallo bestemmiato splende il pelo''. ::Per dire che chi è nato fortunato è sempre rincorso dalla buona sorte. *'''A' ccavaddə mazzə corrənə lə moschələ.'''<ref name=duecinquetre/> :''A cavallo magro corrono le mosche''. ::Proverbio che sottolinea come i guai capitino sempre a chi già ha guai di per sé. *''''A cəcalə candə candə e po' šcattə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 258.</ref> :''La cicala canta canta e poi muore''. ::Per dire che chi fa lo smargiasso poi la paga. *''''A cerə sə struscə e 'a pruggəssionə no 'ngə caminə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 266.</ref> :''La cera si consuma e la processione non avanza''. ::Per significare che si stanno facendo troppe chiacchiere e non si sta risolvendo il problema. *''''A chiejə 'ngiəndə e Martinə jindrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 279.</ref> :''La chiave alla cintola e Martino dentro''. ::Significando che se la donna vuole qualcosa, ad esempio tradire, non vi sono accorgimenti possibili. *'''A' cci chiandə favə mangə vunghələ.'''<ref name=fave>Citato in Nicola Gigante, p. 364.</ref> :''Chi pianta fave mangia i baccelli delle fave''. ::Proverbio simile a "si raccoglie ciò che si semina". *'''A' cci crerə, Dijə pruvvetə.'''<ref name=crede>Citato in Nicola Gigante, p. 301.</ref> :''A chi crede Dio provvede''. *'''A' cci fačə lə mašchərə e a' cci pajə lə suenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 836.</ref> :''Chi fa le maschere e chi paga l'orchestra'' {{NDR|i suoni}}. *'''A' cci fatiə mangə, a cci no fatiə mangə e bevə.'''<ref name=fatica/> <br />'''A' cci tenə mangə, a cci no tenə mangə e bevə.'''<ref name=mangia>Citato in Nicola Gigante, p. 469.</ref> :''Chi lavora mangia, chi non lavora mangia e beve.''<br />''Chi ha mangia, chi non ha mangia e beve''. ::Volendo significare che spesso sta meglio chi non ha di chi ha. *'''A' cci fatiə tenə 'na cammisə, a cci no fatiə nə tenə dojə.'''<ref name=fatica/> :''Chi lavora ha una [[camicia]], chi non lavora ne ha due''. *'''A' cci frabbəchə e sfrabbəchə no perdə majə tiəmbə.'''<ref name=fabbrica>Citato in Nicola Gigante, p. 384.</ref> :''Chi fa e disfa non perde mai tempo''. *'''A' cci ha nnatə d'austə a ffa' l'amorə no jacchiə gustə, ma cə lə pigghiə 'nu capriccə, no tenə frenə e appizzəchə 'a mmiccə.'''<ref name=agosto/> :''Chi è nato d'agosto non trova gustoso fare l'amore, ma se prende un capriccio non ha freni ed accende la miccia''. *'''A' cci 'na passələ, a cci 'n'aliə: tuttə am'a mangia' a mmenzadiə.'''<ref name=menzadie/> :''A chi un chicco di [[uva passa]], a chi un'oliva: tutti dobbiamo mangiare a mezzogiorno''. *'''A' cci no tenə capə, cu tenə jammə.'''<ref name=dueduesei/> :''Chi non ha testa, che abbia [[Gamba|gambe]]''. ::Chi dimentica una cosa deve tornare indietro a prenderla. *'''A' cci pechərə sə fačə 'u lupə s'u mangə.'''<ref name=pecora/> :''Il lupo mangia chi si fa pecora''. *'''A' cci piscə condraviəndə sə vagnə.'''<ref name=pesce/> :''Chi piscia controvento si bagna''. ::Nel senso che chi va controcorrente poi la paga. *'''A' cci piscə spissə e chiarə 'u miətəchə 'u vetə rarə.'''<ref name=pesce/> :''Chi piscia spesso e (la fa) chiara vede raramente il medico''. ::Proverbio medico simile a "una mela al giorno toglie il medico di torno". *'''A' cci s'a godə e no fatiə, morə də pucundriə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 659.</ref> :''Chi se la gode e non lavora muore di ipocondria''. *'''A' cci s'aggiustə 'u susə, s'affittə 'u jusə.'''<ref name=palummo/> :''Chi si aggiusta il sopra dà in affitto il sotto''. ::Significando che chi progredisce nella vita spesso dimentica le proprie origini. *'''A' cci sə corchə cu lə pəccinnə s'acchiə cacatə e pəsciatə.'''<ref name=peccato2/> <br /> '''A' cci sə corchə cu lə pəccinnə a' matinə sə jacchiə cacatə e pəsciatə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=394&Itemid=68 A ccì si cuerche cu li piccinne, a matina si jacchia cacate]'', ''Tarantonostra.com'', 12 maggio 2006.</ref> :''Chi si corica coi bambini si ritrova cacato e pisciato''. ::Proverbio che invita a non perdere troppo tempo con persone meno mature di noi. *'''A' cci sə dolə s'a'ttandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 349.</ref> :''Chi sente il dolore si tocchi''. ::Modismo che ricorda il latino "ubi dolor, ibi digitus" o "la lingua batte dove il dente duole". *'''A' cci sə mettə 'mbra mugghiərə e maritə s'acchiə 'a manə jindr'a portə cu tuttə lə cinghə descətərə.'''<ref name=moglie/> :''Chi si mette tra moglie e marito si trova la mano nella porta con tutt'e cinque le dita''. ::Simile a "tra moglie e marito non mettere il dito". *'''A' cci sə pongə cu iessə forə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=371&Itemid=68 A cci se ponge...cu esse fore]'', ''Tarantonostra.com'', 28 marzo 2006.</ref> :''Chi si punga che esca fuori''. ::Usato come stizzita risposta alla mancata accoglienza di una nostra richiesta; come invito a declinare un'incombenza di cui si ritenga di non essere all'altezza; oppure come commento a provvedimenti attuati a fronte di brutti eventi. *'''A' cci sə vennə 'u culə no sə po' azzətta'.'''<ref name=culo2/> :''Chi si vende il culo non può sedersi''. *'''A' cci spartə havə 'a megghia partə.'''<ref name=spartere/><ref>Citato in ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=991&Itemid=68 Proverbi]'', ''Tarantonostra.com''.</ref> :''Chi divide ha la miglior parte''. ::Nel significato che chi è in controllo di qualcosa può averne maggior guadagno, come chi divide una torta e se ne prende una fetta più grande. *'''A' cci sputə 'ngiələ 'mbaccə l'arrivə.'''<ref name=sputa>Citato in De Vincentiis, p. 66.</ref> :''A chi sputa in cielo gli arriva in faccia''. ::Per dire che chi desidera il male altrui ne avrà uno suo immantinente. *'''A' cci sté sottə rəcevə lə bottə.'''<ref name=unoottosei>Citato in Nicola Gigante, p. 186.</ref> :''Chi sta sotto riceve le botte''. ::Per significare che chi è in subordine deve sopportare gli umori del proprio superiore. *'''A' cci tanda tandə, a' cci niənda niəndə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 571.</ref> :''A chi tanto, a chi niente''. *'''A' cci tenə 'a rugnə cu s'a grattə.'''<ref name=cinquetre/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 702.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 162.</ref> :''Chi la rogna, che se la gratti''. ::Invito rivolto a chi ha problemi affinché li risolva da solo. *'''A' cci tenə secchə vé a' fundanə.'''<ref name=fontana/> :''Chi ha [[sete]] va alla fontana''. ::Con riferimento alla fontana di Piazza Fontana, costruita da [[Carlo V d'Asburgo]] e abbattuta nel 1861 per odio contro l'[[Austria]]. *'''A' cci tenə 'u culə affəttatə no ppo' cacarə quannə volə.'''<ref name=culo2/> :''Chi ha il culo fissato (da qualcuno) non può cacare quando vuole''. ::Per dire che chi si assume degli impegni deve rinunciare a molte libertà. *'''A' cci vé pə marə lə zumbənə lə 'nzeddərə 'ngulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 581.</ref> :''A chi va per mare gli saltano le gocce in culo''. ::Per dire che bisogna conoscere i rischi di ciò che si fa ed è "meglio evitare di stuzzicare il cane che dorme". *''''A cchiú bruttə acieddə mangə 'a megghia fichə.'''<ref name=ottodue>Citato in Nicola Gigante, p. 82.</ref> :''Il più brutto uccello mangia il miglior fico.'' ::Nel senso che anche i più brutti possono avere soddisfazioni dalla vita. *''''A cotə jé cchiù fortə a scurciarə.'''<ref name=cota>Citato in Nicola Gigante, p. 296.</ref> :''La [[Coda (anatomia)|coda]] è più dura da scorticare''. ::Per dire che la parte finale di un lavoro, di un'impresa, è sempre la più difficile. *''''A cozzanutə vetə lə cornə də l'otrə e nnonə lə sovə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 297.</ref> :''La lumaca vede le corna degli altri e non le sue''. ::Simile a "vedere la pagliuzza nell'occhio altrui e non la trave nel proprio". *''''A cundəndezzə də l'omə jé 'u vursiəddə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 323.</ref> :''La felicità dell'uomo è il [[borsello]]''. *''''A cuscenzə addò vo' sə portə.'''<ref name=coscienza>Citato in Nicola Gigante, p. 333.</ref> :''La coscienza dove vuole la si porta''. ::Per significare la sua elasticità ed il fatto che si può fare anche il male senza sentire sporca la propria coscienza. *''''A dumenəchə də lə Parmə, pastə e carnə.'''<ref name=parola/> :''La domenica della Palme (si mangia) pasta e carne''. *'''A' ffa' bbenə a' llə ualanə jé cacatə 'mmanə.'''<ref name=ualano>Citato in Nicola Gigante, p. 887.</ref> :''Fare del bene ai bifolchi è (come una) cacata in mano''. *''' 'A faccə jé l'andəcamərə d'u corə.'''<ref name=faccia>Citato in Nicola Gigante, p. 354.</ref> :''La faccia è l'anticamera del cuore''. *''''A famə fačí asse' 'u lupə d'ô voschə.'''<ref name=fame>Citato in Nicola Gigante, p. 357.</ref> :''La fame fece uscire il lupo dal bosco''. ::Volendo significare che il bisogno spesso induce l'uomo a compiere azioni che altrimenti non commetterebbe. Somiglia a "il bisogno fa l'uomo ladro". *''''A famə jé capə də raggə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 676.</ref> :''La fame è testa di rabbia''. ::Per dire che la fame genera rabbia sociale. *''''A fatiə sə chiamə cucuzzə: a mme mə fetə, a tte tə puzzə.'''<ref name=fatica/> :''Il lavoro si chiama [[zucchina]]: per me ha un cattivo odore e per te puzza''. ::Proverbio rimato sulla non amabilità del lavoro. *''''A femənə ca tenə fandasiə no rumanə majə da vacandiə, 'u maschələ ca jé fessə babbionə 'nzərtatə da 'na šcardonə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 480.</ref> :''La donna che ha fantasia non rimane mai sola, il maschio fesso (è) sfruttato {{NDR|intrecciato}} da una maliarda''. *''''A femənə c'ha nnatə a lugliə sembə sə lamendə c'u maritə, c'u zitə e cu 'a canə.'''<ref name=luglio/> :''La donna che è nata a luglio sempre si lamenta col marito, col fidanzato e con la cagna''. *''' 'A femənə jé cum'a castagnə, ca parə bbonə da forə e da jindrə jé fračətə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 247.</ref><ref name=femmina/> :''La donna è come la castagna, che sembra buona da fuori e da dentro è marcia''. *''' 'A femənə jé cum'u carvonə: stutatə tə tengə, appəzzəcatə tə cočə.'''<ref name=vetro/> :''La donna è come il carbone: spento ti sporca, acceso ti cuoce''. *''' 'A femənə marzarolə o jé paccə o parlə solə.'''<ref name=marzo/> :''La donna nata di marzo o è pazza o parla da sola''. *''''A fichə vo' l'acquə, 'u prəcuechə vo' 'u vinə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Il fico vuole l'acqua, la pesca vuole il vino.'' ::Nel senso che a ciascuno va dato il suo. *''''A figghia saputeddə, 'a mammə curnuteddə.'''<ref name=figlio/> :''La figlia saputella, la mamma cornutella''. *''''A finə d'u marənarə jé affunnə a' mmarə e queddə d'a puttanə jindr'ô spətalə.'''<ref name=mare/> :''La fine del marinaio è in fondo al mare e quella della puttana (è) nell'ospedale''. *''''A furmichələ penz'u statə p'u viərnə.'''<ref name=formica>Citato in Nicola Gigante, p. 397.</ref> :''La formica pensa (durante) l'estate per l'inverno''. ::Esortazione a risparmiare in gioventù per la vecchiaia. *''''A jaddinə fačə l'uevə e ô jaddə l'ušchə 'u culə.'''<ref name=gallo>Citato in Nicola Gigante, p. 420.</ref> :''La gallina fa l'uovo ed al gallo brucia il culo''. ::Alludendo a persona che patisce o finge di patire per il danno subito da altri. *''''A jattə quannə sə vetə alləsciatə ozə 'a cotə.'''<ref name=gatto>Citato in Nicola Gigante, p. 423.</ref> :''La [[gatta]] quando si vede accarezzata alza la coda''. ::Per dire che a volte le adulazioni e le carezze stizziscono invece di addolcire. *''''A jattə p'a persə fečə lə jattuddə cəcatə.'''<ref name=gatto/> :''La gatta per la fretta fece i gattini ciechi''. ::Volendo significare che, spesso, la fretta porta a commettere grossi errori. *'''A' jattə vəcchiariəddə, sciurgə tənəriəddə.'''<ref name=gatto/> :''A gatto vecchierello topi tenerelli''. ::Significando che ad un uomo anziano va bene una moglie giovinetta. *'''A' lava' 'a capə ô ciuccə sə perdə acquə e saponə.'''<ref name=ciuccio2>Citato in Nicola Gigante, p. 290.</ref> <br /> '''A' lava' 'a capə ô ciuccə sə perdə acquə, tiəmbə e saponə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=447&Itemid=68 A lava' a cape au ciuccie se perde acqua, tiempe e sapone]'', ''Tarantonostra.com'', 23 gennaio 2007.</ref> :''Lavare la testa all'asino fa perdere acqua e sapone''. <br /> ''Lavare la testa all'asino fa perdere acqua, tempo e sapone'' . ::Detto dell'inutilità di insistere su certe cose che non possono o non vogliono essere cambiate. *'''A' llə bərbandə 'u Səgnorə dé 'a capezza longhə e lə lassə pascərə cumə vonnə lorə.'''<ref name=centoottanta/> :''Ai birbanti il Signore dà la cavezza lunga e li lascia pascere a loro piacimento''. ::Detto popolare che sottolinea come i birbanti spesso siano impuniti e liberi di fare ciò che par loro. *'''A' llə ggiuvənə 'a fessə e a' lə viəcchiə 'a messə.'''<ref name=fesso/> :''Ai giovani la fessa {{NDR|vagina}} ed ai vecchi la messa''. *'''A' ll'uecchiə beddə vé 'u fumə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 172.</ref> :''Il fumo va negli occhi belli''. ::Per dire che la bellezza si perde anche con un lieve soffio. Alcuni pensano sia una credenza popolare antica secondo cui fumare rendesse più belli. *''''A lenga longhə no ha fattə majə bbenə a nəsciunə.'''<ref name=lingua2/> :''La lingua lunga non ha mai fatto bene a nessuno''. ::Invito a non parlare troppo ed a farsi i fatti propri. *''''A lenghə no tenə uessə e rombə l'uessə.'''<ref name=lingua2/> :''La lingua non ha osso e rompe l'osso''. ::Simile a "ne uccide più la penna che la spada". Indica la forza della parola. *'''A' llenga lordə recchia sordə.'''<ref name=lingua/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 103.</ref> :''A lingua scurrile orecchio sordo''. ::Non-risposta a chi ci insulta o usa parolacce. *'''A' lliəttə strittə cuerchətə 'mmiənzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 448.</ref> <br \> '''A' lluechə strittə ficchətə 'mmiənzə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 106.</ref> :''In un letto stretto coricati in mezzo''. <br \> ''In un luogo stretto ficcati in mezzo''. ::Significando che è bene sempre accontentarsi di quel che si ha e che bisogna sapersi adattare alle situazioni. *''''A litə 'mbra mugghiərə e maritə vé da 'u liəttə ô fucarilə.'''<ref name=onza>Citato in Nicola Gigante, p. 450.</ref> :''La lite fra moglie e marito va dal letto al focolaio''. ::A significare la scarsa durata che ha il loro broncio. *''' 'A marvə d'ognə malə sarvə.'''<ref name=marzo/> :''La [[malva]] salva da ogni male''. ::Proverbio di medicina popolare. *''''A Madonnə sapə a' cci portə lə rəcchinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 683.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1133&Itemid=68 A madonna sape a 'cci porta l'orecchine]'', ''Tarantonostra.com'', 04 ottobre 2012.</ref> :''La Madonna sa chi porta gli orecchini''. ::Detto a chi si suppone abbia fatto qualcosa di nascosto ed ha la coscienza sporca, sottolineando che la Madonna conosce i misfatti di ognuno. Usato anche quando finalmente vengono riconosciute le nostre azioni e ne abbiamo un vantaggio, sottolineando che la Madonna conosce le buone azioni fatte da tutti. *''''A malasortə e 'a figghia femənə.'''<ref name=soldi/> :''La malasorte e la figlia femmina''. ::Detto quando ci capitano due sventure assieme o quando, dopo i disagi sofferti, non si ottiene neppure l'appagamento di un desiderio. *'''A' mmalə 'ngapə, sərvəzzialə 'ngulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 782.</ref> :''Dolore alla testa, clistere in culo''. ::Proverbio di medicina popolare, secondo cui cura per l'emicrania era il clistere. *''''A marangianə no tt'a mangia' cə no ssi' sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 472.</ref> :''La [[melanzana]] non mangiarla se non sei sano''. ::Proverbio dovuto al fatto che i primi esemplari importati dall'Oriente erano lievemente tossici. *''''A mmerda da sott'a nevə no sə vetə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 505.</ref> :''La merda sotto la neve non si vede''. ::Riferendosi a cose fatte di nascosto. *''''A mortə addò aggiustə e addò uastə.'''<ref name=ottosette/> :''La morte in alcuni casi aggiusta, in altri guasta.'' ::Per dire che la morte prende sia i buoni che i cattivi. *''''A mortə a' cci acconzə, a' cci sconzə.'''<ref name=morte>Citato in Nicola Gigante, p. 517.</ref> :''La morte alcuni aiuta, altri rovina''. *''''A moschələ vé sus'ô dolcə e sus'a' merdə.'''<ref name=morte/> :''La mosca va sopra il dolce e sopra la merda''. *''''A mugghiərə də l'otrə piacə a tuttə.'''<ref name=moglie/> :''La moglie altrui piace a tutti''. *''''A navə caminə e 'a fafə sə cočə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 537.</ref> :''La nave va avanti {{NDR|cammina}} e la fava si cuoce''. ::Il tempo passa e gli affari maturano. *''''A nevə marzulinə durə d'a serə a' matinə.'''<ref name=nasce/> :''La neve di marzo dura dalla sera alla mattina''. *'''A' ognə cuccuvačə parə beddə 'u cuccuvačə suvə.'''<ref name=civetta/> :''Ad ogni civetta pare bella la civetta (figlia) sua''. ::Significando che agli occhi della madre tutti i figli sono belli. *'''A' ppiattə cuvertə no cachənə lə moschələ.'''<ref name=piatto>Citato in Nicola Gigante, p. 640.</ref> :''In piatto coperto non cacano le mosche''. ::Per dire che per evitare brutte conseguenze bisogna prendere le dovute precauzioni. *''''A piscə vagnə 'u liəttə e 'u culə abbušchə.'''<ref name=seitre>Citato in Nicola Gigante, p. 63.</ref><ref name=pirdo>Citato in Nicola Gigante, p. 644.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=950&Itemid=68 A piscia bagna u liette e u cule 'bbusche]'', ''Tarantonostra.com'', 05 febbraio 2010.</ref> :''Il pisello bagna il letto ed il culo prende le botte.'' ::Detto di quando un estraneo è incolpato di colpe altrui o quando qualcun altro che non c'entra con un fatto ne subisce le conseguenze. *''' 'A primə jé asənarə, 'a seconnə jé carə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 150.</ref> :''La prima {{NDR|donna, la moglie}} è la lavoratrice, la seconda {{NDR|l'amante}} è quella cara''. *''' 'A putenzə də l'omə jé 'a brachettə.'''<ref name=unoottosei/> :''La potenza dell'uomo è la brachetta'' {{NDR|dei pantaloni}}. *''' 'A rutə ognə malə stutə.'''<ref name=tretrezero/> :''La [[ruta]] spegne ogni male''. ::Proverbio di medicina popolare. *''' 'A ruzzə sə mangə 'u fiərrə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 163.</ref> :''La ruggine mangia il ferro''. ::Per dire che le spese eccessive distruggono i capitali. *'''A San Valendinə 'a primaverə jé vəcinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 654.</ref> :''A San Valentino {{NDR|[[14 febbraio]]}} la primavera è vicina''. *''''A sciutə d'u jaddə a ll'erə: vé 'a matinə e torn'a serə.'''<ref name=gallo/><ref name=vigna/> :''L'andata del gallo all'aia: va la mattina e torna la sera''. ::A significare una lunga visita o assenza di qualcuno, con allusione alla permanenza del gallo nell'aia. *''''A səgnurə səndevə cavətə e ffačí tagghia' lə capiəddə a' servə.'''<ref name=caldo/> :''La signora sentiva caldo e fece tagliare i capelli alla serva''. *''' 'A səgnurinə alegandə alegandə cu 'u surrisə s'avascə lə mutannə, cu 'nu vasə s'a fačə vəde', cu 'na ləsciatə s'a fačə mətte'.'''<ref name=vetro/> :''La signorina elegante elegante con un sorriso si abbassa le mutande, con un vacio la fa vedere, con una lisciata se la fa mettere''. ::Proverbio popolare che critica il mondo borghese, spesso piuttosto disinibito nel privato e pudico nel pubblico. *''' 'A sortə d'a cattivə: scì a vucciariə e acchiò ô vucciərə 'mbisə.'''<ref name=duecinqueuno>Citato in Nicola Gigante, p. 251.</ref> :''La sorte della [[vedova]]: andò in macelleria e trovò il macellaio cattivo''. ::A significare che quando si è perseguitati dalla sfortuna non si riesce neanche nelle piccole cose. *'''A' squagghiatə d'a nevə parənə lə stronzərə.'''<ref name=nasce/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 831.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=362&Itemid=68 S'ha squagghiat' a neve e mo' parene le strunze]'', ''Tarantonostra.com'', 01 marzo 2006.</ref> :''Allo sciogliersi della neve compaiono gli stronzi''. ::Per dire che solo quando i problemi terminano si può capire chi avrebbe potuto dare una mano e non l'ha fatto e chi è stato disponibile. Usato anche per dire che solamente quando vengono fuori i fatti si può comprendere chi mentiva e chi li negava. *''''A superbiə vé a' ccavaddə e tornə a' ppiətə.'''<ref name=suono/> :''La superbia va a cavallo e torna a piedi''. ::Nel senso che se si è superbi e si pensa di poter fare chissà cosa può capitare che non si riesca nei propri intenti. *'''A' ttiəmbə də tembestə ognə pərtusə jé puertə.'''<ref name=pertuso/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 854.</ref> :''Quando c'è tempesta ogni buco è [[porto]]''. ::Per significare che quando c'è un problema grave la gente si getta sulla prima soluzione che trova, come in mare ci si ficca nella prima baia disponibile in caso di tempesta. Può essere usato anche con allusione sessuale per un periodo di scarsa attività. Simile a "in amore e in guerra ogni buco è trincea". *''''A tramundanə 'na diə nascə, 'na diə pascə e ll'otrə morə.'''<ref name=tramontana/> :''La tramontana un giorno nasce, un giorno pasce e l'altro muore''. *''''A tramundanə o tre ddiə o 'na sumanə.'''<ref name=tramontana/> :''La tramontana o tre giorni o una settimana''. *''''A tramundanə 'u corə sanə.'''<ref name=tramontana/> :''La tramontana guarisce il cuore''. ::Significando la benefica azione dell'aria fredda e asciutta. *'''A' ttuttə parə grannə 'u piattə də l'otrə.'''<ref name=piatto/> :''A tutti pare grande il piatto altrui''. ::Simile a "l'erba del vicino è sempre più verde". *'''"A' ttuttə sciuechə sciucamə", dissə 'u təgnusə, forə c'a lua' 'a coppələ da 'ngapə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 853.</ref> :''"Giochiamo a tutti i giochi", disse il tignoso, prima di togliere il [[cappello]] dalla testa''. ::Wellerismo che significa che è bene non rendere pubblico quanto si cerca di tenere nascosto. *''''A vəcchiajə, o a' ll'acquə o a' llə pezzə.'''<ref name=vecchio>Citato in Nicola Gigante, p. 908.</ref> :''La vecchiaia, o all'acqua o alle pezze.'' *''''A vecchiə no tənevə piccə e s'accattó 'nu puerchə.'''<ref name=vecchio/> :''La vecchia non aveva capricci e si comprò un maiale''. *''''A vendrə jé ppəddecchiə: chiù nə ficchə e cchiù stənnecchiə.'''<ref name=ventre/> :''La pancia è di pelle: più ne metti e più si stende''. ::Detto a giustificare chi mangia eccessivamente. *''''A vignə jé tignə.'''<ref name=vigna>Citato in Nicola Gigante, p. 918.</ref> :''La vigna è tigna''. ::Per dire quanto è difficie mantenere un vigneto. *''''A vitə jé chienə də penə. A' cci tenə lə uajə cu sə lə tenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 919.</ref> :''La vita è piena di pene. Chi ha i guai che se li tenga''. *''''A vitə jé cum'a sajonghə: a' cci 'a tenə cortə 'a volə longhə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1057&Itemid=62 Je com' a pell' d' a pizza]'', ''Tarantonostra.com'', 13 luglio 2011.</ref> :''La vita è come il pene: chi l'ha corta la vuole lunga''. *''' " 'A vitə jé 'n'affacciatə a 'na fənestrə", dissə 'a vecchiə.'''<ref name=finestra>Citato in Nicola Gigante, p. 369.</ref> :''"La vita è un'affacciata ad una finestra", disse la vecchia''. ::[[Wellerismi|Wellerismo]] che vuole significare la brevità della vita e la sua precarità. *''''A zitə pə lə fornərə e 'a 'mmasciatarə a' ccasə.'''<ref name=zita/> :''La novella sposa per i forni e l'ambasciatrice a casa''. ::Per indicare un certo contrattempo. *'''Abbrilə, cə t'arrivə tə 'mbilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, se arriva ti infila''. *'''Abbrilə, dolce dormire, 'a capə 'ngapətalə, lə piətə ô fucarilə.'''<ref name=seizero>Citato in Nicola Gigante, p. 60.</ref> :''Aprile, dolce dormire, la testa al capezzale e i piedi al focolare''. *'''Abbrilə, dolce dormire, l'aciəddə candanə e cə no mangə settə votə a dijə, l'anəmə tə spilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, dolce dormire, gli uccelli cantano e se non mangi sette volte al giorno, l'anima ti languisce''. *'''Abbrilə fačə lə fiurə e mascə tenə l'anurə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile fa i fiori e maggio ne prende gli onori''. *'''Abbrilə, tu zətellə lassə 'a camərə, e tu, vecchiə, 'u fucarilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, tu [[zitella]] lascia la camera, e tu, vecchia, il fuoco''. *'''Abbrilə, luenghə e suttilə.'''<ref name=seizero/> :''Aprile, lungo e sottile''. *'''"Acciaffə cə puetə", dissə unə 'na votə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 72.</ref> :''"Prendi, se puoi", disse uno una volta''. *'''Acchiə 'u fessə e inghiə 'u sacchə.'''<ref name=fesso/> :''Trova il fesso e riempi il sacco''. ::Nel senso di approfittarsene di una situazione vantaggiosa, in cui qualcuno è particolarmente facile da gabbare. *'''Accuegghiə l'acquə quannə chiovə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 74.</ref> :''Raccogli l'acqua quando piove''. ::Per dire di non sprecare un'opportunità che si presenta. *'''Accumə dissə il buon Gesù: m'he futtutə 'a prima votə, mo' nu mə futtə cchiù.'''<ref name=provtara>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=570&Itemid=72 Proverbi tarantini tradotti nelle principali lingue del mondo]'', ''Tarantonostra.com'', 8 agosto 2007.</ref> :''Come disse il buon Gesù; mi hai fregato la prima volta, ora non mi freghi più''. *'''Accumə spinnə mangə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 803.</ref> :''Come spendi mangi''. ::Per dire che spendendo poco è normale che si ritrovino difetti e che pagando di più si ha in media una qualità migliore. *'''Ačənə ačənə vé 'u granə ô mulinə.'''<ref name=ottouno>Citato in Nicola Gigante, p. 81.</ref> :''Granello per granello va il grano al mulino.'' ::Per dire che le cose van fatte pian piano. *'''Acquə a' llə fafareddə mejə e granənə pə tuttə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 355.</ref> :''Acqua alle mie fave e grandine per tutti''. ::Significante l'egoismo umano che vuole il bene per sé e il male per gli altri. *'''Acquə a' llə papərə, vinə all'uemənə e mazzatə a' llə canə.'''<ref name=ottoquattro>Citato in Nicola Gigante, p. 84.</ref> :''Acqua alle papere, vino agli uomini e mazzate ai cani.'' ::Per dire che a ciascuno va dato il suo. *'''Acquə ca no fačə 'ngiələ stejə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua che non fa sta in cielo''. *'''Acquə ca no scorrə fačə pandanə e fetə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua che non scorre fa pantani e puzza.'' ::Detto degli uomini taciturni che spesso covano malizia e perversità. *'''Acquə d'austə, manəchə e bustə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua d'agosto, maniche e busto.'' ::Significando che alle prime piogge d'agosto bisogna allungare le maniche ed indossare il busto per evitare di raffreddarsi. *'''Acquə d'austə, uegghiə e mustə.'''<ref name=agosto/> :''Acqua d'agosto, olio e mosto''. ::Proverbio che indica le caratteristiche d'agosto: le prime piogge, l'olio ed il vino. *'''Acquə də sciugnə, pəsciaturə d'u Diavulə.'''<ref name=giugno/> :''Acqua di giugno, urina del Diavolo''. *'''Acquə də sciugnə, ruvinə p'u mulənarə.'''<ref name=giugno/> :''Acqua di giugno, rovina per il [[mugnaio]]''. *'''Acquə e sciələ no rescə 'ngiələ.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua e gelo non reggono in cielo''. *'''Acquə e viəndə e a ognə passə 'nu crəpiəndə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua e vento e ad ogni passo un dolore''. *'''Acquə mənuteddə trapanə 'a vunneddə.'''<ref name=ottoquattro/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 927.</ref> :''Acqua minuta trapassa la gonna.'' ::Significando che le acque chete rovinano spesso i ponti. *'''Acquə, məloddə e pperə, 'u miərəchə a' carrerə.'''<ref name=tretrezero/> <br />'''Acquə, muliddə e pperə, 'u miərəchə a' carrerə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Acqua, mele e pere, il medico sulla carriera.'' {{NDR|spazio della strada destinato ai cavalli, cioè medico che se ne va}}. ::Proverbio di medicina popolare, simile ad "una mela al giorno toglie il medico di torno". *'''Acquə 'mmocchə e sichərə 'ngulə.'''<ref name=vetro/> :''Acqua in bocca e [[sigaro]] in culo''. ::Per dire che certi segreti devono rimanere tali. *'''Acquə e 'nzalatə, jé tottə 'na pəsciatə.'''<ref name=vetro/> :''Acqua e insalata, è tutta una pisciata''. ::Per dire che è una dieta che fa eliminare molte scorie azotate. *'''Adascə, merlə, ca 'a viə jé pətrosə.'''<ref>Citato in De Vincetiis, p. 36.</ref> :''Adagio, merlo, ché la via è colma di pietre''. ::Invito alla cautela con allusione al merlo, un uccello spesso camminatore. *'''Addò carnə e maccarrunə, addò niəndə e a dəsciunə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove carne e [[maccheroni]], dove niente e a digiuno.'' ::Per descrivere le disuguaglianze sociali. *'''"Addò he fattə 'u statə, fatt'u viərnə", dissə 'a furmichələ a' cəcalə.'''<ref name=ottosette/><ref name=formica/> :''"Dove hai passato l'estate, passa l'inverno", disse la formica alla cicala''. ::Wellerismo che allude ad una persona la cui presenza non è gradita e che viene invitata ad allontanarsi. Deriva dalla famosa favola di [[Esopo]]. *'''Addò jé grossə 'a cucinə 'a miseriə jé vəcinə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove è piena la cucina, la miseria è vicina''. ::Per dire che lo spreco alimentare porta alla miseria. *'''Addò liəvə e no puenə 'u marə scumbuenə.'''<ref name=ottosette/> <br />'''Addò liəvə e no miəttə 'u marə jé scunfittə.'''<ref name=mare>Citato in Nicola Gigante, p. 475.</ref> :''Dove togli e non metti il mare scomponi.''<br />''Dove togli e non metti il mare è sconfitto''. ::Per dire che quando si toglie e non si mette anche le grandi proprietà si perdono. *'''Addò no miəttə l'achə, miəttə 'a capə.'''<ref name=ottouno/><ref name=ottosette/> :''Dove non metti l'ago, metti la testa.'' ::Per dire che è bene porre rimedio in tempo quando il danno è poco. *'''Addò no trasə 'u solə, trasə 'u miərəchə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove non entra il sole, entra il medico''. *'''Addò rozzələ 'a vecchiə? A' pəstərvulə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove cade la vecchia? Alla posterla.'' ::In riferimento alle strette vie a gradinate di Taranto vecchia, per indicare il punto in cui sorge una difficoltà. *'''Addò sté gustə no 'ngə sté pərdenzə.'''<ref name=ottosette/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 622.</ref> :''Dove c'è piacere non c'è perdita.'' ::Per dire che quando c'è piacere di fare qualcosa non si perde nemmeno il tempo. *'''Addò stonnə cornə stonnə soldə.'''<ref name=corna/> :''Dove ci sono corna ci sono soldi''. *'''Addò trasə 'nu discətə trasə 'nu cazzə.'''<ref name=vetro/> :''Dove entra un dito entra un pene''. ::Per indicare individui approfittatori che da un dito si prendono l'intero braccio. *'''Addò vé 'a manəchə vé 'u curtiəddə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 78.</ref> <br /> '''Addò vé 'u manəchə vé 'u curtiəddə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove va il manico va il coltello''. ::Detto quando si gioca il tutto per tutto. *'''Addò vé 'a [[Imbarcazione|varchə]] vé 'u vasciddə.'''<ref name=ottosette/><ref name=barca>Citato in Nicola Gigante, p. 901.</ref> :''Dove va la barca va il vascello''. *'''Addò vé Lecchə vé Pizzəchə e Pezzə cacatə.'''<ref name=ottosette/> :''Dove va Lecco, va Pizzico e Pezza cacata.'' ::Per indicare amici inseparabili. *'''Addò vé Mariə, vé cu 'a sbəndurə riə.'''<ref name=ottosette/> :''Ovunque vada Maria, va con la sventura ria''. *'''Ajirə cacó 'u mulə e 'st'annə lə fetə 'u culə.'''<ref name=mulo>Citato in Nicola Gigante, p. 522.</ref> :''Ieri cacò il mulo e quest'anno gli puzza il culo''. *'''All'agghiə, all'agghiə, ca 'u casə jé travagghiə.'''<ref name=novesei>Citato in Nicola Gigante, p. 96.</ref> :''All'aglio, all'aglio, ché il formaggio è travaglio''. ::Invito ad una vita più semplice e più dura, migliore rispetto ad una vita ricca ed agiata, ma più pericolosa. Deriva da una storia molto similare a quella [[Esopo|esopiana]] del topo di città e del topo di campagna. *'''Amə a cci t'amə e rəspunnə a cci tə chiamə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 107.</ref><ref name=scamba>Citato in De Vincentiis, p. 65.</ref> :''Ama chi ti ama e rispondi a chi ti chiama''. ::Per dire di essere grati coi benefattori e cortesi con tutti. *'''"Am'a sənde' ", dissə 'u surdə.'''<ref name=sordo/> :''"Dobbiamo sentire", disse il sordo''. *'''Amə perdutə Fəlippə cu tutt'u panarə.'''<ref>Citato in ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_wrapper&Itemid=69 Dizionario - Panaro]'', ''Tarantonostra.com''.</ref> :''Abbiamo perso Filippo con tutto il paniere''. ::Detto quando si manda qualcuno a fare una commissione e non torna, o in generale quando si perde tutto. *'''Amichə amichə tə vennə 'u vinə acitə.'''<ref name=centonove/> :''L'amico amico ti vende il vino (diventato) aceto''. *'''Amichə cu tuttə e fədelə cu nəsciunə.'''<ref name=centonove/> :''Amico con tutti e fedele con nessuno''. *'''Amicə e cumbarə sə parlənə chiarə.'''<ref name=centonove/> :''Amici e compari si parlano chiaro''. *'''Amorə də patrunə, amorə də scurzunə.'''<ref name=padrone/> :''Amore di padrone, amore di serpenti''. *'''Apprimə 'u sciuppə, po' 'a cammisə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 757.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 212.</ref> :''Prima il corpetto, poi la camicia''. ::Per dire che bisogna pensare prima alle proprie cose e poi alle altrui. *'''Apprimə vitə 'u scurzonə e po' chiamə a San Paulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 772.</ref> :''Prima vedi il colubro e poi chiami San Paolo''. ::Per dire che non bisogna chiamare aiuto se non dopo che ci si è realmente resi conto del pericolo. *'''Aprətə aliə, ca trasə Gesù e Mariə.'''<ref name=cento/> :''Apriti, olivo, che entra Gesù e Maria''. *'''Arbrə mijə fiuritə: tu mə si' mugghiərə e ijə tə so' maritə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 131.</ref> :''Albero mio fiorito: tu mi sei moglie ed io ti sono marito''. ::Significando che oramai non c'è più nulla da fare per tornare indietro, come dopo essersi sposati (essendo il proverbio nato prima del divorzio). *'''Archə d'a marinə, acquə senza finə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 132.</ref> :''Arcobalno dal litorale, acqua senza fine''. ::A significare che solitamente la comparsa dell'arcobaleno sul litorale permette di prevedere forti piogge. *'''Argiəndə no corrə laggiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 430.</ref><br />'''Argiəndə cu argiəndə no corrə laggiə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 101.</ref> :''Argento (con argento) non corre aggio''. ::Per dire che persone pari non si offendono mai fra loro. *'''Ariə nettə no havə paurə də tronərə.'''<ref name=centotrentaquattro>Citato in Nicola Gigante, p. 134.</ref> <br />'''Ariə chiarə no tenə paurə də tronərə.'''<ref name=ottosette>Citato in Nicola Gigante, p. 877.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 206.</ref> :''L'aria pulita non ha paura dei tuoni''. ::Significando che chi ha la coscienza pulita non deve avere paura di nulla. *'''Artə də tatə menzə 'mbaratə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''Arte di padre è per metà imparata''. ::Per dire che facendo il mestiere del genitore è possibile avere dei privilegi. *'''Arunghiələ tuttə 'nu cuernə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 44.</ref> :''Aliossi tutti un corno''. ::Per indicare l'uniformità di volere di due o più persone a danno altrui. Si ricava dal fatto che gli astragali della stessa gamba hanno le "orecchie" tutte da una stessa parte. *'''Arvulə ca no ffačə fruttə šcandələ e mmiəttələ ô fuechə.'''<ref name=centoquarantotto>Citato in Nicola Gigante, p. 148.</ref> :''Albero che non fa frutti, spiantalo e mettilo al fuoco''. ::Invito ad eliminare ciò che non ci dà guadagno. *'''Aspiəttə, ciuccə mijə, quannə venə 'a pagghia novə.'''<ref name=centocinquantuno/><ref name=ciuccio/> :''Aspetta, asino mio, fino a quando viene la paglia nuova''. ::Detto similare ad "aspetta e spera" o "campa cavallo, che l'erba cresce". *'''Aspiəttə vacandijə cu 'na bbona fatə, finə ca cattivə 'nu bbuenə 'nzuratə.'''<ref name=centocinquantuno>Citato in Nicola Gigante, p. 151.</ref> :''Aspetta, [[nubile]] con una buona ragazza, finché {{NDR|diventi}} [[vedovo]] un buon ammogliato''. *'''Attacchə 'u ciuccə addò vo' 'u patrunə.'''<ref name=ciuccio/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 69.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=507&Itemid=68 Attacca u ciucce addo' vo' u patrune]'', ''Tarantonostra.com'', 11 maggio 2007.</ref> :''Attacca l'asino dove vuole il padrone''. ::Significando che non vale la pena angustiarsi per cose che non dipendono dalla propria volontà. Detto generalmente quando si ricevono ordini dannosi o inutili, ma che vanno comunque espletati. *'''Attiəndə, merlə, ca 'u chiappə sté appisə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 506.</ref> :''Attento, [[merlo]], che il cappio è appeso''. ::Quando si avverte qualcuno di una insidia incombente. *'''Avenə sobb'avenə, mənghiarilə a cci 'a menə.'''<ref name=unoseitre/> :''[[Avena]] sopra avena, stupido chi la getta''. ==B== *'''Bussə 'a coppə e rəsponnə 'a spatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 693.</ref><br /> '''T'hagghiə chiamatə a coppə e tə nə iessə a bastonə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=777&Itemid=68 T'agghie chiamate a coppe e te ne jisse a bastone!]'', ''Tarantonostra.com'', 18 settembre 2008.</ref> :''Bussa la coppa e risponde la spada''.<br /> ''Ti ho chiesto di giocare una carta di coppe e tu mi lanci una carta di bastoni''. ::Detto quando si risponde cosa diversa dalla richiesta. Si rifa al gioco delle carte. ==C== *'''Cadarə cu ccadarə no sə tengənə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=840&Itemid=68 Catare cu catare no sse' tengene]'', ''Tarantonostra.com'', 02 febbraio 2009.</ref> :''Caldaia con caldaia non si tingono''. ::Per dire che un ribaldo non può essere ulteriormente traviato da qualcuno della sua stessa specie. Deriva dal fatto che le grandi caldaie in cui si cuocevano le minestre erano spesso sporche di fuliggine. *'''Canə c'abbajə no mozzəchə.'''<ref name=dueunosette/> :''Can che abbaia non morde''. *'''Canə ca tə mozzəchə, miəttə 'u stessə pilə.'''<ref name=dueunosette/><br />'''Addò mozzəchə 'u canə miətt'u pilə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 123.</ref> :''Cane che ti morde, metti il suo stesso pelo.''<br />''Dove morde il cane metti il (suo) pelo''. ::Per dire di comportarsi come il nemico per poter sopravvivere, cioè ricavare il rimedio dalla causa del danno, come se dopo essere stati morsi dal cane ci si travestisse com'esso. *'''Canə cu ccanə s'addorənə 'ngulə.'''<ref name=dueunosette/> :''Cane con cane si odorano in culo''. ::Detto del fatto che i simili vanno sempre insieme. *'''Canə sazziə e jattə a dəsciunə.'''<ref name=dueunosette/> :''[[Cane e gatto|Cane]] sazio e [[Cane e gatto|gatto]] a digiuno''. ::Detto quando si fa di tutto per far riuscire una propria impresa, perché il cane sazio fa meglio la guardia ed il gatto a digiuno prende meglio i topi. *'''Canəlorə chiarə, mesə truvələ; Canəlorə truvələ, mesə chiarə. Cə d'a Canəlorə venə acqua mənutə, 'a vərnatə sə n'ha sciutə; cə d'a Canəlorə lucə 'u solə chiarə, marzə dəvendə scənnarə.'''<ref name=dueunootto/>. :''[[Candelora]] {{NDR|[[2 febbraio]]}} chiara, mese torbido; Candelora torbida, mese chiaro. Se nel giorno della Candelora viene pioggia minuta, l'inverno se ne è andato; se nel giorno della Candelora sorge un sole chiaro, marzo diventa gennaio''. *'''Capa grossə, cərviəddə mazzə.'''<ref name=cippone/> :''Testa grossa, cervello magro''. *'''Capəta' sottə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 228.</ref> :''Capitare sotto''. ::''Rendere ragione di qualche vecchio torto''. *'''Cappeddərə cu cappeddərə sə rəvescənə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 231.</ref> :''Cappelli con cappelli si riveriscono''. ::Detto del fatto che i simili vanno sempre insieme. *'''Carəchəm'a cannə e spiəzzəmə 'a jammə.'''<ref name=duedueuno/> :''Caricami la gola e spezzami la [[Gamba|gamba]]''. ::Significando che il silenzio si compra. *'''Carnə ca crescə, cə no sə votəchə affətescə.'''<ref name=duetreotto>Citato in Nicola Gigante, p. 238.</ref> :''Carne che cresce, se non si muove inizia a puzzare''. ::Detto per significare che i bambini si devono muovere, devono essere vispi, se vogliono crescere sani e intelligenti. *'''Carnə də vaccinə, sbrəvognə a' cci 'a cucinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 898.</ref> :''Carne di vacca, vergogna a chi la cucina''. *'''Carnə fačə carnə e amicizziə fačə cornə.'''<ref name=duetreotto/> :''Carne fa carne e amicizia fa corna''. ::Così come mangiare carne fa ingrassare, l'amicizia stretta può diventare occasione di infedeltà coniugale. *'''Carnə 'ngondra carnə.'''<ref name=duetreotto/> :''Carne incontra carne''. ::Per significare che il sangue non è acqua. *'''Carnəvalə mijə cu lə rogghiə: oscə maccarrunə e crejə fogghiə.'''<ref name=duequattrozero/> :''Carnevale mio con i dolori: oggi [[maccheroni]] e domani verdure''. ::Per significare che mentre negli ultimi giorni di Carnevale si mangia grasso, con la Quaresima si mangia magro. *'''Carnəvalə p'a cannə scì ô 'mbiernə.'''<ref name=duequattrozero>Citato in Nicola Gigante, p. 240.</ref> :''Carnevale andò all'Inferno a causa della gola''. ::Detto che critica l'eccessiva quantità di cibo e di dolci consumata a Carnevale. *'''Casa grannə inghiələ də spinə.'''<ref name=duequattrosei/> :''Casa grande, riempila di spine''. ::Detto a chi ha una casa grande come consiglio per evitare i molti estranei che se ne approfitterebbero. *'''Casə səstəmatə, mortə avvəcənatə.'''<ref name=duequattrosei/> :''Casa sistemata, morte vicina''. *'''Caulə jé figghiə a ruecchələ e ruecchələ jé figghiə a caulə.'''<ref name=duecinquedue>Citato in Nicola Gigante, p. 252.</ref><ref name=asse/> :''Il cavolo è figlio del rocchio {{NDR|il torso del cavolo}} ed il rocchio è figlio del cavolo''. ::Per descrivere due persone inseparabili. *'''Cavətə də pannə no ffačə majə dannə.'''<ref name=caldo>Citato in Nicola Gigante, p. 254.</ref> :''Il caldo dei panni non fa mai danno''. *'''Cə a 'bbrilə t'he spugghiatə, rumanə accustəpatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 80.</ref> :''Se ad aprile ti sei spogliato ti prenderai il raffreddore''. *'''Cə 'a crapə tənevə paurə d'u scuernə no sə grattavə 'u zəzəniəddə c'u cuernə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 936.</ref> :''Se la capra avesse avuto paura della vergogna non si sarebbe grattato il deretano/la vagina con il corno''. *'''Cə a' mmarzə no ha putatə, 'a vənnegnə ha rruvənatə.'''<ref name=marzo/> :''Se a marzo non ha potato, la vendemmia ha rovinato''. *'''Cə a' llugliə no t'hé 'cchiatə l'avvəndurə o si' crəmonə o si' 'nu cacaturə.'''<ref name=luglio/> :''Se a luglio non hai trovato l'avventura o sei pigro o sei un cacatoio''. *'''Cə 'a 'mmidiə jevə cugghiə, tuttə scevənə cu 'nu caniəstrə 'nnandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 313.</ref> :''Se l'invidia fosse lo [[scroto]], tutti andrebbero con un canestro davanti''. ::Essendo l'invidia molto grande, il detto sottolinea come la gente dovrebbe girare con un canestro di vimini davanti per mantenerla. *'''Cə 'a 'mmidiə jevə rugnə sə məšcavə tuttə 'u munnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 114.</ref> :''Se l'invidia fosse rogna si infetterebbe tutto il mondo''. *'''Cə 'a mugghiərə tenə tuertə jé 'u maritə ca cerchə scusə.'''<ref name=vetro/> :''Se la moglie ha torto è il marito che cerca scuse''. *'''Cə azzueppə a' ognə petrə scarpə a' ccasə no nə puertə.'''<ref name=pietra/> :''Se inciampi in ogni pietra scarpe a casa non ne porti''. *'''Cə chiovə d'a Sanda Cročə trasə 'u tarlə ind'a ognə nocə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 281.</ref> :''Se piove della Santa Croce {{NDR|[[3 maggio]]}} entra il tarlo in ogni noce''. ::Proverbio molto antico<ref>''Dizionario universale economico-rustico'', tomo decimottavo, PIT-QUI, Roma, nella stamperia di Michele Puccinelli, 1796, [https://books.google.it/books?id=jvpnlNlrc_MC&pg=PA238&lpg=PA238 p. 238].</ref> che lega la pioggia di maggio alla rovina delle noci. *'''Cə collərə tə pigghiə, t'ammalazzə e t'assuttigghiə.'''<ref name=coffa/> :''Se ti prendi la collera, ti ammali e dimagrisci''. *'''Cə d'austə no t'he vestutə, malə cunzigliə he 'vutə'''.<ref name=agosto>Citato in Nicola Gigante, p. 162.</ref> :''Se di agosto non ti sei vestito, male consiglio hai avuto''. ::Invita a rivestirsi in modo pesante ad agosto, per l'arrivo dell'autunno. *'''Cə Gəseppə 'u sapevə, mmiənzə a ddo' fratə no sə məttevə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 405.</ref> :''Se Giuseppe l'avesse saputo, non si sarebbe messo in mezzo a(i) due fratelli''. ::Significando che i litigi fra due fratelli finiscono sempre male. *'''Cə jé figghiə də jattə ha da pəgghia' lə sciurgə.'''<ref name=figlio/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1082&Itemid=68 A cci je figghie a jatte, sciurge ha da pigghiare]'', ''Tarantonostra.com'', 28 ottobre 2011.</ref> :''Se è figlio di fatto deve prendere i topi''. ::Per significare che chi è portato per una certa cosa non può non riuscire nella propria carriera. *'''Cə lə cornutə putevənə vularə, 'u solə no 'ngə assevə majə.'''<ref name=cornuto/> :''Se i cornuti potessero volare, il sole non spunterebbe mai''. *'''Cə lə cuernə ievənə gradunə sə 'nghianavə a' Ddijə patrunə.'''<ref name=vetro/> :''Se i corni fossero state gradoni si sarebbe salito verso Dio padrone''. ::Per dire che nel mondo sono molti coloro che sono stati traditi. *'''Cə Marzə no marzescə giugnə no fəstescə.'''<ref name=marzo>Citato in Nicola Gigante, p. 479.</ref> :''Se Marzo non marzeggia, giugno non festeggia''. *'''"Cə mə 'ngappə tə cachə", dissə 'u culə a' cammisə.'''<ref name=culo2/> :''"Se inciampi in me ti caco (addosso)", disse il culo alla camicia''. *'''Cə n'am'a ffa' də lə chiacchiərə? Lə maccarrunə enghiənə 'a vendrə.'''<ref name=macchia>Citato in Nicola Gigante, p. 457.</ref> :''Che dobbiamo farcene delle chiacchiere? I [[maccheroni]] riempiono la pancia''. ::Detto a quanti vendono chiacchiere senza concludere nulla. *'''"Ce 'ngendrənə", dissə monzəgnorə, "lə crespələ d'u culə cu lə vəscigliə?'''<ref name=trezerodue/> :''"che c'entrano", disse il monsignore, "le pieghe del culo con le vigilie?"'' *'''Cə no so' fichə so' fəcazzə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=25&Itemid=68 Ce no sò fic sà f'cazz]'', ''Tarantonostra.com'', 29 luglio 2004.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1062&Itemid=68 Ci no' ssò fiche, so ficazze]'', ''Tarantonostra.com'', 23 agosto 2011.</ref> :''Se non sono fichi sono ficazzi''. ::Simile a "se non è zuppa è ban bagnato". A definire una mancanza di possibilità di scelta. *'''Cə scennarə no scənnarescə, fəbbrarə malə penzə.'''<ref name=gennaio>Citato in Nicola Gigante, p. 741.</ref> :''Se gennaio non gennareggia, febbraio pensa male''. *'''Cə settemmrə jé amichə, japrə amenələ e fichə.'''<ref name=settembre/> :''Se settembre è amico, apri [[mandorla|mandorle]] e fichi''. *'''Cə tre caddə no appriəzzə, 'nu cadduzzə no valə.'''<ref name=duecento>Citato in Nicola Gigante, p. 200.</ref> :''Se tre cavalli {{NDR|scarsa moneta di rame coniata nel 1472}} non apprezzi, non vali un cavalluccio''. ::Per dire che è meglio apprezzare anche il poco. *'''Cə 'u munnə cadevə, 'u mandənevənə lə cornə.'''<ref name=corna/> :''Se il mondo cadesse, lo manterrebbero le corna''. *'''Cə uè cu assaggə lə penə d'u 'mbiərnə, cuechə də statə e trainiərə də viərnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 493.</ref> :''Se vuoi assaporare le pene dell'Inferno, cuoco d'estate e trainiere di inverno''. *'''Cə uè cu cambə senza bottə, agghiə crutə e cəpodda cottə.'''<ref name=novesei/> :''Se vuoi vivere senza colpi, aglio crudo e cipolla cotta''. *'''Cə uè cu ffačə lə fiəstə cundendə, quiddə ca vitə vitə e quiddə ca sində sində.'''<ref name=fesso/> :''Se vuoi vivere una vita lieta {{NDR|fare contento la festa}}, quello che vedi vedi e quello che senti senti''. ::Proverbio che spinge a non immischiarsi nei fatti altrui per poter vivere una vita più serena. *'''Cə uè cu jabbə ô scarparə n'ha təne' do' parə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 734.</ref> :''Se vuoi gabbare il calzolaio devi averne due paia (di scarpe)''. *'''Cə uè cu jabbə ô vəčinə, corchətə subbətə e uezətə də matinə.'''<ref name=vecchio/> :''Se vuoi gabbare il vicino vai a letto subito ed alzati di buon mattino''. *'''Cə uè cu ll'aməcizziə sə mandenə, 'nu panariəddə vé e 'n'otrə avenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 594.</ref> :''Se vuoi mantenere l'amicizia, un paniere va via ed un altro viene''. ::Nel senso che nell'amicizia bisogna dare e prendere per mantenere la situazione equilibrata e sana. *'''Cə uè cu ttiənə 'a terra chienə, chiandə scescələ e amarenə.'''<ref name=leonardo/> :''Se vuoi avere la terra piena, pianta giuggiolo e amarena''. *'''Ci arə cu lə vacchə vé ô mulinə cu lə pudditrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 130.</ref> :''Chi ara con le vacche va al mulino con i cavallini''. *'''Ci beddə vo' pare', penə e uajə ha da suffrerə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 179.</ref> <br />'''Ci beddə vo' pare', penə e uajə ha da patescərə.'''<ref name=guai/> :''Chi vuole sembrare bello deve soffrire pene e guai''. *'''Ci cambə spərannə, morə cacannə.'''<ref name=unonovesette>Citato in Nicola Gigante, p. 197.</ref> :''Chi vive sperando, muore cacando''. *'''Ci cambə tuttə l'annə vetə tuttə lə festə.'''<ref name=vince1/> :''Chi vive tutto l'anno vede tutte le feste''. *'''Ci caminə allecchə, ci sté fermə secchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 102.</ref><ref name=dueunouno>Citato in Nicola Gigante, p. 211.</ref> :''Chi cammina lecca, chi sta fermo secca''. ::Per dire che è necessario essere intraprendenti nella vita. *'''Ci caminə drittə, cambə afflittə; ci caminə sturtariəddə, cambə bunariəddə.'''<ref name=dueunouno/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 835.</ref> <br />'''Ci vé drittə, cambə afflittə.'''<ref name=vince1>Citato in De Vincetiis, p. 52.</ref> :''Chi cammina dritto, vive afflitto; chi cammina in modo stortarello, vive più che bene''. ::Proverbio che ricorda come chi vive una vita retta spesso sia afflitto da molti mali immeritati. *'''Ci cunzumə 'u sivə e cci pigghiə 'a cuccagnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 790.</ref> :''Chi consuma il g(proprio) grasso e chi prende la cuccagna''. ::Significando che spesso c'è chi lavora tanto e chi prende poi tutto il guadagno. *'''Ci da 'nnanzə d'alliscə, da retə tə piscə.'''<ref name=faccia/><ref name=pesce/><ref name=he/> :''Chi davanti ti lusinga, da dietro ti piscia''. ::Detto di chi faccia a faccia ti loda e con altri ti calunnia. *'''Ci fatiə no morə pəzzendə.'''<ref name=fatica/> :''Chi lavora non muore pezzente''. *'''Ci jé sparəmazzə no fačə majə razzə.'''<ref name=spartere>Citato in Nicola Gigante, p. 799.</ref> :''Chi è tirchio non è mai socievole'' {{NDR|non fa mai razza, schiatta}}. *'''Ci jé stuetəchə sə sté a ccasa sovə.'''<ref name=sozzo>Citato in Nicola Gigante, p. 833.</ref> :''Chi è stupido se ne sta a casa sua''. ::Per dire che il mondo dovrebbe essere delle persone intelligenti *'''Ci l'aver'a dičərə c'a mugghiərə də Fəlicə aver'a balla' 'a quadrigghiə?'''<ref name=moglie/> :''Chi l'avrebbe detto che la moglie di Felice avrebbe ballato la quadriglia?'' ::Per dire che sono strane le vicessitudini della vita. *'''Ci ha natə jind'ô mesə də settemmrə parə ca jé stodəchə, ma cə lə venə 'a stuffariə sə friscə 'a capə e ffačə pacciə.'''<ref name=settembre/> :''Chi è nata nel mese di settembre sembra essere stupida, ma se la assale la noia si frigge la testa e fa pazzie''. *'''Ci nascə quatrə no morə tunnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 673.</ref><ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, agosto.</ref> :''Chi nasce quadrato non muore tondo''. *'''Ci natə d'austə no provə mustə.'''<ref name=agosto/> :''Chi nuota d'agosto non assaggia mosto''. ::Vecchia concezione secondo cui i bagni dovessero terminare ai primi di agosto per non avere malanni in autunno. *'''Ci n'abbə, n'abbə a' ferə də Sənəgagghiə; fačimə lə cundə, spaccamə lə tagghiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 846.</ref> :''Chi ha avuto, ha avuto alla fiera di Senigallia; facciamo i conti, spezziamo i legnetti'' {{NDR|di sambuco, su cui, ai tempi dell'analfabetismo, si segnavano con delle intaccature quanto si dava e quanto si aveva}}. ::Simile a "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato". *'''Ci nəgoziə cambə e ci fatiə morə.'''<ref name=negozio>Citato in Nicola Gigante, p. 550.</ref> :''Chi commercia vive e chi lavora muore''. ::Detto popolare contro i commercianti. *'''Ci no frabbəchə e no maritə no sapə niəndə d'u munnə.'''<ref name=fabbrica/> :''Chi non crea e non si sposta non sa niente del mondo''. *'''Ci no tenə uajə e cerchə uajə, bənədettə quiddə Ddijə ca 'ngə lə dejə.'''<ref name=guai/> :''Benedetto quel Dio che dà i guai a chi non li ha e li cerca''. *'''Ci pajə apprimə jé malə sərvitə.'''<ref name=pagatore>Citato in Nicola Gigante, p. 591.</ref> :''Chi paga per primo è malamente servito''. ::Proverbio che consiglia di pagare sempre dopo un servizio e non prima. *'''Ci prattəchə 'u melə s'allecchə lə descətərə.'''<ref name=frequentare/> :''Chi maneggia {{NDR|frequenta}} il miele si lecca le dita''. ::Antico proverbio<ref>{{Cfr}} ''Fontana della Crusca; Overo; Dizzionario italiano-tedesco, e tedesco-italiano'', Nicolò di Castelli (a cura di), im Verlag Johann Ludwig Gledisch und M. G. Weidmanns, Leipzig, 1709, [https://books.google.it/books?id=GJJfAAAAcAAJ&pg=PA1433 p. 1433].</ref> usato per dire che chi manipola un affare se ne avvantaggia. *'''Ci sciochə c'u mulə s'abbušchə 'nu [[Calcio (pedata)|caucə]] 'ngulə.'''<ref name=mulo/> :''Chi gioca col mulo si prende un calcio in culo''. ::Per dire che bisogna essere consci di quel che si fa e di cosa potrebbe capitare. *'''Ci s'affannə pə lə filə, 'ngulə s'a pigghiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 90.</ref> :''Chi si affanna per i figli, in culo se la prende''. *'''Ci s'avandə sulə jé 'nu fasulə.'''<ref name=unoseitre>Citato in Nicola Gigante, p. 163.</ref> <br />'''Ci s'avandə sulə no valə 'nu fasulə.'''<ref name=fatica/> :''Chi si vanta da solo è un fagiolo.''<br />''Chi si vanta da solo non vale (neppure) un fagiolo''. ::Doppia versione di un modo di dire che critica verso i boriosi. *'''Ci servə ô Communə no servə a nəsciunə, ci arrobbə ô Communə no arrobbə a nəsciunə.'''<ref name=treduedue>Citato in Nicola Gigante, p. 322.</ref> :''Chi lavora nel Municipio non lavora per nessuno, chi ruba al Municipio non ruba a nessuno''. ::Detto popolare di critica alla politica cittadina. *'''Ci sté comədə no sə ozə.'''<ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, settembre.</ref> :''Chi sta comodo non si alza''. ::Detto degli ospiti inopportuni che rimangono più del dovuto. *'''Ci tə dičə ca t'amə cchiù d'a mammə 'u corə tə 'ngannə.'''<ref name=mamma>Citato in Nicola Gigante, p. 464.</ref> :''Chi ti dice che ti ama più della mamma ti inganna il cuore''. *'''Ci tə sapə tə rapə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 712.</ref> :''Chi ti conosce ti rapa''. ::Per dire che i danni peggiori vengono dai conoscenti. *'''Ci tə sputə 'ngannə no tə vo' cu vetə muertə.'''<ref name=sputo/> :''Chi ti sputa in gola non vuole vederti morto''. ::Detto che invita a non ritenere il rimprovero un qualcosa di negativo. Si riferisce alla medicina tradizionale, quando chi stava per soffocare riceveva uno sputo in gola per risanare. *'''Ci tenə artə tenə partə.'''<ref name=cinquetre>Citato in Nicola Gigante, p. 53.</ref><ref name=centoquarantasette>Citato in Nicola Gigante, p. 147.</ref> :''Chi ha arte ha parte''. ::Per dire che chi sa fare qualcosa può far parte di un gruppo ed ottenerne dei vantaggi. *'''Ci tenə figghiə maschələ cu no ddičə "curnutə"; ci tenə figghiə femənə cu no ddičə "puttanə".'''<ref name=vetro/> :''Chi ha figli maschi che non dica "cortuno"; chi ha figlie femmine che non dica "puttana"''. ::Per dire di non criticare situazioni altrui che potrebbero anche essere prima o poi le nostre. *'''Ci tenə lenghə vé 'nZardegnə.'''<ref name=lingua>Citato in Nicola Gigante, p. 442.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=2&Itemid=68 Cì tene lenga vè in Sardegna]'', ''Tarantonostra.com'', 27 luglio 2004.</ref> :''Chi ha lingua va in Sardegna''. ::Significando che non bisogna avere paura di domandare e che chiedendo si può arrivare anche molto lontani. *'''Ci tenə manə tenə uandə e ci tenə capə tenə mandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 467.</ref> :''Chi ha mani ha guanti e chi ha testa ha amanti''. ::A significare che il lavoro è ricchezza. *'''Ci tenə mugghiəra bbeddə candə, ci tenə soldə condə.'''<ref name=moglie/><br />'''A' cci tenə turnisə assajə condə sembə; a' cci tenə mugghiərə beddə candə sembə.'''<ref name=turnisi/> :''Chi ha la moglie bella canta (sempre), chi ha i soldi conta (sempre)''. *'''Ci tenə nasə tenə crianzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 534.</ref> :''Chi ha naso ha educazione''. ::Riferito ad una costituzione di Guglielmo II, che puniva con l'amputazione del sano i ruffiani ed i lenoni di amori illeciti. *'''Ci tenə porvə sparə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 147.</ref> :''Chi ha polvere (da sparo) spara''. ::Per dire che chi ha i mezzi può fare ciò che altri non possono. *'''Ci tenə sanətatə senza turnisə jé miənzə malatə.'''<ref name=santi/> :''Chi ha salute senza soldi è mezzo malato''. *'''Ci tenə 'u nejə e no s'u vetə tenə 'a sortə e no s'a cretə.'''<ref name=negozio/> :''Chi ha il neo e non lo vede, ha la fortuna e non lo crede''. ::Antico proverbio<ref>{{Cfr}} ''Proverbi italiani, Raccolti, e ridotti sotto à certi capi, e luoghi comuni per ordine d'alfabeto'', Orlando Pescetti (a cura di), Per Francesco dalle Donne, in Verona, 1603, [https://books.google.it/books?id=9M1MAAAAcAAJ&pg=PT54 p. 27].</ref> che sottolinea la visione che gli antichi avevano dei nei. *'''Ci tenə uajə 'ngueddə sapə quandə pesənə.'''<ref name=guai>Citato in Nicola Gigante, p. 886.</ref> :''Chi ha guai addosso sa quanto pesano''. *'''Ci vé a' chiazzə perdə 'a jazzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 278.</ref> :''Chi va alla piazza perde l'addiaccio''. ::Simile a "chi va a Roma perde la poltrona". *'''Ciəndə niəndə accəderənə 'nu ciuccə.'''<ref name=ciuccio/> :''Cento nullità uccisero un asino''. ::Per dire che a volte tante piccole noie possono creare gravi danni. *'''Cigghiə mmiənzə a' llə manə: o turnisə o muləgnanə.'''<ref name=mulo/> :''[[Prurito]] al centro delle (palme delle) mani: (sono) o soldi o bastonate''. ::Antica credenza secondo cui il prurito ai palmi delle mani significasse una incombente lite o incombenti denari in arrivo. *'''Ciuccə e mugghierə s'addumənə a 'stu məstiərə.'''<ref name=ciuccio2/> :''Asini e mogli si domano a questo mestiere''. *'''Chiù gruess'è 'u purtonə e chiù gruess'è 'u cəndronə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 96.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 415.</ref> :''Più grosso è il portone e più grosso è il chiodo''. ::Per dire che maggiori sono le responsabilità e maggiori e più seri sono i doveri da compiere; oppure che più grande è il piacere che si fa a qualcuno e maggiore è la ricompensa da avere. *'''Cicə a fečə e Salomonə nonə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 285.</ref> :''Beatrice ce la fece e Salomone no''. ::Per significare che spesso la cooperazione degli umili è più valida di quella dei potenti. *'''Coffə coffə vé 'u bastəmendə affunnə.'''<ref name=coffa>Citato in Nicola Gigante, p. 292.</ref> :''Di cesta in cesta va il bastimento a fondo''. *'''Cu 'a Canəlorə 'a vərnatə jé forə.'''<ref name=dueunootto>Citato in Nicola Gigante, p. 218.</ref> :''Con la festa della Candelora {{NDR|[[2 febbraio]]}} l'inverno è fuori''. *'''Cu 'a fatiə d'a festə 'u Diavulə sə vestə.'''<ref name=diavolo/><ref name=fatica/> :''Il Diavolo si veste con la fatica della festa''. ::Significando che se si lavora nei giorni festivi si fa peccato. *'''Cu cci prattəchə pigghiə 'a pədatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 612.</ref><ref name=frequentare/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 140.</ref> :''Prendi l'impronta di chi frequenti''. ::Simile a "chi va con lo zoppo impara a zoppicare". *'''Cu menz'orə də buenə tiəmbə assuchə 'a stratə.'''<ref name=tempo>Citato in Nicola Gigante, p. 861.</ref> :''Con mezz'ora di bel tempo si asciuga la strada''. ::Per dire che basta un po' di serenità per riasserenare gli animi. *'''Cu 'nu fruscə e 'nu stərnutə sə l'acchió tuttə cresciutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 824.</ref> :''Con una diarrea ed uno starnuto lo trovò tutto cresciuto''. *'''Cu scialpə no parla' e cu zueppə no balla'.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 749.</ref> :''Col bleso non parlare e con lo zoppo non ballare''. *'''Cu ttre ccosə s'arrəchescə: acchiaturə, 'ngurnaturə e manəchə də traturə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 71.</ref> :''Con te cose ci si arricchisce: tesori nascosti, corna e ruberie {{NDR|pomelli del cassetto}}''. *'''Cu 'u tiəmbə e cu 'a pagghiə maturənə lə nesplə.'''<ref name=nasce/> :''Col tempo e con la paglia maturano le nespole''. ::Significando che nella vita bisogna saper attendere e non bisogna avere fretta. Riferito al fatto che si soleva mettere le nespole comuni nella paglia per farle maturare più in fretta. *'''Cucchiərə, camariərə e gendə də cortə, cə tenənə 'u culə sanə jé granna sortə.'''<ref name=civetta>Citato in Nicola Gigante, p. 307.</ref> :''Cocchieri, camerieri e gente di corte, se hanno il culo sano è grande fortuna''. ::Proverbio che fa ironia sulla capacità della gente di corte di mantenersi non corrotta. *'''Culə ruttə e ttrenda carrinə də penə.'''<ref name=culo/> :''Culo rotto e trenta carlini di pena''. ::Con allusione alle leggi di [[Federico II di Svevia]], che prevedevano per l'uomo adultero una multa di pochi carlini. *'''Cum'a ruzzə sə mangə 'u fiərrə, accussí l'ammidiə sə mangə l'anəmə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 704.</ref> :''Come la ruggine mangia il ferro, così l'invidia mangia l'anima''. *'''Cumə sə nascə sə pascə.'''<ref name=nanna>Citato in Nicola Gigante, p. 533.</ref><ref name=epifania/> :''Come si nasce si vive {{NDR|pascola}}''. ::Antico proverbio<ref name=racconti>{{Cfr}} ''Cento racconti raccolti da Michele Somma della città di Nola per divertire gli amici nelle ore oziose'', terza edizione, Napoli, presso Angelo Coda, 1821, [https://books.google.it/books?id=w0RLAAAAcAAJ&pg=PA380 p. 380].</ref>, simile a "Chi nasce tondo non può morire quadrato". *'''Cumə t'ha saputə Paulə e Palummə, accussí t'ha da sape' l'acquə d'u jummə.'''<ref name=palummo>Citato in Nicola Gigante, p. 428.</ref> :''Come ti hanno conosciuto Paolo e Palombo, così ti deve conoscere l'acqua del veleno''. ::Per dire che come è piaciuto il dolce, così deve anche piacere l'amaro, cioè bisogna rassegnarsi alle conseguenze anche nefaste. *'''Cumə vo' Dijə tə vetə: cu 'a pezzə, cu 'a rezzə e cu 'a scuffiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 637.</ref> :''Come vuole Dio ti vede: con lo scialletto, con la rezza e con la cuffia''. ::Alludendo alle alternate vicende della fortuna, essendo i tre indumenti indossati da donne di ceti sociali differenti. *'''Cundə spissə, aməcizziə longhə.'''<ref name=centonove/> :''Racconta spesso e l'amicizia (sarà) lunga''. *'''Cungimə sparagnatə jé malə cumbənzatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 325.</ref> :''Concime risparmiato è malamente ripagato''. *'''Cunzigghiə də vorpə, dəstruzzionə də jaddinə.'''<ref name=volpe/> :''Consiglio di volpe, distruzione di galline'' *'''Cupeta cupetə, 'u scacchə də 'nnandə s'acchiə retə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 327.</ref> :''Cupeta cupeta, lo scacco davanti si trova dietro''. ::Per significare come spesso le vicende della vita portano a cambi. *'''Cuscenzə e turnisə no ssə sapə ci nə tenə.'''<ref name=coscienza/> :''Coscienza e denari non si sa chi ne ha''. *'''C'u suchə də lə taeddə 'u furnarə conzə lə chiangareddə.'''<ref name=fornaio>Citato in Nicola Gigante, p. 398.</ref> :''Col sugo della teglia il fornaio condisce le orecchiette''. ==D== *'''D'a capə affətescə 'u pescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 92.</ref><ref name=dueduecinque>Citato in Nicola Gigante, p. 225.</ref><ref name=pesce>Citato in Nicola Gigante, p. 629.</ref> :''Il pesce puzza dalla testa''. ::Per dire che dall'alto viene il cattivo esempio, generalmente. *'''D'a Nuzziatə ognə vermə oz'a capə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 577.</ref> :''Dell'Annunziata {{NDR|[[25 marzo]]}} ogni verme alza la testa''. ::Perché la primavera è alle porte. *'''D'a šcrascə s'accogghiə a rosə e d'a rosə s'accogghiə a šcrascə.'''<ref name=forza/> :''Dal rovo si coglie la rosa e dalla rosa si coglie il rovo''. ::Significando che a volte da una cattiva famiglia viene fuori un figlio garbato e viceversa. *'''Da ll'oprə sə vetə 'u mestrə.'''<ref name=maestro>Citato in Nicola Gigante, p. 509.</ref> :''Dall'opera si vede il maestro''. *'''Da malə pajatorə pigghiənə pagghiə.'''<ref name=pagatore/> :''Da cattivo pagatore prendine paglia''. ::Invito a prendere il più possibile da un cattivo pagatore. *'''Da sobbə 'u cuerə jessə 'u crəsciulə.'''<ref name=crede/> :''Dal cuoio esce la correggia''. ::Detto quando si vuole illustrare quale è la causa e quale la conseguenza. *'''"Dammə e do", fačə 'a cambanə də Materdomənə.'''<ref name=duecentodieci/> :''Dammi e do, fa la campana di Mater Domini''. ::Storpiando il suono della campana in "dammi e do", il proverbio viene detto quando qualcuno vuole qualcosa senza ricambiare. *'''D'Ognəssandə ognə zippərə chiandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 584.</ref><ref name=santi/> :''Di [[Tutti i Santi|Ognissanti]] pianti ogni ramoscello''. ::Per dire che in quel giorno si può piantare ogni cosa. *'''Də Paschə e də Natalə so' ricchə lə furnarə, ma passatə ca so' lə fiəstə vonn'acchiannə turnisə 'mbristə.'''<ref name=formica/> :''Di [[Pasqua]] e di [[Natale]] sono ricchi i fornai, ma passate le feste vanno cercando soldi in prestito''. ::Con allusione all'usanza secondo cui, durante le feste, le famiglie, anche povere, facevano i dolci tradizionali e il compenso ai fornai era doppio. *'''Də San Catavətə passə 'u friddə e aven'u cavətə.'''<ref name=duequattronove/> :''Di San Cataldo {{NDR|[[10 maggio]]}} passa il freddo e viene il caldo''. *'''Də San Frangischə 'a setə 'nganistrə.'''<ref name=settembre>Citato in Nicola Gigante, p. 783.</ref> :''Di San Francesco {{NDR|[[4 ottobre]]}} il melograno metti nel canestro''. *'''Də San Frangischə turdə a' ccanistrə.'''<ref name=turco>Citato in Nicola Gigante, p. 883.</ref> :''Di San Francesco tordi a canestri''. *'''Də San Vitə ognə ffichə volə maritə.'''<ref name=vetro/> :''Di San Vito {{NDR|[[15 giugno]]}} ogni vulva vuole marito.'' *'''Də Sand'Andoniə 'u culummərə pə təstəmoniə.'''<ref name=fiorone>Citato in Nicola Gigante, p. 318.</ref> :''Di Sant'Antonio {{NDR|[[13 giugno]]}} (c'è) il fico fiorone come testimone''. *'''Də Sand'Andreiə lə paretə arrəffreddənə.''' :''Di Sant'Andrea {{NDR|[[30 novembre]]}} le pareti si raffreddano''. *'''Də Sanda Catarinə 'a nevə sobb'a' llə spinə.'''<ref name=duequattronove>Citato in Nicola Gigante, p. 249.</ref> :''Di Santa Caterina {{NDR|[[25 novembre]]}} la neve sopra le spine''. *'''Də San Leonardə, chiandə 'a fafə ca jé tardə.'''<ref name=leonardo>Citato in Nicola Gigante, p. 271.</ref> :''Di San Leonardo {{NDR|[[6 novembre]]}} pianta la fava perché è tardi''. *'''Də Sandə Frangischə 'u pumədorə sə cucinə cu 'a suttanə e cu l'orə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 662.</ref> :''Di San Francesco {{NDR|[[4 ottobre]]}} il pomodoro si cucina con la sottana e con l'oro''. ::Proverbio che ricorda la tradizionale processione di San Francesco, che si svolgeva la mattina. Le donne, quindi, dovevano cucinare già vestite per la processione. *'''Də Sandə Loriənzə ve' a' vignə e ficchətə 'mmiənzə.'''<ref name=vigna/> :''Di San Lorenzo {{NDR|[[10 agosto]]}} vai alla vigna e ficcati in mezzo''. ::Significa che l'uva comincia ad essere matura e commestibile. *'''Də Sanda Luciə 'nu passə də jaddinə.'''<ref name=gallo/> :''Di Santa Lucia {{NDR|[[13 dicembre]]}} un passo di gallina''. ::Simile a "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia". È riferito alla falsa credenza<ref>{{Cfr}} Giuseppe Stabile, ''[http://www.meteocilento.it/editoriali/297-e-vero-che-dopo-s-lucia-13-dicembre-le-giornate-si-allungano.html È vero che dopo S. Lucia (13 dicembre) "le giornate" si allungano?]'', ''Meteocilento.it'', 7 dicembre 2013.</ref> che dal 13 dicembre le giornate si allungano pian piano come i passi delle galline. *'''Də Sandə Martinə ognə mustə dəvendə vinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 530.</ref> :''Di San Martino {{NDR|[[11 novembre]]}} ogni mosto diventa vino''. *'''Də scənnarə 'ngə vonnə settə coppələ e settə fračerə.'''<ref name=gennaio/> :''Di gennaio ci vogliono sette cappelli e sette bracieri''. *'''Də scənnarə ruscə 'a murcənnarə.'''<ref name=murcennara>Citato in Nicola Gigante, p. 525.</ref> :''Di gennaio ruggisce la tramontana''. *'''Də tuttə cosə l'uecchiə nə volə 'a partə.'''<ref name=occhio2/> :''Di tutte le cose l'occhio vuole una parte''. *'''D'u mesə ca no tə rennə no addumanna' no quannə trasə no quannə jessə.'''<ref name=mese/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 690.</ref> :''Del mese che non ti rende non chiedere né quando entra né quando esce''. ::Significando che è meglio non interessarsi di cose che non possono importarci. *'''Dəčevə 'nu dittə andichə: quannə cucuzzə 'ndronə, Paschə no venə pə mojə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 310.</ref> :''Diceva un detto antico: quando la zucca rimbomba, la Pasqua non è prossima''. ::Volendo significare che per qualcosa che si desidera c'è ancora tempo. *'''Dəčevənə lə viəcchiə andichə: a' nnorə, sciənərə e nəputə, quiddə ca fačə jé pərdutə.'''<ref name=novembre>Citato in Nicola Gigante, p. 574.</ref> :''Dicevano i vecchi antichi: a [[Nuora|nuore]], [[Genero|generi]] e [[Nipote (di nonno)|nipoti]], quello che fai (per loro) è perduto''. ::Per rimarcare l'irriconoscenza dei parenti. *'''Dəčí 'u dəscətalə vəčinə ô sartə: "da 'ngulə sə 'mbilə l'achə".'''<ref name=digiuno/> :''Disse il ditale vicino al sarto: "dal culo si infila l'ago"''. *'''Dəfettə də naturə fin'a' mortə durə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 340.</ref> :''Difetto di natura fino alla morte dura'' ::Antico proverbio<ref>{{Cfr}} ''Cento racconti raccolti da Michele Somma della città di Nola per divertire gli amici nelle ore oziose'', terza edizione, Napoli, presso Angelo Coda, 1821, [https://books.google.it/books?id=w0RLAAAAcAAJ&pg=PA33 p. 33].</ref> che sottolinea che un difetto congenito spesso dura fino alla morte. Simile a "il lupo perde il pelo, ma non il vizio". *'''Dičə 'nu mottə andichə: carcərə e malattiə fannə canoscərə l'amichə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 235.</ref> :''Dice un motto antico: carcere e malattia fanno conoscere gli amici''. ::Volendo significare che è nella sventura che può apprezzarsi il vero amico. *'''Dičə 'u ciuccə: "ijə vochə sott'ô traìnə, bevə acquə e portə vinə".'''<ref name=ciuccio2/> :''Dice l'asino: "io vado sotto il traino, bevo acqua e porto vino"''. ::Wellerismo che sottolinea lo sfruttamento delle classi popolari. *'''Dijə 'na portə achiutə e 'nu purtonə aprə.'''<ref name=dio>Citato in Nicola Gigante, p. 346.</ref> :''Dio chiude una porta ed apre un portone''. *'''Dijə quannə volə 'a casə 'a sapə.'''<ref name=dio/> :''Dio, quando vuole la casa, la sa''. *'''Dijə sendə l'angelə candannə, no sendə 'u ciuccə ragghiannə.'''<ref name=ciuccio/> :''Dio sente l'angelo che canta, non sente l'asino che raglia''. ::A significare che le parole stupide non avranno nel tempo più importanza, al contrario di quelle buone e intelligenti. *'''Dijə vetə e pruvvetə.'''<ref name=dio/> :''Dio vede e provvede''. *'''Dimmə a ci si' figghiə ca tə dichə a ci assəmigghiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 153.</ref> :''Dimmi di chi sei figlio così che io ti dica a chi assomigli''. *'''Dissə 'a jarrupə: "quandə si' bbonə, quandə si' beddə" e sə futtíə 'a sardeddə.'''<ref name=jarrupa/> :''Disse la bavosa: "quanto sei buona, quanto sei bella" e si fredò la sarda''. *'''Dissə 'a moschələ sus'a' llə cornə d'u vovə: "aramə!"'''<ref name=morte/><ref name=volpe/> :''Disse la mosca sopra le corna del bue: "ariamo!"'' ::Wellerismo che allude al comportamento degli sfaccendati, che si attribuiscono il lavoro degli altri. *'''Dissə 'a pichə: "ce mal'artə jé 'a fatiə".'''<ref name=pica>Citato in Nicola Gigante, p. 641.</ref> :''Disse la gazza: "che brutta arte è il lavoro"''. ::Wellerismo che ridicola chi si lamenta del lavoro, ma non fa invece niente, come la gazza che è ladra. *'''Dissə 'a rajuchə ô caurə ca 'a sté sputtevə: "cə tu caminə də sguingə a' mmana drettə e a' mmana tortə, ijə vochə merə 'nnanzə e merə retə" e sə šcaffó jindr'ô buchə d'u šcuegghiə.'''<ref name=bavosa>Citato in Nicola Gigante, p. 677.</ref> :''Disse la bavosa al granchio che la sfotteva: "se tu cammini di traverso da destra a sinistra, io vado avanti e indietro" e si ficcò nel buco dello scoglio''. *'''Dissə 'a vecchiə 'mbaccə a' figghiə: "giurizziə a' ttejə e soldə a' mmejə".'''<ref name=vecchio/> :''Disse la vecchia in faccia alla figlia: "giudizio a te e soldi a me"''. ::Wellerismo con cui si afferma ciò che è necessario e indispensabile ai vecchi ed ai giovani. *'''Dissə 'a vorpə ô leprə: "a cci fačə bbenə ha da essərə accisə".'''<ref name=volpe/> :''Disse la volpe alla lepre: "chi fa del bene deve essere ucciso"''. ::Wellerismo che significa che al bene fatto segue sempre l'ingratitudine. *'''Dissə Carnəvalə: "cə stonnə cchiù ggiurnə ca purpettə".'''<ref name=duequattrozero/> :''Disse Carnevale: "ci sono più giorni che [[polpetta|polpette]]"''. ::Volendo significare l'ansietà che il popolo manifesta di poter superare in maniera permanente le angustie giornaliere, riferendosi al Carnevale in cui anche la povera gente trova il modo di mangiare abbondantemente. ::Wellerismo che allude ad un comportamento di vita, cioè che se si vuol portare a termine qualcosa è meglio far da sé. *'''Dissə Don Camillə: "uardə 'a mammə e pigghiə 'a figghiə".'''<ref name=mamma/> :''Disse Don Camillo: "guarda la mamma e prendi la figlia"''. ::Significando: tale madre, tale figlia. *'''Dissə Mendronə a Cannitə: "quannə am'a parla' am'a sta' aunitə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 601.</ref> :''Disse Mendrone a Cannito: "quando dobbiamo parlare dobbiamo stare uniti"''. ::Wellerismo che sottolinea che quando si deve raccontare un fatto che riguarda altre persone, queste devono essere presenti. *'''Dissə pappəcə a' nnočə: "dammə tiəmbə ca tə spərtosə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 597.</ref> :''Disse il torchio al noce: "dammi tempo ché ti buco"''. ::Wellerismo che ricorda il latino "gutta cavat lapidem" (''la goccia buca la pietra''), cioè che anche con piccoli mezzi si possono raggiungere grandi scopi, avendo pazienza e costanza. A volte il wellerismo è pronunciato anche in senso di vendetta. *'''Dissə Piətrə də lə nučə: "no tə mangia' cucuzzə ca tə cachə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 642.</ref> :''Disse Pietro (venditore) delle noci: "non mangiare zucchine che ti cachi (addosso)"''. ::Simile a "non chiedere all'oste com'è il vino". Sottolinea che ognuno cerca di tirare l'acqua al proprio mulino. *'''Dissə Purgənellə: "pə marə no 'ngə stonnə candinə".'''<ref name=dueunosei>Citato in Nicola Gigante, p. 216.</ref> :''Disse Pulcinella: "per mare non ci sono taverne"''. ::Wellerismo che sottolinea i pericoli che comporta la vita di mare. *'''Dissə 'u cafonə: "'na votə mə futtə!"'''<ref name=duecento/> :''Disse il cafone: "una (sola) volta mi prendi in giro!"'' ::Wellerismo con cui si ammonische chi persiste nelle azioni di furberia o presa in giro. *'''Disse 'u caurə a' rragostə: " 'a ggiuvəndutə passə e 'a vecchiajə s'accostə".'''<ref name=duecinquedue/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 681.</ref> :''Disse il granchio all'aragosta: "la gioventù passa e la vecchiaia si avvicina"''. ::Wellerismo per dire che è nei giovani la forza e nei vecchi la prudenza, per cui quello che è permesso in gioventù non lo è in vecchiaia. *'''Disse 'u cavaddə ô ciuccə: "cumbagnə, a 'sta 'nghianatə t'aspettə".'''<ref name=duecinquetre/> :''Disse il cavallo all'asino: "compagno, ti aspetto a questa salita"''. ::Wellerismo che significa che le persone che si credono tuttologhe mostreranno la loro incapcità di fronde a determinati impedimenti. *'''Dissə 'u fasulə: "chiandəmə sulə".'''<ref name=fatica>Citato in Nicola Gigante, p. 362.</ref> :''Disse il fagiolo: "piantami da solo"''. *'''Dissə 'u marcandə: "pigghiə quistə o pigghiə quiddə, tuttə lupə sondə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 617.</ref> :''Disse il mercante: "prendi questo o prendi quello, tutti lupi sono"''. *'''Dissə 'u monəchə a' batessə: "senza dənarə no sə candənə messə!"'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 176.</ref> :''Disse il monaco alla badessa: "senza denano non si cantano messe!"'' ::Wellerismo che mette in evidenza l'importanza del denaro. *'''Dissə 'u monəchə də San Gəuannə Battistə: "tannə pəgghiamə 'u statə, quannə venə 'u cuerpə də Cristə".'''<ref name=monte/> :''Disse il monaco di San Giovanni Battista: "allora prendiamo l'estate, quando arriva il Corpus Domini"''. ::Wellerismo che illustra l'arrivo dell'estate solo nel momento del [[Corpus Domini]]. *'''Dissə 'u pastorə: "'u piəchərə nascə curnutə e morə scannatə".'''<ref name=pica/> :''Disse il pastore: "il [[montone]] nasce cornuto e muore scannato"''. ::Wellerismo con cui si esprime la fatalità, il tutto stabilito dalla nascita. *'''Dissə 'u prevətə: "candə, ca tə fannə canonəchə".'''<ref name=prete>Citato in Nicola Gigante, p. 653.</ref> :''Disse il prete: "canta, ché ti fanno canonico"''. ::Wellerismo che illustra come il parlare, molto spesso, porta ad avere incarichi di alto livello. *'''Dissə 'u šcarafonə: "po' chiovərə purə 'nghiostrə, chiù nerə də cumə so'..."'''<ref name=scara/> :''Disse lo scarafaggio: "può anche piovere inchiostro, tanto più nero di come sono (non potrò essere)"''. ::Wellerismo per dire che peggio di così non si può andare. *'''Dissə 'u scartəllatə ô zəllusə: " 'u dəfettə mijə è pulitə, 'u tujə è mučətə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 736.</ref> :''Disse il gobbo al tignoso: "il mio difetto è pulito, il tuo è sporco"''. *'''Dissə 'u sciucatorə: "mala nuttatə e figghia femənə figghiatə".'''<ref name=gioco/> :''Disse il giocatore: "cattiva notte e figlia femmina partorita"''. ::Wellerismo che sottolinea lo stato di disagio per aver ricevuto due cattivi colpi dalla sorte assieme. *'''Dissə 'u zueppə ô cəcatə: "caminə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 259.</ref> :''Disse lo zoppo al cieco: "cammina"''. ::Wellerismo che sottolinea come spesso non si valutino giustamente le proprie deficienze o capacità. *'''Do' piətə jindr'a 'na scarpə no 'ngə stonnə.'''<ref name=pitale/> :''Due piedi in una scarpa non ci stanno''. ::Per dire che certe cose non si possono fare contemporaneamente. *'''Dojə so' lə putiəndə: ci tenə assajə e ci no tenə niəndə.'''<ref name=potente>Citato in Nicola Gigante, p. 668.</ref> :''Due sono i potenti: chi ha molto e chi non ha niente''. *'''Do' uecchiə fačənə vistə, ma sembə jé bbuenə 'n'aiutə də costə.'''<ref name=occhio2>Citato in Nicola Gigante, p. 891.</ref> :''Due occhi fanno la vista, ma è sempre bene un aiuto di fianco''. ::Per dire che è meglio avere quattro occhi che due, cioè è meglio essere in due che essere soli. *'''Do' votə sə spostə l'omə: quannə fatiə pə cundə suvə e quannə mangə a spesə də l'otrə.'''<ref name=sputo>Citato in Nicola Gigante, p. 816.</ref> :''Due volte si sposta l'uomo: quando lavora per conto suo e quando mangia a spese degli altri''. *'''Donna Tənərinə sə pungí c'u pilə d'u cucomərə'''.<ref name=trezeronove>Citato in Nicola Gigante, p. 309.</ref> :''Donna Tenerina si punse col pelo del cocomero''. ::Ad indicare certe ipersensibilità femminili. *'''Dopə l'erva sandə 'ngə volə 'na jatatə də nasə.'''<ref name=erba/> :''Dopo il tabacco da fiuto ci vuole una soffiata di naso''. ::A significare che ogni cosa ha il proprio contrappeso. *'''Dopə lə tronərə e lə tərlambə venə 'a vunazzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 857.</ref> :''Dopo i tuoni ed i lampi viene il bel tempo {{NDR|la bonaccia}}''. ::Simile a "non può piovere per sempre", cioè prima o poi la situazione migliorerà. *'''Dopə tre ddiə avenə 'a famə, dopə tre tronərə avenə l'acquə e dopə tre ppirdə avenə 'a mmerdə.'''<ref name=diavolo/> :''Dopo tre giorni arriva la fame, dopo tre tuoni arriva l'acqua e dopo tre peti arriva la merda''. *'''Dudəčə so' lə misə, tridəčə lə lunə e a cchiù brutta nottə jé quannə tə cuerchə dəsciunə.'''<ref name=digiuno/> :''Dodici sono i mesi, tredici le lune e la più brutta notte è (quella) quando ti corichi a digiuno''. *'''Durmə, ca cre' matinə ha 've' 'u granə a ccasə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 348.</ref> :''Dormi, ché domattina avrai il grano in casa''. ::La risposta che diede una donna al marito che si svegliò di notte indispettito da alcuni rumori sentiti. ==E== *'''"E va bbenə", dissə Lenə, "l'acqua fačə malə e 'u vinə mə sustenə".'''<ref name=lingua/> :''"E va bene", disse Maddalena, "l'acqua fa male e il vino mi sostiene"''. *'''"E va bbenə", dissə donna Lenə, quannə vədiə 'a figghiə, 'a servə e 'a jatta prenə.'''<ref name=prena>Citato in Nicola Gigante, p. 651.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=952&Itemid=68 E vva bene, disse Donna Lena...]'', ''Tarantonostra.com'', 11 febbraio 2010.</ref> :''"E va bene", disse donna Maddalena quando vide la figlia, la serva e la gatta incinte''. ::Wellerismo usato per dire che bisogna arrendersi all'evidenza dei fatti compiuti e dei problemi in successione che ci colpiscono. *'''Erva d'a rugnə, chiù 'a maniəscə e cchiù fetə.'''<ref name=erba>Citato in Nicola Gigante, p. 352.</ref> :''Erba della rogna, più la muovi e più puzza''. ::Volendo significare che è sempre bene evitare il prolungarsi delle liti. *'''Erva rassanə ognə malə sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 679.</ref> :''Il giusquiamo bianco guarisce ogni male''. ::Proverbio di medicina popolare. *'''Erva rassanə tirə e sanə.'''<ref name=tretrezero>Citato in Nicola Gigante, p. 330.</ref><ref name=erba/> :''Il giusquiamo bianco tira e guarisce''. ::Proverbio di medicina popolare. ==F== *'''Fa' bbenə e scuerdə, fa' malə e piənzə.'''<ref name=centoottanta/> :''Fai del bene e dimenticalo, fai del male e pensaci''. ::Proverbio che invita a non fare del bene per ottenere qualcosa in cambio ed a ragionare dopo aver fatto qualche errore. *'''Fačə cchiù a tiəmbə 'a femənə a 'cchia' 'a scusə, ca 'u sciorgə 'nu pərtusə.'''<ref>Citato in Claudio de Cuia,'' 'A storia nostre'', Ulderico Filippi, Roma, 1970, pag. 19.</ref> :''Fa più a tempo la donna a trovare la scusa, che il topo (a trovare) un buco (in cui infilarsi)''. ::A significare la capacità delle donne nel trovare scusanti e giustificazioni. *'''Fačə giurnə e ffačə nottə.'''<ref name=giorno/> :''Fa giorno e fa notte''. ::Modo di dire per indicare l'avvicendarsi delle cose. *'''Facciatostə no sendə vrəvognə.'''<ref name=faccia/> :''Faccia tosta non sente vergogna''. *'''"Fattə cchiù addà, ca mo' mə tingə", dissə 'a cadarə ô tiəstə.'''<ref name=unonovenove>Citato in Nicola Gigante, p. 199.</ref> :''"Fatti più là, che ora mi sporchi", disse la caldaia al tegame'' {{NDR|di terracotta}}. ::Wellerismo<ref>Citato anche in [[Miguel de Cervantes]], ''[[s:es:Don_Quijote,_Segunda_Parte:_Cap%C3%ADtulo_LXVII|Don Quijote, II, cap. LXVII]]'': «''dijo la sartén a la caldera: Quítate allá ojinegra''».</ref> che allude a quanti vedono solo i vizi altrui, dimenticando i propri, essendo anche la caldaia sporca almeno tanto quanto il tegame. *'''Fəbbrarə, curtə e amarə, e ccə lə giurnə suvə evənə tuttə facevə quagghia' 'u vinə jindr'a' llə vuttə.'''<ref name=fave/> :''Febbraio, corto e amaro, e se tutti i giorni fossero i suoi farebbe cagliare il vino nelle botti''. *'''Fəbbrarə: ferm'a terrə, ferm'u marə, ferm'u corə d'u marənarə.'''<ref name=fave/> :''Febbraio: ferma la terra, fermo il mare, fermo il cuore del marinaio''. *'''Femənə beddə e pulitə, senza dotə sə maritə.'''<ref name=femmina>Citato in Nicola Gigante, p. 367.</ref> :''Donna bella e pulita si sposa (anche) senza dote''. *'''Femənə ca suspirə jind'ô liəttə tə sté tirə.'''<ref name=vetro/> :''Donna che sospirs nel letto ti sta tirando''. *'''Femənə, ciuccə e caprə: 'na sola capə.'''<ref name=donna/> :''Donne, asini e capre: una sola testa''. ::A sottolineare la caparbietà di donne, asini e capre. *'''Femənə cučənerə pigghiələ pə mugghiərə. Femənə pəccandə, pigghiələ p'amandə.'''<ref name=femmina/> :''Donna che sa cucinare: prendila come moglie. Donna piccante: prendila come amante''. *'''Femənə, fuechə e marə fačənə l'omə pricularə.'''<ref name=femmina2/> :''Donne, fuoco e mare fanno pericolare l'uomo''. *'''Femənə, viəndə e furtunə cangənə cum'a Lunə.'''<ref name=donna/> :''Donna, vento e fortuna cambiano come la Luna''. ::A sottolineare la volubilità del carattere delle donne, del vento e della fortuna. *'''Fərrarə curtə e mestə d'asciə luenghə.'''<ref name=fabbro/> :''Il fabbro corto, il maestro d'ascia lungo''. ::Per significare che il fabbro può anche fare più corti i suoi oggetti, potendo allungare il metallo, mentre il falegname deve farli più lunghi, potendo solo accorciare il legno. *'''Figghiə femənə: fatia-fatiə; figghiə maschələ: passia-passiə.'''<ref name=figlio>Citato in Nicola Gigante, p. 380.</ref> :''Figlia femmina: lavora lavora; figlio maschio: passeggia passeggia''. ::Significava che dover provvedere alla sistemazione della figlia è un lavoraccio, mentre con i figli maschi, che lavoravano e si distaccavano presto, tutto era più facile. *'''Figghiə pəcciusə, vəčinə 'mmədiusə e maritə truvulusə.'''<ref name=figlio/> :''Figlio capriccioso, vicino invidioso e marito rannuvolato''. ::A significare tre cose insopportabili. *'''Filə pəccinnə, cručə pəccennə; filə grannə, cručə grannə.'''<ref name=figlio/> :''Figli piccoli, croci piccole; figli grandi, croci grandi''. ::Antico proverbio che sottolinea<ref name=racconti/> che i figli grandi danno ancora più problemi di quelli piccoli. *'''Fišchə də recchiə a' mmana manghə: 'u corə sté franghə; fišchə də recchiə a' mmana drittə: 'u corə sté afflittə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 381.</ref><br />'''Fišchə də recchiə a' mmana manghə: 'u corə sté franghə; fišchə də recchiə a' mmana destrə: 'u corə a' ttembestə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 87.</ref> :''Fischio nell'orecchio sinistro: il cuore sta sereno; fischio nell'orecchio destro: il cuore sta afflitto.''<br />''Fischio nell'orecchio sinistro: il cuore sta sereno; fischio nell'orecchio destro: il cuore sta in tempesta''. ::Antica credenza secondo cui l'[[acufene]] nell'orecchio sinistro indica che qualcuno sta parlando bene di noi e quello nel destro indica che qualcuno sta sparlando di noi. *'''Fogghiə e maccarrunə cucinələ a' naturə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 383.</ref> :''Verdure e [[maccheroni]] cucinali come natura (vuole)''. *'''Furnə vecchiə addəvendə furnə anuratə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=136&Itemid=68 Furne vecchie deventa furne onorate]'', ''Tarantonostra.com'', 4 novembre 2004.</ref> :''Forno vecchio diventa forno onorato''. ::Detto degli anziani e del rispetto che bisogna tributare loro, o del fatto che il tempo ripara mali e cattive reputazioni. ==G== *'''Gend'allegrə Dijə l'aiutə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 191.</ref> :''Dio aiuta la gente allegra''. *'''Gendə scianarə no p'amichə né pə cumbarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 750.</ref> :''Gente con due facce né per amici né per compari''. ::Si invita a tenere lontane le persone false e quelle che cambiano spesso idea. *'''Giacchinə fačí 'a leggə e Giacchinə fu accisə.'''<ref name=giorno>Citato in Nicola Gigante, p. 407.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=377&Itemid=68 Giacchine fece a legge e Giacchine fu accise]'', ''Tarantonostra.com'', 14 aprile 2006.</ref> :''Gioacchino fece la legge e Gioacchino fu ucciso''. ::Riferimento a [[Gioacchino Murat]], condannato alla pena capitale sentenziata per la legge, da lui stesso promulgata, per il reato di eccitazione alla sollevazione contro l'ordine costituita. Detto, quindi, quando qualcosa si ritorce contro il suo stesso creatore. *'''Griddə, griddə, a cce bruttə manə 'ngappastə.'''<ref name=grillo>Citato in Nicola Gigante, p. 414.</ref> :''Grillo, grillo, in che brutte mani capitasti''. ::Detto quando ci si trova in brutti pasticci. ==H== *'''Ha cchiuvutə merdə e ha 'nzətəlatə a' ttuttə,'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 580.</ref> <br /> '''Ha cchiuvutə merdə e n'ha 'nzəvatə a' ttuttə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=391&Itemid=68 Ne po' ffà acqua di cielo]'', ''Tarantonostra.com'', 02 maggio 2006.</ref><br /> :''È piovuta merda ed ha bagnato tutti.''<br /> ''È piovuta merda ed ha sporcato tutti''. ::Per dire che una cattiva azione colpisce tutti. Simile a "mal comune mezzo gaudio". *'''He vogghiə cu nə miəttə muendə finə! 'U sanghə scorrə e 'a fəritə parə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 519.</ref> :''Eccome che ne puoi mettere di unguenti fini! Il sangue scorre e la ferita appare''. ::Significando l'inutilità di voler mascherare le brutture, che appariranno sempre quali sono. ==I== *'''Jé chiù fortə 'u pilə də fichə ca 'na zochə də bastəmendə.'''<ref name=vetro/> :''È più forte il pelo della vulva che il bisso di bastimento''. ::Simile a "tira più un pelo di fica che un carro di buoi". *'''Jé jindr'ô marə gruessə ca sə vetə 'u bbuenə marənarə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=434&Itemid=68 Au mare ca te trueve ha da navigare]'', ''Tarantonostra.com'', 26 dicembre 2006.</ref> :'''È nel mare agitato che si vede il buon marinaio''. ::Nel significato che la bravura risalterà solo in caso di presenza di difficoltà. Usato anche per consolare chi si pensa abbia possibilità di superare una difficile prova. *'''Jé megghiə a ci t'anorə e no a ci tə sazziə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 123.</ref> :''È meglio chi ti onora di chi ti sazia''. ::Per dire che è meglio chi semplicemente ti porta stima piuttosto che chi ti riempie con ipocrisia di doni. *'''Jé megghiə essərə ammədiatə ca cumbiatitə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 113.</ref> :''È meglio essere invidiati che compatiti''. *'''Jé megghiə essərə curnutə ca fessə: 'u fessə 'u canoscənə tuttə e 'u curnutə da nəsciunə jé canusciutə.'''<ref name=cornuto>Citato in Nicola Gigante, p. 332.</ref><ref name=fesso>Citato in Nicola Gigante, p. 375.</ref> :''È meglio essere cornuto che fesso: il fesso lo conoscono tutti ed il cornuto da nessuno è conosciuto''. *'''Jé megghiə 'na festa bbonə ca ciəndə fəstəzzolə.'''<ref name=fesso/> :''È meglio una festa buona che cento festicciole''. *'''Jé megghiə 'nu maritə 'nzəppatiəddə e nno 'n'amandə 'mbəratorə.'''<ref name=marito/> :''È meglio un marito dignitoso che un amante imperatore''. *'''Jé megghiə 'nu tristə accummətə ca 'na bbona causə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 77.</ref> :''È meglio un cattivo accordo che una buona causa.'' ::Detto dell'evitare di portare litigi in tribunale. *'''Jé megghiə sta' 'mmanə a' Cortə c'ave' cə fa' cu 'sta lenghə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 108.</ref> :''È meglio essere in mano alla giustizia (piuttosto) che avere a che fare con questa lingua''. ::Per dire che niente è peggio che cadere nelle grinfie di una persona maldicente. *'''Jé megghiə təne' aməcizziə e no turnisə.'''<ref name=centonove/> :''È meglio avere amicizie e non soldi''. *'''Ijə mə sparagnə mugghierəmə jindr'ô liəttə e l'otrə s'a fottənə sottə 'a cannizzə.'''<ref name=moglie>Citato in Nicola Gigante, p. 521.</ref> :''Io conservo {{NDR|risparmio}} mia moglie dentro al letto e gli altri se la fotto sotto la grata di canne''. ::Per significare che spesso chi ha il diritto d'uso di una cosa evita di farne uso per senso di misura e opportunità, mentre altri se ne approfittano e ne abusano senza alcun titolo. *'''"Ijə so' capə mulənarə", dissə 'u porəčə quannə scənnennə jindr'ô mulinə sə vədí 'ndrutəlatə jindr'a' farinə.'''<ref name=mulo/><ref name=pulce>Citato in Nicola Gigante, p. 648.</ref> :''"Io sono il capo [[mugnaio]]", disse la pulce quando, scendendo nel mulino, si vide piena {{NDR|mescolata nella}} di farina''. ::Detto che critica i poveri arricchiti o che hanno ottenuto qualcosina, perché si danno subito molte arie. *'''Jindr'a 'nn'orə Ddijə lavorə.'''<ref name=dio/> :''Dio lavora in un'ora''. ::Per dire che Dio può tutto in un momento. *'''Inghiə 'a vendrə e inghiəla də stromə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 830.</ref> :''Riempi la pancia e riempila di frasche di ulivo''. ==L== *'''Lattə e culostrə, ognə ccosə è rroba nostrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 317</ref> :''Latte e colostro, ogni cosa è roba nostra''. ::Significando che qualsiasi cosa possa capitare in famiglia, gioie o dolori, bisogna accettarla. *'''L'aceddərə a ddojə a ddojə e mamma Laura solə solə.'''<ref name=ottodue/> :''Gli uccelli a due a due e mamma Laura sola soletta.'' ::Per significare la solitudine di una persona. *'''L'aciəddə vagnə 'u liəttə e 'u culə havə mazzatə.'''<ref name=ottodue/> :''L'uccello bagna il letto ed il culo prende botte.'' ::Detto di quando un estraneo è incolpato di colpe altrui. *'''L'acquarulə s'arrajənə e lə uarrilə sə šquascənə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 83.</ref> <br />'''Lə ciuccə s'arrajənə e lə uarrilə sə šquascənə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 43.</ref> :''Gli acquaioli si arrabbiano ed i barili si rompono.''<br />''Gli asini si arrabbiano ed i barili si rompono.'' ::Significa che quando i potenti litigano, vanno di mezzo i poveri. *'''L'acquə annettə lə puendə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua pulisce i ponti.'' ::Significando che l'acqua pura, lavando stomaco e sangue, mantiene sano il corpo. *'''L'acquə də sand'Andoniə p'a cambagnə jé 'na mannə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua di sant'Antonio per la campagna è una manna''. *'''L'acquə fačə malə, 'u vinə fačə candarə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua fa male, il vino fa cantare.'' ::Frase che incita al bere ed al divertirsi. *'''L'acquə travulə 'ngrassə 'u cavaddə.'''<ref name=ottoquattro/> :''L'acqua torbida ingrassa il cavallo.'' ::Significando che gli ingenui, ascoltando discrosi traviati, ne diventano pregni. *'''L'ainə morə primə d'a pechərə.'''<ref name=noveotto>Citato in Nicola Gigante, p. 98.</ref> :''L'[[agnello]] muore prima della pecora''. *'''L'aliə quannə cchiù ppennə, cchiù rennə.'''<ref name=cento>Citato in Nicola Gigante, p. 100.</ref> :''L'olivo quanto più pende, più rende''. *'''L'aliə so' cambaneddərə d'orə.'''<ref name=cento/> :''Le olive sono campanelli d'oro''. *'''L'aməcizziə sondə cum'a llə piattə: unə nə ruembə e 'n'otrə n'accattə.'''<ref name=centonove>Citato in Nicola Gigante, p. 109.</ref> :''Le amicizie sono come i piatti: uno ne rompi e un altro ne compri''. *'''L'amichə sə canoscə ô bəsuegnə.'''<ref name=centonove/> :''L'amico si riconosce al bisogno''. *'''L'amorə sinə, ma so' bbonə purə lə cašcaveddərə.'''<ref name=vetro>{{Cfr}} Enrico Vetrò, ''[http://aristosseno2.altervista.org/pdf/dialetto_tarentino_IV.pdf Il dialetto Tarantino: una favola ancestrale... quarta puntata]'', ''Aristosseno2.altervista.org''.</ref> :''L'amore sì, ma sono belli anche i soldi {{NDR|le susine amoscine}}''. *'''L'angiddə l'acciaffə d'a capə e tə scappə d'a codə, l'acciaffə d'a codə e tə scappə d'a capə.'''<ref name=centoventuno>Citato in Nicola Gigante, p. 121.</ref> :''L'anguilla la acchiappi dalla testa e ti scappa dalla [[Coda (anatomia)|coda]], l'acchiappi dalla coda e ti scappa dalla testa''. ::Detto di chi non si riesce mai a prendere per il giusto verso. *'''L'aneddərə honnə cadutə, ma lə descətərə sistənə sembə.'''<ref name=centoventuno/><br /> '''L'aneddərə so' cadutə, ma lə descətərə so' rumastə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=807&Itemid=68 L'anidde so' cadute, ma le dicete so' rimaste]'', ''Tarantonostra.com'', 19 novembre 2008.</ref> :''Gli anelli sono caduti, ma le dita esistono sempre''.<br /> ''Gli anelli sono caduti, ma le dita sono rimaste''. ::Per dire che chi è nato gentiluomo rimane tale, anche quando l'avversa fortuna lo fa cadere in basso. Simile a "la classe non è acqua". *'''L'appətitə aggiustə 'a mənestrə.'''<ref name=centoventisei>Citato in Nicola Gigante, p. 126.</ref> :''L'appetito aggiusta la minestra''. ::Per dire che la fame rende buono qualsiasi cibo. *'''L'ariə jé a sovə, ma lə turnisə so' də Troilə.'''<ref name=centotrentaquattro/><ref name=turnisi>Citato in Nicola Gigante, p. 884.</ref> :''L'aria è la sua, ma i soldi sono di Troilo''. ::Detto di chi è borioso, cioè di chi possiede solo aria e non soldi, che sono di Troilo, un cognome tipicamente pugliese. *'''L'artə cu l'artə e 'u lupə a' llə pechərə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''L'arte con l'arte ed il lupo alle pecore''. ::Significando che ognuno deve fare il proprio mestiere. *'''L'artə jé 'nu sciardinə: cə no accuegghiə 'a serə, accuegghiə 'a matinə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''L'arte è un giardino: se non raccogli alla sera, raccogli al mattino''. ::Significando che tutti i mestieri, se esercitati con amore, danno prima o poi buoni frutti. *'''L'arvulə pecchə e 'u fruttə secchə.'''<ref name=centoquarantotto/> :''L'albero pecca e il frutto secca''. *'''L'ervə ca vulivə all'uertə t'ha natə.'''<ref name=erba/> :''Lerba che volevi nell'orto ti è nata''. ::Per dire che quanto uno desiderava è capitato. *'''Lə cornə də lə pəzziəndə sonənə də nucə, lə cornə də lə səgnurə də vammacə.'''<ref name=corna>Citato in Nicola Gigante, p. 312.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1001&Itemid=68 L'corne d'u pezzente so' de nuce, quere d'u signore de vammascie]'', ''Tarantonostra.com'', 20 ottobre 2010.</ref> :''Le corna dei pezzenti suonano di noci, le corna dei ricchi suonano di bambagia''. ::Significando che la vergogna dei poveri viene resa clamorosamente pubblica, quella dei ricchi è ovattata dalla discrezione. *'''Lə cosə a fforzə no valənə 'na scorzə.'''<ref name=forza>Citato in Nicola Gigante, p. 761.</ref> :''Le cose (fatte) a forze non valgono una buccia''. *'''Lə femənə so' accumə lə məlunə: ognə ciəndə n'acchiə unə.'''<ref name=donna/> :''Le donne sono come i meloni: ogni cento ne trovi una (buona)''. ::Proverbio che sottolinea come sia difficile trovare una donna con cui avere un buon rapporto. *'''Lə fumələ l'accocchiə 'u viəndə.'''<ref name=fontana>Citato in Nicola Gigante, p. 394.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 917.</ref> :''L'erba di San Giovanni crespa {{NDR|Hypericum triquetrifolium, una volta secca molto leggera e preda del vento come il fumo}} le accoppia il vento''. ::Significando che spesso le persone aventi uno stesso carattere s'incontrano e restano inseparabili. *'''Lə furiə d'a serə astipələ p'a matinə.'''<ref name=forestiere/> :''La rabbia della sera conservala per la mattina''. ::In quanto la notte porta consiglio e placa gli animi. *'''L'inghiəturə šquasciatə no sə rombə majə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 425.</ref> :''La [[brocca]] rotta non si rompe mai''. ::Significando che la grande cura che si ha nell'adoperare un recipiente incrinato fa sì che se ne possa servire a lungo. *'''Lə maləviərmə no 'ngə morənə majə.'''<ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, ottobre.</ref> :''I vermi cattivi non muoiono mai''. ::Simile a "l'erba cattiva non muore mai". *'''L'omə pə naturə d'a femənə trəmendə 'u culə, 'a femənə pə ddəfettə uardə sembə 'a brachettə.'''<ref name=vetro/> :''L'uomo per natura guarda sempre il culo della donna, la donna per difetto guarda sempre la braca {{NDR|dei pantaloni}}''. *'''L'omə senza dənarə jé cuerpə muertə.'''<ref name=denaro>Citato in Nicola Gigante, p. 341.</ref> :''L'uomo senza denaro è corpo morto''. ::Detto quando uno fa qualcosa di sbagliato ed il danno ricade su un altro. *'''L'orə vé a' ll'orə e lə peducchiə a llə pəducchiə.'''<ref name=uomo/> :''L'oro va verso l'oro ed i pidocchi (vanno) verso i pidocchi''. ::Per dire che il denaro corre dove c'è altro denaro e la miseria va sempre dove c'è altra miseria *'''"Lə piətə acchiatə, 'a capə nonə", dissə 'u vəllanə.'''<ref name=pitale>Citato in Nicola Gigante, p. 632.</ref> :''"I piedi trovati, la testa no", disse il villano''. ::Wellerismo che si riferisce ai tempi delle incursioni saracene. Si pensa sia nato da un contadino che si nascose in un fienile, che aveva i piedi visibili, ma non se ne curò, avendo la testa nascosta. *'''Lə soldə də lə furisə: buenə fatiatə e malə spisə.'''<ref name=forestiere/> :''I soldi dei campagnoli: ben guadagnati e malamente spesi''. *'''Lə soldə d'u carucchiarə sə lə mangə 'u sciambagnarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 244.</ref> :''I soldi dell'avaro se li mangia lo spendaccione''. *'''Lə turnisə aprənə lə portə d'u Paravisə.'''<ref name=turnisi/> :''I soldi aprono le porte del Paradiso''. *'''Lə turnisə cəcarənə l'uecchiə a Sanda Fumijə.'''<ref name=fontana/> :''I soldi accecarono Santa Eufemia''. *'''Lə uajə d'a pəgnatə lə sapə 'a cucchiarə ca lə votə.'''<ref name=guai/> :''I guai della pentola li conosce il cucchiaio che li gira''. *'''L'uecchiə d'a mammə so' l'uecchiə d'a Madonnə.'''<ref name=mamma/> :''Gli occhi della mamma sono gli occhi della [[Maria|Madonna]]''. *'''L'uecchiə d'u patrunə 'ngrassə 'u cavaddə.'''<ref name=occhio2/> :''L'occhio del padrone ingrassa il cavallo''. ::Per dire che è bene curare di persona i propri interessi. *'''L'uecchiə malatə sə metəchə c'u vuvətə.'''<ref name=occhio2/> :''L'occhio malato si cura col [[gomito]]''. ::Cioè non deve essere toccato con la mano, che è magari sporca. *'''L'uecchiə vo' 'u viəndə, 'u vrazzə vo' l'abbiəndə.'''<ref name=occhio2/> :''L'occhio vuole il vento, il [[braccio]] vuole il riposo''. ::Significando che l'occhio deve essere lasciato libero da qualsiasi limitazione, mentre il braccio ha bisogno di riposare. *'''Lenga mutə jé malə sərvutə.'''<ref name=lingua2>Citato in Nicola Gigante, p. 443.</ref> :''La lingua muta è malamente servita''. ::Modo di dire che invita a parlare, perché i muti vengono serviti peggio, non conoscendo cosa desiderano. *'''Ləvandə, acquə 'nnandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 444.</ref> :''Levante, pioggia in arrivo {{NDR|davanti}}''. *'''Lillì, lillì, lallà, addò sté da mangia' l'aciəddə vé e addò no 'ngə nə sté aprə l'alə e sə nə vé.'''<ref name=ottodue/> :''Lillì, lullì, lallà, l'uccello va dove sta da mangiare e dove non ce n'è l'uccello apre le ali e se ne va''. *'''Luamə 'a pagghiə da 'nnanzə ô ciuccə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 589.</ref> :''Togliamo la paglia davanti all'asino''. ::Per dire che bisogna togliere ogni occasione che possa portare al male. *'''Lunə 'ngerchiatə, o viəndə o 'n'acquatə.'''<ref name=lupo>Citato in Nicola Gigante, p. 455.</ref> :''Luna cerchiata, o vento o pioggia''. *'''Luna səttəbrinə settə misə sə strascinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 827.</ref> :''La luna settembrina si trascina per sette mesi''. ==M== *'''Maistralə, acquə a canalə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 461.</ref> :''Maestrale, acqua a canale {{NDR|navigabile di Taranto, che collega il Mar grande al Mar piccolo}}''. *'''Malə a cci accappə jindr'a' 'ngannatə də 'na zurlerə.'''<ref name=vetro/> :''Male a chi capita nella rete {{NDR|per la pesca dei [[cefalo|cefali]]}} di una attaccabrighe''. *'''Mal'e bbenə da 'u Ciələ venə.'''<ref name=sputa/> :''Male e bene vengono dal Cielo''. ::Per dire che Dio dispensa sia dolori che piaceri. *'''Manə 'ngaddatə, manə lauratə.'''<ref name=unonovenove/> :''Mani incallite, mani (che hanno sempre) lavorato''. *'''"Mannagghiə a' pressə", dissə 'a cəlonə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 262.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 624.</ref> :''"Maledetta la fretta", disse la tartaruga.'' *'''Mangə cu no tə faməchə e viəstə cu no tə sciələ.'''<ref name=fame/> :''Mangia così che tu non abbia fame e vestiti così che tu non abbia freddo''. ::Per significare che non si deve mai esagerare, ma fare tutto nei limiti. *'''Mangə oscrə, cueccələ e javatunə e accundendə 'a biondə, 'a rossə e 'a brunə.'''<ref name=vetro/> :''Mangia ostriche, murici e arche di Noè ed accontenta la bionda, la rossa e la bruna''. *'''Marcandə e puerchə salutələ quannə so' muertə.'''<ref name=mercante/> :''Mercante e porco salutali quando sono morti''. ::Significando che i mercanti, intesi come avidi, sono come i maiali, buoni solo dopo essere morti. *'''Marə a ci jé puvəriəddə: manghə 'a mugghiərə 'u volə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 669.</ref> :''Guai a chi è poverello: neanche la moglie lo vuole''. *'''Mariə 'a travagghiandə jind'a cučinə purtavə lə uandə.'''<ref name=ualano/> :''Maria la lavoratrice nella cucina portava i guanti''. *'''Maritə mə sində e mugghierə tə songhə.'''<ref name=marito/> :''Marito mi sei e moglie ti sono''. ::Significando che oramai non c'è più nulla da fare per tornare indietro, come dopo essersi sposati (essendo il proverbio nato prima del divorzio). *'''"Martinə", dissə 'a mugghierə, "pigghiə l'ainə e ccaminə".'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 478.</ref> :''"Martino", disse la moglie, "prendi l'agnello e cammina"'''. *'''Marzə assuttə, abbrilə vagnatə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo asciutto, aprile bagnato''. *'''Marzə chiovə chiovə, abbrilə cu no manghə, maggə unə e bbonə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo piove piove, aprile non di meno, maggio una volta e buona.'' *'''Marzə cu chiovə e abbrilə cu no s'affiscə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 93.</ref> <br />'''Marzə cu chiovə e abbrilə cu no fəniscə.'''<ref name=marzo/><ref>Citato in De Vincetiis, p. 37.</ref> :''Che marzo sia piovoso e che aprile non si arresti'' {{NDR|nel piovere}}. *'''Marzə 'u vunghələ 'mbrazzə, abbrilə 'u vunghələ 'nzinə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo il baccello in braccio, aprile il baccello in grembo''. *'''Marzə vəndusə 'ngravətə l'arvulə cu lə musə.'''<ref name=marzo/> :''Marzo ventoso carica l'albero con le labbra''. *'''Matrəmoniə cumbənatə spiccə sembə a curnəčiatə.'''<ref name=matrimonio>Citato in Nicola Gigante, p. 482.</ref> :''Matrimonio combinato finisce sempre con le corna'' *'''Matrəmoniə e marcanziə sə cundrattənə cu 'a busciə.'''<ref name=matrimonio/> :''Matrimoni e mercanzie si contrattano con la bugia''. *'''Matrəmoniə e vəscuvatə so' d'ô ciələ dəstənatə.'''<ref name=matrimonio/> :''Matrimonio e vescovato sono al cielo destinati''. *'''Mattatə də statiə, tramundanə all'otra diə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 483.</ref> :''Buon tempo d'estate, tramontata il giorno dopo {{NDR|l'altro giorno}}''. *'''Mazzə e paneddə fačənə lə filə beddə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 596.</ref> :''Mazza e pagnotta rendono i figli belli''. ::A significare che una buona alimentazione ed una buona educazione fanno crescere bene i bambini. *'''Mə parə 'a casə də San Dunatə: a cci ciunghə e a cci sciuffatə.'''<ref name=duequattrosei/> :''Mi sembra la casa di San Donato: chi cionco e chi zoppo''. *'''Megghiə capə də sardeddə ca codə d'aratə.'''<ref name=sarda>Citato in Nicola Gigante, p. 713.</ref> :''Meglio (essere) testa di [[sardina]] che [[Coda (anatomia)|coda]] di [[orata]]''. *'''Megghiə ciəndə zitə ca 'nu malə maritə.'''<ref name=vecchio/> :''Meglio cento [[Fidanzato|fidanzati]] piuttosto che un cattivo marito''. *'''Megghiə l'uevə oscə c'a jaddinə dumanə.'''<ref name=uova/> :''Meglio l'uovo oggi che la gallina domani''. ::Meglio un beneficio immediato come un uovo che un qualcosa che potrebbe produrre benefici, come una gallina. *'''Megghiə 'nu ciuccə a 'nu candonə ca 'nu cavaddə scurtatə.'''<ref name=ciuccio/> :''Meglio un asino ad un angolo di strada che un cavallo scorticato''. ::A significare che spesso occorre non andare troppo pel sottile. *'''Megghiə sulə ca malə accumbagnatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 838.</ref> :''Meglio solo che malamente accompagnato''. *'''Mestə Lappə, tagghiə, trusələ e menə 'nderrə, da 'na cappə fačə 'na scazzettə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 230.</ref> :''Maestro Lappo, taglia e rifila e getta a terra, da una cappa fa una papalina''. ::Per significare che chi non ha molta dimistichezza con il proprio mestiere generalmente cade in grossi errori. *'''Mestrə d'uecchiə, mestrə də cacchiə.'''<ref name=occhio>Citato in Nicola Gigante, p. 890.</ref> :''Maestro d'occhio, maestro di cacchio''. ::Detto di chi fa le cose senza precisione, "ad occhio". *''''Mbarə 'u culə quannə ste' sulə, ca quannə ste' accumbagnatə ste' bbuenə 'mbaratə.'''<ref name=culo2>Citato in Nicola Gigante, p. 316.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 488.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 269.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1052&Itemid=68 Zump'u citrule e vè ngule all'ortolane]'', ''Tarantonostra.com'', 01 giugno 2011.</ref> :''Insegna al culo quando stai solo, cosicché quando sarai in compagnia il culo avrà egregiamente imparato''. ::Per dire che bisogna abituarsi all'inibizione anche quando non vi è la necessità e si è da soli, così da essere abituati al momento del bisogno. *'''Megghiə 'nu candərə 'ngueddə e nno 'n'onzə 'ngulə.'''<ref name=culo2/><br /> '''Megghiə 'na cadarə 'ngueddə ca 'n'onza 'ngulə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=930&Itemid=68 Megghie na catare n'guedde ca n'onze n'gule]'', ''Tarantonostra.com'', 01 dicembre 2009.</ref> :''Meglio una caldaia (di acqua) addosso che un'oncia (di acqua) in culo''. ::Per dire che è meglio avere la coscienza sporca che essere accusati ingiustamente; oppure che è meglio essere pubblicamente messi alla gogna o rovinati, piuttosto che avere un rimorso nella coscienza. *'''Menzadiə, ci sté a ccasə də l'otrə cu pigghiə viə.'''<ref name=menzadie>Citato in Nicola Gigante, p. 504.</ref> :''Mezzoggiorno, chi sta a casa di altri che vada via''. ::Per significare che non bisogna importunare la gente all'ora di pranzo. *'''Məsərəcordiə cərcarənə lə griddə quannə fu misə fuechə a' lə rəstoccə.'''<ref name=grillo/> :''Misericordia cercarono i grilli quando fu dato fuoco alla stoppia''. ::Per significare che quanto grande è il piacere che si fa tanto grande è la ricompensa da avere. *'''Miənə da musə, ca parə da susə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 528.</ref> :''Metti (giù) da muso, ché sembra di sopra''. ::A significare che quanti si nutrono bene lo mostrano dal loro aspetto. *'''Miətəchə, sanəmə 'u cucuruzzə ca m'ha ruttə cumbarə jadduzzə.'''<ref name=trezeronove/> :''Medico, guarisci la mia testa che è stato rotta da compare galluccio''. *'''Miəttə jindr'a' cascə, ca po' l'acchiə p'a chiazzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 245.</ref> :''Metti nella cassa, che poi lo ritrovi per la piazza''. ::Alludendo al fatto che il risparmio lo si ritrova sempre in caso di bisogno. *'''Mondə cu mondə no sə cumbrondə.'''<ref name=monte>Citato in Nicola Gigante, p. 515.</ref> :''Monte con monte non si confronta''. ::Per significare che solo le montagne non si incontrano e che nella vita c'è sempre tempo per chiedere conto di qualche cattiveria di cui si è stati succubi. *'''Morsə Mazzaracchiə e no sə frabbəcarənə chiù casə.'''<ref name=duequattrosei/> <br />'''Morsə Mazzaracchiə e no sə frabbəcarənə chiù lammicchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 433.</ref> :''Morì Mazzaracchio e non si fabbricarono più case.''<br />''Morì Mazzaracchio e non si fabbricarono più lambicchi''. *'''Morsə mestə Luchə e no s'accunzarənə chiù scarpə'''.<ref name=scarpa>Citato in Nicola Gigante, p. 735.</ref> :''Morì maestro Luca e non si ripararono più scarpe''. ::Detto di un lavoro che non vede fine. *'''Mortə priatə no venə majə.'''<ref name=morte/> :''Morte invocata {{NDR|pregata}} non viene mai''. *'''Muertə 'u sciuscettə no fuèmmə cchiù cumbarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 759.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 177.</ref> :''Morto il [[figlioccio]] non fummo più compari''. ::Modo di dire agli amici che sono pronti a voltare le spalle una volta che non si ha più nulla di offrir loro. In Puglia il compare è colui che accompagna il "figlioccio" nel battesimo e nella cresima. ==N== *''''Na capə mandenə ciəndə capə e ciəndə capə no mandenənə 'na capə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=991&Itemid=68 Farsi a fezza]'', ''Tarantonostra.com'', 08 settembre 2010.</ref> :''Una testa mantiene cento teste e cento teste non mantengono una testa''. *''''Na diə simə e 'n'otrə nonə.'''<ref name=diavolo/> :''Un giorno siamo ed un altro no''. ::Per significare la labilità della vita umana. *''''Na femənə, 'na papərə e 'nu puerchə rrəturarənə 'u paisə.'''<ref name=femmina2>Citato in Nicola Gigante, p. 368.</ref> :''Una donna, una papera ed un maiale rivoltarono il paese''. *''''Na mammə jé bbonə pə ciəndə pichə, ma ciəndə pichə no so' bbuenə pə 'na mammə.'''<ref name=pica/> :''Una mamma va bene per cento gazze, ma cento gazze non vanno bene per una mamma''. ::Per dire che i sacrifici che compiono i genitori sono unici. *''''Na recchia chienə valə chiù də 'na masciə.'''<ref name=recchia>Citato in Nicola Gigante, p. 682.</ref> :''Un orecchio pieno (di maldicenze) vale più di una magia''. ::Nel senso che fa più danno qualcuno che crede a tutte le maldicenze che girano rispetto ad una vera e propria magia. *''''Na votə l'annə Ddijə 'u cumannə.'''<ref name=dio/> :''Una volta all'anno Dio lo comanda''. ::Trasposizione del detto latino "semel in anno licet insanire" (''una volta all'anno è lecito impazzire''), ossia che una volta all'anno è lecito darsi al divertimento, quasi come imposizione divina. *'''Né femənə e né telə a' llumə də cannelə.'''<ref name=dueduedue>Citato in Nicola Gigante, p. 222.</ref> :''Ne donna, né tela al lume di candela''. ::Proverbio che significa che ci sono cose, come le donne ed i quadri, che si devono giudicare alla piena luce del giorno, che espone tutti i difetti. *'''Nəcəssətatə no canoscə lescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 549.</ref> :''Necessità non conosce legge''. ::Simile a "la necessità fa l'uomo ladro". *'''"'Ngə nə sté 'n'otrə", dissə Faelə a Checchə.'''<ref name=faccia/> :''"Ce n'è un altro", disse Faelo a Checco''. ::Wellerismo detto quando ci viene sequestrato qualcosa, ma ne abbiamo di riserva. *''' 'Ngə vo' 'n'anghə, 'na sciondə e 'nu vursiəddə.'''<ref name=centoventi/> :''Ci vuole un'anca, un'aggiunta ed un borsellino''. ::Per dire che occorre ancora qualcosa. *'''"'Ngulə", dissə 'u caurə e sə šcaffò jindr'ô šcuegghiə.'''<ref name=duecinquedue/> :''"In culo", disse il granchio e si ficcò nello scoglio''. ::Wellerismo che significa che vale meglio un'oncia di libertà che un'oncia di oro. *'''No chiama' cu l'uecchiəzzulə, cu nno avenə c'u pətəzzulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 633.</ref><ref name=occhio2/> :''Non chiamare con l'[[occhiolino]], (se non vuoi) che venga col piedino''. *'''"No chiama' tristə ca pescə t'avenə", dissə 'a vecchiə a Neronə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 874.</ref> :''Non ti definire triste, ché ti vengono cose peggiori", disse la vecchia a Nerone''. ::Wellerismo che significa che è sempre bene accontentarsi del proprio stato. *'''No cotə ô canə, no mustazzə a' jattə e no culə ô crəstianə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=962&Itemid=68 No cot'a cane, no mustazze a jatte e no ccule a cristiane]'', ''Tarantonostra.com'', 17 marzo 2010.</ref> :''Non (toccare la) [[Coda (anatomia)|coda]] al cane, non (toccare i) baffi al gatto e non (toccare il) culo alle persone''. ::Invito a non fare ciò che si sa che porterà guai. *'''No fa' 'u pirdə chiù grannə d'u culə.'''<ref name=pirdo/> :''Non fare il peto più grande del culo''. ::Per dire di non esagerare oltre le proprie capacità e possibilità. *'''No jé sembə festə a Palascianə.'''<ref name=fesso/> :''Non è sempre festa a Palagiano {{NDR|un comune vicino a Taranto}}''. ::Per dire che non sempre le cose possono andare come si vuole. Simile al latino "non semper erunt Saturnalia". *'''No jé sembə tariə quiddə ca lučə.'''<ref name=tarde>Citato in Nicola Gigante, p. 850.</ref> :''Non è sempre tarì {{NDR|moneta d'argento del Regno di Napoli}} ciò che luccica''. ::Simile a "non è tutto ora quel che luccica". *'''No lua' 'a coppələ ô zəllusə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 295.</ref> :''Non togliere il cappello al tignoso''. ::Significando che è pericoloso scoprire in pubblico il segreto di qualcuno che ci tiene a tenerlo nascosto. *'''No məna 'a petrə ô monəchə ca San Frangischə sə nə pajə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 501.</ref> :''Non lanciare la pietra al monaco ché San Francesco te la fa pagare''. ::Detto a chi osa insultare i poveri ed i deboli. *'''No 'ngə sté sabbətə senza solə, no 'ngə sté femənə senz'amorə.'''<ref name=esse>Citato in Nicola Gigante, p. 706.</ref> :''Non c'è sabato senza sole, non c'è donna senza amore''. *'''No 'ngə stonnə fosərə d'appennərə.'''<ref name=fortuna/> :''Non ci sono fusi da appendere''. ::Detto quando non si temono maldicenze in quanto tutte le azioni compiute sono trasparenti. *'''No pote' no fuscərə e no səcutarə.'''<ref name=fortuna/> :''Non potere né fuggire, né inseguire''. ::Detto quando non si può fare alcunché, non si può agire. *'''No sce' cretennə a' femənə ca chiangənə, a uemənə ca sə sciurənə e a cavaddə quannə sutənə.'''<ref name=femmina2/> :''Non credere alle donne che piangolo, agli uomini che giurano ed ai cavalli che sudano''. *'''"No si' faccə də currədorə", dissə 'a vorpə ô caurə.'''<ref name=duecinquedue/><ref name=cornuto/> :''"Non hai la faccia del corridore", disse la volpe al granchio''. ::Wellerismo che significa che molte volte l'apparenza trae in inganno. *'''No tanda dočə cu no tə suchənə, no tanda amarə cu no tə fučənə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 347.</ref> <br /> '''No dočə ca tə suchənə e no amarə ca tə sputənə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=171&Itemid=68 No' doce ca te sucane]'', ''Tarantonostra.com'', 09 febbraio 2005 .</ref> :''Non tanto dolci da essere succhiati, non tanto amari da essere evitati''. ::Significando che non bisogna essere molto dolci per evitare abusi, né molto amari per non essere evitati. *'''No tə fəda' də ci tenə do' pərtosərə ô nasə.'''<ref name=pertuso>Citato in Nicola Gigante, p. 625.</ref> :''Non ti fidare di chi ha due buchi al naso''. ::Significando che è bene non fidarsi di nessuno. *'''No tə mangia' quandə tiənə e no dičərə ci sində.'''<ref name=mangia/><br />'''No tə mangia' quand'he e no dičərə quandə sé.'''<ref name=he>Citato in De Vincentiis, p. 82.</ref> :''Non mangiare quanto possiedi e non dire chi sei.''<br />''Non mangiare quanto possiedi e non dire quanto sai''. ::Invito a non scialacquare tutto e ad essere riservato nel riferire fatti propri ed altrui. *'''No tə sciura', cumbagnə, ca tə cretə, ca tutt'e ddojə patimə də 'nu malə.'''<ref name=fiorone/> :''Non giurare, compagno, ché ti credo, perché tutti e due patiamo lo stesso male''. ::Per significare che i malvagi si intendono bene fra loro. *'''No tuttə l'aceddərə canoscənə 'u granə.'''<ref name=ottodue/> :''Non tutti gli uccelli conoscono il grano'' {{NDR|e ne comprendono il valore}}. ::Detto di qualcuno che non è in grado di apprezzare qualcosa. *'''No tuttə lə turnisə trasənə 'nzacchə.'''<ref name=turnisi/> :''Non tutti i soldi entrano in tasca''. *'''Novə misə, novə visə.'''<ref name=mese>Citato in Nicola Gigante, p. 508.</ref> :''Nove mesi, nuovi visi''. ::A significare che nei primi nove mesi di vita i bambini cambiano di continuo la sembianza del viso. *'''Novembrə, mesə tristə, ma no pə lə natə ca so' 'nzistə. So' purə 'nu picchə malandrinə e ffannə vutə pə Sandə Martinə.'''<ref name=novembre/> :''Novembre, mese triste, ma non per i nati, che sono arditi. Sono anche un po' malandrini e fanno voto per San Martino''. *'''Novembrə rəscəlatə, amə persə 'a səmənatə.'''<ref name=novembre/> :''Novembre rigelato: abbiamo perso la seminata''. *''''Nu ciuccə sulə sté a' ferə?'''<ref name=provtara/> :''Solamente un asino è alla fiera?'' *''''Nu ggiurnə mo' jessə e mo' trasə.'''<ref name=giorno/> :''Una giornata ora entra ed ora esce''. ::A significare la brevità della vita. *''''Nu stuetəchə accədí a settə sbannitə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 716.</ref> :''Uno stupido uccise sette banditi''. *''''Nu uecchiə a' jattə e 'nu uecchiə a' frəzzolə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=98&Itemid=68 Nu uecchie a' jatta e nu uecchie alla frizzola]'', ''Tarantonostra.com'', 27 agosto 2004.</ref> :''Un occhio alla gatta ed un occhio alla padella per friggere''. ::Invito a mantenere un occhio su ciò che potrebbe danneggiarci; usato anche per suggerire di dedicarsi a due attività contemporaneamente importanti. *'''Nuevə patrunə, nova lescə.'''<ref name=padrone>Citato in Nicola Gigante, p. 609.</ref> :''Nuova padrone, nuova legge''. *''''Nzarvamiəndə, cə ve' pə mmarə; cə ve' pə terrə: fəlicə viaggə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 579.</ref> :''(Mettiti) in salvo, se vai per mare; se vai per terra: felice viaggio''. *''''Nzippətə, figghiə, ca mamətə tə 'nzorə.'''<ref name=figlio/> :''Alzati, figlio, che mamma ti fa sposare''. ::Esortazione a fare una cosa. ==O== *'''O cuettə o crutə, 'u fuechə l'ha vədutə.'''<ref name=corna/> :''O cotto o crudo, il fuoco l'ha visto''. ::Per significare che anche se non si è potuto far tutto, qualcosa si è sempre fatto. *'''Ô figghiə mutə 'a mammə 'u 'ndennə.'''<ref name=figlio/> :''Il figlio muto la mamma lo capisce''. ::Alludendo al fatto che una genitrice intende il figlio anche se egli non le rivela alcunché. *'''Ô marə ca tə truevə he da navəgarə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=434&Itemid=68 Au mare ca te trueve ha da navigare]'', ''Tarantonostra.com'', 26 dicembre 2006.</ref> :''Devi navigare nel mare in cui trovi''. ::Consiglio di affrontare l'impresa in cui ci si imbatte, senza ripiegare verso qualcosa di più facile. *'''Ô megghiə d'u mangiarə sə perdə l'appətitə.'''<ref name=centoventisei/> :''Al meglio del mangiare si perde l'appetito''. *'''O pigghiə quistə o pigghiə quiddə, tuttə lupə sondə.'''<ref name=lupo/> :''O prendi questo o prendi quello, tutti lupi sono''. *'''"O tunə, o ijə, o 'u ciuccə", dissə 'u vəllanə quannə sə vədí 'n pərichələ də vitə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 909.</ref> :''"O tu, o io, o l'asino", disse il villano, quando si vide in pericolo di vita''. *'''"O tuttə o niəndə", disse 'a bəzzochə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 181.</ref> :''"O tutto o niente", disse la bigotta''. ::Wellerismo che riflette il pensiero di dichiara di volere tutto quel che desidera rinunciando al poco che si presenta effettivamente possibile. *'''Ô vovə mazzə lə potə 'a zecchə.'''<ref name=volpe/> :''Il bue magro lo comanda la [[zecca]]''. ::Per dire che i parassiti sfruttano i poverelli. *'''Ognə jaddəneddə fačə l'uevə p'a pascareddə.'''<ref name=gallo/> :''Ogni gallinella fa l'uovo per la Pasqua''. ::Cioè quando arriva la bella stagione. *'''Ognə petrə ozə paretə.'''<ref name=pietra>Citato in Nicola Gigante, p. 634.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 139.</ref> :''Ogni pietra alza la parete''. ::Per dire che anche poco contribuisce ed è utile. *'''Ognə pizzəchə gnorəchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 410.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 146.</ref> :''Ogni pizzico lascia il nero'' {{NDR|sulla pelle}}. ::Per dire che anche poco, come un pizzico, contribuisce. Viene detto in particolare riguardo ai soldi, che hanno importanza anche se sono pochi. *'''Ognə sarmə fərnescə a gloriapatrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 714.</ref> :''Ogni salmo finisce con "gloria del Padre''. ::Antico modo di dire<ref>{{Cfr}} ''I libri poetici della Bibbia tradotti dall'ebraico originale, Ed adattati al gusto della poesia Italiana'', a cura di Saverio Mattei, edizione terza napolitana, presso Giuseppe Maria Porcelli, Napoli, 1780, [https://books.google.it/books?id=UnzVHlHN-f0C&pg=PA194 vol. 8, p. 194].</ref> che tutto finisce allo stesso modo e non c'è da meravigliarsi di nulla. *'''Ognə šcarafonə jé beddə p'a mamma sovə.'''<ref name=scara>Citato in Nicola Gigante, p. 731.</ref> :''Ogni scarafaggio è bello per sua mamma''. ::Per dire che ogni figlio è bello per sua mamma e che, in generale, la bellezza è relativa. *'''Ognə scarpettə dəvendə scarponə.'''<ref name=scarpa/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 170.</ref> :''Ogni scarpetta diventa scarpone''. ::Per dire che ogni cosa diventa vecchia. *'''Ognə scundrə jé pə salutə e ognə 'nduppə jé grazziə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 767.</ref> :''Ogni scontro è per saluto e ogni intoppo è grazia''. ::Significando che nelle tristi vicende della vita spesso bisogna accogliere il male non come danno, ma come un bene. Simile a "non tutto il male vien per nuocere". *'''Ognə stuezzə volə 'u suezzə.'''<ref name=sozzo/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 196.</ref> :''Ogni cosa {{NDR|pezzo}} vuole l'eguale''. ::Per dire che ognuno cerca il proprio simile. *'''Omə də vinə, ciəndə a' ccarrinə.'''<ref name=uomo>Citato in Nicola Gigante, p. 585.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 113.</ref> :''Uomo di vino, cento per (un) carlino {{NDR|moneta dei Borboni}}''. ::Per dire che gli ubriaconi non valgono alcunché e sarebbe possibile comprarne cento per un carlino. *'''Omə spusatə 'a funə s'ha attaccatə.'''<ref name=uomo/> :''Uomo sposato la fune si è attaccato''. ::Concetto largamente diffuso sulla perdita di libertà dovuta al matrimonio. *'''Oscə a mmejə e crejə a ttejə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 586.</ref> :''Oggi a me e domani a te''. *'''Ottommrə: vin'e candinə ser'e matinə.'''<ref name=matrimonio/> :''Ottobre: vino e taverna dalla sera al mattino''. *'''Ovə quinəcə e granə cinguandə.'''<ref name=uova>Citato in Nicola Gigante, p. 893.</ref> :''Uova quindici e grani {{NDR|moneta borbonica di medio valore}} cinquanta''. ::Per dire che per poco lavoro fatto si richiede un pagamento molto elevato. Deriva dal fatto che in certi periodi borbonici quindici uova venivano a costare anche cinquanta grani. ==P== *'''Panə accattatə ruvinə 'u casatə.'''<ref name=pane>Citato in Nicola Gigante, p. 595.</ref> :''Pane comprato rovina il casato''. ::Proverbio secondo cui la donna che non faceva il pane in casa non era buona moglie e rovinava la famiglia. *'''Panə cu l'uecchiə, furmaggə senz'uecchiə e vinə cu lə lacrəmə a' ll'uecchiə.'''<ref name=occhio2/> :''Pane con gli occhi, formaggio senz'occhi e vino con le lacrime agli occhi''. ::Per dire che il pane deve essere morbido, il formaggio compatto ed il vino vecchio e di alta gradazione. *'''Panə 'nzignə ca durə, vinə cu 'a məsurə.'''<ref name=pane/> :''Pane fino a che dura, vino con misura''. ::Di pane se ne può mangiare quanto si vuole, ma non è così per il vino. *'''Panə, vinə e ffuechə ardendə, friddə e nevə no sə sendə.'''<ref name=pane/> :''(Con) pane, vino e fuoco ardente, freddo e neve non si sentono''. *'''Papa Sistə no 'ngə 'a pərdonə mangh'a Cristə.'''<ref name=sisto>Citato in Nicola Gigante, p. 623.</ref> :''Papa Sisto non la perdona neppure a Cristo''. ::Detto popolare che ricorda una leggenda circolante attorno a [[Papa Sisto V]], che avrebbe rotto con una scure un crocifisso che si diceva sanguinasse per vedere quale fosse il trucco. Secondo i tarantini egli pronunciò la frase: ''cum'a Ccristə t'adorə, cum'a llegnə tə spacchə'', (come Cristo ti adoro, come legna ti spacco). *'''"Parlə a ruetələ", dissə 'a menz'onzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 701.</ref><br />'''"Parlə a ruetələ", dissə l'onzə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 131.</ref> :''"Parla a rotoli", {{NDR|antica unità di misura di peso napoletana e siciliana}} disse la mezza oncia.''<br />''"Parla a rotoli", disse l'oncia''. ::Raccomandazione di chiarezza e precisione nel parlare. *'''Pasca Bufaniə, tuttə lə festə porta viə.'''<ref name=epifania/> :''L'[[Epifania]] tutte le feste porta via''. *'''Pə canoscərə a 'nnu latrə 'ngə volə 'nu latrə e mmiənzə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 437.</ref><ref name=cantone>Citato in De Vincentiis, p. 54.</ref> :''Per conoscere un ladro ci vuole un ladro e mezzo''. ::Simile a "il più conosce il meno". Risposta che viene data da chi è insultato verso chi insulta, affermanco che l'accusatore deve essere sicuramente un buon conoscitore della materia per potersi permettere di puntare il dito. Può anche essere usato come scambio di cortesia verso chi ci loda, affermando che costui è ancora più lodevole di noi. *'''Pə canoscərə 'nu crəstianə, t'ha mangia' settə tumənə də salə.'''<ref name=trezerodue>Citato in Nicola Gigante, p. 302.</ref> :''Per conoscere una persona ti devi mangiare sette tomoli di sale''. ::Proverbio che sottolinea la difficoltà di conoscere veramente una persona. *'''Pə crescərə 'nu figghiə maschələ s'ha da cazza' 'nu chiuevə cu lə diəndə.'''<ref name=figlio/> :''Per crescere un figlio maschio si deve schiacciare un chiodo con i denti''. ::Per significare che non sempre era facile crescere un figlio maschio, a cui bisognava trovare un mestiere. *'''"Pə mo' tiənətə quistə", dissə fra' Chiuppillə.'''<ref name=tenda/> :''"Per ora tieniti questo", disse fra Chiuppillo''. ::Wellerismo come risposta alquanto spavalda di chi riesce a vendicarsi di un'offesa subita. *'''Pə 'n'ačənə də salə sə perdə 'a mənestrə.'''<ref name=ottouno/> :''Per un granello di sale si perde la minestra.'' ::Per dire che anche poco contribuisce a danneggiare. *'''Pə sə 'nzura' cə vonnə lə quibussə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 674.</ref> :''Per potersi sposare ci vogliono i soldi''. *'''Pə ttre caddə də salə sə pərdí 'a mənestrə.'''<ref name=caddi/> :''Per tre cavalli {{NDR|scarsa moneta di rame coniata nel 1472}} di sale si perse la minestra''. ::Significando che a volte, per un piccolo risparmio, si perde qualcosa di maggior valore. *'''Pəccatə viəcchiə e pənətenza novə.'''<ref name=peccato2>Citato in Nicola Gigante, p. 610.</ref> :''Peccati vecchi e penitenza nuova''. ::Detto antico<ref>{{Cfr}} ''Lezioni sacre sopra i fatti illustri della Divina Scrittura predicate nel Gesù di Napoli dal padre Simone Bagnati della Compagnia di Gesù'', 5 voll., appresso Cristoforo Zane, in Venezia, 1732, [https://books.google.it/books?id=LLiCT9vpLy8C&pg=PA279 vol. 1, p. 279].</ref> secondo cui vecchi peccati possono anche essere puniti più tardi nel tempo. *'''Pechərə pascə e cambanə sonə.'''<ref name=pecora>Citato in Nicola Gigante, p. 611.</ref> :''Pecora pascola e campana suona''. ::Detto di chi, pur facendosi i fatti propri, viene da altri criticato. *'''"Pəgghiamələ a ridərə", dissə quiddə c'acchió 'u monəchə jindr'a' ccasə.'''<ref name=monte/> :''"Prendiamola a ridere", disse quello che trovò il monaco in casa''. ::Wellerismo che sottolinea la rassegnazione di fronte ad avvenimenti di una certa gravità, che è bene superare col sorriso. Arrivava il prete in casa quando v'era un morto. *'''Pescə muertə e tradətorə sə canoscənə da ll'addorə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 864.</ref> :''Pesce morto e traditore si riconoscono dall'odore''. *'''Petrə rombə capə e usanzə rombə leggə.'''<ref name=pietra/> :''La pietra rompe la testa e l'usanza scardina la legge''. *'''Piənzə malə cu t'avenə buenə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 463.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 620.</ref> :''Pensa male cosicché ti venga del bene''. *'''Pigghiətə paurə də lə vascə cadutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 905.</ref> :''Prenditi paura delle cadute da bassa altezza''. ::Perché di solito sono molto più pericolose di quanto si pensi. *'''Pirdə 'nnandə pirdə venə 'u cacaturə.'''<ref name=pirdo/> :''Peto dopo peto viene la latrina''. ::Significando che le tempeste vengono sempre precedute da segnali più deboli. *'''Piscə chiarə e fa' lə fichə ô miərəchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 379.</ref><ref name=minchia/> :''Fa' dell'urina chiara e fai le fiche {{NDR|simile al gesto moderno del dito medio}} al medico''. ::Simile a "una mela al giorno toglie il medico di torno". A volte è usato come esortazione ad essere sinceri o ad adempiere al proprio dovere. *'''Potə cchiù l'uecchiə c'a šcuppettə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 770.</ref><ref name=occhio2/> :''Può più l'occhio che il fucile''. ::Significando che l'occhio maligno può causare più danni di un'arma da fuoco. *'''Povər'a' cci morə, ca a' cci cambə sə cunzolə.'''<ref name=murcennara/> :''Povero chi more, ché chi vive si consola''. *'''Povərə e minnəchə jé 'a fəlusufiə, ricch'e pumpusə 'a minghiunətatə.'''<ref name=filosofia>Citato in Nicola Gigante, p. 512.</ref><ref name=minchia>Citato in De Vincentiis, p. 115.</ref> :''Povera e mendica è la filosofia, ricca e pomposa la minchioneria''. ::Per dire che i dotti sono poveri e gli ignoranti ricchi. *'''Prattəchə cu ci jé megghiə də tejə e fallə lə spesə.'''<ref name=frequentare>Citato in Nicola Gigante, p. 650.</ref> :''Frequenta chi è meglio di te e fagli le spese''. ::Per migliorare ed ottenerne vantaggi. *'''Pretəchə e melunə volənə essərə lə staggiunə.'''<ref name=melone/> <br />'''Pretəchə e melunə honn'a essərə də staggiunə.'''<ref name=prete/> :''Prediche e meloni vogliono essere le stagioni.''<br />''Prediche e meloni vogliono essere di stagione''. ::Per dire che ogni cosa deve essere fatta a tempo debito. *'''Priətəchə, Patrə, ca 'u ggiudizziə ha 'rrəvatə.'''<ref name=prete/> :''Predica, Padre, che il (giorno del) giudizio è arrivato''. ::Detto a chi si infervora in un discorso particolare. *'''Primə lučevənə lə carnə: mo' honn'a lučərə lə pannə.'''<ref name=lucere>Citato in Nicola Gigante, p. 453.</ref> :''Prima splendevano le carni: ora devono splendere i panni''. ::Detto femminile che mostra l'avanzare dell'età: da giovani era la carne ad essere bianca e candida, ora da sposata lo devono essere i panni. *'''Punendə, 'a casə d'u pəscatorə jé cundendə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 664.</ref> :''(Vento di) ponente, la casa del pescatore è contenta''. *'''Pur'a mugghierə d'u sinnəchə ha scəvulatə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=367&Itemid=68 Pure a mugghiere d'u sinnache ha scivulate]'', ''Tarantonostra.com'', 10 marzo 2006.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1045&Itemid=68 Pure a mugghiere d'u sinnache ha scivulate]'', ''Tarantonostra.com'', 22 aprile 2011.</ref> :''Anche la moglie del Sindaco è scivolata {{NDR|nel senso di "ha tradito il marito"}}''. ::Detto da qualcuno che fa qualcosa di sbagliato invocando il fatto che lo fanno molti altri; oppure detto in relazione ad un qualcosa di sbagliato fatto da una persona illustre, nel senso di "anche i migliori non sono così come sembrano". *'''Pur'a rəgginə ten'abbəsuegnə d'a vəčinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 685.</ref> :''Anche la Regina ha bisogno della vicina''. *'''Purə lə purəčə tenənə 'a tossə e lə pəducchiə l'affannə.'''<ref name=pulce/> :''Anche le pulci hanno la tosse ed i pidocchi l'affanno''. ::Detto a chi non è nessuno, ma si pavoneggia. *'''"Purə quistə hagghiə accattatə", dissə 'u frangesə, e sə mangiò šcuercələ e vurrazzə.'''<ref name=seisette>Citato in Nicola Gigante, p. 67.</ref><ref name=vurpo/> :''"Pure questo ho comprato", disse il francese, e mangiò scorze e radici''. *'''Pur'u prevətə sbagliə sobb'artarə.'''<ref name=prete/> :''Anche il prete sbaglia sull'altare''. ::Per dire che tutti possiamo sbagliare. ==Q== *'''"Quandə chiù cambə, chiù vechə", dissə 'a vecchiə, ca tənevə ciənd'annə e vule' cu cambə angorə.'''<ref name=vecchio/> :''"Quanto più vivo, più vedo", disse la vecchia, che aveva cent'anni e voleva vivere ancora''. *'''Quandə chiù fortə chiovə, chiù subbətə scambə.'''<ref name=scamba/> :''Quanto più forte piove, più presto termina la pioggia''. ::Consolazione per i forti mali che ci affliggonom: maggiori sono, prima finiranno. Detto anche del maltempo. *'''Quandə chiù sagrəstanə stonnə, tandə cchiù lambə stonnə stutatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 707.</ref> :''Quanti più sagrestani ci sono (in una chiesa), tante più [[Lampada|lampade]] rimangono spente''. ::Per dire che quante più sono le persone coinvolte in un qualcosa, tante più sono le possibilità di disservizi e problemi. *'''Quannə 'a cartə lə vé 'u sciucatorə s'avandə.'''<ref name=gioco/> :''Quando la carta gli viene il giocatore si vanta''. ::Nel senso che quando le cose vanno per il senso giusto la gente si vanta e si prende tutti i meriti, magari non avendoli ed essendo capitato loro per fortuna. *'''Quannə 'a famə trasə d'a portə, l'amorə sə nə jessə d'a fənestrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 356.</ref> :''Quando la fame entra dalla porta, l'amore se ne esce dalla finestra''. ::Significando che la mancanza di denaro e quindi la fame rovina una famiglia. *'''Quannə 'a femənə jé beddə də naturə, quandə chiù scioltə vé chiù bedda parə e purə cə portə 'ngapə 'u cərnaturə parə cum'a 'na Lunə də scənnarə.'''<ref name=femmina2/> :''Quando la donna è bella di natura, quanto più semplice {{NDR|di vestiti}} va, tanto più sembra bella ed anche se portasse in testa il ceneracciolo sembrerebbe come la Luna di gennaio''. *'''Quannə a' femənə 'u culə lə ballə, cə no jé puttanə picchə 'ngə manghə.'''<ref name=vetro/> :''Quando alla donna il culo balla, se non è puttana poco ci manca.'' ::Antico detto che vedeva di cattivo occhio le donne che si scatenavano nel ballo. *'''Quannə 'a jattə no 'ngə sté lə sciurgə ballənə.'''<ref name=jarrupa>Citato in Nicola Gigante, p. 422.</ref> :''Quando la gatta non c'è i topi ballano''. ::Quando manca il capo è disordine ed anarchia. *'''Quannə 'a mammə no vo' cu maritə 'a figghiə dičə ca l'addorə 'a vocchə də lattə.'''<ref name=mamma/> :''Quando la mamma non vuole (far) sposare la figlia dice che le odora la bocca di latte''. *'''Quannə a' mammə 'u lattə regnə, cu mangə cozzə a puppətegnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 298.</ref> :''Quando alla mamma scarseggia il latte, che mangi cozze aperte sul fuoco''. ::I contadini, "lə poppətə", non sapevano aprire le cozze col coltello (" 'a grammeddə") e quindi usavano il fuoco, da cui il modo di cucinare "a puppətegnə". *'''Quannə 'a mangiatorə jé vvascə 'u cavaddə s'abbenghiə, po' sə votə də culə e 'a šquascə.'''<ref name=mangia/> :''Quando la greppia è bassa il cavallo si rimpinza, poi si gira di culo e la rompe.'' ::Detto di chi è agiato o fortunato (gli animali riescono a mangiare solo avendo la mangiatoia non troppo alta), ma non lo apprezza. *'''Quannə 'a [[Barca|varchə]] fačə acquə, 'a sessələ no valə niəndə.'''<ref name=barca/> :''Quando la barca fa acqua la votazza non fa niente''. ::Per dire che in una situazione degenerata è difficile rimediare con poco. *'''Quannə 'a vendrə sté chienə tannə sə candə e tannə sə sonə. Quannə 'a vendrə sté vacandə no sə sonə e no sə candə.'''<ref name=ventre/> :''Quando la pancia è piena allora si canta, allora si suona. Quando la pancia è vuota non si suona e non si canta.''. *'''Quannə arrivənə lə nesplə chiangitə, ca so' l'urtəmə fruttə d'a staggionə.'''<ref name=nasce/> :''Quando arrivano le nespole piangete, ché sono gli ultimi frutti dell'estate''. *'''Quannə austə annuvəlescə 'a staggionə sə nə vejə.'''<ref name=agosto/> :''Quando d'agosto (il cielo) si annuvola, l'estate se ne va''. *'''Quannə chiovə e menə viəndə, cacciatorə stattə all'abbiendə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 59.</ref> :''Quando piove e tira vento, cacciatore resta al riparo''. *'''Quannə Cristə sté 'ngročə, sulə tannə iessə 'a vočə.''' :''Quando Cristo sta in croce, solo allora esce la voce''. ::Solo quando si è alle strette ci si lamenta. *'''Quannə Dijə no volə, lə Sandərə no ponnə.'''<ref name=santi>Citato in Nicola Gigante, p. 711.</ref> :''Quando Dio non vuole, i Santi non possono''. *'''Quannə jatə 'a tramundanə no sce' scennə a' mmarə.'''<ref name=tramontana>Citato in Nicola Gigante, p. 866.</ref> :''Quando soffia la tramontana non andare in mare''. ::Per dire che quando si è eccitati non bisogna sostenere discussioni o argomenti difficili. *'''Quannə jé tiəmbə də vənnegnə: zi' ca vegnə, zi' ca vegnə; quannə jé tiəmbə də zappə e putə no sə canoscənə lə nəputə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=606&Itemid=68 Quanne je tempe de vennegne, zì ca vegne, zì ca vegne]'', ''Tarantonostra.com'', 02 ottobre 2007.</ref> :''Quando è tempo di vendemmia: [[zio]], vengo, zio, vengo; quando è tempo di zappare e potare non si conoscono i [[Nipote (di zio)|nipoti]]''. *'''Quannə jessə 'a fichə 'u cucomərə sə 'mbichə.'''<ref name=fico>Citato in Nicola Gigante, p. 379.</ref><br /> '''Quannə arrivə 'a fichə 'u məlonə sə 'mbichə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1034&Itemid=68 U sole spacca le fiche, a luna le melune...]'', ''Tarantonostra.com'', 04 marzo 2011.</ref><ref name=acrest>Citato in Carmela "jatta acrest", ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=565&Itemid=1 Frutta di "staggione"]'', ''Tarantonostra.com'', 05 agosto 2007.</ref>. :''Quando esce il fico il cocomero si impicca''. ::Detto campagnolo a significare che quando compaiono i primi fichi, a fine estate, i cocomeri non sono più buoni da mangiare. *'''Quannə l'angələ sə vagnə l'alə, chiovə 'nzignə a Natalə.'''<ref name=centoventi>Citato in Nicola Gigante, p. 120.</ref> :''Quando l'angelo si bagna le ali, pioverà fino a Natale''. *'''Quannə marzə 'ngrognə fačə zumba' l'ognə.'''<ref name=marzo/> :''Quando marzo si arrabbia {{NDR|mette il broncio}} fa saltare l'unghia.'' *'''Quannə marzə volə fačə zumba' l'ognə ô vovə.'''<ref name=marzo/> :''Quando marzo vuole fa saltare l'unghia al bue''. *'''Quannə prorə, sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 655.</ref> :''Quando [[Prurito|prude]], guarisci''. ::Significando che il prurito è un buon segno perché rivela che la ferita sta rimarginando. *'''Quannə otrə no tienə cu mmamətə tə cuerchə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=883&Itemid=68 Quanna otre no' ttiene, cu mammete ti querche]'', ''Tarantonostra.com'', 25 giugno 2009.</ref> :''Quando non hai altro, ti corichi con tua madre''. ::Nel senso che in caso di necessità si fa di tutto, ci si aggrappa a qualsiasi cosa. Simile a "il bisogno fa l'uomo ladro". *'''Quannə Quacquələ fačí 'u vucatə anghiə 'u munnə də cənəratə.'''<ref name=cenere>Citato in Nicola Gigante, p. 925.</ref> :''Quando Quacquelo fece il [[bucato]] riempì il mondo di ceneraccio {{NDR|per il bucato}}''. ::Per dire che non c'è cosa che, anche se fatta di nascosto, non si venga a sapere. *'''Quannə scənnarə jé bellə, fəbbrarə sə mettə 'u mandellə.'''<ref name=gennaio/> :''Quando gennaio è bello, febbraio si mette il mantello''. ::Significando che ad un gennaio non freddo corrisponde generalmente un febbraio rigido. *'''Quannə so' tandə jaddə a canda' no ffačə majə ggiurnə.'''<ref name=gallo/> :''Quando ci sono tanti galli che cantano non fa mai giorno''. ::Per dire che quando ci sono molte persone a comandare non si conclude mai nulla. *'''Quannə spirə 'u maistralə no scé 'ssennə d'ô canalə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 460.</ref> :''Quando spira il maestrale non uscire dal canale {{NDR|navigabile di Taranto, che unisce il Mar grande al Mar piccolo}}''. ::Antico proverbio stagionale dei pescatori. *'''Quannə t'acchiə 'a ccamerə rialatə, no ddicərə benə e no malə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 70.</ref><ref name=dueunouno/> :''Quando trovi la camera regalata, non dire bene, né male.'' *'''Quannə tre femənə stonnə aunitə, o malə d'u vəčinə o malə d'u maritə.'''<ref name=femmina2/> :''Quando tre donne stanno insieme, o male del vicino o male del marito''. *'''Quannə 'u cavətə jé fortə scazzəchescənə jaddə, jaddinə e crəstianə.'''<ref name=caldo/> :''Quando il calco è intenso si agitano gallo, gallina e persone''. *'''Quannə 'u ciələ sə 'nghiummescə, malə tiəmbə sə carrescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 236.</ref> :''Quando il cielo si impiomba, trasporta un cattivo tempo''. *'''Quannə 'u Diavulə t'accarezzə, jé signə ca ve' cchiannə l'anəmə.'''<ref name=diavolo>Citato in Nicola Gigante, p. 345.</ref> :''Quando il Diavolo ti accarezza è segno che vuole l'anima''. *'''Quannə 'u jattə no 'ngə arrivə ô lardə dičə ca jé də rangətə.'''<ref name=bavosa/> :''Quando il gatto non arriva al lardo dice che sa di rancido''. ::Simile all' [[Esopo|esopiano]] "quando la volpe non arriva all'uva dice che è acerba". *'''Quannə 'u lupə jessə d'u voschə vo' dičərə ca tenə famə.'''<ref name=lupo/> :''Quando il lupo esce dal bosco vuol dire che ha fame''. ::Per dire che molte azioni sono originate da forza maggiore o da necessità, simile a "la necessità fa l'uomo ladro". *'''Quannə 'u məlonə jessə russə tuttə nə volənə 'na feddə.'''<ref name=melone>Citato in Nicola Gigante, p. 500.</ref> :''Quando il cocomero esce rosso tutti ne vogliono una fetta''. ::Quando gli affari vanno bene, tutti sono amici e cari *'''Quannə 'u pəducchiə sə vetə jindr'a farinə sə cretə ca jé capə mulənarə.'''<ref name=pidocchio>Citato in Nicola Gigante, p. 613.</ref> :''Quando il pidocchio si vede nella farina crede di essere capo mugnaio''. ::Detto che critica i poveri arricchiti o che hanno ottenuto qualcosina, perché si danno subito molte arie. *'''Quannə 'u perə jé maturə sə nə catə sulə sulə.'''<ref name=sisto/> <br />'''Quannə 'u perə jé maturə sə nə catə senza turcəturə.'''<ref name=sisto/> :''Quando la pera è matura cade da sola.''<br />''Quando la pera è matura cade senza staccarla''. ::Significando che ogni cosa deve avvenire a suo tempo. *'''Quannə 'u spiulə tə sté venə, fa' crerərə a' ttuttə ca si' prenə.'''<ref name=spiulo/> :''Quando ti sta venendo una voglia, fai credere a tutti che sei incinta''. ::Riferito al fatto che si cerca di soddisfare le voglie della donna incinta per evitare che si formino le macchie sulla pelle del feto. *'''Quannə 'u vəčinə passə bbenə, tand'addorə tə nə venə.'''<ref name=vecchio/> :''Quando il vicino passa bene, te ne viene un buon odore''. ::Significando che avere un buon vicino è un buon affare. *'''Quannə 'u vovə mangə a 'u vutarə brutt'annatə sə prəparə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 223.</ref> :''Quando il bue mangia al voltare {{NDR|cioè arando, quando si fa una striscia e poi ci si volta per farne un'altra parallela}} si prepara una brutta annata''. ::Credenza contadina secondo cui se l'erba è cresciuta prematuramente e quindi il bue, arando, la mangia, le brinate successive potrebbero distruggere tutto il raccolto. *'''Quannə unə no po' vəde' a 'n'otrə, dičə ca lə fetə 'u culə a settə cammisə.'''<ref name=culo>Citato in Nicola Gigante, p. 315.</ref> :''Quando uno non sopporta un altro, dice che gli puzza il culo a sette camicie''. ::Significando che spesso la passione di un sentimento toglie la serenità del giudizio. *'''"Quannə vidə lə cchiù bellə aceddərə, chiddə so' lə figghiə mijə", dissə 'a cuccuvačə all'aculə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 308.</ref> :''"Quando vedi gli uccelli più belli, quelli sono i miei figli", disse la civetta all'aquila''. ::Wellerismo che illustra una richiesta di risparmiare qualcosa in segno di riconoscimento per un favore ricevuto. *'''Questə jé l'ervə ca lə pongə 'u culə.'''<ref name=culo/> :''Questa è l'erba che gli punge il culo''. ::Detto a chi ha trovato finalmente chi gli dia filo da torcere. *'''Quiddə ca 'ngə lassə 'ngə pirdə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 102.</ref> :''Quel che lasci perdi''. ::Simile ad "ogni lasciata è persa". *'''Quistə jé furnə ca majə sə stutə.'''<ref name=fornaio/> :''Questo è forno che non si spegne mai''. ::Per indicare chi non è mai sazio. ==R== *'''"Regulətə e bbastə", dissə 'a furmichələ.'''<ref name=formica/> :''"Regolati e basta", disse la formica''. ::Wellerismo che significa che ogni cosa deve esser proporzionata al suo reale bisogno. *'''Ridə buenə a cci ridə all'urtəmə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 894.</ref> :''Ride bene chi ride per ultimo''. ==S== *'''Sabbətə Sandə, quannə candə 'u cucchə, ci tenə fichə e pəstiddə, cu sə l'astipə, cu sə l'ammucchiə.'''<ref name=cucco/> :''[[Sabato santo|Sabato Santo]], quando canta il cuculo, chi ha fichi e castagne secche che se li conservi, che se li ammucchi.'' ::Per significare che l'inverno è passato e sta arrivando l'estate. *'''Sacchə vacandə no sə mandenə all'ertə.'''<ref name=esse/> :''Sacco vuoto non si mantiene in piedi''. ::Proverbio che sottolinea l'importanza di un'alimentazione sostanziosa. *'''"Salutə e fraschə", dissə 'a crapə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 299.</ref> :''"Salute e foglie", disse la capra''. *'''Sand'Andoniə fačə tridəčə grazziə e Sandə Cannonə nə fačə quattordəčə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 119.</ref> :''Sant'Antonio fa tredici grazie e Santo Cannone ne fa quattordici''. ::Riferimento al potere della gola (canna, cannone), che fa più grazie dello stesso Sant'Antonio. *'''Sanda Chiarə, dopə ca fu arrubbatə, fačì lə portə də fiərrə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 275.</ref> :''Santa Chiara, dopo che fu rapinata fece la porte di ferro.'' ::Per significare che a volte si corre ai ripari troppo tardi. Riferimento al Monastero di Santa Chiara di Napoli, un tempo protetta solo da un portone di legno. *'''Sandə Cannonə fačə grazziə senza raggionə.'''<ref name=dueduedue/> :''Santo Cannone fa grazie senza motivo''. ::Con allusione alle ingiustizie che si commettono per il vizio della gola. *'''"Sandə Carcagnə, aiutəmə", dičə 'a femənə camənandə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 234.</ref> :''"San Calcagno, aiutami", dice la femmina girovaga''. *'''Sandə Cosəmə e Attamianə, unə jé miərəchə e l'otrə sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 510.</ref> :''San Cosimo e Damiano, uno è medico e l'altro sano''. *'''"Sciamənə, maritə mijə", dissə 'a mugghierə, "ca l'hagghiə candatə 'a zənfunijə".'''<ref name=marito/> :''"Andiamocene, marito mio", disse la moglie", "ché le ho cantato la sinfonia"''. ::Wellerismo che illustra una frase detta dalla moglie al marito dopo averlo trovato con l'amante. *'''Scənnarə senza nevə, acquə e viəndə a primaverə.'''<ref name=gennaio/> :''Gennaio senza neve, acqua e vento a primavera''. *'''Scənnarə sicchə, massarə ricchə.'''<ref name=gennaio/> :''Gennaio secco, massaio ricco''. *'''Scənnarə, 'u vurpə jindr'ô panarə.'''<ref name=gennaio/> :''Gennaio, il polpo nel paniere''. *'''Scennə, venennə, məlunə cugghiennə.''' :''Andando, tornando, raccogliendo i meloni''. ::Andando e tornando da un viaggio si crea un bagaglio di nuove conoscenze. *'''Scərocchə chiarə e tramundanə scurə, partə cundendə e no ave' paurə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 743.</ref> :''Scirocco chiaro e tramontana scura, parti contento e non avere paura''. ::Antico proverbio marinaro stagionale. *'''Sciannə Pində, venə da forə e piscə jindrə.'''<ref name=pesce/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 751.</ref> :''Giovanni Pinto, viene da fuori e piscia dentro''. ::Modo per dire che a volte certe cose che potrebbero farsi alla luce del sole vengono fatte per paura in segreto. Deriva da una leggenda secondo cui un pover'uomo, Giovanni Pinto, uscì di casa di notte per fare i propri bisogni (il bagno era sempre esterno), ma trovatosi immerso in un sabba di streghe decise di ritornare in casa. Una seconda interpretazione è quella secondo cui la frase è detta per sollecitare una maggiore civiltà e igiene. *'''Sciuechə də manə, sciuechə də vəllanə.'''<ref name=sorte>Citato in De Vincentiis, p. 176.</ref> :''Gioco di mani, gioco di villani''. ::Esortazione a non usare la violenza negli scherzi. *'''Sciugnə, 'a fočə 'mbugnə.'''<ref name=giugno/> :''Giugno, la falce in pugno''. *'''Sciugnə aprə lə portə a' llə sciurnatə cortə.'''<ref name=giugno>Citato in Nicola Gigante, p. 756.</ref> :''Giugno apre le porte alle giornate corte''. *'''Sciugnə pungendə, ualanə chiangendə.'''<ref name=giugno/> :''Giugno pungente, bifolco piangente''. *'''Scivə addò socrəmə pə sbariarə e acchievə favə da muzzəcarə.'''<ref name=suocera/> :''Andai da mia [[suocera]] per riposare e trovai fave da morsicare'' {{NDR|per estrarre il seme}}. *'''Sə dičə 'u pəccatə e no 'u pəccatorə.'''<ref name=peccato2/> :''Si dice il peccato e non il peccatore''. *'''S'ha dda fa' ogn'artə sbruvəgnatə pə camba' anuratamendə.'''<ref name=centoquarantasette/> :''Si deve fare ogni mestiere svergognato per vivere onoratamente''. ::Significando che i mestieri meno appetibili non tolgono l'onestà di chi li fa. *'''S'ha aunitə 'a carnə tostə e 'u curtiəddə ca no 'ngə tagghiə.'''<ref name=duetreotto/> :''Si è unita la carne dur ed il coltello che non taglia''. ::Per significare che due cose inconciliabili fra loro o due persone che non riescono a trovare un accordo. *'''Sə lassə 'u fuechə ardendə e s'aiutə 'a parturendə.'''<ref name=parola/> :''Si lascia il fuoco ardente e si aiuta la partoriente''. ::Detto da chi subisce problemi uno dopo l'altro, come se avesse dovuto domare il fuoco e subito dopo aiutare il parto di qualcuna. *'''"Sə l'honnə mangiatə lə sciurgə", dissə 'u sacrəstanə.'''<ref name=sorcio/> :''"Se lo sono mangiati i sorci", disse il sacrestano''. *'''Sə rəspettə 'u canə p'u patrunə.'''<ref name=dueunosette/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1077&Itemid=68 Rispetare u cane p'ù patrune]'', ''Tarantonostra.com'', 17 ottobre 2011.</ref> :''Si rispetta il cane per il padrone''. ::Proverbio che sottolinea come spesso si rispetti qualcuno solo perché legato da rapporti di amicizia o di parentela a qualcun altro che ci sta a cuore. *'''Sə spogghiə Vitə Nəcolə e sə vestə Pəzzəlatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 813.</ref> :''Si spoglia Vito Nicola e si veste Pizzilato''. ::Detto quando qualcuno rovina qualcun altro per usura, frode o furto. Riferito alla metafora secondo cui c'è un solo vestito con cui si vestono entrambi. *'''Settə a chiangərə e settə a penarə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 273.</ref> :''Sette a piangere e sette a penare''. ::Per significare che sono in troppi attorno ad un affare o ad un certo lavoro. *'''"Simə tuttə purtuallə", dissə 'u strunzə uardannəsə atturnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 667.</ref> :''"Siamo tutti arance", disse lo stronzo guardandosi attorno''. ::Wellerismo detto quando una persona di infimo ceto e di doti morali non ortodosse si intrufolo o tenta di qualificarsi con altre di ceto distinto. Deriva da una semplice storia: un carico di arance che arrivavano dal Portogallo si riversò in mare ed esse cominciarono a galleggiare; un pezzo di sterco anch'esso galleggiante, quindi, tentò di confondersi con esse. *'''"Simələ cu simələ", dičə Marcoffə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 111.</ref> :''"Il simile col simile", dice Marcolfo.'' ::Wellerismo che significa che ognuno deve cercare qualcuno di pari condizione. Marcolfo è il nome popolare dato alla faccia che appare sulla [[Luna]] a causa della macchie lunari; si pensava fosse una persona stupidotta inglobata, secondo varie storie, nella Luna stessa. Alcuni pensano derivi dalla raccolta ''Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno'' (1670), altri dal ''Dialogus Salomonis et Marcolphi'' (1470 ca.). *'''So' bbuenə lə fichə, lə cərasə, ma marə a' vendrə cə panə no ttrasə.'''<ref name=acrest/> :''Sono buoni i fichi, le ciliegie, ma guai alla pancia se non entra il pane''. ::A significare che i frutti sono buoni, ma per saziarsi ci vuole ugualmente il pane. *'''"So' frittə", dissə 'a sardeddə quannə sə vədí 'mbarənatə.'''<ref name=sarda/> :''"Sono fritta", disse la [[sardina]] quando si vide infarinata''. ::Wellerismo che significa che ogni cosa ha il suo destino. *'''So' tuttə filə a' 'na canə.'''<ref name=figlio/> :''Sono tutti figli di una (stessa) cagna''. ::Detto di una serie di persone che mostrano la stessa indole cattiva. *'''Sobb'a' ll'arvulə miə ha candatə 'u cucchə.'''<ref name=centoquarantotto/> :''Sopra al mio albero ha cantato il cuculo''. ::Per indicare che spesso tra i due litiganti il terzo gode. *'''Sobb'a' mmuertə sə candənə l'asequiə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 185.</ref> :''Sul morto si cantano le esequie''. *'''Sobb'a petrə, petrə.'''<ref name=pietra/> :''Sopra la pietra (un'altra) pietra''. ::Per dire che i guai sono sempre seguiti da altri guai. *'''Sobb'a tignə 'a capa malatə.'''<ref name=tempo/> <br />'''Sobb'a tignə 'a capa pəlatə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 202.</ref> :''Sopra la [[tigna]] la testa malata.''<br />''Sopra la tigna la testa pelata''. ::Per dire che due mali sono venuti uno dopo l'altro, come la testa pelata al tignoso, per cui soffre spasimi maggiori. *'''Sobb'ô niəgrə no ppotə təndurə.'''<ref name=tenda>Citato in Nicola Gigante, p. 855.</ref> <br />'''Sobb'ô gnurə no pparə təndurə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 409.</ref> :''Sul nero non può (apparire) la tintura.''<br />''Sul nero non appare la tintura''. ::Per affermare che si è al fondo del barile, che peggio di così non si può andare. Il nero, infatti, non può essere ulteriormente sporcato. *'''Socra cəcatə, nora furtunatə.'''<ref name=suocera/> :''[[Suocera]] cieca, [[nuora]] fortunata''. *'''Socrə e norə: 'u Diavulə e 'a malorə.'''<ref name=suocera>Citato in Nicola Gigante, p. 792.</ref> :''La [[suocera]] e la [[nuora]]: il Diavolo e la malora''. ::Simile a "suocera e nuora: tempesta e gragnola". *'''Soldə ca po', messə ca po'.'''<ref name=soldi>Citato in Nicola Gigante, p. 793.</ref> :''Soldi "che poi (te li do)", messa "che poi (te la faccio)"''. ::Invito a non fare credito. *'''Soldə, capiəddə e diəndə no mandenənə niəndə.'''<ref name=denaro/> :''Soldi, capelli e denti non durano affatto''. ::Per dire che tutto è vano e labile e che è inutile tenere a simili beni materiali. *'''"Statəvə bbuenə", dissə 'u cundadinə, "acquá və lassə 'a zappə".'''<ref name=treduedue/> :''"Statevi bene'", disse il contadino, "qui vi lascio la zappa".'' *'''"Stringə 'u vəddichə", dəčevanə l'andichə.'''<ref name=vecchio/> :''"Stringi l'ombelico", dicevano gli antichi''. ::Per dire "stringi la cinghia", "sopporta la fame". ==T== *'''Tandə 'na spendə e tandə 'na cadutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 802.</ref> :''Quanto una spinta, tanto una caduta''. ::Per dire che la conseguenza di un'azione è proporzionata ad essa. *'''Tannə sə chiangə 'u bbenə, quannə sə perdə.'''<ref name=centoottanta>Citato in Nicola Gigante, p. 180.</ref> :''Si piange il bene (solo) allora, quando (lo) si perde''. *'''Tardə mangə, ma mangə bbuenə.'''<ref name=tarde/> :''Mangi tardi, ma mangi bene''. ::Significando che un disagio viene compensato da un notevole vantaggio successivo. *'''Tiəmbə e fraschə cə volənə pə matura' lə nesplə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=3&Itemid=68 Temb'e frasche]'', ''Tarantonostra.com'', 27 luglio 2004.</ref> :''Ci vogliono ramoscelli e tempo per far maturare le nespole''. ::Significando che nella vita bisogna saper attendere. *'''Tiəmbə russə də matinə: o acquə o viəndətrinə.'''<ref name=corriere>Citato in ''Corriere del Giorno di Puglia e Lucania'', 22 dicembre 1993,[https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/6/69/Pagina_tradizioni_tarantine_su_corriere_del_giorno.jpg p. 1].</ref> :''Tempo rosso di mattina: o acqua o acquazzone''. *'''Tiəmbə russə də serə: bonə tiəmbə sperə.'''<ref name=corriere/> :''Tempo rosso di sera: spera un buon tempo''. *'''Tiəmbə, tiəmb'eiə, astipə quann'eiə, ca quannə no eiə nəsciunə tə dejə.'''<ref name=tempo/> :''Tempo, hai tempo, conserva quando hai, ché quando no hai nessuno ti da''. *'''Tonəchə no ffačə monəchə e [[Chierica|chiərəchə]] no ffačə prevətə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 862.</ref> :''Tonaca non fa monaco e chierica non fa prete''. *'''Tre' C so' bruttə pə lə vicchiə: cadutə, catarrə e cacareddə.'''<ref name=vetro/> :''Tre C sono pericolose {{NDR|brutte}} per gli anziani: cadute, catarro e diarrea''. *'''Tre femənə fačənə 'na chiazzə e quattə 'na ferə.'''<ref name=donna>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=984&Itemid=68 A proposito di donne]'', ''Tarantonostra.com'', 12 luglio 2010.</ref> :''Tre donne fanno (rumore quanto in) una piazza e quattro (fanno tanto rumore quanto in) una fiera''. ::Proverbio che si riferisce al chiasso fatto dalle donne che si trovano in comitiva. *'''Tretə so' lə cətatə chiù bellə d'u munnə: Budapèst, Bucarèst e Tardə nuestrə.'''<ref name=tarde/> :''Tre sono le città più belle del mondo: Budapest, Bucarest e Taranto nostra''. *'''Tretə so' lə putiəndə: 'u rrejə, 'u papə e ci no tenə niəndə.'''<ref name=potente/> :''Tre sono i potenti: il re, il papa e chi non ha niente''. *'''Trirəčə manginə no forənə bbuenə d'aza' a 'nu ciuccə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 470.</ref> :''Tredici mancini non furono capaci di alzare un asino''. ::A significare la valenza della mano destra. *'''Truenə də culə, burrašchə də merdə.'''<ref name=culo2/> :''Tuono di culo, burrasca di merda''. *'''Tuecchətə 'u culə ca tə passə 'u spiulə.'''<ref name=culo/><ref name=spiulo>Citato in Nicola Gigante, p. 809.</ref> :''Toccati il culo così che ti passi la voglia''. ::Riferito alla credenza secondo cui una donna incinta che ha una voglia, generalmente culinaria, che non può soddisfare, se tocca una parte del suo corpo provoca la nascita, sul feto, di una macchia corrispondente; se invece si tocca il sedere la voglia non compare. *'''Tumbanə tumbanə 'u ruttə portə ô sanə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 881.</ref> :''Stupidamente il rotto porta il sano''. ::Cioè chi è in miseria porta chi sta bene. *'''Turcə 'u vinghiətijddə quannə jé tənəriəddə.'''<ref name=vigna/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 215.</ref> :''Torci il vimine quando è tenero''. ::Cioè educa e correggi i figli quando sono piccoli. *'''Tuttə cosə jé grazziə də Ddijə, da forə ô taddərə d'a cəpoddə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 845.</ref> :''Tutte le cose sono grazia di Dio, dall'esterno al cuore della cipolla''. *'''Tuttə də 'na vendrə e no tuttə də 'na mendə.'''<ref name=ventre>Citato in Nicola Gigante, p. 911.</ref> :''(I figli) tutti di una pancia e non tutti con una (stessa) mente''. ::Per dire che i figli sebbene siano nati dalla stessa persona non sono tutti uguali. *'''Tuttə lə femənə 'a tenənə sottə, ci 'a tenə sanə e ci 'a tenə rottə. Uè, uagnu', no və 'nzəppatə 'a crestə, ca stochə a' pparlə d'a sottavestə.'''<ref name=vetro/> :''Tutte le donne l'hanno sotto, chi l'ha intera e chi rotta. Hei, ragazzi, non alzate la cresta, ché sto parlando della sottoveste''. *'''Tuttə lə festə digghianə vəne', da forə Pasca Bufaniə.'''<ref name=epifania>Citato in Nicola Gigante, p. 603.</ref> :''Che vengano tutte le feste, tranne l'Epifania {{NDR|[[6 gennaio]]}}''. ::In quanto con essa finiscono tutte le feste natalizie. *'''"Tuttə piscə simə", dissə 'a lucertə e sə mənó a mmarə e s'affucojə.'''<ref name=lucere/><br />'''"Tuttə simə piscə", dissə 'a lucertə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 105.</ref> :''"Siamo tutti pesci", disse la lucertola, si lanciò a mare ed affogò.''<br />''"Siamo tutti pesci", disse la lucertola''. ::Wellerismo che critica l'ignorante o la persona di basso rango che crede di essere simile a chi è altolocato. *'''"Tuttə piscə simə", dissə 'a sardeddə e sə šcaffó 'mmiənzə.'''<ref name=sarda/> :''"Siamo tutti pesci", disse la [[sardina]] e si ficcò in mezzo''. ==U== *''''U candonə də casə addorə.'''<ref name=cantone/> :''L'angolo di casa profuma''. ::Per dire che "una vita privata è una vita beata". *''' 'U canə ašquatə havə paurə də l'acqua freddə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=120&Itemid=68 U cane aschquate ave paura dell'acqua fredda]'', ''Tarantonostra.com'', 23 settembre 2004.</ref> :''Il cane bruciato (dall'acqua calda) ha paura dell'acqua fredda''. ::Proverbio che significa che chi si scotta per un'esperienza avrà in seguito paura anche di esperienze similari. *''' 'U canə mozzəchə 'u strazzatə.'''<ref name=dueunosei/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=672&Itemid=68 A ci mozzeche u cane? A u strazzate!]'', ''Tarantonostra.com'', 28 gennaio 2008.</ref> :''Il cane morde lo straccione''. ::Proverbio che sottolinea come il fato se la prenda sempre coi più deboli e poveri. *''' 'U cavaddə d'u səgnorə: bona giuvəndutə e mala vəcchiajə.'''<ref name=duecinquetre>Citato in Nicola Gigante, p. 253.</ref> :''Il cavallo del signore: buona gioventù e cattiva vecchiaia''. *''' 'U cazzə no volə pənziərə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 257.</ref> :''Il pene non vuole pensieri''. ::Osservazione antica con riscontro biologico. *''''U chiandə amarə d'a cattivə: tənev'u muertə 'nnandə e sté ppenzavə ô vivə.'''<ref name=duecinqueuno/> :''Il pianto amaro della [[vedova]]: aveva il morto davanti e stava pensando al vivo''. *''''U cchiù bruttə ciərchə d'a vottə šcattə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 67.</ref> :''Il più brutto cerchio della botte crepa''. ::Per dire che il ribaldo si manifesta in ogni suo atto. *''''U ciuccə də Frəchettə: novandanovə malə e 'a cotə fračətə.'''<ref name=ciuccio>Citato in Nicola Gigante, p. 289.</ref> :''L'asino di Frichella: novantanove mali e la coda fracida''. *''' 'U ciuccə sə portə 'a pagghiə e 'u ciuccə s'a spagghiə.'''<ref name=ciuccio2/> <br /> ''''U ciuccə s'a caresciə e 'u ciuccə s'a futtə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=76&Itemid=68 U ciucce s'ha carescia e u ciucce s'ha futte]'', ''Tarantonostra.com'', 3 agosto 2004.</ref> :''L'asino porta la paglia e l'asino la spaglia''. <br /> ''L'asino la trasporta e l'asino se la fotte''. ::Per illustrare chi fa le cose a proprio uso e consumo, simile a "se la canta e se la suona", o chi dice di fare qualcosa per il prossimo, ma ne ha un tornaconto personale. *''''U ciələ addò vetə 'a nevə spannə 'u solə.'''<ref name=nasce>Citato in Nicola Gigante, p. 551.</ref> :''Il cielo dove vede la neve spande il sole''. ::Volendo significare che la provvidenza Dio la manda dove c'è necessità. *''''U culə arrobbə 'a cammisə.'''<ref name=culo/> :''Il culo ruba la camicia''. ::Per dire che chi ha un carattere molto timido finisce per non avere più fiducia neanche in sé stesso. *''' 'U culə ca də cacarə no jé cundendə arrivə 'u tiəmbə ca cacarə no ppotə.'''<ref name=vetro/> :''Il culo che di cacare non è contento, arriva il momento in cui cacare non può''. ::Detto di chi si lamenta pur non essendo in una brutta situazione: nel tempo essa potrebbe anche peggiorare. *''''U culə no tenə patrunə.'''<ref name=culo/> :''Il culo non ha padroni''. ::Ad indicare la tirannia di alcune necessità corporee. *'''" 'U fattə è ffattə", dissə 'a bbedda femmənə quannə cəcó l'uecchiə ô maritə.'''<ref name=femmina2/> :''"Il fatto è compiuto", disse la bella donna quando accecò il marito''. *''''U fiərrə troppə cavətə arrossə 'a biangariə.'''<ref name=fico/> :''Il ferro troppo caldo arrossa la biancheria''. ::Non bisogna mai esagerare in quel che si fa. *''''U fiərrə tuertə l'addrizzə 'u fuechə, 'a capə tortə l'addrizzə 'a Cortə.'''<ref name=dueduesei/> :''Il ferro storto lo raddrizza il fuoco, la testa storta la raddrizza il tribunale''. *''''U fuechə struscə 'u cuechə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 393.</ref> :''Il fuoco consuma il cuoco''. *''''U gustə d'u ciuccə jé 'a cramegnə.'''<ref name=ciuccio/> :''Il piacere dell'asino è la gramigna''. ::Simile a "non si discute dei gusti", a significare che ognuno ha la sua predilezione. *''' 'U jirtə pə lə fichə e 'u curtə pə maritə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 378.</ref> <br /> '''Lə vascə pə lə zitə e lə jirtə pə lə fichə.'''<ref>{{Cfr}} calendario "Tarantinità" 2015, novembre.</ref> :''L'uomo alto per i fichi e quello basso come marito''.<br /> ''I bassi per le fidanzate e gli alti per i fichi''. ::Proverbio che allude all'antica credenza secondo cui gli alti fossero più stupidi e fosse meglio che non mettessero su famiglia. *''''U lupə sonnə lə pechərə e 'a vorpə lə jaddinə.'''<ref name=lupo/> :''Il lupo sogna le pecore e la volpe le galline''. ::Per dire che una persona sogna quel che gli piace. *''''U lutrinə jé pescə də cucinə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 456.</ref> :''Il pagello è pesce di cucina''. ::Per dire che non si può fare altrove ciò che va fatto in luogo opportuno. *''''U marcatə merchə.'''<ref name=mercante/> :''Ciò che è a buon mercato lascia il segno''. ::Per dire che spesso chi crede di aver condotto un buon affare avendo comprato a buon mercato, poi rimane gabbato. *''''U maritə sə chiamə portə e 'a mugghierə sə chiamə 'stipə.'''<ref name=marito>Citato in Nicola Gigante, p. 477</ref> :''Il marito si chiama "porta" e la moglie si chiama "conserva"''. ::Significando che è la moglie che deve badare a risparmiare in famiglia. *''' 'U maschələ afflittə s'aggarbə jind'ô liəttə, 'a femənə afflittə s'aggarbə c'u lionə.'''<ref name=vetro/> :''Il maschio afflitto si accomoda nel letto, la donna afflitta si accomoda col leone {{NDR|nel senso di maschio poderoso}}''. *''' 'U maschələ, arrəvatə a' quarandinə, lassə 'a mugghiərə e s'abbrazzə 'a candinə; 'a femənə, chiù furbə, a quarand'annə lassə 'u maritə e s'abbrazzə a Gəuannə.'''<ref name=moglie/> <br /> '''Quann'u maritə arrivə a' quarandinə lassə 'a mugghiərə e sə nə vé a' candinə; quann'a mugghiərə arrivə a quarand'annə lass'u maritə e sə pigghiə a Gəuannə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=589&Itemid=68 Quann'u marite arriv' a quarantina...]'', ''Tarantonostra.com'', 09 settembre 2007.</ref> :''Il maschio, arrivato alla quarantina, lascia la moglie e abbraccia la taverna; la donna, più furba, a quarant'anni lascia il marito e abbraccia Giovanni''. <br /> ''Quando il marito arriva alla quarantina lascia la moglie e và nella taverna; quando la moglie arriva a quarant'anni lascia il marito e si prende Giovanni''. *''''U megghiə sciucatorə vé vəstutə də carta strazzə.'''<ref name=gioco>Citato in Nicola Gigante, p. 755.</ref><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 828.</ref> :''Il miglior giocatore va (in giro) vestito di carta straccia''. ::Significando che col gioco non si arricchisce nessuno, anzi. *''''U mesə də lugliə jé 'u cchiù fucusə e lə femənə so' cchiù furiusə, sə spogghiənə tuttə d'ognə pezzə e fannə crepa' l'omə stuezz'a stuezzə.'''<ref name=luglio>Citato in Nicola Gigante, p. 454.</ref> :''Il mese di luglio è il più focoso e le donne sono più furiose, si spogliano tutte di ogni pezza e fanno morire l'uomo pezzo a pezzo''. *''''U mestrə d'ascə: 'a mugghierə ô liəttə e jiddə jindr'a' cascə. So' curnutə lə mestrə d'ascə.'''<ref name=maestro/> :''Il maestro d'ascia: la moglie a letto e lui nella cassa. Sono cornuti i maestri d'ascia''. *''''U monəchə tenə 'nu vrazzə curtə e 'n'otrə luenghə.'''<ref name=monte/> :''Il monaco ha un [[braccio]] corto e l'altro lungo''. ::Detto dell'avaro che è solito prendere col braccio lungo e mai dare, avendo l'altro braccio corto. *''''U mulə sembə ha da məna' caucə.'''<ref name=mulo/> :''Il mulo sempre deve tirare calci''. *''''U 'nnammuratə sə canoscə da l'uecchiə, 'u servə də Ddijə da lə scənocchiərə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 573.</ref> :''L'innamorato si riconosce dall'occhio, il [[servo di Dio]] dalle [[Ginocchio|ginocchia]]''. *''''U panə d'u pescatorə jé senza muddichə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 628.</ref> :''Il pane del pəscatore è senza mollica''. ::Per dire che la vita dei poveri è triste e dura, come il pane che mangiano. *''''U pəccatə də Carnəvalə 'u chiangə Quaremmə.'''<ref name=padrone/><ref>Citato in Nicola Gigante, p. 672.</ref> :''Il peccato di Carnevale lo piange la [[Quaresima]]''. ::Con cui si allude agli eccessi alimentari durante il Carnevale e alle rinunce della Quaresima. *''''U pəccatə də Chijmələ 'u pajó Məndronə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 280.</ref> :''Il peccato di Chimele lo pagò Mendrone''. ::A significare un errore giudiziario. Chimele era un nome generale per il ladruncolo. *''''U pəccinnə ca no cchiangə no vo' mennə.'''<ref name=caddi>Citato in Nicola Gigante, p. 503.</ref> <br /> '''Pəccinnə ca no chiangə mennə no nə volə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=550&Itemid=68 Piccinne ca' no' chiange, menna no' ne vole]'', ''Tarantonostra.com'', 21 luglio 2007.</ref> :''Il bambino che non piange non vuole la mammella''. ::Significando che è necessario lamentarsi e sbracciarsi per ottenere qualcosa; oppure che chi non si lamenta evidentemente sta bene così. *''''U pescə gruessə sə mangə 'u pescə pəccinnə.'''<ref name=pesce/> :''Il pesce grosso mangia il pesce piccolo''. ::Modo di dire simile ad "ubi maior minor cessat" (''dove c'è il più forte il minore deve cessare di esserci''). *''''U péscə surdə jé quiddə ca no vo' cu sentə.'''<ref name=sordo>Citato in Nicola Gigante, p. 840.</ref> :''Il peggior sordo è quello che non vuole sentire''. *''''U pescə turdə, quannə sendə, fačə 'u surdə.'''<ref name=turco/> :''Il pesce tordo {{NDR|Labrus viridis}}, quando sente, fa il sordo''. ::Per dire che "non c'è miglior sordo di chi non vuol sentire". *''''U prim'annə corə a ccorə, 'u second'annə culə a cculə, 'u terz'annə caučə 'ngulə.'''<ref name=scopa>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14&Itemid=68 Frùscie de scòpa nòva]'', ''Tarantonostra.com'', 28 luglio 2004.</ref> :''Il primo anno cuore a cuore, il secondo anno culo contro culo, il terzo anno calci in culo''. ::Descrizione dell'evolversi delle situazioni sentimentali: da accoratezza, a negligenza (coniugi che dormono girati l'un l'altro), ad odio. *''' 'U prisə chiù 'u ggirə e cchiù fetə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=327&Itemid=68 U prise chiù u ggire e chiù fete]'', ''Tarantonostra.com'', 20 novembre 2005.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=740&Itemid=68 U prise chiù u ggire e chiù fete]'', ''Tarantonostra.com'', 15 giugno 2008.</ref> :''Il vaso da notte più lo giri e più puzza''. ::Per dire che una situazione non buona peggiora se si cerca di aggiustarla in malo modo; *''''U rialə də Bettə a' nnəpotə: sə caló 'mbotə e lə desə 'na nočə.'''<ref name=regalo>Citato in Nicola Gigante, p. 696.</ref> :''Il regalo di Elisabetta alla nipote: frugò in tasca e le diede una noce''. ::Per descrivere un misero regalo. *''''U ricchə quannə volə, 'u puvəriəddə quannə potə.'''<ref name=regalo/> <br />''''U ricchə quannə volə, 'u povərə quannə l'havə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 154.</ref> :''Il ricco quando vuole, il poverello quando può.''<br />''Il ricco quando vuole, il povero quando ha''. ::Parlando dei godimenti della vita. *''''U ruagnarə addò vo' mettə l'àsulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 700.</ref> :''Il fabbricatore di stoviglie di terracotta dove vuole lo mette il manico''. ::Detto quando si sentono addurre pretesti diversi e contraddittori, per dire che se si volesse si potrebbe, senza giustificazioni. *''' 'U sazziə no cretə ô dəsciunə.'''<ref name=digiuno>Citato in Nicola Gigante, p. 342.</ref> <br />''' 'A vendra chienə no cretə ô dəsciunə.'''<ref>Citato in De Vincentiis, p. 81.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=138&Itemid=68 Vendra chiena no' cred'a digiune]'', ''Tarantonostra.com'', 9 novembre 2004.</ref> :''La persona sazia non crede al digiuno.''<br />''La pancia piena non crede al digiuno''. ::Per dire che il ricco non può capire le privazioni dell'indigente. In generale per spiegare il contegno di chi ha qualcosa nei confronti di chi non ne ha. *''''U sciorgə sapə assajə, ma 'u jattə sapə də cchiùnə.'''<ref name=sorcio/> :''Il [[Gatto e topo|sorcio]] sa molto, ma il [[Gatto e topo|gatto]] ne sa di più.'' *''''U Səgnorə no pajə sulə 'u sabbətə.'''<ref name=esse/> :''Il Signore non paga solo il sabato''. ::Proverbio nato dall'usanza di pagare i lavoratori il sabato: Dio non è tenuto a ciò e può farla pagare anche gli altri giorni. *''' 'U Səgnorə tə libbərə da ricchə appəzzəndutə e da puvəriddə arrəcchəsciutə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 137.</ref> :''Il Signore ti liberi dai ricchi impoveritisi e dai poveri arricchitisi''. ::Detto popolare che invita ad evitare coloro che improvvisamente hanno cambiato status economico. *''''U sparagnə valə cchiù d'u guadagnə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 798.</ref> :''Il risparmio vale più del guadagno''. *''''U suviərchiə rombə 'u cuviərchiə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 843.</ref> :''L'eccesso rompe il coperchio''. ::Simile ad "il troppo stroppia". *''''U tariə fauzə e 'a tiedda rottə.'''<ref name=tarde/> :''Il tarì {{NDR|moneta d'argento del Regno di Napoli}} falso e la teglia rotta''. ::Detto di due persone che cercano di imbrogliarsi a vicenda. *''''U təndorə, quannə tengə, tengə pə tuttə.'''<ref name=tenda/> :''Il tintore, quando tinge, tinger per tutti''. *'''" 'U troppə è troppə", dissə 'u cucchə quannə ruzzəlò lə scalə.'''<ref name=cucco>Citato in Nicola Gigante, p. 306.</ref> :''"Il troppo è troppo", disse l'orcio quando ruzzolò per le scale''. ::Wellerismo che sottolinea che ci troppo tira la corda, la spezza. *''''U valconə jé menza dotə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 903.</ref> :''Il balcone è mezza dote''. ::Significando che la giovane che ha possibilità di un buon balcone dal quale farsi notare è avvantaggiata a trovar marito. *''''U vovə chiamə curnutə ô ciuccə.'''<ref name=volpe/><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=452&Itemid=68 U vove chiama curnute u ciuccie]'', ''Tarantonostra.com'', 31 gennaio 2007.</ref> :''Il bue chiama cornuto il ciuccio''. ::Detto di qualcuno che rinfaccia a qualcun altro i suoi stessi difetti. *''''U vovə tenə 'a lenga longhə e nno parlə.'''<ref name=lingua2/><ref>Citato in De Vincentiis, p. 218.</ref> :''Il bue ha la lingua lunga e non parla''. ::Invito a non parlare troppo ed a farsi i fatti propri. *''''U vurpə quannə tenə famə sə mangə lə cirrə suvə stessə.'''<ref name=vurpo/> :''Il polipo, quando ha fame, mangia i suoi stessi tentacoli {{NDR|cirri, intesi come ciocche di capelli}}''. *''''U vurpə sə cočə cu l'acqua sovə stessə.'''<ref name=vurpo>Citato in Nicola Gigante, p. 928.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 222.</ref> :''Il polipo si cuoce con la sua stessa acqua''. ::Proverbio di origine gastronomica, che significa che i baldanzosi e boriosi si ridimensioneranno da sé o che chi fa un danno ne risente la pena. *''''U zitə quannə sə 'nzorə parə ca volə, quannə ha passətə 'nu mesə jastemə 'a zitə e cci 'a desə, quannə ha passatə 'n'annə jastemə 'a zitə, l'attanə e 'a mammə.'''<ref name=zita>Citato in Nicola Gigante, p. 938.</ref> :''Il novello sposo quando si sposa sembra che voglia, quando è passato un mese bestemmia la sposa e chi (glie)la diede, quando è passato un anno bestemmia la sposa, il padre e la mamma''. *'''Uajə cu 'a palə e mortə majə.'''<ref name=guai/> :''Guai con la pala e morte mai''. *'''Uardə 'a jattə e friscə 'u pescə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 390.</ref> <br /> '''Friscə 'u pescə e trəmində 'a jattə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=764&Itemid=68 Frisce 'u pesce e tremende 'a jatta]'', ''Tarantonostra.com'', 23 agosto 2008.</ref> :''Guarda la gatta e friggi il pesce''. ::Invito a mantenere un occhio su ciò che potrebbe danneggiarci; può essere ironicamente usato per criticare chi non dà troppa attenzione a ciò che fa. Il proverbio è allargato a tutti i casi in cui una persona fa due cose insieme. *'''Uecchiə ca no vetə, corə ca no šcattə.'''<ref name=occhio2/> :''Occhio che non vede, cuore che non scoppia''. ::Simile a "lontano dagli occhi, lontano dal cuore". *'''Uecchiə chinə e manə vacandə.'''<ref name=occhio2/> :''Occhi pieni e mani vuote''. *'''Uegghiə d'aliə, ognə malə pigghiə viə.'''<ref name=tretrezero/><ref name=occhio2/> :''Olio di oliva, ogni male prende (e va) via''. ::Proverbio di medicina popolare. *'''Uezətə prestə e cachə addò ué.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=4&Itemid=68 Uèzete prest' e caca addò vuè]'', ''Tarantonostra.com'', 27 luglio 2004.</ref> :''Alzati presto e caca dove vuoi''. ::Simile a "il mattino ha l'oro in bocca" e "chi prima arriva meglio alloggia", ma con un rifacimento rurale. *'''Unə fačə 'u pərtusə e l'otrə ficchə 'u chiuevə.'''<ref name=pertuso/> :''Uno fa il buco e l'altro ficca il chiodo''. *'''Ungə l'assə ca 'a rotə caminə.'''<ref name=asse>Citato in De Vincentiis, p. 161.</ref> :''Ungi l'asse così che la [[ruota]] cammini''. ::Per dire che per ottenere vantaggi e favori non bisogna essere avari. ==V== *'''Valə cchiú 'n'acquə də mascə ca no ciəndə d'abbrilə, e 'nu carrə d'orə cu tuttə lə tirə.'''<ref name=ottoquattro/> :''Vale più un'acqua di maggio che non cento d'aprile ed un carro d'oro con tutti i tiri''. *'''Valə cchiù 'na faccia tostə ca 'na massariə.'''<ref name=faccia/> :''Vale più una faccia tosta che una masseria''. ::Significando che chi è sfrontato spesso riesce ad ottenere quanto, anche con il denaro, non si riuscirebbe ad avere. *'''Valə cchiù 'n'onzə də furtunə ca 'na libbrə də saperə.'''<ref name=fortuna>Citato in Nicola Gigante, p. 399.</ref> :''Vale più un'oncia di fortuna che una libbra di sapere''. *'''[[Barca|Varca]] tortə pescə portə.'''<ref name=barca/> :''La barca piegata porta il pesce''. ::Per dire che l'imperfezione non implica l'inutilità. *'''Vasə 'a Madonnə e cuerchətə.'''<ref name=provtara/> :''Bacia la [[Maria|Madonna]] e coricati''. *'''Vé cu pigghiə 'a farinə e lassə 'u sacchə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 361.</ref> :''Va a prendere la farina e lascia il sacco''. ::Significando che spesso chi va per prendere, viene preso. *'''Venə 'a signə e caccə 'a patronə d'a vignə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 789.</ref><ref>Citato in De Vincentiis, p. 184.</ref> :''Viene la scimmia e caccia la padrona dalla vigna''. ::Detto quando qualcuno occupa con la forza il posto di un altro. *'''Vendrə attrassatə, figgha femənə assəcuratə.'''<ref name=ventre/> :''Pancia in ritardo {{NDR|nell'accrescersi nella gravidanza}}, figlia femmina assicurata''. *'''Vendra chienə candə e no cammisa novə.'''<ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=681&Itemid=68 Vendra chiena cande, e no' cammisa nova]'', ''Tarantonostra.com'', 13 febbraio 2008.</ref> :''La pancia piena canta e non la camicia nuova''. ::Per significare che l'importante è avere abbastanza per mangiare e non per comprare beni di lusso. *'''"Viatə 'a nugghiə", dissə 'a sazizzə, ca jeddə evə statə pəsatə e macənatə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 575.</ref> :''"Beato il cotechino", disse la salsiccia, poiché essa era stata pestata e macinata''. ::Wellerismo che sottolinea come tutto sia relativo. *'''Viatə a quedda casə addò 'u prevətə 'ngə trasə.'''<ref name=ottosette/> <br />'''Viatə a quedda casə addò 'na chiərəche 'ngə trasə.'''<ref name=duequattrosei>Citato in Nicola Gigante, p. 246.</ref> :''Beata quella casa in cui entra il prete.''<br />''Beata quella casa in cui entra una chierica''. ::Cioè beata quella famiglia che ha un figlio sacerdote o una figlia suora. *'''Viəcchiə e furastiərə s'avandənə vuləndiərə.'''<ref name=forestiere>Citato in Nicola Gigante, p. 396.</ref> :''Vecchi e forestieri si vantano volentieri''. ::Alludendo al fatto che spesso i primi raccontano e si vantano di cose di tempo lontano e i secondi di fatti accaduti in terre lontane. *'''Viəndə də ləbbičə majə bbenə fičə e cə malə no fičə no jevə ləbbičə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 440.</ref> :''Vento di libeccio non fece mai bene e se male non fece non era libeccio''. *'''Vistə cəpponə ca parə baronə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 265.</ref><ref name=cippone>Citato in De Vincentiis, p. 68.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=358&Itemid=68 Viste cippone ca pare barone]'', ''Tarantonostra.com'', 22 febbraio 2006.</ref> :''Vesti un ceppo e ti sembrerà un [[barone]]''. ::Detto simile a "l'abito non fa il monaco", significando che si può anche vestire un grosso ceppo di legno come un barone e lo sembrerà. A volte utilizzato in valenza negativa, sottolineando che è inutile sembrare qualcosa che non si è. *'''Vorpə ca dormə vé sembə mazzə.'''<ref name=volpe>Citato in Nicola Gigante, p. 921.</ref> :''Volpe che dorme va (in giro) sempre magra''. ::Simile a "chi dorme non piglia pesci". ==Z== *'''Zappə e zappə, 'a məseriə no s'attappə.'''<ref name=zappa>Citato in Nicola Gigante, p. 933.</ref> :''Zappa e zappa, la miseria non si attappa''. ::Lamento di chi pur lavorando tanto non riesce a realizzare molto. *'''Zappə e zappə e sembə a' 'nna vannə stochə.'''<ref name=zappa/> :''Zappa e zappa e sto sempre allo stesso punto {{NDR|ad una (stessa) parte}}''. ::Lamento di chi pur lavorando tanto non riesce a realizzare molto. *'''"Zumbə ci po' ", dissə 'u marauettə.'''<ref name=mercante>Citato in Nicola Gigante, p. 473.</ref> :''"Salti chi può", disse il ranocchio''. ::Wellerismo detto da chi assiste a facili carriere o facili guadagni, perché la rana è avvantaggiata nel salto. *'''Zumbə, cətrulə, ca all'urtulanə ve' 'ngulə.'''<ref>Citato in Nicola Gigante, p. 269.</ref><ref>Citato in Carlo "'U Sinnache" Caprino, ''[http://www.tarantonostra.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1052&Itemid=68 Zump'u citrule e vè ngule all'ortolane]'', ''Tarantonostra.com'', 01 giugno 2011.</ref> :''Salta, [[cetriolo]], che all'ortolano vai in culo''. ::Detto per atti o fatti che incolpano qualche povero innocente. Anche detto da chi fa del bene a qualcuno, ma da costui ne riceve solo male. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Domenico Ludovico De Vincentiis, ''Vocabolario del dialetto tarantino in corrispondenza della lingua italiana'', Taranto, Tip. Salv. Latronico e figlio, 1872. *Nicola Gigante, ''Dizionario della parlata tarantina'', Mandese editore, Taranto, 2002. ==Voci correlate== *[[Taranto]] *[[Modi di dire tarantini]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w=dialetto tarantino|preposizione=riguardante il|etichetta=dialetto tarantino}} [[Categoria:Proverbi pugliesi|Tarantini]] [[Categoria:Taranto]] i2k12h7jrwqjqiexuycho7scgoef55p Felicità 0 8777 1409582 1402266 2026-04-05T20:47:51Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409582 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Angelo Bronzino - Allegorie Des Glücks.jpg|thumb|upright=1.4|''Allegoria della felicità'' (A. Bronzino, 1564)]] Citazioni sulla '''felicità'''. ==Citazioni== *A chi è felice è difficile avere una vera comprensione della miseria. ([[Marco Fabio Quintiliano]]) *A me sembra che quelli che sono felici in questo mondo siano in genere migliori e più amabili degli infelici; e così, nel caso di una Resurrezione e Giudizio Universale, è assai probabile che essi appunto saranno stimati degni di un posto nel Paradiso. ([[Samuel Butler]]) *– Ah, se potessi trovare il [[libro]] che contiene il vangelo della felicità...<br>– Amico mio, nel nostro tempo si scrivono dei libri, ma non delle [[verità]]... ([[Carlo Maria Franzero]]) *Alla fine penso che la felicità non si debba mostrare troppo: per scaramanzia, perché non tutti ti vogliono bene, e perché, come mi ha insegnato mia mamma, non è elegante. ([[Levante (cantante)|Levante]]) *Andate pure di continente in continente, di regno in regno, di ricchezza in ricchezza, di piacere in piacere: non troverete la felicità che cercate. La terra e quanto contiene non possono appagare un'anima immortale più di quanto un pizzico di farina, in bocca ad un affamato, possa saziarlo. ([[Giovanni Maria Vianney]]) *Beate quelle persone il cui cuore è gonfio di felicità, poiché ogni gioia proviene da Dio. (''[[Sissi - Il destino di un'imperatrice]]'') *''C'è un'Ape che se posa | su un bottone de rosa: | lo succhia e se ne va... | Tutto sommato, la felicità | è una piccola cosa.'' ([[Trilussa]]) *Chi è felice è stupido. Non è vero ma consola. ([[Marcello Marchesi]]) *Chiedetevi se siete felici e cesserete di esserlo. ([[John Stuart Mill]]) *Coloro che non furono mai sventurati, non sono degni della loro felicità. ([[Ugo Foscolo]]) *Con il mito volgare della felicità, si può fare degli uomini press'a poco ciò che si vuole, e tutto quello che si vuole delle donne. ([[Paul Valéry]]) *''Corre intanto il seren per l'universa | calma notturna e pochi o niuno il sa: | così l'urna sovente inclina e versa | silenziosa la Felicità.'' ([[Enrico Panzacchi]]) *Dietro a ogni felicità presente è nascosto un timore futuro. ([[Alexandre Dumas (padre)|Alexandre Dumas padre]]) *È americano quanto la torta di mele considerare un diritto la felicità, e rivolgersi alla legge per tutelare tale diritto nel caso si verifichi qualcosa che modifichi quella felicità. ([[Lawrence Lessig]]) *È arduo sopportare la felicità altrui, specie se innocente. Non poter imputare a chi l'ha raggiunta nulla d'ingiusto o disonesto, la rende indigeribile a milioni di poveri diavoli che l'hanno cercata inutilmente. Sei felice ma almeno dimmi che hai strozzato una vecchietta o che hai derubato tuo fratello. Niente, neanche questo mi viene concesso. ([[Marco Presta]]) *È certamente vero che noi dobbiamo pensare alla felicità degli altri; ma non si dice mai abbastanza che il meglio che possiamo fare per quelli che amiamo è ancora l'essere felici. ([[Émile-Auguste Chartier]]) *''E chi non ha mai visto nascere una Dea | non lo sa che cos'è la felicità.'' ([[Cesare Cremonini]]) *È impossibile rinunciare alla felicità, si può solo se non la si è mai conosciuta. ([[Fabio Volo]]) *È per la felicità come per la [[verità]]: non si ''ha'', ma ci si ''è''. Felicità non è che l'essere circondati, l'«esser dentro», come un tempo nel grembo della madre. Ecco perché nessuno che sia felice può sapere di esserlo. Per vedere la felicità, dovrebbe uscirne: e sarebbe come chi è già nato. Chi dice di essere felice mente, in quanto evoca la felicità, e pecca contro di essa. Fedele alla felicità è solo chi dice de ''essere stato'' felice. Il solo rapporto della coscienza ala felicità è la gratitudine: ed è ciò che costituisce la sua dignità incomparabile. ([[Theodor W. Adorno]]) *– Eminenza, io non sono felice.<br/>– Perché dovrebbe essere felice? Il suo compito non è questo. Chi le ha detto che si viene al mondo per essere felici. (''[[8½]]'') *Esser felici vuol dire potersi accorgere di se stessi senza spavento. ([[Walter Benjamin]]) *Essere felici non è poi così fantastico. Mi ricordo l'ultima volta che sono stata felice: ero così ingrassata... (''[[Sesso, bugie e videotape]]'') *''Felicità che sappiamo soltanto guardare, aspettare, cercare già fatta, | quasi fosse anagramma perfetto di facilità, | barando su un'unica lettera...'' ([[Francesco Guccini]]) *Felice colui che ha trovato il suo lavoro; non chieda altra felicità. ([[Thomas Carlyle]]) *Felice è la semplicità che ignora le biforcazioni del dubbio, ma più selvaggia e più virile è la felicità che fiorisce ai margini degli abissi. ([[Ernst Jünger]]) *Felicità è scegliersi certi fini, fare certi propositi e lottare per ottenerli e realizzarli, senza lamentarsi o deprimersi se poi non possono essere raggiunti. Si può anche dire che la felicità è avere dei valori e degli ideali e sforzarsi di seguirli. ([[Albert Ellis]]) *Felicità? È una parola che, di tanto in tanto, nella mia vita, ho raccolto, ho osservato – ma mai l'ho scoperta sotto le stesse sembianze. ([[Doris Lessing]]) *Felicità e bontà, secondo i moralisti ipocriti, sono in rapporto di effetto e causa. Non è mai esistita una cosa meno provata o probabile: la nostra felicità non è mai nelle nostre mani: ereditiamo la nostra costituzione; veniamo sballottati tra le braccia di amici e nemici; possiamo essere fatti in modo tale da sentire un ghigno o una calunnia con insolita acutezza, e trovarci nelle circostanze insolite di esservi esposti: possiamo avere nervi molto sensibili al dolore e venire afflitti da un male molto doloroso. ([[Robert Louis Stevenson]]) *Felicità è vera soltanto se condivisa. ([[Christopher McCandless]]) *''Felicità mi spiace, | felicità è loquace | come un bimbo; l'ho a noia! | La mia rete ha ceduto, | la mia stella ha perduto | il fedele seguace''. ([[Sergio Corazzini]]) *''Felicità raggiunta, si cammina | per te sul fil di lama. | Agli occhi sei barlume che vacilla, | al piede, teso ghiaccio che s'incrina; e dunque non ti tocchi chi più t'ama. Se giungi sulle anime invase | di tristezza e le schiarì, il tuo mattino | è dolce e turbatore come i nidi delle cimase. Ma nulla paga il pianto del bambino a cui fugge il pallone tra le case''. ([[Eugenio Montale]]) *Felicità, semplificando, indica l'appagamento del bambino quando succhia il seno materno. ([[Davide Bregola]]) *Felicità (''s.f.''). Gradevole sensazione suscitata dalla contemplazione delle miserie altrui. ([[Ambrose Bierce]]) *Felicità? Una piccola incombenza giornaliera da curare come faresti con un giardino. ([[Annabel Buffet]]) *Figlio mio... Non voglio che tu pensi che questa è la felicità... Guarda laggiù... Quella è la felicità... No sta cacat di yacht. (''[[Sole a catinelle]]'') *Fu già osservato mille volte, e debbo notarlo ancora una volta, che le ore che trascorriamo in prospettive di felicità, sono più piacevoli di quelle coronate dal godimento. Nel primo caso, ci prepariamo il piatto secondo il nostro appetito, nel secondo, la natura ce lo prepara lei. ([[Oliver Goldsmith]]) *Gli elementi della felicità sono dati a tutti sotto forme diverse. Beato colui che sa combinarli, misero colui che resta inerme e disperato davanti alle vuote convenzioni degli uomini. ([[Henry Furst]]) *Gli uomini giocano colla loro felicità come i fanciulli, perduta la rimpiangono come uomini. ([[Igino Ugo Tarchetti]]) *Il compito attuale dell'arte è di introdurre caos nell'ordine. ([[Theodor W. Adorno]]) *Il contento umano consiste più tosto nel parere che nell'essere. ([[Lorenzo de' Medici]]) *Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del [[dolore]] è ancora dolore. ([[Albert Einstein]]) *Il segreto della felicità è non permettere mai a se stessi di desiderare cose che la ragione ci dice che non abbiamo speranza di raggiungere. ([[Phyllis Dorothy James]]) *Il segreto della felicità è quello di trovare una [[monotonia]] congeniale. ([[Victor Sawdon Pritchett]]) *{{NDR|«Il tuo segreto di bellezza?»}} È la mia felicità. ([[Ellen Hidding]]) *Imparare ad [[Amor di Dio|amare Dio]] — e, con lui, il [[prossimo]] — significa aver trovato finalmente il luogo del proprio riposo, la fonte stessa della felicità. ([[Raniero Cantalamessa]]) *In teoria vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all'indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo. ([[Franz Kafka]]) *''Io la {{NDR|felicità}} inseguo per monti, per piani, | pel mare, pel cielo, nel cuore, | io la vedo, già tendo le mani, | già tengo la gloria e l'amore''. ([[Giovanni Pascoli]]) *''Io sento fra le dita | ancor color di rosa | un lungo filo bianco, | cui relegata sta, | in alto, molto in alto, | la mia felicità.'' ([[Michele Marzulli]]) *L'[[amicizia]] è il massimo alimento della felicità umana. ([[Prospero Viani]]) *L'idea della felicità negli uomini non può esser derivata che dalla memoria d'un bene trascorso o dal presentimento di un bene avvenire – in una vita antecedente o in una vita futura – giacché non vi è nulla quaggiù d'onde essi abbiano potuto attingere questo concetto. ([[Igino Ugo Tarchetti]]) *L'uomo è fatto per essere felice, come l'uccello per volare. ([[Vladimir Galaktionovič Korolenko]]) *La caccia alla felicità conduce nel folto della boscaglia. La felicità vi deve entrare. Essa non si trova a suo agio fra gli impazienti; dovrebbe assomigliare alla preparazione che diviene sempre più bella. La vita non può avere fretta; deve rallentare, come avviene per i grandi fiumi che scorrono verso il mare. ([[Ernst Jünger]]) *La chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c'è. ([[Afterhours]]) *La cosa più bella quando ci si sente felici è che sembra che non si sarà mai più infelici. (''[[Il bacio della donna ragno]]'') *La felicità bisogna guadagnarsela. (''[[Chi è senza peccato...]]'') *La felicità che nasce dalla chiara discriminazione percettiva della realizzazione del Sé, è chiamata sattvica. In principio sembra veleno, ma alla fine è come nettare.<br />La felicità che nasce dall'unione dei sensi con la materia è chiamata rajasica. In principio sembra nettare, ma alla fine è come veleno. (''[[Bhagavadgītā]]'') *La felicità consiste in un corso facile di vita. ([[Zenone di Cizio]]) *La felicità consiste nel sentire buona la propria anima. ([[Joseph Joubert]]) *La felicità consiste nell'interiorità dello spirito, ossia nello sviluppo della personalità in intima colleganza con un destino celeste. ([[Fulton John Sheen]]) *La felicità consiste nella realizzazione dello spirito attraverso il corpo. ([[Cyril Connolly]]) *La felicità – cosa maledetta! La felicità è un grande forse. Io sono l'Ateo della felicità! ([[Aleksandr Sergeevič Puškin]]) *La felicità credo che sia vivere un momento del presente senza desiderare altro: né proiettati nel [[futuro]], né nel [[passato]]. ([[Nicoletta Braschi]]). *La felicità dev'essere afferrata... e io afferrerò la mia. (''[[Kung Fu Panda 2]]'') *La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull'erba a piedi nudi, è il [[singhiozzo]] dopo che è passato. ([[Charles Monroe Schulz]]) *La felicità è avere una [[famiglia]] numerosa, amorevole, sollecita e unita in un'altra città. ([[George Burns]]) *La felicità è formata di sventure evitate. ([[Alphonse Karr]]) *La felicità è il fine di se stessa. ([[Jorge Luis Borges]]) *La felicità è nel differirla, non nell'averla. Nell'averla c'è la noia di averla avuta. ([[Carmelo Bene]]) *La felicità è reale solo quando condivisa. (''[[Into the Wild - Nelle terre selvagge]]'') *La felicità è sempre e soltanto un istante. La felicità non è una cosa che dura. Non è un tempo, è un istante o una serie di istanti. Un punto di contatto con qualche cosa di straordinario. ([[Francesco Alberoni]]) *La felicità è un'opera d'arte. Trattatela con cura. ([[Edith Wharton]]) *La felicità è un luogo che esiste solo finché non ci mettiamo i piedi. ([[Francesca Duranti]]) *La felicità è una cosa seria, no? Ecco, allora se c'è, deve essere assoluta. (''[[Bianca]]'') *''La felicità è una pistola calda.'' ([[The Beatles]]) *La felicità è una ricompensa che giunge a chi non l'ha cercata. ([[Anton Cechov]]) *La felicità è una realtà sfuggente, simile per certi versi a un'anguilla: ogni volta che pensi di averla catturata, ti sfugge, sguscia via. ([[Willy Pasini]]) *La felicità è uno stato di grazia irraggiungibile che forse non esiste nella realtà terrena. È un qualche cosa a cui si tende, ma che non si riesce mai a raggiungere. ([[Silvio Berlusconi]]) *La felicità è vivere e io sono per la vita. ([[Giorgio Albertazzi]]) *La felicità effettiva sembra sempre molto squallida in confronto ai grandi compensi che la miseria trova. E si capisce anche che la stabilità non è neppure emozionante come l'instabilità. E l'essere contenti non ha nulla d'affascinante al paragone di una buona lotta contro la sfortuna, nulla del pittoresco di una lotta contro la tentazione, o di una fatale sconfitta a causa della passione o del dubbio. La felicità non è mai grandiosa. ([[Aldous Huxley]]) *La felicità esiste anche se hai trentatré anni, il sederone e le gambe da calciatore. (''[[Che pasticcio, Bridget Jones!]]'') *La felicità esiste solo nel dono, nel dono completo; il suo disinteresse gli conferisce sapori d'eternità; esso ritorna alle labbra dell'anima con una soavità immortale. ([[Léon Degrelle]]) *La felicità ha a che fare con l'effimero, per me. La riconduco a qualcosa che inevitabilmente andrà via, all'improvviso, tradendomi. ([[Levante (cantante)|Levante]]) *La felicità ha acquisito un profilo molto più alto, non tanto nella filosofia, quanto nella cultura più generale. È diventata addirittura un grosso affare. Milioni di ettari di foresta sono stati sacrificati sul suo altare per farne tutti quei libri che ci spiegano come far funzionare il trucco della felicità. ([[Mark Rowlands]]) *La felicità, in quanto successo personale, non è altro che l’estensione della logica del capitale alla produzione della soggettività. Interessandoci alla difficile e tumultuosa vita di Marx è possibile concludere che, contrariamente a quanto la psicologia dell’io e del miglioramento personale cercano di farci credere, la felicità non dipende dal successo personale, né dall’accumulo di proprietà o di ricchezze economiche. ([[Paul B. Preciado]]) *La felicità nasce dalla conoscenza di quell'ordine necessario che è la stessa sostanza di Dio. La conoscenza di ogni singola cosa come elemento o manifestazione necessaria di quell'ordine è contemplazione di Dio e amore intellettuale di lui. ([[Baruch Spinoza]]) *La felicità non accompagna mai né la potenza né il genio né la bellezza, benché questi tre doni siano i più desiderati dalle creature umane. Eppure la felicità è uno dei sogni più comuni degli uomini e molti credono conseguirla attraverso quei tre beni che invece la fanno impossibile. E siccome la felicità può essere difficilmente ottenuta dai deformi, dagli imbecilli e dai deboli risulta chiaramente che la ''chasse au bonheur'' che, secondo Stendhal, era la grande occupazione della vita, equivale alla [[caccia]] del liocorno o della fenice. ([[Giovanni Papini]]) *La felicità non ci spetta di diritto. È frutto di un lavoro che richiede sforzi. ([[Karl Lagerfeld]]) *La felicità non è affatto una forma di soddisfazione o compiacimento: non è serenità o contentezza, come ho creduto fino ad oggi. La felicità non porta la pace, ma una spada: ti scuote come un lancio di dadi sul quale hai puntato tutto, toglie la parola e annebbia la vista. La felicità è più forte di se stessi e poggia il suo piede con fermezza sulla tua testa. ([[Gilbert Keith Chesterton]]) *La felicità non è cosa facile a conquistare: è difficile trovarla in noi, affatto impossibile poi trovarla altrove. ([[Nicolas Chamfort]]) *La felicità non è ereditaria, la [[sifilide|lue]] sì, il [[tumore|cancro]] forse. ([[Marcello Marchesi]]) *La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa. ([[Friedrich Nietzsche]]) *La felicità non è un risultato: è una conseguenza. Se ti dico che amando sarai felice, la felicità sarà una conseguenza, non un risultato. Se pensi che devi amare, poiché vuoi essere felice, non ne verrà fuori nulla. ([[Osho Rajneesh]]) *La felicità non può attuarsi mai. Anche se le circostanze vengono superate, la natura trasporta la lotta dall'esterno all'interno e, a poco a poco, muta il nostro cuore abbastanza perché desideri una cosa diversa da ciò che gli vien dato di possedere. E se la vicenda è stata così rapida che il nostro cuore non ha avuto il tempo di mutare, non per questo la natura dispera di vincerci, in una maniera più tardiva, è vero, più sottile, ma altrettanto efficace. Allora, all'ultimo istante il possesso della felicità ci vien tolto, o piuttosto, a questo stesso possesso la natura, per un'astuzia diabolica, dà incarico di distruggere la felicità. Avendo fallito in tutto quanto rientra nel campo dei fatti della vita, la natura crea un'estrema impossibilità, l'impossibilità psicologica della felicità. Il fenomeno della felicità non s'avvera o dà luogo alle reazioni più amare. ([[Marcel Proust]]) *La felicità non si commercia, non è una app da scaricare sul telefonino. ([[Papa Francesco]]) *La felicità non si ottiene con una pillola, la vita è un privilegio. ([[Patch Adams]]) *La felicità, nonostante la [[pubblicità]] vi illuda, non ci viene dall'ultima generazione di telefonini o di computer, e più in generale di «prodotti», ma da uno straccio di «relazione in più». ([[Umberto Galimberti]]) *La felicità per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole… Io la felicità l’ho trovata sempre nelle cose terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani, non nella letteratura. ([[Andrea Camilleri]]) *La felicità per noi poveretti sta solo nell'umiltà e nell'ubbidienza. ([[Émile Zola]]) *La felicità perpetua non è che un'altra parola per indicare Dio. ([[Louis De Wohl]]) *La felicità più che altro è un desiderio, è un'utopia. ([[Giorgio Albertazzi]]) *La felicità sta nella capacità di percepire ogni cosa come facente parte di noi stessi, proprietà al contempo di tutti e di nessuno. La felicità sta nella convinzione che essere vivi significhi essere testimoni di un’epoca, sentendosi in questo modo responsabili, in maniera vitale e appassionatamente responsabile, del destino collettivo del pianeta. ([[Paul B. Preciado]]) *La felicità? Un buon sigaro, un buon pasto, una bella donna; o una donna cattiva. Dipende da quanta felicità siete in grado di maneggiare. ([[George Burns]]) *La [[ricchezza]] è la piú notevole forma di felicità terrena e felicità significa anche prova per se stessi. Sei tu uomo da sopportare la tua felicità? Questo è il quesito. ([[Frans Eemil Sillanpää]]) *La somma filicità sarà somma cagione della infelicità, e la perfezion della sapienza cagion della stoltizia. ([[Leonardo da Vinci]]) *La [[speranza]] raddoppia la felicità perché vivifica nel godimento de' beni, percliè conforta e sostiene ne' mali, perché ispira fermezza e coraggio contro tutti i pericoli ed ostacoli ai doveri ed alla virtù, e perché accompagna persino negli ultimi istanti della vita onde alleggerire l'aspro dolore del suo abbandono. ([[Baldassarre Poli]]) *La [[storia]] non è il terreno della felicità. I periodi di felicità sono in essa pagine vuote. ([[Georg Wilhelm Friedrich Hegel]]) *La tua felicità dipende da te. ([[Denis Ivanovič Fonvizin]]) *La vera felicità consiste nell'amore dei propri doveri. ([[Étienne-Louis Boullée]]) *La vera felicità la faccio consistere nella tranquillità d'animo, nella vita pacifica in [[famiglia]], nel rispetto e nell'affetto reciproco e in tutta l'indipendenza possibile dai fastidi che impone la società di pura [[Galateo|etichetta]]. ([[Antonio Raimondi]]) *La vera felicità (non quella solo immaginata o sognata) consiste sempre in tre cose indivisibili: forza di godere, oggetto e godimento. Governo e educazione devono provvedere a rafforzarle e abbellirle. ([[Wilhelm Heinse]]) *La vera felicità non si descrive, si sente, e si sente tanto meglio quanto meno si può descrivere, perché non risulta da un complesso di fatti, ma da uno stato permanente. ([[Jean-Jacques Rousseau]]) *La vita ha richiesto oltre 4 miliardi di anni per evolversi fino a voi, e avete circa 70 anni per godervela. Non cercate solo la felicità, afferratela. ([[Eric Idle]]) *Le rimembranze della felicità già passata sono le rughe dell'anima! ([[Xavier de Maistre]]) *M'infastidisce rintracciare presso gli antichi Greci la norma morale secondo cui la felicità deve essere acquisita mediante la sofferenza. Cosa che è anche alla base delle offerte agli dei: in cambio di un bene richiesto, si abdica da uno di quelli che si possiede. Volgarità di questo cristianesimo ''ante litteram''. ([[Henry de Montherlant]]) *Ma ti sbagli se pensi che le gioie della vita vengano soprattutto dai rapporti tra le persone. Dio ha messo la felicità dappertutto, è ovunque, in tutto ciò in cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose. (''[[Into the Wild - Nelle terre selvagge]]'') *Mi dimetto dal tentativo di essere felice. ([[Jack Kerouac]]) *Mia madre diceva che se rendi felice qualcuno, rendi felice te stesso. (''[[L'ispettore Derrick]]'') *Mie care, la felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno. (''[[8½]]'') *Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri). ([[Immanuel Kant]]) *Nessuno può essere felice finché tutti non sono felici. ([[Vivekananda]]) *Non abbiamo bisogno di cercare la felicità: se possediamo l'amore per gli altri, ci verrà data. È il dono di Dio. ([[Madre Teresa di Calcutta]]) *Non basta essere felici! È necessario anche che gli altri non lo siano. ([[Jules Renard]]) *Non bisogna mai pensare che la felicità sia legata al fare una cosa importante, all'essere in un posto importante: la felicità è dove ti trovi bene. ([[Julio Velasco]]) *Non c'è pienezza di felicità, senza pienezza d'[[indipendenza]]. ([[Nikolaj Gavrilovič Černyševskij]]) *Non credere, amico mio, che l'uomo sia capace di sentire tanta felicità quanta ne può concepire; c'è nel [[desiderio]] e nell'[[immaginazione]] meno forza che nella sensibilità. ([[Sully Prudhomme]]) *Non dissetarti a tutte le fonti che trovi: la felicità sta nell'avere sempre sete. ([[Nino Salvaneschi]]) *Non è forse la felicità qualcosa che può venire solo da noi stessi, cioè da ciò che come filosofi possiamo padroneggiare, e non dagli accidenti del mondo esterno che sono sempre così instabili e mutevoli? ([[Armando Massarenti]]) *Non è nel potere della nostra volontà non desiderare di essere felici. ([[Nicolas Malebranche]]) *Non è quanto si possiede, ma quanto si assapora a fare la felicità. ([[Charles Spurgeon]]) *Non è vero che ''ciò che ci rende felici è buono''; al contrario: ''solo ciò che è buono ci rende felici''. ([[Johann Gottlieb Fichte]]) *Non possiamo conoscere e apprezzare la felicità senza aver preso lezioni alla scuola dell'avversità. ([[Mariano José Pereira da Fonseca]]) *Non può dirsi felice uno, se non quando si contenta del proprio stato. ([[Papa Sisto V]]) *Non puoi essere felice se non metti per prima la felicità delle altre persone. ([[Russell Brand]]) *Non si può essere felici finché intorno a noi tutti soffrono e si infliggono sofferenze; non si può essere [[Morale|morali]] fintantoché il procedere delle cose umane viene deciso da violenza, inganno e ingiustizia; non si può neppure essere [[Saggezza|saggi]] fintantoché l'umanità non si sia impegnata nella gara della saggezza e non introduca l'uomo alla vita e al sapere del più saggio dei modi. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Non si può negare a nessuno sulla terra la [[libertà]] e la felicità, anzi, tutti dovrebbero cercarle. ([[Karl Rahner]]) *Non siete felici? Sì che lo siete: questa, qui e ora, è la felicità. Godetevela. ([[John Diamond]]) *Non so che diritto io abbia a tanta felicità, ma preferisco metterla da parte per il tempo della mia desolazione. ([[Henry David Thoreau]]) *Non sono stata abituata alla felicità: è qualcosa che non ho mai dato per scontato, ma pensavo che sarebbe arrivata con il [[matrimonio]]. ([[Marilyn Monroe]]) *Non voglio la felicità, nemmeno gratuitamente se non mi sento tranquillo sul destino di tutti i miei fratelli... Che mi importa del fatto di essere sicuro che la ragione vincerà, che il futuro sarà radioso, se il destino mi ha condannato ad essere testimone del trionfo del caso, dell'irrazionale, della forza bruta? ([[Vissarion Grigor'evič Belinskij]]) *Nulla giova alla felicità come sostituire il lavoro alle preoccupazioni. ([[Maurice Maeterlinck]]) *''Oggi lasciate | che sia felice, | io e basta, | con o senza tutti, | essere felice | con l'erba | e la sabbia, | essere felice | con l'aria e la terra, | essere felice | con te, con la tua bocca, | essere felice.'' ([[Pablo Neruda]]) *Ogni felicità se non è di tutti è rubata. Ogni felicità deve essere comunicata e condivisa o sfiorisce. ([[Ermes Ronchi]]) *Oh! c'è nella vita un istante di felicità, crediamolo! ([[Xavier Forneret]]) *– Ok ok, eccoti il segreto per essere felici.<br />– Non vedo l'ora di ascoltarlo.<br />– Fingi di essere felice e, alla fine, dimentica che stai fingendo. (''[[BoJack Horseman]]'') *Onde si può ben dir, quel che ho già udito | e molti saggi dir, che sol felice | è chi unqua nel mondo mai non nasce, | o che subito nato, se ne more. | E così fugge, come dall'incendio | levato fosse, l'incostante sorte; ([[Giambattista Giraldi Cinzio]]) *Ora so che se deciderò ancora di andare in cerca della felicità, non dovrò cercarla oltre i confini del mio giardino... perché se non la trovo là... non la troverò mai da nessun'altra parte. (''[[Il mago di Oz]]'') *Pensare alla felicità non come a uno stato vago che si prova a cose fatte, ma come a uno stato acuto che si coglie sul momento. ([[Henry de Montherlant]]) *Pensavi che la felicità stesse nell'avere tutto. Verifichi ora che, al contrario, consiste nel darti completamente. ([[Plinio Corrêa de Oliveira]]) *Penso che la felicità sia qualcosa di cui facciamo esperienza e che non necessariamente possa rientrare in una definizione – anche proprio singolarmente –, io mi sono ritrovata nella mia vita a fare esperienze di felicità così differenti tra loro che trovargli una connotazione non è semplice. Mi spaventa un po' di questa società proprio questa attenzione quasi ossessiva sulla domanda di felicità che poi, in fin dei conti, sta rischiando di essere sempre più stereotipata, rinchiusa dentro appunto una serie di passaggi obbligati che ciascuna di noi dovrebbe fare – nel mondo occidentale ancora di più. Fatico a dirtelo che cos'è per me la felicità, se non dirti che... ogni volta che io ho fatto esperienza dell'essere felice, non è mai stato nel raggiungere i grandi traguardi ma nella fedeltà a quei piccoli atti quotidiani, nello sforzo che ogni volta, in frangenti diversi della mia vita, ho messo per raggiungere quello in cui credevo; e in quello sforzo che costruisce tutto un senso alla mia vita, mi ritrovavo poi ad essere felice. ([[Vittoria Ferdinandi]]) *Per digerire la felicità naturale, come quella artificiale, bisogna avere innanzitutto il coraggio di ingoiarla; e le persone che forse meriterebbero la felicità sono proprio quelle alle quali la felicità — almeno come la concepiscono i mortali — ha sempre avuto l'effetto di un emetico. ([[Charles Baudelaire]]) *Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi. ([[Concita De Gregorio]]) *Per essere veramente felici in modo duraturo è necessario riconoscere innanzitutto la realtà della sofferenza. Forse all'inizio è deprimente, ma alla lunga ci si guadagna. ([[Tenzin Gyatso]]) *Per le persone sublimi, il non soffrire consiste nella suggestione di essere felici. ([[Carlo Maria Franzero]]) *Preferisco essere [[serenità|serena]]. Perché è lo stato d'animo in cui ti accorgi di tutto quello che vivi: adrenalina, ansia, intimità, piacere, dolore. La felicità dura poco e stordisce. Io voglio vivermi tutto fino in fondo. ([[Serena Autieri]]) *Primo oggetto de' nostri desiderj è senza fallo l'umana felicità. Tutti aspiriamo a questo utilissimo fine: e l'umana natura, ancorché mancante, non ha lasciato di somministrarci i mezzi, per gli quali possiamo in tutto, o in parte un così necessario ben conseguire. ([[Paolo Mattia Doria]]) *Quando ci si trova a vivere con altre persone bisogna pensare prima alla loro felicità che alla nostra. È così, rendendo gli altri felici si impara inevitabilmente a gioire della loro stessa gioia. (''[[Nadia - Il mistero della pietra azzurra]]'') *Quando non si è mai conosciuta la felicità non si ha il diritto di disprezzarla. ([[Yukio Mishima]]) *Quel poco di felicità che si può sperar sulla terra consiste nel piacere a sé stessi; al che stimo indispensabili due cose: l'una, di seguire fedelmente i proprj principj; l'altra, di potere liberamente esercitare le facoltà del cuore e dell'intelletto. ([[Ugo Foscolo]]) *Resta in ogni caso il pericolo costituito da chi vuole imporre, a ogni costo, il proprio modello di felicità agli altri. Di solito le conseguenze per chi vorrebbe essere felice a modo suo sono i roghi o i campi di concentramento. ([[Enzo Biagi]]) *Riflessioni sulla felicità; non si deve sognare la felicità al di fuori di quelle che sono le condizioni fondamentali dell'essenza umana; ora, la nostra essenza comporta la sazietà e la noia; la felicità perciò consiste nella soddisfazione della nostra essenza, ma nell'esercizio delle nostre facoltà; essa è una condizione terrestre. ([[Sully Prudhomme]]) *[[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]] ha detto che la felicità è uno stato negativo, ma io non sono d'accordo. Negli ultimi vent'anni ho capito che cosa significa felicità. Perché ho la fortuna di essere sposato con una moglie meravigliosa. Vorrei poter scrivere di più su questo tema, ma si tratta di amore, e il perfetto amore è la più bella di tutte le frustrazioni perché è più di ciò che si possa esprimere. ([[Charles Chaplin]]) *Se penso alla felicità, penso al raggiungimento dell'equilibrio in tutti gli ambiti della vita. L'obiettivo è quello di saltare oltre l'ostacolo, raddrizzare il tiro quando stiamo per cadere, rialzarsi da terra quando siamo caduti. Si può ed è possibile mettere in ordine tutto, giorno dopo giorno. ([[Stella Egitto]]) *Se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d'attesa. ([[Jules Renard]]) *Se uno fosse sempre felice, non sarebbe capace di apprezzare nulla. ([[Charlize Theron]]) *Sembrerà strano ma sono arrivata alla conclusione che essere felici sia una conquista, non solo una fortuna, e pure molto faticosa. Per vivere pienamente bisogna scrollarsi di dosso la paura. ([[Carlotta Antonelli]]) *Siamo noi che non siamo pronti. Gli oggetti della nostra felicità sono qui da giorni, da anni, da secoli forse; attendono che la luce si sia fatta nei nostri occhi per vederli, e che il vigore giunga al nostro braccio per coglierli. Attendono e stupiscono di essere qui da tanto tempo, inutili. ([[Jeanne de Vietinghoff]]) *Sono felici soltanto il più sciocco degli sciocchi e il più elevato tra i mistici; ma a coloro che si trovano fra questi due limiti tocca godere e soffrire. (''[[Bhāgavata Purāṇa]]'') *[[Moglie|Sposa]]. Una donna con una buona prospettiva di felicità dietro di lei. ([[Ambrose Bierce]]) *Talvolta si è felici per un nonnulla, ed è crudele distruggere questa gioia quando, lasciandola vivere, si può rendere ancora più felice colui che la prova. ([[Alexandre Dumas (figlio)|Alexandre Dumas, figlio]]) *{{NDR|«Cos'è la felicità?»}} Tante cose. Credo che siano dei momenti molto alti in cui senti che tutto è possibile, ma anche delle cose semplici: non avere bisogno di tanto e riconoscere quello che si ha. ([[Valentina Romani]]) *Trovo la felicità nelle cose più semplici, più piccole che ci siano. Non ha niente a che vedere con la grandiosità ma ha a che fare con la semplicità. Ad esempio, tenere mio figlio stamattina, non c'è niente di migliore di questo. Questa è la mia felicità. Guardare il sole sorgere, questa è la mia felicità. Essere nella mia tavola da surf, toccare la superficie dell'oceano, questa è la mia felicità. Mettere un CD con la nuova canzone a cui la mia band sta lavorando, questa è la mia felicità. Chiamare mio padre, sentire la sua voce al telefono, essere contento di chiamarlo, questa è la mia felicità. Leggere un libro per mio figlio a cena, questa è la mia felicità. È qualcosa che è ovunque, tutta intorno a me, se sto bene con me stesso. Se sto male con me stesso, non la trovo ovunque. ([[Anthony Kiedis]]) *Tu sapevi che la prima Matrix era stata progettata per essere un mondo umano ideale? Dove non si soffriva, e dove erano felici tutti quanti, e contenti. Fu un disastro. Nessuno si adattò a quel programma, andarono perduti interi raccolti. Tra noi ci fu chi pensò a... ad errori nel linguaggio di programmazione nel descrivere il vostro mondo ideale, ma io ritengo che, in quanto specie, il genere umano riconosca come propria una realtà di miseria e di sofferenza. Quello del mondo ideale era un sogno dal quale il vostro primitivo cervello cercava, si sforzava, di liberarsi. (''[[Matrix]]'') *Una ricetta universale per far felici le persone non esiste, ma una cosa è certa: facendole mangiare male, vai nella direzione contraria. ([[Marco Malvaldi]]) *Vi è qualcosa di curiosamente noioso nella felicità altrui: quel che comunica non può generare compassione. ([[Stefano Rodotà]]) *Vivi nell'atarassia, nella [[apatia]], e troverai la tua felicità. Non preoccuparti mai; non volere gli entusiasmi, le forti emozioni. Siamo in un'epoca di [[Egoismo|egoismi]] senza individualità, e forse appunto per questo non si è inneggiato mai così forte al collettivismo. ([[Carlo Maria Franzero]]) *Vorrei essere più forte, più indipendente e più felice. Essere felice è un dovere morale. Non è un privilegio, né una fortuna. È una scelta. ([[Chiara Castellani]]) ===[[Al Bano e Romina]]=== *''Felicità | è tenersi per mano, | andare lontano, la felicità. | È il tuo sguardo innocente | in mezzo alla gente, la felicità. | È restare vicini | come bambini, la felicità.'' *''Felicità | è un bicchiere di vino | con un panino, la felicità. | È lasciarti un biglietto | dentro al cassetto, la felicità. | È cantare a due voci | quanto mi piaci, la felicità.'' *''Felicità | è una spiaggia di notte, | l'onda che batte, la felicità. | È una mano sul cuore | piena d'amore, la felicità. | È aspettare l'aurora | per farlo ancora, la felicità.'' ===[[Chiara Amirante]]=== *Chiunque insegue Dio raggiunge la felicità, ma chi insegue la felicità non raggiunge Dio. *Dalla verità che Dio è felicità siamo passati alla menzogna che la felicità è Dio. *É vero che tutti abbiamo sete di felicità (che in fondo è sete di Dio), ma in così pochi arriviamo a questa felicità... Forse perché sbagliamo il versante del monte. *L'obiettivo del viaggio della nostra vita non è la felicità, l'obiettivo è vivere ogni attimo felicemente. *La felicità non dipende tanto da ciò che viviamo ma da come decidiamo di vivere tutto ciò che di doloroso e meraviglioso la vita ci regala. *Noi siamo creati per la felicità, per vivere una vita piena, entusiasmante, con un cuore traboccante di gioia. ===[[Robert Baden-Powell]]=== *Dopo le nubi splende di nuovo il sole. Che la vostra nube particolare sia tristezza o dolore o ansietà, il sole della felicità verrà di nuovo su di voi se prenderete al meglio la situazione quando i tempi sono duri. *Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. *La vera felicità è come il radio. È una forma di amore che diviene tanto più piena quanto più viene rivolta verso gli altri; per questo la felicità è alla portata di tutti, anche del più povero. *Vi sono opinioni diverse su ciò che costituisce il «successo»; alcuni dicono il denaro, altri la posizione sociale, il potere, i risultati raggiunti, le onorificenze, e così via. Ma non tutte queste cose sono alla portata di ciascuno, né arrecano ciò che è il vero successo, cioè la felicità. ===[[Romano Battaglia]]=== *La felicità più grande consiste nell'accettare i nostri limiti e amarli. *La vera felicità non si conquista, ma arriva all'improvviso con l'incanto di una notte di luna o il rumore della pioggia che batte sulle tegole del tetto. Nasce in noi se sappiamo cercarla con il nostro entusiasmo e la nostra onestà morale.<br>La felicità non si compra, si vive. *Ho inseguito la felicità in ogni luogo, credevo di trovarla nascosta dietro alle montagne o in mezzo alla valle, ma ben presto mi sono reso conto che essa vive nel breve spazio di un respiro. *Quando la felicità ci viene incontro non è mai vestita come pensavamo. Spesso ci passa accanto silenziosa e non sappiamo riconoscerla. ===[[Gesualdo Bufalino]]=== *Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi cogliere dal panico: è questione di un attimo e passa. *Due [[infelicità]], sommate, possono fare una felicità. *La felicità esiste, ne ho sentito parlare. ===[[Paolo Crepet]]=== *Essere [[libertà|liberi]] costa, non esserlo costa di piú. Essere felici è impegnativo, non esserlo richiede ancor piú sforzo. *L'idea che la felicità sia un sentimento ''prêt-à-porter'', facile da reperire, genera una soglia bassissima di anticorpi contro la noia, induce sazietà emotiva, e ciò comporta, nel medio termine, un rischio enorme per i giovani: lo svuotamento emozionale, il distacco sensitivo dalla realtà, l'assoluta negazione del desiderio e della passione. *La felicità è come un treno senza orario: ne passa uno ogni tanto. Non puoi prevederne l'arrivo, né sapere quando ripartirà. Il tuo compito è andare in stazione. *Le felicità è racchiusa nel coraggio di provocarsi, di pretendere qualcosa dal proprio destino senza lasciare che faccia il suo corso senza il nostro contributo. ===[[Helen Keller]]=== *È curioso osservare quale ideale di felicità amino gli uomini e in quali singolari posti essi cerchino la sua sorgente. Alcuni la cercano nell'ammucchiare ricchezze, alcuni nella superbia del potere, altri nelle conquiste dell'arte e della letteratura. Pochi la cercano nell'esplorazione del loro spirito o nel miglioramento della conoscenza. *La felicità è il frutto finale e perfetto dell'obbedienza alle leggi della vita. *Molte persone hanno un'idea sbagliata di ciò che porta alla vera felicità. Essa non si raggiunge attraverso il piacere personale, ma attraverso la fedeltà ad un proposito degno. *Non importa quanto tardo, avaro o saggio sia un uomo. Egli sa che la felicità è indisputabilmente giusta. ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *Ad alcuni per essere felici manca davvero soltanto la felicità. *Forse la felicità si nasconde sotto uno pseudonimo? *Peccato che non si possa trovare la felicità sulla strada che vi conduce. ===[[Giacomo Leopardi]]=== *Certo l'ultima causa dell'essere non è la felicità; perocché niuna cosa è felice. (''[[Operette morali]]'') *Dicono che la felicità dell'uomo non può consistere fuorché nella verità. Così parrebbe, perché qual felicità in una cosa che sia falsa? E come, se il mondo è diretto alla felicità, il vero non deve render felice? Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero. *Felicità non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur anco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d'altronde di felicità. Un amor di se stesso che non può cessare e che non ha limiti, è incompatibile colla contentezza, colla soddisfazione. Qualunque sia il bene di cui goda un vivente, egli si desidererà sempre un ben maggiore, perché il suo amor proprio [amore della propria persona] non cesserà, e perché quel bene, per grande che sia, sarà sempre limitato, e il suo amor proprio non può aver limite. Per amabile che sia il vostro stato, voi amerete voi stesso più che esso stato, quindi voi desidererete uno stato migliore. Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo, né in un altro. *La felicità è impossibile a chi la desidera, perché il desiderio, sí come è desiderio assoluto di felicità e non di una tal felicità, è senza limiti necessariamente, perché la felicità assoluta è indefinita e non ha limiti. *Ogni felicità si trova falsa e vana, quando l'oggetto suo giunge ad essere conosciuto nella sua realtà e verità. *Uno dei sette sapienti della Grecia reputava non potersi chiamare felice, un uomo se non quando era morto: quel sapiente negava quindi potersi dare felicità in questo bel mondo sublunare. ([[Lodovico Corio]]) ===[[Nisargadatta Maharaj]]=== *Ciò che sei, lo ami, e qualunque cosa tu faccia, la fai per la tua felicità. Trovarla, conoscerla, vezzeggiarla è il tuo bisogno fondamentale. *Finché crederemo che ci occorrano delle cose per renderci felici, crederemo anche di dover essere infelici in loro assenza. *La [[coscienza]] è un prodotto di condizioni e circostanze, ne dipende e muta con esse. Ciò che è indipendente, increato, estraneo al tempo e al cambiamento, e tuttavia sempre nuovo e fresco, è al di là della mente. Quando la mente lo pensa, si dissolve da sé, e resta la felicità. *Per la felicità non c'è spazio. Vuota la tazza e lavala, se vuoi riempirla ancora. Gli altri possono darti il piacere, mai la felicità. ===[[Arthur Schopenhauer]]=== *Bastare a se stesso, esser per se stesso tutto in tutto, e poter dire: «''Omnia mea mecum porto''» (porto con me tutte le cose mie), ecco certamente la condizione più favorevole per la nostra felicità. *È dunque facile veder chiaramente quanto la nostra felicità dipenda da ciò che ''siamo'', dalla nostra individualità, mentre non si tiene conto il più delle volte che di ciò che ''abbiamo'' o di ciò che ''rappresentiamo''. *L'uomo più felice è dunque colui che conduce un'esistenza senza dolori troppo forti sia nel morale, sia nel fisico, e non colui che ebbe per sua parte le gioie più vive ed i piaceri più grandi. *Quando si volesse valutare la condizione di un uomo dal punto di vista della sua felicità, bisognerebbe prender notizie non su ciò che lo diverte, ma su ciò che lo attrista. ===[[Lucio Anneo Seneca]]=== *La felicità è sempre instabile e incerta. *La felicità vera è nella [[virtù]]. *La vera felicità è non aver bisogno di felicità. ===[[Lev Tolstoj]]=== *Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa. *La felicità, ecco quel ch'è – disse a sé medesimo – la felicità sta nel vivere per gli altri. E questo è chiaro. Nell'uomo è stato posto il bisogno della felicità; esso dunque è legittimo. Appagandolo egoisticamente, cioè cercando per sé la ricchezza, la gloria, i comodi della vita, l'amore, può accadere che le circostanze prendano una tal piega che sia impossibile soddisfare questi desideri. Per conseguenza, questi desideri sono illegittimi, ma non è illegittimo il bisogno di felicità. Quali desideri possono dunque sempre venir soddisfatti, nonostante le circostanze esteriori? Quali? L'amore, l'abnegazione! *La [[vita]] è stata data agli uomini per la loro felicità, loro devono solo viverla al modo giusto. Se la gente si amasse, invece di odiarsi a vicenda, la vita sarebbe una continua felicità per tutti. [...] C'è un solo modo per far sì che la vita divenga più felice ed è che le singole persone divengano più [[bontà|buone]]. *Per essere felice, occorre una cosa sola: amare, e amare con sacrificio di sé, amare tutti e tutto, stendere in tutte le direzioni la tela di ragno dell'amore: chi ci capita dentro, quello va preso. ===[[Gabrielle Émilie Le Tonnelier de Breteuil]]=== *La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro. *L'uomo più felice è colui che non vuole cambiare il proprio stato. *Ogni età ha la felicità che le è propria. *Si è felici soltanto quando i piaceri e le passioni sono soddisfatti. *Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede. ===[[Marguerite Yourcenar]]=== *Come sarebbe stato scialbo essere felici! *Ogni felicità è un'innocenza. *Qualsiasi felicità è un capolavoro: il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada. ==[[Proverbi]]== *Tutta la felicità dell'huomo consiste, in havere un buon cavallo, un miglior cane, et un ottimo falcone. ([[Proverbi georgiani|georgiano]]) ===[[Proverbi italiani]]=== *A maggior felicità, minor fede. *Chi può conseguir oggi la propria felicità, non deve aspettar domani. *Chi s'accontenta, gode. *Ciascuno pianta la propria felicità, ciascuno semina le proprie gioie, e ciascuno ha in mano il proprio destino. *È più rar della fenice, uom che in tutto sia felice. *Felice non è, chi d'esserlo non sa. *I soldi non fanno la felicità. *La felicità sta in gran parte nella fantasia. *Mondana felicità, più grande è più presto se ne va. *Per essere felici bisogna occupare poco spazio, e cambiar poco di luogo. *Talun festeggia quando prende moglie, tal altro quando morte gliela toglie. *Tre cose fondano la felicità della vita: misura, ordine e convenienza. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Allegria]] *[[Gioia]] *[[Risata]] *[[Sorriso]] *[[Felicità e infelicità]] *[[Infelicità]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|wikt|preposizione=sulla}} [[Categoria:Sentimenti]] tilxagnzyauex8ij1jy5vblx2pp6v6z Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno 0 10017 1409563 1406902 2026-04-05T17:18:32Z ~2026-20975-06 106716 1409563 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloalfabetico= Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno |titoloitaliano = Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno |titolooriginale = Hellbound: Hellraiser II |immagine= Pinhead & female Cenobite.jpg |dimensioneimmagine= |paese= Gran Bretagna |anno = 1989 |genere = Orrore |regista = [[Tony Randel]] |soggetto = [[Clive Barker]] |sceneggiatore = Peter Atkins |attori = *[[Doug Bradley]]: [[Pinhead (personaggio)|Pinhead]]/Elliot Spencer *[[Barbie Wilde]]: Donna Cenobita *[[Nicholas Vince]]: Chatterer *[[Simon Bamford]]: Butterball *[[Ashley Laurence]]: Kirsty Cotton *[[Imogen Boorman]]: Tiffany *[[Clare Higgins]]: Julia Cotton *[[Kenneth Cranham]]: Dottor Phillip Channard/Cenobita Channard *[[Sean Chapman]]: Frank Cotton *[[William Hope (attore)|William Hope]]: Kyle MacRae *[[Angus MacInnes]]: Detective Ronson *[[Oliver Smith (attore)|Oliver Smith]]: Browning |doppiatoriitaliani= *[[Sandro Sardone]]: Pinhead/Elliot Spencer *[[Anna Cesareni]]: Kirsty Cotton *[[Paila Pavese]]: Julia Cotton *[[Rino Bolognesi]]: Dottor Phillip Channard *[[Angelo Maggi]]: Frank Cotton *[[Tonino Accolla]]: Kyle MacRae }} '''''Hellbound: Hellraiser II - Prigionieri dell'Inferno''''', film horror inglese del 1989, regia di [[Tony Randel]]. ==[[Incipit]]== {{incipit film}} Noi strazieremo la tua anima. ('''Frank Cotton''') ==Frasi== *Scoprirai nuovi orizzonti. ('''Pinhead''') *Ah la sofferenza, il piacere della sofferenza. ('''Frank Cotton''') *La mente è un labirinto, signore e signori. Un rompicapo. Sezionando un cervello, noi rendiamo visibili i suoi meandri, ma le onde che emanano non seguono linee preordinate. Si dirigono invece verso sconosciute finalità. I suoi segreti sono inafferrabili. Parliamone sinceramente: è proprio il desiderio di conoscere questo mistero che ci ha spinti a occuparci di questa scienza. Vogliamo scoprire i suoi segreti. Altri ci hanno preceduti in questo studio, ma noi come ricercatori dobbiamo dedicare ogni nostra energia per allargare sempre di più la conoscenza in questo campo. Percorreremo corridoi inesplorati nella speranza di riuscire a trovare la soluzione dei misteri della mente. Noi dobbiamo vedere. Noi dobbiamo sapere. ('''Phillip Channard''') *Sento tanto freddo... ('''Julia Cotton''') *Il suo corpo era completamente senza pelle. ('''Kyle MacRae''') *Kirsty, noto che hai un sorprendente buon gusto per gli uomini. Non ti avevo avvertito, cara? Hanno deciso di cambiare le regole del gioco, non sono più la matrigna cattiva, ora sono la regina delle tenebre. Su avvicinati! [...] Sarà il tuo ultimo morso, Biancaneve! ('''Julia Cotton''') *Ho tante cose interessanti da mostrarti. ('''Julia Cotton''') *Il gioco di oggi: amputeremo! ('''Cenobita Channard''') *Cosa abbiamo in programma oggi? Ah certo sventrare le tue viscere. ('''Cenobita Channard''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Detective Ronson''': Allora, ti vuoi decidere! E ti prego, questa volta non voglio più sentire storie fantastiche.<br/>'''Kirsty Cotton''': Storie fantastiche... Lei non crede alle fiabe. Anche mio padre, come lei, non credeva alle fiabe.<br/>'''Detective Ronson''': Cosa?<br/>'''Kirsty Cotton''': Lo sa che ogni tanto le fiabe diventano realtà? Anche quelle cattive. *'''Phillip Channard''': L'indagine speculativa sulle malattie è patrimonio inestimabile al servizio dello psichiatra, ma ogni genere di diagnosi comincia con...<br/>'''Kyle MacRae''': L'esame del paziente?<br/>'''Phillip Channard''': Esatto. Bisogna guadagnarci la sua fiducia, farsi confessare ogni segreto per poterlo liberare dalle sue sofferenze. *'''Detective Ronson''': Qualsiasi cosa tu abbia visto, ormai è finita!!<br>'''Kirsty Cotton''': Io li ho visti, e ho visto anche lui! E poi ho preso la scatola ed è stata allora che quelli sono comparsi ovunque.<br>'''Detective Ronson''': Di chi parla?<br>'''Kirsty Cotton''': Dei [[Cenobiti (Hellraiser)|Cenobiti]], i demoni. *'''Pinhead''': Aspetta, no!<br>'''Donna Cenobita''': No?<br>'''Pinhead''': No! Non è stato il caso a chiamarci. È stato il grande desiderio. *'''Pinhead''': Ah, Kirsty, credevo di averti perduta.<br>'''Donna Cenobita''': Sei stata molto gentile a tornare...<br>'''Pinhead''': Noi ormai siamo qui e ci sei anche tu!<br>'''Kirsty Cotton''': Non l'ho aperta io la scatola!<br>'''Donna Cenobita''': Così non sei stata tu, e chi è stato? Tanto non ha nessuna importanza, la realtà è che inutile non cercarci, non è vero?<br>'''Pinhead''': Ah, Kirsty, sei così impaziente di giocare, perché non lo ammetti? Ci vuoi stuzzicare?<br>'''Donna Cenobita''': Ci stai stuzzicando?<br>'''Kirsty Cotton''': Io sono qui per mio padre.<br>'''Pinhead''': Ormai è nel suo inferno privato, cara. Non potrai mai raggiungerlo.<br>'''Kirsty Cotton''': No, non è vero. Non ti credo.<br>'''Pinhead''': Invece è così. Lui è sprofondato nel suo inferno, adesso anche tu raggiungerai il tuo.<br>'''Kirsty Cotton''': Che cosa ne sarà di voi?<br>'''Pinhead''': Noi non avremmo altre sorprese.<br>'''Donna Cenobita''': Noi siamo sempre stati qui.<br>'''Pinhead''': Ma ti prego, non aver paura di esplorare. Davanti a noi c'è l'eternità. Presto conosceremo la tua carne. *'''Phillip Channard''': Oh, Signore!<br>'''Julia Cotton''': Questo appartiene a me, colui che regna nelle tenebre, colui che ho sempre servito nella mia vita terrena, il dio della carne, del sangue, del desiderio, il mio signore, il mio credo, colui che impera nel labirinto. [...] Ora hai tutto quello che desideravi, tutto quello che hai sempre voluto vedere, tutto quello che hai sempre voluto conoscere è qui davanti a te. Questa è la Levitazione.<br>'''Phillip Channard''': Aiutami!<br>'''Julia Cotton''': A quale scopo credi che io sia ritornata? Lui ha bisogno di anime dannate, e sono io che gli procuro. Dicevi sempre che volevi sapere. Sei accontentato! Invece voleva avere tutto e infatti è così. Addio, dottore. *'''Pinhead''': Niente più giochi. Che vergogna.<br>'''Donna Cenobita''': Kirsty, non puoi più rimandare, la caccia è finita. È giunta la tua ora.<br>'''Pinhead''': La tua ora! Devi morire!<br>'''Kirsty Cotton''': Aspetta...<br>'''Pinhead''': Non si accettano patti. Non più. Finalmente conosceremo il brivido della tua carne. Non ci sfuggirai. Rassegnati!<br>'''Kirsty Cotton''': Voglio solo un'informazione. Chiedo solo un'informazione.<br>'''Pinhead''': Allora parla. Ma se provi ad ingannarmi di nuovo, le torture che subirai saranno leggendarie anche all'inferno. {{NDR|Kirsty gli mostra la foto di un soldato, il capitano Elliot Spencer}} Che cos'è? Credi forse che quest'uomo ci sia potuto sfuggire come Frank?<br>'''Kirsty Cotton''': No, lui non ce l'ha fatta. Sei tu.<br>'''Pinhead''': Non può essere. Io...<br>'''Kirsty Cotton''': Sì, sei tu. Non sei sempre stato così. Tu eri un uomo, ricordi? Ricordi le tue emozioni? Pensaci!<br>'''Donna Cenobita''': Ora basta!<br>'''Pinhead''': Aspetta! Ora ricordo tutto.<br>'''Kirsty Cotton''': Voi eravate degli esseri umani. ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} C'è qualcosa che le interessa, signore? ('''Derelict''') {{NDR|rivolto al traslocatore}} ==Citazioni su ''Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno''== *Estremamente sadico (la censura italiana ha tagliato almeno '7), ottiene solo di incupire e deprimere lo spettatore. (''[[Il Mereghetti]]'') *Il primo film era molto claustrofobico. Per via del budget lavoravamo in una piccola casa di Cricklewood e su un piccolo set a nord di Londra. Il seguito è un film meno perverso ma in un certo senso più grafico: quando il sangue inizia a schizzare, lo fa in modo grandioso. ([[Clive Barker]]) *{{NDR|Su Tony Randel}} Penso che alcuni elementi “infernali” vengano da lui, ma non ho dati per poterlo affermare. Non è qualcosa che io abbia mai approfondito: non ho neanche mai saputo che esistesse una mitologia di Hellraiser. ([[Doug Bradley]]) *Questo film non ha molto da offrire in più, rielaborando in modo più banale la stessa materia e puntando sull'estremizzazione degli effeti speciali. Il clima è sempre cupo e opprimente. Maggiore peso acquista la figura di [[Pinhead (personaggio)|Pinhead]] ([[Doug Bradley]]), il Cenobita puntaspilli, che diventa l'icona rappresentativa della serie. (''[[Dizionario dei film horror]]'') *Sentivo che il primo finale non era abbastanza perverso: ora abbiamo una fine spettacolarmente perversa, in termini visivi. ([[Clive Barker]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Hellraiser}} [[Categoria:Film di Hellraiser|Prigionieri dell'inferno]] 3sy253w0k4ylb37i6itvywbxqr8z3bn Rudolf Steiner 0 11334 1409612 1409425 2026-04-06T05:45:04Z AssassinsCreed 17001 minuzie 1409612 wikitext text/x-wiki [[File:Steiner um 1905.jpg|thumb|Rudolf Steiner (1905 circa)]] '''Rudolf Steiner''' (1861 – 1925), scrittore, filosofo ed esoterista austriaco. ==Citazioni di Rudolf Steiner== *A [[Pasqua]] deve cominciare a rendersi visibile quella parte oscura, vale a dire che nella falce si deve trovare parte dello Spirito solare che ha trovato la sua forza primaverile. In altre parole: a Pasqua deve apparire nel cielo l'immagine del santo [[Graal]]. Così infatti dev'essere. Chiunque può quindi contemplare a Pasqua l'immagine del santo Graal; proprio per questo è stata stabilita in quel dato modo la data della Pasqua, secondo un'antichissima tradizione. (Dalla conferenza ''Cristo e il Mondo spirituale. La ricerca del Santo Graal'', 2 gennaio 1914, O.O. n. 149, Milano, Antroposofica, 1996)<ref>Citato in {{cita web|url=https://www.larchetipo.com/2018/04/sacralita/la-luna-di-pasqua/|titolo=La Luna di Pasqua}}</ref> *Che cosa avverrebbe dunque se {{NDR|il bovino}} invece di piante mangiasse direttamente [[carne]]? Rimarrebbero inutilizzate le forze che gli permettono di produrre carne! Se pensiamo a una fabbrica che sia in grado di produrre qualcosa, ma non lo faccia pur rimanendo attiva, ci rendiamo conto di quante forze vadano perdute. Ma le forze che in un corpo animale rimangono inutilizzate non possono andar perdute. Il bovino sarebbe in definitiva ricolmo di tali forze, ed esse produrrebbero in lui qualcos'altro che sostanza vegetale trasformata in carne. Quelle stesse forze rimarrebbero in lui, esisterebbero in lui e farebbero in lui qualcos'altro, produrrebbero qualcosa di sbagliato. Invece di produrre carne, si riempirebbe di ogni possibile sostanza dannosa. In particolare si riempirebbe di acido urico e di sali urici.<br />I sali urici hanno però una loro strana abitudine, hanno la debolezza di attaccare il sistema nervoso e il cervello. Se dunque un bovino mangiasse direttamente carne, la conseguenza sarebbe che produrrebbe un'enorme quantità di sali urici che andrebbero nel cervello e lo farebbero [[Mucca pazza|impazzire]]. Se potessimo fare l'esperimento di nutrire una mandria di bovini con carne di colomba, otterremmo una mandria impazzita.<ref>Da ''[http://www.altrestorie.org/drug/Steiner%20-%20Alcool%20e%20Nicotina.pdf Alcol e nicotina]'', p. 21.</ref> *È comunque un fatto che nel nostro tempo è sempre più numerosa la gente che non sa che cosa vuole, ed è perché da tre o quattro secoli si è disabituata a occuparsi in qualche modo di cose spirituali. Va in ufficio, si occupa di qualcosa che non ama, ma che porta soldi, passa ore in ufficio, è magari anche molto diligente e attiva, ma non ha veri interessi al di là dell'andare a teatro o leggere il giornale. Così è a poco a poco diventato il mondo. Leggere libri, ad esempio, è oggi una rarità.<ref>Da ''[http://www.altrestorie.org/drug/Steiner%20-%20Alcool%20e%20Nicotina.pdf Alcol e nicotina]'', p. 19.</ref> *È ora prossima all'epoca del terzo 666: il 1998. Alla fine di questo secolo giungeremo al momento in cui Sorat alzerà nuovamente il suo capo nel modo più forte dei flutti dell'evoluzione, in cui sarà l'avversario di quella visione del Cristo che gli uomini preparati avranno già nella prima metà del XX secolo, attraverso l'apparizione del Cristo eterico. Mancano ancora due terzi del secolo, prima che Sorat alzi il suo capo in modo possente. Miei cari amici, alla scadenza del primo 666, Sorat era ancora posto segretamente nel corso evolutivo degli eventi, non lo si vede in forma esteriore, visse nelle azioni dell'arabismo e l'iniziato poteva vederlo. Quando furono trascorsi i secondi 666 anni, si mostrò già nel pensare e sentire dei templari torturati ed ancora prima della fine di questo secolo si mostrerà, comparendo i numerosi uomini come quella entità da cui sono posseduti. Si vedranno sorgere uomini, dei quali non si potrà credere che siano veri uomini. Si svilupperanno anche esteriormente in modo singolare. Esteriormente saranno nature intense, forti, contratti furiosi, furia distruttiva nelle loro emozioni.<br>Porteranno un viso in cui si potrà vedere esteriormente un tipo di volto bestiale. Gli uomini Sora t'saranno anche esteriormente riconoscibili, befferanno nel modo più terribile non solo tutto ciò che è di natura spirituale, ma lo vorranno combattere e gettare nel fango.<ref>Da ''Conferenze e corsi sull'attività cristico religiosa'' Opera Omnia 346, 12 settembre 1924</ref> *Fondare uno Stato ebraico significa reagire nella maniera più feroce, ritornare alla reazione nella maniera più feroce, e così facendo si pecca contro tutto ciò che oggi è necessario in questo settore. <br />Vedete, un sionista molto rispettato, di cui ero amico una volta, mi spiegò il suo ideale di andare in [[Palestina]] e fondarvi uno Stato ebraico. Lui stesso fu molto coinvolto nella fondazione di questo Stato ebraico, è coinvolto ancora oggi e ha anche una posizione molto rispettata in Palestina. Gli dissi: una cosa del genere non è affatto nello spirito dei tempi oggi, perché oggi lo è qualcosa a cui possa partecipare ogni persona, senza distinzione di razza, popolo, classe e così via. Questa è l'unica cosa realmente propagabile oggi, che ogni persona può seguire indistintamente. Nessuno può aspettarsi che io aderisca al movimento [[Sionismo|sionista]]. Ancora una volta sta separando una parte dall'intera umanità! Per questa semplice, ovvia, ragione, oggi un simile movimento non può realmente avere luogo. È fondamentalmente la reazione più selvaggia. (da una conferenza, Dornach, 8 maggio 1924; O.O. Nº 353)<ref>{{Cita web|url=https://www.larchetipo.com/2024/05/etnologia/sullessenza-dellebraismo/|titolo=Sull'essenza dell'ebraismo}}</ref> *In [[medicina]], in [[legge]] e in ogni altro ambito le persone si dichiarano fin dall'inizio incompetenti a giudicare e accettano ciò che la [[scienza]] dice loro. Le complicazioni della vita moderna lo rendono comprensibile. Ma sotto la pressione dell'[[autorità]] diventeremo sempre più impotenti. E costruire sistematicamente questa forza dell'autorità, questa abitudine all'autorità, è in realtà il principio del [[gesuiti|gesuitismo]]. E il gesuitismo nella religione cattolica è solo un caso particolare di altre performance meno evidenti in altre direzioni. Inizia nella sfera del [[dogma]] ecclesiastico con la tendenza a sostenere l'autorità papale proiettata dal quarto periodo post-atlantico al quinto, dove non può essere utile. Ma lo stesso principio gesuitico si trasferirà gradualmente in altre sfere della vita. In una forma appena diversa dal gesuitismo della religione dogmatica, lo troviamo già negli ambienti medici, dove un certo dogmatismo cerca di ottenere più potere per la professione medica. Questo è tipico dell'aspirazione gesuitica ovunque; e crescerà sempre di più. Le persone si troveranno sempre più legate a ciò che l'autorità impone loro. E di fronte a questa opposizione ahrimanica – perché tale è – la salvezza per la quinta epoca post-atlantica si troverà nell'affermare i diritti dell'anima cosciente che desidera svilupparsi. Ma poiché il dono della ragione non ci è più concesso dalla Natura come le nostre due braccia, come era ancora in qualche misura nella quarta epoca post-atlantica, ciò può avvenire solo grazie alla nostra buona volontà di sviluppare le facoltà di comprensione e di giudizio. Lo sviluppo dell'anima cosciente richiede libertà di pensiero, che può fiorire solo in un'aura particolare, in una certa atmosfera.<ref>Dalla conferenza ''[https://rsarchive.org/Lectures/GA168/English/Singles/19161010p01.html Come superare la povertà dell'anima nei tempi moderni?]'', 10 ottobre 1916, Zurigo. G.A. 168.</ref> *In virtù di una "sana concezione" si scoprirà un [[vaccino]] grazie al quale l'organismo, meglio se nella prima infanzia, meglio se è appena nato, sarai elaborato in modo che non arrivi a pensare che esistono un'anima e uno spirito.<ref>Da ''La caduta degli spiriti delle tenebre. {{small|I retroscena spirituali del mondo.}}'', Edizione Antroposofica, 2022, p. 85. ISBN 978-88-7787-447-4</ref> *La prima azione del [[Gesù|Cristo]] non avrebbe potuto verificarsi nell'ambito della comunità giudaica, ma invece in Galilea, cioè nella regione dove erano mischiati diversissimi gruppi di popoli e diversissime stirpi. Appunto per il fatto che in quella regione si trovavano riuniti i popoli più diversi, convenuti dalle parti più svariate del mondo, in Galilea non era sentita più la medesima affinità del sangue e soprattutto la fede nella consanguineità che dominava in Giudea, nella cerchia più ristretta del popolo [[Ebrei|ebreo]]. Gli uomini in Galilea erano un miscuglio di vari popoli.<ref>Da ''Il Vangelo di Giovanni. {{small|In relazione con gli altri tre è specialmente col Vangelo di Luca}}'', Edizione Antroposofica, 2013, pp. 169-170. ISBN 978-88-7787-514-3</ref> *L'indagine spirituale del nostro tempo ci mostra che terminato il [[Kali Yuga|kali-yuga]] durato {{formatnum:5000}} anni (circa dal 3100 a.C. fino al 1899), si sviluppano nell'uomo nuove facoltà. Esse appariranno prima in alcuni pochi singoli particolarmente dotati. Avverrà per esempio che taluni, per naturale sviluppo delle loro facoltà, vedranno qualcosa dell'indagine spirituale che oggi viene annunciato soltanto per mezzo della scienza dello spirito. Essa annuncia che in numero sempre crescente sorgeranno individui in possesso di organi del corpo eterico sviluppati, e che arriveranno alla chiaroveggenza cui si arriva oggi soltanto mediante la disciplina esoterica.<ref>Da ''La missione di singole anime di popolo. {{small|In relazione con la mitologia germanico-nordica}}'', Edizione Antroposofica, 2021, p. 187. ISBN 978-88-7787-529-7</ref> *Ma oltre alla coscienza, tutto si è trasformato nell'umanità. È soltanto un risultato della miopia umana, credere che le cose si siano sempre svolte come si svolgono oggi. Tutto si è evoluto. Niente è rimasto stazionario: perfino le relazioni fra uomo e uomo non sono state sempre quelle che sono oggi.<ref>Da ''Il Vangelo di Giovanni. {{small|In relazione con gli altri tre è specialmente col Vangelo di Luca}}'', Edizione Antroposofica, 2013, p. 166. ISBN 978-88-7787-514-3</ref> *Quando l'uomo si è incarnato per la prima volta ha potuto guardare in alto a uno spirito superiore e dirsi: "tu devi diventare come lui che ti guida di [[incarnazione]] in incarnazione". Che si dica: "l'uomo guarda in alto al suo [[Sé]] superiore al quale deve diventare sempre più simile"; oppure che si dica, nel senso dell'esoterismo cristiano: "l'uomo guarda in alto a un [[Angelo]] come a un grande modello", si tratta fondamentalmente della stessa cosa. (''[http://www.archiatiedizioni.it/files/pre-ebook/Steiner/angeli_opera/#p-61-anchor Angeli all'opera nell'evoluzione dell'uomo tra la terra e il cosmo]'', vol. 1, conferenze del 1908, ''O.O.'' 105)<ref>Testo orig.: ''Die Entwicklung von Erde und Mensch'' – Bd. 1, traduzione di Giusi Graziuso, Archiati Verlag, 2008.</ref> *Quello che viene pensato partendo dai colori può essere eseguito in cinquanta modi diversi. (da ''Opera omnia'', n. 300) *Si può sperimentare come, in una didattica basata sull'elemento vivente, i [[ragazzo|ragazzi]] traggono le cose da loro stessi. (da ''Opera omnia'', n. 305) *Vorrei tutti persuasi che non è [[Antroposofia|antroposofico]] accettare per dogma una cosa perché qualcuno l'ha detto; e antroposofico accogliere gli impulsi della scienza dello spirito e vagliarli nella vita.altrimenti apparirà che la vostra visione è stata colorata in senso orientale o occidentale, cosa che non deve avvenire.<ref>Da ''La missione di singole anime di popolo. {{small|In relazione con la mitologia germanico-nordica}}'', Edizione Antroposofica, 2021, p. 198. ISBN 978-88-7787-529-7</ref> {{Int|Da ''[http://www.esolibri.it/testi/steiner%20ita/Steiner%20-%20sul%20Natale%20%5BITA%20ebook%20filosofia%20sagg%20esoter%20teosofia%5D.pdf Natale]'', conferenza del 1907}} *L'occultista, ricercando chi governa e dirige quegli stormi {{NDR|parlando del comportamento degli uccelli}}, trova, sul piano astrale, le Anime collettive delle singole specie. Per ogni razza animale esiste un "Io" astrale, ch'è un vero "Io" sul piano astrale, come è l'Io umano sul piano fisico: solo infinitamente più saggio! Le personalità collettive degli animali sul piano astrale, che hanno i loro singoli membri sul piano fisico, sono realmente assai più sagge delle persone umane; e tutto ciò che ammiriamo come istinti meravigliosi dei singoli animali, è una manifestazione della sapienza delle Anime di gruppo. (p. 4) *Tutto ciò che si disgrega, che si schianta, che si discioglie nel mondo minerale, produce alla [[Natura]] la massima sensazione di voluttà e di gioia. (p. 5) *Per mezzo del [[Cristo]] è penetrata nell'uomo la cognizione cosciente dell{{'}}''Io sono''. Prima non si sentiva ancora la piena divinità dell'intima divina entità dell'uomo. Sentivano l{{'}}''Io sono'' ma lo ricollegavano ai propri antenati, lo sentivano nel sangue comune a loro a tutti sin dai tempi di [[Abramo]]. Venne allora Gesù Cristo, recando la coscienza che esiste nell'uomo qualche cosa di molto più antico, di molto più indipendente; che l{{'}}''Io sono'' non contiene soltanto tutto ciò ch'è comune ad un popolo, ma anche ciò che esiste in ogni singola persona, e che anche l'amore dovrà dunque rivolgersi alle singole personalità, per virtù propria. E l'Io che oggi è racchiuso in ognuno di noi, circoscritto e limitato all'esterno, cerca l'amore spirituale al di fuori di sé. (p. 8) ==''Conoscenza vivente della natura''== ===[[Incipit]]=== Oggi, collegandomi alle conferenze tenute il novembre scorso nel Goetheanum, prima della sua distruzione, in merito alla connessione dell'uomo con il corso dell'anno e alle conoscenze relative, vorrei ritornare ancora a un'epoca che abbiamo spesso considerato e che va compresa appieno, ove si intenda conoscere giustamente il momento presente dell'evoluzione dell'umanità. Avevamo parlato della possibilità che nell'uomo avvengano in modo esatto processi che è possibile riconoscere nei fatti che si ripetono nel corso dell'anno. Avevo anche accennato a come l'antica scienza dei misteri, la scienza dell'iniziazione, avesse cominciato a diffondere queste conoscenze fra gli uomini che potevano riceverle. Come conseguenza della diffusione di tali conoscenze si dovevano rafforzare il pensare, il sentire e il volere umani e l'intero porsi dell'uomo nel mondo. ===Citazioni=== *L'essere umano, quando ha attraversato la vita soprasensibile fra morte nuova nascita, e dopo aver inviato sulla Terra il germe spirituale del proprio corpo fisico, pur senza essere ancora disceso prima del concepimento quale essere animico-spirituale, raccoglie dal cosmo le forze dell'etere universale per formare il suo corpo eterico che egli dunque ha, prima di legarlo al corpo fisico. L'essere umano dunque discende dai mondi spirituali soprasensibili in modo che la sua parte spirituale-animica sia in un primo tempo rivestita dal corpo eterico. Poi si unisce al corpo fisico che gli viene trasmesso attraverso il padre e la madre, attraverso la corrente fisica dell'ereditarietà. (p. 10) *Che cosa abbiamo dunque in sostanza acquisito grazie all'anima rafforzata lungo i secoli a partire dal quarto e dal quinto? Esteriormente conoscenze meccaniche, le conoscenze fisiche che ho caratterizzato nel corso scientifico. Ora è però giunto il tempo in cui l'anima si deve rafforzare tanto da guardare interiormente nell'io, da sentire l'io e il Cristo dietro di esso, così come prima, con l'aiuto del corpo eterico, vedeva il Sole spirituale assieme a quello fisico guardando nel cielo. (p. 18) *Quando si sia acquisita la coscienza immaginativa, tutto il [[corpo astrale]] e tutta l'organizzazione dell'io sono in una condizione tale che percepiscono le parti corrispondenti di tutti gli organi umani. Vale a dire che percepiscono tutti gli elementi metallici della Terra, naturalmente differenziati. Riusciamo tuttavia a percepire le differenziazioni se ci siamo ben educati allo scopo, se abbiamo cioè fatto un particolare studio occulto per imparare a conoscere la sfera dei metalli della Terra. (p. 45) *Quando nell'ambito del movimento antroposofico si parla di occuparsi di aspirazioni scientifiche, esse vanno condotte con profonda serietà, in modo da non esporre l'[[antroposofia]] al pericolo di deviarla verso la chimica, la fisica, la fisiologia di oggi o verso altre scienze, ma da far fluire le singole scienze nella vera corrente della vivente conoscenza. (pp. 50-51) *[...] sarebbe venuto un tempo in cui gli uomini, per loro capacità, non sarebbero più riusciti a dire qualcosa della vita precedente. Stabilirono così, dogmaticamente, che non esiste una vita prenatale e che l'anima umana viene creata nello stesso momento della formazione fisica. Così la realtà della preesistenza venne dogmaticamente messa a tacere. (pp. 79-80) *Se ci si svegliasse con l'[[antroposofia]], ci si vergognerebbe senza dubbio proprio di parecchi metodi di ricerca. Ma come si può pretendere che la gente si svegli senz'altro dall'oggi al domani, quando è inserita in quei metodi? (p. 90) *Gli antroposofi dovranno abituarsi a distinguere nettamente tutti i loro preconcetti dal semplice corso dei fatti, e a descrivere soltanto il corso dei fatti. Gli antroposofi diverrebbero così esseri che correggono le abitudini odierne. (p. 114) *Ci si deve anzitutto render conto di dover uscire da se stessi e che ci si deve interessare degli altri e delle loro caratteristiche, almeno per una parte, interessarsene nella stessa misura in cui ci si occupa delle proprie. Se questo non avviene, una Società Antroposofica non può esistere. Si possono accettare soci, e questi possono rimanere tali poiché ci sono delle regole, ma non vi è una realtà. Le realtà non nascono perché si fanno dei soci ed essi ricevono tessere grazie alle quali sono antroposofi; non nascono davvero mai a seguito di quanto si scrive o si stampa, ma grazie a ciò che vive. (p. 118) *Nella natura vi è dappertutto [[intelligenza]], tutto è saggezza. [...] Così noi pensiamo di aver creato l'intelligenza, mentre la attingiamo dal comune mare dell'intelligenza. (p. 134) *Dobbiamo arrivare con fermezza ad allontanare il carattere settario dal movimento antroposofico. (p. 137) *L'[[elettricità]] è andata sui nervi dell'uomo moderno che ne ha scacciato ogni tendenza verso lo spirito. (p. 171) *Se l'[[antroposofia]] fosse fanatica o ascetica, dovrebbe ora inveire contro la civiltà dell'[[elettricità]]. Sarebbe però naturalmente un non-senso, perché così possono parlare solo le concezioni del mondo che non tengono conto della realtà. Dicono allora: è arimanico, lungi da me! Ma ciò porta solo all'astrazione. Infatti, se in una riunione settaria si tuona perché non ci si difende da [[Arimane]], si scendono poi le scale e si sale sul tram elettrico. Così però l'imprecare contro Arimane, anche se suona tanto santo – mi si scusi l'espressione – è solo una sciocchezza. Non si può infatti evitare di dover vivere con Arimane. Occorre solo vivere con lui nel modo giusto e non farsi da lui dominare. (pp. 173-174) *Osserviamo il brillante scritto del giovane [[Nietzsche]]: ''Dell'utilità e del danno della storia per la vita'', col quale veramente con parole di fuoco egli chiede che si abbandoni il peso della storia, che l'uomo viva appieno nel presente e che ponga la vita al posto del passato. Che cosa ne è seguito? Che egli si è fatto prendere dal darwinismo e, come questo, fa derivare l'uomo dall'animale; fa dell'uomo un superuomo. Il suo superuomo è tuttavia rimasto un prodotto del tutto astratto, non ha contenuto, è un sacco vuoto. Fisicamente se ne può dire quel che si vuole, ma non si perviene ad alcuna immaginazione. (pp. 174-175) *Sviluppare in sé questa conoscenza fa parte dei compiti dell'antroposofo. Il problema non è davvero che l'[[antroposofia]] venga presa come un surrogato per qualcosa che in precedenza era fornito dalle confessioni religiose, oggi diventate un po' noiose per molte delle cosiddette persone istruite; e poiché l'antroposofia non è noiosa ma anzi divertente, costoro non si rivolgono a una confessione religiosa qualsiasi, ma all'antroposofia. Così non deve essere! (p. 177) ==''Considerazioni esoteriche su nessi karmici''== ===[[Incipit]]=== Vorrei ora incominciare a parlare delle condizioni e delle [[legge|leggi]] del destino umano, di quello che usiamo chiamare [[karma]]. Il karma può soltanto venir compreso se si cerca anzitutto di conoscere come si esplicano le leggi dell'[[universo]]. Oggi sarà quindi necessario trattare in forma alquanto astratta questi vari modi di esplicazione delle leggi, per poi ricavare da quanto avremo osservato la conoscenza del destino umano, del karma.<br />Parliamo di cause ed effetti così per i fenomeni del mondo esterno come per quelli della vita umana e oggi, specialmente in campo scientifico, siamo abituati a parlarne in senso del tutto generico. Così facendo incappiamo però nelle maggiori difficoltà, perché non teniamo conto della diversità di come si presentano cause ed effetti.<br /> Possiamo guardare innanzitutto la cosiddetta natura inanimata che si palesa chiaramente nel regno minerale, nelle rocce, in forme spesso meravigliose, e anche in quelle strutture senza forma che per così dire sono state prima ridotte in polvere e poi di nuovo configurate. Guardiamo ciò che in tal modo ci si presenta nel mondo come inanimato. ===Citazioni=== *Ogni qualvolta essa penetra nella sfera della nostra esistenza terrestre, la [[cometa di Halley]] è l'espressione esteriore di un nuovo impulso al [[materialismo]]. Al mondo di oggi questo può sembrare superstizioso, ma gli uomini dovrebbero allora solo ricordare come essi stessi facciano derivare delle azioni spirituali dalle costellazioni stellari. Chi non direbbe che l'esquimese è un essere umano diversamente costituito per esempio dall'indù, proprio perché nella regione polare i raggi solari cadono con un'altra angolazione? (p. 31) *È già stato chiesto più volte che cosa sarebbe accaduto se il Sole non si fosse scisso dalla Terra e non fosse passato alla condizione, quella attuale, di agire da fuori sulla Terra. Innanzi tutto, quando la Terra era ancora unita al Sole, l'intero sistema cosmico, come anche i progenitori dell'uomo, erano ancora legati fra loro in rapporti di natura ben diversa. Ovviamente, è una cosa assurda prendere in considerazione le condizioni attuali e poi dire che gli antroposofi raccontano delle sciocchezze perché in questo caso tutti gli esseri organizzati avrebbero dovuto finire bruciati. (p. 43) ==''Corrispondenze fra microcosmo e macrocosmo''== ===[[Incipit]]=== Cercherò oggi di indicare ulteriori prospettive riguardo a un tema già trattato qui di recente. Dissi come, per l'uomo del presente, le concezioni morali e le concezioni intellettualistiche non coincidano. Mediante il suo intellettualismo l'uomo viene portato a riconoscere la ferrea necessità naturale. A causa di tale ferrea necessità naturale, noi applichiamo la legge di causa ed effetto a tutto quanto rientra nel nostro campo di osservazione. Inoltre, quando una persona compie un'azione, ci chiediamo che cosa ve l'abbia spinta, che cosa abbia agito in lei o fuori di lei, al fine di attribuire a quell'azione la sua causa. Tale riconoscimento della necessità di ogni evento ha acquisito negli ultimi tempi un carattere scientifico. In passato aveva più un carattere teologico, e ancora per molte persone mantiene tale carattere. Il carattere scientifico emerge quando si è più inclini a pensare che quanto noi facciamo dipenda dalla nostra costituzione corporea e dalle influenze sulla nostra costituzione corporea. Ancora oggi del resto vi sono pur sempre persone che pensano che l'uomo agisca per necessità, più o meno come avviene per una pietra quando cade per terra. Tale sarebbe la coloritura scientifica del pensiero relativo alla necessità. ===Citazioni=== *[...] per l'uomo del presente, le concezioni morali e le concezioni intellettualistiche non coincidono. (p. 9) *[...] il [[cuore]] non agisce come una pompa che spinge il sangue attraverso il corpo, ma che è il cuore a venir mosso dalla circolazione del [[sangue]], in sé stessa vivente, a sua volta determinata dagli organi. Il cuore a dire il vero (lo si può accertare in embriologia) non è altro che il risultato della circolazione del sangue. (pp. 50-51) *I movimenti che si esprimono nella nutazione sono inoltre movimenti che hanno la propria origine nell'astralità, non in una cosa qualsiasi che possa essere indagata sulla base dei principi Newtoniani. Tuttavia il Newtonismo è proprio ciò che ci ha scaraventati tanto spaventosamente il [[materialismo]], poiché è ricorso alla massima astrazione possibile. (p. 67) *Poiché ci troviamo sulla terra, le azioni celesti su di noi sono diverse da come sarebbero se li fossimo esposti stando sospesi liberamente nello spazio. (p. 77) *Ho detto che la concezione materialistica immagina che il [[cuore]] umano sia una sorta di pompa che spinge il sangue in tutto il corpo. Ma non è così: il sangue è qualcosa di interiormente mobile in se stesso, possiede una sua vitalità, e il battito cardiaco non è la causa della circolazione del sangue, ma al contrario ne è la conseguenza, l'effetto della circolazione del sangue. Lo stesso vale anche per gli altri organi. La funzione che gli organi esercitano si innesta nei movimenti pieni di vita. (p. 92) *I greci non vedevano il cielo blu come lo vediamo noi. Lo vedevano semplicemente scuro. Questo può essere riferito con certezza; lo si può stabilire con certezza soprattutto muovendo dalla scienza dello spirito. (p. 99) *Quando oggi la [[fisiologia]] orientata in senso materialistico parla della volontà, quale si manifesta ad esempio in un movimento degli arti, pensa che dall'organo centrale, dal cervello, venga inviato una specie di segnale telegrafico che passa per i cosiddetti nervi motori e quindi muove, diciamo, la gamba destra. Ma questa è veramente un'ipotesi del tutto infondata e anche sbagliata. L'osservazione spirituale mostra infatti che, considerando l'uomo schematicamente, le cose stanno così: quando viene volontariamente sollevata la gamba destra, dall'entità-io dell'uomo, dalla reale entità-io parte un impulso diretto verso la gamba. Essa viene dunque sollevata direttamente dall'entità-io. Solo che tutto ciò si attua come l'attività del dormire: la coscienza non ne sa nulla. L'interporsi dei nervi, che poi raggiungono l'organo centrale, semplicemente ci informa di avere una gamba, ci informa di continuo della presenza della gamba. II nervo non ha nulla a che fare con l'azione dell'io sulla gamba. Si tratta di una relazione diretta tra la gamba e la volontà, che nell'uomo è collegata con l'entità-io, mentre nell'animale con il [[corpo astrale]]. (pp. 134-135) *Chi ha mani quantomai maldestre, chi per esempio non sa seguire abili movimenti con le dita, non sarà neppure un pensatore di sottile ingegno. (p. 140) *[...] proprio gli scienziati [[gesuiti]] sono i materialisti più estremi nel campo della ricerca scientifica. Non solo dimostrano di continuo che con la scienza non si può pervenire allo spirito, ma si danno pena, dove ciò sia possibile, di tener lontano lo [[spirito]] dalla [[scienza]]. (pp. 181-182) *[...] l'[[universo]] non può venir compreso se da esso si esclude l'[[uomo]]; questo significa che non è possibile una comprensione dell'universo in sé, senza includervi anche l'uomo, e senza considerare il nesso che esiste tra l'universo e l'uomo stesso. (p. 194) *Se anche non lo si può constatare fisiologicamente, è pur vero che prima del mistero del [[Golgota]] l'umanità terrestre essenzialmente – e ovviamente approssimativamente – formulava sempre solo pensieri collegati con l'elemento materiale. Nel tempo in cui l'evento del Golgota irruppe entro la vita terrestre, l'umanità era giunta a un punto della sua evoluzione tale da poter eliminare, nell'interiore processo animico-spirituale del pensiero, l'elemento materiale; divenne allora possibile il pensare libero dalla materia. (p. 241) == ''Da Gesù a Cristo'' == === [[Incipit]] === L'argomento che oggi dovremmo esaminare qui ha già su-scitato dappertutto in questi ultimi tempi il più largo interes-se; apparirà quindi anche giustificato parlare su questo tema dal punto di vista antroposofico, in base al quale in questa città già ebbi ripetute occasioni di trattare diversi argomenti. Certo è che il modo di trattare in generale oggi questo argomento, modo anche piuttosto diffuso, è molto diverso da quello possibile da un punto di vista antroposofico. Se da un lato bisogna dire che oggi l'antroposofia come tale è ancora poco compresa e poco apprezzata, dall'altro si dovrà anche far presente che proprio lo studio antroposofico dell'argomento che oggi ci deve occupare è molto difficile. Se infatti è distante dai nostri contemporanei l'atteggiare la propria anima in modo da poter afferrare e apprezzare appieno verità antroposofiche relativamente ovvie della vita spirituale, è addirittura un ostacolo per la coscienza del presente il dover studiare, dal punto di vista dell'antroposofia o scienza dello spirito, un tema che davvero ci obbliga ad impiegare intimamente la scienza dello spirito o antroposofia per i più difficili ed anche più sacri argomenti di cui dovremo parlare oggi. === Citazioni === * L'essere che con l'evento di [[Palestina]] era penetrato nell'umanità era in pari tempo [[Mitra]] e [[Dioniso]], e il cristianesimo era la riunione dei culti di mitra e di Dioniso. Il popolo ebraico era stato scelto per fornire il corpo necessario affinché quell'evento potesse realizzarsi. Quel popolo aveva imparato a conoscere sia il culto di Mitra, sia anche il servizio di Dioniso, ma era rimasto lontano da entrambi i culti. L'appartenente al popolo ebraico non sentiva come il greco, che diceva: quale io sono, sono un uomo debole che deve sviluppare profonde forze se vuole penetrare nelle profondità della sua anima. Ne serviva come il discepolo di mitra che si diceva: devo far agire su di me tutta l'aria che mi circonda affinché le più profonde caratteristiche divine del mondo si uniscono a me.l'ebreo si diceva invece: ciò che determina la profonda natura umana e che vi è nascosto, era un tempo nel primo uomo il popolo ebraico lo chiamava [[Adamo]]. (pp. 22-23) * L'appartenente all'antico popolo ebraico sentiva quindi se stesso posto più in basso rispetto al primo uomo, ad Adamo, e ne cercava la causa nel peccato originale.questa è la ragione per la quale l'uomo è inferiore a quanto vive nelle profondità della natura umana. [...] l'appartenente all'antico popolo [[Ebraismo|ebraico]] sentiva cioè che prima egli era più in alto, e che a causa delle proprietà legate al sangue aveva perduto qualcosa, e ora si trovava di conseguenza più in basso. (p. 23) * Ciò che il seguace dei misteri di mitra vedeva nell'umanità tutta, il seguace dell'ebraismo lo vedeva in tutto il suo popolo, del quale era cosciente che avesse perduto il legame con la sua origine. Mentre cioè presso i persiani esisteva una specie di disciplina della coscienza presso l'antico popolo ebraico troviamo la coscienza di un'evoluzione storica: Adamo era originariamente caduto peccato, era disceso dalle altezze alle quali si trovava. Di conseguenza quel popolo era il meglio preparato per il pensiero: ciò che è avvenuto nel momento iniziale dell'evoluzione dell'umanità e che ha portato a un peggioramento dell'umanità stessa, può essere rimediato soltanto attraverso un evento storico (il che realmente avviene nei sostrati spirituali dell'esistenza della terra). (pp. 23-24) * Nel [[Gesuiti|gesuitismo]] ci si presenta una pericolosa esagerazione del principio-Gesù. In quello che si è costituito da secoli in Europa, come [[Rosacroce|rosicrucianesimo]] abbiamo invece un movimento intimo verso il Cristo, un movimento che cerca ovunque con cura le vie della verità. Nella vita essoterica in tutti i tempi, da che in Europa esiste una corrente gesuitica, molto si è parlato del gesuitismo; perciò anche a coloro che vogliono studiare la vita spirituale nelle sue fonti più profonde deve interessare di sapere in che senso il gesuitismo rappresenti una pericolosa esagerazione del principio Gesù. (p. 36) * La differenza radicale, fondamentale, fra la via spirituale giustamente detta cristiana, e la via spirituale gesuitica, che esalta unilateralmente il principio-Gesù, è che essa mira ovunque ad agire direttamente sulla volontà, vuole avere ovunque presa diretta sulla volontà.questo già si manifesta chiaramente nel modo in cui l'allievo del gesuitismo viene educato. (p. 48) * Un uomo che non sia capace di concepire, fino a un certo grado, l'idea che la colpa di ciò che gli capita alla fin fine è sua, non potrà progredire bene. Una certa equanimità e una comprensione sia pure ipotetica di fronte al karma è necessaria come punto di partenza. (p. 63) ==''Dalla cronaca dell'akasha''== ===[[Incipit]]=== L'uomo apprende dalla storia comune solo una piccola parte degli avvenimenti vissuti dall'umanità in epoche primordiali, e i documenti storici gettano luce su alcuni millenni soltanto. Anche ciò che c'insegnano l'archeologia, la paleontologia e la geologia ha limiti assai ristretti; e a questa insufficienza si aggiunge l'incertezza di tutto ciò che è basato su testimonianze esteriori. Osserviamo infatti come l'insieme di un avvenimento o la fisionomia di un popolo, anche non molto lontano da noi, si modifichino quando vengano scoperti nuovi documenti storici. Confrontiamo la descrizione che diversi storici ci danno del medesimo fatto e ci accorgeremo di trovarci su un terreno assai malsicuro. Tutto ciò che appartiene al mondo sensibile esteriore è sottoposto all'azione del tempo, e il tempo a sua volta distrugge ciò che nel tempo ha origine. Ora, la storia esteriore non può che fondarsi appunto su quello che il tempo ha conservato; e chi, fermandosi ai documenti esteriori, può affermare che in essi sia conservato appunto l'essenziale? ===Citazioni=== *Chi si limita alla conoscenza del mondo sensibile non può immaginare quanto differissero da noi i nostri progenitori dell'[[Atlantide]]; e non soltanto nell'aspetto esteriore, ma anche nelle qualità dello spirito. Le loro cognizioni, le arti tecniche, tutta la loro civiltà era ben diversa da quella dei nostri giorni. Osservando l'umanità atlantidea dei primi tempi, vi troviamo facoltà spirituali diverse in tutto dalle nostre. L'intelletto razionale, la facoltà di combinare e di calcolare sulla quale oggi è basato tutto ciò che si produce, mancavano interamente ai primi Atlantidei. Essi possedevano invece una memoria sviluppatissima che era una delle loro facoltà spirituali più spiccate. Il loro modo di calcolare, per esempio, non consisteva come il nostro nell'imparare alcune regole per poi applicarle. L'abaco, nei primi tempi dell'Atlantide, era ancora sconosciuto; nessuno aveva impresso nel proprio intelletto che tre per quattro fa dodici; chi aveva bisogno di fare questo calcolo sapeva orientarsi perché egli si riportava ad altri casi simili o uguali avvenuti precedentemente; si ricordava di quello che era stato applicato prima in circostanze analoghe. (p. 23) *[...] gli Atlantidei avevano degli apparecchi di cui per così dire alimentavano la combustione coi germi delle piante, trasformando la forza vitale di questi germi in energia applicabile alla tecnica. Così riuscivano a far muovere i loro veicoli a piccola altezza al di sopra del suolo [...] potevano anche elevarsi al di sopra dei monti. (pp. 25-26) *Benché la "cronaca dell'[[akasha]]" sia stata decifrata con la massima cura, pure non tralasceremo di ripetere che le seguenti comunicazioni non presumono di avere carattere dogmatico. Se il leggere cose e avvenimenti così lontani dall'epoca attuale è già per sé assai difficile, il doverli poi rendere nel linguaggio attuale offre difficoltà quasi insormontabili. (p. 47) *La fantasia della [[donna]] {{NDR|durante l'epoca lemurica}}, messa in relazione con la natura, divenne la base di un'evoluzione superiore della vita immaginativa. La donna accoglieva in sé, con delicato senso interiore, le forze della natura, la cui eco agiva a lungo nella sua anima; così si formarono i germi della memoria, e con la memoria entrò pure nel mondo la facoltà di formare i primi e più semplici concetti morali. Tutto questo rimase all'inizio estraneo allo sviluppo volitivo dell'elemento maschile. (p. 52) *Chi non considera che i primi progressi nella vita di rappresentazione furono compiuti dalla [[donna]], non riuscirà a comprendere veramente l'evoluzione dell'umanità. Da essa provenne quello sviluppo di abitudini, connesso con la vita di meditazione interiore e con la coltivazione della memoria, che fu il primo germe del diritto e della morale. L'uomo aveva riconosciuto e applicato le forze della natura; la donna ne fu la prima interprete. [...] L'evoluzione attraversata dalla donna durante l'epoca lemurica fece sì che le fosse assegnata una parte importante all'apparire della seguente razza radicale, della razza atlantidea. (p. 53) *L'"[[uomo]]" deve passare prima attraverso l'[[egoismo]] per poter poi giungere nuovamente a un grado più elevato, in piena e chiara coscienza, alla completa assenza di egoismo. (p. 67) *Il compito delle nature sovrumane, delle grandi guide, era appunto d'imprimere nella giovane umanità la propria caratteristica: l{{'}}''amore''. Ma ciò era loro possibile soltanto per la parte della forza animica che si rivolgeva al di fuori; così ebbe origine l{{'}}''amore sensuale''. Questo è dunque il fenomeno accompagnatore dell'azione dell'anima in un corpo o maschile o femminile. L'amore sensuale divenne la forza dell'evoluzione fisica dell'umanità. Quest'amore unisce l'uomo e la donna in quanto esseri fisici. Su questo amore si fonda il progresso dell'umanità fisica. Soltanto su questo amore avevano potere i suddetti esseri sovrumani. (p. 67) *Si devono distinguere tre di questi gradi che chiameremo ''gradi d'evoluzione planetaria'', a cui la scienza occulta dà il nome di Saturno, Sole, Luna. Vedremo che questi nomi non hanno tutta prima un nesso con i corpi celesti cui l'astronomia fisica attuale li riferisce, benché in un senso più vasto vi sia una certa relazione che il mistico avanzato ben conosce. Si dice inoltre che l'uomo, prima di scendere sulla Terra, abbia abitato altri pianeti; ma dicendo "altri pianeti" dobbiamo intendere soltanto precedenti stati d'evoluzione della Terra stessa e dei suoi abitanti. La Terra, e tutti gli esseri che le appartengono, prima di diventare "Terra", è passata attraverso i tre stati di Saturno, Sole e Luna. Saturno, Sole e Luna sono in certo qual modo le tre precedenti incarnazioni della Terra; e quelli che in questo senso sono chiamati Saturno, Sole e Luna, oggi sono scomparsi, quali pianeti fisici, così come sono scomparse le precedenti incarnazioni fisiche di un uomo, di fronte alla sua incarnazione attuale. (p. 104) *Nelle ulteriori comunicazioni verremo prima a conoscere il passato dell'uomo, e poi faranno seguito le visioni del futuro. Il futuro può infatti rivelarsi alla vera conoscenza spirituale, anche se soltanto nella misura necessaria all'uomo per l'adempimento del proprio destino. Chi rifiuta a priori la scienza occulta e dalla cattedra dei propri pregiudizi relega senz'altro nel campo delle fantasticherie e delle chimere tutto ciò ch'essa offre, riuscirà meno che mai a comprendere questi rapporti col futuro; eppure, una semplice riflessione logica potrebbe far capire di che cosa si tratta. Ma tali riflessioni logiche vengono accettate soltanto finché si accordano coi pregiudizi umani. I pregiudizi sono potenti nemici anche di ogni logica. (p. 106) *Facciamo una considerazione: combinando in proporzioni esattamente determinate zolfo, ossigeno e idrogeno, per una legge necessaria si produce acido solforico. Chi ha studiato chimica è in grado di ''predire'' ciò che deve necessariamente succedere quando queste tre sostanze siano messe in relazione tra loro nelle condizioni volute. Nel campo limitato del mondo materiale, il chimico è dunque un profeta, e la sua profezia risulterebbe falsa soltanto nel caso in cui le leggi naturali si mutassero repentinamente. Ebbene, l'occultista indaga le leggi spirituali appunto come il fisico o il chimico indagano le leggi fisiche; e lo fa col metodo e con la severità che l'indagine spirituale richiede. Ma appunto da queste grandi leggi spirituali dipende l'evoluzione dell'umanità. Come non avverrà mai che l'ossigeno, l'idrogeno e lo zolfo si combinino contrariamente alle leggi naturali, così nella vita spirituale nulla potrà mai avvenire che sia una violazione delle leggi dello spirito. Chi conosce queste ultime è dunque in grado di gettare lo sguardo sulle ''leggi che reggeranno l'avvenire''. (pp. 106-107) *L'indagine spirituale restituisce all'umanità queste forme: così, ad esempio, essa mostra che le giornate della creazione biblica ci descrivono cose che si rivelano allo sguardo chiaroveggente. Lo spirito incatenato al mondo sensibile si limita a trovare che quelle giornate della creazione contraddicono i dati della geologia. La scienza dello spirito, nel riconoscere le profonde verità del racconto biblico, è altrettanto lontana dal volatilizzarlo a mera "poesia mitica", quanto dall'applicarvi semplicemente un procedimento esplicativo allegorico o simbolico. Ma certamente coloro che continuano a fantasticare delle contraddizioni fra racconto biblico e scienza, ignorano totalmente come l'indagine spirituale proceda. Né va creduto che essa attinga alla Bibbia stessa il suo sapere. Essa ha i propri metodi, per cui giunge ai suoi risultati indipendentemente dai documenti, per poi trovarli confermati in questi. E tale procedimento è divenuto ormai necessario per molti i quali attualmente cercano la verità, esigendo un'indagine spirituale che rivesta lo stesso carattere che ha la scienza naturale. (p. 195) *Chi avvicinerà la scienza dello spirito, quale oggi si presenta, ne sarà preservato da non pochi pregiudizi, anche da quello che il mondo soprasensibile sia stato creato dalla paura e dal bisogno. Chi riuscirà a conquistarsi questa veduta, non verrà nemmeno più ostacolato dal timore che l'occuparsi di scienza dello spirito possa estraniarlo dalla realtà pratica della vita; ma riconoscerà invece che una scienza dello spirito rende la vita più ricca e non più povera. Essa non porta certo a sottovalutare la telefonia, la tecnica ferroviaria o la navigazione aerea; ma insegna a scoprire altri valori per la vita pratica, di cui attualmente non si tiene conto, poiché si crede soltanto al mondo dei sensi, cioè non alla realtà intera, ma solo a una parte di essa. (pp. 196-197) ==''Epidemie''== *Da parte di alcuni si sottolinea (non del tutto a torto, ma con una visione unilaterale) come la medicina convenzionale abbia addirittura provocato una paura dei batteri e dei bacilli. D'altra parte, nel corso degli ultimi decenni la ricerca ha portato a migliorare le condizioni di salute. Chi sostiene questa linea segnala con orgoglio in quale percentuale sia quasi ovunque diminuita la mortalità in questi anni. Chi invece afferma che nello studio della malattia non sono tanto importanti le cause esterne, quanto piuttosto quelle che risiedono nell'essere umano, vale a dire una predisposizione ad ammalarsi, una condotta di vita equilibrata o irresponsabile, rileverà invece come negli ultimi tempi le malattie siano aumentate in modo spaventoso, sebbene i tassi di mortalità siano innegabilmente diminuiti. Farà notare quanto siano aumentate certe patologie: malattie cardiache, tumori, malattie di cui non si trova menzione nei testi più antichi, malattie dell'apparato digerente e così via. Le ragioni addotte da una parte o dall'altra sono degne di attenzione. Non si può sostenere, con superficialità, che i bacilli o i [[batteri]] non siano temibili agenti patogeni. D'altra parte, non si deve escludere che l'uomo possa essere in qualche modo resistente e protetto contro l'influenza di tali agenti patogeni, oppure non esserlo. Non lo è, quando perde la propria capacità di resistenza a causa di uno stile di vita irragionevole. (14 gennaio 1909 – 0.0. 57, pp. 11-12) *Nel nostro tempo vi è una paura ben nota che con perfetta analogia può essere paragonata alla paura medievale dei fantasmi. È la paura attuale dei germi. Queste due paure sono molto simili. Sono simili anche perché ognuna delle due epoche, il medioevo e l'età attuale, si comporta nel modo che le è consono. Il medioevo aveva una certa fede nel mondo spirituale; era quindi naturale che ci fosse la paura di entità spirituali. L'epoca moderna ha perso la fede nel mondo spirituale, crede del mondo materiale, quindi ha paura di esseri materiali, non importa quanto piccoli siano. (5 maggio 1914 – O.O. 154, pp. 13-14) *Quando la gente si prende gioco delle superstizioni medievali sui [[Fantasma|fantasmi]], si potrebbe obiettare: perché, è cambiato qualcosa da questo punto di vista? È scomparsa la paura dei fantasmi? Le persone oggi non li temono forse molto più di prima? È molto più orribile di quanto si pensi quel che accade nell'animo umano, quando calcola che nel palmo della mano vi sono {{formatnum:60000}} germi. (5 gennaio 1911 – O.O. 127, p. 14) *I bacilli sono allevati più intensivamente quando l'individuo, addormentandosi, non porta con sé nient'altro che un atteggiamento materialista. Non c'è aiuto più efficace per questo allevamento che addormentarsi con le sole idee materialiste e da lì, dal mondo spirituale, dal proprio io e dal [[corpo astrale]], agire di nuovo sugli organi del corpo fisico, che non siano il sangue e il sistema nervoso. Non c'è modo migliore per nutrire i germi che dormire con le sole convinzioni materialiste. (5 maggio 1914 – 0.0. 154, p. 15) *La pretesa odierna di voler capire tutto con l'[[intelletto]] è quanto di più spaventoso vi sia. In [[medicina]] non si può capire davvero nulla con l'intelletto. [...] Tutto ciò che riguarda la medicina va colto in una visione diretta con una facoltà percettiva che va prima sviluppata. (21 aprile 1924 – 0.0. 316, p. 30) *E la [[vaccinazione]] antivaiolosa? Qui si è di fronte a una questione particolare. Se si vaccina qualcuno, e questi è un antroposofo o è stato educato in senso antroposofico, la vaccinazione non fa danni. La vaccinazione nuoce a chi coltiva in prevalenza pensieri materialistici. Allora la vaccinazione diviene una sorta di forza arimanica: la persona non riesce più a liberarsi da una certa mentalità materialistica. Ciò che inquieta della vaccinazione antivaiolosa, è che essa riveste la persona di una sorta di fantoma che gli impedisce di liberare il proprio organismo fisico dalle entità psichiche come nella coscienza normale. L'uomo diventa così costituzionalmente materialista e non è più in grado di innalzarsi allo spirito. Questo è il pericolo della vaccinazione. [...] La vaccinazione antivaiolosa è prima di tutto una questione psichica. [...] Se si sostituisse questa fede con qualcos'altro, se si educasse l'uomo secondo natura per renderlo recettivo a qualcos'altro che non sia la vaccinazione, in modo da riavvicinarlo allo spirito, lo si preserverebbe senz'altro da ciò che si insinua inconsciamente in lui: qui c'è un'epidemia di vaiolo! Si desterebbe in lui la consapevolezza che vi è un elemento spirituale, sebbene ingiustificato, dal quale salvaguardarsi. Si otterrebbero allora buoni risultati su come bisognerebbe rafforzare l'uomo a difendersi da tali influenze.<br />''Come bisogna comportarsi se l'influsso mediante l'educazione è molto difficile, come nelle nostre regioni?''<br />Allora bisogna vaccinare. Non c'è alternativa. Non sarò certo io a consigliare un'opposizione fanatica a queste cose, e non solo da un punto di vista medico ma antroposofico in generale. Noi non aspiriamo al fanatismo, ma a cambiare le cose in generale e con discernimento. (22 aprile 1924 – 0.0. 314, pp. 31-32) *Se in un determinato periodo gli uomini non erano in condizione di adottare determinate misure contro le [[epidemie]], erano tempi in cui gli uomini non lo potevano fare perché le epidemie dovevano agire secondo un piano cosmico universale pieno di saggezza, affinché le anime umane trovassero l'occasione di pareggiare quel che era stato compiuto sotto l'influsso arimanico e sotto certi precedenti influssi luciferici. Se oggi vengono poste altre condizioni, è perché si soggiace del pari a determinate grandi leggi karmiche. (25 maggio 1910 – O.O. 120, p. 45) *Si arriverà a buoni risultati nel campo dell'igiene, della medicina e dell'organizzazione sanitaria soltanto se in questo campo verranno studiati i sintomi, non dico storici, ma cosmologici, perché infatti le malattie esistenti sulla Terra ci sono inviate dal cielo. (20 ottobre 1918 – 0.0. 185, p. 53) *Il pensare logico e puro ha come effetto anche quello di rafforzare, di essere salutare per il corpo fisico, rendendolo meno soggetto alle malattie; chi ne ha dimestichezza, per esempio i matematici, ha meno da temere quando entra in un reparto per malattie infettive, come il [[colera]]. (1 novembre 1907 – O.O. 266/1, p. 55) *Il logorio nervoso prodotto dal [[materialismo]] agisce così su intere stirpi, su interi popoli, come pure sulla vita di singoli uomini. Se la corrente spirituale non avrà tanta forza da raggiungere anche i pigri e gli indolenti, il nervosismo, vale a dire la conseguenza karmica del materialismo, avrà sempre più influenza sull'umanità, e come nel Medioevo si sono avute epidemie di lebbra, in futuro, chiamate dai princìpi materialistici, dilagheranno malattie nervose, epidemie di pazzia che colpiranno popoli interi. Con la comprensione di questo aspetto della legge del [[karma]], la scienza dello spirito non dovrebbe essere oggetto di dispute, ma rimedio per l'umanità. Più l'umanità diverrà spirituale, tanto più verrà eliminato tutto quel che è legato alle malattie del sistema nervoso e dell'anima. (30 maggio 1907 – 0.0. 99, p. 64) *Ma un'epoca che crede solo nella materia genererà una discendenza in cui tutto quanto nel corpo prenderà una propria strada, non vi sarà più un centro, e per tale motivo si manifesteranno nevrastenia e nervosità. Questo fenomeno sarà sempre più diffuso, se il materialismo rimarrà anche in futuro la visione del mondo. Un chiaroveggente può dire esattamente che cosa accadrebbe se il materialismo non trovasse il suo contrappeso in una stabile prospettiva spirituale. Le malattie mentali diventerebbero epidemiche, i bambini soffrirebbero di nervosismo e di tremori fin dalla nascita, e l'ulteriore conseguenza di una mentalità materialista sarebbe un genere umano tanto poco centrato su di sé come già iniziamo a vedere oggi. (22 giugno 1907 – 0.0. 100, pp. 65-66) *Attraverso la menzogna, la calunnia e l'ipocrisia, l'uomo crea, per così dire, un esercito di esseri spirituali appartenenti alla categoria dei fantomi. (14 giugno 1908 – O.O. 98, p. 69) ==''Gerarchie spirituali e loro riflesso nel mondo fisico – Zodiaco, Pianeti e Cosmo''== ===[[Incipit]]=== Questo ciclo di conferenze ci condurrà in regioni molto elevate della vita spirituale, molto fuori della nostra dimora terrestre, non solo nei mondi spaziali fisici, ma anche nei mondi spirituali dai quali il mondo spaziale fisico ebbe origine. Ma appunto da un siffatto ciclo di conferenze apparirà chiaro come in sostanza tutto il sapere e la [[saggezza]] hanno lo scopo di scioglierci il grande, il massimo tra gli enigmi, l'enigma dell'uomo.[...]<br />Se vogliamo parlare delle cosiddette gerarchie spirituali, dobbiamo elevarci con l'occhio dell'anima agli esseri che hanno la loro esistenza al di sopra dell'uomo vivente sulla [[Terra]]. Occhi visibili possono contemplare una scala di esseri che rappresentano soltanto quattro gradini di una gerarchia: il mondo minerale, il mondo vegetale, quello animale e quello umano. Ma sopra l'uomo comincia un mondo di esseri invisibili, e all'uomo è dato, grazie alla conoscenza di ciò che trascende i sensi fisici e fin dove essa gli è possibile, di salire per un certo tratto alle potenze ed entità che nell'invisibile mondo soprasensibile, sono la continuazione dei quattro gradini che si trovano sulla Terra stessa. (1985) ===Citazioni=== *Ciò che l'uomo può indagare, sapere, conoscere, le idee e i concetti ch'egli conquista, e pure le immaginazioni, ispirazioni e intuizioni della chiaroveggenza ch'egli conquista, tutto ciò è, se è lecito dir così solo ''post-vissuto'' dall'uomo, ma è già stato ''pre-vissuto'' e ''pre-saputo'' appunto dalle entità che stanno al di sopra dell'uomo. Se ci è lecito usare un paragone alla buona, diremo che l'orologiaio anzitutto ha l'idea, il pensiero dell'orologio, poi, secondo quest'idea, costruisce l'orologio. L'orologio è costruito secondo le idee dell'orologiaio che hanno preceduto la costruzione; in seguito poi qualcuno potrà smembrare l'orologio, analizzarlo e studiare da quali pensieri dell'orologiaio esso abbia avuto origine; egli ripenserà allora i pensieri dell'orologiaio. Solo così, in sostanza, l'uomo, al suo stadio normale d'evoluzione, può contenersi di fronte all'antichissima saggezza cosmica primordiale delle entità spirituali a lui superiori. (p. 10) *Infine, venne il tempo in cui fu lecito parlare del contenuto dell'antichissima saggezza in un linguaggio comprensibile a più larghe masse. All'incirca dall'ultimo terzo del secolo decimonono in poi si poté parlare in forma più o meno palese intorno all'antichissima sapienza del mondo, e solo perché, appunto nei mondi spirituali, avvennero dati fatti, fu per così dire concessa ai custodi dei misteri la possibilità di lasciar trapelare qualcosa dell'antichissima saggezza. (p. 12) *[...] nemmeno gli antichi greci, quando parlavano di Mercurio, intendevano l'astro fisico, bensì l'insieme delle entità di quell'astro. Erano mondi spirituali, esseri spirituali quelli di cui si parlava quando, nelle sedi della conoscenza, si pronunciava, poniamo, il nome di Mercurio. Coloro che erano discepoli dei maestri di quelle scuole, pronunciando nei diversi linguaggi i nomi di Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, indicavano una scala di entità spirituali. Chi pronuncia quelle parole nel senso odierno, indicando con esse un astro fisico, indica solo la parte più grossolana di ciò che con quei nomi s'intendeva in origine. (p. 19) *Durante tutta la sua vita l'uomo assorbe in sé, dal mondo esterno, [[Spirito|spiriti elementari]]. In quanto si limita a guardare gli oggetti esterni, lascia semplicemente entrare in sé gli spiriti senza mutarli; se cerca invece di elaborare le cose del mondo esterno nel suo spirito, per mezzo di idee, concetti, sentimenti di bellezza e così via, egli salva e libera quegli spiriti elementari. (p. 33) *Noi denominiamo [[Luna]] quel pianeta precedente la [[Terra (pianeta)|Terra]], e con ciò non intendiamo la Luna di oggi, ch'è solo un frammento, un residuo della Luna antica, ma intendiamo uno stato precedente della nostra Terra che ebbe esistenza una volta e passò poi per un periodo di vita spirituale che usiamo chiamare ''pralaya'', così come l'uomo passa per uno stato spirituale dopo la morte. (p. 43) *Anticamente non si disegnava lo [[zodiaco]] rappresentandolo nelle sue corrispondenti forme animali, ma disegnando nelle rispettive regioni gli organi umani. Al posto dell'Ariete la testa; al posto del Toro, la laringe; al posto dei Gemelli, ciò che meglio esprime la simmetria, le due braccia; il torace al posto del Cancro; il cuore al posto del Leone; e così via fino alla parte bassa delle gambe al posto dell'Acquario; ed ai i piedi al posto dei Pesci. (p. 139) *Durante l'evoluzione lemurica le forze luciferiche penetrarono dappertutto nel corpo astrale dell'uomo e lo compenetrarono con le loro azioni, che in lui si estrinsecarono come basse passioni. Ciò per cui egli può soccombere all'errore e al male ha la sua sede nel corpo astrale: gli spiriti luciferici gliel'hanno innestato. Se non gliel'avessero innestato, l'uomo non avrebbe mai avuto la possibilità dell'errore, del male; si sarebbe elevato a ricevere il suo io intatto dalle influenze ostacolatrici. Invece l'uomo ha questa possibilità; ma le grandi guide lo proteggono, per quanto è necessario, dallo sprofondare troppo in basso. (p. 165) *Gli [[Elohim]] sono le entità che, alla separazione del Sole da Luna e Terra, rimasero unite al Sole; fanno parte della gerarchia che ha il nome di Potestà, Spiriti della forma, fanno parte delle gerarchie da queste verso l'alto. Sono ancora entro la nostra evoluzione. Elohim è il nome complessivo per gli esseri solari che allora scelsero il Sole per loro dimora, non come sfera di attività. [[Cristo]], il più elevato degli Elohim, è il loro reggente. Egli non fa però parte delle gerarchie, ma della Trinità. Nel Cristo abbiamo un'entità che è tanto potente da avere influenza su tutte le parti del nostro sistema solare. (p. 172) ==''Il Cristianesimo come fatto mistico e i misteri antichi''== ===[[Incipit]]=== *Il pensiero scientifico ha influenzato profondamente tutta la concezione moderna del mondo. Diventa sempre meno possibile parlare delle esigenze spirituali, della "vita dell'anima", senza dover prendere posizione nei riguardi delle concezioni e delle conoscenze scientifiche. Certo, esistono ancora molte persone che soddisfano quelle esigenze senza lasciarsi turbare nella loro vita spirituale dalla corrente scientifica. Non può però comportarsi in tal modo chi sente il polso del tempo. ===Citazioni=== *Non può quindi esservi alcun dubbio: la mentalità scientifica rappresenta il massimo potere nella vita spirituale contemporanea. Chiunque parli degli interessi spirituali dell'umanità d'oggi, non può ignorarla. (p. 12) *L'iniziato scorge i processi spirituali, e le immagini dei [[Mito|miti]] ne rappresentano per così dire le illustrazioni. Chi non è in grado di considerarle come tali, non è ancora giunto alla comprensione del loro significato. I processi spirituali stessi sono infatti soprasensibili, mentre le immagini, che nel loro contenuto ricordano il mondo sensibile, non sono spirituali per se stesse, ma appunto solo una illustrazione dello spirituale. Chi vive esclusivamente nelle immagini, sogna; vive invece entro percezioni spirituali solo chi è riuscito a sentire nell'immagine lo spirituale, come nel mondo dei sensi sentiamo la rosa per tramite della rappresentazione che ne abbiamo. (p. 66) ==''Il legame fra i vivi e i morti''== ===[[Incipit]]=== *È nostra aspirazione cercare, per quanto possibile, di penetrare con la conoscenza in quei mondi che restano chiusi alla conoscenza comune e dipendente dai sensi, che è legata al piano fisico. Nel corso degli anni ci siamo abituati a pensare che l'uomo, nel corso della vita in cui egli è chiuso all'interno del suo corpo fisico, vive in un mondo che costituisce solo una piccola parte di tutto il mondo reale. Dato che ci incontriamo così raramente, in occasione di questi incontri non possiamo spiegare tutto a partire dai fondamenti. ===Citazioni=== *Se nel passare la soglia della [[morte]] noi non facessimo questa esperienza (che facciamo consapevolmente) della dipartita del nostro corpo fisico, non potremmo mai sviluppare una coscienza dell'io dopo la morte! La coscienza dell'io dopo la morte viene stimolata dall'esperienza della dipartita del corpo fisico. (p. 16) *Dai mondi spirituali ci separano solo stati di coscienza: non condizioni di spazio ci separano, ma stati di coscienza. (p. 20) *Dopo la [[morte]], il morto non guarda i suoi pensieri come egli guardava i pensieri che si era formato durante la vita, e dei quali si lamenta e che richiama dalle proprie profondità.il morto guarda i suoi pensieri come fossero un dipinto eterico, egli vede i propri pensieri fuori del mondo. (p. 26) *Diversa è l'esperienza che si fa quando dal mondo spirituale si guarda i pensieri che vivono che si sono lasciati nel mondo fisico. [...] Essi sorgono veramente in modo analogo a come sorgono le impressioni del mondo fisico. Questo e ciò che solleva, rallegra, riscalda i morti nei pensieri dei figli che li amavano. Questo è infatti un campo molto particolare per i morti, cercare nei pensieri e che sono rimasti indietro. (p. 28) *L'egoismo umano troverebbe forse più simpatico attribuire sempre tutto alla propria genialità; ma in realtà anche ciò che sorge interiormente e noi proviene da influssi spirituali esteriori, e noi possiamo dimostrare concretamente l'esistenza di questi singoli influssi spirituali. (p. 52) *Se si prova a seguire un'individualità umana molto indietro nel tempo, ancor prima che in un determinato momento entra in un corpo fisico (essa proviene infatti dal mondo spirituale), si vede che è questa stessa individualità a far incontrare il padre la madre, ad agire in modo che madre e padre si incontrino per generarla. Sì, essa agisce anche prima. Agisce già innescando un ordine nell'intera serie delle generazioni, in modo che alla fine si trovino le tue persone tramite le quali essa può trovare la propria incarnazione. (p. 58) *Il ricercatore dello spirito può addirittura indicare precisamente quando il [[materialismo]] a raggiunto il suo massimo livello: fra l'anno 1840 e il 1841. Da allora esso sta perfino calando leggermente; ma le sue conseguenze sono naturalmente enormi. (p. 62) *Così come è organizzata, l'umanità non riceve già compiuto un sentimento potente, non riceve già compiuto un intelletto penetrante; ma attraverso l'anima cosciente forma qualcosa di molto più svincolato, più individuale, più rivolto all'[[egoismo]], più finalizzato alla solitudine nel proprio corpo di quanto lo era mediante l'anima razionale o affettiva. Attraverso l'anima cosciente l'uomo diventa un individuo isolato, un eremita che vaga per il mondo; ed è caratteristico del nostro tempo (e lo sarà sempre di più), che gli uomini si chiudano in se stessi. L'anima cosciente dà il carattere del separarsi dal resto dell'umanità, del vivere isolati. Perciò si incontrano maggiori difficoltà a familiarizzare, a diventare amici. Prima di imparare a conoscersi, occorre molto tempo. (p. 75) *Mentre l'anima razionale o affettiva si forma attraverso l'immediato conoscersi nell'incontro, l'anima cosciente può formarsi solo sull'uomo entra in rapporto con l'altro uomo partendo più dalla sua interiorità. (p. 76) *Nel momento stesso in cui, uscendo dalla vita moderna, nasceva il primo germe della libertà di pensiero, anche la potenza opposta è entrata in azione sotto forma di "[[Gesuiti|gesuitismo]]" – e con questo termine è compreso molto che poi dovrebbe essere caratterizzato nel dettaglio – delle diverse religioni. Esso è stato chiamato in vita per opporre la massima resistenza alla libertà di pensiero, che è una necessità vitale del quinto periodo postatlantico. In tale epoca sarà sempre più necessario sradicare ovunque il gesuitismo, poiché la libertà di pensiero, irradiando dall'ambito religioso, deve potersi espandere in tutti i campi della vita. (p. 83) *Oggi, nell'ambito della [[medicina]], vediamo già spuntare un gesuitismo che di poco discosta da quello della religione dogmatica. Vediamo come, partendo da una certa medicina dogmatica, si voglia estendere il potere della classe medica. Questa è l'essenza del gesuitismo nei più diversi settori. Esso diventerà sempre più forte e gli uomini saranno costretti ad accettare ciò che l'autorità impone. La salvezza della nostra epoca consiste nel salvaguardare lo sviluppo dell'anima cosciente contro queste tendenze arimaniche. (p. 85) *Il morto è nei nostri pensieri, egli guarda i nostri pensieri. Se questi pensieri sono quelli che noi curiamo quando sviluppiamo un ragionamento scientifico-spirituale, se quindi leggiamo qualcosa al morto o gli raccontiamo qualcosa che noi sappiamo o che pensiamo a proposito del mondo spirituale, allora egli starà insieme a questi pensieri che noi gli rivolgiamo qui tramite la scienza dello spirito. Per il fatto che li rivolgiamo a lui, si crea un legame di attrazione tra qui e là. Per il fatto quindi che la scienza dello spirito è qualcosa di vivente, noi possiamo inviare in alto una forza vivente che può dare un alimento vivente al morto che è con noi. (p. 110) *Noi viviamo per così dire in un'atmosfera che esige da noi una vigorosa esplicazione di forze, una vigorosa resistenza. E questi sono i profondi motivi per cui spesso ci scoraggiamo e ci sentiamo soli, per cui, accettando la scienza dello spirito, spesso non riusciamo facilmente a cavarcela nella vita. Se però abbiamo un'idea chiara di quanto grande sia l'[[antroposofia]] in cui noi ci inseriamo come in un poderoso nesso dell'umanità, e di quanto piccola essa oggi appaia (perché ne siamo soltanto agli inizi), se avremo chiara questa idea, allora potremo anche trovare la forza di resistere, potremo trovare veramente questa forza. Nell'evoluzione dell'umanità infatti tutte le cose grandi prendono le mosse da un piccolo inizio. (p. 146) *Noi non [[Vivere|viviamo]] inutilmente. I frutti della nostra [[vita]], come noi li accogliamo nei pensieri elaboriamo, vengono annessi nel cosmo. (p. 163) *Nel futuro ci sarà un tipo di [[medicina]] che terrà in particolare conto ciò di cui ho appena parlato. Ci sarà un modo di osservare medico-fisiologico che analizzerà il rapporto che esiste tra il [[corpo eterico]] e l'uno o l'altro dei satelliti, e in base a ciò sarà possibile valutare se le persone siano sane o malate. Infatti, ciò che al giorno d'oggi viene definito malattia è solo un'immagine esteriore di ciò che esiste in realtà. In realtà c'è una qualche irregolarità in ciò che ho paragonato ad un sistema planetario, e la malattia rispecchia solamente queste irregolarità. (p. 183) *Trent'anni del mondo spirituale corrispondono all'incirca un anno del mondo fisico. (p. 193) *[...] nel momento in cui varcano la soglia della [[morte]], essi {{NDR|i morti}} acquistano una nuova possibilità di accedere alla nostra anima, e in ciò consiste tutta la differenza. Ora essi agiscono in noi da dentro, mentre quando erano vivi agivano in noi dall'esterno. (p. 200) *E se noi viviamo con i giusti sentimenti dell{{'}}''in Christo morimur'' il passaggio attraverso la soglia della morte, allora, guardando dalla periferia, fra tutte le entità che noi vediamo (quindi anche gli esseri elementari e quelle che appartengono alle gerarchie più elevate, ma anche fra le entità che sono anime umane incarnate qui o già escarnate), tra tutte queste troviamo anche il nostro stesso essere-io. Il rapporto del nostro essere-io rispetto alle altre entità che ho appena caratterizzato noi lo osserviamo da fuori. Poter avere queste sensazioni dopo avere varcato la soglia della morte è importantissimo. Infatti, solo quando possiamo avere questa sensazione rispetto al nostro io, possiamo anche ritrovarci in giusto modo nell'incarnazione. Ma possiamo avere questa sensazione solo se varchiamo nel modo giusto la soglia della morte, accompagnati cioè dal sentimento: "Siamo morti nel [[Cristo]]". (p. 201) ==''Il Vangelo di Giovanni''== ===[[Incipit]]=== Queste conferenze sul [[Vangelo]] di [[Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]] avranno un duplice scopo: da un lato, quello di approfondire i concetti scientifico-spirituali come tali, ampliandoli in diverse direzioni; dall'altro, proprio quello di affrontare, per mezzo di quei concetti, quel grande documento che è appunto il Vangelo di Giovanni. Va dunque tenuto presente che queste conferenze si propongono entrambi gli scopi. Non si tratta solo di considerazioni ''intorno'' al Vangelo, ma ci proponiamo di penetrare, sulla scorta di esso, entro profondi misteri dell'esistenza e di stabilire come debba procedere la conoscenza scientifico-spirituale, quando si riallaccia a uno qualsiasi dei grandi documenti trasmessi dalle diverse religioni. ===Citazioni=== *L'uomo può raggiungere i segreti dell'esistenza mediante l'uso delle sue facoltà interiori, che con la propria conoscenza può giungere fino alle forze e alle entità creatrici del mondo. (p. 8) *Ora, dicevo, verso la metà del [[medioevo]] esisteva negli animi cristiani d'Europa una corrente che agiva in profondità; infatti, l'originario senso spirituale della dottrina dell'[[eucaristia]] aveva subìto, da parte dell'autorità, una diversa interpretazione, tinta di materialismo. Di fronte alle parole: «Questo è il mio corpo...; questo è il mio sangue», gli uomini non riuscivano più a concepire altro che un processo materiale, una materiale trasformazione di pane e vino in carne e sangue. Ciò che prima era stato concepito spiritualmente, ora cominciava a venire immaginato in modo grossolanamente materiale. Qui dunque il [[materialismo]] s'insinua nella vita religiosa, molto tempo prima di conquistare la scienza. (p. 14) *Quando l'uomo dorme il suo corpo fisico e quello eterico giacciono nel letto; il corpo astrale e l'io sono in certo modo sciolti dalla connessione col corpo fisico e con l'eterico, trovandosi quindi al di fuori di questi corpi, purché s'intenda quest'espressione in senso non spaziale, ma spirituale. (p. 23) *Se vogliamo mettere in evidenza nel modo più elementare la differenza tra il corpo fisico umano e il corpo fisico d'un minerale (poniamo d'un cristallo), possiamo esprimerla così: il cristallo, se non viene distrutto dall'esterno, conserva la propria forma. Il corpo fisico umano non è in grado di conservare da se stesso la propria forma; esso la conserva solo finché e in quanto è compenetrato da un corpo eterico, da un corpo astrale e da un io. Dal momento in cui questi tre elementi costitutivi se ne staccano, il corpo fisico comincia a diventare qualcosa del tutto diverso da ciò che era stato fra la nascita e la morte: segue le leggi fisiche e chimiche della materia e si decompone, mentre il corpo fisico del minerale si conserva. (p. 25-26) *Ciò che affluisce nella luce solare fisica contiene in sé le forze spirituali d'amore appunto di quei sei spiriti di luce: i sei [[Elohim]] che troviamo menzionati nella [[Bibbia]]. Uno dei sette, invece, si separò dagli altri per il bene dell'umanità, ed elesse a propria dimora non il Sole, ma la Luna; e quest'uno degli spiriti di luce, che rinunciò volontariamente all'esistenza solare e si prescelse la Luna, non è altri che colui che l'Antico Testamento chiama "Jahve" o "Jehova". (pp. 49-50) *L'autore del Vangelo di Giovanni sottolinea con forti parole questo: "No, non dovete considerare il [[Cristo]] come un essere soprasensibile, che rimane invisibile, pur costituendo il fondamento di ogni cosa materiale; dovete al contrario attribuire la massima importanza al fatto che il Verbo si è fatto carne e che ha abitato fra noi!" Questa è la sottile differenza fra il cristianesimo esoterico e la gnosi originaria. La gnosi non conosce il Cristo come lo conosce il cristianesimo esoterico, ma solo come un'entità spirituale; e in Gesù di Nazareth essa scorge tuttalpiù un annunciatore umano, più o meno strettamente legato a quell'entità spirituale. La gnosi non vuol rinunciare al Cristo che rimane invisibile; il cristianesimo esoterico, invece, è sempre stato consono al Vangelo di Giovanni, fondato solidamente sulle parole: «E il Logos si è fatto carne e ha abitato fra noi» (1, 14). <br />Colui che è apparso nel mondo visibile è una reale incarnazione dei sei [[Elohim]], del Logos. (p. 53) *Ma fintanto che il corpo eterico si trova entro quello fisico, non è possibile che vi s'imprima veramente ciò che si è formato per mezzo degli esercizi di meditazione. A questo fine, in passato, occorreva che il corpo eterico venisse tratto fuori dalla connessione col corpo fisico. Quando pertanto, in quei tre giorni e mezzo del sonno simile alla morte, il corpo eterico veniva tratto fuori dal corpo fisico, s'imprimeva in esso tutto quanto era stato preparato nel corpo astrale, e l'uomo sperimentava il mondo spirituale. Quando poi veniva richiamato dal sacerdote iniziatore entro il corpo fisico, egli era un testimone di ciò che avviene nei mondi spirituali, per testimonianza propria. (p. 62) *Così il Vangelo di Giovanni vuole mostrarci che il Cristo è colui che dette il grande impulso all'uomo, perché potesse ricevere la forza per sentirsi in eterno quale singolo io individuale. Questa è la svolta dell'Antico Patto al Nuovo Patto: nell'Antico vigeva sempre il carattere dell'anima di gruppo, per cui ogni io si sentiva apparentato agli altri, senza sentire veramente se stesso, né gli altri io; mentre sentiva ciò che li accoglieva in comune: l'io del popolo o della stirpe. (p. 70) *Per molta gente che oggi si chiama cristiana e si richiama al Vangelo, bisogna domandare se, in realtà, essi posseggano il Vangelo. Di questo si tratta: prima di tutto, possedere il Vangelo. E con un documento della profondità del Vangelo di Giovanni occorre veramente pesare sulla bilancia di precisione ogni parola, per riconoscerla nel suo vero valore. (p. 79) *Il [[Cristo]] venne per spiritualizzare l'amore, per scioglierlo dei legali del sangue e per infondere la forza, per dare impulso all'amore spirituale. (p. 86) *L'alcool ebbe una certa missione nel corso dell'evoluzione dell'umanità: per quanto possa apparire singolare, esso ebbe il compito di preparare, per così dire, il corpo umano a venire staccato dalla connessione col mondo divino, perché potesse svilupparsi l"'io sono" individuale. Infatti l'alcool ha l'effetto di precludere all'uomo il contatto col mondo spirituale, nel quale l'uomo si trovava in passato. Questo effetto, l'alcool lo possiede tuttora. L'alcool non è stato introdotto invano nell'umanità. In futuro si potrà affermare nel pieno senso della parola che l'alcool ebbe il compito di attrarre l'uomo giù nella materia, sì da renderlo egoistico, da portarlo al punto di esigere per sé il proprio io, di non metterlo più al. servizio di tutto il proprio popolo. Così dunque l'alcool ha reso all'umanità il servizio opposto a quello dell'anima di gruppo: ha tolto agli uomini la facoltà di sentirsi uniti in un tutto nei mondi spirituali. (p. 89) *Che cosa deriva all'uomo dal fatto che quella trasformazione non è oggi ancora avvenuta? La scienza dello spirito lo enuncia in modo assai semplice: per il fatto che il [[corpo astrale]] non è ancora purificato, non è ancora trasformato nel sé spirituale, è possibile l'[[egoismo]]; per il fatto che il [[corpo eterico]] non è ancora permeato dalle forze dell'io, sono possibili la menzogna e l'errore; e per il fatto che il corpo fisico non è ancora permeato dalle forze dell'io, sono possibili la malattia e la morte. Nel sé spirituale pienamente sviluppato non vi sarà più egoismo; e così non vi saranno più malattia e morte, ma solo salvezza e salute, nell'uomo-spirito pienamente evoluto, cioè nel corpo fisico interamente sviluppato e trasformato. (p. 127) *Fintantoché un uomo giudica il prossimo, egli lo sottopone alla coercizione del proprio io. Ma se si crede veramente all'lo-sono, nel senso cristiano, allora non si giudica più, ma si dice: "So che il [[karma]] è il grande pareggiatore: qualunque cosa tu abbia compiuto, io non ti giudico!" (p. 131) *Un profeta vuole che gli si creda, mentre la scienza dello spirito non vuol condurre alla fede, bensì alla conoscenza. Perciò noi interpretiamo nell'altro senso il detto di [[Voltaire]]; egli dice che ciò che è semplice viene creduto ed è affare del profeta; la scienza dello spirito dice: "Ciò che è complesso, invece viene conosciuto". Dobbiamo familiarizzarci sempre più con la nozione che la scienza dello spirito è qualcosa di complesso: non è una professione di fede, ma una via alla conoscenza. (p. 215) ==''Il Vangelo di Luca''== ===[[Incipit]]=== Qualche tempo fa, riuniti qui, abbiamo potuto studiare le correnti più profonde del cristianesimo dal punto di vista del vangelo di Giovanni. Allora ci si sono presentate allo sguardo spirituale le poderose immagini e idee che si possono acquistare quando si approfondisca questo documento dell'umanità, unico nel suo genere. Abbiamo già fatto rilevare allora che le massime profondità del cristianesimo si palesano quando lo si studi col vangelo di Giovanni alla mano. E chi abbia ascoltato quelle o altre conferenze sul medesimo Vangelo, potrebbe chiedersi: è possibile che i punti di vista, veramente profondissimi per molti riguardi, che si possono acquistare con la lettura del vangelo di Giovanni, possano ampliarsi e approfondirsi con lo studio di altri documenti cristiani, per esempio con lo studio dei vangeli di Luca, di Matteo e di Marco? Chi ama adagiarsi nelle teorie, si chiederà: è proprio necessario che, dopo aver preso coscienza che nel vangelo di Giovanni ci si presentano le verità cristiane più profonde, si continui ancora a studiare il cristianesimo secondo gli altri Vangeli, e soprattutto secondo il meno profondo, il vangelo di Luca? ===Citazioni=== *[...] l'autore del Vangelo di Giovanni (a prescindere da quanto egli vi ha pur sempre introdotto di immaginativo) noi lo possiamo chiamare l'annunziatore di tutto ciò che, sull'evento del Cristo, risulta a chi possiede la parola interiore, fino al grado dell'intuizione. Infatti, in sostanza egli ci caratterizza i misteri del regno del Cristo dal punto di vista della parola interiore, ovvero del Logos. A base del Vangelo di Giovanni sta dunque la conoscenza ispirativa e intuitiva. (p. 14) *[...] possiamo dire che il [[Vangelo secondo Giovanni|Vangelo di Giovanni]] è fondato sull'iniziazione, e gli altri tre vangeli (soprattutto quello di Luca, secondo la dichiarazione stessa del suo autore) sono basati sulla chiaroveggenza. (p. 16) *La scienza dello spirito non ha le sue fonti né negli scavi fatti in terra, né nei documenti conservati negli archivi, né nelle cronache di storici più o meno ispirati. Fonte della scienza dello spirito è quello che siamo in grado di leggere noi stessi nella cronaca imperitura, nella cosiddetta ''cronaca dell'akasha''. (p. 18) *Il Vangelo dell'amore e della compassione ci si presenta in modo vivo nel vero buddhista che partecipa col suo caldo cuore a tutto il dolore che incontra nel mondo in ogni essere vivente. Nel [[buddhismo]] l'amore e la compassione ci vengono presentate nel vero senso della parola. Ma dal vangelo di Luca ci fluisce qualcosa che è ancor maggiore di quell'amore e di quella compassione. Ci fluisce qualcosa che possiamo chiamare la trasmutazione della compassione e dell'amore in azione, nell'azione che è necessaria all'anima. Il buddhista aspira alla compassione nel senso più alto della parola; l'amore operante è invece ciò a cui aspira chi vive nel senso del [[vangelo di Luca]]. Il buddhista è capace di sentire col malato le sue sofferenze; dal vangelo di Luca giunge all'uomo l'invito a intervenire con la sua attività, a sanare il male fin dove è possibile. Il buddhismo insegna a comprendere tutto ciò che vivifica l'anima umana; il vangelo di Luca ci esorta a qualcosa di straordinario, a non giudicare, a fare più di quanto non venga fatto a noi. Dare più di quanto non si riceva! L'amore trasformato in azione: ecco quello che deve apparirci come un grado superiore del buddhismo nel vangelo di Luca, quantunque questo Vangelo contenga in sostanza il più puro, il più schietto buddhismo. (p. 48) *Se dunque volessimo fare di un bambino uno spirito particolarmente inventivo, che non solo sapesse vivificare il suo pensiero, che in età più avanzata fosse poi in grado di svilupparlo portandolo a una produttività superiore, allora dovremmo innanzitutto impedire che quel bambino, all'età di sei o Sette anni, studiasse come studiano gli altri bambini e cominciasse ad apprendere le nozioni che gli altri bambini apprendono a scuola. Dovremmo anzi cercare che, di tutto quanto generalmente s'insegna a quell'età, gli venga insegnato il meno possibile; dovremmo tenerlo fino a dieci-undici anni in un clima di giochi infantili, e insegnargli il minor numero possibile di nozioni scolastiche, cosicché, possibilmente, a otto o nove anni egli non sappia ancora tirar le somme e legga molto male. Poi, verso gli otto o nove anni, dovremmo cominciare a insegnargli tutto ciò che generalmente si insegna ai bambini di sei-sette anni. In tal caso le forze umane si saranno sviluppate in tutt'altro modo, e l'anima userà in modo diverso ciò che ora le viene insegnato. (p. 71) *Donde proveniva dunque la grande forza vivificatrice del corpo di [[Gesù]]?<br />Proveniva dalla loggia madre dell'umanità, diretta dal manu dal grande iniziato solare. Nel bambino nato dalla coppia di genitori, che il [[vangelo di Luca]] chiama Giuseppe e Maria, fu immersa una grande forza individuale che era stata coltivata e curata nella loggia madre del grande oracolo solare. In quel bambino fu introdotta la migliore e la più forte di quelle individualità. (p. 81) *Abbiamo veduto il buddhismo penetrare e operare nella personalità del bambino nato dalla coppia della linea natanica della casa di Davide, come ci descrive il vangelo di Luca. Dall'altro lato vediamo che un'altra coppia, un altro Giuseppe e un'altra Maria con il bambino Gesù, discendenti dalla linea salomonica della stirpe di Davide, risiedevano dapprima a [[Betlemme]], come ci descrive il vangelo di Matteo. Questo bambino [[Gesù]] della linea salomonica è il portatore dell'individualità, vissuta un tempo quale [[Zarathustra]], che aveva fondato la civiltà persiana più antica. Sicché, all'inizio della nostra era, troviamo l'una accanto all'altra, incarnate per così dire in due individualità effettive, le due correnti del buddhismo e dello zarathustrismo; la prima, incarnata nel Gesù natanico di cui ci parla Luca, la seconda, nel Gesù salomonico della stirpe di Davide di cui ci parla Matteo. Le nascite dei due bambini non sono però perfettamente contemporanee. (p. 88) *E l'evento del Cristo, che doveva aver luogo nell'Asia Minore, rendeva in certo modo necessario che in quella zona l'evoluzione rimanesse indietro rispetto all'India, per poter accogliere più tardi, in modo nuovo, ciò che all'India era Stato dato in altro modo. Nell'Asia Minore dovette esservi un popolo che potesse, per così dire, rimanere più indietro degli altri popoli d'Oriente, un popolo che si sviluppasse in tutt'altro modo. Mentre i popoli orientali erano stati formati in modo da poter vedere il bodhisattva divenuto Buddha, i popoli dell'Asia Minore – e specialmente l'ebraico antico – avevano dovuto esser trattenuti a un livello più basso, ad un livello infantile: questa fu una necessità. (p. 108) *Come poteva la direzione spirituale dell'umanità provvedere a che, accanto alla corrente buddhistica, ne scorresse un'altra, la quale solo più tardi potesse accogliere il contenuto del [[buddhismo]]? Vi poteva provvedere solo in un modo: togliendo all'antica civiltà ebraica la possibilità di produrre uomini che sviluppassero il dharma per forza propria, e trattenendoli dal giungere in se stessi all'ottuplice sentiero. La civiltà ebraica non doveva avere un Buddha. Ciò che si era sviluppato nel buddhismo doveva essere dato all'ebraismo dall'esterno. Perciò, molto tempo prima dell'apparizione del Buddha, al popolo ebreo fu data la legge; non fu data interiormente, bensì esteriormente, mediante la rivelazione del decalogo, mediante i dieci comandamenti (Esodo 20, 2-17). Ciò che doveva diventare possesso interiore del buddhismo venne dato all'antico popolo ebreo nel decalogo, in una serie di leggi esteriori, come qualcosa che si riceve da fuori, che non si è ancora immedesimato con l'anima. Perciò l'antico ebreo sentiva i comandamenti come qualcosa che gli veniva dato dal cielo, a causa dell'infantilità del suo grado di sviluppo. (p. 109) *Come noi definiamo lunare la luce del sole, quando la vediamo riflessa dalla [[Luna]], così allora il [[Cristo]] veniva chiamato Jahve o [[Geova|Jehova]]. Jahve non era altro che il riflesso del Cristo, prima che egli stesso discendesse sulla Terra. Il Cristo si annunziava indirettamente all'essere umano che non era ancora in grado di contemplarlo nella sua vera entità; similmente nel plenilunio, che altrimenti sarebbe oscuro, la luce del Sole si annunzia attraverso i raggi lunari. Jahve, Jehova è il Cristo, non veduto direttamente, ma come luce riflessa. (pp. 129-130) *Questo tredicesimo {{NDR|[[bodhisattva]]}} è quello che gli antichi risci chiamavano Visva Karman, e che [[Zarathustra]] chiamò [[Ahura Mazdā|Ahura Mazdao]]; è colui che noi chiamiamo il Cristo. Egli è il condottiero e la guida della grande loggia dei bodhisattva, e il loro intero coro annunzia la dottrina del Visva Karman, la dottrina del Cristo. Colui che cinque-sei secoli avanti Cristo era passato dal grado di bodhisattva a quello di Buddha, era stato ornato delle forze del Visva Karman. Il Gesù natanico invece, che accolse in sé il Cristo, non fu soltanto "ornato", ma fu "unto", ossia fu compenetrato dal Visva Karman, fu pervaso dal Cristo. (p. 134) *Il Cristo Gesù dovette comparire appunto in quell'epoca. Se fosse comparso nell'epoca nostra, non avrebbe potuto operare come operò allora, non avrebbe potuto presentarsi come modello all'umanità. Nell'epoca nostra avrebbe trovato organismi umani molto più profondamente immersi nella materia fisica. Ed egli stesso avrebbe dovuto discendere in un organismo fisico, entro il quale il poderoso influsso dell'animico-spirituale sulla materia non avrebbe più potuto attuarsi come a quei tempi. (p. 152) ==''Il Vangelo di Marco''== ===[[Incipit]]=== È noto che il vangelo di Marco comincia con le parole: «Principio del vangelo di Gesù Cristo». Già queste prime parole contengono tre enigmi per chi, ai giorni nostri, cerchi di comprendere il vangelo di Marco. Il primo enigma sta nella parola "principio". Il principio di che cosa? Come si deve intendere questo principio? II secondo enigma si trova nella parola "vangelo". Che cosa significa la parola "vangelo", dal punto di vista dell'[[antroposofia]]? Il terzo enigma è la figura stessa del Cristo Gesù, del quale abbiamo già parlato spesso. ===Citazione=== *Già da molto tempo negli spiriti più profondi dell'umanità si era venuto affermando un dato di fatto: senza conoscere nulla della reincarnazione e del karma, quando contemplavano un'anima veramente grande, per descriverla nella sua realtà più essenziale, echeggiava in loro qualcosa che proveniva dalle incarnazioni precedenti. Come [[William Shakespeare|Shakespeare]] descrisse [[Amleto]] a quel modo, ignorando del tutto che in Ettore e in Amleto era vissuta la medesima anima, così [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] descrive la figura di Faust come se dietro ad essa intravvedesse l'anima di Empedocle con tutte le sue singolarità: appunto perché in Faust era presente l'anima di [[Empedocle]]. Ed è proprio caratteristico questo modo di progredire e di avanzare del genere umano. (p. 20) *Se le diverse religioni prendessero sul serio il principio dell'ammissibilità di tutte le religioni, e non lo usassero solo come un'etichetta, non si scandalizzerebbero più del fatto che l'[[Occidente]] non abbia adottato un Dio nazionale, ma un Dio che non ha nulla a che vedere con una qualsiasi nazionalità, in quanto è una entità cosmica. Gli [[India|Indiani]] parlano dei loro dèi nazionali. È quindi perfettamente naturale che ne parlino in modo diverso da come parlano uomini che non seguono, ad esempio, una divinità nazionale germanica, ma si raccolgono intorno a un'entità che si è incarnata in un popolo lontano e diverso dal loro. Si potrebbe parlare di una contrapposizione del principio religioso occidentale a quello orientale indiano, se si volesse per esempio dichiarare che Wotan è superiore a [[Krishna]]. Nel caso del [[Gesù|Cristo]] questo non è possibile. Sin dall'inizio Egli non appartiene ad alcun popolo singolo, ma al contrario realizza il più bello dei princìpi della scienza dello spirito: il riconoscimento della verità, senza distinzione di colore, di razza, di stirpe. (p. 40) *Non esistevano in quei tempi antichi la scienza odierna, e neppure il pensiero comune, il sobrio raziocinio o la forza del giudizio logico. L'uomo stava di fronte al mondo esterno, lo percepiva, ma non l'analizzava in concetti, non conosceva la logica, né rifletteva sulle cose combinandole fra loro. Oggi è perfino difficile raffigurarsi tale condizione, perché oggi si riflette, si pensa su ogni cosa. L'uomo antico invece non pensava in questo modo: passava vicino alle cose, le vedeva e se ne imprimeva le immagini; ne trovava poi la spiegazione quando guardava il suo mondo immaginativo sognante, negli stati intermedi fra veglia e sonno. Vedeva allora immagini. (p. 74) *L'[[oriente]] ha da conservare la grandezza del tempo passato, l'[[Occidente]] si impegna a preparare in anticipo quel che dovrà maturare più tardi. (p. 79) *È strano che qualcuno affermi che noi attribuiamo al [[cristianesimo]] una posizione di preminenza rispetto alle altre religioni. [...] Noi rinunciamo a usare termini come "superiore" e "inferiore", ma vogliamo caratterizzare le cose secondo la loro verità. (p. 98) *E poiché nel Cristo Gesù la pienezza dell'io penetrò per la prima volta in un corpo umano, nella misura massima possibile, quel corpo dovette presentarsi a un certo punto non già con una sola lesione (come nelle individualità dotate anticamente di un super-io), ma con cinque piaghe. Quelle cinque piaghe erano rese necessarie dall'esorbitare dell'entità del [[Gesù|Cristo]], cioè dell'io umano nella sua pienezza, al di fuori dei limiti della forma corporea umana. La croce dovette essere eretta sul piano fisico e storico, a causa di quella esuberanza dell'io. (p. 126) *Esaminando la filosofia vedanta di Vyasa, possiamo constatare che essa non è elaborata alla maniera delle filosofie occidentali, pregne di idee, permeate di raziocinio: è per così dire ancora tirata giù dai mondi superiori e solo tradotta in parole umane. La sua caratteristica è di non essere stata conquistata mediante concetti umani, elaborata come i sistemi socratico o platonico, ma veduta chiaroveggentemente. (p. 129) *Le forze occulte incontrano invece le difficoltà maggiori quando ci si trova a casa propria, sia da soli, sia con parenti. (p. 139) *Nel corso di queste conferenze è stato già messo ripetutamente in rilievo che in futuro muterà l'attecciamento della gente verso i [[Vangelo|Vangeli]], per effetto di una migliore comprensione dell'elemento artistico, della loro composizione stessa. Gli sfondi occulti dei profondi impulsi storici scaturiti dai Vangeli saranno visti nella giusta luce solamente quando si terrà conto della particolare composizione artistica di quei testi. Anche da questo punto di vista la letteratura e l'arte evangelica occupano un loro posto nell'evoluzione storica dell'umanità, come abbiamo già messo in evidenza per alcuni episodi. (p. 151) *Guardiamo alla civiltà contemporanea, anche prescindendo dalle manifestazioni più gravi della corruzione. Non occorre dirlo a chiunque in questi termini, perché la gente non lo gradisce: tutto è meccanizzato; in verità al giorno d'oggi la nostra civiltà materialistica adora solamente il meccanismo, anche se la gente non parla di "preghiere" o di "adorazione". Tuttavia le forze dell'anima che in passato venivano rivolte verso esseri spirituali, oggi sono rivolte verso le macchine, alle quali si può proprio dire che si dedica l'attenzione che un tempo si dedicava agli dèi. Questo vale soprattutto per la scienza: per quella che da un lato ignora quanto poco essa abbia a che fare con la verità, con la verità reale, e dall'altro quanto poco abbia a che fare con la logica. (p. 176) *Per altro avviene che la donna in quanto donna, a causa della diversa formazione del cervello e quindi del diverso modo in cui può servirsene, può afferrare le idee spirituali con maggiore facilità. L'uomo invece, appunto a causa della sua struttura corporea fisica, ha una maggiore tendenza a pensare in modo materialistico, perché il suo cervello (per esprimersi alla buona) è più duro. Il cervello femminile è più molle, è meno ostinato, meno indurito, e ripeto che con ciò non si vuole affermare proprio niente sulla singola personalità, né in senso buono, né in senso cattivo. (p. 183) ==''Il Vangelo di Matteo''== *Vorrei qui precisare esplicitamente che parlando di [[Zarathustra]] alludo a un essere che già i [[Greci|greci]] assegnavano a un'epoca di circa {{formatnum:5000}} anni precedente la guerra di Troia, e che quindi non è da identificarsi con quello che la storiografia esteriore chiama Zarathustra, e neppure con colui che viene menzionato con tale nome al tempo di Dario. Lo Zarathustra dei tempi remoti aveva dunque un protettore al quale possiamo attribuire il nome di Gustasb, col quale fu designato più tardi. (2012, p. 25) *Dapprima [[Zarathustra]] visse in tempi antichissimi dando il suo caratteristico impulso all'evoluzione post atlantica, con la fondazione della civiltà palio persiana, iranica. Più tardi egli cedette il proprio [[corpo astrale]] per inaugurare attraverso [[Ermete Trismegisto|Ermete]] una nuova civiltà, e poi cedette a [[Mosè]] il proprio [[corpo eterico]]. (2012, p. 60) *Qualcosa viene ereditato dai genitori, dai nonni, e così via; quanto più si risale nella serie degli antenati, tanto meno rimane presente in noi delle impurità del nostro intimo essere, trasmesse ereditariamente: dopo quarantadue generazioni, non ne rimane più nulla. A questo punto, l'effetto dell'ereditarietà si è perduto. (2012, p. 90) *Risalendo poi da [[Abramo]] addirittura fino all'epoca atlantica e prima ancora, dobbiamo riconoscere che la [[memoria]] era realmente qualcosa del tutto diverso da come è oggi. Prima di tutto non ci si ricordava soltanto, come adesso, delle esperienze personali fatte in una singola vita, ma con lo scorrere del sangue si aveva un ricordo anche di eventi precedenti la nascita, e di eventi riguardanti il padre, l'avo e così via per una serie di generazioni; solo più tardi la memoria andò restringendosi a tempi più brevi e poi a una singola vita umana. (2012, p. 103) *[...] il [[nazireato]] consisteva (anche prima della fondazione della comunità dei [[Terapeuti]] e degli [[Esseni]]) nel fatto che singoli uomini si sottoponevano a ben determinati metodi di Sviluppo dell'anima e del corpo. In modo particolare, i nazirei applicavano un metodo fondato su una certa dieta (che del resto può essere utile anche oggi, se qualcuno vuol progredire più rapidamente nello sviluppo della propria anima). Essi si astenevano del tutto dal consumare cibi a base di carne, nonché dall'uso dell'alcool. Con ciò essi si creavano certe facilitazioni, in quanto realmente l'alimentazione carnea è in grado di rallentare l'evoluzione di chi tenda a un progresso spirituale. Questo non vuol essere propaganda per il [[Vegetarianismo|vegetarianesimo]]: è un dato di fatto che molti problemi divengono meno ardui se ci si astiene dalla dieta carnea. Si può acquistare una maggior forza di resistenza nell'anima, si possono accrescere le proprie capacità di superare gli ostacoli derivanti dal corpo fisico e dall'eterico, se viene eliminata la dieta carnea. L'uomo può diventare più produttivo spiritualmente; ma non lo diventa certo solo per il fatto di non nutrirsi di carne, bensì soprattutto accrescendo le forze della propria anima. (1979, p. 111) *Si tratta dunque di due coppie di genitori, entrambi di nome Giuseppe e Maria (erano nomi frequenti, a quei tempi, ma col modo odierno di comprendere il senso dei nomi propri non si può trarre nessuna conseguenza dal fatto che si chiamavano Giuseppe e Maria) e di due fanciulli di nome [[Gesù]]. Di uno di questi, discendente dalla linea salomonica della casa di Davide, ci parla la genealogia del vangelo di Matteo. Dell'altro Gesù, discendente della linea nathanica e figlio di una diversa coppia di genitori, parla invece il vangelo di Luca. I due fanciulli crescono vicini l'uno all'altro, sviluppandosi fino all'età di dodici anni. Questi sono fatti menzionati dai [[Vangelo|Vangeli]], e i Vangeli si esprimono correttamente in ogni punto. Fintanto che si volle impedire che la gente conoscesse la verità, o fino a che la gente non voleva apprenderla, si è cercato di impedire la conoscenza diretta dei Vangeli. I Vangeli debbono essere solo compresi: essi dicono il vero. (2012, p. 113) *Ogni forma d'[[Iniziazione|iniziazione]] consiste nel preparare l'uomo, nel rafforzarne gli organi, perché egli possa sostenere quell'urto, quando penetra nel macrocosmo. Uno degli aspetti essenziali dell'iniziazione è dunque il familiarizzarsi, l'illuminarsi, il diventar percepibile del mondo in cui ci troviamo durante la notte, e di cui durante il sonno ignoriamo tutto. (2012, p. 121) *A quel tempo le forze dell'anima o dello spirito esercitavano ancora un'influenza assai maggiore, un'influenza per così dire immediata sul corpo fisico, mentre più tardi quest'ultimo divenne più denso e meno sensibile alle forze dell'anima. Per tale ragione era possibile allora effettuare delle guarigioni valendosi delle forze dell'anima; l'anima aveva un potere molto maggiore di compenetrare il corpo con le forze risanatrici provenienti dal mondo spirituale, sì da rimetterlo in ordine quando ne era stata turbata l'armonia. Questo potere dell'anima sul corpo andò gradatamente diminuendo, per effetto del corso dell'evoluzione. Le guarigioni dei tempi antichi erano dunque in larga misura fondate su processi spirituali. Coloro che venivano considerati medici non lo erano nel senso che si dà oggi al nome di medico; erano piuttosto dei guaritori, in quanto agivano sul corpo attraverso l'anima del paziente. Essi purificavano l'[[anima]], compenetrandola di sani sentimenti, impulsi e forze volitive, mediante gli influssi animico-spirituali che erano in grado di esercitare, sia nello stato della percezione fisica ordinaria, sia nel cosiddetto "sonno del tempio" o in altre condizioni simili, che non erano poi che un modo di porsi dell'uomo in uno stato di [[chiaroveggenza]]. (2012, p. 176) *Che cosa fanno invece certi commentatori faciloni? Poiché nel [[Vangelo secondo Matteo|vangelo di Matteo]] si vedono una volta nutriti quattromila con sette pani, e un'altra cinquemila con cinque pani, quest'ultima scena viene giudicata una semplice ripetizione della prima e si accusa l'autore negligente di avere sbagliato nel copiare! Non dubito che per certi libri scritti nel nostro tempo, questo possa effettivamente accadere; ma i [[Vangelo|Vangeli]] non sono stati certo scritti in quel modo. Se in essi si trova ripetuta due volte una narrazione, ciò ha un suo profondo significato. (2012, p. 184) *Andiamo incontro a un tempo nel quale le forze superiori dell'uomo potranno percepire il [[Gesù|Cristo]] (ciò va accolto come una comunicazione). Già prima della fine del secolo ventesimo a un piccolo numero di uomini (come a Teodora in ''La porta dell'iniziazione'') si sarà dischiusa la vista spirituale, sicché potranno avere la stessa esperienza che ebbe Paolo a [[Damasco]]: egli poté averla già allora in quanto era "un prematuro" (1 Corinzi 15,8). Prima della fine del secolo ventesimo un certo numero di uomini ripeterà l'esperienza fatta da Paolo davanti a Damasco (Atti degli Apostoli 9,1-22); essi non avranno più bisogno dei Vangeli né di altri testi per riconoscere il Cristo. La loro esperienza interiore li illuminerà sul Cristo, il quale apparirà "sulle nuvole", cioè nella sfera eterica (Daniele 7, 13; Matteo 24,30; Apocalisse 1,7). (2012, p. 188) *In quanto [[Antroposofia|antroposofi]] abbiamo spesso enunciato che il Cristo non appartiene solo ai "cristiani", poiché si tratta del medesimo essere che [[Zarathustra]] chiamava [[Ahura Mazdā|Ahura Mazdao]] e che gli antichi sette risci indiani chiamavano Vishva Karman. Noi viviamo in [[Occidente]], ma sappiamo che anche in [[Oriente]] si parla del Cristo, con altre denominazioni. (2012, p. 239) ==''L'azione delle stelle e dei pianeti sulla vita terrestre''== *Se i fisici potessero viaggiare su un qualche veicolo adatto, sarebbero stupiti di non trovare il [[Sole]] che somiglia ad un gas. Essi troverebbero una cavità, una vera cavità che appare come luce. E ciò che essi troverebbero sarebbe proprio lo spirituale. (pp. 16-17) *Se fra i [[cane|cani]] vi fosse uno [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]], che avesse un analogo modo di pensare, potrebbe scrivere i libri interessanti! Schopenhauer ha scritto un libro, ''[[Il mondo come volontà e rappresentazione]]'', perché era un uomo, il suo cervello olfattivo era stato trasformato in organo della ragione. Il cane scriverebbe un interessante libro: ''Il mondo come volontà e profumo''. Vi si potrebbero trovare molte cose che l'uomo non può sapere, perché l'uomo si fa delle rappresentazioni, mentre il cane fiuta. Io credo anzi che, se il cane fosse uno Schopenhauer, il libro che esso scriverebbe sarebbe molto più interessante del libro scritto da Schopenhauer stesso, ''Il mondo come volontà e rappresentazione!'' (p. 18) *Le [[Razza umana|razze]] vissero originariamente in luoghi diversi sulla [[Terra]]. In un luogo si formò una razza, in un altro luogo se ne formò un'altra. Qual è la causa di ciò? Potremmo benissimo spiegarlo rilevando che su una determinata regione della Terra ha un'influenza particolarmente forte un certo pianeta, e su un'altra regione un altro pianeta. Se andiamo per esempio in [[Asia]], troviamo che là, sul suolo asiatico, agisce in modo speciale tutto ciò che scorre giù sulla Terra da [[Venere (astronomia)|Venere]]. Se andiamo sul suolo americano, troviamo che vi agisce in modo particolare ciò che vien giù da Saturno; e in [[Africa]] ciò che viene da [[Marte (astronomia)|Marte]]. Cosicché troviamo che su ogni parte della Terra agisce in modo particolare un pianeta diverso. (p. 20) *[[Marte (astronomia)|Marte]], per quanto lo si può esplorare [...] si rivela consistere essenzialmente di una massa più o meno fluida, non come la nostra, ma come una gelatina o qualcosa di analogo. Marte è fluido in questo modo. Certo ha anche delle parti solide, però non tanto dense come sulla nostra terra, ma circa come le corna degli animali. (p. 29) *Si parla sempre dei canali di Marte, di canali cioè che dovrebbero esistere su Marte. Ma perché se ne parla? Su Marte non si vedono che delle linee, e queste vengono chiamate "canali". Ciò è giusto, ed anche non giusto. <br />Poiché Marte non è solido nel senso corrente sulla terra, non si può, naturalmente, parlare di canali come ne esistono sulla terra; ma si può dire invece che su Marte vi è qualcosa di simile ai nostri monsoni. (p. 29) *Se si considera il [[Sole]], si vede che esso ha il massimo influsso. Ma il Sole ha questo massimo influsso su tutto ciò che, sulla [[Terra]], è morto e deve, ogni anno, essere chiamato alla vita; mentre la [[Luna]] ha un influsso solo sulla vita, e non su ciò ch'è morto. [[Marte (astronomia)|Marte]] ha, per esempio, un influsso soltanto su ciò che sta in una vita più fine, nella sensazione; e gli altri pianeti esercitano il loro influsso solo sull'elemento animico e sullo spirituale, e così via. Il Sole è così veramente il corpo celeste che, sulla Terra, agisce nel modo più intenso fin dentro i minerali. La Luna non può far nulla sui minerali, Marte ancora meno. (p. 32) *Se ci si vuole rappresentare come sia oggi [[Marte (astronomia)|Marte]], ci si deve rappresentare come fu una volta la Terra: in tal modo si avrà davanti a sé l'aspetto di Marte. <br />Oggi noi abbiamo delle correnti regolari da sud a nord, e da nord a sud. Una volta esse erano molto più dense dell'aria; erano correnti di aria fluida; e così è oggi Marte. Vi sono su Marte correnti molto più viventi, molto più acquose, non aeriformi. (p. 32) *[[Giove (astronomia)|Giove]], per esempio, è quasi interamente aeriforme, ma anch'esso è alquanto più denso dell'aria terrestre. Giove rappresenta, come oggi lo vediamo, uno stato a cui la Terra tende, uno stato cui la Terra perverrà in avvenire. (p. 32) *Vedete, l'[[antroposofia]] non è sorta contro la scienza naturale; ma, poiché esiste la scienza naturale, è sorta l'antroposofia, ed essa dovette nascere per il motivo che la scienza naturale, con i suoi strumenti perfetti, con i suoi esperimenti complicatissimi, ha scoperto una quantità di fatti che, così come essa li scopre, non possono essere realmente compresi; ed infatti non sono compresi. Potranno essere compresi soltanto se si percepisce lo spirituale che sta dietro le cose, se si ammette che in ogni cosa vi è realmente un elemento spirituale. (p. 85) *Quando ad un qualsiasi [[animale]] che si voglia nutrire col [[latte]], si dà del latte, esso può, in certe circostanze, crescere benissimo. Ma se invece si scompone il latte nei suoi componenti chimici, e si cerca di che cosa esso consista, e poi, invece del latte, si somministrano all'animale questi componenti chimici, l'animale stesso se ne va all'altro mondo, non può nutrirsi. Da che cosa dipende ciò? Dipende dal fatto che nel latte agisce qualcosa, oltre ai suoi componenti chimici; e anche nella patata vive qualcos'altro, oltre ai suoi puri componenti chimici: vi è l'elemento spirituale. Dappertutto nella natura agisce lo spirito. (p. 86) *L'uomo deve capire che le cose nel mondo si modificano. E la più grande disgrazia, si potrebbe dire, è che una volta l'[[Uomo|umanità]] era superstiziosa, mentre ora è scientifica. Ma la superstizione si è pian piano, pezzo per pezzo, insinuata nella [[scienza]], ed oggi abbiamo semplicemente una scienza superstiziosa. (p. 98) *Il cosmo stellare è dappertutto abitato, dappertutto pieno di anime, è dovunque animato: soltanto, le anime sono diverse. (p. 101) *Mentre prima gli uomini sapevano, quando guardavano alla [[Luna]], che dalla Luna giungono sulla Terra le forze per ogni fecondazione (nessun essere avrebbe dei discendenti, se la Luna non inviasse le forze di fecondazione; nessun essere crescerebbe, se dal [[Sole]] non venissero le forze di crescita; nessun uomo penserebbe, se non venissero da [[Saturno (astronomia)|Saturno]] le forze di pensiero), mentre dunque una volta si sapeva tutto ciò, oggi non si conosce nient'altro che la velocità di traslazione di Saturno o della Luna, e se la Luna ha o non ha qualche vulcano spento, ma null'altro: non si vuole sapere null'altro. Soltanto si calcola ciò che si vuol sapere sulle stelle. (p. 102) ==''L'iniziazione''== ===[[Incipit]]=== In ''ogni'' uomo esistono facoltà latenti per mezzo delle quali può acquistarsi conoscenze sui mondi superiori. Il mistico, lo gnostico, il [[Teosofia|teosofo]] parlano sempre di un mondo delle anime e di un mondo degli spiriti, che sono per loro altrettanto reali quanto quello che si può vedere con gli occhi fisici e toccare con le mani fisiche. Chi li ascolta può sempre dirsi che anch'egli può avere le esperienze di cui si parla se si sviluppa in sé talune forze che ancora dormono in lui. Si tratta soltanto di sapere come occorra adoperarsi per sviluppare tali facoltà. Un consiglio al riguardo potrà venir dato soltanto da chi già possiede quelle forze. Da quando esiste il genere umano, vi furono sempre [[scuola|scuole]] nelle quali chi possedeva le facoltà superiori istruiva coloro che aspiravano alle medesime. Tali scuole vengono chiamate ''occulte''; e l'insegnamento che vi si riceve si chiama insegnamento occulto. Tale denominazione si presta naturalmente a malintesi. Chi la ode, può facilmente essere indotto a credere che gli uomini capaci d'impartire tale insegnamento vogliano essere una speciale classe privilegiata che trattiene arbitrariamente il proprio sapere senza trasmetterlo ai propri simili. ===Citazioni=== *Potrai godere appieno del cuore e dell'affetto di un iniziato: egli ti affiderà il suo segreto solo quando ne sarai maturo. Lo potrai adulare, lo potrai torturare; nulla varrà a determinarlo a svelarti qualcosa che egli sa di non doverti confidare, perché al gradino della tua evoluzione non sei ancora in grado di accogliere in modo giusto quel mistero nella tua anima. (p. 17) *L'occultista considera il ''godimento'' soltanto come un ''mezzo'' di nobilitarsi ''per il mondo''. Il godimento è per lui un messaggero che lo istruisce sul mondo; ma l'insegnamento ricavato dal godimento ti serve per progredire nel ''lavoro''. Non impara per accumulare tesori di sapienza per sé, ma permettere ciò che ha imparato a servizio del mondo. (p. 23) *Di particolare importanza per l'educazione del discepolo è il modo in cui ''ascolta'' gli altri quando parlano. Deve abituarsi a far tacere del tutto la propria interiorità. Quando qualcuno esprime un'opinione, e un altro lo ascolta, nell'interiorità di questi sorge in generale un sentimento di approvazione o di opposizione. Molti si sentiranno subito spinti a esternare il loro consenso e soprattutto la loro opinione contraria. Il discepolo deve mettere a tacere ogni simile approvazione e opposizione. (p. 40) *Le entità superiori, di cui si tratta nella scienza occulta, possono parlare soltanto a chi, ascoltando imparzialmente, sia capace davvero di accogliere interiormente le loro comunicazioni con calma, senza l'emozione di un'opinione personale o di un sentimento personale. Finché gli uomini oppongono un'opinione o un sentimento qualsiasi a quel che si ascolta, le entità del mondo spirituale tacciono. (p. 41) *Una norma deve venir osservata: nessuno deve dedicare a esercizi occulti tempo e forza superiori a quelli di cui la sua situazione nella vita, e i suoi doveri gli permettano di disporre. Nessuno, per seguire il sentiero occulto, deve modificare a un tratto qualcosa nelle condizioni esteriori della propria vita. Se si desiderano veri risultati, occorre ''pazienza''; dopo avere eseguito per qualche minuto un esercizio, bisogna poterlo interrompere per compiere tranquillamente il lavoro quotidiano, e nessun pensiero relativo agli esercizi deve frammischiarsi al lavoro della giornata. Chi, nel senso migliore e più elevato, non hai imparato ad ''aspettare'', non è adatto alla disciplina occulta e non arriverà mai risultati di qualche valore. (pp. 45-46) *Non occorre certo ripetere che il discepolo dell'occultismo, ''per il fatto di'' vivere nei mondi superiori, non deve trascurare alcun dovere della sua vita ordinaria. ''Nessun'' dovere nel mondo superiore può obbligarlo a trascurare uno solo dei suoi doveri nel mondo ordinario. Il padre di famiglia rimane ugualmente buon padre di famiglia, la madre rimane ugualmente buona madre, il funzionario non è impedito di assolvere i suoi obblighi e neppure il soldato o qualsiasi altra persona, se vuol diventare discepolo occulto. (p. 62) *Chi ha acquisito la capacità di seguire principi ed ideali alti, senza curarsi di propri desideri e scopi personali, chi sa sempre compiere il suo dovere, anche quando inclinazioni e simpatie tendono a distrarlo, nella vita abituale è già ''inconsapevolmente'' un iniziato; ben poco gli mancherà per poter superare la prova descritta. (p. 64) *Si ottiene qualcosa soltanto abbandonandosi sempre di nuovo un determinato pensiero, facendolo del tutto proprio. Esso è: "Devo far di tutto per educare la mia anima il mio spirito, ma ''aspetterò'' con calma che le potenze superiori mi giudichino maturo per una certa illuminazione". Se questo pensiero assume tale forza e noi da formare una disposizione del carattere, sia sulla giusta strada. (p. 70) *Esiste ''una sola'' via per spogliarsi dei propri difetti e delle proprie debolezze: riconoscerli esattamente. [...] Chi si abitua alla verità verso se stesso, si apre la porta alla visione superiore. (p. 71) *Vi sono anche altre vie che conducono più rapidamente alla meta; nulla hanno però in comune con ciò che qui è inteso, perché su chi le segue possono avere effetti che un occultista esperto non può desiderare. Siccome alcune di queste vie spesso diventano di dominio pubblico, è necessario ammonire espressamente che non conviene seguirle. Per ragioni che soltanto l'iniziato può comprendere, ''quelle'' vie non possono mai essere comunicate al pubblico nella loro vera forma. Le poche notizie frammentarie che qua e là appaiono non possono condurre ad alcun profitto, ma piuttosto a minare la salute, la felicità e la serenità dell'anima. Chi non vuole affidarsi a potenze molto tenebrose, delle quali non può conoscere né la vera natura, né l'origine, eviti di occuparsi di quelle cose. (p. 75) *Occorre però rilevare che il desiderio generico di conseguire la conoscenza superiore non basta. Tale desiderio è naturalmente comune a molti. Chi ha ''soltanto'' il desiderio, senza la volontà di accettare le condizioni ''speciali'' della disciplina occulta, certo non arriverà lontano. A questo dovrebbe riflettere chi si lagna che la disciplina occulta non risulta facile. Chi non può o non vuole adempiere a quelle severe condizioni ''deve'' rinunziare ''per il momento'' alla disciplina occulta. Le condizioni sono ''severe'', ma non ''dure'', poiché il loro adempimento non soltanto dovrebbe, ma deve essere un atto di libera volontà. (p. 78) *Minimi sono i risultati del lavoro, quando è compiuto per desiderio di successo, così come l'apprendimento seguito senza devozione reca poco vantaggio. Fa progredire soltanto l{{'}}''amore'' per il lavoro, non l'amore per il risultato. (p. 85) *Se all'uomo si aprisse lo sguardo nel mondo dello spirito prima di essere a sufficienza preparato alle entità che vi esistono, dinanzi all'immagine già descritta della propria anima sarebbe anzitutto come di fronte a un enigma. Le figure dei suoi istinti e delle sue passioni gli si presentano ora con forme che sentirebbe come figure animali, o più di rado come figure umane. (pp. 114-115) *A questo gradino della sua evoluzione, il chiaroveggente percepisce inoltre cose che sfuggono quasi, o completamente, alla comprensione sensibile. Per esempio, può osservare la diversità astrale fra un ambiente che sia per la maggior parte riempito da uomini di mentalità bassa, e uno in cui si trovino raccolte persone di mentalità elevata. In un ospedale, non soltanto l'atmosfera fisica, ma anche la spirituale, è diversa da quella di una sala da ballo. Una città mercantile ha un'aria astrale diversa da quella di un centro universitario. (p. 126) *Finché l'anima non è veggente nel senso più alto, essa è guidata da esseri cosmici superiori. Come la vita di un cieco, che abbia acquistato la vista dopo un'operazione, diventa diversa da quella che era prima, quando doveva dipendere dall'altrui guida, così la vita del discepolo si trasforma con la disciplina occulta. Egli è maturo per sapersi guidare, e da ora in avanti deve assumere la direzione di se stesso. Appena questo succede, egli si trova comprensibilmente esposto ad errori di cui la coscienza ordinaria non ha idea. Agisce ora da un mondo dal quale potenze superiori lo influenzavano prima a sua insaputa. Quelle potenze superiori sono disciplinate dall'armonia cosmica universale. Da tale armonia cosmica il discepolo ora esce. Deve quindi fare da sé cose che prima venivano per lui compiute senza la sua cooperazione. <br />Questa è la ragione per cui i libri che trattano di questi argomenti parlano molto dei pericoli cui va incontro chi ascende ai mondi superiori. Le descrizioni, che talvolta vi si trovano di tali pericoli, si prestano veramente a far sì che anime timide rabbrividiscano di fronte alla vita superiore. Occorre però dire che questi pericoli esistono soltanto quando vengano trascurate le necessarie cautele. Se invece i consigli suggeriti dalla vera disciplina occulta sono seguiti con cura, l'ascesa si svolge attraverso esperienze che trascendono per potenza e grandezza tutto ciò che la fantasia più audace possa immaginare; ma non si può parlare di danni alla salute o alla vita. (p. 137) *Se qualcuno mi invia un sentimento di odio, esso è visibile al chiaroveggente nella forma di una tenue nube luminosa di un determinato colore. Il chiaroveggente può difendersi da quel sentimento di odio, così come un uomo dei sensi può parare un colpo fisico diretto a colpirlo. Nel mondo soprasensibile l'odio diventa un fenomeno visibile. (p. 141) *Il "guardiano" lo deve ammonire di non procedere oltre, se non sente in sé la forza di soddisfare le richieste contenute nel discorso su citato. Per quanto orribile possa essere la figura del "guardiano", essa tuttavia è soltanto l'effetto della passata vita del discepolo, è soltanto il suo carattere, destato a vita indipendente al di fuori di lui. (pp. 148-149) ==''La Filosofia della libertà''== ===[[Incipit]]=== Nel suo pensare ed agire è l'[[uomo]] un essere spiritualmente [[libertà|libero]], oppure si trova sotto la costrizione di una ferrea necessità di leggi puramente naturali? A pochi problemi è stato rivolto tanto acume quanto a questo. L'idea della libertà del volere umano ha trovato un gran numero di caldi sostenitori e di ostinati oppositori. Vi sono persone che nel loro pathos morale chiamano spirito limitato chi possa negare un fatto così palese come la libertà. Di fronte a queste ve ne sono altre che vedono il colmo della non scientificità nel credere interrotta la necessità delle leggi di [[natura]] nel campo dell'agire e del pensare umani.<br /> Una stessa cosa viene così in pari tempo dichiarata il più prezioso [[bene]] dell'umanità oppure la peggiore [[illusione]]. <br />Infinito acume è stato impiegato per chiarire come la libertà umana sia compatibile con l'agire della natura, alla quale anche l'uomo appartiene.<br />Non minore è l'impegno col quale dall'altra parte si è tentato di rendere comprensibile come sia potuta sorgere una simile idea errata. Che qui si abbia a che fare con uno dei più importanti problemi della vita, della religione, della pratica e della scienza, sente chiunque. (1986) ===Citazioni=== *Il piacere non ha affatto col suo oggetto lo stesso rapporto che con esso ha il concetto formato dal pensare. Io sono cosciente in modo nettissimo che il concetto di una cosa viene formato per attività mia, mentre invece il piacere è in me provocato da un oggetto in modo analogo a quello in cui, da una pietra che cade, si provoca una modificazione nella cosa su cui cade. Rispetto all'osservazione, il piacere è dato esattamente allo stesso modo in cui è dato il processo che lo produce. Ma ciò non vale per il concetto. Posso domandare perché un determinato fenomeno produca in me il sentimento del piacere. Ma non posso domandare perché un fenomeno produca in me una determinata somma di concetti. (p. 34, 1966) *{{NDR|Per un [[idealista]] critico }} Non possono esserci per lui che due generi di uomini: gli ingenui, che ritengono cose reali i fantasmi dei propri sogni, e i saggi che vedono la nullità di questo mondo sognato e che devono quindi, via via, perdere ogni voglia di curarsene. (p. 69, 1966) *Nel momento in cui una percezione spunta sull'orizzonte della mia osservazione, entra in azione me anche [[pensare]]. (p. 89, 2016) *La nostra vita è una continua oscillazione pendolare fra la comunione col divenire generale del mondo e la nostra esistenza individuale. Quanto più in alto saliamo verso la natura universale del pensare, nella quale alla fine ciò che è individuale non ci interessa più che come esempio, come esemplificazione del concetto, tanto più si perde in noi il carattere dell'essere particolare, della singola ben determinata personalità. Quanto più discendiamo invece nelle profondità della vita personale e facciamo risuonare i nostri sentimenti in accordo con le esperienze del mondo esteriore, tanto più ci distacchiamo dall'esistenza universale. (pp. 91-92, 1966) *Un essere, che avesse un numero di sensi minore di quelli che all'uomo, percepirebbe meno, del mondo; uno che ne avesse un numero maggiore percepirebbe di più. Il primo avrebbe perciò una conoscenza meno completa del secondo. (p. 104, 2016) *Libero è l'uomo quando in ogni momento della sua vita è in grado di ubbidire a se stesso. Un'azione morale è una azione ''mia'' soltanto se può, in questo senso, dirsi libera. (p. 138, 1966) *Il mero concetto di dovere esclude la [[libertà]] perché non vuole riconoscere l'elemento individuale, esigendone invece la sottomissione ad una norma generale. La libertà dell'agire è concepibile solo dal punto di vista dell'individualismo etico. (p. 138, 1966) *Una chiesa o un'altra comunità generano non-libertà, quando i suoi preti o i suoi maestri si fanno dominatori delle coscienze, vale a dire quando i credenti ''devono'' prendere da loro, dal confessionale, i motivi delle proprie azioni. (p. 171, 2016) *L'uomo è libero nella misura in cui può realizzare nella sua volontà la stessa disposizione d'anima che vive in lui quando egli è cosciente dell'elaborazione di intuizioni puramente ideali (spirituali). (p. 172, 1966) *Noi non possiamo escogitare l'essenza della realtà con ipotesi astratte, concettuali (attraverso un riflettere puramente concettuale), ma ''viviamo'' nella realtà in quanto troviamo le idee per le nostre percezioni. (p. 210, 2016) *Noi non vogliamo più ''credere'', vogliamo ''conoscere''. La [[fede]] esige il riconoscimento di verità che non possiamo del tutto penetrare; e ciò che non penetriamo ripugna al nostro individuo che vuol vivere ogni cosa come esperienza interiore profonda. Ci soddisfa solo il ''sapere'', il quale non si sottomette ad alcuna norma esteriore, ma sorge dall'intima vita della personalità. (p. 228, 1966) *La massima fondamentale dell'uomo libero è quella di vivere nell'amore per l'[[azione]] e di lasciar vivere avendo comprensione per la [[volontà]] altrui. ==''La mia vita''== ===[[Incipit]]=== Accade da qualche tempo che, in discussioni pubbliche sull'[[antroposofia]] da me coltivata, vengano introdotti dati e giudizi intorno alla mia vita. E poiché se ne traggono conclusioni sull'origine di quelli che si considerano mutamenti nel mio cammino spirituale, alcuni amici hanno espresso il parere che sarebbe bene scrivessi io stesso qualcosa della mia vita. ===Citazioni=== *Là, disteso sul divano, giaceva l'Ottenebrato {{NDR|[[Friedrich Nietzsche]]}}, con la sua fronte mirabilmente bella di artista e di pensatore. Erano le prime ore del pomeriggio. Gli occhi, pur essendo spenti, apparivano ancora pervasi d'anima; ma di quanto li circondava non accoglievano più che un'immagine a cui era ormai negato l'accesso all'anima. Stavamo dinanzi a lui, ma Nietzsche non lo sapeva. Eppure si sarebbe ancora potuto credere che quel volto spiritualizzato fosse l'espressione di un'anima la quale, nel corso del mattino, avesse intensamente pensato e volesse ora riposare un momento. Credetti che la scossa interiore da me provata si trasformasse in comprensione per il genio il cui sguardo mi fissava senza vedermi. La passività di quello sguardo, lungo e fisso, sprigionò la comprensione del mio proprio sguardo, che in quel momento poté lasciar agire la forza animica dell'occhio, senza che l'altro occhio lo incontrasse. <br />E si presentò alla mia anima l'anima di Nietzsche, quasi librata sul suo capo, illimitatamente bella nella sua luce spirituale; liberamente aperta ai mondi spirituali nostalgicamente invocati, ma non trovati, prima dell'oscuramento: incatenata però ancora al corpo, conscio di essa soltanto quando il mondo spirituale era ancora per lei nostalgia. L'anima di Nietzsche era ancora presente, ma poteva tenere solo dal di fuori quel corpo che le aveva impedito di espandersi nella pienezza della sua luce finché era stata da esso circoscritta. (p. 188) *[[Nietzsche]] partì da una visione dello spirito in forma mitica. [[Apollo]] e [[Dioniso]] erano figure che egli sperimentava e sentiva. Tutto il corso della storia dell'uomo gli apparve come cooperazione o anche come lotta fra i due. Ma egli giunse solo ad una rappresentazione mitica di essi. Non penetrò fino alla visione di vere entità spirituali. Partì dal mito spirituale e arrivò alla natura. Nell'anima di Nietzsche, Apollo rappresentava la materia secondo l'idea della scienza naturale, Dioniso operava come forza di natura. Ma così la bellezza di Apollo gli si offuscò, e la commozione cosmica di Dioniso gli si paralizzò nella fermezza delle leggi naturali. (p. 192) *Mi accorsi di sperimentare un punto d svolta della vita umana molto più tardi di quanto non avvenga di solito per altri. Ma mi resi conto che ciò aveva per la vita dell'anima conseguenze ben determinate. Scoprii che gli uomini, passando troppo presto dal lavorìo animico entro il mondo spirituale all'esperienza del mondo fisico, non giungono ad ''afferrare in purezza'' né il mondo spirituale né il mondo fisico. Mischiano di continuo istintivamente ciò che le cose dicono ai loro sensi con ciò che l'anima sperimenta attraverso lo spirito e che da essa è poi adoperato per "rappresentarsi" le cose. (p. 234) *[...] io non ero impegnato di fronte a nessuno al mantenimento del segreto, perché non prendevo nulla dalla "sapienza antica": la conoscenza dello spirito che io posseggo è assolutamente un risultato della mia propria ricerca spirituale. Soltanto dopo essere arrivato ad una conoscenza per le mie proprie vie, cito quello che del "sapere antico" esiste già in qualche modo pubblicato, per mostrare la concordanza e insieme il progresso che è possibile all'investigazione attuale. <br />Così, da un dato momento in poi, fui completamente in chiaro con me stesso che, presentando pubblicamente la conoscenza dello spirito, facevo una cosa giusta. (p. 291) *Ma in gran parte i membri erano seguaci fanatici dell'uno o dell'altro dei capi della [[Società Teosofica]]; e giuravano sui dogmi di quei capi che avevano un carattere spiccatamente settario. <br />A me ripugnava questo modo di agire nella Società Teosofica, per la banalità e il dilettantismo che vi allignavano. Solo fra i teosofi inglesi trovavo una sostanza interiore, proveniente ancora dalla [[Blavatsky]], che a quel tempo [[Annie Besant]] ed altri coltivavano in modo adeguato. (p. 308) *Quando accettai l'invito della Società Teosofica, essa era l'unica istituzione degna d'esser presa sul serio e nella quale esistesse vera vita spirituale. E se l'atteggiamento interiore, il contegno e l'attività di essa fossero rimasti quali erano allora, né per me né per i miei amici si sarebbe mai reso necessario uscirne. Tutt'al più si sarebbe potuto costituire ufficialmente, in seno alla Società Teosofica, una sezione speciale: "Società Antroposofica". <br />Invece, già dal 1906 in poi apparvero nella Società Teosofica delle manifestazioni che ne palesavano la decadenza in modo spaventoso. (p. 309) *Quello che ho fatto, l'ho fatto per impulsi spirituali. (p. 311) *So bene quanto ciò che ho dato nei libri sia lontano dal suscitare, per sua propria forza interiore, una tale esperienza nelle anime che li leggono. Ma so anche quanto io abbia lottato, pagina per pagina, per raggiungere quanto più potevo in questa direzione. Il mio stile non è tenuto in modo da far trapelare nei periodi i miei sentimenti soggettivi. Mentre scrivo, attutisco ciò che sale dall'intimo calore e dal profondo sentimento, in uno stile asciutto, matematico. Ma solo ''questo'' stile può essere un risvegliatore, poiché il lettore deve suscitare in se stesso il calore e il sentimento. Non può lasciare che, in uno stato di coscienza smorzata, essi vengano in lui semplicemente "travasati" dall'autore. (p. 326) *Ciò che sarebbe stato bene capire, ma che allora fu preso in considerazione da pochissimi, era che la corrente antroposofica dava qualcosa di carattere totalmente diverso da quello che aveva la Società Teosofica. In questo carattere risiedeva la vera ragione per cui la Società Antroposofica non poté continuare a esistere come una parte di quella teosofica. I più diedero valore, invece, alle assurdità che si sono andate formando nella Società Teosofica e che hanno condotto a litigi senza fine. (p. 349) ==''La missione universale dell'Arte''== ===[[Incipit]]=== Facendo seguito alle diverse conferenze tenute qui negli ultimi tempi, vorrei oggi svolgere alcune considerazioni in merito all'evoluzione dell'umanità dopo l'avvento del [[cristianesimo]], e far notare alcune cose che risulteranno meglio proprio come conclusione delle conferenze precedenti. ===Citazioni=== *Si potrebbe dire che a sentirsi così legato alla terra ed estraneo al cosmo l'uomo è giunto oggi, tanto da considerare le [[stelle]] addirittura del tutto al di fuori della sua dimora terrena e di scarsa importanza per loro. (pp. 8-9) *Vi è in genere nell'evoluzione dell'umanità una tendenza contraria al progresso. Oggi l'umanità ha ancora paura di formulare nuovi concetti: vorrebbe continuare a sviluppare i vecchi. Dobbiamo uscire da questa avversione al progresso. Se diverremo favorevoli al progresso, acquisiremo anche una naturale relazione verso l'antroposofia, che appunto si avvia da esigenze antiquate verso quelle attuali dell'umanità, vale a dire ad elevarsi allo spirito. (p. 21) *Nella forma delle chiese vi è in un certo senso il desiderio dell'anima per la sua forma dopo aver abbandonato il corpo. (p. 30) *L'artista non riuscirebbe a creare con la sua materia, se in lui non vivesse l'impulso che proviene dal mondo spirituale. (p. 57) *Chi ad esempio sente davvero il rosso, lo splendore del rosso, sperimenterà sempre come il rosso "esca" dal quadro, come esso ci porti vicino quel che nel quadro viene raffigurato, mentre il blu ce lo porta lontano. (p. 126) *Gli antichi poeti epici non esprimevano questi uomini avevano da dire sugli eroi stessi (questo lo si ascoltava già tutti giorni sulla piazza del mercato), ma ciò che sulle cose umane e terrene poteva dire la dea, se l'uomo le si abbandonava. Questa era la poesia epica. <br />«Cantami, o diva, del pelide Achille...», così comincia [[Omero]] l'[[Iliade|''Iliade'']]. «Musa, quell'uom di multiforme ingegno...», così Omero comincia l'[[Odissea|''Odissea'']]. Musa, diva, cioè dea. Non sono frasi fatte, ma la testimonianza intima del vero poeta epico, che non vuole parlare da sé, che fa parlare in se stesso la dea, che l'accoglie nella propria fantasia, figlia della cosmica forza di crescita, affinché il divino parli lui degli eventi del mondo. (p. 134) *Il poeta epico sentiva come se la musa, la dea, fosse discesa in lui e giudicasse gli eventi terreni. Perciò nei tempi antichi il greco, quando come attore impersonava il dramma, voleva evitare che l'individuo umano trasparisse in lui, e per questo si metteva dei rialzi sotto i piedi; e la sua voce risuonava come attraverso una specie di strumento musicale, poiché ciò che si rappresentava nel dramma doveva essere sollevato al di sopra dell'individuo umano. (p. 135) *Dobbiamo saperci valere bene di tutto quel che ci ha portato il naturalismo non dobbiamo perdere tutto quel che abbiamo acquisito cercando nei secoli l'ideale artistico dell'imitazione della natura. Sono cattivi artisti e cattivi scienziati quelli che guardano al [[materialismo]] con schermo; il materialismo doveva esistere. Non vale storcere la bocca di fronte all'uomo terreno meramente materiale, terrestre, di fronte al mondo materiale, ma avere invece la volontà di penetrare davvero anche con lo spirito del mondo materiale. Non dobbiamo dunque disprezzare perché il materialismo ci ha portato nella scienza e nell'arte. Dobbiamo invece ritrovare la via allo spirito, senza creare un arido simbolismo o fasulle allegorie. Simbolismo e allegorie non sono forme artistiche. Soltanto l'impulso immediato del sentire artistico attinto alla sorgente dalla quale scaturiscono le idee dell'[[antroposofia]], può essere il punto di partenza per un'arte nuova. Dobbiamo diventare artisti, non simbolisti o inventori di allegorie, salendo davvero sempre più nei mondi dello spirito grazie una conoscenza spirituale. (pp. 135-136) ==''La saggezza dei Rosacroce''== ===[[Incipit]]=== Il contenuto di queste conferenze è stato annunciato come: "La teosofia secondo il metodo dei rosacroce". Con ciò si intende l'unica vecchissima e sempre nuova sapienza, ridata in un metodo adatto alla nostra epoca; come qui verrà esposto, esso era in fondo già noto fin dal secolo quattordicesimo. In queste conferenze non verrà narrata la storia dei [[rosacroce]].  ===Citazioni=== *Nell'anno 1459 un'alta individualità spirituale, incarnata nella persona che corrisponde al nome di [[Christian Rosenkreutz]], comparve come maestro d'un piccolo gruppo di discepoli iniziati. (p. 10) *Importa tener presente che, siccome fino ad oggi e ancora per molto tempo, i rosacroce non insegneranno nulla exotericamente che non possa venir afferrato con il comune intelletto logico, si erra obiettando che sia necessaria la [[chiaroveggenza]] per poter capire la forma rosicruciana della scienza dello spirito. L'importante non è la facoltà di percezione. Se non si comprende la sapienza dei rosacroce col pensiero, significa solo che l'intelletto logico non è stato ancora sviluppato abbastanza. (pp. 12-13) *Di fronte al suo scolaro il maestro rosicruciano non vuol essere in una posizione diversa da quella dell'insegnante di matematica di fronte al suo allievo. (p. 14) *Per la chiarezza bisogna distinguere due forme di trasformazione: quella cosciente e quella inconscia. In realtà l'uomo civile, col suo io, ha trasformato inconsciamente le parti inferiori della sua natura. Nell'attuale fase evolutiva questa trasformazione è cosciente solo per il ''manas'' {{NDR|corpo astrale}}, mentre occorre diventare iniziati per imparare a trasformare coscientemente anche il corpo eterico. (p. 28) *Il chiaroveggente osserva che, quando l'uomo si addormenta, il corpo astrale si separa dagli altri due corpi diffondendo una certa luce. Per la precisione, il corpo astrale dell'uomo attuale appare articolato in varie correnti e in bagliori luminosi, nell'insieme a forma di due spirali intersecantisi, come due 6 intrecciati; una di queste si perde nel corpo fisico, mentre l'altra si espande come una coda di cometa lontano nel cosmo. I due prolungamenti del corpo astrale diventano ben presto invisibili diffondendosi nello spazio, e allora tutta l'apparizione assume una forma ovale. (p. 31) *Per il morto è molto importante il periodo che segue immediatamente il suo trapasso. Esso dura abbastanza a lungo, ore e anche giorni, e durante questo tempo davanti all'anima del morto, come in un grande quadro mnemonico, scorre tutta la vita dell'ultima [[incarnazione]]. (p. 34) *L'immagine dell'[[akasha]] è così viva che continua ad agire secondo il carattere originario dell'uomo, tanto da poter essere confusa con la persona stessa. I medium credono di parlare col morto che sopravvive in spirito, ma si tratta soltanto della sua immagine astrale dell'akasha. Lo spirito di [[Cesare]] si sarà già reincarnato sulla Terra, e la sua immagine astrale continuerà ancora a rispondere nelle sedute spiritiche. Non si tratterà però dell'individualità di Cesare, ma soltanto della sua durevole impronta lasciata nella cronaca dell'akasha. Gli errori di molte sedute spiritiche derivano da questo fatto. Dobbiamo distinguere fra il residuo dell'uomo nella sua immagine dell'akasha e la sua individualità che continua nell'evoluzione. (p. 43) *Mentre di norma il corpo eterico sporge di poco, negli idioti si osservano parti del corpo eterico, in forma di luminosità eterica, sporgere di molto dalla testa. Ecco un caso inspiegabile con sole considerazioni fisiche, chiarito dalla scienza dello spirito. (p. 48) *Il [[Sole]] nasceva nella costellazione del Toro nel periodo precedente l'800 a. C., e di conseguenza troviamo in Egitto la venerazione per il bue Api e in [[Persia]] per il toro Mitra. Ancora prima, il Sole nasceva nella costellazione dei [[Gemelli (astrologia)|Gemelli]], e in effetti si rinvengono nella mitologia indiana e germanica degli accenni ai gemelli. I due caproni gemelli con i quali viaggia il dio Donar ne sono un residuo. Si può retrocedere all'epoca del Cancro che ci porta vicino al diluvio atlantico, col quale finisce una civiltà e ne inizia un'altra. Un segno occulto ben definito lo indica: la doppia spirale, il simbolo del Cancro, riportato in ogni calendario. (p. 55) *I [[Pensiero|pensieri]] e i [[sentimenti]] dell'uomo producono effetti nel mondo, e il veggente può seguire con precisione come per esempio un pensiero amorevole, diretto a qualcuno, agisca diversamente da uno carico d'odio. Se si invia un pensiero amorevole, il veggente vede formarsi una specie di luminoso calice di fiore che si avvolge con amore attorno al corpo eterico e a quello astrale di colui al quale è destinato, contribuendo alla sua felicità, ravvivandolo. Invece un pensiero carico d'odio penetra nel corpo eterico e nel corpo astrale come una freccia lacerante. (p. 61) *Già prima della nascita, l'amore del bambino muove incontro alla [[madre]] che lo contraccambia; visto spiritualmente l'amore materno risale fino a prima della nascita, deriva da reciproci sentimenti d'amore. (p. 75) *Dobbiamo ricordare che, in un certo senso, l'uomo odierno ha conservato un residuo di bisessualità, perché nei maschi il corpo fisico è maschile e quello eterico è femminile, mentre nelle donne il fenomeno è rovesciato, in quanto il corpo fisico è femminile e quello eterico maschile. Questi fatti ci prospettano interessanti punti di vista a proposito della vita psichica dei sessi; per esempio la capacità di sacrificio della donna nelle sue manifestazioni d'amore è in relazione con la mascolinità del suo corpo eterico, mentre l'ambizione dell'uomo si spiega riconoscendo la natura femminile del suo corpo eterico. (p. 127) *Il veggente che esaminasse la connessione fra il corpo eterico e quello fisico dell'uomo dell'[[Atlantide]], arriverebbe a una ben strana scoperta. Mentre nell'uomo attuale la testa eterica combacia con una certa approssimazione con la parte fisica della testa, sporgendone appena un poco, la testa eterica di un uomo dell'Atlantide si protendeva molto al di sopra di quella fisica; con più precisione, sporgeva di molto la parte frontale della testa eterica. Esiste un punto nel cervello fisico, fra le sopracciglia e circa un centimetro all'interno, cui corrisponde oggi un punto nella testa eterica. Negli Atlantidei quei due punti erano ancora molto distanti l'uno dall'altro, e l'evoluzione consistette appunto nel riavvicinarli sempre di più. Nel quinto periodo atlantico il punto della testa eterica si avvicinò al cervello fisico, e per il fatto che i due punti combaciavano si svilupparono alcune caratteristiche dell'umanità attuale: il calcolare, il contare, la facoltà di giudizio e in genere la capacità di formare concetti, l'intelligenza. Prima gli Atlantidei avevano solo una memoria sviluppatissima, ma non ancora la facoltà di connettere i pensieri, e qui abbiamo proprio l'inizio della coscienza dell'io. (p. 131) *Pensandoli un momento, nei nomi dei sette re si ritrovano reminiscenze delle sette parti costitutive dell'uomo. La cosa arriva al punto che il quinto re, l'etrusco, da fuori; egli rappresenta il manas, il sé spirituale, che unisce le tre parti inferiori alle tre superiori. I sette re di [[Roma]] rappresentano le sette parti costitutive dell'uomo, e in essi sono indicati i relativi nessi spirituali. La Roma repubblicana rappresenta la conoscenza umana che succede all'antica saggezza sacerdotale. (p. 137) ==''La scienza occulta''== ===[[Incipit]]=== L'antica denominazione di "scienza occulta" viene adoperata per il contenuto di questo libro; una denominazione che produce presso uomini diversi del presente le più opposte impressioni. Per molti essa ha qualcosa di scostante; provoca l'irrisione, un sorriso di compatimento, forse anche il disprezzo. Essi ritengono che una concezione che assume quel nome non possa fondarsi che sopra un vacuo fantasticare, e che dietro una tale "presunta" scienza non si nasconda altro che la tendenza a rinnovare ogni sorta di superstizione, superstizione che giustamente viene respinta da chi abbia conosciuto la "vera mentalità scientifica" e uno "schietto impulso alla conoscenza". Per altri, invece, quel nome agisce come se ciò che si intende dovesse portare qualcosa che non si può conseguire per alcun'altra via e verso cui essi si sentono attratti da un intimo, profondo anelito di conoscenza o da una raffinata curiosità dell'anima, secondo la propria disposizione. Fra queste due opinioni diametralmente opposte esiste tutta una scala di atteggiamenti intermedi, di accettazione o di rifiuto condizionati da ciò che si pensa essere il contenuto della scienza occulta". ===Citazioni=== *Come il corpo fisico si disgrega quando non lo tiene assieme il [[corpo eterico]], come il corpo eterico cade nell'incoscienza quando non lo illumina il corpo astrale, così il [[corpo astrale]] dovrebbe lasciar cadere il passato continuamente nell{{'}}''oblio'', se l'"io" non portasse in salvo tale passato per il presente. l{{'}}''oblio'' per il corpo astrale equivale alla morte per il corpo fisico e al sonno per il corpo eterico. Si può anche dire: del corpo eterico è propria la ''vita'', del corpo astrale la ''coscienza'', dell'io il ''ricordo''. (2018, p. 48) *L'uomo, invece di vedere il mondo nel suo vero aspetto, scorgeva delle immagini illusorie e dei fantasmi, e non era esposto soltanto all'influsso luciferico, ma anche all'influsso di questi altri esseri, ai quali abbiamo già più sopra accennato, e alla guida dei quali può essere dato il nome di [[Angra Mainyu|Arimane]], perché così fu chiamato più tardi dalla civiltà persiana: [[Mefistofele]] è la stessa entità. (1947, p. 155) *L'uomo dunque si presenta per la scienza occulta come un ente composto di diverse parti costitutive. Sono di carattere corporeo: il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale. Sono animici: l'anima senziente, l'anima razionale e l'anima cosciente. Nell'anima diffonde la sua luce l'io. E sono spirituali: il sé spirituale, lo spirito vitale e l'uomo-spirito. Come fu detto, l'anima senziente e il corpo astrale sono strettamente uniti e in un certo modo formano una cosa sola. In modo analogo sono una cosa sola l'anima cosciente e il sé spirituale, perché nell'anima cosciente risplende lo spirito, e da essa sono illuminate le altre parti costitutive della natura umana. (2018, p. 59) *Se per esempio una forte pressione viene esercitata su di un arto, una parte del corpo eterico può staccarsi dal fisico. Noi diciamo allora che quell'arto si è "addormentato", e la sensazione particolare che ne riceviamo dipende dallo staccarsi del corpo eterico. [...] Se poi qualcuno viene colpito da un forte spavento o da qualcosa di simile, tale separazione del corpo eterico dal fisico può avvenire per un tempo brevissimo e per una gran parte del corpo. Avviene appunto così quando, per una qualsiasi ragione, un uomo si trova subitamente faccia a faccia con la morte, quando per esempio sta per annegare o quando, durante un'ascensione in montagna, corre rischio di cadere. Ciò che raccontano le persone che hanno attraversato tali esperienze si avvicina di molto alla verità e può essere confermato dall'osservazione soprasensibile. Esse affermano che in quei momenti la loro vita intera è apparsa alla loro anima come in un immenso quadro mnemonico. (2018, p. 73) *Mentre il piacere sensorio, come espressione dello spirito, significa elevazione, evoluzione dell'io, il piacere invece che non è espressione dello spirito significa decadenza ed immiserimento. Se si appaga un desiderio di tal natura nel mondo sensibile, il suo effetto nocivo sull'io tuttavia permane; soltanto, prima della morte, esso non è percettibile all'io. Nella vita, perciò, la soddisfazione di tali desideri può creare nuovi desideri simili, e l'uomo non si accorge affatto che da se stesso si va avviluppando in un "fuoco divoratore". (2018, p. 78) *Quel che sulla Terra assume forma fisica, in modo da poter essere percepito a mezzo di organi fisici, vien percepito nella sua essenza spirituale nella prima regione del "mondo dello spirito". In essa per esempio si potrà vedere la forza che plasma la forma di un cristallo. Si manifesta però tutto il contrario di ciò che appare nel mondo dei sensi. Lo spazio, che nel mondo dei sensi è riempito dalla massa minerale, si presenta allo sguardo spirituale come uno spazio vuoto; ma intorno ad esso si vede la forza che elabora la forma della pietra. Il colore che una pietra ha nel mondo fisico si manifesta nel mondo spirituale come l'esperienza del suo colore complementare; così una pietra rossa ci appare come verdastra vista dal mondo spirituale; una pietra verde ci appare come rossiccia, e via di seguito. (2018, pp. 84-85) *Se per mezzo dell'investigazione scientifico-spirituale si segue a ritroso il corso dell'evoluzione terrestre, si arriva a una condizione spirituale del nostro pianeta; ma se si risale ancora più indietro nel passato, ci si accorge che quella spiritualità era già passata prima attraverso una specie di incarnazione fisica. Si arriva dunque a un passato stato planetario fisico che si è poi spiritualizzato e poi, materializzandosi più tardi nuovamente, si è trasformato nella nostra Terra; questa rappresenta dunque la reincarnazione di un antichissimo pianeta. La scienza dello spirito può risalire però ancora più indietro; essa vede allora l'intero processo ripetersi ancora due volte. La nostra Terra dunque attraversò tre stati planetari precedenti, separati sempre da stati intermedi di spiritualizzazione. (2018, p. 109) *Nella tradizione biblica il tempo antecedente all'azione dell'influsso [[Lucifero|luciferico]] nella tradizione biblica il tempo antecedente all'azione dell'influsso luciferico viene descritto come l'epoca del [[Paradiso]], e la discesa dell'uomo sulla terra, la sua penetrazione nel mondo dei sensi, viene chiamata la cacciata dal Paradiso. (2018, p. 195) *Ciò che è contenuto nei libri della sapienza indiana (i [[Veda]]) non ci presenta l'originario aspetto della grande saggezza, quale era coltivata nei tempi antichi dei grandi maestri, ma ce ne dà soltanto un debole riflesso. Soltanto lo sguardo soprasensibile, rivolto al passato, può scorgere la sapienza originaria non scritta che si nasconde dietro quella scritta. (2018, p. 206) *È vero però che esiste un nesso ''indiretto'' fra la disciplina occulta e certe regole di vita, in quanto senza un'intonazione etica, impressa la propria vita, la percezione del sopra sensibile e impossibile o dannoso. Perciò non pochi dei fattori che concorrono alla visione del sopra sensibile sono al tempo stesso mezzi di nobilitazione della condotta di vita. (2018, p. 230) *Non è pensabile un progresso nella disciplina spirituale, se non accompagnato da un progresso morale. (2018, p. 244) *Chi riesce a fissare il suo pensiero durante vari mesi, almeno per cinque minuti al giorno, sopra un oggetto di uso quotidiano (per esempio, una spilla, una matita. ecc.), e ad escludere durante quel tempo ogni altro pensiero che non si riferisca a quell'oggetto, avrà fatto molto per raggiungere il suo scopo (si può pensare tutti i giorni a un nuovo oggetto, oppure conservare il medesimo per vari giorni). Anche chi sente di essere un "pensatore" a seguito della sua istruzione scientifica, non deve disprezzare questo modo di rendersi "maturo" per l'educazione occulta; se infatti si fissa il pensiero per qualche tempo sopra un oggetto familiare, si può esser sicuri di pensare obiettivamente. Chi si chiede: «Di che cosa è costituita una matita? come viene preparato il materiale che costituisce la matita? come vengono connesse le diverse sue parti? quando è stata inventata la matita?» e così di seguito, chi pensa a quel modo, armonizza le proprie idee molto più con la realtà, di chi riflette sopra la discendenza dell'uomo, o su ciò che è la vita. Gli ''esercizi semplici del pensiero'' ci preparano molto meglio a orientarci nelle evoluzioni di Saturno, del Sole e della Luna, che non le idee complicate ed erudite, perché in un primo tempo non si tratta affatto di pensare questa o quella cosa, ma di pensare ''obiettivamente per virtù di forza interiore''. Se ci si è educati all'oggettività con un processo fisico-sensibile facile da osservare, il pensare si abitua a voler essere obiettivo, anche quando non si sente più dominato dal mondo fisico-sensibile e dalle sue leggi; si perde l'abitudine di lasciare errare i pensieri in modo non conforme alla realtà. (2018, pp. 248-249) *Un buon esercizio è quello di darsi per mesi un ordine a una determinata ora del giorno: oggi, "a questa determinata ora", tu dovrai compiere "questa" azione. Si arriva così gradatamente a imporsi l'ora dell'azione e la maniera di attuarla in modo che l'esecuzione riesca del tutto possibile. (2018, p. 250) ==''Le manifestazioni del karma''== ===[[Incipit]]=== Questo ciclo di conferenze tratterà questioni che riguardano la scienza dello spirito e che profondamente incidono nella vita. Dalle diverse esposizioni date nel corso del tempo, ci è già familiare che la scienza dello spirito non deve essere un'astratta teoria, né una pura dottrina o un semplice insegnamento, bensì una fonte per la vita e per la capacità di vivere; essa adempie il suo compito solo quando, mediante ciò che è in grado di dare in fatto di conoscenze, fa scorrere nella nostra anima qualcosa che può rendere più ricca e più comprensibile la vita, più abile e più vigorosa nell'azione la nostra anima. ===Citazioni=== *Con questo vediamo come, in effetti, i nostri errori [...] diventano cause di [[malattia]] se appunto non ci limitiamo a un'incarnazione, ma consideriamo l'effetto di un'incarnazione su quella seguente; vediamo anche come gli influssi luciferici diventano cause di malattia allo stesso modo. In effetti, possiamo dire che non commettiamo impunemente i nostri errori. Portiamo in noi il marchio dei nostri errori nella nostra successiva [[incarnazione]], e lo facciamo movendo da una ragione superiore a quella della nostra vita ordinaria, da quella ragione che durante il periodo tra morte e nuova nascita ci guida a renderci tanto forti da non essere più esposti in avvenire alle stesse seduzioni. Così le malattie si pongono perfino come possenti educatrici nella nostra vita. (p. 90) *[...] mentre le forze luciferiche operano facendo maggiormente presa nell'intimo del corpo astrale dell'uomo, le forze arimaniche operano maggiormente sulle impressioni esteriori che l'uomo accoglie. In quello che accogliamo dal mondo esterno, risiedono le forze arimaniche; nel piacere e dispiacere, nelle passioni e così via che salgono e agiscono nell'anima, risiedono le forze luciferiche. (p. 114) *Sappiamo che nell'addormentarsi viene lasciato nel letto il corpo fisico e il corpo eterico, e che da questi escono il corpo astrale e l'io. L'addormentarci è per noi dunque un uscire di io e corpo astrale da corpo fisico e corpo eterico; il risvegliarci, al contrario, è un reinserirsi di corpo astrale e io nel corpo fisico e nel corpo eterico. Ogni mattina, risvegliandosi, l'uomo si immerge dunque nel suo corpo fisico e nel suo corpo eterico con la sua arte interiore, col corpo astrale e con l'io. (p. 123) *[...] ovunque in una [[malattia]] subentri dolore, vi è una potenza luciferica che ha causato quella malattia. (p. 143) *Le anime veramente preparate per l'antroposofia sono però tali che o si sentono inappagate dalle sensazioni esteriori, oppure riconoscono che la scienza esteriore con tutte le sue spiegazioni non riesce a chiarire i fatti. Sono queste le anime che, attraverso il loro [[karma]] complessivo, sono preparate in modo che con le parti costitutive interiori della loro vita animica possono collegarsi con l'[[antroposofia]]. La scienza dello spirito appartiene pure al karma complessivo dell'umanità e vi si inserisce come tale. (p. 188) *Nell'[[animale]] chi sperimenta è soltanto l'anima della specie, l'anima di gruppo. Il morire di un animale significa per l'anima di gruppo pressapoco quello che noi sperimentiamo quando, all'avvicinarsi dell'estate, ci facciamo tagliare più corti i capelli che poi a poco a poco tornano a ricrescere. L'anima di gruppo di una specie animale sente la morte di un animale come la morte di un arto, che a poco a poco si rimpiazza di nuovo. (p. 197) *La [[materia]] secondo la sua essenza è luce. (p. 206) *Dobbiamo infondere [[amore]] affinché possa essere un aiuto il fluente atto d'amore. Hanno tale carattere di amore aggiunto tutti quegli atti terapeutici che si basano più o meno sui cosiddetti processi terapeutici psichici. Quel che in una forma o in un'altra viene impiegato nei processi terapeutici psichici è in relazione con l'apporto di amore. E amore quello che noi istilliamo come balsamo nell'altro uomo; ad amore egli deve essere alla fine riportato, e può anche esserlo. Può essere riportato ad amore quando poniamo in movimento dei semplici fatti psichici, quando induciamo un altro forse anche soltanto a mettere in ordine la sua anima depressa. (p. 209) *[[Angra Mainyu|Arimane]] è il compimento karmico di [[Diavolo|Lucifero]]. (p. 230) *La vita nel periodo di kamaloka è tale che viene aggiunta intenzione a intenzione, e viene presa la decisione generale di dover correggere nuovamente tutto ciò che con pensieri e con fatti ci ha portato in basso. Ciò che l'uomo così sente viene impresso nella sua vita successiva; poi con la nascita egli entra nell'esistenza con questa intenzione, e questo mezzo carica su di sé il suo karma. Perciò non possiamo dire che, entrando nell'esistenza attraverso la nascita, abbiamo un [[libero arbitrio]]. Possiamo soltanto e unicamente parlare del fatto che ci avviciniamo a un libero volere nella misura in cui siamo riusciti a padroneggiare gli influssi di Lucifero e di [[Arimane]]. (p. 233) *Chiunque avrà trasformato l'[[antroposofia]] in vita interiore dell'anima diventerà fonte di forza spirituale. Chi crede nel soprasensibile, deve avere assolutamente la convinzione che le nostre conoscenze e i nostri modi di sentire antroposofici agiscono spiritualmente, e cioè che essi si diffondono invisibilmente nel mondo quando ci rendiamo realmente strumenti coscienti, compenetrati da vita antroposofica. (p. 242) ==''Le opere scientifiche di Goethe''== ===[[Incipit]]=== Seguendo la genesi delle idee goethiane intorno alla formazione degli organismi, facilmente si è presi dal dubbio circa la parte da ascriversi al periodo giovanile del poeta, cioè a quello precedente il suo arrivo a Weimar. [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] stesso stimava assai poco le sue conoscenze scientifiche di quel tempo: « Non avevo un concetto di ciò che propriamente si chiama natura esteriore, né la minima cognizione dei suoi così detti tre regni». Basandosi su tale affermazione, si ritiene, generalmente, posteriore al suo arrivo a Weimar l'inizio del pensiero scientifico di Goethe. Eppure bisogna risalire ancora più indietro, se non si vuol lasciare inesplicato tutto lo spirito delle sue concezioni: poiché già nella primissima giovinezza si mostra la potenza vivificatrice che guidò i suoi studî nella direzione che andremo esponendo. <!--(La genesi della dottrina della metamorfosi'', cap. I, p. 5) --> ===Citazioni=== *{{NDR|Goethe}} giunse a concezioni fondamentali per la [[scienza]] dell'organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di [[Galileo]] per quella dell'inorganico. (cap. IV, p. 79) *[...] la concezione scientifica di Goethe non ci sta dinanzi come un tutto compiuto, sviluppato da un principio. Si ha solo a che fare con singole manifestazioni dalle quali vediamo come si prospetti questa o quell'idea alla luce del suo modo di pensare. Le troviamo nelle sue opere scientifiche, nei brevi accenni intorno all'uno o all' altro concetto ch'egli enuncia nei suoi ''Detti in prosa'', e nelle lettere ai suoi amici. E, finalmente, la configurazione artistica della sua concezione del mondo, che ci consente anche le più varie induzioni sulle sue idee fondamentali, ci sta dinanzi nelle sue opere poetiche. Ma pel fatto che noi ammettiamo incondizionatamente che i principî fondamentali di Goethe non sono mai stati da lui espressi come totalità concatenata, non vogliamo assolutamente ritenere al tempo stesso giustificata l'affermazione che la sua concezione del mondo non scaturisca da un centro ideale riducibile a una formulazione rigorosamente scientifica. (cap. VIII, p. 99) *Uno degli ostacoli che impediscono un giusto apprezzamento dell'importanza di Goethe per la scienza è il pregiudizio che regna sul suo rapporto con la [[matematica]]. Questo pregiudizio è duplice. Da un lato si crede ch'egli sia stato nemico di questa scienza ed abbia in malo modo disconosciuta la sua alta importanza per la conoscenza umana; d'altra parte si afferma che il poeta abbia eliminata dalla scienza naturale da lui studiata ogni trattazione matematica per quanto riguarda la [[fisica]], per il solo fatto che alla sua ignoranza in proposito essa riusciva scomoda. (cap. XI, p. 169) *La vera scienza, nel senso superiore della parola, ha a che fare unicamente con oggetti ideali; ''non può essere altro che [[Idealismo (filosofia)|idealismo]]''; poiché ha la sua ultima ragione d'essere in bisogni che originano dallo [[spirito]]. La natura suscita in noi problemi che domandano una soluzione. Ma essa non può, da sé, fornire tale soluzione. Solo il fatto che, nella nostra facoltà conoscitiva, sorge di fronte alla natura un mondo superiore, crea pure esigenze superiori. Per un essere che non fosse dotato di tale natura superiore, simili problemi non sorgerebbero neppure. Perciò non possono nemmeno ottenere risposta se non da tale natura superiore. Le questioni scientifiche sono dunque essenzialmente una faccenda che lo spirito deve sbrigare con se stesso. Esse non lo conducono fuori dal suo elemento. (cap. XV, p. 189) ==''Massime antroposofiche''== *L'antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell'uomo allo spirituale che è nell'universo. Sorge nell'uomo come un bisogno del cuore e del sentimento. Deve trovare la sua giustificazione nel fatto che essa è in grado di offrire a questo bisogno un soddisfacimento. Può riconoscere l'antroposofia solo chi trova in essa quel che deve cercare per una sua esigenza interiore. Possono perciò essere antroposofi soltanto quegli uomini che sentono certi problemi sull'essere dell'uomo e del mondo come una necessità vitale, come si sente fame e sete. (1) *Vi sono uomini i quali credono che, coi limiti della percezione dei sensi, siano posti anche i limiti di ogni altra cognizione. Se ponessero attenzione a come essi diventino coscienti di quei limiti, scoprirebbero in questa coscienza anche le facoltà per varcare i limiti. Il pesce nuota al limite dell'acqua; deve ritrarsene, perché gli mancano gli organi fisici per vivere fuori dell'acqua. L'uomo arriva al limite della percezione dei sensi; può riconoscere che, lungo la via fin lì, ha acquistato forze dell'anima per vivere animicamente nell'elemento che non è abbracciato dalla percezione dei sensi. (3) *L'uomo è un essere che esplica la sua vita nel mezzo tra due sfere del mondo. È inserito col suo sviluppo corporeo in un mondo inferiore; con l'entità della sua anima egli forma un mondo intermedio, e tende con le forze spirituali verso un mondo superiore. Egli ha il suo sviluppo corporeo da quel che gli ha dato la natura; porta in sé come parte sua propria l'entità della sua anima; trova in sé le forze dello spirito come doni che lo guidano oltre se stesso a prender parte ad un mondo divino. (17) *Nell'organizzazione dell'io l'uomo sperimenta sé stesso quale spirito nel corpo fisico. Perché ciò possa avvenire, è necessaria l'attività di esseri che vivono essi stessi come spiriti nel mondo fisico. (75) ==''Universo, terra, uomo''== ===[[Incipit]]=== Vorrei anzitutto esprimere la profonda soddisfazione di poter tener qui un corso di conferenze sopra argomenti scientifico-spirituali in un ampio contesto. Per quanto sia importante e necessario che nel nostro tempo la scienza dello spirito offra certi spunti in conferenze isolate, non meno necessario è il poter esporre pensieri e fatti in connessioni più vaste. Certe cose possono allora venire espresse in modo più preciso, e in una cornice che consenta di metterle nella giusta luce, mentre altrimenti è facile che sorga qualche malinteso. Ai nostri giorni infatti anche le anime più preparate possono incontrare qualche difficoltà nell'accogliere delle comunicazioni sulle realtà spirituali. Per comprendere le cose secondo l'intenzione di chi le espone non basta la buona volontà né l'intelletto; occorre invece portar loro incontro qualcosa che (anche in senso occulto-esoterico) si potrebbe chiamare pazienza, intendo il concetto di pazienza in modo più profondo del consueto. Molte idee e concezioni vanno prima lumeggiate da altre nozioni, finché dall'insieme del contesto risulti chiaro ciò che dapprima era stato accolto solo come un accenno e che poteva sembrare a qualcuno difficilmente credibile.  ===Citazioni=== *L'uomo dell'antica [[Atlantide]] possedeva di norma una chiaroveggenza per cui erano compagni della sua esistenza non solo i minerali, le piante e gli animali, ma anche certe figure divino-spirituali: con queste egli conviveva, come oggi si convive fra uomini. Neppure la distinzione fra la notte e il giorno era a quel tempo così rigida com'è oggi. (p. 17) *Lo sguardo dell'uomo d'oggi è fissato sul corpo fisico; egli considera il corpo fisico come una realtà e non riesce a sollevarsi allo spirituale. Le anime, che oggi guardano ai corpi umani fisici e sono incapaci di sollevarsi a qualcosa di spirituale, furono un tempo incarnate in popoli diversi, come greci o come romani o come egizi antichi. (p. 23) *Siccome l'antica anima egizia doveva guardare giù dalle regioni spirituali verso il suo corpo fisico conservato, prese radice in essa il pensiero che il corpo fisico sia una realtà più alta di quanto è realmente. Si immagini la nostra anima di allora che aveva il suo sguardo fissato sulla [[mummia]]. Il pensiero della forma fisica è andato indurendosi e si è poi trasmesso dall'una all'altra [[incarnazione]]: ed ecco che oggi quel pensiero si manifesta nel fatto che gli uomini non sanno distaccarsi dalla loro forma corporea fisica. Il [[materialismo]] in quanto pensiero è in buona parte frutto della imbalsamazione delle salme durante l'età egizia. (p. 24) *Per farci un'idea di un tale io di gruppo {{NDR|quello degli animali}}, immaginiamo che qui davanti a me ci sia una parete e in essa vengano praticati dieci fori. Io infilo le mie dieci dita in quei fori e le muovo. In questo caso voi vedreste le mie dita, ma non vedreste me stesso; senz'altro direste che esse non si muovono da sole, ma che deve esservi qualcosa di nascosto che provoca il loro movimento. In altre parole, si supporrebbe l'esistenza di un'entità appartenente a quelle dieci dita. Questo paragone ci permette di comprendere il carattere di gruppo, il carattere di specie della sfera animica negli animali. (p. 42) *Se strappiamo dalla terra una [[pianta]] con la sua radice, questo fa male alla Terra intera, produce dolore all'anima della pianta. Questo è un dato di fatto. Invece non si deve credere che faccia male alla Terra quando si colgono i fiori: tutt'altro! Quando per esempio viene mietuto il grano, lo sguardo chiaroveggente vede espandersi per la Terra dei veri fiotti di benessere. (p. 45) *Se un [[minerale]] viene frantumato, esso non risente dolore ma al contrario piacere e voluttà: una cava di pietre è percorsa da fiotti di piacere, quando la roccia viene spezzata e frantumata. Provocherebbe invece dolore fortissimo il tentativo di voler ricomporre tutti quei frammenti.(p. 48) *Per quali ragioni in ogni tempo gli iniziati esortarono gli uomini a pregare prima dei pasti? La preghiera doveva solo documentare che con l'assunzione del cibo qualcosa di spirituale penetra nell'uomo. (p. 50) *In un mito come quello di [[Osiride]] non si deve dunque cercare solo il riflesso di eventi astronomici, ma dobbiamo scorgervi il risultato di profonde conoscenze chiaroveggenti degli antichi savi sacerdoti egizi. Essi introdussero nel mito quanto sapevano dell'evoluzione della Terra e degli uomini. (p. 70) *[...] sul fondo di una strada si vedono dei solchi e ci si domanda a che cosa siano dovuti; la risposta è: al passaggio di un veicolo. Si può domandare da dove provenisse il veicolo, e rispondere che era usato da una persona per certi suoi affari. A questo punto qualcuno potrebbe chiedere l'origine di quegli affari. Ma già qui ci si troverebbe così lontani dall'oggetto iniziale, che si penetra in tutt'altra sfera e la domanda perde ogni senso, in relazione a quella iniziale. Se il senso dell'impostazione di una domanda è un'idea, rimanendo nell'astratto si arriva solo a una serie infinita di altre domande. Invece nella considerazione concreta di un problema si arriva da ultimo a entità spirituali, e qui non si chiede più perché facciano qualcosa, ma ci si domanda: che cosa fanno? Occorre però educarsi a riconoscere i limiti del domandare. (p. 84) *Ci si può dunque domandare se per la coscienza chiaroveggente esistano anche sugli altri pianeti degli uomini come quelli che vivono sulla Terra. La risposta della coscienza chiaroveggente è che sugli altri pianeti non troviamo uomini nella medesima figura che hanno sulla Terra. (p. 120) *Osservando gli esseri che ci circondano, che sono i frutti dell'evoluzione lunare e hanno anche una missione ulteriore, noi troviamo la saggezza dappertutto. Si osservi qualunque cosa, per esempio un fiore: quanto più accuratamente lo si osserverà, tanto più stupiti si rimarrà per il modo in cui ogni singola parte è disposta conforme a una saggezza superiore. Si osservi il femore umano e si scoprirà l'altissima saggezza con cui le sue trabecole sono disposte per formare una struttura capace di reggere la parte superiore del corpo. Nessuna ingegneria è oggi capace di eguagliare nella costruzione di ponti l'alta saggezza di quella struttura. (p. 123) *Per quanto possa sembrare strano, tutte le nostre sensazioni, visive, uditive o altre hanno un'esistenza solo terrestre; se si potessero avere contatti con [[extraterrestre|esseri di altri pianeti]], ci si accorgerebbe dell'impossibilità di intendersi con loro direttamente, in quanto avrebbero un modo del tutto diverso di percepire oggetti ed entità: per esempio non capirebbero nulla, se si parlasse loro di un colore. Quel che noi chiamiamo sensazione serve per il nostro pianeta particolare. (p. 130) *Fra tutte le popolazioni migrate dal continente atlantico, quella europea rimase dotata della più forte disposizione alla chiaroveggenza: meno dotata in tal senso fu la popolazione africana. In Asia, dove era presto giunta, la parte più progredita dei migratori atlantici incontrò una popolazione ancora più antica e dotata di un'ancora più antica chiaroveggenza. Perciò in quel tempo nel cuore dell'Asia la chiaroveggenza era assai diffusa. Vi fu però una certa piccola colonia, stabilitasi nei pressi del deserto di Gobi e formata dai più progrediti fra gli uomini dell'[[Atlantide]]. (pp. 142-143) *Nelle concezioni che insegnano in modo materialistico la discendenza dell'uomo dagli animali ci si ripresenta oggi il fatto che un tempo l'uomo sapeva che nella remota antichità il suo corpo fisico aveva ancora dei tratti animali e che quindi, nel ricordo egizio, persino certe divinità venivano raffigurate in forme animali. Il [[darwinismo]] stesso non è altro che un retaggio dell'[[antico Egitto]], in forma [[Materialismo|materialistica]]. (p. 179) ==[[Incipit]] di ''Teosofia''== Quando nell'autunno del 1813, [[Johann Gottlieb Fichte]] espose la sua ''Dottrina'' quale frutto maturo di una vita tutta dedita al servizio della verità, disse subito in principio le seguenti parole: "Questa dottrina presuppone un senso interiore del tutto nuovo mediante il quale si apre un nuovo mondo che per l'uomo ordinario non esiste". E poi ricorse ad una similitudine per mostrare quanto la sua dottrina dovesse rimanere inafferrabile per chi volesse giudicarla con le rappresentazioni dei sensi ordinari: "Immaginate un mondo di ciechi nati, ai quali perciò le cose e i loro nessi siano noti soltanto per quel che ne rivela il tatto. Andate a parlar loro dei colori e delle altre condizioni che esistono soltanto in virtù della luce e per la vista. Parlerete a vuoto, e sarà una fortuna se ve lo dicono, perché allora non tarderete a riconoscere il vostro errore e, a meno che possiate aprir loro gli occhi, smetterete l'inutile discorso".<br /> Ora chi parla agli uomini delle cose alle quali Fiche allude qui, si trova troppo spesso in una condizione analoga a quel veggente in mezzo a ciechi nati. Ma queste sono le cose che si riferiscono alla vera natura e alle mete supreme dell'uomo. Chi credesse necessario smettere l'inutile discorso, dovrebbe disperare dell'umanità. Non bisogna al contrario dubitare nemmeno un istante della possibilità di aprire gli occhi a chiunque vi cooperi con la sua buona [[volontà]]. ==Citazioni su Rudolf Steiner== *Il fatto che è stato possibile confermare con i metodi scientifici tradizionali tutte le conclusioni alle quali Steiner era giunto per via puramente spirituale dimostra in modo lampante che il metodo delle scienze naturali non è l'unico che permette di studiare la realtà, e prova altresì che parallelamente ad esso esiste una [[conoscenza]] [[spirito|spirituale]] esatta per lo meno quanto quella [[scienza|scientifica]]. ([[Thorwald Dethlefsen]]) *La personalità di Steiner si palesa tutta intera, prima di tutto con la sola sua presenza, poi con la sua parola. Ciò che distingue la sua eloquenza è una forza particolare rivestita pur sempre di dolcezza; forza che nasce, senza dubbio, da una perfetta serenità d'animo congiunta con una meravigliosa lucidità di spirito. [...] Mai una parola che ferisca o stoni. Di ragionamento in ragionamento, di analogia in analogia, egli conduce dal noto all'ignoto. Ciò che domina in ogni suo discorso, qualunque ne sia l'argomento, è sempre il prodigio di una sintesi coordinatrice ed esplicatrice dei fatti. ([[Edouard Schuré]]) *Nel fenomeno Steiner sono da distinguersi varie componenti. La prima – predominante – è dello stesso ceppo che ha dato luogo al [[Teosofia|teosofismo]], dal quale sono stati ripresi elementi molteplici. Una seconda componente si lega al [[cristianesimo]]. Vi è poi un ultimo fattore, che sembrerebbe rispondere ad un elemento positivo, all'esigenza di una «scienza spirituale». L'intreccio di queste componenti, contenute a forza nelle maglie di ferro di un sistema che, come ingegnosità, è quasi alla pari delle «filosofie della natura» dei romantici tedeschi, è la caratteristica dell'antroposofia. Come in tanti punti particolari dell'insegnamento antroposofico, cosi pure nell'insieme e nella stessa personalità dello Steiner si ha il senso penoso di una direzione retta e limpida, spezzata da improvvisi e tirannici flussi visionari e da irruzioni di complessi collettivi. ([[Julius Evola]]) *Quanto alla sostanza dei suoi insegnamenti e della sua vita, non posso vederlo che come figura chiave [...] nella transizione dolorosa dell'umanità da ciò che mi sono avventurato chiamare partecipazione originaria a partecipazione finale. ([[Owen Barfield]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Rudolf Steiner, ''Conoscenza vivente della natura'', traduzione di Iberto Bavastro, Opera Omnia n. 220, Editrice Antroposofica, Milano, 2018. ISBN 978-88-7787-606-5 *Rudolf Steiner, ''Considerazioni esoteriche su nessi karmici I'', traduzione di Ida Levi, Opera Omnia n. 235, Editrice Antroposofica, Milano, 1985. *Rudolf Steiner, ''Corrispondenze fra microcosmo e macrocosmo. {{small|L'uomo, un geroglifico dell'universo}}'', traduzione di Adele Crippa, Opera Omnia n. 201, Editrice Antroposofica, Milano, 2012. ISBN 978-88-7787-492-4 *Rudolf Steiner, ''Da Gesù a Cristo'', traduzione di Emmelina De Renzis, Opera Omnia n. 131, Editrice Antroposofica, Milano, 2024, ISBN 978-88-7787-458-0 *Rudolf Steiner, ''Dalla cronaca dell'akasha'', traduzione di Lina Schwarz, Editrice Antroposofica, Milano, 2016. ISBN 978-88-7787-411-5 *Rudolf Steiner, ''Epidemie'', traduzione di Daniela Castelmonte, Editrice Antroposofica, Milano, 2020. ISBN 978-88-7787-633-1 *Rudolf Steiner, ''Gerarchie spirituali {{small|e loro riflesso nel mondo fisico Zodiaco Pianeti Cosmo}}'', traduzione di Lina Schwarz, Opera Omnia n. 110, Editrice Antroposofica, Milano, 2010. ISBN 978-88-7787-393-4 *Rudolf Steiner, ''Il Cristianesimo come fatto mistico e i misteri antichi'', traduzione di Willy Schwarz, Opera Omnia n. 8, Editrice Antroposofica, Milano, 2017. ISBN 978-88-7787-511-2 *Rudolf Steiner, ''Il legame fra i vivi e i morti'', traduzione di Lucy Milenkovic', Enrica Mamoli, Silvia Schwarz e Rinaldo Küfferle, Opera Omnia n. 168, Editrice Antroposofica, Milano, 2019. ISBN 978-88-7787-451-1 *Rudolf Steiner, ''Il Vangelo di Giovanni'', traduzione di Willy Schwarz, Opera Omnia n. 103, Editrice Antroposofica, Milano, 2014. ISBN 978-88-7787-427-6 *Rudolf Steiner, ''Il Vangelo di Luca'', traduzione di Lina Schwarz, Opera Omnia n. 114, Editrice Antroposofica, Milano, 2016. ISBN 978-88-7787-523-5 *Rudolf Steiner, ''Il Vangelo di Marco'', traduzione di W. Schwarz, Opera Omnia n. 139, Editrice Antroposofica, Milano, 2004. ISBN 978-88-7787-349-3 *Rudolf Steiner, ''Il Vangelo di Matteo'', traduzione di W. Schwarz, Opera Omnia n.123, Editrice Antroposofica, Milano, 1979. ISBN 978-8877874856 *Rudolf Steiner, ''Il Vangelo di Matteo'', traduzione di W. Schwarz, Opera Omnia n. 123, Editrice Antroposofica, Milano, 2012. ISBN 978-8877874856 *Rudolf Steiner, ''L'azione delle stelle e dei pianeti sulla vita terrestre'', traduzione di Dante Vigevani, Editrice Antroposofica, Milano, 2011. ISBN 978-88-7787-455-9 *Rudolf Steiner, ''L'iniziazione'', traduzione di Emmelina de Renzis, Opera Omnia n. 10, Editrice Antroposofica, Milano, 2016. ISBN 978-88-7787-478-8 *Rudolf Steiner, ''La filosofia della libertà'', traduzione di Iberto Bavastro, Opera Omnia n. 4, Editrice Antroposofica, Milano, 1986. *Rudolf Steiner, ''La filosofia della libertà'', Opera Omnia n. 4, Editrice Antroposofica, Milano, 1966. *Rudolf Steiner, ''La filosofia della libertà'', Opera Omnia n. 4, Editrice Antroposofica, Milano, 2016. ISBN 978-88-7787-504-4 *Rudolf Steiner ''La mia vita'', Opera omnia n. 28, Editrice Antroposofica, Milano, 2018. ISBN 978-88-7787-595-2 *Rudolf Steiner, ''La missione universale dell'arte'', Editrice Antroposofica, Milano, 2011. ISBN 978-88-7787-469-6 *Rudolf Steiner, ''La saggezza dei Rosacroce'', traduzione di Iberto Bavastro, Opera Omnia n. 99, Editrice Antroposofica, Milano, 2013. ISBN 978-88-7787-422-1 *Rudolf Steiner, ''La scienza occulta {{small|nelle sue linee generali}}'', trad. di E. De Renzis ed E. Battaglini, Laterza, Bari, 1947. *Rudolf Steiner, ''La scienza occulta {{small|nelle sue linee generali}}'', trad. di E. De Renzis, E. Battaglini e I. Bavastro Milano, Editrice Antroposofica, 2018. *Rudolf Steiner, ''Le manifestazioni del karma'', traduzione Marcello Carosi, Opera Omnia n. 120, Editrice Antropofisica, Milano, 2012. ISBN 978-88-7787-421-4 *Rudolf Steiner, ''[https://archive.org/details/imgPAII131MiscellaneeOpal/mode/1up Le opere scientifiche di Goethe]'' (''Goethes naturwissenschaftliche Schriften''), Fratelli Bocca Editori, Milano, 1944. *Rudolf Steiner, ''Massime antroposofiche'', traduzione di Lina Schwarz e Rinaldo Küfferle, Opera Omnia n. 26, Editrice Antroposofica, Milano, 1983. *Rudolf Steiner, ''Teosofia'', traduzione di Ida Levi Bachi, Opera Omnia n. 9, Editrice Antroposofica, Milano, 1990. *Rudolf Steiner, ''Universo, terra, uomo'' (''Welt, Erde und Mensch, deren Wesen und Entwickelung, sovie ihre Spiegelung in dem Zusammenhang zwischen iiuptischem Mythos undgegenwürtiger Kultur.''), Editrice Antroposofica, Milano, 2005. ISBN 88-7787-370-1 ==Voci correlate== *[[Antroposofia]] *[[Esoterismo]] ==Altri progetti== {{Interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|L'iniziazione (saggio)|''L'iniziazione''|(1904)}} {{DEFAULTSORT:Steiner, Rudolf}} [[Categoria:Esoteristi]] [[Categoria:Filosofi austriaci]] [[Categoria:Scrittori austriaci]] 2jxgxqdo3tzd73skxcyvs44ddq38ajy Incipit/L 0 17337 1409620 1402867 2026-04-06T08:08:12Z Spinoziano 2297 /* L */ 1409620 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{incipit|lettera=L}}</noinclude> ==L== *'''[[Adolfo L'Arco]]''' **La Donna del Sanctus **Gesù sotterra un chicco di grano *'''[[Madeleine L'Engle]]''' **Povero, piccolo Sabato <span id="La"></span> *'''[[Étienne de La Boétie]]''' **Discorso sulla servitù volontaria *'''[[Raffaele La Capria]]''' **Amore e psiche **Colapesce **Ferito a morte **L'armonia perduta **La bellezza di Roma *'''[[Jean de La Fontaine]]''' **Gli amori di Psiche e Cupido **Le favole *'''[[Gabriele La Porta]]''' **Giordano Bruno *'''[[Greye La Spina]]''' **Il carro dei morti *'''[[Louise Labé]]''' **Non havria Ulysse o qualunqu'altro mai **Je vis, je meurs: je me brule et me noye **Ne reprenez, Dames, si j'ay aymé *'''[[Tommaso Labranca]]''' **Andy Warhol era un coatto *'''[[Antonio Labriola]]''' **Da un secolo all'altro **Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare **Discorrendo di socialismo e di filosofia **In memoria del Manifesto dei comunisti **Socrate **Storia, filosofia della storia, sociologia e materialismo storico *'''[[Pierre-François Lacenaire]]''' **Memorie di un assassino *'''[[Camilla Läckberg]]''' **Il predicatore **La gabbia dorata **La principessa di ghiaccio *'''[[Mercedes Lackey]]''' **Ci vuole un ladro **Una dimostrazione pratica *'''[[Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos]]''' ** I legami pericolosi **L'educazione delle donne *'''[[Mario Lacruz]]''' **La Tarde *'''[[Andrea Lo Forte Randi|Enotrio Ladenarda]]''' **La Superfemina abruzzese *'''[[Paul Lafargue]]''' **Il diritto all'ozio *'''[[Raphael Aloysius Lafferty]]''' **Golden Gate **L'Equazione del Giorno del Giudizio **La banda di Barnaby Sheen *Sei miliardi di imbecilli *'''[[Pär Fabian Lagerkvist]]''' **Barabba **Il sorriso eterno **La mia parola è no **Pellegrino sul mare *'''[[Selma Lagerlöf]]''' **Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson **L'Imperatore di Portugallia *'''[[Gina Lagorio]]''' **Fuori scena **Qualcosa nell'aria *'''[[Louis Marie de Lahaye de Cormenin]]''' **L'indipendenza italiana *'''[[Jhumpa Lahiri]]''' **In altre parole **La moglie *'''[[Marc Laidlaw]]''' **Il 37° Mandala **La Terza Forza *'''[[Diana Lama]]''' **Solo tra ragazze *'''[[Carlo Lambardi]]''' **Discorso sopra la causa dell'inondazione di Roma *'''[[Fedele Lampertico]]''' **Il credito **L'Italia e la Chiesa **La proprietà *'''[[Rodolfo Lanciani]]''' **L'antica Roma **La distruzione dell'antica Roma *'''[[William Landay]]''' **In difesa di Jacob *'''[[Arthur H. Landis]]''' **Un mondo chiamato Camelot *'''[[Giovanni Giacomo Lando]]''' **Aritmetica mercantile *'''[[Ortensio Lando]]''' **Commentario de le più notabili, & mostruose cose d'Italia, & altri luoghi *'''[[Tommaso Landolfi]]''' **La biére du pécheur **La pietra lunare **La spada **Le due zitelle **Racconto d'autunno **Rien va **Se non la realtà *'''[[Andy Lane]]''' **Young Sherlock Holmes. Fuoco ribelle **Young Sherlock Holmes. Ghiaccio sporco **Young Sherlock Holmes. Nube mortale *'''[[Friedrich-Albert Lange]]''' **Storia critica del materialismo *'''[[David Langford]]''' **La cosa nella camera da letto *'''[[Sterling E. Lanier]]''' **L'isola di Van Ouisthoven *'''[[Joe R. Lansdale]]''' **Acqua buia **Bastardi in salsa rossa **Cielo di sabbia **Elefante a sorpresa **Hap & Leonard 2 **Hap & Leonard. Sangue e limonata **Honky Tonky Samurai **Il mambo degli orsi **Il sorriso di Jackrabbit **Io sono Dot **L'estate della rabbia **L'ultima caccia **La foresta **La notte del Drive-in 3. La gita per turisti **La sottile linea scura **Mucho Mojo **Paradise Sky **Rumble Tumble **Sotto un cielo cremisi **Tramonto e polvere **Una coppia perfetta **Una stagione selvaggia *'''[[Elda Lanza]]''' **Una pazza voglia d'amore *'''[[Peppe Lanzetta]]''' **Leggende Metronapoletane **Una vita postdatata *'''[[Lao Tzu]]''' **Tao Te Ching *'''[[Giorgio Lapazaya]]''' **Aritmetica e geometria *'''[[Jens Lapidus]]''' **La traiettoria della neve *'''[[Valery Larbaud]]''' **Fermina Márquez *'''[[Åsa Larsson]]''' **Finché sarà passata la tua ira **Il sangue versato *'''[[Björn Larsson]]''' **Il porto dei sogni incrociati **L'occhio del male **La vera storia del pirata Long John Silver *'''[[Stieg Larsson]]''' **La ragazza che giocava col fuoco **La regina dei castelli di carta **Uomini che odiano le donne *'''[[Anton Francesco Grazzini|Lasca]]''' **La strega *'''[[William Lashner]]''' **L'avvocato della notte *'''[[Ervin László]]''' **La scienza e il piano akashico *'''[[Brunetto Latini]]''' **Il tesoretto *'''[[Dante Lattes]]''' **Dr. Teodoro Herzl — Discorso Commemorativo *'''[[Mario Lattes]]''' **Il borghese di ventura *'''[[Andreas Latzko]]''' **Uomini in guerra *'''[[Marcus Lauesen]]''' **Ed ora aspettiamo la nave *'''[[Keith Laumer]]''' **Il legislatore **Il segno dei due mondi **Oltre l'orbita di Giove **Pianeta di fango *'''[[Jacques Laurent]]''' **Caroline chérie *'''[[Hugh Laurie]]''' **Il venditore di armi *'''[[Anna Lavatelli]]''' **Gastón e la ricetta perfetta *'''[[David Herbert Lawrence]]''' **Il serpente piumato **Il vincitore sul cavallo a dondolo **L'amante di Lady Chatterley **L'uomo che amava le isole **La ragazza perduta **La principessa **Mare e Sardegna *'''[[Thomas Edward Lawrence]]''' **I sette pilastri della saggezza *'''[[Vincenzo Lazari]]''' **Le monete dei possedimenti veneziani di oltremare e di terraferma **Notizia delle opere d'arte e d'antichita della raccolta Correr di Venezia **Zecche e monete degli Abruzzi nei bassi tempi *'''[[Giovanni Francesco Lazzarelli]]''' **La Cicceide *'''[[Davide Lazzaretti]]''' **Visioni e profezie *'''[[Ricciotti Lazzero]]''' **Le Brigate Nere <span id="Lb"></span> <span id="Lc"></span> <span id="Ld"></span> <span id="Le"></span> *'''[[Gustave Le Bon]] **Leggi psicologiche della evoluzione dei popoli *'''[[Auguste Le Breton]]''' **La mala grossa *'''[[Michel Le Bris]]''' **La bellezza del mondo *'''[[John le Carré]]''' **Il giardiniere tenace **Il sarto di Panama **Il visitatore segreto **L'onorevole scolaro **La passione del suo tempo **La spia che venne dal freddo **La spia perfetta **La talpa **Lo specchio delle spie **Single & Single **Un delitto di classe *'''[[Jean-Marie Gustave Le Clézio]]''' **Stella errante *'''[[Joseph Sheridan Le Fanu]]''' **Carmilla **Il pittore Schalken **Il signor giudice di giustizia Harbottle *'''[[Ursula K. Le Guin]]''' **Altri racconti e cicli di storie ***Sempre la valle **Ciclo dell'Ecumene ***Città delle illusioni ***I reietti dell'altro pianeta ***Il mondo della foresta ***Il pianeta dell'esilio ***La salvezza di Aka **Ciclo di Earthsea ***Dragonfly ***I venti di Earthsea ***Il mago di Earthsea ***L'isola del drago ***La spiaggia più lontana ***Le tombe di Atuan **I dodici punti cardinali **Il giorno del perdono ***Tradimenti ***Il giorno del perdono ***Un uomo del popolo ***Liberazione della donna **Il mondo di Rocannon **La mano sinistra delle tenebre *'''[[William Le Queux]]''' **Tragico silenzio *'''[[Henry Charles Lea]]''' **Storia del celibato ecclesiastico nella Chiesa cristiana *'''[[Charles Webster Leadbeater]]''' **Vegetarismo ed occultismo *'''[[David Leavitt]]''' **La lingua perduta delle gru **Mentre l'Inghilterra dorme *'''[[Giovanni Antonio Lecchi]]''' **Del riparo de' pennelli alle rive del Po di Cremona *'''[[Sébastien Leclerc]]''' **Pratica di geometria in carta e in campo *'''[[Gavino Ledda]]''' **Lingua di falce **Padre padrone: l'educazione di un pastore *'''[[Violette Leduc]]''' **La donna col renard **Thérèse e Isabelle *'''[[Gabriel-Marie Legouvé]]''' **Il merto delle donne **Le rimembranze o i vantaggi della memoria **La malinconia **Le pompe funebri *'''[[Edward Lee]]''' **Terapia intensiva *'''[[Harper Lee]]''' **Il buio oltre la siepe **Va', metti una sentinella *'''[[Tanith Lee]]''' **Il pianeta dell'eterna notte **Il signore della morte **Il signore della notte **Il signore delle illusioni **La Janfia **La pietra di sangue **Non mordere il sole **Tre giorni *'''[[Dennis Lehane]]''' **L'isola della paura – Shutter Island **Mystic River. La morte non dimentica *'''[[Rosamond Lehmann]]''' **Quando sarà l'ora **Una nota in musica *'''[[Leena Lehtolainen]]''' **Il mio primo omicidio *'''[[Fritz Leiber]]''' **America la bella **Fantasma di fumo **Il fantasma del Texas **Il Koami dell'Uomo Bianco **La ragazza dagli occhi famelici **Scacco al tempo **Segno di gratitudine **Spazio, tempo e altri misteri ***Il leone e l'agnello ***Le potenti maree ***Intrappolati nel Mare di Stelle ***Io e Fafhrd ***Belsen Express ***Ingmar Bergman, uno scrittore di fantasy ***Il grido ***Quelle tremende parole straniere: II ***La sposa meccanica ***Nell'iperspazio con Brown Jenkin ***Una difesa dei lupi mannari *'''[[Gottfried Wilhelm von Leibniz]]''' **Monadologia **Orizzonte delle cose umane **Principi razionali della natura e della grazia *'''[[Murray Leinster]]''' **Il discepolo del Diavolo **Il pianeta dimenticato **Il transumano **Incubo sul fondo **Lo strano caso di John Kingman *'''[[Claus Leitzmann]]''' **Vegetariani. Fondamenti, vantaggi e rischi *'''[[Gérard Leleu]]''' **Il trattato delle carezze *'''[[Stanisław Lem]]''' **Solaris *'''[[Jacques Lemarchand]]''' **Stefania **Parentesi *'''[[Frédéric Lenoir]]''' **Lettera aperta agli animali **Socrate, Gesù, Buddha *'''[[Simone Lenzi]]''' **In esilio **La generazione *'''[[Alessandro Leogrande]]''' **La frontiera *'''[[Elmore Leonard]]''' **Chili con Linda **Killshot **Pronto *'''[[Camillo Leonardi]]''' **Lunario al modo de Italia calculato *'''[[Mauro Leonardi]]''' **Abelis *'''[[Leonardo da Vinci]]''' **Trattato della pittura *'''[[Leone XIII]]''' **Arcanum Divinae **Diuturnum **Libertas **Rerum Novarum **Inimica Vis **Graves De Communi **Humanum genus **Quod Apostolici Muneris **Sapientiae Cristianae **Inscrutabili Dei Consilio *'''[[Leone Ebreo]]''' **Dialoghi d'amore *'''[[Giovanni Battista Leoni]]''' **Madrigali *'''[[Giulio Leoni]]''' **La regola delle ombre *'''[[Leonid Leonov]]''' **La foresta russa *'''[[Giacomo Leopardi]]''' **Appressamento della morte **Cantico del gallo silvestre **Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone **Discorso sopra la Batracomiomachia **Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani **La guerra dei topi e delle rane ***(1815) ***(1821-1822) ***(1826) **Operette morali ***Dialogo della Natura e di un Islandese ***La scommessa di Prometeo **Paralipomeni della Batracomiomachia **Pensieri **Storia di un'anima **Zibaldone *'''[[Monaldo Leopardi]]''' **Autobiografia **Dialoghetti sulle materie correnti nell'anno 1831 *'''[[Jeanne-Marie Leprince de Beaumont]]''' **Il principe amato **La bella e la bestia *'''[[Michail Jur'evič Lermontov]]''' **Pensiero **Un eroe del nostro tempo *'''[[Alexander Lernet-Holenia]]''' **Il conte di Saint-Germain **Il Signore di Parigi **L'uomo col cappello **La resurrezione di Maltravers **Lo stendardo *'''[[Gaston Leroux]]''' **Il fantasma dell'Opera *'''[[Alain-René Lesage]]''' **Storia di Gil Blas di Santillana *'''[[John T. 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L'armadio dei segreti *'''[[Hera Lind]]''' **Superdonna *'''[[Unni Lindell]]''' **La trappola di miele *'''[[Astrid Lindgren]]''' **Pippi Calzelunghe **Rasmus e il vagabondo **Vacanze nell'Isola dei Gabbiani *'''[[Robin Hobb|Megan Lindholm]]''' **La dama d'argento e l'uomo di mezza età *'''[[John Ajvide Lindqvist]]''' **L'estate dei morti viventi **Lasciami entrare *'''[[Jeff Lindsay]]''' **Il nostro caro Dexter **La mano sinistra di Dio *'''[[Joan Lindsay]]''' **Picnic a Hanging Rock *'''[[Charlotte Link]]''' **L'isola **La casa delle sorelle **La doppia vita **Nemico senza volto *'''[[Eric Linklater]]''' **Angelo buon diavolo *'''[[Loredana Lipperini]]''' **Ancora dalla parte delle bambine **Di mamma ce n'è più d'una **Non è un paese per vecchie **Sopdet. La stella della morte (come Lara Manni) **Tanit. La bambina nera (come Lara Manni) *'''[[Carminantonio Lippi]]''' **Fu il fuoco o l'acqua che sotterrò Pompei ed Ercolano? *'''[[Lorenzo Lippi]]''' **Il Malmantile racquistato *'''[[Laura Lippman]]''' **Baltimora blues **I morti lo sanno *'''[[Nicola Lisi]]''' **Aria su le quattro corde **Diario di un parroco di campagna **Parlata dalla finestra di casa *'''[[Clarice Lispector]]''' **L'ora della stella **Legami familiari *'''[[Jonathan Littell]]''' **Le benevole *'''[[Luciana Littizzetto]]''' **Col cavolo **Rivergination **Sola come un gambo di sedano *'''[[Émile Littré]]''' **Parole di filosofia positiva *'''[[Liu Cixin]]''' **Il problema dei tre corpi *'''[[Francesco Liverani]]''' **Il Ducato e le antichità longobarde e saliche di Chiusi *'''[[Mario Livio]]''' **Dio è un matematico *'''[[Tito Livio]]''' **Ab urbe condita <span id="Lj"></span> <span id="Lk"></span> <span id="Ll"></span> *'''[[Richard Llewellyn]]''' **Com'era verde la mia valle *'''[[Fernando S. Llobera]]''' **Il circolo di Cambridge *'''[[Imogen Lloyd Webber]]''' **La meravigliosa vita delle single *'''[[Morgan Llywelyn]]''' **Attenta o resterai così per sempre! **I guerrieri del Ramo Rosso **Il condottiero d'Irlanda **Il leone d'Irlanda **Il potere dei druidi <span id="Lm"></span> <span id="Ln"></span> <span id="Lo"></span> *'''[[Malinda Lo]]''' **Ash *'''[[Ettore Lo Gatto]]''' **I problemi della letteratura russa **Michail Osorgin e "Un vicolo di Mosca" *'''[[António Lobo Antunes]]''' **Trattato delle passioni dell'anima *'''[[Norman Lockyer]]''' **Astronomia *'''[[David Lodge]]''' **È crollato il British Museum **Il professore va al congresso **Scambi *'''[[Alfred Loisy]]''' **La religione d'Israele **Le origini del cristianesimo *'''[[Alan Lomax]]''' **L'anno più felice della mia vita **La terra del Blues *'''[[Giovanni Paolo Lomazzo]]''' **Della forma delle muse, cavata da gli antichi autori greci, et latini, opera vtilissima a pittori, & scoltori *'''[[Eliodoro Lombardi]]''' **Ai superstiti di Calatafimi **Preludio al Calatafimi **Scienza e lavoro *'''[[Elia Lombardini]]''' **Sul regime delle acque del progettato canale marittimo di Suez e dei laghi amari interposti *'''[[Giuseppe Lombardo Radice]]''' **Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale *'''[[Lucio Lombardo Radice]]''' **La matematica da Pitagora a Newton *'''[[Cesare Lombroso]]''' **Gli anarchici **L'antisemitismo e le scienze moderne **L'uomo bianco e l'uomo di colore **L'uomo delinquente **La delinquenza nella rivoluzione francese **Nuovi studii sul Genio **Tre tribuni studiati da un alienista *'''[[Gina Lombroso]]''' **L'anima della donna *'''[[Jack London]]''' **Bâtard **Il figlio del mare **Il richiamo della foresta **Il Rosso **Il tallone di ferro **Il vagabondo delle stelle **La peste scarlatta **Martin Eden **Preparare un fuoco **Prima di Adamo **Zanna bianca *'''[[Leo Longanesi]]''' **In piedi e seduti **Un morto fra noi *'''[[Deric Longden]]''' **Il gatto che venne dal freddo *'''[[Henry Wadsworth Longfellow]]''' **Amalfi **Excelsior *'''[[Roberto Longhi]]''' **Il Caravaggio *'''[[Andrej Longo]]''' **Dieci *'''[[Giacomo Longo]]''' **Il mio poeta *'''[[Nino Longobardi (giornalista)]]''' **Il figlio del podestà *'''[[Longo Sofista]]''' **Gli amori pastorali di Dafne e Cloe *'''[[Barry B. Longyear]]''' **Mio caro nemico *'''[[Olle Lönnaeus]]''' **Cuore nazista **Il bambino della città ghiacciata *'''[[Anita Loos]]''' **Gli uomini preferiscono le bionde *'''[[Sabatino Lopez]]''' **La distanza **Le loro maestà *'''[[Konrad Lorenz]]''' **L'anello di Re Salomone *'''[[Antonio Maria Lorgna]]''' **Del modo di migliorare l'aria di Mantova *'''[[Gino Loria]]''' **Il passato ed il presente delle principali teorie geometriche **Storia delle matematiche *'''[[Pierre Louÿs]]''' **Afrodite **Manuale per l'educazione delle fanciulle della buona società ad uso delle scuole e dei collegi *'''[[Howard Phillips Lovecraft]]''' **Ciclo di Cthulhu ***Storia e cronologia del ''Necronomicon'' ***Dagon ***La città senza nome ***Il cane ***Il festival ***Il richiamo di Cthulhu ***Il caso di Charles Dexter Ward ***Il colore venuto dallo spazio ***L'Orrore di Dunwick ***La Maledizione di Yig ***Il tumulo ***Colui che sussurrava nelle tenebre ***L'ombra su Innsmouth ***Alle Montagne della Follia ***Medusa ***I sogni nella casa stregata ***L'uomo di pietra ***La cosa sulla soglia ***L'orrore nel museo ***Dai millenni ***L'ombra venuta dal tempo ***Il diario di Alonzo Typer ***L'abitatore del buio **Racconti dell'incubo ***La tomba ***La transizione di Juan Romero ***Il Vecchio Terribile ***L'albero ***Il tempio ***Le vicende riguardanti lo scomparso Arthur Jermyn e la sua famiglia ***Da altrove ***L'immagine nella casa ***La palude della luna ***L'estraneo ***La musica di Erich Zann ***Herbert West, rianimatore ***La paura in agguato ***L'orrore di Martin's Beach ***I ratti nei muri ***Alle quattro del mattino ***Il divoratore di spettri ***I cari estinti ***Cieco, sordo e muto ***Sotto le piramidi ***La casa evitata ***L'orrore a Red Hook ***Lui ***Nella cripta ***Aria fredda ***Due bottiglie nere ***Il modello di Pickman ***La strana casa nella nebbia ***L'ultimo esperimento di Clarendon ***Il boia elettrico ***La morte alata ***Sfida dall'infinito ***L'albero sulla collina ***L'orrore nel cimitero ***Finché tutti i mari... ***L'esumazione ***L'oceano della notte **Racconti onirici ***I gatti di Ulthar ***Ex Oblivione ***Hypnos **La saga di Randolph Carter ***La deposizione di Randolph Carter ***L'innominabile ***La chiave d'argento ***La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath ***Attraverso i cancelli della chiave d'argento **Racconti in versi ***Psychopompos ***Funghi da Yuggoth ***L'Avamposto ***L'Antico sentiero ***Oceano ***Fantasmi **Altri racconti ***Tra le mura di Eryx ***La trappola **Saggi ***L'orrore soprannaturale nella letteratura ***Alle radici ***L'Americanismo ***Idealismo e materialismo: una riflessione ***Il materialista oggi ***Alcune cause di autoimmolazione ***Tradizione e modernismo: il senso comune nell'arte ***Lord Dunsany e la sua opera ***Alcune osservazioni sulla narrativa interplanetaria ***Qualche passo nel mondo delle Fate ***I racconti del soprannaturale: fasi e procedimenti di scrittura *'''[[Rosetta Loy]]''' **Forse **La parola ebreo **Le strade di polvere *'''[[Lois Lowry]]''' **Conta le stelle *'''[[Malcolm Lowry]]''' **Sotto il vulcano *'''[[Robert Lowry]]''' **Mi troverai nel fuoco <span id="Lp"></span> <span id="Lq"></span> <span id="Lr"></span> <span id="Ls"></span> <span id="Lt"></span> <span id="Lu"></span> *'''[[Lu Xun]]''' **Diario di un pazzo *'''[[Carlo Lucarelli]]''' **Almost Blue **Falange armata **G8 **Guernica **Il giorno del lupo **Indagine non autorizzata **L'isola dell'angelo caduto **L'ottava vibrazione **La faccia nascosta della luna **Lupo mannaro **Misteri d'Italia ***Michele Sindona ***Graziella Campagna ***La strage di Gioia Tauro ***Mauro De Mauro ***Enrico Mattei ***Roberto Calvi ***Antonio Ammaturo ***Antonino Gioè ***Sergio Castellari ***La banda della Uno bianca **Mistero in blu ***Francesca. Il «caso Alinovi» ***Antonella. Il «caso Falcidia» ***Max. Il «caso dei pesciolini rossi» ***Alessandra. Il «caso Vanni» ***Alvise. Il «caso Di Robilant» ***Mimmo, Gemma e Angela. Il «caso della strage di via Caravaggio» ***Giuliano ed Enrico. Il «caso degli Uomini d'oro» **Nuovi misteri d'Italia ***Salvatore Giuliano ***Wilma Montesi ***La strage di Ustica ***Alceste Campanile ***I mostri di Firenze ***Antonino Agostino ed Emanuele Piazza ***Pier Paolo Pasolini ***Beppe Alfano ***La strage di Bologna **Piazza Fontana **Un giorno dopo l'altro *'''[[Valerio Lucarelli]]''' **Vorrei che il futuro fosse oggi. Nap: ribellione, rivolta e lotta armata *'''[[George Lucas]]''' **Guerre stellari *'''[[Luigi Lucatelli]]''' **Come ti erudisco il pupo: conferenza paterno-filosofica ad uso dell'infanzia e degli adulti *'''[[Franco Lucentini]]''' **Notizie degli scavi *'''[[Sebastiano Arturo Luciani]]''' **L'antiteatro **Leggere Dante **Mille anni di musica **Verso una nuova arte il cinematografo *'''[[Luciano di Samosata]]''' **A chi gli diceva: "Tu sei un Prometeo nel dire" **Icaromenippo, o il passanuvoli **Prometeo, o Il Caucaso **Storia vera **Una vendita di vite all'incanto *'''[[Gian Pietro Lucini]]''' **Antidannunziana **D'Annunzio al vaglio dell'Humorismo **Filosofi ultimi **I monologhi di Pierrot **Il libro delle figurazioni ideali **L'ora topica di Carlo Dossi: saggio di critica integrale **La piccola Kelidonio **Le antitesi e le perversità **Prose e canzoni amare ***Autobiografia ***Spirito ribelle ***Il monologo di Rosaura ***Il monologo di Florindo **Scritti critici *'''[[Tito Lucrezio Caro]]''' **De rerum natura *'''[[Antonio Ludeña]]''' **Dissertazione sopra il quesito *'''[[Robert Ludlum]]''' **Il circolo Matarese **Il ritorno dello Sciacallo **Il treno di Salonicco **Protocollo Sigma *'''[[Massimo Lugli]]''' **Gioco perverso **Il carezzevole *L'adepto *'''[[Raimondo Lullo]]''' **Trattato di astrologia *'''[[Brian Lumley]]''' **Necroscope *'''[[Antonio Lupicini]]''' **Breve discorso sopra la reduzione dell'anno e emendazione del calendario *'''[[Filippo Lussana]]''' **Sulle cause della pellagra *'''[[Joyce Lussu]]''' **Portrait **Tradurre poesia *'''[[Luther Blisset]]''' **Q *'''[[Daniele Luttazzi]]''' **Cosmico! **Bollito misto con mostarda *'''[[John Lutz]]''' **La posta in gioco *'''[[Vladimir Luxuria]]''' **Eldorado *'''[[Luigi Luzzatti]]''' **La diffusione del credito e le banche popolari <span id="Lv"></span> <span id="Lw"></span> <span id="Lx"></span> <span id="Ly"></span> *'''[[Jennifer Lynch]]''' **Il diario segreto di Laura Palmer *'''[[Thomas Lynch]]''' **Confessioni di un becchino poeta <span id="Lz"></span> hcuht50gyihpk8ydwc0uuxqi0qyuuz7 Incipit/S 0 17344 1409622 1408112 2026-04-06T08:57:18Z Spinoziano 2297 /* S */ 1409622 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{incipit|lettera=S}}</noinclude> ==S== <span id="Sa"></span> *'''[[Aline B. Saarinen]]''' **C'est mon plaisir *'''[[Umberto Saba]]''' **Ernesto *'''[[Rafael Sabatini]]''' **I ribelli della Carolina **Il capitano Blood **Il cigno nero **La giustizia del duca *'''[[Ernesto Sabato]]''' **Il tunnel *'''[[Dario Sabbatucci]]''' **Il misticismo eleusino *'''[[Fred Saberhagen]]''' **Berserker! **Berserker: la morte azzurra **I Berserker uccidono **Il mondo dei Berserker **Il pianeta Berserker **Il trono dei Berserker **L'uomo Berserker **La furia dei Berserker **La nave fortezza **Le ali nere del tempo **Le guerre dei Berserker ***L'elmo alato ***La ballata delle stelle ***Ultimi avvenimenti al radiante dei Templari ***Ali nell'oscurità ***Il sorriso **Lo spazio in faccia *'''[[Roxana Saberi]]''' **Prigioniera in Iran *'''[[Franco Sacchetti]]''' **La battaglia delle belle donne di Firenze colle vecchie *'''[[Roberto Sacchetti]]''' **Entusiasmi **Vecchio guscio *'''[[Defendente Sacchi]]''' **La pianta dei sospiri *'''[[Giovenale Sacchi]]''' **Del numero e delle misure delle corde musiche e loro corrispondenze **Della divisione del tempo nella musica nel ballo e nella poesia *'''[[Italo Mario Sacco]]''' **Statuti di Savigliano *'''[[Leopold von Sacher-Masoch]]''' **L'amore crudele *'''[[Oliver Sacks]]''' **L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello **Risvegli *'''[[Vita Sackville-West]]''' **Grand Canyon **La signora scostumata **Ogni passione spenta *'''[[Anwar al-Sadat]]''' **In cerca di una identità *'''[[Nawāl al-Saʿdāwī]]''' **Firdaus. Storia di una donna egiziana *'''[[Donatien Alphonse François de Sade]]''' **La filosofia nel boudoir **La nuova Justine **Le 120 giornate di Sodoma *'''[[Mihail Sadoveanu]]''' **L'osteria di Ancutza *'''[[Carl Safina]]''' **Il viaggio della tartaruga **Un mare in fiamme *'''[[Saffo]]''' **Frammenti ***Frammento d'un inno a Venere ***Delle colombe impaurite ***Ad una femmina ricca e ignorante ***Di amore ***Contro Andromeda ***A Venere ***Alla sua bambina ***Della cicala ***Risposta alla proposta d'Alceo ***Ad un giovine di famosa bellezza ***Venere ad Amore ***Enigma **Odi ***A Venere ***All'amata *'''[[Carl Sagan]]''' **Contact *'''[[Françoise Sagan]]''' **Bonjour tristesse **Le piace Brahms? **Tra un mese, tra un anno *'''[[Angie Sage]]''' **Alkymia **Magya **Volo *'''[[Agostino Sagredo]]''' **Sommario della storia della Repubblica di Venezia **Sulle consorterie delle arti edificative in Venezia *'''[[Ihara Saikaku]]''' **Cinque donne amorose ***Seijuro e di una bella di Himeji ***Storia della passione amorosa di un bottaio ***Storia dell'editore d'almanacchi letta nella parte di mezzo ***Storia del negozio di verdure e dei fasci d'erbe amorose ***Storia di Gengobei: una montagna d'amore *'''[[Charles de Marguetel de Saint-Denis de Saint-Evremond]]''' **Opere slegate *'''[[Antoine de Saint-Exupéry]]''' **Il piccolo principe **Terra degli uomini *'''[[Louis de Rouvroy de Saint-Simon]]''' (Saint-Simon) **La Corte del Re Sole *'''[[Ango Sakaguchi]]''' **Sotto la foresta di ciliegi in fiore *'''[[Saki]]''' **L'anima di Laploshka **L'insopportabile Bassington *'''[[Alberico Sala]]''' **I vizi naturali *'''[[Antonio Salas]]''' **L'infiltrato *'''[[Tayeb Salih]]''' **La stagione della migrazione al nord *'''[[Louis Salleron]]''' **...Quel che il mistero è per l'intelligenza *'''[[Sally Salminen]]''' **Mariana *'''[[Angelo Salmoiraghi]]''' **Istrumenti e metodi moderni di geometria applicata *'''[[Henry Stephens Salt]]''' **Henry David Thoreau **I diritti degli animali **L'etica vegetariana *'''[[Felix Salten]]''' **Bambi **Josefine Mutzenbacher *'''[[Antonio Salvagnoli Marchetti]]''' **Relazione della visita fatta nell'aprile 1871 dell'Agro Romano *'''[[Gaetano Salvemini]]''' **Il ministro della mala vita *'''[[Francesco Saverio Salfi]]''' **Il general Colli in Roma *'''[[Emilio Salgari]]''' **Alla conquista della luna **Alla conquista di un impero **Attraverso l'Atlantico in pallone **Capitan Tempesta **Gli ultimi filibustieri **I Corsari delle Bermude **I figli dell'aria **I minatori dell'Alaska **I misteri della jungla nera **I pescatori di balene **I pirati della Malesia **I predoni del Sahara **Il boa delle caverne **Il Bramino dell'Assam **Il brick maledetto **Il Corsaro Nero **Il figlio del Corsaro Rosso **Il re del mare **Il tesoro della montagna azzurra **Jolanda, la figlia del Corsaro Nero **La caduta di un impero **La città del Re lebbroso **La crociera della Tuonante **La favorita del Mahdi **La perla sanguinosa **La regina dei Caraibi **La riconquista di Mompracem **La rivincita di Yanez **La tigre della Malesia **Le due tigri **Le figlie dei Faraoni **Le meraviglie del Duemila **Le novelle marinaresche di mastro Catrame ***Un lupo di mare ***Il vascello maledetto ***Il passaggio della linea ***La campana dell'inglese ***La croce di Salomone ***I fantasmi dei mari del Nord ***I fuochi misteriosi ***Il vascello dei topi ***Le sirene ***Il serpente marino ***Le murene ***La nave-feretro sul mare ardente ***L'apparizione del naufrago **Le stragi delle Filippine **Le tigri di Mompracem **Straordinarie avventure di Testa di Pietra *'''[[J. D. Salinger]]''' **Il giovane Holden **Un giorno ideale per i pescibanana *'''[[Sallustio]]''' **La congiura di Catilina **La guerra giugurtina *'''[[Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin]]''' **I signori Golovlëv *'''[[Diodata Roero Saluzzo]]''' **Ipazia ovvero delle filosofie *'''[[Nantas Salvalaggio]]''' **Italia come non detto **Malpaga **Villa Mimosa *'''[[Nino Salvaneschi]]''' **Breviario della felicità **Consolazioni **Contemplazioni del mattino e della sera **Il tormento di Chopin **Saper amare *'''[[Robert Anthony Salvatore]]''' **L'antico *'''[[Luigi Salvatorelli]]''' **La Chiesa e il mondo **Storia del Novecento *'''[[Dario Salvatori]]''' **Pop Story 1900-1909. L'alba della musica pop *'''[[Carmelo Samonà]]''' **Fratelli *'''[[Clara Sánchez]]''' **La forza imprevedibile delle parole **L'amante silenzioso **L'estate dell'innocenza **Lo stupore di una notte di luce *'''[[Julian Sanchez]]''' **L'antiquario *'''[[Rafael Sánchez Ferlosio]]''' **Sulle origini del cane *'''[[George Sand]]''' **Indiana **Lo stagno del diavolo **Lucrezia Floriani *'''[[Brandon Sanderson]]''' **Giuramento **Il conciliatore **La via dei Re **Mistborn: Il Campione delle Ere **Mistborn: Il Pozzo dell'Ascensione **Mistborn: L'Ultimo Impero **Parole di Luce *'''[[Roberto Sanesi]]''' **T. S. Eliot *'''[[Giuseppe Manuel di San Giovanni]]''' **Notizie e documenti riguardanti la chiesa e propositura di S. Maria di Vezzolano *'''[[Antonio Sangiovanni]]''' **Seconda squara mobile, et aritmetica *'''[[Edoardo Sanguineti]]''' **Capriccio italiano **Genova per me *'''[[Jacopo Sannazaro]]''' **Arcadia *'''[[Alfonso Sanseverino Vimercati]]''' **Brevi cenni intorno alla estrazione delle acque sotterranee secondo il sistema Calandra *'''[[C. J. Sansom]]''' **I sette calici dell'eresia **L'enigma del gallo nero *'''[[Isabella Santacroce]]''' **Fluo *'''[[Nicola Santamaria]]''' **Atlantide *'''[[Enzo Santarelli]]''' **Storia del fascismo *'''[[José Rodrigues dos Santos]]''' **Vaticanum. Il manoscritto esoterico *'''[[Marin Sanudo il Giovane]]''' **I Diarii *'''[[Federico Sanvitale]]''' **Elementi di architettura civile *'''[[Goliarda Sapienza]]''' **L'arte della gioia *'''[[Michele Saponaro]]''' **Peccato *'''[[Francesco Sapori]]''' **La chimera *'''[[Chiara Saraceno]]''' **Cittadini a metà **Modelli di famiglia *'''[[Vittorio Saraceno]]''' **Trattato aritmetico-pratico o sia conti fatti *'''[[José Saramago]]''' **Caino **Cecità **Il racconto dell'isola sconosciuta **Il vangelo secondo Gesù Cristo **Il viaggio dell'elefante **L'anno della morte di Ricardo Reis **L'uomo duplicato **La caverna **Le intermittenze della morte **Memoriale del convento **Saggio sulla lucidità **Storia dell'assedio di Lisbona **Tutti i nomi **Una terra chiamata Alentejo *'''[[William Saroyan]]''' **La belva bianca **La commedia umana **La tigre di Tracy **Ti voglio bene, mamma! *'''[[Paolo Sarpi]]''' **Discorso dell'origine, forma, leggi, ed vso dell'Vfficio dell'Inquisitione nella Citta, e Dominio di Venetia **Historia particolare delle cose passate trà il Sommo Pontefice Paolo V. E la Serenissima Republica di Venetia **Istoria del Concilio Tridentino **Scritti filosofici e teologici *'''[[Al Sarrantonio]]''' **Testa di zucca *'''[[Albertine Sarrazin]]''' **L'astragalo *'''[[Giovanni Sartori]]''' **Democrazia: cosa è *'''[[Joachim Sartorius]]''' **Alessandria *'''[[Jean-Paul Sartre]]''' **Erostrato **Il muro **La morte nell'anima **La nausea **Le parole *'''[[Panfilo Sasso]]''' **Disperata contro l'amore *'''[[Salvatore Satta]]''' **Il giorno del giudizio *'''[[George Saunders]]''' **Lincoln nel Bardo *'''[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]]''' **Due dissertazioni fisico-mediche *'''[[Sam Savage]]''' **Firmino **Il lamento del bradipo *'''[[Nino Savarese]]''' **Gatteria **La massaria *'''[[Fernando Savater]]''' **Etica per un figlio *'''[[Alexandre Savérien]]''' **Vita di Renato Cartesio celebre filosofo *'''[[Giorgio Saviane]]''' **Diario intimo di un cattivo **Getsèmani **Il mare verticale **Il papa **Il tesoro dei Pellizzari **In attesa di lei **L'inquisito **La donna di legno *'''[[Sergio Saviane]]''' **Dietro il video *'''[[Roberto Saviano]]''' **Gomorra **La paranza dei bambini **La parola contro la camorra *'''[[Boris Savinkov]]''' **Cavallo pallido *'''[[Francesco Savio]]''' **Ma l'amore no *'''[[Ludovico Savioli]]''' **Amori *'''[[Girolamo Savonarola]]''' **Trattato sul governo di Firenze *'''[[Robert J. Sawyer]]''' **Apocalisse su Argo **Processo alieno **Flashforward – Avanti nel tempo **L'equazione di Dio **La genesi della specie *'''[[Jean-Baptiste Say]]''' **Sul bilancio delle consumazioni colle produzioni *'''[[Dorothy L. Sayers]]''' **L'uomo che sapeva come **Veleno mortale *'''[[Alberto Savinio]]''' **Ascolto il tuo cuore, città **Dico a te, Clio **Infanzia di Nivasio Dolcemare **L'Utopia e la «Città del Sole» di Tommaso Campanella **La casa ispirata **La nostra anima **Tragedia dell'infanzia <span id="Sb"></span> *'''[[Pietro Sbarbaro]]''' **Della libertà **Delle società di mutuo soccorso **Sulla filosofia della ricchezza **Sulle opinioni di Vincenzo Gioberti intorno all'economia politica e alla questione sociale *'''[[Cristina Sborgi]]''' **L'identità rubata <span id="Sc"></span> *'''[[Francesco Scaduto]]''' **Guarentigie pontificie e relazioni tra Stato e Chiesa *'''[[Filiberto Gherardo Scaglia]]''' **Avvertimenti politici per quelli che vogliono entrare in corte del signor conte di Verrua *'''[[Franco Scaglia]]''' **Il custode dell'acqua **Luce degli occhi miei *'''[[André Scala]]''' **I silenzi di Federer *'''[[Eugenio Scalfari]]''' **Il labirinto **L'uomo che non credeva in Dio *'''[[Ivan Scalfarotto]]''' **In nessun Paese *'''[[John Scalzi]]''' **Il collasso dell'impero **L'ultima imperatrice **Lo stallo dell'impero *'''[[Piero Scanziani]]''' **Entronauti *'''[[Elizabeth Ann Scarborough]]''' **Non uscire con la biancheria intima bucata *'''[[Edoardo Scarfoglio]]''' **Ponte Galera *'''[[Tiziano Scarpa]]''' **L'incontro **Le cose fondamentali **Occhi sulla graticola **Stabat mater *'''[[Eduardo Scarpetta]]''' **'A Cammarera nova **'A Nanassa **Amore e polenta: 'na paglia 'e Firenze **Cane e gatte **Duje chiapparielle **Duje marite 'mbrugliune **È buscìa o verità **Gelusia ovvero Amore sposalizio e gelusia **Il debutto di Gemma **Il non plus ultra della disperazione ovvero La bottiglieria del Rigoletto **Il romanzo d'un farmacista povero **L'Albergo del Silenzio **L'amico 'e papà **La Bohéme **La Casa vecchia **La collana d'oro o i cinque talismani **La nutriccia **La Pupa movibile **Li nipute de lu sinneco **Lo Scarfalietto **Lu Café chantant **Lu curaggio de nu pumpiero napulitano **Lu marito de Nannina **Lu Pagnottino **Madama Sangenella **Mettiteve a fa l'ammore cu me **Miseria e nobiltà **'Na Bona guagliona **'Na Commedia 'e tre atte **'Na figliola romantica **'Na matassa mbrugliata **'Na Santarella **'Na società 'e marite **Nina Boné **'No pasticcio **'Nu brutto difetto **'Nu frongillo cecato **'Nu Ministro mmiezo a li guaje **'Nu Turco napulitano **Nun la trovo a mmaretà **Pazzie di Carnevale **Persicone mio figlio **Quinnice solde so chiù assaie de seimila lire **Tetillo **Tetillo 'nzurato **Tre cazune furtunate **Tre pecore viziose *'''[[Simon Scarrow]]''' **Il gladiatore **La legione **La spada di Roma **Roma alla conquista del mondo *'''[[Gasparo Scaruffi]]''' **L'Alitinonfo *'''[[Giorgio Scerbanenco]]''' **Venere privata *'''[[Frank Schätzing]]''' **Il diavolo nella cattedrale **Il quinto giorno **Limit **Silenzio assoluto *'''[[Paul Scheerbart]]''' **Lesabéndio *'''[[Christoph Scheiner]]''' **Prattica del parallelogrammo da disegnare *'''[[Friedrich Schelling]]''' **Le età del mondo *'''[[Gianna Schelotto]]''' **Ti ricordi, papà? **Un uomo purché sia *'''[[Hilbert Schenck]]''' **Mentre l'Atlantico muore *'''[[Arthur van Schendel]]''' **Jan Compagnie *'''[[Giovanni Schiaparelli]]''' **La vita sul pianeta Marte **Le stelle cadenti: tre letture **Notizie sull'osservatorio di Brera in Milano **Scritti sulla storia della astronomia antica **Topografia e clima di Milano *'''[[Schiavo di Bari]]''' **Proverbi *'''[[Friedrich Schiller]]''' **Amalia **Il visionario, ossiano Memorie del Conte*** **L'infanticida **La flotta invincibile **Maria Stuarda *'''[[Antonio Schinella Conti]]''' **Riflessioni su l'aurora boreale *'''[[Dieter Schlesak]]''' **Il farmacista di Auschwitz *'''[[Bernhard Schlink]]''' **A voce alta – The Reader *'''[[Arno Schmidt]]''' **Gadir ovvero conosci te stesso *'''[[Christoph von Schmid]]''' **Il paggio del Re **Le novelline ***Le mele ***Non ti scordar di me ***L'uomo nero ***L'asino dell'ortolano ***Al lupo| al lupo! ***Il vestito nuovo ***Roba rubata non fa buon pro ***I tre ladroni ***La scimmia e l'avaro *'''[[James H. 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Scortia]]''' **Pesce-giuda *'''[[Manuel Scorza]]''' **La vampata **Rulli di tamburo per Rancas *'''[[Manda Scott]]''' **Il teschio di cristallo *'''[[Walter Scott]]''' **I puritani di Scozia **Ivanhoe **La Promessa Sposa di Lammermoor **L'orso mannaro *'''[[Michael Scott Rohan]]''' **I segreti di Nicholas Flamel l'immortale. Il mago **I segreti di Nicholas Flamel l'immortale. L'alchimista *'''[[Lisa Scottoline]]''' **Colpevole o innocente **Condotta indecente **Fino a prova contraria **Giustizia sommaria **Il momento della verità **Il prezzo del silenzio **L'angolo del diavolo **La morte del cliente **Legittima vendetta **Processo alla difesa <span id="Sd"></span> <span id="Se"></span> *'''[[William Seabrook]]''' **La vendetta della Strega *'''[[Sara Seale]]''' **La casa nella brughiera *'''[[W.G. Sebald]]''' **Austerlitz *'''[[Alice Sebold]]''' **Amabili resti *'''[[Angelo Secchi]]''' **Le stelle **Sui recenti progressi della meteorologia *'''[[John H. Secondari]]''' **Tre soldi nella fontana *'''[[David Sedaris]]''' **Diario di un fumatore **Esploriamo il diabete con i gufi *'''[[René Sédillot]]''' **La storia del mondo in 300 minuti *'''[[Anna Seghers]]''' **La settima croce *'''[[Hubert Selby]]''' **Canto della neve silenziosa *'''[[Will Self]]''' **Grandi scimmie **Una sfortunata mattina di mezza estate *'''[[Quintino Sella]]''' **Una salita al Monviso *'''[[David Seltzer]]''' **Profezia *'''[[Lorenzo Selva]]''' **Esposizione delle comuni, e nuove spezie di cannocchiali, telescopi, microscopi, ed altri istrumenti diottrici, catottrici, e catodiottrici *'''[[Shyam Selvadurai]]''' **I giardini di Ceylon *'''[[Étienne Pivert de Senancour]]''' **Oberman *'''[[Ramón J. Sender]]''' **Cronaca dell'alba *'''[[Lucio Anneo Seneca]]''' **Apokolokyntosis **De beneficiis **De constantia sapientis **De otio **De tranquillitate animi **Epistulae morales ad Lucilium **Hercules furens *'''[[Carmine Senise]]''' **Quando ero Capo della Polizia *'''[[Senofane]]''' **Frammento autobiografico *'''[[Senofonte]]''' **Anabasi **Cyri testamentum **Elleniche **Ercole *'''[[Sipho Sepamla]]''' **Soweto *'''[[Luis Sepúlveda]]''' **Diario di un killer sentimentale **Il vecchio che leggeva romanzi d'amore **La lampada di Aladino **Patagonia Express **Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico **Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare **Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza **Un nome da torero *'''[[Paul Sérant]]''' **Romanticismo fascista *'''[[Matilde Serao]]''' **Addio, Amore! **All'erta, sentinella **Castigo **Cuore infermo **Dal vero **Ella non rispose **Fantasia **Fior di passione **Gli amanti: pastelli **I capelli di Sansone **Il paese di cuccagna **Il romanzo della fanciulla **Il ventre di Napoli **L'infedele **La ballerina **La mano tagliata **La moglie di un grand'uomo **La virtù di Checchina **Le amanti ***La grande fiamma ***Tramontando il sole ***L'amante sciocca ***Sogno di una notte d'estate **Leggende napoletane **Nel paese di Gesù **O Giovannino, o la morte **Pagina azzurra **Piccole anime ***Una fioraia ***Giuochi ***Canituccia ***Profili ***Alla scuola ***Nebulose ***La moda ***Perdizione ***Gli spostati ***Salvazione **Storia di due anime *'''[[Giovanni Sercambi]]''' **Novelle *'''[[Augusto Serena]]''' **La cultura umanistica a Treviso nel secolo decimoquinto *'''[[Giuseppe Sergi]]''' **La vita animale e vegetale. Origine ed evoluzione *'''[[Girolamo Seripando]]''' **Voti e lettere inedite riguardanti il periodo del Concilio sotto Paolo III *'''[[Rod Serling]]''' **Ai confini della realtà ***Tutta la verità ***Il rifugio ***Resa dei conti per Rance McGrew ***La notte degli umili ***Il sole di mezzanotte ***Un salto alla Rip Van Winkle **L'odissea del Volo 33 ***Il solitario ***Quell'energumeno del signor Dingle ***A proposito di macchine... ***Un desiderio grande grande ***Fermata a Willoughby ***L'odissea del Volo 33 ***Polvere **L'umanità è scomparsa ***Il grande Casey ***Clausola di annullamento ***Solo una passeggiata ***Febbre ***L'umanità è scomparsa ***Arrivano i mostri in Via degli Aceri *'''[[Enzo Sermasi]]''' **Il giallo biancorossoverde *'''[[Ramón Gómez de la Serna]]''' **Il torero Caracho **L'incongruo **Seni *'''[[Berta Serra Manzanares]]''' **Gli occhi dell'uragano *'''[[Achille Serra]]''' **La legalità raccontata ai ragazzi *'''[[Michele Serra]]''' **Breviario comico **Gli sdraiati **Il ragazzo mucca **Le cose che bruciano **Ognuno potrebbe **Tutti i santi giorni *'''[[Renato Serra]]''' **Esame di coscienza di un letterato **Il senso del silenzio *'''[[Marcela Serrano]]''' **L'albergo delle donne tristi **Noi che ci vogliamo così bene **Quel che c'è nel mio cuore *'''[[Michel Serres]]''' **Genesi *'''[[Luigi Serristori]]''' **Le rovine di Lizzano **Sopra le macchine a vapore *'''[[Jean-Jacques Servan-Schreiber]]''' **La sfida americana *'''[[Robert Service]]''' **Compagni **Storia della Russia nel XX secolo *'''[[Bartolomeo Sestini]]''' **La Pia de' Tolomei: leggenda romantica *'''[[Vikram Seth]]''' **Il ragazzo giusto *'''[[Ernest Thompson Seton]]''' **La gatta dei bassifondi *'''[[Luigi Settembrini]]''' **Ricordanze della mia vita *'''[[Beppe Severgnini]]''' **Interismi **L'inglese **La pancia degli italiani **Un italiano in America *'''[[Tim Severin]]''' **La vendetta del vichingo <span id="Sf"></span> *'''[[Joann Sfar]]''' **Il piccolo principe **L'eterno *'''[[Giovanni Sfortunati]]''' **Nuovo lume <span id="Sg"></span> *'''[[Carlo Sgorlon]]''' **Gli dèi torneranno **I sette veli **Il trono di legno **L'armata dei fiumi perduti <span id="Sh"></span> *'''[[Yaakov Shabtai]]''' **Lo zio Perez spicca il volo *'''[[Anthony Shadid]]''' **La casa di pietra *'''[[Elif Shafak]]''' **Le quaranta porte *'''[[Bina Shah]]''' **La bambina che non poteva sognare *'''[[Sonia Shah]]''' **Cacciatori di corpi *'''[[Nicholas Shakespeare]]''' **Danza di sangue *'''[[William Shakespeare]]''' **Amleto **Antonio e Cleopatra **Cimbelino **Come vi piace **Coriolano **Enrico IV **Enrico V **Enrico VI **Enrico VIII **Giulio Cesare **I due gentiluomini di Verona **Il mercante di Venezia **Il racconto d'inverno **Il re Giovanni **La bisbetica domata **La commedia degli errori **La dodicesima notte **La tempesta **Le allegre comari di Windsor **Macbeth **Misura per misura **Molto rumore per nulla **Otello **Pene d'amor perdute **Pericle, principe di Tiro **Re Lear **Riccardo III **Romeo e Giulietta **Sogno di una notte di mezza estate **Timone d'Atene **Tito Andronico **Troilo e Cressida **Tutto è bene quel che finisce bene **Vita e morte di Re Riccardo II *'''[[Siba Shakib]]''' **Il sussurro della montagna proibita *'''[[Meir Shalev]]''' **Per amore di una donna *'''[[Zeruya Shalev]]''' **Una relazione intima *'''[[Shan Sa]]''' **La porta della Pace Celeste *'''[[Susan Shapiro]]''' **La terapia dei dolci *'''[[Margery Sharp]]''' **Il gatto di ametista *'''[[Tom Sharpe]]''' **Eva, una bambola e il professore *'''[[Stephanie Shaver]]''' **Una promessa è una promessa *'''[[Bob Shaw]]''' **Antigravitazione per tutti **Autocombustione umana **Cosmo selvaggio **Cronomoto **Scegliete il mondo che fa per voi **Una Magnum per Billy Gregg ***Una Magnum per Billy Gregg ***Il segreto dell'Everest ***Fumetto Horror Story ***Socio simbiotico ***Jumbo ***Luce dei giorni passati ***Replay ***Secondo voi che tempo è? **Una vergogna per l'Italia ***Una vergogna per l'Italia ***La casa dei Guthrie ***Caduta libera 2001 ***Il solo effetto ***Il club dei «P» ***Volo di notte ***Valzer degli ultracorpi ***Rapporto ***Telemporio Tre **Uomo al piano zero *'''[[George Bernard Shaw]]''' **Ginevra **Guida della donna intelligente **Le case del vedovo **Uno sprazzo di realtà *'''[[Irwin Shaw]]''' **Lavoro di notte **L'amico di famiglia *'''[[Robert Shaw]]''' **Situazione disperata ma non seria *'''[[Michael Shea]]''' **L'autopsia **La leggenda di Nifft *'''[[Robert Sheckley]]''' **Mai toccato da mani umane ***Mai toccato da mani umane ***Pellegrinaggio alla Terra ***La montagna senza nome **Opzioni **Scambio mentale **Scarpe *'''[[Patrick Augustine Sheehan]]''' **Il mio nuovo cappellano *'''[[Fulton J. Sheen]]''' **Tre per sposarsi *'''[[Charles Sheffield]]''' **Punto di convergenza **Le sfere del cielo *'''[[Percy Bysshe Shelley]]''' **Adone **La necessità dell'ateismo *'''[[Lucius Shepard]]''' **La resa **Occhi verdi **Solitaire Station *'''[[Sam Shepard]]''' **Attraverso il paradiso *'''[[Sara Shepard]]''' **Giovani, carine, bugiarde **Giovani, carine e bugiarde. Divine *'''[[Peter Sheridan]]''' **Nato a Dublino *'''[[Josepha Sherman]]''' **Le mamme la sanno lunga *'''[[Michael Shermer]]''' **Homo credens *'''[[Murasaki Shikibu]]''' **Storia di Genji il principe splendente *'''[[Matthew Phipps Shiel]]''' **Il principe Zaleski **La nube purpurea **La promessa sposa **La storia di Henry e Rowena *'''[[Lewis Shiner]]''' **Il cerchio *'''[[John Shirley]]''' **Bioshock: Rapture **Doom **Jodie a Annie alla tv **La maschera sul sole **La musica della città vivente *'''[[Sei Shōnagon]]''' **Note del guanciale *'''[[Gary Shteyngart]]''' **Il manuale del debuttante russo *'''[[Susan Shwartz]]''' **Il fuoco della vendetta <span id="Si"></span> *'''[[Luigi Siciliani]]''' **Alla bellezza **Vinto **Differ quaerelas **Morticino **Il Natale in un poeta classico **L'oleandro **La bontà dei baci **Acquaforte **Una riflessione *'''[[Harry Sidebottom]]''' **Il guerriero di Roma. Il re dei re **Il guerriero di Roma. Sole bianco *'''[[Bapsi Sidhwa]]''' **La spartizione del cuore *'''[[Henryk Sienkiewicz]]''' **Il diluvio **Quo vadis? *'''[[Javier Sierra]]''' **Lo specchio oscuro *'''[[Scipio Sighele]]''' **Eva moderna **Il nazionalismo e i partiti politici **La delinquenza settaria *'''[[Yrsa Sigurðardóttir]]''' **Guardami **Il cacciatore di orfani **Il cerchio del male **Il tempo della vendetta *'''[[Ignazio Silone]]''' **Fontamara **Il pane di casa **Il segreto di Luca **Il seme sotto la neve **Una manciata di more **Vino e pane *'''[[Robert Silverberg]]''' **Ali della notte **Chiprunner **Dormire... forse dimenticare **Entra un soldato. Più tardi: ne entra un altro **Gilgamesh **Gli osservatori **Il settimo santuario **Il vento e la pioggia **Invasori silenziosi **L'arca delle stelle **L'elezione **L'inferno com'è? **L'ora del passaggio **L'uomo che non sapeva dimenticare **L'uomo nel labirinto **L'uomo stocastico **La strada del crepuscolo **Le maschere del tempo **Monade 116 **Multipli **Mutazione **Nero è bello **Quellen, guarda il passato! **Saltatore **Shadrach nella fornace **Torre di cristallo **Vacanze nel deserto *'''[[Clifford Simak]]''' **Camminavano come noi **City **Dal cronosentiero di domani **Fuga dal futuro **I visitatori **Il pianeta di Shakespeare **Il villaggio dei fiori purpurei **L'ospite del senatore Horton **La compagnia del talismano **La strada dell'eternità **Oltre l'invisibile **Pescatore di stelle *'''[[Georges Simenon]]''' **Bergelon **Hôtel del ritorno alla natura **Il cane giallo **Il ranch della giumenta perduta **L'uomo che guardava passare i treni **La finestra dei Rouet **La neve era sporca **Le campane di Bicêtre **Lettera al mio giudice **Maigret al night club **Maigret e il pazzo di Bergerac **Maigret e l'affare Nahour *'''[[Georg Simmel]]''' **Le metropoli e la vita dello spirito *'''[[Johannes Mario Simmel]]''' **La trama dei sogni *'''[[Dan Simmons]]''' **Drood **Endymion **Flashback **Gli uomini vuoti **Hard as nails. Un caso d'acciaio **Hardcase. Un caso difficile **Hyperion **Il grande amante ***Mezzanotte nel letto dell'entropia ***Morire a Bangkok ***Donne con i denti ***Flashback ***Il grande amante **Il risveglio di Endymion **Ilium. La rivolta **L'estate della paura **L'inverno della paura **La caduta di Hyperion **La scomparsa dell'Erebus **Nefasto gioco di morte **Vulcano *'''[[Ted Simon]]''' **I viaggi di Jupiter. Il giro del mondo in motocicletta **Sognando Jupiter *'''[[Vincenzo Simoncelli]]''' **Della enfiteusi *'''[[Marcello Simoni]]''' **Il labirinto ai confini del mondo **Il marchio dell'inquisitore **Il mercante di libri maledetti **L'isola dei monaci senza nome **La biblioteca perduta dell’alchimista *'''[[Louis Laurent Simonin]]''' **Un'escursione nei quartieri poveri di Londra *'''[[Simonide]]''' **Perseo **Sulla battaglia navale dell'Artemisio *'''[[George Gaylord Simpson]]''' **Evoluzione una visione del mondo *'''[[Upton Sinclair]]''' **Fra due mondi **La messe del drago *'''[[Isaac Bashevis Singer]]''' **Il re di campi **La famiglia Moskat **Nemici. Una storia d'amore **Nuove storie dalla corte di mio padre **Ombre sull'Hudson **Racconti **Satana a Goray **Shosha **Vecchio amore *'''[[Israel Joshua Singer]]''' **Yoshe Kalb e le tentazioni *'''[[Paolo Siniscalco]]''' **Il cammino di Cristo nell'Impero romano *'''[[Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi]]''' **Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo *'''[[Zecharia Sitchin]]''' **Guerre atomiche al tempo degli dei **Il codice del cosmo **Il giorno degli dei **Il pianeta degli dei **L'ultima profezia **La Bibbia degli dei **Le astronavi del Sinai *'''[[Walter Siti]]''' **Bontà **Un dolore normale <span id="Sj"></span> <span id="Sk"></span> *'''[[Antonio Skármeta]]''' **Il postino di Neruda *'''[[Desmond Skirrow]]''' **Morte ad alta tensione *'''[[Josef Škvorecký]]''' **Il sax basso *'''[[Kathleen Sky]]''' **La principessa di Englene **Spock, il vulcaniano <span id="Sl"></span> *'''[[John Sladek]]''' **Forza bruta **Il volto *'''[[Slash]]''' **Slash *'''[[Scipio Slataper]]''' **Ibsen **Il mio Carso *'''[[Frank G. Slaughter]]''' **Codice cinque *'''[[Karin Slaughter]]''' **Genesi **L'ombra della verità **Mente criminale **Tra due fuochi **Tre giorni per morire *'''[[Jan Jacob Slauerhoff]]''' **La rivolta di Guadalajara *'''[[Henry Slesar]]''' **Bionde dallo spazio **Quarto Reich *'''[[William Milligan Sloane III]]''' **Selena *'''[[Hillel Slovak]]''' **Behind The Sun:Il diario di Hillel Slovak <span id="Sm"></span> *'''[[Madison Smartt Bell]]''' **Quando le anime si sollevano *'''[[Massimiliano Smeriglio]]''' **Suk Ovest. Banditi a Roma *'''[[A. C. H. Smith]]''' **Dark Crystal **Labyrinth *'''[[Adam Smith]]''' **La ricchezza delle nazioni *'''[[Betty Smith]]''' **Al mattino viene la gioia **Un albero cresce a Brooklin *'''[[Bobbi Smith]]''' **Tentazione in Arizona *'''[[Clark Ashton Smith]]''' **Colui che cammina nelle tenebre **Il Colosso di Ylourgne **L'adoratore del demonio **La Strega di Sylaire **Sirene floreali *'''[[E. E. Smith]]''' **La nemesi dei Robot *'''[[Lillian Smith]]''' **Gli assassini del sogno *'''[[Lisa J. Smith]]''' **Dark visions. Il dono **Dark visions. Il vampiro della mente **Dark visions. La passione **I diari delle streghe. Il potere **I diari delle streghe. L'iniziazione **I diari delle streghe. La prigioniera **Il diario del vampiro. Il ritorno **Il diario del vampiro. L'anima nera **Il diario del vampiro. La furia **Il diario del vampiro. La genesi **Il diario del vampiro. La messa nera **Il diario del vampiro. Mezzanotte **Il diario del vampiro. Scende la notte **Il diario del vampiro. Sete di sangue **Il diario del vampiro. Strane creature **Il gioco proibito. L'inseguimento **Il gioco proibito. L'ultima mossa **Il gioco proibito. La casa degli orrori **La notte del solstizio **La setta dei vampiri. Il segreto **La setta dei vampiri. L'alba oscura **La setta dei vampiri. L'angelo nero **La setta dei vampiri. L'anima gemella **La setta dei vampiri. L'incantesimo **La setta dei vampiri. La cacciatrice **La setta dei vampiri. La prescelta *'''[[Martin Cruz Smith]]''' **Gorky Park **Havana **Il fantasma di Stalin **L'ala della notte **La rosa nera **Lupo mangia cane **Red Square **Stella Polare **Tokyo Station *'''[[Robert Rowland Smith]]''' **Colazione da Socrate *'''[[Tom Rob Smith]]''' **Bambino 44 *'''[[Wilbur Smith]]''' **Alle fonti del Nilo **Cacciatori di diamanti **Ci rivedremo all'inferno **Come il mare **Dove finisce l'arcobaleno **Figli del Nilo **Gli angeli piangono **Gli eredi dell'Eden **I fuochi dell'ira **Il canto dell'elefante **Il destino del cacciatore **Il destino del leone **Il dio del fiume **Il potere della spada **Il settimo papiro **Il trionfo del sole **L'ombra del sole **L'orma del Califfo **L'uccello del sole **La legge del deserto **La notte del leopardo **La spiaggia infuocata **La voce del tuono **La volpe dorata **Monsone **Orizzonte **Quando vola il falco **Stirpe di uomini **Sulla rotta degli squali **Uccelli da preda **Un'aquila nel cielo **Una vena d'odio *'''[[Zadie Smith]]''' **Denti bianchi <span id="Sn"></span> *'''[[Anja Snellman]]''' **La verità della notte *'''[[Snoopy]]''' **Era una notte buia e tempestosa *'''[[Edgar Snow]]''' **Stella rossa sulla Cina *'''[[Laura J. Snyder]]''' **Il club dei filosofi che volevano cambiare il mondo <span id="So"></span> *'''[[Jô Soares]]''' **L'uomo che uccise Getúlio Vargas *'''[[Ascanio Sobrero]]''' **Analisi delle calamine **Baroscopio o prenunziatore del tempo **Della cagione della malattia del baco da seta **Pensieri agronomici *'''[[Ardengo Soffici]]''' **Kobilek *'''[[Sofocle]]''' **Aiace **Antigone **Edipo a Colono **Edipo Re **Filottete **Elettra **Trachinie *'''[[Adriano Sofri]]''' **Memoria *'''[[Luca Sofri]]''' **Notizie che non lo erano **Playlist *'''[[Jerry Sohl]]''' **Compatibilità biologica **L'anomalia **Pionieri dell'infinito *'''[[Steve Sohmer]]''' **Gli ultimi nove giorni *'''[[Saša Sokolov]]''' **La scuola per gli stupidi *'''[[Valerie Solanas]]''' **S.C.U.M. *'''[[Clemente Solaro della Margarita]]''' **Avvedimenti politici **L'uomo di Stato indirizzato al governo della cosa pubblica **Memorandum storico politico **Sguardo politico sulla convenzione italo-franca del 15 settembre 1864 *'''[[Mario Soldati]]''' **La contessa dell'isola **La moglie americana **Le lettere da Capri *'''[[Nicola Sole]]''' **Canti ***Al mare Jonio ***I Siciliani ***La Guerra ***Pel tremuoto in Lucania. (Salmo) ***La storia di una perla ***La tomba del poeta ai mani di Giulio Genoino ***La donna e l'amore. (Sull'urna d'una straniera) ***A Psiche ***Le due madri. (Idillio) ***Al sepolcro di un amico ***Pensieri poetici sulla eloquenza del foro penale. (Epistola a Federico Castriota Scanderberg) ***Addio a Giuseppe Verdi ***Rivederla! ***A G.S.V. avventurata e cortese educatrice di rosignuoli ***Ad un illustre ecclesiastico nell'offerirgli un esemplare del Cantico dei Cantici recato in versi italiani ***La fanciulla e l'artista. (Idillio) ***Selim-Bey. (Novella) ***Il viggianese. (A Marc-Monnier) ***Pel filo elettrico dei due mondi (cantico) ***Al rosignuolo ***La vita. (Ad un bambino) ***Le nozze e la tomba ***A S. Luigi Gonzaga ***L'orfano e il cielo. (Alla memoria di un trovatello) ***Un'ora ***Torre del Greco. (La notte dal 22 ai 23 settembre 1859) ***Sorrento o Torquato Tasso ***Il negro ***Ad una stella ***Il menestrello ***Il primo cadavere. (Sopra un cartone di Michele De Napoli) ***Al mio salice ***Epistola a Giuseppe De Blasiis ***Il fiore. (Canto nuziale) ***Ad Emma ***Ad una gentile giovinetta nel giorno delle sue nozze ***A Montecassino ***Il cocchio. (Ottave improvvisate) ***La pescatrice. (Per musica) ***Il moretto. (Improvviso) ***La preghiera del poeta ***La neve ***Romanza ***Sulla tomba di Alessandro Poerio ***Il Cantico dei Cantici recato in versi ****A Maria immacolata ****Il Cantico de' Cantici di Salomone ***Il Carmelo *'''[[Margit Lindegård Solem]]''' **Sono una donna norvegese *'''[[Temistocle Solera]]''' **Nabucodonosor *'''[[Arrigo Solmi]]''' **Il pensiero politico di Dante **Storia del diritto italiano *'''[[Michail Aleksandrovič Šolochov]]''' **Il placido Don *'''[[Leonid Vasil'evich Solov'ev]]''' **Il perturbatore della quiete *'''[[Aleksandr Isaevič Solženicyn]]''' **Arcipelago Gulag **Come ricostruire la nostra Russia? **Il primo cerchio **Padiglione cancro **Un giorno nella vita di Ivan Denisovič *'''[[Somānanda]]''' **Śivaḍṛṣti *'''[[Luca Sommi]]''' **Solo amore *'''[[Stefano Sommier]]''' **Note volanti sui Karaciai **Un'estate in Siberia *'''[[Jordan Sonnenblick]]''' **L'arte di sparare balle *'''[[Susan Sontag]]''' **Io, eccetera *'''[[Tony Soper]]''' **La gabbia senza sbarre *'''[[Albano Sorbelli]] **Carducci e Oberdan *'''[[Osvaldo Soriano]]''' **Futbol **La resa del leone **Mai più pene né oblio **Quartieri d'inverno **Triste, solitario y final **Un'ombra ben presto sarai *'''[[Flavio Soriga]]''' **Il cuore dei briganti *'''[[Paolo Sorrentino]]''' **Hanno tutti ragione *'''[[Ersi Sotiropoulos]]''' **Il sentiero nascosto delle arance *'''[[Robert Southey]]''' **Il funerale del povero *'''[[Massimo Sozzi]]''' **Mascalzone. Giochi di guerra. Niccioleta 1944 **Nero Fidelia <span id="Sp"></span> *'''[[Martin Spahn]] **La lotta per la scuola in Francia ed in Germania *'''[[Lazzaro Spallanzani]]''' **Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino *'''[[Piero Spalletti]]''' **Esame di riparazione *'''[[Vincenzo Spampanato]]''' **Vita di Giordano Bruno: con documenti editi e inediti *'''[[Nicholas Sparks]]''' **Le pagine della nostra vita **Le parole che non ti ho detto *'''[[Bertrando Spaventa]]''' **La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea *'''[[Silvio Spaventa Filippi]]''' **Carlo Dickens **Jerome *'''[[Eugenio Spedicato]]''' **La strana creatura del caos: idee e figure del male nel pensiero della modernità *'''[[Jonathan Spence]]''' **Imperatore della Cina *'''[[Sperone Speroni]]''' **Dialogo delle lingue *'''[[Adrienne von Speyr]]''' **Dalla mia vita **Esperienza di preghiera **Il mistero della morte **Il Verbo si fa carne **L'ancella del Signore **La confessione **La luce e le immagini **La missione dei profeti **Le parabole del Signore **Maria nella redenzione *'''[[Steven Spielberg]]''' **Incontri ravvicinati del terzo tipo *'''[[John Spike]]''' **Il giovane Michelangelo *'''[[Mickey Spillane]]''' **Il borsaiolo **L'uomo che uccide **La vendetta è mia *'''[[Vittorio Spinazzola]]''' **Dalla narrativa d'appendice al premio Nobel **Il libro per tutti: saggio sui "Promessi Sposi" **Il romanzo antistorico **Pinocchio & C, *'''[[Erica Spindler]]''' **Il giustiziere *'''[[Domenico Spinelli]]''' ** Sulla impropria denominazione Aes Grave data a tutta la moneta fusa *'''[[Gastone Silvano Spinetti]]''' **Civiltà in crisi *'''[[Antonio Spinosa]]''' **Starace *'''[[Baruch Spinoza]]''' **Trattato sull'emendazione dell'intelletto **Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene **Principi della filosofia di Cartesio **Riflessioni metafisiche **Trattato teologico-politico **[[Ethica]] **Trattato politico **Epistolario **Lettere sugli spiriti *'''[[Norman Spinrad]]''' **Un oggetto di pregio *'''[[Lorenzo Spirito Gualtieri]]''' **Altro Marte **Libro delle sorti *'''[[Heinz Sponsel]]''' **Una traccia di 100.000 anni *'''[[L. Sprague de Camp]]''' **Le pietre di Nomuru **Serpenti per posta *'''[[Howard Spring]]''' **Figlio, figlio mio *'''[[Anton Springer]]''' **Manuale di storia dell'arte *'''[[Nancy Springer]]''' **Non guardarti indietro *'''[[Bruce Springsteen]]''' **[[Born to Run (autobiografia)|Born to Run]] *'''[[Johanna Spyri]]''' **Heidi <span id="Sq"></span> <span id="Sr"></span> <span id="Ss"></span> <span id="St"></span> *'''[[Edward St Aubyn]]''' **I Melrose *'''[[Margaret St. Clair]]''' **I danzatori di Noyo **I dolori delle streghe **La famiglia **La perfezionista *'''[[Lili St. Crow]]''' **Il diario degli angeli *'''[[Brian Stableford]]''' **Il proiettile magico *'''[[Henry De Vere Stacpoole]]''' **La laguna azzurra *'''[[Madame de Staël]]''' **Sulla maniera e la utilità delle Traduzioni *'''[[Jean Stafford]]''' **Il puma *'''[[Friedrich Julius Stahl]]''' **Storia della filosofia del diritto *'''[[Hermann Stahl]]''' **Emanuela *'''[[Christopher Stasheff]]''' **Torna con la tua tuta spaziale... o su di essa *'''[[Fabio Stassi]]''' **L'ultimo ballo di Charlot *'''[[Karl Georg Christian von Staudt]]''' **Geometria di posizione *'''[[Publio Papinio Stazio]]''' **La Tebaide *'''[[Danielle Steel]]''' **Fulmini **Una perfetta sconosciuta **Una preghiera esaudita *'''[[Antonio Steffenoni]]''' **Inseguendo le note di un tango **Meglio andare lontano **Ragazze **Vietato giocare con la palla *'''[[Garth Stein]]''' **Corvo rubò la luna **L'arte di correre sotto la pioggia *'''[[Gertrude Stein]]''' **Autobiografia di tutti **La buona Anna *'''[[John Steinbeck]]''' **Al Dio sconosciuto **Furore **L'inverno del nostro scontento **La luna è tramontata **La valle dell'Eden **Le gesta di re Artù **Pian della Tortilla **Red Pony **Vicolo Cannery *'''[[George Steiner]]''' **Il correttore **Una certa idea di Europa *'''[[Rudolf Steiner]]''' **Considerazioni esoteriche su nessi karmici **Gerarchie spirituali **L'iniziazione **La filosofia della Libertà **La saggezza dei Rosacroce **Le opere scientifiche di Goethe **Teosofia *'''[[Gian Antonio Stella]]''' **La casta (con Sergio Rizzo) **Negri froci giudei & Co. *'''[[Stendhal]]''' **I Cenci **Il rosso e il nero **La badessa di Castro **La Certosa di Parma **La duchessa di Paliano **Lucien Leuwen **Roma, Napoli e Firenze **San Francesco a Ripa **Vanina Vanini **Vita di Rossini **Vittoria Accoramboni *'''[[James Stephens]]''' **I semidei *'''[[Neal Stephenson]]''' **Argento vivo **Snow Crash *'''[[Bruce Sterling]]''' **Cronache del Basso Futuro ***La nostra Chernobyl neurale ***Il Compassionevole, il Digitale ***Jim e Irene ***La spada di Damocle ***Le guerre del Golfo ***Le rive della Boemia ***Il proiettile morale ***L'Impensabile ***Vediamo le cose in maniera diversa ***Hollywood Cremlino ***Siete a favore o contro la 486? **La matrice spezzata *'''[[Chevy Stevens]]''' **Scomparsa *'''[[Shane Stevens]]''' **Io ti troverò *'''[[Robert Louis Stevenson]]''' **Catriona **Elogio dell'ozio **Emigrante per diletto **Gli accampati di Silverado **Gli allegri compari **Il diavolo nella bottiglia **Il ladro di cadaveri **Il Master di Ballantrae **Il padiglione sulle dune **Il Principe Otto **Il sire della porta di Malétroit **Janet la storta **L'isola del tesoro **La freccia nera **La Provvidenza e la chitarra **La spiaggia di Falesà **Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde **Markheim **Nei mari del Sud **Olalla **Rapito **Un alloggio per la notte **Viaggi con un asino nelle Cévennes **Weir di Hermiston *'''[[Ian Stewart]]''' **Come tagliare una torta *'''[[Maggie Stiefvater]]''' **Destiny **Whisper *'''[[Adalbert Stifter]]''' **Abdia *'''[[Ljudmil Stojanov]]''' **Colera **Mehmed Sinap *'''[[Bram Stoker]]''' **Dracula **Il gioiello delle Sette Stelle **Il paese del tramonto **Il segreto dei capelli d'oro **L'ospite di Dracula *'''[[Leopold Stokowski]]''' **La musica per tutti *'''[[Irving Stone]]''' **Brama di vivere *'''[[Theodor Storm]]''' **La città sul mare **Mio cugino Cristiano *'''[[Rebecca Stott]]''' **Il codice di Newton *'''[[Rex Stout]]''' **Abbiamo trasmesso **La guardia al toro **Sei per uno **Vicolo cieco *'''[[Harriet Beecher Stowe]]''' **La capanna dello zio Tom *'''[[Lytton Strachey]]''' **La regina Vittoria *'''[[Giovanni Francesco Straparola]]''' **Le piacevoli notti *'''[[Peter Straub]]''' **Il regno dei cieli **Rosa azzurra *'''[[Craig Strete]]''' **Madre di stoffa, cuore di orologio *'''[[Enzo Striano]]''' **Il resto di niente *'''[[Brad Strickland]]''' **Le ombre *'''[[Whitley Strieber]]''' **Billy **Fuoco impuro **L'ombra del gatto **Majestic **Wolfen *'''[[August Strindberg]]''' **Gli isolani di Hemsö **La sala rossa **Solo *'''[[Charles Stross]]''' **Palinsesto *'''[[Jonathan Stroud]]''' **L'anello di Salomone *'''[[Elizabeth Strout]]''' **Le dodici tribù di Hattie **Mi chiamo Lucy Barton **'Olive, ancora lei **Olive Kitteridge **Tutto è possibile *'''[[Julian Stryjkowski]]''' **Il sogno di Asril *'''[[Theodore Sturgeon]]''' **Cristalli sognanti **E pluribus unicorn ***La Sorgente dell'Unicorno ***Parsifal ***Tiny e il Mostro ***Non era Syzygy ***Unisci e impera ***La musica ***Cicatrici ***La bambola ***La Bestia che ride ***Compagno di cella ***L'altro sesso ***I fantasmi di Grove Street ***Cambiapelle ***Procedimento Artnaer **La parentesi felice **Le mani di Bianca ***Fluffy ***L'orsacchiotto del Professore ***Muori, Maestro, muori! ***Il tuono e le rose ***Gli inseparabili ***Come uccidere la zietta ***La danza del cactus ***Un piatto di solitudine ***Così bello! ***I figli dei commedianti ***Le mani di Bianca **Luci e nebbie ***Unirsi e vincere ***L'ultima risata ***Il giocattolo di Mewhu ***Uragano ***L'hurkle è un animale felice ***Il tuono e le rose ***Chi? ***Tiny e il mostro ***Via di casa **Medusa, e altri dèi ***Piccolo grande dio ***Medusa ***Presenza di spirito ***Colabrodo ***Bambino prodigio ***Un'ombra sul muro ***Twink ***Frammento luminoso **Nascita del superuomo **Nonnina non fa la calza **Orbite perdute ***Estrapolazione ***Il prezzo dell'amore ***Fate spazio ***Il cuore ***Mondo d'incubi **Venere più X *'''[[Jacques Charles François Sturm]]''' **Corso di meccanica <span id="Su"></span> *'''[[Fiorentino Sullo]]''' **Il tempo storico della costituente *'''[[Giorgio Summaripa]]''' **Martirio di Simone da Trento **Processo contro il re di Francia **Sentenza contra gli hebrei *'''[[Anthony Summers]]''' **La vita segreta di J. Edgar Hoover *'''[[Sun Tzu]]''' **L'arte della guerra *'''[[Carola Susani]]''' **Rospo *'''[[Patrick Süskind]]''' **Il profumo **Ossessioni ***L'assillo della profondità ***Una sfida ***Il testamento di Maître Mussard ***''Amnesia in litteris'' *'''[[Leonard Susskind]]''' **La guerra dei buchi neri *'''[[Martin Suter]]''' **Com'è piccolo il mondo! *'''[[Kōji Suzuki]]''' **Dark water ***Prologo ***Corpi galleggianti ***Isola solitaria ***L'abbraccio ***Una crociera da sogno ***Alla deriva ***Acquerelli ***La foresta in fondo al mare ***Epilogo **Loop **Ring **Spiral <span id="Sv"></span> *'''[[Svetonio]]''' **Cesare *'''[[Italo Svevo]]''' **Argo e il suo padrone **Commedie ***Le ire di Giuliano ***Le teorie del conte Alberto ***Il ladro in casa ***Una commedia inedita ***Prima del ballo ***La verità ***Terzetto spezzato ***Atto unico ***Un marito ***L'avventura di Maria ***Inferiorità ***Con la penna d'oro ***La rigenerazione **Corto viaggio sentimentale **I racconti ***La tribù ***Il malocchio ***La buonissima madre ***La madre ***Orazio Cima ***Giacomo ***Marianno ***Cimutti ***In serenella ***L'avvenire dei ricordi ***Incontro di vecchi amici ***La morte ***Proditoriamente ***Un contratto ***Le confessioni del vegliardo ***Umbertino ***Il mio ozio **L'assassinio di Via Belpoggio **La coscienza di Zeno **La novella del buon vecchio e della bella fanciulla **Senilità **Una burla riuscita **Una vita <span id="Sw"></span> *'''[[Leonie Swann]]''' **Il lupo Garou *'''[[Peter Swanson]]''' **Quelli che meritano di essere uccisi *'''[[Michael Swanwick]]''' **Il margine del mondo *'''[[Vikas Swarup]]''' **Le dodici domande *'''[[Jonathan Swift]]''' **I viaggi di Gulliver **Istruzioni alla servitù <span id="Sx"></span> <span id="Sy"></span> *'''[[Philip Sydney]]''' **Sleep *'''[[Paolo Sylos Labini]]''' **La crisi italiana **Le classi sociali negli anni '80 **Saggio sulle classi sociali <span id="Sz"></span> *'''[[Magda Szabó]]''' ** L'altra Ester ** La Porta *'''[[Wisława Szymborska]]''' **25 poesie ndnmeji3s1hnujo3ulzkwsaiihjvafd I Cesaroni 0 19584 1409592 1400280 2026-04-05T22:01:23Z ~2026-21248-35 106719 1409592 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano=I Cesaroni |tipofiction=Serie TV |immagine= |dimensioneimmagine= |titolooriginale= I Cesaroni |paese= Italia |anno= 2006 - in produzione |genere= commedia |stagioni=7 |episodi=142 |regista=Francesco Vicario (1ª e 2ª stagione), Stefano Vicario (3ª e 4ª stagione), Francesco Pavolini (3ª e 4ª stagione) |sceneggiatore= Federico Favot, Giulio Calvani, Francesca Primavera, Fabio Di Ranno, Valeria Giasi, Simona Giordano, Maddalena De Panfilis, Fabrizio Cestaro, Giorgia Cecere, Pierpaolo Pirone, Herbert Simone Paragnani, Francesco Cioce, Luca Monesi, [[Stefania Bertola]], Gianni Forte, Stefano Ricci. |ideatore= Fabrizio Cestaro (head writer 1ª e 2ª), Herbert Simone Paragnani (head writer 1ª), Giulio Calvani (co-editor 2ª, editor 3ª), Federico Favot (co-editor 2ª, editor 3ª), Francesca Primavera (co-editor 2ª, editor 3ª), Alberto Taraglio (head writer 3ª), Salvatore De Mola (head writer 3ª). |attori= *[[Claudio Amendola]]: Giulio Cesaroni *[[Elena Sofia Ricci]]: Lucia Liguori (stagioni 1-5) *[[Antonello Fassari]]: Cesare Cesaroni *[[Max Tortora]]: Ezio Masetti (stagioni 1-5) *[[Rita Savagnone]]: Gabriella Liguori *[[Alessandra Mastronardi]]: Eva Cudicini (stagioni 1-5) *[[Matteo Branciamore]]: Marco Cesaroni *[[Elda Alvigini]]: Stefania Masetti *[[Niccolò Centioni]]: Rudi Cesaroni *[[Micol Olivieri]]: Alice Cudicini *[[Federico Russo (attore)|Federico Russo]]: Mimmo Cesaroni *[[Ludovico Fremont]]: Walter Masetti (stagioni 1-4) *[[Roberta Scardola]]: Carlotta Alberti (stagioni 2-4) *[[Giancarlo Ratti]]: Antonio Barilon (stagioni 2+) *[[Angelica Cinquantini]]: Matilde Fantoni (stagione 3+) |note=*Fotografia: Giovanni Giovagnoni *Montaggio: Gino Bartolini (AMC) (1ª, 2ª, 3ª, 4ª), Emanuele Foglietti (AMC) (3ª, 4ª), Carlo Fontana (2ª, 3ª) *Musiche: Andrea Guerra (1ª, 3ª, 4ª), Maurizio Miani (2ª) *Produttore: Domenico Tedesco(Publispei) *Vittoria Telegatto 2007 come miglior fiction *Premio Regia Televisiva 2008 }} '''''I Cesaroni''''', serie televisiva italiana trasmessa dal 2006 al 2014. ==Frasi ricorrenti== *Che amarezza... ('''Cesare Cesaroni''') *Le chiacchiere stanno a zero! ('''Giulio''', '''Cesare''', '''Ezio''') *Esequie! (particolare saluto di '''Cesare Cesaroni''') *... come il padre del padre del padre del padre del padre di mio padre! (locuzione di '''Cesare''' per giustificare il suo attaccamento alla tradizione) *Bello pisellone! ('''Walter''' a Marco) *Per tua norma e regola [omissis]! (incipit di diverse frasi dette da '''Ezio''', '''Walter''' e soprattutto '''Cesare Cesaroni''') *Ragazzaccia! ('''Walter''' a Alice) *E che problema c'è? ('''Ezio''' quando ha una delle sue idee) ==Prima stagione== ===Episodio 1, ''Promessi sposi''=== *{{NDR|Prima frase in assoluto della serie di Eva, pronunciata poco dopo essere entrata per la prima volta a casa Cesaroni}} <br /> '''Eva''' {{NDR|appena rientrata nella sua nuova cameretta, rivolgendosi ad Alice}}: Quei tre {{NDR|i figli di Giulio}} sono dei maniaci! Dobbiamo assolutamente cambiare la serratura! ===Episodio 2, ''Non ci vedo chiaro''=== *'''Sergio Cudicini''': Io non capisco perché bisogna usare le posate per mangiare quando le mani sono più comode e più facili da lavare! ===Episodio 5, ''Il padre perfetto''=== *'''Giulio''' {{NDR|che cerca di diventare un padre migliore}}: I tuoi amici sono miei amici, Rudi! Come sta Burino?<br /> '''Rudi''': Budino.<br /> '''Giulio''': Va bè, Burino, Budino, me sta molto simpatico! E quell'altro cinese che invece chiamate Charlie come se chiama davvero?<br /> '''Rudi''': Ciung.<br /> '''Giulio''': Tciung! Eheheh, come 'o starnuto! Lo potevate chiama' "salute"! ===Episodio 12, ''Scherzi a parte''=== *'''Cesare''': Ci sono della gente che stanno a pezzi. *'''Ezio''': Ho comprato un appartamento in Calabria, un affare.<br/>'''Giulio''': Ma che sei scemo? Te se fatto rifilà n'appartamento?<br/>'''Ezio''': Nun me so fatto rifilà proprio gnente, era n'affare, me so fiondato, me so buttato come al solito, no? Trentamila euro che poi equivargono ai vecchi quarantacinque baffettoni!<br/>'''Cesare''': Sessanta, trentamila euro so sessanta vecchi baffettoni, no tanto pe dì eh!<br/>'''Ezio''': Vabbe tanto a Roma che ce compri? Manco 'no zerbino co' scritto ''"Benvenuti"''.<br/>'''Giulio''': Trentamila euro... 'a prima rata!<br/>'''Ezio''': Come 'a prima rata?<br/>'''Giulio''': Poi ce ne stanno n'artre tre eh. E sommate a prima fanno centoventimila euro pe n'appartamentino mono camera, mono cucina, mono cesso, mono tutto a otto chilometri dar mare?!<br/>'''Ezio''': Centoventimila?<br/>'''Giulio''': Euri!<br/>'''Ezio''': Dar mare?!<br/>'''Giulio''': No, otto chilometri dar mare.<br/>'''Cesare''': Centoventimila euro da 'a banca!<br/>'''Ezio''': Vabbe è sempre poco, 'na località esclusiva de mare, de...<br/>'''Giulio''': Calma, calma non drammatizziamo: è facile. Così come sta lo prendi, glielo riporti e annulli il contratto.<br/>'''Cesare''': Esatto, perfetto.<br/>'''Giulio''': Che c'è, Ezio?<br/>'''Cesare''': Beh?<br/>'''Ezio''': Che c'è... che jo dato n'acconto, che c'è? Eravamo n'tre su quell'appartamento, me so dovuto fiondà, che dovevo fà?<br/>'''Cesare''': Tre: te, i carabinieri e 'a guardia de finanza!<br/>{{NDR|Insieme}}<br/>'''Giulio e Cesare''':: Quanto jai dato?<br/>'''Ezio''': Poco... dieci.<br/>'''Giulio''': Sì, dieci. Che dieci euro...<br/>'''Ezio''': Diecimila euro jo dato, che... che dieci euro! Diecimila euro jo dato!<br/>{{NDR|Giulio e Cesare se ne vanno, lasciando Ezio da solo al bancone della bottiglieria}}<br/>'''Ezio''': Aoh! E mo? ==Seconda stagione== ===Episodio 1, ''Se la bomba non scoppia''=== *'''Rachele''' {{NDR|ad Eva}}: Sì! Dall'ultima volta sono proprio cambiate le cose! Prima parlavi come una ragazzina innamorata... ora sei cresciuta e parli proprio come una stronza! *{{NDR|Sul treno di ritorno da Bologna, dove Marco era andato con Rachele e ha incontrato Eva}}<br/>'''Signora sul treno''': Io se fossi in te la seguirei... perché una donna quando fa così è perché è innamorata...<br/>'''Marco''': Sì... per un attimo ci ho creduto anch'io... ma poi sono stato solo uno stupido a illudermi... *{{NDR|Cesare era scappato dal viaggio con Pamela e lei è andata a cercarlo in bottiglieria in piena notte}}<br/>'''Pamela''': 'Mazza! Bello in carne pe' esse morto eh!<br/>'''Cesare''': Eh, può attendere un attimo... {{NDR|Al telefono}}<br/>Motivo della visita? Sono impegnato...<br/>'''Pamela''': Ah sì? Co' chi? Co 'a borsa de Tokyo?<br/>'''Cesare''': Perché te fa specie?<br/>'''Pamela''': Sì Cesare... me fa specie...<br/>'''Cesare''': ''Y-u-a-a-in''. Che cosa vuoi?<br/>'''Pamela''': Siccome io ce 'o so che tu a Milano nun ce l'hai degli amici ecco... Voglio sape' perché me so' dovuta sveglia' da sola dentro a n'arbergo co' te che te ne sei annato e cor conto da paga' sur groppone... per chi m'hai preso? Pe' 'a figlia de Swarovski?<br/>'''Cesare''': Non ho pagato perché non accettavano il bancomat e me ne sono andato perché ho capito che non ti amo più...<br/>'''Pamela''': Allora se è così questa 'a tieni te... io no' 'a voglio...<br/>{{NDR|Pamela consegna a Cesare una collanina}}<br/>'''Cesare''': Basta saperlo... Nient'altro?<br/>'''Pamela''': No, nient'altro... allora io me ne vado... * Alzo questo calice di vino in onore del mio amico Ezio sperando che 'sto novo regazzino non sia mai de 'a Lazio. ('''Giulio''') {{NDR|convinto che il suo amico Ezio aspettasse un bambino}} *{{NDR|Dopo che Mimmo voleva rifiutarsi di fare un lavoretto per Rudi}}<br/>'''Rudi''': Senti, tu sei il più piccolo quindi obbedisci! La famiglia funziona così: Marco obbedisce a papà, io faccio finta di obbedire a Marco e tu obbedisci a me!<br/>'''Mimmo''': Quindi se non sono il più piccolo posso comandare qualcuno?<br/>'''Rudi''': Certo! è la regola! Adesso vai!<br/>'''Mimmo''': OK! ===Episodio 2, ''Oste ascendente Vergine''=== *{{NDR|Marco ed Eva litigano, dopo che lui l'ha portata via dallo studio fotografico}}<br />'''Marco''': Eva! Eva!<br />'''Eva''': Lasciami stare deficiente! {{NDR|Eva gli dà uno schiaffo}}<br /> '''Marco''': Che ti sei impazzita?<br />'''Eva''': No, tu sei impazzito! Fatti la tua vita come io sto cercando di farmi la mia! Ok?<br />'''Marco''' {{NDR|afferrandola per un braccio}}: Lo sai perché sono venuto? Perché non volevo tu facessi una cazzata di cui ti saresti pentita!<br />'''Eva''': Ma chi te l'ha chiesto!<br />'''Marco''': Mi fai finire? Shopping, serate, fotografi... Guarda Eva che fare la grande non vuol dire sculettare e posare nudi per il primo che passa!<br />'''Eva''': Ma chi ti credi di essere per giudicare le mie scelte? Chi sei tu per dirmi quello che è giusto e quello che è sbagliato? Marco che posto occupi tu nella mia vita? *{{NDR|Marco arriva tardi ad un appuntamento con Rachele per andare a salvare Eva}}<br/>'''Rachele''': Allora che succede?<br/>'''Marco''': Ah no, niente... Il dentista... Questo dente mi... mi tormenterà per sempre...<br/>'''Rachele''': Toglilo!<br/>'''Marco''': Ci ho provato mille volte. Ma è inutile. Non ci riesco. Non posso.<br/>'''Rachele''': Forse ho capito di che dolore si tratta.<br/>'''Marco''': È una sofferenza che non passa neanche con l'anestesia, anche se piacevole e attraente.<br/>'''Rachele''': Già! È una malattia da cui non si guarisce facilmente. Lo so.<br/>'''Marco''': Rachele, forse è meglio che tu torni a Milano. Finché non avrò trovato la cura adatta io non posso offrirti niente.<br/>'''Rachele''': L'unica cura che può guarirti è quella che ti fa ammalare. Ciao. Salutami Eva. ===Episodio 4, ''Ci vorrebbe un amico''=== *'''Marco''' ad Eva {{NDR|tramite dei cartelli in una macchina per fototessere}}: Non piangere, se piangi mi uccidi, ti amo, da sempre... === Episodio 5, ''Sogno di un mattino di mezz'autunno'' === *'''Eva''': Lo sai non mi importa se l'hai già fatto.<br />'''Marco''': Cosa?<br />'''Eva''': L'amore.<br />'''Marco''': Perché tu invece...<br /> '''Eva''': Aspettavo te. <br />{{NDR|si baciano}} *'''Eva''': A che pensi?<br />'''Marco''': A quanto sono stato stupido.<br />'''Eva''': Ma davvero non te n'eri accorto... che ero innamorata di te?<br />'''Marco''': Non lo so, oddio, qualche dubbio ce l'ho avuto, poi se penso al tuo sorriso sul traghetto effettivamente... Poi però sei sparita!<br />'''Eva''': Per forza, sei inciampato sulle labbra di Rachele!<br />'''Marco''': Forse ti stavo cercando talmente tanto che non riuscivo più a capire il punto da cui ero partito.<br />'''Eva''': Perché cercando? Scusa da quando... Insomma, da quand'è che ti piacevo?<br />'''Marco''': Dal matrimonio dei nostri genitori, tu ridevi di felicità e avevi le gote rosse, metà di trucco, metà d'imbarazzo, e quando hai visto che ti stavo guardando, sei diventata seria in un attimo. Ed io ho sentito come una cosa qua, come se avessi bevuto un bicchiere di aceto, e lì ho capito che volevo stare con te! E tu invece? Quando l'hai capito?<br />'''Eva''': Boh, non lo so! Non mi ricordo, be' non era importante evidentemente.<br />'''Marco''': E dai!<br />'''Eva''': Va bene. Forse al concorso, ti ricordi?<br />'''Marco''': Certo che mi ricordo!<br />'''Eva''': Io stavo dietro il vetro della radio e ti ascoltavo da lì e per un attimo ho sperato che la stessi cantando per me.<br />'''Marco''': Eva, ma io stavo cantando per te!<br />'''Eva''': Davvero?<br />'''Marco''': Te lo giuro!<br /> {{NDR|Si baciano}} === Episodio 6, ''Tre giorni da cani'' === *{{NDR|Marco torna a casa la sera dopo che Eva l'ha cercato tutto il giorno senza avere sue notizie, lei gli va incontro}}<br />'''Eva''': Marco! Ma dove sei stato tutto il giorno? Mi hai fatto morire di paura!<br />'''Marco''': No, non ti preoccupare amore. Ti amo! Ti amo! {{NDR|Marco la bacia}}<br />'''Eva''': Cosa?<br />'''Marco''': Ti amo da morire!<br />{{NDR|si nascondono}}<br />'''Eva''': Tutto a posto niente! Dove sei stato tutto il giorno? Dimmelo!<br />'''Marco''': Ho camminato e ti ho pensato un sacco.<br />'''Eva''': Davvero?<br />'''Marco''': Sono anche rimasto bloccato in un ascensore. Ti ho anche comprato una cosa.<br />'''Eva''': Cosa? {{NDR|Marco prende una scatolina e gliela porge}} Cos'è?<br />'''Marco''': Aprilo! Dentro ci troverai tutto quello che ho fatto oggi! {{NDR|Eva apre la scatola, c'è una collana con un ciondolo a forma di cuore}} È il mio per te, lo vuoi?<br /> {{NDR|Eva sorride e lo bacia}} ===Episodio 11, ''Il cuore del problema''=== *{{NDR|Marco ed Eva confessano la loro storia ai fratelli visto che loro si sentono responsabili del malore cardiaco di Giulio}}<br />'''Marco''': Mimmo, non è stata colpa tua! Non è neanche colpa vostra! Non è colpa di nessuno di voi. Siamo stati io ed Eva! Siamo stati noi!<br />'''Eva''': Ragazzi, la verità... la verità è che io e Marco ci siamo innamorati. E Giulio ci ha visti mentre... Be' ci ha visti! Quindi siamo noi i colpevoli di tutta questa storia, voi non c'entrate niente!<br />'''Marco''': E mi dispiace se avete pensato che possa essere colpa vostra! ===Episodio 12, ''A Londra con amore''=== *'''Lucia''': E poi vedi tesoro quello che è successo ad Eva e a Marco è una cosa molto speciale. Un po' come è successo a me e papà. Si sono conosciuti e si sono innamorati.<br />'''Mimmo''': E allora non sono fratelli?<br />'''Lucia''': No!<br />'''Mimmo''': E allora non ci arrabbiamo più con loro?<br />'''Lucia''': No! Non ci arrabbiamo più con loro! Gli vogliamo bene come sempre! *È sempre così: se devo dirti una cosa importante riesco soltanto a scriverti, perché parlare davanti a te è impossibile, mi perdo, balbetto oppure sto zitto, come ho fatto anche troppo in questi giorni. Sono troppo incerto e insicuro per valere quanto il tuo futuro, meglio che mi faccia un po' da parte perché tu possa accostare il mio ricordo e i tuoi progetti e valutare seriamente quale delle due cose ti somigli di più, sia più tua, per dedicargli di più la tua energia e la tua attenzione. La mia paura è che un giorno tu possa identificarmi come i tuoi rimpianti, paura che tu non me lo dica e che lasci a me la responsabilità di leggertelo negli occhi. Tra oggi e quel giorno preferisco partire oggi, perché oggi parto con la certezza che mi ami ancora, e ti lascio con la certezza che nonostante tutto, nonostante tutti, ti amo anche io... ('''lettera di Marco''' a Eva quando parte per Londra) ===Episodio 16, ''Amore che viene, amore che vai''=== *{{NDR|Marco torna da Londra all'improvviso ed Eva inveisce contro di lui}}<br> '''Eva''': Sei tornato, presumo. <br> '''Marco''': Già.<br> '''Eva''': Be', ben tornato.<br> {{NDR|Eva sale le scale}}<br> '''Marco''': Ma io sono tornato per te! Gliel'ho spiegato anche a loro.<br> '''Eva''': La prossima volta magari fai uno squillo.<br> {{NDR|Marco le afferra una mano}}<br> '''Eva''': Che cosa vuoi? <br> '''Marco''': Non hai capito! Gli ho appena spiegato che nonostante tutte le mie paure, nonostante Londra, nonostante tutto, io sono tuo. E non posso impedirmi di esserlo.<br> '''Eva''': Mio...<br> {{NDR|Marco afferra nuovamente la mano di Eva}}<br> '''Eva''': Guarda Marco che se mi fermi un'altra volta e mi impedisci di andare nella mia stanza a farmi i fatti miei e dimenticarmi di questa tua ultima girata di umore, io ti giuro che...<br> '''Marco''': Ma io... io credevo che tu fossi...<br> '''Eva''': Io fossi cosa?<br> '''Marco''': Che fossi contenta.<br> '''Eva''': Contenta... sì, infatti, sono contenta! Sono contenta che mi hai dimostrato per l'ennesima volta di quanto sei egocentrico. Tu mi hai lasciata mentre dormivo! Hai rifiutato le mie chiamate! Mi hai respinta dopo che sono venuta a cercarti a chilometri di distanza da casa, senza neanche preoccuparti del fatto che io non avessi un posto dove dormire, dove mangiare, dove piangere per quella tua faccia di merda! E adesso cos'è, eh? Ti è passata la paura? Hai fatto il grande rientro? Hai trovato la grande soluzione, questo tuo grande atto di coraggio! E certo perché non è mica colpa tua se noi ci siamo lasciati, giusto? No, è colpa dei nostri genitori! Eh, sì. E perché adesso questo fardello del nostro amore impossibile deve passare a loro, dopo che l'ho tenuto io! Cos'è la nostra storia, eh? Una partita di palla avvelenata? Però c'è soltanto un'unica regola: che la palla non deve mai rimanere a te. Allora sai cosa c'è, Marco? Che adesso tu ti prendi le tue canzoni, i tuoi mezzi piagnistei, i tuoi mezzi sorrisi, le tue lettere strappalacrime, e te ne vai dritto all'inferno! ===Episodio 19, ''Sogno o son Giulio''=== *{{NDR|Marco entra in classe con una divisa maleodorante a causa di un crudele scherzo di Eva}}<br> '''Eva''': Professoressa, possiamo aprire la finestra?, qualcuno deve aver parcheggiato un caprone vicino al mio banco.<br> '''Marco''': Si vede che la scrofa si sentiva sola! <br> '''Eva''': Caprone! Ti hanno mai detto che le scrofe sono anche vendicative?<br> '''Prof.''': Ragazzi, buoni!<br> '''Marco''': E false. Soprattutto molto false. E doppie. Hai fame, scrofa? Vuoi una pannocchia? {{NDR|Eva viene vicino a lui e gli dà uno schiaffo}}<br>'''Marco''': Provaci ancora se hai il coraggio. {{NDR|Eva gli dà un altro schiaffo, dopo si danno calci e schiaffi}} '''Prof.''': Smettetela ragazzi, basta, che cosa ci avete oggi in testa. {{NDR|Eva fa cadere la prof e Marco per terra, mentre Carlotta si tappa la bocca con le mani per il litigio}} ===Episodio 26, ''Prova di maturità''=== *'''Carlotta''' {{NDR|riferendosi ad Eva}}: Oh insiste... insiste! <br /> '''Walter''': Qua ci serve il gioco pesante... bisogna passare al piano C. <br /> '''Carlotta''': E il piano B? <br /> '''Walter''': Io sono troppo avanti! *{{NDR|Marco è davanti la porta della sua stanza, dove c'è appesa una lettera}}<br />'''Eva''': Che guardi?<br />'''Marco''': Eh, l'accademia!<br />'''Eva''': Che accademia?<br />'''Marco''': L'accademia di Milano! Io avevo fatto domanda è questa dovrebbe essere la risposta.<br />'''Eva''': Be' apri, no? Che aspetti?<br />'''Marco''': È che non ce la faccio, non ho il coraggio. {{NDR|le porge la busta}} Lo faresti per me?<br />'''Eva''': Sei stato ammesso!<br />{{NDR|Marco contento l'abbraccia}} '''Marco''': Sì!<br />'''Eva''': Adesso non si scherza più Marco Cesaroni!<br /> {{NDR|Marco le prende il viso tra le mani}}<br /> '''Marco''': Lo sai che c'è successo a noi due, che siamo stati adottati da tutti i nostri sogni! {{NDR|Eva si allontana e gli dà le spalle}} Da tutti tranne uno!<br /> {{NDR|Marco la afferra per un braccio e la bacia, ma Eva si allontana e va verso le scale}} '''Marco''': Eva scusa!<br /> {{NDR|Eva si ferma a guardarlo piangendo, poi ritorna sui suoi passi, si baciano ed entrano nella stanza di Marco}} ==Terza stagione== ===Episodio 1, ''Lotta senza il quartiere''=== *'''Ezio''' {{NDR|a Giulio e Cesare}}: Io scusate ma a voi proprio nun ve capisco. Ma perchè fate que faccie? Lo spettacolo sarà un fallimento, meglio cosi no? Non finiremo più in galera, sarà tutto risolto, bevemoce sopra, chi se ne frega!<br/>'''Giulio''': Forse ti stai scordando un piccolo particolare.<br/>'''Ezio''': Cioè?<br/>'''Giulio''': Cioè che noi perdiamo la bottiglieria.<br/>'''Ezio''': Me devo sempre dimenticà quarche cosa, pure quando vado a fà a spesa!<br/>'''Avvocato''': Risparmi il fiato Masetti. I miei clienti sono molto delusi da voi. Credo che i vostri sforzi, ammesso che li abbiate profusi, non abbiano sortito alcun effetto.<br/>'''Cesare''': Scusi ma che dovevamo fare? Lo spettacolo l'ha visto lei? A Corrida in confronto sembra a Scala de Milano!<br/>'''Avvocato''': Vedo che non siete aggiornati e ai miei clienti non piace la gente che non sa aggiornarsi. I vostri amici hanno preso un contatto con degli spogliarellisti, spogliarellisti veri. E voi sapete cosa significa?<br/>'''Ezio''': O so io che significa, che questi riempiono er teatro, faranno er pienone. Io questi i conosco, vanno n giro tutti muscolosi, pieni de olio, piacciono a e donne, fanno n movimento de bacino, quelle che je metton...<br/>'''Giulio''' {{NDR|lanciando a Ezio delle noccioline}}: Aoh, basta!<br/>'''Avvocato''': Stia a sentire Masetti, se prima i miei clienti erano preoccupati, adesso lo sono ancora di più. Per questo vi porto un loro messaggio. {{NDR|fa il gesto delle manette}} A meno che voi non riusciate a mettere fuori gioco i Round Mountain fino a domani sera. Signori {{NDR|se ne va}} ===Episodio 3, ''Porchetta e porcellana''=== *'''Cesare''': Oh, che incubo che ho fatto stanotte. Me so' sognato che cascava 'n aereo, un macello era successo. {{NDR|squilla il telefono}} Ma chi sarà, mò?<br /> '''Ezio''': Rispondi, dev'esse er pilota. *{{NDR|Il Notaio esce dopo aver lasciato un biglietto a Cesare informando che Pamela gli ha lasciato un'eredità}} Altro che meccanico, 'a mignotta dovevo fà. ('''Ezio''') {{NDR|Cesare se ne va indignato}} *{{NDR|Marco torna a casa e trova Eva seduta vicini alle scale, non la guarda e comincia a salire le scale, poi si gira}}<br />'''Marco''': Quanto ti fermi?<br /> {{NDR|Eva si alza, si avvicina alle scale}}<br /> '''Eva''': Sono tornata per restare.<br />'''Marco''': Bentornata! {{NDR|Marco va via}} ===Episodio 5, ''I Garbatelleros''=== *'''Ezio''' {{NDR|parlando a Matilde}}: Io, Cesare e Giulio eravamo i 3 Garbatelleros, campione de bowling amatoriale del '79, '80, '81. Non facevamo in tempo a mettece 'e scarpe che i birilli ce vedevano e bom! Cascavano da soli, se suicidavano! *'''Lorenzo Barilon''': Allora, ricapitoliamo: a casa di Budino niente alcool perché i suoi sono astemi. A casa mia non se ne parla perché mio padre c'ha appena avuto l'ulcera, e quindi? Conclusione?<br /> '''Rudy''': Eh, quindi, conclusione, sai qual è? Che ci presentiamo alla festa senza alcolici e io questa scritta "sfigato" in fronte non me la tolgo fino alla laurea.<br /> '''Regina''': Giusto. ===Episodio 8, ''Il pesce pilota''=== *Da "cantautore di successo" a cantautore de' cesso! (Marco Cesaroni) *{{NDR|Giulio, Cesare ed Ezio devono penetrare nello studio di Criscuolo}}<br>'''Giulio''': Come famo a superare la segretaria de Criscuolo? Quella tirerà su un muro!<br>'''Cesare''': A quello c'ho pensato io. C'abbiamo un'arma segreta, piccola ma devastante!<br>{{NDR|la scena si apre con la sola Matilde che si presenta davanti alla segretaria.}}<br>'''Segretaria''': Ciao! Posso aiutarti? {{NDR|alzandosi dalla sedia e sorridendo}}<br>'''Matilde''' {{NDR|con sguardo impaurito}}: Mi sono persa! {{NDR|ora la segretaria non sorride più}}. Ero con i miei genitori in profumeria, ipnotizzata dalla prima confezione di Channel n.° 5, {{NDR|la segreteria sgrana gli occhi}} nella profumeria all'angolo e quando mi sono voltata non li ho più visti. Mi aiuti a ritrovarli, per favore? Sento che sta arrivando...<br>'''Segretaria''' {{NDR|con aria interrogativa}}: Chi?<br>'''Matilde''' {{NDR|ansimando}}: La crisi di panico! {{NDR|la segretaria comincia a preoccuparsi}} Soffro di agorafobia! E sono fisicamente impossibilitata ad attraversare la strada da sola. A questo si aggiungono gli attacchi ripetuti di monofobia, ossia la paura della solitudine. {{NDR|la crisi di panico di Matilde aumenta, con tanto di tic nervosi}} Quindi se lei non mi accompagna non solo rischio di finire sotto una macchina, ma se guardandomi intorno non troverò nessuno accanto a me comincerò anche ad avere difficoltà respiratorie! Braccia e gambe si paralizzeranno?..<br>'''Segretaria''' {{NDR|spaventatissima, interrompendo Matilde}}: Vabbene! Vabbene! Ma facciamo in fretta! {{NDR|accompagnandola fuori}} Vieni, vieni con me!<br>{{NDR|nel frattempo entrano di soppiatto Giulio, Cesare e Ezio}}<br>'''Giulio''': Ammazza, oh! Micidiale davero 'sta ragazzina!<br>'''Cesare''': Eh! Cinquanta euro m'è costata, 'sta arma segreta!<br>'''Ezio''' {{NDR|rivolgendosi a Cesare}}: Sei sicuro che Matilde non è figlia tua? No, perché io noto sempre più somiglianze!<br>'''Cesare''': Senti, non dir fregnacce e cammina, per piacere! *{{NDR|Giulio e Lucia sono nella loro camera da letto}}<br />'''Lucia''': E tu cosa pensi?<br />'''Giulio''': Che forse Marco deve rivedere le sue ambizioni.<br />'''Lucia''': Mh... perché l'ha detto Criscuolo?<br />'''Giulio''': Guarda Criscuolo sarà uno sfruttatore, però è uno che del suo lavoro ci capisce, ha lanciato un sacco de gente che poi è diventata famosa.<br />'''Lucia''': E allora Marco cosa dovrebbe fare secondo te? Rinunciare?<br />'''Giulio''': Io dico che... che se ti dicono che non sei tagliato per una certa cosa, te devi mette il cuore in pace, devi rassegnarti e crescere.<br />'''Lucia''': Senti Giulio... quando eri ragazzo no... come ti sei sentito tu quando ti hanno scartato ai provini per entrare alla Roma... Come ti sei sentito a metterti il cuore in pace... Ti sei sentito cresciuto eh... Grande, responsabile oppure eri disperato perché avevano infranto il tuo sogno, l'unico il più grande che avevi? Adesso Marco si sente così... e tu anziché buttarli un salvagente che fai lo spingi sott'acqua? Pensaci. *{{NDR|Marco, Eva e Walter fanno un [[Brindisi dalle serie televisive|brindisi]]}} <br>'''Eva''': Ai nuovi amori? <br>'''Walter''': E ai vecchi amici. <br>'''Marco''': Quelli che ci saranno sempre. <br>'''Walter''': In questi anni ne abbiamo passate tante, ma alla fine l'importante è ritrovarsi! <br>'''Eva''': L'amicizia può durare per sempre, magari è il caso nostro. ===Episodio 10, ''Sfido dunque sono''=== *{{NDR|Stefania e Lucia attendono l'arrivo di Ezio}}<br />'''Stefania''': Hai fatto il carciofo più grosso della [[zucchina]].<br /> '''Lucia''': Eh be', il carciofo è più grosso della zucchina.<br /> {{NDR|Suona il campanello}}<br /> '''Stefania''': Quarantacinque minuti.<br /> '''Ezio''': Scusa CiùCiù, c'era traffico che dovevo fa'?<br /> '''Stefania''': E quindi, hai fatto la scorciatoia passando per Trieste?<br /> '''Ezio''': La macchina?<br /> '''Stefania''': La macchina si è aggiustata da sola nel frattempo.<br /> '''Ezio''': Hai visto allora che il tempo aggiusta tutte le ferite.<br /> '''Stefania''': E non lo so, non lo so perché le ferite che ti faccio io stasera, non lo so quanto tempo ci mettono a rimarginasi.<br /> *'''Iva''': Sciatto, banale, ripetitivo, pieno di cliché. {{NDR|l'articolo di Eva viene mangiato dalla macchina trita carta}} Poco male, il posto resterà vacante, l'editore sarà contento. {{NDR|Eva accenna un malore}} Oddio tesoro ti prego non mi fare quella che si sente male per colpa mia, solo l'anno scorso ne ho vinte quattro di cause simili.<br /> '''Eva''': No, non si preoccupi, non ho nessuna intenzione di farle causa, non condividerei neanche un aula di tribunale con lei, quindi il mio articolo sarebbe pieno di cliché, ma non si rende conto che il primo cliché quello più volgare qui è lei.<br /> '''Iva''': Ah sì?<br /> '''Eva''': Si, con questa stupida scena della macchina trita fogli che ha anche un nome, ma a che cosa le serve... a dimostrare che lei ha carattere, perché evidentemente non ce l'ha, forse qualche altro aguzzino come lei, ma sopra di lei le avrà spiegato che per tirare fuori il meglio della gente bisogna umiliarla, trattarla male, farla sentire stupida e incapace.<br /> '''Iva''': Be', sì.<br /> '''Eva''': Bene glielo dico io, sono tutte delle grandissime cazzate e siccome lo so e lo so profondamente, me ne vado volentieri da questo stupido film degli anni '80 dove evidentemente lei si trova benissimo.<br /> *{{NDR|Lucia e Stefania discutono}}<br />'''Ezio''': No no, falle litigà che me piace, me piace quando litigano.<br /> '''Stefania''': Senti Ezio nun te ne uscì con quella storia delle donne che se picchiano nel fango eh?<br /> *{{NDR|Giulio ed Ezio si consultano dopo aver scoperto la gara di Lucia e Stefania}}<br />'''Ezio''': Senti piuttosto lascia perde il cocchio, com'è finita la sfide de....<br /> '''Giulio''': Quale sfida?<br /> '''Ezio''': La sfida che... m'hai capito.<br /> '''Giulio''': No, nun tò capito.<br /> '''Ezio''': La sfida {{NDR|Ezio fa un movimento di bacino e Giulio capisce}} der coso.<br /> '''Giulio''': Ah... eh... pari.<br /> ===Episodio 11, ''Scelta di campo''=== *{{NDR|Mentre Giulio sta guardando il derby Roma-Lazio, Lucia gli fa una domanda}}<br />'''Lucia''': Ah scusa Giulio mi senti... eh c'ho un piccolo problema, non è che per caso conosci un ragazzino sugli undici anni così che giochi in porta per sostituire il portiere nostro della classe della scuola, no perché c'è un torneo interscolastico.<br /> '''Giulio''': Nel secondo cassetto in cucina.<br /> '''Lucia''': Roba da matti.<br /> *{{NDR|Cesare ed Ezio sono preoccupati per il provino di Mimmo alla Lazio}}<br />'''Cesare''': Oh qui mica possiamo sperare solo nella buona sorte, dobbiamo fare in modo che il provino vada male.<br /> '''Ezio''': Ma de che te preoccupi, chi è il più grande organizzatore de fallimenti ar mondo?<br /> '''Cesare''': Te.<br /> '''Ezio''': E allora ce penso io.<br /> *{{NDR|Stefania va ad aprire la porta pensando sia Ezio, invece è Walter}}<br />'''Stefania''': Ah sei te.<br /> '''Walter''': Eh mi hai tolto le chiavi.<br /> '''Stefania''': Che sei venuto a fare?<br /> '''Walter''': Eh eh ti ho portato le camicie.<br /> '''Stefania''': Che è hai finito i gettoni della lavanderia?<br /> '''Walter''': No, però ho trovato un lavoro.<br /> '''Stefania''': Ah addirittura e che lavoro è?<br /> '''Walter''': Barman.<br /> '''Stefania''': Vabbè va.<br /> '''Walter''': No, scusa perché che c'è che non va, non ho capito.<br /> '''Stefania''': No no, il lavoro di per sé va benissimo è che....<br /> '''Walter''': È che?<br /> '''Stefania''': Tu non sai quello che vuoi, Walter oggi mi fai il barman e domani ti trovo vestito da coniglio peloso che me fai l'animatore a nà festa de Mimmo eh! Eh dai... senti siediti Walter per favore... allora tu non hai capito che mamma tua sta cercando di farti capire chi sei, guarda che il mondo fuori è cattivo, le cose te le spiega a forza di calci in culo, amore io e papà poi le chiavi di casa te le ridiamo, ma la società una volta che te le ha tolte... te le ha tolte, hai capito?<br /> *{{NDR|Eva e Marco si incontrano in corridoio}}<br /> '''Eva''': Ciao... hai visto, sono venuta ieri al locale.<br /> '''Marco''': Bel locale, eh!<br /> '''Eva''': Carino... poi tu sei molto bravo.<br /> '''Marco''': Mi hai sentito?<br /> '''Eva''': Be' non sono stata molto però...<br /> '''Marco''': E quale pezzo ti è piaciuto di più? <br />'''Eva''': Non me lo ricordo.<br /> '''Marco''': Va be', non fa niente. {{NDR|Marco sta per entrare nella sua stanza}}<br /> '''Eva''': No, dai aspetta, non te ne andare.<br />'''Marco''': Ma io non me ne sto andando, mi sto solo facendo i fatti miei come tu ti fai i tuoi.<br /> '''Eva''': Marco, io sto male... ho perso completamente il controllo della mia vita... e tu non hai idea del periodo che sto passando e dei problemi che ho proprio...<br /> '''Marco''': E come faccio ad averne un idea se io e te non ci parliamo più, come faccio? Siamo due estranei, siamo come due compagni di scuola dopo la maturità {{NDR|si gira e le dà le spalle per entrare nella stanza}} <br /> '''Eva''': No Marco... sono incinta... è di Alex, ma non l'ha voluto.<br /> {{NDR|Marco rimane bloccato}} <br /> '''Eva''': Marco.<br /> '''Marco''' {{NDR|si gira di scatto e le urla contro}}: Che cazzo vuoi da me, eh?! Che vuoi?!<br /> '''Eva''' {{NDR|piangendo}}: Non urlare, ti prego non urlare.<br />'''Marco''': Non urlare!?. Io urlo perché non so che dire Eva, ecco perché! Che si dice in questi casi eh? Non so con chi parlare, non so dove guardare, non so che fare... Io non ti riconosco più! {{NDR|entra nella sua stanza e sbatte la porta}}<br /> '''Eva''': Non mi riconosco più neanche io. ===Episodio 12, ''Siamo uomini o gnomi''=== *{{NDR|Eva entra nella stanza di Marco}}<br />'''Eva''': Marco non puoi far finta che non esisto, io abito in questa casa e non diventerò trasparente!<br /> '''Marco''': Posso sempre fare come fai te, ignorare il problema.<br /> '''Eva''': Vuoi dire tutto a mia madre, vero?<br /> '''Marco''': Io vorrei che glielo dicessi tu!<br />'''Eva''': Ma perché non cerchi di capirmi, come posso dirglielo se non so più chi sono io, se io sono la prima a non capire cosa mi sta succedendo, come faccio a spiegarlo a mia madre? Io mi guardo allo specchio e non mi riconosco più! Marco, mi vergogno di quella che sono diventata! Certe volte sembra che non stia succedendo a me, che tutto questo stia succedendo ad un'altra persona! Io non sono così!<br />'''Marco''': E come sei tu veramente? Come sei? {{NDR|Marco va via arrabbiato}} *{{NDR|Walter arrivato in officina da Ezio lo trova addormentato e Walter lo sveglia}}<br />'''Walter''': Oh!<br /> '''Ezio''': Ma che sei scemo? Ma come te viene in mente?<br /> '''Walter''': Ma che fai dormi?<br /> '''Ezio''': Ma che dormo che sto a fa ad aggiustare la marmitta, ma non lo vedi che sto ad aggiustà, che voi?<br /> '''Walter''': Tiè tirati su dai.<br /> '''Ezio''': Mazza come sei elegante, bisogna essere eleganti pe fà il cravattaro nell'alta finanza eh... damme na mano... complimenti.<br /> '''Walter''': Ma che dici... che cravattaro, guarda che io per tua norma e regola sono... sono un consigliere che consiglia, ai consiglieri dei consigli per l'amministrazione delle banche dei titoli più titolati per la compravendita del rialzo e il ribasso de... vabbè insomma so cose complicate non me va di stare a spiegare.<br /> *{{NDR|Cesare e Matilde discutono sulle abitudini di vita di Gabriella}}<br />'''Matilde''': Basta questo cibo sano mi sta uccidendo.<br /> '''Cesare''': Allora ammetti di aver sbagliato.<br /> '''Matilde''': Ma come facevo a sapere che Gabriella era così invadente.<br /> '''Cesare''': È una donna e questo doveva toglierti qualsiasi dubbio, che poi fra tutte sia la peggio è n'altro paio de maniche.<br /> '''Matilde''': Ora però dobbiamo trovare una soluzione prima che ci trasformi la casa in un centro benessere.<br /> '''Cesare''': Ma come facciamo, quella è uno scorpione, manco la bomba atomica la elimina.<br /> *{{NDR|Eva arriva in cucina dove Lucia sta pulendo}}<br />'''Eva''': Mamma.<br /> '''Lucia''': Eh?<br /> '''Eva''': Ma che stai facendo?<br /> '''Lucia''': E sto cercando di prendere, mi fai una cortesia, mi prendi tu la teglia quassù quella grande, eh che questa cosa appiccica come la colla, peggio della colla.<br /> '''Eva''': Sì, va bene.<br /> '''Lucia''': Quella, quella nera lassù.<br /> {{NDR|Eva sta salendo sopra una sedia, Marco arriva e vedendo la scena si preoccupa}}<br />'''Marco''': Ferma!<br /> {{NDR|Lucia si volta preoccupata}}<br />'''Lucia''': Oh che è?<br /> '''Marco''': Ferma, ci penso io tranquilla.<br /> {{NDR|Eva se ne va sollevata, accennando un sorriso e felice per il gesto di Marco}} *{{NDR|Eva entra nella stanza di Marco, lui sta suonando}}<br /> '''Eva''': È la tua nuova canzone? E le parole? Non ci sono parole?<br />'''Marco''': Tu lo sai che prima o poi non potrai più nasconderlo, no? {{NDR|Eva sta quasi per piangere, allora lui l'abbraccia}} Vieni qui!<br /> '''Eva''': Ti prego, aiutami!<br /> '''Marco''': Stai tranquilla, terrò il segreto. Cavolo! Sono o non sono tuo fratello? Non ti preoccupare stai tranquilla ora. ===Episodio 13, ''Roulette russa''=== *'''Simona''': E lo sai perché noi siamo single? Perché l'amore è come la polverina magica di Trilli. Ce l'hai addosso e voli. Però più forte sbatti le ali più ti si scrolla di dosso.<br /> '''Marco''': E senza neanche accorgertene ti ritrovi a terra, e riscopri la faccia della gente, che per tanto tempo, volando, dall'alto hai visto come dei piccoli puntini. Eh?<br /> '''Simona''': E appena ti accorgi di avere la faccia come tutti gli altri? E lì ripiombi nel mondo pronta a rifiondarti in tutto questo casino. *'''Simona''': È brutto interrompere una bella canzone.<br /> '''Marco''': Be', però se quella che te ne do è ancora più bella allora uno se ne fa una ragione, no?<br /> '''Simona''': Mh... Non sono convinta di avere capito bene la metafora. Cioè, tu vorresti dirmi...<br /> '''Marco''': Questo. {{NDR|Marco la bacia}} *{{NDR|Ezio dopo aver perso tutte le fiches viene insultato da Son Sei e gli storti intervengono per dividerli}}<br />'''Storto#1''': Ok forza sicurezza, sicurezza.<br /> '''Son Sei''': Sono quello che ti meriti, ecco cosa sono.<br /> '''Ezio''': Ma chi siete poliziotti? Distintivo per favore, io nun me faccio mette le mani addosso. {{NDR|lo Storto#2 alza il giacchetto e mostra ad Ezio la pistola}} Ma che è vera?<br /> '''Storto#1''': No, è a gommini.<br /> '''Ezio''': Ah... a gommini.<br /> *E se fossero le donne ad aver paura di aspettare un figlio? Fanno finta di dimenticarselo, anche con se stesse. Quando una donna aspetta un figlio diventa molto fragile: si sente ancora figlia e non ancora madre, pensa di non essere pronta, ha paura della solitudine e nella solitudine finisce per cacciarsi da sola. Può incrociare decine di donne nel suo stato ma lei non le vede, perché è sicura di essere lei la più incapace. Il suo allontanarsi diffidando persino del suo uomo è solo un alibi che maschera un sentimento terribile: l'incertezza di volerlo questo bambino, la difficoltà ad accettarlo perché non si concilia con la vita che fai, con quello che sei... e c'è la paura che quel bambino ti porti via il futuro. Poi, improvvisamente, si accorge che forse la cosa è più semplice di quanto non pensasse perché, improvvisamente, si ricorda della verità più banale e intuitiva del mondo, e questa verità è che i bambini si fanno in due. Ma anche se sei sola, un bambino è il dono più grande che la vita ti possa fare. (articolo di '''Eva''' sui neo-papà) ===Episodio 14, ''Era mia madre''=== *{{NDR|Cesare, Ezio e Giulio discutono su come nascondere il lavoro che faceva Pamela a Matilde}}<br />'''Cesare''': Vabbè, comunque mettiamo pure che sta cosa possa funzionare, andò la trovo sta Godiva?<br /> '''Giulio''': Ma perché non lo diciamo a Lucia e Stefania?<br /> '''Ezio''': Ma che sei matto, quelle se so messe in testa che a Matilde bisogna digli la verità, a Lucia e Stefania... cerca sul giornale Godiva che ce vuole, affittasi com'è A.A.A. er coso lì...<br /> '''Giulio''': Com'è, com'è sempre nun fa finta che nun lo sai dai.<br /> '''Ezio''': Eh lo so.<br /> '''Giulio''': Sarà A.A.A. Godiva "Amica" de Ezio.<br /> '''Ezio''': Bravo. *{{NDR|Marco bussa alla porta della stanza di Eva}}<br />'''Marco''': Ciao, posso?<br />{{NDR|Eva annuisce e Marco va a sedersi vicino a lei}}<br />'''Marco''': Allora, non l'hai trovato?<br />'''Eva''': Non è stato facile, però l'ho chiamato... si è fatto negare.<br /> '''Marco''': Non me l'aspettavo.<br /> '''Eva''': No, neanche io.<br /> '''Marco''': Però ascolta un attimo, tu l'hai chiamato per dargli un'informazione, per dirgli una cosa, giusto?<br /> '''Eva''': Sì, e allora?<br /> '''Marco''': E allora se li vuoi far sapere che questo bambino nascerà comunque, non è perché lui si nega che tu non riuscirai a farlo, capisci?<br /> *{{NDR|Ezio si alza per andare a riportare indietro i vestiti presi in affitto}}<br />'''Stefania''': Ma do vai te vestito così scusa?<br />'''Ezio''': Do vado perché, è comodo, è fresco sto tanto bene, anzi non ho ancora capito perché non se sparsa la moda pure per li omini de e gonne.<br />'''Stefania''': Ah non l'hai ancora capito? Ma secondo me se te guardi allo specchio lo capisci. *{{NDR|Cesare bussa alla porta della stanza di Matilde}}<br />'''Matilde''': Mi hai spaventata.<br />'''Cesare''': Mi dispiace, siedeti, ti vorrei dire una cosa... tu lo sai che cosa sono i segreti Matilde? {{NDR|Matilde risponde "No" con un cenno della testa}} Quando un vestito si buca noi ci mettiamo la toppa, perché ci vergogniamo di far vedere quel buco agli altri, ecco questi sono i segreti, sono toppe sui buchi della nostra anima. ===Episodio 15, ''A volte ritornano''=== *{{NDR|Ezio è andato di nascosto ad avvertire Cesare che Lojacono ha cercato di estorcergli informazioni su dove si possa trovare Matilde}}<br />'''Ezio''': Guarda che Lojacono mi ha offerto un sacco de soldi per sapere chi era il padre de Matilde, ma parecchi soldi roba grossa, manco nei pacchi de ''Affari Tuoi'' tutti quei soldi ce stanno.<br />'''Cesare''': Ah ho capito, eh vabbè tu non li hai accettati, mazza bravo grazie sei stato veramente un amico, ma hai preso precauzioni?<br />'''Ezio''': Perché devo prende precauzioni Stefania so vent'anni che prende la pillola.<br />'''Cesare''': Ma sei scemo?<br /> *{{NDR|Walter disperato racconta a Marco quello che è successo con Carlotta}}<br />'''Marco''': Comunque Walter, a te Carlotta se continui così ti fa a pezzi.<br />'''Walter''': Non è detto, dice praticamente che sono l'unico uomo che vuole e poi ha ammesso la sua stronzaggine, quindi praticamente una resa totale.<br />{{NDR|Simona che all'inizio della conversazione si era messa in disparte, entra nella discussione}}<br />'''Simona''': E allora perché hai così paura?<br />'''Walter''': Chi ha paura?<br />'''Simona''': Eh tu guarda che faccia.<br />'''Walter''': Questa poi è un'altra cosa e comunque visto che tu sei tanto brava spiegami un attimo come si fa a capire quando una persona ti interessa ancora allora.<br />'''Simona''': Va bene ti faccio un esempio, tu e lei avete un appuntamento e lei tarda, tu sei lì e ti chiedi se ne vale la pena o meno aspettare, sai che cos'è che ti da la risposta? {{NDR|Simona guarda Marco}} Il sorriso che fai quando la vedi, che non è quello che vede lei, ma è quello che fai ancora prima di vederla e quel sorriso non lo controlla nessuno perché viene direttamente dal cuore e vuol dire una cosa sola... io ti amo.<br />{{NDR|Marco accenna un sorriso imbarazzato}} *{{NDR|Ezio, Giulio e Lojacono sono arrivati al centro commerciale alla ricerca di Cesare e Matilde}}<br />'''Ezio''': Aoh non ce posso crede er cubo de "Kubrik" te lo ricordi?<br />'''Lojacono''': Tu vai da quella parte e tu da quella parte.<br />'''Ezio''': Aoh te hai bisogno che te calmi tu va de qua, tu va de la, sempre a da l'ordini, ma per favore nun lo dici mai te?<br />'''Giulio''': Dai non fa niente.<br />'''Lojacono''': Vogliamo sbrigarci allora.<br />'''Giulio''': Eh esatto, sbrighiamoci.<br />'''Ezio''': Lo rubo che c'è voglio gioca a casa.<br />'''Giulio''': Come lo rubi, pagalo perché lo devi ruba?<br />'''Ezio''': Così, tanto torno dopo {{NDR|mettendo al suo posto il cubo gli cade}} te saluto... Cesare.<br /> *{{NDR|Mentre Matilde sta per partire arriva Eva, appena tornata da Parigi con un vestito per lei indossato ad una presentazione dell'album di ''Madonna''}}<br />'''Matilde''': Tra l'altro ''Madonna'' era anche amica di mia mamma.<br /> '''Ezio''': Ma davvero?<br />'''Giulio''': Come davvero, glielo hai detto te, non te ricordi che lo sapevi no?<br /> *{{NDR|Cesare in lacrime ripete in continuazione il nome di Matilde}}<br />'''Lucia''': Ti faccio una tisana?<br />'''Cesare''': No.<br />'''Lucia''': Una cioccolata calda?<br />'''Cesare''': No, voglio Matilde, voglio Matilde.<br />'''Stefania''': Cesare, ma neanche un po d'acqua.<br />'''Cesare''': No... Matilde, Matilde.<br />'''Ezio''': Ma non è che gli è venuto un ictus dal dolore che s'è fissato. {{NDR|suonano al campanello e Giulio va ad aprire}}<br />'''Stefania''': Ezio per favore eh.<br />'''Giulio''': Matilde.<br /> '''Ezio''': Allora è contagioso.<br />{{NDR|Giulio entra in cucina con a fianco Matilde}} ===Episodio 16, ''Danni e donne''=== *{{NDR|Ezio commenta l'assunzione di Teresa alla bottiglieria}}<br />'''Ezio''': Me piace, me piace, me piace questa è gente capace, gente del nord che c'ha i piedi sulla testa.<br />'''Giulio''': Ezio... o c'ha la testa sulle spalle o c'ha i piedi per terra, decidi.<br />'''Ezio''': Piedi per terra.<br /> *{{NDR|Ezio commenta gli sguardi tra Barilon e Teresa}}<br />'''Ezio''': Aoh.<br />'''Cesare''': Eh.<br />'''Ezio''': Sti due non me la raccontano giusta, sembrano fatti l'uno pe' l'altra, li hai visti?<br />'''Cesare''': Ma che stai a di'? Questa è la tipica sintonia della gente del nord, evoluti, rapidi, nun di stupidaggini oggi non è giornata, per favore.<br />'''Ezio''': Secondo me gli ingranaggi della grande macchina dell'amore, se so appena messi in moto.<br />'''Cesare''': E speriamo che te mettano sotto. *{{NDR|Giulio e Cesare arrivano al ristorante veneto dove Barilon e Teresa si sono dati appuntamento e trovano pure Ezio seduto ad un tavolo nascosto per vedere cosa succede}}<br />'''Giulio''': Oh!<br />'''Ezio''': Aoh, siete arrivati finalmente eh.<br />'''Cesare''': Volevamo vedere che casini stavi combinando, scommetto che lì nun è successo niente.<br />'''Ezio''': E invece no, non è giusto manco pè niente, perché questi se stanno a guardà dritti nell'occhi come fossero due innamorati, vo dico io.<br />'''Giulio''': Ezio basta co sta storia annamo via.<br />'''Ezio''': Aspettamo na mezz'oretta se non succede niente se ne annamo a casa, se no aspettamo un attimo.<br />'''Cesare''': Che hai ordinato?<br />'''Ezio''': Polenta co osei, nun so che vuol dire.<br />'''Giulio''': Boni, la polenta co uccelletti.<br />'''Ezio''': Uccelletti, ma che sei matto a me fa impressione chiama subito il cameriere va. *{{NDR|Eva è in un motel, si sente male, Marco arriva dopo che lei lo ha chiamato, e la trova seduta a terra}}<br />'''Marco''': Eva.<br /> '''Eva''': Marco.<br /> '''Marco''': Che succede?<br /> '''Eva''': Ho un dolore fortissimo qui.<br /> '''Marco''': Senti ti metto sul letto, ok?<br />'''Eva''': No, no. Non mi toccare, ti prego non mi toccare, ho troppa paura Marco. Ieri sono stata dal medico e mi ha detto che c'è il pericolo del distacco della placenta.<br /> '''Marco''': Allora dobbiamo chiamarlo.<br /> '''Eva''': L'ho già chiamato, sta arrivando.<br /> '''Marco''': Ma tu che ci fai qui! Dopo la visita ti riporto a casa.<br /> '''Eva''' {{NDR|cominciando a piangere}}: No, no non posso andare a casa, non sanno niente, capisci? Io non ho detto niente. Sanno che sono fuori Roma per lavoro, che faccio ritorno a casa incinta e piena di problemi? No, io devo rimanere qua e devo stare tranquilla perché il medico mi ha detto che devo avere un po' di tranquillità, perché sennò il bambino rischia, e se il bambino rischia...<br /> '''Marco''': Eva è chiaro che tu qui da sola non ci puoi stare, ma non ti preoccupare perché faremo di tutto per risolvere la situazione senza che tu debba tornare a casa. Va bene... vieni qui. {{NDR|Marco l'abbraccia}} ===Episodio 17, ''Basta crederci''=== *{{NDR|Walter sta uscendo dopo aver raccontato ad Eva del suo acquisto da lei deriso}}<br />'''Walter''': Senti io non so perché, ma percepisco delle ondate negative nei miei confronti oggi, sto per uscire ti serve qualcosa?<br />'''Eva''': No, non mi serve niente.<br />'''Walter''': Ecco brava {{NDR|Mettendosi attorno alla testa un velo e parlando come una persona anziana}} e allora come direbbe nonna Elvezia riguardati, perché il dottore ha detto di non fare gesti inconsulti, va bene?<br />'''Eva''': Va bene nonna.<br /> *{{NDR|Alice e Iolanda trovano un mail sul computer scritta da Rudi}} Cara Fabiana, questa è l'ennesima email che ti scrivo, non sono bravo a dire certe cose... e forse quello che ti dirò ti lascerà indifferente, ma tra noi due è successa una cosa che non potrò mai dimenticare. In questi giorni, però credo che è stato importante solo per me perché tu mi eviti, mi sfuggi... lo so che non servono le parole, ma so che adesso mi sento solo, senza voglia di vivere e con il cuore a pezzi, mi piacerebbe dirtelo, ma questa email, come le altre che ti ho scritto, è destinata al cestino. ('''Rudi''') *{{NDR|Giulio è andato a cercare Rudi scappato di casa e da scuola per una pena d'amore}}<br />'''Rudi''': Mi piaceva papà e non pensavo facesse male qui alla bocca dello stomaco, ci sono certe volte che penso di non farcela e vorrei addormentarmi senza svegliarmi più.<br />'''Giulio''': No Rudi e qui ti sbagli, non si muore per amore, per amore si soffre, per amore si gioisce, per amore si ferisce, per amore si fanno un sacco di cose, ma non si muore... Quando finisce un amore ce n'è sempre un altro pronto a cominciare, cosa avrei dovuto fare io quando è morta mamma? Avrei dovuto lasciarmi morire? {{NDR|Rudi fa cenno di "no" con la testa}} Esatto non mi sono lasciato andare e ti giuro che ho sofferto come non pensavo si potesse soffrire nella vita, però poi ti guardi intorno e ti rendi conto che ci sono mille altri motivi per continuare a combattere, c'eri tu, c'erano i tuoi fratelli, c'era zio Cesare e poi è arrivata Lucia, mi sono arreso?<br />'''Rudi''': No. {{NDR|si abbracciano}} ===Episodio 20, ''Ninna nanna nonni''=== *{{NDR|Son Sei si presenta in bottiglieria e racconta la sua storia}}<br /> '''Son Sei''': Come vedete la mia vita è molto cambiata. Ho sposato una donna molto ricca, che è morta, lasciandomi un sacco di milioni!<br /> '''Ezio''': Ma chi? La babbiona, quella della fotografia?<br /> '''Son Sei''': Eh! {{NDR|annuendo}} Maria Alba Chiara Vincenzi Duccio Sparta vedova Piccolomini, detta Amelia!<br />'''Ezio''': E quanti funerali avete fatto?<br /> '''Son Sei''' {{NDR|perplesso}}: Uno!<br />'''Ezio''': Ah, uno... *{{NDR|Marco aspetta Eva fuori l'ospedale, lei arriva e si abbracciano}}<br /> '''Marco''': Allora com'è andata? Che ha detto?<br />'''Eva''': Che sta benone!<br /> '''Marco''': Non sai quanto sono contento!<br /> '''Eva''': Sì, anche io. Ma che tempismo però io esco tu arrivi.<br /> '''Marco''': Già telepatici proprio.<br />'''Eva''': Eh telepatici. Guarda che ti ho visto, non ti sei allontanato da qui... Con Franco come fai? Che cosa gli dici stasera?<br /> '''Marco''': Con tutto quello che abbiamo passato in questi mesi, non riuscivo a non pensare ad altro. Però non ho perso tempo, ho capito che cosa voglio scrivere, ce l'avevo qui, {{NDR|si tocca il cuore}} chissà da quanto tempo e all'improvvviso stamattina è venuto tutto fuori.<br />'''Eva''': Bene così almeno non mi sento in colpa. *{{NDR|Marco ed Eva sono ad Ostia}} <br />'''Eva''': Be', non vedo l'ora che esca il tuo nuovo disco.<br /> '''Marco''': Che strano tra poco uscirà il mio primo disco e tu darai alla luce un bambino.<br /> '''Eva''': Già. Tutt'e due con una nuova creatura. <br /> '''Marco''': Sei pronta per dirlo a tua madre? <br /> '''Eva''': Sì. Be', sì sono pronta. Anche perché penso che a questo punto non servano parole, basta mostrarle la pancia... Senti come scalcia. {{NDR|prende la mano di Marco e la posa sulla sua pancia}} <br /> '''Marco''': È pazzesco, non ti fa male?<br /> '''Eva''': No, no anzi. È la sensazione più bella della mia vita... Io non ce l'avrei mai fatta senza di te, Marco. <br /> '''Marco''': È stato bello starti accanto veramente.<br /> '''Eva''': E questi mesi non ce li dimenticheremo mai, eh. ===Episodio 21, ''Care mamme''=== *Cara mamma, aspetto un bambino e non te l'ho detto, perché credevo di aver fatto un errore e non è facile ammettere i propri errori. Sono ancora piccola, e mi viene da ridere a scriverlo se mi tocco la pancia, ma è così! E come i bambini, da qualche parte, sono ancora convinta che il mondo l'abbia fatto tu. Ecco mamma, il mondo è stato molto severo con me e forse te ne ho voluto per questo e te ne ho voluto perché mi hai costretto a dirtelo, perché non te ne sei accorta da sola, perché non sei venuta a frugare nei miei cassetti e non hai rubato il mio beauty-case e non ci hai trovato dentro le prove di quello che mi stava succedendo. Poi qualcuno mi ha aiutato a guardarmi da fuori e a capire che non era tutto un disegno del fato contro di me ma che ero soltanto una delle centinaia di migliaia di persone nel mondo che stavano in quella condizione. E allora comunque non te l'ho voluto dire... perché se ce l'avessi fatta da sola, mi dicevo, a quel punto, forse sarei riuscita a dimostrarmi che non importa chi ha creato il mondo ma importa soltanto quanta forza e quanta volontà riesci a investire per costruirci dentro la tua strada. Cara mamma, aspetto un bambino e riesco soltanto a sperare di poterlo tirare su con l'amore e la forza che tu hai dedicato a me. E spero, quando sicuramente tradirà la mia fiducia come io ho tradito la tua, di avere quella forza per perdonarlo. Eva. ('''Eva''') {{NDR|articolo/lettera scritto alla madre, rivelando che è incinta}} *{{NDR|Lucia entra in stanza mentre Eva sta leggendo}}<br />'''Eva''': Ciao.<br />{{NDR|Lucia va a sedersi vicino ad Eva}}<br />'''Lucia''': Mi avevano detto che le parole sarebbero venute spontanee entrando in camera, ma non è così.<br />'''Eva''': Lo so, è da quando sono tornata che mi eviti.<br />'''Lucia''': Beh non è facile, te mi metti in difficoltà.<br />'''Eva''': No mamma sei tu che mi metti in difficoltà, sei stata chiusa in cucina per tutto il tempo pur di non parlarmi alla festa che tu hai organizzato in mio onore.<br />'''Lucia''': Pensavo che, che ti facesse piacere sentirti di nuovo a casa.<br />'''Eva''': Io mi sento a casa se mia madre mi guarda negli occhi e mi dice che nonostante tutti i casini che ho combinato, tutti i guai in cui mi sono messa andrà tutto bene e la vuoi sapere una cosa? Mi sentivo molto più a casa al magazzino di Walter.<br />'''Lucia''': Adesso stai esagerando Eva.<br />'''Eva''': No mamma, tu pensi che veramente nel rapporto tra me e te in questo momento quella che ha bisogno di aiuto sia tu? Mamma sono io che ho bisogno di aiuto, sono io che tra un po partorirò il mio primo figlio e tutto quello che so su quello che mi accadrà e quello che mi succederà lo devo imparare dai giornali.<br />{{NDR|Eva lancia i giornali per terra}}<br />'''Lucia''': Scusa... cercherò di rimediare.<br />{{NDR|Lucia si alza ed esce dalla stanza}} *{{NDR|Marco a Walter, riferito a Simona che non risponde alle sue chiamate}}<br /> '''Marco''': Secondo me sta esagerando, Walter era solo una canzone, io non capisco perché le donne si devono tanto attaccare alle parole.<br /> '''Walter''': Be', insomma è comprensibile se si tratta di parole d'amore, soprattutto se non sono rivolte a loro.<br /> '''Marco''': Walter, la canzone era per il bambino, lo stesso bambino che tu hai accudito per primo quando Eva è venuta a vivere al magazzino e che noi tutti abbiamo adottato fin dall'inizio.<br /> '''Walter''': Sì, per il bambino che noi tutti abbiamo adottato.<br /> '''Marco''': Sì. <br />'''Walter''': Marco, io ti conosco da quando sei nato e lo capisco meglio di te se stai dicendo una cazzata. Quindi rispondi sinceramente a questa domanda, perché quando Simona ti ha chiesto dov'eri finito, tu non hai avuto il coraggio di dirle che eri rimasto tutta la giornata con Eva all'ospedale?<br /> '''Marco''': Va be', che c'entra, perché Simona è gelosa di Eva e anche per colpa tua. Ecco perché!<br /> '''Walter''': Sì certo. Io ho detto a Simona che tu ed Eva avete avuto una storia, ma pensavo glielo avessi detto tu e il fatto che tu non le abbia detto questa cosa, non fa altro che dimostrare la mia teoria.<br /> '''Marco''': Cioè?<br /> '''Walter''': Marco, tu ci sei ricascato, ce l'ho chiaro io, ce l'ha chiaro anche Simona, solo tu non ce l'hai chiaro e speriamo anche Eva, perché se fosse così succederebbe un gran casino!<br /> '''Marco''': Walter, la tua è una teoria del cavolo! Va bene, la canzone non era per lei.<br /> '''Walter''': Sì, la canzone era per il bambino... Tu puoi continuartelo a dire tutte le volte che vuoi fino a quando non ti sembrerà vero, ma quello che sembra vero in realtà a volte non è vero. *{{NDR|Giulio e Cesare preparano Ezio per il viaggio in America dove si trova Alex}}<br />'''Ezio''': Piuttosto io questo, 'na fotografia ce l'avete? Come lo riconosco?<br />'''Giulio''': No.<br />'''Ezio''': Descrivetemelo.<br /> '''Giulio''': Vabbè tu vai al ristorante lui è il proprietario, è italiano, è un bel ragazzo co' l'occhi un po a mandorla, alto più o meno come me e che ce vò.<br />'''Ezio''': Che c'avrà poi il cappello plastico da cuoco.<br />'''Cesare''': E beh che vor di, come i ladri che hanno la mascherina e il numero come la ''Banda Bassotti'' e dai Ezio devi anda' a New York mica a Topolinia .<br />'''Ezio''': Eh peccato però, che già che c'ero ce potevo annà, na volta tanto li vedevo dal vivo.<br />'''Giulio''': Chi?<br />'''Ezio''': Come chi? Gamba di legno, Clarabella, Pippo, Pluto, Topolino.<br />'''Giulio''': Ezio so finti, so cartoni.<br />'''Ezio''': Ah so finti, mi nipote se fatto tutte le fotografie.<br />'''Cesare''': Ma che davvero? Perché non c'hai portato Mimmo?<br />'''Giulio''': Pure te! O mamma mia!<br />'''Ezio''': Aoh ce so i giochi è bello sà. *{{NDR|Eva entra in cucina e vede Lucia che sta scrivendo}}<br />'''Eva''': Scrivi alla nonna?<br />'''Lucia''': Oh... da quand'è che sei qui?<br />'''Eva''': Non da molto.<br />'''Lucia''': Eh si si, stavo scrivendo alla nonna perché ha... ha incontrato un signore che... che per la verità non mi piaccia molto e quindi così. {{NDR|Eva vede la carta del cioccolatino con la scritta della rivista dove lavorava}} Sono stata da Iva sì.<br />'''Eva''': Mamma non ho parole.<br />'''Lucia''': E io invece sì e quindi ora tu mi ascolti, sono stata da Iva per convincerla a riprenderti al lavoro e lei mi ha detto invece di cercare di convincere te a scrivermi una lettera nella quale mi spieghi per che cavolo non mi hai detto che eri incinta e siccome io ho pensato che tu non l'avresti scritta, ho pensato di scriverla io al posto tuo, dice che sarebbe un bel pezzo, un bel articolo e solo che io... io non riesco a trovare le parole e sai perché? Perché non riesco a mettermi nei tuoi panni, ti ho portato dentro per nove mesi, ma non riesco a mettermi nei tuoi panni... io non so più chi sei Eva... e questo vuol dire che non so più chi sono io. *{{NDR|Marco va a parlare con Simona al Rock Studio}}<br />'''Marco''': Avevi ragione tu!<br /> '''Simona''': La ami?<br />'''Marco''': Non lo so, sono confuso, non...<br />'''Simona''': No Marco! Questa volta voglio la verità! Mi serve la verità, Marco!<br /> '''Marco''': Sì... Credo di amarla.<br /> '''Simona''': Sin dall'inizio?<br />'''Marco''': No! All'inizio mi sembravi tu la risposta a tutte le mie domande.<br />'''Simona''': E poi, dov'è che ho sbagliato poi?<br />'''Marco''': Tu non hai sbagliato niente, sono io che...<br /> '''Simona''': No, Marco! Sono cazzate! Tutti sbagliamo, no? Il problema è che non si capisce mai perché per voi uomini le uniche persone a non sbagliare mai sono le donne che dovete mollare! No, ti prego Marco, dimmi dove ho sbagliato! Dimmelo!<br /> '''Marco''': Davvero Simona, non lo so dove hai sbagliato! Non li so vedere i tuoi errori, ok? So vedere solo i miei... Tu sembravi la risposta a tutte le mie domande, tranne a quella che molto prima di conoscerti avevo deciso di non farmi più!<br />'''Simona''': Quale sarebbe?<br />'''Marco''': Se posso essere felice senza Eva! ===Episodio 22, ''Non ho l'età''=== *Io non so ancora come sono, ma so che non sono come voi e mai lo sarò, non voglio accontentarmi, non voglio perdermi nella noia delle storie tutte uguali, voglio che l'amore sia unico, irripetibile, come quello dei poeti, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. ('''Alice''') {{NDR|scrivendo sul suo diario}} *Hai ragione, non ti sono stato accanto, ma in questi giorni ho cercato di rivivere tutti i mesi che mi sono perso e di capire cosa hai dovuto affrontare, quante paure hai dovuto superare nel farti coraggio, quante risposte hai dovuto cercare da sola, quanto sei stata brava nel perseguire nel tuo sogno, mentre questo bambino ti stava crescendo dentro e quel futuro lo stava rubando solo a te. Ho iscritto nostro figlio alla White School, c'è una lista d'attesa lunga chilometri, forse lui un giorno potrà vivere nostro il sogno americano, quello che non abbiamo vissuto noi. Io resterò qui, in silenzio, aspettando che tu mi apra la porta e che mi lasci entrare e non importa quanto vi dovrò aspettare, perché voi sarete sempre nel mio cuore. ('''Alex''') {{NDR|lettera ad Eva}} *{{NDR|Eva e Marco sono nella stanza di lei, stanno parlando dopo il ritorno di Alex}}<br />'''Eva''': È che tu lo sai, perché mi sei stato vicino per tutto questo tempo, sai quanto ho sofferto, sai quanto ci sono stata male. E proprio nel momento in cui pensavo di aver finalmente dimenticato tutto, dopo che pensavo di averci messo una pietra sopra, lui che fa? Torna? Ritorna e mi fa crollare tutte le certezze!<br />'''Marco''': Eva, è vero che tra voi due, nella vostra storia, qualcosa è andato distrutto, ok. È vero. Però se tu lo ami davvero, non fare come ho fatto io con te. Di condannarlo senza appello. Per poi passare giorni, settimane, mesi a cercarti tra le macerie, non lo fare! Perché poi è troppo tardi! Se tu lo ami davvero, non lo fare! *{{NDR|Cesare disperato legge la lettera di Matilde per entrare in convento a Ezio e Giulio}}<br />'''Cesare''': Pamela, amore mio aiutami tu.<br /> <br />'''Ezio''': Aoh, ma se fosse veramente un segno divino è... co 'na madre così 'na figlia suora la situazione se bilancia.<br />'''Cesare''': Così come?<br />'''Ezio''': Migno... {{NDR|Ezio e Giulio si guardano e Giulio fulmina Ezio con lo sguardo e quest'ultimo si passa la mano sulla bocca}}<br />'''Giulio''': Nel senso buono.<br />'''Cesare''': Disgustoso veramente. === Episodio 26, ''Diversità elettive'' === *{{NDR|Eva e Marco si incontrano nel pianerottolo, si salutano e lui sta per andare via}}<br />'''Eva''': Ho sentito la tua nuova canzone!<br />'''Marco''': Ah!<br />'''Eva''': È... È molto bella!<br />'''Marco''': Sono contento che ti piaccia, spero gliela farai sentire, insomma.<br />'''Eva''': Certo, è dolcissima!<br />'''Marco''': Mi fa piacere, sai quando l'ho scritta mi ero un po' abituato all'idea che gliela avrei suonata più o meno spesso io, be' insomma... Va be'! L'importante è che non si scordi dello zio. Ecco! Adesso vado che sono veramente in ritardo. Ciao! === Episodio 27, ''Foto di famiglia'' === *{{NDR|Eva va a casa per vedere come va la situazione visto che Giulio e Lucia sono in crisi}}<br /> '''Eva''': Ciao, come va qui? Sempre atmosfera pesante?<br />'''Marco''': Neanche si parlano. Ma tu che ci fai qui?<br />'''Eva''': No, è che Alex deve fare un catering ad un agriturismo, ed io parto con lui, però prima volevo vedere com'era qui l'atmosfera a casa.<br />'''Marco''': Be', ti ha detto male. Non c'è nessuno, fanno tutti a gara a chi esce per primo.<br />'''Eva''': Tutti tranne te!<br />'''Marco''': Insomma mi tocca stargli un po' addosso. Nella buona e nella cattiva sorte vale anche per i figli dopotutto, no? Da quando papà ha avuto l'infarto non faccio altro che pensare al fatto che loro non sono eterni e che hanno bisogno di noi.<br />'''Eva''': Se poi pensi che l'infarto glielo abbiamo procurato noi due.<br />'''Marco''': Ma gli siamo stati tutti accanto, no?<br />'''Eva''': Non proprio tutti. Anche se forse se tu non fossi andato a Londra quella crisi non si sarebbe risolta, quindi. Io non te l'ho mai riconosciuto.<br />'''Marco''': Già, ha salvato la famiglia. Ma è costata cara a noi due. *{{NDR|Marco si risveglia dopo che si è addormentato abbracciato ad Eva, e la guarda dormire}}<br />'''Marco''' {{NDR|nella sua mente}}: Diglielo che è ancora lei per te! Diglielo che il sonno che dividi con lei è il più dolce del mondo! Diglielo che il tempo non cambia le cose, che ancora oggi provi un brivido soltanto a guardarla dormire! Diglielo che non smetterai mai di amarla! Mai! Ovunque andrà! Diglielo Marco!<br />{{NDR|Eva si sveglia e notando lo sguardo di Marco si alza}}<br />'''Eva''': Oddio! Non mi ricordo neanche quando mi sono addormentata!<br />'''Marco''': No, niente. Ti sei addormentata ed io non ti ho voluto portare su perché avevo paura di svegliarti e poi mi sono addormentato anch'io e... Eva, io devo dirti una cosa!<br />{{NDR|Eva si avvicina nuovamente al divano e si siede}}<br />'''Eva''': No, senti te la devo dire anche io una cosa. È una cosa importante. È stranissimo non riesco a trovare le parole per dirtelo. Io e Alex ci sposiamo!<br /> {{NDR|Marco resta di stucco, poi sorride}}<br /> '''Marco''': Cavolo! È una notizia bellissima questa! {{NDR|l'abbraccia triste}}<br />'''Eva''': E tu che cos'è che mi dovevi dire?<br />'''Marco''': Io... Hai presente l'X tour?<br />'''Eva''': Sì!<br /> '''Marco''': Mi hanno preso!<br />'''Eva''': Stai scherzando?<br />'''Marco''': No!<br />'''Eva''': E quanto starai via?<br />'''Marco''': Circa un anno!<br /> '''Eva''': Starai via un anno. E quando parti?<br />'''Marco''': Questo pomeriggio.<br /> {{NDR|Eva l'abbraccia triste}} === Episodio 28, ''Io e te per sempre'' === *{{NDR|Marco chiama Eva al cellulare, ma quando lei risponde non riesce a parlare e riaggancia la cornetta del telefono}}<br />'''Marco''' {{NDR|piangendo, pensando ad alta voce}}: Ciao Eva, sono Marco. Come stai? Io bene, grazie. No! Non è vero! Non sto bene per niente! Mi manchi! Non so cosa fare! *{{NDR|Marco e Walter sono nella piscina dell'albergo a Milano}}<br />'''Marco''': Non siamo qui solo per rilassarci. Vero?<br />'''Walter''': Senti Marco, siamo a Milano, la vita ti sta offrendo una mano di tutto rispetto, anzi una scala reale, ed io che sono il tuo migliore amico ho il dovere di dirti che la stai buttando via. È chiaro?<br /> '''Marco''': Ok! Guarda che ti faccio vedere! {{NDR|prende il telefono e gli mostra la foto di lui ed Eva che dormono nel divano}} Guarda! Come faccio, eh? Come faccio a godermi quello che la vita mi sta regalando se non faccio altro che pensare ad Eva, al fatto che lei si sta sposando con un altro, che io vorrei essere il padre di quel bambino? Come faccio?<br /> '''Walter''': È così?<br /> '''Marco''': Sì. È così!<br /> '''Walter''': Ah, è così?<br />'''Marco''': Sì! È così!<br /> '''Walter''': E allora bene! Prendi quel cavolo d'aereo, molla l'X tour se non te ne frega niente e vai da lei! Hai capito che ho detto? Va' da lei! Corri! Che aspetti ad andare? Io lo so perché hai il cemento nelle gambe! Perché l'unica cosa che hai di Eva è quella foto!<br />'''Marco''': Hai ragione, forse non ho nessun diritto su di lei. Però la amo!<br />'''Walter''': Ma che c'entra diritto, rovescio, che c'entra? Se vuoi una cosa vai lì e te la prendi! Punto e basta!<br />'''Marco''': Walter, è difficile... È difficile e fa male!<br />'''Walter''': Lo so! È per questo che non voglio vederti così! Perché lo so che soffri. Ora io ti lascio qui, tu ti fai una bella nuotata da solo e cerca di capire bene che intenzioni hai. Fra poco ci sarà la conferenza stampa. Se ti vedrò lì avrò capito che hai scelto in un modo, se non ti vedrò, va be', vorrà dire che avrai scelto in un altro. Qualunque cosa scegli però sappi che è una scelta coraggiosa, ma soprattutto io sarò sempre dalla tua parte! Sempre! *{{NDR|Eva è andata a Milano per assistere alla conferenza stampa di Marco, ma una volta arrivata lì scappa, Walter la vede e la rincorre}}<br />'''Walter''': Si può saper che ci fai a Milano te?<br /> '''Eva''': Niente, volevo esserci per Marco, volevo vedere che diventava un cantante famoso. Tutto qua! Non ci sono altri motivi davvero! Tutto qua! Dai, lo sai che io sono sempre stata la sua prima manager! Ti ricordi tutte le volte che gli abbiamo detto che non doveva mollare, che doveva andare avanti? Ecco! Tutto qua! Senti però adesso non gli dire niente! Non gli dire che mi hai visto! Non gli dire che sono venuta qui a Milano! D'accordo? Fallo stare tranquillo! Ciao.<br /> {{NDR|Eva sta per andare via, ma Walter la ferma}}<br /> '''Walter''': Eva! Sono il tuo migliore amico! Ti prego non mi prendere in giro!<br /> '''Eva''' {{NDR|cominciando a piangere}}: Ho avuto un momento di debolezza, Walter? Il matrimonio, Alex che torna, il bambino, il lavoro! Non ce la faccio più, sono stanca, sono stanca! Tutto quanto insieme! Tutto quanto in fretta! Io per un attimo non ce l'ho fatta. Ho avuto un attimo di debolezza. Basta! Marco è stato il mio primo amore, non posso dimenticarlo, io non lo dimenticherò mai! Però ho fatto bene a venire qua oggi, perché sono più tranquilla adesso, sono più sicura!<br />'''Walter''': Sicura che non vuoi parlargli? Adesso che fai? Torni a Roma? Sarai stanchissima! No, ti accompagno io! Vado da Simona... Vado da Simona, mi invento una scusa e ti accompagno giù a Roma io!<br />'''Eva''': No! No, grazie! Senti ti va di farmi da testimone al mio matrimonio?<br />'''Walter''': Sarebbe un onore! Però che deve fare il testimone?<br />'''Eva''': Niente. Abbracciarmi!<br /> {{NDR|Si abbracciano}}<br /> '''Eva''': Oh, mi raccomando con Marco.<br />'''Walter''': Con Marco... va bene, non gli dirò niente! Però sappi che comunque noi saremo tutta la sera al bar dell'hotel, quindi se dovessi ripensarci...<br />'''Eva''': Ciao. === Episodio 29, ''Ovunque andrai'' === *{{NDR|L'infermiera ha annunciato che il bambino è podalico e che si stanno preparando per il cesareo}}<br />'''Giulio''' {{NDR|vede avvicinarsi Ezio con le mani al volto}}: Che c'hai te, Ezio? {{NDR|sbuffando}}<br />'''Ezio''': Che c'ho! È Podalico! Che c'ho!<br />'''Giulio''': Podalico vuol dire che il bambino si presenta con i piedi davanti!<br />'''Ezio''' {{NDR|sollevato}}: Ah... È un ''po' dalico''!<br />'''Giulio''' {{NDR|non avendo voglia di rispiegare, annuisce}}: No, no... Un pezzetto solo...<br />'''Ezio''': Solo dalla parte dei piedi... {{NDR|passandosi le mani in testa}} Che se danno così le notizie! *{{NDR|Lucia è entrata in sala parto per cercare di calmare Eva}}<br /> '''Eva''': Mamma, dov'è Marco? Mamma, chiama Marco! Voglio Marco, mamma!<br /> '''Lucia''': Ma cosa dici? C'è Alex qua!<br /> '''Infermiera {{NDR|rivolgendosi ad Alex}}''': Forse è meglio che esci a prendere un po' d'aria!<br /> '''Lucia''': Ecco! Sì! Meglio! Vai, Alex! Dice cose senza senso, sta delirando! {{NDR|Alex si allontana}} Non ti preoccupare, ci sono io qua!<br /> '''Eva''': Mamma, dov'è Marco? Dov'è, Mamma?<br /> '''Lucia''': Ma Marco è a Milano...<br /> '''Eva''': Mamma, abbiamo fatto l'amore! Mamma, abbiamo fatto l'amore! Io lo amo Marco! Mamma! Mamma, lo amo!<br />{{NDR|Alex che stava uscendo sente tutto}} *{{NDR|Eva è in sala parto}}<br />'''Eva''': Mamma, voglio Marco! Mamma, Marco!<br />'''Infermiera''': Ma questo Marco dov'è?<br /> {{NDR|Marco arriva correndo in ospedale, Giulio vedendolo gli va incontro}}<br />'''Giulio''': Marco, che ci fai qua?<br />'''Marco''': Papà, io la amo!<br />'''Giulio''': Bene, sono contento! Ma chi?<br />'''Marco''': Come chi? Eva! Non me ne frega niente se sta con Alex, se aspetta un bambino da lui! Io la amo e glielo devo dire!<br />'''Giulio''': Certo! {{NDR|Gli tocca la fronte}}<br />'''Marco''': Papà, non ho la febbre!<br /> '''Giulio''': Però...<br /> {{NDR|Lucia esce dalla sala parto e vede Marco}}<br />'''Lucia''': Marco, Marco vieni con me! Mi scusi lo può accompagnare in sala parto? *{{NDR|Marco entra in sala parto}}<br />'''Eva''': Marco!<br /> '''Infermiera''': Caro Marco, quanto ci sei mancato!<br /> {{NDR|Marco si avvicina ad Eva}}<br /> '''Eva''': Marco!<br />'''Marco''': Eva ti amo! Ti amo! <br />'''Eva''': Anche io ti amo, anche io! *{{NDR|Dopo la nascita della bambina, Marco va a cercare Alex, che intanto sta controllando le analisi della bambina}}<br />'''Marco''': Alex! Guarda che è nata! È una bambina!<br /> '''Alex''': Sì! Lo so che è nata! Tua figlia! {{NDR|Alex dà un pugno a Marco}} Io e la bambina abbiamo gruppi sanguigni incompatibili, quindi non posso essere io il padre!<br /> {{NDR|Se ne va arrabbiato, lasciando le analisi a Giulio}}<br />'''Marco''': Che ha detto?<br />'''Walter''': Che è incompatibile.<br /> {{NDR|Giulio guarda le analisi}}<br /> '''Giulio''': Marco, sei diventato papà!<br /> '''Marco''' {{NDR|sorpreso}}: Sono diventato papà! Eva!<br /> {{NDR|Corre per raggiungere la stanza di Eva}}<br /> '''Lucia''' {{NDR|riferendosi al fatto che Marco e Eva abbiano avuto una bambina}}: È il più bel regalo che potessero farci... *{{NDR|Marco entra nella stanza dove è ricoverata Eva, si avvicina al letto. Eva vede che ha il labbro spaccato e l'accarezza}}<br />'''Eva''': Che hai fatto? È stato Alex, vero?<br /> {{NDR|Marco le prende la mano e gliela bacia}}<br />'''Marco''': Eva, la bambina non è nata prematura.<br />'''Eva''': Che vuoi dire Marco?<br /> '''Marco''': È nostra figlia!<br /> '''Eva''': Cosa??.. Cosa?!<br /> {{NDR|Si abbracciano e poi si baciano, mentre entra l'infermiera con la bambina}}<br /> '''Infermiera''': Eccola qui la tua mamma, la tua mamma.<br /> {{NDR|Porge la bambina ad Eva}}<br />'''Eva''': E il suo papà.<br /> '''Infermiera''': E allora ecco vostra figlia! Che cognome devo metterci?<br /> '''Marco e Eva''': Cesaroni! ==Quarta stagione== ===Episodio 1, ''Serenissima variabile''=== *'''Mimmo''': Quest'anno nella famiglia Cesaroni c'è un grande cambiamento. Non sono più il piccolo di casa, perché è finalmente tornata Marta. È davvero una bambina bellissima! Eva e Marco sono appena rientrati con lei dall'X-tour. Sono stati in giro per il mondo per quasi un anno, e non sono cambiati... son sempre innamoratissimi. Chissà se Rudi e Alice, che hanno passato l'estate in campeggio, torneranno diversi...! Un cambiamento che nessuno di noi avrebbe mai immaginato, è che zio Cesare si sposa. Le donne di casa sono mesi che aiutano Pamela ad organizzare il matrimonio. Ezio invece è l'unico che non cambia mai, e si è messo in testa di fare le cose in grande per l'addio al celibato di zio Cesare. Per fortuna alcuni cambiamenti non sono per sempre... Lucia infatti ha finito il suo contratto a Venezia, così finalmente la famiglia Cesaroni sarà di nuovo al completo. Una sola cosa mi chiedo: ma se Lucia sta per tornare, perché papà è così nervoso? *{{NDR|Ezio, Giulio e Cesare sono a Venezia per cercare Lucia. Giulio suona al citofono dell'appartamento, ma non risponde nessuno}}<br/>'''Giulio''': Non risponde... però tanto c'ho le chiavi. Dai, entriamo. <br/>'''Ezio''': Giulio, prima che fai una strage c'è una cosa che ti devo... che ti dobbiamo dire.<br/>'''Cesare''': No, io mi dissocio!<br/>'''Giulio''': Senti Ezio... per piacere, non ho tempo per le tue stupidaggini, va bene? Voglio vedere Lucia!<br/>'''Ezio''': Ascoltami un momento... ci sono molti elementi che fanno credere che Lucia, tua moglie, in questo momento abbia una relazione extraconiugale con un altro uomo. Ecco, mo gliel'ho detto! <br/>'''Giulio''': Tu sei proprio cretino sei, guarda.<br/>'''Ezio''': Lascia perde... magari adesso sta a letto con lui, con l'amante. Che potrebbe essere uno di quei critici brutti, gobbi, critici d'arte... Sai come so fatti, questi cattivi che... che con la scusa di parlarti del quadro, ti mettono le mani addosso! *{{NDR|Giulio, Cesare ed Ezio arrivano alla porta dell'appartamento di Lucia}}<br/>'''Ezio''' {{NDR|urlando}}: Attenta Lucia, sta arrivando tuo marito... avverti il gobbo!!<br/>'''Giulio''': Chi è il gobbo?<br/>'''Ezio''': Il critico, che t'avevo detto prima...! ===Episodio 4, ''Successo assicurato''=== *'''Ezio''' {{NDR|a Cesare}}: Che pure se io perdo tutto e me resti solo te, so' comunque n'omo ricco. ===Episodio 16, ''Germana anno zero''=== *'''Barilon''': L'amavo. <br/>'''Bepi''' {{NDR|uscendo dal bagno}}: Chi è che amavi? <br/>'''Ezio''': L'amaro, bravo, bravissimo! L'amaro. Noi a quest'ora ce facciamo sempre un goccettino d'amaro che ce fa bene <br/>'''Bepi''': Ah no, grazie. *'''Ezio''' {{NDR|a Bepi}}: Aspetta, aspetta. È inutile che parti. Perchè Germana è morta. <br/>'''Bepi''': What? <br/>'''Ezio''': Yes. Come dite voi? Is ''undergrouds''.. ''undergrounds''. *'''Franco''' {{NDR|a Marco}}: Sei sicuro Marco? E che farai? Cioè niente disco, niente programma alla radio. Pensi di buttare all'aria tutto cosi? <br/>'''Marco''': Sinceramente Franco, campare è l'ultimo dei miei problemi. In questo momento mi accontenterei anche solo di dormire.<br/>'''Franco''': Non è che stai dormendo molto, vero?<br/>'''Marco''': No. Non faccio altro che fare incubi. Le poche volte che sogno, mi sogno Eva e Marta, quindi. <br/>'''Franco''': Mi prometti che non farai cazzate? Perchè guarda, questo disco, caso unico in tutta la storia del rock, non lo vendiamo manco se ti suicidi. Perchè è troppo bello. <br/>'''Marco''': Grazie Franco. <br/>'''Franco''': Ciao. ==Sesta stagione== ===Episodio 12, ''Ti amo troppo per (non) dirtelo''=== *'''Giulio''': Nina, ti devo dire una cosa. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''I Cesaroni''}} m8t0lrrnlj2qwjddjr6rgastl6x2hu8 1409593 1409592 2026-04-05T22:02:30Z ~2026-21248-35 106719 1409593 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano=I Cesaroni |tipofiction=Serie TV |immagine= |dimensioneimmagine= |titolooriginale= I Cesaroni |paese= Italia |anno= 2006 - in produzione |genere= commedia |stagioni=7 |episodi=142 |regista=Francesco Vicario (1ª e 2ª stagione), Stefano Vicario (3ª e 4ª stagione), Francesco Pavolini (3ª e 4ª stagione) |sceneggiatore= Federico Favot, Giulio Calvani, Francesca Primavera, Fabio Di Ranno, Valeria Giasi, Simona Giordano, Maddalena De Panfilis, Fabrizio Cestaro, Giorgia Cecere, Pierpaolo Pirone, Herbert Simone Paragnani, Francesco Cioce, Luca Monesi, [[Stefania Bertola]], Gianni Forte, Stefano Ricci. |ideatore= Fabrizio Cestaro (head writer 1ª e 2ª), Herbert Simone Paragnani (head writer 1ª), Giulio Calvani (co-editor 2ª, editor 3ª), Federico Favot (co-editor 2ª, editor 3ª), Francesca Primavera (co-editor 2ª, editor 3ª), Alberto Taraglio (head writer 3ª), Salvatore De Mola (head writer 3ª). |attori= *[[Claudio Amendola]]: Giulio Cesaroni *[[Elena Sofia Ricci]]: Lucia Liguori (stagioni 1-5) *[[Antonello Fassari]]: Cesare Cesaroni *[[Max Tortora]]: Ezio Masetti (stagioni 1-5) *[[Rita Savagnone]]: Gabriella Liguori *[[Alessandra Mastronardi]]: Eva Cudicini (stagioni 1-5) *[[Matteo Branciamore]]: Marco Cesaroni *[[Elda Alvigini]]: Stefania Masetti *[[Niccolò Centioni]]: Rudi Cesaroni *[[Micol Olivieri]]: Alice Cudicini *[[Federico Russo (attore)|Federico Russo]]: Mimmo Cesaroni *[[Ludovico Fremont]]: Walter Masetti (stagioni 1-4) *[[Roberta Scardola]]: Carlotta Alberti (stagioni 2-4) *[[Giancarlo Ratti]]: Antonio Barilon (stagioni 2+) *[[Angelica Cinquantini]]: Matilde Fantoni (stagione 3+) |note=*Fotografia: Giovanni Giovagnoni *Montaggio: Gino Bartolini (AMC) (1ª, 2ª, 3ª, 4ª), Emanuele Foglietti (AMC) (3ª, 4ª), Carlo Fontana (2ª, 3ª) *Musiche: Andrea Guerra (1ª, 3ª, 4ª), Maurizio Miani (2ª) *Produttore: Domenico Tedesco(Publispei) *Vittoria Telegatto 2007 come miglior fiction *Premio Regia Televisiva 2008 }} '''''I Cesaroni''''', serie televisiva italiana trasmessa dal 2006 al 2014 e nuovamente nel 2026. ==Frasi ricorrenti== *Che amarezza... ('''Cesare Cesaroni''') *Le chiacchiere stanno a zero! ('''Giulio''', '''Cesare''', '''Ezio''') *Esequie! (particolare saluto di '''Cesare Cesaroni''') *... come il padre del padre del padre del padre del padre di mio padre! (locuzione di '''Cesare''' per giustificare il suo attaccamento alla tradizione) *Bello pisellone! ('''Walter''' a Marco) *Per tua norma e regola [omissis]! (incipit di diverse frasi dette da '''Ezio''', '''Walter''' e soprattutto '''Cesare Cesaroni''') *Ragazzaccia! ('''Walter''' a Alice) *E che problema c'è? ('''Ezio''' quando ha una delle sue idee) ==Prima stagione== ===Episodio 1, ''Promessi sposi''=== *{{NDR|Prima frase in assoluto della serie di Eva, pronunciata poco dopo essere entrata per la prima volta a casa Cesaroni}} <br /> '''Eva''' {{NDR|appena rientrata nella sua nuova cameretta, rivolgendosi ad Alice}}: Quei tre {{NDR|i figli di Giulio}} sono dei maniaci! Dobbiamo assolutamente cambiare la serratura! ===Episodio 2, ''Non ci vedo chiaro''=== *'''Sergio Cudicini''': Io non capisco perché bisogna usare le posate per mangiare quando le mani sono più comode e più facili da lavare! ===Episodio 5, ''Il padre perfetto''=== *'''Giulio''' {{NDR|che cerca di diventare un padre migliore}}: I tuoi amici sono miei amici, Rudi! Come sta Burino?<br /> '''Rudi''': Budino.<br /> '''Giulio''': Va bè, Burino, Budino, me sta molto simpatico! E quell'altro cinese che invece chiamate Charlie come se chiama davvero?<br /> '''Rudi''': Ciung.<br /> '''Giulio''': Tciung! Eheheh, come 'o starnuto! Lo potevate chiama' "salute"! ===Episodio 12, ''Scherzi a parte''=== *'''Cesare''': Ci sono della gente che stanno a pezzi. *'''Ezio''': Ho comprato un appartamento in Calabria, un affare.<br/>'''Giulio''': Ma che sei scemo? Te se fatto rifilà n'appartamento?<br/>'''Ezio''': Nun me so fatto rifilà proprio gnente, era n'affare, me so fiondato, me so buttato come al solito, no? Trentamila euro che poi equivargono ai vecchi quarantacinque baffettoni!<br/>'''Cesare''': Sessanta, trentamila euro so sessanta vecchi baffettoni, no tanto pe dì eh!<br/>'''Ezio''': Vabbe tanto a Roma che ce compri? Manco 'no zerbino co' scritto ''"Benvenuti"''.<br/>'''Giulio''': Trentamila euro... 'a prima rata!<br/>'''Ezio''': Come 'a prima rata?<br/>'''Giulio''': Poi ce ne stanno n'artre tre eh. E sommate a prima fanno centoventimila euro pe n'appartamentino mono camera, mono cucina, mono cesso, mono tutto a otto chilometri dar mare?!<br/>'''Ezio''': Centoventimila?<br/>'''Giulio''': Euri!<br/>'''Ezio''': Dar mare?!<br/>'''Giulio''': No, otto chilometri dar mare.<br/>'''Cesare''': Centoventimila euro da 'a banca!<br/>'''Ezio''': Vabbe è sempre poco, 'na località esclusiva de mare, de...<br/>'''Giulio''': Calma, calma non drammatizziamo: è facile. Così come sta lo prendi, glielo riporti e annulli il contratto.<br/>'''Cesare''': Esatto, perfetto.<br/>'''Giulio''': Che c'è, Ezio?<br/>'''Cesare''': Beh?<br/>'''Ezio''': Che c'è... che jo dato n'acconto, che c'è? Eravamo n'tre su quell'appartamento, me so dovuto fiondà, che dovevo fà?<br/>'''Cesare''': Tre: te, i carabinieri e 'a guardia de finanza!<br/>{{NDR|Insieme}}<br/>'''Giulio e Cesare''':: Quanto jai dato?<br/>'''Ezio''': Poco... dieci.<br/>'''Giulio''': Sì, dieci. Che dieci euro...<br/>'''Ezio''': Diecimila euro jo dato, che... che dieci euro! Diecimila euro jo dato!<br/>{{NDR|Giulio e Cesare se ne vanno, lasciando Ezio da solo al bancone della bottiglieria}}<br/>'''Ezio''': Aoh! E mo? ==Seconda stagione== ===Episodio 1, ''Se la bomba non scoppia''=== *'''Rachele''' {{NDR|ad Eva}}: Sì! Dall'ultima volta sono proprio cambiate le cose! Prima parlavi come una ragazzina innamorata... ora sei cresciuta e parli proprio come una stronza! *{{NDR|Sul treno di ritorno da Bologna, dove Marco era andato con Rachele e ha incontrato Eva}}<br/>'''Signora sul treno''': Io se fossi in te la seguirei... perché una donna quando fa così è perché è innamorata...<br/>'''Marco''': Sì... per un attimo ci ho creduto anch'io... ma poi sono stato solo uno stupido a illudermi... *{{NDR|Cesare era scappato dal viaggio con Pamela e lei è andata a cercarlo in bottiglieria in piena notte}}<br/>'''Pamela''': 'Mazza! Bello in carne pe' esse morto eh!<br/>'''Cesare''': Eh, può attendere un attimo... {{NDR|Al telefono}}<br/>Motivo della visita? Sono impegnato...<br/>'''Pamela''': Ah sì? Co' chi? Co 'a borsa de Tokyo?<br/>'''Cesare''': Perché te fa specie?<br/>'''Pamela''': Sì Cesare... me fa specie...<br/>'''Cesare''': ''Y-u-a-a-in''. Che cosa vuoi?<br/>'''Pamela''': Siccome io ce 'o so che tu a Milano nun ce l'hai degli amici ecco... Voglio sape' perché me so' dovuta sveglia' da sola dentro a n'arbergo co' te che te ne sei annato e cor conto da paga' sur groppone... per chi m'hai preso? Pe' 'a figlia de Swarovski?<br/>'''Cesare''': Non ho pagato perché non accettavano il bancomat e me ne sono andato perché ho capito che non ti amo più...<br/>'''Pamela''': Allora se è così questa 'a tieni te... io no' 'a voglio...<br/>{{NDR|Pamela consegna a Cesare una collanina}}<br/>'''Cesare''': Basta saperlo... Nient'altro?<br/>'''Pamela''': No, nient'altro... allora io me ne vado... * Alzo questo calice di vino in onore del mio amico Ezio sperando che 'sto novo regazzino non sia mai de 'a Lazio. ('''Giulio''') {{NDR|convinto che il suo amico Ezio aspettasse un bambino}} *{{NDR|Dopo che Mimmo voleva rifiutarsi di fare un lavoretto per Rudi}}<br/>'''Rudi''': Senti, tu sei il più piccolo quindi obbedisci! La famiglia funziona così: Marco obbedisce a papà, io faccio finta di obbedire a Marco e tu obbedisci a me!<br/>'''Mimmo''': Quindi se non sono il più piccolo posso comandare qualcuno?<br/>'''Rudi''': Certo! è la regola! Adesso vai!<br/>'''Mimmo''': OK! ===Episodio 2, ''Oste ascendente Vergine''=== *{{NDR|Marco ed Eva litigano, dopo che lui l'ha portata via dallo studio fotografico}}<br />'''Marco''': Eva! Eva!<br />'''Eva''': Lasciami stare deficiente! {{NDR|Eva gli dà uno schiaffo}}<br /> '''Marco''': Che ti sei impazzita?<br />'''Eva''': No, tu sei impazzito! Fatti la tua vita come io sto cercando di farmi la mia! Ok?<br />'''Marco''' {{NDR|afferrandola per un braccio}}: Lo sai perché sono venuto? Perché non volevo tu facessi una cazzata di cui ti saresti pentita!<br />'''Eva''': Ma chi te l'ha chiesto!<br />'''Marco''': Mi fai finire? Shopping, serate, fotografi... Guarda Eva che fare la grande non vuol dire sculettare e posare nudi per il primo che passa!<br />'''Eva''': Ma chi ti credi di essere per giudicare le mie scelte? Chi sei tu per dirmi quello che è giusto e quello che è sbagliato? Marco che posto occupi tu nella mia vita? *{{NDR|Marco arriva tardi ad un appuntamento con Rachele per andare a salvare Eva}}<br/>'''Rachele''': Allora che succede?<br/>'''Marco''': Ah no, niente... Il dentista... Questo dente mi... mi tormenterà per sempre...<br/>'''Rachele''': Toglilo!<br/>'''Marco''': Ci ho provato mille volte. Ma è inutile. Non ci riesco. Non posso.<br/>'''Rachele''': Forse ho capito di che dolore si tratta.<br/>'''Marco''': È una sofferenza che non passa neanche con l'anestesia, anche se piacevole e attraente.<br/>'''Rachele''': Già! È una malattia da cui non si guarisce facilmente. Lo so.<br/>'''Marco''': Rachele, forse è meglio che tu torni a Milano. Finché non avrò trovato la cura adatta io non posso offrirti niente.<br/>'''Rachele''': L'unica cura che può guarirti è quella che ti fa ammalare. Ciao. Salutami Eva. ===Episodio 4, ''Ci vorrebbe un amico''=== *'''Marco''' ad Eva {{NDR|tramite dei cartelli in una macchina per fototessere}}: Non piangere, se piangi mi uccidi, ti amo, da sempre... === Episodio 5, ''Sogno di un mattino di mezz'autunno'' === *'''Eva''': Lo sai non mi importa se l'hai già fatto.<br />'''Marco''': Cosa?<br />'''Eva''': L'amore.<br />'''Marco''': Perché tu invece...<br /> '''Eva''': Aspettavo te. <br />{{NDR|si baciano}} *'''Eva''': A che pensi?<br />'''Marco''': A quanto sono stato stupido.<br />'''Eva''': Ma davvero non te n'eri accorto... che ero innamorata di te?<br />'''Marco''': Non lo so, oddio, qualche dubbio ce l'ho avuto, poi se penso al tuo sorriso sul traghetto effettivamente... Poi però sei sparita!<br />'''Eva''': Per forza, sei inciampato sulle labbra di Rachele!<br />'''Marco''': Forse ti stavo cercando talmente tanto che non riuscivo più a capire il punto da cui ero partito.<br />'''Eva''': Perché cercando? Scusa da quando... Insomma, da quand'è che ti piacevo?<br />'''Marco''': Dal matrimonio dei nostri genitori, tu ridevi di felicità e avevi le gote rosse, metà di trucco, metà d'imbarazzo, e quando hai visto che ti stavo guardando, sei diventata seria in un attimo. Ed io ho sentito come una cosa qua, come se avessi bevuto un bicchiere di aceto, e lì ho capito che volevo stare con te! E tu invece? Quando l'hai capito?<br />'''Eva''': Boh, non lo so! Non mi ricordo, be' non era importante evidentemente.<br />'''Marco''': E dai!<br />'''Eva''': Va bene. Forse al concorso, ti ricordi?<br />'''Marco''': Certo che mi ricordo!<br />'''Eva''': Io stavo dietro il vetro della radio e ti ascoltavo da lì e per un attimo ho sperato che la stessi cantando per me.<br />'''Marco''': Eva, ma io stavo cantando per te!<br />'''Eva''': Davvero?<br />'''Marco''': Te lo giuro!<br /> {{NDR|Si baciano}} === Episodio 6, ''Tre giorni da cani'' === *{{NDR|Marco torna a casa la sera dopo che Eva l'ha cercato tutto il giorno senza avere sue notizie, lei gli va incontro}}<br />'''Eva''': Marco! Ma dove sei stato tutto il giorno? Mi hai fatto morire di paura!<br />'''Marco''': No, non ti preoccupare amore. Ti amo! Ti amo! {{NDR|Marco la bacia}}<br />'''Eva''': Cosa?<br />'''Marco''': Ti amo da morire!<br />{{NDR|si nascondono}}<br />'''Eva''': Tutto a posto niente! Dove sei stato tutto il giorno? Dimmelo!<br />'''Marco''': Ho camminato e ti ho pensato un sacco.<br />'''Eva''': Davvero?<br />'''Marco''': Sono anche rimasto bloccato in un ascensore. Ti ho anche comprato una cosa.<br />'''Eva''': Cosa? {{NDR|Marco prende una scatolina e gliela porge}} Cos'è?<br />'''Marco''': Aprilo! Dentro ci troverai tutto quello che ho fatto oggi! {{NDR|Eva apre la scatola, c'è una collana con un ciondolo a forma di cuore}} È il mio per te, lo vuoi?<br /> {{NDR|Eva sorride e lo bacia}} ===Episodio 11, ''Il cuore del problema''=== *{{NDR|Marco ed Eva confessano la loro storia ai fratelli visto che loro si sentono responsabili del malore cardiaco di Giulio}}<br />'''Marco''': Mimmo, non è stata colpa tua! Non è neanche colpa vostra! Non è colpa di nessuno di voi. Siamo stati io ed Eva! Siamo stati noi!<br />'''Eva''': Ragazzi, la verità... la verità è che io e Marco ci siamo innamorati. E Giulio ci ha visti mentre... Be' ci ha visti! Quindi siamo noi i colpevoli di tutta questa storia, voi non c'entrate niente!<br />'''Marco''': E mi dispiace se avete pensato che possa essere colpa vostra! ===Episodio 12, ''A Londra con amore''=== *'''Lucia''': E poi vedi tesoro quello che è successo ad Eva e a Marco è una cosa molto speciale. Un po' come è successo a me e papà. Si sono conosciuti e si sono innamorati.<br />'''Mimmo''': E allora non sono fratelli?<br />'''Lucia''': No!<br />'''Mimmo''': E allora non ci arrabbiamo più con loro?<br />'''Lucia''': No! Non ci arrabbiamo più con loro! Gli vogliamo bene come sempre! *È sempre così: se devo dirti una cosa importante riesco soltanto a scriverti, perché parlare davanti a te è impossibile, mi perdo, balbetto oppure sto zitto, come ho fatto anche troppo in questi giorni. Sono troppo incerto e insicuro per valere quanto il tuo futuro, meglio che mi faccia un po' da parte perché tu possa accostare il mio ricordo e i tuoi progetti e valutare seriamente quale delle due cose ti somigli di più, sia più tua, per dedicargli di più la tua energia e la tua attenzione. La mia paura è che un giorno tu possa identificarmi come i tuoi rimpianti, paura che tu non me lo dica e che lasci a me la responsabilità di leggertelo negli occhi. Tra oggi e quel giorno preferisco partire oggi, perché oggi parto con la certezza che mi ami ancora, e ti lascio con la certezza che nonostante tutto, nonostante tutti, ti amo anche io... ('''lettera di Marco''' a Eva quando parte per Londra) ===Episodio 16, ''Amore che viene, amore che vai''=== *{{NDR|Marco torna da Londra all'improvviso ed Eva inveisce contro di lui}}<br> '''Eva''': Sei tornato, presumo. <br> '''Marco''': Già.<br> '''Eva''': Be', ben tornato.<br> {{NDR|Eva sale le scale}}<br> '''Marco''': Ma io sono tornato per te! Gliel'ho spiegato anche a loro.<br> '''Eva''': La prossima volta magari fai uno squillo.<br> {{NDR|Marco le afferra una mano}}<br> '''Eva''': Che cosa vuoi? <br> '''Marco''': Non hai capito! Gli ho appena spiegato che nonostante tutte le mie paure, nonostante Londra, nonostante tutto, io sono tuo. E non posso impedirmi di esserlo.<br> '''Eva''': Mio...<br> {{NDR|Marco afferra nuovamente la mano di Eva}}<br> '''Eva''': Guarda Marco che se mi fermi un'altra volta e mi impedisci di andare nella mia stanza a farmi i fatti miei e dimenticarmi di questa tua ultima girata di umore, io ti giuro che...<br> '''Marco''': Ma io... io credevo che tu fossi...<br> '''Eva''': Io fossi cosa?<br> '''Marco''': Che fossi contenta.<br> '''Eva''': Contenta... sì, infatti, sono contenta! Sono contenta che mi hai dimostrato per l'ennesima volta di quanto sei egocentrico. Tu mi hai lasciata mentre dormivo! Hai rifiutato le mie chiamate! Mi hai respinta dopo che sono venuta a cercarti a chilometri di distanza da casa, senza neanche preoccuparti del fatto che io non avessi un posto dove dormire, dove mangiare, dove piangere per quella tua faccia di merda! E adesso cos'è, eh? Ti è passata la paura? Hai fatto il grande rientro? Hai trovato la grande soluzione, questo tuo grande atto di coraggio! E certo perché non è mica colpa tua se noi ci siamo lasciati, giusto? No, è colpa dei nostri genitori! Eh, sì. E perché adesso questo fardello del nostro amore impossibile deve passare a loro, dopo che l'ho tenuto io! Cos'è la nostra storia, eh? Una partita di palla avvelenata? Però c'è soltanto un'unica regola: che la palla non deve mai rimanere a te. Allora sai cosa c'è, Marco? Che adesso tu ti prendi le tue canzoni, i tuoi mezzi piagnistei, i tuoi mezzi sorrisi, le tue lettere strappalacrime, e te ne vai dritto all'inferno! ===Episodio 19, ''Sogno o son Giulio''=== *{{NDR|Marco entra in classe con una divisa maleodorante a causa di un crudele scherzo di Eva}}<br> '''Eva''': Professoressa, possiamo aprire la finestra?, qualcuno deve aver parcheggiato un caprone vicino al mio banco.<br> '''Marco''': Si vede che la scrofa si sentiva sola! <br> '''Eva''': Caprone! Ti hanno mai detto che le scrofe sono anche vendicative?<br> '''Prof.''': Ragazzi, buoni!<br> '''Marco''': E false. Soprattutto molto false. E doppie. Hai fame, scrofa? Vuoi una pannocchia? {{NDR|Eva viene vicino a lui e gli dà uno schiaffo}}<br>'''Marco''': Provaci ancora se hai il coraggio. {{NDR|Eva gli dà un altro schiaffo, dopo si danno calci e schiaffi}} '''Prof.''': Smettetela ragazzi, basta, che cosa ci avete oggi in testa. {{NDR|Eva fa cadere la prof e Marco per terra, mentre Carlotta si tappa la bocca con le mani per il litigio}} ===Episodio 26, ''Prova di maturità''=== *'''Carlotta''' {{NDR|riferendosi ad Eva}}: Oh insiste... insiste! <br /> '''Walter''': Qua ci serve il gioco pesante... bisogna passare al piano C. <br /> '''Carlotta''': E il piano B? <br /> '''Walter''': Io sono troppo avanti! *{{NDR|Marco è davanti la porta della sua stanza, dove c'è appesa una lettera}}<br />'''Eva''': Che guardi?<br />'''Marco''': Eh, l'accademia!<br />'''Eva''': Che accademia?<br />'''Marco''': L'accademia di Milano! Io avevo fatto domanda è questa dovrebbe essere la risposta.<br />'''Eva''': Be' apri, no? Che aspetti?<br />'''Marco''': È che non ce la faccio, non ho il coraggio. {{NDR|le porge la busta}} Lo faresti per me?<br />'''Eva''': Sei stato ammesso!<br />{{NDR|Marco contento l'abbraccia}} '''Marco''': Sì!<br />'''Eva''': Adesso non si scherza più Marco Cesaroni!<br /> {{NDR|Marco le prende il viso tra le mani}}<br /> '''Marco''': Lo sai che c'è successo a noi due, che siamo stati adottati da tutti i nostri sogni! {{NDR|Eva si allontana e gli dà le spalle}} Da tutti tranne uno!<br /> {{NDR|Marco la afferra per un braccio e la bacia, ma Eva si allontana e va verso le scale}} '''Marco''': Eva scusa!<br /> {{NDR|Eva si ferma a guardarlo piangendo, poi ritorna sui suoi passi, si baciano ed entrano nella stanza di Marco}} ==Terza stagione== ===Episodio 1, ''Lotta senza il quartiere''=== *'''Ezio''' {{NDR|a Giulio e Cesare}}: Io scusate ma a voi proprio nun ve capisco. Ma perchè fate que faccie? Lo spettacolo sarà un fallimento, meglio cosi no? Non finiremo più in galera, sarà tutto risolto, bevemoce sopra, chi se ne frega!<br/>'''Giulio''': Forse ti stai scordando un piccolo particolare.<br/>'''Ezio''': Cioè?<br/>'''Giulio''': Cioè che noi perdiamo la bottiglieria.<br/>'''Ezio''': Me devo sempre dimenticà quarche cosa, pure quando vado a fà a spesa!<br/>'''Avvocato''': Risparmi il fiato Masetti. I miei clienti sono molto delusi da voi. Credo che i vostri sforzi, ammesso che li abbiate profusi, non abbiano sortito alcun effetto.<br/>'''Cesare''': Scusi ma che dovevamo fare? Lo spettacolo l'ha visto lei? A Corrida in confronto sembra a Scala de Milano!<br/>'''Avvocato''': Vedo che non siete aggiornati e ai miei clienti non piace la gente che non sa aggiornarsi. I vostri amici hanno preso un contatto con degli spogliarellisti, spogliarellisti veri. E voi sapete cosa significa?<br/>'''Ezio''': O so io che significa, che questi riempiono er teatro, faranno er pienone. Io questi i conosco, vanno n giro tutti muscolosi, pieni de olio, piacciono a e donne, fanno n movimento de bacino, quelle che je metton...<br/>'''Giulio''' {{NDR|lanciando a Ezio delle noccioline}}: Aoh, basta!<br/>'''Avvocato''': Stia a sentire Masetti, se prima i miei clienti erano preoccupati, adesso lo sono ancora di più. Per questo vi porto un loro messaggio. {{NDR|fa il gesto delle manette}} A meno che voi non riusciate a mettere fuori gioco i Round Mountain fino a domani sera. Signori {{NDR|se ne va}} ===Episodio 3, ''Porchetta e porcellana''=== *'''Cesare''': Oh, che incubo che ho fatto stanotte. Me so' sognato che cascava 'n aereo, un macello era successo. {{NDR|squilla il telefono}} Ma chi sarà, mò?<br /> '''Ezio''': Rispondi, dev'esse er pilota. *{{NDR|Il Notaio esce dopo aver lasciato un biglietto a Cesare informando che Pamela gli ha lasciato un'eredità}} Altro che meccanico, 'a mignotta dovevo fà. ('''Ezio''') {{NDR|Cesare se ne va indignato}} *{{NDR|Marco torna a casa e trova Eva seduta vicini alle scale, non la guarda e comincia a salire le scale, poi si gira}}<br />'''Marco''': Quanto ti fermi?<br /> {{NDR|Eva si alza, si avvicina alle scale}}<br /> '''Eva''': Sono tornata per restare.<br />'''Marco''': Bentornata! {{NDR|Marco va via}} ===Episodio 5, ''I Garbatelleros''=== *'''Ezio''' {{NDR|parlando a Matilde}}: Io, Cesare e Giulio eravamo i 3 Garbatelleros, campione de bowling amatoriale del '79, '80, '81. Non facevamo in tempo a mettece 'e scarpe che i birilli ce vedevano e bom! Cascavano da soli, se suicidavano! *'''Lorenzo Barilon''': Allora, ricapitoliamo: a casa di Budino niente alcool perché i suoi sono astemi. A casa mia non se ne parla perché mio padre c'ha appena avuto l'ulcera, e quindi? Conclusione?<br /> '''Rudy''': Eh, quindi, conclusione, sai qual è? Che ci presentiamo alla festa senza alcolici e io questa scritta "sfigato" in fronte non me la tolgo fino alla laurea.<br /> '''Regina''': Giusto. ===Episodio 8, ''Il pesce pilota''=== *Da "cantautore di successo" a cantautore de' cesso! (Marco Cesaroni) *{{NDR|Giulio, Cesare ed Ezio devono penetrare nello studio di Criscuolo}}<br>'''Giulio''': Come famo a superare la segretaria de Criscuolo? Quella tirerà su un muro!<br>'''Cesare''': A quello c'ho pensato io. C'abbiamo un'arma segreta, piccola ma devastante!<br>{{NDR|la scena si apre con la sola Matilde che si presenta davanti alla segretaria.}}<br>'''Segretaria''': Ciao! Posso aiutarti? {{NDR|alzandosi dalla sedia e sorridendo}}<br>'''Matilde''' {{NDR|con sguardo impaurito}}: Mi sono persa! {{NDR|ora la segretaria non sorride più}}. Ero con i miei genitori in profumeria, ipnotizzata dalla prima confezione di Channel n.° 5, {{NDR|la segreteria sgrana gli occhi}} nella profumeria all'angolo e quando mi sono voltata non li ho più visti. Mi aiuti a ritrovarli, per favore? Sento che sta arrivando...<br>'''Segretaria''' {{NDR|con aria interrogativa}}: Chi?<br>'''Matilde''' {{NDR|ansimando}}: La crisi di panico! {{NDR|la segretaria comincia a preoccuparsi}} Soffro di agorafobia! E sono fisicamente impossibilitata ad attraversare la strada da sola. A questo si aggiungono gli attacchi ripetuti di monofobia, ossia la paura della solitudine. {{NDR|la crisi di panico di Matilde aumenta, con tanto di tic nervosi}} Quindi se lei non mi accompagna non solo rischio di finire sotto una macchina, ma se guardandomi intorno non troverò nessuno accanto a me comincerò anche ad avere difficoltà respiratorie! Braccia e gambe si paralizzeranno?..<br>'''Segretaria''' {{NDR|spaventatissima, interrompendo Matilde}}: Vabbene! Vabbene! Ma facciamo in fretta! {{NDR|accompagnandola fuori}} Vieni, vieni con me!<br>{{NDR|nel frattempo entrano di soppiatto Giulio, Cesare e Ezio}}<br>'''Giulio''': Ammazza, oh! Micidiale davero 'sta ragazzina!<br>'''Cesare''': Eh! Cinquanta euro m'è costata, 'sta arma segreta!<br>'''Ezio''' {{NDR|rivolgendosi a Cesare}}: Sei sicuro che Matilde non è figlia tua? No, perché io noto sempre più somiglianze!<br>'''Cesare''': Senti, non dir fregnacce e cammina, per piacere! *{{NDR|Giulio e Lucia sono nella loro camera da letto}}<br />'''Lucia''': E tu cosa pensi?<br />'''Giulio''': Che forse Marco deve rivedere le sue ambizioni.<br />'''Lucia''': Mh... perché l'ha detto Criscuolo?<br />'''Giulio''': Guarda Criscuolo sarà uno sfruttatore, però è uno che del suo lavoro ci capisce, ha lanciato un sacco de gente che poi è diventata famosa.<br />'''Lucia''': E allora Marco cosa dovrebbe fare secondo te? Rinunciare?<br />'''Giulio''': Io dico che... che se ti dicono che non sei tagliato per una certa cosa, te devi mette il cuore in pace, devi rassegnarti e crescere.<br />'''Lucia''': Senti Giulio... quando eri ragazzo no... come ti sei sentito tu quando ti hanno scartato ai provini per entrare alla Roma... Come ti sei sentito a metterti il cuore in pace... Ti sei sentito cresciuto eh... Grande, responsabile oppure eri disperato perché avevano infranto il tuo sogno, l'unico il più grande che avevi? Adesso Marco si sente così... e tu anziché buttarli un salvagente che fai lo spingi sott'acqua? Pensaci. *{{NDR|Marco, Eva e Walter fanno un [[Brindisi dalle serie televisive|brindisi]]}} <br>'''Eva''': Ai nuovi amori? <br>'''Walter''': E ai vecchi amici. <br>'''Marco''': Quelli che ci saranno sempre. <br>'''Walter''': In questi anni ne abbiamo passate tante, ma alla fine l'importante è ritrovarsi! <br>'''Eva''': L'amicizia può durare per sempre, magari è il caso nostro. ===Episodio 10, ''Sfido dunque sono''=== *{{NDR|Stefania e Lucia attendono l'arrivo di Ezio}}<br />'''Stefania''': Hai fatto il carciofo più grosso della [[zucchina]].<br /> '''Lucia''': Eh be', il carciofo è più grosso della zucchina.<br /> {{NDR|Suona il campanello}}<br /> '''Stefania''': Quarantacinque minuti.<br /> '''Ezio''': Scusa CiùCiù, c'era traffico che dovevo fa'?<br /> '''Stefania''': E quindi, hai fatto la scorciatoia passando per Trieste?<br /> '''Ezio''': La macchina?<br /> '''Stefania''': La macchina si è aggiustata da sola nel frattempo.<br /> '''Ezio''': Hai visto allora che il tempo aggiusta tutte le ferite.<br /> '''Stefania''': E non lo so, non lo so perché le ferite che ti faccio io stasera, non lo so quanto tempo ci mettono a rimarginasi.<br /> *'''Iva''': Sciatto, banale, ripetitivo, pieno di cliché. {{NDR|l'articolo di Eva viene mangiato dalla macchina trita carta}} Poco male, il posto resterà vacante, l'editore sarà contento. {{NDR|Eva accenna un malore}} Oddio tesoro ti prego non mi fare quella che si sente male per colpa mia, solo l'anno scorso ne ho vinte quattro di cause simili.<br /> '''Eva''': No, non si preoccupi, non ho nessuna intenzione di farle causa, non condividerei neanche un aula di tribunale con lei, quindi il mio articolo sarebbe pieno di cliché, ma non si rende conto che il primo cliché quello più volgare qui è lei.<br /> '''Iva''': Ah sì?<br /> '''Eva''': Si, con questa stupida scena della macchina trita fogli che ha anche un nome, ma a che cosa le serve... a dimostrare che lei ha carattere, perché evidentemente non ce l'ha, forse qualche altro aguzzino come lei, ma sopra di lei le avrà spiegato che per tirare fuori il meglio della gente bisogna umiliarla, trattarla male, farla sentire stupida e incapace.<br /> '''Iva''': Be', sì.<br /> '''Eva''': Bene glielo dico io, sono tutte delle grandissime cazzate e siccome lo so e lo so profondamente, me ne vado volentieri da questo stupido film degli anni '80 dove evidentemente lei si trova benissimo.<br /> *{{NDR|Lucia e Stefania discutono}}<br />'''Ezio''': No no, falle litigà che me piace, me piace quando litigano.<br /> '''Stefania''': Senti Ezio nun te ne uscì con quella storia delle donne che se picchiano nel fango eh?<br /> *{{NDR|Giulio ed Ezio si consultano dopo aver scoperto la gara di Lucia e Stefania}}<br />'''Ezio''': Senti piuttosto lascia perde il cocchio, com'è finita la sfide de....<br /> '''Giulio''': Quale sfida?<br /> '''Ezio''': La sfida che... m'hai capito.<br /> '''Giulio''': No, nun tò capito.<br /> '''Ezio''': La sfida {{NDR|Ezio fa un movimento di bacino e Giulio capisce}} der coso.<br /> '''Giulio''': Ah... eh... pari.<br /> ===Episodio 11, ''Scelta di campo''=== *{{NDR|Mentre Giulio sta guardando il derby Roma-Lazio, Lucia gli fa una domanda}}<br />'''Lucia''': Ah scusa Giulio mi senti... eh c'ho un piccolo problema, non è che per caso conosci un ragazzino sugli undici anni così che giochi in porta per sostituire il portiere nostro della classe della scuola, no perché c'è un torneo interscolastico.<br /> '''Giulio''': Nel secondo cassetto in cucina.<br /> '''Lucia''': Roba da matti.<br /> *{{NDR|Cesare ed Ezio sono preoccupati per il provino di Mimmo alla Lazio}}<br />'''Cesare''': Oh qui mica possiamo sperare solo nella buona sorte, dobbiamo fare in modo che il provino vada male.<br /> '''Ezio''': Ma de che te preoccupi, chi è il più grande organizzatore de fallimenti ar mondo?<br /> '''Cesare''': Te.<br /> '''Ezio''': E allora ce penso io.<br /> *{{NDR|Stefania va ad aprire la porta pensando sia Ezio, invece è Walter}}<br />'''Stefania''': Ah sei te.<br /> '''Walter''': Eh mi hai tolto le chiavi.<br /> '''Stefania''': Che sei venuto a fare?<br /> '''Walter''': Eh eh ti ho portato le camicie.<br /> '''Stefania''': Che è hai finito i gettoni della lavanderia?<br /> '''Walter''': No, però ho trovato un lavoro.<br /> '''Stefania''': Ah addirittura e che lavoro è?<br /> '''Walter''': Barman.<br /> '''Stefania''': Vabbè va.<br /> '''Walter''': No, scusa perché che c'è che non va, non ho capito.<br /> '''Stefania''': No no, il lavoro di per sé va benissimo è che....<br /> '''Walter''': È che?<br /> '''Stefania''': Tu non sai quello che vuoi, Walter oggi mi fai il barman e domani ti trovo vestito da coniglio peloso che me fai l'animatore a nà festa de Mimmo eh! Eh dai... senti siediti Walter per favore... allora tu non hai capito che mamma tua sta cercando di farti capire chi sei, guarda che il mondo fuori è cattivo, le cose te le spiega a forza di calci in culo, amore io e papà poi le chiavi di casa te le ridiamo, ma la società una volta che te le ha tolte... te le ha tolte, hai capito?<br /> *{{NDR|Eva e Marco si incontrano in corridoio}}<br /> '''Eva''': Ciao... hai visto, sono venuta ieri al locale.<br /> '''Marco''': Bel locale, eh!<br /> '''Eva''': Carino... poi tu sei molto bravo.<br /> '''Marco''': Mi hai sentito?<br /> '''Eva''': Be' non sono stata molto però...<br /> '''Marco''': E quale pezzo ti è piaciuto di più? <br />'''Eva''': Non me lo ricordo.<br /> '''Marco''': Va be', non fa niente. {{NDR|Marco sta per entrare nella sua stanza}}<br /> '''Eva''': No, dai aspetta, non te ne andare.<br />'''Marco''': Ma io non me ne sto andando, mi sto solo facendo i fatti miei come tu ti fai i tuoi.<br /> '''Eva''': Marco, io sto male... ho perso completamente il controllo della mia vita... e tu non hai idea del periodo che sto passando e dei problemi che ho proprio...<br /> '''Marco''': E come faccio ad averne un idea se io e te non ci parliamo più, come faccio? Siamo due estranei, siamo come due compagni di scuola dopo la maturità {{NDR|si gira e le dà le spalle per entrare nella stanza}} <br /> '''Eva''': No Marco... sono incinta... è di Alex, ma non l'ha voluto.<br /> {{NDR|Marco rimane bloccato}} <br /> '''Eva''': Marco.<br /> '''Marco''' {{NDR|si gira di scatto e le urla contro}}: Che cazzo vuoi da me, eh?! Che vuoi?!<br /> '''Eva''' {{NDR|piangendo}}: Non urlare, ti prego non urlare.<br />'''Marco''': Non urlare!?. Io urlo perché non so che dire Eva, ecco perché! Che si dice in questi casi eh? Non so con chi parlare, non so dove guardare, non so che fare... Io non ti riconosco più! {{NDR|entra nella sua stanza e sbatte la porta}}<br /> '''Eva''': Non mi riconosco più neanche io. ===Episodio 12, ''Siamo uomini o gnomi''=== *{{NDR|Eva entra nella stanza di Marco}}<br />'''Eva''': Marco non puoi far finta che non esisto, io abito in questa casa e non diventerò trasparente!<br /> '''Marco''': Posso sempre fare come fai te, ignorare il problema.<br /> '''Eva''': Vuoi dire tutto a mia madre, vero?<br /> '''Marco''': Io vorrei che glielo dicessi tu!<br />'''Eva''': Ma perché non cerchi di capirmi, come posso dirglielo se non so più chi sono io, se io sono la prima a non capire cosa mi sta succedendo, come faccio a spiegarlo a mia madre? Io mi guardo allo specchio e non mi riconosco più! Marco, mi vergogno di quella che sono diventata! Certe volte sembra che non stia succedendo a me, che tutto questo stia succedendo ad un'altra persona! Io non sono così!<br />'''Marco''': E come sei tu veramente? Come sei? {{NDR|Marco va via arrabbiato}} *{{NDR|Walter arrivato in officina da Ezio lo trova addormentato e Walter lo sveglia}}<br />'''Walter''': Oh!<br /> '''Ezio''': Ma che sei scemo? Ma come te viene in mente?<br /> '''Walter''': Ma che fai dormi?<br /> '''Ezio''': Ma che dormo che sto a fa ad aggiustare la marmitta, ma non lo vedi che sto ad aggiustà, che voi?<br /> '''Walter''': Tiè tirati su dai.<br /> '''Ezio''': Mazza come sei elegante, bisogna essere eleganti pe fà il cravattaro nell'alta finanza eh... damme na mano... complimenti.<br /> '''Walter''': Ma che dici... che cravattaro, guarda che io per tua norma e regola sono... sono un consigliere che consiglia, ai consiglieri dei consigli per l'amministrazione delle banche dei titoli più titolati per la compravendita del rialzo e il ribasso de... vabbè insomma so cose complicate non me va di stare a spiegare.<br /> *{{NDR|Cesare e Matilde discutono sulle abitudini di vita di Gabriella}}<br />'''Matilde''': Basta questo cibo sano mi sta uccidendo.<br /> '''Cesare''': Allora ammetti di aver sbagliato.<br /> '''Matilde''': Ma come facevo a sapere che Gabriella era così invadente.<br /> '''Cesare''': È una donna e questo doveva toglierti qualsiasi dubbio, che poi fra tutte sia la peggio è n'altro paio de maniche.<br /> '''Matilde''': Ora però dobbiamo trovare una soluzione prima che ci trasformi la casa in un centro benessere.<br /> '''Cesare''': Ma come facciamo, quella è uno scorpione, manco la bomba atomica la elimina.<br /> *{{NDR|Eva arriva in cucina dove Lucia sta pulendo}}<br />'''Eva''': Mamma.<br /> '''Lucia''': Eh?<br /> '''Eva''': Ma che stai facendo?<br /> '''Lucia''': E sto cercando di prendere, mi fai una cortesia, mi prendi tu la teglia quassù quella grande, eh che questa cosa appiccica come la colla, peggio della colla.<br /> '''Eva''': Sì, va bene.<br /> '''Lucia''': Quella, quella nera lassù.<br /> {{NDR|Eva sta salendo sopra una sedia, Marco arriva e vedendo la scena si preoccupa}}<br />'''Marco''': Ferma!<br /> {{NDR|Lucia si volta preoccupata}}<br />'''Lucia''': Oh che è?<br /> '''Marco''': Ferma, ci penso io tranquilla.<br /> {{NDR|Eva se ne va sollevata, accennando un sorriso e felice per il gesto di Marco}} *{{NDR|Eva entra nella stanza di Marco, lui sta suonando}}<br /> '''Eva''': È la tua nuova canzone? E le parole? Non ci sono parole?<br />'''Marco''': Tu lo sai che prima o poi non potrai più nasconderlo, no? {{NDR|Eva sta quasi per piangere, allora lui l'abbraccia}} Vieni qui!<br /> '''Eva''': Ti prego, aiutami!<br /> '''Marco''': Stai tranquilla, terrò il segreto. Cavolo! Sono o non sono tuo fratello? Non ti preoccupare stai tranquilla ora. ===Episodio 13, ''Roulette russa''=== *'''Simona''': E lo sai perché noi siamo single? Perché l'amore è come la polverina magica di Trilli. Ce l'hai addosso e voli. Però più forte sbatti le ali più ti si scrolla di dosso.<br /> '''Marco''': E senza neanche accorgertene ti ritrovi a terra, e riscopri la faccia della gente, che per tanto tempo, volando, dall'alto hai visto come dei piccoli puntini. Eh?<br /> '''Simona''': E appena ti accorgi di avere la faccia come tutti gli altri? E lì ripiombi nel mondo pronta a rifiondarti in tutto questo casino. *'''Simona''': È brutto interrompere una bella canzone.<br /> '''Marco''': Be', però se quella che te ne do è ancora più bella allora uno se ne fa una ragione, no?<br /> '''Simona''': Mh... Non sono convinta di avere capito bene la metafora. Cioè, tu vorresti dirmi...<br /> '''Marco''': Questo. {{NDR|Marco la bacia}} *{{NDR|Ezio dopo aver perso tutte le fiches viene insultato da Son Sei e gli storti intervengono per dividerli}}<br />'''Storto#1''': Ok forza sicurezza, sicurezza.<br /> '''Son Sei''': Sono quello che ti meriti, ecco cosa sono.<br /> '''Ezio''': Ma chi siete poliziotti? Distintivo per favore, io nun me faccio mette le mani addosso. {{NDR|lo Storto#2 alza il giacchetto e mostra ad Ezio la pistola}} Ma che è vera?<br /> '''Storto#1''': No, è a gommini.<br /> '''Ezio''': Ah... a gommini.<br /> *E se fossero le donne ad aver paura di aspettare un figlio? Fanno finta di dimenticarselo, anche con se stesse. Quando una donna aspetta un figlio diventa molto fragile: si sente ancora figlia e non ancora madre, pensa di non essere pronta, ha paura della solitudine e nella solitudine finisce per cacciarsi da sola. Può incrociare decine di donne nel suo stato ma lei non le vede, perché è sicura di essere lei la più incapace. Il suo allontanarsi diffidando persino del suo uomo è solo un alibi che maschera un sentimento terribile: l'incertezza di volerlo questo bambino, la difficoltà ad accettarlo perché non si concilia con la vita che fai, con quello che sei... e c'è la paura che quel bambino ti porti via il futuro. Poi, improvvisamente, si accorge che forse la cosa è più semplice di quanto non pensasse perché, improvvisamente, si ricorda della verità più banale e intuitiva del mondo, e questa verità è che i bambini si fanno in due. Ma anche se sei sola, un bambino è il dono più grande che la vita ti possa fare. (articolo di '''Eva''' sui neo-papà) ===Episodio 14, ''Era mia madre''=== *{{NDR|Cesare, Ezio e Giulio discutono su come nascondere il lavoro che faceva Pamela a Matilde}}<br />'''Cesare''': Vabbè, comunque mettiamo pure che sta cosa possa funzionare, andò la trovo sta Godiva?<br /> '''Giulio''': Ma perché non lo diciamo a Lucia e Stefania?<br /> '''Ezio''': Ma che sei matto, quelle se so messe in testa che a Matilde bisogna digli la verità, a Lucia e Stefania... cerca sul giornale Godiva che ce vuole, affittasi com'è A.A.A. er coso lì...<br /> '''Giulio''': Com'è, com'è sempre nun fa finta che nun lo sai dai.<br /> '''Ezio''': Eh lo so.<br /> '''Giulio''': Sarà A.A.A. Godiva "Amica" de Ezio.<br /> '''Ezio''': Bravo. *{{NDR|Marco bussa alla porta della stanza di Eva}}<br />'''Marco''': Ciao, posso?<br />{{NDR|Eva annuisce e Marco va a sedersi vicino a lei}}<br />'''Marco''': Allora, non l'hai trovato?<br />'''Eva''': Non è stato facile, però l'ho chiamato... si è fatto negare.<br /> '''Marco''': Non me l'aspettavo.<br /> '''Eva''': No, neanche io.<br /> '''Marco''': Però ascolta un attimo, tu l'hai chiamato per dargli un'informazione, per dirgli una cosa, giusto?<br /> '''Eva''': Sì, e allora?<br /> '''Marco''': E allora se li vuoi far sapere che questo bambino nascerà comunque, non è perché lui si nega che tu non riuscirai a farlo, capisci?<br /> *{{NDR|Ezio si alza per andare a riportare indietro i vestiti presi in affitto}}<br />'''Stefania''': Ma do vai te vestito così scusa?<br />'''Ezio''': Do vado perché, è comodo, è fresco sto tanto bene, anzi non ho ancora capito perché non se sparsa la moda pure per li omini de e gonne.<br />'''Stefania''': Ah non l'hai ancora capito? Ma secondo me se te guardi allo specchio lo capisci. *{{NDR|Cesare bussa alla porta della stanza di Matilde}}<br />'''Matilde''': Mi hai spaventata.<br />'''Cesare''': Mi dispiace, siedeti, ti vorrei dire una cosa... tu lo sai che cosa sono i segreti Matilde? {{NDR|Matilde risponde "No" con un cenno della testa}} Quando un vestito si buca noi ci mettiamo la toppa, perché ci vergogniamo di far vedere quel buco agli altri, ecco questi sono i segreti, sono toppe sui buchi della nostra anima. ===Episodio 15, ''A volte ritornano''=== *{{NDR|Ezio è andato di nascosto ad avvertire Cesare che Lojacono ha cercato di estorcergli informazioni su dove si possa trovare Matilde}}<br />'''Ezio''': Guarda che Lojacono mi ha offerto un sacco de soldi per sapere chi era il padre de Matilde, ma parecchi soldi roba grossa, manco nei pacchi de ''Affari Tuoi'' tutti quei soldi ce stanno.<br />'''Cesare''': Ah ho capito, eh vabbè tu non li hai accettati, mazza bravo grazie sei stato veramente un amico, ma hai preso precauzioni?<br />'''Ezio''': Perché devo prende precauzioni Stefania so vent'anni che prende la pillola.<br />'''Cesare''': Ma sei scemo?<br /> *{{NDR|Walter disperato racconta a Marco quello che è successo con Carlotta}}<br />'''Marco''': Comunque Walter, a te Carlotta se continui così ti fa a pezzi.<br />'''Walter''': Non è detto, dice praticamente che sono l'unico uomo che vuole e poi ha ammesso la sua stronzaggine, quindi praticamente una resa totale.<br />{{NDR|Simona che all'inizio della conversazione si era messa in disparte, entra nella discussione}}<br />'''Simona''': E allora perché hai così paura?<br />'''Walter''': Chi ha paura?<br />'''Simona''': Eh tu guarda che faccia.<br />'''Walter''': Questa poi è un'altra cosa e comunque visto che tu sei tanto brava spiegami un attimo come si fa a capire quando una persona ti interessa ancora allora.<br />'''Simona''': Va bene ti faccio un esempio, tu e lei avete un appuntamento e lei tarda, tu sei lì e ti chiedi se ne vale la pena o meno aspettare, sai che cos'è che ti da la risposta? {{NDR|Simona guarda Marco}} Il sorriso che fai quando la vedi, che non è quello che vede lei, ma è quello che fai ancora prima di vederla e quel sorriso non lo controlla nessuno perché viene direttamente dal cuore e vuol dire una cosa sola... io ti amo.<br />{{NDR|Marco accenna un sorriso imbarazzato}} *{{NDR|Ezio, Giulio e Lojacono sono arrivati al centro commerciale alla ricerca di Cesare e Matilde}}<br />'''Ezio''': Aoh non ce posso crede er cubo de "Kubrik" te lo ricordi?<br />'''Lojacono''': Tu vai da quella parte e tu da quella parte.<br />'''Ezio''': Aoh te hai bisogno che te calmi tu va de qua, tu va de la, sempre a da l'ordini, ma per favore nun lo dici mai te?<br />'''Giulio''': Dai non fa niente.<br />'''Lojacono''': Vogliamo sbrigarci allora.<br />'''Giulio''': Eh esatto, sbrighiamoci.<br />'''Ezio''': Lo rubo che c'è voglio gioca a casa.<br />'''Giulio''': Come lo rubi, pagalo perché lo devi ruba?<br />'''Ezio''': Così, tanto torno dopo {{NDR|mettendo al suo posto il cubo gli cade}} te saluto... Cesare.<br /> *{{NDR|Mentre Matilde sta per partire arriva Eva, appena tornata da Parigi con un vestito per lei indossato ad una presentazione dell'album di ''Madonna''}}<br />'''Matilde''': Tra l'altro ''Madonna'' era anche amica di mia mamma.<br /> '''Ezio''': Ma davvero?<br />'''Giulio''': Come davvero, glielo hai detto te, non te ricordi che lo sapevi no?<br /> *{{NDR|Cesare in lacrime ripete in continuazione il nome di Matilde}}<br />'''Lucia''': Ti faccio una tisana?<br />'''Cesare''': No.<br />'''Lucia''': Una cioccolata calda?<br />'''Cesare''': No, voglio Matilde, voglio Matilde.<br />'''Stefania''': Cesare, ma neanche un po d'acqua.<br />'''Cesare''': No... Matilde, Matilde.<br />'''Ezio''': Ma non è che gli è venuto un ictus dal dolore che s'è fissato. {{NDR|suonano al campanello e Giulio va ad aprire}}<br />'''Stefania''': Ezio per favore eh.<br />'''Giulio''': Matilde.<br /> '''Ezio''': Allora è contagioso.<br />{{NDR|Giulio entra in cucina con a fianco Matilde}} ===Episodio 16, ''Danni e donne''=== *{{NDR|Ezio commenta l'assunzione di Teresa alla bottiglieria}}<br />'''Ezio''': Me piace, me piace, me piace questa è gente capace, gente del nord che c'ha i piedi sulla testa.<br />'''Giulio''': Ezio... o c'ha la testa sulle spalle o c'ha i piedi per terra, decidi.<br />'''Ezio''': Piedi per terra.<br /> *{{NDR|Ezio commenta gli sguardi tra Barilon e Teresa}}<br />'''Ezio''': Aoh.<br />'''Cesare''': Eh.<br />'''Ezio''': Sti due non me la raccontano giusta, sembrano fatti l'uno pe' l'altra, li hai visti?<br />'''Cesare''': Ma che stai a di'? Questa è la tipica sintonia della gente del nord, evoluti, rapidi, nun di stupidaggini oggi non è giornata, per favore.<br />'''Ezio''': Secondo me gli ingranaggi della grande macchina dell'amore, se so appena messi in moto.<br />'''Cesare''': E speriamo che te mettano sotto. *{{NDR|Giulio e Cesare arrivano al ristorante veneto dove Barilon e Teresa si sono dati appuntamento e trovano pure Ezio seduto ad un tavolo nascosto per vedere cosa succede}}<br />'''Giulio''': Oh!<br />'''Ezio''': Aoh, siete arrivati finalmente eh.<br />'''Cesare''': Volevamo vedere che casini stavi combinando, scommetto che lì nun è successo niente.<br />'''Ezio''': E invece no, non è giusto manco pè niente, perché questi se stanno a guardà dritti nell'occhi come fossero due innamorati, vo dico io.<br />'''Giulio''': Ezio basta co sta storia annamo via.<br />'''Ezio''': Aspettamo na mezz'oretta se non succede niente se ne annamo a casa, se no aspettamo un attimo.<br />'''Cesare''': Che hai ordinato?<br />'''Ezio''': Polenta co osei, nun so che vuol dire.<br />'''Giulio''': Boni, la polenta co uccelletti.<br />'''Ezio''': Uccelletti, ma che sei matto a me fa impressione chiama subito il cameriere va. *{{NDR|Eva è in un motel, si sente male, Marco arriva dopo che lei lo ha chiamato, e la trova seduta a terra}}<br />'''Marco''': Eva.<br /> '''Eva''': Marco.<br /> '''Marco''': Che succede?<br /> '''Eva''': Ho un dolore fortissimo qui.<br /> '''Marco''': Senti ti metto sul letto, ok?<br />'''Eva''': No, no. Non mi toccare, ti prego non mi toccare, ho troppa paura Marco. Ieri sono stata dal medico e mi ha detto che c'è il pericolo del distacco della placenta.<br /> '''Marco''': Allora dobbiamo chiamarlo.<br /> '''Eva''': L'ho già chiamato, sta arrivando.<br /> '''Marco''': Ma tu che ci fai qui! Dopo la visita ti riporto a casa.<br /> '''Eva''' {{NDR|cominciando a piangere}}: No, no non posso andare a casa, non sanno niente, capisci? Io non ho detto niente. Sanno che sono fuori Roma per lavoro, che faccio ritorno a casa incinta e piena di problemi? No, io devo rimanere qua e devo stare tranquilla perché il medico mi ha detto che devo avere un po' di tranquillità, perché sennò il bambino rischia, e se il bambino rischia...<br /> '''Marco''': Eva è chiaro che tu qui da sola non ci puoi stare, ma non ti preoccupare perché faremo di tutto per risolvere la situazione senza che tu debba tornare a casa. Va bene... vieni qui. {{NDR|Marco l'abbraccia}} ===Episodio 17, ''Basta crederci''=== *{{NDR|Walter sta uscendo dopo aver raccontato ad Eva del suo acquisto da lei deriso}}<br />'''Walter''': Senti io non so perché, ma percepisco delle ondate negative nei miei confronti oggi, sto per uscire ti serve qualcosa?<br />'''Eva''': No, non mi serve niente.<br />'''Walter''': Ecco brava {{NDR|Mettendosi attorno alla testa un velo e parlando come una persona anziana}} e allora come direbbe nonna Elvezia riguardati, perché il dottore ha detto di non fare gesti inconsulti, va bene?<br />'''Eva''': Va bene nonna.<br /> *{{NDR|Alice e Iolanda trovano un mail sul computer scritta da Rudi}} Cara Fabiana, questa è l'ennesima email che ti scrivo, non sono bravo a dire certe cose... e forse quello che ti dirò ti lascerà indifferente, ma tra noi due è successa una cosa che non potrò mai dimenticare. In questi giorni, però credo che è stato importante solo per me perché tu mi eviti, mi sfuggi... lo so che non servono le parole, ma so che adesso mi sento solo, senza voglia di vivere e con il cuore a pezzi, mi piacerebbe dirtelo, ma questa email, come le altre che ti ho scritto, è destinata al cestino. ('''Rudi''') *{{NDR|Giulio è andato a cercare Rudi scappato di casa e da scuola per una pena d'amore}}<br />'''Rudi''': Mi piaceva papà e non pensavo facesse male qui alla bocca dello stomaco, ci sono certe volte che penso di non farcela e vorrei addormentarmi senza svegliarmi più.<br />'''Giulio''': No Rudi e qui ti sbagli, non si muore per amore, per amore si soffre, per amore si gioisce, per amore si ferisce, per amore si fanno un sacco di cose, ma non si muore... Quando finisce un amore ce n'è sempre un altro pronto a cominciare, cosa avrei dovuto fare io quando è morta mamma? Avrei dovuto lasciarmi morire? {{NDR|Rudi fa cenno di "no" con la testa}} Esatto non mi sono lasciato andare e ti giuro che ho sofferto come non pensavo si potesse soffrire nella vita, però poi ti guardi intorno e ti rendi conto che ci sono mille altri motivi per continuare a combattere, c'eri tu, c'erano i tuoi fratelli, c'era zio Cesare e poi è arrivata Lucia, mi sono arreso?<br />'''Rudi''': No. {{NDR|si abbracciano}} ===Episodio 20, ''Ninna nanna nonni''=== *{{NDR|Son Sei si presenta in bottiglieria e racconta la sua storia}}<br /> '''Son Sei''': Come vedete la mia vita è molto cambiata. Ho sposato una donna molto ricca, che è morta, lasciandomi un sacco di milioni!<br /> '''Ezio''': Ma chi? La babbiona, quella della fotografia?<br /> '''Son Sei''': Eh! {{NDR|annuendo}} Maria Alba Chiara Vincenzi Duccio Sparta vedova Piccolomini, detta Amelia!<br />'''Ezio''': E quanti funerali avete fatto?<br /> '''Son Sei''' {{NDR|perplesso}}: Uno!<br />'''Ezio''': Ah, uno... *{{NDR|Marco aspetta Eva fuori l'ospedale, lei arriva e si abbracciano}}<br /> '''Marco''': Allora com'è andata? Che ha detto?<br />'''Eva''': Che sta benone!<br /> '''Marco''': Non sai quanto sono contento!<br /> '''Eva''': Sì, anche io. Ma che tempismo però io esco tu arrivi.<br /> '''Marco''': Già telepatici proprio.<br />'''Eva''': Eh telepatici. Guarda che ti ho visto, non ti sei allontanato da qui... Con Franco come fai? Che cosa gli dici stasera?<br /> '''Marco''': Con tutto quello che abbiamo passato in questi mesi, non riuscivo a non pensare ad altro. Però non ho perso tempo, ho capito che cosa voglio scrivere, ce l'avevo qui, {{NDR|si tocca il cuore}} chissà da quanto tempo e all'improvvviso stamattina è venuto tutto fuori.<br />'''Eva''': Bene così almeno non mi sento in colpa. *{{NDR|Marco ed Eva sono ad Ostia}} <br />'''Eva''': Be', non vedo l'ora che esca il tuo nuovo disco.<br /> '''Marco''': Che strano tra poco uscirà il mio primo disco e tu darai alla luce un bambino.<br /> '''Eva''': Già. Tutt'e due con una nuova creatura. <br /> '''Marco''': Sei pronta per dirlo a tua madre? <br /> '''Eva''': Sì. Be', sì sono pronta. Anche perché penso che a questo punto non servano parole, basta mostrarle la pancia... Senti come scalcia. {{NDR|prende la mano di Marco e la posa sulla sua pancia}} <br /> '''Marco''': È pazzesco, non ti fa male?<br /> '''Eva''': No, no anzi. È la sensazione più bella della mia vita... Io non ce l'avrei mai fatta senza di te, Marco. <br /> '''Marco''': È stato bello starti accanto veramente.<br /> '''Eva''': E questi mesi non ce li dimenticheremo mai, eh. ===Episodio 21, ''Care mamme''=== *Cara mamma, aspetto un bambino e non te l'ho detto, perché credevo di aver fatto un errore e non è facile ammettere i propri errori. Sono ancora piccola, e mi viene da ridere a scriverlo se mi tocco la pancia, ma è così! E come i bambini, da qualche parte, sono ancora convinta che il mondo l'abbia fatto tu. Ecco mamma, il mondo è stato molto severo con me e forse te ne ho voluto per questo e te ne ho voluto perché mi hai costretto a dirtelo, perché non te ne sei accorta da sola, perché non sei venuta a frugare nei miei cassetti e non hai rubato il mio beauty-case e non ci hai trovato dentro le prove di quello che mi stava succedendo. Poi qualcuno mi ha aiutato a guardarmi da fuori e a capire che non era tutto un disegno del fato contro di me ma che ero soltanto una delle centinaia di migliaia di persone nel mondo che stavano in quella condizione. E allora comunque non te l'ho voluto dire... perché se ce l'avessi fatta da sola, mi dicevo, a quel punto, forse sarei riuscita a dimostrarmi che non importa chi ha creato il mondo ma importa soltanto quanta forza e quanta volontà riesci a investire per costruirci dentro la tua strada. Cara mamma, aspetto un bambino e riesco soltanto a sperare di poterlo tirare su con l'amore e la forza che tu hai dedicato a me. E spero, quando sicuramente tradirà la mia fiducia come io ho tradito la tua, di avere quella forza per perdonarlo. Eva. ('''Eva''') {{NDR|articolo/lettera scritto alla madre, rivelando che è incinta}} *{{NDR|Lucia entra in stanza mentre Eva sta leggendo}}<br />'''Eva''': Ciao.<br />{{NDR|Lucia va a sedersi vicino ad Eva}}<br />'''Lucia''': Mi avevano detto che le parole sarebbero venute spontanee entrando in camera, ma non è così.<br />'''Eva''': Lo so, è da quando sono tornata che mi eviti.<br />'''Lucia''': Beh non è facile, te mi metti in difficoltà.<br />'''Eva''': No mamma sei tu che mi metti in difficoltà, sei stata chiusa in cucina per tutto il tempo pur di non parlarmi alla festa che tu hai organizzato in mio onore.<br />'''Lucia''': Pensavo che, che ti facesse piacere sentirti di nuovo a casa.<br />'''Eva''': Io mi sento a casa se mia madre mi guarda negli occhi e mi dice che nonostante tutti i casini che ho combinato, tutti i guai in cui mi sono messa andrà tutto bene e la vuoi sapere una cosa? Mi sentivo molto più a casa al magazzino di Walter.<br />'''Lucia''': Adesso stai esagerando Eva.<br />'''Eva''': No mamma, tu pensi che veramente nel rapporto tra me e te in questo momento quella che ha bisogno di aiuto sia tu? Mamma sono io che ho bisogno di aiuto, sono io che tra un po partorirò il mio primo figlio e tutto quello che so su quello che mi accadrà e quello che mi succederà lo devo imparare dai giornali.<br />{{NDR|Eva lancia i giornali per terra}}<br />'''Lucia''': Scusa... cercherò di rimediare.<br />{{NDR|Lucia si alza ed esce dalla stanza}} *{{NDR|Marco a Walter, riferito a Simona che non risponde alle sue chiamate}}<br /> '''Marco''': Secondo me sta esagerando, Walter era solo una canzone, io non capisco perché le donne si devono tanto attaccare alle parole.<br /> '''Walter''': Be', insomma è comprensibile se si tratta di parole d'amore, soprattutto se non sono rivolte a loro.<br /> '''Marco''': Walter, la canzone era per il bambino, lo stesso bambino che tu hai accudito per primo quando Eva è venuta a vivere al magazzino e che noi tutti abbiamo adottato fin dall'inizio.<br /> '''Walter''': Sì, per il bambino che noi tutti abbiamo adottato.<br /> '''Marco''': Sì. <br />'''Walter''': Marco, io ti conosco da quando sei nato e lo capisco meglio di te se stai dicendo una cazzata. Quindi rispondi sinceramente a questa domanda, perché quando Simona ti ha chiesto dov'eri finito, tu non hai avuto il coraggio di dirle che eri rimasto tutta la giornata con Eva all'ospedale?<br /> '''Marco''': Va be', che c'entra, perché Simona è gelosa di Eva e anche per colpa tua. Ecco perché!<br /> '''Walter''': Sì certo. Io ho detto a Simona che tu ed Eva avete avuto una storia, ma pensavo glielo avessi detto tu e il fatto che tu non le abbia detto questa cosa, non fa altro che dimostrare la mia teoria.<br /> '''Marco''': Cioè?<br /> '''Walter''': Marco, tu ci sei ricascato, ce l'ho chiaro io, ce l'ha chiaro anche Simona, solo tu non ce l'hai chiaro e speriamo anche Eva, perché se fosse così succederebbe un gran casino!<br /> '''Marco''': Walter, la tua è una teoria del cavolo! Va bene, la canzone non era per lei.<br /> '''Walter''': Sì, la canzone era per il bambino... Tu puoi continuartelo a dire tutte le volte che vuoi fino a quando non ti sembrerà vero, ma quello che sembra vero in realtà a volte non è vero. *{{NDR|Giulio e Cesare preparano Ezio per il viaggio in America dove si trova Alex}}<br />'''Ezio''': Piuttosto io questo, 'na fotografia ce l'avete? Come lo riconosco?<br />'''Giulio''': No.<br />'''Ezio''': Descrivetemelo.<br /> '''Giulio''': Vabbè tu vai al ristorante lui è il proprietario, è italiano, è un bel ragazzo co' l'occhi un po a mandorla, alto più o meno come me e che ce vò.<br />'''Ezio''': Che c'avrà poi il cappello plastico da cuoco.<br />'''Cesare''': E beh che vor di, come i ladri che hanno la mascherina e il numero come la ''Banda Bassotti'' e dai Ezio devi anda' a New York mica a Topolinia .<br />'''Ezio''': Eh peccato però, che già che c'ero ce potevo annà, na volta tanto li vedevo dal vivo.<br />'''Giulio''': Chi?<br />'''Ezio''': Come chi? Gamba di legno, Clarabella, Pippo, Pluto, Topolino.<br />'''Giulio''': Ezio so finti, so cartoni.<br />'''Ezio''': Ah so finti, mi nipote se fatto tutte le fotografie.<br />'''Cesare''': Ma che davvero? Perché non c'hai portato Mimmo?<br />'''Giulio''': Pure te! O mamma mia!<br />'''Ezio''': Aoh ce so i giochi è bello sà. *{{NDR|Eva entra in cucina e vede Lucia che sta scrivendo}}<br />'''Eva''': Scrivi alla nonna?<br />'''Lucia''': Oh... da quand'è che sei qui?<br />'''Eva''': Non da molto.<br />'''Lucia''': Eh si si, stavo scrivendo alla nonna perché ha... ha incontrato un signore che... che per la verità non mi piaccia molto e quindi così. {{NDR|Eva vede la carta del cioccolatino con la scritta della rivista dove lavorava}} Sono stata da Iva sì.<br />'''Eva''': Mamma non ho parole.<br />'''Lucia''': E io invece sì e quindi ora tu mi ascolti, sono stata da Iva per convincerla a riprenderti al lavoro e lei mi ha detto invece di cercare di convincere te a scrivermi una lettera nella quale mi spieghi per che cavolo non mi hai detto che eri incinta e siccome io ho pensato che tu non l'avresti scritta, ho pensato di scriverla io al posto tuo, dice che sarebbe un bel pezzo, un bel articolo e solo che io... io non riesco a trovare le parole e sai perché? Perché non riesco a mettermi nei tuoi panni, ti ho portato dentro per nove mesi, ma non riesco a mettermi nei tuoi panni... io non so più chi sei Eva... e questo vuol dire che non so più chi sono io. *{{NDR|Marco va a parlare con Simona al Rock Studio}}<br />'''Marco''': Avevi ragione tu!<br /> '''Simona''': La ami?<br />'''Marco''': Non lo so, sono confuso, non...<br />'''Simona''': No Marco! Questa volta voglio la verità! Mi serve la verità, Marco!<br /> '''Marco''': Sì... Credo di amarla.<br /> '''Simona''': Sin dall'inizio?<br />'''Marco''': No! All'inizio mi sembravi tu la risposta a tutte le mie domande.<br />'''Simona''': E poi, dov'è che ho sbagliato poi?<br />'''Marco''': Tu non hai sbagliato niente, sono io che...<br /> '''Simona''': No, Marco! Sono cazzate! Tutti sbagliamo, no? Il problema è che non si capisce mai perché per voi uomini le uniche persone a non sbagliare mai sono le donne che dovete mollare! No, ti prego Marco, dimmi dove ho sbagliato! Dimmelo!<br /> '''Marco''': Davvero Simona, non lo so dove hai sbagliato! Non li so vedere i tuoi errori, ok? So vedere solo i miei... Tu sembravi la risposta a tutte le mie domande, tranne a quella che molto prima di conoscerti avevo deciso di non farmi più!<br />'''Simona''': Quale sarebbe?<br />'''Marco''': Se posso essere felice senza Eva! ===Episodio 22, ''Non ho l'età''=== *Io non so ancora come sono, ma so che non sono come voi e mai lo sarò, non voglio accontentarmi, non voglio perdermi nella noia delle storie tutte uguali, voglio che l'amore sia unico, irripetibile, come quello dei poeti, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. ('''Alice''') {{NDR|scrivendo sul suo diario}} *Hai ragione, non ti sono stato accanto, ma in questi giorni ho cercato di rivivere tutti i mesi che mi sono perso e di capire cosa hai dovuto affrontare, quante paure hai dovuto superare nel farti coraggio, quante risposte hai dovuto cercare da sola, quanto sei stata brava nel perseguire nel tuo sogno, mentre questo bambino ti stava crescendo dentro e quel futuro lo stava rubando solo a te. Ho iscritto nostro figlio alla White School, c'è una lista d'attesa lunga chilometri, forse lui un giorno potrà vivere nostro il sogno americano, quello che non abbiamo vissuto noi. Io resterò qui, in silenzio, aspettando che tu mi apra la porta e che mi lasci entrare e non importa quanto vi dovrò aspettare, perché voi sarete sempre nel mio cuore. ('''Alex''') {{NDR|lettera ad Eva}} *{{NDR|Eva e Marco sono nella stanza di lei, stanno parlando dopo il ritorno di Alex}}<br />'''Eva''': È che tu lo sai, perché mi sei stato vicino per tutto questo tempo, sai quanto ho sofferto, sai quanto ci sono stata male. E proprio nel momento in cui pensavo di aver finalmente dimenticato tutto, dopo che pensavo di averci messo una pietra sopra, lui che fa? Torna? Ritorna e mi fa crollare tutte le certezze!<br />'''Marco''': Eva, è vero che tra voi due, nella vostra storia, qualcosa è andato distrutto, ok. È vero. Però se tu lo ami davvero, non fare come ho fatto io con te. Di condannarlo senza appello. Per poi passare giorni, settimane, mesi a cercarti tra le macerie, non lo fare! Perché poi è troppo tardi! Se tu lo ami davvero, non lo fare! *{{NDR|Cesare disperato legge la lettera di Matilde per entrare in convento a Ezio e Giulio}}<br />'''Cesare''': Pamela, amore mio aiutami tu.<br /> <br />'''Ezio''': Aoh, ma se fosse veramente un segno divino è... co 'na madre così 'na figlia suora la situazione se bilancia.<br />'''Cesare''': Così come?<br />'''Ezio''': Migno... {{NDR|Ezio e Giulio si guardano e Giulio fulmina Ezio con lo sguardo e quest'ultimo si passa la mano sulla bocca}}<br />'''Giulio''': Nel senso buono.<br />'''Cesare''': Disgustoso veramente. === Episodio 26, ''Diversità elettive'' === *{{NDR|Eva e Marco si incontrano nel pianerottolo, si salutano e lui sta per andare via}}<br />'''Eva''': Ho sentito la tua nuova canzone!<br />'''Marco''': Ah!<br />'''Eva''': È... È molto bella!<br />'''Marco''': Sono contento che ti piaccia, spero gliela farai sentire, insomma.<br />'''Eva''': Certo, è dolcissima!<br />'''Marco''': Mi fa piacere, sai quando l'ho scritta mi ero un po' abituato all'idea che gliela avrei suonata più o meno spesso io, be' insomma... Va be'! L'importante è che non si scordi dello zio. Ecco! Adesso vado che sono veramente in ritardo. Ciao! === Episodio 27, ''Foto di famiglia'' === *{{NDR|Eva va a casa per vedere come va la situazione visto che Giulio e Lucia sono in crisi}}<br /> '''Eva''': Ciao, come va qui? Sempre atmosfera pesante?<br />'''Marco''': Neanche si parlano. Ma tu che ci fai qui?<br />'''Eva''': No, è che Alex deve fare un catering ad un agriturismo, ed io parto con lui, però prima volevo vedere com'era qui l'atmosfera a casa.<br />'''Marco''': Be', ti ha detto male. Non c'è nessuno, fanno tutti a gara a chi esce per primo.<br />'''Eva''': Tutti tranne te!<br />'''Marco''': Insomma mi tocca stargli un po' addosso. Nella buona e nella cattiva sorte vale anche per i figli dopotutto, no? Da quando papà ha avuto l'infarto non faccio altro che pensare al fatto che loro non sono eterni e che hanno bisogno di noi.<br />'''Eva''': Se poi pensi che l'infarto glielo abbiamo procurato noi due.<br />'''Marco''': Ma gli siamo stati tutti accanto, no?<br />'''Eva''': Non proprio tutti. Anche se forse se tu non fossi andato a Londra quella crisi non si sarebbe risolta, quindi. Io non te l'ho mai riconosciuto.<br />'''Marco''': Già, ha salvato la famiglia. Ma è costata cara a noi due. *{{NDR|Marco si risveglia dopo che si è addormentato abbracciato ad Eva, e la guarda dormire}}<br />'''Marco''' {{NDR|nella sua mente}}: Diglielo che è ancora lei per te! Diglielo che il sonno che dividi con lei è il più dolce del mondo! Diglielo che il tempo non cambia le cose, che ancora oggi provi un brivido soltanto a guardarla dormire! Diglielo che non smetterai mai di amarla! Mai! Ovunque andrà! Diglielo Marco!<br />{{NDR|Eva si sveglia e notando lo sguardo di Marco si alza}}<br />'''Eva''': Oddio! Non mi ricordo neanche quando mi sono addormentata!<br />'''Marco''': No, niente. Ti sei addormentata ed io non ti ho voluto portare su perché avevo paura di svegliarti e poi mi sono addormentato anch'io e... Eva, io devo dirti una cosa!<br />{{NDR|Eva si avvicina nuovamente al divano e si siede}}<br />'''Eva''': No, senti te la devo dire anche io una cosa. È una cosa importante. È stranissimo non riesco a trovare le parole per dirtelo. Io e Alex ci sposiamo!<br /> {{NDR|Marco resta di stucco, poi sorride}}<br /> '''Marco''': Cavolo! È una notizia bellissima questa! {{NDR|l'abbraccia triste}}<br />'''Eva''': E tu che cos'è che mi dovevi dire?<br />'''Marco''': Io... Hai presente l'X tour?<br />'''Eva''': Sì!<br /> '''Marco''': Mi hanno preso!<br />'''Eva''': Stai scherzando?<br />'''Marco''': No!<br />'''Eva''': E quanto starai via?<br />'''Marco''': Circa un anno!<br /> '''Eva''': Starai via un anno. E quando parti?<br />'''Marco''': Questo pomeriggio.<br /> {{NDR|Eva l'abbraccia triste}} === Episodio 28, ''Io e te per sempre'' === *{{NDR|Marco chiama Eva al cellulare, ma quando lei risponde non riesce a parlare e riaggancia la cornetta del telefono}}<br />'''Marco''' {{NDR|piangendo, pensando ad alta voce}}: Ciao Eva, sono Marco. Come stai? Io bene, grazie. No! Non è vero! Non sto bene per niente! Mi manchi! Non so cosa fare! *{{NDR|Marco e Walter sono nella piscina dell'albergo a Milano}}<br />'''Marco''': Non siamo qui solo per rilassarci. Vero?<br />'''Walter''': Senti Marco, siamo a Milano, la vita ti sta offrendo una mano di tutto rispetto, anzi una scala reale, ed io che sono il tuo migliore amico ho il dovere di dirti che la stai buttando via. È chiaro?<br /> '''Marco''': Ok! Guarda che ti faccio vedere! {{NDR|prende il telefono e gli mostra la foto di lui ed Eva che dormono nel divano}} Guarda! Come faccio, eh? Come faccio a godermi quello che la vita mi sta regalando se non faccio altro che pensare ad Eva, al fatto che lei si sta sposando con un altro, che io vorrei essere il padre di quel bambino? Come faccio?<br /> '''Walter''': È così?<br /> '''Marco''': Sì. È così!<br /> '''Walter''': Ah, è così?<br />'''Marco''': Sì! È così!<br /> '''Walter''': E allora bene! Prendi quel cavolo d'aereo, molla l'X tour se non te ne frega niente e vai da lei! Hai capito che ho detto? Va' da lei! Corri! Che aspetti ad andare? Io lo so perché hai il cemento nelle gambe! Perché l'unica cosa che hai di Eva è quella foto!<br />'''Marco''': Hai ragione, forse non ho nessun diritto su di lei. Però la amo!<br />'''Walter''': Ma che c'entra diritto, rovescio, che c'entra? Se vuoi una cosa vai lì e te la prendi! Punto e basta!<br />'''Marco''': Walter, è difficile... È difficile e fa male!<br />'''Walter''': Lo so! È per questo che non voglio vederti così! Perché lo so che soffri. Ora io ti lascio qui, tu ti fai una bella nuotata da solo e cerca di capire bene che intenzioni hai. Fra poco ci sarà la conferenza stampa. Se ti vedrò lì avrò capito che hai scelto in un modo, se non ti vedrò, va be', vorrà dire che avrai scelto in un altro. Qualunque cosa scegli però sappi che è una scelta coraggiosa, ma soprattutto io sarò sempre dalla tua parte! Sempre! *{{NDR|Eva è andata a Milano per assistere alla conferenza stampa di Marco, ma una volta arrivata lì scappa, Walter la vede e la rincorre}}<br />'''Walter''': Si può saper che ci fai a Milano te?<br /> '''Eva''': Niente, volevo esserci per Marco, volevo vedere che diventava un cantante famoso. Tutto qua! Non ci sono altri motivi davvero! Tutto qua! Dai, lo sai che io sono sempre stata la sua prima manager! Ti ricordi tutte le volte che gli abbiamo detto che non doveva mollare, che doveva andare avanti? Ecco! Tutto qua! Senti però adesso non gli dire niente! Non gli dire che mi hai visto! Non gli dire che sono venuta qui a Milano! D'accordo? Fallo stare tranquillo! Ciao.<br /> {{NDR|Eva sta per andare via, ma Walter la ferma}}<br /> '''Walter''': Eva! Sono il tuo migliore amico! Ti prego non mi prendere in giro!<br /> '''Eva''' {{NDR|cominciando a piangere}}: Ho avuto un momento di debolezza, Walter? Il matrimonio, Alex che torna, il bambino, il lavoro! Non ce la faccio più, sono stanca, sono stanca! Tutto quanto insieme! Tutto quanto in fretta! Io per un attimo non ce l'ho fatta. Ho avuto un attimo di debolezza. Basta! Marco è stato il mio primo amore, non posso dimenticarlo, io non lo dimenticherò mai! Però ho fatto bene a venire qua oggi, perché sono più tranquilla adesso, sono più sicura!<br />'''Walter''': Sicura che non vuoi parlargli? Adesso che fai? Torni a Roma? Sarai stanchissima! No, ti accompagno io! Vado da Simona... Vado da Simona, mi invento una scusa e ti accompagno giù a Roma io!<br />'''Eva''': No! No, grazie! Senti ti va di farmi da testimone al mio matrimonio?<br />'''Walter''': Sarebbe un onore! Però che deve fare il testimone?<br />'''Eva''': Niente. Abbracciarmi!<br /> {{NDR|Si abbracciano}}<br /> '''Eva''': Oh, mi raccomando con Marco.<br />'''Walter''': Con Marco... va bene, non gli dirò niente! Però sappi che comunque noi saremo tutta la sera al bar dell'hotel, quindi se dovessi ripensarci...<br />'''Eva''': Ciao. === Episodio 29, ''Ovunque andrai'' === *{{NDR|L'infermiera ha annunciato che il bambino è podalico e che si stanno preparando per il cesareo}}<br />'''Giulio''' {{NDR|vede avvicinarsi Ezio con le mani al volto}}: Che c'hai te, Ezio? {{NDR|sbuffando}}<br />'''Ezio''': Che c'ho! È Podalico! Che c'ho!<br />'''Giulio''': Podalico vuol dire che il bambino si presenta con i piedi davanti!<br />'''Ezio''' {{NDR|sollevato}}: Ah... È un ''po' dalico''!<br />'''Giulio''' {{NDR|non avendo voglia di rispiegare, annuisce}}: No, no... Un pezzetto solo...<br />'''Ezio''': Solo dalla parte dei piedi... {{NDR|passandosi le mani in testa}} Che se danno così le notizie! *{{NDR|Lucia è entrata in sala parto per cercare di calmare Eva}}<br /> '''Eva''': Mamma, dov'è Marco? Mamma, chiama Marco! Voglio Marco, mamma!<br /> '''Lucia''': Ma cosa dici? C'è Alex qua!<br /> '''Infermiera {{NDR|rivolgendosi ad Alex}}''': Forse è meglio che esci a prendere un po' d'aria!<br /> '''Lucia''': Ecco! Sì! Meglio! Vai, Alex! Dice cose senza senso, sta delirando! {{NDR|Alex si allontana}} Non ti preoccupare, ci sono io qua!<br /> '''Eva''': Mamma, dov'è Marco? Dov'è, Mamma?<br /> '''Lucia''': Ma Marco è a Milano...<br /> '''Eva''': Mamma, abbiamo fatto l'amore! Mamma, abbiamo fatto l'amore! Io lo amo Marco! Mamma! Mamma, lo amo!<br />{{NDR|Alex che stava uscendo sente tutto}} *{{NDR|Eva è in sala parto}}<br />'''Eva''': Mamma, voglio Marco! Mamma, Marco!<br />'''Infermiera''': Ma questo Marco dov'è?<br /> {{NDR|Marco arriva correndo in ospedale, Giulio vedendolo gli va incontro}}<br />'''Giulio''': Marco, che ci fai qua?<br />'''Marco''': Papà, io la amo!<br />'''Giulio''': Bene, sono contento! Ma chi?<br />'''Marco''': Come chi? Eva! Non me ne frega niente se sta con Alex, se aspetta un bambino da lui! Io la amo e glielo devo dire!<br />'''Giulio''': Certo! {{NDR|Gli tocca la fronte}}<br />'''Marco''': Papà, non ho la febbre!<br /> '''Giulio''': Però...<br /> {{NDR|Lucia esce dalla sala parto e vede Marco}}<br />'''Lucia''': Marco, Marco vieni con me! Mi scusi lo può accompagnare in sala parto? *{{NDR|Marco entra in sala parto}}<br />'''Eva''': Marco!<br /> '''Infermiera''': Caro Marco, quanto ci sei mancato!<br /> {{NDR|Marco si avvicina ad Eva}}<br /> '''Eva''': Marco!<br />'''Marco''': Eva ti amo! Ti amo! <br />'''Eva''': Anche io ti amo, anche io! *{{NDR|Dopo la nascita della bambina, Marco va a cercare Alex, che intanto sta controllando le analisi della bambina}}<br />'''Marco''': Alex! Guarda che è nata! È una bambina!<br /> '''Alex''': Sì! Lo so che è nata! Tua figlia! {{NDR|Alex dà un pugno a Marco}} Io e la bambina abbiamo gruppi sanguigni incompatibili, quindi non posso essere io il padre!<br /> {{NDR|Se ne va arrabbiato, lasciando le analisi a Giulio}}<br />'''Marco''': Che ha detto?<br />'''Walter''': Che è incompatibile.<br /> {{NDR|Giulio guarda le analisi}}<br /> '''Giulio''': Marco, sei diventato papà!<br /> '''Marco''' {{NDR|sorpreso}}: Sono diventato papà! Eva!<br /> {{NDR|Corre per raggiungere la stanza di Eva}}<br /> '''Lucia''' {{NDR|riferendosi al fatto che Marco e Eva abbiano avuto una bambina}}: È il più bel regalo che potessero farci... *{{NDR|Marco entra nella stanza dove è ricoverata Eva, si avvicina al letto. Eva vede che ha il labbro spaccato e l'accarezza}}<br />'''Eva''': Che hai fatto? È stato Alex, vero?<br /> {{NDR|Marco le prende la mano e gliela bacia}}<br />'''Marco''': Eva, la bambina non è nata prematura.<br />'''Eva''': Che vuoi dire Marco?<br /> '''Marco''': È nostra figlia!<br /> '''Eva''': Cosa??.. Cosa?!<br /> {{NDR|Si abbracciano e poi si baciano, mentre entra l'infermiera con la bambina}}<br /> '''Infermiera''': Eccola qui la tua mamma, la tua mamma.<br /> {{NDR|Porge la bambina ad Eva}}<br />'''Eva''': E il suo papà.<br /> '''Infermiera''': E allora ecco vostra figlia! Che cognome devo metterci?<br /> '''Marco e Eva''': Cesaroni! ==Quarta stagione== ===Episodio 1, ''Serenissima variabile''=== *'''Mimmo''': Quest'anno nella famiglia Cesaroni c'è un grande cambiamento. Non sono più il piccolo di casa, perché è finalmente tornata Marta. È davvero una bambina bellissima! Eva e Marco sono appena rientrati con lei dall'X-tour. Sono stati in giro per il mondo per quasi un anno, e non sono cambiati... son sempre innamoratissimi. Chissà se Rudi e Alice, che hanno passato l'estate in campeggio, torneranno diversi...! Un cambiamento che nessuno di noi avrebbe mai immaginato, è che zio Cesare si sposa. Le donne di casa sono mesi che aiutano Pamela ad organizzare il matrimonio. Ezio invece è l'unico che non cambia mai, e si è messo in testa di fare le cose in grande per l'addio al celibato di zio Cesare. Per fortuna alcuni cambiamenti non sono per sempre... Lucia infatti ha finito il suo contratto a Venezia, così finalmente la famiglia Cesaroni sarà di nuovo al completo. Una sola cosa mi chiedo: ma se Lucia sta per tornare, perché papà è così nervoso? *{{NDR|Ezio, Giulio e Cesare sono a Venezia per cercare Lucia. Giulio suona al citofono dell'appartamento, ma non risponde nessuno}}<br/>'''Giulio''': Non risponde... però tanto c'ho le chiavi. Dai, entriamo. <br/>'''Ezio''': Giulio, prima che fai una strage c'è una cosa che ti devo... che ti dobbiamo dire.<br/>'''Cesare''': No, io mi dissocio!<br/>'''Giulio''': Senti Ezio... per piacere, non ho tempo per le tue stupidaggini, va bene? Voglio vedere Lucia!<br/>'''Ezio''': Ascoltami un momento... ci sono molti elementi che fanno credere che Lucia, tua moglie, in questo momento abbia una relazione extraconiugale con un altro uomo. Ecco, mo gliel'ho detto! <br/>'''Giulio''': Tu sei proprio cretino sei, guarda.<br/>'''Ezio''': Lascia perde... magari adesso sta a letto con lui, con l'amante. Che potrebbe essere uno di quei critici brutti, gobbi, critici d'arte... Sai come so fatti, questi cattivi che... che con la scusa di parlarti del quadro, ti mettono le mani addosso! *{{NDR|Giulio, Cesare ed Ezio arrivano alla porta dell'appartamento di Lucia}}<br/>'''Ezio''' {{NDR|urlando}}: Attenta Lucia, sta arrivando tuo marito... avverti il gobbo!!<br/>'''Giulio''': Chi è il gobbo?<br/>'''Ezio''': Il critico, che t'avevo detto prima...! ===Episodio 4, ''Successo assicurato''=== *'''Ezio''' {{NDR|a Cesare}}: Che pure se io perdo tutto e me resti solo te, so' comunque n'omo ricco. ===Episodio 16, ''Germana anno zero''=== *'''Barilon''': L'amavo. <br/>'''Bepi''' {{NDR|uscendo dal bagno}}: Chi è che amavi? <br/>'''Ezio''': L'amaro, bravo, bravissimo! L'amaro. Noi a quest'ora ce facciamo sempre un goccettino d'amaro che ce fa bene <br/>'''Bepi''': Ah no, grazie. *'''Ezio''' {{NDR|a Bepi}}: Aspetta, aspetta. È inutile che parti. Perchè Germana è morta. <br/>'''Bepi''': What? <br/>'''Ezio''': Yes. Come dite voi? Is ''undergrouds''.. ''undergrounds''. *'''Franco''' {{NDR|a Marco}}: Sei sicuro Marco? E che farai? Cioè niente disco, niente programma alla radio. Pensi di buttare all'aria tutto cosi? <br/>'''Marco''': Sinceramente Franco, campare è l'ultimo dei miei problemi. In questo momento mi accontenterei anche solo di dormire.<br/>'''Franco''': Non è che stai dormendo molto, vero?<br/>'''Marco''': No. Non faccio altro che fare incubi. Le poche volte che sogno, mi sogno Eva e Marta, quindi. <br/>'''Franco''': Mi prometti che non farai cazzate? Perchè guarda, questo disco, caso unico in tutta la storia del rock, non lo vendiamo manco se ti suicidi. Perchè è troppo bello. <br/>'''Marco''': Grazie Franco. <br/>'''Franco''': Ciao. ==Sesta stagione== ===Episodio 12, ''Ti amo troppo per (non) dirtelo''=== *'''Giulio''': Nina, ti devo dire una cosa. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''I Cesaroni''}} ckt19gt0lsfeyjrlq6uucleoelcknqr 1409594 1409593 2026-04-05T22:06:42Z ~2026-21248-35 106719 1409594 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano=I Cesaroni |tipofiction=Serie TV |immagine= |dimensioneimmagine= |titolooriginale= I Cesaroni |paese= Italia |anno= 2006 - in produzione |genere= commedia |stagioni=7 |episodi=142 |regista=Francesco Vicario (1ª e 2ª stagione), Stefano Vicario (3ª e 4ª stagione), Francesco Pavolini (3ª e 4ª stagione), Claudio Amendola (7ª stagione) |sceneggiatore= Federico Favot, Giulio Calvani, Francesca Primavera, Fabio Di Ranno, Valeria Giasi, Simona Giordano, Maddalena De Panfilis, Fabrizio Cestaro, Giorgia Cecere, Pierpaolo Pirone, Herbert Simone Paragnani, Francesco Cioce, Luca Monesi, [[Stefania Bertola]], Gianni Forte, Stefano Ricci. |ideatore= Fabrizio Cestaro (head writer 1ª e 2ª), Herbert Simone Paragnani (head writer 1ª), Giulio Calvani (co-editor 2ª, editor 3ª), Federico Favot (co-editor 2ª, editor 3ª), Francesca Primavera (co-editor 2ª, editor 3ª), Alberto Taraglio (head writer 3ª), Salvatore De Mola (head writer 3ª). |attori= *[[Claudio Amendola]]: Giulio Cesaroni *[[Elena Sofia Ricci]]: Lucia Liguori (stagioni 1-5) *[[Antonello Fassari]]: Cesare Cesaroni *[[Max Tortora]]: Ezio Masetti (stagioni 1-5) *[[Rita Savagnone]]: Gabriella Liguori *[[Alessandra Mastronardi]]: Eva Cudicini (stagioni 1-5) *[[Matteo Branciamore]]: Marco Cesaroni *[[Elda Alvigini]]: Stefania Masetti *[[Niccolò Centioni]]: Rudi Cesaroni *[[Micol Olivieri]]: Alice Cudicini *[[Federico Russo (attore)|Federico Russo]]: Mimmo Cesaroni *[[Ludovico Fremont]]: Walter Masetti (stagioni 1-4) *[[Roberta Scardola]]: Carlotta Alberti (stagioni 2-4) *[[Giancarlo Ratti]]: Antonio Barilon (stagioni 2+) *[[Angelica Cinquantini]]: Matilde Fantoni (stagione 3+) |note=*Fotografia: Giovanni Giovagnoni *Montaggio: Gino Bartolini (AMC) (1ª, 2ª, 3ª, 4ª), Emanuele Foglietti (AMC) (3ª, 4ª), Carlo Fontana (2ª, 3ª) *Musiche: Andrea Guerra (1ª, 3ª, 4ª), Maurizio Miani (2ª) *Produttore: Domenico Tedesco(Publispei) *Vittoria Telegatto 2007 come miglior fiction *Premio Regia Televisiva 2008 }} '''''I Cesaroni''''', serie televisiva italiana trasmessa dal 2006 al 2014 e nuovamente nel 2026. ==Frasi ricorrenti== *Che amarezza... ('''Cesare Cesaroni''') *Le chiacchiere stanno a zero! ('''Giulio''', '''Cesare''', '''Ezio''') *Esequie! (particolare saluto di '''Cesare Cesaroni''') *... come il padre del padre del padre del padre del padre di mio padre! (locuzione di '''Cesare''' per giustificare il suo attaccamento alla tradizione) *Bello pisellone! ('''Walter''' a Marco) *Per tua norma e regola [omissis]! (incipit di diverse frasi dette da '''Ezio''', '''Walter''' e soprattutto '''Cesare Cesaroni''') *Ragazzaccia! ('''Walter''' a Alice) *E che problema c'è? ('''Ezio''' quando ha una delle sue idee) ==Prima stagione== ===Episodio 1, ''Promessi sposi''=== *{{NDR|Prima frase in assoluto della serie di Eva, pronunciata poco dopo essere entrata per la prima volta a casa Cesaroni}} <br /> '''Eva''' {{NDR|appena rientrata nella sua nuova cameretta, rivolgendosi ad Alice}}: Quei tre {{NDR|i figli di Giulio}} sono dei maniaci! Dobbiamo assolutamente cambiare la serratura! ===Episodio 2, ''Non ci vedo chiaro''=== *'''Sergio Cudicini''': Io non capisco perché bisogna usare le posate per mangiare quando le mani sono più comode e più facili da lavare! ===Episodio 5, ''Il padre perfetto''=== *'''Giulio''' {{NDR|che cerca di diventare un padre migliore}}: I tuoi amici sono miei amici, Rudi! Come sta Burino?<br /> '''Rudi''': Budino.<br /> '''Giulio''': Va bè, Burino, Budino, me sta molto simpatico! E quell'altro cinese che invece chiamate Charlie come se chiama davvero?<br /> '''Rudi''': Ciung.<br /> '''Giulio''': Tciung! Eheheh, come 'o starnuto! Lo potevate chiama' "salute"! ===Episodio 12, ''Scherzi a parte''=== *'''Cesare''': Ci sono della gente che stanno a pezzi. *'''Ezio''': Ho comprato un appartamento in Calabria, un affare.<br/>'''Giulio''': Ma che sei scemo? Te se fatto rifilà n'appartamento?<br/>'''Ezio''': Nun me so fatto rifilà proprio gnente, era n'affare, me so fiondato, me so buttato come al solito, no? Trentamila euro che poi equivargono ai vecchi quarantacinque baffettoni!<br/>'''Cesare''': Sessanta, trentamila euro so sessanta vecchi baffettoni, no tanto pe dì eh!<br/>'''Ezio''': Vabbe tanto a Roma che ce compri? Manco 'no zerbino co' scritto ''"Benvenuti"''.<br/>'''Giulio''': Trentamila euro... 'a prima rata!<br/>'''Ezio''': Come 'a prima rata?<br/>'''Giulio''': Poi ce ne stanno n'artre tre eh. E sommate a prima fanno centoventimila euro pe n'appartamentino mono camera, mono cucina, mono cesso, mono tutto a otto chilometri dar mare?!<br/>'''Ezio''': Centoventimila?<br/>'''Giulio''': Euri!<br/>'''Ezio''': Dar mare?!<br/>'''Giulio''': No, otto chilometri dar mare.<br/>'''Cesare''': Centoventimila euro da 'a banca!<br/>'''Ezio''': Vabbe è sempre poco, 'na località esclusiva de mare, de...<br/>'''Giulio''': Calma, calma non drammatizziamo: è facile. Così come sta lo prendi, glielo riporti e annulli il contratto.<br/>'''Cesare''': Esatto, perfetto.<br/>'''Giulio''': Che c'è, Ezio?<br/>'''Cesare''': Beh?<br/>'''Ezio''': Che c'è... che jo dato n'acconto, che c'è? Eravamo n'tre su quell'appartamento, me so dovuto fiondà, che dovevo fà?<br/>'''Cesare''': Tre: te, i carabinieri e 'a guardia de finanza!<br/>{{NDR|Insieme}}<br/>'''Giulio e Cesare''':: Quanto jai dato?<br/>'''Ezio''': Poco... dieci.<br/>'''Giulio''': Sì, dieci. Che dieci euro...<br/>'''Ezio''': Diecimila euro jo dato, che... che dieci euro! Diecimila euro jo dato!<br/>{{NDR|Giulio e Cesare se ne vanno, lasciando Ezio da solo al bancone della bottiglieria}}<br/>'''Ezio''': Aoh! E mo? ==Seconda stagione== ===Episodio 1, ''Se la bomba non scoppia''=== *'''Rachele''' {{NDR|ad Eva}}: Sì! Dall'ultima volta sono proprio cambiate le cose! Prima parlavi come una ragazzina innamorata... ora sei cresciuta e parli proprio come una stronza! *{{NDR|Sul treno di ritorno da Bologna, dove Marco era andato con Rachele e ha incontrato Eva}}<br/>'''Signora sul treno''': Io se fossi in te la seguirei... perché una donna quando fa così è perché è innamorata...<br/>'''Marco''': Sì... per un attimo ci ho creduto anch'io... ma poi sono stato solo uno stupido a illudermi... *{{NDR|Cesare era scappato dal viaggio con Pamela e lei è andata a cercarlo in bottiglieria in piena notte}}<br/>'''Pamela''': 'Mazza! Bello in carne pe' esse morto eh!<br/>'''Cesare''': Eh, può attendere un attimo... {{NDR|Al telefono}}<br/>Motivo della visita? Sono impegnato...<br/>'''Pamela''': Ah sì? Co' chi? Co 'a borsa de Tokyo?<br/>'''Cesare''': Perché te fa specie?<br/>'''Pamela''': Sì Cesare... me fa specie...<br/>'''Cesare''': ''Y-u-a-a-in''. Che cosa vuoi?<br/>'''Pamela''': Siccome io ce 'o so che tu a Milano nun ce l'hai degli amici ecco... Voglio sape' perché me so' dovuta sveglia' da sola dentro a n'arbergo co' te che te ne sei annato e cor conto da paga' sur groppone... per chi m'hai preso? Pe' 'a figlia de Swarovski?<br/>'''Cesare''': Non ho pagato perché non accettavano il bancomat e me ne sono andato perché ho capito che non ti amo più...<br/>'''Pamela''': Allora se è così questa 'a tieni te... io no' 'a voglio...<br/>{{NDR|Pamela consegna a Cesare una collanina}}<br/>'''Cesare''': Basta saperlo... Nient'altro?<br/>'''Pamela''': No, nient'altro... allora io me ne vado... * Alzo questo calice di vino in onore del mio amico Ezio sperando che 'sto novo regazzino non sia mai de 'a Lazio. ('''Giulio''') {{NDR|convinto che il suo amico Ezio aspettasse un bambino}} *{{NDR|Dopo che Mimmo voleva rifiutarsi di fare un lavoretto per Rudi}}<br/>'''Rudi''': Senti, tu sei il più piccolo quindi obbedisci! La famiglia funziona così: Marco obbedisce a papà, io faccio finta di obbedire a Marco e tu obbedisci a me!<br/>'''Mimmo''': Quindi se non sono il più piccolo posso comandare qualcuno?<br/>'''Rudi''': Certo! è la regola! Adesso vai!<br/>'''Mimmo''': OK! ===Episodio 2, ''Oste ascendente Vergine''=== *{{NDR|Marco ed Eva litigano, dopo che lui l'ha portata via dallo studio fotografico}}<br />'''Marco''': Eva! Eva!<br />'''Eva''': Lasciami stare deficiente! {{NDR|Eva gli dà uno schiaffo}}<br /> '''Marco''': Che ti sei impazzita?<br />'''Eva''': No, tu sei impazzito! Fatti la tua vita come io sto cercando di farmi la mia! Ok?<br />'''Marco''' {{NDR|afferrandola per un braccio}}: Lo sai perché sono venuto? Perché non volevo tu facessi una cazzata di cui ti saresti pentita!<br />'''Eva''': Ma chi te l'ha chiesto!<br />'''Marco''': Mi fai finire? Shopping, serate, fotografi... Guarda Eva che fare la grande non vuol dire sculettare e posare nudi per il primo che passa!<br />'''Eva''': Ma chi ti credi di essere per giudicare le mie scelte? Chi sei tu per dirmi quello che è giusto e quello che è sbagliato? Marco che posto occupi tu nella mia vita? *{{NDR|Marco arriva tardi ad un appuntamento con Rachele per andare a salvare Eva}}<br/>'''Rachele''': Allora che succede?<br/>'''Marco''': Ah no, niente... Il dentista... Questo dente mi... mi tormenterà per sempre...<br/>'''Rachele''': Toglilo!<br/>'''Marco''': Ci ho provato mille volte. Ma è inutile. Non ci riesco. Non posso.<br/>'''Rachele''': Forse ho capito di che dolore si tratta.<br/>'''Marco''': È una sofferenza che non passa neanche con l'anestesia, anche se piacevole e attraente.<br/>'''Rachele''': Già! È una malattia da cui non si guarisce facilmente. Lo so.<br/>'''Marco''': Rachele, forse è meglio che tu torni a Milano. Finché non avrò trovato la cura adatta io non posso offrirti niente.<br/>'''Rachele''': L'unica cura che può guarirti è quella che ti fa ammalare. Ciao. Salutami Eva. ===Episodio 4, ''Ci vorrebbe un amico''=== *'''Marco''' ad Eva {{NDR|tramite dei cartelli in una macchina per fototessere}}: Non piangere, se piangi mi uccidi, ti amo, da sempre... === Episodio 5, ''Sogno di un mattino di mezz'autunno'' === *'''Eva''': Lo sai non mi importa se l'hai già fatto.<br />'''Marco''': Cosa?<br />'''Eva''': L'amore.<br />'''Marco''': Perché tu invece...<br /> '''Eva''': Aspettavo te. <br />{{NDR|si baciano}} *'''Eva''': A che pensi?<br />'''Marco''': A quanto sono stato stupido.<br />'''Eva''': Ma davvero non te n'eri accorto... che ero innamorata di te?<br />'''Marco''': Non lo so, oddio, qualche dubbio ce l'ho avuto, poi se penso al tuo sorriso sul traghetto effettivamente... Poi però sei sparita!<br />'''Eva''': Per forza, sei inciampato sulle labbra di Rachele!<br />'''Marco''': Forse ti stavo cercando talmente tanto che non riuscivo più a capire il punto da cui ero partito.<br />'''Eva''': Perché cercando? Scusa da quando... Insomma, da quand'è che ti piacevo?<br />'''Marco''': Dal matrimonio dei nostri genitori, tu ridevi di felicità e avevi le gote rosse, metà di trucco, metà d'imbarazzo, e quando hai visto che ti stavo guardando, sei diventata seria in un attimo. Ed io ho sentito come una cosa qua, come se avessi bevuto un bicchiere di aceto, e lì ho capito che volevo stare con te! E tu invece? Quando l'hai capito?<br />'''Eva''': Boh, non lo so! Non mi ricordo, be' non era importante evidentemente.<br />'''Marco''': E dai!<br />'''Eva''': Va bene. Forse al concorso, ti ricordi?<br />'''Marco''': Certo che mi ricordo!<br />'''Eva''': Io stavo dietro il vetro della radio e ti ascoltavo da lì e per un attimo ho sperato che la stessi cantando per me.<br />'''Marco''': Eva, ma io stavo cantando per te!<br />'''Eva''': Davvero?<br />'''Marco''': Te lo giuro!<br /> {{NDR|Si baciano}} === Episodio 6, ''Tre giorni da cani'' === *{{NDR|Marco torna a casa la sera dopo che Eva l'ha cercato tutto il giorno senza avere sue notizie, lei gli va incontro}}<br />'''Eva''': Marco! Ma dove sei stato tutto il giorno? Mi hai fatto morire di paura!<br />'''Marco''': No, non ti preoccupare amore. Ti amo! Ti amo! {{NDR|Marco la bacia}}<br />'''Eva''': Cosa?<br />'''Marco''': Ti amo da morire!<br />{{NDR|si nascondono}}<br />'''Eva''': Tutto a posto niente! Dove sei stato tutto il giorno? Dimmelo!<br />'''Marco''': Ho camminato e ti ho pensato un sacco.<br />'''Eva''': Davvero?<br />'''Marco''': Sono anche rimasto bloccato in un ascensore. Ti ho anche comprato una cosa.<br />'''Eva''': Cosa? {{NDR|Marco prende una scatolina e gliela porge}} Cos'è?<br />'''Marco''': Aprilo! Dentro ci troverai tutto quello che ho fatto oggi! {{NDR|Eva apre la scatola, c'è una collana con un ciondolo a forma di cuore}} È il mio per te, lo vuoi?<br /> {{NDR|Eva sorride e lo bacia}} ===Episodio 11, ''Il cuore del problema''=== *{{NDR|Marco ed Eva confessano la loro storia ai fratelli visto che loro si sentono responsabili del malore cardiaco di Giulio}}<br />'''Marco''': Mimmo, non è stata colpa tua! Non è neanche colpa vostra! Non è colpa di nessuno di voi. Siamo stati io ed Eva! Siamo stati noi!<br />'''Eva''': Ragazzi, la verità... la verità è che io e Marco ci siamo innamorati. E Giulio ci ha visti mentre... Be' ci ha visti! Quindi siamo noi i colpevoli di tutta questa storia, voi non c'entrate niente!<br />'''Marco''': E mi dispiace se avete pensato che possa essere colpa vostra! ===Episodio 12, ''A Londra con amore''=== *'''Lucia''': E poi vedi tesoro quello che è successo ad Eva e a Marco è una cosa molto speciale. Un po' come è successo a me e papà. Si sono conosciuti e si sono innamorati.<br />'''Mimmo''': E allora non sono fratelli?<br />'''Lucia''': No!<br />'''Mimmo''': E allora non ci arrabbiamo più con loro?<br />'''Lucia''': No! Non ci arrabbiamo più con loro! Gli vogliamo bene come sempre! *È sempre così: se devo dirti una cosa importante riesco soltanto a scriverti, perché parlare davanti a te è impossibile, mi perdo, balbetto oppure sto zitto, come ho fatto anche troppo in questi giorni. Sono troppo incerto e insicuro per valere quanto il tuo futuro, meglio che mi faccia un po' da parte perché tu possa accostare il mio ricordo e i tuoi progetti e valutare seriamente quale delle due cose ti somigli di più, sia più tua, per dedicargli di più la tua energia e la tua attenzione. La mia paura è che un giorno tu possa identificarmi come i tuoi rimpianti, paura che tu non me lo dica e che lasci a me la responsabilità di leggertelo negli occhi. Tra oggi e quel giorno preferisco partire oggi, perché oggi parto con la certezza che mi ami ancora, e ti lascio con la certezza che nonostante tutto, nonostante tutti, ti amo anche io... ('''lettera di Marco''' a Eva quando parte per Londra) ===Episodio 16, ''Amore che viene, amore che vai''=== *{{NDR|Marco torna da Londra all'improvviso ed Eva inveisce contro di lui}}<br> '''Eva''': Sei tornato, presumo. <br> '''Marco''': Già.<br> '''Eva''': Be', ben tornato.<br> {{NDR|Eva sale le scale}}<br> '''Marco''': Ma io sono tornato per te! Gliel'ho spiegato anche a loro.<br> '''Eva''': La prossima volta magari fai uno squillo.<br> {{NDR|Marco le afferra una mano}}<br> '''Eva''': Che cosa vuoi? <br> '''Marco''': Non hai capito! Gli ho appena spiegato che nonostante tutte le mie paure, nonostante Londra, nonostante tutto, io sono tuo. E non posso impedirmi di esserlo.<br> '''Eva''': Mio...<br> {{NDR|Marco afferra nuovamente la mano di Eva}}<br> '''Eva''': Guarda Marco che se mi fermi un'altra volta e mi impedisci di andare nella mia stanza a farmi i fatti miei e dimenticarmi di questa tua ultima girata di umore, io ti giuro che...<br> '''Marco''': Ma io... io credevo che tu fossi...<br> '''Eva''': Io fossi cosa?<br> '''Marco''': Che fossi contenta.<br> '''Eva''': Contenta... sì, infatti, sono contenta! Sono contenta che mi hai dimostrato per l'ennesima volta di quanto sei egocentrico. Tu mi hai lasciata mentre dormivo! Hai rifiutato le mie chiamate! Mi hai respinta dopo che sono venuta a cercarti a chilometri di distanza da casa, senza neanche preoccuparti del fatto che io non avessi un posto dove dormire, dove mangiare, dove piangere per quella tua faccia di merda! E adesso cos'è, eh? Ti è passata la paura? Hai fatto il grande rientro? Hai trovato la grande soluzione, questo tuo grande atto di coraggio! E certo perché non è mica colpa tua se noi ci siamo lasciati, giusto? No, è colpa dei nostri genitori! Eh, sì. E perché adesso questo fardello del nostro amore impossibile deve passare a loro, dopo che l'ho tenuto io! Cos'è la nostra storia, eh? Una partita di palla avvelenata? Però c'è soltanto un'unica regola: che la palla non deve mai rimanere a te. Allora sai cosa c'è, Marco? Che adesso tu ti prendi le tue canzoni, i tuoi mezzi piagnistei, i tuoi mezzi sorrisi, le tue lettere strappalacrime, e te ne vai dritto all'inferno! ===Episodio 19, ''Sogno o son Giulio''=== *{{NDR|Marco entra in classe con una divisa maleodorante a causa di un crudele scherzo di Eva}}<br> '''Eva''': Professoressa, possiamo aprire la finestra?, qualcuno deve aver parcheggiato un caprone vicino al mio banco.<br> '''Marco''': Si vede che la scrofa si sentiva sola! <br> '''Eva''': Caprone! Ti hanno mai detto che le scrofe sono anche vendicative?<br> '''Prof.''': Ragazzi, buoni!<br> '''Marco''': E false. Soprattutto molto false. E doppie. Hai fame, scrofa? Vuoi una pannocchia? {{NDR|Eva viene vicino a lui e gli dà uno schiaffo}}<br>'''Marco''': Provaci ancora se hai il coraggio. {{NDR|Eva gli dà un altro schiaffo, dopo si danno calci e schiaffi}} '''Prof.''': Smettetela ragazzi, basta, che cosa ci avete oggi in testa. {{NDR|Eva fa cadere la prof e Marco per terra, mentre Carlotta si tappa la bocca con le mani per il litigio}} ===Episodio 26, ''Prova di maturità''=== *'''Carlotta''' {{NDR|riferendosi ad Eva}}: Oh insiste... insiste! <br /> '''Walter''': Qua ci serve il gioco pesante... bisogna passare al piano C. <br /> '''Carlotta''': E il piano B? <br /> '''Walter''': Io sono troppo avanti! *{{NDR|Marco è davanti la porta della sua stanza, dove c'è appesa una lettera}}<br />'''Eva''': Che guardi?<br />'''Marco''': Eh, l'accademia!<br />'''Eva''': Che accademia?<br />'''Marco''': L'accademia di Milano! Io avevo fatto domanda è questa dovrebbe essere la risposta.<br />'''Eva''': Be' apri, no? Che aspetti?<br />'''Marco''': È che non ce la faccio, non ho il coraggio. {{NDR|le porge la busta}} Lo faresti per me?<br />'''Eva''': Sei stato ammesso!<br />{{NDR|Marco contento l'abbraccia}} '''Marco''': Sì!<br />'''Eva''': Adesso non si scherza più Marco Cesaroni!<br /> {{NDR|Marco le prende il viso tra le mani}}<br /> '''Marco''': Lo sai che c'è successo a noi due, che siamo stati adottati da tutti i nostri sogni! {{NDR|Eva si allontana e gli dà le spalle}} Da tutti tranne uno!<br /> {{NDR|Marco la afferra per un braccio e la bacia, ma Eva si allontana e va verso le scale}} '''Marco''': Eva scusa!<br /> {{NDR|Eva si ferma a guardarlo piangendo, poi ritorna sui suoi passi, si baciano ed entrano nella stanza di Marco}} ==Terza stagione== ===Episodio 1, ''Lotta senza il quartiere''=== *'''Ezio''' {{NDR|a Giulio e Cesare}}: Io scusate ma a voi proprio nun ve capisco. Ma perchè fate que faccie? Lo spettacolo sarà un fallimento, meglio cosi no? Non finiremo più in galera, sarà tutto risolto, bevemoce sopra, chi se ne frega!<br/>'''Giulio''': Forse ti stai scordando un piccolo particolare.<br/>'''Ezio''': Cioè?<br/>'''Giulio''': Cioè che noi perdiamo la bottiglieria.<br/>'''Ezio''': Me devo sempre dimenticà quarche cosa, pure quando vado a fà a spesa!<br/>'''Avvocato''': Risparmi il fiato Masetti. I miei clienti sono molto delusi da voi. Credo che i vostri sforzi, ammesso che li abbiate profusi, non abbiano sortito alcun effetto.<br/>'''Cesare''': Scusi ma che dovevamo fare? Lo spettacolo l'ha visto lei? A Corrida in confronto sembra a Scala de Milano!<br/>'''Avvocato''': Vedo che non siete aggiornati e ai miei clienti non piace la gente che non sa aggiornarsi. I vostri amici hanno preso un contatto con degli spogliarellisti, spogliarellisti veri. E voi sapete cosa significa?<br/>'''Ezio''': O so io che significa, che questi riempiono er teatro, faranno er pienone. Io questi i conosco, vanno n giro tutti muscolosi, pieni de olio, piacciono a e donne, fanno n movimento de bacino, quelle che je metton...<br/>'''Giulio''' {{NDR|lanciando a Ezio delle noccioline}}: Aoh, basta!<br/>'''Avvocato''': Stia a sentire Masetti, se prima i miei clienti erano preoccupati, adesso lo sono ancora di più. Per questo vi porto un loro messaggio. {{NDR|fa il gesto delle manette}} A meno che voi non riusciate a mettere fuori gioco i Round Mountain fino a domani sera. Signori {{NDR|se ne va}} ===Episodio 3, ''Porchetta e porcellana''=== *'''Cesare''': Oh, che incubo che ho fatto stanotte. Me so' sognato che cascava 'n aereo, un macello era successo. {{NDR|squilla il telefono}} Ma chi sarà, mò?<br /> '''Ezio''': Rispondi, dev'esse er pilota. *{{NDR|Il Notaio esce dopo aver lasciato un biglietto a Cesare informando che Pamela gli ha lasciato un'eredità}} Altro che meccanico, 'a mignotta dovevo fà. ('''Ezio''') {{NDR|Cesare se ne va indignato}} *{{NDR|Marco torna a casa e trova Eva seduta vicini alle scale, non la guarda e comincia a salire le scale, poi si gira}}<br />'''Marco''': Quanto ti fermi?<br /> {{NDR|Eva si alza, si avvicina alle scale}}<br /> '''Eva''': Sono tornata per restare.<br />'''Marco''': Bentornata! {{NDR|Marco va via}} ===Episodio 5, ''I Garbatelleros''=== *'''Ezio''' {{NDR|parlando a Matilde}}: Io, Cesare e Giulio eravamo i 3 Garbatelleros, campione de bowling amatoriale del '79, '80, '81. Non facevamo in tempo a mettece 'e scarpe che i birilli ce vedevano e bom! Cascavano da soli, se suicidavano! *'''Lorenzo Barilon''': Allora, ricapitoliamo: a casa di Budino niente alcool perché i suoi sono astemi. A casa mia non se ne parla perché mio padre c'ha appena avuto l'ulcera, e quindi? Conclusione?<br /> '''Rudy''': Eh, quindi, conclusione, sai qual è? Che ci presentiamo alla festa senza alcolici e io questa scritta "sfigato" in fronte non me la tolgo fino alla laurea.<br /> '''Regina''': Giusto. ===Episodio 8, ''Il pesce pilota''=== *Da "cantautore di successo" a cantautore de' cesso! (Marco Cesaroni) *{{NDR|Giulio, Cesare ed Ezio devono penetrare nello studio di Criscuolo}}<br>'''Giulio''': Come famo a superare la segretaria de Criscuolo? Quella tirerà su un muro!<br>'''Cesare''': A quello c'ho pensato io. C'abbiamo un'arma segreta, piccola ma devastante!<br>{{NDR|la scena si apre con la sola Matilde che si presenta davanti alla segretaria.}}<br>'''Segretaria''': Ciao! Posso aiutarti? {{NDR|alzandosi dalla sedia e sorridendo}}<br>'''Matilde''' {{NDR|con sguardo impaurito}}: Mi sono persa! {{NDR|ora la segretaria non sorride più}}. Ero con i miei genitori in profumeria, ipnotizzata dalla prima confezione di Channel n.° 5, {{NDR|la segreteria sgrana gli occhi}} nella profumeria all'angolo e quando mi sono voltata non li ho più visti. Mi aiuti a ritrovarli, per favore? Sento che sta arrivando...<br>'''Segretaria''' {{NDR|con aria interrogativa}}: Chi?<br>'''Matilde''' {{NDR|ansimando}}: La crisi di panico! {{NDR|la segretaria comincia a preoccuparsi}} Soffro di agorafobia! E sono fisicamente impossibilitata ad attraversare la strada da sola. A questo si aggiungono gli attacchi ripetuti di monofobia, ossia la paura della solitudine. {{NDR|la crisi di panico di Matilde aumenta, con tanto di tic nervosi}} Quindi se lei non mi accompagna non solo rischio di finire sotto una macchina, ma se guardandomi intorno non troverò nessuno accanto a me comincerò anche ad avere difficoltà respiratorie! Braccia e gambe si paralizzeranno?..<br>'''Segretaria''' {{NDR|spaventatissima, interrompendo Matilde}}: Vabbene! Vabbene! Ma facciamo in fretta! {{NDR|accompagnandola fuori}} Vieni, vieni con me!<br>{{NDR|nel frattempo entrano di soppiatto Giulio, Cesare e Ezio}}<br>'''Giulio''': Ammazza, oh! Micidiale davero 'sta ragazzina!<br>'''Cesare''': Eh! Cinquanta euro m'è costata, 'sta arma segreta!<br>'''Ezio''' {{NDR|rivolgendosi a Cesare}}: Sei sicuro che Matilde non è figlia tua? No, perché io noto sempre più somiglianze!<br>'''Cesare''': Senti, non dir fregnacce e cammina, per piacere! *{{NDR|Giulio e Lucia sono nella loro camera da letto}}<br />'''Lucia''': E tu cosa pensi?<br />'''Giulio''': Che forse Marco deve rivedere le sue ambizioni.<br />'''Lucia''': Mh... perché l'ha detto Criscuolo?<br />'''Giulio''': Guarda Criscuolo sarà uno sfruttatore, però è uno che del suo lavoro ci capisce, ha lanciato un sacco de gente che poi è diventata famosa.<br />'''Lucia''': E allora Marco cosa dovrebbe fare secondo te? Rinunciare?<br />'''Giulio''': Io dico che... che se ti dicono che non sei tagliato per una certa cosa, te devi mette il cuore in pace, devi rassegnarti e crescere.<br />'''Lucia''': Senti Giulio... quando eri ragazzo no... come ti sei sentito tu quando ti hanno scartato ai provini per entrare alla Roma... Come ti sei sentito a metterti il cuore in pace... Ti sei sentito cresciuto eh... Grande, responsabile oppure eri disperato perché avevano infranto il tuo sogno, l'unico il più grande che avevi? Adesso Marco si sente così... e tu anziché buttarli un salvagente che fai lo spingi sott'acqua? Pensaci. *{{NDR|Marco, Eva e Walter fanno un [[Brindisi dalle serie televisive|brindisi]]}} <br>'''Eva''': Ai nuovi amori? <br>'''Walter''': E ai vecchi amici. <br>'''Marco''': Quelli che ci saranno sempre. <br>'''Walter''': In questi anni ne abbiamo passate tante, ma alla fine l'importante è ritrovarsi! <br>'''Eva''': L'amicizia può durare per sempre, magari è il caso nostro. ===Episodio 10, ''Sfido dunque sono''=== *{{NDR|Stefania e Lucia attendono l'arrivo di Ezio}}<br />'''Stefania''': Hai fatto il carciofo più grosso della [[zucchina]].<br /> '''Lucia''': Eh be', il carciofo è più grosso della zucchina.<br /> {{NDR|Suona il campanello}}<br /> '''Stefania''': Quarantacinque minuti.<br /> '''Ezio''': Scusa CiùCiù, c'era traffico che dovevo fa'?<br /> '''Stefania''': E quindi, hai fatto la scorciatoia passando per Trieste?<br /> '''Ezio''': La macchina?<br /> '''Stefania''': La macchina si è aggiustata da sola nel frattempo.<br /> '''Ezio''': Hai visto allora che il tempo aggiusta tutte le ferite.<br /> '''Stefania''': E non lo so, non lo so perché le ferite che ti faccio io stasera, non lo so quanto tempo ci mettono a rimarginasi.<br /> *'''Iva''': Sciatto, banale, ripetitivo, pieno di cliché. {{NDR|l'articolo di Eva viene mangiato dalla macchina trita carta}} Poco male, il posto resterà vacante, l'editore sarà contento. {{NDR|Eva accenna un malore}} Oddio tesoro ti prego non mi fare quella che si sente male per colpa mia, solo l'anno scorso ne ho vinte quattro di cause simili.<br /> '''Eva''': No, non si preoccupi, non ho nessuna intenzione di farle causa, non condividerei neanche un aula di tribunale con lei, quindi il mio articolo sarebbe pieno di cliché, ma non si rende conto che il primo cliché quello più volgare qui è lei.<br /> '''Iva''': Ah sì?<br /> '''Eva''': Si, con questa stupida scena della macchina trita fogli che ha anche un nome, ma a che cosa le serve... a dimostrare che lei ha carattere, perché evidentemente non ce l'ha, forse qualche altro aguzzino come lei, ma sopra di lei le avrà spiegato che per tirare fuori il meglio della gente bisogna umiliarla, trattarla male, farla sentire stupida e incapace.<br /> '''Iva''': Be', sì.<br /> '''Eva''': Bene glielo dico io, sono tutte delle grandissime cazzate e siccome lo so e lo so profondamente, me ne vado volentieri da questo stupido film degli anni '80 dove evidentemente lei si trova benissimo.<br /> *{{NDR|Lucia e Stefania discutono}}<br />'''Ezio''': No no, falle litigà che me piace, me piace quando litigano.<br /> '''Stefania''': Senti Ezio nun te ne uscì con quella storia delle donne che se picchiano nel fango eh?<br /> *{{NDR|Giulio ed Ezio si consultano dopo aver scoperto la gara di Lucia e Stefania}}<br />'''Ezio''': Senti piuttosto lascia perde il cocchio, com'è finita la sfide de....<br /> '''Giulio''': Quale sfida?<br /> '''Ezio''': La sfida che... m'hai capito.<br /> '''Giulio''': No, nun tò capito.<br /> '''Ezio''': La sfida {{NDR|Ezio fa un movimento di bacino e Giulio capisce}} der coso.<br /> '''Giulio''': Ah... eh... pari.<br /> ===Episodio 11, ''Scelta di campo''=== *{{NDR|Mentre Giulio sta guardando il derby Roma-Lazio, Lucia gli fa una domanda}}<br />'''Lucia''': Ah scusa Giulio mi senti... eh c'ho un piccolo problema, non è che per caso conosci un ragazzino sugli undici anni così che giochi in porta per sostituire il portiere nostro della classe della scuola, no perché c'è un torneo interscolastico.<br /> '''Giulio''': Nel secondo cassetto in cucina.<br /> '''Lucia''': Roba da matti.<br /> *{{NDR|Cesare ed Ezio sono preoccupati per il provino di Mimmo alla Lazio}}<br />'''Cesare''': Oh qui mica possiamo sperare solo nella buona sorte, dobbiamo fare in modo che il provino vada male.<br /> '''Ezio''': Ma de che te preoccupi, chi è il più grande organizzatore de fallimenti ar mondo?<br /> '''Cesare''': Te.<br /> '''Ezio''': E allora ce penso io.<br /> *{{NDR|Stefania va ad aprire la porta pensando sia Ezio, invece è Walter}}<br />'''Stefania''': Ah sei te.<br /> '''Walter''': Eh mi hai tolto le chiavi.<br /> '''Stefania''': Che sei venuto a fare?<br /> '''Walter''': Eh eh ti ho portato le camicie.<br /> '''Stefania''': Che è hai finito i gettoni della lavanderia?<br /> '''Walter''': No, però ho trovato un lavoro.<br /> '''Stefania''': Ah addirittura e che lavoro è?<br /> '''Walter''': Barman.<br /> '''Stefania''': Vabbè va.<br /> '''Walter''': No, scusa perché che c'è che non va, non ho capito.<br /> '''Stefania''': No no, il lavoro di per sé va benissimo è che....<br /> '''Walter''': È che?<br /> '''Stefania''': Tu non sai quello che vuoi, Walter oggi mi fai il barman e domani ti trovo vestito da coniglio peloso che me fai l'animatore a nà festa de Mimmo eh! Eh dai... senti siediti Walter per favore... allora tu non hai capito che mamma tua sta cercando di farti capire chi sei, guarda che il mondo fuori è cattivo, le cose te le spiega a forza di calci in culo, amore io e papà poi le chiavi di casa te le ridiamo, ma la società una volta che te le ha tolte... te le ha tolte, hai capito?<br /> *{{NDR|Eva e Marco si incontrano in corridoio}}<br /> '''Eva''': Ciao... hai visto, sono venuta ieri al locale.<br /> '''Marco''': Bel locale, eh!<br /> '''Eva''': Carino... poi tu sei molto bravo.<br /> '''Marco''': Mi hai sentito?<br /> '''Eva''': Be' non sono stata molto però...<br /> '''Marco''': E quale pezzo ti è piaciuto di più? <br />'''Eva''': Non me lo ricordo.<br /> '''Marco''': Va be', non fa niente. {{NDR|Marco sta per entrare nella sua stanza}}<br /> '''Eva''': No, dai aspetta, non te ne andare.<br />'''Marco''': Ma io non me ne sto andando, mi sto solo facendo i fatti miei come tu ti fai i tuoi.<br /> '''Eva''': Marco, io sto male... ho perso completamente il controllo della mia vita... e tu non hai idea del periodo che sto passando e dei problemi che ho proprio...<br /> '''Marco''': E come faccio ad averne un idea se io e te non ci parliamo più, come faccio? Siamo due estranei, siamo come due compagni di scuola dopo la maturità {{NDR|si gira e le dà le spalle per entrare nella stanza}} <br /> '''Eva''': No Marco... sono incinta... è di Alex, ma non l'ha voluto.<br /> {{NDR|Marco rimane bloccato}} <br /> '''Eva''': Marco.<br /> '''Marco''' {{NDR|si gira di scatto e le urla contro}}: Che cazzo vuoi da me, eh?! Che vuoi?!<br /> '''Eva''' {{NDR|piangendo}}: Non urlare, ti prego non urlare.<br />'''Marco''': Non urlare!?. Io urlo perché non so che dire Eva, ecco perché! Che si dice in questi casi eh? Non so con chi parlare, non so dove guardare, non so che fare... Io non ti riconosco più! {{NDR|entra nella sua stanza e sbatte la porta}}<br /> '''Eva''': Non mi riconosco più neanche io. ===Episodio 12, ''Siamo uomini o gnomi''=== *{{NDR|Eva entra nella stanza di Marco}}<br />'''Eva''': Marco non puoi far finta che non esisto, io abito in questa casa e non diventerò trasparente!<br /> '''Marco''': Posso sempre fare come fai te, ignorare il problema.<br /> '''Eva''': Vuoi dire tutto a mia madre, vero?<br /> '''Marco''': Io vorrei che glielo dicessi tu!<br />'''Eva''': Ma perché non cerchi di capirmi, come posso dirglielo se non so più chi sono io, se io sono la prima a non capire cosa mi sta succedendo, come faccio a spiegarlo a mia madre? Io mi guardo allo specchio e non mi riconosco più! Marco, mi vergogno di quella che sono diventata! Certe volte sembra che non stia succedendo a me, che tutto questo stia succedendo ad un'altra persona! Io non sono così!<br />'''Marco''': E come sei tu veramente? Come sei? {{NDR|Marco va via arrabbiato}} *{{NDR|Walter arrivato in officina da Ezio lo trova addormentato e Walter lo sveglia}}<br />'''Walter''': Oh!<br /> '''Ezio''': Ma che sei scemo? Ma come te viene in mente?<br /> '''Walter''': Ma che fai dormi?<br /> '''Ezio''': Ma che dormo che sto a fa ad aggiustare la marmitta, ma non lo vedi che sto ad aggiustà, che voi?<br /> '''Walter''': Tiè tirati su dai.<br /> '''Ezio''': Mazza come sei elegante, bisogna essere eleganti pe fà il cravattaro nell'alta finanza eh... damme na mano... complimenti.<br /> '''Walter''': Ma che dici... che cravattaro, guarda che io per tua norma e regola sono... sono un consigliere che consiglia, ai consiglieri dei consigli per l'amministrazione delle banche dei titoli più titolati per la compravendita del rialzo e il ribasso de... vabbè insomma so cose complicate non me va di stare a spiegare.<br /> *{{NDR|Cesare e Matilde discutono sulle abitudini di vita di Gabriella}}<br />'''Matilde''': Basta questo cibo sano mi sta uccidendo.<br /> '''Cesare''': Allora ammetti di aver sbagliato.<br /> '''Matilde''': Ma come facevo a sapere che Gabriella era così invadente.<br /> '''Cesare''': È una donna e questo doveva toglierti qualsiasi dubbio, che poi fra tutte sia la peggio è n'altro paio de maniche.<br /> '''Matilde''': Ora però dobbiamo trovare una soluzione prima che ci trasformi la casa in un centro benessere.<br /> '''Cesare''': Ma come facciamo, quella è uno scorpione, manco la bomba atomica la elimina.<br /> *{{NDR|Eva arriva in cucina dove Lucia sta pulendo}}<br />'''Eva''': Mamma.<br /> '''Lucia''': Eh?<br /> '''Eva''': Ma che stai facendo?<br /> '''Lucia''': E sto cercando di prendere, mi fai una cortesia, mi prendi tu la teglia quassù quella grande, eh che questa cosa appiccica come la colla, peggio della colla.<br /> '''Eva''': Sì, va bene.<br /> '''Lucia''': Quella, quella nera lassù.<br /> {{NDR|Eva sta salendo sopra una sedia, Marco arriva e vedendo la scena si preoccupa}}<br />'''Marco''': Ferma!<br /> {{NDR|Lucia si volta preoccupata}}<br />'''Lucia''': Oh che è?<br /> '''Marco''': Ferma, ci penso io tranquilla.<br /> {{NDR|Eva se ne va sollevata, accennando un sorriso e felice per il gesto di Marco}} *{{NDR|Eva entra nella stanza di Marco, lui sta suonando}}<br /> '''Eva''': È la tua nuova canzone? E le parole? Non ci sono parole?<br />'''Marco''': Tu lo sai che prima o poi non potrai più nasconderlo, no? {{NDR|Eva sta quasi per piangere, allora lui l'abbraccia}} Vieni qui!<br /> '''Eva''': Ti prego, aiutami!<br /> '''Marco''': Stai tranquilla, terrò il segreto. Cavolo! Sono o non sono tuo fratello? Non ti preoccupare stai tranquilla ora. ===Episodio 13, ''Roulette russa''=== *'''Simona''': E lo sai perché noi siamo single? Perché l'amore è come la polverina magica di Trilli. Ce l'hai addosso e voli. Però più forte sbatti le ali più ti si scrolla di dosso.<br /> '''Marco''': E senza neanche accorgertene ti ritrovi a terra, e riscopri la faccia della gente, che per tanto tempo, volando, dall'alto hai visto come dei piccoli puntini. Eh?<br /> '''Simona''': E appena ti accorgi di avere la faccia come tutti gli altri? E lì ripiombi nel mondo pronta a rifiondarti in tutto questo casino. *'''Simona''': È brutto interrompere una bella canzone.<br /> '''Marco''': Be', però se quella che te ne do è ancora più bella allora uno se ne fa una ragione, no?<br /> '''Simona''': Mh... Non sono convinta di avere capito bene la metafora. Cioè, tu vorresti dirmi...<br /> '''Marco''': Questo. {{NDR|Marco la bacia}} *{{NDR|Ezio dopo aver perso tutte le fiches viene insultato da Son Sei e gli storti intervengono per dividerli}}<br />'''Storto#1''': Ok forza sicurezza, sicurezza.<br /> '''Son Sei''': Sono quello che ti meriti, ecco cosa sono.<br /> '''Ezio''': Ma chi siete poliziotti? Distintivo per favore, io nun me faccio mette le mani addosso. {{NDR|lo Storto#2 alza il giacchetto e mostra ad Ezio la pistola}} Ma che è vera?<br /> '''Storto#1''': No, è a gommini.<br /> '''Ezio''': Ah... a gommini.<br /> *E se fossero le donne ad aver paura di aspettare un figlio? Fanno finta di dimenticarselo, anche con se stesse. Quando una donna aspetta un figlio diventa molto fragile: si sente ancora figlia e non ancora madre, pensa di non essere pronta, ha paura della solitudine e nella solitudine finisce per cacciarsi da sola. Può incrociare decine di donne nel suo stato ma lei non le vede, perché è sicura di essere lei la più incapace. Il suo allontanarsi diffidando persino del suo uomo è solo un alibi che maschera un sentimento terribile: l'incertezza di volerlo questo bambino, la difficoltà ad accettarlo perché non si concilia con la vita che fai, con quello che sei... e c'è la paura che quel bambino ti porti via il futuro. Poi, improvvisamente, si accorge che forse la cosa è più semplice di quanto non pensasse perché, improvvisamente, si ricorda della verità più banale e intuitiva del mondo, e questa verità è che i bambini si fanno in due. Ma anche se sei sola, un bambino è il dono più grande che la vita ti possa fare. (articolo di '''Eva''' sui neo-papà) ===Episodio 14, ''Era mia madre''=== *{{NDR|Cesare, Ezio e Giulio discutono su come nascondere il lavoro che faceva Pamela a Matilde}}<br />'''Cesare''': Vabbè, comunque mettiamo pure che sta cosa possa funzionare, andò la trovo sta Godiva?<br /> '''Giulio''': Ma perché non lo diciamo a Lucia e Stefania?<br /> '''Ezio''': Ma che sei matto, quelle se so messe in testa che a Matilde bisogna digli la verità, a Lucia e Stefania... cerca sul giornale Godiva che ce vuole, affittasi com'è A.A.A. er coso lì...<br /> '''Giulio''': Com'è, com'è sempre nun fa finta che nun lo sai dai.<br /> '''Ezio''': Eh lo so.<br /> '''Giulio''': Sarà A.A.A. Godiva "Amica" de Ezio.<br /> '''Ezio''': Bravo. *{{NDR|Marco bussa alla porta della stanza di Eva}}<br />'''Marco''': Ciao, posso?<br />{{NDR|Eva annuisce e Marco va a sedersi vicino a lei}}<br />'''Marco''': Allora, non l'hai trovato?<br />'''Eva''': Non è stato facile, però l'ho chiamato... si è fatto negare.<br /> '''Marco''': Non me l'aspettavo.<br /> '''Eva''': No, neanche io.<br /> '''Marco''': Però ascolta un attimo, tu l'hai chiamato per dargli un'informazione, per dirgli una cosa, giusto?<br /> '''Eva''': Sì, e allora?<br /> '''Marco''': E allora se li vuoi far sapere che questo bambino nascerà comunque, non è perché lui si nega che tu non riuscirai a farlo, capisci?<br /> *{{NDR|Ezio si alza per andare a riportare indietro i vestiti presi in affitto}}<br />'''Stefania''': Ma do vai te vestito così scusa?<br />'''Ezio''': Do vado perché, è comodo, è fresco sto tanto bene, anzi non ho ancora capito perché non se sparsa la moda pure per li omini de e gonne.<br />'''Stefania''': Ah non l'hai ancora capito? Ma secondo me se te guardi allo specchio lo capisci. *{{NDR|Cesare bussa alla porta della stanza di Matilde}}<br />'''Matilde''': Mi hai spaventata.<br />'''Cesare''': Mi dispiace, siedeti, ti vorrei dire una cosa... tu lo sai che cosa sono i segreti Matilde? {{NDR|Matilde risponde "No" con un cenno della testa}} Quando un vestito si buca noi ci mettiamo la toppa, perché ci vergogniamo di far vedere quel buco agli altri, ecco questi sono i segreti, sono toppe sui buchi della nostra anima. ===Episodio 15, ''A volte ritornano''=== *{{NDR|Ezio è andato di nascosto ad avvertire Cesare che Lojacono ha cercato di estorcergli informazioni su dove si possa trovare Matilde}}<br />'''Ezio''': Guarda che Lojacono mi ha offerto un sacco de soldi per sapere chi era il padre de Matilde, ma parecchi soldi roba grossa, manco nei pacchi de ''Affari Tuoi'' tutti quei soldi ce stanno.<br />'''Cesare''': Ah ho capito, eh vabbè tu non li hai accettati, mazza bravo grazie sei stato veramente un amico, ma hai preso precauzioni?<br />'''Ezio''': Perché devo prende precauzioni Stefania so vent'anni che prende la pillola.<br />'''Cesare''': Ma sei scemo?<br /> *{{NDR|Walter disperato racconta a Marco quello che è successo con Carlotta}}<br />'''Marco''': Comunque Walter, a te Carlotta se continui così ti fa a pezzi.<br />'''Walter''': Non è detto, dice praticamente che sono l'unico uomo che vuole e poi ha ammesso la sua stronzaggine, quindi praticamente una resa totale.<br />{{NDR|Simona che all'inizio della conversazione si era messa in disparte, entra nella discussione}}<br />'''Simona''': E allora perché hai così paura?<br />'''Walter''': Chi ha paura?<br />'''Simona''': Eh tu guarda che faccia.<br />'''Walter''': Questa poi è un'altra cosa e comunque visto che tu sei tanto brava spiegami un attimo come si fa a capire quando una persona ti interessa ancora allora.<br />'''Simona''': Va bene ti faccio un esempio, tu e lei avete un appuntamento e lei tarda, tu sei lì e ti chiedi se ne vale la pena o meno aspettare, sai che cos'è che ti da la risposta? {{NDR|Simona guarda Marco}} Il sorriso che fai quando la vedi, che non è quello che vede lei, ma è quello che fai ancora prima di vederla e quel sorriso non lo controlla nessuno perché viene direttamente dal cuore e vuol dire una cosa sola... io ti amo.<br />{{NDR|Marco accenna un sorriso imbarazzato}} *{{NDR|Ezio, Giulio e Lojacono sono arrivati al centro commerciale alla ricerca di Cesare e Matilde}}<br />'''Ezio''': Aoh non ce posso crede er cubo de "Kubrik" te lo ricordi?<br />'''Lojacono''': Tu vai da quella parte e tu da quella parte.<br />'''Ezio''': Aoh te hai bisogno che te calmi tu va de qua, tu va de la, sempre a da l'ordini, ma per favore nun lo dici mai te?<br />'''Giulio''': Dai non fa niente.<br />'''Lojacono''': Vogliamo sbrigarci allora.<br />'''Giulio''': Eh esatto, sbrighiamoci.<br />'''Ezio''': Lo rubo che c'è voglio gioca a casa.<br />'''Giulio''': Come lo rubi, pagalo perché lo devi ruba?<br />'''Ezio''': Così, tanto torno dopo {{NDR|mettendo al suo posto il cubo gli cade}} te saluto... Cesare.<br /> *{{NDR|Mentre Matilde sta per partire arriva Eva, appena tornata da Parigi con un vestito per lei indossato ad una presentazione dell'album di ''Madonna''}}<br />'''Matilde''': Tra l'altro ''Madonna'' era anche amica di mia mamma.<br /> '''Ezio''': Ma davvero?<br />'''Giulio''': Come davvero, glielo hai detto te, non te ricordi che lo sapevi no?<br /> *{{NDR|Cesare in lacrime ripete in continuazione il nome di Matilde}}<br />'''Lucia''': Ti faccio una tisana?<br />'''Cesare''': No.<br />'''Lucia''': Una cioccolata calda?<br />'''Cesare''': No, voglio Matilde, voglio Matilde.<br />'''Stefania''': Cesare, ma neanche un po d'acqua.<br />'''Cesare''': No... Matilde, Matilde.<br />'''Ezio''': Ma non è che gli è venuto un ictus dal dolore che s'è fissato. {{NDR|suonano al campanello e Giulio va ad aprire}}<br />'''Stefania''': Ezio per favore eh.<br />'''Giulio''': Matilde.<br /> '''Ezio''': Allora è contagioso.<br />{{NDR|Giulio entra in cucina con a fianco Matilde}} ===Episodio 16, ''Danni e donne''=== *{{NDR|Ezio commenta l'assunzione di Teresa alla bottiglieria}}<br />'''Ezio''': Me piace, me piace, me piace questa è gente capace, gente del nord che c'ha i piedi sulla testa.<br />'''Giulio''': Ezio... o c'ha la testa sulle spalle o c'ha i piedi per terra, decidi.<br />'''Ezio''': Piedi per terra.<br /> *{{NDR|Ezio commenta gli sguardi tra Barilon e Teresa}}<br />'''Ezio''': Aoh.<br />'''Cesare''': Eh.<br />'''Ezio''': Sti due non me la raccontano giusta, sembrano fatti l'uno pe' l'altra, li hai visti?<br />'''Cesare''': Ma che stai a di'? Questa è la tipica sintonia della gente del nord, evoluti, rapidi, nun di stupidaggini oggi non è giornata, per favore.<br />'''Ezio''': Secondo me gli ingranaggi della grande macchina dell'amore, se so appena messi in moto.<br />'''Cesare''': E speriamo che te mettano sotto. *{{NDR|Giulio e Cesare arrivano al ristorante veneto dove Barilon e Teresa si sono dati appuntamento e trovano pure Ezio seduto ad un tavolo nascosto per vedere cosa succede}}<br />'''Giulio''': Oh!<br />'''Ezio''': Aoh, siete arrivati finalmente eh.<br />'''Cesare''': Volevamo vedere che casini stavi combinando, scommetto che lì nun è successo niente.<br />'''Ezio''': E invece no, non è giusto manco pè niente, perché questi se stanno a guardà dritti nell'occhi come fossero due innamorati, vo dico io.<br />'''Giulio''': Ezio basta co sta storia annamo via.<br />'''Ezio''': Aspettamo na mezz'oretta se non succede niente se ne annamo a casa, se no aspettamo un attimo.<br />'''Cesare''': Che hai ordinato?<br />'''Ezio''': Polenta co osei, nun so che vuol dire.<br />'''Giulio''': Boni, la polenta co uccelletti.<br />'''Ezio''': Uccelletti, ma che sei matto a me fa impressione chiama subito il cameriere va. *{{NDR|Eva è in un motel, si sente male, Marco arriva dopo che lei lo ha chiamato, e la trova seduta a terra}}<br />'''Marco''': Eva.<br /> '''Eva''': Marco.<br /> '''Marco''': Che succede?<br /> '''Eva''': Ho un dolore fortissimo qui.<br /> '''Marco''': Senti ti metto sul letto, ok?<br />'''Eva''': No, no. Non mi toccare, ti prego non mi toccare, ho troppa paura Marco. Ieri sono stata dal medico e mi ha detto che c'è il pericolo del distacco della placenta.<br /> '''Marco''': Allora dobbiamo chiamarlo.<br /> '''Eva''': L'ho già chiamato, sta arrivando.<br /> '''Marco''': Ma tu che ci fai qui! Dopo la visita ti riporto a casa.<br /> '''Eva''' {{NDR|cominciando a piangere}}: No, no non posso andare a casa, non sanno niente, capisci? Io non ho detto niente. Sanno che sono fuori Roma per lavoro, che faccio ritorno a casa incinta e piena di problemi? No, io devo rimanere qua e devo stare tranquilla perché il medico mi ha detto che devo avere un po' di tranquillità, perché sennò il bambino rischia, e se il bambino rischia...<br /> '''Marco''': Eva è chiaro che tu qui da sola non ci puoi stare, ma non ti preoccupare perché faremo di tutto per risolvere la situazione senza che tu debba tornare a casa. Va bene... vieni qui. {{NDR|Marco l'abbraccia}} ===Episodio 17, ''Basta crederci''=== *{{NDR|Walter sta uscendo dopo aver raccontato ad Eva del suo acquisto da lei deriso}}<br />'''Walter''': Senti io non so perché, ma percepisco delle ondate negative nei miei confronti oggi, sto per uscire ti serve qualcosa?<br />'''Eva''': No, non mi serve niente.<br />'''Walter''': Ecco brava {{NDR|Mettendosi attorno alla testa un velo e parlando come una persona anziana}} e allora come direbbe nonna Elvezia riguardati, perché il dottore ha detto di non fare gesti inconsulti, va bene?<br />'''Eva''': Va bene nonna.<br /> *{{NDR|Alice e Iolanda trovano un mail sul computer scritta da Rudi}} Cara Fabiana, questa è l'ennesima email che ti scrivo, non sono bravo a dire certe cose... e forse quello che ti dirò ti lascerà indifferente, ma tra noi due è successa una cosa che non potrò mai dimenticare. In questi giorni, però credo che è stato importante solo per me perché tu mi eviti, mi sfuggi... lo so che non servono le parole, ma so che adesso mi sento solo, senza voglia di vivere e con il cuore a pezzi, mi piacerebbe dirtelo, ma questa email, come le altre che ti ho scritto, è destinata al cestino. ('''Rudi''') *{{NDR|Giulio è andato a cercare Rudi scappato di casa e da scuola per una pena d'amore}}<br />'''Rudi''': Mi piaceva papà e non pensavo facesse male qui alla bocca dello stomaco, ci sono certe volte che penso di non farcela e vorrei addormentarmi senza svegliarmi più.<br />'''Giulio''': No Rudi e qui ti sbagli, non si muore per amore, per amore si soffre, per amore si gioisce, per amore si ferisce, per amore si fanno un sacco di cose, ma non si muore... Quando finisce un amore ce n'è sempre un altro pronto a cominciare, cosa avrei dovuto fare io quando è morta mamma? Avrei dovuto lasciarmi morire? {{NDR|Rudi fa cenno di "no" con la testa}} Esatto non mi sono lasciato andare e ti giuro che ho sofferto come non pensavo si potesse soffrire nella vita, però poi ti guardi intorno e ti rendi conto che ci sono mille altri motivi per continuare a combattere, c'eri tu, c'erano i tuoi fratelli, c'era zio Cesare e poi è arrivata Lucia, mi sono arreso?<br />'''Rudi''': No. {{NDR|si abbracciano}} ===Episodio 20, ''Ninna nanna nonni''=== *{{NDR|Son Sei si presenta in bottiglieria e racconta la sua storia}}<br /> '''Son Sei''': Come vedete la mia vita è molto cambiata. Ho sposato una donna molto ricca, che è morta, lasciandomi un sacco di milioni!<br /> '''Ezio''': Ma chi? La babbiona, quella della fotografia?<br /> '''Son Sei''': Eh! {{NDR|annuendo}} Maria Alba Chiara Vincenzi Duccio Sparta vedova Piccolomini, detta Amelia!<br />'''Ezio''': E quanti funerali avete fatto?<br /> '''Son Sei''' {{NDR|perplesso}}: Uno!<br />'''Ezio''': Ah, uno... *{{NDR|Marco aspetta Eva fuori l'ospedale, lei arriva e si abbracciano}}<br /> '''Marco''': Allora com'è andata? Che ha detto?<br />'''Eva''': Che sta benone!<br /> '''Marco''': Non sai quanto sono contento!<br /> '''Eva''': Sì, anche io. Ma che tempismo però io esco tu arrivi.<br /> '''Marco''': Già telepatici proprio.<br />'''Eva''': Eh telepatici. Guarda che ti ho visto, non ti sei allontanato da qui... Con Franco come fai? Che cosa gli dici stasera?<br /> '''Marco''': Con tutto quello che abbiamo passato in questi mesi, non riuscivo a non pensare ad altro. Però non ho perso tempo, ho capito che cosa voglio scrivere, ce l'avevo qui, {{NDR|si tocca il cuore}} chissà da quanto tempo e all'improvvviso stamattina è venuto tutto fuori.<br />'''Eva''': Bene così almeno non mi sento in colpa. *{{NDR|Marco ed Eva sono ad Ostia}} <br />'''Eva''': Be', non vedo l'ora che esca il tuo nuovo disco.<br /> '''Marco''': Che strano tra poco uscirà il mio primo disco e tu darai alla luce un bambino.<br /> '''Eva''': Già. Tutt'e due con una nuova creatura. <br /> '''Marco''': Sei pronta per dirlo a tua madre? <br /> '''Eva''': Sì. Be', sì sono pronta. Anche perché penso che a questo punto non servano parole, basta mostrarle la pancia... Senti come scalcia. {{NDR|prende la mano di Marco e la posa sulla sua pancia}} <br /> '''Marco''': È pazzesco, non ti fa male?<br /> '''Eva''': No, no anzi. È la sensazione più bella della mia vita... Io non ce l'avrei mai fatta senza di te, Marco. <br /> '''Marco''': È stato bello starti accanto veramente.<br /> '''Eva''': E questi mesi non ce li dimenticheremo mai, eh. ===Episodio 21, ''Care mamme''=== *Cara mamma, aspetto un bambino e non te l'ho detto, perché credevo di aver fatto un errore e non è facile ammettere i propri errori. Sono ancora piccola, e mi viene da ridere a scriverlo se mi tocco la pancia, ma è così! E come i bambini, da qualche parte, sono ancora convinta che il mondo l'abbia fatto tu. Ecco mamma, il mondo è stato molto severo con me e forse te ne ho voluto per questo e te ne ho voluto perché mi hai costretto a dirtelo, perché non te ne sei accorta da sola, perché non sei venuta a frugare nei miei cassetti e non hai rubato il mio beauty-case e non ci hai trovato dentro le prove di quello che mi stava succedendo. Poi qualcuno mi ha aiutato a guardarmi da fuori e a capire che non era tutto un disegno del fato contro di me ma che ero soltanto una delle centinaia di migliaia di persone nel mondo che stavano in quella condizione. E allora comunque non te l'ho voluto dire... perché se ce l'avessi fatta da sola, mi dicevo, a quel punto, forse sarei riuscita a dimostrarmi che non importa chi ha creato il mondo ma importa soltanto quanta forza e quanta volontà riesci a investire per costruirci dentro la tua strada. Cara mamma, aspetto un bambino e riesco soltanto a sperare di poterlo tirare su con l'amore e la forza che tu hai dedicato a me. E spero, quando sicuramente tradirà la mia fiducia come io ho tradito la tua, di avere quella forza per perdonarlo. Eva. ('''Eva''') {{NDR|articolo/lettera scritto alla madre, rivelando che è incinta}} *{{NDR|Lucia entra in stanza mentre Eva sta leggendo}}<br />'''Eva''': Ciao.<br />{{NDR|Lucia va a sedersi vicino ad Eva}}<br />'''Lucia''': Mi avevano detto che le parole sarebbero venute spontanee entrando in camera, ma non è così.<br />'''Eva''': Lo so, è da quando sono tornata che mi eviti.<br />'''Lucia''': Beh non è facile, te mi metti in difficoltà.<br />'''Eva''': No mamma sei tu che mi metti in difficoltà, sei stata chiusa in cucina per tutto il tempo pur di non parlarmi alla festa che tu hai organizzato in mio onore.<br />'''Lucia''': Pensavo che, che ti facesse piacere sentirti di nuovo a casa.<br />'''Eva''': Io mi sento a casa se mia madre mi guarda negli occhi e mi dice che nonostante tutti i casini che ho combinato, tutti i guai in cui mi sono messa andrà tutto bene e la vuoi sapere una cosa? Mi sentivo molto più a casa al magazzino di Walter.<br />'''Lucia''': Adesso stai esagerando Eva.<br />'''Eva''': No mamma, tu pensi che veramente nel rapporto tra me e te in questo momento quella che ha bisogno di aiuto sia tu? Mamma sono io che ho bisogno di aiuto, sono io che tra un po partorirò il mio primo figlio e tutto quello che so su quello che mi accadrà e quello che mi succederà lo devo imparare dai giornali.<br />{{NDR|Eva lancia i giornali per terra}}<br />'''Lucia''': Scusa... cercherò di rimediare.<br />{{NDR|Lucia si alza ed esce dalla stanza}} *{{NDR|Marco a Walter, riferito a Simona che non risponde alle sue chiamate}}<br /> '''Marco''': Secondo me sta esagerando, Walter era solo una canzone, io non capisco perché le donne si devono tanto attaccare alle parole.<br /> '''Walter''': Be', insomma è comprensibile se si tratta di parole d'amore, soprattutto se non sono rivolte a loro.<br /> '''Marco''': Walter, la canzone era per il bambino, lo stesso bambino che tu hai accudito per primo quando Eva è venuta a vivere al magazzino e che noi tutti abbiamo adottato fin dall'inizio.<br /> '''Walter''': Sì, per il bambino che noi tutti abbiamo adottato.<br /> '''Marco''': Sì. <br />'''Walter''': Marco, io ti conosco da quando sei nato e lo capisco meglio di te se stai dicendo una cazzata. Quindi rispondi sinceramente a questa domanda, perché quando Simona ti ha chiesto dov'eri finito, tu non hai avuto il coraggio di dirle che eri rimasto tutta la giornata con Eva all'ospedale?<br /> '''Marco''': Va be', che c'entra, perché Simona è gelosa di Eva e anche per colpa tua. Ecco perché!<br /> '''Walter''': Sì certo. Io ho detto a Simona che tu ed Eva avete avuto una storia, ma pensavo glielo avessi detto tu e il fatto che tu non le abbia detto questa cosa, non fa altro che dimostrare la mia teoria.<br /> '''Marco''': Cioè?<br /> '''Walter''': Marco, tu ci sei ricascato, ce l'ho chiaro io, ce l'ha chiaro anche Simona, solo tu non ce l'hai chiaro e speriamo anche Eva, perché se fosse così succederebbe un gran casino!<br /> '''Marco''': Walter, la tua è una teoria del cavolo! Va bene, la canzone non era per lei.<br /> '''Walter''': Sì, la canzone era per il bambino... Tu puoi continuartelo a dire tutte le volte che vuoi fino a quando non ti sembrerà vero, ma quello che sembra vero in realtà a volte non è vero. *{{NDR|Giulio e Cesare preparano Ezio per il viaggio in America dove si trova Alex}}<br />'''Ezio''': Piuttosto io questo, 'na fotografia ce l'avete? Come lo riconosco?<br />'''Giulio''': No.<br />'''Ezio''': Descrivetemelo.<br /> '''Giulio''': Vabbè tu vai al ristorante lui è il proprietario, è italiano, è un bel ragazzo co' l'occhi un po a mandorla, alto più o meno come me e che ce vò.<br />'''Ezio''': Che c'avrà poi il cappello plastico da cuoco.<br />'''Cesare''': E beh che vor di, come i ladri che hanno la mascherina e il numero come la ''Banda Bassotti'' e dai Ezio devi anda' a New York mica a Topolinia .<br />'''Ezio''': Eh peccato però, che già che c'ero ce potevo annà, na volta tanto li vedevo dal vivo.<br />'''Giulio''': Chi?<br />'''Ezio''': Come chi? Gamba di legno, Clarabella, Pippo, Pluto, Topolino.<br />'''Giulio''': Ezio so finti, so cartoni.<br />'''Ezio''': Ah so finti, mi nipote se fatto tutte le fotografie.<br />'''Cesare''': Ma che davvero? Perché non c'hai portato Mimmo?<br />'''Giulio''': Pure te! O mamma mia!<br />'''Ezio''': Aoh ce so i giochi è bello sà. *{{NDR|Eva entra in cucina e vede Lucia che sta scrivendo}}<br />'''Eva''': Scrivi alla nonna?<br />'''Lucia''': Oh... da quand'è che sei qui?<br />'''Eva''': Non da molto.<br />'''Lucia''': Eh si si, stavo scrivendo alla nonna perché ha... ha incontrato un signore che... che per la verità non mi piaccia molto e quindi così. {{NDR|Eva vede la carta del cioccolatino con la scritta della rivista dove lavorava}} Sono stata da Iva sì.<br />'''Eva''': Mamma non ho parole.<br />'''Lucia''': E io invece sì e quindi ora tu mi ascolti, sono stata da Iva per convincerla a riprenderti al lavoro e lei mi ha detto invece di cercare di convincere te a scrivermi una lettera nella quale mi spieghi per che cavolo non mi hai detto che eri incinta e siccome io ho pensato che tu non l'avresti scritta, ho pensato di scriverla io al posto tuo, dice che sarebbe un bel pezzo, un bel articolo e solo che io... io non riesco a trovare le parole e sai perché? Perché non riesco a mettermi nei tuoi panni, ti ho portato dentro per nove mesi, ma non riesco a mettermi nei tuoi panni... io non so più chi sei Eva... e questo vuol dire che non so più chi sono io. *{{NDR|Marco va a parlare con Simona al Rock Studio}}<br />'''Marco''': Avevi ragione tu!<br /> '''Simona''': La ami?<br />'''Marco''': Non lo so, sono confuso, non...<br />'''Simona''': No Marco! Questa volta voglio la verità! Mi serve la verità, Marco!<br /> '''Marco''': Sì... Credo di amarla.<br /> '''Simona''': Sin dall'inizio?<br />'''Marco''': No! All'inizio mi sembravi tu la risposta a tutte le mie domande.<br />'''Simona''': E poi, dov'è che ho sbagliato poi?<br />'''Marco''': Tu non hai sbagliato niente, sono io che...<br /> '''Simona''': No, Marco! Sono cazzate! Tutti sbagliamo, no? Il problema è che non si capisce mai perché per voi uomini le uniche persone a non sbagliare mai sono le donne che dovete mollare! No, ti prego Marco, dimmi dove ho sbagliato! Dimmelo!<br /> '''Marco''': Davvero Simona, non lo so dove hai sbagliato! Non li so vedere i tuoi errori, ok? So vedere solo i miei... Tu sembravi la risposta a tutte le mie domande, tranne a quella che molto prima di conoscerti avevo deciso di non farmi più!<br />'''Simona''': Quale sarebbe?<br />'''Marco''': Se posso essere felice senza Eva! ===Episodio 22, ''Non ho l'età''=== *Io non so ancora come sono, ma so che non sono come voi e mai lo sarò, non voglio accontentarmi, non voglio perdermi nella noia delle storie tutte uguali, voglio che l'amore sia unico, irripetibile, come quello dei poeti, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. ('''Alice''') {{NDR|scrivendo sul suo diario}} *Hai ragione, non ti sono stato accanto, ma in questi giorni ho cercato di rivivere tutti i mesi che mi sono perso e di capire cosa hai dovuto affrontare, quante paure hai dovuto superare nel farti coraggio, quante risposte hai dovuto cercare da sola, quanto sei stata brava nel perseguire nel tuo sogno, mentre questo bambino ti stava crescendo dentro e quel futuro lo stava rubando solo a te. Ho iscritto nostro figlio alla White School, c'è una lista d'attesa lunga chilometri, forse lui un giorno potrà vivere nostro il sogno americano, quello che non abbiamo vissuto noi. Io resterò qui, in silenzio, aspettando che tu mi apra la porta e che mi lasci entrare e non importa quanto vi dovrò aspettare, perché voi sarete sempre nel mio cuore. ('''Alex''') {{NDR|lettera ad Eva}} *{{NDR|Eva e Marco sono nella stanza di lei, stanno parlando dopo il ritorno di Alex}}<br />'''Eva''': È che tu lo sai, perché mi sei stato vicino per tutto questo tempo, sai quanto ho sofferto, sai quanto ci sono stata male. E proprio nel momento in cui pensavo di aver finalmente dimenticato tutto, dopo che pensavo di averci messo una pietra sopra, lui che fa? Torna? Ritorna e mi fa crollare tutte le certezze!<br />'''Marco''': Eva, è vero che tra voi due, nella vostra storia, qualcosa è andato distrutto, ok. È vero. Però se tu lo ami davvero, non fare come ho fatto io con te. Di condannarlo senza appello. Per poi passare giorni, settimane, mesi a cercarti tra le macerie, non lo fare! Perché poi è troppo tardi! Se tu lo ami davvero, non lo fare! *{{NDR|Cesare disperato legge la lettera di Matilde per entrare in convento a Ezio e Giulio}}<br />'''Cesare''': Pamela, amore mio aiutami tu.<br /> <br />'''Ezio''': Aoh, ma se fosse veramente un segno divino è... co 'na madre così 'na figlia suora la situazione se bilancia.<br />'''Cesare''': Così come?<br />'''Ezio''': Migno... {{NDR|Ezio e Giulio si guardano e Giulio fulmina Ezio con lo sguardo e quest'ultimo si passa la mano sulla bocca}}<br />'''Giulio''': Nel senso buono.<br />'''Cesare''': Disgustoso veramente. === Episodio 26, ''Diversità elettive'' === *{{NDR|Eva e Marco si incontrano nel pianerottolo, si salutano e lui sta per andare via}}<br />'''Eva''': Ho sentito la tua nuova canzone!<br />'''Marco''': Ah!<br />'''Eva''': È... È molto bella!<br />'''Marco''': Sono contento che ti piaccia, spero gliela farai sentire, insomma.<br />'''Eva''': Certo, è dolcissima!<br />'''Marco''': Mi fa piacere, sai quando l'ho scritta mi ero un po' abituato all'idea che gliela avrei suonata più o meno spesso io, be' insomma... Va be'! L'importante è che non si scordi dello zio. Ecco! Adesso vado che sono veramente in ritardo. Ciao! === Episodio 27, ''Foto di famiglia'' === *{{NDR|Eva va a casa per vedere come va la situazione visto che Giulio e Lucia sono in crisi}}<br /> '''Eva''': Ciao, come va qui? Sempre atmosfera pesante?<br />'''Marco''': Neanche si parlano. Ma tu che ci fai qui?<br />'''Eva''': No, è che Alex deve fare un catering ad un agriturismo, ed io parto con lui, però prima volevo vedere com'era qui l'atmosfera a casa.<br />'''Marco''': Be', ti ha detto male. Non c'è nessuno, fanno tutti a gara a chi esce per primo.<br />'''Eva''': Tutti tranne te!<br />'''Marco''': Insomma mi tocca stargli un po' addosso. Nella buona e nella cattiva sorte vale anche per i figli dopotutto, no? Da quando papà ha avuto l'infarto non faccio altro che pensare al fatto che loro non sono eterni e che hanno bisogno di noi.<br />'''Eva''': Se poi pensi che l'infarto glielo abbiamo procurato noi due.<br />'''Marco''': Ma gli siamo stati tutti accanto, no?<br />'''Eva''': Non proprio tutti. Anche se forse se tu non fossi andato a Londra quella crisi non si sarebbe risolta, quindi. Io non te l'ho mai riconosciuto.<br />'''Marco''': Già, ha salvato la famiglia. Ma è costata cara a noi due. *{{NDR|Marco si risveglia dopo che si è addormentato abbracciato ad Eva, e la guarda dormire}}<br />'''Marco''' {{NDR|nella sua mente}}: Diglielo che è ancora lei per te! Diglielo che il sonno che dividi con lei è il più dolce del mondo! Diglielo che il tempo non cambia le cose, che ancora oggi provi un brivido soltanto a guardarla dormire! Diglielo che non smetterai mai di amarla! Mai! Ovunque andrà! Diglielo Marco!<br />{{NDR|Eva si sveglia e notando lo sguardo di Marco si alza}}<br />'''Eva''': Oddio! Non mi ricordo neanche quando mi sono addormentata!<br />'''Marco''': No, niente. Ti sei addormentata ed io non ti ho voluto portare su perché avevo paura di svegliarti e poi mi sono addormentato anch'io e... Eva, io devo dirti una cosa!<br />{{NDR|Eva si avvicina nuovamente al divano e si siede}}<br />'''Eva''': No, senti te la devo dire anche io una cosa. È una cosa importante. È stranissimo non riesco a trovare le parole per dirtelo. Io e Alex ci sposiamo!<br /> {{NDR|Marco resta di stucco, poi sorride}}<br /> '''Marco''': Cavolo! È una notizia bellissima questa! {{NDR|l'abbraccia triste}}<br />'''Eva''': E tu che cos'è che mi dovevi dire?<br />'''Marco''': Io... Hai presente l'X tour?<br />'''Eva''': Sì!<br /> '''Marco''': Mi hanno preso!<br />'''Eva''': Stai scherzando?<br />'''Marco''': No!<br />'''Eva''': E quanto starai via?<br />'''Marco''': Circa un anno!<br /> '''Eva''': Starai via un anno. E quando parti?<br />'''Marco''': Questo pomeriggio.<br /> {{NDR|Eva l'abbraccia triste}} === Episodio 28, ''Io e te per sempre'' === *{{NDR|Marco chiama Eva al cellulare, ma quando lei risponde non riesce a parlare e riaggancia la cornetta del telefono}}<br />'''Marco''' {{NDR|piangendo, pensando ad alta voce}}: Ciao Eva, sono Marco. Come stai? Io bene, grazie. No! Non è vero! Non sto bene per niente! Mi manchi! Non so cosa fare! *{{NDR|Marco e Walter sono nella piscina dell'albergo a Milano}}<br />'''Marco''': Non siamo qui solo per rilassarci. Vero?<br />'''Walter''': Senti Marco, siamo a Milano, la vita ti sta offrendo una mano di tutto rispetto, anzi una scala reale, ed io che sono il tuo migliore amico ho il dovere di dirti che la stai buttando via. È chiaro?<br /> '''Marco''': Ok! Guarda che ti faccio vedere! {{NDR|prende il telefono e gli mostra la foto di lui ed Eva che dormono nel divano}} Guarda! Come faccio, eh? Come faccio a godermi quello che la vita mi sta regalando se non faccio altro che pensare ad Eva, al fatto che lei si sta sposando con un altro, che io vorrei essere il padre di quel bambino? Come faccio?<br /> '''Walter''': È così?<br /> '''Marco''': Sì. È così!<br /> '''Walter''': Ah, è così?<br />'''Marco''': Sì! È così!<br /> '''Walter''': E allora bene! Prendi quel cavolo d'aereo, molla l'X tour se non te ne frega niente e vai da lei! Hai capito che ho detto? Va' da lei! Corri! Che aspetti ad andare? Io lo so perché hai il cemento nelle gambe! Perché l'unica cosa che hai di Eva è quella foto!<br />'''Marco''': Hai ragione, forse non ho nessun diritto su di lei. Però la amo!<br />'''Walter''': Ma che c'entra diritto, rovescio, che c'entra? Se vuoi una cosa vai lì e te la prendi! Punto e basta!<br />'''Marco''': Walter, è difficile... È difficile e fa male!<br />'''Walter''': Lo so! È per questo che non voglio vederti così! Perché lo so che soffri. Ora io ti lascio qui, tu ti fai una bella nuotata da solo e cerca di capire bene che intenzioni hai. Fra poco ci sarà la conferenza stampa. Se ti vedrò lì avrò capito che hai scelto in un modo, se non ti vedrò, va be', vorrà dire che avrai scelto in un altro. Qualunque cosa scegli però sappi che è una scelta coraggiosa, ma soprattutto io sarò sempre dalla tua parte! Sempre! *{{NDR|Eva è andata a Milano per assistere alla conferenza stampa di Marco, ma una volta arrivata lì scappa, Walter la vede e la rincorre}}<br />'''Walter''': Si può saper che ci fai a Milano te?<br /> '''Eva''': Niente, volevo esserci per Marco, volevo vedere che diventava un cantante famoso. Tutto qua! Non ci sono altri motivi davvero! Tutto qua! Dai, lo sai che io sono sempre stata la sua prima manager! Ti ricordi tutte le volte che gli abbiamo detto che non doveva mollare, che doveva andare avanti? Ecco! Tutto qua! Senti però adesso non gli dire niente! Non gli dire che mi hai visto! Non gli dire che sono venuta qui a Milano! D'accordo? Fallo stare tranquillo! Ciao.<br /> {{NDR|Eva sta per andare via, ma Walter la ferma}}<br /> '''Walter''': Eva! Sono il tuo migliore amico! Ti prego non mi prendere in giro!<br /> '''Eva''' {{NDR|cominciando a piangere}}: Ho avuto un momento di debolezza, Walter? Il matrimonio, Alex che torna, il bambino, il lavoro! Non ce la faccio più, sono stanca, sono stanca! Tutto quanto insieme! Tutto quanto in fretta! Io per un attimo non ce l'ho fatta. Ho avuto un attimo di debolezza. Basta! Marco è stato il mio primo amore, non posso dimenticarlo, io non lo dimenticherò mai! Però ho fatto bene a venire qua oggi, perché sono più tranquilla adesso, sono più sicura!<br />'''Walter''': Sicura che non vuoi parlargli? Adesso che fai? Torni a Roma? Sarai stanchissima! No, ti accompagno io! Vado da Simona... Vado da Simona, mi invento una scusa e ti accompagno giù a Roma io!<br />'''Eva''': No! No, grazie! Senti ti va di farmi da testimone al mio matrimonio?<br />'''Walter''': Sarebbe un onore! Però che deve fare il testimone?<br />'''Eva''': Niente. Abbracciarmi!<br /> {{NDR|Si abbracciano}}<br /> '''Eva''': Oh, mi raccomando con Marco.<br />'''Walter''': Con Marco... va bene, non gli dirò niente! Però sappi che comunque noi saremo tutta la sera al bar dell'hotel, quindi se dovessi ripensarci...<br />'''Eva''': Ciao. === Episodio 29, ''Ovunque andrai'' === *{{NDR|L'infermiera ha annunciato che il bambino è podalico e che si stanno preparando per il cesareo}}<br />'''Giulio''' {{NDR|vede avvicinarsi Ezio con le mani al volto}}: Che c'hai te, Ezio? {{NDR|sbuffando}}<br />'''Ezio''': Che c'ho! È Podalico! Che c'ho!<br />'''Giulio''': Podalico vuol dire che il bambino si presenta con i piedi davanti!<br />'''Ezio''' {{NDR|sollevato}}: Ah... È un ''po' dalico''!<br />'''Giulio''' {{NDR|non avendo voglia di rispiegare, annuisce}}: No, no... Un pezzetto solo...<br />'''Ezio''': Solo dalla parte dei piedi... {{NDR|passandosi le mani in testa}} Che se danno così le notizie! *{{NDR|Lucia è entrata in sala parto per cercare di calmare Eva}}<br /> '''Eva''': Mamma, dov'è Marco? Mamma, chiama Marco! Voglio Marco, mamma!<br /> '''Lucia''': Ma cosa dici? C'è Alex qua!<br /> '''Infermiera {{NDR|rivolgendosi ad Alex}}''': Forse è meglio che esci a prendere un po' d'aria!<br /> '''Lucia''': Ecco! Sì! Meglio! Vai, Alex! Dice cose senza senso, sta delirando! {{NDR|Alex si allontana}} Non ti preoccupare, ci sono io qua!<br /> '''Eva''': Mamma, dov'è Marco? Dov'è, Mamma?<br /> '''Lucia''': Ma Marco è a Milano...<br /> '''Eva''': Mamma, abbiamo fatto l'amore! Mamma, abbiamo fatto l'amore! Io lo amo Marco! Mamma! Mamma, lo amo!<br />{{NDR|Alex che stava uscendo sente tutto}} *{{NDR|Eva è in sala parto}}<br />'''Eva''': Mamma, voglio Marco! Mamma, Marco!<br />'''Infermiera''': Ma questo Marco dov'è?<br /> {{NDR|Marco arriva correndo in ospedale, Giulio vedendolo gli va incontro}}<br />'''Giulio''': Marco, che ci fai qua?<br />'''Marco''': Papà, io la amo!<br />'''Giulio''': Bene, sono contento! Ma chi?<br />'''Marco''': Come chi? Eva! Non me ne frega niente se sta con Alex, se aspetta un bambino da lui! Io la amo e glielo devo dire!<br />'''Giulio''': Certo! {{NDR|Gli tocca la fronte}}<br />'''Marco''': Papà, non ho la febbre!<br /> '''Giulio''': Però...<br /> {{NDR|Lucia esce dalla sala parto e vede Marco}}<br />'''Lucia''': Marco, Marco vieni con me! Mi scusi lo può accompagnare in sala parto? *{{NDR|Marco entra in sala parto}}<br />'''Eva''': Marco!<br /> '''Infermiera''': Caro Marco, quanto ci sei mancato!<br /> {{NDR|Marco si avvicina ad Eva}}<br /> '''Eva''': Marco!<br />'''Marco''': Eva ti amo! Ti amo! <br />'''Eva''': Anche io ti amo, anche io! *{{NDR|Dopo la nascita della bambina, Marco va a cercare Alex, che intanto sta controllando le analisi della bambina}}<br />'''Marco''': Alex! Guarda che è nata! È una bambina!<br /> '''Alex''': Sì! Lo so che è nata! Tua figlia! {{NDR|Alex dà un pugno a Marco}} Io e la bambina abbiamo gruppi sanguigni incompatibili, quindi non posso essere io il padre!<br /> {{NDR|Se ne va arrabbiato, lasciando le analisi a Giulio}}<br />'''Marco''': Che ha detto?<br />'''Walter''': Che è incompatibile.<br /> {{NDR|Giulio guarda le analisi}}<br /> '''Giulio''': Marco, sei diventato papà!<br /> '''Marco''' {{NDR|sorpreso}}: Sono diventato papà! Eva!<br /> {{NDR|Corre per raggiungere la stanza di Eva}}<br /> '''Lucia''' {{NDR|riferendosi al fatto che Marco e Eva abbiano avuto una bambina}}: È il più bel regalo che potessero farci... *{{NDR|Marco entra nella stanza dove è ricoverata Eva, si avvicina al letto. Eva vede che ha il labbro spaccato e l'accarezza}}<br />'''Eva''': Che hai fatto? È stato Alex, vero?<br /> {{NDR|Marco le prende la mano e gliela bacia}}<br />'''Marco''': Eva, la bambina non è nata prematura.<br />'''Eva''': Che vuoi dire Marco?<br /> '''Marco''': È nostra figlia!<br /> '''Eva''': Cosa??.. Cosa?!<br /> {{NDR|Si abbracciano e poi si baciano, mentre entra l'infermiera con la bambina}}<br /> '''Infermiera''': Eccola qui la tua mamma, la tua mamma.<br /> {{NDR|Porge la bambina ad Eva}}<br />'''Eva''': E il suo papà.<br /> '''Infermiera''': E allora ecco vostra figlia! Che cognome devo metterci?<br /> '''Marco e Eva''': Cesaroni! ==Quarta stagione== ===Episodio 1, ''Serenissima variabile''=== *'''Mimmo''': Quest'anno nella famiglia Cesaroni c'è un grande cambiamento. Non sono più il piccolo di casa, perché è finalmente tornata Marta. È davvero una bambina bellissima! Eva e Marco sono appena rientrati con lei dall'X-tour. Sono stati in giro per il mondo per quasi un anno, e non sono cambiati... son sempre innamoratissimi. Chissà se Rudi e Alice, che hanno passato l'estate in campeggio, torneranno diversi...! Un cambiamento che nessuno di noi avrebbe mai immaginato, è che zio Cesare si sposa. Le donne di casa sono mesi che aiutano Pamela ad organizzare il matrimonio. Ezio invece è l'unico che non cambia mai, e si è messo in testa di fare le cose in grande per l'addio al celibato di zio Cesare. Per fortuna alcuni cambiamenti non sono per sempre... Lucia infatti ha finito il suo contratto a Venezia, così finalmente la famiglia Cesaroni sarà di nuovo al completo. Una sola cosa mi chiedo: ma se Lucia sta per tornare, perché papà è così nervoso? *{{NDR|Ezio, Giulio e Cesare sono a Venezia per cercare Lucia. Giulio suona al citofono dell'appartamento, ma non risponde nessuno}}<br/>'''Giulio''': Non risponde... però tanto c'ho le chiavi. Dai, entriamo. <br/>'''Ezio''': Giulio, prima che fai una strage c'è una cosa che ti devo... che ti dobbiamo dire.<br/>'''Cesare''': No, io mi dissocio!<br/>'''Giulio''': Senti Ezio... per piacere, non ho tempo per le tue stupidaggini, va bene? Voglio vedere Lucia!<br/>'''Ezio''': Ascoltami un momento... ci sono molti elementi che fanno credere che Lucia, tua moglie, in questo momento abbia una relazione extraconiugale con un altro uomo. Ecco, mo gliel'ho detto! <br/>'''Giulio''': Tu sei proprio cretino sei, guarda.<br/>'''Ezio''': Lascia perde... magari adesso sta a letto con lui, con l'amante. Che potrebbe essere uno di quei critici brutti, gobbi, critici d'arte... Sai come so fatti, questi cattivi che... che con la scusa di parlarti del quadro, ti mettono le mani addosso! *{{NDR|Giulio, Cesare ed Ezio arrivano alla porta dell'appartamento di Lucia}}<br/>'''Ezio''' {{NDR|urlando}}: Attenta Lucia, sta arrivando tuo marito... avverti il gobbo!!<br/>'''Giulio''': Chi è il gobbo?<br/>'''Ezio''': Il critico, che t'avevo detto prima...! ===Episodio 4, ''Successo assicurato''=== *'''Ezio''' {{NDR|a Cesare}}: Che pure se io perdo tutto e me resti solo te, so' comunque n'omo ricco. ===Episodio 16, ''Germana anno zero''=== *'''Barilon''': L'amavo. <br/>'''Bepi''' {{NDR|uscendo dal bagno}}: Chi è che amavi? <br/>'''Ezio''': L'amaro, bravo, bravissimo! L'amaro. Noi a quest'ora ce facciamo sempre un goccettino d'amaro che ce fa bene <br/>'''Bepi''': Ah no, grazie. *'''Ezio''' {{NDR|a Bepi}}: Aspetta, aspetta. È inutile che parti. Perchè Germana è morta. <br/>'''Bepi''': What? <br/>'''Ezio''': Yes. Come dite voi? Is ''undergrouds''.. ''undergrounds''. *'''Franco''' {{NDR|a Marco}}: Sei sicuro Marco? E che farai? Cioè niente disco, niente programma alla radio. Pensi di buttare all'aria tutto cosi? <br/>'''Marco''': Sinceramente Franco, campare è l'ultimo dei miei problemi. In questo momento mi accontenterei anche solo di dormire.<br/>'''Franco''': Non è che stai dormendo molto, vero?<br/>'''Marco''': No. Non faccio altro che fare incubi. Le poche volte che sogno, mi sogno Eva e Marta, quindi. <br/>'''Franco''': Mi prometti che non farai cazzate? Perchè guarda, questo disco, caso unico in tutta la storia del rock, non lo vendiamo manco se ti suicidi. Perchè è troppo bello. <br/>'''Marco''': Grazie Franco. <br/>'''Franco''': Ciao. ==Sesta stagione== ===Episodio 12, ''Ti amo troppo per (non) dirtelo''=== *'''Giulio''': Nina, ti devo dire una cosa. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''I Cesaroni''}} 0zjnlhg5sgqcbgkzmcnnd9zv2cvrgxy Vangelo di Tommaso 0 20492 1409589 1295492 2026-04-05T20:52:51Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409589 wikitext text/x-wiki [[File:Nag Hammadi Codex II.jpg|thumb|Frammento del ''Vangelo di Tommaso'']] '''''Vangelo di Tommaso''''', vangelo apocrifo gnostico attribuito a [[Tommaso apostolo]]. ==[[Incipit]]== Questi sono i detti segreti che Gesù, il Vivente, disse e Giuda Tommaso, il Gemello, scrisse.<br /> {{NDR|Elaine Pagels, ''Il vangelo segreto di Tommaso'', traduzione di Carla Lazzari, Mondadori, 2005}} ==Citazioni== *Chi cerca, non smetta di cercare finché non avrà trovato. Quando avrà trovato, si turberà. Quando sarà turbato, si meraviglierà e regnerà su tutte le cose. (§ 2, Mondadori) *Quando [[conoscere se stessi|conoscerete voi stessi]], sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione. (§ 3, Einaudi) *Un uomo carico d'anni non esiterà a interrogare un bambino di sette giorni sul luogo della vita, ed egli vivrà. Perché molti dei primi saranno ultimi e diverranno uno. (§ 4, Mondadori) *Riconosci ciò che ti sta davanti agli occhi e i misteri ti saranno svelati. Perché non esiste cosa nascosta che non verrà rivelata. (§ 5, Mondadori) *Non mentite e non fate ciò che odiate, giacché tutto è manifesto al cospetto del cielo: non esiste infatti cosa nascosta che non diverrà manifesta, né cosa celata che non sarà rivelata. (§ 6, Mondadori) *Beato il leone che sarà mangiato da un uomo, perché il leone diventerà uomo. Maledetto l'uomo che sarà mangiato dal leone, perché l'uomo diventerà leone. (§ 7, Mondadori) *I discepoli dissero a Gesù: – Sappiamo che tu ci lascerai: chi (è che) sarà grande sopra di noi? – Gesù rispose loro: – Dovunque andrete seguirete [[Giacomo il Giusto]], colui a motivo del quale sono stati creati il cielo e la terra. (§ 13, Einaudi) *Non sarà quello che entrerà nella vostra bocca a sporcarvi, ma piuttosto quello che dalla vostra bocca uscirà. (§ 15, Mondadori) *Allorché di due farete uno, allorché farete la parte interna come l'esterna, la parte esterna come l'interna e la parte superiore come l'inferiore, allorché del [[Maschio e femmina|maschio]] e della [[Maschio e femmina|femmina]] farete un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina, allorché farete occhi in luogo di un occhio, una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede e un'immagine in luogo di un'immagine, allora entrerete nel ''[[Regno dei Cieli|Regno]]''. (§ 22, Adelphi) *I suoi discepoli dissero: «Istruiscici sul luogo ove tu sei, giacché per noi è necessario che lo cerchiamo». Egli rispose loro: «Chi ha orecchie, intenda. Nell'intimo di un uomo di luce c'è luce e illumina tutto il mondo. Se non illumina, sono tenebre». (§ 24, Adelphi) *[[Amor fraterno|Ama tuo fratello]] come la tua anima e vigila su di lui come sulla pupilla del tuo occhio. (§ 30, Einaudi) *Nessun profeta è accolto nella sua patria e nessun medico cura i suoi conoscenti. (§ 36, Mondadori) *Una città costruita sulla cima di un alto monte e fortificata non può cadere né nascondersi. (§ 37, Mondadori) *Se a guidare un [[cieco]] sarà un altro cieco, finiranno tutti e due in un fosso. (§ 39, Mondadori) *I [[farisei]] e gli scribi hanno ricevuto le chiavi della conoscenza, ma essi le hanno nascoste: non hanno saputo entrare essi stessi, né hanno lasciato quelli che lo desideravano. Ma voi siate [[astuzia|astuti]] come i serpenti e [[purezza|puri]] come le [[colomba|colombe]]. (§ 44, Einaudi) *Se in una casa fanno [[pace]] anche soltanto in due, essi potranno dire alla montagna: "Spostati!" E questa si sposterà. (§ 53, Mondadori) *I discepoli gli dissero: – Può essere utile o no la [[circoncisione]]? Ed egli disse loro: – Se fosse utile, il loro Padre li avrebbe generati circoncisi già dalla madre. Ma la sola circoncisione in ispirito è veramente utile. (§ 58, Einaudi) *Quando uno sarà indiviso sarà ricolmo di [[luce e oscurità|luce]]; ma quando è diviso sarà ricolmo di [[luce e oscurità|tenebre]]. (§ 61, Adelphi) *Beato l'uomo che ha [[Sofferenza|sofferto]]: egli ha trovato la vita! (§ 63, Einaudi) *Colui che conosce tutto, ma [[conoscere se stessi|ignora se stesso]], è privo di ogni cosa. (§ 73, Einaudi) *Io sono la [[luce]] che sovrasta tutte le cose. Io sono il tutto. Da me tutto è venuto e a me tutto giunge. Spaccate un legno e io sono lì. Sollevate una pietra e lì sotto mi troverete. (§ 84, Mondadori) *Se avete denaro, non prestatelo a interesse. Datelo invece a chi non ve lo restituirà. (§ 102, Mondadori) *Colui che beve dalla mia bocca, diventerà come me; io stesso diventerò come lui e gli saranno rivelate le cose nascoste. (§ 108, Adelphi) *Chi trova se stesso, il mondo non è degno di lui. (§ 118, Einaudi) ==Citazioni sul ''Vangelo di Tommaso''== *Personalmente, per ragioni letterarie e spirituali, preferisco il Vangelo di Tommaso all'intero corpo del [[Nuovo Testamento]] canonico, perché quest'ultimo è impregnato di un odio malinformato contro i giudei, benché sia stato composto quasi interamente da giudei in fuga da se stessi, e disperatamente tesi a ingraziarsi i propri signori e sfruttatori romani. ([[Harold Bloom]]) ==Bibliografia== *''Vangelo di Tommaso'', in ''I Vangeli apocrifi'', a cura di Marcello Craveri, Einaudi, Torino, 2005. ISBN 88-06-17914-4 *Elaine Pagels, ''Il vangelo segreto di Tommaso: indagine sul libro più scandaloso del cristianesimo delle origini'', traduzione di Carla Lazzari, Mondadori, Milano, 2005. ISBN 8804543914 *''Vangelo di Tommaso'', in ''I vangeli gnostici'', a cura di Luigi Moraldi, Adelphi, 2007 (1993). ==Voci correlate== *[[Vangeli apocrifi]] *[[Vangeli gnostici]] *''[[Vangelo dell'infanzia di Tommaso]]'' *''[[Vangelo della Verità]]'' *''[[Vangelo di Filippo]]'' ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|etichetta=''Vangelo di Tommaso''}} [[Categoria:Vangeli gnostici|Tommaso]] sb15o65u6q5c7h1kglbj6nov93zzicz Leonard Cohen 0 40669 1409587 1281340 2026-04-05T20:50:47Z Udiki 86035 - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409587 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Leonard Cohen17b.jpg|thumb|Leonard Cohen, 1988]] '''Leonard Norman Cohen''' (1934 – 2016), scrittore, poeta, cantautore e compositore canadese. ==Citazioni di Leonard Cohen== *Ora non voglio darvi l'impressione di essere un grande musicologo, ma sono molto più esperto di come mi hanno descritto per molto tempo: sapete, dicevano che conoscessi solo tre accordi mentre ne conosco cinque.<ref>Da un'intervista alla BBC Radio 1FM, 1994.</ref> *Solo in [[Canada]] uno con la mia voce poteva diventare "cantante dell'anno". :''Only in a country like this with a voice like mine could I receive such an award.''<ref>Ritirando il ''Juno Award'' come "miglior cantante maschile", Toronto, 21 marzo 1993; citato in Ira Bruce Nadel, ''[http://books.google.it/books?id=gePAHlZHJJIC&pg=PA262&lpg=PA262&dq=%22only+in+a+country+like+this+with+a+voice+like+mine%22&source=bl&ots=IhNM8hg6hJ&sig=AF3jtxLTQ600TWzHj_Pq_Ocbyi4&hl=it&ei=o1pOS9OxLpKb_AaIsqCgDg&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=2&ved=0CAkQ6AEwAQ#v=onepage&q=%22only%20in%20a%20country%20like%20this%20with%20a%20voice%20like%20mine%22&f=false Various Positions: A Life of Leonard Cohen]'', 1st University of Texas Press ed., 1996, 2007, p. 262. ISBN 978-0-292-71732-9</ref> ==''The Spice Box of Earth''== *''Come tante notti durano | senza luna né stelle, | così noi dureremo | quando uno sarà partito e lontano''. :''As many nights endure | Without a moon or star, | So will we endure | When one is gone and far''. *''In qualche oscura valle esser vorrei | dove il sole non brilla mai, | anziché la mia donna veder amare un altro | quando so che dovrebbe esser mia soltanto''. :''I'd rather be in some dark valley | Where the sun don't never shine, | Than in see my true love love another | When I know that she should be mine''. *''Temo il momento | quando la tua bocca | comincia a chiamarmi cacciatore''. :''I dread the time | when your mouth | begins in call me hunter''. ==''Il gioco favorito''== ===[[Incipit]]=== Breavman conosce una ragazza di nome Shell a cui avevano forato le orecchie perché potesse portare i lunghi orecchini di filigrana. I fori hanno supporato e ora in ciascun lobo ha una piccola cicatrice. Breavman le ha scoperte sotto i suoi capelli.<br>Una pallottola penetrò nella carne del braccio di suo padre mentre egli balzava fuori da una trincea. Per un uomo che soffra di trombosi alle [[circolazione coronarica|coronarie]] una ferita subita in combattimento è confortante. ===Citazioni=== *I bambini mostrano le [[Cicatrice|cicatrici]] come medaglie. Gli amanti le usano come segreti da svelare. Una cicatrice è ciò che avviene quando la parola si fa carne. (p. 13) *Nulla affascina un [[bambino]] come il racconto di una tortura. (p. 22) *Ci sono molte belle poesie che scriverai e per le quali sarai lodato, molti giorni di desolazione nei quali non riuscirai a mettere la penna sulla carta. Ci saranno molte belle fiche dentro cui giacere, pelli di diverso colore da baciare, vari orgasmi da provare e molte notti nelle quali sfogherai la tua lussuria passeggiando, solo e amareggiato. Ci saranno molti picchi di emozione, tramonti intensi, intuizioni esaltanti, sofferenza creativa e mortali pianure di indifferenza dove non sarai nemmeno padrone della tua disperazione personale. Ci saranno molte buone carte del potere che potrai giocare in modo spietato o benigno, molti cieli vasti sotto i quali giacere e congratularti con te stesso per la tua umiltà, molti viaggi dentro galere di soffocante schiavitù. Questo è quello che ti aspetta. *Il mondo si lasciava beffare da una disciplinata malinconia. Tutti i bozzetti facevano dello struggimento una virtù. Tutto quello che occorreva per essere molto amati era solo pubblicare le proprie ansie. L'intera impresa artistica era tutta una calcolata manifestazione di sofferenza. *Non si definiva mai un poeta né chiamava poesia quello che scriveva. Il fatto che le righe non arrivassero fino al margine della pagina non era una garanzia. La poesia è un verdetto, non un'occupazione. *Vorrei poter dire tutto quello che c'è da dire in una sola parola. Odio tutte le cose che possono accadere tra l'inizio di una frase e la sua fine. ==Citazioni su Leonard Cohen== *''Datemi un Leonard Cohen nell'aldilà | Così posso sospirare eternamente''. ([[Nirvana (gruppo musicale)|Nirvana]]) *La musica di Cohen sembrava arrivare da un paese dell'anima straniero. ([[Mark Abley]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Leonard Cohen, ''The Spice Box of Earth'', McClelland & Stewart, Toronto. *Leonard Cohen, ''Il gioco favorito'' (''The Favourite Game''), traduzione di Anna Chiavatti e Francesca Valente, revisione di Amleto Lorenzini, Longanesi & C. Milano 1975. ==Altri progetti== {{interprogetto|w|commons}} {{DEFAULTSORT:Cohen, Leonard}} [[Categoria:Cantanti canadesi]] [[Categoria:Poeti canadesi]] [[Categoria:Scrittori canadesi]] dxe4g0hhkrahi92fbiuli13fzqf0r7w Ovosodo 0 46188 1409614 1353650 2026-04-06T06:25:07Z ~2026-19862-71 106656 /* Dialoghi */ *'''Catia''': Susy è qui davanti a me, voleva farti sapere che ti vede bene. Però ci sarebbero anche Toto, Gino e Yuri, che la vorrebbero un casino, e gliel'hanno anche detto, ma se te sei d'accordo, vi potete mettere a pari in due, anche subito. Allora cosa le devo dire? >'''Piero''': Potresti ripetere la domanda? Scusa eh, ma qui c'è un po' di confusione. Devo rispondere adesso? Va bene. Sì. Ok. Ho detto sì. Ciao. Grazie. No, non importa. Salutamela te. (riattacca il telefono) 1409614 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Ovosodo |titolooriginale=Ovosodo |paese=Italia |anno=1997 |genere=commedia |regista=[[Paolo Virzì]] |sceneggiatore = [[Francesco Bruni (sceneggiatore)|Francesco Bruni]], [[Paolo Virzì]], [[Furio Scarpelli]] |produttore = [[Rita Rusić]], [[Vittorio Cecchi Gori]] |attori = *[[Edoardo Gabbriellini]]: Piero Mansani *[[Claudia Pandolfi]]: Susy Susini *[[Marco Cocci]]: Tommaso Paladini *[[Nicoletta Braschi]]: prof.ssa Giovanna Fornari *[[Regina Orioli]]: Lisa *[[Gianna Giachetti]]: prof.ssa Maresca *[[Pietro Fornaciari]]: Nedo Mansani *[[Barbara Scoppa]]: Bianca Nesi Mansani *[[Alessio Fantozzi]]: Ivanone Mansani *[[Monica Brachini]]: Mara *[[Paolo Ruffini (attore)|Paolo Ruffini]]: Nicola Gargani *[[Salvatore Barbato]]: Mirko Mainardi *[[Raffaele Vannoli]]: il "Conte", amico di Tommaso *[[Daniela Morozzi]]: Luana *[[Lily Tirinnanzi]]: professoressa *[[Malcolm Lunghi]]: Piero adolescente *[[Matteo Campus]]: Piero bambino *[[Enrica Pandolfi]]: Susy adolescente }} '''''Ovosodo''''', film italiano del 1997 con [[Edoardo Gabbriellini]] e [[Claudia Pandolfi]], regia di [[Paolo Virzì]]. ==Frasi== *Da un po' di tempo ero preso da qualcos'altro. Indovinate cosa? Le ragazze, l'altra metà del cielo. E valutavo: ora che sono il figliolo di un latitante, sarà peggio o sarà meglio? Cos'avrà voluto dire per una ragazza? Mi avrebbero evitato? Mi avrebbero ammirato? Ero vittima di un incantesimo. Mi sembravano creature dello spazio che mi mettevano anche un po' di paura. Cosa passava in quelle teste? Provavano le mie stesse emozioni? Io lo confesso, non sapevo bene cosa volevo da loro, ma lo volevo tanto... ('''Piero''') *Mi fischiavano le orecchie. Era la mia mente che faceva casino per non pensare quello a cui stava pensando. ('''Piero''') *Un [[congiuntivo]] in più, un [[crisi esistenziale|dubbio esistenziale]] di troppo e venivi bollato per sempre come finocchio. ('''Piero''') *Tutte le mattine, prima di portare Giovanna al nido, e poi andare a lavorare in ospedale, Susy mi accompagna al lavoro in macchina. E tutte le mattine, che piova o ci sia il sole, lei mi dice la stessa identica cosa: "sei sempre più bello". E io vado a lavorare contento. Chi lo sa, forse sono rincorbellito del tutto, o forse sono felice... a parte quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico... ('''Piero''') *Tommaso fu l'incontro centrale della mia adolescenza, come [[Brian Eno]] per gli [[U2]] e [[Enzo Bearzot|Bearzot]] per la Nazionale. Gloria e infamia lo ebbero come centro propulsore. [...] Con lui mi avventuravo in un mondo sconosciuto di persone e cose che non c'entravano nulla con le abitudini di quartiere, le amicizie del palazzo, i pomeriggi a studiare nell'alimentari della mamma di Mirco. Dei primi mesi della nostra amicizia mi ricordo un gran casino di pasti saltati, Tienamen, il [[Subcomandante Marcos|Comandante Marcos]], [[Malcolm X]], [[Nelson Mandela|Mandela]] e il movimento della Pantera, [[Zhāng Yìmóu]], [[Peter Jackson]], [[Pier Vittorio Tondelli|Tondelli]] e [[Thomas Bernhard]], sbronze, [[Kurt Cobain]], baci dati e ricevuti, nuove Posse, puzzo di piedi, e rientri a casa all'alba con la testa rintronata. ('''Piero''') *Mi toccò uno di quei milioni di posti di lavoro promessi dal nuovo governo, alla fabbrica del babbo di Tommaso, ma senza raccomandazione. Le liste del collocamento sono una specie di hit-parade della scarogna, e io - tra mamma morta, babbo in galera e fratello handicappato- ero entrato trionfalmente nella Top Ten. ('''Piero''') *Dice che la [[malinconia]] non è altro che una forte presenza nel cervello di un neurotrasmettitore che si chiama [[serotonina]]. E succede che si ciondola come foglie morte e un po' ci si affeziona a questo strazio e non si vorrebbe guarire più. ('''Piero''') *Voglio vivere solo come un cane, rovistando fra le immondizie della vita. ('''Tommaso''') *Maiala della mamma. ('''Tommaso''') ==Dialoghi== *'''Catia''': Susy è qui davanti a me, voleva farti sapere che ti vede bene. Però ci sarebbero anche Toto, Gino e Yuri, che la vorrebbero un casino, e gliel'hanno anche detto, ma se te sei d'accordo, vi potete mettere a pari in due, anche subito. Allora cosa le devo dire? >'''Piero''': Potresti ripetere la domanda? Scusa eh, ma qui c'è un po' di confusione. Devo rispondere adesso? Va bene. Sì. Ok. Ho detto sì. Ciao. Grazie. No, non importa. Salutamela te. (riattacca il telefono) >'''Susy''': Ma cos'ha detto? >'''Catia''': Era contentissimo, gli tremava la voce. Così usciamo tutti e quattro insieme. Io con Mirko e te con Piero. *'''Piero''': Poi ti volevo fare una proposta seria: non ci muoviamo più di qui tutto il giorno, anche domani, dopodomani!<br />'''Lisa''': Ma lo sai, io tra poco parto...<br />'''Piero''': Ecco appunto, io fossi in te non c'andrei in Corsica! Sul serio mi sono informato: i traghetti in genere sono piuttosto scomodi, arrivano in ritardo, a volte affondano, così, all'improvviso! E poi d'estate fa caldo... la vegetazione è secca, è la condizione ideale per pericolosissimi incendi. È dimostrato.<br />Non parliamo poi degli attentati indipendentisti! Morire in vacanza dev'essere parecchio brutto, no? Ti piace l'idea di morire? <br />E allora si muore insieme, io e te, qui, adesso! Ci prendiamo per mano, chiudiamo gli occhi e ci buttiamo nel fosso...<br />'''Lisa''': Te l'ho detto, Ernesto mi aspetta al porto con i biglietti...<br />'''Piero''': Io con un uno che si chiama Ernesto non ci prenderei nemmeno l'autobus!<br />'''Lisa''': Perché?<br />'''Piero''': No scherzo... scherzo troppo eh? Ma vuoi sentire una cosa seria?<br />'''Lisa''': Vai.<br />'''Piero''': Ti amo. *'''Tommaso''': Ma questo cazzo di amore, di cui tutti vi riempite la bocca, a me m'accascia. Piero, io voglio vivere solo come un cane e rovistare tra le immondizie della vita, come diceva quello straordinario poeta ungherese che non ricordo neanche come si chiama...<br />'''Piero''': Ma ti levi di 'ulo come diceva il mi zio di Lucca! *'''Professore della commissione d'esame''': Dunque vediamo, a proposito dell'opera di D'Annunzio, Giacomo Debenedetti parla di una sorta di "meccanicismo deduttivo". Ci vuole per cortesia commentare questo giudizio alla luce dell'analisi da voi svolta durante l'anno su [[Decadentismo]] e Superomismo?<br />'''Piero''': Alla luce dell'analisi svolta in classe su Decadentismo e Superomismo si può dire che quando Giacomo Debenedetti parla di... di quella cosa che ha detto lei, io sono abbastanza d'accordo.<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Prendiamo atto che non ama neanche D'Annunzio.<br />'''Piero''': Con rispetto parlando, mi sembra proprio il peggio di tutti.<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Allora, ricapitoliamo: Carducci sarebbe trombone, Pascoli stucchevole e Manzoni paternalista. Ci parli lei di un autore che merita il suo apprezzamento.<br/>'''Piero''': Quest'anno ho letto tante bellissime cose: Ian McEwan, Benni, Pennac... i fumetti di Andrea Pazienza, che secondo me hanno una loro dignità letteraria. Poi quel fantastico libro di Chatwin sulle Vie dei Canti, e la biografia di Nelson Mandela. Quell'uomo ha avuto una vita incredibile... Lo conoscete, vero? Lo conoscete? Non lo conoscete...?<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Vede Mansani, anche nello scritto lei ha dimostrato una notevole verve, ma mi è uscito completamente fuori tema: è partito sulla traccia del Pessimismo leopardiano e si è smarrito completamente in un'incomprensibile polemica sul turismo di massa, i traghetti... poi sembra ce l'abbia in particolare con quelli che vanno in Corsica. Io, francamente, non so cosa pensare. ==Citazioni su ''Ovosodo''== *Quando facevamo ''Ovosodo'' sembravamo veramente l'armata Brancaleone e non ci rendevamo conto di quello che stavamo realizzando. Lo abbiamo fatto con quella stupidità da adolescenti in cui ti sembra di poter essere meglio degli altri. Io ho conosciuto un ambiente che ora non esiste più e ce ne dobbiamo fare una ragione. Tornare indietro è impossibile a questo punto, mentre il futuro si dirige verso una fruizione diversa che potrebbe farci superare le difficoltà. ([[Regina Orioli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] lx9vlyddgwwg9279zarucf442lt9f7h 1409615 1409614 2026-04-06T06:25:49Z ~2026-19862-71 106656 /* Dialoghi */ 1409615 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Ovosodo |titolooriginale=Ovosodo |paese=Italia |anno=1997 |genere=commedia |regista=[[Paolo Virzì]] |sceneggiatore = [[Francesco Bruni (sceneggiatore)|Francesco Bruni]], [[Paolo Virzì]], [[Furio Scarpelli]] |produttore = [[Rita Rusić]], [[Vittorio Cecchi Gori]] |attori = *[[Edoardo Gabbriellini]]: Piero Mansani *[[Claudia Pandolfi]]: Susy Susini *[[Marco Cocci]]: Tommaso Paladini *[[Nicoletta Braschi]]: prof.ssa Giovanna Fornari *[[Regina Orioli]]: Lisa *[[Gianna Giachetti]]: prof.ssa Maresca *[[Pietro Fornaciari]]: Nedo Mansani *[[Barbara Scoppa]]: Bianca Nesi Mansani *[[Alessio Fantozzi]]: Ivanone Mansani *[[Monica Brachini]]: Mara *[[Paolo Ruffini (attore)|Paolo Ruffini]]: Nicola Gargani *[[Salvatore Barbato]]: Mirko Mainardi *[[Raffaele Vannoli]]: il "Conte", amico di Tommaso *[[Daniela Morozzi]]: Luana *[[Lily Tirinnanzi]]: professoressa *[[Malcolm Lunghi]]: Piero adolescente *[[Matteo Campus]]: Piero bambino *[[Enrica Pandolfi]]: Susy adolescente }} '''''Ovosodo''''', film italiano del 1997 con [[Edoardo Gabbriellini]] e [[Claudia Pandolfi]], regia di [[Paolo Virzì]]. ==Frasi== *Da un po' di tempo ero preso da qualcos'altro. Indovinate cosa? Le ragazze, l'altra metà del cielo. E valutavo: ora che sono il figliolo di un latitante, sarà peggio o sarà meglio? Cos'avrà voluto dire per una ragazza? Mi avrebbero evitato? Mi avrebbero ammirato? Ero vittima di un incantesimo. Mi sembravano creature dello spazio che mi mettevano anche un po' di paura. Cosa passava in quelle teste? Provavano le mie stesse emozioni? Io lo confesso, non sapevo bene cosa volevo da loro, ma lo volevo tanto... ('''Piero''') *Mi fischiavano le orecchie. Era la mia mente che faceva casino per non pensare quello a cui stava pensando. ('''Piero''') *Un [[congiuntivo]] in più, un [[crisi esistenziale|dubbio esistenziale]] di troppo e venivi bollato per sempre come finocchio. ('''Piero''') *Tutte le mattine, prima di portare Giovanna al nido, e poi andare a lavorare in ospedale, Susy mi accompagna al lavoro in macchina. E tutte le mattine, che piova o ci sia il sole, lei mi dice la stessa identica cosa: "sei sempre più bello". E io vado a lavorare contento. Chi lo sa, forse sono rincorbellito del tutto, o forse sono felice... a parte quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico... ('''Piero''') *Tommaso fu l'incontro centrale della mia adolescenza, come [[Brian Eno]] per gli [[U2]] e [[Enzo Bearzot|Bearzot]] per la Nazionale. Gloria e infamia lo ebbero come centro propulsore. [...] Con lui mi avventuravo in un mondo sconosciuto di persone e cose che non c'entravano nulla con le abitudini di quartiere, le amicizie del palazzo, i pomeriggi a studiare nell'alimentari della mamma di Mirco. Dei primi mesi della nostra amicizia mi ricordo un gran casino di pasti saltati, Tienamen, il [[Subcomandante Marcos|Comandante Marcos]], [[Malcolm X]], [[Nelson Mandela|Mandela]] e il movimento della Pantera, [[Zhāng Yìmóu]], [[Peter Jackson]], [[Pier Vittorio Tondelli|Tondelli]] e [[Thomas Bernhard]], sbronze, [[Kurt Cobain]], baci dati e ricevuti, nuove Posse, puzzo di piedi, e rientri a casa all'alba con la testa rintronata. ('''Piero''') *Mi toccò uno di quei milioni di posti di lavoro promessi dal nuovo governo, alla fabbrica del babbo di Tommaso, ma senza raccomandazione. Le liste del collocamento sono una specie di hit-parade della scarogna, e io - tra mamma morta, babbo in galera e fratello handicappato- ero entrato trionfalmente nella Top Ten. ('''Piero''') *Dice che la [[malinconia]] non è altro che una forte presenza nel cervello di un neurotrasmettitore che si chiama [[serotonina]]. E succede che si ciondola come foglie morte e un po' ci si affeziona a questo strazio e non si vorrebbe guarire più. ('''Piero''') *Voglio vivere solo come un cane, rovistando fra le immondizie della vita. ('''Tommaso''') *Maiala della mamma. ('''Tommaso''') ==Dialoghi== *'''Catia''': Susy è qui davanti a me, voleva farti sapere che ti vede bene. Però ci sarebbero anche Toto, Gino e Yuri, che la vorrebbero un casino, e gliel'hanno anche detto, ma se te sei d'accordo, vi potete mettere a pari in due, anche subito. Allora cosa le devo dire?<br />'''Piero''': Potresti ripetere la domanda? Scusa eh, ma qui c'è un po' di confusione. Devo rispondere adesso? Va bene. Sì. Ok. Ho detto sì. Ciao. Grazie. No, non importa. Salutamela te. (riattacca il telefono)<br />'''Susy''': Ma cos'ha detto?<br />'''Catia''': Era contentissimo, gli tremava la voce. Così usciamo tutti e quattro insieme. Io con Mirko e te con Piero. *'''Piero''': Poi ti volevo fare una proposta seria: non ci muoviamo più di qui tutto il giorno, anche domani, dopodomani!<br />'''Lisa''': Ma lo sai, io tra poco parto...<br />'''Piero''': Ecco appunto, io fossi in te non c'andrei in Corsica! Sul serio mi sono informato: i traghetti in genere sono piuttosto scomodi, arrivano in ritardo, a volte affondano, così, all'improvviso! E poi d'estate fa caldo... la vegetazione è secca, è la condizione ideale per pericolosissimi incendi. È dimostrato.<br />Non parliamo poi degli attentati indipendentisti! Morire in vacanza dev'essere parecchio brutto, no? Ti piace l'idea di morire? <br />E allora si muore insieme, io e te, qui, adesso! Ci prendiamo per mano, chiudiamo gli occhi e ci buttiamo nel fosso...<br />'''Lisa''': Te l'ho detto, Ernesto mi aspetta al porto con i biglietti...<br />'''Piero''': Io con un uno che si chiama Ernesto non ci prenderei nemmeno l'autobus!<br />'''Lisa''': Perché?<br />'''Piero''': No scherzo... scherzo troppo eh? Ma vuoi sentire una cosa seria?<br />'''Lisa''': Vai.<br />'''Piero''': Ti amo. *'''Tommaso''': Ma questo cazzo di amore, di cui tutti vi riempite la bocca, a me m'accascia. Piero, io voglio vivere solo come un cane e rovistare tra le immondizie della vita, come diceva quello straordinario poeta ungherese che non ricordo neanche come si chiama...<br />'''Piero''': Ma ti levi di 'ulo come diceva il mi zio di Lucca! *'''Professore della commissione d'esame''': Dunque vediamo, a proposito dell'opera di D'Annunzio, Giacomo Debenedetti parla di una sorta di "meccanicismo deduttivo". Ci vuole per cortesia commentare questo giudizio alla luce dell'analisi da voi svolta durante l'anno su [[Decadentismo]] e Superomismo?<br />'''Piero''': Alla luce dell'analisi svolta in classe su Decadentismo e Superomismo si può dire che quando Giacomo Debenedetti parla di... di quella cosa che ha detto lei, io sono abbastanza d'accordo.<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Prendiamo atto che non ama neanche D'Annunzio.<br />'''Piero''': Con rispetto parlando, mi sembra proprio il peggio di tutti.<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Allora, ricapitoliamo: Carducci sarebbe trombone, Pascoli stucchevole e Manzoni paternalista. Ci parli lei di un autore che merita il suo apprezzamento.<br/>'''Piero''': Quest'anno ho letto tante bellissime cose: Ian McEwan, Benni, Pennac... i fumetti di Andrea Pazienza, che secondo me hanno una loro dignità letteraria. Poi quel fantastico libro di Chatwin sulle Vie dei Canti, e la biografia di Nelson Mandela. Quell'uomo ha avuto una vita incredibile... Lo conoscete, vero? Lo conoscete? Non lo conoscete...?<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Vede Mansani, anche nello scritto lei ha dimostrato una notevole verve, ma mi è uscito completamente fuori tema: è partito sulla traccia del Pessimismo leopardiano e si è smarrito completamente in un'incomprensibile polemica sul turismo di massa, i traghetti... poi sembra ce l'abbia in particolare con quelli che vanno in Corsica. Io, francamente, non so cosa pensare. ==Citazioni su ''Ovosodo''== *Quando facevamo ''Ovosodo'' sembravamo veramente l'armata Brancaleone e non ci rendevamo conto di quello che stavamo realizzando. Lo abbiamo fatto con quella stupidità da adolescenti in cui ti sembra di poter essere meglio degli altri. Io ho conosciuto un ambiente che ora non esiste più e ce ne dobbiamo fare una ragione. Tornare indietro è impossibile a questo punto, mentre il futuro si dirige verso una fruizione diversa che potrebbe farci superare le difficoltà. ([[Regina Orioli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] tr4gcqovyprlkbf96v2a8chxmvrpdlw 1409623 1409615 2026-04-06T09:01:39Z Spinoziano 2297 annullo ultima aggiunta, poco chiara e [[Wikiquote:S|poco significativa]] 1409623 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Ovosodo |titolooriginale=Ovosodo |paese=Italia |anno=1997 |genere=commedia |regista=[[Paolo Virzì]] |sceneggiatore = [[Francesco Bruni (sceneggiatore)|Francesco Bruni]], [[Paolo Virzì]], [[Furio Scarpelli]] |produttore = [[Rita Rusić]], [[Vittorio Cecchi Gori]] |attori = *[[Edoardo Gabbriellini]]: Piero Mansani *[[Claudia Pandolfi]]: Susy Susini *[[Marco Cocci]]: Tommaso Paladini *[[Nicoletta Braschi]]: prof.ssa Giovanna Fornari *[[Regina Orioli]]: Lisa *[[Gianna Giachetti]]: prof.ssa Maresca *[[Pietro Fornaciari]]: Nedo Mansani *[[Barbara Scoppa]]: Bianca Nesi Mansani *[[Alessio Fantozzi]]: Ivanone Mansani *[[Monica Brachini]]: Mara *[[Paolo Ruffini (attore)|Paolo Ruffini]]: Nicola Gargani *[[Salvatore Barbato]]: Mirko Mainardi *[[Raffaele Vannoli]]: il "Conte", amico di Tommaso *[[Daniela Morozzi]]: Luana *[[Lily Tirinnanzi]]: professoressa *[[Malcolm Lunghi]]: Piero adolescente *[[Matteo Campus]]: Piero bambino *[[Enrica Pandolfi]]: Susy adolescente }} '''''Ovosodo''''', film italiano del 1997 con [[Edoardo Gabbriellini]] e [[Claudia Pandolfi]], regia di [[Paolo Virzì]]. ==Frasi== *Da un po' di tempo ero preso da qualcos'altro. Indovinate cosa? Le ragazze, l'altra metà del cielo. E valutavo: ora che sono il figliolo di un latitante, sarà peggio o sarà meglio? Cos'avrà voluto dire per una ragazza? Mi avrebbero evitato? Mi avrebbero ammirato? Ero vittima di un incantesimo. Mi sembravano creature dello spazio che mi mettevano anche un po' di paura. Cosa passava in quelle teste? Provavano le mie stesse emozioni? Io lo confesso, non sapevo bene cosa volevo da loro, ma lo volevo tanto... ('''Piero''') *Mi fischiavano le orecchie. Era la mia mente che faceva casino per non pensare quello a cui stava pensando. ('''Piero''') *Un [[congiuntivo]] in più, un [[crisi esistenziale|dubbio esistenziale]] di troppo e venivi bollato per sempre come finocchio. ('''Piero''') *Tutte le mattine, prima di portare Giovanna al nido, e poi andare a lavorare in ospedale, Susy mi accompagna al lavoro in macchina. E tutte le mattine, che piova o ci sia il sole, lei mi dice la stessa identica cosa: "sei sempre più bello". E io vado a lavorare contento. Chi lo sa, forse sono rincorbellito del tutto, o forse sono felice... a parte quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico... ('''Piero''') *Tommaso fu l'incontro centrale della mia adolescenza, come [[Brian Eno]] per gli [[U2]] e [[Enzo Bearzot|Bearzot]] per la Nazionale. Gloria e infamia lo ebbero come centro propulsore. [...] Con lui mi avventuravo in un mondo sconosciuto di persone e cose che non c'entravano nulla con le abitudini di quartiere, le amicizie del palazzo, i pomeriggi a studiare nell'alimentari della mamma di Mirco. Dei primi mesi della nostra amicizia mi ricordo un gran casino di pasti saltati, Tienamen, il [[Subcomandante Marcos|Comandante Marcos]], [[Malcolm X]], [[Nelson Mandela|Mandela]] e il movimento della Pantera, [[Zhāng Yìmóu]], [[Peter Jackson]], [[Pier Vittorio Tondelli|Tondelli]] e [[Thomas Bernhard]], sbronze, [[Kurt Cobain]], baci dati e ricevuti, nuove Posse, puzzo di piedi, e rientri a casa all'alba con la testa rintronata. ('''Piero''') *Mi toccò uno di quei milioni di posti di lavoro promessi dal nuovo governo, alla fabbrica del babbo di Tommaso, ma senza raccomandazione. Le liste del collocamento sono una specie di hit-parade della scarogna, e io - tra mamma morta, babbo in galera e fratello handicappato- ero entrato trionfalmente nella Top Ten. ('''Piero''') *Dice che la [[malinconia]] non è altro che una forte presenza nel cervello di un neurotrasmettitore che si chiama [[serotonina]]. E succede che si ciondola come foglie morte e un po' ci si affeziona a questo strazio e non si vorrebbe guarire più. ('''Piero''') *Voglio vivere solo come un cane, rovistando fra le immondizie della vita. ('''Tommaso''') *Maiala della mamma. ('''Tommaso''') ==Dialoghi== *'''Piero''': Poi ti volevo fare una proposta seria: non ci muoviamo più di qui tutto il giorno, anche domani, dopodomani!<br />'''Lisa''': Ma lo sai, io tra poco parto...<br />'''Piero''': Ecco appunto, io fossi in te non c'andrei in Corsica! Sul serio mi sono informato: i traghetti in genere sono piuttosto scomodi, arrivano in ritardo, a volte affondano, così, all'improvviso! E poi d'estate fa caldo... la vegetazione è secca, è la condizione ideale per pericolosissimi incendi. È dimostrato.<br />Non parliamo poi degli attentati indipendentisti! Morire in vacanza dev'essere parecchio brutto, no? Ti piace l'idea di morire? <br />E allora si muore insieme, io e te, qui, adesso! Ci prendiamo per mano, chiudiamo gli occhi e ci buttiamo nel fosso...<br />'''Lisa''': Te l'ho detto, Ernesto mi aspetta al porto con i biglietti...<br />'''Piero''': Io con un uno che si chiama Ernesto non ci prenderei nemmeno l'autobus!<br />'''Lisa''': Perché?<br />'''Piero''': No scherzo... scherzo troppo eh? Ma vuoi sentire una cosa seria?<br />'''Lisa''': Vai.<br />'''Piero''': Ti amo. *'''Tommaso''': Ma questo cazzo di amore, di cui tutti vi riempite la bocca, a me m'accascia. Piero, io voglio vivere solo come un cane e rovistare tra le immondizie della vita, come diceva quello straordinario poeta ungherese che non ricordo neanche come si chiama...<br />'''Piero''': Ma ti levi di 'ulo come diceva il mi zio di Lucca! *'''Professore della commissione d'esame''': Dunque vediamo, a proposito dell'opera di D'Annunzio, Giacomo Debenedetti parla di una sorta di "meccanicismo deduttivo". Ci vuole per cortesia commentare questo giudizio alla luce dell'analisi da voi svolta durante l'anno su [[Decadentismo]] e Superomismo?<br />'''Piero''': Alla luce dell'analisi svolta in classe su Decadentismo e Superomismo si può dire che quando Giacomo Debenedetti parla di... di quella cosa che ha detto lei, io sono abbastanza d'accordo.<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Prendiamo atto che non ama neanche D'Annunzio.<br />'''Piero''': Con rispetto parlando, mi sembra proprio il peggio di tutti.<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Allora, ricapitoliamo: Carducci sarebbe trombone, Pascoli stucchevole e Manzoni paternalista. Ci parli lei di un autore che merita il suo apprezzamento.<br/>'''Piero''': Quest'anno ho letto tante bellissime cose: Ian McEwan, Benni, Pennac... i fumetti di Andrea Pazienza, che secondo me hanno una loro dignità letteraria. Poi quel fantastico libro di Chatwin sulle Vie dei Canti, e la biografia di Nelson Mandela. Quell'uomo ha avuto una vita incredibile... Lo conoscete, vero? Lo conoscete? Non lo conoscete...?<br/>'''Professore della commissione d'esame''': Vede Mansani, anche nello scritto lei ha dimostrato una notevole verve, ma mi è uscito completamente fuori tema: è partito sulla traccia del Pessimismo leopardiano e si è smarrito completamente in un'incomprensibile polemica sul turismo di massa, i traghetti... poi sembra ce l'abbia in particolare con quelli che vanno in Corsica. Io, francamente, non so cosa pensare. ==Citazioni su ''Ovosodo''== *Quando facevamo ''Ovosodo'' sembravamo veramente l'armata Brancaleone e non ci rendevamo conto di quello che stavamo realizzando. Lo abbiamo fatto con quella stupidità da adolescenti in cui ti sembra di poter essere meglio degli altri. Io ho conosciuto un ambiente che ora non esiste più e ce ne dobbiamo fare una ragione. Tornare indietro è impossibile a questo punto, mentre il futuro si dirige verso una fruizione diversa che potrebbe farci superare le difficoltà. ([[Regina Orioli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] 430nf80iles22vl0miv0wd92s1wbvr3 Prosper Jolyot de Crébillon 0 48300 1409534 1076059 2026-04-05T13:58:25Z Gaux 18878 titolo di sezione (migliore impaginazione) 1409534 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Crébillon Père 2.jpg|thumb|Prosper Jolyot de Crébillon]] '''Prosper Jolyot de Crébillon''' (1674 – 1761), drammaturgo e commediografo francese ==Citazioni di Prosper Jolyot de Crébillon== *{{NDR|Dopo una rappresentazione del suo ''Atreo'' gli fu chiesto perché avesse adottato il genere spaventoso; e rispose:}} Io non era padrone di scegliere. [[Pierre Corneille|Cornelio]] aveva scelto il cielo, [[Jean Racine|Racine]] la terra; non mi restava più che l'inferno; io mi sono gettato a corpo perduto. (citato in ''Notizie storico critiche sopra Radamisto e Zenobia'', p. 67, traduzione di [[Carlo Innocenzo Frugoni|Carlo Innocenzio Frugoni]], Venezia, 1798) *La [[paura]] creò gli dei, l'[[audacia]] ha creato i re. (da ''Xersès'', I, 1) :''La crainte fit les dieux; l'audace a fait les rois''. ==''Radamisto e Zenobia''== ===[[Incipit]]=== <poem>'''Zenobia''': Lasciami in compagnia del mio [[dolore]]: Tu dello stato, in cui mi trovo, accresci La tristezza e l'orrore. Oh dio! mi lascia: [[Crudeltà|Crudele]] è questa tua [[pietà]], crudeli Sono i consigli tuoi: tutto congiura A farmi più infelice; e questa istessa Vita, che pur mi avanza, o mia Fenice, E il maggior de' miei mali. O giusti dei, Che vedete il mio duol, misera appieno La sventurata Ismenia ancor vi sembra? '''Fenice''': E sempre vi vedrò turbata in volto Quasi farvi un piacer di pianger sempre? In mirarvi sì torbida, inquieta, Io per voi temo ogni momento. Il sonno Non ha per voi lusinghe, e per voi tregua, O riposo non han le lunghe notti. Se d'un'[[amante]] il supplicar non piega In voi tanto disdegno, almeno il vinca La tenera [[Amicizia|amistà]] che ne congiunge. Che crudeltà strugger voi stessa! È poi Quali mai sono gì'infortuni vostri? Voi prigioniera in parte, ove i soavi Vostri bei lumi trionfar vi fanno D'ogn'alma e d'ogni cor, qual di dolervi Giusta avete cagion? Quando a voi piaccia, Rotte cadran queste catene, e [[amore]] Vi farà servo il regnator d'Iberia.</poem> ===Citazioni=== *'''Zenobia''': ''Egli di me s'accese: io me ne avvidi. | Mi piacque l'[[Amore|amor]] suo. L'ardente estrema | Sua [[tenerezza]] mi legò, mi vinse, | E il riamar stimai dover, non dono''. (Atto I, p. 5) *'''Arsame''': ''Della natura, un cieco amor non sempre, | Le leggi venerò''. (Atto I, p. 12) *'''Farasmane''': '' Tutto oprai per piegarvi, e studiai tutti | I modi di [[Piacere|piacervi]], ed io finora | Più che da [[re]], parlai da amante. Or dunque, | Poiché offeso, irritato ho da parlarvi | Qual conviensi ad un re. Donna, imparate | A temer quel ch'io posso, e quel ch'io sono; | E sappiate che i re non sono nati | A sostener tante ripulse. Ad [[Infamia|onta]] | Dell'amor mio saprò sdegnarmi. Intendo | Donde in voi nasce, e come in voi s'accrebbe | Nova cagion di rifiutarmi''. (Atto I, p. 15) *'''Radamisto''': ''Colei, che fe non tenne al mio secreto, | Non può, che che ne sia, non aver colpa. | Tutta la virtù vostra io ben conosco, | Ma non però meno io diffido e temo''. (Atto IV, p. 50) ==Bibliografia== *Prosper Jolyot de Crébillon, ''Radamisto e Zenobia'', traduzione di [[Carlo Innocenzo Frugoni|Carlo Innocenzio Frugoni]], Venezia 1798. ==Voci correlate== *[[Claude-Prosper Jolyot de Crébillon]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Drammaturghi francesi|Prosper Jolyot de Crébillon]] [[Categoria:Commediografi]] jyy5wx1034epki4x46nzq0b0328lt5p 1409535 1409534 2026-04-05T14:03:17Z Gaux 18878 Pietro Napoli Signorelli: citazioni su 1409535 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Crébillon Père 2.jpg|thumb|Prosper Jolyot de Crébillon]] '''Prosper Jolyot de Crébillon''' (1674 – 1761), drammaturgo e commediografo francese ==Citazioni di Prosper Jolyot de Crébillon== *{{NDR|Dopo una rappresentazione del suo ''Atreo'' gli fu chiesto perché avesse adottato il genere spaventoso; e rispose:}} Io non era padrone di scegliere. [[Pierre Corneille|Cornelio]] aveva scelto il cielo, [[Jean Racine|Racine]] la terra; non mi restava più che l'inferno; io mi sono gettato a corpo perduto. (citato in ''Notizie storico critiche sopra Radamisto e Zenobia'', p. 67, traduzione di [[Carlo Innocenzo Frugoni|Carlo Innocenzio Frugoni]], Venezia, 1798) *La [[paura]] creò gli dei, l'[[audacia]] ha creato i re. (da ''Xersès'', I, 1) :''La crainte fit les dieux; l'audace a fait les rois''. ==''Radamisto e Zenobia''== ===[[Incipit]]=== <poem>'''Zenobia''': Lasciami in compagnia del mio [[dolore]]: Tu dello stato, in cui mi trovo, accresci La tristezza e l'orrore. Oh dio! mi lascia: [[Crudeltà|Crudele]] è questa tua [[pietà]], crudeli Sono i consigli tuoi: tutto congiura A farmi più infelice; e questa istessa Vita, che pur mi avanza, o mia Fenice, E il maggior de' miei mali. O giusti dei, Che vedete il mio duol, misera appieno La sventurata Ismenia ancor vi sembra? '''Fenice''': E sempre vi vedrò turbata in volto Quasi farvi un piacer di pianger sempre? In mirarvi sì torbida, inquieta, Io per voi temo ogni momento. Il sonno Non ha per voi lusinghe, e per voi tregua, O riposo non han le lunghe notti. Se d'un'[[amante]] il supplicar non piega In voi tanto disdegno, almeno il vinca La tenera [[Amicizia|amistà]] che ne congiunge. Che crudeltà strugger voi stessa! È poi Quali mai sono gì'infortuni vostri? Voi prigioniera in parte, ove i soavi Vostri bei lumi trionfar vi fanno D'ogn'alma e d'ogni cor, qual di dolervi Giusta avete cagion? Quando a voi piaccia, Rotte cadran queste catene, e [[amore]] Vi farà servo il regnator d'Iberia.</poem> ===Citazioni=== *'''Zenobia''': ''Egli di me s'accese: io me ne avvidi. | Mi piacque l'[[Amore|amor]] suo. L'ardente estrema | Sua [[tenerezza]] mi legò, mi vinse, | E il riamar stimai dover, non dono''. (Atto I, p. 5) *'''Arsame''': ''Della natura, un cieco amor non sempre, | Le leggi venerò''. (Atto I, p. 12) *'''Farasmane''': '' Tutto oprai per piegarvi, e studiai tutti | I modi di [[Piacere|piacervi]], ed io finora | Più che da [[re]], parlai da amante. Or dunque, | Poiché offeso, irritato ho da parlarvi | Qual conviensi ad un re. Donna, imparate | A temer quel ch'io posso, e quel ch'io sono; | E sappiate che i re non sono nati | A sostener tante ripulse. Ad [[Infamia|onta]] | Dell'amor mio saprò sdegnarmi. Intendo | Donde in voi nasce, e come in voi s'accrebbe | Nova cagion di rifiutarmi''. (Atto I, p. 15) *'''Radamisto''': ''Colei, che fe non tenne al mio secreto, | Non può, che che ne sia, non aver colpa. | Tutta la virtù vostra io ben conosco, | Ma non però meno io diffido e temo''. (Atto IV, p. 50) ==Citazioni su Prosper Jolyot de Crébillon== *Il signor di ''Crebillon'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. ([[Pietro Napoli Signorelli]]) ==Bibliografia== *Prosper Jolyot de Crébillon, ''Radamisto e Zenobia'', traduzione di [[Carlo Innocenzo Frugoni|Carlo Innocenzio Frugoni]], Venezia 1798. ==Voci correlate== *[[Claude-Prosper Jolyot de Crébillon]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Drammaturghi francesi|Prosper Jolyot de Crébillon]] [[Categoria:Commediografi]] 9oam9n7pjgcjxhhkl80iafn6oyruitx 1409536 1409535 2026-04-05T14:14:33Z Gaux 18878 /* Citazioni su Prosper Jolyot de Crébillon */ altra di Signorelli: immaginazione piena di forza 1409536 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Crébillon Père 2.jpg|thumb|Prosper Jolyot de Crébillon]] '''Prosper Jolyot de Crébillon''' (1674 – 1761), drammaturgo e commediografo francese ==Citazioni di Prosper Jolyot de Crébillon== *{{NDR|Dopo una rappresentazione del suo ''Atreo'' gli fu chiesto perché avesse adottato il genere spaventoso; e rispose:}} Io non era padrone di scegliere. [[Pierre Corneille|Cornelio]] aveva scelto il cielo, [[Jean Racine|Racine]] la terra; non mi restava più che l'inferno; io mi sono gettato a corpo perduto. (citato in ''Notizie storico critiche sopra Radamisto e Zenobia'', p. 67, traduzione di [[Carlo Innocenzo Frugoni|Carlo Innocenzio Frugoni]], Venezia, 1798) *La [[paura]] creò gli dei, l'[[audacia]] ha creato i re. (da ''Xersès'', I, 1) :''La crainte fit les dieux; l'audace a fait les rois''. ==''Radamisto e Zenobia''== ===[[Incipit]]=== <poem>'''Zenobia''': Lasciami in compagnia del mio [[dolore]]: Tu dello stato, in cui mi trovo, accresci La tristezza e l'orrore. Oh dio! mi lascia: [[Crudeltà|Crudele]] è questa tua [[pietà]], crudeli Sono i consigli tuoi: tutto congiura A farmi più infelice; e questa istessa Vita, che pur mi avanza, o mia Fenice, E il maggior de' miei mali. O giusti dei, Che vedete il mio duol, misera appieno La sventurata Ismenia ancor vi sembra? '''Fenice''': E sempre vi vedrò turbata in volto Quasi farvi un piacer di pianger sempre? In mirarvi sì torbida, inquieta, Io per voi temo ogni momento. Il sonno Non ha per voi lusinghe, e per voi tregua, O riposo non han le lunghe notti. Se d'un'[[amante]] il supplicar non piega In voi tanto disdegno, almeno il vinca La tenera [[Amicizia|amistà]] che ne congiunge. Che crudeltà strugger voi stessa! È poi Quali mai sono gì'infortuni vostri? Voi prigioniera in parte, ove i soavi Vostri bei lumi trionfar vi fanno D'ogn'alma e d'ogni cor, qual di dolervi Giusta avete cagion? Quando a voi piaccia, Rotte cadran queste catene, e [[amore]] Vi farà servo il regnator d'Iberia.</poem> ===Citazioni=== *'''Zenobia''': ''Egli di me s'accese: io me ne avvidi. | Mi piacque l'[[Amore|amor]] suo. L'ardente estrema | Sua [[tenerezza]] mi legò, mi vinse, | E il riamar stimai dover, non dono''. (Atto I, p. 5) *'''Arsame''': ''Della natura, un cieco amor non sempre, | Le leggi venerò''. (Atto I, p. 12) *'''Farasmane''': '' Tutto oprai per piegarvi, e studiai tutti | I modi di [[Piacere|piacervi]], ed io finora | Più che da [[re]], parlai da amante. Or dunque, | Poiché offeso, irritato ho da parlarvi | Qual conviensi ad un re. Donna, imparate | A temer quel ch'io posso, e quel ch'io sono; | E sappiate che i re non sono nati | A sostener tante ripulse. Ad [[Infamia|onta]] | Dell'amor mio saprò sdegnarmi. Intendo | Donde in voi nasce, e come in voi s'accrebbe | Nova cagion di rifiutarmi''. (Atto I, p. 15) *'''Radamisto''': ''Colei, che fe non tenne al mio secreto, | Non può, che che ne sia, non aver colpa. | Tutta la virtù vostra io ben conosco, | Ma non però meno io diffido e temo''. (Atto IV, p. 50) ==Citazioni su Prosper Jolyot de Crébillon== *Il signor di ''Crebillon'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. ([[Pietro Napoli Signorelli]]) *La sua immaginazione piena di forza, di calore e di energia, ma talora troppo nera, lo scorge non di rado nell'aspro e nell'inelegante ed in certe costruzioni oscure, per non dirle barbare col [[Voltaire]]. Imita spesso i Greci, e se ne appropria molte bellezze; ma le sue favole assai più complicate delle più ravviluppate delle greche, rendono talora difficile il rinvenirvi l'unità di azione; potrebbero ancora notarvisi varie allegorie, apostrofi, perifrasi poco proprie della scena e della passione. In compenso i suoi caratteri mi sembrano pennelleggiati con molta vivacità. ([[Pietro Napoli Signorelli]]) ==Bibliografia== *Prosper Jolyot de Crébillon, ''Radamisto e Zenobia'', traduzione di [[Carlo Innocenzo Frugoni|Carlo Innocenzio Frugoni]], Venezia 1798. ==Voci correlate== *[[Claude-Prosper Jolyot de Crébillon]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Drammaturghi francesi|Prosper Jolyot de Crébillon]] [[Categoria:Commediografi]] 1j1fn8no7x4olces1y0d7m1daqzdrua Genesi 0 51048 1409561 1401642 2026-04-05T16:41:47Z Ziv 100779 ([[c:GR|GR]]) [[File:Michelangelo Caravaggio 022.jpg]] → [[File:Sacrifice of Isaac-Caravaggio (Uffizi).jpg]] → File replacement: update from a old version to a newer one with better quality ([[c:c:GR]]) 1409561 wikitext text/x-wiki {{Template:Antico Testamento}} '''''Genesi''''', testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. ==[[Incipit]]== [[Immagine:Wijnen, Dominicus van - Allegory of the Creation of the Cosmos - 17th c.jpg|thumb|left|''Allegoria della creazione del cosmo'' (D. van Wijnen, XVII sec.)]] <poem> In principio [[Dio]] [[Creazione (teologia)|creò]] il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "[[Fiat lux|Sia la luce]]!". E la [[luce]] fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle [[luce e oscurità|tenebre]] e chiamò la luce [[Giorno e notte|giorno]] e le tenebre [[Giorno e notte|notte]]. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Dio disse: "Sia il [[firmamento]] in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. </poem> ==Citazioni== *Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". (1, 14 – 15) *Dio creò i grandi [[mostro marino|mostri marini]] e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro [[specie]], e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. (1, 21) *Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: [[animale|bestiame]], rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie". E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: "Facciamo l'[[uomo]] a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; [[maschio e femmina]] li creò. (1, 24 – 27) *Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni [[erba]] che produce [[seme]] e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro [[cibo]]. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. (1, 29 – 31) *Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. (2, 2 – 3) [[File:Adam na restauratie.jpg|miniatura|upright=1.4|''Creazione di Adamo'' ([[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]], 1511 ca.)]] [[File:Michelangelo, Creation of Eve 00.jpg|miniatura|upright=1.4|''Creazione di Eva'' ([[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]], 1511 ca.)]] *[...] allora il Signore Dio plasmò l'[[Uomo (genere)|uomo]] {{NDR|[[Adamo]]}} con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un [[Giardino dell'Eden|giardino di Eden]], a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'[[Albero della vita (Eden)|albero della vita]] in mezzo al giardino e l'[[albero della conoscenza del bene e del male]]. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiama [[Pison]]: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c'è l'oro e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la pietra d'ònice. Il secondo fiume si chiama [[Ghicon]]: esso scorre intorno a tutto il paese d'Etiopia. (2, 7 – 13) *Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti". (2, 15 – 17) *Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo [[nome]]. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una [[donna]] {{NDR|[[Eva]]}} e la condusse all'uomo. Allora l'uomo disse: "''Questa volta essa | è carne dalla mia carne | e osso dalle mie ossa | perché dall'uomo è stata tolta''". Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua [[moglie]] e i due saranno una sola carne. (2, 18 – 24) [[File:Tizian 091.jpg|miniatura|''Adamo ed Eva nel paradiso terrestre'' ([[Tiziano Vecellio|Tiziano]], 1550 ca.)]] *Il [[Serpenti nella Bibbia|serpente]] era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?". Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete". Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male". Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere [[nudità|nudi]]; intrecciarono foglie di [[fico]] e se ne fecero cinture. (3, 1 – 7) *Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?". Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". (3, 8 – 12) *Allora il Signore Dio disse al serpente: "''Poiché tu hai fatto questo, | sii tu maledetto più di tutto il bestiame | e più di tutte le bestie selvatiche; | sul tuo ventre camminerai | e polvere mangerai | per tutti i giorni della tua vita. | Io porrò inimicizia tra te e la donna, | tra la tua stirpe | e la sua stirpe: | questa ti schiaccerà la testa | e tu le insidierai il calcagno''". (3, 14 – 15) *Alla donna {{NDR|Dio}} disse: "''Moltiplicherò | i tuoi dolori e le tue gravidanze, | con dolore partorirai figli. | Verso tuo [[marito]] sarà il tuo istinto, | ma egli ti dominerà''". All'uomo disse: "Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, ''maledetto sia il [[Terra|suolo]] per causa tua! | Con dolore ne trarrai il cibo | per tutti i giorni della tua vita. | Spine e cardi produrrà per te | e mangerai l'erba campestre. | Con il [[sudore]] del tuo volto mangerai il pane; | finché tornerai alla terra, | perché da essa sei stato tratto: | [[polvere]] tu sei e in polvere tornerai!''". (3, 16 – 19) *L'uomo chiamò la moglie [[Eva]], perché essa fu la madre di tutti i viventi. (3, 20) *Il Signore Dio disse allora: "Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!". Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i [[cherubino|cherubini]] e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita. (3, 22 – 24) *Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì [[Caino]] e disse: "Ho acquistato un uomo dal Signore". (4, 1) *Ora [[Caino e Abele|Abele]] era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: "Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il [[peccato]] è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo". (4, 2 – 7) [[File:Cain leadeth abel to death tissot.jpg|thumb|''Caino conduce Abele alla morte'' ([[James Tissot]], 1896-1902 ca.)]] *Caino disse al fratello Abele: "Andiamo in campagna!". Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: "Dov'è Abele, tuo [[fratello]]?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?". Riprese: "Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra". Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere". Ma il Signore gli disse: "Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato. (4, 8 – 15) *Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì [[Enoch (figlio di Caino)|Enoch]]; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. (4, 17) *[[Lamech (discendente di Caino)|Lamech]] si prese due mogli: una chiamata [[Ada (moglie di Lamech)|Ada]] e l'altra chiamata Zilla. Ada partorì [[Iabal]]: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Il fratello di questi si chiamava [[Iubal]]: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. Zilla a sua volta partorì [[Tubal-cain|Tubalkàin]], il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu [[Naama (Genesi)|Naama]]. Lamech disse alle mogli: "''Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; | mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire: | Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura | e un ragazzo per un mio livido. | Sette volte sarà vendicato Caino | ma Lamech settantasette''". (4, 19 – 24) *Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò [[Set (Bibbia)|Set]]. "Perché – disse {{NDR|[[Eva]]}} – Dio mi ha concesso un'altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso". Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò [[Enos]]. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore. (4, 25 – 26) *Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò [[Set (Bibbia)|Set]]. Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì. Set aveva centocinque anni quando generò [[Enos]]; dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì. Enos aveva novanta anni quando generò Kenan; Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì. (5, 3 – 11) *[[Enoch (antenato di Noè)|Enoch]] camminò con Dio; dopo aver generato [[Matusalemme]], visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni. Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso. (5, 22 – 24) *[[Matusalemme]] aveva centottantasette anni quando generò [[Lamech (padre di Noè)|Lamech]]; Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie. L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì. (5, 25 – 27) *[[Lamech (padre di Noè)|Lamech]] aveva centottantadue anni quando generò un figlio e lo chiamò [[Noè]], dicendo: "Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto". Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie. (5, 28 – 30) *[...] i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni". C'erano sulla terra i [[Nefilim|giganti]] a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi. (6, 2 – 4) *Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. (6, 9) *Noè aveva seicento anni, quando venne il [[diluvio universale|diluvio]], cioè le acque sulla terra. Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè. (7, 6 – 9) *Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si posò sui monti dell'[[Ararat|Araràt]]. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. (8, 4 – 5) *Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell'arca e fece uscire un [[corvo]] per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. Noè poi fece uscire una [[colomba]], per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall'arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di [[ulivo]]. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. (8, 6 – 11) *Dio ordinò a Noè: "Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa". (8, 15 – 17) [[File:NoahsSacrifice.JPG|miniatura|''Il sacrificio di Noè'' (Daniel Maclise, 1847-1853)]] *Allora Noè edificò un [[altare]] al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì [[Olocausto (sacrificio)|olocausti]] sull'altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: "Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. ''Finché durerà la terra, | seme e messe, | freddo e caldo, | estate e inverno, | giorno e notte |non cesseranno''". (8, 20 – 22) *''Chi sparge il [[sangue]] dell'uomo | dall'uomo il suo sangue sarà sparso, | perché ad immagine di Dio | Egli ha fatto l'uomo.'' (9, 6) *Dio disse: "''Questo è il segno dell'alleanza, | che io pongo | tra me e voi | e tra ogni essere vivente | che è con voi | per le generazioni eterne. | Il mio [[arcobaleno|arco]] pongo sulle nubi | ed esso sarà il segno dell'alleanza | tra me e la terra. | Quando radunerò | le nubi sulla terra | e apparirà l'arco sulle nubi, | ricorderò la mia alleanza | che è tra me e voi | e tra ogni essere che vive in ogni carne | e noi ci saranno più le acque | per il diluvio, per distruggere ogni carne. | L'arco sarà sulle nubi | e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna | tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne | che è sulla terra''". (9, 12 – 16) *I figli di Noè che uscirono dall'arca furono [[Sem (Bibbia)|Sem]], [[Cam (Bibbia)|Cam]] e [[Jafet|Iafet]]; Cam è il padre di [[Canaan (personaggio biblico)|Cànaan]]. Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra. Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua tenda. Cam, padre di Cànaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto. Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; allora disse: "''Sia maledetto Cànaan! | Schiavo degli schiavi | sarà per i suoi fratelli!''". Disse poi: "''Benedetto il Signore, Dio di Sem, | Cànaan sia suo schiavo! | Dio dilati Iafet | e questi dimori nelle tende di Sem, | Cànaan sia suo schiavo!''". (9, 18 – 27) *Ora Etiopia generò [[Nimrod]]: costui cominciò a essere potente sulla terra. Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: "Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore". L'inizio del suo regno fu [[Babilonia|Babele]], Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar. Da quella terra si portò ad Assur e costruì [[Ninive]], Recobot-Ir e Càlach e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città. (10, 8 – 9) *Anche a [[Sem (Bibbia)|Sem]], padre di tutti i figli di [[Eber]], fratello maggiore di [[Jafet]], nacque una discendenza. [...] A Eber nacquero due figli: uno si chiamò [[Peleg]], perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò [[Ioctan|Joktan]]. Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach, Adòcam, Uzal, Dikla, Obal, Abimaèl, Saba, Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan; la loro sede era sulle montagne dell'oriente, da Mesa in direzione di Sefar. (10, 21 – 30) *Tutta la terra aveva una sola [[linguaggio|lingua]] e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura [...]. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e [[Torre di Babele|una torre]], la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. (11, 1 – 9) *[[Terach]] aveva settant'anni quando generò [[Abramo|Abram]], Nacor e [[Aran]]. [...] Aran generò [[Lot]]. Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in [[Ur]] dei Caldei. Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava [[Sara|Sarai]] e la moglie di Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca. Sarai era sterile e non aveva figli. Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di [[Cananea|Cànaan]]. Arrivarono fino a [[Carre (città)|Carran]] e vi si stabilirono. L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran. (11, 26 – 32) *Il Signore disse ad [[Abramo|Abram]]: "''Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria | e dalla casa di tuo padre, | verso il paese che io ti indicherò. | Farò di te un grande popolo | e ti benedirò, | renderò grande il tuo nome | e diventerai una [[benedizione]]. | Benedirò coloro che ti benediranno | e coloro che ti malediranno maledirò | e in te si diranno benedette | tutte le famiglie della terra''". (12, 1 – 3) *Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di [[Chedorlaomer]] re dell'[[Elam]] e di Tideal re di Goim, costoro mossero guerra contro [[Bera (Bibbia)|Bera]] re di [[Sodoma|Sòdoma]], Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè [[Zoar (Bibbia)|Zoar]]. Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto. Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati. Nell'anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i [[Refaim]] ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto. (14, 1 – 6) *Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma {{NDR|[[Bera (Bibbia)|Bera]]}} gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto [[Melchisedec|Melchisedek]], re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole: "''Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, | creatore del cielo e della terra, | e benedetto sia il Dio altissimo, | che ti ha messo in mano i tuoi nemici''". Abram gli diede la decima di tutto. Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: "Dammi le persone; i beni prendili per te". Ma Abram disse al re di Sòdoma: "Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra: né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram". (14, 17 – 23) *Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata [[Agar]], Sarai disse ad Abram: "Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli". Abram ascoltò la voce di Sarai. Così [...] Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito. Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei. Allora Sarai disse ad Abram: "L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!". Abram disse a Sarai: "Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare". Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò. La trovò l'angelo del Signore [...] e le disse: "[...] Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa. [...] Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine". (16, 1 – 10) *Soggiunse poi l'angelo del Signore {{NDR|ad [[Agar]]}}: "''Ecco, sei incinta: | partorirai un figlio | e lo chiamerai [[Ismaele]], | perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione. | Egli sarà come un [[Onagro|ònagro]]; | la sua mano sarà contro tutti | e la mano di tutti contro di lui | e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli''". (16, 11 – 12) *Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: "''Io sono Dio onnipotente: | cammina davanti a me | e sii integro''". (17, 1) *''Non ti chiamerai più Abram | ma ti chiamerai Abraham | perché padre di una moltitudine | di popoli ti renderò.'' (17, 5) *Dio aggiunse ad Abramo: "Quanto a [[Sara|Sarai]] tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei". Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: "Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di novanta anni potrà partorire?". Abramo disse a Dio: "Se almeno [[Ismaele]] potesse vivere davanti a te!". E Dio disse: "No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai [[Isacco]]. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione. Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l'anno venturo". (17, 15 – 21) *Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: "Davvero sterminerai il [[giustizia|giusto]] con l'empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?". Rispose il Signore: "Se a [[Sodoma|Sòdoma]] troverò cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città". Abramo riprese e disse: [...] "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta". Rispose: "Non lo farò, se ve ne troverò trenta". [...] Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci". Rispose: "Non la distruggerò per riguardo a quei dieci". (18, 23 – 32) [[File:Peter Paul Rubens 076.jpg|miniatura|upright=1.3|''Gli angeli incitano Lot a fuggire con la sua famiglia da Sodoma'' ([[Pieter Paul Rubens|P. P. Rubens]], 1615 ca.)]] [[File:Nuremberg chronicles f 21r.png|miniatura|upright=1.3|La moglie di Lot tramutata in sale (''Cronache di Norimberga'', 1493)]] *[...] gli angeli fecero premura a [[Lot]], dicendo: "Su, prendi [[Moglie di Lot|tua moglie]] e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città". Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città. Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: "Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!". Ma Lot gli disse: "No, mio Signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù – non è una piccola cosa? – e così la mia vita sarà salva". Gli rispose: "Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato". Perciò quella città si chiamò [[Zoar (Bibbia)|Zoar]]. Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. (19, 15 – 26) *Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore; contemplò dall'alto [[Sodoma e Gomorra|Sòdoma e Gomorra]] e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. (19, 27 – 28) *Siccome Abramo aveva detto della moglie [[Sara]]: "È mia sorella", [[Abimelech (re di Gerar)|Abimèlech]], re di Gerar, mandò a prendere Sara. Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse: "Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito". [...] Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: "Che ci hai fatto? E che colpa ho commesso contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio regno ad un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno". [...] Rispose Abramo: "Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie. Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie. Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me: è mio fratello". (20, 2 – 13) *Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco. Allora Sara disse: "Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!". Poi disse: "Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!". Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato. (21, 5 – 8) [[File:Expulsion of Ishmael and His Mother (89393994).jpg|thumb|''L'espulsione di Ismaele e di sua madre'' ([[Gustave Doré]], 1866)]] *Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco". La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. Ma Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole". Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. (21, 9 – 14) [[File:Francesco Cozza 001.jpg|thumb|upright=1.4|''Agar e Ismaele nel deserto'' (F. Cozza, 1665)]] *Essa {{NDR|[[Agar]]}} se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: "Non voglio veder morire il fanciullo!". Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione". Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo. E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco. Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d'Egitto. (21, 14 – 21) *In quel tempo [[Abimelech (re di Gerar)|Abimèlech]] con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: "Dio è con te in quanto fai. Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero". (21, 22 – 23) *Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li diede ad Abimèlech: tra loro due conclusero un'alleanza. Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. Abimèlech disse ad Abramo: "Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?". Rispose: "Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo". Per questo quel luogo si chiamò [[Be'er Sheva|Bersabea]], perché là fecero giuramento tutti e due. E dopo che ebbero concluso l'alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei [[Filistei]]. Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell'eternità. (21, 27 – 33) [[File:Sacrifice of Isaac-Caravaggio (Uffizi).jpg|miniatura|''Il sacrificio di Isacco'' ([[Michelangelo Merisi da Caravaggio|Caravaggio]], 1594-1596)]] *[...] Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di [[Moriah|Moria]] e offrilo in [[Olocausto (sacrificio)|olocausto]] su di un monte che io ti indicherò". Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: "Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi". Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: "Padre mio!". Rispose: "Eccomi, figlio mio". Riprese: "Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?". Abramo rispose: "Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!". Proseguirono tutt'e due insieme; così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!". L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio". Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. (22, 1 – 13) *Benedissero [[Rebecca (Bibbia)|Rebecca]] e le dissero: "''Tu, sorella nostra, | diventa migliaia di miriadi | e la tua stirpe conquisti | la porta dei suoi nemici!''". (24, 60) *Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta. Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: "Se è così, perché questo?". Andò a consultare il Signore. Il Signore le rispose: "''Due nazioni sono nel tuo seno | e due popoli dal tuo grembo si disperderanno; | un popolo sarà più forte dell'altro | e il maggiore servirà il più piccolo''". Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato [[Esaù]]. Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato [[Giacobbe]]. (25, 21 – 26) *Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di [[lenticchia|lenticchie]]; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito. Disse a Giacobbe: "Lasciami mangiare un po' di questa minestra rossa, perché io sono sfinito" – Per questo fu chiamato Edom –. Giacobbe disse: "Vendimi subito la tua [[primogenitura]]". Rispose Esaù: "Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?". Giacobbe allora disse: "Giuramelo subito". Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe. Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura. (25, 29 – 34) *Proprio in quel giorno {{NDR|dell'alleanza con [[Abimelech (re di Gerar)|Abimelech]]}} arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: "Abbiamo trovato l'acqua". Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama [[Be'er Sheva|Bersabea]] fino ad oggi. (26, 32 – 33) *Poi Rebecca disse a Isacco: "Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne [[Ittiti|hittite]]: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?". (27, 46) *Giacobbe rivelò a [[Rachele]] che egli era parente del padre di lei, perché figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre. Quando [[Labano|Làbano]] seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte le sue vicende. Allora Làbano gli disse: "Davvero tu sei mio osso e mia carne!". (29, 12 – 14) *Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava [[Lia (Bibbia)|Lia]] e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: "Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore". Rispose Làbano: "Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me". Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. (29, 16 – 20) *Poi Giacobbe disse a Làbano: "Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei". Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei. Làbano diede la propria schiava [[Zilpa]] alla figlia Lia, come schiava. Quando fu mattina... ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano: "Che mi hai fatto? Non è forse per Rachele che sono stato al tuo servizio? Perché mi hai ingannato?". Rispose Làbano: "Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola prima della maggiore. Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest'altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni". (29, 21 – 27) *Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò [[Ruben]], perché disse: "Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà". Poi concepì ancora un figlio e disse: "Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo". E lo chiamò [[Simeone]]. Poi concepì ancora e partorì un figlio e disse: "Questa volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli". Per questo lo chiamò [[Levi (patriarca)|Levi]]. Concepì ancora e partorì un figlio e disse: "Questa volta loderò il Signore". Per questo lo chiamò [[Giuda (patriarca)|Giuda]]. (29, 31 – 35) *Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: "Dammi dei figli, se no io muoio!". Giacobbe s'irritò contro Rachele e disse: "Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?". Allora essa rispose: "Ecco la mia serva [[Bila]]: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per mezzo di lei". Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. Rachele disse: "Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio". Per questo essa lo chiamò [[Dan (patriarca)|Dan]]. Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio. Rachele disse: "Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!". Perciò lo chiamò [[Neftali|Nèftali]]. (30, 1 – 8) *Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava [[Zilpa]] e la diede in moglie e Giacobbe. Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio. Lia disse: "Per fortuna!" e lo chiamò [[Gad]]. Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe. Lia disse: "Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice". Perciò lo chiamò [[Aser]]. (30, 9 – 13) *Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò [[Mandragora|mandragore]], che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: "Dammi un po' delle mandragore di tuo figlio". Ma Lia rispose: "È forse poco che tu mi abbia portato via il marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?". Riprese Rachele: "Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio". (30, 14 – 15) *Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio. Lia disse: "Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito". Perciò lo chiamò [[Issachar|Issacar]]. Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe. Lia disse: "Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli". Perciò lo chiamò [[Zabulon|Zàbulon]]. (30, 17 – 20) *Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. Essa concepì e partorì un figlio e disse: "Dio ha tolto il mio disonore". E lo chiamò [[Giuseppe (patriarca)|Giuseppe]] dicendo: "Il Signore mi aggiunga un altro figlio!". (30, 22 – 24) *{{NDR|Giacobbe}} passò il fiume e si diresse verso le montagne di [[Galaad|Gàlaad]]. Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito. Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad. Ma Dio venne da Làbano l'Arameo in un sogno notturno e gli disse: "Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!". Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne di Gàlaad. (31, 21 – 25) [[File:Rembrandt - Jacob Wrestling with the Angel - Google Art Project.jpg|thumb|''Giacobbe lotta con l'angelo'' ([[Rembrandt]], 1659 ca.)]] *Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quegli disse: "Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora". Giacobbe rispose: "Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!". Gli domandò: "Come ti chiami?". Rispose: "Giacobbe". Riprese: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!". Giacobbe allora gli chiese: "Dimmi il tuo nome". Gli rispose: "Perché mi chiedi il nome?". E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo [[Penuel]] "Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva". Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il [[Nervo ischiatico|nervo sciatico]], che è sopra l'articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico. (32, 25 – 33) *Così in quel giorno stesso Esaù ritornò sul suo cammino verso [[Monte Seir|Seir]]. Giacobbe invece si trasportò a [[Succot (Gad)|Succot]], dove costruì una casa per sé e fece capanne per il gregge. Per questo chiamò quel luogo Succot. (33, 16 – 17) *[[Dina (Bibbia)|Dina]], la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe, uscì a vedere le ragazze del paese. Ma la vide Sichem, figlio di Camor l'Eveo, principe di quel paese, e la rapì, si unì a lei e le fece violenza. Egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe; amò la fanciulla e le rivolse parole di conforto. Poi disse a Camor suo padre: "Prendimi in moglie questa ragazza". Intanto Giacobbe aveva saputo che quegli aveva disonorato Dina, sua figlia, ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame. Giacobbe tacque fino al loro arrivo. Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per parlare con lui. Quando i figli di Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito l'accaduto, ne furono addolorati e s'indignarono molto, perché quelli aveva commesso un'infamia in Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: così non si doveva fare! (34, 1 – 7) *[...] i due figli di Giacobbe, [[Simeone]] e [[Levi (patriarca)|Levi]], i fratelli di Dina, presero ciascuno una spada, entrarono nella città con sicurezza e uccisero tutti i maschi. Passarono così a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono. I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città, perché quelli avevano disonorato la loro sorella. Presero così i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella città e nella campagna. Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case. Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: "Voi mi avete messo in difficoltà, rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me, mi vinceranno e io sarò annientato con la mia casa". Risposero: "Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?". (34, 25 – 31) *Dio disse a Giacobbe: "Alzati, va' a [[Betel]] e abita là; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi Esaù, tuo fratello". Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: "Eliminate gli dèi stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli abiti. Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io costruirò un altare al Dio che mi ha esaudito al tempo della mia angoscia e che è stato con me nel cammino che ho percorso". (35, 1 – 3) *Giacobbe e tutta la gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cioè Betel, che è nel paese di Cànaan. Qui egli costruì un altare e chiamò quel luogo "El-Betel", perché là Dio gli si era rivelato, quando sfuggiva al fratello. Allora morì [[Debora (Genesi)|Dèbora]], la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi della quercia, che perciò si chiamò Quercia del Pianto. (35, 6 – 8) *Mancava ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: "Non temere: anche questo è un figlio!". Mentre esalava l'ultimo respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo padre lo chiamò [[Beniamino (patriarca)|Beniamino]]. (35, 16 – 18) *Poi [[Giacobbe|Israele]] levò l'accampamento e piantò la tenda al di là di Migdal-Eder. Mentre Israele abitava in quel paese, [[Ruben]] andò a unirsi con [[Bila]], concubina del padre, e Israele lo venne a sapere. (35, 21 – 22) *Israele amava [[Giuseppe (patriarca)|Giuseppe]] più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche. I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente. (37, 3 – 4) *Allora Giuseppe andò in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire. Si dissero l'un l'altro: "Ecco, il sognatore arriva! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia feroce l'ha divorato! Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!". Ma [[Ruben]] sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: "Non togliamogli la vita". Poi disse loro: "Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano"; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. (37, 17 – 22) *Allora [[Giuda (patriarca)|Giuda]] disse ai fratelli: "Che guadagno c'è ad uccidere il nostro fratello e a nasconderne il sangue? Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne". (37, 26 – 27) *Giuda prese una moglie per il suo primogenito [[Er (Bibbia)|Er]], la quale si chiamava [[Tamar]]. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a [[Onan]]: "Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello". Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui. Allora Giuda disse alla nuora Tamar: "Ritorna a casa da tuo padre come vedova fin quando il mio figlio [[Sela (figlio di Giuda)|Sela]] sarà cresciuto". Perché pensava: "Che non muoia anche questo come i suoi fratelli!". (38, 6 – 11) *{{NDR|[[Tamar]]}} Aveva visto infatti che Sela era ormai cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie. Giuda la vide e la credette una prostituta, perché essa si era coperta la faccia. Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse: "Lascia che io venga con te!". Non sapeva infatti che quella fosse la sua nuora. Essa disse: "Che mi darai per venire con me?". Rispose: "Io ti manderò un capretto del gregge". Essa riprese: "Mi dai un pegno fin quando me lo avrai mandato?". Egli disse: "Qual è il pegno che ti devo dare?". Rispose: "Il tuo sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano". Allora glieli diede e le si unì. Essa concepì da lui. [...] Giuda mandò il capretto per mezzo del suo amico di Adullàm, per riprendere il pegno dalle mani di quella donna, ma quegli non la trovò. [...] Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia: "Tamar, la tua nuora, si è prostituita e anzi è incinta a causa della prostituzione". Giuda disse: "Conducetela fuori e sia bruciata!". Essa veniva già condotta fuori, quando mandò a dire al suocero: "Dell'uomo a cui appartengono questi oggetti io sono incinta". E aggiunse: "Riscontra, dunque, di chi siano questo sigillo, questi cordoni e questo bastone". Giuda li riconobbe e disse: "Essa è più giusta di me, perché io non l'ho data a mio figlio Sela". (38, 14 – 26) *Quand'essa {{NDR|Tamar}} fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel grembo due gemelli. Durante il parto, uno di essi mise fuori una mano e la levatrice prese un filo scarlatto e lo legò attorno a quella mano, dicendo: "Questi è uscito per primo". Ma, quando questi ritirò la mano, ecco uscì suo fratello. Allora essa disse: "Come ti sei aperta una breccia?" e lo si chiamò [[Perez e Zerach|Perez]]. Poi uscì suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo si chiamò [[Perez e Zerach|Zerach]]. (38, 27 – 30) *[[Giuseppe (patriarca)|Giuseppe]] era stato condotto in Egitto e [[Putifarre|Potifar]], consigliere del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli Ismaeliti che l'avevano condotto laggiù. Allora il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella casa dell'Egiziano, suo padrone. Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che quanto egli intraprendeva il Signore faceva riuscire nelle sue mani. Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e divenne suo servitore personale; anzi quegli lo nominò suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i suoi averi. Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell'Egiziano per causa di Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto aveva, in casa e nella campagna. (39, 1 – 5) *[...] la [[Moglie di Putifarre|moglie del padrone]] gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: "Unisciti a me!". Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: "Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi. Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?". E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsentì di unirsi, di darsi a lei. Ora un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c'era nessuno dei domestici. Essa lo afferrò per la veste, dicendo: "Unisciti a me!". Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì. Allora essa, vedendo ch'egli le aveva lasciato tra le mani la veste ed era fuggito fuori, chiamò i suoi domestici e disse loro: "Guardate, ci ha condotto in casa un Ebreo per scherzare con noi! Mi si è accostato per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce". (39, 7 – 14) *Allora Giuseppe disse al faraone: "Il sogno del faraone è uno solo: quello che Dio sta per fare, lo ha indicato al faraone. Le sette vacche belle sono sette anni e le sette spighe belle sono sette anni: è un solo sogno. E le sette vacche magre e brutte, che salgono dopo quelle, sono sette anni e le sette spighe vuote, arse dal vento d'oriente, sono sette anni: vi saranno sette anni di carestia. È appunto ciò che ho detto al faraone: quanto Dio sta per fare, l'ha manifestato al faraone. Ecco stanno per venire sette anni, in cui sarà grande abbondanza in tutto il paese d'Egitto. Poi a questi succederanno sette anni di carestia; si dimenticherà tutta quella abbondanza nel paese d'Egitto e la carestia consumerà il paese". (41, 25 – 30) *Poi il faraone disse a Giuseppe: "Dal momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno è intelligente e saggio come te. Tu stesso sarai il mio maggiordomo e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo per il trono io sarò più grande di te". Il faraone disse a Giuseppe: "Ecco, io ti metto a capo di tutto il paese d'Egitto". (41, 39 – 41) *E il faraone chiamò Giuseppe Zafnat-Paneach e gli diede in moglie [[Asenat]], figlia di Potifera, sacerdote di On. (41, 45) *Intanto nacquero a Giuseppe due figli, prima che venisse l'anno della carestia; glieli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On. Giuseppe chiamò il primogenito [[Manasse (patriarca)|Manasse]], "perché – disse – Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno e tutta la casa di mio padre". E il secondo lo chiamò [[Efraim]], "perché – disse – Dio mi ha reso fecondo nel paese della mia afflizione". (41, 50 – 52) *E il padre loro [[Giacobbe]] disse: "Voi mi avete privato dei figli! Giuseppe non c'è più, Simeone non c'è più e [[Beniamino (patriarca)|Beniamino]] me lo volete prendere. [...] Il mio figlio non verrà laggiù con voi, perché suo fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia durante il viaggio che volete fare, voi fareste scendere con dolore la mia canizie negli inferi". (42, 36 – 38) *Egli {{NDR|[[Giuseppe (patriarca)|Giuseppe]]}} alzò gli occhi e guardò Beniamino, suo fratello, il figlio di sua madre, e disse: "È questo il vostro fratello più giovane, di cui mi avete parlato?" e aggiunse: "Dio ti conceda grazia, figlio mio!". Giuseppe uscì in fretta, perché si era commosso nell'intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e pianse. [...] Egli fece portare loro porzioni prese dalla propria mensa, ma la porzione di Beniamino era cinque volte più abbondante di quella di tutti gli altri. (43, 29 – 34) [[File:Giuseppe si fa riconescere dai fratelli - Mola.png|miniatura|''Giuseppe si fa riconoscere dai fratelli'' (Pier Francesco Mola, 1657)]] *Allora Giuseppe disse ai fratelli: "Avvicinatevi a me!". Si avvicinarono e disse loro: "Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l'Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Perché già da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura. Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente". (45, 4 – 7) *''[[Ruben]], tu sei il mio primogenito, | il mio vigore e la primizia della mia virilità, | esuberante in fierezza ed esuberante in forza! | Bollente come l'acqua, tu non avrai preminenza, | perché hai invaso il talamo di tuo padre | e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.'' (49, 3 – 4) *''[[Simeone]] e [[Levi (patriarca)|Levi]] sono fratelli, | strumenti di violenza sono i loro coltelli. | Nel loro conciliabolo non entri l'anima mia, | al loro convegno non si unisca il mio cuore. | Perché con ira hanno ucciso gli uomini | e con passione hanno storpiato i tori. | Maledetta la loro ira, perché violenta, | e la loro collera, perché crudele! | Io li dividerò in Giacobbe | e li disperderò in Israele.'' (49, 5 – 7) *''[[Giuda (patriarca)|Giuda]], te loderanno i tuoi fratelli; | la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi nemici; | davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre. | Un giovane leone è Giuda: | dalla preda, figlio mio, sei tornato; | si è sdraiato, si è accovacciato come un leone | e come una leonessa; chi oserà farlo alzare? | Non sarà tolto lo scettro da Giuda | né il bastone del comando tra i suoi piedi, | finché verrà colui al quale esso appartiene | e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli.'' (49, 8 – 10) *''Sia [[Dan (patriarca)|Dan]] un serpente sulla strada, | una [[Vipera dal corno|vipera cornuta]] sul sentiero, | che morde i garretti del cavallo | e il cavaliere cade all'indietro.'' (49, 17) *''[[Gad]], assalito da un'orda, | ne attacca la retroguardia.'' (49, 19) *''[[Aser]], il suo pane è pingue: | egli fornisce delizie da re.'' (49, 20) *''[[Neftali|Nèftali]] è una cerva slanciata | che dà bei cerbiatti.'' (49, 21) *''Germoglio di ceppo fecondo è [[Giuseppe (patriarca)|Giuseppe]]; | germoglio di ceppo fecondo presso una fonte, | i cui rami si stendono sul muro.'' (49, 22) *''[[Beniamino (patriarca)|Beniamino]] è un lupo che sbrana: | al mattino divora la preda | e alla sera spartisce il bottino.'' (49, 27) *Poi diede loro quest'ordine: "Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l'Hittita, nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Cànaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l'Hittita come proprietà sepolcrale. Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia. La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti". Quando Giacobbe ebbe finito di dare [[Ultime parole|questo ordine]] ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati. (49, 29 – 33) *E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: "Eccoci tuoi schiavi!". Ma Giuseppe disse loro: "Non temete. Sono io forse al posto di Dio? Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso". (50, 18 – 20) ==[[Explicit]]== Poi Giuseppe morì all'età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto. ==Citazioni sulla ''Genesi''== *A sentire la storiella della ''Genesi'', la donna nasce dall'uomo. Anzi, ne ha proprio un pezzo. E l'uomo impazzisce per la donna. La ama. In realtà ama se stesso. Ama un pezzo di sé. Non un altro da sé. Credo che sia quanto più perverso abbia mai letto. (''[[Rocco Schiavone (serie televisiva)|Rocco Schiavone]]'') *All'antica e disperante maledizione del ''Genesi'', che faceva apparire il mondo come un luogo di pena e il lavoro come il marchio della schiavitù e dell'abiezione umana, egli {{NDR|[[Francesco Bacone]]}} ha sostituito in un lampo di genio la vera carta dei rapporti dell'uomo con il mondo: «L'uomo comanda alla natura obbedendole». ([[Simone Weil]]) *È vero che i sei giorni della creazione sono descritti nella ''Genesi'' in modo da far pensare che l'uomo ne sia l'oggetto principale: ma si deve anche dire che, poiché la storia della ''Genesi'' è stata scritta per l'uomo, lo [[Spirito Santo]] vuole specificare soprattutto le cose che lo riguardano, e non ha parlato di nessuna cosa se non in rapporto all'uomo. ([[Cartesio]]) *L'insegnamento della Genesi è: che l'umanità fu provata nel suo stato di perfezione originale, nel suo rappresentante, e che quest'ultimo cadde e che i difetti attuali, le malattie e la morte ne sono le conseguenze, ma che Iddio non l'abbandonò, che anzi, lo libererà finalmente per mezzo di un redentore nato da una donna. ([[Charles Taze Russell]]) *L'intera teoria della Bibbia appoggia il documento della Genesi, e rimane in piedi o crolla con esso. ([[Charles Taze Russell]]) *Nessuna mente adulta si riferirebbe oggi al Libro della Genesi per conoscere le origini della terra, delle piante, degli animali e dell'uomo. Non ci fu nessun diluvio, nessuna torre di Babele, nessuna prima coppia in paradiso, e fra la prima comparsa degli uomini sulla terra e le prime costruzioni di città non passò una sola generazione (da Adamo a Caino), ma almeno due milioni. Oggi ci rivolgiamo alla scienza per immaginare il passato e la struttura del mondo, e ciò che rivelano i roteanti demoni dell'atomo e le galassie osservate al telescopio è di tale meraviglia che al confronto la torre di Babele sembra un sogno infantile. ([[Joseph Campbell]]) *Per quante vesti colorate indosseremo, per quanti libri e quadri e musiche gusteremo, non dimenticheremo mai il segno con cui la ''Genesi'' ha marchiato ogni cultura. ([[Pietro Citati]]) *Subito all'inizio della Genesi è scritto che dio creò l'uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali. Naturalmente la Genesi è stata redatta da un uomo e non da un cavallo. [...] Ma basterebbe che nel gioco entrasse una terza persona, ad esempio un visitatore da un altro pianeta, il cui Dio gli abbia detto: "Regnerai sulle creature di tutte le altre stelle!", e tutta l'evidenza della Genesi diventerebbe di colpo problematica. ([[Milan Kundera]]) ===''[[La Bibbia di Gerusalemme]]''=== *I primi undici cc della Genesi sono da considerare a parte. Descrivono, in modo popolare, l'origine del genere umano; enunciano con uno stile semplice e figurato, quale conveniva alla mentalità di un popolo poco evoluto, le verità fondamentali presupposte dall'economia della salvezza: la creazione da parte di Dio all'inizio dei tempi, l'intervento speciale di Dio che forma l'uomo e la donna, l'unità del genere umano, la colpa dei nostri progenitori, la decadenza e le pene ereditarie che ne furono la sanzione. Ma queste verità, che riguardano il dogma e sono assicurate dall'autorità della Scrittura, sono nello stesso tempo fatti e, se le verità sono certe, implicano fatti che sono reali, sebbene non possiamo precisarne i contorni sotto il rivestimento mitico che è stato loro dato, secondo la mentalità del tempo e dell'ambiente. *La ''Genesi'' si divide in due parti disuguali: la storia primitiva (1-11) è come un portico che precede la storia della salvezza che sarà raccontata da tutta la Bibbia; essa risale alle origini del mondo e stende la prospettiva alla umanità tutta intera. Riferisce la creazione dell'universo e dell'uomo, la caduta originale e le sue conseguenze, la perversità crescente che è punita dal diluvio. A partire da Noè, la terra si ripopola, ma tavole genealogiche sempre più ristrette concentrano finalmente l'interesse su Abramo, padre del popolo eletto. La storia patriarcale (12-50), evoca la figura dei grandi antenati. *La storia patriarcale è una storia di famiglia: raduna i ricordi che si conservano degli antenati, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe. È una storia popolare che si sofferma sugli aneddoti personali e sui tratti pittoreschi, senza alcuna preoccupazione di unire questi racconti alla storia generale. È, infine, una storia religiosa: tutte le svolte decisive sono segnate da un intervento divino e tutto vi appare come provvidenziale: concezione teologica vera da un punto di vista superiore, ma che trascura l'azione delle cause seconde; inoltre i fatti sono introdotti, spiegati e raggruppati per dimostrare una tesi religiosa: c'è ''un'' Dio che ha formato ''un'' popolo e gli ha dato ''un'' paese; questo Dio è Jahve, questo popolo è Israele, questo paese è la terra santa. Ma questi racconti sono storici nel senso che narrano, alla loro maniera, avvenimenti reali; danno una immagine fedele dell'origine e delle migrazioni degli antenati di Israele, dei loro legami geografici ed etnici, del loro comportamento morale e religioso. I sospetti che hanno circondato questi racconti dovrebbero cedere davanti alla testimonianza favorevole che loro apportano le scoperte recenti della storia e dell'archeologia orientali. ==Bibliografia== *''[http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974. ==Voci correlate== *''[[Genesi: La creazione e il diluvio]]'' – film ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla}} [[Categoria:Antico Testamento]] jegwu5hfpk46k8c35g4xg6npl7zuhyk Senso della vita 0 58168 1409583 1341650 2026-04-05T20:48:16Z Udiki 86035 - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409583 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Adi Holzer Werksverzeichnis 850 Lebenslauf.jpg|thumb|''Il corso della vita'' (Adi Holzer, 1997)]] Citazioni sullo '''scopo''', il '''significato''' e il '''senso della vita'''. ==Citazioni== *A che scopo viviamo, se non per renderci reciprocamente la vita meno difficile? ([[George Eliot]]) *A me risulta che la ricerca del senso è una sorta di partita a scacchi, molto dura e solitaria, e che non la si vince alzandosi dalla scacchiera e andando di là a preparare il pranzo per tutti. È ovvio che occuparsi degli altri fa bene, ed è un gesto così dannatamente giusto, e anche inevitabile, necessario: ma non mi è mai venuto da pensare che potesse c'entrare davvero con il senso della vita. Temo che il senso della vita sia estorcere la felicità a se stessi, tutto il resto è una forma di lusso dell'animo, o di miseria, dipende dai casi. Peraltro, è anche possibile che mi sbagli. È giusto un pensiero istintivo – un certo modo di vedere il mondo. ([[Alessandro Baricco]]) *Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso. ([[Fëdor Dostoevskij]]) *Beato colui che ha trovato nella vita lo scopo della propria esistenza. ([[Inayat Khan]]) *C'è un solo e unico scopo nella vita: testimoniare e comprendere per quanto possibile la complessità del mondo, la sua bellezza, i suoi misteri, i suoi interrogativi. Più si cerca di capire, più s'indaga, e più si apprezza la vita e ci si sente in pace col mondo. È questa la sostanza della vita. Tutto il resto si riduce a vacui passatempi. Se un'attività non si basa sull'amore o sulla conoscenza, non ha alcun valore. [...] Ci si può chiedere perché bisogna amare e imparare o perché sarebbe questo lo scopo della vita: voglio dire, come mai è stato deciso fare solo queste cose e con la massima dedizione? Una domanda stupida, non importa perché sia così. È così: lo scopo della vita è amare ed imparare. ([[Anne Rice]]) *Chiedo l'assurdo: che la vita abbia un senso. ([[Dag Hammarskjöld]]) *Ci tormentiamo l'anima per dare un senso alla vita, per individuare un traguardo. E alla fine lo troviamo nascosto dentro di noi, nella nostra comune esperienza dell'immaginario e della realtà. Un semplice, umano desiderio di trovare chi ci assomiglia per stabilire un legame, e per sentire nel profondo del cuore, che non siamo soli. (''[[Heroes]]'') *''Credi di non aver più nulla da fare nella vita? | Ma puoi risanare il desiderio o l'invidia, | vincere la vanità, dominare il dolore. | Se il tuo scopo è retto, puoi, o viaggiatore, | lavare senza soccombere la macchia d'essere uomo. | Pensa quanto poco resta di coloro che furono famosi. | Pare che la sorte voglia schernirli. | Tutto passa: la lode quanto il lodato, | l'ora, come un vasto fiume, trascina ogni cosa, | il popolo dei mortali e la razza delle rose. | Ma per quanto vivida possa apparire, | nessuno può carpire la nostra volontà.'' ([[René Maran]]) *''Dare un significato alla vita può sortire follia, | ma la vita senza significato è la tortura | dell'irrequietezza e del desiderio vago – | è una nave che anela il mare eppure lo teme''. ([[Edgar Lee Masters]]) *Devo avere il coraggio di vivere la vita con la "carica di significato" che essa pretende, senza per questo considerarmi pesante, o sentimentale, o innaturale. ([[Etty Hillesum]]) *''E ho sognato che lo scopo, l'essenza della vita conosciuta, che passa, | consiste nel formare e determinare la nostra personalità per la vita ignota, che è eterna.'' ([[Walt Whitman]]) *E un significato si cela in tutte le cose, o tutte le cose avrebbero ben poco valore, e il mondo stesso non sarebbe che un vuoto nulla, salvo che per venderlo a carrettate, come fanno delle colline nei pressi di Boston, per riempire qualche acquitrino della Via Lattea. ([[Herman Melville]]) *Ecco il senso della vita: beh, non è niente di speciale... siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione. (''[[Monty Python - Il senso della vita]]'') *Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita. ([[Robert Louis Stevenson]]) *Essere religiosi significa interrogarsi appassionatamente sul senso della nostra vita ed essere aperti alle risposte, anche se esse ci scuotono in profondità. ([[Paul Tillich]]) *Essere un filo di un indumento più grande: forse è questo il senso ultimo del mio essere. Essere me stesso, senza confondere la mia specificità di filo diverso da ogni altro, e insieme, però, unirmi ad altri fili, perché un filo ha senso solo se si unisce ad altri fili, come una nota ha senso solo se si unisce ad altre note, come una lettera ha senso solo se si unisce ad altre lettere e così forma parole, e poi frasi, periodi, magari anche racconti, novelle, romanzi, poesie... Essere se stessi, ma anche legati agli altri: come la «a» rimane «a», ma se tra due «a» inserisco una «m» ho trovato la possibilità di dire come mia moglie mi pensa, e ho dato un senso a due «a» che altrimenti, da sole, non l'avrebbero avuto. ([[Disputa su Dio e dintorni|Vito Mancuso, ''Disputa su Dio e dintorni'']]) *''Forse la coscienza, il senso della vita | sta in mezzo a mille notti o forse più''. ([[Nomadi]]) *Hai bisogno di scoprire al più presto qual è il significato che tu dai alla vita, cosa ha importanza e cosa non ne ha. Per farlo devi guardarti nel profondo, perché è dentro di noi che nascondiamo la verità. (''[[L'ispettore Derrick]]'') *Ho tentato di sperare, di battere al muro, di vedere ciò che poteva esserci dall'altra parte della parete, convinto che la vita ha un significato che ci sfugge. ([[Eugenio Montale]]) *Il [[sacrificio]] è l'essenza della vita, la porta per capirne il significato. ([[Roberto Baggio]]) *''Il senso della vita, confuso ed umiliato, | si è perso oramai | tra i fili di un tessuto di riti e paure, | di rabbie e di preghiere.'' ([[Lucio Battisti]]) *Il senso e lo scopo del mondo e della vita umana, così come le questioni inerenti ai valori morali o religiosi, trascendono la scienza, eppure sono importanti; per la maggior parte di noi, sono importanti almeno quanto la conoscenza scientifica di per se stessa. ([[Francisco J. Ayala]]) *Il significato della vita è una finzione creata da noi. ([[Yuval Noah Harari]]) *In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L'importante non è sapere, ma cercare. ([[Umberto Veronesi]]) *Io sono arrivato alla convinzione che di utile, di cose che valgano ne esistono poche. Se rifletto, non mi rendo nemmeno conto perché ho scritto i miei libri. Perché? Forse per comunicare, per l'appunto, il mio sentimento dell'inutilità: che è l'unica cosa vera che sono riuscito a scoprire. E non è cosa da poco, intendiamoci: poiché sull'inutilità, camuffata o dissimulata da utilità, gira il mondo e gira la vita. Del resto, guai se non fosse così. Non si farebbe più nulla. Eppure bisogna fare qualche cosa, dal momento che si è in questo mondo, per vivere. E questo qualche cosa consiste, per somma stranezza, nella scoperta della reale sostanza della vita, di quel che effettivamente è e perché serve. No, non sono un ateo, non vorrei che lei se ne andasse con questa opinione. Dio! Penso che Dio sia immensamente grande e noi immensamente piccoli; così piccoli che non riusciamo ad intuire nulla, o quasi nulla, di questa grandezza; nulla dei fini per i quali siamo nati. E, nella nostra miseria che è poi ignoranza, ci dibattiamo, ci affanniamo, ci straziamo, ci disperiamo per arrivare a collocarci in un sistema del quale tutto ci sfugge. Ci mettiamo allora a indagare, a escogitare, a inventare. Sì, invenzioni dovute alla nostra incapacità di comprendere i veri fini della creazione. Sicché, quel che noi crediamo di avere scoperto e per cui crediamo di agire, è nulla nulla nulla rispetto alla realtà vera che c'è stata data. E gli anni trascorrono nella illusione. ([[Henry de Montherlant]]) *L'[[uomo]] è il risultato dell'evoluzione, durata milioni di anni [...]. Psicologicamente, credo che siamo il frutto di una quantità di dilemmi che per secoli abbiamo percepito e lasciato irrisolti. Innanzitutto la difficoltà a capire il senso della vita, cioè perché siamo su questa terra. ([[Umberto Veronesi]]) *La chiarezza del significato della vita percepita su un letto di ospedale svanisce quando ritornano i molti obblighi quotidiani e ricominciano a dominare la vita. ([[Henri Nouwen]]) *La domanda fondamentale è infatti: qual è lo scopo della vita? Diventare più umani o produrre di più? ([[Erich Fromm]]) *La necessità di dare un senso alla nostra vita, ancor più se non credenti, diventa un imperativo sempre più urgente nel complesso tempo in cui viviamo. ([[Eugenio Finardi]]) *La nostra autentica missione in questo mondo in cui siamo stati posti non può essere in alcun caso quella di voltare le spalle alle cose e agli esseri che incontriamo e che attirano il nostro cuore; al contrario, è proprio quella di entrare in contatto, attraverso la santificazione del legame che ci unisce a loro, con ciò che in essi si manifesta come bellezza, sensazione di benessere, godimento. ([[Martin Buber]]) *La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana. ([[Primo Levi]]) *La [[sventura]] è la nostra più grande maestra e la nostra migliore amica. È lei che c'insegna il senso della vita. ([[Anatole France]]) *La vita è già mezzo trascorsa anziché si sappia che cosa sia. ([[Proverbi italiani|proverbio italiano]]) *La vita è un collegamento con il futuro. Tutta la vita. Amandoci l'un l'altro, imparando l'uno dall'altro… è solo così che possiamo cambiare il mondo. Finalmente l'ho capito. Il vero significato della vita… (''[[Metal Gear Solid]]'') *Lo scopo della tua vita è dare il [[meglio]] di te. ([[Richard Bach]]) *Lo scopo nella vita non è eliminare l'[[infelicità]], è mantenere l'infelicità al minimo. (''[[Dr. House - Medical Division (quarta stagione)|Dr. House - Medical Division]]'') *Lo scopo della vita è di vivere in accordo con la [[natura]]. ([[Zenone di Cizio]]) *Lo scopo della vita è vivere, e vivere significa essere consci, gioiosamente, ebbramente, serenamente, divinamente consci. ([[Henry Miller]]) *Lo scopo di questa vita è di essere portati al più alto grado di [[noia]] della vita. ([[Søren Kierkegaard]]) *Ma chi scorge nel [[Piacere|godimento]] il senso e lo scopo della vita, sottopone sempre la sua vita a una condizione che, o sta al di fuori dell'individuo, o è nell'individuo ma in modo da non essere posta per opera dell'individuo stesso. ([[Søren Kierkegaard]]) *[[Cibo|Mangiare]] è uno dei quattro scopi della vita... Quali siano gli altri tre nessuno lo ha mai saputo. ([[Proverbi cinesi|proverbio cinese]]) *Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso; è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente. ([[Jean Rostand]]) *Non è vizio cercare un significato segreto, riposto, profondo della vita? Sperare di veder brillare nella voce dell'uomo la scintilla della divinità? È con questi inganni che la divinità si salvaguarda. Dio ha messo nell'uomo questa sete del profondo non tanto per punirlo, quanto per tenerlo a bada e deviarlo dal suo tentativo di innalzarsi fino a Lui. E l'uomo che crede indiarsi scavando sempre più profondo, consuma intanto le sue forze in un lavoro di Sisifo. La sola rivalità che Iddio teme, è quella di coloro che sanno la vanità della ricerca, e per indifferenza, insperanza, afede, sono simili a Lui. ([[Alberto Savinio]]) *Non mentiamo a noi stessi, abbiamo tutti bisogno di perseguire qualche scopo nella vita, fosse pure quello, assai raro, di non avere nessuno scopo. ([[Mario Andrea Rigoni]]) *Non posso vivere se non faccio lavorare il cervello. Quale altro scopo c'è nella vita? ([[Sherlock Holmes]]) *Non sappiamo perché, e che mai siamo venuti a fare quaggiù: ''quindi'', cerchiamo di passare il tempo nel modo più consono ai nostri gusti. Io non ho altra morale; anzi, sono pronto ad applaudire chi, nato per fare il collezionista di francobolli o di porcellane, non ha che questo scopo nella vita. Egli ha raggiunto la vera felicità. ([[Arrigo Cajumi]]) *Pensare di poter sistemare e risolvere tutto è un errore. Il mistero della vita è che il male esiste, che le tensioni non possono essere soppresse e che noi ci siamo dentro; che si deve fare il possibile, senza lasciarsi dominare e senza mai ritenere di possedere la verità assoluta. Bisogna accettare la condizione umana, sapere che un certo dubitare non si oppone alla fede; sapere che il senso di contingenza è necessario alla nostra vita. Devo rendermi conto che sono una parte di questa realtà e che non spetta a me controllarla; scoprire il senso della vita nella gioia, nella sofferenza, nelle passioni; invece di lamentare la difficoltà del vivere, rimandando ad un giorno che non arriva mai il momento di godere profondamente di questa vita, trovare questo senso in ogni istante. ([[Raimon Panikkar]]) *– Perché si vive?<br>– Forse vivo proprio per sapere perché. (''[[Neon Genesis Evangelion]]'') *[[Preghiera|Pregare]] è pensare al senso della vita. ([[Ludwig Wittgenstein]]) *Proprio per questo mio essere legato a tutte le idee o a [[relativismo|nessuna]], ho disimparato a prendere sul serio la vita. In fondo mi emoziona molto di più leggerla in un romanzo, dove c'è una concezione a sostenerla [...]. Il nostro tempo si guarda bene dal prendere sul serio gli avvenimenti e le avventure di cui è pieno. ([[Robert Musil]]) *Qual è il senso della vita? Ecco tutto: una semplice domanda. Una domanda che poteva non darle tregua con l'avanzare degli anni. La grande rivelazione non era giunta. La grande rivelazione non sarebbe forse giunta mai. Era sostituita da piccoli miracoli quotidiani, illuminazioni, fiammiferi accesi all'improvviso nel buio; come allora. ([[Virginia Woolf]]) *Qual è il senso della vita, o della vita organica in generale? Rispondere a questa domanda implica comunque una religione. Mi chiederete, allora, ha senso porla? Io rispondo che l'uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili priva di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita. ([[Albert Einstein]]) *Quando ti guardavo, la mia vita aveva senso. Anche le cose brutte avevano senso, perché erano necessarie a renderti possibile. ([[Jonathan Safran Foer]]) *Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l'opprimente varietà della vita; infilare un filo, quel famoso filo del racconto, di cui è fatto il filo della vita, attraverso tutto ciò che è avvenuto nel tempo e nello spazio! [...] Quasi tutti gli uomini sono dei narratori… a loro piace la serie ordinata dei fatti perché somiglia a una necessità, e grazie all'impressione che la vita abbia un corso si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos. ([[Robert Musil]]) *Questo è il vero senso della vita, non misurare mai se hai più degli altri ma preoccupati solo e sempre di dare quello che gli altri hanno bisogno da te. (''[[Sette punti neri]]'') *Questo scontento, quest'uggia, e il mare stesso che stremato si getta per le rive come un naufrago: ogni vita è [[naufragio]] se non ne afferriamo il senso. ([[Fabio Tombari]]) *Si può seguire coerentemente uno scopo per tutta una vita, se quello si sposta di continuo. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *Solo [[Amore|amando]], non mi domando il perché della vita. ([[Aldo Capitini]]) *Solo i [[Povertà|poveri]] conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare. ([[Charles Bukowski]]) *Tutta la mia vita [...] ha un indubitabile senso di bene, che ho il potere di immettere in essa! ([[Lev Tolstoj]], ''[[Anna Karenina]]'') *Tutti gli [[animale|animali]], eccetto l'[[uomo]], sanno che il principale dovere in questa vita è di goderla, ed essi infatti la godono, quanto l'uomo e le altre circostanze permettono loro. ([[Samuel Butler]]) *Viviamo tutti, ma non sappiamo perché e a che scopo; viviamo tutti coll'intento di diventare felici, viviamo tutti in modo diverso eppure uguale. ([[Anna Frank]]) *Voglio capire chi sono, dare un significato a tutto quello che faccio. Se vivo ci sarà pure una ragione, ma... ho paura che non mi basterà più, quando la scoprirò. E intanto me ne vado in giro a cercare, e anche quando la terra dorme io continuo a chiedermi perché vivo. (''[[Keoma]]'') ===[[Romano Battaglia]]=== *Anche se ciò che puoi fare è soltanto una piccola goccia nel mare, può darsi che sia proprio quella a dare significato alla tua esistenza. *Cercare di dare un senso alla nostra esistenza può esasperare il nostro animo, ma una vita priva di questo significato rappresenta la tortura del desiderio e dell'inquietudine. *Il significato della vita è ovunque lo cerchiamo. Sotto un cielo di stelle, tra i pini del bosco, in un volo di uccelli. ===[[Emil Cioran]]=== *Di certo la vita non ha alcun senso. Ma questo non ha la minima importanza quando si è giovani. Ben diverso è quando si ha una certa età. Allora si comincia a preoccuparsene. L'inquietudine diventa problema, e i vecchi, che non hanno più niente da fare, cercano di risolverlo, senza averne il tempo o le capacità. Il che spiega perché non si ammazzino in massa, come dovrebbero fare se fossero appena un po' meno assorbiti da questo pensiero. *Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che cercano il senso della vita senza trovarlo e quelli che l'hanno trovato senza cercarlo. *Ha un senso la vita? Quando si assiste al funerale di qualcuno non si può dire che morire sia stato il senso di quella vita. E non esiste obiettivo in sé. Il grande motore è l'illusione dell'obiettivo. Solo che chi ne ha uno non sa che è una pura illusione. E la conoscenza consiste nel sapere che lo è, tutto il resto è vita (non necessariamente con la V maiuscola)… *Il fatto che la vita non abbia alcun senso è una ragione di vivere – la sola, del resto. *La vita, non appena si sia ossessionati dal significato che può avere, si disgrega, si sgretola: e questo getta luce su quello che essa è, su quello che vale, sulla sua sostanza gracile e improbabile. ===[[Lev Tolstoj]]=== *Io ho risolto per me stesso il problema del senso della vita, dicendomi che consiste nell'accrescere l'amore in se stessi e nel mondo. *Lo scopo della vita dell'uomo è l'impiego di tutte le possibili facoltà per lo sviluppo multilaterale di tutto l'essere. *Lo scopo della vita, la sua vocazione è la gioia. *Non fate spegnere quella luce, ma vegliatela come cosa preziosa e lasciatela dilatare. In questo espandersi della luce risiede l'unico grande gioioso senso della vita di ogni uomo. *Ogni tentativo di dare un significato qualunque alla vita, se la vita non è basata sulla rinuncia dell'egoismo, se non ha per iscopo il [[servire|servir]] gli uomini, diventa una chimera che vola a brandelli al primo contatto con la ragione. ===[[Oscar Wilde]]=== *Ah! non avevi scopi nella tua vita, tu, avevi solo appetiti. Uno scopo è un fine intellettuale. *Ho scritto quando non conoscevo la vita. Ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta: la vita può essere soltanto vissuta. *L'emozione per amore dell'azione è lo scopo della vita. *Lo scopo della vita è l'autosviluppo. Sviluppare pienamente la nostra individualità, ecco la missione che ciascuno di noi deve compiere. ==Voci correlate== *[[Crisi di mezza età]] *[[Crisi esistenziale]] *[[Direzione]] *[[Esistenza]] *[[Scopo]] *[[Vita]] *[[Vivere]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Concetti e principi filosofici]] trewuuudxyjafi9cn1e63yxkhs0ylzr Dioniso 0 62774 1409569 1311431 2026-04-05T18:05:29Z BetaKentauri2 106242 1409569 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|descrizione=citazioni sul Papa Dionisio|titolo=[[Papa Dionisio]]}} [[File:MAP - Amphora Baratti 7 Dionysos.jpg|thumb|Particolare raffigurante Dioniso in un'anfora del IV secolo]] '''Dioniso''', divinità della mitologia greca. ==Citazioni su Dioniso== *[[Baubo]], Dioniso sarebbero quindi due dei molteplici nomi della vita proteiforme. Contrariamente a Baubo, Dioniso è tuttavia nudo. Nudità che non significa rivelazione di una verità, ma affermazione senza veli dell’apparenza. Nudità del forte che è abbastanza bello, abbastanza virile, per non aver bisogno di velarsi. Ma, d'altra parte, Dioniso è il dio delle maschere; come per la donna «saper apparire fa parte del suo dominio». [...] In Dioniso si cancella l'opposizione del velato e non velato, del maschile e del femminile, del feticismo e della castrazione. Dio greco, anteriore al sistema delle opposizioni teologiche. ([[Sarah Kofman]]) *Dioniso aveva il potere di mutare l'acqua in vino. Stando a Platone, questo potere miracoloso era ritenuto pratica corrente negli esercizi rituali che facevano cadere in trance i baccanti e le Menadi. ([[Alain Daniélou]]) *Dioniso e [[Osiride]] sono in certo modo Cristo stesso. ([[Simone Weil]]) *Dioniso travolgeva nell'ebbrezza e usava il sarcasmo verso chiunque gli si opponesse. Non proclamò mai di sostenere la parola vera. Era come se la parola si mescolasse al suo corteo fra Menadi e Satiri, ma senza troppo farsi notare. Dioniso era intensità allo stato puro, che attraversava e scardinava ogni ostacolo, senza soffermarsi sulla parola, vera o falsa che fosse. ([[Roberto Calasso]]) *Il potere di Dioniso è comprovato dal fatto che lui solo resiste. È il signore della festa nei palazzi e tra le masse, è di casa tra i principi e tra i mendicanti. La sua luce incanta l'effimera che ne è incenerita. ([[Ernst Jünger]]) *In ogni caso va precisato che l'ostensione del fallo costituiva un atto religioso, perché si trattava dell'organo generatore di Dioniso, al tempo stesso ''dio e mortale che aveva vinto la morte''. ([[Mircea Eliade]]) *Ma questa volta vengo come Dioniso il vittorioso, che farà della terra una giornata di festa... ([[Friedrich Nietzsche]]) *''Né voi me: da mattina a sera | strillerò, se ce n'è bisogno, | Brechechechè, coà, coà! | sinché non v'abbia fatto smettere quel coà! | Brechechechè, coà, coà, | brechechechè, coà, coà! | ''(Le rane ammutoliscono)'' L'avevate a finir, con quel coà!'' ([[Aristofane]]) *Nietzsche si è completamente sbagliato su Dioniso, senza parlare dell'opposizione con Apollo che è pura fantasia poiché i Greci mescolavano ambedue nei miti e talvolta sembravano identificarli. ([[Simone Weil]]) *Ogni volta che è riapparso, il culto di Śiva o di Dioniso è stato messo al bando dalla città, la quale ammette soltanto i culti che danno all'uomo un posto smisurato, che permettono e scusano i suoi saccheggi, e condannano le forme d'estasi che consentono un contatto diretto col mondo misterioso degli spiriti. ([[Alain Daniélou]]) *Quanto alla divina follia ne abbiamo distinto quattro forme, a ciascuna delle quali è preposta una divinità: Apollo per la follia profetica, Dioniso per la follia iniziatica, le Muse per la follia poetica, mentre la quarta, la più eccelsa, è sotto l'influsso di Afrodite e di Amore. ([[Platone]]) *Se la processione che fanno e il canto del fallo che intonano non fosse in onore di Dioniso, ciò che essi compiono sarebbe indecente; la medesima cosa sono Ade e Dioniso, per cui impazzano e si sfrenano. ([[Eraclito]]) *''Suol di Tebe, a te giungo. Io son Dioniso, | generato da Giove, e da Semèle | figlia di Cadmo, a cui disciolse il grembo | del folgore la fiamma. Ora, mutate | le sembianze celesti in forma umana, | di Dirce all'acqua, ai flutti ismenî vengo.'' ([[Euripide]]) ==Voci correlate== *[[Bacco]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Divinità greche]] t5qsfz4e17rkl91cvxe03o9pru91552 Frédéric Lenoir 0 67350 1409619 733396 2026-04-06T08:07:22Z Spinoziano 2297 aggiungo incipit; sistemazioni 1409619 wikitext text/x-wiki [[File:Frederic Lenoir par Catherine Thivent.jpg|thumb|Frédéric Lenoir (2013)]] '''Frédéric Lenoir''' (1962 – vivente), sociologo e scrittore francese. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lettera aperta agli animali''=== Da moltissimo tempo, l'essere umano è convinto di essere l'animale più evoluto della Terra. Lo è a tal punto da aver finito per non considerarsi più un animale: da una parte c'è l'uomo, dall'altra gli animali. Ma non è sempre stato così. Oggi sappiamo di condividere le nostre origini con i grandi primati che popolano la Terra: gli scimpanzé, i bonobo, gli oranghi, i gorilla. Diversi milioni di anni fa, uno dei nostri antenati comuni si evolse in modo diverso, dando origine, nell'ambito della famiglia delle grandi scimmie, al genere ''Homo''. Questa prima specie umana si chiama Australopiteco ("scimmia del sud"). ===''Socrate, Gesù, Buddha''=== Il [[Gautama Buddha|Buddha]], [[Socrate]] e [[Gesù]] sono figure storiche reali? La domanda può apparire bizzarra, se non blasfema, tanto è importante l'eredità lasciata da queste figure. È invece una questione legittima e pertinente. Non si tratta di negare la traccia profonda che queste tre figure hanno lasciato nella coscienza collettiva di una grossa porzione dell'umanità, ma siamo assolutamente certi della loro esistenza storica? Non sto parlando della verità degli atti o delle affermazioni loro attribuite: questo è un aspetto che esamineremo più avanti. Prima dobbiamo porci un'altra domanda, più radicale: abbiamo prove inconfutabili che siano esistiti in carne e ossa? La risposta è brutale quanto la domanda: no. ==Bibliografia== *Frédéric Lenoir, ''[https://books.google.it/books?id=X7R9DwAAQBAJ&pg=PT0 Lettera aperta agli animali (e a coloro che li amano)]'', traduzione di Raffaella Patriarca, La nave di Teseo, Milano, 2018. ISBN 978-88-9395-509-6 *Frédéric Lenoir, ''Socrate, Gesù, Buddha: tre vite parallele, tre maestri di vita'', traduzione di Teresa Albanese, Mondadori, Milano, 2010. ISBN 978-88-04-60456-3 ==Altri progetti== {{interprogetto|w|w_site=fr}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Lenoir, Frédéric}} [[Categoria:Scrittori francesi]] [[Categoria:Sociologi francesi]] g41hw3vxoz9s3d1y1754mynkypeokkc David Mazouz 0 71806 1409566 1162309 2026-04-05T18:01:18Z BetaKentauri2 106242 1409566 wikitext text/x-wiki [[File:David Mazouz 2016.jpg|thumb|David Mazouz, 2016]] '''David Mazouz''' (2001 –), attore statunitense. *{{NDR|Sulla [[Touch (serie televisiva)|serie tv "Touch"]] e sul suo ruolo in essa}} Questo show è davvero complicato, ma è complicato in modo positivo. È una sfida perché io non ho dialoghi da recitare. Devo comunicare le mie emozioni solo con le espressioni del volto. Per esempio se sto chiedendo aiuto, la mia faccia deve dire: "Aiuto per favore"; oppure se sono completamente disconnesso dal resto del mondo lo devo far capire con gli occhi. Me la cavo con i numeri, sono bravo in matematica, ma non posso certo prevedere il futuro.<ref>Nella serie lui si chiama "Jake Bohm".</ref> (citato in ''YouTube'', ''[http://www.youtube.com/watch?v=P2dsMpQIASY Touch - Speciale David Mazouz (Jake Bohm)]'', 15 marzo 2012) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Abbozzo}} {{DEFAULTSORT:Mazouz, David}} [[Categoria:Attori statunitensi]] ig5soqtw7m3skrtnq4v5rmp5x1rvtey Vaccino 0 91472 1409613 1409426 2026-04-06T05:45:35Z AssassinsCreed 17001 minuzie 1409613 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Poster for vaccination against smallpox.jpg|thumb|Poster che esorta alla vaccinazione contro il [[vaiolo]]]] Citazioni sul '''vaccino'''. *Attenzione! Gli uomini vaccinati sono mortali per i bacilli del tifo. ([[Marcello Marchesi]]) *Chi si proponga di diffondere la [[salute]] su ampia scala eliminando dal mondo tutte le "malattie dell'infanzia" attraverso le vaccinazioni, otterrà bambini malaticci e cagionevoli anziché sani. Da tempo la medicina accademica ce ne fornisce riprova, benché le sfuggano le ammirevoli conseguenze delle sue azioni intese a fin di bene. Ancora una volta si dimostra illuminante la frase attribuita a [[Bertold Brecht]]: «L'opposto del bene è ciò che è inteso a fin di bene» – sempre la medesima esperienza della [[polarità]], già espresse nelle parole immortali di [[Mefistofele]]. Il [[male]] serve il [[bene]] e viceversa. Poiché entrambi i poli propendono intrinsecamente verso la riunificazione, non potremo mai eliminarne uno dal mondo; al contrario, la lotta contro uno dei due finisce per rafforzare anche l'altro. ([[Ruediger Dahlke]]) *Cinque vite salvate nel mondo ogni minuto, 7.200 ogni giorno, 25 milioni di morti evitati entro il 2020. I vaccini sono l'intervento medico a basso costo che più di tutti ha cambiato la nostra salute. ([[Alberto Mantovani (medico)|Alberto Mantovani]]) *E la [[vaccinazione]] antivaiolosa? Qui si è di fronte a una questione particolare. Se si vaccina qualcuno, e questi è un antroposofo o è stato educato in senso antroposofico, la vaccinazione non fa danni. La vaccinazione nuoce a chi coltiva in prevalenza pensieri materialistici. Allora la vaccinazione diviene una sorta di forza arimanica: la persona non riesce più a liberarsi da una certa mentalità materialistica. Ciò che inquieta della vaccinazione antivaiolosa, è che essa riveste la persona di una sorta di fantoma che gli impedisce di liberare il proprio organismo fisico dalle entità psichiche come nella coscienza normale. L'uomo diventa così costituzionalmente materialista e non è più in grado di innalzarsi allo spirito. Questo è il pericolo della vaccinazione. [...] La vaccinazione antivaiolosa è prima di tutto una questione psichica. [...] Se si sostituisse questa fede con qualcos'altro, se si educasse l'uomo secondo natura per renderlo recettivo a qualcos'altro che non sia la vaccinazione, in modo da riavvicinarlo allo spirito, lo si preserverebbe senz'altro da ciò che si insinua inconsciamente in lui: qui c'è un'epidemia di vaiolo! Si desterebbe in lui la consapevolezza che vi è un elemento spirituale, sebbene ingiustificato, dal quale salvaguardarsi. Si otterrebbero allora buoni risultati su come bisognerebbe rafforzare l'uomo a difendersi da tali influenze.<br>''Come bisogna comportarsi se l'influsso mediante l'educazione è molto difficile, come nelle nostre regioni?''<br>Allora bisogna vaccinare. Non c'è alternativa. Non sarò certo io a consigliare un'opposizione fanatica a queste cose, e non solo da un punto di vista medico ma antroposofico in generale. Noi non aspiriamo al fanatismo, ma a cambiare le cose in generale e con discernimento. ([[Rudolf Steiner]]) *Ho fatto il vaccino per la polio e gli orecchioni... E poi... vediamo... cos'ho fatto dopo? Ah, sì, poi ho fatto quello per la scarlattina, la pertosse e il morbillo... Poi sono caduto dalle scale! ([[Charles M. Schulz]]) *I vaccini proteggono quel diritto della sacralità della [[vita]], che tanto la [[destra]] ama sbandierare, quando si tratta di limitare i [[diritti delle donne]]. ([[Marco Furfaro]]) *Il migliore, in effetti l'unico, metodo di promuovere la salute pubblica e personale è quello di insegnare alla gente le leggi della natura e come conservare la loro salute. I programmi di immunizzazione sono futili e basati sull'assurda presunzione che la legge di causa ed effetto possa essere annullata. I vaccini e i sieri sono impiegati come sostituti di un vivere corretto e pretenderebbero sostituirsi all'obbedienza che si deve alle leggi della vita. ([[Herbert Shelton]]) *Il solo scopo di questa propaganda {{NDR|dei vaccini}} non è quello di rendere sicura la salute e il benessere dei bambini, ma garantire il regolare flusso di profitti ai medici e alle case farmaceutiche. ([[Herbert Shelton]]) *In virtù di una "sana concezione" si scoprirà un vaccino grazie al quale l'organismo, meglio se nella prima infanzia, meglio se è appena nato, sarai elaborato in modo che non arrivi a pensare che esistono un'anima e uno spirito. ([[Rudolf Steiner]]) *Quando i vaccini per la polio e il morbillo furono disponibili, i genitori si misero in fila per assicurarsi che i propri figli fossero protetti. Avevano vissuto in un mondo in cui le malattie infettive avevano distrutto il futuro dei bambini e volevano disperatamente lasciarsi quel mondo alle spalle. Questi vaccini funzionarono così bene che la memoria che noi abbiamo di queste malattie è svanita e l'importanza della vaccinazione è diventata meno ovvia. ([[Elizabeth Warren]]) *{{NDR|La famiglia Simpson non riesce a far quadrare i conti}}<br>– Siamo in guai seri. Non ci resta che dare un taglio alle cose superflue.<br>– Be', sai, compriamo sempre vaccini per Maggie per delle malattie che neanche ha... ([[I Simpson (terza stagione)|''I Simpson'']]) ==Voci correlate== *[[Antivaccinismo]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Pratiche igieniche]] [[Categoria:Terapie non farmacologiche]] [[Categoria:Terminologia medica]] nyv5lpjyp3f9sltx38bk4trpt2j12ba Abraham Joshua Heschel 0 98287 1409575 1306507 2026-04-05T20:44:27Z Udiki 86035 - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409575 wikitext text/x-wiki [[File:Heschel2.jpg|thumb|Abraham J. Heschel, 1964]] '''Abraham Joshua Heschel''' (1907 – 1972), rabbino e filosofo polacco naturalizzato statunitense. ==Citazioni di Abraham Joshua Heschel== *Il significato della storia ebraica ruota attorno alla fedeltà di Israele all'alleanza.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro delle religioni'', traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 175. ISBN 9788858015810</ref> *[[Preghiera|Pregare]] è la grande ricompensa dell'essere uomini.<ref>Da ''Chi è l'uomo?''; citato in [[Gianfranco Ravasi]], ''Prefazione'', in [[Carlo Maria Martini]] ''et al.'', ''La preghiera di chi non crede'', Oscar Mondadori, Milano, 1995, p. 9. ISBN 88-04-40707-7</ref> *Quando mente e anima si trovano in reciproco accordo, allora nasce la [[fede]].<ref>Da ''L'uomo non è solo'', traduzione di Lisa Mortara ed Elena Mortara Veroli, Mondadori.</ref> ==''Il Sabato: Il suo significato per l'uomo moderno''== *Avere di più non significa essere di più: il potere che noi conseguiamo sullo spazio termina bruscamente alla linea di confine del [[tempo]]: e il tempo è il cuore dell'esistenza. *Ciascuna ora è unica, la sola concessa in quel momento, esclusiva ed infinitamente preziosa. *È il momento che conferisce significato alle cose. *L'ebraismo è una religione del tempo che mira alla santificazione del tempo. *La [[Spiritualità|vita spirituale]] comincia a decadere quando non riusciamo più a sentire la grandiosità di ciò che è eterno nel tempo. *Le cose, quando vengono magnificate, sono le contraffazioni della felicità. *Prima venne la santità del tempo, poi la santità dell'uomo ed infine la santità dello spazio. *Nella civiltà tecnica noi consumiamo il tempo per guadagnare lo spazio. *Suscita molto entusiasmo l'idea che Dio sia presente nell'universo, ma con questa idea si intende generalmente indicare la sua presenza nello spazio anziché nel tempo, nella natura anziché nella storia: come se Egli fosse una cosa e non uno Spirito. *Vi è felicità nell'amore della fatica, vi è miseria nell'amore del guadagno. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Abraham Joshua Heschel, ''Il Sabato: Il suo significato per l'uomo moderno'', traduzione di L. Mortara e E. Mortara di Veroli, Garzanti, Milano, 1999. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Heschel, Abraham Joshua}} [[Categoria:Filosofi polacchi]] [[Categoria:Filosofi statunitensi]] [[Categoria:Mistici polacchi]] [[Categoria:Mistici statunitensi]] [[Categoria:Rabbini polacchi]] [[Categoria:Rabbini statunitensi]] 4uvgr09dcrt4xsrc9lbr1lniwnn2akk Emmanuel Lévinas 0 104088 1409577 1222513 2026-04-05T20:45:45Z Udiki 86035 - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409577 wikitext text/x-wiki [[File:Emmanuel Levinas.jpg|thumb|Emmanuel Lévinas]] '''Emmanuel Lévinas''' (1906 – 1995), filosofo francese. ==''Totalità e infinito. Saggio sull'esteriorità''== *Ascoltare la [[Parola di Dio|parola divina]] non equivale a conoscere un oggetto, ma ad essere in rapporto con una sostanza che eccede la sua idea in me. *[[Filosofia|Filosofare]] significa risalire al di qua della libertà, scoprire l'investitura che libera la libertà dall'arbitrario. *Il [[linguaggio]] non si riferisce alla generalità dei concetti ma getta le basi di un possesso comune. *L'idea del [[perfezione|perfetto]] non è idea ma desiderio. *La [[bugia|menzogna]] dello spirito [[malignità|maligno]] è al di là di qualsiasi menzogna. *La mia libertà non ha l'ultima parola, io non sono solo. *La [[morale]] comincia quando la libertà, invece di autogiustificarsi, si sente arbitraria e violenta. *Solo un essere assolutamente [[Nudità|nudo]] nel suo volto può arrivare anche a denudarsi impudicamente. ==Bibliografia== *Emmanuel Lévinas, ''Totalità e infinito. Saggio sull'esteriorità'', Editoriale Jaca Book, Milano, 1990. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Emmanuel, Lévinas}} [[Categoria:Accademici francesi]] [[Categoria:Filosofi francesi]] b6xrdgajvyqh1yx6lhz0oe4rndcalbq Libro di Esdra 0 104753 1409579 1186681 2026-04-05T20:46:17Z Udiki 86035 - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409579 wikitext text/x-wiki {{Antico Testamento}} '''''Libro di Esdra''''', testo contenuto nella Bibbia ebraica (dove è contato come un testo unico con ''[[Libro di Neemia|Neemia]]'') e cristiana. ==[[Incipit]]== Nell'anno primo del regno di [[Ciro II di Persia|Ciro]], re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di [[Geremia]], il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia, il quale fece passare quest'ordine in tutto il suo regno, anche con lettera: "Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in [[Gerusalemme]], che è in Giudea. Chi di voi proviene dal popolo di lui? Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d'Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite in qualsiasi luogo sia immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme". ==Citazioni== *Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri, che ha disposto il cuore del re a glorificare la casa del Signore che è a Gerusalemme, e ha volto verso di me la benevolenza del re, dei suoi consiglieri e di tutti i potenti principi reali. Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore mio Dio era su di me e ho radunato alcuni capi d'Israele, perché partissero con me. (7, 27 – 28) *Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli e per le nostre colpe, noi, i nostri re e i nostri sacerdoti, siamo stati dati nelle mani dei re stranieri; siamo stati consegnati alla spada, alla prigionia, alla rapina, all'insulto fino ad oggi. Ora, da poco, il nostro Dio ci ha fatto una grazia: ha liberato un resto di noi, dandoci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po' di sollievo nella nostra schiavitù. Perché noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia; ci ha fatti rivivere, perché rialzassimo la casa del nostro Dio e restaurassimo le sue rovine e ci ha concesso di avere un riparo in Giuda e in Gerusalemme. (9, 7 – 9) *Signore, Dio di Israele, per la tua bontà è rimasto di noi oggi un gruppo di superstiti: eccoci davanti a te con la nostra colpevolezza. Ma a causa di essa non possiamo resistere alla tua presenza! (9, 15) ==[[Explicit]]== Tutti questi avevano sposato donne straniere e rimandarono le donne insieme con i figli che avevano avuti da esse. ==Bibliografia== *''[http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974. ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} [[Categoria:Antico Testamento|Esdra]] ju73n4p7xz7zk0pqq7f3rm3n6ijqgyz Libro di Daniele 0 106761 1409580 1408193 2026-04-05T20:46:51Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409580 wikitext text/x-wiki {{Antico Testamento}} '''''Libro di Daniele''''', testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. L'appendice (cap. 13 e 14) è deuterocanonica. ==[[Incipit]]== [[File:Profeta Daniele (Moretto).jpg|thumb|left|upright=0.8|''Profeta Daniele'' ([[Il Moretto|Moretto]], 1521-1524)]] L'anno terzo del regno di [[Ioiakim|Ioiakìm]] re di Giuda, [[Nabucodonosor II|Nabucodònosor]] re di Babilonia marciò su Gerusalemme e la cinse d'assedio. Il Signore mise Ioiakìm re di Giuda nelle sue mani, insieme con una parte degli arredi del tempio di Dio, ed egli li trasportò in Sennaàr e depositò gli arredi nel tesoro del tempio del suo dio.<br> {{NDR|''La sacra Bibbia'', edizione CEI, 1974}} ==Citazioni== *[[Daniele (profeta)|Daniele]] disse al custode [...]: "Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare [[legume|legumi]] e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi deciderai di fare con noi tuoi servi come avrai constatato". Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni; terminati questi, si vide che le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano le vivande del re. D'allora in poi il sovrintendente fece togliere l'assegnazione delle vivande e del vino e diede loro soltanto legumi. (1, 11 – 16; 1974) *''Sia benedetto il nome di Dio di secolo in secolo, | perché a lui appartengono la sapienza e la potenza. | Egli alterna tempi e stagioni, depone i re e li innalza, | concede la sapienza ai saggi, | agli intelligenti il sapere. | Svela cose profonde e occulte | e sa quel che è celato nelle tenebre | e presso di lui è la luce.'' ([[Daniele (profeta)|Daniele]]: 2, 20 – 22; 1974) *Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. Aveva la testa d'oro puro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma non per mano di uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla, e li frantumò. Allora si frantumarono anche il ferro, l'argilla, il bronzo, l'argento e l'oro e divennero come la pula sulle aie d'estate; il vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta quella regione. Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. Tu o re, [...] sei la testa d'oro. Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra. Vi sarà poi un quarto regno, duro come il ferro. Come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte di argilla da vasaio e in parte di ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma avrà la durezza del ferro unito all'argilla. [...] Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per mano di uomo, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l'argilla, l'argento e l'oro. ([[Daniele (profeta)|Daniele]]: 2, 31 – 45; 1974) [[File:129.Shadrach, Meshach and Abednego in the Furnace.jpg|thumb|''Azaria, Anania e Misaele nella fornace'' ([[Gustave Doré]], 1866)]] *''Potessimo essere accolti con il cuore contrito | e con lo spirito umiliato, | come olocausti di montoni e di tori, | come migliaia di grassi agnelli. | Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, | perché non c'è delusione per coloro che confidano in te.'' ([[Azaria, Anania e Misaele|Azaria]]: 3, 39 – 40; 2008) *''Salvaci con i tuoi prodigi, | da' gloria al tuo nome, Signore. | Siano invece confusi quanti mostrano il male ai tuoi servi, | siano coperti di vergogna, | privati della loro potenza e del loro dominio, | e sia infranta la loro forza! | Sappiano che tu sei il Signore, | il Dio unico e glorioso su tutta la terra.'' ([[Azaria, Anania e Misaele|Azaria]]: 3, 43 – 45; 2008) *''Benedite, notti e giorni, il Signore, | lodatelo ed esaltatelo nei secoli. | Benedite, [[luce e oscurità|luce e tenebre]], il Signore, | lodatelo ed esaltatelo nei secoli. | Benedite, folgori e nubi, il Signore, | lodatelo ed esaltatelo nei secoli.'' ([[Azaria, Anania e Misaele]]: 3, 71 – 73; 1974) *''Benedite, [[mostro marino|mostri marini]] | e quanto si muove nell'acqua, il Signore, | lodatelo ed esaltatelo nei secoli. | Benedite, [[uccello|uccelli]] tutti dell'aria, il Signore, | lodatelo ed esaltatelo nei secoli. | Benedite, [[animale|animali]] tutti, selvaggi e domestici, il Signore, | lodatelo ed esaltatelo nei secoli.'' ([[Azaria, Anania e Misaele]]: 3, 79 – 81; 1974) *''Mentre nel mio letto stavo osservando | le visioni che mi passavano per la mente, | ecco un [[Grigori|vigilante]], un santo, scese dal cielo | e gridò a voce alta: | «Tagliate l'albero e troncate i suoi rami: | scuotete le foglie, disperdetene i frutti: | fuggano le bestie di sotto e gli uccelli dai suoi rami. | Lasciate però nella terra il ceppo con le radici, | legato con catene di ferro e di bronzo | sull'erba fresca del campo; | sia bagnato dalla rugiada del cielo | e abbia sorte comune con le bestie sull'erba della terra. | Si muti il suo cuore e invece di un cuore umano | gli sia dato un cuore di bestia; | sette tempi passino su di lui. | Così è deciso per sentenza dei vigilanti | e secondo la parola dei santi».'' ([[Nabucodonosor II|Nabucodonosor]]: 4, 10 – 14; 2008) *Perciò, re, accetta il mio consiglio: sconta i tuoi peccati con l'elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti, perché tu possa godere lunga prosperità. ([[Daniele (profeta)|Daniele]]: 4, 24; 1974) [[File:William Blake - Nebuchadnezzar (Tate Britain).jpg|miniatura|''Nabucodonosor'' ([[William Blake]], 1795-1805)]] *Il re {{NDR|[[Nabucodonosor II|Nabucodonosor]]}} prese a dire: "Non è questa la grande Babilonia che io ho costruito come reggia per la gloria della mia maestà, con la forza della mia potenza?". Queste parole erano ancora sulle labbra del re, quando una voce venne dal cielo: "A te io parlo, re Nabucodònosor: il regno ti è tolto! Sarai cacciato dal consorzio umano e la tua dimora sarà con le bestie della terra; ti pascerai d'erba come i buoi e passeranno sette tempi su di te, finché tu riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole". In quel momento stesso si adempì la parola sopra Nabucodònosor. Egli fu cacciato dal consorzio umano, mangiò l'erba come i buoi e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo: il pelo gli crebbe come le penne alle aquile e le unghie come agli uccelli. (4, 27 – 30; 1974) [[File:Belshazzar’s feast, by Rembrandt.jpg|miniatura|''Festino di Baldassarre'' ([[Rembrandt]], 1636)]] *In quel momento apparvero le dita di una mano d'uomo, le quali scrivevano sulla parete della sala reale, di fronte al candelabro. Nel vedere quelle dita che scrivevano, il re {{NDR|[[Baldassar|Baldassàr]]}} cambiò d'aspetto: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei suoi fianchi si allentarono, i ginocchi gli battevano l'uno contro l'altro. Allora il re si mise a gridare, ordinando che si convocassero gli astrologi, i caldei e gli indovini. Appena vennero, il re disse ai saggi di Babilonia: "Chiunque leggerà quella scrittura e me ne darà la spiegazione sarà vestito di porpora, porterà una collana d'oro al collo e sarà il terzo signore del regno". (5, 5 – 7; 1974) *Sei tu Daniele un deportato dei Giudei, che il re mio padre ha condotto qua dalla Giudea? Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dei santi e che si trova in te luce, intelligenza e sapienza straordinaria. Poco fa sono stati condotti alla mia presenza i saggi e gli astrologi per leggere questa scrittura e darmene la spiegazione, ma non sono stati capaci. Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e sciogliere enigmi. Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito di porpora, porterai al collo una collana d'oro e sarai il terzo signore del regno. (Baldassàr: 5, 13 – 16; 1974) *O re, il Dio altissimo aveva dato a Nabucodònosor tuo padre regno, grandezza, gloria e magnificenza. Per questa grandezza che aveva ricevuto, tutti i popoli, nazioni e lingue lo temevano e tremavano davanti a lui: egli uccideva chi voleva, innalzava chi gli piaceva e abbassava chi gli pareva. Ma, quando il suo cuore si insuperbì e il suo spirito si ostinò nell'alterigia, fu deposto dal trono e gli fu tolta la sua gloria. [...] Tu, Baldassàr suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, sebbene tu fossi a conoscenza di tutto questo. Anzi tu hai insolentito contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dei d'oro, d'argento, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono e non hai glorificato Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie. Da lui fu allora mandata quella mano che ha tracciato quello scritto [...]: Mene: Dio ha computato il tuo regno e gli ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani. (Daniele: 5, 18 – 28; 1974) [[File:Daniel's Answer to the King, by Briton Riviere, GMIII MCAG 1937 123-001.jpg|miniatura|''La risposta di Daniele al re'' (Briton Rivière, 1890)]] *La mattina dopo il re {{NDR|[[Dario il Medo|Dario]]}} si alzò di buon'ora e sullo spuntar del giorno andò in fretta alla fossa dei [[leone|leoni]]. Quando fu vicino, chiamò: "Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?". Daniele rispose: "Re, vivi per sempre. Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male". Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio. Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli. Non erano ancor giunti al fondo della fossa, che i leoni furono loro addosso e stritolarono tutte le loro ossa. (6, 20 – 25; 1974) *Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: "Pace e prosperità. Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l'impero a me soggetto si onori e si tema il Dio di Daniele, perché egli è il Dio vivente, che dura in eterno; il suo regno è tale che non sarà mai distrutto e il suo dominio non conosce fine. Egli salva e libera, fa prodigi e miracoli in cielo e in terra: egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni". (6, 26 – 28; 1974) *''Io continuavo a guardare, | quand'ecco furono collocati troni | e un vegliardo si assise. | La sua veste era candida come la neve | e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; | il suo trono era come vampe di fuoco | con le ruote come fuoco ardente. | Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui, | mille migliaia lo servivano | e diecimila miriadi lo assistevano. | La corte sedette e i libri furono aperti.'' (Daniele: 7, 9 – 10; 1974) *''Guardando ancora nelle visioni notturne, | ecco apparire, sulle nubi del cielo, | uno, simile ad un figlio di uomo; | giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, | che gli diede potere, gloria e regno; | tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; | il suo potere è un potere eterno, | che non tramonta mai, e il suo regno è tale | che non sarà mai distrutto.'' (Daniele: 7, 13 – 14; 1974) *Ecco io ti rivelo ciò che avverrà al termine dell'ira, perché la visione riguarda il tempo della fine. Il montone con due corna, che tu hai visto, significa il re di Media e di Persia; il capro è il re della Grecia; il gran corno, che era in mezzo ai suoi occhi, è il primo re. Che quello sia stato spezzato e quattro ne siano sorti al posto di uno, significa che quattro regni sorgeranno dalla medesima nazione, ma non con la medesima potenza di lui. Alla fine del loro regno, quando l'empietà avrà raggiunto il colmo, sorgerà un re audace, sfacciato e intrigante. La sua potenza si rafforzerà, ma non per potenza propria; causerà inaudite rovine, avrà successo nelle imprese, distruggerà i potenti e il popolo dei santi. Per la sua astuzia, la frode prospererà nelle sue mani, si insuperbirà in cuor suo e con inganno farà perire molti: insorgerà contro il principe dei prìncipi, ma verrà spezzato senza intervento di mano d'uomo. La visione di sere e mattine, che è stata spiegata, è vera. Ora tu tieni segreta la visione, perché riguarda cose che avverranno fra molti giorni. ([[Arcangelo Gabriele|Gabriele]]: 8, 19 – 26; 1974) *Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere. Fin dall'inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunziartela, poiché tu sei un uomo prediletto. Ora sta' attento alla parola e comprendi la visione: ''Settanta settimane sono fissate | per il tuo popolo e per la tua santa città | per mettere fine all'empietà, | mettere i sigilli ai peccati, espiare l'iniquità, | portare una giustizia eterna, | suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi. | Sappi e intendi bene, | da quando uscì la parola | sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme | fino a un principe consacrato, | vi saranno sette settimane. | Durante sessantadue settimane | saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, | e ciò in tempi angosciosi. | Dopo sessantadue settimane, | un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; | il popolo di un principe che verrà | distruggerà la città e il santuario; | la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, | guerra e desolazioni decretate. | Egli stringerà una forte alleanza con molti | per una settimana e, nello spazio di metà settimana, | farà cessare il sacrificio e l'offerta; | sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione | e ciò sarà sino alla fine, | fino al termine segnato sul devastatore.'' ([[Arcangelo Gabriele|Gabriele]]: 9, 22 – 27; 1974) *Egli mi disse: "Non temere, Daniele, poiché fin dal primo giorno in cui ti sei sforzato di intendere, umiliandoti davanti a Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto per le tue parole. Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però [[Arcangelo Michele|Michele]], uno dei primi prìncipi, mi è venuto in aiuto e io l'ho lasciato là presso il principe del re di Persia [...]". (10, 12 – 13; 1974) *Allora mi disse: "Sai tu perché io sono venuto da te? Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò ed ecco verrà il principe di Grecia. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe, e io, nell'anno primo di Dario, mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno". (10, 20 – 21; 1974) *Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c'era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. (12, 1; 1974) *I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla [[giustizia]] risplenderanno come le stelle per sempre. (12, 3; 1974) *Razza di Cànaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la [[passione]] ti ha pervertito il cuore! (Daniele: 13, 56; 1974) *Vi era un gran [[drago]] e i Babilonesi lo veneravano. Il re disse a Daniele: "Non potrai dire che questo non è un dio vivente; adoralo, dunque". Daniele rispose: "Io adoro il Signore mio Dio, perché egli è il Dio vivente; se tu me lo permetti, o re, io, senza spada e senza bastone, ucciderò il drago". Soggiunse il re: "Te lo permetto". Daniele prese allora pece, grasso e peli e li fece cuocere insieme, poi ne preparò focacce e le gettò in bocca al drago che le inghiottì e scoppiò; quindi soggiunse: "Ecco che cosa adoravate!". (14, 23 – 27; 1974) *Si trovava allora in Giudea il profeta [[Abacuc]] il quale aveva fatto una minestra e spezzettato il pane in un recipiente e andava a portarlo nel campo ai mietitori. L'angelo del Signore gli disse: "Porta questo cibo a Daniele in Babilonia nella fossa dei leoni". Ma Abacuc rispose: "Signore, Babilonia non l'ho mai vista e la fossa non la conosco". Allora l'angelo del Signore lo prese per i capelli e con la velocità del vento lo trasportò in Babilonia e lo posò sull'orlo della fossa dei leoni. Gridò Abacuc: "Daniele, Daniele, prendi il cibo che Dio ti ha mandato". Daniele esclamò: "Dio, ti sei ricordato di me e non hai abbandonato coloro che ti amano". Alzatosi, Daniele si mise a mangiare, mentre l'angelo di Dio riportava subito Abacuc nel luogo di prima. (14, 33 – 39; 1974) ==[[Explicit]]== Il settimo giorno il re andò per piangere Daniele e giunto alla fossa guardò e vide Daniele seduto. Allora esclamò ad alta voce: "Grande tu sei, Signore Dio di Daniele, e non c'è altro dio all'infuori di te!". Poi fece uscire Daniele dalla fossa e vi fece gettare coloro che volevano la sua rovina ed essi furono subito divorati sotto i suoi occhi.<br> {{NDR|''La sacra Bibbia'', edizione CEI, 1974}} ==Citazioni sul ''Libro di Daniele''== *Il libro di Daniele non rappresenta più la vera corrente profetica. Non contiene la predicazione di un profeta inviato da Dio in missione presso i suoi contemporanei; è stato composto e scritto immediatamente da un autore che si nasconde dietro uno pseudonimo, come già il [[Libro di Giona|libretto di Giona]]. Le storie edificanti della prima parte si collegano con una classe di scritti sapienziali di cui si ha un esempio antico nella storia di [[Giuseppe (patriarca)|Giuseppe]] della [[Genesi]], un esempio recente nel [[libro di Tobia]], scritto poco prima di Daniele. Le visioni della seconda parte apportano la rivelazione di un segreto divino, spiegato dagli angeli, per i tempi futuri, in uno stile volutamente enigmatico; questo «libro sigillato» (12,4) inaugura pienamente il [[Letteratura apocalittica|genere apocalittico]], che era stato preparato da [[Ezechiele]] e che si svilupperà nella letteratura giudaica. (''[[La Bibbia di Gerusalemme]]'') ==Bibliografia== *''[https://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974. *''[https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Dn/1/ La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 2008. ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} [[Categoria:Antico Testamento|Daniele]] 7h4tpmf8mhfu8z9ldk279gp8fg8kfo2 Signs 0 110674 1409618 1165917 2026-04-06T07:29:30Z Spinoziano 2297 typo, categoria 1409618 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Signs |titolooriginale = Signs |immagine = Signs Crop Circle.svg |didascalia= I simboli del cerchio nel grano che appare nel film. |paese = Stati Uniti d'America |annouscita = 2002 |genere= fantascienza, thriller, drammatico |regista = [[M. Night Shyamalan]] |soggetto = M. Night Shyamalan |sceneggiatore = M. Night Shyamalan |attori = *[[Mel Gibson]]: Graham Hess *[[Joaquin Phoenix]]: Merrill Hess *[[Rory Culkin]]: Morgan Hess *[[Abigail Breslin]]: Bo Hess *[[Cherry Jones]]: Officer Paski *[[M. Night Shyamalan]]: Ray Reddy *[[Patricia Kalember]]: Colleen Hess |doppiatoriitaliani = *[[Claudio Sorrentino]]: Graham Hess *[[Francesco Bulckaen]]: Merrill Hess *[[Flavio Aquilone]]: Morgan Hess *[[Lilian Caputo]]: Bo Hess *[[Luigi Ferraro (doppiatore)|Luigi Ferraro]]: Ray Reddy *[[Emanuela Rossi]]: Colleen Hess }} '''''Signs''''', film statunitense del 2002 con [[Mel Gibson]] e [[Joaquin Phoenix]], regia di [[M. Night Shyamalan]]. ==Frasi== {{cronologico}} *La sua famiglia ha ricevuto un brutto colpo e i suoi figli a tutto devono pensare fuorché a questi brutti fatti che accadono nel mondo. Li porti in città e cercate di tenere la mente occupata con le piccole cose quotidiane: la miglior medicina. ('''ufficiale Paski''') {{NDR|a Graham}} *Ci sei anche tu nel mio sogno? ('''Bo''') {{NDR|al padre, fuori dal cerchio nel grano}} *Guarda che non attacca! Non sperare che io vada a raccontare ai giornali o alla tv di te e di quello che al mio campo! Non diventerai famoso grazie a me! ('''Graham''') {{NDR|urlando in un cerchio nel grano}} *Non c'è nessuno che veglia su di noi. Siamo completamente soli. ('''Graham''') *Tornavo stanco morto dal lavoro. Non mi ero mai addormentato al volante. Mai successo. Non avevo incontrato neanche una macchina per la strada tornando a casa. Se mi fossi addormentato prima sarei finito in una cunetta con un bozzo in testa. Invece è dovuto capitare proprio in quei dieci-quindici secondi in cui lei passava a piedi. Come se fosse scritto, Padre. Se è davvero la fine del mondo io sono fregato. Penso che chi ammazza la moglie di un servo di Dio non avrà certo un posto di prima fila in cielo. ('''Ray Reddy''') *È come ''[[La guerra dei mondi (film 1953)|La guerra dei mondi]]''... ('''Merrill''') *Lo sai che dicevano tutti quando sei nata, Bo? Sei uscita dalla pancia della mamma senza piangere. Hai spalancato gli occhi e hai guardato in giro per tutta la stanza. Avevi degli occhi così grandi e belli... Le altre signore sono rimaste senza fiato, letteralmente senza fiato. Dicevano: "Oh, sembra un angelo! Non abbiamo mai visto una bambina così bella!" E poi sai che è successo? Ti hanno messo sul tavolo per lavarti, e tu hai alzato gli occhi e mi hai sorriso. Dicono che i bambini appena nati non sorridono. Tu hai sorriso. ('''Graham''') {{NDR|a Boe}} *Sai che è successo quando sei nato tu? Sei uscito, e la mamma perdeva sangue... E i dottori ti hanno portato via di corsa, prima che io ti vedessi. [...] Mentre la medicavano, lei non faceva che chiedere di te. [...] Io volevo che ti vedesse prima di me. Perché, poverina, ti aveva sognato per tutta la vita. E quando si è sentita meglio, ti hanno portato da lei e ti hanno messo tra le sue braccia. Lei ti ha guardato, e tu l'hai guardata. E siete rimasti a guardarvi per un sacco di tempo. E poi ti ha detto piano piano: "Ciao, Morgan! Io sono la tua mamma. Sei come ti avevo sognato." ('''Graham''') {{NDR|a Morgan}} *Colpisci forte. Merrill, colpisci forte. ('''Graham''') *Ecco perché avevi l'asma... Non è solo un caso... I [[Polmone|polmoni]] erano chiusi... I polmoni erano chiusi... Il veleno non è entrato... Il veleno non è entrato... I polmoni erano chiusi... I polmoni erano chiusi... ('''Graham''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *{{NDR|Esaminando gli steli del cerchio nel grano}}<br>'''Caroline Paski''': Guardi il punto della piegatura, padre.<br>'''Graham''': Non sono spezzati.<br>'''Caroline Paski''': Quale macchina può piegare una pianta di granturco senza spezzarla?<br>'''Graham''': Non è fatto a mano, è troppo perfetto.<br>'''Caroline Paski''': Non possono essere stati i Lionel e i fratelli Wolfington. Non sanno neanche fare pipì senza bagnarsi i calzoni. *{{NDR|Bicchieri d'acqua in casa}}<br>'''Graham''': Se prendi un bicchiere d'acqua finiscilo. Cos'ha questo che non va?<br>'''Bo''': C'è andata dentro la polvere.<br>'''Graham''': E quello?<br>'''Bo''': Un capello.<br>'''Graham''': E questo?<br>'''Bo''': Morgan ci ha bevuto un sorso e ci ha lasciato dentro le sue amebe. *{{NDR|Provando a identificare l'intruso che è entrato nella proprietà privata degli Hess}}<br>'''Caroline Paski''': Come fate a essere sicuri che fosse un uomo?<br>'''Merrill''': Non ho mai visto nessuna donna correre così.<br>'''Caroline Paski''': Non lo so Merrill... Io un po' ne ho viste durante le Olimpiadi. Correvano come il vento.<br>'''Merrill''': Quello è salito sulla tettoia in meno di un secondo. Una tettoia alta più di tre metri!<br>'''Caroline Paski''': C'è anche il salto in alto femminile alle Olimpiadi. Ci sono delle scandinave che vi scavalcherebbero di netto come niente. *{{NDR|[[Confessioni dai film|Confessione]] in farmacia}}<br>'''Tracey Abernathy''': Ho detto trentasette parolacce questa settimana. Ho detto "vaff..." due o tre volte, ma la maggior parte era... {{NDR|sussurra}} "merda" e "bastardo". "Cesso" è una [[parolaccia]]?<br>'''Graham''': Non so. Dipende in che senso lo usi.<br>'''Tracey Abernathy''': Se dico "John, sei un cesso perché hai baciato Barbara"?<br>'''Graham''': È una parolaccia.<br>'''Tracey Abernathy''': Allora non sono trentasette. Sono settantuno. *{{NDR|Morgan usa un baby monitor come walkie talkie. Dal baby monitor provengono dei rumori anomali}}<br>'''Morgan''': Se fossero i loro segnali quelli che prende?<br>'''Graham''': Stupidaggini.<br>'''Morgan''': Prima non funzionava.<br>'''Merrill''': Morgan, dietro questi cerchi c'è un branco di spostati che non hanno mai avuto un ragazza in vita loro. Trentenni alienati che si inventano dei codici tutti loro, analizzano la mitologia greca e fanno delle società segrete dove entrano altri che non hanno mai avuto un ragazza! E fanno queste scemenze per sentirsi qualcuno! È solo una bravata. Sposati erano quelli di vent'anni fa e spostati sono quelli di oggi.<br>'''Graham''': Giusto. Sono scariche, Morgan. Alza il volume e vedrai.<br>{{NDR|I rumori anomali continuano}}<br>'''Morgan''': È un codice.<br>'''Bo''': Perché non possono avere una ragazza? *'''Morgan''': Bisogna registrarlo!<br>{{NDR|Morgan va a prendere una videocassetta su cui registrare il servizio giornalistico sulle astronavi aliene}}<br>'''Bo''': Il mio saggio di danza!<br>'''Morgan''': Senti Bo, questo è molto più importante. Tutto quello che c'è scritto nei libri di scienze è tutto da cambiare. È la storia del mondo futuro che vediamo in tv in questo momento. Dobbiamo registrarlo e tu lo farai vedere ai tuoi figli e dirai "Io c'ero". Devi farlo per i tuoi figli.<br>'''Bo''': È il mio saggio di danza, no! *'''Graham''': [[Gli uomini si dividono in due categorie|Gli uomini si dividono in due grandi gruppi]]: quando gli capita un colpo di fortuna, i primi ci vedono di più che mera fortuna, che mera coincidenza, lo vedono come un segno, come la prova che esiste davvero qualcuno lassù che veglia su di loro; per i secondi è solo un caso, un fausto, concorso di circostanza. Sono sicuro che quelli del secondo gruppo guardano quelle quattordici luci con molto sospetto. Per loro questa situazione è "metà e metà": può essere brutta e può essere bella. Ma nel profondo sono convinti che qualunque cosa accada essi sono soli... e questo li riempie di paura. Sì, ci sono uomini così. Ma sono molto più numerosi quelli del primo gruppo. In quelle quattordici luci essi scorgono il miracolo e nel profondo sono convinti che qualunque cosa avvenga, c'è sempre qualcuno lassù che li protegge... e questo li riempie di speranza. Ecco, quello che devi chiederti è che tipo di persona sei. Sei di quelli che vedono segni o miracoli o pensi che sia solo il caso a governare il mondo? Insomma, in altri termini: è possibile che le coincidenze non esistano?<br>'''Merrill''': Una volta ero andato a una festa. Sul divano con me c'era Randa McKinney. Ah, stava seduta lì, vicino a me, bellissima e mi guardava. Mi stavo chinando per baciarla... quando mi accorgo di avere la gomma in bocca... allora mi giro, me la tolgo dalla bocca, la butto in un bicchiere di carta vicino al divano, mi volto verso di lei... e Randa McKinney in quel preciso momento si vomita addosso. In quell'istante stesso ho capito che era un miracolo. Avrei potuto baciarla mentre vomitava. Mi avrebbe segnato per tutta la vita. Non mi sarei ripreso mai più. {{NDR|ride}} Io sono un miracolato. Quelle luci sono un miracolo. *'''Colleen Hess''': Ciao, tesoro.<br>'''Graham''': Ciao, amore.<br>'''Colleen Hess''': Ero andata a fare due passi prima di cena.<br>'''Graham''': Ti piace camminare...<br>'''Colleen Hess''': Era scritto così...<br>'''Graham''': Senti dolore?<br>'''Colleen Hess''': No... Non sento quasi niente.<br>'''Graham''': Bene.<br>'''Colleen Hess''': Di' a Morgan di giocare di più. Fa bene ridere e scherzare.<br>'''Graham''': Glielo dirò.<br>'''Colleen Hess''': Di' a Bo di dare ascolto a suo fratello. Avrà sempre cura di lei.<br>'''Graham''': Glielo dirò.<br>'''Colleen Hess''': E di' a Graham...<br>'''Graham''': Sono qui, amore.<br>'''Colleen Hess''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: E di' a Graham... Vedi... Di' a Graham di vedere. E di' a Merril di colpire forte. ==Citazioni su ''Signs''== ===Frasi promozionali=== *Il momento della verità è arrivato.<ref>Dalla locandina in italiano. {{Cfr}} [http://www.comingsoon.it/film/signs/1164/scheda/ ''Signs - Film (2002)''], ''comingsoon.it''</ref> *Non che non ci avessero avvertiti. :''It's not like they didn't warn us.''<ref>Dalla locandina in inglese. {{Cfr}} [http://www.mymovies.it/poster/2/?id=34206 ''Poster 2 - Signs''], ''MYmovies.it''</ref> *Sta per accadere<ref>Dalla locandina in italiano. {{Cfr}} [http://movieplayer.it/foto/la-locandina-di-signs_7205/ ''La locandina di Signs: 1205''], ''movieplayer.it''</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film di fantascienza]] [[Categoria:Film thriller drammatici]] isjlri7x1y5znn8tebjie2nfkr84pbo Giulio Questi 0 135914 1409567 1132527 2026-04-05T18:02:04Z BetaKentauri2 106242 1409567 wikitext text/x-wiki [[File:Giulio Questi.jpg|thumb|Giulio Questi]] '''Giulio Questi''' (1924 – 2014), regista, sceneggiatore e scrittore italiano. ==Citazioni di Giulio Questi== {{cronologico}} *Ho fatto la guerra partigiana per due anni interi. Ho passato due inverni in montagna, nelle alti valle bergamasche, sui crinali della Valtellina. E ho militato in formazioni armate per due anni interi. Con scontri a fuoco, con rastrellamenti subiti, imboscate portate a termine. Contro di noi c'erano le brigate nere fasciste, i tedeschi venivano quasi dimenticati - per lo meno nella zona dove mi trovavo io - perché di fronte avevamo i reparti fascisti della Repubblica di Salò.<ref name="ripley">intervista a Giulio Questi, in YouTube, Ripley's film, [https://www.youtube.com/watch?v=UN45Mh3zes4 Giulio Questi - La mia Resistenza], 2008</ref> *[[seconda guerra mondiale|Questa guerra]] l'ho molto sentita, perché avevo diciannove anni. Direi che mi sono affacciato alla vita adulta con la guerra. E per me è stata una specie di grande educazione per tutto: verso la vita, la morte, la natura. Il contatto con la natura, il contatto con i compagni d'arme. È stata una grande avventura, che non ho mai dimenticato.<ref name="ripley" /> *Ho avuto offerte di fare film sull'argomento della [[resistenza italiana|resistenza]], e io stranamente mi sono sempre tirato indietro. Non me la sentivo, perché finché questa esperienza stava nella mia memoria, andava tutto bene. Ho persino scritto dei racconti pubblicati. Ma scrivere racconti è un'altra cosa: è un gioco proprio con la tua memoria, che rimane intatta, disponibile, sempre. Tramutare questo in un film non me lo sono mai sentito, perché mi sembrava quasi di demolire la memoria, demolire me stesso, rendendo oggettivo - come fa il cinema - persone, situazioni. Per cui non l'ho mai fatto. <ref name="ripley" /> *{{NDR|Sul cinema italiano degli anni 1960}} C'era molta avventura nel cinema anche sul terreno produttivo. Nascevano produttori come funghi. Ex commercianti che si innamoravano di un'attricetta e mettevano i soldi per fare un film. Molti film nascevano così. Per cui era un periodo in cui potevi contrabbandare cose molto originali, molto tue. Se servivano a una certa causa - per l'attrice amica del produttore - il film partiva. Casomai i problemi erano dopo.<ref name="strane1">intervista di Antionio Bruschini e Michele Faggi a Giulio Questi per Indie-eye.it, in YouTube, [https://www.youtube.com/watch?v=mOOaCQ-BuNA Giulio Questi, la video intervista parte 1], estratto dal DVD "By Giulio Questi", RHV e Solipso Film, 2010</ref> *La [[crudeltà]] fa parte del [[racconto]]: il racconto è libero e non ha remore.<ref name="strane1" /> *Il film di genere mi ha sempre interessato perché ti garantisce sempre una drammaturgia ben sostenuta.<ref name="strane1" /> *La sperimentazione te la trovi senza volerlo.<ref name="strane2">intervista di Antionio Bruschini e Michele Faggi a Giulio Questi per Indie-eye.it, in YouTube, [https://www.youtube.com/watch?v=3yW2M3nHUOE Giulio Questi, la video intervista parte 2], estratto dal DVD "By Giulio Questi", RHV e Solipso Film, 2010</ref> *Il cinema che si fa oggi, il [[cinema italiano]] specialmente, [...] sui sentimenti, sui rapporti, [...] sostituisce la letteratura. Ma allora preferisco un libro.<ref name="strane2" /> *Il [[documentario]] è tutto materiale sfuggente, dipende da come lo attacchi se funziona o no.<ref name="strane2" /> *La [[letteratura]] è sempre un grande nutrimento.<ref name="strane2" /> *Il cinema di genere non è che incorre invocarlo. Occorre farlo. Perché il genere oramai è nella tradizione. Chi fa cinema, anche non volendolo finisce per fare cinema di un certo genere. Qualsiasi film si fa è sempre di un certo genere.<ref>intervista di Walter Ciusa [https://www.youtube.com/watch?v=hLFjlwfDkAw Incontrando Giulio Questi by Walter Ciusa], 2010</ref> *È una cosa quasi istintiva, si nasce italiani. Non perché si nasce su un territorio, ma perché si cresce su questo territorio. Vuol dire crescere insieme al paesaggio, al linguaggio, al cielo che ti sta sopra, alla terra che calpesti. Si è italiani nel corpo, nella carne. Non occorre altro per essere italiani.<ref name="italiani">in [https://www.youtube.com/watch?v=vl_gxQVeGqQ Giulio Questi - Buon Compleanno Italia - SkyUno - Inception S.r.l.], 2011</ref> *È un po' difficile, per un italiano cresciuto, pensare di non essere più italiano, è un'impresa quasi impossibile. Perché se anche uno cambia paese, continuerà ad essere italiano. Vuol dire una certa cultura, un certo linguaggio, una certa sensibilità che è nata in Italia ed è cresciuta insieme al tuo corpo. E te la porti appresso sino alla morte. Non c'è niente da fare. Italiani siamo nati, cresciuti, e italiani moriremo.<ref name="italiani" /> *Ho notato che film anche belli, se non sono etichettati commercialmente negli stili, finisce che scompaiono, che muoiono. Anche film bellissimi. Perché il genere è più forte dei film, li fa sopravvivere. [...] I film muoiono, i generi sopravvivono.<ref name="torino">presentazione del film Arcana, 32° Torino Film Festival, sezione After Hours, in: YouTube [https://www.youtube.com/watch?v=LqPjatEnk94 32 TFF Torino Film Festival 2014: Giulio Questi - Arcana], 2014</ref> *La verità è che la vita di ognuno - se lui la ricorda bene, e ricorda i particolari, i dettagli, la gente che ha incontrato - la vita di chiunque diventa interessante, favolosa. Ci scommetto. La vita di ciascuno di voi. Io ho avuto la ventura, sapendo un po' scrivere, di scriverla. E sembra: "oh, che interessante che è". Ma io che l'ho vissuta so: "bah, mi sembra una cosa abbastanza mediocre, tutto sommato".<ref name="torino" /> *Le icone classiche del [[western]]: i cappellacci, mezz'ora con la pistola in mano, i tagli degli occhi... queste cazzate del western, in cui Leone era anche maestro.<ref name="torino2">presentazione del film Se sei vivo spara, 32° Torino Film Festival, sezione After Hours, in: YouTube [https://www.youtube.com/watch?v=ZNLCjcQI8JI 32 TFF Torino Film Festival 2014: Giulio Questi - Se sei vivo spara], 2014</ref> *Così era allora, negli anni sessanta, c'era una [[censura]] militante, addirittura con le forze di polizia, coi commissari.<ref name="torino2" /> *{{NDR|Alla domanda "com'era umanamente Pietro Germi?"}} È facile dire che era un uomo un po' tutto d'un pezzo, sia come aspetto, come impostazione di voce, come chiarezza nelle cose che voleva. Un po' tutto d'un pezzo. Io me lo ricordo così. Poi era una persona umanamente molto disponibile, simpatica, assolutamente. Nessuna aria si dava, proprio per niente, una persona alla mano. E mi ricordo che in quel periodo stavo leggendo il libro Herzog di Saul Bellow, ero entusiasta del libro e continuavo a palargliene. Per un certo periodo mangiavamo, nell'ora di pranzo, insieme, e gli parlavo di questo libro, gli ho fatto una testa così dicendo: "prendilo, cavolo! leggilo!". E so che l'ha letto, l'ha comprato e l'ha letto. Ecco: ho fatto leggere Herzog a Germi.<ref>intervista a Giulio Questi, di Alberto Crespi ed Enrico Magrelli, in ''Hollywood Party'', Radio3 Rai, 26 novembre 2014. Ascoltabile in YouTube, [https://www.youtube.com/watch?v=U-lXRLCn9Bw Giulio Questi a Hollywood Party_26_11_2014]</ref> *La [[burocrazia]] è più forte della legge.<ref>dialogo di Giulio Questi, in YouTube: [https://www.youtube.com/watch?v=ypWVHYIWpSc Giulio Questi racconta di Elio Montesti], 2014</ref> *Nella guerra la crudeltà non si conta, non si soppesa mai. C'è. Di fatto. In partenza.<ref name="wonder">[http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-82616ec7-e6b9-47d7-9459-383705ea996f.html intervista a Giulio Questi], Wondeland, Rai4</ref> *Erano gli [[anni 1950]], gli anni poveri dell'Italia. [...] Era il miracolo dell'Italia di allora: essere un ragazzo non era un problema.<ref name="wonder" /> *Oggi è una tragedia essere giovane, avere vent'anni. Perché non c'è spazio più per niente. Allora {{NDR|negli anni 1950}} un ragazzo che voleva fare un'attività aveva una prateria davanti. Doveva darsi da fare, doveva avere talento, ma poteva farlo.<ref name="wonder" /> *{{NDR|Sui ''[[mondo movie|mondo movies]]''}} Naturalmente, la frase di lancio di questi film era: ''Tutta la verità'', oppure ''La verità che nessuno vi ha mai voluto far vedere.'' In realtà, di verità c'era assai poco. [...] E il bello è che le "storie sensazionali" raccontate erano completamente false.<ref>Da Stefano Della Casa, ''Storia e storie del cinema popolare italiano'', La Stampa, 2011; citato in Antonio Bruschini, Antonio Tentori, ''Nudi e crudeli: i mondo movies italiani'', Bloodbuster, Milano, 2013, p. 11.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Questi, Giulio}} [[Categoria:Registi italiani]] [[Categoria:Sceneggiatori italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 8mzv5ofynda1l7etp190to8mpph3dty Template:Lingue/Dati 10 148341 1409591 1409524 2026-04-05T21:58:17Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1409591 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 65154 |lingua2 = it |voci2 = 54851 |lingua3 = pl |voci3 = 31712 |lingua4 = ru |voci4 = 17856 |lingua5 = cs |voci5 = 15439 |lingua6 = et |voci6 = 13688 |lingua7 = uk |voci7 = 12184 |lingua8 = pt |voci8 = 12056 }} onup8zrl81c19cpnmu084z9sqkld2kr Il conformista (film) 0 164899 1409590 1029579 2026-04-05T21:00:28Z MrKeefeJohn 78182 ([[c:GR|GR]]) [[c:COM:FR|File renamed]]: [[File:Conf0001.jpg]] → [[File:Il conformista, Il conformista.jpg]] [[c:COM:FR#FR2|Criterion 2]] 1409590 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Il conformista |immagine= Conformista-1970.jpg |didascalia= Marcello ([[Jean-Louis Trintignant]]) e Giulia ([[Stefania Sandrelli]]) in una scena del film |paese = Italia / Francia / Germania Ovest |titolo alfabetico = Conformista, Il |anno uscita = 1970 |genere = drammatico |regista = [[Bernardo Bertolucci]] |soggetto = [[Alberto Moravia]] <small>(romanzo)</small> |sceneggiatore = [[Bernardo Bertolucci]] |produttore= [[Maurizio Lodi-Fè]] |attori = * [[Jean-Louis Trintignant]]: Marcello Clerici * [[Stefania Sandrelli]]: Giulia * [[Dominique Sanda]]: Anna Quadri * [[Gastone Moschin]]: agente speciale Manganiello * [[Pierre Clémenti]]: Lino Semirama * [[Enzo Tarascio]]: Luca Quadri * [[José Quaglio]]: Italo Montanari * [[Fosco Giachetti]]: il colonnello * [[Yvonne Sanson]]: la madre di Giulia * [[Milly (cantante)|Milly]]: la madre di Marcello * [[Giuseppe Addobbati]]: il padre di Marcello * [[Antonio Maestri]]: Don Lattanzi * [[Christian Aligny]]: Raoul * [[Pasquale Fortunato]]: Marcello a 13 anni * [[Alessandro Haber]]: Senigallia, il cieco ubriaco |doppiatori originali= * [[Sergio Graziani]]: Marcello Clerici * [[Rita Savagnone]]: Anna Quadri * [[Giuseppe Rinaldi]]: Italo Montanari * [[Arturo Dominici]]: il colonnello * [[Lydia Simoneschi]]: la madre di Giulia }} '''''Il conformista''''', film del 1970 con [[Jean-Louis Trintignant]] e [[Stefania Sandrelli]], regia di [[Bernardo Bertolucci]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Chissà a che serve! Però non è dorata come me l'immaginavo. Vista da lontano è quasi più piccola di quella che ho sul comodino. Dicono che almeno una volta al mese c'è qualche innamorato che si butta di sotto. Che scemi! ('''Giulia''') {{NDR|guardando da lontano la [[Torre Eiffel]]}} *Le persone veramente [[serietà|serie]] non sono mai serie. ('''Luca''') *Che strano [[sogni dai film|sogno]] ho fatto. [...] Ero cieco e voi mi portavate in Svizzera, in una clinica, per farmi operare. [...] Ed era il professor Quadri che mi operava. L'intervento riusciva, riacquistavo la vista e partivo con la moglie del professore. Si era innamorata. ('''Marcello''') *[...] per me vigliacchi, invertiti ed ebrei sono tutti una razza. Fosse per me li metterei al muro tutti insieme. Anzi, bisognerebbe eliminarli subito, appena nati. ('''Manganiello''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Italo''': Ma che t'aspetti dal [[matrimonio]]?<br>'''Marcello''': Vedi, l'impressione della [[normalità]].<br>'''Italo''': "La normalità..."<br>'''Marcello''': Sì, la stabilità, la sicurezza. La mattina mentre mi vesto mi guardo nello specchio mi sembra che la mia immagine sia diversa da quella di tutti gli altri. *'''Italo''': È strano, però... Tutti vorrebbero sembrare diversi dagli altri e tu invece vuoi somigliare a tutti.<br>'''Marcello''': Una decina d'anni fa mio padre era a Monaco. Mi ha raccontato che spesso al sera dopo il teatro andava con gli amici in una birreria e c'era uno squilibrato, un po' buffo, che parlava di politica. Era diventato un'attrazione. Gli pagavano da bere, lo eccitavano e lui saliva su un tavolo e faceva dei discorsi da pazzo furioso. Era [[Adolf Hitler|Hitler]]. *'''Giulia''': Se vuoi sposarti devi comunicarti e se vuoi comunicarti devi confessarti, se no... lui non ci sposa!<br>'''Marcello''': Ma io non sono [[fede|credente]].<br>'''Giulia''': Ah, e chi lo è? Il 90% della gente cha va in chiesa mica è credente. E i preti stessi... *{{NDR|Dopo che Marcello è stato accusato di aver ereditato la sifilide dal padre}}<br>'''Madre di Giulia''': A proposito, la mia bambina ha avuto gli [[parotite|orecchioni]], la [[scarlattina]], il [[morbillo]] e la [[rosolia]]!<br>'''Marcello''': [[Malattia|Malattie]] profondamente morali. [[File:Il conformista.jpg|thumb|«Mediocre. Piena di idee meschine. Di piccole ambizioni meschine. Sì, tutta letto e cucina.» (Marcello)]] *'''Prete''': Da quanto tempo non ti [[confessioni dai film|confessi]]?<br>'''Marcello''': Da quando ho fatto la prima comunione.<br>'''Prete''': Male, figlio. Molto male. Quanti anni hai?<br>'''Marcello''': Trentaquattro.<br>'''Prete''': Ed hai vissuto tutto questo tempo come una bestia! Dimmi, quali peccati hai commesso?<br>'''Marcello''': Li ho commessi tutti, anche i più gravi.<br>'''Prete''': Tutti?<br>'''Marcello''': Tutti. Ho anche ucciso.<br>'''Prete''': Hai ucciso? E non hai sentito il bisogno di confessarti?<br>'''Marcello''': Come?<br>'''Prete''': Non hai sentito il bisogno di correre a confessarti?<br>'''Marcello''': Avevo tredic'anni.<br>[...]<br>{{NDR|Marcello racconta che il 25 marzo 1917 è stato adescato da un autista di nome Pasqualino Semirama. Confessa di averlo ucciso con una pistola mentre stavano per iniziare un rapporto sessuale}}<br>'''Marcello''': Sembra quasi che un peccato di sodomia per la Chiesa sia più grave dell'uccisione di un uomo.<br>'''Prete''': Come ti permetti?! Insolente! Ricordati che io sono un prete e tu sei un peccatore! E dopo quella volta hai avuto altri rapporti con uomini?<br>'''Marcello''': No, vita sessuale normale.<br>'''Prete''': Vale a dire?<br>'''Marcello''': Il bordello verso i diciottanni e poi soltanto rapporti con donne.<br>'''Prete''': E questa secondo te è una vita sessuale normale?<br>'''Marcello''': Sì, perché?<br>'''Prete''': Ma tu l'hai vissuta sempre nel peccato. "Normale" vuol dire "matrimonio", avere una moglie, una famiglia.<br>'''Marcello''': È quello che voglio.<br>'''Prete''': Bravo, bravo, bravo...<br>'''Marcello''': Sto per costruirmi una vita normale. Sposo una piccola borghese.<br>'''Prete''': Allora deve essere una brava ragazza.<br>{{NDR|Il prete guarda Giulia in lontananza}}<br>'''Giulia''' {{NDR|a Marcello}}: Parla, sbrigati.<br>'''Marcello''': Mediocre. Piena di idee meschine. Di piccole ambizioni meschine. Sì, tutta letto e cucina.<br>'''Prete''': Non usare queste espressioni.<br>'''Marcello''': La normalità. Voglio costruire la mia [[normalità]], faticosamente.<br>'''Prete''': Ma nella religione.<br>'''Marcello''': Fuori dalla religione! Dio è così buono, la Vergine è così materna, Cristo è così misericordioso... e il prete è pieno di... di comprensione. Non avete provato alcun orrore per il mio crimine, solamente un po' di stupore perché non sono venuto subito a confessarmi.<br>'''Prete''': Devi pentirti, figliolo. Devi implorare perdono.<br>'''Marcello''': Mi sono già pentito. Voglio che il perdono me lo dia la società. Sì, mi confesso oggi per la colpa che commetterò domani. È il sangue che lava il sangue. Il prezzo che mi chiede la società io lo pagherò.<br>'''Prete''': Fai parte di quelche setta, di qualche gruppo sovversivo?<br>'''Marcello''': No, no... Faccio parte dell'organismo che dà la caccia ai sovversivi.<br>'''Prete''': Ego te absolvo peccatis tuis. *'''Marcello''': Com'è un uomo [[normale]] secondo te?<br>'''Italo''': "Un uomo normale"? Per me un uomo normale è quello che si volta per la strada per guardare il sedere di una bella donna che passa e scopre che non è il solo ad essersi voltato. E ce ne sono almeno cinque o sei. Ed è contento se scopre gente uguale a lui. I suoi simili. Perciò gli piacciono le spiagge affollate, le partite di football, i bar del centro...<br>'''Marcello''': ...e le adunate oceaniche a Piazza Venezia.<br>'''Italo''': Ama quelli che sono come lui. E diffida di quelli che sente diversi. Per questo l'uomo normale è un vero fratello, un vero cittadino, un vero patriota, un vero...<br>'''Marcello''': ...un vero [[fascista]].<br>'''Italo''': Ti sei mai chiesto com'è che siamo amici? Perché noi due siamo diversi dagli altri. Siamo animali della stessa razza. [[File:Il conformista, Il conformista.jpg|thumb|right|Una scena del film]] *'''Marcello''': Hai amato un altro prima di me, poco male... Chi era?<br>'''Giulia''': Un uomo di sessant'anni. Un vecchio disgustoso. era un amico di famiglia.<br>'''Marcello''': Chi è?<br>'''Giulia''': L'avvocato Perpuzio.<br>'''Marcello''': Perpuzio?! Ma era uno dei testimoni {{NDR|di nozze}}!<br>'''Giulia''': Ha insistito tanto. Come facevo a dire di no? *'''Giulia''': E lui entrò, pianissimo. Venne dietro di me e mi chiese "Che fai?" [...] "Il tema d'italiano" dissi. E lui mi prese per i capelli. Ma io pensa che lo chiamavo "zio". Mi ha sbottonato la camicetta. Ero molto sviluppata a quindici anni. E lui ha stretto. Mi ha presa e ha stretto da farmi svenire! Poi non so, ero distesa sul letto. E lui mi stava sopra, allora ho capito tutto e m'è andata via la forza.<br>'''Marcello''': Ma ti piaceva?<br>'''Giulia''': Ero passiva.<br>'''Marcello''': E poi?<br>'''Giulia''': Mi ha fatto tutto quello che ha voluto. Ma come ho pianto! E per consolarmi mi disse che era pazzo, completamente pazzo di me! *'''Luca''': Non poteva portarmi da Roma un regalo migliore di questi ricordi, Clerici: i prigionieri incatenati di Platone.<br>'''Marcello''': E come ci somigliano.<br>'''Luca''': Che cosa vedono?<br>'''Marcello''': Che cosa vedono?<br>'''Luca''': Lei che viene dall'Italia dovrebbe saperlo per esperienza.<br>'''Marcello''': Vedono solo le ombre che il fuoco proietta sul fondo della caverna che è davanti a loro.<br>'''Luca''': Ombre, i riflessi delle cose. Come accade a voi altri oggi in Italia.<br>'''Marcello''': Se quei prigionieri fossero liberi di parlare non chiamerebbero forse realtà quelle loro visioni?<br>'''Luca''': Sì, sì, bravo. Scambierebbero per realtà le ombre della realtà. Il [[mito della caverna]] [...] *'''Luca''': Clerici, mi ero convinto che lei fosse il tipo dell'italiano nuovo.<br>'''Marcello''': È un tipo che non esiste ancora, ma lo stiamo creando.<br>'''Anna''': Con la repressione?<br>'''Marcello''': No, con l'esempio.<br>'''Anna''': Dando l'olio di ricino? Buttando la gente in prigione? Torturandola? Ricattandola? *{{NDR|25 luglio 1943, [[Caduta del fascismo]]: [[Benito Mussolini|Mussolini]] viene destituito.}}<br>'''Giulia''': Ma perché vuoi andare?<br>'''Marcello''': Voglio vedere come cade una dittatura. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film drammatici]] m8dofh00oid26j8y7i4xkkkcxujzrw9 Calixthe Beyala 0 174361 1409564 1228854 2026-04-05T17:31:46Z Aboubacarkhoraa 100295 1409564 wikitext text/x-wiki [[File:Calixthe Beyala Menye.jpg|thumb|Calixthe Beyala en 2019]] '''Calixthe Beyala''' (1961 – vivente), scrittrice camerunese di lingua francese. ==Citazioni di Calixthe Beyala== *Non capivo perché gli etnologi perdessero il loro tempo studiando le tribù bantù o i pigmei in terre lontane piene di pozzi diarroici e prospere bilarziosi, dato che anche i [[Senzatetto|barboni]] formavano una tribù. La loro esistenza era più che sufficiente per un saggio intorno a quello che potrebbe essere la vita il giorno in cui, dopo un grande crollo di Borsa, l'umanità dovesse insediarsi agli Champs-Elysées e sostenersi con le pattumiere, le immondizie e le elemosine.<ref>Da ''Gli onori perduti'', Feltrinelli, Milano, 2005 [1996], p. 151. ISBN 9788807818448</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Beyala, Calixthe}} [[Categoria:Giornalisti camerunesi]] dos415p5ccn76egyx8jp8swlpwexusq Incarnazione (cristianesimo) 0 176304 1409588 1340139 2026-04-05T20:52:13Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ - collegamento interrotto verso Wikibooks 1409588 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Prayer of Vasilij.jpg|thumb|right|Icona: il Verbo si fece carne]] Citazioni sull''''Incarnazione'''. *Ai tempi di [[Gesù|Cristo]] le moltitudini convivevano la stessa sorte, mentre noi oggi non conviviamo la nostra, la subiamo ciascuno per conto proprio. È un sintomo visibile tra i più drammatici del nostro tempo. Una specie di profeta che deve parlare alle moltitudini parla per TV, per immagine televisiva, trovando ciascuno chiuso nella sua cellula.<br>Anche l'''incarnazione'' come sarebbe oggi? L'incarnazione fu così perché l'uomo era visibile e legato in una comunità che ne condivideva le pene; l'uomo era circoscritto nella sua fisicità, nel suo corpo che ebbe così importanza e valorizzazione nell'eucaristia. E oggi dove si incarnerebbe il divino? forse in ''Internet''. ([[Mario Luzi]]) *Ciò che noi chiamiamo incarnazione di Dio in Gesù di Nazareth si completa soltanto nella comunità dei credenti, che hanno e avvertono la missione di annunciare al mondo il suo evento e di riproporlo al mondo con la loro testimonianza. ([[Hans Urs von Balthasar]]) *E il Verbo si fece carne<br />e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,<br />gloria come di unigenito dal Padre,<br />pieno di grazia e di verità. (''[[Vangelo secondo Giovanni]]'') *Gli tornavano in mente frammenti degli scismi, brani delle [[eresia|eresie]] che avevano diviso per secoli le Chiese di Occidente e di Oriente. Qua [[Nestorio]] contestava alla [[Maria|Vergine]] il titolo di madre di Dio, poiché, nel mistero dell'Incarnazione, aveva portato in grembo la creatura umana e non il Dio. ([[Joris-Karl Huysmans]]) *I due punti principali della dottrina cristiana contro cui rivolgeva le armi la opposizione pagana, e specialmente la polemica platonica contro il Cristianesimo, erano la incarnazione della divinità e la [[resurrezione]] della carne umana. All'idealismo dei neoplatonici ellenisti, piegante a una forma mistica, l'una e l'altra di quelle dottrine, connesse organicamente fra loro, era una «pietra d'inciampo». Credere che la natura divina possa venire in contatto colla materia era un contaminarla, perché la materia corporea è qualcosa di negativo e d'impuro. E come tale, è vana l'illusione ed è assurdo sperare che il corpo carnale possa divenire, per la resurrezione, incorruttibile ed eterno. ([[Alessandro Chiappelli]]) *Il Cristianesimo non è un pensiero, ma l'annuncio di una Presenza: l'Incarnazione è un fatto accaduto. Senza la [[Maria|Madonna]] non potremmo intendere nulla del senso religioso, della pretesa cristiana e della [[Chiesa cattolica|Chiesa]]. ([[Luigi Giussani]]) *L'economia dell'Incarnazione si attua appunto entro gli spazi della cronaca feriale, nella banalità del quotidiano. ([[Aristide Serra]]) *L'[[infelicità]]: superiorità dell'uomo su Dio. C'è voluta l'Incarnazione perché quella superiorità non fosse scandalosa. ([[Simone Weil]]) *L'Incarnazione, che è il più grande bene che Dio poteva fare all'uomo, è anche la sua maggior gloria. ([[Prosper Guéranger]]) *L'incarnazione compie in noi due cose: la prima è che ci riempie d'amore; la seconda che ci rende certi della nostra salvezza. ([[Angela da Foligno]]) *L'incarnazione del Figlio di Dio permette di vedere attuata la sintesi definitiva che la mente umana, partendo da sé, non avrebbe neppure potuto immaginare: l'Eterno entra nel tempo, il Tutto si nasconde nel frammento, Dio assume il volto dell'uomo. ([[Papa Giovanni Paolo II]]) *L'incarnazione del Verbo equivale all'apertura del Libro, la cui molteplicità esteriore lascia ormai percepire il «midollo» unico, questo midollo di cui i fedeli si nutriranno. ([[Henri-Marie de Lubac]]) *L'incarnazione di Dio è la certezza che la nostra carne in qualche sua radice è santa, che la nostra storia in qualche sua pagina è sacra. E guardando il fratello nessuno potrà più dire: qui finisce Dio, qui comincia l'uomo, perché Creatore e creatura sono abbracciati. Finito e infinito sono dentro di noi in miscela prodigiosa per intensità di progetti, per vigore di trasformazione. Dio si è fatto uomo perché l'uomo si faccia Dio. ([[Ermes Ronchi]]) *L'incarnazione diventa vita soltanto se riusciamo a capire che, attraverso di noi è in gioco la vita stessa di Dio. ([[Maurice Zundel]]) *L'incarnazione dunque non vuol dire che Dio scende sulla terra, dove non era, perché c'era già. L'incarnazione vuol dire che una umanità diviene presente a Dio, un Dio eternamente presente. Era l'uomo ad essere assente, e non Dio a non essere presente. ([[Maurice Zundel]]) *L'incarnazione è in certo qual modo l'eucarestia del Padre. ([[Adrienne von Speyr]]) *L'Incarnazione non è avvenuta una sola volta in Gesù, ma è in atto sempre: si ha un'autoctisi eterna, una vera immanenza del divino nel reale, mediatrice l'Idea, la Ragione. ([[Giovanni Giraldi]]) *Sempre deve l'Anima stare in una continua avertenza in Dio, sommersa ed annegata, per così dire, nell'infinito abbisso del suo amore, manifestato a noi nell'Incarnazione del suo Divin Verbo che ''ad extra'' è stata la più grand'opera che far possa un Dio onnipotente, e le più alte Intelligenze celesti restano attonite e per l'ammirazione quasi fuori di sé. ([[Maria Maddalena Martinengo]]) *Siamo chiamati ad incarnare Gesù nelle nostre vite, a vestire le nostre vite di Lui, in modo che gli uomini possono vederlo in noi, toccarlo, riconoscerlo. ([[Catherine de Hueck Doherty]]) *Una meravigliosa scoperta ha colorato la nostra vita. Un evento straordinario, l'evento degli eventi: l'ineffabile, l'inenarrabile, l'indescrivibile, il trascendente, l'Onnipotente, l'Eccelso, l'immensamente irraggiungibile, è venuto ad abitare in mezzo a noi, si è reso piccolo, fragile, palpabile. Per noi!<br>Ed è il mistero. Il mistero della nostra fede: l'incarnazione, Colui che è l'Assoluto, Colui che è Dio diventa l'Emmanuele, il Dio con noi, il Dio presente in mezzo a noi. È questa la scoperta che ci ha cambiato la vita, che ci fa danzare, ci fa saltare, ci fa gioire, ci fa sorridere. ([[Chiara Amirante]]) ==Voci correlate== *[[Incarnazione]] *[[Verbo (cristianesimo)]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}} [[Categoria:Eventi della vita di Gesù]] sl9dwzbcc2kw6zyv18z5py8mm1qv0m5 Chassidismo 0 184940 1409552 1307654 2026-04-05T15:00:49Z Udiki 86035 /* Altri progetti */ rimosso collegamento a contenuto rimosso da Wikibooks 1409552 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Boyan tish, Sukkot 2009.jpg|thumb|Un ''Tish'', raduno di chassidim a celebrazione del loro Rebbe, Gerusalemme (2009)]] Citazioni sul '''Chassidismo'''. *Il chassidismo insegna che la gioia che si prova a contatto con il mondo conduce, se la santifichiamo con tutto il nostro essere, alla gioia in Dio. ([[Martin Buber]]) *La [[Cabala|Cabbalah]] fa salire l'ebreo fino al cielo. Il chassidismo invece fa scendere il cielo fino a metterlo alla portata dell'uomo. ([[Menachem Mendel di Kotzk]]) ==Voci correlate== *[[Ebraismo]] *[[Religione]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} {{s}} [[Categoria:Ebraismo]] [[Categoria:Fedi, tradizioni e movimenti religiosi]] cw8n2myjqk173iuahka1k373j0sur63 Circuito di Spa-Francorchamps 0 196544 1409603 1384932 2026-04-06T00:10:49Z Danyele 19198 +1 1409603 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Spa-Francorchamps overview.jpg|thumb|Vista aerea del circuito di Spa-Francorchamps (2008)]] Citazioni sul '''circuito di Spa-Francorchamps'''. *{{NDR|Nel 2018, «Spa è cambiata molto dai tuoi tempi?»}} L'hanno resa più sicura ma le sfide che devi affrontare sono sempre le stesse. All'Eau Rouge hanno allargato in uscita però quando sei nella compressione non pensi alla larghezza e la sfida con quella curva e con te stesso è identica al passato. ([[Riccardo Patrese]]) *Mi piacciono i circuiti come Spa dove ancora oggi ci vuole del gran pelo sullo stomaco per fare la differenza. Dove l'Eau Rouge è sempre la stessa e dove devi sentire ogni singola curva per riuscire a percorrerla in maniera perfetta. ([[Mauro Baldi]]) *Quando [...] al GP del Belgio, circuito di Spa-Francorchamps, mi buttavo giù dalla discesa che porta alla esse dell'Eau Rouge e poi al Radillon, mi chiedevo starà dentro la macchina, ce la farò a venirne fuori? ([[Ivan Capelli]]) *Se eliminate l'Eau Rouge, mi togliete il motivo per correre. ([[Ayrton Senna]]) *Spa è l'ultimo vero circuito in Europa... ([[Alex Caffi]]) *Spa è un circuito che ha della storia dietro, poi le condizioni meteo variano da venerdì a domenica e quindi hai bisogno di una preparazione mentale specifica per questo Gran Premio su una pista difficile da fare al massimo. ([[Fernando Alonso]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} [[Categoria:Circuiti motoristici]] [[Categoria:Luoghi del Belgio]] pag0qka4ru5hbt4em3cn9sg8ksif9tz 24 Ore di Le Mans 0 197873 1409604 1395722 2026-04-06T00:12:39Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +1 1409604 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:24 Hours of Le Mans logo (since 2014).svg|thumb|Logo]] Citazioni sulla '''24 Ore di Le Mans'''. ==Citazioni== *A Le Mans la fatica è più mentale che fisica perché la pista è molto lunga, rettilinea e hai tempo per respirare. Però c'è tanto traffico, situazioni che cambiano velocemente e poi è molto vasta e quindi può piovere in alcune zone e non in altre. Quando è così il pilota non sa esattamente quanto e dove ha piovuto e diventa difficile capire come gestirsi, è la cosa più difficile. Spa ad esempio è più pericolosa e più buia, Le Mans è più chiara durante la notte. Fisicamente è comunque impegnativa e dobbiamo idratarci spesso, sia durante la gara che durante le soste. ([[Alessandro Pier Guidi]]) *All'inizio pensavo fosse una competizione per piloti molto esperti e a fine carriera ma non ho impiegato molto a rendermi conto che si trattava di una corsa davvero unica nel suo genere, praticamente una gara sprint che dura 24 ore e nella quale bisogna spingere al massimo dall'inizio alla fine. ([[Rinaldo Capello]]) *Andare a Le Mans è sempre diverso, prima bisogna preparare una serie di cose, poi si va in pista, ma ci sono anche le attività coi media, gli ospiti, la parata e via dicendo. È una settimana lunga, ma credo che Le Mans mostri che tipo di gara è proprio per tutte queste cose, non solo per i concorrenti presenti, ma anche per i tantissimi fan che vengono a sostenere piloti e team, numeri incredibili. ([[Nicklas Nielsen]]) *{{NDR|«Cosa vuol dire correre a Le Mans?»}} È magnifico perché ci sono i vecchi cordoli, l'asfalto singolare e curve da brivido. La velocità che raggiungiamo qui non la tocchi altrove. [...] Qui vivi la storia e la passione dei tifosi. Ieri mattina alle 9, in centro, mi hanno fermato e sono rimasto un'ora a fare autografi. Ed era lunedì. ([[Marco Bonanomi]]) *È una gara che ti distrugge, ma mentalmente, non fisicamente. La pista non è impegnativa fisicamente, perché ci sono tanti rettilinei, ma mentalmente ti uccide, perché non dormi e devi essere sempre concentrato. C'è sempre traffico, quindi la tua mente non ha mai riposo. Alla fine hai bisogno di un riposo totale di 3-4 giorni, anche se [...] è stata una delle sensazioni più belle della mia vita. ([[Antonio Giovinazzi]]) *La 24 Ore conta vincerla, il secondo o terzo posto ti rimane pure di trasverso. Un pizzico di fortuna ci vuole sempre [...]. Non ho mai amato [...] correre qui perché l'ho sempre ritenuta una gara inutilmente pericolosa. Poi salivi in macchina e non ci pensavi, ma sentivo un forte rischio. Era una gara che non si poteva saltare se eri un pilota di vertice del Mondiale prototipi e avvertivo il pericolo. Allo stesso tempo adoravo correre su questa pista. Le Mans mi regalava soddisfazioni enormi, specialmente di notte. Adoravo correre nel buio. È un rapporto di amore e odio il mio. ([[Mauro Baldi]]) *LA CORSA. Sì. La più bella del mondo. [...] Centinaia di migliaia di tifosi per ogni giorno di racing weekend [...], le Case più belle e forti del mondo, gli investimenti più ingenti, le storie più belle. ([[Mario Donnini]]) *La cosa che mi sbalordì più di tutte è la passione che trovi in circuito. Vedi persone che rimangono lì 24 ore sugli spalti a guardarti. La passione che vedi a Le Mans secondo me la trovi veramente in pochissimi eventi motoristici: è uno di quegli eventi dove vedi solo tanti appassionati che sono lì soprattutto per guardare la gara perché hanno l'amore per questo sport. Tutto questo ti carica ancora di più. ([[Antonio Giovinazzi]]) *{{NDR|«Se dovessi spiegare a chi non ha mai guidato a Le Mans cosa significhi correre la 24 ore, cosa riterresti più impressionante?»}} La velocità. Normalmente un pilota dopo un giro si abitua. Qua invece passi tanto tempo oltre i 320 km/h e affronti numerose curve ad alta velocità. Bisogna essere davvero precisi e questo porta con sé una grande emozione. Il primo giro dopo la partenza inoltre, quando volgi lo sguardo ai lati, a bordo pista vedi 300.000 persone: è un'emozione pazzesca. I giri alla sera e all'alba poi sono i miei preferiti. ([[Gustavo Menezes]]) *Le Mans è Le Mans, 24 Ore di intrigo e di passione. ([[Leo Turrini]]) *Le Mans è un ottimo modo per parlare di noi, ma anche uno strumento tecnologico. ([[Linda Jackson]]) *Le Mans, ovviamente, è la gara che tutti vogliono vincere. È di gran lunga la gara più importante del calendario ed è molto più difficile di qualsiasi altra gara. È quella in cui la competizione è più agguerrita, con una griglia di partenza più ampia. Ed il fatto che duri 24 ore fa sì che, come si usa dire, Le Mans sceglie il suo vincitore. ([[Philip Hanson]]) *Nel 1949, il giorno della impresa di Chinetti, ero troppo piccolo per ricordare. Ma ho memoria della mia infanzia, le orecchie attaccate alla radio, la tv non c'era o non trasmetteva niente. Le Mans era una gara che per mio padre significava tantissimo. ([[Piero Ferrari]]) *Nelle corse di durata il vero mondiale è Le Mans. La maratona della Sarthe non solo da sola vale un titolo, ma la verità è che conta molto più dell'iride, perché secca, rifulgente prestigio, capricciosa, imprevedibile e ben più probante e priva d'appello di qualsiasi sfida o cimento a tappe. ([[Mario Donnini]]) *Quando guidi la notte a Le Mans sei in una condizione molto particolare. Ci si sente soli ma anche più tranquilli in questa fase. La temperatura esterna è bassa e nell'abitacolo è molto fresco. La stessa cosa la avverto da parte dei tecnici al muretto box. Di giorno sono tutti molto agitati ma la sera sono rilassati anche loro. Insomma fare i turni di guida di notte mi piace molto anche perchè si tratta sempre di un momento chiave perché quando si esce dalla fase notturna si ha chiaro chi è in condizioni per vincere e come potrebbe essere la classifica finale in gara. Dunque quello che si ottiene durante la notte è un elemento chiave per la vittoria finale. ([[Frédéric Makowiecki]]) ===[[Alberto Sabbatini]]=== *Le Mans è la gara più bella del mondo. Ma anche la più rischiosa, esaltante e nello stesso tempo crudele. Almeno per i piloti. [...] Purtroppo a Le Mans bisogna prevedere tutto quanto. E non basta perché l'imprevisto è sempre in agguato. E la corsa alla miniaturizzazione, all'alleggerimento può essere vitale per andare più forte ma ti espone sempre a possibili rischi. [...] alla fine ha ragione quel pilota che un giorno aveva detto: "Non sei tu – pilota o squadra – che vinci a Le Mans, ma è Le Mans che decide di sceglierti come vincitore". *Per vincere a Le Mans non basta andare più forte di tutti [...]. Ma bisogna soprattutto andare forte tenendosi lontani dai guai. Sperare che non accadano problemi, imprevisti oppure avarie. Guadagnare mezzo secondo al giro sul tuo avversario durante uno stint di un'ora, che fa un totale di appena sette secondi, non serve a niente se poi ne perdi quindici di colpo andando dritto in una curva per eccesso di foga. O un minuto ai box se s'inceppa qualcosa al pit stop. [...] le macchine più lente sono un ostacolo imprevedibile e può capitare di farsi danneggiare nel doppiarle perché non ti vedono, ti chiudono e non ti danno strada, oppure frenano quando meno te l'aspetti e non riesci ad evitarle. [...] Perché a Le Mans la chiave è [...] non farsi doppiare dal leader. Se perdi uno, due o persino tre minuti dal leader di gara c'è sempre il margine per recuperare. Perché alla prima safety car che esce per incidente il plotone viene raggruppato e il distacco si azzera. A Le Mans capita spesso. Anzi, siccome la pista è lunga, ce ne sono addirittura tre di safety car [...]. L'importante però è non farsi doppiare. Perché se perdi il giro sul leader poi non lo recuperi più, a meno che il tuo avversario non subisca un grave imprevisto che lo attardi. [...] La 24 Ore di Le Mans si vince anche stando fermi meno possibile ai box. Il segreto è tenersi lontano da guai e imprevisti che ti costringano a lunghe riparazioni. [...] Quello che allunga il tempo di arresto ai box è il cambio gomme, che mediamente richiede una dozzina di secondi in più rispetto al semplice rifornimento. Perciò ogni team fa la propria strategia: allungare gli stint con le stesse gomme fa risparmiare tempo di sosta, ma se poi lo pneumatico si degrada nei giri successivi perché troppo consumato si perde ancora più tempo in pista che a cambiare le gomme. Per cui ogni squadra deve risolvere questa difficile equazione e capire quanti stint fare con ogni treno di gomme. *Realmente Le Mans è la corsa più bella del mondo. Non c'è Montecarlo o Monza F1 che tenga, Le Mans è qualcosa di speciale perché coinvolge il pubblico in forma attiva. Andare a Le Mans è una festa per l'appassionato di motorsport perché non devi stare ore intere in tribuna a spaccarsi la testa sotto il sole per tenersi stretto il posto in modo da poter vedere passare solo un'ora e mezza le monoposto come accade in F1. A Le Mans puoi andartene ovunque con il biglietto circolare, oziare nei negozietti che vendono magliette, modellini e gadget senza timore di sprecare tempo perché la gara è sempre lì che va avanti e ti romba nelle orecchie. Rifarti gli occhi nei negozi di libri e memorabilia. E poi soprattutto puoi vedere le auto da vicino in azione. Con il semplice biglietto d'ingresso. Certo, in tribuna stai seduto comodo e asciutto quando piove (e un po' di pioggia te la becchi ogni anno!). Ma ti puoi anche vedere la gara da bordo pista. Anzi, è il circuito dove puoi stare pià vicino alle auto in azione. Puoi andare attaccato alla reti alla esse Ford, quelle che immettono sul traguardo. Quasi a ridosso dei fotografi a bordo pista. È un'emozione farlo, sopratutto di notte quando il fascio dei fari penetra il buio. Oppure puoi andare con le navette per il pubblico lungo la pista a vederti le macchine in azione nelle curve più leggendarie. Mulsanne, Indianapolis, le esse del ponte Dunlop. C'è il tempo di girare la pista e fare tutto perché anche se il circuito è lungo ben 13,6 km la gara è infinita. Nessuno ti corre dietro e non corri il rischio come in F1 che la sessione finisca e tu rimani a bocca asciutta senza aver visto passare il tuo idolo o la macchina del cuore. Se hai il fisico e per un volte rinunci alle ore di sonno, la notte di le Mans è uno spettacolo unico per il vero appassionato. Il più bello al mondo del motorsport. Perché fonde l'emozione delle festa di paese, con bancarelle, divertimenti e giostre, con quella dell'odore della benzina e il rombo del motore. ==Voci correlate== *[[Circuit des 24 Heures du Mans]] *[[Endurance (automobilismo)]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:24 Ore di Le Mans]] lafwtii3qq8rif6me3kgq7tas4rhot6 Enrique Scalabroni 0 201723 1409598 1325994 2026-04-05T23:12:52Z Danyele 19198 /* Citazioni di Enrique Scalabroni */ +1 1409598 wikitext text/x-wiki [[File:Scalabronirostro2006.JPG|thumb|Enrique Scalabroni (2006)]] '''Enrique Hector Scalabroni''' (1949 – vivente), dirigente sportivo e ingegnere argentino. ==Citazioni di Enrique Scalabroni== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla [[Peugeot 905]]}} Era dotata di un motore molto potente, ma era l'aerodinamica il suo punto di forza. Possedeva un carico superiore ad una [[Vettura di Formula 1|F1]] dell'epoca di oltre due volte e mezzo. A Magny Cours il tempo della pole position di Alliot sarebbe valso la quarta fila con l'ottavo tempo in F1, un risultato fantastico.<ref>Dall'intervista di Andrea Ettori, ''[https://www.p300.it/scalabroni-la-905-storia-vincente/ Scalabroni e la 905, una storia vincente]'', ''p300.it'', 2 agosto 2017.</ref> {{Int|''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-aspettando-il-prossimo-gran-premio-con-enrique-scalabroni F1 {{!}} Aspettando il prossimo Gran Premio con Enrique Scalabroni]''|Intervista di Antonio Azzano, ''formulapassion.it'', 29 marzo 2012.}} *Il livello di una macchina da competizione è quello ottenuto dal pilota più veloce nel medesimo team. Nelle competizioni agonistiche, mai si livella verso il basso, sempre il livello che conta è quello realizzato dal pilota più veloce, perché se quel pilota con quella machina fa quel tempo sul giro, l'altro pilota della stessa squadra per forza deve fare lo stesso tempo. Le scuse non contano niente. Dunque, se così non fosse, dobbiamo trovare ragioni psicologiche o fisiche che impediscono al pilota più lento di realizzarsi. Mai cercare le cause nella macchina, perché le macchine sono sempre "strumenti puramente fisici", carenti di tutti problemi psichici e mai influenzabili psicologicamente-sentimentalmente come gli essere umani. Noi siamo un cocktail caotico di ambizioni, sentimenti, desideri e molte volte tutto questo non corrisponde con le nostre capacità intrinseche. *Le massime squadre della [[Formula 1|F1]] sanno molto bene che perdendo un "cervello pensante", non è possibile rimpiazzarlo istantaneamente. C'è la necessità di una comunicazione totale fra i direttori ed il personale operativo. Quando cambia un dirigente tecnico di riferimento, serve il tempo per ristabilire la "brain communication" di quel dipartimento, con il risultato che soffre un ritardo operativo e questo in F1 è fatale. *Oggi la competizione è puramente internazionale, pertanto chi si limita ad avere solo gente del "proprio giardino", ha molto da perdere... Tre esempi molto chiari nei risultati al top della F1 [motori, ''ndr'']: Mercedez Benz trova il suo top con un pilota argentino chiamato Juan Manuel Fangio. Ferrari trova il suo maggior risultato con due piloti non italiani: Schumacher e Lauda... Honda trova i suoi migliori risultati con due piloti brasiliani: Nelson Piquet e Ayrton Senna. Resta qualche dubbio? *[...] [[Sebastian Vettel|Vettel]] sa come trattare l'acceleratore e questa è la cosa più importante nel modo delle corse... *[...] [[Scuderia Ferrari|Ferrari]] è nata per lottare e per vincere. Continuerà sempre a fare il possibile per vincere. {{Int|''[https://www.p300.it/ling-scalabroni-racconta-la-lotus-102b-e-la-vettura-a-rombo/ L'Ing. Scalabroni racconta la Lotus 102B e la vettura a "rombo"]''|Intervista di Andrea Ettori, ''p300.it'', 9 agosto 2018.}} *{{NDR|Sulla [[Lotus 102B]]}} Arrivai alla Lotus contattato dal grande Peter Wright e da Peter Collins per analizzare quello che era successo con l'incidente di Donnelly a Jerez 1990, dove la macchina era proprio esplosa. In seguito mi occupai dello sviluppo della 102B con tanto lavoro in pochissimo tempo. [...] Cambiammo il materiale di costruzione, passando al carbonio per rendere la vettura più resistente e lavorando anche ai crash test, che iniziavano ad esserci in quel periodo. Poi facemmo tanto lavoro in galleria del vento, modificando le pance per migliorare il raffreddamento e la resistenza all'avanzamento. Sviluppammo una nuova ala anteriore e tanti altri particolari. [...] la forma della macchina rimase quasi identica ma il lavoro fu davvero tanto. Mi piaceva come vettura, la 102B. {{NDR|«Dovette anche adattare il posteriore al V8 Judd»}} Esattamente, la monoposto del 1990 aveva il V12 Lamborghini mentre la 102B il V8 Judd. Abbiamo risistemato tutto quello che serviva, come gli attacchi del telaio al nuovo motore, ma come sempre in pochissimo tempo. [...] I motori Judd erano quelli della Brabham della stagione precedente, a cui avevamo effettuato qualche controllo. La differenza più grande che ho vissuto dall'esperienza in Ferrari passando alla Lotus riguardava il motore. Il 12 cilindri di Maranello aveva 720 cavalli, mentre il V8 Judd 605. Parliamo praticamente di una categoria di differenza. Parliamo di un secondo e mezzo di differenza solo di motore. *Lavorare alla Lotus per me era un sogno che poi si trasformò in realtà. Peter Wright era l'inventore dell'effetto suolo e quindi essere in quella squadra era fantastico. Il problema era la mancanza di fondi. Peter Collins trovò una sponsorizzazione grazie ad una compagnia aerea asiatica che però alla firma del contratto si ritirò, a causa di quello che successe nel disastro del volo Pan-Am di qualche anno prima, lasciando Collins in una situazione parecchio complicata. *{{NDR|«Aveva già iniziato a disegnare la vettura per il 1992?»}} Assolutamente sì, ma in quel momento non avevamo un motore per il 1992. Con i dati della galleria del vento avevo visto che la resistenza all'avanzamento era per il 50% dovuta dalle ruote e per il 50% dal corpo vettura. Mi venne quindi in mente l'idea della macchina a "rombo" con una ruota anteriore, una posteriore e due laterali. Questa cosa piacque subito a Peter Wright perché si poteva guadagnare nell'ordine dei 100/120 cavalli di drag eliminando dall'aria le due ruote posteriori. Quindi rimaneva una ruota posteriore sotto l'alettone, le due laterali che erano sostanzialmente quelle anteriori di una F1 normale e quella anteriore che fungeva da ruota sterzante. Tutto ciò che avevo pensato era approvato dal regolamento, ma non riuscimmo a trovare il budget. Un peccato, perché avevamo visto che si poteva guadagnare enormemente sia in frenata che in accelerazione. Infatti in entrambe le situazioni c'erano tre ruote attive. In quel momento avevo anche disegnato un cambio, che poi non venne mai costruito, a 9 marce. Erano tre assi che lavoravano insieme, a sei marce ma con nove velocità diverse. Il problema, come ripeto, è che non c'erano soldi per sviluppare tutto questo e per questo me ne andai alla Peugeot, chiamato da Jean Todt. {{Int|''[https://www.p300.it/30-anni-fa-la-ferrari-641-2-enrique-scalabroni-racconta-quella-meraviglia-rossa/ 30 anni fa la Ferrari 641/2: Enrique Scalabroni racconta quella meraviglia Rossa]''|Intervista di Andrea Ettori, ''p300.it'', 11 febbraio 2020.}} {{NDR|Sulla [[Ferrari 641 F1]]}} *{{NDR|«[...] si aspettava che la 641/2 diventasse una delle Ferrari più iconiche della storia?»}} Sono rimasto stupito anche io nel vedere che per i ferraristi e gli appassionati questa macchina sia ricordata così positivamente. Anche il "Moma" {{NDR|il Museum of Modern Art di New York}} ha deciso di averla nella sua mostra come grande prodotto italiano. *{{NDR|«Quale fu il suo pensiero quando vide la 640 di Barnard, macchina su cui poi lei ha lavorato per realizzare la 641/2?»}} Io chiaramente vidi la macchina in pista già nel corso dell'anno quando ero alla Williams. Quando la Ferrari mi chiamò sapevo che dovevo realizzare una vettura nuova, ma io arrivai il 1º settembre del 1989 e subito dissi che in 4 mesi era difficile realizzare una macchina completamente nuova. Chiesi a Cesare Fiorio un mese di tempo per poter analizzare completamente tutta la 640 per vedere a chi livello era quella macchina. Trovammo cose positive e altre da poter migliorare. Io dovevo anche verificare quale differenza esisteva tra il concetto originale di Barnard rispetto ad altri sia a livello aerodinamico che strutturale. Questo mese me lo presi solo per analizzare tutto senza modificare nulla, un po' come fa un medico quando visita un paziente. [...] Abbiamo fatto prove su tutto, dalle rigidezze verticali, alle dimensioni del radiatore visto che la vettura era davvero stata concepita al limite ma se variavano temperatura o altro andava in crisi. Abbiamo aumentato quindi le pance e le dimensioni del radiatori. Ho rivisto e aumentato anche la rigidezza strutturale. In quel periodo bisognava girare a 5mm da terra dopo i 240km/h, quindi la rigidezza tra motore e telaio doveva essere perfetta altrimenti la vettura "picchiava" sull'asfalto nella parte centrale e si creavano diversi problemi. Abbiamo rinforzato quindi tutta la struttura. La parte aerodinamica era buona, ci siamo concentrati su un lavoro dell'alettone posteriore per rendere meno "squadrata" la vettura rispetto alla 640. *{{NDR|«Come è andato avanti lo sviluppo con due piloti così diversi come Prost e Mansell?»}} È stato un vantaggio lavorare con due piloti che avevano due stili di guida così diversi. Nigel mi chiese subito la sospensione posteriore anti-squat e lo sviluppo della macchina lo fece soprattutto lui perchè Prost non era ancora disponibile. Alain si trovò subito bene con il telaio. Lui soprattutto rivolgeva le sue attenzioni al motore una volta arrivato alla Ferrari. Voleva un motore guidabile, non aggressivo che era più nello stile di guida anche fisico di un Mansell. Prost era davvero preciso e ci ha fatto capire diverse cose su come migliorare il motore. Per esempio, la maggior parte dei piloti utilizzava una corsa del pedale dell'acceleratore di circa 20-24mm, lui 70mm perchè i primi 25-30mm non erano quelli che utilizzava per fare funzionare la vettura. In caso contrario li diventavano quando si toccava un cordolo oppure la pista era bagnata per evitare l'arrivo della coppia dal motore. Nigel voleva l'opposto cioè subito la potenza e questo ci ha permesso di mettere comunque insieme una serie di informazioni e dati utili per migliorare la macchina. *Cesare Fiorio mi aveva permesso di sviluppare la macchina senza nessun impedimento sia del passato, cioè del progetto precedente, che nell'immediato. [...] Ricordo che comunque facemmo un lavoro incredibile per controllare la variazione del carico aerodinamico rispetto al modificarsi della temperatura dell'asfalto e dell'aria. Questo era un lavoro, per esempio, dedicato al Messico dove si correva sopra i 2000mt sul livello del mare. In galleria del vento riuscimmo a riprodurre la stessa densità dell'aria che si trovava a Città del Messico. Questo ci permise di trovare un setup che ci fece guadagnare un 10% (rispetto al 20% che si perdeva su quella pista) e quindi di fare una doppietta in gara con Prost primo e Mansell secondo. *{{NDR|«[...] la 641/2 era più veloce della MP4/5B?»}} Sì, la 641/2 era più veloce della Mclaren, il mondiale non venne vinto per questioni tra Senna e Prost e non per un problema creato dalla Ferrari. {{Int|''[https://web.archive.org/web/20200919120355/https://www.circusf1.com/2020/05/enrique-scalabroni-in-f1-ce-chi-copia-chi-inventa-e-un-solo-genio-video.php In F1 c'è chi copia, chi inventa e un solo genio!]''|Dall'intervista di Franco Nugnes a ''motorsport.com''; citato in Simone Nencioni, ''circusf1.com'', 6 maggio 2020.}} *In Formula 1 ammiro tutti, ma i quattro principali sono: Patrick Head, Harvey Postlethwaite, l'Ingegner Mauro Forghieri e John Barnard. *{{NDR|Sui «limiti del regolamento» in Formula 1}} La macroaerodinamica non costa molto, perché la macchina la devi fare, ma quando limiti troppo il regolamento esce fuori la microaerodinamica, arrivando ad un punto in cui inizi a mettere correttori, deflettori generatori di vortice che servono a far funzionare quella soluzione, ma incrementano il budget. *I piccoli team {{NDR|in Formula 1}} dovrebbero inventare, ma il regolamento non lo permette. Come può venire fuori un Colin Chapman, come può la Ferrari mettere un alettone dove nessuno aveva pensato di porlo. Questo è quello che manca, nei regolamenti rigidi è una questione di specialisti di parti. [...] La creatività è quella che ha creato le grandi squadre, ma quando diventa importante il particolare allora la potenza motore fa la differenza. *Quando vedi una soluzione dell'altra macchina non si deve copiare quello che l'altro ha fatto se non si è capito perché lo ha fatto. C'è una grossa differenza tra copiare e adattare, chi copia non ha capito perché funziona, ma guarda solo il risultato, ma se la capisci sai che è stata adattata per risolvere un problema che se non hai sulla tua vettura allora creerebbe altri problemi [...] Le macchine non vanno guardate attraverso una fotografia. *L'ingegnere di pista deve essere un bravo ingegnere che ha i concetti della fisica, deve essere un grande psicanalista perché deve dare sicurezza ad un uomo seduto in una macchina e deve capire la vettura e cosa dice il pilota che dice quello che sente e questo è diverso dalla matematica e la fisica. Per questa una stessa soluzione non funziona sempre per i due piloti [...] Si deve ascoltare il pilota. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Enrique Scalabroni|w_site=en}} {{DEFAULTSORT:Scalabroni, Enrique}} [[Categoria:Dirigenti sportivi argentini]] [[Categoria:Ingegneri]] b87hu1sczkcxqd7g83tiecdgh9o3c5x 1409599 1409598 2026-04-05T23:13:56Z Danyele 19198 +references 1409599 wikitext text/x-wiki [[File:Scalabronirostro2006.JPG|thumb|Enrique Scalabroni nel 2006]] '''Enrique Hector Scalabroni''' (1949 – vivente), dirigente sportivo e ingegnere argentino. ==Citazioni di Enrique Scalabroni== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla [[Peugeot 905]]}} Era dotata di un motore molto potente, ma era l'aerodinamica il suo punto di forza. Possedeva un carico superiore ad una [[Vettura di Formula 1|F1]] dell'epoca di oltre due volte e mezzo. A Magny Cours il tempo della pole position di Alliot sarebbe valso la quarta fila con l'ottavo tempo in F1, un risultato fantastico.<ref>Dall'intervista di Andrea Ettori, ''[https://www.p300.it/scalabroni-la-905-storia-vincente/ Scalabroni e la 905, una storia vincente]'', ''p300.it'', 2 agosto 2017.</ref> {{Int|''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-aspettando-il-prossimo-gran-premio-con-enrique-scalabroni F1 {{!}} Aspettando il prossimo Gran Premio con Enrique Scalabroni]''|Intervista di Antonio Azzano, ''formulapassion.it'', 29 marzo 2012.}} *Il livello di una macchina da competizione è quello ottenuto dal pilota più veloce nel medesimo team. Nelle competizioni agonistiche, mai si livella verso il basso, sempre il livello che conta è quello realizzato dal pilota più veloce, perché se quel pilota con quella machina fa quel tempo sul giro, l'altro pilota della stessa squadra per forza deve fare lo stesso tempo. Le scuse non contano niente. Dunque, se così non fosse, dobbiamo trovare ragioni psicologiche o fisiche che impediscono al pilota più lento di realizzarsi. Mai cercare le cause nella macchina, perché le macchine sono sempre "strumenti puramente fisici", carenti di tutti problemi psichici e mai influenzabili psicologicamente-sentimentalmente come gli essere umani. Noi siamo un cocktail caotico di ambizioni, sentimenti, desideri e molte volte tutto questo non corrisponde con le nostre capacità intrinseche. *Le massime squadre della [[Formula 1|F1]] sanno molto bene che perdendo un "cervello pensante", non è possibile rimpiazzarlo istantaneamente. C'è la necessità di una comunicazione totale fra i direttori ed il personale operativo. Quando cambia un dirigente tecnico di riferimento, serve il tempo per ristabilire la "brain communication" di quel dipartimento, con il risultato che soffre un ritardo operativo e questo in F1 è fatale. *Oggi la competizione è puramente internazionale, pertanto chi si limita ad avere solo gente del "proprio giardino", ha molto da perdere... Tre esempi molto chiari nei risultati al top della F1 [motori, ''ndr'']: Mercedez Benz trova il suo top con un pilota argentino chiamato Juan Manuel Fangio. Ferrari trova il suo maggior risultato con due piloti non italiani: Schumacher e Lauda... Honda trova i suoi migliori risultati con due piloti brasiliani: Nelson Piquet e Ayrton Senna. Resta qualche dubbio? *[...] [[Sebastian Vettel|Vettel]] sa come trattare l'acceleratore e questa è la cosa più importante nel modo delle corse... *[...] [[Scuderia Ferrari|Ferrari]] è nata per lottare e per vincere. Continuerà sempre a fare il possibile per vincere. {{Int|''[https://www.p300.it/ling-scalabroni-racconta-la-lotus-102b-e-la-vettura-a-rombo/ L'Ing. Scalabroni racconta la Lotus 102B e la vettura a "rombo"]''|Intervista di Andrea Ettori, ''p300.it'', 9 agosto 2018.}} *{{NDR|Sulla [[Lotus 102B]]}} Arrivai alla Lotus contattato dal grande Peter Wright e da Peter Collins per analizzare quello che era successo con l'incidente di Donnelly a Jerez 1990, dove la macchina era proprio esplosa. In seguito mi occupai dello sviluppo della 102B con tanto lavoro in pochissimo tempo. [...] Cambiammo il materiale di costruzione, passando al carbonio per rendere la vettura più resistente e lavorando anche ai crash test, che iniziavano ad esserci in quel periodo. Poi facemmo tanto lavoro in galleria del vento, modificando le pance per migliorare il raffreddamento e la resistenza all'avanzamento. Sviluppammo una nuova ala anteriore e tanti altri particolari. [...] la forma della macchina rimase quasi identica ma il lavoro fu davvero tanto. Mi piaceva come vettura, la 102B. {{NDR|«Dovette anche adattare il posteriore al V8 Judd»}} Esattamente, la monoposto del 1990 aveva il V12 Lamborghini mentre la 102B il V8 Judd. Abbiamo risistemato tutto quello che serviva, come gli attacchi del telaio al nuovo motore, ma come sempre in pochissimo tempo. [...] I motori Judd erano quelli della Brabham della stagione precedente, a cui avevamo effettuato qualche controllo. La differenza più grande che ho vissuto dall'esperienza in Ferrari passando alla Lotus riguardava il motore. Il 12 cilindri di Maranello aveva 720 cavalli, mentre il V8 Judd 605. Parliamo praticamente di una categoria di differenza. Parliamo di un secondo e mezzo di differenza solo di motore. *Lavorare alla Lotus per me era un sogno che poi si trasformò in realtà. Peter Wright era l'inventore dell'effetto suolo e quindi essere in quella squadra era fantastico. Il problema era la mancanza di fondi. Peter Collins trovò una sponsorizzazione grazie ad una compagnia aerea asiatica che però alla firma del contratto si ritirò, a causa di quello che successe nel disastro del volo Pan-Am di qualche anno prima, lasciando Collins in una situazione parecchio complicata. *{{NDR|«Aveva già iniziato a disegnare la vettura per il 1992?»}} Assolutamente sì, ma in quel momento non avevamo un motore per il 1992. Con i dati della galleria del vento avevo visto che la resistenza all'avanzamento era per il 50% dovuta dalle ruote e per il 50% dal corpo vettura. Mi venne quindi in mente l'idea della macchina a "rombo" con una ruota anteriore, una posteriore e due laterali. Questa cosa piacque subito a Peter Wright perché si poteva guadagnare nell'ordine dei 100/120 cavalli di drag eliminando dall'aria le due ruote posteriori. Quindi rimaneva una ruota posteriore sotto l'alettone, le due laterali che erano sostanzialmente quelle anteriori di una F1 normale e quella anteriore che fungeva da ruota sterzante. Tutto ciò che avevo pensato era approvato dal regolamento, ma non riuscimmo a trovare il budget. Un peccato, perché avevamo visto che si poteva guadagnare enormemente sia in frenata che in accelerazione. Infatti in entrambe le situazioni c'erano tre ruote attive. In quel momento avevo anche disegnato un cambio, che poi non venne mai costruito, a 9 marce. Erano tre assi che lavoravano insieme, a sei marce ma con nove velocità diverse. Il problema, come ripeto, è che non c'erano soldi per sviluppare tutto questo e per questo me ne andai alla Peugeot, chiamato da Jean Todt. {{Int|''[https://www.p300.it/30-anni-fa-la-ferrari-641-2-enrique-scalabroni-racconta-quella-meraviglia-rossa/ 30 anni fa la Ferrari 641/2: Enrique Scalabroni racconta quella meraviglia Rossa]''|Intervista di Andrea Ettori, ''p300.it'', 11 febbraio 2020.}} {{NDR|Sulla [[Ferrari 641 F1]]}} *{{NDR|«[...] si aspettava che la 641/2 diventasse una delle Ferrari più iconiche della storia?»}} Sono rimasto stupito anche io nel vedere che per i ferraristi e gli appassionati questa macchina sia ricordata così positivamente. Anche il "Moma" {{NDR|il Museum of Modern Art di New York}} ha deciso di averla nella sua mostra come grande prodotto italiano. *{{NDR|«Quale fu il suo pensiero quando vide la 640 di Barnard, macchina su cui poi lei ha lavorato per realizzare la 641/2?»}} Io chiaramente vidi la macchina in pista già nel corso dell'anno quando ero alla Williams. Quando la Ferrari mi chiamò sapevo che dovevo realizzare una vettura nuova, ma io arrivai il 1º settembre del 1989 e subito dissi che in 4 mesi era difficile realizzare una macchina completamente nuova. Chiesi a Cesare Fiorio un mese di tempo per poter analizzare completamente tutta la 640 per vedere a chi livello era quella macchina. Trovammo cose positive e altre da poter migliorare. Io dovevo anche verificare quale differenza esisteva tra il concetto originale di Barnard rispetto ad altri sia a livello aerodinamico che strutturale. Questo mese me lo presi solo per analizzare tutto senza modificare nulla, un po' come fa un medico quando visita un paziente. [...] Abbiamo fatto prove su tutto, dalle rigidezze verticali, alle dimensioni del radiatore visto che la vettura era davvero stata concepita al limite ma se variavano temperatura o altro andava in crisi. Abbiamo aumentato quindi le pance e le dimensioni del radiatori. Ho rivisto e aumentato anche la rigidezza strutturale. In quel periodo bisognava girare a 5mm da terra dopo i 240km/h, quindi la rigidezza tra motore e telaio doveva essere perfetta altrimenti la vettura "picchiava" sull'asfalto nella parte centrale e si creavano diversi problemi. Abbiamo rinforzato quindi tutta la struttura. La parte aerodinamica era buona, ci siamo concentrati su un lavoro dell'alettone posteriore per rendere meno "squadrata" la vettura rispetto alla 640. *{{NDR|«Come è andato avanti lo sviluppo con due piloti così diversi come Prost e Mansell?»}} È stato un vantaggio lavorare con due piloti che avevano due stili di guida così diversi. Nigel mi chiese subito la sospensione posteriore anti-squat e lo sviluppo della macchina lo fece soprattutto lui perchè Prost non era ancora disponibile. Alain si trovò subito bene con il telaio. Lui soprattutto rivolgeva le sue attenzioni al motore una volta arrivato alla Ferrari. Voleva un motore guidabile, non aggressivo che era più nello stile di guida anche fisico di un Mansell. Prost era davvero preciso e ci ha fatto capire diverse cose su come migliorare il motore. Per esempio, la maggior parte dei piloti utilizzava una corsa del pedale dell'acceleratore di circa 20-24mm, lui 70mm perchè i primi 25-30mm non erano quelli che utilizzava per fare funzionare la vettura. In caso contrario li diventavano quando si toccava un cordolo oppure la pista era bagnata per evitare l'arrivo della coppia dal motore. Nigel voleva l'opposto cioè subito la potenza e questo ci ha permesso di mettere comunque insieme una serie di informazioni e dati utili per migliorare la macchina. *Cesare Fiorio mi aveva permesso di sviluppare la macchina senza nessun impedimento sia del passato, cioè del progetto precedente, che nell'immediato. [...] Ricordo che comunque facemmo un lavoro incredibile per controllare la variazione del carico aerodinamico rispetto al modificarsi della temperatura dell'asfalto e dell'aria. Questo era un lavoro, per esempio, dedicato al Messico dove si correva sopra i 2000mt sul livello del mare. In galleria del vento riuscimmo a riprodurre la stessa densità dell'aria che si trovava a Città del Messico. Questo ci permise di trovare un setup che ci fece guadagnare un 10% (rispetto al 20% che si perdeva su quella pista) e quindi di fare una doppietta in gara con Prost primo e Mansell secondo. *{{NDR|«[...] la 641/2 era più veloce della MP4/5B?»}} Sì, la 641/2 era più veloce della Mclaren, il mondiale non venne vinto per questioni tra Senna e Prost e non per un problema creato dalla Ferrari. {{Int|''[https://web.archive.org/web/20200919120355/https://www.circusf1.com/2020/05/enrique-scalabroni-in-f1-ce-chi-copia-chi-inventa-e-un-solo-genio-video.php In F1 c'è chi copia, chi inventa e un solo genio!]''|Dall'intervista di Franco Nugnes a ''motorsport.com''; citato in Simone Nencioni, ''circusf1.com'', 6 maggio 2020.}} *In Formula 1 ammiro tutti, ma i quattro principali sono: Patrick Head, Harvey Postlethwaite, l'Ingegner Mauro Forghieri e John Barnard. *{{NDR|Sui «limiti del regolamento» in Formula 1}} La macroaerodinamica non costa molto, perché la macchina la devi fare, ma quando limiti troppo il regolamento esce fuori la microaerodinamica, arrivando ad un punto in cui inizi a mettere correttori, deflettori generatori di vortice che servono a far funzionare quella soluzione, ma incrementano il budget. *I piccoli team {{NDR|in Formula 1}} dovrebbero inventare, ma il regolamento non lo permette. Come può venire fuori un Colin Chapman, come può la Ferrari mettere un alettone dove nessuno aveva pensato di porlo. Questo è quello che manca, nei regolamenti rigidi è una questione di specialisti di parti. [...] La creatività è quella che ha creato le grandi squadre, ma quando diventa importante il particolare allora la potenza motore fa la differenza. *Quando vedi una soluzione dell'altra macchina non si deve copiare quello che l'altro ha fatto se non si è capito perché lo ha fatto. C'è una grossa differenza tra copiare e adattare, chi copia non ha capito perché funziona, ma guarda solo il risultato, ma se la capisci sai che è stata adattata per risolvere un problema che se non hai sulla tua vettura allora creerebbe altri problemi [...] Le macchine non vanno guardate attraverso una fotografia. *L'ingegnere di pista deve essere un bravo ingegnere che ha i concetti della fisica, deve essere un grande psicanalista perché deve dare sicurezza ad un uomo seduto in una macchina e deve capire la vettura e cosa dice il pilota che dice quello che sente e questo è diverso dalla matematica e la fisica. Per questa una stessa soluzione non funziona sempre per i due piloti [...] Si deve ascoltare il pilota. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Enrique Scalabroni|w_site=en}} {{DEFAULTSORT:Scalabroni, Enrique}} [[Categoria:Dirigenti sportivi argentini]] [[Categoria:Ingegneri]] b0hequ1er34qta0agyf5sdd2nv4p5rd Circuito di Monte Carlo 0 202819 1409602 1354606 2026-04-06T00:10:11Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +1 1409602 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Circuit de Monaco, April 1, 2018 SkySat.jpg|thumb|Vista aerea del circuito di Monte Carlo (2018)]] Citazioni sul '''circuito di Monte Carlo'''. ==Citazioni== *Ho sempre adorato Montecarlo [...]. Una pista stretta, strettissima. È vero ci sono delle curve lente, ma a Monaco mi appassionavo perché non si può fare il minimo errore, era meraviglioso sfiorare i guard rail. A Montecarlo guidi. E guidi davvero. ([[Mauro Baldi]]) *Ho sempre amato Monaco come circuito perché è diverso da tutti gli altri. È un circuito che va oltre la semplice la pista, il prestigio che si respira è unico. ([[Alex Caffi]]) *Monaco è sempre una grande sfida per squadre e piloti. Per chi guida è sempre difficile arrivare al limite, oserei dire che intimidisce. C'è un crescendo di guida più intenso rispetto al solito, spingi i limiti sempre più in là e ti avvicini al muro. Se commetti un errore devi affrontare delle grandi conseguenze. È una pista molto bella da guidare dal punto di vista dei piloti, ma anche per il team, perché la gara si decide soprattutto al sabato {{NDR|in qualifica}}. ([[Kevin Magnussen]]) *Monte Carlo [...] è la storia, la tradizione, la leggenda della Formula 1. Un Gran Premio che possiamo definire anacronistico, folle, tutto quello che volete... ma non c'è Grande dell'automobilismo che non abbia legato il suo nome a quel tracciato. ([[Leo Turrini]]) *Non puoi commettere nessun errore perché, se ne fai anche solo uno, di solito la tua storia a Monte Carlo finisce lì. ([[Kimi Räikkönen]]) *Un anacronismo, la pista. Inguardabile anche se tocca guardarla per 78 giri. Poi, 'sta fuffa che non cambia mai nei secoli ha un po' scassato, no? Sembra un resort dove è obbligatoria la divisa, mettendola giù dura. Basta, dai. ([[Giorgio Terruzzi]]) ===[[Jean Alesi]]=== *A Monaco hai sempre la sensazione di essere dentro la macchina davanti. *A Monaco le compressioni della pista sono maggiori, e dunque le componenti {{NDR|della macchina}} devono sopportare maggiori carichi verticali. *Partimmo con la pioggia [...]. In queste condizioni a Monaco bisogna sempre anticipare: se si frena bloccando le gomme, è impossibile recuperare l'errore e si va a sbattere senza poter fare nulla. ===[[Cesare Fiorio]]=== *Dovendo classificare Monaco, lo posizionerei, in una media di pericolosità, in quella inferiore perchè le velocità sono molto contenute, il servizio in pista svolto dai commissari e dagli assistenti è forse il migliore dopo quelli di Monza e di Silverstone. È probabilmente uno dei circuiti meno pericolosi. *{{NDR|«Il peggior difetto di Monte Carlo?»}} Il pubblico. Un pubblico che viene qui per vivere la mondanità più della gara, al quale interessa poco della sfida sportiva. In altri circuiti il pubblico partecipa per assistere alla corsa, per partecipare all'agonismo e per vedere la competitività in pista, cosa che a Monaco invece non avviene perchè la gente viene qui per cazzeggiare. Per noi operativi di un team, Monaco è scomodo e molto complicato per lavorare. *{{NDR|«Qual è il punto del tracciato più impegnativo per la Formula 1 a Monte Carlo?»}} Sicuramente la curva sotto al tunnel è quella in assoluto la più difficile e pericolosa per la sua conformazione e per la successiva staccata importante in discesa, dove ci si trova catapultati con un cambio di luce fastidioso – specialmente se c'è il sole, nonostante l'illuminazione artificiale dentro al tunnel – alla velocità più elevata del tracciato prima della chicane. È sicuramente un punto molto impegnativo, da sempre, per tutti i piloti di ieri e di oggi. ==Voci correlate== *[[Circuito cittadino]] *[[Gran Premio di Monaco]] *[[Monte Carlo]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} [[Categoria:Circuiti motoristici]] [[Categoria:Luoghi del Principato di Monaco]] 36eqxpvqugpv8jbroqi8qbiva3ou32y Effimera 0 204710 1409570 1279139 2026-04-05T18:05:39Z BetaKentauri2 106242 1409570 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Rhithrogena germanica subimago on Equisetum hyemale.jpg|thumb|Un'effimera]] Citazioni sulle '''effimere'''. *Guardati dalle effimere. Dispongono d'un tempo limitato. ([[Stanisław Jerzy Lec]]) *Il potere di [[Dioniso]] è comprovato dal fatto che lui solo resiste. È il signore della festa nei palazzi e tra le masse, è di casa tra i principi e tra i mendicanti. La sua luce incanta l'effimera che ne è incenerita. ([[Ernst Jünger]]) *Le persone come noi vivono troppo a lungo e dimenticano ciò che conta. Non abbiamo bisogno l’uno dell’altra, abbiamo bisogno delle effimere. Vedi, le effimere ne sanno più di noi. Sanno quanto è bella e preziosa la vita, proprio perché è transitoria. (''[[Doctor Who (nuova serie) (nona stagione)|Doctor Who]]'') *«Una mosca effimera nasce alle nove d'una mattina di piena [[estate]], per morire alle [[cinque di pomeriggio|cinque di sera]]; come potrebbe comprendere la [[parola]] ''[[notte]]''? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte. ([[Stendhal]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=effimera|wikt|preposizione=sull'|w_preposizione=riguardante l'}} [[Categoria:Insetti]] n61w35rk6ehobrp7vzdlr72xkeuc0zc 24 Ore di Le Mans 1992 0 204960 1409610 1330203 2026-04-06T00:38:03Z Danyele 19198 +wikilink 1409610 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Salon de l'auto de Genève 2014 - 20140305 - Expo Le Mans 18.jpg|thumb|La [[Peugeot 905]] dell'equipaggio [[Derek Warwick|Warwick]]-Dalmas-[[Mark Blundell|Blundell]], vincitrice della 24 Ore di Le Mans 1992]] Citazioni sulla '''24 Ore di Le Mans 1992'''. *{{NDR|«Cosa ricordi della vittoria del 1992 con Dalmas e Warwick?»}} Fu un grande risultato perché fu anche l'unica gara che corsi nel 1992, in quanto ero pilota di riserva di McLaren in F1. Vincere la 24h con Derek, che è un mio grande amico, e con Yannick fu grandioso. E poi vincere a Le Mans con un costruttore francese è ancora più speciale. ([[Mark Blundell]]) ==Voci correlate== *[[24 Ore di Le Mans]] *[[Peugeot 905]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Edizioni della 24 Ore di Le Mans| 1992]] [[Categoria:Eventi degli anni 1990]] ejpfdypi8bripae34v6bpebe31dyqt9 Chuck Schumer 0 210941 1409574 1358297 2026-04-05T20:06:41Z Mariomassone 17056 1409574 wikitext text/x-wiki [[File:Chuck Schumer official photo.jpg|miniatura|Chuck Schumer nel 2017]] '''Charles Ellis Schumer''', detto '''Chuck''' (1950 – vivente), politico statunitense. *Buona Pasqua, America. Mentre vi recate in chiesa e festeggiate con amici e familiari, il presidente degli Stati Uniti delira come un folle squilibrato sui social media. Trump minaccia possibili crimini di guerra e allontana gli alleati. Questo è ciò che è lui, ma non è ciò che siamo noi. Il nostro Paese merita molto di meglio.<ref>Citato in ''[https://www.repubblica.it/esteri/2026/04/05/diretta/guerra_iran_usa_israele_news_oggi-425265067/ Il leader dem al Senato Schumer attacca: “Trump un folle squilibrato”]'', ''repubblica.it'', 5 aprile 2026.</ref> {{Int|''[https://www.ilpost.it/2024/03/14/chuck-schumer-critiche-israele-dimissioni-netanyahu/ Il leader della maggioranza al Senato statunitense ha chiesto le dimissioni di Benjamin Netanyahu]''|Da un discorso al Senato degli Stati Uniti, 14 marzo 2024; citato in ''ilpost.it''.|h=2}} {{NDR|Sulla [[guerra Israele-Hamas]]}} *Credo che una nuova elezione sia l’unico modo per consentire un processo decisionale sano e aperto sul futuro di [[Israele]]. (14 marzo 2024) *La coalizione di [[Benjamin Netanyahu|Netanyahu]] non è più adatta alle esigenze di [[Israele]] dopo il 7 ottobre. *Sono angosciato dal fatto che la campagna di guerra israeliana abbia ucciso così tanti palestinesi innocenti. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Schumer, Chuck}} [[Categoria:Politici statunitensi]] 6s5j7yk5tyl4sd2ai6e131bubmndxjp Jill Lepore 0 215280 1409578 1367323 2026-04-05T20:45:53Z ~2026-20824-43 106702 Jill Lepore at National Book Festival 2025 01 (cropped).jpg 1409578 wikitext text/x-wiki [[File:Jill Lepore at National Book Festival 2025 01 (cropped).jpg|thumb|Jill Lepore nel 2025]] '''Jill Lepore''' (1966 – vivente), storica e giornalista statunitense. {{Int|''«Un partito in balia dei suoi ricchi donatori. Sulla democrazia si è rivelato ipocrita»''|Intervista di Simone Sabattini, ''Corriere della Sera'', 9 novembre 2024.|h=2}} {{NDR|Sulle [[elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2024]]}} *{{NDR|[[Donald Trump|Trump]] ha vinto per protesta contro l'amministrazione [[Joe Biden|Biden]] o perché ha un movimento ormai solido alle spalle?}} Credo che il sistema dei partiti si sia essenzialmente rotto negli Stati Uniti, poco di ciò che sta accadendo è "solido". *{{NDR|Da storica, come definirebbe il momento in cui si trova il Paese, ha mai affrontato qualcosa di simile?}} Questa è una novità. La [[storia]] ha ben poco da offrire come rassicurazione. Chiedere agli storici di spiegare Trump e il [[trumpismo]] in riferimento a politici e movimenti politici precedenti ha quasi sempre l'effetto di sottovalutare sia l'uomo che il movimento. *{{NDR|Per gli elettori americani i pericoli per la democrazia sono meno rilevanti dell'urgenza di andare con Trump contro lo status quo?}} La fragilità della democrazia era ben presente nella mente di molti elettori, ma sospetto che questo valga in egual misura, o quasi, per coloro che hanno votato [[Kamala Harris|Harris]] e per coloro che hanno votato Trump. I mille modi in cui lui è un pericolo reale e terrificante per la democrazia sono facilmente visibili, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti. Ma credo che al di fuori degli Stati Uniti non sia altrettanto facile capire come gli elettori considerino i democratici assolutamente ipocriti su questo punto. Biden aveva promesso che sarebbe rimasto in carica per un solo mandato, che sarebbe stato un "ponte" verso la prossima amministrazione, poi ha deciso di ricandidarsi e il suo staff ha nascosto al pubblico il suo terribile deterioramento. E poi, dopo essersi finalmente ritirato dalla corsa, molto tardi, lui e i donatori del partito hanno semplicemente consacrato Harris. Non è stata una grande dimostrazione di impegno democratico. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Lepore, Jill}} [[Categoria:Giornalisti statunitensi]] [[Categoria:Storici statunitensi]] lag1t8pxj9nyoc28q3aop97nts2bbco Toyota GT-One 0 218881 1409596 1376018 2026-04-05T22:44:16Z Danyele 19198 /* Voci correlate */ +1 1409596 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Toyota GT-One - Ukyou Katayama, Keiichi Tsuchiya & Toshio Suzuki heads towards Dunlop Bridge at the 1999 Le Mans (51890094535) (cropped).jpg|thumb|upright=1.2|Toyota GT-One (1999)]] Citazioni sulla '''Toyota GT-One'''. *{{NDR|Nel 2020}} La miglior vettura che abbia mai guidato. Prima di tutto mi stupì il design, la prima volta: sembrava un aeroplano, era stupefacente. Dentro era molto ben fatta, la posizione del sedile era perfetta e tutto era a portata di mano. Ogni switch era comodo e facile da individuare, e comparato a ciò che avevo guidato prima era sicuramente meglio. Ho potuto dare il meglio di me dentro quell'auto, ed era la prima volta che mi accadeva in un'auto di quel tipo. Ora è la normalità, ma all'epoca era difficile trovare una macchina in grado di essere su misura. [...] La prima volta che la guidai fu al [[Circuito Paul Ricard|Paul Ricard]], e mi sentii subito a mio agio. Avevamo tantissimo carico aerodinamico a disposizione. A guardarla oggi è ancora bellissima, ed è strano considerando che ha oltre 20 anni di età. A metterla di fianco a un'auto odierna fa ancora la sua figura. ([[Emmanuel Collard]]) ==Voci correlate== *[[24 Ore di Le Mans]] *[[Endurance (automobilismo)]] *[[Le Mans Prototype]] *[[Toyota TS010]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] 85qgn8xqj5g76mc7m4wbklxqwxdn9hv Pietro Napoli Signorelli 0 224115 1409531 1409515 2026-04-05T13:45:36Z Gaux 18878 /* Storia critica de' teatri antichi e moderni */ Crebillon 1409531 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''Pietro Corneille'' e ''Racine''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non gli intenerisce quanto ''Racine'', ma gli spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] fsogdp9160eozzlfu3k8ep8sqtu3te6 1409532 1409531 2026-04-05T13:46:28Z Gaux 18878 /* Storia critica de' teatri antichi e moderni */ wlink 1409532 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non gli intenerisce quanto ''Racine'', ma gli spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] pdo52kxr6z2iym76ryw7xuc1lmhxx8b 1409533 1409532 2026-04-05T13:54:58Z Gaux 18878 /* Storia critica de' teatri antichi e moderni */ sic 1409533 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] cy756s1znbycaw8ne2lkbqhy76jyk6l 1409537 1409533 2026-04-05T14:39:13Z Gaux 18878 /* Storia critica de' teatri antichi e moderni */ altra su Crebillon 1409537 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *{{NDR|Crebillon}} La sua immaginazione piena di forza, di calore e di energia, ma talora troppo nera, lo scorge non di rado nell'aspro e nell'inelegante ed in certe costruzioni oscure, per non dirle barbare col Voltaire. Imita spesso i Greci, e se ne appropria molte bellezze; ma le sue favole assai più complicate delle più ravviluppate delle greche, rendono talora difficile il rinvenirvi l'unità di azione; potrebbero ancora notarvisi varie allegorie, apostrofi, perifrasi poco proprie della scena e della passione. In compenso i suoi caratteri mi sembrano pennelleggiati con molta vivacità. (tomo VIII, cap. I, p. 16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] qyf1ryt2l48kfhbj80celksbu7zet0a 1409538 1409537 2026-04-05T14:49:18Z Gaux 18878 /* Storia critica de' teatri antichi e moderni */ Plauto 1409538 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *{{NDR|[[Tito Maccio Plauto|Plauto]]}} mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di [[Aristofane]], ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione. (tomo III, cap. IV, p. 49) *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *{{NDR|Crebillon}} La sua immaginazione piena di forza, di calore e di energia, ma talora troppo nera, lo scorge non di rado nell'aspro e nell'inelegante ed in certe costruzioni oscure, per non dirle barbare col Voltaire. Imita spesso i Greci, e se ne appropria molte bellezze; ma le sue favole assai più complicate delle più ravviluppate delle greche, rendono talora difficile il rinvenirvi l'unità di azione; potrebbero ancora notarvisi varie allegorie, apostrofi, perifrasi poco proprie della scena e della passione. In compenso i suoi caratteri mi sembrano pennelleggiati con molta vivacità. (tomo VIII, cap. I, p. 16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] m4efblkodl1h2l4np4kn7n4ldmc3qwz 1409540 1409538 2026-04-05T14:53:34Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ tomo III 1409540 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *{{NDR|[[Tito Maccio Plauto|Plauto]]}} mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di [[Aristofane]], ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione. (tomo III, cap. IV, p. 49) *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *{{NDR|Crebillon}} La sua immaginazione piena di forza, di calore e di energia, ma talora troppo nera, lo scorge non di rado nell'aspro e nell'inelegante ed in certe costruzioni oscure, per non dirle barbare col Voltaire. Imita spesso i Greci, e se ne appropria molte bellezze; ma le sue favole assai più complicate delle più ravviluppate delle greche, rendono talora difficile il rinvenirvi l'unità di azione; potrebbero ancora notarvisi varie allegorie, apostrofi, perifrasi poco proprie della scena e della passione. In compenso i suoi caratteri mi sembrano pennelleggiati con molta vivacità. (tomo VIII, cap. I, p. 16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_KiD8UHWaSMgC/page/n6/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo III, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 31tpm1eb2siz83fwixnoqkjx8nrfm1m 1409553 1409540 2026-04-05T15:06:35Z Gaux 18878 /* Storia critica de' teatri antichi e moderni */ altra su Plauto 1409553 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *{{NDR|[[Tito Maccio Plauto|Plauto]]}} mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di [[Aristofane]], ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione. (tomo III, cap. II, p. 49) *{{NDR|Plauto}} Osservatore non sempre esatto delle regole dell'illusione teatrale, è non per tanto sempre vago, semplice, ingegnoso, piacevole e faceto, versando a piena mano ad ogni passo sali e lepidezze capaci di fecondar largamente l'immaginazione di chi voglia coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. (tomo III, cap. II, p. 126) *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *{{NDR|Crebillon}} La sua immaginazione piena di forza, di calore e di energia, ma talora troppo nera, lo scorge non di rado nell'aspro e nell'inelegante ed in certe costruzioni oscure, per non dirle barbare col Voltaire. Imita spesso i Greci, e se ne appropria molte bellezze; ma le sue favole assai più complicate delle più ravviluppate delle greche, rendono talora difficile il rinvenirvi l'unità di azione; potrebbero ancora notarvisi varie allegorie, apostrofi, perifrasi poco proprie della scena e della passione. In compenso i suoi caratteri mi sembrano pennelleggiati con molta vivacità. (tomo VIII, cap. I, p. 16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_KiD8UHWaSMgC/page/n6/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo III, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] g4zv75oul7j9uzfrawzk3vwvawed8it 1409555 1409553 2026-04-05T15:17:26Z Gaux 18878 /* Storia critica de' teatri antichi e moderni */ Seneca 1409555 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Napoli Signorelli.png|thumb|Napoli Signorelli in un'incisione di Carlo Biondi]] '''Pietro Napoli Signorelli''' (1731 – 1815), saggista, storiografo e scrittore italiano. ==''Storia critica de' teatri antichi e moderni''== *{{NDR|[[Tito Maccio Plauto|Plauto]]}} mostra in diversi tratti vigorosi sparsi nelle sue commedie che era dotato d'ingegno al pari di [[Aristofane]], ma non passò oltre i confini di una prudente moderazione. (tomo III, cap. II, p. 49) *{{NDR|Plauto}} Osservatore non sempre esatto delle regole dell'illusione teatrale, è non per tanto sempre vago, semplice, ingegnoso, piacevole e faceto, versando a piena mano ad ogni passo sali e lepidezze capaci di fecondar largamente l'immaginazione di chi voglia coltivare un genere di commedia inferiore alla nobile. (tomo III, cap. II, p. 126) *[[Lucio Anneo Seneca|Seneca]] spessissime volte per troppa voglia di farsi ammirare cade in una manifesta affettazione, ma Seneca ha molte bellezze degne di notarsi e se non vince o non uguaglia sempre i Greci, talora ai medesimi soggetti di [[Euripide]] presta maestà e vigore. (tomo III, cap. IV, p. 276-277) *''[[Antoine Houdar de La Motte|{{sic|Antonio Hudard La-Motte}}]]'' [...] era veramente uomo d'ingegno, erudito, e non indegno di ricordarsi con lode; sebbene, al dir del ''[[Charles Palissot de Montenoy|Palissot]]'', egli volle contraffare Omero, Anacreonte, Virgilio, ''La-Fontaine'' e ''Quinault'', come la {{sic|scimia}} contraffà l'uomo, e sostituì al naturale e al {{sic|dilicato}} e al grazioso, l'arte ed il ''bello-spirito'', ed il parlar {{sic|gergone}}. Nelle quattro sue tragedie i ''Macabei'', ''Romolo'', ''Edipo'', ''Inès de Castro'' poco felicemente verseggiate e difettose nella lingua, gl'imparziali riconoscono merito ed interesse. (tomo VIII, cap. I, pp. 8-9) *Il signor di ''[[Prosper Jolyot de Crébillon|Crebillon]]'' [...] è il primo tragico francese che in questo secolo possa degnamente nominarsi dopo ''[[Pierre Corneille|Pietro Corneille]]'' e ''[[Jean Racine|Racine]]''. La sua maniera si distingue da quella dell'uno e dell'altro. ''Crebillon'' non eleva gli animi quanto ''Corneille'', non {{sic|gli}} intenerisce quanto ''Racine'', ma {{sic|gli}} spaventa con certo terrore tragico assai più vero e con un forte colorito tutto suo. Lontano dalla grandezza del primo non meno che dalla delicatezza ed eleganza armoniosa del secondo, egli non cade però né nell'enfatico di quello né nell'elegiaco di questo. (tomo VIII, cap. I, pp. 15-16) *{{NDR|Crebillon}} La sua immaginazione piena di forza, di calore e di energia, ma talora troppo nera, lo scorge non di rado nell'aspro e nell'inelegante ed in certe costruzioni oscure, per non dirle barbare col Voltaire. Imita spesso i Greci, e se ne appropria molte bellezze; ma le sue favole assai più complicate delle più ravviluppate delle greche, rendono talora difficile il rinvenirvi l'unità di azione; potrebbero ancora notarvisi varie allegorie, apostrofi, perifrasi poco proprie della scena e della passione. In compenso i suoi caratteri mi sembrano pennelleggiati con molta vivacità. (tomo VIII, cap. I, p. 16) *L'altro insigne tragico {{NDR|oltre al La Motte}} di cui può vantarsi la Francia nel nostro secolo, è il celebre ''[[Voltaire|Francesco Maria Arouet di Voltaire]]'', la cui gloria niuno de' suoi contemporanei sinora ha pareggiata, non che adombrata. Debbe a lui il coturno non solo varie favole degne di mentovarsi al pari del ''Cinna''<ref>''Cinna, ou La Clémence d'Auguste'', tragedia di [[Pierre Corneille|Corneille]].</ref>, dell'''Atalia''<ref>''Athalie'', tragedia di [[Jean Racine|Racine]].</ref> e del ''Radamisto''<ref>''Rhadamiste et Zénobie'', tragedia di [[Prosper Jolyot de Crébillon]].</ref>, ma una poetica piena di gusto e di giudizio, talora superiore a molte sue favole stesse; sparsa nelle sue opere {{sic|moltiplici}} e nell'edizione che fece del teatro del ''[[Pierre Corneille|Corneille]]''. (tomo VIII, cap. I, pp. 19-20) *''[[Vaudeville]]'' chiamasi un piacevole componimento drammatico musicale proprio della nazione Francese, che si rappresenta principalmente in un edificio posto dirimpetto al ''Palais-Royal'' di Parigi. Dal nome del componimento prende il suo quest'edificio. La giovialità e leggerezza francese produsse simil genere che non è né commedia né tragedia né opera né parodia, ma che di tali generi partecipa ad un bisogno, dando luogo alla satira ed alla piacevolezza e alla buffoneria per eccitare il riso. I motteggi che vi campeggiano, consistono per lo più in una lotta di concetti; e di scherzi mordaci sulla parola, de' quali i Francesi de' Dipartimenti comprendono a stento tutta l'acutezza, mentre i Parigini che l'assaporano pienamente, escono dallo spettacolo canticchiando le strofette ascoltate che bentosto si adottano e passano in moda. (tomo VIII, cap. VII, pp. 214-215) *Un tempo l'[[Opéra-comique|Opera Comica]] ed il Vaudeville furono due generi uniti, de' quali il ''Vaudeville'' vien considerato come il produttore dell'Opera comica in Francia. Convenne indi far tacere l'uno e l'altro, finché il solo ''Vaudeville'' forse per certa sua naturale insolenza rimase bandito e sacrificato per alquanti anni. Alcuni in seguito si avvisarono di riprodurlo facendone giudice il pubblico, e si ritenne, e nella mia dimora sulla Senna lo vidi frequentato. (tomo VIII, cap. VII, p. 215) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_KiD8UHWaSMgC/page/n6/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo III, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. *Pietro {{sic|Napoli-Signorelli}}, ''[https://archive.org/details/bub_gb_UwISCqtDABUC/mode/1up Storia critica de' teatri antichi e moderni]'', tomo VIII, presso Vincenzo Orsino, Napoli, 1813. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Napoli Signorelli, Pietro}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] ajx580vwr8etzql3lae8siakm0qe955 Discussioni utente:Filo.Martinengo 3 224126 1409556 2026-04-05T15:20:00Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1409556 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:20, 5 apr 2026 (CEST)}} h0o83wke3uw3ckjfvos47rha5h8bypm Discussioni utente:Aurelien Dupont 3 224127 1409558 2026-04-05T15:25:24Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1409558 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:25, 5 apr 2026 (CEST)}} 3et7n92rmnrnm648fbhup1for2gw4rk Discussioni utente:JanNein 3 224128 1409559 2026-04-05T15:50:11Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1409559 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:50, 5 apr 2026 (CEST)}} 8p3png8ookpx7u665j1riijpy8dtu7x Discussioni utente:Andrea cossi92 3 224129 1409562 2026-04-05T16:45:12Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1409562 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 18:45, 5 apr 2026 (CEST)}} 6c0yg7ft9e85tb48eofoavdv0d0oc1k Discussioni utente:Andoom 3 224130 1409565 2026-04-05T17:35:15Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1409565 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 19:35, 5 apr 2026 (CEST)}} gw4qvuukzozfuukkadk92687tb56rdp Discussioni utente:Pddiffer 3 224131 1409568 2026-04-05T18:05:26Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1409568 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 20:05, 5 apr 2026 (CEST)}} 5lbwqo8d8lw45qmoyjflksyn84euy9h Discussioni utente:Sj1mor 3 224132 1409572 2026-04-05T18:55:55Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1409572 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 20:55, 5 apr 2026 (CEST)}} mcdqw2omjvyqczyvk65tlapdjdpstc8 Andy Wallace (pilota automobilistico) 0 224133 1409595 2026-04-05T22:34:52Z Danyele 19198 Creata pagina con "[[File:Jaguar XJ - Night and Day with Andy Wallace (23119134049) (cropped).jpg|thumb|Andy Wallace nel 2015]] '''Andrew Steven "Andy" Wallace''' (1961 – vivente), ex pilota automobilistico britannico. ==Citazioni di Andy Wallace== *{{NDR|Sulla [[Toyota TS010]]}} Quella Toyota... ancora oggi è una delle migliori auto da corsa che abbia mai guidato, era incredibile. 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"Abbiamo fatto un'auto più forte del conducente" dicevano.<ref name="Gheza">Citato in Francesco Gheza, ''[https://fuoripista.net/2024/01/13/toyota-ts010-la-spacca-ossa/ Toyota TS010: la "spacca ossa"]'', ''fuoripista.net'', 13 gennaio 2024.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{S}} {{DEFAULTSORT:Wallace, Andy}} [[Categoria:Piloti automobilistici britannici]] ghzxwvg1ccu82tlczdlyfszq1jxyewu Toyota TS010 0 224134 1409597 2026-04-05T22:46:58Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:1992 Toyota TS010 01.jpg|thumb|upright=1.2|Toyota TS010 (1992)]] Citazioni sulla '''Toyota TS010'''. *Quella Toyota... ancora oggi è una delle migliori auto da corsa che abbia mai guidato, era incredibile. È davvero un peccato che Peugeot ne abbia costruita [[Peugeot 905|una leggermente migliore]] in quegli anni! ([[Andy Wallace (pilota automobilistico)|Andy Wallace]]) *Stavamo effettuando un test in vista di [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] [......" 1409597 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:1992 Toyota TS010 01.jpg|thumb|upright=1.2|Toyota TS010 (1992)]] Citazioni sulla '''Toyota TS010'''. *Quella Toyota... ancora oggi è una delle migliori auto da corsa che abbia mai guidato, era incredibile. È davvero un peccato che Peugeot ne abbia costruita [[Peugeot 905|una leggermente migliore]] in quegli anni! ([[Andy Wallace (pilota automobilistico)|Andy Wallace]]) *Stavamo effettuando un test in vista di [[24 Ore di Le Mans|Le Mans]] [...]. Era il febbraio 1992 e [...] ci siamo accampati a Eastern Creek [...] per nove giorni consecutivi. [...] giravamo con due vetture, una concentrata sulla prestazione e una sulla resistenza. A me era toccata la vettura di resistenza e quindi dovevamo girare due ore ciascuno [...]. Era l'ultimo giorno [...]. La pista ha un lungo rettilineo oltre i box, e la curva 1, che percorri a 310 km/h, è un angolo sinistro con un grosso bump [...] che si fa completamente in pieno. Ricordo che mi rimanevano due o [...] tre giri da fare prima della mia prima ora [...] e nel momento in cui sono passato sopra a quel bump ho sentito un forte "crack": le mie costole si sono rotte all'istante, semplicemente guidando l'auto [...]. Quando sono rientrato ai box [...] ho fatto rifornimento, ho provato a mettermi in un'altra posizione sul sedile, per sentire meno dolore, e poi sono ripartito per la mia seconda ora. Ma non l'ho mai finita questa seconda ora! [...] Così hanno messo in macchina un altro pilota, Hitoshi Ogawa [...]. Ha guidato per un po' e poi, verso la fine della sua ora... "crack!"... è successa la stessa identica cosa. [...] Ricordo che gli ingegneri del team erano euforici! "Abbiamo fatto un'auto più forte del conducente" dicevano. ([[Andy Wallace (pilota automobilistico)|Andy Wallace]]) ==Voci correlate== *[[24 Ore di Le Mans]] *[[Endurance (automobilismo)]] *[[Gruppo C]] *[[Toyota GT-One]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] dgmvi5j3lp5sb6v0by9wu01yuq3p9fs Peugeot 905 0 224135 1409600 2026-04-05T23:19:31Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Peugeot 905 1990 Mulhouse FRA 001.JPG|thumb|Peugeot 905 (1990)]] Citazioni sulla '''Peugeot 905'''. *Era dotata di un motore molto potente, ma era l'aerodinamica il suo punto di forza. Possedeva un carico superiore ad una [[Vettura di Formula 1|F1]] dell'epoca di oltre due volte e mezzo. A Magny Cours il tempo della pole position di Alliot sarebbe valso la quarta fila con l'ottavo tempo in F1, un risultato fantastico. ([[Enrique Scalabroni]]) =..." 1409600 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Peugeot 905 1990 Mulhouse FRA 001.JPG|thumb|Peugeot 905 (1990)]] Citazioni sulla '''Peugeot 905'''. *Era dotata di un motore molto potente, ma era l'aerodinamica il suo punto di forza. Possedeva un carico superiore ad una [[Vettura di Formula 1|F1]] dell'epoca di oltre due volte e mezzo. A Magny Cours il tempo della pole position di Alliot sarebbe valso la quarta fila con l'ottavo tempo in F1, un risultato fantastico. ([[Enrique Scalabroni]]) ==Voci correlate== *[[24 Ore di Le Mans]] *[[Endurance (automobilismo)]] *[[Gruppo C]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] bv4p0kehwsz72pr0sdtzj98xj79fxvy Mauro Baldi 0 224136 1409601 2026-04-06T00:07:58Z Danyele 19198 Creata pagina con "[[File:Mauro Baldi 1982.jpg|thumb|Mauro Baldi nel 1982]] '''Mauro Baldi''' (1954 – vivente), ex pilota automobilistico italiano. {{Int|''[https://www.automoto.it/news/baldi-vincitore-24-ore-di-le-mans-le-corse-di-oggi-mi-sembrano-dei-videogame.html Baldi, vincitore 24 Ore di Le Mans: «Le corse di oggi mi sembrano dei videogame»]''|Intervista di Matteo Valenti, ''automoto.it'', 11 novembre 2014.|h=2}} *{{NDR|Sulla [[Arrow A4]]}} [...] un catorcio. Era un'auto progett..." 1409601 wikitext text/x-wiki [[File:Mauro Baldi 1982.jpg|thumb|Mauro Baldi nel 1982]] '''Mauro Baldi''' (1954 – vivente), ex pilota automobilistico italiano. {{Int|''[https://www.automoto.it/news/baldi-vincitore-24-ore-di-le-mans-le-corse-di-oggi-mi-sembrano-dei-videogame.html Baldi, vincitore 24 Ore di Le Mans: «Le corse di oggi mi sembrano dei videogame»]''|Intervista di Matteo Valenti, ''automoto.it'', 11 novembre 2014.|h=2}} *{{NDR|Sulla [[Arrow A4]]}} [...] un catorcio. Era un'auto progettata in maniera sbagliata, nata male, tanto che al debutto in Sud Africa il mio compagno [[Marc Surer|Surer]] andava a muro perché aveva ceduto una sospensione e si ruppe le gambe. Per sostituirlo chiamarono [[Patrick Tambay]] che dopo qualche giro di prova si rifiutò di guidarla. Diceva: "Siete matti se pensate che mi metterò alla guida di questa macchina!". Con la Arrow pensavo di non essere pronto alla F1 perché dopo un'ora di guida ero sfinito. Mi allenai tantissimo per potenziare i muscoli del collo e delle braccia, volevo dominare quella maledetta monoposto. *Con l'[[Alfa Romeo 183T|Alfa Romeo]] mi ritrovo un telaio eccezionale, ma avevo il problema delle turbine Avio che si rompevano continuamente. A Monza e in Germania stavo per fare podio, ma poi il motore puntualmente ci mollava e dovevo dire addio alla gara. *Dicevo agli ingegneri che avrei voluto un volante più morbido, più guidabile. Mi risposero con rigida mentalità teutonica che la [[Porsche 962|962]] era un'auto per uomini veri, che andava dominata. Era un'auto davvero difficile da guidare, ma mi sono preso grandi soddisfazioni. *La [[24 Ore di Le Mans|24 Ore]] conta vincerla, il secondo o terzo posto ti rimane pure di trasverso. Un pizzico di fortuna ci vuole sempre [...]. Non ho mai amato [...] correre qui perché l'ho sempre ritenuta una gara inutilmente pericolosa. Poi salivi in macchina e non ci pensavi, ma sentivo un forte rischio. Era una gara che non si poteva saltare se eri un pilota di vertice del Mondiale prototipi e avvertivo il pericolo. Allo stesso tempo adoravo correre su questa pista. Le Mans mi regalava soddisfazioni enormi, specialmente di notte. Adoravo correre nel buio. È un rapporto di amore e odio il mio. *Mi piacciono i circuiti come [[Circuito di Spa-Francorchamps|Spa]] dove ancora oggi ci vuole del gran pelo sullo stomaco per fare la differenza. Dove l'Eau Rouge è sempre la stessa e dove devi sentire ogni singola curva per riuscire a percorrerla in maniera perfetta. *Ho sempre adorato [[Circuito di Monte Carlo|Montecarlo]] [...]. Una pista stretta, strettissima. È vero ci sono delle curve lente, ma a Monaco mi appassionavo perché non si può fare il minimo errore, era meraviglioso sfiorare i guard rail. A Montecarlo guidi. E guidi davvero. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Baldi, Mauro}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 italiani]] ey328cptd096u5x19o8l06io29dkhky 1409605 1409601 2026-04-06T00:13:26Z Danyele 19198 typo 1409605 wikitext text/x-wiki [[File:Mauro Baldi 1982.jpg|thumb|Mauro Baldi nel 1982]] '''Mauro Baldi''' (1954 – vivente), ex pilota automobilistico italiano. {{Int|''[https://www.automoto.it/news/baldi-vincitore-24-ore-di-le-mans-le-corse-di-oggi-mi-sembrano-dei-videogame.html Baldi, vincitore 24 Ore di Le Mans: «Le corse di oggi mi sembrano dei videogame»]''|Intervista di Matteo Valenti, ''automoto.it'', 11 novembre 2014.|h=2}} *{{NDR|Sulla [[Arrows A4]]}} [...] un catorcio. Era un'auto progettata in maniera sbagliata, nata male, tanto che al debutto in Sud Africa il mio compagno [[Marc Surer|Surer]] andava a muro perché aveva ceduto una sospensione e si ruppe le gambe. Per sostituirlo chiamarono [[Patrick Tambay]] che dopo qualche giro di prova si rifiutò di guidarla. Diceva: "Siete matti se pensate che mi metterò alla guida di questa macchina!". Con la Arrow pensavo di non essere pronto alla F1 perché dopo un'ora di guida ero sfinito. Mi allenai tantissimo per potenziare i muscoli del collo e delle braccia, volevo dominare quella maledetta monoposto. *Con l'[[Alfa Romeo 183T|Alfa Romeo]] mi ritrovo un telaio eccezionale, ma avevo il problema delle turbine Avio che si rompevano continuamente. A Monza e in Germania stavo per fare podio, ma poi il motore puntualmente ci mollava e dovevo dire addio alla gara. *Dicevo agli ingegneri che avrei voluto un volante più morbido, più guidabile. Mi risposero con rigida mentalità teutonica che la [[Porsche 962|962]] era un'auto per uomini veri, che andava dominata. Era un'auto davvero difficile da guidare, ma mi sono preso grandi soddisfazioni. *La [[24 Ore di Le Mans|24 Ore]] conta vincerla, il secondo o terzo posto ti rimane pure di trasverso. Un pizzico di fortuna ci vuole sempre [...]. Non ho mai amato [...] correre qui perché l'ho sempre ritenuta una gara inutilmente pericolosa. Poi salivi in macchina e non ci pensavi, ma sentivo un forte rischio. Era una gara che non si poteva saltare se eri un pilota di vertice del Mondiale prototipi e avvertivo il pericolo. Allo stesso tempo adoravo correre su questa pista. Le Mans mi regalava soddisfazioni enormi, specialmente di notte. Adoravo correre nel buio. È un rapporto di amore e odio il mio. *Mi piacciono i circuiti come [[Circuito di Spa-Francorchamps|Spa]] dove ancora oggi ci vuole del gran pelo sullo stomaco per fare la differenza. Dove l'Eau Rouge è sempre la stessa e dove devi sentire ogni singola curva per riuscire a percorrerla in maniera perfetta. *Ho sempre adorato [[Circuito di Monte Carlo|Montecarlo]] [...]. Una pista stretta, strettissima. È vero ci sono delle curve lente, ma a Monaco mi appassionavo perché non si può fare il minimo errore, era meraviglioso sfiorare i guard rail. A Montecarlo guidi. E guidi davvero. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Baldi, Mauro}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 italiani]] 5989x3o1blwtpom0u0xichfiw5lr5dt 1409606 1409605 2026-04-06T00:18:55Z Danyele 19198 typo 1409606 wikitext text/x-wiki [[File:Mauro Baldi 1982.jpg|thumb|Mauro Baldi nel 1982]] '''Mauro Baldi''' (1954 – vivente), ex pilota automobilistico italiano. {{Int|''[https://www.automoto.it/news/baldi-vincitore-24-ore-di-le-mans-le-corse-di-oggi-mi-sembrano-dei-videogame.html Baldi, vincitore 24 Ore di Le Mans: «Le corse di oggi mi sembrano dei videogame»]''|Intervista di Matteo Valenti, ''automoto.it'', 11 novembre 2014.|h=2}} *{{NDR|Sulla [[Arrows A4]]}} [...] un catorcio. Era un'auto progettata in maniera sbagliata, nata male, tanto che al debutto in Sud Africa il mio compagno [[Marc Surer|Surer]] andava a muro perché aveva ceduto una sospensione e si ruppe le gambe. Per sostituirlo chiamarono [[Patrick Tambay]] che dopo qualche giro di prova si rifiutò di guidarla. Diceva: "Siete matti se pensate che mi metterò alla guida di questa macchina!". Con la Arrows pensavo di non essere pronto alla F1 perché dopo un'ora di guida ero sfinito. Mi allenai tantissimo per potenziare i muscoli del collo e delle braccia, volevo dominare quella maledetta monoposto. *Con l'[[Alfa Romeo 183T|Alfa Romeo]] mi ritrovo un telaio eccezionale, ma avevo il problema delle turbine Avio che si rompevano continuamente. A Monza e in Germania stavo per fare podio, ma poi il motore puntualmente ci mollava e dovevo dire addio alla gara. *Dicevo agli ingegneri che avrei voluto un volante più morbido, più guidabile. Mi risposero con rigida mentalità teutonica che la [[Porsche 962|962]] era un'auto per uomini veri, che andava dominata. Era un'auto davvero difficile da guidare, ma mi sono preso grandi soddisfazioni. *La [[24 Ore di Le Mans|24 Ore]] conta vincerla, il secondo o terzo posto ti rimane pure di trasverso. Un pizzico di fortuna ci vuole sempre [...]. Non ho mai amato [...] correre qui perché l'ho sempre ritenuta una gara inutilmente pericolosa. Poi salivi in macchina e non ci pensavi, ma sentivo un forte rischio. Era una gara che non si poteva saltare se eri un pilota di vertice del Mondiale prototipi e avvertivo il pericolo. Allo stesso tempo adoravo correre su questa pista. Le Mans mi regalava soddisfazioni enormi, specialmente di notte. Adoravo correre nel buio. È un rapporto di amore e odio il mio. *Mi piacciono i circuiti come [[Circuito di Spa-Francorchamps|Spa]] dove ancora oggi ci vuole del gran pelo sullo stomaco per fare la differenza. Dove l'Eau Rouge è sempre la stessa e dove devi sentire ogni singola curva per riuscire a percorrerla in maniera perfetta. *Ho sempre adorato [[Circuito di Monte Carlo|Montecarlo]] [...]. Una pista stretta, strettissima. È vero ci sono delle curve lente, ma a Monaco mi appassionavo perché non si può fare il minimo errore, era meraviglioso sfiorare i guard rail. A Montecarlo guidi. E guidi davvero. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Baldi, Mauro}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 italiani]] qshbvynuoteb9iym8n6k4sood59c6jt Arrows A4 0 224137 1409607 2026-04-06T00:19:30Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Arrows A4 at Silverstone Classic 2012.jpg|thumb|Arrows A4 (1982)]] Citazioni sulla '''Arrows A4'''. *Un catorcio. Era un'auto progettata in maniera sbagliata, nata male, tanto che al debutto in Sud Africa il mio compagno [[Marc Surer|Surer]] andava a muro perché aveva ceduto una sospensione e si ruppe le gambe. Per sostituirlo chiamarono [[Patrick Tambay]] che dopo qualche giro di prova si rifiutò di guidarla. Diceva: "Siete matti se pensate c..." 1409607 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Arrows A4 at Silverstone Classic 2012.jpg|thumb|Arrows A4 (1982)]] Citazioni sulla '''Arrows A4'''. *Un catorcio. 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Distendo il mio corpo alla ricerca della posizione più comoda per leggere (o dormire) e lei mi guarda dal basso con occhi interrogativi: «Ti sei sistemato?». Non appena capisce che ho trova..." 1409621 wikitext text/x-wiki [[File:Luca Sommi.jpg|thumb|Luca Sommi]] '''Luca Sommi''' (1972 – vivente), giornalista, conduttore televisivo, scrittore e opinionista italiano. ==[[Incipit]] di ''Solo amore''== Quando mi corico sul divano con la cagnolina Beatrice, una Jack Russell di sette anni, sono felice. Distendo il mio corpo alla ricerca della posizione più comoda per leggere (o dormire) e lei mi guarda dal basso con occhi interrogativi: «Ti sei sistemato?». Non appena capisce che ho trovato la postura, fa un balzo sul divano e si insinua tra i varchi che lascio liberi – che possono essere tra spalla e testa, gomito e fianco, tra le gambe o altezza femore – finché anche lei non trova la posizione giusta per dormire. È allora che allungo una mano e la accarezzo, preferibilmente tra le zampe anteriori, mentre lei chiude gli occhi e inizia la pennichella. ==Bibliografia== *Luca Sommi, ''[https://books.google.it/books?id=rK2WEQAAQBAJ&pg=PT0 Solo amore. Appunti per un manifesto in difesa degli animali]'', PaperFirst, Roma, 2025. ISBN 9791255430858 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Sommi, Luca}} [[Categoria:Conduttori televisivi italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Opinionisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] lfrfset3gjfslyziyranjgbcouwdskk