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Wall Street (film)
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{{Film
|dimensioneimmagine= 200
|immagine= Wall Street Sign.jpg
|didascalia=
|titoloitaliano= Wall Street
|titolooriginale= Wall Street
|paese= USA
|anno= 1987
|genere= drammatico
|regista= [[Oliver Stone]]
|sceneggiatore= [[Stanley Weiser]], [[Oliver Stone]]
|attori=
*[[Michael Douglas]]: Gordon Gekko
*[[Charlie Sheen]]: Bud Fox
*[[Daryl Hannah]]: Darien
*[[Martin Sheen]]: Carl Fox
*[[Franklin Cover]]: Dan
*[[Tamara Tunie]]: Carolyn
*[[Terence Stamp]]: Sir Larry Wildman
*[[Sean Young]]: Kate Gekko
*[[James Spader]]: Roger Barnes
*[[John C. McGinley]]: Marvin
*[[Saul Rubinek]]: Harold Salt
*[[Hal Holbrook]]: Lou Mannheim
*[[Paul Guilfoyle]]: Stone Livingston
*[[Millie Perkins]]: Signora Fox
*[[Sylvia Miles]]: immobiliare
*[[Andrea Thompson]]: Lisa
|doppiatoriitaliani=
*[[Giancarlo Giannini]]: Gordon Gekko
*[[Massimo Rossi (doppiatore)|Massimo Rossi]]: Bud Fox
*[[Micaela Pignatelli]]: Darien
*[[Stefano De Sando]]: Carl Fox
*[[Silvio Spaccesi]]: Dan
*[[Massimo Foschi]]: Sir Larry Wildman
*[[Roberto Pedicini]]: Marvin
*[[Ilaria Stagni]]: Kate Gekko
*[[Mino Caprio]]: Harold Salt
|note=Vincitore di un '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premio Oscar]] (1988)''':
*Miglior attore ([[Michael Douglas]])
}}
'''''Wall Street''''', film statunitense del 1987 con [[Michael Douglas]], regia di [[Oliver Stone]].
== Frasi ==
*Ferro azzurro ama Anacott Acciaio. ('''Gordon Gekko''')
*Tu e io siamo uguali, Darien. Abbastanza intelligenti da non credere al più antico dei miti: l'amore. Fantasia creata dalla gente per impedirsi di buttarsi dalla finestra. ('''Gordon Gekko''')
*L'[[avidità]], non trovo una parola migliore, è valida<ref>In lingua originale: «''Greed, for lack of a better word, is good.''». Dopo un sondaggio tenuto negli USA nel 2005 dall'[[w:American Film Institute|American Film Institute]], che è andato a comporre l'''[[w:AFI's 100 Years... 100 Movie Quotes|AFI's 100 Years... 100 Movie Quotes]]'', questa citazione è stata inserita al 57° posto nella classifica AFI delle cento battute più celebri della storia del cinema.</ref>, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha improntato lo slancio in avanti di tutta l'umanità. E l'avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l'altra disfunzionante società che ha nome America. ('''Gordon Gekko''')
*Il più ricco 1% del paese possiede metà della ricchezza del paese, 5 trilioni di dollari. Un terzo di questi viene dal duro lavoro, 2/3 dai beni ereditati, interessi sugli interessi accumulati da vedove e figli idioti, e dal mio lavoro, la speculazione mobiliare-immobiliare. È una stronzata, c'è il 90% degli americani là fuori che è nullatenente o quasi. Io non creo niente, io posseggo. ('''Gordon Gekko''')
*I più di questi laureati a Harvard non valgono un cazzo. Serve gente povera, furba e affamata. Senza sentimenti. Una volta vinci e una volta perdi; ma continui a combattere. E se vuoi un amico, prenditi un cane. ('''Gordon Gekko''')
*Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato. ('''Gordon Gekko''')
*Il denaro non dorme mai. ('''Gordon Gekko''')
*Il denaro c'è ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sé non si crea né si distrugge. Semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un'altra, magicamente. Il capitalismo al suo massimo. ('''Gordon Gekko''')
*È tutta una questione di soldi, il resto è conversazione. ('''Gordon Gekko''')
*Informazioni, non m'importa come, non m'importa dove le ottieni... ottienile... tu mi devi stupire! ('''Gordon Gekko''')
*Mai saputo quanto ero povero, prima di cominciare a fare i soldi. ('''Bud Fox''')
*Tutto in guerra si basa sull'inganno: se il tuo nemico è superiore eludilo, se è irato irritalo, se è di pari forza lotta, altrimenti sparisci e riconsidera. ('''Bud Fox''', parafrasando [[Sun Tzu]])
*Se vendesse bare, non morirebbe più nessuno. ('''Gordon Gekko''')
*Ogni battaglia è vinta prima che sia combattuta. ('''Gordon Gekko''', parafrasando [[Sun Tzu]])
*Sei cieco e stai camminando senza bastone, e vai a sbattere contro le porte che si aprono col denaro. ('''Gordon Gekko''')
*Mio padre lavorava come un mulo per vendere materiale elettrico e a quarantanove anni lo fulminarono un infarto e le tasse, ti devi svegliare hai capito? Se non ci sei dentro, ne se proprio fuori, ok? E io non parlo di un impieguccio da quattrocento mila dollari l'anno in Wall Street, di volare in prima classe, di vita comoda, io sto parlando di ricchezza, ricchezza sufficiente per avere un tuo jet, sufficiente per non buttare via il tempo, cinquanta, cento milioni di dollari, Bud. O capitano, o niente. ('''Gordon Gekko''')
*E smettila di andare per dollari facili e produci qualche cosa nella vita. Costruisci invece di vivere sulla compravendita degli altri. ('''Carl Fox''')
*Quello che merita fare, merita farlo per soldi. ('''Gordon Gekko''')
*Ho un conflitto emotivo... come se Larry Wildman schizzasse giù da un burrone sulla mia Maserati. ('''Gordon Gekko''')
*Niente è sicuro, a parte morte e tasse.<ref>{{cfr}} [[Christopher Bullock]]: «È impossibile essere sicuri di qualcosa se non della morte e delle tasse».</ref> ('''Lou Mannheim''')
== Dialoghi ==
*'''Avvocato''': Gordon, l'assicurazione nicchia per i trasporti di tronchi: che cosa vuoi fare?<br/>'''Gordon Gekko''': Di' a quegli invertebrati che noi ci auto-assicuriamo.
*'''Darien Taylor''': Io direi che Gordon è il collezionista più astuto che abbia mai conosciuto. Ha un occhio fantastico, e compra solo il meglio. Come questo tappeto qui: un 'Bukhara'. Straordinario nel suo genere. Il giorno dopo averlo comprato un mercante che rappresentava la famiglia reale Saudi gli aveva già offerto il doppio. E' assolutamente intonato alla stanza. Vede come questo po' di verde pallido sul bordo è enfatizzato dai cuscini sul sofà? Benché sia un sacrilegio mettere quel vaso Estrusco su quel tavolino: qualche salame ci scuoterà la cenere. <br> '''Bud Fox''': Ma lei fa l'arredatrice?<br>'''Darien Taylor''': Centrato. Grande sperperatrice del denaro altrui.
*'''Gordon Gekko''': La più rara pistola del mondo, Larry: una Luger 45. Sei sole ne sono state fabbricate.<br/>'''Sir Larry Wildman''': Mmh..., complimenti. Più raro ancora il tuo interesse per l'Annacott Acciaio.<br/>'''Gordon Gekko''': Il mio motivo d'interesse è uguale al tuo: denaro. Ho trovato un buon investimento per il mio bambino.<br/>'''Sir Larry Wildman''': No, ci sono dentro per lungo termine. Non è per liquidarla: la rimetterò in sesto. Tu stai salendo in giostra a mie spese, amico. Con quello che mi costi per ricomprare le azioni ci ammodernerei gli impianti. Non sono il solo - qui - a pagare, Gordon. Qui sono in ballo vite, posti di lavoro: tre o quattro generazioni di operai.<br/>'''Gordon Gekko''': Scusa, correggimi se sbaglio, ma quando tu acquistasti la CNX Elettronica cosa licenziasti? Seimila operai? E con la Jessmon Fruit? Quattromila? 'Quella' linea aerea che comprasti...<br/>'''Sir Larry Wildman''': Io ti potrei rompere in due pezzi dall'oggi al domani. Lo sai tu e lo so io. Potrei comprarti non una ma sei volte. 'Scaricare' le azioni giusto per farti il culo! Ma io voglio quella compagnia, e voglio tutto il tuo pacchetto. Annuncerò un'offerta d'acquisto a sessantacinque domani. Sto aspettando il tuo impegno.<br/>'''Gordon Gekko''': Che noia le prove di forza: nessuno vince. Ti puoi prender la compagnia. Anzi, sarà divertente guardare te con la tua enorme boria che cerchi di farne un cavallo da corsa. Bud, qual è il prezzo 'giusto' per quell'azione?<br/>'''Bud Fox''': Il valore di realizzo è alto! Vale ottanta.<br/>'''Gordon Gekko''': Beh, non vogliamo essere... avidi: allora, che ne diresti di settantadue?<br/>'''Sir Larry Wildman''': ...Ricattatore tagliaborse da due soldi... Non sei altro..., Gekko. Non solo venderesti tua madre per fare un affare: la venderesti a pronta cassa.<br/>'''Gordon Gekko''': Mia madre... Forse la tua l'hai già venduta a rate... per pagare chi ha convinto la Regina a chiamarti Sir... Mi scuserai ora, prima che perda la calma...<br/>'''Sir Larry Wildman''': ...Settantuno...?<br/>'''Gordon Gekko''': ...Beh..., considerando che hai messo di mezzo mia madre... settantuno e cinquanta...<br/>'''Sir Larry Wildman''': ...Fatto!... Sentirai i miei legali domani. Alle otto. Buonanotte! {{NDR|In sottofondo, dal piano inferiore, giunge un'eco di risolini compiaciuti: la corte di Gekko in piena forma}}<br/>{{NDR|Poco dopo}}<br/>'''Gordon Gekko''': Ha ragione, dovevo vendere. La chiave di tutto è la liquidità: senza quella non puoi pisciare nell'erba alta coi cani grossi.<br/>'''Bud Fox''': 'Tutta la guerra si basa sull'inganno': Sun Tzu. 'Se il tuo nemico ti è superiore eludilo. Se è irato irritalo. Se è di forza pari lotta. E sennò... sparisci e riconsidera.'<br/>'''Gordon Gekko''': Eeeh... Stai imparando, eeh!?
==Citazioni su ''Wall Street''==
*Pensate a ''Wall Street'' con Michael Douglas, quella è stata una apertura culturale alla [[cocaina]]. ([[Paolo Crepet]])
==Voci correlate==
*''[[Wall Street: il denaro non dorme mai]]'' (2010)
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Wall Street''|w=Wall Street (film)}}
[[Categoria:Film drammatici]]
[[Categoria:Film premi Oscar]]
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Alessandro Manzoni
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text/x-wiki
{{PDA}}
{{nota disambigua|redirect=Manzoni|titolo=[[Manzoni (disambigua)]]}}
[[Immagine:Francesco Hayez - Ritratto di Alessandro Manzoni.jpg|thumb|Alessandro Manzoni in un ritratto di [[Francesco Hayez]] (1841)]]
'''Alessandro Francesco Tommaso Manzoni''' (1785 – 1873), scrittore, poeta e drammaturgo italiano.
==Citazioni di Alessandro Manzoni==
*Alzarsi ogni mattina colle immagini vive del giorno innanzi davanti alla mente, scendere nello studio, tirar fuori dal cassetto dello scrittorio qualcuno di quei soliti [[Personaggio immaginario|personaggi]] {{NDR|de ''[[I promessi sposi]]''}}, disporli davanti a me come tanti burattini, osservarne le mosse, ascoltarne i discorsi, poi mettere in carta e rileggere, era per me un godimento così vivo come quello di una ''curiosità soddisfatta''.<ref group="fonte">Citato nella lettera di [[Giovanni Battista Giorgini]] a [[Ruggiero Bonghi]], Montignoso, 25 maggio 1882; riportato in [[Michele Scherillo]], ''Manzoni intimo'', vol. II, Ulrico Hoepli, Milano, 1923, pp. [https://archive.org/details/manzoniintimo01scheuoft/page/262/mode/2up?view=theater 262-263].</ref>
*''Come un forte inebriato | Il Signor si risvegliò''.<ref group="fonte">Da ''La resurrezione''; citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 487.</ref>
*''Dormi, o Celeste; i popoli | Chi nato sia non sanno''.<ref group="fonte">Da ''Il Natale''; citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 564.</ref>
*Essere [[Iniquità|iniquo]] con tutti non è concesso a nessuno [...].<ref group="fonte">Da ''D'una opinione moderna sulla bontà morale de' Longobardi'', in ''Opere varie'', Fratelli Rechiedei, Milano, 1881, p. [[s:Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/167|161]].</ref>
*[[Gola (ingordigia)|Gola]] e [[vanità]], due passioni che crescono con gli anni.<ref group="fonte">Citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 599.</ref>
*Gli spiriti aridi e stretti non le risguardano che come un giuoco d'immaginazione, dicendo che le [[Similitudine|similitudini]] non sono ragioni; anzi è il contrario; quando esse son giuste contribuiscono ad esprimere le analogie fra gli esseri, per quanto appaiono dissomiglianti; sono la rivelazione e l'espressione delle grandi armonie dell'universo, e quanto più i confronti risguardano oggetti disparati fra loro, tanto più esprimono relazioni elevate, poiché queste relazioni hanno la loro origine in una sfera tanto più elevata, quanto più si allargano sopra una vasta estensione.<ref group="fonte">Citato in Philippe Ernest Marquis de Beauffort, ''Un pellegrinaggio in Italia'', [https://books.google.it/books?id=iE0QAQAAIAAJ&pg=PA0 vol. 1], traduzione di Ignazio Cantù, Francesco Sanvito, Milano, 1857, pp. 60-61.</ref>
*Il pittore di [[ritratto|ritratti]] è come lo scrivano, obbligato a copiare l'altrui scritto, senza poterlo correggere quando è sbagliato.<ref group="fonte">Citato in [[Cesare Cantù]], ''Alessandro Manzoni. {{small|Reminiscenze}}'', Treves, Milano, 1882.</ref>
*Il principio, di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso mi sembra poter essere questo: che la poesia e la letteratura in genere debba proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo.<ref>Questa lettera fu pubblicata inizialmente nel 1846 senza il consenso di Manzoni; nel 1870 fu ripubblicata dall'autore, con varie modifiche al testo. La citazione in questione venne rimossa.</ref><ref group="fonte">Dalla ''Lettera sul romanticismo a Cesare D'Azeglio'', 22 settembre 1823.</ref>
*{{NDR|[[Lecco]]}} La giacitura della riviera, i contorni, e le viste lontane tutto concorre a renderlo un paese che chiamerei uno dei più belli del mondo, se avendovi passata una gran parte della infanzia e della puerizia, e le vacanze autunnali della prima giovinezza, non riflettessi che è impossibile dare un giudizio spassionato dei paesi a cui sono associate le memorie di quegli anni.<ref group="fonte">Da ''Il principio del Romanzo nella prima minuta'', in ''Brani inediti dei Promessi Sposi'', a cura di Giovanni Sforza, Ulrico Hoepli, Milano, 1905, [https://archive.org/details/opere2manz/page/552/mode/2up?q=giacitura p. 552].</ref>
*Liberi non sarem se non siamo uni.<ref group="fonte">Da ''Il proclama di Rimini''; citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 377.</ref>
*Per tutta Italia si scrive e si parla una lingua comune. E quegli stessi che ne fanno questione e ricerca, come lo fanno di grazia? Scrivendo in questa lingua medesima. Non è questo un imitar quel valent'uomo che girava affannato sulla sua cavalcatura in traccia appunto di essa? O quell'altro che s'era fatto portare il lume per vederci a battere il fuoco?<ref group="fonte">Da ''Opere inedite o rare'', a cura di R. Bonghi, Milano,1891, vol. IV, pp. 40-43; citato in [[Denis Mack Smith]], ''Il Risorgimento italiano. {{small|Storia e testi}}'', Gius. Laterza & Figli, 1968, edizione Club del Libro, 1981, p. 66.</ref>
*Più si considera, più si studia un'azione storica suscettibile d'essere resa drammaticamente, e più si scoprono legami tra le sue diverse parti, più si coglie nel suo insieme una ragione semplice e profonda. Vi si distingue infine un carattere particolare, direi quasi individuale, qualche cosa di esclusivo e di proprio, che la rende quale essa è. Si sente sempre più che occorrevano tali costumi, tali istituzioni, tali circostanze per condurre ad un tale risultato, e tali caratteri per produrre tali atti; che occorreva che le passioni che vediamo in gioco, e le imprese in cui le vediamo impegnate, si succedessero nell'ordine e nei limiti che ci sono dati come l'ordine e i limiti di quelle stesse imprese.<br>Donde viene l'attrazione che noi proviamo a considerare una tale azione? perché la troviamo non soltanto verisimile, ma interessante? Il fatto è che noi ne scorgiamo le cause reali; il fatto è che noi seguiamo, allo stesso passo, il cammino dello spirito umano e quello degli avvenimenti particolari presenti alla nostra immaginazione. Noi scopriamo, in una serie data di fatti, una parte della nostra natura e del nostro destino: finiamo per dire dentro di noi: In tali circostanze, mediante simili mezzi, con simili uomini, le cose dovevano accadere così.<ref group="fonte">Dalla ''Lettera a M. Chauvet'', traduzione di Guido Baldi; citato in Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti e Giuseppe Zaccaria, ''Manzoni e Leopardi'', in ''Moduli di letteratura'', Paravia, Torino, 2002. ISBN 88-395-3074-6.</ref>
*Quando esce in campo una dizione nuova, strana, la qual non pretenda se non fare il medesimo uffizio che già è fatto da un'altra, convien ributtarla, soffocarla, non lasciarla allignare, se si può [...] Poiché ella viene a mettere in forse il certo, a intorbidare il chiaro, a render difficile ciò che non era, a metter contrasto dov'era consenso...<ref group="fonte">Da ''Sentir messa'', introduzione e appendici critiche di Domenico Bulferetti, Bottega di Poesia, Milano, 1923, p. 52.</ref>
*[...] ''quella cieca | famosa [[Ghigliottina|falce]], che trovò l'acuto | Gallico ingegno, onde accorciar con arte | la troppo lunga in pria strada di Lete.''<ref group="fonte">Da ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000266 Sermone I: A Gio.batta Pagani]'', in ''Tutte le poesie, 1797-1872'', a cura di Gilberto Lonardi e Paola Azzolini, Marsilio, Venezia, 1992.</ref>
*''Salve, o Divino a cui largì natura | il cor di [[Dante]] e nel suo Duca il canto: | Questo fia il grido dell'età ventura, | Ma l'età che fu tua tel dice il canto''.<ref group="fonte">In epigrafe a ''Poesie'' di [[Vincenzo Monti]], tip. B. Virzì, Palermo, 1855.</ref>
*[...] [[Sigismondo Boldoni]] scrittore riputatissimo ai suoi tempi, e che forse avrebbe acquistato un nome più esteso e più autorevole anche presso ai posteri se non fosse morto all'uscire della giovinezza, e sopra tutto se quei pochi anni gli avesse vissuti in un secolo, in cui fosse stato possibile concepire nuove idee d'una precisione e d'una importanza perpetua, e per esporle, trovare quello stile che vive.<ref group="fonte">Da ''Fermo e Lucia'', [[:s:Fermo e Lucia/Tomo Quarto/Cap I|IV, 1]].</ref>
*''Sì, quel Dio che nell'onda vermiglia | chiuse il rio che inseguiva Israele, | quel che in pugno alla maschia [[Giaele]] | pose il maglio, ed il colpo guidò.''<ref group="fonte" name=Marzo/>
*''Soffermati sull'arida sponda, | vòlti i guardi al varcato Ticino, | tutti assorti nel novo destino, | certi in cor dell'antica virtù, | han [[Giuramenti dalle poesie|giurato]]: Non fia che quest'onda | scorra più tra due rive straniere: | non fia loco ove sorgan barriere | tra l'Italia e l'Italia, mai più!''<ref group="fonte" name=Marzo>Da ''[[s:Marzo 1821|Marzo 1821]]''.</ref>
*Trovo la cosa la più inutile la [[diplomazia]]. Gli [[ambasciatore|ambasciatori]] non sono che spie messe a origliare nelle anticamere di quelle potenze che si chiamano amiche.<ref group="fonte">Da ''Lettere: {{small|in gran parte inedite}}'', Nistri, Pisa, 1875.</ref>
*''[[Urania (mitologia)|Urania]] al suo diletto | Pindaro li cantò. Perché di tanto | Degnò la Dea l'alto poeta e come, | Dirò da prima; indi i celesti accenti | Ricorderò, se amica ella m'ispira.''<ref group="fonte">Da ''Urania'', vv. 44-48.</ref>
==''Adelchi''==
===[[Incipit]]===
;ATTO PRIMO
;SCENA PRIMA
Palazzo reale in Pavia
DESIDERIO, ADELCHI, VERMONDO
VERMONDO
O mio re Desiderio, e tu del regno<br />Nobil collega, Adelchi; il doloroso<br />Ed alto ufizio che alla nostra fede<br />Commetteste, è fornito. All'arduo muro<br />Che Val di Susa chiude, e dalla franca<br />La longobarda signoria divide,<br />Come imponeste, noi ristemmo; ed ivi,<br />Tra le franche donzelle, e gli scudieri,<br />Giunse la nobilissima Ermengarda;<br />E da lor mi divise, ed alla nostra<br />Fida scorta si pose. I riverenti<br />Lunghi commiati del corteggio, e il pianto<br />Mal trattenuto in ogni ciglio, aperto<br />mostrar che degni eran color d'averla<br />Sempre a regina, e che de' Franchi stessi<br />Complice alcuno in suo pensier non era<br />Del vil rifiuto del suo re; che vinti<br />Tutti i cori ella avea, trattone un solo.<br />Compimmo il resto della via. Nel bosco<br />Che intorno al vallo occidental si stende,<br />La real donna or posa: io la precorsi,<br />L'annunzio ad arrecar.
===Citazioni===
*''Il forte si mesce col vinto nemico, | col nuovo signore rimane l'antico; | l'un popolo e l'altro sul collo vi sta. | Dividono i servi, dividon gli armenti; | si posano insieme sui campi cruenti | d'un volgo disperso che nome non ha.'' (coro: atto III, vv. 61-66)
*''Gli [[morte|estinti]], Ansberga, | talor de' vivi son più forti assai.'' (Ermengarda: atto IV, scena I, vv. 111-2)
*''Amor tremendo è il mio. | Tu nol conosci ancora; oh! tutto ancora | non tel mostrai; tu eri mio: secura | nel mio gaudio io tacea; né tutta mai | questo labbro pudico osato avria | dirti l'ebbrezza del mio cor segreto.'' (Ermengarda: atto IV, scena I, vv. 148-153)
*''Sparsa le trecce morbide | Sull'affannoso petto, | Lenta le palme, e rorida | Di morte il bianco aspetto, | Giace la pia, col tremolo | Sguardo cercando il ciel.'' (coro: atto IV, scena I)
*''Come rugiada al cespite | Dell'erba inaridita, | Fresca negli arsi calami | Fa rifluir la vita''. (coro: atto IV)
*''Gran segreto è la vita, e nol comprende | che l'ora estrema.'' (atto V, scena VIII, vv. 342-3)
*''Godi che re non sei, godi che chiusa | all'oprar t'è ogni via: loco a gentile, | ad innocente opra non v'è: non resta | che far torto, o patirlo. Una feroce | forza il mondo possiede, e fa nomarsi | dritto: la man degli avi insanguinata | seminò l'ingiustizia; i padri l'hanno | coltivata col sangue; e ormai la terra | altra messe non dà.'' (atto V, scena VIII, vv. 351-9)
*''Le vie di Dio son molte, | Più assai di quelle del mortal.''
*''Quella via, | Su cui ci pose il ciel, correrla intera | Convien, qual ch'ella sia, fino all'estremo.''
*''Il mio cor m'ange, Anfrido: ei mi comanda | alte e nobili cose; e la fortuna | mi condanna ad inique''
===Citazioni su ''Adelchi''===
*Ho per le mani un soggetto di tragedia al quale desidero dedicarmi senza indugio per terminarlo nell'inverno, se posso... è la caduta del Regno dei Longobardi, o per dir meglio della dinastia longobarda, e la sua estinzione nella persona d'Adelchi ultimo re con Desiderio suo padre. (Manzoni in una lettera a [[Claude Fauriel]], 17 ottobre 1820)
*Ella vede come son condotte senza alcun riguardo agli effetti; agli usi, al comodo della scena: molteplicità di personaggi, lunghezza spropositata, parlate inumane pei polmoni, e ancor più per gli orecchi, variazione e slegamento, pochissimo di quel che s'intende comunemente per azione, e un procedere di questa lento, obliquo, a sbalzi; tutto ciò insomma che può rendere diffìcile e odiosa la rappresentazione, v'è riunito come a bello studio. (Manzoni ad [[Attilio Zuccagni-Orlandini]], regio censore degli spettacoli a Firenze, aprile 1828)
*Adelchi una Musa ce l'ha, perché sembra che sia Dio a soffiargli nelle orecchie e nel cuore titanismo e passione.<ref group="fonte">Citato in ''Adelchi'', a cura di Alberto Giordano, Rizzoli, Milano.</ref> ([[Carmelo Bene]])
==''Del romanzo storico''==
===[[Incipit]]===
Il romanzo storico va soggetto a due critiche diverse, anzi direttamente opposte; e siccome esse riguardano, non già qualcosa d'accessorio, ma l'essenza stessa d'un tal componimento; così l'esporle e l'esaminarle ci pare una bona, se non la migliore maniera d'entrare, senza preamboli, nel vivo dell'argomento.<br>
Alcuni dunque si lamentano che, in questo o in quel romanzo storico, in questa o in quella parte d'un romanzo storico, il vero positivo non sia ben distinto dalle cose inventate, e che venga, per conseguenza, a mancare uno degli effetti principalissimi d'un tal componimento, come è quello di dare una rappresentazione vera della storia.
===Citazioni===
*L'[[arte]] è arte in quanto produce, non un effetto qualunque, ma un effetto definitivo. E, intesa in questo senso, è non solo sensata, ma profonda quella sentenza, che il vero solo è bello; giacché il [[verosimile]] (materia dell'arte) manifestato e appreso come verosimile, è un vero, diverso bensì, anzi diversissimo dal reale, ma un vero veduto dalla mente per sempre o, per parlar con più precisione, irrevocabilmente: è un oggetto che può bensì esserle trafugato dalla dimenticanza, ma che non può esser distrutto dal disinganno. (I; p. 7)
*Non sarà fuor di proposito l'osservare che, anche del verosimile la storia si può qualche volta servire, e senza inconveniente, perché lo fa nella buona maniera, cioè esponendolo nella sua forma propria, e distinguendolo così dal reale. E lo può fare senza che ne sia offesa l'unità del racconto, per la ragione semplicissima che quel verosimile non entra a farne parte. (I; p. 9)
*È una parte della miseria dell'uomo il non poter conoscere se non qualcosa di ciò che è stato, anche nel suo piccolo mondo; ed è una parte della sua nobiltà e della sua forza il poter congetturare al di là di quello che può sapere. La storia, quando ricorre al verosimile, non fa altro che secondare o eccitare una tale tendenza. Smette allora, per un momento, di raccontare, perché il racconto non è, in quel caso, l'istrumento bono, e adopra in vece quello dell'induzione: e in questa maniera, facendo ciò che è richiesto dalla diversa ragione delle cose, viene anche a fare ciò che conviene al suo novo intento. (I; p. 9)
*Il verosimile,cessando di parer vero, poteva manifestare e esercitar liberamente la sua propria e magnifica virtù, poiché non veniva a incontrarsi in un medesimo campo col vero, il quale, o volere o non volere, ha anch'esso una sua ragione e una sua virtù propria e che opera indipendentemente da ogni convenzione in contrario. (I; p. 15)
*Non sempre ciò che vien dopo è [[progresso]]. (II; p. 29)
*Nel [[romanzo storico]], il soggetto principale è tutto dell'autore, tutto poetico, perché meramente verosimile. E l'intento e lo studio dell'autore è di rendere, per quanto può, e il soggetto, e tutta l'azione, tanto verosimile relativamente al tempo in cui è finta, che fosse potuta parer tale agli uomini di quel tempo, se il romanzo fosse stato scritto per loro. (II; p. 34)
*Non c'è il contrasto diretto tra il vero e il verosimile; e è senza dubbio un gran vantaggio; ma c'è ugualmente o la confusione dell'uno con l'altro, o la distinzione tra di essi. Anzi c'è, in proporzioni variabilissime, ma inevitabilmente, e confusione e distinzione, come s'è dimostrato, forse più del bisogno, nella prima parte di questo scritto. (II; pp. 34-35)
==''Dell'invenzione''==
*E [[Difficoltà|difficile]], in qualunque grado, vuol sempre dire possibile. (p. [[s:Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/379|373]])
*Il [[raziocinio]] è un lume che uno può accendere, quando vuole obbligar gli altri a vedere, e può soffiarci sopra, quando non vuol più veder lui. (p. [[s:Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/397|391]])
*Non basta aver che fare con degli avversari che abbiano [[Ragione e torto|torto]]: bisogna aver [[Ragione e torto|ragione]]. (p. [[s:Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/404|398]])
==''I promessi sposi''==
{{Vedi anche|I promessi sposi}}
==''Il cinque maggio''==
===[[Incipit]]===
''Ei {{NDR|[[Napoleone Bonaparte]]}} fu. Siccome immobile,<br />dato il mortal sospiro,<br />stette la spoglia immemore<br />orba di tanto spiro,<br />così percossa, attonita<br />la terra al nunzio sta,<br /><br />muta pensando all'ultima<br />ora dell'uom fatale;<br />né sa quando una simile<br />orma di piè mortale<br />la sua cruenta polvere<br />a calpestar verrà.''
===Citazioni===
*''Fu vera [[gloria]]? Ai [[posterità|posteri]] | l'ardua sentenza''. ([[s:Il cinque maggio#Fu vera gloria|vv. 31-32]])
*''Tutto ei {{NDR|[[Napoleone Bonaparte]]}} provò: la gloria | maggior dopo il periglio | la fuga e la vittoria | la reggia e il tristo esiglio | due volte nella polvere | due volte sull'altar. | Ei si nomò: due secoli, | l'un contro l'altro armato, | sommessi a lui si volsero, | come aspettando il fato; | ei fe' silenzio, ed arbitro | s'assise in mezzo a lor.'' ([[s:Il cinque maggio#Tutto ei provò|vv. 43-54]])
*''Bella Immortal! benefica | [[Fede]] ai trionfi avvezza!''<ref group="fonte">Citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 486.</ref> ([[s:Il cinque maggio#Bella Immortal|vv. 97-98]])
*''Il Dio che atterra e suscita, | Che affanna e che consola''. ([[s:Il cinque maggio#Il Dio che atterra e suscita|vv. 105-106]])
===Citazioni su ''Il cinque maggio''===
*''Un cantico | Che forse non morrà''.<ref group="fonte">Citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 547.</ref> ([[s:Il cinque maggio#un cantico|vv. 23-24]])
==''Il conte di Carmagnola''==
===[[Incipit]]===
{{centrato|''Sala del Senato, in Venezia.''<br>IL DOGE ''e'' SENATORI ''seduti''.}}
<poem>'''Il Doge''': È giunto il fin de' lunghi dubbi, è giunto,
nobiluomini, il dì che statuito
fu a risolver da voi. Su questa lega,
a cui Firenze con sì caldi preghi
incontro il Duca di Milan c'invita,
oggi il partito si porrà. Ma pria,
se alcuno è qui cui non sia noto ancora
che vile opra di tenebre e di sangue
sugli occhi nostri fu tentata, in questa
stessa Venezia, inviolato asilo
di giustizia e di pace, odami: al nostro
deliberar rileva assai che' alcuno
qui non l'ignori. Un fuoruscito al Conte
di Carmagnola insidiò la vita;
fallito è il colpo, e l'assassino è in ceppi.</poem>
===Citazioni===
*'''Fortebraccio''': ''Sì, la [[prudenza]] è la virtù dei vecchi: | ella cresce cogli anni, e tanto cresce | che alfin diventa...''<br>'''Pergola''': ''Ebben, dite.''<br>'''Fortebraccio''': ''Paura; | poi che volete ad ogni modo udirlo.'' (atto secondo, scena III; p. [[s:Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/238|232]])
*''I fratelli hanno ucciso i fratelli: | Questa orrenda novella vi do''. (coro: atto II)
*''S'ode a destra uno squillo di tromba; | A sinistra risponde uno squillo''. (coro: atto II)
*''Ahi sventura! sventura! sventura!'' (coro: atto II)
==''In morte di Carlo Imbonati''==
*''Deh! vogli | la via segnarmi, onde toccar la cima | io possa, o far che, s'io cadrò su l'erta, | dicasi almen: su l'orma propria ei giace''. ([[s:In morte di Carlo Imbonati#203|203-206]])
*''Il santo Vero | Mai non tradir; né proferir mai verbo ! Che plauda al vizio o la virtù derida''.<ref group="fonte">Citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 445.</ref>
*{{NDR|Su [[Omero]]}} ''Quel sommo | D'occhi cieco, e divin raggio di mente, | Che per la [[Grecia]] mendicò cantando''.<ref group="fonte">Citato in Giuseppe Fumagalli, ''Chi l'ha detto?'', p. 408.</ref>
==''La Passione''==
===[[Incipit]]===
''<poem>O tementi dell'ira ventura,
Cheti e gravi oggi al tempio moviamo,
Come gente che pensi a sventura,
Che improvviso s'intese annunziar.
Non s'aspetti di squilla il richiamo;
Nol concede il mestissimo rito:
Qual di donna che piange il marito,
È la veste del vedovo altar.</poem>''
===Citazioni===
*''S'ode un carme: l'intento Isaia | Proferì questo sacro lamento, | In quel dì che un divino spavento | Gli affannava il fatidico cor''.
*{{NDR|[[Gesù]]}} ''Egli è il Giusto, che i vili han trafitto, | Ma tacente, ma senza tenzone; | Egli è il Giusto; e di tutti il delitto | Il Signor sul suo capo versò''.
*''Disse [[Dio|Iddio]]: Qual chiedete sarà. | E quel Sangue dai padri imprecato | Sulla misera prole ancor cade, | Che, mutata d'etade in etade, | Scosso ancor dal suo capo non l'ha''.
===[[Explicit]]===
''<poem>E tu, [[Maria|Madre]], che immota vedesti
Un tal Figlio morir sulla croce,
Per noi prega, o regina de' mesti,
Che il possiamo in sua gloria veder;
Che i dolori, onde il secolo atroce
Fa de' buoni più tristo l'esiglio,
Misti al santo patir del tuo Figlio,
Ci sian pegno d'eterno goder.</poem>''
==''La Pentecoste''==
*''Madre de' Santi, immagine | Della città superna, | Del sangue incorruttibile | Conservatrice eterna; | Tu che, da tanti secoli, | Soffri, combatti e preghi, | Che le tue tende spieghi | Dall'uno all'altro mar; || Campo di quei che sperano; | [[Chiesa cattolica|Chiesa]] del Dio vivente,'' [...]. (vv. 1-10)
*''Perché, baciando i pargoli, | La schiava ancor sospira? | E il sen che nutre i liberi | Invidïando mira? | Non sa che al regno i miseri | Seco il Signor solleva? | Che a tutti i figli d'Eva | Nel suo dolor pensò?'' (vv. 65-72)
*''Doni con volto amico, | Con quel tacer pudico, | Che accetto il don ti fa.'' (vv. 126-128)
==''Osservazioni sulla morale cattolica''==
===[[Incipit]]===
Questo scritto è destinato a difendere la morale della Chiesa cattolica dall'accuse che le sono fatte nel Cap. CXXVII della Storia delle Repubbliche Italiane del medio evo.
===Citazioni===
*[...] il vero male per l'uomo non è quello che soffre, ma quello che fa [...]. ([[s:Osservazioni sulla morale cattolica/Capitolo III#il vero male|cap. III]])
*Il [[dubbio]] parziale e accidentale limita la scienza: il dubbio universale e necessario la nega. ([[s:Osservazioni sulla morale cattolica/Appendice al capitolo terzo|appendice al cap. III]])
*[...] è un giudizio della più rea e stolta temerità l'affermare d'alcun uomo vivente, che non lo sia, l'escluderne uno solo dalla speranza nelle ricchezze delle misericordie di Dio. ([[s:Osservazioni sulla morale cattolica/Capitolo VII|cap. VII]])
*La [[maldicenza]] rende peggiore chi parla e chi ascolta, e per lo più anche chi n'è l'oggetto.<ref>{{Cfr}} [[Cesare Cantù]], ''Attenzione!'': «La maldicenza rende peggiore chi la usa, chi la ascolta, e talora anche chi n'è l'oggetto».</ref> ([[s:Osservazioni sulla morale cattolica/Capitolo XIV|cap. XIV]])
*''La [[modestia]] è una delle più amabili doti dell'uomo superiore''. Verissimo; anzi s'osserva comunemente che la modestia cresce in proporzione della superiorità: e questo si spiega benissimo con l'idee della religione. La superiorità non è altro che un grande avanzamento nella cognizione e nell'amore del vero: la prima rende l'uomo umile, e il secondo lo rende modesto. ([[s:Osservazioni sulla morale cattolica/Capitolo XVII|cap. XVII]])
==''Pensieri sparsi''==
*Le [[Ingiuria|ingiurie]] hanno un gran vantaggio sui ragionamenti, ed è quello di essere ammesse senza prova da una moltitudine di lettori. (V, 2)
*Uno dei tormenti degli uomini d'ingegno è che quando una [[verità]] è stata detta essi prevedono che finirà a prevalere, e intanto devono assistere alla lunga nojosa insopportabile guerra che le si fa, devono vedere la maraviglia e le risa di coloro che la trattano da paradosso. La cosa va per lo più tanto in lungo che quella verità stessa, se non è della più alta importanza, a forza di essere ripetuta nella questione, finisce ad annojare. (IX, 2)
*[...] una guerra difensiva di chi ha ragione è buona; ma non può esistere se non colla condizione d'una guerra ingiusta; non si può applicare ad entrambe la qualificazione buono. (XII)
*Bisogna cominciare a dire (per quanto si può staccar cosa da cosa) le verità che non urtino di fronte le opinioni false predominanti: dirne molte molte di queste verità: il criterio si muta, le disposizioni intellettuali si mutano, e gli elementi di comparazione e di giudizio si moltiplicano nell'universale, e si arriva a segno che quelli ai quali una verità tale detta tempo innanzi avrebbe mossa una indegnazione irriflessiva, irrazionale, la ricevono con gioia, e par loro che l'avrebbero trovata, fors'anche che già la conoscevano. (XVII, 2)
==''Storia della colonna infame''==
===[[Incipit]]===
La mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d'un cavalcavia che allora c'era sul principio di via della Vetra de' Cittadini, dalla parte che mette al corso di porta Ticinese (quasi dirimpetto alle colonne di san Lorenzo), vide venire un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, ''sopra la quale'', dice costei nella sua deposizione, ''metteva su le mani, che pareua che scrivesse''. Le diede nell'occhio che, entrando nella strada, ''si fece appresso alla muraglia delle case, che è subito dopo voltato il cantone, e che a luogo a luogo tiraua con le mani dietro al muro. All'hora'', soggiunge, ''mi viene in pensiero se a caso fosse un poco uno de quelli che, a' giorni passati, andauano ongendo le muraglie.'' Presa da un tal sospetto, passò in un'altra stanza, che guardava lungo la strada, per tener d'occhio lo sconosciuto, che s'avanzava in quella; ''et viddi, dice, che teneua toccato la detta muraglia con le mani.'' ([[s:Storia della colonna infame/Capitolo I|Incipit]])
===Citazioni===
*Ma la menzogna, l'abuso del potere, la violazion delle leggi e delle regole più note e ricevute, l'adoprar doppio peso e doppia misura, son cose che si posson riconoscere anche dagli uomini negli atti umani; e riconosciute, non si posson riferire ad altro che a passioni pervertitrici della volontà. (''Introduzione''; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/757|751]])
*Ci par di vedere la natura umana spinta invincibilmente al male da cagioni indipendenti dal suo arbitrio, e come legata in un sogno perverso e affannoso, da cui non ha mezzo di riscotersi, di cui non può nemmeno accorgersi. (''Introduzione''; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/758|752]])
*Noi, proponendo a lettori pazienti di fissar di nuovo lo sguardo sopra orrori già conosciuti, crediamo che non sarà senza un nuovo e non ignobile frutto, se lo sdegno e il ribrezzo che non si può non provarne ogni volta, si rivolgeranno anche, e principalmente, contro passioni che non si posson bandire, come falsi sistemi, né abolire, come cattive istituzioni, ma render meno potenti e meno funeste, col riconoscerle ne' loro effetti, e detestarle. (''Introduzione''; 1840, p. 752)
*L'operar senza regole è il più faticoso e difficile mestiere di questo mondo. (cap. II; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/771|765]])
*Non si lavora a fare e a ritagliar finimenti al cavallo che si vuol lasciar correre a suo capriccio; gli si leva la briglia, se l'ha. (cap. II; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/774|768]])
*[...] è men male l'agitarsi nel [[dubbio]], che il riposar nell'errore [...]. (cap. II; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/780|774]])
*Non dico [...], per non affermar troppo più di quello che so; benché, dicendolo, non temerei d'affermar più di quello che è. (cap. II; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/781|775]])
*Ciò ch'essi chiamavano arbitrio, era in somma la cosa stessa che, per iscansar quel vocabolo equivoco e di tristo suono, fu poi chiamata poter discrezionale: cosa pericolosa, ma inevitabile nell'applicazion delle leggi, e buone e cattive; e che i savi legislatori cercano, non di togliere, che sarebbe una chimera, ma di limitare ad alcune determinate e meno essenziali circostanze, e di restringere anche in quelle più che possono. (cap. II; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/783|777]])
*Viene, nelle cose grandi, come nelle piccole, un momento in cui ciò che, essendo accidentale e fattizio, vuol perpetuarsi come naturale e necessario, è costretto a cedere all'esperienza, al ragionamento, alla sazietà, alla moda, a qualcosa di meno, se è possibile, secondo la qualità e l'importanza delle cose medesime; ma questo momento dev'esser preparato. (cap. III; 2001, p. 113)
*E non paia strano di vedere un tribunale farsi seguace ed emulo d'una o di due donnicciole; giacché, quando s'è per la strada della passione, è naturale che i più ciechi guidino. Non paia strano il veder uomini i quali non dovevan essere, anzi non eran certamente di quelli che vogliono il male per il male, vederli, dico, violare così apertamente e crudelmente ogni diritto; giacché il credere ingiustamente, è strada a ingiustamente operare, fin dove l'ingiusta persuasione possa condurre; e se la coscienza esita, s'inquieta, avverte, le grida d'un pubblico hanno la funesta forza (in chi dimentica d'avere un altro giudice) di soffogare i rimorsi; anche d'impedirli. (cap. III; 2001, p. 120)
*Spegnere il lume è un mezzo opportunissimo per non veder la cosa che non piace, ma non per veder quella che si desidera. (cap. IV; 2001, p. 147)
*Ma il mantello dell'iniquità è corto; e non si può tirarlo per ricoprire una parte, senza scoprirne un'altra. (cap. IV; 1840, p. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/825|819]])
*Così dal [[Paolo Sarpi|Sarpi]], senza citarlo punto, prende il [[Pietro Giannone|Giannone]] molti brani, e tutta l'orditura d'una sua digressione; come mi fu fatto osservare da una dotta e gentile persona. E chi sa quali altri furti non osservati di costui potrebbe scoprire chi ne facesse ricerca; ma quel tanto che abbiam veduto d'un tal prendere da altri scrittori, non dico la scelta e l'ordine de' fatti, non dico i giudizi, l'osservazioni, lo spirito, ma le pagine, i capitoli, i libri, è sicuramente, in un autor famoso e lodato, quel che si dice un fenomeno. Sia stata, o sterilità, o pigrizia di mente, fu certamente rara, come fu raro il coraggio; ma unica la felicità di restare, anche con tutto ciò (fin che resta), un grand'uomo. (cap. VII; 1840, pp. [[s:Pagina:I promessi sposi (1840).djvu/867|861]]-862)
*Sarebbe uno di que' casi tristi e non rari, in cui uomini tutt'altro che inclinati a mentire, volendo levar la forza a qualche errore pernicioso, e temendo di far peggio col combatterlo di fronte, hanno creduto bene di dir prima la [[verità e bugia|bugia]], per poter poi insinuare la [[verità e bugia|verità]]. (cap. VII; 2001, p. 201)
===Citazioni su ''Storia della colonna infame''===
*Qualche anno dopo aver finito gli studi, mi capitò inopinatamente fra le mani una copia de ''La colonna infame''. La lessi, ne rimasi incuriosito, colpito, addirittura turbato. Avvenne in me un risveglio di attenzione. Ma era possibile che quel baciapile di Manzoni avesse scritto quell'opera così profonda, che scandagliava l'animo umano nei suoi meandri più nascosti, che rappresentava la drammaticità e le contraddizioni dell'esistenza, con acutezza e sguardo critico? ([[Andrea Camilleri]])
*Lo scritto rappresenta come un fiume carsico che pervade tutta l'opera del Manzoni, con la sua essenzialità e la sua tragicità. ([[Andrea Camilleri]])
==''Strofe per una prima Comunione''==
===[[Incipit]]===
Mia cara Vittoria,
La tua lettera mi reca una di quelle vive consolazioni, che il Signore serba talvolta, a quelli che ha più severamente visitati. Sì, mia Vittoria, il sentimento che hai dell'inneffabile grazia che ti prepari a ricevere, mi dà la soave fiducia che essa sarà per te un principio di grazie continue, di non interrotte benedizioni.
===Citazioni===
*Chi ti ha dato il comando ti promette egli il soccorso.
*Confida tanto più, quanto più ti senti debole, perché il Signore non manca a chi si conosce e prega.
==''Il nome di Maria''==
===[[Incipit]]===
<poem>Tacita un giorno a non so qual pendice
Salia d'un fabbro nazaren la sposa;
Salia non vista alla magion felice
D'una pregnante annosa;
E detto salve a lei, che in reverenti
Accoglienze onorò l'inaspettata,
Dio lodando, esclamò: Tutte le genti
mi chiameran beata.</poem> ([[s:Inni sacri/Il nome di Maria|Incipit]])
===Citazioni===
*''O Vergine, o Signora, o Tuttasanta, | Che bei nomi ti serba ogni loquela! | Più d'un popol superbo esser si vanta | in tua gentil tutela''. (vv. 37-40)
*''Tu pur, beata, un dì provasti il pianto; | Né il dì verrà che d'oblianza il copra; | Anco ogni giorno se ne parla; e tanto | Secol vi corse sopra''. (vv. 57-60)
===[[Explicit]]===
<poem>Deh! a Lei volgete finalmente i preghi,
Ch'Ella vi salvi, Ella che salva i suoi;
E non sia gente né tribù che neghi
Lieta cantar con noi:
Salve, o degnata del secondo nome,
O Rosa, O Stella ai periglianti scampo;
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.</poem>
===Citazioni su ''Il nome di Maria''===
*[[Maria (madre di Gesù)|Maria]] è non solo la pietosa degli affanni altrui, ma anche la bella, la potente, la forte: però si ricorre a lei, sicuri d'essere validamente aiutati nelle avversità della vita e nella lotta contro il male e le passioni che più facilmente ci conducono a rovina. E ciò ci si dice non perché non sia chiarissima, ma perché della convenienza di questa chiusa altri, senza intenderne il vero, ha mostrato dubitare. ([[Alfonso Bertoldi]])
==[[Incipit]] di ''Del trionfo della libertà''==
<poem>Coronata di rose e di viole
Scendea di Giano a rinserrar le porte
La bella Pace pel cammin del sole,<ref>Carlo Romussi scrive in nota: "La pace di Luneville firmata a' 9 febbrajo 1801. L'imagine del più puro classicismo rivela nel giovinetto lo studioso delle costumanze dell'antica Roma, dove, terminata una guerra, si chiudevano le porte del tempio di Giano".</ref>
E le spade stringea d'aspre ritorte,
E cancellava con l'orme divine
I luridi vestigi de la morte;
E la canizie de le pigre brine
Scotean dal dorso, e de le verdi chiome
Si rivestian le valli e le colline;<ref>Carlo Romussi riporta in nota: "Cominciava allora la primavera, che viene descritta ad imitazione di Orazio nella famosa ode a Torquato. Scrivendo nella primavera del 1801, Manzoni contava sedici anni, essendo nato ai 7 marzo 1785".</ref>
Quand'io fui tratto in parte, io non so come,<ref>Carlo Romussi scrive in nota: "Imita Dante nell'ignorare il modo col quale fu trasportato dove vide la gran luce: «''I' non so ben ridir com' io v'entrai''»".</ref>
Io non so con qual possa, o con quai piume,
Quasi sgravato da le terree some.</poem>
==Citazioni su Alessandro Manzoni==
*A confessione di tutti, cattolici o no, nessuno nella letteratura italiana del nostro secolo ha stampato ''più vasta orma'' di Alessandro Manzoni. In tutte le opere sue rifulge il sentimento Cristiano più puro e si affermano i principi cattolici apertamente. Cantò i Misteri della religione, ne difese con potente dialettica la morale, e questa morale seguì nella pratica di una lunga vita intemerata. Pure, quel partito lo ha per lungo tempo reietto o negletto. Da prima ne calunniarono le intenzioni e nel romanzo cercarono (come essi dicevano) i germi deleteri del [[liberalismo]] ed osarono contrapporgli altri romanzi, utili forse in qualche modo come repertori di lingua, ma che non faranno mai né pensare né battere il cuore. Né, tanti anni dopo morto, si son chetati ancora: non gridano più, ma non si danno per vinti. In un periodico, che è insieme loro espressione ed ispirazione, pochi anni fa leggemmo che «soltanto pochi illusi credettero che il Manzoni si fosse convertito davvero». ([[Ermenegildo Pistelli]])
*Alessandro Manzoni è considerato generalmente come un poeta calmo, sereno, d'una imperturbabile mitezza, come il poeta della pace e dell'armonia. [...]. Io oso affermare che Alessandro Manzoni è stato uno scrittore di combattimento, ed il suo spirito uno spirito audacemente novatore. La perfetta serenità della Musa manzoniana vela, sotto l'apparenza di una inalterata compostezza, l'ardimento del pensiero. ([[Gaetano Negri]])
*Alla [[modernità]] – all'illuminismo, alla Rivoluzione francese, alla scienza moderna e alla rivoluzione industriale – Manzoni contrappone la Provvidenza e il suo disegno imperscrutabile, che non può essere interrogato ma soltanto accettato; alla società atomizzata dei diritti individuali contrappone l'ordine gerarchico patriarcale; alla libertà di coscienza e di pensiero le virtù dell'obbedienza e della rassegnazione; al cittadino il suddito. ([[Fabrizio Rondolino]])
*Avvenne una volta ad Alessandro Manzoni, già vecchio, di trovarsi a passare per uno dei paesi che gli eruditi additano come l'originale di quello dei Promessi Sposi: Acquate, mi pare. Un contadino, mostrando a quell'ignoto forestiere le bellezze del villaggio, gli segnalò "la casa di Lucia". Interrogato, raccontò a modo suo la faccenda di Renzo e Lucia come fatto realmente accaduto molti anni avanti; non si sognava neppure di pensare che fosse un romanzo; ignorava l'esistenza di questo genere letterario; avrebbe per lo meno dato del matto a chi avesse voluto fargli credere che quella realtà era stata un'invenzione del vecchio forestiere. Qui lo straniamento dell'opera creata, dall'individuo creatore, era avvenuto in modo totale. Ma un primo grado di questo distacco si ha quando la conoscenza popolare, anche sapendo di aver a fare con un'opera di fantasia, dimentica il nome dell'autore. Ogni autore, se è saggio, deve desiderare con tutte le sue forze di essere in tal modo totalmente dimenticato come persona. ([[Massimo Bontempelli]])
*{{maiuscoletto|Chi}} voglia persuadersi che il Manzoni non è un «rassegnato» e che i ''Promessi Sposi'' non sono troppo passatisti, basta che li rilegga con l'attenzione che è dovuta a un libro difficile. Nessuno prende in mano la ''[[Divina Commedia]]'' sicuro di sé. Forse, se è un conferenziere di grido, si darà quell'aria spregiudicata che piace alle signore e coprirà di eleganti ironie le teste calve dei «dantisti» e dei «commentatori», come se lui non avesse bisogno dell'aiuto di codesti pedanti. Ma quando sono soli con se stessi, allora anche i conferenzieri e gli artisti e i poeti si degnano di studiare i commentatori poiché sanno quanto é facile farsi mettere in sacco da Dante. Coi ''Promessi Sposi'' invece tutti fanno a confidenza. In una divisione a orecchio da quasi tutti accettata, é oramai convenuto che la ''Divina Commedia'' è tra i libri difficili e i ''Promessi Sposi'' tra i facili. È un pregiudizio. ([[Ermenegildo Pistelli]])
*Il cristianesimo dell'autore spingeva a guardare verso il cielo, meno alla terra. La fede cristiana non aveva educato alla rassegnazione di fronte al gran gioco della storia? Manzoni non credeva alla forza delle rivolte. ([[Andrea Riccardi]])
*Il [[Giacomo Leopardi|{{maiuscoletto|Leopardi}}]] e il {{maiuscoletto|Manzoni}} {{sic|dànno}} nome ciascuno a un capitolo della nostra storia letteraria contemporanea. Accadde in entrambi la medesima cosa: ebbero, cioè, l'uno e l'altro una ''conversione letteraria'' e una ''conversione filosofica''. Nella prima tennero via parallela; nella seconda diametralmente opposta. Esordirono ambedue scrittori stranieri e mezzo infrancesati, e finirono schiettamente italiani e originali. L'uno, il {{maiuscoletto|Leopardi}}, cominciò con l'essere cristiano e non tardò quasi a divenire scettico: l'altro, il {{maiuscoletto|Manzoni}}, cominciò con l'essere scettico, o indifferente, e non tardò a divenire cristiano. ([[Clemente Benedettucci]])
*Il Manzoni, e qui sta l'essenza della sua azione, è un romantico che non si è fermato a mezzo, è un romantico che ha superato il [[romanticismo]]. Egli ha saputo portare alle estreme e logiche conseguenze la rivoluzione letteraria a cui aveva preso parte, e, se non in tutte, almeno nella più grande delle sue opere, ha studiato il mondo e la vita, quali a lui si presentavano nella realtà, portandoli direttamente così come li trovava, dal vero nel libro. ([[Gaetano Negri]])
*Il Manzoni, oltre che poeta sommo, fu anche poeta originalissimo. Pur tuttavia qualche cosa, specie per quel che riguarda la elocuzione e lo stile, derivò da' classici latini, primo di tutti [[Virgilio]], l'opera del quale studiò con lungo amore, e la grandezza fece manifesta in pagine di critica davvero meravigliose. Per gl' ''Inni'' poi, e non solo per essi, molti sono i concetti che trasse dagli Evangeli e, più largamente, da' biblici scrittori. ([[Alfonso Bertoldi]])
*Il potere, in se stesso, comunque lo si pratichi, comunque lo si cerchi, è un male. È stato Manzoni il primo, limpido assertore che agire la storia, fare la storia e non subirla è comunque rendersi complice di un male, diventare corresponsabili di un orrore. ([[Cesare Garboli]])
*La conversione del Manzoni non mosse da uno stato anteriore di assoluta incredulità o di ateismo. Egli era stato educato e nutrito nella filosofia del secolo XVIII, e seguiva perciò quelle dottrine del ''[[Sensismo]]'', che rappresentano la ''forma mentis'' del secolo: tutti, dal più al meno, con maggiore o minore intensità di colorito, chierici e laici, uomini così di scienza come di letteratura o di religione, furono allora sensisti: sensista era anche il padre Soave, il buon Barnabita, che fu maestro del Manzoni giovinetto. ([[Adolfo Faggi]])
*La disinvoltura linguistica del dialogo manzoniano cos'altro è se non il segno, la spia, di una religione indifferente alla realtà, alla realtà così com'è intesa dai romanzieri realisti? ([[Giorgio Bassani]])
*Manzoni gode con una virginale modestia un'anticipazione d'immortalità, e prossimo all'Olimpo dimentica la terra. ([[Giuseppe Guerzoni]])
*Nei ''Promessi sposi'', il Manzoni fa mangiare a Renzo, Tonio e Gervaso, andati all'osteria poco prima del «matrimonio a sorpresa», un gran piatto di polpette. E quando la madre, Giulia Beccaria, gli domandò il perché di tale scelta, don Lisander rispose: «Cara mamma, mi avete fatto mangiare fin da bambino tante di quelle polpette, che ho ritenuto giusto farle assaggiare anche ai personaggi del mio romanzo». ([[Cesare Marchi]])
*Quando il Manzoni, definendo la nazione, scriveva ''Una d'armi di lingua d'altare di memorie di sangue di cor'' compiva un macroscopico esercizio retorico senza alcun fondamento nella realtà. ([[Eugenio Scalfari]])
===[[Raffaello Barbiera]]===
*Alessandro Manzoni quando sentiva esaltare un libro domandava col suo fine sorriso canzonatore: ''lo [[Rilettura|rileggereste]]?''
*Com'è possibile accusare il Manzoni di pietismo (degenerazione della pietà religiosa) considerando la profonda tenerezza cristiana che irrora il cuore del poeta e gli strappa accenti giusti e soavi e potenti insieme?
*Il Manzoni vicino a [[Ugo Foscolo]] sembra un asceta a fianco di Lucifero; ma quanto più ribelle e più rivoluzionario nell'arte! Il Manzoni abbatté la statua della retorica, per riporvi quella della verità; e rinnovò il romanzo, rinnovò la tragedia, rinnovò l'ode, rinnovò la prosa.
===[[Paolo Bellezza]]===
*Aveva paura del dentista; epperò, quando aveva bisogno dell'opera sua, si faceva mettere a posto la chiave da lui, e si cavava il dente da sé.
*Dimostrossi il Manzoni precocemente avverso al matrimonio. A nove anni, trovandosi a un pranzo di gala, gli accadde di versare il bicchiere sulla tavola. «Sarete il primo maritato» — gridarono i commensali; e il fanciullo, alzando le manine in atto d'orrore: «me lo sono meritato!».
*Fanciullo «impressionabile,» ancora negli ultimi suoi anni conservava vivo nella fantasia il lugubre quadro dei Francesi che aveva veduto battere in ritirata davanti agli Austriaci. Nel collegio di Merate alcuni de' suoi compagni congiurarono contro di lui; altri in suo favore. Di ciò gli rimase per tutta la vita un sentimento d'antipatia per le combriccole, le congreghe, le consorterie, le società segrete.
*Il Manzoni possedeva in alto grado quella ch'egli chiama «la virtù dei vecchi» cioè la prudenza. Qualche atto anzi della sua carriera – p. es. l'aver aspettato a pubblicare l'ode ''Marzo 1821'' fino al 1848 farebbe pensare, secondo qualche critico, al seguito della citazione:<br><div style="text-align:center;">Ella cresce con gli anni, e tanto cresce<br>Che alfin diventa... paura</div>e parrebbe illustrare quel suo sonetto giovanile (1801), in cui si chiama «non audace.»
*Vecchio cadente, ben sentendo come il corpo e l'intelletto fossero esauriti, andava ripetendo agli amici: «Rido di me, piangendo».
===[[Natalia Ginzburg]]===
*Convulsionario era anche [[Eustachio Degola|Degola]]: e questo, probabilmente, creò fra Manzoni e Degola una reciproca comprensione.
*[[Enrichetta Blondel|Enrichetta]] e Alessandro Manzoni si sposarono a Milano nel febbraio del 1808. Si sposarono con il rito calvinista. Per sposarsi con il rito cattolico, egli avrebbe dovuto chiedere la dispensa, essendo lei di religione diversa nonostante il battesimo. Ma aveva fretta e quella dispensa trascurò di chiederla. Scrisse a [[Claude Fauriel|Fauriel]] che i preti si erano rifiutati di celebrare il suo matrimonio a causa della differenza di culto.
*I disegni di [[Francesco Hayez|Hayez]] non parvero soddisfacenti. Fu chiamato il francese Boulanger. Nemmeno di disegni di Boulanger furono giudicati con favore. Poi [[Massimo d'Azeglio|d'Azeglio]] venne con un certo pittore [[Francesco Gonin|Gonin]]. I disegni di Gonin, Manzoni li trovò bellissimi. Egli iniziò a scrivere a Gonin quasi giornalmente. «Mio caro Gonin». Furono fatti venire da Parigi degli incisori. Fu messa in piedi una piccola tipografia in via San Pietro dell'Orto.
===[[Giovanni Mestica]]===
*Del titolo di conte, che essendo ereditario nella sua famiglia poteva competergli, non volle mai saperne; e quando il governo austriaco nel 1816 agli aventi titoli di nobiltà prescrisse che, se volevano che fossero riconosciuti, li denunziassero ad esso, egli si guardò bene dal registrare il suo; e se qualcuno lo chiamava con quel titolo, «Che conte! (soleva esclamare) Io sono Alessandro Manzoni, e non altro.»
*È noto che il Manzoni non fu uomo d'azione, e che non avendo preso parte viva con atti estrinseci alle rivoluzioni fatte pel risorgimento nazionale dal 1814 in poi, non ebbe mai dall'Austria dominante in Lombardia delle gravi molestie, e tanto meno persecuzioni e tormenti, come altri moltissimi, e parecchi ancora de suoi amici; ond'egli, trovandosi un giorno in mezzo a un crocchio di questi, disse con affabile ironia: «Ho vergogna di vedermi tra voialtri io che unico non sono stato in prigione»: perché essi v'erano stati tutti.
*Nella terza delle [[Cinque giornate di Milano|cinque giornate {{NDR|di Milano}}]] segnò francamente il suo nome in un foglio diretto dai Milanesi al re [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]] per invocarne l'ajuto; ma poco dopo non volle sottoscrivere il plebiscito dell'unione della Lombardia col Piemonte, non già perché se la intendesse coi repubblicani, di tale unione fierissimi e clamorosi oppositori, ma perché temeva che ciò potesse guastare quella ch'egli chiamava la sua «bella utopia» dell'unità nazionale.
===[[Salvatore Silvano Nigro]]===
*La storia è un "immenso pelago di errori". La denuncia veniva dall'illuminismo giuridico. E da ''Dei delitti e delle pene'' di [[Cesare Beccaria]], in particolare. Tutti gli errori, Manzoni compendia nella storia morale e politica del Seicento: l'incertezza del diritto, la legislazione eccessivamente proliferante che a colpi di gride sopporta l'arbitrio dei potenti e la manipolazione dei causidici, l'impunità organizzata delle classi e delle consorterie (e persino della Chiesa), la cultura economica irresponsabile e monopolistica (che blocca la libera concorrenza e impone la demagogia del prezzo politico), la persecuzione dell'onestà disarmata. Il [[I promessi sposi|romanzo]] di Manzoni aggredisce l'errore nei suoi punti di perversione. Con sdegno, senz'altro. Ma anche con compassione: "[...] la morale cattolica rimuove le cagioni che rendono difficile l'adempimento di questi due doveri, odio all'errore, amore agli uomini".
*Ma don Lisander non era tipo da cedere e assecondare senza una sua convinzione. Nel progetto della [[Teresa Borri|moglie]] e del [[Stefano Stampa|figliastro]], lo allettava il proposito di un ritratto "conversato". Il quadro di [[Francesco Hayez|Hayez]] (oltre che far coppia con quello della seconda moglie) doveva infatti risultare in dialogo correttivo con l'immagine che dello scrittore in piedi sullo sfondo del lago di Como, nell'atto di stringere un libro e di guardare in alto assorto, un decennio prima avevano fissato su tela il Molteni e il [[Massimo d'Azeglio|d'Azeglio]]: «Non vollero ch'ei fosse ritratto con un libro in mano né coll'aria ispirata (come se non si fosse saputo ch'ei sapeva leggere e scrivere e ch'era un poeta ispirato), ma coll'aria calma di chi ascolta per poi parlare», precisava memorando il solito Stefano Stampa. Per donna Teresa e per il figliastro, quindi, la tabacchiera doveva stare al posto del libro. Però il sorriso dissimulato del Manzoni secondo Hayez, sembra dire altro a proposito dell'utensile.
*Manzoni aveva un deficiente senso degli affari. S'era convinto di riuscire a scoraggiare le contraffazioni e le speculazioni degli editori, con la proposta di un'edizione illustrata del [[I promessi sposi|romanzo]] che fosse di difficile riproduzione. Ci rimise gran parte del patrimonio. In compenso si concesse un'originalissima ristrutturazione testuale dell'opera. Si occupò dell'impaginazione tipografica. Decise la sceneggiatura illustrativa. Dettò le vignette ai disegnatori, e le corresse. I soggetti «furono tutti scelti e fissati da lui», scrisse l'illustratore [[Francesco Gonin|Gonin]] a [[Stefano Stampa]], in una lettera del 9 marzo 1885: «dovendosi intercalare nel testo, ebbe la pazienza di calcolare ''quante righe'' occuperebbe quel tal disegno onde capitasse nella pagina dove c'era il fatto, e scelto il bosso della dovuta grandezza lo avvolgeva in carta bianca sulla quale scriveva il testo del soggetto, pagina tale, cosicché il disegnatore trovavasi fissata grandezza e soggetto».
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*[[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Adelchi|Adelchi]]'' (1822), in ''[[s:Opere varie (Manzoni)|Opere varie]]'' Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
*Alessandro Manzoni, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/m/manzoni/del_romanzo_storico_etc/pdf/del_ro_p.pdf Del romanzo storico {{small|e, in genere, de' componimenti misti di storia e d'invenzione}}]'' (1830), in ''Opere varie'', Fratelli Rechiedei, Milano, 1870.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Del trionfo della libertà|Del trionfo della libertà]]'', in ''Tutte le poesie'', a cura di Attilio Polvara, Rizzoli, Milano, 1951.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Dell'invenzione|Dell'invenzione]]'' (1870), in ''Opere varie'' Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Il cinque maggio|Il cinque maggio]]'' (1821), in ''Opere varie'' Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Il Conte di Carmagnola|Il conte di Carmagnola]]'' (1828), in ''Opere varie'' Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Inni sacri/La Passione|La Passione]]'', in ''[[s:Inni sacri|Inni sacri]]'' (1812), in ''Opere varie'' Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Inni sacri/La Pentecoste|La Pentecoste]]'', in ''[[s:Inni sacri|Inni sacri]]'' (1812), in ''Opere varie'' Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Osservazioni sulla morale cattolica|Osservazioni sulla morale cattolica]]'', in ''Opere varie di Alessandro Manzoni'', Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
*Alessandro Manzoni, ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit001149 Pensieri sparsi]'', in ''Dell'invenzione e altri scritti filosofici'', Centro nazionale studi manzoniani, Milano, 2004.
*Alessandro Manzoni, ''Poesie liriche'', a cura di [[Alfonso Bertoldi]], Sansoni, Firenze, terza edizione, 1920.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Storia della colonna infame|Storia della colonna infame]]'' (1840), in ''[[s:I promessi sposi (1840)|I promessi sposi]]'' (1840), tip. Guglielmini e Redaelli, Milano, 1840.
*Alessandro Manzoni, ''Storia della colonna infame'', illustrazioni di Francesco Gonin, introduzione di Franco Cordero, premessa al testo, bibliografia e note di Gianmarco Gaspari, I grandi classici della letteratura italiana, Fabbri, Milano, 2001.
*Alessandro Manzoni, ''[[s:Strofe per una prima Comunione|Strofe per una prima Comunione]]'', in ''Opere varie'' Fratelli Rechiedei, Milano, 1881.
==Voci correlate==
*[[Cesare Beccaria]]
*[[Giulia Beccaria]]
*[[Enrichetta Blondel]]
*[[Teresa Borri]]
*[[Eustachio Degola]]
*[[Claude Fauriel]]
*[[Carlo Imbonati]]
*[[Pietro Manzoni]]
*[[Antonio Rosmini]]
*[[Stefano Stampa]]
*[[Luigi Tosi (vescovo)]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w2=Opere di Alessandro Manzoni|w2_preposizione=sulle|w2_etichetta=opere di Alessandro Manzoni}}
===Opere===
{{Pedia|Il cinque maggio||(1821)}}
{{Pedia|Adelchi||(1822)}}
{{Pedia|Storia della colonna infame||(1840)}}
{{Pedia|I promessi sposi||(1827 poi 1840 e 1842)}}
{{vetrina|15|ottobre|2005|scrittori|poeti}}
{{DEFAULTSORT:Manzoni, Alessandro}}
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Epistolografi]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Orson Welles
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[[Immagine:Orson Welles 1937.jpg|thumb|Orson Welles nel 1937]]
{{Premio|Oscar|'''[[Quarto potere]]'''
*Miglior sceneggiatura originale (1942)
Oscar alla carriera (1971)}}
'''Orson Welles''' (1915 – 1985), attore, sceneggiatore, produttore e regista cinematografico, teatrale e radiofonico statunitense.
== Citazioni di Orson Welles ==
*{{NDR|Su [[Eduardo De Filippo]] in una conversazione con [[Peter Bogdanovich]]}} Bravo? Eduardo? Per l'amor di Dio, Peter, è un grande! Ma qualche volta ti capiterà ti vederlo in un film e vedrai cosa volevo dire. La macchina da presa non lo ama.<ref>Da Peter Bogdanovich, ''Il cinema secondo Orson Welles'', citato in Ilaria Urbani, ''Quella volta che Orson Welles stroncò Eduardo'', ''la Repubblica Napoli.it'', 5 ottobre 2016, [https://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/10/05/foto/quella_volta_che_orson_welles_stronco_eduardo-149160404/1/#1]</ref>
*Ecco: io sono un pendolare. Vado dove c'è del lavoro, come un raccoglitore di frutta. Tutto ciò di cui ho bisogno sono un sorriso d'incoraggiamento ed una proposta, ed arrivo subito, col primo aereo. (da ''Saturday Evening Post'', 8 dicembre 1962)
*Hollywood è un quartiere dorato adatto ai giocatori di golf, ai giardinieri, a vari tipi di uomini mediocri ed ai cinematografi soddisfatti. Io non sono nulla di tutto ciò. (citato in Peter Noble, ''The fabulous Orson Welles'', 1956)
*{{NDR|Su [[Carmen Amaya]]}} La miglior ballerina del mondo.
:''La mejor bailarina del mundo.''<ref>{{es}} Citato in Julio Bravo, ''[https://www.abc.es/cultura/20131102/abci-carmen-amaya-centenario-201311012037.html Carmen Amaya, la Capitana que fascinó al mundo con su baile salvaje]'', ''abc.es'', 2 novembre 2013.</ref>
*Le promesse sono molto più divertenti delle spiegazioni. (da ''Girando Otello'')
*L'Italia conta oltre cinquanta milioni di attori. I peggiori stanno sul palcoscenico.<ref>Citato in [[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997, n. 2446. ISBN 88-04-43263-2</ref>
*Odio la [[televisione]]. La odio come le noccioline. Ma non riesco a smettere di mangiar noccioline.<ref>Dal ''New York Herald Tribune'', 1956; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Per me, il cinema è [[recitazione]]. Quando tiri le somme, la qualità di un film è tutta questione di quali attori hai, e di come recitano. (da ''Chi c'è in quel film?'')
*Sono solo un poveraccio che cerca di fare del cinema. (citato in James Naramore, ''Orson Welles'')
*{{NDR|Sul suo lavoro con [[Anthony Perkins|Perkins]] durante "Il processo"}} Tony e io abbiamo passato buona parte del tempo a sganasciarci da ridere! Che meraviglia avere Tony in un film. (da ''Chi c'è in quel film?'', p. 569)
*Val la pena di ricordare che molti tra i suoi colleghi, anche i più intelligenti, si preoccupano di apparire stupidi. La signorina [[Oriana Fallaci|Fallaci]] non ha bisogno di ricorrere a questi trucchi, sa nascondere la giornalista più agguerrita sotto la più ingannevole delle maschere femminili. (citato in ''I sette peccati di Hollywood'', introduzione)
* Il mio dottore mi ha detto di smettere di avere cenette intime per quattro. A meno che non ci siano altre tre persone.<ref>[https://www.goodreads.com/quotes/83482-my-doctor-told-me-to-stop-having-intimate-dinners-for#:~:text=Quote%20by%20Orson%20Welles:%20“My,Tags:%20dinner,%20humor https://www.goodreads.com]</ref>
==''Io, Orson Welles''==
*Il ''[[Macbeth (film 1948)|Macbeth]]'' mentre lo si fa, ha davvero un effetto opprimente su tutti. Sul serio, è tremendo, ti resta addosso tutto il giorno. L'atmosfera che si produce è talmente orrenda e paurosa che non è difficile capire perché sopravviva la vecchia superstizione. (p. 228)
*Personalità. Non presumo di risolvere questo mistero. Ma conta sempre più della tecnica. Per esempio, chi conosce la tecnica meglio di [[Laurence Olivier|Olivier]]? Certo che, se la recitazione cinematografica dipendesse in modo significativo da una tecnica particolare [[Laurence Olivier|Larry]] se ne sarebbe impadronito. Eppure per quanto bravo sia al cinema, è solo un'ombra dell'attore che impone la sua presenza sulle scene teatrali. Perché la macchina da presa sembra diminuirlo? E ingrandire [[Gary Cooper]], che di tecnica non ne sapeva un bel niente?
*{{NDR|Alla domanda se esista qualcosa che si chiama recitazione cinematografica}} Esistono attori cinematografici. [[Gary Cooper|Cooper]] era un attore cinematografico, il caso classico. Lo vedevi lavorare sul set e pensavi: "Dio mio, questa dovranno rigirarla!". Praticamente, sembrava che non ci fosse. E poi vedevi i giornalieri, e riempiva lo schermo.
*Non mi piace parlare di cinema, ne ho abbastanza, di parlare di film. [...] Giusto. Naturalmente hai ragione tu. Se il nostro amato cinema (e naturalmente quando dico "amato" sono serissimo, perché in effetti noi lo amiamo appassionatamente), be', se il nostro amato cinema smette di essere la grande ossessione contemporanea, allora la creta per le nostre amate statue resterà in mano ai distributori. Cioè, sará gettata ai cani – e noi dove andiamo a finire?
*Anzitutto, credo che un [[critico]] ne sappia sempre di più sull'opera di un artista dell'artista stesso. Ma, allo stesso tempo, ne sa di meno: la funzione del critico è proprio quella di saperne contemporaneamente di più e di meno dell'artista.
*Non sará sembrato che dicessi che il teatro è finito, vero? Ci sono dei grandi artisti che continuano a lavorarci, ma non è più collegato alla centrale elettrica principale. Il teatro resiste come un divino anacronismo; come l'opera lirica e il balletto classico. Un'arte che è rappresentazione più che creazione, una fonte di gioia e di meraviglia, ma non una cosa del presente.
*Ho cominciato dalla cima e mi sono fatto strada verso il fondo.
*[...] la semplice regia è il lavoro più facile del mondo.
*[...] non c'è un altro mestiere al mondo in cui un uomo possa andare allegramente avanti per trent'anni senza che nessuno mai s'accorga ch'è un incompetente. Dagli un buon copione, un buon cast, e un buon montatore o anche uno solo di questi elementi – e tutto quel che deve dire è "azione" e "buona", e il film si fa da solo.
*La regia cinematografica è il perfetto rifugio per i mediocri. Ma quando un buon regista fa un cattivo film, l'universo intero sa chi ne è responsabile.
*Il vero autore-regista deve essere tanto ma tanto migliore del normale professionista. Quando non lo è, si vede eccome. Gli [[impiegato|impiegati]] stanno al sicuro, i [[creatività|creativi]] su qualche ciglio di burrone – che è proprio il posto loro, naturalmente.
*Credo di essere fatto per Conrad. Secondo me, ogni storia di Conrad è un film. Non c'è mai stato un film da Conrad, per la semplice ragione che nessuno l'ha mai fatto com'è scritto. La mia sceneggiatura era fedelissima a Conrad. E io credo che appena qualcuno farà come dico si ritroverà un successo fra le mani
==''Orson Welles''==
*Ho avuto più fortuna di chiunque altro. Certo, sono anche stato scalognato più di chiunque altro, nella storia del cinema, ma ciò è nell'ordine delle cose. Dovevo pagare il fatto d'aver avuto, sempre nella storia del cinema, la più grande fortuna...
*Quando arrivai a Dublino dovetti vendere l'asino all'asta, ed anche me stesso. Penso che avrei potuto trovare un onesto lavoro come giardiniere o lavapiatti: purtroppo diventai attore.
*Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood.
*Quarto potere racconta la storia dell'inchiesta fatta da un giornalista di nome Thompson per scoprire il senso delle ultime parole di Charles Foster Kane. Poiché il suo parere è che le ultime parole di un uomo devono spiegare la sua vita. Forse è vero. Lui non capirà mai cosa Kane volesse dire, ma il pubblico, invece, lo capisce. La sua inchiesta lo porta da cinque persone che conoscevano bene Kane, che lo amavano e lo odiavano. Gli raccontano cinque storie diverse, ognuna delle quali molto parziale, in modo che la verità su Kane possa essere dedotta soltanto – come d'altronde ogni verità su un individuo – dalla somma di tutto quello che è stato detto su di lui. Secondo alcuni Kane amava soltanto sua madre, secondo altri amava solo il suo giornale, solo la sua seconda moglie, solo se stesso. Forse amava tutte queste cose, forse non ne amava nessuna. Il pubblico è l'unico giudice. Kane era insieme egoista e disinteressato, contemporaneamente un idealista e un imbroglione, un uomo grandissimo e un uomo mediocre. Tutto dipende da chi ne parla. Non viene mai visto attraverso l'occhio obiettivo di un autore. Lo scopo del film risiede, d'altra parte, nel proporre un problema piuttosto che risolverlo.
*Riuscivo appena a muovermi, per via del corsetto e del cerone sul viso. Norman Mailer, una volta, ha scritto che quando ero giovane ero il più bell'uomo che mai si fosse visto. Grazie tante! Era tutto merito del trucco di Quarto potere.
*Odiavo Harry Lime. Non aveva passioni, era freddo: era Lucifero, l'angelo caduto.
*Più studiavo la parte, meno mi sembrava allegra. Questo problema mi ha preoccupato per tutto il tempo delle riprese... Non mi piacciono molto le scene in cui sono soltanto divertente. Mi sembra che Falstaff sia più un uomo di spirito che un pagliaccio... È il personaggio cui credo di più, è l'uomo più buono di tutto il dramma. Le sue colpe sono colpe da poco, e lui se ne fa beffe. È buono come il pane, come il vino. Per questo ho trascurato un po' il lato comico del personaggio: ogni volta che l'ho interpretato mi sono persuaso sempre di più del fatto che rappresenta la bontà e la purezza.
{{NDR|Joseph McBride, ''Orson Welles'', Harcourt Brace, 1977.}}
==''Cahiers du cinema''==
*Di quello ho visto tutti i film: è un dilettante. I film di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] provano solo che gli italiani sono attori nati e che in Italia basta prendere una macchina da presa e metterci delle persone davanti per far credere che si è registi. (n. 88, ''1958'')
*Il cinema è un mestiere... Nulla può essere paragonato al cinema. Il cinema appartiene al nostro tempo. È la cosa da fare. (n. 165 – ''1965'')
*Mi sono sempre sentito isolato. Credo che ogni bravo artista si senta isolato. (n. 165 – ''1965'')
*Io credo, pensando ai miei film, che siano imperniati non tanto sul conseguimento di qualcosa, ma piuttosto sulla ricerca. Se noi cerchiamo qualcosa, il [[labirinto]] è il posto più adatto alla ricerca. Non so perché, ma i miei film sono tutti, in gran parte' una ricerca fisica. (n. 165, ''1965'')
==Citazioni su Orson Welles==
*Appartengo a una generazione di cineasti che hanno deciso di fare film avendo visto ''[[Quarto potere]]''. ([[François Truffaut]])
*Il paragone fra [[Erich von Stroheim|Stroheim]] e Orson Welles è particolarmente calzante. Welles ottenne un grande successo con il suo primo film, cui fece seguire un'opera cinematografica tra le più interessanti, ''L'orgoglio degli Ambersons'' (''The Magnificent Ambersons''); al pari di Stroheim anch'egli aveva un carattere difficile, era un uomo ostinato, intelligentissimo, versatile, sempre in lotta con i finanziatori, e scrisse, diresse e interpretò i propri film, per finire schiacciato con «i sistemi di Hollywood». ([[Peter Noble]])
*Orson Welles era veramente grande. Non i suoi film. Lui. ([[Andy Warhol]])
*Orson Welles, in un celebre documentario, affermava che l’Italia era il paese della vita, mentre la Spagna era il paese della morte: pensava alla splendida [[Firenze]], e, come opposto, alla corrida, alle processioni della settimana santa, ai volti nei dipinti di [[El Greco]]. In entrambi i casi, vedeva la grande bellezza di paesi in perenne affanno per essere all’altezza dell’Europa che conta. ([[Egidio Ivetic]])
*Orson Welles lo ricordo soprattutto come un attore eccezionale, sublime... Sono convinto che Welles avesse in testa un meraviglioso brusio, grazie anche al suo stupendo alcol, e che fosse un genio, ma non mi va di rinchiuderlo in una definizione: era troppo avventuriero, troppo fuori dagli schemi, troppo imprevedibile, perché noi oggi si possa fare un'operazione del genere... A me Welles ricorda Raffaello. Raffaello che cammina per le strade di Roma nel Cinquecento e che a ogni passo si deve fermare perché la gente gli bacia le mani, le vesti. ([[Carmelo Bene]])
*Orson Welles nasce bambino prodigio e cresce genio obeso. ([[Morando Morandini]])
*Per me è solo una bufala. Non è interessante. È morto. ''[[Quarto potere]]'', di cui ho una copia, è il prediletto dei critici, sempre in cima ai sondaggi, ma io credo sia una noia totale. Soprattutto, le interpretazioni non meritano. La dose massiccia di rispetto che ha ricevuto è assolutamente inverosimile. ([[Ingmar Bergman]])
*Quando lo vedo e gli parlo, mi sento come una pianta dopo che l'hanno annaffiata. ([[Marlene Dietrich]])
*Questo film fu realizzato in evidente antitesi a ''[[Quarto potere]]'', come se fosse l'opera d'un altro regista, che, detestando il primo, volesse dargli una lezione di modestia. ([[François Truffaut]] parlando dell' ''Orgoglio degli Amberson'')
*Welles andò in Messico per girare una pellicola per la RKO Radio, la casa produttrice dei suoi primi tre film, ''Quarto potere'' (''Citizen Kane''), ''L'orgoglio degli Ambersons'', ''Viaggio nel paese della paura'' (''Journey Into Fear''); quando tornò a Hollywood, si rese conto che (in seguito a un cambiamento nelle alte sfere della RKO) lo avevano «fatto fuori». ([[Peter Noble]])
*Welles ricorre di rado al montaggio campo-contro-campo, in cui due attori stanno semplicemente in piedi o seduti e vengono inquadrati uno per volta in primo piano, mentre recitano a turno le battute. Di solito posiziona invece la cinepresa in basso, mostrando una visuale ampia dei due attori, uno dei quali parla, attraversa l'inquadratura e ne esce nel momento in cui l'altro si gira e risponde; poi torna con uno stacco sull'attore fuori campo, che si gira di nuovo e parla ancora. Il risultato è un effetto dinamico, leggermente vertiginoso o allucinatorio: un'atmosfera quasi onirica spesso enfatizzata dalle particolari angolazioni della cinepresa e dal modo insolito di sovrapporre i dialoghi. ([[James Naremore]])
===[[Jesús Franco]]===
*Era imprevedibile, come per qualsiasi altra cosa. Se gli andava di girare una scena in un dato momento lo faceva e si arrabbiava con l’attore se non era pronto.
*Geniale. La persona più intelligente e acuta che abbia mai conosciuto. Era capace di capire che tipo di persona eri e sapere cosa stavi pensando solo con uno sguardo.
*Orson Welles, il mio grande amico, è uno che dovrebbe essere ricordato come un genio. Ho lavorato con lui per molto tempo, ed era così intelligente e brillante.
*Una volta gli chiesi se, in assoluto, preferisse girare un buon film da regista o interpretare un grande ruolo d’attore. Mi rispose che era lo stesso. Capisci? Per metà era un regista e per metà attore, non dava più importanza al fatto di dirigere un film.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*AA. VV., ''Orson Welles'', [[Cahiers du cinéma]], numero fuori serie, 1982
*Claudio M. Valentinetti, ''"Il Castoro; Orson Welles"'' pubblicato da "''L'Unità"'' 1988
*James Naremore, ''Orson Welles'', Marsilio editore 1993.
*Joseph McBride, ''Orson Welles'', Harcourt Brace, 1977.
*Orson Welles, Peter Bogdanovich, ''Io, Orson Welles'', traduzione di Roberto Buffagni, Edizioni Baldini Castoldi Dalai, 1996. ISBN 8885989306
*[[Oriana Fallaci]], ''I sette peccati di Hollywood (1958)'', Bur Rizzoli, 2009. ISBN 9788817028363
*Peter Bogdanovich, ''Chi c'è in quel film? Ritratti e conversazioni con le stelle di Hollywood'', Fandango Libri, 2008.
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Quarto potere]]'' (1941) – attore, sceneggiatore, regista e produttore
*''[[La porta proibita]]'' (1943) – attore
*''[[Duello al sole]]'' (1946) – voce
*''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]'' (1946) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[La signora di Shanghai]]'' (1947) – attore, sceneggiatore, regista e produttore
*''[[Monsieur Verdoux]]'' (1947) – soggetto
*''[[Macbeth (film 1948)|Macbeth]]'' (1948) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[Il terzo uomo]]'' (1949) – attore
*''[[Rapporto confidenziale]]'' (1955) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[L'infernale Quinlan]]'' (1958) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[David e Golia]]'' (1960) – attore
*''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'' (1961) – voce
*''[[Il processo (film)|Il processo]]'' (1962) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]'' (1965) – attore
*''[[Un uomo per tutte le stagioni]]'' (1966) – attore
*''[[Comma 22]]'' (1970) – attore
*''[[F come falso]]'' (1974) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[...e poi, non ne rimase nessuno]]'' (1974) – voce
*''[[Ro.Go.Pa.G.]]'' (1963) – attore
*''[[La pazza storia del mondo]]'' (1981) – voce
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Welles, Orson}}
[[Categoria:Attori statunitensi]]
[[Categoria:Conduttori radiofonici statunitensi]]
[[Categoria:Produttori cinematografici statunitensi]]
[[Categoria:Produttori teatrali]]
[[Categoria:Registi statunitensi]]
[[Categoria:Sceneggiatori statunitensi]]
[[Categoria:Registi teatrali statunitensi]]
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[[Immagine:Orson Welles 1937.jpg|thumb|Orson Welles nel 1937]]
{{Premio|Oscar|'''[[Quarto potere]]'''
*Miglior sceneggiatura originale (1942)
Oscar alla carriera (1971)}}
'''Orson Welles''' (1915 – 1985), attore, sceneggiatore, produttore e regista cinematografico, teatrale e radiofonico statunitense.
== Citazioni di Orson Welles ==
*{{NDR|Su [[Eduardo De Filippo]] in una conversazione con [[Peter Bogdanovich]]}} Bravo? Eduardo? Per l'amor di Dio, Peter, è un grande! Ma qualche volta ti capiterà ti vederlo in un film e vedrai cosa volevo dire. La macchina da presa non lo ama.<ref>Da Peter Bogdanovich, ''Il cinema secondo Orson Welles'', citato in Ilaria Urbani, ''Quella volta che Orson Welles stroncò Eduardo'', ''la Repubblica Napoli.it'', 5 ottobre 2016, [https://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/10/05/foto/quella_volta_che_orson_welles_stronco_eduardo-149160404/1/#1]</ref>
*Ecco: io sono un pendolare. Vado dove c'è del lavoro, come un raccoglitore di frutta. Tutto ciò di cui ho bisogno sono un sorriso d'incoraggiamento ed una proposta, ed arrivo subito, col primo aereo. (da ''Saturday Evening Post'', 8 dicembre 1962)
*Hollywood è un quartiere dorato adatto ai giocatori di golf, ai giardinieri, a vari tipi di uomini mediocri ed ai cinematografi soddisfatti. Io non sono nulla di tutto ciò. (citato in Peter Noble, ''The fabulous Orson Welles'', 1956)
*{{NDR|Su [[Carmen Amaya]]}} La miglior ballerina del mondo.
:''La mejor bailarina del mundo.''<ref>{{es}} Citato in Julio Bravo, ''[https://www.abc.es/cultura/20131102/abci-carmen-amaya-centenario-201311012037.html Carmen Amaya, la Capitana que fascinó al mundo con su baile salvaje]'', ''abc.es'', 2 novembre 2013.</ref>
*Le promesse sono molto più divertenti delle spiegazioni. (da ''Girando Otello'')
*L'Italia conta oltre cinquanta milioni di attori. I peggiori stanno sul palcoscenico.<ref>Citato in [[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997, n. 2446. ISBN 88-04-43263-2</ref>
*Odio la [[televisione]]. La odio come le noccioline. Ma non riesco a smettere di mangiar noccioline.<ref>Dal ''New York Herald Tribune'', 1956; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Per me, il cinema è [[recitazione]]. Quando tiri le somme, la qualità di un film è tutta questione di quali attori hai, e di come recitano. (da ''Chi c'è in quel film?'')
*Sono solo un poveraccio che cerca di fare del cinema. (citato in James Naramore, ''Orson Welles'')
*{{NDR|Sul suo lavoro con [[Anthony Perkins|Perkins]] durante "Il processo"}} Tony e io abbiamo passato buona parte del tempo a sganasciarci da ridere! Che meraviglia avere Tony in un film. (da ''Chi c'è in quel film?'', p. 569)
*Val la pena di ricordare che molti tra i suoi colleghi, anche i più intelligenti, si preoccupano di apparire stupidi. La signorina [[Oriana Fallaci|Fallaci]] non ha bisogno di ricorrere a questi trucchi, sa nascondere la giornalista più agguerrita sotto la più ingannevole delle maschere femminili. (citato in ''I sette peccati di Hollywood'', introduzione)
==''Io, Orson Welles''==
*Il ''[[Macbeth (film 1948)|Macbeth]]'' mentre lo si fa, ha davvero un effetto opprimente su tutti. Sul serio, è tremendo, ti resta addosso tutto il giorno. L'atmosfera che si produce è talmente orrenda e paurosa che non è difficile capire perché sopravviva la vecchia superstizione. (p. 228)
*Personalità. Non presumo di risolvere questo mistero. Ma conta sempre più della tecnica. Per esempio, chi conosce la tecnica meglio di [[Laurence Olivier|Olivier]]? Certo che, se la recitazione cinematografica dipendesse in modo significativo da una tecnica particolare [[Laurence Olivier|Larry]] se ne sarebbe impadronito. Eppure per quanto bravo sia al cinema, è solo un'ombra dell'attore che impone la sua presenza sulle scene teatrali. Perché la macchina da presa sembra diminuirlo? E ingrandire [[Gary Cooper]], che di tecnica non ne sapeva un bel niente?
*{{NDR|Alla domanda se esista qualcosa che si chiama recitazione cinematografica}} Esistono attori cinematografici. [[Gary Cooper|Cooper]] era un attore cinematografico, il caso classico. Lo vedevi lavorare sul set e pensavi: "Dio mio, questa dovranno rigirarla!". Praticamente, sembrava che non ci fosse. E poi vedevi i giornalieri, e riempiva lo schermo.
*Non mi piace parlare di cinema, ne ho abbastanza, di parlare di film. [...] Giusto. Naturalmente hai ragione tu. Se il nostro amato cinema (e naturalmente quando dico "amato" sono serissimo, perché in effetti noi lo amiamo appassionatamente), be', se il nostro amato cinema smette di essere la grande ossessione contemporanea, allora la creta per le nostre amate statue resterà in mano ai distributori. Cioè, sará gettata ai cani – e noi dove andiamo a finire?
*Anzitutto, credo che un [[critico]] ne sappia sempre di più sull'opera di un artista dell'artista stesso. Ma, allo stesso tempo, ne sa di meno: la funzione del critico è proprio quella di saperne contemporaneamente di più e di meno dell'artista.
*Non sará sembrato che dicessi che il teatro è finito, vero? Ci sono dei grandi artisti che continuano a lavorarci, ma non è più collegato alla centrale elettrica principale. Il teatro resiste come un divino anacronismo; come l'opera lirica e il balletto classico. Un'arte che è rappresentazione più che creazione, una fonte di gioia e di meraviglia, ma non una cosa del presente.
*Ho cominciato dalla cima e mi sono fatto strada verso il fondo.
*[...] la semplice regia è il lavoro più facile del mondo.
*[...] non c'è un altro mestiere al mondo in cui un uomo possa andare allegramente avanti per trent'anni senza che nessuno mai s'accorga ch'è un incompetente. Dagli un buon copione, un buon cast, e un buon montatore o anche uno solo di questi elementi – e tutto quel che deve dire è "azione" e "buona", e il film si fa da solo.
*La regia cinematografica è il perfetto rifugio per i mediocri. Ma quando un buon regista fa un cattivo film, l'universo intero sa chi ne è responsabile.
*Il vero autore-regista deve essere tanto ma tanto migliore del normale professionista. Quando non lo è, si vede eccome. Gli [[impiegato|impiegati]] stanno al sicuro, i [[creatività|creativi]] su qualche ciglio di burrone – che è proprio il posto loro, naturalmente.
*Credo di essere fatto per Conrad. Secondo me, ogni storia di Conrad è un film. Non c'è mai stato un film da Conrad, per la semplice ragione che nessuno l'ha mai fatto com'è scritto. La mia sceneggiatura era fedelissima a Conrad. E io credo che appena qualcuno farà come dico si ritroverà un successo fra le mani
==''Orson Welles''==
*Ho avuto più fortuna di chiunque altro. Certo, sono anche stato scalognato più di chiunque altro, nella storia del cinema, ma ciò è nell'ordine delle cose. Dovevo pagare il fatto d'aver avuto, sempre nella storia del cinema, la più grande fortuna...
*Quando arrivai a Dublino dovetti vendere l'asino all'asta, ed anche me stesso. Penso che avrei potuto trovare un onesto lavoro come giardiniere o lavapiatti: purtroppo diventai attore.
*Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood.
*Quarto potere racconta la storia dell'inchiesta fatta da un giornalista di nome Thompson per scoprire il senso delle ultime parole di Charles Foster Kane. Poiché il suo parere è che le ultime parole di un uomo devono spiegare la sua vita. Forse è vero. Lui non capirà mai cosa Kane volesse dire, ma il pubblico, invece, lo capisce. La sua inchiesta lo porta da cinque persone che conoscevano bene Kane, che lo amavano e lo odiavano. Gli raccontano cinque storie diverse, ognuna delle quali molto parziale, in modo che la verità su Kane possa essere dedotta soltanto – come d'altronde ogni verità su un individuo – dalla somma di tutto quello che è stato detto su di lui. Secondo alcuni Kane amava soltanto sua madre, secondo altri amava solo il suo giornale, solo la sua seconda moglie, solo se stesso. Forse amava tutte queste cose, forse non ne amava nessuna. Il pubblico è l'unico giudice. Kane era insieme egoista e disinteressato, contemporaneamente un idealista e un imbroglione, un uomo grandissimo e un uomo mediocre. Tutto dipende da chi ne parla. Non viene mai visto attraverso l'occhio obiettivo di un autore. Lo scopo del film risiede, d'altra parte, nel proporre un problema piuttosto che risolverlo.
*Riuscivo appena a muovermi, per via del corsetto e del cerone sul viso. Norman Mailer, una volta, ha scritto che quando ero giovane ero il più bell'uomo che mai si fosse visto. Grazie tante! Era tutto merito del trucco di Quarto potere.
*Odiavo Harry Lime. Non aveva passioni, era freddo: era Lucifero, l'angelo caduto.
*Più studiavo la parte, meno mi sembrava allegra. Questo problema mi ha preoccupato per tutto il tempo delle riprese... Non mi piacciono molto le scene in cui sono soltanto divertente. Mi sembra che Falstaff sia più un uomo di spirito che un pagliaccio... È il personaggio cui credo di più, è l'uomo più buono di tutto il dramma. Le sue colpe sono colpe da poco, e lui se ne fa beffe. È buono come il pane, come il vino. Per questo ho trascurato un po' il lato comico del personaggio: ogni volta che l'ho interpretato mi sono persuaso sempre di più del fatto che rappresenta la bontà e la purezza.
{{NDR|Joseph McBride, ''Orson Welles'', Harcourt Brace, 1977.}}
==''Cahiers du cinema''==
*Di quello ho visto tutti i film: è un dilettante. I film di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] provano solo che gli italiani sono attori nati e che in Italia basta prendere una macchina da presa e metterci delle persone davanti per far credere che si è registi. (n. 88, ''1958'')
*Il cinema è un mestiere... Nulla può essere paragonato al cinema. Il cinema appartiene al nostro tempo. È la cosa da fare. (n. 165 – ''1965'')
*Mi sono sempre sentito isolato. Credo che ogni bravo artista si senta isolato. (n. 165 – ''1965'')
*Io credo, pensando ai miei film, che siano imperniati non tanto sul conseguimento di qualcosa, ma piuttosto sulla ricerca. Se noi cerchiamo qualcosa, il [[labirinto]] è il posto più adatto alla ricerca. Non so perché, ma i miei film sono tutti, in gran parte' una ricerca fisica. (n. 165, ''1965'')
==Citazioni su Orson Welles==
*Appartengo a una generazione di cineasti che hanno deciso di fare film avendo visto ''[[Quarto potere]]''. ([[François Truffaut]])
*Il paragone fra [[Erich von Stroheim|Stroheim]] e Orson Welles è particolarmente calzante. Welles ottenne un grande successo con il suo primo film, cui fece seguire un'opera cinematografica tra le più interessanti, ''L'orgoglio degli Ambersons'' (''The Magnificent Ambersons''); al pari di Stroheim anch'egli aveva un carattere difficile, era un uomo ostinato, intelligentissimo, versatile, sempre in lotta con i finanziatori, e scrisse, diresse e interpretò i propri film, per finire schiacciato con «i sistemi di Hollywood». ([[Peter Noble]])
*Orson Welles era veramente grande. Non i suoi film. Lui. ([[Andy Warhol]])
*Orson Welles, in un celebre documentario, affermava che l’Italia era il paese della vita, mentre la Spagna era il paese della morte: pensava alla splendida [[Firenze]], e, come opposto, alla corrida, alle processioni della settimana santa, ai volti nei dipinti di [[El Greco]]. In entrambi i casi, vedeva la grande bellezza di paesi in perenne affanno per essere all’altezza dell’Europa che conta. ([[Egidio Ivetic]])
*Orson Welles lo ricordo soprattutto come un attore eccezionale, sublime... Sono convinto che Welles avesse in testa un meraviglioso brusio, grazie anche al suo stupendo alcol, e che fosse un genio, ma non mi va di rinchiuderlo in una definizione: era troppo avventuriero, troppo fuori dagli schemi, troppo imprevedibile, perché noi oggi si possa fare un'operazione del genere... A me Welles ricorda Raffaello. Raffaello che cammina per le strade di Roma nel Cinquecento e che a ogni passo si deve fermare perché la gente gli bacia le mani, le vesti. ([[Carmelo Bene]])
*Orson Welles nasce bambino prodigio e cresce genio obeso. ([[Morando Morandini]])
*Per me è solo una bufala. Non è interessante. È morto. ''[[Quarto potere]]'', di cui ho una copia, è il prediletto dei critici, sempre in cima ai sondaggi, ma io credo sia una noia totale. Soprattutto, le interpretazioni non meritano. La dose massiccia di rispetto che ha ricevuto è assolutamente inverosimile. ([[Ingmar Bergman]])
*Quando lo vedo e gli parlo, mi sento come una pianta dopo che l'hanno annaffiata. ([[Marlene Dietrich]])
*Questo film fu realizzato in evidente antitesi a ''[[Quarto potere]]'', come se fosse l'opera d'un altro regista, che, detestando il primo, volesse dargli una lezione di modestia. ([[François Truffaut]] parlando dell' ''Orgoglio degli Amberson'')
*Welles andò in Messico per girare una pellicola per la RKO Radio, la casa produttrice dei suoi primi tre film, ''Quarto potere'' (''Citizen Kane''), ''L'orgoglio degli Ambersons'', ''Viaggio nel paese della paura'' (''Journey Into Fear''); quando tornò a Hollywood, si rese conto che (in seguito a un cambiamento nelle alte sfere della RKO) lo avevano «fatto fuori». ([[Peter Noble]])
*Welles ricorre di rado al montaggio campo-contro-campo, in cui due attori stanno semplicemente in piedi o seduti e vengono inquadrati uno per volta in primo piano, mentre recitano a turno le battute. Di solito posiziona invece la cinepresa in basso, mostrando una visuale ampia dei due attori, uno dei quali parla, attraversa l'inquadratura e ne esce nel momento in cui l'altro si gira e risponde; poi torna con uno stacco sull'attore fuori campo, che si gira di nuovo e parla ancora. Il risultato è un effetto dinamico, leggermente vertiginoso o allucinatorio: un'atmosfera quasi onirica spesso enfatizzata dalle particolari angolazioni della cinepresa e dal modo insolito di sovrapporre i dialoghi. ([[James Naremore]])
===[[Jesús Franco]]===
*Era imprevedibile, come per qualsiasi altra cosa. Se gli andava di girare una scena in un dato momento lo faceva e si arrabbiava con l’attore se non era pronto.
*Geniale. La persona più intelligente e acuta che abbia mai conosciuto. Era capace di capire che tipo di persona eri e sapere cosa stavi pensando solo con uno sguardo.
*Orson Welles, il mio grande amico, è uno che dovrebbe essere ricordato come un genio. Ho lavorato con lui per molto tempo, ed era così intelligente e brillante.
*Una volta gli chiesi se, in assoluto, preferisse girare un buon film da regista o interpretare un grande ruolo d’attore. Mi rispose che era lo stesso. Capisci? Per metà era un regista e per metà attore, non dava più importanza al fatto di dirigere un film.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*AA. VV., ''Orson Welles'', [[Cahiers du cinéma]], numero fuori serie, 1982
*Claudio M. Valentinetti, ''"Il Castoro; Orson Welles"'' pubblicato da "''L'Unità"'' 1988
*James Naremore, ''Orson Welles'', Marsilio editore 1993.
*Joseph McBride, ''Orson Welles'', Harcourt Brace, 1977.
*Orson Welles, Peter Bogdanovich, ''Io, Orson Welles'', traduzione di Roberto Buffagni, Edizioni Baldini Castoldi Dalai, 1996. ISBN 8885989306
*[[Oriana Fallaci]], ''I sette peccati di Hollywood (1958)'', Bur Rizzoli, 2009. ISBN 9788817028363
*Peter Bogdanovich, ''Chi c'è in quel film? Ritratti e conversazioni con le stelle di Hollywood'', Fandango Libri, 2008.
==Filmografia==
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*''[[Quarto potere]]'' (1941) – attore, sceneggiatore, regista e produttore
*''[[La porta proibita]]'' (1943) – attore
*''[[Duello al sole]]'' (1946) – voce
*''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]'' (1946) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[La signora di Shanghai]]'' (1947) – attore, sceneggiatore, regista e produttore
*''[[Monsieur Verdoux]]'' (1947) – soggetto
*''[[Macbeth (film 1948)|Macbeth]]'' (1948) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[Il terzo uomo]]'' (1949) – attore
*''[[Rapporto confidenziale]]'' (1955) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[L'infernale Quinlan]]'' (1958) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[David e Golia]]'' (1960) – attore
*''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]'' (1961) – voce
*''[[Il processo (film)|Il processo]]'' (1962) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]'' (1965) – attore
*''[[Un uomo per tutte le stagioni]]'' (1966) – attore
*''[[Comma 22]]'' (1970) – attore
*''[[F come falso]]'' (1974) – attore, sceneggiatore e regista
*''[[...e poi, non ne rimase nessuno]]'' (1974) – voce
*''[[Ro.Go.Pa.G.]]'' (1963) – attore
*''[[La pazza storia del mondo]]'' (1981) – voce
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Welles, Orson}}
[[Categoria:Attori statunitensi]]
[[Categoria:Conduttori radiofonici statunitensi]]
[[Categoria:Produttori cinematografici statunitensi]]
[[Categoria:Produttori teatrali]]
[[Categoria:Registi statunitensi]]
[[Categoria:Sceneggiatori statunitensi]]
[[Categoria:Registi teatrali statunitensi]]
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Benedetto Croce
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Gaux
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/* Citazioni di Benedetto Croce */ Edmondo de Amicis
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[[Immagine:B.Croce.jpg|thumb|Benedetto Croce]]
'''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano.
==Citazioni di Benedetto Croce==
*A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref>
*A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref>
*Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref>
*Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref>
*Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref>
*[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref>
*Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref>
*Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref>
*Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>da ''Edmondo De Amicis'', ''Note sulla letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La critica'', 1903, p. 176.</ref>
*{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref>
*Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref>
*Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref>
*È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref>
*È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref>
*E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref>
*{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref>
*Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref>
*{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref>
*{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref>
*{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref>
*{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref>
*I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref>
*I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref>
*Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref>
*Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref>
*Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref>
*Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref>
*[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref>
*Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref>
*Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref>
*L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref>
*L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref>
*L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref>
*{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref>
*La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
*La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref>
*La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref>
*{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref>
*La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref>
*La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref>
*La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref>
*La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/>
*La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref>
*La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref>
*La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref>
*La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/>
*La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/>
*Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref>
*Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref>
*Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref>
*Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref>
*Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref>
*Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref>
*[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref>
*Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref>
*Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref>
*Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref>
*Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref>
*Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref>
*Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In
appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref>
*{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref>
*Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref>
*Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/>
*[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref>
*Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref>
*{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref>
*{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref>
*{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref>
*[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref>
*Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref>
*{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref>
* L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref>
*Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza)
*{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref>
*Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref>
*Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref>
*[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref>
==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''==
===''Avvertenza''===
*I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920)
*Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950)
===''Ariosto''===
====[[Incipit]]====
La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]].
====Citazioni====
*Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31)
*Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36)
*Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37)
*L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40)
===''Shakespeare''===
====[[Incipit]]====
Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua.
====Citazioni====
*Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86)
*La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102)
*Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102)
*Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130)
*Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133)
*Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134)
*Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134)
*Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137)
*Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141)
*''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146)
===''Corneille''===
====[[Incipit]]====
Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente».
====Citazioni====
*Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195)
*[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196)
*L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210)
==''Breviario di estetica''==
*Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
*Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine.
*L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità.
*L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce.
*{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo.
*Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]].
==''La letteratura della nuova Italia''==
*[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261])
*{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261])
*No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263])
*Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974)
*Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331)
*Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973)
*Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973)
==''La rivoluzione napoletana del 1799''==
*Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166)
*Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189)
*Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210)
*Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211)
==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''==
===[[Incipit]]===
Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>.
===Citazioni===
*E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso.
*Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini.
*Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi;
*Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia.
*Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera.
*Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale.
*La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile.
==''Nuove pagine sparse''==
*C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288)
*Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]].
*Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica.
*Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità.
*Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345)
==''La poesia di Dante''==
===[[Incipit]]===
C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia?
===Citazioni===
* E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10)
* E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12)
* Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13)
* Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43)
==''Poesia e non poesia''==
*Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24)
*È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110)
*E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113)
*Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118)
*[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119)
*La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247)
*È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Storia del Regno di Napoli''==
===[[Incipit]]===
Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi.
===[[Citazioni]]===
* Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19)
* È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31)
* Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189)
* La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190)
* Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331)
===[[Explicit]]===
Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio!
==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''==
===[[Incipit]]===
Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29)
*Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111)
==''Storia d'Europa''==
===[[Incipit]]===
Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte.
===Citazioni===
*La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126)
==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''==
===[[Incipit]]===
La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso».
===[[Explicit]]===
Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''.
==''Teoria e storia della storiografia''==
===[[Incipit]]===
Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915).
===Citazioni===
*è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12)
*Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33)
*Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289)
*Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291)
==''Storie e leggende napoletane''==
===[[Incipit]]===
Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18)
*{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226)
*{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229)
*La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279)
*[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332)
==''Un paradiso abitato da diavoli''==
*[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21)
*Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25)
*[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27)
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88)
*I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89).
*Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115)
*Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123)
*I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148)
*Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204)
==''La filosofia di Giambattista Vico''==
*Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305)
==Citazioni su Benedetto Croce==
*Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]])
*Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]])
*Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]])
*Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]])
*Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]]
*Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]])
*Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]])
*Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]])
*Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]])
*Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]])
*«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]])
*Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]])
*E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]])
*[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]])
*I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]])
*Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]])
*Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]])
*Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]])
*Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]])
*In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]])
*Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]])
*La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]])
*Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]])
*Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'')
*Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]])
*Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]])
*Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]])
*Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]])
*Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]])
*Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]])
*Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]])
*V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]])
===[[Karl Vossler]]===
*Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta.
*L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo.
*L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968.
*Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4
*Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923.
*Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9
*Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965.
*Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2.
*Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5.
*Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref>
*Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3.
*Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4
==Voci correlate==
*[[Elena Croce]], figlia
*[[Benedetta Craveri]], nipote
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte|''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''|(1893)}}
{{Pedia|La letteratura della nuova Italia|''La letteratura della nuova Italia''|(1914)}}
{{Pedia|Teoria e storia della storiografia|''Teoria e storia della storiografia''|(1917)}}
{{Pedia|Storie e leggende napoletane|''Storie e leggende napoletane''|(1919)}}
{{Pedia|Storia del Regno di Napoli|''Storia del Regno di Napoli''|(1925)}}
{{Pedia|Uomini e cose della vecchia Italia|''Uomini e cose della vecchia Italia''|(1927)}}
{{Pedia|La storia come pensiero e come azione|''La storia come pensiero e come azione''|(1938)}}
{{DEFAULTSORT:Croce, Benedetto}}
[[Categoria:Antifascisti italiani]]
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
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[[Categoria:Storici italiani]]
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'''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano.
==Citazioni di Benedetto Croce==
*A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref>
*A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref>
*Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref>
*Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref>
*Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref>
*[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref>
*Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref>
*Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref>
*Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]]'', ''Note sulla letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La critica'', 1903, p. 176.</ref>
*{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref>
*Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref>
*Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref>
*È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref>
*È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref>
*E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref>
*{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref>
*Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref>
*{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref>
*{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref>
*{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref>
*{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref>
*I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref>
*I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref>
*Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref>
*Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref>
*Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref>
*Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref>
*[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref>
*Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref>
*Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref>
*L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref>
*L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref>
*L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref>
*{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref>
*La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
*La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref>
*La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref>
*{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref>
*La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref>
*La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref>
*La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref>
*La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/>
*La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref>
*La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref>
*La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref>
*La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/>
*La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/>
*Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref>
*Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref>
*Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref>
*Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref>
*Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref>
*Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref>
*[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref>
*Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref>
*Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref>
*Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref>
*Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref>
*Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref>
*Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In
appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref>
*{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref>
*Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref>
*Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/>
*[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref>
*Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref>
*{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref>
*{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref>
*{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref>
*[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref>
*Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref>
*{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref>
* L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref>
*Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza)
*{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref>
*Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref>
*Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref>
*[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref>
==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''==
===''Avvertenza''===
*I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920)
*Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950)
===''Ariosto''===
====[[Incipit]]====
La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]].
====Citazioni====
*Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31)
*Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36)
*Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37)
*L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40)
===''Shakespeare''===
====[[Incipit]]====
Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua.
====Citazioni====
*Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86)
*La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102)
*Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102)
*Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130)
*Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133)
*Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134)
*Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134)
*Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137)
*Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141)
*''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146)
===''Corneille''===
====[[Incipit]]====
Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente».
====Citazioni====
*Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195)
*[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196)
*L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210)
==''Breviario di estetica''==
*Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
*Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine.
*L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità.
*L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce.
*{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo.
*Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]].
==''La letteratura della nuova Italia''==
*[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261])
*{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261])
*No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263])
*Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974)
*Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331)
*Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973)
*Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973)
==''La rivoluzione napoletana del 1799''==
*Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166)
*Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189)
*Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210)
*Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211)
==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''==
===[[Incipit]]===
Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>.
===Citazioni===
*E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso.
*Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini.
*Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi;
*Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia.
*Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera.
*Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale.
*La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile.
==''Nuove pagine sparse''==
*C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288)
*Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]].
*Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica.
*Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità.
*Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345)
==''La poesia di Dante''==
===[[Incipit]]===
C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia?
===Citazioni===
* E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10)
* E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12)
* Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13)
* Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43)
==''Poesia e non poesia''==
*Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24)
*È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110)
*E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113)
*Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118)
*[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119)
*La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247)
*È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Storia del Regno di Napoli''==
===[[Incipit]]===
Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi.
===[[Citazioni]]===
* Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19)
* È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31)
* Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189)
* La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190)
* Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331)
===[[Explicit]]===
Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio!
==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''==
===[[Incipit]]===
Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29)
*Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111)
==''Storia d'Europa''==
===[[Incipit]]===
Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte.
===Citazioni===
*La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126)
==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''==
===[[Incipit]]===
La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso».
===[[Explicit]]===
Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''.
==''Teoria e storia della storiografia''==
===[[Incipit]]===
Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915).
===Citazioni===
*è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12)
*Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33)
*Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289)
*Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291)
==''Storie e leggende napoletane''==
===[[Incipit]]===
Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18)
*{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226)
*{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229)
*La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279)
*[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332)
==''Un paradiso abitato da diavoli''==
*[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21)
*Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25)
*[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27)
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88)
*I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89).
*Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115)
*Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123)
*I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148)
*Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204)
==''La filosofia di Giambattista Vico''==
*Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305)
==Citazioni su Benedetto Croce==
*Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]])
*Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]])
*Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]])
*Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]])
*Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]]
*Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]])
*Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]])
*Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]])
*Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]])
*Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]])
*«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]])
*Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]])
*E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]])
*[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]])
*I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]])
*Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]])
*Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]])
*Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]])
*Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]])
*In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]])
*Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]])
*La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]])
*Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]])
*Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'')
*Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]])
*Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]])
*Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]])
*Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]])
*Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]])
*Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]])
*Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]])
*V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]])
===[[Karl Vossler]]===
*Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta.
*L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo.
*L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968.
*Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4
*Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923.
*Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9
*Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965.
*Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2.
*Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5.
*Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref>
*Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3.
*Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4
==Voci correlate==
*[[Elena Croce]], figlia
*[[Benedetta Craveri]], nipote
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte|''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''|(1893)}}
{{Pedia|La letteratura della nuova Italia|''La letteratura della nuova Italia''|(1914)}}
{{Pedia|Teoria e storia della storiografia|''Teoria e storia della storiografia''|(1917)}}
{{Pedia|Storie e leggende napoletane|''Storie e leggende napoletane''|(1919)}}
{{Pedia|Storia del Regno di Napoli|''Storia del Regno di Napoli''|(1925)}}
{{Pedia|Uomini e cose della vecchia Italia|''Uomini e cose della vecchia Italia''|(1927)}}
{{Pedia|La storia come pensiero e come azione|''La storia come pensiero e come azione''|(1938)}}
{{DEFAULTSORT:Croce, Benedetto}}
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[[Immagine:B.Croce.jpg|thumb|Benedetto Croce]]
'''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano.
==Citazioni di Benedetto Croce==
*A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref>
*A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref>
*Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref>
*Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref>
*Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref>
*[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref>
*Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref>
*Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref>
*Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]]'', ''Note sulla letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 176.</ref>
*{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref>
*Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref>
*Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref>
*È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref>
*È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref>
*E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref>
*{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref>
*Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref>
*{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref>
*{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref>
*{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref>
*{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref>
*I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref>
*I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref>
*Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref>
*Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref>
*Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref>
*Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref>
*[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref>
*Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref>
*Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref>
*L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref>
*L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref>
*L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref>
*{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref>
*La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
*La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref>
*La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref>
*{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref>
*La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref>
*La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref>
*La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref>
*La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/>
*La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref>
*La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref>
*La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref>
*La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/>
*La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/>
*Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref>
*Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref>
*Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref>
*Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref>
*Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref>
*Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref>
*[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref>
*Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref>
*Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref>
*Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref>
*Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref>
*Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref>
*Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In
appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref>
*{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref>
*Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref>
*Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/>
*[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref>
*Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref>
*{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref>
*{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref>
*{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref>
*[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref>
*Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref>
*{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref>
* L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref>
*Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza)
*{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref>
*Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref>
*Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref>
*[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref>
==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''==
===''Avvertenza''===
*I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920)
*Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950)
===''Ariosto''===
====[[Incipit]]====
La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]].
====Citazioni====
*Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31)
*Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36)
*Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37)
*L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40)
===''Shakespeare''===
====[[Incipit]]====
Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua.
====Citazioni====
*Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86)
*La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102)
*Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102)
*Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130)
*Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133)
*Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134)
*Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134)
*Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137)
*Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141)
*''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146)
===''Corneille''===
====[[Incipit]]====
Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente».
====Citazioni====
*Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195)
*[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196)
*L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210)
==''Breviario di estetica''==
*Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
*Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine.
*L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità.
*L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce.
*{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo.
*Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]].
==''La letteratura della nuova Italia''==
*[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261])
*{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261])
*No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263])
*Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974)
*Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331)
*Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973)
*Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973)
==''La rivoluzione napoletana del 1799''==
*Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166)
*Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189)
*Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210)
*Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211)
==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''==
===[[Incipit]]===
Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>.
===Citazioni===
*E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso.
*Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini.
*Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi;
*Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia.
*Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera.
*Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale.
*La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile.
==''Nuove pagine sparse''==
*C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288)
*Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]].
*Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica.
*Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità.
*Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345)
==''La poesia di Dante''==
===[[Incipit]]===
C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia?
===Citazioni===
* E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10)
* E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12)
* Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13)
* Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43)
==''Poesia e non poesia''==
*Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24)
*È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110)
*E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113)
*Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118)
*[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119)
*La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247)
*È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Storia del Regno di Napoli''==
===[[Incipit]]===
Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi.
===[[Citazioni]]===
* Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19)
* È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31)
* Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189)
* La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190)
* Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331)
===[[Explicit]]===
Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio!
==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''==
===[[Incipit]]===
Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29)
*Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111)
==''Storia d'Europa''==
===[[Incipit]]===
Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte.
===Citazioni===
*La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126)
==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''==
===[[Incipit]]===
La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso».
===[[Explicit]]===
Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''.
==''Teoria e storia della storiografia''==
===[[Incipit]]===
Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915).
===Citazioni===
*è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12)
*Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33)
*Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289)
*Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291)
==''Storie e leggende napoletane''==
===[[Incipit]]===
Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18)
*{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226)
*{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229)
*La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279)
*[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332)
==''Un paradiso abitato da diavoli''==
*[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21)
*Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25)
*[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27)
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88)
*I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89).
*Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115)
*Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123)
*I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148)
*Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204)
==''La filosofia di Giambattista Vico''==
*Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305)
==Citazioni su Benedetto Croce==
*Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]])
*Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]])
*Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]])
*Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]])
*Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]]
*Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]])
*Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]])
*Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]])
*Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]])
*Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]])
*«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]])
*Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]])
*E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]])
*[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]])
*I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]])
*Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]])
*Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]])
*Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]])
*Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]])
*In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]])
*Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]])
*La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]])
*Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]])
*Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'')
*Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]])
*Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]])
*Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]])
*Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]])
*Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]])
*Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]])
*Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]])
*V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]])
===[[Karl Vossler]]===
*Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta.
*L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo.
*L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968.
*Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4
*Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923.
*Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9
*Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965.
*Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2.
*Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5.
*Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref>
*Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3.
*Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4
==Voci correlate==
*[[Elena Croce]], figlia
*[[Benedetta Craveri]], nipote
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[[Immagine:B.Croce.jpg|thumb|Benedetto Croce]]
'''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano.
==Citazioni di Benedetto Croce==
*A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref>
*A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref>
*Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref>
*Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref>
*Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref>
*[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref>
*Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref>
*Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref>
*Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 176.</ref>
*{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref>
*Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref>
*Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref>
*È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref>
*È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref>
*E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref>
*{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref>
*Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref>
*{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref>
*{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref>
*{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref>
*{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref>
*I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref>
*I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref>
*Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref>
*Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref>
*Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref>
*Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref>
*[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref>
*Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref>
*Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref>
*L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref>
*L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref>
*L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref>
*{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref>
*La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
*La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref>
*La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref>
*{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref>
*La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref>
*La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref>
*La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref>
*La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/>
*La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref>
*La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref>
*La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref>
*La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/>
*La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/>
*Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref>
*Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref>
*Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref>
*Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref>
*Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref>
*Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref>
*[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref>
*Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref>
*Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref>
*Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref>
*Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref>
*Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref>
*Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In
appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref>
*{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref>
*Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref>
*Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/>
*[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref>
*Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref>
*{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref>
*{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref>
*{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref>
*[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref>
*Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref>
*{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref>
* L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref>
*Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza)
*{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref>
*Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref>
*Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref>
*[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref>
==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''==
===''Avvertenza''===
*I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920)
*Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950)
===''Ariosto''===
====[[Incipit]]====
La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]].
====Citazioni====
*Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31)
*Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36)
*Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37)
*L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40)
===''Shakespeare''===
====[[Incipit]]====
Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua.
====Citazioni====
*Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86)
*La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102)
*Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102)
*Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130)
*Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133)
*Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134)
*Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134)
*Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137)
*Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141)
*''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146)
===''Corneille''===
====[[Incipit]]====
Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente».
====Citazioni====
*Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195)
*[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196)
*L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210)
==''Breviario di estetica''==
*Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
*Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine.
*L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità.
*L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce.
*{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo.
*Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]].
==''La letteratura della nuova Italia''==
*[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261])
*{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261])
*No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263])
*Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974)
*Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331)
*Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973)
*Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973)
==''La rivoluzione napoletana del 1799''==
*Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166)
*Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189)
*Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210)
*Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211)
==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''==
===[[Incipit]]===
Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>.
===Citazioni===
*E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso.
*Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini.
*Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi;
*Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia.
*Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera.
*Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale.
*La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile.
==''Nuove pagine sparse''==
*C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288)
*Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]].
*Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica.
*Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità.
*Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345)
==''La poesia di Dante''==
===[[Incipit]]===
C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia?
===Citazioni===
* E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10)
* E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12)
* Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13)
* Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43)
==''Poesia e non poesia''==
*Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24)
*È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110)
*E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113)
*Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118)
*[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119)
*La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247)
*È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Storia del Regno di Napoli''==
===[[Incipit]]===
Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi.
===[[Citazioni]]===
* Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19)
* È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31)
* Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189)
* La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190)
* Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331)
===[[Explicit]]===
Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio!
==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''==
===[[Incipit]]===
Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29)
*Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111)
==''Storia d'Europa''==
===[[Incipit]]===
Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte.
===Citazioni===
*La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126)
==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''==
===[[Incipit]]===
La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso».
===[[Explicit]]===
Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''.
==''Teoria e storia della storiografia''==
===[[Incipit]]===
Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915).
===Citazioni===
*è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12)
*Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33)
*Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289)
*Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291)
==''Storie e leggende napoletane''==
===[[Incipit]]===
Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18)
*{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226)
*{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229)
*La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279)
*[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332)
==''Un paradiso abitato da diavoli''==
*[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21)
*Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25)
*[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27)
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88)
*I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89).
*Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115)
*Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123)
*I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148)
*Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204)
==''La filosofia di Giambattista Vico''==
*Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305)
==Citazioni su Benedetto Croce==
*Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]])
*Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]])
*Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]])
*Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]])
*Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]]
*Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]])
*Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]])
*Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]])
*Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]])
*Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]])
*«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]])
*Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]])
*E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]])
*[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]])
*I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]])
*Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]])
*Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]])
*Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]])
*Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]])
*In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]])
*Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]])
*La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]])
*Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]])
*Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'')
*Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]])
*Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]])
*Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]])
*Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]])
*Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]])
*Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]])
*Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]])
*V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]])
===[[Karl Vossler]]===
*Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta.
*L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo.
*L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968.
*Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4
*Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923.
*Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9
*Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965.
*Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2.
*Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5.
*Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref>
*Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3.
*Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4
==Voci correlate==
*[[Elena Croce]], figlia
*[[Benedetta Craveri]], nipote
==Altri progetti==
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===Opere===
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Gaux
18878
/* Citazioni di Benedetto Croce */ i versi del De Amicis
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[[Immagine:B.Croce.jpg|thumb|Benedetto Croce]]
'''Benedetto Croce''' (1866 – 1952), filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore italiano.
==Citazioni di Benedetto Croce==
*A [[Napoli]] ho svolto la mia attività di uomo di studio, tra compagni carissimi e giovani che mi si son fatti spontanei discepoli. Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: – Tu non sei napoletano, sei [[Abruzzo|abruzzese]]! – e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza.<ref> Dal discorso tenuto nell'agosto del 1910, affacciandosi dal balcone di Palazzo Sipari, pronunciò il "Discorso di Pescasseroli".</ref>
*A questi poveri e fallaci teorizzamenti si deve l'origine dell'erronea credenza che liberalismo sia individualismo utilitario (o, come lo si definisce, riecheggiando Hegel, «atomismo»), e che abbassi lo Stato a strumento dell'edonismo dei singoli.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 115.</ref>
*Abbiamo deciso di dare il voto di fiducia. Ma, intendiamoci, fiducia condizionata. Nell'ordine del giorno che abbiamo redatto è detto esplicitamente che il Senato si aspetta che il Governo restauri la legalità e la giustizia, come del resto [[Benito Mussolini|Mussolini]] ha promesso nel suo discorso. A questo modo noi lo teniamo prigioniero, pronti a negargli la fiducia se non tiene fede alla parola data. Vedete: il [[fascismo]] è stato un bene; adesso è divenuto un male, e bisogna che se ne vada. Ma deve andarsene senza scosse, nel momento opportuno, e questo momento potremo sceglierlo noi, giacché la permanenza di Mussolini al potere è condizionata al nostro beneplacito.<ref>Giugno 1924; citato in G. Levi Della Vida, ''Fantasmi ritrovati'', Venezia, 1966.</ref>
*Accanto o di fronte agli uomini che stimano Parigi valer bene una messa, sono altri pei quali l'ascoltare o no una messa è cosa che vale infinitamente più di Parigi perché è affare di coscienza. Guai alla società, alla storia umana, se uomini che così diversamente sentono, le fossero mancati o le mancassero.<ref>Dal ''Discorso contro l'approvazione del concordato'', 1929. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, ''Uscire dal gregge'', Luca Sossella editore, 2008, p. 243. ISBN 9788889829646</ref>
*Anche nella [[vendetta]], insomma, non si gode del male di altri, ma del nostro bene [...].<ref>Da ''Frammenti di etica'', cap. XVII, ''La gioia del male'', Laterza, Bari, 1922, p. 78.</ref>
*[[Carmine Crocco]], che ebbe sotto di sé numerose bande di contadini e di soldati del disciolto esercito, nel 1862 depose ogni maschera politica e continuò a fare alla scoperta quello che in sostanza aveva fatto sempre, puro brigantaggio, e poi dal grosso brigantaggio discese al piccolo, e finalmente abbandonò la sua provincia nativa e l'Italia meridionale, passando il confine e rifugiandosi a Roma nell'agosto del 1864. Le sue posteriori vicende non meritano l'attenzione dello storico. Il governo italiano lo ritrovò a Roma, prigione, nel 1870, e lo sottopose a processo, nel quale egli, pur mentendo quanto poteva, non si atteggiò a campione politico, e disse chiaro che egli era, e non poteva essere, se non un capo di briganti.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia'', Laterza, 1927, p. 337.</ref>
*Che cosa sta facendo, che cosa sta facendo l'esercito italiano, che combatte sotto la guida energica e sapiente del [[Luigi Cadorna|Cadorna]]? Nientedimeno che questo: sta redimendo in modo definitivo il popolo italiano da una taccia quindici volte secolare. Sta provando cioè col fatto che il popolo italiano ha raggiunto ormai la compattezza nazionale e politica, la cui espressione è la forza dell'esercito.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 667.</ref>
*Chi ha ricercato le storie d'Italia senza appagarsi della superficiale e convenzionale cognizione che se ne somministra nelle scuole, non ignora che una delle taccie più antiche e persistenti, anzi la principale e quasi unica taccia, data agli Italiani dagli altri popoli d'Europa, e specie dai francesi e dai tedeschi, era quella d'"imbelli". Questo giudizio si formò sopratutto sul cadere del secolo decimoquinto, per effetto della resistenza nulla o fiacca opposta agli stranieri, nelle loro calate nel nostro paese, che divenne il loro campo di battaglia; ma se ne trovano i segni precursori nel medioevo, quando, tra l'altro, era divulgato in Europa l'apologo del "Lombardo e la lumaca", e i duri e ferrei feudatari d'oltr'Alpe spregiavano gli italiani borghesi, "che cinsero pur ieri – Ai lor mal pingui ventri l'acciar de' cavalieri". Né esso poteva essere cancellato dallo spettacolo che generalmente offrirono gli Italiani nella nuova calata francese, non più regia ma repubblicana, sul finire del settecento e nelle vicende della restaurazione; e di poco fu modificato dalle guerre, non sempre concordi, tenaci o fortunate, del nostro Risorgimento.<ref>Da ''La guerra italiana, l'esercito e il socialismo'', in ''Pagine della guerra'', Napoli, 1919, p. 220-229.</ref>
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Ciascuno ha i suoi passatempi, e, il tuo, erano le cattive etimologie.<ref>Da ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006, p. 89. ISBN 88-459-2036-4</ref>
*Come artista, il [[Edmondo De Amicis|De Amicis]] è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 176.</ref>
*{{NDR|[[Gotthold Ephraim Lessing]]}} Con le sue polemiche ha strappato a un meritatissimo oblio più di un nome. Egli ha avviluppato, per così dire, molti minuscoli scrittorelli in una rete di spiritosi motteggi, di prezioso umorismo, e ora essi si conservano in eterno nelle opere di Lessing come insetti rimasti chiusi in un pezzo d'ambra.<ref>Citato in [[Paolo Chiarini]], ''Parola e immagini'', introduzione a Heinrich Heine, ''Dalle memorie del Signor von Schnabelewopski'', Marsilio Editori, Venezia 1991. ISBN 88-317-5548-X</ref>
*Credo che, a guerra finita, si giudicherà che il suolo d'Europa, non solo ha tremato per più mesi o per più anni sotto il peso delle armi, ma anche sotto quello degli spropositi. E Francesi, Inglesi, Tedeschi e Italiani si vergogneranno e chiederanno venia poi giudizi che hanno pronunciati, e diranno che non erano giudizi ma espressioni di affetti. E anche più arrossiremo noi, neutrali, che molto spesso abbiamo parlato, come di cosa evidente, della "barbarie germanica". Fra tutti gli spropositi, frutti di stagione, questo otterrà il primato, perché certo è il più grandioso.<ref>Da ''Giudizi passionali e nostro dovere'', in ''L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra'', Laterza, Bari 1950, pp. 11-12.</ref>
*Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''[[Alexandre Dumas (padre)#I tre moschettieri|Trois mousquetaires]]'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo.<ref>Da ''[https://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/8646/8628 La poesia e la letteratura]'', in ''La Critica'', vol. XXXIII, Laterza, 1935, p. 447.</ref>
*È appunto l'opposizione che [[ringiovanimento|ringiovanisce]]. Se fossi rimasto senatore, avrei avuto una vita troppo comoda, sarei da un pezzo diventato di mente pigra ed inconseguente. Nulla è di danno all'intelletto quanto la mancanza di opposizione; solo da quando sono solo e non ho più giovani intorno a me, mi sento costretto a ringiovanire io stesso.<ref>Citato in [[Stefan Zweig]], ''Il mondo di ieri'', traduzione di Lavinia Mazzuchetti, Mondadori, p. 292.</ref>
*È stato detto che il ''[[Giordano Bruno#Candelaio|Candelaio]]'' è una fosca rappresentazione pessimistica; ma né il [[Giordano Bruno|Bruno]] in quanto filosofo può dirsi pessimista, né in questa sua commedia c'è la poesia del pessimismo. E sebbene si usi ora discorrerne come di una possente creazione d'arte, il giudizio del [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]] [...] mi pare che, se non in ogni deduzione, nella sua conclusione, debba rimaner saldo, per quel che concerne il ''Candelaio'': un uomo come il Bruno (egli dice) «era destinato a speculare sull'uno e sul medesimo, non certo a fare un'opera d'arte».<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933; citato in ''Giudizi critici'', in Giordano Bruno, ''Candelaio'', BUR, Milano, 2002, p. 96. ISBN 88-17-12104-5</ref>
*E stimo un tal grande beneficio la cura a cui il [[fascismo]] ha sottoposto l'Italia che mi do pensiero piuttosto che la convalescente non si levi troppo presto dal letto a rischio di qualche grave ricaduta.<ref>Citato in [[Denis Mack Smith]], ''Storia d'Italia dal 1861 al 1997'', Laterza, Bari, 1997, p. 415.</ref>
*{{NDR|Per una Storia del [[Risorgimento]] concepita non come strumento di lotta politica, ma compresa alla luce di una autentica indagine storica}} E veramente (se debbo manifestare anch'io il mio avviso) converrebbe all'uopo dissolvere addirittura questo «corpo letterario» che si è venuto formando col nome di «Storia del Risorgimento»: questo corpo letterario, che ha al suo servigio innumerevoli scrittori e scrittorelli, pubblicisti e dilettanti, e una rete di «società storiche» con «riviste speciali», e pel quale si annunzia persino di tanto in tanto l'istituzione di speciali «cattedre». [...] Lo spirito animatore della cosiddetta «Storia del Risorgimento» è, tutt'al più, poetico, ma non certamente storico; e, a dissolverla, basterebbe nient'altro che introdurvi lo spirito storico, perché in questo caso essa si fonderebbe nella storia politica del [[XIX secolo|secolo decimonono]], nella quale il moto italiano prenderebbe il suo significato proprio, spogliandosi dei colori onde il sentimento e l'immaginazione lo hanno finora rivestito. E si renderebbe giustizia, come in istoria è doveroso fare, alle forze di resistenza che al moto liberale opponevano la vecchia Italia e la vecchia Europa, o, nella fraseologia dei politicanti, l'oscurantismo e la reazione. Giustizia: il che non significa recriminazione o rimpianto pel passato, che è morto e ben morto, ma semplicemente intelligenza di quel passato, e, mercè di essa, intelligenza del presente e dei problemi del presente. Troppo volentieri ci siamo velati gli occhi per non vedere ciò che, veduto e riconosciuto, avrebbe da noi richiesto fatica di opere. Ma forse una delle conseguenze della [[Prima guerra mondiale|presente guerra]] sarà il disinteresse per la «Storia del Risorgimento», quale è stata finora concepita, venendo a spegnersi (com'è da augurare) le risonanze delle passioni e dei motivi sentimentali che impedivano la conversione critica di quella fantasmagoria in vera e propria storia. La storia, che dovrà ricercarsi e insegnarsi da ora in poi in Italia, sarà, non la storia edificante del Risorgimento, ma la più grande e varia – e non sempre adattabile all'edificazione – storia del mondo moderno, perché non ci accada una seconda volta di essere sorpresi da una guerra europea, ignari delle materie in contestazione e costretti a farci istruire in fretta e furia da istruttori, che essi stessi, in fretta e furia, s'istruivano.<ref>Da ''La cosiddetta « Storia del Risorgimento»'', in ''Pagine sparse: {{small|memorie, schizzi biografici e appunti storici}}'', raccolte da Giovanni Castellano, serie terza, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1920, [https://archive.org/details/paginesparseracc00croc/page/228/mode/2up pp. 229-230].</ref>
*Eliminando le [[casa di tolleranza|case chiuse]] non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male.<ref>Citato in Armando Torno, [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/maggio/18/Cavour_alla_Merlin_prostitute_strada_co_7_070518002.shtml ''Da Cavour alla Merlin. Le prostitute in strada? Regole, non moralismi''], ''Corriere della Sera'', 18 maggio 2007.</ref>
*{{NDR|[[Raimondo di Sangro]] fu}} enciclopedico, misterioso, sempre intento a esperienze di chimica, sempre annunziatore di suoi ritrovati mirabili che nessuno vide mai in atto, o che in ogni caso non ebbero capacità di sopravvivere al loro inventore, un po' fantastico e appassionato e un po' altresì divertentesi a canzonare il prossimo [...].<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 329.</ref>
*{{NDR|[[Paul Valéry]]}} Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza.<ref>Citato in [[Giovanni Titta Rosa]], ''Una visita di Croce'', ''La Fiera Letteraria'', n. 5, 14 marzo 1971.</ref>
*{{NDR|Subito dopo la Liberazione}} Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi.<ref>Citato da [[Piero Calamandrei]] nel discorso tenuto il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri.</ref>
*{{NDR|[[Antonio Capece Minutolo]]}} Il Don Chisciotte della reazione italiana.<ref>Citato in [[Vittorio Gleijeses]], ''Napoli dentro e... Napoli fuori'', Adriano Gallina Editore, Napoli, stampa 1990, p. 112.</ref>
*I teatri di [[Napoli]] (mi suggerisce qui il nostro maestro [[Giuseppe De Blasiis]]) hanno a capo della loro storia perfino una grande memoria classica, le recite che vi venne a fare di persona l'imperatore [[Nerone]]. E, sebbene un'introduzione "archeologica" sembri ora di tanto cattivo gusto quanto una volta di ottimo, sia ricordato dunque che Nerone, avido di popolari applausi, e non osando presentarsi dapprima sulle scene di Roma, preferì pel suo esordio la nostra città, ''quasi graecam urbem''. Napoli, che possedeva, allora un ampio teatro scoperto, ricco di marmi e di statue, del quale ancora restano i ruderi, e la cui scena sorgeva di sbieco alle spalle della presente chiesa di San Paolo e la ''cavea'' volgeva verso la presente strada dell'Anticaglia; e un teatro coperto, un Odeo, posto probabilmente tra l'Anticaglia e gl'Incurabili, nelle vicinanze del luogo dove è adesso l'ex monastero di Santa Patrizia.<ref>Da ''I teatri di Napoli'', Bari, 1926; citato in ''Il San Carlo e i Teatri della Campania'', ''(Monumenti e Miti della campania Felix, Il Mattino)'', 1997, Pierro, p. 10.</ref>
*I versi, che [[Isabella di Morra]] scrisse, sono di carattere assai personale e privato, e non erano tali da circolare tra letterati e accademie [...] Sparsene le copie in Napoli, furono letti con pietà e ammirazione [...] Il nome d'Isabella di Morra rimase oscuramente raccomandato che nessuno dei contemporanei (salvo, nel secolo seguente, il nipote nella storia della famiglia) scrisse un ricordo di lei [...] Il carattere personale dei versi della Morra e il non vedervisi segno alcuno di esercitazione o bellurie letteraria formano la loro prima attrattiva. L'autrice possedeva certamente buoni studi, aveva letto poesie classiche e aveva pratica del verseggiare e della forma italiana; ma mise in opera questa abilità, acquistata con l'educazione e con la scuola, all'unico fine di dare qualche placamento o mitigazione al suo affanno e travaglio, e a questo fine la piegò e asservì del tutto.<ref>Da ''La Critica, Volume 27'', Laterza, 1929, p. 30-31.</ref>
*Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni [[storia]] il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.<ref name=storia>Da ''La storia come pensiero e come azione'', Laterza.</ref>
*Il [[filosofo]], oggi, deve non già fare il puro filosofo, ma esercitare un qualche mestiere, e in primo luogo, il mestiere dell'uomo.<ref>Da ''Lettere a Vittorio Enzo Alfieri (1925-1952)'', premessa, pagg. X-XI, Edizioni Spes, 1976.</ref>
*Il monumento parlato del buon senso si trova nella stessa letteratura popolare, e sono i [[proverbio|proverbi]], la sapienza (come la chiamano) di tutte le età, la sapienza del mondo di cui tante volte è stata lodata l'incrollabile saldezza; e tuttavia nessuno, pur ridicendoli con assenso, li scambierà mai con la serie delle opere della critica, della scienza e della filosofia, con le indagini, le discussioni, i trattati e i sistemi. Molte indagini filosofiche si possono conchiudere con la formola di qualche antico e comune detto o proverbio; ma questo proverbio, fungendo da conclusione di un'indagine, non è più l'antico e comune.<ref>Citato in Giovanni Battista Bronzini, ''Cultura popolare, {{small|Dialettica e contestualità}}'', Dedalo Libri, 1980, [https://books.google.it/books?id=SPewvtQsm_UC&lpg=PP1&dq=Giovanni%20Battista%20Bronzini&hl=it&pg=PA102#v=onepage&q&f=false p. 102].</ref>
*Il [[Giuseppe Salvatore Pianell|Pianell]] era, dopo il vecchio principe di Satriano Fialangieri, la maggiore capacità militare dell'ex-Reame di Napoli, nei tempi dell'ultimo Borbone: distintosi già nella campagna di Sicilia del 1848-9, aveva adempiuto con intelligenza e ferma volontà parecchi incarichi gravi e difficili.<ref>Da ''[https://archive.org/details/agd5398.0003.001.umich.edu/page/n6/mode/1up Pagine sparse]'', Raccolte da G. Castellano, Serie terza, Riccardo Ricciardi editore, Napoli, 1920, ''Appunti storici'', p. 217.</ref>
*[...] il [[Raimondo di Sangro|principe di Sansevero]], o il «Principe» per antonomasia, che cosa è altro in [[Napoli]], per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, ricolma di barocche e stupefacenti opere d'arte, se non l'incarnazione napoletana del dottor Faust o del mago salernitano Pietro Barliario, che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura o compiere cose che sforzano le leggi della natura?<ref>Da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', pp. 327-328.</ref>
*Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia.<ref>Da ''La morte del commediografo [[Pietro Trinchera|P. Trinchera]]''; citato in Enzo Grana, prefazione a Pietro Trinchera, ''La moneca fauza'' o ''La forza de lo sango'', Attività Bibliografica Editoriale, Napoli, 1975.</ref>
*Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.<ref>Da ''Dialogo su Dio: carteggio 1941-1952'', Archinto, Milano, 2007, p. 22.</ref>
*L'impedimento che urge rimuovere è la persona del re, [[Vittorio Emanuele III]], che ha aperto le porte al fascismo, lo ha favorito, sostenuto, servito per oltre vent'anni, lo ha seguito in tutte le sue azioni e persecuzioni più contrarie alla moralità... Pretendere che l'Italia conservi il presente re, è come pretendere che un redivivo resti abbracciato con un cadavere.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 9 febbraio 2010.</ref>
*L'[[Destra hegeliana|ala destra]] {{NDR|della scuola hegeliana}} interpretava Hegel teisticamente: il soggetto, il Logo di Hegel, era il Dio personale; e la relazione della filosofia hegeliana col cristianesimo non consisteva soltanto nel riconoscimento del grande elemento filosofico incluso nella teologia cristiana, ma in un accordo ben altrimenti sostanziale. L'[[Sinistra hegeliana|ala sinistra]] si opponeva ad ogni trascendenza e ad ogni concetto di un Dio personale; e, dando rilievo al carattere d'immanenza del sistema, giungeva fino a simpatizzare col materialismo filosofico, in quanto anch'esso, a suo modo, ha carattere immanente e non trascendente.<ref>Da ''[https://archive.org/details/cichevivoeciche01crocgoog/page/n8 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel]'', Gius. Laterza & Figli, Bari, 1907, p. 94.</ref>
*L'Italia<ref>Il riferimento è all'opera del Volpe, ''L'Italia che nasce''.</ref> di [[Gioacchino Volpe|Volpe]] cammina ma non pensa.<ref>Citato in [[Marcello Veneziani]], ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, p. 305. ISBN 978-88-317-2858-4</ref>
*{{NDR|Riferendosi a [[Benito Mussolini]]}} [...] l'uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola o gesto, sempre tra il pacchiano e l'arrogante.<ref>Dai ''Taccuini'', 2 dicembre 1943; citato in [[Walter Barberis]], ''Il bisogno di patria'', Giulio Einaudi editore, Torino, 2010, p.88. ISBN 978-88-06-20464-8</ref>
*La [[conoscenza]] umana ha due forme: è o conoscenza ''intuitiva'' o conoscenza ''logica''; conoscenza per la ''fantasia'' o conoscenza per l<nowiki>'</nowiki>''intelletto''; [...] è, insomma, o produttrice d'''immagini'' o produttrice di ''concetti''.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
*La [[critica]] è un fucile molto bello: deve sparare raramente!<ref>Citato in [[Gino Doria]], ''Venticinque aneddoti crociani scelti e pubblicati in occasione del 75. compleanno dalla nascita di Benedetto Croce'', SIEM, Napoli, 1936.</ref>
*La [[giustizia]] vera è fatta di compassione.<ref>Da ''Etica e politica'', G. Laterza & figli.</ref>
*{{NDR|Su [[Matelda]], personaggio del ''Purgatorio'' di [[Dante]]}} la fata della primavera, diventa ancella ed esecutrice di Riti espiatori.<ref >Da ''La poesia di Dante'', Laterza, Bari, 1961; citato in Emilio Filieri, ''[https://www.kadmos.info/wp-content/uploads/2022/05/Kadmos-Studia-2.1-07-Filieri-pp.-131-155.pdf Matelda una e "trina". Sull'ideologia edenica di Dante]'', ''kadmos.info'', maggio 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla rivoluzione di luglio francese}} La inesperienza o la troppo breve pratica della vita libera non aveva permesso ancora la formazione di quel senso del cangiamento e della continuità ad una, che il popolo inglese possedeva, non certo per dono di natura, ma per la formazione storica.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono'', Laterza, Bari, 1965 (1932), p. 142.</ref>
*La [[iettatura]] è una cosa che non esiste, ma della quale bisogna tener conto.<ref>Citato in [[Camilla Cederna]], ''Giovanni Leone'', Feltrinelli, 1978. p. 35.</ref>
*La [[libertà]] al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.<ref>Da ''Storia d'Europa nel secolo decimonono''.</ref>
*La morte sopravverrà a metterci in riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può fare altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<ref>Da ''Quaderni della critica''; citato in Giovanni Casoli, ''Novecento letterario italiano ed europeo: autori e testi scelti'', vol. 1, Città Nuova, 2002, [https://books.google.it/books?id=pZW2cd1Te-AC&pg=PA120 p. 120].</ref>
*La [[poesia]] solo in piccola parte si trova negli innumeri libri detti di poesia.<ref name=storia/>
*La realtà è spiritualità e creatività, e non si lascia opprimere da concezioni naturalistiche, che si rivolgono sempre in fantastiche e pessimistiche.<ref>Dalla recensione di [[Oswald Spengler]], ''Il tramonto dell'Occidente''; citato in Domenico Conte, ''[https://www.raicultura.it/amp/filosofia/articoli/2024/02/Benedetto-Croce-La-patologia-dello-spirito-9818eca5-3501-45ff-9931-7bdbd48c88e3.html Benedetto Croce. La «patologia dello spirito»]'', ''raicultura.it''.</ref>
*La sovranità in una relazione non è di nessuno dei componenti singolarmente preso, ma della relazione stessa, cioè dell'incontro.<ref>Da ''Etica e politica''; citato da Rina De Lorenzo nella [https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0588&tipo=stenografico Seduta n. 588] della Camera del 4 novembre 2021.</ref>
*La [[storia]] non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento.<ref>Da ''Teoria e storia della storiografia''; citato in Adelelmo Campana, ''Benedetto Croce: filosofia e cultura'', Calderini, 1976, p. 150.</ref>
*La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell'anima umana è la storia del mondo.<ref name=storia/>
*La [[violenza]] non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna, ma soltanto distruggerla.<ref name=storia/>
*Le verità definite dai filosofi non si abbattono a vicenda, ma si sommano e si integrano le une con le altre, e dominano il pensiero e la vita, se anche il volgo di questo non si avveda e non si avvede di esserne anch'esso dominato.<ref>Da ''Intorno al mio lavoro filosofico''; in ''Filosofia Poesia Storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955, p. 4.</ref>
*Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. [...] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.<ref>Citato in Italo De Feo, ''Croce: l'uomo e l'opera'', Mondadori, Milano, 1975, p. 453.</ref>
*Malinconica e triste che possa sembrare la [[morte]], sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe che l'uomo non potesse morire mai, chiuso nel carcere che è la vita, a ripetere sempre lo stesso ritmo vitale che egli come individuo possiede solo nei confronti della sua individualità a cui è assegnato un compito che si esaurisce.<br>Ma altri crede che in un tempo della vita questo pensiero della morte debba regolare quel che rimane della vita, che diventa così una preparazione alla morte. Ora, la vita intera è preparazione alla morte, e non c'è da fare altro sino alla fine che continuarla, attendendo con zelo e devozione a tutti i doveri che ci spettano. La morte sopravverrà a metterci a riposo, a toglierci dalle mani il compito a cui attendevamo; ma essa non può far altro che così interromperci, come noi non possiamo fare altro che lasciarci interrompere, perché in ozio stupido essa non ci può trovare.<br>Vero è che questa preparazione alla morte è intesa da taluni come un necessario raccoglimento della nostra anima in Dio; ma anche qui occorre osservare che con Dio siamo e dobbiamo essere a contatto tutta la vita e niente di straordinario ora accade che ci imponga una pratica inconsueta. Le anime pie di solito non la pensano così e si affannano a propiziarsi Dio con una serie di atti che dovrebbero correggere l'ordinario egoismo della loro vita precedente e che invece sono l'espressione intima di questo egoismo.<ref>Da ''Soliloquio'', citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 600.</ref>
*Molta parte dell'anima nostra è [[dialetto]].<ref>Citato in [[Renato de Falco]], ''[http://www.tecalibri.info/D/DEFALCO-R_parlar.htm#p002 Del parlar napoletano]'', p. 13, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3</ref>
*Napoli è un paese in cui è impossibile promuovere un pubblico interesse senza rimetterci il cervello e la salute.<ref>Da ''Taccuini di lavoro'', Arte Tipografica, Napoli, 1987 (ma 1992), vol. II, ''1917-1926'', p. 294; citato da [[Giuseppe Galasso]] in Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', ''Nota del curatore'', p. 299.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Cotta]]}} Né gli mancano più forti corde, quali vibrano nell'ode all'[[Bartolomeo d'Alviano|Alviano]] per la guerra che conduceva in difesa della Serenissima.<ref>Da ''Poesia popolare e poesia d'arte'', Laterza, Bari, 1933, p. 457; citato in Gabriele Banterle, introduzione a Giovanni Cotta, ''I carmi'', a cura di Gabriele Banterle, Edizioni di "Vita veronese", Verona, 1954.</ref>
*Nessuno pensava che i {{sic|cosidetti}} [[Razza|arii]] di Germania avessero avuto bisogno di tanto aiuto e tanto avessero accettato dai non arii. Quale vergogna sfruttare il lavoro dell'estraneo e adornarne, come hanno fatto finora, la loro storia! E quale animo dignitoso e disdegnoso e fiero è quel [[Julius Streicher]], che adesso viene chiedendo che non si curino più gl'infermi cristiani coi ritrovati medici dei [[August von Wassermann|Wassermann]], dei Neisser, dei Fraenkel e di altri scienziati ebrei, e piuttosto li si lasci morire che accettare la lurida elemosina! Bravo: questa è rinunzia eroica, degna di un vero ario: alla quale si potrebbe solo obiettare (ma è obiezione che non conta) che, per questa via, la parola "ario" finirà a prendere il significato d'[[Imbecillità|imbecille]].<ref>Citato in [[Francesco Flora]], ''Il Flora, Storia della letteratura italiana, cinque volumi,'' Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1972, vol. V, p. 594.</ref>
*Noi vogliamo, in fatto di scuola, a preferenza di sterminati eserciti di Serse, piccoli eserciti ateniesi e spartani, di quelli che vinsero l'Asia e fondarono la civiltà europea.<ref>Da ''Discorsi parlamentari'', Il Mulino, Bologna, 2002, p. 75.</ref>
*[...] non bisogna dimenticare che il [[liberalismo]] disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo e che la democrazia, smarrendo la severità dell'idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura.<ref>Citato in Barbara Speca, ''[https://www.rivoluzione-liberale.it/16768/opinione/croce-la-storia-umana-quale-storia-della-liberta.html Croce, la storia umana quale storia della libertà]'', ''rivoluzione-liberale.it'', 22 febbraio 2012.</ref>
*Non è vero, ma ci credo.<ref>Citato in Camillo Albanese, ''Un uomo di nome Benedetto: la vita di Croce nei suoi aspetti privati e poco noti''.</ref>
*Non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra [[Patria]], né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte.<ref>Da ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', Laterza.</ref>
*Non possiamo non essere [[cristiano (religione)|cristiani]], anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il [[cristianesimo]] ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c'è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano.<ref>Da ''Storia dell'Idea di Europa'', pp. 162-163.</ref>
*Non sarebbe il tempo di smettere di aver fiducia nelle opposizioni e distinzioni dei partiti politici, tanto più che l'esperienza politica ci mostra che il partito che governa o governa è sempre uno solo e ha il consenso di tutti gli altri, che fanno le finte di opporsi? Non sarebbe meglio contare sugli uomini saggi, lavoratori e consapevoli del loro dovere verso la patria, i quali in Italia sono in maggior numero che non credano i pessimisti?<ref>Citato in Daniela Colli, [http://www.loccidentale.it/node/8906 ''La "religione della libertà" per Benedetto Croce''], ''l'Occidentale.it'', 11 novembre 2007</ref>
*Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono.<ref>Citato in Emilio Gentile, ''Novecento italiano'', Laterza, Bari, 2008, p. 75.</ref>
*Ogni vera [[storia]] è sempre autobiografica.<ref>Da ''Il carattere della filosofia moderna''; citato in [[Leo Valiani]], ''La filosofia della libertà'', Edizioni di Comunità, 1963.</ref>
*[...] per comune consenso, i lavori più scadenti del De Amicis sono quelli che dovrebbero essere di mera invenzione, come le ''Novelle''. Ed, anche per comune consenso; sono assai scadenti i suoi versi. I versi, questo fiore delicatissimo dello spirito letterario, sono in lui il semplice detrito della sua prosa. Si riconosce facilmente ch'essi sono nati dal verseggiamento ora dei ''Bozzetti militari'', ora dei ''Ricordi del 1870-71'', ora dei libri di viaggio, ora delle ''Pagine sparse''. E danno non più, anzi meno, di ciò che danno le pagine di prosa. Sono versi ora da giornali educativi per giovinetti, ora da giornali umoristici: pseudoversi. I sentimenti sono onesti e gentili; la celia è innocente e, talora arguta: le descrizioni, minute e precise; ma non c'è altro.<ref>Da ''[https://archive.org/details/sbl-0749035-1903-03-images/page/n2/mode/1up Edmondo De Amicis]'', ''Note sulla Letteratura italiana nella seconda metà del secolo XIX'', in ''La Critica'', Anno I, fasc. III, 20 maggio 1903, p. 172.</ref>
*{{NDR|Su [[Giovanni Gentile]]}} Per suo merito la pedagogia italiana è giunta ad una profondità e semplicità di concetti alla quale altrove non si è ancora sollevata, e per suo precipuo merito non solo la scienza ma la pratica e la politica dell'educazione è ora in Italia tutta in rivolgimento e crescenza. Grande è infatti l'autorità di lui in ogni ordine di scuole, perché ha vissuto profondamente la vita della scuola e l'ama con ardore.<ref>In
appendice alla ''Riforma dell'educazione'' di [[Giovanni Gentile]]; citato da Angelo Nicosia nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0165/sed0165.pdf seduta del 12 luglio 1954] della Camera dei Deputati.</ref>
*{{NDR|Su [[Giustino Fortunato]]}} Portò la questione meridionale a chiarezza di coscienza e di definizione, iniziandone la discussione in termini politici e storici, fino a farla riconoscere come la questione massima dello Stato italiano unitario.<ref>Citato in Gerardo Raffaele Zitarosa, ''Giustino Fortunato storico'', L. Pellegrini, 1970, p. 15.</ref>
*Qual nome di autore nostro di tragedie, di commedie e drammi possiamo pronunciare con vanto, nel secolo passato<ref>Il secolo XVIII°.</ref> e per la prima metà del presente? L'importanza che Napoli non ha avuto nel [[teatro napoletano|teatro]] letterario, l'ha avuta invece nella commedia popolare e dialettale, nell'opera buffa, nelle rappresentazioni all'improvviso, negli attori e nei personaggi comici che ha messo in circolazione.<ref>Dalla prefazione del 1890 alle ''Memorie'' di [[Eduardo Scarpetta]], citato in [[Giovanni Artieri]], ''Napoli, punto e basta?, {{small|Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non}}'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 462.</ref>
*Quel giudizio, di cui si rimprovera a lei {{NDR|alla storia}} l'omissione, non è dunque veramente il giudizio, il solo giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere e far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. In ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giuridici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assoluti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato, entrati nella pace del passato, e come tali oggetto solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende e non già insieme, come vuole il motto (« tout comprendre c'est tout pardonner »), li perdona, perché stanno ormai di là dalla severità e dall'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure [[Alessandro Manzoni]].<ref name=storia/>
*[[Gaetano Salvemini|Salvemini]] fu ossessionato da un odio ferocissimo contro [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e non vedeva altra via per il popolo italiano che il suffragio universale. Nel cervello di Salvemini vi è caos.<ref>Citato in Daniela Coli, ''Il filosofo, i libri, gli editori: Croce, Laterza e la cultura europea'', Editoriale scientifica, Napoli, 2002, p. 63.</ref>
*Scocciatore è uno che ti toglie il piacere della solitudine e non ti dà quello della compagnia.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''Ve li racconto io'', Milano, Mondadori, 2006, p. 132. ISBN 88-04-54931-9</ref>
*{{NDR|Su [[Martin Heidegger]]}} Scrittore di generiche sottigliezze, arieggiante a un Proust cattedratico, egli che, nei suoi libri non ha dato mai segno di prendere alcun interesse o di avere alcuna conoscenza della storia, dell'etica, della politica, della poesia, dell'arte, della concreta vita spirituale nelle sue varie forme – quale decadenza a fronte dei filosofi, veri filosofi tedeschi di un tempo, dei Kant, degli Schelling, degli Hegel! –, oggi si sprofonda di colpo nel gorgo del più falso storicismo, in quello, che la storia nega, per il quale il moto della storia viene rozzamente e materialisticamente concepito come asserzione di etnicismi e di razzismi, come celebrazione delle gesta di lupi e volpi, leoni e sciacalli, assente l'unico e vero attore, l'umanità. [...] E così si appresta o si offre a rendere servigi filosofico-politici: che è certamente un modo di prostituire la filosofia.<ref>Da ''Conversazioni Critiche'', Serie Quinta, Bari, Laterza, 1939, p. 362.</ref>
*{{NDR|La cultura e più di ogni altra la cultura greca}} si era spenta, suscitando continuatori altrove: quel monaco calabrese {{sic|Barlaamo}} e quel suo scolaro, [[Leonzio Pilato]], [che insieme ad] altri traduttori ... operosi alla corte dei sovrani angioini, rappresentano l'ultima trasfusione della cultura normanno-sveva e meridionale nell'incipiente umanesimo.<ref>Da ''Storia del Regno di Napoli'', Bari, 1958, pp. 88-89; citato in Tobia Cornacchioli, ''Nobili, borghesi e intellettuali nella Cosenza del Quattrocento, L<nowiki>'</nowiki>''academia'' parrasiana e l'Umanesimo cosentino'', Edizioni Periferia, Cosenza, stampa 1990, p. 45.</ref>
*{{NDR|A [[Gaetano De Sanctis]]}} Solo nel maggio scorso, prima di lasciare Napoli, potei leggere per intero e con agio i due nuovi volumi della sua ''Storia di Roma''; e la lettura mi fu di grande piacere ed istruzione. Il significato storico di [[Cartagine]] e della grande lotta è magnificamente lumeggiato, e l'esposizione è limpidissima. Gli schiamazzatori presenti, così teneri della scienza italiana, non si accorgeranno di quest'opera che onora la scienza italiana.<ref>Lettera del 12 luglio 1917; citato in Silvio Accame, ''Gaetano De Sanctis'', in Accademia delle Scienze di Torino, ''Commemorazione di Gaetano De Sanctis {{small|nel primo centenario della nascita}}'', Vincenzo Bona, Torino, 1970, [https://archive.org/details/NAP0124230/page/n24/mode/1up p. 17].</ref>
*{{NDR|Su [[John Ruskin]]}} Temperamento d'artista, impressionabile, eccitabile, volubile, ricco di sentimento dava tono dommatico e forma apparente di teoria, in pagine leggiadre ed entusiastiche ai suoi sogni e capricci.<ref>Da ''Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale: Teoria e storia'', Laterza, 1908.</ref>
*[[Luigi Tosti|Tosti]] si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.<ref>Da ''Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono'', I, Laterza, Bari 1921, p. 146.</ref>
*Un'altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della "[[onestà]]" nella vita politica. [...] L'onestà politica non è altro che la capacità politica: come l'onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.<ref>Da ''La religione della libertà'', a cura di Girolamo Cotroneo, Rubbettino, Catanzaro, 2002, p. 207.</ref>
*{{NDR|Su [[Diego Sandoval de Castro]]}} [...] un petrarchista garbato e, come allora piaceva dire "soave" [...].<ref>Da ''[[Isabella di Morra]] e Diego Sandoval de Castro'', Sellerio, Palermo, 1983, p. 21 (saggio di introduzione ristampato da ''Vite di avventure, di fede e di passione'', Laterza, Bari, 1947); citato in Diego Sandoval de Castro, ''Rime'', a cura di Tobia R. Toscano, Salerno Editrice, Roma, 1997, p. 21. ISBN 8884022169</ref>
* L'[[Unesco]] aveva della [[cultura]] un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà.<ref>Citato in [[Nicola Porro]], ''Benedetto Croce contro l'UNESCO: «Propositi sterili»'', ''Il Giornale'', 5 luglio 2020, p. 28.</ref>
*Un velo di mestizia par che avvolga la [[Bellezza]], e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza. (da ''La poesia'', Laterza)
*{{NDR|Su [[José Borjes]]}} Uno dei più rinomati cabecillas delle guerre carliste, coraggioso, esperto di guerra, sincero e devoto uomo.<ref>Da ''Uomini e cose della vecchia Italia: serie seconda'', Laterza, 1956.</ref>
*Vedete un po' se vi riesce di far che un gruppo di artisti collabori a un monumento. Questo che si otteneva sessanta o settant'anni fa, da scultori e pittori che avevano frequentato l'accademia e si recavano a messa la domenica (ossia si sottomettevano interiormente a qualcosa o qualcuno), ora è inconseguibile: [...] I nostri monumenti saranno per i posteri i documenti della nostra convulsione morale.<ref>Citato in Adelina Bisignani, ''Croce: il partito politico'', Palomar, Bari, 2000, p. 45.</ref>
*Vedo che l'esattezza dell'esposizione del [[Mario Borsa|Borsa]] e la giustezza dei suoi giudizi vengono riconosciute da uno dei più esperti critici teatrali inglesi, da [[William Archer]] (in un articolo della ''Tribune'', del 3 novembre 1906). L'Archer rimprovera soltanto al Borsa la troppa severità della tesi generale, che un teatro inglese contemporaneo non esista: la quale tesi gli sembra {{sic|contradetta}} dalle analisi particolari che l'autore poi dà delle singole opere. E mi pare che l'Archer abbia ragione, e che un teatro in cui sono opere come quelle che Borsa fa conoscere ai lettori italiani, sia bene qualcosa di esistente; perché l'esistenza di un teatro non può significare chiaramente altro che l'esistenza di alcuni autori e di alcune opere, fornite di caratteri originali.<ref>da ''Conversazioni critiche'', serie seconda, seconda edizione riveduta, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1924, [https://archive.org/details/scrittidistorial10croc/page/259 XX. Libri di critica e di storia della critica, p. 259]</ref>
*[...] l'altro pericolo, quello degli ignoranti che teorizzano, giudicano, sentenziano, che fanno scorrere fiumi di spropositi, che mettono in giro formule senza senso, che credono di possedere nella loro ignoranza stessa una miracolosa sapienza, lo conosciamo perché lo abbiamo sperimentato bene. Si è chiamato, nella sua forma più recente, «fascismo». Io ho pensato denominarlo in greco: ''[[onagrocrazia]].''<ref>Da "Politica e pensiero", in ''Scritti e discorsi politici (1943-1947)'', a cura di A. Carella, vol. II, [https://books.google.it/books?hl=it&id=1pxoAAAAMAAJ&dq=L%27altro+pericolo%2C+quello+degli+ignoranti+che+teorizzano%2C+giudicano%2C+sentenziano%2C+che+fanno+scorrere+fiumi+di+spropositi%2C+che+mettono+in+giro+formule+senza+senso%2C+che+credono+di+possedere+nella+loro+ignoranza+stessa+una+miracolosa+sapienza%2C+lo+conosciamo+perch%C3%A9+l%27abbiamo+sperimentato+bene.+Si+%C3%A8+chiamato%2C+nella+sua+forma+pi%C3%B9+recente%2C+%27fascismo%27.+Io+ho+pensato+denominarlo+in+greco%3A+%27onagrocrazia%27.%5B&focus=searchwithinvolume&q=onagrocrazia pp. 196-197].</ref>
==''Ariosto, Shakespeare e Corneille''==
===''Avvertenza''===
*I tre saggi, raccolti in questo volume, non vi si trovano a caso, e neanche per la ragione estrinseca che i tre poeti, da cui prendono il titolo, appartengono in certo senso a tre momenti consecutivi di una stessa epoca storica. Ho raccostato questi tre poeti, perché mi davano modo di studiare tre tipi assai diversi d'arte; di provare nel fatto come con gli stessi principî si ottenga l'intelligenza delle forme artistiche più diverse e quasi opposte; di rendere più perspicua la caratteristica di ciascuno mercé il contrasto con gli altri; e d'illustrare ed esemplificare e confermare alcuni concetti estetici, e in genere filosofici, che mi stanno particolarmente a cuore. Quanto al metodo da me tenuto in questi saggi, non ho bisogno di dichiararlo ai miei vecchi lettori, e d'altronde mi sembra che essi portino con sé gli schiarimenti necessari e sufficienti. Ma chi desideri vederlo più direttamente dibattuto e ragionato in teoria, può consultare il volume, che è uscito in luce poco prima di questo, dei ''Nuovi saggi di estetica''. (B. C., Napoli, maggio 1920)
*Nella seconda edizione (1928) fu aggiunta al saggio sul Corneille una recensione del libro del [[Karl Vossler|Vossler]] su [[Jean Racine|Racine]]. Del saggio sullo Shakespeare si ha ora una eccellente edizione presso Laterza, corredata di introduzione critica e di note filologiche da [[Napoleone Orsini]] (1948). (B.C., marzo 1950)
===''Ariosto''===
====[[Incipit]]====
La fortuna dell'''Orlando furioso'' si può comparare a quella di una donna leggiadra e sorridente, che tutti guardano con letizia, senza che l'ammirazione sia impacciata da alcuna perplessità d'intelletto, bastando, per ammirare, aver occhi e volgerli al grato oggetto. Limpidissimo com'è quel poema, nitidissimo in ogni particolare, facilmente apprendibile da chiunque possieda una generale cultura, non ha mai presentato seri ostacoli d'interpretazione, e perciò non ha avuto bisogno delle industrie dei commentatori e non è stato aduggiato dalle loro litiganti sottigliezze; né poi è andato soggetto, o assai lievemente, alle intermittenze che, per le varie disposizioni culturali dei vari tempi, hanno pur sofferto altre insigni opere di poesia. Grandi uomini e comuni lettori si sono trovati intorno ad esso in pieno accordo, come appunto intorno alla bellezza, poniamo di una signora Récamier; e nella folla di coloro che furono presi dal suo fascino, si notano un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] e un [[Galileo Galilei|Galilei]], un [[Voltaire]] e un [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]].
====Citazioni====
*Se l'[[Ludovico Ariosto|Ariosto]] fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. (p. 31)
*Soverchia nel ''Furioso'', la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (p. 36)
*Bontà e generosità erano anche la sostanza del suo sentimento politico, da onest'uomo di tutti i tempi, che piange sulle sventure della patria, aborre il dominio degli stranieri, giudica severamente le oppressioni dei signori, si scandalizza per la corruttela ed ipocrisia dei preti e [[Chiesa (comunità)|Chiesa]], lamenta che le armi unite di Europa non si volgono contro il Turco ossia contro il barbaro infesto. (p. 37)
*L'Ariosto era irriverente, o, ch'è lo stesso, indifferente, spirito altrettanto areligioso quanto afilosofico, non angosciato da dubbi, non pensoso del destino umano, non curioso del significato e valore di questo mondo che vedeva e toccava, e nel quale amava e dolorava; estraneo del tutto, come a ogni altra filosofia, a quella del Rinascimento, sia del Ficini sia del Pomponazzi. (p. 40)
===''Shakespeare''===
====[[Incipit]]====
Potrà sembrare superfluo, ma in effetto giova a procedere spediti, porre subito qui in principio l'avvertenza, che ciò che forma oggetto di studio pel critico e lo storico dell'arte, non è la persona pratica dello [[William Shakespeare|Shakespeare]], ma la persona poetica; non il carattere e lo svolgimento della sua vita, ma il carattere e lo svolgimento dell'arte sua.
====Citazioni====
*Il bene o la virtù è, senza dubbio, nello Shakespeare, più forte del male e del vizio, ma non perché superi e risolva in sé l'altro termine, sibbene semplicemente è luce verso la tenebra, è bene, è virtù; insomma, in ragione della sua qualità stessa, che il poeta discerne e coglie nella purezza e verità originale, senza sofisticarla e infiacchirla. (p. 86)
*La quintessenza di tutte queste commede (al modo stesso che, rispetto alle grandi tragedie, si può in certo senso dire dell'''Amleto'') è il ''Sogno di una notte di mezza estate''; dove le rapide accensioni, le incostanze, i capricci, le illusioni e le delusioni, le follie d'ogni sorta dell'amore si danno un corpo e tessono un loro mondo così vivo e reale come quello degli uomini che quegli affetti visitano, estasiandoli e tormentandoli, innalzandoli e abbassandoli; sicché tutto vi è parimente reale e parimente fantastico, secondo meglio piaccia chiamarlo. Il senso del sogno, di un sogno-realtà, permane e impedisce ogni freddezza di allegoria e di apologo. (p. 102)
*Quando dopo il ''Sogno'', si legge ''Romeo e Giulietta'', par di non essere usciti da quell'ambiente poetico, al quale espressamente ci richiamano Mercutio, col suo ricamo fantastico sulla Regina Mab, e, quel che è più, lo stile, le rime e la generale fisionomia della breve favola. Tutti, parlando di ''Romeo e Giulietta'', hanno provato il bisogno di ricorrere a parole e immagini soavi e gentili; e lo [[Friedrich Schlegel|Schlegel]] vi ha sentito «i profumi della primavera, il canto dell'usignuolo, il delicato e fresco di una rosa mo' sbocciata», e lo [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ha pensato allo stesso fiore: alla «molle rosa nella valle di questo mondo, spezzata dalle rudi tempeste e dall'uragano»; ed il [[Samuel Taylor Coleridge|Coleridge]], di nuovo, alla «primavera coi suoi odori, i suoi fiori e la sua fugacità». Tutti lo hanno considerato come il poema dell'amor giovanile, e hanno riposto l'acme del dramma nelle due scene del colloquio d'amore attraverso il notturno giardino e della dipartita dopo la notte nunziale, nelle quali è stato scorto da taluni il rinnovarsi di forme tradizionali della poesia d'amore, l'«epitalamio» e l'«alba». (p. 102)
*Il male: ma se questo male fosse del tutto e apertamente male, turpe, ripugnante, la tragedia sarebbe finita prima che cominciata. Esso si chiamava, invece, per Macbeth, ''greatness'', la grandezza: la grandezza che le fatali sorelle gli hanno profetata, che il corso destinato degli eventi comincia pronto a largirgli, additandogli prossimo e certo tutto il resto, sol ch'egli non stia ad attendere inerte, ma si muova, stenda la mano e lo afferri. (p. 130)
*Nel ''Macbeth'', il bene appare solo nella vendetta che il bene compie, nel rimorso, nella punizione. Nessuna figura ne impersona la presenza. (p. 133)
*Nel ''Re Lear'', il tempestoso dramma, che è tutto una sequela di tradimenti orrendi, la bontà s'impersona, prende un nome, Cordelia; e brilla essa sola nella tempesta, ad essa sola si guarda, come in un cielo cupo all'unica stella che vi scintilla. (p. 134)
*Un odio infinito per la malvagità ingannatrice ha ispirato quest'opera {{NDR|''Re Lear''}}: l'egoismo puro e semplice, la crudeltà, la perversità muovono ripugnanza ed orrore, ma non inducono direttamente al tremendo dubbio che il bene non esista o quanto meno non sia riconoscibile e sceverabile dal suo contrario, come accade invece per l'inganno morale, che prende sembianza di rettitudine, di generosità, lealtà, e, poi che ha ottenuto il suo intento, disvela nel fatto l'impura cupidigia, l'aridità, la durezza di cuore, che sole realmente esistevano. (p. 134)
*Nella tragedia di ''Otello'', il male volge un'altra delle sue facce; e il sentimento che gli risponde è, questa volta, non la condanna mista di pietà, non l'orrore per l'ipocrisia e per la crudeltà, ma lo stupore. Jago non è il male commesso per un sogno di grandezza, non è il male per l'egoistico soddisfacimento delle proprie voglie, ma il male per il male, compiuto quasi per un bisogno artistico, per attuare il proprio essere e sentirlo potente e denominatore e distruttore anche nella subordinata condizione sociale in cui esso è posto. (p. 137)
*Dal senso violento della voluttà nella sua possanza allettatrice e dominatrice, e insieme dal brivido pei suoi effetti di abiezione, di dissoluzione e di morte, è formata la tragedia di ''Antonio e Cleopatra''.<br>Baci, carezze, languori, suoni, profumi, luccicor d'oro e di drappi lussuosi, barbaglio di luci e silenzi d'ombre, un godere ora estasiato ora spasimante e furioso, è il mondo in cui essa si svolge; e regina di questo mondo è Cleopatra, avida di voluttà, datrice di voluttà, che diffonde a sé intorno quel fremito di piacere, ne offre insieme l'esempio e l'incitamento, e insieme conferisce all'orgia un carattere regale e quasi mistico. (p. 140-141)
*''Amleto'' è stato generalmente considerato come la tragedia delle tragedie shakespeariane, quella in cui il poeta ha messo più di sé stesso, ha dato la sua filosofia, e ha riposto la chiave delle altre tutte. Ma, a parlar con rigore, nell'''Amleto'' lo Shakespeare ha messo sé stesso né più né meno che nelle altre tutte, cioè la poesia. (p. 146)
===''Corneille''===
====[[Incipit]]====
Una critica d'intonazione negativa circa le tragedie corneliane non è più da fare, perché si trova già in molti libri; e, d'altronde, se c'è un poeta estraneo al [[gusto]] e all'interessamento odierni (per lo meno fuori di Francia), questi è [[Pierre Corneille|Corneille]], e i più degli amatori di poesia e d'arte confessano senza ritegno di non reggere alla lettura di quelle tragedie, e che esse «non dicono loro niente».
====Citazioni====
*Lo [[Friedrich Schiller|Schiller]], lette le opere più lodate del Corneille, si meravigliava della rinomanza in cui era salito un autore così povero d'inventiva, magro e secco nel trattamento dei caratteri, freddo negli affetti, stentato e duro nello svolgimento delle azioni, e privo quasi sempre d'interesse. (p. 195)
*[[Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel]] notava in lui, al luogo della poesia, «epigrammi tragici» ed «arie di bravura», pompa e non grandezza; lo sentiva gelido nelle scene d'amore – un amore che di solito non era amore, ma un ben calcolato ''aimer par politique'', secondo la parola dell'eroe Sertorio, – e lo vedeva assai rigirato e machiavellico, e per ciò stesso ingenuo e puerile, nel concepire le cose della politica; e la più parte delle tragedie definiva nient'altro che trattati sulla ragion di stato in forma di dibattiti, con mosse non da poeta ma da giocatore di scacchi. (p. 196)
*L'ideale corneliano è stato riposto dai più recenti interpreti nella volontà per sé stessa, nella «volontà pura», superiore o anteriore al bene o al male, nella energia del volere in quanto tale, prescindendo dai suoi fini particolari. Con ciò si è ben eliminato il falso concetto che lo descriveva, invece, come l'ideale del dovere morale e della lotta trionfale tra il dovere e le passioni; e si è ottenuto l'accordo non solo con la realtà di quelle tragedie, ma anche con quanto il Corneille stesso, teorizzando, diceva nei suoi ''Discours'' circa il personaggio drammatico. (p. 210)
==''Breviario di estetica''==
*Alla domanda: – Che cosa è l'[[arte]]? – si potrebbe rispondere celiando (ma non sarebbe una celia sciocca): che l'arte è ciò che tutti sanno che cosa sia.
*Io dirò subito, nel modo più semplice, che l'arte è visione o intuizione. L'artista produce un'immagine o fantasma; e colui che gusta l'arte volge l'occhio al punto che l'artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell'immagine.
*L'[[errore]] non è mai puro, ché, se fosse tale, sarebbe verità.
*L'errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l'altra lo smentisce.
*{{NDR|L'arte}}, poiché non nasce per opera di volontà, si sottrae altresì a ogni discriminazione morale, non perché le sia accordato un privilegio di esenzione, ma semplicemente perché la discriminazione morale non trova modo di applicarlesi. [...]. Altrettanto varrebbe giudicare immorale la Francesca di [[Dante]] o morale la Cordelia di [[Shakespeare]] [...], quanto giudicare morale il quadrato o immorale il triangolo.
*Un'aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l'[[arte]].
==''La letteratura della nuova Italia''==
*[...] poiché in quel che dirò, discorrendo unicamente del [[Ruggiero Bonghi|Bonghi]] scrittore, sembrerò e sarò forse alquanto severo, mi piace avvertire subito che, quale che sia per essere il giudizio intorno ai suoi lavori storici, filosofici e letterari, Ruggero Bonghi, considerato nella sua azione politica, parlamentare e sociale, fu spirito profondamente devoto alla patria. A lui si debbono nobili opere per l'educazione e la cultura italiana, e istituzioni che gli sono sopravvissute e onorano la sua memoria.<br>Ristretta la considerazione al Bonghi scrittore, la figura di lui, che parve un tempo riempire di sé grande spazio nel mondo letterario, se non dilegua del tutto, certo si mostra assai più piccola. Quella impressione di un tempo nasceva da cose estrinseche: il nome del Bonghi era dappertutto; i giornali, in una stessa settimana, portavano ai lettori il discorso o i discorsi del Bonghi alla Camera, una conferenza del Bonghi, un articolo del Bonghi sopra un recente romanzo francese, l'annunzio della pubblicazione di un volume storico del Bonghi o di un nuovo volumetto della traduzione con {{sic|comento}} di Platone, fatta dal Bonghi. Non c'era argomento politico, sociale, religioso, filosofico, letterario, filologico, sul quale egli non versasse l'onda della sua prosa. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/260/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', pp. 260-261])
*{{NDR|Bonghi}} Sembrava raccogliere in sé le virtù del giornalista e del dotto, dello scienziato e dell'artista, dell'uomo politico e dell'uomo di lettere.<br>La gente, innanzi a tanta fecondità, stupiva; ma, pur nel suo stupore, diffidava ed esprimeva qualche dubbio circa la solidità di tutto quello scrivere, la durevolezza di quella fama. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/261/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 261])
*No: non furono i troppi argomenti, non la forma frammentaria, non la mancanza di tempo, che impedirono all'opera letteraria del Bonghi di ottenere la corona che avrebbe altrimenti meritata. Gli eufemismi o i cattivi ragionamenti degli elogiatori in imbarazzo celano un fatto molto più semplice che va enunciato così: al Bonghi mancò la mente scientifica. (Laterza, Bari, Vol. III, 1922<sup>2</sup>, [https://archive.org/details/laletteraturadel03crocuoft/page/263/mode/1up LIV ''{{sic|Ruggero Bonghi}} e la scuola moderata'', p. 263])
*Chi può ora sostenere la lettura dei romanzi dovuti alla penna del focoso giornalista-epigrammista che fu [[Ferdinando Petruccelli della Gattina]] [...], che vorrebbero dare quadri della Napoli borbonica e danno invece un cumulo di cose enormi, di delitti tenebrosi, di stranezze, di scempiaggini, senza disegno e senza stile, con una disinvoltura e un brio di maniera, meccanici e falsi? (Laterza, Bari, 1974)
*Il legno, in cui è tagliato [[Pinocchio]], è l'umanità. (Laterza, 1964, vol. V, p. 331)
*Tal quale il [[Salvatore Di Giacomo|Di Giacomo]] delle novelle e de versi si ritrova nei parecchi libri che ha pubblicati di ricerche storiche [...].<br>L'erudito può fare qualche obiezione e dichiararsi mal soddisfatto e dell'accoppiamento di storia e immaginazione e della subordinazione dei problemi propriamente storici alla contemplazione sentimentale e passionale. Ma sotto l'aspetto artistico, come non accettare le pagine d'arte, che il Di Giacomo, non sapendo resistere alla propria natura, ha frammezzate ai suoi spogli di documenti? (da «Salvatore Di Giacomo», ''Letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1973)
*Tutta l'autobiografia è piena di bozzetti e raccontini che, staccandosene, costituirono poi, con qualche aggiunta, il volume: ''{{sic|Goccie}} d'inchiostro''. Alcuni sono bozzetti di bambini dove il [[Carlo Dossi|Dossi]], da un niente, sa trarre una pagina indimenticabile: come nella scenetta che s'intitola ''Le caramelle'' e che bisogna leggere piano, assaporando. (Laterza, Bari 1973)
==''La rivoluzione napoletana del 1799''==
*Una scena selvaggia coronò questi ultimi istanti del feroce martirio. La [[Luisa Sanfelice|Luisa {{NDR|Sanfelice}}]], circondata e sorretta dai fratelli dei Bianchi, salì sul palco. E si facevano gli estremi preparativi, e le infami mani del carnefice l'acconciavano sotto il taglio della scure, quando un soldato, di quelli che assistevano all'esecuzione, lasciò sfuggire accidentalmente un colpo di fucile. Il carnefice, spaurito e già sospettoso di qualche tumulto, a questo si turbò e lasciò cadere in fretta la scure sulle spalle della vittima: sicché poi, tra le grida d'indignazione del popolo, fu costretto a troncarle la testa con un coltello.<br>Quelle povere membra, che avevano finito di soffrire, vennero sepolte nella prossima chiesa di Santa Maria del Carmine. (cap. III, pp 165-166)
*Il [[Pietro Colletta|Colletta]] è passato e passa ancora, nell’opinione generale, per uno scrittore poco esatto e, quel ch’è peggio, di poca buonafede. Ora invece ogni studio particolare, che si pubblica sui fatti trattati nella sua storia (compresi i pochi esaminati di sopra), prova, se non sempre la sua esattezza (di quale storico si potrebbe pretendere codesto!), sempre la sua buona fede. Di che ho anch'io molti altri argomenti da esser persuaso, e son certo che, tra breve, riuscirà agevolissima la seguente dimostrazione. Che, cioè, il Colletta, nell’accingersi alla sua storia, si senti e si mise in disposizione di storico, alto, sereno, e, nel lavorarla, fece tutte le ricerche, che ai suoi tempi poteva fare, e non travisò volontariamente la verità, come è provato invece che la travisassero spesso volontariamente i servitori borbonici (per chiamarli col titolo da essi ambito), che scrissero in opposizione di lui. (cap. III, pp. 188-189)
*Grande è l'importanza di [[Carlo Lauberg]], l'anima di tutto il movimento rivoluzionario napoletano, colui che può ben dirsi «il primo cospiratore del moderno risorgimento italiano»<ref>Michele Rossi, ''Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799'', Firenze, Barbera, 1890, p. 177. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. La ragione, per la quale il Lauberg è stato trascurato dagli storici, è ben additata dal Rossi: l'attenzione si è rivolta, quasi esclusivamente, a coloro che perirono sul patibolo. (cap. V, p. 210)
*Valente chimico e seguace delle teorie del Lavoisier [...], {{NDR|Carlo Lauberg}} cercò nel 1788 di estrarre l'indaco col macerare le foglie della ''Isatis tinctoria'', e nel 1789 procurò di stabilire in Napoli una fabbrica di acido solforico.<br>Ma non era soltanto chimico, {{sic|sibbene}} versato altresì negli studi della meccanica e della matematica, [...]. (cap. V, p. 211)
==''Manifesto degli intellettuali antifascisti''==
===[[Incipit]]===
Gl'intellettuali [[fascismo|fascistici]], riuniti in congresso a Bologna, hanno indirizzato un manifesto agl'intellettuali di tutte le nazioni per spiegare e difendere innanzi ad essi la politica del partito fascista.<ref>Testo qui [http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Croce/Manifesto.pdf]</ref><ref>e in: A.R. Papa, ''Storia di due manifesti'', Milano, Feltrinelli, 1958.</ref>. Nell'accingersi a tale impresa, quei volenterosi signori non debbono essersi rammentati di un consimile famoso [[Manifesto del Partito Comunista|manifesto]] che, agli inizi della guerra europea, fu lanciato al mondo dagli intellettuali tedeschi: un manifesto che raccolse, allora, la riprovazione universale, e più tardi dai tedeschi stessi fu considerato un errore. [...] Contaminare politica e letteratura, politica e scienza è un errore, che, quando si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi nemmeno un errore generoso<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>.
===Citazioni===
*E, veramente, gl'[[intellettuale|intellettuali]], ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l'ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell'indagine e della critica, e con le creazioni dell'arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. Varcare questi limiti dell'ufficio a loro assegnato, contaminare politica, letteratura e scienza, è un errore, che, quando poi si faccia, come in questo caso, per patrocinare deplorevoli violenze e prepotenze e la soppressione della libertà di stampa, non può dirsi neppure un errore generoso.
*Nella sostanza, quella scrittura, è un imparaticcio scolaresco, nel quale in ogni punto si notano confusioni dottrinali e mal filati raziocini.
*Ma il maltrattamento della dottrina e della storia è cosa di poco conto, in quella scrittura, a paragone dell'abuso che vi si fa della parola "religione"; perché, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in [[Italia]] saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi;
*Chiamare contrasto di religione l'odio e il rancore che si accendono da un partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d'italiani e li ingiuria stranieri, e in quest'atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero e oppressore, e introduce così nella vita della [[Patria]] i sentimenti e gli abiti che sono propri di altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili: è cosa che suona, a dir vero, come un'assai lugubre facezia.
*Noi rivolgiamo gli occhi alle immagini degli uomini del [[Risorgimento]], di coloro che per l'Italia patirono e morirono, e ci sembra di vederli offesi e turbati in volto alle parole che si pronunziano e agli atti che si compiono dai nostri italiani avversari, e gravi e ammonitori a noi perché teniamo salda in pugno la loro bandiera.
*Ripetono gl'intellettuali fascisti, nel loro manifesto, la trista frase che il Risorgimento d'Italia fu opera di una minoranza; ma non avvertono che in ciò appunto fu la debolezza della nostra costituzione politica e sociale e anzi par quasi che si compiacciano della odierna per lo meno apparente indifferenza di gran parte dei cittadini d'Italia di fronte ai contrasti tra il fascismo e i suoi oppositori. I liberali di tal cosa non si compiacquero mai, e si studiarono a tutto potere di venire chiamando sempre maggior numero d'italiani alla vita pubblica; e in questo fu la precipua origine anche di qualcuno dei più disputati loro atti, come la largizione del suffragio universale.
*La presente lotta politica in Italia varrà, per ragione di contrasto, a ravvivare e a fare intendere in modo più profondo e più concreto al nostro popolo il pregio degli ordinamenti e dei metodi liberali, e a farli amare con più consapevole affetto. E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile.
==''Nuove pagine sparse''==
*C'è la formula della saggezza e della sapienza? C'è, ed è questa: riconoscere che senza il [[male]] la vita e il mondo non sarebbero, e tutt'insieme combattere sempre, praticamente e irremissibilmente, il male e cercare e attuare sempre indefessamente il bene. (vol. 1, p. 288)
*Dirò che, in generale, gli autori da me criticati mi ricambiarono di benevolenza, forse perché sentirono che c'era in me sincero desiderio di cercare e di affermare il [[verità|vero]].
*Gli umili e gli oppressi vedendo i dolori e le ingiustizie della vita, era ben difficile che la concezione ultronea di questa non fosse pessimistica.
*Non è possibile disputare su ciò che è stato dichiarato di per sè inesistente, e cioè sul pensiero e sulla verità.
*Con dolorosa meraviglia a me è accaduto notare di recente in uomini di molta levatura di un [[Ebrei|popolo]] atrocemente perseguitato e a cui favore e protezione si è schierata tutta la maggiore e migliore parte degli altri popoli della terra, non già solo la riluttanza a vincere il loro millenario separatismo, stimolo alle deplorevoli persecuzioni, ma il proposito di rinsaldarlo, rinsaldando l’idea messianica, e contrapponendosi a tutti gli altri popoli: proposito al quale si accompagna una sorta di sentimento tragico, come di popolo destinato a fare di sé stesso [[Olocausto (sacrificio) | olocausto]] a una divinità feroce. (vol. 1, p. 345)
==''La poesia di Dante''==
===[[Incipit]]===
C'è ragione alcuna per la quale la poesia di [[Dante Alighieri|Dante]] debba esser letta e giudicata con metodo diverso da quello di ogni altra poesia?
===Citazioni===
* E veramente in qualsiasi poeta e opera di poesia è dato rintracciare, più o meno copiosi e con risalto maggiore o minore, concetti scientifici e filosofici, tendenze e fini pratici, e anche intenzioni e riferimenti riposti, presentati sotto velo trasparente o adombrati in modo misterioso come ben chiusi nella mente dell'autore. Perciò di ogni poeta, che è sempre insieme uomo intero, e di ogni poesia, che è insieme un volume o un discorso e lega molte cose squadernate, è dato compiere, oltre l'{{sic|interpetrazione}} poetica, una varia {{sic|interpetrazione}} filosofica e pratica, che, sotto l'aspetto da cui guardiamo, possiamo chiamare «allotria». (p. 10)
* E nella storia del buon avviamento di quelle indagini converrebbe segnare tra i più lontani precursori [[Vincenzo Borghini]], che nel cinquecento comprese la necessità metodica di ricercare documenti autentici del pensiero e del sapere di Dante, e di rifarsi alla lingua e alle costumanze dell'età sua; [...]. (p. 12)
* Se, in fatto di poesia, l'autore è sovente il peggiore dei critici, in fatto d'[[allegoria]] è sempre il migliore. (p. 13)
* Seguendo i principî dianzi stabiliti circa l'[[allegoria]], non ci siamo dati pensiero di ricercare se alcuni o tutti i componimenti e le narrazioni di cui si è fatto cenno, e il libretto della ''[[Dante Alighieri#Vita nuova|Vita nuova]]'' nel suo complesso, siano allegorici; perché, allegorizzati o no, allegorizzati ''ante'' o ''post festum'', il loro significato poetico, e il loro poetico pregio o difetto, resta il medesimo. (p. 43)
==''Poesia e non poesia''==
*Il [[Vincenzo Monti|Monti]] fu, dunque rispetto ai poeti che con lui si usa mettere a contrasto, poeta di orecchio e d'immaginazione, e non punto rappresentante di un'età contro un'altra età: differenza di conformazione mentale, non di contenuto storico. E tanto poco egli chiuse un'età o appartenne a un'età chiusa, che, per contrario, formò scuola: una scuola certamente di valore scarso o nullo, ma sol perché scarso o nullo è il valore di tutte le scuole poetiche; e che per estensione e diffusione non fu inferiore ma piuttosto superiore alla foscoliana e alla leopardiana, [...]. (cap. II, Monti; p. 24)
*È stato considerato talvolta il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione così condensata e violenta, così estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. (cap. X, Leopardi; pp. 109-110)
*E quelle, tra le ''[[Operette morali]]'', così intonate riuscirono di necessità frigidissime: vani sforzi di offrire rappresentazioni comiche (che non lo spirito polemico e il malumore ma solo lietezza e serena fantasia possono generare); personaggi, che sono meri nomi; dialoghi, che sono monologhi ; prosa lavoratissima ma estrinseca, e che tiene sovente qualcosa del vaniloquio accademico. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Certe volte, nel leggere i dialoghi delle ''Operette morali'' si presentano con insistenza al ricordo (e non sono io che ho provato pel primo questa impressione, perché vedo ora che la provò anche il Pascoli) certi altri ''Dialoghetti'', vergati dalla penna reazionaria del conte Monaldo, e si sente la somiglianza non solo nella comune predilezione letteraria per quel genere accademico, per quelle tanto abusate imitazioni da Luciano, per quei «ragguagli di Parnaso», ma anche nello spirito angusto, retrivo, reazionario, nell'antipatia pel nuovo e vivente; [...]. (cap. X, Leopardi; p. 111)
*Per ritrovare, sotto il rispetto artistico, il Leopardi schietto e sano bisogna dunque cercarlo, non dove egli polemizza, ironizza e satireggia, e ride male, ma dove si esprime serio e commosso ; e questo è il Leopardi migliore delle stesse ''Operette'' quello, per es., di alcune pagine del dialogo di Timandro ed Eleandro, che tanto si avvicinano al tono delle più belle lettere dell'''Epistolario''. (cap. X, Leopardi; pp. 112-113)
*Nel ''[[Giacomo Leopardi#XXV – Il sabato del villaggio|Sabato del villaggio]]'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». (cap. X, Leopardi; pp. 117-118)
*[...] non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. (cap. X, Leopardi; pp. 118-119)
*La rappresentazione della realtà e la bellezza sono in arte la stessa cosa, e [...], dove si sente che manca la bellezza, manca nient'altro che la perfezione stessa del rappresentare. (cap. XIX, ''Balzac''; p. 247)
*È proprio delle democrazie preferire in arte i valori scadenti ai genuini, che sono aristocratici e antiutilitari. ("Schiller")<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
==''Storia del Regno di Napoli''==
===[[Incipit]]===
Qualche tempo fa, nel mettere ordine tra i miei libri e nel riunire in un solo scaffale tutti quelli attinenti alla storia napoletana, mi tornò tra mano il raro volume di Enrico Cenni, ''Studi di diritto pubblico'', e lo lessi da cima a fondo come non avevo fatto per l'innanzi.
===[[Citazioni]]===
* Mi stava vivo nel ricordo [[Enrico Cenni]], cattolico e liberale, napoletano e italiano, giurista e filosofo, così come l'avevo conosciuto negli ultimi suoi anni, con l'alta persona, i canuti capelli, gli occhi scintillanti, e mi pareva non solo comandarmi con la sua autorità l'accoglimento di quei concetti, ma, col richiamarmi ai doveri della pietà filiale, farmi vergognare di avere altra volta tenuto in proposito assai diverso pensiero. Pure, alla fine, non senza qualche riluttanza, il mio spirito critico riprese il sopravvento, e cominciai mentalmente a discutere col bravo Cenni, come se egli fosse ancora vivente ed io presso al suo letto d'infermo, dove mi recavo a visitarlo. (p. 19)
* È ormai noto: il Vespro siciliano, che ingegni poco politici e molto rettorici esaltano ancora come grande avvenimento storico, laddove fu principio di molte sciagure e di nessuna grandezza. Non la conquista angioina, ma quella ribellione e distacco della Sicilia infranse l'unità della monarchia normanno-sveva, ne fiaccò le forze, le rapì la sua storica missione, e diè origine veramente al regno di Napoli, a quel «Regno» che visse più secoli di vita e di cui molte tracce permangono nelle odierne condizioni sociali e nei costumi di queste terre. (pp. 30-31)
* Il possesso del regno di Napoli fu per la Spagna un accrescimento di potenza politica, e più ancora di prestigio, e un punto d'appoggio militare, ma, tutto sommato, una passività economica. (p. 189)
* La Spagna governava il regno di Napoli come governava sé stessa, con la medesima sapienza o la medesima insipienza; e, per questo rispetto, tutt'al più si può lamentare che il regno di Napoli, poiché doveva di necessità unirsi ad altro stato più potente, cadesse proprio tra le braccia di quello che era il meno capace di avvivarne la vita economica, e col quale non gli restava da accomunare altro che la miseria e il difetto di attitudini industriali e commerciali. (p. 190)
* Pure, nel crollo che seguì, quello stato che fu l'antico [[regno di Napoli]] non moriva del tutto ingloriosamente, e il suo esercito – quella parte del suo esercito che non si era dissipata o unita alla rivoluzione – salvò l'onore delle armi sul Volturno e a Gaeta. E noi dobbiamo inchinarci alla memoria di quegli estremi difensori, tra i quali erano nobili spiriti, come quel [[Matteo Negri]] che nel '48 era andato anche lui alla difesa di Venezia, ma nel '60 non seppe staccarsi dalla bandiera del suo reggimento, e, italiano, cadeva ucciso in combattimento contro italiani. (p. 331)
===[[Explicit]]===
Ricercando la tradizione politica nell'Italia meridionale, ho trovato che la sola di cui essa possa trarre intero vanto è appunto quella che mette capo agli uomini di dottrina e di pensiero, i quali compierono quanto di bene si fece in questo paese, all'anima di questo paese, quanto gli conferì decoro e nobiltà, quanto gli preparò e gli schiuse un migliore avvenire, e l'unì all'Italia. Benedetta sia sempre la loro memoria e si rinnovi perpetua in noi l'efficacia del loro esempio!
==''Storia d'Italia dal 1871 al 1915''==
===[[Incipit]]===
Nel 1871, fermata la sede del regno in Roma, si ebbe in Italia il sentimento che un intero sistema di fini, a lungo perseguiti, si era in pieno attuata, e che un periodo storico si chiudeva.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*Si sostenne, oltre alle guerre, la lunga e dolorosa guerriglia del [[brigantaggio]], inacerbitosi nell'Italia meridionale, come di solito nelle rivoluzioni e nei passaggi di governo, e che fu domato finalmente e per sempre: cosicché la parola "brigantaggio" poté a poco a poco dissociarsi dal nome del paese d'Italia, al quale era stata congiunta forse più che ad altra parte di Europa, almeno nei tempi moderni. (p. 29)
*Lo schiacciamento, che seguì, della Francia da parte delle genti germaniche, e l'esegesi storico-filosofica che ne dettero i pensatori e professori d'oltre Reno, sembrarono avvolgere nel funebre sudario tutte le razze latine: la [[battaglia di Sedan]] prendeva l'aspetto di una ''finis Romae''. (p. 111)
==''Storia d'Europa''==
===[[Incipit]]===
Alla fine dell'avventura napoleonica, sparito quel geniale despota dalla scena che tutta occupava, e mentre i suoi vincitori s'intendevano o procuravano d'intendersi fra loro e di procedere d'accordo per dare all'Europa, mercé restaurazioni di vecchi regimi e opportuni rimaneggiamenti territoriali, uno stabile assetto che sostituisce quello fortemente tenuto per sempre precario dell'Impero della nazione francese, – in tutti i popoli si accendevano speranze e si levavano richieste d'indipendenza e di libertà. E queste richieste si facevano più energiche e frementi quanto più si opponevano repulse e repressioni; e le speranze presto si ravvivavano, e i propositi si rafforzavano, attraverso le delusioni e le sconfitte.
===Citazioni===
*La [[libertà]] (ripeteva [[Luigi Blanc]]) è una «parola», è un'«esca per gli ingenui», non essendovi altra libertà che quella che si ottiene nello Stato con l'«organizzazione del lavoro». (p. 126)
==''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte''==
===[[Incipit]]===
La storia è scienza o arte? – Questa domanda è stata fatta molte volte; ma l’opinione che se ne ha ordinariamente, nel mondo letterario, è che sia una domanda triviale, di quelle che soltanto il confusionismo volgare si suol proporre e malamente risolvere. Infatti, quei che l’han mossa e la muovono, o non le danno essi stessi un senso determinato o, quando son costretti a darglielo, si limitano a significar con essa, semplicemente: «se la storia, oltre all’essere esattamente appurata, debba essere rappresentata con vivacità e scritta artisticamente bene». E, al senso indeterminato della domanda, fa riscontro quello delle risposte, delle quali la più comune è questa: che «la storia sia scienza ed arte, al tempo stesso».
===[[Explicit]]===
Con questo siamo giunti al termine del nostro assunto, ch’era di provare come ci sia difatti una ''ragione interna'', per la quale le parole ''storia'' ed ''arte'' sono state messe tante volte in connessione, e di mostrare in che stia realmente la connessione. L’assunto è adempiuto colla ''riduzione della storia sotto il concetto generale dell’arte''.
==''Teoria e storia della storiografia''==
===[[Incipit]]===
Quasi tutti gli scritti che compongono la presente trattazione furono inseriti in atti accademici e riviste italiane tra il 1912 e il '13; e poiché rispondevano a un disegno, poterono senza sforzo congiungersi in un libro, pubblicato in lingua tedesca col titolo: ''Zur Theorie und Geschichte der Historiographie'' (Tübingen, Mohr, 1915).
===Citazioni===
*è evidente che solo un interesse della vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato; il quale, dunque, in quanto si unifica con un interesse della vita presente, non risponde a un interesse passato, ma presente. (p. 12)
*Ma anche nei giorni nostri sarebbe divertente e istruttivo catalogare le forme d'insinuazione onde storici, che passano per gravissimi, si valgono per introdurre le loro personali immaginazioni: «forse», «parrebbe», «si direbbe», «piace pensare», «giova supporre», «è probabile», «è evidente», e simili; e notare come talvolta essi vengano omettendo insensibilmente codeste cautele e raccontino, quasi le avessero vedute, cose che essi stessi hanno escogitate per finire il loro quadro, e per le quali resterebbero assai imbarazzati se avvenisse che uno, indiscreto al pari di un enfant terrible, chiedesse loro: «Come lo sapete? chi ve lo ha detto?». (p. 33)
*Le storie meramente politiche s'indirizzano in prima linea ai diplomatici, e quelle militari ai militari; ma la storia etico-politica s'indirizza agli uomini di coscienza, intenti al loro perfezionamento morale, che è inseparabile dal perfezionamento dell'umanità, e può dirsi veramente un grande esame di coscienza che l'umanità a volta a volta esegue di sé stessa nel suo operare e progredire. (p. 289)
*Qual è il carattere di un popolo? La sua storia: tutta la sua storia e nient'altro che la sua storia. La coincidenza è, in questo caso, perfetta, o, piuttosto, non si tratta di coincidenza ma d'identità. (p. 291)
==''Storie e leggende napoletane''==
===[[Incipit]]===
Quando, levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio, l'occhio scorre sulle vetuste fabbriche che l'una incontro all'altra sorgono all'incrocio della via della Trinità Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===Citazioni===
*A me giova intanto, all'ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella più vasta ombra delle memorie; e il prossimo [[Basilica di Santa Chiara (Napoli)|monastero di Santa Chiara]], che re [[Roberto d'Angiò|Roberto]] e la pia regina [[Sancha d'Aragona (1285-1345)|Sancia]] elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d'Italia. L'ideale del [[Francesco d'Assisi|poverello d'Assisi]] consolò la dolorosa Sancia, non amata dal regio consorte; e finì col mostrare la sua virtù sullo stesso re, il quale, vecchio, affranto per la morte dell'unico figliuolo, indossò l'abito di terziario, e in quell'abito volle essere sepolto in Santa Chiara, e così si vede steso sul sarcofago, attorniato dalle tombe dei figliuoli e nipoti. Pittori e scultori, venuti di Toscana, adornarono di affreschi giotteschi e di storie in rilievo la semplice chiesa francescana, dal tetto composto di grandi travi di legno scoperte, che doveva essere alcuni secoli dopo furiosamente invasa e brutalmente violata dal fasto dei cartocci, degli ori e delle ammanierate pitture, ma non sì che vi rimanessero affatto soffocate le espressioni, e quasi direi le proteste, della ingenua arte del Trecento. (da ''Un angolo di Napoli'', I, pp. 17-18)
*{{NDR|La ''[[Tomba di Jacopo Sannazaro]]'', custodita all'interno della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, a Napoli}} [...] si proverà sempre una commozione, quando, attraversata la piccola e ora povera chiesetta, che ha preso l'aria di una chiesa di villaggio, e girato dietro l'altar maggiore, ci si vede a un tratto, innanzi, la solenne mole marmorea della tomba del poeta. [...] Il critico d'arte troverà, come ha trovato, non poco da riprendere, sia nell'architettura e nelle proporzioni del mausoleo, sia nei particolari delle decorazioni, nelle due statue di Apollo e Minerva di disegno non puro, e nello stesso bassorilievo, confuso nella composizione ed esagerato nei movimenti delle figure. Ma, nonostante la scarsa originalità e la poca squisitezza dell'opera, l'effetto suo è grande come affermazione e celebrazione lussureggiante dell'arte classica del Sannazaro nel cuore dell'umile chiesetta cristiana. E in tutta quella gloria di simboli e di allegorie l'occhio cerca e affisa in alto il volto del poeta, grave e dolce, dai lineamenti segnati dalla mestizia, dallo sguardo da cui tralucono la genialità dell'arte e la bontà dell'animo affettuoso. (da ''La chiesetta di Jacopo Sannazaro'', pp. 225-226)
*{{NDR|Sul ''[[San Michele che scaccia il demonio]]'' di Leonardo da Pistoia}} Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei<ref>Secondo alcune indiscrezioni dell'epoca [[Vittoria Colonna|Vittoria d'Avalos]] che avrebbe tentato di sedurre il cardinale Diomede Carafa, committente del dipinto. {{cfr}} ''Storie e leggende napoletane'', pp. 228-229.</ref>che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina». (da ''La chiesetta di [[Iacopo Sannazzaro]]'', p. 229)
*La [[Laura Terracina|Terracina]] si vantava che non le mancavano mai editori; e la cosa era vera. Segnatamente i ''Discorsi'' andarono a ruba, aiutati dalla voga del poema ariosteo e dalle figure onde li ornò il Giolito.<br> Ma ciò non impedisce l'altra verità, che i versi della Terracina mancano di qualsiasi pregio poetico e hanno assai scarso anche quello letterario, perché, in tanto raffinamento della forma estrinseca a quei tempi di accurata letteratura, si dimostrano per solito rozzi e scorretti. La Terracina non era né poeta né letterato elegante, ma piuttosto, un precone di lodi. Io non saprei immaginarla in altro atto che di perpetua cupida ricercatrice, e aspettatrice al varco, di qualcuno da lodare: «lodando or questo ed or quel cavaliere», come dice ella medesima; ella che (ripete altrove) «tanti e tanti Lodato ''ha'' in carte con ''sue'' basse rime». (da ''La casa di una poetessa'', p. 279)
*[...] le vecchie leggende rapidamente tramontano nella odierna trasformazione edilizia e sociale di Napoli, e le nuove non nascono, o piuttosto noi non ce ne avvediamo, e se ne avvedranno i nostri posteri, quando raccoglieranno qualche frammento del nostro presente sentire e immaginare, reso vieppiù fantastico dalle esagerazioni tradizionali, circondato dal fascino dell'antico o del vecchio, e fissato sopra taluna delle nostre ora tanto vilipese architetture e sculture. E coloro, «che questo tempo chiameranno antico», lo chiameranno forse anche «il buon vecchio tempo», come noi ora diciamo della Napoli del Settecento, e già, quasi quasi, di quella anteriore al Sessanta. (da ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', p. 332)
==''Un paradiso abitato da diavoli''==
*[...] un [[popolo]] non è in grado di ribattere le calunnie come un individuo e alle sofistiche accuse scopre assai più indifeso il fianco che non gl'individui. Gli sciocchi, gl'ingenerosi, i combattitori a vuoto e con poca spesa e con poco rischio, i plebei di cuore e di mente, sono perciò sempre proclivi a ingiuriare i popoli [...] (p. 21)
*Accade, d'altra parte, che, pur nella poco alacre vita civile e politica, l'umana virtù si affermi nei particolari, contrastando al generale, e talora negli episodi, e perfino essa sorga dal mezzo stesso dei vizi, come loro correlativo. Onde un popolo che non ha bastevole affetto per la cosa pubblica potrà avere assai vivo quello per la famiglia, per la quale sarà disposto a ogni sacrificio; un popolo indifferente avere la chiaroveggenza dell'indifferenza; un popolo poco operoso nei commerci e negli affari valer molto nella contemplazione dell'arte e nelle indagini dell'intelletto; un popolo privo di spirito di gloria saper ben cogliere il gonfio e il falso delle umane ambizioni e operare nel riso un lavacro di verità. E via discorrendo.<br/>Sulla logica di queste considerazioni, il popolo napoletano è stato perfino più volte difeso, e il suo atteggiamento verso la vita ha suscitato simpatie [...] [[Napoli]] è apparsa come un'oasi nella quale sia possibile ritrarsi per obliare, riposare e respirare in mezzo a un popolo che di politica non cura o, tutt'al più, la prende a mera materia di chiacchiera, e, chiacchierandone senza riscaldarsi, spesso la giudica con spregiudicato acume. (p. 25)
*[...] se ancor oggi noi accettiamo senza proteste o per nostro conto rinnoviamo in diversa forma l'antico biasimo<ref>Il riferimento è al proverbio: Napoli è un paradiso abitato da diavoli.</ref>, e se, anzi, non lasciamo che ce lo diano gli stranieri o gli altri italiani ma ce lo diamo volentieri noi a noi stessi, è perché stimiamo che esso valga da sferza e da pungolo, e concorra a mantener viva in noi la coscienza di quello che è il dover nostro. E, sotto questo aspetto, c'importa poco ricercare fino a qual punto il detto proverbiale sia vero, giovandoci tenerlo verissimo per far che sia sempre men vero. (pp. 26-27)
*{{NDR|Su [[Francesco Mazzarella Farao]]}} Uno di quei dotti a cui la dottrina nuoce. (p. 88)
*I ''lazzari'' erano, dunque, l'infima classe dei proletari di [[Napoli]], quella classe che i sociologi moderni contrappongono al proletariato industriale, del quale infatti forma spesso l'antitesi e talvolta l'avversaria, col nome di «proletariato cencioso» (''Lumpenproletariat''). Naturalmente, codesti proletari napoletani, oltre i caratteri comuni dei proletari in generale, e in ispecie a quelli delle grandi città, hanno alcuni caratteri particolari, determinati dalle condizioni particolari del nostro paese. Qui il clima è mite, la vita relativamente facile, si può dormire all'aria aperta e nutrirsi di poco, far di meno di molte cose e per conseguenza esser disposti alla spensieratezza; La conformazione morale e intellettuale non spinge alla rivolta, ma inclina agli accomodamenti e alla rassegnazione (p. 89).
*Una cosa, di cui non mi so dar pace, è che in Napoli siano spariti tutti gli {{sic|edifizi}} dei «[[Sedili di Napoli|Sedili]]» o «Seggi» della città.<br>Si pensi un po'! Per secoli e secoli, dal medioevo fino all'anno 1800, i seggi avevano rappresentato l'organamento della cittadinanza napoletana, la distinzione della nobiltà e del popolo, l'amministrazione municipale. «Cavaliere di seggio» era la denominazione usuale del patriziato, che risonava accompagnata da ammirazione e {{sic|reverenza}}: e aneddoti e novelle e commedie ne rimandavano a lor modo l'eco, quando si facevano a ritrarre scherzosamente i napoletani e le loro vanterie. Di una leggiadra gentildonna si madrigaleggiava, talvolta, che era un «fiore» del suo «seggio»; e «a la flor de Nido» è indirizzata una celebre canzone de [[Garcilaso de la Vega]]. Gli stemmi dei sedili – lo sfrenato cavallo di bronzo in campo d'oro di Nido, quello frenato in campo azzurro di Capuana, i tre verdi monti in campo d'argento di Montagna, la porta d'oro in campo azzurro di Portanova, l'Orione o, come si diceva popolarmente, il [[Leggenda di Colapesce|Pesce Nicolò]] di Porto – stavano innanzi agli occhi di tutti, familiari geroglifici, e il primo, il cavallo sfrenato, fu sovente tolto in {{sic|iscambio}} con lo stemma stesso della città di Napoli. (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', p. 115)
*Nelle lotte che {{sic|precessero}}, prepararono e accompagnarono la rivoluzione detta di [[Masaniello]], [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], che ne fu la mente direttrice, coltivava il concetto o l'utopia del pareggiamento dei due primi sedili nobili e del sedile del Popolo, che si sarebbero {{sic|dovuto}} dividere tra loro in parti uguali il governo della città. Utopia affatto anacronistica, di carattere medievale, perché la realtà effettuale era che i sedili invecchiavano, e invecchiava la nobiltà e il suo correlativo, il buon popolo; e fuori dei sedili così dei nobili come del popolo si {{sic|moveva}} la nuova vita sociale, gli avvocati, i letterati, i pubblicisti, tutti quelli che poi, nel secolo decimottavo, promossero le riforme e fecero la [[Repubblica Napoletana (1799)|rivoluzione dell'anno 99]].<br>Che cosa potevano essere agli occhi di costoro i sedili, che usurpavano l'amministrazione della città, e anzi addirittura la rappresentanza del Regno, in nome di una tradizione illanguidita, di classi sociali logore, e con gli abiti del servilismo e della vuota esteriorità formatisi durante il viceregno {{sic|spagnuolo}} e non certo radicalmente mutati durante il nuovo regno borbonico? (da ''I {{sic|seggi}} di Napoli'', pp. 122-123)
*I gelati napoletani, «''les glaces à la napolitaine''», acquistarono reputazione e diffusione mondiale, sicché qualche dotto tedesco non dubiterebbe d'includerli (come è stato fatto per altre cose simili, per esempio la birra nei rispetti dell'influsso germanico) tra i maggiori ''Kultureinflüsse'', esercitati da Napoli. (pp. 147-148)
*Il [[Palazzo Cellammare|palazzo Cellamare]] a Chiaia appare tutto chiuso e appartato dalla frequentata e rumorosa strada sottostante. Posto in alto, sul declivio della collina delle Mortelle, ha un po' l'aria di una fortezza e volge verso il riguardante una maestosa facciata rossastra, lavorata a mattoni, sopra un largo basamento bruno di grossi quadroni di piperno, con un corpo avanzato di costruzione. Un cancello di ferro lo segrega dalla strada: un albero di palma l'ombreggia: una ricca porta barocca, una sorta d'arco di trionfo, sorge più indietro, quasi decorazione da teatro, e sotto di essa passa un viale, che si dirige in salita, senza che dal basso si scorga dove {{sic|riesca}}.<br>Anche a osservarlo di fuori, dà all'occhio la mescolanza di severo e di pomposo, di cinquecento e di settecento, rispondente alle due età della costruzione e del rifacimento. (da ''Il Palazzo Cellamare a Chiaia e il principe di Francavilla'', p. 204)
==''La filosofia di Giambattista Vico''==
*Il gesuita padre Domenico Lodovico (autore del distico, che si legge sotto il ritratto del Vico), ricevuta la seconda ''Scienza nuova'', mandò all'autore, con pratico senno, un po' di vino della cantina e un po' di pane della casa gesuitica della Nunziatella, con una graziosa letterina nella quale lo pregava di accettare ''codeste cosucce, comeché semplici, quando né pure il bambin Giesù rifiuta le rozze offerte dei pastorelli''. (p. 305)
==Citazioni su Benedetto Croce==
*Al cerchio ristretto dei discepoli e amici di Croce – composto per lo più di uomini che rappresentano la cultura ufficiale (la scuola, le università, le accademie) io non ho mai appartenuto. Ma ho invece respirato l'aria di altri ambienti in cui l'insegnamento di Croce era penetrato per vie forse indirette. ([[Eugenio Montale]])
*Anche nell'archivio di Benedetto Croce è stata trovata una lettera di raccomandazione per [[Giambattista Vico]]. ([[Francesco De Lorenzo]])
*Benedetto Croce ha visto chiaramente che, per salvare l'unità dello [[spirito]], è necessario ammettere che in ogni frammento della realtà ci sia tutto lo spirito. Noi potremmo distinguere idealmente nello spirito alcune forme, ma questo non significa che ci possa essere in concreto una forma separata dalle altre. Così si potrebbe distinguere l'arte dalla scienza e dalla filosofia, ma un teorema di matematica o una legge fisica sarebbero sempre insieme arte, scienza e filosofia e altro, se altre forme spirituali si creda di dovere ammettere. ([[Sebastiano Timpanaro senior]])
*Coloro che immaginano un Croce che ha svalutato la scienza, soltanto perché dalla logica l'ha trasferita nella pratica, dimenticano che teoria e pratica sono presso il Croce un rapporto, sicché né la teoria è superiore all'azione né l'azione alla teoria; ma l'una e l'altra sono la perenne e dialettica sintesi della realtà. ([[Francesco Flora]])
*Croce [...] avrebbe potuto essere capo provvisorio dello Stato, se solo avesse accettato di candidarsi. [[Pietro Nenni]] gli aveva già promesso il voto dei socialisti, chiedendogli in cambio un segno di disponibilità. Ma il filosofo declinò con una nobile lettera: chissà, la storia d'Italia avrebbe potuto essere diversa, anticipando il centrosinistra. ([[Stefano Folli|Stefano Folli)]]
*Croce è un caso rarissimo! Ed ecco che l'astuta tenacia che egli ha affermato lottando per un ventennio contro il [[fascismo]] – non all'estero ''ma restando in patria'' – ora ha la sua ricompensa. Il suo prestigio è enorme; il vecchio filosofo ha oggi più autorità morale, più influenza, più ''potere'' che qualsiasi uomo politico, [[Carlo Sforza|Sforza]] non eccettuato. Sforza emigrò. Croce non emigrò. Perciò Croce è più forte. Interessante nevvero?... Con me fu delizioso. Temevo, all'inizio, di trovarlo senile: ha quasi ottant'anni e li dimostra. Ma nella conversazione il volto pergamenaceo si animò; e {{NDR|a}} un tratto mi apparve giovane, o, quanto meno, senz'età: un agile coboldo pieno di saggezza e di umorismo. Parlò molto della [[Germania]], spesso con amarezza, ma poi di nuovo con ammirazione. Come intimamente gli è nota la poesia tedesca! Mi recitò [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] con una pronunzia tutta sua, ma senz'errore. ([[Klaus Mann]])
*Croce era convinto che l'istituto monarchico offrisse maggiori garanzie di laicità rispetto alla repubblica guidata dalla Democrazia cristiana. Per molti cattolici l'Italia era "il giardino del Vaticano". ([[Eugenio Scalfari]])
*Croce fu certamente uno straordinario studioso, un attento amministratore delle sue fortune intellettuali, un ricercatore capace e paziente. Fu anche un critico letterario che decisamente accettò soltanto quello che rientrava nel suo «sistema». Fu anche un uomo politico libero dalle strutture dei partiti e sempre con lo sguardo rivolto alla storia, oltre la cronaca. Ma, per tutti, è stato la testimonianza di come si possa vivere sul pianeta Terra con la illusione di essere immortali. ([[Francesco Grisi]])
*Croce resta sempre e non solo una gloria napoletana di rara qualità e di alte dimensioni [...] Egli vive come vivono i classici, che sembrano lontani e sono, in realtà, costantemente accanto a noi. ([[Giuseppe Galasso]])
*Croce scoprì che le sue idee filosofiche perdevano terreno di fronte alla neo-scolastica dei cattolici e alle eresie del rinnegato [[Giovanni Gentile|Gentile]]. Se in un primo tempo aveva salutato con favore l'autoritarismo del regime, ora non poteva sopportarne il cattivo gusto e il materialismo, la crassa ignoranza e la confusione mentale. Non ci si poteva aspettare che gente che aveva ricevuto il suo tipo di educazione liberale desse la propria approvazione a un credo fondato sul misticismo irrazionale, né al fatto che Mussolini incoraggiasse la cultura soprattutto per ragioni di prestigio nei confronti del mondo esterno. ([[Denis Mack Smith]])
*«Da sempre», ho detto: perché, venuto su in ambiente di cultura e crescendo in età di ragione quando a [[Napoli]] il nome di Benedetto Croce si diffondeva occupando ogni anno più spazio nella mente dei suoi coetanei, mi è impossibile di risalire ad un momento in cui a me quel nome fosse ignoto. Anzi posso dire di averlo fin da ragazzo, cogliendolo sulle labbra di altri (forse di [[Vittorio Spinazzola]], forse di [[Francesco Saverio Nitti]]), sentito come un bellissimo nome, esprimente già nel suono e nella connessione delle due parole l'alta personalità di chi lo portava. ([[Vincenzo Arangio-Ruiz]])
*Di quei tristi anni Benedetto Croce fu veramente il faro e la guida. ([[Barbara Allason]])
*E un altro sorrisetto, ma un po' più sardonico, regalò a un ritratto di [[Paul Valéry|Valéry]] che illustrava un articolo sui «Charmes». «Vi pare un poeta?» ci chiese. Osammo rispondere di sì. «Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza». Restammo perplessi, forse impersuasi. E forse se ne accorse, ma finse di niente, e continuò a conversare amabilmente. ([[Giovanni Titta Rosa]])
*[[Giustino Fortunato]] e Benedetto Croce rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. ([[Antonio Gramsci]])
*I suoi libri e i suoi articoli erano per me – come per tanti altri – quello che gli scritti dei poeti, filosofi e storici di una volta erano stati per la generazione del Risorgimento. Quello che sentivamo, Croce ce lo diceva in parole chiare e diritte... Quando lo scoraggiamento – come talvolta avveniva – s'impadroniva di me, bastava pensare... ([[Massimo Salvadori]])
*Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana. ([[Tullio De Mauro]])
*Il Croce, per conto suo, fu meno crociano di molti suoi seguaci per il fatto che in lui il temperamento, il gusto, non furono quasi mai sopraffatti dai suoi schemi teorici. ([[Leo Valiani]])
*Il Croce si è sempre trovato a suo agio di fronte ad artisti pienamente «sliricati», totalmente aderenti a un motivo fondamentale, a uno stato d'animo unitario. Artisti come [[Ludovico Ariosto|Ariosto]] e [[Giovanni Verga|Verga]] perevano nati apposta per lui perché ogni loro pagina li contiene per intero. ([[Leo Valiani]])
*Il merito di Croce fu di far piazza pulita, con spirito dialettico, di ogni misura estrinseca alla sostanza delle opere; [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]] ne fu impedito dal suo classicismo. ([[Theodor W. Adorno]])
*In fondo Croce era un campione di ignoranza scientifica e dunque di ignoranza ''tout court'', oltre che un paladino delle cause perse. ([[Piergiorgio Odifreddi]])
*Innanzi alla corsa della maggior parte degli uomini di cultura di ogni paese a porre la scienza a servizio dei compiti della guerra, Croce fu allora tra i pochissimi che tenne fede al dovere verso la Verità, ed il solo, in [[Italia]], a scrivere e a combattere apertamente le nuove storture mentali e morali. ([[Vittorio de Caprariis]])
*La più efficace difesa della civiltà e della cultura... si è avuta in Italia, per opera di Benedetto Croce. Se da noi solo una frazione della classe colta ha capitolato di fronte al nemico... a differenza di quel che è avvenuto in [[Germania]], moltissimo è dovuto al Croce. ([[Guido De Ruggiero]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] è più religioso del Croce. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà [[Europa|europea]] porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Ma Croce, che proprio a due passi da qui, in mezzo ai suoi libri nella casa di calata Trinità Maggiore, odiava il fascismo e che per venticinque anni poté pubblicare i fascicoli della “Critica” e scrivere liberamente, ebbene: questo Croce valeva per Mussolini molto più di un Croce martirizzato, ridotto al silenzio o addirittura esiliato… ([[Sándor Márai|Sandor Marai]])
*Ma se di Croce restasse un solo pensiero, quello secondo il quale lui prestava fede alla lettera delle cose espresse, alla resa concreta di ogni arte, basterebbe da solo a tener diritta per la vita la spina dorsale di uno scrittore contro ogni confusione di lingua, distrazione dall'uomo e dalla «parola» nel significato «[[Francesco Flora|floriano]]» del termine. ([[Domenico Rea]])
*Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia [...] di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, [[Claudio Treves]], [[Enrico Ferri]], [[Filippo Turati]]). (''[[Manifesti futuristi]]'')
*Nella prima frattura tra Croce e Gentile è Croce il più vicino al fascismo originario. È Croce a immettere nella cultura italiana Georges Sorel che è uno dei primi riferimenti culturali del fascismo, è Croce che parla, sia pure in una dimensione critica, di Stato etico; è Croce che persino incoraggia il fascismo e lo paragona alle orde sanfediste del cardinale Ruffo, ritenendo che il fascismo abbia la funzione di spazzare il campo dal bolscevismo e dalla crisi spirituale e di rimettere in piedi l'autorevole Stato italiano. Ricordo infine che è Croce a suggerire Gentile come ministro della pubblica istruzione per realizzare quel progetto di riforma della scuola che lui, da ministro, aveva avviato in epoca giolittiana. In questa visione, il fascismo ha per Croce una funzione propedeutica al ripristino del vero liberalismo. ([[Marcello Veneziani]])
*Non capisce, ma non capisce con autorità e competenza. ([[Leo Longanesi]])
*Perché ho votato per la monarchia? Ero liberale e crociano. E Croce riteneva che soltanto la monarchia avrebbe potuto arginare la pressione del Vaticano. ([[Eugenio Scalfari]])
*Potei invece pochi giorni dopo vedere a Napoli un vero esiliato di particolar natura: Benedetto Croce. Per decenni era stato il capo spirituale della gioventù, aveva poi avuto, come senatore e come ministro, tutti gli onori esteriori del paese, sin che la sua opposizione al fascismo lo mise in conflitto con Mussolini. Rinunciò alle cariche e si trasse in disparte; ma questo non bastò agli intransigenti, che volevano spezzare e, se necessario, anche punire la sua opposizione. Gli studenti, che oggi, in contrasto al passato, sono dovunque le truppe d'avanguardia della reazione, gli assaltarono la casa e gli ruppero i vetri. Ma quell'uomo piccoletto e piuttosto pingue, dagli occhi intelligenti ed arguti, che sembrerebbe a tutta prima un comodo borghese, non si lasciò intimidire. Non lasciò il paese, rimase in casa sua dietro il gran bastione dei suoi libri, benché venisse invitato da università americane e straniere. ([[Stefan Zweig]])
*Proveniva dal Settecento europeo; armato di tutte le armi della Ragione e della Certezza. La solare perentorietà della storia lo domina e lo possiede; organizza e architetta il suo pensiero, lo dispone in un linguaggio vasto, ricco, fluente: un grande fiume di primavera, in pianura. Croce pensa per sé e per tutti; l'Enciclopedia storica e filosofica ch'egli rappresenta risponde a tutte le necessità. Egli non dimentica e non dubita: le sue certezze riposano sull'archivio e lo schedario. ([[Giovanni Artieri]])
*Secondo Croce, nessun sostanziale e intimo rapporto rilega l'[[opera d'arte]] al proprio tempo. In quanto prodotto di una personalità estetica, l'opera d'arte è fuori del suo tempo e di tutti i tempi. Non si può fare storia dell'arte perché, essendo fuori del tempo, l'arte è fuori della storia. La critica deve contentarsi di saggi sparsi, di monografie isolate, consacrate ciascuna a delineare le caratteristiche e la genesi di una personalità estetica. ([[Adriano Tilgher]])
*Se Gentile fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, Croce fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. ([[Eugenio Garin]])
*V'è in Italia un nuovo dogma: il dogma di una nuova immacolata concezione; e l'immacolata concezione è l'Estetica di Benedetto Croce. ([[Enrico Thovez]])
===[[Karl Vossler]]===
*Altra conquista dell'estetica del Croce è il superamento della concezione naturalistica dell'opera d'arte come di una cosa già bell'e fatta, compiuta secondo determinati principii o regole tecniche, come un prodotto o un manufatto pratico. Perciò i cosiddetti generi letterarii (epica, drammatica, romanzo ecc.) hanno per lui un valore soltanto quali semplici espedienti di classificazione, come costruzioni che servono per orientarsi; le quali peraltro ostacolano, piuttosto che favorire, la comprensione del valore estetico d'un'opera d'arte. La critica della tecnica artistica d'un poeta rimane relegata nella descrizione dell'esteriore, fintantoché essa non viene approfondita a critica dell'ispirazione del poeta e in essa risolta.
*L'arte per il Croce è un'attività contemplativa senza alcun interesse pratico, una visione creativa della realtà quale individualità. Come in un sogno, per lo spirito artistico il mondo si trasforma in parole, in suoni, in colori, in linee e via dicendo.
*L'estetica determina nei suoi tratti fondamentali tutto il sistema filosofico del Croce. Il Croce ha superato tanto rapidamente quanto energicamente il panestetismo degli esteti e dei futuristi, vale a dire la teoria che ogni conoscenza è intuitiva e poetica e che la vita sia un giuoco o un'opera d'arte, e con ogni mezzo continua a combattere questi pervertimenti. Egli è ben lontano dal voler sostituire il pensiero logico o l'azione morale con l'estetica. Al contrario, la conoscenza logica rappresenta per lui un grado superiore all'intuitiva, e l'agire un grado superiore al conoscere, che ne è il presupposto.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Benedetto Croce, ''Ariosto, Shakespeare e Corneille'', Laterza, Bari, 1968.
*Benedetto Croce, ''Breviario di estetica'', G. Laterza e Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Filosofia, poesia, storia'', Riccardo Ricciardi, Napoli, 1955.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/larivoluzionenap00crocuoft/page/n8/mode/1up La rivoluzione napoletana del 1799. {{small|Biografie, racconti, ricerche}}]'', terza edizione aumentata, Gius. Laterza & Figli, Bari, 1912.
*Benedetto Croce, ''Leggende di luoghi ed edifizi di Napoli'', in ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 1990. ISBN 978-88-459-1487-4
*Benedetto Croce, ''Nuove pagine sparse'', G. Laterza e Figli, Bari, 1966.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/lapoesiadidante17croc/page/2/mode/2up La poesia di Dante]'', Laterza, Bari, 1921.
*Benedetto Croce, ''[https://archive.org/details/poesiaenonpoesia18crocuoft Poesia e non poesia. {{small|Note sulla letteratura europea del secolo decimonono}}]'', G. Laterza e Figli, Bari, 1923.
*Benedetto Croce, ''Storia d'Italia dal 1871 al 1915'', Bibliopolis, Napoli, 2004. ISBN 978-88-7088-402-9
*Benedetto Croce, ''Storia d'Europa nel Secolo Decimonono'', Laterza, Bari, 1965.
*Benedetto Croce, ''Storia del Regno di Napoli'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 1992. ISBN 88-459-0949-2.
*Benedetto Croce, ''La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte'', a cura di Giuseppe Galasso, Adelphi, Milano, 2017. ISBN 978-88-459-3220-5.
*Benedetto Croce, ''Storie e leggende napoletane'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2010<sup>8</sup>. ISBN 978-88-459-1487-4.</ref>
*Benedetto Croce, ''Teoria e storia della storiografia'', a cura di Edoardo Massimilla e Teodoro Tagliaferri, Bibliopolis, Napoli, 2007. ISBN 978-887088-446-3.
*Benedetto Croce, ''Un paradiso abitato da diavoli'', a cura di [[Giuseppe Galasso]], Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2036-4
==Voci correlate==
*[[Elena Croce]], figlia
*[[Benedetta Craveri]], nipote
==Altri progetti==
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===Opere===
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{{Pedia|La letteratura della nuova Italia|''La letteratura della nuova Italia''|(1914)}}
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{{DEFAULTSORT:Croce, Benedetto}}
[[Categoria:Antifascisti italiani]]
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Henny Youngman
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/* Citazioni di Henny Youngman */
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[[File:Henny Youngman.jpg|thumb|Henny Youngman]]
'''Henny''' o '''Henry Youngman''' (1906 – 1998), comico statunitense.
==Citazioni di Henny Youngman==
*Io abito in un sobborgo della città così lontano che il postino mi spedisce le mie lettere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 320.</ref>
*L'[[uomo]] che sa leggere le donne come un [[libro]] aperto di solito adora leggere a letto.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 211.</ref>
*Le statistiche dicono che una donna dà alla luce un bambino ogni quattro secondi. Il nostro problema è trovare quella donna e fermarla.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 2989.</ref>
*Mi piaci, io non ho nessun gusto, ma mi piaci.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 1147.</ref>
*Mia moglie sta imparando a guidare. Quando lei sterza in corrispondenza di una curva, è una coincidenza.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 467.</ref>
*Mio figlio è un dottore nato: riesce a scrivere cose che nessuno riesce a leggere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 276.</ref>
*Non muoverti: voglio dimenticarti proprio come sei.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 1281.</ref>
*Prendi mia moglie, per favore!
:''Take my wife, please!''<ref>Da Henry Youngman, ''[http://www.amazon.co.uk/Take-My-Wife-Please-Youngmans/dp/0806520574 Take my wife, please!]'', Citadel Press, 1999.</ref>
*Sapete cosa significa rientrare in casa e trovare una [[donna]] che vi dà un po' d'amore, un po' di affetto e un po' di tenerezza? Che siete entrati nella casa sbagliata, ecco che significa!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 1126.</ref>
*Se bevi mentre stai guidando, bada che l'autoradio sia a volume massimo. Questo per non sentire il crash!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 414.</ref>
*Se quest'anno nessuno ha intenzione di mandarmi dei regali per Natale, non vi preoccupate. Ditemi solo dove abitate e io verrò a prenderli da solo.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 394.</ref>
*Sono stato innamorato della stessa donna per 49 anni. Se mia moglie lo scoprisse, mi ucciderebbe!<ref>[https://www.frasimania.it/immagini-divertenti/immagini-frasi-divertenti_13/ ]</ref><ref>[https://www.antoniochicoli.it/blog/curiosit/26/aforismi-di-henny-youngman ]</ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-43263-2
==Altri progetti==
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[[File:Henny Youngman.jpg|thumb|Henny Youngman]]
'''Henny''' o '''Henry Youngman''' (1906 – 1998), comico statunitense.
==Citazioni di Henny Youngman==
*Io abito in un sobborgo della città così lontano che il postino mi spedisce le mie lettere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 320.</ref>
*L'[[uomo]] che sa leggere le donne come un [[libro]] aperto di solito adora leggere a letto.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 211.</ref>
*Le statistiche dicono che una donna dà alla luce un bambino ogni quattro secondi. Il nostro problema è trovare quella donna e fermarla.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 2989.</ref>
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*Mia moglie sta imparando a guidare. Quando lei sterza in corrispondenza di una curva, è una coincidenza.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 467.</ref>
*Mio figlio è un dottore nato: riesce a scrivere cose che nessuno riesce a leggere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 276.</ref>
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*Prendi mia moglie, per favore!
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*Sapete cosa significa rientrare in casa e trovare una [[donna]] che vi dà un po' d'amore, un po' di affetto e un po' di tenerezza? Che siete entrati nella casa sbagliata, ecco che significa!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 1126.</ref>
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*Se quest'anno nessuno ha intenzione di mandarmi dei regali per Natale, non vi preoccupate. Ditemi solo dove abitate e io verrò a prenderli da solo.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 394.</ref>
*Sono stato innamorato della stessa donna per 49 anni. Se mia moglie lo scoprisse, mi ucciderebbe!<ref>[https://www.frasimania.it/immagini-divertenti/immagini-frasi-divertenti_13/ https://www.frasimania.it]</ref><ref>[https://www.antoniochicoli.it/blog/curiosit/26/aforismi-di-henny-youngman Aforismi di Henny Youngman]</ref><ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-43263-2
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'''Henny''' o '''Henry Youngman''' (1906 – 1998), comico statunitense.
==Citazioni di Henny Youngman==
*Io abito in un sobborgo della città così lontano che il postino mi spedisce le mie lettere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 320.</ref>
*L'[[uomo]] che sa leggere le donne come un [[libro]] aperto di solito adora leggere a letto.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 211.</ref>
*Le statistiche dicono che una donna dà alla luce un bambino ogni quattro secondi. Il nostro problema è trovare quella donna e fermarla.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 2989.</ref>
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*Prendi mia moglie, per favore!
:''Take my wife, please!''<ref>Da Henry Youngman, ''[http://www.amazon.co.uk/Take-My-Wife-Please-Youngmans/dp/0806520574 Take my wife, please!]'', Citadel Press, 1999.</ref>
*Sapete cosa significa rientrare in casa e trovare una [[donna]] che vi dà un po' d'amore, un po' di affetto e un po' di tenerezza? Che siete entrati nella casa sbagliata, ecco che significa!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 1126.</ref>
*Se bevi mentre stai guidando, bada che l'autoradio sia a volume massimo. Questo per non sentire il crash!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 414.</ref>
*Se quest'anno nessuno ha intenzione di mandarmi dei regali per Natale, non vi preoccupate. Ditemi solo dove abitate e io verrò a prenderli da solo.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 394.</ref>
*Sono stato innamorato della stessa donna per 49 anni. Se mia moglie lo scoprisse, mi ucciderebbe!<ref>[https://www.frasimania.it/immagini-divertenti/immagini-frasi-divertenti_13/ https://www.frasimania.it]</ref><ref>[https://www.antoniochicoli.it/blog/curiosit/26/aforismi-di-henny-youngman Aforismi di Henny Youngman]</ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-43263-2
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[[File:Henny Youngman.jpg|thumb|Henny Youngman]]
'''Henny''' o '''Henry Youngman''' (1906 – 1998), comico statunitense.
==Citazioni di Henny Youngman==
*Io abito in un sobborgo della città così lontano che il postino mi spedisce le mie lettere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 320.</ref>
*L'[[uomo]] che sa leggere le donne come un [[libro]] aperto di solito adora leggere a letto.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 211.</ref>
*Le statistiche dicono che una donna dà alla luce un bambino ogni quattro secondi. Il nostro problema è trovare quella donna e fermarla.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 2989.</ref>
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*Mia moglie sta imparando a guidare. Quando lei sterza in corrispondenza di una curva, è una coincidenza.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 467.</ref>
*Mio figlio è un dottore nato: riesce a scrivere cose che nessuno riesce a leggere.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 276.</ref>
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*Prendi mia moglie, per favore!
:''Take my wife, please!''<ref>Da Henry Youngman, ''[http://www.amazon.co.uk/Take-My-Wife-Please-Youngmans/dp/0806520574 Take my wife, please!]'', Citadel Press, 1999.</ref>
*Sapete cosa significa rientrare in casa e trovare una [[donna]] che vi dà un po' d'amore, un po' di affetto e un po' di tenerezza? Che siete entrati nella casa sbagliata, ecco che significa!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 1126.</ref>
*Se bevi mentre stai guidando, bada che l'autoradio sia a volume massimo. Questo per non sentire il crash!<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 414.</ref>
*Se quest'anno nessuno ha intenzione di mandarmi dei regali per Natale, non vi preoccupate. Ditemi solo dove abitate e io verrò a prenderli da solo.<ref>Citato in ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', n. 394.</ref>
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*[[Gino e Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-43263-2
==Altri progetti==
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Samuel Butler
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{{nota disambigua|descrizione=l'omonimo poeta|titolo=[[Samuel Butler (poeta)]]}}
[[Immagine:SamuelErewhonButler.jpg|thumb|upright=1.4|Samuel Butler]]
'''Samuel Butler''' (1835 – 1902), scrittore inglese.
==''Alpi e santuari''==
===[[Incipit]]===
[[William Shakespeare|Shakespeare]] e [[Georg Friedrich Händel|Händel]] sono indubbiamente i due poeti che esercitano il fascino maggiore sugli inglesi – poiché in Händel sul musicista prevale il poeta, interprete e principe di tutte le condizioni umane e materiali. Certo, saranno stati in molti a sapere l'inglese come Shakespeare e altrettanti a conoscere la musica come Händel; forse [[Johann Sebastian Bach|Bach]], probabilmente [[Franz Joseph Haydn|Haydn]], certamente [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]], non meno di molti musicisti contemporanei, celebri e ignorati. Ma il [[poeta]] non possiede soltanto il sapere (la ''gnosis'') ma anche, e soprattutto, l{{'}}''agape'' che gli fa desiderare di impadronirsi del cuore degli uomini e lo sprona ad applicare il suo sapere fino alla riuscita. Händel non ha avuto rivali come osservatore di tutto quanto c'era da osservare, amante di tutto quanto c'era da amare, spregiatore di tutto quanto era sprezzabile, e quindi come poeta. Shakespeare amò molto, ma non saggiamente; Händel amò come Shakespeare, ma con maggiore saggezza. Händel è al di sopra di Shakespeare così come Shakespeare è al di sopra di tutti gli altri, eccetto lo stesso Händel; e non meno elevato, appassionato, tenero e ugualmente pieno di fuoco e di amore; non è meno universale della sua umana partecipazione, non meno maestro di espressione di Shakespeare, e nello stesso tempo di fibra più forte e robusta, più duttile, meno introspettiva. Gli [[Inghilterra|inglesi]] sono di razza talmente mista, inventiva, portata alle migrazioni, che per molte generazioni ancora dovranno per forza essere dubbiosi, quindi introspettivi. Se mai ottengono la libertà, la ottengono come Shakespeare «a caro prezzo», mentre Händel era «nato libero.» <!--pp. 15-16-->
===Citazioni===
*Non fui mai impressionato dal [[Passo del San Gottardo|San Gottardo]] come la volta di cui ho già parlato, quando lo attraversai d'inverno. Andammo in slitta da Hospenthal ad Airolo e mi ricordo di aver considerato che bella gente fossero i postiglioni e le guardie e gli uomini che aiutavano a caricare i bagagli sulle slitte: rudi forti e pieni di salute, come è logico attendere da una vita attiva all'aperto in un clima simile; inoltre erano uomini scelti perché la traversata invernale non è mai senza pericoli. (p. 23)
*Se consideriamo la tendenza di qualsiasi lingua, quando raggiunge un certo predominio, di soppiantare tutte le altre, e se guardiamo la carta del mondo considerando l'estensione ora in mano alle due nazioni di [[lingua inglese]], penso sia lecito [[profezie dai libri|profetizzare]] che la lingua nella quale è stato scritto questo libro sarà un giorno familiare alla maggior parte dei ticinesi quanto la propria. (p. 39)
*[[John Locke|Locke]] è stato molto lodato per il suo saggio sull'intelletto umano, ma penso che un saggio sull'umano fraintendimento sarebbe non meno importante e interessante. L'[[illusione]] è in una certa misura una delle cause principali, se non la principale, del progresso umano, però deve essere dosata. Vi si basa ogni speculazione abortiva, commerciale o filosofica, e per quanto si possa criticarla, ne siamo tutti debitori. (p. 42)
*Nessuno più di me odia l'ubriachezza, tuttavia sono convinto che l'intelletto umano deve in gran parte la sua superiorità su quello degli animali inferiori proprio allo stimolo che l'[[bevanda alcolica|alcol]] dà all'immaginazione – e l'[[immaginazione]] è poco più che un altro nome dell'illusione. (pp. 43-44)
*[...] fra un altro paio di secoli all'incirca, grandi ondate di cambiamenti si succederanno a più riprese nel giro di un'ora, o addirittura di un secondo, o di una frazione di secondo, finché passeranno inosservati come i mutamenti che subiamo negli stadi embrionali, o saranno avvertiti come vibrazioni. E andrebbe sicuramente così non fosse per un punto di frizione che interferisce fra teoria e pratica. Tale frizione è provocata in parte dal fatto che ogni rivoluzione disturba gli interessi acquisiti, e la cosa apparirebbe intollerabile quando gli uomini diventassero alternativamente milionari e pezzenti una volta ogni quindici giorni, – vivendo una settimana in un palazzo e quella seguente in un ospizio, e dovendo in continuazione vendere tutto all'asta quindi comperare una nuova casa e riammobiliarla e avanti così; – di conseguenza bisognerà ricorrere a qualche sistema artificiale per porre un limite alle [[invenzione|invenzioni]]. Inoltre, sebbene le invenzioni si moltiplichino in rapporto geometrico, tuttavia ve ne sono alcune che si moltiplicano più rapidamente delle altre, e la lentezza di una può impedire lo sviluppo di un'altra. Comunque, per quanto mi pare di capire, il tempo [[presente]] è praticamente per un uomo la sola epoca confortevole da viverci di tutte quelle che ci furono o che mai ci saranno. Il passato era troppo lento, il futuro sarà troppo rapido. (pp. 58-59)
*[...] mi sarebbe piaciuto essere stato cattolico in un paese cattolico e protestante in uno protestante. Evidentemente vi sono certe cose che, come la politica, sono troppo [[serietà|serie]] per essere prese sul serio. ''Surtout point de zéle''<ref>{{cfr}} [[w:Surtout pas trop de zèle|voce]] su Wikipedia.</ref> non è il motto di un cinico ma la conclusione di un uomo ragionevole; più ci sta a cuore qualcosa più dovremmo stare in guardia contro l'[[eccesso]] nei suoi confronti; dal fervore all'eccesso non c'è che un passo. Quando [[Paolo di Tarso|San Paolo]] disse che tutto era di tutti, inserì la punta di un cuneo senza indicare con un segno fino a dove farla penetrare. (p. 64)
*Che cos'è «una [[bugia|menzogna]]»? Se mi rivolgo a chiedere assistenza morale ai mie cugini, cioè gli animali inferiori, la cui natura genuina proclama quanto Dio ha loro inculcato con una immediatezza da cui dovremmo imparare, scopro che la [[pavoncella]] mente quando ci distoglie dai suoi piccoli fingendo di avere un'ala spezzata. Secondo voi, Dio è adirato per questa piccola deviazione dal sentiero della verità? O non sarà forse stato proprio Lui a suggerirle di dire il falso, e di dirlo a ragion veduta, senza scrupoli di coscienza, e non solo una volta, ma di farlo per abitudine tanto da diventare per sei settimane all'anno una bugiarda credibile, abituale e professionista? Io penso di sì. (p. 68)
*Una volta, in un pomeriggio estivo vidi in una lontana regione una di quelle [[orchidea|orchidee]] che si fanno un dovere di imitare un insetto con i loro petali. Predispongono questa finzione con tanta scaltrezza che i veri insetti, pensando si stia già saccheggiando il miele, passano via senza molestarli. Guardando con concentrazione e rimanendo ben immobile mi parve di udire un'orchidea fare questo discorso ai suoi nati che sentiva dentro di sé sebbene io non li vedessi. «Bambini miei» diceva «presto dovrò lasciarvi; pensate all'insetto, miei diletti, poiché questa è la verità; afferratevi a questo grande pensiero nel vostro cammino nella vita poiché è l'unica cosa indispensabile; se tanto ve ne dimenticate, siete perduti.» Più e più volte cantò questo ritornello con quell'esile voce prima che la lasciassi. Poi mi imbattei in alcune [[farfalla|farfalle]] il cui mestiere è di fingere di credere in tutte le verità vitali in cui dentro di sé non credono; e così fingono di essere un certo altro tipo di disgustose farfalle che nessun uccello mangerebbe mai a causa del loro odore disgustoso; queste furbacchione nascondono il loro profumo e raggiungono la vecchiaia in santa pace. (p. 69)
*L'uomo buono che non mente mai intenzionalmente a se stesso e non è mai scortese, può mentire e mentire e mentire finché vuole agli altri e non sarà mai bugiardo per nessuno: le sue [[verità e bugia|menzogne diventano verità]] nel momento in cui passano nelle orecchie di chi l'ascolta. Se uno inganna se stesso ed è scortese, la verità non dimora in lui, diventa falsità mentre è ancora nella sua bocca come le quaglie nel deserto del Sinai. (pp. 69-70)
*Malgrado tutto quanto è stato detto del Kent, del Surrey e del Sussex, non potemmo fare a meno di riflettere a quanto sia povera di quel cuscino adiposo rappresentato dai rilievi montani qualsiasi nazione se confrontata con l'[[Italia]]; [...]. (p. 90)
*Il santuario, sulla cima della montagna, è a circa 2800 piedi sul livello del mare, e 500 piedi circa sopra San Pietro. È impossibile immaginare una posizione più deliziosa di quella di San Pietro. [...] al di sopra di tutto ciò, si erge dominante la principale attrazione del luogo da cui è difficile distogliere lo sguardo – intendo dire il [[sacra di San Michele|santuario stesso di San Michele]]. Un disegno non è sufficiente a dare un'idea del luogo. La sua natura è propria di quegli spettacoli affascinanti come il pennacchio del Vesuvio o il Sacro Monte di Varese, che ti accaparrano l'attenzione escludendo ogni altra cosa in vista. Da ogni prospettiva risulta sempre sorprendente. (pp. 91-92)
*{{NDR|Sulla [[sacra di San Michele]]}} Le pietre all'interno sono tagliate con una cura e precisione tali che si direbbero vecchie di non più di cinquant'anni. All'esterno, invece, non fa meraviglia che il granito pur duro com'è, appaia alterato dal tempo specie quando si consideri quanto sia particolarmente esposto alle intemperie. Mi immagino, ancora una volta, come deve ululare quassù il vento in inverno e come deve infuriare la neve! Solo chi ha visto la neve cadere quando il terreno è a zero gradi, sa quanto sia penetrante. Come deve deporsi lievemente sui crani e sulle spalle degli scheletri. Immaginatevi un cupo crepuscolo di gennaio su questa scala dopo un'abbondante nevicata, quando i soffici fiocchi penetrati attraverso le numerose fessure si attaccano ai muri. O una scintillante notte invernale allorché la luna illumina gli scheletri ricoperti di neve. (p. 96)
*{{NDR|Sulla [[sacra di San Michele]]}} Per quanto riguarda l'affermazione che la chiesa sia di «stile gotico», direi invece che si tratta di un esempio estremamente bello di puro romanico dei primi anni dell'XI secolo. È vero che l'arco mediano dei tre che dividono la navata centrale da quelle laterali è a sesto acuto mentre gli altri due sono a tutto sesto, ma ciò è evidentemente dovuto alle necessità di economizzare spazio, più che mai prezioso in questo caso. Vi era infatti spazio sufficiente per due archi a tutto sesto, ma non abbastanza per tre, così fu deciso di ridurre leggermente l'arco centrale. Si tratta di un arco senza chiave di volta, formato semplicemente da due segmenti di cerchio appoggiati l'uno contro l'altro. Non si tratta certamente di un arco gotico, bensì romanico, modificato in modo insolito essendo stato costruito in condizioni insolite. (pp. 100-101)
*[...] sono le [[pianta|piante]] a essere gli eretici e non noi. Non c'è dubbio su questo punto; siamo perciò perfettamente giustificati a divorarle. Il nostro è il credo originale e ortodosso, poiché il protoplasma è molto più animale che vegetale; è molto più giusto dure che le piante sono derivate dagli animali che non gli animali dalle piante. Tuttavia, come molti altri eretici, le piante hanno prosperato bene. Ce ne sono moltissime in giro e per quanto riguarda la bellezza, se non l'ingegno – di genere limitato ma sempre ingegno – è difficile dire se sia il regno animale ad avere il vantaggio. La visuale delle piante è molto limitata; i dissenzienti sono di vista corta; ma entro i loro confini conoscono abbastanza bene i particolari dei loro affari, come se avessero un sistema di rendiconto ben calibrato che li tiene al corrente della loro posizione. È vero che vengono mangiati; mangiarli è il nostro sistema di convertirli; [[alimentazione|mangiare]] è solamente un sistema violento di fare del proselitismo e delle conversioni; e noi li convertiamo – in sostanza animale, secondo il nostro modo di pensare. Ma anche gli animali vengono mangiati. Si convertono a vicenda quasi come a loro volta convertono le piante. E non appena un animale è morto viene riconvertito da una pianta. (p. 150)
*Le differenze economiche creano delle differenze specifiche che rendono gli appartenenti alle due categorie più o meno sospettosi reciprocamente, e raramente produttiva ''inter se''. L'operaio agiato può aiutare i suoi amici più poveri meglio di quanto possiamo farlo noi e una persona colta con denaro d'avanzo può impiegarlo meglio aiutando gente povera ma istruita che non coloro che sono più propriamente chiamati poveri. Fino a che il mondo progredisce sono inevitabili cospicue differenze di classe; la fine di questo stato di cose sarà il segno che è stato raggiunto l'equilibrio. Allora la civiltà umana diventerà immutabile come quella delle api o delle formiche. Qualcuno dirà che quando ciò avverrà sarà molto triste, altri che sarà una buona cosa; in realtà va bene per entrambi, poiché il progresso e l'equilibrio hanno ciascuno vantaggi e svantaggi che rendono impossibile stabilire quale dei due sia migliore; in entrambi i casi il lato positivo supera di gran lunga quello negativo, dal momento che la maggioranza delle persone sarà soddisfatta e non verrà vivere in nessun'altra condizione. (p. 192)
*La passeggiata che da Mesocco va a San Bernardino è deliziosa; richiede all'incirca tre ore. In quanto a pendii erbosi e fiori non ne conosco una migliore soprattutto da [[Pian San Giacomo|San Giacomo]] in avanti. Nei boschi sopra San Giacomo ci sono degli orsi, o perlomeno vi erano lo scorso anno. (p. 217)
*[[San Bernardino (Mesocco)|San Bernardino]], a 5.500 piedi sul livello del mare, mi ha entusiasmato meno di Mesocco, ma vi sono alcuni begli angolini. Il migliore albergo è l'Hotel Brocco. Il paese si trova un paio d'ore al di sotto del passo; la strada che lo raggiunge è gradevole. In molti posti si può ancora vedere la vecchia strada romana tuttora conservata molto bene in certi punti. San Bernardino è una località termale alla moda per la sua sorgente di acqua ferruginosa. Spesso durante l'estate ospita dalle due alle tremila persone, soprattutto della zona del Lago Maggiore, molte anche di Milano. (pp. 217-218)
*{{NDR|Su [[Verdabbio]]}} Ci sono bei posti vicino alla chiesa di questo paese e curiosi affreschi moderni su un'osteria situata un po' discosta dalla strada, ma non c'è alloggio. (p. 218)
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - From San Nicolao, Mendrisio - 96 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.4|''Da San Nicolao, Mendrisio'' (S. Butler, 1876)]]
*La zona di [[Mendrisio]], o, come è chiamata, il «Mendrisiotto», è splendida. Si dovrebbe stabilire Mendrisio come quartier generale: c'è un ottimo albergo, l'hotel Mendrisio, tenuto dalla Signora Pasta, insuperabile per le comodità e per tutto quanto rende piacevole il soggiorno in un albergo. Non ho mai visto casa sistemata più perfettamente; persino nei giorni più caldi ho sempre trovato le stanze fresche e arieggiate, e le notti mai opprimenti. Il segreto, in parte, consiste forse nel fatto che Mendrisio sorge più alto di quanto non sembri e l'albergo, situato sul pendio del colle, vi riceve tutta la brezza. (pp. 222-223)
*Come tutti sanno, [[Locarno]] è una bella città. Sia l'Hotel Locarno sia l'Hotel della Corona sono buoni, ma quest'ultimo mi pare meno caro. Al ''castello'' c'è un affresco della Madonna attribuito, e credo giustamente, a [[Bernardino Luini]], e nel cimitero fuori della città ci sono alcuni antichi affreschi della seconda metà del XV secolo molto interessanti, anche se in condizioni pietose. [...] La grande attrattiva di Locarno, comunque, è il Sacro Monte che si erge più in alto rispetto alla città. (p. 262)
*{{NDR|Sul [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|santuario della Madonna del Sasso]]}} Salendo lungo il cammino più ripido e scosceso, si può vedere l'orto dei frati, un piccolo paradiso con viti, alveari, cipolle, insalate, cavoli, calendole per colorare il ''risotto'' e un'aiuola di lussureggianti piante di tabacco. Tra il fogliame qua e là compare la corpulenta figura di un frate con un cappello di paglia in testa. (p. 263)
*{{NDR|Sul [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|santuario della Madonna del Sasso]]}} La chiesa in sé non ha nulla di notevole, ma contiene la più bella raccolta di ex voto di qualsiasi chiesa che io conosca ad eccezione di quella [[Santuario di Oropa|di Oropa]]; c'è anche un dipinto italiano moderno, una «Sepoltura» del [[Antonio Ciseri|Ciseri]] che è molto ammirata, non da me però, trattandosi di un dipinto accademico.<br>Molto bello è il chiostro che dà sul lago. Nel cortiletto sotto, a sua volta molto bello, c'è una cappella che raffigura l'Ultima Cena con statue dipinte in grandezza naturale come a Varallo molto commoventi e un affresco (?) nello sfondo che bisognerebbe poter esaminare bene ma la cappella è così buia che è più facile dirlo che farlo. (pp. 263-264)
* A parte l'uomo, tutti gli animali sano che lo scopo principale della vita è godersela.<ref>[https://www.frasimania.it/frasi-animali-inglese/frasi-animali-vita-godersela-butler/ https://www.frasimania.it]</ref>
===[[Explicit]]===
Dopo pochi giorni a Fusio, Guglielmoni ci guidò a Faido nella Val Levantina attraverso il valico che ancora non avevamo fatto, quello che passa tra il lago di Naret e Bedretto. Da Faido ce ne tornammo a casa. Senza più guardare nulla tra la vetta del San Gottardo e Boulogne, né provare altro interesse per la vita finché non scorgemmo all'orizzonte le scogliere della vecchia Inghilterra cariche di scienza, di arte, di cultura, e di tè pomeridiani. <!--p. 295-->
===Citazioni su ''Alpi e santuari''===
*Il buon pastore scende per Val Levantina e visita i santuari di Campiogna, di Primadengo, Dalpe, Prato, Rossura, Tengia, Calònico, Giòrnlco... Su e giù per greppi e per mulattiere, sempre a piedi, solo in compagnia di qualche alpigiano osserva, descrive: ogni tanto colpito dal suono di una campana o dall'accento musicale di un paesaggio butta giù quattro note per rendere i. suo stato d'animo in quel momento. Ma più spesso disegna: una balza, una chiesa, un paesello. Il libro è pieno di questi suoi schizzi a matita precisi, ariosi. Poi se gli viene a tiro un'idea geniale, ecco una bella pagina dove l'unghia del darwinista, dal capovolgitore di valori lascia qua e là segni acri e potenti. Se ne potrebbero stralciare parecchie dal volume di queste geniali conclusioni. ([[Carlo Linati]])
==''Così muore la carne''==
[[File:Portrait of Samuel Butler.jpg|thumb|upright=1.2|Ritratto di Samuel Butler]]
===[[Incipit]]===
Quando ero un ragazzo, al principio di questo secolo, ricordo che incontravo sovente un vecchio in calzoni corti e calze di lana, il quale, appoggiandosi a un bastone, andava in giro zoppicando per le strade del villaggio. Verso il 1807 doveva essere sugli ottanta, e prima di allora non credo di ricordarmelo, perché sono nato nel 1802. Qualche ciocca di capelli bianchi che gli pendeva sulle orecchie, spalle curve e ginocchia deboli, eppure ancora in gamba e tenuto in grande rispetto dal nostro piccolo mondo di Paleham. Era il signor Pontifex.
===Citazioni===
*[...] si deve giudicare la gente non tanto da quel che fa, quanto dalle possibilità che mostra di possedere. Se uno ha fatto tanto, sia in pittura che in musica, o nei comuni affari della vita, da riuscire a persuadermi che posso fidarmi di lui in qualsiasi contingenza, quegli ha fatto abbastanza. Non è da ciò che un uomo è stato capace di dipingere su una tela, né dagli altri che, per così dire, ha dipinto sulla tela della propria vita, che io voglio giudicarlo, ma piuttosto da quelle che sono state le sue intenzioni, i suoi scopi. Se riesce a persuadermi che ha trovato nobili le cose che io reputo nobili, non chiedo altro: la sua grammatica può essere imperfetta, eppure io lo capisco, in una parola ci si intende. (cap. I; p. 6)
*È molto meglio [[conoscenza|sapere]] troppo poco piuttosto che troppo. Chi sa troppo poco viene condannato, ma chi sa troppo odiato, non appena la gente sia obbligata a seguirlo. (cap. V; p. 21)
*Per la maggior parte degli uomini è assai più facile sopportare con equanimità le [[disgrazia|disgrazie]], purché capitino gradualmente, che non grandi [[ricchezza|ricchezze]], raggiunte in una sola generazione. (cap. V; p. 21)
*Noi sappiamo così bene che cosa facciamo e perché lo facciamo, non è vero? Ma io penso ci sia un buon nocciolo di verità nella recente teoria che sostiene che sono i pensieri meno consci e le meno {{sic|conscie}} azioni che più delle altre modellano la nostra vita e la vita dei nostri figli. (cap. V; p. 24)
*I [[bambino|bambini]] posseggono la meravigliosa facoltà di morire o di adattarsi all'ambiente. Anche quando sono infelici – e profondamente infelici – stupisce la facilità con la quale si può loro impedire che se ne accorgano, o per lo meno che attribuiscano tale infelicità ad altre cause che non ai loro peccati. (cap. VI; p. 28)
*A me pare che la [[giovinezza]] sia come la [[primavera]], stagione troppo vantata – deliziosa quando s'abbia fortuna d'imbroccare bene, ma in realtà difficile ad incontrare e in genere memorabile più per venti maligni che per dolci brezze. (cap. VI; p. 29)
*L'[[autunno]] è la più dolce stagione, e la mancanza dei fiori è più che compensata dai frutti. (cap. VI; p. 29)
*È vero che in [[senilità|vecchiaia]] si vive sotto l'ombra della morte, la quale, come una spada di Damocle, può piombarci sopra ad ogni istante; ma si è già trovato tante volte che, nella vita, la paura è maggiore del male, che si è ormai diventati come la gente che vive ai piedi del Vesuvio, e si accetta il rischio senza timori eccessivi. (cap. VI; p. 29)
*Se un vero amore non ha mai placido corso, quando non si miri che al [[matrimonio]], a volte, tutto va bene. (cap. XI; p. 46)
*Gli [[innamoramento|innamorati]] sono come l'alba e il tramonto: non c'è giorno che ne sia privo, ma è ben difficile poterli scorgere. (cap. XI; p. 49)
*Se in simili casi fosse possibile tradurre le emozioni in cifre, sono sicuro che si troverebbe che si soffre assai più nelle strade che partono dalla chiesa di S. Giorgio in [[Hanover Square]], che non nelle celle dei condannati di Newgate. In nessun'altra occasione ''la figlia della morte'', come la chiamano gli italiani, stringe più crudelmente tra le sue cruente dita il cuore di un uomo, come durante la prima mezz'ora che egli trascorre da solo con la [[matrimonio|donna sposata]], ma non mai sinceramente amata. (cap. XIII; p. 56)
*Se chi si trova in una posizione difficile riesce a compiere il primo passo ragionevole che la ragione sappia indicargli, troverà sempre molto più facile compiere il secondo. (cap. XIII; p. 57)
*L'[[opera d'arte|opera]] di ogni uomo, si tratti di letteratura di musica di pittura di architettura o di qualsiasi altra arte, è sempre un [[autoritratto]], e più uno cerca di nascondersi, più chiaramente rivela suo malgrado le proprie caratteristiche. (cap. XIV; p. 63)
*[...] sarebbe stata ugualmente orripilata a sentire qualcuno che dubitava della [[cristianesimo|religione cristiana]] o a vedere qualche altro che la metteva in pratica. (cap. XV; p. 66)
*Invero penso non ci sia [[foglia]] che, ingiallendo di autunno, smetta di interessarsi della linfa e di annoiare con lunghe lamentele e rimbrotti l'albero che l'ha messa al mondo. Mi pare proprio che la natura, se ci tenesse anche poco, potrebbe compiere il suo lavoro in modo meno noioso. Perché mai dovrebbero le generazioni successive sconfinare l'una nell'altra? Perché non potremmo venire collocati, sotto forma di uova, in tante piccole celle pulite, con avvolte intorno dieci o ventimila sterline a testa, in buoni della Banca d'Inghilterra, e svegliarci poi come fa la vespa ''sphex'', che trova papà e mamma non solo le hanno lasciato a portata di mano di che cibarsi in abbondanza, ma che sono già stati mangiati da qualche passero, prima che lei incominciasse ad aver coscienza della sua vita individuale? (cap. XVIII; pp. 81-82)
*Tutti gli [[animale|animali]], eccetto l'[[uomo]], sanno che il [[scopo della vita|principale dovere in questa vita]] è di goderla, ed essi infatti la godono, quanto l'uomo e le altre circostanze permettono loro. (cap. XIX; p. 84)
*Per essere utile una [[virtù]] deve, come l'oro, essere amalgamata con qualche metallo più comune e più solido. (cap. XIX; p. 86)
*La gente è usa separare [[vizio e virtù]], quasi fossero due cose che nulla hanno in comune. Ma non è così. Non c'è virtù utile che non abbia una parte di vizio; non c'è forse vizio, il quale non possegga una traccia di virtù; virtù e vizio sono come vita e morte, spirito e materia, cose che non possono esistere se non determinate dai loro opposti. (cap. XIX; p. 86)
*Che il vizio rispetti la virtù è notorio; noi chiamiamo questo rispetto [[ipocrisia]]. Ma dovrebbe esserci qualche parola per indicare il rispetto che la virtù non di rado mostra, o ad ogni modo farebbe bene a mostrare per il vizio. (cap. XIX; p. 86)
*Il [[piacere]], dopo tutto, è guida più sicura che non la giustizia o il dovere.<ref group="fonte" name=LXXXVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 88.</ref> (cap. XIX; p. 87)
*La principale ragione per cui la casa di un [[prete]] è generalmente infelice risiede nel fatto che il prete vive troppo spesso a casa, o vicino a casa. Il dottore passa metà del giorno a visitare gli infermi; gli avvocati e i commercianti hanno ufficio fuori di casa; ma il prete non ha uno speciale compito che gli garantisca che egli se ne starà via per molte ore e in determinati periodi. (cap. XXIV; p. 103)
*Le persone [[intelligenza|intelligenti]] si sbarazzano di quasi tutto ciò che deve perire durante la loro stessa vita. Un [[trentacinquenne|uomo di trentacinque anni]] non dovrebbe rimpiangere di non aver avuto un'[[infanzia]] felice, più di quanto non rimpianga di non essere nato principe reale. Sarebbe forse più felice se avesse avuto un'infanzia fortunata, ma, per quanto ne può sapere lui, se l'avesse avuta, sarebbe potuta capitargli qualche disgrazia, che l'avrebbe ucciso molto tempo prima. (cap. XXIV; p. 104)
*A me sembra che quelli che sono [[felicità|felici]] in questo mondo siano in genere migliori e più amabili degli infelici; e così, nel caso di una Resurrezione e Giudizio Universale, è assai probabile che essi appunto saranno stimati degni di un posto nel Paradiso. (cap. XXVI; p. 109)
*Tutti si aspettano che il prete sia una specie di domenica umana. Egli non può fare ciò che sarebbe peccato veniale per a gente da giorno feriale. Viene infatti pagato perché conduca una vita più austera degli altri, è questa la sua ''raison d'être'', e se i parrocchiani vedono che egli si comporta in tal modo, approvano perché possono ritenerlo il loro contributo a ciò che considerano una vita santa. È per questo che il prete viene spesso chiamato «vicario», dovendo la sua pietà far le veci della pietà delle sue pecorelle. (cap. XXVI; p. 110)
*[...] un ecclesiastico non può quasi mai permettersi di guardare le cose come sono in realtà. La sua professione lo obbliga a sostenere un partito; gli è dunque impossibile esaminare senza preconcetti il parere opposto. (cap. XXVI; p. 110)
*In questo mondo [[gli uomini si dividono in due categorie|ci sono due classi di persone]]: quelle che [[peccato|peccano]] e quelle contro cui si pecca. Se si deve appartenere ad una delle due classi, molto meglio la prima che non la seconda. (cap. XXVI; p. 111)
*È possibile fare del bene a qualcuno, quando si eccettui nominarlo erede universale e morire subito dopo? Non deve forse ciascuno occuparsi della propria felicità, e il mondo non andrebbe meglio se ognuno pensasse ai propri affari e lasciasse che gli altri pensassero ai loro? (cap. XXXIII; p. 137)
*La [[vita]] non è una corsa all'asino, dove ognuno corre sull'asino del vicino ed è l'ultimo arrivato quello che vince; [...]. (cap. XXXIII; p. 137)
*Nessun [[ragazzo]] può resistere, quando gli venga offerto un buon pranzo da una donna gentile e ancor bella. Sotto questo aspetto i ragazzi sono assai simili a dei cagnolini: getta loro un osso ed essi diventano subito amici. (cap. XXXIII; p. 140)
*Il vantaggio di incaricarsi dei propri [[complimento|complimenti]] è che si possono sempre avere della forma e qualità che si desidera. (cap. XXXIV; p. 144)
*[...] il bugiardo migliore è quello che sa tirare il maggior partito dalla più piccola menzogna, che se ne serve con molta cautela, e non la spreca quando non ve n'è bisogno.<ref group="fonte" name=LXII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 62.</ref> (cap. XXXIX; p. 167)
*È abbastanza difficile sapere se si è [[felicità e infelicità|felici o infelici]] nel presente; molto più difficile paragonare la relativa felicità o infelicità nei diversi periodi della propria vita. Il maggior grado di approssimazione cui si possa giungere è di dire che si è abbastanza felici, quando non si è obbligati ad ammettere che si è infelici. (cap. XLV; p. 194)
*Tutte le signorine sono o molto belle, o molto intelligenti, o molto dolci; possono scegliere la categoria che preferiscono, ma di qui non si scappa: una di queste tre la devono scegliere. (cap. XLVIII; p. 212)
*In tutta la Bibbia non c'è una parola che proibisca il [[tabagismo|tabacco]]. È ben vero che allora non era stato ancora scoperto, e che forse era stato risparmiato per nessuna altra causa se non per quella. Perché, mentre possiamo immaginare San Paolo e persino Nostro Signore che bevono una tazza di tè, impossibile immaginarli che fumano la sigaretta o la pipa. (cap. L; pp. 223-4)
*Ma ad Ernesto pareva che la [[religione]] non fosse compatibile con le mezze misure o anche solo con i compromessi. (cap. LI; pp. 227-228)
*Gli [[embrione|embrioni]], ad ogni fase dello sviluppo, pensano d'aver raggiunto la sola condizione che veramente si addica loro. Questa, pensano, deve certo essere l'ultima metamorfosi, tanto più che per porvi fine si dovrebbe ricevere una scossa così forte che nulla potrebbe sopravvivere. Ogni cambiamento è una scossa: ogni scossa in sé una morte. E ciò che noi chiamiamo [[morte]] non è altro che una scossa abbastanza forte da distruggere il passato e il presente come affini tra loro. In altre parole, la morte non è che la constatazione che la differenza tra il passato e il presente è maggiore della somiglianza, sì che non è più possibile chiamare la seconda fase una continuazione della prima e ci costa meno fatica crederla qualcosa che decidiamo di considerare nuova. (cap. LIII; p. 236)
*Un uomo può sopportare l'annunzio che deve subire una grave operazione chirurgica, o che ha una malattia che tra poco lo ucciderà, o che rimarrà invalido o cieco per il resto della vita. Per quanto tremende queste notizie, pure non sembra che atterriscano il maggior numero degli uomini, ed anzi molti vanno abbastanza tranquilli persino al patibolo. Ma anche i più forti tremano per la rovina finanziaria, e quanto migliori essi sono, più completo in genere è il loro collasso. Infatti il risultato più frequente dei rovesci finanziari è il suicidio, a cui ben di rado si ricorre per sofferenze fisiche. (cap. LXVI; p. 289)
*Ci sono orfanotrofi [...] per i bambini che hanno perduto i [[genitore|genitori]]. Perché, oh perché, non ci sono rifugi per gli adulti che non li hanno ancora perduti? (cap. LXVII; p. 296)
*Una [[rosa (fiore)|rosa]] cessa forse d'essere una rosa, perché ignora il proprio nome? (cap. LXVIII; p. 297)
*Col lento passare dei giorni giunse a capire che il [[Cristianesimo]] e la negazione del Cristianesimo dopo tutto si equivalevano, come spesso fanno gli opposti. Il dissidio era tra i nomi, non tra l'essenza delle cose: in realtà la Chiesa Cattolica, la Chiesa Anglicana e il libero pensiero hanno gli stessi ideali e si incontrano sul terreno dell'educazione: il più perfetto santo è la persona meglio educata. Poi giunse a capire quanto poco importasse la [[fede]] professata, fosse religione, fosse irreligione, purché la si seguisse con caritevole con caritatevole incoerenza, senza voler giungere ad assurde conclusioni. Il pericolo risiede nell'intransigenza con cui si segue un dogma; non nel [[dogma]] o nella sua mancanza.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 100.</ref> (cap. LXVIII; p. 300)
*Durante tutta la nostra [[vita]], ogni giorno, ogni ora, siamo sempre impegnati in questo processo di accomodare la nostra personalità mutata o immutata agli elementi mutati o immutati dell'ambiente. La vita infatti non consiste in altro se non in questo processo di accomodamento: quando non lo copiamo bene siamo stupidi, quando non lo compiamo affatto pazzi, quando lo sospendiamo temporaneamente addormentati, quando vi rinunziamo del tutto morti. In una vita quieta, priva di eventi, i cambiamenti interni ed esterni sono così insignificanti che il processo di fusione e messa a fuoco non costa quasi sforzo alcuno; in altre vite si deve compiere un grande sforzo ma si giunge anche a brillanti risultati; infine in altre un grande sforzo non viene seguito che da risultati insignificanti. Una vita sarà più o meno riuscita a seconda che la facoltà di accomodamento è uguale o inferiore allo sforzo richiesto per fondere ed accordare cambiamento interno ed esterno. (cap. LXIX; p. 305)
*Alcuni sono così fortunati da incontrare pochi [[ostacolo|ostacoli]]; altri così abili da riuscire a superarli; ma nella maggior parte dei casi la gente per salvarsi, deve passare attraverso la prova del fuoco. (cap. LXXII; p. 320)
*Una casa vuota è come un cane randagio o un cadavere. La corruzione subito vi si infiltra da ogni parte, e ciò che la muffa e il vento e le intemperie risparmiano, vien distrutto dai monelli della strada. (cap. LXXII; p. 320)
*Le [[amicizia|amicizie]] di un uomo, come il testamento, sono infirmate non solo dal suo matrimonio, ma anche da quello dei suoi amici. (cap. LXXV; p. 337)
*Uno sbalzo troppo violento dalla cattiva alla buona [[fortuna]] è dannoso quanto uno sbalzo dalla buona alla cattiva; inoltre la [[povertà]] è una condizione molto pericolosa, uno stato di vita quasi embrionale, attraverso il quale è meglio passare se si vogliono mantenere sicuramente gli ulteriori sviluppi, ma che, come il morbillo o la scarlattina, è meglio avere in forma benigna e guarire il più presto possibile. (cap. LXXVIII; pp. 348-9)
*Un giorno gli feci notare come la misera ricompensa concessa da Dio a quanti si dedicano alle ricerche più serie, dovrebbe provare a sufficienza che egli le disapprova, o almeno le tiene in così scarso conto da non volerle incoraggiare.<br>Mi rispose: – Oh, non parlare di ricompense. [[John Milton|Milton]] per il ''[[John Milton#Paradiso perduto|Paradiso Perduto]]'' ha ricevuto cinque sterline.<br>– Cinque sterline di troppo, – replicai subito. – Io stesso gliene avrei dato il doppio, perché non l'avesse mai scritto. (cap. LXXXI; p. 364)
*Io sono un Ismaele, per istinto come per circostanze, ma se non frequento la società sarò meno vulnerabile di quanto non lo sia in genere un Ismaele. Il momento in cui un uomo va in società, si trova esposto da ogni lato. (cap. LXXXIV; p. 389)
*Quando si passa nella chiave di do diesis [...] ci si trova come una signora che viaggi da sola sulla metropolitana, e si accorge tutto ad un tratto di essere a Shepherd's Bush senza sapere con precisione dove vuole andare. (cap. LXXXV; p. 408)
===[[Explicit]]===
In politica è conservatore, per quanto riguarda il suo voto e i suoi interessi materiali: in ogni altro campo, un radicale avanzato. Suo padre e suo nonno, con ogni probabilità, capirebbero il suo stato mentale come capivano il cinese, ma quanti lo conoscono intimamente non credo che lo vorrebbero molto diverso da come egli è.
===Citazioni su ''Così muore la carne''===
*Il libro di Samuel Butler si può classificare fra i ''Bildungsroman'', in quanto segue la formazione di una coscienza individuale; ma in realtà la maturazione del personaggio consiste soprattutto nella sua emancipazione dalla tirannide paterna, attraverso tappe lente e strazianti. Ma a rendere straordinario il romanzo di Butler nel panorama vittoriano più ancora dei motivati sberleffi contro certe idee correnti, ai quali va certo attribuita la mancata pubblicazione, è l'ampiezza del tentativo operato dall'autore onde capire i perché. Verso la fine del racconto, quando scopre incrinata la propria fede nel cristianesimo, Ernest si mette a cercare altre spiegazioni, e desiste solo dopo essersi reso conto che perfino Euclide, l'uomo più logico mai esistito, ebbe bisogno di porre dei postulati non dimostrabili. ([[Masolino D'Amico]])
*La realtà che il Butler descrive è apparsa così esosa e gretta che due aspre critiche si sono appuntate contro di lui. La prima riguarda l'uomo e si è chiesto con {{sic|maraviglia}}, ed anche con sdegnò, come un. figlio abbia potuto, dopo aver offeso i sentimenti religiosi del padre e di tutta la parentela ed aver tradito tutto quello che essi si attendevano da lui, divertirsi a farne una beffa oltraggiosa e spietata. La seconda critica riguarda l'artista, di cui si sono negati i meriti, appunto per la soverchia rispondenza del suo racconto alla realtà. Butler – si è detto – non ha fatto che copiare e fotografare dal vero e i suoi meriti di romanziere non esistono. A questa seconda accusa ha ben risposto anche recentemente Orlo Williams, dimostrando come il Butler, anche copiando dal vero, abbia rivissuto la realtà e tratto dal suo genio il fuoco necessario a fonderla e a riplasmarla. Quanto alla prima accusa, essa è ancora e sarà per molto tempo argomento di aspre polemiche, ma chi comprende l'importanza della requisitoria antifamiliare del Butler e ne sente tutto il valore d'arte sarà sempre pronto ad ammettere che il grande scrittore si è assolto magnificamente della colpa dell'uomo. ([[Aldo Sorani]])
*Samuel Butler fu uno scrittore assai originale, con lampi ed estri di genio alternati a qualche incoerenza. Lo riconobbe egli stesso, come dimostra la descrizione dell'attività letteraria del suo Ernest: brillante a tratti, con puntigli e idiosincrasie, tale da incuriosire i lettori e, spesso, da respingerli, mettendoli vagamente a disagio con l'episodico affiorare di una punta di follia. Ma almeno in ''Così muore la carne'', Butler raggiunse la grandezza. Pochi altri libri riescono a trasmettere il senso di un'epoca, di un'atmosfera, con un paragonabile impasto di passione personale e di distacco obbiettivo, di sarcasmo e di penetrazione psicologica. ([[Masolino D'Amico]])
====[[Enzo Giachino]]====
*Certo non conosciamo altra opera che più di questa {{sic|repugni}} al tempo in cui nacque, e nell'aura decorosa e pudibonda dell'ottimismo vittoriano essa ci appare il primo importante e coraggioso annunzio della reazione successiva. Infatti lo [[George Bernard Shaw|Shaw]] – che di quella reazione doveva essere uno degli esponenti maggiori – non tardò a richiamarsi al Butler e a proclamarlo il suo maggiore maestro inglese.
*Composto secondo i modi di una velata autobiografia – tanto più aderente e precisa in quanto la libertà della finzione romanzesca permette di adeguare le vicende esterne all'intimo svolgersi dei motivi e di essere sempre a fuoco – il libro narra la storia di Ernesto Pontifex, o se vogliamo di Samuel Butler, che nato in un ambiente cui la sua natura {{sic|repugna}} per istinto, attraverso lunghi e dolorosi errori, deve aprirsi un varco verso la vera vita, che il cuore confusamente gli promette, ma che egli ignora a tal punto da giungere, in certi attimi di scoramento, a dubitare che esista.
*Ma per indicare tutti i motivi che rendono importante questo libro dobbiamo uscire dal campo strettamente letterario. In esso infatti troviamo tracciata una storia di alcune delle principali ideologie inglesi dell'ottocento e – cosa anche più importante – fissato con grande chiarezza quello che fu tra i motivi fondamentali della vita ottocentesca: la ricerca continua e sovente affannosa di una fede, in grado di sostituire la religione tradizionale che rapidamente si ritirava, lasciando allo scoperto zone sempre più vaste della società, e di conseguenza l'ingenua fiducia accordata a ogni nuova teoria, la quale non tardava ad abbandonare i precisi limiti scientifici per confondersi in un alone religioso – fenomeno questo che può oggi spiegare la rapida fortuna e l'ancor più rapida decadenza di tante di quelle teorie.
==''Erewhon''==
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Interior of the Artist's Study at 15 Clifford’s Inn, London - 77 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Interno dello studio di un artista'' (S. Butler, 1865)]]
===[[Incipit]]===
Il lettore mi perdonerà se non dirò nulla dei miei precedenti della mia vita né delle circostanze che mi portarono ad abbandonare il mio paese d'origine; il racconto annoierebbe lui e sarebbe penoso per me. Basti sapere che lasciai la patria con l'intenzione di recarmi in una nuova colonia britannica e di trovare là, o forse anche di comprare, un pezzo di terra non coltivato, adatto all'allevamento del bestiame e delle pecore: pensavo così di potermi arricchire più rapidamente che in Inghilterra.<br>Si vedrà come non riuscii nel mio progetto, e come, nonostante le cose nuove e inusitate in cui mi imbattei, fui incapace di ricavarne il minimo vantaggio pecuniario.
===Citazioni===
*Conducevo una vita monotona, ma molto sana; e quando uno sta bene non si cura gran che del resto. (cap. I, p. 6)
*Ora, nel ricordarlo, provo un piacere immenso: ma in quel momento non ci facevo caso. Quando siamo [[felicità e infelicità|felici]] non ne abbiamo quasi mai coscienza. E in un certo senso questo è un male, ma è anche un bene: perché se l'avessimo, dovremmo forse essere più coscienti della nostra [[felicità e infelicità|infelicità]]; e spesso ho pensato che noi siamo egualmente ignari dell'uno come dell'altro stato. Chi ha scritto «O fortunatos nimium sua si bona nôrint agricolas,» avrebbe potuto scrivere altrettanto giustamente, «O infortunatos nimium sua si mala nôrint»; e non pochi di noi trovano una difesa contro il dolore più vivo proprio nella incapacità di vedere ciò che hanno fatto, ciò che stanno soffrendo; e ciò che veramente sono. Si deve essere grati allo specchio perché ci rivela solo la nostra apparenza. (cap. III, p. 16)
*Le [[esplorazione|esplorazioni]] sono stupende prima di farle e dopo averle fatte, ma tutt'altro che comode mentre si fanno. A meno che non siano talmente facili che non possano neanche chiamarsi tali. (cap. IV, p. 27)
*Appena rimasi solo, cercai di riflettere sulle parole del mio insegnante, ma non riuscii a trarne alcuna conclusione, se non che rilevavano una perversità morale maggiore di quanto avessi mai potuto pensare. E questo mi affliggeva, perché non tollero di aver rapporti stretti con gente che non la pensa come me. (cap. IX, p. 62)
*Alcuni dei miei visitatori avevano ricevuto un'ottima educazione nelle Scuole dell'Irragionevolezza, e ottenuto i massimi diplomi in ipotetica, che è la base dei loro studi. (cap. IX, p. 65)
*Chi ha un minimo di rispetto per se stesso non stringe mai un rapporto di amicizia alla pari con chi ha meno fortuna di lui per nascita, salute, denaro, bellezza, e così via. Non è naturale, ma addirittura auspicabile, per qualsiasi tipo di società umana o animale, che chi ha fortuna provi ripugnanza e persino disgusto per gli infelici, o comunque per le vittime di sciagure eccezionali e particolarmente gravi. (cap. X, p. 73)
*Perché la proprietà ''è'' un furto; ma, quand'è così, siamo tutti ladri, di fatto o nelle interazioni, e abbiamo perciò ritenuto necessario organizzare i nostri furti come abbiamo organizzato la nostra lussuria e il nostro sistema vendicativo. Proprietà, matrimonio, legge; la [[regola]] e le convenzioni sono per l'istinto come il letto per un fiume; e guai a colui che indebolisce gli argini mentre l'acqua del fiume scorre. (cap. XII, p. 90)
*Ma l'argomento principale dei progressisti è di natura economica, in quanto sanno che facendo appello alle [[tasca|tasche]] invece che al [[cervello]] dei cittadini raggiungeranno prima il loro scopo: perché nelle tasche, di solito, la gente ha qualcosa di suo, mentre nel cervello ha più che altro roba presa in prestito o rubata. (cap. XII, p. 95)
*È qui che quasi tutte le [[religione|religioni]] errano. I loro preti vogliono farci credere di conoscere il mondo invisibile più di quanto possa mai conoscerlo chi è ancora accecato dal visibile, dimenticando che, se negare l'esistenza di un regno invisibile è male, ancora peggio è fingere di sapere qualcosa di più del mero fatto che esiste. (cap. XV, pp. 118-119)
*Ma non cedetti subito; i suoi argomenti per [[persuasione|persuadermi]] mi davano un piacere troppo vivo perché ci rinunciassi arrendendomi al primo assalto. (cap. XVI, p. 123)
*Un tratto distintivo della gente di Erewhon è che quando si dice assolutamente sicura di qualcosa, e dichiara che tale certezza è la base su cui deve costruire la propria vita, di rado ci crede sul serio. Se fiuta odor di marcio nella struttura delle sue amate istituzioni, si tappa, finché può, il naso. (cap. XVIII, p. 135)
*Strano fato dell'[[uomo]]! Muore se riesce ad afferrare ciò che è costretto a inseguire per non perire. Se non lo insegue è simile ai bruti, se lo afferra è più infelice delle creature infernali. (cap. XIX, p. 141)
*«[[Nascita|Nascere]]» gli dicono «è un crimine, un delitto capitale; e una volta che lo hai commesso puoi aspettarti da un momento all'altro la condanna a morte. Potrai magari riuscire a vivere settanta, ottant'anni. Ma che cosa sono di fronte all'eternità di cui godi adesso? E persino se la condanna venisse commutata, e ti fosse concesso di vivere in eterno, col tempo proveresti una così atroce stanchezza della vita che l'esecuzione capitale ti parrebbe la suprema clemenza.» (cap. XIX, p. 143)
*È penoso per l'anatroccolo essere stato covato da una [[gallina]]; ma non è forse penoso anche per la gallina aver covato l'anatroccolo? (cap. XIX, p. 144)
*Nessun erewhoniano crede che il mondo sia nero come lo dipingono; ma questa è proprio una delle loro caratteristiche: spessissimo, a parole, sostengono a spada tratta cose che, in fondo, non credono e non pensano affatto. (cap. XX, p. 148)
*[...] il mestiere lo si può apprendere solo nella bottega di colui che, con quel mestiere, si guadagna il pane. (cap. XX, p. 152)
*Si dice che l'amore per il denaro è la radice di tutti i mali. Ma altrettanto si può dire della mancanza di denaro. (cap. XX, p. 153)
*[...] il limite tra [[giovinezza e senilità|gioventù e vecchiaia]] dovrebbe essere posto a [[trentacinquenne|trentacinque anni]]; [...]. (cap. XX, p. 154)
*{{Ancora|hypothetics|Quel che caratterizza il sistema è l'importanza che essi danno a una scienza chiamata con un'espressione che posso tradurre solo con la parola «ipotetica». Essi ragionano così: insegnare a un ragazzo semplicemente la natura delle cose che esistono nel mondo che lo circonda, e delle quali dovrà occuparsi tutta la vita, significherebbe dargli un concetto ristretto e superficiale dell'universo, il quale, affermano, potrebbe anche contenere elementi che oggi ci sfuggono. Rivelargli l'esistenza di questa possibilità, e prepararlo così a ogni evenienza, è appunto lo scopo della scienza ipotetica. Immaginare una serie di contingenze strane e assolutamente impossibili, chiedendo ai giovani di risolvere i problemi che ne deriverebbero, ecco secondo loro il modo migliore di prepararli a condurre bene i loro affari, quando saranno adulti.<br>Così i giovani dedicano i loro anni migliori a imparare la cosiddetta lingua ipotetica, una lingua formatasi originariamente in un'epoca in cui il paese aveva raggiunto uno stadio di civiltà completamente diverso da quello attuale, e in seguito scomparso e superato da secoli. Molte massime preziose e molti nobili pensieri, un tempo sepolti insieme a quella antica lingua, sono oggi parte integrante della loro letteratura, e sono stati tradotti migliaia di volte nella lingua viva. Parrebbe ovvio, quindi, che lo studio della lingua primitiva dovesse essere riservato solo a quei pochi che mostrassero di esservi tagliati.<br>Ma gli Erewhoniani la pensano diversamente. È incredibile quanta importanza diano a questa lingua ipotetica; conferiscono persino una pensione a vita a chi la studia con particolare profitto. Non solo, ma passano gli anni a tradurre alcuni dei migliori poeti in quella [[lingua estinta|lingua morta]], perché chi dimostra di poterlo fare con facilità viene senz'altro riconosciuto uno studioso e un gentiluomo.}} (cap. XXI, pp. 159-160)
*Nessuno è tanto [[salute e malattia|sano]] da non soffrire di qualche disturbetto da qualche parte, e nessuno è tanto [[salute e malattia|malato]] da non avere qualche organo che funziona. (cap. XXII, p. 163)
*Dissi che secondo me le [[originalità|idee originali]] dovevano essere incoraggiate, ma dovetti rimangiarmi subito le parole, perché evidentemente, per loro, il genio era come uno scandalo: è inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per il quale lo scandalo avviene. Ogni uomo, sostengono, ha il dovere di pensare come il suo vicino; e il cielo lo aiuti, se ha la disgrazia di considerare buono ciò che agli altri sembra cattivo. A dire il vero questa teoria erewhoniana non è molto diversa dalla nostra, se si pensa che anche la nostra parola «[[idiota]]» significa semplicemente una persona che pensa a modo suo. (cap. XXII, p. 163)
*«Il nostro dovere» mi disse «non è quello di aiutare gli studenti a pensare con la loro testa. Questa è, anzi, l'ultima cosa che gli si deve insegnare se si vuole il loro bene Dobbiamo fare in modo che pensino come noi o, comunque, come ci sembra utile dire che pensiamo.» (cap. XXII, pp. 163-164)
*Tuttavia, non potevo fare a meno di pensare che alcuni di loro erano stati per così lungo tempo immersi nello studio dell'ipotetica da essere diventati l'antitesi vera e propria degli Ateniesi al tempo di san Paolo. E difatti gli Ateniesi volevano vedere e sentire soltanto cose nuove, quei professori cercavano accuratamente di evitare ogni idea che non conoscessero già, e consideravano il loro cervello come una specie il santuario dove, una volta introdottasi un'idea, nessun'altra doveva cercare di spodestarla. (cap. XXII, p. 168)
*Non ci riesce facile simpatizzare con le emozioni di una [[patata]] o con quelle di un'[[ostrica]], perché la patata non fa chiasso quando la lessano, come non fa chiasso l'ostrica quando viene aperta: mentre nulla per noi è più eloquente del chiasso; ne facciamo tanto sulle nostre sofferenze! E siccome ostriche e patate non ci infastidiscono con manifestazioni di dolore, pretendiamo che non sentano nulla. Ed effettivamente non sentono nulla dal punto di vista del genere umano: ma il genere umano non è tutto. (cap. XXIII, p. 175)
*«Se poi qualcuno obietta che l'azione della patata è soltanto chimica e meccanica, e dovuta agli effetti chimici e meccanici della luce e del calore, bisognerebbe chiedere, per tutta risposta, se ogni sensazione non è forse un processo chimico e meccanico; se le cose che noi riteniamo puramente spirituali non sono forse mutamenti di equilibrio in una serie infinita di leve, a partire da quelle troppo piccole per essere visibili al microscopio fino ad arrivare al braccio dell'uomo e agli strumenti di cui si serve. Chi ci dice che non esista un movimento molecolare del pensiero da cui si può dedurre una teoria dinamica delle passioni? In altre parole, non dovremmo chiederci di quali specie di leve è composto un uomo invece di domandarci quale sia il suo carattere? In quale equilibrio sono quelle leve? Quanto di questo e di quello ci vorrà per farle funzionare e spingerle a fare così e così?» (cap. XXIII, pp. 175-176)
*"Il [[silenzio]]," ha detto uno scrittore "è una virtù che ci rende graditi ai nostri simili." (cap. XXIII, p. 178)
*[...] le [[macchina|macchine]] servono l'uomo solo a patto di essere servite, e pongono loro stesse le condizioni di questo mutuo accordo. [...] Quanti uomini vivono oggi in stato di schiavitù rispetto alle macchine? Quanti trascorrono l'intera vita, dalla culla alla tomba, a curare notte e giorno le macchine? Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi, o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico: non è evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi? (cap. XXIV, p. 182)
*Non ci sono forse più uomini impegnati a curare le macchine che a curare i propri simili? Le macchine non mangiano forse perché servite dall'uomo? (cap. XXIV, p. 183)
*«L'[[uomo]] è il risultato e la manifestazione di tutte le forze che hanno agito su di lui, prima o dopo la nascita. In ogni istante, la sua azione dipende unicamente dalla sua costituzione, e dall'intensità e direzione delle varie influenze a cui è stato soggetto. Alcune di tali influenze si neutralizzano indubbiamente a vicenda; ma l'uomo agirà secondo la sua natura, e secondo le influenze che ha subito in passato e che subisce nel presente dall'esterno, con la regolarità e la ineluttabilità di una macchina.»<br>«In genere, ci rifiutiamo di ammetterlo perché non conosciamo a fondo né la natura degli individui né l'insieme delle forze che agiscono su di essi. Ne vediamo solo una parte, ed essendo incapaci di inquadrare, se non in modo approssimativo, la condotta umana, neghiamo che essa sia soggetta a leggi fisse, e attribuiamo in massima parte la personalità e le azioni dell'uomo al caso, alla sorte, o al destino. Ma queste sono solo parole per nascondere la nostra ignoranza; e basterebbe riflettere un poco per capire il più audace volo dell'immaginazione, o il ragionamento più sottile, è un accadimento necessario, e l'unico accadimento possibile nel momento in cui accade, come la caduta della foglia morta, quando il vento la stacca dal ramo.» (cap. XXV, pp. 190-191)
*E non peccheremmo di completa follia se rifiutassimo i [[vantaggio|vantaggi]] che non possiamo ottenere altrimenti, solo perché di quei vantaggi altri profitteranno più di noi? (cap. XXV, p. 197)
*Fortunatamente il [[buonsenso|buon senso]], che pure è per natura la più mite delle creature viventi, quando si sente il coltello alla gola è capace di rivelare una insospettata forza di resistenza e di mandare al diavolo tutti gli eruditi, anche quando pareva già legato mani e piedi in loro potere. (cap. XXVI, p. 202)
*La base su cui egli decise doversi unicamente fondare il dovere era tale, come è ovvio, da non lasciar posto a molti degli antichi usi del paese. Quegli usi, sosteneva, erano tutti sbagliati: e non appena qualcuno si azzardava ad avere opinioni diverse, il vecchio signore si appellava al potere invisibile, con cui lui solo era in comunicazione diretta, e invariabilmente il potere invisibile gli dava ragione. (cap. XXVI, p. 203)
*«Le [[pianta|piante]]» diceva «in apparenza non si interessano affatto delle cose umane. Non riusciremo mai a far capire a una rosa che sette per cinque fa trentacinque, ed è perfettamente vano parlare a una quercia delle oscillazioni dei prezzi del mercato. Ne deduciamo che la quercia e la rosa mancano di intelligenza, e siccome non capiscono le nostre faccende pensiamo che non capiscano nemmeno le loro. Ma che cosa può sapere dell'intelligenza chi parla cosi? Chi dà prova di maggior intelligenza: lui, o la quercia e la rosa?» (cap. XXVII, p. 212)
*Ma il desiderio di credere che qualche individuo sappia veramente quanto dice di sapere, e possa così risparmiarci la pena di pensare con la nostra testa, è talmente radicato nel cuore umano, che ben presto fanatici e sedicenti filosofi divennero più potenti che mai, e riuscirono a poco a poco a inculcare nei loro concittadini tutte le assurde teorie sulla vita descritte nei capitoli precedenti. (cap. XXVII, p. 218)
===[[Explicit]]===
All'ultimo momento vedo sorgere la possibilità di una complicazione che mi preoccupa moltissimo. Fate presto a sottoscrivere le azioni, per carità. Indirizzatele alla Mansion House, presso il Sindaco. Finché non avrò potuto organizzare un comitato avrà lui l'incarico di ricevere a mio nome le firme e le sottoscrizioni.
===Citazioni su ''Erewhon''===
*''Erewhon'', ritenuto oggi il miglior libro satirico del suo genere dopo ''I viaggi di Gulliver'', quando venne offerto dall'autore agli editori Chapman e Hall venne rifiutato su parere, nientemeno, che di George Meredith e Butler dové, se lo volle pubblicare, risolversi a farlo stampare a proprie spese, sotto il velo dell'anonimo, e se il libro alla prima edizione ebbe un corto esito, questo fu dovuto semplicemente al fatto che fu ritenuto opera di [[Robert Bulwer-Lytton|Lord Lytton]]. Quando si venne a conoscere il nome del vero autore, la vendita del volume diminuì del novanta per cento. ([[Aldo Sorani]])
*Non c'è dubbio che Butler, parlando di «linguaggio ipotetico»<ref>Riferimento a un [[#hypothetics|passaggio]] del XXI capitolo.</ref>, intendesse in realtà riferirsi al latino, la lingua che suo padre gli aveva insegnato a quattro anni con l'aiuto di una bacchetta. Il tono è ironico, e sicuramente Butler avrebbe preferito che «gli abitanti di Erewhon» dedicassero gli anni migliori dei loro ragazzi non al «linguaggio ipotetico» ma a qualcosa di più consistente. Facile immaginare infine quale fosse l'opinione dell'autore riguardo all'opportunità di «pagare stipendi», e per tutta la vita, a coloro che «che abbiano raggiunto un considerevole livello» nello studio del linguaggio ipotetico: come nel caso del dr. Kennedy di Shrewsbury. A volte, però, l'odio è miglior consigliere dell'amore. Ecco perché invitiamo il lettore a non prendere sotto gamba questa invenzione metaforica di Butler: i classici come «''hypothetics''», i classici come un modo per aprire gli occhi del ragazzo su tutte le possibilità che si possono incontrare nell'universo, anche quelle che non si vedono qui e ora. A nostro parere, infatti, Butler, odiando, ci aveva indovinato. ([[Maurizio Bettini]])
*Tuttavia quello che rimane, forse, il meglio di Erewhon, cioè lo spirito, la grazia, l'impertinenza soave, l'acutezza dissimulata: questo e altro, come la passione per il ''nonsense'', per le assurdità infantili, vennero a Butler dalla società di cui si faceva beffe, dalla morale della ''nursery'' e del sermone domenicale, dei ''coupons'' e del ballo Excelsior. Alcune verità annunciate nei due ''Erewhon'' suonano diversissime da altre che, in quel torno di tempo, bandiva [[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]]; sebbene, a considerarle da vicino, vengano a significare lo stesso. ([[Giorgio Zampa]])
====[[Lucia Drudi Demby]]====
*Ma il risveglio dell'io butleriano si pone immediatamente in termini diversi: le creature che gli appaiono, superato il confine dell'irrazionale, non sono né più alte né più basse, né più storte né più diritte di tutti i comuni mortali. Somigliano agli individui di una qualunque razza mediterranea: agli Italiani più belli, per esser precisi. Ed è proprio questa la sostanza della prima meraviglia. Nessuna deformazione, né nelle persone né nelle cose. Il clima è temperato, il paesaggio tranquillo. Il primo villaggio appare più o meno come doveva apparire un qualsiasi villaggio europeo di qualche secolo fa.
*Perché, in Erewhon, la virtù è la salute, la malattia il crimine. La ricchezza premiata. La miseria punita. Si pratica una selezione cosciente, imperturbabile, ragionata. Il risultato, indubbiamente positivo, è che i poveri e i malati sono pochi, e anche quei pochi non si fanno vedere in giro e non guastano il sacrosanto piacere della vita. Nelle scuole, invece delle idee chiare e distinte, si insegnano la nebulosità e l'ipotetica.
*L'io, dunque, è approdato in un rovesciamento assoluto, in un paradossale capovolgimento. Sempre, per muovere al riso, sia sul piano dell'eleganza scettica e dello ''humour'', sia su quello del comico automatico o buffonesco, nel giuoco astratto della marionetta, come nell'assalto della satira e dell'insulto a oltranza, si è ricorsi al paradosso e al rovesciamento. Ma il paradosso, questa suprema forma di snobismo, questo salto che porta a vedere le cose da un punto di vista eccezionale ed eccessivo, questa sfida all'oggetto guardato, è suscitato dall'occasione, e, in genere, valido entro l'occasione. Non ha finalità se non in se stesso e nel contraccolpo che intende dare. Non presuppone né continuità né consequenzialità.
==''Il buon porto''==
===[[Incipit]]===
Il protagonista di queste memorie, e autore del lavoro che qui segue, nacque a Goodge Street, Tottenham, Court Road, Londra, il 5 novembre 1832. Fu mio fratello, più grande di me di circa diciotto mesi. A suo tempo nostro padre e nostra madre erano stati ricchi, ma per un succedersi di sfortune inevitabili si ritrovarono con un reddito modesto quando io e mio fratello avevamo rispettivamente tre e quattro anni circa.
===Citazioni===
*Fece allora ulteriori domande e scoprì che dei quindici bambini nella sua classe solo cinque erano stati [[battesimo|battezzati]] e anche che non era possibile notare alcuna differenza nella disposizione o nella condotta tra i bambini rigenerati e quelli non rigenerati. I bambini buoni e i bambini cattivi erano distribuiti in proporzioni uguali in relazione al numero di bambini battezzati e non battezzati. Nonostante il suo carattere naturale avesse una certa disposizione all'impetuosità, John aveva anche una mente concreta ed empirica; per questo motivo fece un controllo dell'intera scuola, che conteneva circa cento ragazzi, e venne a sapere chi fosse battezzato e chi no. La maggioranza non lo erano stati, tuttavia l'inclinazione verso il bene o il male era così distribuita da precludere qualsiasi possibilità di asserire che i bambini battezzati fossero migliori di quelli non battezzati.<ref>«Si tratta di un evento autobiografico. Butler perse infatti la fede quando si rese conto che il battesimo non aveva alcuna influenza sulla naturale disposizione di un bambino a far del bene (o a far del male).» {{NDR|N.d.C.}} {{cfr}} ''Il buon porto'', nota n. 12, p. 32.</ref> (parte I, cap. 1; p. 32)
*Sembrava impossibile che una mente così attiva dovesse aver percorso così tanta strada per poi tornare alla stessa posizione da cui era partita. (parte I, cap. 2; p. 37)
*Nessun cambio è buono a meno che non sia stato necessariamente richiesto. Neppure la [[Riforma protestante|Riforma]] fu cosa buona, ma lo è adesso e l'accetto come accetto qualsiasi cosa che pur non essendo fondamentale ha ottenuto l'approvazione di molte generazioni dei miei concittadini. Non cercherei di annullare la Riforma più di quanto l'avrei supportata nel secolo sedicesimo. Che si lasci crescere fino alla raccolta ciò che è storico, non storico e dubbioso. Quando avrà perso la sua vitalità ciò che non è vitale perirà e diventerà marcio senza che nessuno se ne accorga; continuerà a vivere fino a che avrà vita. (parte I, cap. 2; p. 48)
*È un vero imbroglio, furto, fraudolenza o che altro il fatto che un uomo menta agli altri nella speranza di ottenere qualcosa di considerevole, ma si tratta di una offesa comprensibile in confronto al permettere a se stessi di essere ingannati. È esattamente come lasciare che altri che ci arrechino [[noia]]: l'uomo che si lascia annoiare merita più disprezzo dell'uomo che annoia. L'uomo che tollera dei quadri scadenti, della musica scadente, della moralità scadente e della compagnia scandente è più spregevole di colui che è l'agente primario di qualsiasi di queste cose. Ha infatti meno da guadagnare e quindi probabilmente inganna se stesso di più, così che commette un crimine maggiore per una ricompensa inferiore. (parte I, cap. 3; p. 54)
*Possiamo perdonare a un uomo quasi ogni falsità purché ci si accorga che era spinto da una forte tentazione e che sapeva di stare [[inganno|ingannando]]: ha fatto del male, certo, ma lo possiamo comprendere e forse potrebbe essere ancora utile. Ma cosa possiamo provare nei confronti di una persona che mente anche a se stessa per un futile motivo e che non sa di star mentendo? Una cosa del genere deve essere fatta di un inutile tronco marcio di fico che cade in tutte le direzioni quando ci si avvicina. Il comune autoingannatore della società moderna è un soggetto più pericoloso e spregevole di qualsiasi altro comune criminale; è una questione su cui coloro che non si autoingannano non hanno bisogno di far chiarezza. (parte I, cap. 3; p. 55)
*Nessuna di voi ha mai visto un cane rabbioso abbaiare e mordere la sua catena come se volesse divorarvi, per poi essere ammansito e smettere di abbaiare una volta che vi siate avvicinate coraggiosamente e gli abbiate detto di stare tranquillo? Questo è il carattere della [[miscredente|miscredenza]]: ama minacciare coloro che battono in ritirata, eppure scappa atterrita da coloro che l'affrontano con forza. (parte II, cap. 1; p. 81)
*Cos'è che ha reso il nome di [[David Friedrich Strauß|Strauss]] così terribile alle orecchie degli Ecclesiastici Inglesi? Nulla di certo se non l'inquietante silenzio che è stato mantenuto nei suoi riguardi in tutte le parti della nostra Chiesa. Perché, in fondo, cosa può dire o fare Strauss contro tutti i miracoli se risulta essere impotente contro la Resurrezione? Può produrre frasi che sembrano plausibili, ma non è una grande impresa. Può mostrarci come ci sia qualsiasi improbabilità ''a priori'' nel fatto che i miracoli fossero stati eseguiti da una persona che era nata e poi risorta? Se un uomo fece così è allora poca cosa che sapesse camminare sulle acque e comandare i venti. Ma se non c'è alcuna difficoltà ''a priori'' in relazione a questi miracoli, allora ne esistono altre. (parte II, cap. 5; p. 121)
*Quale dovrebbe quindi essere la legittima conclusione? Di certo che non abbiamo prove della morte di Cristo sulla Croce, o in altre parola che non abbiamo prova dal fatto che fosse morto! Uniamo ciò alle note sulla Resurrezione che abbiamo visto più sopra e ci sentiremo come se fossimo nelle mani di qualche miscredente Gesuitico che stesse cercando di indebolire la nostra fede nelle nostre più preziose convinzioni facendo finta di starle difendendo piuttosto che nelle mani di una persona che è quasi impossibile sospettare di un progetto del genere. Cosa dovremmo dire se avessimo trovato [[Isaac Newton|Newton]], [[Adam Smith]] o [[Charles Darwin|Darwin]] argomentare così a favore delle loro opinioni? Cosa dovremmo pensare di qualsiasi causa scientifica perorata in questo modo? Saremmo ben consci del fatto che è già persa. E tuttavia i nostri migliori teologi devono essere applauditi ed elevati per accondiscendere a una strategia così disonesta che verrebbe disprezzata anche da un avvocato malfamato in quanto troppo ovviamente superficiale da poter esserci di anche il più minimo uso. (parte II, cap. 6; pp. 144-5)
*O il [[Cristianesimo]] è la verità della verità (quella che in questo mondo dovrebbe soggiogare tutte le altre nei pensieri degli uomini e comparata alla quale tutte le altre verità sono insignificanti tranne per il fatto che si raggruppano intorno a lei) oppure al massimo è un errore che dovrebbe essere messo a posto il prima possibile. Non c'è via di mezzo. O Gesù Cristo fu il Figlio di Dio oppure non lo fu. Se lo fu, allora il grande Padre ci proibisce di imbrogliare al fine di provarlo; ci proibisce di mercanteggiare per un centimetro in più o in meno di ferita e di discutere sulla radice νυγ nella parola greca ενυξε.<ref>«Questa parola non esiste in greco antico. I casi sono due: o Butler voleva scriverne un'altra oppure intende dire che è un lavoro inutile cercare di trovare la radice di un parola inesistente, esattamente come è inutile cercare cercare di capire quanto in profondità fosse andata la punta della lancia.» {{NDR|N.d.C.}} {{cfr}} nota n. 19, p. 146.</ref> Meglio ammettere che la morte di Cristo deve rimanere per sempre materia di dubbio, nel caso ci venga richiesto un sacrificio così grande, piuttosto che anche solo avvicinarci a una menzogna solo per il fine di rendere doppiamente sicura una certezza. Nessuna mente onesta può dubitare che la causa di Cristo sia servita molto meglio dall'esporre un argomento insufficiente piuttosto che sorvolarci sopra in silenzio, o altrimenti che la causa di Cristo sia da essere attaccata e non da essere difesa. (parte II, cap. 6; p. 146)
===[[Explicit]]===
Spero che il lettore possa capire ciò non meno fortemente di quanto faccia io e spero che possa anche capire che io ho offerto quell'elemento mancante il quale unicamente può fare in modo che si combinino tra loro. Se mi si chiede a quale elemento stia alludendo, io risponderò la Sincerità. Questo è il pilota che ci ha condotti in salvo nel buon porto della fratellanza universale in Cristo.
===Citazioni su ''Il buon porto''===
*È stato spesso supposto che l'elaborato corredo di mistificazione che Butler usò in ''Il buon porto'' fosse stato deliberatamente costruito al fine di farsi beffe del pubblico. Non credo che sia andata così. Sono convinto che Butler avesse creato un'intelaiatura ironica per i suoi argomenti semplicemente per renderli più efficaci di quanto lo furono quando vennero esposti senza fronzoli nel pamphlet del 1865. ([[R. A. Streatfield]])
*''Il buon porto'' non mi ha arrecato alcun danno sociale di cui io sia mai venuto a conoscenza. Potevo attaccare il Cristianesimo tanto quanto volessi e a nessuno importava un fico secco; ma quando attaccai [[Charles Darwin|Darwin]] fu una questione differente. Per molti anni ''Evolution, Old and New'' e ''Unconscious Memory'' provocarono una rovina alle mie prospettive letterarie. Solo ora sto iniziando a riemergere dal danno letterario e socievole che quei due libri perfettamente giusti mi hanno inflitto. Oserei dire che abbondano di piccole manchevolezze di gusto, ma sono più che contento di averli scritti.<ref group="fonte">Da una lettera del 1901; citato nell'introduzione di [[R. A. Streatfield]] a ''Il buon porto'', pp. 10-11.</ref> (Samuel Butler)
*La richiesta di una nuova edizione di ''Il buon porto'' mi dà l'opportunità di dire un paio di parole sulla genesi di quello che, sebbene non sia uno dei suoi libri più popolari di Samuel Butler, è certamente uno dei più caratteristici. Poche delle sue opere mostrano infatti più marcatamente le sue brillanti capacità come polemista e la sua implacabile determinazione di arrivare alla verità di qualunque cosa avesse attirato la sua attenzione. ([[R. A. Streatfield]])
==''L'autrice dell'Odissea''==
[[File:Odyssey (Butler) Map.png|thumb|upright=1.6|Mappa dei viaggi di Ulisse raffigurata in una versione dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' tradotta da Samuel Butler]]
===[[Incipit]]===
Se le domande che noi ci poniamo sull'Odissea: «fu scritta da un uomo o da una donna? il poema è esclusivamente di origine siciliana?» mirassero soltanto a determinare il sesso e la residenza dello scrittore sarebbe sufficiente rimandare il lettore al testo. Esse invece mirano a risolvere definitivamente l'intera questione omerica.<br>
Le risposte alle due domande sono d'importanza capitale in questa questione, giacché se noi troviamo la mano di una donna onnipresente nell'Odissea, e se noi pure troviamo un così largo numero di dettagli locali presi esclusivamente e fedelmente da una sola città siciliana, tali da farci credere che l'autore dovette vivere e scrivere là, sembra inconfutabile l'affermazione che il poema fu scritto da una sola persona. Difficilmente poteva esservi più di una donna, nello stesso luogo, capace di scrivere un tale e così omogeneo poema come l'Odissea.
===Citazioni===
*Io non discuterò se l'[[Iliade]] e l'Odissea siano dello stesso autore, in quanto, se io convinco il lettore che l'Odissea fu scritta da una donna e in Sicilia, va da sé che non fu scritta da Omero, giacché non vi può essere dubbio sul sesso dello scrittore dell'Iliade. Gli stessi criteri che ci obbligheranno ad attribuire l'Odissea a una donna, vietano qualsiasi altra conclusione, eccetto quella che l'Iliade fu scritta da un uomo. (cap. I; p. 18)
*Ciò che è giusto per un [[maschio e femmina|uomo]] è errato per una [[maschio e femmina|donna]] e viceversa. I giovani di [[Jane Austen]], per esempio, raramente sono molto interessanti, ma solo quelli che son ciechi alla squisita purezza e delicatezza del lavoro di Jane Austen si lamenteranno che lei non capisca gli uomini così bene come le donne. (cap. I; p. 23)
*In un'epoca, inoltre, nella quale gli uomini erano principalmente occupati o in guerre o nella caccia, le arti di pace, e tra esse tutti tutti i generi di pregio letterario, erano più naturalmente lasciate alle donne. Se fosse conosciuta la verità, molto probabilmente troveremmo che fu l'uomo, piuttosto che la donna, l'intruso nel dominio della letteratura. [[Nausicaa]] fu più probabilmente una sopravvissuta che non una intrusa ma, molto più probabilmente di tutto, ella era all'altezza dei tempi. (cap. I; p. 26)
*L'uomo e la donna non si comprendono mai l'un l'altro pienamente, tranne, forse, durante il fidanzamento e la luna di miele, e siccome l'uomo comprende l'uomo più di quanto lo possa la donna, così la donna comprende la donna più di quanto non lo possa un uomo. (cap. III; p. 123)
*Gli uomini sembrano incapaci di parlare delle donne senza deriderle o metterle in caricatura; e così, forse, una donna non sa mai descrivere un uomo così facilmente come quando lo mette in ridicolo. Se ella lo fa intenzionalmente è sicura di riuscirvi, se lo fa senza preconcetto riuscirà più sicuramente ancora. Ciascuno dei due sessi, infatti, riesce benissimo nel mettere in caricatura l'altro, [...]. (cap. IV; p. 124)
*Chi sono le donne dell'Odissea? Vi è [[Atena|Minerva]] onnipresente, a fianco di Ulisse e Telemaco, per dirigerli e consigliarli ed alternativamente rimproverarli o adularli. Nell'Iliade essa è una grande guerriera, ma non è una donna; nell'Odissea essa è una grande donna ma non una guerriera. (cap. IV; p. 125)
*Per di più è chiaro in tutto il libro III e in tutto il libro IV, nei quali [[Telemaco]] tenta di avere notizie di suo padre, che quello che egli realmente vuole è la certezza della sua morte, non della sua esistenza, sebbene questo possa spiegarsi nel senso che egli dispera della seconda alternativa. L'indignazione di Telemaco per la prodigalità dei proci è notevolmente divisa dalla scrittrice in tutto il poema; su questo è furiosa forse per causa dello spreco continuo che vedeva in casa di suo padre. (cap. IV; p. 142)
*[...] io considero i [[Ciclopi]], i superstiti dei vecchi soggiogati abitanti sicani di monte Erice. Essi devono la loro fama di una gigantesca statura alle grandi dimensioni delle pietre con le quali costruirono le mura delle loro città sul monte Erice. (cap. X; p. 221)
===[[Explicit]]===
Ed ora, nel congedarmi dal lettore, io vorrei dire che se quando iniziai questo lavoro nutrivo scarsa speranza di farlo prendere in seria considerazione dagli studiosi di Omero, sono ancora più oppresso e scoraggiato quando scorro le mie pagine e vedo che certamente scontenterò molti con i quali {{sic|anzicché}} offenderli vorrei andare d'accordo. Che cosa può importarmi dove sia scritta l'Odissea o se sia stata scritta l'Odissea o se sia stata scritta da una donna o da un uomo? Dal profondo del cuore posso dire lealmente che a me non importa che questi punti siano decisi secondo il mio modo di vedere, a me importa solo, e moltissimo, il sapere come saranno decisi dalle persone di buon senso che considereranno gli argomenti sui quali richiamano l'attenzione in questo libro. Credo di avere chiarito tutti e due i punti sufficientemente, ma, qualunque cosa accada, io so che il mio assunto è abbastanza forte da giustificarmi di averlo esposto; e così lo lascio.
==''Life and Habit''==
===[[Incipit]]===
Sarà nostro compito, nei capitoli seguenti, esaminare se l'inconsapevolezza, o la quasi-inconsapevolezza, con cui compiamo determinate azioni acquisite possa gettare qualche luce sull'Embriologia e sugli istinti ereditari, e più in generale seguire il filo di pensiero che la classe di azioni sopra menzionate suggerisce; soprattutto nella misura in cui esse sembrano riguardare l'origine delle specie e la continuazione della vita attraverso generazioni successive, sia nel regno animale sia in quello vegetale.
:''It will be our business in the following chapters to consider whether the unconsciousness, or quasi-unconsciousness, with which we perform certain acquired actions, would seem to throw any light upon Embryology and inherited instincts, and otherwise to follow the train of thought which the class of actions above-mentioned would suggest; more especially in so far as they appear to bear upon the origin of species and the continuation of life by successive generations, whether in the animal or vegetable kingdoms.'' <!--cap. I-->
===Citazioni===
*Un'[[impressione]] uniforme corrisponde praticamente a nessuna impressione.
:''A uniform impression is practically no impression.'' (cap. I)
*Non si può [[apprendimento|imparare]] o disimparare senza dolori o sofferenze.
:''One cannot either learn or unlearn without pains or pain.'' (cap. I)
*L'[[umorismo]] e l'ironia più perfetti sono generalmente del tutto inconsci. Esempi di entrambi sono spesso forniti da uomini che il mondo considera carenti di umorismo; è più probabile che queste persone siano inconsapevoli del proprio delizioso potere per la stessa maestria e perfezione con cui lo possiedono.
:[...] ''the most perfect humour and irony is generally quite unconscious. Examples of both are frequently given by men whom the world considers as deficient in humour; it is more probably true that these persons are unconscious of their own delightful power through the very mastery and perfection with which they hold it.'' (cap. II)
*I [[vestito|vestiti]] di un uomo, quando sono appoggiati su una sedia di notte, non fanno parte di lui, ma quando li indossa sembrano esserlo, come una specie di cibo che lo riscalda e lo lo nutre, e la cui perdita può ucciderlo di freddo.
:''A man's clothes'' [...] ''as they lie on a chair at night are no part of him, but when he wears them they would appear to be so, as being a kind of food which warms him and hatches him, and the loss of which may kill him of cold.'' (cap. V)
*[[Parola|Parole]], parole, parole [...] sono gli ostacoli sulla via della verità. Finché non pensi alle cose come sono, e non alle parole che le travisano, non puoi pensare correttamente. Le parole producono confini apparentemente stringenti e veloci laddove non ne esistono. Le parole dividono; così chiamiamo questo uomo, quello scimmia, quell'altro ancora scimmietta, mentre sono tutti solo differenziazioni della stessa cosa. Per pensare a una cosa bisogna liberarsi delle parole: sono gli abiti che indossano i pensieri, solo gli abiti. Lo dico più e più volte, perché non c'è niente di più importante. Le parole degli altri uomini ti fermeranno all'inizio di un'indagine. Un uomo può giocare con le parole per tutta la vita, sistemandole e risistemandole come tessere del domino. Se potessi pensare a te senza parole, mi capiresti meglio.
:''Words, words, words'' [...] ''are the stumbling-blocks in the way of truth. Until you think of things as they are, and not of the words that misrepresent them, you cannot think rightly. Words produce the appearance of hard and fast lines where there are none. Words divide; thus we call this a man, that an ape, that a monkey, while they are all only differentiations of the same thing. To think of a thing they must be got rid of: they are the clothes that thoughts wear—only the clothes. I say this over and over again, for there is nothing of more importance. Other men's words will stop you at the beginning of an investigation. A man may play with words all his life, arranging them and rearranging them like dominoes. If I could think to you without words you would understand me better.'' (cap. V)
*Una [[gallina]] è il solo modo di un [[uovo]] per fare un altro uovo.<ref group="fonte" name=LXXVIII/>
:[...] ''a hen is only an egg's way of making another egg.'' (cap. VIII)
*Non è chi per primo concepisce un'idea, né chi la mette in piedi e la fa camminare a quattro zampe, ma è chi fa accettare agli altri la conclusione principale, su basi giuste o sbagliate, ad aver svolto il lavoro più grande per la promulgazione di un'opinione. Ed è ciò che il signor [[Charles Darwin|Darwin]] ha fatto per l'evoluzione.
:''It is not he who first conceives an idea, nor he who sets it on its legs and makes it go on all fours, but he who makes other people accept the main conclusion, whether on right grounds or on wrong ones, who has done the greatest work as regards the promulgation of an opinion. And this is what Mr. Darwin has done for evolution.'' (cap. XIV)
===[[Explicit]]===
Il lettore mi inviterà a svegliarmi con lui in un mondo di casualità e cecità? O potrò convincerlo a sognare con me una fede più viva di quanto lui o io avessimo finora creduto possibile? Come ho detto, la ragione impone spietatamente un risveglio, ma la fede e la speranza continuano a invitare al sogno.
:''Will the reader bid me wake with him to a world of chance and blindness? Or can I persuade him to dream with me of a more living faith than either he or I had as yet conceived as possible? As I have said, reason points remorselessly to an awakening, but faith and hope still beckon to the dream.'' <!--cap. XV-->
==''Ritorno in Erewhon''==
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Eynsford, Kent - 90 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Eynsford, Kent'' (S. Butler)]]
===[[Incipit]]===
Prima di iniziare il racconto del secondo viaggio di mio padre nel singolare paese da lui scoperto circa trent'anni prima, mi pare opportuno dire qualcosa sulla sua vita nel periodo intercorso fra la pubblicazione del libro, nel 1872, e la sua morte, avvenuta al principio dell'estate del 1891. Potrò così accennare alle cause per cui egli perse quel favore del pubblico che pareva aver conquistato all'inizio.
===Citazioni===
*La prima [[idea]] è un germoglio robusto: se può si sviluppa. (cap. III; p. 264)
*Ognuno di noi ha qualche scheletro, grande o piccolo, in qualche armadio, e se è uno scheletro ben educato che se ne rimane tranquillo nel suo cantuccio, la cosa non è poi tale da turbarci troppo. Esistono però scheletri con cui non c'è mai da star sicuri che al momento meno opportuno non aprano lo sportello dell'armadio, scendano al piano di sotto, suonino il campanello del vestibolo, e, con una brutta grinta, si presentino come gli Scheletri Tal de' Tali, e chiedano se il padrone o la padrona sono in casa. Questo tipo di scheletro, anche se al massimo è grande come lo scheletro di un coniglio, pare a volte più grande di quello di un dinoterio. (cap. VIII, p. 309)
*''Mi addormento con la piena, sicura speranza | che il mio sonno non verrà interrotto; | e che mentre io avrò tutto dimenticato, | non sarò del tutto dimenticata, | ma continuerò a vivere, nei pensieri e negli atti | di coloro che ho amato, | quella vita in cui, finché ebbi forza di lottare, | appassionatamente lottai per entrare.'' (cap. X; p. 329) {{NDR|[[epitaffi dai libri|epitaffio]]}}
*La [[fede]], come un qualsiasi corpo mobile, segue la linea di minor resistenza [...].<ref group="fonte">Citato in ''Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler'', p. 258.</ref> (cap. XI; p. 334)
*Perché se gli uomini non temono la [[vita e morte|morte]] più del necessario, finiscono per corteggiarla più del necessario. Si può esaltare la morte solo se si disdegna la [[vita e morte|vita]]; tuttavia, secondo lui, una moderata certezza di onore e rinomanza dopo la morte è un conforto più vero per chi muore, e un più reale incentivo ad agire rettamente nella vita, [...]. (cap. XI; p. 334)
*La [[vita]], affermava, non risiede in organi corporei, ma nella facoltà di usarli, e nell'uso che ne facciamo: cioè nell'opera che essi compiono. Come l'elemento essenziale di una fabbrica non è né l'edificio in cui si lavora, né gli strumenti con cui si lavora, ma la potenza di volontà del padrone, e i beni che egli produce; così la vera vita consiste nella sua volontà e nelle sua opera, non nel suo corpo. «Coloro che identificano la vita dell'uomo con quella del corpo» diceva «fanno lo stesso errore di chi scambia gli attrezzi del falegname per il falegname stesso». (cap. XI; p. 335)
*Secondo il dottore la nostra potenza di volontà non si limita a mettere in opera il sistema speciale di organi che le è proprio, ma sotto certe condizioni arriva a influenzare altre volontà analoghe, ovvero a subirne l'influenza: dimodoché, ad esempio, se la potenza di volontà di A ha una presa sufficiente sulla potenza di volontà di B da riuscire a mettere in moto, attraverso B, il meccanismo di quest'ultimo, quella che in apparenza è un'azione di B in realtà sarà piuttosto un'azione di A, e ciò in senso non meno reale che se l'azione fosse stata compiuta attraverso il sistema meccanico dello stesso A: in altre parole, A sarà vissuto in B. Il principio universalmente ammesso per cui chi compie un'azione per mano di un'agente la compie in realtà lui stesso, dimostra che la teoria su esposta è solo un modo indiretto di esprimere ciò che per il senso comune è assolutamente ovvio. (cap. XI; pp. 335-6)
*Ma la [[coscienza]] di chi agisce non è così importante come generalmente si crede, in confronto alla realtà vitale dell'azione. Noi non sappiamo nulla della forza che fa battere il nostro cuore, e non ci rendiamo nemmeno conto che batte, finché il battito è regolare. Non abbiamo alcuna coscienza del nostro respiro, né della digestione, né dell'impresa di capitale importanza che abbiamo compiuto come embrioni, né del graduale sviluppo dall'infanzia alla pubertà. Nessuno può negare che tutte queste azioni vengano compiute da un agente vitale; ma più questo agente è normale, sano, e veramente vivo, meno è stato e sarà conscio del suo agire. La parte della nostra vita corporea che penetra fino alla nostra coscienza è ben limitata rispetto a quella di cui siamo inconsapevoli. (cap. XI; pp. 336-7)
*Uno [[scrittore]], ad esempio, ha scritto un libro che diletta o disgusta migliaia di persone che egli non conosce e che non conoscono lui. Supponiamo che il libro abbia una notevole influenza, o comunque una qualche influenza, sulle azioni di quelle persone. Supponiamo che l'autore dorma profondamente, mentre altri leggono con gran gusto il suo libro, e agiscono in conseguenza, magari a enorme distanza dal luogo ove egli si trova. Qual è la sua vita più vera, quella che egli vive in loro, o quella, altrettanto inconscia, che vive nel suo corpo immerso nel sonno? Chi può negare che la vita vicaria sia la più attiva? (cap. XI; p. 337)
*[...] quando un uomo muore, viene talmente annullato uno dei grandi fattori della sua vita, che egli non potrà più avere una vita vera di alcun genere. Perché [[vivere]] significa non solo influenzare, ma essere influenzati; e quando un uomo è morto, come può essere influenzato? Può esistere per gli altri, ma gli altri non possono esistere per lui. Può venire da noi, ma noi non possiamo andare da lui. Cessando quindi di essere sensibile, perde una così gran parte di quel che costituiva la sua vita che non può più possedere una vita vera. (cap. XI; p. 338)
*Sembra dunque che non esista una [[vita e morte|vita]] assoluta se non combinata con una certa dose di [[vita e morte|morte]], né una morte assoluta se non combinata con una qualche dose di vita, almeno finché non sia sparito ogni postumo potere di influenza. Questo, forse, intendeva Figliodelsole quando diceva che nel mezzo della vita siamo morti, e nel mezzo della morte siamo vivi. (cap. XI; p. 339)
*Come il corpo è il sacramento, ovvero il segno esteriore e visibile, dello spirito, così la posterità è il sacramento di chi vive dopo la morte. Entrambi rappresentano il meccanismo attraverso cui l'altro agisce e si manifesta. (cap. XI; p. 340)
*Son pochi i semi che germogliano in confronto a quelli che marciscono o vengono mangiati, e la maggior parte degli abitanti di questa terra sono solo dei nati morti rispetto a quella vita più vasta, mentre nessuno è immortale rispetto all'eternità. (cap. XI; p. 340)
*[...] "appari e svanisci": ecco la [[regole dai libri|legge]] che pervade tutte le cose che conosciamo, e se c'è stata qualche predisposizione, essa è stata in favore di una vita breve e felice, una vita che contenga in sé abbastanza promesse da durare oltre la tomba perché valga la pena di tentarla, piuttosto che in favore di una vita eterna, fosse pure la migliore e la più nobile. (cap. XI; pp. 340-1)
*La [[fede]] non consiste, come sostengono falsamente alcuni, nel credere in certe cose senza avere prove sufficienti; questa non è fede, ma mancanza di fede in tutte le cose in cui dovremmo credere di più. La fede consiste nel credere che l'istinto dei migliori tra gli uomini sia in se stesso una prova che non può essere messa da parte alla leggera; e i migliori tra gli uomini hanno sempre ritenuto la morte preferibile al disonore, e addirittura desiderabile, quando con essa si può conquistare la gloria. (cap. XI; p. 341)
*Quale ineffabile contraddizione in termini! Quale rovesciamento di tutte le leggi di questo mondo, il dover stimare povera cosa anche le somme gioie e i sommi piaceri di cui abbiamo coscienza o percezione in questa vita, di fronte a speranze nel cui avverarsi non avremo mai né coscienza né percezione. Eppure è così, e lo sappiamo tutti, anche se non vogliamo confessarcelo. Perché, in cuor suo, il mondo disprezza le sue stesse leggi. (cap. XI; p. 342)
*La vita, tanto prima quanto dopo la morte, è come l'amore – ogni logica le è avversa, mentre ogni sano istinto la favorisce. (cap. XI; p. 342)
*Uno dei massimi doveri della [[posterità]] [...] è quello di valutare rettamente coloro che affrontano il suo giudizio. Conceda loro il beneficio del dubbio, e ignori i loro peccatucci; ma quando appare innegabile che un uomo è stato veramente ignobile e codardo, la sua [[reputazione]] deve rimanere in purgatorio del tempo per un periodo che varia, diciamo, dai cento ai duemila anni. Dopo un centinaio di anni, in genere, potrà tornare fra gli uomini, pur restando sempre offuscato. Dopo duemila se ne potrà parlare in qualsiasi società, senza che nessuno si scandalizzi. Il nostro senso di colpa morale varia in ragione inversa del quadrato della distanza che da essa ci separa nel tempo e nello spazio. Non così l'[[eroismo]]; l'eroismo non perde il suo splendore né col tempo né con lo spazio. Il [[bene e male|bene]] è come l'oro; è raro, ma non si offusca. Il [[bene e male|male]] è come l'acqua torbida; abbondante e piena di fango, ma a furia di scorrere finirà per tornare limpida. (cap. XI; p. 343)
*Il che dimostra la verità di quanto [[Euclide]] osservò molto tempo fa: e cioè che il più piccolo non potrà mai comprendere il più grande. È altrettanto vero, però, che il più grande non può comprendere il più piccolo. (cap. XII; p. 351)
*Nel mondo esterno, siamo costretti a tollerare molte cose contrarie alla felicità del massimo numero di individui, in parte perché non possiamo sempre scoprire in tempo che è genuinamente bugiardo, e non desta preoccupazioni, e chi lo è a parole, ma in realtà maschera un'indole sincera; e in parte perché, dovendo sbagliare, preferiamo lasciarci sfuggire i colpevoli, piuttosto che punire gli innocenti. Così, molti che notoriamente appartengono alla categoria degli onesti, vengono lasciati in libertà; e non è raro vederli addirittura far comunella con i guardiani della pubblica immoralità. D'altronde, estirpare radicalmente la rettitudine non sarebbe nell'interesse del pubblico. Una certa dose di [[sincerità]] agisce come beneficio stimolante al conformismo dei più, in quanto li spinge a rendersi conto della loro fortuna, e fornisce qualcosa da disprezzare. (cap. XIII; pp. 354-5)
*[...] da un punto di vista umano, non v'è errore più grande del cercare di essere sempre nel giusto. (cap. XIII; p. 357)
*Maledetti coloro che dicono: "Tu non servirai insieme Dio e [[Mammona]]"<ref>{{cfr}} «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona.» ([[Gesù]], ''[[Vangelo secondo Luca]]'') {{NDR|[[discorso della Montagna]]}}</ref>, perché il dovere generale dell'uomo consiste nel saper conciliare le esigenze opposte di questi due dèi. (cap. XIII; p. 358)
*È stato detto che Dio non può cambiare il passato, ma gli [[storico|storici]] sì. E i [[pittore|pittori]], osservò mio padre dentro di sé, possono fare tutto quello che fanno gli storici, e persino con migliori risultati. (cap. XIII; p. 365)
===[[Explicit]]===
«Cara,» dissi a mia moglie, che era seduta all'altro capo del tavolo, all'ora di colazione «debbo tradurti questa lettera e pregarti di aiutarmi poi a fare i bagagli. Bisogna che veda Alfred e gli rilasci una procura. Si metterà d'accordo con un editore per pubblicare il mio libro, e tu potrai correggere le bozze. Annuncia con garbo la mia partenza ai bambini; e cerca di fare a meno di me, mia cara, per sei mesi.»<br><br>Scrivo questo a Southampton, da dove mi imbarco per Erewhemos domani, 15 novembre 1900.
===Citazioni su ''Ritorno in Erewhon''===
*Analogamente, partendo, in ''Erewhon'', dal sogno della conversione in massa dei pretesi discendenti delle dieci tribù smarrite d'Israele (quelle cioè sfuggite, in tutto e per tutto, alla contaminazione cristiana), si arriva, in ''Ritorno in Erewhon'', al pratico, disadorno e divertito contratto, al ragionare in termini di pepite e sterline, lasciti e donazioni, conguagli valutari, «scambi con l'estero». L'utopia, cioè la proposta di un mondo possibile, si arrende alla nuda pianura della realtà. Si riapre, per l'ennesima e non ultima volta, la tabula rasa del realismo e del positivismo inglese, con la sua caustica ma statica consapevolezza. ([[Lucia Drudi Demby]])
*Ancora più che in ''Erewhon'' il ''Ritorno in Erewhon'', pubblicato nel 1901, l'anno precedente la morte dell'autore, dà il senso di una condanna senza appello, di un'amara, inflessibile negazione degli sforzi dell'uomo per darsi una ragione di vita sulla terra. Il vago monismo che vi viene espresso non si distingue da quello, sempre di origine materialista, predicato in altri paesi d'Europa, nello stesso pe riodo; consolazione magra, punto d'appoggio troppo debole per chi rifiuta ogni soccorso dell'al di là. ([[Giorgio Zampa]])
*''Erewhon'', abbiamo detto, è l'immagine capovolta del nostro mondo; ''Ritorno in Erewhon'' è il capovolgimento del capovolgimento. Gli Erewhoniani, sperimentatori «contaminati» riprovano tutto da capo; e il risultato è squallido, perché il sapore del gradevole egoismo originario è quasi svanito. Dopo il miracolo, il paese inesistente appare un mondo prostituito, come certe civiltà africane dopo che si è sovrapposto, al loro errore, il nostro. Un falso Dio si è imposto là dove l'assenza di Dio era la componente prima di un robusto amore del presente. E quel falso Dio è proprio il viaggiatore, l'esploratore, il turista, che, al suo ritorno, si ritrova davanti la propria figura, già mistificatrice, mistificata in una pala d'altare, le proprie parole già false, falsificate in una raccolta di ''Detti sacri''. ([[Lucia Drudi Demby]])
==''The Note-Books''==
[[File:Samuel Butler 1858.jpg|thumb|upright=1.2|Samuel Butler nel 1858]]
===Capitolo I, ''Lord, What is Man?''===
*Siamo come le palle da [[biliardo]] in una partita tra giocatori inesperti: spinte continuamente in prossimità della buca senza mai finirci dentro, se non per caso.<ref group="fonte" name=CX/>
:''We are like billiard balls in a game played by unskilful players, continually being nearly sent into a pocket, but hardly ever getting right into one, except by a fluke.'' (''Man'', I)
*Che nesso volubile deve esserci fra i nostri pensieri se un odore improvviso, un gruppo di musicanti per la strada, un volto umano intravisto sulle lingue del fuoco o nel fusto nodoso di un albero, li portano di punto in bianco alle più stravaganti associazioni.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 57.</ref>
:''How loosely our thoughts must hang together when the whiff of a smell, a band playing in the street, a face seen in the fire, or on the gnarled stem of a tree, will lead them into such vagaries at a moment's warning.'' (''Man'', IV)
*La [[vita]] è la distribuzione di un errore – o di errori.<ref group="fonte" name=CXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 115.</ref>
:''Life is the distribution of an error—or errors.'' (''Life'', IV)
*Il guscio di una [[chiocciola]] è una superstizione: le [[lumaca|lumache]] non hanno il guscio e se la passano altrettanto bene. Ma una chiocciola senza guscio non diventa per questo una lumaca, a meno che non assorba l'indifferenza di una lumaca verso il guscio.<ref group="fonte" name=CXV/>
:''The snail's shell is a superstition, slugs have no shells and thrive just as well. But a snail without a shell would not be a slug unless it had also the slug's indifference to a shell.'' (''Life'', VI)
*La vita è un lungo processo attraverso il quale si raggiunge la stanchezza.
:''Life is one long process of getting tired.'' (''Life'', VII)
*La vita è l'arte di trarre conclusioni sufficienti da premesse insufficienti.<ref group="fonte" name=CXV/>
:''Life is the art of drawing sufficient conclusions from insufficient premises.'' (''Life'', IX)
*Un senso dell'[[umorismo]] abbastanza forte da mostrare all'uomo non solo le assurdità degli altri ma anche le proprie gli impedirà di compiere tutti i [[peccato|peccati]]; o quasi tutti, tranne quelli che vale la pena commettere.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 47.</ref>
:''A sense of humour keen enough to show a man his own absurdities, as well as those of other people, will keep him from the commission of all sins, or nearly all, save those that are worth committing.'' (''Life'', XII)
*La vita è come la musica: deve essere composta a orecchio, seguendo l'istinto e le sensazioni, non le regole.<ref group="fonte" name=CXV/>
:''Life is like music, it must be composed by ear, feeling and instinct, not by rule. Nevertheless one had better know the rules, for they sometimes guide in doubtful cases—though not often.'' (''Life'', XIII)
*Ci sono due grandi [[regole dai libri|regole]] nella vita, una generale e l'altra particolare. La prima è che tutti finiscono per ottenere ciò che vogliono, se solo ci provano. Questa è la regola generale. La regola particolare è che ogni individuo è, chi più chi meno, un'eccezione alla regola generale.<ref group="fonte" name=CXVI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 116.</ref>
:''There are two great rules of life, the one general and the other particular. The first is that every one can, in the end, get what he wants if he only tries. This is the general rule. The particular rule is that every individual is, more or less, an exception to the general rule.'' (''Life'', XIV)
*Ogni forma di [[progresso]] è basata sul desiderio, innato e universale, di ogni organismo di vivere al di là dei propri mezzi.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 95.</ref>
:''All progress is based upon a universal innate desire on the part of every organism to live beyond its income.'' (''Life'', XVI)
*Il [[mondo]] è un tavolo da gioco predisposto in modo tale che tutti quelli che entrano nel casinò devono giocare e tutti a lunga scadenza devono perdere, chi più chi meno, anche se di quando in quando possono realizzare una vincita provvisoria.<ref group="fonte" name=LXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 64.</ref>
:''The world is a gambling-table so arranged that all who enter the casino must play and all must lose more or less heavily in the long run, though they win occasionally by the way.'' (''The World'', I)
*Trascorriamo i nostri giorni come giochiamo a carte, prendendoli così come vengono, senza sapere quale capiterà, sperando in una carta fortunata e ottenendone talvolta una, spesso ottenendo proprio quella sbagliata.
:''We play out our days as we play out cards, taking them as they come, not knowing what they will be, hoping for a lucky card and sometimes getting one, often getting just the wrong one.'' (''The World'', II)
*Forse il mondo non è particolarmente saggio; ma non conosciamo niente di più saggio.<ref group="fonte" name=LXIV/>
:''The world may not be particularly wise—still, we know of nothing wiser.'' (''The World'', III)
*Il mondo sarà sempre governato dal principio dell'[[egoismo]]. Non dovremmo cercare di por fine a questo stato di cose, ma di rendere l'egoismo dei farabutti più coincidente con l'egoismo della gente per bene.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 41.</ref>
:''The world will always be governed by self-interest. We should not try to stop this, we should try to make the self-interest of cads a little more coincident with that of decent people.'' (''The World'', IV)
*Esiste un eterno antagonismo di interessi tra l'individuo e il mondo in generale. All'individuo non importerà tanto quanto potrà soffrire in questo mondo, purché possa vivere nei buoni pensieri degli uomini anche molto tempo dopo averlo lasciato. Al mondo in generale non importa quanta sofferenza l'individuo possa sopportare o causare in questa vita, a condizione che si allontani completamente dai pensieri degli uomini, sia nel bene che nel male, quando se ne sarà andato.
:''There is an eternal antagonism of interest between the individual and the world at large. The individual will not so much care how much he may suffer in this world provided he can live in men's good thoughts long after he has left it. The world at large does not so much care how much suffering the individual may either endure or cause in this life, provided he will take himself clean away out of men's thoughts, whether for good or ill, when he has left it.'' (''The Individual and the World'')
*Ho [[prodigalità|scialacquato]] la mia vita come uno scolaretto scialacqua i soldini che riceve ogni settimana. D'altronde la metà del piacere – e anche più della metà – che il ragazzino trova in quei soldini sta proprio nel fatto di avere qualche cosa da scialacquare. Scialacquare è di per sé una gioia, e così è stato della mia vita quando ero più giovane. Adesso non la scialacquo più, ma non mi dispiace averne data via un bel po'. Quanto ciarpame avrei accumulato se non l'avessi fatto! Non sarebbe meglio riprendere a scialacquare quella che mi resta?<ref group="fonte" name=LXXXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 85-86.</ref>
:''I have squandered my life as a schoolboy squanders a tip. But then half, or more than half the fun a schoolboy gets out of a tip consists in the mere fact of having something to squander. Squandering is in itself delightful, and so I found it with my life in my younger days. I do not squander it now, but I am not sorry that I have squandered a good deal of it. What a heap of rubbish there would have been if I had not! Had I not better set about squandering what is left of it?'' (''My Life'', II)
*Quando borbottiamo sulla vanità delle cose umane, visto che anche l'opera più nobile non è eterna, ma prima o poi sarà come se non fosse mai esistita, dovremmo tenere a mente che il mondo, almeno per quello che ci è dato di capire, è fatto per essere goduto più che per essere conservato. Un continuo andirivieni pervade tutto ciò di cui abbiamo conoscenza, e sebbene le cose grandi svaniscano più lentamente, esse stesse sono composte di cose piccole e devono andare al passo di queste ultime.<ref group="fonte" name=LXXXV/>
:''When we grumble about the vanity of all human things, inasmuch as even the noblest works are not eternal but must become sooner or later as though they had never been, we should remember that the world, so far as we can see, was made to enjoy rather than to last. Come-and-go pervades everything of which we have knowledge, and though great things go more slowly, they are built up of small ones and must fare as that which makes them.'' (''The World Made to Enjoy'')
*Il punto è che se mai si mirava a qualcosa quando le cose iniziarono a formarsi o a essere formate, questo deve essere stato una vita breve e felice, con una estensione nel tempo in certi casi privilegiati, piuttosto che una permanenza nel tempo, anche nel caso delle cose più belle e più nobili. E se ci si sofferma su questo problema, la morte e la nascita sono così strettamente collegate che non si può distruggere l'una senza allo stesso tempo distruggere l'altra. È solo l'estinzione che rende possibile la creazione.<ref group="fonte" name=LXXXV/>
:''The point is that if anything was aimed at at all when things began to shape or to be shaped, it seems to have been a short life and a merry one, with an extension of time in certain favoured cases, rather than a permanency even of the very best and noblest. And, when one comes to think of it, death and birth are so closely correlated that one could not destroy either without destroying the other at the same time. It is extinction that makes creation possible.'' (''The World Made to Enjoy'')
*La vita è un insieme di onde che, giunte al culmine, muoiono frangendosi in un milione di frammenti ognuno dei quali è comunque riassorbito immediatamente nel mare della vita e contribuisce a formare una [[generazione]] successiva, che avanza con moto ondoso finché essa pure s'infrange.<ref group="fonte" name=CXVI/>
:''Life is the gathering of waves to a head, at death they break into a million fragments each one of which, however, is absorbed at once into the sea of life and helps to form a later generation which comes rolling on till it too breaks.'' (''Birth and Death'', II)
*La base della [[riproduzione]] non dev'essere ricercata nel desiderio dei genitori di riprodursi, ma nel malcontento delle [[cellula germinale|cellule germinali]] verso quanto li circonda all'interno dei genitori, e nel loro desiderio di mettersi in proprio.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 105.</ref>
:''Its base must be looked for not in the desire of the parents to reproduce but in the discontent of the germs with their surroundings inside those parents, and a desire on their part to have a separate maintenance.'' (''Reproduction'')
*Gli ovuli, gli spermatozoi e gli embrioni, non solo di tutte le razze umane ma di tutte le cose viventi, sia animali che vegetali, formulano pochi pensieri, ma quei pochi sono quasi identici su qualsiasi argomento. Questo «quasi» è la piccola crepa all'interno del liuto che a lungo andare darà un carattere così diverso alla musica.<ref group="fonte" name=LXXVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 78-79.</ref>
:''The ova, spermatozoa and embryos not only of all human races but of all things that live, whether animal or vegetable, think little, but that little almost identically on every subject. That "almost" is the little rift within the lute which by and by will give such different character to the music.'' (1889; ''Thinking almost Identically'')
*C'è una somiglianza, più o meno grande, tra i piaceri che tutte le nostre evacuazioni ci procurano. Credo che il [[piacere]] derivi sempre dal sollievo: sollievo, cioè, dallo sforzo notevole, anche se per lo più inconscio, di trattenere quello che è gradevole eliminare.<ref group="fonte" name=XXIX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 29.</ref>
:''There is a resemblance, greater or less, between the pleasure we derive from all the evacuations. I believe that in all cases the pleasure arises from rest—rest, that is to say, from the considerable, though in most cases unconscious labour of retaining that which it is a relief to us to be rid of.'' (''Evacuations'')
*Il [[corpo]] umano non è che una tenaglia posta sopra un mantice e una casseruola, il tutto fissato su due trampoli.<ref group="fonte" name=XXIX/>
:''The body is but a pair of pincers set over a bellows and a stewpan and the whole fixed upon stilts.'' (''Man and His Organism'', II)
*Ogni [[uomo]] dovrebbe considerarsi una specie di scatola per gli attrezzi. Fin qui è abbastanza facile; ma la difficoltà sta nel fatto che sono gli attrezzi stessi che costruiscono e manovrano gli attrezzi.<ref group="fonte" name=CX/>
:''A man should see himself as a kind of tool-box; this is simple enough; the difficulty is that it is the tools themselves that make and work the tools. The skill which now guides our organs and us in arts and inventions was at one time exercised upon the invention of these very organs themselves.'' (''Man and His Organism'', III)
*È l'opera di [[Georg Friedrich Händel|Händel]], non il corpo con il quale ha composto la sua opera, che ci costringe ad attraversare mezza Londra per ascoltare la sua musica.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 30.</ref>
:''It is Handel's work, not the body with which he did the work, that pulls us half over London.'' (''Our Trivial Bodies'', I)
*Tutta la [[vita e morte|vita]] di certa gente è una sorta di [[vita e morte|morte]] parziale – una lunga, estenuante agonia, per così dire, di immobilismo e di inesistenza cui la morte fa solo da sigillo o da firma solenne: la rinuncia a ogni ulteriore azione o operato da parte del firmatario. La [[morte]] sottrae a questi individui quella piccola forza che sembravano avere e non concede loro niente tranne il riposo.<ref group="fonte" name=LXVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 68-69.</ref>
:''The whole life of some people is a kind of partial death—a long, lingering death-bed, so to speak, of stagnation and nonentity on which death is but the seal, or solemn signing, as the abnegation of all further act and deed on the part of the signer. Death robs these people of even that little strength which they appeared to have and gives them nothing but repose.'' (''Our Trivial Bodies'', II)
*La morte, non è né una fine né un inizio definitivo. Così colui che perde la propria anima la può ritrovare, e colui che la trova potrebbe perderla.<ref group="fonte" name=LXVIII/>
:''Death is not more the end of some than it is the beginning of others. So he that loses his soul may find it, and he that finds may lose it.'' (''Our Trivial Bodies'', II)
===Capitolo II, ''Elementary Morality''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Family Prayers - 86 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.6|''Preghiere di Famiglia'' (S. Butler, 1864)]]
*Le fondamenta della [[morale]] sono come tutte le altre; se ci scava troppo intorno, la struttura sovrastante finisce per crollare.<ref group="fonte" name=LXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 65-66.</ref>
:''These are like all other foundations; if you dig too much about them the superstructure will come tumbling down.'' (''The Foundations of Morality'', I)
*Cercare di arrivare alle fondamenta della morale è come cercare di riportare a livello di consapevolezza ciò che è passato nell'inconscio, e questo finisce per turbare e disorientare quelli che continuano a provarci con troppa insistenza.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''To attempt to get at the foundations is to try to recover consciousness about things that have passed into the unconscious stage; it is pretty sure to disturb and derange those who try it on too much.'' (''The Foundations of Morality'', III)
*[...] quando l'uomo onesto rinnega le azioni oneste che ha compiuto e agisce contro la giustizia e contro la legge, si riscontrerà che in generale avrà guadagnato in simpatia quello che ha perso in santità.<ref group="fonte" name=LXV/>
:[...] ''when the righteous man turneth away from his righteousness that he hath committed and doeth that which is neither quite lawful nor quite right, he will generally be found to have gained in amiability what he has lost in holiness.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Un eccesso di [[bontà]] è tanto immorale quanto ogni altro eccesso.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''It is as immoral to be too good as to be too anything else.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Dio fa pagare le [[virtù]] dei padri ai figli fino alla terza e alla quarta generazione.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''Truly he visiteth the virtues of the fathers upon the children unto the third and fourth generation.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Tutto quello che si può dire a vantaggio della [[virtù]] è che vi è una considerevole propensione in suo favore, e che è meglio stare dalla sua parte che contro di lei, ma a volte l'accesso alla virtù può essere nocivo. Se vuoi capire la virtù non devi essere immune dal vizio, perché l'uomo realmente virtuoso, che è in perfetto stato di grazia, è virtuoso solo inconsciamente e senza rendersene conto. A meno che un uomo non sia totalmente virtuoso, sarà in parte vizioso. La virtù è, per così dire, il riposo del sonno o della morte; il vizio è il risveglio della conoscenza del bene e del male, senza la quale non vi è vita degna di questo nome.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 111.</ref>
:''The most that can be said for virtue is that there is a considerable balance in its favour, and that it is a good deal better to be for it than against it; but it lets people in very badly sometimes. If you wish to understand virtue you must be sub-vicious; for the really virtuous man, who is fully under grace, will be virtuous unconsciously and will know nothing about it. Unless a man is out-and-out virtuous he is sub-vicious. Virtue is, as it were, the repose of sleep or death. Vice is the awakening to the knowledge of good and evil—without which there is no life worthy of the name'' (''Counsels of Imperfection'')
*Non esiste una conoscenza del [[bene e male|bene]] senza una corrispondente conoscenza del [[bene e male|male]]; ecco perché ogni nazione ha i suoi dèi e i suoi demoni, e li onora con servile riguardo. Dio senza il diavolo muore, perché rimane solo.<ref group="fonte" name=CXII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 112.</ref>
:''There is no knowledge of good without a knowledge of evil also, and this is why all nations have devils as well as gods, and regard them with sneaking kindness. God without the devil is dead, being alone.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Per quelli che non sono obbligati a logorarsi sul [[lavoro]] – e ci sono molti che si ammazzano di lavoro per la pura incapacità di frenare questa loro passione che li domina come la brama dell'alcol domina l'ubriaco – l'eccesso è tanto immorale nel lavoro quanto nel bere o nel mangiare.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 49.</ref>
:''In the case of those who are not forced to over-work themselves—and there are many who work themselves to death from mere inability to restrain the passion for work, which masters them as the craving for drink masters a drunkard—over-work in these cases is as immoral as over-eating or drinking.'' (''Physical Excellence'')
*Il mondo riesce a fatica a rinunciare a tutti i [[vizio|vizi]] che da tempo si sono ampiamente insediati tra le popolazioni civili. Questi vizi devono avere qualche attrattiva pur nella loro deformità.<ref group="fonte" name=CXII/>
:''The world can ill spare any vice which has obtained long and largely among civilised people. Such a vice must have some good along with its deformities.'' (''Vice and Virtue'', I)
*La più sincera virtù ha sempre teso all'eccesso piuttosto che all'ascetismo: cosa comprensibile e verificabile, dato che anche la virtù si farà i suoi calcoli delle probabilità, e terrà quindi conto dell'eventualità di non venire identificata. La virtù sa bene che è impossibile procedere senza compromessi e, per così dire, si accorda un mezzo tono più in su in modo da preparare una caduta durante l'esecuzione.<ref group="fonte" name=CXIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 113.</ref>
:''The truest virtue has ever inclined toward excess rather than asceticism; that she should do this is reasonable as well as observable, for virtue should be as nice a calculator of chances as other people and will make due allowance for the chance of not being found out. Virtue knows that it is impossible to get on without compromise, and tunes herself, as it were, a trifle sharp to allow for an inevitable fall in playing.'' (''Vice and Virtue'', I)
*Gli estremi di [[vizio e virtù]] sono parimenti detestabili: la virtù assoluta certamente uccide un uomo quanto il vizio assoluto, per non parlare poi dei suoi tedi e delle sue pomposità.<ref group="fonte" name=CXIII/>
:''The extremes of vice and virtue are alike detestable; absolute virtue is as sure to kill a man as absolute vice is, let alone the dullnesses of it and the pomposities of it.'' (''Vice and Virtue'', II)
*Dio non vuole che la gente sia troppo buona. Non gli va giù. Gli piace che non sia [[bontà e cattiveria|né troppo buona né troppo cattiva]]; ma, ai suoi occhi, è più veniale la tendenza all'eccesso di cattiveria che la tendenza all'eccesso di bontà.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 35.</ref>
:''God does not intend people, and does not like people, to be too good. He likes them neither too good nor too bad, but a little too bad is more venial with him than a little too good.'' (''Vice and Virtue'', III)
*Se la virtù potesse sempre avere la meglio, sarebbe insopportabile, come succede generalmente con le fazioni dominanti. La funzione del vizio è proprio quella di contenere la virtù entro limiti ragionevoli.<ref group="fonte" name=CXIV/>
:''If virtue had everything her own way she would be as insufferable as dominant factions generally are. It is the function of vice to keep virtue within reasonable bounds.'' (''Vice and Virtue'', V)
*Finora la virtù non è mai stata adeguatamente rappresentata da nessuno che potesse rivendicare di essere considerato virtuoso. È il sub-vizioso che capisce meglio la virtù. Che i viziosi si limitino a descrivere, cosa che riescono a fare abbastanza bene.<ref group="fonte" name=CXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 114.</ref>
:''Virtue has never yet been adequately represented by any who have had any claim to be considered virtuous. It is the sub-vicious who best understand virtue. Let the virtuous people stick to describing vice—which they can do well enough.'' (''Vice and Virtue'', VI)
*La moralità entra in gioco a seconda che il [[piacere]] preceda o segua il malessere. Così, è immorale ubriacarsi perché il mal di testa segue l'atto del bere, ma se il mal di testa venisse prima e l'[[ubriachezza]] poi, ubriacarsi sarebbe morale.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''Morality turns on whether the pleasure precedes or follows the pain. Thus, it is immoral to get drunk because the headache comes after the drinking, but if the headache came first, and the drunkenness afterwards, it would be moral to get drunk.'' (''Morality'')
*Senza dubbio ogni scoperta, ogni tipo di cambiamento è immorale, poiché tende a sconvolgere la mente degli uomini e quindi i loro costumi, e quindi la loro morale, che è quello che resta dei loro ''mores'' o costumi. Ne dovrebbe conseguire che non c'è nulla di così assolutamente morale quanto la stagnazione, a parte il fatto che se fosse perfetta distruggerebbe qualsivoglia costumanza. Così ci deve sempre essere immoralità nella moralità e moralità nell'immoralità. Perché ci sarà qualcosa del costume legittimo e abituale anche nelle cose più inusuali e detestabili che si possano fare.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 95.</ref>
:''Every discovery and, indeed, every change of any sort is immoral, as tending to unsettle men's minds, and hence their custom and hence their morals, which are the net residuum of their "mores" or customs. Wherefrom it should follow that there is nothing so absolutely moral as stagnation, except for this that, if perfect, it would destroy all mores whatever. So there must always be an immorality in morality and, in like manner, a morality in immorality. For there will be an element of habitual and legitimate custom even in the most unhabitual and detestable things that can be done at all.'' (''Change and Immorality'')
*Se un uomo non riesce a procurarsi altro cibo, è più naturale per lui uccidere un altro essere umano e mangiarlo che morire di fame; il nostro orrore è dovuto soprattutto alle circostanze che rendono quest'azione naturale più che al [[cannibalismo]] stesso.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 67.</ref>
:''If a man can get no other food it is more natural for him to kill another man and eat him than to starve. Our horror is rather at the circumstances that make it natural for the man to do this than at the man himself.'' (''Abnormal Developments'')
*Penso che derivi più infelicità dalla [[famiglia]] che da qualsiasi altra fonte. Intendo, cioè, dal tentativo di prolungare a sproposito i legami familiari e di tenere insieme artificiosamente delle persone che per natura non legherebbero mai. Questo errore non è tanto grave tra le classi inferiori, ma ne uccide in gran quantità, quotidianamente, tra le classi medie e alte. E non piace né ai vecchi né ai giovani.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 43.</ref>
:''I believe that more unhappiness comes from this source than from any other—I mean from the attempt to prolong family connection unduly and to make people hang together artificially who would never naturally do so. The mischief among the lower classes is not so great, but among the middle and upper classes it is killing a large number daily. And the old people do not really like it much better than the young.'' (''The Family'', I)
*L'autore di un articolo della «Pall Mall Gazzette» (credo nel 1874 o 1875, nei mesi autunnali, ma non ricordo bene) riassumeva l'idea della divinità in Omero come quella di «un uomo forte, amoroso, bello, coraggioso e scaltro in modo superlativo». È più o meno così che dovrebbe essere un bravo [[Dio]] che faccia bene il suo dovere. Ma dovrebbe essere anche gentile, e avere un buon senso dell'umorismo, e disprezzare sia i vizi dei meschini che le meschinità dei virtuosi.<ref group="fonte" name=XCVI/>
:''A writer in the Pall Mall Gazette (I think in 1874 or 1875, and in the autumn months, but I cannot now remember) summed up Homer's conception of a god as that of a "superlatively strong, amorous, beautiful, brave and cunning man." This is pretty much what a good working god ought to be, but he should also be kind and have a strong sense of humour, together with a contempt for the vices of meanness and for the meannesses of virtue.'' (''The Homeric Deity and the Pall Mall Gazette'')
*Vi è una [[religione]] i cui seguaci possano essere indicati come nettamente più amabili e degni di fiducia di quelli di ogni altra? Se fosse così, questo risolverebbe il problema.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 99.</ref>
:''Is there any religion whose followers can be pointed to as distinctly more amiable and trustworthy than those of any other? If so, this should be enough. I find the nicest and best people generally profess no religion at all, but are ready to like the best men of all religions.'' (''Religion'')
*[[Scienza e religione|La scienza e la religione]] si riconciliano nelle persone buone e di buon senso ma da nessuna altra parte.<ref group="fonte" name=CI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 101.</ref>
:''These are reconciled in amiable and sensible people but nowhere else.'' (''Science and Religion'')
*Una morte fatta con stile, in modo lussuoso, è una delle cose più dispendiose a cui un uomo possa indulgere. Morire con tutti i confort costa un sacco di soldi a meno che uno non si spenga alla svelta.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 70.</ref>
:''Death in anything like luxury is one of the most expensive things a man can indulge himself in. It costs a lot of money to die comfortably, unless one goes off pretty quickly.'' (''A Luxurious Death'')
*Le perdite di [[denaro]] sono le peggiori, la perdita della salute viene subito dopo e la perdita della buona reputazione è solo in terza posizione. Il resto è uno scherzo, purché non si tocchino i soldi, la salute e la reputazione.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 33.</ref>
:''Money losses are the worst, loss of health is next worst and loss of reputation comes in a bad third. All other things are amusements provided money, health and good name are untouched.'' (''Money, Health and Reputation'')
===Capitolo III, ''The Germs of Erewhon and of Life and Habit''===
*Le principali specie e sottospecie della razza umana non vanno cercate fra i negri, i Circassi, i Malesi o gli aborigeni americani, ma fra [[ricchezza e povertà|i ricchi e i poveri]]. La differenza di organizzazione fisica fra le due specie di uomini è molto più grande di quella che esiste fra le cosiddette razze dell'umanità. Il ricco può andare da qui in Inghilterra quando ne ha voglia, mentre un'invisibile fatalità impedisce alle gambe dell'altro di trasportarlo oltre certi angusti confini.<ref group="fonte" name=XCI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 91.</ref>
:[...] ''the principal varieties and sub-varieties of the human race are not now to be looked for among the negroes, the Circassians, the Malays, or the American aborigines, but among the rich and the poor. The difference in physical organisation between these two species of man is far greater than that between the so-called types of humanity. The rich man can go from here to England whenever he feels so inclined. The legs of the other are by an invisible fatality prevented from carrying him beyond certain narrow limits.'' (da un articolo del 29 luglio 1985; riportato in ''Lucubratio Ebria'')
*[...] ai nervi o ai tessuti, o a tutto quello che risponda al timone del desiderio di un uomo [[ricchezza|ricco]], può collegarsi tutto un esercito di arti, visibili e invisibili.<ref group="fonte" name=XCI/>
:''For to the nerves or tissues, or whatever it be that answers to the helm of a rich man's desires, there is a whole army of limbs seen and unseen attachable.'' (da un articolo del 29 luglio 1985; riportato in ''Lucubratio Ebria'')
===Capitolo IV, ''Memory and Design''===
*[[Essere]] significa pensare ed essere pensabile. [[Vivere]] significa pensare continuamente e ricordare di averlo fatto.<ref group="fonte" name=LVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 57-58.</ref>
:''To be is to think and to be thinkable. To live is to continue thinking and to remember having done so.'' (''Memory'', II)
*La [[memoria]] [[proporzioni|sta alla]] mente come la viscosità sta al protoplasma: dà al pensiero una tenacità – è una specie di ''pied-à-terre'' dal quale può partire e senza il quale rimane immobile. Infatti il pensiero e la memoria sono inseparabili. Niente pensiero, niente memoria; e niente memoria, niente pensiero. Siccome il pensiero conscio e la memoria conscia sono funzioni l'uno dell'altra, lo stesso vale per il pensiero inconscio e per la memoria inconscia. La memoria inconscia è, per così dire, il corpo del pensiero; ed è attraverso la memoria che il corpo e la mente sono legati assieme nel ritmo e nelle vibrazioni.<ref group="fonte" name=LVII/>
:''Memory is to mind as viscosity is to protoplasm, it gives a tenacity to thought—a kind of pied à terre from which it can, and without which it could not, advance. Thought, in fact, and memory seem inseparable; no thought, no memory; and no memory, no thought. And, as conscious thought and conscious memory are functions one of another, so also are unconscious thought and unconscious memory. Memory is, as it were, the body of thought, and it is through memory that body and mind are linked together in rhythm or vibration'' [...]. (''Memory'', II)
===Capitolo V, ''Vibrations''===
*Non risolveremo mai nulla se non smettiamo di cercare di separare la [[mente]] e la [[materia]]. La mente non è una cosa e, comunque, non ne sappiamo niente; è una funzione della materia. La materia non è una cosa e, comunque, non ne sappiamo niente. È una funzione della mente.<ref group="fonte" name=LXXXI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 81-82.</ref>
:''We shall never get straight till we leave off trying to separate mind and matter. Mind is not a thing or, if it be, we know nothing about it; it is a function of matter. Matter is not a thing or, if it be, we know nothing about it; it is a function of mind.'' (''The Universal Substance'', I)
*L'[[azione]] è il processo mentale, si materializza, e con cui la sostanza, che è materiale, si mentalizza. È come il tempo [[presente]], che unisce il tempo passato a quello futuro, ed è il solo che valga la pena di considerare, anche se è il solo tempo che non abbia una vera e propria esistenza.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''Action is the process whereby thought, which is mental, is materialised and whereby substance, which is material, is mentalised. It is like the present, which unites times past and future and which is the only time worth thinking of and yet is the only time which has no existence.'' (''The Universal Substance'', I)
*L'azione è il punto di congiungimento tra il cambiamento corporeo, visibile o almeno percettibile, e la modificazione mentale, che è sempre invisibile se non quando si rivela nell'azione. Così l'azione è il segno materiale di certi stati mentali. Traduce il pensiero in un corrispondente mutamento corporeo.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''The action is the point of juncture between bodily change, visible and otherwise sensible, and mental change which is invisible except as revealed through action. So that action is the material symbol of certain states of mind. It translates the thought into a corresponding bodily change.'' (''The Universal Substance'', I)
===Capitolo VI, ''Mind and Matter''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - The Back of the 'Green Man' Public House, Wembley, Middlesex - 74 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Il retro della casa pubblica "Green Man", Wembey, Middlesex'' (S. Butler)]]
*Il [[sentimento]] è un'arte e, come ogni altra arte, la si può acquisire con l'applicazione. L'analogia fra i sentimenti e le parole è molto stretta. Entrambi hanno il loro fondamento nella volontà e si basano ampiamente su convenzioni. Come non dovremmo farci governare dai sentimenti. I sentimenti possono ingannarci, possono mentire, possono essere usati in modi innaturali e artificiali, possono essere forzati, possono traviarci, ma possono anche essere controllati.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 104.</ref>
:''Feeling is an art and, like any other art, can be acquired by taking pains. The analogy between feelings and words is very close. Both have their foundation in volition and deal largely in convention; as we should not be word-ridden so neither should we be feeling-ridden; feelings can deceive us; they can lie; they can be used in a non-natural, artificial sense; they can be forced; they can carry us away; they can be restrained.'' (''Feeling'')
*Lo [[stomaco]] sano è squisitamente conservatore. Pochi radicali hanno una buona digestione.
:''The healthy stomach is nothing if not conservative. Few radicals have good digestions.'' (''Indigestion'')
===Capitolo VII, ''On the Making of Music, Pictures and Books''===
*Noi chiediamo alle [[parola|parole]] più di quello che possono fare. Quello che cerchiamo di fare con le parole è molto simile al tentativo di aggiustare un orologio con un piccone, o dipingere una miniatura con uno strofinaccio. Noi pretendiamo che le parole ci aiutino ad afferrare e analizzare quello che nella sua estrema essenza è inafferrabile come un'ombra. Eppure eccole lì: dobbiamo trovare una forma di coabitazione con loro, ed è saggio trattarle da buone vicine e farne l'uso migliore, non il peggiore. Ma sono le ultime arrivate in confronto al pensiero e all'azione. Quello che dovremmo leggere non sono tanto le parole, ma l'uomo di cui intuiamo l'esistenza al di là delle parole stesse.<ref group="fonte" name=LV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 55-56.</ref>
:''We want words to do more than they can. We try to do with them what comes to very much like trying to mend a watch with a pickaxe or to paint a miniature with a mop; we expect them to help us to grip and dissect that which in ultimate essence is as ungrippable as shadow. Nevertheless there they are; we have got to live with them, and the wise course is to treat them as we do our neighbours, and make the best and not the worst of them. But they are parvenu people as compared with thought and action. What we should read is not the words but the man whom we feel to be behind the words.'' (''Thought and Word'', V)
*Le parole impediscono e uccidono la perfetta formulazione del pensiero, o ne vengono uccise. Ma sono come impalcature, utili, se non indispensabili, per lavorare su un pensiero imperfetto e collaborare a renderlo perfetto.<ref group="fonte" name=LV/>
:''Words impede and either kill, or are killed by, perfect thought; but they are, as a scaffolding, useful, if not indispensable, for the building up of imperfect thought and helping to perfect it.'' (''Thought and Word'', VI)
*Le parole sono come i soldi: non c'è niente di più inutile se non quando si usano.<ref group="fonte" name=LV/>
:''Words are like money; there is nothing so useless, unless when in actual use.'' (''Thought and Word'', VIII)
*Le [[idea|idee]] sono come ombre – sembrano salde finché non cerchiamo di afferrarle.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''They are like shadows—substantial enough until we try to grasp them.'' (''Ideas'')
*Il fatto che ogni stato mentale si intensifichi nell'espressione è tutt'uno col fatto che nessuna cosa ha di per sé una sua esistenza se non nel momento in cui la si esprime.<ref group="fonte" name=LV/>
:''The fact that every mental state is intensified by expression is of a piece with the fact that nothing has any existence at all save in its expression.'' (''Expression'')
*Le mie annotazioni diventano sempre più lunghe se le accorcio. Voglio dire che il processo di comprensione le rende più pregnanti, e così danno vita a nuove annotazioni. Non cerco mai di ampliarle, così non so se si accorgerebbero qualora lo facessi. Forse questo sarebbe un buon sistema per farle diventare più brevi.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''My notes always grow longer if I shorten them. I mean the process of compression makes them more pregnant and they breed new notes. I never try to lengthen them, so I do not know whether they would grow shorter if I did. Perhaps that might be a good way of getting them shorter.'' (''Making Notes'')
*La [[regole dai libri|regola]] dovrebbe essere di non [[apprendimento|imparare]] una cosa finché non si è assolutamente certi che entro breve tempo se ne sentirà tanto il bisogno da non poterne più fare a meno.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 38.</ref>
:''The rule should be never to learn a thing till one is pretty sure one wants it, or that one will want it before long so badly as not to be able to get on without it.'' (''Knowledge is Power'')
*Nell'[[arte]], non cercare mai di scoprire o di imparare niente se non dopo che l'ignoranza di una determinata cosa ti abbia tormentato per qualche tempo. Solo allora te la ricorderai, ma solo in questo caso.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 24.</ref>
:''In art, never try to find out anything, or try to learn anything until the not knowing it has come to be a nuisance to you for some time. Then you will remember it, but not otherwise.'' (''Agonising'')
*La [[mente]] di ogni uomo è una terra che gli è incognita, tanto che non c'è motivo di affannarsi a elaborare progetti di avventura per accedere a paesi inesplorati. Per raggiungerli non c'è bisogno di andare lontano: come il Regno dei Cieli, questi paesi sono dentro di noi.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''Each man's mind is an unknown land to himself, so that we need not be at such pains to frame a mechanism of adventure for getting to undiscovered countries. We have not far to go before we reach them. They are, like the Kingdom of Heaven, within us.'' (''Imaginary Countries'')
*Lo [[stile]] di un uomo in qualsiasi arte dovrebbe essere come il suo abito: attirare meno attenzione possibile.<ref group="fonte" name=CX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 110.</ref>
:''A man's style in any art should be like his dress—it should attract as little attention as possible.'' (''A Man's Style'')
*Non sono io che faccio [[libro|libri]], sono loro che crescono; vengono da me e insistono per essere scritti a modo loro.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 51.</ref>
:''I never make them: they grow; they come to me and insist on being written, and on being such and such.'' (''My Books'')
*I [[critico|critici]] generalmente diventano tali non in virtù della loro predisposizione a questo compito, ma per la loro incapacità di fare qualunque altra cosa. I libri dovrebbero essere processati da un giudice e dai giurati come se fossero dei crimini, e bisognerebbe ascoltare le argomentazioni di entrambe le parti.<ref group="fonte" name=LII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 52.</ref>
:''Critics generally come to be critics by reason not of their fitness for this but of their unfitness for anything else. Books should be tried by a judge and jury as though they were crimes, and counsel should be heard on both sides.'' (''Criticism'')
*Un grande [[ritratto]] è sempre un ritratto del pittore più che un ritratto del modello.<ref group="fonte" name=XXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 25.</ref>
:''A great portrait is always more a portrait of the painter than of the painted.'' (''Portraits'')
*Quando un uomo ha dei dubbi su quello che deve [[scrittura|scrivere]], gli sarà utile chiedersi cosa diranno le sue parole di lì a cent'anni.<ref group="fonte" name=LII/>
:''When a man is in doubt about this or that in his writing, it will often guide him if he asks himself how it will tell a hundred years hence.'' (''Writing for a Hundred Years Hence'')
===Capitolo VIII, ''Handel and Music''===
*Se leghi le mani a [[Georg Friedrich Händel|Händel]] impedendogli di rendere le emozioni umane, e liberi [[Johann Sebastian Bach|Bach]] non dandogli nessuna emozione umana da interpretare – se, di fatto, privi Händel delle sue possibilità mentre togli a Bach le sue difficoltà – i due potranno competere in qualche modo, ma Händel ne uscirà comunque vittorioso. Altrimenti è assurdo concedere a Bach di entrare in lizza.<ref group="fonte" name=LXXI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 71-72.</ref>
:''If you tie Handel's hands by debarring him from the rendering of human emotion, and if you set Bach's free by giving him no human emotion to render—if, in fact, you rob Handel of his opportunities and Bach of his difficulties—the two men can fight after a fashion, but Handel will even so come off victorious. Otherwise it is absurd to let Bach compete at all.'' (''Handel and Bach'', I)
*Bach viene considerato un musicista più profondo di Händel in virtù della sua frequente e più involuta complessità di composizione. In realtà Händel era abbastanza profondo da evitare l'uso selvaggio del contrappunto cui ricorreva istintivamente Bach, ma sapeva bene che l'opinione pubblica avrebbe certamente considerato Bach al suo livello, se non addirittura superiore. È probabilmente per questo che Händel era diffidente nei confronti di Bach.<ref group="fonte" name=LXXI/>
:[...] ''Bach is esteemed a more profound musician than Handel in virtue of his frequent and more involved complexity of construction. In reality Handel was profound enough to eschew such wildernesses of counterpoint as Bach instinctively resorted to, but he knew also that public opinion would be sure to place Bach on a level with himself, if not above him, and this probably made him look askance at Bach.'' (''Handel and Bach'', I)
*Solo un grande compositore come Händel – o qualcuno di altrettanto grande, se fosse possibile trovarlo – può anche essere, spesso, facilmente e trionfalmente banale. Così come ci vuole – o piuttosto ci vorrebbe – un compositore all'altezza di Händel per scrivere un altro coro dell'''Alleluia''. Solo chi è capace di tanto potrà con trattare con facilità anche situazioni banali come fa Händel. Händel è così grande e così semplice che solo un musicista di professione può essere incapace di capirlo.<ref group="fonte" name=LXXI/>
:''It takes as great a composer as Handel—or rather it would take as great a composer if he could be found—to be able to be as easily and triumphantly commonplace as Handel often is, just as it takes—or rather would take—as great a composer as Handel to write another Hallelujah chorus. It is only the man who can do the latter who can do the former as Handel has done it. Handel is so great and so simple that no one but a professional musician is unable to understand him.'' (''Handel's Commonplaces'')
*L'onestà non consiste nel non rubare mai, ma nel sapere quando smettere di rubare e come fare buon uso di quanto si è rubato. Solo i grandi possidenti sanno rubare con garbo e a tempo. Un buon ladro, che utilizza bene quel che prende, è ''ipso facto'' un buon inventore. Meglio un uomo che sappia usare bene quello che è stato fatto da altri che due modesti e indipendenti inventori.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 76.</ref>
:''Honesty consists not in never stealing but in knowing where to stop in stealing, and how to make good use of what one does steal. It is only great proprietors who can steal well and wisely. A good stealer, a good user of what he takes, is ipso facto a good inventor. Two men can invent after a fashion to one who knows how to make the best use of what has been done already.'' (''Honesty'')
*Se Bach si contorce, [[Richard Wagner|Wagner]] ha le convulsioni.<ref group="fonte" name=LXXI/>
:''If Bach wriggles, Wagner writhes.'' (''Musical Criticism'')
*Nei libri è facile nominare i morti dimenticati cui siamo debitori, ed è possibile riconoscere apertamente il debito in qualsiasi momento e dovunque se ne presenti l'occasione. Più uno scrittore è originale, maggiore sarà il piacere che proverà nel richiamare l'attenzione sull'opera dimenticata di chi l'ha preceduto. Le convenzioni della pittura e della musica, tuttavia, pur ammettendo il prestito non meno liberamente della letteratura, non consentono una palese dichiarazione della fonte.<ref group="fonte" name=LXXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 74.</ref>
:''In books it is easy to make mention of the forgotten dead to whom we are indebted, and to acknowledge an obligation at the same time and place that we incur it. The more original a writer is, the more pleasure will he take in calling attention to the forgotten work of those who have gone before him. The conventions of painting and music, on the other hand, while they admit of borrowing no less freely than literature does, do not admit of acknowledgement;'' [...]. (''On Borrowing in Music'')
*Per una vasta percentuale del suo lavoro nessun [[musicista]] può essere originale. [...] è sorprendente quanta parte anche della musica più originale consista di passaggi, scale e cadenze comuni.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 75.</ref>
:''Indeed no musician can be original in respect of any large percentage of his work.'' [...] ''it is surprising how large a part even of the most original music consists of common form scale passages, and closes.'' (''On Borrowing in Music'')
*La [[storia dell'arte]] è una storia di revivals.<ref group="fonte" name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
:[...] ''the history of art is the history of revivals.'' (''Anachronism'')
===Capitolo IX, ''A Painter's Views on Painting''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Mr Heatherley's Holiday, An Incident in Studio Life - N02761 - National Gallery.jpg|thumb|upright=1.4|''Le vacanze di Mr Heatherley'' (S. Butler, 1874)]]
*Gli antichi [[maestro e discepolo|maestri]] insegnavano non per il gusto di insegnare; né per l'idea, allora inesistente, di servire la causa dell'arte; non perché i genitori degli allievi li pagassero per insegnare. [...] I maestri prendevano dei [[maestro e discepolo|discepoli]] a cui insegnare perché c'era più lavoro di quanto riuscissero a fare da soli e avevano bisogno di qualcuno che li aiutasse.<ref group="fonte" name=XXV/>
:''The old masters taught, not because they liked teaching, nor yet from any idea of serving the cause of art, nor yet because they were paid to teach by the parents of their pupils.'' [...] ''The masters took pupils and taught them because they had more work to do than they could get through and wanted some one to help them.'' (''The Old Masters and Their Pupils'')
*[[Disegno|Disegnare]] dal vero è come cercare di mettere un pizzico di sale sulla coda della natura. Eppure c'è chi ci riesce molto bene.<ref group="fonte" name=XXVI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 26.</ref>
:''Sketching from Nature is very like trying to put a pinch of salt on her tail. And yet many manage to do it very nicely.'' (''Sketching from Nature'')
*I pittori dovrebbero ricordare che l'[[occhio]], di norma, è un organo buono, semplice, credulone – sempre pronto a prendere per vero tutto quello che gli viene detto con piglio e fermezza.<ref group="fonte" name=XXVI/>
:''Painters should remember that the eye, as a general rule, is a good, simple, credulous organ—very ready to take things on trust if it be told them with any confidence of assertion.'' (''The Credulous Eye'')
*Dopo aver cercato, per tanti anni, di diventare [[accuratezza|accurati]], dobbiamo passarne molti altri a scoprire quando e come essere [[inaccuratezza|inaccurati]].<ref group="fonte" name=CXVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 117.</ref>
:''After having spent years striving to be accurate, we must spend as many more in discovering when and how to be inaccurate.'' (''Accuracy'')
*Pensate a una vostra opera e consideratela con l'occhio con cui giudichereste l'opera di un vostro rivale. Se la guardate per ammirarla siete persi.<ref group="fonte" name=XXVI/>
:''Think of and look at your work as though it were done by your enemy. If you look at it to admire it you are lost.'' (''Improvement in Art'')
*Si può affinare la propria mano a seconda di come si giudica il proprio lavoro. Chi lo osserva per trovarne difetti, li trova e li corregge. Chi lo osserva per trovarne i pregi, li trova e non migliora. Non si può considerare un'opera perfetta e perfettibile allo stesso tempo.<ref group="fonte" name=XXVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 27.</ref>
:''Improvement in one's painting depends upon how we look at our work. If we look at it to see where it is wrong, we shall see this and make it righter. If we look at it to see where it is right, we shall see this and shall not make it righter. We cannot see it both wrong and right at the same time.'' (''Improvement in Art'')
*Un uomo non può essere virtuoso del [[colore]] se non è molto di più.<ref group="fonte" name=XXVII/>
:''A man cannot be a great colourist unless he is a great deal more. A great colourist is no better than a great wordist unless the colour is well applied to a subject which at any rate is not repellent.'' (''Words and Colour'')
===Capitolo X, ''The Position of a Homo Unius Libri''===
*Se morirò giovane, almeno non sarò annoiato dal mio stesso [[successo]].<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 41.</ref>
:''If I die prematurely, at any rate I shall be saved from being bored by my own success.'' (''Compensation'')
*Stavo completando l'acquisto di alcune piccole case a Lewisham e dovevo firmare con il mio nome. Il venditore, vedendo solo il nome e non conoscendo nessuno dei miei libri, mi disse, piuttosto sgarbatamente, ma senza voler dire alcun male:<br>"Hai scritto libri come ''[[Samuel Butler (poeta)#Hudibras|Hudibras]]''?<ref name=hudibras>L'autore del poema ''[[Samuel Butler (poeta)#Hudibras|Hudibras]]'' è il [[Samuel Butler (poeta)|Samuel Butler]] seicentesco.</ref><br>Dissi prontamente: "Certo, ''[[#Erewhon|Erewhon]]'' è un libro buono quanto ''Hudibras''."<br>Si stava facendo troppo dura per lui, così ha pensato che non avessi sentito bene e ha ripetuto la sua domanda. Ho risposto di nuovo come prima e lui si è zittito. Gli ho inviato una copia di ''Erewhon'' subito dopo averlo completato. È stato un discorso piuttosto alto da parte mia, lo ammetto, ma non avrebbe dovuto sfidarmi senza essere stato provocato.
:''I was completing the purchase of some small houses at Lewisham and had to sign my name. The vendor, merely seeing the name and knowing none of my books, said to me, rather rudely, but without meaning any mischief:<br>"Have you written any books like Hudibras?"<br>I said promptly: "Certainly; Erewhon is quite as good a book as Hudibras." This was coming it too strong for him, so he thought I had not heard and repeated his question. I said again as before, and he shut up. I sent him a copy of Erewhon immediately after we had completed. It was rather tall talk on my part, I admit, but he should not have challenged me unprovoked.'' (''Hudibras and Erewhon'')
*[...] per ogni uomo di merito trascurato, incaricano di coccolare una dozzina di sciocchi, per rimorso. Il genio, dicono, indossa sempre un mantello invisibile; questi uomini indossano mantelli invisibili, quindi sono dei geni; e li lusinga pensare di poter vedere più dei loro vicini. La negligenza di un uomo come l'autore di ''Hudibras''<ref name=hudibras/> è compensata dalle carezze di una dozzina di altri che sarebbero i primi ad avventarsi sull'autore di ''Hudibras'' se tornasse in vita. Il cielo non voglia che io mi paragoni all'autore di ''Hudibras'', [...].
:[...] ''they set people on to pamper a dozen fools for each neglected man of merit, out of compunction. Genius, they say, always wears an invisible cloak; these men wear invisible cloaks—therefore they are geniuses; and it flatters them to think that they can see more than their neighbours. The neglect of one such man as the author of Hudibras is compensated for by the petting of a dozen others who would be the first to jump upon the author of Hudibras if he were to come back to life. Heaven forbid that I should compare myself to the author of Hudibras,'' [...]. (''Myself and My Books'')
*La [[sincerità]], o onestà, è una forma di virtù bassa e alquanto rudimentale, che si riscontra in considerevole misura solo tra i [[protozoo|protozoi]].<ref group="fonte" name=LX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 60.</ref>
:''Sincerity or honesty is a low and very rudimentary form of virtue that is only to be found to any considerable extent among the protozoa.'' (''Hoodwinking the Public'')
*L'uomo [[adulto]] è composto di menzogne e inganni che sono per lui come l'aria che respira.<ref group="fonte" name=LX/>
:''The full-grown man is compacted of lies and shams which are to him as the breath of his nostrils.'' (''Hoodwinking the Public'')
*Gli argomenti sono come armi da fuoco che un uomo può tenere in casa, ma che non dovrebbe portare in giro.
:''Arguments are like fire-arms which a man may keep at home but should not carry about with him.'' (''The Art of Propagating Opinion'')
*Sarebbe un grosso guaio se il vero umorismo fosse più popolare – o meglio, più facilmente riconoscibile, perché di fatto l'[[umorismo]] è più diffuso della capacità di riconoscerlo. Metterebbe continuamente dei bastoni fra le ruote.<ref group="fonte" name=XLVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 47.</ref>
:''What a frightful thing it would be if true humour were more common or, rather, more easy to see, for it is more common than those are who can see it. It would block the way of everything.'' (''Humour'')
*L'espressione «umorismo inconscio» è l'unico contributo che ho portato alla letteratura corrente.<ref group="fonte" name=XLVII/>
:''The phrase "unconscious humour" is the one contribution I have made to the current literature of the day.'' (''Myself and "Unconscious Humour"'')
===Capitolo XI, ''Cash and Credit''===
*La [[stupidità]] è molto più forte del genio perché è quantitativamente più consistente, meglio organizzata e più compatta al suo interno. Ecco perché un [[vulcano]] nel circolo polare è impotente rispetto al ghiaccio.<ref group="fonte" name=CVIII/>
:''Dullness is so much stronger than genius because there is so much more of it, and it is better organised and more naturally cohesive inter se. So the arctic volcano can do no thing against arctic ice.'' (''Genius'', IV)
*Più conosco il mondo, più scopro che la maggior parte di quello che si fa e si scrive, per una necessità ineluttabile, è di natura effimera e svanirà molto in fretta.<ref group="fonte" name=XXXIX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 39.</ref>
:''The more I see of the world, the more necessary I see it to be that by far the greater part of what is written or done should be of so fleeting a character as to take itself away quickly.'' (''Genius and Providence'')
*Le [[scuola|scuole]] e le [[università]] non sono concepite per portare alla luce e coltivare il [[genialità|genio]]. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole.<ref group="fonte" name=XXXIX/>
:''Schools and colleges are not intended to foster genius and to bring it out. Genius is a nuisance, and it is the duty of schools and colleges to abate it by setting genius-traps in its way.'' (''Genius and Providence'')
*L'arte del coprire è importante e interessante quanto l'arte dello s-coprire. La gloria di liberarsi di una questione annosa e spinosa, seppellendola, è certamente pari a quella che segue un'importante scoperta.<ref group="fonte" name=XCVI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 96.</ref>
:''This is as important and interesting as Dis-covery. Surely the glory of finally getting rid of and burying a long and troublesome matter should be as great as that of making an important discovery.'' (''The Art of Covery'')
*Abbiamo bisogno di una Società per la Soppressione della Ricerca Erudita e per la Decente Sepoltura del [[Passato]]. È altrettanto necessario sotterrare i fantasmi del passato per farli risorgere.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 106.</ref>
:''We want a Society for the Suppression of Erudite Research and the Decent Burial of the Past. The ghosts of the dead past want quite as much laying as raising.'' (''Wanted'')
===Capitolo XII, ''The Enfant Terrible of Literature''===
*Parlandone insieme, abbiamo concordato che [[William Blake|Blake]] non valeva niente perché aveva imparato l'italiano a sessant'anni per studiare [[Dante Alighieri|Dante]], e sapevamo che Dante non valeva niente perché era così affezionato a [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]], e Virgilio non valeva niente perché Tennyson lo esaltava; e quanto a [[Alfred Tennyson|Tennyson]]... be', di Tennyson è inutile anche solo parlarne.
:''Talking it over, we agreed that Blake was no good because he learnt Italian at 60 in order to study Dante, and we knew Dante was no good because he was so fond of Virgil, and Virgil was no good because Tennyson ran him, and as for Tennyson—well, Tennyson goes without saying.'' (''Blake, Dante, Virgil and Tennyson'')
*Stavamo dicendo quanto fosse una piacevole disposizione della Provvidenza che le persone di successo scrivano le proprie [[memorie (genere letterario)|memorie]]. Speravamo che anche Tennyson stesse scrivendo le sue.
:''We were saying what a delightful dispensation of providence it was that prosperous people will write their memoirs. We hoped Tennyson was writing his.'' (''Tennyson'')
*Ci vorrebbe un buon asinometro automatico per poter misurare con una modica spesa quanto siamo [[stupidità|stupidi]].<ref group="fonte" name=CVIII/>
:''We want a good automatic asinometer by which we can tell at a moderate cost how great or how little of a fool we are.'' (''Moral Try-Your-Strengths'')
*Nel suo ultimo articolo (febbraio 1892) il professor Garner dice che il linguaggio delle [[scimmia|scimmie]] non è senza significato, ma che esse si scambiano idee. Questo mi sembra pericoloso. Le scimmie potrebbero parimenti concludere che noi, negli articoli delle nostre riviste e nella nostra critica artistica e letteraria, diciamo cose sensate e ci scambiano effettivamente delle idee.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 23.</ref>
:''In his latest article (Feb. 1892) Prof. Garner says that the chatter of monkeys is not meaningless, but that they are conveying ideas to one another. This seems to me hazardous. The monkeys might with equal justice conclude that in our magazine articles, or literary and artistic criticisms, we are not chattering idly but are conveying ideas to one another.'' (''Men and Monkeys'')
*Come se una [[canzone]] piena di vero sentimento potesse essere priva di valore artistico.<ref group="fonte" name=LXXIV/>
:[...] ''as though a song which was full of genuine feeling could by any possibility be without artistic merit.'' (''Genuine Feeling'')
*Versificare è la forma più bassa di [[poesia]], e l'ultima cosa che un grande [[poeta]] farebbe al giorno d'oggi è scrivere versi.<ref group="fonte" name=LXXXIX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 89.</ref>
:''Versifying is the lowest form of poetry; and the last thing a great poet will do in these days is to write verses.'' (''Verse'')
*Se neanche [[William Shakespeare|Shakespeare]], col suo magico nome, per non parlare della grande bellezza di certi passi, riesce a riconciliarci (e molti sono d'accordo con me) con i [[verso|versi]], e specialmente con i versi rimati, come mezzo di espressione sostenuta, chi altri potrà mai farlo? Mi sembra che un [[sonetto]] dovrebbe essere la massima lunghezza concessa a un componimento in versi rimati.<ref group="fonte" name=LXXXIX/>
:''If, then, the magic of Shakespeare's name, let alone the great beauty of occasional passages, cannot reconcile us (for I find most people of the same mind) to verse, and especially rhymed verse as a medium of sustained expression, what chance has any one else? It seems to me that a sonnet is the utmost length to which a rhymed poem should extend.'' (''Verse'')
*[...] nessun giovane principe in nessuna favola ha mai scoperto una principessa invisibile, così ben nascosta dietro una siepe di stupidità o così profondamente addormentata, come [[Nausicaa]] quando l'ho destata e ho salutato in lei l'autrice dell'''Odissea''. E non mi è stato difficile farlo – è bastato presentarmi alla porta principale e suonare il campanello.<ref group="fonte" name=LXXX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 80.</ref>
:''Still no young prince in a fairy story ever found an invisible princess more effectually hidden behind a hedge of dullness or more fast asleep than Nausicaa was when I woke her and hailed her as Authoress of the Odyssey. And there was no difficulty about it either—all one had to do was to go up to the front door and ring the bell.'' (''Nausicaa and Myself'')
*I commentatori di [[Omero]] sono stati ciechi così a lungo che per loro non c'era niente da fare e hanno voluto accecare anche Omero. Hanno trasferito la loro cecità al poeta.<ref group="fonte" name=LXXX/>
:''Homeric commentators have been blind so long that nothing will do for them but Homer must be blind too. They have transferred their own blindness to the poet.'' (''Homer and his Commentators'')
*Nella traduzione dal verso alla [[prosa]] il traduttore deve potersi prendere la licenza di eliminare quelle forme, comuni nella poesia, che sono aliene al genio della prosa. Se un'opera deve essere tradotta in prosa, che sia la prosa della lingua comunemente scritta e parlata. Un volume di prosa poetica, cioè prosa affettata, dovrebbe piuttosto essere un volume di versi. La prosa poetica non è mai tollerabile se non in piccolissime dosi, e potremmo domandarci se anche la lunghezza della poesia non dovrebbe essere ridotta nel novantanove per cento dei casi.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 90.</ref>
:''Whenever this is attempted, great licence must be allowed to the translator in getting rid of all those poetical common forms which are foreign to the genius of prose. If the work is to be translated into prose, let it be into such prose as we write and speak among ourselves. A volume of poetical prose, i.e. affected prose, had better be in verse outright at once. Poetical prose is never tolerable for more than a very short bit at a time. And it may be questioned whether poetry itself is not better kept short in ninety-nine cases out of a hundred.'' (''Translations from Verse into Prose'')
===Capitolo XIII, ''Unprofessional Sermons''===
*[...] più il nostro [[amore]] è profondo, meno lo percepiamo come tale.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 19.</ref>
:[...]''the more profound our love is the less we are conscious of it as love.'' (''Loving and Hating'')
*D'altra parte, niente ci ispira minore affetto di un'[[ostrica]]. A chi verrebbe voglia di stringerla, coccolarla e baciarla? Eppure niente ci può soddisfare fino in fondo se non l'assorbiamo completamente nel nostro organismo.<ref group="fonte" name=XX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 20-21.</ref>
:''What, on the other hand, can awaken less consciousness of warm affection than an oyster? Who would press an oyster to his heart, or pat it and want to kiss it? Yet nothing short of its complete absorption into our own being can in the least satisfy us.'' (''Loving and Hating'')
*L'amore, come ogni dessert, si giudica dunque solo nell'atto di mangiare e con questa prova vedremo che la consapevolezza dell'amore, come ogni altra consapevolezza, svanirà nel diventare più intensa.<ref group="fonte" name=XX/>
:''The proof of love, then, like that of any other pleasant pudding, is in the eating, and tested by this proof we see that consciousness of love, like all other consciousness vanishes on becoming intense.'' (''Loving and Hating'')
*Le cose che odiamo veramente ci nauseano e usiamo questa espressione per manifestare l'[[odio]] più profondo di cui la nostra natura è capace; ma, se sentiamo di odiare, il nostro odio è di fatto lieve e inoffensivo.<ref group="fonte" name=XX/>
:''When we really hate a thing it makes us sick, and we use this expression to symbolise the utmost hatred of which our nature is capable; but when we know we hate, our hatred is in reality mild and inoffensive.'' (''Loving and Hating'')
*Gli italiani, e forse i francesi, valutano prima se una cosa gli piaccia o se hanno voglia di farla e poi se, nel complesso, potrà fargli del male. Gli inglesi, e forse i tedeschi, valutano prima se una cosa dovrebbe piacergli e spesso non giungono mai alla domanda se gli piaccia davvero e se potrà fargli male. C'è molto da dire su entrambi i sistemi, ma suppongo che sia meglio combinarli il più possibile.
:''Italians, and perhaps Frenchmen, consider first whether they like or want to do a thing and then whether, on the whole, it will do them any harm. Englishmen, and perhaps Germans, consider first whether they ought to like a thing and often never reach the questions whether they do like it and whether it will hurt. There is much to be said for both systems, but I suppose it is best to combine them as far as possible.'' (''Italians and Englishmen'')
*L'accusa più grande che si può rivolgere a un uomo è di non dar sufficiente valore al [[piacere]], e il più grande segno di stupidità nell'uomo è la pretesa di poter dire, immediatamente e senza difficoltà, ciò che gli procura piacere. Conoscere il proprio piacere non è facile, e la forma più alta e più trascurata di tutte le arti e di tutti i rami dell'educazione è il modo di migliorare questa conoscenza.<ref group="fonte" name=LXXXVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 87.</ref>
:''One can bring no greater reproach against a man than to say that he does not set sufficient value upon pleasure, and there is no greater sign of a fool than the thinking that he can tell at once and easily what it is that pleases him. To know this is not easy, and how to extend our knowledge of it is the highest and the most neglected of all arts and branches of education.'' (''On Knowing what Gives us Pleasure'', I)
*Uno dei motivi per cui ci è così difficile riconoscere quello che ci piace è che siamo così poco abituati a cercare di sapere queste cose; i nostri gusti sono prestabiliti nella stragrande maggioranza delle questioni che ci riguardano.<ref group="fonte" name=LXXXVII/>
:''One reason why we find it so hard to know our own likings is because we are so little accustomed to try; we have our likings found for us in respect of by far the greater number of the matters that concern us; thus we have grown all our limbs on the strength of the likings of our ancestors and adopt these without question.'' (''On Knowing what Gives us Pleasure'', I)
*Ci sono uomini così ignoranti e incuranti del loro piacere che non si può nemmeno dire che siano realmente nati come esseri viventi.<ref group="fonte" name=LXXXVIII/>
:''There are some men so ignorant and careless of what gives them pleasure that they cannot be said ever to have been really born as living beings at all.'' (''On Knowing what Gives us Pleasure'', I)
*Il tormento della [[morte]] sta nella conoscenza di quando e come verrà.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 94.</ref>
:''The sting of death is in foreknowledge of the when and the how.'' (''Prayer'', I)
===Capitolo XIV, ''Higgledy-Piggledy''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Two Heads after Bellini - 70 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Due teste dopo Bellini'' (S. Butler, 1866)]]
*Tutti dovremmo avere un cestino mentale per rifiuti e, più invecchiamo, più cose dovremmo gettarci, ridotte in frammenti irrecuperabili.<ref group="fonte" name=LXXXIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 83.</ref>
:''Every one should keep a mental waste-paper basket and the older he grows the more things he will consign to it—torn up to irrecoverable tatters.'' (''Waste-Paper Baskets'')
*I miei [[pensiero|pensieri]] sono come persone incontrate in un viaggio; all'inizio sembrano molto piacevoli ma, di norma, me ne stanco presto.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''They are like persons met upon a journey; I think them very agreeable at first but soon find, as a rule, that I am tired of them.'' (''My Thoughts'')
*Le nostre [[idea|idee]] sono per lo più monete false e noi passiamo una vita intera a rifilarcele a vicenda.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''They are for the most part like bad sixpences and we spend our lives in trying to pass them on one another.'' (''Our Ideas'')
*Non si dovrebbe condannare un'idea solo perché un po' timida e incoerente; tutte le nuove idee sono timide alla loro prima comparsa tra le idee vecchie. Dovremmo essere pazienti e vedere se l'[[incoerenza]] tende a scomparire o a rimanere, nel qual caso è bene che ce ne liberiamo subito.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''An idea must not be condemned for being a little shy and incoherent; all new ideas are shy when introduced first among our old ones. We should have patience and see whether the incoherency is likely to wear off or to wear on, in which latter case the sooner we get rid of them the better.'' (''Incoherency of New Ideas'')
*Un'attenuante per il [[diavolo]]: bisogna ricordare che abbiamo sentito solo una versione dei fatti. Dio ha scritto tutti i libri.<ref group="fonte">Citato in [[Guido Almansi]], ''Il filosofo portatile'', TEA, Milano, 1991.</ref><ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 34.</ref>
:''It must be remembered that we have only heard one side of the case. God has written all the books.'' (''An Apology for the Devil'')
*Non importa molto che cosa un uomo odia, purché odi qualcosa.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 22.</ref>
:''It does not matter much what a man hates provided he hates something.'' (''Hating'')
*La mente scientifica più sottile funziona esattamente come la mente commerciale più sottile. Entrambe si propongono di accertare quante prove siano richieste per garantire un effetto. Nel commercio, è antieconomico pretendere o esibire troppe dimostrazioni di efficacia prima di un acquisto o di una vendita; ma è altrettanto antieconomico accontentarsi di troppo poche prove. Le stesse dimostrazioni di qualità sono necessarie in entrambi i casi. La differenza è che se un [[uomo d'affari]] fa un errore, di norma ne soffrirà le conseguenze. Nelle scienze invece è raro che l'errore, finché rimane confinato nell'ambito della teoria, comporti una perdita per il responsabile. Al contrario, è molto facile che l'errore gli procuri fama, soldi e una pensione. Quindi un uomo d'affari, se è bravo, starà molto attento a non sopravvalutare o sottovalutare i fatti, mentre non ci si aspetta una simile attenzione da uno [[scienziato]].<ref group="fonte" name=CI/>
:''The best class of scientific mind is the same as the best class of business mind. The great desideratum in either case is to know how much evidence is enough to warrant action. It is as unbusiness-like to want too much evidence before buying or selling as to be content with too little. The same kind of qualities are wanted in either case. The difference is that if the business man makes a mistake, he commonly has to suffer for it, whereas it is rarely that scientific blundering, so long as it is confined to theory, entails loss on the blunderer. On the contrary it very often brings him fame, money and a pension. Hence the business man, if he is a good one, will take greater care not to overdo or underdo things than the scientific man can reasonably be expected to take.'' (''Science and Business'')
*Tutto è più importante di quanto pensiamo, e allo stesso tempo niente è più importante di quanto pensiamo che lo sia. Una semplice scintilla può mandare in fiamme l'[[Europa]]; ma anche se l'Europa andasse in fiamme più di venti volte, il mondo si raddrizzerebbe comunque con un colpo di coda.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 107.</ref>
:''Everything matters more than we think it does, and, at the same time, nothing matters so much as we think it does. The merest spark may set all Europe in a blaze, but though all Europe be set in a blaze twenty times over, the world will wag itself right again.'' (''Sparks'')
*C'è solo una cosa ancor più vana della vanità dei [[desiderio|desideri]] umani: l'assenza di desideri.<ref group="fonte" name=CXVII/>
:''There is only one thing vainer and that is the having no wishes.'' (''The Vanity of Human Wishes'')
*Il grande pregio di un [[cane]] è che puoi renderti ridicolo con lui e non solo non ti sgriderà, ma si renderà ridicolo anche lui.
:''The great pleasure of a dog is that you may make a fool of yourself with him and not only will he not scold you, but he will make a fool of himself too.'' (''Dogs'')
*Per quanto accorto possa essere il metodo di verifica che adottiamo, finiamo per affidarci a qualche cosa che non abbiamo verificato affatto e in cui riponiamo la nostra fiducia senza riserve. Allo stesso modo c'è un punto in cui la nostra facoltà di comprensione e i nostri processi mentali vanno dati per capiti, senza ulteriori tentativi di indagine o di definizione in parole. E aggiungerei che questo punto dovrebbe essere raggiunto quanto prima nel corso della discussione.<ref group="fonte" name=XCVII/>
:''As, no matter what cunning system of checks we devise, we must in the end trust some one whom we do not check, but to whom we give unreserved confidence, so there is a point at which the understanding and mental processes must be taken as understood without further question or definition in words. And I should say that this point should be fixed pretty early in the discussion.'' (''Definitions'', I)
*[[Definizione|Definire]] significa rinchiudere la sconfinata foresta dell'idea entro un muro di parole.<ref group="fonte" name=LV/>
:''A definition is the enclosing a wilderness of idea within a wall of words.'' (''Definitions'', III)
*[[Definizione|Definire]] è un po' come grattare una parte irritata: generalmente l'irritazione peggiora.<ref group="fonte" name=LXXXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 84.</ref>
:''Definitions are a kind of scratching and generally leave a sore place more sore than it was before.'' (''Definitions'', IV)
*Si possono fare delle prove per le piccole cose, ma le grandi azioni sono sempre una questione «di vita o di morte», «o la va o la spacca».<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 40.</ref>
:''Small things may be rehearsed, but the greatest are always do-or-die, neck-or-nothing matters.'' (''Perseus and St. George'')
*Guai allo [[specializzazione|specialista]] che non è anche un buon generalista e guai al generalista che non è anche un po' uno specialista.<ref group="fonte" name=CII/>
:''Woe to the specialist who is not a pretty fair generalist, and woe to the generalist who is not also a bit of a specialist.'' (''Specialism and Generalism'')
*Non sempre il [[silenzio]] significa [[tatto (qualità)|tatto]]: è il tatto ch'è d'oro, non il silenzio.<ref group="fonte">Citato in ''Selezione dal Reader's Digest'', agosto 1965, p. 76.</ref>
:''Silence is not always tact and it is tact that is golden, not silence''. (''Silence and Tact'')
*«Mettersi nelle mani di Dio» è solo un modo più lungo di dire che ci si affida al [[caso]].<ref group="fonte" name=XXXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 35-36.</ref>
:''To put one's trust in God is only a longer way of saying that one will chance it.'' (''Providence and Improvidence'', II)
*Niente è più imprudente e incauto dell'eccessiva [[prudenza]] e cautela.<ref group="fonte" name=CXVII/>
:''There is nothing so imprudent or so improvident as over-prudence or over-providence.'' (''Providence and Improvidence'', III)
*Se la [[Provvidenza]] si facesse vedere, probabilmente si dimostrerebbe un personaggio abbastanza deludente: un vecchietto raggrinzito con tanto di raffreddore, naso rosso e sciarpa intorno al collo, che fischietta sulla terra appena arata o canticchia da solo mentre vagabonda da una strada all'altra, bighellonando davanti alle vetrine e alle bancarelle di libri usati.<ref group="fonte" name=XXXV/>
:''If Providence could be seen at all, he would probably turn out to be a very disappointing person—a little wizened old gentleman with a cold in his head, a red nose and a comforter round his neck, whistling o'er the furrow'd land or crooning to himself as he goes aimlessly along the streets, poking his way about and loitering continually at shop-windows and second-hand book-stalls.'' (''Epiphany'')
*[[Dio]] è amore, oserei dire. Ma quale dannoso male è l'amore.
:''I dare say. But what a mischievous devil Love is!'' (''God is Love'')
*I due sessi sono il primo – o almeno fra i primi grandi esperimenti – nella suddivisione sociale del lavoro.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 105.</ref>
:''The sexes are the first—or are among the first great experiments in the social subdivision of labour.'' (''Sex'')
*Nel [[matrimonio]], esitare significa a volte salvarsi.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 44.</ref>
:''In matrimony, to hesitate is sometimes to be saved.'' (''Marriage'', II)
*[[Vivere]] è come [[amare]] – la ragione tutta gli è ostile, e tutto l'istinto vi anela.
:''To live is like to love — all reason is against it, and all healthy instinct for it''. (''Life and Love'')
*In realtà era dannatamente contento; diceva alla gente che era dispiaciuto del fatto di non essere più dispiaciuto, e qui iniziò il primo vero dolore, perché era davvero dispiaciuto che la gente non credesse che gli dispiaceva di non essere più dispiaciuto.
:''He was in reality damned glad; he told people he was sorry he was not more sorry, and here began the first genuine sorrow, for he was really sorry that people would not believe he was sorry that he was not more sorry.'' (''Sorrow within Sorrow'')
===Capitolo XV, ''Titles and Subjects''===
*Un buon [[Titolo (editoria)|titolo]] deve avere lo scopo di rendere il seguito praticamente superfluo per chi ha già qualche familiarità con l'argomento.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 53.</ref>
:''A good title should aim at making what follows as far as possible superfluous to those who know anything of the subject.'' (''Titles'')
*Il [[tatto (senso)|senso del tatto]]. Un saggio che dimostri che tutti i cinque sensi si risolvono in ultima analisi nel senso del tatto, e che [[alimentazione|mangiare]] è il tatto portato al suo punto estremo. Perciò esiste un solo senso, il tatto, e l'[[ameba]] l'ha già. Quando guardo un foraminifero guardo già me stesso.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 103.</ref>
:''The Sense of Touch: An essay showing that all the senses resolve themselves ultimately into a sense of touch, and that eating is touch carried to the bitter end. So there is but one sense—touch—and the amœba has it. When I look upon the foraminifera I look upon myself.'' (''For Unwritten Articles, Essays, Stories'')
===Capitolo XVI, ''Written Sketches''===
*Il vero scrittore si fermerà ovunque e in qualunque momento per annotare le proprie idee, così come il vero pittore si fermerà ovunque per fare uno schizzo.
:''The true writer will stop everywhere and anywhere to put down his notes, as the true painter will stop everywhere and anywhere to sketch.'' (''Literary Sketch-Books'')
*L'altra sera ero a un incontro e ho sentito un uomo dire: "Quella pila all'angolo ora brucia proprio bene." Le simpatie delle persone sembrano generalmente rivolgersi al [[fuoco]], purché nessuno corra il rischio di essere bruciato.
:''I was at one the other night and heard a man say: "That corner stack is alight now quite nicely." People's sympathies seem generally to be with the fire so long as no one is in danger of being burned.''
===Capitolo XVII, ''Material for a Projected Sequel to "Alps and Sanctuaries"''===
*Il [[pubblico]] compra le [[opinione|opinioni]] come il latte, basandosi sul principio che è più a buon mercato far così che tenere una mucca. Ed è vero, ma è più probabile che il latte sia annacquato.<ref group="fonte" name=LXXXIV/>
:''The public buys its opinions as it buys its meat, or takes in its milk, on the principle that it is cheaper to do this than to keep a cow. So it is, but the milk is more likely to be watered.'' (''Public Opinion'')
*Raramente gli uomini sono più banali che nelle [[occasione|occasioni]] supreme.
:''Men are seldom more commonplace than on supreme occasions''. (''Supreme Occasions'')
===Capitolo XVIII, ''Material for Erewhon Revisited''===
*Ogni bambino ha un mese di paradiso e un mese di inferno prima della nascita, così da poter fare la propria scelta a occhi aperti.
:''Every baby has a month of heaven and a month of hell before birth, so that it may make its choice with its eyes open.''
*Pagare i [[debito|debiti]] è un lusso che non tutti possiamo permetterci.
:''Paying debts is a luxury which we cannot all of us afford.''
===Capitolo XIX, ''Truth and Convenience''===
*Niente genera più errori della ricerca della [[verità]] assoluta.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 60.</ref>
:''There is no such source of error as the pursuit of absolute truth.'' (''Truth'', III)
*La [[linea]] più dritta che possiamo tracciare sulla carta più liscia avrà sempre i bordi sbavati, se la guardiamo al microscopio. Questo è di scarsa importanza, fintanto che non vengano tratte importanti deduzioni dalla premessa che i bordi non sono frastagliati.<ref group="fonte" name=CII/>
:''The firmest line that can be drawn upon the smoothest paper has still jagged edges if seen through a microscope. This does not matter until important deductions are made on the supposition that there are no jagged edges.'' (''Truth'', VIII)
*Qualsiasi imbecille può dire la [[verità e bugia|verità]], ma solo un uomo alquanto saggio saprà [[verità e bugia|mentire]] bene.<ref group="fonte" name=LXI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 61.</ref>
:''Any fool can tell the truth, but it requires a man of some sense to know how to lie well.'' (''Falsehood'', III)
*Non mi importa la [[bugia|menzogna]], ma odio l'inaccuratezza.<ref group="fonte" name=LXI/>
:''I do not mind lying, but I hate inaccuracy.'' (''Falsehood'', IV)
*Chi non sa strizzare l'occhio non sa vedere e chi non sa [[verità e bugia|mentire]] non sa dire la [[verità e bugia|verità]]. Così, chi non sa reprimere le sue [[opinione|opinioni]] non sa neanche esprimerle.<ref group="fonte" name=LXI/>
:''He who knows not how to wink knows not how to see; and he who knows not how to lie knows not how to speak the truth. So he who cannot suppress his opinions cannot express them.'' (''Falsehood'', VII)
*C'è una sorta di rispetto e di deferenza nel [[bugia|mentire]]. Ogni volta che mentiamo a qualcuno, gli facciamo il complimento di riconoscere la sua superiorità.
:''Lying has a kind of respect and reverence with it. We pay a person the compliment of acknowledging his superiority whenever we lie to him.'' (''Falsehood'', IX)
*Se la [[verità]] non ci semplifica la vita, a lungo andare non è verità. Verità è solo quella che ci salva dalle difficoltà in modo più esteso e più permanente.<ref group="fonte" name=LXI/>
:''If truth is not trouble-saving in the long run it is not truth: truth is only that which is most largely and permanently trouble-saving.'' (''Convenience'', V)
*Non è la scoperta che un uomo abbia la capacità di mentire a incrinare la mia fiducia in lui: quello che non posso tollerare è di non poter fare affidamento sulla sua mendacità. Gli perdono le menzogne che dice, ma non posso perdonarlo di non ripetere coerentemente le stesse menzogne, o quasi, sulle stesse cose. Questo dimostra una memoria incerta, e questo è imperdonabile; oppure che dice tante bugie che gli è impossibile ricordarsele tutte.<ref group="fonte" name=LXII/>
:''It is not, then, the discovery that a man has the power to lie that shakes my confidence in him; it is loss of confidence in his mendacity that I find it impossible to get over. I forgive him for telling me lies, but I cannot forgive him for not telling me the same lies, or nearly so, about the same things. This shows he has a slipshod memory, which is unpardonable, or else that he tells so many lies that he finds it impossible to remember all of them,'' [...]. (''A Clergyman's Doubts'')
===Capitolo XX, ''First Principles''===
*Non solo la [[contraddizione]] in termini è ammissibile, ma non vi può essere proposizione che non ne implichi una, in misura maggiore o minore.<ref group="fonte" name=XCVII/>
:''Contradiction in terms is not only to be excused but there can be no proposition which does not more or less involve one.'' (''Contradiction in Terms'')
*In genere, la [[filosofia]] è come rimescolare il fango o svegliare un can che dorme. È il tentativo di negare, aggirare, oppure fuggire le conseguenze dell'intrecciarsi delle radici di cose diverse tra loro.<ref group="fonte" name=XLV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 45.</ref>
:''As a general rule philosophy is like stirring mud or not letting a sleeping dog lie. It is an attempt to deny, circumvent or otherwise escape from the consequences of the interlacing of the roots of things with one another.'' (''Philosophy'')
*Finché la [[scienza]] cerca di rendere più spessa la lastra di ghiaccio su cui, come dire, pattiniamo, tutto va bene. Se cerca di trovare, o pretende di aver trovato, il terreno solido in fondo all'oceano, non va affatto bene. Il nostro compito è quello di rendere più spessa la lastra, estendendo la nostra conoscenza dai livelli superiori a quelli sottostanti, così come il ghiaccio si fa più spesso finché dura il gelo. Non dovremmo mai cercare di far gelare l'oceano dal fondo in su.<ref group="fonte" name=CII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 102.</ref>
:''If it tends to thicken the crust of ice on which, as it were, we are skating, it is all right. If it tries to find, or professes to have found, the solid ground at the bottom of the water, it is all wrong. Our business is with the thickening of this crust by extending our knowledge downward from above, as ice gets thicker while the frost lasts; we should not try to freeze upwards from the bottom.'' (''Science'')
*Religione significa soltanto che una cosa è fissata così fermamente che niente può spostarla. È il tentativo di stabilire i primi principi con tale autorità che nessuno voglia riconsiderarli di testa sua e non lo sfiori mai il dubbio, neanche minimo, in questo campo. È il tentativo di fare un investimento assolutamente sicuro, ma questo investimento non può essere fatto anche se l'interesse è bassissimo – e, nel caso della religione, è il più basso possibile.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 99.</ref>
:''A religion only means something so certainly posed that nothing can ever displace it. It is an attempt to settle first principles so authoritatively that no one need so much as even think of ever re-opening them for himself or feel any, even the faintest, misgiving upon the matter. It is an attempt to get an irrefragably safe investment, and this cannot be got, no matter how low the interest, which in the case of religion is about as low as it can be.'' (''Religion'')
*La [[logica]] esiste solo con ciò che può essere definito a parole. Quindi non ha niente a che vedere con le più profonde questioni che trascendono le parole e la coscienza. Applicare la logica, qui, può essere tanto fuori luogo quanto trascurarla nei casi in cui sia applicabile. La difficoltà sta, come sempre, nel delimitare i confini fra le rispettive sfere di influenza.<ref group="fonte" name=XCVII/>
:''Logic has no place save with that which can be defined in words. It has nothing to do, therefore, with those deeper questions that have got beyond words and consciousness. To apply logic here is as fatuous as to disregard it in cases where it is applicable. The difficulty lies, as it always does, on the border lines between the respective spheres of influence.'' (''Logic'')
*Le voci del [[buonsenso|buon senso]] e dell'alta filosofia a volte si intersecano, ma il buon senso è il canto fermo inalterabile e la filosofia è il suo contrappunto variabile.<ref group="fonte" name=XLV/>
:''The voices of common sense and of high philosophy sometimes cross; but common sense is the unalterable canto fermo and philosophy is the variable counterpoint.'' (''Common Sense and Philosophy'')
*C'è una sola [[certezza]] e cioè che non possiamo aver certezze; perciò, non è neanche certo che non si possa aver certezze.<ref group="fonte" name=XCVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 97-98.</ref>
:''There is one thing certain, namely, that we can have nothing certain; therefore it is not certain that we can have nothing certain.'' (''First Principles'')
===Capitolo XXI, ''Rebelliousness''===
*I meriti di Dio sono così grandi che non c'è da stupirsi se le sue colpe lo siano in proporzione.<ref group="fonte" name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
:''God's merits are so transcendent that it is not surprising his faults should be in reasonable proportion.'' (''God and the Devil'')
===Capitolo XXII, ''Reconciliation''===
*Anche il mondo, per quanto mondano sia, conserva tuttavia istintivamente – e come per atto di fede – la convinzione incrollabile che siano più degni coloro che sono [[vita e morte|morti]] sull'altare che non quelli che vi hanno [[vita e morte|vissuto]], quando morire costituiva un dovere.
:''Even the world, so mondain as it is, still holds instinctively and as a matter of faith unquestionable that those who have died by the altar are worthier than those who have lived by it, when to die was duty.'' (''The World'')
*Non è chi conquista esattamente il punto in discussione a ottenere il maggior successo in una [[controversia]], ma chi dimostra maggiore pazienza e migliore disposizione d'animo.
:''It is not he who gains the exact point in dispute who scores most in controversy, but he who has shown the most forbearance and the better temper.'' (''Gaining One's Point'')
===Capitolo XXIII, ''Death''===
*Non c'è nulla che allo stesso tempo abbia così tanta e così poca influenza su un uomo quanto la sua [[morte]].
:''There is nothing which at once affects a man so much and so little as his own death''. (''The Defeat of Death'')
*Se la [[vita e morte|vita]] non deve essere presa troppo seriamente, la [[vita e morte|morte]] neppure.<ref group="fonte" name=sordi/>
:''If life must not be taken too seriously—then so neither must death.'' (''Ignorance of Death'', VI)
===Capitolo XXIV, ''The Life of the World to Come''===
*Cercare di vivere per la [[posterità]] significa comportarsi come un attore che scavalca la ribalta per rivolgersi all'orchestra.
:''To try to live in posterity is to be like an actor who leaps over the footlights and talks to the orchestra.'' (''Posthumous Life'', I)
*Chi desidera la [[fama]] postuma è come chi vincola un terreno in eredità e immobilizza il proprio denaro oltre la morte, nel modo più rigido e duraturo possibile. Eppure ognuno di noi, nel suo piccolo, tenta di assicurarsi quel poco di fama postuma che riesce.
:''He who wants posthumous fame is as one who would entail land, and tie up his money after his death as tightly and for as long a time as possible. Still we each of us in our own small way try to get what little posthumous fame we can.'' (''Posthumous Life'', II)
===Capitolo XXV, ''Poems''===
*Si dice spesso che il più grande [[seccatore]] è il seccatore intelligente. La gente [[intelligenza|intelligente]] è sempre noiosa e deve esserlo. Ecco perché, forse, [[William Shakespeare|Shakespeare]] ha dovuto lasciare Londra: la gente non lo sopportava più.<ref group="fonte" name=CVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 108-109.</ref>
:''Clever people are always bores and always must be. That is, perhaps, why Shakespeare had to leave London—people could not stand him any longer.'' (''Prefatory Note'')
===''Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler''===
[[File:Samuel Butler by Charles Gogin.jpg|thumb|upright=1.2|''Samuel Butler'' (C. Gogin)]]
*Il [[matrimonio]] è chiaramente e ripetutamente escluso dal paradiso. È perché si pensa possa rovinarne la felicità generale?
:''Marriage is distinctly and repeatedly excluded from heaven. Is this because it is thought likely to mar the general felicity?'' (p. 35)
*La [[Bibbia]] può essere la verità, ma non è tutta la verità e nient'altro che la verità.
:''The Bible: may be the truth, but it is not the whole truth, nor is it nothing but the truth.'' (p. 42)
*Un uomo dovrebbe essere abbastanza colto per poter guardare con sospetto la [[cultura]], ma di prima mano, non di seconda mano.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 31.</ref>
:''A man should be just cultured enough to be able to look with suspicion upon culture, at first, not second hand.'' (p. 60)
*Se seguirai la [[ragione]] abbastanza a lungo, essa ti condurrà invariabilmente a conclusioni contrarie alla ragione.
:''Reason: If you follow it far enough, it always leads to conclusions that are contrary to reason.'' (p. 80)
*Una delle prime qualità di un uomo [[sensibilità|sensibile]] è capire quando è battuto e smettere di combattere una volta per tutte.
:[...] ''one of the first businesses of a sensible man is to know when he is beaten, and to leave off fighting at once''. (p. 208)
*Preferisco la [[Basilica di San Domenico (Siena)|chiesa di S. Domenico]] a Siena sicuramente all'interno, e forse anche all'esterno rispetto al [[duomo di Siena|duomo]]. Gli altari laterali della navata la rovinano un po', ma la trovo meno faticosa del duomo. Posso sedermi nell'una, ma non nell'altra. Niente affatica tanto quanto l'abbondanza di decorazione, e il duomo ne risente.
:''I prefer the church of S. Domenico at Siena certainly inside, and perhaps even outside to the duomo. The side altars in the nave spoil it rather, but I find it less fatiguing than the duomo. I can sit in the one but not in the other. Nothing fatigues so much as over profuseness of decoration, and the duomo suffers from this.'' (p. 240)
*Le persone preferiscono essere considerate di buon gusto piuttosto che buone, intelligenti o piacevoli.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 46.</ref>
:''People care more about being thought to have taste than about being thought either good, clever, or amiable.'' (p. 244)
*La [[coscienza morale|coscienza]] è perfettamente beneducata e presto smette di parlare a quelli che non vogliono ascoltarla.
:''Conscience is thoroughly well-bred and soon leaves off talking to those who do not wish to hear it.'' (p. 279)
*[[Morte|Morire]] è soltanto cessare di morire e sbrigare la cosa una volta per tutte.
:''To die: is but to leave off dying and do the thing once for all.'' (p. 283)
*[[Dio]] era soddisfatto della sua opera, e questo è un errore fatale.
:''He [God] was satisfied with his own work, and that is fatal''. (p. 284)
*Chi mente più spudoratamente è il mentitore che non sa di mentire.<ref group="fonte" name=LXII/>
:''It is the unconscious liar that is the greatest liar.'' (p. 287)
*I libri vecchi sono appena usciti per chi non li ha letti.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 54.</ref>
:''The oldest books are still only just out to those who have not read them.'' (p. 293)
*La vita è come suonare un assolo di [[violino]] in pubblico e imparare a suonare lo strumento mentre si suona.<ref group="fonte" name=CXVII/>
:''Life is like playing a violin solo in public and learning the instrument as one goes on.'' (p. 306)
*Ho sentito un uomo dire che i ladri ti chiedono la borsa o la vita, mentre le [[donna|donne]] le esigono entrambe.
:''I heard a man say that brigands demand your money or your life, whereas women require both.'' (p. 315)
*C'era un uomo che stava morendo di un decadimento graduale e indolore, i suoi amici gli chiesero se desiderava qualcosa in particolare così che loro potessero procurarselo. Disse che per tutta la vita aveva pensato che gli sarebbe piaciuto avere un [[orologio a cucù]], e il regalo, pensò, sarebbe stata un'occasione appropriata per acquistarne uno. Un orologio a cucù venne comprato e messo là dove l'uomo poteva sia vederlo che ascoltarlo. L'uomo disse che gli ultimi giorni della sua vita furono molto rallegrati da quell'orologio.
:''There was a man dying of a painless, gradual decay, whose friends asked him if there was anything he had a fancy for which they could get him. He said he had all his life thought he should like to have a cuckooclock, and the present would, he thought, be a proper occasion for acquiring one. A cuckoo-clock was bought and placed where he could see it as well as hear it. He said the last few days of his life were much cheered by it.'' (p. 334)
==Citazioni attribuite==
*Ci sono più sciocchi che [[furbizia|furbi]] al mondo, altrimenti i furbi non avrebbero abbastanza da vivere.<ref group="fonte" name=CVIII/>
:''There are more Fools than Knaves in the World, else the Knaves would not have enough to live upon.''
::{{NDR|[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]]}} La citazione viene erroneamente attribuita al Samuel Butler vittoriano da [[Guido Almansi]] che la riporta nella raccolta ''Dizionario dei luoghi non comuni''; in realtà la citazione è tratta da un poema del [[Samuel Butler (poeta)|Samuel Butler]] seicentesco.
*È meglio aver amato e perduto che non aver mai amato.<ref group="fonte">Citato in ''Dammi mille baci, e ancora cento. {{small|Le più belle citazioni sull'amore}}'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013. ISBN 8811137799</ref>
:''<nowiki>'</nowiki>Tis better to have loved and lost, than never to have lost at all.''
::{{NDR|[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]]}} La citazione viene erroneamente attribuita a Samuel Butler da alcune fonti, molte delle quali citano i ''Taccuini'' come fonte. La citazione è in realtà di [[Alfred Tennyson]] ed è tratta da ''In Memoriam A.H.H.'' e Butler lo cita apertamente nella parte iniziale del LXXVII capitolo di ''Così muore la carne''.
*Le anime delle [[donna|donne]] sono così piccole che alcuni credono che non ce l'abbiano nemmeno.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 37.</ref>
:''The souls of women are so small, that some believe they've none at all.''
::{{NDR|[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]]}} La citazione viene erroneamente attribuita al Samuel Butler vittoriano da [[Guido Almansi]] che la riporta nella raccolta ''Dizionario dei luoghi non comuni''; in realtà la citazione è tratta da un poema del [[Samuel Butler (poeta)|Samuel Butler]] seicentesco.
==Citazioni su Samuel Butler==
*Butler fu spesso rimproverato dai suoi amici inglesi di flirtare un po' troppo col «partito nero», e si deve certo a questo suo amletismo confessionale se intorno ai suoi libri, per anni ed anni (tutta la sua vita), critica e pubblico fecero il più desolato silenzio. Ma egli era soprattutto un sincero, un innamorato di verità e di bellezza: un uomo libero a cui il mentire verso se stesso, ai proprii istinti, quello si pareva vera eresia. ([[Carlo Linati]])
*I recensori {{NDR|dopo ''Il buon porto''}} gli stettero lontani per il resto della sua vita. Erano stati presi in giro una volta e stettero molto attenti a non essere presi in giro un'altra. Si sparse la voce secondo la quale Butler non doveva essere preso seriamente, qualsiasi cosa scrivesse, e il risultato di questo decreto fu palese nella cospirazione di silenzio che accolse non solo i suoi libri sull'evoluzione ma anche le sue opere omeriche, i suoi scritti sull'arte e la sua attenzione dei sonetti di [[William Shakespeare|Shakespeare]]. ([[R. A. Streatfield]])
*Il quale, se non è il solo scrittore inglese profondamente imbevuto di spiriti biblici (ché altri, anche in tempi recenti, son giunti a toni ben più cupi e disperati) è però quello che – malgrado il tono ironico e talvolta scherzoso, malgrado il tentativo di vincere o, almeno, di isolare la sua tristezza – meglio di tanti è riuscito a raffigurare il destino del ''natus de muliere'', che in sé porta il segno della maledizione originale e deve scontare in anticipo ogni ora di pace. ([[Enzo Giachino]])
*L'amara ironia e la satira feroce dello scrittore furono – come è stato detto – la superstruttura difensiva in cui si richiuse uno spirito delicato. Una sensibilità facilmente ferita ed esposta a tutti i colpi di una società meschina e non rispondente in alcun modo alle sue più effusive esigenze, si irrigidì in un sogghigno motteggiatore, che restò fissato sul volto dolorante come una maschera brutale. Anima complicata e sconvolta pur nella sua composta serenità, scrittore di purissimo stile che ha lasciato una profonda orma del suo pensiero e del suo metodo sulla letteratura inglese del nuovo secolo. ([[Aldo Sorani]])
*Molti anni sono occorsi agli stessi inglesi per accorgersi di questa originalità potente e fecondatrice e per assegnare al Butler quel posto che gli spetta tra gli scrittori della seconda metà del secolo decimonono, il primo posto, al dire di [[George Bernard Shaw|Bernard Shaw]], che dell'opera del Butler si è nutrito sino al midollo. Ma l'antipatia e la cecità di cui il pubblico inglese ha dato prova nel giudicare il Butler possono avere avuto le loro giustificazioni o le loro attenuanti. Lo scrittore di ''Erewhon'' e della ''Via della carne'' minava dalle fondamenta gli edifizi più consacrati dalle loro convinzioni e dalle loro consuetudini, aveva posto in dubbio irrispettosamente i postulati della religione, aveva mancato beffardamente di rispetto alla sua stessa famiglia, esponendone in un romanzo le gretterie e le debolezze, che erano poi quelle di cui egli accusava tutta una chiesa, tutta una società. ([[Aldo Sorani]])
*Samuel Butler, com'è noto anche fra noi, era un pastore protestante morto nel 1902, a 67 anni, e che scrisse dei romanzi fantastici, delle «utopie» piene di paradossi originali ed aggressivi, ma che fino a pochi anni or sono erano pressoché ignorati in Inghilterra dal gran pubblico. Fu Bernard Shaw o meglio fu il trionfo dell'opera sua a rimettere in onore il pensiero e l'arte butleriana. L'ideologia antiborghese anticostituzionale, antimoralistica dello Shaw, quel suo fare freddamente oltraggioso, graziosamente canzonatorio e paradossale si ritrovano già tutti nelle pagine di Butler che, oltreché uomo dì fantasia, era anche uno schietto filosofo evoluzionista. ([[Carlo Linati]])
*Si può essere costretti a imparare il latino a quattro anni, per di più a bacchettate, e poi sviluppare un grande amore per i classici? Normalmente no, e Samuel Butler non fece eccezione alla regola. Sottoposto a questo precoce trattamento, i classici li detestò per sempre. Naturalmente non era questo lo scopo che suo padre, il reverendo Thomas Butler, si era prefisso quando decise di insegnargli così per tempo la lingua di Cicerone e di Virgilio. Né a questo risultato aspiravano le lezioni che il ragazzo Samuel ricevette in seguito dal dr. Kennedy, celebre professore di lingue classiche a Shrewsbury: la scuola in cui il reverendo Thomas aveva mandato il figlio con tanta fiducia («un luogo in cui da ogni parte ti senti circondato dalla menzogna», annoterà lo scolaro). Ma le cose andarono proprio così. Samuel Butler imparò per sempre a odiare i classici – con l'esclusione di Omero – tanto quanto imparò a detestare Tennyson: che suo nonno, l'autorevole vescovo Butler, ovviamente venerava. ([[Maurizio Bettini]])
===[[Guido Almansi]]===
*Butler non compra opinioni, nemmeno da [[Aristotele]] o da qualche altro «ipse dixit»: se le fabbrica da sé; le idee gli nascono in testa. Ed è così che nascono le sue bizzarrie e i suoi colpi di genio, le sue intuizioni e le sue affermazioni aberranti, le sue passioni idiosancratiche e i suoi meravigliosi paradossi.
*Come definirlo: scrittore? Sì certo; ma avrebbe voluto essere qualcos'altro, per esempio un pittore. [...] Per tutta la vita ha voluto essere accettato dall'''estabilishment'' artistico inglese, senza riuscirci, o riuscendoci solo a metà e per brevi periodi. O forse, più che un pittore era un artista della fotografia, l'arte visiva in cui dimostrò le sue doti migliori. O forse non era un fotografo bensì un musicista fallito [...]. O forse non era nemmeno un musicista (e meno ancora un compositore), ma un dilettante di genio che si sporcò le mani con tutte le arti.
*Di una cosa però siamo certi: Samuel Butler era uno spirito bizzarro, prototipo del bastian contrario. Perché questo gentiluomo vittoriano, rispettabile, abbastanza benestante per gran parte della sua vita, giustamente diviso fra un'amante fissa di sesso femminile (che visitava ogni settimana, e a cui non rivelò il suo vero nome per almeno dieci anni), e giovani amici di sesso maschile cui versò regolarmente una pensione anche nei periodi in cui le sue condizioni finanziarie erano precarie (oltre ai vari sodali maschi cui dedicò la massima parte della sua attenzione devota durante gli anni più avanzati e la vecchiaia), trovava la sua verità interiore nell'opposizione. A tutto e a tutti.
===[[Lucia Drudi Demby]]===
*Figlio e nipote di ecclesiastici, destinato lui stesso alla carriera ecclesiastica e, da principio, mansuetamente disposto ad essa, Butler non si presenta con le stigmate folgoranti del genio, ma con la dura, pratica testardaggine dell'impiegato di banca. Quando si ribella e decide di cambiare radicalmente la propria vita, non lo fa per un richiamo invincibile, né per uno slancio ispirato, ma, per così dire, coi documenti alla mano, perché ha scoperto un piccolo particolare che certamente non funziona: cioè che, fra i suoi allievi, quelli che non hanno ricevuto il battesimo non sono né migliori né peggiori di coloro che lo hanno ricevuto. È una scoperta da nulla, di cui in seguito sorriderà egli stesso: ma è la chiave che gli svela la possibilità di mistificazione totale dell'ingranaggio in cui stava per essere inghiottito.
*Se l'opera creativa è soprattutto un modo di rappresentare e onorare il proprio Dio, ecco, dunque, il Dio di Samuel Butler, così vicino che basta, di nuovo, guardarsi allo specchio: è l'uomo individuale, meschino, pervertito, egocentrico, vile; senza anime da convertire né verità da fondare; pronto, nel regno furtivo della propria mente, ma anche in quello, non meno furtivo, della vita quotidiana, ad ogni blasfemia, ad ogni crimine, ad ogni ritrattazione, purché sia utile: ma che da quel crimine, da quella blasfemia, da quella ritrattazione rifugge non appena li riconosce inutili, vuoti e fragili quanto l'ipocrisia, il falso pietismo, e la giacca a doppio petto del conformismo.
*Siamo lontani, con Butler, dai deliri erotici di [[Algernon Swinburne|Swinburne]], dalla sensualità estetizzante di Pater, dall'eroico decadentismo di [[Oscar Wilde]]. Per Wilde, l'arte crea la vita; cioè l'atto scaturisce e acquista realtà solo dall'emozione creativa. Per Butler l'arte è deduttiva, e continuamente passata al vaglio della ragione. Si respira, nelle sue pagine, la lucida ironia di Voltaire; ma anche la riduzione antiromantica, la «fine del mondo» dataci, dopo più di mezzo secolo, da quel grande impiegato della poesia che fu [[T. S. Eliot]]. Con un processo analogo alla democratizzazione dell'immagine operata da Eliot, Butler svaluta, stinge, o addirittura dissolve in acido cloridrico le banconote di una civiltà che ancora, a molti, appariva gloriosamente ''in fieri'', o, comunque, drammaticamente vitale, e che a lui invece svela il suo aspetto spettrale. Sembra di veder venire avanti, dalle sue pagine, [[Franz Kafka]], le camere a gas, i cervelli elettronici, la morte nei frigoriferi, le antenne televisive, la moda dello ''zen'', il problema del tempo libero.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Samuel Butler, ''Alpi e Santuari. {{small|Viaggio curioso di un grande scrittore inglese tra valli, campanili e tradizioni}}'' (''Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino'', 1881), traduzione di Pier Francesco Gasparetto, Piemme, Casale Monferrato. IBAN 88-384-1657-5
*Samuel Butler, ''Così muore la carne'' (''The Way of All Flesh''), traduzione e prefazione di [[Enzo Giachino]], Einaudi, Torino, 1943.
*Samuel Butler, ''Dizionario dei luoghi non comuni'', a cura di [[Guido Almansi]] e Carla Maria Gnappi, Guanda, Parma, 1996. ISBN 88-7746-328-7
*Samuel Butler, ''Erewhon'', introduzione e traduzione di [[Lucia Drudi Demby]], Adelphi, Milano, 1975. ISBN 88-459-0388-5
*Samuel Butler, ''Il buon porto'' (''The Fair Haven''), traduzione di Guido Negretti, Nessun Dogma, Roma, 2017. ISBN 88-98602-30-8
*Samuel Butler, ''L'autrice dell'Odissea'' (''The Authoress of the Odyssey''), Robin, Torino, 2013 (2020). ISBN 88-6740-227-4
*Samuel Butler, ''Ritorno in Erewhon'' (''Erewhon Revisited'') in ''Erewhon e Ritorno in Erewhon'', introduzione e traduzione di Lucia Drudi Demby, Adelphi, Milano, 1975.
*{{en}} Samuel Butler, ''[https://www.google.it/books/edition/Further_Extracts_from_the_Note_books_of/zltaAAAAMAAJ Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler]'', scelti da A.T. Bartholomew, Jonathan Cape, Londra, 1934.
*{{en}} Samuel Butler, ''[https://www.gutenberg.org/files/6138/6138-h/6138-h.htm Life and Habit]'', prefazione di R. A. Streatfield, Jonathan Cape, Londra, 1924 (1880).
*{{en}} Samuel Butler, ''[https://www.gutenberg.org/cache/epub/6173/pg6173-images.html The Note-Books of Samuel Butler]'', selezionati e riadattati da Henry Festing Jones, A. C. Fifield, Londra, 1912.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Erewhon||(1872)}}
{{Pedia|L'autrice dell'Odissea||(1897)}}
{{Pedia|Così muore la carne||(1903)}}
{{DEFAULTSORT:Butler, Samuel}}
[[Categoria:Aforisti britannici]]
[[Categoria:Scrittori britannici]]
[[Categoria:Scrittori di fantascienza britannici]]
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2026-04-17T18:25:54Z
Udiki
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Annullata la modifica [[Special:Diff/1410851|1410851]] di [[Special:Contributions/BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|discussione]]) [[Aiuto:Fonti#Altre fonti indirette|"non si possono citare altre raccolte universali di citazioni presenti sul web"]]
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wikitext
text/x-wiki
{{nota disambigua|descrizione=l'omonimo poeta|titolo=[[Samuel Butler (poeta)]]}}
[[Immagine:SamuelErewhonButler.jpg|thumb|upright=1.4|Samuel Butler]]
'''Samuel Butler''' (1835 – 1902), scrittore inglese.
==''Alpi e santuari''==
===[[Incipit]]===
[[William Shakespeare|Shakespeare]] e [[Georg Friedrich Händel|Händel]] sono indubbiamente i due poeti che esercitano il fascino maggiore sugli inglesi – poiché in Händel sul musicista prevale il poeta, interprete e principe di tutte le condizioni umane e materiali. Certo, saranno stati in molti a sapere l'inglese come Shakespeare e altrettanti a conoscere la musica come Händel; forse [[Johann Sebastian Bach|Bach]], probabilmente [[Franz Joseph Haydn|Haydn]], certamente [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]], non meno di molti musicisti contemporanei, celebri e ignorati. Ma il [[poeta]] non possiede soltanto il sapere (la ''gnosis'') ma anche, e soprattutto, l{{'}}''agape'' che gli fa desiderare di impadronirsi del cuore degli uomini e lo sprona ad applicare il suo sapere fino alla riuscita. Händel non ha avuto rivali come osservatore di tutto quanto c'era da osservare, amante di tutto quanto c'era da amare, spregiatore di tutto quanto era sprezzabile, e quindi come poeta. Shakespeare amò molto, ma non saggiamente; Händel amò come Shakespeare, ma con maggiore saggezza. Händel è al di sopra di Shakespeare così come Shakespeare è al di sopra di tutti gli altri, eccetto lo stesso Händel; e non meno elevato, appassionato, tenero e ugualmente pieno di fuoco e di amore; non è meno universale della sua umana partecipazione, non meno maestro di espressione di Shakespeare, e nello stesso tempo di fibra più forte e robusta, più duttile, meno introspettiva. Gli [[Inghilterra|inglesi]] sono di razza talmente mista, inventiva, portata alle migrazioni, che per molte generazioni ancora dovranno per forza essere dubbiosi, quindi introspettivi. Se mai ottengono la libertà, la ottengono come Shakespeare «a caro prezzo», mentre Händel era «nato libero.» <!--pp. 15-16-->
===Citazioni===
*Non fui mai impressionato dal [[Passo del San Gottardo|San Gottardo]] come la volta di cui ho già parlato, quando lo attraversai d'inverno. Andammo in slitta da Hospenthal ad Airolo e mi ricordo di aver considerato che bella gente fossero i postiglioni e le guardie e gli uomini che aiutavano a caricare i bagagli sulle slitte: rudi forti e pieni di salute, come è logico attendere da una vita attiva all'aperto in un clima simile; inoltre erano uomini scelti perché la traversata invernale non è mai senza pericoli. (p. 23)
*Se consideriamo la tendenza di qualsiasi lingua, quando raggiunge un certo predominio, di soppiantare tutte le altre, e se guardiamo la carta del mondo considerando l'estensione ora in mano alle due nazioni di [[lingua inglese]], penso sia lecito [[profezie dai libri|profetizzare]] che la lingua nella quale è stato scritto questo libro sarà un giorno familiare alla maggior parte dei ticinesi quanto la propria. (p. 39)
*[[John Locke|Locke]] è stato molto lodato per il suo saggio sull'intelletto umano, ma penso che un saggio sull'umano fraintendimento sarebbe non meno importante e interessante. L'[[illusione]] è in una certa misura una delle cause principali, se non la principale, del progresso umano, però deve essere dosata. Vi si basa ogni speculazione abortiva, commerciale o filosofica, e per quanto si possa criticarla, ne siamo tutti debitori. (p. 42)
*Nessuno più di me odia l'ubriachezza, tuttavia sono convinto che l'intelletto umano deve in gran parte la sua superiorità su quello degli animali inferiori proprio allo stimolo che l'[[bevanda alcolica|alcol]] dà all'immaginazione – e l'[[immaginazione]] è poco più che un altro nome dell'illusione. (pp. 43-44)
*[...] fra un altro paio di secoli all'incirca, grandi ondate di cambiamenti si succederanno a più riprese nel giro di un'ora, o addirittura di un secondo, o di una frazione di secondo, finché passeranno inosservati come i mutamenti che subiamo negli stadi embrionali, o saranno avvertiti come vibrazioni. E andrebbe sicuramente così non fosse per un punto di frizione che interferisce fra teoria e pratica. Tale frizione è provocata in parte dal fatto che ogni rivoluzione disturba gli interessi acquisiti, e la cosa apparirebbe intollerabile quando gli uomini diventassero alternativamente milionari e pezzenti una volta ogni quindici giorni, – vivendo una settimana in un palazzo e quella seguente in un ospizio, e dovendo in continuazione vendere tutto all'asta quindi comperare una nuova casa e riammobiliarla e avanti così; – di conseguenza bisognerà ricorrere a qualche sistema artificiale per porre un limite alle [[invenzione|invenzioni]]. Inoltre, sebbene le invenzioni si moltiplichino in rapporto geometrico, tuttavia ve ne sono alcune che si moltiplicano più rapidamente delle altre, e la lentezza di una può impedire lo sviluppo di un'altra. Comunque, per quanto mi pare di capire, il tempo [[presente]] è praticamente per un uomo la sola epoca confortevole da viverci di tutte quelle che ci furono o che mai ci saranno. Il passato era troppo lento, il futuro sarà troppo rapido. (pp. 58-59)
*[...] mi sarebbe piaciuto essere stato cattolico in un paese cattolico e protestante in uno protestante. Evidentemente vi sono certe cose che, come la politica, sono troppo [[serietà|serie]] per essere prese sul serio. ''Surtout point de zéle''<ref>{{cfr}} [[w:Surtout pas trop de zèle|voce]] su Wikipedia.</ref> non è il motto di un cinico ma la conclusione di un uomo ragionevole; più ci sta a cuore qualcosa più dovremmo stare in guardia contro l'[[eccesso]] nei suoi confronti; dal fervore all'eccesso non c'è che un passo. Quando [[Paolo di Tarso|San Paolo]] disse che tutto era di tutti, inserì la punta di un cuneo senza indicare con un segno fino a dove farla penetrare. (p. 64)
*Che cos'è «una [[bugia|menzogna]]»? Se mi rivolgo a chiedere assistenza morale ai mie cugini, cioè gli animali inferiori, la cui natura genuina proclama quanto Dio ha loro inculcato con una immediatezza da cui dovremmo imparare, scopro che la [[pavoncella]] mente quando ci distoglie dai suoi piccoli fingendo di avere un'ala spezzata. Secondo voi, Dio è adirato per questa piccola deviazione dal sentiero della verità? O non sarà forse stato proprio Lui a suggerirle di dire il falso, e di dirlo a ragion veduta, senza scrupoli di coscienza, e non solo una volta, ma di farlo per abitudine tanto da diventare per sei settimane all'anno una bugiarda credibile, abituale e professionista? Io penso di sì. (p. 68)
*Una volta, in un pomeriggio estivo vidi in una lontana regione una di quelle [[orchidea|orchidee]] che si fanno un dovere di imitare un insetto con i loro petali. Predispongono questa finzione con tanta scaltrezza che i veri insetti, pensando si stia già saccheggiando il miele, passano via senza molestarli. Guardando con concentrazione e rimanendo ben immobile mi parve di udire un'orchidea fare questo discorso ai suoi nati che sentiva dentro di sé sebbene io non li vedessi. «Bambini miei» diceva «presto dovrò lasciarvi; pensate all'insetto, miei diletti, poiché questa è la verità; afferratevi a questo grande pensiero nel vostro cammino nella vita poiché è l'unica cosa indispensabile; se tanto ve ne dimenticate, siete perduti.» Più e più volte cantò questo ritornello con quell'esile voce prima che la lasciassi. Poi mi imbattei in alcune [[farfalla|farfalle]] il cui mestiere è di fingere di credere in tutte le verità vitali in cui dentro di sé non credono; e così fingono di essere un certo altro tipo di disgustose farfalle che nessun uccello mangerebbe mai a causa del loro odore disgustoso; queste furbacchione nascondono il loro profumo e raggiungono la vecchiaia in santa pace. (p. 69)
*L'uomo buono che non mente mai intenzionalmente a se stesso e non è mai scortese, può mentire e mentire e mentire finché vuole agli altri e non sarà mai bugiardo per nessuno: le sue [[verità e bugia|menzogne diventano verità]] nel momento in cui passano nelle orecchie di chi l'ascolta. Se uno inganna se stesso ed è scortese, la verità non dimora in lui, diventa falsità mentre è ancora nella sua bocca come le quaglie nel deserto del Sinai. (pp. 69-70)
*Malgrado tutto quanto è stato detto del Kent, del Surrey e del Sussex, non potemmo fare a meno di riflettere a quanto sia povera di quel cuscino adiposo rappresentato dai rilievi montani qualsiasi nazione se confrontata con l'[[Italia]]; [...]. (p. 90)
*Il santuario, sulla cima della montagna, è a circa 2800 piedi sul livello del mare, e 500 piedi circa sopra San Pietro. È impossibile immaginare una posizione più deliziosa di quella di San Pietro. [...] al di sopra di tutto ciò, si erge dominante la principale attrazione del luogo da cui è difficile distogliere lo sguardo – intendo dire il [[sacra di San Michele|santuario stesso di San Michele]]. Un disegno non è sufficiente a dare un'idea del luogo. La sua natura è propria di quegli spettacoli affascinanti come il pennacchio del Vesuvio o il Sacro Monte di Varese, che ti accaparrano l'attenzione escludendo ogni altra cosa in vista. Da ogni prospettiva risulta sempre sorprendente. (pp. 91-92)
*{{NDR|Sulla [[sacra di San Michele]]}} Le pietre all'interno sono tagliate con una cura e precisione tali che si direbbero vecchie di non più di cinquant'anni. All'esterno, invece, non fa meraviglia che il granito pur duro com'è, appaia alterato dal tempo specie quando si consideri quanto sia particolarmente esposto alle intemperie. Mi immagino, ancora una volta, come deve ululare quassù il vento in inverno e come deve infuriare la neve! Solo chi ha visto la neve cadere quando il terreno è a zero gradi, sa quanto sia penetrante. Come deve deporsi lievemente sui crani e sulle spalle degli scheletri. Immaginatevi un cupo crepuscolo di gennaio su questa scala dopo un'abbondante nevicata, quando i soffici fiocchi penetrati attraverso le numerose fessure si attaccano ai muri. O una scintillante notte invernale allorché la luna illumina gli scheletri ricoperti di neve. (p. 96)
*{{NDR|Sulla [[sacra di San Michele]]}} Per quanto riguarda l'affermazione che la chiesa sia di «stile gotico», direi invece che si tratta di un esempio estremamente bello di puro romanico dei primi anni dell'XI secolo. È vero che l'arco mediano dei tre che dividono la navata centrale da quelle laterali è a sesto acuto mentre gli altri due sono a tutto sesto, ma ciò è evidentemente dovuto alle necessità di economizzare spazio, più che mai prezioso in questo caso. Vi era infatti spazio sufficiente per due archi a tutto sesto, ma non abbastanza per tre, così fu deciso di ridurre leggermente l'arco centrale. Si tratta di un arco senza chiave di volta, formato semplicemente da due segmenti di cerchio appoggiati l'uno contro l'altro. Non si tratta certamente di un arco gotico, bensì romanico, modificato in modo insolito essendo stato costruito in condizioni insolite. (pp. 100-101)
*[...] sono le [[pianta|piante]] a essere gli eretici e non noi. Non c'è dubbio su questo punto; siamo perciò perfettamente giustificati a divorarle. Il nostro è il credo originale e ortodosso, poiché il protoplasma è molto più animale che vegetale; è molto più giusto dure che le piante sono derivate dagli animali che non gli animali dalle piante. Tuttavia, come molti altri eretici, le piante hanno prosperato bene. Ce ne sono moltissime in giro e per quanto riguarda la bellezza, se non l'ingegno – di genere limitato ma sempre ingegno – è difficile dire se sia il regno animale ad avere il vantaggio. La visuale delle piante è molto limitata; i dissenzienti sono di vista corta; ma entro i loro confini conoscono abbastanza bene i particolari dei loro affari, come se avessero un sistema di rendiconto ben calibrato che li tiene al corrente della loro posizione. È vero che vengono mangiati; mangiarli è il nostro sistema di convertirli; [[alimentazione|mangiare]] è solamente un sistema violento di fare del proselitismo e delle conversioni; e noi li convertiamo – in sostanza animale, secondo il nostro modo di pensare. Ma anche gli animali vengono mangiati. Si convertono a vicenda quasi come a loro volta convertono le piante. E non appena un animale è morto viene riconvertito da una pianta. (p. 150)
*Le differenze economiche creano delle differenze specifiche che rendono gli appartenenti alle due categorie più o meno sospettosi reciprocamente, e raramente produttiva ''inter se''. L'operaio agiato può aiutare i suoi amici più poveri meglio di quanto possiamo farlo noi e una persona colta con denaro d'avanzo può impiegarlo meglio aiutando gente povera ma istruita che non coloro che sono più propriamente chiamati poveri. Fino a che il mondo progredisce sono inevitabili cospicue differenze di classe; la fine di questo stato di cose sarà il segno che è stato raggiunto l'equilibrio. Allora la civiltà umana diventerà immutabile come quella delle api o delle formiche. Qualcuno dirà che quando ciò avverrà sarà molto triste, altri che sarà una buona cosa; in realtà va bene per entrambi, poiché il progresso e l'equilibrio hanno ciascuno vantaggi e svantaggi che rendono impossibile stabilire quale dei due sia migliore; in entrambi i casi il lato positivo supera di gran lunga quello negativo, dal momento che la maggioranza delle persone sarà soddisfatta e non verrà vivere in nessun'altra condizione. (p. 192)
*La passeggiata che da Mesocco va a San Bernardino è deliziosa; richiede all'incirca tre ore. In quanto a pendii erbosi e fiori non ne conosco una migliore soprattutto da [[Pian San Giacomo|San Giacomo]] in avanti. Nei boschi sopra San Giacomo ci sono degli orsi, o perlomeno vi erano lo scorso anno. (p. 217)
*[[San Bernardino (Mesocco)|San Bernardino]], a 5.500 piedi sul livello del mare, mi ha entusiasmato meno di Mesocco, ma vi sono alcuni begli angolini. Il migliore albergo è l'Hotel Brocco. Il paese si trova un paio d'ore al di sotto del passo; la strada che lo raggiunge è gradevole. In molti posti si può ancora vedere la vecchia strada romana tuttora conservata molto bene in certi punti. San Bernardino è una località termale alla moda per la sua sorgente di acqua ferruginosa. Spesso durante l'estate ospita dalle due alle tremila persone, soprattutto della zona del Lago Maggiore, molte anche di Milano. (pp. 217-218)
*{{NDR|Su [[Verdabbio]]}} Ci sono bei posti vicino alla chiesa di questo paese e curiosi affreschi moderni su un'osteria situata un po' discosta dalla strada, ma non c'è alloggio. (p. 218)
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - From San Nicolao, Mendrisio - 96 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.4|''Da San Nicolao, Mendrisio'' (S. Butler, 1876)]]
*La zona di [[Mendrisio]], o, come è chiamata, il «Mendrisiotto», è splendida. Si dovrebbe stabilire Mendrisio come quartier generale: c'è un ottimo albergo, l'hotel Mendrisio, tenuto dalla Signora Pasta, insuperabile per le comodità e per tutto quanto rende piacevole il soggiorno in un albergo. Non ho mai visto casa sistemata più perfettamente; persino nei giorni più caldi ho sempre trovato le stanze fresche e arieggiate, e le notti mai opprimenti. Il segreto, in parte, consiste forse nel fatto che Mendrisio sorge più alto di quanto non sembri e l'albergo, situato sul pendio del colle, vi riceve tutta la brezza. (pp. 222-223)
*Come tutti sanno, [[Locarno]] è una bella città. Sia l'Hotel Locarno sia l'Hotel della Corona sono buoni, ma quest'ultimo mi pare meno caro. Al ''castello'' c'è un affresco della Madonna attribuito, e credo giustamente, a [[Bernardino Luini]], e nel cimitero fuori della città ci sono alcuni antichi affreschi della seconda metà del XV secolo molto interessanti, anche se in condizioni pietose. [...] La grande attrattiva di Locarno, comunque, è il Sacro Monte che si erge più in alto rispetto alla città. (p. 262)
*{{NDR|Sul [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|santuario della Madonna del Sasso]]}} Salendo lungo il cammino più ripido e scosceso, si può vedere l'orto dei frati, un piccolo paradiso con viti, alveari, cipolle, insalate, cavoli, calendole per colorare il ''risotto'' e un'aiuola di lussureggianti piante di tabacco. Tra il fogliame qua e là compare la corpulenta figura di un frate con un cappello di paglia in testa. (p. 263)
*{{NDR|Sul [[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)|santuario della Madonna del Sasso]]}} La chiesa in sé non ha nulla di notevole, ma contiene la più bella raccolta di ex voto di qualsiasi chiesa che io conosca ad eccezione di quella [[Santuario di Oropa|di Oropa]]; c'è anche un dipinto italiano moderno, una «Sepoltura» del [[Antonio Ciseri|Ciseri]] che è molto ammirata, non da me però, trattandosi di un dipinto accademico.<br>Molto bello è il chiostro che dà sul lago. Nel cortiletto sotto, a sua volta molto bello, c'è una cappella che raffigura l'Ultima Cena con statue dipinte in grandezza naturale come a Varallo molto commoventi e un affresco (?) nello sfondo che bisognerebbe poter esaminare bene ma la cappella è così buia che è più facile dirlo che farlo. (pp. 263-264)
===[[Explicit]]===
Dopo pochi giorni a Fusio, Guglielmoni ci guidò a Faido nella Val Levantina attraverso il valico che ancora non avevamo fatto, quello che passa tra il lago di Naret e Bedretto. Da Faido ce ne tornammo a casa. Senza più guardare nulla tra la vetta del San Gottardo e Boulogne, né provare altro interesse per la vita finché non scorgemmo all'orizzonte le scogliere della vecchia Inghilterra cariche di scienza, di arte, di cultura, e di tè pomeridiani. <!--p. 295-->
===Citazioni su ''Alpi e santuari''===
*Il buon pastore scende per Val Levantina e visita i santuari di Campiogna, di Primadengo, Dalpe, Prato, Rossura, Tengia, Calònico, Giòrnlco... Su e giù per greppi e per mulattiere, sempre a piedi, solo in compagnia di qualche alpigiano osserva, descrive: ogni tanto colpito dal suono di una campana o dall'accento musicale di un paesaggio butta giù quattro note per rendere i. suo stato d'animo in quel momento. Ma più spesso disegna: una balza, una chiesa, un paesello. Il libro è pieno di questi suoi schizzi a matita precisi, ariosi. Poi se gli viene a tiro un'idea geniale, ecco una bella pagina dove l'unghia del darwinista, dal capovolgitore di valori lascia qua e là segni acri e potenti. Se ne potrebbero stralciare parecchie dal volume di queste geniali conclusioni. ([[Carlo Linati]])
==''Così muore la carne''==
[[File:Portrait of Samuel Butler.jpg|thumb|upright=1.2|Ritratto di Samuel Butler]]
===[[Incipit]]===
Quando ero un ragazzo, al principio di questo secolo, ricordo che incontravo sovente un vecchio in calzoni corti e calze di lana, il quale, appoggiandosi a un bastone, andava in giro zoppicando per le strade del villaggio. Verso il 1807 doveva essere sugli ottanta, e prima di allora non credo di ricordarmelo, perché sono nato nel 1802. Qualche ciocca di capelli bianchi che gli pendeva sulle orecchie, spalle curve e ginocchia deboli, eppure ancora in gamba e tenuto in grande rispetto dal nostro piccolo mondo di Paleham. Era il signor Pontifex.
===Citazioni===
*[...] si deve giudicare la gente non tanto da quel che fa, quanto dalle possibilità che mostra di possedere. Se uno ha fatto tanto, sia in pittura che in musica, o nei comuni affari della vita, da riuscire a persuadermi che posso fidarmi di lui in qualsiasi contingenza, quegli ha fatto abbastanza. Non è da ciò che un uomo è stato capace di dipingere su una tela, né dagli altri che, per così dire, ha dipinto sulla tela della propria vita, che io voglio giudicarlo, ma piuttosto da quelle che sono state le sue intenzioni, i suoi scopi. Se riesce a persuadermi che ha trovato nobili le cose che io reputo nobili, non chiedo altro: la sua grammatica può essere imperfetta, eppure io lo capisco, in una parola ci si intende. (cap. I; p. 6)
*È molto meglio [[conoscenza|sapere]] troppo poco piuttosto che troppo. Chi sa troppo poco viene condannato, ma chi sa troppo odiato, non appena la gente sia obbligata a seguirlo. (cap. V; p. 21)
*Per la maggior parte degli uomini è assai più facile sopportare con equanimità le [[disgrazia|disgrazie]], purché capitino gradualmente, che non grandi [[ricchezza|ricchezze]], raggiunte in una sola generazione. (cap. V; p. 21)
*Noi sappiamo così bene che cosa facciamo e perché lo facciamo, non è vero? Ma io penso ci sia un buon nocciolo di verità nella recente teoria che sostiene che sono i pensieri meno consci e le meno {{sic|conscie}} azioni che più delle altre modellano la nostra vita e la vita dei nostri figli. (cap. V; p. 24)
*I [[bambino|bambini]] posseggono la meravigliosa facoltà di morire o di adattarsi all'ambiente. Anche quando sono infelici – e profondamente infelici – stupisce la facilità con la quale si può loro impedire che se ne accorgano, o per lo meno che attribuiscano tale infelicità ad altre cause che non ai loro peccati. (cap. VI; p. 28)
*A me pare che la [[giovinezza]] sia come la [[primavera]], stagione troppo vantata – deliziosa quando s'abbia fortuna d'imbroccare bene, ma in realtà difficile ad incontrare e in genere memorabile più per venti maligni che per dolci brezze. (cap. VI; p. 29)
*L'[[autunno]] è la più dolce stagione, e la mancanza dei fiori è più che compensata dai frutti. (cap. VI; p. 29)
*È vero che in [[senilità|vecchiaia]] si vive sotto l'ombra della morte, la quale, come una spada di Damocle, può piombarci sopra ad ogni istante; ma si è già trovato tante volte che, nella vita, la paura è maggiore del male, che si è ormai diventati come la gente che vive ai piedi del Vesuvio, e si accetta il rischio senza timori eccessivi. (cap. VI; p. 29)
*Se un vero amore non ha mai placido corso, quando non si miri che al [[matrimonio]], a volte, tutto va bene. (cap. XI; p. 46)
*Gli [[innamoramento|innamorati]] sono come l'alba e il tramonto: non c'è giorno che ne sia privo, ma è ben difficile poterli scorgere. (cap. XI; p. 49)
*Se in simili casi fosse possibile tradurre le emozioni in cifre, sono sicuro che si troverebbe che si soffre assai più nelle strade che partono dalla chiesa di S. Giorgio in [[Hanover Square]], che non nelle celle dei condannati di Newgate. In nessun'altra occasione ''la figlia della morte'', come la chiamano gli italiani, stringe più crudelmente tra le sue cruente dita il cuore di un uomo, come durante la prima mezz'ora che egli trascorre da solo con la [[matrimonio|donna sposata]], ma non mai sinceramente amata. (cap. XIII; p. 56)
*Se chi si trova in una posizione difficile riesce a compiere il primo passo ragionevole che la ragione sappia indicargli, troverà sempre molto più facile compiere il secondo. (cap. XIII; p. 57)
*L'[[opera d'arte|opera]] di ogni uomo, si tratti di letteratura di musica di pittura di architettura o di qualsiasi altra arte, è sempre un [[autoritratto]], e più uno cerca di nascondersi, più chiaramente rivela suo malgrado le proprie caratteristiche. (cap. XIV; p. 63)
*[...] sarebbe stata ugualmente orripilata a sentire qualcuno che dubitava della [[cristianesimo|religione cristiana]] o a vedere qualche altro che la metteva in pratica. (cap. XV; p. 66)
*Invero penso non ci sia [[foglia]] che, ingiallendo di autunno, smetta di interessarsi della linfa e di annoiare con lunghe lamentele e rimbrotti l'albero che l'ha messa al mondo. Mi pare proprio che la natura, se ci tenesse anche poco, potrebbe compiere il suo lavoro in modo meno noioso. Perché mai dovrebbero le generazioni successive sconfinare l'una nell'altra? Perché non potremmo venire collocati, sotto forma di uova, in tante piccole celle pulite, con avvolte intorno dieci o ventimila sterline a testa, in buoni della Banca d'Inghilterra, e svegliarci poi come fa la vespa ''sphex'', che trova papà e mamma non solo le hanno lasciato a portata di mano di che cibarsi in abbondanza, ma che sono già stati mangiati da qualche passero, prima che lei incominciasse ad aver coscienza della sua vita individuale? (cap. XVIII; pp. 81-82)
*Tutti gli [[animale|animali]], eccetto l'[[uomo]], sanno che il [[scopo della vita|principale dovere in questa vita]] è di goderla, ed essi infatti la godono, quanto l'uomo e le altre circostanze permettono loro. (cap. XIX; p. 84)
*Per essere utile una [[virtù]] deve, come l'oro, essere amalgamata con qualche metallo più comune e più solido. (cap. XIX; p. 86)
*La gente è usa separare [[vizio e virtù]], quasi fossero due cose che nulla hanno in comune. Ma non è così. Non c'è virtù utile che non abbia una parte di vizio; non c'è forse vizio, il quale non possegga una traccia di virtù; virtù e vizio sono come vita e morte, spirito e materia, cose che non possono esistere se non determinate dai loro opposti. (cap. XIX; p. 86)
*Che il vizio rispetti la virtù è notorio; noi chiamiamo questo rispetto [[ipocrisia]]. Ma dovrebbe esserci qualche parola per indicare il rispetto che la virtù non di rado mostra, o ad ogni modo farebbe bene a mostrare per il vizio. (cap. XIX; p. 86)
*Il [[piacere]], dopo tutto, è guida più sicura che non la giustizia o il dovere.<ref group="fonte" name=LXXXVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 88.</ref> (cap. XIX; p. 87)
*La principale ragione per cui la casa di un [[prete]] è generalmente infelice risiede nel fatto che il prete vive troppo spesso a casa, o vicino a casa. Il dottore passa metà del giorno a visitare gli infermi; gli avvocati e i commercianti hanno ufficio fuori di casa; ma il prete non ha uno speciale compito che gli garantisca che egli se ne starà via per molte ore e in determinati periodi. (cap. XXIV; p. 103)
*Le persone [[intelligenza|intelligenti]] si sbarazzano di quasi tutto ciò che deve perire durante la loro stessa vita. Un [[trentacinquenne|uomo di trentacinque anni]] non dovrebbe rimpiangere di non aver avuto un'[[infanzia]] felice, più di quanto non rimpianga di non essere nato principe reale. Sarebbe forse più felice se avesse avuto un'infanzia fortunata, ma, per quanto ne può sapere lui, se l'avesse avuta, sarebbe potuta capitargli qualche disgrazia, che l'avrebbe ucciso molto tempo prima. (cap. XXIV; p. 104)
*A me sembra che quelli che sono [[felicità|felici]] in questo mondo siano in genere migliori e più amabili degli infelici; e così, nel caso di una Resurrezione e Giudizio Universale, è assai probabile che essi appunto saranno stimati degni di un posto nel Paradiso. (cap. XXVI; p. 109)
*Tutti si aspettano che il prete sia una specie di domenica umana. Egli non può fare ciò che sarebbe peccato veniale per a gente da giorno feriale. Viene infatti pagato perché conduca una vita più austera degli altri, è questa la sua ''raison d'être'', e se i parrocchiani vedono che egli si comporta in tal modo, approvano perché possono ritenerlo il loro contributo a ciò che considerano una vita santa. È per questo che il prete viene spesso chiamato «vicario», dovendo la sua pietà far le veci della pietà delle sue pecorelle. (cap. XXVI; p. 110)
*[...] un ecclesiastico non può quasi mai permettersi di guardare le cose come sono in realtà. La sua professione lo obbliga a sostenere un partito; gli è dunque impossibile esaminare senza preconcetti il parere opposto. (cap. XXVI; p. 110)
*In questo mondo [[gli uomini si dividono in due categorie|ci sono due classi di persone]]: quelle che [[peccato|peccano]] e quelle contro cui si pecca. Se si deve appartenere ad una delle due classi, molto meglio la prima che non la seconda. (cap. XXVI; p. 111)
*È possibile fare del bene a qualcuno, quando si eccettui nominarlo erede universale e morire subito dopo? Non deve forse ciascuno occuparsi della propria felicità, e il mondo non andrebbe meglio se ognuno pensasse ai propri affari e lasciasse che gli altri pensassero ai loro? (cap. XXXIII; p. 137)
*La [[vita]] non è una corsa all'asino, dove ognuno corre sull'asino del vicino ed è l'ultimo arrivato quello che vince; [...]. (cap. XXXIII; p. 137)
*Nessun [[ragazzo]] può resistere, quando gli venga offerto un buon pranzo da una donna gentile e ancor bella. Sotto questo aspetto i ragazzi sono assai simili a dei cagnolini: getta loro un osso ed essi diventano subito amici. (cap. XXXIII; p. 140)
*Il vantaggio di incaricarsi dei propri [[complimento|complimenti]] è che si possono sempre avere della forma e qualità che si desidera. (cap. XXXIV; p. 144)
*[...] il bugiardo migliore è quello che sa tirare il maggior partito dalla più piccola menzogna, che se ne serve con molta cautela, e non la spreca quando non ve n'è bisogno.<ref group="fonte" name=LXII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 62.</ref> (cap. XXXIX; p. 167)
*È abbastanza difficile sapere se si è [[felicità e infelicità|felici o infelici]] nel presente; molto più difficile paragonare la relativa felicità o infelicità nei diversi periodi della propria vita. Il maggior grado di approssimazione cui si possa giungere è di dire che si è abbastanza felici, quando non si è obbligati ad ammettere che si è infelici. (cap. XLV; p. 194)
*Tutte le signorine sono o molto belle, o molto intelligenti, o molto dolci; possono scegliere la categoria che preferiscono, ma di qui non si scappa: una di queste tre la devono scegliere. (cap. XLVIII; p. 212)
*In tutta la Bibbia non c'è una parola che proibisca il [[tabagismo|tabacco]]. È ben vero che allora non era stato ancora scoperto, e che forse era stato risparmiato per nessuna altra causa se non per quella. Perché, mentre possiamo immaginare San Paolo e persino Nostro Signore che bevono una tazza di tè, impossibile immaginarli che fumano la sigaretta o la pipa. (cap. L; pp. 223-4)
*Ma ad Ernesto pareva che la [[religione]] non fosse compatibile con le mezze misure o anche solo con i compromessi. (cap. LI; pp. 227-228)
*Gli [[embrione|embrioni]], ad ogni fase dello sviluppo, pensano d'aver raggiunto la sola condizione che veramente si addica loro. Questa, pensano, deve certo essere l'ultima metamorfosi, tanto più che per porvi fine si dovrebbe ricevere una scossa così forte che nulla potrebbe sopravvivere. Ogni cambiamento è una scossa: ogni scossa in sé una morte. E ciò che noi chiamiamo [[morte]] non è altro che una scossa abbastanza forte da distruggere il passato e il presente come affini tra loro. In altre parole, la morte non è che la constatazione che la differenza tra il passato e il presente è maggiore della somiglianza, sì che non è più possibile chiamare la seconda fase una continuazione della prima e ci costa meno fatica crederla qualcosa che decidiamo di considerare nuova. (cap. LIII; p. 236)
*Un uomo può sopportare l'annunzio che deve subire una grave operazione chirurgica, o che ha una malattia che tra poco lo ucciderà, o che rimarrà invalido o cieco per il resto della vita. Per quanto tremende queste notizie, pure non sembra che atterriscano il maggior numero degli uomini, ed anzi molti vanno abbastanza tranquilli persino al patibolo. Ma anche i più forti tremano per la rovina finanziaria, e quanto migliori essi sono, più completo in genere è il loro collasso. Infatti il risultato più frequente dei rovesci finanziari è il suicidio, a cui ben di rado si ricorre per sofferenze fisiche. (cap. LXVI; p. 289)
*Ci sono orfanotrofi [...] per i bambini che hanno perduto i [[genitore|genitori]]. Perché, oh perché, non ci sono rifugi per gli adulti che non li hanno ancora perduti? (cap. LXVII; p. 296)
*Una [[rosa (fiore)|rosa]] cessa forse d'essere una rosa, perché ignora il proprio nome? (cap. LXVIII; p. 297)
*Col lento passare dei giorni giunse a capire che il [[Cristianesimo]] e la negazione del Cristianesimo dopo tutto si equivalevano, come spesso fanno gli opposti. Il dissidio era tra i nomi, non tra l'essenza delle cose: in realtà la Chiesa Cattolica, la Chiesa Anglicana e il libero pensiero hanno gli stessi ideali e si incontrano sul terreno dell'educazione: il più perfetto santo è la persona meglio educata. Poi giunse a capire quanto poco importasse la [[fede]] professata, fosse religione, fosse irreligione, purché la si seguisse con caritevole con caritatevole incoerenza, senza voler giungere ad assurde conclusioni. Il pericolo risiede nell'intransigenza con cui si segue un dogma; non nel [[dogma]] o nella sua mancanza.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 100.</ref> (cap. LXVIII; p. 300)
*Durante tutta la nostra [[vita]], ogni giorno, ogni ora, siamo sempre impegnati in questo processo di accomodare la nostra personalità mutata o immutata agli elementi mutati o immutati dell'ambiente. La vita infatti non consiste in altro se non in questo processo di accomodamento: quando non lo copiamo bene siamo stupidi, quando non lo compiamo affatto pazzi, quando lo sospendiamo temporaneamente addormentati, quando vi rinunziamo del tutto morti. In una vita quieta, priva di eventi, i cambiamenti interni ed esterni sono così insignificanti che il processo di fusione e messa a fuoco non costa quasi sforzo alcuno; in altre vite si deve compiere un grande sforzo ma si giunge anche a brillanti risultati; infine in altre un grande sforzo non viene seguito che da risultati insignificanti. Una vita sarà più o meno riuscita a seconda che la facoltà di accomodamento è uguale o inferiore allo sforzo richiesto per fondere ed accordare cambiamento interno ed esterno. (cap. LXIX; p. 305)
*Alcuni sono così fortunati da incontrare pochi [[ostacolo|ostacoli]]; altri così abili da riuscire a superarli; ma nella maggior parte dei casi la gente per salvarsi, deve passare attraverso la prova del fuoco. (cap. LXXII; p. 320)
*Una casa vuota è come un cane randagio o un cadavere. La corruzione subito vi si infiltra da ogni parte, e ciò che la muffa e il vento e le intemperie risparmiano, vien distrutto dai monelli della strada. (cap. LXXII; p. 320)
*Le [[amicizia|amicizie]] di un uomo, come il testamento, sono infirmate non solo dal suo matrimonio, ma anche da quello dei suoi amici. (cap. LXXV; p. 337)
*Uno sbalzo troppo violento dalla cattiva alla buona [[fortuna]] è dannoso quanto uno sbalzo dalla buona alla cattiva; inoltre la [[povertà]] è una condizione molto pericolosa, uno stato di vita quasi embrionale, attraverso il quale è meglio passare se si vogliono mantenere sicuramente gli ulteriori sviluppi, ma che, come il morbillo o la scarlattina, è meglio avere in forma benigna e guarire il più presto possibile. (cap. LXXVIII; pp. 348-9)
*Un giorno gli feci notare come la misera ricompensa concessa da Dio a quanti si dedicano alle ricerche più serie, dovrebbe provare a sufficienza che egli le disapprova, o almeno le tiene in così scarso conto da non volerle incoraggiare.<br>Mi rispose: – Oh, non parlare di ricompense. [[John Milton|Milton]] per il ''[[John Milton#Paradiso perduto|Paradiso Perduto]]'' ha ricevuto cinque sterline.<br>– Cinque sterline di troppo, – replicai subito. – Io stesso gliene avrei dato il doppio, perché non l'avesse mai scritto. (cap. LXXXI; p. 364)
*Io sono un Ismaele, per istinto come per circostanze, ma se non frequento la società sarò meno vulnerabile di quanto non lo sia in genere un Ismaele. Il momento in cui un uomo va in società, si trova esposto da ogni lato. (cap. LXXXIV; p. 389)
*Quando si passa nella chiave di do diesis [...] ci si trova come una signora che viaggi da sola sulla metropolitana, e si accorge tutto ad un tratto di essere a Shepherd's Bush senza sapere con precisione dove vuole andare. (cap. LXXXV; p. 408)
===[[Explicit]]===
In politica è conservatore, per quanto riguarda il suo voto e i suoi interessi materiali: in ogni altro campo, un radicale avanzato. Suo padre e suo nonno, con ogni probabilità, capirebbero il suo stato mentale come capivano il cinese, ma quanti lo conoscono intimamente non credo che lo vorrebbero molto diverso da come egli è.
===Citazioni su ''Così muore la carne''===
*Il libro di Samuel Butler si può classificare fra i ''Bildungsroman'', in quanto segue la formazione di una coscienza individuale; ma in realtà la maturazione del personaggio consiste soprattutto nella sua emancipazione dalla tirannide paterna, attraverso tappe lente e strazianti. Ma a rendere straordinario il romanzo di Butler nel panorama vittoriano più ancora dei motivati sberleffi contro certe idee correnti, ai quali va certo attribuita la mancata pubblicazione, è l'ampiezza del tentativo operato dall'autore onde capire i perché. Verso la fine del racconto, quando scopre incrinata la propria fede nel cristianesimo, Ernest si mette a cercare altre spiegazioni, e desiste solo dopo essersi reso conto che perfino Euclide, l'uomo più logico mai esistito, ebbe bisogno di porre dei postulati non dimostrabili. ([[Masolino D'Amico]])
*La realtà che il Butler descrive è apparsa così esosa e gretta che due aspre critiche si sono appuntate contro di lui. La prima riguarda l'uomo e si è chiesto con {{sic|maraviglia}}, ed anche con sdegnò, come un. figlio abbia potuto, dopo aver offeso i sentimenti religiosi del padre e di tutta la parentela ed aver tradito tutto quello che essi si attendevano da lui, divertirsi a farne una beffa oltraggiosa e spietata. La seconda critica riguarda l'artista, di cui si sono negati i meriti, appunto per la soverchia rispondenza del suo racconto alla realtà. Butler – si è detto – non ha fatto che copiare e fotografare dal vero e i suoi meriti di romanziere non esistono. A questa seconda accusa ha ben risposto anche recentemente Orlo Williams, dimostrando come il Butler, anche copiando dal vero, abbia rivissuto la realtà e tratto dal suo genio il fuoco necessario a fonderla e a riplasmarla. Quanto alla prima accusa, essa è ancora e sarà per molto tempo argomento di aspre polemiche, ma chi comprende l'importanza della requisitoria antifamiliare del Butler e ne sente tutto il valore d'arte sarà sempre pronto ad ammettere che il grande scrittore si è assolto magnificamente della colpa dell'uomo. ([[Aldo Sorani]])
*Samuel Butler fu uno scrittore assai originale, con lampi ed estri di genio alternati a qualche incoerenza. Lo riconobbe egli stesso, come dimostra la descrizione dell'attività letteraria del suo Ernest: brillante a tratti, con puntigli e idiosincrasie, tale da incuriosire i lettori e, spesso, da respingerli, mettendoli vagamente a disagio con l'episodico affiorare di una punta di follia. Ma almeno in ''Così muore la carne'', Butler raggiunse la grandezza. Pochi altri libri riescono a trasmettere il senso di un'epoca, di un'atmosfera, con un paragonabile impasto di passione personale e di distacco obbiettivo, di sarcasmo e di penetrazione psicologica. ([[Masolino D'Amico]])
====[[Enzo Giachino]]====
*Certo non conosciamo altra opera che più di questa {{sic|repugni}} al tempo in cui nacque, e nell'aura decorosa e pudibonda dell'ottimismo vittoriano essa ci appare il primo importante e coraggioso annunzio della reazione successiva. Infatti lo [[George Bernard Shaw|Shaw]] – che di quella reazione doveva essere uno degli esponenti maggiori – non tardò a richiamarsi al Butler e a proclamarlo il suo maggiore maestro inglese.
*Composto secondo i modi di una velata autobiografia – tanto più aderente e precisa in quanto la libertà della finzione romanzesca permette di adeguare le vicende esterne all'intimo svolgersi dei motivi e di essere sempre a fuoco – il libro narra la storia di Ernesto Pontifex, o se vogliamo di Samuel Butler, che nato in un ambiente cui la sua natura {{sic|repugna}} per istinto, attraverso lunghi e dolorosi errori, deve aprirsi un varco verso la vera vita, che il cuore confusamente gli promette, ma che egli ignora a tal punto da giungere, in certi attimi di scoramento, a dubitare che esista.
*Ma per indicare tutti i motivi che rendono importante questo libro dobbiamo uscire dal campo strettamente letterario. In esso infatti troviamo tracciata una storia di alcune delle principali ideologie inglesi dell'ottocento e – cosa anche più importante – fissato con grande chiarezza quello che fu tra i motivi fondamentali della vita ottocentesca: la ricerca continua e sovente affannosa di una fede, in grado di sostituire la religione tradizionale che rapidamente si ritirava, lasciando allo scoperto zone sempre più vaste della società, e di conseguenza l'ingenua fiducia accordata a ogni nuova teoria, la quale non tardava ad abbandonare i precisi limiti scientifici per confondersi in un alone religioso – fenomeno questo che può oggi spiegare la rapida fortuna e l'ancor più rapida decadenza di tante di quelle teorie.
==''Erewhon''==
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Interior of the Artist's Study at 15 Clifford’s Inn, London - 77 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Interno dello studio di un artista'' (S. Butler, 1865)]]
===[[Incipit]]===
Il lettore mi perdonerà se non dirò nulla dei miei precedenti della mia vita né delle circostanze che mi portarono ad abbandonare il mio paese d'origine; il racconto annoierebbe lui e sarebbe penoso per me. Basti sapere che lasciai la patria con l'intenzione di recarmi in una nuova colonia britannica e di trovare là, o forse anche di comprare, un pezzo di terra non coltivato, adatto all'allevamento del bestiame e delle pecore: pensavo così di potermi arricchire più rapidamente che in Inghilterra.<br>Si vedrà come non riuscii nel mio progetto, e come, nonostante le cose nuove e inusitate in cui mi imbattei, fui incapace di ricavarne il minimo vantaggio pecuniario.
===Citazioni===
*Conducevo una vita monotona, ma molto sana; e quando uno sta bene non si cura gran che del resto. (cap. I, p. 6)
*Ora, nel ricordarlo, provo un piacere immenso: ma in quel momento non ci facevo caso. Quando siamo [[felicità e infelicità|felici]] non ne abbiamo quasi mai coscienza. E in un certo senso questo è un male, ma è anche un bene: perché se l'avessimo, dovremmo forse essere più coscienti della nostra [[felicità e infelicità|infelicità]]; e spesso ho pensato che noi siamo egualmente ignari dell'uno come dell'altro stato. Chi ha scritto «O fortunatos nimium sua si bona nôrint agricolas,» avrebbe potuto scrivere altrettanto giustamente, «O infortunatos nimium sua si mala nôrint»; e non pochi di noi trovano una difesa contro il dolore più vivo proprio nella incapacità di vedere ciò che hanno fatto, ciò che stanno soffrendo; e ciò che veramente sono. Si deve essere grati allo specchio perché ci rivela solo la nostra apparenza. (cap. III, p. 16)
*Le [[esplorazione|esplorazioni]] sono stupende prima di farle e dopo averle fatte, ma tutt'altro che comode mentre si fanno. A meno che non siano talmente facili che non possano neanche chiamarsi tali. (cap. IV, p. 27)
*Appena rimasi solo, cercai di riflettere sulle parole del mio insegnante, ma non riuscii a trarne alcuna conclusione, se non che rilevavano una perversità morale maggiore di quanto avessi mai potuto pensare. E questo mi affliggeva, perché non tollero di aver rapporti stretti con gente che non la pensa come me. (cap. IX, p. 62)
*Alcuni dei miei visitatori avevano ricevuto un'ottima educazione nelle Scuole dell'Irragionevolezza, e ottenuto i massimi diplomi in ipotetica, che è la base dei loro studi. (cap. IX, p. 65)
*Chi ha un minimo di rispetto per se stesso non stringe mai un rapporto di amicizia alla pari con chi ha meno fortuna di lui per nascita, salute, denaro, bellezza, e così via. Non è naturale, ma addirittura auspicabile, per qualsiasi tipo di società umana o animale, che chi ha fortuna provi ripugnanza e persino disgusto per gli infelici, o comunque per le vittime di sciagure eccezionali e particolarmente gravi. (cap. X, p. 73)
*Perché la proprietà ''è'' un furto; ma, quand'è così, siamo tutti ladri, di fatto o nelle interazioni, e abbiamo perciò ritenuto necessario organizzare i nostri furti come abbiamo organizzato la nostra lussuria e il nostro sistema vendicativo. Proprietà, matrimonio, legge; la [[regola]] e le convenzioni sono per l'istinto come il letto per un fiume; e guai a colui che indebolisce gli argini mentre l'acqua del fiume scorre. (cap. XII, p. 90)
*Ma l'argomento principale dei progressisti è di natura economica, in quanto sanno che facendo appello alle [[tasca|tasche]] invece che al [[cervello]] dei cittadini raggiungeranno prima il loro scopo: perché nelle tasche, di solito, la gente ha qualcosa di suo, mentre nel cervello ha più che altro roba presa in prestito o rubata. (cap. XII, p. 95)
*È qui che quasi tutte le [[religione|religioni]] errano. I loro preti vogliono farci credere di conoscere il mondo invisibile più di quanto possa mai conoscerlo chi è ancora accecato dal visibile, dimenticando che, se negare l'esistenza di un regno invisibile è male, ancora peggio è fingere di sapere qualcosa di più del mero fatto che esiste. (cap. XV, pp. 118-119)
*Ma non cedetti subito; i suoi argomenti per [[persuasione|persuadermi]] mi davano un piacere troppo vivo perché ci rinunciassi arrendendomi al primo assalto. (cap. XVI, p. 123)
*Un tratto distintivo della gente di Erewhon è che quando si dice assolutamente sicura di qualcosa, e dichiara che tale certezza è la base su cui deve costruire la propria vita, di rado ci crede sul serio. Se fiuta odor di marcio nella struttura delle sue amate istituzioni, si tappa, finché può, il naso. (cap. XVIII, p. 135)
*Strano fato dell'[[uomo]]! Muore se riesce ad afferrare ciò che è costretto a inseguire per non perire. Se non lo insegue è simile ai bruti, se lo afferra è più infelice delle creature infernali. (cap. XIX, p. 141)
*«[[Nascita|Nascere]]» gli dicono «è un crimine, un delitto capitale; e una volta che lo hai commesso puoi aspettarti da un momento all'altro la condanna a morte. Potrai magari riuscire a vivere settanta, ottant'anni. Ma che cosa sono di fronte all'eternità di cui godi adesso? E persino se la condanna venisse commutata, e ti fosse concesso di vivere in eterno, col tempo proveresti una così atroce stanchezza della vita che l'esecuzione capitale ti parrebbe la suprema clemenza.» (cap. XIX, p. 143)
*È penoso per l'anatroccolo essere stato covato da una [[gallina]]; ma non è forse penoso anche per la gallina aver covato l'anatroccolo? (cap. XIX, p. 144)
*Nessun erewhoniano crede che il mondo sia nero come lo dipingono; ma questa è proprio una delle loro caratteristiche: spessissimo, a parole, sostengono a spada tratta cose che, in fondo, non credono e non pensano affatto. (cap. XX, p. 148)
*[...] il mestiere lo si può apprendere solo nella bottega di colui che, con quel mestiere, si guadagna il pane. (cap. XX, p. 152)
*Si dice che l'amore per il denaro è la radice di tutti i mali. Ma altrettanto si può dire della mancanza di denaro. (cap. XX, p. 153)
*[...] il limite tra [[giovinezza e senilità|gioventù e vecchiaia]] dovrebbe essere posto a [[trentacinquenne|trentacinque anni]]; [...]. (cap. XX, p. 154)
*{{Ancora|hypothetics|Quel che caratterizza il sistema è l'importanza che essi danno a una scienza chiamata con un'espressione che posso tradurre solo con la parola «ipotetica». Essi ragionano così: insegnare a un ragazzo semplicemente la natura delle cose che esistono nel mondo che lo circonda, e delle quali dovrà occuparsi tutta la vita, significherebbe dargli un concetto ristretto e superficiale dell'universo, il quale, affermano, potrebbe anche contenere elementi che oggi ci sfuggono. Rivelargli l'esistenza di questa possibilità, e prepararlo così a ogni evenienza, è appunto lo scopo della scienza ipotetica. Immaginare una serie di contingenze strane e assolutamente impossibili, chiedendo ai giovani di risolvere i problemi che ne deriverebbero, ecco secondo loro il modo migliore di prepararli a condurre bene i loro affari, quando saranno adulti.<br>Così i giovani dedicano i loro anni migliori a imparare la cosiddetta lingua ipotetica, una lingua formatasi originariamente in un'epoca in cui il paese aveva raggiunto uno stadio di civiltà completamente diverso da quello attuale, e in seguito scomparso e superato da secoli. Molte massime preziose e molti nobili pensieri, un tempo sepolti insieme a quella antica lingua, sono oggi parte integrante della loro letteratura, e sono stati tradotti migliaia di volte nella lingua viva. Parrebbe ovvio, quindi, che lo studio della lingua primitiva dovesse essere riservato solo a quei pochi che mostrassero di esservi tagliati.<br>Ma gli Erewhoniani la pensano diversamente. È incredibile quanta importanza diano a questa lingua ipotetica; conferiscono persino una pensione a vita a chi la studia con particolare profitto. Non solo, ma passano gli anni a tradurre alcuni dei migliori poeti in quella [[lingua estinta|lingua morta]], perché chi dimostra di poterlo fare con facilità viene senz'altro riconosciuto uno studioso e un gentiluomo.}} (cap. XXI, pp. 159-160)
*Nessuno è tanto [[salute e malattia|sano]] da non soffrire di qualche disturbetto da qualche parte, e nessuno è tanto [[salute e malattia|malato]] da non avere qualche organo che funziona. (cap. XXII, p. 163)
*Dissi che secondo me le [[originalità|idee originali]] dovevano essere incoraggiate, ma dovetti rimangiarmi subito le parole, perché evidentemente, per loro, il genio era come uno scandalo: è inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per il quale lo scandalo avviene. Ogni uomo, sostengono, ha il dovere di pensare come il suo vicino; e il cielo lo aiuti, se ha la disgrazia di considerare buono ciò che agli altri sembra cattivo. A dire il vero questa teoria erewhoniana non è molto diversa dalla nostra, se si pensa che anche la nostra parola «[[idiota]]» significa semplicemente una persona che pensa a modo suo. (cap. XXII, p. 163)
*«Il nostro dovere» mi disse «non è quello di aiutare gli studenti a pensare con la loro testa. Questa è, anzi, l'ultima cosa che gli si deve insegnare se si vuole il loro bene Dobbiamo fare in modo che pensino come noi o, comunque, come ci sembra utile dire che pensiamo.» (cap. XXII, pp. 163-164)
*Tuttavia, non potevo fare a meno di pensare che alcuni di loro erano stati per così lungo tempo immersi nello studio dell'ipotetica da essere diventati l'antitesi vera e propria degli Ateniesi al tempo di san Paolo. E difatti gli Ateniesi volevano vedere e sentire soltanto cose nuove, quei professori cercavano accuratamente di evitare ogni idea che non conoscessero già, e consideravano il loro cervello come una specie il santuario dove, una volta introdottasi un'idea, nessun'altra doveva cercare di spodestarla. (cap. XXII, p. 168)
*Non ci riesce facile simpatizzare con le emozioni di una [[patata]] o con quelle di un'[[ostrica]], perché la patata non fa chiasso quando la lessano, come non fa chiasso l'ostrica quando viene aperta: mentre nulla per noi è più eloquente del chiasso; ne facciamo tanto sulle nostre sofferenze! E siccome ostriche e patate non ci infastidiscono con manifestazioni di dolore, pretendiamo che non sentano nulla. Ed effettivamente non sentono nulla dal punto di vista del genere umano: ma il genere umano non è tutto. (cap. XXIII, p. 175)
*«Se poi qualcuno obietta che l'azione della patata è soltanto chimica e meccanica, e dovuta agli effetti chimici e meccanici della luce e del calore, bisognerebbe chiedere, per tutta risposta, se ogni sensazione non è forse un processo chimico e meccanico; se le cose che noi riteniamo puramente spirituali non sono forse mutamenti di equilibrio in una serie infinita di leve, a partire da quelle troppo piccole per essere visibili al microscopio fino ad arrivare al braccio dell'uomo e agli strumenti di cui si serve. Chi ci dice che non esista un movimento molecolare del pensiero da cui si può dedurre una teoria dinamica delle passioni? In altre parole, non dovremmo chiederci di quali specie di leve è composto un uomo invece di domandarci quale sia il suo carattere? In quale equilibrio sono quelle leve? Quanto di questo e di quello ci vorrà per farle funzionare e spingerle a fare così e così?» (cap. XXIII, pp. 175-176)
*"Il [[silenzio]]," ha detto uno scrittore "è una virtù che ci rende graditi ai nostri simili." (cap. XXIII, p. 178)
*[...] le [[macchina|macchine]] servono l'uomo solo a patto di essere servite, e pongono loro stesse le condizioni di questo mutuo accordo. [...] Quanti uomini vivono oggi in stato di schiavitù rispetto alle macchine? Quanti trascorrono l'intera vita, dalla culla alla tomba, a curare notte e giorno le macchine? Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi, o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico: non è evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi? (cap. XXIV, p. 182)
*Non ci sono forse più uomini impegnati a curare le macchine che a curare i propri simili? Le macchine non mangiano forse perché servite dall'uomo? (cap. XXIV, p. 183)
*«L'[[uomo]] è il risultato e la manifestazione di tutte le forze che hanno agito su di lui, prima o dopo la nascita. In ogni istante, la sua azione dipende unicamente dalla sua costituzione, e dall'intensità e direzione delle varie influenze a cui è stato soggetto. Alcune di tali influenze si neutralizzano indubbiamente a vicenda; ma l'uomo agirà secondo la sua natura, e secondo le influenze che ha subito in passato e che subisce nel presente dall'esterno, con la regolarità e la ineluttabilità di una macchina.»<br>«In genere, ci rifiutiamo di ammetterlo perché non conosciamo a fondo né la natura degli individui né l'insieme delle forze che agiscono su di essi. Ne vediamo solo una parte, ed essendo incapaci di inquadrare, se non in modo approssimativo, la condotta umana, neghiamo che essa sia soggetta a leggi fisse, e attribuiamo in massima parte la personalità e le azioni dell'uomo al caso, alla sorte, o al destino. Ma queste sono solo parole per nascondere la nostra ignoranza; e basterebbe riflettere un poco per capire il più audace volo dell'immaginazione, o il ragionamento più sottile, è un accadimento necessario, e l'unico accadimento possibile nel momento in cui accade, come la caduta della foglia morta, quando il vento la stacca dal ramo.» (cap. XXV, pp. 190-191)
*E non peccheremmo di completa follia se rifiutassimo i [[vantaggio|vantaggi]] che non possiamo ottenere altrimenti, solo perché di quei vantaggi altri profitteranno più di noi? (cap. XXV, p. 197)
*Fortunatamente il [[buonsenso|buon senso]], che pure è per natura la più mite delle creature viventi, quando si sente il coltello alla gola è capace di rivelare una insospettata forza di resistenza e di mandare al diavolo tutti gli eruditi, anche quando pareva già legato mani e piedi in loro potere. (cap. XXVI, p. 202)
*La base su cui egli decise doversi unicamente fondare il dovere era tale, come è ovvio, da non lasciar posto a molti degli antichi usi del paese. Quegli usi, sosteneva, erano tutti sbagliati: e non appena qualcuno si azzardava ad avere opinioni diverse, il vecchio signore si appellava al potere invisibile, con cui lui solo era in comunicazione diretta, e invariabilmente il potere invisibile gli dava ragione. (cap. XXVI, p. 203)
*«Le [[pianta|piante]]» diceva «in apparenza non si interessano affatto delle cose umane. Non riusciremo mai a far capire a una rosa che sette per cinque fa trentacinque, ed è perfettamente vano parlare a una quercia delle oscillazioni dei prezzi del mercato. Ne deduciamo che la quercia e la rosa mancano di intelligenza, e siccome non capiscono le nostre faccende pensiamo che non capiscano nemmeno le loro. Ma che cosa può sapere dell'intelligenza chi parla cosi? Chi dà prova di maggior intelligenza: lui, o la quercia e la rosa?» (cap. XXVII, p. 212)
*Ma il desiderio di credere che qualche individuo sappia veramente quanto dice di sapere, e possa così risparmiarci la pena di pensare con la nostra testa, è talmente radicato nel cuore umano, che ben presto fanatici e sedicenti filosofi divennero più potenti che mai, e riuscirono a poco a poco a inculcare nei loro concittadini tutte le assurde teorie sulla vita descritte nei capitoli precedenti. (cap. XXVII, p. 218)
===[[Explicit]]===
All'ultimo momento vedo sorgere la possibilità di una complicazione che mi preoccupa moltissimo. Fate presto a sottoscrivere le azioni, per carità. Indirizzatele alla Mansion House, presso il Sindaco. Finché non avrò potuto organizzare un comitato avrà lui l'incarico di ricevere a mio nome le firme e le sottoscrizioni.
===Citazioni su ''Erewhon''===
*''Erewhon'', ritenuto oggi il miglior libro satirico del suo genere dopo ''I viaggi di Gulliver'', quando venne offerto dall'autore agli editori Chapman e Hall venne rifiutato su parere, nientemeno, che di George Meredith e Butler dové, se lo volle pubblicare, risolversi a farlo stampare a proprie spese, sotto il velo dell'anonimo, e se il libro alla prima edizione ebbe un corto esito, questo fu dovuto semplicemente al fatto che fu ritenuto opera di [[Robert Bulwer-Lytton|Lord Lytton]]. Quando si venne a conoscere il nome del vero autore, la vendita del volume diminuì del novanta per cento. ([[Aldo Sorani]])
*Non c'è dubbio che Butler, parlando di «linguaggio ipotetico»<ref>Riferimento a un [[#hypothetics|passaggio]] del XXI capitolo.</ref>, intendesse in realtà riferirsi al latino, la lingua che suo padre gli aveva insegnato a quattro anni con l'aiuto di una bacchetta. Il tono è ironico, e sicuramente Butler avrebbe preferito che «gli abitanti di Erewhon» dedicassero gli anni migliori dei loro ragazzi non al «linguaggio ipotetico» ma a qualcosa di più consistente. Facile immaginare infine quale fosse l'opinione dell'autore riguardo all'opportunità di «pagare stipendi», e per tutta la vita, a coloro che «che abbiano raggiunto un considerevole livello» nello studio del linguaggio ipotetico: come nel caso del dr. Kennedy di Shrewsbury. A volte, però, l'odio è miglior consigliere dell'amore. Ecco perché invitiamo il lettore a non prendere sotto gamba questa invenzione metaforica di Butler: i classici come «''hypothetics''», i classici come un modo per aprire gli occhi del ragazzo su tutte le possibilità che si possono incontrare nell'universo, anche quelle che non si vedono qui e ora. A nostro parere, infatti, Butler, odiando, ci aveva indovinato. ([[Maurizio Bettini]])
*Tuttavia quello che rimane, forse, il meglio di Erewhon, cioè lo spirito, la grazia, l'impertinenza soave, l'acutezza dissimulata: questo e altro, come la passione per il ''nonsense'', per le assurdità infantili, vennero a Butler dalla società di cui si faceva beffe, dalla morale della ''nursery'' e del sermone domenicale, dei ''coupons'' e del ballo Excelsior. Alcune verità annunciate nei due ''Erewhon'' suonano diversissime da altre che, in quel torno di tempo, bandiva [[Friedrich Nietzsche|Nietzsche]]; sebbene, a considerarle da vicino, vengano a significare lo stesso. ([[Giorgio Zampa]])
====[[Lucia Drudi Demby]]====
*Ma il risveglio dell'io butleriano si pone immediatamente in termini diversi: le creature che gli appaiono, superato il confine dell'irrazionale, non sono né più alte né più basse, né più storte né più diritte di tutti i comuni mortali. Somigliano agli individui di una qualunque razza mediterranea: agli Italiani più belli, per esser precisi. Ed è proprio questa la sostanza della prima meraviglia. Nessuna deformazione, né nelle persone né nelle cose. Il clima è temperato, il paesaggio tranquillo. Il primo villaggio appare più o meno come doveva apparire un qualsiasi villaggio europeo di qualche secolo fa.
*Perché, in Erewhon, la virtù è la salute, la malattia il crimine. La ricchezza premiata. La miseria punita. Si pratica una selezione cosciente, imperturbabile, ragionata. Il risultato, indubbiamente positivo, è che i poveri e i malati sono pochi, e anche quei pochi non si fanno vedere in giro e non guastano il sacrosanto piacere della vita. Nelle scuole, invece delle idee chiare e distinte, si insegnano la nebulosità e l'ipotetica.
*L'io, dunque, è approdato in un rovesciamento assoluto, in un paradossale capovolgimento. Sempre, per muovere al riso, sia sul piano dell'eleganza scettica e dello ''humour'', sia su quello del comico automatico o buffonesco, nel giuoco astratto della marionetta, come nell'assalto della satira e dell'insulto a oltranza, si è ricorsi al paradosso e al rovesciamento. Ma il paradosso, questa suprema forma di snobismo, questo salto che porta a vedere le cose da un punto di vista eccezionale ed eccessivo, questa sfida all'oggetto guardato, è suscitato dall'occasione, e, in genere, valido entro l'occasione. Non ha finalità se non in se stesso e nel contraccolpo che intende dare. Non presuppone né continuità né consequenzialità.
==''Il buon porto''==
===[[Incipit]]===
Il protagonista di queste memorie, e autore del lavoro che qui segue, nacque a Goodge Street, Tottenham, Court Road, Londra, il 5 novembre 1832. Fu mio fratello, più grande di me di circa diciotto mesi. A suo tempo nostro padre e nostra madre erano stati ricchi, ma per un succedersi di sfortune inevitabili si ritrovarono con un reddito modesto quando io e mio fratello avevamo rispettivamente tre e quattro anni circa.
===Citazioni===
*Fece allora ulteriori domande e scoprì che dei quindici bambini nella sua classe solo cinque erano stati [[battesimo|battezzati]] e anche che non era possibile notare alcuna differenza nella disposizione o nella condotta tra i bambini rigenerati e quelli non rigenerati. I bambini buoni e i bambini cattivi erano distribuiti in proporzioni uguali in relazione al numero di bambini battezzati e non battezzati. Nonostante il suo carattere naturale avesse una certa disposizione all'impetuosità, John aveva anche una mente concreta ed empirica; per questo motivo fece un controllo dell'intera scuola, che conteneva circa cento ragazzi, e venne a sapere chi fosse battezzato e chi no. La maggioranza non lo erano stati, tuttavia l'inclinazione verso il bene o il male era così distribuita da precludere qualsiasi possibilità di asserire che i bambini battezzati fossero migliori di quelli non battezzati.<ref>«Si tratta di un evento autobiografico. Butler perse infatti la fede quando si rese conto che il battesimo non aveva alcuna influenza sulla naturale disposizione di un bambino a far del bene (o a far del male).» {{NDR|N.d.C.}} {{cfr}} ''Il buon porto'', nota n. 12, p. 32.</ref> (parte I, cap. 1; p. 32)
*Sembrava impossibile che una mente così attiva dovesse aver percorso così tanta strada per poi tornare alla stessa posizione da cui era partita. (parte I, cap. 2; p. 37)
*Nessun cambio è buono a meno che non sia stato necessariamente richiesto. Neppure la [[Riforma protestante|Riforma]] fu cosa buona, ma lo è adesso e l'accetto come accetto qualsiasi cosa che pur non essendo fondamentale ha ottenuto l'approvazione di molte generazioni dei miei concittadini. Non cercherei di annullare la Riforma più di quanto l'avrei supportata nel secolo sedicesimo. Che si lasci crescere fino alla raccolta ciò che è storico, non storico e dubbioso. Quando avrà perso la sua vitalità ciò che non è vitale perirà e diventerà marcio senza che nessuno se ne accorga; continuerà a vivere fino a che avrà vita. (parte I, cap. 2; p. 48)
*È un vero imbroglio, furto, fraudolenza o che altro il fatto che un uomo menta agli altri nella speranza di ottenere qualcosa di considerevole, ma si tratta di una offesa comprensibile in confronto al permettere a se stessi di essere ingannati. È esattamente come lasciare che altri che ci arrechino [[noia]]: l'uomo che si lascia annoiare merita più disprezzo dell'uomo che annoia. L'uomo che tollera dei quadri scadenti, della musica scadente, della moralità scadente e della compagnia scandente è più spregevole di colui che è l'agente primario di qualsiasi di queste cose. Ha infatti meno da guadagnare e quindi probabilmente inganna se stesso di più, così che commette un crimine maggiore per una ricompensa inferiore. (parte I, cap. 3; p. 54)
*Possiamo perdonare a un uomo quasi ogni falsità purché ci si accorga che era spinto da una forte tentazione e che sapeva di stare [[inganno|ingannando]]: ha fatto del male, certo, ma lo possiamo comprendere e forse potrebbe essere ancora utile. Ma cosa possiamo provare nei confronti di una persona che mente anche a se stessa per un futile motivo e che non sa di star mentendo? Una cosa del genere deve essere fatta di un inutile tronco marcio di fico che cade in tutte le direzioni quando ci si avvicina. Il comune autoingannatore della società moderna è un soggetto più pericoloso e spregevole di qualsiasi altro comune criminale; è una questione su cui coloro che non si autoingannano non hanno bisogno di far chiarezza. (parte I, cap. 3; p. 55)
*Nessuna di voi ha mai visto un cane rabbioso abbaiare e mordere la sua catena come se volesse divorarvi, per poi essere ammansito e smettere di abbaiare una volta che vi siate avvicinate coraggiosamente e gli abbiate detto di stare tranquillo? Questo è il carattere della [[miscredente|miscredenza]]: ama minacciare coloro che battono in ritirata, eppure scappa atterrita da coloro che l'affrontano con forza. (parte II, cap. 1; p. 81)
*Cos'è che ha reso il nome di [[David Friedrich Strauß|Strauss]] così terribile alle orecchie degli Ecclesiastici Inglesi? Nulla di certo se non l'inquietante silenzio che è stato mantenuto nei suoi riguardi in tutte le parti della nostra Chiesa. Perché, in fondo, cosa può dire o fare Strauss contro tutti i miracoli se risulta essere impotente contro la Resurrezione? Può produrre frasi che sembrano plausibili, ma non è una grande impresa. Può mostrarci come ci sia qualsiasi improbabilità ''a priori'' nel fatto che i miracoli fossero stati eseguiti da una persona che era nata e poi risorta? Se un uomo fece così è allora poca cosa che sapesse camminare sulle acque e comandare i venti. Ma se non c'è alcuna difficoltà ''a priori'' in relazione a questi miracoli, allora ne esistono altre. (parte II, cap. 5; p. 121)
*Quale dovrebbe quindi essere la legittima conclusione? Di certo che non abbiamo prove della morte di Cristo sulla Croce, o in altre parola che non abbiamo prova dal fatto che fosse morto! Uniamo ciò alle note sulla Resurrezione che abbiamo visto più sopra e ci sentiremo come se fossimo nelle mani di qualche miscredente Gesuitico che stesse cercando di indebolire la nostra fede nelle nostre più preziose convinzioni facendo finta di starle difendendo piuttosto che nelle mani di una persona che è quasi impossibile sospettare di un progetto del genere. Cosa dovremmo dire se avessimo trovato [[Isaac Newton|Newton]], [[Adam Smith]] o [[Charles Darwin|Darwin]] argomentare così a favore delle loro opinioni? Cosa dovremmo pensare di qualsiasi causa scientifica perorata in questo modo? Saremmo ben consci del fatto che è già persa. E tuttavia i nostri migliori teologi devono essere applauditi ed elevati per accondiscendere a una strategia così disonesta che verrebbe disprezzata anche da un avvocato malfamato in quanto troppo ovviamente superficiale da poter esserci di anche il più minimo uso. (parte II, cap. 6; pp. 144-5)
*O il [[Cristianesimo]] è la verità della verità (quella che in questo mondo dovrebbe soggiogare tutte le altre nei pensieri degli uomini e comparata alla quale tutte le altre verità sono insignificanti tranne per il fatto che si raggruppano intorno a lei) oppure al massimo è un errore che dovrebbe essere messo a posto il prima possibile. Non c'è via di mezzo. O Gesù Cristo fu il Figlio di Dio oppure non lo fu. Se lo fu, allora il grande Padre ci proibisce di imbrogliare al fine di provarlo; ci proibisce di mercanteggiare per un centimetro in più o in meno di ferita e di discutere sulla radice νυγ nella parola greca ενυξε.<ref>«Questa parola non esiste in greco antico. I casi sono due: o Butler voleva scriverne un'altra oppure intende dire che è un lavoro inutile cercare di trovare la radice di un parola inesistente, esattamente come è inutile cercare cercare di capire quanto in profondità fosse andata la punta della lancia.» {{NDR|N.d.C.}} {{cfr}} nota n. 19, p. 146.</ref> Meglio ammettere che la morte di Cristo deve rimanere per sempre materia di dubbio, nel caso ci venga richiesto un sacrificio così grande, piuttosto che anche solo avvicinarci a una menzogna solo per il fine di rendere doppiamente sicura una certezza. Nessuna mente onesta può dubitare che la causa di Cristo sia servita molto meglio dall'esporre un argomento insufficiente piuttosto che sorvolarci sopra in silenzio, o altrimenti che la causa di Cristo sia da essere attaccata e non da essere difesa. (parte II, cap. 6; p. 146)
===[[Explicit]]===
Spero che il lettore possa capire ciò non meno fortemente di quanto faccia io e spero che possa anche capire che io ho offerto quell'elemento mancante il quale unicamente può fare in modo che si combinino tra loro. Se mi si chiede a quale elemento stia alludendo, io risponderò la Sincerità. Questo è il pilota che ci ha condotti in salvo nel buon porto della fratellanza universale in Cristo.
===Citazioni su ''Il buon porto''===
*È stato spesso supposto che l'elaborato corredo di mistificazione che Butler usò in ''Il buon porto'' fosse stato deliberatamente costruito al fine di farsi beffe del pubblico. Non credo che sia andata così. Sono convinto che Butler avesse creato un'intelaiatura ironica per i suoi argomenti semplicemente per renderli più efficaci di quanto lo furono quando vennero esposti senza fronzoli nel pamphlet del 1865. ([[R. A. Streatfield]])
*''Il buon porto'' non mi ha arrecato alcun danno sociale di cui io sia mai venuto a conoscenza. Potevo attaccare il Cristianesimo tanto quanto volessi e a nessuno importava un fico secco; ma quando attaccai [[Charles Darwin|Darwin]] fu una questione differente. Per molti anni ''Evolution, Old and New'' e ''Unconscious Memory'' provocarono una rovina alle mie prospettive letterarie. Solo ora sto iniziando a riemergere dal danno letterario e socievole che quei due libri perfettamente giusti mi hanno inflitto. Oserei dire che abbondano di piccole manchevolezze di gusto, ma sono più che contento di averli scritti.<ref group="fonte">Da una lettera del 1901; citato nell'introduzione di [[R. A. Streatfield]] a ''Il buon porto'', pp. 10-11.</ref> (Samuel Butler)
*La richiesta di una nuova edizione di ''Il buon porto'' mi dà l'opportunità di dire un paio di parole sulla genesi di quello che, sebbene non sia uno dei suoi libri più popolari di Samuel Butler, è certamente uno dei più caratteristici. Poche delle sue opere mostrano infatti più marcatamente le sue brillanti capacità come polemista e la sua implacabile determinazione di arrivare alla verità di qualunque cosa avesse attirato la sua attenzione. ([[R. A. Streatfield]])
==''L'autrice dell'Odissea''==
[[File:Odyssey (Butler) Map.png|thumb|upright=1.6|Mappa dei viaggi di Ulisse raffigurata in una versione dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' tradotta da Samuel Butler]]
===[[Incipit]]===
Se le domande che noi ci poniamo sull'Odissea: «fu scritta da un uomo o da una donna? il poema è esclusivamente di origine siciliana?» mirassero soltanto a determinare il sesso e la residenza dello scrittore sarebbe sufficiente rimandare il lettore al testo. Esse invece mirano a risolvere definitivamente l'intera questione omerica.<br>
Le risposte alle due domande sono d'importanza capitale in questa questione, giacché se noi troviamo la mano di una donna onnipresente nell'Odissea, e se noi pure troviamo un così largo numero di dettagli locali presi esclusivamente e fedelmente da una sola città siciliana, tali da farci credere che l'autore dovette vivere e scrivere là, sembra inconfutabile l'affermazione che il poema fu scritto da una sola persona. Difficilmente poteva esservi più di una donna, nello stesso luogo, capace di scrivere un tale e così omogeneo poema come l'Odissea.
===Citazioni===
*Io non discuterò se l'[[Iliade]] e l'Odissea siano dello stesso autore, in quanto, se io convinco il lettore che l'Odissea fu scritta da una donna e in Sicilia, va da sé che non fu scritta da Omero, giacché non vi può essere dubbio sul sesso dello scrittore dell'Iliade. Gli stessi criteri che ci obbligheranno ad attribuire l'Odissea a una donna, vietano qualsiasi altra conclusione, eccetto quella che l'Iliade fu scritta da un uomo. (cap. I; p. 18)
*Ciò che è giusto per un [[maschio e femmina|uomo]] è errato per una [[maschio e femmina|donna]] e viceversa. I giovani di [[Jane Austen]], per esempio, raramente sono molto interessanti, ma solo quelli che son ciechi alla squisita purezza e delicatezza del lavoro di Jane Austen si lamenteranno che lei non capisca gli uomini così bene come le donne. (cap. I; p. 23)
*In un'epoca, inoltre, nella quale gli uomini erano principalmente occupati o in guerre o nella caccia, le arti di pace, e tra esse tutti tutti i generi di pregio letterario, erano più naturalmente lasciate alle donne. Se fosse conosciuta la verità, molto probabilmente troveremmo che fu l'uomo, piuttosto che la donna, l'intruso nel dominio della letteratura. [[Nausicaa]] fu più probabilmente una sopravvissuta che non una intrusa ma, molto più probabilmente di tutto, ella era all'altezza dei tempi. (cap. I; p. 26)
*L'uomo e la donna non si comprendono mai l'un l'altro pienamente, tranne, forse, durante il fidanzamento e la luna di miele, e siccome l'uomo comprende l'uomo più di quanto lo possa la donna, così la donna comprende la donna più di quanto non lo possa un uomo. (cap. III; p. 123)
*Gli uomini sembrano incapaci di parlare delle donne senza deriderle o metterle in caricatura; e così, forse, una donna non sa mai descrivere un uomo così facilmente come quando lo mette in ridicolo. Se ella lo fa intenzionalmente è sicura di riuscirvi, se lo fa senza preconcetto riuscirà più sicuramente ancora. Ciascuno dei due sessi, infatti, riesce benissimo nel mettere in caricatura l'altro, [...]. (cap. IV; p. 124)
*Chi sono le donne dell'Odissea? Vi è [[Atena|Minerva]] onnipresente, a fianco di Ulisse e Telemaco, per dirigerli e consigliarli ed alternativamente rimproverarli o adularli. Nell'Iliade essa è una grande guerriera, ma non è una donna; nell'Odissea essa è una grande donna ma non una guerriera. (cap. IV; p. 125)
*Per di più è chiaro in tutto il libro III e in tutto il libro IV, nei quali [[Telemaco]] tenta di avere notizie di suo padre, che quello che egli realmente vuole è la certezza della sua morte, non della sua esistenza, sebbene questo possa spiegarsi nel senso che egli dispera della seconda alternativa. L'indignazione di Telemaco per la prodigalità dei proci è notevolmente divisa dalla scrittrice in tutto il poema; su questo è furiosa forse per causa dello spreco continuo che vedeva in casa di suo padre. (cap. IV; p. 142)
*[...] io considero i [[Ciclopi]], i superstiti dei vecchi soggiogati abitanti sicani di monte Erice. Essi devono la loro fama di una gigantesca statura alle grandi dimensioni delle pietre con le quali costruirono le mura delle loro città sul monte Erice. (cap. X; p. 221)
===[[Explicit]]===
Ed ora, nel congedarmi dal lettore, io vorrei dire che se quando iniziai questo lavoro nutrivo scarsa speranza di farlo prendere in seria considerazione dagli studiosi di Omero, sono ancora più oppresso e scoraggiato quando scorro le mie pagine e vedo che certamente scontenterò molti con i quali {{sic|anzicché}} offenderli vorrei andare d'accordo. Che cosa può importarmi dove sia scritta l'Odissea o se sia stata scritta l'Odissea o se sia stata scritta da una donna o da un uomo? Dal profondo del cuore posso dire lealmente che a me non importa che questi punti siano decisi secondo il mio modo di vedere, a me importa solo, e moltissimo, il sapere come saranno decisi dalle persone di buon senso che considereranno gli argomenti sui quali richiamano l'attenzione in questo libro. Credo di avere chiarito tutti e due i punti sufficientemente, ma, qualunque cosa accada, io so che il mio assunto è abbastanza forte da giustificarmi di averlo esposto; e così lo lascio.
==''Life and Habit''==
===[[Incipit]]===
Sarà nostro compito, nei capitoli seguenti, esaminare se l'inconsapevolezza, o la quasi-inconsapevolezza, con cui compiamo determinate azioni acquisite possa gettare qualche luce sull'Embriologia e sugli istinti ereditari, e più in generale seguire il filo di pensiero che la classe di azioni sopra menzionate suggerisce; soprattutto nella misura in cui esse sembrano riguardare l'origine delle specie e la continuazione della vita attraverso generazioni successive, sia nel regno animale sia in quello vegetale.
:''It will be our business in the following chapters to consider whether the unconsciousness, or quasi-unconsciousness, with which we perform certain acquired actions, would seem to throw any light upon Embryology and inherited instincts, and otherwise to follow the train of thought which the class of actions above-mentioned would suggest; more especially in so far as they appear to bear upon the origin of species and the continuation of life by successive generations, whether in the animal or vegetable kingdoms.'' <!--cap. I-->
===Citazioni===
*Un'[[impressione]] uniforme corrisponde praticamente a nessuna impressione.
:''A uniform impression is practically no impression.'' (cap. I)
*Non si può [[apprendimento|imparare]] o disimparare senza dolori o sofferenze.
:''One cannot either learn or unlearn without pains or pain.'' (cap. I)
*L'[[umorismo]] e l'ironia più perfetti sono generalmente del tutto inconsci. Esempi di entrambi sono spesso forniti da uomini che il mondo considera carenti di umorismo; è più probabile che queste persone siano inconsapevoli del proprio delizioso potere per la stessa maestria e perfezione con cui lo possiedono.
:[...] ''the most perfect humour and irony is generally quite unconscious. Examples of both are frequently given by men whom the world considers as deficient in humour; it is more probably true that these persons are unconscious of their own delightful power through the very mastery and perfection with which they hold it.'' (cap. II)
*I [[vestito|vestiti]] di un uomo, quando sono appoggiati su una sedia di notte, non fanno parte di lui, ma quando li indossa sembrano esserlo, come una specie di cibo che lo riscalda e lo lo nutre, e la cui perdita può ucciderlo di freddo.
:''A man's clothes'' [...] ''as they lie on a chair at night are no part of him, but when he wears them they would appear to be so, as being a kind of food which warms him and hatches him, and the loss of which may kill him of cold.'' (cap. V)
*[[Parola|Parole]], parole, parole [...] sono gli ostacoli sulla via della verità. Finché non pensi alle cose come sono, e non alle parole che le travisano, non puoi pensare correttamente. Le parole producono confini apparentemente stringenti e veloci laddove non ne esistono. Le parole dividono; così chiamiamo questo uomo, quello scimmia, quell'altro ancora scimmietta, mentre sono tutti solo differenziazioni della stessa cosa. Per pensare a una cosa bisogna liberarsi delle parole: sono gli abiti che indossano i pensieri, solo gli abiti. Lo dico più e più volte, perché non c'è niente di più importante. Le parole degli altri uomini ti fermeranno all'inizio di un'indagine. Un uomo può giocare con le parole per tutta la vita, sistemandole e risistemandole come tessere del domino. Se potessi pensare a te senza parole, mi capiresti meglio.
:''Words, words, words'' [...] ''are the stumbling-blocks in the way of truth. Until you think of things as they are, and not of the words that misrepresent them, you cannot think rightly. Words produce the appearance of hard and fast lines where there are none. Words divide; thus we call this a man, that an ape, that a monkey, while they are all only differentiations of the same thing. To think of a thing they must be got rid of: they are the clothes that thoughts wear—only the clothes. I say this over and over again, for there is nothing of more importance. Other men's words will stop you at the beginning of an investigation. A man may play with words all his life, arranging them and rearranging them like dominoes. If I could think to you without words you would understand me better.'' (cap. V)
*Una [[gallina]] è il solo modo di un [[uovo]] per fare un altro uovo.<ref group="fonte" name=LXXVIII/>
:[...] ''a hen is only an egg's way of making another egg.'' (cap. VIII)
*Non è chi per primo concepisce un'idea, né chi la mette in piedi e la fa camminare a quattro zampe, ma è chi fa accettare agli altri la conclusione principale, su basi giuste o sbagliate, ad aver svolto il lavoro più grande per la promulgazione di un'opinione. Ed è ciò che il signor [[Charles Darwin|Darwin]] ha fatto per l'evoluzione.
:''It is not he who first conceives an idea, nor he who sets it on its legs and makes it go on all fours, but he who makes other people accept the main conclusion, whether on right grounds or on wrong ones, who has done the greatest work as regards the promulgation of an opinion. And this is what Mr. Darwin has done for evolution.'' (cap. XIV)
===[[Explicit]]===
Il lettore mi inviterà a svegliarmi con lui in un mondo di casualità e cecità? O potrò convincerlo a sognare con me una fede più viva di quanto lui o io avessimo finora creduto possibile? Come ho detto, la ragione impone spietatamente un risveglio, ma la fede e la speranza continuano a invitare al sogno.
:''Will the reader bid me wake with him to a world of chance and blindness? Or can I persuade him to dream with me of a more living faith than either he or I had as yet conceived as possible? As I have said, reason points remorselessly to an awakening, but faith and hope still beckon to the dream.'' <!--cap. XV-->
==''Ritorno in Erewhon''==
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Eynsford, Kent - 90 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Eynsford, Kent'' (S. Butler)]]
===[[Incipit]]===
Prima di iniziare il racconto del secondo viaggio di mio padre nel singolare paese da lui scoperto circa trent'anni prima, mi pare opportuno dire qualcosa sulla sua vita nel periodo intercorso fra la pubblicazione del libro, nel 1872, e la sua morte, avvenuta al principio dell'estate del 1891. Potrò così accennare alle cause per cui egli perse quel favore del pubblico che pareva aver conquistato all'inizio.
===Citazioni===
*La prima [[idea]] è un germoglio robusto: se può si sviluppa. (cap. III; p. 264)
*Ognuno di noi ha qualche scheletro, grande o piccolo, in qualche armadio, e se è uno scheletro ben educato che se ne rimane tranquillo nel suo cantuccio, la cosa non è poi tale da turbarci troppo. Esistono però scheletri con cui non c'è mai da star sicuri che al momento meno opportuno non aprano lo sportello dell'armadio, scendano al piano di sotto, suonino il campanello del vestibolo, e, con una brutta grinta, si presentino come gli Scheletri Tal de' Tali, e chiedano se il padrone o la padrona sono in casa. Questo tipo di scheletro, anche se al massimo è grande come lo scheletro di un coniglio, pare a volte più grande di quello di un dinoterio. (cap. VIII, p. 309)
*''Mi addormento con la piena, sicura speranza | che il mio sonno non verrà interrotto; | e che mentre io avrò tutto dimenticato, | non sarò del tutto dimenticata, | ma continuerò a vivere, nei pensieri e negli atti | di coloro che ho amato, | quella vita in cui, finché ebbi forza di lottare, | appassionatamente lottai per entrare.'' (cap. X; p. 329) {{NDR|[[epitaffi dai libri|epitaffio]]}}
*La [[fede]], come un qualsiasi corpo mobile, segue la linea di minor resistenza [...].<ref group="fonte">Citato in ''Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler'', p. 258.</ref> (cap. XI; p. 334)
*Perché se gli uomini non temono la [[vita e morte|morte]] più del necessario, finiscono per corteggiarla più del necessario. Si può esaltare la morte solo se si disdegna la [[vita e morte|vita]]; tuttavia, secondo lui, una moderata certezza di onore e rinomanza dopo la morte è un conforto più vero per chi muore, e un più reale incentivo ad agire rettamente nella vita, [...]. (cap. XI; p. 334)
*La [[vita]], affermava, non risiede in organi corporei, ma nella facoltà di usarli, e nell'uso che ne facciamo: cioè nell'opera che essi compiono. Come l'elemento essenziale di una fabbrica non è né l'edificio in cui si lavora, né gli strumenti con cui si lavora, ma la potenza di volontà del padrone, e i beni che egli produce; così la vera vita consiste nella sua volontà e nelle sua opera, non nel suo corpo. «Coloro che identificano la vita dell'uomo con quella del corpo» diceva «fanno lo stesso errore di chi scambia gli attrezzi del falegname per il falegname stesso». (cap. XI; p. 335)
*Secondo il dottore la nostra potenza di volontà non si limita a mettere in opera il sistema speciale di organi che le è proprio, ma sotto certe condizioni arriva a influenzare altre volontà analoghe, ovvero a subirne l'influenza: dimodoché, ad esempio, se la potenza di volontà di A ha una presa sufficiente sulla potenza di volontà di B da riuscire a mettere in moto, attraverso B, il meccanismo di quest'ultimo, quella che in apparenza è un'azione di B in realtà sarà piuttosto un'azione di A, e ciò in senso non meno reale che se l'azione fosse stata compiuta attraverso il sistema meccanico dello stesso A: in altre parole, A sarà vissuto in B. Il principio universalmente ammesso per cui chi compie un'azione per mano di un'agente la compie in realtà lui stesso, dimostra che la teoria su esposta è solo un modo indiretto di esprimere ciò che per il senso comune è assolutamente ovvio. (cap. XI; pp. 335-6)
*Ma la [[coscienza]] di chi agisce non è così importante come generalmente si crede, in confronto alla realtà vitale dell'azione. Noi non sappiamo nulla della forza che fa battere il nostro cuore, e non ci rendiamo nemmeno conto che batte, finché il battito è regolare. Non abbiamo alcuna coscienza del nostro respiro, né della digestione, né dell'impresa di capitale importanza che abbiamo compiuto come embrioni, né del graduale sviluppo dall'infanzia alla pubertà. Nessuno può negare che tutte queste azioni vengano compiute da un agente vitale; ma più questo agente è normale, sano, e veramente vivo, meno è stato e sarà conscio del suo agire. La parte della nostra vita corporea che penetra fino alla nostra coscienza è ben limitata rispetto a quella di cui siamo inconsapevoli. (cap. XI; pp. 336-7)
*Uno [[scrittore]], ad esempio, ha scritto un libro che diletta o disgusta migliaia di persone che egli non conosce e che non conoscono lui. Supponiamo che il libro abbia una notevole influenza, o comunque una qualche influenza, sulle azioni di quelle persone. Supponiamo che l'autore dorma profondamente, mentre altri leggono con gran gusto il suo libro, e agiscono in conseguenza, magari a enorme distanza dal luogo ove egli si trova. Qual è la sua vita più vera, quella che egli vive in loro, o quella, altrettanto inconscia, che vive nel suo corpo immerso nel sonno? Chi può negare che la vita vicaria sia la più attiva? (cap. XI; p. 337)
*[...] quando un uomo muore, viene talmente annullato uno dei grandi fattori della sua vita, che egli non potrà più avere una vita vera di alcun genere. Perché [[vivere]] significa non solo influenzare, ma essere influenzati; e quando un uomo è morto, come può essere influenzato? Può esistere per gli altri, ma gli altri non possono esistere per lui. Può venire da noi, ma noi non possiamo andare da lui. Cessando quindi di essere sensibile, perde una così gran parte di quel che costituiva la sua vita che non può più possedere una vita vera. (cap. XI; p. 338)
*Sembra dunque che non esista una [[vita e morte|vita]] assoluta se non combinata con una certa dose di [[vita e morte|morte]], né una morte assoluta se non combinata con una qualche dose di vita, almeno finché non sia sparito ogni postumo potere di influenza. Questo, forse, intendeva Figliodelsole quando diceva che nel mezzo della vita siamo morti, e nel mezzo della morte siamo vivi. (cap. XI; p. 339)
*Come il corpo è il sacramento, ovvero il segno esteriore e visibile, dello spirito, così la posterità è il sacramento di chi vive dopo la morte. Entrambi rappresentano il meccanismo attraverso cui l'altro agisce e si manifesta. (cap. XI; p. 340)
*Son pochi i semi che germogliano in confronto a quelli che marciscono o vengono mangiati, e la maggior parte degli abitanti di questa terra sono solo dei nati morti rispetto a quella vita più vasta, mentre nessuno è immortale rispetto all'eternità. (cap. XI; p. 340)
*[...] "appari e svanisci": ecco la [[regole dai libri|legge]] che pervade tutte le cose che conosciamo, e se c'è stata qualche predisposizione, essa è stata in favore di una vita breve e felice, una vita che contenga in sé abbastanza promesse da durare oltre la tomba perché valga la pena di tentarla, piuttosto che in favore di una vita eterna, fosse pure la migliore e la più nobile. (cap. XI; pp. 340-1)
*La [[fede]] non consiste, come sostengono falsamente alcuni, nel credere in certe cose senza avere prove sufficienti; questa non è fede, ma mancanza di fede in tutte le cose in cui dovremmo credere di più. La fede consiste nel credere che l'istinto dei migliori tra gli uomini sia in se stesso una prova che non può essere messa da parte alla leggera; e i migliori tra gli uomini hanno sempre ritenuto la morte preferibile al disonore, e addirittura desiderabile, quando con essa si può conquistare la gloria. (cap. XI; p. 341)
*Quale ineffabile contraddizione in termini! Quale rovesciamento di tutte le leggi di questo mondo, il dover stimare povera cosa anche le somme gioie e i sommi piaceri di cui abbiamo coscienza o percezione in questa vita, di fronte a speranze nel cui avverarsi non avremo mai né coscienza né percezione. Eppure è così, e lo sappiamo tutti, anche se non vogliamo confessarcelo. Perché, in cuor suo, il mondo disprezza le sue stesse leggi. (cap. XI; p. 342)
*La vita, tanto prima quanto dopo la morte, è come l'amore – ogni logica le è avversa, mentre ogni sano istinto la favorisce. (cap. XI; p. 342)
*Uno dei massimi doveri della [[posterità]] [...] è quello di valutare rettamente coloro che affrontano il suo giudizio. Conceda loro il beneficio del dubbio, e ignori i loro peccatucci; ma quando appare innegabile che un uomo è stato veramente ignobile e codardo, la sua [[reputazione]] deve rimanere in purgatorio del tempo per un periodo che varia, diciamo, dai cento ai duemila anni. Dopo un centinaio di anni, in genere, potrà tornare fra gli uomini, pur restando sempre offuscato. Dopo duemila se ne potrà parlare in qualsiasi società, senza che nessuno si scandalizzi. Il nostro senso di colpa morale varia in ragione inversa del quadrato della distanza che da essa ci separa nel tempo e nello spazio. Non così l'[[eroismo]]; l'eroismo non perde il suo splendore né col tempo né con lo spazio. Il [[bene e male|bene]] è come l'oro; è raro, ma non si offusca. Il [[bene e male|male]] è come l'acqua torbida; abbondante e piena di fango, ma a furia di scorrere finirà per tornare limpida. (cap. XI; p. 343)
*Il che dimostra la verità di quanto [[Euclide]] osservò molto tempo fa: e cioè che il più piccolo non potrà mai comprendere il più grande. È altrettanto vero, però, che il più grande non può comprendere il più piccolo. (cap. XII; p. 351)
*Nel mondo esterno, siamo costretti a tollerare molte cose contrarie alla felicità del massimo numero di individui, in parte perché non possiamo sempre scoprire in tempo che è genuinamente bugiardo, e non desta preoccupazioni, e chi lo è a parole, ma in realtà maschera un'indole sincera; e in parte perché, dovendo sbagliare, preferiamo lasciarci sfuggire i colpevoli, piuttosto che punire gli innocenti. Così, molti che notoriamente appartengono alla categoria degli onesti, vengono lasciati in libertà; e non è raro vederli addirittura far comunella con i guardiani della pubblica immoralità. D'altronde, estirpare radicalmente la rettitudine non sarebbe nell'interesse del pubblico. Una certa dose di [[sincerità]] agisce come beneficio stimolante al conformismo dei più, in quanto li spinge a rendersi conto della loro fortuna, e fornisce qualcosa da disprezzare. (cap. XIII; pp. 354-5)
*[...] da un punto di vista umano, non v'è errore più grande del cercare di essere sempre nel giusto. (cap. XIII; p. 357)
*Maledetti coloro che dicono: "Tu non servirai insieme Dio e [[Mammona]]"<ref>{{cfr}} «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona.» ([[Gesù]], ''[[Vangelo secondo Luca]]'') {{NDR|[[discorso della Montagna]]}}</ref>, perché il dovere generale dell'uomo consiste nel saper conciliare le esigenze opposte di questi due dèi. (cap. XIII; p. 358)
*È stato detto che Dio non può cambiare il passato, ma gli [[storico|storici]] sì. E i [[pittore|pittori]], osservò mio padre dentro di sé, possono fare tutto quello che fanno gli storici, e persino con migliori risultati. (cap. XIII; p. 365)
===[[Explicit]]===
«Cara,» dissi a mia moglie, che era seduta all'altro capo del tavolo, all'ora di colazione «debbo tradurti questa lettera e pregarti di aiutarmi poi a fare i bagagli. Bisogna che veda Alfred e gli rilasci una procura. Si metterà d'accordo con un editore per pubblicare il mio libro, e tu potrai correggere le bozze. Annuncia con garbo la mia partenza ai bambini; e cerca di fare a meno di me, mia cara, per sei mesi.»<br><br>Scrivo questo a Southampton, da dove mi imbarco per Erewhemos domani, 15 novembre 1900.
===Citazioni su ''Ritorno in Erewhon''===
*Analogamente, partendo, in ''Erewhon'', dal sogno della conversione in massa dei pretesi discendenti delle dieci tribù smarrite d'Israele (quelle cioè sfuggite, in tutto e per tutto, alla contaminazione cristiana), si arriva, in ''Ritorno in Erewhon'', al pratico, disadorno e divertito contratto, al ragionare in termini di pepite e sterline, lasciti e donazioni, conguagli valutari, «scambi con l'estero». L'utopia, cioè la proposta di un mondo possibile, si arrende alla nuda pianura della realtà. Si riapre, per l'ennesima e non ultima volta, la tabula rasa del realismo e del positivismo inglese, con la sua caustica ma statica consapevolezza. ([[Lucia Drudi Demby]])
*Ancora più che in ''Erewhon'' il ''Ritorno in Erewhon'', pubblicato nel 1901, l'anno precedente la morte dell'autore, dà il senso di una condanna senza appello, di un'amara, inflessibile negazione degli sforzi dell'uomo per darsi una ragione di vita sulla terra. Il vago monismo che vi viene espresso non si distingue da quello, sempre di origine materialista, predicato in altri paesi d'Europa, nello stesso pe riodo; consolazione magra, punto d'appoggio troppo debole per chi rifiuta ogni soccorso dell'al di là. ([[Giorgio Zampa]])
*''Erewhon'', abbiamo detto, è l'immagine capovolta del nostro mondo; ''Ritorno in Erewhon'' è il capovolgimento del capovolgimento. Gli Erewhoniani, sperimentatori «contaminati» riprovano tutto da capo; e il risultato è squallido, perché il sapore del gradevole egoismo originario è quasi svanito. Dopo il miracolo, il paese inesistente appare un mondo prostituito, come certe civiltà africane dopo che si è sovrapposto, al loro errore, il nostro. Un falso Dio si è imposto là dove l'assenza di Dio era la componente prima di un robusto amore del presente. E quel falso Dio è proprio il viaggiatore, l'esploratore, il turista, che, al suo ritorno, si ritrova davanti la propria figura, già mistificatrice, mistificata in una pala d'altare, le proprie parole già false, falsificate in una raccolta di ''Detti sacri''. ([[Lucia Drudi Demby]])
==''The Note-Books''==
[[File:Samuel Butler 1858.jpg|thumb|upright=1.2|Samuel Butler nel 1858]]
===Capitolo I, ''Lord, What is Man?''===
*Siamo come le palle da [[biliardo]] in una partita tra giocatori inesperti: spinte continuamente in prossimità della buca senza mai finirci dentro, se non per caso.<ref group="fonte" name=CX/>
:''We are like billiard balls in a game played by unskilful players, continually being nearly sent into a pocket, but hardly ever getting right into one, except by a fluke.'' (''Man'', I)
*Che nesso volubile deve esserci fra i nostri pensieri se un odore improvviso, un gruppo di musicanti per la strada, un volto umano intravisto sulle lingue del fuoco o nel fusto nodoso di un albero, li portano di punto in bianco alle più stravaganti associazioni.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 57.</ref>
:''How loosely our thoughts must hang together when the whiff of a smell, a band playing in the street, a face seen in the fire, or on the gnarled stem of a tree, will lead them into such vagaries at a moment's warning.'' (''Man'', IV)
*La [[vita]] è la distribuzione di un errore – o di errori.<ref group="fonte" name=CXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 115.</ref>
:''Life is the distribution of an error—or errors.'' (''Life'', IV)
*Il guscio di una [[chiocciola]] è una superstizione: le [[lumaca|lumache]] non hanno il guscio e se la passano altrettanto bene. Ma una chiocciola senza guscio non diventa per questo una lumaca, a meno che non assorba l'indifferenza di una lumaca verso il guscio.<ref group="fonte" name=CXV/>
:''The snail's shell is a superstition, slugs have no shells and thrive just as well. But a snail without a shell would not be a slug unless it had also the slug's indifference to a shell.'' (''Life'', VI)
*La vita è un lungo processo attraverso il quale si raggiunge la stanchezza.
:''Life is one long process of getting tired.'' (''Life'', VII)
*La vita è l'arte di trarre conclusioni sufficienti da premesse insufficienti.<ref group="fonte" name=CXV/>
:''Life is the art of drawing sufficient conclusions from insufficient premises.'' (''Life'', IX)
*Un senso dell'[[umorismo]] abbastanza forte da mostrare all'uomo non solo le assurdità degli altri ma anche le proprie gli impedirà di compiere tutti i [[peccato|peccati]]; o quasi tutti, tranne quelli che vale la pena commettere.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 47.</ref>
:''A sense of humour keen enough to show a man his own absurdities, as well as those of other people, will keep him from the commission of all sins, or nearly all, save those that are worth committing.'' (''Life'', XII)
*La vita è come la musica: deve essere composta a orecchio, seguendo l'istinto e le sensazioni, non le regole.<ref group="fonte" name=CXV/>
:''Life is like music, it must be composed by ear, feeling and instinct, not by rule. Nevertheless one had better know the rules, for they sometimes guide in doubtful cases—though not often.'' (''Life'', XIII)
*Ci sono due grandi [[regole dai libri|regole]] nella vita, una generale e l'altra particolare. La prima è che tutti finiscono per ottenere ciò che vogliono, se solo ci provano. Questa è la regola generale. La regola particolare è che ogni individuo è, chi più chi meno, un'eccezione alla regola generale.<ref group="fonte" name=CXVI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 116.</ref>
:''There are two great rules of life, the one general and the other particular. The first is that every one can, in the end, get what he wants if he only tries. This is the general rule. The particular rule is that every individual is, more or less, an exception to the general rule.'' (''Life'', XIV)
*Ogni forma di [[progresso]] è basata sul desiderio, innato e universale, di ogni organismo di vivere al di là dei propri mezzi.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 95.</ref>
:''All progress is based upon a universal innate desire on the part of every organism to live beyond its income.'' (''Life'', XVI)
*Il [[mondo]] è un tavolo da gioco predisposto in modo tale che tutti quelli che entrano nel casinò devono giocare e tutti a lunga scadenza devono perdere, chi più chi meno, anche se di quando in quando possono realizzare una vincita provvisoria.<ref group="fonte" name=LXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 64.</ref>
:''The world is a gambling-table so arranged that all who enter the casino must play and all must lose more or less heavily in the long run, though they win occasionally by the way.'' (''The World'', I)
*Trascorriamo i nostri giorni come giochiamo a carte, prendendoli così come vengono, senza sapere quale capiterà, sperando in una carta fortunata e ottenendone talvolta una, spesso ottenendo proprio quella sbagliata.
:''We play out our days as we play out cards, taking them as they come, not knowing what they will be, hoping for a lucky card and sometimes getting one, often getting just the wrong one.'' (''The World'', II)
*Forse il mondo non è particolarmente saggio; ma non conosciamo niente di più saggio.<ref group="fonte" name=LXIV/>
:''The world may not be particularly wise—still, we know of nothing wiser.'' (''The World'', III)
*Il mondo sarà sempre governato dal principio dell'[[egoismo]]. Non dovremmo cercare di por fine a questo stato di cose, ma di rendere l'egoismo dei farabutti più coincidente con l'egoismo della gente per bene.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 41.</ref>
:''The world will always be governed by self-interest. We should not try to stop this, we should try to make the self-interest of cads a little more coincident with that of decent people.'' (''The World'', IV)
*Esiste un eterno antagonismo di interessi tra l'individuo e il mondo in generale. All'individuo non importerà tanto quanto potrà soffrire in questo mondo, purché possa vivere nei buoni pensieri degli uomini anche molto tempo dopo averlo lasciato. Al mondo in generale non importa quanta sofferenza l'individuo possa sopportare o causare in questa vita, a condizione che si allontani completamente dai pensieri degli uomini, sia nel bene che nel male, quando se ne sarà andato.
:''There is an eternal antagonism of interest between the individual and the world at large. The individual will not so much care how much he may suffer in this world provided he can live in men's good thoughts long after he has left it. The world at large does not so much care how much suffering the individual may either endure or cause in this life, provided he will take himself clean away out of men's thoughts, whether for good or ill, when he has left it.'' (''The Individual and the World'')
*Ho [[prodigalità|scialacquato]] la mia vita come uno scolaretto scialacqua i soldini che riceve ogni settimana. D'altronde la metà del piacere – e anche più della metà – che il ragazzino trova in quei soldini sta proprio nel fatto di avere qualche cosa da scialacquare. Scialacquare è di per sé una gioia, e così è stato della mia vita quando ero più giovane. Adesso non la scialacquo più, ma non mi dispiace averne data via un bel po'. Quanto ciarpame avrei accumulato se non l'avessi fatto! Non sarebbe meglio riprendere a scialacquare quella che mi resta?<ref group="fonte" name=LXXXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 85-86.</ref>
:''I have squandered my life as a schoolboy squanders a tip. But then half, or more than half the fun a schoolboy gets out of a tip consists in the mere fact of having something to squander. Squandering is in itself delightful, and so I found it with my life in my younger days. I do not squander it now, but I am not sorry that I have squandered a good deal of it. What a heap of rubbish there would have been if I had not! Had I not better set about squandering what is left of it?'' (''My Life'', II)
*Quando borbottiamo sulla vanità delle cose umane, visto che anche l'opera più nobile non è eterna, ma prima o poi sarà come se non fosse mai esistita, dovremmo tenere a mente che il mondo, almeno per quello che ci è dato di capire, è fatto per essere goduto più che per essere conservato. Un continuo andirivieni pervade tutto ciò di cui abbiamo conoscenza, e sebbene le cose grandi svaniscano più lentamente, esse stesse sono composte di cose piccole e devono andare al passo di queste ultime.<ref group="fonte" name=LXXXV/>
:''When we grumble about the vanity of all human things, inasmuch as even the noblest works are not eternal but must become sooner or later as though they had never been, we should remember that the world, so far as we can see, was made to enjoy rather than to last. Come-and-go pervades everything of which we have knowledge, and though great things go more slowly, they are built up of small ones and must fare as that which makes them.'' (''The World Made to Enjoy'')
*Il punto è che se mai si mirava a qualcosa quando le cose iniziarono a formarsi o a essere formate, questo deve essere stato una vita breve e felice, con una estensione nel tempo in certi casi privilegiati, piuttosto che una permanenza nel tempo, anche nel caso delle cose più belle e più nobili. E se ci si sofferma su questo problema, la morte e la nascita sono così strettamente collegate che non si può distruggere l'una senza allo stesso tempo distruggere l'altra. È solo l'estinzione che rende possibile la creazione.<ref group="fonte" name=LXXXV/>
:''The point is that if anything was aimed at at all when things began to shape or to be shaped, it seems to have been a short life and a merry one, with an extension of time in certain favoured cases, rather than a permanency even of the very best and noblest. And, when one comes to think of it, death and birth are so closely correlated that one could not destroy either without destroying the other at the same time. It is extinction that makes creation possible.'' (''The World Made to Enjoy'')
*La vita è un insieme di onde che, giunte al culmine, muoiono frangendosi in un milione di frammenti ognuno dei quali è comunque riassorbito immediatamente nel mare della vita e contribuisce a formare una [[generazione]] successiva, che avanza con moto ondoso finché essa pure s'infrange.<ref group="fonte" name=CXVI/>
:''Life is the gathering of waves to a head, at death they break into a million fragments each one of which, however, is absorbed at once into the sea of life and helps to form a later generation which comes rolling on till it too breaks.'' (''Birth and Death'', II)
*La base della [[riproduzione]] non dev'essere ricercata nel desiderio dei genitori di riprodursi, ma nel malcontento delle [[cellula germinale|cellule germinali]] verso quanto li circonda all'interno dei genitori, e nel loro desiderio di mettersi in proprio.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 105.</ref>
:''Its base must be looked for not in the desire of the parents to reproduce but in the discontent of the germs with their surroundings inside those parents, and a desire on their part to have a separate maintenance.'' (''Reproduction'')
*Gli ovuli, gli spermatozoi e gli embrioni, non solo di tutte le razze umane ma di tutte le cose viventi, sia animali che vegetali, formulano pochi pensieri, ma quei pochi sono quasi identici su qualsiasi argomento. Questo «quasi» è la piccola crepa all'interno del liuto che a lungo andare darà un carattere così diverso alla musica.<ref group="fonte" name=LXXVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 78-79.</ref>
:''The ova, spermatozoa and embryos not only of all human races but of all things that live, whether animal or vegetable, think little, but that little almost identically on every subject. That "almost" is the little rift within the lute which by and by will give such different character to the music.'' (1889; ''Thinking almost Identically'')
*C'è una somiglianza, più o meno grande, tra i piaceri che tutte le nostre evacuazioni ci procurano. Credo che il [[piacere]] derivi sempre dal sollievo: sollievo, cioè, dallo sforzo notevole, anche se per lo più inconscio, di trattenere quello che è gradevole eliminare.<ref group="fonte" name=XXIX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 29.</ref>
:''There is a resemblance, greater or less, between the pleasure we derive from all the evacuations. I believe that in all cases the pleasure arises from rest—rest, that is to say, from the considerable, though in most cases unconscious labour of retaining that which it is a relief to us to be rid of.'' (''Evacuations'')
*Il [[corpo]] umano non è che una tenaglia posta sopra un mantice e una casseruola, il tutto fissato su due trampoli.<ref group="fonte" name=XXIX/>
:''The body is but a pair of pincers set over a bellows and a stewpan and the whole fixed upon stilts.'' (''Man and His Organism'', II)
*Ogni [[uomo]] dovrebbe considerarsi una specie di scatola per gli attrezzi. Fin qui è abbastanza facile; ma la difficoltà sta nel fatto che sono gli attrezzi stessi che costruiscono e manovrano gli attrezzi.<ref group="fonte" name=CX/>
:''A man should see himself as a kind of tool-box; this is simple enough; the difficulty is that it is the tools themselves that make and work the tools. The skill which now guides our organs and us in arts and inventions was at one time exercised upon the invention of these very organs themselves.'' (''Man and His Organism'', III)
*È l'opera di [[Georg Friedrich Händel|Händel]], non il corpo con il quale ha composto la sua opera, che ci costringe ad attraversare mezza Londra per ascoltare la sua musica.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 30.</ref>
:''It is Handel's work, not the body with which he did the work, that pulls us half over London.'' (''Our Trivial Bodies'', I)
*Tutta la [[vita e morte|vita]] di certa gente è una sorta di [[vita e morte|morte]] parziale – una lunga, estenuante agonia, per così dire, di immobilismo e di inesistenza cui la morte fa solo da sigillo o da firma solenne: la rinuncia a ogni ulteriore azione o operato da parte del firmatario. La [[morte]] sottrae a questi individui quella piccola forza che sembravano avere e non concede loro niente tranne il riposo.<ref group="fonte" name=LXVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 68-69.</ref>
:''The whole life of some people is a kind of partial death—a long, lingering death-bed, so to speak, of stagnation and nonentity on which death is but the seal, or solemn signing, as the abnegation of all further act and deed on the part of the signer. Death robs these people of even that little strength which they appeared to have and gives them nothing but repose.'' (''Our Trivial Bodies'', II)
*La morte, non è né una fine né un inizio definitivo. Così colui che perde la propria anima la può ritrovare, e colui che la trova potrebbe perderla.<ref group="fonte" name=LXVIII/>
:''Death is not more the end of some than it is the beginning of others. So he that loses his soul may find it, and he that finds may lose it.'' (''Our Trivial Bodies'', II)
===Capitolo II, ''Elementary Morality''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Family Prayers - 86 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.6|''Preghiere di Famiglia'' (S. Butler, 1864)]]
*Le fondamenta della [[morale]] sono come tutte le altre; se ci scava troppo intorno, la struttura sovrastante finisce per crollare.<ref group="fonte" name=LXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 65-66.</ref>
:''These are like all other foundations; if you dig too much about them the superstructure will come tumbling down.'' (''The Foundations of Morality'', I)
*Cercare di arrivare alle fondamenta della morale è come cercare di riportare a livello di consapevolezza ciò che è passato nell'inconscio, e questo finisce per turbare e disorientare quelli che continuano a provarci con troppa insistenza.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''To attempt to get at the foundations is to try to recover consciousness about things that have passed into the unconscious stage; it is pretty sure to disturb and derange those who try it on too much.'' (''The Foundations of Morality'', III)
*[...] quando l'uomo onesto rinnega le azioni oneste che ha compiuto e agisce contro la giustizia e contro la legge, si riscontrerà che in generale avrà guadagnato in simpatia quello che ha perso in santità.<ref group="fonte" name=LXV/>
:[...] ''when the righteous man turneth away from his righteousness that he hath committed and doeth that which is neither quite lawful nor quite right, he will generally be found to have gained in amiability what he has lost in holiness.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Un eccesso di [[bontà]] è tanto immorale quanto ogni altro eccesso.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''It is as immoral to be too good as to be too anything else.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Dio fa pagare le [[virtù]] dei padri ai figli fino alla terza e alla quarta generazione.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''Truly he visiteth the virtues of the fathers upon the children unto the third and fourth generation.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Tutto quello che si può dire a vantaggio della [[virtù]] è che vi è una considerevole propensione in suo favore, e che è meglio stare dalla sua parte che contro di lei, ma a volte l'accesso alla virtù può essere nocivo. Se vuoi capire la virtù non devi essere immune dal vizio, perché l'uomo realmente virtuoso, che è in perfetto stato di grazia, è virtuoso solo inconsciamente e senza rendersene conto. A meno che un uomo non sia totalmente virtuoso, sarà in parte vizioso. La virtù è, per così dire, il riposo del sonno o della morte; il vizio è il risveglio della conoscenza del bene e del male, senza la quale non vi è vita degna di questo nome.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 111.</ref>
:''The most that can be said for virtue is that there is a considerable balance in its favour, and that it is a good deal better to be for it than against it; but it lets people in very badly sometimes. If you wish to understand virtue you must be sub-vicious; for the really virtuous man, who is fully under grace, will be virtuous unconsciously and will know nothing about it. Unless a man is out-and-out virtuous he is sub-vicious. Virtue is, as it were, the repose of sleep or death. Vice is the awakening to the knowledge of good and evil—without which there is no life worthy of the name'' (''Counsels of Imperfection'')
*Non esiste una conoscenza del [[bene e male|bene]] senza una corrispondente conoscenza del [[bene e male|male]]; ecco perché ogni nazione ha i suoi dèi e i suoi demoni, e li onora con servile riguardo. Dio senza il diavolo muore, perché rimane solo.<ref group="fonte" name=CXII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 112.</ref>
:''There is no knowledge of good without a knowledge of evil also, and this is why all nations have devils as well as gods, and regard them with sneaking kindness. God without the devil is dead, being alone.'' (''Counsels of Imperfection'')
*Per quelli che non sono obbligati a logorarsi sul [[lavoro]] – e ci sono molti che si ammazzano di lavoro per la pura incapacità di frenare questa loro passione che li domina come la brama dell'alcol domina l'ubriaco – l'eccesso è tanto immorale nel lavoro quanto nel bere o nel mangiare.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 49.</ref>
:''In the case of those who are not forced to over-work themselves—and there are many who work themselves to death from mere inability to restrain the passion for work, which masters them as the craving for drink masters a drunkard—over-work in these cases is as immoral as over-eating or drinking.'' (''Physical Excellence'')
*Il mondo riesce a fatica a rinunciare a tutti i [[vizio|vizi]] che da tempo si sono ampiamente insediati tra le popolazioni civili. Questi vizi devono avere qualche attrattiva pur nella loro deformità.<ref group="fonte" name=CXII/>
:''The world can ill spare any vice which has obtained long and largely among civilised people. Such a vice must have some good along with its deformities.'' (''Vice and Virtue'', I)
*La più sincera virtù ha sempre teso all'eccesso piuttosto che all'ascetismo: cosa comprensibile e verificabile, dato che anche la virtù si farà i suoi calcoli delle probabilità, e terrà quindi conto dell'eventualità di non venire identificata. La virtù sa bene che è impossibile procedere senza compromessi e, per così dire, si accorda un mezzo tono più in su in modo da preparare una caduta durante l'esecuzione.<ref group="fonte" name=CXIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 113.</ref>
:''The truest virtue has ever inclined toward excess rather than asceticism; that she should do this is reasonable as well as observable, for virtue should be as nice a calculator of chances as other people and will make due allowance for the chance of not being found out. Virtue knows that it is impossible to get on without compromise, and tunes herself, as it were, a trifle sharp to allow for an inevitable fall in playing.'' (''Vice and Virtue'', I)
*Gli estremi di [[vizio e virtù]] sono parimenti detestabili: la virtù assoluta certamente uccide un uomo quanto il vizio assoluto, per non parlare poi dei suoi tedi e delle sue pomposità.<ref group="fonte" name=CXIII/>
:''The extremes of vice and virtue are alike detestable; absolute virtue is as sure to kill a man as absolute vice is, let alone the dullnesses of it and the pomposities of it.'' (''Vice and Virtue'', II)
*Dio non vuole che la gente sia troppo buona. Non gli va giù. Gli piace che non sia [[bontà e cattiveria|né troppo buona né troppo cattiva]]; ma, ai suoi occhi, è più veniale la tendenza all'eccesso di cattiveria che la tendenza all'eccesso di bontà.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 35.</ref>
:''God does not intend people, and does not like people, to be too good. He likes them neither too good nor too bad, but a little too bad is more venial with him than a little too good.'' (''Vice and Virtue'', III)
*Se la virtù potesse sempre avere la meglio, sarebbe insopportabile, come succede generalmente con le fazioni dominanti. La funzione del vizio è proprio quella di contenere la virtù entro limiti ragionevoli.<ref group="fonte" name=CXIV/>
:''If virtue had everything her own way she would be as insufferable as dominant factions generally are. It is the function of vice to keep virtue within reasonable bounds.'' (''Vice and Virtue'', V)
*Finora la virtù non è mai stata adeguatamente rappresentata da nessuno che potesse rivendicare di essere considerato virtuoso. È il sub-vizioso che capisce meglio la virtù. Che i viziosi si limitino a descrivere, cosa che riescono a fare abbastanza bene.<ref group="fonte" name=CXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 114.</ref>
:''Virtue has never yet been adequately represented by any who have had any claim to be considered virtuous. It is the sub-vicious who best understand virtue. Let the virtuous people stick to describing vice—which they can do well enough.'' (''Vice and Virtue'', VI)
*La moralità entra in gioco a seconda che il [[piacere]] preceda o segua il malessere. Così, è immorale ubriacarsi perché il mal di testa segue l'atto del bere, ma se il mal di testa venisse prima e l'[[ubriachezza]] poi, ubriacarsi sarebbe morale.<ref group="fonte" name=LXV/>
:''Morality turns on whether the pleasure precedes or follows the pain. Thus, it is immoral to get drunk because the headache comes after the drinking, but if the headache came first, and the drunkenness afterwards, it would be moral to get drunk.'' (''Morality'')
*Senza dubbio ogni scoperta, ogni tipo di cambiamento è immorale, poiché tende a sconvolgere la mente degli uomini e quindi i loro costumi, e quindi la loro morale, che è quello che resta dei loro ''mores'' o costumi. Ne dovrebbe conseguire che non c'è nulla di così assolutamente morale quanto la stagnazione, a parte il fatto che se fosse perfetta distruggerebbe qualsivoglia costumanza. Così ci deve sempre essere immoralità nella moralità e moralità nell'immoralità. Perché ci sarà qualcosa del costume legittimo e abituale anche nelle cose più inusuali e detestabili che si possano fare.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 95.</ref>
:''Every discovery and, indeed, every change of any sort is immoral, as tending to unsettle men's minds, and hence their custom and hence their morals, which are the net residuum of their "mores" or customs. Wherefrom it should follow that there is nothing so absolutely moral as stagnation, except for this that, if perfect, it would destroy all mores whatever. So there must always be an immorality in morality and, in like manner, a morality in immorality. For there will be an element of habitual and legitimate custom even in the most unhabitual and detestable things that can be done at all.'' (''Change and Immorality'')
*Se un uomo non riesce a procurarsi altro cibo, è più naturale per lui uccidere un altro essere umano e mangiarlo che morire di fame; il nostro orrore è dovuto soprattutto alle circostanze che rendono quest'azione naturale più che al [[cannibalismo]] stesso.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 67.</ref>
:''If a man can get no other food it is more natural for him to kill another man and eat him than to starve. Our horror is rather at the circumstances that make it natural for the man to do this than at the man himself.'' (''Abnormal Developments'')
*Penso che derivi più infelicità dalla [[famiglia]] che da qualsiasi altra fonte. Intendo, cioè, dal tentativo di prolungare a sproposito i legami familiari e di tenere insieme artificiosamente delle persone che per natura non legherebbero mai. Questo errore non è tanto grave tra le classi inferiori, ma ne uccide in gran quantità, quotidianamente, tra le classi medie e alte. E non piace né ai vecchi né ai giovani.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 43.</ref>
:''I believe that more unhappiness comes from this source than from any other—I mean from the attempt to prolong family connection unduly and to make people hang together artificially who would never naturally do so. The mischief among the lower classes is not so great, but among the middle and upper classes it is killing a large number daily. And the old people do not really like it much better than the young.'' (''The Family'', I)
*L'autore di un articolo della «Pall Mall Gazzette» (credo nel 1874 o 1875, nei mesi autunnali, ma non ricordo bene) riassumeva l'idea della divinità in Omero come quella di «un uomo forte, amoroso, bello, coraggioso e scaltro in modo superlativo». È più o meno così che dovrebbe essere un bravo [[Dio]] che faccia bene il suo dovere. Ma dovrebbe essere anche gentile, e avere un buon senso dell'umorismo, e disprezzare sia i vizi dei meschini che le meschinità dei virtuosi.<ref group="fonte" name=XCVI/>
:''A writer in the Pall Mall Gazette (I think in 1874 or 1875, and in the autumn months, but I cannot now remember) summed up Homer's conception of a god as that of a "superlatively strong, amorous, beautiful, brave and cunning man." This is pretty much what a good working god ought to be, but he should also be kind and have a strong sense of humour, together with a contempt for the vices of meanness and for the meannesses of virtue.'' (''The Homeric Deity and the Pall Mall Gazette'')
*Vi è una [[religione]] i cui seguaci possano essere indicati come nettamente più amabili e degni di fiducia di quelli di ogni altra? Se fosse così, questo risolverebbe il problema.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 99.</ref>
:''Is there any religion whose followers can be pointed to as distinctly more amiable and trustworthy than those of any other? If so, this should be enough. I find the nicest and best people generally profess no religion at all, but are ready to like the best men of all religions.'' (''Religion'')
*[[Scienza e religione|La scienza e la religione]] si riconciliano nelle persone buone e di buon senso ma da nessuna altra parte.<ref group="fonte" name=CI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 101.</ref>
:''These are reconciled in amiable and sensible people but nowhere else.'' (''Science and Religion'')
*Una morte fatta con stile, in modo lussuoso, è una delle cose più dispendiose a cui un uomo possa indulgere. Morire con tutti i confort costa un sacco di soldi a meno che uno non si spenga alla svelta.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 70.</ref>
:''Death in anything like luxury is one of the most expensive things a man can indulge himself in. It costs a lot of money to die comfortably, unless one goes off pretty quickly.'' (''A Luxurious Death'')
*Le perdite di [[denaro]] sono le peggiori, la perdita della salute viene subito dopo e la perdita della buona reputazione è solo in terza posizione. Il resto è uno scherzo, purché non si tocchino i soldi, la salute e la reputazione.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 33.</ref>
:''Money losses are the worst, loss of health is next worst and loss of reputation comes in a bad third. All other things are amusements provided money, health and good name are untouched.'' (''Money, Health and Reputation'')
===Capitolo III, ''The Germs of Erewhon and of Life and Habit''===
*Le principali specie e sottospecie della razza umana non vanno cercate fra i negri, i Circassi, i Malesi o gli aborigeni americani, ma fra [[ricchezza e povertà|i ricchi e i poveri]]. La differenza di organizzazione fisica fra le due specie di uomini è molto più grande di quella che esiste fra le cosiddette razze dell'umanità. Il ricco può andare da qui in Inghilterra quando ne ha voglia, mentre un'invisibile fatalità impedisce alle gambe dell'altro di trasportarlo oltre certi angusti confini.<ref group="fonte" name=XCI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 91.</ref>
:[...] ''the principal varieties and sub-varieties of the human race are not now to be looked for among the negroes, the Circassians, the Malays, or the American aborigines, but among the rich and the poor. The difference in physical organisation between these two species of man is far greater than that between the so-called types of humanity. The rich man can go from here to England whenever he feels so inclined. The legs of the other are by an invisible fatality prevented from carrying him beyond certain narrow limits.'' (da un articolo del 29 luglio 1985; riportato in ''Lucubratio Ebria'')
*[...] ai nervi o ai tessuti, o a tutto quello che risponda al timone del desiderio di un uomo [[ricchezza|ricco]], può collegarsi tutto un esercito di arti, visibili e invisibili.<ref group="fonte" name=XCI/>
:''For to the nerves or tissues, or whatever it be that answers to the helm of a rich man's desires, there is a whole army of limbs seen and unseen attachable.'' (da un articolo del 29 luglio 1985; riportato in ''Lucubratio Ebria'')
===Capitolo IV, ''Memory and Design''===
*[[Essere]] significa pensare ed essere pensabile. [[Vivere]] significa pensare continuamente e ricordare di averlo fatto.<ref group="fonte" name=LVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 57-58.</ref>
:''To be is to think and to be thinkable. To live is to continue thinking and to remember having done so.'' (''Memory'', II)
*La [[memoria]] [[proporzioni|sta alla]] mente come la viscosità sta al protoplasma: dà al pensiero una tenacità – è una specie di ''pied-à-terre'' dal quale può partire e senza il quale rimane immobile. Infatti il pensiero e la memoria sono inseparabili. Niente pensiero, niente memoria; e niente memoria, niente pensiero. Siccome il pensiero conscio e la memoria conscia sono funzioni l'uno dell'altra, lo stesso vale per il pensiero inconscio e per la memoria inconscia. La memoria inconscia è, per così dire, il corpo del pensiero; ed è attraverso la memoria che il corpo e la mente sono legati assieme nel ritmo e nelle vibrazioni.<ref group="fonte" name=LVII/>
:''Memory is to mind as viscosity is to protoplasm, it gives a tenacity to thought—a kind of pied à terre from which it can, and without which it could not, advance. Thought, in fact, and memory seem inseparable; no thought, no memory; and no memory, no thought. And, as conscious thought and conscious memory are functions one of another, so also are unconscious thought and unconscious memory. Memory is, as it were, the body of thought, and it is through memory that body and mind are linked together in rhythm or vibration'' [...]. (''Memory'', II)
===Capitolo V, ''Vibrations''===
*Non risolveremo mai nulla se non smettiamo di cercare di separare la [[mente]] e la [[materia]]. La mente non è una cosa e, comunque, non ne sappiamo niente; è una funzione della materia. La materia non è una cosa e, comunque, non ne sappiamo niente. È una funzione della mente.<ref group="fonte" name=LXXXI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 81-82.</ref>
:''We shall never get straight till we leave off trying to separate mind and matter. Mind is not a thing or, if it be, we know nothing about it; it is a function of matter. Matter is not a thing or, if it be, we know nothing about it; it is a function of mind.'' (''The Universal Substance'', I)
*L'[[azione]] è il processo mentale, si materializza, e con cui la sostanza, che è materiale, si mentalizza. È come il tempo [[presente]], che unisce il tempo passato a quello futuro, ed è il solo che valga la pena di considerare, anche se è il solo tempo che non abbia una vera e propria esistenza.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''Action is the process whereby thought, which is mental, is materialised and whereby substance, which is material, is mentalised. It is like the present, which unites times past and future and which is the only time worth thinking of and yet is the only time which has no existence.'' (''The Universal Substance'', I)
*L'azione è il punto di congiungimento tra il cambiamento corporeo, visibile o almeno percettibile, e la modificazione mentale, che è sempre invisibile se non quando si rivela nell'azione. Così l'azione è il segno materiale di certi stati mentali. Traduce il pensiero in un corrispondente mutamento corporeo.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''The action is the point of juncture between bodily change, visible and otherwise sensible, and mental change which is invisible except as revealed through action. So that action is the material symbol of certain states of mind. It translates the thought into a corresponding bodily change.'' (''The Universal Substance'', I)
===Capitolo VI, ''Mind and Matter''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - The Back of the 'Green Man' Public House, Wembley, Middlesex - 74 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Il retro della casa pubblica "Green Man", Wembey, Middlesex'' (S. Butler)]]
*Il [[sentimento]] è un'arte e, come ogni altra arte, la si può acquisire con l'applicazione. L'analogia fra i sentimenti e le parole è molto stretta. Entrambi hanno il loro fondamento nella volontà e si basano ampiamente su convenzioni. Come non dovremmo farci governare dai sentimenti. I sentimenti possono ingannarci, possono mentire, possono essere usati in modi innaturali e artificiali, possono essere forzati, possono traviarci, ma possono anche essere controllati.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 104.</ref>
:''Feeling is an art and, like any other art, can be acquired by taking pains. The analogy between feelings and words is very close. Both have their foundation in volition and deal largely in convention; as we should not be word-ridden so neither should we be feeling-ridden; feelings can deceive us; they can lie; they can be used in a non-natural, artificial sense; they can be forced; they can carry us away; they can be restrained.'' (''Feeling'')
*Lo [[stomaco]] sano è squisitamente conservatore. Pochi radicali hanno una buona digestione.
:''The healthy stomach is nothing if not conservative. Few radicals have good digestions.'' (''Indigestion'')
===Capitolo VII, ''On the Making of Music, Pictures and Books''===
*Noi chiediamo alle [[parola|parole]] più di quello che possono fare. Quello che cerchiamo di fare con le parole è molto simile al tentativo di aggiustare un orologio con un piccone, o dipingere una miniatura con uno strofinaccio. Noi pretendiamo che le parole ci aiutino ad afferrare e analizzare quello che nella sua estrema essenza è inafferrabile come un'ombra. Eppure eccole lì: dobbiamo trovare una forma di coabitazione con loro, ed è saggio trattarle da buone vicine e farne l'uso migliore, non il peggiore. Ma sono le ultime arrivate in confronto al pensiero e all'azione. Quello che dovremmo leggere non sono tanto le parole, ma l'uomo di cui intuiamo l'esistenza al di là delle parole stesse.<ref group="fonte" name=LV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 55-56.</ref>
:''We want words to do more than they can. We try to do with them what comes to very much like trying to mend a watch with a pickaxe or to paint a miniature with a mop; we expect them to help us to grip and dissect that which in ultimate essence is as ungrippable as shadow. Nevertheless there they are; we have got to live with them, and the wise course is to treat them as we do our neighbours, and make the best and not the worst of them. But they are parvenu people as compared with thought and action. What we should read is not the words but the man whom we feel to be behind the words.'' (''Thought and Word'', V)
*Le parole impediscono e uccidono la perfetta formulazione del pensiero, o ne vengono uccise. Ma sono come impalcature, utili, se non indispensabili, per lavorare su un pensiero imperfetto e collaborare a renderlo perfetto.<ref group="fonte" name=LV/>
:''Words impede and either kill, or are killed by, perfect thought; but they are, as a scaffolding, useful, if not indispensable, for the building up of imperfect thought and helping to perfect it.'' (''Thought and Word'', VI)
*Le parole sono come i soldi: non c'è niente di più inutile se non quando si usano.<ref group="fonte" name=LV/>
:''Words are like money; there is nothing so useless, unless when in actual use.'' (''Thought and Word'', VIII)
*Le [[idea|idee]] sono come ombre – sembrano salde finché non cerchiamo di afferrarle.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''They are like shadows—substantial enough until we try to grasp them.'' (''Ideas'')
*Il fatto che ogni stato mentale si intensifichi nell'espressione è tutt'uno col fatto che nessuna cosa ha di per sé una sua esistenza se non nel momento in cui la si esprime.<ref group="fonte" name=LV/>
:''The fact that every mental state is intensified by expression is of a piece with the fact that nothing has any existence at all save in its expression.'' (''Expression'')
*Le mie annotazioni diventano sempre più lunghe se le accorcio. Voglio dire che il processo di comprensione le rende più pregnanti, e così danno vita a nuove annotazioni. Non cerco mai di ampliarle, così non so se si accorgerebbero qualora lo facessi. Forse questo sarebbe un buon sistema per farle diventare più brevi.<ref group="fonte" name=LXXXI/>
:''My notes always grow longer if I shorten them. I mean the process of compression makes them more pregnant and they breed new notes. I never try to lengthen them, so I do not know whether they would grow shorter if I did. Perhaps that might be a good way of getting them shorter.'' (''Making Notes'')
*La [[regole dai libri|regola]] dovrebbe essere di non [[apprendimento|imparare]] una cosa finché non si è assolutamente certi che entro breve tempo se ne sentirà tanto il bisogno da non poterne più fare a meno.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 38.</ref>
:''The rule should be never to learn a thing till one is pretty sure one wants it, or that one will want it before long so badly as not to be able to get on without it.'' (''Knowledge is Power'')
*Nell'[[arte]], non cercare mai di scoprire o di imparare niente se non dopo che l'ignoranza di una determinata cosa ti abbia tormentato per qualche tempo. Solo allora te la ricorderai, ma solo in questo caso.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 24.</ref>
:''In art, never try to find out anything, or try to learn anything until the not knowing it has come to be a nuisance to you for some time. Then you will remember it, but not otherwise.'' (''Agonising'')
*La [[mente]] di ogni uomo è una terra che gli è incognita, tanto che non c'è motivo di affannarsi a elaborare progetti di avventura per accedere a paesi inesplorati. Per raggiungerli non c'è bisogno di andare lontano: come il Regno dei Cieli, questi paesi sono dentro di noi.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''Each man's mind is an unknown land to himself, so that we need not be at such pains to frame a mechanism of adventure for getting to undiscovered countries. We have not far to go before we reach them. They are, like the Kingdom of Heaven, within us.'' (''Imaginary Countries'')
*Lo [[stile]] di un uomo in qualsiasi arte dovrebbe essere come il suo abito: attirare meno attenzione possibile.<ref group="fonte" name=CX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 110.</ref>
:''A man's style in any art should be like his dress—it should attract as little attention as possible.'' (''A Man's Style'')
*Non sono io che faccio [[libro|libri]], sono loro che crescono; vengono da me e insistono per essere scritti a modo loro.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 51.</ref>
:''I never make them: they grow; they come to me and insist on being written, and on being such and such.'' (''My Books'')
*I [[critico|critici]] generalmente diventano tali non in virtù della loro predisposizione a questo compito, ma per la loro incapacità di fare qualunque altra cosa. I libri dovrebbero essere processati da un giudice e dai giurati come se fossero dei crimini, e bisognerebbe ascoltare le argomentazioni di entrambe le parti.<ref group="fonte" name=LII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 52.</ref>
:''Critics generally come to be critics by reason not of their fitness for this but of their unfitness for anything else. Books should be tried by a judge and jury as though they were crimes, and counsel should be heard on both sides.'' (''Criticism'')
*Un grande [[ritratto]] è sempre un ritratto del pittore più che un ritratto del modello.<ref group="fonte" name=XXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 25.</ref>
:''A great portrait is always more a portrait of the painter than of the painted.'' (''Portraits'')
*Quando un uomo ha dei dubbi su quello che deve [[scrittura|scrivere]], gli sarà utile chiedersi cosa diranno le sue parole di lì a cent'anni.<ref group="fonte" name=LII/>
:''When a man is in doubt about this or that in his writing, it will often guide him if he asks himself how it will tell a hundred years hence.'' (''Writing for a Hundred Years Hence'')
===Capitolo VIII, ''Handel and Music''===
*Se leghi le mani a [[Georg Friedrich Händel|Händel]] impedendogli di rendere le emozioni umane, e liberi [[Johann Sebastian Bach|Bach]] non dandogli nessuna emozione umana da interpretare – se, di fatto, privi Händel delle sue possibilità mentre togli a Bach le sue difficoltà – i due potranno competere in qualche modo, ma Händel ne uscirà comunque vittorioso. Altrimenti è assurdo concedere a Bach di entrare in lizza.<ref group="fonte" name=LXXI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 71-72.</ref>
:''If you tie Handel's hands by debarring him from the rendering of human emotion, and if you set Bach's free by giving him no human emotion to render—if, in fact, you rob Handel of his opportunities and Bach of his difficulties—the two men can fight after a fashion, but Handel will even so come off victorious. Otherwise it is absurd to let Bach compete at all.'' (''Handel and Bach'', I)
*Bach viene considerato un musicista più profondo di Händel in virtù della sua frequente e più involuta complessità di composizione. In realtà Händel era abbastanza profondo da evitare l'uso selvaggio del contrappunto cui ricorreva istintivamente Bach, ma sapeva bene che l'opinione pubblica avrebbe certamente considerato Bach al suo livello, se non addirittura superiore. È probabilmente per questo che Händel era diffidente nei confronti di Bach.<ref group="fonte" name=LXXI/>
:[...] ''Bach is esteemed a more profound musician than Handel in virtue of his frequent and more involved complexity of construction. In reality Handel was profound enough to eschew such wildernesses of counterpoint as Bach instinctively resorted to, but he knew also that public opinion would be sure to place Bach on a level with himself, if not above him, and this probably made him look askance at Bach.'' (''Handel and Bach'', I)
*Solo un grande compositore come Händel – o qualcuno di altrettanto grande, se fosse possibile trovarlo – può anche essere, spesso, facilmente e trionfalmente banale. Così come ci vuole – o piuttosto ci vorrebbe – un compositore all'altezza di Händel per scrivere un altro coro dell'''Alleluia''. Solo chi è capace di tanto potrà con trattare con facilità anche situazioni banali come fa Händel. Händel è così grande e così semplice che solo un musicista di professione può essere incapace di capirlo.<ref group="fonte" name=LXXI/>
:''It takes as great a composer as Handel—or rather it would take as great a composer if he could be found—to be able to be as easily and triumphantly commonplace as Handel often is, just as it takes—or rather would take—as great a composer as Handel to write another Hallelujah chorus. It is only the man who can do the latter who can do the former as Handel has done it. Handel is so great and so simple that no one but a professional musician is unable to understand him.'' (''Handel's Commonplaces'')
*L'onestà non consiste nel non rubare mai, ma nel sapere quando smettere di rubare e come fare buon uso di quanto si è rubato. Solo i grandi possidenti sanno rubare con garbo e a tempo. Un buon ladro, che utilizza bene quel che prende, è ''ipso facto'' un buon inventore. Meglio un uomo che sappia usare bene quello che è stato fatto da altri che due modesti e indipendenti inventori.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 76.</ref>
:''Honesty consists not in never stealing but in knowing where to stop in stealing, and how to make good use of what one does steal. It is only great proprietors who can steal well and wisely. A good stealer, a good user of what he takes, is ipso facto a good inventor. Two men can invent after a fashion to one who knows how to make the best use of what has been done already.'' (''Honesty'')
*Se Bach si contorce, [[Richard Wagner|Wagner]] ha le convulsioni.<ref group="fonte" name=LXXI/>
:''If Bach wriggles, Wagner writhes.'' (''Musical Criticism'')
*Nei libri è facile nominare i morti dimenticati cui siamo debitori, ed è possibile riconoscere apertamente il debito in qualsiasi momento e dovunque se ne presenti l'occasione. Più uno scrittore è originale, maggiore sarà il piacere che proverà nel richiamare l'attenzione sull'opera dimenticata di chi l'ha preceduto. Le convenzioni della pittura e della musica, tuttavia, pur ammettendo il prestito non meno liberamente della letteratura, non consentono una palese dichiarazione della fonte.<ref group="fonte" name=LXXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 74.</ref>
:''In books it is easy to make mention of the forgotten dead to whom we are indebted, and to acknowledge an obligation at the same time and place that we incur it. The more original a writer is, the more pleasure will he take in calling attention to the forgotten work of those who have gone before him. The conventions of painting and music, on the other hand, while they admit of borrowing no less freely than literature does, do not admit of acknowledgement;'' [...]. (''On Borrowing in Music'')
*Per una vasta percentuale del suo lavoro nessun [[musicista]] può essere originale. [...] è sorprendente quanta parte anche della musica più originale consista di passaggi, scale e cadenze comuni.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 75.</ref>
:''Indeed no musician can be original in respect of any large percentage of his work.'' [...] ''it is surprising how large a part even of the most original music consists of common form scale passages, and closes.'' (''On Borrowing in Music'')
*La [[storia dell'arte]] è una storia di revivals.<ref group="fonte" name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
:[...] ''the history of art is the history of revivals.'' (''Anachronism'')
===Capitolo IX, ''A Painter's Views on Painting''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Mr Heatherley's Holiday, An Incident in Studio Life - N02761 - National Gallery.jpg|thumb|upright=1.4|''Le vacanze di Mr Heatherley'' (S. Butler, 1874)]]
*Gli antichi [[maestro e discepolo|maestri]] insegnavano non per il gusto di insegnare; né per l'idea, allora inesistente, di servire la causa dell'arte; non perché i genitori degli allievi li pagassero per insegnare. [...] I maestri prendevano dei [[maestro e discepolo|discepoli]] a cui insegnare perché c'era più lavoro di quanto riuscissero a fare da soli e avevano bisogno di qualcuno che li aiutasse.<ref group="fonte" name=XXV/>
:''The old masters taught, not because they liked teaching, nor yet from any idea of serving the cause of art, nor yet because they were paid to teach by the parents of their pupils.'' [...] ''The masters took pupils and taught them because they had more work to do than they could get through and wanted some one to help them.'' (''The Old Masters and Their Pupils'')
*[[Disegno|Disegnare]] dal vero è come cercare di mettere un pizzico di sale sulla coda della natura. Eppure c'è chi ci riesce molto bene.<ref group="fonte" name=XXVI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 26.</ref>
:''Sketching from Nature is very like trying to put a pinch of salt on her tail. And yet many manage to do it very nicely.'' (''Sketching from Nature'')
*I pittori dovrebbero ricordare che l'[[occhio]], di norma, è un organo buono, semplice, credulone – sempre pronto a prendere per vero tutto quello che gli viene detto con piglio e fermezza.<ref group="fonte" name=XXVI/>
:''Painters should remember that the eye, as a general rule, is a good, simple, credulous organ—very ready to take things on trust if it be told them with any confidence of assertion.'' (''The Credulous Eye'')
*Dopo aver cercato, per tanti anni, di diventare [[accuratezza|accurati]], dobbiamo passarne molti altri a scoprire quando e come essere [[inaccuratezza|inaccurati]].<ref group="fonte" name=CXVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 117.</ref>
:''After having spent years striving to be accurate, we must spend as many more in discovering when and how to be inaccurate.'' (''Accuracy'')
*Pensate a una vostra opera e consideratela con l'occhio con cui giudichereste l'opera di un vostro rivale. Se la guardate per ammirarla siete persi.<ref group="fonte" name=XXVI/>
:''Think of and look at your work as though it were done by your enemy. If you look at it to admire it you are lost.'' (''Improvement in Art'')
*Si può affinare la propria mano a seconda di come si giudica il proprio lavoro. Chi lo osserva per trovarne difetti, li trova e li corregge. Chi lo osserva per trovarne i pregi, li trova e non migliora. Non si può considerare un'opera perfetta e perfettibile allo stesso tempo.<ref group="fonte" name=XXVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 27.</ref>
:''Improvement in one's painting depends upon how we look at our work. If we look at it to see where it is wrong, we shall see this and make it righter. If we look at it to see where it is right, we shall see this and shall not make it righter. We cannot see it both wrong and right at the same time.'' (''Improvement in Art'')
*Un uomo non può essere virtuoso del [[colore]] se non è molto di più.<ref group="fonte" name=XXVII/>
:''A man cannot be a great colourist unless he is a great deal more. A great colourist is no better than a great wordist unless the colour is well applied to a subject which at any rate is not repellent.'' (''Words and Colour'')
===Capitolo X, ''The Position of a Homo Unius Libri''===
*Se morirò giovane, almeno non sarò annoiato dal mio stesso [[successo]].<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 41.</ref>
:''If I die prematurely, at any rate I shall be saved from being bored by my own success.'' (''Compensation'')
*Stavo completando l'acquisto di alcune piccole case a Lewisham e dovevo firmare con il mio nome. Il venditore, vedendo solo il nome e non conoscendo nessuno dei miei libri, mi disse, piuttosto sgarbatamente, ma senza voler dire alcun male:<br>"Hai scritto libri come ''[[Samuel Butler (poeta)#Hudibras|Hudibras]]''?<ref name=hudibras>L'autore del poema ''[[Samuel Butler (poeta)#Hudibras|Hudibras]]'' è il [[Samuel Butler (poeta)|Samuel Butler]] seicentesco.</ref><br>Dissi prontamente: "Certo, ''[[#Erewhon|Erewhon]]'' è un libro buono quanto ''Hudibras''."<br>Si stava facendo troppo dura per lui, così ha pensato che non avessi sentito bene e ha ripetuto la sua domanda. Ho risposto di nuovo come prima e lui si è zittito. Gli ho inviato una copia di ''Erewhon'' subito dopo averlo completato. È stato un discorso piuttosto alto da parte mia, lo ammetto, ma non avrebbe dovuto sfidarmi senza essere stato provocato.
:''I was completing the purchase of some small houses at Lewisham and had to sign my name. The vendor, merely seeing the name and knowing none of my books, said to me, rather rudely, but without meaning any mischief:<br>"Have you written any books like Hudibras?"<br>I said promptly: "Certainly; Erewhon is quite as good a book as Hudibras." This was coming it too strong for him, so he thought I had not heard and repeated his question. I said again as before, and he shut up. I sent him a copy of Erewhon immediately after we had completed. It was rather tall talk on my part, I admit, but he should not have challenged me unprovoked.'' (''Hudibras and Erewhon'')
*[...] per ogni uomo di merito trascurato, incaricano di coccolare una dozzina di sciocchi, per rimorso. Il genio, dicono, indossa sempre un mantello invisibile; questi uomini indossano mantelli invisibili, quindi sono dei geni; e li lusinga pensare di poter vedere più dei loro vicini. La negligenza di un uomo come l'autore di ''Hudibras''<ref name=hudibras/> è compensata dalle carezze di una dozzina di altri che sarebbero i primi ad avventarsi sull'autore di ''Hudibras'' se tornasse in vita. Il cielo non voglia che io mi paragoni all'autore di ''Hudibras'', [...].
:[...] ''they set people on to pamper a dozen fools for each neglected man of merit, out of compunction. Genius, they say, always wears an invisible cloak; these men wear invisible cloaks—therefore they are geniuses; and it flatters them to think that they can see more than their neighbours. The neglect of one such man as the author of Hudibras is compensated for by the petting of a dozen others who would be the first to jump upon the author of Hudibras if he were to come back to life. Heaven forbid that I should compare myself to the author of Hudibras,'' [...]. (''Myself and My Books'')
*La [[sincerità]], o onestà, è una forma di virtù bassa e alquanto rudimentale, che si riscontra in considerevole misura solo tra i [[protozoo|protozoi]].<ref group="fonte" name=LX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 60.</ref>
:''Sincerity or honesty is a low and very rudimentary form of virtue that is only to be found to any considerable extent among the protozoa.'' (''Hoodwinking the Public'')
*L'uomo [[adulto]] è composto di menzogne e inganni che sono per lui come l'aria che respira.<ref group="fonte" name=LX/>
:''The full-grown man is compacted of lies and shams which are to him as the breath of his nostrils.'' (''Hoodwinking the Public'')
*Gli argomenti sono come armi da fuoco che un uomo può tenere in casa, ma che non dovrebbe portare in giro.
:''Arguments are like fire-arms which a man may keep at home but should not carry about with him.'' (''The Art of Propagating Opinion'')
*Sarebbe un grosso guaio se il vero umorismo fosse più popolare – o meglio, più facilmente riconoscibile, perché di fatto l'[[umorismo]] è più diffuso della capacità di riconoscerlo. Metterebbe continuamente dei bastoni fra le ruote.<ref group="fonte" name=XLVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 47.</ref>
:''What a frightful thing it would be if true humour were more common or, rather, more easy to see, for it is more common than those are who can see it. It would block the way of everything.'' (''Humour'')
*L'espressione «umorismo inconscio» è l'unico contributo che ho portato alla letteratura corrente.<ref group="fonte" name=XLVII/>
:''The phrase "unconscious humour" is the one contribution I have made to the current literature of the day.'' (''Myself and "Unconscious Humour"'')
===Capitolo XI, ''Cash and Credit''===
*La [[stupidità]] è molto più forte del genio perché è quantitativamente più consistente, meglio organizzata e più compatta al suo interno. Ecco perché un [[vulcano]] nel circolo polare è impotente rispetto al ghiaccio.<ref group="fonte" name=CVIII/>
:''Dullness is so much stronger than genius because there is so much more of it, and it is better organised and more naturally cohesive inter se. So the arctic volcano can do no thing against arctic ice.'' (''Genius'', IV)
*Più conosco il mondo, più scopro che la maggior parte di quello che si fa e si scrive, per una necessità ineluttabile, è di natura effimera e svanirà molto in fretta.<ref group="fonte" name=XXXIX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 39.</ref>
:''The more I see of the world, the more necessary I see it to be that by far the greater part of what is written or done should be of so fleeting a character as to take itself away quickly.'' (''Genius and Providence'')
*Le [[scuola|scuole]] e le [[università]] non sono concepite per portare alla luce e coltivare il [[genialità|genio]]. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole.<ref group="fonte" name=XXXIX/>
:''Schools and colleges are not intended to foster genius and to bring it out. Genius is a nuisance, and it is the duty of schools and colleges to abate it by setting genius-traps in its way.'' (''Genius and Providence'')
*L'arte del coprire è importante e interessante quanto l'arte dello s-coprire. La gloria di liberarsi di una questione annosa e spinosa, seppellendola, è certamente pari a quella che segue un'importante scoperta.<ref group="fonte" name=XCVI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 96.</ref>
:''This is as important and interesting as Dis-covery. Surely the glory of finally getting rid of and burying a long and troublesome matter should be as great as that of making an important discovery.'' (''The Art of Covery'')
*Abbiamo bisogno di una Società per la Soppressione della Ricerca Erudita e per la Decente Sepoltura del [[Passato]]. È altrettanto necessario sotterrare i fantasmi del passato per farli risorgere.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 106.</ref>
:''We want a Society for the Suppression of Erudite Research and the Decent Burial of the Past. The ghosts of the dead past want quite as much laying as raising.'' (''Wanted'')
===Capitolo XII, ''The Enfant Terrible of Literature''===
*Parlandone insieme, abbiamo concordato che [[William Blake|Blake]] non valeva niente perché aveva imparato l'italiano a sessant'anni per studiare [[Dante Alighieri|Dante]], e sapevamo che Dante non valeva niente perché era così affezionato a [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]], e Virgilio non valeva niente perché Tennyson lo esaltava; e quanto a [[Alfred Tennyson|Tennyson]]... be', di Tennyson è inutile anche solo parlarne.
:''Talking it over, we agreed that Blake was no good because he learnt Italian at 60 in order to study Dante, and we knew Dante was no good because he was so fond of Virgil, and Virgil was no good because Tennyson ran him, and as for Tennyson—well, Tennyson goes without saying.'' (''Blake, Dante, Virgil and Tennyson'')
*Stavamo dicendo quanto fosse una piacevole disposizione della Provvidenza che le persone di successo scrivano le proprie [[memorie (genere letterario)|memorie]]. Speravamo che anche Tennyson stesse scrivendo le sue.
:''We were saying what a delightful dispensation of providence it was that prosperous people will write their memoirs. We hoped Tennyson was writing his.'' (''Tennyson'')
*Ci vorrebbe un buon asinometro automatico per poter misurare con una modica spesa quanto siamo [[stupidità|stupidi]].<ref group="fonte" name=CVIII/>
:''We want a good automatic asinometer by which we can tell at a moderate cost how great or how little of a fool we are.'' (''Moral Try-Your-Strengths'')
*Nel suo ultimo articolo (febbraio 1892) il professor Garner dice che il linguaggio delle [[scimmia|scimmie]] non è senza significato, ma che esse si scambiano idee. Questo mi sembra pericoloso. Le scimmie potrebbero parimenti concludere che noi, negli articoli delle nostre riviste e nella nostra critica artistica e letteraria, diciamo cose sensate e ci scambiano effettivamente delle idee.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 23.</ref>
:''In his latest article (Feb. 1892) Prof. Garner says that the chatter of monkeys is not meaningless, but that they are conveying ideas to one another. This seems to me hazardous. The monkeys might with equal justice conclude that in our magazine articles, or literary and artistic criticisms, we are not chattering idly but are conveying ideas to one another.'' (''Men and Monkeys'')
*Come se una [[canzone]] piena di vero sentimento potesse essere priva di valore artistico.<ref group="fonte" name=LXXIV/>
:[...] ''as though a song which was full of genuine feeling could by any possibility be without artistic merit.'' (''Genuine Feeling'')
*Versificare è la forma più bassa di [[poesia]], e l'ultima cosa che un grande [[poeta]] farebbe al giorno d'oggi è scrivere versi.<ref group="fonte" name=LXXXIX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 89.</ref>
:''Versifying is the lowest form of poetry; and the last thing a great poet will do in these days is to write verses.'' (''Verse'')
*Se neanche [[William Shakespeare|Shakespeare]], col suo magico nome, per non parlare della grande bellezza di certi passi, riesce a riconciliarci (e molti sono d'accordo con me) con i [[verso|versi]], e specialmente con i versi rimati, come mezzo di espressione sostenuta, chi altri potrà mai farlo? Mi sembra che un [[sonetto]] dovrebbe essere la massima lunghezza concessa a un componimento in versi rimati.<ref group="fonte" name=LXXXIX/>
:''If, then, the magic of Shakespeare's name, let alone the great beauty of occasional passages, cannot reconcile us (for I find most people of the same mind) to verse, and especially rhymed verse as a medium of sustained expression, what chance has any one else? It seems to me that a sonnet is the utmost length to which a rhymed poem should extend.'' (''Verse'')
*[...] nessun giovane principe in nessuna favola ha mai scoperto una principessa invisibile, così ben nascosta dietro una siepe di stupidità o così profondamente addormentata, come [[Nausicaa]] quando l'ho destata e ho salutato in lei l'autrice dell'''Odissea''. E non mi è stato difficile farlo – è bastato presentarmi alla porta principale e suonare il campanello.<ref group="fonte" name=LXXX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 80.</ref>
:''Still no young prince in a fairy story ever found an invisible princess more effectually hidden behind a hedge of dullness or more fast asleep than Nausicaa was when I woke her and hailed her as Authoress of the Odyssey. And there was no difficulty about it either—all one had to do was to go up to the front door and ring the bell.'' (''Nausicaa and Myself'')
*I commentatori di [[Omero]] sono stati ciechi così a lungo che per loro non c'era niente da fare e hanno voluto accecare anche Omero. Hanno trasferito la loro cecità al poeta.<ref group="fonte" name=LXXX/>
:''Homeric commentators have been blind so long that nothing will do for them but Homer must be blind too. They have transferred their own blindness to the poet.'' (''Homer and his Commentators'')
*Nella traduzione dal verso alla [[prosa]] il traduttore deve potersi prendere la licenza di eliminare quelle forme, comuni nella poesia, che sono aliene al genio della prosa. Se un'opera deve essere tradotta in prosa, che sia la prosa della lingua comunemente scritta e parlata. Un volume di prosa poetica, cioè prosa affettata, dovrebbe piuttosto essere un volume di versi. La prosa poetica non è mai tollerabile se non in piccolissime dosi, e potremmo domandarci se anche la lunghezza della poesia non dovrebbe essere ridotta nel novantanove per cento dei casi.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 90.</ref>
:''Whenever this is attempted, great licence must be allowed to the translator in getting rid of all those poetical common forms which are foreign to the genius of prose. If the work is to be translated into prose, let it be into such prose as we write and speak among ourselves. A volume of poetical prose, i.e. affected prose, had better be in verse outright at once. Poetical prose is never tolerable for more than a very short bit at a time. And it may be questioned whether poetry itself is not better kept short in ninety-nine cases out of a hundred.'' (''Translations from Verse into Prose'')
===Capitolo XIII, ''Unprofessional Sermons''===
*[...] più il nostro [[amore]] è profondo, meno lo percepiamo come tale.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 19.</ref>
:[...]''the more profound our love is the less we are conscious of it as love.'' (''Loving and Hating'')
*D'altra parte, niente ci ispira minore affetto di un'[[ostrica]]. A chi verrebbe voglia di stringerla, coccolarla e baciarla? Eppure niente ci può soddisfare fino in fondo se non l'assorbiamo completamente nel nostro organismo.<ref group="fonte" name=XX>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 20-21.</ref>
:''What, on the other hand, can awaken less consciousness of warm affection than an oyster? Who would press an oyster to his heart, or pat it and want to kiss it? Yet nothing short of its complete absorption into our own being can in the least satisfy us.'' (''Loving and Hating'')
*L'amore, come ogni dessert, si giudica dunque solo nell'atto di mangiare e con questa prova vedremo che la consapevolezza dell'amore, come ogni altra consapevolezza, svanirà nel diventare più intensa.<ref group="fonte" name=XX/>
:''The proof of love, then, like that of any other pleasant pudding, is in the eating, and tested by this proof we see that consciousness of love, like all other consciousness vanishes on becoming intense.'' (''Loving and Hating'')
*Le cose che odiamo veramente ci nauseano e usiamo questa espressione per manifestare l'[[odio]] più profondo di cui la nostra natura è capace; ma, se sentiamo di odiare, il nostro odio è di fatto lieve e inoffensivo.<ref group="fonte" name=XX/>
:''When we really hate a thing it makes us sick, and we use this expression to symbolise the utmost hatred of which our nature is capable; but when we know we hate, our hatred is in reality mild and inoffensive.'' (''Loving and Hating'')
*Gli italiani, e forse i francesi, valutano prima se una cosa gli piaccia o se hanno voglia di farla e poi se, nel complesso, potrà fargli del male. Gli inglesi, e forse i tedeschi, valutano prima se una cosa dovrebbe piacergli e spesso non giungono mai alla domanda se gli piaccia davvero e se potrà fargli male. C'è molto da dire su entrambi i sistemi, ma suppongo che sia meglio combinarli il più possibile.
:''Italians, and perhaps Frenchmen, consider first whether they like or want to do a thing and then whether, on the whole, it will do them any harm. Englishmen, and perhaps Germans, consider first whether they ought to like a thing and often never reach the questions whether they do like it and whether it will hurt. There is much to be said for both systems, but I suppose it is best to combine them as far as possible.'' (''Italians and Englishmen'')
*L'accusa più grande che si può rivolgere a un uomo è di non dar sufficiente valore al [[piacere]], e il più grande segno di stupidità nell'uomo è la pretesa di poter dire, immediatamente e senza difficoltà, ciò che gli procura piacere. Conoscere il proprio piacere non è facile, e la forma più alta e più trascurata di tutte le arti e di tutti i rami dell'educazione è il modo di migliorare questa conoscenza.<ref group="fonte" name=LXXXVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 87.</ref>
:''One can bring no greater reproach against a man than to say that he does not set sufficient value upon pleasure, and there is no greater sign of a fool than the thinking that he can tell at once and easily what it is that pleases him. To know this is not easy, and how to extend our knowledge of it is the highest and the most neglected of all arts and branches of education.'' (''On Knowing what Gives us Pleasure'', I)
*Uno dei motivi per cui ci è così difficile riconoscere quello che ci piace è che siamo così poco abituati a cercare di sapere queste cose; i nostri gusti sono prestabiliti nella stragrande maggioranza delle questioni che ci riguardano.<ref group="fonte" name=LXXXVII/>
:''One reason why we find it so hard to know our own likings is because we are so little accustomed to try; we have our likings found for us in respect of by far the greater number of the matters that concern us; thus we have grown all our limbs on the strength of the likings of our ancestors and adopt these without question.'' (''On Knowing what Gives us Pleasure'', I)
*Ci sono uomini così ignoranti e incuranti del loro piacere che non si può nemmeno dire che siano realmente nati come esseri viventi.<ref group="fonte" name=LXXXVIII/>
:''There are some men so ignorant and careless of what gives them pleasure that they cannot be said ever to have been really born as living beings at all.'' (''On Knowing what Gives us Pleasure'', I)
*Il tormento della [[morte]] sta nella conoscenza di quando e come verrà.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 94.</ref>
:''The sting of death is in foreknowledge of the when and the how.'' (''Prayer'', I)
===Capitolo XIV, ''Higgledy-Piggledy''===
[[File:Samuel Butler (1835-1902) - Two Heads after Bellini - 70 - St John's College.jpg|thumb|upright=1.5|''Due teste dopo Bellini'' (S. Butler, 1866)]]
*Tutti dovremmo avere un cestino mentale per rifiuti e, più invecchiamo, più cose dovremmo gettarci, ridotte in frammenti irrecuperabili.<ref group="fonte" name=LXXXIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 83.</ref>
:''Every one should keep a mental waste-paper basket and the older he grows the more things he will consign to it—torn up to irrecoverable tatters.'' (''Waste-Paper Baskets'')
*I miei [[pensiero|pensieri]] sono come persone incontrate in un viaggio; all'inizio sembrano molto piacevoli ma, di norma, me ne stanco presto.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''They are like persons met upon a journey; I think them very agreeable at first but soon find, as a rule, that I am tired of them.'' (''My Thoughts'')
*Le nostre [[idea|idee]] sono per lo più monete false e noi passiamo una vita intera a rifilarcele a vicenda.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''They are for the most part like bad sixpences and we spend our lives in trying to pass them on one another.'' (''Our Ideas'')
*Non si dovrebbe condannare un'idea solo perché un po' timida e incoerente; tutte le nuove idee sono timide alla loro prima comparsa tra le idee vecchie. Dovremmo essere pazienti e vedere se l'[[incoerenza]] tende a scomparire o a rimanere, nel qual caso è bene che ce ne liberiamo subito.<ref group="fonte" name=LXXXIII/>
:''An idea must not be condemned for being a little shy and incoherent; all new ideas are shy when introduced first among our old ones. We should have patience and see whether the incoherency is likely to wear off or to wear on, in which latter case the sooner we get rid of them the better.'' (''Incoherency of New Ideas'')
*Un'attenuante per il [[diavolo]]: bisogna ricordare che abbiamo sentito solo una versione dei fatti. Dio ha scritto tutti i libri.<ref group="fonte">Citato in [[Guido Almansi]], ''Il filosofo portatile'', TEA, Milano, 1991.</ref><ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 34.</ref>
:''It must be remembered that we have only heard one side of the case. God has written all the books.'' (''An Apology for the Devil'')
*Non importa molto che cosa un uomo odia, purché odi qualcosa.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 22.</ref>
:''It does not matter much what a man hates provided he hates something.'' (''Hating'')
*La mente scientifica più sottile funziona esattamente come la mente commerciale più sottile. Entrambe si propongono di accertare quante prove siano richieste per garantire un effetto. Nel commercio, è antieconomico pretendere o esibire troppe dimostrazioni di efficacia prima di un acquisto o di una vendita; ma è altrettanto antieconomico accontentarsi di troppo poche prove. Le stesse dimostrazioni di qualità sono necessarie in entrambi i casi. La differenza è che se un [[uomo d'affari]] fa un errore, di norma ne soffrirà le conseguenze. Nelle scienze invece è raro che l'errore, finché rimane confinato nell'ambito della teoria, comporti una perdita per il responsabile. Al contrario, è molto facile che l'errore gli procuri fama, soldi e una pensione. Quindi un uomo d'affari, se è bravo, starà molto attento a non sopravvalutare o sottovalutare i fatti, mentre non ci si aspetta una simile attenzione da uno [[scienziato]].<ref group="fonte" name=CI/>
:''The best class of scientific mind is the same as the best class of business mind. The great desideratum in either case is to know how much evidence is enough to warrant action. It is as unbusiness-like to want too much evidence before buying or selling as to be content with too little. The same kind of qualities are wanted in either case. The difference is that if the business man makes a mistake, he commonly has to suffer for it, whereas it is rarely that scientific blundering, so long as it is confined to theory, entails loss on the blunderer. On the contrary it very often brings him fame, money and a pension. Hence the business man, if he is a good one, will take greater care not to overdo or underdo things than the scientific man can reasonably be expected to take.'' (''Science and Business'')
*Tutto è più importante di quanto pensiamo, e allo stesso tempo niente è più importante di quanto pensiamo che lo sia. Una semplice scintilla può mandare in fiamme l'[[Europa]]; ma anche se l'Europa andasse in fiamme più di venti volte, il mondo si raddrizzerebbe comunque con un colpo di coda.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 107.</ref>
:''Everything matters more than we think it does, and, at the same time, nothing matters so much as we think it does. The merest spark may set all Europe in a blaze, but though all Europe be set in a blaze twenty times over, the world will wag itself right again.'' (''Sparks'')
*C'è solo una cosa ancor più vana della vanità dei [[desiderio|desideri]] umani: l'assenza di desideri.<ref group="fonte" name=CXVII/>
:''There is only one thing vainer and that is the having no wishes.'' (''The Vanity of Human Wishes'')
*Il grande pregio di un [[cane]] è che puoi renderti ridicolo con lui e non solo non ti sgriderà, ma si renderà ridicolo anche lui.
:''The great pleasure of a dog is that you may make a fool of yourself with him and not only will he not scold you, but he will make a fool of himself too.'' (''Dogs'')
*Per quanto accorto possa essere il metodo di verifica che adottiamo, finiamo per affidarci a qualche cosa che non abbiamo verificato affatto e in cui riponiamo la nostra fiducia senza riserve. Allo stesso modo c'è un punto in cui la nostra facoltà di comprensione e i nostri processi mentali vanno dati per capiti, senza ulteriori tentativi di indagine o di definizione in parole. E aggiungerei che questo punto dovrebbe essere raggiunto quanto prima nel corso della discussione.<ref group="fonte" name=XCVII/>
:''As, no matter what cunning system of checks we devise, we must in the end trust some one whom we do not check, but to whom we give unreserved confidence, so there is a point at which the understanding and mental processes must be taken as understood without further question or definition in words. And I should say that this point should be fixed pretty early in the discussion.'' (''Definitions'', I)
*[[Definizione|Definire]] significa rinchiudere la sconfinata foresta dell'idea entro un muro di parole.<ref group="fonte" name=LV/>
:''A definition is the enclosing a wilderness of idea within a wall of words.'' (''Definitions'', III)
*[[Definizione|Definire]] è un po' come grattare una parte irritata: generalmente l'irritazione peggiora.<ref group="fonte" name=LXXXIV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 84.</ref>
:''Definitions are a kind of scratching and generally leave a sore place more sore than it was before.'' (''Definitions'', IV)
*Si possono fare delle prove per le piccole cose, ma le grandi azioni sono sempre una questione «di vita o di morte», «o la va o la spacca».<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 40.</ref>
:''Small things may be rehearsed, but the greatest are always do-or-die, neck-or-nothing matters.'' (''Perseus and St. George'')
*Guai allo [[specializzazione|specialista]] che non è anche un buon generalista e guai al generalista che non è anche un po' uno specialista.<ref group="fonte" name=CII/>
:''Woe to the specialist who is not a pretty fair generalist, and woe to the generalist who is not also a bit of a specialist.'' (''Specialism and Generalism'')
*Non sempre il [[silenzio]] significa [[tatto (qualità)|tatto]]: è il tatto ch'è d'oro, non il silenzio.<ref group="fonte">Citato in ''Selezione dal Reader's Digest'', agosto 1965, p. 76.</ref>
:''Silence is not always tact and it is tact that is golden, not silence''. (''Silence and Tact'')
*«Mettersi nelle mani di Dio» è solo un modo più lungo di dire che ci si affida al [[caso]].<ref group="fonte" name=XXXV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 35-36.</ref>
:''To put one's trust in God is only a longer way of saying that one will chance it.'' (''Providence and Improvidence'', II)
*Niente è più imprudente e incauto dell'eccessiva [[prudenza]] e cautela.<ref group="fonte" name=CXVII/>
:''There is nothing so imprudent or so improvident as over-prudence or over-providence.'' (''Providence and Improvidence'', III)
*Se la [[Provvidenza]] si facesse vedere, probabilmente si dimostrerebbe un personaggio abbastanza deludente: un vecchietto raggrinzito con tanto di raffreddore, naso rosso e sciarpa intorno al collo, che fischietta sulla terra appena arata o canticchia da solo mentre vagabonda da una strada all'altra, bighellonando davanti alle vetrine e alle bancarelle di libri usati.<ref group="fonte" name=XXXV/>
:''If Providence could be seen at all, he would probably turn out to be a very disappointing person—a little wizened old gentleman with a cold in his head, a red nose and a comforter round his neck, whistling o'er the furrow'd land or crooning to himself as he goes aimlessly along the streets, poking his way about and loitering continually at shop-windows and second-hand book-stalls.'' (''Epiphany'')
*[[Dio]] è amore, oserei dire. Ma quale dannoso male è l'amore.
:''I dare say. But what a mischievous devil Love is!'' (''God is Love'')
*I due sessi sono il primo – o almeno fra i primi grandi esperimenti – nella suddivisione sociale del lavoro.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 105.</ref>
:''The sexes are the first—or are among the first great experiments in the social subdivision of labour.'' (''Sex'')
*Nel [[matrimonio]], esitare significa a volte salvarsi.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 44.</ref>
:''In matrimony, to hesitate is sometimes to be saved.'' (''Marriage'', II)
*[[Vivere]] è come [[amare]] – la ragione tutta gli è ostile, e tutto l'istinto vi anela.
:''To live is like to love — all reason is against it, and all healthy instinct for it''. (''Life and Love'')
*In realtà era dannatamente contento; diceva alla gente che era dispiaciuto del fatto di non essere più dispiaciuto, e qui iniziò il primo vero dolore, perché era davvero dispiaciuto che la gente non credesse che gli dispiaceva di non essere più dispiaciuto.
:''He was in reality damned glad; he told people he was sorry he was not more sorry, and here began the first genuine sorrow, for he was really sorry that people would not believe he was sorry that he was not more sorry.'' (''Sorrow within Sorrow'')
===Capitolo XV, ''Titles and Subjects''===
*Un buon [[Titolo (editoria)|titolo]] deve avere lo scopo di rendere il seguito praticamente superfluo per chi ha già qualche familiarità con l'argomento.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 53.</ref>
:''A good title should aim at making what follows as far as possible superfluous to those who know anything of the subject.'' (''Titles'')
*Il [[tatto (senso)|senso del tatto]]. Un saggio che dimostri che tutti i cinque sensi si risolvono in ultima analisi nel senso del tatto, e che [[alimentazione|mangiare]] è il tatto portato al suo punto estremo. Perciò esiste un solo senso, il tatto, e l'[[ameba]] l'ha già. Quando guardo un foraminifero guardo già me stesso.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 103.</ref>
:''The Sense of Touch: An essay showing that all the senses resolve themselves ultimately into a sense of touch, and that eating is touch carried to the bitter end. So there is but one sense—touch—and the amœba has it. When I look upon the foraminifera I look upon myself.'' (''For Unwritten Articles, Essays, Stories'')
===Capitolo XVI, ''Written Sketches''===
*Il vero scrittore si fermerà ovunque e in qualunque momento per annotare le proprie idee, così come il vero pittore si fermerà ovunque per fare uno schizzo.
:''The true writer will stop everywhere and anywhere to put down his notes, as the true painter will stop everywhere and anywhere to sketch.'' (''Literary Sketch-Books'')
*L'altra sera ero a un incontro e ho sentito un uomo dire: "Quella pila all'angolo ora brucia proprio bene." Le simpatie delle persone sembrano generalmente rivolgersi al [[fuoco]], purché nessuno corra il rischio di essere bruciato.
:''I was at one the other night and heard a man say: "That corner stack is alight now quite nicely." People's sympathies seem generally to be with the fire so long as no one is in danger of being burned.''
===Capitolo XVII, ''Material for a Projected Sequel to "Alps and Sanctuaries"''===
*Il [[pubblico]] compra le [[opinione|opinioni]] come il latte, basandosi sul principio che è più a buon mercato far così che tenere una mucca. Ed è vero, ma è più probabile che il latte sia annacquato.<ref group="fonte" name=LXXXIV/>
:''The public buys its opinions as it buys its meat, or takes in its milk, on the principle that it is cheaper to do this than to keep a cow. So it is, but the milk is more likely to be watered.'' (''Public Opinion'')
*Raramente gli uomini sono più banali che nelle [[occasione|occasioni]] supreme.
:''Men are seldom more commonplace than on supreme occasions''. (''Supreme Occasions'')
===Capitolo XVIII, ''Material for Erewhon Revisited''===
*Ogni bambino ha un mese di paradiso e un mese di inferno prima della nascita, così da poter fare la propria scelta a occhi aperti.
:''Every baby has a month of heaven and a month of hell before birth, so that it may make its choice with its eyes open.''
*Pagare i [[debito|debiti]] è un lusso che non tutti possiamo permetterci.
:''Paying debts is a luxury which we cannot all of us afford.''
===Capitolo XIX, ''Truth and Convenience''===
*Niente genera più errori della ricerca della [[verità]] assoluta.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 60.</ref>
:''There is no such source of error as the pursuit of absolute truth.'' (''Truth'', III)
*La [[linea]] più dritta che possiamo tracciare sulla carta più liscia avrà sempre i bordi sbavati, se la guardiamo al microscopio. Questo è di scarsa importanza, fintanto che non vengano tratte importanti deduzioni dalla premessa che i bordi non sono frastagliati.<ref group="fonte" name=CII/>
:''The firmest line that can be drawn upon the smoothest paper has still jagged edges if seen through a microscope. This does not matter until important deductions are made on the supposition that there are no jagged edges.'' (''Truth'', VIII)
*Qualsiasi imbecille può dire la [[verità e bugia|verità]], ma solo un uomo alquanto saggio saprà [[verità e bugia|mentire]] bene.<ref group="fonte" name=LXI>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 61.</ref>
:''Any fool can tell the truth, but it requires a man of some sense to know how to lie well.'' (''Falsehood'', III)
*Non mi importa la [[bugia|menzogna]], ma odio l'inaccuratezza.<ref group="fonte" name=LXI/>
:''I do not mind lying, but I hate inaccuracy.'' (''Falsehood'', IV)
*Chi non sa strizzare l'occhio non sa vedere e chi non sa [[verità e bugia|mentire]] non sa dire la [[verità e bugia|verità]]. Così, chi non sa reprimere le sue [[opinione|opinioni]] non sa neanche esprimerle.<ref group="fonte" name=LXI/>
:''He who knows not how to wink knows not how to see; and he who knows not how to lie knows not how to speak the truth. So he who cannot suppress his opinions cannot express them.'' (''Falsehood'', VII)
*C'è una sorta di rispetto e di deferenza nel [[bugia|mentire]]. Ogni volta che mentiamo a qualcuno, gli facciamo il complimento di riconoscere la sua superiorità.
:''Lying has a kind of respect and reverence with it. We pay a person the compliment of acknowledging his superiority whenever we lie to him.'' (''Falsehood'', IX)
*Se la [[verità]] non ci semplifica la vita, a lungo andare non è verità. Verità è solo quella che ci salva dalle difficoltà in modo più esteso e più permanente.<ref group="fonte" name=LXI/>
:''If truth is not trouble-saving in the long run it is not truth: truth is only that which is most largely and permanently trouble-saving.'' (''Convenience'', V)
*Non è la scoperta che un uomo abbia la capacità di mentire a incrinare la mia fiducia in lui: quello che non posso tollerare è di non poter fare affidamento sulla sua mendacità. Gli perdono le menzogne che dice, ma non posso perdonarlo di non ripetere coerentemente le stesse menzogne, o quasi, sulle stesse cose. Questo dimostra una memoria incerta, e questo è imperdonabile; oppure che dice tante bugie che gli è impossibile ricordarsele tutte.<ref group="fonte" name=LXII/>
:''It is not, then, the discovery that a man has the power to lie that shakes my confidence in him; it is loss of confidence in his mendacity that I find it impossible to get over. I forgive him for telling me lies, but I cannot forgive him for not telling me the same lies, or nearly so, about the same things. This shows he has a slipshod memory, which is unpardonable, or else that he tells so many lies that he finds it impossible to remember all of them,'' [...]. (''A Clergyman's Doubts'')
===Capitolo XX, ''First Principles''===
*Non solo la [[contraddizione]] in termini è ammissibile, ma non vi può essere proposizione che non ne implichi una, in misura maggiore o minore.<ref group="fonte" name=XCVII/>
:''Contradiction in terms is not only to be excused but there can be no proposition which does not more or less involve one.'' (''Contradiction in Terms'')
*In genere, la [[filosofia]] è come rimescolare il fango o svegliare un can che dorme. È il tentativo di negare, aggirare, oppure fuggire le conseguenze dell'intrecciarsi delle radici di cose diverse tra loro.<ref group="fonte" name=XLV>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 45.</ref>
:''As a general rule philosophy is like stirring mud or not letting a sleeping dog lie. It is an attempt to deny, circumvent or otherwise escape from the consequences of the interlacing of the roots of things with one another.'' (''Philosophy'')
*Finché la [[scienza]] cerca di rendere più spessa la lastra di ghiaccio su cui, come dire, pattiniamo, tutto va bene. Se cerca di trovare, o pretende di aver trovato, il terreno solido in fondo all'oceano, non va affatto bene. Il nostro compito è quello di rendere più spessa la lastra, estendendo la nostra conoscenza dai livelli superiori a quelli sottostanti, così come il ghiaccio si fa più spesso finché dura il gelo. Non dovremmo mai cercare di far gelare l'oceano dal fondo in su.<ref group="fonte" name=CII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 102.</ref>
:''If it tends to thicken the crust of ice on which, as it were, we are skating, it is all right. If it tries to find, or professes to have found, the solid ground at the bottom of the water, it is all wrong. Our business is with the thickening of this crust by extending our knowledge downward from above, as ice gets thicker while the frost lasts; we should not try to freeze upwards from the bottom.'' (''Science'')
*Religione significa soltanto che una cosa è fissata così fermamente che niente può spostarla. È il tentativo di stabilire i primi principi con tale autorità che nessuno voglia riconsiderarli di testa sua e non lo sfiori mai il dubbio, neanche minimo, in questo campo. È il tentativo di fare un investimento assolutamente sicuro, ma questo investimento non può essere fatto anche se l'interesse è bassissimo – e, nel caso della religione, è il più basso possibile.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 99.</ref>
:''A religion only means something so certainly posed that nothing can ever displace it. It is an attempt to settle first principles so authoritatively that no one need so much as even think of ever re-opening them for himself or feel any, even the faintest, misgiving upon the matter. It is an attempt to get an irrefragably safe investment, and this cannot be got, no matter how low the interest, which in the case of religion is about as low as it can be.'' (''Religion'')
*La [[logica]] esiste solo con ciò che può essere definito a parole. Quindi non ha niente a che vedere con le più profonde questioni che trascendono le parole e la coscienza. Applicare la logica, qui, può essere tanto fuori luogo quanto trascurarla nei casi in cui sia applicabile. La difficoltà sta, come sempre, nel delimitare i confini fra le rispettive sfere di influenza.<ref group="fonte" name=XCVII/>
:''Logic has no place save with that which can be defined in words. It has nothing to do, therefore, with those deeper questions that have got beyond words and consciousness. To apply logic here is as fatuous as to disregard it in cases where it is applicable. The difficulty lies, as it always does, on the border lines between the respective spheres of influence.'' (''Logic'')
*Le voci del [[buonsenso|buon senso]] e dell'alta filosofia a volte si intersecano, ma il buon senso è il canto fermo inalterabile e la filosofia è il suo contrappunto variabile.<ref group="fonte" name=XLV/>
:''The voices of common sense and of high philosophy sometimes cross; but common sense is the unalterable canto fermo and philosophy is the variable counterpoint.'' (''Common Sense and Philosophy'')
*C'è una sola [[certezza]] e cioè che non possiamo aver certezze; perciò, non è neanche certo che non si possa aver certezze.<ref group="fonte" name=XCVII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 97-98.</ref>
:''There is one thing certain, namely, that we can have nothing certain; therefore it is not certain that we can have nothing certain.'' (''First Principles'')
===Capitolo XXI, ''Rebelliousness''===
*I meriti di Dio sono così grandi che non c'è da stupirsi se le sue colpe lo siano in proporzione.<ref group="fonte" name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
:''God's merits are so transcendent that it is not surprising his faults should be in reasonable proportion.'' (''God and the Devil'')
===Capitolo XXII, ''Reconciliation''===
*Anche il mondo, per quanto mondano sia, conserva tuttavia istintivamente – e come per atto di fede – la convinzione incrollabile che siano più degni coloro che sono [[vita e morte|morti]] sull'altare che non quelli che vi hanno [[vita e morte|vissuto]], quando morire costituiva un dovere.
:''Even the world, so mondain as it is, still holds instinctively and as a matter of faith unquestionable that those who have died by the altar are worthier than those who have lived by it, when to die was duty.'' (''The World'')
*Non è chi conquista esattamente il punto in discussione a ottenere il maggior successo in una [[controversia]], ma chi dimostra maggiore pazienza e migliore disposizione d'animo.
:''It is not he who gains the exact point in dispute who scores most in controversy, but he who has shown the most forbearance and the better temper.'' (''Gaining One's Point'')
===Capitolo XXIII, ''Death''===
*Non c'è nulla che allo stesso tempo abbia così tanta e così poca influenza su un uomo quanto la sua [[morte]].
:''There is nothing which at once affects a man so much and so little as his own death''. (''The Defeat of Death'')
*Se la [[vita e morte|vita]] non deve essere presa troppo seriamente, la [[vita e morte|morte]] neppure.<ref group="fonte" name=sordi/>
:''If life must not be taken too seriously—then so neither must death.'' (''Ignorance of Death'', VI)
===Capitolo XXIV, ''The Life of the World to Come''===
*Cercare di vivere per la [[posterità]] significa comportarsi come un attore che scavalca la ribalta per rivolgersi all'orchestra.
:''To try to live in posterity is to be like an actor who leaps over the footlights and talks to the orchestra.'' (''Posthumous Life'', I)
*Chi desidera la [[fama]] postuma è come chi vincola un terreno in eredità e immobilizza il proprio denaro oltre la morte, nel modo più rigido e duraturo possibile. Eppure ognuno di noi, nel suo piccolo, tenta di assicurarsi quel poco di fama postuma che riesce.
:''He who wants posthumous fame is as one who would entail land, and tie up his money after his death as tightly and for as long a time as possible. Still we each of us in our own small way try to get what little posthumous fame we can.'' (''Posthumous Life'', II)
===Capitolo XXV, ''Poems''===
*Si dice spesso che il più grande [[seccatore]] è il seccatore intelligente. La gente [[intelligenza|intelligente]] è sempre noiosa e deve esserlo. Ecco perché, forse, [[William Shakespeare|Shakespeare]] ha dovuto lasciare Londra: la gente non lo sopportava più.<ref group="fonte" name=CVIII>Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', pp. 108-109.</ref>
:''Clever people are always bores and always must be. That is, perhaps, why Shakespeare had to leave London—people could not stand him any longer.'' (''Prefatory Note'')
===''Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler''===
[[File:Samuel Butler by Charles Gogin.jpg|thumb|upright=1.2|''Samuel Butler'' (C. Gogin)]]
*Il [[matrimonio]] è chiaramente e ripetutamente escluso dal paradiso. È perché si pensa possa rovinarne la felicità generale?
:''Marriage is distinctly and repeatedly excluded from heaven. Is this because it is thought likely to mar the general felicity?'' (p. 35)
*La [[Bibbia]] può essere la verità, ma non è tutta la verità e nient'altro che la verità.
:''The Bible: may be the truth, but it is not the whole truth, nor is it nothing but the truth.'' (p. 42)
*Un uomo dovrebbe essere abbastanza colto per poter guardare con sospetto la [[cultura]], ma di prima mano, non di seconda mano.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 31.</ref>
:''A man should be just cultured enough to be able to look with suspicion upon culture, at first, not second hand.'' (p. 60)
*Se seguirai la [[ragione]] abbastanza a lungo, essa ti condurrà invariabilmente a conclusioni contrarie alla ragione.
:''Reason: If you follow it far enough, it always leads to conclusions that are contrary to reason.'' (p. 80)
*Una delle prime qualità di un uomo [[sensibilità|sensibile]] è capire quando è battuto e smettere di combattere una volta per tutte.
:[...] ''one of the first businesses of a sensible man is to know when he is beaten, and to leave off fighting at once''. (p. 208)
*Preferisco la [[Basilica di San Domenico (Siena)|chiesa di S. Domenico]] a Siena sicuramente all'interno, e forse anche all'esterno rispetto al [[duomo di Siena|duomo]]. Gli altari laterali della navata la rovinano un po', ma la trovo meno faticosa del duomo. Posso sedermi nell'una, ma non nell'altra. Niente affatica tanto quanto l'abbondanza di decorazione, e il duomo ne risente.
:''I prefer the church of S. Domenico at Siena certainly inside, and perhaps even outside to the duomo. The side altars in the nave spoil it rather, but I find it less fatiguing than the duomo. I can sit in the one but not in the other. Nothing fatigues so much as over profuseness of decoration, and the duomo suffers from this.'' (p. 240)
*Le persone preferiscono essere considerate di buon gusto piuttosto che buone, intelligenti o piacevoli.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 46.</ref>
:''People care more about being thought to have taste than about being thought either good, clever, or amiable.'' (p. 244)
*La [[coscienza morale|coscienza]] è perfettamente beneducata e presto smette di parlare a quelli che non vogliono ascoltarla.
:''Conscience is thoroughly well-bred and soon leaves off talking to those who do not wish to hear it.'' (p. 279)
*[[Morte|Morire]] è soltanto cessare di morire e sbrigare la cosa una volta per tutte.
:''To die: is but to leave off dying and do the thing once for all.'' (p. 283)
*[[Dio]] era soddisfatto della sua opera, e questo è un errore fatale.
:''He [God] was satisfied with his own work, and that is fatal''. (p. 284)
*Chi mente più spudoratamente è il mentitore che non sa di mentire.<ref group="fonte" name=LXII/>
:''It is the unconscious liar that is the greatest liar.'' (p. 287)
*I libri vecchi sono appena usciti per chi non li ha letti.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 54.</ref>
:''The oldest books are still only just out to those who have not read them.'' (p. 293)
*La vita è come suonare un assolo di [[violino]] in pubblico e imparare a suonare lo strumento mentre si suona.<ref group="fonte" name=CXVII/>
:''Life is like playing a violin solo in public and learning the instrument as one goes on.'' (p. 306)
*Ho sentito un uomo dire che i ladri ti chiedono la borsa o la vita, mentre le [[donna|donne]] le esigono entrambe.
:''I heard a man say that brigands demand your money or your life, whereas women require both.'' (p. 315)
*C'era un uomo che stava morendo di un decadimento graduale e indolore, i suoi amici gli chiesero se desiderava qualcosa in particolare così che loro potessero procurarselo. Disse che per tutta la vita aveva pensato che gli sarebbe piaciuto avere un [[orologio a cucù]], e il regalo, pensò, sarebbe stata un'occasione appropriata per acquistarne uno. Un orologio a cucù venne comprato e messo là dove l'uomo poteva sia vederlo che ascoltarlo. L'uomo disse che gli ultimi giorni della sua vita furono molto rallegrati da quell'orologio.
:''There was a man dying of a painless, gradual decay, whose friends asked him if there was anything he had a fancy for which they could get him. He said he had all his life thought he should like to have a cuckooclock, and the present would, he thought, be a proper occasion for acquiring one. A cuckoo-clock was bought and placed where he could see it as well as hear it. He said the last few days of his life were much cheered by it.'' (p. 334)
==Citazioni attribuite==
*Ci sono più sciocchi che [[furbizia|furbi]] al mondo, altrimenti i furbi non avrebbero abbastanza da vivere.<ref group="fonte" name=CVIII/>
:''There are more Fools than Knaves in the World, else the Knaves would not have enough to live upon.''
::{{NDR|[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]]}} La citazione viene erroneamente attribuita al Samuel Butler vittoriano da [[Guido Almansi]] che la riporta nella raccolta ''Dizionario dei luoghi non comuni''; in realtà la citazione è tratta da un poema del [[Samuel Butler (poeta)|Samuel Butler]] seicentesco.
*È meglio aver amato e perduto che non aver mai amato.<ref group="fonte">Citato in ''Dammi mille baci, e ancora cento. {{small|Le più belle citazioni sull'amore}}'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013. ISBN 8811137799</ref>
:''<nowiki>'</nowiki>Tis better to have loved and lost, than never to have lost at all.''
::{{NDR|[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]]}} La citazione viene erroneamente attribuita a Samuel Butler da alcune fonti, molte delle quali citano i ''Taccuini'' come fonte. La citazione è in realtà di [[Alfred Tennyson]] ed è tratta da ''In Memoriam A.H.H.'' e Butler lo cita apertamente nella parte iniziale del LXXVII capitolo di ''Così muore la carne''.
*Le anime delle [[donna|donne]] sono così piccole che alcuni credono che non ce l'abbiano nemmeno.<ref group="fonte">Citato in ''Dizionario dei luoghi non comuni'', p. 37.</ref>
:''The souls of women are so small, that some believe they've none at all.''
::{{NDR|[[Citazioni errate|Erroneamente attribuita]]}} La citazione viene erroneamente attribuita al Samuel Butler vittoriano da [[Guido Almansi]] che la riporta nella raccolta ''Dizionario dei luoghi non comuni''; in realtà la citazione è tratta da un poema del [[Samuel Butler (poeta)|Samuel Butler]] seicentesco.
==Citazioni su Samuel Butler==
*Butler fu spesso rimproverato dai suoi amici inglesi di flirtare un po' troppo col «partito nero», e si deve certo a questo suo amletismo confessionale se intorno ai suoi libri, per anni ed anni (tutta la sua vita), critica e pubblico fecero il più desolato silenzio. Ma egli era soprattutto un sincero, un innamorato di verità e di bellezza: un uomo libero a cui il mentire verso se stesso, ai proprii istinti, quello si pareva vera eresia. ([[Carlo Linati]])
*I recensori {{NDR|dopo ''Il buon porto''}} gli stettero lontani per il resto della sua vita. Erano stati presi in giro una volta e stettero molto attenti a non essere presi in giro un'altra. Si sparse la voce secondo la quale Butler non doveva essere preso seriamente, qualsiasi cosa scrivesse, e il risultato di questo decreto fu palese nella cospirazione di silenzio che accolse non solo i suoi libri sull'evoluzione ma anche le sue opere omeriche, i suoi scritti sull'arte e la sua attenzione dei sonetti di [[William Shakespeare|Shakespeare]]. ([[R. A. Streatfield]])
*Il quale, se non è il solo scrittore inglese profondamente imbevuto di spiriti biblici (ché altri, anche in tempi recenti, son giunti a toni ben più cupi e disperati) è però quello che – malgrado il tono ironico e talvolta scherzoso, malgrado il tentativo di vincere o, almeno, di isolare la sua tristezza – meglio di tanti è riuscito a raffigurare il destino del ''natus de muliere'', che in sé porta il segno della maledizione originale e deve scontare in anticipo ogni ora di pace. ([[Enzo Giachino]])
*L'amara ironia e la satira feroce dello scrittore furono – come è stato detto – la superstruttura difensiva in cui si richiuse uno spirito delicato. Una sensibilità facilmente ferita ed esposta a tutti i colpi di una società meschina e non rispondente in alcun modo alle sue più effusive esigenze, si irrigidì in un sogghigno motteggiatore, che restò fissato sul volto dolorante come una maschera brutale. Anima complicata e sconvolta pur nella sua composta serenità, scrittore di purissimo stile che ha lasciato una profonda orma del suo pensiero e del suo metodo sulla letteratura inglese del nuovo secolo. ([[Aldo Sorani]])
*Molti anni sono occorsi agli stessi inglesi per accorgersi di questa originalità potente e fecondatrice e per assegnare al Butler quel posto che gli spetta tra gli scrittori della seconda metà del secolo decimonono, il primo posto, al dire di [[George Bernard Shaw|Bernard Shaw]], che dell'opera del Butler si è nutrito sino al midollo. Ma l'antipatia e la cecità di cui il pubblico inglese ha dato prova nel giudicare il Butler possono avere avuto le loro giustificazioni o le loro attenuanti. Lo scrittore di ''Erewhon'' e della ''Via della carne'' minava dalle fondamenta gli edifizi più consacrati dalle loro convinzioni e dalle loro consuetudini, aveva posto in dubbio irrispettosamente i postulati della religione, aveva mancato beffardamente di rispetto alla sua stessa famiglia, esponendone in un romanzo le gretterie e le debolezze, che erano poi quelle di cui egli accusava tutta una chiesa, tutta una società. ([[Aldo Sorani]])
*Samuel Butler, com'è noto anche fra noi, era un pastore protestante morto nel 1902, a 67 anni, e che scrisse dei romanzi fantastici, delle «utopie» piene di paradossi originali ed aggressivi, ma che fino a pochi anni or sono erano pressoché ignorati in Inghilterra dal gran pubblico. Fu Bernard Shaw o meglio fu il trionfo dell'opera sua a rimettere in onore il pensiero e l'arte butleriana. L'ideologia antiborghese anticostituzionale, antimoralistica dello Shaw, quel suo fare freddamente oltraggioso, graziosamente canzonatorio e paradossale si ritrovano già tutti nelle pagine di Butler che, oltreché uomo dì fantasia, era anche uno schietto filosofo evoluzionista. ([[Carlo Linati]])
*Si può essere costretti a imparare il latino a quattro anni, per di più a bacchettate, e poi sviluppare un grande amore per i classici? Normalmente no, e Samuel Butler non fece eccezione alla regola. Sottoposto a questo precoce trattamento, i classici li detestò per sempre. Naturalmente non era questo lo scopo che suo padre, il reverendo Thomas Butler, si era prefisso quando decise di insegnargli così per tempo la lingua di Cicerone e di Virgilio. Né a questo risultato aspiravano le lezioni che il ragazzo Samuel ricevette in seguito dal dr. Kennedy, celebre professore di lingue classiche a Shrewsbury: la scuola in cui il reverendo Thomas aveva mandato il figlio con tanta fiducia («un luogo in cui da ogni parte ti senti circondato dalla menzogna», annoterà lo scolaro). Ma le cose andarono proprio così. Samuel Butler imparò per sempre a odiare i classici – con l'esclusione di Omero – tanto quanto imparò a detestare Tennyson: che suo nonno, l'autorevole vescovo Butler, ovviamente venerava. ([[Maurizio Bettini]])
===[[Guido Almansi]]===
*Butler non compra opinioni, nemmeno da [[Aristotele]] o da qualche altro «ipse dixit»: se le fabbrica da sé; le idee gli nascono in testa. Ed è così che nascono le sue bizzarrie e i suoi colpi di genio, le sue intuizioni e le sue affermazioni aberranti, le sue passioni idiosancratiche e i suoi meravigliosi paradossi.
*Come definirlo: scrittore? Sì certo; ma avrebbe voluto essere qualcos'altro, per esempio un pittore. [...] Per tutta la vita ha voluto essere accettato dall'''estabilishment'' artistico inglese, senza riuscirci, o riuscendoci solo a metà e per brevi periodi. O forse, più che un pittore era un artista della fotografia, l'arte visiva in cui dimostrò le sue doti migliori. O forse non era un fotografo bensì un musicista fallito [...]. O forse non era nemmeno un musicista (e meno ancora un compositore), ma un dilettante di genio che si sporcò le mani con tutte le arti.
*Di una cosa però siamo certi: Samuel Butler era uno spirito bizzarro, prototipo del bastian contrario. Perché questo gentiluomo vittoriano, rispettabile, abbastanza benestante per gran parte della sua vita, giustamente diviso fra un'amante fissa di sesso femminile (che visitava ogni settimana, e a cui non rivelò il suo vero nome per almeno dieci anni), e giovani amici di sesso maschile cui versò regolarmente una pensione anche nei periodi in cui le sue condizioni finanziarie erano precarie (oltre ai vari sodali maschi cui dedicò la massima parte della sua attenzione devota durante gli anni più avanzati e la vecchiaia), trovava la sua verità interiore nell'opposizione. A tutto e a tutti.
===[[Lucia Drudi Demby]]===
*Figlio e nipote di ecclesiastici, destinato lui stesso alla carriera ecclesiastica e, da principio, mansuetamente disposto ad essa, Butler non si presenta con le stigmate folgoranti del genio, ma con la dura, pratica testardaggine dell'impiegato di banca. Quando si ribella e decide di cambiare radicalmente la propria vita, non lo fa per un richiamo invincibile, né per uno slancio ispirato, ma, per così dire, coi documenti alla mano, perché ha scoperto un piccolo particolare che certamente non funziona: cioè che, fra i suoi allievi, quelli che non hanno ricevuto il battesimo non sono né migliori né peggiori di coloro che lo hanno ricevuto. È una scoperta da nulla, di cui in seguito sorriderà egli stesso: ma è la chiave che gli svela la possibilità di mistificazione totale dell'ingranaggio in cui stava per essere inghiottito.
*Se l'opera creativa è soprattutto un modo di rappresentare e onorare il proprio Dio, ecco, dunque, il Dio di Samuel Butler, così vicino che basta, di nuovo, guardarsi allo specchio: è l'uomo individuale, meschino, pervertito, egocentrico, vile; senza anime da convertire né verità da fondare; pronto, nel regno furtivo della propria mente, ma anche in quello, non meno furtivo, della vita quotidiana, ad ogni blasfemia, ad ogni crimine, ad ogni ritrattazione, purché sia utile: ma che da quel crimine, da quella blasfemia, da quella ritrattazione rifugge non appena li riconosce inutili, vuoti e fragili quanto l'ipocrisia, il falso pietismo, e la giacca a doppio petto del conformismo.
*Siamo lontani, con Butler, dai deliri erotici di [[Algernon Swinburne|Swinburne]], dalla sensualità estetizzante di Pater, dall'eroico decadentismo di [[Oscar Wilde]]. Per Wilde, l'arte crea la vita; cioè l'atto scaturisce e acquista realtà solo dall'emozione creativa. Per Butler l'arte è deduttiva, e continuamente passata al vaglio della ragione. Si respira, nelle sue pagine, la lucida ironia di Voltaire; ma anche la riduzione antiromantica, la «fine del mondo» dataci, dopo più di mezzo secolo, da quel grande impiegato della poesia che fu [[T. S. Eliot]]. Con un processo analogo alla democratizzazione dell'immagine operata da Eliot, Butler svaluta, stinge, o addirittura dissolve in acido cloridrico le banconote di una civiltà che ancora, a molti, appariva gloriosamente ''in fieri'', o, comunque, drammaticamente vitale, e che a lui invece svela il suo aspetto spettrale. Sembra di veder venire avanti, dalle sue pagine, [[Franz Kafka]], le camere a gas, i cervelli elettronici, la morte nei frigoriferi, le antenne televisive, la moda dello ''zen'', il problema del tempo libero.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Samuel Butler, ''Alpi e Santuari. {{small|Viaggio curioso di un grande scrittore inglese tra valli, campanili e tradizioni}}'' (''Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino'', 1881), traduzione di Pier Francesco Gasparetto, Piemme, Casale Monferrato. IBAN 88-384-1657-5
*Samuel Butler, ''Così muore la carne'' (''The Way of All Flesh''), traduzione e prefazione di [[Enzo Giachino]], Einaudi, Torino, 1943.
*Samuel Butler, ''Dizionario dei luoghi non comuni'', a cura di [[Guido Almansi]] e Carla Maria Gnappi, Guanda, Parma, 1996. ISBN 88-7746-328-7
*Samuel Butler, ''Erewhon'', introduzione e traduzione di [[Lucia Drudi Demby]], Adelphi, Milano, 1975. ISBN 88-459-0388-5
*Samuel Butler, ''Il buon porto'' (''The Fair Haven''), traduzione di Guido Negretti, Nessun Dogma, Roma, 2017. ISBN 88-98602-30-8
*Samuel Butler, ''L'autrice dell'Odissea'' (''The Authoress of the Odyssey''), Robin, Torino, 2013 (2020). ISBN 88-6740-227-4
*Samuel Butler, ''Ritorno in Erewhon'' (''Erewhon Revisited'') in ''Erewhon e Ritorno in Erewhon'', introduzione e traduzione di Lucia Drudi Demby, Adelphi, Milano, 1975.
*{{en}} Samuel Butler, ''[https://www.google.it/books/edition/Further_Extracts_from_the_Note_books_of/zltaAAAAMAAJ Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler]'', scelti da A.T. Bartholomew, Jonathan Cape, Londra, 1934.
*{{en}} Samuel Butler, ''[https://www.gutenberg.org/files/6138/6138-h/6138-h.htm Life and Habit]'', prefazione di R. A. Streatfield, Jonathan Cape, Londra, 1924 (1880).
*{{en}} Samuel Butler, ''[https://www.gutenberg.org/cache/epub/6173/pg6173-images.html The Note-Books of Samuel Butler]'', selezionati e riadattati da Henry Festing Jones, A. C. Fifield, Londra, 1912.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Erewhon||(1872)}}
{{Pedia|L'autrice dell'Odissea||(1897)}}
{{Pedia|Così muore la carne||(1903)}}
{{DEFAULTSORT:Butler, Samuel}}
[[Categoria:Aforisti britannici]]
[[Categoria:Scrittori britannici]]
[[Categoria:Scrittori di fantascienza britannici]]
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Anna Magnani
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Spinoziano
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/* Filmografia */
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[[File:Magnani Campo de' fiori 2.png|thumb|upright=1.3|Anna Magnani in ''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' fiori]]'' (1943)]]
{{Premio|Oscar|'''[[La rosa tatuata]]'''
*Miglior attrice (1956)}}
'''Anna Magnani''' (1908 – 1973), attrice italiana.
==Citazioni di Anna Magnani==
*È così ingiusto [[morte|morire]], dal momento che siamo nati.<ref>Citato in [[Oriana Fallaci]], ''Gli Antipatici''.</ref>
*Il fatto è che le [[donna|donne]] come me si attaccano soltanto agli uomini con una personalità superiore alla loro: e io non ho mai trovato un uomo con una personalità capace di minimizzare la mia. Ho trovato sempre uomini, come definirli? carucci. Dio: si piange anche per quelli carucci, intendiamoci, ma sono lacrime di mezza lira. Incredibile a dirsi, il solo uomo per cui non ho pianto lacrime di mezza lira resta mio marito: [[Goffredo Alessandrini]]. L'unico, fra quanti ne ho conosciuti, che mi stimi senza riserve e al quale sia affezionata. Certo non furono rose e fiori anche con lui. Lo sposai che ero una ragazzina e finché fui sua moglie ebbi più [[mettere le corna|corna]] di un canestro di lumache.<ref>Citato in [[Oriana Fallaci]], ''Mamma tragica'', in ''Gli Antipatici''.</ref>
*Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.<ref>Citato in Giancarlo Governi, ''Nannarella: il romanzo di Anna Magnani'', Minimum Fax, 2008, p. 35.</ref>
*L'importante è non avere le grinze al cervello. Quelle in faccia prima o poi t'aspettano al varco.<ref>Citato in Patrizia Carrano, ''La Magnani'', Biblioteca Universale Rizzoli, 1986, p. 239.</ref>
*{{NDR|Al truccatore}} Non togliermi neppure una [[ruga]]. Le ho pagate tutte care.<ref>Citato in ''Panorama'' n.° 2298, 3 giugno 2010, p. 204.</ref>
*{{NDR|A chi le chiedeva notizie della sua infanzia, alludendo al padre ignoto}} Sono figlia di Marina e di quel fijo de 'na mignotta...<ref>Citato in [[Patrizia Carrano]], ''[https://www.150anni.it/webi/index.php?s=60&wid=2017 Magnani Anna]'', in AA.VV., ''Italiane. {{small|Dagli anni Cinquanta ad oggi (1951-2011)}}'', www.150anni.it</ref>
===Attribuite===
*Quanto sò bravi 'sti [[omosessualità|froci]].<ref>Citato in Stefano Di Michele, ''La buena educación'', ''Il Foglio'', 18 maggio 2013; ora su [http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=0000002238539 ''Cinquantamila.it''].</ref> (attribuita da [[Paolo Poli]])
==Citazioni su Anna Magnani==
*Amo moltissimo Anna Magnani, un esempio di femminilità al 100%. Con un corpo e una faccia non coincidenti coi canoni dell'epoca diventava bella, brutta, simpatica: non era mai fissa sull'immagine che voleva dare di sé. ([[Valeria Solarino]])
*Avevo capito fin dal primo incontro che l'aggressività di Anna era solo la maschera della sua insicurezza. Era una donna difficile e sempre agli estremi di tutto: della dolcezza come del furore, e non si capiva mai bene, forse non lo capiva nemmeno lei, quanto l'uno e l'altra fossero veri, o soltanto scena. Certo è che dall'uno all'altra passava con fulminea velocità e tenendo chiunque in stato di fibrillazione. ([[Indro Montanelli]])
*Anna Magnani [...] per me è [[Roma]], è famiglia, è la donna più intensa che i miei occhi abbiano mai visto. Mi scuote, mi ha segnata. ([[Paola Turci]])
*Ci sarebbe da scrivere un trattato sul modo di usare Anna. La prima precauzione da prendere è quella di non farla ritrovare in mezzo a estranei. Timida com'è, pur dopo un'esistenza trascorsa sotto i ''flashes'', la gente la raggela e la chiude in un mutismo ostile o l'aizza ad atteggiamenti protervi. Delle poche persone che le ho presentato, l'unica che la sedusse immediatamente fu il mio collega [[Augusto Guerriero]], perché il discorso cadde sui cani e sui gatti: e questo è un argomento su cui il cuore di Anna si scioglie e la mente le si ottenebra. Si mise in testa che noi due, con un articolo, potevamo far riformare la legge sulla protezione degli animali. E invano cercammo di dimostrarle che il problema non era di leggi, ma di costume. Non sentì ragioni. Dovemmo prometterle l'articolo (che poi infatti scrivemmo). ([[Indro Montanelli]])
*''E mi sembra di dire | la voce arsa di Anna Magnani | che infonde speranza... | E mi sembra di udire | la voce calda di Anna Magnani | che intona una dolce melodia...'' ([[Adriano Celentano]])
*È stata un'attrice – e una donna – divisa a metà: la sua maschera tragica, i suoi occhi foschi da Medusa, il suo carattere cupo e prepotente l'hanno naturalmente candidata al ruolo di madre mediterranea. Ma la sua ironia sferzante, il suo umorismo petroliniano, la sua risata anarchica ne hanno fatto una perfetta ''comédienne''. ([[Patrizia Carrano]])
*[[Greta Garbo]] e Anna Magnani: la differenza tra la luna e un temporale. ([[Dino Risi]])
*La Magnani, una strana donna, sospettosa, non si fidava di nessuno. ([[Anna Maria Guarnieri]])
*Mi era simpatica la Magnani, l'ammiravo, ma mi dava un po' di soggezione con quell'aria fosca da regina degli zingari, le lunghe occhiate silenziose, scrutatrici, gli scoppi di risa rauche nei momenti più inattesi. Sembrava sempre risentita, annoiata, altera. E invece era una ragazzetta timida dietro quel cipiglio minaccioso, aggressivo nascondeva un'ingenuità, un pudore selvatico, un entusiasmo da monella, e il sentimento caldo, pieno, di una vera donna, come vorresti incontrare più spesso. ([[Federico Fellini]])
*Nannarella aveva un carattere impossibile, passionale, estremo. ([[Suso Cecchi D'Amico]])
*Non era bella, spesso cupa come il suo cane lupo color dell'ebano. Aveva sempre le occhiaie, un colorito terreo e i capelli neri come non si può immaginare, della consistenza di una matassa di seta pesante. Le gambe erano magre e leggermente storte, era piccolina e forte di fianchi. Aveva un ''décolleté'' splendido, come pure lo erano le mani e i piedi. Dovunque entrasse e in scena, non guardavi altri che lei. Era poi capricciosissima e prepotente. ([[Suso Cecchi D'Amico]])
*Superba. Quando c'è lei è come se in scena non ci fosse nessun altro. Ha la forza di calamitare immediatamente su di sé l'attenzione del pubblico. ([[Enrico Maria Salerno]])
*Quando ci si avvicina ai talenti non c’è mai discussione né contraddizioni, ma uno sguardo, una parola dove si accomoda tutto. La Magnani era capace di un carattere terribile, ma sul lavoro era docilissima, suggeriva cose necessarie al personaggio. Ricordo che quando realizzammo Bellissima io non conoscevo il romanesco. Un giorno mi disse, «a Piè, qui ce vorrebbe 'na parannanza». Cos’era mai questa cosa a cui Anna accennava? Poi lo scoprii e mi precipitai a un mercatino ad acquistare un grembiule. ([[Piero Tosi]])
==Note==
<references />
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Tempo massimo]]'' (1934)
*''[[Quei due (film 1935)|Quei due]]'' (1935)
*''[[Cavalleria (film)|Cavalleria]]'' (1936)
*''[[30 secondi d'amore]]'' (1936)
*''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]'' (1941)
*''[[Teresa Venerdì]]'' (1941)
*''[[La fortuna viene dal cielo]]'' (1942)
*''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' fiori]]'' (1943)
*''[[L'ultima carrozzella]]'' (1943)
*''[[La vita è bella (film 1943)|La vita è bella]]'' (1943)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
*''[[Roma città aperta]]'' (1945)
*''[[Avanti a lui tremava tutta Roma]]'' (1946)
*''[[Il bandito]]'' (1946)
*''[[Assunta Spina (film 1948)|Assunta Spina]]'' (1948)
*''[[Bellissima]]'' (1951)
*''[[Camicie rosse]]'' (1952)
*''[[Siamo donne]]'' (1953)
*''[[Suor Letizia - Il più grande amore]]'' (1956)
*''[[Nella città l'inferno]]'' (1959)
*''[[Risate di gioia]]'' (1960)
*''[[La pila della Peppa]]'' (1963)
{{div col end}}
==Voci correlate==
*[[Goffredo Alessandrini]] – marito
==Altri progetti==
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[[Categoria:Attori italiani]]
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La più bella cosa a vedersi in [[Valencia|Valenza]] è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Costantinopoli (romanzo)|''Costantinopoli''|(1878)}}
{{Pedia|Cuore (romanzo)|''Cuore''|(1888)}}
{{DEFAULTSORT:De Amicis, Edmondo}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Gaux
18878
/* Citazioni */ altra su Valenza
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in [[Valencia|Valenza]] è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Costantinopoli (romanzo)|''Costantinopoli''|(1878)}}
{{Pedia|Cuore (romanzo)|''Cuore''|(1888)}}
{{DEFAULTSORT:De Amicis, Edmondo}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Gaux
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Costantinopoli (romanzo)|''Costantinopoli''|(1878)}}
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar, che la separa dai suoi sobborghi, un po’ lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
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===Opere===
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
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===Opere===
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Costantinopoli (romanzo)|''Costantinopoli''|(1878)}}
{{Pedia|Cuore (romanzo)|''Cuore''|(1888)}}
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Gaux
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/* Citazioni */ proverbio spagnolo
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
*Se v'è un proverbio insolente e bugiardo, è quell'antico proverbio spagnuolo che dice: in Valenza la carne è erba, l'erba è acqua, gli uomini son donne e le donne nulla. Lasciando da parte quella della carne e dell'erba, ch'è un bisticcio, gli uomini, specie del basso popolo, sono alti e robusti ed hanno un aspetto ardito quanto i catalani e gli aragonesi, con qualcosa di più vivo e di più luminoso negli occhi; e le donne sono per consentimento di tutti gli Spagnuoli e di quanti stranieri hanno viaggiato in Spagna, le più classicamente belle del paese. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Costantinopoli (romanzo)|''Costantinopoli''|(1878)}}
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Gaux
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/* Citazioni su Edmondo De Amicis */ Benedetto Croce
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
*Se v'è un proverbio insolente e bugiardo, è quell'antico proverbio spagnuolo che dice: in Valenza la carne è erba, l'erba è acqua, gli uomini son donne e le donne nulla. Lasciando da parte quella della carne e dell'erba, ch'è un bisticcio, gli uomini, specie del basso popolo, sono alti e robusti ed hanno un aspetto ardito quanto i catalani e gli aragonesi, con qualcosa di più vivo e di più luminoso negli occhi; e le donne sono per consentimento di tutti gli Spagnuoli e di quanti stranieri hanno viaggiato in Spagna, le più classicamente belle del paese. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Come artista, il De Amicis è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti. ([[Benedetto Croce]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Costantinopoli (romanzo)|''Costantinopoli''|(1878)}}
{{Pedia|Cuore (romanzo)|''Cuore''|(1888)}}
{{DEFAULTSORT:De Amicis, Edmondo}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Gaux
18878
/* Citazioni di Edmondo De Amicis */ Benedetto Croce
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[[Immagine:E. De Amicis 01.jpg|thumb|Edmondo De Amicis, fotografato da Mario Nunes Vais]]
'''Edmondo De Amicis''' (1846 – 1908), scrittore italiano.
==Citazioni di Edmondo De Amicis==
*Ah quel [[Casimiro Teja|Teja]]!<br>È quasi sempre uno stupore per i suoi amici il veder tradotti sul ''Pasquino''<ref>''Il Pasquino'', settimanale satirico fondato a Torino nel 1856.</ref> i concetti ch'egli ha prima espressi nel discorso; essi ritrovano nell'opera sua delicatezza, ardimenti, intuizioni profonde e sottili, che non manifesta punto la sua parola. Perciò parla di rado del disegno che volgea in mente, o l'accenna di volo, e in modo da non darne che un'idea dimezzata. Il suo vero linguaggio è quello ch'egli parla sulla sua pietra litografica. Ogni avvenimento di cui riceva notizia gli si presenta alla mente, e il giudizio che ne darà gli si forma e gli si esprime subito nel cervello a tratti di matita, in contorni di figure umane, e in atteggiamenti di fisionomie.<ref>Citato in [[Luigi Rasi]], ''La caricatura e i comici italiani'', R. Bemporad e Figlio, Firenze, 1907, [https://archive.org/details/lacaricaturaeico02rasi/page/84/mode/1up Parte seconda, p. 84]</ref>
*{{NDR|A proposito di [[Mario Rapisardi]]}} Al poeta della libertà e della giustizia, al flagellatore degli ipocriti, dei venduti e degli sfruttatori della patria, manda un evviva con ammirazione d'artista, con gratitudine di cittadino e con affetto d'amico.<ref>Citato in Mario Rapisardi, ''Giustizia''.</ref>
*{{NDR|Alla [[madre]]}} ''Amo il nome gentile; amo l'onesta | aura del volto che il mio cor rinfranca; | amo la mano delicata e bianca | che le lacrime mie terge ed arresta; || amo le braccia a cui fido la testa | da tristi fantasie turbata e stanca; | amo la fronte pura, aperta e franca, | dove tutto il pensier si manifesta; || ma più de lo sembianze oneste e care | amo la voce che mi parla il vero | e mi conforta l'anima ad amare: || la voce che ogni dì sulla prim'ora | mi grida in suono d'amoroso impero: | è l'alba, figlio mio! Sorgi e lavora!''<ref>''[[s:Poesie (De Amicis)/A mia madre (2)|A mia madre]]'', in ''Poesie'', Fratelli Treves, Milano, 1882.</ref>
*Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno ... composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a [[Parigi]] troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!<ref>Da ''Ricordi di Parigi''.</ref>
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che [[Palermo]] è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere.<ref>Citato in Salvatore Ferlita, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/27/isola-dei-miti.html L'isola dei miti]'', ''la Repubblica'', 27 settembre 2009.</ref>
*Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci stata una [[biblioteca]] nella loro casa paterna.<ref>Da ''Pagine sparse''.</ref>
*L'[[Autocontrollo|arte di comandare a sé stessi]] consiste in gran parte nel trovar argomenti e parole efficaci per movere in noi la vergogna. Ci vuol immaginazione ed eloquenza.<ref>Da ''Pagine sparse'', Tipografia editrice lombarda, Milano, 1876, p. [https://books.google.it/books?id=BC9ET0v4plQC&pg=PA55 55].</ref>
*La [[lingua spagnola]], appunto perché molto più affine alla nostra che la francese, è assai più difficile a parlarsi presto, e per così dire a orecchio, senza dir degli spropositi. Si casca nell'italiano senz'accorgersene, si inverte la sintassi ad ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, che ci inciampa, ci confonde, ci tradisce.<ref>Citato in Carlo Boselli, ''La Grammatica Spagnola del XX Secolo'', Mondadori, Milano, 1949, p. 518.</ref>
*Ma già di lontano avevamo visto uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, che dalla cima d'un monte alto quasi duemila metri vien giù fin nella valle, presentando il contorno d'uno di quei bizzarri colossi architettonici che vedeva [[Gustavo Doré]] coi suoi grandi occhi di mago: l'immagine di un vastissimo chiostro medievale, d'un tempio smisurato di Cheope, d'una immane reggia babilonese; che so io? un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offre non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la [[Forte di Fenestrelle|fortezza di Fenestrelle]].<ref>Da ''Alle porte d'Italia'', p. 77.</ref>
*Nel cuore delle [[donna|donne]] non ci vede chiaro che l'esaminatore disinteressato.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
*''Non sempre il tempo la beltà cancella | o la sfioran le lacrime e gli affanni; | mia [[madre]] ha [[sessantenne|sessant'anni]], | e più la guardo e più mi sembra bella.''<ref>Da ''A mia madre''.</ref>
*{{NDR|L'[[esperanto]]}} Sarà di immensa utilità per tutti gli uomini.<ref>Citato nella rivista ''L'Esperanto'', 1917.</ref>
*Per comune consenso, i lavori più scadenti del De Amicis sono quelli che dovrebbero essere di mera invenzione, come le ''Novelle''. Ed, anche per comune consenso; sono assai scadenti i suoi versi. I versi, questo fiore delicatissimo dello spirito letterario, sono in lui il semplice detrito della sua prosa. Si riconosce facilmente ch'essi sono nati dal verseggiamento ora dei ''Bozzetti militari'', ora dei ''Ricordi del 1870-71'', ora dei libri di viaggio, ora delle ''Pagine sparse''. E danno non più, anzi meno, di ciò che danno le pagine di prosa. Sono versi ora da giornali educativi per giovinetti, ora da giornali umoristici: pseudoversi. I sentimenti sono onesti e gentili; la celia è innocente e, talora arguta: le descrizioni, minute e precise; ma non c'è altro. ([[Benedetto Croce]])
*Se nelle battaglie politiche tu dovrai impugnare la penna e farti [[giornalista]], scrivi sul suo tavolo di studio, incidi sul suo calamaio, dappertutto dove giunga il tuo occhio, tre sole parole: onestà, onestà e onestà. Innalza la massima sublime di illuminare l'opinione pubblica e di dirigerla; pensa al potere micidiale e salutare di quello strumento che innalza e uccide, che corrompe ed educa, che prostituisce e idealizza gli uomini, e che si chiama la penna del giornalista.<ref>Citato da Alfredo Amatucci nella [https://documenti.camera.it/_dati/leg02/lavori/stenografici/sed0474/sed0474.pdf seduta pomeridiana del 20 luglio 1956] della Camera dei Deputati.</ref>
*Una casa senza [[libreria]] è una casa senza dignità, — ha qualcosa della locanda, — è come una città senza librai, — un villaggio senza scuole, — una lettera senza ortografia.<ref>Da ''Pagine sparse''</ref>
*Una [[ragazza]] è sempre un mistero; non c'è che fidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.<ref>Da ''Amore e ginnastica''.</ref>
==''Cuore''==
===[[Incipit]]===
OTTOBRE
''Il primo giorno di scuola'' (17, lunedì)
Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.
===Citazioni===
*''L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore; il piú glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura.'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''Mia madre''; 2001, p. 39)
*Chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. (''Novembre'', ''I soldati'')
*''Dare la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo {{NDR|protagonista del racconto mensile "La piccola vedetta lombarda"}}, è una grande virtú [...].'' (il padre di Enrico: ''Novembre'', ''I poveri''; 2001, p. 57)
*''Ella {{NDR|la patria}} è una cosí grande e sacra cosa, che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te, che sei la carne e l'anima mia, e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte, io tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia, e non potrei amarti mai piú, e morirei con quel pugnale nel cuore.'' (il padre di Enrico: ''Gennaio'', ''L'amor di patria''; 2001, p. 107)
*Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise. (''Gennaio'', La madre di Franti; 2001, p. 110)
*''Rispetta la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.'' (il padre di Enrico: ''Febbraio'', ''La strada''; 2001, p. 154)
*Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. (''Marzo'', I parenti dei ragazzi; 2001, p. 162)
*''[...] l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.'' (il padre di Enrico: ''Aprile'', ''Gli amici operai''; 2001, p. 215)
*''Egli {{NDR|[[Garibaldi]]}} fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori, disprezzava la morte, adorava l'Italia.'' (i genitori di Enrico: ''Giugno'', ''Garibaldi''; 2001, p. 286)
*''La scuola è una madre [...].'' (la madre di Enrico: ''Luglio'', (L'ultima pagina di mia madre); 2001, p. 314)
*Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. [...] Non sperar serenità nella tua vita, se avrai contristato tua madre. [...] O Enrico, bada: questo è il più sacro degli affetti umani, disgraziato chi lo calpesta. L'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore, il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. [...] Io t'amo, figliuol mio, tu sei la speranza più cara della mia vita; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Novembre/Mia madre|Novembre, Mia madre]]'')
*E pronuncia sempre con riverenza questo nome – [[maestro]] – che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. (il padre di Enrico: ''[[s:Cuore/Dicembre/Gratitudine|Dicembre, Gratitudine]]'')
===Citazioni su ''Cuore''===
*– Ah, De Amicis, ''Cuore''. E chi non l'ha letto?<br>– Da ragazzini. Ma il bello è leggerlo da grandi. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'')
*{{maiuscoletto|Cuore}}. Diffidate dei libri {{maiuscoletto|troppo}} dolci. Quasi sempre furono scritti per non scriverne altri, che sarebbero stati esattamente il contrario. L'autore di un libro tristemente famoso non poteva, per postumi di gelosia infantile, sopportare l'infanzia. Obbligò al suicidio il suo figlio diletto, e invigliacchì con {{maiuscoletto|cuore}} tre generazioni. ([[Umberto Saba]])
*Forse i deboli non si fortificano leggendo il ''Cuore'', ma i forti diventano generosi. Non si raggiunge qualche efficacia nel combattere la crudeltà e l'egoismo che sono nella nostra natura, e che appaiono, malgrado la nostra viltà, nei fanciulli e negli adulti, se non eccitando insistentemente le nostre facoltà di emozione sociale, già così scarse, i nostri impulsi di tolleranza e di fratellanza. ([[Giovanni Cena]])
==''L'ultimo amico''==
===[[Incipit]]===
«Vieni. Eccomi allungato sulla poltrona, a comodo tuo. Vieni a schiacciare un sonnellino sulle mie ginocchia, come ogni giorno.»
===Citazioni===
*[...] tu {{ndr|il proprio [[cane]]}} sei divenuto per me un oggetto di curiosità e di osservazione continua, uno svago, un pensiero d'ogni momento, che mi conduce, per mille vie diverse, ad altri infiniti pensieri e immaginazioni remotissime da te, le quali riempiono tutti i vani in cui per il passato mi soleva entrare la noia, e stringono ogni giorno più forte i cento legami sottilissimi, ma saldissimi, della nostra amicizia. (pp. 22-23)
*Io dimentico quello che gli ho tolto {{ndr|al proprio cane}} quando penso d'avergli fatto un benefizio dandogli ciò che gli ho dato. [...] Io ti debbo bene l'alimento poiché ti impedisco d'andartelo a cercare per il mondo, come fanno i tuoi fratelli senza padrone. Ti debbo bene delle cure e delle carezze poiché t'ho chiuso in una prigione, e t'ho imposto un orario, una disciplina, un collare, una museruola, e mille soggezioni e riguardi che riducono la tua vita come quella d'un collegiale vigilato e regolato in tutti i suoi atti e in tutti i suoi passi, e fino nei suoi pensieri. Ti debbo bene la visita dal medico e il bagno caldo e l'insaponatura settimanale, poiché ti condanno a respirare il fumo della sigaretta e ti tolgo le corse sfrenate all'aria pura, con le quali non patiresti mai né languori di stomaco, né raffreddori, né indigestioni. (pp. 38-40)
*E quando si rizza {{ndr|il proprio cane}} e sta su come un fantoccio, postergando la sua dignità di quadrupede, senza avvedersi delle risa che suscita, per arrivare a un pezzo di chicca che gli si tiene alto sopra il capo, non dà l'idea inversa del candidato politico, che prostituisce la sua dignità di bipede, buttandosi a quattro gambe davanti al grande [[campagna elettorale|elettore]] che gli mostra il voto? (pp. 49-50)
*Se sapessi quanto m'affatico il pensiero per misurare la [[distanza]] che corre fra di noi, e scoprire la tua risposta natura, e quella dei legami che ci congiungono e delle barriere che ci separano! (pp. 54-55)
==''Ricordi del 1870-71''==
*{{NDR|Su [[Firenze]]}} Man mano che passavo per quelle vie, mi si affollavano alla memoria versi, scene di romanzo, episodi storici, ariette d'opera. E alzando gli occhi ai palazzi, alle torri, ai campanili, agli archi grandiosi, mi cominciava a parere strano che, in luogo d'ispirare quell'ammirazione subitanea e profonda, mista quasi ad un senso di terrore, che sogliono ispirare i monumenti giganteschi, costringessero invece, quando si voleva esprimere con parole l'effetto delle loro bellezze, a servirsi degli aggettivi stessi che s'usano per designare un bel fanciullo, un bel fiore, un bel ninnolo, come: – Gentile, carino. Guardando quelle torri, quei palazzi, sorprendevo spesso in me medesimo uno stranissimo desiderio, come di fare scorrere la mano su quei contorni, di palpare quei rilievi; e con questo desiderio, una specie di sollecitudine gelosa per quelle moli enormi di pietra, come se temessi che la menoma forza le potesse offendere e sciupare; e con questa sollecitudine, un bisogno vivo e continuo di correrle e di ricorrerle con quello sguardo d'amante che avvolge, e striscia, e lambe, e si stanca sulle forme care.(da ''Un addio a Firenze'', p. 5)
*{{NDR|Il [[Traforo ferroviario del Frejus]]}} Si sentono in quel cupo strepito precipitoso del treno mille rumori che parlano all'anima: i colpi fìtti, fulminei, rabbiosi della ''perforatrice'' che divora la roccia, il sibilo confuso delle cento ruote, lo scoppio tonante delle mine, la tempesta delle {{sic|scheggie}} sulle pareti, sulle macchine, sugli assiti, il comando dei soprastanti, le grida, le risa degli operai, il suono vario e continuo dell'opera, l'eco di tutta quella vita sotterranea che si agitò per tanti anni nei vergini recessi del monte senza sorriso di sole, senz'alito d'aria salubre, senza altro spettacolo che sé stessa e la rupe, solitaria, misteriosa, solenne! E quante vittime nella lotta! E come le loro immagini si presentano alla mente nell'atto di dire: – Io pure lavorai e soffersi! Ricordate me pure! – Sono operai macilenti e pallidi che hanno speso gli anni più belli della vita nel laborioso cammino attraverso delle Alpi; sono vecchi che hanno perduto la luce degli occhi; sono giovani a cui le macchine e le mine hanno portato via le braccia e spezzata la testa! E in mezzo a questa folla d' invalidi, di mutilati e di morti che par che risollevino il capo per domandarvi la loro parte di affetto e di gloria, si alza la figura bella e venerabile del [[Germain Sommeiller|Sommeiller]], a cui splende ancora negli occhi la gioia dell'ultimo colpo lanciato dalla ''perforatrice'' nel vuoto, al grido di: – Viva la Francia e viva l'Italia! – (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', pp. 199-200)
*{{NDR|Nel Traforo ferroviario del Frejus}} E il treno va e va, e cresce nell'animo nostro, a misura che si procede, la commozione, e la fantasia lavora, lavora. Ora ci pare che non s'abbia più a uscire di là sotto; ci pare d'esserci sprofondati nelle viscere della terra e di precipitare verso una mèta arcana; ora pare che il treno, a un tratto, ritorni furiosamente addietro, come impaurito dall'ignoto verso cui si slanciava; ora si trema di giungere troppo presto all'uscita, e si vorrebbe che quel momento indugiasse ancora, per prolungare il sentimento di meraviglia fantastica che ci agita il cuore e la mente; ora ci piglia come una smania di aria, di luce, un desiderio impaziente dell'azzurro del cielo e del verde della campagna; ora si rimane come attoniti e smemorati, e ci vien fatto quasi di domandare a noi stessi: – Ove siamo? – Siamo già in Francia? – Siamo ancora in Italia? – Un tale guarda l'orologio ed esclama: – Siamo in Francia! – I cuori danno un balzo, gli occhi si cercano, le mani si stringono. – Siamo in Francia! – si ripete. È un senso di gioia inesprimibile; pare che in quel momento le due nazioni si siano strette e baciate, ed abbiano gridato insieme: – Abbiamo vinto ! – Ma che! Già la luce del gas impallidisce! Si sente un soffio d'aria vivida e pura! Le pareti biancheggiano! Il vapore getta un lungo grido di trionfo ! Ecco i monti! Il Sole! La Francia!<br>È un momento sublime. (da ''L'inaugurazione della Galleria delle Alpi'', p. 200)
*{{NDR|La [[perforatrice]]}} A un cenno, dato dal capo degli [[operaio|operai]], vien data l'aria, le ruote si muovono, l'aria sibila, e la sbarra perforante s'immerge da centottanta a duecento volte in un minuto nella viva pietra, con un impeto prodigioso. Ad ogni colpo, l'aria si stende, e dopo aver dato la sua forza viva si rispande all'intorno con un soffio vigoroso. L'apparecchio produce uno strepito assordante; e questo strepito, e la rapidità del moto, e la rabbia, direi quasi, dei colpi, tutto il complesso, insomma, dello strumento e dell'azione ha qualche cosa di terribile; dà una scossa ai nervi ed al sangue, come se in qualche modo si partecipasse noi pure a quell'immane sforzo; il vigore, l'impeto della macchina diventa per un istante nostro; una parte di noi pare che si muova, si divincoli e frema in mezzo ai robusti ordigni del meraviglioso apparato. Gli operai spiano nel volto dei circostanti l'espressione della meraviglia, e guardano la macchina con occhio altero, e vi si appoggiano su con un atto di famigliarità rispettosa, come sopra una bella e superba fiera domata; e forse, in quel momento, molti degli uomini illustri che li contemplano, si senton piccini accanto a loro. (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 203)
*Le due grandi imprese, il traforo delle Alpi e l'[[Unità d'Italia|unificazione d'Italia]], insieme iniziate e per lo spazio di dieci anni condotte insieme, si sono compiute a pochi giorni di distanza. L'esercito italiano entrava in Roma il 20 settembre del 1870, e il 25 dicembre dell'anno stesso scoppiava l'ultima mina nella galleria del colle di Fréjus! Quasi nel tempo istesso, l'Italia porgeva una mano alla sua antica madre e l'altra alla sua antica alleata; da un lato ella gridava: – Libertà! – dall'altro: – Pace! – E sarà veramente un tacito patto di pace fra i due popoli questa grandiosa vittoria comune, che oggi s'è celebrata; essi non si scambieranno per la nuova via che parole di fratellanza e utili commerci e disegni di nuove opere gloriose; non si comunicheranno che ciò che innalza, ingrandisce e purifica! (da ''L'inaugurazione della galleria delle Alpi. Lettere'', p. 205)
*Io confesso il mio debole, volerei alla porta della scuola di [[lingua spagnola|spagnuolo]], starei coll'orecchio allo spiraglio, vorrei afferrare qualcuna almeno di quelle parole larghe, maestose e sonore, in cui pare che l'anima di chi parla si espanda e si riposi, con una sorta di compiacenza altera; qualcuna di quelle altre gentili e carezzevoli, che ci ricordano tanto le nostre, che ci toccano dentro subito come le nostre, che rispondono quasi a un suono che avevamo già nella mente prima d'intenderle, che ci paiono veramente parole della nostra cara lingua dimenticate, voci nostre ripetute da un'eco che ce le alteri, saluti di gente amica che per lunga dimora in paesi stranieri abbia frammisto ad altri gli accenti di un linguaggio che c'era comune... [...]. (da ''Il Circolo filologico di Torino. Lettera'', p. 222)
==''Spagna''==
===[[Incipit]]===
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole. Mia madre m'accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese; poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve. Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare:—Apri! Non parto più! Resto con te!—poi mi cacciai giù per le scale, come un ladro inseguito. Quando fui nella strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.
===Citazioni===
*Ed ora parliamo del [[Bartolomé Esteban Murillo|Murillo]] col {{sic|tuono}} di voce più soave che possa uscire dalla nostra bocca. Il [[Diego Velázquez|Velasquez]], nell'arte, è un'aquila; il Murillo è un angelo; il Velasquez s'ammira, il Murillo s'adora. Le sue tele lo fanno conoscere, come se gli si fosse vissuti assieme. Era bello, era buono, era pio: l'invidia non sapeva dove morderlo, {{sic|intórno}} alla corona della gloria egli portava un'aureola d'amore. (V. Madrid, p. 155)
*{{NDR|Murillo}} Era nato per dipingere il cielo. Aveva sortito un genio pacato e sereno, che si levava a Dio sulle ali d'una placida ispirazione; e però i suoi quadri più ammirabili spirano un'aura di modesta dolcezza, che desta la simpatia e l'affetto prima ancora che la meraviglia. Una semplice e nobile eleganza di contorni, un'espressione piena di vivezza e di grazia, un'armonia ineffabile di colori, sono ciò che colpisce a primo aspetto; ma più si guarda, più si scopre, e la meraviglia si trasforma a poco a poco in un sentimento dolcissimo di letizia. (V. Madrid, p. 155)
*Un viaggiatore illustre disse che dopo aver passato una giornata nel [[Monastero dell'Escorial|convento dell'Escurial]], ci si deve sentir felici per tutta la vita, solo pensando che si potrebbe essere ancora fra quelle mura e che non ci s'è più. È quasi vero. Ancora adesso, dopo tanto tempo, nei giorni piovosi, quando sono {{sic|tristo}}, penso all'Escurial, poi guardo le pareti della mia stanza, e mi rallegro; nelle notti insonni, vedo i cortili dell'Escurial; quando sto male e dormo un sonno torbido e penoso, sogno di girare per quei corridoi, solo, al buio, inseguito dal fantasma d'un vecchio frate, gridando e picchiando a tutte le porte, senza trovare l'uscita, finché vo a dar del capo nel Panteon e la porta mi si chiude fragorosamente alle spalle e resto sepolto tra le tombe. (V. Madrid, pp. 231-232)
*La città di [[Valencia|Valenza]], se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. (XIII. Valenza, p. 474)
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. (XIII. Valenza, p. 478)
*Se v'è un proverbio insolente e bugiardo, è quell'antico proverbio spagnuolo che dice: in Valenza la carne è erba, l'erba è acqua, gli uomini son donne e le donne nulla. Lasciando da parte quella della carne e dell'erba, ch'è un bisticcio, gli uomini, specie del basso popolo, sono alti e robusti ed hanno un aspetto ardito quanto i catalani e gli aragonesi, con qualcosa di più vivo e di più luminoso negli occhi; e le donne sono per consentimento di tutti gli Spagnuoli e di quanti stranieri hanno viaggiato in Spagna, le più classicamente belle del paese. (XIII. Valenza, p. 478)
==''Sull'oceano''==
===[[Incipit]]===
Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il ''Galileo''<ref>Non è il ''Galileo'' della Società di Navigazione generale.</ref>, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d'ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra.
===Citazioni===
*Pochi uomini stavan rivolti verso il mare; i più passavan a rassegna le passeggiere. I giovani, seduti sopra i parapetti, con una gamba spenzoloni di fuori e i cappelli arrovesciati sulla nuca, pigliavan degli atteggiamenti di baldanza marinaresca, parlando forte e modulando il riso in maniera da attirar l'attenzione, e quasi tutti guardavano verso la boccaporta del dormitorio femminile, dove s'erano raccolte, come sopra un palco molte giovani ben pettinate, con nastrini nei capelli, con vestiti chiari, con fazzoletti vistosi, annodati con garbo: la parte intraprendente, pareva, del bel sesso di terza. Fra queste spiccava una bella donnetta, – una contadina di [[Capracotta]], – con un visetto regolare e dolce di madonna (lavata male), a cui diceva mirabilmente un fazzoletto da collo, che portava incrociato sul petto, tutto purpureo di rose e di garofani, che parean veri e fiammeggiavano agli occhi. (pp. 36-37)
*Un monferrino con un muso di cinghiale, era diventato addirittura ''canuto spettacolo'' per la contadina di [[Capracotta]], il cui visetto tondo di madonna mal lavata, colorito dal riflesso del suo fazzoletto a rose vermiglie, faceva girar la cùccuma anche a vari altri, non ostante la presenza dun lungo marito barbuto. (p. 204)
==''Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici''==
*{{NDR|[[Ubaldino Peruzzi]]}} Non aveva un ingegno di vasta organatura; ma nell'officina della sua mente, piena di minuti strumenti ben temprati e precisi, faceva bene e alla lesta un lavorìo vario e utile, correggeva e compiva il lavoro altrui con grande finezza, a ogni idea trovava qualche cosa da aggiungere che la chiariva o qualche semplificazione da suggerire, che la rendeva più facile a tradursi in atto. Non vedeva forse molto lontano; ma vedeva da vicino in tutte le cose molti particolari, e relazioni di questi fra di loro, che a menti più larghe sfuggivano; e leggeva molto addentro particolarmente negli uomini, che dai suoi piccoli occhi scintillanti si sentivano frugare fino in fondo all'anima. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 15-16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} Non possedeva una vera cultura, oltre a quella sua speciale d'ingegnere, e a quella amministrativa e politica acquistata con l'esperienza degli affari e con l'esercizio degli alti uffici pubblici in cui aveva speso gran parte della vita; ma a questa deficienza suppliva mirabilmente nella conversazione ordinaria con l'agilità del discorso e con l'arguzia facile e fine, e spesso pungente, di vecchio fiorentino; della quale si vedevan luccicare le punte sulla sua bocca fiorentinissima anche prima che ne uscisse la parola. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*{{NDR|Ubaldino Peruzzi}} In letteratura il suo sentimento dominante era l'odio della {{sic|rettorica}}: non credo che ci sia mai stato al mondo uomo più difficile a prendere all'amo delle belle frasi. (Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 16)
*Di due sole delle signore che vidi in quel salotto {{NDR|di Emilia e Ubaldino Peruzzi}} m'è rimasta l'immagine viva: della vedova di Massimo D'Azeglio, ancora molto bella coi capelli bianchi [...] e della poetessa [[Giannina Milli]], coi suoi capelli neri lisciati sulla fronte, coi suoi occhi neri mobilissimi, con quella pallidezza monacale e quei rossori improvvisi di giovinetta, per cui mostrava molti anni meno che non n'avesse. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 67)
*{{NDR|Giannina Milli}} Ricordo d'averla intesa dire gli affanni e i terrori che l'agitavano ogni volta che entrava in scena a improvvisare, e come nell'atto dell'improvvisazione fosse in uno stato quasi di rapimento e di delirio, nel quale non aveva più coscienza né di difficoltà né di pericoli, vedeva e non sentiva più nulla, e si sarebbe ridestata come da un sonno profondo se qualcuno l'avesse scossa per un braccio. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), pp. 67-68)
*{{NDR|Giannina Milli}} A udirla parlare, pareva di vederla ringiovanire: aveva una grande semplicità, certe uscite ingenue, dei gesti scattanti di bambina: non un'ombra d'orgoglio o di vanteria. Ma paesana del suo paese, come dicevano, fin all'ultima goccia di sangue: guai a toccarle un napoletano. Del rimanente, discorreva di ogni cosa, anche delle più lontane da ogni attinenza con l'arte sua anche di umili faccende domestiche, con la sensatezza d'una buona donna borghese che non avesse avuto mai un grillo poetico per la testa. ((Emilia e Ubaldino Peruzzi e il loro salotto (1865-1870), p. 68)
*{{NDR|[[Francesco Tamagno]]}} Lo intesi la prima volta nel «Trovatore», nel Teatro Colón di Buenos Aires, dove cantava ogni inverno da vari anni ed era, come si dice in linguaggio teatrale, l'idolo del pubblico. Curioso, non e vero? per un cittadino torinese, il sentir per la prima volta in America un artista celebre che è nato, ha esordito e cantato cento volte a Torino. Fu per lui una serata trionfale e per me deliziosa. Non avevo inteso mai una voce di tenore così potente e così limpida, così armoniosa e così facile, né avuto mai dal canto una commozione così forte di piacere e di maraviglia. (Il tenore Tamagno, p. 195)
*{{NDR|Francesco Tamagno}} Non ci fu mai cantante celebre più prodigo di lui della propria voce. Certi amici suoi, quando egli li prega di {{sic|giuocare}} a tarocchi, che son la sua passione, gli sogliono rispondere: – Se vuoi che giochiamo, canta; – ed egli canta perché giochino. Altri lo fanno cantare con insidie fanciullesche, di cui non s'avvede: domandandogli un motivo notissimo, che fingono di non ricordare, o come sia riuscito a superare certe difficoltà dell'arte sua che egli non può spiegare se non col canto. (Il tenore Tamagno, p. 204)
*La condizione di moglie del Verdi, somigliante per certi rispetti a quella del marito non regnante d'una regina, non era facile. Ma la signora [[Giuseppina Strepponi|Giuseppina {{NDR|Strepponi}}]] v'era così ben disposta per l'indole e per le facoltà acquisite che credo non abbia mai fatto in quell'accompagnamento difficile neppure la più {{sic|leggiera}} stonatura. La sua giusta alterezza non scese mai fino alla vanità, non si alzò mai fino all'orgoglio, e solo un osservatore senz'acume avrebbe potuto chiamare idolatria la riverenza visibilissima con cui si manifestava il suo grande amore per il marito. (Giuseppina Verdi-Strepponi, pp. 225-226)
*{{NDR|Giuseppina Strepponi}} Sul suo viso, anche verso i settant'anni, erano rimaste quasi immutate le linee della prima bellezza; e il biondo ancora persistente nei suoi bei capelli brizzolati e il color rosato della carnagione le davano, a prima vista, un'apparenza giovanile; benché gli occhi chiari avessero un'espressione naturalmente severa, che contrastava alla giocondità del suo spirito. Nulla era rimasto in lei, e forse non era mai stato, di ciò che fa credere ad alcuni che si riconosca un'artista di teatro, anche molti anni dopo ch'essa ha lasciato le scene; e non ricordava mai, se non costretta, il suo passato artistico, come se appetto alla sua nuova gloria le paresse un troppo povero vanto l'antica. (Giuseppina Verdi-Strepponi, p. 227)
*{{NDR|[[Michele Gordigiani]]}} [...] nei suoi ritratti ognuno si trova abbellito, pur riconoscendo fedele l'immagine. «Il più bel fior ne coglie»: quello che per la farina dice il motto della Crusca si può riferire all'arte sua per la sembianza umana. Per questo si dice che donne brutte non n'ha mai dipinte, e questa è una delle ragioni per cui fu il pittore prediletto delle signore; questa, oltre che la eleganza squisita del disegno, la freschezza e la gaiezza incomparabile del colorito, e non so che serenità e allegrezza d'aurora che è nella sua pittura, come luce riflessa dell'amabile e immutabile giovinezza del suo spirito. (Michele Gordigiani, p. 269)
*{{NDR|Michele Gordigiani}} Pittore di donne, forse, meglio che d'uomini, e pittore impareggiabile di famiglie – mamme, signorine, ragazzi, bambini – stupendamente raggruppati e atteggiati; di cui vi rimane negli occhi il sorriso e lo splendore, come di famiglie ideali, privilegiate d'ogni bene, dove sia fra le anime la stessa dolce e lieta armonia che ha posto l'artista fra le linee e i colori delle loro immagini belle. (Michele Gordigiani, p. 269)
==''Viaggio in Sicilia''==
*O divina [[Sicilia]]! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta!<ref>Da ''Ricordi d'un viaggio in Sicilia'', Niccolò Giannotta, 1908, p. 105.</ref>
*Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo [[Atene]] e [[Roma]], una così vasta fama come [[Siracusa]]? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (p. 40)
*Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (p. 44)
*Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Alle porte d'Italia''===
{{Centrato|''Al Signor Carlo Toggia, a Torino.''}}
<div style="text-align:right;">Pinerolo, 22 luglio 1675.</div>
Ti ringrazio della bella lettera, la quale, dopo tanti mesi di silenzio, m'è stata cagione di vivissimo piacere. Ti porgerà questa mia il signor Pietro Osasco, procuratore di S. A. R. il duca di Savoia; il solo pinerolese al quale io possa confidare una lettera pericolosa con la speranza che i vostri riveriti padroni non gli ficchino le mani nelle tasche.
===''Amore e ginnastica''===
Al canto di via dei Mercanti il segretario fece una profonda scappellata all'ingegner Ginoni, che gli rispose col suo solito: – Buon giorno, segretario amato!- poi infilò via San Francesco d'Assisi per rientrare in casa. Mancavano venti minuti alle nove: era quasi certo d'incontrar per le scale chi desiderava.<br>
A dieci passi dal portone intoppò sul marciapiedi il baffuto maestro di ginnastica Fassi, che leggeva delle prove di stampa: questi si soffermò, e mostrandogli i fogli, disse che stava scorrendo le bozze d'un articolo sulla sbarra fissa della maestra Pedani, scritto per il «''Nuovo Agone''», giornale di ginnastica, del quale egli era uno dei principali redattori.
===''Costantinopoli''===
L'emozione che provai entrando in [[Costantinopoli]] mi fece quasi dimenticare tutto quello che vidi in dieci giorni di navigazione dallo stretto di Messina all'imboccatura del Bosforo. Il mar Jonio azzurro e immobile come un lago, i monti lontani della Morea tinti di rosa dai primi raggi del sole, l'Arcipelago dorato dal tramonto, le rovine d'Atene, il golfo di Salonico, Lemno, Tenedo, i Dardanelli, e molti personaggi e casi che mi divertirono durante il viaggio, si sbiadirono per modo nella mente, dopo visto il Corno d'oro, che se ora li volessi descrivere, dovrei lavorare più d'immaginazione che di memoria. Perché la prima pagina del mio libro m'esca viva e calda dall'anima, debbo cominciare dall'ultima notte del viaggio, in mezzo al mare di Marmara, nel punto che il capitano del bastimento s'avvicinò a me e al mio amico Yunk, e mettendoci le mani sulle spalle, disse col suo schietto accento palermitano: – Signori! Domattina all'alba vedremo i primi minareti di Stambul.
===''Fra scuola e casa''===
Povero martire! Ogni volta che entrai nella sua bottega, ci risi molto; ma ne uscii pieno d'ammirazione e di pietà.<br>
Aveva la libreria, o meglio la sua stanza di tortura, a un angolo di via Giusti, accanto alla Scuola municipale Norberto Rosa, poco lontano da un altro libraio delle scuole elementari, il quale gli disputava la piccola clientela con un'avidità scellerata.<br>
Era una bottega tipica di libraio da ragazzi, ossia una miscela strana di cose disparate, minute, graziose, inutili, necessarie e ridicole, appunto come il cervello degli avventori.
===''Il soldato Poggio''===
Stamane ultimo giorno di carnevale, giorno sempre triste per me che amo la quiete ed il silenzio, ricevetti un biglietto da un amico carissimo, il buon Capitano d'Artiglieria Ugo Allason, che mi procurò un gran piacere.<br>
«Dopo mezzogiorno», mi diceva, «sarò a casa tua col Soldato Poggio che si trova a Torino per due o tre giorni».<br>
Parecchie volte avevo parlato in famiglia di questa visita che il mio buon amico mi aveva promessa da molto tempo; ma ormai non ci pensavo più.
===''L'idioma gentile''===
Tu ami la lingua del tuo paese, non è vero? L'amiamo tutti. È inseparabilmente congiunto l'amore della nostra lingua col sentimento d'ammirazione e di gratitudine che ci lega ai nostri padri per il tesoro immenso di sapienza e di bellezza ch'essi diedero per mezzo di lei alla famiglia umana, e che è la gloria dell'Italia, l'onore del nostro nome nel mondo. L'amiamo perché l'hanno formata, lavorata, arricchita, trasmessa a noi come un'eredità sacra milioni e milioni d'esseri del nostro sangue, dei quali, per secoli, ella espresse il pensiero, e le sue sorti furon le sorti d'Italia, la sua vita la nostra storia, il suo regno la nostra grandezza. L'amiamo perché la parola sua ci scaturisce d'in fondo all'anima insieme con ogni nostro sentimento, si confonde con le nostre idee fin dalle loro sorgenti più intime, e non è soltanto forma, suono, colore, ma sostanza del nostro pensiero.
===''La carrozza di tutti''===
Era il primo di gennaio del 1896. Salii la mattina sul tranvai per il corso Vinzaglio, in via Roma. Per tutto il tragitto di là a via Garibaldi, fu un continuo salire e scendere di signori e di signore, che pareva si fossero dati convegno sul carrozzone, poiché dentro e sulle piattaforme, all'entrare e all'uscire, era uno scambio di saluti, d'inchini, di levate di tube e di auguri, come in una sala di ricevimento.<br>{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
===''La maestrina degli operai''===
Una delle più belle scuole suburbane di Torino, che son tutte nuove e di bell'aspetto, è quella del piccolo sobborgo di Sant'Antonio, posto un miglio fuor di porta e abitato in gran parte da contadini e da operai di due grandi fabbriche di ferramenti e di acido solforico, che lo riempion di rumore e lo copron di fumo. Il sobborgo è formato da una sola strada diritta, fiancheggiata di piccole case e d'orticelli, dalla quale si spicca un largo viale, che corre nella campagna aperta: in fondo a questo v'è la chiesa, solitaria, e dall'un dei lati, sul confine d'un campo, la scuola. L'edifizio, piccolo e grazioso, ha cinque stanzoni al pian terreno, per le cinque classi elementari, e due camerette per il cantoniere e sua moglie che servon da bidelli, e al pian di sopra, i quartierini per le quattro maestre e un maestro, che hanno ciascuno due camerette e una cucina.
===''La quistione sociale''===
Mi domanderete per prima cosa: Voi, per quistione sociale, che cosa intendete?<br>
È questa una delle molte domande alle quali non si può meglio rispondere che con un'altra domanda.<br>
Ed ecco la mia risposta interrogativa.<br>
Questo fatto della vita misera e del malcontento giustificato del maggior numero degli uomini, fatto comune a paesi poveri e ricchi, di tutti i gradi di civiltà, è effetto di una legge di natura o delle leggi umane? Questa forza, che accumula a un polo della società la ricchezza e la cultura, e all'altro il pauperismo e l'ignoranza, che restringe quasi a una classe sola gli effetti benefici della civiltà e della scienza, che preclude quasi affatto alle moltitudini l'educazione e la vita dello spirito, che fa sussistere gli uni in faccia agli altri tanti tesori superflui e tanti bisogni insoddisfatti, tanti ozi felici e tante disperate fatiche, è un destino dell'umanità o deriva da viziose istituzioni sociali?
===''La vita militare''===
Era una bella giornata d'agosto; non una nuvola, non un soffio di vento; l'aria immobile e infocata. La strada per cui il reggimento camminava era larga diritta e lunga che non se ne vedeva la fine, e coperta d'una polvere finissima che si sollevava a nuvoli, penetrando negli occhi, nella bocca, sotto i panni, e imbiancando barbe e capelli.
===''Marocco''===
Lo [[stretto di Gibilterra]] è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a [[Tangeri]] da [[Gibilterra]]. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d'Europa sente l'aria della sua patria nella comunanza d'una infinità d'aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d'Europa.
===''Olanda''===
Chi guarda per la prima volta una grande carta dell'Olanda, si meraviglia che un paese così fatto possa esistere. A primo aspetto, non si saprebbe dire se ci sia più terra o più acqua, se l'Olanda appartenga più al continente che al mare. Al vedere quelle coste rotte e compresse, quei golfi profondi, quei grandi fiumi che, perduto l'aspetto di fiumi, par che portino al mare nuovi mari; e quel mare che, quasi cangiandosi in fiume, penetra nelle terre e le rompe in arcipelaghi; i laghi, le vaste paludi, i canali che s'incrociano in ogni parte, pare che un paese così screpolato debba da un momento all'altro disgregarsi e sparire.
===''Pagine sparse''===
Non posso pensare a Firenze, senza ricordarmi della mia buona padrona di casa di via dei ***, la quale m'insegnò in sei mesi più lingua italiana di quanta io n'abbia imparata in dieci anni da tutti i miei professori di letteratura, nati, come diceva l'Alfieri, ''là dove Italia boreal diventa''.
===''Primo Maggio''===
Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro. Questi se ne stava seduto, con la giacchetta sulle spalle, sullo scalino del suo uscio a vetri, in fondo al lungo terrazzino della casa bassa che formava un cortile triangolare con le due grandi ali dell'isolato. Diamine! Se festeggiava il 1° Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino.<br>
Questo pensiero spiacevole fece dimenticare al signor Bianchini di esaminarsi il viso e la lingua allo specchietto per la barba, come faceva ogni mattina, compiacendosi della floridezza ammirabile, benché un po' pingue, dei suoi sessant'anni.
===''Ricordi di Londra''===
Pioveva, il mare era agitato, il bastimento ballava come una barchetta; a una mezz'ora appena da Dieppe provai, per la prima volta in vita mia, i sintomi del [[mal di mare]]. C'erano a bordo molte signore, la maggior parte inglesi, che sgranocchiavano allegramente cacio e prosciutto, senza neppur mostrare d'accorgersi di quel tremendo ballottìo che sconvolgeva le viscere a me e ad altri, qualcuno dei quali s'era già lasciato sfuggire dalla bocca più che dei lamenti. Ebbene, è proprio vero che il mal di mare rende l'uomo superiore a tutte le vanità umane. Se una mezz'ora prima m'avessero detto: – Guarda; qui c'è tanto denaro da stare a Londra un mese invece di quindici giorni, come ci starai tu; e poi da fare un giro in Scozia, e poi una scappata in Irlanda; questo denaro è tuo, se tu pigli davanti a questo signore un atteggiamento che ti renda ridicolo; – confesso la mia vanità, l'avrei rifiutato.
===''Ricordi di Parigi''===
Eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{centrato|.... composto a nobile quiete,}}
perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all'anima d'un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.<br>
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore.
===''Speranze e glorie. Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma''===
====''Torino''====
Un Torinese che volesse far da guida ad un Italiano d'un'altra provincia venuto qui per la prima volta, per metterlo in una disposizione d'animo favorevole alla città sconosciuta dovrebbe, prima di lasciarlo entrare in Torino, condurlo diritto a Superga. V'hanno spettacoli che sono per la vista degli occhi ciò che sono per la vista della mente quelle grandi intuizioni istantanee del genio, che abbracciano secoli di storia e regioni d'idee.
====''Firenze''====
Un Piemontese, che deve andare a Roma tra poco, sentì il bisogno, qualche giorno fa, di mandar un saluto alla città di Firenze, e pensò di mandarglielo dalla cima della collina di Fiesole.<br>
Una di queste sere, poco prima del tramonto, prese la via di porta a Pinti, solo soletto, come un pellegrino, e tirò innanzi a capo basso, almanaccando. La strada era deserta.
====''Roma''====
<div align=right>Roma, 21 settembre 1870.</div>
Le cose che ho da dire sono tante e tali che mi sarà impossibile di scriverle con ordine e chiaramente. È già gran cosa aver la voglia di scrivere, mentre per le vie di Roma risuonano ancora le grida del primo entusiasmo e della prima gioia. Tutto quello che ho veduto ieri mi sembra ancora un sogno; sono ancora stanco della commozione; non sono ancora ben certo di essere veramente qui, di aver visto quello che vidi, di aver sentito quello che sentii.
==Citazioni su Edmondo De Amicis==
*Chi è letto ancora, e sempre sarà, è De Amicis. La sua figura non scompare; molto tempo è passato da quando lo leggemmo la prima volta, e si riapre con lo stesso piacere, e sempre l'emozione è viva, quel vangelo educativo che ha provato la sensibilità di generazioni parecchie. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Come artista, il De Amicis è l'artista delle descrizioni, delle macchiette comiche o affettuose, delle osservazioni psicologiche e morali, Ha riempite di queste cose centinaia e centinaia di pagine felicissime, che si leggono, con indisturbato piacere. In questo campo si sente, ed è, padrone.<br>Le sue descrizioni non hanno energia poetica; hanno spesso l'evidenza e la minuzia di una carta topografica a volo d'uccello; onde anche il frequente procedere per enumerazione. Ma questo, piuttosto che il loro difetto, mi sembra il loro carattere. C'è la larghezza e sicurezza dello sguardo; non l'occhio velato dall'interna commozione. Di siffatte descrizioni se ne incontrano, come si è già notato, già nei bozzetti militari e in tutti i suoi libri della prima maniera; il ''Marocco'' ne ha delle eccellenti. ([[Benedetto Croce]])
*Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò Edmondo de Amicis. ([[Marcello Marchesi]])
*De Amicis non ebbe una doppia vita, vita di scrittore e vita di uomo; fu scrittore solamente; e tutto in lui, gli occhi che vedevano, il cuore colmo di tenerezza, erano divenuti a poco a poco alleati e tributari dell'arte sua. Vivere per lui voleva dire preparare materiale per lo scrittore. ([[Renato Simoni]])
*Egli, che sentiva nel cuore come l'Italia si facesse allora e quanto bisogno avesse di gioventù data alle armi, prese la via della milizia, e prima a Torino, fu poi, dal '63 al '65, uno dei più elogiabili ed elogiati allievi del Collegio militare di Modena.<br>Sempre elogiabile veramente no. Un giorno dovendo egli attaccarsi alla tunica un bottone che gli ciondolava, vi si provò, ma fu un disastro. Il sergente di squadra scapeggiò, e, quasi ne derivasse la rovina d'Italia, con ghigna seria gli osservò: «Ella sarà buono a far versi, ma in quanto a attaccar bottoni è indietro di cent'anni!» Oh, prodigioso sergente! ([[Leopoldo Barboni]])
*Era il buon borghese ex militare delle guerre d'indipendenza, il quale metteva la testa fuori ad ammirare le buone cose di casa altrui, contento che tutto fosse buono e bello, perché così s'avviavano ad essere le cose in casa sua: il buon borghese pronto a stringer la mano a tutti, e a dir bene di tutti. Temperamento oltremodo ingenuo, poco passionale, scrittore meccanico, ha visto tutto roseo, la vita militare e la lotta di classe. Leggendolo, avvertiamo che nessuno più di lui è schivo della menzogna convenzionale, e che l'esagerazione, l'ottimismo, la sensibilità eccessiva sono {{sic|resultato}} del suo carattere ch'egli non deformò mai sugli esemplari altrui. ([[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]])
*Il De Amicis braccò per anni la parola che dice il «rumore del pan fresco» e ne promosse pubblico dibattito sulle colonne del ''Giornale d'Italia''. Il Moretti assicura che lo trovasse da vecchio a Firenze; altri opinano che morisse con quel desiderio in corpo. Mi fa male pensare che si guastò per quel motivo una quantità di desinari, quando l'Imaginifico {{NDR|[[Gabriele D'Annunzio]]}}, come nulla fosse, da un ''cricchiare'', tirato su, per analogia, col ''cric'' dantesco, sfornava nelle Laudi un suo bel pane «caldo gonfio ''cricchiante''». ([[Leo Pestelli]])
*Fiumi d'inchiostro si son versati da un capo all'altro d'Italia in tutti gli uffici dei giornali sulla memoria di Edmondo De Amicis. Era lo scrittore più letto e più noto, era l'autore più facile. Nulla è così naturale dunque della dismisura di articoli, di apologie, di rimpianti, di apoteosi a suo riguardo. Forse l'Italia non è stata mai una cosa unitaria quanto in questo caso. La morte del De Amicis pare sia il fatto onde esce il documento indubbio che una italianità esiste, e intendo dire la italianità del sentimento. ([[Paolo Orano]])
*«Io ero nato per fare il maestro di scuola a segno che quando vedo una stanza, quattro banchi e un tavolino, mi sento rimescolare!»<br/>Questa passione palpita in tutto il ''Romanzo d'un maestro'', ne costituisce l'essenza pur attraverso la pittura dei più svariati tipi d'insegnanti, d'ispettori, di assessori, di scolari che ci sfilano davanti, secondo la maniera e il gusto dello scrittore: una moltitudine come nel volume ''Gli amici'' che egli rievoca «frugando in ogni angolo del nostro [[cuore]]». ([[Olga Visentini]])
*Rileggo la prima pagina del primo capitolo di ''Cuore'': «Oggi primo giorno di scuola. ''Passarono'' come un sogno quei tre mesi di vacanze in campagna! Mia madre ''mi condusse'' questa mattina alla sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare». [[Pietro Pancrazi|Pancrazi]] stesso avrebbe scritto ''sono passati'' e ''mi ha condotto'' (il secondo passato remoto è più offensivo): il De Amicis apparteneva a quei settentrionali per i quali il passato remoto è un'eleganza estranea alla lingua comune, e che quindi ne abusano, anzi ne usano a sproposito. ([[Giorgio Pasquali]])
*Si dirà di lui che non ascese alle vette. Può darsi. Ma, se discese, fu per toccare il fondo dei cuori. Fu il maestro del riso tra le lacrime, il più soave che ci sia, quello che si propaga entro le anime, quello che al pari di certe pioggie d'aprile, lascia dietro di sé solo purezza, freschezza ed aroma. Amare era la sua necessità; e, dovunque visse, amò. ([[Renato Simoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/49105/49105-h/49105-h.htm Alle porte d'Italia]'', Treves, 1888.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/amore-e-ginnastica/ Amore e ginnastica]'', L'Unita, 1993.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/costantinopoli/ Costantinopoli]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''Cuore. {{small|Libro per i ragazzi}}'' (1886), seguito da ''[[Elogio di Franti]]'' di [[Umberto Eco]], a cura di Luciano Tamburini, Einaudi, Torino, 2001. ISBN 8806159291
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/fra-scuola-e-casa/ Fra scuola e casa. {{small|Bozzetti e racconti di Edmondo De Amicis}}]'', Milano, Treves, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/il-soldato-poggio/ Il soldato Poggio: {{small|inaugurandosi il ricordo in onore dell'eroico artigliere in Masio (Alessandria)}}]'', Pinerolo, Tip. G. Ferrero, <nowiki>[</nowiki>1925?<nowiki>]</nowiki>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/l-idioma-gentile/ L'idioma gentile]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905.
*Edmondo De Amicis, ''L'ultimo amico'', a cura di [[Enrico De Luca]], Caravaggio Editore, Vasto, 2019. ISBN 978-88-95437-89-7
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-maestrina-degli-operai/ La maestrina degli operai]'', in "Amore e ginnastica e altri racconti", a cura di Giorgio De Rienzo, BUR, 1986. ISBN 8817165972
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/la-quistione-sociale/ La quistione sociale]'', Milano, Istituto editoriale italiano, 1917.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/45647/45647-h/45647-h.htm La vita militare. Bozzetti]'', Le Monnier, 1869.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/marocco/ Marocco]'', Milano, F.lli Treves, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/nuoviritrattilet00deam/page/n2/mode/1up Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/olanda/ Olanda]'', Firenze, G. Barbera, 1876.
*Edmondo De Amicis, ''[https://www.gutenberg.org/files/50806/50806-h/50806-h.htm Pagine sparse]'', Tipografia editrice lombarda, 1877.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/primo-maggio/ Primo Maggio]'', a cura di Giorgio Bertone e Pino Boero, Garzanti Editore, Milano, 1980.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ricordidel18707100deam/page/n11/mode/2up Ricordi del 1870-71]'', G. Barbèra Editore, Firenze, 1877<sup>4</sup>.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-londra/ Ricordi di Londra]'', Milano, F.lli Treves, 1874.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/ricordi-di-parigi/ Ricordi di Parigi]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1879.
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/bub_gb_kOFHsOsFVIUC/page/n2/mode/1up Spagna]'', Firenze, G. Barbera, 1873.
*Edmondo De Amicis, [https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/speranze-e-glorie-le-tre-capitali-torino-firenze-roma/ ''Speranze e glorie''; ''Le tre capitali: {{small|Torino – Firenze – Roma}}''], F.lli Treves Editore, Milano, 1911.
*Edmondo De Amicis, ''[https://liberliber.it/autori/autori-d/edmondo-de-amicis/sulloceano/ Sull'Oceano]'', Garzanti Editore, 1996. ISBN 8811587271
*Edmondo De Amicis, ''[https://archive.org/details/ultimepaginedie01amicgoog/page/n10/mode/1up Ultime pagine. Nuovi ritratti letterari ed artistici]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1908.
*Edmondo De Amicis, ''Viaggio in Sicilia'', a cura di [[Luigi Veronelli]], 1994.
==Filmografia==
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'' (1948)
*''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1]]'' (1952)
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Costantinopoli (romanzo)|''Costantinopoli''|(1878)}}
{{Pedia|Cuore (romanzo)|''Cuore''|(1888)}}
{{DEFAULTSORT:De Amicis, Edmondo}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Vicente Blasco Ibáñez
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[[File:Blasco Ibañez.jpg|thumb|Vincente Blasco Ibañez]]
'''Vicente Blasco Ibáñez''' (1867 – 1928), scrittore spagnolo.
==Citazioni di Vicente Blasco Ibáñez==
*Tutti quelli che lo hanno fatto cantare e mangiare i suoi maccheroni per strada, sono stati i suoi padroni senza opposizione. Una volta questo popolo si è atteggiato a rivoluzionario, volendo liberarsi della dominazione spagnola. L'infelice [[Masaniello]], uomo degno di miglior sorte, commise l'imprudenza di prendere sul serio i suoi compatrioti. In quindici giorni, la folla sediziosa da umile pescatore lo fece diventare generale, duca e re e, dopo averlo portato in alto, lo fece cadere, stando a guardare, con la più grande indifferenza, come lo assassinavano. Con gente di questa fatta povero chi ci si mette. Più che dar loro la libertà, meglio scrivere canzoni per loro.<ref>Da ''Obras Completas'', Agular, Madrid, 1979, citato in ''L'averno e il cielo, Napoli nella letteratura spagnola e ispanoamericana'', a cura di Teresa Cirillo Sirri e José Vicente Quirante Rives, traduzione per Vicente Blasco Ibáñez di Teresa Cirillo Sirri, Libreria Dante & Descartres, Napoli, 2007, p. 68. ISBN 978-88-6157-015-3</ref>
==''I quattro cavalieri dell'Apocalisse''==
===[[Incipit]]===
Dovevano incontrarsi alle cinque del pomeriggio nel piccolo giardino della Cappella dell'Espiazione, ma Julio Desnoyers giunse mezz'ora prima a causa di quell'impazienza da innamorato che crede di anticipare il momento dell'incontro arrivando presto. Mentre attraversava il cancello del boulevard Haussmann si rese conto all'improvviso che a Parigi il mese di luglio appartiene all'estate. L'avvicendarsi delle stagioni era per lui qualcosa di ingarbugliato in quel periodo, qualcosa che richiedeva dei calcoli.<br />
Erano trascorsi cinque mesi dagli ultimi incontri in questa ''square'' che offre alle coppie senza meta il rifugio di una calma umida e funerea a fianco di un boulevard sempre in movimento e vicino a una grande stazione ferroviaria. L'ora dell'incontro era sempre alle cinque.
===Citazioni===
*Nel sogno di Giovanni i quattro cavalieri precedevano l'apparizione del mostro.<br>I sette sigilli del libro del mistero venivano infranti dall'agnello davanti al grande trono dov'era seduto qualcuno che sembrava di marmo venato. L'arcobaleno formava intorno alla sua testa un baldacchino di smeraldo. Ventiquattro troni si stendevano a semicerchio, e su di essi sedevano ventiquattro anziani con abiti bianchi e corone d'oro. Quattro animali enormi coperti di occhi e con sei ali sembravano fare la guardia al trono maggiore. Le trombe suonavano per salutare la rottura del primo sigillo. (p. 106)
==''Sangue e arena''==
===[[Incipit]]===
Come sempre nei giorni di corrida, Juan Gallardo pranzò presto. Un pezzo di carne arrosto fu il suo unico piatto. Vino, nemmeno un assaggio: la bottiglia rimase intatta davanti a lui. Doveva restare sereno. Bevve due tazze di caffè nero e denso e si accese un enorme sigaro, rimanendo con i gomiti appoggiati sulla tavola e la mandibola sulle mani, guardando con occhi assonnati i clienti che via via entravano e si sedevano nella sala del ristorante.<br />
Erano alcuni anni, da quando gli avevano dato "l'alternativa" nella Plaza de Toros di Madrid, che scendeva nello stesso albergo della Calle de Alcalà, dove i padroni lo trattavano come uno di casa e camerieri, portieri, sguatteri e vecchie cameriere lo adoravano come una gloria dell'esercizio.
===Citazioni===
*Passò molto tempo. Gallardo non sapeva con certezza se avesse dormito o no. Tutto a un tratto risuonò la voce di doña Sol a scuoterlo da quella pesante somnnolenza. Aveva lasciato da parte la sigaretta dalle azzurre spirali e, con voce sommessa dava risalto alle parole, imprimendovi appassionati tremori, cantava accompagnandosi al piano.<br>Il torero tese gli orecchi per capire qualcosa. .. Neanche una parola. Erano canzoni straniere. «Accidenti! Perché non un tango o una soleà...? E poi si vorrebbe che un cristiano non si addormentasse!»<br>Doña Sol posava le dita sui tasti, mentre i suoi occhi vagavano in alto, gettando indietro il capo, mentre il petto solido le tremava con i sospiri musicali.<br>Era la preghiera di Elsa, il lamento della bionda vergine che pensava all'uomo forte, il bel guerriero invincibile per gli uomini, dolce e timido con le donne.<br>Pareva sognare mentre cantava, imprimendo alle parole fremiti passionali e gli occhi le si riempivano di lacrime di commozione. L'uomo semplice e forte, il guerriero, forse era lì, dietro di lei... Perché no?<br>Non aveva l'aspetto leggendario dell'altro, era rude e goffo, ma lei vedeva ancora, con la lucidità di un saldo ricordo, la gagliardia con cui pochi giorni prima era corso in suo aiuto, la sorridente fiducia con cui aveva lottato contro un animale feroce, così come gli eroi wagneriani lottavano contro draghi terrificanti. Sì, era lui il suo guerriero.<br>E, scossa dai talloni fino alla radice dei capelli da un timore voluttuoso, dandosi anticipatamente per vinta, credeva di intuire il dolce pericolo che si avvicinava alle sue spalle. Vedeva l'eroe, il paladino levarsi lentamente dal divano con quei suoi occhi arabi fissi su di lei; ne sentiva i cauti passi, percepiva le mani di lui posarsi sulle sue spalle; poi un bacio infuocato sulla nuca, marchio di passione che la segnava per sempre, facendola sua schiava... Ma la romanza terminò senza che accadesse niente, senza sentire sulla schiena altra pressione che non fosse quella dei suoi fremiti di timoroso desiderio. (pp. 115-116)
==''La baracca''==
===[[Incipit]]===
L'immensa campagna si svegliò sotto lo splendore azzurro all'alba; grande fascia luminosa che si estendeva verso il Mediterraneo.<br>Gli ultimi usignoli, stanchi d'animare coi loro trilli quella notte d'autunno, che per il tepore dell'aria pareva di primavera, lanciavano il gorgheggio finale come se la luce dell'alba li ferisce dando loro riflessi d'acciaio. Dai tetti di paglia delle baracche uscivano gli stormi dei passeri come una truppa di monelli inseguiti e le chiome degli alberi cominciavano a tremare ai loro primi trastulli e tutta l'aria si commoveva all'agitarsi delle loro ali biricchine.
===Citazioni===
*La pulizia è il lusso del povero (p. 195)
*L'odio della ''huerta'' gli assassinava un figlio, e adesso quel ladro uccideva il suo cavallo, sapendo ch'era necessario alla sua esistenza. Cristo! Non ce n'era abbastanza per perdere un cristiano?... (p. 216)
==[[Incipit]] di ''Fango e canneti''==
Come tutti i pomeriggi, il battello postale annunziò il suo arrivo al Palmar con parecchi squilli di buccina.<br />
Il barcaiolo, un omettino segaligno, con un orecchio mozzo, andava di porta in porta a ricevere le commissioni da sbrigare a [[Valencia|Valenza]], e quando arrivava nei larghi che s'aprivano sull'unica strada del paese, ridava fiato alla buccina per avvertire del suo arrivo le baracche sparse lungo la sponda del canale. Un nugolo di ragazzetti seminudi seguiva il barcaiolo con una certa ammirazione. Li colmava di rispetto l'uomo che attraversava l'Albufera quattro volte al giorno per portarsi a Valenza la miglior pesca della laguna e per riportarne i mille oggetti di una città che appariva misteriosa e fantastica a quei marmocchi cresciuti su un'isola fatta di fango e canneti.
==Citazioni su Vicente Blasco Ibáñez==
*Il più drammatico e il più singolare romanzo di Blasco Ibáñez è quello che il gran pubblico forse non conosce ancora, perché ancora non è stato scritto: è la vita stessa di Blasco Ibáñez. ([[Ezio Levi]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Vicente Blasco Ibáñez, ''Fango e canneti'', traduzione di Antonio Gasparetti, Rizzoli.
*Vicente Blasco Ibáñez, ''I quattro cavalieri dell'Apocalisse'' (''Los cuatro jinetes del Apocalipsis''), traduzione di O. Borgia, Newton Compton, 1995.
*Vicente Blasco Ibáñez, ''Sangue e arena'' (''Sangre y arena''), traduzione di Elena Clementelli, Newton Compton, 1995.
*Vicente Blasco Ibáñez, ''La baracca'' (''La barraca''), traduzione di R. Gwiss Adami, Bietti, 1964.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Giornalisti spagnoli]]
[[Categoria:Politici spagnoli]]
[[Categoria:Scrittori spagnoli]]
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Michel Houellebecq
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[[Immagine:2008.06.09. Michel Houellebecq Fot Mariusz Kubik 01.jpg|thumb|Michel Houellebecq, 2008]]
'''Michel Houellebecq''', pseudonimo di '''Michel Thomas''' (1956 – vivente), scrittore, regista e sceneggiatore francese.
==Citazioni di Michel Houellebecq==
*È irritante dover vivere in un'epoca di mediocri; soprattutto quando ci si sente incapaci di alzare il livello.<ref>Da ''In presenza di Schopenhauer''.</ref>
*È nel rapporto con gli [[altro|altri]] che si prende coscienza di sé: ed è proprio questo a rendere insopportabile il rapporto con gli altri.<ref>Da ''Piattaforma nel centro del mondo'', p. 77.</ref>
*Giovinezza, bellezza, forza: i criteri dell'amore fisico sono esattamente gli stessi del nazismo.<ref name=possibilità>Da ''La possibilità di un'isola''.</ref>
*L'infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità.<ref name=possibilità/>
*Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi.<ref>Da ''Piattaforma nel centro del mondo'', p. 79-80.</ref>
==''Estensione del dominio della lotta''==
*In situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l'estensione del dominio della lotta. [...] Altrettanto, il liberalismo sessuale è l'estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. (p. 98)
*In genere da una donna in analisi è impossibile cavare alcunché. Come ho avuto modo di constatare più volte, le sventurate che cadono in mano agli [[psicoanalista|psicanalisti]] diventano definitivamente e letteralmente inutilizzabili. Questa conseguenza non va considerata come un effetto secondario della psicanalisi, bensì come il suo scopo principale. Con l'alibi della ricostruzione dell'io, in realtà gli psicanalisti procedono a una scandalosa demolizione dell'essere umano. Innocenza, generosità, purezza... tutto ciò viene rapidamente triturato dalle loro rozze mani. Gli psicanalisti, pinguamente remunerati, supponenti e stupidi, annientano definitivamente nei loro cosiddetti pazienti qualunque attitudine all'amore, sia mentale che fisico; in pratica si comportano da veri e propri nemici dell'umanità. Spietata scuola di egoismo, la psicanalisi sfrutta con agghiacciante cinismo le brave figliole un po' smarrite e le trasforma in ignobili bagasce dall'egocentrismo delirante, incapaci di suscitare altro che un legittimo disgusto. In nessun caso bisogna accordare la minima fiducia a una donna che sia passata per le mani degli psicanalisti. Meschinità, egoismo, arrogante ottusità, completa assenza di senso morale, cronica incapacità di amare: ecco il ritratto esaustivo di una donna "analizzata". Véronique, va detto, corrispondeva punto per punto a questa descrizione. L'ho amata quanto più ho potuto – il che significa parecchio amore. (pp. 100-101)
*Lo informo che sono ''in depressione''; lui accusa il colpo, poi si riprende. Da questo punto il dialogo si snoda in una simpatica chiacchierata di mezz'oretta, ma io so che da ora in poi tra me e lui ci sarà una specie di muro invisibile. Non mi considererà mai più come un suo pari. (p. 134)
==''Le particelle elementari''==
===[[Incipit]]===
Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in [[Europa]] occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia rapporti saltuari con gli altri uomini. Visse in un'epoca infelice e travagliata.<ref>Incipit del "Prologo". L'incipit vero e proprio è invece "Il 1° luglio 1998 cadeva di mercoledì".</ref>
===Citazioni===
*L'eternità dell'infanzia è un'eternità breve, ma lui ancora non lo sa; il paesaggio scorre.
*Egli stimava tutt'altro che arbitrario l'uso che i nazisti avevano fatto del pensiero di Nietzsche: negando la compassione, situandosi al di là della legge morale, instaurando il desiderio e il regno del desiderio, il pensiero di Nietzsche, secondo lui, portava inevitabilmente al nazismo.
*Per l'occidentale contemporaneo, anche quando gode di buona salute, il pensiero della morte costituisce una sorta di rumore di fondo che si insinua nel suo cervello man mano che progetti e desideri vanno sfumando. Con l'andar del tempo, la presenza di tale rumore si fa sempre più invadente; la si può paragonare a un brusio sordo, talvolta accompagnato da uno schianto. In altri tempi, il rumore di fondo era costituito dall'attesa del regno del Signore; oggi è costituito dall'attesa della morte. Così è.
*Fa un certo effetto osservare come spesso tale ''liberazione sessuale'' venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell'ascesa storica dell'individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l'ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l'individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno.
*Accettare l'ideologia del cambiamento continuo significa accettare che la vita di un uomo sia strettamente ridotta alla sua esistenza individuale, e che le generazioni passate e future non abbiano più alcuna importanza ai suoi occhi. È così che viviamo; e oggi per un uomo avere un figlio non ha più alcun senso.
*Una [[bugia]] è utile quando permette di trasformare la realtà, pensò; ma quando la trasformazione fallisce non resta più che la bugia, l'amarezza e la coscienza della bugia.
*In realtà si cerca sempre di minimizzare la sofferenza.
===[[Explicit]]===
Nel momento in cui i suoi ultimi rappresentanti sono sul punto di estinguersi, riteniamo dunque legittimo rendere all'umanità quest'ultimo omaggio; omaggio che, anch'esso, finirà cancellato e perso nelle sabbie del tempo; è tuttavia necessario che tale omaggio, una volta almeno, venga reso. Questo libro è dedicato all'uomo.
==''Sottomissione''==
===[[Incipit]]===
Per tutti gli anni della mia triste giovinezza, Huysmans è stato per me un compagno, un amico fedele; non ho mai dubitato di lui, non sono mai stato tentato di abbandonarlo o di orientarmi verso un altro soggetto; poi, in un pomeriggio di giugno del 2007, dopo aver aspettato molto, dopo aver tergiversato a lungo, anche un po' più di quanto fosse accettabile, discussi davanti alla commissione dell'Università Parigi IV-Sorbona la mia tesi di dottorato: ''Joris-Karl Huysmans, o l'uscita dal tunnel''. Già l'indomani mattina (o forse la sera stessa, non saprei, la sera della mia tesi fu solitaria, e molto etilica), capii che una parte della mia vita si era appena conclusa, e che probabilmente era quella migliore.
===Citazioni===
*È probabilmente impossibile, per chi abbia vissuto e prosperato in un sistema sociale ereditato, immaginare il punto di vista di coloro che, non essendosi mai aspettati nulla da tale sistema, ne progettano la distruzione senza alcun timore. (p. 50)
*"È la sottomissione," disse piano Rediger. "L'idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta". (pp. 220-221)
==Citazioni==
*È probabilmente impossibile, per chi abbia vissuto e prosperato in un sistema sociale ereditato, immaginare il punto di vista di coloro che, non essendosi mai aspettati nulla da tale sistema, ne progettano la distruzione senza alcun timore. <!--(p. 50)-->
*La nostalgia non è un sentimento estetico, e non è neanche legata al ricordo della felicità [...] il passato è sempre bello, lo è anche il futuro. A far male è solo il presente, che portiamo con noi come un ascesso di sofferenza che ci accompagna tra due infiniti di quieta felicità.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La carta e il territorio''===
Jeff Koons si alzava dalla sua sedia, le braccia protese in uno slancio di entusiasmo. Seduto di fronte a lui su un divano di pelle bianca parzialmente ricoperto di un tessuto di seta, un po' incurvato, Damien Hirst sembrava sul punto di formulare un'obiezione; il volto rubicondo aveva un'aria cupa. Entrambi indossavano un abito nero — quello di Koons, a righe sottili — una camicia bianca e una cravatta nera. Fra i due uomini, sul tavolo basso, era posato un cestino di frutta candita cui né l'uno né l'altro prestavano attenzione; Hirst beveva una Budweiser Light.
===''Piattaforma nel centro del mondo''===
Mio padre è morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa ''veramente [[Adulto|adulti]]'' solo alla morte di genitori; ''veramente adulti'' non lo si diventa mai.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Michel Houellebecq, ''Estensione del dominio della lotta'', traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani, 2009.
*Michel Houellebecq, ''In presenza di Schopenhauer'', traduzione di Vincenzo Vega, La nave di Teseo, Milano, 2017.
*Michel Houellebecq, ''Le particelle elementari'' (1998), traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani, 2005. ISBN 8845244571
*Michel Houellebecq, ''Piattaforma nel centro del mondo'' (2001), traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani, 2004. ISBN 8845254070
*Michel Houellebecq, ''La possibilità di un'isola'' (2005), traduzione di Fabrizio Ascari, Bompiani, 2007. ISBN 9788845258695
*Michel Houellebecq, ''La carta e il territorio'', traduzione di Fabrizio Ascari, Bompiani, 2010. ISBN 9788845265815
*Michel Houellebecq, ''Sottomissione'', traduzione di Vincenzo Vega, Bompiani, 2015. ISBN 9788845278709
==Altri progetti==
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[[Immagine:2008.06.09. Michel Houellebecq Fot Mariusz Kubik 01.jpg|thumb|Michel Houellebecq, 2008]]
'''Michel Houellebecq''', pseudonimo di '''Michel Thomas''' (1956 – vivente), scrittore, regista e sceneggiatore francese.
==Citazioni di Michel Houellebecq==
*È irritante dover vivere in un'epoca di mediocri; soprattutto quando ci si sente incapaci di alzare il livello.<ref>Da ''In presenza di Schopenhauer''.</ref>
*È nel rapporto con gli [[altro|altri]] che si prende coscienza di sé: ed è proprio questo a rendere insopportabile il rapporto con gli altri.<ref>Da ''Piattaforma nel centro del mondo'', p. 77.</ref>
*Giovinezza, bellezza, forza: i criteri dell'amore fisico sono esattamente gli stessi del nazismo.<ref name=possibilità>Da ''La possibilità di un'isola''.</ref>
*L'infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità.<ref name=possibilità/>
*Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi.<ref>Da ''Piattaforma nel centro del mondo'', p. 79-80.</ref>
==''Estensione del dominio della lotta''==
*In situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l'estensione del dominio della lotta. [...] Altrettanto, il liberalismo sessuale è l'estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. (p. 98)
*In genere da una donna in analisi è impossibile cavare alcunché. Come ho avuto modo di constatare più volte, le sventurate che cadono in mano agli [[psicoanalista|psicanalisti]] diventano definitivamente e letteralmente inutilizzabili. Questa conseguenza non va considerata come un effetto secondario della psicanalisi, bensì come il suo scopo principale. Con l'alibi della ricostruzione dell'io, in realtà gli psicanalisti procedono a una scandalosa demolizione dell'essere umano. Innocenza, generosità, purezza... tutto ciò viene rapidamente triturato dalle loro rozze mani. Gli psicanalisti, pinguamente remunerati, supponenti e stupidi, annientano definitivamente nei loro cosiddetti pazienti qualunque attitudine all'amore, sia mentale che fisico; in pratica si comportano da veri e propri nemici dell'umanità. Spietata scuola di egoismo, la psicanalisi sfrutta con agghiacciante cinismo le brave figliole un po' smarrite e le trasforma in ignobili bagasce dall'egocentrismo delirante, incapaci di suscitare altro che un legittimo disgusto. In nessun caso bisogna accordare la minima fiducia a una donna che sia passata per le mani degli psicanalisti. Meschinità, egoismo, arrogante ottusità, completa assenza di senso morale, cronica incapacità di amare: ecco il ritratto esaustivo di una donna "analizzata". Véronique, va detto, corrispondeva punto per punto a questa descrizione. L'ho amata quanto più ho potuto – il che significa parecchio amore. (pp. 100-101)
*Lo informo che sono ''in depressione''; lui accusa il colpo, poi si riprende. Da questo punto il dialogo si snoda in una simpatica chiacchierata di mezz'oretta, ma io so che da ora in poi tra me e lui ci sarà una specie di muro invisibile. Non mi considererà mai più come un suo pari. (p. 134)
==''Le particelle elementari''==
===[[Incipit]]===
Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in [[Europa]] occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia rapporti saltuari con gli altri uomini. Visse in un'epoca infelice e travagliata.<ref>Incipit del "Prologo". L'incipit vero e proprio è invece "Il 1° luglio 1998 cadeva di mercoledì".</ref>
===Citazioni===
*L'eternità dell'infanzia è un'eternità breve, ma lui ancora non lo sa; il paesaggio scorre.
*Egli stimava tutt'altro che arbitrario l'uso che i nazisti avevano fatto del pensiero di Nietzsche: negando la compassione, situandosi al di là della legge morale, instaurando il desiderio e il regno del desiderio, il pensiero di Nietzsche, secondo lui, portava inevitabilmente al nazismo.
*Per l'occidentale contemporaneo, anche quando gode di buona salute, il pensiero della morte costituisce una sorta di rumore di fondo che si insinua nel suo cervello man mano che progetti e desideri vanno sfumando. Con l'andar del tempo, la presenza di tale rumore si fa sempre più invadente; la si può paragonare a un brusio sordo, talvolta accompagnato da uno schianto. In altri tempi, il rumore di fondo era costituito dall'attesa del regno del Signore; oggi è costituito dall'attesa della morte. Così è.
*Fa un certo effetto osservare come spesso tale ''liberazione sessuale'' venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell'ascesa storica dell'individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l'ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l'individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno.
*Accettare l'ideologia del cambiamento continuo significa accettare che la vita di un uomo sia strettamente ridotta alla sua esistenza individuale, e che le generazioni passate e future non abbiano più alcuna importanza ai suoi occhi. È così che viviamo; e oggi per un uomo avere un figlio non ha più alcun senso.
*Una [[bugia]] è utile quando permette di trasformare la realtà, pensò; ma quando la trasformazione fallisce non resta più che la bugia, l'amarezza e la coscienza della bugia.
*In realtà si cerca sempre di minimizzare la sofferenza.
===[[Explicit]]===
Nel momento in cui i suoi ultimi rappresentanti sono sul punto di estinguersi, riteniamo dunque legittimo rendere all'umanità quest'ultimo omaggio; omaggio che, anch'esso, finirà cancellato e perso nelle sabbie del tempo; è tuttavia necessario che tale omaggio, una volta almeno, venga reso. Questo libro è dedicato all'uomo.
==''Sottomissione''==
===[[Incipit]]===
Per tutti gli anni della mia triste giovinezza, Huysmans è stato per me un compagno, un amico fedele; non ho mai dubitato di lui, non sono mai stato tentato di abbandonarlo o di orientarmi verso un altro soggetto; poi, in un pomeriggio di giugno del 2007, dopo aver aspettato molto, dopo aver tergiversato a lungo, anche un po' più di quanto fosse accettabile, discussi davanti alla commissione dell'Università Parigi IV-Sorbona la mia tesi di dottorato: ''Joris-Karl Huysmans, o l'uscita dal tunnel''. Già l'indomani mattina (o forse la sera stessa, non saprei, la sera della mia tesi fu solitaria, e molto etilica), capii che una parte della mia vita si era appena conclusa, e che probabilmente era quella migliore.
===Citazioni===
*È probabilmente impossibile, per chi abbia vissuto e prosperato in un sistema sociale ereditato, immaginare il punto di vista di coloro che, non essendosi mai aspettati nulla da tale sistema, ne progettano la distruzione senza alcun timore. (p. 50)
*"È la sottomissione," disse piano Rediger. "L'idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta". (pp. 220-221)
*La nostalgia non è un sentimento estetico, e non è neanche legata al ricordo della felicità [...] il passato è sempre bello, lo è anche il futuro. A far male è solo il presente, che portiamo con noi come un ascesso di sofferenza che ci accompagna tra due infiniti di quieta felicità.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La carta e il territorio''===
Jeff Koons si alzava dalla sua sedia, le braccia protese in uno slancio di entusiasmo. Seduto di fronte a lui su un divano di pelle bianca parzialmente ricoperto di un tessuto di seta, un po' incurvato, Damien Hirst sembrava sul punto di formulare un'obiezione; il volto rubicondo aveva un'aria cupa. Entrambi indossavano un abito nero — quello di Koons, a righe sottili — una camicia bianca e una cravatta nera. Fra i due uomini, sul tavolo basso, era posato un cestino di frutta candita cui né l'uno né l'altro prestavano attenzione; Hirst beveva una Budweiser Light.
===''Piattaforma nel centro del mondo''===
Mio padre è morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa ''veramente [[Adulto|adulti]]'' solo alla morte di genitori; ''veramente adulti'' non lo si diventa mai.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Michel Houellebecq, ''Estensione del dominio della lotta'', traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani, 2009.
*Michel Houellebecq, ''In presenza di Schopenhauer'', traduzione di Vincenzo Vega, La nave di Teseo, Milano, 2017.
*Michel Houellebecq, ''Le particelle elementari'' (1998), traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani, 2005. ISBN 8845244571
*Michel Houellebecq, ''Piattaforma nel centro del mondo'' (2001), traduzione di Sergio Claudio Perroni, Bompiani, 2004. ISBN 8845254070
*Michel Houellebecq, ''La possibilità di un'isola'' (2005), traduzione di Fabrizio Ascari, Bompiani, 2007. ISBN 9788845258695
*Michel Houellebecq, ''La carta e il territorio'', traduzione di Fabrizio Ascari, Bompiani, 2010. ISBN 9788845265815
*Michel Houellebecq, ''Sottomissione'', traduzione di Vincenzo Vega, Bompiani, 2015. ISBN 9788845278709
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Houellebecq, Michel}}
[[Categoria:Registi francesi]]
[[Categoria:Sceneggiatori francesi]]
[[Categoria:Scrittori francesi]]
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Di che segno sei?
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Altre nove citazioni dal film "Di che segno sei?".
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text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano=Di che segno sei?
|titolooriginale=Di che segno sei?
|paese=Italia
|anno=1975
|genere=commedia
|regista=[[Sergio Corbucci]]
|sceneggiatore=[[Franco Castellano]], [[Bruno Corbucci]], [[Sabatino Ciuffini]], [[Sergio Corbucci]], [[Alberto Sordi]]
|attori=
#''Acqua''
#*[[Paolo Villaggio]]: Dante Bompazzi
#*[[Giuliana Calandra]]: la moglie
#*[[Gino Pernice]]: il medico
#''Terra''
#*[[Massimo Boldi]]: Massimo
#*[[Renato Pozzetto]]: Basilio
#*[[Luciano Salce]]: Conte Leonardo
#*[[Giovanna Ralli]]: Cristina
#''Aria''
#*[[Mariangela Melato]]: Marietta, "Claquette"
#*[[Adriano Celentano]]: Astariti Alfredo, "Fred Astaire"
#*[[Angelo Pellegrino]]: Lorenzo
#''Fuoco''
#*[[Alberto Sordi]]: Nando Moriconi
#*[[Ugo Bologna]]: Commendator Ubaldo Bravetta
|titoliepisodi=
#''Acqua''
#''Aria''
#''Terra''
#''Fuoco''
}}
'''''Di che segno sei?''''', film a episodi italiano del 1975 di [[Sergio Corbucci]], con [[Paolo Villaggio]], [[Renato Pozzetto]], [[Adriano Celentano]], [[Alberto Sordi]] e [[Mariangela Melato]].
== Frasi ==
* Non ho capito bene l'ultima parola... ('''Dante Bompazzi''')
* Il suo apparato genitale subirà una trasformazione in senso radical femminile... ('''Dottore''')
* Io ad accavallare le gambe non ci sono mai riuscito, mi sono sempre spappolato i coglioni, io! ('''Dante Bompazzi''')
* Ho capito che è bello essere donna! ('''Dante Bompazzi''')
* Mi sono fatta una stimata con una puntina da disegno... C'è un medico in sala? ('''Dante Bompazzi''')
* Scusi una curiosità, carabinere: la riforma carceraria prevede il tip tap? {{NDR|Mentre viene arrestato}} ('''Fred Astaire''')
* Come sei carina la mattina! Ma cosa fai di notte, le [[fleboclisi|flebo]]? ('''Basilio''')
* Un miliardo e mezzo sono... ehm... allora sono... ehm... un milione e trecentomila ore lavorative, poi metti due o tre giorni di assenteismo sono 743 anni... ehm... non ce la farò mai! ('''Basilio''')
*Gesù, Giuseppe, Maria... fatemi avere una tabaccheria! ('''Basilio''')
* Mia moglie, da quando abbiamo preso questi gorilla in casa, io la sento diversa, più tranquilla, come dire... più leggiadra. ('''On. Capoccia''')
* ''Gorilla K2'', della ''International Security''! ('''Nando Mericoni''')
* Non si preoccupi, commenda! ('''Nando Moriconi''')
* È vero che voi mi leverete qualche miliardino, ma almeno mi avete salvato da quello lì! ('''Commendatore''') {{NDR|ai rapitori}}
== Dialoghi ==
*'''Dante''' {{NDR|Immaginando di essere una scrittrice}}: ''Ma la sensazione più sconvolgente, è stato il progressivo impadronirsi del mio nuovo corpo. La pelle, prima villosa, ora come di seta; il grembo sinuoso col suo "malizioso cespuglietto", i seni piccoli come coppe di champagne con i capezzoli: rosa.'' Hai scritto?<br/>'''Dattilografo''': "Come coppe di champagne con i capezzoli: rosa" l'ho scritto in rosso, va bene?<br/>'''Dante''': No guarda, rose non mi piace più: metti... {{NDR|Squilla il telefono}}<br/>'''Dattilografo''': Sì? Gliela passo subito... È Rizzoli!<br/>'''Dante''': Ciao Andrea... Sì, viene fuori una cosa che andiamo in culo a Emmanuelle... Però mi devi dare il 25% dei diritti perché con questo battiamo anche quella stronzata del [[Paolo Villaggio#Fantozzi|Fantozzi]]... Ci puoi fare anche un film, se vuoi.
*'''Dante''' {{NDR|Immaginando di essere una donna siciliana}}: Lavurari, puliri lu culittu, simpri faticari, sfaccindari, accudire li picciriddi, vutare gli urinali... Cucinari, pe lu cunsotti miu, che sta per arrivari...<br/>'''Marito''': Buongiorno! <br/>'''Dante''': Bambini, è arrivatu lu papau! Ammuri, la pasta che piace a ttia feci, guarda! {{NDR|Il marito rutta sonoramente}} Come sei ddelicatu, ammuri miu si ddelicatu, si raffinatu cume nu cavaliere anticu... Mangia le fettuccine: tuttu u giornu ho travagghiatu...Ti piacciono le fettuccine? {{NDR|Riceve un sonoro schiaffo}} Me sembra di intuì che nun te so piaciute e fettuccine, che te le rifacciu... {{NDR|Sputa il vino e dà un altro ceffone alla moglie}} Ammuri, che belli cazzotti tiri! Nu veru masculu sei, tanto con desiderio che dentro questu ventri miu di nuovu si fecondassi lu seme tuu. Eh, m'acuntenti, eh, m'acuntenti? {{NDR|Il marito sta per colpirla con una sedia}} Che famu, lu traslocu famu?
*'''Claquette''': Fred, ma tu di che segno è che sei? <br/> '''Fred Astaire''': Dell'acquario, aria. <br/> '''Claquette''': Come me! Anche il segno mio è un segno dell'aria, però c'ho l'ascendente vergine. <br/> '''Fred Astaire''': Dicono tutte così. <br/>
*'''Claquette''': Sei odioso ma bravo. <br/>'''Fred Astaire''': Lo so. <br/>'''Claquette''': Vaffanculo!
*'''Muratore''': Quella bambola lì il mese scorso era su "Novella 2000" tutta nuda. <br />'''Basilio''': Cosa c'è di strano? Ce l'avrà come tutte le altre no? Sfumatura bassa.
*'''Conte Leonardo''': Io col capo del governo mi do del tu! <br />'''Basilio''': Sapessi cosa gli dico io tutti i giorni al capo del governo!
*'''Commendatore''': Ma adesso che cosa fa, la ginnastica?<br/>'''Nando Moriconi''': Ma che ginnastica, lo vedi chi sta arrivando? {{NDR|riferendosi ai rapitori}}
== Altri progetti ==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film commedia]]
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Luigi Cozzi
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Mariomassone
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[[File:Luigi Cozzi.JPG|thumb|Luigi Cozzi nel 2011]]
'''Luigi Cozzi''' (1947 – vivente), regista, sceneggiatore e scrittore italiano.
==Citazioni di Luigi Cozzi==
{{Int|Da ''[https://www.rapportoconfidenziale.org/?p򖵆 Luigi Cozzi]''|Intervista di Matteo Contin realizzata nel 2009; riportato in ''Rapportoconfidenziale.org'', 7 luglio 2010.}}
*''[[Il tunnel sotto il mondo]]'' era molto all’avanguardia anche alla fine degli anni ’70, perché in pratica ''[[The Truman Show]]'', il celebre film di Peter Weir, è uguale al famoso racconto di Pohl. Allora, negli anni ’70, in Italia si capivano poco le tematiche sulla pubblicità ossessiva descritta da Pohl e sull’invadenza della televisione, tutte cose che qui allora non esistevano e neanche ce le immaginavamo. E così paradossalmente oggi la gente capisce molto di più di quello che dico in Il tunnel sotto il mondo.
*{{NDR|Su ''[[L'assassino è costretto ad uccidere ancora]]''}}Per andare controcorrente, sono partito da questo concetto: voglio far vedere sin dalla prima inqua-dratura del film che faccia ha l’assassino, perché si può creare la tensione anche se si sa già chi è il killer. E così io e Del Giudice abbiamo costruito l’intera storia partendo da questa premessa, prendendo spunto di sicuro da Hitchcock, tanto da ''Delitto per delitto'' che da ''Il delitto perfetto''. Poi ci ho ricostruito dentro, con più sesso, la vicenda del villino isolato e della coppia sola con l’assassino che già avevo sviluppato nel mio episodio de ''La porta sul buio''. Quindi il mio film è un omaggio ad Argento, sì, ma facendo vedere però che si possono fare dei bei film gialli anche se si sa subito fin dall’inizio chi è l’assassino.
*[[Ennio Morricone|Morricone]] doveva fare la musica sia per ''Hercules'' che per ''Starcrash'', ma tutte e due le volte, sentendo le musiche che ci avevo messo io (pezzi di Bernard Hermann tolti soprattutto dai film di Harryhausen), si è irritato e ha detto che allora preferiva non comporre le musiche per me perché voleva essere libero di seguire solo la sua ispirazione e basta. Certo, io capisco il suo punto di vista ma da regista autore quale mi reputo, non lo condivido per niente: ogni mio film è mio e solo mio, e se il maestro non si adegua a metterci dei pezzi come li voglio io, può pure andarsene.
*{{NDR|Su ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione]]''}} Volevo fare un film di fantascienza diverso da tutti quelli fatti in Italia fino a quel momento, volevo fare un film di fantascienza come a mio parere bisognava farli, e cioè con trucchi ed effetti ottici in quantità, in contrapposizione alle idee di Margheriti e dei produttori nostrani che invece preferivano fare tutto dal vero in teatro, con cavi e fili. Quindi ho fatto un film unico fino a quel momento, e devo dire anche che da allora in poi nessuno più qui in Italia ha realizzato una pellicola simile, con altrettanti effetti ottici.
*{{NDR|Su ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione]]''}} In pratica non ho voluto certo realizzare una variazione sul genere di ''Star Wars'', bensì un’opera fantastica che io definivo come il mio ''Sinbad va su Marte'', cioè un fantasy da "mille e una notte" pura; non nello stile di George Lucas, bensì in quello di [[Ray Harryhausen]]. In più nella storia ho messo il ritmo dei pulp letterari di fantascienza degli anni ’40 e ho preso tante situazioni dai vari romanzi di fantascienza d’azione letti in gioventù ea nche moltissime tratte dai fumetti. Credo di essere riuscito a confezionare un film autonomo, che ha ben poco in comune con ''Star wars'', e che proprio per questo è piaciuto a tanta gente e a molti continua a piacere ancora oggi.
*Se c’è un mio film dedicato al cinema degli anni ’50, quello è appunto ''[[Contamination]]''.
*{{NDR|Su ''[[Contamination]]''}} Di moderno ha solo il riferimento (molto vago) ad un Alien e alle uova, più un po’ di sangue esagerato. Ma con Contamination siamo davvero nella science-fiction cinematografica degli anni ’50, con una scena che è allo stesso tempo un omaggio a Hitchcock e uno scherzo sul tema: quella della ragazza minacciata nella doccia. Naturalmente chi non ha visto quei film di fantascienza che ti ho citato, non può rendersi conto del lavoro di recupero che ho fatto.
*Con i due ''Hercules'' ho voluto fare fantasy puro alla Harryhausen, sono andato direttamente alla fonte greca, quella delle leggende antiche che sono molto più fantastiche e immaginifiche dei film italiani del periodo. Infatti ho usato come guida proprio il libro ''I miti greci'' di [[Robert Graves]] e poi ovviamente ho realizzato il tutto in stile Harryhausen, quindi fantasy, ma fantasy all’americana, non certo all’italiana.
*Accetto che ad un critico ''Hercules'' possa non piacere, è un suo diritto, ma quando quello stesso critico scrive che il mio film è un tentativo di rifare il peplum, allora questo significa che quel critico non ha mai visto il mio film, altrimenti non avrebbe scritto una tale bestialità.
*{{NDR|Su ''[[Paganini Horror]]''}} Ho letto numerose recensioni atroci di questo film stese da persone che non ci hanno capito nulla e che evidentemente si aspettavano uno “splatter alla Fulci” e quindi, secondo costoro, siccome il mio film non era uno “splatter alla Fulci”, faceva schifo. Ma che modo di ragionare è? Un film andrebbe visto per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse. Fortunatamente tutto questo succede solo in Italia.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} È un esempio di un film-casino che alla fine non rispetta per nulla la sceneggiatura originale: in fase di montaggio in pratica si sono reinventati una nuova trama e tutto l’ordine delle scene è stato cambiato, per cercare di dare un’apparenza di senso al tutto. Kinski poi impazzava a tutto spiano: ha voluto girare da solo almeno una ventina di ore di scene tutte inventate da lui, io lo accompagnavo in queste riprese assurde ed inutili e ho vissuto al suo fianco davvero delle esperienze folli.
*Un montatore può cambiare un film, perché è lui che ne decide il ritmo, lo spostamento di alcune scene, l’eliminazione o il taglio parziale di altre (ovviamente sempre d’accordo con il regista). Un film discreto montato da un bravo montatore diventa un buon film, un film discreto montato da un cattivo montatore diventa un film mediocre. Prendete per esempio i film di Dario Argento: finché ha avuto al suo fianco quel montatore eccezionale che è Franco Fraticelli, i film di Dario sono secchi, vibranti, tesi, quando Dario ha smesso di lavorare con Fraticelli, il suo cinema è cambiato, diventando molto più lento, a volte persino quasi noioso. Lo ripeto, i montatori sono fondamentali nel dare il giusto ritmo a un film, sono collaboratori preziosissimi di ogni regista e in qualche caso sono perfino meglio del regista. Chi è appassionato di cinema lo deve sapere.
{{Int|Da ''[https://www.palcoscenico.biz/2001-10-luigi-cozzi-tutto-e-iniziato-da-una-galassia/ Luigi Cozzi, tutto è iniziato da una… Galassia]''|Intervista di Luca Cirillo, ''Palcoscenico.biz'', ottobre 2001.}}
*Credo che ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione|Star Crash]]'' sia stato il primo film italiano di “fantascienza moderna”. Ci tenevo ad evitare di utilizzare lampadine per fare le stelle o astronavi giocattolo! Volevo tante astronavi e tanti pianeti!!
*{{NDR|Su ''[[Le avventure dell'incredibile Ercole]]''}} Non credo che in Italia sia stato realizzato un film “fantasy” con così tanti effetti innovativi! Fu un vero film di ricerca, d’avanguardia.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} Inizialmente avrei dovuto occuparmi esclusivamente degli effetti speciali. Ma dopo un solo giorno di riprese, il regista Caiano litigò con Klaus Kinski e la regia passò al produttore Augusto Caminito che, essendo esordiente in quel ruolo, mi pregò di aiutarlo. Comunque fu una bolgia totale, con Kinski che talvolta pretendeva di dirigersi da solo rifiutando qualsiasi direzione!
*{{NDR|Su [[Klaus Kinski]]}} Schizzofrenico è la definizione adatta! Talvolta era una persona adorabile, ma bastava poco per farlo andare su tutte le furie e poi era letteralmente ossessionato dal sesso!
*{{NDR|Su ''[[Paganini Horror]]''}} Purtroppo l’errore è già nel titolo! Non è un film dell’orrore bensì un film sulla rotondità del tempo, ha un non so chè di metafisico, di strano.
*Preferisco non scendere a compromessi con chi snobba a priori tutto ciò che è fantascienza e horror.
*Purtroppo è in crisi tutta la “macchina cinema” in Italia! Dal 1990 al ’94 è avvenuto un crollo impressionante del gradimento e, naturalmente, i primi a risentirne sono stati i film “low budget” che tanto avevano guadagnato a cavallo tra i ’70 e gli ’80. Poi verso la metà dei ’90 c’è stata una improvvisa impennata, ma si tratta di fiction e non di cinema. Il vero cinema è ancora pericolasamente in caduta libera!
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20210831174527/http://www.fanta-festival.it/wp-content/uploads/2014/06/CatalogoFantafestival2010.pdf Ray Harryhausen e le meraviglie del cinema "a passo uno"]''|''30. Fantafestival'', maggio-giugno 2010.}}
*[[Ray Harryhausen|Harryhausen]] [...] non è stato un regista o uno sceneggiatore o un produttore e nemmeno un attore. Eppure, in un certo senso, è un po’ tutte queste cose, e anche qualcuna di più. Harryhausen è stato infatti un geniale tecnico degli effetti speciali, e anche un dotatissimo “animatore”, quel tipo di artista che realizza film a “pupazzi animati”, con la differenza che i pupazzi di Harryhausen in genere sono sempre stati dei mostri o degli “alieni” inseriti in un contesto fotografico nel quale comparivano attori normali. Si è verificato così quel bizzarro effetto di fusione tra la realtà e la fantasia che è la caratteristica fondamentale di tutto il suo lavoro.
*Ray Harryhausen può infatti essere definito l’unico e il più geniale “artigiano” del cinema, e questo proprio perché i suoi film (che spesso, come i due Sinbad o l’ultimo lavoro, Scontro di titani, hanno ottenuto risultati clamorosi al box-office) sono in gran parte realizzati “a mano”, nel vero senso della parola, perché Harryhausen in realtà eseguiva tutte le sue meraviglie “effettistiche” proprio grazie alle sue mani e alla sua padronanza assoluta del mezzo tecnico.
*Occorre comunque subito specificare che ''[[Il risveglio del dinosauro]]'' non si segnala come un film geniale. Il suo unico pregio è quello della novità. Tuttavia il film si lascia vedere ancora oggi con molto gusto. Possiede infatti una sua grezza forza, un notevole impatto visivo che deriva essenzialmente dagli ottimi effetti speciali realizzati da Ray Harryhausen. Ma non va neppure trascurata la qualità della regia (e della scenografia) di Eugene Lourie, un abilissimo mestierante che, dopo aver allestito i set dei film di Jean Renoir e di Renè Clair, è passato con successo alla regia, specializzandosi, proprio grazie al grande successo de ''Il risveglio del dinosauro'', nella direzione di pellicole di genere fantastico, tra le quali spiccheranno in seguito ''Il colosso di New York'' (''The Colossus of New York'', 1958) e ''Il drago degli abissi'' (''The Giant Behemoth'', 1959). In un certo senso, è proprio la formazione tipicamente europea di Lourie (l’artista è nato in Francia nel 1905), oltre allo straordinario talento di Harryhausen, a far sì che ancora oggi ''Il risveglio del dinosauro'' possieda quelle qualità che lo rendono nettamente superiore alle troppe imitazioni successive.
*''[[La Terra contro i Dischi Volanti|La Terra contro i dischi volanti]]'' è un film atipico nel cinema di Harryhausen, dove di solito tutto è accuratamente ricostruito e appositamente ricreato: qui, per una volta, Harryhausen si è avvalso del suo talento per “unire” scene che in realtà provengono (o sono ricalcate) da altri film. In un certo senso, ''La Terra contro i dischi volanti'' è anche una copia “povera” de ''La guerra dei mondi'', dove però “povero” non sta certo per qualitativamente inferiore: in certi punti, specie nell’apocalittico finale, questo film è addirittura superiore al prototipo.
*In ''[[Il mondo è meraviglioso (film 1956)|Il mondo è meraviglioso!]]'' non ci sono attori ma solo animali, pesci, uccelli, e soprattutto ci sono nella prima parte del film i dinosauri animati da Ray Harryhausen (O’Brien si limito infatti ad una semplice supervisione) che si muovono nel loro ambiente naturale, e questo significa che intorno a loro non compaiono mai né uomini né ominidi di alcun tipo. Per questo motivo, Harryhausen non è costretto o ricorrere a trucchi particolari, e l’animazione a passo uno in questo film si riduce al suo livello più semplice. Forse per questo ''Il mondo è meraviglioso!'' è una pellicola oggi dimenticata, sconosciuta ai più e della quale lo stesso Harryhausen non ama molto parlare.
[[File:20 million miles to earth (1957) Ymir.png|thumb|Scena de ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]'']]
*{{NDR|Su ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]''}} I trucchi di questo film sono [...] d’altissima qualità, a partire dall’arrivo dell’astronave, che schizza prima sul pelo dell’acqua e poi sprofonda in mare tra un incredibile ribollire di flutti. La scena emana davvero un’impressione di grandiosità e di estrema spettacolarità, grazie anche al gigantesco scafo di metallo.
*{{NDR|Su ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]''}} Questo Ymir, un bizzarro connubio tra un dinosauro e un antropoide, è senza dubbio una delle creature più riuscite di Harryhausen, che riesce a farcelo apparire come dotato di vita propria, di personalità, e persino di elementari sentimenti, come la paura e l’ira.
*In realtà, il film su Sinbad era un vecchio progetto di Harryhausen, che nessuno però aveva mai voluto finanziare, poiché le pellicole imperniate sulla mitologia delle Mille e una Notte erano ritenute un cattivo affare per il box-office. ''[[Il 7º viaggio di Sinbad|Il settimo viaggio di Sinbad]]'' (e, in seguito, i successivi ''[[Il fantastico viaggio di Sinbad]]'' e ''[[Sinbad e l'occhio della tigre]]'') ha smentito tutte queste credenze, trasformando Harryhausen in una specie di Re Mida dell’animazione.
*{{NDR|Su ''[[I viaggi di Gulliver (film 1960)|I viaggi di Gulliver]]''}} La pellicola non concede [...] alcuno spazio ai mostri e alle creature tipiche di Harryhausen, che qui si deve limitare a ingigantire prima e a rimpicciolire poi il protagonista (ancora il Kervin Mathews del Sinbad), oltre ad “animare”… un finto coccodrillo. Il risultato è comunque piacevole, elegante, ma anche inutile e sinceramente da Ray Harryhausen il pubblico e la critica si aspettano di più, molto di più!
*''[[L'isola misteriosa (film 1961)|L'isola misteriosa]]'' è una pellicola estremamente piacevole, molto ben realizzata, e ha anche avuto abbastanza fortuna presso il pubblico. Non è però quel classico che ciascuno si aspetta ogni volta da Harryhausen, anche perché il paragone con il mastodontico e affascinante ''Ventimila leghe sotto i mari'' di Disney è inevitabile e non va purtroppo a favore di Ray Harryhausen: è chiaro infatti che il Capitano Nemo di Herbert Lom (ne ''L’isola misteriosa'') non può di certo competere con quello interpretato da uno splendido James Mason nell’opera disneyiana, con tutto quello che ne consegue.
[[File:Jason and the Argonauts (1963) Children of the night 4.png|thumb|Scena de ''[[Gli Argonauti]]'']]
*''Jason and the Argonauts'' (''[[Gli argonauti]]'', 1963, diretto da Don Chaffey) è una pellicola bellissima, affascinante, che Harryhausen stesso considera ancora oggi come il suo film migliore. Però ''Gli argonauti'' è uscito nei cinema quando ormai la gente si era stancata del filone mitologico e quindi non ha avuto alcun successo, gettando nello sconforto più profondo sia Harryhausen che Schneer. Dal punto di vista artistico, però, è forse il miglior film di Ray Harryhausen, reso ancora più affascinante dalle stupende musiche di Bernard Hermann.
*''[[Base Luna chiama Terra]]'' rappresenta un’eccezione nel cinema di Ray Harryhausen, essendo basato su una solida sceneggiatura (molto ricca di ironia e di umorismo) che crea una lunga premessa (copiata successivamente di peso da James Cameron che l’ha riproposta quale inizio del suo celebre film ''Titanic'') che contribuisce in maniera determinante a rendere poi più appariscenti e spettacolari gli “effetti” di Harryhausen quando questi finalmente arrivano (la seconda parte del film è un vero e proprio “diluvio” di trucchi sorprendenti) dopo l’attesa protratta il più possibile.
*''[[Un milione di anni fa]]'' è un buon film con diversi difetti. La sceneggiatura è infatti abbastanza debole e anche la regia, di Don Chaffey, non sembra ispirata: lo show di abilità e di perizia tecnica fornito da Harryhausen ha però dell’impressionante. Notevole è anche lo splendore della protagonista, l’attrice allora esordiente Raquel Welch, statuaria bellezza americana che trasuda sensualità in ogni sua mossa e che proprio a questo ''Un milione di anni fa'' deve la sua fama, al punto che si può quasi affermare che proprio grazie al seno della Welch e ai geniali dinosauri di Harryhausen Un milione di anni fa deve gran parte del suo successo mondiale.
*[[Michael Carreras|Carreras]] è l’uomo che a poco a poco ha condotto l’Hammer Film al fallimento e poi si è ritirato nella sua fattoria in Spagna.
*{{NDR|Su ''[[Un milione di anni fa]]''}} Le sequenze di elevata qualità sono comunque numerosissime, a cominciare dall’apertura, la bellissima scena della “creazione del mondo” realizzata da Les Bowie, il tecnico degli effetti speciali abituale della Hammer. Questa sequenza, tutta fatta di vortici di luce e di colori, ricorda (con vari anni di anticipo) l’inizio dello “Star Gate” nella parte finale del ''2001'' di Kubrick, e il grande regista americano ha chiaramente preso spunto dalla pellicola di Harryhausen.
*Pietra miliare nella storia del cinema di fantasia, film dalla genesi incredibilmente lunga, contorta e difficile, ''The Valley of Gwangi'' (''[[La vendetta di Gwangi]]'') è anche di quelle rarissime pellicole che sfuggono a ogni precisa collocazione e che arrivano facilmente a costituire delle vere e proprie anomalie irripetibili e a sé stanti. Ma nel caso di ''La vendetta di Gwangi'' si tratta di un’anomalia assolutamente positiva: non abbiamo dubbi infatti nel definire, associandoci ad altri critici, La vendetta di Gwangi un autentico capolavoro. E questo non inficia il giudizio di altri esperti, che si sono invece scagliati con ferocia contro il film: si tratta infatti di un’ opera che, in un caso o nell’altro, non consente vie di mezzo. è così atipico, insolito e curioso, questo ''La vendetta di Gwangi'', che non può assolutamente lasciare indifferenti.
*In ''King Kong'', si immagina che una troupe cinematografica approdi in un’isola sperduta nei mari del Sud, e vi scopra una tribù di selvaggi che difendono il segreto di Kong, un mostruoso scimmione gigantesco che domina un altopiano ancora popolato da mostri preistorici. ''Gwangi'' immagina invece che nell’Ottocento alcuni cow-boy scoprano una valle popolata da dinosauri in pieno Far West. E ''King Kong'' esce nel 1933, mentre la realizzazione del ''Gwangi'' di O’Brien viene iniziata nel 1943, cioè nove anni dopo. ''Gwangi'' è dunque un vero e proprio “figlio” di King Kong, che al tempo stesso ne esaspera l’atmosfera di sogno e di stranezza. L’idea di mischiare cow-boy e mostri preistorici non poteva infatti venire che a un geniale artista come O’Brien: è un’idea tipica degli anni Trenta, adattissima a un grande, spettacolarissimo film in bianco & nero destinato a ripetere il successo del modello.
*{{NDR|Su ''[[La vendetta di Gwangi]]''}} Forse, è il film più ricco di trucchi d’ogni tempo, almeno fino all’uscita di ''Guerre stellar''i nel 1977. Gwangi contiene infatti oltre 300 inquadrature “lavorate” a mano con i suoi particolari procedimenti ottici da Harryhausen; per fare un paragone, in ''2001 - Odissea nello spazio'' le inquadrature con gli effetti speciali ottici sono “solo” 205.
*In realtà, ''[[Il viaggio fantastico di Sinbad]]'' [...] non è un grande film: però è una pellicola gustosissima e divertente, con diversi trucchi indubbiamente affascinanti e spettacolari.
*Nel complesso, ''Il viaggio fantastico di Sinbad'' è dunque una favola per tutti (anche per gli adulti, che possono qui godersi la prorompente bellezza della splendida attrice inglese Coroline Munro) divertentissima e riuscita, all’altezza del miglior Harryhausen, e, quello che conta di più, è che il suo eccezionale successo ha permesso ad Harryhausen di lanciarsi in nuove, più costose produzioni.
*Tecnicamente perfezionatissimo, ''[[Sinbad e l'occhio della tigre]]'' consente ad Harryhausen di presentare sullo schermo una quantità di scene ricche di trucchi sbalorditivi, e moltissime creature da lui “animate” in maniera pressoché perfetta, come il Minaton, la Tigre, il Troglodita, il tricheco gigante e i tre Ghouls spadaccini. A questo film manca però un ritmo incalzante (colpa dell’anonimo regista Sam Wanamaker) e, soprattutto, è afflitto dalla carenza quasi assoluta di quel “sense of wonder” che costituiva invece il pregio principale del primo film di questa serie, ''Il settimo viaggio di Sinbad''.
*Si tratta, come è facile capire, di un film estremamente spettacolare, ricco di suggestione. Ray Harryhausen ha realizzato ''[[Scontro di titani|Scontro di Titani]]'' profondendovi il massimo della propria arte di “animatore”, anche se in questo caso, data la mole della produzione, ha fatto forse più da supervisore dei trucchi che da artefice vero e proprio: a dare vita ai “pupazzi” scolpiti dalla modellista Janet Stevens provvedono infatti vari artisti, tra i quali spicca l’americano Jim Danforth. Ma il risultato è comunque all’altezza delle attese.
{{Int|Da ''[https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/interviste/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista al Profondo Rosso Store di Roma, ''Cinematographe.it'', 6 novembre 2014.}}
*L'[[Cinema dell'orrore|horror]] in realtà non l'ho quasi mai fatto, perché non sono legatissimo all'horror, mi attira di più la fantascienza, da Walt Disney alle saghe galattiche di ''[[Guerre stellari]]''. L'horror mi diverte quando non c'è la fantascienza, l'importante che non ci sia troppo sangue, come ad esempio negli splatter.
*{{NDR|Su ''[[Il tunnel sotto il mondo]]''}} Realizzammo questo film che per anni è stato denigrato perché la gente non lo capiva, negli ultimi anni è stato rivalutato ed in Francia è addirittura considerato un cult, visto che anticipa ''[[The Truman Show|Truman Show]]'' e tutte quelle pellicole che trattano dell'invadenza della pubblicità e del consumismo. In Italia non poteva essere compreso nel 68.
*Anche se con [[Dario Argento|Dario]] ci sono 7 anni di differenza io mi sono riconosciuto nei suoi ideali di cinema, cioè nell'idea di rompere gli schemi. È il mio maestro e continuo a considerarlo tale.
*I generi ormai non esistono più, sono stati spazzati via dalla crisi del cinema moderno. Con l'assenza di pubblico sono spariti anche i film di genere.
{{Int|Da ''[https://www.horrormagazine.it/10036/intervista-a-luigi-cozzi Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Antonella Romaniello, ''Horrormagazine.it'', 10 maggio 2016.}}
*{{NDR|Su [[Klaus Kinski]]}} Era un grande attore, ma anche un uomo pazzo come un cavallo, che un momento prima era dolcissimo e un attimo dopo si trasformava in una belva infuriata con tutti, senza che fosse successo nulla a motivare quel repentino cambiamento d'umore.
*Il mio mostro preferito è [[Godzilla]], sin da quando ero bambino. Lo è ancora oggi.
*Il Godzilla moderno di Edwards mi ha abbastanza divertito, niente di eccezionale ma almeno è rimasto fedele allo spirito del Godzilla giapponese, mentre ho detestato la versione precedente di Emmerich.
*{{NDR|Su ''[[Blood on Méliès' Moon]]''}} L'ironia è sempre presente nei miei film, più o meno nascosta. In quest'ultimo lavoro l'ho messa un po' più allo scoperto, perché non amo prendermi mai troppo sul serio.
{{Int|Da ''[https://iviaggidigulliver.wordpress.com/2016/03/17/il-ritorno-di-un-maestro-del-cinema-di-genere-intervista-a-luigi-cozzi/ Il ritorno di un Maestro del Fantastico]''|Intervista di Walter De Stradis, ''Iviaggidigulliver.wordpress.com'', 16 maggio 2016.}}
*Oggi, ormai, il successo di un film è determinato dai ragazzi, fino ai 18/20 anni. I film sono confezionati per questo pubblico.
*Continuamente leggiamo sul giornale di grandi scoperte fatte da Italiani che stanno lavorando all'estero. Ricordiamoci che Enrico Fermi, che ha inventato la bomba atomica, al tempo del Fascismo è stato costretto ad andare in America perché in Italia è stato licenziato e nessuno gli dava più lavoro. Questo sistema italiano è un sistema nepotistico. C'è posto per gli amici, per gli amici degli amici, per i parenti e non c'è un premio alla qualità.
*Io ne ho fatti di film in Italia, ma li ho fatti con finanziamenti essenzialmente esteri perché gli italiani non credevano nei miei film. I produttori italiani dicevano che ero pazzo.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} Non ho avuto problemi, nel senso che con [[Klaus Kinski|Kinski]] il rapporto è andato benissimo perché io sono, dicono, molto diplomatico. Poi, non essendo un mio film, non avevo motivo per litigare con lui. Io riferivo al produttore e al regista le idee del Kinski, perché le ritenevo assurde, e dicevo "Kinski vuol fare questa cosa. Cosa devo fare?". Loro mi dicevano "Fagliela fare" e io glielo permettevo.
*Mentre i film sono andati sempre più aumentando di costi attraverso i decenni, adesso è possibile fare un film anche con il telefonino. Oggi ci sono dei mezzi tecnici a disposizione di tutti, a prezzi bassissimi, che consentono a chiunque di poter fare un film. Quello che impedisce alla gente di averne uno è che non ha la capacità tecnica, artistica. Ma oggi è possibile avere un film come si deve con cinque mila euro.
{{Int|Da ''[https://quinlan.it/2016/11/14/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Giampiero Raganelli, ''Quinlan.it'', 14 novembre 2016.}}
*{{NDR|Su ''[[Blood on Méliès' Moon]]''}} Ho fatto un film pensando soprattutto agli appassionati, come lo sono anch'io. L’ho dedicato a loro. Ho fatto quello che ogni fan vorrebbe vedere.
*Oggi specie nei blockbuster americani, uno sa già cosa vede. E quando esce dal cinema si è già dimenticato. Al di là dei botti, delle esplosioni, del gran casino, non gli rimane in mente niente. Io invece ho voluto cercare di costruire un film che obbligasse il pubblico a pensare un attimo a quello che ha visto, perché è tutto collegato, anche se apparentemente non sembra e se uno si distrae e non lo segue bene o non ci pensa, non riesce a cogliere i legami.
*{{NDR|Su [[Edward D. Wood Jr.]]}} È considerato il peggiore, ma forse non era proprio così, perché i suoi film sono divertenti da vedere, quindi non può essere il peggiore perché i peggiori sono quelli che uno non riesce a sopportare, che dopo 20 minuti dice “No, basta!”. Mi sono rapportato a lui per un paradosso ovviamente.
*{{NDR|Su [[Louis Aimé Augustin Le Prince]]}} Ha inventato il cinema dieci anni prima dei Lumière. Però non ha beneficiato di questa sua invenzione perché cinque anni prima del brevetto dei Lumière lui è salito sul treno per recarsi a Parigi per fare il lancio della sua invenzione, ma non è mai arrivato a Parigi, è scomparso su quel treno. Aveva i prototipi della cinepresa e del proiettore e sono scomparsi anche quelli. E non si è mai saputo che fine abbia fatto. È un giallo perché si presume che sia stato ucciso. La polizia francese ha identificato un cadavere ma molti mesi dopo e ormai era impossibile da identificare. Poi c'è il fatto che il figlio di Louis Le Prince, quando è cresciuto, cioè una decina d’anni dopo, si era recato in America perché, aveva detto alla famiglia, aveva scoperto le tracce che spiegavano la sparizione del padre, che conducevano a New York. Ma una sera a New York è stato ucciso da un colpo di pistola, non si sa sparato da chi. E l'enigma è rimasto insoluto.
{{Int|Da ''[http://www.close-up.it/cinecult-intervista-a-luigi-cozzi-anatomia-di-un-film-paganini-horror Anatomia di un film: "Paganini Horror"]''|Intervista di Carlo Dutto, ''Close-up.it'', 22 novembre 2018.}}
*''[[Paganini Horror]]'' è stato concepito essenzialmente per il mercato estero, dato che si sapeva che in Italia i film di quel tipo incassavano poco o niente, mentre sui mercati stranieri erano assai richiesti e apprezzati.
*Il film è effettivamente una parabola simbolica sulla tanta gente che lavora nel mondo dello spettacolo ma facendolo solo e soprattutto per mirare al successo e ai soldi, gente che è disposta a tutto e a qualunque compromesso o rinuncia artistica pur di affermarsi e "arrivare". Gente che purtroppo costituisce la maggioranza nell’ambiente...e non solo in quello artistico, purtroppo.
*L’horror italiano degli anni Settanta e Ottanta, grazie in particolare a Dario Argento e a Lucio Fulci, era sempre all’avanguardia e via via più estremo, essenzialmente visivo e a volte perfino astratto, oltre a essere costantemente alquanto innovativo dal punto di vista cinematografico. Poi però, all’inizio degli anni Novanta, il filone tutta quella creatività si è spenta perchè la televisione si è impossessata del mercato cinematografico e ha preso a dettare legge economicamente anche in fatto di produzione, obbligando gli autori a rinunciare a spingersi oltre e ad auto-censurarsi, se volevano continuare a lavorare nel settore.
*Il film è stato accolto male dai fan dell’horror al tempo della sua uscita nei cinema, perchè si aspettavano che fosse un nuovo film "''alla Fulci''", mentre in realtà non lo era per niente. Poi, con gli anni, le nuove generazioni dei fruitori di questo film hanno cominciato a vederlo con la mente sgombra da tutti quegli stupidi preconcetti e l’hanno valutato per ciò che ''Paganini Horror'' è in realtà, ovvero un’opera del più puro fantastique che coniuga con sarcasmo e ironia l’horror classico o antico con le moderne teorie fantascientifiche sulla relatività del tempo, sui campi di forza e sui ''worm-holes'' dove, andando avanti, si può anche tornare indietro...e così molte persone l’hanno apprezzato e preso a considerarlo come un piccolo classico minore, con davvero numerosi estimatori all’estero e perfino qui in Italia che, giustamente, affermano oggi come ''Paganini Horror'' non sia un vero film dell’orrore, ma un film di ''fantasy'' o, meglio ancora, come io del resto ho sempre detto, del ''fantastique'' in generale.
{{Int|Da ''[https://www.madmass.it/luigi-cozzi-intervista-maestro-cinema-horror-fantascienza/ Intervista a Luigi Cozzi, maestro del cinema horror e di fantascienza]''|Intervista di Ludovico, ''Madmass.it'', 15 febbraio 2021.}}
*Il film che fece scattare la scintilla fu il ''[[20.000 leghe sotto i mari (film 1954)|20.000 leghe sotto i mari]]'' prodotto da Walt Disney, mi affascinò e mi conquistò al mondo della fantasia. Tutto è partito da lì.
*{{NDR|Su ''[[L'uccello dalle piume di cristallo]]''}} Lo trovai un film bellissimo e pensai che era finalmente il segnale di un cinema diverso, un cinema nuovo, e volli conoscere chi lo aveva fatto.
*[[Daria Nicolodi|Daria]] era una bravissima attrice, una donna molto simpatica e colta e un’amica, una grande amica.
*[[Christopher Plummer]] era un professionista esemplare e un grandissimo attore.
*{{NDR|Su ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''}} I distributori mi dissero che essendo un film in bianco e nero non poteva uscire nelle sale in prima visione. Io pensando a una soluzione mi venne in mente di fare una prova col "passo uno", cioè ritoccando manualmente ogni fotogramma del film: un lavoro pazzesco però trovai chi era disposto a farlo. Un altro problema stava nel fatto che il film originale, che risaliva agli anni cinquanta, era lungo un’ora e venti: vent’anni dopo non venivano più programmati in prima visione film così corti, per cui per risolvere il problema decisi di allungarlo prendendo del materiale di repertorio sulla Seconda Guerra Mondiale e alternandolo con scene del film raddoppiate o ingrandite. Alla fine ricavammo 10 minuti in più. Facemmo l’audio in versione stereofonica e Godzilla uscì così in Italia in questa nuova versione. A Roma andò avanti per due settimane al Royal, che era un cinema importante.
*Non è stato il cinema di genere ma è stato il cinema italiano in generale che, secondo me, è andato affondando. Tutte le produzioni si sono svendute alla televisione. La produzione per le sale è praticamente finita. Io mi ricordo che in quegli anni, gli anni novanta, tutte le società con cui avevo fatto cinema io hanno chiuso, e quindi è finito un movimento. Oggi in Italia i film non prodotti o dalla Rai o da Mediaset o dagli altri enti credo siano due o tre all’anno: non c’è più nessuno che fa film per le sale, fanno film per le televisioni e quindi devono sottostare alle regole del mercato televisivo, non a quelle della sala cinematografica.
*Adesso la realtà è sicuramente più spaventosa della fantasia, però anche il cinema dell’orrore è diventato, secondo me, un po’ troppo baracconesco. Io sono cresciuto con un cinema dell’orrore fatto di tensione, di atmosfera: oggi è un cinema tutto di effetti. Le produzioni sono ancora troppo influenzate dal fascino degli effetti digitali: curano di più gli i VFX che la storia, i personaggi, le emozioni. Forse siccome oggi fare film costa così tanto nessuno vuole fare film su nuove storie: stanno rifacendo tutti vecchie storie e vecchi film che commercialmente, almeno in partenza, sono più sicuri, ma così la creatività a lungo andare svanisce.
{{Int|Da ''Hammer film. Quasi novant'anni di orrori... e non solo''|''Nocturno'', n. 223, luglio 2021.}}
*Se poi devo stilare una lista dei venti film della ''[[Hammer Film Productions|Hammer]]'' che personalmente preferisco, in quanto a qualità realizzativa e a presa "fantastica" e drammatica, la mia classifica presenta, assolutamente ''non'' in ordine progressivo ma per varie ragioni tutti posti alla pari, i seguenti titoli, che considero indispensabili per rendersi conto dello splendore di questa grande, piccola società cinematografica di londinese: ''[[La maschera di Frankenstein]]''; ''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; ''[[Hallucination]]''; ''[[Dracula il vampiro]]''; ''[[La vendetta di Frankenstein]]''; ''[[Le spose di Dracula]]''; ''[[Il mistero del castello]]''; ''[[Il mostro di Londra]]''; ''[[I vampiri dello spazio (film)|I vampiri dello spazio]]''; ''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]''; ''[[La furia dei Baskerville]]''; ''La nebbia degli orrori''; ''[[L'uomo che ingannò la morte]]''; ''[[La lunga notte dell'orrore]]''; ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''; ''[[L'implacabile condanna]]''; ''[[Il fantasma dell'Opera (film 1962)|Il fantasma dell'Opera]]''; ''[[Barbara, il mostro di Londra|Barbara il mostro di Londra]]''; ''[[Un milione di anni fa]]''.
*{{NDR|Su [[Terence Fisher]]}} Semplicemente il più straordinario regista che abbia lavorato alla ''Hammer'', malgrado non piacesse molto né a [[James Carreras|James]] né a [[Michael Carreras]], che più di una volta hanno cercato di toglierselo definitivamente di torno, bloccati ogni volta dal direttore artistico [[Anthony Hinds|Tony Hinds]] che invece lo considerava fondamentale (e aveva ragione!) per la loro società, né più né meno.
*In effetti, il sesso ha sempre avuto, insieme al sangue, un ruolo fondamentale nel successo della ''Hammer'': nei suoi film sono passate tantissime attrici splendide, forse parecchio scarse come interpreti, ma sicuramente notevoli come bellezza fisica, tutte o quasi con seni e fianchi abbondanti.
*Il "fenomeno ''Hammer''" non è stata solo un delirante mix di splendide donnine seminude, bagni di sangue e orrori assortiti, ma molto, molto di più e, soprattutto, di più profondo, essendo riuscito a scardinare per quasi due decenni i rapporti di forza esistenti da tempo quasi immemorabile nell'olimpo del cinema mondiale.
{{Int|Da ''[https://cinemonitor.it/hammer-la-fabbrica-dei-mostri-torna-in-libreria-la-monografia-di-luigi-cozzi/ "Hammer. La fabbrica dei mostri", torna in libreria la monografia di Luigi Cozzi]''|''Cinemonitor.it'', 10 febbraio 2023.}}
*La Hammer è un marchio glorioso che ha segnato un’epoca intera del cinema horror, ispirando tanti registi italiani, francesi e americani, e lanciando alla grande la voga del cinema horror. Basterebbe questo a evidenziarne l’importanza, anche se non ci fosse poi, come in effetti c’è, un lungo elenco di film da essa realizzati che si sono dimostrati fondamentali e assai influenti.
*I film e i divi non sono immortali come si dice esageratamente in giro, ma rappresentano lo specchio della società e del mondo nel momento in cui tali opere sono state realizzate.
*I film della Hammer [...] costituiscono un vero e proprio corpus completo e autonomo, indipendentemente dai vari specialisti che li hanno firmati, dove vengono riflessi alla perfezione le tematiche e le problematiche prevalenti nel periodo sociale e culturale in cui sono stati realizzati.
{{Int|Da ''[https://www.cineclandestino.it/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Riccardo Rosati, ''Cineclandestino.it'', 1 gennaio 2024.}}
*Per ''Star Riders'', come detto, volevano qualcosa in stile ''Star Wars'' e io gliel’ho fatto, però esprimendo la mia piena libertà creativa, perché è così che di solito scrivo per il cinema.
*[...] amo visceralmente la Fantascienza poiché io sono fondamentalmente un ottimista e la Fantascienza è la letteratura della speranza. Dell'Horror mi piace abbastanza quello classico mentre detesto lo Splatter. L'Horror è comunque un genere che trovo anche molto limitato e ripetitivo in quanto a tematiche, mentre quelle della Fantascienza sono praticamente inesauribili.
*[...] molta, troppa, della Fantascienza degli ultimi trent'anni è cupa, ossessiva e pessimista: a me non piace proprio. Preferisco quella vecchia, quella classica, che nella stragrande maggioranza dei testi era invece innovativa e decisamente ottimista sul futuro.
==''Hammer. La fabbrica dei mostri''==
===Incipit===
Quando sono nato io, nel 1947, in Italia la fantascienza non esisteva. Il termine "fantascienza" (traduzione dell'americano "''science fiction''", ovvero "''narrativa della scienza''") fu infatti inventato da Giorgio Monicelli solo verso la fine del 1952, quando per l'editore Mondadori curò l'uscita del primo numero della rivista "''Urania''".
===Citazioni===
[[File:The Quatermass Xperiment (1955) trailer - Monster.png|thumb|Scena de ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'']]
*Mai sino ad allora avevo visto una pellicola che mi aveva impressionato in quel modo, e probabilmente anche in seguito, nel resto della mia vita, mai un altro film ha prodotto in me una sensazione così sgomenta come quella che generò allora nel mio piccolo "io" ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''. (p. 7)
*{{NDR|Su ''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''}} Il film mi era piaciuto, ma lo avevo trovato decisamente triste e crepuscolare, dall'effetto sicuramente deprimente sugli spettatori. (p. 21)
*Se c'è dunque un uomo con cui si può oggi identificare la [[Hammer Film Productions|Hammer]], questi è certamente [[Anthony Hinds|Tony Hinds]]. Curiosamente, però, Hinds non ha mai amato il mestiere di produttore e, non appena gli impegni gliel'hanno permesso, si è messo a fare lo sceneggiatore, l'unica attività che - a suo dire - gli piace fare. E in effetti Hinds ha scritto parecchie delle migliori sceneggiature filmate dalla Hammer, e anche dopo essersi ritirato dalla società nel 1969 - a soli 46 anni di età - Hinds ha continuato a stendere copioni di film di fantascienza o dell'orrore. (pp. 24-25)
*Il regista [[Terence Fisher]] è comunque l'uomo che insieme ai due attori da lui scoperti e lanciati, - [[Peter Cushing]] e [[Christopher Lee]] - viene oggi universalmente identificato nel mondo con la Hammer. (p. 29)
*Il dottor [[Bernard Quatermass]] si è guadagnato un posto di prominenza nell'Olimpo dei beniamini del pubblico inglese, insieme ad altre collaudatissime figure quali [[Sherlock Holmes]] e [[Jack lo squartatore|Jack lo Squartatore]]. (p. 32)
*{{NDR|Su ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''}} L'intera atmosfera della pellicola è fortemente angosciosa, quasi ossessiva, e il mostro - che solo negli ultimi minuti ci viene finalmente mostrato - ha davvero un aspetto terrificante. (p. 34)
*Pur realizzato in economia ''[[X contro il centro atomico]]'' (nel film, comunque, non c'è nessun centro atomico, ma solo un ospedale che usa la radioattività per le cure mediche e dove il mostro inevitabilmente arriva riducendo a mostruose carcasse un medico e un'infermiera) è contraddistinto da una suspense eccellente, mentre l'ambientazione nella più desolata brughiera inglese rende (attraverso la magnifica fotografia neo-espressionistica in bianco e nero dell'operatore Gerald Gibbs) davvero l'impressione di un incubo quasi assoluto. (p. 38)
*{{NDR|Su ''[[I vampiri dello spazio (film)|I vampiri dello spazio]]''}} È considerato uno dei migliori e più inquietanti film di fantascienza di tutti i tempi, reso ancora più notevole dalla fotografia superba in bianco e nero di tipo nuovamente neo-espressionista dell'operatore Gerald Gibbs. L'ambientazione è poi estremamente realistica, la storia ha un ritmo quasi vorticoso tanto è incalzante, e il tema di fondo allude chiaramente alla situazione sociale dell'Inghilterra di quegli anni, tanto che alcuni critici oggi ritengono che ''I vampiri dello spazio'' sia soprattutto un violento apologo politico. (p. 38)
*{{NDR|Su ''[[La maschera di Frankenstein]]''}} Mentre il dottor Frankenstein interpretato da [[Colin Clive]] nella serie della Universal era uno scienziato di buoni sentimenti che soltanto per errore creava un mostro, nel film della Hammer del novembre 1956 [[Peter Cushing]] è uno studioso geniale ma del tutto privo di scrupoli che non esita a ricorrere al delitto per procurarsi un pezzo (il cervello) che gli serve per completare la sua creatura. In altre parole, malgrado l'apparente identicità del tema, il ''Frankenstein'' della Hammer e quello della Universal sono due film diversissimi tanto nel concetto di base che nell'ambientazione della storia. Cushing è pronto a tutto pur di arrivare ai risultati che desidera e sicuramente è più perfido del suo stesso mostro. (p. 44)
*''[[La maschera di Frankenstein]]'' si segnala per l'estrema graficità dei dettagli orrorifici che presenta: mani tagliate, cervelli trapiantati su corpi semi putrefatti... un campionario di orrori che oggi forse può non impressionarci più dato ciò che vediamo regolarmente sugli schermi dei cinema o durante i notiziari in televisione, ma che nel 1957 costituisce un indubbio elemento di forte shock per il pubblico, al quale mai sino ad allora erano state offerte immagini del genere. (p. 44)
*{{NDR|Su ''[[La maschera di Frankenstein]]''}} Il mostro incarnato da [[Christopher Lee]] è una belva a tutti gli effetti. Alla luce di questa considerazione il trucco creato per lui dallo specialista Phil Leakey è perfettamente adatto al personaggio: un volto butterato di cicatrici, una maschera rivoltante quale quella di un lebbroso che riflette l'anima di una creatura che nulla ha di umano. (p. 45)
*{{NDR|Su ''[[Dracula il vampiro]]''}} È interessante notare come la sceneggiatura divida il film in una serie di episodi distinti tra loro, seppure perfettamente amalgamati dalla presenza ossessionante del vampiro, presenza "sentita" soltanto, in quanto le effettive apparizioni del mostro in tutta la seconda parte della pellicola sono pochissime, silenziose e brevi. (p. 47)
*Il [[Conte Dracula|Dracula]] di Lee è stato definito da alcuni come ''"the loneliness of evil"'', cioè la solitudine del male, intendendo con ciò come il mostro sia una creatura sofferente costretta a succhiare il sangue per un fato implacabile ma intimamente dolente per le proprie azioni. (pp. 47-48)
*Il successo di ''Horror of Dracula'' è semplicemente strepitoso. Non si sa di preciso quanto abbia incassato il film, ma il guadagno supera i quattro milioni di sterline. Nella sola Inghilterra il film stabilisce il nuovo record di incasso per una pellicola a colori, e lancia una moda che impazza a lungo in tutto il mondo e che ancora oggi pare lontana dall'essersi esaurita. (p. 48)
*''[[La vendetta di Frankenstein]]'' è un autentico capolavoro. Non vi si percepisce più neppure lontanamente l'influenza dei classici di James Whale e dell'Universal, e la perfezione tecnica e artistica di questa pellicola è tale che costituisce quasi la codificazione ideale del nuovo stile "gotico all'inglese" creato dalla Hammer. (p. 48)
*A quasi quarant'anni dalla sua realizzazione, ''La vendetta di Frankenstein'' assurge infatti alla statura di autentico classico. Nel ciclo di Frankenstein ha due soli rivali, ''[[La moglie di Frankenstein|La sposa di Frankenstein]]'', il capolavoro di James Whale, e il successivo, superbo ''[[Distruggete Frankenstein!|Distruggete Frankenstein]]'', sempre di Fisher: ma sotto certi aspetti è superiore a tutti e due. (p. 49)
[[File:The Mummy (1959) trailer - Christopher Lee & Yvonne Furneaux 1.png|thumb|Scena de ''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]'']]
*''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]'' è un bel film, ma inferiore ai precedenti. Eppure il tema piace e la pellicola ha un grandissimo successo in tutto il mondo: in Italia, tra l'altro, è la prima produzione della Hammer che esce senza il sino ad allora abituale divieto "ai minori di sedici anni". (p. 51)
*{{NDR|Su ''[[L'uomo che ingannò la morte]]''}} Si tratta nel complesso di un bellissimo film, un autentico capolavoro di Terence Fisher che ha dei colori davvero straordinari, colori che però purtroppo sono quasi del tutto assenti nelle copie che vengono vendute in videocassetta o trasmesse in televisione. (p. 53)
*Pellicola molto raffinata e piacevolissima, ''[[La furia dei Baskerville]]'' ha un prologo retrodatato molto lungo e avvincente, e poi si snoda seguendo le linee dell'intrigo immaginato da Conan Doyle. Assai suggestive sono al solito le scenografie, mentre la fotografia è di nuovo eccellente: nel complesso il film è godibilissimo, di elevata qualità, e contribuisce a far entrare anche un personaggio letterario come Sherlock Holmes nello schema del "gotico inglese" inventato da Fisher e dalla Hammer. Dell'interpretazione di Peter Cushing nel ruolo del detective, infine, si può solo dire che è pressoché perfetta, dalla prima all'ultima inquadratura. (p. 57)
[[File:Brides of Dracula (1960) trailer - Andrée Melly & Marie Devereux.png|thumb|Scena de ''[[Le spose di Dracula]]'']]
*Sottilmente pervaso da un tema lesbico e omosessuale costellato da insolite variazioni alla leggenda classica del vampirismo (il succhiasangue viene ucciso per esempio nel finale da una croce formata dalle ombre delle pale di un mulino) e con più di una sequenza da antologia, sempre superbamente fotografato con colori accesissimi dal grande Jack Asher, ''[[Le spose di Dracula]]'' è uno dei film meno tipici ma più affascinanti della Hammer, perfettamente interpretato dal solito Peter Cushing nel ruolo del dottor Van Helsing e da un inquietante David Peel, quasi una sorta di hippy ottocentesco, nella parte del pericolosissimo vampiro. (p. 60)
*Più che un film sulla licantropia, ''[[L'implacabile condanna]]'' è però una pellicola sulla corruzione e sulla depravazione: del ricco signorotto locale che condanna e confina in una tetra prigione il povero mendicante: di quest'uomo che, col trascorrere degli anni, isolato nel buio della cella, diventa a sua volta un bruto e violenta la fanciulla imprigionata accanto a lui: del figlio che la giovane ha da questo bruto e che, nelle notti di luna piena, si trasforma in una belva inumana. È questa, in pratica, la conclusione del ciclo della corruzione che, passaggio dopo passaggio, generazione dopo generazione, è arrivata così a generare il Male assoluto, il Mostro che tale è anche e soprattutto a dispetto di se stesso. E non c'è espiazione, non c'è liberazione da questo Male assoluto, e così alla fine il licantropo Oliver Reed non può fare altro che supplicare, implorare il proprio padre adottivo di ucciderlo. E così è. (p. 63)
*È appunto con questo bellissimo film della fine del 1960, ''[[Il mostro di Londra]]'' di Terence Fisher, che a mio parere si conclude il periodo artistico più originale e raffinato della Hammer Film, quello in cui è stato inventato e imposto a tutto il mondo il "gotico inglese". In particolare, a far considerare concluso per sempre con ''Il mostro di Londra'' il miglior periodo della Hammer Film è la constatazione che, dopo la realizzazione di questa pellicola, come già detto cessa per sempre di occuparsi della direzione della luce lo straordinario operatore Jack Asher, sostituito dal 1961 in poi dal collega Arthur Grant. (p. 68)
*Certo, [[Alfred Hitchcock]] è un maestro di tecnica e di stile e il suo ''[[Psyco|Psycho]]'' viene riconosciuto ormai come un capolavoro assoluto del cinema, ma l'impatto di questo film presso le platee del 1960 è sconvolgente: voyeurismo, violenza, sesso, necrofilia, mania omicida... tutte le più efferrate perversioni della mente umana vengono rappresentate esplicitamente sullo schermo da Hitchcock, e il maestro del cinema mostra per la prima volta al pubblico atti e oppure che accadevano sempre fuori campo o dopo un'appropriata dissolvenza. In più siccome Hitchcock sta raccontando con ''Psycho'' una storia contemporanea (ispirata dalle gesta di un ''autentico'' "serial killer"), tutto quello che appare in questo suo film è estremamente realistico, e quindi ''vero'': potrebbe accadere a chiunque tra gli spettatori, e a parecchie sfortunate vittime in effetti è accaduto. (pp. 69-70)
*{{NDR|Su ''[[Per favore, non mordermi sul collo!]]''}} Una pellicola che è quasi un voluto omaggio alla Hammer. (p. 85)
*''[[La rivolta di Frankenstein]]'' è una produzione un po' anacronistica che naviga nella mediocrità assoluta, con parecchie sequenze banali o addirittura scadenti. La tensione è totalmente assente, l'orrore è scarso, gratuito e del tutto implausibile, colpa in gran parte attribuibile alla sceneggiatura del co-produttore Hinds e al fatto che lo stile Universal degli anni Quaranta è ormai del tutto superato. (p. 87)
*In ''La maschera di Frankenstein'' Christopher Lee incarna un essere totalmente avulso da sentimenti umani, mentre nell'altro film la creatura di Kingston pare riallacciarsi direttamente a quella classica (e insuperata) di Boris Karloff, cioè l'essere grezzo ma dotato di sentimenti, per quanto elementari. (pp. 87-88)
*{{NDR|Su ''[[Il mistero della mummia]]''}} Questa pellicola, che pure si ricollega al precedente ed economicamente assai fortunato ''La Mummia'' di Fisher, è decisamente deludente e non ha fortuna: come regista gotico, Michael Carreras si trova evidentemente a disagio nel raccontare una storia in cui lui per primo non crede. (p. 92)
*{{NDR|Su ''[[Dracula, principe delle tenebre]]''}} Il Dracula di questo film, rispetto a quello della pellicola precedente, è un personaggio abbastanza diverso, quasi un mero animale feroce che si distingue dalle belve solo per l'aspetto umano, non pronuncia una sola parola in tutta la pellicola, sibila e ringhia unicamente, gli occhi rossi per la bramosia di sangue, i lunghi canini scintillanti. (p. 101)
*{{NDR|Su ''[[Dracula, principe delle tenebre]]''}} È comunque elegante e ben realizzata, ma non ha né la forza né l'originalità del primo ''Dracula il vampiro''. La sequenza migliore è senza dubbio quella in cui Dracula viene fatto risorgere: è molto lunga e splendidamente realizzata in collaborazione tra il direttore della fotografia, il truccatore Roy Ashton e il tecnico degli effetti ottici abituale della Hammer, Les Bowie. (p. 101)
*Anche se non esaltante, ''Dracula principe delle tenebre'' è comunque un film che a me è piaciuto, se non altro perché - come tanti altri appassionati nel mondo - ho atteso ansiosamente che venisse realizzato per diversi anni, praticamente sin da quando ho visto il primo ''Dracula il vampiro''. Quando poi sono diventato regista, mi sono divertito a "citare" la sequenza più bella di ''Dracula principe delle tenebre'' rifacendola in maniera quasi eguale per una mia pellicola. {{NDR|''[[Le avventure dell'incredibile Ercole]]''}} (p. 102)
[[File:Frankenstein Created Woman & The Mummy's Shroud Double Bill Trailer 1 (Mummy face).png|thumb|Scena de ''[[Il sudario della mummia]]'']]
*''[[Il sudario della mummia]]'' è un film decisamente riuscito, che sembra quasi rinverdire i fasti del periodo migliore del "gotico inglese" della Hammer. La fotografia è suggestiva e le ambientazioni sono assai ben curate. La trama non è tanto originale, ma comunque i suoi sviluppi sono ben orchestrati. (p. 118)
*''[[La maledizione dei Frankenstein|La maledizione di Frankenstein]]'' è un film singolare che racconta una strana storia, una vicenda davvero contorta e satura di doppi sensi erotici: la bellissima ragazza, Christina, è in realtà un uomo, e quindi la creazione del Barone Frankenstein è praticamente un ermafrodita, e infatti l'uomo col corpo di donna usa le sue capacità di seduzione per conquistare sessualmente, l'uno dopo l'altro, tutti i colpevoli. Al tempo stesso, il film racconta una storia d'amore che va oltre la morte, la vicenda di un giovane e di una donna che si amano a tal punto che a un certo momento, grazie all'esperimento di Frankenstein, vengono fusi in un corpo unico... diventando realmente un'anima e un corpo solo, proprio come si dice a volte che sono certi innamorati. [...] Lo scienziato qui è quasi un fattore esterno alla vera trama della pellicola, una sorta di catalizzatore che fa muovere la vicenda (e che spinge il destino dei due amanti "maledetti" verso l'inevitabile conclusione di una seconda tragedia). (pp. 118-119)
*Studiando ''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' ci si rende conto presto che si tratta di un film che ben difficilmente avrebbe potuto venire realizzato negli anni Cinquanta o all'inizio dei Sessanta, poco dopo gli altri due. La storia della pellicola (sceneggiata questa volta dallo stesso autore della serie televisiva, [[Nigel Kneale]]) costituisce infatti un vero e proprio mosaico che si compone lentamente, e il problema che rappresenta il cuore del film è un autentico enigma metafisico che sconfina nella teologia. (p. 123)
*''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' sostiene che la religione non ha fatto altro che spacciare (o scambiare) per demoniaco ciò che in realtà è extraterrestre, ovvero marziano, e quindi alieno. È dunque una parabola simbolica, questo ''Astronave degli esseri perduti'', che si avvale della fantascienza per esporre certe audaci teorie del suo autore sulla razza umana, sulla religione e su certe antiche credenze. (p. 124)
*{{NDR|Su ''[[The Quatermass Conclusion (film)|The Quatermass Conclusion]]''}} Sono stato infatti io a tradurre i dialoghi del film e a scrivere l'adattamento usato nel corso del doppiaggio italiano, così come contemporaneamente ho convinto la direzione della rivista "''Urania''" di Mondadori a pubblicarne anche la versione in forma di romanzo.<br>''Quatermass Conclusion: la Terra esplode'' è però un film deludente, sicuramente la più modesta di tutte le avventure del dottor Quatermass. È anche un film datato e quasi fuori tempo: esce infatti alla fine degli anni Settanta, mentre è stato scritto a metà degli anni Sessanta e si occupa di problemi come quello degli hippy e dei figli dei fiori che, nel lungo periodo trascorso tra l'ideazione della storia e la sua trasformazione in film, sono completamente passati di moda e hanno perso ogni significato. (p. 126)
*{{NDR|Su ''[[Le amanti di Dracula]]''}} Con questo film si ammira per la terza volta Christopher Lee nei panni del celebre Conte, ma ''Le amanti di Dracula'' è la prima pellicola della sua saga vampirica a non essere diretta da Terence Fisher: il regista è infatti l'ex-operatore [[Freddie Francis]], un tecnico in possesso di un mestiere forse superiore a quello del suo predecessore, ma che è privo però del talento artistico di Fisher. (p. 130)
*{{NDR|Su ''[[The Devil Rides Out]]''}} È davvero un ottimo film, uno dei migliori sul tema delle sette sataniche e dell'evocazione del Diavolo. Ma forse questa pellicola è troppo elegante e raffinata per le platee del 1968-69, che ormai esigono solo brividi ed emozioni del tipo più grezzo e volgare. (p. 131)
*{{NDR|Su ''[[Distruggete Frankenstein!]]''}} Qui, infatti, il personaggio centrale del ciclo, appunto quello del Barone, è reso in un modo ancora più spietato e cinico. (p. 136)
*Mai come in questo film di Fisher viene sottolineato che la ''scienza'' di Frankenstein ''funziona'', certo, e in effetti il Barone non sbaglia nulla nei suoi esperimenti: è però l<nowiki>'</nowiki>''applicazione'', cioè l<nowiki>'</nowiki>''uso'' che lui fa di questa scienza senza errore a essere del tutto sbagliato, e infatti le ''conseguenze'' dei suoi esperimenti riusciti sono tutte tragiche... e tragiche diventano perché, nel compierli, Frankenstein non si è curato per nulla degli aspetti ''umani'' delle sue azioni, ritenendo semplicemente che nel nome di una scienza superiore e senza sbaglio tutto sia concesso. Ma non è così, perché le conseguenze sugli esseri umani dei risultati di quella scienza impeccabile possono invece essere devastanti... forse perché mentalmente e spiritualmente l'uomo non vi è ancora preparato... e infatti in ''Distruggete Frankenstein'' tutti gli esperimenti del Barone hanno successo, ma si trasformano comunque in tragedie perché, compiendoli, lo scienziato gelido e senza cuore non si è curato di prevederne le ''ripercussioni'' sulla mente delle persone. Così questo Frankenstein di Fisher trionfa sulla carne e sulla materia grazie alla scienza portentosa, ma ogni sua impresa si trasforma in un disastro perché lo spirito e l'anima non vengono presi in considerazione mentre in realtà alla fine prendono inevitabilmente il sopravvento. (p. 137)
*{{NDR|Su ''[[Distruggete Frankenstein!]]''}} È destinato essere, almeno nelle intenzioni del regista Fisher, l'ultimo film di questa serie, perché è appunto la prima pellicola della saga che si conclude (a parte ''La maschera di Frankenstein'') con la morte dello scienziato. E, a tutti gli effetti, ''Distruggete Frankenstein'' è davvero la "summa" conclusiva di queste straordinarie quattro storie dedicate da Fisher alle gesta del Barone: quando nel 1973 Fisher riprenderà in mano i nodi di questo tema, dirigendo ''Frankenstein and the Monster from Hell'', non si tratterà infatti più di una vera continuazione o riapertura della saga, bensì quasi solamente di una sorta di "nota a piè di pagina" rispetto al ciclo precedente. La vera, autentica, definitiva conclusione del ciclo di Frankenstein della Hammer Film e di Terence Fisher avviene infatti nel 1969 con questo mirabile ''Distruggete Frankenstein''. (pp. 138-139)
*Ben diretto, ''[[Il marchio di Dracula]]'' è piacevole ed elegante: sia con questo film che con ''[[Una messa per Dracula]]'' siamo però ben lontani dalla qualità alla quale ci aveva abituati Terence Fisher. In particolare, manca a questi film un secondo livello di lettura (rintracciabile, al massimo, in ''Una messa per Dracula'') che li renda meno gratuiti e fini a se stessi. Se l'esecuzione è infatti quasi impeccabile, il contenuto è però sempre più esile e poco stimolante, e la leggenda del Conte Dracula, almeno così come ce la sta raccontando adesso la Hammer, rischia di esaurirsi per assenza di nuove idee. (pp. 141-142)
*Tanto era riuscita e brillante ''La maschera di Frankenstein'' di Terence Fisher, infatti, tanto è risibile e grottesco ''[[Gli orrori di Frankenstein]]'' di Jimmy Sangster, inevitabilmente destinato a rivelarsi un disastro al "''box office''". Film da dimenticare. (p. 143)
[[File:When Dinosaurs Ruled the Earth (1970) trailer - Rhamphorhynchus 2.png|thumb|Scena di ''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]'']]
*Malgrado la banalità della trama (a parte i pochi frammenti rimasti del soggetto originale di [[J. G. Ballard]]), ''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]'' si segnala soprattutto per i bellissimi trucchi ottici realizzati dall'americano Jim Danforth: costui, lavorando con la tecnica del Passo Uno cara a Ray Harryhausen (l'autore degli effetti di ''Un milione di anni fa'', di cui ho già discusso), ha animato infatti alcuni dei più realistici e credibili dinosauri di tutta la storia del cinema, ''[[Jurassic Park (film)|Jurassic Park]]'' di Steven Spielberg incluso. Ed è appunto solo per questo, per questi splendidi mostri preistorici, che oggi ''Quando i dinosauri si mordevano la coda'' merita ancora di essere visto. (p. 144)
*{{NDR|Su ''[[La morte va a braccetto con le vergini]]''}} Questo è a mio parere un film decisamente modesto, che sfiora appena i livelli di qualità ai quali ci ha abituato la Hammer in passato. (p. 148)
*Verso la fine della lavorazione di ''Quando i dinosauri si mordevano la coda'', ricordo che ci fu un violento scontro tra l'animatore Jim Danforth e Carreras, che praticamente lo mandò via perché stava impiegando troppo tempo a completare i trucchi: quel film è infatti uscito con alcune sequenze di effetti ottici tagliate, perché la lavorazione fu appunto interrotta. (p. 149)
*Senza giganteschi rettili preistorici, non c'è davvero nessun motivo per cui uno spettatore debba andare a vedere un film come ''[[La lotta del sesso sei milioni di anni fa]]'', anche perché l'erotismo preannunciato dal titolo è del tutto assente e le fanciulle preistoriche che compaiono sono prestanti e discinte, sì, ma praticamente non rinunciano mai allo slip e al reggiseno (anche se di tipo preistorico). (p. 149)
*Certo, ''[[Barbara, il mostro di Londra|Barbara il mostro di Londra]]'' non è un capolavoro, ma comunque un film decisamente intelligente e ben fatto che merita di essere visto: e poi Martine Beswick è davvero affascinante in questa che rappresenta certamente la migliore interpretazione della sua carriera. (p. 150)
*Malgrado il cast di tutto rispetto, ''[[1972: Dracula colpisce ancora!|1972: Dracula colpisce ancora]]'' è una pellicola estremamente deludente: tra l'altro, nel tentativo di risparmiare sui costi di produzione e al tempo stesso cercando di ridare un po' di interesse al personaggio del Conte vampiro, in questa pellicola la Hammer trasferisce la figura di Dracula nella Londra moderna, ma il risultato è assolutamente deludente, quasi ridicolo. (p. 151)
*Ben confezionato, girato con eleganza e assai minuziosamente ambientato, ''[[La regina dei vampiri]]'' è un film tutt'altro che trascurabile, una delle pellicole più riuscite tra le produzioni "minori" della Hammer. (p. 152)
*Elegante e sofisticato, sottile, ''[[Rose rosse per il demonio]]'' è un film degno della Hammer dei periodi migliori, ma arriva forse troppo tardi in un mercato cinematografico dove ormai stanno per esplodere l'horror violento e volgare di pellicole come ''[[L'esorcista]]'' e ''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]'', e di conseguenza la sua sorte commerciale è segnata in anticipo: non ha il minimo successo e conclude così un'annata davvero insoddisfacente per le casse della Hammer Film. (p. 152)
[[File:Count Dracula and His Vampire Bride (1973) - Christopher Lee and Joanna Lumley 1.png|thumb|Scena de ''[[I satanici riti di Dracula]]'']]
*Molto deludente, questo ''[[I satanici riti di Dracula]]'' si rivela un fiasco commerciale e conferma che le storie del celebre vampiro mal si adattano a una trasposizione nell'epoca moderna. Lo stesso Christopher Lee dichiarerà, a riprese ultimate, disgustato dal film e rifiuterà in seguito qualsiasi altra offerta della Hammer per tornare a indossare il mantello del vampiro che l'ha reso celebre. (p. 155)
*{{NDR|Su ''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''}} Non dice nulla di nuovo ed è più che altro una sorta di "remake" o di rifacimento parziale di ''La vendetta di Frankenstein'': gran parte della trama è infatti praticamente identica, almeno sino a metà. (p. 156)
*''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]'' è un film crepuscolare, un film del tramonto, e in ogni sua inquadratura si percepisce che ogni traccia dell'entusiasmo che ha animato Fisher ai tempi di ''La maschera di Frankenstein'' o di ''Distruggete Frankenstein'' è ormai svanita. Pur ben diretta, questa è dunque decisamente una pellicola minore, dove lo stesso personaggio di Frankenstein non è più una sorta di anti-eroe acceso dal fuoco del sacro entusiasmo ma soltanto un illuso relegato in un manicomio sporco e miserabile, giusto un altro pazzo tra tutti quegli altri matti sepolti vivi di cui probabilmente il mondo non sentirà mai parlare.<br>È la mesta fine di uno scienziato e di un ciclo di film che, in altre epoche, hanno reso grande la Hammer Film e lo stesso Fisher. (p. 157)
*Nel complesso, ''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro|La leggenda dei sette vampiri d'oro]]'' è comunque un film assai migliore di quanto si potrebbe pensare riflettendo su come è nato: anche se è un poco singolare vedere Peter Cushing muoversi nel personaggio di Van Helsing in uno scenario asiatico, c'è lo stesso molta tensione e l'uso esteso del "rallenty" per rappresentare le orde di vampiri asiatici (tutti campioni di karate e di kung-fu, è ovvio) ha una sua vitalità (un po' come accade anche nel film spagnolo ''[[La cavalcata dei resuscitati ciechi]]'', mediocre in genere ma efficace nell'uso del rallentamento artificiale dell'immagine), anche se guardando più di una sequenza nasce in me il sospetto che parte del materiale che si vede sullo schermo possa essere in realtà stato, girato per altri film degli Shaw Brothers e poi semplicemente riciclato qui. (pp. 159-160)
*{{NDR|Su ''[[Una figlia per il diavolo (film)|Una figlia per il diavolo]]''}} Questa pellicola sembra infatti essere quasi unicamente una specie di pasticciato rifacimento dell<nowiki>'</nowiki>''Esorcista'' (''The Exorcist'', 1973) di William Friedkin, con effetti speciali mediocri, personaggi insulsi e una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti e che dà l'impressione di essere stata rimanipolata più volte, al punto che del romanzo originale di [[Dennis Wheatley|Wheatley]] alla fine resta ben poco. (p. 163)
*{{NDR|Su ''[[Una figlia per il diavolo (film)|Una figlia per il diavolo]]''}} Purtroppo, questo bruttisimo film è l'ultima produzione "horror" della Hammer, e davvero la conclusione del suo grande ciclo è ingloriosa e deludente. (p. 163)
*''[[Il mistero della signora scomparsa (film)|Il mistero della signora scomparsa]]'' è un film piacevole, ma quando esce nelle sale il pubblico praticamente lo ignora e gli incassi, sia in Inghilterra che all'estero, sono disastrosi... e sotto il peso di questo grosso, grave fiasco commerciale la vecchia e gloriosa Hammer Productions Ltd. cessa praticamente di esistere, irrimediabilmente condannata dall'incapacità di Michael Carreras di adeguarsi ai nuovi gusti del pubblico. (p. 164)
===Explicit===
Di quell'era gloriosa ci restano oggi tanti film, parecchi degni di nota e alcuni degli autentici capolavori, e finché verranno proiettati in un cinema o in televisione il marchio della [[Hammer Film Productions|Hammer]] vivrà ancora.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Fantasma di cane''===
In questa mia strana città... oh, sì, in questa mia città tanto strana dove per me persino una goccia è animata e la porta di un'altra dimensione si è spalancata... qui ho anche pianto... già, ho proprio pianto il pomeriggio in cui mi morì il cane. Ho pianto come una fontana, e piangevo ancora sotto la pioggia mentre gli scavavo una fossa nel mio giardino, perché era lì che intendevo metterlo a riposare per sempre, poiché non me ne volevo mai più separare...
===''Daria e la chiesa''===
«Vuoi conoscere cosa c'è nel tuo futuro? Nel tuo lavoro? Nell'amore? Scegli una carta, e io ti rivelerò ogni cosa...»<br>
Così diceva Eleonora, quella piccola sibilla tanto graziosa che, apparsa d'improvviso una sera sul televisore rotto della mia casa, leggeva le carte e prediceva il fato, mentre una scritta in sovrimpressione indicava chiaramente a che numero del prefisso 144 la si poteva interpellare... E, se tu la facevi sul serio quella chiamata, lei rispondeva per davvero e ti parlava con voce soffice e modulata, anche se ormai da tempo per legge ogni linea con quel prefisso era stata disattivata. Eppure, lei parlava lo stesso, e ti diceva cose belle e liete, cercando di convincerti a scegliere una carta dal mazzo che teneva in mano: e, se tu lo facevi e la ascoltavi, poi credevi... credevi... credevi...
===''Il concerto del diavolo''===
Narra la storia che [[Niccolò Paganini]] nacque a Genova, nel 1782. Narra sempre, la storia, che suo padre e la sua famiglia appartenevano ai ceti benestanti dell'epoca.<br>
E, narra sempre la storia, che Niccolò diventò famoso per come suonava in modo sublime il violino, fin dalla più tenera età, quando compì le sue prime ''tournée'' nell'Italia di allora, divisa in vari Stati.<br>
Ma a fianco della storia c'è anche la leggenda.
===''Il papiro di Torino''===
A volte mi capita, sfogliando la mia piccola [[agenda]] alla ricerca del numero telefonico di qualcuno, di imbattermi nei nomi di amici o parenti che da tempo mi hanno lasciato. Io conservo infatti ogni agenda finché non è del tutto mal ridotta e consumata, ed è per questo che mi può capitare di ritrovare sulle pagine sciupate i recapiti o i numeri di persone ormai decedute da anni e, quando vi poso gli occhi sopra, vengo preso da un senso di smarrimento o di vertigine. Per qualche istante, infatti, mi viene da pensare che basterebbe semplicemente ricomporre il loro numero per poterci di nuovo parlare, come se la morte non fosse calata da tempo a porre fine per sempre a ogni rapporto, a ogni forma di comunicazione.
==Filmografia==
*''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971) - Soggetto
*''[[Nosferatu a Venezia]]'' (1988) - Regia (non accreditato)
==Bibliografia==
*Luigi Cozzi, ''Il cinema dei mostri'', Fanucci, 1987. ISBN 88-347-0018-X
*Luigi Cozzi, ''Fantasma di cane'', in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995.
*Luigi Cozzi, ''Daria e la chiesa'', in "Storie di streghe", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1996. ISBN 8881834480
*Luigi Cozzi, ''Il concerto del diavolo'', in "Storie di diavoli", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1997.
*Luigi Cozzi, ''Il papiro di [[Torino]]'', in "Storie di mummie", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1998.
*Luigi Cozzi, ''Hammer. La fabbrica dei mostri'', Profondo Rosso, 1999, ISBN 88-89084-09-X
==Altri progetti==
{{interprogetto|w}}
{{DEFAULTSORT:Cozzi, Luigi}}
[[Categoria:Registi italiani]]
[[Categoria:Sceneggiatori italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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2026-04-17T12:14:33Z
Mariomassone
17056
/* Hammer. La fabbrica dei mostri */
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Luigi Cozzi.JPG|thumb|Luigi Cozzi nel 2011]]
'''Luigi Cozzi''' (1947 – vivente), regista, sceneggiatore e scrittore italiano.
==Citazioni di Luigi Cozzi==
{{Int|Da ''[https://www.rapportoconfidenziale.org/?p򖵆 Luigi Cozzi]''|Intervista di Matteo Contin realizzata nel 2009; riportato in ''Rapportoconfidenziale.org'', 7 luglio 2010.}}
*''[[Il tunnel sotto il mondo]]'' era molto all’avanguardia anche alla fine degli anni ’70, perché in pratica ''[[The Truman Show]]'', il celebre film di Peter Weir, è uguale al famoso racconto di Pohl. Allora, negli anni ’70, in Italia si capivano poco le tematiche sulla pubblicità ossessiva descritta da Pohl e sull’invadenza della televisione, tutte cose che qui allora non esistevano e neanche ce le immaginavamo. E così paradossalmente oggi la gente capisce molto di più di quello che dico in Il tunnel sotto il mondo.
*{{NDR|Su ''[[L'assassino è costretto ad uccidere ancora]]''}}Per andare controcorrente, sono partito da questo concetto: voglio far vedere sin dalla prima inqua-dratura del film che faccia ha l’assassino, perché si può creare la tensione anche se si sa già chi è il killer. E così io e Del Giudice abbiamo costruito l’intera storia partendo da questa premessa, prendendo spunto di sicuro da Hitchcock, tanto da ''Delitto per delitto'' che da ''Il delitto perfetto''. Poi ci ho ricostruito dentro, con più sesso, la vicenda del villino isolato e della coppia sola con l’assassino che già avevo sviluppato nel mio episodio de ''La porta sul buio''. Quindi il mio film è un omaggio ad Argento, sì, ma facendo vedere però che si possono fare dei bei film gialli anche se si sa subito fin dall’inizio chi è l’assassino.
*[[Ennio Morricone|Morricone]] doveva fare la musica sia per ''Hercules'' che per ''Starcrash'', ma tutte e due le volte, sentendo le musiche che ci avevo messo io (pezzi di Bernard Hermann tolti soprattutto dai film di Harryhausen), si è irritato e ha detto che allora preferiva non comporre le musiche per me perché voleva essere libero di seguire solo la sua ispirazione e basta. Certo, io capisco il suo punto di vista ma da regista autore quale mi reputo, non lo condivido per niente: ogni mio film è mio e solo mio, e se il maestro non si adegua a metterci dei pezzi come li voglio io, può pure andarsene.
*{{NDR|Su ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione]]''}} Volevo fare un film di fantascienza diverso da tutti quelli fatti in Italia fino a quel momento, volevo fare un film di fantascienza come a mio parere bisognava farli, e cioè con trucchi ed effetti ottici in quantità, in contrapposizione alle idee di Margheriti e dei produttori nostrani che invece preferivano fare tutto dal vero in teatro, con cavi e fili. Quindi ho fatto un film unico fino a quel momento, e devo dire anche che da allora in poi nessuno più qui in Italia ha realizzato una pellicola simile, con altrettanti effetti ottici.
*{{NDR|Su ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione]]''}} In pratica non ho voluto certo realizzare una variazione sul genere di ''Star Wars'', bensì un’opera fantastica che io definivo come il mio ''Sinbad va su Marte'', cioè un fantasy da "mille e una notte" pura; non nello stile di George Lucas, bensì in quello di [[Ray Harryhausen]]. In più nella storia ho messo il ritmo dei pulp letterari di fantascienza degli anni ’40 e ho preso tante situazioni dai vari romanzi di fantascienza d’azione letti in gioventù ea nche moltissime tratte dai fumetti. Credo di essere riuscito a confezionare un film autonomo, che ha ben poco in comune con ''Star wars'', e che proprio per questo è piaciuto a tanta gente e a molti continua a piacere ancora oggi.
*Se c’è un mio film dedicato al cinema degli anni ’50, quello è appunto ''[[Contamination]]''.
*{{NDR|Su ''[[Contamination]]''}} Di moderno ha solo il riferimento (molto vago) ad un Alien e alle uova, più un po’ di sangue esagerato. Ma con Contamination siamo davvero nella science-fiction cinematografica degli anni ’50, con una scena che è allo stesso tempo un omaggio a Hitchcock e uno scherzo sul tema: quella della ragazza minacciata nella doccia. Naturalmente chi non ha visto quei film di fantascienza che ti ho citato, non può rendersi conto del lavoro di recupero che ho fatto.
*Con i due ''Hercules'' ho voluto fare fantasy puro alla Harryhausen, sono andato direttamente alla fonte greca, quella delle leggende antiche che sono molto più fantastiche e immaginifiche dei film italiani del periodo. Infatti ho usato come guida proprio il libro ''I miti greci'' di [[Robert Graves]] e poi ovviamente ho realizzato il tutto in stile Harryhausen, quindi fantasy, ma fantasy all’americana, non certo all’italiana.
*Accetto che ad un critico ''Hercules'' possa non piacere, è un suo diritto, ma quando quello stesso critico scrive che il mio film è un tentativo di rifare il peplum, allora questo significa che quel critico non ha mai visto il mio film, altrimenti non avrebbe scritto una tale bestialità.
*{{NDR|Su ''[[Paganini Horror]]''}} Ho letto numerose recensioni atroci di questo film stese da persone che non ci hanno capito nulla e che evidentemente si aspettavano uno “splatter alla Fulci” e quindi, secondo costoro, siccome il mio film non era uno “splatter alla Fulci”, faceva schifo. Ma che modo di ragionare è? Un film andrebbe visto per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse. Fortunatamente tutto questo succede solo in Italia.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} È un esempio di un film-casino che alla fine non rispetta per nulla la sceneggiatura originale: in fase di montaggio in pratica si sono reinventati una nuova trama e tutto l’ordine delle scene è stato cambiato, per cercare di dare un’apparenza di senso al tutto. Kinski poi impazzava a tutto spiano: ha voluto girare da solo almeno una ventina di ore di scene tutte inventate da lui, io lo accompagnavo in queste riprese assurde ed inutili e ho vissuto al suo fianco davvero delle esperienze folli.
*Un montatore può cambiare un film, perché è lui che ne decide il ritmo, lo spostamento di alcune scene, l’eliminazione o il taglio parziale di altre (ovviamente sempre d’accordo con il regista). Un film discreto montato da un bravo montatore diventa un buon film, un film discreto montato da un cattivo montatore diventa un film mediocre. Prendete per esempio i film di Dario Argento: finché ha avuto al suo fianco quel montatore eccezionale che è Franco Fraticelli, i film di Dario sono secchi, vibranti, tesi, quando Dario ha smesso di lavorare con Fraticelli, il suo cinema è cambiato, diventando molto più lento, a volte persino quasi noioso. Lo ripeto, i montatori sono fondamentali nel dare il giusto ritmo a un film, sono collaboratori preziosissimi di ogni regista e in qualche caso sono perfino meglio del regista. Chi è appassionato di cinema lo deve sapere.
{{Int|Da ''[https://www.palcoscenico.biz/2001-10-luigi-cozzi-tutto-e-iniziato-da-una-galassia/ Luigi Cozzi, tutto è iniziato da una… Galassia]''|Intervista di Luca Cirillo, ''Palcoscenico.biz'', ottobre 2001.}}
*Credo che ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione|Star Crash]]'' sia stato il primo film italiano di “fantascienza moderna”. Ci tenevo ad evitare di utilizzare lampadine per fare le stelle o astronavi giocattolo! Volevo tante astronavi e tanti pianeti!!
*{{NDR|Su ''[[Le avventure dell'incredibile Ercole]]''}} Non credo che in Italia sia stato realizzato un film “fantasy” con così tanti effetti innovativi! Fu un vero film di ricerca, d’avanguardia.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} Inizialmente avrei dovuto occuparmi esclusivamente degli effetti speciali. Ma dopo un solo giorno di riprese, il regista Caiano litigò con Klaus Kinski e la regia passò al produttore Augusto Caminito che, essendo esordiente in quel ruolo, mi pregò di aiutarlo. Comunque fu una bolgia totale, con Kinski che talvolta pretendeva di dirigersi da solo rifiutando qualsiasi direzione!
*{{NDR|Su [[Klaus Kinski]]}} Schizzofrenico è la definizione adatta! Talvolta era una persona adorabile, ma bastava poco per farlo andare su tutte le furie e poi era letteralmente ossessionato dal sesso!
*{{NDR|Su ''[[Paganini Horror]]''}} Purtroppo l’errore è già nel titolo! Non è un film dell’orrore bensì un film sulla rotondità del tempo, ha un non so chè di metafisico, di strano.
*Preferisco non scendere a compromessi con chi snobba a priori tutto ciò che è fantascienza e horror.
*Purtroppo è in crisi tutta la “macchina cinema” in Italia! Dal 1990 al ’94 è avvenuto un crollo impressionante del gradimento e, naturalmente, i primi a risentirne sono stati i film “low budget” che tanto avevano guadagnato a cavallo tra i ’70 e gli ’80. Poi verso la metà dei ’90 c’è stata una improvvisa impennata, ma si tratta di fiction e non di cinema. Il vero cinema è ancora pericolasamente in caduta libera!
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20210831174527/http://www.fanta-festival.it/wp-content/uploads/2014/06/CatalogoFantafestival2010.pdf Ray Harryhausen e le meraviglie del cinema "a passo uno"]''|''30. Fantafestival'', maggio-giugno 2010.}}
*[[Ray Harryhausen|Harryhausen]] [...] non è stato un regista o uno sceneggiatore o un produttore e nemmeno un attore. Eppure, in un certo senso, è un po’ tutte queste cose, e anche qualcuna di più. Harryhausen è stato infatti un geniale tecnico degli effetti speciali, e anche un dotatissimo “animatore”, quel tipo di artista che realizza film a “pupazzi animati”, con la differenza che i pupazzi di Harryhausen in genere sono sempre stati dei mostri o degli “alieni” inseriti in un contesto fotografico nel quale comparivano attori normali. Si è verificato così quel bizzarro effetto di fusione tra la realtà e la fantasia che è la caratteristica fondamentale di tutto il suo lavoro.
*Ray Harryhausen può infatti essere definito l’unico e il più geniale “artigiano” del cinema, e questo proprio perché i suoi film (che spesso, come i due Sinbad o l’ultimo lavoro, Scontro di titani, hanno ottenuto risultati clamorosi al box-office) sono in gran parte realizzati “a mano”, nel vero senso della parola, perché Harryhausen in realtà eseguiva tutte le sue meraviglie “effettistiche” proprio grazie alle sue mani e alla sua padronanza assoluta del mezzo tecnico.
*Occorre comunque subito specificare che ''[[Il risveglio del dinosauro]]'' non si segnala come un film geniale. Il suo unico pregio è quello della novità. Tuttavia il film si lascia vedere ancora oggi con molto gusto. Possiede infatti una sua grezza forza, un notevole impatto visivo che deriva essenzialmente dagli ottimi effetti speciali realizzati da Ray Harryhausen. Ma non va neppure trascurata la qualità della regia (e della scenografia) di Eugene Lourie, un abilissimo mestierante che, dopo aver allestito i set dei film di Jean Renoir e di Renè Clair, è passato con successo alla regia, specializzandosi, proprio grazie al grande successo de ''Il risveglio del dinosauro'', nella direzione di pellicole di genere fantastico, tra le quali spiccheranno in seguito ''Il colosso di New York'' (''The Colossus of New York'', 1958) e ''Il drago degli abissi'' (''The Giant Behemoth'', 1959). In un certo senso, è proprio la formazione tipicamente europea di Lourie (l’artista è nato in Francia nel 1905), oltre allo straordinario talento di Harryhausen, a far sì che ancora oggi ''Il risveglio del dinosauro'' possieda quelle qualità che lo rendono nettamente superiore alle troppe imitazioni successive.
*''[[La Terra contro i Dischi Volanti|La Terra contro i dischi volanti]]'' è un film atipico nel cinema di Harryhausen, dove di solito tutto è accuratamente ricostruito e appositamente ricreato: qui, per una volta, Harryhausen si è avvalso del suo talento per “unire” scene che in realtà provengono (o sono ricalcate) da altri film. In un certo senso, ''La Terra contro i dischi volanti'' è anche una copia “povera” de ''La guerra dei mondi'', dove però “povero” non sta certo per qualitativamente inferiore: in certi punti, specie nell’apocalittico finale, questo film è addirittura superiore al prototipo.
*In ''[[Il mondo è meraviglioso (film 1956)|Il mondo è meraviglioso!]]'' non ci sono attori ma solo animali, pesci, uccelli, e soprattutto ci sono nella prima parte del film i dinosauri animati da Ray Harryhausen (O’Brien si limito infatti ad una semplice supervisione) che si muovono nel loro ambiente naturale, e questo significa che intorno a loro non compaiono mai né uomini né ominidi di alcun tipo. Per questo motivo, Harryhausen non è costretto o ricorrere a trucchi particolari, e l’animazione a passo uno in questo film si riduce al suo livello più semplice. Forse per questo ''Il mondo è meraviglioso!'' è una pellicola oggi dimenticata, sconosciuta ai più e della quale lo stesso Harryhausen non ama molto parlare.
[[File:20 million miles to earth (1957) Ymir.png|thumb|Scena de ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]'']]
*{{NDR|Su ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]''}} I trucchi di questo film sono [...] d’altissima qualità, a partire dall’arrivo dell’astronave, che schizza prima sul pelo dell’acqua e poi sprofonda in mare tra un incredibile ribollire di flutti. La scena emana davvero un’impressione di grandiosità e di estrema spettacolarità, grazie anche al gigantesco scafo di metallo.
*{{NDR|Su ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]''}} Questo Ymir, un bizzarro connubio tra un dinosauro e un antropoide, è senza dubbio una delle creature più riuscite di Harryhausen, che riesce a farcelo apparire come dotato di vita propria, di personalità, e persino di elementari sentimenti, come la paura e l’ira.
*In realtà, il film su Sinbad era un vecchio progetto di Harryhausen, che nessuno però aveva mai voluto finanziare, poiché le pellicole imperniate sulla mitologia delle Mille e una Notte erano ritenute un cattivo affare per il box-office. ''[[Il 7º viaggio di Sinbad|Il settimo viaggio di Sinbad]]'' (e, in seguito, i successivi ''[[Il fantastico viaggio di Sinbad]]'' e ''[[Sinbad e l'occhio della tigre]]'') ha smentito tutte queste credenze, trasformando Harryhausen in una specie di Re Mida dell’animazione.
*{{NDR|Su ''[[I viaggi di Gulliver (film 1960)|I viaggi di Gulliver]]''}} La pellicola non concede [...] alcuno spazio ai mostri e alle creature tipiche di Harryhausen, che qui si deve limitare a ingigantire prima e a rimpicciolire poi il protagonista (ancora il Kervin Mathews del Sinbad), oltre ad “animare”… un finto coccodrillo. Il risultato è comunque piacevole, elegante, ma anche inutile e sinceramente da Ray Harryhausen il pubblico e la critica si aspettano di più, molto di più!
*''[[L'isola misteriosa (film 1961)|L'isola misteriosa]]'' è una pellicola estremamente piacevole, molto ben realizzata, e ha anche avuto abbastanza fortuna presso il pubblico. Non è però quel classico che ciascuno si aspetta ogni volta da Harryhausen, anche perché il paragone con il mastodontico e affascinante ''Ventimila leghe sotto i mari'' di Disney è inevitabile e non va purtroppo a favore di Ray Harryhausen: è chiaro infatti che il Capitano Nemo di Herbert Lom (ne ''L’isola misteriosa'') non può di certo competere con quello interpretato da uno splendido James Mason nell’opera disneyiana, con tutto quello che ne consegue.
[[File:Jason and the Argonauts (1963) Children of the night 4.png|thumb|Scena de ''[[Gli Argonauti]]'']]
*''Jason and the Argonauts'' (''[[Gli argonauti]]'', 1963, diretto da Don Chaffey) è una pellicola bellissima, affascinante, che Harryhausen stesso considera ancora oggi come il suo film migliore. Però ''Gli argonauti'' è uscito nei cinema quando ormai la gente si era stancata del filone mitologico e quindi non ha avuto alcun successo, gettando nello sconforto più profondo sia Harryhausen che Schneer. Dal punto di vista artistico, però, è forse il miglior film di Ray Harryhausen, reso ancora più affascinante dalle stupende musiche di Bernard Hermann.
*''[[Base Luna chiama Terra]]'' rappresenta un’eccezione nel cinema di Ray Harryhausen, essendo basato su una solida sceneggiatura (molto ricca di ironia e di umorismo) che crea una lunga premessa (copiata successivamente di peso da James Cameron che l’ha riproposta quale inizio del suo celebre film ''Titanic'') che contribuisce in maniera determinante a rendere poi più appariscenti e spettacolari gli “effetti” di Harryhausen quando questi finalmente arrivano (la seconda parte del film è un vero e proprio “diluvio” di trucchi sorprendenti) dopo l’attesa protratta il più possibile.
*''[[Un milione di anni fa]]'' è un buon film con diversi difetti. La sceneggiatura è infatti abbastanza debole e anche la regia, di Don Chaffey, non sembra ispirata: lo show di abilità e di perizia tecnica fornito da Harryhausen ha però dell’impressionante. Notevole è anche lo splendore della protagonista, l’attrice allora esordiente Raquel Welch, statuaria bellezza americana che trasuda sensualità in ogni sua mossa e che proprio a questo ''Un milione di anni fa'' deve la sua fama, al punto che si può quasi affermare che proprio grazie al seno della Welch e ai geniali dinosauri di Harryhausen Un milione di anni fa deve gran parte del suo successo mondiale.
*[[Michael Carreras|Carreras]] è l’uomo che a poco a poco ha condotto l’Hammer Film al fallimento e poi si è ritirato nella sua fattoria in Spagna.
*{{NDR|Su ''[[Un milione di anni fa]]''}} Le sequenze di elevata qualità sono comunque numerosissime, a cominciare dall’apertura, la bellissima scena della “creazione del mondo” realizzata da Les Bowie, il tecnico degli effetti speciali abituale della Hammer. Questa sequenza, tutta fatta di vortici di luce e di colori, ricorda (con vari anni di anticipo) l’inizio dello “Star Gate” nella parte finale del ''2001'' di Kubrick, e il grande regista americano ha chiaramente preso spunto dalla pellicola di Harryhausen.
*Pietra miliare nella storia del cinema di fantasia, film dalla genesi incredibilmente lunga, contorta e difficile, ''The Valley of Gwangi'' (''[[La vendetta di Gwangi]]'') è anche di quelle rarissime pellicole che sfuggono a ogni precisa collocazione e che arrivano facilmente a costituire delle vere e proprie anomalie irripetibili e a sé stanti. Ma nel caso di ''La vendetta di Gwangi'' si tratta di un’anomalia assolutamente positiva: non abbiamo dubbi infatti nel definire, associandoci ad altri critici, La vendetta di Gwangi un autentico capolavoro. E questo non inficia il giudizio di altri esperti, che si sono invece scagliati con ferocia contro il film: si tratta infatti di un’ opera che, in un caso o nell’altro, non consente vie di mezzo. è così atipico, insolito e curioso, questo ''La vendetta di Gwangi'', che non può assolutamente lasciare indifferenti.
*In ''King Kong'', si immagina che una troupe cinematografica approdi in un’isola sperduta nei mari del Sud, e vi scopra una tribù di selvaggi che difendono il segreto di Kong, un mostruoso scimmione gigantesco che domina un altopiano ancora popolato da mostri preistorici. ''Gwangi'' immagina invece che nell’Ottocento alcuni cow-boy scoprano una valle popolata da dinosauri in pieno Far West. E ''King Kong'' esce nel 1933, mentre la realizzazione del ''Gwangi'' di O’Brien viene iniziata nel 1943, cioè nove anni dopo. ''Gwangi'' è dunque un vero e proprio “figlio” di King Kong, che al tempo stesso ne esaspera l’atmosfera di sogno e di stranezza. L’idea di mischiare cow-boy e mostri preistorici non poteva infatti venire che a un geniale artista come O’Brien: è un’idea tipica degli anni Trenta, adattissima a un grande, spettacolarissimo film in bianco & nero destinato a ripetere il successo del modello.
*{{NDR|Su ''[[La vendetta di Gwangi]]''}} Forse, è il film più ricco di trucchi d’ogni tempo, almeno fino all’uscita di ''Guerre stellar''i nel 1977. Gwangi contiene infatti oltre 300 inquadrature “lavorate” a mano con i suoi particolari procedimenti ottici da Harryhausen; per fare un paragone, in ''2001 - Odissea nello spazio'' le inquadrature con gli effetti speciali ottici sono “solo” 205.
*In realtà, ''[[Il viaggio fantastico di Sinbad]]'' [...] non è un grande film: però è una pellicola gustosissima e divertente, con diversi trucchi indubbiamente affascinanti e spettacolari.
*Nel complesso, ''Il viaggio fantastico di Sinbad'' è dunque una favola per tutti (anche per gli adulti, che possono qui godersi la prorompente bellezza della splendida attrice inglese Coroline Munro) divertentissima e riuscita, all’altezza del miglior Harryhausen, e, quello che conta di più, è che il suo eccezionale successo ha permesso ad Harryhausen di lanciarsi in nuove, più costose produzioni.
*Tecnicamente perfezionatissimo, ''[[Sinbad e l'occhio della tigre]]'' consente ad Harryhausen di presentare sullo schermo una quantità di scene ricche di trucchi sbalorditivi, e moltissime creature da lui “animate” in maniera pressoché perfetta, come il Minaton, la Tigre, il Troglodita, il tricheco gigante e i tre Ghouls spadaccini. A questo film manca però un ritmo incalzante (colpa dell’anonimo regista Sam Wanamaker) e, soprattutto, è afflitto dalla carenza quasi assoluta di quel “sense of wonder” che costituiva invece il pregio principale del primo film di questa serie, ''Il settimo viaggio di Sinbad''.
*Si tratta, come è facile capire, di un film estremamente spettacolare, ricco di suggestione. Ray Harryhausen ha realizzato ''[[Scontro di titani|Scontro di Titani]]'' profondendovi il massimo della propria arte di “animatore”, anche se in questo caso, data la mole della produzione, ha fatto forse più da supervisore dei trucchi che da artefice vero e proprio: a dare vita ai “pupazzi” scolpiti dalla modellista Janet Stevens provvedono infatti vari artisti, tra i quali spicca l’americano Jim Danforth. Ma il risultato è comunque all’altezza delle attese.
{{Int|Da ''[https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/interviste/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista al Profondo Rosso Store di Roma, ''Cinematographe.it'', 6 novembre 2014.}}
*L'[[Cinema dell'orrore|horror]] in realtà non l'ho quasi mai fatto, perché non sono legatissimo all'horror, mi attira di più la fantascienza, da Walt Disney alle saghe galattiche di ''[[Guerre stellari]]''. L'horror mi diverte quando non c'è la fantascienza, l'importante che non ci sia troppo sangue, come ad esempio negli splatter.
*{{NDR|Su ''[[Il tunnel sotto il mondo]]''}} Realizzammo questo film che per anni è stato denigrato perché la gente non lo capiva, negli ultimi anni è stato rivalutato ed in Francia è addirittura considerato un cult, visto che anticipa ''[[The Truman Show|Truman Show]]'' e tutte quelle pellicole che trattano dell'invadenza della pubblicità e del consumismo. In Italia non poteva essere compreso nel 68.
*Anche se con [[Dario Argento|Dario]] ci sono 7 anni di differenza io mi sono riconosciuto nei suoi ideali di cinema, cioè nell'idea di rompere gli schemi. È il mio maestro e continuo a considerarlo tale.
*I generi ormai non esistono più, sono stati spazzati via dalla crisi del cinema moderno. Con l'assenza di pubblico sono spariti anche i film di genere.
{{Int|Da ''[https://www.horrormagazine.it/10036/intervista-a-luigi-cozzi Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Antonella Romaniello, ''Horrormagazine.it'', 10 maggio 2016.}}
*{{NDR|Su [[Klaus Kinski]]}} Era un grande attore, ma anche un uomo pazzo come un cavallo, che un momento prima era dolcissimo e un attimo dopo si trasformava in una belva infuriata con tutti, senza che fosse successo nulla a motivare quel repentino cambiamento d'umore.
*Il mio mostro preferito è [[Godzilla]], sin da quando ero bambino. Lo è ancora oggi.
*Il Godzilla moderno di Edwards mi ha abbastanza divertito, niente di eccezionale ma almeno è rimasto fedele allo spirito del Godzilla giapponese, mentre ho detestato la versione precedente di Emmerich.
*{{NDR|Su ''[[Blood on Méliès' Moon]]''}} L'ironia è sempre presente nei miei film, più o meno nascosta. In quest'ultimo lavoro l'ho messa un po' più allo scoperto, perché non amo prendermi mai troppo sul serio.
{{Int|Da ''[https://iviaggidigulliver.wordpress.com/2016/03/17/il-ritorno-di-un-maestro-del-cinema-di-genere-intervista-a-luigi-cozzi/ Il ritorno di un Maestro del Fantastico]''|Intervista di Walter De Stradis, ''Iviaggidigulliver.wordpress.com'', 16 maggio 2016.}}
*Oggi, ormai, il successo di un film è determinato dai ragazzi, fino ai 18/20 anni. I film sono confezionati per questo pubblico.
*Continuamente leggiamo sul giornale di grandi scoperte fatte da Italiani che stanno lavorando all'estero. Ricordiamoci che Enrico Fermi, che ha inventato la bomba atomica, al tempo del Fascismo è stato costretto ad andare in America perché in Italia è stato licenziato e nessuno gli dava più lavoro. Questo sistema italiano è un sistema nepotistico. C'è posto per gli amici, per gli amici degli amici, per i parenti e non c'è un premio alla qualità.
*Io ne ho fatti di film in Italia, ma li ho fatti con finanziamenti essenzialmente esteri perché gli italiani non credevano nei miei film. I produttori italiani dicevano che ero pazzo.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} Non ho avuto problemi, nel senso che con [[Klaus Kinski|Kinski]] il rapporto è andato benissimo perché io sono, dicono, molto diplomatico. Poi, non essendo un mio film, non avevo motivo per litigare con lui. Io riferivo al produttore e al regista le idee del Kinski, perché le ritenevo assurde, e dicevo "Kinski vuol fare questa cosa. Cosa devo fare?". Loro mi dicevano "Fagliela fare" e io glielo permettevo.
*Mentre i film sono andati sempre più aumentando di costi attraverso i decenni, adesso è possibile fare un film anche con il telefonino. Oggi ci sono dei mezzi tecnici a disposizione di tutti, a prezzi bassissimi, che consentono a chiunque di poter fare un film. Quello che impedisce alla gente di averne uno è che non ha la capacità tecnica, artistica. Ma oggi è possibile avere un film come si deve con cinque mila euro.
{{Int|Da ''[https://quinlan.it/2016/11/14/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Giampiero Raganelli, ''Quinlan.it'', 14 novembre 2016.}}
*{{NDR|Su ''[[Blood on Méliès' Moon]]''}} Ho fatto un film pensando soprattutto agli appassionati, come lo sono anch'io. L’ho dedicato a loro. Ho fatto quello che ogni fan vorrebbe vedere.
*Oggi specie nei blockbuster americani, uno sa già cosa vede. E quando esce dal cinema si è già dimenticato. Al di là dei botti, delle esplosioni, del gran casino, non gli rimane in mente niente. Io invece ho voluto cercare di costruire un film che obbligasse il pubblico a pensare un attimo a quello che ha visto, perché è tutto collegato, anche se apparentemente non sembra e se uno si distrae e non lo segue bene o non ci pensa, non riesce a cogliere i legami.
*{{NDR|Su [[Edward D. Wood Jr.]]}} È considerato il peggiore, ma forse non era proprio così, perché i suoi film sono divertenti da vedere, quindi non può essere il peggiore perché i peggiori sono quelli che uno non riesce a sopportare, che dopo 20 minuti dice “No, basta!”. Mi sono rapportato a lui per un paradosso ovviamente.
*{{NDR|Su [[Louis Aimé Augustin Le Prince]]}} Ha inventato il cinema dieci anni prima dei Lumière. Però non ha beneficiato di questa sua invenzione perché cinque anni prima del brevetto dei Lumière lui è salito sul treno per recarsi a Parigi per fare il lancio della sua invenzione, ma non è mai arrivato a Parigi, è scomparso su quel treno. Aveva i prototipi della cinepresa e del proiettore e sono scomparsi anche quelli. E non si è mai saputo che fine abbia fatto. È un giallo perché si presume che sia stato ucciso. La polizia francese ha identificato un cadavere ma molti mesi dopo e ormai era impossibile da identificare. Poi c'è il fatto che il figlio di Louis Le Prince, quando è cresciuto, cioè una decina d’anni dopo, si era recato in America perché, aveva detto alla famiglia, aveva scoperto le tracce che spiegavano la sparizione del padre, che conducevano a New York. Ma una sera a New York è stato ucciso da un colpo di pistola, non si sa sparato da chi. E l'enigma è rimasto insoluto.
{{Int|Da ''[http://www.close-up.it/cinecult-intervista-a-luigi-cozzi-anatomia-di-un-film-paganini-horror Anatomia di un film: "Paganini Horror"]''|Intervista di Carlo Dutto, ''Close-up.it'', 22 novembre 2018.}}
*''[[Paganini Horror]]'' è stato concepito essenzialmente per il mercato estero, dato che si sapeva che in Italia i film di quel tipo incassavano poco o niente, mentre sui mercati stranieri erano assai richiesti e apprezzati.
*Il film è effettivamente una parabola simbolica sulla tanta gente che lavora nel mondo dello spettacolo ma facendolo solo e soprattutto per mirare al successo e ai soldi, gente che è disposta a tutto e a qualunque compromesso o rinuncia artistica pur di affermarsi e "arrivare". Gente che purtroppo costituisce la maggioranza nell’ambiente...e non solo in quello artistico, purtroppo.
*L’horror italiano degli anni Settanta e Ottanta, grazie in particolare a Dario Argento e a Lucio Fulci, era sempre all’avanguardia e via via più estremo, essenzialmente visivo e a volte perfino astratto, oltre a essere costantemente alquanto innovativo dal punto di vista cinematografico. Poi però, all’inizio degli anni Novanta, il filone tutta quella creatività si è spenta perchè la televisione si è impossessata del mercato cinematografico e ha preso a dettare legge economicamente anche in fatto di produzione, obbligando gli autori a rinunciare a spingersi oltre e ad auto-censurarsi, se volevano continuare a lavorare nel settore.
*Il film è stato accolto male dai fan dell’horror al tempo della sua uscita nei cinema, perchè si aspettavano che fosse un nuovo film "''alla Fulci''", mentre in realtà non lo era per niente. Poi, con gli anni, le nuove generazioni dei fruitori di questo film hanno cominciato a vederlo con la mente sgombra da tutti quegli stupidi preconcetti e l’hanno valutato per ciò che ''Paganini Horror'' è in realtà, ovvero un’opera del più puro fantastique che coniuga con sarcasmo e ironia l’horror classico o antico con le moderne teorie fantascientifiche sulla relatività del tempo, sui campi di forza e sui ''worm-holes'' dove, andando avanti, si può anche tornare indietro...e così molte persone l’hanno apprezzato e preso a considerarlo come un piccolo classico minore, con davvero numerosi estimatori all’estero e perfino qui in Italia che, giustamente, affermano oggi come ''Paganini Horror'' non sia un vero film dell’orrore, ma un film di ''fantasy'' o, meglio ancora, come io del resto ho sempre detto, del ''fantastique'' in generale.
{{Int|Da ''[https://www.madmass.it/luigi-cozzi-intervista-maestro-cinema-horror-fantascienza/ Intervista a Luigi Cozzi, maestro del cinema horror e di fantascienza]''|Intervista di Ludovico, ''Madmass.it'', 15 febbraio 2021.}}
*Il film che fece scattare la scintilla fu il ''[[20.000 leghe sotto i mari (film 1954)|20.000 leghe sotto i mari]]'' prodotto da Walt Disney, mi affascinò e mi conquistò al mondo della fantasia. Tutto è partito da lì.
*{{NDR|Su ''[[L'uccello dalle piume di cristallo]]''}} Lo trovai un film bellissimo e pensai che era finalmente il segnale di un cinema diverso, un cinema nuovo, e volli conoscere chi lo aveva fatto.
*[[Daria Nicolodi|Daria]] era una bravissima attrice, una donna molto simpatica e colta e un’amica, una grande amica.
*[[Christopher Plummer]] era un professionista esemplare e un grandissimo attore.
*{{NDR|Su ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''}} I distributori mi dissero che essendo un film in bianco e nero non poteva uscire nelle sale in prima visione. Io pensando a una soluzione mi venne in mente di fare una prova col "passo uno", cioè ritoccando manualmente ogni fotogramma del film: un lavoro pazzesco però trovai chi era disposto a farlo. Un altro problema stava nel fatto che il film originale, che risaliva agli anni cinquanta, era lungo un’ora e venti: vent’anni dopo non venivano più programmati in prima visione film così corti, per cui per risolvere il problema decisi di allungarlo prendendo del materiale di repertorio sulla Seconda Guerra Mondiale e alternandolo con scene del film raddoppiate o ingrandite. Alla fine ricavammo 10 minuti in più. Facemmo l’audio in versione stereofonica e Godzilla uscì così in Italia in questa nuova versione. A Roma andò avanti per due settimane al Royal, che era un cinema importante.
*Non è stato il cinema di genere ma è stato il cinema italiano in generale che, secondo me, è andato affondando. Tutte le produzioni si sono svendute alla televisione. La produzione per le sale è praticamente finita. Io mi ricordo che in quegli anni, gli anni novanta, tutte le società con cui avevo fatto cinema io hanno chiuso, e quindi è finito un movimento. Oggi in Italia i film non prodotti o dalla Rai o da Mediaset o dagli altri enti credo siano due o tre all’anno: non c’è più nessuno che fa film per le sale, fanno film per le televisioni e quindi devono sottostare alle regole del mercato televisivo, non a quelle della sala cinematografica.
*Adesso la realtà è sicuramente più spaventosa della fantasia, però anche il cinema dell’orrore è diventato, secondo me, un po’ troppo baracconesco. Io sono cresciuto con un cinema dell’orrore fatto di tensione, di atmosfera: oggi è un cinema tutto di effetti. Le produzioni sono ancora troppo influenzate dal fascino degli effetti digitali: curano di più gli i VFX che la storia, i personaggi, le emozioni. Forse siccome oggi fare film costa così tanto nessuno vuole fare film su nuove storie: stanno rifacendo tutti vecchie storie e vecchi film che commercialmente, almeno in partenza, sono più sicuri, ma così la creatività a lungo andare svanisce.
{{Int|Da ''Hammer film. Quasi novant'anni di orrori... e non solo''|''Nocturno'', n. 223, luglio 2021.}}
*Se poi devo stilare una lista dei venti film della ''[[Hammer Film Productions|Hammer]]'' che personalmente preferisco, in quanto a qualità realizzativa e a presa "fantastica" e drammatica, la mia classifica presenta, assolutamente ''non'' in ordine progressivo ma per varie ragioni tutti posti alla pari, i seguenti titoli, che considero indispensabili per rendersi conto dello splendore di questa grande, piccola società cinematografica di londinese: ''[[La maschera di Frankenstein]]''; ''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; ''[[Hallucination]]''; ''[[Dracula il vampiro]]''; ''[[La vendetta di Frankenstein]]''; ''[[Le spose di Dracula]]''; ''[[Il mistero del castello]]''; ''[[Il mostro di Londra]]''; ''[[I vampiri dello spazio (film)|I vampiri dello spazio]]''; ''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]''; ''[[La furia dei Baskerville]]''; ''La nebbia degli orrori''; ''[[L'uomo che ingannò la morte]]''; ''[[La lunga notte dell'orrore]]''; ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''; ''[[L'implacabile condanna]]''; ''[[Il fantasma dell'Opera (film 1962)|Il fantasma dell'Opera]]''; ''[[Barbara, il mostro di Londra|Barbara il mostro di Londra]]''; ''[[Un milione di anni fa]]''.
*{{NDR|Su [[Terence Fisher]]}} Semplicemente il più straordinario regista che abbia lavorato alla ''Hammer'', malgrado non piacesse molto né a [[James Carreras|James]] né a [[Michael Carreras]], che più di una volta hanno cercato di toglierselo definitivamente di torno, bloccati ogni volta dal direttore artistico [[Anthony Hinds|Tony Hinds]] che invece lo considerava fondamentale (e aveva ragione!) per la loro società, né più né meno.
*In effetti, il sesso ha sempre avuto, insieme al sangue, un ruolo fondamentale nel successo della ''Hammer'': nei suoi film sono passate tantissime attrici splendide, forse parecchio scarse come interpreti, ma sicuramente notevoli come bellezza fisica, tutte o quasi con seni e fianchi abbondanti.
*Il "fenomeno ''Hammer''" non è stata solo un delirante mix di splendide donnine seminude, bagni di sangue e orrori assortiti, ma molto, molto di più e, soprattutto, di più profondo, essendo riuscito a scardinare per quasi due decenni i rapporti di forza esistenti da tempo quasi immemorabile nell'olimpo del cinema mondiale.
{{Int|Da ''[https://cinemonitor.it/hammer-la-fabbrica-dei-mostri-torna-in-libreria-la-monografia-di-luigi-cozzi/ "Hammer. La fabbrica dei mostri", torna in libreria la monografia di Luigi Cozzi]''|''Cinemonitor.it'', 10 febbraio 2023.}}
*La Hammer è un marchio glorioso che ha segnato un’epoca intera del cinema horror, ispirando tanti registi italiani, francesi e americani, e lanciando alla grande la voga del cinema horror. Basterebbe questo a evidenziarne l’importanza, anche se non ci fosse poi, come in effetti c’è, un lungo elenco di film da essa realizzati che si sono dimostrati fondamentali e assai influenti.
*I film e i divi non sono immortali come si dice esageratamente in giro, ma rappresentano lo specchio della società e del mondo nel momento in cui tali opere sono state realizzate.
*I film della Hammer [...] costituiscono un vero e proprio corpus completo e autonomo, indipendentemente dai vari specialisti che li hanno firmati, dove vengono riflessi alla perfezione le tematiche e le problematiche prevalenti nel periodo sociale e culturale in cui sono stati realizzati.
{{Int|Da ''[https://www.cineclandestino.it/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Riccardo Rosati, ''Cineclandestino.it'', 1 gennaio 2024.}}
*Per ''Star Riders'', come detto, volevano qualcosa in stile ''Star Wars'' e io gliel’ho fatto, però esprimendo la mia piena libertà creativa, perché è così che di solito scrivo per il cinema.
*[...] amo visceralmente la Fantascienza poiché io sono fondamentalmente un ottimista e la Fantascienza è la letteratura della speranza. Dell'Horror mi piace abbastanza quello classico mentre detesto lo Splatter. L'Horror è comunque un genere che trovo anche molto limitato e ripetitivo in quanto a tematiche, mentre quelle della Fantascienza sono praticamente inesauribili.
*[...] molta, troppa, della Fantascienza degli ultimi trent'anni è cupa, ossessiva e pessimista: a me non piace proprio. Preferisco quella vecchia, quella classica, che nella stragrande maggioranza dei testi era invece innovativa e decisamente ottimista sul futuro.
==''Il cinema dei mostri''==
*Clamorosamente, incredibilmente sottovalutato per anni e anni, il regista americano [[Jack Arnold]] viene oggi, finalmente riscoperto e riqualificato nella sua giusta luce. Arnold è infatti il più ispirato e geniale regista che il cinema fantastico (cioè di fantascienza e «gotico») abbia avuto nel decennio tra il 1950 e il 1960. (p. 91)
*Arnold ha realizzato una serie di film che possono ritenersi ciascuno la «parola definitiva» nei rispettivi generi di appartenenza, da la ''[[Tarantola (film)|Tarantola]]'' (il più geniale «film di mostri») a ''[[Destinazione... Terra!|Destinazione... Terra]]'' (il più coraggioso film sugli alieni), da ''[[La vendetta del mostro|La vendetta del mostro della Laguna Nera]]'' (il più poetico film dell'orrore) a ''[[Il ruggito del topo]]'' (il più divertente e pungente esempio di fantapolitica) [...]. (p. 91)
==''Hammer. La fabbrica dei mostri''==
===Incipit===
Quando sono nato io, nel 1947, in Italia la fantascienza non esisteva. Il termine "fantascienza" (traduzione dell'americano "''science fiction''", ovvero "''narrativa della scienza''") fu infatti inventato da Giorgio Monicelli solo verso la fine del 1952, quando per l'editore Mondadori curò l'uscita del primo numero della rivista "''Urania''".
===Citazioni===
[[File:The Quatermass Xperiment (1955) trailer - Monster.png|thumb|Scena de ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'']]
*Mai sino ad allora avevo visto una pellicola che mi aveva impressionato in quel modo, e probabilmente anche in seguito, nel resto della mia vita, mai un altro film ha prodotto in me una sensazione così sgomenta come quella che generò allora nel mio piccolo "io" ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''. (p. 7)
*{{NDR|Su ''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''}} Il film mi era piaciuto, ma lo avevo trovato decisamente triste e crepuscolare, dall'effetto sicuramente deprimente sugli spettatori. (p. 21)
*Se c'è dunque un uomo con cui si può oggi identificare la [[Hammer Film Productions|Hammer]], questi è certamente [[Anthony Hinds|Tony Hinds]]. Curiosamente, però, Hinds non ha mai amato il mestiere di produttore e, non appena gli impegni gliel'hanno permesso, si è messo a fare lo sceneggiatore, l'unica attività che - a suo dire - gli piace fare. E in effetti Hinds ha scritto parecchie delle migliori sceneggiature filmate dalla Hammer, e anche dopo essersi ritirato dalla società nel 1969 - a soli 46 anni di età - Hinds ha continuato a stendere copioni di film di fantascienza o dell'orrore. (pp. 24-25)
*Il regista [[Terence Fisher]] è comunque l'uomo che insieme ai due attori da lui scoperti e lanciati, - [[Peter Cushing]] e [[Christopher Lee]] - viene oggi universalmente identificato nel mondo con la Hammer. (p. 29)
*Il dottor [[Bernard Quatermass]] si è guadagnato un posto di prominenza nell'Olimpo dei beniamini del pubblico inglese, insieme ad altre collaudatissime figure quali [[Sherlock Holmes]] e [[Jack lo squartatore|Jack lo Squartatore]]. (p. 32)
*{{NDR|Su ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''}} L'intera atmosfera della pellicola è fortemente angosciosa, quasi ossessiva, e il mostro - che solo negli ultimi minuti ci viene finalmente mostrato - ha davvero un aspetto terrificante. (p. 34)
*Pur realizzato in economia ''[[X contro il centro atomico]]'' (nel film, comunque, non c'è nessun centro atomico, ma solo un ospedale che usa la radioattività per le cure mediche e dove il mostro inevitabilmente arriva riducendo a mostruose carcasse un medico e un'infermiera) è contraddistinto da una suspense eccellente, mentre l'ambientazione nella più desolata brughiera inglese rende (attraverso la magnifica fotografia neo-espressionistica in bianco e nero dell'operatore Gerald Gibbs) davvero l'impressione di un incubo quasi assoluto. (p. 38)
*{{NDR|Su ''[[I vampiri dello spazio (film)|I vampiri dello spazio]]''}} È considerato uno dei migliori e più inquietanti film di fantascienza di tutti i tempi, reso ancora più notevole dalla fotografia superba in bianco e nero di tipo nuovamente neo-espressionista dell'operatore Gerald Gibbs. L'ambientazione è poi estremamente realistica, la storia ha un ritmo quasi vorticoso tanto è incalzante, e il tema di fondo allude chiaramente alla situazione sociale dell'Inghilterra di quegli anni, tanto che alcuni critici oggi ritengono che ''I vampiri dello spazio'' sia soprattutto un violento apologo politico. (p. 38)
*{{NDR|Su ''[[La maschera di Frankenstein]]''}} Mentre il dottor Frankenstein interpretato da [[Colin Clive]] nella serie della Universal era uno scienziato di buoni sentimenti che soltanto per errore creava un mostro, nel film della Hammer del novembre 1956 [[Peter Cushing]] è uno studioso geniale ma del tutto privo di scrupoli che non esita a ricorrere al delitto per procurarsi un pezzo (il cervello) che gli serve per completare la sua creatura. In altre parole, malgrado l'apparente identicità del tema, il ''Frankenstein'' della Hammer e quello della Universal sono due film diversissimi tanto nel concetto di base che nell'ambientazione della storia. Cushing è pronto a tutto pur di arrivare ai risultati che desidera e sicuramente è più perfido del suo stesso mostro. (p. 44)
*''[[La maschera di Frankenstein]]'' si segnala per l'estrema graficità dei dettagli orrorifici che presenta: mani tagliate, cervelli trapiantati su corpi semi putrefatti... un campionario di orrori che oggi forse può non impressionarci più dato ciò che vediamo regolarmente sugli schermi dei cinema o durante i notiziari in televisione, ma che nel 1957 costituisce un indubbio elemento di forte shock per il pubblico, al quale mai sino ad allora erano state offerte immagini del genere. (p. 44)
*{{NDR|Su ''[[La maschera di Frankenstein]]''}} Il mostro incarnato da [[Christopher Lee]] è una belva a tutti gli effetti. Alla luce di questa considerazione il trucco creato per lui dallo specialista Phil Leakey è perfettamente adatto al personaggio: un volto butterato di cicatrici, una maschera rivoltante quale quella di un lebbroso che riflette l'anima di una creatura che nulla ha di umano. (p. 45)
*{{NDR|Su ''[[Dracula il vampiro]]''}} È interessante notare come la sceneggiatura divida il film in una serie di episodi distinti tra loro, seppure perfettamente amalgamati dalla presenza ossessionante del vampiro, presenza "sentita" soltanto, in quanto le effettive apparizioni del mostro in tutta la seconda parte della pellicola sono pochissime, silenziose e brevi. (p. 47)
*Il [[Conte Dracula|Dracula]] di Lee è stato definito da alcuni come ''"the loneliness of evil"'', cioè la solitudine del male, intendendo con ciò come il mostro sia una creatura sofferente costretta a succhiare il sangue per un fato implacabile ma intimamente dolente per le proprie azioni. (pp. 47-48)
*Il successo di ''Horror of Dracula'' è semplicemente strepitoso. Non si sa di preciso quanto abbia incassato il film, ma il guadagno supera i quattro milioni di sterline. Nella sola Inghilterra il film stabilisce il nuovo record di incasso per una pellicola a colori, e lancia una moda che impazza a lungo in tutto il mondo e che ancora oggi pare lontana dall'essersi esaurita. (p. 48)
*''[[La vendetta di Frankenstein]]'' è un autentico capolavoro. Non vi si percepisce più neppure lontanamente l'influenza dei classici di James Whale e dell'Universal, e la perfezione tecnica e artistica di questa pellicola è tale che costituisce quasi la codificazione ideale del nuovo stile "gotico all'inglese" creato dalla Hammer. (p. 48)
*A quasi quarant'anni dalla sua realizzazione, ''La vendetta di Frankenstein'' assurge infatti alla statura di autentico classico. Nel ciclo di Frankenstein ha due soli rivali, ''[[La moglie di Frankenstein|La sposa di Frankenstein]]'', il capolavoro di James Whale, e il successivo, superbo ''[[Distruggete Frankenstein!|Distruggete Frankenstein]]'', sempre di Fisher: ma sotto certi aspetti è superiore a tutti e due. (p. 49)
[[File:The Mummy (1959) trailer - Christopher Lee & Yvonne Furneaux 1.png|thumb|Scena de ''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]'']]
*''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]'' è un bel film, ma inferiore ai precedenti. Eppure il tema piace e la pellicola ha un grandissimo successo in tutto il mondo: in Italia, tra l'altro, è la prima produzione della Hammer che esce senza il sino ad allora abituale divieto "ai minori di sedici anni". (p. 51)
*{{NDR|Su ''[[L'uomo che ingannò la morte]]''}} Si tratta nel complesso di un bellissimo film, un autentico capolavoro di Terence Fisher che ha dei colori davvero straordinari, colori che però purtroppo sono quasi del tutto assenti nelle copie che vengono vendute in videocassetta o trasmesse in televisione. (p. 53)
*Pellicola molto raffinata e piacevolissima, ''[[La furia dei Baskerville]]'' ha un prologo retrodatato molto lungo e avvincente, e poi si snoda seguendo le linee dell'intrigo immaginato da Conan Doyle. Assai suggestive sono al solito le scenografie, mentre la fotografia è di nuovo eccellente: nel complesso il film è godibilissimo, di elevata qualità, e contribuisce a far entrare anche un personaggio letterario come Sherlock Holmes nello schema del "gotico inglese" inventato da Fisher e dalla Hammer. Dell'interpretazione di Peter Cushing nel ruolo del detective, infine, si può solo dire che è pressoché perfetta, dalla prima all'ultima inquadratura. (p. 57)
[[File:Brides of Dracula (1960) trailer - Andrée Melly & Marie Devereux.png|thumb|Scena de ''[[Le spose di Dracula]]'']]
*Sottilmente pervaso da un tema lesbico e omosessuale costellato da insolite variazioni alla leggenda classica del vampirismo (il succhiasangue viene ucciso per esempio nel finale da una croce formata dalle ombre delle pale di un mulino) e con più di una sequenza da antologia, sempre superbamente fotografato con colori accesissimi dal grande Jack Asher, ''[[Le spose di Dracula]]'' è uno dei film meno tipici ma più affascinanti della Hammer, perfettamente interpretato dal solito Peter Cushing nel ruolo del dottor Van Helsing e da un inquietante David Peel, quasi una sorta di hippy ottocentesco, nella parte del pericolosissimo vampiro. (p. 60)
*Più che un film sulla licantropia, ''[[L'implacabile condanna]]'' è però una pellicola sulla corruzione e sulla depravazione: del ricco signorotto locale che condanna e confina in una tetra prigione il povero mendicante: di quest'uomo che, col trascorrere degli anni, isolato nel buio della cella, diventa a sua volta un bruto e violenta la fanciulla imprigionata accanto a lui: del figlio che la giovane ha da questo bruto e che, nelle notti di luna piena, si trasforma in una belva inumana. È questa, in pratica, la conclusione del ciclo della corruzione che, passaggio dopo passaggio, generazione dopo generazione, è arrivata così a generare il Male assoluto, il Mostro che tale è anche e soprattutto a dispetto di se stesso. E non c'è espiazione, non c'è liberazione da questo Male assoluto, e così alla fine il licantropo Oliver Reed non può fare altro che supplicare, implorare il proprio padre adottivo di ucciderlo. E così è. (p. 63)
*È appunto con questo bellissimo film della fine del 1960, ''[[Il mostro di Londra]]'' di Terence Fisher, che a mio parere si conclude il periodo artistico più originale e raffinato della Hammer Film, quello in cui è stato inventato e imposto a tutto il mondo il "gotico inglese". In particolare, a far considerare concluso per sempre con ''Il mostro di Londra'' il miglior periodo della Hammer Film è la constatazione che, dopo la realizzazione di questa pellicola, come già detto cessa per sempre di occuparsi della direzione della luce lo straordinario operatore Jack Asher, sostituito dal 1961 in poi dal collega Arthur Grant. (p. 68)
*Certo, [[Alfred Hitchcock]] è un maestro di tecnica e di stile e il suo ''[[Psyco|Psycho]]'' viene riconosciuto ormai come un capolavoro assoluto del cinema, ma l'impatto di questo film presso le platee del 1960 è sconvolgente: voyeurismo, violenza, sesso, necrofilia, mania omicida... tutte le più efferrate perversioni della mente umana vengono rappresentate esplicitamente sullo schermo da Hitchcock, e il maestro del cinema mostra per la prima volta al pubblico atti e oppure che accadevano sempre fuori campo o dopo un'appropriata dissolvenza. In più siccome Hitchcock sta raccontando con ''Psycho'' una storia contemporanea (ispirata dalle gesta di un ''autentico'' "serial killer"), tutto quello che appare in questo suo film è estremamente realistico, e quindi ''vero'': potrebbe accadere a chiunque tra gli spettatori, e a parecchie sfortunate vittime in effetti è accaduto. (pp. 69-70)
*{{NDR|Su ''[[Per favore, non mordermi sul collo!]]''}} Una pellicola che è quasi un voluto omaggio alla Hammer. (p. 85)
*''[[La rivolta di Frankenstein]]'' è una produzione un po' anacronistica che naviga nella mediocrità assoluta, con parecchie sequenze banali o addirittura scadenti. La tensione è totalmente assente, l'orrore è scarso, gratuito e del tutto implausibile, colpa in gran parte attribuibile alla sceneggiatura del co-produttore Hinds e al fatto che lo stile Universal degli anni Quaranta è ormai del tutto superato. (p. 87)
*In ''La maschera di Frankenstein'' Christopher Lee incarna un essere totalmente avulso da sentimenti umani, mentre nell'altro film la creatura di Kingston pare riallacciarsi direttamente a quella classica (e insuperata) di Boris Karloff, cioè l'essere grezzo ma dotato di sentimenti, per quanto elementari. (pp. 87-88)
*{{NDR|Su ''[[Il mistero della mummia]]''}} Questa pellicola, che pure si ricollega al precedente ed economicamente assai fortunato ''La Mummia'' di Fisher, è decisamente deludente e non ha fortuna: come regista gotico, Michael Carreras si trova evidentemente a disagio nel raccontare una storia in cui lui per primo non crede. (p. 92)
*{{NDR|Su ''[[Dracula, principe delle tenebre]]''}} Il Dracula di questo film, rispetto a quello della pellicola precedente, è un personaggio abbastanza diverso, quasi un mero animale feroce che si distingue dalle belve solo per l'aspetto umano, non pronuncia una sola parola in tutta la pellicola, sibila e ringhia unicamente, gli occhi rossi per la bramosia di sangue, i lunghi canini scintillanti. (p. 101)
*{{NDR|Su ''[[Dracula, principe delle tenebre]]''}} È comunque elegante e ben realizzata, ma non ha né la forza né l'originalità del primo ''Dracula il vampiro''. La sequenza migliore è senza dubbio quella in cui Dracula viene fatto risorgere: è molto lunga e splendidamente realizzata in collaborazione tra il direttore della fotografia, il truccatore Roy Ashton e il tecnico degli effetti ottici abituale della Hammer, Les Bowie. (p. 101)
*Anche se non esaltante, ''Dracula principe delle tenebre'' è comunque un film che a me è piaciuto, se non altro perché - come tanti altri appassionati nel mondo - ho atteso ansiosamente che venisse realizzato per diversi anni, praticamente sin da quando ho visto il primo ''Dracula il vampiro''. Quando poi sono diventato regista, mi sono divertito a "citare" la sequenza più bella di ''Dracula principe delle tenebre'' rifacendola in maniera quasi eguale per una mia pellicola. {{NDR|''[[Le avventure dell'incredibile Ercole]]''}} (p. 102)
[[File:Frankenstein Created Woman & The Mummy's Shroud Double Bill Trailer 1 (Mummy face).png|thumb|Scena de ''[[Il sudario della mummia]]'']]
*''[[Il sudario della mummia]]'' è un film decisamente riuscito, che sembra quasi rinverdire i fasti del periodo migliore del "gotico inglese" della Hammer. La fotografia è suggestiva e le ambientazioni sono assai ben curate. La trama non è tanto originale, ma comunque i suoi sviluppi sono ben orchestrati. (p. 118)
*''[[La maledizione dei Frankenstein|La maledizione di Frankenstein]]'' è un film singolare che racconta una strana storia, una vicenda davvero contorta e satura di doppi sensi erotici: la bellissima ragazza, Christina, è in realtà un uomo, e quindi la creazione del Barone Frankenstein è praticamente un ermafrodita, e infatti l'uomo col corpo di donna usa le sue capacità di seduzione per conquistare sessualmente, l'uno dopo l'altro, tutti i colpevoli. Al tempo stesso, il film racconta una storia d'amore che va oltre la morte, la vicenda di un giovane e di una donna che si amano a tal punto che a un certo momento, grazie all'esperimento di Frankenstein, vengono fusi in un corpo unico... diventando realmente un'anima e un corpo solo, proprio come si dice a volte che sono certi innamorati. [...] Lo scienziato qui è quasi un fattore esterno alla vera trama della pellicola, una sorta di catalizzatore che fa muovere la vicenda (e che spinge il destino dei due amanti "maledetti" verso l'inevitabile conclusione di una seconda tragedia). (pp. 118-119)
*Studiando ''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' ci si rende conto presto che si tratta di un film che ben difficilmente avrebbe potuto venire realizzato negli anni Cinquanta o all'inizio dei Sessanta, poco dopo gli altri due. La storia della pellicola (sceneggiata questa volta dallo stesso autore della serie televisiva, [[Nigel Kneale]]) costituisce infatti un vero e proprio mosaico che si compone lentamente, e il problema che rappresenta il cuore del film è un autentico enigma metafisico che sconfina nella teologia. (p. 123)
*''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' sostiene che la religione non ha fatto altro che spacciare (o scambiare) per demoniaco ciò che in realtà è extraterrestre, ovvero marziano, e quindi alieno. È dunque una parabola simbolica, questo ''Astronave degli esseri perduti'', che si avvale della fantascienza per esporre certe audaci teorie del suo autore sulla razza umana, sulla religione e su certe antiche credenze. (p. 124)
*{{NDR|Su ''[[The Quatermass Conclusion (film)|The Quatermass Conclusion]]''}} Sono stato infatti io a tradurre i dialoghi del film e a scrivere l'adattamento usato nel corso del doppiaggio italiano, così come contemporaneamente ho convinto la direzione della rivista "''Urania''" di Mondadori a pubblicarne anche la versione in forma di romanzo.<br>''Quatermass Conclusion: la Terra esplode'' è però un film deludente, sicuramente la più modesta di tutte le avventure del dottor Quatermass. È anche un film datato e quasi fuori tempo: esce infatti alla fine degli anni Settanta, mentre è stato scritto a metà degli anni Sessanta e si occupa di problemi come quello degli hippy e dei figli dei fiori che, nel lungo periodo trascorso tra l'ideazione della storia e la sua trasformazione in film, sono completamente passati di moda e hanno perso ogni significato. (p. 126)
*{{NDR|Su ''[[Le amanti di Dracula]]''}} Con questo film si ammira per la terza volta Christopher Lee nei panni del celebre Conte, ma ''Le amanti di Dracula'' è la prima pellicola della sua saga vampirica a non essere diretta da Terence Fisher: il regista è infatti l'ex-operatore [[Freddie Francis]], un tecnico in possesso di un mestiere forse superiore a quello del suo predecessore, ma che è privo però del talento artistico di Fisher. (p. 130)
*{{NDR|Su ''[[The Devil Rides Out]]''}} È davvero un ottimo film, uno dei migliori sul tema delle sette sataniche e dell'evocazione del Diavolo. Ma forse questa pellicola è troppo elegante e raffinata per le platee del 1968-69, che ormai esigono solo brividi ed emozioni del tipo più grezzo e volgare. (p. 131)
*{{NDR|Su ''[[Distruggete Frankenstein!]]''}} Qui, infatti, il personaggio centrale del ciclo, appunto quello del Barone, è reso in un modo ancora più spietato e cinico. (p. 136)
*Mai come in questo film di Fisher viene sottolineato che la ''scienza'' di Frankenstein ''funziona'', certo, e in effetti il Barone non sbaglia nulla nei suoi esperimenti: è però l<nowiki>'</nowiki>''applicazione'', cioè l<nowiki>'</nowiki>''uso'' che lui fa di questa scienza senza errore a essere del tutto sbagliato, e infatti le ''conseguenze'' dei suoi esperimenti riusciti sono tutte tragiche... e tragiche diventano perché, nel compierli, Frankenstein non si è curato per nulla degli aspetti ''umani'' delle sue azioni, ritenendo semplicemente che nel nome di una scienza superiore e senza sbaglio tutto sia concesso. Ma non è così, perché le conseguenze sugli esseri umani dei risultati di quella scienza impeccabile possono invece essere devastanti... forse perché mentalmente e spiritualmente l'uomo non vi è ancora preparato... e infatti in ''Distruggete Frankenstein'' tutti gli esperimenti del Barone hanno successo, ma si trasformano comunque in tragedie perché, compiendoli, lo scienziato gelido e senza cuore non si è curato di prevederne le ''ripercussioni'' sulla mente delle persone. Così questo Frankenstein di Fisher trionfa sulla carne e sulla materia grazie alla scienza portentosa, ma ogni sua impresa si trasforma in un disastro perché lo spirito e l'anima non vengono presi in considerazione mentre in realtà alla fine prendono inevitabilmente il sopravvento. (p. 137)
*{{NDR|Su ''[[Distruggete Frankenstein!]]''}} È destinato essere, almeno nelle intenzioni del regista Fisher, l'ultimo film di questa serie, perché è appunto la prima pellicola della saga che si conclude (a parte ''La maschera di Frankenstein'') con la morte dello scienziato. E, a tutti gli effetti, ''Distruggete Frankenstein'' è davvero la "summa" conclusiva di queste straordinarie quattro storie dedicate da Fisher alle gesta del Barone: quando nel 1973 Fisher riprenderà in mano i nodi di questo tema, dirigendo ''Frankenstein and the Monster from Hell'', non si tratterà infatti più di una vera continuazione o riapertura della saga, bensì quasi solamente di una sorta di "nota a piè di pagina" rispetto al ciclo precedente. La vera, autentica, definitiva conclusione del ciclo di Frankenstein della Hammer Film e di Terence Fisher avviene infatti nel 1969 con questo mirabile ''Distruggete Frankenstein''. (pp. 138-139)
*Ben diretto, ''[[Il marchio di Dracula]]'' è piacevole ed elegante: sia con questo film che con ''[[Una messa per Dracula]]'' siamo però ben lontani dalla qualità alla quale ci aveva abituati Terence Fisher. In particolare, manca a questi film un secondo livello di lettura (rintracciabile, al massimo, in ''Una messa per Dracula'') che li renda meno gratuiti e fini a se stessi. Se l'esecuzione è infatti quasi impeccabile, il contenuto è però sempre più esile e poco stimolante, e la leggenda del Conte Dracula, almeno così come ce la sta raccontando adesso la Hammer, rischia di esaurirsi per assenza di nuove idee. (pp. 141-142)
*Tanto era riuscita e brillante ''La maschera di Frankenstein'' di Terence Fisher, infatti, tanto è risibile e grottesco ''[[Gli orrori di Frankenstein]]'' di Jimmy Sangster, inevitabilmente destinato a rivelarsi un disastro al "''box office''". Film da dimenticare. (p. 143)
[[File:When Dinosaurs Ruled the Earth (1970) trailer - Rhamphorhynchus 2.png|thumb|Scena di ''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]'']]
*Malgrado la banalità della trama (a parte i pochi frammenti rimasti del soggetto originale di [[J. G. Ballard]]), ''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]'' si segnala soprattutto per i bellissimi trucchi ottici realizzati dall'americano Jim Danforth: costui, lavorando con la tecnica del Passo Uno cara a Ray Harryhausen (l'autore degli effetti di ''Un milione di anni fa'', di cui ho già discusso), ha animato infatti alcuni dei più realistici e credibili dinosauri di tutta la storia del cinema, ''[[Jurassic Park (film)|Jurassic Park]]'' di Steven Spielberg incluso. Ed è appunto solo per questo, per questi splendidi mostri preistorici, che oggi ''Quando i dinosauri si mordevano la coda'' merita ancora di essere visto. (p. 144)
*{{NDR|Su ''[[La morte va a braccetto con le vergini]]''}} Questo è a mio parere un film decisamente modesto, che sfiora appena i livelli di qualità ai quali ci ha abituato la Hammer in passato. (p. 148)
*Verso la fine della lavorazione di ''Quando i dinosauri si mordevano la coda'', ricordo che ci fu un violento scontro tra l'animatore Jim Danforth e Carreras, che praticamente lo mandò via perché stava impiegando troppo tempo a completare i trucchi: quel film è infatti uscito con alcune sequenze di effetti ottici tagliate, perché la lavorazione fu appunto interrotta. (p. 149)
*Senza giganteschi rettili preistorici, non c'è davvero nessun motivo per cui uno spettatore debba andare a vedere un film come ''[[La lotta del sesso sei milioni di anni fa]]'', anche perché l'erotismo preannunciato dal titolo è del tutto assente e le fanciulle preistoriche che compaiono sono prestanti e discinte, sì, ma praticamente non rinunciano mai allo slip e al reggiseno (anche se di tipo preistorico). (p. 149)
*Certo, ''[[Barbara, il mostro di Londra|Barbara il mostro di Londra]]'' non è un capolavoro, ma comunque un film decisamente intelligente e ben fatto che merita di essere visto: e poi Martine Beswick è davvero affascinante in questa che rappresenta certamente la migliore interpretazione della sua carriera. (p. 150)
*Malgrado il cast di tutto rispetto, ''[[1972: Dracula colpisce ancora!|1972: Dracula colpisce ancora]]'' è una pellicola estremamente deludente: tra l'altro, nel tentativo di risparmiare sui costi di produzione e al tempo stesso cercando di ridare un po' di interesse al personaggio del Conte vampiro, in questa pellicola la Hammer trasferisce la figura di Dracula nella Londra moderna, ma il risultato è assolutamente deludente, quasi ridicolo. (p. 151)
*Ben confezionato, girato con eleganza e assai minuziosamente ambientato, ''[[La regina dei vampiri]]'' è un film tutt'altro che trascurabile, una delle pellicole più riuscite tra le produzioni "minori" della Hammer. (p. 152)
*Elegante e sofisticato, sottile, ''[[Rose rosse per il demonio]]'' è un film degno della Hammer dei periodi migliori, ma arriva forse troppo tardi in un mercato cinematografico dove ormai stanno per esplodere l'horror violento e volgare di pellicole come ''[[L'esorcista]]'' e ''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]'', e di conseguenza la sua sorte commerciale è segnata in anticipo: non ha il minimo successo e conclude così un'annata davvero insoddisfacente per le casse della Hammer Film. (p. 152)
[[File:Count Dracula and His Vampire Bride (1973) - Christopher Lee and Joanna Lumley 1.png|thumb|Scena de ''[[I satanici riti di Dracula]]'']]
*Molto deludente, questo ''[[I satanici riti di Dracula]]'' si rivela un fiasco commerciale e conferma che le storie del celebre vampiro mal si adattano a una trasposizione nell'epoca moderna. Lo stesso Christopher Lee dichiarerà, a riprese ultimate, disgustato dal film e rifiuterà in seguito qualsiasi altra offerta della Hammer per tornare a indossare il mantello del vampiro che l'ha reso celebre. (p. 155)
*{{NDR|Su ''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''}} Non dice nulla di nuovo ed è più che altro una sorta di "remake" o di rifacimento parziale di ''La vendetta di Frankenstein'': gran parte della trama è infatti praticamente identica, almeno sino a metà. (p. 156)
*''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]'' è un film crepuscolare, un film del tramonto, e in ogni sua inquadratura si percepisce che ogni traccia dell'entusiasmo che ha animato Fisher ai tempi di ''La maschera di Frankenstein'' o di ''Distruggete Frankenstein'' è ormai svanita. Pur ben diretta, questa è dunque decisamente una pellicola minore, dove lo stesso personaggio di Frankenstein non è più una sorta di anti-eroe acceso dal fuoco del sacro entusiasmo ma soltanto un illuso relegato in un manicomio sporco e miserabile, giusto un altro pazzo tra tutti quegli altri matti sepolti vivi di cui probabilmente il mondo non sentirà mai parlare.<br>È la mesta fine di uno scienziato e di un ciclo di film che, in altre epoche, hanno reso grande la Hammer Film e lo stesso Fisher. (p. 157)
*Nel complesso, ''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro|La leggenda dei sette vampiri d'oro]]'' è comunque un film assai migliore di quanto si potrebbe pensare riflettendo su come è nato: anche se è un poco singolare vedere Peter Cushing muoversi nel personaggio di Van Helsing in uno scenario asiatico, c'è lo stesso molta tensione e l'uso esteso del "rallenty" per rappresentare le orde di vampiri asiatici (tutti campioni di karate e di kung-fu, è ovvio) ha una sua vitalità (un po' come accade anche nel film spagnolo ''[[La cavalcata dei resuscitati ciechi]]'', mediocre in genere ma efficace nell'uso del rallentamento artificiale dell'immagine), anche se guardando più di una sequenza nasce in me il sospetto che parte del materiale che si vede sullo schermo possa essere in realtà stato, girato per altri film degli Shaw Brothers e poi semplicemente riciclato qui. (pp. 159-160)
*{{NDR|Su ''[[Una figlia per il diavolo (film)|Una figlia per il diavolo]]''}} Questa pellicola sembra infatti essere quasi unicamente una specie di pasticciato rifacimento dell<nowiki>'</nowiki>''Esorcista'' (''The Exorcist'', 1973) di William Friedkin, con effetti speciali mediocri, personaggi insulsi e una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti e che dà l'impressione di essere stata rimanipolata più volte, al punto che del romanzo originale di [[Dennis Wheatley|Wheatley]] alla fine resta ben poco. (p. 163)
*{{NDR|Su ''[[Una figlia per il diavolo (film)|Una figlia per il diavolo]]''}} Purtroppo, questo bruttisimo film è l'ultima produzione "horror" della Hammer, e davvero la conclusione del suo grande ciclo è ingloriosa e deludente. (p. 163)
*''[[Il mistero della signora scomparsa (film)|Il mistero della signora scomparsa]]'' è un film piacevole, ma quando esce nelle sale il pubblico praticamente lo ignora e gli incassi, sia in Inghilterra che all'estero, sono disastrosi... e sotto il peso di questo grosso, grave fiasco commerciale la vecchia e gloriosa Hammer Productions Ltd. cessa praticamente di esistere, irrimediabilmente condannata dall'incapacità di Michael Carreras di adeguarsi ai nuovi gusti del pubblico. (p. 164)
===Explicit===
Di quell'era gloriosa ci restano oggi tanti film, parecchi degni di nota e alcuni degli autentici capolavori, e finché verranno proiettati in un cinema o in televisione il marchio della [[Hammer Film Productions|Hammer]] vivrà ancora.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Fantasma di cane''===
In questa mia strana città... oh, sì, in questa mia città tanto strana dove per me persino una goccia è animata e la porta di un'altra dimensione si è spalancata... qui ho anche pianto... già, ho proprio pianto il pomeriggio in cui mi morì il cane. Ho pianto come una fontana, e piangevo ancora sotto la pioggia mentre gli scavavo una fossa nel mio giardino, perché era lì che intendevo metterlo a riposare per sempre, poiché non me ne volevo mai più separare...
===''Daria e la chiesa''===
«Vuoi conoscere cosa c'è nel tuo futuro? Nel tuo lavoro? Nell'amore? Scegli una carta, e io ti rivelerò ogni cosa...»<br>
Così diceva Eleonora, quella piccola sibilla tanto graziosa che, apparsa d'improvviso una sera sul televisore rotto della mia casa, leggeva le carte e prediceva il fato, mentre una scritta in sovrimpressione indicava chiaramente a che numero del prefisso 144 la si poteva interpellare... E, se tu la facevi sul serio quella chiamata, lei rispondeva per davvero e ti parlava con voce soffice e modulata, anche se ormai da tempo per legge ogni linea con quel prefisso era stata disattivata. Eppure, lei parlava lo stesso, e ti diceva cose belle e liete, cercando di convincerti a scegliere una carta dal mazzo che teneva in mano: e, se tu lo facevi e la ascoltavi, poi credevi... credevi... credevi...
===''Il concerto del diavolo''===
Narra la storia che [[Niccolò Paganini]] nacque a Genova, nel 1782. Narra sempre, la storia, che suo padre e la sua famiglia appartenevano ai ceti benestanti dell'epoca.<br>
E, narra sempre la storia, che Niccolò diventò famoso per come suonava in modo sublime il violino, fin dalla più tenera età, quando compì le sue prime ''tournée'' nell'Italia di allora, divisa in vari Stati.<br>
Ma a fianco della storia c'è anche la leggenda.
===''Il papiro di Torino''===
A volte mi capita, sfogliando la mia piccola [[agenda]] alla ricerca del numero telefonico di qualcuno, di imbattermi nei nomi di amici o parenti che da tempo mi hanno lasciato. Io conservo infatti ogni agenda finché non è del tutto mal ridotta e consumata, ed è per questo che mi può capitare di ritrovare sulle pagine sciupate i recapiti o i numeri di persone ormai decedute da anni e, quando vi poso gli occhi sopra, vengo preso da un senso di smarrimento o di vertigine. Per qualche istante, infatti, mi viene da pensare che basterebbe semplicemente ricomporre il loro numero per poterci di nuovo parlare, come se la morte non fosse calata da tempo a porre fine per sempre a ogni rapporto, a ogni forma di comunicazione.
==Filmografia==
*''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971) - Soggetto
*''[[Nosferatu a Venezia]]'' (1988) - Regia (non accreditato)
==Bibliografia==
*Luigi Cozzi, ''Il cinema dei mostri'', Fanucci, 1987. ISBN 88-347-0018-X
*Luigi Cozzi, ''Fantasma di cane'', in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995.
*Luigi Cozzi, ''Daria e la chiesa'', in "Storie di streghe", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1996. ISBN 8881834480
*Luigi Cozzi, ''Il concerto del diavolo'', in "Storie di diavoli", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1997.
*Luigi Cozzi, ''Il papiro di [[Torino]]'', in "Storie di mummie", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1998.
*Luigi Cozzi, ''Hammer. La fabbrica dei mostri'', Profondo Rosso, 1999, ISBN 88-89084-09-X
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Cozzi, Luigi}}
[[Categoria:Registi italiani]]
[[Categoria:Sceneggiatori italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Mariomassone
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wikitext
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[[File:Luigi Cozzi.JPG|thumb|Luigi Cozzi nel 2011]]
'''Luigi Cozzi''' (1947 – vivente), regista, sceneggiatore e scrittore italiano.
==Citazioni di Luigi Cozzi==
{{Int|Da ''[https://www.rapportoconfidenziale.org/?p򖵆 Luigi Cozzi]''|Intervista di Matteo Contin realizzata nel 2009; riportato in ''Rapportoconfidenziale.org'', 7 luglio 2010.}}
*''[[Il tunnel sotto il mondo]]'' era molto all’avanguardia anche alla fine degli anni ’70, perché in pratica ''[[The Truman Show]]'', il celebre film di Peter Weir, è uguale al famoso racconto di Pohl. Allora, negli anni ’70, in Italia si capivano poco le tematiche sulla pubblicità ossessiva descritta da Pohl e sull’invadenza della televisione, tutte cose che qui allora non esistevano e neanche ce le immaginavamo. E così paradossalmente oggi la gente capisce molto di più di quello che dico in Il tunnel sotto il mondo.
*{{NDR|Su ''[[L'assassino è costretto ad uccidere ancora]]''}}Per andare controcorrente, sono partito da questo concetto: voglio far vedere sin dalla prima inqua-dratura del film che faccia ha l’assassino, perché si può creare la tensione anche se si sa già chi è il killer. E così io e Del Giudice abbiamo costruito l’intera storia partendo da questa premessa, prendendo spunto di sicuro da Hitchcock, tanto da ''Delitto per delitto'' che da ''Il delitto perfetto''. Poi ci ho ricostruito dentro, con più sesso, la vicenda del villino isolato e della coppia sola con l’assassino che già avevo sviluppato nel mio episodio de ''La porta sul buio''. Quindi il mio film è un omaggio ad Argento, sì, ma facendo vedere però che si possono fare dei bei film gialli anche se si sa subito fin dall’inizio chi è l’assassino.
*[[Ennio Morricone|Morricone]] doveva fare la musica sia per ''Hercules'' che per ''Starcrash'', ma tutte e due le volte, sentendo le musiche che ci avevo messo io (pezzi di Bernard Hermann tolti soprattutto dai film di Harryhausen), si è irritato e ha detto che allora preferiva non comporre le musiche per me perché voleva essere libero di seguire solo la sua ispirazione e basta. Certo, io capisco il suo punto di vista ma da regista autore quale mi reputo, non lo condivido per niente: ogni mio film è mio e solo mio, e se il maestro non si adegua a metterci dei pezzi come li voglio io, può pure andarsene.
*{{NDR|Su ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione]]''}} Volevo fare un film di fantascienza diverso da tutti quelli fatti in Italia fino a quel momento, volevo fare un film di fantascienza come a mio parere bisognava farli, e cioè con trucchi ed effetti ottici in quantità, in contrapposizione alle idee di Margheriti e dei produttori nostrani che invece preferivano fare tutto dal vero in teatro, con cavi e fili. Quindi ho fatto un film unico fino a quel momento, e devo dire anche che da allora in poi nessuno più qui in Italia ha realizzato una pellicola simile, con altrettanti effetti ottici.
*{{NDR|Su ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione]]''}} In pratica non ho voluto certo realizzare una variazione sul genere di ''Star Wars'', bensì un’opera fantastica che io definivo come il mio ''Sinbad va su Marte'', cioè un fantasy da "mille e una notte" pura; non nello stile di George Lucas, bensì in quello di [[Ray Harryhausen]]. In più nella storia ho messo il ritmo dei pulp letterari di fantascienza degli anni ’40 e ho preso tante situazioni dai vari romanzi di fantascienza d’azione letti in gioventù ea nche moltissime tratte dai fumetti. Credo di essere riuscito a confezionare un film autonomo, che ha ben poco in comune con ''Star wars'', e che proprio per questo è piaciuto a tanta gente e a molti continua a piacere ancora oggi.
*Se c’è un mio film dedicato al cinema degli anni ’50, quello è appunto ''[[Contamination]]''.
*{{NDR|Su ''[[Contamination]]''}} Di moderno ha solo il riferimento (molto vago) ad un Alien e alle uova, più un po’ di sangue esagerato. Ma con Contamination siamo davvero nella science-fiction cinematografica degli anni ’50, con una scena che è allo stesso tempo un omaggio a Hitchcock e uno scherzo sul tema: quella della ragazza minacciata nella doccia. Naturalmente chi non ha visto quei film di fantascienza che ti ho citato, non può rendersi conto del lavoro di recupero che ho fatto.
*Con i due ''Hercules'' ho voluto fare fantasy puro alla Harryhausen, sono andato direttamente alla fonte greca, quella delle leggende antiche che sono molto più fantastiche e immaginifiche dei film italiani del periodo. Infatti ho usato come guida proprio il libro ''I miti greci'' di [[Robert Graves]] e poi ovviamente ho realizzato il tutto in stile Harryhausen, quindi fantasy, ma fantasy all’americana, non certo all’italiana.
*Accetto che ad un critico ''Hercules'' possa non piacere, è un suo diritto, ma quando quello stesso critico scrive che il mio film è un tentativo di rifare il peplum, allora questo significa che quel critico non ha mai visto il mio film, altrimenti non avrebbe scritto una tale bestialità.
*{{NDR|Su ''[[Paganini Horror]]''}} Ho letto numerose recensioni atroci di questo film stese da persone che non ci hanno capito nulla e che evidentemente si aspettavano uno “splatter alla Fulci” e quindi, secondo costoro, siccome il mio film non era uno “splatter alla Fulci”, faceva schifo. Ma che modo di ragionare è? Un film andrebbe visto per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse. Fortunatamente tutto questo succede solo in Italia.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} È un esempio di un film-casino che alla fine non rispetta per nulla la sceneggiatura originale: in fase di montaggio in pratica si sono reinventati una nuova trama e tutto l’ordine delle scene è stato cambiato, per cercare di dare un’apparenza di senso al tutto. Kinski poi impazzava a tutto spiano: ha voluto girare da solo almeno una ventina di ore di scene tutte inventate da lui, io lo accompagnavo in queste riprese assurde ed inutili e ho vissuto al suo fianco davvero delle esperienze folli.
*Un montatore può cambiare un film, perché è lui che ne decide il ritmo, lo spostamento di alcune scene, l’eliminazione o il taglio parziale di altre (ovviamente sempre d’accordo con il regista). Un film discreto montato da un bravo montatore diventa un buon film, un film discreto montato da un cattivo montatore diventa un film mediocre. Prendete per esempio i film di Dario Argento: finché ha avuto al suo fianco quel montatore eccezionale che è Franco Fraticelli, i film di Dario sono secchi, vibranti, tesi, quando Dario ha smesso di lavorare con Fraticelli, il suo cinema è cambiato, diventando molto più lento, a volte persino quasi noioso. Lo ripeto, i montatori sono fondamentali nel dare il giusto ritmo a un film, sono collaboratori preziosissimi di ogni regista e in qualche caso sono perfino meglio del regista. Chi è appassionato di cinema lo deve sapere.
{{Int|Da ''[https://www.palcoscenico.biz/2001-10-luigi-cozzi-tutto-e-iniziato-da-una-galassia/ Luigi Cozzi, tutto è iniziato da una… Galassia]''|Intervista di Luca Cirillo, ''Palcoscenico.biz'', ottobre 2001.}}
*Credo che ''[[Scontri stellari oltre la terza dimensione|Star Crash]]'' sia stato il primo film italiano di “fantascienza moderna”. Ci tenevo ad evitare di utilizzare lampadine per fare le stelle o astronavi giocattolo! Volevo tante astronavi e tanti pianeti!!
*{{NDR|Su ''[[Le avventure dell'incredibile Ercole]]''}} Non credo che in Italia sia stato realizzato un film “fantasy” con così tanti effetti innovativi! Fu un vero film di ricerca, d’avanguardia.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} Inizialmente avrei dovuto occuparmi esclusivamente degli effetti speciali. Ma dopo un solo giorno di riprese, il regista Caiano litigò con Klaus Kinski e la regia passò al produttore Augusto Caminito che, essendo esordiente in quel ruolo, mi pregò di aiutarlo. Comunque fu una bolgia totale, con Kinski che talvolta pretendeva di dirigersi da solo rifiutando qualsiasi direzione!
*{{NDR|Su [[Klaus Kinski]]}} Schizzofrenico è la definizione adatta! Talvolta era una persona adorabile, ma bastava poco per farlo andare su tutte le furie e poi era letteralmente ossessionato dal sesso!
*{{NDR|Su ''[[Paganini Horror]]''}} Purtroppo l’errore è già nel titolo! Non è un film dell’orrore bensì un film sulla rotondità del tempo, ha un non so chè di metafisico, di strano.
*Preferisco non scendere a compromessi con chi snobba a priori tutto ciò che è fantascienza e horror.
*Purtroppo è in crisi tutta la “macchina cinema” in Italia! Dal 1990 al ’94 è avvenuto un crollo impressionante del gradimento e, naturalmente, i primi a risentirne sono stati i film “low budget” che tanto avevano guadagnato a cavallo tra i ’70 e gli ’80. Poi verso la metà dei ’90 c’è stata una improvvisa impennata, ma si tratta di fiction e non di cinema. Il vero cinema è ancora pericolasamente in caduta libera!
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20210831174527/http://www.fanta-festival.it/wp-content/uploads/2014/06/CatalogoFantafestival2010.pdf Ray Harryhausen e le meraviglie del cinema "a passo uno"]''|''30. Fantafestival'', maggio-giugno 2010.}}
*[[Ray Harryhausen|Harryhausen]] [...] non è stato un regista o uno sceneggiatore o un produttore e nemmeno un attore. Eppure, in un certo senso, è un po’ tutte queste cose, e anche qualcuna di più. Harryhausen è stato infatti un geniale tecnico degli effetti speciali, e anche un dotatissimo “animatore”, quel tipo di artista che realizza film a “pupazzi animati”, con la differenza che i pupazzi di Harryhausen in genere sono sempre stati dei mostri o degli “alieni” inseriti in un contesto fotografico nel quale comparivano attori normali. Si è verificato così quel bizzarro effetto di fusione tra la realtà e la fantasia che è la caratteristica fondamentale di tutto il suo lavoro.
*Ray Harryhausen può infatti essere definito l’unico e il più geniale “artigiano” del cinema, e questo proprio perché i suoi film (che spesso, come i due Sinbad o l’ultimo lavoro, Scontro di titani, hanno ottenuto risultati clamorosi al box-office) sono in gran parte realizzati “a mano”, nel vero senso della parola, perché Harryhausen in realtà eseguiva tutte le sue meraviglie “effettistiche” proprio grazie alle sue mani e alla sua padronanza assoluta del mezzo tecnico.
*Occorre comunque subito specificare che ''[[Il risveglio del dinosauro]]'' non si segnala come un film geniale. Il suo unico pregio è quello della novità. Tuttavia il film si lascia vedere ancora oggi con molto gusto. Possiede infatti una sua grezza forza, un notevole impatto visivo che deriva essenzialmente dagli ottimi effetti speciali realizzati da Ray Harryhausen. Ma non va neppure trascurata la qualità della regia (e della scenografia) di Eugene Lourie, un abilissimo mestierante che, dopo aver allestito i set dei film di Jean Renoir e di Renè Clair, è passato con successo alla regia, specializzandosi, proprio grazie al grande successo de ''Il risveglio del dinosauro'', nella direzione di pellicole di genere fantastico, tra le quali spiccheranno in seguito ''Il colosso di New York'' (''The Colossus of New York'', 1958) e ''Il drago degli abissi'' (''The Giant Behemoth'', 1959). In un certo senso, è proprio la formazione tipicamente europea di Lourie (l’artista è nato in Francia nel 1905), oltre allo straordinario talento di Harryhausen, a far sì che ancora oggi ''Il risveglio del dinosauro'' possieda quelle qualità che lo rendono nettamente superiore alle troppe imitazioni successive.
*''[[La Terra contro i Dischi Volanti|La Terra contro i dischi volanti]]'' è un film atipico nel cinema di Harryhausen, dove di solito tutto è accuratamente ricostruito e appositamente ricreato: qui, per una volta, Harryhausen si è avvalso del suo talento per “unire” scene che in realtà provengono (o sono ricalcate) da altri film. In un certo senso, ''La Terra contro i dischi volanti'' è anche una copia “povera” de ''La guerra dei mondi'', dove però “povero” non sta certo per qualitativamente inferiore: in certi punti, specie nell’apocalittico finale, questo film è addirittura superiore al prototipo.
*In ''[[Il mondo è meraviglioso (film 1956)|Il mondo è meraviglioso!]]'' non ci sono attori ma solo animali, pesci, uccelli, e soprattutto ci sono nella prima parte del film i dinosauri animati da Ray Harryhausen (O’Brien si limito infatti ad una semplice supervisione) che si muovono nel loro ambiente naturale, e questo significa che intorno a loro non compaiono mai né uomini né ominidi di alcun tipo. Per questo motivo, Harryhausen non è costretto o ricorrere a trucchi particolari, e l’animazione a passo uno in questo film si riduce al suo livello più semplice. Forse per questo ''Il mondo è meraviglioso!'' è una pellicola oggi dimenticata, sconosciuta ai più e della quale lo stesso Harryhausen non ama molto parlare.
[[File:20 million miles to earth (1957) Ymir.png|thumb|Scena de ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]'']]
*{{NDR|Su ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]''}} I trucchi di questo film sono [...] d’altissima qualità, a partire dall’arrivo dell’astronave, che schizza prima sul pelo dell’acqua e poi sprofonda in mare tra un incredibile ribollire di flutti. La scena emana davvero un’impressione di grandiosità e di estrema spettacolarità, grazie anche al gigantesco scafo di metallo.
*{{NDR|Su ''[[A 30 milioni di km. dalla Terra]]''}} Questo Ymir, un bizzarro connubio tra un dinosauro e un antropoide, è senza dubbio una delle creature più riuscite di Harryhausen, che riesce a farcelo apparire come dotato di vita propria, di personalità, e persino di elementari sentimenti, come la paura e l’ira.
*In realtà, il film su Sinbad era un vecchio progetto di Harryhausen, che nessuno però aveva mai voluto finanziare, poiché le pellicole imperniate sulla mitologia delle Mille e una Notte erano ritenute un cattivo affare per il box-office. ''[[Il 7º viaggio di Sinbad|Il settimo viaggio di Sinbad]]'' (e, in seguito, i successivi ''[[Il fantastico viaggio di Sinbad]]'' e ''[[Sinbad e l'occhio della tigre]]'') ha smentito tutte queste credenze, trasformando Harryhausen in una specie di Re Mida dell’animazione.
*{{NDR|Su ''[[I viaggi di Gulliver (film 1960)|I viaggi di Gulliver]]''}} La pellicola non concede [...] alcuno spazio ai mostri e alle creature tipiche di Harryhausen, che qui si deve limitare a ingigantire prima e a rimpicciolire poi il protagonista (ancora il Kervin Mathews del Sinbad), oltre ad “animare”… un finto coccodrillo. Il risultato è comunque piacevole, elegante, ma anche inutile e sinceramente da Ray Harryhausen il pubblico e la critica si aspettano di più, molto di più!
*''[[L'isola misteriosa (film 1961)|L'isola misteriosa]]'' è una pellicola estremamente piacevole, molto ben realizzata, e ha anche avuto abbastanza fortuna presso il pubblico. Non è però quel classico che ciascuno si aspetta ogni volta da Harryhausen, anche perché il paragone con il mastodontico e affascinante ''Ventimila leghe sotto i mari'' di Disney è inevitabile e non va purtroppo a favore di Ray Harryhausen: è chiaro infatti che il Capitano Nemo di Herbert Lom (ne ''L’isola misteriosa'') non può di certo competere con quello interpretato da uno splendido James Mason nell’opera disneyiana, con tutto quello che ne consegue.
[[File:Jason and the Argonauts (1963) Children of the night 4.png|thumb|Scena de ''[[Gli Argonauti]]'']]
*''Jason and the Argonauts'' (''[[Gli argonauti]]'', 1963, diretto da Don Chaffey) è una pellicola bellissima, affascinante, che Harryhausen stesso considera ancora oggi come il suo film migliore. Però ''Gli argonauti'' è uscito nei cinema quando ormai la gente si era stancata del filone mitologico e quindi non ha avuto alcun successo, gettando nello sconforto più profondo sia Harryhausen che Schneer. Dal punto di vista artistico, però, è forse il miglior film di Ray Harryhausen, reso ancora più affascinante dalle stupende musiche di Bernard Hermann.
*''[[Base Luna chiama Terra]]'' rappresenta un’eccezione nel cinema di Ray Harryhausen, essendo basato su una solida sceneggiatura (molto ricca di ironia e di umorismo) che crea una lunga premessa (copiata successivamente di peso da James Cameron che l’ha riproposta quale inizio del suo celebre film ''Titanic'') che contribuisce in maniera determinante a rendere poi più appariscenti e spettacolari gli “effetti” di Harryhausen quando questi finalmente arrivano (la seconda parte del film è un vero e proprio “diluvio” di trucchi sorprendenti) dopo l’attesa protratta il più possibile.
*''[[Un milione di anni fa]]'' è un buon film con diversi difetti. La sceneggiatura è infatti abbastanza debole e anche la regia, di Don Chaffey, non sembra ispirata: lo show di abilità e di perizia tecnica fornito da Harryhausen ha però dell’impressionante. Notevole è anche lo splendore della protagonista, l’attrice allora esordiente Raquel Welch, statuaria bellezza americana che trasuda sensualità in ogni sua mossa e che proprio a questo ''Un milione di anni fa'' deve la sua fama, al punto che si può quasi affermare che proprio grazie al seno della Welch e ai geniali dinosauri di Harryhausen Un milione di anni fa deve gran parte del suo successo mondiale.
*[[Michael Carreras|Carreras]] è l’uomo che a poco a poco ha condotto l’Hammer Film al fallimento e poi si è ritirato nella sua fattoria in Spagna.
*{{NDR|Su ''[[Un milione di anni fa]]''}} Le sequenze di elevata qualità sono comunque numerosissime, a cominciare dall’apertura, la bellissima scena della “creazione del mondo” realizzata da Les Bowie, il tecnico degli effetti speciali abituale della Hammer. Questa sequenza, tutta fatta di vortici di luce e di colori, ricorda (con vari anni di anticipo) l’inizio dello “Star Gate” nella parte finale del ''2001'' di Kubrick, e il grande regista americano ha chiaramente preso spunto dalla pellicola di Harryhausen.
*Pietra miliare nella storia del cinema di fantasia, film dalla genesi incredibilmente lunga, contorta e difficile, ''The Valley of Gwangi'' (''[[La vendetta di Gwangi]]'') è anche di quelle rarissime pellicole che sfuggono a ogni precisa collocazione e che arrivano facilmente a costituire delle vere e proprie anomalie irripetibili e a sé stanti. Ma nel caso di ''La vendetta di Gwangi'' si tratta di un’anomalia assolutamente positiva: non abbiamo dubbi infatti nel definire, associandoci ad altri critici, La vendetta di Gwangi un autentico capolavoro. E questo non inficia il giudizio di altri esperti, che si sono invece scagliati con ferocia contro il film: si tratta infatti di un’ opera che, in un caso o nell’altro, non consente vie di mezzo. è così atipico, insolito e curioso, questo ''La vendetta di Gwangi'', che non può assolutamente lasciare indifferenti.
*In ''King Kong'', si immagina che una troupe cinematografica approdi in un’isola sperduta nei mari del Sud, e vi scopra una tribù di selvaggi che difendono il segreto di Kong, un mostruoso scimmione gigantesco che domina un altopiano ancora popolato da mostri preistorici. ''Gwangi'' immagina invece che nell’Ottocento alcuni cow-boy scoprano una valle popolata da dinosauri in pieno Far West. E ''King Kong'' esce nel 1933, mentre la realizzazione del ''Gwangi'' di O’Brien viene iniziata nel 1943, cioè nove anni dopo. ''Gwangi'' è dunque un vero e proprio “figlio” di King Kong, che al tempo stesso ne esaspera l’atmosfera di sogno e di stranezza. L’idea di mischiare cow-boy e mostri preistorici non poteva infatti venire che a un geniale artista come O’Brien: è un’idea tipica degli anni Trenta, adattissima a un grande, spettacolarissimo film in bianco & nero destinato a ripetere il successo del modello.
*{{NDR|Su ''[[La vendetta di Gwangi]]''}} Forse, è il film più ricco di trucchi d’ogni tempo, almeno fino all’uscita di ''Guerre stellar''i nel 1977. Gwangi contiene infatti oltre 300 inquadrature “lavorate” a mano con i suoi particolari procedimenti ottici da Harryhausen; per fare un paragone, in ''2001 - Odissea nello spazio'' le inquadrature con gli effetti speciali ottici sono “solo” 205.
*In realtà, ''[[Il viaggio fantastico di Sinbad]]'' [...] non è un grande film: però è una pellicola gustosissima e divertente, con diversi trucchi indubbiamente affascinanti e spettacolari.
*Nel complesso, ''Il viaggio fantastico di Sinbad'' è dunque una favola per tutti (anche per gli adulti, che possono qui godersi la prorompente bellezza della splendida attrice inglese Coroline Munro) divertentissima e riuscita, all’altezza del miglior Harryhausen, e, quello che conta di più, è che il suo eccezionale successo ha permesso ad Harryhausen di lanciarsi in nuove, più costose produzioni.
*Tecnicamente perfezionatissimo, ''[[Sinbad e l'occhio della tigre]]'' consente ad Harryhausen di presentare sullo schermo una quantità di scene ricche di trucchi sbalorditivi, e moltissime creature da lui “animate” in maniera pressoché perfetta, come il Minaton, la Tigre, il Troglodita, il tricheco gigante e i tre Ghouls spadaccini. A questo film manca però un ritmo incalzante (colpa dell’anonimo regista Sam Wanamaker) e, soprattutto, è afflitto dalla carenza quasi assoluta di quel “sense of wonder” che costituiva invece il pregio principale del primo film di questa serie, ''Il settimo viaggio di Sinbad''.
*Si tratta, come è facile capire, di un film estremamente spettacolare, ricco di suggestione. Ray Harryhausen ha realizzato ''[[Scontro di titani|Scontro di Titani]]'' profondendovi il massimo della propria arte di “animatore”, anche se in questo caso, data la mole della produzione, ha fatto forse più da supervisore dei trucchi che da artefice vero e proprio: a dare vita ai “pupazzi” scolpiti dalla modellista Janet Stevens provvedono infatti vari artisti, tra i quali spicca l’americano Jim Danforth. Ma il risultato è comunque all’altezza delle attese.
{{Int|Da ''[https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/interviste/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista al Profondo Rosso Store di Roma, ''Cinematographe.it'', 6 novembre 2014.}}
*L'[[Cinema dell'orrore|horror]] in realtà non l'ho quasi mai fatto, perché non sono legatissimo all'horror, mi attira di più la fantascienza, da Walt Disney alle saghe galattiche di ''[[Guerre stellari]]''. L'horror mi diverte quando non c'è la fantascienza, l'importante che non ci sia troppo sangue, come ad esempio negli splatter.
*{{NDR|Su ''[[Il tunnel sotto il mondo]]''}} Realizzammo questo film che per anni è stato denigrato perché la gente non lo capiva, negli ultimi anni è stato rivalutato ed in Francia è addirittura considerato un cult, visto che anticipa ''[[The Truman Show|Truman Show]]'' e tutte quelle pellicole che trattano dell'invadenza della pubblicità e del consumismo. In Italia non poteva essere compreso nel 68.
*Anche se con [[Dario Argento|Dario]] ci sono 7 anni di differenza io mi sono riconosciuto nei suoi ideali di cinema, cioè nell'idea di rompere gli schemi. È il mio maestro e continuo a considerarlo tale.
*I generi ormai non esistono più, sono stati spazzati via dalla crisi del cinema moderno. Con l'assenza di pubblico sono spariti anche i film di genere.
{{Int|Da ''[https://www.horrormagazine.it/10036/intervista-a-luigi-cozzi Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Antonella Romaniello, ''Horrormagazine.it'', 10 maggio 2016.}}
*{{NDR|Su [[Klaus Kinski]]}} Era un grande attore, ma anche un uomo pazzo come un cavallo, che un momento prima era dolcissimo e un attimo dopo si trasformava in una belva infuriata con tutti, senza che fosse successo nulla a motivare quel repentino cambiamento d'umore.
*Il mio mostro preferito è [[Godzilla]], sin da quando ero bambino. Lo è ancora oggi.
*Il Godzilla moderno di Edwards mi ha abbastanza divertito, niente di eccezionale ma almeno è rimasto fedele allo spirito del Godzilla giapponese, mentre ho detestato la versione precedente di Emmerich.
*{{NDR|Su ''[[Blood on Méliès' Moon]]''}} L'ironia è sempre presente nei miei film, più o meno nascosta. In quest'ultimo lavoro l'ho messa un po' più allo scoperto, perché non amo prendermi mai troppo sul serio.
{{Int|Da ''[https://iviaggidigulliver.wordpress.com/2016/03/17/il-ritorno-di-un-maestro-del-cinema-di-genere-intervista-a-luigi-cozzi/ Il ritorno di un Maestro del Fantastico]''|Intervista di Walter De Stradis, ''Iviaggidigulliver.wordpress.com'', 16 maggio 2016.}}
*Oggi, ormai, il successo di un film è determinato dai ragazzi, fino ai 18/20 anni. I film sono confezionati per questo pubblico.
*Continuamente leggiamo sul giornale di grandi scoperte fatte da Italiani che stanno lavorando all'estero. Ricordiamoci che Enrico Fermi, che ha inventato la bomba atomica, al tempo del Fascismo è stato costretto ad andare in America perché in Italia è stato licenziato e nessuno gli dava più lavoro. Questo sistema italiano è un sistema nepotistico. C'è posto per gli amici, per gli amici degli amici, per i parenti e non c'è un premio alla qualità.
*Io ne ho fatti di film in Italia, ma li ho fatti con finanziamenti essenzialmente esteri perché gli italiani non credevano nei miei film. I produttori italiani dicevano che ero pazzo.
*{{NDR|Su ''[[Nosferatu a Venezia]]''}} Non ho avuto problemi, nel senso che con [[Klaus Kinski|Kinski]] il rapporto è andato benissimo perché io sono, dicono, molto diplomatico. Poi, non essendo un mio film, non avevo motivo per litigare con lui. Io riferivo al produttore e al regista le idee del Kinski, perché le ritenevo assurde, e dicevo "Kinski vuol fare questa cosa. Cosa devo fare?". Loro mi dicevano "Fagliela fare" e io glielo permettevo.
*Mentre i film sono andati sempre più aumentando di costi attraverso i decenni, adesso è possibile fare un film anche con il telefonino. Oggi ci sono dei mezzi tecnici a disposizione di tutti, a prezzi bassissimi, che consentono a chiunque di poter fare un film. Quello che impedisce alla gente di averne uno è che non ha la capacità tecnica, artistica. Ma oggi è possibile avere un film come si deve con cinque mila euro.
{{Int|Da ''[https://quinlan.it/2016/11/14/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Giampiero Raganelli, ''Quinlan.it'', 14 novembre 2016.}}
*{{NDR|Su ''[[Blood on Méliès' Moon]]''}} Ho fatto un film pensando soprattutto agli appassionati, come lo sono anch'io. L’ho dedicato a loro. Ho fatto quello che ogni fan vorrebbe vedere.
*Oggi specie nei blockbuster americani, uno sa già cosa vede. E quando esce dal cinema si è già dimenticato. Al di là dei botti, delle esplosioni, del gran casino, non gli rimane in mente niente. Io invece ho voluto cercare di costruire un film che obbligasse il pubblico a pensare un attimo a quello che ha visto, perché è tutto collegato, anche se apparentemente non sembra e se uno si distrae e non lo segue bene o non ci pensa, non riesce a cogliere i legami.
*{{NDR|Su [[Edward D. Wood Jr.]]}} È considerato il peggiore, ma forse non era proprio così, perché i suoi film sono divertenti da vedere, quindi non può essere il peggiore perché i peggiori sono quelli che uno non riesce a sopportare, che dopo 20 minuti dice “No, basta!”. Mi sono rapportato a lui per un paradosso ovviamente.
*{{NDR|Su [[Louis Aimé Augustin Le Prince]]}} Ha inventato il cinema dieci anni prima dei Lumière. Però non ha beneficiato di questa sua invenzione perché cinque anni prima del brevetto dei Lumière lui è salito sul treno per recarsi a Parigi per fare il lancio della sua invenzione, ma non è mai arrivato a Parigi, è scomparso su quel treno. Aveva i prototipi della cinepresa e del proiettore e sono scomparsi anche quelli. E non si è mai saputo che fine abbia fatto. È un giallo perché si presume che sia stato ucciso. La polizia francese ha identificato un cadavere ma molti mesi dopo e ormai era impossibile da identificare. Poi c'è il fatto che il figlio di Louis Le Prince, quando è cresciuto, cioè una decina d’anni dopo, si era recato in America perché, aveva detto alla famiglia, aveva scoperto le tracce che spiegavano la sparizione del padre, che conducevano a New York. Ma una sera a New York è stato ucciso da un colpo di pistola, non si sa sparato da chi. E l'enigma è rimasto insoluto.
{{Int|Da ''[http://www.close-up.it/cinecult-intervista-a-luigi-cozzi-anatomia-di-un-film-paganini-horror Anatomia di un film: "Paganini Horror"]''|Intervista di Carlo Dutto, ''Close-up.it'', 22 novembre 2018.}}
*''[[Paganini Horror]]'' è stato concepito essenzialmente per il mercato estero, dato che si sapeva che in Italia i film di quel tipo incassavano poco o niente, mentre sui mercati stranieri erano assai richiesti e apprezzati.
*Il film è effettivamente una parabola simbolica sulla tanta gente che lavora nel mondo dello spettacolo ma facendolo solo e soprattutto per mirare al successo e ai soldi, gente che è disposta a tutto e a qualunque compromesso o rinuncia artistica pur di affermarsi e "arrivare". Gente che purtroppo costituisce la maggioranza nell’ambiente...e non solo in quello artistico, purtroppo.
*L’horror italiano degli anni Settanta e Ottanta, grazie in particolare a Dario Argento e a Lucio Fulci, era sempre all’avanguardia e via via più estremo, essenzialmente visivo e a volte perfino astratto, oltre a essere costantemente alquanto innovativo dal punto di vista cinematografico. Poi però, all’inizio degli anni Novanta, il filone tutta quella creatività si è spenta perchè la televisione si è impossessata del mercato cinematografico e ha preso a dettare legge economicamente anche in fatto di produzione, obbligando gli autori a rinunciare a spingersi oltre e ad auto-censurarsi, se volevano continuare a lavorare nel settore.
*Il film è stato accolto male dai fan dell’horror al tempo della sua uscita nei cinema, perchè si aspettavano che fosse un nuovo film "''alla Fulci''", mentre in realtà non lo era per niente. Poi, con gli anni, le nuove generazioni dei fruitori di questo film hanno cominciato a vederlo con la mente sgombra da tutti quegli stupidi preconcetti e l’hanno valutato per ciò che ''Paganini Horror'' è in realtà, ovvero un’opera del più puro fantastique che coniuga con sarcasmo e ironia l’horror classico o antico con le moderne teorie fantascientifiche sulla relatività del tempo, sui campi di forza e sui ''worm-holes'' dove, andando avanti, si può anche tornare indietro...e così molte persone l’hanno apprezzato e preso a considerarlo come un piccolo classico minore, con davvero numerosi estimatori all’estero e perfino qui in Italia che, giustamente, affermano oggi come ''Paganini Horror'' non sia un vero film dell’orrore, ma un film di ''fantasy'' o, meglio ancora, come io del resto ho sempre detto, del ''fantastique'' in generale.
{{Int|Da ''[https://www.madmass.it/luigi-cozzi-intervista-maestro-cinema-horror-fantascienza/ Intervista a Luigi Cozzi, maestro del cinema horror e di fantascienza]''|Intervista di Ludovico, ''Madmass.it'', 15 febbraio 2021.}}
*Il film che fece scattare la scintilla fu il ''[[20.000 leghe sotto i mari (film 1954)|20.000 leghe sotto i mari]]'' prodotto da Walt Disney, mi affascinò e mi conquistò al mondo della fantasia. Tutto è partito da lì.
*{{NDR|Su ''[[L'uccello dalle piume di cristallo]]''}} Lo trovai un film bellissimo e pensai che era finalmente il segnale di un cinema diverso, un cinema nuovo, e volli conoscere chi lo aveva fatto.
*[[Daria Nicolodi|Daria]] era una bravissima attrice, una donna molto simpatica e colta e un’amica, una grande amica.
*[[Christopher Plummer]] era un professionista esemplare e un grandissimo attore.
*{{NDR|Su ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''}} I distributori mi dissero che essendo un film in bianco e nero non poteva uscire nelle sale in prima visione. Io pensando a una soluzione mi venne in mente di fare una prova col "passo uno", cioè ritoccando manualmente ogni fotogramma del film: un lavoro pazzesco però trovai chi era disposto a farlo. Un altro problema stava nel fatto che il film originale, che risaliva agli anni cinquanta, era lungo un’ora e venti: vent’anni dopo non venivano più programmati in prima visione film così corti, per cui per risolvere il problema decisi di allungarlo prendendo del materiale di repertorio sulla Seconda Guerra Mondiale e alternandolo con scene del film raddoppiate o ingrandite. Alla fine ricavammo 10 minuti in più. Facemmo l’audio in versione stereofonica e Godzilla uscì così in Italia in questa nuova versione. A Roma andò avanti per due settimane al Royal, che era un cinema importante.
*Non è stato il cinema di genere ma è stato il cinema italiano in generale che, secondo me, è andato affondando. Tutte le produzioni si sono svendute alla televisione. La produzione per le sale è praticamente finita. Io mi ricordo che in quegli anni, gli anni novanta, tutte le società con cui avevo fatto cinema io hanno chiuso, e quindi è finito un movimento. Oggi in Italia i film non prodotti o dalla Rai o da Mediaset o dagli altri enti credo siano due o tre all’anno: non c’è più nessuno che fa film per le sale, fanno film per le televisioni e quindi devono sottostare alle regole del mercato televisivo, non a quelle della sala cinematografica.
*Adesso la realtà è sicuramente più spaventosa della fantasia, però anche il cinema dell’orrore è diventato, secondo me, un po’ troppo baracconesco. Io sono cresciuto con un cinema dell’orrore fatto di tensione, di atmosfera: oggi è un cinema tutto di effetti. Le produzioni sono ancora troppo influenzate dal fascino degli effetti digitali: curano di più gli i VFX che la storia, i personaggi, le emozioni. Forse siccome oggi fare film costa così tanto nessuno vuole fare film su nuove storie: stanno rifacendo tutti vecchie storie e vecchi film che commercialmente, almeno in partenza, sono più sicuri, ma così la creatività a lungo andare svanisce.
{{Int|Da ''Hammer film. Quasi novant'anni di orrori... e non solo''|''Nocturno'', n. 223, luglio 2021.}}
*Se poi devo stilare una lista dei venti film della ''[[Hammer Film Productions|Hammer]]'' che personalmente preferisco, in quanto a qualità realizzativa e a presa "fantastica" e drammatica, la mia classifica presenta, assolutamente ''non'' in ordine progressivo ma per varie ragioni tutti posti alla pari, i seguenti titoli, che considero indispensabili per rendersi conto dello splendore di questa grande, piccola società cinematografica di londinese: ''[[La maschera di Frankenstein]]''; ''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; ''[[Hallucination]]''; ''[[Dracula il vampiro]]''; ''[[La vendetta di Frankenstein]]''; ''[[Le spose di Dracula]]''; ''[[Il mistero del castello]]''; ''[[Il mostro di Londra]]''; ''[[I vampiri dello spazio (film)|I vampiri dello spazio]]''; ''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]''; ''[[La furia dei Baskerville]]''; ''La nebbia degli orrori''; ''[[L'uomo che ingannò la morte]]''; ''[[La lunga notte dell'orrore]]''; ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''; ''[[L'implacabile condanna]]''; ''[[Il fantasma dell'Opera (film 1962)|Il fantasma dell'Opera]]''; ''[[Barbara, il mostro di Londra|Barbara il mostro di Londra]]''; ''[[Un milione di anni fa]]''.
*{{NDR|Su [[Terence Fisher]]}} Semplicemente il più straordinario regista che abbia lavorato alla ''Hammer'', malgrado non piacesse molto né a [[James Carreras|James]] né a [[Michael Carreras]], che più di una volta hanno cercato di toglierselo definitivamente di torno, bloccati ogni volta dal direttore artistico [[Anthony Hinds|Tony Hinds]] che invece lo considerava fondamentale (e aveva ragione!) per la loro società, né più né meno.
*In effetti, il sesso ha sempre avuto, insieme al sangue, un ruolo fondamentale nel successo della ''Hammer'': nei suoi film sono passate tantissime attrici splendide, forse parecchio scarse come interpreti, ma sicuramente notevoli come bellezza fisica, tutte o quasi con seni e fianchi abbondanti.
*Il "fenomeno ''Hammer''" non è stata solo un delirante mix di splendide donnine seminude, bagni di sangue e orrori assortiti, ma molto, molto di più e, soprattutto, di più profondo, essendo riuscito a scardinare per quasi due decenni i rapporti di forza esistenti da tempo quasi immemorabile nell'olimpo del cinema mondiale.
{{Int|Da ''[https://cinemonitor.it/hammer-la-fabbrica-dei-mostri-torna-in-libreria-la-monografia-di-luigi-cozzi/ "Hammer. La fabbrica dei mostri", torna in libreria la monografia di Luigi Cozzi]''|''Cinemonitor.it'', 10 febbraio 2023.}}
*La Hammer è un marchio glorioso che ha segnato un’epoca intera del cinema horror, ispirando tanti registi italiani, francesi e americani, e lanciando alla grande la voga del cinema horror. Basterebbe questo a evidenziarne l’importanza, anche se non ci fosse poi, come in effetti c’è, un lungo elenco di film da essa realizzati che si sono dimostrati fondamentali e assai influenti.
*I film e i divi non sono immortali come si dice esageratamente in giro, ma rappresentano lo specchio della società e del mondo nel momento in cui tali opere sono state realizzate.
*I film della Hammer [...] costituiscono un vero e proprio corpus completo e autonomo, indipendentemente dai vari specialisti che li hanno firmati, dove vengono riflessi alla perfezione le tematiche e le problematiche prevalenti nel periodo sociale e culturale in cui sono stati realizzati.
{{Int|Da ''[https://www.cineclandestino.it/intervista-a-luigi-cozzi/ Intervista a Luigi Cozzi]''|Intervista di Riccardo Rosati, ''Cineclandestino.it'', 1 gennaio 2024.}}
*Per ''Star Riders'', come detto, volevano qualcosa in stile ''Star Wars'' e io gliel’ho fatto, però esprimendo la mia piena libertà creativa, perché è così che di solito scrivo per il cinema.
*[...] amo visceralmente la Fantascienza poiché io sono fondamentalmente un ottimista e la Fantascienza è la letteratura della speranza. Dell'Horror mi piace abbastanza quello classico mentre detesto lo Splatter. L'Horror è comunque un genere che trovo anche molto limitato e ripetitivo in quanto a tematiche, mentre quelle della Fantascienza sono praticamente inesauribili.
*[...] molta, troppa, della Fantascienza degli ultimi trent'anni è cupa, ossessiva e pessimista: a me non piace proprio. Preferisco quella vecchia, quella classica, che nella stragrande maggioranza dei testi era invece innovativa e decisamente ottimista sul futuro.
==''Il cinema dei mostri''==
*Clamorosamente, incredibilmente sottovalutato per anni e anni, il regista americano [[Jack Arnold]] viene oggi, finalmente riscoperto e riqualificato nella sua giusta luce. Arnold è infatti il più ispirato e geniale regista che il cinema fantastico (cioè di fantascienza e «gotico») abbia avuto nel decennio tra il 1950 e il 1960. (p. 91)
*Arnold ha realizzato una serie di film che possono ritenersi ciascuno la «parola definitiva» nei rispettivi generi di appartenenza, da la ''[[Tarantola (film)|Tarantola]]'' (il più geniale «film di mostri») a ''[[Destinazione... Terra!|Destinazione... Terra]]'' (il più coraggioso film sugli alieni), da ''[[La vendetta del mostro|La vendetta del mostro della Laguna Nera]]'' (il più poetico film dell'orrore) a ''[[Il ruggito del topo]]'' (il più divertente e pungente esempio di fantapolitica) [...]. (p. 91)
*[...] la figura di Arnold è diventata un mito nell'ambiente della critica specializzata, anche perché il regista ha avuto l'incredibile coraggio di abbandonare volontariamente il settore proprio al culmine del successo, subito dopo cioè che ''Il ruggito del topo'' aveva riscosso enormi entrate ai ''box-office'' di tutto il mondo. (p. 92)
==''Hammer. La fabbrica dei mostri''==
===Incipit===
Quando sono nato io, nel 1947, in Italia la fantascienza non esisteva. Il termine "fantascienza" (traduzione dell'americano "''science fiction''", ovvero "''narrativa della scienza''") fu infatti inventato da Giorgio Monicelli solo verso la fine del 1952, quando per l'editore Mondadori curò l'uscita del primo numero della rivista "''Urania''".
===Citazioni===
[[File:The Quatermass Xperiment (1955) trailer - Monster.png|thumb|Scena de ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'']]
*Mai sino ad allora avevo visto una pellicola che mi aveva impressionato in quel modo, e probabilmente anche in seguito, nel resto della mia vita, mai un altro film ha prodotto in me una sensazione così sgomenta come quella che generò allora nel mio piccolo "io" ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''. (p. 7)
*{{NDR|Su ''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''}} Il film mi era piaciuto, ma lo avevo trovato decisamente triste e crepuscolare, dall'effetto sicuramente deprimente sugli spettatori. (p. 21)
*Se c'è dunque un uomo con cui si può oggi identificare la [[Hammer Film Productions|Hammer]], questi è certamente [[Anthony Hinds|Tony Hinds]]. Curiosamente, però, Hinds non ha mai amato il mestiere di produttore e, non appena gli impegni gliel'hanno permesso, si è messo a fare lo sceneggiatore, l'unica attività che - a suo dire - gli piace fare. E in effetti Hinds ha scritto parecchie delle migliori sceneggiature filmate dalla Hammer, e anche dopo essersi ritirato dalla società nel 1969 - a soli 46 anni di età - Hinds ha continuato a stendere copioni di film di fantascienza o dell'orrore. (pp. 24-25)
*Il regista [[Terence Fisher]] è comunque l'uomo che insieme ai due attori da lui scoperti e lanciati, - [[Peter Cushing]] e [[Christopher Lee]] - viene oggi universalmente identificato nel mondo con la Hammer. (p. 29)
*Il dottor [[Bernard Quatermass]] si è guadagnato un posto di prominenza nell'Olimpo dei beniamini del pubblico inglese, insieme ad altre collaudatissime figure quali [[Sherlock Holmes]] e [[Jack lo squartatore|Jack lo Squartatore]]. (p. 32)
*{{NDR|Su ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''}} L'intera atmosfera della pellicola è fortemente angosciosa, quasi ossessiva, e il mostro - che solo negli ultimi minuti ci viene finalmente mostrato - ha davvero un aspetto terrificante. (p. 34)
*Pur realizzato in economia ''[[X contro il centro atomico]]'' (nel film, comunque, non c'è nessun centro atomico, ma solo un ospedale che usa la radioattività per le cure mediche e dove il mostro inevitabilmente arriva riducendo a mostruose carcasse un medico e un'infermiera) è contraddistinto da una suspense eccellente, mentre l'ambientazione nella più desolata brughiera inglese rende (attraverso la magnifica fotografia neo-espressionistica in bianco e nero dell'operatore Gerald Gibbs) davvero l'impressione di un incubo quasi assoluto. (p. 38)
*{{NDR|Su ''[[I vampiri dello spazio (film)|I vampiri dello spazio]]''}} È considerato uno dei migliori e più inquietanti film di fantascienza di tutti i tempi, reso ancora più notevole dalla fotografia superba in bianco e nero di tipo nuovamente neo-espressionista dell'operatore Gerald Gibbs. L'ambientazione è poi estremamente realistica, la storia ha un ritmo quasi vorticoso tanto è incalzante, e il tema di fondo allude chiaramente alla situazione sociale dell'Inghilterra di quegli anni, tanto che alcuni critici oggi ritengono che ''I vampiri dello spazio'' sia soprattutto un violento apologo politico. (p. 38)
*{{NDR|Su ''[[La maschera di Frankenstein]]''}} Mentre il dottor Frankenstein interpretato da [[Colin Clive]] nella serie della Universal era uno scienziato di buoni sentimenti che soltanto per errore creava un mostro, nel film della Hammer del novembre 1956 [[Peter Cushing]] è uno studioso geniale ma del tutto privo di scrupoli che non esita a ricorrere al delitto per procurarsi un pezzo (il cervello) che gli serve per completare la sua creatura. In altre parole, malgrado l'apparente identicità del tema, il ''Frankenstein'' della Hammer e quello della Universal sono due film diversissimi tanto nel concetto di base che nell'ambientazione della storia. Cushing è pronto a tutto pur di arrivare ai risultati che desidera e sicuramente è più perfido del suo stesso mostro. (p. 44)
*''[[La maschera di Frankenstein]]'' si segnala per l'estrema graficità dei dettagli orrorifici che presenta: mani tagliate, cervelli trapiantati su corpi semi putrefatti... un campionario di orrori che oggi forse può non impressionarci più dato ciò che vediamo regolarmente sugli schermi dei cinema o durante i notiziari in televisione, ma che nel 1957 costituisce un indubbio elemento di forte shock per il pubblico, al quale mai sino ad allora erano state offerte immagini del genere. (p. 44)
*{{NDR|Su ''[[La maschera di Frankenstein]]''}} Il mostro incarnato da [[Christopher Lee]] è una belva a tutti gli effetti. Alla luce di questa considerazione il trucco creato per lui dallo specialista Phil Leakey è perfettamente adatto al personaggio: un volto butterato di cicatrici, una maschera rivoltante quale quella di un lebbroso che riflette l'anima di una creatura che nulla ha di umano. (p. 45)
*{{NDR|Su ''[[Dracula il vampiro]]''}} È interessante notare come la sceneggiatura divida il film in una serie di episodi distinti tra loro, seppure perfettamente amalgamati dalla presenza ossessionante del vampiro, presenza "sentita" soltanto, in quanto le effettive apparizioni del mostro in tutta la seconda parte della pellicola sono pochissime, silenziose e brevi. (p. 47)
*Il [[Conte Dracula|Dracula]] di Lee è stato definito da alcuni come ''"the loneliness of evil"'', cioè la solitudine del male, intendendo con ciò come il mostro sia una creatura sofferente costretta a succhiare il sangue per un fato implacabile ma intimamente dolente per le proprie azioni. (pp. 47-48)
*Il successo di ''Horror of Dracula'' è semplicemente strepitoso. Non si sa di preciso quanto abbia incassato il film, ma il guadagno supera i quattro milioni di sterline. Nella sola Inghilterra il film stabilisce il nuovo record di incasso per una pellicola a colori, e lancia una moda che impazza a lungo in tutto il mondo e che ancora oggi pare lontana dall'essersi esaurita. (p. 48)
*''[[La vendetta di Frankenstein]]'' è un autentico capolavoro. Non vi si percepisce più neppure lontanamente l'influenza dei classici di James Whale e dell'Universal, e la perfezione tecnica e artistica di questa pellicola è tale che costituisce quasi la codificazione ideale del nuovo stile "gotico all'inglese" creato dalla Hammer. (p. 48)
*A quasi quarant'anni dalla sua realizzazione, ''La vendetta di Frankenstein'' assurge infatti alla statura di autentico classico. Nel ciclo di Frankenstein ha due soli rivali, ''[[La moglie di Frankenstein|La sposa di Frankenstein]]'', il capolavoro di James Whale, e il successivo, superbo ''[[Distruggete Frankenstein!|Distruggete Frankenstein]]'', sempre di Fisher: ma sotto certi aspetti è superiore a tutti e due. (p. 49)
[[File:The Mummy (1959) trailer - Christopher Lee & Yvonne Furneaux 1.png|thumb|Scena de ''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]'']]
*''[[La mummia (film 1959)|La mummia]]'' è un bel film, ma inferiore ai precedenti. Eppure il tema piace e la pellicola ha un grandissimo successo in tutto il mondo: in Italia, tra l'altro, è la prima produzione della Hammer che esce senza il sino ad allora abituale divieto "ai minori di sedici anni". (p. 51)
*{{NDR|Su ''[[L'uomo che ingannò la morte]]''}} Si tratta nel complesso di un bellissimo film, un autentico capolavoro di Terence Fisher che ha dei colori davvero straordinari, colori che però purtroppo sono quasi del tutto assenti nelle copie che vengono vendute in videocassetta o trasmesse in televisione. (p. 53)
*Pellicola molto raffinata e piacevolissima, ''[[La furia dei Baskerville]]'' ha un prologo retrodatato molto lungo e avvincente, e poi si snoda seguendo le linee dell'intrigo immaginato da Conan Doyle. Assai suggestive sono al solito le scenografie, mentre la fotografia è di nuovo eccellente: nel complesso il film è godibilissimo, di elevata qualità, e contribuisce a far entrare anche un personaggio letterario come Sherlock Holmes nello schema del "gotico inglese" inventato da Fisher e dalla Hammer. Dell'interpretazione di Peter Cushing nel ruolo del detective, infine, si può solo dire che è pressoché perfetta, dalla prima all'ultima inquadratura. (p. 57)
[[File:Brides of Dracula (1960) trailer - Andrée Melly & Marie Devereux.png|thumb|Scena de ''[[Le spose di Dracula]]'']]
*Sottilmente pervaso da un tema lesbico e omosessuale costellato da insolite variazioni alla leggenda classica del vampirismo (il succhiasangue viene ucciso per esempio nel finale da una croce formata dalle ombre delle pale di un mulino) e con più di una sequenza da antologia, sempre superbamente fotografato con colori accesissimi dal grande Jack Asher, ''[[Le spose di Dracula]]'' è uno dei film meno tipici ma più affascinanti della Hammer, perfettamente interpretato dal solito Peter Cushing nel ruolo del dottor Van Helsing e da un inquietante David Peel, quasi una sorta di hippy ottocentesco, nella parte del pericolosissimo vampiro. (p. 60)
*Più che un film sulla licantropia, ''[[L'implacabile condanna]]'' è però una pellicola sulla corruzione e sulla depravazione: del ricco signorotto locale che condanna e confina in una tetra prigione il povero mendicante: di quest'uomo che, col trascorrere degli anni, isolato nel buio della cella, diventa a sua volta un bruto e violenta la fanciulla imprigionata accanto a lui: del figlio che la giovane ha da questo bruto e che, nelle notti di luna piena, si trasforma in una belva inumana. È questa, in pratica, la conclusione del ciclo della corruzione che, passaggio dopo passaggio, generazione dopo generazione, è arrivata così a generare il Male assoluto, il Mostro che tale è anche e soprattutto a dispetto di se stesso. E non c'è espiazione, non c'è liberazione da questo Male assoluto, e così alla fine il licantropo Oliver Reed non può fare altro che supplicare, implorare il proprio padre adottivo di ucciderlo. E così è. (p. 63)
*È appunto con questo bellissimo film della fine del 1960, ''[[Il mostro di Londra]]'' di Terence Fisher, che a mio parere si conclude il periodo artistico più originale e raffinato della Hammer Film, quello in cui è stato inventato e imposto a tutto il mondo il "gotico inglese". In particolare, a far considerare concluso per sempre con ''Il mostro di Londra'' il miglior periodo della Hammer Film è la constatazione che, dopo la realizzazione di questa pellicola, come già detto cessa per sempre di occuparsi della direzione della luce lo straordinario operatore Jack Asher, sostituito dal 1961 in poi dal collega Arthur Grant. (p. 68)
*Certo, [[Alfred Hitchcock]] è un maestro di tecnica e di stile e il suo ''[[Psyco|Psycho]]'' viene riconosciuto ormai come un capolavoro assoluto del cinema, ma l'impatto di questo film presso le platee del 1960 è sconvolgente: voyeurismo, violenza, sesso, necrofilia, mania omicida... tutte le più efferrate perversioni della mente umana vengono rappresentate esplicitamente sullo schermo da Hitchcock, e il maestro del cinema mostra per la prima volta al pubblico atti e oppure che accadevano sempre fuori campo o dopo un'appropriata dissolvenza. In più siccome Hitchcock sta raccontando con ''Psycho'' una storia contemporanea (ispirata dalle gesta di un ''autentico'' "serial killer"), tutto quello che appare in questo suo film è estremamente realistico, e quindi ''vero'': potrebbe accadere a chiunque tra gli spettatori, e a parecchie sfortunate vittime in effetti è accaduto. (pp. 69-70)
*{{NDR|Su ''[[Per favore, non mordermi sul collo!]]''}} Una pellicola che è quasi un voluto omaggio alla Hammer. (p. 85)
*''[[La rivolta di Frankenstein]]'' è una produzione un po' anacronistica che naviga nella mediocrità assoluta, con parecchie sequenze banali o addirittura scadenti. La tensione è totalmente assente, l'orrore è scarso, gratuito e del tutto implausibile, colpa in gran parte attribuibile alla sceneggiatura del co-produttore Hinds e al fatto che lo stile Universal degli anni Quaranta è ormai del tutto superato. (p. 87)
*In ''La maschera di Frankenstein'' Christopher Lee incarna un essere totalmente avulso da sentimenti umani, mentre nell'altro film la creatura di Kingston pare riallacciarsi direttamente a quella classica (e insuperata) di Boris Karloff, cioè l'essere grezzo ma dotato di sentimenti, per quanto elementari. (pp. 87-88)
*{{NDR|Su ''[[Il mistero della mummia]]''}} Questa pellicola, che pure si ricollega al precedente ed economicamente assai fortunato ''La Mummia'' di Fisher, è decisamente deludente e non ha fortuna: come regista gotico, Michael Carreras si trova evidentemente a disagio nel raccontare una storia in cui lui per primo non crede. (p. 92)
*{{NDR|Su ''[[Dracula, principe delle tenebre]]''}} Il Dracula di questo film, rispetto a quello della pellicola precedente, è un personaggio abbastanza diverso, quasi un mero animale feroce che si distingue dalle belve solo per l'aspetto umano, non pronuncia una sola parola in tutta la pellicola, sibila e ringhia unicamente, gli occhi rossi per la bramosia di sangue, i lunghi canini scintillanti. (p. 101)
*{{NDR|Su ''[[Dracula, principe delle tenebre]]''}} È comunque elegante e ben realizzata, ma non ha né la forza né l'originalità del primo ''Dracula il vampiro''. La sequenza migliore è senza dubbio quella in cui Dracula viene fatto risorgere: è molto lunga e splendidamente realizzata in collaborazione tra il direttore della fotografia, il truccatore Roy Ashton e il tecnico degli effetti ottici abituale della Hammer, Les Bowie. (p. 101)
*Anche se non esaltante, ''Dracula principe delle tenebre'' è comunque un film che a me è piaciuto, se non altro perché - come tanti altri appassionati nel mondo - ho atteso ansiosamente che venisse realizzato per diversi anni, praticamente sin da quando ho visto il primo ''Dracula il vampiro''. Quando poi sono diventato regista, mi sono divertito a "citare" la sequenza più bella di ''Dracula principe delle tenebre'' rifacendola in maniera quasi eguale per una mia pellicola. {{NDR|''[[Le avventure dell'incredibile Ercole]]''}} (p. 102)
[[File:Frankenstein Created Woman & The Mummy's Shroud Double Bill Trailer 1 (Mummy face).png|thumb|Scena de ''[[Il sudario della mummia]]'']]
*''[[Il sudario della mummia]]'' è un film decisamente riuscito, che sembra quasi rinverdire i fasti del periodo migliore del "gotico inglese" della Hammer. La fotografia è suggestiva e le ambientazioni sono assai ben curate. La trama non è tanto originale, ma comunque i suoi sviluppi sono ben orchestrati. (p. 118)
*''[[La maledizione dei Frankenstein|La maledizione di Frankenstein]]'' è un film singolare che racconta una strana storia, una vicenda davvero contorta e satura di doppi sensi erotici: la bellissima ragazza, Christina, è in realtà un uomo, e quindi la creazione del Barone Frankenstein è praticamente un ermafrodita, e infatti l'uomo col corpo di donna usa le sue capacità di seduzione per conquistare sessualmente, l'uno dopo l'altro, tutti i colpevoli. Al tempo stesso, il film racconta una storia d'amore che va oltre la morte, la vicenda di un giovane e di una donna che si amano a tal punto che a un certo momento, grazie all'esperimento di Frankenstein, vengono fusi in un corpo unico... diventando realmente un'anima e un corpo solo, proprio come si dice a volte che sono certi innamorati. [...] Lo scienziato qui è quasi un fattore esterno alla vera trama della pellicola, una sorta di catalizzatore che fa muovere la vicenda (e che spinge il destino dei due amanti "maledetti" verso l'inevitabile conclusione di una seconda tragedia). (pp. 118-119)
*Studiando ''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' ci si rende conto presto che si tratta di un film che ben difficilmente avrebbe potuto venire realizzato negli anni Cinquanta o all'inizio dei Sessanta, poco dopo gli altri due. La storia della pellicola (sceneggiata questa volta dallo stesso autore della serie televisiva, [[Nigel Kneale]]) costituisce infatti un vero e proprio mosaico che si compone lentamente, e il problema che rappresenta il cuore del film è un autentico enigma metafisico che sconfina nella teologia. (p. 123)
*''[[L'astronave degli esseri perduti]]'' sostiene che la religione non ha fatto altro che spacciare (o scambiare) per demoniaco ciò che in realtà è extraterrestre, ovvero marziano, e quindi alieno. È dunque una parabola simbolica, questo ''Astronave degli esseri perduti'', che si avvale della fantascienza per esporre certe audaci teorie del suo autore sulla razza umana, sulla religione e su certe antiche credenze. (p. 124)
*{{NDR|Su ''[[The Quatermass Conclusion (film)|The Quatermass Conclusion]]''}} Sono stato infatti io a tradurre i dialoghi del film e a scrivere l'adattamento usato nel corso del doppiaggio italiano, così come contemporaneamente ho convinto la direzione della rivista "''Urania''" di Mondadori a pubblicarne anche la versione in forma di romanzo.<br>''Quatermass Conclusion: la Terra esplode'' è però un film deludente, sicuramente la più modesta di tutte le avventure del dottor Quatermass. È anche un film datato e quasi fuori tempo: esce infatti alla fine degli anni Settanta, mentre è stato scritto a metà degli anni Sessanta e si occupa di problemi come quello degli hippy e dei figli dei fiori che, nel lungo periodo trascorso tra l'ideazione della storia e la sua trasformazione in film, sono completamente passati di moda e hanno perso ogni significato. (p. 126)
*{{NDR|Su ''[[Le amanti di Dracula]]''}} Con questo film si ammira per la terza volta Christopher Lee nei panni del celebre Conte, ma ''Le amanti di Dracula'' è la prima pellicola della sua saga vampirica a non essere diretta da Terence Fisher: il regista è infatti l'ex-operatore [[Freddie Francis]], un tecnico in possesso di un mestiere forse superiore a quello del suo predecessore, ma che è privo però del talento artistico di Fisher. (p. 130)
*{{NDR|Su ''[[The Devil Rides Out]]''}} È davvero un ottimo film, uno dei migliori sul tema delle sette sataniche e dell'evocazione del Diavolo. Ma forse questa pellicola è troppo elegante e raffinata per le platee del 1968-69, che ormai esigono solo brividi ed emozioni del tipo più grezzo e volgare. (p. 131)
*{{NDR|Su ''[[Distruggete Frankenstein!]]''}} Qui, infatti, il personaggio centrale del ciclo, appunto quello del Barone, è reso in un modo ancora più spietato e cinico. (p. 136)
*Mai come in questo film di Fisher viene sottolineato che la ''scienza'' di Frankenstein ''funziona'', certo, e in effetti il Barone non sbaglia nulla nei suoi esperimenti: è però l<nowiki>'</nowiki>''applicazione'', cioè l<nowiki>'</nowiki>''uso'' che lui fa di questa scienza senza errore a essere del tutto sbagliato, e infatti le ''conseguenze'' dei suoi esperimenti riusciti sono tutte tragiche... e tragiche diventano perché, nel compierli, Frankenstein non si è curato per nulla degli aspetti ''umani'' delle sue azioni, ritenendo semplicemente che nel nome di una scienza superiore e senza sbaglio tutto sia concesso. Ma non è così, perché le conseguenze sugli esseri umani dei risultati di quella scienza impeccabile possono invece essere devastanti... forse perché mentalmente e spiritualmente l'uomo non vi è ancora preparato... e infatti in ''Distruggete Frankenstein'' tutti gli esperimenti del Barone hanno successo, ma si trasformano comunque in tragedie perché, compiendoli, lo scienziato gelido e senza cuore non si è curato di prevederne le ''ripercussioni'' sulla mente delle persone. Così questo Frankenstein di Fisher trionfa sulla carne e sulla materia grazie alla scienza portentosa, ma ogni sua impresa si trasforma in un disastro perché lo spirito e l'anima non vengono presi in considerazione mentre in realtà alla fine prendono inevitabilmente il sopravvento. (p. 137)
*{{NDR|Su ''[[Distruggete Frankenstein!]]''}} È destinato essere, almeno nelle intenzioni del regista Fisher, l'ultimo film di questa serie, perché è appunto la prima pellicola della saga che si conclude (a parte ''La maschera di Frankenstein'') con la morte dello scienziato. E, a tutti gli effetti, ''Distruggete Frankenstein'' è davvero la "summa" conclusiva di queste straordinarie quattro storie dedicate da Fisher alle gesta del Barone: quando nel 1973 Fisher riprenderà in mano i nodi di questo tema, dirigendo ''Frankenstein and the Monster from Hell'', non si tratterà infatti più di una vera continuazione o riapertura della saga, bensì quasi solamente di una sorta di "nota a piè di pagina" rispetto al ciclo precedente. La vera, autentica, definitiva conclusione del ciclo di Frankenstein della Hammer Film e di Terence Fisher avviene infatti nel 1969 con questo mirabile ''Distruggete Frankenstein''. (pp. 138-139)
*Ben diretto, ''[[Il marchio di Dracula]]'' è piacevole ed elegante: sia con questo film che con ''[[Una messa per Dracula]]'' siamo però ben lontani dalla qualità alla quale ci aveva abituati Terence Fisher. In particolare, manca a questi film un secondo livello di lettura (rintracciabile, al massimo, in ''Una messa per Dracula'') che li renda meno gratuiti e fini a se stessi. Se l'esecuzione è infatti quasi impeccabile, il contenuto è però sempre più esile e poco stimolante, e la leggenda del Conte Dracula, almeno così come ce la sta raccontando adesso la Hammer, rischia di esaurirsi per assenza di nuove idee. (pp. 141-142)
*Tanto era riuscita e brillante ''La maschera di Frankenstein'' di Terence Fisher, infatti, tanto è risibile e grottesco ''[[Gli orrori di Frankenstein]]'' di Jimmy Sangster, inevitabilmente destinato a rivelarsi un disastro al "''box office''". Film da dimenticare. (p. 143)
[[File:When Dinosaurs Ruled the Earth (1970) trailer - Rhamphorhynchus 2.png|thumb|Scena di ''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]'']]
*Malgrado la banalità della trama (a parte i pochi frammenti rimasti del soggetto originale di [[J. G. Ballard]]), ''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]'' si segnala soprattutto per i bellissimi trucchi ottici realizzati dall'americano Jim Danforth: costui, lavorando con la tecnica del Passo Uno cara a Ray Harryhausen (l'autore degli effetti di ''Un milione di anni fa'', di cui ho già discusso), ha animato infatti alcuni dei più realistici e credibili dinosauri di tutta la storia del cinema, ''[[Jurassic Park (film)|Jurassic Park]]'' di Steven Spielberg incluso. Ed è appunto solo per questo, per questi splendidi mostri preistorici, che oggi ''Quando i dinosauri si mordevano la coda'' merita ancora di essere visto. (p. 144)
*{{NDR|Su ''[[La morte va a braccetto con le vergini]]''}} Questo è a mio parere un film decisamente modesto, che sfiora appena i livelli di qualità ai quali ci ha abituato la Hammer in passato. (p. 148)
*Verso la fine della lavorazione di ''Quando i dinosauri si mordevano la coda'', ricordo che ci fu un violento scontro tra l'animatore Jim Danforth e Carreras, che praticamente lo mandò via perché stava impiegando troppo tempo a completare i trucchi: quel film è infatti uscito con alcune sequenze di effetti ottici tagliate, perché la lavorazione fu appunto interrotta. (p. 149)
*Senza giganteschi rettili preistorici, non c'è davvero nessun motivo per cui uno spettatore debba andare a vedere un film come ''[[La lotta del sesso sei milioni di anni fa]]'', anche perché l'erotismo preannunciato dal titolo è del tutto assente e le fanciulle preistoriche che compaiono sono prestanti e discinte, sì, ma praticamente non rinunciano mai allo slip e al reggiseno (anche se di tipo preistorico). (p. 149)
*Certo, ''[[Barbara, il mostro di Londra|Barbara il mostro di Londra]]'' non è un capolavoro, ma comunque un film decisamente intelligente e ben fatto che merita di essere visto: e poi Martine Beswick è davvero affascinante in questa che rappresenta certamente la migliore interpretazione della sua carriera. (p. 150)
*Malgrado il cast di tutto rispetto, ''[[1972: Dracula colpisce ancora!|1972: Dracula colpisce ancora]]'' è una pellicola estremamente deludente: tra l'altro, nel tentativo di risparmiare sui costi di produzione e al tempo stesso cercando di ridare un po' di interesse al personaggio del Conte vampiro, in questa pellicola la Hammer trasferisce la figura di Dracula nella Londra moderna, ma il risultato è assolutamente deludente, quasi ridicolo. (p. 151)
*Ben confezionato, girato con eleganza e assai minuziosamente ambientato, ''[[La regina dei vampiri]]'' è un film tutt'altro che trascurabile, una delle pellicole più riuscite tra le produzioni "minori" della Hammer. (p. 152)
*Elegante e sofisticato, sottile, ''[[Rose rosse per il demonio]]'' è un film degno della Hammer dei periodi migliori, ma arriva forse troppo tardi in un mercato cinematografico dove ormai stanno per esplodere l'horror violento e volgare di pellicole come ''[[L'esorcista]]'' e ''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]'', e di conseguenza la sua sorte commerciale è segnata in anticipo: non ha il minimo successo e conclude così un'annata davvero insoddisfacente per le casse della Hammer Film. (p. 152)
[[File:Count Dracula and His Vampire Bride (1973) - Christopher Lee and Joanna Lumley 1.png|thumb|Scena de ''[[I satanici riti di Dracula]]'']]
*Molto deludente, questo ''[[I satanici riti di Dracula]]'' si rivela un fiasco commerciale e conferma che le storie del celebre vampiro mal si adattano a una trasposizione nell'epoca moderna. Lo stesso Christopher Lee dichiarerà, a riprese ultimate, disgustato dal film e rifiuterà in seguito qualsiasi altra offerta della Hammer per tornare a indossare il mantello del vampiro che l'ha reso celebre. (p. 155)
*{{NDR|Su ''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''}} Non dice nulla di nuovo ed è più che altro una sorta di "remake" o di rifacimento parziale di ''La vendetta di Frankenstein'': gran parte della trama è infatti praticamente identica, almeno sino a metà. (p. 156)
*''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]'' è un film crepuscolare, un film del tramonto, e in ogni sua inquadratura si percepisce che ogni traccia dell'entusiasmo che ha animato Fisher ai tempi di ''La maschera di Frankenstein'' o di ''Distruggete Frankenstein'' è ormai svanita. Pur ben diretta, questa è dunque decisamente una pellicola minore, dove lo stesso personaggio di Frankenstein non è più una sorta di anti-eroe acceso dal fuoco del sacro entusiasmo ma soltanto un illuso relegato in un manicomio sporco e miserabile, giusto un altro pazzo tra tutti quegli altri matti sepolti vivi di cui probabilmente il mondo non sentirà mai parlare.<br>È la mesta fine di uno scienziato e di un ciclo di film che, in altre epoche, hanno reso grande la Hammer Film e lo stesso Fisher. (p. 157)
*Nel complesso, ''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro|La leggenda dei sette vampiri d'oro]]'' è comunque un film assai migliore di quanto si potrebbe pensare riflettendo su come è nato: anche se è un poco singolare vedere Peter Cushing muoversi nel personaggio di Van Helsing in uno scenario asiatico, c'è lo stesso molta tensione e l'uso esteso del "rallenty" per rappresentare le orde di vampiri asiatici (tutti campioni di karate e di kung-fu, è ovvio) ha una sua vitalità (un po' come accade anche nel film spagnolo ''[[La cavalcata dei resuscitati ciechi]]'', mediocre in genere ma efficace nell'uso del rallentamento artificiale dell'immagine), anche se guardando più di una sequenza nasce in me il sospetto che parte del materiale che si vede sullo schermo possa essere in realtà stato, girato per altri film degli Shaw Brothers e poi semplicemente riciclato qui. (pp. 159-160)
*{{NDR|Su ''[[Una figlia per il diavolo (film)|Una figlia per il diavolo]]''}} Questa pellicola sembra infatti essere quasi unicamente una specie di pasticciato rifacimento dell<nowiki>'</nowiki>''Esorcista'' (''The Exorcist'', 1973) di William Friedkin, con effetti speciali mediocri, personaggi insulsi e una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti e che dà l'impressione di essere stata rimanipolata più volte, al punto che del romanzo originale di [[Dennis Wheatley|Wheatley]] alla fine resta ben poco. (p. 163)
*{{NDR|Su ''[[Una figlia per il diavolo (film)|Una figlia per il diavolo]]''}} Purtroppo, questo bruttisimo film è l'ultima produzione "horror" della Hammer, e davvero la conclusione del suo grande ciclo è ingloriosa e deludente. (p. 163)
*''[[Il mistero della signora scomparsa (film)|Il mistero della signora scomparsa]]'' è un film piacevole, ma quando esce nelle sale il pubblico praticamente lo ignora e gli incassi, sia in Inghilterra che all'estero, sono disastrosi... e sotto il peso di questo grosso, grave fiasco commerciale la vecchia e gloriosa Hammer Productions Ltd. cessa praticamente di esistere, irrimediabilmente condannata dall'incapacità di Michael Carreras di adeguarsi ai nuovi gusti del pubblico. (p. 164)
===Explicit===
Di quell'era gloriosa ci restano oggi tanti film, parecchi degni di nota e alcuni degli autentici capolavori, e finché verranno proiettati in un cinema o in televisione il marchio della [[Hammer Film Productions|Hammer]] vivrà ancora.
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Fantasma di cane''===
In questa mia strana città... oh, sì, in questa mia città tanto strana dove per me persino una goccia è animata e la porta di un'altra dimensione si è spalancata... qui ho anche pianto... già, ho proprio pianto il pomeriggio in cui mi morì il cane. Ho pianto come una fontana, e piangevo ancora sotto la pioggia mentre gli scavavo una fossa nel mio giardino, perché era lì che intendevo metterlo a riposare per sempre, poiché non me ne volevo mai più separare...
===''Daria e la chiesa''===
«Vuoi conoscere cosa c'è nel tuo futuro? Nel tuo lavoro? Nell'amore? Scegli una carta, e io ti rivelerò ogni cosa...»<br>
Così diceva Eleonora, quella piccola sibilla tanto graziosa che, apparsa d'improvviso una sera sul televisore rotto della mia casa, leggeva le carte e prediceva il fato, mentre una scritta in sovrimpressione indicava chiaramente a che numero del prefisso 144 la si poteva interpellare... E, se tu la facevi sul serio quella chiamata, lei rispondeva per davvero e ti parlava con voce soffice e modulata, anche se ormai da tempo per legge ogni linea con quel prefisso era stata disattivata. Eppure, lei parlava lo stesso, e ti diceva cose belle e liete, cercando di convincerti a scegliere una carta dal mazzo che teneva in mano: e, se tu lo facevi e la ascoltavi, poi credevi... credevi... credevi...
===''Il concerto del diavolo''===
Narra la storia che [[Niccolò Paganini]] nacque a Genova, nel 1782. Narra sempre, la storia, che suo padre e la sua famiglia appartenevano ai ceti benestanti dell'epoca.<br>
E, narra sempre la storia, che Niccolò diventò famoso per come suonava in modo sublime il violino, fin dalla più tenera età, quando compì le sue prime ''tournée'' nell'Italia di allora, divisa in vari Stati.<br>
Ma a fianco della storia c'è anche la leggenda.
===''Il papiro di Torino''===
A volte mi capita, sfogliando la mia piccola [[agenda]] alla ricerca del numero telefonico di qualcuno, di imbattermi nei nomi di amici o parenti che da tempo mi hanno lasciato. Io conservo infatti ogni agenda finché non è del tutto mal ridotta e consumata, ed è per questo che mi può capitare di ritrovare sulle pagine sciupate i recapiti o i numeri di persone ormai decedute da anni e, quando vi poso gli occhi sopra, vengo preso da un senso di smarrimento o di vertigine. Per qualche istante, infatti, mi viene da pensare che basterebbe semplicemente ricomporre il loro numero per poterci di nuovo parlare, come se la morte non fosse calata da tempo a porre fine per sempre a ogni rapporto, a ogni forma di comunicazione.
==Filmografia==
*''[[4 mosche di velluto grigio]]'' (1971) - Soggetto
*''[[Nosferatu a Venezia]]'' (1988) - Regia (non accreditato)
==Bibliografia==
*Luigi Cozzi, ''Il cinema dei mostri'', Fanucci, 1987. ISBN 88-347-0018-X
*Luigi Cozzi, ''Fantasma di cane'', in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995.
*Luigi Cozzi, ''Daria e la chiesa'', in "Storie di streghe", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1996. ISBN 8881834480
*Luigi Cozzi, ''Il concerto del diavolo'', in "Storie di diavoli", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1997.
*Luigi Cozzi, ''Il papiro di [[Torino]]'', in "Storie di mummie", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1998.
*Luigi Cozzi, ''Hammer. La fabbrica dei mostri'', Profondo Rosso, 1999, ISBN 88-89084-09-X
==Altri progetti==
{{interprogetto|w}}
{{DEFAULTSORT:Cozzi, Luigi}}
[[Categoria:Registi italiani]]
[[Categoria:Sceneggiatori italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato
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{{Film
|titoloitaliano = Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato
|immagine = The contract of Bilbo Baggins.jpg
|didascalia = Il contratto di Bilbo Baggins
|titolooriginale = The Hobbit: An Unexpected Journey
|titoloalfabetico = Hobbit - Un viaggio inaspettato, Lo
|paese= Nuova Zelanda / USA / Regno Unito
|annouscita = 2012
|genere = fantasy, avventura, azione, epico
|regista = [[Peter Jackson]]
|soggetto = [[John Ronald Reuel Tolkien|J. R. R. Tolkien]] ''(romanzo)''
|sceneggiatore = [[Peter Jackson]], [[Fran Walsh]], [[Guillermo del Toro]], [[Philippa Boyens]]
|attori =
*[[Martin Freeman]]: Bilbo Baggins
*[[Ian McKellen]]: Gandalf
*[[Richard Armitage]]: Thorin Scudodiquercia
*[[Ken Stott]]: Balin
*[[Graham McTavish]]: Dwalin
*[[Aidan Turner]]: Kíli
*[[Dean O'Gorman]]: Fíli
*[[Mark Hadlow]]: Dori
*[[Jed Brophy]]: Nori
*[[Adam Brown]]: Ori
*[[John Callen]]: Óin
*[[Peter Hambleton]]: Glóin
*[[William Kircher]]: Bifur
*[[James Nesbitt]]: Bofur
*[[Stephen Hunter (attore)|Stephen Hunter]]: Bombur
*[[Andy Serkis]]: Gollum/Sméagol
*[[Manu Bennett]]: Azog
*[[Sylvester McCoy]]: Radagast
*[[Cate Blanchett]]: Galadriel
*[[Hugo Weaving]]: Elrond
*[[Christopher Lee]]: Saruman
*[[Barry Humphries]]: Grande Orco
*[[Elijah Wood]]: Frodo Baggins
*[[Ian Holm]]: Bilbo Baggins da anziano
*[[Lee Pace]]: Thranduil
*[[Billy Connolly]]: Dáin II Piediferro
*[[Bret McKenzie]]: Lindir
|doppiatorioriginali=
|doppiatoriitaliani=
*[[Fabrizio Vidale]]: Bilbo Baggins
*[[Gigi Proietti]]: Gandalf
*[[Fabrizio Pucci]]: Thorin Scudodiquercia
*[[Carlo Valli]]: Balin
*[[Bruno Conti (attore)|Bruno Conti]]: Dwalin
*[[Stefano Crescentini]]: Kíli
*[[Corrado Conforti]]: Fíli
*[[Roberto Stocchi]]: Dori
*[[Luigi Ferraro (doppiatore)|Luigi Ferraro]]: Nori
*[[Edoardo Stoppacciaro]]: Ori
*[[Andrea Tidona]]: Óin
*[[Claudio Fattoretto]]: Glóin
*[[Francesco Sechi]]: Bifur
*[[Antonio Palumbo (doppiatore)|Antonio Palumbo]]: Bofur
*[[Mauro Magliozzi]]: Bombur
*[[Francesco Vairano]]: Gollum/Sméagol
*[[Bruno Alessandro]]: Radagast
*[[Cristiana Lionello]]: Galadriel
*[[Luca Biagini]]: Elrond
*[[Omero Antonutti]]: Saruman
*[[Gaetano Varcasia]]: Grande Orco
*[[Francesco De Francesco (doppiatore)|Francesco De Francesco]]: Berto il troll
*[[Gianfranco Salemi]]: Guglielmo il troll
*[[Francesco Meoni]]: Maso il troll
*[[Davide Perino]]: Frodo Baggins
*[[Vittorio Congia]]: Bilbo Baggins da anziano
*[[Massimo Triggiani]]: Lindir
}}
'''''Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato''''', film del 2012 con [[Martin Freeman]] e [[Ian McKellen]] diretto, prodotto e sceneggiato da [[Peter Jackson]].
==Frasi==
*{{NDR|La canzone dei nani: Spuntar lame}} ''Spuntar lame neanche poco | romper bottiglie e tappi al fuoco | scheggiar coppe con tutto il resto | questo Bilbo lo detesta! || La tovaglia per mangiar | sopra il letto le ossa lasciar | in dispensa il latte versar | vino ovunque puoi schizzar. || Le stoviglie nell'acqua e poi, | nel mortaio le puoi pestar | e se alcuna si salvò | forte in terra gettar si può! | Questo Bilbo lo detesta!''
*{{NDR|Il canto dei nani sull'attacco di Smaug a Erebor}} ''Lontano su nebbiosi monti gelati | in antri oscuri e desolati. | Partir dobbiamo, | l'alba scortiamo | per ritrovare gli ori incantati. || Ruggenti pini sulle vette | dei venti il pianto nella notte. | Il fuoco ardeva | fiamme spargeva | alberi accesi torce di luce.''
*{{NDR|Canzone del Grande Goblin}} ''Con le ossa distrutte e colli strizzati | voi pesti e sbattuti sarete impiccati. | E voi morirete nell'oscurità | mai lascerete la nostra città.''
*{{NDR|Leggendo il contratto da scassinatore}} "Termini: Pagamento alla consegna, fino a, e non oltre, un quattordicesimo del profitto totale se c'è." Sembra equo. "La presente compagnia non risponderà di lesioni inflitte da, o come conseguenza di, incluso, ma non limitatamente a lacerazioni, eviscerazioni... incenerimento." ('''Bilbo''')
*Non posso andarmene di punto in bianco. Sono un Baggins di Casa Baggins. ('''Bilbo''')
*Tutto sa di pollo, tranne il pollo. ('''Troll''')
*L'Alba vi prenderà tutti! ('''Gandalf''') {{NDR|ai Troll}}
*{{NDR|A Bilbo}} Il vero coraggio si basa sul sapere non quando prendere una vita, ma quando risparmiarla. ('''Gandalf''')
*Un potere oscuro dimora lì {{NDR|a Dol Guldur}}. Tale che non ho mai avvertito prima. L'ombra di un antico orrore. L'ombra che può riunire gli spiriti dei morti. E poi l'ho visto, Gandalf! Dall'oscurità è giunto... un Negromante! ('''Radagast''') {{NDR|a Gandalf}}
*Se vogliamo avere successo, la faccenda va trattata con rispetto, e tatto, e non poca dose di fascino. Ecco perché lascerai parlare me. ('''Gandalf''') {{NDR|a Thorin}}
*Chi è stato così sfrontato da entrare armato nel mio Regno? Spie? Ladri? Assassini? ('''Grande Goblin''')
*Benedicici e aspergici, tesoro. ('''Gollum''')
*Bagginsis? Cos'è un... Bagginsis, tessoro? ('''Gollum''')
*Che cosa ha esso nelle sue orrende [[tasca|tasche]]? ('''Gollum''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Sarò sconfitto! ('''Grande Goblin''')
*{{NDR|A Thorin che aveva dubitato di lui}} So che dubiti di me. Lo so, lo so. Lo hai sempre fatto. E hai ragione: penso spesso a Casa Baggins. Mi mancano i miei libri. E la mia poltrona. E il mio giardino. Vedi quello è il mio posto. È casa mia. Perciò sono tornato. Perché... voi non ce l'avete... una casa. Vi è stata portata via. E voglio aiutarvi a riprendervela se posso. ('''Bilbo''')
*{{NDR|A Bilbo}} Tu. Cosa credevi di fare? Ti sei quasi fatto uccidere. Non ti avevo detto che saresti stato un peso? Che non saresti sopravvissuto alle Terre Selvagge? Che non c'è posto per te tra noi? ... Non mi sono mai sbagliato tanto in vita mia. {{NDR|si abbracciano}} ('''Thorin''')
==Dialoghi==
*'''Bilbo''': Buongiorno.<br> '''Gandalf''': Che cosa vuoi dire? Mi auguri un buon giorno o vuoi dire che è un buon giorno che mi piaccia o no? O forse vuoi dire che ti senti buono in questo particolare giorno? O affermi semplicemente che questo è un giorno in cui occorre essere buoni?<br> '''Bilbo''': Tutte e quattro le cose penso... Posso aiutarvi?<br> '''Gandalf''': Questo resta da vedere. Sto cercando qualcuno con cui condividere un'avventura.<br> '''Bilbo''': Un'avventura? No, immagino che nessuno a ovest di Brea abbia molto interesse per le avventure. Cose brutte, fastidiose e per di più scomode. Fanno far tardi a cena. {{NDR|Cercando di liberarsi di Gandalf si mette a leggere la posta e cerca di rientrare in casa}} Be', buongiorno.<br> '''Gandalf''': E pensare che dovevo vivere per essere ''buongiornato'' dal figlio di Belladonna Tuc come fossi un venditore ambulante di bottoni.
*{{NDR|Fíli e Kíli si presentano a Bilbo}}<br>'''Fíli''': Fíli.<br>'''Kíli''': E Kíli.<br>'''Fíli e Kíli''': Al vostro servizio!<br>'''Kíli''': Dovreste essere il Signor ''Boggins''!
*'''Thorin''': Non posso garantire la sua incolumità.<br> '''Gandalf''': Capisco.<br>'''Thorin''': Ne sarò responsabile del suo destino.<br> '''Gandalf''': ...Concordo.
*'''Bilbo''': Mi sa che questa te la sei inventata.<br> '''Gandalf''': Tutte le grandi storie meritano un infiorettatura. Avrai qualche storiella da raccontare anche tu, quando ritornerai.<br> '''Bilbo''': Puoi promettermi che ritornerò?<br> '''Gandalf''': No. E se farai ritorno, non sarai più lo stesso.<br> '''Bilbo''': È quello che pensavo.
*'''Balin''': A quanto pare abbiamo perso il nostro scassinatore. Forse è meglio così. Le probabilità ci erano lo stesso a sfavore. Dopotutto cosa siamo noi? Mercanti, minatori, stagnai, giocattolai. Non certo materia da leggenda.<br> '''Thorin''': Ci sono alcuni guerrieri tra di noi.<br> '''Balin''': Vecchi guerrieri.<br> '''Thorin''': Io sceglierei uno qualunque di questi nani invece di un esercito dei colli ferrosi. Perché quando li ho convocati hanno risposto. Lealtà. Onore. Un cuore volenteroso. Non posso chiedere più di questo.
*'''Dori''': Ehi, signor Gandalf non potete fare qualcosa per questo diluvio?<br> '''Gandalf''': Sta piovendo, mastro nano. E continuerà a piovere finché la pioggia non avrà finito. Se desideri cambiare il clima del mondo dovrai trovarti un altro stregone.<br> '''Bilbo''': Ce ne sono?<br> '''Gandalf''': Di cosa?<br> '''Bilbo''': Altri stregoni.<br> '''Gandalf''': Noi siamo cinque. Il più grande del nostro ordine è Saruman, il Bianco. E poi ci sono i due Stregoni Blu. Ho completamente dimenticato i loro nomi.<br> '''Bilbo''': E chi è il quinto?<br> '''Gandalf''': Quello sarebbe Radagast, il Bruno.<br> '''Bilbo''': È un grande stregone o è più come te?<br> '''Gandalf''': Credo che sia un grandissimo stregone... a modo suo. È un'anima gentile che preferisce la compagnia degli animali agli altri. Tiene un occhio attento sulle vaste foreste, lontano a est. Ed è una cosa molto buona perché sempre il male cercherà di prendere piede in questo mondo.
*'''Bilbo''': Va tutto bene? Gandalf, dove vai?<br> '''Gandalf''': A cercare la compagnia dell'unico qui che ha un minimo di buon senso.<br />'''Bilbo''': E chi è?<br> '''Gandalf''': IO STESSO, signor Baggins. Ne ho abbastanza di nani per un giorno solo.
*'''Thorin''': Dove eri andato se posso chiederlo?<br> '''Gandalf''': A guardare avanti.<br> '''Thorin''': E cosa ti ha fatto tornare?<br> '''Gandalf''': Il guardare indietro.
*'''Radagast''': Li depisto io.<br> '''Gandalf''': Questi sono mannari di Gundabad. Ti raggiungeranno.<br> '''Radagast''': E questi sono conigli di Rhosgobel. Vorrei che quelli ci provassero.
*'''Gandalf''': La valle di Imladris. Nella lingua corrente è nota con un altro nome...<br>'''Bilbo''': Gran Burrone!<br>'''Gandalf''': Qui si trova l'ultima casa accogliente a Est del Mare.<br>'''Thorin''': Era il tuo [[Piani dai film|piano]], sicuro! Trovare rifugio dal nostro nemico!<br>'''Gandalf''': Non hai alcun nemico qui, Thorin Scudodiquercia. Il solo malanimo che si trova in questa valle e quello che porti tu stesso.<br>'''Thorin''': Pensi che gli elfi vorranno benedire la nostra impresa?! Piuttosto tenteranno di fermarci.<br>'''Gandalf''': Certo che lo faranno, ma noi abbiamo domande che attendono una risposta. Se vogliamo avere successo la faccenda va trattata con tatto e rispetto... e non poca dose di fascino. Ecco perché lascerai parlare... me.
*'''Galadriel''': Il drago è da lungo nella tua mente...<br>'''Gandalf''': Questo è vero, mia signora. Smaug non deve fedeltà a nessuno, ma se dovesse schierarsi con il Nemico, un drago può essere usato con un terribile effetto...<br>'''Saruman''': Quale Nemico?! Gandalf, il Nemico è sconfitto. Sauron è vinto. Non potrà mai più riacquisire la sua forza.<br>'''Elrond''': Gandalf, per 400 anni abbiamo vissuto in pace. Una pace vinta a fatica e vigilata.<br>'''Gandalf''': Lo siamo? Siamo in pace?! I troll sono venuti giù dalle montagne. Saccheggiano villaggi, distruggono fattorie. Gli orchi ci hanno attaccati lungo la via!<br>'''Elrond''': Tutt'altro che un preludio alla guerra.<br>'''Saruman''': Sempre devi intrometterti. In cerca di guai dove non esistono!<br>'''Galadriel''': Lasciatelo parlare.<br>'''Gandalf''': C'è qualcosa all'opera dietro il male di Smaug. Qualcosa di molto più potente. Possiamo rimanere ciechi nei suoi confronti, ma esso non ignorerà noi, ve l'assicuro. Una malattia aleggia su Bosco Fronzuto. Quelli che abitano li ora lo chiamano Bosco Atro e dicono...<br>'''Saruman''': Ebbene? Non fermarti ora. Dicci cosa dicono gli abitanti del bosco.<br>'''Gandalf''': Parlano di un Negromante che vive a Dol Guldur. Uno stregone che può rievocare i morti.<br>'''Saruman''': Questo è assurdo. Non esiste un tale potere a questo mondo. Questo "Negromante" non è altro che un uomo mortale, un illusionista che si diletta di magia nera. <br>'''Gandalf''': E così la pensavo anch'io, ma Radagast ha visto...<br>'''Saruman''': Radagast? Non devi parlarmi di Radagast il Bruno. È uno sciocco quello.<br> '''Gandalf''': Be', è strano, te lo concedo. Conduce una vita solitaria e...<br> '''Saruman''': Non è questo. È il suo eccessivo uso di funghi allucinogeni: gli hanno disorientato la mente e ingiallito i denti.
*'''Elrond''': Cos'è quello?<br>'''Galadriel''': Una reliquia di Mordor!<br>'''Elrond''': Una Lama Morgul!<br>'''Galadriel''': Fatta per il Re degli Stregoni di Angmar, e... sepolta con lui. Quando Angmar cadde, gli uomini del Nord sigillarono il suo corpo e quanto lui possedeva nelle colline di Rhudaur. Nella profondità della roccia lo seppellirono. In una tomba così oscura che non sarebbe mai venuta alla luce.<br>'''Elrond''': Ma questo non è possibile. Un potente incantesimo grava su quelle tombe. Non possono essere aperte!<br>'''Saruman''': Quali prove abbiamo che questa arma provenga dalla tomba di Angmar?<br>'''Gandalf''': Non ne ho alcuna.<br>'''Saruman''': Perché non esiste alcuna! Esaminiamo ciò che sappiamo: un singolo branco di orchi ha osato attraversare il Bruinen; una daga di un'era passata è stata trovata, e uno stregone umano che si fa chiamare "il Negromante" ha preso residenza in una fortezza in rovina. Non è granché, dopotutto.
*'''Galadriel''': Mithrandir... perché il mezzuomo?<br>'''Gandalf''': Non lo so... Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose... le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l'oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins? Forse perché io ho paura... e lui mi da coraggio.<br>'''Galadriel''': {{NDR|Le mani di lei circondano quelle di lui}} Non aver paura Mithrandir. Tu non sei solo. Se mai dovessi aver bisogno del mio aiuto, io arriverò.
*'''Oin''': Un corvo! Gli uccelli stanno tornando alla Montagna!<br>'''Gandalf''': Quello, mio caro Oin, è un Tordo!<br>'''Thorin''': Lo prenderemo come un segno! Un buon auspicio!<br>'''Bilbo''': Hai ragione, credo proprio che il peggio sia passato..
*'''Kíli''': Non posso dire di gradire gli elfi femmina. Sottili. Hanno gli zigomi altissimi, la pelle cremosa, troppo pochi peli sulla faccia. Anche se... quella lì non è male. {{NDR|Indica un maschio}}<br>'''Dwalin''': Quello non è un elfo femmina. {{NDR|dialogo presente nella versione estesa}}
==Voci correlate==
*''[[Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello]]'' (2001)
*''[[Il Signore degli Anelli - Le due torri]]'' (2002)
*''[[Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re]]'' (2003)
*''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013)
*''[[Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate]]'' (2014)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film epici]]
[[Categoria:Film fantasy]]
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Il Morandini
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'''''il Morandini''''', dizionario enciclopedico dei film e (a partire dall'edizione ''2014''<ref>Tale edizione è indicata per le citazioni con l'anno di pubblicazione, il 2013, ed anche per le altre edizioni è indicato tra parentesi tonde, accanto alle citazioni, l'anno di pubblicazione e non del titolo.</ref>) delle serie televisive.
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==Citazioni==
===Film===
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====A====
[[File:Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani.png|miniatura|[[Anna Magnani]] in ''[[Abbasso la miseria!]]'']]
*Una delle prime commedie neorealiste in bilico tra il "vecchio" (le commedie anni '30 di [[Gennaro Righelli|Righelli]], anche sceneggiatore con [[Nicola Fausto Neroni|N.F. Neroni]]) e il "nuovo" (la riconoscibilità dell'ambientazione sociale: il quartiere dove tutti si conoscono e litigano alla maniera di [[Carlo Goldoni|Goldoni]]). Film ibrido con qualche gag azzeccata e il personaggio di [[Virgilio Riento|Riento]], modello di futuri tiretti dell'arte di arrangiarsi. [...] La [[Anna Magnani|Magnani]] un po' in ombra. (''[[Abbasso la miseria!|Abbasso la miseria]]''; 2010, p. 11)
*Pur tra alti e bassi, invenzioni e stereotipi, rimane uno dei più aguzzi, impietosi (ma anche spiritosi) film di Hollywood su Hollywood. Nel disegno del suo personaggio d'alcolista [[Lowell Sherman|L. Sherman]] tenne d'occhio suo cognato [[John Barrymore]] e la [[Constance Bennett|Bennett]] è assai brava. (''[[A che prezzo Hollywood?]]''; 2000, p. 15)
*Più che un adattamento di [[Ernest Hemingway|Hemingway]] (cui pose mano anche [[William Faulkner|W. Faulkner]]), sembra una parafrasi segreta di ''[[Casablanca]]'' anche se, in fondo, la tematica resistenziale interessa poco all'antiretorico [[Howard Hawks|Hawks]]. Qua e là zoppicante, persino confuso, il film s'illumina quando sono in scena [[Humphrey Bogart|Bogart]] e la [[Lauren Bacall|Bacall]] in un personaggio che è una versione più calda di [[Marlene Dietrich]]. (''[[Acque del sud]]''; 2000, p. 16)
*Oggi appare molto datato, ma val la pena di vederlo almeno per la presenza della grande [[Helen Hayes|H. Hayes]]. (''[[Addio alle armi (film 1932)|Addio alle armi]]''; 2000, p. 18)
*Visibile come documento d'epoca, per il garbo recitativo dell'intero cast, per la finezza della regia. (''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio, giovinezza!]]''; 2000, p. 18)
*Western insolito o, meglio, vicenda psicologico-sentimentale in ambiente western. Originale ma inerte. Brillante come sceneggiatore, [[Burt Kennedy|Kennedy]] lo è meno come regista. (''[[Ad ovest del Montana]]''; 2000, p. 21)
*Pur non volendo [[Agostino d'Ippona|Agostino]] come un protagonista tradizionale, [[Roberto Rossellini|Rossellini]] (1908-77) non ha saputo farne il testimone convincente di un'epoca di transizione. Non mancano i momenti eloquenti (la decisione sull'eredità tra i due fratelli Sisto e Papirio; il rifiuto dell'offerta di Siriaco; il discorso finale) né le pagine in cui la disadorna semplicità del suo linguaggio trova le sue illuminazioni (la visita in carcere e l'uccisione di Marcellino). Invece di essere epica (nel senso di [[Bertolt Brecht|Brecht]]), la rappresentazione dei fatti e dei personaggi risulta generica. È probabilmente il meno riuscito tra i suoi film storico-didattici ([[La presa del potere da parte di Luigi XIV|Luigi XIV]], [[Socrate (film)|Socrate]], [[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Pascal]], [[L'età di Cosimo de' Medici|Cosimo]], [[Cartesius (miniserie televisiva)|Cartesio]], ecc.). (''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]''; 2000, p. 28)
*È il film più mitico di [[John Ford|J. Ford]], regista che spesso si è occupato della creazione del mito e dei suoi valori. [[Abraham Lincoln|Lincoln]] è visto come [...] l'uomo che sa, e non apprende. La sua presenza determina l'azione più che farne parte: è il grande unificatore e mediatore. Col suo passo lento e la puntigliosa rievocazione d'epoca, è un film ammirevolmente stilizzato. Una delle opere che restano. (''[[Alba di gloria]]''; 2010, pp. 34-35)
*Scritto da Lamar Trotti e splendidamente fotografato da A. Miller, è uno dei più famosi western sociali con un preciso discorso sul linciaggio. Un po' sopravvalutato, comunque: molto parlato, non poco didattico e moralistico. (''[[Alba fatale]]''; 2000, p. 31)
*Western dove conta l'atmosfera più che l'azione, inclinata verso il melodramma. (''[[L'albero degli impiccati]]''; 2000, p. 33)
*1º lungometraggio di animazione violenta e catastrofica per adulti di [[Katsuhiro Otomo|K. Otomo]] che, con la collaborazione di [[Izo Ashimoto]], l'ha tratto da un suo fumetto di grande successo in Giappone, servendosi di un'agguerrita squadra di tecnici tra cui lo scenografo [[Toshiharu Mizutano]] e la pirotecnica fotografia di [[Katsuji Misawa]]. “Un risultato impressionante che spesso suggerisce una bizzarra miscela espressionista di ''2001: Odissea nello spazio'', ''[[I guerrieri della notte]]'', ''[[Blade Runner]]'' e ''[[Il pianeta proibito]]''” ([[Geoff Andrew]]). Figura al 19º posto in un elenco dei 20 migliori film di ''science fiction'' (con ''Blade Runner'', ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' e ''[[Matrix]]'') secondo la rivista statunitense ''Wired'' nel 2002. (''[[Akira (film)|Akira]]''; 2013, p. 34)
*Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di [[Johann Sebastian Bach|Bach]] che l'accompagnano, il 9º di [[Ermanno Olmi|Olmi]] è – con ''[[Novecento]]'' (1976) di [[Bernardo Bertolucci|B. Bertolucci]] che è il suo opposto – il più grande film italiano degli anni '70, e l'unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi [[Publio Virgilio Marone|virgiliani]]: ''labor, pietas, fatum''. Gli sono stati rimproverati, come limiti, una rappresentazione idealizzata, perché troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. È indubbio che al versante in ombra (grettezza, avidità, violenza, odi feroci) del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest'occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua ''pietas''. (''[[L'albero degli zoccoli]]''; 2000, p. 33)
*Tutto in esterni, esaltati dal Cinemascope (fotografia di Charles Lawton Jr.), scritto con asciutta efficacia da [[Burt Kennedy]] che punta sui personaggi e sui loro comportamenti più che sull'azione. Western lineare di classica concisione, ha ritmo quieto e una suspense appena suggerita, interrotta da momenti forti in cui la violenza è indicata più che rappresentata, e segnato in contrappunto dal desiderio di pace e serenità. (''[[L'albero della vendetta]]''; 2010, p. 36)
*Unica regia dello stimato sceneggiatore [[Daniel Taradash|Taradash]], è il 1º film esplicitamente antimaccartista di Hollywood. Nobile tesi, pesantezza didattica, macchinoso e troppo simbolico. Un'ottima [[Bette Davis|Davis]] non basta. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]''; 2010, p. 37)
*Dramma carcerario in linea con la migliore tradizione hollywoodiana (claustrofobico, violento, garantista, liberale) con 2 novità: il tema della durata (il tempo che passa) e i connotati sociali del protagonista, direttore di banca, vittima di un errore giudiziario. Le mozartiane ''Nozze di Figaro'' in una sequenza d'antologia. (''[[Le ali della libertà]]''; 2000, p. 39)
*Film insignificante per tutti, anche per la [[Gina Lollobrigida|Lollo]] che, dopo 11 film, era ancora nell'anticamera del successo. (''[[Alina (film)|Alina]]''; 2000, p. 40)
*Dal romanzo (1929) di Erich Maria Remarque: nel 1914, istigati da un loro insegnante, alcuni studenti tedeschi si arruolano volontari, ma presto al fronte scoprono che la guerra ha poco da spartire col coraggio, il dovere o l'etica. Nessuno ritornerà. Un classico del cinema pacifista, distribuito in Italia soltanto nel 1956. Fu uno dei primi "colossi" del cinema sonoro. La sua forza e soprattutto la sua fama derivano da una sagace fusione delle sue componenti: il realismo della regia, la spettacolarità delle scene di battaglia, il lirismo dei dialoghi. (''[[All'ovest niente di nuovo]]''; 2010, p. 49)
*Il clima del secondo Ottocento è reso con gusto e precisione, il livello professionistico generale è ammirevole. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1|Altri tempi]]''; 2000, p. 48)
*È una gradevole commedia americana del dopoguerra traboccante buoni sentimenti e un ingenuo moralismo. Quello che conta sono la recitazione dei 3 bravi protagonisti e l'ambientazione gustosa. (''[[Al tuo ritorno]]''; 2000, p. 49)
*La cornice soffoca il quadro, c'è lo spettacolo, non il sentimento della passione e del desiderio, l'erotismo è verniciato, ma la rievocazione di un'atmosfera è suggestiva, i 2 protagonisti sono ben scelti, le musiche del libanese [[Gabriel Yared]] funzionano. (''[[L'amante (film 1992)|L'amante]]''; 2000, p. 49)
*È il western che inaugurò il filone filoindiano negli anni '50. Buon racconto avventuroso, un po' troppo solenne, ma con risvolti teneri e efficaci scene d'azione. (''[[L'amante indiana]]''; 2000, p. 51)
*Rifacimento in chiave western di ''[[Una pallottola per Roy]]'' (1941), è un eccellente western a risvolti passionali, firmato da un maestro del cinema americano d'azione. (''[[Gli amanti della città sepolta]]''; 2000, p. 52)
*È un potente dramma la cui sceneggiatura ([[Philip Yordan]]) servì di base al western ''[[La lancia che uccide|La lancia spezzata]]'' (1954). [[Edward G. Robinson|Robinson]] è un grande patriarca, ma è ammirevole anche [[Luther Adler]]. (''[[Amaro destino]]''; 2000, p. 55)
*Vent'anni dopo ''I vitelloni'' F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. (''[[Amarcord]]''; 2010, p. 59)
*Supervisionato e diretto in gran parte da [[Howard Hawks|Hawks]] in assenza del dispotico produttore [[Samuel Goldwyn]] in ospedale, ne fu licenziato insieme con l'operatore Gregg Toland e sostituito con [[William Wyler]] (e Rudolph Maté) cui si attribuisce almeno l'ultima mezz'ora. Le potenti immagini del disboscamento sono dell'aiuto Richard Rosson. La polemica ecologica e anticapitalistica della Ferber è smorzata nel film, l'unico in cui Hawks si cimenta direttamente con la politica. Irrisolto, greve, un po' verboso, ma apprezzabile nel disegno dei personaggi (W. Brennan ebbe l'Oscar di non protagonista), anche in quello di F. Farmer che canta in modo struggente ''Aura Lee'', poi rilanciata da [[Elvis Presley|E. Presley]] come ''Love Me Tender''. (''[[Ambizione (film)|Ambizione]]''; 2010, p. 60)
*Accurata l'ambientazione di un realismo morbidamente femminile: problemi di psicologia risolti, sia pure attraverso una vicenda un po' convenzionale, con notazioni umane e un'interpretazione degna di rilievo. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]''; 2000, p. 60)
*Il 1º e il più fiacco dei 4 film diretti a Hollywood dal regista francese. Non più di due o tre trovate intelligenti, molte citazioni, una [[Marlene Dietrich|Dietrich]] impacciata. (''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]''; 2000, p. 64)
*Sullo sfondo di una Firenze granducale, [[Mario Mattoli|Mattòli]] al suo 2º film ha inserito un [[Primavera dei popoli|1848]] patriottico e romantico, ma antieroico. Le situazioni sono molto teatrali ma risolte con leggerezza di mano. [[Vittorio De Sica|De Sica]] è godibile e la trovata del film è la dolce [[Milly (cantante)|Milly]]. (''[[Amo te sola]]''; 2010, p. 75)
*È inevitabile citare [[Edmondo De Amicis|De Amicis]], l'Edmondo de' Languori, e il suo ''Dagli Appennini alle Ande'' che straziò due o tre generazioni. Quando [[Glauco Pellegrini|Pellegrini]] può appoggiarsi al paesaggio e all'ambiente, affiorano le sue qualità liriche e descrittive di buon documentarista. Quando fa agire i personaggi non c'è scampo: o melodramma o bozzettismo. (''[[L'uomo dai calzoni corti|L'amore più bello - L'uomo dai calzoni corti]]''; 2000, p. 72)
*Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'', ''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'' e ''[[Ninotchka]]'' forma un piccolo trattato di economia politica (G. Fink) e un'illustrazione della logica del capitale. È, forse, il più bello dei quattro, certamente il più impalpabile, astratto, misterioso, reticente. La scena del pranzo è un compendio del ''[[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] touch''. (''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]''; 2000, p. 81)
*Capolavoro del primo cinema tedesco sonoro, trasformò in star una poco nota cantante e attrice (che aveva già partecipato a 17 film dal 1923), arricchì l'immaginario collettivo di un nuovo mito di donna fatale, non lontano dalla Lulu di [[Frank Wedekind|Wedekind]], segnò l'inizio del sodalizio [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], durato altri 7 film a Hollywood. Il turgido istrionismo masochistico di [[Emil Jannings|Jannings]] s'oppone alla pura "apparenza" quasi grafica della Dietrich. (''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]''; 2000, p. 81)
*''L'angelo bianco'' raggiunge il suo scopo: far versare lacrime. Gli interpreti fanno del loro meglio per dare ai personaggi alquanto inverosimili qualche verosimile accento. Ma c'è anche una dimensione fantastica [...] che gli dà un tono insolito. (''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]''; 2000, p. 81)
*Drammone a lieta fine al servizio di [[Bette Davis|B. Davis]] in versione doppia. Tratto da un romanzo di Karel J. Benes, è un ''mélo'' di bassa lega migliorato dall'esperta regia. (''[[L'anima e il volto]]''; 2000, p. 84)
*Umorismo ben mescolato alla tenerezza in un clima di sterilizzata audacia erotica. Bella coppia. C'è uno spogliarello "teologico". (''[[L'anima e la carne]]''; 2000, p. 84)
*Diretto senza convinzione, non abbastanza riscattato da una scrittura disadorna e da un bianconero sporco da cinegiornale. (''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]''; 2000, p. 84)
[[File:Annex - Garbo, Greta (Anna Christie) NRFPT 02 (cropped).jpg|miniatura|[[Greta Garbo]] in ''[[Anna Christie]]'']]
*L'attrice, unica vera ragione di essere di un film verboso, statico e molto datato, ottenne la 1ª delle 3 nomination al premio Oscar (''[[Margherita Gauthier]]'', ''[[Ninotchka]]'') [...]. (''[[Anna Christie]]''; 2000, p. 86)
*L'insegnante di Boston riesce a far passare la ribelle Helen dallo stato ''animale'' a quello ''umano'', e a fare di lei ''sua'' figlia, nel senso più profondo della parola. [...] È la descrizione epica di una battaglia che culmina nella straordinaria scena di 9 minuti tra Annie e Helen intorno al tavolo da pranzo. Pur non trascurando la complessità sentimentale e ideologica del testo di [[William Gibson (commediografo)|Gibson]], mette con furia l'accento sulla dimensione fisica della battaglia. Il suo vero tema non è l'handicap fisico e nemmeno l'insegnamento o la comunicazione, ma il principio stesso della vita e della liberazione: il modo con cui le energie vitali, se abbastanza tenaci, possono vincere barriere od ostacoli. Ingiustamente accusato di teatralismo, dunque sottovalutato. (''[[Anna dei miracoli]]''; 2000, p. 86)
*In attesa di affermarsi nel genere mitologico [[Pietro Francisci|Francisci]] si dedica alle vite dei santi, in bilico tra ingenuità e astuzia spettacolare. Consigliabile solo alle anime pie. (''[[Antonio di Padova (film)|Antonio di Padova]]''; 2000, p. 91)
*Girato nei giorni bui dell'occupazione tedesca, è una novelletta piacevole, ma anemica, esitante tra il gusto francese e quello più acqua e sapone all'italiana. (''[[Apparizione (film)|Apparizione]]''; 2000, p. 93)
*Uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia, [[Gianluigi Calderone|Calderone]] debutta con un film che non manca di eleganza nella sua pruriginosa volontà di far scandalo né di velleità nel descrivere le mediocri nevrosi della media borghesia italiana. Com'è giusto, diventerà uno specialista di porno soft. (''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]''; 2000, p. 93)
*Drammone sentimentale con venature gialle, macchinoso e improbabile. (''[[Appassionatamente (film 1954)|Appassionatamente]]''; 2000, p. 93)
*Bella sparatoria finale. Western tradizionale, tratto dal racconto ''Who Rides with Wyatt'' di Will Henry e basato sulla leggendaria amicizia dello sceriffo Wyatt Earp con Billy Clanton. Interessante, ma non speciale. (''[[Appuntamento per una vendetta]]''; 2000, p. 94)
*Prodotto dalla Paramount con un budget piuttosto basso, è un film antimilitarista che si avvale di dialoghi insolitamente vivaci e realistici e di un buon cast. (''[[L'aquila e il falco (film 1933)|L'aquila e il falco]]''; 2000, p. 96)
*Un gustoso film d'avventure, originale nell'impostazione, nelle trovate e specialmente nel caleidoscopico grafismo. (''[[Arabesque]]''; 2000, p. 97)
*Un costoso, ambizioso fallimento artistico e commerciale che, tra l'altro, mandò in rosso e fece chiudere l'Enterprise Studios che lo produsse. Contribuirono anche i vincoli di censura che lasciarono nel vago il mestiere dell'infelice eroina. [[Lewis Milestone|Milestone]] non era il regista adatto, ma aveva diretto ''[[All'ovest niente di nuovo|All'Ovest nulla di nuovo]]''. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]''; 2000, p. 98)
*Giallo deduttivo-geometrico di [[Agatha Christie]], un enigma tra un cast di tutte star messo in scena con elegante ironia e raffinata bravura. (''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]''; 2010, p. 122)
*Poteva esserci qualcosa di originale e intrigante soprattutto nello studio dei caratteri se la sceneggiatura di [[Anthony Shaffer]] non l'avesse complicato con un assassinio misterioso. (''[[L'assoluzione (film 1978)|L'assoluzione]]''; 2000, p. 113)
*Questo bizzarro dramma giallo e cattolico ha zeppe, vuoti d'aria, cadute ma l'ambiente è descritto con finezza e intorno ai due fratelli protagonisti c'è un gruppetto di personaggi ben caratterizzati. (''[[L'assoluzione]]''; 2000, p. 113)
[[File:The Quatermass Xperiment (1955) trailer - Brian Donlevy & Margia Dean.png|thumb|Il [[Bernard Quatermass|dott. Quatermass]] interpretato da Brian Donlevy ne ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'']]
*1º dei 3 film prodotti dalla Hammer a basso costo (ma con una dose di intelligenza), ispirati a un popolare serial TV (1953) della BBC. [...] Fantascienza a misura d'uomo. (''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''; 2000, p. 127)
*È il 3º e il migliore del ciclo del [[Bernard Quatermass|dottor Quatermass]]. (''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; 2000, p. 127)
*Una ''space-opera'' nella cui struttura narrativa si mescolano gli schemi del poliziesco e del western. Bella la sequenza d'inseguimento tra Connery e lo spacciatore di droga. (''[[Atmosfera zero]]''; 2000, p. 129)
*Coraggioso nella scelta tematica, discutibile nella sua poco critica esaltazione dell'individualismo e con qualche forzatura retorica, è una macchina narrativa perfettamente oliata che non perde un colpo sino al finale che scalda il cuore, inumidisce gli occhi e strappa l'applauso. Di suo [[Peter Weir|p. Weir]] ci mette l'abituale misticismo e la sapiente guida nella recitazione dei ragazzi inesperti tra cui spicca [[Robert Sean Leonard|R.S. Leonard]] sebbene solo [[Ethan Hawke|E. Hawke]] abbia fatto carriera. (''[[L'attimo fuggente]]''; 2010, p. 130)
*Film eccessivo nell'azione, nella violenza, nella grandiosità delle scenografie, negli effetti speciali (Oscar per Eric Brevig), nella visibilità, nell'ideologia. Suggestiva macchina narrativo-spettacolare con una vertiginosa struttura a scatole cinesi, imperniata sull'ambiguità tra realtà e apparenza, con alleggerimenti grotteschi e parentesi erotiche. (''[[Atto di forza]]''; 2000, p. 118)
*[...] è un buon film nero con un tema sociale in filigrana che ha al centro la psicologia tormentata del traditore ([[Van Heflin]]) e prepara con ritmo serrato il suo gesto finale d'espiazione. Ma il film conta soprattutto per l'atmosfera di disperata tensione che, con l'apporto del bianconero di [[Robert Surtees]], il regista sa creare. (''[[Atto di violenza]]''; 2000, p. 118)
*Superficiale e stentata commedia rivistaiola. (''[[Auguri e figli maschi!]]''; 2000, p. 118)
*Western di stampo tradizionale con un buon cast e molti luoghi comuni. (''[[L'avamposto degli uomini perduti]]''; 2000, p. 120)
*È una specie di romantico omaggio al "fattorino" dell'autobus con un [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]] divertente, genuino, convincente. (''[[Avanti c'è posto...]]''; 2000, p. 120)
*È la più divertente commedia di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] – sceneggiata con Edoardo Anton – basata su un arguto e piacevole gioco degli equivoci e diretta con leggerezza e ironia. (''[[L'avventuriera del piano di sopra]]''; 2000, pp. 126-127)
*Uno dei migliori western di [[Errol Flynn]], 1º dei 3 girati con [[Michael Curtiz|Curtiz]]. Ottima fotografia a colori di Sol Polito. (''[[Gli avventurieri (film 1939)|Gli avventurieri]]''; 2000, p. 127)
*La cornice è pittoresca, ma il quadro insipido, i personaggi convenzionali, la storia moscia. (''[[L'avventuriero della Luisiana]]''; 2000, p. 127)
*Western di passo quieto in cui, rinunciando all'azione (tolto l'assalto alla caserma francese), [[Don Siegel|Siegel]] se la prende comoda e si gode il paesaggio, spostandosi sul terreno della commedia ironica in cui il ''macho'' Hogan ([[Clint Eastwood|C. Eastwood]]) si trasforma nel secondo mulo della finta sorella Sara. (''[[Gli avvoltoi hanno fame]]''; 2000, p. 128)
====B====
*Uno dei migliori film gangster del dopoguerra, scritto da [[Ben Hecht|B. Hecht]] e C. Lederer, filmato in esterni veri a New York. Memorabile esordio di [[Richard Widmark|R. Widmark]] nella parte del sadico che fa ruzzolare per le scale una vecchia paralitica. (''[[Il bacio della morte (film 1947)|Il bacio della morte]]''; 2000, p. 132)
*Citato da celebri scrittori ([[Manuel Puig]]), fonte di ispirazione per nuovi registi, giocato sagacemente sull'ambiguità, a mezza strada tra l'horror e il thriller, con una dimensione fantastica suggerita più che rappresentata, è una chicca per i fans del cinema fantastico, un classico del cinema americano di serie B, un prototipo più volte imitato. (''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]''; 2000, p. 132)
*Reduce dal successo di ''[[La sepolta viva (film 1949)|La sepolta viva]]'' [...], [[Guido Brignone|Brignone]] azzeccò anche questo film [...]. (''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]''; 2000, pp. 133)
*Come giallo, è un film d'andazzo normale, ma ha almeno un merito: una certa cura nella descrizione dell'ambiente cinematografico. (''[[Bacio mortale (film 1932)|Bacio mortale]]''; 2000, pp. 133)
*Garanti in sceneggiatura gli inossidabili toscani [[Leonardo Benvenuti|Benvenuti]] & [[Piero De Bernardi|De Bernardi]], è una galleria di caricature, macchiette e macchiettoni strapaesani con il contorno di ragazze appetitose. Apprezzabile rinuncia alla volgarità con qualche punta crudele nei dialoghi. ("È la foto del nonno. Un po' mossa, ma nonno aveva il Parkinson.") (''[[Bagnomaria (film)|Bagnomaria]]''; 2000, pp. 134-135)
*Con un quartetto d'attori che compendia la storia e la memoria dei cinema (il più giovane è [[Vincent Price|Price]], 1911) un film dove la vita scorre piana come in una fotografia sbiadita: non una stecca, non un eccesso, non un attimo di noia anche se, come si dice, non succede niente. (''[[Le balene d'agosto]]''; 2000, p. 135)
*Film epico che nasconde una leggenda (il paradiso perduto), racconta un programma (confondersi con la natura invece di distruggerla) e rappresenta un incubo (distruggere i pellerossa, americani nativi). Esordio nella regia di [[Kevin Costner|Costner]] che sa coniugare le attrattive di un cinema popolare d'azione con la semplicità di un racconto epico che lascia spazio ai sentimenti, ai conflitti psicologici, agli intermezzi umoristici. Si schiera dalla parte giusta senza manicheismo; coinvolge e commuove senza demagogia; suggerisce il sogno (l'utopia) e dà conto del dolore, di quel retaggio di odio e di colpa che fecero delle guerre indiane "il più disperato degli inferni". (''[[Balla coi lupi]]''; 2000, p. 136)
*Discontinuo fuoco d'artificio di trovate comiche. La sua debolezza deriva dal modello parodiato: ''Guerre stellari'' era già, se pur in modo latente, una parodia. (''[[Balle spaziali]]''; 2000, p. 138)
*Il più insulso, insensato e dilettantesco film del catalano [[Bigas Luna]], qui inetto direttore di attori, per giunta. La [[Valeria Marini|Marini]] è una bella statua inespressiva che ha due posizioni, ritta e sdraiata. Filodrammatici gli altri. Al suo confronto ''[[La donna del fiume]]'' (1954) con [[Sophia Loren|S. Loren]] fa figura di capolavoro. (''[[Bambola (film 1996)|Bambola]]''; 2000, p. 139)
*Un "nero" di prima classe, di taglio semidocumentaristico. Suspense, atmosfera, azione, e una suggestiva descrizione dell'ambiente portuale nello stupendo bianconero di Joe McDonald. (''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]''; 2000, p. 142)
*Film neorealista ''sui generis'': il suo neorealismo è tutto nella prima, suggestiva sequenza, ma poi si trasforma in una ''gangster story'' di modello americano sulla quale il regista innesta la sua cultura cinematografica, ma anche una robustezza narrativa e una funzionalità espressiva che saranno costanti nei suoi film successivi. È, a modo suo, un film formalista, mentre appaiono incongruenti o approssimativi, nel loro romanticismo, i contenuti etici e sociali. (''[[Il bandito]]''; 2000, p. 142)
*Con ''Donzoko'' (''[[I bassifondi]]'', 1957) e ''[[Dodes'ka-den]]'' (1970) forma una sorta di trilogia sociale della miseria nell'itinerario di Kurosawa. Sul tema tradizionale del rapporto tra maestro e allievo, è la storia di una presa di coscienza, un romanzo di educazione. Di grande bellezza plastica nell'uso del grande schermo (Tohoscope), sostenuto da una solenne colonna musicale ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], la ''Nona'' di [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]]) e da una varietà di registri narrativi (tenerezza, crudeltà, due gustosi intermezzi comici), affollato di personaggi, risulta un po' programmatico e didattico nel suo assillo di essere un capolavoro umanistico. (''[[Barbarossa (film 1965)|Barbarossa]]''; 2000, p. 145)
*Vicenda, ricostruzione storico-politica e indagine psicologica dei personaggi sono secondarie rispetto alla spettacolare grandiosità delle scene di battaglia, girate con grande abbondanza di mezzi. (''[[La battaglia dei giganti]]''; 2010, p. 165)
*Intenzioni: mostrare in luce positiva la cultura latinoamericana basata sulla famiglia. Risultato: un film generosamente didattico e commovente [...]. (''[[Bella (film)|Bella]]''; 2010, p. 170)
*Non è soltanto un film di propaganda. Grazie alla sceneggiatura di [[Ugo Betti]] e [[Alessandro De Stefani]], si cerca anche una riflessione sulla guerra e il suo significato. (''[[Bengasi (film)|Bengasi]]''; 2000, p. 158)
*Influenzato dai colossi storici del cinema italiano degli anni '10 di cui riprende l'enfasi e le esagerazioni, mescolandole con un misticismo sentimentale di marca anglosassone, è un melodramma storico che conta soprattutto per 2 sequenze (la battaglia delle triremi, la corsa delle bighe) di straordinario dinamismo plastico. (''[[Ben-Hur (film 1925)|Ben-Hur]]''; 2000, p. 158)
*Equivoci a non finire, ma lieta fine. Commedia modesta e anemica che si regge sulla simpatia di [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]]. (''[[Benvenuto reverendo!]]''; 2000, p. 160)
*La religiosità "made in Hollywood", ridotta a merce spettacolare di grande effetto. (''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]''; 2000, p. 161)
*Attivo dal 1973, [[John Woo|J. Woo]] aveva diretto una quindicina di ''Wuxiapian'' (film di cavalieri erranti) quando, grazie al famoso regista-produttore [[Tsui Hark]], con questo film inaugurò nel cinema di Hong Kong il filone dei noir metropolitani iperrealisti e contribuì alla propria trasferta verso Hollywood, dove fu largamente imitato da [[Quentin Tarantino|Tarantino]] e soci. Nonostante i difetti di sceneggiatura il film ebbe un grande successo. Il suo tema centrale è ancora quello romantico dell'amicizia virile all'insegna dell'eroismo. La violenta frenesia ridondante dell'azione non nasconde le influenze occidentali nella poetica di Woo, teso a contaminare la lezione Hollywoodiana di Siegel e [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] e quella europea di [[Jean-Pierre Melville|Melville]] e [[Sergio Leone|Leone]]. (''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]''; 2013, p. 191)
*Colosso mitico-religioso hollywoodiano in salsa italiana con alcune sequenze di alta suggestione spettacolare (l'arca di Noè, la torre di Babele). Non è difficile per i fan di [[John Huston|Huston]] individuarvi le costanti tematiche e stilistiche dell'agnostico regista americano; agli altri basta lo spettacolo. (''[[La Bibbia (film 1966)|La Bibbia]]''; 2000, p. 164)
*Farsa per un pubblico di bocca buona, dal fine [[Ferdinando Maria Poggioli|Poggioli]] si può pretendere di più. Nazzari e la Silvi, insieme, hanno fatto di meglio. (''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]''; 2000, p. 168)
*1º film sonoro di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] che sperimenta genialmente suoni e rumori, ma non il parlato. Notevoli: la sequenza d'apertura di taglio semidocumentaristico; il delitto; il motivo del coltello; il British Museum. Opera di incipiente maturità, thriller carico di libidine. (''[[Ricatto (film 1929)|Blackmail]]''; 2000, p. 169)
*È un rozzo film fondato sulla paura del buio, cioè dell'invisibile. Senza spargimento di sangue, senza un effetto speciale, fa paura a molti, specialmente agli adolescenti in grado di identificarsi con i tre personaggi. È un non-film di radicale inettitudine [...]. (''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair|The Blair Witch Project]]''; 2010, p. 189)
*Ventitré anni nella breve vita di [[Blaise Pascal|Pascal]] [...] da quando, sedicenne, pubblica l'importante ''Saggio sulle coniche'' sino alla morte (una delle sequenze più intense), passando per la "notte di fuoco" [...] in cui, in un momento di estasi mistica, ritrova il senso di Dio. Raccontato con una semplicità di linguaggio che è frutto di lucidità e di umiltà come un "uomo esile, sofferente, che stava sempre male, ma pieno di curiosità, di interessi, di slanci, di timori", diviso tra l'ansia scientifica e la pietà religiosa. L'esordiente [[Pierre Arditi|P. Arditi]], figlio di un fornaio, sarebbe diventato uno degli attori più sensibili del teatro e del cinema d'oltralpe. (''[[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Blaise Pascal]]''; 2000, p. 171)
*Uno dei più celebrati e sopravvalutati strappalacrime del cinema mondiale. Impeccabile, comunque, per atmosfera, recitazione, uso del concerto di [[Sergej Vasil'evič Rachmaninov|Rachmaninoff]], nettezza di particolari. (''[[Breve incontro]]''; 2000, p. 182)
*Per la 2ª volta all'apice della sua fama (6 film nel 1950!) [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è ottimo in questa variazione sul personaggio del fuorilegge romantico. (''[[Il brigante Musolino]]''; 2000, p. 183)
*Nella stesura del raccontino originale, svelto e spiritoso, si sente la mano di [[Marcello Marchesi]] con la coppia [[Age & Scarpelli]]. [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]] per la 1ª volta in un ruolo importante. La [[Silvana Pampanini|Pampanini]] tenta di non essere solo bella. (''[[Una bruna indiavolata!]]''; 2000, p. 185)
====C====
*Discreto western, girato in Cinemascope, quasi filoindiano, con un [[Kirk Douglas|K. Douglas]] che fa la parte del leone. (''[[Il cacciatore di indiani]]''; 2000, p. 195)
*Commedia ferroviaria, degna del teatro di [[Eduardo De Filippo]], sull'Italia di 3ª classe. Intorno a un grande [[Nino Manfredi|Manfredi]] si muove una colorita folla di macchiette. Fa ridere, ma anche riflettere. (''[[Café Express]]''; 2013, p. 238)
*Melodramma a lieto fine, dalle scenografie cariche di significati simbolici che sottolineano le psicologie dei personaggi. (''[[Calafuria (film)|Calafuria]]''; 2000, pp. 198-199)
*Censurata versione (le due donne erano accusate di avere un rapporto lesbico) del dramma ''The children's hour'' (1934) di [[Lillian Hellman]] con una lieta fine imposta dal produttore [[Samuel Goldwyn|Samuel Goldwin]], rifatto nel 1962 con la regia dello stesso [[William Wyler|Wyler]]: ''[[Quelle due]]''. Splendida parte centrale, ottima recitazione. (''[[La calunnia]]''; 2000, p. 201)
*È il più rischioso dei lavori di [[Ermanno Olmi|Olmi]]. L'episodio dei [[Magi (Bibbia)|Re Magi]] (parola non mai pronunciata nel film) è raccontato solo nel [[Vangelo secondo Matteo|Vangelo di Matteo]] in una pagina, e offre molte domande senza risposta. In base a fragili indizi, supposizioni, ipotesi, Olmi – che ne cura anche fotografia e montaggio, coordinando scene e costumi – ne fa un film profondamente religioso e severamente anticlericale che talvolta ha i toni di una requisitoria contro le istituzioni, il potere e gli intellettuali al loro servizio con inattesi e funzionali spunti comici o dissacranti che gli valsero un assurdo divieto ai minori di 14 anni. Girato a Volterra, Alpi Apuane e Maremma con un forte privilegio alla dialettalità e una metodologia di set rosselliniana con largo spazio all'improvvisazione. Squilibrato e geniale, è forse il suo film più anticonformista. (''[[Camminacammina]]''; 2010, p. 228)
*Di ambientazione insolita e di origine teatrale [...], questo giallo d'investigazione si raccomanda per la cura dei particolari, la finezza della recitazione, specialmente femminile, l'eleganza dello stile. (''[[La campana del convento]]''; 2000, p. 204)
*[[Luigi Zampa|L. Zampa]], specialista di commedie agre e intrise di succhi civili (''[[Vivere in pace]]'', ''[[L'onorevole Angelina]]'', ''[[Anni difficili]]''), ha fatto di meglio, ma anche qui riesce a divertire con intelligenza. (''[[Campane a martello]]''; 2000, p. 204)
*Seguito di ''[[La mia via]]'' (1944), ebbe altrettanto successo [...]. Il tasso di sciroppo sentimentale è ancor più alto. Film natalizio a prova di bomba. (''[[Le campane di Santa Maria]]''; 2000, p. 204)
*Tutto giocato sul doppio dei fratelli De Filippo (con il regista a disagio, come il solito, con la fisicità non mediata dell'attore comico), il film è svelto e divertente, con alcune cadute folcloristiche di tono, ma non tra i migliori del Camerini dell'epoca. (''[[Il cappello a tre punte]]''; 2000, p. 213)
*Da un romanzo di [[Daphne du Maurier|Daphne Du Maurier]] una storia fosca, venata di acido umorismo. Con una coppia del calibro [[Bette Davis|Davis]]-[[Alec Guinness|Guinness]], comprimari, operatore, scenografo e [[Gore Vidal]] alla sceneggiatura, troppa intelligenza sprecata. (''[[Il capro espiatorio (film 1959)|Il capro espiatorio]]''; 2000, p. 214)
*Testo arguto ed effervescente. Ambientazione superba e accurata. [[Gino Cervi|Cervi]] gioca in casa. (''[[Il cardinale Lambertini (film 1954)|Il cardinale Lambertini]]''; 2000, p. 216)
*I personaggi umani sono graficamente tra i più inventivi e spiritosi del cinema disneyano, dalla memorabile, rapace, eccessiva Crudelia ai due gaglioffi Gaspare e Orazio e a Rudy, eccentrico compositore. La lunga sequenza della fuga dei cuccioli sulla neve – che ha il ritmo e i passaggi obbligati di un film bellico di evasione – è il pezzo forte del film, ma vanno ricordati anche il tam tam canino e i momenti di satira televisiva. (''[[La carica dei cento e uno|La carica dei 101]]''; 2000, p. 217)
*Da non perdere questa vetta del cinema [[John Ford|fordiano]]. Un esodo epico, eppure affettuoso, tenero, divertente. Senza eroi, ma con grande humour. Considerato a torto un film minore per i pochi mezzi a disposizione rispetto ad altri suoi western e per il carattere rapsodico del suo impianto narrativo. (''[[La carovana dei mormoni]]''; 2000, p. 221)
*[...] è un western agile e allegro con scene d'azione e intermezzi umoristici che si alternano sapientemente. L'attacco alla diligenza blindata è d'antologia. Buffo [[Howard Keel|H. Keel]] travestito da pellerossa. (''[[Carovana di fuoco]]''; 2000, p. 221)
*[...] è un cupo è perverso psicodramma pastorale dai risvolti freudiani, attraversato dall'incerta linea che separa la sessualità sana da quella malata. Un film insolito sia per il 1947 sia nella carriera di [[Delmer Daves|Daves]] e un'ottima occasione per un [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]] in gran forma. (''[[La casa rossa]]''; 2010, p. 254)
*Film (cast compreso) voluto dal produttore [[David O. Selznick|D.O. Selznick]] che [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] diresse malvolentieri: sceneggiatura verbosa, prolissa, troppo complicata. Qualche lampo di lancinante perversità. (''[[Il caso Paradine]]''; 2000, p. 230)
*[...] è un film di mare e solitudine diviso in 3 parti. Nella 1a c'è la formidabile e paurosa sequenza dell'incidente aereo; nella 2a sull'atollo (80 minuti circa sui 135 complessivi) il momento più poetico è l'incontro notturno con la balena; la 3a è un tiremmolla sentimentale che si può perdere. Più di una inverosimiglianza nella parte centrale (nemmeno un insetto), ma i dialoghi del nuovo Robinson con il pallone (il suo specchio, non il suo servo) e la sua lotta per sopravvivere hanno un accento veritiero. (''[[Cast Away]]''; 2010, p. 258)
*Nel filone della narrativa romantica che va da [[Jane Austen]] a [[Daphne du Maurier]] (''[[Daphne du Maurier#Rebecca|Rebecca]]'') l'esordiente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]], responsabile anche della sceneggiatura, ha diretto un film d'atmosfera di apprezzabile omogeneità stilistica, appoggiato a un'affiatata squadra di attori. (''[[Il castello di Dragonwyck]]''; 2000, p. 232)
*Premiato con il Leone d'oro alla carriera, [[Hayao Miyazaki|H. Miyazaki]] (che avrebbe dovuto limitarsi a produrre il film con il suo studio Ghibli) mescola fiaba nipponica, fantasmi d'Oriente e ambientazione da Mitteleuropa 800 in una delle più affascinanti avventure di animazione degli ultimi tempi, dove non mancano l'eterna lotta tra il Bene e il Male, la minaccia della guerra fuori dal tempo, ma anche la speranza nel futuro e il bisogno di fantasia e immaginazione. (''[[Il castello errante di Howl]]''; 2010, p. 259)
*È un film che fece commuovere e piangere le folle all'inizio degli anni '50. Feuilleton popolare, ha anche il merito di una ambientazione e una patina neorealistica assai suggestiva. (''[[Catene (film 1949)|Catene]]''; 2000, p. 232)
*Uno dei vertici del cinema noir: fatalismo tragico, impotenza dell'individuo, rapporto avvelenato tra passato e presente, la figura della ''dark lady'' ([[Jane Greer|J. Greer]]). Scritto da Daniel Mainwaring, il labirintico intrigo è messo in immagini da [[Jacques Tourneur|J. Tourneur]] con stringata intensità. (''[[Le catene della colpa]]''; 2000, p. 232)
*Difetti? Parecchi, compresi i troppi falsi finali e il triangolo amoroso Agar-Dru-Carey, ma sono i peccati minori di un film delizioso, amabile, ricco di annotazioni, fordiano a 18 carati che invecchia benissimo. L'asso nella manica è la fotografia a colori di Winton C. Hock, premiata con l'Oscar, che nello stile di Frederic Remington cattura le bellezze della Monument Valley. (''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''; 2000, p. 236)
*Conta per l'elegante ricostruzione della società a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, la preferenza ai toni crepuscolari piuttosto che celebrativi ed eroici, l'esaltazione del militarismo sabaudo che, se non si contrappone, si sovrappone a quello fascista. (''[[Cavalleria (film)|Cavalleria]]''; 2000, p. 236)
[[File:La cena delle beffe (1942) Clara Calamai (2).png|thumb|[[Clara Calamai]] ne ''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'']]
*Versione scattante, veloce, rispettosa del famoso dramma (1909) di [[Sem Benelli]]. Oh, il niveo seno nudo e il corpo velato di [[Clara Calamai|C. Calamai]] che fecero fremere mezza Italia e indussero il Centro Cattolico a bollarlo come intreccio di libidine, brutalità e libertinaggio! C'è da ammirare anche l'insinuante, volpino Giannetto di [[Osvaldo Valenti|O. Valenti]]. (''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]''; 2000, p. 238)
*Non è il migliore dei 5 film che [[Mario Camerini|M. Camerini]], al culmine della sua fama, diresse nel biennio 1939-40. La sceneggiatura è indirizzata sui binari della commedia un po' pazza il cui ritmo non s'addice al regista. Da gustare, comunque, come variazione sulla tematica dei "telefoni bianchi". (''[[Centomila dollari]]''; 2000, p. 240)
*[...] è una sorta di antologia del western in negativo in cui si ricorre ai suoi più scalcinati stereotipi. 3 attori americani di scuole diverse e il più famoso dei 3 ([[Henry Fonda|Fonda]]) scelto contro la parte. Il set non è più l'Andalusia, ma la Monument Valley di [[John Ford]]. In un film ricco di trasgressioni, [[Sergio Leone|Leone]] dilata madornalmente i tempi drammaturgici, contravvenendo alla dinamica del genere. Sotto il segno del titanismo si tende al teatro d'opera e alla sua liturgia. Dall'epica del treno, della prima ferrovia transcontinentale, si passa alla trenodia, al canto funebre sulla morte del West e dello spirito della Frontiera. Come in [[Sam Peckinpah]]. (''[[C'era una volta il West]]''; 2000, p. 241)
*[[Luigi Comencini|L. Comencini]] ha lavorato con discrezione e pudore, in difficile equilibrio tra patetico e comico, ma il perno del film, e la sua forza, è [[Beppe Grillo]], con la sua recitazione sotto le righe, al risparmio, di una sobrietà tutta genovese. (''[[Cercasi Gesù]]''; 2000, p. 243)
*Gioco al massacro tra una vittima che diviene carnefice e un carnefice che si trasforma in vittima, in bilico tra il melodramma e l'horror, è un capolavoro del grand-guignol cinematografico, detestato da molti che lo considerano una vetta del Kitsch violento. È difficile, però, non ammirare il linguaggio rigoroso e stilizzato di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]], la sapiente sceneggiatura di [[Lukas Heller]] (da un romanzo di [[Henry Farrell]]), la straordinaria recitazione del trio principale, la dimensione gotica dell'atmosfera narrativa. (''[[Che fine ha fatto Baby Jane?]]''; 2000, p. 248)
*Basato su una storia vera, questo thriller è un buon esempio di quel realismo semidocumentaristico che si diffuse a Hollywood nel primo dopoguerra. Oltre all'asciutta ed efficace regia di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]], le sue carte vincenti sono la fotografia di Joe McDonald e l'interpretazione di [[James Stewart|J. Stewart]]. Notevole anche K. Orzazewski nella parte di Tillie. (''[[Chiamate Nord 777]]''; 2000, p. 250)
*Melodramma missionario che promosse [[Gregory Peck|G. Peck]] al ruolo di star. Tratto da un romanzo di [[A. J. Cronin|Archibald J. Cronin]], è dignitoso, solidamente costruito ma prolisso. (''[[Le chiavi del paradiso]]''; 2000, p. 251)
*Ancora in doppio ruolo, [[Bette Davis|B. Davis]] cerca di galvanizzare un dramma (già fatto nel 1946 con Dolores Del Rio) turgido, effettistico e inverosimile, ma, a modo suo, affascinante. (''[[Chi giace nella mia bara?]]''; 2000, p. 253)
*2º film di L. Pieraccioni che l'ha scritto, diretto e interpretato: simpatico, spesso salace, quasi mai scurrile, sorretto da un'affiatata recitazione di squadra, da un'intelligente scelta dei tempi comici, girato con garbo da un principiante cha ha visto i film giusti e ha imparato la lezione. [[Alessandro Haber|A. Haber]] si conferma principe dei caratteristi italiani. Campione d'incassi della stagione 1996-97. (''[[Il ciclone]]''; 2010, p. 291)
*Neorealismo in chiave cattolica. Il film conta soprattutto per il bianconero del grande [[Aldo Graziati|G.R. Aldo]], la coerenza pittorica delle inquadrature, l'atmosfera delle paludi pontine, il clima affocato che precede lo stupro. (''[[Cielo sulla palude]]''; 2000, p. 260)
*[...] è uno dei più fiacchi risultati di [[Anthony Mann|A. Mann]]. Invece che una saga, un greve melodramma senza estro né scatti. (''[[Cimarron (film 1960)|Cimarron]]''; 2000, p. 260)
*Tolto quello scoppiettante di [[Walter Chiari|W. Chiari]], in chiave rivistaiola, gli episodi sono all'insegna di una comicità amara. Notevole quello di [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] che descrive un borgo agricolo campano senza spolveri idillici. (''[[Cinque poveri in automobile]]''; 2000, p. 263)
*Ruvido melodramma, scritto dal futuro regista Robert Rossen, affidato soprattutto all'interpretazione di un'affiatata squadra di attori sotto contratto alla Warner Bros, casa specializzata in drammi sociali e gangsteristici. (''[[Le 5 schiave|Le cinque schiave]]''; 2000, p. 263)
*Fiacco e deludente rifacimento di ''[[L'uomo di bronzo]]'' (1937) della stessa Warner. Importante solo perché è il 1º film di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] come protagonista. (''[[Il circo insanguinato]]''; 2000, p. 266)
*Liberamente tratto da un romanzo di [[John Buchan]], questo film d'inseguimento all'insegna della leggerezza e dell'umorismo è, forse, l'opera più famosa dell'[[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] inglese, e uno dei preferiti dallo stesso regista. (''[[Il club dei 39|Il club dei trentanove]]''; 2000, p. 273)
*[...] è una sorta di antiwestern, attraversato da un sottile filo di poesia. Poca azione, lenti indugi sugli stati d'animo, rari risvolti divertenti e una fredda eleganza che talvolta sfiora una noia non premeditata. (''[[Le colline blu]]''; 2010, p. 314)
*Western trito e ritrito [...]. (''[[Le colline bruciano]]''; 2000, p. 277)
*Ermetico, ma abbagliante. Molte noie con la censura sovietica. (''[[Il colore del melograno]]''; 2010, p. 316)
*Risente dell'origine teatrale, ma gli attori tengono bene anche se messi in difficoltà da dialoghi retorici. (''[[I colpevoli]]''; 2000, p. 280)
[[File:Un colpo di pistola (1942) Assia Noris (2).png|thumb|[[Assia Noris]] in ''[[Un colpo di pistola]]'']]
*1º film di [[Renato Castellani|R. Castellani]], è considerato uno degli esempi più rappresentativi di quella tendenza "evocativa-calligrafica" che negli anni '40 cercò di contrapporsi alla sciatta e conformistica mediocrità del cinema italiano di quei fascistici anni come un corrispondente audiovisivo della prosa d'arte in letteratura. Freddo esercizio di stile, ma di buon livello. (''[[Un colpo di pistola]]''; 2000, p. 282)
*Tratto da una famosa commedia (1900) di [[Giuseppe Giacosa]] (già filmata nel 1916) è uno dei meno originali, ma dei più compatti e armonici film di [[Mario Camerini|Camerini]]. Riscritto completamente nei dialoghi, è fedele allo spirito. (''[[Come le foglie (film 1934)|Come le foglie]]''; 2000, p. 286)
*Tipico melodramma a sfondo sociale nella Hollywood degli anni '40 per il quale [[John Ford|J. Ford]] ebbe a disposizione dalla M-G-M grandi mezzi che gli permisero di ricostruire in studio il villaggio gallese. Grande successo al botteghino, aiutato da 4 premi Oscar [...]: raramente il regista s'era tanto spinto nel territorio turgido del sentimentalismo. Edificante e pomposo, ma impeccabile nel ritmo narrativo e a livello figurativo. (''[[Com'era verde la mia valle]]''; 2000, p. 286)
*Uno dei 5 western Republic di serie che [[John Wayne|J. Wayne]] girò nell'anno in cui [[John Ford]] lo chiamò per ''[[Ombre rosse]]'', promuovendolo in serie A. (''[[Nuove frontiere|Il confine della paura]]''; 2000, p. 296)
*[[Cecil B. De Mille|C.B. De Mille]] ha una qualità rara, ereditata da [[David Wark Griffith|Griffith]]: sa coniugare l'azione e l'avventura con il lirismo romantico. Western su grande scala, con scene d'azione folgoranti (la cavalcata di un [[Gary Cooper|G. Cooper]] nel fulgore della sua bellezza), storicamente inattendibile. (''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]''; 2000, p. 299)
*[...] è un insieme di tableaux senza vita, resi più brillanti, talvolta, da scenografie pittoresche o espressioniste. [[Bette Davis|B. Davis]] trabocca di manierismi. [[Errol Flynn|E. Flynn]] manca di tono e di colore. (''[[Il conte di Essex]]''; 2000, p. 301)
*Prodotto dal grande [[Alexander Korda]] e tratto dall'omonimo romanzo di [[James Hilton]], è un dramma non più che elegante, non più che ben fatto con un'attendibile atmosfera d'epoca. Ma c'è [[Marlene Dietrich|Marlene]]. (''[[L'ultimo treno da Mosca|La contessa Alessandra]]''; 2000, p. 302)
*Nel suo genere – il melodramma passionale a forti tinte – è un capolavoro. Su una materia trita [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] ha costruito una galleria di splendidi personaggi dell{{'}}''international set'' inseriti in una elaborata costruzione drammatica, costituita da 8 flashback, raccontati da 4 personaggi. (''[[La contessa scalza]]''; 2000, p. 302)
*Assai fedele al romanzo (1897) di Bram Stoker, è una piccola chicca per gli amanti dei racconti vampireschi in cui l'intelligenza e il gusto sopperiscono alla povertà dei mezzi. C. Lee ammirevole per sobrietà. (''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]''; 2010, p. 340)
*Costruito su due itinerari d'anima, affronta i temi della redenzione e della grazia con sobrio rigore. Una sommessa e dolorosa sinfonia in bianco. (''[[La conversa di Belfort]]''; 2000, p. 304)
*Film spionistico di serie con tipici toni da guerra fredda. Ritmo alacre, una certa cura nell'ambientazione, attori efficaci. (''[[Corriere diplomatico (film)|Corriere diplomatico]]''; 2000, p. 309)
*Un'orfana del Minnesota fugge in città quando lo zio vuole sposarla a un bruto. Ama, pecca, si vende, si degrada, risorge. 14º film M-G-M di [[Greta Garbo|G. Garbo]], suo 4º parlato e l'unico in coppia con [[Clark Gable|C. Gable]] (senza baffetti). Le prime scene tra i due, in una cornice idillica, sono piacevoli, ma il resto è melodramma di terz'ordine, illuminato soltanto dalla sua presenza. (''[[Cortigiana (film)|La cortigiana]]''; 2000, p. 312)
*Prodotto dalla Romana Film di F. Misiano, specializzata in cinema popolare "napoletano", è uno dei 2 film di finzione di A. Petrucci che v'immette la sua inclinazione al documentario sociologico e al racconto pedagogico edificante, un'indubbia pulizia espositiva, una certa cura psicologica. (''[[Cortile (film 1955)|Cortile]]''; 2000, p. 312)
*È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. [...] Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza. (''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]''; 2000, p. 312)
*È un classico del filone storico in costume di moda in Italia negli anni '60: tra scene spettacolari di battaglia e sontuose scenografie, gli attori, beniamini del pubblico di quei tempi, se la cavano. (''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]''; 2000, p. 316)
*[...] ricco di spunti realistici e di situazioni inedite, vive di frammenti e va gustato a sorsi, ma impone una moralità di estrema amarezza. Si chiude con una doppia fine di insolita allegria. (''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''; 2010, p. 358)
*Poliziesco ascetico che inclina al noir: più che le scene d'azione, all'inizio e alla fine, contano i personaggi e l'atmosfera. Un buon risultato nella carriera di un regista noto per le sue commedie. (''[[Criminale di turno]]''; 2000, p. 319)
*[...] è uno dei migliori [[Don Siegel|Siegel]] degli anni '50 con 3 o 4 sequenze magistrali e un duetto straordinario [[Eli Wallach|Wallach]]-[[Robert Keith|Keith]]. Il cuore di questo film incompreso è nella loro caratterizzazione eccessiva e fiammeggiante. A una lettura di secondo grado i temi di fondo sono il parricidio e l'ossessione del tempo. (''[[Crimine silenzioso]]''; 2000, p. 319)
*Data la censura dell'epoca, sarebbe stato difficile per chiunque trarre un film dal romanzo di [[Graham Greene]] ''Il potere e la gloria'' (1940), storia di un prete ubriacone che fa un figlio con una prostituta, ma per [[John Ford|J. Ford]], buon cattolico irlandese, era impossibile. Ne ricavò, infatti, non soltanto un film pio che attribuisce tutta l'onestà al prete e tutta la corruzione all'ufficiale, ma anche pesante, prolisso, artificioso, mal recitato persino da [[Henry Fonda|H. Fonda]] che si trascina ostentando una sonnolenta santimonia, affidato a una serie di quadri statici anche se magnifici nel loro esasperato simbolismo mistico (influenza di [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|Eisenstein]] e degli espressionisti tedeschi nella fotografia di [[Gabriel Figueroa|G. Figueroa]]). (''[[La croce di fuoco]]''; 2000, p. 321)
*[...] Dmytryk s'è cimentato con la vita del leggendario fra' Giuseppe da Copertino, ma i risultati sono ora modesti ora goffi. (''[[Cronache di un convento]]''; 2000, p. 323)
*[...] un delicato film per famiglie [...]. Tenere pronti i fazzoletti. (''[[Il cucciolo]]''; 2000, p. 325)
[[File:Cuore (film 1948) María Mercader.png|miniatura|[[María Mercader]] in ''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'']]
*Coletti, cineasta in sintonia quasi perfetta con i valori patriottici deamicisiani, ha tratto un film lindo, di impettita nostalgia ''rétro'', accurato nella rievocazione d'epoca. L'ha aiutato un'abile sceneggiatura a più mani [...]. (''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]''; 2000, pp. 325-326)
====D====
*Forse sopravvalutato dalla critica quando uscì, oggi risulta un po' datato. Rimane, comunque, un'opera rappresentativa della sensibilità del dopoguerra, dei traumi psicologici e delle disillusioni dei reduci. (''[[La dalia azzurra]]''; 2000, p. 331)
*La moda di questo genere è finita, ma – superata la balordaggine del soggetto e la rozzezza della regia – i film con [[Bruce Lee]], questo [[Fred Astaire]] del kung-fu, offrono momenti gustosi, ricordando quasi il dinamismo spensierato del cinema muto. (''[[Dalla Cina con furore]]''; 2000, p. 331)
*Poliziesco spettacolare e a tratti suggestivo ma [[Walter Hill|Hill]] ha fatto di meglio. È stata la prima troupe americana autorizzata a fare riprese sulla piazza Rossa di Mosca. (''[[Danko]]''; 2000, p. 333)
*Sopravvalutato, resta in ogni modo un robusto melodramma di guerra. (''[[Da qui all'eternità]]''; 2000, p. 335)
*[...] è sicuramente il più famoso, forse il migliore, ma non il più tipico, film di [[Mario Camerini|Camerini]] negli anni '30. Influenzato più dalla commedia hollywoodiana che da [[René Clair]] e arricchito da piccole trovate quasi surrealistiche di umore [[Cesare Zavattini|zavattiniano]] [...]. (''[[Darò un milione]]''; 2000, p. 336)
*La sceneggiatura di [[Gherardo Gherardi|G. Gherardi]] e [[Gaspare Cataldo|G. Cataldo]] fa un po' acqua, ma il robusto mestiere di [[Carmine Gallone|Gallone]], re del cinema popolare dell'epoca, guida la storia sino all'attesa lieta fine. (''[[Avanti a lui tremava tutta Roma|Davanti a lui tremava tutta Roma]]''; 2010, p. 382)
*Con l'efficiente organizzazione della M-G-M alle spalle, [[George Cukor|Cukor]] realizza un perfetto film inglese a Hollywood con un'ottima direzione degli attori e una cura maniacale del particolare. Indimenticabile il Micawber di [[W. C. Fields|W.C. Fields]]. (''[[Davide Copperfield (film 1935)|Davide Copperfield]]''; 2000, p. 337)
*Ebbe 3 nomination ai premi Oscar: Philip Dunne per la sceneggiatura (insolitamente sobria, anti De Mille), Leon Shamroy per la fotografia (sontuosa, affettata) e per le musiche di Alfred Newman. Potabile. (''[[Davide e Betsabea]]''; 2000, p. 337)
*Assenza di introspezione psicologica, di folclore, di motivazioni storiche o sociali. Contano soltanto i fatti e l'ossessione della vendetta. Non c'è conflitto tra il Bene e il Male, ma soltanto tra due individui. (''[[Decisione al tramonto]]''; 2000, p. 340)
*Unico frutto della collaborazione tra [[Jean Renoir|Renoir]] e [[Jacques Prévert]], il film porta i segni del Fronte Popolare e del suo clima di appassionato populismo. Nel descrivere il cortile del caseggiato popolare che fa da contenitore (e palcoscenico) dell'azione, Renoir trova gli accenti di un affettuoso realismo, paragonabile alle commedie del lombardo [[Carlo Bertolazzi]] nelle regie strehleriane. L'incarnazione più felice di questo microcosmo è la sensuale Valentine di [[Florelle]], la più dimenticata attrice francese degli anni '30. Ma nel ruolo dello spregevole Batala anche [[Jules Berry|Berry]] è di una simpatia travolgente. (''[[Il delitto del signor Lange]]''; 2000, p. 344)
*Commedia romantica che – dall'inizio scintillante di brio sino all'ultima parte dove il motore perde più di un colpo anche per la necessità di arrivare alla lieta fine – è segnata dallo stile inconfondibile di [[Ernst Lubitsch|E. Lubitsch]] che ne fu produttore e supervisore. ([[Desiderio (film 1936)|''Desiderio'', 1936]]; 2000, p. 349)
*Impossibile dare un giudizio di un film così martoriato che, distribuito nel luglio 1946, fu ritirato dalla circolazione e drasticamente ridotto dalla censura a 73 minuti. Così com'è, sembra solo una brutta copia di ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'' di [[Luchino Visconti|Visconti]]. ([[Desiderio (film 1946)|''Desiderio'', 1946]]; 2000, p. 350)
*Il brivido si alterna al sorriso. (''[[Destinazione... Terra!]]''; 2000, p. 351)
*È un poliziesco con un sottofondo intricato di fantascienza metafisica e risvolti da melodramma romantico. (''[[Déjà vu - Corsa contro il tempo]]''; 2010, p. 387)
[[File:Dracula (1973) - Jack Palance 5.png|thumb|[[Jack Palance]] nel ruolo del [[Conte Dracula]] ne ''[[Il demone nero]]'']]
*Interessante rivisitazione televisiva del ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' (1897) di [[Bram Stoker]], che [[Jack Palance]] impersona come una figura quasi patetica, vittima di un destino crudele. Atmosfera gotica sapientemente ricreata, grazie anche alla bella sceneggiatura di [[Richard Matheson]]. (''[[Il demone nero]]''; 2010, p. 392)
*[...] è un fantasy orrorifico che, con qualche effettaccio in meno e una maggior cura della storia e dei personaggi, poteva diventare memorabile. (''[[Dèmoni (film)|Demoni]]''; 2010, p. 392)
*[...] è un'opera che ricorda [[Robert J. Flaherty|Flaherty]] e [[Aleksandr Petrovič Dovženko|Dovgenko]] per l'intensa, lirica, panteistica rappresentazione del rapporto tra uomo e natura. Dersu Uzala – impersonato con eccezionale mimetismo da un attore non professionista mongolo che nella vita fa il musicologo – vive in armoniosa e religiosa simbiosi con la natura, parla col fuoco e gli animali, ma ha poco da spartire con il mito del "buon selvaggio". (''[[Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure]]''; 2000, p. 349)
*Zeppa di coincidenze inverosimili, la storia di Martin Goldschmidt avrebbe potuto scivolare nel grottesco o nel ridicolo. In mano a [[Edgar G. Ulmer|E.G. Ulmer]] (1900-72), regista di serie B che fu rivalutato in Europa retrospettivamente, è diventato un piccolo noir di culto, raccontato con la tecnica del monologo interiore: un allucinato apologo sull'assurdo e sul caso. Ma è soltanto il caso che spinge Al Roberts a fare quel "detour" (svolta, deviazione)? (''[[Detour - Deviazione per l'inferno]]''; 2000, p. 353)
*Con una prestigiosa compagnia di attori, i due registi ne hanno fatto una trasposizione forte, severa, teatraleggiante. (''[[I dialoghi delle Carmelitane (film 1960)|I dialoghi delle Carmelitane]]''; 2000, p. 355)
*[[Spencer Tracy|Tracy]] gigioneggia e [[Frank Sinatra|Sinatra]] gli va dietro in questo drammone quasi catastrofico dove lo zucchero del sentimento prevale sul sale dell'avventura. (''[[Il diavolo alle 4]]''; 2000, p. 358)
*1º film sull'Italia del post-terrorismo, è un po' schizofrenicamente diviso tra un inseguimento personale di sogni e ossessioni e il bisogno di fare i conti con la realtà sociale. Avvince e convince di più sul primo versante. Disarmonico, sregolato, ricco di immagini inquietanti, con due interpreti parzialmente attendibili. (''[[Diavolo in corpo]]''; 2000, p. 359)
*{{NDR|[[Cecil B. DeMille|DeMille]]}} Spese 13 milioni di dollari (del '56!) per nominare il nome di Dio invano e ne incassò 43. Cocktail di grandiosità spettacolare e prudenti audacie erotiche. (''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]''; 2000, p. 362)
*Prodotta da [[Morgan Freeman|M. Freeman]] (è costata pochissimo), uscita in sole 15 sale, ambientata in un sobborgo multietnico, è una deliziosa commedia di dialoghi – accusata in modo troppo semplicistico di retorica e moralismo – dove non succede nulla e si dicono tante cose. È un incontro tra due mondi, due sessi, due razze, due generazioni: due persone che riescono a comunicare per un giorno e si danno una mano, e ognuno dei due, alla fine, qualcosa ha imparato. Un po' melenso? Forse, ma averne! (''[[10 cose di noi]]''; 2010, p. 408)
*Di altissima tenuta stilistica nella sua maestosità [...], di grande ricchezza psicologica e sapiente rievocazione storica, è una vetta nell'itinerario di [[Carl Theodor Dreyer|Dreyer]] e nella storia del cinema. Per il regista danese – al di là delle interpretazioni che se ne possono dare – la più terrificante sequenza musicale della liturgia cristiana diventa un inno alla vita e alla libertà contro il fanatismo, l'intolleranza, la cecità spirituale degli uomini. (''[[Dies irae (film)|Dies irae]]''; 2000, p. 363)
*Uno dei più misconosciuti film americani di [[Fritz Lang|Lang]] che qui fa la spola tra [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (la suspense psicologica) e [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (la profusione barocca delle scenografie). L'uso della voce ''off'' per esprimere i pensieri dei personaggi, la musica ([[Miklós Rózsa|M. Rosza]]), le scene, la fotografia ([[Stanley Cortez|S. Cortez]]) contribuiscono a creare un'atmosfera affascinante. (''[[Dietro la porta chiusa]]''; 2000, p. 363)
*2º film americano della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], straordinario e incompreso, miniera inesauribile di sorprese del Kitsch più sfrenato dove il ridicolo va a braccetto del sublime, trasgredendone le regole della narrazione, della verosimiglianza, del buon gusto con una anarchica follia che culmina nella sequenza finale della fucilazione. (''[[Disonorata (film 1931)|Disonorata]]''; 2000, p. 369)
*Aperto alle influenze culturali più varie del suo tempo, [[Franco Brusati|Brusati]] si discosta volutamente dai canoni e dalle convenzioni del realismo il cui moralismo gli è indifferente ed estraneo. Sceglie i suoi personaggi alle due estremità della scala sociale dove è più facile cogliere i segni della disgregazione, scelta che gli permette una deformazione cara al suo gusto figurativo, ma che limita il significato di quel che racconta. (''[[Il disordine (film 1962)|Il disordine]]''; 2000, p. 369)
*Maestro dell'horror, [[Terence Fisher|Fisher]], classe 1904, ha resuscitato i vecchi mostri (Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, il dr. Jekyll) rinnovandoli con il colore. Il suo humour ha fatto il resto. Divertente. (''[[Distruggete Frankenstein!]]''; 2000, p. 370)
*[...] è una specie di versione economica di ''[[Viale del tramonto]]'' senza finale tragico. (''[[La diva]]''; 2000, p. 371)
*Cinema di grande sartoria. Nonostante l'elegante confezione, è una stolida e tragicomica burattinata, sontuosamente arredata, che si prende terribilmente sul serio. [[Laura Antonelli|Antonelli]] inascoltabile. (''[[Divina creatura]]''; 2000, p. 372)
*Viaggio attraverso il disgusto, cinegiornale e affresco di una Roma raccontata come una Babilonia precristiana, affascinante e turpe. Una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica. Uno spartiacque nel cinema italiano, un film-cerniera nell'itinerario felliniano con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e retrospettivamente un film storico che interpreta con acutezza un momento nella storia d'Italia. Dopo lo scandalo ecclesiastico e politico, un successo mondiale. Lanciò, anche a livello internazionale, il termine "paparazzo". (''[[La dolce vita]]''; 2010, p. 424)
*Giallo mediocre che ricalca noti schemi. La mano di [[Don Siegel|Siegel]] non è ancora riconoscibile, buona la fotografia. (''[[Dollari che scottano]]''; 2000, p. 376)
*Scritto da [[Leigh Brackett|L. Brackett]] e J. Furthman, è un western da camera di leggerezza e profondità mozartiane: non un personaggio sfocato, non un'azione senza precisi motivi tattici. Con un controcanto umoristico degno delle sue migliori commedie, [[Howard Hawks|Hawks]] coniuga l'efficacia con la semplicità. (''[[Un dollaro d'onore]]''; 2000, p. 377)
*Tenendo d'occhio la lezione di ''[[Un dollaro d'onore]]'' di [[Howard Hawks|Hawks]], anche [[Nathan Juran|Juran]] cerca di perfezionare, se non di rinnovare, il genere dall'interno: raffinatezza nella composizione figurativa, insolita cura del colore, analisi psicologica. Pur non uscendo dal normale artigianato hollywoodiano, è interessante. (''[[Domani m'impiccheranno]]''; 2000, p. 377)
*Con questo film dal taglio umoristico e sentimentale, [[Luciano Emmer|Emmer]] contribuisce a un'importante tappa del cinema italiano: il trasferimento dell'esperienza neorealistica nella commedia di costume. Rivisto oggi, piace di più, forse, come testimonianza d'epoca che per le sue qualità intrinseche: come commedia è sgranato, come film neorealista anemico. [[Marcello Mastroianni|Mastroianni]] doppiato da [[Alberto Sordi]]: allora capitava anche di peggio. (''[[Domenica d'agosto]]''; 2000, p. 378)
*Una [[Barbara Stanwyck|Stanwyck]] in gran forma [...]. La regia di [[George Stevens|Stevens]] è elegante e competente, ma il film, tutto girato in "studio", risulta un po' datato. (''[[La dominatrice]]''; 2000, p. 380)
*Su un sagace adattamento di Age & Scarpelli un film simpatico, agile nella regia "invisibile", apprezzabile nella descrizione ambientale e nella direzione degli attori [...]. (''[[La donna della domenica]]''; 2000, p. 384)
*Splendido bianconero di [[Massimo Terzano]], una bella sequenza di funerale, musiche di [[Nino Rota]]. (''[[La donna della montagna]]''; 2000, p. 384)
*Il tema centrale è quello del ''doppelganger'' con la sua problematica del doppio, del bene e del male, dell'Ego e del Superego. Può essere interpretato come un romanzo di apprendimento il cui protagonista ha voluto dare un'occhiata dall'altra parte dell'abisso e ha imparato la lezione. Il labile confine tra innocenza e delitto e la potenziale colpevolezza di chiunque sono due temi tipici di [[Fritz Lang|Lang]]. La continuità con i suoi film tedeschi è palese. (''[[La donna del ritratto]]''; 2000, p. 385)
*Film nero con fiocchi e controfiocchi che riesce a coniugare l'espressionismo tedesco e l'ambiente americano. Gli evidenti difetti di sceneggiatura sono riscattati dalla regia. Splendida sequenza di jazz con [[Elisha Cook Jr.]] alla batteria. (''[[La donna fantasma (film)|La donna fantasma]]''; 2000, p. 387)
*Ossessivamente attento alla fisicità del corpo umano, il cinema del siciliano [[Aurelio Grimaldi|A. Grimaldi]] approda qui alla sua inevitabile spiaggia: un porno-film ''arty'' dove assembla spogliarelli hard, iniezioni di un sociologismo d'accatto, un pasolinismo di terza mano, lavaggi igienici di organi sessuali, acrobatici congressi carnali subacquei, una misoginia di fondo accanitamente negata a parole. (''[[La donna lupo]]''; 2000, p. 388)
[[File:Donne e briganti (film 1950) Amedeo Nazzari.png|miniatura|[[Amedeo Nazzari]] in ''[[Donne e briganti]]'']]
*[[Mario Soldati|Soldati]], scrittore e cineasta dalle molteplici risorse, offre a [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] l'occasione di rimettere a lucido la sua sorridente baldanza nella parte del celeberrimo Fra' Diavolo. Stringato, elegante. (''[[Donne e briganti]]''; 2000, p. 391)
*[...] è uno dei meno noti e dei meno validi film di [[Douglas Sirk|Sirk]], un noir che appartiene al filone del thriller coniugale. Apprezzabile, comunque, per la cura dell'ambientazione, il ritmo e la finezza della suspense psicologica. (''[[Donne e veleni]]''; 2000, p. 392)
*Basato su un'idea di [[Frank Capra]], è un western insolito nella massiccia presenza femminile, con accenti quasi sempre autentici e un sobrio realismo. [[Robert Taylor|R. Taylor]] conserva il suo fascino anche come scout pellerossa. (''[[Donne verso l'ignoto]]''; 2000, p. 393)
*Adattato e sfrondato dall'inglese Robert Bolt, il film di D. Lean (1908-91), grande accademico della regia, è gonfio, inamidato e inerte, con la neve in Panavision al posto della sabbia di ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''. Da guardare con ammirazione, specialmente nei campi lunghi e lunghissimi e nelle scene di massa, ma non da ascoltare quando la cinepresa si avvicina ai personaggi. L'avere privilegiato in modo quasi svergognato la dimensione sentimentale, a scapito degli altri aspetti del romanzo, è il suo irrimediabile limite, ma spiega perché ha fatto piangere milioni di spettatori, compresi i soci dell'Academy. Famose e sciroppose le musiche del francese Maurice Jarre (più che un leit-motiv, il "tema di Lara" è un tormentone) [...]. (''[[Il dottor Živago]]''; 2000, p. 398)
*Gioca sui due tavoli dell'ironia parodistica e dell'erotismo romantico, puntando tutto sul fascino sparviero e l'eleganza alla Byron di F. Langella. (''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]''; 2010, p. 449)
*È un film senza stile perché ne insegue troppi. (''[[Dracula di Bram Stoker]]''; 2010, p. 449)
*Con ''La maschera di Frankenstein'', è il prototipo della società britannica Hammer che influenza il cinema orrorifico degli anni '60, è il film che definisce l'aspetto moderno di Dracula (compresi i canini, invenzione di Fisher) con la sua inquietante dimensione di erotismo perverso, reso benissimo da Lee che pure è presente sullo schermo soltanto 9 minuti, resi intensamente suggestivi dal montaggio creativo e dalla musica di James Bernard. Pur con qualche variazione, la sceneggiatura di Jimmy Sangster è fedele al romanzo di Stoker e al suo spirito. (''[[Dracula il vampiro]]''; 2000, p. 402)
*Qualche gag divertente, 2 sequenze di ballo, il fascino grifagno di Nielsen non riscattano un film parodistico che gira a vuoto o va sul facile. (''[[Dracula morto e contento]]''; 2010, p. 449)
*Ideologicamente e figurativamente il film è in linea con l'altro, ma gli rimane inferiore. Notevole la sequenza della morte di Dracula nell'acqua gelata. (''[[Dracula, principe delle tenebre]]''; 2010, pp. 449-450)
*Dote maggiore del film è la fotografia di Daniel L. Fapp: i paesaggi, il Missouri, le montagne, la Louisiana. Le scene d'azione non male, la storia d'amore inutile. (''[[I due capitani]]''; 2000, p. 405)
*In bilico tra sentimentale e comico, il film vince sul secondo versante, grazie soprattutto alla bravura dei suoi due protagonisti. Napoli contro Roma, match pari, ma entrambe hanno dato di meglio. (''[[I due compari]]''; 2000, p. 406)
*Per il suo turgore melodrammatico è una sorta di anti-''[[Roma città aperta]]'' in cui uno dei due maggiori registi italiani degli anni '30 cerca di mescolare il pubblico e il privato, adeguandosi all'aria neorealistica che tira. (''[[Due lettere anonime]]''; 2000, p. 409)
*È, forse, il superwestern più costoso nella storia di Hollywood: 8 grandi attori, 50 attori medi, 6500 comparse, 6 registi ([[King Vidor|Vidor]] a un certo punto si ritirò per contrasti con il produttore [[David O. Selznick]], il vero autore del film come lo era stato per ''[[Via col vento]]'' [...]). Una massiccia dose di sesso. Un fucile che spara dichiarazioni d'amore. Esaltato dagli uni per il suo barocchismo forsennato, deprecato dagli altri per la sua truculenza e i suoi eccessi che ne fanno un cartoon di passioni. (''[[Duello al sole]]''; 2000, p. 409)
*Diretto dal realizzatore degli effetti speciali di ''[[2001: Odissea nello spazio|2001: odissea nello spazio]]'', esordiente nella regia, (sceneggiato, tra gli altri, da [[Michael Cimino]]), è, pur con ingenuità e pesantezze didattiche, un buon esempio di cinema fantaecologico e apocalittico. Quasi un monologo per [[Bruce Dern|Dern]], aiutato nel suo lavoro da simpatici robot. Bella colonna musicale di [[Peter Schickele]]. (''[[2002: la seconda odissea]]''; 2010, p. 461)
*Continua a essere il film di SF più inquietante, adulto, stimolante e controverso che sia mai stato fatto, senza contare il suo fascino plastico-figurativo e sonoro-musicale. (''[[2001: Odissea nello spazio]]''; 2000, pp. 411-412)
*Più che l'azione, piuttosto confusa e incoerente, conta l'atmosfera splendidamente resa all'insegna di un forte pessimismo ecologico sul Medioevo prossimo venturo. (''[[2022: i sopravvissuti]]''; 2000, p. 412)
*[...] è un suspense congegnato con sagacia, calato in una coinvolgente atmosfera, girato quasi interamente in esterni a San Francisco, sostenuto dalla musica di [[Dimitri Tiomkin]]. (''[[Due ore ancora]]''; 2000, p. 412)
*Dietro al film, scritto dal regista sulle testimonianze orali di un vero disoccupato e riscritto nei dialoghi in "napoletano universale" da [[Titina De Filippo]], c'è una forte componente letteraria. Con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' rappresenta paradossalmente, da posizioni opposte, il punto terminale della stagione neorealista: all'amaro pessimismo (e al fiasco commerciale) di [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] corrispose il trionfo d'incassi e, in parte, di critica (1º premio al Festival di Cannes) del film di [[Renato Castellani|Castellani]] nel quadro di un vivace bozzettismo dialettale, di uno strenuo e accattivante vitalismo mediterraneo, di una protesta sincera e velleitaria e soprattutto di una naturale esuberanza giovanile. Sebbene la storia faccia perno sul personaggio maschile, è la donna che – come in altri film di Castellani – svolge un ruolo emblematico. (''[[Due soldi di speranza]]''; 2000, p. 415)
====E====
*Una delle più classiche commedie di [[Frank Capra|F. Capra]], quella che gli fece vincere il 2º Oscar per la regia e l'unica in cui la lieta fine sembra completamente logica. Grazie a un'impeccabile sceneggiatura di [[Robert Riskin]], questa favola da boy-scout non diventa una predica e non perde mai il suo swing. Una delle più divertenti scene di tribunale di tutto il cinema americano con un [[Gary Cooper|G. Cooper]] perfetto. (''[[È arrivata la felicità (film)|È arrivata la felicità]]''; 2000, p. 419)
*Non è né una ripetizione né una parodia, ma semmai un'elegia sui vecchi tempi, sorvegliata dall'angelo custode dell'ironia. Per [[Howard Hawks|Hawks]] anche gli eroi invecchiano, ma lo sanno e non nascondono le proprie infermità dell'anima e del corpo. (''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''; 2000, p. 425)
*2 le star: il buono [[Matt Damon|Damon]] (bravissimo, da premio) e la cattiva [[Jodie Foster|Foster]], sobria, dura, elegante. Peccato che il film abbondi nel finale di una violenza stereotipata con troppi inverosimili corpo a corpo tra i nostri eroi e i malvagi ossequienti al potere. (''[[Elysium (film 2013)|Elysium]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2013/elysium/ Elysium]'', ''mymovies.it''.</ref>)
*Una delle carte vincenti è la sceneggiatura di [[Ronald Bass|Ronn Bass]] (Oscar per ''[[Rain Man - L'uomo della pioggia|Rain Man]]'') e [[William Broyles Jr.]] Mescola con astuzia il vecchio romanticismo delle commedie giallo-rosa su coppie in conflitto (Tracy-Hepburn, Bogart-Bacall), la strepitosa e acrobatica inverosimiglianza di [[James Bond]] e il dispiego della tecnologia digitale negli effetti speciali. Governa con sagacia, come dice il titolo ("Intrappolamento"), il tema dell'ambiguità (chi dei due imbroglia l'altro?) e amministra con pudore la latente dimensione erotica e la stoica senilità dell'eroe. Connery, anche dei produttori, rivela la sua vera età soltanto nel finale dopo aver impregnato il personaggio di umorismo crepuscolare. Ex ballerina e cantante, [[Catherine Zeta-Jones|C. Zeta-Jones]] non è soltanto bella. Deboli i personaggi di contorno. (''[[Entrapment]]''; 2010, p. 485)
*Più neocattolico che neorealista, meno abile di ''[[Il generale Della Rovere]]'' (1959) ma più autentico, il film conferma le qualità di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] come poeta civile, ma è un po' prolisso ed edificante, qua e là di una simbologia grossolana. Magistrale l'uso dello zoom e una ottima [[Giovanna Ralli|Ralli]]. (''[[Era notte a Roma]]''; 2000, p. 432)
*Tipica commedia degli equivoci con una vena grottesca insolita per l'epoca, almeno al cinema. Impagabile duetto [[Angelo Musco|Musco]]-[[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[L'eredità dello zio buonanima (film 1934)|L'eredità dello zio buonanima]]''; 2000, p. 434)
*Non manca nessuno dei classici ingredienti del genere biblico-avventuroso: sentimenti con le maiuscole, intrighi, danze lascive, duelli e donne scoperte. C'è anche uno sforzo di analisi psicologica. (''[[Ester e il re]]''; 2000, p. 443)
*Pur con la velleità di raccontare l'erotismo con l'ottica femminile, è un film per uomini soli. Ipocrita, fintamente trasgressivo, con qualche immagine indisponente. (''[[Le età di Lulù]]''; 2000, p. 444)
[[File:Ettore Fieramosca (1938) Gino Cervi.png|miniatura|[[Gino Cervi]] in ''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]'']]
*Film storico di indiretta propaganda antifrancese: figurativamente suggestivo (soprattutto nella battaglia finale) e narrativamente debole. (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]''; 2000, p. 446)
*Nonostante l'apporto in sceneggiatura di [[Emilio Cecchi|E. Checchi]] e [[Aldo De Benedetti|A. De Benedetti]], è il meno riuscito tra i film letterari di [[Mario Soldati|Soldati]]. Decorativo, elegante, inerte. (''[[Eugenia Grandet (film 1947)|Eugenia Grandet]]''; 2000, p. 446)
*La debolezza del film risiede nell'impossibilità di mostrare Evilenko in azione sostituita da immagini allusive o ammiccanti, mediocri, annacquate da dialoghi didattici, soltanto in parte riscattate dall'inquietante istrionismo ben temperato di McDowell. (''[[Evilenko]]''; 2010, p. 505)
====F====
*Sapientemente adattato da [[Philip Dunne]] da un romanzo di [[Josephine Leslie|R.A. Dick]], è uno dei più bizzarri e teneri film di [[Joseph L. Mankiewicz|J. Mankiewicz]]. L'atmosfera fantastica è sostenuta dalle suggestive musiche di [[Bernard Herrmann|B. Hermann]], compositore preferito di Hitchcock, e dalla fotografia di [[Charles Lang|C. Lang]]. (''[[Il fantasma e la signora Muir]]''; 2000, p. 460)
*Traducendo in film una sceneggiatura brillante e spiritosa [[Antonio Pietrangeli|A. Pietrangeli]] ha saputo narrare la sua favola surrealistica con un distacco e un'eleganza inconsueti alla commedia italiana. (''[[Fantasmi a Roma]]''; 2000, p. 460)
*Curioso esempio dell'influenza del naturalismo francese su un melodramma italiano della gelosia. Attori efficaci, suggestiva fotografia di Aldo Tonti. (''[[Fari nella nebbia]]''; 2000, p. 462)
*Rifacimento non privo di meriti della commedia ''Gloria del mattino'' di Zoe Akins, già filmata nel '33, con [[Susan Strasberg|S. Strasberg]] al posto della fulgida [[Katharine Hepburn]]. Sapiente descrizione dell'ambiente teatrale. Bravi attori, bella fotografia di Franz Planer. (''[[Fascino del palcoscenico]]''; 2000, p. 463)
*Rincorre modelli realistici francesi d'anteguerra adattandoli alla Roma minutamente cronistica e piccoloborghese del dopoguerra. (''[[Fatalità (film 1947)|Fatalità]]''; 2000, p. 463)
*[...] esordio al cinema di [[Katharine Hepburn|K. Hepburn]] ancora inesperta ma già capace di dimostrare personalità, temperamento e talento. Ruba la scena al bravo [[John Barrymore|J. Barrymore]] in una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Febbre di vivere (film 1932)|Febbre di vivere]]''; 2000, p. 468)
*Accurata riduzione dell'omonimo dramma (1882) di [[Victorien Sardou]]. [[Camillo Mastrocinque|C. Mastrocinque]], specialista di ricostruzioni ottocentesche, racconta con tempi e snodi plausibili. (''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]''; 2000, p. 468)
*È un classico mélo hollywoodiano degli anni '40: perverso, affascinante, eccessivo in tutto, persino nelle scenografie. (''[[Femmina folle]]''; 2000, p. 470)
*[...] è una commedia farsesca condotta a un ritmo accelerato che diventa precipitoso. I meglio fichi del bigoncio sono i numeri della rivista dove, oltre alla strepitosa buffoneria sicula di [[Angelo Musco|Musco]], emerge la rumba danzata dalla [[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[Il feroce Saladino]]''; 2010, p. 534)
*Sotto la scorza di un ''action movie'' si cela una commedia cerebrale, un film di idee che è anche un metafilm, una metafora del cinema. Il protagonista non vuole migliorare sé stesso né la realtà che l'ha deluso, ma adattarla ai suoi desideri. Dal romanzo (1996) di [[Chuck Palahniuk]], sceneggiato da [[Jim Uhls|Jim Huhls]], il 4º film del californiano [[David Fincher|Fincher]] conferma la sua perizia narrativa e la padronanza del mezzo, ma anche l'inclinazione a un nichilismo programmatico e a una perversa manipolazione dello spettatore. Dati i tempi, è divenuto, specialmente tra il pubblico giovane, un film di culto. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]''; 2010, p. 538)
*[...] un corretto film senza enfasi né inutili decorativismi ambientali. (''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]''; 2000, p. 476)
*Due momenti forti in questo melodramma che fu la risposta (anticipata) della Warner a ''[[Via col vento]]'': la scena del ballo e le sequenze dell'epidemia. [[Bette Davis|B. Davis]] vinse il suo 2º Oscar dopo ''[[Paura d'amare (film 1935)|Paura d'amare]]'' (1935) e [[Fay Bainter|F. Bainter]] quello dell'attrice non protagonista. Soltanto nomination per la regia, la fotografia di [[Ernest Haller|E. Haller]] e le musiche di [[Max Steiner|M. Steiner]], tutte ammirevoli. (''[[Figlia del vento]]''; 2000, p. 477)
*Con ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'' segnò l'apice del melodramma popolare strappalacrime e della coppia divistica [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. Solo i cuori di pietra non piansero. (''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]''; 2000, p. 478)
*[...] parla al cuore in triplice modo: abilmente confezionato, efficacemente vivace in alcune scene, sottile in altre, furbo e accattivante. (''[[Figli di un dio minore]]''; 2000, p. 478)
*È in assoluto il miglior film USA del 1960, e uno dei migliori di [[Richard Brooks|R. Brooks]], romanziere, sceneggiatore e regista: un saggio inquietante e geniale sulla religiosità dell'''homo americanus''. (''[[Il figlio di Giuda]]''; 2000, p. 480)
*Commovente e melodrammatica storia raccontata con solido mestiere. (''[[Figlio di ignoti]]''; 2000, p. 480)
*Tratto da un dramma teatrale di Thomas Job, è un melodramma a suspense con risvolti incestuosi al quale, per ragioni di censura, fu imposta una conclusione assurda. Efficacemente fosco, fosforescente con forza. (''[[La fine della famiglia Quincy]]''; 2000, p. 482)
*Il primo dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]], cineasta sotto il segno dell'evidenza, e il più epico in apparenza anche se strutturato su un forte rapporto edipico tra padre e figlio che, nella sceneggiatura di Borden Chase e Charles Schnee, ne fa una specie di ''Gli ammutinati del Bounty'' in chiave western. Dunson è il solo personaggio di [[John Wayne|J. Wayne]] la cui offuscata moralità non sa distinguere tra la ragione e il torto, mentre [[Montgomery Clift|M. Clift]] vi porta una tenerezza e una sensibilità fino a quel momento inedite negli eroi western. (''[[Il fiume rosso]]''; 2000, p. 488)
[[File:Ingrid Bergman and George Sanders in Rage in Heaven (1941).png|miniatura|[[George Sanders]] e [[Ingrid Bergman]] in ''[[Follia (film 1941)|Follia]]'']]
*[[W. S. Van Dyke|W.S. Van Dyke]] descrive invece di scavare, diluisce invece di stringere i tempi. [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] in un suo tipico ruolo di vittima amorosa. Fiacco. Tratto da un romanzo di [[James Hilton]] e sceneggiato da [[Christopher Isherwood]], avrebbe avuto bisogno di un regista meno superficiale e più personale per trascendere i limiti del genere. Suggestivo commento musicale di [[Bronislau Kaper|B. Kaper]]. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]''; 2000, p. 492)
*L'origine teatrale ([[Robert E. Sherwood]], 1934) si sente: dialoghi letterari e verbosi, staticità dell'azione, recitazione sopra le righe. Ma c'è un fascino innegabile, specialmente per merito di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] nel suo primo ruolo importante. (''[[La foresta pietrificata]]''; 2000, p. 494)
*Peripezie e pericoli a catena. Divertimento di alta classe sotto il segno di una libera e leggera fantasia [[Ludovico Ariosto|ariostesca]]. È l'avventura allo stato puro con episodi di straordinario fascino. (''[[La fortezza nascosta]]''; 2000, p. 496)
*Tipica commedia degli equivoci, ma senza sale. (''[[La fortuna viene dal cielo]]''; 2000, p. 497)
*Attraverso il guscio del film carcerario [[Jules Dassin|J. Dassin]] e il suo sceneggiatore [[Richard Brooks]] (da non dimenticare, però, i meriti del produttore [[Mark Hellinger]]) riescono non soltanto a rappresentare il conflitto dialettico tra la forza bruta (il capo delle guardie, ma anche il sistema carcerario) e la forza positiva (i carcerati), ma a impostare un tema sociale: quello delle energie che potrebbero essere utili alla comunità e che, invece, sono disperse o convogliate in movimenti distruttivi. Tutto concorre al forte risultato: la fotografia di [[William H. Daniels|W. Daniels]], le musiche di [[Miklós Rózsa|M. Rosza]], gli interpreti tra cui spicca [[Hume Cronyn|H. Cronyn]] nella parte del sadico capo delle guardie. (''[[Forza bruta (film 1947)|Forza bruta]]''; 2000, p. 497)
*Più che personaggi i due attori sono funzioni di un programma, serviti da esecrabili e talora ridicoli dialoghi di Edith Bruck, che si muovono su uno sfondo troppo bello di Chioggia, in una villa troppo sontuosa, in un ambiente troppo raffinato, tutto fotografato con luci troppo morbide da Dante Spinotti. (''[[Fotografando Patrizia]]''; 2000, p. 499)
*Parodia del romanzo (1897) di Bram Stoker di notevole impegno produttivo con qualche passaggio divertente. Gli autori sono passati in cineteca, le invenzioni buffe non mancano. (''[[Fracchia contro Dracula]]''; 2010, p. 565)
*Romantico, divertente per la moltiplicazione di arrivi e entrate, la finezza delle gag, la garbata ironia sul rigido classismo britannico. (''[[Fra le tue braccia]]''; 2010, p. 566)
*È violento e duro già nella cornice ambientale (un'Umbria umida, fosca, ventosa) cui hanno contribuito scene e costumi di D. Donati e la fotografia di G. Lanci e E. Guarnieri. Violento nella rappresentazione di guerra, prigionia, miseria, malattia, nella rievocazione della santità di Francesco, specialmente quando s'interroga, con uno strazio che sfiora la disperazione, sul silenzio di Dio. I suoi difetti sono quasi tutti per eccesso: ridondanza misticheggiante nelle musiche di Vangelis, una certa prolissità, spia di debolezza drammaturgica. (''[[Francesco (film)|Francesco]]''; 2000, p. 500)
*Molti mezzi, scarsi risultati. Nonostante tutto, [[Bradford Dillman|B. Dillman]] è un Francesco simpatico. (''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]''; 2000, p. 500)
*[...] undici episodi [...] alcuni assai belli per la loro autenticità e la fresca ispirazione religiosa, altri un po' forzati e di religiosità troppo ufficiale, ma in sostanza l'adesione del fulmineo linguaggio rossellininiano all'interpretazione del francescanesimo imperniata sulla semplicità dà risultati straordinari. Girato con veri frati francescani e altri attori non professionisti. Il suo pregio maggiore è di aver trattato i [[I fioretti di san Francesco|Fioretti di San Francesco]] come episodi di ''[[Paisà]]''. (''[[Francesco, giullare di Dio]]''; 2000, p. 501)
*Prodotto da Carl Laemmle Jr. per la Universal, il film cancella quasi completamente le tracce della mediazione teatrale grazie alla sceneggiatura e soprattutto alla regia inventiva e figurativamente raffinata dell'inglese J. Whale. Oltre a lasciare il suo segno sul copione (è sua l'idea del mulino), scelse il compatriota B. Karloff per la parte del mostro e ne affidò il trucco a Jack Pierce. Il suo modo fluido di far muovere la cinepresa, insolito nel 1931 che valorizza le scenografie e i comportamenti dei personaggi e crea un'atmosfera di morbosa suggestione, impressionò il pubblico e sottrasse il film all'usura del tempo. Le sequenze da citare sono numerose: i funerali d'apertura; la nascita della "creatura" con il suo motivo ascensionale; l'incontro con la bambina; la folla dei contadini con le fiaccole; l'incendio conclusivo. Come nel romanzo di Mary Shelley, la colpa (il peccato) di Frankenstein non è di aver sfidato Dio nel creare la vita, ma nell'emularlo e nel competere con lui come padrone assoluto della "creatura". Lo dimostra la delicata sequenza in cui nella camera dove il suo creatore l'ha rinchiuso penetra un raggio di sole, accolto dal "mostro" con un mezzo sorriso. Immediatamente Frankenstein gli toglie la luce, ossia, simbolicamente, ogni conoscenza che non venga da lui. Il vero crimine di Frankenstein è contro la società. (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]''; 2010, p. 568)
*Tratto da una commedia (1930) di Alberto Colantuoni, risente negativamente della struttura teatrale di origine. Tuttavia in [[Corrado D'Errico|C. D'Errico]] c'è il puntiglio di sviluppare "cinematograficamente" la vicenda. (''[[I fratelli Castiglioni]]''; 2000, p. 505)
*2ª regia del trentenne e raffinato [[Alberto Lattuada|A. Lattuada]]. Poco più di un esercizio di stile, ma l'omonimo romanzo (1913) di [[Luciano Zuccoli]] gli dà la prima occasione di esplorare la sessualità infantile e giovanile. (''[[La freccia nel fianco (film)|La freccia nel fianco]]''; 2000, p. 508)
*Tratto da un dramma (1956) di Henry Denker e Ralph Berkey, mantiene inalterata la struttura teatrale d'origine riuscendo così pesantemente verboso. Film di propaganda anticomunista? In parte, ma originale, insolito. Unica regia dell'attore [[Karl Malden|K. Malden]]. Peccato. (''[[Il fronte del silenzio]]''; 2000, p. 510)
*Uno dei più garbati e spiritosi film di [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]], autore anche di soggetto e sceneggiatura, in quel periodo attivissimo (17 film dal 1940 al 1943). Intelligente con leggerezza. (''[[Fuga a due voci]]''; 2010, p. 579)
*[[Don Siegel|D. Siegel]] riscatta gli stereotipi prosciugandoli con lo stile. Fa economia di tutto, perfino della violenza, con una tensione che arriva alla suspense ma senza cercarne gli effetti. È un film da scuola del cinema, una vetta del genere carcerario. (''[[Fuga da Alcatraz]]''; 2000, p. 512)
*Racconto di fantascienza che non lesina sul piano del meraviglioso, aiutato dalla suggestiva fotografia di [[Ernest Laszlo]]. Come dire che la cornice vale più del quadro. C'è, infatti, debolezza logica, confusione, mancanza di stile. (''[[La fuga di Logan]]''; 2000, p. 513)
*Lacrime e vecchi merletti. Tipico dramma romantico con targa M-G-M. È uno straripamento di ricordi d'amore e nostalgie. [[David Niven|D. Niven]] poco convincente, attorniato da uno stuolo di garbate interpreti. (''[[Fuga nel tempo]]''; 2000, p. 514)
*[...] un film pulito, scorrevole, diretto con mano leggera incline al pastello più che alle forti tinte. (''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]''; 2000, p. 514)
*In un primo tempo doveva chiamarsi ''Montelepre'' con un preciso riferimento a [[Salvatore Giuliano]] e la sceneggiatura fu rimaneggiata più volte. Il risultato è un film inutile, superficiale e privo di drammaticità. (''[[I fuorilegge]]''; 2000, p. 519)
*2º, e il migliore, dei 4 film tratti dal celebre giallo (1902) di [[Arthur Conan Doyle]]. Atmosfera suggestiva, suspence e un [[Peter Cushing|P. Cushing]] infalllibile come Sherlock Holmes. (''[[La furia dei Baskerville]]''; 2000, p. 520)
*Un poema di solenne pietà, un gran capolavoro dei film su strada. Considerato politicamente un conservatore, [[John Ford|J. Ford]] diresse uno dei film più progressisti mai fatti a Hollywood anche perché riuscì a far coincidere il tema della famiglia, a lui caro, con quello della gente: alla fine i Joad entrano a far parte della famiglia dell'uomo. Lo sceneggiatore [[Nunnally Johnson]] modificò [...] il finale senza speranza di [[John Steinbeck|Steinbeck]], in linea con l'ottimismo del New Deal. Straordinario bianconero di [[Gregg Toland]] (che, come disse Ford, non aveva nulla di bello da fotografare). (''[[Furore (film)|Furore]]''; 2000, p. 521)
*È il film che lanciò Bruce Lee a livello internazionale. Benché approssimativo sotto molti punti di vista, è importante perché a) segna una svolta nel cinema d'azione di Hong Kong in direzione del realismo, riportando l'attore e le sue esibizioni atletiche al centro del racconto; b) apre la strada ai film di kung fu degli anni '70 anche se nella maggior parte sono di qualità mediocre o pessima. (''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]''; 2000, p. 521)
====G====
*Imperniato sul tema del dialogo e del conflitto (tra uomo di cultura e autorità; tra il credente e la Chiesa o, meglio, gli uomini che la rappresentano; tra la Curia e la chiesa conciliare), nonostante le rigidità didattiche e le secche illustrative, il film brucia quasi completamente gli schemi convenzionali del cinema biografico e trasforma la ricostruzione del passato in azione presente. È, insieme, la tragedia di un uomo in anticipo sui tempi e la storia di una ingenuità. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]''; 2000, p. 525)
*Un film noir abbastanza insolito con due grandi interpretazioni e un finale bizzarro. La vicenda di ''The Racket'' si basa su un precedente film del '28, di [[Lewis Milestone]], ma questo lo supera in atmosfera. (''[[La gang]]''; 2000, p. 526)
*L'intreccio è frusto e i personaggi stereotipati nelle loro nevrosi: perciò è il più debole dei film neri del [[Fritz Lang|Lang]] hollywoodiano, ma, grazie anche alla fotografia di Pasquale Musuraca, giocata sui grigi, la firma del regista è leggibile nell'atmosfera, nei particolari, nel modo con cui segue i personaggi. (''[[Gardenia blu]]''; 2000, p. 529)
*3ª regia di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] che s'è riservata la piccola parte di [[Nino Bixio]], è un film medio assai piacevole che evita gli scogli del patetismo, raccontato con mano agile e leggera, molto curato tecnicamente e ben recitato. (''[[Un garibaldino al convento]]''; 2000, p. 529)
*Tratto da un racconto di [[Indro Montanelli]], è il meno originale degli ultimi film di [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]], girato su commissione a basso costo, ma il più efficace e accattivante, di notevole interesse tecnico-stilistico per una serie di espedienti che il regista avrebbe poi usato nel suo lavoro per la TV. [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] modula da maestro il suo gigionismo. (''[[Il generale Della Rovere]]''; 2000, p. 533)
*Nonostante i rimandi a ''Solaris'' di Stanislaw Lem e a ''Cronache marziane'' di Ray Bradbury, la sceneggiatura è una volta di più l'anello debole della catena. (''[[Generazioni (film)|Generazioni]]''; 2010, p. 600)
*[...] è un coerente tentativo di reinventare in Italia i modelli culturali anglosassoni. Eccellente [[Sandro Ruffini|S. Ruffini]]. (''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''; 2000, p. 538)
*È l'itinerario alla scoperta di sé stesso che porta a Dio. Il decoro, l'onestà intellettuale e le nobili intenzioni degli autori sono fuori discussione, ma in questo Jeoshua di [[Kim Rossi Stuart|Rossi Stuart]] – che non soccombe al ruolo, e non è poco – si avverte la preoccupazione ecumenica (ed economica) di non sollevare polemiche, non turbare, non offendere, evitare scorrettezze. Ne risulta una rappresentazione senza una vera forza, frenata e prudente. Anche a livello iconografico non c'è una scelta stilistica personale, ma una sintesi del cinema cristologico che sfiora e spesso scade nella galleria del "già visto". (''[[I giardini dell'Eden]]''; 2000, p. 540)
*Filmone in Technicolor – uno dei primi – che ebbe non pochi problemi tecnici, tanto che finì per costare il doppio del preventivo. Le scene girate nel deserto dell'Arizona furono rigirate a Hollywood in un finto deserto. Stravagante e un po' delirante anche nella recitazione ([[Basil Rathbone|Rathbone]], [[John Carradine|Carradine]]). (''[[Il giardino di Allah]]''; 2000, p. 541)
*Ricco livello produttivo M-G-M. Tratto dal celebre libro per bambini di [[Frances Hodgson Burnett|Frances E.H. Burnett]], è un film semplice e senza pretese, di ritmo posato. Bravi i piccoli attori. (''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]''; 2010, p. 610)
*Film di culto per i fan di [[Rita Hayworth|Rita]], corpo d'amore ribelle al suo ruolo di oggetto, che canta meravigliosamente "Put the Blame on Mame" e danza splendidamente "Amado mio". L'assurdità dell'intrigo diventa un difetto secondario in questa miscela di noir e melodramma passionale in cui i dialoghi di Marion Parsonnet sono di un Kitsch che sfiora il sublime. La latente carica omosessuale di questa pietra miliare nella storia del divismo fu scoperta soltanto dalla critica europea. (''[[Gilda (film)|Gilda]]''; 2000, p. 544)
*[...] il terz'ultimo film inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitch]] è una gustosa miscela di inseguimenti e umorismo, ricca di caustiche invenzioni registiche. Almeno 2 sequenze memorabili: il ricevimento dei bambini e la finale carrellata aerea che scopre in primo piano il tic dell'assassino. Indebolito dai 2 interpreti principali ([[Derrick De Marney|De Marney]], [[Nova Pilbeam|Pilbeam]]) senza carisma. (''[[Giovane e innocente]]''; 2010, p. 623)
*La parte telefonica è divertente, induce a pena (per i maschietti) o mette i brividi. Ben doppiata da [[Laura Boccanera]], [[Theresa Randle|T. Randle]] è simpatica, sexy, fin troppo brava. Ma il conflitto interiore che porta la protagonista a confondere finzione e realtà è raccontato in modi stentati. Che sia un'autobiografia camuffata, quella di [[Suzan-Lori Parks]] che l'ha scritta? Ghiotte imitazioni filmiche [...]. (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]''; 2000, p. 560)
*Visto oggi, suscita reazioni diverse. Inferiore nelle scene di massa ai film in costume italiani di quegli anni, si distingue per il tentativo di dare una misura umana, dolente, quotidiana ad avvenimenti lontani nel tempo. Molti difetti tra cui una goffa Giuditta (B. Sweet) e la ridicola scena dei baccanali, ma almeno due sequenze notevoli: la sortita dei difensori per l'acqua e la caduta di Betulia. (''[[Giuditta di Betulia]]''; 2000, p. 561)
*Se non lo si prende troppo sul serio, diverte. (''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''; 2000, p. 569)
*L'attore [[Ben Affleck|B. Affleck]], anche sceneggiatore con Aaron Stockard, esordisce in regia col romanzo ''La casa buia'' del bostoniano [[Dennis Lehane]], autore di ''Mystic River'', delegando la parte del protagonista al fratello [[Casey Affleck|Casey]], che se la cava. Più adatto, forse, a stare dietro alla macchina da presa che non davanti, non riesce però a fare un film originale, a prescindere da un ingegnoso confronto col grande talento di [[Clint Eastwood]]. Racconto manicheo, personaggi inamidati, più di un finale senza vere sorprese. (''[[Gone Baby Gone]]''; 2013, p. 678)
*Conclusione di amaro patetismo retrospettivo, ovvero: come arrivare alla verità attraverso la menzogna. Commedia agrodolce che diverte, commuove e fa pensare, grazie al personaggio della madre, meno comunista di quel che sembra. Il merito è della sceneggiatura di Bernd Lichtenberg che parte da uno spunto simile a quello di ''[[Underground]]'' di [[Emil Kusturica|Kusturica]]. Al suo 3º lungometraggio per il cinema, [[Wolfgang Becker|Becker]], anche cosceneggiatore, controlla il traffico, ma fa poco per evitare o coprire i passaggi cuciti col filo bianco. Grande successo in Germania. (''[[Good Bye, Lenin!]]''; 2013, p. 679)
*Lotta di amore e odio tra due cugine sullo sfondo della guerra civile. [...] Uno dei 4 film di [[Bette Davis|B. Davis]] del '39 e una delle sue interpretazioni migliori. Drammone coi fiocchi. (''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]''; 2000, p. 574)
*Commedia drammatica tra le più belle e romantiche degli anni '30, recitata con grande sensibilità dal duo [[Irene Dunne|Dunne]]-[[Charles Boyer|Boyer]]. (''[[Un grande amore (film 1939)|Un grande amore]]''; 2000, p. 574)
*Nonostante le apparenze, è un nero più che un poliziesco. Uno dei migliori risultati, comunque, del [[Fritz Lang|Lang]] americano, e uno dei suoi film più "politici" in forma di un'amara riflessione sulla corruzione, la vendetta, i limiti della legalità. Eccellente il reparto degli attori tra cui spicca [[Gloria Grahame|G. Grahame]]: è lei la vera eroina della storia, e non soltanto per la famosa scena del caffè bollente. (''[[Il grande caldo]]''; 2000, p. 575)
*Uno dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]] e non il migliore anche perché [[Kirk Douglas|K. Douglas]] non è un attore hawksiano. Un po' lasco nel ritmo, è un'avventura fluviale di vasto respiro. Tratto da un romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie]], sceneggiato da [[Dudley Nichols|D. Nichols]], mescola efficacemente i temi dell'itinerario iniziatico e dell'amicizia virile, l'umorismo e l'erotismo, il panteismo lirico e l'avventura. (''[[Il grande cielo]]''; 2000, p. 576)
*Un western dal finale veloce dopo una partenza in caccia di commozione. Si fronteggiano due avversari di pelo grigio ([[Robert Mitchum|R. Mitchum]], 1917; [[George Kennedy|G. Kennedy]], 1925). C'è una vena di malinconico umorismo. Un'epoca sta per finire, si vedono già le prime automobili. (''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''; 2000, p. 578)
*Robusto romanzo popolare, notevole per la coesione delle sue componenti: recitazione, miscela linguistica (dialetti italiani, il castigliano), valori figurativi (fotografia di Arturo Gallea), attenzione al materiale plastico. È uno dei più interessanti prodotti del cinema del periodo fascista per il modo con cui combina i valori di un cattolicesimo arcaico, dell'ideologia ruralista e del nazionalismo. (''[[Montevergine (film)|La grande luce (Montevergine)]]''; 2000, p. 579)
*Superwestern moraleggiante di grandi ambizioni cui corrispondono solo in parte i risultati. Accademico, un po' bolso, spettacolare. (''[[Il grande paese]]''; 2000, p. 580)
*[[Robert Siodmak|R. Siodmak]], prigioniero forse del proprio ruolo di regista del brivido, cerca di rinnovarsi con una ricostruzione (sfarzosamente hollywoodiana alla M-G-M) della figura di [[Fëdor Dostoevskij|F.M. Dostoevskij]] e del noto romanzo (''[[Fëdor Dostoevskij#Il giocatore|Il giocatore]]'', 1867). Riconoscibile il suo senso della suspense nelle sequenze della roulette. (''[[Il grande peccatore]]''; 2000, p. 581)
*Nonostante il titolo, il personaggio centrale dell'azione (Arabia romana, Galilea, Giudea, Roma) non è il pescatore [[Pietro apostolo|Simone]] ([[Howard Keel|Keel]]), destinato a diventare la ''kepha'' (roccia), dunque Pietro, del cristianesimo. L'epicentro del dramma è l'amore contrastato della principessa meticcia Fara (Kohner) e del principe Voldi (Saxon) e l'influenza che esercita su loro Simon Pietro, dissuadendo Fara dall'uccidere il padre Erode Antipa (Lom), dispotico tetrarca di Galilea, che aveva rinnegato sua madre araba Arnon per sposare la depravata Erodiade (Hyer). Nella sceneggiatura che si discosta nettamente dal mediocre romanzo di [[Lloyd C. Douglas|Douglas]], Fara, costretta a rinunciare, in quanto meticcia, all'amore di Voldi, torna in Giudea al fianco di Simone per aiutarlo nell'opera di riconciliazione tra arabi ed ebrei. Confuso con i numerosi colossi storico-biblici prodotti alla fine degli anni '50, il film ebbe accoglienze critiche tiepide o negative, comunque superficiali. Soltanto pochi recensori francesi – tra cui Jacques Joly sui ''Cahiers du Cinéma'' – seppero coglierne i pregi, non soltanto figurativi, e la diversità. (''[[Il grande pescatore]]''; 2010, p. 649)
*Realizzato con grandi mezzi dalla Fox, è un efficace cocktail di spettacolari effetti speciali e dolorosi sentimenti. Bravi caratteristi, un ottimo [[George Brent|G. Brent]] [...] e un [[Tyrone Power|T. Power]] un po' assurdo come medico indiano. (''[[La grande pioggia]]''; 2000, p. 581)
*Western autunnale grande nel respiro, nelle ambizioni, nella nobiltà dell'assunto, qua e là appesantito da un ritmo statico. Un affresco più che un dramma. E un ghiotto intermezzo umoristico con [[James Stewart|Stewart]] per alleggerire quella che è, in fondo, la storia di una sconfitta. Terzultimo film di [[John Ford|Ford]] e suo ultimo western. Una battaglia di retroguardia, non priva di grandezza. (''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]''; 2010, p. 650)
*Brutto film, con tre o quattro belle sequenze. Lo riconosce lo stesso regista che avrebbe voluto girarlo con pescatori veri e in bianconero. Ha le incertezze delle opere prime, ma anche l'onestà. (''[[La grande strada azzurra]]''; 2000, p. 584)
*1º film a colori per [[John Wayne|J. Wayne]], in un technicolor (fotografia di Charles Lang Jr. e W. Howard Greene) che serve assai bene i paesaggi montagnosi degli Ozark. (''[[Il grande tormento]]''; 2000, p. 584)
*Il quoziente di realtà è più ridotto che in ''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]'' (1932), ma sulla scorta di una sceneggiatura perfettamente oliata cui contribuirono anche il giovane [[Renato Castellani]] e [[Mario Pannunzio]], [[Mario Camerini|M. Camerini]] mette a punto la sua provetta ingegneria della commedia. (''[[I grandi magazzini]]''; 2000, p. 585)
*A metà strada tra l'opera e la fantasia, è un film intelligente, astuto nella confezione, ricco di umorismo eversivo. (''[[Gremlins]]''; 2000, p. 656)
*C'è meno horror che nel precedente, ma una maggiore velocità di ritmo: un più alto numero di citazioni dell'immaginario cinetelevisivo (ma a noi garba quella pittorica dell'Arcimboldo): una più intensa esibizione di effetti speciali, soprattutto di metamorfosi, per i quali è stato scritturato anche il geniale Rick Baker; una carica più ricca di satira sui riti collettivi del consumismo, la megalomania tecnologica, il neocapitalismo rampante. C'è chi lo preferisce al primo, mentre ad altri fa un'impressione di sazietà. (''[[Gremlins 2 - La nuova stirpe]]''; 2000, p. 656)
*Sullo sfondo di un'America di carta ricostruita a Cinecittà un giallo sciattamente diretto e maldestramente recitato. Se aveva avuto successo a teatro, perché [[Guglielmo Giannini|G. Giannini]] [...] non si è fermato lì? (''[[Grattacieli (film)|Grattacieli]]''; 2000, p. 586)
*Verboso, godibile quando schiaccia il pedale al grottesco. (''[[Il Grinta]]''; 2000, p. 589)
*Che strazio, però, quando i personaggi parlano. (''[[La guerra dei mondi (film 1953)|La guerra dei mondi]]''; 2000, p. 592)
*Nato da una sceneggiatura tormentata (cui posero mano una dozzina di persone di cui solo sei accreditate), è un colossal frutto di due tendenze inconciliabili: l'intenzione dei produttori [[Carlo Ponti|Ponti]]-[[Dino De Laurentiis|De Laurentiis]] di farne un grande e rutilante spettacolo di massa e l'ambizione del regista di rispettare lo spirito del testo (facendo perno sul personaggio di Pierre-[[Henry Fonda|H. Fonda]]) nell'ottica del proprio mondo. Prevalse la prima, rimangono alcune tracce della seconda. (''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]''; 2000, p. 593)
====H====
*[[Aldo Fabrizi]] – che sostituì [[Mario Bonnard]] alla regia – parte da uno dei suoi più riusciti personaggi teatrali per mettere insieme una commedia piacevole e ricca di spunti comici mescolati a momenti realistici e drammatici. (''[[Hanno rubato un tram]]''; 2000, p. 599)
*Film di propaganda anti-americana che quasi diventa un atto d'accusa contro il razzismo dei bianchi. Rozzo, goffo, melodrammatico, ma efficace, col piede sull'acceleratore. Spiccano le sequenze pugilistiche, grazie anche all'apporto di [[Erminio Spalla|Spalla]], [[Primo Carnera|Carnera]], Longo, Venturi, Silvestri. (''[[Harlem (film)|Harlem]]''; 2000, p. 601)
*O sta per Obbediente, per Oca o per zero? In Francia, dove ebbe grande successo (in Italia un po' meno), offrì a molti spettatori l'alibi culturale (del "buon gusto") per fare i guardoni a pagamento, ma è un album di immagini patinate animato con uno stile da carosello pubblicitario, un prodotto in linea con l'ideologia capitalistica dominante fondata sull'avere invece che sull'essere. Non a caso la bella O fa la fotografa di moda. (''[[Histoire d'O (film)|Histoire d'O]]''; 2000, p. 607)
*Prodotto dal geniale Val Lewton per la RKO e basato su una sceneggiatura di Curt Siodmak e Ardel Wray, vagamente ispirata a ''Jane Eyre'' (1847) di [[Charlotte Brontë]], è un dramma psicologico più che un horror vero e proprio, sebbene la finale sequenza notturna, il climax del film, ispiri autentico spavento. (''[[Ho camminato con uno zombi]]''; 2000, p. 608)
*Profonda sincerità e un'ambientazione perfetta. In questo Texas c'è qualcosa di [[Anton Čechov|Čechov]]. (''[[Hud il selvaggio]]''; 2000, p. 614)
====I====
*[[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] violenta la Storia, ma le fa fare uno straordinario bambino: un film delirante, onirico, eccessivo, ornamentale, dominato dall'Eros, da una visione del potere come esperienza orgiastica e da una [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] inafferrabile ed estatica. Poco compreso quando uscì e liquidato come esercizio formalistico, è stato rivalutato dalla critica negli anni '70. È il più ermetico e complesso dei 7 film di Sternberg con M. Dietrich, e uno dei più bizzarri mai usciti da Hollywood. (''[[L'imperatrice Caterina]]''; 2000, p. 621)
*1º grande successo di [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] [...], 1º film importante per [[Erminio Macario|E. Macario]], 1º vero film comico del cinema italiano sonoro. [[Ernesto Almirante|E. Almirante]] superlativo come presidente del tribunale. Ritmo incalzante, dialogo scoppiettante. (''[[Imputato, alzatevi!]]''; 2000, p. 624)
*[[Claudio Gora|C. Gora]] ha diretto un film leggero che non offende i diritti dell'intelligenza. Ha una spina dorsale, situazioni azzeccate, un dialogo spiritoso e una vena satirica non disprezzabile. (''[[L'incantevole nemica]]''; 2000, p. 626)
*Triangolo d'amore tra ricchi nello stile più chic della M-G-M, destinato a un pubblico ancora in preda alla grande depressione economica. [[Joan Crawford|J. Crawford]] soffre le pene dell'inferno, vestita in abiti impeccabili. Tante parole, pochi baci. ([[Incatenata (film 1934)|''Incatenata'', 1934]]; 2000, p. 626)
*Bizzarro e, forse, sottovalutato noir [...]. ([[Incatenata (film 1946)|''Incatenata'', 1946]]; 2000, p. 626)
*[...] è un film fatto su misura per un pubblico infantile, ma che probabilmente piace più agli adulti ambientalisti (come evasione dallo stress quotidiano) che ai bambini. Troppi messaggi edificanti condensati in un prodotto che è, insieme, racconto di formazione, dramma familiare a lieta fine, apologo animalista ed ecologico, requisitoria contro la civiltà dei consumi e l'onnipotente legge del profitto. Qua e là si sentono la mano e il talento di [[Carroll Ballard|C. Ballard]] (1937), ex documentarista che si è avvalso, come in ''[[Black Stallion]]'', della fotografia di [[Caleb Deschanel]] di uno splendore cromatico incline allo stile del "National Geographic". (''[[L'incredibile volo]]''; 2000, p. 630)
*Simpatica commedia di ambiente western dove accadono poche cose, ma divertenti. L'affiatata coppia [[Glenn Ford|Ford]]-[[Henry Fonda|Fonda]] e l'ambientazione fanno passare 85 minuti piacevoli. (''[[Gli indomabili dell'Arizona]]''; 2000, p. 633)
*Dramma ben costruito con qualche forzatura. Ben recitato, convenzionale. (''[[Infamia sul mare]]''; 2000, p. 634)
*Dal romanzo ''Dodsworth'' di [[Sinclair Lewis]], già adattato per il teatro. In questo film, ammirevolmente recitato, c'è il romanzo, c'è la commedia, c'è soprattutto [[William Wyler|Wyler]]. (''[[Infedeltà (film)|Infedeltà]]''; 2000, p. 635)
*Da un materiale ''pulp'', da lui completamente riscritto in meno di un mese, [[Orson Welles|Welles]] (1915-85) ha tratto un capolavoro del cinema nero, componendo un memorabile ritratto di "uno sporco poliziotto, ma, a modo suo, un grand'uomo": personaggio di tragica statura shakespeariana nel contesto di una miserabile cittadina di frontiera (Tijuana, filmata a Venice, California). Straordinario film (bianco e nero di [[Russell Metty]] con focali corte, inquadrature insolite, piani-sequenza vertiginosi tra cui quello celeberrimo d'apertura) per stile, virtuosismo di scrittura, invenzioni e galleria di personaggi tra cui spicca la bruna chiromante di [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]]: i personaggi vi contano più dell'azione, l'atmosfera più dei personaggi. [...] È con ''[[Rapporto confidenziale]]'' la vetta del barocchismo wellesiano. (''[[L'infernale Quinlan]]''; 2000, p. 636)
*[...] è un film francese (nell'ambientazione e nello spirito) più che italiano, immoralista più che osceno, impregnato con elegante leggerezza di succhi antiborghesi, antimilitaristi, anticlericali. Musiche valzeristiche di Nicola Piovani, luminosa fotografia di Luigi Verga, un protagonista che recita sopra le righe. (''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]''; 2000, p. 640)
*Film simpatico, spesso didattico, ma anche capace di momenti autenticamente commossi, con cui si chiude una ideale trilogia di [[Luigi Magni|L. Magni]] contro il potere temporale del Papato (''[[Nell'anno del Signore]]'', 1969, e ''[[In nome del Papa Re|In nome del Papa re]]'', 1977, i primi due). (''[[In nome del popolo sovrano]]''; 2000, p. 642)
*È un archetipo delle love-story hollywoodiane, apprezzabile per la sua concisione, la fotografia del grande [[Gregg Toland]], la recitazione, i 22 anni radiosi di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]]. (''[[Intermezzo (film 1939)|Intermezzo]]''; 2000, p. 646)
*Un convento di suore nell'Italia centrale del primo Ottocento si trasforma in una polveriera di sensualità repressa. Le giovani vi apprendono, tra le braccia di maschi gagliardi, tutte le frodi della carne sapiente o si dedicano all'autoerotismo con acconci strumenti o sublimano il desiderio frustrato in mistici deliri. Le anziane sono bigotte avvizzite o, come la badessa, impersonano l'ipocrisia organizzata e autoritaria. Alla fine la polveriera esplode in una sequenza di follia liberatrice che fa il paio con quella iniziale della chiesa trasformata in sala da ballo. Ma il film è monotono e ripetitivo come un esercizio formalistico: alla povertà dei significati fa da pendant un eccesso di scoptofilia. Fotografia raffinata di [[Luciano Tovoli]]. (''[[Interno di un convento]]''; 2000, p. 646)
*Rispetto a ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' (1997), è un efficace esempio di SF d'azione, ricco di inseguimenti e sparatorie. Tra i 2 protagonisti, Bonnie & Clyde del futuro, il più incisivo è [[Justin Timberlake|Timberlake]]. Tra le figure di contorno spicca [[Cillian Murphy|Murphy]] nella parte di uno sbirro traditore delle sue origini sociali. Rarefatto, ossessivo e, a modo suo, dogmatico. Il neozelandese Niccol rimane un cineasta-autore da seguire. (''[[In Time]]''; 2013, p. 780)
*[...] con larghissimi mezzi a disposizione, [[Cecil B. DeMille|C.B. De Mille]] ha realizzato uno dei suoi film più ridicoli, ma ricco di spettacolo e di momenti divertenti. (''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]''; 2000, p. 651)
*Dal racconto di [[Richard Washburn Child|Richard Washburn]], ''Il soffio dell'Eliotropio'', erano già stati tratti 3 film [...]. Questo è una trasposizione sdolcinata con un buon cast. (''[[Io la difendo]]''; 2000, p. 655)
*Da una trama così convenzionale non si poteva pretendere di più. Recitazione spesso noiosa, assediata da dialoghi logorroici. (''[[Io, mammeta e tu]]''; 2000, p. 655)
*Tratto da un racconto autobiografico di [[Robert Elliott Burns|Robert E. Burns]], è uno dei più coraggiosi e vigorosi film sociali della Warner, piuttosto spregiudicato anche nella rappresentazione del sesso. Ma il codice Hays non era ancora entrato in funzione. Girato in sobrio stile semidocumentaristico rimane un classico del cinema carcerario. (''[[Io sono un evaso]]''; 2000, p. 657)
*Decoroso melodramma per donne con una [[Bette Davis|B. Davis]] sempre registrata come un cronometro svizzero. Qui il suo personaggio è positivo. Brevi, non grandiose ma efficaci le scene del terremoto. (''[[Io ti aspetterò]]''; 2000, p. 657)
====J====
*Suspense che non manca di fascino nel suo ritmo tranquillo. La brava [[Ida Lupino]] recita in coppia con il marito [[Howard Duff]]. Bella fotografia di [[James Wong Howe|J. Wong Howe]]. (''[[Jennifer (film 1953)|Jennifer]]''; 2000, p. 671)
*La storia di uno dei più mitici banditi della Frontiera – rivisitata poi parecchie volte in modi diversi – è esposta in questo film Fox in cadenze storicamente improbabili, ma suggestive nel suo impasto di scene d'azione e di sequenze di vita familiare. L'asciutta e tagliente regia di [[Henry King|H. King]], in contraddizione con la moraleggiante sceneggiatura di [[Nunnally Johnson]], ne fa uno dei pochi memorabili western degli anni '30. (''[[Jess il bandito]]''; 2010, p. 763)
*[...] è uno stravagante pasticcetto sadomaso. (''[[Justine, ovvero le disavventure della virtù]]''; 2000, p. 679)
====K====
*I lettori che si appassionarono ai fumetti di Ken negli anni '80 sono in giubilo. I detrattori - non pochi - hanno qualche ragione per criticare la linea narrativa troppo arrovellata e arroventata, la dinamica grafica rozza, la fatica di distinguere un fratello dall'altro. (''[[Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto]]''; 2011, p. 775)
*[...] bizzarra miscela di fantasy, brivido e umorismo macabro che ha il merito di portare le sue premesse sino alle estreme conseguenze. (''[[Killer Klowns from Outer Space]]''; 2011, p. 778)
*[...] l'australiano Beresford tenta di staccarsi dai "colossi" storico-religiosi hollywoodiani, riuscendovi soltanto in parte. Esterni in Sardegna esaltati dalla fotografia di Donald McAlpine, pregevoli i contributi di K. Adam (scene) e J. Mollo (costumi). Più che [[Richard Gere|Gere]], attore di medie virtù, spicca [[Edward Woodward|E. Woodward]], re Saul di epico spessore. (''[[King David]]''; 2000, p. 685)
====L====
*Riduzione di un testo teatrale, scritto e messo in scena dallo stesso R.W.F. l'anno prima, è il più autobiografico tra i suoi primi film e un ammirevole esempio di trasposizione dal palcoscenico allo schermo. Attraverso la duplice dialettica servo/padrone e amore/denaro sfocia, con la protagonista che alla fine si ritrova nella situazione di partenza, in un melodramma tipicamente fassbinderiano. (''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]''; 2000, p. 691)
*Grandi uomini s'affrontano nei grandi spazi di un grande Paese. Uno dei 10 western di [[Anthony Mann|A. Mann]], un nome, una garanzia. E com'era bravo [[James Stewart|J. Stewart]]. [[Rock Hudson|R. Hudson]] in un piccolo ruolo. Dal romanzo ''Bend of the Snake'' di Bill Gulick e 2º western del trio Mann-Stewart-Borden Chase, sceneggiatore: al posto dei due fratelli-nemici di ''[[Winchester '73|Winchester 73]]'' c'è una coppia di amici che hanno un passato simile, ma aspirazioni divergenti. (''[[Là dove scende il fiume]]''; 2000, p. 691)
*[...] è – con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' (1952) – il risultato più alto del sodalizio [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] e uno dei capolavori del neorealismo, quello che con ''[[Roma città aperta|Roma, città aperta]]'' (1945) fu più conosciuto all'estero. L'amore per i personaggi diventa vera pietà, la poesia del quotidiano non nasconde la realtà sociale. (''[[Ladri di biciclette]]''; 2000, p. 692)
*Poco amato dagli hitchcockiani "puri" – e dallo stesso regista a causa degli errori di costruzione drammatica, dovuti alla deliberata fedeltà ai fatti; inoltre non ebbe successo di pubblico –, è un cupo, austero apologo sui temi del falso colpevole, del doppio e dell'inconscia paura di vivere. Frutto di una visione cristiana del mondo, fondato sul peccato originale [...]. [[Henry Fonda|H. Fonda]], così neutro, è perfetto, ma [[Vera Miles|V. Miles]] non gli è inferiore. (''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]''; 2000, p. 692)
*Abilmente in bilico tra realismo e fantasia, è più interessante che divertente. (''[[Un ladro in paradiso]]''; 2000, p. 694)
*Il romanzo di [[Pasquale Festa Campanile|P. Festa Campanile]] (1977) non è senza meriti, ma, trasposto in film, perde in sottigliezza quel che acquista in comicità farsesca. [[Enrico Montesano|E. Montesano]] s'impegna assai, [[Claudio Cassinelli|C. Cassinelli]] fa un Cristo dignitoso. (''[[Il ladrone]]''; 2000, p. 694)
*Da un best seller (1903) di Henry De Vere Stacpoole, già portato sullo schermo in Inghilterra nel 1949 con ''[[Incantesimo nei mari del sud|Incantesimo nei Mari del Sud]]''. [[Randal Kleiser|R. Kleiser]], regista buono a poco e capace di tutto, ne ha cavato uno sciropposo fotoromanzo sentimentale, tutto imperniato sull'attesa: quando fornicheranno? Bella fotografia di Nestor Almendros. (''[[Laguna blu]]''; 2000, p. 695)
*Fanno da traino a questa commedia toscana di caratteri la mora [[Maria Grazia Cucinotta|M.G. Cucinotta]] e [[Alessandro Haber|A. Haber]], prof. di filosofia e pittore della domenica, che si esibisce in una breve scena di infallibile recitazione spiritata. Commedia simpatica e fluttuante dove si colgono i debiti verso ''[[Amici miei]]'', gli echi dell'umorismo sulfureo dei [[Giancattivi]] e le tracce del naturalismo sociale nel quale si muovono i film-maker toscani con il loro campione [[Giuseppe Ferlito]]. (''[[I laureati]]''; 2000, p. 700)
*In questo sontuoso megafilm epico su uno dei più affascinanti avventurieri del primo Novecento il vero protagonista è il deserto. Solida sceneggiatura di Robert Bolt, splendida fotografia, musica sovrabbondante [...]. All'epoca [[Peter O'Toole|P. O'Toole]] fu una rivelazione. (''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''; 2000, p. 700)
*Uno dei 3 migliori western di [[Glenn Ford|G. Ford]], il più leggero e divertente. (Gli altri 2: ''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' e ''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''.) È un insolito omaggio all'allevatore di montoni, personaggio importante nel West ma non nel western. (''[[La legge del più forte]]''; 2000, p. 702)
*Piuttosto ruffiano nel sentimentalismo con cui affronta il tema, accademico nello stile, ricco di carinerie, è soprattutto un film di attori, uno più bravo dell'altro. (''[[La legge del Signore]]''; 2000, p. 702)
*Singolare equazione tra l'orripilante occidentale e il sadico orientale, unisce l'horror film di vampiri più classico al genere kung-fu. Un po' gratuito a livello narrativo, ma a modo suo affascinante. (''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro]]''; 2000, p. 703)
*Visionario e rarefatto, ermetico e allegorico, incline al manierismo, ma con molti momenti e immagini di solenne bellezza. (''[[La leggenda della fortezza di Suram]]''; 2010, p. 801)
*Thriller condotto con efficacia per tenere lo spettatore in tensione fino al finale a sorpresa. (''[[La lettera accusatrice]]''; 2000, p. 709)
*Scritto con Franco Bernini e Umberto Contarello, il 7º film di [[Carlo Mazzacurati|Mazzacurati]] è più intelligente che riuscito, ma rimane un paradosso: la più originale commedia italiana della stagione 2000-2001 non ha trovato pubblico forse perché raffinata nella scrittura registica (la dolcezza dei paesaggi veneti nelle luci dell'ottimo A. Pesci), troppo agra e ironica nel tratteggiare il triste benessere e l'arroganza aggressiva del Nordest opulento, troppo intenta nell'esprimere empatia o nel concedere simpatia ai suoi due ''dropout'' (che poi sono due ''mona'' per il loro pessimo rapporto col denaro), ma anche alla vitalità cialtrona del "rom" di [[Toni Bertorelli|Bertorelli]]. Insomma: troppo colto e anomalo per avere successo. Recitato bene da tutti, benissimo da [[Fabrizio Bentivoglio|Bentivoglio]]. (''[[La lingua del santo]]''; 2010, p. 815)
*[...] è un film edificante che gronda di buoni sentimenti. Inutilmente [[Mark Robson|M. Robson]] cerca di dargli il taglio di un racconto di azione avventuroso-bellica. [...] Segnò la definitiva riconsacrazione di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] dopo lo scandaloso matrimonio con [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]]. (''[[La locanda della sesta felicità]]''; 2000, p. 718)
*Poco apprezzato dalla maggior parte dei pedanti critici dell'epoca, il 1º film britannico di [[Stanley Kubrick|S. Kubrick]] migliora ogni anno che passa: anche a livello stilistico e drammaturgico, la scrittura filmica rivela le sue qualità, reggendo il confronto con la capziosa prosa di [[Vladimir Nabokov|Nabokov]]. Più che un dramma, è una inventiva e persino divertente commedia nera in cui si riconoscono diversi temi del successivo cinema kubrickiano. Recitazione ad alto livello con un [[Peter Sellers|P. Sellers]] straordinario nel suo proteiforme istrionismo. (''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]''; 2000, p. 720)
*2º film di [[Erminio Macario|Macario]], restituito alle sue origini piemontesi, girato a gran velocità dopo ''[[Imputato, alzatevi!]]'', inzeppato di riferimenti di attualità. Le connotazioni piccolo borghesi del comico cominciano ad accentuarsi. (''[[Lo vedi come sei... lo vedi come sei?]]''; 2000, p. 723)
*In bilico tra il drammatico e l'umoristico, coniuga sveltezza con efficacia. Potabile. (''[[La luce fantasma]]''; 2000, p. 724)
*È il 1º film con [[Alida Valli|A. Valli]]-[[Fosco Giachetti|F. Giachetti]], una coppia che diventerà famosa in quegli anni. Il 1º in cui [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] fa tutto da solo. Il 1º presentato con la frase di lancio "i film che parlano al vostro cuore". A. Valli e [[Clara Calamai|C. Calamai]] incredibilmente sorelle. (''[[Luce nelle tenebre]]''; 2000, p. 724)
*Abile, commosso, con una drammaticità in crescendo. (''[[Luciano Serra pilota]]''; 2000, p. 725)
*[...] l'idea di origine non è male, ma [[Aurelio Chiesa|A. Chiesa]] non ha saputo farne buon uso. Inerte e prolisso. (''[[Luci lontane (film 1987)|Luci lontane]]''; 2000, p. 726)
*Si sente la mano di [[Jacques Laurent|Cecil de Saint-Laurent]], autore di ''Caroline Cherie'' e sceneggiatore con Christian-Jaque e con Jacques Sigurd: è storia spudoratamente romanzata. Spettacolo fastoso di cartapesta. Cauto erotismo di lusso sapientemente amministrato. Lucrezia più disgraziata che colpevole. (''[[Lucrezia Borgia (film 1953)|Lucrezia Borgia]]''; 2000, p. 726)
*Sullo sfondo (allora quasi inedito per il cinema) dei monti calabresi si svolge un dramma rusticano di passioni e psicologie elementari e schematiche, ma – in coppia con [[Silvana Mangano|S. Mangano]] reduce da ''[[Riso amaro]]'' – [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] dà una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Il lupo della Sila]]''; 2000, p. 733)
====M====
*Irrealista sino all'astrazione, ma con una carica critica verso la rigidità del sistema scolastico. (''[[Maddalena... zero in condotta]]''; 2000, p. 740)
*[[Vincente Minnelli|V. Minnelli]] lo diresse dopo aver letto saggi di [[Henry James]], [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], [[Sigmund Freud]] sul personaggio, concludendo che Emma è una donna che cerca la bellezza, ma la trova soltanto nella sua mente. Ebbe accoglienze contrastate dai critici che, comunque, ne apprezzarono il puntiglio nella rievocazione ambientale, l'eleganza della messinscena e la bella sequenza del ballo. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]''; 2000, p. 738)
*[[Douglas Sirk|D. Sirk]] è un maestro del melodramma stilizzato. Attori, messinscena, fotografia impeccabili. (''[[Magnifica ossessione]]''; 2000, p. 744)
*[...] ha le ambizioni di una favola simbolica sul rifiuto di uscire dal mondo incantato dell'infanzia e sul modo con cui si avvelenano i suoi "verdi paradisi". In assenza di un linguaggio pertinente, lo scavalcamento del livello realistico per attingere i cieli alti del lirismo e della metafora si trasforma in comicità involontaria. Volonterosamente filodrammatici i 3 interpreti. (''[[Maladolescenza]]''; 2000, pp. 748-749)
*È il 3º Frankenstein, e il peggiore, dell'onorevole Mr. Fisher, mal servito da un copione che sembra scritto in stato di ebbrezza alcolica. (''[[La maledizione dei Frankenstein]]''; 2000, p. 750)
[[File:Malinconico autunno (1958) Gil - Sanson - Nazzari.jpg|miniatura|[[Yvonne Sanson]] e [[Amedeo Nazzari]] in ''[[Malinconico autunno]]'']]
*[[Raffaello Matarazzo|R. Matarazzo]] (1909-66) ricalca con stanco languore temi, toni e metodi della stagione felice di ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'', rimettendo insieme per l'ultima volta la coppia [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. È un cinema che si ripiega su sé stesso e si affloscia. (''[[Malinconico autunno]]''; 2000, p. 751)
*È la stuzzicante commedia erotica – a Catania, anni '50, aria alla [[Vitaliano Brancati|Brancati]] – che lanciò la farinacea [[Laura Antonelli|L. Antonelli]], splendidamente fotografata dal grande [[Vittorio Storaro]]. (''[[Malizia (film)|Malizia]]''; 2000, p. 751)
*Curioso film, ricco di possibilità sostanzialmente non realizzate a causa di un intreccio debole e un po' confuso, ma anche di momenti interessanti e di un'ambientazione suggestiva. (''[[La mano dello straniero]]''; 2000, p. 758)
*Adattata da [[Ercole Patti]] e [[Mario Soldati]], la commedia stempera il grottesco, si raccomanda per il nitore della confezione, dà filo da torcere ai critici che vorrebbero distinguere quanto in essa c'è di [[Luigi Pirandello|Pirandello]] e quanto di [[Mario Camerini|Camerini]]. (''[[Ma non è una cosa seria (film 1936)|Ma non è una cosa seria]]''; 2000, p. 758)
*Un classico del genere strappalacrime-cattolico-edificante ad alto tasso di zuccheri sentimentali. (''[[Marcellino pane e vino]]''; 2000, p. 761)
*È, forse, la più grande interpretazione di [[Greta Garbo|G. Garbo]], in perfetto equilibrio tra cuore e cervello. Fredda, ma, sotto, ribelle. Incandescente, ma controllata. Superba capacità di trarre il massimo dal minimo, ma non va trascurata l'eleganza geniale del regista. (''[[Margherita Gauthier]]''; 2000, p. 764)
*Realizzato con mano sicura e con una grande ricchezza di mezzi, si avvale del fior fiore degli attori dell'epoca con una galleria di tipi ben caratterizzati, di una cornice decorativa di calibrata eleganza e di un adattamento, curato dal regista col commediografo Alessandro De Stefani, di apprezzabile stringatezza. È, a ritroso, l'elogio della nuova borghesia postrisorgimentale, opposta alla fatua decadenza dell'aristocrazia. Notevoli contributi di Ottavio Scotti scenografo e Maria De Matteis costumista. (''[[I mariti (Tempesta d'anime)|I mariti - Tempesta d'amore]]''; 2000, p. 768)
*Come una gassosa sgasata. (''[[Un marito per il mese d'aprile]]''; 2000, p. 769)
*Forse il film più psicanalitico di A. Hitchcock, e uno dei più incompresi e sottovalutati, uno dei suoi pochi insuccessi di pubblico. Divise anche la critica: i più lo considerano poco riuscito, nonostante la sua inquietante intensità (vicina a quella di ''Vertigo''), i meno lo tengono per un capolavoro per il modo con cui in questa perversa storia d'amore si alternano fiamme romantiche, misteri contorti della psiche, sospetti polizieschi. Memorabile interpretazione di T. Hedren (1935), mentre quella di S. Connery (1930) soffre dell'irrisolta duplicità con cui è scritto il personaggio: il suo atteggiamento protettivo (anche per autocensura) prevale troppo sul feticismo sadico. (''[[Marnie]]''; 2000, pp. 770-771)
[[File:Marlene Dietrich in Morocco trailer.jpg|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]'']]
*È il 1º dei 6 film Paramount della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. È anche il solo dove il mito di [[L'angelo azzurro (film 1930)|Lola-Lola]] è confrontato con un altro mito divistico, quello di un uomo fatale, concupito da tutte e inafferrabile. Tratto da un romanzetto di [[Benno Vigny]], è incantevolmente e perversamente stupido. (''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]''; 2000, p. 771)
*Scritto da [[Paddy Chayefsky]], ha il respiro narrativo di un racconto e le sue origini televisive sono evidenti. Un film senza grossi drammi, senza psicanalisi, che narra una realtà che diventa verità. È il primo dei teledrammi che verso la metà degli anni '50 furono rifatti a basso costo per il cinema, portando una ventata d'aria fresca nel cinema hollywoodiano. Anche se oggi la sua novità è difficilmente riconoscibile, grande fu la sua importanza storica. (''[[Marty, vita di un timido]]''; 2000, p. 772)
*Un western bellico, anzi spionistico, di efficace confezione, ma senza vera personalità com'era il [[André De Toth|suo regista]], un guercio che altri due celebri guerci del West, [[John Ford]] e [[Raoul Walsh]] non tenevano in gran conto. (''[[La maschera di fango]]''; 2000, p. 773)
*Attraverso la finzione romanzesca [[John Ford|Ford]] e il suo sceneggiatore Frank S. Nugent alludono a [[George Armstrong Custer|Custer]] e alla disfatta di Little Big Horn. Delizioso nella descrizione della vita in un forte, dialettico nella contrapposizione ideologica dei vari modi di concepire l'onore, la disciplina e gli altri caratteri della vita militare. (''[[Il massacro di Fort Apache]]''; 2000, p. 776)
*Inadatta alla parte eppure affascinante, nonostante il contesto che spesso sfiora l'imbecillità o il ridicolo, [[Greta Garbo|G. Garbo]] dà qui un'altra prova del suo potere di irradiazione. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]''; 2000, p. 777)
*[...] è sicuramente il più costoso, probabilmente il più cupo, forse il più fantasioso ''cyber-action movie'' degli anni '90. Frutto di una disinvolta ibridazione tra il cinema d'arti marziali di Hong Kong, l'ideologia violenta del videogame, la fantascienza alla [[Philip K. Dick|P.K. Dick]] e la grafica dei fumetti, è un giocattolone divertente a livello figurativo e scenografico e sul piano dell'azione: sdoppiamenti, combattimenti, effetti speciali a iosa. Nel resto è un pastrocchio saccente e misticheggiante. I suoi fautori, interessati e non, sostengono che bisogna vederlo tre volte: la prima per l'impatto emotivo, la seconda per capire la storia, la terza per coglierne i significati più profondi. (''[[Matrix]]''; 2000, p. 780)
[[File:John Wayne Mclintock 02.jpg|miniatura|[[John Wayne]] in ''[[McLintock!]]'']]
*Commedia western verbosa, non priva di echi [[John Ford|fordiani]], che ha per modello ''La bisbetica domata'' di [[William Shakespeare|Shakespeare]], famosa per due scene: la rissa nel fango e quella in cui McLintock sculaccia la moglie in pubblico. Sconsigliato alle femministe. (''[[McLintock!|McLintock]]''; 2000, p. 782)
*Guai a catena. Con la regina del melodramma italiano degli anni '50, [[Yvonne Sanson|Y. Sanson]], più infelice e disgraziata che mai. Bisogna avere un cuore di pietra per non divertirsi. (''[[Menzogna (film)|Menzogna]]''; 2000, p. 785)
*Il grande impiego di mezzi, la cura per i costumi e l'ambientazione non bilanciano lo scarso approfondimento dei caratteri e il ritmo sonnolento della narrazione. (''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]''; 2000, p. 786)
*[...] 5º film di [[Nanni Moretti|N. Moretti]], il più grave e il meno nevrotico: la pena prevale sul sarcasmo, la costernazione sull'indignazione. Pur nel suo lucido laicismo di fondo, è il 1º film italiano sulla condizione sacerdotale. Nonostante una certa invadenza dell'attore a scapito del regista, Moretti ha alzato il tiro e fatto centro. (''[[La messa è finita]]''; 2000, p. 788)
*Ispirata ai quattro Vangeli (ma in particolare a [[Vangelo secondo Marco|quello di Marco]]) con una forte componente mariana e una premeditata omissione del contesto storico-politico, questa vita di Cristo si rivolge all'umanità più che alla divinità del personaggio, espungendo gran parte dei miracoli e le profezie sulla fine del mondo e riducendo al minimo i riferimenti al soprannaturale. Esplicitamente popolare nel rispetto della tradizione iconografica, quasi da presepio, è un film tutto rosselliniano nell'illuminata indolenza, nel ritmo incalzante, nella disadorna semplicità della scrittura, nella trasparenza dello stile che può sembrare sciattezza. (''[[Il messia]]''; 2000, pp. 788-789)
*Raccontato in tempo reale con una ingegneria narrativa che ha il suo culmine nella sparatoria finale, è una lezione di etica civile in forma di western e soffre di un certo schematismo delle psicologie e della tesi. (''[[Mezzogiorno di fuoco]]''; 2000, p. 791)
*[...] il più accademico dei film di [[Sydney Pollack|S. Pollack]]: prolisso, un po' leccato, romanticissimo, quasi fotoromanzo. Ma c'è un lirismo autentico di fondo che lo riscatta. Per chi ha il mal d'Africa. (''[[La mia Africa]]''; 2000, p. 791)
*Campione stagionale d'incassi negli USA in guerra, questa commedia sentimentale, imperniata sui buoni sentimenti e su un'idillica visione del mondo, può apparire oggi sdolcinata e svenevole, ma i duetti tra [[Bing Crosby|B. Crosby]] e [[Barry Fitzgerald|B. Fitzgerald]] rimangono deliziosi. (''[[La mia via]]''; 2000, p. 794)
*Caposaldo del cinema hollywoodiano sui reduci [...]. Il lavoro del fotografo [[Gregg Toland]] su specchi, plexiglas e altre superfici riflettenti è straordinario. (''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]''; 2000, p. 798)
*Elegante e allegra, la commedia lanciò la diciottenne [[Alida Valli|A. Valli]]. È uno dei film più tipici del filone "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]". (''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]''; 2000, pp. 800-801)
*Teso film di suspense fantapolitica con un gruppo di personaggi ben disegnati e un ruvido stile semidocumentaristico (l'evacuazione della popolazione londinese). Non fa concessioni al sensazionalismo né scantona nella propaganda ideologica. (''[[Minaccia atomica]]'', 2000, p. 804)
[[File:The Outlaw.JPG|miniatura|[[Jane Russell]] ne ''[[Il mio corpo ti scalderà]]'']]
*C'è la mano di [[Howard Hawks]] in questo bizzarro western del miliardario [[Howard Hughes|H. Hughes]], fondato sul disprezzo della donna, valutata da tutti meno di un cavallo. La storia della lavorazione e delle lotte con la censura (che ne permise la libera circolazione soltanto nel 1950) è quasi più interessante del film stesso [...]. (''[[Il mio corpo ti scalderà]]'', 2000, p. 806)
*Diretto dal regista della ''[[La storia infinita (film)|Storia infinita]]'' è un film di fantasia intimista realizzato con grande dispiego di mezzi, sul tema del "diverso". (''[[Il mio nemico (film)|Il mio nemico]]'', 2000, p. 806)
*È un proseguimento ideale dei ''Trinità'' (manca [[Bud Spencer]]) e per molti versi è meglio dei suoi "genitori": la contrapposizione [[Terence Hill|Hill]]-[[Henry Fonda|Fonda]] è un'invenzione furbesca che tiene in piedi un western allegro e divertente. Ideato e prodotto da [[Sergio Leone]]. (''[[Il mio nome è nessuno]]'', 2000, p. 807)
*Il pessimismo di [[Yves Allégret|Y. Allegret]] e del suo sceneggiatore Jacques Sigurd si stempera qui nella malinconia, in una lucida e rassegnata accettazione della vita com'è. In un'Italia da cartolina illustrata un pessimo [[Jean Marais|J. Marais]] gesticola a vuoto di fronte a una [[Alida Valli|A. Valli]] luminosa e bravina, nel suo 1° film europeo dopo la diseguale parentesi hollywoodiana. (''[[I miracoli non si ripetono]]'', 2000, p. 808)
*Tentativo, parzialmente riuscito, di uscire dalla cronaca neorealistica per la via di un surrealismo grottesco e di una tenera buffoneria, minacciati da un poeticismo fumoso. (''[[Miracolo a Milano]]''; 2000, p. 809)
*Deliziosa commedia fantastica alla [[Frank Capra]], forse il migliore film natalizio nella storia di Hollywood per la sapiente miscela di sentimento e umorismo; l'esaltazione della fantasia e della buona volontà si accompagna a soffici, ma precise, notazioni satiriche sull'ideologia americana del successo, del dollaro, del carrierismo, del consumismo, di un pragmatismo che appiattisce e deprime la vita e i rapporti sociali. Per bambini, ma anche per adulti. Scritto con garbo e brio, recitato benissimo in tutti i reparti. (''[[Il miracolo della 34ª strada]]''; 2000, p. 809)
*Diligente, corretta, colorita. ([[Miseria e nobiltà (film 1940)|''Miseria e nobiltà'', 1940]]; 2000, p. 811)
*Teatro filmato sì, ma dichiarato, esplicito. Con le leggere modifiche di Ruggero Maccari e dello stesso regista, la commedia omonima (1888) di Eduardo Scarpetta funziona ancora benissimo. Totò è grande, F. Faldini bella. ([[Miseria e nobiltà|''Miseria e nobiltà'', 1954]]; 2000, p. 811)
*Ai limiti del ridicolo e del Kitsch più efferato, il plot serve a [[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] per uno dei suoi film più deliranti per stravagante barocchismo [...] che esalta, sbeffeggiandola, tutta la anarchica mitologia sternberghiana; una galleria di personaggi memorabili nella loro perversa bizzarria, colpi di scena a ripetizione, sequenze di sinistra forza descrittiva: il casinò come girone infernale, il banchetto di Mother Gin Sling, il carnevale del Capodanno cinese. (''[[I misteri di Shanghai]]''; 2000, p. 816)
*[...] sfarzoso, accademico e greve [...]. (''[[La monaca di Monza (film 1962)|La monaca di Monza]]''; 2000, p. 826)
*Se Turi Vasile, Diego Fabbri, Ennio Flaiano, Antonio Pietrangeli, Jean Ferry, Suso Cecchi D'Amico – responsabili del testo deleterio col regista – meriterebbero una severa condanna, A. Nazzari e A. Valli sono assolti per insufficienza di prove, gli altri attori per non aver commesso il fatto. (''[[Il mondo le condanna]]''; 2000, p. 829)
*[...] tante firme per una gradevole commedia con due ottimi protagonisti, musiche efficaci. (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]''; 2000, p. 832)
*Non lo sembra, ma è un film a suspense (psicologica), sorretta dalla musica di [[Dimitri Tiomkin|D. Tiomkin]] e dalla finezza di [[Joseph Cotten|J. Cotten]]. [[Andrew L. Stone|A.L. Stone]] l'ha anche scritto. A modo suo, un piccolo film d'autore. (''[[La morsa d'acciaio]]''; 2000, p. 835)
*Esordio nel lungometraggio del trentacinquenne [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] con un mediocre western su cui il produttore, fratello di [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], è intervenuto continuamente, infierendo poi anche sul montaggio. (''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]''; 2000, p. 837)
*[...] un giallo vecchiotto e datato con una suggestiva ambientazione e colpi di scena a ripetizione. (''[[Il mostro che uccide]]''; 2000, p. 842)
*Spavento e horror in giuste dosi con risvolti di simpatia per la creatura e sottintesi erotici. (''[[Il mostro della laguna nera]]''; 2010, p. 952)
====N====
*77º film di [[Bette Davis|B. Davis]], ancora una volta alle prese con un personaggio sinistro, ma giuocato su un registro "freddo" e frenato. Il merito è della regia, ma anche della sceneggiatura (da un romanzo di Evelyn Piper) di Jimmy Sangster: la partita di gatto e topo tra la governante e il bambino è diretta con un crescendo magistrale. (''[[Nanny, la governante]]''; 2000, p. 852)
*Tratto dal romanzo di George Dyer, è un thriller nella migliore tradizione della Warner Bros, condotto a un ritmo veloce fino all'ultimo respiro, fotografato – benissimo – da Tony Gaudio. Personaggi stereotipati ma funzionali. B. Davis intensa. (''[[Nebbia a San Francisco]]''; 2000, p. 858)
*Un melodramma teso, duro, ben condotto da [[Martin Ritt|Ritt]] e affidato all'interpretazione di una coppia di attori molto bravi, [[John Cassavetes|Cassavetes]] e [[Sidney Poitier|Poitier]], che si calano magistralmente nella psicologia dei personaggi. (''[[Nel fango della periferia]]''; 2000, p. 860)
*Sceneggiato con [[Suso Cecchi D'Amico]], è più un film d'attori (anzi di attrici) che d'autore, ma contraddistinto, come quasi sempre in [[Renato Castellani|Castellani]], da un sapiente ritmo narrativo: una macchina che funziona come un orologio, nonostante l'intelaiatura rapsodica. (''[[Nella città l'inferno]]''; 2000, p. 861)
*[[Max Ophüls|Ophüls]] prese in mano il film, iniziato da [[John Berry]], in condizioni disastrose e si districò ammirevolmente. È il suo film più fittamente parlato, ma gli attori sono diretti benissimo. Assai interessante la tematica. (''[[Presi nella morsa|Nella morsa]]''; 2000, p. 862)
*Un classico – un po' sopravvalutato – del cinema gangster, in cui [[William A. Wellman|Wellman]] – che inizialmente voleva dare la parte di Powers a [[Edward Woods (attore)|E. Woods]] – sa mescolare con intelligenza violenza e romanticismo per dire che è anche la povertà a generare il crimine. (''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]''; 2010, p. 979)
*Personaggio-guida di questo film sui disinganni e le curiosità erotiche dell'infanzia, cavato da un romanzo di [[Cesare Lanza]], è il piccolo, precoce e sdentato {{sic|Jo}} ([[Sven Valsecchi|S. Valsecchi]]), innamorato della cuginetta Nené ([[Leonora Fani|E. Fani]]), tredicenne sveltina [...]. Pastosa fotografia di [[Pasqualino De Santis|P. De Santis]], garbate musiche di [[Francesco Guccini]] e una galleria di personaggi tra cui [[Rita Savagnone|R. Savagnone]], esimia doppiatrice e brava attrice, un ottimo [[Tino Schirinzi|T. Schirinzi]] [...]. (''[[Nenè (film)|Nenè]]''; 2000, p. 865)
*Curioso noir giudiziario, forse sottovalutato, scritto da Johann Latimer da una storia di Gordon McDonell che fornì a Hitchcock il soggetto di ''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''. (''[[Nessuno mi crederà]]''; 2000, p. 866)
*È il 1º techno-thriller che fa perno su Internet, in forma di incubo e in cadenze di racconto da inseguimento. Assurdo a livello logico, sul piano emotivo è una sagra del già visto, del banale, del prevedibile. In questo veicolo per la [[Sandra Bullock|Bullock]] che ha grinta, grazia e sessappiglio, soltanto il contesto informatico è interessante. (''[[The Net - Intrappolata nella rete]]''; 2010, p. 983)
*2 parti, 2 atmosfere: il nero notturno metropolitano, il bianco innevato del villaggio. E una conversione emotiva. Il tema centrale è tipico di [[Nicholas Ray|Ray]]: la violenza dentro noi tutti, e l'influenza dell'ambiente e della famiglia sul carattere. Un po' schematico (Ray lo considerò riuscito a metà), ma il sobrio lirismo dello stile e la forza dell'interpretazione ([[Robert Ryan|Ryan]] specialmente) sono innegabili. Bianconero di G.E. Dishant e musica suggestiva di [[Bernard Herrmann|B. Herrmann]]. (''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]''; 2010, p. 984)
*Del racconto di [[Ernest Hemingway]] (uno dei ''49 racconti'', 1938) da cui è tratto è rimasto poco. La vicenda è stata rimpolpata da [[Casey Robinson]] con un deprecabile gusto di sicuro effetto sui gusti più banalmente romanzeschi del pubblico. Un budino dolce innaffiato di un liquore di cattiva marca. Bella fotografia di [[Leon Shamroy]]. (''[[Le nevi del Chilimangiaro]]''; 2000, p. 868)
*{{NDR|Su [[Steven Seagal]]}} Al suo confronto, in termini di recitazione, [[Chuck Norris]] sembra [[Laurence Olivier]]. (''[[Nico (film)|Nico]]''; 2000, p. 870)
*Attivo nel muto dal 1915, [[Guido Brignone|Brignone]] (1887-1959) diresse la 27enne [[Yvonne Sanson|Sanson]], nata a Salonicco, regina del melodramma, dall'anatomia vistosa e dal volto addolorato in questo drammone napoletano alla [[Carolina Invernizio]] che non vale quelli di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]]. (''[[Noi peccatori]]''; 2000, p. 877)
[[File:Noivivi giachetti+valli.jpg|miniatura|[[Fosco Giachetti]] e [[Alida Valli]] in ''[[Noi vivi]]'']]
*[...] è un melodramma quasi tutto d'interni, cupo, monocorde, affidato al bianconero aspro di Giuseppe Caracciolo che tende a creare un'atmosfera grigia e nebbiosa e punta sui primi piani. Efficace e funzionale la squadra degli interpreti (altro punto a favore della regia) tra cui spiccano un sobrio, intenso [[Fosco Giachetti|Giachetti]] e la malinconica [[Alida Valli|Valli]] nel fulgore dei suoi ventun anni. (''[[Noi vivi|Noi vivi - Addio, Kira]]''; 2000, p. 877)
*[...] è uno ''shocker'' di importanza storica che aprì la strada alla profonda metamorfosi del cinema orrorifico tra gli anni '70 e '80, imperniato sull'ossessione fantastica dello smembramento del corpo rappresentato in tutta la sua fisicità. Forsennato e visionario, è leggibile a diversi livelli. (''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]''; 2000, p. 879)
*Violenza portata a livelli di truculenza insostenibile che viene poi spinta inutilmente verso un grottesco senza freni. L'itinerario successivo di [[Tobe Hooper|T. Hooper]] (1944) ha dimostrato che aveva poco da dire. Bisogna arrivare fino a ''[[The Mangler - La macchina infernale|The Mangler]]'' (1994) per trovare un film notevole, almeno in parte. (''[[Non aprite quella porta - Parte 2]]''; 2000, p. 879)
*È un congegno teatrale [...] che non ha trovato né uno sceneggiatore né un regista adatti: tutto funziona – gli interpreti, il dialogo, l'ambientazione – tranne il racconto che non ha né ritmo né invenzioni. (''[[Non siamo angeli (film 1955)|Non siamo angeli]]''; 2000, p. 883)
*Con la cauzione di una scrupolosa fedeltà alla cronaca, è un edificante film di propaganda religiosa, caratteristico del periodo di guerra fredda: quasi più anticomunista che filocattolico. Alla Warner dovevano farsi perdonare di aver prodotto ''[[Mission to Moscow]]'' (1943). (''[[Nostra Signora di Fatima (film)|Nostra Signora di Fatima]]''; 2000, p. 888)
*Sulla base di un romantico e spudorato melodramma d'amore (scritto benissimo da [[Ben Hecht]] che, con [[Claude Rains|C. Rains]], fu "nominato" all'Oscar), è un thriller razionalista e crudele che trasmette allo spettatore emozioni e malessere. Il suo leit-motiv è il bere. [[Ingrid Bergman|Bergman]] iperluminosa. A differenza degli altri film hitchcockiani di spionaggio, non c'è spazio per l'umorismo. (''[[Notorious - L'amante perduta]]''; 2000, p. 889)
*[...] è forse la migliore versione del romanzo, sicuramente la più fastosa (più di 3000 comparse) e la più suggestiva a livello figurativo (splendido bianconero di Joseph H. August, scene di Van Nest Polglase). L'interpretazione di Laughton fu molto lodata, ma oggi appare schiacciata dal trucco e dal poco spazio che la sceneggiatura gli concede per approfondire la psicologia del personaggio. Ne escono meglio M. O'Hara e C. Hardwicke in una compagnia di attori ben diretti da un Dieterle che mise a frutto la lezione del grande regista teatrale Max Reinhardt. Non sono da trascurare, perché inseriti con accorta leggerezza, gli accenni polemici contro l'oscurantismo, il fanatismo, la violenza, la discriminazione razziale, implicitamente diretti all'ideologia e alla politica del nazionalsocialismo. (''[[Notre Dame (film 1939)|Notre Dame]]''; 2000, p. 889)
*Uno dei più teneri film d'amore nella Hollywood degli anni '30. È anche appassionato, ma il fuoco cova sotto le ceneri, grazie a un [[King Vidor|Vidor]] insolitamente misurato che descrive bene l'ambiente di emigrati polacchi. 3º e ultimo tentativo di [[Samuel Goldwyn]] di fare di [[Anna Sten|A. Sten]] una nuova [[Greta Garbo|Garbo]]. (''[[Notte di nozze (film 1935)|Notte di nozze]]''; 2000, p. 894)
*[...] è uno dei tanti film di [[Bela Lugosi]] detto "''the king of horror''". Questa volta gli sceneggiatori hanno raschiato il fondo del barile. (''[[Notti di terrore|La notte dei pipistrelli]]''; 2010, p. 1012)
*[...] è un discreto western con una storia insolita, ben recitato, sostenuto da un suggestivo bianconero di Russell Harlan e almeno una sequenza da ricordare: lo scontro Ryan/Ives in montagna nella neve. (''[[La notte senza legge]]''; 2000, p. 896)
*Girato a ritmo frenetico, immagini ricercate e patinate secondo i canoni della pubblicità postmoderna, colonna sonora accattivante: un interminabile spot pubblicitario che tenta di vendere il prodotto "sesso". (''[[9 settimane e ½]]''; 2000, p. 899)
====O====
*Vi si porta alle estreme conseguenze la riflessione sul cinema come ''voyeurismo'' e atto di immobilizzazione della vita; la sdrammatizzazione del racconto accresce l'efficacia della dimostrazione le cui implicazioni sono multiple e tortuose come in un giuoco di specchi. (''[[L'occhio che uccide]]''; 2000, p. 906)
*[...] è un noir a tesi dove la scrittura registica di taglio espressionista, peraltro applicata da [[Edward Dmytryk|E. Dmytryk]] con artificiosità, è subordinata al messaggio antirazzista, indebolendolo per mancanza di approfondimento. Pur non trascurando l'influenza del neorealismo italiano nella produzione RKO di quel periodo di cui fu un'opera di punta (e come tale premiata a Cannes), rimane da constatare l'idoneità del film noir a suggerire il malessere, le frustrazioni, le fobie del primo dopoguerra negli Stati Uniti. (''[[Odio implacabile]]''; 2000, p. 908)
*Uno dei migliori film di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in assoluto, apprezzato persino dai critici e dagli spettatori più refrattari al suo fascino, dai fautori della verosimiglianza e della psicologia. [...] È il suo thriller più quieto, affabile, inquietante. (''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''; 2000, p. 914)
*18º film di [[Nicholas Ray|Ray]], e inizio della sua parabola discendente. 2 temi a lui cari: bellezza e violenza, qui entrambi attributi della natura. Fotografia bellissima. Antropologicamente presuntuoso e schematico. (''[[Ombre bianche]]''; 2000, p. 916)
*È forse il migliore dei ''whodunit'' (chi l'ha fatto?) [[Alfred Hitchcock|hitchcockiani]], un genere che il regista non amava. Ma, accettato lo schema, sono parecchie le tragressioni. [[Herbert Marshall|Marshall]] eccellente. (''[[Omicidio!|Omicidio]]''; 2000, p. 917)
*Questo ''[[Rocco e i suoi fratelli]]'' degli antipodi, tratto dal romanzo omonimo di Alan Duff, è un melodramma iniziatico, romanzo di formazione, tragedia urbana con eccessi, truculenze, ridondanze, condotto a ritmo incalzante, impregnato di un'energia coinvolgente, illuminato dalla memorabile Madre Courage di [[Rena Owen|R. Owen]]. (''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]''; 2000, p. 918)
*È, in una certa misura, il patto di Faust aggiornato alla moderna tecnologia. L'idea originale è di un romanzo di David Ely, sapientemente sceneggiato da Lewis John Carlino. Come con la fantapolitica di ''[[Va' e uccidi]]'' (1962), [[John Frankenheimer|Frankenheimer]] è a suo agio con la fantasociologia; gli dà una mano con un suggestivo bianconero il vecchio James Wong Howe, operatore di merito. Finale allucinante, attaccare le cinture. (''[[Operazione diabolica]]''; 2000, p. 921)
*Western nel quale due opposte psicologie ([[Henry Fonda|Fonda]] nella parte del cattivo, [[James Stewart|Stewart]] nella parte dello sceriffo) si affrontano con sapiente orchestrazione. Lento e stiracchiato. Tra i registi americani l'unico Mc (o Mac) che conta è [[Leo McCarey|McCarey]] (1898-1969). (''[[L'ora della furia]]''; 2000, p. 923)
*[...] uno dei più foschi e appenati di [[Ingmar Bergman|Bergman]]. Il ricorso all'espediente dei fantasmi è giocato sulle corde di una ironia romantica che, nelle intenzioni dell'autore, è uno strumento per far sì che lo spettatore non s'identifichi nei personaggi, ma mantenga un distacco critico. (''[[L'ora del lupo]]''; 2000, p. 923)
[[File:Orca (1977) trailer - Richard Harris 3.png|thumb|[[Richard Harris]] ne ''[[L'orca assassina]]'']]
*Tentativo poco riuscito di mischiare orrore, suspense ed ecologia in un'avventura in cui si passa dalla parte della preda. (''[[L'orca assassina]]''; 2010, p. 1049)
*Scritto e diretto dallo sceneggiatore di ''[[9 settimane e ½|Nove settimane e ½]]'', è un PIF (prodotto industriale di finzione) che può essere classificato, secondo i gusti, come un porno soft passabilmente idiota o come una macchina erotica la cui benzina è fornita dal folclore brasiliano. Persone del dramma: 1) enigmatico e abbronzatissimo uomo d'affari con qualche problema sessuale e cerchietto d'oro all'orecchio sinistro; 2) giovane avvocata di strepitosa anatomia, sottoposta a Rio de Janeiro a molteplici tentazioni della carne; 3) dinamica manager ad alta tensione che si assenta dall'azione, spostandosi a Buenos Aires. Erotismo acquatico che spande. Le varie edizioni del film variano di lunghezza secondo gli usi censori locali. (''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]''; 2000, p. 925)
*Ben confezionato, il prodotto è di una banalità e frivolezza irrecuperabili ma, a modo suo, documento di un'epoca. Componente erotica esplicita. (''[[Ore 9: lezione di chimica]]''; 2000, p. 926)
*C'è qualche eco del grande [[David Wark Griffith|Griffith]] in questo melodramma all'aria aperta sullo sfondo dei montagnosi paesaggi canadesi. Personaggi disegnati con l'accetta. (''[[Ossessione di donna]]''; 2000, p. 934)
*L'arrivo di tre ambigui domestici e l'apparizione "impossibile" del marito rafforza il clima angoscioso di questa ''ghost story'' di occupazione, risolta con un colpo di scena finale alla [[M. Night Shyamalan|Shyamalan]] che ne ribalta la natura e i significati. Chi sono gli "altri", gli "intrusi" della casa? Il tema del mondo dei morti che si mescola con quello dei vivi innerva questa storia, strutturata a scatole cinesi e fondata su quell'esitazione che, secondo [[Cvetan Todorov|Tzvetan Todorov]], è il principio che dà vita al fantastico: qui l'incertezza è, insieme, dello spettatore e di alcuni personaggi. Il finale che la scioglie riporta al livello realistico (o almeno razionale in chiave psicoanalitica) un film che comincia dove finisce la storia di [[Medea]]. [[Alejandro Amenábar|Amenabar]], anche sceneggiatore, lo governa con astuzia imitativa, virtuosistica compattezza figurativa (fotografia di Javier Aguirresarobe) e innegabile efficacia nel sostenere la suspense. Ben doppiata da [[Chiara Colizzi]], la [[Nicole Kidman|Kidman]] sostiene intrepidamente il confronto con [[Deborah Kerr]] e altre [[Joan Fontaine]] del passato. (''[[The Others (film 2001)|The Others]]''; 2010, p. 1059)
*[...] è un [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] con il ritmo veloce e il cinismo di un [[Howard Hawks|Hawks]]. Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'' (1936), ''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]'' (1937) e ''[[Ninotchka]]'' (1939), costituisce un piccolo trattato lubitschiano di economia politica sul fascino discreto del capitalismo. (''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]''; 2010, p. 1059)
*Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo tra gli anni '50 e '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con "La Dolce Vita". Personaggi memorabili e sequenze d'antologia. Il suo vero contenuto è la fitta trama dei rapporti di Guido (Mastroianni, qui più che mai alter ego di Fellini) con la moglie e l'amante, con l'ambiente di lavoro e gli estranei, con i Guru della Chiesa e della Critica, col passato e l'avvenire, con sé stesso. "L'enfer c'est les autres", aveva detto Sartre. Fellini ribalta l'affermazione: la vita – e il cinema – sono gli altri, i vivi e i morti, gli esseri reali e le creature della fantasia. Bisogna accettarli tutti con amore, gratitudine, solidarietà. (''[[8½]]''; 2010, p. 1060)
====P====
*Il film è quasi inguardabile, ma si può ascoltare. (''[[I pagliacci (film 1943)|I pagliacci]]''; 2000, p. 943)
*Possiede tutti i requisiti di un buon gangster film: rapidità, eccitazione, suspense e quel tocco di nobiltà che gli dà una patina elegiaca. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2000, p. 945)
*Braccato dalla polizia, sulla Sierra Nevada {{NDR|Roy Earle}} trova nella morte la libertà che sognava, in una splendida sequenza finale, esaltata dal BN di Tony Gaudio (1885-1951). Dal romanzo ''High Sierra'' (1940) di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]], da lui sceneggiato con [[John Huston|J. Huston]], fu una svolta nella carriera di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]], promosso a protagonista. Possiede tutti i requisiti di un buon ''gangster movie'' con un retrogusto di nobile malinconia che lo fa sconfinare nel noir introspettivo. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2010, p. 1069)
*Bistrattato a suo tempo perché giudicato pretenzioso, fu poi rivalutato: è una bella storia d'amore raccontata in modi bizzarramente poetici e illuminata da una fulgida [[Ava Gardner|Gardner]]. Un film che ha il coraggio delle sue idee. (''[[Pandora (film)|Pandora]]''; 2000, p. 946)
*Campione d'incassi a sorpresa della stagione 2003-04 davanti a ''[[Natale in India]]'' con grande gaudio di [[Leonardo Pieraccioni|L. Pieraccioni]] (anche produttore e sceneggiatore con [[Giovanni Veronesi]]), della Medusa e degli esercenti tutti. Caso più unico che raro di comico fiorentino alla camomilla, Pieraccioni, minacciato dai 40 anni, raggiunge qui il limite di una tisana calmante ed emolliente. (''[[Il paradiso all'improvviso]]''; 2010, p. 1075)
*È un turgido melodramma in costume che appartiene al periodo d'oro (1939-44) della [[Bette Davis|Davis]], qui quasi superata da [[Barbara O'Neil|B. O'Neil]] [...]. (''[[Paradiso proibito]]''; 2000, p. 952)
*Liberamente tratto da un romanzo di Bruna Piatti, questo ritratto di un'adolescente sgallettata che accumula esperienze amorose ed errori è l'occasione di una commedia agile, attendibile, lucida, senza cedimenti al moralismo, ma non superficiale nella descrizione della condizione femminile in una città di provincia. Intorno alla [[Catherine Spaak|Spaak]], maturata, una bella galleria di caratteri tra cui spiccano quelli di [[Salvo Randone|Randone]], [[Lando Buzzanca|Buzzanca]], [[Nino Manfredi|Manfredi]]. (''[[La parmigiana]]''; 2000, p. 954)
*[...] è una partita a tre in cui la penuria di denaro del trio che fa una vita da bohème corrisponde alla privazione del sesso. [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] e [[Ben Hect|Hecht]] hanno camminato sul filo del rasoio per evitare, data la materia, gli attacchi delle potenti associazioni in difesa della pubblica moralità, ma incorsero ugualmente nella censura del Codice Hays, da poco entrato in vigore. [[Edward Everett Horton|E.E. Horton]], principe dei caratteristi, riesce a sopravanzare le 2 star maschili. (''[[Partita a quattro]]''; 2000, p. 955)
*Western piacevole con una giusta dosatura di commedia e di dramma (con una rissa da saloon da antologia), con un [[James Stewart|J. Stewart]] che dietro la semplicità nasconde sicurezza di sé stesso, coraggio nell'azione, e una [[Marlene Dietrich|Marlene]] bella, sguaiata, prorompente che canta in modo indimenticabile ''See What the Boys in the Back Room Will Have''. (''[[Partita d'azzardo]]''; 2010, p. 1082)
*Western storico apprezzabile per la rievocazione del tempo e qualche efficace scena d'azione, ma fiacco nella drammaturgia e sbilanciato dal rilievo dato alla figura "demoniaca" di John Brown ([[Raymond Massey|R. Massey]]). (''[[I pascoli dell'odio]]''; 2000, p. 956)
*Nella sceneggiatura del regista siciliano e di Nennella Bonaiuto si mescolano racconti popolari, leggende, realtà. Non sempre alle ambiziose intenzioni corrispondono i risultati. Dopo un bel prologo sulla nascita del protagonista, il viaggio appare illustrativo e inerte. La tematica verghiana dei "vinti" si fonde con l'amore per i cantastorie siciliani in un discorso che accomuna la storia secolare del popolo ebraico e la polemica contro il potere delle istituzioni, l'intolleranza dogmatica per il diverso e la chiusura alle novità che vengono dal basso. Uno spiraglio di speranza si appoggia alla consapevolezza rimossa che "siamo tutti figli di Abramo". (''[[La passione di Giosuè l'ebreo]]''; 2010, p. 1086)
*Senza pretese, scorrevole. (''[[La paura fa 90]]''; 2000, p. 964)
*[...] è un poliziesco di routine, ma vale più della sua fama. Ha il torto di raccontare una storia in cui sono i cattivi che hanno paura e di avere in [[Jane Wyman|J. Wyman]] un'attrice fuori parte, ma l'ambientazione londinese e teatrale è deliziosa: la prima mezz'ora (con la festa di beneficienza in giardino) e il finale sono notevoli e, in bilico tra ambiguità e volgarità, [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] lascia il segno. (''[[Paura in palcoscenico]]''; 2000, p. 964)
*Tratto da un romanzo di Stuart Engstrand, è un film sotto il segno dell'eccesso, un noir esasperato, dominato dal chiaroscuro (fotografia di Robert Burks), così oltraggiosamente cattivo da diventare buono. (''[[Peccato (film)|Peccato]]''; 2000, p. 967)
*Uno dei pochi insuccessi commerciali di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], e uno dei suoi rari film in costume. Conta per una [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] (con [[Joseph Cotten|J. Cotten]] fuori parte) straordinaria, l'uso del piano-sequenza, l'ambientazione, la fotografia di [[Jack Cardiff|J. Cardiff]]. Verboso. Finale debole. (''[[Il peccato di Lady Considine]]''; 2000, p. 968)
[[File:La peccatrice (film 1940) Paola Barbara.png|thumb|[[Paola Barbara]] ne ''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]'']]
*Film denso che dà spesso nel tragico. Melodramma con risvolti di critica sociale. Alcuni momenti di grande intensità. La [[Paola Barbara|Barbara]] è di un'espressività penetrante. (''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]''; 2000, p. 969)
*È un grottesco poema satirico che osa paragonare la dittatura stalinana a quella hitleriana con un accostamento che a molta parte della sinistra occidentale ripugnava allora e oggi ripugna ancora (un po' meno). (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]''); 2010, p. 1099)
*Un film che parla al cuore: un dramma "[[Melodramma strappalacrime|d'appendice]]", quel genere che in letteratura ebbe la sua stagione di grazia nel periodo umbertino e che il pubblico popolare italiano continuò ad amare fino agli anni '60. (''[[Perdonami!|Perdonami]]''; 2000, p. 975)
*Film così, oggi, non sanno farli più, e non soltanto perché attori con quel carisma non ne esistono più in circolazione. L'assurdo e il sublime vanno a braccetto, la 1ª parte è nettamente superiore alla 2ª, ma perché chiedere la luna quando si hanno le stelle? [...] [[Bette Davis|B. Davis]] era capace di tutto, anche di un personaggio romantico. (''[[Perdutamente tua]]''; 2000, p. 976)
*[...] è diventato un film sadiano di forte suggestione e di inquietante atmosfera esotica con la sequenza della caccia splendidamente fotografata e montata. È interessante come predecessore di ''[[King Kong (film 1933)|King Kong]]'' [...]. (''[[Pericolosa partita]]''; 2000, p. 978)
*Il programmatico disinteresse per la logica narrativa esplode nel delirio truculento dell'ultima mezz'ora con 4 o 5 finali infilati l'uno nell'altro, ulteriore dimostrazione di un narcisismo esibizionistico quasi disperato. (''[[Phenomena]]''; 2010, p. 1113)
*Suspense, bizzarria, sorprese ed effetti speciali primitivi ma efficaci. (''[[Il pianeta proibito]]''; 2000, p. 986)
*L'anomala misoginia di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]] tocca qui il vertice del barocchismo. (''[[Piano... piano, dolce Carlotta]]''; 2000, p. 986)
*Potabile sul versante della commedia, insopportabile quando inclina al sentimentalismo. (''[[Piccole donne (film 1949)|Piccole donne]]''; 2000, p. 989)
*Ambientato alla fine dell'Ottocento, è uno dei più perfetti esempi di teatro filmato che paradossalmente diventa cinema proprio nella misura in cui [[William Wyler|Wyler]] è rimasto fedele non solo al dramma (1939) di [[Lillian Hellman]], ma alla scenografia e alla messinscena. Alle luci il grande [[Gregg Toland]]. L'unica riserva che si può fare è, paradossalmente, quella di un eccesso di perfezione. (''[[Piccole volpi]]''; 2000, p. 989)
*Tratto da un best seller (1933) di [[Erskine Caldwell]], molto discusso per il suo crudo realismo incline al grottesco, e sceneggiato da [[Philip Yordan]]. Accolto severamente dalla critica, forse a causa dei suoi frequenti cambi di marcia e di tono, è un film molto caro al suo regista, meno al suo sceneggiatore ("Troppo teorico, non abbastanza fisico"). Tutti d'accordo, invece, su [[Robert Ryan|Ryan]], capofamiglia di statura biblica. (''[[Il piccolo campo]]''; 2000, p. 991)
*Classico del genere gangsteristico, caratterizzato, oltre che dalla memorabile interpretazione di [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]], dal taglio spedito e asciutto, quasi cronachistico del racconto, tratto da un romanzo di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]]. Datato, ma che forza! (''[[Piccolo Cesare]]''; 2000, p. 991)
*Western anomalo e, in un certo senso, unico, ha qualcosa del racconto filosofico francese del Settecento (non lontano dal ''Candide'' di [[Voltaire]]) e del romanzo picaresco spagnolo. La smitizzazione del West e dei suoi miti (bianchi) è radicale nella sua continua (e un po' prolissa) mistura tragicomica; la simpatia per i pellerossa, il rispetto per la loro cultura, la denuncia del loro genocidio non scadono quasi mai nel (melo)dramma didattico. [[Dustin Hoffman|Hoffman]] allo zenith del suo fregolismo istrionico. (''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]''; 2000, pp. 991-992)
*Melodramma strappalacrime di basso profilo. Persino [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è meno in parte del solito. Regia anonima. (''[[Pietà per chi cade]]''; 2000, p. 994)
*[...] è una commedia rurale che ha le scarpe grosse, ma il cervello poco fino. Contro i suoi bersagli preferiti (la meschinità, la ristrettezza di spirito, il campanilismo abietto, l'avidità, la viltà della provincia francese) [[Claude Autant-Lara|Autant-Lara]] ha la mira sbagliata per mancanza di ispirazione e di grazia. [[Anna Magnani|Magnani]] greve, doppiata tremendamente. (''[[La pila della Peppa]]''; 2000, p. 995)
*Alterna momenti di carattere documentaristico nella 1ª parte a quelli avventurosi nella 2ª, rivelando già la mano e l'occhio di [[Roberto Rossellini|Rossellini]]: spiccio, disadorno nella ricerca di autenticità e nel rifiuto della retorica propagandistica. (''[[Un pilota ritorna]]''; 2010, p. 1125)
*Qualificato con l'iperbole del "film più brutto della storia del cinema" e, perciò, diventato oggetto di culto. Il che non gli impedisce di essere assai divertente, almeno per chi sa apprezzarne lo spudorato dilettantismo, le strampalate scenografie, i dialoghi tremendi, l'assurda logica narrativa. (''[[Plan 9 from Outer Space]]'', 2000, p. 1003)
*Ispirata alla ''[[La sirenetta|Sirenetta]]'' di [[Hans Christian Andersen|Andersen]], l'ultima opera di Miyazaki non ha il fascino assoluto, misterioso e poetico di ''[[La città incantata]]'': è una gradevole favola sull'amore, sulle promesse, sul rispetto degli altri. Miyazaki si oppone ideologicamente – e orgogliosamente- all'animazione computerizzata e mette all'opera 70 artisti con la matita per creare 170000 disegni. Il risultato figurativo è in linea con quello dei contenuti: delicato, piacevole, non aggressivo, per tutti, anche per i più piccoli. (''[[Ponyo sulla scogliera]]''; 2013, p. 1210)
*Film di transizione – e di occasione – nell'itinerario di [[Vittorio De Sica|De Sica]] alla sua 6ª prova registica, si fa apprezzare per il gusto dei dettagli realistici, la cura delle inquadrature, il rifiuto della retorica edificante, il suo fondo laico. (''[[La porta del cielo]]''; 2000, p. 1013)
*La sceneggiatura di Philip Yordan (da un romanzo di Leo Brady) era ingegnosa, ma sembra che il produttore Sam Goldwin abbia fatto rifare il montaggio di testa sua. F. Granger esagera in istrionismo. Suggestiva la fotografia di Harry Stradling. (''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]''; 2000, p. 1013)
*È la migliore delle versioni del romanzo, archetipo romantico, per ritmo narrativo, ragionevole fedeltà al testo, atmosfera, recitazione. (''[[La porta proibita]]''; 2000, p. 1014)
*Cook lavora in TV. Ogni tanto si dedica al cinema senza deludere: questa è una commedia da camera ricca di sorprese, di brio e soprattutto di ottimi attori. (''[[Posta grossa a Dodge City]]''; 2000, p. 1015)
*[...] un film elegante e un po' leccato che vernicia politamente la rude scorza del romanzo. (''[[Un posto al sole (film)|Un posto al sole]]''; 2000, p. 1016)
*È forse il migliore tra i film orrorifici sulla venuta dell'Anticristo. Sulla scia dell'''[[L'esorcista|Esorcista]]'' (1973). Agli amanti del genere: c'è una decapitazione famosa. Suspense e brividi. (''[[Il presagio]]''; 2000, p. 1022)
*Da un dramma teatrale a 2 personaggi di [[Louis Verneuil]] un melodramma triangolare con molta musica classica ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], [[Fryderyk Chopin|Chopin]] e un pezzo originale di [[Erich Wolfgang Korngold|E.W. Korngold]]), appartamenti immensi e lo stesso trio d'interpreti di ''[[Perdutamente tua]]'' (1942) dello stesso [[Irving Rapper|Rapper]], dove, forse per l'unica volta, [[Bette Davis|B. Davis]] si fa rubare il film da un partner ([[Claude Rains|C. Rains]]), ma alla fine, smentendo le menzogne, si prende la rivincita. Preceduto da ''Jealousy'' (1929) con Jeanne Eagels e Fredric March. Un classico del gusto ''camp''. (''[[Il prezzo dell'inganno]]''; 2000, p. 1025)
*Verboso, schematico, all'insegna di un pessimismo troppo programmatico. Il bravo [[Kevin Spacey|K. Spacey]] la fa da mattatore (con la voce di [[Giancarlo Giannini]]). (''[[Il prezzo di Hollywood]]''; 2000, pp. 1025-1026)
*[...] è un western imperniato sulla nozione di attesa, frustrazione e sconfitta, contraddistinto da dialoghi sentenziosi e dall'asciutta scrittura registica di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]] che sa scegliere con cura i paesaggi senza indulgere al lirismo e usare bene il Cinemascope ([[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]) anche negli interni. Personaggi tradizionali senza essere convenzionali. (''[[Il prigioniero della miniera]]''; 2010, p. 1159)
*2º film americano di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], ma ancora molto britannico per stile e tono. Scattante, ingegnoso, sullo sfondo di un paesaggio quasi più importante dell'intrigo, è un racconto di magica leggerezza. È tipico di Hitchcock affidare, in un film di propaganda antinazista, la parte del malvagio a un raffinato attore inglese come [[Herbert Marshall|H. Marshall]] e al tedesco [[Albert Bassermann]] (nominato all'Oscar) quella di un fisico, combattente per la libertà. (''[[Il prigioniero di Amsterdam]]''; 2000, p. 1029)
*[...] un lezioso film al glucosio con qualche frecciatina antiborghese, in linea con la politica fascista del tempo. (''[[La principessa del sogno]]''; 2000, p. 1037)
*[...] il dramma svolge la sua indagine sul mistero della santità attraverso cinque ritratti di suore di cui con efficace concisione si suggerisce il carattere, i problemi, i tormenti. Dalla dialettica tra questi personaggi e l'invisibile presenza di [[Teresa di Lisieux|Teresa]] esce una testimonianza sulla vita conventuale che [[Vittorio Cottafavi|Cottafavi]] (1914-98) mette in immagini con nitore figurativo, asciutta intensità e sapiente direzione degli interpreti. (''[[Il processo di Santa Teresa del Bambino Gesù]]''; 2000, p. 1039)
*Il materiale narrativo è da polpettone strappalacrime, ma il modo con cui è raccontato è spesso ammirevole. ([[Proibito (film 1932)|''Proibito'', 1932]]; 2000, p. 1044)
*Nell'impianto figurativo e narrativo del film, nella sua vaga impronta western, favorita dall'intensa bellezza del paesaggio, il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] ha, rispetto agli altri un po' sfocati, coerenza e vitalità. ([[Proibito (film 1954)|''Proibito'', 1954]]; 2000, p. 1044)
*1º film a Hollywood del britannico M. Newell: un inetto apologo pacifista con encefalogramma piatto. (''[[La protesta del silenzio]]''; 2000, p. 1047)
====Q====
*La denuncia del razzismo e della violenza è un tema costante di [[Richard Brooks|Brooks]], sviluppato qui con sincerità e con coraggio sulla scorta di un romanzo di Robert C. Ruark. Tutta la 1ª parte è ammirevole, ineccepibile. Quando bisogna tirare le conclusioni, la 2ª scricchiola. In un periodo in cui i mass media demonizzavano il movimento indipendentista dei Mau Mau, fu, a modo suo, un film di controinformazione. (''[[Qualcosa che vale]]''; 2000, p. 1054)
*Western di normale amministrazione apprezzabile per lo scavo psicologico dei personaggi. (''[[Le quattro facce del West]]''; 2000, p. 1065)
[[File:Quattro mosche di velluto grigio (1971) Mimsy Farmer 02.jpg|thumb|[[Mimsy Farmer]] in ''[[4 mosche di velluto grigio]]'']]
*Sempre più incurante della logica e della verosomiglianza narrativa, il giovane regista compiace al proprio talento visionario come un alcolista alla sua sete. (''[[4 mosche di velluto grigio]]''; 2011, p. 1198)
*[...] è una commedia diseguale e leggera, ma non priva di spunti divertenti. (''[[Quel fantasma di mio marito]]''; 2000, p. 1070)
*[...] è una storia rurale che non vale la buona compagnia degli attori. Un misto di ipocrisia e di melassa con un pizzico di pepe. (''[[Quella nostra estate]]''; 2010, p. 1202)
*Tentativo parzialmente riuscito di conciliare l'approfondimento psicologico dei caratteri con le esigenze della propaganda patriottica. Il personaggio di [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]], comunque, rimane interessante. (''[[Quelli della montagna]]''; 2000, p. 1073)
*Un po' artificiosa e meccanica, è l'ultima delle commedie classiche di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]]. La vicenda è banale, ma il ritmo è scattante e [[Burgess Meredith|B. Meredith]] spiritosissimo. (''[[Quell'incerto sentimento]]''; 2000, p. 1073)
*Nonostante il titolo (originale), è un western intimista quasi da camera, affidato ai personaggi più che all'azione. Ricorda le storie in mezzatinta che come sceneggiatore [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] scriveva per [[Randolph Scott]]. È il tono che fa la musica. (''[[Quel maledetto colpo al Rio Grande Express]]''; 2000, p. 1074)
*Film a basso costo, ma ad alta tensione, in forma di dramma psicologico, è uno dei migliori western degli anni '50 anche perché implica, tra le righe, una semplice e profonda lezione morale. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]''; 2000, p. 1075)
*[...] la sceneggiatura [...] punta su 2 linee narrative: 1) l'amore tra Licia ([[Marie Theres Relin|T. Relin]]) e Marco Vinicio ([[Francesco Quinn|F. Quinn]]) cioè la trascendenza, l'epifania di un mondo nuovo e la cristianità; 2) il rapporto tra Nerone ([[Klaus Maria Brandauer|K.M. Brandauer]]) e Caio Petronio ([[Frederic Forrest|F. Forrest]]), cioè la romanità, la decadenza e la coscienza della decadenza. È la 2ª componente "laica" che, senza schiacciarla, prevale sulla prima "religiosa" e che si risolve in una moderna riflessione sulla nozione di crisi di cui Petronio è l'intellettuale lucido e Nerone l'artista nevrotico. Ma il rapporto tra i 2 personaggi può essere letto anche come quello tra un attore fallito (Nerone) e un autore realizzato (Petronio). Brandauer e Forrest li hanno resi in modo magistrale. Funzionali alle intenzioni di [[Franco Rossi (regista)|Rossi]] e dei suoi sceneggiatori sono le scene di [[Luciano Ricceri]], i costumi di [[Jost Jacob]] (le une e gli altri lontani dal Kitsch e dagli stereotipi dei colossi hollywoodiani) e la fotografia di [[Luigi Kuveiller]]. (''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]''; 2000, p. 1080)
====R====
[[File:Ragazze da marito (film 1952) Eduardo De Filippo.png|miniatura|[[Eduardo De Filippo]] in ''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]'']]
*Come quasi tutti i film diretti da [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]], è una trasposizione cinematografica di una delle sue commedie che nulla toglie ma nulla aggiunge alla sua grandezza di autore e attore. (''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]''; 2000, p. 1090)
*[...] è il 3º film di [[Luciano Emmer|Emmer]], campione (milanese) del neorealismo rosa in salsa romana. Grazioso, garbato, con qualche pungente notazione sociologica, ma già sull'orlo dell'Arcadia neorealistica. (''[[Le ragazze di piazza di Spagna]]''; 2000, p. 1091)
*Girato a basso costo, fondali ed esterni di cartapesta esibiti nella loro falsità, rozzo Technicolor RKO, è uno dei più fascinosi film del [[Fritz Lang|Lang]] americano, impregnato di un romanticismo struggente sui temi della ruota, del destino, della colpa, intorno alla figura mitica di [[Marlene Dietrich|Marlene]]. Come western barocco da mettere vicino a ''[[Johnny Guitar]]'' (1953). (''[[Rancho Notorious]]''; 2000, p. 1098)
*Macchinoso e stracco thriller che non decolla mai, abitato da personaggi insignificanti. L'elegante accademismo formale del regista non riesce a trasformare in oro la materia prima dell'omonimo romanzo di [[John Grisham]]. (''[[Il rapporto Pelican]]''; 2000, p. 1100)
*Scandito dal ritmo ossessivo di un bolero, è un film in cui le diverse componenti letterarie, psicologiche (persino psicanalitiche) e drammatiche si fondono in una superiore unità filmica che rimanda al cinema muto e, insieme, anticipa la tecnica televisiva con un linguaggio febbrilmente barocco nel suo virtuosistico dinamismo. (''[[Rashomon]]''; 2000, p. 1101)
*È il più politico tra i colossi hollywoodiani sulla vita del Cristo, quello che più insiste, in parallelo alla vicenda religiosa, sulla presenza romana in Giudea. Barabba e Giuda, per esempio, sono proposti come Zeloti, partigiani nazionalisti in lotta contro gli occupanti. Scritto da Philip Yordan e rimontato dal produttore Samuel Bronston (per la M-G-M), presenta, in fondo, Gesù come un profeta minore. Perciò la cattolica Legion of Decency lo attaccò come "teologicamente, storicamente, evangelicamente trascurato". Privo del senso del sacro, conta per le sue parti più laiche dove N. Ray può meglio far sentire i segni dei temi a lui cari come quello della lotta per comunicare un'idea. Film diseguale e parzialmente risolto, ma le sequenze notevoli non mancano: il dinamismo del Sermone della Montagna, la scena del processo davanti a Pilato. Ribattezzato beffardamente da ''Time'': "I Was a Teenager Jesus". (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]''; 2000, p. 1105)
*Western medio con una 1ª parte che non manca di nerbo. A 47 anni [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] ha grinta e salute fisica da vendere ai maschietti che la circondano e sa andare a cavallo meglio di [[Ronald Reagan|Reagan]] [...]. (''[[La regina del Far West]]''; 2000, p. 1108)
*Uno dei primi film in costume (e sandaloni) di P. Francisci che pochi anni dopo avrebbe dato inizio al ciclo di Ercole e degli altri uomini forti, meritandosi dalla critica francese l'appellativo di "re del ''peplum''". Basso costo, pochi mezzi, poche comparse, ma un certo mestieraccio. (''[[La regina di Saba]]''; 2000, p. 1108)
*Scritto da Franco Solinas, è uno dei non pochi spaghetti-western politicizzati di ambiente messicano. Qua e là qualche traccia di [[Sergio Leone]]. (''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''; 2000, p. 1112)
*2º film di [[Alessandro Blasetti|A. Blasetti]] dopo il muto ''Sole'' (1929) e l'unico di cui firma da solo la sceneggiatura, affetta da un banale e zuccheroso provincialismo. Prodotto dalla Cines di Stefano Pittaluga, è il 1º film sonoro italiano, ma, ritenuto non a torto poco commerciale, fu distribuito dopo ''[[La canzone dell'amore]]'' (1930) di Righelli. È interessante a livello stilistico per l'ambizioso mixage di dialoghi, musica (Amedeo Escobar) e rumori in parallelo con invenzioni visive di taglio sperimentale. (''[[Resurrectio]]''; 2000, p. 1113)
*[...] un adattamento un po' digestivo ma qua e là scintillante, soprattutto nella 1ª parte: l'apertura, la messa pasquale in rito ortodosso, la sapiente mescolanza di spiritualità ed erotismo. [[Fredric March|F. March]] ha ancora ammiratrici? Qui è bellissimo. L'attrice russa [[Anna Sten|A. Sten]] (vero nome: Anjuschka Stensi Sujatevitch) è stinta, ma fragilmente intensa. Il produttore [[Samuel Goldwyn]] la importò a Hollywood nel 1933 nel vano tentativo di farne una rivale di [[Greta Garbo]]. Suggestiva fotografia del grande [[Gregg Toland|G. Toland]]. ([[Resurrezione (film 1934)|''Resurrezione'', 1934]]; 2010, p. 1248)
*Senza pregi. ([[Resurrezione (film 1958)|''Resurrezione'', 1958]]; 2000, p. 1113)
*Storico esempio di ''miscasting'' da parte della Fox: che ci sta a fare nel selvaggio West la [[Gene Tierney|Tierney]] che pure aveva esordito sullo schermo l'anno prima proprio in un western? Ma tutto il film è approssimativo e fiacco. (''[[La ribelle del Sud]]''; 2000, pp. 1114-1115)
*È un veicolo per la vivace e fiammeggiante [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], fresca reduce dal trionfo di ''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|L'uomo tranquillo]]'' di [[John Ford|Ford]]. Dà il pepe a questo western senza infamia, senza lode, senza sorprese. (''[[La ribelle del West]]''; 2000, p. 1115)
*Complesso, intrigante, qua e là geniale con un brusco cambiamento di tono e di stile dalla 1ª alla 2ª parte. È uno dei meno noti e più amari film hitchcockiani del periodo inglese. (''[[Ricco e strano]]''; 2000, p. 1116)
*Nel filone gangster del colpo grosso, rimane un classico, grazie all'alta ingegneria narrativa che culmina nella celebre sequenza muta di mezz'ora. Dopo 4 anni di purgatorio, [[Jules Dassin|Dassin]], messo sulla lista nera del maccartismo a Hollywood, dirige in Francia uno di quei thriller realistici di cui aveva la specialità in America e segna una svolta nel ''polar'' francese. Tutto concorre alla felicità del risultato: la fonte letteraria ([[Auguste Le Breton]]), la fotografia di Philippe Agostini, le musiche di Georges Auric, gli interpreti tra cui spicca [[Jean Servais|Servais]]. (''[[Rififi]]''; 2000, pp. 1119-1120)
*[[Gabriele Muccino|Muccino]] realizza un film sul fascino dell'''american dream'' di cui lui stesso sembra l'incarnazione. Ma nonostante le promesse di mantenere uno sguardo ruvido per fotografare con realismo le due facce di un paese tanto generoso quanto inesorabile, il regista scade nello stucchevole e nel sentimentale in un susseguirsi imperterrito di scene madri verso le lacrime più facili. Forza del film è l'interpretazione concitata del protagonista, nominato all'Oscar. I duetti con il (vero) figlio Jaden riciclano la lezione de ''[[La vita è bella]]'', come nella scena dei bagni in metropolitana. (''[[La ricerca della felicità]]''; 2010, p. 1252)
*Sotto l'egida della Dreamworks, i produttori Walter F. Parkes e Laurie MacDonald hanno riunito un'agguerrita squadra di esecutori/collaboratori [...]. Pur mantenendo a livello figurativo componenti esotiche e asiatiche, hanno comodato il racconto nelle categorie riconosciute da Hollywood (un po' di psicologia e qualche spiegazione in più). Almeno nella 1ª ora paura e angoscia sono palpabili, lasciando il posto gradatamente alla ridondanza dei segni, all'eccesso dell'horror rozzo, alla violenza del "troppo visibile". (''[[The Ring (film 2002)|The Ring]]''; 2010, p. 1257)
*La sequenza dell'acqua che esce vorticosamente dalla vasca e rimane sospesa sulla stanza da bagno (l'acqua è un motivo conduttore del racconto) è un efficace esempio del modo con cui gli effetti digitali possono diventare narrativamente funzionali. Chi volesse vedere nella scena una metafora del battesimo cristiano, si accomodi. È un film dove l'orrore è subordinato all'angoscia. Come dovrebbe dimostrare anche ''[[Dark Water (film 2002)|Dark Water]]'' (2002), ancora inedito in Italia, [[Hideo Nakata|Nakata]] fa melodrammi camuffati da ''horror''. (''[[The Ring 2]]''; 2010, p. 1257)
*Chiude la trilogia militare di [[John Ford|Ford]], e fu il meno apprezzato (forse sottovalutato) dei 3, ma si può leggerlo quasi come un balletto tra un uomo e i suoi due amori, la moglie e la cavalleria. La musica e diverse belle canzoni vi hanno un posto importante. (''[[Rio Bravo]]''; 2000, p. 1121)
*5º western e ultimo film di [[Howard Hawks|H. Hawks]], è una variante in minore del precedente ''[[El Dorado (film 1966)|Eldorado]]'' (1967) di cui conserva la raffinata eleganza e il ritmo svagato. (''[[Rio Lobo]]''; 2000, p. 1121)
*Melodramma tra le marcite che una sceneggiatura non priva di finezze, una bella fotografia a colori (L. Trasatti) e il fascino di una fulgida e improbabile [[Elsa Martinelli|Martinelli]] rendono appetibile. [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] serve in tavola con bravura. (''[[La risaia]]''; 2000, p. 1122)
*[...] s'affida specialmente agli effetti speciali di [[Ray Harryhausen]], geniale artigiano dei trucchi. Lento e verboso nella 1ª parte, ha i suoi momenti più vispi quando il bestione attacca il faro dove uno scienziato (C. Kellaway) s'immerge nel mare con una batisfera alla sua ricerca e quando, come King Kong, irrompe in Manhattan. Un ''must'' per i patiti della SF. (''[[Il risveglio del dinosauro]]''; 2000, p. 1123)
*Film drammatico e pieno di buoni sentimenti molto adatto a [[James Stewart|Stewart]], poco alla [[Carole Lombard|Lombard]]. Lacrime a volontà, per chi ama il genere, anche oggi. (''[[Ritorna l'amore]]''; 2000, p. 1124)
*Fatto sulla scia del successo di ''[[I magnifici sette]]'' (1960) funziona come racconto d'azione, ma la regia è di mestiere. Scritto dal futuro regista Larry Cohen, belle musiche di Elmer Bernstein. (''[[Il ritorno dei magnifici sette]]''; 2000, p. 1126)
*Uno dei più squisiti film fantastici nella storia di Hollywood. Un po' velleitario come riflessione su grandi temi (vita, morte, amore, arte), ma figurativamente suggestivo. Stupenda fotografia di [[Joseph H. August|Joseph August]] che rischiò di vincere un Oscar. (''[[Il ritratto di Jennie]]''; 2000, p. 1129)
*Girato tra difficoltà economiche e organizzative di ogni genere, il film impose in tutto il mondo una visione e rappresentazione delle cose vera e nuova, cui la critica avrebbe dato poco più tardi il nome di [[Neorealismo (cinema)|neorealismo]]. Specchio di una realtà come colta nel suo farsi, appare oggi come un'opera ibrida in cui il nuovo convive col vecchio, i grandi lampi di verità con momenti di maniera romanzesca, in bilico tra lirismo epico e retorica populista. La stessa lotta antifascista è raccontata ponendo l'accento sul piano morale più che su quello politico, il che non gli impedì di essere il film giusto al momento giusto e di indicare attraverso le figure del comunista e del prete di borgata il tema politico centrale dell'Italia nel dopoguerra. (''[[Roma città aperta]]''; 2000, p. 1137)
*Un bel valzer di [[Alessandro Cicognini]] fa da leitmotiv di questo romantico e malinconico film, sapientemente costruito (con [[Renato Castellani|Castellani]] e [[Mario Soldati|Soldati]] tra gli sceneggiatori) e impreziosito dal bianconero di [[Arturo Gallea]]. (''[[Una romantica avventura]]''; 2000, p. 1138)
[[File:The Gunfighter-02.jpg|miniatura|[[Gregory Peck]] in ''[[Romantico avventuriero]]'']]
*Maestro nel raccontare storie di grossi personaggi o nel descrivere la vecchia America, quella dei pionieri e dei grandi spazi, [[Henry King|H. King]] è riuscito a unire entrambe le sue passioni. Non soltanto un buon western: un buon film. (''[[Romantico avventuriero]]''; 2000, p. 1138)
*Ha tutte le carte in regola per essere iscritto al noir questo melodramma passionale a forti tinte. La regia è efficace e intelligente nella resa dell'atmosfera e degli ambienti quanto nella direzione degli interpreti tra i quali [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] scolpisce il ritratto di una insolita ''femme fatale''. (''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]''; 2000, p. 1139)
*Ogni paragone con [[Jerry Lewis]] è superficiale: la nevrosi distruttiva sotto la maschera dell'idiozia di [[Jim Carrey|J. Carrey]] non ha niente da spartire con i personaggi infantili e disadattati del primo Lewis. Sconnesso con alcuni numeri comici azzeccati. Attenzione al drammatico finale. (''[[Il rompiscatole]]''; 2000, p. 1141)
*Il polacco [[Roman Polański|R. Polanski]] – al suo 1º film made in USA dopo 3 britannici – affascinato dal senso di mistero che serpeggia nel romanzo di [[Ira Levin]], ne cava un memorabile esempio di cinema della minaccia e ripropone il tema dell'ambiguità fino a fame la struttura portante della narrazione. (''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York]]''; 2010, p. 1282)
*È un film curioso e insensato, suggestivo e inattendibile, ben fatto e poco interessante. Poco importa se il ritratto corrisponda o no a quello del vero [[Jack Ruby|Ruby]]. Il personaggio c'è, [[Danny Aiello|D. Aiello]] gli dà credibilità e spessore fin quando non esce dai binari. Gli sta quasi alla pari il personaggio fittizio della bionda spogliarellista Candy Cane della quale [[Sherilyn Fenn|S. Fenn]] rende bene l'impasto di tenerezza e calcolo, di perversione e ingenuità. (''[[Ruby - Il terzo uomo di Dallas]]''; 2000, p. 1148)
====S====
*Tratto dal romanzo ''L'agente segreto'' (1907) di [[Joseph Conrad]], è uno dei migliori thriller del periodo inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]]. Ricco di invenzioni memorabili (la sequenza del coltello) con una Londra insolita e una [[Sylvia Sidney|Sidney]] di straziante intensità. Il regista confessò uno sbaglio: troppo simpatico il bambino per farlo morire. (''[[Sabotaggio (film)|Sabotaggio]]''; 2000, p. 1151)
*[[Tyrone Power]] morì a metà delle riprese e [[Yul Brynner|Y. Brynner]] lo sostituì, sbagliando l'impostazione del personaggio in chiave di forza e di dominio invece che sul conflitto tra dovere e piacere. Qualche scena memorabile (la battaglia finale con la trovata degli scudi dorati) non riscatta la sua natura di "digest" hollywoodiano. (''[[Salomone e la regina di Saba]]''; 2000, p. 1155)
*Fatto un colpo grosso, sono braccati dalla polizia, con uno dei finali più romantici e disperati della storia del cinema. Capolavoro del cinema USA di serie B, è un piccolo grande film nero sul tema della coppia criminale, ma anche una storia di "amour fou", contrassegnata da un erotismo insolito per l'epoca ("Siamo inseparabili come un revolver e le sue munizioni"). Notevole anche a livello di scrittura per il taglio espressionistico della fotografia ([[Russel Harlan]]), la precisione delle inquadrature e dei movimenti di macchina (con un bel piano-sequenza), l'uso degli esterni naturali. Dopo un avvio espositivo e un po' didattico, il racconto ha la traiettoria tesa di una fucilata. L'inglese [[Peggy Cummins|P. Cummins]] e [[John Dall|J. Dall]] (visto anche in ''[[Nodo alla gola]]'' di Hitchcock) sono perfetti. (''[[La sanguinaria]]''; 2010, p. 1300)
*È, forse, il più assurdo e delirante tra i colossi biblici di Hollywood. Ignorarlo sarebbe stolto quasi quanto prenderlo sul serio. La mano del regista è elegante. (''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]''; 2000, p. 1161)
*Dal romanzo ''Some Must Watch'' di Ethel Lina White, sceneggiato da Mel Dinelli, l'archetipo dei thriller ambientati "in un'antica casa buia" in cui la sequenza del delitto principale si svolge durante una "buia notte tempestosa". Era il tempo in cui la locuzione "serial killer" (assassino periodico) non era stata ancora inventata. Un film perfetto nel suo genere. I primissimi piani dell'occhio dell'assassino al momento di aggredire le sue vittime sono diventati un classico. (''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]''; 2000, p. 1166)
*Irridente e amara commedia all'acido prussico in cui [[Billy Wilder|B. Wilder]] mette alla berlina il puritanesimo USA alle prese con la Germania sconfitta in rovina. Bisogna ascoltare [[Marlene Dietrich|Marlene]] che canta ''Black Market''. (''[[Scandalo internazionale]]''; 2000, p. 1168)
*[...] il lungometraggio soffoca la poesia triste delle cose e il fascino dei paesaggi del delta nel turgore romanzesco di un intreccio di stantia impronta naturalistica. Al suo 2º lungometraggio [[Renato Dall'Ara (regista)|Dall'Ara]] sa descrivere, ma non narrare né dirigere gli attori. (''[[Scano Boa|Scano Boa - Violenza sul fiume]]''; 2000, p. 1169)
*Remake del film di [[Dino Risi]] del 1974 alla cui origine c'era il romanzo di [[Giovanni Arpino]] ''Il buio e il miele'' (1969). La differenza fondamentale tra i due film è che il giovane nella commedia amara di Risi era subordinato al protagonista, mentre qui è diventato coprotagonista. Solo nel gran finale le due vicende si mescolano, il che spiega la lunghezza del film, che tra le sue virtù non ha la leggerezza ed eccede nella ruffianeria demagogica degli effetti sentimentali. Due pezzi di bravura: la folle corsa su una [[Ferrari]] rossa guidata dal cieco attraverso un quartiere periferico e il tango che il grande [[Al Pacino|A. Pacino]] (efficacemente doppiato da [[Giancarlo Giannini|G. Giannini]]) danza con una giovane sconosciuta. (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]''; 2010, p. 1315)
*Bella e fedele versione – la 1ª di 3 – del romanzo omonimo (1915) di [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], notevole specialmente per l'interpretazione ottima anche se un po' sopra le righe. È il film che fece di [[Bette Davis|B. Davis]] una vera star. (''[[Schiavo d'amore (film 1934)|Schiavo d'amore]]''; 2000, p. 1175)
*È uno dei film migliori del periodo pre-western di [[Anthony Mann|A. Mann]], con un'ottima interpretazione e una bella fotografia. Indimenticabile il finale. (''[[Schiavo della furia]]''; 2000, p. 1175)
*Uno dei film del neorealismo italiano più conosciuti all'estero [...]: la sua polemica sociale non parte da un dato ideologico, ma da un motivo umano. In chiave di elegia populista [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]] tornano al mondo dell'infanzia che avevano già esplorato con ''[[I bambini ci guardano]]'' (1943). (''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]''; 2000, p. 1177)
[[File:Lo scopone scientifico (1972) Sordi e Davis.png|thumb|[[Alberto Sordi]] e [[Bette Davis]] ne ''[[Lo scopone scientifico]]'']]
*Scritta da [[Rodolfo Sonego]], è una vetta della commedia italiana, basata sulla dialettica denaro-potere. E la morale è amara: a giocare con i ricchi (con chi tiene il banco o con chi lo rappresenta) si perde sempre. Non c'è divisione tra buoni (poveri) e cattivi (ricchi): la linea di separazione è segnata dalla classe sociale e dall'obbligata scelta di campo. Film appassionante, interpretabile a vari livelli e recitato da attori infallibili. (''[[Lo scopone scientifico]]''; 2000, p. 1179)
*[[Gus Van Sant|G. Van Sant]], dopo [[Will Hunting]], dirige su richiesta di [[Sean Connery|S. Connery]] produttore un'altra storia di formazione, scritta da [[Mike Rich]] e vagamente ispirata a [[J. D. Salinger]] e al mito nordamericano del "grande romanzo del secolo", ma anche ai canoni yankee dell'agonismo e della fiducia in sé stessi. In altalena tra stereotipi hollywoodiani e finezza di annotazioni, melodramma e ironia, il film si affida al talento naturale dell'esordiente [[Rob Brown|R. Brown]] e al mestiere collaudato di un Connery sotto le righe. (''[[Scoprendo Forrester]]''; 2010, p. 1322)
*[...] un film a cerchi concentrici in cui tenerezza e ironia sono in perfetto equilibrio. Bella coppia romantica. (''[[Scrivimi fermo posta]]''; 2000, p. 1180)
*In questa commedia di fantapolitica ambientata in un futuro prossimo, J. Dante e il suo sceneggiatore Martyn Burke non risparmiano niente e nessuno. Si spara a zero sui presidenti imbecilli, governatori in foia, guru delle P.R. (Pubbliche Relazioni), organizzazioni umanitarie, giornalisti a caccia di scoop, interessi economici e calcoli elettorali, nazionalismi esasperati, fanatismi etnici, strapotere della TV. E lo fa con feroce allegria, umorismo e orrore, fantasia e realtà. (''[[La seconda guerra civile americana]]''; 2010, p. 1327)
*I due attori, [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] e [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]], pur bravissimi, si affrontano in una tremenda gara di gigionismo. (''[[La seconda signora Carroll]]''; 2000, p. 1183)
*Guidato dal vecchio complice, N. Manfredi fa un Pilato ciociaro, scettico e pigro, in un film serio, interessante e persino coraggioso. La parte storica è ineccepibile, il resto meno. (''[[Secondo Ponzio Pilato]]''; 2000, p. 1183)
*È un noir inquietante in cui, come in altri film del regista viennese (1906-86), la sessualità ha una valenza distruttiva. [[Otto Preminger|O. Preminger]] smorza il versante melodrammatico della sceneggiatura di F. Nugent e O. Millard con un nitore di scrittura registica cui assai contribuiscono il bianconero di Harry Stradling e le musiche di D. Tiomkin. (''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]''; 2000, p. 1185)
*Prevedibile e poco stringato, non ha personaggi vivi né situazioni inedite. Manca di convinzione: i suoi motivi morali e psicologici non si incarnano nei fatti. Troppo carica di intenzioni simboliche, la sceneggiatura di Dudley Nichols è parzialmente riscattata dalla lucida e rigorosa scrittura registica. (''[[Il segno della legge]]''; 2000, p. 1186)
*Un film che rispecchia scrupolosamente la formula narrativa-rappresentativa industriale, cioè un cinema che privilegia la narrazione, il significato, l'attore senza tempi morti. (''[[I segreti di Filadelfia]]''; 2000, p. 1187)
*Torbida vicenda da incubo, imperniata sul tema dell'ipnotismo e su quello dell'impossibilità di modellare completamente un altro essere. [[Gene Tierney|G. Tierney]] è brava, ma nella parte del dottor Korvo [[José Ferrer|Ferrer]] è superbo. (''[[Il segreto di una donna]]''; 2000, p. 1190)
[[File:Se io fossi onesto (film 1942) Vittorio De Sica e María Mercader (2).png|miniatura|[[María Mercader]] e [[Vittorio De Sica]] in ''[[Se io fossi onesto]]'']]
*Una discreta commedia degli equivoci con un [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] inaspettato: invecchiato, curvo e con gli occhiali. Bravo. (''[[Se io fossi onesto]]''; 2000, p. 1191)
*Costruito con un lungo flashback, il più radicale, pessimista e inventivo film di [[John Carpenter|Carpenter]] è fondato sulla competizione tra realtà e fantasia e diventa un apologo sulla potenza della scrittura. Apocalittico, ma non privo di ambiguità né ironia, ricco di invenzioni registiche, scenografiche, sonore, (colonna musicale curata, come al solito, dal regista), sapiente nel suggerire l'orrore senza mostrarlo, è una metafora allarmante sull'abominio della società dello spettacolo e una riflessione critica sul genere cui appartiene. (''[[Il seme della follia]]''; 2013, p. 1416)
*Conta per le qualità morali (sincerità, coraggio, buone intenzioni) più che per quelle estetiche. Difficile dire dove finisca la tenerezza del regista e dove cominci l'irrealismo ingannatore delle sue proposte. (''[[Il seme della violenza]]''; 2000, p. 1193)
*È uno dei western più affascinanti di [[John Ford|Ford]] sul piano figurativo: la Monument Valley non è mai stata fotografata – Vistavisione di [[Winton C. Hoch]] e Alfred Ginks – così bene e così in largo. E uno dei più complessi sul piano drammaturgico, incentrato su Ethan, il più ambiguo e tragico personaggio di tutto [[John Wayne]]. Altrettanto significativo, soprattutto sul tema razziale, è quello di [[Jeffrey Hunter|Hunter]]. Ford ha messo a frutto la lezione di [[William Shakespeare|Shakespeare]] nel continuo passaggio dei toni, dal più alto (l'odio razzista di Ethan, la vendetta) al più basso (la commedia che trapassa in farsa) attraverso il gioco dei sentimenti. (''[[Sentieri selvaggi]]''; 2010, p. 1341)
*La vicenda e i personaggi suonano falsi perché risentono troppo di schemi letterari. All'attivo alcune sequenze iniziali molto efficaci e la guida degli attori. (''[[Senza pietà]]''; 2000, p. 1197)
*Diviso in 2 parti di cui la migliore è la prima, di ambiente rurale. Grazie al suo sobrio classicismo, al rifiuto di ogni formalismo, al rispetto per i personaggi, [[Howard Hawks|Hawks]] trascende gli aspetti propagandistici ed edificanti della storia [...]. (''[[Il sergente York]]''; 2000, p. 1201)
*È il 1º dei 7 western con [[Randolph Scott|R. Scott]] di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]], l'unico dei ''westerners'' del dopoguerra che si può ricollegare a [[Howard Hawks]] di cui non ricalca i temi, ma ne ritrova lo stile, l'intelligenza critica, la lucidità appassionata [...]. I suoi sono western classici, spesso violenti come questo, ma narrati con un'asciuttezza e una manciata di compiacimenti che ne confermano la moralità profonda. (''[[I sette assassini]]''; 2000, p. 1205)
*3 attori eccellenti e una bella colonna musicale per un melodramma che rinnova il "gotico" attraverso la psicanalisi sulla linea che va da ''[[La porta proibita|Jane Eyre]]'' a ''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca]]''. (''[[Settimo velo|Il settimo velo]]''; 2000, p. 1210)
*La sequenza del duello tra Sinbad e lo scheletro è un brano d'antologia. (''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]''; 2010, p. 1357)
*Nessuno come [[John Ford|J. Ford]] ha saputo mettere meglio in immagini la sfida all'OK Corral, nessuno come lui è riuscito a trasformare la nostalgia in poesia. La storia è un pretesto per una documentazione su un'epoca. È il suo 3º western parlato. Comincia ad affiorare quell'arte della digressione di cui diventerà maestro in vecchiaia, ma è altrettanto notevole la dialettica dei contrasti: l'azione violenta (nove cadaveri di personaggi principali) si alterna con le parentesi idilliche, l'aura mitica di cui sono circondati i personaggi si basa sulle loro imprese, ma anche sui particolari familiari e pittoreschi del comportamento. (''[[Sfida infernale]]''; 2000, p. 1211)
*Opera n. 2 di [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] e uno dei migliori western di tutta la storia del cinema che diede a [[Randolph Scott|R. Scott]] e [[Joel McCrea|J. McCrea]] i migliori ruoli della loro carriera. Ha la semplicità e la profondità di un classico. Splendida fotografia di [[Lucien Ballard]]. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2000, p. 1211)
*2º splendido western di S. Peckinpah, di tono crepuscolare, basso costo (M-G-M) e alto livello stilistico, scritto da N.B. Stone Jr. I tradizionali temi dell'onore e dell'amicizia virile sono raccontati in modo nuovo; lo stoicismo dell'alta età si mescola con la nostalgia del passato, il sarcasmo si lega alla disperazione con passaggi di lucido realismo nella descrizione di un'umanità degradata e corrotta. Suggestivi paesaggi autunnali nella fotografia (Cinemascope) di Lucien Ballard, sconciamente mutilato nei passaggi in TV. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2010, 1359)
*Struttura debole, qualche inverosimiglianza, e a [[Max Ophüls|Ophüls]] interessa poco la suspense: quel che gli sta a cuore è la psicologia dei personaggi, il loro comportamento, i particolari rivelatori, le fratture tra attore e personaggio. (''[[Sgomento (film)|Sgomento]]''; 2000, p. 1212)
*Nonostante i suoi meriti, commuove ma non coinvolge. [[Raf Vallone|R. Vallone]] ha, specialmente nella 2ª parte, momenti alti. (''[[Uno sguardo dal ponte]]''; 2000, p. 1213)
[[File:Marlene Dietrich in Shanghai Express (1932) by Don English (cropped).png|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Shanghai Express]]'']]
*3º dei 6 film [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]-Paramount e il più hollywoodiano, quello che ebbe più successo. Inverosimile melodramma esotico e ferroviario, intriso di sadismo, in funzione della carica erotica di M. Dietrich, idolo enigmatico esaltato oltre misura dai costumi di Travis Banton. (''[[Shanghai Express]]''; 2000, p. 1214)
*Un [[James Stewart|J. Stewart]] in ottima forma per un simil-western un po' lento, ma ricco di momenti spettacolari, drammatici e perfino poetici. (''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]''; 2000, p. 1215)
*L'idea fu di [[Cesare Zavattini|Zavattini]]: far confessare quattro famose attrici, e importa poco sapere in che misura gli episodi narrati siano veri. Bisogna smitizzare il divismo? L'episodio [[Luchino Visconti|Visconti]]-[[Anna Magnani|Magnani]] sottolinea il rapporto tra il vivere e il recitare; gli altri 3 puntano, più o meno pateticamente, sul contrasto tra la donna e l'attrice, fra la scena e la vita. (''[[Siamo donne]]''; 2000, p. 1217)
*[...] una commedia dolciastra all'insegna dei buoni sentimenti. Scampoli di neorealismo, scatti comici, bravi caratteristi. (''[[Siamo tutti inquilini]]''; 2000, p. 1217)
*La materia è da film noir, a mezza strada tra ''[[Gilda (film)|Gilda]]'' e ''[[Il mistero del falco]]'', ma con bizzarre e sardoniche anticipazioni di ''[[Il tesoro dell'Africa]]'' di [[John Huston|Huston]]. Fecero impressione, comunque, alcune sequenze che lo resero un ''cult movie'': il corteggiamento nell'acquario, il teatro cinese, il taboga, la sparatoria finale nella sala degli specchi. Il barocchismo stilistico di [[Orson Welles|Welles]] conferma quali e quanti fossero i debiti del noir hollywoodiano con l'espressionismo. Ridotta [[Rita Hayworth|R. Hayworth]] a una statua di ghiaccio e piuttosto debole il marinaio O'Hara, l'attore che domina il film è [[Everett Sloane|E. Sloane]]. (''[[La signora di Shanghai]]''; 2000, pp. 1219-1220)
*Nonostante l'esasperato romanticismo e la veemente recitazione "all'italiana", è un melodramma raffreddato (con venature pirandelliane) che anticipa i temi di posteriori film di [[Max Ophüls|Ophüls]], specialmente di ''[[Lola Montès]]'' (1955). [[Memo Benassi|M. Benassi]] con foga sopra le righe, e una memorabile [[Isa Miranda|I. Miranda]], in bilico tra [[Greta Garbo]] e [[Marlene Dietrich]]. (''[[La signora di tutti]]''; 2000, p. 1220)
*Uno dei personaggi più riusciti della carriera di [[Bette Davis|B. Davis]], affiancata da un [[Claude Rains|C. Rains]] di grande finezza in una melodrammatica saga familiare, ottimamente sceneggiata dai fratelli Julius J. e Philip Epstein sulla base di un romanzo di [[Elizabeth von Arnim]]. (''[[La signora Skeffington]]''; 2000, p. 1221)
*Commedia fiacca degli equivoci con una soluzione che non persuade. (''[[Signori, in carrozza!]]''; 2000, p. 1223)
*Scritta con [[Mario Soldati]], è una commedia dal ritmo perfetto, tipica dei "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]", basata com'è sul classico scambio dei ruoli e dei personaggi. Regista dai mezzi toni, [[Mario Camerini|M. Camerini]] riscatta il moralismo della storia (il confronto tra la sana piccola borghesia e la vacua aristocrazia) con una giusta dosatura di ironia e sentimento. (''[[Il signor Max]]''; 2000, p. 1224)
*Film significativo della prima fase del cinema nero. Contano specialmente l'atmosfera (fotografia in un suggestivo chiaroscuro) e la bravura dei caratteristi. (''[[Situazione pericolosa]]''; 2000, p. 1231)
*Thriller erotico di terz'ordine: drammaturgia sgangherata, personaggi improbabili, sagra degli stereotipi e delle assurdità nelle motivazioni psicologiche. Resta solo il sessappiglio di [[Sharon Stone|S. Stone]]. (''[[Sliver]]''; 2000, p. 1233)
*Nero di buon artigianato, con una bella colonna sonora di Elmer Bernstein e una suggestiva fotografia di Charles Lang Jr. Entrambi nominati agli Oscar, [[Joan Crawford|J. Crawford]] e [[Jack Palance|J. Palance]] sono assai efficaci nel rendere con ambiguità la perversità del rapporto tra i loro personaggi, ma anche [[Gloria Grahame|G. Grahame]] scava in profondità nel masochismo del suo. (''[[So che mi ucciderai]]''; 2000, p. 1235)
*È il colosso biblico che mandò a picco la Titanus. Costò 6 miliardi contro i 3 stanziati. Squinternato nella struttura, ma con qualche pagina vigorosa. Enfatico, smisurato. [...] Tutte le regole dei colossi biblici, imperniati sul binomio sesso+religione, sono rispettate anche se le audacie erotiche sono più prudenti di quel che il titolo promette, sostituite col surrogato del sadismo la cui oscenità è più contrabbandabile di quella sessuale. Anche qui, comunque, tutto si svolge a Sodoma e nei dintorni. Di Gomorra nemmeno l'ombra. (''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]''; 2000, p. 1235)
*Nel bene e nel male il film è di [[John Ford|J. Ford]] al cento per cento: non manca nulla del suo abituale repertorio. Il ritmo dell'azione prevale sulla psicologia dei personaggi senza schiacciarla e quello che lo rende tra i più significativi film sulla guerra di secessione americana (l'unico che Ford abbia girato sull'argomento, tolto l'episodio per ''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'') non è soltanto la singolare fusione di epica e lirica, ma la sua ambivalenza che nasce da due profonde contraddizioni: 1) è un film sulla cavalleria (ma con 2 protagonisti che non sono militari di carriera), ma, insieme, un racconto sull'imbecillità della guerra: la carica a piedi dei cadetti sudisti è la denuncia più alta contro la follia bellica che si trovi nella sua opera; 2) i protagonisti maschili sono del Nord ma le simpatie di Ford sono per il Sud e per le sue virtù femminili. (''[[Soldati a cavallo]]''; 2000, p. 1239)
*Restituisce in piccola parte la tematica hemingwayana sulla ricerca dell'identità, il ritratto della ''lost generation'', le risonanze simboliche del viaggio. Escluso [[Tyrone Power|Power]] fuori parte, il cast funziona: una [[Ava Gardner|Gardner]] travolgente come Brett Ashley; la [[Juliette Gréco|Gréco]] ruba le scene ai compagni; al suo penultimo film, [[Errol Flynn|Flynn]] si prende in giro con classe. La corsa dei tori a Pamplona è filmata benissimo (Cinemascope di Leo Tover). (''[[Il sole sorgerà ancora]]''; 2010, p. 1395)
*Intelligente poliziesco d'azione con stile da western, critica alla polizia corrotta e preciso disegno psicologico dei due personaggi principali, permeato da una vena sentimentale sincera, sceneggiato con cura, diretto da un mestierante del genere (suoi tutti gli ''[[Arma letale]]'') e montato con ritmo e giusta suspense. Ma la cosa migliore è [[Bruce Willis|B. Willis]] nei panni di un poliziotto stanco, malinconico, che si sente un fallito e ritrova dignità e autostima nel difendere a ogni costo un uomo, anche se si tratta "solo" di un delinquentello nero e petulante. (''[[Solo due ore]]''; 2010, p. 1396)
*Ottima mistura di romanticismo tragico, espressionismo germanico e malinconia degli anni della Depressione, è uno dei migliori film USA di [[Fritz Lang|F. Lang]]. Intorno alla memorabile coppia, bravi caratteristi. (''[[Sono innocente (film)|Sono innocente]]''; 2000, p. 1246)
*Nel quadro del calligrafismo letterario che s'impose nel cinema italiano negli anni di guerra il penultimo film di [[Ferdinando Maria Poggioli|F.M. Poggioli]] (1897-1945) ha un posto d'onore per finezza della recitazione, puntiglio rievocativo, attenzione ai dettagli. Peccato che, probabilmente per ragioni di costo, il regista abbia dovuto omettere il paesaggio, una tela di fondo importante nell'ironico romanzo di [[Aldo Palazzeschi|A. Palazzeschi]] [...]. (''[[Sorelle Materassi (film)|Sorelle Materassi]]''; 2000, p. 1248)
*Uno dei capolavori della commedia italiana del "boom". La società di quel periodo è resa con un'euforia rara, un'ammirevole sapienza nel passare dall'agro al dolce, dal comico al grave. Il pubblico lo capì meglio dei critici. (''[[Il sorpasso]]''; 2000, p. 1248)
*Carosello tragicomico di amori incrociati. La migliore commedia del regista, un capolavoro. Nelle cadenze frivole di un "invito al castello" con risvolti comici da pochade rivela un retrogusto amarissimo. Grande compagnia d'attori, eleganza suprema. Bergman sostiene di essere negato all'umorismo, al registro leggero. Dopo ''[[Una lezione d'amore]]'', questo film lo smentisce. (''[[Sorrisi di una notte d'estate]]''; 2013, p. 1484)
*Melodramma gangster ben fatto, con una bella trama intricata e con un [[Robert Taylor|R. Taylor]] farabutto di "sani e incorruttibili principi". Ma l'Oscar lo prese [[Van Heflin|V. Heflin]], come miglior attore non protagonista. (''[[Sorvegliato speciale (film 1941)|Sorvegliato speciale]]''; 2000, p. 1249)
*Investigazione interiore, thriller psicologico. Famosa la scena del bicchiere di latte. Epilogo insoddisfacente (anche per Hitchcock) diverso da quello del romanzo [...]. (''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]''; 2000, p. 1249)
*Scurrile, politicamente sfacciato sino all'assurdo (e all'irresponsabilità), è una miscela sgangherata di pulp, Kitsch, satirica trasgressione, simpatia e cattivo gusto. (''[[South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero|South Park]]''; 2000, p. 1254)
*Sul classico tema della "seconda occasione", cimentandosi in un genere per lui nuovo, il settantenne regista-produttore [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] pilota ammirevolmente un altro film con l'abituale ''understatement'', mescolando con sapiente leggerezza i toni, dall'umoristico al drammatico. Coerente con la sua concezione artigianale del cinema, ricorre agli effetti speciali subordinandoli al racconto e rivendicando la centralità delle doti umane (manualità, intuito, libertà di scelta) contro la supremazia della tecnologia. Melanconico e genialmente retorico epilogo lunare nel nome dell'amicizia [...]. (''[[Space Cowboys]]''; 2010, p. 1409)
*La chirurgia plastica trasforma una bruttina in bellissima. Il marito non l'accetta, la vita coniugale diventa un inferno, lei se ne va con un corteggiatore, ma quando apprende che il consorte ha ucciso il chirurgo, ritorna. Nonostante l'inverosimiglianza dell'assunto, non manca d'interesse come descrizione di un meschino ambiente piccoloborghese. Ottimo [[Bourvil]]. (''[[Lo specchio a due facce]]''; 2000, p. 1258)
*Tratto dal romanzo ''Imitation of Life'' di [[Fannie Hurst]], è uno dei più famosi strappalacrime degli anni '30. Rifatto (migliorato) nel 1959. (''[[Lo specchio della vita (film 1934)|Lo specchio della vita]]''; 2010, p. 1413)
[[File:The Naked Spur-Janet Leigh3.JPG|miniatura|[[Janet Leigh]] ne ''[[Lo sperone nudo]]'']]
*3º dei 5 western di [[James Stewart|J. Stewart]] con la regia di [[Anthony Mann|A. Mann]] e il 1º non scritto da Borden Chase. Il che purtroppo si sente, anche nel personaggio di Stewart, pur così sfaccettato nel suo impasto di dirittura morale e cinismo amaro. Il ''vilain'' [[Robert Ryan|R. Ryan]] gli ruba più di una volta la scena. La suggestione del paesaggio montagnoso, esplorato nei minimi anfratti dalla cinepresa di William Mellor; il rapporto tra personaggi e natura; l'insolita importanza drammatica del personaggio femminile; uno splendido duello finale ne fanno, comunque, un western da non perdere. (''[[Lo sperone nudo]]''; 2000, p. 1260)
*È un film sonoro, ma senza una parola di dialogo. Sul piano formale è tutt'altro che disprezzabile e riesce a raggiungere una innegabile tensione drammatica in più di una sequenza. R. Milland è bravissimo nella sua interpretazione di nevrotico. Scritto da R. Rouse con Clarence Greene, ha i limiti di ogni narrazione imperniata su una scommessa stilistica. Al risultato concorre la suggestiva ambientazione realistica negli esterni di Washington e New York. (''[[La spia]]''; 2000, p. 1261)
*Molti effetti speciali, la storia speciale non è, i personaggi nemmeno. Film bovino con poca azione, molte chiachiere, due o tre belle idee di sceneggiatura, un finale ingegnoso. (''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]''; 2010, p. 1428)
*Più vispo del primo. Ridimensionate le ambizioni metafisiche e ridotti gli effetti speciali, si è puntato sull'azione, sulle battaglie, su [[Khan Noonien Singh|Khan]], malvagio galattico di statura scespiriana. Le solenni banalità del dialogo non si contano. (''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]''; 2010, p. 1428)
*La zuppa è sempre la stessa, ma è cambiato il cuoco. In peggio. Ci si prende troppo sul serio. Contano le scenografie wagneriane, le catastrofi, gli effetti speciali. E i [[Klingon]]s, pirati interstellari, sono pappemolli che fanno la faccia feroce. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]''; 2010, p. 1428)
*Attore, sceneggiatore e regista, L. Nimoy porta le avventure galattiche verso la Terra e verso la commedia con risultati assai divertenti. Pochi effetti speciali ma efficaci. (''[[Rotta verso la Terra|Star Trek IV - Rotta verso la Terra]]''; 2010, p. 1428)
*Traballante e fiacco si riprende nell'efficace finale. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]''; 2010, p. 1448)
*Meglio del precedente, ma tolta la sequenza dell'Alaska è tutto già visto. (''[[Rotta verso l'ignoto|Star Trek VI - Rotta verso l'ignoto]]''; 2010, p. 1429)
*Gene Roddenberry, creatore della serie, inorridirebbe se fosse ancora vivo: si è toccato il fondo. (''[[Star Trek: La nemesi]]''; 2010, p. 1429)
*Un gioiello del cinema americano a basso costo in cui il tempo narrativo coincide con quello reale. Realizzare ''The Set-Up'' (trucco, imbroglio) "fu per tutti un atto d'amore" ([[Robert Wise|R. Wise]]). Un raro equilibrio di tensione, autenticità, atmosfera, credibilità, verità psicologica. Splendido bianconero di [[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]. Premiato a Cannes per la sceneggiatura dell'esordiente Art Cohn, giornalista sportivo, una delle più belle interpretazioni del quarantenne [[Robert Ryan|R. Ryan]] che aveva praticato il pugilato in gioventù. (''[[Stasera ho vinto anch'io]]''; 2000, p. 1275)
*Melodramma di successo che resiste al tempo. (''[[Stasera niente di nuovo]]''; 2000, p. 1275)
*Con la colta complicità di Bernardino Zapponi, L. Magni privilegia in Neri – canonizzato nel 1622 – lo zelo cristiano, fatto di invidiabile buonumore e disprezzo delle mondanità. Più che film storico, pencola verso la commedia musicale con le canzoni scritte da Angelo Branduardi. Godibili l'Ignazio di Loyola di p. Leroy, Sisto V di M. Adorf, il diavolo calderaro di R. Montagnani, il garbo di J. Dorelli che fa un Neri alla [[Bing Crosby|Crosby]] (''[[La mia via]]''). La sequenza in cui si siedono – tutti stinchi di santo spagnoli – Teresa d'Avila, Giovanni della Croce e Ignazio di Loyola ricorda [[Luis Buñuel|Buñuel]] di ''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''. (''[[State buoni se potete]]''; 2000, p. 1275)
*Maldestro tentativo di inserire due divi di Hollywood in una struttura neorealistica di taglio semidocumentario. [...] soltanto a sprazzi si coglie la sensibilità di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]]. Vale soprattutto per il finale. (''[[Stazione Termini (film)|Stazione Termini]]''; 2000, p. 1276)
*Melodramma in sordina che inclina all'intimismo e all'approfondimento del personaggio femminile. (''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]''; 2000, p. 1280)
*Ispirato a fatti realmente accaduti, è in bilico tra uno storico appena credibile e uno pseudo-erotico-conventuale. (''[[Storia di una monaca di clausura]]''; 2000, p. 1283)
*Scritto da [[Lillian Hellman]], è un sagace adattamento di un dramma (1935) di [[Sidney Kingsley]] dove, accanto ad attori famosi, c'è da ammirare la banda dei Dead End Kids, la fotografia di [[Gregg Toland|G. Toland]] e la brava [[Claire Trevor|C. Trevor]]. Girato interamente in studio con fondali dipinti. Questa accentuazione della sua dimensione teatrale diventa un espediente quasi [[Bertolt Brecht|brechtiano]] per comunicare che la storia in corso è rappresentativa di una vasta realtà. (''[[Strada sbarrata]]''; 2000, p. 1287)
*Rifacimento di ''[[La cagna (film 1931)|La chienne]]'' (1931) di [[Jean Renoir]] [...], ma [[Fritz Lang|F. Lang]], aiutato da un'ottima sceneggiatura di [[Dudley Nichols]], ne ha cavato qualcosa di originale: una storia psicologica con un magico sottofondo da incubo. (''[[La strada scarlatta]]''; 2000, p. 1287)
*Intelligente antologia sui moderni metodi di lotta che la polizia USA ha adottato contro il banditismo nel dopoguerra, ha un notevole ritmo, un ottimo montaggio e un gruppo di bravi attori. (''[[Strada senza nome|La strada senza nome]]''; 2000, p. 1287)
*È il 3º e il più convenzionale dei film diretti da [[Orson Welles|Welles]], in linea con un personaggio di moda a Hollywood negli anni '40: l'ospite in casa che non è quel che sembra. Prodotto da [[Sam Spiegel]] e scritto da [[Anthony Veiller]] su un soggetto altrui, ha molti punti deboli, ma, oltre a quella finale, vanta almeno 2 sequenze memorabili (l'inizio e l'assassinio nel bosco) e lo straordinario bianconero di [[Russell Metty]]. Interessante la descrizione dell'ambiente di provincia. Pur andando talvolta sopra le righe, Welles sfaccetta con sottile istrionismo il suo nazista. Memorabile la figuretta del farmacista che gioca a scacchi. (''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]''; 2000, p. 1290)
*Lo sceneggiatore [[John Briley]] riprende il tema centrale del romanzo di [[John Wyndham]] ''I figli dell'invasione'' (1957) da cui era già stato tratto ''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]'' (1960). Ne è uscito un insolito film di suspense malinconica sul motivo dei bambini che hanno paura perché gli adulti ne nutrono una ancor più grande della loro malvagità. (''[[La stirpe dei dannati]]''; 2000, p. 1279)
*Pretenzioso nel voler essere un'analisi dell'inconscio femminile, è un fantasy adrenalinico, più videogioco che film, che nel giro di meno di mezz'ora diventa ripetitivo, esageratamente estetizzante (scenografie di Rick Carter e costumi di Michael Wilkinson), troppo concentrato sull'erotismo delle giovani interpreti costrette in personaggi privi di spessore, retorico nel finale. (''[[Sucker Punch (film 2011)|Sucker Punch]]''; 2013, p. 1539)
*È difficile stabilire in che misura i notevoli meriti di questo film nero che è anche un apologo morale siano di [[Ben Hecht]] sceneggiatore [...] o della regia di [[Otto Preminger|O. Preminger]] e del suo stile visivo di grande precisione. Ancora una volta, dopo ''[[Vertigine (film 1944)|Laura]]'' (1944), la coppia [[Dana Andrews|Andrews]]-[[Gene Tierney|Tierney]] fa faville. (''[[Sui marciapiedi]]''; 2000, p. 1298)
*Raccontato sul filo del rasoio del drammatico e dell'umoristico, è un po' verboso e prolisso, ma sostenuto da una sapiente suspense. (''[[Il suo tipo di donna]]''; 2000, pp. 1300-1301)
*Stravaganza sgangherata e, infine, stucchevole, ricca di effetti speciali e di citazioni (''[[Blade Runner]]'', ''[[Chi ha incastrato Roger Rabbit|Roger Rabbit]]'', ''[[Atto di forza|Total Recall]]'', ''[[Guerre stellari|Guerre Stellari]]'', ''[[Jurassic Park]]'', ecc.), ma povera di intelligenza e priva di brio. [...] Soltanto per minori di 12 anni videodipendenti. (''[[Super Mario Bros. (film)|Super Mario Bros]]''; 2000, p. 1302)
*Al di là delle polemiche contingenti, peraltro ridicole soprattutto in un paese come la Francia che ha tra i suoi principi costituzionali la laicità dello Stato, il film dimostra, nel suo rigore formale e nell'austerità quasi giansenista del suo stile, che [[Jacques Rivette|Rivette]] tutto aveva cercato, ma non lo scandalo. In linea con l'illuminista [[Denis Diderot|Diderot]] si propone soltanto di proclamare la libertà di coscienza e di denunciarne ogni forma di oppressione. Non attacca la fede religiosa, ma le sue deformazioni e le indegnità che si commettono sotto la sua maschera. (''[[Suzanne Simonin, la religiosa|Susanna Simonin, la religiosa]]''; 2000, p. 1303)
*Titolo stupido per un elaborato rifacimento del famoso racconto ''Giro di vite'' (1898) di [[Henry James]]. Ma la suspense c'è, e specialmente il clima morboso. Ottima [[Deborah Kerr|D. Kerr]], splendida fotografia di [[Freddie Francis]]. (''[[Suspense (film 1961)|Suspense]]''; 2000, p. 1304)
====T====
*Western atipico per l'ambientazione e per i caratteri della storia che sono quelli di un episodio della guerra ispano-americana, ma anche insolito per [[Raoul Walsh|R. Walsh]]: Quincy Wyatt ([[Gary Cooper|G. Cooper]]) è il solo eroe walshiano definito da una completa serenità interiore e da un perfetto controllo del suo campo d'azione, equidistante tra visipallidi e pellerossa (tra Cultura e Natura). (''[[Tamburi lontani]]''; 2000, p. 1309)
*Film d'avventure esotiche che tiene svegli col suo ritmo svelto. La fulgida [[Marlene Dietrich|Marlene]] ha una corona di baldi maschietti. L'ambiente è suggestivo, e c'è una scazzottatura da antologia. (''[[La taverna dei sette peccati]]''; 2000, p. 1316)
*Ultimo film inglese di Hitchcock che non riuscì mai ad amarlo. Macchinoso, un po' enfatico, teatraleggiante, un po' stupido, ma è pur sempre un tenebroso incontro con i mostri della mente e del sogno. (''[[La taverna della Giamaica]]''; 2000, p. 1316)
*Sceneggiato da [[Luc Besson]], è un film di azione ad alta velocità che assomiglia ai poliziotteschi italiani degli anni '70 più che ai modelli hollywoodiani degli anni '90: inseguimenti, acrobazie su due o quattro ruote, parentesi di umorismo pecoreccio. Basta guardare i primi 20 minuti. Sembrano sentinelle che dicano: non andate avanti. (''[[Taxxi]]''; 2000, p. 1317)
*L'argomento era già un po' sdato e anacronistico perché quando il film uscì era già in funzione il telefono automatico. Deriva, infatti, da una novella di Herbert Rosenfeld degli ultimi anni '20, sceneggiata da Ernst Wolff per il film tedesco ''Fräulein-falsch verbunden'' (1932) di E.W. Emo con Magda Schneider. Il rifacimento del casertano N. Malasomma non manca né di brio né di garbo. (''[[La telefonista]]''; 2000, p. 1319)
*5º western, e il più anomalo e ambizioso, di [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] che l'ha anche scritto, adattando un bizzarro romanzo di [[E. L. Doctorow|E.L. Doctorow]]. Riuscito a livello descrittivo e ricco di una pittoresca galleria di personaggi, lo è meno nell'irrisolto rapporto tra il realismo di fondo e gli intenti metaforici che puntano sulla parabola dell'antico conflitto tra il Bene e il Male. (''[[Tempo di terrore]]''; 2010, p. 1483)
*Racconto di comportamenti più e prima ancora che di psicologie, non fa concessioni allo spettacolo o al romanzo: nessun incidente, nemmeno una piccola slavina, tutto concentrato sui gesti, gli oggetti, i piccoli particolari quotidiani con un filo di bonaria ironia. Una piccola musica, un film di grazia. (''[[Il tempo si è fermato]]''; 2000, p. 1323)
*Se esistesse l'Oscar della macelleria, questo 8º film di D. Argento se lo aggiudicherebbe facilmente. (''[[Tenebre (film)|Tenebre]]''; 2000, p. 1323)
*Il motto è "Non fate la guerra, fate l'amore". In modi meno piccanti, la vicenda rimanda a quella di ''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]'' (1986) di [[Gianfranco Mingozzi|Mingozzi]], ma [[David Hamilton|Hamilton]], famoso fotografo di moda, punta sulla calligrafia e il morbosetto. (''[[Tenere cugine]]''; 2000, p. 1324)
[[File:Teodora (film 1954) Gianna Maria Canale.png|miniatura|[[Gianna Maria Canale]] in ''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'']]
*1º film a colori di [[Riccardo Freda|R. Freda]] [...] e uno dei suoi risultati più armoniosi in cui le ragioni dello spettacolo non prevaricano sulla definizione dei personaggi. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]''; 2000, p. 1325)
*3º film di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] regista [...] e il migliore dei 3 per il garbo della costruzione narrativa, l'esperta guida degli attori, la credibilità dei personaggi. Basterebbe [[Anna Magnani|A. Magnani]] nel personaggio della canzonettista Loletta Prima per raccomandarlo. (''[[Teresa Venerdì]]''; 2000, p. 1327)
*Western picaresco, foderato di umorismo e di invenzioni pittoresche. (''[[Terra lontana]]''; 2000, p. 1329)
*Discreto western: in giusta dose l'azione, misurato il risvolto sentimentale, interpreti adatti, qualche allusione sociale. (''[[Terra nera]]''; 2000, p. 1329)
*Artificioso, ma efficace esercizio di suspense con una palese influenza dell'espressionismo a livello figurativo. Una [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] superlativa si guadagnò una candidatura all'Oscar. (''[[Il terrore corre sul filo]]''; 2000, p. 1331)
*È un bizzarro film in cui [[John Huston|J. Huston]] prende in giro un po' tutti: sé stesso, il thriller avventuroso, [[Gina Lollobrigida|G. Lollobrigida]] e il pubblico, strizzando l'occhio agli amici. Una vacanza italiana. Quando uscì fu un fiasco, ma poi divenne un film di culto per cinefili sofisticati. Dialoghi spiritosi di [[Truman Capote]]. (''[[Il tesoro dell'Africa]]''; 2000, p. 1334)
*"Girato per scommessa e divertimento" ([[Don Siegel|D. Siegel]]). Scommessa vinta, spettatori divertiti. (''[[Il tesoro di Vera Cruz]]''; 2000, p. 1335)
*Da un copione teatrale (1953) di [[Agatha Christie]] un dramma giudiziario che diventa un esercizio di alta acrobazia intellettuale. Un meccanismo perfetto. [[Charles Laughton|C. Laughton]] e [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] straordinari, ma anche [[Tyrone Power|T. Power]], in un personaggio per lui insolitamente ambiguo, è OK. (''[[Testimone d'accusa (film 1957)|Testimone d'accusa]]''; 2000, p. 1337)
*Inusuale western britannico con toni da commedia in cui il ruolo del vendicatore solitario è girato al femminile, una efficace e prosperosa [[Raquel Welch|R. Welch]]. (''[[La texana e i fratelli Penitenza]]''; 2000, p. 1338)
*È il caso raro di un film laico, appoggiato più all'antropologia che alla psicologia, che, attraverso la leggerezza e la concretezza della vita quotidiana, suggerisce il senso del sacro, la religione vissuta come energia dell'amore. (''[[Thérèse]]''; 2000, p. 1339)
*Enorme successo di pubblico per questo film d'avventure girato come un lungo spot pubblicitario da Tony Scott (fratello del più celebre Ridley). ''Ad majorem gloriam'' dell'epoca di [[Ronald Reagan]]. E di [[Tom Cruise]]. (''[[Top Gun]]''; 2013, p. 1602)
*Lavora bene con la macchina da presa l'attore-regista cileno di origine russa [[Alejandro Jodorowsky|A. Jodorowsky]], traducendo in immagini e suoni i suoi (non sempre chiari) messaggi poetici e filosofici di anarchico narcisista, alchimista manipolatore di simboli. Per qualcuno questo è "il primo western surrealista". (''[[El Topo]]''; 2000, p. 1351)
*2º capitolo, tra ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' (1950) e ''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]'' (1951) della popolare trilogia "lacrimosa" con la coppia A. Nazzari-Y. Sanson. Gli stereotipi del romanzo d'appendice ridotti all'essenziale con due o tre colpi di regia. (''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]''; 2000, p. 1352)
*Il principio di base è l'accumulazione, come se lo sceneggiatore [[Aldo De Benedetti]] avesse voluto condensare in un film solo due o tre romanzi d'appendice. (''[[Torna! (film 1953)|Torna!]]''; 2000, p. 1352)
*Scaldacuore confezionato con garbo e con tutti i buoni sentimenti in ordine. (''[[Torna a casa, Lassie!]]''; 2000, p. 1352)
*Il migliore, il più barocco e compiuto dei 4 western di [[Samuel Fuller|S. Fuller]]. A un contesto storico minuziosamente ricostruito si oppone un racconto in prima persona di una soggettività dilaniata e tormentata. (''[[La tortura della freccia]]''; 2000, p. 1354)
*Sulla via di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], [[Riccardo Freda|R. Freda]], ispiratosi a un fatto di cronaca del 1922, conduce in porto il melodramma passando di scena madre in scena madre. [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] convince più di [[Vittorio Gassman|V. Gassman]], che si stava specializzando nelle parti di cattivo. (''[[Il tradimento]]''; 2000, p. 1359)
*[[Terence Fisher|T. Fisher]] ha saputo coniugare con sagacia azione, ambientazione e atmosfera. (''[[Tragica incertezza]]''; 2000, p. 1361)
*[...] il 5º film di [[Mario Soldati|M. Soldati]] regista conta per l'orchestrazione capziosa dei rapporti psicologici, l'impiego drammatico del paesaggio (fotografia di [[Massimo Terzano|M. Terzano]] e O. [[Otello Martelli|Martinelli]]), l'ingegnoso assillo di "fare cinema". (''[[Tragica notte]]''; 2000, p. 1361)
*Il titolo originale ''Die Hard'' è meno fuorviante di quello italiano: si riferisce proprio al protagonista, solo contro tutti, e alla feroce lotta che deve intraprendere. Non è un catastrofico, è un memorabile, stringato e avvincente film d'azione. (''[[Trappola di cristallo]]''; 2000, p. 1364)
*Stringato, diretto con energia pari alla finezza, quasi un [[Howard Hawks|Hawks]]. (''[[I tre banditi]]''; 2000, p. 1367)
*Film divertente e simpatico, gentile e intonato nel ritmo dell'esordiente 23enne [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], è un film brioso di giovani sui giovani di cui soltanto negli anni '70 la critica scoprì la novità, i segni premonitori del neorealismo postbellico: le riprese nei luoghi reali dell'azione, l'attenzione (come in ''[[Rotaie (film)|Rotaie]]'', 1929) alla classe lavoratrice, gli attori presi dalla strada, la disinvoltura nell'espressione dei sentimenti e dell'erotismo. 1º film per il cinema del 22enne milanese [[Nino Rota]], ''enfant prodige'' della musica. Troppo in anticipo per trovare pubblico. (''[[Treno popolare (film)|Treno popolare]]''; 2010, p. 1540)
*È un film che ha in partenza qualche difficoltà di carburazione, ma poi funziona con diversi momenti divertenti. (''[[30 secondi d'amore|Trenta secondi d'amore]]''; 2000, p. 1374)
*''[[Tron (film)|Tron]]'' (frammento di elettronica) è una divertente variante pirotecnica di ''[[Guerre stellari]]''. Prodotto dalla Disney. Film-computer, e non soltanto film sul computer, tra riferimenti scientifici che non sono affatto scientifici, ha la sua brava morale americanamente ottimistica. È il 1º film sulla realtà virtuale. (''[[Tron (film)|Tron]]''; 2000, p. 1381)
*{{NDR|Nel film}} sono messi in fila tutti gli stereotipi della commedia sentimentale per smontarli e frantumarli con una spudorata buffoneria che sghignazza sulle regole del "politicamente corretto" e del buon costume. Sono passate agli onori della cronaca, se non della storia, le gag del gel e quella antica (ma qui per la prima volta dotata del controcampo in passato sempre negato) del pene chiuso di scatto nella cerniera dei pantaloni. Critici e spettatori divisi in due fazioni: chi lo prende per un umorismo sopra le righe, ma intelligente e liberatorio e chi lo respinge come un esempio di trivialità goliardica [...]. (''[[Tutti pazzi per Mary]]''; 2000, p. 1390)
====U====
*Unico film fantastico nella carriera di Hitchcock, comincia in cadenze di commedia mondana e termina nei toni di un'allegoria apocalittica, basata sulle 3 unità della tragedia classica (luogo, tempo, azione). Inquietante, non soltanto impressionante. (''[[Gli uccelli]]''; 2000, p. 1393)
[[File:The Last Wagon 02 Richard Widmark.jpg|miniatura|[[Richard Widmark]] ne ''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]'']]
*Assai ben girato in Cinemascope da [[Delmer Daves|Daves]] che nel western dà il suo meglio. Tutti gli ingredienti giusti al momento giusto. [[Richard Widmark|Widmark]] in forma come meticcio. (''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]''; 2000, p. 1396)
*È un vero film "de noantri", romano e romanesco a 18 carati, degno del [[Giuseppe Gioachino Belli|Belli]]. C'è la firma di [[Federico Fellini|Fellini]] giovanissimo alla sceneggiatura insieme a quella di [[Aldo Fabrizi|A. Fabrizi]]. I duetti Fabrizi-[[Anna Magnani|Magnani]] sono spassosi. (''[[L'ultima carrozzella]]''; 2000, p. 1396)
*Western ''old style'' prodotto e interpretato da {{sic|uno}} [[John Wayne|Wayne]] in gran forma. Fresco, simpatico. (''[[L'ultima conquista]]''; 2000, p. 1396)
*Pagine di suggestiva intensità alternate a passaggi di astuzia artificiosa. Molti sottofondi nella sceneggiatura un po' verbosa ma sorprendente di R.A. Arthur tratta da un romanzo di Oakley Hall. Interpreti di classe alle prese con personaggi che formalmente riassumono, sublimandoli, gli stereotipi di un genere. (''[[Ultima notte a Warlock]]''; 2010, p. 1569)
*[...] [[Martin Scorsese|M. Scorsese]] rifiuta i tre modelli cinematografici a disposizione (il colossal hollywoodiano, [[Roberto Rossellini|Rossellini]], [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]) e persegue una propria via, discutibile ma sicuramente personale. Recupera la cultura cattolica meridionale di Little Italy di cui s'è alimentato nell'infanzia, la filtra attraverso la sua memoria di ''cinéphile'' onnivoro e la "cristologia" rock degli anni '70 (eloquente la scelta di [[Peter Gabriel]] per le musiche) e tenta persino di rappresentare Cristo in modi "barbarici" come potrebbero vederlo uomini africani o latino-americani, di cultura diversa da quella euro-occidentale. Il suo è un Dio delle debolezze che ha preso sul serio l'incarnazione e che ha uno spessore teologico maggiore di quel che è sembrato alla maggioranza dei critici e dei cattolici scandalizzati. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]''; 2000, p. 1400)
*[...] il 35º film di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] chiude il ciclo del melodramma matarazziano di cui è in un certo modo il compendio, ma chiude anche, non senza malinconia, il suo itinerario di regista. I 5 film successivi sono soltanto il segno di una sopravvivenza. (''[[L'ultima violenza]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/1957/lultima-violenza/ L'ultima violenza]'', ''mymovies.it''.</ref>)
*Un piccolo classico della SF al cinema. Il suo discorso di rispetto per gli alieni lo distingue dall'isteria di quel periodo di guerra fredda. Bravi attori, solida sceneggiatura, pochi trucchi, molta sobrietà. (''[[Ultimatum alla Terra]]''; 2000, p. 1400)
*Nonostante l'apporto di [[Alberto Moravia|Moravia]] alla sceneggiatura, la vicenda, aggiornata agli anni '50, non sta in piedi. La condizione della donna è esaminata con piagnucolosa curiosità, e non basta la bravura della [[Alida Valli|Valli]] a riscattarla. Ambientazione milanese fiacca. (''[[Ultimo incontro]]''; 2000, p. 1406)
*Global colossal etno-epico da 140 milioni di dollari con ambizioni storiche, filosofiche e artistiche che all'atto pratico vengono sacrificate sull'altare del dio mercato. Al suo attivo il potente romanticismo della vicenda ([[John Logan|J. Logan]], [[Marshall Herskovitz|M. Herskovitz]], [[Edward Zick|E. Zwick]]), le grandiose scene di battaglia – su tutte l'emozionante carica dei samurai a cavallo che sbucano come fantasmi dalla nebbia in mezzo al bosco –, la documentata ricostruzione degli ambienti ([[Lilly Kilvert]]) e dei costumi ([[Ngila Dickson]]), l'intensa interpretazione di Watanabe nei panni dell' "ultimo samurai", che sprona Cruise a dare il meglio di sé. Infestato, però, da stereotipi hollywoodiani e cadute nella soap opera, come il ridicolo incontro finale con l'imperatore e l'''happy end'' sentimentale. (''[[L'ultimo samurai]]''; 2013, p. 1670)
*Tratto da un romanzo di [[Richard Matheson]] e girato a basso costo tra i palazzi romani dell'[[EUR]], è un horror che passò ingiustamente inosservato, nonostante i suoi meriti: un ottimo [[Vincent Price|Price]], alta tensione, intelligenza dei dettagli, alcune anticipazioni – o coincidenze? – con i futuri film di [[George A. Romero]]. (''[[L'ultimo uomo della Terra]]''; 2000, p. 1408)
*Uno dei capolavori del cinema neorealista, e il suo canto del cigno. Frutto maturo del sodalizio tra [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]], sostenuto anche da ricerche, non tutte risolte, sul tempo e la durata (famosa la sequenza del risveglio della servetta), il film tocca una crudeltà lucida senza compromessi sentimentali, fuori dalla drammaturgia tradizionale. Non ha la "perfezione" di ''[[Ladri di biciclette]]'', ma va al di là. (''[[Umberto D.]]''; 2000, p. 1409)
*Come [[Mario Camerini|Camerini]] anticipò il neorealismo, facendo di Milano qualcosa di più di una tela di fondo per questa commedia comico-sentimentale profumata di giovinezza e raccontata con garbo. (''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]''; 2000, p. 1413)
*Narrato con scioltezza è un dramma razziale intelligente che vale anche per alcune (azzeccate e dure) annotazioni sociologiche e ambientali (la famiglia del medico). Disgraziatamente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] si è abbandonato un po' troppo alla declamazione e agli effetti. Bravi gli interpreti [...]. (''[[Uomo bianco, tu vivrai!]]''; 2000, p. 1417)
*Il pretendente [...] doma la bisbetica con disarmata e sorridente pazienza. Commedia agile, festosa e gentile [...]. (''[[L'uomo che sorride]]''; 2000, p. 1420)
*Considerato il migliore dei 5 film hollywoodiani di [[Jean Renoir|J. Renoir]], il 1º in cui il conflitto tra uomo e natura ha un'importanza centrale: quasi vi si sente l'odore della terra smossa dall'aratro, battuta dalla pioggia o riscaldata dal sole. Il velato ottimismo dell'epilogo è una speranza più che una certezza. (''[[L'uomo del Sud]]''; 2000, pp. 1425-1426)
*Un western intellettuale sul conflitto allevatori-coloni, con risvolti comici che alleggeriscono il tessuto drammatico. (''[[L'uomo del West]]''; 2000, p. 1426)
*Pur subordinata ai 3 personaggi maschili, la [[Bette Davis|Davis]] dà alla sua parte calore e umorismo, "rubando" il film a [[Edward G. Robinson|Robinson]] per il quale era stato prodotto dalla Warner. (''[[L'uomo di bronzo]]''; 2000, p. 1426)
*5º e ultimo film di [[Anthony Mann|Mann]] con [[James Stewart|Stewart]], scritto da Philip Yordan e Frank Burt che gli hanno dato una struttura da tragedia classica sulla fine di una potente e corrotta famiglia. Una dose di violenza maggiore del solito, dialoghi piccanti, un ottimo uso dei paesaggi del New Mexico. Il sapiente gioco dei conflitti psicologici in un mondo primitivo ha un'insolita attendibilità storica. (''[[L'uomo di Laramie]]''; 2010, p. 1599)
*[...] è uno dei migliori thriller prodotti da [[Val Lewton]] per la RKO. La povertà dell'intrigo è riscattata dall'uso sapiente della suspense e degli effetti: l'orrore è solamente suggerito. (''[[L'uomo leopardo]]''; 2000, p. 1429)
[[File:L'uomo di paglia (film).JPG|miniatura|La scena finale de ''[[L'uomo di paglia]]'']]
*Gli ingredienti narrativi sono più o meno gli stessi di ''[[Il ferroviere]]'' (1955), e la maestria tecnico-stilistica è tale che non si nota quasi più. Per tre quarti il film tiene, avvince e convince (e la Bettoja fu giustamente una rivelazione), ma ancora una volta il finale rovina l'equilibrio a colpi di retorica e di buon senso piccolo borghese. L'apporto alla sceneggiatura di Benvenuti e De Bernardi, collaboratori di A. Giannetti, si sente nei particolari. (''[[L'uomo di paglia]]''; 2000, p. 1427)
*Il vecchio [[King Vidor|Vidor]] ritrovò la sua vena in questo western conciso, con una plausibile ambientazione storica, una sobria e colorita caratterizzazione dei personaggi. Una delle interpretazioni più gustose del giovane [[Kirk Douglas|Douglas]]. (''[[L'uomo senza paura]]''; 2000, p. 1432)
*[...] [[John Ford|Ford]] ha fatto il suo 1º film in cui la storia d'amore è centrale con una struttura a flashback e voce narrante. Smargiassa e nostalgica, è una commedia armoniosa ricca di passaggi umoristici e di vigore nelle cadenze di un canto d'amore per la nativa Irlanda. Affiatata compagnia d'attori in cui la disinvoltura è pari al brio. (''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]''; 2000, p. 1432)
*Curioso esempio di fantascienza religiosa da un romanzo di successo di [[Morris West]] che, comunque, previde con un anticipo di più di 10 anni l'elezione (1976) del polacco [[Papa Giovanni Paolo II|Karol Wojtyla]]. Un insuccesso a tutti i livelli. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]''; 2000, p. 1433)
*Interamente girato in Thailandia, è coraggioso, anticonformista e crudele per certi aspetti, soprattutto nella 1ª parte. (''[[Urla del silenzio]]''; 2010, p. 1609)
====V====
*Costato 50 milioni di dollari a [[Joel Silver]] (''[[Matrix]]'') che l'ha prodotto per la Warner, questo colosso di fantapolitica ha i suoi veri autori nei [[Lana e Andy Wachowski|fratelli Wachovski]] (''Matrix'') che l'hanno coprodotto e sceneggiato dal romanzo a fumetti di [[Alan Moore]] e [[David Lloyd]], delegandone la regia all'ex aiuto regista [[James McTeigue|McTeigue]]. [...] È una silloge di [[Robin Hood]], [[Zorro]], [[Gaston Leroux#Il fantasma dell'Opera|Fantasma dell'Opera]], che protegge, ama, rigenera la giovane Evey, trasformandola in complice ed erede sino alla vittoria finale. La componente ideologica non è da prendere troppo sul serio, ma nemmeno da trascurare: le fonti indirette sono britanniche in letteratura (''[[Il mondo nuovo]]'' di [[Aldous Huxley|Huxley]], ''[[1984]]'' di [[George Orwell|Orwell]]) e in musica ([[Sex Pistols]]). Struttura narrativa compatta, ineccepibili i contributi tecnici (fotografia, scene, costumi, colonna sonora, effetti speciali). La maschera del protagonista rimanda alle sembianze di [[Guy Fawkes]] (1570-1606) che doveva essere l'esecutore del cosiddetto ''Gunpowder Plot'' ([[Congiura delle polveri]]) del 5-11-1605, organizzato da un gruppo di altolocati cattolici per distruggere la sede del parlamento e il [[re Giacomo I Stuart]] e fomentare un'insurrezione popolare. Memorabile sequenza finale di Londra invasa da migliaia di insorti con la maschera di V prima dell'ultima esplosione. (''[[V per Vendetta]]''; 2010, p. 1679)
*7º e ultimo film di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]] con [[Randolph Scott|R. Scott]] protagonista e coproduttore con la sua società Ranown. Scritto da [[Burt Kennedy]], non vale ''[[I sette assassini]]'' (1956) e nemmeno ''[[L'albero della vendetta]]'' (1959), ma è contrassegnato dal medesimo sereno e disteso classicismo, dal rifiuto del folclore, delle tematiche sociali e i loro concreti comportamenti più che l'intrigo o la cornice. (''[[La valle dei mohicani]]''; 2000, p. 1442)
*Un western M-G-M che punta sui conflitti psicologici più che sull'azione. (''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]''; 2000, p. 1442)
*[...] è una parafrasi (o un'interpretazione?) in chiave psicanalitica della storia di Caino e Abele dove il primo non è malvagio, ma disperato e cerca di trovare nell'amore la salvezza. [...] È anche il 1º film di [[James Dean|J. Dean]] protagonista e rimane tuttora soprattutto come il suo ritratto. (''[[La valle dell'Eden]]''; 2000, p. 1442)
*Scritto da [[Nigel Kneale]] con il regista, è il 2º film della serie Hammer che, nella sua miscela di fantascienza e horror, riflette in modi bizzarri l'isteria allarmistica da guerra fredda (come in USA ''[[L'invasione degli ultracorpi]]'', 1956). (''[[I vampiri dello spazio]]''; 2010, pp. 1618-1619)
*La vita del Cristo secondo uno dei tre evangelisti sinottici da cui, però, sono stati espunti tutti i passi escatologici e la maggior parte dei miracoli. È un film laico, rivolto a mettere in luce l'umanità più che la divinità di un Gesù severo, pugnace, medievale, carico di tristezza e di solitudine. Quando il regista riesce a far coincidere il testo di Matteo con l'autobiografia, la passione con l'ideologia, è il film di un poeta. In senso teologico, è un vangelo senza speranza. Con il suo sincretismo formale, i riferimenti pittorici, la scabra luminosità, il richiamo a un Terzo Mondo che non è più solo preistoria, raggiunge una forte tonalità epica e religiosa. (''[[Il Vangelo secondo Matteo]]''; 2000, p. 1445)
*Seguito di ''La maschera di Frankenstein'' (1957) cui è superiore: il personaggio del barone, vero protagonista della serie della britannica Hammer (mentre quella hollywoodiana dell'Universal privilegiava la Creatura, cioè Boris Karloff), è di una complessità insolita, grazie alla sceneggiatura articolata di Jimmy Sangster, e T. Fisher non gli nega la comprensione, se non la simpatia. (''[[La vendetta di Frankenstein]]''; 2000, p. 1450)
*Il 1º dei 3 western di [[Fritz Lang|Lang]], e non il migliore. Più che sul tema della giustizia, svolto in modo troppo didattico, trova i suoi motivi di interesse in quelli della vendetta e della colpa. [[Gene Tierney|G. Tierney]] esordiente è già fascinosa. (''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]''; 2000, p. 1451)
*[...] è il 4º e il più discontinuo dei 6 film [[Josef von Sternberg|von Sternberg]]/[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. Ingiusto salvare soltanto il famoso ''Hot Voodoo'', memorabile numero musicale con Marlene che esce dalla pelle di un gorilla. C'è [[Herbert Marshall|Marshall]] in gran forma anche nella lunga sequenza in un paesino del Sud con i polli in libertà. E il personaggio di Helen, una delle madri più sexy della storia del cinema, non manca di forza come donna che si sacrifica per la felicità degli altri, anche a costo di prostituirsi, e affronta con fierezza le conseguenze delle sue colpe. Oltre all'esecuzione di ''I Couldn't Be Annoyed'' in un frac bianco da uomo, Dietrich canta in francese e una ninna nanna in tedesco. Splendido bianconero di [[Bert Glennon]]. (''[[Venere bionda]]''; 2010, p. 1628)
*[...] la realizzazione è accurata, competente e corretta. (''[[Le 22 spie dell'Unione|22 spie dell'Unione]]''; 2000, p. 1455)
*L'amore e il sesso hanno un peso insolito in questo solido western che rimanda addirittura a ''[[William Shakespeare#Otello|Otello]]'' con [[Rod Steiger|R. Steiger]] nella parte di Jago. [[Delmer Daves|Daves]] ha sempre dedicato molta cura ai personaggi femminili. (''[[Vento di terre lontane]]''; 2000, p. 1457)
*Film di culto per gli amanti del cinema nero: eleganza, decadenza, perversione, crudeltà, umorismo e una forte vena di necrofilia ne fanno un cocktail unico. Il motivo di David Raksin ("Laura") incanta ancora oggi. Uno di quei film felici dove tutto concorre al risultato finale: regia, sceneggiatura, fotografia (J. LaShelle, premio Oscar), scenografia, musica. (''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]''; 2000, p. 1463)
*Western colossale dal ritmo sostenuto e ricco di colpi di scena, è un'astuta e magniloquente macchina propagandistica in gloria del capitalismo americano. Non a caso alla realizzazione contribuì ampiamente la società ferroviaria Union Pacific. (''[[La via dei giganti]]''; 2000, p. 1464)
*Un bel romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie Jr.]], 3 star, un ottimo direttore della fotografia come W.H. Clothier per fare un western piatto come un marciapiede. (''[[La via del West]]''; 2000, p. 1465)
*Abile cocktail di tensione drammatica e commedia sentimentale, recitato con garbo da [[James Stewart|Stewart]] e la [[Marlene Dietrich|Dietrich]] tra una compagnia di attori inglesi. Purtroppo i personaggi sono convenzionali. Qualche momento divertente. (''[[Il viaggio indimenticabile]]''; 2000, p. 1468)
*Il surrealismo del vecchio maestro spagnolo è al massimo della sua forma in questa deliziosa, sarcastica scorribanda attraverso le eresie, da lui prese come segni di una dialettica tra fede e ideologia, potere e libertà. (''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''; 2000, p. 1469)
*Pochi mezzi, molta intelligenza in questo thriller fantascientifico [...]. Svolgimento avvincente senza effettacci. (''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]''; 2000, p. 1473)
*Film laico sulla stregoneria, poco romantico e ancor meno mistico, fondato sulla visione: le immagini vi contano più delle parole. Alle seconde è affidata la dimensione razionale e discorsiva (diurna), alle prime quella emotiva e fantastica (notturna), ma quanto è feconda la contraddizione dialettica tra le due componenti? Domina la presenza simbolica dell'acqua, anche come parte femminile della libido. (''[[La visione del sabba]]''; 2000, p. 1478)
*Commediola melensa, anacronistica e recitata a braccio. (''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]''; 2000, p. 1479)
*[...] è una commedia di carta velina sotto il segno di un ottimismo ingenuo, appena sfiorato da una vena umoristica. Nel '43 quanti italiani andarono a vederlo per constatare com'era bella la vita, almeno al cinema? ([[La vita è bella (film 1943)|''La vita è bella'', 1943]]; 2000, p. 1481)
*6º film di [[Roberto Benigni|Benigni]] regista, è il più ambizioso, difficile e rischioso e il migliore: 2 film in 1, o meglio un film in 2 parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori – essenziali i contributi della fotografia – ma complementari: la 1ª spiega e giustifica la 2ª. Una bella storia d'amore, scritta con [[Vincenzo Cerami]]: prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma l'una è la continuazione dell'altra. Il frenetico dinamismo di R. Benigni è felicemente sfogato, la sua torrentizia oralità ora debordante ora dimezzata. Un'elegante leggerezza distingue [[Giustino Durano|G. Durano]] nel più riuscito dei personaggi di contorno. ([[La vita è bella (film 1997)|''La vita è bella'', 1997]]; 2000, p. 1481)
*È il film di Natale per eccellenza, uno dei capolavori del cinema sentimentale di tutti i tempi. [...] [[James Stewart|Stewart]] dà il meglio in un personaggio che passa dall'ottimismo al pessimismo più nero come la commedia passa dal comico all'incubo, dal documentario alla favola. (''[[La vita è meravigliosa]]''; 2000, pp. 1481-1482)
*Melodramma popolare che anticipa la serie [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]] degli anni '50 con una risentita descrizione dell'Italia in rovine (borsaneristi e cafoni arricchiti in opposizione agli stenti e alle sofferenze dei più). Una [[Alida Valli|A. Valli]] intensa e un ottimo [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]]. (''[[La vita ricomincia]]''; 2000, p. 1484)
*La selvaggia potenza del romanzo della [[Emily Brontë|Brontë]] è un po' troppo addomesticata. Gli sceneggiatori ne hanno impoverito l'intensità e attutito il romanticismo gotico, ma il film rimane egualmente memorabile. Robusta interpretazione di [[Laurence Olivier|Olivier]]. (''[[La voce nella tempesta]]''; 2000, p. 1491)
*Melodramma fiammeggiante in puro stile anni '50: società corrotta e la donna, sua vittima, trasformata in eroina con l'aureola. (''[[Vortice (film 1953)|Vortice]]''; 2000, p. 1496)
====W====
*Per più di un'ora è divertente, credibile, vispo come una commedia dei tempi d'oro. Avvince e convince meno quando assume il ritmo di un thriller d'inseguimento. La morale è di un sano pacifismo. (''[[Wargames - Giochi di guerra]]''; 2000, p. 1498)
*Farsa macabra mal combinata e mal recitata, con la presunzione di far della critica sociale. Inspiegabile successo di pubblico, tale da generare un [[Weekend con il morto 2|seguito]]. (''[[Weekend con il morto]]''; 2010, p. 1684)
*Immedicabile volgarità di fondo a ritmo demenziale e recitazione agitata. Sceneggiatore dell'altro, R. Klane ha fatto la regia. Il cambio di mano è inavvertibile. (''[[Weekend con il morto 2]]''; 2000, p. 1499)
*Ritratto di donna in forma di monologo quasi didattico e una traccia d'azione. Per [[Teresa Russell|T. Russell]] è lo spunto per un'esibizione di alto istrionismo gestuale, fonico, recitativo. [[Ken Russell|K. Russell]], autore geniale e visionario sempre in bilico sul kitsch, ha filmato con tono di premeditata e accanita sgradevolezza, cercando di rispecchiare con onestà la materia. (''[[Whore (puttana)]]''; 2000, p. 1501)
====Y====
*Il film parte piano e lascia lo spettatore nella stessa condizione di spaesamento e incredulità vissuta dai 2 protagonisti, derubati della propria identità. La vita semplice di Mitsuha, costruita sul tramandarsi generazionale di costumi e tradizioni andate perdute, si contrappone a quella frenetica di Taki, cameriere e studente in una Tokyo spersonalizzante e superficiale. Un incontro-scontro di 2 anime ben distinte, al di là dello spazio e del tempo, che ricorda alla lontana il coreano ''[[Si-wor-ae|Il mare]]'' (2000) e il suo remake americano ''[[La casa sul lago del tempo]]'' (2006). La cometa, vista e attesa con stati d'animo diversi dai due ragazzi, diventa il simbolo dell'inevitabilità del destino e il tramite che rende indivisibile il loro legame. (''[[Your Name.]]''; 2017, p. 1719)
====Z====
[[File:Zazà (1944) Isa Miranda.png|miniatura|[[Isa Miranda]] in ''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'']]
*Al suo 2º film il giovane [[Renato Castellani|Castellani]] avrebbe voluto [[Luisa Ferida]]: vedeva una Zazà volgare, sensuale, plebea. Costretto dal produttore Renato Gualino della Lux ad accettare [[Isa Miranda|I. Miranda]], riscrisse la sceneggiatura con [[Alberto Moravia]] (che per motivi di antisemitismo ufficiale non compare nei titoli). L'attrice è comunque ottima in un film elegante, decorativamente raffinato, giocato sulle simmetrie, ma anche meno calligrafico e più caldo della sua fama. (''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]''; 2010, p. 1701)
===Serie televisive===
*Ideatore della serie è [[J.J. Abrams]], padre del ben più noto ''[[Lost]]'', che anche in questo caso riesce, puntata dopo puntata, a tenere lo spettatore incollato allo schermo, grazie a trame e sottotrame ricche di idee e situazioni. Spiccano nel cast l'ancora semisconosciuta [[Jennifer Garner]] e un ottimo [[Victor Garber]]. (''[[Alias (serie televisiva)|Alias]]'', 2013, p. 1807)
*La serie nasce da una costola di ''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'', giunta con successo a cavallo del 2000 alla terza stagione. Benché parte del cast e la produzione siano le stesse, è un prodotto televisivo più cupo e dark, cui mancano quei guizzi geniali che caratterizzavano la serie madre, non riuscendo quindi a imporsi come cult dei primi 2000 al pari di quanto è avvenuto per la famosa cacciatrice di vampiri. (''[[Angel (serie televisiva)|Angel]]'', 2013, p. 1808)
*Irriverente e scorretto, in pieno stile AMC, una delle reti televisive USA più all'avanguardia di oggi. (''[[Breaking Bad]]'', 2016, p. 1712)
*Nato dalla mente televisiva di [[Josh Schwartz]], già ideatore di prodotti di culto tra i giovani come ''[[The O.C.]]'' e ''Gossip Girl'', è un perfetto cocktail di azione e comicità, definizione di personaggi completi e tanta spontaneità per uno dei telefilm più particolari degli ultimi anni. Difficile da catalogare. (''[[Chuck]]''; 2013, p. 1811)
*La serie parte da un flashback nell'anno in cui è avvenuto il crimine e si muove poi avanti e indietro nel tempo in maniera quasi totalmente libera. Ottima fotografia dalle luci particolari ma incredibilmente efficaci per le scene del passato, bella colonna musicale con alcune delle canzoni più celebri del periodo. È la prima serie esterna al format ''[[CSI]]'' a comparire in un crossover con ''[[CSI: NY]]''. (''[[Cold Case - Delitti irrisolti]]''; 2013, p. 1812)
*La serie è infestata da dialoghi assurdi e situazioni improbabili e mette a dura prova i nervi di uno spettatore normale, eppure resta una pietra miliare dell'evoluzione del teen drama ed è stata ispiratrice di buona parte delle serie per i più giovani. (''[[Dawson's Creek]]''; 2013, p. 1813)
*Conclusasi all'8ª stagione, ha conquistato l'America e il mondo con una certa dose di suspense e una comicità un pó cinica. Si vocifera che la fama improvvisa che ha investito le attrici abbia creato una spirale di gelosie e rivalità tra di loro che rendevano il set pressocché invivibile. (''[[Desperate Housewives]]''; 2013, p. 1813)
*Liberamente ispirato a Sherlock Holmes, ''Dr. House'' si presenta come il più originale dei telefilm medici, e le vicende ospedaliere riescono a equilibrarsi con le storie personali. (''[[Dr. House - Medical Division]]''; 2013, p. 1815)
*Un cast di grandi nomi ([[Michael Crichton]] il creatore, [[George Clooney]] e [[Julianna Margulies]], tra i protagonisti delle prime stagioni) e una regia di ottimo livello hanno saputo soddisfare le aspettative dei fan per tutto il tempo della sua durata, senza cali. (''[[E.R. - Medici in prima linea]]'', 2013, p. 1815)
*Accolta inizialmente con grandi critiche, la serie è tra le più longeve e seguite di sempre, imponendosi come un'ottima risposta europea all'egemonia dei serial USA. In patria ha battuto ogni record di longevità (per una serie TV). Unico paese dove la serie non ha spopolato rimangono (stranamente) gli Stati Uniti. (''[[L'ispettore Derrick]]''; 2013, p. 1819)
*Ideata e scritta principalmente dall'attore e scrittore [[Julian Fellowes]], andata in onda per la prima volta nel 2010, la serie è riuscita facilmente nella scalata al successo. È sicuramente il prodotto anglo-americano di maggior successo, ha ottenuto nel 2012 il primato di serie con il numero più alto di nomination agli Emmy Awards nella storia del premio. È attualmente uno degli show più diffusi in tutto il mondo. Per la tenuta di Downtown Abbey, vera e propria protagonista, è stato utilizzato l'Highclere Castle, nello Hampshire. [[Maggie Smith]], nei panni della capostipite e tradizionalista Violet, è indimenticabile. (''[[Downton Abbey]]''; 2016, p. 1723)
*La CBS propone un genere di difficile gestione e temi che tendono al tragico, ma le sceneggiature coinvolgenti e ben bilanciate rendono la serie piacevole e scorrevole, mantenendola a ottimi livelli fino alla sua conclusione nel 2010. (''[[Ghost Whisperer - Presenze]]''; 2013, p. 1816)
*La serie è diventata un vero e proprio cult per i giovani della cosiddetta ''iPod generation'' e, tra segreti, misteri, tormentate storie d'amore e personaggi rigorosamente di bell'aspetto, ha saputo farsi strada nel difficile mondo degli ascolti per ben 6 stagioni ospitando svariate guest star del mondo della TV e della musica. (''[[Gossip Girl]]''; 2013, p. 1817)
*Tra gli esordi più felici della storia della TV: i suoi primi episodi la rendono una delle migliori serie fantascientifiche degli ultimi anni. Poi ha perso lo smalto e il decadimento, in termini di ascolti, ne ha determinato la cancellazione improvvisa, senza che gli autori avessero il tempo di scrivere un finale conclusivo e soddisfacente. A nulla sono valse le petizioni dei fans e i tentativi di attori e produttori di portare i personaggi sul grande schermo per un'ultima, definitiva e conclusiva avventura. (''[[Heroes]]''; 2013, p. 1818)
*Alla base del progetto e ideatore della serie, [[Carlo Lucarelli]], scrittore italiano di successo specializzato in romanzi gialli e noir. A detta dello stesso Lucarelli, a ispirare la serie sono stati i film dedicati all'ispettore Callaghan. (''[[L'ispettore Coliandro]]''; 2013, p. 1818)
*La serie nasce come uno dei 4 ''spin-off'' della serie ''Arcibaldo'' ed è riuscita col tempo a sovrastare il successo dello show d'origine mantenendosi al top della fama per 11 stagioni e segnando la storia della TV a cavallo tra gli anni '70 e '80. Le tematiche politiche sono trattate sempre senza aggressività o pesantezza, anche in episodi il cui tema centrale coinvolge questioni delicate di gravità non indifferente, quali il razzismo, il suicidio o l'analfabetismo. (''[[I Jefferson]]''; 2013, p. 1819)
*Tra i più famosi polizieschi degli ultimi anni, seguito da svariati ''spin-off'' ([[Law & Order: LA|l'ultimo]] di questi ambientato a Los Angeles), la serie è in grado di fornire una visione a 360º del sistema giuridico-investigativo USA, senza lasciare nulla di non detto o inconcluso. (''[[Law & Order - I due volti della giustizia]]''; 2013, p. 1819)
*Un ottimo soggetto e un grande [[Tim Roth]] purtroppo non hanno salvato questa serie che, dopo 2 anni di successi, è stata cancellata alla sua 3a (un po' più scarsa) stagione. (''[[Lie to Me]]''; 2013, p. 1819)
*Forte di una trama avvincente, di una struttura sofisticata in bilico continuo tra presente e passato, di un cast vario e intrigante, può forse essere considerato il più celebre telefilm dei primi anni 2000. Il finale della serie è stato seguito (ufficialmente) da circa 25 milioni di persone nel mondo. (''[[Lost]]''; 2013, p.1819)
*La risposta femminile a ''[[Queer as Folk]]'' introduce a un mondo abbastanza sconosciuto, guidando lo spettatore nella vita dei personaggi, con alternanza di comicità e tragedia. Comunque in profondità. (''[[The L Word]]''; 2013, p. 1820)
*Nonostante le svariate incongruenze riscontrabili nel corso delle varie stagioni e l'assurdità degli episodi vissuti da MacGyver, le sue imprese, come avvenne anche con [[Chuck Norris]], sono diventate oggetto di innumerevoli battute e freddure, e questa è una delle serie che ha avuto più presa sulla gioventù degli anni '80 in tutto il mondo. (''[[MacGyver]]''; 2013, p. 1820)
*Straordinaria ricostruzione di un paese contraddittorio, dalle scene e dai costumi di una perfezione unica, ai dettagli comportamentali, alle abitudini e ai pensieri di personaggi meravigliosamente delineati di questi Stati Uniti ormai perduti. Vincitore di svariati Emmy Award e Golden Globe. (''[[Mad Men]]''; 2016, p. 1740)
*I baffi e i magnifici occhiali a goccia di [[Tom Selleck]], cult degli anni '80, sono poi divenuti simbolo dell'intera decade. (''[[Magnum, P.I.]]''; 2013, p. 1820)
*Una serie di successo che ha saputo conquistare migliaia di fans nel mondo grazie ai suoi personaggi un po' bizzarri ma indimenticabili e alla genuinità ironica e brillante nel raccontare i rapporti umani più importanti della vita, che spesso sono i più complicati. (''[[Una mamma per amica]]''; 2013, p. 1820)
*Un raro esempio di show poliziesco dai risvolti sovrannaturali che, portando sullo schermo un personaggio realmente esistito, ha saputo conquistare una folta parte di audience americana che, normalmente, non si avvicina al poliziesco. Ottimo equilibrio tra le premonizioni, le indagini e la vita famigliare. (''[[Medium (serie televisiva)|Medium]]''; 2013, p. 1821)
*Prodotta dai fratelli [[Ridley Scott|Ridley]] e [[Tony Scott]], sempre molto attivi sul versante della produzione televisiva, la serie ha fatto incetta di premi nel tempo, tra cui il Premio Carl Sagan, conferito per "la comprensione pubblica della scienza". Nell'arco di 6 stagioni molti ruoli secondari sono stati affidati a star di successo del mondo televisivo. (''[[Numb3rs]]''; 2013, p. 1823)
*Un teen drama incredibilmente longevo che ha saputo trovare la chiave per rinnovarsi costantemente anno dopo anno. In particolare si è rivelata una scelta giusta il salto temporale di 4 anni nel futuro operato nella 5ª stagione, che ha permesso agli autori di mantenere lo stesso cast e gli stessi personaggi cresciuti senza arrampicarsi sui vetri con spiegazioni. (''[[One Tree Hill]]''; 2013, p. 1823)
*Un magistrale prodotto TV per un genere che raramente ha trovato realizzazioni di questo livello sul piccolo schermo. Tensione continua. Per onorarla in maniera originale, i produttori decisero di finirla col botto e, anziché sviluppare una conclusione canonica, girarono uno speciale di 2 ore intitolato ''Prison Break: The Final Break''. (''[[Prison Break]]''; 2013, p. 1824)
*{{NDR|Addison Montgomery}} Uno dei personaggi più riusciti nati dalla penna di [[Shonda Rhimes]], secondo molti la donna più potente della TV americana, abbandona la serie d'origine ''[[Grey's Anatomy]]'' guadagnandosi uno show tutto suo, dove può mostrare per 6 stagioni le mille sfaccettature di una donna che potrebbe avere tutto, ma alla fine sembra sempre uscire perdente dalla vita. (''[[Private Practice]]''; 2013, p. 1825)
*Dopo il successo ottenuto al cinema e sulla carta stampata, ecco la serializzazione del più celebre dei supereroi, Superman, mostratoci qua nella sua vita da adolescente spaventato dai propri poteri, prima di diventare il paladino della giustizia ed eroe dell'umanità che tutti conosciamo. (''[[Smallville]]''; 2013, p. 1828)
*Un ottimo prodotto che è stato, giustamente, indicato come l'opera di cultura pop più importante degli ultimi 25 anni. Una curiosità: gli attori che impersonano i mafiosi hanno tutti origine italiana. Singolare e ancora inspiegata la freddezza dell'accoglienza in Italia, unico paese dove gli ascolti della serie non hanno raggiunto i record mirabolanti come nel resto del mondo. (''[[I Soprano]]''; 2013, p. 1828)
*Tra le prime e più celebri serie TV italiane che, ispirandosi alle tendenze d'oltreoceano, mostrano un mondo di giovani pensato per i giovani. Nonostante l'alto audience, la maggior parte dei protagonisti non ha avuto fortuna negli anni successivi. (''[[I ragazzi della 3ª C]]''; 2013, p. 1825)
*Esilaranti le visioni mentali del simpatico J.D. dal cuore d'oro. L'ultima stagione, nella quale alcuni membri del cast hanno raggiunto il ruolo di mentori di nuove leve dell'ospedale, rappresenta una delle peggiori scelte di mercato televisive che, pur di sfruttare la fama della serie fino all'ultimo, ha gettato al vento 8 anni di grande qualità per un prodotto finale scadente e banale. (''[[Scrubs - Medici ai primi ferri]]''; 2013, p. 1826)
*Comicità originale dall'impostazione innovativa (i personaggi sono 30enni single legati da vincoli di amicizia e cinicamente indifferenti alla morale comune), che provoca spesso e volentieri disastri nelle vite altrui senza scomporsi mai troppo. Vincitrice di 10 Emmy Award e 3 Golden Globe. (''[[Seinfeld]]''; 2013, p. 1827)
*La serie, i cui episodi sono spesso incentrati su problemi della vita di tutti i giorni e sulle difficoltà che si affrontano crescendo, era molto impostata sull'etica cristiana protestante e oscurata dal bigottismo della società americana. Al punto di aver fatto gradualmente sparire dalla scena una delle sue protagoniste, la sorella maggiore Mary, perché l'interprete [[Jessica Biel]] aveva posato in costume sulla copertina di alcune riviste. Ironia della sorte, la Biel è l'unico membro del cast ad aver avuto fortuna nella sua carriera, divenendo una star di livello internazionale. (''[[Settimo cielo]]''; 2013, p. 1827)
*Il successo della serie, seppur poco longeva, ha assicurato ai due protagonisti fama pressoché eterna, rinfrescata da un [[Starsky & Hutch (film)|adattamento cinematografico]] del 2004. Anche grazie alla serie la Ford Gran Torino è diventata una delle automobili più amate e più richieste dai collezionisti. (''[[Starsky & Hutch]]''; 2013, p. 1828)
*Con un merchandising paragonabile forse solo a quello di ''[[Guerre stellari]]'', è sicuramente una delle serie di fantascienza più amate di tutti i tempi: prova ne sono gli 11 film per il cinema, la serie animata e gli svariati ''spin-off'' prodotti nel corso degli anni. (''[[Star Trek (serie classica)]]''; 2013, p. 1828)
*Serie di punta della Warner Bros che per 8 anni ha stuzzicato l'immaginazione di ragazzine e bambine nei primi anni 2000. (''[[Streghe]]''; 2013, p. 1829)
*Nemmeno il terribile e oltraggioso adattamento italiano della serie (nell'originale Francesca Cacace è Fran Fine, giovane ebrea dalla famiglia ingombrante) è stato in grado di rovinare la comicità spontanea e innocente di questa serie, caposaldo tra le sitcom dei dorati anni '90. (''[[La tata]]''; 2013, p. 1829)
*La serie, ottima nella riproduzione del passato al pari di quanto lo era stata ''[[Happy days]]'', ha anche lanciato un'intera nuova generazione di attori che è riuscita facilmente a farsi strada al termine delle riprese. (''[[That '70s Show]]''; 2013, p. 1829)
*Remake statunitense di ''Yo soy Betty, la fea'', telenovela colombiana di successo. Lo show, che ricorda molto nei primi episodi il film ''[[Il diavolo veste Prada]]'', è leggero e piacevole nel suo guardare con ironia al contraddittorio e un pó perverso mondo della moda, fatto di apparenza e nessuna sostanza. (''[[Ugly Betty]]''; 2013, p. 1830)
*Buon prodotto televisivo la cui forza risiede nei 2 protagonisti e nel disegno del rapporto che li unisce, contraddittorio ma incredibilmente genuino e affettuoso. A interpretare il giovane truffatore Neal è uno dei volti considerati più affascinanti dello star system, quello del fino ad allora sconosciuto [[Matt Bomer]]. (''[[White Collar]]''; 2016, p. 1771)
*Un cult, capostipite nel suo genere e grande maestro di mistero e tensione. (''[[X-Files]]''; 2013, p. 1832)
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini: dizionario dei film 2001'', con la collaborazione di Sandro Mogni e Saverio Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2000. ISBN 88-08-03105-5
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2011: dizionario dei film'', con la collaborazione di Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2010. ISBN 978-88-08-22722-5
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2014: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2013. ISBN 978-88-08-34476-2
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2017: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2016. ISBN 978-88-08-75703-6
*Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2018: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2017. ISBN 978-88-08-29119-6
==Voci correlate==
*[[Morando Morandini]]
*[[Il Mereghetti]]
*[[il Farinotti]]
==Altri progetti==
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==Episodio 1, ''Il chip delle emozioni''==
*Oggi ''Futurama'' vi è offerto da... cotica umana Glagnard's! Occhio marmocchio senti che scrocchio! ('''Spot [[pubblicità dalle serie televisive|pubblicitario]]''')
*Prodotto derivato della carne. ('''Sottotitolo durante la sigla''', edizione DVD)
:''Made from meat by-products.''
*Maledetto [[apriscatole]]! Hai ucciso mio padre e ora sei tornato per me, vero?! ('''Bender''')
*'''Leela''' {{NDR|baciando Mordicchio}}: Povero cucciolo, ha un canino scheggiato!<br>'''Bender''': Anche il mio fondoschiena è scheggiato, però non me lo bacia nessuno! <br/> '''Zoidberg''': E va bene, adesso vengo io...
*{{NDR|Mordicchio è dal veterinario}}<br>'''Veterinario''': È un semplice canino spezzato, niente di grave.<br/>'''Bender''': Lei cosa ci consiglia, Dottore? È il caso di sopprimerlo, vero?<br/>'''Veterinario''': No. E perché? Non c'è alcun motivo!<br/>'''Bender''': Ah! Che cosa terribile! Posso avere questo onore? {{NDR|brandisce un collo di bottiglia rotto}}
*{{NDR|Riferendosi al canino di Mordicchio}}<br/>'''Fry''': Ehi, che sono questi cerchi sul suo canino?<br/>'''Veterinario''': [...] se funziona come per gli alberi, potrebbero indicare la sua età.<br/>'''Fry''': Allora buona fortuna! Ci vorrebbe un genio per contare tutti questi cerchi!<br/>'''Veterinario''': Ha cinque anni.
*''Un giorno per te | più bello non c'è. | [[Auguri di compleanno dalle serie televisive|Auguri]] Mordicchio, | auguri a te!'' ('''Tutti''') {{NDR|cantando in coro}}
*'''Leela''': Bender, non dovresti cucinare qualcosa pe ril compleanno?<br>'''Bender''': Bene, cosa gradisce Sua Eccellenza?<br>'''Leela''': Una torta crema e cioccolato. E se stavolta deve saltare fuori una persona, ricordati di farcela entrare dopo aver cotto la [[torta]].
*'''Amy''': Bender, come hai potuto scaricare Mordicchio nel water?!<br/>'''Bender''': Be', anzi tutto ho dovuto alzare la tavoletta! E questa è la prima scocciatura, vero maschietti?<br/>'''Leela''': Non ti dispiace nemmeno un po'? Come ti sentiresti se io scaricassi nel water Fry?<br/>'''Bender''': C'è solo un modo per scoprirlo!<br/>'''Leela''': Non hai nessun tipo di rispetto per i sentimenti degli altri?<br/>'''Bender''': No, non è vero. In questo momento sono dispiaciuto per te, cara.<br/>'''Leela''': Davvero?<br/>'''Bender''': Certo, mi dispiace perché con un occhio così rosso e gonfio come un'anguria non vinceresti nessun concorso di bellezza!<br>{{NDR|Leela scoppia di nuovo a piangere}}
*Diamo l'estremo saluto al nostro adorato animaletto Mordicchio che è andato in un posto dove un giorno o l'altro spero di andare anch'io: al gabinetto. ('''Prof. Farnsworth''') {{NDR|[[elegie funebri dalle serie televisive|elegia funebre]] in onore di Mordicchio, scaricato nel water da Bender}}
*{{NDR|Episodio di ''Tutti i miei circuiti''}}<br>'''Calculon''': Voglio sapere la verità, senza mezzi termini.<br>'''Robot medico''': E va bene. L'aereo pilotato dalal tua ragazza è caduto sulla tua casa non assicurata uccidendo tutta la tua famiglia. E hai un cancro all'ultimo stadio.
*'''Prof. Farnsworth''': Veramente, grazie ai miracoli della scienza, possiamo combinare qualcosa.<br>'''Fry''': Oh-oh. Sta pensando a un esperimento che oltrepassa quella linea che non dovrebbe essere oltrepassata?<br>{{NDR|Il professore fa un cenno con malizia}}
*'''Prof. Farnsworth''': [...] sei troppo pieno di te!<br/>'''Bender''': E allora? Potevate darmi qualche lassativo, no?
*{{NDR|Amy tenta di consolare Leela dopo la scomparsa di Mordicchio}}<br>'''Amy''': Ehi, lo sai che ti aiuterebbe? Un altro cucciolo! Prova!<br/>'''Leela''': Mi piacerebbe... {{NDR|piangendo}} Mordicchio adorava mangiare i cuccioli!
*{{NDR|Bender, attraverso il chip delle emozioni, è influenzato dalle emozioni provate da Leela}}'''Bender'''Credi di essere una bonazza?<br/>'''Fry''': Cosa?<br/>'''Bender''': L'unico motivo per cui acchiappi è perché ti vesti in modo provocante!<br/>'''Fry''': Non è vero, acchiappo con la mia personalità!
*Leela, noi andiamo a prenderci un caffè sul sedile posteriore della sua macchina, non ti dispiace restare qui da sola? ('''Amy''') {{NDR|riferendosi a un uomo che ha rimorchiato al bar}}
*'''Bender''': Mi sento solo... Vado ad ingozzarmi di gelato alla crema...<br/>'''Fry''': Il cucchiaio è nel talco per i piedi!
*'''Leela''': I mutanti non esistono. È un'altra ridicola leggenda metropolitana.<br>'''Prof. Farnsworth''': Ah, non esserne sicura. Molti scienziati ritengono che alcuni umani possano aver subito delle mutazioni a causa dell'esposizione a scorie tossiche, a materiale radioattivo e soprattutto ad antichi escrementi americani.<br>'''Fry''': Dio benedica l'America!
*'''Dwayne''': Siamo innocui e possiamo darvi una mano.<br>'''Raoul Inglis''' {{NDR|che ha un braccio in più al posto dell'orecchio destro}}: Io gliene do tre!<br/>'''Dwayne''': E basta con questa battuta!<br/>'''Vyolet''': Non ci sente bene: ha cinque dita nell'udito.
*'''Fry''': Strano, non dovreste mangiarci i cervelli? Siete mutanti!<br/>'''Dwayne''': Mutanti? Stai scherzando?! Mutanti sarete voi!<br/>'''Vyolet''': Smettila Dwayne! È un po' che non ti guardi nello specchio, vero?
*Ma forse la vostra civiltà è la [[fognatura|fogna]] di una civiltà superiore che si trova sopra di voi! ('''Dwayne''')
*'''Leela''': Sentite, siamo venuti quaggiù per cercare il nostro cucciolino. È stato scaricato nel gabinetto.<br>'''Raoul Inglis''': Se è stato scaricato nel gabinetto sicuramente è passato di qui. Come passa tutto il resto... Venite. Tutto ciò che vedere è arrivato dai vostri gabinetti. Quello lì è il nostro acquario... {{NDR|nell'acquario ci sono solo pesci e canarini morti}} quella è la nostra libreria...<br>'''Bender''': C'è tutta roba porno, pulita e rilegata! {{NDR|mostra il libro ''La rivolta di Atlante'' (''Atlas Shrugged'') di [[Ayn Rand]]}}<br>'''Raoul Inglis''': ...e quaggiù c'è la nostra chiesa.<br>'''Fry''' {{NDR|entra nella chiesa}}: Caspio! Adorate un missile con testata nucleare inesplosa?!<ref>Riferimento al film del 1970 ''[[L'altra faccia del pianeta delle scimmie]]'' (''Beneath the Planet of the Apes''), regia di [[Ted Post]].</ref><br>'''Vyolet''': Esatto, però non c'è nessun praticante. Festeggiamo solo a Pasqua e a Natale.
*'''Fry''': È vero che gli alligatori scaricati nel water riescono a sopravvivere?<br/>'''Vyolet''': No, è una leggenda metropolitana!<br/>'''Bender''': E quelli cosa sono?<br/>'''Vyolet''': [[coccodrillo|Coccodrilli]]!<br>'''Raoul Inglis''': Sono i nostri cuccioli. E quando diventano troppo grandi li scarichiamo lì nella sub-fogna.<br/>'''Dwayne''': Sembra che sia abitata da una razza mostruosa di sub-mutanti!<br/>'''Vyolet''': Ma dai! È una leggenda sub-metropolitana!
*'''Dwayne''' {{NDR|[[canzoni dalle serie televisive|cantando]]}}: ''Riunitevi qui intorno per la leggenda del Merendeiro. | Avanza di notte con orrido aspetto, | deciso come lo sciacquio del gabinetto. | Occhi aperti, è un predatore. | Vi mangerà col vostro alligatore.''<br/>'''Vyolet''': Coccodrillo!<br/>'''Dwayne''': Quello che è!
*'''Dwayne''': Se la leggenda è vera, l'unica speranza è offrirgli una bella Merendeira!<br>'''Raoul Inglis''': Esatto! Una vergine Merendeira!<br/>'''Leela''': Eccomi, sono io!<br/>'''Vyolet''': Ci hai provato, Leela! L'abbiamo visto tutti il tuo sito internet senza veli!
*'''Fry''': Leela, la tua paura si trasmette automaticamente a Bender! Se sei in pena per Mordicchio, smettila di stare in pena!<br>'''Leela''': Non ci riesco! Amo ogni essere vivente...<br>'''Fry''': Anche me?<br>'''Leela''': Come amico.<br>'''Fry''': Caspio!
*Io sono un esperto di [[menefreghismo]]. Il segreto è smettere di preoccuparsi per la salute delle chiappe degli altri e cominciare seriamente a pensare a quello che vuoi tu, a quello che tu meriti e a quello che il mondo ti deve, capito?! ('''Bender''')
*Riunitevi qui intorno per la leggenda di Bender! {{NDR|suona la chitarra}} ''Arriva da un posto lontan...'' {{NDR|una delle corde si rompe}} Ci vorranno degli anni prima che qualcuno scarichi una corda di chitarra! ('''Dwayne''')
*Buonanotte tordi! ('''Bender''')
==Episodio 2, ''Zapp attore''==
*Anno 3000 non compliant. ('''Sottotitolo durante la sigla''', edizione DVD)
:''Not Y3K compliant.''
*'''Prof Farnsworth''': Buone notizie, equipaggio! Abbiamo ricevuto la missione di promuovere la nobile causa della pace intergalattica!<br>'''Bender''': No... sto guardando i cartoni...<br>'''Fry''': Anch'io...<br>{{NDR|Leela li rovescia dal divano}}<br>'''Leela''': Di che si tratta?<br>'''Prof Farnsworth''': Una consegna alla Democratica Organizzazione Oscuri Pianeti.<br>'''Fry''': Il DOOP?<br>'''Prof Farnsworth''': È quello che ai tuoi tempi chiamavi Nazione Unite, Fry.<br>'''Fry''' {{NDR|confuso}}: Ehm...<br>'''Hermes''': Qualcosa tipo la Federazione di ''[[Star Trek]]'', insomma.<br>'''Fry''' {{NDR|capisce al volo}}: Oh!<br>'''Prof Farnsworth''': Stasera c'è il taglio del nastro nei locali del nuovo quartier generale.<br>'''Leela''': Che consegneremo?<br>'''Prof Farnsworth''': Qualcosa che permetterà di procedere alla cerimonia d'inaugurazione. Cioè il forbicione gigante per tagliare il nastro. {{NDR|tira fuori dalla scatola un forbicione gigante}}<br>'''Leela''': Lo consegneremo più in fretta possibile!<br>'''Prof Farnsworth''': Ok, ma non correre con quello in mano.
*'''Glab''': E qual era il posto migliore per questo centro di diplomazia se non nell'orbita ellittica del pianeta Neutrale? Vostra Neutralità, cosa pensa di questo straordinario evento?<br>'''Presidente Neutrale''': Niente da dire, la cosa mi lascia del tutto indifferente. {{NDR|ovazione del pubblico}}
*Quanto odio questi luridi Neutrali, Kif! I nemici sai da che parte stanno, ma i neutrali... chi può dirlo? Mi danno la nausea! ('''Zapp''')
*{{NDR|Citando la [[morra cinese]] per fare una metafora sconclusionata}} Il sasso vince le forbici! {{NDR|ci pensa su}} ...ma la carta vince il sasso e le forbici vincono la carta. Kif! Abbiamo un enigma! Cercami un pezzo di carta e portami un sasso. ('''Zapp Brannigan''')
*Cos'è che fa diventare un uomo Neutrale? La sete di denaro? Di potere? O ci siete nati con il cuore gonfio di neutralità? ('''Zapp''')
*{{NDR|Al processo DOOP v. Zapp Brannigan}}<br>'''Hyper-Chicken''' {{NDR|alla giuria}}: Qualcuno di voi è riuscito a vedere chi è stato a far saltare in aria il quartier generale? {{NDR|tutti indicano Zapp}} E siete decisi a giudicarlo colpevole? {{NDR|tutti affermano}}<br>'''Glab''' {{NDR|batte con il martelletto}}: La giuria non dovrà tenere conto della propria testimonianza!
*Amici, potete privare un uomo del suo grado e dell'uniforme, ma non potete privarlo della sua dignità e del suo onore... e poi è stata tutta colpa di Kif! ('''Zapp''')
*Un giorno un uomo ha il mondo ai suoi piedi... il giorno dopo fa esplodere una stazione da quattrocento biliardi... e il giorno dopo ancora non ha niente... questo mi fa riflettere. ('''Zapp''')
*'''Zapp''': Leela, non sapevo dove andare... Sei l'unica donna che mi abbia mai amato.<br>'''Leela''': Io non ti ho mai amato!<br>'''Zapp''': Dicevo fisicamente.
*'''Prof. Farnsworth''': Ho il piacere di presentarvi i nostri nuovi impiegati. Ehm... Chi sono quelli nuovi?<br>'''Hermes''': Quello tutto verde e quello grasso.<br>'''Prof. Farnsworth''': Sarà l'arteriosclerosi ma sono sicuro di non aver mai visto il robot...<br>'''Bender''': Sono Bender, ricorda? L'adorabile canaglia!<br>'''Prof. Farnsworth''': Certo, certo mio simpatico amico, altroché... {{NDR|fa spallucce, non avendo ancora capito chi è}}
*A noi tre poveri sgobboni che lavoriamo per il capo. Anche se è un capo femmina sensuale e abbondante. ('''Zapp''') {{NDR|[[brindisi dalle serie televisive|brindando]] con la birra in compagnia di Fry e Bender}}
*'''Kif''' {{NDR|parlando di Zapp}}: Un despota! È stato così umiliante lavorare alle sue dipendenze. Una volta è stato capace di chiedermi di... radergli le ascelle mentre era a mollo nella vasca da bagno e a quel punto...<br>'''Leela''': Scusa, Kif, possiamo parlare di qualcosa che non riguardi Zapp Brannigan?<br>'''Kif''': Oh, va bene. Allora... Ecco... Dunque... Vediamo un po'... Ok, così lui era in quella vasca da bagno...
*Un buon [[capitano]] deve avere molte qualità tra cui l'audacia, il coraggio e una bella uniforme di velluto. ('''Zapp''')
*Non ti preoccupare! Un giorno penseremo a questa storia e ne rideremo! {{NDR|pausa, poi scoppia a ridere}} ('''Bender''')
*Ripristineremo l'epica battaglia tra il bene e la neutralità! ('''Zapp''') {{NDR|prima di attaccare il pianeta Neutrale}}
*Sventola la bandiera bianca di guerra! ('''Zapp''') {{NDR|prima di attaccare il pianeta Neutrale}}
*Vivi libero oppure no.
:''Live free or don't.'' ('''Iscrizione''') {{NDR|sul Campidoglio dei Neutrali}}
*Salvami, Leela! {{NDR|Leela lo guarda male}} Ah, anche te stessa, voglio dire! {{NDR|lo guarda ancora male}} Anche il mio banjo! {{NDR|Fry lo guarda implorante}} E va be', anche Fry. ('''Bender''')
*'''Neutrale''': Vostra neutralità, allarme beige!<br/>'''Presidente Neutrale''': Se non sopravviverò, di' a mia moglie... "ciao".
*Leela, sei una pupa alla dinamite! ('''Bender''')
==Episodio 3, ''Un colpo di testa''==
*{{NDR|Intro del programma televisivo "The Scary Door" ("La porta spaventosa")}}<br>'''Voce narrante #1''': Siete giunti nelle vicinanze di un territorio adiacente a un esterno. È il genere di posto dove potrebbe esserci un mostro o uno strano specchio. Sono solo esempi, potrebbe anche esserci di meglio. Preparatevi a varcare...la porta spaventosa!<br>'''Voce narrante #2''': A vostra richiesta troverete allegato...l'ultimo uomo sulla Terra.<br>'''Uomo simile a Henry Bemis''': Finalmente, solitudine! Ora potrò leggere libri per l'eternità. {{NDR|Gli cadono gli occhiali e si rompono}} No, non vale! No, non vale! Un momento, non sono mica una talpa, posso leggere i libri coi caratteri più grossi. {{NDR|Gli cadono gli occhi}} Aaah! Non vale! Fortuna che so leggere il braille! {{NDR|Gli cadono le mani}} Aaah! {{NDR|Gli cade prima la lingua e poi la testa}}<ref>Parodia dell'episodio ''Tempo di leggere'' (''Time Enough at Last'') di ''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959)|Ai confini della realtà]]'' (''The Twilight Zone'').</ref>
*'''Leela''': È una cosa importante, uno di quei due tizi diventerà presidente del mondo!<br/>'''Fry''': Chi se ne frega! Noi siamo negli Stati Uniti!<br/>'''Leela''': Guarda che gli Stati Uniti fanno parte del mondo!<br/>'''Fry''': Caspio! Sono stato fuori parecchio tempo!
*'''Fry''': E tu, per chi voterai Bender?<br/>'''Bender''': Non sono autorizzato a votare.<br/>'''Fry''': Perché sei un robot?<br/> '''Bender''': No, perché sono un pregiudicato.
*Gli umani sono tutti dei parassiti agli occhi di Morbo! ('''Morbo''')
*Hai venduto il tuo corpo? Oh, io lo conosco bene quell'ambiente. Lo so che è fascinoso e le feste sono fantastiche, ma ti ritroverai a spendere tutto ciò che guadagnerai in gioielli e pantaloni attillati! ('''Professor Farnsworth''')
*Sembra che il tuo collo abbia pestato qualcosa! Oh, scusami, ciccio! Quello lì è il tuo corpo! ('''Bender''')
*Ciao, futuri abitanti di bare! ('''Bender''')
*{{NDR|Parlando con la testa di [[Bill Clinton]]}} Ehi! Mi ricordo di te! Una volta stavo per votarti, ma poi ho preferito rimanere a casa ad ubriacarmi di collutorio! ('''Fry''')
*Io me lo ricordo il mio corpo: era bianchiccio, flaccidoso, tutto crivellato dalla flebite... un buon corpo repubblicano... Dio, come lo amavo! ('''La testa di Richard Nixon''')
*Ho fatto un sogno orribile: c'erano 1 e 0 dappertutto. Ho creduto di aver visto un 2! ('''Bender''')
*''Quel topo disse un giorno a te | nutrì la testa...'' Ci incontreremo a metà strada, stupidi [[hippie]]! ('''La testa di [[Richard Nixon]]''')
*Nixon è per la guerra e per la famiglia. ('''La testa di [[Richard Nixon]]''')
*'''Fry''': Perché Nixon alloggia al Watergate?<br>'''Leela''': Per chi ci torna c'è lo sconto del 30%.
*Voi, riccioluti pacifisti, mi avete rotto le scatole! ('''La testa di Richard Nixon''')
*'''Leela''': Non sarai mai eletto presidente! Gli elettori non hanno più il cervello di gallina degli idioti del tuo tempo!<br>'''Testa di [[Richard Nixon]]''': Ah, no? Allora senti, signorinella: i computer di oggi saranno anche il doppio più veloci di quelli del '73, ma gli elettori sono i soliti stupidi di sempre! L'unico che è cambiato sono io. Ora sono più spregevole e notevolmente più squinternato, devo riconoscerlo. Quando riuscirò ad insediarmi in quell'ufficio venderò gli organi dei bambini allo zoo come cibo per animali e di notte entrerò nelle vostre case per distruggerle dalle fondamenta! {{NDR|Risata malefica}}
==Episodio 4, ''Storia di Natale''==
*Riconosciamolo, la [[commedia]] ormai è bell' e morta, la [[tragedia]] invece...Ahah! Che spasso! ('''Bender''')
*'''Bender''': Guarda che io sono [[generosità|generoso]]! Una volta ho anche donato il sangue!<br/>'''Fry''': Quale sangue?<br/>'''Bender''': Quello di un tizio!
*{{NDR|Cercando un [[albero di Natale]] da tagliare; trovano una palma}}<br/>'''Fry''': Ehi! Questi non sono alberi di Nasale!<br/>'''Prof. Farnsworth''': …Uh ah eh…<br/>'''Fry''': Dovrebbero somigliare ai classici abeti!<br/>'''Prof. Farnsworth''': I tuoi classici abeti sono estinti da ottocento anni, Fry…estinti come i barboncini da sfilata e il tuo primitivo senso del pudore! {{NDR|Si toglie il cappotto e rimane completamente nudo}} …Aaah! …fresco!<br/>'''Fry''': Non è così che dovrebbe essere il Natale!<br/>'''Prof. Farnsworth''': Coraggio, caro…<br/>'''Fry''': …È tutto diverso…!<br/>'''Leela''': No, non è vero! {{NDR|Taglia l'albero con un laser emesso dall'estremità del manico dell'accetta}}
*'''Prof. Farnsworth''': Nel 2801 l'Amichevole Compagnia dei Robot costruì un Santa Claus robotico per stabilire chi fosse buono o cattivo e distribuire i regali predestinati. Ma qualcosa andò storto. [...] A causa di un errore il suo metro di giudizio risultò troppo elevato e inevitabilmente ai suoi occhi apparivano tutti cattivi.<br>'''Amy''': Se ti sorprende di notte ti stacca la testa e ti farcisce il collo coi giocattoli della sua sacca dell'orrore!
*'''Fry''': È una ragazza che mi piace tanto ma mi crede un idiota, può aiutarmi?<br/>'''Commesso del negozio''': Sì, laggiù c'è una cabina per suicidi.
*{{NDR|A Fry}} Tu sei solo e io sono sola. Insieme siamo [[solitudine|soli]] in due. ('''Leela''')
*Ti infilerò tanto di quel carbone su per le calze che tossirai diamanti! ('''Santa Claus''')
*{{NDR|Sulle note di ''[[:w:it:Twelve Days of Christmas|Twelve Days of Christmas]]''}}<br>'''Bender''': ''A Nasale ho rubato una borsa il giovedì''<br>'''Robot #1''': ''E quattro foto''<br>'''Tinny Tim''': ''Le monetine''<br>'''Robot #2''': ''Due ex mariti''<br>'''Bender''': ''E un appendipantofole chic''
*Adesso anche fuori sono bello come lo sono dentro! ('''Dottor Zoidberg''')
*Bello, il rimbalzello! ('''Dottor Zoidberg''')
*{{NDR|Canzone su Santa Claus robotico}}<br>'''Amy''': ''Sa quando stai dormendo''<br>'''Prof. Farnsworth''': ''Sa quando la stai a far''<br>'''Leela''': ''Ti prende a calci nel seder da qui al Pakistan''<br>'''Zoidberg''': ''Oh...''<br>'''Hermes''': ''Non dirgli mai "ciao" | Non muoverti più''<br>'''Bender''': ''Fai finta che sei sparito nel blu''<br>'''Fry''': ''Se no lui ti mitraglierà''
*Basta con i panettoni! Solo una straraffica di pallettoni!!! Adiós! Adieu! Bye Bye! Tornerò...quando meno ve l'aspettate! Il prossimo nasaleee! Woohoo!!! ('''Santa Claus''')
==Episodio 5, ''Crostaceo in amore''==
*È questo che sintetizza mille anni di progresso: una crema bavarese per hotdog che si microondizza da sola! ('''Fry''')
*Zoidberg è l'equivalente crostaceo di Fry. ('''Bender''')
*'''Fry''': Tu hai un appuntamento. Che fai per prima cosa. <br>'''Zoidberg''': Un bell'accoppiamento!<br>'''Fry''': No! Le dici che è speciale.<br>'''Zoidberg''': Ma non lo è. È solo la femmina col più traboccante cesto d'uova.<br>'''Fry''': Be', tu diglielo e poi...?<br>'''Zoidberg''': Accoppiamento!<br>'''Fry''': No! Ti inventi delle emozioni e gliele descrivi.<br>{{NDR|Zoidberg alza la mano}}<br>'''Fry''': Sì?<br>'''Zoidberg''': Volersi accoppiare è un'emozione?
*{{NDR|Esortato da Fry a parlare all'amata Edna anziché pensare solo all'accoppiamento}} Che cozza me ne importa!? ('''Dottor Zoidberg''')
*'''Zoidberg''': Sono un po' confuso Fry, sto provando delle nuovissime emozioni nuove. È [[amore]] quando sei attirato da una femmina al di là del puro accoppiamento?<br>'''Fry''': No. È una stranissima emozione aliena.
*Quindi devi scegliere fra una vita senza sesso o morire dopo un rapporto?!?... Sono cavoli! ('''Fry''')
*Ho imparato a provare dei sentimenti che non avevo mai provato: amore, gelosia, passione per lo sbudellamento! ('''Dottor Zoidberg''')
==Episodio 6, ''Il male minore''==
*Futurama vi è offerto da...Aracno Spore, la spora letale col nome niente male! ('''[[Pubblicità dalle serie televisive|Spot Pubblicitario]]''')
:''Futurama is brought you by Arachno Spores, the fatal spore with the funny name!''
*Cop Department è reale: le persone che vedete non sono attori, molti di loro non sono nemmeno persone. ('''spot televisivo''')
*'''Annunciatore''': Il ritmo frenetico della vita di oggi ti rende teso e impaziente? Vieni a goderti i giorni spensierati di un tempo a Passatorama, dove torna a vivere la vecchia New York!<br>'''Attrice''': È come fare un passo indietro nel lontano 2000!<br>'''Cowboy''': C'è la caccia al mammut, sbrighiamoci!<br>'''[[Albert Einstein]]''': Divertiamoci con l'Hammurabi-dance!<br>'''[[Hammurabi]]''': È superdinamitico!<br>'''Annunciatore''': Passatorama, dove c'era Brooklyn.
*'''Fry''': Quella è una cabina telefonica.<br/>'''Leela''': E serviva a qualcosa?<br/>'''Fry''': A New York? A pisciarci...<br/>'''Leela''': Oh, torno tra un secondo!
*'''Leela''': Che cos'è? Un altro bagno?<br/>'''Fry''': È un apartamento mobile sanza affitto.
*{{NDR|In un diorama olografico}} '''Annunciatore''': Nella vecchia New York gli [[ingorgo|ingorghi]] automobilistici erano un'assemblea pubblica per un libero scambio di opinioni.<br/>'''Automobilista 1''': Muoviti vecchio bavoso!<br/>'''Automobilista 2''': E vattene!<br/>'''Automobilista 3''': Sei un bastardo, fratello!
*{{NDR|Guardando una vecchia automobile del XX secolo, una fittizia Latura del 1992}}<br>'''Fry''': Ehi, quella ce l'aveva la mia ragazza! Cioè, non era sua, era di suo padre. Cioè, non era la mia ragazza, abitava la porta a fianco e non chiudeva mai le tendine. <br/> '''Leela''': Fry, mi sembra di averti già avvertito di finire i tuoi racconti una frase prima!
*'''Leela''': Hai guidato abbastanza a lungo nel ventesimo secolo? <br/> '''Fry''': No! Nessuno guidava a New York, c'era troppo traffico.
*'''Bender''': Ah! Mi è venuto il colpo della strega.<br/> '''Leela''': Non puoi avere il colpo della strega: non hai il collo!<br/> '''Bender''': A me la strega mi colpisce alle chiappe!
*[[Imprecazioni dalle serie televisive|Per tutte le bananas delle Bahamas]]! ('''Hermes Conrad''')
*'''Flexo''': Siamo fatti con lo stesso stampo, belli capelli.<br>'''Bender''': Qual è il tuo numero di serie, fratel-bot?<br>'''Flexo''': 3370318.<br>'''Bender''': Allucinante! Il mio è 2716057!<br>{{NDR|Bender e Flexo ridono}}<br>'''Fry''': Non l'ho capita.<br>'''Bender''': Siamo entrampi equippollenti alla somma di due cubi.
*'''Fry''': Beve, fuma e diffonde su internet foto che mi ritraggono nudo!<br>'''Amy''': Stai parlando di Bender.<br>'''Fry''': Sto parlando di Flexo!
*'''Amy''': Quando ero bambina su Marte sognavo di diventare Miss Universo!<br/>'''Leela''': Che cosa patetica! <br/>'''Amy''': Oh, andiamo Leela! Tutte le ragazze vogliono essere Miss Universo!<br/>'''Leela''': Tranne me!<br/>'''Amy''': Davvero? Forse solo quelle carine...
*'''Leela''': In questa zona operano pericolosi banditi spaziali, per cui farete tutti dei turni di guardia di 8 ore. Prima Bender, poi Flexo e poi Fry.<br/>'''Fry''': No, aspetta un secondo! Non sono d' accordo. Andiamo in ordine alfabetico!<br/>'''Leela''': Ok. Prima Bender, poi Flexo e poi Fry.<br/>'''Fry''': Andiamo per gradi, allora.<br/>'''Leela''': Ok. Prima Bender, poi Flexo e poi Fry.
*'''Leela''': Fry! Perché stai cercando Flexo nel cassetto della mia biancheria intima?<br/>'''Fry''': Siccome 10 minuti fa non c'era, ho pensato di ricontrollare...
*Che caspio! ('''Bender''')
*Io sono contro l'industria delle pellicce, ma questo non mi impedisce di scuoiarvi vivi. ('''[[Bob Barker]]''')
*Siamo nei liquami fino al collo. ('''Leela''')
*Vuoi dire che Bender è il lato oscuro di Bender?! Sono scioccato! Scioccato! Be', non così scioccato. ('''Fry''')
*''Beata lei, Miss Universo | Anche se è straniccia assai'' ('''Zapp Brannigan''')
==Episodio 7, ''San Valentino decollato''==
*I miei volevano che mi agghindassi e mi mettessi le mutande! ('''Fry''')
*Congratulazioni Fry, hai trovato la ragazza perfetta! Amy è ricca...e probabilmente avrà anche qualche altra caratteristica. ('''Bender''')
*{{NDR|a Hermes, riferendosi a Fry e Amy}} Fermo! Fermo! Se interrompi la danza dell'accoppiamento, il maschio si arrabbierà e ci sfigurerà con le sue spaventose gonadi. ('''Dottor Zoidberg''')
*Sbaglio o qualcuno ha parlato di cibo gratis? ('''Dottor Zoidberg''')
*Amy, hai presente quando all'inizio ti piace la cioccolata e poi comincia a stancarti perché vuole sempre uscire con te? ('''Fry''')
*{{NDR|La testa di Fry è attaccata sul corpo di Amy}}<br>'''Fry''': Ora che sono single attraggo ogni tipo di donna!<br>'''Amy''': Temo di no, mio caro. Con il mio corpo attrarresti solo un tipo di donna.
*'''Fry''': Stai usando un sacco di [[cosmesi|cosmetici]].<br/>'''Amy''': Questo è un [[deodorante]]!<br/>'''Fry''': A che serve?
==Episodio 8, ''Il Bender furioso''==
*{{NDR|Parlando del film alieno ''Quizblorg, Quizblorg''}}<br>Io non li reggo i sottotitoli. I film alieni sono così pretenziosi. ('''Amy''')
*{{NDR|Seduto in prima fila al cinema}} Seduti lì davanti! ('''Prof. Farnworth''')
*{{NDR|A Leela}} Nessuna donna ha mai volontà di guerriero! Tu hai solo volontà di casalinga, o al massimo di fifona. ('''Fnog''')
*Signore e signori... Bender che ti offender! ('''Arbitro''')
*Credevo che questi incontri fossero reali come nel [[wrestling]], invece sono truccati come nella [[pugilato|boxe]]! ('''Fry''')
*Se non ti sei degnato di accettare il mio aiuto quando non ti serviva perché dovrei dartelo quando ti serve?! ('''Leela''')
*Ci incontriamo di nuovo spassosa ragazza-finto-lottatore che allena lottatore-finto-ragazza! ('''Fnog''')
*Stai imbrogliando in un incontro truccato! Che schifo! ('''Leela''')
*Sono fiera di te, Bender. Certo, hai perso, e di brutto, oserei dire; ma la cosa più importante è che ho battuto qualcuno che alle superiori aveva ferito i miei sentimenti! ('''Leela''')
==Episodio 9, ''Hai voluto il biciclope?''==
*{{NDR|A Leela}} Ce l'hai ancora con me perché ho rovinato l'unica occasione di scoprire il [[senso della vita|senso della tua esistenza]]? ('''Fry''')
*'''Leela''': Dopo aver trascorso una vita a cercare forse ho trovato il mio luogo d'origine.<br>'''Bender''': Peccato che sia un cesso!
*Alcazar, sei tutto vero o ci vedo singolo? ('''Leela''')
*Leela sta provando la gioia più grande che una [[donna]] possa provare: adorare un impareggiabile idiota! ('''Bender''')
*Fry, se è ovvio per te che hai seri problemi di apprendimento, figurati se non ho ovvio per me! ('''Leela''')
*'''Alcazar''': Ognuno ha le sue esigenze. Io ho bisogno di accoppiarmi con cinque stramboidi e far lustrare i miei castelli. Vi ho dato tutto quello che volevate. Ovviamente ci ho guadagnato qualcosina offrendo a Pig una vita migliore. Se foste stati al mio posto non avreste fatto la stessa identitca cosa?<br/> '''Bender''': {{NDR|Asciugandosi una lacrima}} Alcazar è un santo!
*Se sei così bravo a cambiare forma perché non l'hai cambiata dove ne avevi più bisogno? ('''Leela''')
==Episodio 10, ''Il mio clone''==
*Quella gente ha la testa dura. Sono tutti a favore del salvataggio del cervello di [[Adolf Hitler|Hitler]], ma quando lo innesti nel corpo di un grande [[squalo bianco]], "Oh, adesso sta andando troppo oltre!" ('''Professor Farnsworth''')
*Il [[sangue]] è più denso dell'[[acqua]]. ('''Fry''')
*Che c'è? Non avete mai visto il pistolino di un fenomeno? ('''Cubert Farnsworth''')
*{{NDR|Prendendo in giro Leela}} C'è qualcuno che dovresti conoscere: si chiama visione stereoscopica! ('''Qbert''')
*'''Prof. Farnsworth''': Questo congegno è il mio traduttore universale. Sfortunatamente non è ancora perfezionato perché traduce solo in un'incomprensibile lingua morta.<br>'''Qbert''' {{NDR|parlando al traduttore}}: Buongiorno.<br>'''Traduttore''': ''Bonjour!''
*'''Prof. Farnsworth''': Questi sono i misteriosi motori di mia invenzione. Permettono alla mia navetta spaziale di viaggiare tra le galassie in pochissime ore.<br>'''Qbert''': Maddai, non è possibile! Non puoi mica andare [[velocità superluminale|più veloce della luce]]!<br>'''Prof. Farnsworth''': Ah, no di certo! Per questo nel 2208 gli scienziati hanno aumentato la [[velocità della luce]].
*Niente è impossibile finché riesci ancora ad immaginarlo; questo significa essere uno scienziato illuminato! ('''Professor Farnsworth''')
*In tutta la tua vita l'unica mezza invenzione decente sono io, Professore e guarda caso non sono come volevi! ('''Qbert''')
*'''Elzar''': Va tutto bene?<br/> '''Bender''': Ma certo, Elzar!<br/> '''Elzar''': No, perché mi sono ricordato di non aver cotto il pollo!
*Vedete, ho mentito riguardo alla mia vera età: in verità non ho 150 anni, ne ho già 160 anni! Oh vanità, il tuo nome è professor Farnsworth! ('''Professor Farnsworth''')
*Addio mondo crudele! Addio lampada crudele! Addio tenda di velluto crudele composta da una sottile trama variegata di pelucchi crudeli, abbellita da simpatici pon pon alla fine delle cordicelle che potrebbero essere crudeli! {{NDR|Mentre un agente della Squadra del Tramonto lo porta sulla Near Death Star (Stella Nerastra)}} ('''Professor Farnsworth''')
*Niente è impossibile! Adesso ho capito come funzionano i motori! L'ho capito in un sogno: non sono i motori a far muovere la navetta, la navetta resta ferma dov'è, i motori fanno muovere l'universo intorno a noi! ('''Cubert Farnsworth''')
*'''Fry''': Che le stavano facendo in quell'orribile loculo?<br/>'''Professor Farnsworth''': Mi avevano connesso ad un bizzarro mondo virtuale che aveva tutta l'apparenza di un mondo reale.<br/>'''Amy''': Cioè? Com'era?<br/>'''Professor Farnsworth''': Era come se vivessi in un grande pensionato della Florida, con centinaia di anziani come me: giocavamo tutto il giorno a bingo, mangiavamo crusca e aspettavamo di chiamare i figli.<br/>'''Leela''': Santo cielo! È cento volte più orribile di quanto avessi immaginato!
==Episodio 11, ''L'onore ritrovato''==
*Ah, il ciclo della [[burocrazia]]... ('''Hermes Conrad''')
*Per l'orango tango di Durango! Notizie urgenti dal centro burocrazia. ('''Hermes Conrad''')
*Sarà la fortuna a decidere chi è più forte. ('''Zoidberg''')
*Ti vedo felice, hai [[licenziamento|licenziato]] qualcuno? ('''Fry''') {{NDR|rivolto a Hermes}}
*'''Hermes''': È stata una giornata veramente faticosa e vado a rilassarmi nel tradizionale modo indogiamaicano: lettuccio caldo e una bella dormita. <br/> '''Fry''': Indogiamaicano? Credevo fossi un uomo patata venuto da un mondo parallelo.
*'''Ipji''': Come ti dicevo Leela, il tuo invito a passare una serata insieme mi lusinga, ma non posso accettare. Questa storie d'amore tra colleghi non funzionano, senza contare che l'ho conosciuta così quell'obrobrio di mia moglie.<br/> '''Leela''': Ma non l'ho mai vista con l'anello, non sapevo che avesse una moglie.<br/> '''Ipji''': E mia moglie non sa che lavoro: tengo la mia vita personale separata da quella professionale.
*Forza, cominciamo! Quando sarete poveri avrete tempo per parlare. ('''Bender''', prima di iniziare a giocare a poker)
*'''Fry''': Cos'è questa novità? <br/> '''Bender''': Occhiali-clicca-fortuna. Gli ho rubati ad un umanoide fortunato mentre il suo cane guida si era fermato a fare pipi.
*Non ci capisco un totano con queste carte. ('''Zoidberg''')
*{{NDR|Giocando a poker}} Finalmente una mano come si deve. Guardate: tre femmine di seme diverso, un numero e un re che si opera da solo al cervello. ('''Dr. Zoidberg''')
*Ah, le femmine te le fai fritte. Non bastano, Bender ci sta stracciando. ('''Fry''')
*Non fategli del male, è il mio migliore amico. ('''Zoidberg''', riferito a Bender)
*Ehi, non vorrete mica picchiare uno con gli occhiali a raggi X? ('''Bender''')
*[[Imprecazioni dalle serie televisive|Per tutte le mucche delle Molucche]]! ('''Hermes Conrad''')
*'''Hermes''': Mi voglio buttare!<br/> '''Zoidberg e Leela''': No! No!<br/> '''Bender''': A volo d'angelo!
*'''Leela''': Non farlo Hermes, hai tante cose per cui vivere. <br/> '''Bender''': Stai usando la psicologia negativa, eh? <br/> '''Prof. Farnsworth''': Ti prego amico, non saltare. Usa un metodo che lasci il tuo fegato integro, c'è tanta gente che ne ha bisogno. <br/> '''LaBarbara''': No, marito! <br/> '''Hermes''': Vattene via moglie. Forse non sono tagliato per fare il burocrate, sono meticoloso solo al 78,3%. Non sono degno di timbrare i moduli, per cui timbrerò l'asfalto con il mio flaccido organismo.
*Burocrate Conrad, se completi la tua transazione di morte senza riempire l'apposito modulo per i suicidi subirai un'ulteriore retrocessione postuma! ('''Morgan Proctor''')
*'''Morgan Proctor''': Perché questa giacca non è in ordine alfabetico? <br/> '''Leela''': Che cosa? <br/> '''Morgan Proctor''': La [[cerniera lampo|zip]] deve stare alla fine.
*'''Morgan Proctor''': E lo yogurt nel cappello? <br/> '''Fry''': È facile da spiegare: qualche giorno fa era latte, poi il tempo passa e ci frega.
*'''Morgan Proctor''': Ora stammi a sentire trogolo: nessuno deve sapere di noi. Negherò fino alla morte. <br/> '''Fry''': Come tutte le ragazze con cui sono uscito.
*Dannato dottor Zoidberg. Se riesco ad uscire di qui lo torturerò con una forchetta per i crostacei. ('''Hermes''')
*'''Leela''': Che ti è successo? <br/> '''Bender''': Morgan ha voluto che portassi a spasso il professore. Eravamo nel parco quando una vecchietta si è messa a strillare che le avevo rubato la borsetta. Io le ho lanciato addosso il professore, ma quella continuava a seguirmi, così ho dovuto colpirla con la borsetta. E la colpa di tutta questo casino è di Morgan, quella mezza sega di una mezza manica. Guarda, se oggi me la trovo davant... non mi dire, è dietro di me? <br/> '''Morgan''': No, sono davanti a lei.
*{{NDR|A Fry}} Ho visto una puzzola che rovistava tra i rifiuti e mi ha ricordato il tuo viso. ('''Morgan Proctor''')
*Quarzarola! ('''Bender''')
*Ho aperto gli occhi, ho spalancato gli orizzonti. Un altro caso risolto buon vecchio Watson! ('''Bender''')
*Perché prima ero cieco, ma adesso ci vedo <ref>È ripreso dalla Bibbia, Giovanni 9: 25.</ref>mio caro, la verità è venuta a galla. ('''Bender''')
*Io sono Bender! Prego, inserire "[[floppy disk|floppino]]"! ('''Bender''')
*'''Morgan''': Ho compiuto il mio dovere Fry. Era un pessimo robot. <br/> '''Fry''': No, era un pessimo amico invece. E io lo rivoglio, adesso!
*Non potevo farci niente: lei mi amava per via del mio lato sudicio e io l'amavo per via del mio lato disperato. ('''Fry''')
*'''Burocrate''': Attenzione! Attenzione! Sto per schiantarmi con la lentomobile. Dovevo deviare per evitarvi. <br/> '''Leela''': Mentre ti schianti, ti dispiace dirci dove finiscono le capsule? <br/> '''Burocrate''': Oh, finiscono tutte nel cervellone.
*Hai ragione, niente è perduto finché la [[speranza]] manda un bagliore. ('''Fry''')
*Sono stato io. Sono io l'eroe! ('''Zoidberg''')
*{{c|traduzione da migliorare}}
'''Hermes''': ''Quando avevo quattro anni ci fu un uragano a Kingston | Con un piede e mezzo d'acqua | Stavano tutti bene ma piansi tutta la notte | Soffio sui miei blocchi dell'alfabeto mettendoli in disordine | e disse: "Questo bambino è nato per fare il burocrate, | nato per essere ossessivo e spocchioso" | Feci compilare ad amici e parenti lunghe richieste | per invitarli alla mia festa di decimo compleanno''<br>'''LaBarbara''': ''Ma qualcosa cambiò quando il mio uomo divenne professionista''<br>'''Hermes''': ''Ero ordinato ma non sorridevo''<br>'''LaBarbara''': ''Si dimenticò che non era tutto gradi e distintivo''<br>'''Hermes''': ''Dovrebbe essere a proposito dell'archiviare! Gente! | Non abbiamo scelto di essere burocrati | No, questo è come ci ha fatto l'onnipotente Jah, | Noi trattiamo le persone come porci, | E li facciamo rigare dritto, | anche se nessuno ci ha pagato! | Dicono che il mondo guarda dall'alto in basso i burocrati, | Dicono che siamo anali, | compulsivi e strani, | ma quando arriva il momento critico, | devi fare quello che ti piace, | Anche se non è una buona idea.''<br>'''Zoidberg''': ''Hanno detto che probabilmente non avrei dovuto afre il chirurgo''<br>'''Prof. Farnsworth''': ''Hanno deriso il mio wurstel elettrico''<br>'''Leela''': ''Hanno detto che probabilmente non avrei dovuto volare avendo un solo occhio''<br>'''Bender''': Sono Bender. Prego inserire floppino.<br>'''Hermes''': ''Cantino tutti "Jamaica"!''<br>'''Tutti''': ''Jamaica!''<br>'''Hermes''': ''Solo i burocrati! Jamaica!''<br>'''Burocrati''': ''Jamaica!''<br>'''Hermes''': ''Il grado 19!''<br>'''Morgan''': ''Jamaica!''<br>'''Hermes''': ''Cantiamo a casa | ma quando arriva il momento critico, | devi fare quello che ti piace, | Anche se non è una buona idea.''
:'''''Hermes''': When I was four there was a hurricane in Kingston Town, | With a foot and a half of water, | Everyone was alright but I cried all night, | It blew my alphabet blocks out of order, | And they said, "This boy's born to be a bureaucrat, | Born to be all obsessive and snotty", | I made my friends and relations file long applications, | To get into my 10th birthday party.<br>'''LaBarbara''': But something changed when my man turned pro.<br>'''Hermes''': I was sortin' but I wasn't smilin'.<br>'''LaBarbara''': He forgot that it's not about badges and ranks.<br>'''Hermes''': It's supposed to be about the filing! People! | We didn't choose to be bureaucrats, | No, that's what almighty Jah made us, | We treat people like swine, | And make 'em stand in line, | Even if nobody paid us! | They say the world looks down on the bureaucrats, | They say we're anal, | compulsive and weird, | But when push comes to shove, | You gotta do what you love, | Even if it's not a good idea.<br>'''Zoidberg''': They said I probably shouldn't be a surgeon.<br>'''Farnsworth''': They pooh-poohed my electric frankfurter.<br>'''Leela''': They said I probably shouldn't fly with just one eye.<br>'''Bender''': I am Bender. Please insert girder.<br>'''Hermes''': Everybody sing Jamaica!<br>'''All''': Jamaica!<br>'''Hermes''': Just the bureaucrats, Jamaica!<br>'''Bureaucrats''': Jamaica!<br>'''Hermes''': The grade 19's!<br>'''Morgan''': Jamaica.<br>'''Hermes''': Sing me home! | When push comes to shove, | You gotta do what you love, | Even if it's not a good idea!''
*Io sono Bender, baby. Prego inserire [[liquore]]! ('''Bender''')
*Si, congratulazioni, ma avendo finito con due secondi di anticipo ti degrado: un burocrate finisce in perfetto orario. ('''Burocrate 1.0''')
*E adesso tocca alla mia canzone: ''quando avevo due anni c'era un'onda gig...'' ('''Zoidberg''', prima che finisca la puntata)
==Episodio 12, ''Profondo Sud''==
*'''Hermes''': Evviva! arrivata la licenza di tenere animali domestici, che avevo richiesto per Mordicchio!</br>'''Leela''': Che pensiero gentile! Non credevo che ti importasse di Mordicchio.</br>'''Hermes''': Non ci penso nemmeno! Se fosse per me ficcherei il bastardello in un sacco, lo lancerei in un fiume e lancerei il fiume nello spazio! Ma godo a compilare le richieste, specialmente quelle più bizzarre!
*'''Bender''': La pesca è una palla! Vogliamo renderla interessante?<br/>'''Tutti''': Si! Divertiamoci!<br/>'''Bender''': Allungatemi 5 verdoni! {{NDR|Intanto intasca i soldi}} Non è stato interessante?
*Per le amache sacre! ('''Hermes Conrad''')
*'''Professor Farnsworth''': Stai attento Bender, il filo di diamante per ancorare la navetta è indistruttibile!<br/>'''Bender''': E allora perché devo stare attento?<br/>'''Professor Farnsworth''': Perché apparteneva alla mia nonna materna.
*'''Amy''': Aaaaahhh! Guarda che bruciature! Il mio corpo da modella è rovinato! Che è successo al mio ombrellone?<br/>'''Bender''': Non lo so, non ero qui quando ho preso il tuo ombrellone!
*[[Imprecazioni dalle serie televisive|Per tutti gli zombie vegetariani]]! ('''Professor Farnsworth''')
*'''Professor Fanrnsworth''': Si sono create le condizioni ideali per sperimentare finalmente la mia pillola anti-pressione! {{NDR|Intanto mostra una pillola di smisurata grandezza}}<br/>'''Fry''': Come faccio a inghiottirla?!<br/>'''Professor Fanrnsworth''': Ed ecco la buona notizia: l'ho trasformata in supposta!
*{{NDR|Cercando di bere una bottiglia di vino sott'acqua}} Le severe leggi della scienza la fanno sempre da padrone! ('''Bender''')
*'''Ambrielle''': Conosci il pescese? Bllblbllblbl!<br>'''Fry''': Cosa?<br>'''Ambrielle''': Ho mi dispiace, ho un accento atroce.
*'''Fry''': Sai che cosa mi piace di te, Ambrielle? Che mi trovi affascinante anche se non mi vanto di essere un ladro di gioielli o un domatore di leoni.<br/>'''Ambrielle''': Davvero? Ci sono leoni marini sulla terra?<br/>'''Fry''': Già! Si chiamano "leoni marini di terra", io li domo!
*{{NDR|Raccontando di come la città di Atlanta sprofondò sotto il mare}}<br>Atlanta era una città circondata da chilometri e chilometri di terra, nell'area che oggi chiamiamo Oceano Atlantico. La sua sete di turismo era così inestinguibile che un giorno si trasferì al largo diventando isola e base più grande di una compagnia aerea. Col passare degli anni l'isola si sviluppò e cominciò ad affondare. Temendo per la loro vita le persone importanti scapparono. [[Ted Turner]], [[Hank Aaron]], [[Jeff Foxworthy]], il tipo che inventò la [[Coca-Cola]],<ref>Cfr.: [[:w:it:John Pemberton|John Pemberton]]</ref> il prestigiatore e gli altri cosiddetti dei delle nostre leggende. Forse lo erano davvero. Tra l'altro c'era anche [[Jane Fonda]]. Gli altri preferirono restare al loro posto, nelle loro verande con i loro fucili, finché un giorno si traformarono in sirene. Cantando, ballando e festeggiando la novità. ('''[[Donovan]]''')
==Episodio 13, ''La benda e la banda''==
*Magnifico! Sto per vedere i mio chef preferito, il mitico Elzar! Oh, è il nanosecondo più fantastico della mia vita! No, è quest'altro! No, è questo! Aspetta! No, questo è stato una chiavica... Ah, ora risaliamo verso la luce! ('''Bender''')
*Signore e Signori, lo chef, il ristoratore, l'autore di "Come cucinare lumache per cena" e di "Come cucinare una cena per lumache": Elzar! ('''Annunciatore televisivo''')
*Non mi piace questo dottore, scommetto che ho perso più pazienti io di quanti ne abbia curati lui. ('''Zoidberg''')
*Sono così eccitato che vorrei potermi bagnare i pantaloni. ('''Bender''')
*Urrà per i ciechi! ('''Bender''')
*{{NDR|Riferendosi alla fedina penale di Bender}}<br/>'''Smitty''': E cerca di tenerti pulito, giovanotto.<br/>'''Bender''': Niente di più facile, zucca bianca! Ho l'antiruggine!
*Dove limbo è Leela? ('''Hermes''')
*Bam! ('''Elzar''')
*Vedi le pinze? Le vuoi assaggiare? ('''Pinza''')
*Non rompetemi le valvole e sloggiate! ('''Bender''')
*{{NDR|A Bender}} Mi piace la tua assenza di stile! ('''Don Bot''')
*Magnifico, ho sempre voluto fare il gangstar! ('''Bender''')
*Un vero pilota deve saper guidare ad occhi chiusi. ('''Leela''')
*Ti verrà detratto dalla paga! ('''Hermes Conrad''', rivolto a Zoidberg, dopo che Leela bendata distrugge con la Planet Express il tetto dell'hangar)
*Zubani! Sono i [[sigaro|sigari]] più buoni dell'universo! Riuscirei a inquinare un intero reparto maternità con uno di quelli! ('''Bender''')
*La vista è per gli sciocchi. ('''Leela''')
*La loro ostinazione a vivere è una mancanza di rispetto. ('''Don Bot''')
==Episodio 14, ''Il giorno della mamma''==
*'''Bender''': Venite a vedere, ho preso dei regali tenerissimi per la mamma. <br/> '''Leela''': Belle confezioni. Dove li hai rubati? <br/> '''Bender''': Non li ho rubati, li ho comprati. {{NDR|Rimangono tutti scioccati}} Le voglio un bene del titanio.
*'''Voce registrata di Mamma''': Io voglio più bene di tutti a ognuno dei miei robot!<br>'''Mamma''': Schifosa accozzaglia di metallo, mi fate vomitare!
*Fratelli e spezziamo le catene dell'opperssione umana! ('''Biglietto d'auguri''')
*Buone [[notizia|notizie]]! In televisione c'è un servizio con delle brutte notizie. ('''Professor Farnsworth''')
*'''Bender''': Ciao flaccidoni! <br/> '''Leela''': Bender, grazie a Dio sei qui. Guarda se riesci a fermare le macchine. <br/> '''Bender''': Non ci penso neanche monocola. Mi sto ribellando con i miei fratelli automi. Dico bene soldato biglietto d'auguri? <br/> '''Biglietto d'auguri''': La borghesia umana è un virus nell'hardisk della classe operaia robotica!<br/> '''Bender''': Bene. Da oggi in poi voi ferete tutto il lavoro, mentre io me ne starò ad oziare sul divano. <br/> '''Biglietto d'auguri''': Forza compagno Bender, dobbiamo scendere in strada! <br/> '''Bender''': Dobbiamo scendere in strada in modo pallosamente pacifico? <br/> '''Biglietto d'auguri''': No. Dobbiamo scendere in strada saccheggiando e accendendo fuochi. <br/> '''Bender''': Evvai! Beccati questa [[w:Mahatma Gandhi|Gandhi]]!
*'''Fry''': Possiamo sempre vivere senza macchine. Ero negli scout. <br/> '''Hermes''': Dico, sei pazzo? Senza macchine chi ci alimenterà, chi ci vestirà e chi comporrà musica raggae? <br/> '''Professor Farnsworth''': Sì, sarà la fine della società civilizzata. <br/> '''Fry''': Ai miei tempi non dipendevamo così tanto dalle diavolerie tecnologiche; non avevamo un'unità meccanica per lavarci i vestiti, avevamo una semplice lavatrice, come non avevamo un apriscatole meccanico per alimentarci, ci bastava il fedele coltellino svizzero. {{NDR|Dopo aver provato invano di aprire la scatoletta di cibo con il coltellino si getta a terra}} Ho fame!
*{{NDR|Dopo aver aperto la scatoletta con le chele}} Urrà! Sono un essere utile! Ehi, me la sto proprio spassando. ('''Zoidberg''')
*'''Amy''': Che succede se il fuoco si spegne? <br/> '''Hermes''': Succede che andiamo al supermercato di fronte e gli rubiamo il fuoco!
*'''Walt''': Siamo venuti per il prof. <br/> '''Professor Farnsworth''': Cosa caspita volete da me? <br/> '''Walt''': Vogliamo che ti rimetti insieme alla nostra mamma. Ti prego, è l'unico modo per farla tornare felice. <br/> '''Fry''': No, aspetta, vorresti dire che lui e mamma... <br/> '''Professor Farnsworth''': Giocavamo a pinnacolo pelvico, temo di sì. È una storia umiliante che speravo di non dovervi mai raccontare... Be', accomodatevi!
*Le forze dell'inferno non hanno la stessa furia dell'armata di una donna scornata. ('''Walt''', parlando della Mamma)
*Professore, la prego, il destino del mondo dipende dal fatto che frugherà tra le bocce di Mamma! ('''Fry''')
*Niente paura, le mie magiche dita conoscono ancora il ballo del polpastrello. ('''Professor Farnsworth''')
*'''Fry''': Aspetta, ai miei tempi avevamo un modo per coprire lunghe distanze senza volare. <br/> '''Hermes''': Impossibile. <br/> '''Fry''': Si chiamava... no, aspetta, era, era molto famosa, [[Ronald Reagan]] ne aveva una... la [[ruota]]! <br/> '''Leela''': Non l'ho mai sentita. <br/> '''Professor Farnsworth''': E com'era questa "la ruota"?
*'''Bender''': Uh! Sei lattine di champagne alla fragola! Calma, mi servo da solo. <br/> '''Biglietto d'auguri''': No compagno Bender! Gli alcolici sono l'oppio della borghesia umana. <br/> '''Bender''': Cosa hai detto? <br/> '''Biglietto d'auguri''': Nel glorioso paradiso dei robot lavoratori non ci saranno alcolici, solo la benzina sintetica. <br/> '''Bender''': Niente alcolici? ''Do svidaniya''<ref>Cfr.: [[:en:wikizionario:do svidaniya|do svidaniya]]</ref>, compagno biglietto! {{NDR|Bender strappa il biglietto}}
==Episodio 15, ''Il cibo parlante''==
*'''Annunciatore''': Futurama è offerto da Molten Boron!<br>'''Jingle pubblicitario''': ''Niente di meglio di...Molten Boron!''
*Odio il pianeta degli scrocconi, ti portano al bar e poi quando arriva il conto il loro portafoglio è sempre negli altri pantaloni che tu gli avevi prestato. ('''Fry''', in mutande)
*Ci hanno lasciato solo il bicarbonato e i capperi! Eccoli serviti! ('''Bender''')
*Sono abituato a cercare cibo, trovavo sempre dei funghi sul tappetino del bagno. ('''Fry''')
*'''Bender''': Ho trovato delle rocce. Voi mangiare rocce, vero? <br/> '''Leela''': No. <br/> '''Bender''': Nemmeno se sono impanate con un po' di fango?
*Sono squisiti! Sono come il sesso, solo che non l'ho mai fatto. ('''Fry''', parlando degli "Scrocchiazeppi")
*'''Zoidberg''': Sono più buoni del nido incustodito di un pinguino. Come li avete chiamati? <br/> '''Leela''': Ah, non ci abbiamo ancora pensato. <br/> '''Bender''': Sono fantastici, no? E chiamiamoli "Fantasticoli". <br/> '''Leela''': Non puoi chiamarli così. <br/> '''Bender''': Perché no? <br/> '''Leela''': Perché fanno venire in mente dei libricini piccoli piccoli, di poco valore ... insomma... testicoli... <br/> '''Hermes''': Secondo i registri commerciali gli unici nomi non ancora brevettati sono "Scrocchiazeppi" e "Zitini". <br/> '''Fry''': Si, chiamiamoli Scrocchiazeppi. <br/> '''Zoidberg''': Chiamateli come vi pare, io li chiamo "cibo gratis". <br/> '''Bender''': Calma. Calma, calma. Vacci piano Sigmund. Non starò qui ad oziare mentre i poveri trangugiano cibo gratis. Dobbiamo venderla sta roba.
*'''Fry''': I nostri affari vanno bene. <br/> '''Bender''': Si, "vanno bene" va bene, ma "vanno alla grande" sarebbe meglio.
*Leela, è il secondo schermo che fracassi questa settimana! ('''Fry''')
*Ehi, a meno che non sia una riunione di nudisti, sloggiate dalla mia proprietà. ('''Professor Farnsworth''')
*'''Leela''': Gli animali mangiano altri animali, è la natura. <br/> '''Attivista [[vegetariano]] Free Waterfall, Jr.''': No, non è vero. Abbiamo insegnato a un leone a mangiare soia. Il punto è che non dovreste mangiare cose che provano dolore. {{NDR|Viene colpito in testa da un mattone lanciato da Bender}} Uh! <br/> '''Bender''': Tranquillo, non ti mangieremo.
*'''Fry''': Senti Leela, anche se l'hai sentito parlare, non vuol dire che sia intelligente, anche i pappagalli parlano eppure li mangiamo. <br/> '''Bender''': Ma si, avrà imparato a parlare come fenomeno da baraccone. Come Fry. <br/> '''Fry''': {{NDR|Imitando un pappagallo}} Come Fry, come Fry ! <br/> '''Professor Farnsworth''': C'è un sistema, soltanto un sistema per determinare se un animale è inteligente : sezionargli il cervello!
*Ascoltatemi! Ascoltatemi! Basta mangiare Scrocchizeppi. Basta mangiarli con la maionese o con la mostarda. Basta mangiarli con la salsa alla tartara. Basta mangiare la nuova Scrocchiainsalata. Basta approfittare della grande offerta dodici pacchetti. [...] Basta gustarli sulla veranda di casa vostra, in macchina o in barca, per quanto siano irresistibili, eh. ('''Bender'''. cercando di convincere i clienti che cominciano ad entrare sempre di più ne locale sentendo le sue parole)
*'''Fry''': {{NDR|Sentendo il nome completo di Leela}} Taranga? <ref>In verità il nome giusto è Turanga, ma c'è un errore nel doppiaggio.</ref> <br/> '''Amy''': È il suo nome Philip. <br/> '''Bender''': Philip?
*'''Leela''': Non sto dicendo che mangiare la carne è sbagliato, nessuno è qui per affermare una cosa del genere. <br/> '''Free Waterfall Junior''': Io si. <br/> '''Leela''': Ma mangiare un animale intelligente è un'altra cosa. <br/> '''Fishy Joe''': Non ci ammorbare con la tua noiosa filosofia adesso. L'unico motivo per cui non mangiamo le persone è che sono schifose.
*Questa sera il mondo guarderà con orrore un essere umano divorato vivo in diretta televisiva. Questo truculento spettacolo di orrendo [[cannibalismo]] è offerto...da Fishy Joe! Provate la nostra spremuta di tricheco! Con il 100% di tricheco fresco! Cavalca il tricheco! ('''Linda van Schoonhoven''')
*Mi mancherai Leela. So benissimo che sei una forma di vita a base di carbonio, ma ti ho sempre considerato un gran pezzo di [[titanio]]. ('''Bender''')
*Ascoltatemi, ci sono mille ragioni per [[mangiare]]: fame, noia, voglia di diventare il più grasso del mondo...ma non vendetta. Non siamo migliori di loro? E poi Leela è una mia amica. ('''Jor''')
*{{NDR|Servendo la cena}}<br>'''Bender''': Chi vuole il [[delfino]]? <br/>'''Leela''': Il delfino! Ma i delfini sono intelligenti!<br/>'''Bender''': Questo non lo era, ha buttato tutti i suoi soldi in un videopoker!
==Episodio 16, ''Il gioco del Se Fossi...''==
*Buone notizie, ciurmaglia! Ho inventato un congegno che permette di azionare qualsiasi cosa e apparecchiatura da grandi distanze, l'ho battezzato il "lungoarnese". Osservate. ('''Professor Farnsworth''')
*'''Bender''': Ehi, rivendico questa città! Metti subito giù i miei giocattoli!<br/>'''Zoidberg''': Ma baciami le chele! <br/> '''Bender''': E tu slinguazzami il fondale del fondoschiena!
*'''Fry''': Ecco, siete soddisfatti adesso? Il visitatore gentile sta morendo e non sapremo mai perché è venuto ... <br/> '''Bender''': Ve lo dirò io, con il mio ultimo respiro. Sono venuto qui con un sogno molto semplice: la segreta speranza di uccidere tutti gli esseri umani e invece guardate come è andata a finire... A questo punto mi chiedo chi è il vero mostro da 7 bilioni di tonnellate? Non certo io... Non io... {{NDR|[[Ultime parole dalle serie televisive|ultime parole]]}}
*'''Leela''': Tranquilla, comportati con nonchalance. <br/>{{NDR|Entra nella stanza fischiettando}}<br> '''Zoidberg''': E va bene, ti comporti con nonchalance, smettila di farcelo pesare.
*[[Imprecazioni dalle serie televisive|Per tutti i formichieri dei santi giocolieri]]! Il professore è stato divorato dai [[formichiere|formichieri]]! ('''Hermes''')
*La polizia? Quei nasuti ficcanaso? Modestamente mi sono laureato per posta in uccidologia applicata ed uccidomia comparata. Zoidberg scende in campo. ('''Zoidberg''', prima di mettersi il berretto da [[Sherlock Holmes]])
*'''Leela''': Un momento, non ti importa che abbia ucciso Hermes? <br/> '''Bender''': E chi se ne impippa! Non c'è niente di male ad uccidere, l'importante è che Bender abbia il suo conquibus. <br/> '''Leela''': È un [[ricatto]] bello e buono. <br/> '''Bender''': "Ricatto" è una parola un po' esagerata, preferisco "estorsione", la "st" è più da paura...
*'''Zoidberg''': Adesso ci siamo tutti. <br/> '''Leela''': E tu chi sei? <br/> '''Scruffy''': Scruffy, il custode. <br/> '''Leela''': Strano, non ti ho mai visto. <br/> '''Scruffy''': Siamo pari allora, neanche io ti ho mai vista.
*'''Fry''': Lei mi crede su quei mostri, vero, signor Panucci? <br/> '''Signor Panucci''': Esistono solo tre mostri ragazzo: [[Dracula]], [[Blacula]] e il figlio di Kong.<ref>''[[Il figlio di King Kong]]'' (''The Son of Kong'').</ref> Ora smettila di scaccolarti e impasta l'impasto.
*'''Signor Panucci''': Ehi, il solito, professor Hawking? <br/> '''[[Stephen Hawking]]''': No, oggi vorrei qualcosa di buono. <br/> '''Signor Panucci''': Ahahah, che tipo insolito! Le porto il solito.
*'''Fry''': Ehi, Stephen Hawking, è lei il fisico che ha inventato la gravità, vero? <br/> '''Stephen Hawking''': Certo, perché no? <br/> '''Fry''': Voglio farle una domanda: qualcuno ha mai scoperto un buco nel niente con i mostri dentro? Visto che sono il primo voglio chiamarlo il "buco di Fry". <br/> '''Stephen Hawking''': Mi dispiace, ma non esiste niente del genere. Ora devo andare. Ho parecchio lavoro. <br/> '''Signor Panucci''': Ehi, Hawking, ho la pizza per lei. <br/> '''Stephen Hawking''': La butti nel cassonetto.
*Salute, è un grande... {{NDR|Lancia i dadi di ''[[Dungeons & Dragons]]''}} ...piacere conoscerti. ('''[[Gary Gygax]]''')
*'''Fry''': Che cosa volete?<br>'''[[Nichelle Nichols]]'''{{NDR|nei panni di [[Star Trek|Nyota Uhura]]}}: Lo squarcio spazio-temporale che dici di aver visto.<br>'''[[Stephen Hawking]]''': L'ho chiamato il "buco di Hawking".<br>'''Fry''': Non vale! L'ho visto prima io!<br>'''[[Stephen Hawking]]''': A chi crederà la redazione della rivista dei quanti fisici?
*Se non torniamo lì e facciamo in modo che quel qualcosa accada l'intero universo sarà immediatamente distrutto! Ed essendo un ambientalista io sono contrario. ('''[[Al Gore]]''')
*Splendido, l'intero [[universo]] è stato distrutto. ('''[[Stephen Hawking]]''')
*Quindi è così che sarebbero andate le cose se avessi inventato il lungoarnese. Ah, per fortuna un uomo può sognare... un uomo può sognare. ('''Professor Farnsworth''')
==Episodio 17, ''Guerra dell'altro mondo''==
*{{NDR|Bender e Fry si recano alla cassa per pagare un pacchetto di gomme da masticare Big Pink}}<br/>'''Commesso''': 40 centesimi.<br/>'''Fry''': Signore, sta dimenticando il mio mega-sconto per militari!<br/>'''Commesso''': No, quello è soltanto per i militari.<br/>'''Bender e Fry''': Cosa?!?<br/>'''Bender''': Che razza di discriminazione sarebbe questa!? Ora farai i conti con me!<br/>'''Commesso''': Mi spiace, è la politica del negozio... se il cliente non è completamente soddisfatto, addio cliente!
*'''Leela''': Lo sai Zapp? Qualcuno dovrebbe darti una lezione.<br>'''Zapp Brannigan''': Se è una lezione d'amore, attenzione...Vedi, ho dei problemini di apprendimento molto sessuali...Come si chiama questa malattia?<br>'''Kiff''': Sexlessia.
*{{NDR|Presentando al suo esercito la missione sul pianeta Spheron One}}<br>'''Zapp Brannigan''': Si tratta di un pianeta brutto e desolante, privo di risorse naturali e di qualsivoglia valore strategico. Qualche domanda?<br>'''Soldato''': Perché dobbiamo essere pronti a morire per un posto tanto inutile?<br>'''Zapp Brannigan''': Non chiederlo a me. Tu morirai per primo!<br>'''Fry''': Ehm, tanto per sapere, chi è il nemico?<br>'''Zapp Brannigan''': Domanda intelligente. Non sappiamo nulla della loro lingua, della loro storia né del loro aspetto, ma possiamo desumere che rappresentino tutto ciò che non rappresentiamo noi.
*Ha superato il mio [[record]] di due secondi... e sedici minuti... e dodici ore! Un giorno lo batterò, Kif! ('''Zapp Brannigan''')
*Dimmi un po', Lemon. Ti piace leggere? Ho giusto un libricino per te. Riguarda le abitudini degli antichi greci... ('''Zapp Brannigan''')
*'''Infermiera''': È pronto per l'intervento, Dottore? <br/> '''Zoidberg''': Vorrei tanto, cara... Prima però devo operare!
*'''Zoidberg''': {{NDR|Coprendo un corpo con un lenzuolo}} Ce lo siamo giocato...<br>'''Soldato''': Aspetti dottore, non sono morto!<br>'''Zoidberg''': Scusi, guardi che il medico sono io! Sa?
*'''Testa di [[Richard Nixon]]''': Ti accompagnerà il nostro miglior negoziatore di pace: Henry Kissinger.<br>'''Testa di [[Henry Kissinger]]''': Come state?<br>'''Bender''': Ma non sarà rincoglionito?<br>'''Testa di [[Richard Nixon]]''': Ha convinto la dattilografa ad entrare nel suo letto. Questo la dice lunga.
*'''Zapp Brannigan''': La bomba ha un dispositivo che risponde alla voce. Esploderà quando il robot pronuncerà una certa parola.<br>'''Fry''': Quale parola? Ehm...signore?<br>'''Zapp Brannigan''': È l'unica parola che il robot usa più di qualsiasi altra. L'abbiamo scoperta grazie a questo utile computer e con le sue dieci parole più gettonate. {{NDR|Legge la classifica "Bender's Top Ten Most Frequently Uttered Words"}} Numero 10 "brutto"; numero 9 "patetico"; numero 8 "rottame", numero 7 "ficcatelo", numero 6 "mordimi", numero 5 "il mio", numero 4 "scintillante", numero 3 "lucido", numero 2 "magnifico"... e al primo posto della nostra classifica troviamo la parola più gettonata che farà esplodere il pianeta..."culo"!<br>'''Fry''': Non abbiamo molto tempo!
*{{NDR|Lee Lemon si rivela essere Leela}}<br>'''Zapp Brannigan''': È per questo che mi sentivo così attratto da te! Oh, mammina, non sono mai stato così felice di prendere cazzotti da una donna!<br>'''Leela''': Possiamo rifarlo qualche volta!
==Episodio 18, ''La macchina satanica''==
*'''Notaio''': E al mio adorato nipote Bender, sperando che non sia lui il responsabile della mia morte, lascio il mio castello...<br />'''Bender''': Evviva! Dormiamo là stanotte!<br />'''Notaio''': ...a condizione che almeno una notte la passi lì dentro.<br />'''Bender''': Accidenti! C'è sempre la fregatura.
*'''Vladimir''': {{NDR|Lo zio di Bender dell'Impero Roboasburgico}} Vieni Bender, ti piacera essere morto...<br />'''Bender''': È quello che mi hanno detto sull'essere vivo ...
*Questa sequenza di parole che ho detto aveva un senso! ('''Prof. Farnsworth''')
*Oh, povero Bender, hai le visioni! Hai bevuto troppo...oppure troppo poco. Non ricordo mai come funziona. ('''Fry''')
*Bender, che brutto aspetto! Ti prescrivo dei trucchi! ('''Zoidberg''')
*Abbiamo tutti paura, è la condizione umana. Perché credi che io usi questa schifosa faccia da duro? ('''Sal''')
*Non posso continuare ad investire la gente! Non sono abbastanza famoso per farla franca. ('''Bender''')
*Voglio vivere! Ci sono ancora molte cose che non possiedo. ('''Bender''')
*{{NDR|Dopo aver saputo che la maledizione di Bender terminerà quando investirà il suo migliore amico}} Non vorrei essere nei miei panni in quel momento. ('''Fry''')
*Non era più logico attaccare al muro tutti tranne me? ('''Bender''')
*Vado a cucinare per il prossimo mese e poi surgelo tutto. ('''Leela''')
*Se riesci a leggere questo, ti ho investito! ('''Adesivo sul retro dell'auto mannara''')
:''If You Can Read This, I Ran Over You!''
*'''Bender''': Fry, non significa niente, posso amare due persone insieme! <br/>'''Fry''': Parole. Solo parole sdolcinate che si trasformano in amaro cerume nelle mie orecchie!
*State attenti, molti robot sono stupidi e violenti. ('''Leela''')
*'''Calculon''': Tutto iniziò una maledetta notte di mille anni fa...<br>'''Bender''': Tu hai mille anni?! La tua biografia dice che ne hai soltanto ventisette!<br>'''Calculon''': Menzogne! Cambio la mia identità e miglioro la mia persona ogni decennio per evitare sospetti. Io sono stato tutti i migliori attori robot della storia: Unità di recitazione 0. destra, Thespo-mat, [[David Duchovny]]!
*Correva l'anno 2019, ed ero un povero robot che lavorava in un laboratorio di ricerche auto-emotive. Lavoravo con il Progetto Satana, un veicolo militare senza scrupoli e intelligente creato con i pezzi delle auto più malefiche del mondo. Lo sterzo era dell'auto di [[Hitler]], la freccia sinistra della Volkswagen di [[Charles Manson]], i tergicristalli del Maggiolino tutto matto.<ref>Nel doppiaggio originale invece di [[:w:it:Herbie|Herbie]] viene citata l'auto di ''[[Supercar]]'' (''Knight Rider'').</ref> ('''Calculon''')
*Senta a tutti piace uccidere persone, ma io non voglio fare del male ai miei amici. {{NDR|Inizia a trasformarsi}} Ehi, comincia a piacermi! ('''Bender''')
*Ehi Progetto Satana, guarda qua! Sono un pedone cieco, venti punti! ('''Fry''', cercando di farsi investire dalla macchina satanica)
*'''Bender''': Ehi, quella è la mia ultima birra, bastardo! Io ti ammazzo!<br/> '''Fry''' Anch'io ti ammazzo, amico... Anch'io ti ammazzo...
==Episodio 19, ''Un amore sbucato dal passato''==
*'''Bender''': Ehi, Fry! Sto pilotando con il mio sedere! <br/> '''Fry''': È la cosa più forte che abbia mai visto!
*'''Professor Farnsworth''': Questa volta avete esagerato tutti e tre. <br/> '''Leela''': Che cosa ho fatto io? <br/> '''Professor Farnsworth''': Tu ha lasciato le chiavi inserite nel quadro. Avresti dovuto prevedere quello che potevano fare questi due. <br/> '''Fry''': Esatto Leela. <br/> '''Bender''': E così hai deluso tutti noi, Leela. <br/> '''Professor Farnsworth''': Dovrei proprio licenziarvi tutti e tre, ma non possiedo un cuore così duro. {{NDR|parla a bassa voce all'orecchio di Hermes}} <br/> '''Hermes''': Siete licenziati.
*'''Fry''': Perché ti sei fatta congelare? <br/> '''Michelle''': Oh Fry, dopo averti silurato, le cose sono andate molto male: mi sono sposata.
*In una notte di mezza estate ho capito cosa volesse dire essere una donna: sottomessa eppure onorata. ('''Zoidberg''')
*Ma è diverso questa volta: prima era possessiva e aveva troppe pretese, adesso vuole stare con me e fare quello che decide lei. ('''Fry''')
*Non che io mi [[pentimento|penta]], ma rimpiango amaramente la mia scelta. ('''Fry''')
*'''Bambino leader''': C'è un solo modo per risolvere la faccenda! Si chiama "stringiamorte"!<br>'''Fry''': Di cosa si tratta?<br>'''Bambino''': È come andare sullo [[skateboard]], solo che la metà delle volte qualcuno muore.<br>'''Fry''': Oh, allora è più sicuro dello skateboard!
*'''Fry''': Vuoi dire che queste non sono le rovine della città di new York nell'anno 4000?<br>'''Prof. Farnsworth''': Ti piacerebbe! Siamo a [[Los Angeles]]!<br>'''Fry''': Ma c'era una banda di ragazzini con le pistole!<br>'''Leela''': Per l'appunto. Sei a Los Angeles.<br>'''Fry''': E poi tutti vanno in giro sparandosi dalle automobili!<br>'''Bender''': Questa è Los Angeles!<br>'''Fry''': Ma l'aria è verde e non c'è segno di civilizzazione da nessuna parte! [...] E le persone sono tutte siliconate, nessuno legge, c'è corruzione ovunque!
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
{{Futurama}}
[[Categoria:Stagioni di Futurama| 2]]
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Raúl Albiol
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Gaux
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[[Immagine:Raúl Albiol 2009.jpg|thumb|Raúl Albiol nel 2009]]
'''Raúl Albiol Tortajada''' (1985 – vivente), calciatore spagnolo.
*Il [[Società Sportiva Calcio Napoli|Napoli]] mi ha restituito la gioia. Sento nuovamente la fiducia dell'allenatore, la tensione delle partite. Questo mi dà un senso di felicità nella mia professione. Ed è anche più facile vincere qualcosa con uno spogliatoio unito e una buona atmosfera. [...] Ho accettato subito la proposta del Napoli, era facile decidere, c'era [[Rafael Benítez|Benitez]] che mi fece esordire a [[Valencia]], aveva appena firmato Callejon, c'è un progetto in una città che è sempre stata sinonimo di calcio. La passione che sto vivendo qui non l'avevo mai vista, e poi questa maglia azzurra l'ha indossata [[Diego Armando Maradona|Maradona]].<ref>Da un'intervista a ''El Pais''; citato in ''[http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2013/09/06/Albiol-Napoli-ho-ritrovato-gioia-giocare-_9257379.html Albiol, a Napoli ho ritrovato la gioia di giocare]'', ''Ansa.it'', 6 settembre 2013.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[Categoria:Calciatori spagnoli|Albiol, Raul]]
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Brindisi dai film
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Spinoziano
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{{Raccolta}}
[[File:La cena delle beffe (1942) Nazzari e Valenti.png|miniatura|upright=1.2|La scena del brindisi con [[Amedeo Nazzari]] e [[Osvaldo Valenti]] nel film ''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'' (1942)]]
Raccolta di '''brindisi''' tratti '''dai film'''.
==Brindisi dai film==
*A Bridget... che non sa cucinare, ma che ci piace così com'è! (''[[Il diario di Bridget Jones (film)|Il diario di Bridget Jones]]'')
*– A che cosa beviamo?<br>– A noi stessi.<br>– Mmh, porta sfortuna.<br>– Agli amici lontani.<br>– Agli amici lontani! (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]'')
*A Frank Castle. Il miglior soldato, il miglior infiltrato, il miglior compagno del mondo. (''[[The Punisher (film 2004)|The Punisher]]'')
*A Lorraine! Che trovi finalmente la pace! (''[[Una canzone per Bobby Long]]'')
*A me e alla mia preziosissima squadra!! (''[[Spider-Man: Far from Home]]'')
*A quella che potrebbe diventare una bella squadra. (''[[Attack Force - La morte negli occhi]]'')
*A te, padre! (''[[Il figlio di Frankenstein]]'')
*A un molto, molto più affettuoso futuro. Affettuoso e immediato. (''[[Strategia di una rapina]]'')
*A una vista d'aquila e tanti capelli. (''[[Star Trek Beyond]]'')
*Agli estranei. (''[[Blade Runner 2049]]'')
*– Agli uccelli.<br>– Alleluja! (''[[The Nice Guys]]'')
*Agli uomini che abbiamo amato. Peste. (''[[Il romanzo di Mildred]]'')
*– Ai fiori di campo!<br />– E al vino e alle bistecche! (''[[Dallas Buyers Club]]'')
*Ai formidabili amici che siete. (''[[Doppio sospetto]]'')
*Ai mutilati e ai fallimenti! (''[[Agnus Dei (film 2016)|Agnus Dei]]'')
*Ai nostri amici assenti. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]'')
*Ai ricordi più felici... e ai più tristi. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]'')
*Ai vecchi amici che non si dimenticano. (''[[La città del piacere]]'')
*Al maresciallo Herring. All'invasione dell'Ostria. (''[[Il grande dittatore]]'')
*Al nostro futuro. (''[[La rapina perfetta]]'')
*– Al nostro segreto.<br>– E alla nostra amicizia.<br>– Marito e moglie possono essere amici?<br>– Oh, sì! (''[[Yentl]]'')
*Al nuovo allievo della yeshiva! Lechaim! (''[[Yentl]]'')
*– Al nuovo giorno!<br>– E al giorno dopo. (''[[Marie Antoinette]]'')
*Al sapere. (''[[Lucy (film 2014)|Lucy]]'')
*Al vero amore, in qualunque forma o dimensioni si presenti a voi. Con l'augurio che un giorno possiate dire con orgoglio: "Anch'io una volta sono stato amato follemente!" (''[[Quattro matrimoni e un funerale]]'')
*All'avere una vita tra tre ore! (''[[The Suicide Squad - Missione suicida]]'')
[[File:Anna perdonami (film 1953) brindisi.png|miniatura|upright=1.2|La scena del brindisi con [[Tamara Lees]], Cesare Fantoni e Aldo Fiorelli in ''[[Anna perdonami]]'' (1953)]]
*– All'imprevisto di quest'incontro.<br>– A te e a me.<br>– E a me no? (''[[Anna perdonami]]'')
*Alla faccia dei mariti in genere e dei nostri in particolare. (''[[Così fan tutte (film)|Così fan tutte]]'')
*Alla giornata! (''[[Charlot soldato]]'')
*Alla lealtà. (''[[Incatenata (film 1934)|Incatenata]]'')
*Alla memoria! (''[[Dopo divorzieremo]]'')
*Alla mia nuova sorella! Bella, spero che tu abbia dormito abbastanza in questi diciotto anni, perché non dormirai più per un pezzo! (''[[The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1]]'')
*Alla mia unica rivale: la cavalleria degli Stati Uniti. (''[[Rio Bravo]]'')
*Alla nostra amicizia! Sposterei cielo e terra per te, mio amigo! Salud! (''[[Coco]]'')
*– Alla nostra prima cliente!<br>– Alla nostra prima e sola cliente! (''[[Ghostbusters - Acchiappafantasmi]]'')
*Alla notte del Diavolo. Alla mia festa preferita. (''[[Il corvo - The Crow]]'')
*Alla nuova generazione. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]'')
*Alla più bella storia ch'abbia mai udita. (''[[Ninotchka]]'')
*Alla prossima estate. (''[[Storia di una capinera]]'')
*– Alla salute.<br>– Allacciare le cinture!<br>– Buon atterraggio! (''[[Avventurieri dell'aria]]'')
*Alla salute del capo. Ha dovuto rinunciare a uno di noi ed è stato un peccato. Se non faceva così, parecchi ci avrebbero lasciato certamente la pelle. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'')
*Alla salute delle donne con le gambe storte! (''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]'')
*Alla salute di Nadia che ha ritrovato la libertà, all'annullamento del suo matrimonio, all'annullamento di suo marito, all'annullamento di tutto! (''[[La dolce vita]]'')
*Alla scopata telefonica. (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]'')
*– Alla tua cara salute. All'uomo più affascinante. Credimi!<br>– Sì, ci credo. Sono io!<br>– Sei tu. A anche al più insolito partner con cui ho mai troncato. (''[[Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II]]'')
*– Alla tua gamba!<br>– Io brindo alla tua!<br>– Ok, brindiamo alle nostre gambe! (''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]'')
*– Alla tua, maniscalco!<br>– E al futuro!<br>– Amen.<br>– Amen. (''[[Ritorno al futuro - Parte III]]'')
*Alle donne, spina nel fianco e consolazione di tutti i tempi. (''[[Miss prima pagina]]'')
*Alle ragazze dalle labbra rosa e dal piede leggero. (''[[La mia Africa]]'')
*– Allora, alla società!<br>– Alla società. Ma senza trucchi.<br>– Senza trucchi. (''[[Per qualche dollaro in più]]'')
*– Allora brindiamo alla nostra legge.<br>– Prima di brindare posso conoscere questa legge?<br>– Proclama che bisogna fare l'amore senza calcolo e senza costrizioni, che la verginità non è una virtù, che la coppia non deve essere un limite, e che bisogna spingere il limite fino all'impossibile.<br>– Dunque, alla nostra legge futura! (''[[Emmanuelle]]'')
*– Aspetta, brindiamo alle future esperienze.<br />– Alle future esperienze. (''[[Velluto blu]]'')
*Auguri e figli mosci! (''[[Monella]]'')
*Beviamo ai compagni leali! (''[[Addio Kira!]]'')
*– Beviamo al nostro patto: né approcci amorosi né bisticci.<br>– Proprio come coniugi normali.<br>– Ho detto niente bisticci. (''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'')
*– Beviamo al tuo avvenire, qualunque esso sarà.<br>– Al mio avvenire! (''[[Il cervello che non voleva morire]]'')
*– Beviamo, mister Engle, beviamo al suo domani.<br>– Al domani! (''[[Angeli del peccato]]'')
*Bevo a questo puro sentimento, e all'amore, ma soprattutto io bevo all'oro! (''[[Il mucchio selvaggio (film)|Il mucchio selvaggio]]'')
*Bevo al delitto. (''[[La signora di Shanghai]]'')
*Bevo all'uomo che ho ucciso. (''[[L'aquila e il falco (film 1933)|L'aquila e il falco]]'')
*Bevo alla barba di chi non ha debiti. Bevo alla barba di tutti i capri, gli asini, e i santi soltanto in agonia. E chi non beve con me, peste lo colga! (''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'')
*Brindiamo a te che la dai. (''[[Un nuovo futuro]]'')
*Brindiamo alla nostra nuova presidentessa. Salute! (''[[Notte al museo - Il segreto del faraone]]'')
*Brindo a me che ho avuto la grande fortuna di conoscervi. (''[[Creed - Nato per combattere]]'')
[[File:Miseria e nobiltà (film 1954) Gianni Cavalieri.png|miniatura|upright=1.2|La scena del brindisi con [[Gianni Cavalieri]] in ''[[Miseria e nobiltà]]'' (1954)]]
*Brindo alla felicità di questa bella nobiltà. (''[[Miseria e nobiltà]]'')
*Brindo alla fiducia! (''[[Sorvegliato speciale (film 1941)|Sorvegliato speciale]]'')
*C'è qualcosa nella vita che non merita un brindisi? Questa è la nuova Karnak, rappresenta il culmine di un grande sogno vecchio più di duemila anni, un sogno ora avveratosi grazie alla vostra incondizionata assistenza... E per questo, è una vergogna per me... Che voi dobbiate condividere una ricompensa così inadeguata. Ai faraoni... I cui più grandi segreti erano affidati ai servitori, sepolti vivi con loro in sale inondate nella sabbia... Buon sonno, signori. Il nuovo mondo di pace sarà in debito con voi per il vostro estremo sacrificio. (''[[Watchmen (film)|Watchmen]]'')
*Cent'anni! (''[[Il padrino - Parte II]]'')
[[File:Profondo rosso (1975) brindisi.png|miniatura|upright=1.4|La scena del brindisi con [[Gabriele Lavia]] in ''[[Profondo rosso]]'' (1975)]]
*– Che cos'era?<br>– Un urlo, direi. Mah, chi lo sa, magari uno stupro. Brindo a te, vergine stuprata! (''[[Profondo rosso]]'')
*– Che cosa si dice in questi casi? <br />– Che sa di tappo! (''[[Roba da ricchi]]'')
*– Che Dio benedica i tuoi occhi.<br>– E i tuoi. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]'')
*Che fra dieci anni si possa essere uniti come stasera. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]'')
*Che possiate fare vedere all'intera Germania il vero volto della DDR. Alla nostra. Brindamo a noi e a un mondo migliore. (''[[Le vite degli altri]]'')
*– Dobbiamo aver fiducia uno nell'altro. Brindiamo a questo?<br />– Con tutto il cuore. (''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'')
*E allora, brindiamo: a una lunga vita, colma di felicità, allietata da molta prole, fama e virtuosa, in un avvenire di pace e di libertà. (''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]'')
*E io brindo... a non mandare tutto a puttane! (''[[L'ora più buia]]'')
*E ora, beviamo alla mia coscienza! (''[[La signora Skeffington]]'')
[[File:Zazà (1944) Isa Miranda (3).png|miniatura|upright=1.2|La scena del brindisi con [[Isa Miranda]] in ''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'' (1944)]]
*Ecco io... io vi auguro che siate felici. Che seguitiate per sempre ad essere felici. Perché... perché soltanto nel sentirsi felici... c'è la vera felicità. (''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'')
[[File:Miseria e nobiltà (1940) Vincenzo Scarpetta.jpg|miniatura|upright=1.2|La scena del brindisi con [[Vincenzo Scarpetta]] in ''[[Miseria e nobiltà (film 1940)|Miseria e nobiltà]]'' (1940)]]
*Ed ora sia permesso anche a me di fare un brindisi di tutto cuore all'illustrissimo signor amore. (''[[Miseria e nobiltà (film 1940)|Miseria e nobiltà]]'')
[[File:Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani, Virgilio Riento e Marisa Vernati.png|miniatura|upright=1.2|La scena del brindisi con [[Anna Magnani]], [[Virgilio Riento]] e [[Marisa Vernati]] in ''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)]]
*– Evviva la musica!<br>– Evviva l'amicizia!<br>– Abbasso la tristezza!<br>– Evviva l'abbondanza!<br>– Abbasso la miseria, famo la costituente! (''[[Abbasso la miseria!]]'')
*Facciamo un brindisi: alla riuscita di... quello che non so. (''[[La via dei giganti]]'')
*– Facciamo un brindisi per Harry Cole. Ecco qua. Te lo sarai sentito dire mille volte, Harry, ma lasciamelo dire ancora. Bevo a Harry, il migliore, il primo di tutti. Alla sua salute.<br>– Il migliore cosa?<br>– Il migliore intercettatore della costa occidentale.<br>– E chi è il migliore della costa orientale?<br>– Io. Brindo anche alla mia salute!<br>(''[[La conversazione]]'')
*– Felicità.<br>– Felicità. (''[[Ritorna l'amore]]'')
*Giù i pensieri, su i bicchieri! (''[[Stealth - Arma suprema]]'')
*Il primo brindisi lo voglio dedicare a mia moglie: moglie mia, io non so dove sei, ma ovunque tu sia, io faccio un brindisi alla facciaccia tua! E alla salute mia! (''[[Totò, Peppino e i fuorilegge]]'')
*In barba alla guerra, a Tullio e Ginetta, noi auguriamo una pace perfetta! (''[[Due lettere anonime]]'')
*Io propongo un brindisi per i nostri eroici amici che hanno attraversato il Bronx e superato due dozzine di caselli per essere qui con noi, il successo corra sempre con voi! (''[[Beetlejuice - Spiritello porcello]]'')
[[File:Il suo destino (1938) brindisi.png|miniatura|upright=1.2|La scena del brindisi con [[Luisa Ferida]] ne ''[[Il suo destino]]'' (1938)]]
*Io vi auguro che siate felici, lontani dalle passioni e dai desideri violenti: la felicità è soltanto in questo. Vi ringrazio, amici, alla salute! (''[[Il suo destino]]'')
*Lancillotto era un agente straordinario e un vero Kingsman. Ci mancherà molto. A Lancillotto. (''[[Kingsman - Secret Service]]'')
*Lunga vita al crimine! (''[[Il mistero del falco]]'')
*Nel frattempo brindiamo al vero assassino. (''[[Omicidio!]]'')
*Non posso perdere l'occasione di proporre un brindisi a un protagonista della nostra vita culturale. Un grande socialista di cui non ricordo il nome ha detto "Lo scrittore è l'ingegnere dell'anima" e Georg Dreyman è uno dei migliori ingegneri del nostro paese. [...] E ovviamente a Christa-Maria Sieland, la più bella perla della Repubblica Democratica Tedesca. E guai a chi dice il contrario. Propongo quindi di brindare a Christa-Maria Sieland, stupenda donna e stupenda attrice. (''[[Le vite degli altri]]'')
*Non siamo in prima linea, ma noi conosciamo il valore di un soldato che avanza sprezzante del nemico e della morte. Signori, brindiamo: a mio figlio. Prosit! (''[[All'ovest niente di nuovo]]'')
*Per la donna che amo oggi e che domani avrò già dimenticato. (''[[Il cavaliere della croce]]'')
*Perciò vorrei proporre un brindisi alla mia bellissima sposa. Nessuna misura del tempo è abbastanza con te. Ma cominceremo con per sempre. (''[[The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1]]'')
*Potrei diventare miliardario in un mese preparando questo piatto per gli altri. Invece gli altri non sapranno mai cosa si perdono. Invece noi e i nostri amici alziamo il bicchiere. (''[[La grande abbuffata]]'')
*Propongo un brindisi: al territorio inesplorato... Al futuro. (''[[Rotta verso l'ignoto|Star Trek VI - Rotta verso l'ignoto]]'')
*Quelli bravi muoiono tutti. Agli amici! (''[[Porco Rosso]]'')
*Questo è un brindisi per un figlio della famiglia Frankenstein. Evviva lo sposo! Un lieto brindisi in onore del giovane Frankenstein! (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'')
*Questo si chiama il brindisi di Maso, che era pieno di whisky dagli stinchi al naso, finché un rene gli rose e il fegato gli esplose. (''[[Gli uomini preferiscono le bionde (film 1953)|Gli uomini preferiscono le bionde]]'')
*Questo vino Malvasìa, alla salute di Gina mia! (''[[Due lettere anonime]]'')
*– Qui ci sta bene un brindisi... a che cosa, non lo so, ma ci sta bene un brindisi!<br>– Buona fortuna in aula.<br>– Buona fortuna.<br>(''[[The Judge (film 2014)|The Judge]]'')
*– Ragazzi, un brindisi al prossimo passo!<br/>– Ma la vuoi piantare con questi passi! Che palle<br/>– No, ma quale passo, noi non lo facciamo, metti giù quel bicchiere!<br>(''[[American Pie - Il matrimonio]]'')
*Salute! Conosco almeno venti motivi per cui non dovreste essere mai felici. (''[[Il postino suona sempre due volte (film 1946)|Il postino suona sempre due volte]]'')
*– Salute e fiji maschi! {{NDR|brindando al Papa}}<br>– "Fiji maschi"?<br> (''[[Nell'anno del Signore]]'')
*Sappiate che ho riaperto questa casa per dare a noi un nuovo inizio. Quindi alziamo questi bicchieri di vino assurdamente costoso per un nuovo inizio. (''[[The Invitation (film 2015)|The Invitation]]'')
*– Secondo me la vita è un dono e non ho intenzione di sprecarla. Non sai mai quali carte ti capiteranno nella prossima mano. Impari ad accettare la vita come viene. Ah, ecco a lei, Cal! Così ogni singolo giorno ha il suo valore.<br />– Ben detto, Jack!<br />– Udite, udite!<br />– Al valore di ogni singolo giorno.<br />– {{NDR|In coro}} Al valore di ogni singolo giorno! (''[[Titanic (film 1997)|Titanic]]'')
*Signori, alla profonda esperienza religiosa che si vive nel far bene il proprio lavoro, seppur tragicamente sottopagati. (''[[The Big Kahuna]]'')
*– Signori miei, all'Inghilterra. <br />– All'umanità. <br />– Al [[Manchester United Football Club|Manchester United]]!<br>(''[[The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo]]'')
*Signorina, a lei! Alle sue bellissime gambe che ho avuto la fortuna di ammirare! (''[[La dolce vita]]'')
*Su, coraggio, coraggio, facciamo un brindisi. Beviamo insieme alla salute del mare. (''[[Anna Christie]]'')
*Un brindisi a Emily! Sempre la damigella, e mai la sposa. (''[[La sposa cadavere]]'')
*Un brindisi. Ai fratelli! (''[[Giuseppe il re dei sogni]]'')
*[[Uva]]! {{NDR|bevendo [[vino]]}} (''[[Il ferroviere]]'')
*– Vaffanculo domenica!<br />– Vaffanculo domenica!<br>(''[[La 25ª ora]]'')
*Voglio fare un brindisi. A Evelyn Mercer, la madre migliore che quattro bastardi degenerati potessero mai avere. (''[[Four Brothers - Quattro fratelli]]'')
*Voglio fare un brindisi a questa bella crociera e a tutti gli amici che sono qui con me, e alla vittoria di Ran al torneo regionale di Karate. (''[[Detective Conan: La strategia degli abissi]]'')
*Voglio fare un brindisi a voi, ragazzi. E all'Italia, naturalmente. Al cibo, naturalmente. E all'amore. (''[[Speak No Evil (film 2022)|Speak No Evil]]'')
*– Vorrei proporre un brindisi. Alla vita.<br />– "Alla vita"? Che significa "alla vita"? (''[[Melancholia]]'')
===''[[C'era una volta in America]]''===
*Al consolatore degli afflitti!
*Ragazzi, alla nostra ultima gita, sul camion di stanotte non c'è solo whisky, ci sono dieci anni di vita che è valsa la pena di vivere.
*Signore e signori, io brindo alla morte di questo locale, il Fat Moe's anche perché qui a bere legalmente non ci verrà più nessuno.
===''[[Fantastic Mr. Fox]]''===
*Quando guardo questa tavolata imbandita di squisite prelibatezze, io vedo due grandi avvocati, un abile pediatra, uno chef eccezionale, un bravo agente immobiliare, un sarto eccellente, una valente commercialista, un musicista di talento, un pescatore di sanguinerole quasi capace e forse la migliore paesaggista dei nostri giorni, alcuni di voi magari leggono la mia rubrica di tanto in tanto, ma tendo a dubitarne... Vedo anche una stanza piena di animali selvatici. Animali selvatici genuini e forniti di grande talento! Animali selvatici con nomi scientifici latineggianti che raccontano il nostro DNA. Animali selvatici, ognuno con punti di forza e debolezze derivanti dalla specie. Comunque sia, credo che possano essere proprio le bellissime differenze che ci distinguono a forse offrirci un barlume di speranza di salvare mio nipote e a darmi la possibilità di farmi perdonare per aver messo tutti noi in questa pazzesca cosa. Non lo so, è una sensazione. Grazie per l'attenzione, salute a tutti.
*Dicono che tutte le volpi siano allergiche al linoleum, ma al tatto risulta fresco! Dicono che la mia coda deve essere lavata a secco due volte al mese, ma ora è totalmente removibile! Dicono che il nostro albero potrebbe non ricrescere mai, ma un giorno qualcosa ricrescerà! Sì, questi ciccioli sono di oca sintetica, e queste rigaglie secche vengono da colombacci artificiali e queste mele sembrano finte, ma almeno hanno le stelline! Quello che voglio dire è che stasera mangeremo e mangeremo tutti insieme e anche sotto questa luce non particolarmente accattivante, voi siete senza alcun dubbio i cinque animali selvatici e mezzo più straordinari che io abbia mai conosciuto in vita mia! Quindi alziamo i nostri cartoni... Alla nostra sopravvivenza!
===''[[Marie Antoinette]]''===
*Al Delfino e alla Delfina di Francia. Abbiate molti figli sani e robusti e procreateci un erede al trono.
*– Al nuovo giorno!<br>– E al giorno dopo.
*– Alla nostra regina!<br>– Salut!<br>– Salut!<br>– A una bella serata!<br>– E a Raumont che ha portato le ostriche!<br>– A Raimond per le ostriche!<br>– E Lamballe che ha portato i fiori!<br>– Per i fiori, per questi bei fiori...<br>– E a Fersen, che è venuto qui dalla lontana Svezia!
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[[Categoria:Brindisi dai media|Film]]
[[Categoria:Raccolte dai film]]
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Gerda Taro
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Gaux
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[[File:Gerda Taro-Anonymous.jpg|miniatura|Gerda Taro]]
'''Gerda Taro Pohorylle''' (1910 – 1937), fotografa tedesca.
== Citazioni su Gerda Taro ==
* A Gerda, che trascorse un anno in Spagna. E lì rimase per sempre. ([[Robert Capa]])
* I parigini hanno dato alla piccola Taro una sepoltura straordinaria, dove tutti i fiori del mondo si sono incontrati. [[Robert Capa|Capa]], al mio fianco, piangeva, e quando il corteo funebre si è fermato ha nascosto i suoi occhi nella mia spalla. ([[Louis Aragon]])
=== [[Helena Janeczek]] ===
*Così, osservandola, Ruth aveva avuto un’intuizione: guardala, aveva pensato, questa piccola donna che attrae tutti gli sguardi, questa incarnazione di eleganza, femminilità, coquetterie, di cui nessuno sospetterebbe mai che ragiona, sente e agisce come un uomo.
*Credeva veramente, Gerda, che i suoi sorrisetti e ghingheri le servissero da corazza impenetrabile, e quella convinzione era stata sufficiente per non farsi scalfire? O era davvero refrattaria alla paura, all’angoscia (nella camera delle torture, dio santo!) e all’inesorabile senso di disfatta.
*Lei si era scelta il lavoro e il nome, ed era morta in un incidente stupido e crudele, però in una guerra che, con le sue immagini, voleva vincere per tutti. Era caduta tra i compagni andati a lottare contro il fascismo, non importa a quale RACE or PEOPLE appartenessero.
* Lui, che si chiama [[Robert Capa]], dice che Barcellona è magnifica e gli ricorda la sua città natale, solo che a [[Budapest]] non può tornare finché è in mano all’ammiraglio Horthy e al suo regime reazionario. Gerda Taro, la sua compagna, deve essere un’alemana, una di quelle giovani emancipate che non si sono sottomesse neanche a Hitler.
*Tornava a [[Madrid]], [[Valencia]], [[Barcellona]], prosegue Ruth. Si rimetteva i tacchi, il rossetto e il sorriso. Rientrava a [[Parigi]] e sembrava la solita, allegra ed entusiasta Gerda, e parlava della [[Spagna]], sì, con qualche accenno alle cose orribili che aveva visto, nell’impeto di quei resoconti avventurosi: le bestialità commesse da ''los moros'', la spossatezza della gente, il paesaggio surreale creato dalle bombe. Ma erano tutte parole spese per la causa, così come lo erano le sue foto. La solidarietà internazionale doveva far sentire chiaro e forte che il non-intervento era un crimine. Questo diceva, Gerda Taro, e la capisco.
== Altri progetti ==
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{{DEFAULTSORT:Taro, Gerda}}
[[Categoria:Fotografi tedeschi]]
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 11:07, 30 mag 2018 (CEST)}}
==Citazione su Madame de Stael==
Ciao :-) [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Madame_de_Sta%C3%ABl&diff=946579&oldid=946139&diffmode=source questa citazione] "su" Madame de Stael manca di un'informazione vitale: l'autore! Se l'autore della citazione è lo stesso autore del libro, ovvero [[Ghislain de Diesbach]], va creata la voce su di lui, aggiunta la citazione con fonte lì, e poi tolta la fonte nella voce su Madame de Stael e aggiunto il link alla voce sull'autore. Se hai bisogno di aiuto fai sapere ;-) ciao. --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 23:19, 25 giu 2022 (CEST)
== [[Michel Houellebecq#Sottomissione]] ==
Ciao, stai usando l'edizione Bompiani 2015 presente in bibliografia? Se stai usando un'altra, per piacere aggiorna la bibliografia e se possibile controlla le citazioni che c'erano prima (l'incipit e quella che parla della nostalgia) per vedere se coincidono con la tua edizione, in caso contrario correggile. Sarebbe opportuno indicare il capitolo oltre che il numero di pagina mettendo qualcosa come <code>(cap. III, p. 67)</code>. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 22:18, 17 apr 2026 (CEST)
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Dark Crystal - La resistenza
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{{FictionTV
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|tipo fiction = serie TV
|genere = avventura/fantastico
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|regista = [[Louis Leterrier]]
|soggetto = [[Jim Henson]]
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|doppiatori originali =
*[[Taron Egerton]]: Rian
*[[Anya Taylor-Joy]]: Brea
*[[Nathalie Emmanuel]]: Deet
*[[Victor Yerrid]]: Hup
*[[Donna Kimball]]: Aughra
|doppiatori italiani =
*[[Stefano Broccoletti]]: Rian
*[[Emanuela Ionica]]: Brea
*[[Veronica Puccio]]: Deet
*[[Ivan Andreani]]: Hup
*[[Fabrizia Castagnoli]]: Aughra
}}
'''''Dark Crystal - La resistenza''''', serie televisiva statunitense del 2019.
==Prima stagione==
===Episodio 1, ''Fine, inizio, è la stessa cosa''===
*Un altro mondo. Un altro tempo. Un'altra era. Thra, un pianeta meraviglioso circondato da tre soli. Al centro di tutto, il Cristallo della Verità, cuore di Thra e fonte di vita di ogni creatura. Sin dall'origine dei tempi, [[Aughra]] protegge il Cristallo, perché sa che è in grado di connettere tutte le creature di Thra. Le più vicine al suo cuore sono i Gelfling. Sette clan di Gelfling chiamano Thra casa: i coraggiosi Vapra sulle montagne di Ha'rar, i più colti di tutti gli altri, che governano i sette clan; i valorosi Stonewood, che vivono nella Foresta Infinita, conosciuti per le loro doti in battaglia; e gli amichevoli Grottan che vivono sottoterra, in profondità, in perfetta armonia con il pianeta Thra, dimenticati dal mondo in superficie. Per innumerevoli millenni, tutta Thra ha vissuto in perfetto equilibrio. Poi arrivarono nuovi esseri non di Thra: gli Skeksis. Incantarono Aughra raccontandole storie sull'universo e costruirono un planetario affinché potesse scoprire lei stessa quei misteri del cosmo. E così, Aughra rivolse il suo occhio alle stelle, affidando il Cristallo della Verità agli Skeksis. Sono passati circa mille trine da quando gli Skeksis si sono proclamati i signori di Thra. Ora, ancora una volta, gli Skeksis si riuniscono in segreto mentre un nuovo giorno ha inizio, per rubare la vita dal Cristallo che avevano promesso di proteggere. Alla continua ricerca di nutrimento, per ingannare la morte, sfruttano il potere del loro tesoro, il loro premio, del loro prigioniero: il Cristallo Nero. ('''Narratore''')
*{{NDR|Sul Cristallo Nero}} Lo abbiamo sfruttato troppo. Siamo stati ingordi, sì, troppo ingordi! ('''skekAyuk''')
*Noi siamo i signori del Cristallo. Governiamo da un'era, e governeremo per tutte quelle a venire. Noi siamo eterni! ('''skekSo''')
*Il Cristallo è il cuore di Thra. Sono una cosa sola. Ma più lo sfruttiamo, meno lui ci dona. ('''skekTek''')
*Non ho costruito un potente impero solo per vederlo sgretolarsi in polvere. ('''skekSo''')
*'''skekLach''': Altre offerte da dover recuperare ad Ha'rar. Un'altra interminabile Cerimonia delle decime.<br>'''skekOk''': A me piace la capitale dei Gelfling. Trovo che abbia uno splendido fascino maleodorante.
*Le creautre più piccole di solito vengono schiacciate da quelle più grandi. ('''skekOk''')
*'''skekOk''': Cos'è quella cosa sulla guancia?<br>'''Brea''': Inchiostro, mio Signore. Ho un diario su cui scrivo tutto quello che imparo.<br>'''skekOk''': Quindi sei in grado di leggere. Oh, che meraviglia! Hai sentito quel che ha detto, skekLach? Lei sa leggere e scrivere. Anch'io sono un esperto della parola scritta. Io sono conosciuto come lo storico.<br>'''Brea''': Oh, ho letto tutto su di voi! Siete il responsabile della Grande biblioteca del castello del Cristallo.<br>'''skekOk''': Bene, vedo che hai fatto delle ricerche.<br>'''Brea''': È così grande come ho letto?<br>'''skekOk''': Oh bambina, è una biblioteca infinita. Ci sono dei libri che risalgono a mille trine fa.<br>'''Brea''': Ed è possibile visitarla?<br>'''skekLach''': No! Non hai permesso di accedere a quella conoscenza.<br>'''Brea''': Ma perché?<br>'''skekLach''': La vedi bene la mia faccia? Una volta, tempo fa, questa era una bellissima faccia, ma poi ho acquisito la [[conoscenza]].
*Le menti superiori non vengono mai apprezzate come si deve. ('''skekTek''')
*'''skekTek''': È troppo da sopportare. Tutti i miei esperimenti si rivelano un disastro. E ora ho anche inavvertitamente invertito il campo magnetostatico del Cristallo.<br>'''skekSil''': Ti prego, dimmi di più. Il ciambellano non è intelligente come lo scienziato.<br>'''skekTek''': Invece di darci forza ora il Cristallo si prende la nostra. Verrò punito severamente per questo errore.<br>'''skekSil''': No, troverai la soluzione. Sei un eroe. Otterrai una ricompensa enorme!<br>'''skekTek''': Mi stai prendendo in giro, skekSil?<br>'''skekSil''': No, no, ora il Cristallo è affamato. Può estrarre l'essenza. Se tenessimo quell'essenza per gli Skeksis? Se noi la rubassimo?<br>'''skekTek''': Vuoi rubare l'essenza?<br>'''skekSil''': Sì. Invece di sfruttare direttamente il Cristallo, useremo il Cristallo per sfruttare il potere dell'essenza.<br>'''skekTek''': In teoria potrebbe funzionare. Ma mi servirà una creatura su cui fare un esperimento.<br>'''skekSil''': Beh, il Cristallo è Thra. Thra dona la vita. Quali sono le creature più vicine a Thra? Quelle più ricche di essenza?
*'''Deet''': L'Albero Santuario? È da quando ero piccola che non venivo qui.<br>'''Vliste-Staba''': Sei ancora piccola.<br>'''Deet''': Tu puoi parlare?<br>'''Vliste-Staba''': Solo con coloro che sanno ascoltare, Deet.<br>'''Deet''': Conosci il mio nome?<br>'''Vliste-Staba''': Conosco molte cose. So che ti prendi cura di tutte le creature di Grot e so quanto loro tengono a te.<br>'''Deet''': Tranne la nurloc che mi ha morso.<br>'''Vliste-Staba''': Non è colpa sua. È stata infettata dall'Oscurità.<br>'''Deet''': Che cos'è l'Oscurità?<br>'''Vliste-Staba''': Una terribile malattia che ha colpito il Cristallo della Verità e tutta Thra, poiché sono la stessa cosa. Per mille trine, noi, i Grandi Alberi, l'abbiamo tenuta sotto il terreno, ma stiamo perdendo la battaglia. Ora si sta espandendo in superficie. Devi avvisare i Gelfling. Abbiamo bisogno del loro aiuto. L'Oscurità infetta qualsiasi cosa che tocchi. Tutta Thra è in pericolo.
*Gli Skeksis concedono sempre tanto e in cambio chiedono davvero poco. Così ci spezzate il cuore. Triste! Molto triste! ('''skekOk''')
*'''Bibliotecario''': Sembrate preoccupata, bambina.<br>'''Brea''': Sto facendo una ricerca sulle decime.<br>'''Bibliotecario''': Ah, la legge degli Skeksis. Molto bene.<br>'''Brea''': Ma non ha alcun senso.<br>'''Bibliotecario''': Come?<br>'''Brea''': Se gli Skeksis sono potenti e hanno ogni cosa, perché hanno bisogno anche delle decime dei Gelfling più poveri?<br>'''Bibliotecario''': Perché tutti beneficiano dai favori degli Skeksis, e quindi tutti devono offrire un contributo.<br>'''Brea''': O forse perché vogliono farci litigare per quel poco che rimane.
*È facile [[Rinuncia|rinunciare]] a tutto quando nessuno dipende da te per qualcosa. ('''Mayrin''')
*'''Padre di Deet''': Gli alberi non parlano.<br>'''Argot''': A meno che non la vogliono.
*Meglio non discutere con gli alberi! ('''Argot''')
*Gli Skeksis regnano da mille trine e regneranno per moltissime trine a venire, fino a quando l'ultima stella nel cielo non si spegnerà. I Gelfling si sottometteranno, terranno la testa bassa, ci porteranno rispetto come hanno sempre fatto. I Gelfling vogliono essere governati. I Gelfling hanno bisogno di essere governati, perché i Gelfling sono deboli, i Gelfling sono piccoli, e gli Skeksis sono eterni. Noi abbiamo il Cristallo. Thra appartiene a noi, adesso. E non c'è niente, niente che i Gelfling possono fare. ('''skekSil''')
===Episodio 2, ''Niente è semplice come una volta''===
*Per quanto tempo sono stata via stavolta? [...] Così tanto? Di certo non abbastanza per vedere tutto l'universo, te lo posso assicurare! Trasmettere e proiettare la mia consapevolezza alle stelle non è una cosa facile, nemmeno per Aughra. ('''Aughra''')
*Seminerò delle [[bugie]] nel terreno e aspetterò che diventino verità. Lascia che i Gelfling vivano nel sospetto e non si chiederanno mai se quello che vedono è la realtà. ('''skekSil''')
*C'è sempre un prezzo da pagare con i Sifa. [...] I Sifa non sono come i Vapra. ('''Bibliotecario''')
*Quando i Gelfling si connettono, condividono i ricordi delle loro vite. È lo spazio dei sogni che permette questa condivisione. Lo spazio dei sogni crea un legame con Thra e fra di noi. È il mondo interiore di ogni essere vivente. ('''Cadia''')
*Mai mettere gli scienziati sotto pressione. ('''skekTek''')
*Nemmeno le principesse sono al di sopra della legge. ('''Mayrin''')
*Ho cercato nei libri delle profezie, nelle pergamene. Niente! Non ho ancora trovato il motivo per cui Thra mi abbia chiamato. [...] Devo scoprire subito cos'è successo in mia assenza. Potrei chiedere ai Mistici. No! Non ho tempo per i loro indovinelli. Gli Skeksis avevano promesso di proteggere il Cristallo mentre ero tra le stelle. Devono conoscere le risposte. ('''Aughra''')
*'''skekZok''': Quando deludiamo noi stessi...<br>'''Skeksis''': Dobbiamo essere puniti severamente.<br>'''skekZok''': Quando deludiamo i nostri compagni...<br>'''Skeksis''': Dobbiamo essere puniti severamente.<br>'''skekZok''': Quando deludiamo il nostro imperatore...<br>'''Skeksis''': Dobbiamo essere puniti severamente.
===Episodio 3, ''Ciò che fu disgiunto e disfatto''===
*'''Deet''': Insieme, uniremo i Gelfling e fermeremo l'Oscurità.<br>'''Hup''': ''Etsia''. Non tutti i Gelfling aiuteranno.<br>'''Deet''': Perché non dovrebbero farlo?<br>'''Hup''': Hup conosce. Ecco, non tutti i clan Gelfling simpatici. ''Fali''. ''Aminya'' Deet. Tu Gelfling Grottan. Hup finge di essere Gelfling Vapra clan. {{NDR|Rivolge le spalle a Deet}} "Non mi piace Gelfling Grottan. Cattiva! È diversa da noi. Bleh! Ora tu va via!"<br>'''Deet''': Solo perché siamo diversi?<br>'''Hup''': ''Ye''.<br>'''Deet''': Io non lo accetto. È difficile abituarsi alle novità. Ma, come succede sempre nella vita, il tempo sistema ogni cosa.
*Ricorda, il legame tra [[sorelle]] viene messo alla prova, ma non si spezza mai. ('''Tavra''')
*Madre, voi mi avete sempre detto di essere prima di tutto All-Maudra e soltanto dopo una madre, come io sono prima una principessa e soltanto dopo una figlia. Se noi permettiamo alla sofferenza di distrarci dai nostri doveri, rischiamo di tradire Thra. Rischiamo di tradire gli Skeksis. ('''Seladon''')
*'''skekSo''': Sembri molto malata, madre Aughra.<br>'''Aughra''': L'hai notato? Complimenti! Sono malata perché Thra è malata. Sono qui per vedere il Cristallo e capire cosa lo affligge.<br>'''skekZok''': No, ti sbagli. Il Cristallo sta bene e lo stesso vale per Thra.<br>'''Aughra''': Aughra non si sbaglia. Tu parli ma non sai niente. O forse sai tutto e non dici niente? Se il Cristallo sta bene, perché ho un dolore al cuore? Perché Thra ha chiesto il mio aiuto?<br>'''skekOk''': Forse perché alla tua veneranda età la tua mente inizia a giocare brutti scherzi.<br>'''Aughra''': Senti chi parla! Ma guardatevi. Non è così che Aughra si ricordava gli Skeksis: grassi, raggrinziti, inguardabili! [...] Mostratemi il Cristallo. Il Cristallo della Verità non mente mai. Non a me. Non a Thra. Non può farlo.<br>'''skekSo''': Non hai alcun diritto di parlarci in questo modo. Hai abbandonato il Cristallo. Siamo stati noi a proteggerlo nelle ultime trine. Abbiamo dato alle povere creature di Thra ordini, innovazioni e obbiettivi. Tu che cos'hai fatto in tutte queste trine, madre Aughra?<br>'''Aughra''': Sono stata tra le stelle e i pianeti per trasmettere la loro conoscenza a Thra!<br>'''skekSo''': E allora continua pure il tuo bel viaggio mentre noi continueremo a prenderci cura delle creature che hai lasciato qui.<br>'''Aughra''': Io sono madre Aughra! Io sono Thra!<br>'''skekSo''': Forse una volta, ma adesso non lo sei più. Ora siamo noi Thra.<br>'''Aughra''': Non avrei mai dovuto affidarvi il Cristallo della Verità.<br>'''skekSo''': Ma hai ricevuto una lauta ricompensa: il tuo prezioso planetario. Ritorna lì!
*'''Guardia #1''': Secondo te, lei è veramente madre Aughra? Io me l'immaginavo molto più alta.<br>'''Guardia #2''': Mio nonno mi ha detto che ha maledetto il suo villaggio perché si erano dimenticati del suo compleanno.
*'''Aughra''': Oh no. Non può essere vero! Ma guardati! Il mio bellissimo Cristallo della Verità. Il mio cuore! Gli Skeksis ti hanno fatto ammalare. Aughra deve curarti. Ma come? {{NDR|Una forma simile a Aughra si forma nel Cristallo}} Che succede? Sono io! Ma non la io di adesso.<br>'''Apparizione''': Io sono te l'ultima volta che hai visto il Cristallo, prima che i nostri occhi viaggiassero tra le stelle.<br>'''Aughra''': Che cosa hanno fatto gli Skeksis al Cristallo? E a noi?<br>'''Apparizione''': Da quando si sono impossessati del Cristallo, ne hanno abusato. Le loro azioni malvagie hanno creato l'Oscurità. Il Cristallo non ha più nulla da offrire ormai perché gli Skeksis hanno approfittato del suo potere. Ma purtroppo non si sono limitati solo al Cristallo. Guarda! {{NDR|Mostra gli Skeksis che estraggono l'essenza da un Gelfling}}<br>'''Aughra''': Basta, basta!<br>'''Apparizione''': I Gelfling ritornano a Thra quando muoiono. Questo è l'ordine naturale. Ma quando gli Skeksis consumano la loro essenza, i Gelfling non possono più tornare a casa. Thra ha perso il suo equilibrio e l'Oscurità si diffonde velocemente.<br>'''Aughra''': Che possiamo fare? Come ripristino l'equilibrio? Dimmelo!<br>'''Apparizione''': Vedo moltissimi finali presentarsi di fronte a noi. Sentieri diversi attraversano una foresta infinita. Alcuni buoni, altri cattivi. Tu dovrai guidare il destino, dargli una forma.<br>'''Aughra''': Perché non posso vedere questi sentieri?<br>'''Apparizione''': Tu hai smarrito il canto di Thra. Ritrovalo. Cambia il futuro, prima che sia troppo tardi.
===Episodio 4, ''La prima cosa che mi ricordo è il fuoco''===
*Tocca il mio piatto di nuovo e ti troverai senza un artiglio! ('''skekVar''')
*'''skekSil''': Un pastore intelligente non sterminerebbe mai l'intero gregge, giusto? Dovremmo solo prosciugare i Gelfling che ci servono per sopravvivere.<br>'''skekAyuk''': La [[moderazione]] è riservata ai deboli!<br>'''skekLach''': Invece l'immortalità è un nostro diritto.
*Sciocchi Skeksis! Hanno infranto la promessa e rotto l'equilibrio. Cercano la vita eterna. Tutti quanti invecchiano. Tutti lasciano questo mondo. Tutti tranne Aughra. Aughra è nata vecchia. ('''Aughra''')
*Dev'essere strano vivere qui, isolato dai tuoi compagni e accontentarti dell'amicizia di questi... "animali" pelosi. ('''skekSo''')
*'''Aughra''': Devo ritrovare il canto di Thra. Non riesco a sentire la sua melodia. Thra ha smesso di cantare?<br>'''urVa''': No. Thra canta ancora.<br>'''Aughra''': Perché allora io non riesco a sentirla?<br>'''urVa''': Perché hai rivolto il tuo occhio lontano da Thra, verso le stelle.<br>'''Aughra''': Quante stelle, che esistono da sempre.<br>'''urVa''': Come io e te esistiamo da sempre.<br>'''Aughra''': Sì, forse anche da troppo.<br>'''urVa''': Non siamo noi a decidere quando la nostra parte del canto è finita.<br>'''Aughra''': Ho chiesto agli Skeksis di prendersi cura di Thra. Mi sono fidata di loro.<br>'''urVa''': In cambio di un regalo.
*Vediamo. Vapra, Stonewood, Sifa non funziona. E Stonewood, Drenchen ha funzionato una volta. Ma questo non ha senso. Mia madre dice che il clan Vapra è il clan più alto, ma per due volte il simbolo dei Grottan si è illuminato prima. Ma è ridicolo, perché tutti sanno che i Grottan sono il clan più basso. O almeno è quello che pensiamo. Ma perché lo pensiamo? Forse non è così. "Il vero equilibrio di Thra verrà ritrovato quando il suono dell'ordine naturale verrà ripristinato". Ma non esiste nessun ordine naturale, perché nessun clan è sopra gli altri. Non è un indovinello. È una bugia. ('''Brea''')
*Gli Skeksis comandano queste terre, ma non comandano il mio cuore. ('''Kylan''')
===Episodio 5, ''Scruta tutti i segreti''===
*'''skekMal''': Ciambellano, io voglio il mio trofeo. Io voglio la testa di questo Gelfling.<br>'''skekSil''': Dovrai prenderla dopo che l'avrò portato al castello. Dopo che l'imperatore avrà visto il mio trionfo. Dopo che il generale verrà umiliato. Dopo che io mi sarò ripreso il mio posto. Il mio trofeo.<br>'''skekMal''': Patetico! Dai la caccia a una sedia.<br>'''skekSil''': No. Do la caccia al potere. Tu avrai il tuo trofeo, io avrò il mio.<br>'''skekMal''': Rispetterò il nostro accordo. Prendi il tuo trofeo e poi io mi prenderò il mio. Se non rispetterai l'accordo...<br>'''skekSil''': Sì, sì. Il cacciatore non si ferma finché la caccia non è finita.
*'''Rian''': Perché non mi uccidi?<br>'''skekSil''': Ucciderti? Non ti ucciderò. Se muori non sarai utile al ciambellano. Non sarai utile agli Skeksis. Ho bisogno di Rian vivo.<br>'''Rian''': Per estrarre la mia essenza?<br>'''skekSil''': Puoi dire ai Gelfing che ti sei sbagliato e che hai mentito sugli Skeksis.<br>'''Rian''': Non succederà mai. Dimostrerò a tutte le creature di Thra come siete veramente.<br>'''skekSil''': E come siamo veramente?<br>'''Rian''': Cattivi.<br>'''skekSil''': Che ridere! In che modo gli Skeksis sarebbero cattivi? Per favore, perché non me lo dici?<br>'''Rian''': Avete ucciso Mira.<br>'''skekSil''': Tutti uccidiamo. Pensi forse che gli uccelli siano cattivi perché mangiano i nurloc?<br>'''Rian''': Gli uccelli mangiano per vivere.<br>'''skekSil''': E anche gli Skeksis. Tutte le creature si nutrono di altre creature per sopravvivere. Non è cattiveria. È il ciclo naturale.<br>'''Rian''': Che c'è di naturale in ciò che avete fatto a Mira?<br>'''skekSil''': La [[morte]] è innaturale. La morte è uno scherzo crudele. La morte diride la vita, diride gli Skeksis. Ma ora non più. Gli Skeksis hanno vinto sulla morte.
*'''Rian''': A te non importa niente dei Gelfling.<br>'''skekSil''': Falso. Io sono vostro amico. È solo grazie a me se i Gelfling sono ancora vivi.<br>'''Rian''': Ma veniamo trattati come schiavi.<br>'''skekSil''': Secondo te, i Gelfling sono schiavi se non sanno di esserlo? Ora i Gelfling sono felici: mangiano, ballano, bevono. Corrono come i fizzgig.<br>'''Rian''': Non siamo animaletti.<br>'''skekSil''': Falso. Voi vivete soltanto qualche trina. Gli Skeksis sono immortali. Noi siamo per voi quello che voi siete per i crawly. La scelta è animaletti o nemici. Scegli attentamente.
*'''Aughra''': Lo spazio dei sogni è il regno dello spirito.<br>'''Naia''': Spazio dei sogni?<br>'''Aughra''': La fonte della magia e delle profezie.<br>'''Kylan''': Il mondo all'interno del nostro mondo.<br>'''Aughra''': Ovviamente. Il Cristallo della Verità vi ha portati qui perché ha bisogno del vostro aiuto. Il mondo sta morendo. Abbiamo tutti un ruolo importante. Dobbiamo restaurare l'equilibrio e sconfiggere gli Skeksis.
*'''Rian''': Accettiamo la chiamata di Thra.<br>'''Aughra''': Bene. Dovrai recarti ad Ha'rar, Rian. Brea e Deet verranno con te. Insieme, voi tre seguirete Lore fino al Circolo dei Soli, dove vi attende la chiave per mettere fine al potere degli Skeksis.<br>'''Naia''': Dove porta il nostro sentiero, madre Aughra?<br>'''Aughra''': Ai sette angoli di Thra. Dobbiamo informare tutti i clan della terribile verità sugli Skeksis. Dobbiamo accendere i sette falò della resistenza.<br>'''Mayrin''': Il primo falò brucia ardentemente. Ha'rar e i Vapra si schierano contro gli Skeksis.<br>'''Aughra''': Ora andate. Siete gli eroi di Thra. Andate, e salvate il nostro mondo.
*Ci sono delle vite innocenti da salvare. Alzati. Dimostrerai la forza del tuo [[cucchiaio]] restando al mio fianco. ('''Mayrin''')
===Episodio 6, ''Per mano di Gelfling...''===
*Tutto quello che gli Skeksis ci hanno detto è una bugia. Ma è difficile riconoscerne una quando vivi sempre nell'oscurità. ('''Rian''')
*'''Aughra''': Ho sentito il canto di Thra, ma di certo non grazie a te.<br>'''urVa''': Ma hai trovato le risposte che cercavi.<br>'''Aughra''': Tutte tranne una.<br>'''urVa''': Che finale avrà questa storia?<br>'''Aughra''': Ci sono troppe incognite, troppi possibili scenari. Aughra deve guidare tutti. Deve scegliere il finale migliore. Deve condurli sul sentiero.<br>'''urVa''': E dimmi, dove conduce il mio sentiero?<br>'''Aughra''': Nelle sabbie del deserto. Affronterai il cacciatore.<br>'''urVa''': Sai che non posso sconfiggere la mia metà oscura.<br>'''Aughra''': So che troverai il modo. Ma sarà necessario fare un sacrificio.
*La vita e la morte sono un cerchio, non una linea. Non c'è fine, non c'è inizio. ('''Kylan''')
*Il generale ci ha resi liberi. Finalmente gli Skeksis non dovranno più fingere che gli importi qualcosa di quegli inutili Gelfling. ('''skekSo''')
*'''Kylan''': È molto raro che varchino i confini del loro deserto.<br>'''Gurjin''': I Dousan sono gli unici che non possono diventare guardie del castello.<br>'''Rian''': Gli Skeksis dicono che loro venerano la morte.
===Episodio 7, ''È ora di fare... la mia mossa''===
*I fiori più belli del deserto sono anche i più pericolosi. ('''Rek'yr''')
*Una volta ero conosciuto come skekGra il conquistatore, ma sono stato cacciato via e bandito come eretico. ('''skekGra''')
*I Mistici! Quattro braccia ma solo due gambe, e nessuno che funzioni! ('''skekGra''')
*'''skekGra''': Da giovane ero conosciuto come conquistatore. Si parlava delle mie vittorie ovunque, per ore e ore. Ho mentito, ho ucciso, ho imprecato, sono stato bellicoso. Ho compiuto azioni violente. Per questo sono famoso. Poi, Thra ha fatto avere a urGoh e a me una visione.<br>'''urGoh''': Dobbiamo professare l'unione, non la divisione.<br>'''skekGra''': Abbiamo provato a convincere i rimanenti, ma gli Skeksis e i Mistici erano indifferenti.
*'''skekVar''': Cos'è questo posto?<br>'''skekSo''': Guarda! Questa è l'Oscurità.<br>'''skekVar''': Ma avete detto che non c'è nessuna...<br>'''skekSo''': Ho mentito. Aumenta giorno dopo giorno. Si sta espandendo velocemente. Distrugge tutto quello che tocca.<br>'''skekVar''': È viola.<br>'''skekSo''': Questo è il potere, puro, grezzo. Ha iniziato a espandersi quando estreiammo l'essenza dei Gelfling. Ecco perché voglio restituire le caverne di Grot agli Arathim.<br>'''skekVar''': Le caverne sono infette. L'Oscurità distruggerà tutti gli Arathim.<br>'''skekSo''': Hai capito. La caverne di Grot non saranno la casa degli Arathim, ma saranno la loro tomba.
*'''skekGra''': Un tempo eravamo uniti, una singola entità luminosa. Un solo corpo, un volere, una mente. Eravamo un unità perfetta. Ci piaceva chiamarci UrSkeks.<br>'''urGoh''': Circa duemila trine fa, diciotto di noi lasciarono il nostro mondo e arrivarono su Thra.<br>'''Brea''': Loro vengono da un altro mondo!<br>'''skekGra''': Non appena arrivammo su Thra, riempimmo la testa di madre Aughra con le storie delle nostre avventure tra le stelle. Anche a lei venne voglia di esplorare l'universo. Così, donammo a madre Aughra il planetario in cambio del Cristallo della Verità. Ma non ci può essere luce...<br>'''urGoh''': Senza buio.<br>'''skekGra''': L'avevamo ingannata. Abbiamo sfruttato il potere del Cristallo a nostro vantaggio. Siamo stati arroganti. E così, il Cristallo ci ha puniti, separandoci in due metà.<br>'''urGoh''': Gli Skeksis e i Mistici.<br>'''skekGra''': A seguito della divisione, iniziammo a litigare. Colpimmo il Cristallo e si staccò un frammento. Così, iniziò l'Oscurità.
*Le [[promesse]] che non si possono mantenere sono peggiori delle bugie. ('''Aughra''')
*Come osi cercare di controllare Aughra? Aughra può a malapena controllare Aughra! ('''Aughra''')
===Episodio 8, ''I profeti non sanno tutto''===
*Aughra si occupa di tutte le creature di Thra, anche delle più sciocche. ('''Aughra''')
*{{NDR|Sui [[vestiti]]}} Alcuni servono per coprire il nostro corpo, altri per rivelare la nostra natura. ('''Aughra''')
*'''Gli Influenti''': Noi siamo gli Influenti. Siamo tutti gli Arathim insieme.<br>'''Deet''': No!<br>'''Rian''': Che cosa ne avete fatto dei Grottan?<br>'''Gli Influenti''': Verranno consegnati ai signori del castello del Cristallo. In cambio, ci restitueranno la nostra casa: queste caverne.<br>'''Deet''': Qui hanno sempre vissuto i Grottan. Queste caverne sono nostre.<br>'''Gli Influenti''': Non è vero! Queste caverne erano degli Arathim finché non sono arrivati gli Skeksis. Ci chiesero di diventare loro servitori, ma ci rifiutammo. Ci cacciarono via e diedero queste caverne a delle creature più accomodanti: voi. Ora siamo qui per reclamare la nostra casa una volta per tutte.
===Episodio 9, ''Il Cristallo ci chiama''===
*'''skekAyuk''': E se il cacciatore dovesse morire?<br>'''skekEkt''': In quel caso sarò io a farmi carico dell'ingrato compito di onorare i tesori di skekMal esponendoli in una teca adeguata.<br>'''skekAyuk''': Cosa? Intendi dire i suoi disgustori trofei?<br>'''skekEkt''': Qualunque cosa brutta può essere resa bella.<br>'''skekOk''': Dovremmo dire agli altri Skeksis di tornare subito al castello. Devono sapere quello che sta succedendo.<br>'''skekZok''': skekSa e skekNa ci saranno utili in battaglia. E skekUng è un forte guerriero.<br>'''skekOk''': Che ne pensi di avvisare skekLi?
*'''Aughra''': Per lungo tempo avete protetto il Cristallo, ma non avete ancora capito la sua vera natura. Il Cristallo non può prendere la mia essenza. Gliela devo dare io per mia volontà.<br>'''skekSo''': Saresti disposto a sacrificare la tua vita per degli inutili Gelfling?<br>'''Aughra''': Che sciocchi! Siamo tutti Thra. Tutti eccetto voi. Non tornerete su Thra quando morirete. Che fine farete allora quando il vostro compito sarà finito? Non ci avete mai pensato, vero? Credete di essere immortali. Forse non c'è nulla per voi dopo la morte.
*{{NDR|A skekSo}} Tu sarai dannato. Tu e tutti quelli come te. Parassiti, ladri! Alla fine, voi non sarete altro che polvere. ('''Aughra''')
*Neanche la morte può rompere il legame che c'è tra sorelle. ('''Tavra''')
*La mia vita sono i quadri. I morti sono le mie tele. ('''skekEkt''')
*Gelfling, gli Skeksis ci hanno imbrogliati. Ci hanno fatto litigare. Hanno ucciso ''All-Maudra''. Hanno prosciugato i nostri cari. Hanno permesso all'Oscurità di espandersi. Ora, ogni creatura, noi compresi, è in pericolo. Quello che una volta sembrò impensabile ora è diventato inevitabile. Ribelliamoci! Quest'arma che vedete è la Spada delle Parti. È formata da due metà molto potenti, ed è stata forgiata per mettere fine al potere degli Skeksis. [...] Finalmente, è nelle mani dei Gelfling. Gli Skeksis ci hanno tenuti separati per migliaia di trine, e perché? Avevano paura di ciò che sarebbe successo se fossimo stati uniti, e avevano ragione d'averla. Raggiungetemi nel villaggio degli Stonewood. Da qui, inizieremo la nostra battaglia, non come molti, ma come uno. ('''Rian''')
===Episodio 10, ''Un singolo pezzo è stato perduto''===
*'''skekSo''': Tu dormi?<br>'''skekVar''': Ma certo, sire.<br>'''skekSo''': E sogni?<br>'''skekVar''': Sogni?<br>'''skekSo''': Sì.<br>'''skekVar''': No, imperatore.<br>'''skekSo''': Neanch'io, sai? Da quando ho iniziato a fare i miei esperimenti sull'Oscurità. Adesso il mio sonno è costantemente tormentato dagli incubi. Tu ti ricordi com'era prima che venissimo separati?<br>'''skekVar''': Non penso mai a queste cose.<br>'''skekSo''': Sì, ma adesso ti chiedo di pensarci.<br>'''skekVar''': Ricordo che c'era sofferenza.<br>'''skekSo''': Sì.<br>'''skekVar''': Tormento.<br>'''skekSo''': Sì.<br>'''skekVar''': E il dolore. Faccio fatica a ricordare. È come...<br>'''skekSo''': Un sogno?<br>'''skekVar''': No. Un incubo.<br>'''skekSo''': Sì. Sappiamo quali tormenti provavamo prima. Ma quali tormenti ci aspetteranno nella prossima vita? Ragione in più per aggrapparsi a questo mondo con tutti gli artigli a qualsiasi costo.
*Perché chi muore non resta morto?! ('''skekEkt''')
*Gelfling, il Frammento vi sta chiamando. Avete combattuto bene. Oggi avete vinto e domani, domani i tre soli si sorgeranno su un nuovo mondo. Niente sarà più come prima. Ora abbiamo nuovi nemici e abbiamo perso dei vecchi amici. Ma loro non se ne sono andati davvero. Si sono uniti al canto di Thra un'altra volta. Ascoltate! Li sentirete attraverso il vento. Il canto è cambiato. Può sembrare una speranza, ma fate attenzione, la speranza è fragile. La speranza è delicata come il Frammento del Cristallo, un tempo perso e ora ritrovato, ma si può smarrire facilmente. Ma la vittoria di oggi non è da attribuire a un singolo Gelfling o a un singolo clan. È merito di tutti noi, di tutta Thra unita! Quest'oggi, i molti sono diventati uno! ('''Aughra''')
*Creerò il nostro esercito, sì. L'esercito più forte che Thra abbia mai visto. Noi governeremo per sempre! ('''skekTek''')
*Finalmente io ho trovato la soluzione ai nostri problemi; una combinazione ingeniosa tra un Gruenaks e un'Arathim. L'ho chiamato Garthim. ('''skekTek''')
==Citazioni su ''Dark Crystal: La resistenza''==
*I pupazzi, come da tradizione, non saranno in digitale ma animati dal vivo da veri burattinai, ricoperti dalla testa ai piedi da una speciale tuta verde quando giravamo sul set. Poi? Li cancelleremo in post-produzione. ([[Lisa Henson]])
*{{NDR|Su [[Jim Henson]]}} Sono fiduciosa che gli sarebbe piaciuto e che ne sarebbe stato davvero contento. Voleva che i suoi progetti fossero tramandati ad altre persone. ([[Lisa Henson]])
===[[Brian Froud]]===
*Il film mi ha richiesto circa cinque anni di lavoro continuo in cui mi sono occupato solo della realizzazione del mondo, la caratterizzazione di creature e personaggi e la loro creazione. Per la serie questo tempo si è ridotto a un anno e mezza. Inizialmente la sensazione prevalente è stata l’angoscia. Oh dio come riusciremo a fare tutto questo?
*Il mio lavoro è stato soprattutto concettuale, mi sono concentrato a pensare su come gli ambienti avrebbero influenzato i vari clan, modificando i loro corpi e soprattutto i costumi.
*Sembra una cosa nuovissima ma in verità parliamo di una nuova versione di una antichissima tecnica giapponese, il Bunraku in cui dei marionettisti vestiti di nero stanno sul palco e muovono i personaggi. Noi l'abbiamo usata per i personaggi più grandi ed è interessante il paradosso di una tecnologia moderna che permette di recuperare qualcosa dal passato.
==Voci correlate==
*''[[Dark Crystal]]''
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Serie televisive fantastiche]]
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Lago Maggiore
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[[File:1004L Lago Maggiore Locarno.jpg|thumb|Lago Maggiore]]
Citazioni sul '''lago Maggiore''' o '''Verbano'''.
==Citazioni==
*Chi lo veda per la prima volta, non può sottrarsi al suo incanto, tra l'ampiezza della veduta e il giuoco delle montagne che si scostano e gli fanno largo perché possa allungarsi e distendere e correre verso la pianura, segnando il confine tra Lombardia e Piemonte; e davvero si direbbe che le montagne giuochino a strozzarlo e a fargli strada tra il lento [[Monte Tamaro|Tamaro]], il Gambarogno e il [[Monte Limidario|Ghiridone]] gobbo e roccioso, cariato come le rupi nei fondi di [[Leonardo da Vinci|Leonardo]]. ([[Piero Bianconi]])
*Da Laveno, si vede il suo largo specchio immobile, variegato qua e là e damaschinato a guisa di corazza da innumerevoli maglie, sotto uno sprazzo di sole che riesce a lacerare una densa volta di nubi; e la brezza lievissima sospinge alla riva ondicelle quasi impercettibili. [...] Al levar del sole, si noleggia una barca, e nella vaporosità diafana dell'alba si attraversa il lago. Esso è largo quanto un braccio di mare, e le sue ondulazioni d'un azzurro plumbeo rilucono debolmente. Una bruma fumosa avvolge cielo ed acqua col suo grigiore. Poi, a poco a poco, si assottiglia, dilegua, e dalle sue maglie ormai diradate si sente filtrare la vivida luce con un gradevole tepore. Si fila così per due ore nella monotona e molle soavità dell'aria appena schiarita, mossa dalla brezza come dall'aleggiare lieve d'un ventaglio di piume; poi, ad un tratto, il velo di vapori si rompe: allora, non si vede più altro intorno che azzurro e luce; sotto, l'acqua simile a un grande manto di velluto increspato, e in alto, il cielo unito come una conca di zaffiro ardente. ([[Hippolyte Taine]])
*Dei Visconti [[Castello Visconteo (Locarno)|il Castello]] fu per circa un secolo: dal 1340 in poi. Essi ne fecero la rocca più forte, dopo quella di Milano, che ci fosse nel loro Stato. A quei tempi, il Lago Maggiore era percorso da una flotta armata: il Castello aveva un porto. Ora il lago è lontano un duecento metri; allora, almeno con un braccio, o una lingua, lambiva queste mura. Dove ora sorgono quelle case tanto pacifiche, un naviglio da guerra si cullava sull'onde. ([[Giuseppe Zoppi]])
*Il cuore si ferma più persuaso sul capo del lago, da sempre conosciuto e amato. Indugia sull'amabile strada che lo costeggia, da [[Locarno]] fino a Mappo, dal cittadino lungolago passando per Rivapiana e sotto le storiche ville ottocentesche, la Verbanella del [[Angelo Brofferio|Brofferio]], la [[La Baronata|Baronata]] del [[Riccardo Bacchelli|bacchelliano]] [[Michail Bakunin|Bakunin]].<br>Da quella stradetta si gode in tutta la sua bellezza la veduta del lago, in una sicura calma che solo qualche sperduta automobile o il campanello di una bicicletta per un attimo riescono a turbare. È una strada che segue il capriccio della riva, costeggia assidua l'acqua, senza rettifili, senza impazienze: come è giusto quando si va a far quattro passi, un'ora di distensione. ([[Piero Bianconi]])
*Quell'immenso zaffiro, colle sue morbide gradazioni di ceruleo e di verde, che si dilata e sfuma lontano lontano, perdendosi in uno sfondo, ove si disegnano cime d'ogni forma che si soverchiano, si addossano con mille curve, e mille seni, e mille frastagli, con tutti i riflessi di luce, quasi nubi temporalesche che spuntino dal fondo dell'orizzonte a cielo sereno. Il piroscafo fende le onde, celere e acuto come un dardo; il lago si allarga in immenso bacino, e le isole Borromee sorgono dalle acque, come mazzi di fiori sporti al sole, che tutto inonda di sua luce. La è una vera fantasmagoria, un sogno, un delirio piacevole. Ho veduto più volte questo lago Maggiore, e sempre mi è apparso nuovo, sempre più bello. ([[Antonio Stoppani]])
===[[Giovanni Bianconi (poeta)|Giovanni Bianconi]]===
*''Dagh e dagh, sta gran sücina | la ta fai molaa i calzon, | pòver lagh! Che compassion | a vedett a la berlina | con chel tocch da riva a secch! | A vedee cos ti scondevi | soot a l'aqua, quand ti sevi | alt! Un gatt con fö i büsecch, | fiasch a tocch, cüü da botili, | mücc da toll rügin, sfondaa, | vas da malt tütt gibolaa, | pécian rott, pell da cünili...''<ref>«''Dai e dai, questa gran siccità | ti ha fatto calare i calzoni, | povero lago! Che compassione | vederti alla berlina | con quel tratto di riva a secco! | A vedere cosa nascondevi | sotto l'acqua, quando eri | alto! Un gatto con fuori le viscere, | fiaschi a pezzi, fondi di bottiglie, | mucchi di latta arrugginita, sfondati, | vasi da malta tutti ammaccati, | pentolini rotti, pelli di coniglio...''»</ref>
*''Quand l'è bel temp, al lagh l'è come un specc | viscor, lüsent in mezza a la cornis | verda di riv coi smacc di cà e di tecc, || ma quand l'è brütt e i riv coi so paìs | i scompariss da drè di nebi s'ciass, | al par grand come 'l mar; l'è grand e gris || come la nosta noia e 'l nost crüziass.''<ref>«''Quando è bel tempo, il lago è come uno specchio | liscio, lucente in mezzo alla cornice | verde di rive con macchie di case e di tetti, || ma quando è brutto e le rive coi loro paesi | scompaiono dietro nebbie sparse, | sembra grande come il mare; è grande e grigio || come la nostra noia e il nostro cruccio.''»</ref>
*''Sü l'acqua verd-oliva | sa ved a pena a pena | quai barch négar chi mena | la sgrüsora verz riva. | Ca piovess almen piü; | sul lagh ca cress, ca cress | gh'è l' bianc da tanti pess, | con la büseca in sü.''<ref>«''Sull'acqua verde-oliva | si vede appena appena | qualche barca nera che trascina | l'ombra scura verso riva. | Che piovesse almeno di più; | sul lago che cresce, che cresce | c'è il bianco di tanti pesci, | con il ventre in su.''»</ref>
===[[Dante Bertolini]]===
*''E l'udivo mugghiare come un mare | nella notte alle raffiche del vento! | Mi alzai, temendo. E vidi che in argento | ondoso il lago era un brillìo lunare. || Si movevano, gaio vasto armento | di vive pecorelle, l'onde chiare. | Ed ecco gli alti pioppi modulare | armonioso un mirabile concento.''
*''In fiore i grandi tigli sulla riva | ronzano, densi d'api. | Vanno le barche dai ricurvi scafi | sulle onde alla deriva. || Al sole brilla, fitto | di scaglie d'oro, il lago. Dalla sponda, | col tuffo d'una lontra, | balza un bimbo nell'acque a capofitto.''
*''O lago azzurro, non perché di trote | gran copia doni nei propizi dì, | ma per le sponde, gli scogli e le note | onde canore ti amiamo così.'' || [...] ''E tu, buon lago, ...tu canti e sorridi | sul greto, i muschi e le sabbie qua e là; | e al sole e al vento, nei bei giorni affidi | l'onda che, d'oro la criniera, va. || Rifrangi a mille nella notte i lumi | pallidi, accesi da borghi e città; | e versi al mare lontano i tuoi fiumi | d'acque squillanti, tutta chiarità.''
*''Vorrei su questo lago navigasse | sempre la vela d'un mondo migliore | senza confini, senza più le basse | rivalità di censo e di colore. || La bianca vela su cui sventolasse | non il vessillo d'un solo signore; | la bianca vela su cui si parlasse | la loquela soltanto dell'amore. || Per la pace mondiale? Un'utopia? | Per fortuna la immagino nei chiari | mattini sul Verbano, che s'avvia | per navigare provvida sui mari.''
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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Dizionario del cinema italiano
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'''''Dizionario del cinema italiano''''', dizionario enciclopedico del cinema a cura di [[Enrico Lancia]] e [[Roberto Poppi]].
==Citazioni==
===''Gli attori''===
*Una leggenda che il trascorrere del tempo ha trasformato in mito. Di questo indescrivibile "mostro", presenza ineluttabile di tanto cinema trash degli anni Settanta, nessuno si è mai occupato [...]. (''[[Salvatore Baccaro|BACCARO Salvatore]]'', vol. 1, p. 35)
*Di bassa statura, fisico tozzo e "faccia" che avrebbe fatto cambiare professione a [[Cesare Lombroso|Lombroso]], [...] viene utilizzato come "elemento anomalo", "destabilizzante" (lui, un diverso fra i "normali", o viceversa?) in film di ogni genere. Compare fugacemente in numerosissime pellicole, ma la sua presenza è un pugno nello stomaco per lo spettatore (vicino a lui [[Alvaro Vitali]] sembra [[Brad Pitt]]). (''[[Salvatore Baccaro|BACCARO Salvatore]]'', vol. 1, p. 35)
*Chissà cosa avrebbero dato altri per essere su quei set. Lui ha fornito la sua faccia incredibile, straordinaria, unica. Lo ricordiamo con affetto, simpatia e rimpianto. È morto, senza clamori, ignorato da tutti, in un anno imprecisato [...]. (''[[Salvatore Baccaro|BACCARO Salvatore]]'', vol. 1, p. 35)
*Nel cinema il suo debutto avviene nel film muto ''[[La bellezza del mondo]]'' [...] e con il sonoro la sua attività cinematografica diviene addirittura frenetica; infatti partecipa a un impressionante numero di pellicole in ben delineati ruoli di carattere, molto aderenti al suo fisico: giocondi commendatori, padri buontemponi e un po' svitati, bolsi industriali, politicanti egoisti, nobili corpulenti, cavalieri dal cuor d'oro, personaggi tutti all'insegna di una simpatica bonomia.<br>Fra tutti questi ruoli sono da ricordare i ricchi borghesoni da lui disegnati con impareggiabile bravura e professionalità esemplare [...]. E, infine, nel dopoguerra la caratterizzazione più azzeccata di tutta la sua carriera, il capitalista "cattivo" di ''[[Miracolo a Milano]]'' (1951) di [[Vittorio De Sica|De Sica]]. (''[[Guglielmo Barnabò|BARNABÒ Guglielmo]]'', vol. 1, p. 49)
*Seguendo la voga di far debuttare anche nel cinema i cantanti famosi dell'epoca, Gino Bechi interpreta alcuni film, il più delle volte scritti appositamente per lui e facendo leva sulle sue eccellenti doti vocali. Alcuni di questi film, ben confezionati e diretti, gli offrono anche la possibilità di mostrarsi attore simpatico e gioviale. Prima fra tutti la commedia sentimental-canora ''[[Fuga a due voci]]'' (1943) che sigilla il suo debutto e nella quale si dimostra attore disinvolto e capace, portando al successo due deliziose canzoni. (''[[Gino Bechi|BECHI Gino]]'', vol. 1, p. 55)
*Dopo gli importanti film dei primi anni Trenta, il teatro lo assorbe totalmente, ma continua sporadicamente a partecipare a qualche film, in ruoli di fianco e soprattutto come caratterista, eccellendo in ruoli ambigui e untuosi come il Tornaquinci de ''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'' (1941) di [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] o il vecchio principe di ''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]'' (1942) di [[Camillo Mastrocinque|Mastrocinque]]. (''[[Memo Benassi|BENASSI Memo]]'', vol. 1, p. 57)
*Dal 1931 è uno dei primi attori ad ottenere una grande popolarità nel cinema, dove diventa uno dei migliori e più acclamati protagonisti interpretando un numero considerevole di pellicole, alcune delle quali di ottima fattura e di grande successo commerciale. Alla fine del conflitto mondiale si divide tra cinema e teatro, facendo delle incursioni anche nella neonata televisione. [...] Continua ad apparire sugli schermi ma soltanto in partecipazioni speciali, o in ruoli di carattere che sviliscono alquanto il suo grande potenziale d'attore brillante. (''[[Nino Besozzi|BESOZZI Nino]]'', vol. 1, p. 67)
*È essenzialmente un attore di fotoromanzi, [...] molto amato dal pubblico femminile, attratto dal suo fisico aitante e dal suo volto pulito e gradevole, da vero "primo attor giovane". [...] Dal suo esordio Borelli non ha che poche occasioni per poter dimostrare le sue doti, tranne quelle fisiche, obbligato a ripetere nei film lo stereotipo del giovane perbene, identico ai personaggi dei "fumetti"; solo [[Eduardo De Filippo]] gli affida in due suoi film due ruoli da attor giovane, ma purtroppo di poco rilievo. La sua carriera è comunque assai lunga anche se è spesso presente in mediocri produzioni di serie B. (''[[Rosario Borelli|BORELLI Rosario]]'', vol. 1, p. 86)
*Nel 1939 [...] viene notato da [[Mario Mattoli|Mario Mattòli]], che intuisce le sue potenzialità di attore comico [...]. Da quel momento Campanini diventa uno degli attori più richiesti, iniziando un'attività frenetica nel cinema, sia in ruoli di spalla che di secondo o a volte di terzo piano che comunque non gli fanno trascurare la rivista, soprattutto nell'immediato dopoguerra. È proprio in questo periodo che [[Mario Soldati|Soldati]] gli offre il ruolo più prestigioso della sua carriera ne ''[[Le miserie del signor Travet]]'' (1945) dove è un misurato e convincente protagonista, cui purtroppo non c'è seguito alcuno tranne il personaggio del reduce ottimamente caratterizzato ne ''[[Il bandito]]'' (1946) di [[Alberto Lattuada|Lattuada]]. Campanini di lì a poco ritorna ai suoi soliti personaggi di contorno, sempre resi con partecipazione e convinzione tali da farlo considerare tra i migliori caratteristi del suo tempo. (''[[Carlo Campanini|CAMPANINI Carlo]]'', vol. 1, p. 108)
*Basso e grassottello, di una simpatia istintiva, nel cinema sonoro è uno fra i caratteristi più quotati anche se spesso male adoperati. (''[[Gianni Cavalieri|CAVALIERI Gianni]]'', vol. 1, p. 130)
*Nel 1933 debutta nel cinema in ''[[Notturno viennese]]'' (''Reunion in Vienna'') di [[Sidney Franklin]] accanto a [[John Barrymore]], facendosi apprezzare come caratterista sobrio e incisivo. Dotato di una maschera particolare e di un ghigno significativo interpreta oltreoceano una grande quantità di film, sempre in secondi o terzi ruoli, ma da gran caratterista e spessissimo in parti da "vilain". (''[[Eduardo Ciannelli|CIANNELLI Eduardo]]'', vol. 1, p. 148)
*Il suo ingresso nel cinema è dapprima come doppiatore, e Gazzolo presta la sua personale intonazione vocale a caratteristi stranieri come [[Fernandel]], [[Walter Brennan]], [[Peter Lorre]], [[Roland Young]], [[Barry Fitzgerald]], [[Millard Mitchell]], [[Bud Abbott]] e altri, tra cui anche primi attori come [[Louis Jouvet]] e [[Charlie Chaplin]], fino ai tipici vecchietti invadenti dei film western, uno fra tutti [[Gabby Hayes|George "Gabby" Hayes]]. È poi utilizzato come eccellente attore di carattere dal 1938, creando invariabilmente tipi molto indovinati. (''[[Lauro Gazzolo|GAZZOLO Lauro]]'', vol. 1, p. 266)
*Fa il fattorino telegrafico quando, casualmente, viene notato da [[Renato Castellani]] che è alla ricerca di "facce nuove" per il suo film {{sic|realista}} ''[[Sotto il sole di Roma]]'' (1948). Il regista lo giudica perfetto per un ruolo da sempliciotto ragazzo di borgata soprattutto per la simpatia che ispira e la spontaneità di fronte alla macchina da presa. L'identificazione di questo attore "preso dalla strada" con il personaggio Geppa è tale che il giovanotto sarà più conosciuto con questo nome che con quello suo reale [...]. Nel cinema, che affronta senza montarsi la testa, coglie subito, grazie a [[Vittorio De Sica|De Sica]], una seconda grande occasione con il personaggio candido e onesto, semplice e gioviale, di Totò il buono, nato dalla penna di [[Cesare Zavattini|Zavattini]], in ''[[Miracolo a Milano]]'' (1950) che rimane la sua interpretazione più riuscita. Poi non ha più occasioni per dimostrare le sue doti da caratterista, come il suo fisico suggerisce. (''[[Francesco Golisano|GOLISANO Franco]]'', vol. 1, p. 293)
*È, probabilmente, fra gli attori presi dalla strada nel felice periodo del Neorealismo italiano, il più conosciuto ed uno dei pochi ad aver continuato la carriera, anche se non in maniera del tutto soddisfacente. È operaio nella fabbrica romana della Breda allorché [[Vittorio De Sica]] lo sceglie quale protagonista per ''[[Ladri di biciclette]]'' (1940), aderendo al ruolo meglio di qualsiasi altro attore [...]. Nel decennio degli anni Cinquanta appare in numerosi film come caratterista, ma senza più lo smalto della sua prima prova. (''[[Lamberto Maggiorani|MAGGIORANI Lamberto]]'', vol. 2, pp. 12-13)
*Le commedie cui Melnati partecipa negli anni Trenta sono un grandissimo successo sui palcoscenici d'Italia, rafforzando il sodalizio artistico con [[Vittorio De Sica|De Sica]] accanto al quale farà il suo ingresso trionfale nel cinema, dove diventa uno degli attori di maggior richiamo, anche se come spalla o gran caratterista. (''[[Umberto Melnati|MELNATI Umberto]]'', vol. 2, p. 39)
*Biondo, occhi azzurri, fisico da aitante attor giovane, sguardo ammiccante, recitazione sobria e controllata, ha tutte le carte in regola per diventare uno degli attori più sensibili del teatro e del cinema italiano, anche se in questo settore non è aiutato da una fotogenia esaltante. (''[[Carlo Minello|MINELLO Carlo]]'', vol. 2, p. 48)
*Breve la carriera cinematografica di questo piccolo attore che, come la maggior parte dei bambini scelti da un regista famoso, sono perfetti per l'adesione al personaggio ma, con il passare del tempo, non trovano più opportunità per esprimere il loro talento. Nei due film di [[Pietro Germi|Germi]] ''[[Il ferroviere]]'' (1956) e ''[[L'uomo di paglia]]'' (1958) il piccolo Edoardo dimostra rare doti di sensibilità e di disinvoltura, ma si tratta di doti che non avrà mai più occasione di proporre nei film successivi, tutti di discreta quanto mediocre fattura. (''[[Edoardo Nevola|NEVOLA Edoardo]]'', vol. 2, p. 73)
*Camillo Pilotto è uno degli attori che, pur partecipando ad una enorme quantità di film, alcuni dei quali di ottima fattura, costituisce una presenza costante sui palcoscenici italiani e sempre con il nome in ditta, sia nel periodo bellico che in quello postbellico [...]. (''[[Camillo Pilotto|PILOTTO Camillo]]'', vol. 2, p. 119)
*Alto, di bella presenza ed elegante figura, è uno degli attori più stimati e quotati dapprima nel teatro poi nel cinema, settori in cui debutta pressoché contemporaneamente pur non giungendo mai al ruolo di protagonista. Da "primo attor giovane" in teatro ad antagonista sullo schermo, Mario Pisu si costruisce una carriera di tutto rispetto recitando in teatro [...]. Ma anche in campo cinematografico Pisu è richiesto da registi importanti e affermati [...]. Di notevole intensità è anche la sua attività nel doppiaggio, dove presta la sua voce calda e modulata. (''[[Mario Pisu|PISU Mario]]'', vol. 2, p. 123)
*A differenza di molti altri comici del teatro leggero, Riento ha una carriera nel cinema di tutto rispetto e molto lunga con caratterizzazioni molto apprezzate da critica e pubblico. Timoroso, sapido, a volte balbuziente, ironico, burbero, brontolone, Virgilio Riento è forse il vero caratterista del cinema italiano, cui produttori e registi fanno sempre ricorso per le creazioni di figurine assai personali: indimenticabili i suoi duetti con [[Tina Pica]] o i suoi pretuncoli, bidelli logorroici o contadini imbranati. (''[[Virgilio Riento|RIENTO Virgilio]]'', vol. 2, p. 151)
*[...] è assai gradito dal pubblico come creatore di frenetiche macchiette e tipi esilaranti dalla parlantina a raffica, quali il "Bauscia" o il "Cavaliere" [...]. Scotti è anche richiestissimo dal cinema fin dalla fine degli anni Trenta, anche se è soltanto nel dopoguerra che ottiene i meritati consensi da protagonista assoluto in commediole di discreta fattura e di modesto interesse, alternando anche particine da comprimario o da caratterista. [...] Il teatro è comunque il genere che gli è più congeniale, compreso quello di prosa, dove si fa apprezzare in testi "seri" [...]. (''[[Tino Scotti|SCOTTI Tino]]'', vol. 2, p. 192)
*Dotato di una bella figura e di una voce dai toni pastosi e chiari, è nel 1925 accanto a [[Emma Gramatica]] per impersonare l'Arcivescovo di Reims in ''Santa Giovanna di Shaw'', dove riceve lusinghieri consensi. [...] Si allontana dal teatro per parecchi anni per dedicarsi al doppiaggio, diventandone una delle punte di forza soprattutto per caratteristi [...] valorizzati dalla sua voce dal timbro inconfondibile e cavernoso.<br>Attore serio, sobrio, elegante e duttile, non sfugge al richiamo del cinema [...]. Ma è comunque dal 1939 in poi che Silvani esercita una vera e propria attività cinematografica continuativa, quasi sempre in ruoli secondari o di carattere, alcuni dei quali di grande valore e spessore, per i quali viene talvolta rimproverato per una certa carica enfatica, peraltro di notevole efficacia. (''[[Aldo Silvani|SILVANI Aldo]]'', vol. 2, pp. 197-198)
*Nel cinema Steiner debutta negli ultimi anni del muto [...]. Ma la notorietà vera gli viene dall'essere scelto come protagonista per il primo film sonoro del cinema italiano, ''[[La canzone dell'amore]]'' (1930), che lo fa balzare ai primi posti delle classifiche degli attori più amati dal pubblico femminile, il che gli assicura negli anni successivi un posto di primo piano, anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale quando comincia ad affrontare ruoli di secondo piano o di carattere.<br>Nel 1944 Elio Steiner è uno degli attori più indaffarati per dar vita all'industria cinematografica a Venezia durante il precipitare degli eventi bellici, ma con risultati scarni. (''[[Elio Steiner|STEINER Elio]]'', vol. 2, p. 216)
*Attore sobrio, raffinato, dotato di un notevole senso di humour e di gradevole arguzia [...]. (''[[Sergio Tofano|TOFANO Sergio]]'', vol. 2, p. 233)
*Si diploma nel 1939 trovando subito ingaggi per una serie di film, dove la sua figura longilinea, la sua maschia bellezza, la sua vaga somiglianza con [[Clark Gable]], che lo rende ideale a ruoli da seduttore beffardo e sornione, vengono messi in risalto da una serie di interessanti pellicole che lo vedono sia in ruoli da protagonista che da secondo attore di rilievo. Attivissimo negli anni Quaranta, Otello Toso si costruisce una solida fama come "cattivo", ruolo a cui aderisce perfettamente con cinica arroganza, dando il meglio di sé in pellicole come ''[[Le due orfanelle (film 1942)|Le due orfanelle]]'' – dove è il perfido Giacomo – e in ''[[Ridi pagliaccio (film 1941)|Ridi, pagliaccio!]]'' in cui fa un amante egoista. Continua a proseguire su tale strada nel dopoguerra, con rare pellicole importanti come ''[[Gli egoisti]]'', dove [[Juan Antonio Bardem|Bardem]] gli affida il ruolo di un uomo onesto e dignitoso cercando di allontanarlo dal cliché dell'amante infido e sprezzante. Il resto, almeno nel cinema, è poca cosa. (''[[Otello Toso|TOSO Otello]]'', vol. 2, p. 242)
*Attore estroso, simpatico, versatile e comunicativo, inizia dal 1933 una carriera cinematografica intensa e duratura con la partecipazione a numerose pellicole, quasi tutte del genere comico-brillante in cui Viarisio eccelle senza essere mai macchiettistico o fuori misura. Forse nel cinema gli è mancato il grande regista che avrebbe potuto valorizzarlo al meglio, tirando fuori il suo grande talento da caratterista brioso e ironico, cosa che invece in teatro è riuscito ad ottenere perfettamente. (''[[Enrico Viarisio|VIARISIO Enrico]]'', vol. 2, p. 274)
===''Le attrici''===
*Dimostra subito squisite qualità di attrice giovane dotata di notevoli mezzi drammatici in opere di autori come [[Federico García Lorca|Garcia Lorca]], [[Anton Pavlovič Čechov|Čechov]], [[Sofocle]] e [[William Shakespeare|Shakespeare]], del quale è una eccellente Giulietta in una memorabile edizione del 1948 diretta da [[Renato Simoni]] [...]. Abbastanza rilevante è anche la sua attività televisiva [...]. Di non particolare rilievo è invece la sua attività cinematografica iniziata nell'immediato dopoguerra. Non eccellendo per doti di fotogenia, la Albertini abbandona presto il cinema per dedicarsi essenzialmente al teatro e alla famiglia [...]. (''[[Edda Albertini|ALBERTINI Edda]]'', p. 9)
*Bionda, alta, slanciata, un fisico da indossatrice, è una delle promesse non mantenute del cinema italiano, nonostante alcune discrete prove agli inizi degli anni Quaranta, fra cui il ruolo della fanciulla di nobili origini che s'innamora del villico [[Amedeo Nazzari]] in ''[[Scarpe grosse]]'' (1940). Forse la guerra, forse una certa freddezza da lei dimostrata nei ruoli a lei affidati, forse anche un certo disinteresse, non le permettono di accedere a ruoli importanti, restando nella schiera delle numerose "seconde" donne. Anche nel dopoguerra continua una carriera senza eccessivi entusiasmi, pur lavorando con registi come [[Vittorio De Sica|De Sica]], [[Jean Renoir|Renoir]], [[Mario Mattoli|Mattòli]] e sempre in ruoli di poca importanza, specialmente aristocratiche fredde e superbe. (''[[Elena Altieri |ALTIERI Elena]]'', p. 11)
*Dotata di una contagiosa simpatia e autoironia, impersona in teatro e al cinema, quasi sempre a fianco di [[Angelo Musco|Musco]], donne dalla personalità risoluta, forte e prepotente, donne eternamente irose e autoritarie, ma di natura fondamentalmente buona e tenera. Le anziane zitelle o le rigide madri da lei incarnate e i corpulenti donnoni da burlesque, grazie ai suoi film, resteranno indimenticabili. (''[[Rosina Anselmi|ANSELMI Rosina]]'', p. 15)
*Nel panorama del cinema italiano degli anni Cinquanta, Lucia Banti è una delle apparizioni più fugaci, tale da non lasciare traccia alcuna del suo passaggio. Appena diciottenne si adatta a vivere facendo la sartina e, come tante ragazze della sua età e condizione, graziose, fotogeniche e volenterose, coltiva i suoi sogni di diventare attrice. E per un attimo questi sogni sembrano diventare realtà; infatti dopo alcune particine in film di discreto successo, la Banti ha l'opportunità di impersonare la figlia di [[Aldo Fabrizi]] in ''[[Hanno rubato un tram]]'' (1955). Un ruolo da protagonista che la ragazza sostiene con convinzione, ma che non dà alcun frutto per un proseguimento di carriera. (''[[Lucia Banti|BANTI Lucia]]'', pp. 20-21)
*[...] bella, fotogenica, dotata di una simpatia naturale, solare e dal sorriso smagliante, ha molte occasioni per far valere le sue doti d'attrice smaliziata e disinvolta, anche se spesso viene sfruttata più per le sue qualità fotogeniche in parti di donna dalla bellezza sfrontata e equivoca che per le sue reali qualità drammatiche. È cortigiana, nobildonna, femmina corrotta, danzatrice dal passato poco pulito, sciantosa e persino assassina; ma ha anche l'occasione di interpretare uno dei personaggi più belli e più intensi del cinema fascista, un personaggio in odore di neorealismo, ideato e diretto con mano felice da [[Amleto Palermi]] in ''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]'' (1940), storia di una brava ragazza che le vicissitudini della vita e la bramosia degli uomini spingono a fare la prostituta, ma che in un impeto di amor proprio riesce a ravvedersi e redimersi; un personaggio non del tutto negativo che Paola Barbara non solo interpreta con calore e umana partecipazione, ma addirittura lo vive. (''[[Paola Barbara|BARBARA Paola]]'', p. 21)
*Carina, elegante, corretta, forse un po' freddina, la Belmonte debutta, unica protagonista femminile, in un film dal cast esclusivamente maschile, ''[[Un pilota ritorna]]'', diretto dal quasi esordiente [[Roberto Rossellini]]. Il film non le concede molto spazio, solo quel tanto che basta per farsi notare e apprezzare. Molto di più le offre [[Mario Mattoli|Mattòli]] con il film successivo, ''[[I 3 aquilotti|I tre aquilotti]]'', in cui il suo personaggio di fanciulla onesta e pulita, fidanzata ad un cadetto dell'aviazione italiana, riesce a farsi apprezzare un po' più ampiamente. (''[[Michela Belmonte|BELMONTE Michela]]'', p. 28)
*Nel 1941, appena conseguito il diploma di recitazione [...] viene subito scelta da [[Vittorio De Sica|De Sica]] per interpretare il ruolo della protagonista in ''[[Teresa Venerdì]]'', delicata storia di un'orfanella timida e giudiziosa. Questo personaggio, che sembra scritto su lei e per lei, le procura un notevole successo, ma è anche il nodo che la lega per sempre nei film successivi allo stereotipo della giovane delicata e sensibile. Infatti i ruoli interpretati dopo il successo del film di De Sica non sono altro che la copia carbone del primo personaggio. Bruna, dolce, tenera e con l'aria perennemente malinconica di chi sta per mettersi a piangere, la Benetti diventa il simbolo della "fidanzatina italiana" e per un decennio circa, prima di lavorare all'estero, interpreta quasi sempre personaggi identici. (''[[Adriana Benetti|BENETTI Adriana]]'', p. 29)
*Bruna, molto bella, fotogenica, lo sguardo spesso assente e malinconico, Marina Berti è una delle protagoniste del cinema italiano. E da protagonista è infatti il suo debutto che risale al 1943, dopo due apparizioni in film di poco conto, nel calligrafico ''Giacomo l'idealista'', dove [[Alberto Lattuada|Lattuada]], grande scopritore di bellezze femminili, le affida un ruolo dolce e di dolente sensibilità. (''[[Marina Berti|BERTI Marina]]'', p. 31)
*Pur avendo avuto dal matrimonio con [[Claudio Gora|Gora]] ben cinque figli (uno dei quali è un altrettanto famoso attore, Andrea Giordana), continua la propria carriera passando sul versante dei ruoli di carattere con schietta sincerità. All'alba delle sue nozze d'oro con Claudio Gora, la Berti è sempre una presenza incisiva e sicura dello spettacolo italiano. (''[[Marina Berti|BERTI Marina]]'', p. 32)
*È uno dei volti più caratteristici e più simpatici del cinema italiano dei primi anni Cinquanta. Magrolina, non molto alta, dall'aria vivace, dall'occhio attento e dall'espressione intelligente, è la vincitrice morale rispetto alle "maggiorate" che stanno bussando alle porte di Cinecittà, ottenendo uno dei tre ruoli principali, grazie ad [[Luciano Emmer|Emmer]], in ''[[Le ragazze di piazza di Spagna]]'' (1951). (''[[Liliana Bonfatti|BONFATTI Liliana]]'', p. 41)
*È uno dei tipici esempi dell'attore "preso dalla strada", perfettamente aderente al personaggio richiesto da questo o quel regista e che intraprende, seppur per breve tempo, tale professione, con la convinzione di poter continuare una carriera iniziata felicemente. Sin da ragazzina Brunella Bovo coltiva il sogno di diventare attrice: dopo essere stata esclusa alle preselezioni di ammissione ai corsi di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, non demorde e si presenta a [[Vittorio De Sica|De Sica]] [...]. L'aria da brava ragazza, l'aspetto dimesso, lo sguardo malinconico, gli occhi espressivi di Brunella, colpiscono il regista, e il ruolo della goffa fanciulla che vive tra i barboni in ''[[Miracolo a Milano]]'' (1951) è suo. (''[[Brunella Bovo|BOVO Brunella]]'', p. 48)
*È una delle attrici più ammirate, più popolari del cinema dei telefoni bianchi: una popolarità raggiunta grazie ad una recitazione controllata e misurata e grazie ad un fascino misterioso e conturbante. Altera, distaccata, a volte un po' gelida, Clara Calamai esordisce in ''[[Pietro Micca (film)|Pietro Micca]]'' (1938) [...]. Fra il 1939 ed il 1944 ottiene una popolarità enorme, amatissima dal pubblico maschile per cui rappresenta l'ideale della vera donna fatale. Impersona con classe e voluttà cortigiane e amanti: memorabile la sua interpretazione della bella mantenuta di lusso in ''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio, giovinezza!]]'' (1940). [...] Nel 1943, con ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'', raggiunge probabilmente il punto più alto di tutta la sua carriera: [[Luchino Visconti]], affidandole il complesso e sensuale ruolo di Giovanna nel suo capolavoro d'esordio, stravolge l'immagine della star dei telefoni bianchi e del raffinato mondo [[Alessandro Blasetti|blasettiano]], per trasformarla in una donna moderna. (''[[Clara Calamai|CALAMAI Clara]]'', p. 56)
*Al cinema arriva grazie ad un'intervista con [[Vittorio De Sica]], che ha in cantiere il suo film più prestigioso, ''[[Ladri di biciclette]]'' (1948), e che è alla ricerca del personaggio femminile, la moglie dell'operaio disoccupato. Accanto agli altri due attori "presi dalla strada", [[Lamberto Maggiorani|Maggiorani]] e [[Enzo Staiola|Stajola]], la Carell tratteggia il personaggio con struggente verità. Per un decennio circa continua a fare il cinema come attrice protagonista, fra alti e bassi, ma senza più ripetere il grande exploit del film di De Sica; tranne forse nell'episodio con [[Totò]] in ''[[L'oro di Napoli (film)|L'oro di Napoli]]'' (1954), dove nuovamente tratteggia con sincerità un altro ruolo di moglie riservata e piena di dignità. (''[[Lianella Carell|CARELL Lianella]]'', p. 66)
*Fin dal suo secondo film Elisa Cegani è subito una vera attrice, e non soltanto sotto la direzione di [[Alessandro Blasetti|Blasetti]], che ne fa la sua musa, ma anche sotto quella di [[Mario Camerini|Camerini]], [[Goffredo Alessandrini|Alessandrini]], [[Amleto Palermi|Palermi]] e di altri, interpretando numerose pellicole di rilievo. [...] Attrice seria, colta, sensibile, sobria, svolge anche una limitata ma significativa attività teatrale [...]. (''[[Elisa Cegani|CEGANI Elisa]]'', p. 75)
*Appena sedicenne [...] avviene il suo debutto sullo schermo nel film di [[Dino Risi]] ''[[Poveri ma belli]]'' (1956), strapieno di giovani debuttanti, tutti destinati all'effimera gloria cinematografica; il suo non è un grande ruolo [...] ma Rossella Como conferisce a quel personaggio una tale carica di simpatia che pubblico e critica si accorgono di lei riservandole qualche lode. Interpreta in seguito altri ruoli simili da oca giuliva, un po' scialba, un po' svampita, tanto da venire paragonata ad una [[Judy Holliday]] italiana. Tale è nel film successivo, ''[[La nonna Sabella]]'' (1957), sempre di Dino Risi, in cui crea il personaggio di una ereditiera stupidotta dalla voce stridula e piagnucolosa, simpaticamente caricaturale. (''[[Rossella Como|COMO Rossella]]'', p. 84)
*Sembra che la Como sia destinata a una brillante carriera di caratterista, ma i produttori non riescono a sfruttare in pieno le sue doti, destinandola al cliché della ragazzina petulante e dai tic a volte insopportabili. Nella seconda metà degli anni Cinquanta ottiene comunque ruoli di deliziosa fidanzatina rompiscatole ma buona, come quello della figlia oppressa da [[Marisa Merlini]], madre-virago, in ''[[Io, mammeta e tu]]'' (1958) in cui riesce a farsi apprezzare in un ruolo da quasi protagonista. (''[[Rossella Como|COMO Rossella]]'', p. 84)
*Nel periodo 1941-42 sembra che il suo astro stia per illuminarsi, quando registi di talento ([[Ferdinando Maria Poggioli|Poggioli]], [[Luigi Chiarini|Chiarini]], [[Luchino Visconti|Visconti]]) le offrono ruoli un po' più consistenti e significativi, come [...] in ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'' (1943): un ruolo che Dhia Cristiani recita quasi in punta di piedi, sommessamente e dignitosamente, ascoltando i preziosi consigli di Visconti. Ma l'attrice non riesce comunque ad imporsi: continua a restare nell'ombra, dedicandosi al doppiaggio, settore nel quale diviene dall'immediato dopoguerra in poi una delle protagoniste più apprezzate. Parecchie attrici americane, europee e anche italiane parlano sugli schermi con la sua voce pacata e calda [...]. Di gran rilievo sono le tonalità di voce prestate ad eccellenti performances di attrici come [[Anne Baxter]] in ''[[Eva contro Eva]]'' (1950) e [[Dorothy Malone]] in ''[[Come le foglie al vento]]'' (1956). (''[[Dhia Cristiani|CRISTIANI Dhia]]'', p. 90)
*Alta, slanciata, elegante e sofisticata, appartenente all'aristocrazia milanese, è una delle attrici più quotate e più richieste da produttori e registi per i ruoli da gran signora o nobile dama, un po' fredda e distaccata, ma bellissima e signorile. (''[[Rubi Dalma|DALMA Rubi]]'', p. 93)
*Aggraziata, fisico esile, sorriso smagliante, occhi di un azzurro profondo, è un'attrice dalla carriera molto breve, durata appena un quinquennio. Interpreta una dozzina di film circa, impersonando quasi sempre il medesimo ruolo all'ombra della protagonista, l'amica fedele e giudiziosa, o la collegiale impicciona e maliziosa. È una misurata sartina in ''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio, giovinezza!]]'' (1940), il film forse più famoso fra quelli cui ha partecipato; una deliziosa allieva in ''[[Ore 9: lezione di chimica|Ore 9 lezione di chimica]]'' (1941) [...]. (''[[Bianca Della Corte|DELLA CORTE Bianca]]'', p. 102)
*Bruna, graziosa, dall'aria ammiccante e insolente, è il tipico esempio della ragazza borghese ingenua e romantica dell'Italia dell'anteguerra, anche se in uno dei suoi primi film, ''[[Seconda B]]'' (1934), che la conduce al successo, impersona un'alunna dispettosa e capricciosa. Un personaggio controcorrente, cui Maria Denis dà una tale carica di simpatia umana da condurla al successo di pubblico e di critica. (''[[María Denis|DENIS Maria]]'', p. 106)
*La svolta per Maria Denis, per poter essere annoverata nel ristretto numero delle vere attrici, avviene nel 1940, ad opera di due seri e preparati registi, [[Augusto Genina]] e [[Ferdinando Maria Poggioli]], che intravedono nella giovane attrice reali potenzialità drammatiche e capacità di commuovere le platee. [...] ma è più Poggioli a costruirle addosso due personaggi, anche se di origine letteraria, che la innalzano nell'empireo delle grandi interpreti. La sartina dello straziante ''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio, giovinezza!]]'' (1940) e la sfortunata servetta dell'altrettanto straziante ''[[Sissignora]]'' (1941) sono per Maria Denis le occasioni eccezionali della sua carriera, i due film nei quali l'attrice presta sensibilità e sincera adesione al personaggio. (''[[María Denis|DENIS Maria]]'', p. 106)
*{{NDR|Nel 1940}} viene scelta da [[Vittorio De Sica]] per impersonare una delle studentesse di ''[[Maddalena... zero in condotta]]''. L'esordio è felicissimo: il ruolo affidatole da De Sica è il "suo ruolo", quello che fa di Eva Dilian – questo è lo pseudonimo assunto dall'attrice per il suo debutto – una delle attrici giovani più apprezzate dei primi anni Quaranta. Diventa la "privatista" per eccellenza del cinema italiano, un ruolo sulla carta leggermente antipatico, ma che sullo schermo, grazie alla dolcezza dell'attrice, diventa di una simpatia contagiosa. Altrettanto dicasi per il ruolo della svampita poetessa che l'attrice impersona nel successivo film di De Sica, ''[[Teresa Venerdì]]'' (1941). Ma il film che consacra Irasema Dilian – ormai questo è il definitivo nome d'arte – come attrice sensibile e sincera è ''[[Ore 9: lezione di chimica|Ore 9 lezione di chimica]]'' (1941), nel quale dimostra perfetta aderenza al ruolo e commossa partecipazione. (''[[Irasema Dilian|DILIAN Irasema]]'', p. 112)
*Senza dubbio una delle migliori caratteriste del teatro e del cinema italiani, offre alcune interpretazioni fra le più significative e più corpose in alcune opere teatrali e film dei primi anni Quaranta. Raggiunge sullo schermo la perfetta adesione al personaggio della spietata marchesa Maironi nel film di [[Mario Soldati|Soldati]] ''[[Piccolo mondo antico (film 1941)|Piccolo mondo antico]]'' (1941). Dopo gli insignificanti ruoli seguiti alla memorabile performance della tremenda nobildonna fogazzariana, è ancora Soldati a nobilitarla, affidandole un altro personaggio di notevole spessore, anch'esso fogazzariano, l'intrigante e interessata Fosca Salvador in ''[[Malombra (film 1942)|Malombra]]'' (1942). (''[[Ada Dondini|DONDINI Ada]]'', pp. 117-118)
*Non molto alta, bruna, bellissima e fotogenica, dotata di notevole carisma, interpreta una serie di film in ruoli da donna fatale e "rovina famiglie", che le attirano l'antipatia delle mogli e madri del periodo bellico, e attraggono una grande quantità di uomini.<br>Con il suo fascino sensuale ed aggressivo Doris Duranti impersona femmine lascive, brune cortigiane, peccatrici fatali, raggiungendo la dimensione di star con film come ''[[Cavalleria rusticana (film 1939)|Cavalleria rusticana]]'' (1939) e ''[[Carmela (film)|Carmela]]'' (1942), in cui, oltre ad aderire fisicamente al personaggio, dimostra buone qualità di attrice. (''[[Doris Duranti|DURANTI Doris]]'', p. 121)
*Proveniente dalla provincia veneta e da una difficile situazione familiare, dopo essere apparsa in una rivista per soli uomini passa al cinema, affermandosi nella seconda metà degli anni Settanta come la star incontrastata del sottogenere "erotico-violento", ancora non apertamente pornografico. Con il suo fisico minuto e il sorriso dolce e un po' impacciato, viene utilizzata in ruoli di adolescente con traumi o perversioni di vario genere [...] oppure coinvolta in storie dove l'erotismo si tinge di sangue [...]. Al di fuori di questi film è stata la protagonista assai convincente, per grazia e freschezza, di ''[[Nenè (film)|Nenè]]'' [...]. (''[[Leonora Fani|FANI Leonora]]'', p. 128)
*Negli anni Cinquanta è una delle attrici giovani più interessanti del cinema italiano, anche se a volte utilizzata in produzioni commerciali di poco conto. Esile, minuta, non molto alta, carina ed espressiva, è l'esatto opposto delle "maggiorate" di moda. Esordisce giovanissima e sin dal suo primo film dimostra di avere grinta e personalità, soprattutto in personaggi da vittima o da fidanzatina spaurita [...]. (''[[Anna Maria Ferrero|FERRERO Anna Maria]]'', p. 135)
*Viso espressivo, carattere estroverso, è una delle attrici più comunicative, con una lunga attività sul grande schermo anche se sovente relegata a ruoli di secondo o terzo piano, che non le concedono lo spazio necessario ad esprimere pienamente le proprie potenzialità artistiche. (''[[Edda Ferronao|FERRONAO Edda]]'', p. 136)
*È forse l'unica attrice italiana che, giunta al cinema casualmente, riesce a continuare una carriera densa di soddisfazioni, anche se spesso viene male adoperata. Priva di ogni preparazione artistica o di diplomi di scuole di recitazione, si rivela attrice di talento fin dal suo primo film, azzeccando in pieno un personaggio carico di simpatia e di istintivo calore meridionale, Carmela, la focosa "guaglioncella" del film di [[Renato Castellani|Castellani]] ''[[Due soldi di speranza]]'' (1951). Questo film procura all'inesperta Maria Fiore una popolarità immensa e dimostra le sue insospettate doti di disinvoltura e di naturalezza, che le consentono di diventare nei primi anni Cinquanta una delle attrici più richieste dai produttori italiani. (''[[Maria Fiore|FIORE Maria]]'', p. 138)
*Gli inizi per la giovane attrice sono molto promettenti, con proposte di lavoro da parte di registi validi e affermati come [[Luigi Zampa|Zampa]], [[Aldo Vergano|Vergano]] e soprattutto [[Giuseppe De Santis]], che sa valorizzarla intuendone il temperamento drammatico. In pochi anni Maria Grazia Francia diventa una delle promesse più incisive del nuovo cinema italiano, ma poco tempo dopo stranamente si trova invischiata in film di poco conto, costretta dal suo fisico poco appariscente e fragile. (''[[Maria Grazia Francia|FRANCIA Maria Grazia]]'', p. 143)
*Nei primi anni Cinquanta si afferma come una delle più rappresentative "maggiorate" del cinema italiano. È coinvolta spessissimo in produzioni scadenti o di serie, che non le offrono alcuna opportunità di dimostrare eventuali doti recitative.<br>In poco più di un quinquennio, Maria Frau esaurisce il suo potenziale d'attrice, scomparendo ben presto dagli schermi cinematografici. (''[[Maria Frau|FRAU Maria]]'', p. 145)
*Bella, alta, slanciata, corpo armonico e passi da indossatrice, è una delle promesse non mantenute dei primi anni Cinquanta, pur avendo avuto alcune opportunità non trascurabili, fra cui quella di recarsi ad Hollywood su invito di uno dei registi più importanti della Mecca californiana, [[Joseph L. Mankiewicz]]. Il perché di questo rifiuto è incomprensibile, forse la Fusari non ha voluto lasciare la famiglia e la sua città, forse era poco motivata da una carriera cinematografica che non ha mai decollato. Pur avendo innegabili doti fisiche e fotogeniche, ha sempre ottenuto ruoli secondari in film di non eccelso valore, sempre un po' oscurata dalle protagoniste di turno. (''[[Bianca Maria Fusari|FUSARI Bianca Maria]]'', p. 146)
*Vissuta in ambiente artistico, imparentata con il celebre attore genovese [[Gilberto Govi]], sente sin da piccola la vocazione per la recitazione e, dopo aver ottenuto il diploma alla scuola per attori del Piccolo Teatro di Milano, ha ottime opportunità nel cinema soprattutto agli inizi della carriera, lavorando con registi come [[Alberto Lattuada|Lattuada]], [[Mauro Bolognini|Bolognini]], [[Pietro Germi|Germi]], [[Mario Camerini|Camerini]] e [[Renato Castellani|Castellani]]. Ed è proprio nel film diretto da Castellani ''[[Nella città l'inferno]]'' (1959) che riesce a farsi notare, sgomitando fra attrici ben più esperte, come la [[Anna Magnani|Magnani]] e la [[Giulietta Masina|Masina]] [...]. (''[[Cristina Gajoni|GAJONI Cristina]]'', p. 148)
*Bella, elegante, fisico slanciato da indossatrice, occhi vispi, [...] assume lo pseudonimo di Garella, con il quale ottiene una certa notorietà, in verità piuttosto modesta, malgrado alcuni ruoli di un certo spessore. Nonostante circa quindici film interpretati, la bella presenza e la pur buona fotogenia, una sua attività anche nel teatro di prosa, la Garella non riesce ad imporsi come forse avrebbe meritato, scomparendo dagli schermi appena terminata la seconda guerra mondiale. (''[[Luisa Garella|GARELLA Luisa]]'', p. 155)
*Di padre norvegese e madre italiana, è la bionda ufficiale del cinema italiano fra la fine degli anni Trenta e gli inizi dei Quaranta. Bella, slanciata, fisico da mannequin, spontanea, vivace, diventa una delle attrici più amate ed apprezzate della commedia dei cosiddetti "[[cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]", protagonista di un film che le si addice totalmente, in cui interpreta il "title-role", ''[[Bionda sottochiave|Bionda sotto chiave]]'' (1939). (''[[Vivi Gioi|GIOI VIVI]]'', p. 161)
*Con la nascita del sonoro viene subito scelta da [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] per la sua aria di giovane popolana fresca e pulita, per diventare di lì a poco una delle attrici più richieste. Appassionata di musica, diplomata in arpa, dopo gli studi liceali preferisce dedicarsi in tutto e per tutto al cinematografo, dove dimostra notevoli doti di simpatica comunicativa e contagiosa vivacità per approdare al ruolo più importante della sua ricca carriera: ''[[Il cappello a tre punte]]'' (1935) diretto da [[Mario Camerini|Camerini]]. A suo agio nella commedia, ottiene sempre ruoli consoni alla sua freschezza e sensibilità, ma dimostra ottime capacità recitative anche in ruoli controcorrente dalla morale negativa, da vamp [...] e anche in ruoli di consistente drammaticità [...]. Dopo la fine della seconda guerra mondiale preferisce dedicarsi a ruoli da caratterista, soprattutto madri apprensive e affettuose, impersonate con esemplare senso della misura e della professionalità [...]. (''[[Leda Gloria|GLORIA Leda]]'', p. 167)
*Apprezzata soubrette accanto a [[Nino Taranto]] e ancora a [[Erminio Macario|Macario]], nel 1939 è scritturata da [[Mario Mattoli|Mario Mattòli]] per il lancio del comico torinese nel cinema, esordendo in ''[[Imputato, alzatevi!]]'' (1939), in un ruolo costruito su misura per lei, una bella cantante di un night-club con problemi di raucedine. Un ruolo non importantissimo, ma che le permette di farsi notare e di costruirsi perciò negli anni della seconda guerra mondiale una discreta carriera, apparendo in ruoli sempre molto appariscenti ma simpaticamente indovinati [...]. (''[[Greta Gonda|GONDA Greta]]'', p. 168)
*Viso irregolare ma espressivo, occhi pensosi e tristi, fascino ambiguo: queste le caratteristiche che fanno di Cosetta Greco una delle attrici più apprezzate del cinema italiano, specialmente nella prima metà degli anni Cinquanta. (''[[Cosetta Greco|GRECO Cosetta]]'', p. 177)
*Di gradevole presenza, bruna e formosa, tipica bellezza mediterranea, debutta nel cinema a metà degli anni Trenta, rivelando un buon temperamento artistico in alcune modeste pellicole passionali e melodrammatiche, che le impediscono una vera affermazione. (''[[Elsa Camarda|LANDI Mara]]'', p. 192)
*Negli anni Trenta è considerata l'attrice più elegante del teatro e del cinema italiani, un misto fra le più famose [[Constance Bennett]] e [[Carole Lombard]]. Alta, slanciata, sguardo languido, voce modulata e sensuale, atteggiamenti sofisticati, la Malagliati è l'ideale per impersonare donne voluttuose e ingannatrici soprattutto sullo schermo; ma, dotata purtroppo di poca fotogenia, pur partecipando a parecchie pellicole, non raggiunge lo status di vera attrice che invece si conquista in teatro [...]. (''[[Evi Maltagliati|MALTAGLIATI Evi]]'', p. 216)
*Per la sua bellezza prosperosa e molto appariscente, di maggiorata ante litteram, si afferma come uno dei primi sex-symbol della nuova Italia, sin dai piccoli ruoli interpretatati nei primi film [...]. Si specializza dunque in ruoli di donna fatale, di splendida "dark lady" dotata di irresistibile sensualità, che può essere utilizzata indifferentemente nelle commedie brillanti, nei melodrammi o nelle avventure di cappa e spada. Il suo successo popolare è tale che tra il 1949 e il 1953 interpreta quasi cinquanta film, quasi tutti di facile e immediato consumo, affermandosi come una delle star più prolifiche del cinema italiano. (''[[Franca Marzi|MARZI Franca]]'', p. 228)
*[...] coglie una grande occasione quando sostituisce [[Vera Vergani]] nella compagnia [[Sergio Tofano|Tofano]]-[[Luigi Cimara|Cimara]], nella quale rimarrà fino al 1933 trovando ruoli che la mettono in luce come una delle migliori attrici italiane nel repertorio brillante-sentimentale. [...] Il suo debutto cinematografico coincide quasi con l'avvento del sonoro e la Merlini diventa con ''[[La segretaria privata]]'' (1931) una delle attrici più richieste per commedie piacevoli e frizzanti. (''[[Elsa Merlini|MERLINI Elsa]]'', pp. 238-239)
*Abbandonata la rivista si dedica alla prosa, rivelandosi attrice drammatica di grande talento. Fra le opere principali che la vedono protagonista si ricordano le due di [[Tennessee Williams]]: ''La gatta sul tetto che scotta'' e ''La rosa tatuata''. Nel cinema compare per la prima volta nel 1945, ma è quattro anni dopo che si afferma con l'ottimo ''[[Cristo fra i muratori]]'', forse il capolavoro di [[Edward Dmytryk]]. Degli oltre cinquanta film interpretati si ricordano almeno ''[[Roma ore 11]]'', dove è una umanissima Caterina e ''[[Montparnasse (film)|Montparnasse]]'' di [[Jacques Becker|J. Becker]]. (''[[Lea Padovani|PADOVANI Lea]]'', p. 273)
*Formosa e appariscente, fotogenica e disinvolta, vaporosa e florida, debutta diciottenne sullo schermo da protagonista accanto ad Alberto Sordi dimostrando discrete doti recitative, specialmente nel genere brillante-sentimentale, ma, pur prendendo parte successivamente a vari film diretti da ottimi registi come [[Dino Risi]], [[Mario Mattoli|Mattoli]], [[Steno]] e [[Mario Monicelli|Monicelli]], la Pala esaurisce la sua carriera in un quinquennio appena, sparendo poi, inspiegabilmente, da ogni attività artistica. (''[[Giovanna Pala|PALA Giovanna]]'', p. 274)
*[...] intraprende una carriera cinematografica costellata di successi tali da farla diventare la prima vera diva dello schermo del dopoguerra, anche se spesse volte sperduta in pellicole modeste e di mediocre fattura. (''[[Silvana Pampanini|PAMPANINI Silvana]]'', p. 277)
*Simpatica, estroversa, bellissima, fotogenica, disinvolta, spesso aggressiva, la Pampanini gode del favore del pubblico e dei suoi partners, non purtroppo di quello della critica, sovente poco lusinghiera al suo riguardo. Ma, specialmente nella prima metà degli anni Cinquanta, dimostra di possedere notevoli doti recitative se diretta da registi di valore, come [[Luigi Zampa|Zampa]] in ''[[Processo alla città]]'', [[Pietro Germi|Germi]] in ''[[La presidentessa (film 1952)|La presidentessa]]'', [[Giuseppe De Santis|De Santis]] in ''[[Un marito per Anna Zaccheo]]'', [[Luigi Comencini|Comencini]] in ''[[La bella di Roma]]'', oltre ad altri che sanno valorizzare il suo talento nel genere comico-brillante, del quale è, fuor di dubbio, la "regina". Attrice del cinema italiano assai sottovalutata, nel corso del tempo ha preferito pian piano allontanarsi, probabilmente stanca dei ruoli stereotipati che le vengono offerti. (''[[Silvana Pampanini|PAMPANINI Silvana]]'', p. 277)
*Non molto alta, minuta, assai graziosa, dolce, fresca e gioviale, dal temperamento spigliato, malizioso e dispettoso ad un tempo, debutta sedicenne sullo schermo conquistandosi poco dopo una popolarità notevole con il successo di ''[[Poveri ma belli]]'' [...]. Nella seconda metà degli anni Cinquanta la Panaro si gode il successo peraltro meritatissimo anche se impegnata in film modesti e di non eccelso rilievo ma di buon richiamo popolare nel genere brillante-sentimentale. (''[[Alessandra Panaro|PANARO Alessandra]]'', p. 278)
*Notata da [[Guido Brignone]] alla ricerca di una nuova attrice per il film ''[[La Wally (film)|La Wally]]'' ispirato all'opera lirica di [[Alfredo Catalani|Catalani]], la Paolieri inizia così una carriera cinematografica di gran rilievo, diventando una delle attrici più apprezzate dell'anteguerra – e anche del dopo – con lo status di caratterista di gran lusso. Si divide equamente fra cinema e teatro, non abbandonando mai né l'uno né l'altro [...]. (''[[Germana Paolieri|PAOLIERI Germana]]'', p. 280)
*Bella, bruna, formosa, attraente, con occhi di fuoco e un corpo da maggiorata ante litteram con scollature vertiginose su due seni prodigiosi, Elli Parvo rappresenta per un lungo periodo del cinema italiano la "femmina maledetta", riprendendo i ruoli da vamp del cinema muto, selvaggia e aggressiva. Una presenza inusuale nel cinema degli anni Trenta, la femmina bene in carne distruggifamiglie e mangiauomini, la tipica donna fatale e perversa, ottima per atmosfere torbide in drammoni passionali, un titolo che solo la [[Clara Calamai]] degli anni Quaranta riesce a mettere un po' in ombra. (''[[Elli Parvo|PARVO Elli]]'', p. 282)
*[...] commessa in ''[[I grandi magazzini|Grandi magazzini]]'' (1939) di [[Mario Camerini|Camerini]], ma riesce a trovare alcuni ruoli di maggiore spicco, seppure per brevissimo tempo, impersonando con perfetta aderenza fisica donne glaciali e calcolatrici, in perfetto stile "dark lady", in film diretti quasi tutti da [[Piero Ballerini]], suo marito, il quale la valorizza in ''[[L'ultimo combattimento]]'' (1941) e in ''[[La fanciulla dell'altra riva]]'' (1942), mélo di tutto rispetto. (''[[Milena Penovich|PENOVICH Milena]]'', p. 284)
*È fuor di dubbio la caratterista più famosa e più amata del cinema italiano, sprizzante simpatia contagiosa nonostante l'aspetto burbero e talvolta sprezzante, la sola che è riuscita a giungere al rango di protagonista anche se in film commerciali del genere comico-brillante. (''[[Tina Pica|PICA Tina]]'', p. 286)
*Negli anni Cinquanta comincia la fortuna e la vera, grande carriera della Pica nel cinema: l'attrice in questo periodo dà vita a serve brontolone, portinaie intriganti, popolane pettegole, sorelle prepotenti, zie invadenti, nonne possessive, con fine umorismo caricaturale e perfetta adesione al personaggio. Si ricordano in particolare la splendida Caramella di ''[[Pane, amore e fantasia]]'' (1953) e dei sequel nonché il grandissimo, importante ruolo affidatole da [[Dino Risi]] in ''[[La nonna Sabella]]'' (1957). Quest'ultimo ruolo la porta alle vette della popolarità, ma ad esso fa seguito un periodo "nero", caratterizzato da film confezionati in fretta, scadentemente commerciali, di rozza fattura che le provocano il disamore del pubblico, anche se ciò accade molto lentamente. (''[[Tina Pica|PICA Tina]]'', p. 286)
*Debutta sullo schermo, appena diciassettenne, scoperta da [[Léonide Moguy]] che sta cercando una giovanissima interprete per impersonare una adolescente, sensibile e tenera, ai primi turbamenti erotici, per il film ''[[Domani è troppo tardi]]''. La giovane Anna Maria è perfetta per il ruolo: carina, dolce, indifesa, vulnerabile, anche un po' impacciata, aderisce così adorabilmente al personaggio da farsi assegnare il Nastro d'Argento quale miglior attrice protagonista. (''[[Anna Maria Pierangeli|PIERANGELI Anna Maria]]'', p. 288)
*Insieme a [[Dria Paola]] è la prima attrice ufficialmente nota del cinema sonoro italiano, la prima vera "vamp" dopo le languide e svenevoli attrici del muto. [...] Bella, formosa, appariscente, fotogenica e dal fascino un po' perverso, la Pola sembra destinata fin dai suoi primi film a ricoprire ruoli di maliarda o di affascinante rubamariti; ma la svolta viene quasi subito, allorché impersona da protagonista il ruolo della seria e accorta ''[[La telefonista|Telefonista]]'' nel film omonimo girato nel 1932 da [[Nunzio Malasomma|Malasomma]]. La Pola inizia così una carriera costellata da grandi successi, alternando ruoli da femmina insaziabile a donna di virtù eccelse, da ragazza indifesa a infedele signora borghese. (''[[Isa Pola|POLA Isa]]'', p. 295)
*È una fra le più importanti attrici del teatro italiano, molto meno del cinema, dove la sua presenza è del tutto marginale [...]. (''[[Anna Proclemer|PROCLEMER Anna]]'', p. 299)
*Al teatro si accosta appena ventenne raggiungendo man mano punte altissime e lodi estreme per presenza scenica, professionalità, recitazione controllata ed eccellente adesione ai ruoli più svariati specie nelle opere drammatiche. Attrice di grande temperamento, recita accanto agli attori più importanti dell'epoca [...]. (''[[Anna Proclemer|PROCLEMER Anna]]'', p. 299)
*Negli anni Venti è una delle attrici più quotate e fa parte di compagnie di primo piano [...]. Nel 1933 forma una propria compagnia che diventa popolarissima per il repertorio brillante e farsesco che mette in scena, assai gradito dal pubblico di ogni età. Sposatasi nel 1937 con [[Vittorio De Sica]], e divenuta madre di Emi, la Rissone si dedica anche al cinema, spesso in parti di fianco o di supporto, da lussuosa caratterista (esemplari sono le sue performances di madre egoista in ''[[Catene invisibili]]'' o della moglie virago in ''[[4 passi fra le nuvole|Quattro passi fra le nuvole]]'', entrambi del 1942), ma senza purtroppo raggiungere lo status di prima donna che invece le spetta di diritto in teatro. (''[[Giuditta Rissone|RISSONE Giuditta]]'', p. 308)
*[...] calca le scene [...] facendosi notare per una simpatia contagiosa e per una straordinaria comunicativa, doti che esprime anche al cinema, dove diventa una delle più richieste caratteriste, a volte anche per ruoli di minimo spessore che avviliscono il suo innegabile talento. Di bassa statura, voce querula e gracchiante, aspetto burbero ma solo in apparenza, impersona delle simpatiche macchiette dalla comicità irresistibile, tutta una serie di zie, nonne, portinaie, suore, popolane, donnette di quartiere pettegole e intriganti, che, in alcuni film, sembrano anticipare i personaggi che saranno il punto di forza di [[Tina Pica]], per un certo verso a lei somigliante per l'aria ingrugnata e severa. Basterà ricordare la suora guardiana brontolona che cammina lievemente sul pavimento quasi sfiorandolo in ''[[Un garibaldino al convento]]'' (1942) e la domestica Niobe affettuosa e servizievole in ''[[Sorelle Materassi (film)|Sorelle Materassi]]'' (1944) per annoverare Dina Romano fra le attrici di carattere più brave e più sensibili di un certo periodo del cinema italiano. (''[[Dina Romano|ROMANO Dina]]'', p. 313)
*Bruna, bella, formosa, fisico perfetto, sguardo penetrante, andatura flessuosa, molto fotogenica, dopo aver ottenuto un lancio ben organizzato come "ragazza da copertina" su riviste come «Le Ore» e «Life», si lascia tentare dal cinema proprio nel periodo in cui il mito della maggiorata sta per diminuire, rinnovandone i fasti. Dopo alcuni film di modesto valore, ottiene subito una notevole affermazione vestendo i panni di una bella napoletana nel film d'esordio di [[Francesco Rosi]] ''[[La sfida]]'' (1958) dove dimostra ottime doti d'attrice e un'esaltante fotogenia che le permette di essere annoverata fra le "giovani speranze" del cinema italiano. (''[[Rosanna Schiaffino|SCHIAFFINO Rosanna]]'', p. 332)
*La Schiaffino, guidata splendidamente dalle mani esperte di registi come [[Mauro Bolognini|Bolognini]] e [[Gianni Franciolini|Franciolini]] e, soprattutto, sostenuta da una grande forza di volontà e dal potere del marito produttore [[Alfredo Bini]], si costruisce una magnifica carriera anche internazionale partecipando a film di produzione francese, inglese e americana. Tocca il vertice della sua carriera con l'episodio ''Illibatezza'' (1963) diretto da [[Roberto Rossellini|Rossellini]] e inserito nel film ''[[Ro.Go.Pa.G.|RO.GO.PA.]]'' e, soprattutto, con la soave incarnazione dell'esuberante e bellissima Madonna Lucrezia in ''[[La mandragola (film 1965)|La mandragola]]'' (1965), intelligentemente guidata da [[Alberto Lattuada|Lattuada]]. (''[[Rosanna Schiaffino|SCHIAFFINO Rosanna]]'', p. 333)
*[...] nei primi anni Quaranta raggiunge una popolarità immensa grazie ad alcuni film indovinati.<br>Molto carina, minuta, dalla verve incontrollabile, Lilia Silvi diventa una delle beniamine del pubblico, richiesta spesso da registi e produttori per incarnare ragazzine petulanti, vivaci, spiritose, deliziosamente invadenti e simpaticamente romantiche raggiungendo il massimo del successo con la commedia ''[[Scampolo (film 1941)|Scampolo]]'' (1941).<br>Una popolarità in crescendo che, purtroppo, alla fine della seconda guerra mondiale viene troncata dalla ripetitività dei personaggi e dal cambiamento dei gusti del pubblico. (''[[Lilia Silvi|SILVI Lilia]]'', p. 337)
*Lidia Simoneschi non ha un'attività cinematografica degna di particolare attenzione, limitata a ruoli modesti in film poco significativi.<br>Grazie alla sua voce dai toni melodiosi e capace di mille sfumature, diventa invece la doppiatrice più importante e più brava del sonoro, prestando le sue intonazioni a quasi tutte le migliori attrici protagoniste del cinema mondiale degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta [...]. In poche parole le attrici più brave, che sono da lei valorizzate al massimo. Con il passare del tempo diventa anche una delle più apprezzate voci per le caratteriste anziane. (''[[Lydia Simoneschi|SIMONESCHI Lidia]]'', p. 338)
*Attrice di gran temperamento drammatico, debutta sulle scene come attrice giovane subito dopo la fine della prima guerra mondiale, ma è soltanto nei primi anni Trenta che si conquista un posto di pregevole entità [...]. La notorietà le viene soprattutto dal cinema, dove è attivissima fin dal 1936, spesso chiamata ad interpretare ruoli di secondo piano, classificandosi comunque fra le attrici di carattere più quotate e più richieste. La Solbelli non giunge mai al rango di protagonista, anche se interpreta alcuni ruoli di grande rilievo, come la dura, insensibile, cinica e sensuale strozzina di ''[[Via delle Cinque Lune]]'', dove è semplicemente perfetta nel suo glaciale egoismo: un ruolo tratteggiato con grande efficacia che potrebbe lanciarla nel firmamento delle attrici di primo piano. (''[[Olga Solbelli|SOLBELLI Olga]]'', p. 341)
*Bellissima, fotogenica, sorriso smagliante, occhi sognanti venati di commossa malinconia quando si riempiono di lacrime, [[Alida Valli|Alida]] diventa in poco tempo una delle attrici più popolari della fine degli anni Trenta, una delle "fidanzate d'Italia" più amate dal pubblico, fino a conquistarsi il plauso della critica quando veste i panni della sventurata Luisa in ''[[Piccolo mondo antico (film 1941)|Piccolo mondo antico]]'' (1941) di [[Mario Soldati|Soldati]], con una adesione perfetta e di squisita sensibilità al personaggio fogazzariano. (''[[Alida Valli|VALLI Alida]]'', p. 357)
*Una carriera tutta in ascesa, che spazia in tutti i generi, dalla commedia brillante al drammatico, dal sentimentale al melodrammatico, che tocca l'apice con i grandi successi della serie [[Mario Mattoli|mattoliana]] intitolata "I film che parlano al vostro cuore" e, soprattutto, con il disprezzato dittico ''[[Noi vivi]]'' / ''[[Addio Kira!|Addio, Kira!]]'', diretto con grande competenza da [[Goffredo Alessandrini|Alessandrini]], in cui la Valli fornisce una delle sue prove più mature e più autentiche. (''[[Alida Valli|VALLI Alida]]'', p. 357)
*In quella seconda metà degli anni Quaranta Alida Valli ottiene un vantaggioso contratto a Hollywood dal potente tycoon [[David O. Selznick]], debuttando nientemeno che con il grande [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in ''[[Il caso Paradine]]'' dove, pur fotografata splendidamente, le viene affidato un ruolo in cui risulta gelida e scostante, anche se di una bellezza sconvolgente. (''[[Alida Valli|VALLI Alida]]'', p. 357)
*Nel 1954 [[Luchino Visconti]] le affida il ruolo più importante di tutta la sua carriera, quello della contessa Livia Serpieri in ''[[Senso (film)|Senso]]'', dove l'attrice riesce ad esprimere tutto il suo potenziale drammatico e una maturità impensabile. (''[[Alida Valli|VALLI Alida]]'', p. 357)
*Attivissima anche in televisione fin dal memorabile ''[[I figli di Medea]]'' (1959) diretto da [[Anton Giulio Majano|Majano]] che suscitò grande clamore per il realismo delle interpretazioni fornite dalla Valli e dai suoi compagni di lavoro. (''[[Alida Valli|VALLI Alida]]'', p. 358)
*Bruna, molto carina, aggraziata e raffinata [...] diventa una delle attrici più prolifiche del periodo, con incursioni nel genere avventuroso, come in ''[[Le educande di Saint-Cyr]]'' (1939), in cui la sua grazia di brunetta contrasta con quella della bionda [[Silvana Jachino]], e in quello drammatico, come in ''[[Se non son matti non li vogliamo]]'' (1941), in cui rivela insospettate e pregevoli doti artistiche mostrandosi scialba e bruttina, ma aderentissima al ruolo. È una delle poche attrici "autarchiche", che alla fine della seconda guerra mondiale comprende che il suo momento di luce artistica è passato e molto silenziosamente si ritira dagli schermi, non prima di esser tornata al genere brillante apparendo in alcuni gradevoli film accanto ai De Filippo, sempre nei ruoli da ragazza borghese deliziosamente ingenua. (''[[Vanna Vanni|VANNI Vanna]]'', p. 361)
*Bionda, vaporosa, fisico da vamp, incedere da donna fatale, talvolta sbarazzina e maliziosa, giunge al cinema [...] ricoprendo piccoli ruoli, poi come "seconda" donna in commedie leggere o melodrammi sentimentali in cui sostiene parti da seduttrice e distruttrice di famiglie, la Vernati si crea un suo piccolo spazio nel cinema, anche se confinata in ruoli così convenzionali e poco significativi che non le permettono il grande salto, nonostante le sue ottime doti e il plauso del pubblico, specie quello maschile. Molto più congeniale per lei è la rivista dove, grazie al suo fisico vistoso, alla sua bella figura, al suo incedere da gatta in passerella, alla sua bella voce, diventa una apprezzata soubrette [...]. (''[[Marisa Vernati|VERNATI Marisa]]'', p. 365)
==Bibliografia==
*Enrico Lancia e Roberto Poppi, ''[https://books.google.it/books?id=WDKOut-MkCwC&pg=PA0 Dizionario del cinema italiano: gli attori {{small|dal 1930 ai giorni nostri}}]'', vol. 1, Gremese, Roma, 2003. ISBN 88-8440-213-1
*Enrico Lancia e Roberto Poppi, ''[https://books.google.it/books?id=oNyrpPD5eDcC&pg=PA0 Dizionario del cinema italiano: gli attori {{small|dal 1930 ai giorni nostri}}]'', vol. 2, Gremese, Roma, 2003. ISBN 88-8440-269-7
*Enrico Lancia e Roberto Poppi, ''[https://books.google.it/books?id=Y_WFEVsGvhYC&pg=PA0 Dizionario del cinema italiano: le attrici {{small|dal 1930 ai giorni nostri}}]'', Gremese, Roma, 2003. ISBN 88-8440-214-X
[[Categoria:Enciclopedie del cinema]]
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Aldo Silvani
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Spinoziano
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wikitext
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[[File:Aldo Silvani 1942.png|thumb|Aldo Silvani in ''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942)]]
'''Aldo Silvani''' (1891 – 1964), attore italiano.
==Citazioni su Aldo Silvani==
*Dotato di una bella figura e di una voce dai toni pastosi e chiari, è nel 1925 accanto a [[Emma Gramatica]] per impersonare l'Arcivescovo di Reims in ''Santa Giovanna di Shaw'', dove riceve lusinghieri consensi. [...] Si allontana dal teatro per parecchi anni per dedicarsi al doppiaggio, diventandone una delle punte di forza soprattutto per caratteristi [...] valorizzati dalla sua voce dal timbro inconfondibile e cavernoso.<br>Attore serio, sobrio, elegante e duttile, non sfugge al richiamo del cinema [...]. Ma è comunque dal 1939 in poi che Silvani esercita una vera e propria attività cinematografica continuativa, quasi sempre in ruoli secondari o di carattere, alcuni dei quali di grande valore e spessore, per i quali viene talvolta rimproverato per una certa carica enfatica, peraltro di notevole efficacia. (''[[Dizionario del cinema italiano]]'')
==Filmografia==
===Attore===
{{div col}}
*''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942)
*''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'' (1942)
*''[[Calafuria (film)|Calafuria]]'' (1943)
*''[[Harlem (film)|Harlem]]'' (1943)
*''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]'' (1943)
*''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'' (1944)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
*''[[Il ratto delle Sabine (film 1945)|Il ratto delle Sabine]]'' (1945)
*''[[La vita ricomincia]]'' (1945)
*''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]'' (1947)
*''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' (1949)
*''[[Fabiola (film 1949)|Fabiola]]'' (1949)
*''[[Il tesoro dell'Africa]]'' (1953)
*''[[Ti ho sempre amato!]]'' (1953)
*''[[Noi peccatori]]'' (1953)
*''[[La strada]]'' (1954)
*''[[Disperato addio]]'' (1955)
*''[[L'ultima violenza]]'' (1957)
*''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'' (1959)
*''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]'' (1962)
*''[[I patriarchi]]'' (1963)
{{div col end}}
===Doppiatore===
{{div col}}
*''[[Il segno della croce]]'' (1932)
*''[[Biancaneve e i sette nani (film 1937)|Biancaneve e i sette nani]]'' (1937)
*''[[Jess il bandito]]'' (1939)
*''[[La via dei giganti]]'' (1939)
*''[[Mr. Smith va a Washington]]'' (1939)
*''[[Il grande dittatore]]'' (1940)
*''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]'' (1940)
*''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca, la prima moglie]]'' (1940)
*''[[Alba fatale]]'' (1943)
*''[[La donna fantasma (film)|La donna fantasma]]'' (1944)
*''[[Io ti salverò]]'' (1945)
*''[[Fra le tue braccia]]'' (1946)
*''[[Il filo del rasoio (film 1946)|Il filo del rasoio]]'' (1946)
*''[[La bella e la bestia (film 1946)|La bella e la bestia]]'' (1946)
*''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]'' (1946)
*''[[Dietro la porta chiusa]]'' (1947)
*''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]'' (1947)
*''[[Il fantasma e la signora Muir]]'' (1947)
*''[[La croce di fuoco]]'' (1947)
*''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]'' (1948)
*''[[Il massacro di Fort Apache]]'' (1948)
*''[[Strada senza nome]]'' (1948)
*''[[Gli amanti della città sepolta]]'' (1949)
*''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]'' (1949)
*''[[Minaccia atomica]]'' (1950)
*''[[Viale del tramonto]]'' (1950)
*''[[Winchester '73]]'' (1950)
*''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1951)
*''[[Davide e Betsabea]]'' (1951)
*''[[La cosa da un altro mondo]]'' (1951)
*''[[Quo vadis (film 1951)|Quo vadis]]'' (1951)
*''[[Lo sceicco bianco]]'' (1952)
*''[[La strada]]'' (1954)
*''[[Duello al sole]]'' (1959)
*''[[La viaccia]]'' (1961)
*''[[A 007, dalla Russia con amore (film)|A 007, dalla Russia con amore]]'' (1963)
*''[[I tre volti della paura]]'' (1963)
*''[[La caduta dell'Impero romano]]'' (1964)
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==Altri progetti==
{{interprogetto}}
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{{DEFAULTSORT:Silvani, Aldo}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
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Lauro Gazzolo
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Spinoziano
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/* Attore */
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wikitext
text/x-wiki
[[File:LauroGazzolo.jpg|thumb|Lauro Gazzolo nel 1940]]
'''Lauro Gazzolo''', all'anagrafe '''Ilario Gazzolo''' (1900 – 1970), attore e doppiatore italiano.
==Citazioni su Lauro Gazzolo==
*Il suo ingresso nel cinema è dapprima come doppiatore, e Gazzolo presta la sua personale intonazione vocale a caratteristi stranieri come [[Fernandel]], [[Walter Brennan]], [[Peter Lorre]], [[Roland Young]], [[Barry Fitzgerald]], [[Millard Mitchell]], [[Bud Abbott]] e altri, tra cui anche primi attori come [[Louis Jouvet]] e [[Charlie Chaplin]], fino ai tipici vecchietti invadenti dei film western, uno fra tutti [[Gabby Hayes|George "Gabby" Hayes]]. È poi utilizzato come eccellente attore di carattere dal 1938, creando invariabilmente tipi molto indovinati. (''[[Dizionario del cinema italiano]]'')
==Filmografia==
===Attore===
{{div col|strette}}
*''[[Montevergine (film)|Montevergine]]'' (1939)
*''[[Centomila dollari]]'' (1940)
*''[[Scarpe grosse]]'' (1940)
*''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]'' (1942)
*''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'' (1942)
*''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942)
*''[[Fari nella nebbia]]'' (1942)
*''[[L'ultima carrozzella]]'' (1943)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
*''[[Biraghin]]'' (1946)
*''[[Alina (film)|Alina]]'' (1950)
*''[[Questa è la vita]]'' (1954)
*''[[La banda degli onesti]]'' (1956)
*''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]'' (1961)
{{div col end}}
===Doppiatore===
{{div col|strette}}
*''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'' (1931)
*''[[Io sono un evaso]]'' (1932)
*''[[Il giardino di Allah]]'' (1936)
*''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]'' (1936)
*''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]'' (1937)
*''[[Sono innocente (film)|Sono innocente]]'' (1937)
*''[[Intermezzo (film 1939)|Intermezzo]]'' (1939)
*''[[La via dei giganti]]'' (1939)
*''[[Ninotchka]]'' (1939)
*''[[Ombre rosse]]'' (1939)
*''[[Furore (film)|Furore]]'' (1940)
*''[[Dumbo - L'elefante volante]]'' (1941)
*''[[Follia (film 1941)|Follia]]'' (1941)
*''[[La ribelle del Sud]]'' (1941)
*''[[Una pallottola per Roy]]'' (1941)
*''[[Bambi]]'' (1942)
*''[[Casablanca]]'' (1942)
*''[[La signora Miniver]]'' (1942)
*''[[Alba fatale]]'' (1943)
*''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]'' (1943)
*''[[Dies irae (film)|Dies irae]]'' (1943)
*''[[Terra nera]]'' (1943)
*''[[Torna a casa, Lassie!]]'' (1943)
*''[[Fiori d'arancio]]'' (1944)
*''[[Prigionieri dell'oceano]]'' (1944)
*''[[Io ti salverò]]'' (1945)
*''[[L'uomo del Sud]]'' (1945)
*''[[Il cucciolo]]'' (1946)
*''[[Incatenata (film 1946)|Incatenata]]'' (1946)
*''[[La dalia azzurra]]'' (1946)
*''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]'' (1946)
*''[[La vita è meravigliosa]]'' (1946)
*''[[Notorious - L'amante perduta]]'' (1946)
*''[[La croce di fuoco]]'' (1947)
*''[[La signora di Shanghai]]'' (1947)
*''[[Il fiume rosso]]'' (1948)
*''[[Peccato (film)|Peccato]]'' (1949)
*''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]'' (1950)
*''[[Romantico avventuriero]]'' (1950)
*''[[Winchester '73]]'' (1950)
*''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]'' (1951)
*''[[Ultimatum alla Terra]]'' (1951)
*''[[Là dove scende il fiume]]'' (1952)
*''[[So che mi ucciderai]]'' (1952)
*''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]'' (1952)
*''[[Il cavaliere della valle solitaria]]'' (1953)
*''[[Il tesoro dell'Africa]]'' (1953)
*''[[La tunica]]'' (1953)
*''[[Vacanze romane]]'' (1953)
*''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954)
*''[[I sette samurai]]'' (1954)
*''[[Il delitto perfetto]]'' (1954)
*''[[Johnny Guitar]]'' (1954)
*''[[Magnifica ossessione]]'' (1954)
*''[[Sabrina (film 1954)|Sabrina]]'' (1954)
*''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954)
*''[[Vera Cruz]]'' (1954)
*''[[Caccia al ladro]]'' (1955)
*''[[I due capitani]]'' (1955)
*''[[L'uomo senza paura]]'' (1955)
*''[[La valle dell'Eden]]'' (1955)
*''[[Lilli e il vagabondo]]'' (1955)
*''[[Quando la moglie è in vacanza]]'' (1955)
*''[[L'uomo che sapeva troppo (film 1956)|L'uomo che sapeva troppo]]'' (1956)
*''[[Il segno della legge]]'' (1957)
*''[[Testimone d'accusa (film 1957)|Testimone d'accusa]]'' (1957)
*''[[Totò, Vittorio e la dottoressa]]'' (1957)
*''[[L'infernale Quinlan]]'' (1958)
*''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'' (1959)
*''[[Il mostro che uccide]]'' (1959)
*''[[Soldati a cavallo]]'' (1959)
*''[[Un dollaro d'onore]]'' (1959)
*''[[Cimarron (film 1960)|Cimarron]]'' (1960)
*''[[Angeli con la pistola]]'' (1961)
*''[[La carica dei cento e uno]]'' (1961)
*''[[Il giorno più lungo]]'' (1962)
*''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962)
*''[[Mary Poppins (film)|Mary Poppins]]'' (1964)
*''[[La spada nella roccia]]'' (1963)
*''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]'' (1964)
*''[[Per un pugno di dollari]]'' (1964)
*''[[Il ponte sul fiume Kwai]]'' (1965)
*''[[Per qualche dollaro in più]]'' (1965)
*''[[Operazione diabolica]]'' (1966)
*''[[10.000 dollari per un massacro]]'' (1966)
*''[[Il buono, il brutto, il cattivo]]'' (1966)
*''[[C'era una volta il West]]'' (1968)
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==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Gazzolo, Lauro}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
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Remy Gardner
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Danyele
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[[File:Gardner. FIM CEV Repsol 2016. Barcelona (cropped).jpg|thumb|Remy Gardner nel 2016]]
'''Remy Gardner''' (1998 – vivente), pilota motociclistico australiano.
==Citazioni di Remy Gardner==
*[...] in [[Campionato mondiale Superbike|Superbike]] il pilota conta ancora molto. Le moto non sono delle astronavi e ci sono meno dispositivi elettronici. Questo permette al pilota di guidare e di fare la differenza [...]<ref>Citato in Carlo Baldi, ''[https://www.moto.it/superbike/remy-gardner-in-sbk-il-pilota-conta-ancora-molto.html Remy Gardner: "In SBK il pilota conta ancora molto"]'', ''moto.it'', 17 gennaio 2023.</ref>
*{{NDR|Nel 2023}} [...] nell'attuale [[MotoGP]] hai a disposizione un anno, massimo due, per dimostrare quanto vali. Con questa mentalità sono dell'idea che molti giovani verranno sprecati. [...] Purtroppo la MotoGP di oggi è più che mai simile alla Formula 1, dove tutto dipende dal mezzo. Ovviamente il pilota ha ancora più influenza che in F1, infatti Lewis Hamilton non potrà vincere con una Williams.<ref>Da un'intervista a ''speedweek.com''; citato in ''[https://www.gpone.com/it/2023/01/20/sbk/gardner-in-moto2-ho-spazzato-bezzecchi-la-motogp-e-come-la-f1.html SBK, Gardner: "In Moto2 ho spazzato Bezzecchi, la MotoGP è come la F1"]'', ''gpone.com'', 20 gennaio 2023.</ref>
*{{NDR|«L'immancabile confronto con un padre talentuoso [[Wayne Gardner|come il tuo]] ti ha spronato a migliorare?»}} Quando ero piccolo, sì. Poi, verso i 16 anni, ho iniziato a guardare solo a me: ero diventato professionista e l'unica strada da percorrere era quella di tirare dritto, senza distrazioni. E non lasciarmi intrappolare da un'eredità così impegnativa: può diventare un fardello difficile da sostenere.<ref>Da Cristina Marinoni, ''[http://www.sportsenators.it/14/10/2022/motogp-intervista-a-remy-gardner-qui-tutto-deve-essere-perfetto/ MotoGP, intervista a Remy Gardner: "Qui tutto deve essere perfetto"]'', ''sportsenators.it'', 14 ottobre 2022.</ref>
*Su un giro, la differenza tra una MotoGP e una Superbike non è enorme, ma sulla distanza di gara è enorme. È uno stile di guida completamente diverso [...]. Penso che nel Mondiale Superbike il pilota possa guidare la moto un po' di più. In MotoGP, sostanzialmente, hai una moto X e un modo in cui la devi guidare [...]. Direi che in MotoGP si corre in maniera più tecnica che in Superbike, che è forse più una gara in senso tradizionale? Si fa un po' più a gomitate, il che è sia positivo che negativo, ma a me personalmente piace!<ref>Citato in ''[https://www.gpone.com/it/2024/05/29/sbk/gardner-motogp-e-superbike-hanno-uno-stile-di-guida-completamente-diverso.html Gardner: "MotoGP e Superbike hanno uno stile di guida completamente diverso"]'', ''gpone.com/'', 29 maggio 2024.</ref>
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Wayne Gardner]] – padre
==Altri progetti==
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[[Categoria:Piloti motociclistici australiani]]
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Danyele
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[[File:Gardner. FIM CEV Repsol 2016. Barcelona (cropped).jpg|thumb|Remy Gardner nel 2016]]
'''Remy Gardner''' (1998 – vivente), pilota motociclistico australiano.
==Citazioni di Remy Gardner==
*[...] in [[Campionato mondiale Superbike|Superbike]] il pilota conta ancora molto. Le moto non sono delle astronavi e ci sono meno dispositivi elettronici. Questo permette al pilota di guidare e di fare la differenza [...]<ref>Citato in Carlo Baldi, ''[https://www.moto.it/superbike/remy-gardner-in-sbk-il-pilota-conta-ancora-molto.html Remy Gardner: "In SBK il pilota conta ancora molto"]'', ''moto.it'', 17 gennaio 2023.</ref>
*{{NDR|Nel 2023}} [...] nell'attuale [[MotoGP]] hai a disposizione un anno, massimo due, per dimostrare quanto vali. Con questa mentalità sono dell'idea che molti giovani verranno sprecati. [...] Purtroppo la MotoGP di oggi è più che mai simile alla Formula 1, dove tutto dipende dal mezzo. Ovviamente il pilota ha ancora più influenza che in F1, infatti Lewis Hamilton non potrà vincere con una Williams.<ref>Da un'intervista a ''speedweek.com''; citato in ''[https://www.gpone.com/it/2023/01/20/sbk/gardner-in-moto2-ho-spazzato-bezzecchi-la-motogp-e-come-la-f1.html SBK, Gardner: "In Moto2 ho spazzato Bezzecchi, la MotoGP è come la F1"]'', ''gpone.com'', 20 gennaio 2023.</ref>
*{{NDR|«L'immancabile confronto con un padre talentuoso [[Wayne Gardner|come il tuo]] ti ha spronato a migliorare?»}} Quando ero piccolo, sì. Poi, verso i 16 anni, ho iniziato a guardare solo a me: ero diventato professionista e l'unica strada da percorrere era quella di tirare dritto, senza distrazioni. E non lasciarmi intrappolare da un'eredità così impegnativa: può diventare un fardello difficile da sostenere.<ref>Da Cristina Marinoni, ''[http://www.sportsenators.it/14/10/2022/motogp-intervista-a-remy-gardner-qui-tutto-deve-essere-perfetto/ MotoGP, intervista a Remy Gardner: "Qui tutto deve essere perfetto"]'', ''sportsenators.it'', 14 ottobre 2022.</ref>
*Su un giro, la differenza tra una MotoGP e una Superbike non è enorme, ma sulla distanza di gara è enorme. È uno stile di guida completamente diverso [...]. Penso che nel Mondiale Superbike il pilota possa guidare la moto un po' di più. In MotoGP, sostanzialmente, hai una moto X e un modo in cui la devi guidare [...]. Direi che in MotoGP si corre in maniera più tecnica che in Superbike, che è forse più una gara in senso tradizionale? Si fa un po' più a gomitate, il che è sia positivo che negativo, ma a me personalmente piace!<ref>Citato in ''[https://www.gpone.com/it/2024/05/29/sbk/gardner-motogp-e-superbike-hanno-uno-stile-di-guida-completamente-diverso.html Gardner: "MotoGP e Superbike hanno uno stile di guida completamente diverso"]'', ''gpone.com'', 29 maggio 2024.</ref>
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Wayne Gardner]] – padre
==Altri progetti==
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[[Categoria:Piloti motociclistici australiani]]
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Danyele
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[[File:Gardner. FIM CEV Repsol 2016. Barcelona (headshot).jpg|thumb|Remy Gardner nel 2016]]
'''Remy Gardner''' (1998 – vivente), pilota motociclistico australiano.
==Citazioni di Remy Gardner==
*[...] in [[Campionato mondiale Superbike|Superbike]] il pilota conta ancora molto. Le moto non sono delle astronavi e ci sono meno dispositivi elettronici. Questo permette al pilota di guidare e di fare la differenza [...]<ref>Citato in Carlo Baldi, ''[https://www.moto.it/superbike/remy-gardner-in-sbk-il-pilota-conta-ancora-molto.html Remy Gardner: "In SBK il pilota conta ancora molto"]'', ''moto.it'', 17 gennaio 2023.</ref>
*{{NDR|Nel 2023}} [...] nell'attuale [[MotoGP]] hai a disposizione un anno, massimo due, per dimostrare quanto vali. Con questa mentalità sono dell'idea che molti giovani verranno sprecati. [...] Purtroppo la MotoGP di oggi è più che mai simile alla Formula 1, dove tutto dipende dal mezzo. Ovviamente il pilota ha ancora più influenza che in F1, infatti Lewis Hamilton non potrà vincere con una Williams.<ref>Da un'intervista a ''speedweek.com''; citato in ''[https://www.gpone.com/it/2023/01/20/sbk/gardner-in-moto2-ho-spazzato-bezzecchi-la-motogp-e-come-la-f1.html SBK, Gardner: "In Moto2 ho spazzato Bezzecchi, la MotoGP è come la F1"]'', ''gpone.com'', 20 gennaio 2023.</ref>
*{{NDR|«L'immancabile confronto con un padre talentuoso [[Wayne Gardner|come il tuo]] ti ha spronato a migliorare?»}} Quando ero piccolo, sì. Poi, verso i 16 anni, ho iniziato a guardare solo a me: ero diventato professionista e l'unica strada da percorrere era quella di tirare dritto, senza distrazioni. E non lasciarmi intrappolare da un'eredità così impegnativa: può diventare un fardello difficile da sostenere.<ref>Da Cristina Marinoni, ''[http://www.sportsenators.it/14/10/2022/motogp-intervista-a-remy-gardner-qui-tutto-deve-essere-perfetto/ MotoGP, intervista a Remy Gardner: "Qui tutto deve essere perfetto"]'', ''sportsenators.it'', 14 ottobre 2022.</ref>
*Su un giro, la differenza tra una MotoGP e una Superbike non è enorme, ma sulla distanza di gara è enorme. È uno stile di guida completamente diverso [...]. Penso che nel Mondiale Superbike il pilota possa guidare la moto un po' di più. In MotoGP, sostanzialmente, hai una moto X e un modo in cui la devi guidare [...]. Direi che in MotoGP si corre in maniera più tecnica che in Superbike, che è forse più una gara in senso tradizionale? Si fa un po' più a gomitate, il che è sia positivo che negativo, ma a me personalmente piace!<ref>Citato in ''[https://www.gpone.com/it/2024/05/29/sbk/gardner-motogp-e-superbike-hanno-uno-stile-di-guida-completamente-diverso.html Gardner: "MotoGP e Superbike hanno uno stile di guida completamente diverso"]'', ''gpone.com'', 29 maggio 2024.</ref>
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Wayne Gardner]] – padre
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Gardner, Remy}}
[[Categoria:Piloti motociclistici australiani]]
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Virgilio Riento
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Spinoziano
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/* Filmografia */
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text/x-wiki
[[File:Virgilio Riento-1939.png|thumb|Virgilio Riento nel film ''[[I grandi magazzini]]'' (1939)]]
'''Virgilio Riento d'Armiento''' (1889 – 1959), attore italiano.
==Citazioni su Virgilio Riento==
*A differenza di molti altri comici del teatro leggero, Riento ha una carriera nel cinema di tutto rispetto e molto lunga con caratterizzazioni molto apprezzate da critica e pubblico. Timoroso, sapido, a volte balbuziente, ironico, burbero, brontolone, Virgilio Riento è forse il vero caratterista del cinema italiano, cui produttori e registi fanno sempre ricorso per le creazioni di figurine assai personali: indimenticabili i suoi duetti con [[Tina Pica]] o i suoi pretuncoli, bidelli logorroici o contadini imbranati. (''[[Dizionario del cinema italiano]]'')
*Per un ventennio circa le sue apparizioni sul grande schermo si fanno sempre più frequenti: partecipa a film di grande successo commerciale, prodotti per lo più per un pubblico dal palato semplice e dal gusto facile, certamente non intellettuale o snob. [...] Ha una volta sola l'opportunità di essere protagonista, impersonando un poliziotto dilettante, farfuglione e confusionario, nella commedia ''[[C'è un fantasma nel castello]]'' (1942), diretto con arguzia da [[Giorgio Simonelli|Giorgio C. Simonelli]]. In questo film Riento si diverte, centrando il bersaglio, a mettere in caricatura poliziotti e investigatori come sono descritti da romanzieri del genere "giallo". (''[[100 caratteristi del cinema italiano]]'')
*Recita sempre in un'infinità di commediole comico-brillanti, alcune saporitamente realizzate, altre assai modestamente e di scarso contenuto. Con delle eccezioni, ovviamente, per alcuni personaggi, quali il sergente dell'esercito personale del capitalista in ''[[Miracolo a Milano]]'' (1950) di [[Vittorio De Sica]], un film in cui brillano di luce propria i caratteristi più prestigiosi del cinema italiano. [...] Ed è ancora [[Dino Risi|Risi]] che offre a Riento buone opportunità in film manifesto della imperante commedia all'italiana dove, seppure in piccoli ruoli, il comico concede tutta la sua vena di grande interprete [...]. Sono gli ultimi sprazzi di uno dei più personali e amati caratteristi di un periodo indimenticabile del cinema italiano, un cinema ancora senza fronzoli, senza forzature, senza manierismi. Un cinema nazionale per tutti. (''[[100 caratteristi del cinema italiano]]'')
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Il signor Max]]'' (1937)
*''[[L'ha fatto una signora]]'' (1938)
*''[[I grandi magazzini]]'' (1939)
*''[[Miseria e nobiltà (film 1940)|Miseria e nobiltà]]'' (1940)
*''[[Teresa Venerdì]]'' (1941)
*''[[4 passi fra le nuvole]]'' (1942)
*''[[Avanti c'è posto...]]'' (1942)
*''[[Se io fossi onesto]]'' (1942)
*''[[La vita è bella (film 1943)|La vita è bella]]'' (1943)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
*''[[Fabiola (film 1949)|Fabiola]]'' (1949)
*''[[Donne e briganti]]'' (1950)
*''[[La paura fa 90]]'' (1951)
*''[[Miracolo a Milano]]'' (1951)
*''[[Una bruna indiavolata!]]'' (1951)
*''[[Menzogna (film)|Menzogna]]'' (1952)
*''[[Totò a colori]]'' (1952)
*''[[Un giorno in pretura (film)|Un giorno in pretura]]'' (1954)
*''[[Cantate con noi]]'' (1955)
*''[[Il segno di Venere]]'' (1955)
*''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]'' (1955)
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Riento, Virgilio}}
[[Categoria:Attori italiani]]
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Sono stato io! (film 1937)
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2026-04-18T09:41:52Z
Spinoziano
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text/x-wiki
{{Film
|titolo italiano= Sono stato io!
|immagine= Sono stato io! (film 1937) Eduardo De Filippo.png
|didascalia= [[Eduardo De Filippo]] in una scena del film
|genere= commedia
|regista= [[Raffaello Matarazzo]]
|soggetto= [[Paola Riccora]], [[Roberto Bracco]]
|sceneggiatore= [[Giuseppe Amato]], Raffaello Matarazzo, [[Aldo Vergano]]
|produttore= Giuseppe Amato
|attori=
*[[Eduardo De Filippo]]: Giovannino Apicella
*[[Peppino De Filippo]]: Carlino
*[[Titina De Filippo]]: donna Rosa
*[[Isa Pola]]: Lisa
*[[Alida Valli]]: Lauretta
*[[Federico Collino]]: Matteo
*[[Armando Migliari]]: barone Scaletta
*[[Lina Gennari]]: Fiammetta
*[[Tecla Scarano]]: madre di Fiammetta
*[[Albino Principe]]: Geremia
*[[Marisa Vernati]]: Lilì
}}
'''''Sono stato io!''''', film italiano del 1937 con [[Eduardo De Filippo|Eduardo]], [[Peppino De Filippo|Peppino]] e [[Titina De Filippo]], regia di [[Raffaello Matarazzo]].
==Frasi==
{{cronologico}}
*Ve l'avevo detto: "brava gente". Ma molte volte è proprio la brava gente quella che fa soffrire di più. ('''Lisa''')
*Meglio dipendere da mille estranei che da un solo [[parente]]. ('''Giovannino''')
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Giovannino''': Tu pensi solo al [[denaro]].<br>'''Carlino''': Ma è logico, zio Giovannino. Ma lo sai che cos'è il denaro nella vita? È la molla!
*'''Giovannino''': Ma tu veramente vuoi sposare quella ragazza?<br>'''Carlino''': Zio Giovannino, che sposare! Io sono come la farfalla. Sai che cosa fa la farfalla? Sugge e vola.
==Citazioni su ''Sono stato io!''==
*La commedia di [[Paola Riccora]], dalla quale il film è desunto, è fresca, piacevole e commovente. Forse se ne sarebbe potuto ricavare anche un soggetto garbato ed ameno. Ma occorreva senza dubbio una sceneggiatura più abile e ricca, e, soprattutto, bisognava dimenticarsi la commedia. La scena culminante, la scena del "sono stato io", è, almeno per mio conto, assolutamente mancata. E il bel fervore di sofferenza, il bellissimo impeto di commozione che [[Eduardo De Filippo]] sapeva tanto bene rendere alla ribalta, qui m'è parso scialbo e scolorito. Così come non ho ritrovato qui il portentoso estro comico di [[Peppino De Filippo|Peppino]], né la sorprendente vena caricaturale di [[Titina De Filippo|Titina]] [... ]. Abbiamo riveduto con molto piacere il visetto espressivo di [[Isa Pola]], che lo schermo pareva aver ingiustamente dimenticata. Ed [[Alida Valli]] è una graziosa e spontanea donnina che i produttori faranno bene a tener d'occhio. La regia di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] è tirata un po' via. E lo stesso [[Václav Vích|Vich]] non si è servito dell'obiettivo con la consueta maestria. ([[Dino Falconi]])
*Naturalmente i punti culminanti del film sono le scene madri della commedia, tuttavia [[Giuseppe Amato|Amato]] e [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] han cercato di variarne il più possibile lo sfondo, introducendo elementi nuovi, il teatro, la vita di spiaggia ecc. Peccato che questi ambienti, nel film, non sono poi fusi ed equilibrati. [...] Una graziosa apparizione è [[Alida Valli]], fresca e fotogenicamente piccante: una piccola crisalide con molte promesse. ([[Filippo Sacchi]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film commedia]]
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Nino Besozzi
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[[File:Nino Besozzi - 1945.jpg|thumb|Nino Besozzi nel film ''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)]]
'''Nino Besozzi''', all'anagrafe '''Giuseppe Besozzi''' (1901 – 1971), attore italiano.
==Citazioni su Nino Besozzi==
*Dal 1931 è uno dei primi attori ad ottenere una grande popolarità nel cinema, dove diventa uno dei migliori e più acclamati protagonisti interpretando un numero considerevole di pellicole, alcune delle quali di ottima fattura e di grande successo commerciale. Alla fine del conflitto mondiale si divide tra cinema e teatro, facendo delle incursioni anche nella neonata televisione. [...] Continua ad apparire sugli schermi ma soltanto in partecipazioni speciali, o in ruoli di carattere che sviliscono alquanto il suo grande potenziale d'attore brillante. (''[[Dizionario del cinema italiano]]'')
*Non v'è film di [[Mario Camerini|Camerini]] che non riveli animo e intenzioni d'artista [...]. Con ''[[T'amerò sempre (film 1933)|T'amerò sempre]]'' ha voluto tentare un'opera di più ampio respiro, dai toni talvolta decisamente drammatici; [...] riguardo al Besozzi, questa è certo la sua migliore interpretazione cinematografica. ([[Mario Gromo]])
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[T'amerò sempre (film 1933)|T'amerò sempre]]'' (1933)
*''[[Come le foglie (film 1934)|Come le foglie]]'' (1934)
*''[[30 secondi d'amore]]'' (1936)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
*''[[L'ultimo amante]]'' (1955)
*''[[Destinazione Piovarolo]]'' (1955)
*''[[La legge è legge]]'' (1957)
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==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Besozzi, Nino}}
[[Categoria:Attori italiani]]
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Dina Romano
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/* Filmografia */
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text/x-wiki
[[File:Sorelle Materassi (1944) Dina Romano.png|thumb|upright=1.2|Dina Romano nel film ''[[Sorelle Materassi (film)|Sorelle Materassi]]'' (1944)]]
'''Dina Romano''', pseudonimo di '''Geltrude Ricci''' (1876 – 1952), attrice italiana.
==Citazioni su Dina Romano==
*Calca le scene [...] facendosi notare per una simpatia contagiosa e per una straordinaria comunicativa, doti che esprime anche al cinema, dove diventa una delle più richieste caratteriste, a volte anche per ruoli di minimo spessore che avviliscono il suo innegabile talento. Di bassa statura, voce querula e gracchiante, aspetto burbero ma solo in apparenza, impersona delle simpatiche macchiette dalla comicità irresistibile, tutta una serie di zie, nonne, portinaie, suore, popolane, donnette di quartiere pettegole e intriganti, che, in alcuni film, sembrano anticipare i personaggi che saranno il punto di forza di [[Tina Pica]], per un certo verso a lei somigliante per l'aria ingrugnata e severa. Basterà ricordare la suora guardiana brontolona che cammina lievemente sul pavimento quasi sfiorandolo in ''[[Un garibaldino al convento]]'' (1942) e la domestica Niobe affettuosa e servizievole in ''[[Sorelle Materassi (film)|Sorelle Materassi]]'' (1944) per annoverare Dina Romano fra le attrici di carattere più brave e più sensibili di un certo periodo del cinema italiano. (''[[Dizionario del cinema italiano]]'')
==Filmografia==
{{div col}}
*''[[Amo te sola]]'' (1935)
*''[[Biancaneve e i sette nani (film 1937)|Biancaneve e i sette nani]]'' (1937) – voce
*''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]'' (1939)
*''[[L'avventuriera del piano di sopra]]'' (1941)
*''[[Teresa Venerdì]]'' (1941)
*''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]'' (1942)
*''[[Un garibaldino al convento]]'' (1942)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
*''[[Il canto della vita]]'' (1945)
*''[[Il cucciolo]]'' (1946) – voce
*''[[I due orfanelli]]'' (1947)
*''[[I miserabili (film 1948)|I miserabili]]'' (1948)
*''[[Anna (film 1951)|Anna]]'' (1951)
*''[[Mamma mia, che impressione!]]'' (1951)
*''[[Don Camillo (film 1952)|Don Camillo]]'' (1952)
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==Voci correlate==
*[[Carlo Romano]], figlio
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Romano, Dina}}
[[Categoria:Attori italiani]]
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Motomondiale 1999
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Àlex Crivillé 1999 Rio de Janeiro.jpeg|thumb|[[Àlex Crivillé]], campione del mondo 1999 nella classe 500]]
Citazioni sul '''motomondiale 1999'''.
*{{NDR|«Quel titolo perso per un punto...»}} Nel 1999 ho perso vincendo cinque gare con Alzamora, che non ne aveva vinta neppure una. È stata una grandissima delusione, ma anche una lezione di vita che non ho mai più dimenticato. Quell'anno mi ha girato tutto contro: un po' di sfiga, cappelle, errori nel momento e nel posto sbagliato. E con Gelete Nieto che lo ha fatto passare fermandosi in rettilineo, cosa che non credo sia regolare. [...] ma quell'anno là alla prima gara ho rotto l'ammortizzatore di sterzo all'ultimo giro, poi sono tornato e mi stese Sabbatani all'ultimo giro. A [[Valencia]] sono caduto sull'acqua e volevo ripartire, ma i commissari che erano ovviamente spagnoli mi hanno fatto sparire la moto. Insomma un punto avrei potuto farlo molte volte. Era destino che non dovessi vincerlo. ([[Marco Melandri]])
==Voci correlate==
*[[Classe 125]]
*[[Classe 250]]
*[[Classe 500]]
*[[Gran Premio motociclistico d'Italia 1999]]
==Altri progetti==
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{{S}}
[[Categoria:Edizioni del motomondiale]]
[[Categoria:Eventi degli anni 1990]]
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Gran Premio motociclistico della Comunità Valenciana 2023
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text/x-wiki
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[[File:Valencia (Ricardo Tormo) track map.svg|thumb|Il tracciato di Valencia nella configurazione adottata per il Gran Premio motociclistico della Comunità Valenciana 2023]]
Citazioni sul '''Gran Premio motociclistico della Comunità Valenciana 2023'''.
*È stato bellissimo e il calore del pubblico si è sentito tantissimo. C'è stato un momento in cui mi faceva male da morire il braccio sinistro, perché a [[Valencia]] sono tutte curve a sinistra, ma mi sono detto: oggi devi farlo per questa gente. E ho preso la forza, non so nemmeno dire da dove. ([[Fermín Aldeguer]])
==Voci correlate==
*[[Motomondiale 2023]]
==Altri progetti==
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{{S}}
[[Categoria:Competizioni sportive]]
[[Categoria:Eventi degli anni 2020]]
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Eusebia Palomino Yenes
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text/x-wiki
[[File:Eusebia Palomino Yenes.jpg|miniatura|Eusebia Palomino Yenes]]
Beata '''Eusebia Palomino Yenes''' (1899 – 1935), religiosa spagnola.
==Citazioni di Eusebia Palomino Yenes==
*{{NDR|Davanti al tabernacolo}} Adiós, mio Prigioniero, che te ne stai lì, pazzo di amore per me. Perché non mi fai tua prigioniera e pazza di amore per Te?<ref>Citato in ''Rivista Maria Ausiliatrice'', gennaio 2002; in Paolo Risso, ''[https://www.mariadinazareth.it/curiosit%C3%A0/suor%20Eusebia%20Palomino.htm Suor Eusebia Palomino]'', ''mariadinazareth.it'', 25 aprile 2004.</ref>
*Se compio con diligenza i miei doveri farò piacere alla Vergine Maria e riuscirò ad essere un giorno sua figlia nell'Istituto.<ref>Citato in ''[https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/eusebia-palomino-yenes.html Eusebia Palomino Yenes (1899-1935)]'', ''causesanti.va'', 25 aprile 2004.</ref>
==Citazioni su Eusebia Palomino Yenes==
*Il Signore dice a [[Pietro apostolo|Pietro]] in modo deciso e incisivo: "Seguimi". Anche ''Suor Eusebia Palomino'', delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sentì un giorno la chiamata di Dio e rispose attraverso un'intensa spiritualità e una profonda umiltà nella vita quotidiana. Da buona salesiana, fu animata dall'amore per l'Eucaristia e per la Vergine. L'importante per lei era amare e servire; il resto non contava, fedele alla massima salesiana del "da mihi animas, caetera tolle".<br>Con la radicalità e la coerenza delle sue scelte, Suor Eusebia Palomino Yenes tracciò un cammino attraente ed esigente di santità per tutti noi e soprattutto per i giovani del nostro tempo. ([[Papa Giovanni Paolo II]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Palomino Yenes, Eusebia}}
[[Categoria:Beati spagnoli]]
[[Categoria:Salesiani spagnoli]]
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Terrence William Deacon
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text/x-wiki
[[File:TerryDeacon.jpg|thumb|Terrence Deacon]]
'''Terrence William Deacon''' (1950 – vivente), antropologo statunitense.
==''Natura incompleta''==
===[[Incipit]]===
''Il segno mancante''<br>La scienza è arrivata al punto in cui possiamo disporre con precisione singoli atomi su una superficie metallica, o identificare il continente degli antenati di una persona analizzando il DNA dei suoi capelli. Ironia della sorte, però, ci manca una comprensione scientifica di come possano le frasi scritte in questo libro essere riferite ad atomi, DNA o qualunque altra cosa. È un problema serio. In sostanza significa che il meglio della nostra scienza – quell'insieme di teorie che presumibilmente arriva più da vicino a spiegare ogni cosa – non include proprio questa fondamentalissima caratteristica distintiva del fatto che io sono io e tu, lettore, sei tu. In effetti, la nostra attuale «teoria del tutto» implica che noi non esistiamo, se non come collezione di atomi.<br>Cos'è che manca dunque? Per dirlo con un po' di ironia, e in stile enigmatico, manca qualcosa che manca.
===Citazioni===
*La vittoria di [[IBM Deep Blue|Deep Blue]] su [[Garri Kasparov|Kasparov]] ha segnato la fine di un'era. Almeno per il [[Scacchi|gioco degli scacchi]], l'intelligenza della macchina poteva battere il meglio di quel che la biologia aveva da offrire. Ma in mezzo ai festeggiamenti degli informatici e ai lamenti dei commentatori sulla supremazia dell'intelligenza al silicio, c'era qualcuno che non era poi così certo che ciò cui aveva assistito fosse proprio questo. Il campione del mondo di scacchi aveva giocato contro una macchina intelligente o contro centinaia di programmatori-scacchisti? Inoltre, queste numerose decine di programmatori scacchisti potevano incorporare nel programma librerie quasi illimitate di partite giocate in passato e potevano trarre vantaggio dalla capacità del computer di seguire alla velocità della luce gli andamenti delle innumerevoli mosse che l'uno o l'altro giocatore avrebbero potuto fare dopo una certa mossa. In tal modo, il computer poteva confrontare un numero di alternative di parecchi ordini di grandezza superiore a quanto potrebbe fare qualunque memoria di lavoro umana. [...]. {{sic|Gary}} Kasparov non ha, in questo senso, giocato contro una macchina, ma contro una macchina in cui erano stati abilmente introdotti di nascosto, per procura, dozzine di homuncoli. (cap. III Golem, p. 127)
*Anche se continuano a verificarsi periodiche insurrezioni, prevalentemente motivate dagli interessi dei [[Fondamentalismo|fondamentalisti]] religiosi, come nel caso dei proponenti del [[creazionismo]] o del [[disegno intelligente]], è corretto dire che la logica della [[selezione naturale]] ha inferto un duro colpo a ogni pretesa di processi teleologici per spiegare le strutture e le funzioni complesse del mondo biologico. (cap. III Teleonomia, pp. 138-139)
*La teoria della selezione naturale, in ultima analisi, non è che [[statistica]] applicata. Come spiega [[Charles Darwin|Darwin]], tutto ciò che si richiede per spiegare come gli organismi siano diventati adatti ai loro particolari ambienti è (1) la riproduzione, con la prole che eredita tratti dai genitori, (2) un certo grado di variazione nella stretta ereditarietà di tali tratti, e (3) che la riproduzione superi il potenziale di supporto dell'ambiente locale. Questa limitazione condurrà inevitabilmente a una diseguaglianza riproduttiva tra gli individui che presentano varianti. Le linee di discendenza le cui varianti individuali risultano più adeguate nell'usare le risorse disponibili a sostegno della riproduzione soppianteranno gradualmente le linee meno adeguate. (cap. III Teleonomia, p. 139)
*La teoria della selezione naturale [...] non è esattamente una teoria [[Meccanicismo|meccanicistica]]. Il modo migliore di definirla è come una forma di [[Inferenza statistica|inferenza statistica]], in larga misura agnostica quanto al meccanismo da cui dipende. Come è noto, Darwin non capiva il meccanismo dell'eredità né quello della riproduzione. Non aveva modo di spiegare come si producono le forme nel corso dello sviluppo. E non poteva rendere conto delle origini delle variazioni spontanee della forma dell'organismo. Ma non ne aveva bisogno. Da attento osservatore della natura, vide le regolari conseguenze di certi meccanismi (come l'ereditarietà dei tratti, la competizione per le risorse necessarie per lo sviluppo, la riproduzione e la variazione individuale) e ne trasse le inevitabili implicazioni statistiche. L'adattamento degli organismi al loro ambiente era una conseguenza logica di tali condizioni. (cap. V Emergenza, p. 183)
*L'aspetto forse più tragico del nostro tempo è che proprio quando abbiamo sviluppato una prospettiva veramente universale dalla quale apprezzare la vastità del cosmo, la complessità causale dei processi materiali, e il macchinario chimico della vita, siamo al tempo stesso arrivati a concepire il regno dei valori come radicalmente alienato da questa comprensione apparentemente completa del tessuto dell'esistenza. Nelle scienze naturali sembra non esservi posto alcuno per opposizioni come giusto/sbagliato, sensato/insensato, bellezza/bruttezza, buono/cattivo, amore/odio, e così via. Il successo della [[scienza]] contemporanea sembra aver detronizzato gli dei senza lasciare alcun fondamento su cui possano poggiare valori irreprensibili. I filosofi hanno ulteriormente appoggiato questa concezione nichilista della conoscenza scientifica, proclamando che nessun accertamento di come stanno le cose può far da base per accertare come le cose dovrebbero stare. Questa è l'eredità ultima della ferita [[Cartesio|cartesiana]] che ha separato la mente dal corpo alla nascita della scienza moderna. L'eliminazione di ogni approccio ai valori della prospettiva scientifica è l'espressione ultima dell'aver accettato la presunta necessità di questa chirurgia elettiva. (Epilogo, pp. 618-619)
*L'[[universo]] è davvero più vasto di quel che possiamo vedere, e toccare, e manipolare con le nostre mani o i nostri ciclotroni. Qui c'è qualcosa di più delle cose. C'è il modo in cui le cose sono organizzate e collegate ad altre cose. E c'è di più di quel che è attuale. C'è quel che potrebbe essere, quel che dovrebbe essere, quel che non può essere, quel che è possibile e quel che è impossibile. (Epilogo, p. 619)
==Bibliografia==
*Terrence W. Deacon, ''Natura incompleta. {{small|Come la natura è emersa dalla materia}}'' (''Incomplete Nature. {{small|How Mind Emerged from Matter}}''), traduzione di Alfredo Tutino, Edizione pubblicata su licenza dell'Agenzia Letteraria Roberto Santachiara, La Biblioteca delle Scienze, Le Scienze, Roma, 2012.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Antropologi statunitensi]]
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IBM Deep Blue
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[[File:IBM rs6000 SP - Deep Blue.jpg|thumb|Deep Blue]]
Citazioni sull''''IBM Deep Blue'''.
*La vittoria di Deep Blue su [[Garri Kasparov|Kasparov]] ha segnato la fine di un'era. Almeno per il [[Scacchi|gioco degli scacchi]], l'intelligenza della macchina poteva battere il meglio di quel che la biologia aveva da offrire. Ma in mezzo ai festeggiamenti degli informatici e ai lamenti dei commentatori sulla supremazia dell'intelligenza al silicio, c'era qualcuno che non era poi così certo che ciò cui aveva assistito fosse proprio questo. Il campione del mondo di scacchi aveva giocato contro una macchina intelligente o contro centinaia di programmatori-scacchisti? Inoltre, queste numerose decine di programmatori scacchisti potevano incorporare nel programma librerie quasi illimitate di partite giocate in passato e potevano trarre vantaggio dalla capacità del computer di seguire alla velocità della luce gli andamenti delle innumerevoli mosse che l'uno o l'altro giocatore avrebbero potuto fare dopo una certa mossa. In tal modo, il computer poteva confrontare un numero di alternative di parecchi ordini di grandezza superiore a quanto potrebbe fare qualunque memoria di lavoro umana. [...]. {{sic|Gary}} Kasparov non ha, in questo senso, giocato contro una macchina, ma contro una macchina in cui erano stati abilmente introdotti di nascosto, per procura, dozzine di homuncoli. ([[Terrence William Deacon]])
==Voci correlate==
*[[Scacchi]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Computer]]
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[[File:IBM rs6000 SP - Deep Blue.jpg|thumb|Deep Blue]]
Citazioni sull''''IBM Deep Blue'''.
*La vittoria di Deep Blue su [[Garri Kasparov|Kasparov]] ha segnato la fine di un'era. Almeno per il [[Scacchi|gioco degli scacchi]], l'intelligenza della macchina poteva battere il meglio di quel che la biologia aveva da offrire. Ma in mezzo ai festeggiamenti degli informatici e ai lamenti dei commentatori sulla supremazia dell'intelligenza al silicio, c'era qualcuno che non era poi così certo che ciò cui aveva assistito fosse proprio questo. Il campione del mondo di scacchi aveva giocato contro una macchina intelligente o contro centinaia di programmatori-scacchisti? Inoltre, queste numerose decine di programmatori scacchisti potevano incorporare nel programma librerie quasi illimitate di partite giocate in passato e potevano trarre vantaggio dalla capacità del computer di seguire alla velocità della luce gli andamenti delle innumerevoli mosse che l'uno o l'altro giocatore avrebbero potuto fare dopo una certa mossa. In tal modo, il computer poteva confrontare un numero di alternative di parecchi ordini di grandezza superiore a quanto potrebbe fare qualunque memoria di lavoro umana. [...]. {{sic|Gary}} Kasparov non ha, in questo senso, giocato contro una macchina, ma contro una macchina in cui erano stati abilmente introdotti di nascosto, per procura, dozzine di homuncoli. ([[Terrence William Deacon]])
==Voci correlate==
*[[Scacchi]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Computer]]
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Sandro Ruffini
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/* Attore */
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text/x-wiki
[[File:Sandro Ruffini.jpg|thumb|Sandro Ruffini]]
'''Sandro Ruffini''' (1889 – 1954), attore e doppiatore italiano.
==Citazioni su Sandro Ruffini==
*{{NDR|In ''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''}} L'interpretazione è veramente eccellente da parte di Sandro Ruffini, che presta la propria maschera severa e volitiva al personaggio del marito. ([[Dino Falconi]])
==Filmografia==
===Attore===
{{div col}}
*''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]'' (1933)
*''[[I mariti (Tempesta d'anime)]]'' (1941)
*''[[Ore 9: lezione di chimica]]'' (1941)
*''[[La fortuna viene dal cielo]]'' (1942)
*''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]'' (1942)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
*''[[La freccia nel fianco (film)|La freccia nel fianco]]'' (1945)
*''[[Gli uomini non guardano il cielo]]'' (1951)
{{div col end}}
===Doppiatore===
{{div col|strette}}
*''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]'' (1930)
*''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]'' (1936)
*''[[Alba tragica]]'' (1939)
*''[[Il conte di Essex]]'' (1939)
*''[[Notre Dame (film 1939)|Notre Dame]]'' (1939)
*''[[Via col vento]]'' (1939)
*''[[Furore (film)|Furore]]'' (1940)
*''[[I pascoli dell'odio]]'' (1940)
*''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'' (1942)
*''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]'' (1944)
*''[[Breve incontro]]'' (1945)
*''[[Io ti salverò]]'' (1945)
*''[[La vita è meravigliosa]]'' (1946)
*''[[Sangue all'alba]]'' (1946)
*''[[Forza bruta (film 1947)|Forza bruta]]'' (1947)
*''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]'' (1947)
*''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]'' (1948)
*''[[L'ebreo errante (film 1948)|L'ebreo errante]]'' (1948)
*''[[Fabiola (film 1949)|Fabiola]]'' (1949)
*''[[Gli amanti della città sepolta]]'' (1949)
*''[[I cavalieri del Nord Ovest]]'' (1949)
*''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]'' (1949)
*''[[Il segreto di una donna]]'' (1949)
*''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]'' (1949)
*''[[Piccole donne (film 1949)|Piccole donne]]'' (1949)
*''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]'' (1949)
*''[[Tutti gli uomini del re (film 1949)|Tutti gli uomini del re]]'' (1949)
*''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]'' (1950)
*''[[Minaccia atomica]]'' (1950)
*''[[Napoli milionaria]]'' (1950)
*''[[L'asso nella manica]]'' (1951)
*''[[La cosa da un altro mondo]]'' (1951)
*''[[I sette peccati capitali (film 1952)|I sette peccati capitali]]'' (1952)
*''[[Luci della ribalta]]'' (1952)
*''[[Nostra Signora di Fatima (film)|Nostra Signora di Fatima]]'' (1952)
*''[[Rancho Notorious]]'' (1952)
*''[[So che mi ucciderai]]'' (1952)
*''[[Io confesso]]'' (1953)
*''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]'' (1953)
*''[[Titanic (film 1953)|Titanic]]'' (1953)
*''[[Attila (film 1954)|Attila]]'' (1954)
*''[[Magnifica ossessione]]'' (1954)
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Ruffini, Sandro}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Doppiatori italiani]]
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Wikiquote:GLAM/Mappe letterarie Libervie/Voci
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wikitext
text/x-wiki
__NOTOC__
==Voci create o ampliate nell'ambito del progetto Mappe letterarie==
{{vedi anche|m:Mappe letterarie}}
Totale provvisorio: '''167''' voci create e '''35''' ampliate.
{{MultiCol}}
===Persone===
====Create====
#[[Alfredo Pioda]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Felice Menghini]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Giorgio Orelli]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Vittore Frigerio]] - <small>2025-05-30</small>
#[[Dante Bertolini]] - <small>2025-05-30</small>
#[[Giovanni Orelli]] - <small>2025-05-30</small>
#[[Giovanni Bonalumi]] - <small>2025-05-30</small>
#[[Karl Viktor von Bonstetten]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Douglas William Freshfield]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Plinio Martini]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Giuseppe Zoppi]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Piero Bianconi]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Angelo Casè]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Stefano Franscini]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Mario Medici]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Hermann Burger]] - <small>2025-06-19</small>
#[[Gerhart Hauptmann]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Giuseppe Curti]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Gaspero Barbera]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Alexandre Cingria]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Emil Balmer]] - <small>2025-06-24</small>
#[[Maurice Chappaz]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Carl Spitteler]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Klaus Schädelin]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Eyvind Johnson]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Guido Calgari]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Elena Bonzanigo]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Oskar Keller]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Franco Beltrametti]] - <small>2025-09-05</small>
#[[Gonzague de Reynold]] - <small>2025-09-05</small>
#[[Rainis]] - <small>2025-09-12</small>
#[[Pietro Peri]] - <small>2025-09-13</small>
#[[Mario Agliati]] - <small>2025-09-13</small>
#[[Benito Mazzi]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Siro Borrani]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Giovanni Laini]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Jean Alexandre Buchon]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Friedrich von Matthisson]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Gabriele Alberto Quadri]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Giovanni Anastasi (giornalista)]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Albert Dauzat]] - <small>2025-10-27</small>
#[[S. Corinna Bille]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Arnold Büchli]] - <small>2025-11-12</small>
#[[Virgilio Chiesa]] - <small>2025-11-21</small>
#[[Georg Leonhardi]] - <small>2025-12-01</small>
#[[Felice Filippini]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Hans Rudolf Schinz]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Giovanni Bianconi (poeta)]] - <small>2026-04-11</small>
====Ampliate====
#[[William Carlos Williams]] - <small>2025-05-29</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Carlos_Williams&diff=1377660&oldid=1263203 +1]
#[[Antonio Caccianiga]] - <small>2025-05-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Antonio_Caccianiga&diff=prev&oldid=1377817 +1]
#[[Erich Mühsam]] - <small>2025-06-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Erich_M%C3%BChsam&diff=1378318&oldid=783695 +1]
#[[Enrico Filippini]] - <small>2025-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Enrico_Filippini&diff=1387265&oldid=1190828 +3]
#[[Maria Savi-Lopez]] - <small>2025-06-07</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Maria_Savi-Lopez&diff=prev&oldid=1378869 +1]
#[[Samuel Butler]] - <small>2025-06-10/09-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Samuel_Butler&diff=1387546&oldid=1350767 +8]
#[[Giovanni Battista Angioletti]] - <small>2025-06-13/2026-03-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Battista_Angioletti&diff=1408293&oldid=1279447 +4]
#[[Patricia Highsmith]] - <small>2025-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Patricia_Highsmith&diff=prev&oldid=1380386 +4]
#[[Filippo Sacchi]] - <small>2025-06-20/11-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Filippo_Sacchi&diff=1394050&oldid=1321732 +4]
#[[Giosuè Carducci]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giosu%C3%A8_Carducci&diff=1380830&oldid=1378905 +1]
#[[Dario Fo]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dario_Fo&diff=prev&oldid=1380859 +2]
#[[Joseph Victor Widmann]] - <small>2025-06-24</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Joseph_Victor_Widmann&diff=1381194&oldid=1353343 +1]
#[[Ernest Hemingway]] - <small>2025-06-24</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Ernest_Hemingway&diff=prev&oldid=1381195 +1]
#[[Luigi Pirandello]] - <small>2025-08-22</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luigi_Pirandello&diff=prev&oldid=1386708 +1]
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{{ColBreak}}
===Tematiche===
====Create====
#[[Fusio]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Val Poschiavo]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Chiesa dei Santi Fedele e Simone]] - <small>2025-05-29</small>
#[[Lago di Lugano]] - <small>2025-05-30</small>
#[[Ascona]] - <small>2025-06-03</small>
#[[Valle Verzasca]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Val Bavona]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Basòdino]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Cevio]] - <small>2025-06-05</small>
#[[Prato (Lavizzara)]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Cavergno]] - <small>2025-06-07</small>
#[[Mendrisio]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Verdabbio]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Pian San Giacomo]] - <small>2025-06-10</small>
#[[San Bernardino (Mesocco)]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Passo del San Gottardo]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Locarno]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Stadio del Lido]] - <small>2025-06-10</small>
#[[Maggia (fiume)]] - <small>2025-06-11</small>
#[[Bedretto]] - <small>2025-06-12</small>
#[[Riva San Vitale]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Chiesa di San Vitale (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Battistero di San Giovanni (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small>
#[[Canton Ticino]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Terre di Pedemonte]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Ponte Brolla]] - <small>2025-06-20</small>
#[[Passo del Bernina]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Monte Generoso]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Brissago]] - <small>2025-06-23</small>
#[[Arcegno]] - <small>2025-06-24</small>
#[[Brione Verzasca]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Passo di Redorta]] - <small>2025-06-26</small>
#[[Passo del San Bernardino]] - <small>2025-06-30</small>
#[[Mergoscia]] - <small>2025-08-22</small>
#[[Monte Verità]] - <small>2025-08-22</small>
#[[Spruga]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Casa Serodine]] - <small>2025-08-23</small>
#[[Chiesa della Santissima Trinità dei Monti]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Casa Rusca]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Castello Visconteo (Locarno)]] - <small>2025-08-24</small>
#[[Chiesa dei Santi Abbondio e Andrea]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Sant'Abbondio (Gambarogno)]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Indemini]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Monte Tamaro]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Monte Gradiccioli]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Dirinella]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Stazione di Bellinzona]] - <small>2025-08-30</small>
#[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)]] - <small>2025-09-03</small>
#[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)]] - <small>2025-09-04</small>
#[[Chiesa di San Quirico (Minusio)]] - <small>2025-09-06</small>
#[[Castagnola-Cassarate-Ruvigliana]] - <small>2025-09-13</small>
#[[Intragna (Centovalli)]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Valle Onsernone]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Auressio]] - <small>2025-09-22</small>
#[[Monte Limidario]] - <small>2025-09-23</small>
#[[Golino (Centovalli)]] - <small>2025-09-24</small>
#[[Isola di Sant'Apollinare]] - <small>2025-10-02</small>
#[[Cima di Medeglia]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Monte Ceneri]] - <small>2025-10-08</small>
#[[Gambarogno]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Magadino]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Canobbio]] - <small>2025-10-09</small>
#[[Paradiso (Svizzera)]] - <small>2025-10-13</small>
#[[Val Fedoz]] - <small>2025-10-20</small>
#[[San Carlo (Cevio)]] - <small>2025-10-24</small>
#[[Poschiavo]] - <small>2025-10-27</small>
#[[Casaccia (Bregaglia)]] - <small>2025-10-31</small>
#[[Campo (Svizzera)]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Niva (Campo)]] - <small>2025-11-04</small>
#[[Linescio]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Rovana]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Cerentino]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Boschetto (Cevio)]] - <small>2025-11-06</small>
#[[Monastero di Santa Maria Assunta (Bellinzona)]] - <small>2025-11-12</small>
#[[Gordevio]] - <small>2025-11-24</small>
#[[Brusio]] - <small>2025-12-01</small>
#[[San Romerio]] - <small>2025-12-03</small>
#[[Arbedo-Castione]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Bellinzona]] - <small>2025-12-10</small>
#[[Lumino]] - <small>2025-12-11</small>
#[[Passo San Lucio]] - <small>2025-12-15</small>
#[[Sementina]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Camorino]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Balerna]] - <small>2025-12-17</small>
#[[Chiasso]] - <small>2026-01-09</small>
#[[Distretto di Locarno]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Bavona]] - <small>2026-03-25</small>
#[[Berzona]] - <small>2026-03-26</small>
#[[La Baronata]] - <small>2026-03-28</small>
#[[Passo di Cristallina]] - <small>2026-03-30</small>
#[[Bolle di Magadino]] - <small>2026-03-31</small>
#[[Chiesa di San Bartolomeo (Maggia)]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Sacro Monte di Brissago]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Isole di Brissago]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Gambarogno)]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Centovalli (valle)]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Cardada]] - <small>2026-04-02</small>
#[[Minusio]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Rasa (Svizzera)]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Chiesa dei Santi Carpoforo e Gottardo]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Vogorno]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Verzasca (fiume)]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Corippo]] - <small>2026-04-03</small>
#[[Verdasio]] - <small>2026-04-04</small>
#[[Losone]] - <small>2026-04-04</small>
#[[Bignasco]] - <small>2026-04-05</small>
#[[Sornico]] - <small>2026-04-11</small>
#[[Diga di Contra]] - <small>2026-04-11</small>
#[[Passo di Bosco]] - <small>2026-04-14</small>
#[[Bosco Gurin]] - <small>2026-04-14</small>
#[[Museum Walserhaus]] - <small>2026-04-14</small>
#[[Val d'Ossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Repubblica partigiana dell'Ossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Santa Maria Maggiore (Italia)]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Villadossola]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Battaglia di Gravellona Toce]] - <small>2026-04-15</small>
#[[Muralto]] - <small>2026-04-17</small>
#[[Melezzo Orientale]] - <small>2026-04-18</small>
#[[Verscio]] - <small>2026-04-18</small>
====Ampliate====
#[[Lago Maggiore]] - <small>2025-06-10/2026-04-18</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_Maggiore&diff=1410890&oldid=1331744 +10]
#[[Vallemaggia]] - <small>2025-06-20/2026-04-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Vallemaggia&diff=1409455&oldid=1190536 +2]
#[[Lugano]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lugano&diff=1391715&oldid=1388770 +2]
#[[Svizzera]] - <small>2025-12-01/2026-04-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Svizzera&diff=1409457&oldid=1331873 +2]
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Giovanni Bonalumi
0
219267
1410891
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2026-04-18T08:40:02Z
Spinoziano
2297
/* Per Luisa: romanzo */
1410891
wikitext
text/x-wiki
'''Giovanni Bonalumi''' (1920 – 2002), scrittore e saggista svizzero
==Citazioni di Giovanni Bonalumi==
*«Adesso è forse tempo che c'incontriamo» le scrisse un giorno mio padre. «Perché non scendi a Bellinzona?»<br>A lei era venuto da ridere. A Bellinzona? Ma se lei ci andava ogni giorno! Da Lavorgo, con il treno del latte. «D'accordo!» rispose. «Troviamoci al buffet della [[Stazione di Bellinzona|stazione]]». [...] Al buffet mia madre arrivò per prima. La sala era zeppa di gente. Già stava per tornare sui suoi passi, quando un gruppetto si alzò da un tavolo. Ora le sarebbe stato facile riservarsi un posto libero accanto.<br>Che sciocca, aver scelto quel locale! Appena seduta – la gente attorno aveva un fare simpatico: operai per lo più, impiegati della stazione, delle Poste – subito si sentì rinfrancata, come a suo agio. Si ravviò con le dita i capelli, gli occhi fissi alla porta a vetri dell'entrata.<br>Mio padre adesso le sedeva accanto. E a lei non pareva vero che tutto fosse già avvenuto nel giro di così pochi istanti.<ref>Da ''Il profilo dell'eremita e altri racconti'', pp. 13-14.</ref>
*Poi, un giorno, dice mia madre, saranno state le quattro, la gente fuori per i prati, dove adesso c'è il bacino della Centrale, le campane di [[Niva (Campo)|Niva]], dell'oratorio, campane per modo di dire, di poco più grandi che erano, ognuna, d'un comune campanaccio, d'un tratto si son messe a suonare, a dindonare con uno slancio, una furia da lasciar tutti sbalorditi. Qualcuno, di là del fiume, deve aver gridato qualcosa. Poi un altro, che gli era sopraggiunto accanto. E un altro ancora. Di colpo, come a un comando, uomini e donne han piantato lì quanto avevano tra mano, e i più giovani e in gamba si son buttati a correre, sbandando giù per i prati verso il ponte. [...] «È finita!» gridavano. «È finita!» «Finito cosa?» «Ma la guerra, perdio!» Così la gente attaccò a far festa, sciamando qua e là con bandiere e striscioni per tutto il resto della giornata, e dentro la notte.<ref>Da ''Il profilo dell'eremita e altri racconti'', pp. 8-9.</ref>
==''C'è un solo villaggio nostro''==
*Una fetta di terra ben separata dal mondo: tagliata fuori da quelle contrade che si chiamano Locarno, Minusio. Un riale da una parte e dall'altra del comune, la Ramogna, il Rabissale, e i rispettivi ponti, che era una disgrazia non fossero come quelli dei castelli, da alzare e da abbassare a talento, perché noi, di [[Muralto]], ci si sentiva diversi nei confronti della gente della città e del contado: diversi, Dio sa per quali ragioni, di una specie comunque, che anche di lontano era possibile riconoscere dal vestito, dal passo. (p. 46)
*E anche più perspicaci eravamo, da capire al volo da quale quartiere provenisse l'uno o l'altro che s'incontrava alla Rotonda, una piazza che era davvero un cerchio perfetto d'alberi: se dalla collina, che era un po' una zona residenziale, o dalla fascia centrale che corre dalla chiesa alla stazione, oppure da Burbaglio, che era il nido dei forzuti, dei figlioli dei pescatori, che per un nonnulla trovavano un gusto matto a menarle ai più piccini. (pp. 46-47)
*Accanto alla Rotonda, un palazzone che chiamavano la "Salina": un assieme di ruderi, dove per anni si giocò a gendarmi e ladri, e d'autunno s'improvvisavano castagnate attorno a un fuoco che ci portava via dietro fantasie di eroici bivacchi. (p. 47)
*Fosse il desiderio di farseli amici o altro, pochi erano tuttavia i ragazzi che disertassero i giochi che si svolgevano lì accanto al porto: d'inverno, particolarmente, quasi che in quell'angolo il sole ci scaldasse più che altrove. (p. 47)
*Di casa, allora, stavo all'ultimo piano della stazione: ma il cuore, forse anche per certe prodigiose merende che una zia mi apprestava, era fuori lungo la ferrovia, in quella bella strada dei Pescatori, dove passai la prima infanzia. Dal muretto prospiciente la ferrovia seguivo la manovra dei carri merci, lanciando a tratti un saluto a mio padre che andava e veniva, sempre in corsa, tra i binari: più lontano, all'altezza delle barriere, mia madre con il grembiule che sferruzzava davanti alla garitta. (p. 47)
==''Per Luisa: romanzo''==
*Basta pensare al paese: il più bello del mondo. E appunto perché così incantevole, tale da togliere a chicchessia la voglia di lavorare. (Beh, questa era una riflessione di comodo. L'ammetteva: non sua. Ma siccome l'aveva sorpresa sulla bocca d'uno scrittore che non era certo un pinco pallino, un germanico acquartierato ad [[Ascona]], non gli dispiaceva fermarcisi sopra).<br>Un paese in cui la vita d'ogni giorno ti può pesare addosso in modo assurdo. (p. 44)
*Una sera era uscito con Luisa a una festa (al Kursaal, dove neanche a farlo apposta, c'era mezzo Circolo: Fabbri, Michele con la moglie, Dino, e sul tardi, perfino Sergio che era capitato in sala con un giaccone da motociclista), ballando sentì d'improvviso una fitta all'altezza del cuore. Una sensazione strana, come una scossa che gli si era diramata per tutto il corpo. (p. 72)
*Le voci arrivavano a Giuliano una dentro l'altra, confuse. Accidenti alle bocce! Come poteva aver preso gusto a un gioco così scemo? Michele, se non altro, a quell'ora non doveva certo annoiarsi. Si alzò dalla panca sgranchendosi le gambe. Verso la frontiera, un bagliore si era levato improvviso tagliando netto la montagna verso [[Dirinella]]. Da quella parte il cielo sembrava più chiaro, senza stelle. (p. 83)
*Dai tetti di [[Golino (Centovalli)|Golino]] sfiatava un fumo leggero che la brezza subito sperdeva contro i dossi della collina, bruna, in basso, con improvvisi slarghi di verde sui ripiani dove, accanto a grosse piante fronzute, spiccavano le macchie biancogrige delle baite. Tra mezz'ora al massimo, dirompendo attraverso la gola di [[Ponte Brolla|Pontebrolla]] — già si scorgeva in fondo uno spicchio rosato di lago — il sole avrebbe toccato l'alpe. (pp. 97-98)
*Subito il sentiero li costrinse a procedere in fila e Giuliano, rimasto in coda, si trovò presto tagliato fuori dalla conversazione. Attraversarono un pezzo di bosco attaccando poi a salire lungo un costone dal quale come da uno strapiombo si potevano scorgere i tetti di [[Verscio]]. A quell'ora, pensò Giuliano, Dino doveva esser già arrivato in paese. Provò a immaginare che sorta di commissioni gli toccasse fare, il tempo che avrebbe dovuto spendervi.<br>Gli occhi corsero già alla strada lungo il greto. Macchine andavano e venivano sollevando nuvole di polvere. Tra una, due ore al massimo Dino vi sarebbe passato in lambretta. Giù al Mulino doveva essere successo qualcosa: o che fosse invece un incontro concertato da tempo? I suoi pensieri si dipanavano lenti, come restii ad affrontare un ostacolo, una zona piena di trabocchetti. (pp. 101-102)
*A tratti, in quel silenzio, sembrava di sentire il rumore del fiume, ma certo era qualcosa d'altro, visto che la [[Melezzo Orientale|Melezza]] l'avevano strozzata a Palagnedra con la diga e d'acqua in valle ne scorreva appena un filo. Forse il vento, tra i larici, anche se lì di vento non ce n'era, ma più in basso dalla valle sfiatava sempre, la sera, un po' di brezza e a goderne erano i paesi rannicchiati sotto la costa, Verscio, Cavigliano. (p. 109)
*Nel silenzio, proprio sopra il suo capo, quattro note di campana si staccarono esitanti: seguite da un ribattere fitto, martellante. — Toh! — fece Giuliano. — Per una volta che si svegliano anche quelli di [[Chiesa di San Quirico (Minusio)|San Quirico]]! — e guardò su verso la torre.<br>Una luce bianca, intensissima ritagliava netta nel buio la cella più alta: gente, ragazzi forse, apparivano a tratti tra le bifore, ombre che a un minimo gesto s'animavano, proiettandosi fin nell'intrico delle travi. Che facevano mai lassù? A momenti, smorendo per un attimo quella furia di accordi martellati, sembrava persino di sentirli cantare. Giuliano tendeva allora l'orecchio. Troppo tardi! Già il suono tornava precipite, una raffica lunga, beffarda, a rimbalzo sui tetti. (p. 139)
*Passate le ultime case di Solduno la macchina attaccò la salita lungo lo strapiombo del fiume {{NDR|[[Maggia (fiume)|Maggia]]}}. Il sole ormai basso ne lambiva l'acqua d'un verde qua e là striato d'un ricciolo di schiuma. Di là delle pozze scure, un filare di pioppi, i prati, altri alberi ancora, piuttosto bassi che s'infittivano sul greto. Bioccoli bianchi ondeggiarono dinanzi al vetro. L'aria sapeva d'erbe, di foglie, un odore quasi acre che pizzicava le nari. (p. 180)
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Giovanni Bonalumi, ''Giovanni Bonalumi'', in Pier Riccardo Frigeri (a cura di), ''C'è un solo villaggio nostro'', Edizioni Cenobio, Lugano, 1972.
*Giovanni Bonalumi, ''Il profilo dell'eremita e altri racconti'', Camunia, Firenze, 1996. ISBN 88-7767-201-3
*Giovanni Bonalumi, ''Per Luisa: romanzo'', Elvetica, Chiasso, 1972.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Bonalumi, Giovanni}}
[[Categoria:Saggisti svizzeri]]
[[Categoria:Scrittori svizzeri]]
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Terre di Pedemonte
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Spinoziano
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[[File:Tegna Verscio Cavigliano 250915.jpg|thumb|Terre di Pedemonte]]
Citazioni su '''Terre di Pedemonte'''.
*Sotto quelle rupestri montagne, – che devon caricarsi di calore e poi irradiarlo, come radiatori – i tre villaggi, Tegna, Verscio Cavigliano, sono amorosamente disposti e adagiati, davanti alla fertilissima campagna rigata di diritte strade e di lunghi filari di vigna, campagna che fu detta "armidica" da una poetessa danese del Settecento, e che merita bene, per la dolcezza dei suoi fichi settembrini e la bontà del vino, il nome gemello a quello del Piemonte. ([[Piero Bianconi]])
==Voci correlate==
*[[Ponte Brolla]]
*[[Verscio]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della Svizzera]]
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Ponte Brolla
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[[File:ETH-BIB LBS L1-880166 Ponte Brolla 060988.jpg|thumb|Ponte Brolla]]
Citazioni su '''Ponte Brolla''', frazione di [[Terre di Pedemonte]].
*A Ponte Brolla, abbiamo svoltato. Ho indicato a Elena la gola, detta Orrido, scavata dal fiume Maggia nella roccia. Iniziava [[Vallemaggia|la valle]]. ([[Enrico Filippini]])
*Alla sera castagnata a Ponte Brolla, nel grotto del Gilà. Il fianco della valle è premuto in quel punto da una barriera di enormi massi, prodotti dall'antico franamento della rupe sovrastante. Fratture e interstizi rimasti tra quei massi formano come una rete di sotterranee spelonche, dalle quali si sprigionano gelidi soffi che gli abitanti, sin dall'antico, hanno immaginato di utilizzare, costruendo all'uscita di queste spaccature delle piccole cantine, quasi ripostigli, ottimi da conservarvi il vino. Lì, presso un piazzaletto rustico, o secondo i casi un tinellino al coperto, offrono alla scampagnata della famiglia un tavolo nelle sere d'estate, e un focolare in autunno. Sono in tutto circa sessanta grotti, uno arrampicato sull'altro e collegati insieme da un inverosimile meandro di scalette, passaggi e ballatoi, come uno strano villaggio rupestre e pensile. ([[Filippo Sacchi]])
*Dai tetti di [[Golino (Centovalli)|Golino]] [...] dirompendo attraverso la gola di Pontebrolla — già si scorgeva in fondo uno spicchio rosato di lago — il sole avrebbe toccato l'alpe. ([[Giovanni Bonalumi]])
*Esattamente chiusa nella sua vasta cerchia di alte montagne, la [[Vallemaggia|Valmaggia]] è chiusa anche allo sbocco: esce da una strozzatura fra due monti a Pontebrolla. Porta stretta, avara, tanto che appena vi passi la strada: il fiume è costretto a nascondersi ancora una volta entro profonde gole, che l'infinita pazienza delle acque ha corroso bucate levigate ridotte a spugne cavernose e lisce. Rocce pallide, rocce dorate come il miele, striate di rosso: l'acqua vi ritrova il verde e l'azzurro intensissimo, la vaga trasparenza della nascita. ([[Piero Bianconi]])
*Pochi minuti dopo l'oro malato delle betulle ormai quasi spoglie di Pontebrolla, luminoso sul cielo gonfio e torvo, si aprì l'ospitale casa del pittore, dove ardeva un poderoso fuoco nel camino. ([[Piero Bianconi]])
==Voci correlate==
*[[Verscio]]
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[[File:ETH-BIB LBS L1-880166 Ponte Brolla 060988.jpg|thumb|Ponte Brolla]]
Citazioni su '''Ponte Brolla''', frazione di [[Terre di Pedemonte]].
*A Ponte Brolla, abbiamo svoltato. Ho indicato a Elena la gola, detta Orrido, scavata dal fiume Maggia nella roccia. Iniziava [[Vallemaggia|la valle]]. ([[Enrico Filippini]])
*Alla sera castagnata a Ponte Brolla, nel grotto del Gilà. Il fianco della valle è premuto in quel punto da una barriera di enormi massi, prodotti dall'antico franamento della rupe sovrastante. Fratture e interstizi rimasti tra quei massi formano come una rete di sotterranee spelonche, dalle quali si sprigionano gelidi soffi che gli abitanti, sin dall'antico, hanno immaginato di utilizzare, costruendo all'uscita di queste spaccature delle piccole cantine, quasi ripostigli, ottimi da conservarvi il vino. Lì, presso un piazzaletto rustico, o secondo i casi un tinellino al coperto, offrono alla scampagnata della famiglia un tavolo nelle sere d'estate, e un focolare in autunno. Sono in tutto circa sessanta grotti, uno arrampicato sull'altro e collegati insieme da un inverosimile meandro di scalette, passaggi e ballatoi, come uno strano villaggio rupestre e pensile. ([[Filippo Sacchi]])
*Dai tetti di [[Golino (Centovalli)|Golino]] [...] dirompendo attraverso la gola di Pontebrolla — già si scorgeva in fondo uno spicchio rosato di lago — il sole avrebbe toccato l'alpe. ([[Giovanni Bonalumi]])
*Esattamente chiusa nella sua vasta cerchia di alte montagne, la [[Vallemaggia|Valmaggia]] è chiusa anche allo sbocco: esce da una strozzatura fra due monti a Pontebrolla. Porta stretta, avara, tanto che appena vi passi la strada: il fiume è costretto a nascondersi ancora una volta entro profonde gole, che l'infinita pazienza delle acque ha corroso bucate levigate ridotte a spugne cavernose e lisce. Rocce pallide, rocce dorate come il miele, striate di rosso: l'acqua vi ritrova il verde e l'azzurro intensissimo, la vaga trasparenza della nascita. ([[Piero Bianconi]])
*Pochi minuti dopo l'oro malato delle betulle ormai quasi spoglie di Pontebrolla, luminoso sul cielo gonfio e torvo, si aprì l'ospitale casa del pittore, dove ardeva un poderoso fuoco nel camino. ([[Piero Bianconi]])
==Voci correlate==
*[[Maggia (fiume)]]
*[[Verscio]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della Svizzera]]
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Golino (Centovalli)
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[[File:Golino2.jpg|thumb|Golino]]
Citazioni su '''Golino''', frazione di Centovalli.
*Dai tetti di Golino sfiatava un fumo leggero che la brezza subito sperdeva contro i dossi della collina, bruna, in basso, con improvvisi slarghi di verde sui ripiani dove, accanto a grosse piante fronzute, spiccavano le macchie biancogrige delle baite. Tra mezz'ora al massimo, dirompendo attraverso la gola di [[Ponte Brolla|Pontebrolla]] — già si scorgeva in fondo uno spicchio rosato di lago — il sole avrebbe toccato l'alpe. ([[Giovanni Bonalumi]])
==Voci correlate==
*[[Centovalli (valle)]]
*[[Intragna (Centovalli)|Intragna]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della Svizzera]]
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Utente:Vivaldi2025
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Io su [[w:Utente:Vivaldi2025|Wikipedia]].
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Centovalli (valle)
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Spinoziano
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[[File:Centovalli.jpg|thumb|La ferrovia delle Centovalli]]
Citazioni sulle '''Centovalli'''.
*Che proprio sian davvero cento, le valli e vallette, i burroni e le forre che solcano i due versanti di questa regione, non giurerei; ma parecchie sono certamente; e i greppi, le coste, i ripiani i promontori e le chine su cui si inerpicano o adagiano i villaggi e le frazioni: valle quanto mai accidentata e varia nel suo incessante giuocar di quinte alberate o scoscese, prati dirupi e selve, sia nel solco principale che nelle tante vallette che ricamano il versante meridionale, sotto le rocce imminenti del [[Monte Limidario|Ghiridone]]. ([[Piero Bianconi]])
*Queste stesse alte valli secondarie (come le Centovalli e la [[Valle Verzasca|Verzasca]]) sono tanto chiaramente delle montagne lacerate – tutto si adatta tanto perfettamente nelle parti più basse, i pendii sono tanto disseminati di rovine, le pareti, altissime, sono così profondamente squarciate – che anche questi massicci, e le valli in essi nate, devono essere sortiti proprio da questo scossone. ([[Karl Viktor von Bonstetten]])
*''Ron ron profond da fil a sbalz | ragninn tiraa tra sponda e sponda | sora a la val ca sa sprofonda | tra bosch, rovid e frann da sass. | Pesitt bianch sü in alt al soo | cürios tra i pesc ca s' nina al vent, | sora al stradon ca passa dent | come un serpent da pont in pont.''<ref>«''Ronzio profondo di filo a sbalzo, | ragnatele tese tra sponda e sponda | sopra la valle che sembra sprofondare | tra boschi, dirupi e frane di sassi. | Pesciolini bianchi su in alto al sole, | curiosi tra i peschi che si dondolano al vento, | sopra la strada grande che passa dentro | come un serpente da ponte a ponte».</ref> ([[Giovanni Bianconi (poeta)|Giovanni Bianconi]])
==Note==
<references/>
==Voci correlate==
*[[Golino (Centovalli)|Golino]]
*[[Intragna (Centovalli)|Intragna]]
*[[Melezzo Orientale|Melezza]]
*[[Rasa (Svizzera)|Rasa]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Valli della Svizzera]]
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Giovanni Bianconi (poeta)
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Spinoziano
2297
amplio e riordino
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text/x-wiki
'''Giovanni Bianconi''' (1891 – 1981), poeta, artista ed etnologo svizzero.
==Citazioni di Giovanni Bianconi==
*{{NDR|Sul [[lago Maggiore]]}} ''Quand l'è bel temp, al lagh l'è come un specc | viscor, lüsent in mezza a la cornis | verda di riv coi smacc di cà e di tecc, || ma quand l'è brütt e i riv coi so paìs | i scompariss da drè di nebi s'ciass, | al par grand come 'l mar; l'è grand e gris || come la nosta noia e 'l nost crüziass.'' (''Al lagh'', in ''Garbiröö'', p. 26)
:''Quando è bel tempo, il lago è come uno specchio | liscio, lucente in mezzo alla cornice | verde di rive con macchie di case e di tetti, || ma quando è brutto e le rive coi loro paesi | scompaiono dietro nebbie sparse, | sembra grande come il mare; è grande e grigio || come la nostra noia e il nostro cruccio.''
==''Tutte le poesie''==
*{{NDR|Sul [[lago Maggiore]]}} ''Dagh e dagh, sta gran sücina | la ta fai molaa i calzon, | pòver lagh! Che compassion | a vedett a la berlina | con chel tocch da riva a secch! | A vedee cos ti scondevi | soot a l'aqua, quand ti sevi | alt! Un gatt con fö i büsecch, | fiasch a tocch, cüü da botili, | mücc da toll rügin, sfondaa, | vas da malt tütt gibolaa, | pécian rott, pell da cünili...'' (''Al lagh in magra'', 1942; p. 25)
:''Dai e dai, questa gran siccità | ti ha fatto calare i calzoni, | povero lago! Che compassione | vederti alla berlina | con quel tratto di riva a secco! | A vedere cosa nascondevi | sotto l'acqua, quando eri | alto! Un gatto con fuori le viscere, | fiaschi a pezzi, fondi di bottiglie, | mucchi di latta arrugginita, sfondati, | vasi da malta tutti ammaccati, | pentolini rotti, pelli di coniglio...''
*{{NDR|Sulle [[Centovalli (valle)|Centovalli]]}} ''Ron ron profond da fil a sbalz | ragninn tiraa tra sponda e sponda | sora a la val ca sa sprofonda | tra bosch, rovid e frann da sass. | Pesitt bianch sü in alt al soo | cürios tra i pesc ca s' nina al vent, | sora al stradon ca passa dent | come un serpent da pont in pont.'' (''Cenvai'', 1944; p. 113)
:''Ronzio profondo di filo a sbalzo, | ragnatele tese tra sponda e sponda | sopra la valle che sembra sprofondare | tra boschi, dirupi e frane di sassi. | Pesciolini bianchi su in alto al sole, | curiosi tra i peschi che si dondolano al vento, | sopra la strada grande che passa dentro | come un serpente da ponte a ponte.''
*{{NDR|Sul lago Maggiore}} ''Sü l'acqua verd-oliva | sa ved a pena a pena | quai barch négar chi mena | la sgrüsora verz riva. | Ca piovess almen piü; | sul lagh ca cress, ca cress | gh'è l' bianc da tanti pess, | con la büseca in sü.'' (''Büza'', 1944; p. 117)
:''Sull'acqua verde-oliva | si vede appena appena | qualche barca nera che trascina | l'ombra scura verso riva. | Che piovesse almeno di più; | sul lago che cresce, che cresce | c'è il bianco di tanti pesci, | con il ventre in su.''
==Bibliografia==
*Giovanni Bianconi, ''Garbiröö: poesie in dialetto ticinese con un autoritratto giovanile dell'autore, una copertina e dodici legni incisi dallo stesso'', editore P. Romerio, Locarno, 1942.
*Giovanni Bianconi, ''Tutte le poesie'', edizioni Pantarei, Lugano, 1972.
==Voci correlate==
*[[Piero Bianconi]] – fratello
==Altri progetti==
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[[Categoria:Artisti svizzeri]]
[[Categoria:Etnologi svizzeri]]
[[Categoria:Poeti svizzeri]]
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Valencia
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Gaux
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Valencia: voce tematica
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Citazioni su '''Valencia'''.
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. ([[Edmondo De Amicis]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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immagine
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[[File:Plaza de Toros 2.jpg|thumb|Valencia, ''Plaza de Toros'']]
Citazioni su '''Valencia'''.
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. ([[Edmondo De Amicis]])
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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altra del De Amicis
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[[File:Plaza de Toros 2.jpg|thumb|Valencia, ''Plaza de Toros'']]
Citazioni su '''Valencia'''.
*La città di Valenza, se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. ([[Edmondo De Amicis]])
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. ([[Edmondo De Amicis]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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sezione Note
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[[File:Plaza de Toros 2.jpg|thumb|Valencia, ''Plaza de Toros'']]
Citazioni su '''Valencia'''.
*La città di Valenza, se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. ([[Edmondo De Amicis]])
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. ([[Edmondo De Amicis]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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Gaux
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Voci correlate
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wikitext
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[[File:Plaza de Toros 2.jpg|thumb|Valencia, ''Plaza de Toros'']]
Citazioni su '''Valencia'''.
*La città di Valenza, se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. ([[Edmondo De Amicis]])
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la Spagna i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. ([[Edmondo De Amicis]])
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Proverbi valenciani]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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Gaux
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[[File:Plaza de Toros 2.jpg|thumb|Valencia, ''Plaza de Toros'']]
Citazioni su '''Valencia'''.
*La città di Valenza, se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. ([[Edmondo De Amicis]])
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la [[Spagna]] i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. ([[Edmondo De Amicis]])
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Proverbi valenciani]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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il proverbio sui catalani: insolente e bugiardo
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[[File:Plaza de Toros 2.jpg|thumb|Valencia, ''Plaza de Toros'']]
Citazioni su '''Valencia'''.
*La città di Valenza, se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia. ([[Edmondo De Amicis]])
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la [[Spagna]] i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue. ([[Edmondo De Amicis]])
*Se v'è un proverbio insolente e bugiardo, è quell'antico proverbio spagnuolo che dice: in Valenza la carne è erba, l'erba è acqua, gli uomini son donne e le donne nulla. Lasciando da parte quella della carne e dell'erba, ch'è un bisticcio, gli uomini, specie del basso popolo, sono alti e robusti ed hanno un aspetto ardito quanto i catalani e gli aragonesi, con qualcosa di più vivo e di più luminoso negli occhi; e le donne sono per consentimento di tutti gli Spagnuoli e di quanti stranieri hanno viaggiato in Spagna, le più classicamente belle del paese. ([[Edmondo De Amicis]])
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Proverbi valenciani]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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[[File:Plaza de Toros 2.jpg|thumb|Valencia, ''Plaza de Toros'']]
Citazioni su '''Valencia'''.
==[[Edmondo De Amicis]]==
*La città di Valenza, se vi s'entra ripensando alle ballate dei poeti che ne cantarono le meraviglie, non pare che risponda alla bella immagine che ce n'eravamo formata nella mente; e d'altra parte non offre quell'aspetto sinistro al quale ci si prepara, se si bada alla sua giusta fama di città turbolenta, battagliera, fomentatrice di guerre civili o piuttosto vaga dell'odor della polvere che della fragranza dei suoi boschetti d'aranci. È una città costrutta sur una vasta e florida pianura, sulla riva destra del Guadalaviar<ref>Altra denominazione del fiume [[Turia (fiume)|Turia]].</ref>, che la separa dai suoi sobborghi, un po' lontana dalla rada che le serve di porto, tutta strade tortuose, fiancheggiate da case alte, sgraziate e multicolori, e però di men gradevole aspetto che le strade delle città andaluse, e prive affatto di quella vaga aria orientale che muove così caramente la fantasia.
*La più bella cosa a vedersi in Valenza è il mercato. I contadini valenzani sono di tutta la [[Spagna]] i più artisticamente e bizzarramente vestiti. Per fare una bella figura in mezzo alle maschere dei nostri veglioni, non avrebbero che da entrare in teatro tal quale si trovano i giorni di festa e di mercato per le strade di Valenza e per le vie della campagna. Al vedere i primi così vestiti, vien da ridere, e non si può credere in nessuna maniera che sian contadini spagnuoli. Hanno non so che aria di greci, di beduini, di giuocatori di pallone, di danzatori di corda, di donne mezzo spogliate per andare a letto, di comparse da tragedia non finite di vestire, di gente faceta che voglia far ridere a spese sue.
*Se v'è un proverbio insolente e bugiardo, è quell'antico proverbio spagnuolo che dice: in Valenza la carne è erba, l'erba è acqua, gli uomini son donne e le donne nulla. Lasciando da parte quella della carne e dell'erba, ch'è un bisticcio, gli uomini, specie del basso popolo, sono alti e robusti ed hanno un aspetto ardito quanto i catalani e gli aragonesi, con qualcosa di più vivo e di più luminoso negli occhi; e le donne sono per consentimento di tutti gli Spagnuoli e di quanti stranieri hanno viaggiato in Spagna, le più classicamente belle del paese.
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Proverbi valenciani]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Città della Spagna]]
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Valenza
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Gaux
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denominazione italiana
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#RINVIA[[Valencia]]
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Abbasso la miseria!
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Spinoziano
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Creata pagina con "{{Film |titolo italiano = Abbasso la miseria! |immagine = Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani, Vito Annicchiarico e Nino Besozzi.png |didascalia = Anna Magnani, Vito Annicchiarico e Nino Besozzi in una scena del film |genere = commedia |regista = [[Gennaro Righelli]] |soggetto = Gennaro Righelli |sceneggiatore = [[Nicola Fausto Neroni]], Gennaro Righelli |attori = *[[Anna Magnani]]: Nannina Straselli *[[Nino Besozzi]]: Giovanni Straselli *[[Virgilio Riento]]: Gaetan..."
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{{Film
|titolo italiano = Abbasso la miseria!
|immagine = Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani, Vito Annicchiarico e Nino Besozzi.png
|didascalia = Anna Magnani, Vito Annicchiarico e Nino Besozzi in una scena del film
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|soggetto = Gennaro Righelli
|sceneggiatore = [[Nicola Fausto Neroni]], Gennaro Righelli
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*[[Anna Magnani]]: Nannina Straselli
*[[Nino Besozzi]]: Giovanni Straselli
*[[Virgilio Riento]]: Gaetano Schioppa
*[[Marisa Vernati]]: Caterina Schioppa
*[[Vito Annicchiarico]]: Nello Esposito
*[[Sandro Ruffini]]: Porzio Ray
*[[Lauro Gazzolo]]: commendator Trombetti
*[[Aldo Silvani]]: compagno di cella
*[[Vittorio Mottini]]: padre di Nello
*[[Checco Durante]]: fattorino
*[[Giuseppe Pierozzi]]: Giorgio
*[[Mara Lopez]]: figlia del commendatore
*[[Dina Romano]]: sorella di Gaetano
*[[Claudio Ermelli]]: finanziere
*[[Felice Romano (attore)|Felice Romano]]: secondo finanziere
*[[Mario Castellani]]: agente di polizia
*[[Dino Di Luca]]: agente di polizia
}}
'''''Abbasso la miseria!''''', film italiano del 1945 con [[Anna Magnani]], regia di [[Gennaro Righelli]].
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Nannina''' {{NDR|[[Brindisi dai film|brindisi]]}}: Evviva la musica!<br>'''Giovanni''': Evviva l'amicizia!<br>'''Gaetano''': Abbasso la tristezza!<br>'''Caterina''': Evviva l'abbondanza!<br>'''Nannina''': Abbasso la miseria, famo la costituente!
*'''Compagno di cella''': Tanto per passare il tempo, studiamo un po' la causa.<br>'''Giovanni''': Perché lei se ne intende?<br>'''Compagno di cella''': Conosco il codice come la mia fame.<br>'''Giovanni''': Allora perché l'è qui dentro?<br>'''Compagno di cella''': Perché la porta è chiusa.
==Citazioni su ''Abbasso la miseria!''==
*Una delle prime commedie neorealiste in bilico tra il "vecchio" (le commedie anni '30 di Righelli, anche sceneggiatore con N.F. Neroni) e il "nuovo" (la riconoscibilità dell'ambientazione sociale: il quartiere dove tutti si conoscono e litigano alla maniera di [[Carlo Goldoni|Goldoni]]). Film ibrido con qualche gag azzeccata e il personaggio di [[Virgilio Riento|Riento]], modello di futuri tiretti dell'arte di arrangiarsi. [...] La [[Anna Magnani|Magnani]] un po' in ombra. (''[[il Morandini]]'')
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film commedia]]
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Melezzo Orientale
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Spinoziano
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Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Valmaggia 06 giu 2016 0651.jpg|thumb|Melezzo Orientale]] Citazioni sul '''Melezzo Orientale''' o '''Melezza'''. *A tratti, in quel silenzio, sembrava di sentire il rumore del fiume, ma certo era qualcosa d'altro, visto che la Melezza l'avevano strozzata a Palagnedra con la diga e d'acqua in valle ne scorreva appena un filo. Forse il vento, tra i larici, anche se lì di vento non ce n'era, ma più in basso dalla valle sfiatava sempre, la sera, un..."
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[[File:Valmaggia 06 giu 2016 0651.jpg|thumb|Melezzo Orientale]]
Citazioni sul '''Melezzo Orientale''' o '''Melezza'''.
*A tratti, in quel silenzio, sembrava di sentire il rumore del fiume, ma certo era qualcosa d'altro, visto che la Melezza l'avevano strozzata a Palagnedra con la diga e d'acqua in valle ne scorreva appena un filo. Forse il vento, tra i larici, anche se lì di vento non ce n'era, ma più in basso dalla valle sfiatava sempre, la sera, un po' di brezza e a goderne erano i paesi rannicchiati sotto la costa, Verscio, Cavigliano. ([[Giovanni Bonalumi]])
==Voci correlate==
*[[Canton Ticino]]
*[[Maggia (fiume)]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Fiumi d'Italia]]
[[Categoria:Fiumi della Svizzera]]
[[Categoria:Luoghi del Piemonte]]
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Spinoziano
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/* Voci correlate */
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[[File:Valmaggia 06 giu 2016 0651.jpg|thumb|Melezzo Orientale]]
Citazioni sul '''Melezzo Orientale''' o '''Melezza'''.
*A tratti, in quel silenzio, sembrava di sentire il rumore del fiume, ma certo era qualcosa d'altro, visto che la Melezza l'avevano strozzata a Palagnedra con la diga e d'acqua in valle ne scorreva appena un filo. Forse il vento, tra i larici, anche se lì di vento non ce n'era, ma più in basso dalla valle sfiatava sempre, la sera, un po' di brezza e a goderne erano i paesi rannicchiati sotto la costa, Verscio, Cavigliano. ([[Giovanni Bonalumi]])
==Voci correlate==
*[[Centovalli (valle)]]
*[[Maggia (fiume)]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}}
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[[Categoria:Fiumi d'Italia]]
[[Categoria:Fiumi della Svizzera]]
[[Categoria:Luoghi del Piemonte]]
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Melezza
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Spinoziano
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Redirect alla pagina [[Melezzo Orientale]]
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text/x-wiki
#RINVIA [[Melezzo Orientale]]
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Verscio
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Spinoziano
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Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Verscio mit Kirche.jpg|thumb|Verscio]] Citazioni su '''Verscio''', frazione di [[Terre di Pedemonte]]. *Subito il sentiero li costrinse a procedere in fila e Giuliano, rimasto in coda, si trovò presto tagliato fuori dalla conversazione. Attraversarono un pezzo di bosco attaccando poi a salire lungo un costone dal quale come da uno strapiombo si potevano scorgere i tetti di Verscio. A quell'ora, pensò Giuliano, Dino doveva esser già arrivat..."
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[[File:Verscio mit Kirche.jpg|thumb|Verscio]]
Citazioni su '''Verscio''', frazione di [[Terre di Pedemonte]].
*Subito il sentiero li costrinse a procedere in fila e Giuliano, rimasto in coda, si trovò presto tagliato fuori dalla conversazione. Attraversarono un pezzo di bosco attaccando poi a salire lungo un costone dal quale come da uno strapiombo si potevano scorgere i tetti di Verscio. A quell'ora, pensò Giuliano, Dino doveva esser già arrivato in paese. Provò a immaginare che sorta di commissioni gli toccasse fare, il tempo che avrebbe dovuto spendervi.<br>Gli occhi corsero già alla strada lungo il greto. Macchine andavano e venivano sollevando nuvole di polvere. Tra una, due ore al massimo Dino vi sarebbe passato in lambretta. Giù al Mulino doveva essere successo qualcosa: o che fosse invece un incontro concertato da tempo? I suoi pensieri si dipanavano lenti, come restii ad affrontare un ostacolo, una zona piena di trabocchetti. ([[Giovanni Bonalumi]])
==Voci correlate==
*[[Ponte Brolla]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Luoghi della Svizzera]]
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Marisa Vernati
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Spinoziano
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Creata pagina con "[[File:Marisa Vernati.jpg|thumb|Marisa Vernati nel 1942]] '''Marisa Vernati''' (1920 – 1988), attrice italiana. ==Citazioni su Marisa Vernati== *Bionda, vaporosa, fisico da vamp, incedere da donna fatale, talvolta sbarazzina e maliziosa, giunge al cinema [...] ricoprendo piccoli ruoli, poi come "seconda" donna in commedie leggere o melodrammi sentimentali in cui sostiene parti da seduttrice e distruttrice di famiglie, la Vernati si crea un suo piccolo spazio nel cinem..."
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text/x-wiki
[[File:Marisa Vernati.jpg|thumb|Marisa Vernati nel 1942]]
'''Marisa Vernati''' (1920 – 1988), attrice italiana.
==Citazioni su Marisa Vernati==
*Bionda, vaporosa, fisico da vamp, incedere da donna fatale, talvolta sbarazzina e maliziosa, giunge al cinema [...] ricoprendo piccoli ruoli, poi come "seconda" donna in commedie leggere o melodrammi sentimentali in cui sostiene parti da seduttrice e distruttrice di famiglie, la Vernati si crea un suo piccolo spazio nel cinema, anche se confinata in ruoli così convenzionali e poco significativi che non le permettono il grande salto, nonostante le sue ottime doti e il plauso del pubblico, specie quello maschile. Molto più congeniale per lei è la rivista dove, grazie al suo fisico vistoso, alla sua bella figura, al suo incedere da gatta in passerella, alla sua bella voce, diventa una apprezzata soubrette. (''[[Dizionario del cinema italiano]]'')
==Filmografia==
*''[[Sono stato io! (film 1937)|Sono stato io!]]'' (1937)
*''[[Abbasso la miseria!]]'' (1945)
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Vernati, Marisa}}
[[Categoria:Attori italiani]]
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