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Anonimo
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[[File:Silhouette.svg|90px|right|Una silhouette nera]]
Citazioni di '''autori anonimi'''.
==Citazioni di "anonimo"==
[[File:Citazione di anonimo.JPG|thumb|170px|Un cartiglio dei Baci Perugina con la frase di anonimo: «È incredibile quante cose si trovino mentre cerchi qualcos'altro»]]
*A Francè {{ndr|[[Papa Francesco]]}}, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l'Ordine di Malta e i Francescani dell'Immacolata, ignorato Cardinali... ma n'do sta la tua misericordia?<ref>Vari manifesti anonimi affissi nel centro di [[Roma]] la notte tra il 3 e 4 febbraio 2017; citato in ''[http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/roma_manifesti_contro_papa_francesco-2238186.html Roma, manifesti contro papa Francesco: spunta l'ombra dei conservatori]'', ''Il Messaggero.it'', 4 febbraio 2017.</ref>
*Ama Dio e non fallire. Fa del bene e lassa dire.<ref>Scolpita nel 1621 sul coperchio della Fontana della Terrina in piazza Campo de' Fiori, Roma; citato in [[Gaetano Moroni]], ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', Vol. XXV, Tipografia Emiliana, Venezia, 1844, [http://books.google.it/books?id=tmUAAAAAMAAJ&pg=PA179 p. 179].</ref>
*Chi ha l'indispensabile sente una gran mancanza del [[superfluo]].<ref>Anonimo cinese. Citato in [[Gino & Michele]], [[Matteo Molinari]], ''Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Raccolta completa 1991-2001. 1a parte'', L'Espresso, Roma, 2002, § 1902.</ref>
*''Beddi cannola di Carnalivari | megghiu vuccuni a lu munnu 'un ci nn'è: | su biniditti spisi li dinari; | ognu cannolu è scettru d'ogni Re. | Arrivinu li donni a disistari; | lu cannolu è la virga di Mosè: | cui nun ni mangia si fazza ammazzari, | cu li disprezza è un gran curnutu affè!''<ref>Poesia di anonimo raccolta da [[Giuseppe Pitrè]], citato con traduzione in Antonino D'Anna, ''[https://www.affaritaliani.it/rubriche/cibo_vino/la-gola-e-la-chiesa-quando-la-diocesi-di-mazara-rese-le-cassate-di-pasqua-irrinunciabili27032013.html?refresh_ce La gola e la Chiesa: quando la diocesi di Mazara rese le cassate di Pasqua "irrinunciabili"]'', ''affaritaliani.it'', 26 marzo 2013.</ref>
:''Bei cannoli di carnevale | Non esiste al mondo miglior boccone: | i soldi spesi son benedetti; | ogni [[cannolo siciliano|cannolo]] è lo scettro di ogni re. | Arrivano le donne e desiderano; | il cannolo è la [[bastone di Mosè|verga di Mosè]]: | chi non ne mangia si faccia ammazzare, | a fede mia, chi li disprezza è un gran cornuto.''
*Come tutti ben sappiamo, i [[gatto|gatti]] governano il mondo.<ref>Citato in Aa. Vv., ''106 tweet sui gatti... dalle celebrità'', goWare, Firenze, 2013, [http://books.google.it/books?id=4W4AAQAAQBAJ&pg=PT15 p. 15]. ISBN 978-88-6797-115-2</ref>
*Di un uomo [[santo]] il corpo l'han costruito i cieli.<ref>Esametro in greco antico. Citato in [[Severino Boezio]], ''Consolazione della filosofia'', traduzione di Luca Orbetello, Rusconi, Milano, 1996, p. 191. ISBN 88-18-70150-9</ref>
*È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati [[imbecillità|imbecilli]], piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio.<ref>Citato in Alice Avallone, ''Strategia digitale'', Apogeo, Milano, 2016, [https://books.google.it/books?id=JLrGCwAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT258&dq=&pg=PT258#v=onepage&q&f=false p. 258]. ISBN 9788850317752</ref>
*''E tanti sun li Zenoexi | e per lo mondo sì destexi, | che und'eli van o stan | un'atra Zenoa ge fan.''<ref>Anonimo genovese del XIII secolo. Citato in Nelio e Ivana Ferrando, ''I proverbi dei genovesi'', Sagep, Genova, 1984, p. 62. ISBN 88-7058-114-4</ref>
:E tanti sono i [[genovesi]], e per il mondo così dispersi, che dove vanno o stanno, un'altra Genova vi fanno.
*{{Maiuscoletto|fabbisogno per intraprendere [[Azione legale|liti]]}}<br>1 Cassa da Banchier<br>2 Gamba da Cervier<br>3 Pazienza da Romito<br>4 Tempo da occupar<br>5 Aver ragion<br>6 Saperla espor<br>7 Trovar chi la intenda<br>8 E che la voglia dar<br>9 E debitor che possa pagar.<ref>Citato in [[Carlo Mascaretti|Americo Scarlatti]], ''Et ab hic et ab hoc'', vol. XI, ''Curiosità bibliografiche'', Unione tipografico-editoriale torinese, Torino, 1932, p. [https://archive.org/details/MascarettiCuriositaBibliografiche/page/n127 127].</ref>
*Forse il [[fascismo]] non è mai esistito.<ref>Anonimo del XX secolo; citato in [[Emilio Gentile]], ''Fascismo. Storia e interpretazione'', Laterza, 2002.</ref>
*[...] [[Genova]] tiene ricchezza da bastare alle sue terre e da prestare a molti re.<ref>Giacomo Adorno; da Anonimo, ''El plato de Génova'', manoscritto del XVII secolo, Biblioteca nazionale di Madrid, ''Catal.'' num. 2625; citato in Antonio Restori, ''Genova nel Teatro classico di Spagna'', in ''Annuario dell'anno scolastico 1911-1912'', Società Tipografica Ligure E. Oliveri & C., Genova, 1912, p. 63</ref>
*Gli [[Nazionale di rugby a 15 della Nuova Zelanda|All Blacks]] arricchiscono ogni match con due colori: il nero delle loro maglie e il blu degli avversari.<ref name=rugby>Citato in [[Marco Pastonesi]] e Giorgio Terruzzi, ''Palla lunga e pedalare'', Dalai Editore, 1992, p. 87. ISBN 88-8598-826-2</ref>
*Gli [[Inghilterra|inglesi]] amano molto sé stessi e tutto ciò che loro appartiene. Esso sostengono che non esistono altri uomini come loro e nessun altro Paese come l'Inghilterra e quando vedono uno straniero di bell'aspetto dicono che «egli assomiglia ad un inglese» e che «è un gran peccato che non debba essere un inglese».<ref>Anonimo dell'inizio del XVI secolo. {{en}} Citato in Kenneth O. Morgan, ''History of Britain – c55 B.C. – 1485'', p. 250</ref>
*Hanno assunto quattro giornalisti. Uno democristiano, uno comunista, uno socialista e uno bravo.<ref>Battuta circolante negli ambienti della [[Rai]] soprattutto nel 1980, più volte ripetuta da [[Enzo Biagi]]. Citato in Franco Costa, ''L'Avvocato e Signora. 48 anni d'amore tra Agnelli e la Juventus'', Zelig Editore, Milano, 2003, [http://books.google.it/books?id=u82ruP60VFUC&pg=PA72 p. 72]. ISBN 88-8880-903-1</ref>
*I [[cane|cani]] percepiscono l'Aldilà. Abbaiano agli spiriti vaganti e quando la Morte si avvicina si mettono ad ululare.<ref>Da una leggenda popolare zigana; citato in Renaldo Fischer, ''Storia di un cane e del padrone a cui insegno la libertà'', Corbaccio, Milano, 1997, trad. Laura Pignatti, p. 9. ISBN 88-7972-205-0</ref>
*{{NDR|Sul [[cielo notturno]]}} ''I cieli erano chiari, alti e distesi | molti erano gli occhi delle stelle.''<ref>Poeta hawaiano. Citato in [[Robert Louis Stevenson]], ''Nei mari del Sud'', III, traduzione di [[Corrado Alvaro]], Tarka, Mulazzo, 2018. ISBN 978-8898823-70-3.</ref>
*I miei padri e fratelli {{sic|[sono]}} re di [[Sparta]]: [[Cinisca]], avendo vinto con il cocchio dei veloci cavalli, eresse questa immagine. Dico che io sola tra le donne dell'Ellade tutta colsi questa corona.<ref>Da ''Antologia Palatina'', XII, 16. Citato in [[Eva Cantarella]] ed Ettore Mitraglia, ''L'importante è vincere. {{small|Da Olimpia a Rio de Janeiro}}'', Feltrinelli, Milano, 2016, [https://books.google.it/books?id=VP0hDAAAQBAJ&lpg=PT46&dq=&pg=PT46#v=onepage&q&f=false p. 46]. eISBN 9788858825372</ref>
*Il [[dentista]] è un uomo che mangia con i denti degli altri.<ref>Citato in Vezio Melegari, ''Manuale della barzelletta'', Mondadori, 1976<sup>3</sup>, p. 108.</ref>
*Il giorno che [[Renzo Fossati]] ha lasciato il Genoa, noi sampdoriani avremmo dovuto abbrunare le nostre bandiere. Nessuno riuscirà a farci ridere e godere così tanto. Altro che genoano, quello è sempre stato uno di noi.<ref>Anonimo tifoso [[Unione Calcio Sampdoria|blucerchiato]]; citato in Pino Flamigni, ''Il derby delle parole'', Erga Edizioni, Genova, 1995, p. 20.</ref>
*Il [[raffreddore]] è una malattia, che quand'è curata dura una settimana, e, sette giorni, quando no!<ref>Citato in Aniello Avallone ''Il mio amico medico'', Lampi di stampa, 2011, [https://books.google.it/books?id=sVluIVW7q2wC&pg=PA263 p. 263]. ISBN 8848811825</ref>
*Il [[rugby]] è una partita di [[scacchi]] giocata in velocità.<ref name=rugby/>
*In tempi remoti viveva a [[Berzona]] un giovane, di cui nessuno più sa dire il nome: la gente lo riteneva uno scemo, e lo chiamavan tutti: «quel degli zoccoli». Rude forse all'esterno e taciturno aveva puro il cuore, e Dio l'amava come suole amare i «puri». Quanto son differenti i giudizi di Dio da quelli degli uomini! Egli solea salire in sul mattino crepuscolare in quel pianoro ch'è a ridosso dell'umile villaggio e che serve di passo dal luogo di Berzona alla valletta amena del molino e ai monti ubertosi di pascoli e di pinete [...].<ref>Da ''La Madonna delle Rose'', 1930; in Domenico Bonini (a cura di), ''Il meraviglioso: leggende, fiabe e favole ticinesi'', vol. 1, Armando Dadò editore, Locarno, 1990, p. 98. ISBN 88-85115-16-0</ref>
*L'[[esperienza]] è l'insegnante più difficile. Prima ti fa l'esame, poi ti spiega la lezione.<ref>Citato in Roger Abravanel e Luca D'Agnese, ''La ricreazione è finita'', Rizzoli, 2016, p. 263.</ref>
*{{NDR|Con riferimento all'insensibilità verso gli animali}} L'idea che un gatto abbia nove vite è costata la vita ad almeno nove su dieci dell'intera loro razza.<ref>Anonimo statunitense; da ''On Cruelty to Animals'', in ''Boston Post-Boy'', n. 766, 27 aprile 1772, p. 1; citato in Erica Joy Mannucci, ''La cena di Pitagora'', Carocci, Roma, 2008, p. 86. ISBN 978-88-430-4574-7</ref>
*{{ndr|La [[pedagogia]] è}} La scienza mediante la quale e senza la quale, l'uomo resta tale e quale.<ref>Citato in [[Dino Provenzal]], ''Dizionario umoristico'', Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1935, p. 338.</ref>
*Ma vedi, è difficile {{NDR|parlare dell'origine delle cose}}, perché c'è sempre un [[sogno]] che ci sta sognando.
:''But you see, it is very difficult, for always there is a dream dreaming us.''<ref>Anonimo boshimano. {{en}} Citato in Laurens Van der Post, ''The Heart of the Hunter'', p. 139; in Ida Postma, ''[http://www.theosophy-nw.org/theosnw/world/africa/my-ida4.htm A Dream Dreaming Us]''.</ref>
*Migliaia di anni fa i gatti erano venerati come divinità. Questo, i gatti, non l'hanno mai dimenticato.<ref>Citato in Fabio Nocentini, ''I poteri magici del gatto'', De Vecchi, Milano, 2011, [http://books.google.it/books?id=WwQ4WzOAloQC&pg=PA8 p. 8]. ISBN 9788841240762</ref>
*Ne ammazza più una cattiva lingua che la mano del carnefice; un carnefice ammazza un uomo, una cattiva lingua molti.<ref>Citato in ''Frasi celebri'', seconda di copertina di ''Tex'' N.60 - ''El Rey''</ref>
*Nella casa dove vive un [[gatto nero]] non mancherà mai l'amore. (credenza inglese)<ref>Citato in Aa. Vv., ''Antica saggezza dei gatti: aforismi felini'', Edizioni del Baldo, Colognola ai Colli, 2013, p. 8. ISBN 8867210530</ref>
*''Noi simme cori aridi | nimici de la pace | quando due cori s'ammano | noi tutti ci dispiace''.<ref>Anonimo campano del XX secolo. Citato nel libretto dell'album di [[Fabrizio De André]] ''Anime salve'' (1996).</ref>
*Non c'è nulla di più sorprendente della [[verità]], basta trovarla.<ref>Citato in [[Roberto Giacobbo]], ''2012: la fine del mondo?'', Rai Eri – Mondadori, Roma – Milano, 2009, epigrafe.</ref>
*Oh [[Dio|Signore]], il Tuo mare è così grande e la mia barca così piccola!<ref>Verso di un ignoto poeta inglese dell'Ottocento. Citato in Baldassare Conticello, ''Scuola d'archeologo'', L'Erma, Roma, 2005, [http://books.google.it/books?id=Vzy90JVyKKYC&pg=PA326 p. 326]. ISBN 88-8265-314-5<br />La frase compare anche nel film ''[[Thirteen Days]]''.</ref>
*''Pianger si de' il [[nascita e morte|nascente]] ch'incomincia | or a solcar il mar di tanti mali, | e con gioia al sepolcro s'accompagni | l'[[nascita e morte|uscito de' travagli della vita]]''.<ref>Poeta greco. Citato in [[Plutarco]], ''Come debba il giovane udir le poesie'', in ''Opuscoli morali'', traduzione di Marcello Adriani il giovane, Piatti, Firenze, 1819, vol. I, p. 169.</ref>
*Prendete un ditale, riempitelo di un prodotto medicinale, versatelo nella Senna dal ponte di Charenton, poi andate con una cisterna a raccoglier l'acqua sotto il ponte Mirabeau. Avrete così alcune migliaia di litri di rimedio [[omeopatia|omeopatico]].<ref>Citato in [[Pitigrilli]], ''La donna di 30, 40, 50, 60 anni'' – ''Scetticismo''.</ref>
*Quando un uomo è candidato al parlamento, per lui tu sei un amico; quando è stato eletto sei un suo elettore; e quando è nel pieno delle sue funzioni sei solo un contribuente.<ref>Citato in ''Selezione dal Reader's Digest'', ottobre 1974.</ref>
*[[Roma]] fu grande con [[Giulio Cesare|Cesare]]. Oggi, con [[Papa Alessandro VI|Alessandro]] è grandissima. Quello fu un uomo, questo un Dio.<ref>Citato in [[Roberto Gervaso]], ''I Borgia'', Rizzoli, Milano, 1977.</ref>
*Se un americano trova una mosca nel bicchiere della [[birra]], si mette a ridere e ordina un'altra birra. Uno spagnolo paga la birra e se ne va senza toccarla. Un francese e un italiano pagano e se ne vanno ma fanno un chiasso indiavolato. Un inglese butta via la birra e ne chiede un'altra. Un tedesco estrae diligentemente la mosca col mignolo e poi ingolla la birra. Un russo ingolla mosca e birra fin che ce n'è. Un cinese mette prima in salvo la mosca, la mangia e poi beve la birra.<ref>Citato in [[Dino Provenzal]], ''Dizionario umoristico'', Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1935, p. 298</ref>
*Senza la musica di Lyra, [[Martin Lutero|Lutero]] non avrebbe ballato.
:''Si Lyra non lirasset Lutherus non saltasset.''<ref>Citato nella prefazione di [[Adriano Prosperi]] a Martin Lutero, ''Degli ebrei e delle loro menzogne'', Piccola Biblioteca Einaudi, 2008, p. XXIII. ISBN 978-88-06-19512-0</ref><ref>Si tratta di un detto che fa riferimento all'influenza su Lutero che ebbe il commento alla Bibbia del francescano francese [[Niccolò di Lyra]]. In questo detto si gioca sull'omonimia fra il comune che diede i natali al francescano ([[w:La Vieille-Lyre|Lyre]], latinizzato in Lira) e lo strumento musicale ([[Lira (strumento musicale)|lira]]).</ref>
*{{NDR|Sui [[Napoli|napoletani]]}} ''Servono il padrone del momento | rimpiangono il padrone del passato | aspettano il padrone che verrà.''<ref>Citato in Antonio Ghirelli, ''Storia di Napoli'', Einaudi, Torino, 1992, p. 19. ISBN 88-06-12974-0</ref>
*{{NDR|Uno straniero in visita a [[Sparta]], vedendo gli onori tributati agli anziani da parte dei giovani}} Sparta è la sola città dove conviene essere vecchi.<ref>Citato in [[Plutarco]], ''Apophthegmata Laconica'', 235 E; traduzione di Giuseppe Zanetto, Adelphi, 1996. ISBN 978-88-459-1208-5</ref>
*Un terzo di ciò che si mangia serve a vivere, gli altri due terzi servono a far vivere i medici.<ref>Geroglifico su un papiro egizio; citato in Stefano Lorenzetto, ''[http://www.ilgiornale.it/news/profeta-digiuno-cura-i-pazienti-tenendoli-10-giorni-senza.html Il profeta del digiuno cura i pazienti tenendoli 10 giorni senza mangiare]'', ''il Giornale.it'', 17 settembre 2006.</ref>
*Una volta l'uomo aveva un'anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un [[passaporto]], altrimenti non viene trattato da essere umano.<ref>Citato in [[Sefan Zweig]], ''Il mondo di ieri. {{small|Ricordi di un europeo}}'', traduzione di Lavinia Mazzucchetti, Mondadori, Milano, 2014, p. 348. ISBN 978-88-04-38112-9</ref>
*{{NDR|Su [[Bruno Munari]]}} Non parlo poi di Munari. Munari o della Follia. Follia con F maiuscola: l'inventore delle macchine inutili (che hanno avuto l'alto onore di essere illustrate da ''La Lettura'', l'inventore dei grafici della pazzia, si convinca che il suo spirito è fuori fase. Gli schizofrenici i quali si credono la Svizzera, capaci di produrre perciò formaggi e orologi ottimi, sono più vicini all'equilibrio mentale. Non avveleniamo il pubblico, che è per lo più massa, con questi contorcimenti del pensiero. Ridiamo e facciamo ridere, ma in altro modo.<ref>Citato in ''Bruno Munari'', catalogo della mostra, galleria S. Fedele, Milano, 1971, p. 5.</ref> (1931)
===''Collaudatio quedam urbis Genuensis, (1430 circa)''===
*Infatti non ignoro che le lodi di una città così antica ed illustre {{NDR|[[Genova]]}} superano la capacità del mio ingegno, perché possono procurare immensa ed inesauribile materia non ad un solo oratore, ma a molti assai abili ed eloquenti. Sarebbe infatti sufficiente ed anche troppo che alcuni trattassero della sua antica ed illustre origine, altri della posizione e della bellezza della città, altri delle ricchezze, altri del gran numero di cittadini, altri della grandiosità delle imprese.
*{{NDR|Su [[Genova]]}} Chi non riterrà incomparabile la sua posizione, ammetterà di non conoscere cosa si debba ammirare o desiderare in una città: è infatti situata nel golfo ligure, a tergo è difesa dai gioghi degli Appennini e di fronte è cinta da altissimi flutti, in modo da essere sicura dalle incursioni dei popoli confinanti e dagli assalti dei pirati. Rende notevole questa posizione soprattutto il fatto che la città stessa è posta quasi al centro della riviera ligure, in modo che, essendovi di qua e di là castelli molto muniti e forti ed alcune città illustri, è posta per così dire, tra ali di cavalleria ed è indubbiamente una posizione molto adatta per dominare e tenere i popoli sottomessi. Si aggiunge una straordinaria opportunità per la navigazione: qui si apre infatti un facile e rapido percorso verso qualunque regione e lido.
*{{NDR|Su [[Genova]]}} La ornano case degne di re, poste in faccia al mare, le cui fondamenta sono lambite incessantemente dalle onde marine; la ornano come stelle splendenti moltissime torri disposte qua e là, sia per abbellimento, sia per difesa.
*Perché non chiameremo a ragione opera divina questo nobile [[Porto di Genova|porto]], costruito dalla mano e dalla fatica dei nostri antenati? Infatti è stato costruito piuttosto da arte divina che umana, tra flutti profondi e spesso agitati da frequenti colpi di vento: si estende infatti 800 passi in longitudine e 20 in latitudine.
*{{NDR|Sulla [[Lanterna di Genova|Lanterna]]}} Questa costruzione è di tal fatta che è difficile giudicare se sia di maggior costo o meraviglia: infatti, per Dio immortale, i nostri scrittori riferiscono quanto danaro impiegarono i nostri avi per quest'opera; e si è diffusa l'opinione che ad un così alto costo si sarebbe potuta costruire una città non piccola. Ma d'altra parte è così meravigliosa che ha uguagliato per fama il famoso Pireo di Atene, celebrato da molti scrittori, e ha superato il porto di Rodi o di Napoli: infatti sia che tu vada tra gli Arabi, i Britanni, gli Sciti, gli Indi, vedrai che ovunque è giunta la fama di questa mirabile costruzione.
*Perché parlare dell'[[Acquedotto storico di Genova|acquedotto]] che giunge a più di sessanta mila passi dalla città? Che cosa vi può essere di più mirabile o di più famoso di quest'opera? L'alveo delle acque scorre infatti non attraverso campi e zone piane e diritte, ma attraverso colli erti, valli, burroni e precipizi, così che la sua altezza in alcuni punti fa stupire chi lo guarda; condotto quindi in città attraverso declivi su bellissimi ed adeguati aqualizii di pietra squadrata e con opere costruite allo scopo porta abbondanti acque a tutta la città e con il suo corso ed il suo perimetro non dà meno decoro alla città.
*E per parlare del numero dei cittadini, quale popolo, per Dio immortale, può essere più numeroso, quale città più popolosa, quale più ornata di uomini illustri? Non è lecito a nessuno andare in terre tanto nascoste, raggiungere regioni tanto lontane senza che, ovunque tu vada, colà tu trovi moltissimi mercanti genovesi. Quale isola infatti dentro o fuori del mondo, quale terra sul mare è priva di un [[Genovesi|genovese]]? Vai presso i popoli orientali o occidentali, gli abitanti del nord o quelli del sud, vedrai che tutti gli angoli abbondano e brulicano, come una fonte ricchissima, di uomini della nostra città.
*A mio parere è massima la prudenza nell'agire e nel trattare le cose di questo mondo, la perizia nel commerciare e nel navigare, l'arte nel combattere e la forza notevole soprattutto nelle guerre marittime. Per accortezza nessun popolo può ormai essere superiore: infatti sia che tu lo metta alla prova nell'intraprendere commerci, nelle lettere e nello studio delle arti liberali, nel trattare affari pubblici e privati, vedrai che l'ingegno dei [[genovesi]] è superiore a quello delle altre genti e ti accorgerai che sono abili non solo in quelle cose che stanno avanti agli occhi, ma anche in quelle che si devono percepire, la cui prescienza e conoscenza è stata concessa da Dio ai mortali.
*Che dovrei dire poi della modestia dei cittadini? È noto che in ogni aspetto della vita il popolo genovese è stato misurato ed accorto più di tutte le genti italiche e si tiene lontano dal territorio e dal dominio altrui: questo avviene non per timore o paura o per la temuta potenza dei confinanti. Infatti quale sia la forza dei [[genovesi]], quale la magnanimità, quale il vigore, non può più essere ignoto a nessun popolo per quanto lontano: sono doti palesi e stanno per così dire davanti agli occhi di tutti in chiara luce.
===''Descrizione di Genova (1406-1407)''===
*''[[Genova]], che dicono voluta da Giano fondatore, | città antica, potente d'armi, famosa per i trofei, | molte notevoli imprese ti procureranno grandi lodi. | Presso di te è il dominio del mare, tu reprimi i popoli | perfidi, perché non penetrino da nemici nei nostri lidi.''
*{{NDR|Sui [[genovesi]]}} ''E non c'è popolazione più prestante in nessuna città, | né gente più austera ''[...]'' | Hanno forza e coraggio gli uomini; la gioventù è degna di Roma, | abituata a lanciare agili saette con un pesante moto rotatorio<ref>Riferimento all'abilità di balestrieri dei genovesi</ref>.''
*''Non si può dimenticare il [[Porto di Genova|porto]], celebre per i fari, | pieno di ogni tipo di imbarcazioni, e di molti viaggiatori, | che non scogli incurvati o il mare lunato ad arco hanno formato, | ma un molo costruito con profonda | ed immensa spesa, ... | cosa straordinaria e non facile a credersi.''
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Anonimo, ''Collaudatio quedam urbis Genuensis, (1430 circa)'', Bibl. civica Berio di Genova, ms. mr. 1.3.14, cc. 1v.-12r.; citato in Giovanna Petti Balbi, ''Genova medievale vista dai contemporanei'', Sagep Editrice, Genova, 1978, pp. 90-105
*Anonimo, ''Descrizione di Genova (1406-1407)'', estratto da Bibl. Vaticana, ''Reg. lat.'' 1393, cc. 115v.-116v. Ed. L.T. Belgrano, ''Contribuzioni alla storia di Genova specialmente nella poesia'', in ''Atti della Società Ligure di storia patria'', XIX, 1888, pp. 657-659, vv. 1-57; citato in Giovanna Petti Balbi, ''Genova medievale vista dai contemporanei'', Sagep Editrice, Genova, 1978, pp. 84-89
==Voci correlate==
*[[Anonimato]]
*[[Lettera anonima]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Anonymous work|w_site=en|s=Autore:Anonimo|commons=Category:Anonymity|w_preposizione=riguardante l'|commons_preposizione=sugli|wikt|s_etichetta=anonimi|commons_etichetta=anonimi|wikt_etichetta=anonimo}}
[[Categoria:Anonimi| ]]
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{{Film
|titoloitaliano=Z la formica
|titolooriginale=Antz
|paese=USA
|anno=1998
|genere=animazione, avventura
|regista=[[Eric Darnell]], [[Tim Johnson]]
|sceneggiatore=[[Todd Alcott]], [[Chris Weitz]], [[Paul Weitz]]
|attori=
|doppiatorioriginali=
*[[Woody Allen]]: Z
*[[Dan Aykroyd]]: Chip
*[[Sylvester Stallone]]: Weaver
*[[Sharon Stone]]: Principessa Bala
*[[Gene Hackman]]: Generale Mandibola
*[[Christopher Walken]]: Colonnello Cutter
*[[Anne Bancroft]]: Regina
*[[Jane Curtin]]: Muffy
*[[Danny Glover]]: Barbatus
*[[Jennifer Lopez]]: Azteca
|doppiatoriitaliani=
*[[Oreste Lionello]]: Z
*[[Oliviero Dinelli]]: Chip
*[[Ferruccio Amendola]]: Weaver
*[[Cristiana Lionello]]: Principessa Bala
*[[Sergio Fiorentini]]: Generale Mandibola
*[[Massimo Lodolo]]: Colonnello Cutter
*[[Sonia Scotti]]: Regina
*[[Lorenza Biella]]: Muffy
*[[Maurizio Mattioli]]: Barbatus
*[[Ilaria Stagni]]: Azteca
|note=
}}
'''''Z la formica''''', film d'animazione statunitense del 1998, regia di [[Eric Darnell]] e [[Tim Johnson]].
{{tagline|Ogni formica ha il suo giorno di gloria.}}
==[[Incipit]]==
{{Incipit film}}
'''Z''': Per tutta la vita ho vissuto e lavorato in una grande città. Il che ora che ci penso è piuttosto un problema visto che mi, mi sento sempre a disagio tra la folla. Sul serio, ho, ho questa paura degli spazi chiusi. Io... tutto mi fa sentire in trappola, in continuazione. Sa, mi, mi dico sempre che deve esserci qualcosa di meglio là fuori, ma forse, forse penso troppo, e io, io credo che tutto risalga al fatto che ho avuto un'infanzia molto ansiosa. Sa, mia, mia madre non aveva mai tempo per me. Insomma, quando, quando si è il figlio di mezzo in una famiglia di 5 milioni non ricevi nessuna attenzione, voglio dire, com'è possibile. E ho sempre avuto questa, questa storia dell'abbandono, sapesse, che mi affligge. Mio padre era fondamentalmente un fuco come le ho detto e, sa, spiccò il volo quando io ero ancora una larva. E il mio lavoro, poi. Non mi faccia incominciare, perché, io, mi irrita molto. Vede, io non sono tagliato per fare l'operaio, glielo dico subito, mi-mi sento fisicamente inadeguato, io in tutta la mia vita non ho mai sollevato qualcosa che andasse oltre 10 volte il mio peso corporeo e arrivando al dunque: maneggiare la terra, ecco, non è la mia idea d'una carriera gratificante. E tutta questa colata di entusiasmo per il super organismo che io, sa, non posso capire, ci provo ma non la capisco, insomma, sa, io, cos'è, io dovrei fare tutto per la colonia e, e che ne è dei miei bisogni?! Che ne è di me?! Insomma, devo credere che esista un posto là fuori migliore di questo o mi raggomitolerei in posizione fetale e piangerei! L'intero sistema mi fa sentire... insignificante. <br /> '''Psicologo''': Eccellente. Hai fatto un grosso passo in avanti. <br /> '''Z''': Sul serio? <br /> '''Psicologo''': Sì. Z. Tu sei insignificante. <br /> '''Z''': D-Davvero?!
==Frasi==
{{cronologico}}
*Mandiamogli in fiamme le chiappe! ('''Barbatus''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]] a Z}} Non fare il mio sbaglio ragazzo... Non eseguire ordini tutta la vita... Pensa con la tua testa... ('''Barbatus''')
*Ci sono tutti gli operai della colonia. Ehi, un momento, quello mi deve dei soldi! ('''Z''')
*{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]] rivolto a Cutter}} Sei una larva incapace e ingrata!! Io sono la colonia!!! ('''Mandibola''')
==Dialoghi==
*'''Bala''': Mi ha rapita lo scemo del villaggio {{NDR|riferendosi a Z}} <br /> '''Z''': Chi è più scemo? Lo scemo o la scema che si fa rapire dallo scemo?
==[[Explicit]]==
{{Explicit film}}
Ecco qui la tipica storia "Lui incontra lei, lui ama lei, lui cambia ordine sociale di base". Perciò che altro posso dirvi? Abbiamo ricostruito la colonia; è ancora più bella di prima, sapete, perché ora c'è una grandissima piscina al coperto. Bala e io incidentalmente stiamo pensando di mettere su famiglia. Insomma, solo qualche figlio, forse un milione o due, tanto per cominciare. E io, io sono in cura da un nuovo analista, favoloso, assolutamente favoloso; mi sta mettendo in contatto con la mia larva interiore, il che mi aiuta moltissimo. Insomma, finalmente sento di aver trovato il mio posto. E sapete una cosa? È proprio dove ho cominciato, ma la differenza è che questa volta l'ho scelto io. ('''Z''') {{NDR|voce fuori campo}}
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Z la formica''}}
[[Categoria:Film d'animazione]]
[[Categoria:Film d'avventura]]
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Bruno Munari
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[[Immagine:Bruno Munari 1.jpg|thumb|Bruno Munari]]
'''Bruno Munari''' (1907 − 1998), grafico e designer italiano.
*C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i [[bambini]] facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri. (da ''Fantasia'')
*Il [[sogno]] dell'artista è comunque quello di arrivare al Museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali. (da ''Artista e designer'')
*L'[[arte]] è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi. (da ''Munari 80'')
*Mentre i negativi-positivi sono costruiti con tinte sature piatte, senza alcun segno "espressionista", in uno spazio geometrico organizzato da ritmi rigidi, e dove tutto lo spazio è significante; i segni sono invece delle forme appoggiate sul fondo, senza problemi di ambiguità percettiva, dove il valore è dato dall'energia, dal colore materico, dalle dimensioni, dai collegamenti, dagli spazi vuoti. (da ''Simultaneità degli opposti'')
*L'[[uovo]] ha una forma perfetta benché sia fatto col culo. (Da ''Verbale scritto''. Citato in Giorgio Maffei, ''Munari: i libri'', Bonnard, 2007, p. 174)
*Nelle pitture di [[Michelangelo Merisi da Caravaggio|Caravaggio]] ci sono effetti di [[luce]]. L'interruttore non so dov'è. (da ''Occhio alla luce'')
*Perché non facciamo una fantasia sull'alfabeto... fantastico, imprevisto, con lettere tutte diverse di dimensioni, di forma, di materia, di colore; buttate per aria con allegria... (da ''Alfabeto Lucini'')
*Quando tutto è arte niente è arte. (da ''Munari 80'')
*Struttura montabile e smontabile in varie combinazioni. Abitacolo è una struttura abitabile, un supporto quasi invisibile per il proprio microcosmo. Pesa 51 chili e può portare anche venti persone. (da ''Artista e designer'')
*Un dizionario dei gesti italiani è divertente e utile, tanto più se pensiamo che gli italiani, appunto, sono conosciuti in tutto il mondo perché si esprimono, oltre che con le parole, anche con i gesti. (da ''Il dizionario dei gesti italiani'')
*Un esempio di forma spontanea è la [[lampada]] di maglia Falkland. Il materiale è un tubo di filanca. Da molto tempo pensavo all'elasticità come componente formale di oggetti e un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. – Noi non facciamo lampade, signore. – Vedrete che le farete. E così fu. (da ''Fantasia'')
*[...] cos'è l'arte concreta? Prendiamo come esempio il teorema di Pitagora. Questa figura [...], prima era nella mente di Pitagora e nessuno la vedeva e la poteva conoscere. Disegnandolo su di una superficie piana, questo pensiero prende corpo, diventa concreto, è lui, non “rappresenta” altro che se stesso. Questo vuol dire poter vedere un pensiero, ora questo pensiero può essere scientifico come quello di Pitagora o artistico come quello di Mondrian, di Arp, di Bill, di... può essere a due dimensioni, a tre, a quattro, con colore o senza, con movimento per mostrare come una forma può trasformarsi in un'altra.<ref>Da ''Costruttivismo, concretismo, cinevisualismo + nuova visualità internazionale'', catalogo della mostra (Sanremo), a cura di Anna Canali, Arte Struktura, Milano, 1997, pp. 100-101.</ref>
*{{NDR|Su [[Víctor Simonetti]]}} ''Ecco quindi che l’interesse di Víctor si orienta su “come una cosa'' | ''diventa un’altra”. Vuole capire come si comportano i vettori e'' | ''crea modelli di esplorazione dei fenomeni naturali.'' | ''Da quel momento gli amici lo chiamano Vector invece di Víctor.'' | ''Nelle sue opere insolite come aspetto, le immagini si formano e si'' | ''disfano a piacere, come le nuvole, come nella natura.''<ref name="Ciao Pitagora">Da [[Víctor Simonetti]], ''Ciao Pitagora'', Corraini Edizioni, Mantova, 1995. p. 3.</ref>
*''Effettivamente, come dicono i cinesi, l’unica costante della realtà è la mutazione.''<ref name="Ciao Pitagora" />
==''Arte come mestiere''==
*Occorre far capire che finché l'arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone.
*Non ci deve essere un'arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare.
*Se volete poi sapere qualcosa di più sulla [[bellezza]], che cos'è esattamente, consultate una storia dell'arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri (o apolli) messi assieme e confrontati, fuori dalle loro epoche, sono una famiglia di mostri. Non è bello quello che è bello, disse il [[rospo]] alla rospa, ma è bello quello che piace.
==Versi==
*''Ogni [[libro]] è letto | ma ogni letto non è anche un libro.'' (da ''Domus'', n. 760, 1994)
*''ALBERO | l'esplosione | lentissima | di | un | seme.'' (da ''Verbale scritto'', Il melangolo, 1992)
*''ALBERO | l'esplosione lentissima | di un seme.'' (da ''Fenomeni bifronti'', Etra/Arte, 1993)
*''Quando qualcuno dice: | questo lo so fare anch'io, | vuol dire | che lo sa rifare | altrimenti | lo avrebbe già fatto prima.'' (da ''Verbale scritto'', Il melangolo, 1992)
==Citazioni su Bruno Munari==
*Non parlo poi di Munari. Munari o della Follia. Follia con F maiuscola: l'inventore delle macchine inutili (che hanno avuto l'alto onore di essere illustrate da ''La Lettura'', l'inventore dei grafici della pazzia, si convinca che il suo spirito è fuori fase. Gli schizofrenici i quali si credono la Svizzera, capaci di produrre perciò formaggi e orologi ottimi, sono più vicini all'equilibrio mentale. Non avveleniamo il pubblico, che è per lo più massa, con questi contorcimenti del pensiero. Ridiamo e facciamo ridere, ma in altro modo. ([[Anonimo]], 1931)
*[...] una delle maggiori intelligenze creative del Novecento [...]. ([[Germano Beringheli]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Bruno Munari, ''Arte come mestiere'', Economica Laterza 1966.
*Bruno Munari, ''Artista e designer'', Economica Laterza 1971.
*Bruno Munari, ''Fantasia'', Universale Laterza 1977.
*Bruno Munari, ''Munari 80 a un millimetro da me'', Scheiwiller 1987.
*Bruno Munari, ''Simultaneità degli opposti'', Edizioni Corraini 1989.
*Bruno Munari, ''Verbale scritto'', Il melangolo 1992.
*Bruno Munari, ''Il dizionario dei gesti italiani'', Adnkronos Libri 1994.
== Altri progetti==
{{interprogetto|w}}
{{DEFAULTSORT:Munari, Bruno}}
[[Categoria:Designer italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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James Joyce
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[[Immagine:revolutionary Joyce.jpg|thumb|James Joyce]]
'''James Joyce''' (1882 – 1941), scrittore irlandese.
==Citazioni di James Joyce==
*[[Cristoforo Colombo]], come ognuno sa, è venerato dai posteri perché fu l'ultimo a scoprire l'America.<ref>Da ''Il miraggio del pescatore di Aran: La valvola dell'Inghilterra in caso di guerra'', in ''Scritti italiani'', a cura di Gianfranco Corsini, Giorgio Melchiori e Louis Berrone, A. Mondadori, 1979.</ref>
*{{NDR|[[Roma]]}} dev'essere stata una gran bella città al tempo di Cesare. Il foro una piazza magnifica. Vorrei sapere qualcosa della storia latina o romana. Ma non è il caso di cominciare a impararla adesso. Perciò lasciamo marcire le rovine.<ref>Citato in Mirko Zilahy, ''Il Grillino Leopardi a Tor di Valle'', ''La Lettura'', supplemento del ''Corriere della Sera'', 26 febbraio 2017, p. 44-45.</ref>
*Il vero simbolo della conquista {{sic|brittannica}} è [[Robinson Crusoe]] il quale, naufragato {{sic|sur}} un'isola solitaria, con in tasca un coltello ed una pipa diventa architetto, falegname, arrotino, astronomo, prestinajo, costruttore navale, figulo, bastajo, agricoltore, sarto, ombrellajo e chierico. Egli è il vero prototipo del colonizzatore {{sic|brittanico}} come Venerdì (il fedele selvatico che vi giunge in un giorno infausto) è il simbolo delle razze assoggettate. Tutta l'anima anglosassone è in Crusoe: l'indipendenza virile, la crudeltà inconscia, la persistenza, l'intelligenza tardiva eppur efficace, l'apatia sessuale, la religiosità pratica e ben librata, la taciturnità calcolatrice. Chi rilegga questo semplice e commovente libro alla luce della storia susseguente non può non subirne l'incanto fatidico.<ref>Scritto in italiano da Joyce. Da ''Verismo ed idealismo nella letteratura inglese'', in ''Occasional, critical and political writing'', a cura di Kevin Barry, Oxford University Press, Oxford, 2000, pp. 178-79. ISBN 0-19-283353-7.</ref>
*[...] la mia anima è a [[Trieste]].<ref>Da una lettera a Nora Barnacle del 27 ottobre 1909; citato in ''Letters of James Joyce, vol. II'' edito da Richard Ellmann, London: Faber & Faber, 1966.</ref>
*Niente penna, niente inchiostro, niente tavola, niente posto, niente tempo, niente quiete, niente voglia.<ref>Da una lettera a Stanislaus Joyce, Roma, 7 dicembre 1906, in ''Lettere e saggi'', a cura di Enrico Terrinoni, traduzione di Giorgio Melchiori, Giuliano Melchiori, Renato Oliva, Sara Sullam, il Saggiatore, Milano, 2016, p. 206. ISBN 9788842822547</ref>
*Non parlarmi di politica, sono solo interessato allo stile.<ref>Citato in [[Umberto Eco]], ''Le Poetiche di Joyce'', Bompiani, 1966².</ref>
:''Don't talk to me about politics. I'm only interested in style''.<ref>Frase rivolta al fratello Stanislaus Joyce, in un incontro dopo il 1920, a un accenno di quest'ultimo al [[fascismo]]. Umberto Eco, ne ''Le Poetiche di Joyce'', ha commentato: «Ci lascia perplessi quanto alla definizione della sua figura umana, ma rappresenta pur sempre un esempio di scelta ascetica e rigorosa, senza mezze misure, tale da incuterci, se non ammirazione, sgomento».</ref><ref>Citato in [[Richard Ellmann]], introduzione a [[Stanislaus Joyce]], ''My Brother's Keeper'', Da Capo Press, 2003.</ref>
*Non vi è eresia, né filosofia, tanto aborrita dalla [[Chiesa cattolica|Chiesa]], quanto l'essere umano.
:''There is no heresy or no philosophy which is so abhorrent to the church as a human being.''<ref>Da ''Letter to Augusta Gregory'', 22 ottobre 1902; citato in Richard Ellmann, ''James Joyce'' (1959), Oxford University Press, 1983, p. 107. ISBN 0-195-03381-7</ref>
*Quando si ha una cosa, questa può essere portata via. [...] Ma quando si dà una cosa, questa è data. Nessun ladro può prendertela. [...] Se l'hai data tu, allora è tua per sempre. Sarà sempre tua. Ecco, questo è dare.<ref>Da ''Exiles'', traduzione di Ornella Trevisan, Edizioni Studio Tesi, 1992³.</ref>
*Ritengo che i tre scrittori dell'Ottocento naturalmente dotati di maggior ingegno fossero [[Gabriele D'Annunzio|d'Annunzio]], Kipling, Tolstoi.<ref>Citato in ''L'arte di Gabriele d'Annunzio'', Atti del convegno internazionale di studio, Venezia-Gardone Riviera-Pescara, 7-13 ottobre 1963, a cura di Emilio Mariano, Mondadori, Milano, 1968, p. 169.</ref>
*Se ho scelto [[Dublino]] per scena è perché quella città mi appariva come il centro della paralisi.<ref>Da ''Letter to Grant Richards'', 5 maggio 1906; citato in ''Ulisse: Guida alla lettura'', Mondadori, 2000.</ref>
*Il classicismo non è l'espressione di una data epoca o di un dato paese, ma lo stato costante della mente artistica.<ref name="Orsini 1998">Citato in ''Dino Gavina: ultrarazionale, ultramobile'', a cura di Renzo Orsini, Compositori, 1998, p. 116. ISBN 88-7794-137-5</ref>
==''Dedalus''<ref>In alcune versioni ''Ritratto dell'artista da giovane''.</ref>==
===[[Incipit]]===
C'era una volta tanto tempo fa una muuuuucca che veniva avanti lungo la strada, e questa muuuuucca che camminava sulla strada incontrò un simpatico ragazzetto a nome confettino...
Questa favola gliela raccontava suo padre, suo padre lo guardava attraverso il vetro del monocolo: aveva una faccia pelosa.
Era lui confettino. La muuuuucca veniva avanti lungo la strada di Betty Byrne; Betty vendeva zucchero filato al limone.
Oh, le roselline selvatiche
Sul praticello verde
Cantava questa canzone. Era la sua canzone.
===Citazioni===
*Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'[[arte]].
*I sentimenti eccitati dall'arte falsa sono cinetici, il desiderio e la ripugnanza [...]. Le arti che eccitano questi sentimenti [...] sono perciò arti false. L'emozione estetica [...] è perciò statica.
*Quando un'anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti.
*Sarebbe un tormento spaventoso sopportare per tutta l'eternità anche soltanto la puntura di un insetto. Che cosa non deve essere allora sopportare per sempre i molteplici tormenti dell'inferno? Per sempre! Per tutta l'eternità! Non per un anno o per un secolo, ma per sempre. Cercate di immaginare il significato spaventoso di ciò. Più volte avrete visto la sabbia sulla riva del mare. Quale finezza hanno i suoi minuscoli granelli! E quanti di quei minuscoli granellini occorrono per formare il più piccolo pugno di sabbia che il fanciullo afferra giocando! E ora immaginate una montagna di questa sabbia alta due milioni di chilometri, dalla superficie della terra alle più remote sfere celesti, larga due milioni di chilometri, fino allo spazio più remoto, spessa due milioni di chilometri: e immaginate questa enorme massa di incalcolabili particelle di sabbia moltiplicata tante volte quante sono le foglie nella foresta, quante sono le gocce d'acqua nel possente oceano, quante sono le piume degli uccelli, le squame dei pesci, i peli degli animali, gli atomi nelle vaste propaggini dell'atmosfera: e immaginate che alla fine di ogni milione d'anni un uccelletto venga a portarsi via nel becco un granello minuscolo di quella sabbia. Quanti milioni su milioni di secoli non dovrebbero passare prima che l'uccelletto avesse portato via anche un solo decimetro cubico della montagna, quanti incommensurabili periodi su periodi di epoche non dovrebbero passare prima che l'avesse portata via tutta! Eppure, al termine di tale sconfinata estensione di tempo, non si potrebbe dire che fosse trascorso neppure un attimo dell'eternità. Alla fine di tutti questi bilioni e trilioni d'anni, l'eternità quasi non avrebbe avuto inizio. E se la montagna tornasse a risollevarsi dopo essere stata portata via per intero, e se l'uccelletto facesse ritorno e la portasse via di nuovo, granello per granello: e se la montagna dovesse così sorgere e abbassarsi tante volte quante sono le stelle del firmamento, gli atomi dell'aria, le gocce d'acqua del mare, le foglie degli alberi, le piume degli uccelli, le squame dei Pesci, i peli degli animali, alla fine di tutti gli innumerevoli sollevamenti e abbassamenti di tale montagna incommensurabilmente vasta, non si potrebbe dire che fosse trascorso un singolo attimo dell'eternità; anche allora, alla fine di un così lungo periodo, dopo le epoche incommensurabili del tempo, il cui solo pensiero fa sì che la mente sia scossa da violente vertigini, l'eternità quasi non avrebbe avuto inizio.
==''Gente di Dublino''==
===[[Incipit]]===
''Le sorelle''
Non c'era speranza per lui questa volta: era il terzo infarto. Sera dopo sera ero passato davanti alla casa (era vacanza) studiando il quadrato illuminato della finestra: e sera dopo sera l'avevo trovato illuminato nello stesso modo, di luce lieve e uniforme. Se era morto, pensavo, avrei visto il riflesso delle candele sulla tendina rossa, poiché sapevo che si dovevano mettere due candele al capezzale di un morto. Mi aveva detto: «Non sarà a lungo di questo mondo» e le sue parole mi erano sembrate oziose. Ora sapevo che erano vere. Ogni sera mentre fissavo la finestra in alto ripetevo piano la parola paralisi. Aveva sempre suonato strana alle mie orecchie, come la parola gnomone nella geometria e la parola simonia nel catechismo. Ma ora aveva per me un suono simile al nome di qualche essere malefico e colpevole. Mi riempiva di paura, eppure desideravo ardentemente esserle più vicino e contemplarne l'opera di morte.
===Citazioni===
*Ma il mio corpo era come un'arpa e le parole e gesti di lei come dita sulle sue corde. (da ''Arabia'')
:''But my body was like a harp and her words and gestures were like fingers running upon the wires.''
*Derevaun seraun! Derevaun seraun!<ref>Parole pronunciate dalla madre di Evelyn delirante: presunto gaelico per "The end of pleasure is pain".</ref>
*I pensieri mi scappavano via. Gli impegni seri della vita, che ora parevano separarmi dai miei desideri, mi sembravano un gioco infantile, antipatico e noioso. (da ''Arabia'')
*Lei era un po' ordinaria – ogni tanto sbagliava le congiunzioni, diceva "se saprebbe". Ma che importanza aveva la grammatica se l'amava veramente? Non sapeva decidere se volerle bene o disprezzarla per quello che aveva fatto. Naturalmente l'aveva fatto pure lui. L'istinto lo portava a rimanere libero, a non sposarsi. Una volta sposato sei finito, gli diceva. (da ''Pensione di famiglia'')
*Moriva dal desiderio di salire in cielo attraverso il tetto e di volare verso un altro paese dove non avrebbe più sentito parlare dei suoi guai, eppure una forza lo spingeva dabbasso scalino per scalino. (da ''Pensione di famiglia'')
*Attendeva paziente, quasi allegra, senza nessuna ansia, mentre i ricordi cedevano il posto a speranze e progetti. Speranze e progetti talmente complessi che non vedeva nemmeno più i cuscini bianchi su cui fissava lo sguardo, né si ricordava di cosa fosse in attesa. (da ''Pensione di famiglia'')
*Osservò la scena e pensò alla [[vita]] – e come regolarmente gli succedeva quando pensava alla vita, diventò malinconico. Una tristezza dolce discese in lui. Sentì quanto era vano lottare contro la sorte – era questa la saggezza che i secoli gli avevano tramandato. (da ''Una piccola nube'')
*Convennero di interrompere i loro rapporti: ogni legame, disse lui, è un legame di dolore. (da ''Un caso pietoso'')
*Era stata evidentemente incapace di vivere, priva di qualsiasi forza di carattere, facile preda delle abitudini, uno dei relitti su cui è stata eretta la civiltà. (da ''Un caso pietoso'')
*Mentre sedeva lì, rivivendo la sua vita con lei ed evocando ora l'una ora l'altra delle immagini nelle quali adesso la concepiva, si rese conto che era morta, che aveva cessato di esistere, che era diventata un ricordo. (da ''Un caso pietoso'')
*Sembrava che un unico essere umano l'avesse amato, e lui le aveva negato la vita e la felicità, l'aveva condannato all'ignominia, a una morte vergognosa. (da ''Un caso pietoso'')
*Un'ondata di gioia ancora più tenera gli sfuggì dal cuore e gli scorse come un caldo flusso nelle arterie. Come il tenero fuoco di stelle, attimi della loro vita insieme, di cui nessuno sapeva o avrebbe mai saputo, si scagliarono nella sua memoria illuminandola. Desiderava rammentarle quegli attimi, farle dimenticare gli anni della noiosa vita in comune e ricordarle soltanto gli attimi di estasi. Perché gli anni, sentiva, non avevano spento la sua anima o quella di lei. I bambini, lo scrivere, le cure della famiglia non avevano spento del tutto il tenero fuoco delle loro anime. In una lettera che le aveva scritto allora aveva detto: "Come mai parole come queste mi sembrano tanto fiacche e fredde? Forse perché non esiste per il tuo nome parola abbastanza tenera? Le parole scritte anni prima gli giunsero dal passato come una musica lontana. Moriva dal desiderio di rimanere solo con lei. Quando, andati via gli altri, lui e lei sarebbero stati nella loro camera in albergo, allora sarebbero stati soli, e insieme. (da ''I morti'')
*Un picchiettare sommesso sui vetri lo fece voltare verso la finestra: aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi neri e argentei che cadevano obliqui contro il lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Cadeva ovunque nella buia pianura centrale, sulle nude colline; cadeva soffice sulla palude di Allen e più a ovest sulle nere, tumultuose onde dello Shannon. Cadeva in ogni canto del cimitero deserto, lassù sulla collina dove era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancello, sugli spogli roveti. E la sua anima gli svanì adagio adagio nel sonno mentre udiva lieve cadere la neve sull'universo, e cadere lieve come la discesa della loro estrema fine sui vivi e sui morti. (da ''I morti'')
==''Musica da camera''==
===[[Incipit]]===
''Corde in terra e nell'aria<br>Suonano dolcemente;<br>Corde presso il fiume<br>Dove i salci si toccano.<br>C'è lungofiume una musica<br>Là dove Amore gironzola<br>Coi fiori smorti sul mantello,<br>Sul capo le foglie imbrunite.''
===Citazioni===
*''In quell'ora che ogni cosa ha quiete,<br>O solitario custode dei cieli,<br>Non senti il vento notturno<br>E le arpe sospiranti Amore che schiuda<br>I pallidi cancelli dell'alba?'' (p. 37)
*''Stare vorrei in quel dolce seno<br>(Quanto dolce e leggiadro!)<br>Dove non colga nessun aspro vento.<br>Per via delle brulle austerità<br>Stare vorrei in quel dolce seno.'' (p. 40)
*''[[Amore]] è misero se il suo amore è assente.'' (p. 43)
*''Vento nunziale soffia<br>Perché amore è colmo;<br>Presto, oh, molto presto<br>il tuo amore sarà da te.'' (p. 47)
*''La sua mano sta<br>Sotto il morbido [[seno]] rotondo,<br>Colui che ha dolore<br>Così si queterà''. (p. 52)
*''Fossi pure il tuo Mitridate<br>Assuefatto a sfidare il dardo velenoso,<br>Sempre me immune dovrai abbracciare<br>Per conoscere l'estasi del cuore.'' (p. 61)
{{NDR|James Joyce, ''Musica da camera'' (''Chamber Music''), traduzione di Alfredo Giuliani, in ''Poesie'', prefazione e a cura di Alberto Rossi, Oscar Mondadori, 1967}}
==''Ulisse''==
===[[Incipit]]===
Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall'alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intonò:
– ''Introibo ad altare Dei''.
Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando:
– Vieni su, Kinch! Vieni su, pauroso gesuita.
===Citazioni===
*Ascolta: una frase ondosa di quattro parole: siisuu, hiss, issiiiss, uuus.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 220. ISBN 9788858024416</ref>
*... bisognerebbe che prendessi un bel paio di pantofole rosse come quelle che vendevano quei turchi col fez, oppure anche gialle e una bella veste da camera semitrasparente ne ho un bisogno estremo... come quelle di tanto tempo fa da Walpole solo 8/6 o 18/6...<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 219. ISBN 9788858024416</ref>
*Bloom: [...] Libero denaro, libero amore, e libera chiesa laica in libero stato laico. O' Madden Burke: Libera volpe in libero pollaio.<ref>Da ''Ulisse'', traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, 1971, pp. 664-665.</ref>
*Chi ruba al povero presta al signore.
*"Come noi […] intessiamo e disintessiamo i nostri corpi," disse Stephen, "di giorno in giorno, le loro molecole su e giù come una spola, così l'artista intesse e disintesse la sua immagine."
*Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i [[cuoco|cuochi]].
*Fragilità, il tuo nome è [[matrimonio]]. (2012)
*La [[donna]] è spesso il punto debole del marito.<ref>Citato in Elena Spagnol, ''Citazioni'', Garzanti, 2003.</ref>
*La paternità, nel senso dell'atto cosciente di mettere al mondo, è sconosciuta all'uomo. (2012)
*La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi.
*{{NDR|Donne}} Non le vedi mai sedersi su una panchina con su scritto ''Vernice fresca''. Si guardano intorno ovunque. (2012)
*Non mi va quel lavoro. Casa in lutto. Camminare. Pat! Non sente. Sordo come una campana.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 216. ISBN 9788858024416</ref>
*Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l'altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 217. ISBN 9788858024416</ref>
*Ognuno ha i suoi gusti, come disse Morris quando baciò la vacca.
*Qual è l'età dell'anima umana? Come ella ha virtù di camaleonte nel modificare colore ad ogni nuovo avvicinamento, nell'esser felice con i beati e triste con i disperati, così è anche l'età, mutevole come il suo temperamento. (2012)
*[[Quattrino|Quattrini]] e cretini non si fanno compagnìa.
*Sentì poi un profondo sospiro caldo, più debole, mentre la donna si rivoltava e gli anelli d'ottone ballonzolanti della lettiera tintinnavano.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della letteratura'', traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 221. ISBN 9788858024416</ref>
*Si può passar sopra a un [[morso]] di [[pecora e lupo|lupo]], ma non a un morso di [[pecora e lupo|pecora]].
*Sotto la marea montante vide le [[alga|alghe]] contorte sollevare languidamente e ondulare braccia riluttanti, alzando le gonnelle, nell'acqua sussurrante ondulando e altovolgendo timide fronde argentee. Giorno per giorno: notte per notte: sollevate, inondate e lasciate cadere. Signore, sono spossate: e, in risposta al sussurro, sospirano. [[Sant'Ambrogio]] lo udì, il sospiro di foglie e di onde, mentre aspettavano, attendevano la pienezza dei loro tempi, ''diebus ac noctibus iniurias patiens ingemiscit''. Senza alcun fine raccolte: poi vanamente liberate, fluttuanti in avanti, indietro rivolgenti: telaio della luna. (1989, pp. 69-70)
*Sta nello spazio ciò a cui nel tempo devo arrivare, ineluttabilmente.
*Un uomo di [[genio]] non commette sbagli. I suoi errori sono volontari e sono i portali della [[scoperta]]. (2012)
*Uomo [[fame|affamato]], uomo arrabbiato.
===Citazioni su ''Ulisse''===
*Ci sono passi nell'Ulisse che si possono leggere soltanto al gabinetto, se si vuole gustare appieno il piacere che essi danno. ([[Henry Miller]])
*È bizzarro ma mi sembra che tutte le volte che rileggo l'''Ulisse'' di James Joyce sia un libro diverso e perciò mi domando: è il libro che è cambiato o sono io? (''[[How I Met Your Mother (settima stagione)|How I Met Your Mother]]'')
*Ho terminato l'''Ulisse'' e mi sembra un colpo mancato. Genio ne ha, direi, ma di una purezza inferiore. Il libro è prolisso. È torbido. È pretenzioso. È plebeo, non solo nel senso ovvio, ma nel senso letterario. Uno scrittore di classe, voglio dire, rispetta troppo la scrittura per ammettere le trovate, le sorprese, le bravure. ([[Virginia Woolf]])
*''Ulisse'' va visto come l'ultimo dei capolavori della narrativa ottocentesca, e il primo di quelli del nostro secolo. Anche in questa ambivalenza si rivela il suo carattere di opera eccezionale. ([[Edoardo Sanguineti]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Finnegan's Wake H. C. E.''===
{{sic|fluidofiume}}, passato Eva e Adamo, da spiaggia sinuosa a baia biancheggiante, ci conduce con più commudus vicus di ricircolo di nuovo a Howth Castle {{sic|Edintorni}}.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''I morti''===
Lily, la figliola del fattore, non ce la faceva più, letteralmente, a stare in piedi. Faceva appena in tempo a accompagnare un invitato nello sgabuzzino dietro alla dispensa a pianterreno e a aiutarlo a togliersi il cappotto che già lo sfiatato campanello della porta principale suonava di nuovo e lei doveva dare di corsa lo spoglio corridoio per far entrare un altro ospite.<ref name=incipit/>
==Citazioni su James Joyce==
*[[Georges Braque|Braque]] e James Joyce sono gli incomprensibili che tutti capiscono. ([[Pablo Picasso]])
*Il romanzo ha raggiunto tali perfezioni, prima dello sfacelo di Joyce, fino alla rottura che Joyce compie sui personaggi e sulla parola, mettendo a nudo gli organi interni dell'uomo, che adesso si possono fare solo dei ''flashes'' sulla vita, riportare delle impressioni, delle testimonianze, come faccio io. ([[Domenico Rea]])
*Joyce non procede da [[Henry James]] ma direttamente da [[Gustave Flaubert|Flaubert]] e [[Henrik Ibsen|Ibsen]]. ([[Ezra Pound]])
*Non ci sono stati successori di Joyce nella lingua inglese; forse non ce ne possono essere di un talento così esauriente del suo proprio potenziale. ([[George Steiner]])
*Un uomo che cogliamo in aspetti obliqui di bohème, di fuggitivo, di straniero, personaggio ambiguo e talora grottesco come il suo Bloom; un pedante, un maniaco, un poeta con molte caratteristiche del raté, le cui opere sarebbero rimaste quelle di un raté in ogni altro secolo fuor che nel Novecento, che si arrese al fascino della loro illeggibilità. ([[Mario Praz]])
*Un uomo (Joyce) che ha creato tre capolavori ha il diritto di sperimentare. Non vi è nessuna ragione per bloccare il traffico. ([[Ezra Pound]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*James Joyce, ''Gente di Dublino'', traduzione di Marina Emo Capodilista, Newton & Compton, 1994.
*James Joyce, ''Dedalus'', traduzione di Bruno Oddera, Arnoldo Mondadori Editore, 1996.
*James Joyce, ''Ulisse'', traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1960.
*James Joyce, ''Ulisse'', traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, Oscar Mondadori, Milano, 1989.
*James Joyce, ''Ulisse'', a cura di Enrico Terrinoni, traduzione di Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi, Newton Compton, 2012.
==Voci correlate==
*[[Leopold Bloom]]
*[[Stephen Dedalus]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=en:Author:James Joyce|s_lingua=inglese|s_preposizione=di}}
===Opere===
{{Pedia|Gente di Dublino||1914}}
{{Pedia|Ritratto dell'artista da giovane|''Ritratto dell'artista da giovane''|1916}}
{{Pedia|Ulisse (Joyce)|''Ulisse ''|1922}}
{{DEFAULTSORT:Joyce, James}}
[[Categoria:Scrittori irlandesi]]
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Excalibur
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wikitext
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{{Film
|titoloitaliano= Excalibur
|titolooriginale= Excalibur
|immagine=Excalibur (1981) logo.png
|paese= Irlanda/Usa
|anno= 1981
|genere= Fantasy
|regista= [[John Boorman]]
|sceneggiatore= [[John Boorman]], [[Rospo Pallenberg]]
|attori=
*[[Robert Addie]]: Mordred
*[[Emmet Bergin]]: Ulfius
*[[Charley Boorman]]: Mordred da ragazzo
*[[Katrine Boorman]]: Igrayne
*[[Keith Buckley]]: Uryens
*[[Gabriel Byrne]]: Uther
*[[Nicholas Clay]]: Lancillotto
*[[Paul Geoffrey]]: Parcifal
*[[Ciarin Hinds]]: Loth
*[[Garrett Keogh]]: Mador
*[[Cherie Lunghi]]: Ginevra
*[[Helen Mirren]]: Morgana
*[[Nigel Terry]]: Re Artù
*[[Nicol Williamson]]: Mago Merlino
|doppiatoriitaliani=
*[[Sandro Acerbo]]: Mordred
*[[Simona Izzo]]: Igrayne
*[[Sandro Iovino]]: Uryens
*[[Romano Malaspina]]: Uther
*[[Gianni Williams]]: Lancillotto
*[[Romano Ghini]]: Parsifal
*[[Emanuela Rossi]]: Ginevra
*[[Maria Pia Di Meo]]: Morgana
*[[Pino Colizzi]]: Re Artù
*[[Sergio Rossi (attore)|Sergio Rossi]]: Merlino
|note=
}}
'''''Excalibur''''', film del 1981 con [[Robert Addie]], regia di [[John Boorman]].
==[[Incipit]]==
<div class="center">I tempi bui<br>La terra era divisa e senza un re<br>Da quei secoli perduti, emerse una leggenda...<br>Del mago, Merlino,<br>Dell'arrivo di un re,<br>Della spada del potere...<br>{{maiuscoletto|Excalibur}}</div>
:<div class="center">''The Dark Ages<br>The Land Was Divided And Without a King<br>Out Of Those Lost Centuries Rose A Legend...<br>Of The Sorcerer, Merlin,<br>Of The Coming Of A King,<br>Of The Sword Of Power...<br>{{maiuscoletto|Excalibur}}</div>
==Frasi==
*Guardate la spada del potere, Excalibur! Forgiata quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e fiori erano tutt'uno coll'uomo e la morte non era che un sogno. ('''Merlino''')
*''Anál nathrach, orth' bháis's bethad, do chél dénmha.''<ref>Traduzione dall'irlandese antico: «Il respiro del serpente, incantesimo della vita e della morte, il tuo presagio della creazione».</ref> {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} ('''Merlino''')
*Il futuro ha già messo radici nel presente. ('''Merlino''')
*Gli uomini so solo massacrarli. D'ora in avanti, imparerò ad amarli. ('''Uther Pendragon''')
*Nessuno avrà la spada! Nessuno impugnerà Excalibur eccetto me! ('''Uther Pendragon''')
*Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà re. ('''Merlino''')
*Non badate a questi [[Cavaliere|cavalieri]] ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. E tu, Artù, sii modesto e sincero, e aiuta tuo fratello a tenere alto il nome dei Morven. ('''Ector''')
*Ricordo bene il mio primo [[torneo]]. Sembra molto peggio di quello che è. ('''Ector''')
*Uno [[scudiero]] non lascia senza spada il suo cavaliere. ('''Ector''')
*Chiunque voglia cimentarsi e seguire un re mi segua! ('''Artù''')
*Guardare quel [[biscotto]] è come guardare il [[futuro]]: finché non l'hai assaggiato cosa ne sai in realtà? E allora, ormai è troppo tardi. ('''Merlino''')
*C'è sempre qualcuno più furbo di te. ('''Merlino''')
*Voi vi battereste all'ultimo sangue contro un cavaliere che non vi è nemico per un tratto di strada che potreste facilmente aggirare! ('''Lancillotto''')
*Signore, noi siamo innocenti, ma non nei nostri cuori. Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ('''Lancillotto''')
*Ti ho amato come re. A volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole. ('''Ginevra''')
*Il Re senza una spada! La terra senza un Re! ('''[[Lancillotto]]''')
*Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato e il sogno di ciò che potrebbe essere. ('''Artù''')
*Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere. ('''Artù''')
*Non sapevo quanto la mia anima fosse vuota finché non è stata riempita. ('''Artù''')
*Preparatevi a combattere, cavalcherete di nuovo col vostro re. ('''Artù''')
*Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri. Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause. Ora, fratello mio, io sarò RE. ('''Artù''')
==Dialoghi==
*'''Uther Pendragon''': Merlino, sono il più forte! Sono il predestinato! La spada! Mi promettesti la spada!<br>'''Merlino''': E tu l'avrai, Uther. Ma per sanare, non per spaccare. Domani, una tregua. Io vi aspetterò al fiume.<br>'''Uther Pendragon''': Chiacchiere? Le chiacchiere sono per gli innamorati! Mi serve una spada per essere re.
*'''Uther Pendragon''': Dove sei stato? <br/> '''Merlino''': Ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo. A volte io do a volte io prendo. Sta a me il sapere cosa e quando.<br>'''Uther Pendragon''': Devi aiutarmi, Merlino!<br>'''Merlino''': Debbo?<br>'''Uther Pendragon''': Sono il tuo re!<br>'''Merlino''': Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta. Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per [[lussuria]].<br>'''Uther Pendragon''': Per Igrayne. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. Usa la magia! Fallo!<br>'''Merlino''': Igrayne... Tu devi giurare sul tuo vero diritto sovrano, Uther, di accordare a me ciò che io desidero e sarai appagato.<br>'''Uther Pendragon''': Io lo giuro per Excalibur!<br>'''Merlino''': Ciò che è frutto della tua lussuria sarà mio. Giuralo di nuovo!<br>'''Uther Pendragon''': Lo giuro, Merlino!
*'''Uther Pendragon''': Ho sognato il drago.<br>'''Merlino''': Sono stato io a risvegliarlo. Non lo vedi tutto intorno a te l'alito del drago?
*'''Merlino''': Trasformerò le tue sembianze in quelle del duca. Igrayne penserà che suo marito è tornato.<br>'''Uther Pendragon''': Ma il mare? La scogliera?<br>'''Merlino''': La tua lussuria ti sosterrà. Galleggerai sull'alito del drago.
*'''Uther Pendragon''': Merlino! Tu arrivi non richiesto e m'ignori quando ti chiamo.<br>'''Merlino''': Ho dormito a lungo, per nove lune intere. Ciò che ho fatto per te non fu facile. Ora devi ripagarmi. Uther, il bambino è mio. Tu lo giurasti, ricordi?<br>'''Uther Pendragon''': Erano parole affrettate, Merlino. Questo è carne, è sangue.<br>'''Igrayne''': Uther, è la verità? Non gli dare mio figlio!<br>'''Uther Pendragon''': Ho fatto giuramento, Igrayne. Ho fatto un patto con Merlino.<br>'''Igrayne''': Eri proprio tu! Venisti da me quella notte. Sei tu il padre!<br>'''Merlino''': No, casa e focolare, moglie e figlio, non è per te, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Uccidere ed essere re? Soltanto questo?<br>'''Merlino''': Forse nemmeno questo, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Mi colpisci con parole dure come il ferro.<br>'''Merlino''': Tu hai tradito il duca, gli hai rubato la moglie e hai preso il suo castello. Ora nessuno si fida di te. Tu non sei il predestinato. Dammi il bambino! Io lo proteggerò.
*'''Lot''': Merlino! Non ti abbiamo dimenticato. Che stregoneria è questa?<br>'''Uryens''': Sta cercando di imporci con la frode un ragazzo senza padre! Volete un bastardo come re?<br>'''Lot''': Lord Leodegrance, unisciti a noi contro il ragazzo!<br>'''Leodegrance''': Io ho visto ciò che ho visto! Il ragazzo ha estratto la spada. Se un ragazzo è il predestinato, un ragazzo sarà re.
*'''Artù''': Merlino, perché mi hai fatto questo?<br>'''Merlino''': Perché fosti procreato per essere re.<br>'''Artù''': Cosa significa essere re?<br>'''Merlino''': Tu sarai la terra e la terra sarà te. Se tu fallisci, la terra non darà più frutto. Se tu riesci, la terra prospererà.
*'''Merlino''': Devo dirti cosa c'è là fuori?<br>'''Artù''': Sì, ti prego.<br>'''Merlino''': Il [[drago]], una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme in un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro.<br>'''Artù''': E dov'è?<br>'''Merlino''': Il drago è ovunque. Il drago è ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come... come... eccolo lì, il fulmine! Proprio così.
*'''Artù''': Che genere d'uomo era mio padre?<br>'''Merlino''': Oh, era forte e molto coraggioso. Era un grande cavaliere.<br>'''Artù''': Era un grande re?<br>'''Merlino''': Beh, era avventato. Non imparò mai a guardare nel cuore degli uomini, tanto meno nel suo.<br>'''Artù''': Lo amavi?<br>'''Merlino''': Eh, è facile amare la [[follia]] in un [[ragazzo]].
*'''Merlino''': Tu hai un regno da governare.<br>'''Artù''': Ma come? Io non so come.<br>'''Merlino''': Eppure hai saputo estrarre la spada dalla roccia.<br>'''Artù''': È stato facile.<br>'''Merlino''': Davvero? Io non avrei potuto farlo.<br>'''Artù''': Tu no?!<br>'''Merlino''': Sei tu il re, non io.
*'''Artù''': Giurami fedeltà e verrai graziato, cavaliere. Ho bisogno di uomini d'arme come te.<br>'''Uryens''': Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?!<br>'''Lot''': No, mai! Mai!<br>'''Artù''': Hai ragione. Non sono ancora un cavaliere. Tu, Uryens, mi farai cavaliere. {{NDR|gli dà Excalibur e s'inchina}} Da cavaliere a cavaliere, posso offrirti mercé.<br>'''Merlino''': Ma che storia è? Che storia è?!<br>'''Lot''': Tienila, Uryens!<br>'''Uryens''': {{NDR|dopo una lunga esitazione}} In nome di Dio, San Michele e San Giorgio ti do il diritto di portare armi e di amministrare giustizia.<br/>'''Artù''': A quel dovere solennemente obbedirò, quale cavaliere e re.<br>'''Merlino''': Mai visto niente così...<br>'''Uryens''': Alzati, re Artù. {{NDR|s'inchina e ridà Excalibur ad Artù}} Sono il tuo umile cavaliere e giuro obbedienza al coraggio nelle tue vene che è così grande che la sua fonte può essere solo Uther Pendragon. Di te non dubito più.
*'''Artù''': Un re deve sposarsi, no?<br>'''Merlino''': Già, così sembrerebbe.<br>'''Artù''': Io la amo. Vorrei che {{NDR|Ginevra}} fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>'''Merlino''': Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata [[amore]], questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!<br>'''Artù''': Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>'''Merlino''': Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>'''Artù''': Ginevra...<br>'''Merlino''': Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco! Tu hai una terra da acquietare prima di iniziare a perdere tempo con stolte scaramucce d'amore!
*'''Artù''': Abbiamo vinto battaglie contro eserciti e ora un solo uomo sconfigge tutti i miei cavalieri.<br>'''Ector''': È un potente avversario...<br>'''Leodegrance''': È durissimo...
*'''Artù''': Fatevi da parte! Questa è la strada del re e i cavalieri contro cui vi siete battuto erano i suoi.<br>'''Lancillotto''': Io aspetto il re in persona. I suoi cavalieri hanno bisogno di addestramento.<br>'''Artù''': Sono io il re, e questa... {{NDR|sfodera la spada}} questa è Excalibur, spada dei re dagli albori del tempo. Voi chi siete? Che cosa volete?<br>'''Lancillotto''': Io sono Lancillotto del lago, da aldilà del mare e devo ancora trovare un re degno della mia spada.<br>'''Artù''': Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà.<br>'''Lancillotto''': Non un vanto, signore, ma una condanna, poiché non ho mai trovato il mio pari in torneo o in duello.<br>'''Artù''': Fatevi da parte!<br>'''Lancillotto''': Non lo farò. Dovete ritirarvi o dimostrare il vostro valore alla prova delle armi sotto gli occhi di Dio.<br>'''Artù''': Che mi dia allora la forza di disarcionarvi e di rimandarvi con un solo colpo aldilà del mare.<br>'''Lancillotto''': Allora attraversate, signore.
*'''Artù''': {{NDR|dopo aver spezzato Excalibur duellando con Lancillotto}} Merlino, che cosa ho fatto?<br>'''Merlino''': Tu hai infranto ciò che non poteva essere infranto! Hai infranto la... la speranza...<br>'''Artù''': L'ha infranta il mio orgoglio! L'ha infranta la mia rabbia! {{NDR|getta Excalibur nell'acqua}} Questo grande cavaliere, che si è battuto con lealtà e con grazia, doveva vincere. Ho usato Excalibur per cambiare quel verdetto. Ho perduto per sempre l'antica spada degli eroi di una volta, il cui potere doveva unire tutti gli uomini, non servire la vanità di un solo uomo. Io non sono... niente.
*'''Lancillotto''': Io, il miglior cavaliere del mondo, battuto! Questo è un grande giorno, poiché la mia ricerca è finita, oh mio re. Fate di me il vostro campione!<br>'''Artù''': Ma la tua vita e la tua terra sono lontane da qui.<br>'''Lancillotto''': Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre. Qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do' in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa.<br>'''Artù''': Ed è un grande cuore. Ser Lancillotto, tu sarai il mio campione.
*'''Merlino''': Pensate bene a questo momento. Assaporatelo. Rallegratevene con grande gioia. Grande gioia! Ricordatelo per sempre, poiché da esso siete uniti. Voi siete tutt'uno sotto le stelle. Ricordate bene, dunque, questa notte, questa grande vittoria, così che negli anni a venire possiate dire: «Io ero lì quella notte con Artù il re!». Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano.<br>'''Artù''': Merlino, la tua saggezza ha forgiato questo anello. D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una tavola rotonda intorno a cui ci riuniremo. E una volta sopra la tavola. E un castello sopra la volta. E io mi sposerò, e la terra avrà un erede per brandire Excalibur. Cavalieri della Tavola Rotonda!
*'''Lancillotto''': Sono un uomo d'arme. Sono votato all'ideale.<br>'''Ginevra''': Ma di certo ci dev'essere una dama da qualche parte del mondo che t'ispira.<br>'''Lancillotto''': Sì, ce n'è una.<br>'''Ginevra''': E chi è? Suvvia, ditemi.<br>'''Lancillotto''': Voi.<br>'''Ginevra''': Ah, vi fate gioco di me!<br>'''Lancillotto''': Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra.
*'''Merlino''': È una strada lunga e solitaria, sai, la strada del [[Negromanzia|negromante]]. Sì, conoscere troppo. ''Lacrimae mundi'', le sofferenze del mondo.<br>'''Morgana''': Ma il potere? La gioia?<br>'''Merlino''': Soltanto attimi, attimi fuggenti.<br>'''Morgana''': Io allevierò la tua solitudine. Fatti aiutare da me. Insegnami!<br>'''Merlino''': Ormai i giorni dei pari nostri sono numerati. Il Dio unico viene a cacciare via i molti dei, gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. Sì, è il tempo degli uomini e dei loro modi.
*'''Percival''': Chi mi darà l'armatura e la spada?<br>'''Kay''': Coltelli da cucina e spiedi unti saranno le tue armi, ragazzo. Alle cucine!
*'''Morgana''': I tuoi occhi non mi lasciano mai, Merlino.<br>'''Merlino''': Non posso riconoscere la bellezza?<br>'''Morgana''': Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.<br>'''Merlino''': Forse tu agogni ciò che non puoi avere, Morgana.<br>'''Morgana''': Non posso avere?! Ma tu l'hai promesso, tutti i tuoi segreti! Hai detto che mi avresti mostrato tutto.<br>'''Merlino''': Ti ho già mostrato anche troppo.
*'''Artù''': Per anni la pace ha regnato nel paese. Le messi crescono in abbondanza. Nessuno si lamenta. Ognuno dei miei sudditi gode della sua porzione di felicità e di giustizia. Dimmi, Merlino, abbiamo sconfitto il male come sembra?<br>'''Merlino''': Il bene e il male, non esiste mai uno senza l'altro.<br>'''Artù''': Dove si nasconde allora il male nel mio regno?<br>'''Merlino''': Sempre dove meno te lo aspetti. Sempre...<br>'''Galvano''': Io so dov'è.<br>'''Artù''': Dove, ser Galvano?<br>'''Galvano''': Non posso dirlo.<br>'''Artù''': Devi parlare dal cuore. Siedi alla Tavola Rotonda. Dov'è questo male?<br>'''Galvano''': Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. {{NDR|punta a Ginevra}}<br>'''Ginevra''': Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. Perdonerò le tue parole avventate. Ebbene, bevi dalla sua stessa coppa e partecipa della sua bontà. {{NDR|Galvano rovescia la coppa}}<br>'''Artù''': Tu osi accusare la regina?<br>'''Galvano''': L'accuso!<br>'''Ginevra''': Protesto la mia innocenza!<br>'''Artù''': Se non fossi io il re, ti farei pagare con la vita ciò che hai detto!<br>'''Ginevra''': Non sarai il mio campione?<br>'''Artù''': Io non posso. Sono il tuo re e devo anche essere il tuo giudice in questo. A Lancillotto spetta a esserlo. È stato accusato anche lui. Io decreto che, al levar del sole due giorni da oggi, i campioni si battano e venga conosciuto la verità, poiché per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero.
*'''Artù''': Siete le due persone che amo di più in tutto il mondo.<br>'''Ginevra''': E allora perché non puoi difendermi?<br>'''Artù''': La legge! Le mie leggi devono legare tutti, alti e umili, se no non sono più leggi.<br>'''Ginevra''': Ma tu sei mio marito!<br>'''Artù''': Devo essere il re prima.<br>'''Ginevra''': Prima che marito?<br>'''Artù''': Se è necessario, sì.<br>'''Ginevra''': Prima dell'amore...
*'''Artù''': Merlino, avrò mai un figlio?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Niente giri di parole? Solo un semplice "sì"? Ciò mi spaventa.<br>'''Merlino''': Ma un re dovrebbe sempre aver paura, Artù, sempre! Del nemico in agguato dovunque, nei lunghi corridoi nel suo grande castello, in ogni anfratto della sua foresta o in una più intricata foresta qui dentro. {{NDR|indica la testa}}
*'''Lancillotto''': Non siamo più gli stessi, Artù.<br>'''Artù''': Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora.
*'''Artù''': Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>'''Merlino''': Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>'''Artù''': Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>'''Merlino''': Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. Dovreste saperlo!
*'''Artù''': Sei solo un sogno Merlino? <br/> '''Merlino''': Un sogno per alcuni... un incubo per altri!
==Citazioni su ''Excalibur''==
*Stavo girando ''Excalibur'' con John Boorman, il regista. Dopo essere stato dentro un'armatura tutto il giorno, non riuscivo più a stare davanti alla telecamera. Lo supplicai: "È il mio quarantesimo compleanno. Fammi fare una persona sullo sfondo!" Non lo fece. ([[Patrick Stewart]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film fantasy]]
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|titoloitaliano= Excalibur
|titolooriginale= Excalibur
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|paese= Irlanda/Usa
|anno= 1981
|genere= Fantasy
|regista= [[John Boorman]]
|sceneggiatore= [[John Boorman]], [[Rospo Pallenberg]]
|attori=
*[[Nigel Terry]]: [[Re Artù]]
*[[Helen Mirren]]: [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]]
*[[Nicholas Clay]]: [[Lancillotto]]
*[[Cherie Lunghi]]: [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]
*[[Paul Geoffrey]]: [[Parsifal]]
*[[Nicol Williamson]]: [[Mago Merlino|Merlino]]
*[[Corin Redgrave]]: Duca di Cornovaglia
*[[Patrick Stewart]]: [[Leodegrance]]
*[[Keith Buckley]]: Uryens
*[[Clive Swift]]: [[Sir Ector|Sir Hector]]
*[[Liam Neeson]]: [[Gawain|Galvano]]
*[[Gabriel Byrne]]: [[Uther Pendragon]]
*[[Robert Addie]]: [[Mordred]]
*[[Charley Boorman]]: Mordred (da bambino)
*[[Katrine Boorman]]: [[Igraine]]
*[[Ciarán Hinds]]: Lot
*[[Niall O'Brien]]: [[Sir Kay|Kay]]
*[[Eamonn Kelly]]: abate
|doppiatori italiani = *[[Pino Colizzi]]: Re Artù
*[[Maria Pia Di Meo]]: Morgana
*[[Gianni Williams]]: Lancillotto
*[[Emanuela Rossi]]: Ginevra
*[[Romano Ghini]]: Parsifal
*[[Sergio Rossi (attore)|Sergio Rossi]]: Merlino
*[[Gianni Marzocchi]]: Duca di Cornovaglia
*[[Renato Mori]]: Leodegrance
*[[Sandro Iovino]]: Uryens
*[[Sergio Fiorentini]]: Sir Hector
*[[Paolo Poiret]]: Galvano
*[[Romano Malaspina]]: Uther Pendragon
*[[Sandro Acerbo]]: Mordred
*[[Simona Izzo]]: Igraine
*[[Luciano De Ambrosis]]: Kay
*[[Roberto Villa]]: abate
|note=
}}
'''''Excalibur''''', film del 1981 con [[Robert Addie]], regia di [[John Boorman]].
==[[Incipit]]==
<div class="center">I tempi bui<br>La terra era divisa e senza un re<br>Da quei secoli perduti, emerse una leggenda...<br>Del mago, Merlino,<br>Dell'arrivo di un re,<br>Della spada del potere...<br>{{maiuscoletto|Excalibur}}</div>
:<div class="center">''The Dark Ages<br>The Land Was Divided And Without a King<br>Out Of Those Lost Centuries Rose A Legend...<br>Of The Sorcerer, Merlin,<br>Of The Coming Of A King,<br>Of The Sword Of Power...<br>{{maiuscoletto|Excalibur}}</div>
==Frasi==
*Guardate la spada del potere, Excalibur! Forgiata quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e fiori erano tutt'uno coll'uomo e la morte non era che un sogno. ('''Merlino''')
*''Anál nathrach, orth' bháis's bethad, do chél dénmha.''<ref>Traduzione dall'irlandese antico: «Il respiro del serpente, incantesimo della vita e della morte, il tuo presagio della creazione».</ref> {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} ('''Merlino''')
*Il futuro ha già messo radici nel presente. ('''Merlino''')
*Gli uomini so solo massacrarli. D'ora in avanti, imparerò ad amarli. ('''Uther Pendragon''')
*Nessuno avrà la spada! Nessuno impugnerà Excalibur eccetto me! ('''Uther Pendragon''')
*Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà re. ('''Merlino''')
*Non badate a questi [[Cavaliere|cavalieri]] ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. E tu, Artù, sii modesto e sincero, e aiuta tuo fratello a tenere alto il nome dei Morven. ('''Ector''')
*Ricordo bene il mio primo [[torneo]]. Sembra molto peggio di quello che è. ('''Ector''')
*Uno [[scudiero]] non lascia senza spada il suo cavaliere. ('''Ector''')
*Chiunque voglia cimentarsi e seguire un re mi segua! ('''Artù''')
*Guardare quel [[biscotto]] è come guardare il [[futuro]]: finché non l'hai assaggiato cosa ne sai in realtà? E allora, ormai è troppo tardi. ('''Merlino''')
*C'è sempre qualcuno più furbo di te. ('''Merlino''')
*Voi vi battereste all'ultimo sangue contro un cavaliere che non vi è nemico per un tratto di strada che potreste facilmente aggirare! ('''Lancillotto''')
*Signore, noi siamo innocenti, ma non nei nostri cuori. Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ('''Lancillotto''')
*Ti ho amato come re. A volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole. ('''Ginevra''')
*Il Re senza una spada! La terra senza un Re! ('''[[Lancillotto]]''')
*Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato e il sogno di ciò che potrebbe essere. ('''Artù''')
*Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere. ('''Artù''')
*Non sapevo quanto la mia anima fosse vuota finché non è stata riempita. ('''Artù''')
*Preparatevi a combattere, cavalcherete di nuovo col vostro re. ('''Artù''')
*Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri. Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause. Ora, fratello mio, io sarò RE. ('''Artù''')
==Dialoghi==
*'''Uther Pendragon''': Merlino, sono il più forte! Sono il predestinato! La spada! Mi promettesti la spada!<br>'''Merlino''': E tu l'avrai, Uther. Ma per sanare, non per spaccare. Domani, una tregua. Io vi aspetterò al fiume.<br>'''Uther Pendragon''': Chiacchiere? Le chiacchiere sono per gli innamorati! Mi serve una spada per essere re.
*'''Uther Pendragon''': Dove sei stato? <br/> '''Merlino''': Ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo. A volte io do a volte io prendo. Sta a me il sapere cosa e quando.<br>'''Uther Pendragon''': Devi aiutarmi, Merlino!<br>'''Merlino''': Debbo?<br>'''Uther Pendragon''': Sono il tuo re!<br>'''Merlino''': Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta. Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per [[lussuria]].<br>'''Uther Pendragon''': Per Igrayne. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. Usa la magia! Fallo!<br>'''Merlino''': Igrayne... Tu devi giurare sul tuo vero diritto sovrano, Uther, di accordare a me ciò che io desidero e sarai appagato.<br>'''Uther Pendragon''': Io lo giuro per Excalibur!<br>'''Merlino''': Ciò che è frutto della tua lussuria sarà mio. Giuralo di nuovo!<br>'''Uther Pendragon''': Lo giuro, Merlino!
*'''Uther Pendragon''': Ho sognato il drago.<br>'''Merlino''': Sono stato io a risvegliarlo. Non lo vedi tutto intorno a te l'alito del drago?
*'''Merlino''': Trasformerò le tue sembianze in quelle del duca. Igrayne penserà che suo marito è tornato.<br>'''Uther Pendragon''': Ma il mare? La scogliera?<br>'''Merlino''': La tua lussuria ti sosterrà. Galleggerai sull'alito del drago.
*'''Uther Pendragon''': Merlino! Tu arrivi non richiesto e m'ignori quando ti chiamo.<br>'''Merlino''': Ho dormito a lungo, per nove lune intere. Ciò che ho fatto per te non fu facile. Ora devi ripagarmi. Uther, il bambino è mio. Tu lo giurasti, ricordi?<br>'''Uther Pendragon''': Erano parole affrettate, Merlino. Questo è carne, è sangue.<br>'''Igrayne''': Uther, è la verità? Non gli dare mio figlio!<br>'''Uther Pendragon''': Ho fatto giuramento, Igrayne. Ho fatto un patto con Merlino.<br>'''Igrayne''': Eri proprio tu! Venisti da me quella notte. Sei tu il padre!<br>'''Merlino''': No, casa e focolare, moglie e figlio, non è per te, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Uccidere ed essere re? Soltanto questo?<br>'''Merlino''': Forse nemmeno questo, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Mi colpisci con parole dure come il ferro.<br>'''Merlino''': Tu hai tradito il duca, gli hai rubato la moglie e hai preso il suo castello. Ora nessuno si fida di te. Tu non sei il predestinato. Dammi il bambino! Io lo proteggerò.
*'''Lot''': Merlino! Non ti abbiamo dimenticato. Che stregoneria è questa?<br>'''Uryens''': Sta cercando di imporci con la frode un ragazzo senza padre! Volete un bastardo come re?<br>'''Lot''': Lord Leodegrance, unisciti a noi contro il ragazzo!<br>'''Leodegrance''': Io ho visto ciò che ho visto! Il ragazzo ha estratto la spada. Se un ragazzo è il predestinato, un ragazzo sarà re.
*'''Artù''': Merlino, perché mi hai fatto questo?<br>'''Merlino''': Perché fosti procreato per essere re.<br>'''Artù''': Cosa significa essere re?<br>'''Merlino''': Tu sarai la terra e la terra sarà te. Se tu fallisci, la terra non darà più frutto. Se tu riesci, la terra prospererà.
*'''Merlino''': Devo dirti cosa c'è là fuori?<br>'''Artù''': Sì, ti prego.<br>'''Merlino''': Il [[drago]], una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme in un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro.<br>'''Artù''': E dov'è?<br>'''Merlino''': Il drago è ovunque. Il drago è ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come... come... eccolo lì, il fulmine! Proprio così.
*'''Artù''': Che genere d'uomo era mio padre?<br>'''Merlino''': Oh, era forte e molto coraggioso. Era un grande cavaliere.<br>'''Artù''': Era un grande re?<br>'''Merlino''': Beh, era avventato. Non imparò mai a guardare nel cuore degli uomini, tanto meno nel suo.<br>'''Artù''': Lo amavi?<br>'''Merlino''': Eh, è facile amare la [[follia]] in un [[ragazzo]].
*'''Merlino''': Tu hai un regno da governare.<br>'''Artù''': Ma come? Io non so come.<br>'''Merlino''': Eppure hai saputo estrarre la spada dalla roccia.<br>'''Artù''': È stato facile.<br>'''Merlino''': Davvero? Io non avrei potuto farlo.<br>'''Artù''': Tu no?!<br>'''Merlino''': Sei tu il re, non io.
*'''Artù''': Giurami fedeltà e verrai graziato, cavaliere. Ho bisogno di uomini d'arme come te.<br>'''Uryens''': Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?!<br>'''Lot''': No, mai! Mai!<br>'''Artù''': Hai ragione. Non sono ancora un cavaliere. Tu, Uryens, mi farai cavaliere. {{NDR|gli dà Excalibur e s'inchina}} Da cavaliere a cavaliere, posso offrirti mercé.<br>'''Merlino''': Ma che storia è? Che storia è?!<br>'''Lot''': Tienila, Uryens!<br>'''Uryens''': {{NDR|dopo una lunga esitazione}} In nome di Dio, San Michele e San Giorgio ti do il diritto di portare armi e di amministrare giustizia.<br/>'''Artù''': A quel dovere solennemente obbedirò, quale cavaliere e re.<br>'''Merlino''': Mai visto niente così...<br>'''Uryens''': Alzati, re Artù. {{NDR|s'inchina e ridà Excalibur ad Artù}} Sono il tuo umile cavaliere e giuro obbedienza al coraggio nelle tue vene che è così grande che la sua fonte può essere solo Uther Pendragon. Di te non dubito più.
*'''Artù''': Un re deve sposarsi, no?<br>'''Merlino''': Già, così sembrerebbe.<br>'''Artù''': Io la amo. Vorrei che {{NDR|Ginevra}} fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>'''Merlino''': Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata [[amore]], questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!<br>'''Artù''': Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>'''Merlino''': Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>'''Artù''': Ginevra...<br>'''Merlino''': Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco! Tu hai una terra da acquietare prima di iniziare a perdere tempo con stolte scaramucce d'amore!
*'''Artù''': Abbiamo vinto battaglie contro eserciti e ora un solo uomo sconfigge tutti i miei cavalieri.<br>'''Ector''': È un potente avversario...<br>'''Leodegrance''': È durissimo...
*'''Artù''': Fatevi da parte! Questa è la strada del re e i cavalieri contro cui vi siete battuto erano i suoi.<br>'''Lancillotto''': Io aspetto il re in persona. I suoi cavalieri hanno bisogno di addestramento.<br>'''Artù''': Sono io il re, e questa... {{NDR|sfodera la spada}} questa è Excalibur, spada dei re dagli albori del tempo. Voi chi siete? Che cosa volete?<br>'''Lancillotto''': Io sono Lancillotto del lago, da aldilà del mare e devo ancora trovare un re degno della mia spada.<br>'''Artù''': Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà.<br>'''Lancillotto''': Non un vanto, signore, ma una condanna, poiché non ho mai trovato il mio pari in torneo o in duello.<br>'''Artù''': Fatevi da parte!<br>'''Lancillotto''': Non lo farò. Dovete ritirarvi o dimostrare il vostro valore alla prova delle armi sotto gli occhi di Dio.<br>'''Artù''': Che mi dia allora la forza di disarcionarvi e di rimandarvi con un solo colpo aldilà del mare.<br>'''Lancillotto''': Allora attraversate, signore.
*'''Artù''': {{NDR|dopo aver spezzato Excalibur duellando con Lancillotto}} Merlino, che cosa ho fatto?<br>'''Merlino''': Tu hai infranto ciò che non poteva essere infranto! Hai infranto la... la speranza...<br>'''Artù''': L'ha infranta il mio orgoglio! L'ha infranta la mia rabbia! {{NDR|getta Excalibur nell'acqua}} Questo grande cavaliere, che si è battuto con lealtà e con grazia, doveva vincere. Ho usato Excalibur per cambiare quel verdetto. Ho perduto per sempre l'antica spada degli eroi di una volta, il cui potere doveva unire tutti gli uomini, non servire la vanità di un solo uomo. Io non sono... niente.
*'''Lancillotto''': Io, il miglior cavaliere del mondo, battuto! Questo è un grande giorno, poiché la mia ricerca è finita, oh mio re. Fate di me il vostro campione!<br>'''Artù''': Ma la tua vita e la tua terra sono lontane da qui.<br>'''Lancillotto''': Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre. Qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do' in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa.<br>'''Artù''': Ed è un grande cuore. Ser Lancillotto, tu sarai il mio campione.
*'''Merlino''': Pensate bene a questo momento. Assaporatelo. Rallegratevene con grande gioia. Grande gioia! Ricordatelo per sempre, poiché da esso siete uniti. Voi siete tutt'uno sotto le stelle. Ricordate bene, dunque, questa notte, questa grande vittoria, così che negli anni a venire possiate dire: «Io ero lì quella notte con Artù il re!». Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano.<br>'''Artù''': Merlino, la tua saggezza ha forgiato questo anello. D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una tavola rotonda intorno a cui ci riuniremo. E una volta sopra la tavola. E un castello sopra la volta. E io mi sposerò, e la terra avrà un erede per brandire Excalibur. Cavalieri della Tavola Rotonda!
*'''Lancillotto''': Sono un uomo d'arme. Sono votato all'ideale.<br>'''Ginevra''': Ma di certo ci dev'essere una dama da qualche parte del mondo che t'ispira.<br>'''Lancillotto''': Sì, ce n'è una.<br>'''Ginevra''': E chi è? Suvvia, ditemi.<br>'''Lancillotto''': Voi.<br>'''Ginevra''': Ah, vi fate gioco di me!<br>'''Lancillotto''': Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra.
*'''Merlino''': È una strada lunga e solitaria, sai, la strada del [[Negromanzia|negromante]]. Sì, conoscere troppo. ''Lacrimae mundi'', le sofferenze del mondo.<br>'''Morgana''': Ma il potere? La gioia?<br>'''Merlino''': Soltanto attimi, attimi fuggenti.<br>'''Morgana''': Io allevierò la tua solitudine. Fatti aiutare da me. Insegnami!<br>'''Merlino''': Ormai i giorni dei pari nostri sono numerati. Il Dio unico viene a cacciare via i molti dei, gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. Sì, è il tempo degli uomini e dei loro modi.
*'''Parsifal''': Chi mi darà l'armatura e la spada?<br>'''Kay''': Coltelli da cucina e spiedi unti saranno le tue armi, ragazzo. Alle cucine!
*'''Morgana''': I tuoi occhi non mi lasciano mai, Merlino.<br>'''Merlino''': Non posso riconoscere la bellezza?<br>'''Morgana''': Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.<br>'''Merlino''': Forse tu agogni ciò che non puoi avere, Morgana.<br>'''Morgana''': Non posso avere?! Ma tu l'hai promesso, tutti i tuoi segreti! Hai detto che mi avresti mostrato tutto.<br>'''Merlino''': Ti ho già mostrato anche troppo.
*'''Artù''': Per anni la pace ha regnato nel paese. Le messi crescono in abbondanza. Nessuno si lamenta. Ognuno dei miei sudditi gode della sua porzione di felicità e di giustizia. Dimmi, Merlino, abbiamo sconfitto il male come sembra?<br>'''Merlino''': Il bene e il male, non esiste mai uno senza l'altro.<br>'''Artù''': Dove si nasconde allora il male nel mio regno?<br>'''Merlino''': Sempre dove meno te lo aspetti. Sempre...<br>'''Galvano''': Io so dov'è.<br>'''Artù''': Dove, ser Galvano?<br>'''Galvano''': Non posso dirlo.<br>'''Artù''': Devi parlare dal cuore. Siedi alla Tavola Rotonda. Dov'è questo male?<br>'''Galvano''': Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. {{NDR|punta a Ginevra}}<br>'''Ginevra''': Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. Perdonerò le tue parole avventate. Ebbene, bevi dalla sua stessa coppa e partecipa della sua bontà. {{NDR|Galvano rovescia la coppa}}<br>'''Artù''': Tu osi accusare la regina?<br>'''Galvano''': L'accuso!<br>'''Ginevra''': Protesto la mia innocenza!<br>'''Artù''': Se non fossi io il re, ti farei pagare con la vita ciò che hai detto!<br>'''Ginevra''': Non sarai il mio campione?<br>'''Artù''': Io non posso. Sono il tuo re e devo anche essere il tuo giudice in questo. A Lancillotto spetta a esserlo. È stato accusato anche lui. Io decreto che, al levar del sole due giorni da oggi, i campioni si battano e venga conosciuto la verità, poiché per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero.
*'''Artù''': Siete le due persone che amo di più in tutto il mondo.<br>'''Ginevra''': E allora perché non puoi difendermi?<br>'''Artù''': La legge! Le mie leggi devono legare tutti, alti e umili, se no non sono più leggi.<br>'''Ginevra''': Ma tu sei mio marito!<br>'''Artù''': Devo essere il re prima.<br>'''Ginevra''': Prima che marito?<br>'''Artù''': Se è necessario, sì.<br>'''Ginevra''': Prima dell'amore...
*'''Artù''': Merlino, avrò mai un figlio?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Niente giri di parole? Solo un semplice "sì"? Ciò mi spaventa.<br>'''Merlino''': Ma un re dovrebbe sempre aver paura, Artù, sempre! Del nemico in agguato dovunque, nei lunghi corridoi nel suo grande castello, in ogni anfratto della sua foresta o in una più intricata foresta qui dentro. {{NDR|indica la testa}}
*'''Lancillotto''': Non siamo più gli stessi, Artù.<br>'''Artù''': Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora.
*'''Artù''': Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>'''Merlino''': Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>'''Artù''': Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>'''Merlino''': Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. Dovreste saperlo!
*'''Artù''': Sei solo un sogno Merlino? <br/> '''Merlino''': Un sogno per alcuni... un incubo per altri!
==Citazioni su ''Excalibur''==
*Stavo girando ''Excalibur'' con John Boorman, il regista. Dopo essere stato dentro un'armatura tutto il giorno, non riuscivo più a stare davanti alla telecamera. Lo supplicai: "È il mio quarantesimo compleanno. Fammi fare una persona sullo sfondo!" Non lo fece. ([[Patrick Stewart]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film fantasy]]
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2026-06-18T23:08:26Z
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wikitext
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{{Film
|titoloitaliano= Excalibur
|titolooriginale= Excalibur
|immagine=Excalibur (1981) logo.png
|paese= Irlanda/Usa
|anno= 1981
|genere= Fantasy
|regista= [[John Boorman]]
|sceneggiatore= [[John Boorman]], [[Rospo Pallenberg]]
|attori=
*[[Nigel Terry]]: [[Re Artù]]
*[[Helen Mirren]]: [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]]
*[[Nicholas Clay]]: [[Lancillotto]]
*[[Cherie Lunghi]]: [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]
*[[Paul Geoffrey]]: [[Parsifal]]
*[[Nicol Williamson]]: [[Mago Merlino|Merlino]]
*[[Corin Redgrave]]: Duca di Cornovaglia
*[[Patrick Stewart]]: [[Leodegrance]]
*[[Keith Buckley]]: Uryens
*[[Clive Swift]]: [[Sir Ector|Sir Hector]]
*[[Liam Neeson]]: [[Gawain|Galvano]]
*[[Gabriel Byrne]]: [[Uther Pendragon]]
*[[Robert Addie]]: [[Mordred]]
*[[Charley Boorman]]: Mordred (da bambino)
*[[Katrine Boorman]]: [[Igraine]]
*[[Ciarán Hinds]]: Lot
*[[Niall O'Brien]]: [[Sir Kay|Kay]]
*[[Eamonn Kelly]]: abate
|doppiatori italiani = *[[Pino Colizzi]]: Re Artù
*[[Maria Pia Di Meo]]: Morgana
*[[Gianni Williams]]: Lancillotto
*[[Emanuela Rossi]]: Ginevra
*[[Romano Ghini]]: Parsifal
*[[Sergio Rossi (attore)|Sergio Rossi]]: Merlino
*[[Gianni Marzocchi]]: Duca di Cornovaglia
*[[Renato Mori]]: Leodegrance
*[[Sandro Iovino]]: Uryens
*[[Sergio Fiorentini]]: Sir Hector
*[[Paolo Poiret]]: Galvano
*[[Romano Malaspina]]: Uther Pendragon
*[[Sandro Acerbo]]: Mordred
*[[Simona Izzo]]: Igraine
*[[Luciano De Ambrosis]]: Kay
*[[Roberto Villa]]: abate
|note=
}}
'''''Excalibur''''', film del 1981 con [[Robert Addie]], regia di [[John Boorman]].
==[[Incipit]]==
<div class="center">I tempi bui<br>La terra era divisa e senza un re<br>Da quei secoli perduti, emerse una leggenda...<br>Del mago, Merlino,<br>Dell'arrivo di un re,<br>Della spada del potere...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big></div>
:<div class="center">''The Dark Ages<br>The Land Was Divided And Without a King<br>Out Of Those Lost Centuries Rose A Legend...<br>Of The Sorcerer, Merlin,<br>Of The Coming Of A King,<br>Of The Sword Of Power...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big></div>
==Frasi==
*Guardate la spada del potere, Excalibur! Forgiata quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e fiori erano tutt'uno coll'uomo e la morte non era che un sogno. ('''Merlino''')
*''Anál nathrach, orth' bháis's bethad, do chél dénmha.''<ref>Traduzione dall'irlandese antico: «Il respiro del serpente, incantesimo della vita e della morte, il tuo presagio della creazione».</ref> {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} ('''Merlino''')
*Il futuro ha già messo radici nel presente. ('''Merlino''')
*Gli uomini so solo massacrarli. D'ora in avanti, imparerò ad amarli. ('''Uther Pendragon''')
*Nessuno avrà la spada! Nessuno impugnerà Excalibur eccetto me! ('''Uther Pendragon''')
*Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà re. ('''Merlino''')
*Non badate a questi [[Cavaliere|cavalieri]] ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. E tu, Artù, sii modesto e sincero, e aiuta tuo fratello a tenere alto il nome dei Morven. ('''Ector''')
*Ricordo bene il mio primo [[torneo]]. Sembra molto peggio di quello che è. ('''Ector''')
*Uno [[scudiero]] non lascia senza spada il suo cavaliere. ('''Ector''')
*Chiunque voglia cimentarsi e seguire un re mi segua! ('''Artù''')
*Guardare quel [[biscotto]] è come guardare il [[futuro]]: finché non l'hai assaggiato cosa ne sai in realtà? E allora, ormai è troppo tardi. ('''Merlino''')
*C'è sempre qualcuno più furbo di te. ('''Merlino''')
*Voi vi battereste all'ultimo sangue contro un cavaliere che non vi è nemico per un tratto di strada che potreste facilmente aggirare! ('''Lancillotto''')
*Signore, noi siamo innocenti, ma non nei nostri cuori. Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ('''Lancillotto''')
*Ti ho amato come re. A volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole. ('''Ginevra''')
*Il Re senza una spada! La terra senza un Re! ('''[[Lancillotto]]''')
*Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato e il sogno di ciò che potrebbe essere. ('''Artù''')
*Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere. ('''Artù''')
*Non sapevo quanto la mia anima fosse vuota finché non è stata riempita. ('''Artù''')
*Preparatevi a combattere, cavalcherete di nuovo col vostro re. ('''Artù''')
*Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri. Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause. Ora, fratello mio, io sarò RE. ('''Artù''')
==Dialoghi==
*'''Uther Pendragon''': Merlino, sono il più forte! Sono il predestinato! La spada! Mi promettesti la spada!<br>'''Merlino''': E tu l'avrai, Uther. Ma per sanare, non per spaccare. Domani, una tregua. Io vi aspetterò al fiume.<br>'''Uther Pendragon''': Chiacchiere? Le chiacchiere sono per gli innamorati! Mi serve una spada per essere re.
*'''Uther Pendragon''': Dove sei stato? <br/> '''Merlino''': Ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo. A volte io do a volte io prendo. Sta a me il sapere cosa e quando.<br>'''Uther Pendragon''': Devi aiutarmi, Merlino!<br>'''Merlino''': Debbo?<br>'''Uther Pendragon''': Sono il tuo re!<br>'''Merlino''': Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta. Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per [[lussuria]].<br>'''Uther Pendragon''': Per Igrayne. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. Usa la magia! Fallo!<br>'''Merlino''': Igrayne... Tu devi giurare sul tuo vero diritto sovrano, Uther, di accordare a me ciò che io desidero e sarai appagato.<br>'''Uther Pendragon''': Io lo giuro per Excalibur!<br>'''Merlino''': Ciò che è frutto della tua lussuria sarà mio. Giuralo di nuovo!<br>'''Uther Pendragon''': Lo giuro, Merlino!
*'''Uther Pendragon''': Ho sognato il drago.<br>'''Merlino''': Sono stato io a risvegliarlo. Non lo vedi tutto intorno a te l'alito del drago?
*'''Merlino''': Trasformerò le tue sembianze in quelle del duca. Igrayne penserà che suo marito è tornato.<br>'''Uther Pendragon''': Ma il mare? La scogliera?<br>'''Merlino''': La tua lussuria ti sosterrà. Galleggerai sull'alito del drago.
*'''Uther Pendragon''': Merlino! Tu arrivi non richiesto e m'ignori quando ti chiamo.<br>'''Merlino''': Ho dormito a lungo, per nove lune intere. Ciò che ho fatto per te non fu facile. Ora devi ripagarmi. Uther, il bambino è mio. Tu lo giurasti, ricordi?<br>'''Uther Pendragon''': Erano parole affrettate, Merlino. Questo è carne, è sangue.<br>'''Igrayne''': Uther, è la verità? Non gli dare mio figlio!<br>'''Uther Pendragon''': Ho fatto giuramento, Igrayne. Ho fatto un patto con Merlino.<br>'''Igrayne''': Eri proprio tu! Venisti da me quella notte. Sei tu il padre!<br>'''Merlino''': No, casa e focolare, moglie e figlio, non è per te, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Uccidere ed essere re? Soltanto questo?<br>'''Merlino''': Forse nemmeno questo, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Mi colpisci con parole dure come il ferro.<br>'''Merlino''': Tu hai tradito il duca, gli hai rubato la moglie e hai preso il suo castello. Ora nessuno si fida di te. Tu non sei il predestinato. Dammi il bambino! Io lo proteggerò.
*'''Lot''': Merlino! Non ti abbiamo dimenticato. Che stregoneria è questa?<br>'''Uryens''': Sta cercando di imporci con la frode un ragazzo senza padre! Volete un bastardo come re?<br>'''Lot''': Lord Leodegrance, unisciti a noi contro il ragazzo!<br>'''Leodegrance''': Io ho visto ciò che ho visto! Il ragazzo ha estratto la spada. Se un ragazzo è il predestinato, un ragazzo sarà re.
*'''Artù''': Merlino, perché mi hai fatto questo?<br>'''Merlino''': Perché fosti procreato per essere re.<br>'''Artù''': Cosa significa essere re?<br>'''Merlino''': Tu sarai la terra e la terra sarà te. Se tu fallisci, la terra non darà più frutto. Se tu riesci, la terra prospererà.
*'''Merlino''': Devo dirti cosa c'è là fuori?<br>'''Artù''': Sì, ti prego.<br>'''Merlino''': Il [[drago]], una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme in un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro.<br>'''Artù''': E dov'è?<br>'''Merlino''': Il drago è ovunque. Il drago è ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come... come... eccolo lì, il fulmine! Proprio così.
*'''Artù''': Che genere d'uomo era mio padre?<br>'''Merlino''': Oh, era forte e molto coraggioso. Era un grande cavaliere.<br>'''Artù''': Era un grande re?<br>'''Merlino''': Beh, era avventato. Non imparò mai a guardare nel cuore degli uomini, tanto meno nel suo.<br>'''Artù''': Lo amavi?<br>'''Merlino''': Eh, è facile amare la [[follia]] in un [[ragazzo]].
*'''Merlino''': Tu hai un regno da governare.<br>'''Artù''': Ma come? Io non so come.<br>'''Merlino''': Eppure hai saputo estrarre la spada dalla roccia.<br>'''Artù''': È stato facile.<br>'''Merlino''': Davvero? Io non avrei potuto farlo.<br>'''Artù''': Tu no?!<br>'''Merlino''': Sei tu il re, non io.
*'''Artù''': Giurami fedeltà e verrai graziato, cavaliere. Ho bisogno di uomini d'arme come te.<br>'''Uryens''': Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?!<br>'''Lot''': No, mai! Mai!<br>'''Artù''': Hai ragione. Non sono ancora un cavaliere. Tu, Uryens, mi farai cavaliere. {{NDR|gli dà Excalibur e s'inchina}} Da cavaliere a cavaliere, posso offrirti mercé.<br>'''Merlino''': Ma che storia è? Che storia è?!<br>'''Lot''': Tienila, Uryens!<br>'''Uryens''': {{NDR|dopo una lunga esitazione}} In nome di Dio, San Michele e San Giorgio ti do il diritto di portare armi e di amministrare giustizia.<br/>'''Artù''': A quel dovere solennemente obbedirò, quale cavaliere e re.<br>'''Merlino''': Mai visto niente così...<br>'''Uryens''': Alzati, re Artù. {{NDR|s'inchina e ridà Excalibur ad Artù}} Sono il tuo umile cavaliere e giuro obbedienza al coraggio nelle tue vene che è così grande che la sua fonte può essere solo Uther Pendragon. Di te non dubito più.
*'''Artù''': Un re deve sposarsi, no?<br>'''Merlino''': Già, così sembrerebbe.<br>'''Artù''': Io la amo. Vorrei che {{NDR|Ginevra}} fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>'''Merlino''': Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata [[amore]], questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!<br>'''Artù''': Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>'''Merlino''': Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>'''Artù''': Ginevra...<br>'''Merlino''': Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco! Tu hai una terra da acquietare prima di iniziare a perdere tempo con stolte scaramucce d'amore!
*'''Artù''': Abbiamo vinto battaglie contro eserciti e ora un solo uomo sconfigge tutti i miei cavalieri.<br>'''Ector''': È un potente avversario...<br>'''Leodegrance''': È durissimo...
*'''Artù''': Fatevi da parte! Questa è la strada del re e i cavalieri contro cui vi siete battuto erano i suoi.<br>'''Lancillotto''': Io aspetto il re in persona. I suoi cavalieri hanno bisogno di addestramento.<br>'''Artù''': Sono io il re, e questa... {{NDR|sfodera la spada}} questa è Excalibur, spada dei re dagli albori del tempo. Voi chi siete? Che cosa volete?<br>'''Lancillotto''': Io sono Lancillotto del lago, da aldilà del mare e devo ancora trovare un re degno della mia spada.<br>'''Artù''': Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà.<br>'''Lancillotto''': Non un vanto, signore, ma una condanna, poiché non ho mai trovato il mio pari in torneo o in duello.<br>'''Artù''': Fatevi da parte!<br>'''Lancillotto''': Non lo farò. Dovete ritirarvi o dimostrare il vostro valore alla prova delle armi sotto gli occhi di Dio.<br>'''Artù''': Che mi dia allora la forza di disarcionarvi e di rimandarvi con un solo colpo aldilà del mare.<br>'''Lancillotto''': Allora attraversate, signore.
*'''Artù''': {{NDR|dopo aver spezzato Excalibur duellando con Lancillotto}} Merlino, che cosa ho fatto?<br>'''Merlino''': Tu hai infranto ciò che non poteva essere infranto! Hai infranto la... la speranza...<br>'''Artù''': L'ha infranta il mio orgoglio! L'ha infranta la mia rabbia! {{NDR|getta Excalibur nell'acqua}} Questo grande cavaliere, che si è battuto con lealtà e con grazia, doveva vincere. Ho usato Excalibur per cambiare quel verdetto. Ho perduto per sempre l'antica spada degli eroi di una volta, il cui potere doveva unire tutti gli uomini, non servire la vanità di un solo uomo. Io non sono... niente.
*'''Lancillotto''': Io, il miglior cavaliere del mondo, battuto! Questo è un grande giorno, poiché la mia ricerca è finita, oh mio re. Fate di me il vostro campione!<br>'''Artù''': Ma la tua vita e la tua terra sono lontane da qui.<br>'''Lancillotto''': Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre. Qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do' in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa.<br>'''Artù''': Ed è un grande cuore. Ser Lancillotto, tu sarai il mio campione.
*'''Merlino''': Pensate bene a questo momento. Assaporatelo. Rallegratevene con grande gioia. Grande gioia! Ricordatelo per sempre, poiché da esso siete uniti. Voi siete tutt'uno sotto le stelle. Ricordate bene, dunque, questa notte, questa grande vittoria, così che negli anni a venire possiate dire: «Io ero lì quella notte con Artù il re!». Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano.<br>'''Artù''': Merlino, la tua saggezza ha forgiato questo anello. D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una tavola rotonda intorno a cui ci riuniremo. E una volta sopra la tavola. E un castello sopra la volta. E io mi sposerò, e la terra avrà un erede per brandire Excalibur. Cavalieri della Tavola Rotonda!
*'''Lancillotto''': Sono un uomo d'arme. Sono votato all'ideale.<br>'''Ginevra''': Ma di certo ci dev'essere una dama da qualche parte del mondo che t'ispira.<br>'''Lancillotto''': Sì, ce n'è una.<br>'''Ginevra''': E chi è? Suvvia, ditemi.<br>'''Lancillotto''': Voi.<br>'''Ginevra''': Ah, vi fate gioco di me!<br>'''Lancillotto''': Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra.
*'''Merlino''': È una strada lunga e solitaria, sai, la strada del [[Negromanzia|negromante]]. Sì, conoscere troppo. ''Lacrimae mundi'', le sofferenze del mondo.<br>'''Morgana''': Ma il potere? La gioia?<br>'''Merlino''': Soltanto attimi, attimi fuggenti.<br>'''Morgana''': Io allevierò la tua solitudine. Fatti aiutare da me. Insegnami!<br>'''Merlino''': Ormai i giorni dei pari nostri sono numerati. Il Dio unico viene a cacciare via i molti dei, gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. Sì, è il tempo degli uomini e dei loro modi.
*'''Parsifal''': Chi mi darà l'armatura e la spada?<br>'''Kay''': Coltelli da cucina e spiedi unti saranno le tue armi, ragazzo. Alle cucine!
*'''Morgana''': I tuoi occhi non mi lasciano mai, Merlino.<br>'''Merlino''': Non posso riconoscere la bellezza?<br>'''Morgana''': Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.<br>'''Merlino''': Forse tu agogni ciò che non puoi avere, Morgana.<br>'''Morgana''': Non posso avere?! Ma tu l'hai promesso, tutti i tuoi segreti! Hai detto che mi avresti mostrato tutto.<br>'''Merlino''': Ti ho già mostrato anche troppo.
*'''Artù''': Per anni la pace ha regnato nel paese. Le messi crescono in abbondanza. Nessuno si lamenta. Ognuno dei miei sudditi gode della sua porzione di felicità e di giustizia. Dimmi, Merlino, abbiamo sconfitto il male come sembra?<br>'''Merlino''': Il bene e il male, non esiste mai uno senza l'altro.<br>'''Artù''': Dove si nasconde allora il male nel mio regno?<br>'''Merlino''': Sempre dove meno te lo aspetti. Sempre...<br>'''Galvano''': Io so dov'è.<br>'''Artù''': Dove, ser Galvano?<br>'''Galvano''': Non posso dirlo.<br>'''Artù''': Devi parlare dal cuore. Siedi alla Tavola Rotonda. Dov'è questo male?<br>'''Galvano''': Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. {{NDR|punta a Ginevra}}<br>'''Ginevra''': Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. Perdonerò le tue parole avventate. Ebbene, bevi dalla sua stessa coppa e partecipa della sua bontà. {{NDR|Galvano rovescia la coppa}}<br>'''Artù''': Tu osi accusare la regina?<br>'''Galvano''': L'accuso!<br>'''Ginevra''': Protesto la mia innocenza!<br>'''Artù''': Se non fossi io il re, ti farei pagare con la vita ciò che hai detto!<br>'''Ginevra''': Non sarai il mio campione?<br>'''Artù''': Io non posso. Sono il tuo re e devo anche essere il tuo giudice in questo. A Lancillotto spetta a esserlo. È stato accusato anche lui. Io decreto che, al levar del sole due giorni da oggi, i campioni si battano e venga conosciuto la verità, poiché per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero.
*'''Artù''': Siete le due persone che amo di più in tutto il mondo.<br>'''Ginevra''': E allora perché non puoi difendermi?<br>'''Artù''': La legge! Le mie leggi devono legare tutti, alti e umili, se no non sono più leggi.<br>'''Ginevra''': Ma tu sei mio marito!<br>'''Artù''': Devo essere il re prima.<br>'''Ginevra''': Prima che marito?<br>'''Artù''': Se è necessario, sì.<br>'''Ginevra''': Prima dell'amore...
*'''Artù''': Merlino, avrò mai un figlio?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Niente giri di parole? Solo un semplice "sì"? Ciò mi spaventa.<br>'''Merlino''': Ma un re dovrebbe sempre aver paura, Artù, sempre! Del nemico in agguato dovunque, nei lunghi corridoi nel suo grande castello, in ogni anfratto della sua foresta o in una più intricata foresta qui dentro. {{NDR|indica la testa}}
*'''Lancillotto''': Non siamo più gli stessi, Artù.<br>'''Artù''': Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora.
*'''Artù''': Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>'''Merlino''': Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>'''Artù''': Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>'''Merlino''': Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. Dovreste saperlo!
*'''Artù''': Sei solo un sogno Merlino? <br/> '''Merlino''': Un sogno per alcuni... un incubo per altri!
==Citazioni su ''Excalibur''==
*Stavo girando ''Excalibur'' con John Boorman, il regista. Dopo essere stato dentro un'armatura tutto il giorno, non riuscivo più a stare davanti alla telecamera. Lo supplicai: "È il mio quarantesimo compleanno. Fammi fare una persona sullo sfondo!" Non lo fece. ([[Patrick Stewart]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film fantasy]]
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano= Excalibur
|titolooriginale= Excalibur
|immagine=Excalibur (1981) logo.png
|paese= Irlanda/Usa
|anno= 1981
|genere= Fantasy
|regista= [[John Boorman]]
|sceneggiatore= [[John Boorman]], [[Rospo Pallenberg]]
|attori=
*[[Nigel Terry]]: [[Re Artù]]
*[[Helen Mirren]]: [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]]
*[[Nicholas Clay]]: [[Lancillotto]]
*[[Cherie Lunghi]]: [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]
*[[Paul Geoffrey]]: [[Parsifal]]
*[[Nicol Williamson]]: [[Mago Merlino|Merlino]]
*[[Corin Redgrave]]: Duca di Cornovaglia
*[[Patrick Stewart]]: [[Leodegrance]]
*[[Keith Buckley]]: Uryens
*[[Clive Swift]]: [[Sir Ector|Sir Hector]]
*[[Liam Neeson]]: [[Gawain|Galvano]]
*[[Gabriel Byrne]]: [[Uther Pendragon]]
*[[Robert Addie]]: [[Mordred]]
*[[Charley Boorman]]: Mordred (da bambino)
*[[Katrine Boorman]]: [[Igraine]]
*[[Ciarán Hinds]]: Lot
*[[Niall O'Brien]]: [[Sir Kay|Kay]]
*[[Eamonn Kelly]]: abate
|doppiatori italiani = *[[Pino Colizzi]]: Re Artù
*[[Maria Pia Di Meo]]: Morgana
*[[Gianni Williams]]: Lancillotto
*[[Emanuela Rossi]]: Ginevra
*[[Romano Ghini]]: Parsifal
*[[Sergio Rossi (attore)|Sergio Rossi]]: Merlino
*[[Gianni Marzocchi]]: Duca di Cornovaglia
*[[Renato Mori]]: Leodegrance
*[[Sandro Iovino]]: Uryens
*[[Sergio Fiorentini]]: Sir Hector
*[[Paolo Poiret]]: Galvano
*[[Romano Malaspina]]: Uther Pendragon
*[[Sandro Acerbo]]: Mordred
*[[Simona Izzo]]: Igraine
*[[Luciano De Ambrosis]]: Kay
*[[Roberto Villa]]: abate
|note=
}}
'''''Excalibur''''', film del 1981 con [[Helen Mirren]], [[Patrick Stewart]], [[Liam Neeson]] e [[Gabriel Byrne]], regia di [[John Boorman]].
==[[Incipit]]==
<div class="center">I tempi bui<br>La terra era divisa e senza un re<br>Da quei secoli perduti, emerse una leggenda...<br>Del mago, Merlino,<br>Dell'arrivo di un re,<br>Della spada del potere...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big></div>
:<div class="center">''The Dark Ages<br>The Land Was Divided And Without a King<br>Out Of Those Lost Centuries Rose A Legend...<br>Of The Sorcerer, Merlin,<br>Of The Coming Of A King,<br>Of The Sword Of Power...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big></div>
==Frasi==
*Guardate la spada del potere, Excalibur! Forgiata quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e fiori erano tutt'uno coll'uomo e la morte non era che un sogno. ('''Merlino''')
*''Anál nathrach, orth' bháis's bethad, do chél dénmha.''<ref>Traduzione dall'irlandese antico: «Il respiro del serpente, incantesimo della vita e della morte, il tuo presagio della creazione».</ref> {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} ('''Merlino''')
*Il futuro ha già messo radici nel presente. ('''Merlino''')
*Gli uomini so solo massacrarli. D'ora in avanti, imparerò ad amarli. ('''Uther Pendragon''')
*Nessuno avrà la spada! Nessuno impugnerà Excalibur eccetto me! ('''Uther Pendragon''')
*Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà re. ('''Merlino''')
*Non badate a questi [[Cavaliere|cavalieri]] ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. E tu, Artù, sii modesto e sincero, e aiuta tuo fratello a tenere alto il nome dei Morven. ('''Ector''')
*Ricordo bene il mio primo [[torneo]]. Sembra molto peggio di quello che è. ('''Ector''')
*Uno [[scudiero]] non lascia senza spada il suo cavaliere. ('''Ector''')
*Chiunque voglia cimentarsi e seguire un re mi segua! ('''Artù''')
*Guardare quel [[biscotto]] è come guardare il [[futuro]]: finché non l'hai assaggiato cosa ne sai in realtà? E allora, ormai è troppo tardi. ('''Merlino''')
*C'è sempre qualcuno più furbo di te. ('''Merlino''')
*Voi vi battereste all'ultimo sangue contro un cavaliere che non vi è nemico per un tratto di strada che potreste facilmente aggirare! ('''Lancillotto''')
*Signore, noi siamo innocenti, ma non nei nostri cuori. Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ('''Lancillotto''')
*Ti ho amato come re. A volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole. ('''Ginevra''')
*Il Re senza una spada! La terra senza un Re! ('''[[Lancillotto]]''')
*Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato e il sogno di ciò che potrebbe essere. ('''Artù''')
*Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere. ('''Artù''')
*Non sapevo quanto la mia anima fosse vuota finché non è stata riempita. ('''Artù''')
*Preparatevi a combattere, cavalcherete di nuovo col vostro re. ('''Artù''')
*Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri. Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause. Ora, fratello mio, io sarò RE. ('''Artù''')
==Dialoghi==
*'''Uther Pendragon''': Merlino, sono il più forte! Sono il predestinato! La spada! Mi promettesti la spada!<br>'''Merlino''': E tu l'avrai, Uther. Ma per sanare, non per spaccare. Domani, una tregua. Io vi aspetterò al fiume.<br>'''Uther Pendragon''': Chiacchiere? Le chiacchiere sono per gli innamorati! Mi serve una spada per essere re.
*'''Uther Pendragon''': Dove sei stato? <br/> '''Merlino''': Ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo. A volte io do a volte io prendo. Sta a me il sapere cosa e quando.<br>'''Uther Pendragon''': Devi aiutarmi, Merlino!<br>'''Merlino''': Debbo?<br>'''Uther Pendragon''': Sono il tuo re!<br>'''Merlino''': Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta? Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per [[lussuria]].<br>'''Uther Pendragon''': Per Igrayne. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. Usa la magia! Fallo!<br>'''Merlino''': Igrayne... Tu devi giurare sul tuo vero diritto sovrano, Uther, di accordare a me ciò che io desidero e sarai appagato.<br>'''Uther Pendragon''': Io lo giuro per Excalibur!<br>'''Merlino''': Ciò che è frutto della tua lussuria sarà mio. Giuralo di nuovo!<br>'''Uther Pendragon''': Lo giuro, Merlino!
*'''Uther Pendragon''': Ho sognato il drago.<br>'''Merlino''': Sono stato io a risvegliarlo. Non lo vedi tutto intorno a te l'alito del drago?
*'''Merlino''': Trasformerò le tue sembianze in quelle del duca. Igrayne penserà che suo marito è tornato.<br>'''Uther Pendragon''': Ma il mare? La scogliera?<br>'''Merlino''': La tua lussuria ti sosterrà. Galleggerai sull'alito del drago.
*'''Uther Pendragon''': Merlino! Tu arrivi non richiesto e m'ignori quando ti chiamo.<br>'''Merlino''': Ho dormito a lungo, per nove lune intere. Ciò che ho fatto per te non fu facile. Ora devi ripagarmi. Uther, il bambino è mio. Tu lo giurasti, ricordi?<br>'''Uther Pendragon''': Erano parole affrettate, Merlino. Questo è carne, è sangue.<br>'''Igrayne''': Uther, è la verità? Non gli dare mio figlio!<br>'''Uther Pendragon''': Ho fatto giuramento, Igrayne. Ho fatto un patto con Merlino.<br>'''Igrayne''': Eri proprio tu! Venisti da me quella notte. Sei tu il padre!<br>'''Merlino''': No, casa e focolare, moglie e figlio, non è per te, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Uccidere ed essere re? Soltanto questo?<br>'''Merlino''': Forse nemmeno questo, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Mi colpisci con parole dure come il ferro.<br>'''Merlino''': Tu hai tradito il duca, gli hai rubato la moglie e hai preso il suo castello. Ora nessuno si fida di te. Tu non sei il predestinato. Dammi il bambino! Io lo proteggerò.
*'''Lot''': Merlino! Non ti abbiamo dimenticato. Che stregoneria è questa?<br>'''Uryens''': Sta cercando di imporci con la frode un ragazzo senza padre! Volete un bastardo come re?<br>'''Lot''': Lord Leodegrance, unisciti a noi contro il ragazzo!<br>'''Leodegrance''': Io ho visto ciò che ho visto! Il ragazzo ha estratto la spada. Se un ragazzo è il predestinato, un ragazzo sarà re.
*'''Artù''': Merlino, perché mi hai fatto questo?<br>'''Merlino''': Perché fosti procreato per essere re.<br>'''Artù''': Cosa significa essere re?<br>'''Merlino''': Tu sarai la terra e la terra sarà te. Se tu fallisci, la terra non darà più frutto. Se tu riesci, la terra prospererà.
*'''Merlino''': Devo dirti cosa c'è là fuori?<br>'''Artù''': Sì, ti prego.<br>'''Merlino''': Il [[drago]], una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme in un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro.<br>'''Artù''': E dov'è?<br>'''Merlino''': Il drago è ovunque. Il drago è ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come... come... eccolo lì, il fulmine! Proprio così.
*'''Artù''': Che genere d'uomo era mio padre?<br>'''Merlino''': Oh, era forte e molto coraggioso. Era un grande cavaliere.<br>'''Artù''': Era un grande re?<br>'''Merlino''': Beh, era avventato. Non imparò mai a guardare nel cuore degli uomini, tanto meno nel suo.<br>'''Artù''': Lo amavi?<br>'''Merlino''': Eh, è facile amare la [[follia]] in un [[ragazzo]].
*'''Merlino''': Tu hai un regno da governare.<br>'''Artù''': Ma come? Io non so come.<br>'''Merlino''': Eppure hai saputo estrarre la spada dalla roccia.<br>'''Artù''': È stato facile.<br>'''Merlino''': Davvero? Io non avrei potuto farlo.<br>'''Artù''': Tu no?!<br>'''Merlino''': Sei tu il re, non io.
*'''Artù''': Giurami fedeltà e verrai graziato, cavaliere. Ho bisogno di uomini d'arme come te.<br>'''Uryens''': Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?!<br>'''Lot''': No, mai! Mai!<br>'''Artù''': Hai ragione. Non sono ancora un cavaliere. Tu, Uryens, mi farai cavaliere. {{NDR|gli dà Excalibur e s'inchina}} Da cavaliere a cavaliere, posso offrirti mercé.<br>'''Merlino''': Ma che storia è? Che storia è?!<br>'''Lot''': Tienila, Uryens!<br>'''Uryens''': {{NDR|dopo una lunga esitazione}} In nome di Dio, San Michele e San Giorgio ti do il diritto di portare armi e di amministrare giustizia.<br/>'''Artù''': A quel dovere solennemente obbedirò, quale cavaliere e re.<br>'''Merlino''': Mai visto niente così...<br>'''Uryens''': Alzati, re Artù. {{NDR|s'inchina e ridà Excalibur ad Artù}} Sono il tuo umile cavaliere e giuro obbedienza al coraggio nelle tue vene che è così grande che la sua fonte può essere solo Uther Pendragon. Di te non dubito più.
*'''Artù''': Un re deve sposarsi, no?<br>'''Merlino''': Già, così sembrerebbe.<br>'''Artù''': Io la amo. Vorrei che {{NDR|Ginevra}} fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>'''Merlino''': Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata [[amore]], questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!<br>'''Artù''': Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>'''Merlino''': Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>'''Artù''': Ginevra...<br>'''Merlino''': Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco! Tu hai una terra da acquietare prima di iniziare a perdere tempo con stolte scaramucce d'amore!
*'''Artù''': Abbiamo vinto battaglie contro eserciti e ora un solo uomo sconfigge tutti i miei cavalieri.<br>'''Ector''': È un potente avversario...<br>'''Leodegrance''': È durissimo...
*'''Artù''': Fatevi da parte! Questa è la strada del re e i cavalieri contro cui vi siete battuto erano i suoi.<br>'''Lancillotto''': Io aspetto il re in persona. I suoi cavalieri hanno bisogno di addestramento.<br>'''Artù''': Sono io il re, e questa... {{NDR|sfodera la spada}} questa è Excalibur, spada dei re dagli albori del tempo. Voi chi siete? Che cosa volete?<br>'''Lancillotto''': Io sono Lancillotto del lago, da aldilà del mare e devo ancora trovare un re degno della mia spada.<br>'''Artù''': Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà.<br>'''Lancillotto''': Non un vanto, signore, ma una condanna, poiché non ho mai trovato il mio pari in torneo o in duello.<br>'''Artù''': Fatevi da parte!<br>'''Lancillotto''': Non lo farò. Dovete ritirarvi o dimostrare il vostro valore alla prova delle armi sotto gli occhi di Dio.<br>'''Artù''': Che mi dia allora la forza di disarcionarvi e di rimandarvi con un solo colpo aldilà del mare.<br>'''Lancillotto''': Allora attraversate, signore.
*'''Artù''': {{NDR|dopo aver spezzato Excalibur duellando con Lancillotto}} Merlino, che cosa ho fatto?<br>'''Merlino''': Tu hai infranto ciò che non poteva essere infranto! Hai infranto la... la speranza...<br>'''Artù''': L'ha infranta il mio orgoglio! L'ha infranta la mia rabbia! {{NDR|getta Excalibur nell'acqua}} Questo grande cavaliere, che si è battuto con lealtà e con grazia, doveva vincere. Ho usato Excalibur per cambiare quel verdetto. Ho perduto per sempre l'antica spada degli eroi di una volta, il cui potere doveva unire tutti gli uomini, non servire la vanità di un solo uomo. Io non sono... niente.
*'''Lancillotto''': Io, il miglior cavaliere del mondo, battuto! Questo è un grande giorno, poiché la mia ricerca è finita, oh mio re. Fate di me il vostro campione!<br>'''Artù''': Ma la tua vita e la tua terra sono lontane da qui.<br>'''Lancillotto''': Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre. Qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do' in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa.<br>'''Artù''': Ed è un grande cuore. Ser Lancillotto, tu sarai il mio campione.
*'''Merlino''': Pensate bene a questo momento. Assaporatelo. Rallegratevene con grande gioia. Grande gioia! Ricordatelo per sempre, poiché da esso siete uniti. Voi siete tutt'uno sotto le stelle. Ricordate bene, dunque, questa notte, questa grande vittoria, così che negli anni a venire possiate dire: «Io ero lì quella notte con Artù il re!». Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano.<br>'''Artù''': Merlino, la tua saggezza ha forgiato questo anello. D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una tavola rotonda intorno a cui ci riuniremo. E una volta sopra la tavola. E un castello sopra la volta. E io mi sposerò, e la terra avrà un erede per brandire Excalibur. Cavalieri della Tavola Rotonda!
*'''Lancillotto''': Sono un uomo d'arme. Sono votato all'ideale.<br>'''Ginevra''': Ma di certo ci dev'essere una dama da qualche parte del mondo che t'ispira.<br>'''Lancillotto''': Sì, ce n'è una.<br>'''Ginevra''': E chi è? Suvvia, ditemi.<br>'''Lancillotto''': Voi.<br>'''Ginevra''': Ah, vi fate gioco di me!<br>'''Lancillotto''': Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra.
*'''Merlino''': È una strada lunga e solitaria, sai, la strada del [[Negromanzia|negromante]]. Sì, conoscere troppo. ''Lacrimae mundi'', le sofferenze del mondo.<br>'''Morgana''': Ma il potere? La gioia?<br>'''Merlino''': Soltanto attimi, attimi fuggenti.<br>'''Morgana''': Io allevierò la tua solitudine. Fatti aiutare da me. Insegnami!<br>'''Merlino''': Ormai i giorni dei pari nostri sono numerati. Il Dio unico viene a cacciare via i molti dei, gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. Sì, è il tempo degli uomini e dei loro modi.
*'''Parsifal''': Chi mi darà l'armatura e la spada?<br>'''Kay''': Coltelli da cucina e spiedi unti saranno le tue armi, ragazzo. Alle cucine!
*'''Morgana''': I tuoi occhi non mi lasciano mai, Merlino.<br>'''Merlino''': Non posso riconoscere la bellezza?<br>'''Morgana''': Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.<br>'''Merlino''': Forse tu agogni ciò che non puoi avere, Morgana.<br>'''Morgana''': Non posso avere?! Ma tu l'hai promesso, tutti i tuoi segreti! Hai detto che mi avresti mostrato tutto.<br>'''Merlino''': Ti ho già mostrato anche troppo.
*'''Artù''': Per anni la pace ha regnato nel paese. Le messi crescono in abbondanza. Nessuno si lamenta. Ognuno dei miei sudditi gode della sua porzione di felicità e di giustizia. Dimmi, Merlino, abbiamo sconfitto il male come sembra?<br>'''Merlino''': Il bene e il male, non esiste mai uno senza l'altro.<br>'''Artù''': Dove si nasconde allora il male nel mio regno?<br>'''Merlino''': Sempre dove meno te lo aspetti. Sempre...<br>'''Galvano''': Io so dov'è.<br>'''Artù''': Dove, ser Galvano?<br>'''Galvano''': Non posso dirlo.<br>'''Artù''': Devi parlare dal cuore. Siedi alla Tavola Rotonda. Dov'è questo male?<br>'''Galvano''': Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. {{NDR|punta a Ginevra}}<br>'''Ginevra''': Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. Perdonerò le tue parole avventate. Ebbene, bevi dalla sua stessa coppa e partecipa della sua bontà. {{NDR|Galvano rovescia la coppa}}<br>'''Artù''': Tu osi accusare la regina?<br>'''Galvano''': L'accuso!<br>'''Ginevra''': Protesto la mia innocenza!<br>'''Artù''': Se non fossi io il re, ti farei pagare con la vita ciò che hai detto!<br>'''Ginevra''': Non sarai il mio campione?<br>'''Artù''': Io non posso. Sono il tuo re e devo anche essere il tuo giudice in questo. A Lancillotto spetta a esserlo. È stato accusato anche lui. Io decreto che, al levar del sole due giorni da oggi, i campioni si battano e venga conosciuto la verità, poiché per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero.
*'''Artù''': Siete le due persone che amo di più in tutto il mondo.<br>'''Ginevra''': E allora perché non puoi difendermi?<br>'''Artù''': La legge! Le mie leggi devono legare tutti, alti e umili, se no non sono più leggi.<br>'''Ginevra''': Ma tu sei mio marito!<br>'''Artù''': Devo essere il re prima.<br>'''Ginevra''': Prima che marito?<br>'''Artù''': Se è necessario, sì.<br>'''Ginevra''': Prima dell'amore...
*'''Artù''': Merlino, avrò mai un figlio?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Niente giri di parole? Solo un semplice "sì"? Ciò mi spaventa.<br>'''Merlino''': Ma un re dovrebbe sempre aver paura, Artù, sempre! Del nemico in agguato dovunque, nei lunghi corridoi nel suo grande castello, in ogni anfratto della sua foresta o in una più intricata foresta qui dentro. {{NDR|indica la testa}}
*'''Lancillotto''': Non siamo più gli stessi, Artù.<br>'''Artù''': Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora.
*'''Artù''': Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>'''Merlino''': Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>'''Artù''': Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>'''Merlino''': Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. Dovreste saperlo!
*'''Artù''': Hai ancora la vista, Merlino? Sono insieme ora?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Tu avevi previsto questo tanti, tanti anni fa. Che devo fare ora? Ucciderli?<br>'''Merlino''': Non posso dirti niente di più. I miei giorni sono finiti. Gli dei di una volta sono andati per sempre. È il tempo degli uomini ora. Il ''tuo'' tempo, Artù.<br>'''Artù''': Mi servi ora più che mai.<br>'''Merlino''': No, questo è il momento che devi finalmente affrontare: essere re e solo.<br>'''Artù''': E tu, vecchio amico? Ti rivedrò ancora?<br>'''Merlino''': No. Ci sono altri mondi e questo ha finito con me.
*'''Merlino''': Ali di pipistrello, pelle di serpente! È tutto quello che hai imparato, Morgana? A usare pozioni e piccole stregonerie?<br>'''Morgana''': E i tuoi intrighi dove hanno portato il mondo? Sull'orlo della rovina!<br>'''Merlino''': Sono esaurito fino all'inverosimile, Morgana. Ho cercato di guidare gli uomini, o intrigare a loro danno come diresti tu, troppo a lungo. È giunto il momento che io me ne vada.<br>'''Morgana''': Perdonami! Dove te ne vai?<br>'''Merlino''': Là da dove venni.<br>'''Morgana''': Merlino, portami con te! La magia del fare giurasti di tramandarmela.<br>'''Merlino''': Credi di essere pronta? Ne sei degna?<br>'''Morgana''': Lo sono. Lo sono, credimi!<br>'''Merlino''': Allora seguimi! {{NDR|la conduce a una caverna}}<br>'''Morgana''': Cos'è questo posto?<br>'''Merlino''': Qui, tu entri nelle spire del drago. Qui è nato il mio potere. Qui ogni cosa è possibile e ogni cosa incontra il suo opposto.<br>'''Morgana''': Il futuro?<br>'''Merlino''': E il passato.<br>'''Morgana''': Desiderio?<br>'''Merlino''': E rimpianto.<br>'''Morgana''': La conoscenza?<br>'''Merlino''': E l'obblio.<br>'''Morgana''': L'amore?<br>'''Merlino''': Oh sì. Guarda. {{NDR|appaiono delle immagini di Lancillotto e Ginevra, e di Uther ed Igraine}}<br>'''Morgana''': Ancora! Mostrami di più! Mostrami il drago! Rivelami la sacra magia del fare!<br>'''Merlino''': Anche se il conoscerla ti brucerà, Morgana? E ti accecherà?<br>'''Morgana''': Allora bruciami!
*'''Artù''': Sei solo un sogno Merlino? <br/> '''Merlino''': Un sogno per alcuni... un incubo per altri!
==Citazioni su ''Excalibur''==
*Stavo girando ''Excalibur'' con John Boorman, il regista. Dopo essere stato dentro un'armatura tutto il giorno, non riuscivo più a stare davanti alla telecamera. Lo supplicai: "È il mio quarantesimo compleanno. Fammi fare una persona sullo sfondo!" Non lo fece. ([[Patrick Stewart]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film fantasy]]
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wikitext
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{{Film
|titoloitaliano= Excalibur
|titolooriginale= Excalibur
|immagine=Excalibur (1981) logo.png
|paese= Irlanda/Usa
|anno= 1981
|genere= Fantasy
|regista= [[John Boorman]]
|sceneggiatore= [[John Boorman]], [[Rospo Pallenberg]]
|attori=
*[[Nigel Terry]]: [[Re Artù]]
*[[Helen Mirren]]: [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana]]
*[[Nicholas Clay]]: [[Lancillotto]]
*[[Cherie Lunghi]]: [[Ginevra (ciclo arturiano)|Ginevra]]
*[[Paul Geoffrey]]: [[Parsifal]]
*[[Nicol Williamson]]: [[Mago Merlino|Merlino]]
*[[Corin Redgrave]]: Duca di Cornovaglia
*[[Patrick Stewart]]: [[Leodegrance]]
*[[Keith Buckley]]: Uryens
*[[Clive Swift]]: [[Sir Ector|Sir Hector]]
*[[Liam Neeson]]: [[Gawain|Galvano]]
*[[Gabriel Byrne]]: [[Uther Pendragon]]
*[[Robert Addie]]: [[Mordred]]
*[[Charley Boorman]]: Mordred (da bambino)
*[[Katrine Boorman]]: [[Igraine]]
*[[Ciarán Hinds]]: Lot
*[[Niall O'Brien]]: [[Sir Kay|Kay]]
*[[Eamonn Kelly]]: abate
|doppiatori italiani = *[[Pino Colizzi]]: Re Artù
*[[Maria Pia Di Meo]]: Morgana
*[[Gianni Williams]]: Lancillotto
*[[Emanuela Rossi]]: Ginevra
*[[Romano Ghini]]: Parsifal
*[[Sergio Rossi (attore)|Sergio Rossi]]: Merlino
*[[Gianni Marzocchi]]: Duca di Cornovaglia
*[[Renato Mori]]: Leodegrance
*[[Sandro Iovino]]: Uryens
*[[Sergio Fiorentini]]: Sir Hector
*[[Paolo Poiret]]: Galvano
*[[Romano Malaspina]]: Uther Pendragon
*[[Sandro Acerbo]]: Mordred
*[[Simona Izzo]]: Igraine
*[[Luciano De Ambrosis]]: Kay
*[[Roberto Villa]]: abate
|note=
}}
'''''Excalibur''''', film del 1981 con [[Helen Mirren]], [[Patrick Stewart]], [[Liam Neeson]] e [[Gabriel Byrne]], regia di [[John Boorman]].
==[[Incipit]]==
<div class="center">I tempi bui<br>La terra era divisa e senza un re<br>Da quei secoli perduti, emerse una leggenda...<br>Del mago, Merlino,<br>Dell'arrivo di un re,<br>Della spada del potere...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big></div>
:<div class="center">''The Dark Ages<br>The Land Was Divided And Without a King<br>Out Of Those Lost Centuries Rose A Legend...<br>Of The Sorcerer, Merlin,<br>Of The Coming Of A King,<br>Of The Sword Of Power...<br><big>{{maiuscoletto|Excalibur}}</big></div>
==Frasi==
*Guardate la spada del potere, Excalibur! Forgiata quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e fiori erano tutt'uno coll'uomo e la morte non era che un sogno. ('''Merlino''')
*''Anál nathrach, orth' bháis's bethad, do chél dénmha.''<ref>Traduzione dall'irlandese antico: «Il respiro del serpente, incantesimo della vita e della morte, il tuo presagio della creazione».</ref> {{NDR|[[Incantesimi dai film|incantesimo]]}} ('''Merlino''')
*Il futuro ha già messo radici nel presente. ('''Merlino''')
*Gli uomini so solo massacrarli. D'ora in avanti, imparerò ad amarli. ('''Uther Pendragon''')
*Nessuno avrà la spada! Nessuno impugnerà Excalibur eccetto me! ('''Uther Pendragon''')
*Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà re. ('''Merlino''')
*Non badate a questi [[Cavaliere|cavalieri]] ladri. Tu, Kay, abbi valore, onestà e misericordia come si addice a un cavaliere. E tu, Artù, sii modesto e sincero, e aiuta tuo fratello a tenere alto il nome dei Morven. ('''Ector''')
*Ricordo bene il mio primo [[torneo]]. Sembra molto peggio di quello che è. ('''Ector''')
*Uno [[scudiero]] non lascia senza spada il suo cavaliere. ('''Ector''')
*Chiunque voglia cimentarsi e seguire un re mi segua! ('''Artù''')
*Guardare quel [[biscotto]] è come guardare il [[futuro]]: finché non l'hai assaggiato cosa ne sai in realtà? E allora, ormai è troppo tardi. ('''Merlino''')
*C'è sempre qualcuno più furbo di te. ('''Merlino''')
*Voi vi battereste all'ultimo sangue contro un cavaliere che non vi è nemico per un tratto di strada che potreste facilmente aggirare! ('''Lancillotto''')
*Signore, noi siamo innocenti, ma non nei nostri cuori. Per tenerla una volta tra le braccia sacrificherei tutto: onore, verità, il mio sacro impegno. Signor Iddio, salvami da me stesso! Liberami di questo amore sicché io possa difenderla! ('''Lancillotto''')
*Che sciocco! Credevi di intrappolarmi. Hai intrappolato te stesso con la stessa stregoneria che usasti per ingannare mia madre. Tu non sei niente! Tu non sei un dio, non sei un uomo! Io troverò un uomo e darò vita a un dio. ('''Morgana''')
*Il re senza una spada! La terra senza un re! ('''Lancillotto''')
*Ora potrei anche ucciderti, fratello. Ma voglio che tu viva per vedere nostro figlio divenire re. ('''Morgana''')
*Merlino vive. Vive nei nostri sogni ora e parla a noi da lì. ('''Artù''')
*Sono tornato, incantatrice. Sei bellissima. Sì, magnifica. Hai usato tutta la magia che mi hai rubato per mantenerti così giovane? Ti è rimasta un po' di magia per combattere Merlino? Non hai niente da temere da un vecchio mago che hai sconfitto tanto tempo fa che vuole solo vedere quanto sei diventata potente. Vedi, Morgana, tu mi hai trasformato in un'ombra, un sogno. {{NDR|Morgana ride}} Tu devi essere più grande di quanto io sia mai stato. Una volta liberai l'alito del drago perché Uther giacesse con tua madre e concepisse un re. Questo rischiò di distruggermi, ma suppongo che tu possa farlo con facilità. Non è così? Non vedo nebbia. Anche i tuoi poteri stanno svanendo, Morgana? La formula! Sì, ecco, usa la formula magica. Hai dimenticato la magia del fare? Usala! {{NDR|Morgana comincia ad incantare}} Sì, usala! {{NDR|dalla bocca di Morgana fuoriesce una nebbia che avvolge tutto il campo}} Ecco, così! Bene! Eccezionale! Molto meglio di quanto io sia mai stato! Attenta... Può danneggiare la tua bellezza! ('''Merlino''')
==Dialoghi==
*'''Uther Pendragon''': Merlino, sono il più forte! Sono il predestinato! La spada! Mi promettesti la spada!<br>'''Merlino''': E tu l'avrai, Uther. Ma per sanare, non per spaccare. Domani, una tregua. Io vi aspetterò al fiume.<br>'''Uther Pendragon''': Chiacchiere? Le chiacchiere sono per gli innamorati! Mi serve una spada per essere re.
*'''Uther Pendragon''': Dove sei stato? <br/> '''Merlino''': Ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo. A volte io do a volte io prendo. Sta a me il sapere cosa e quando.<br>'''Uther Pendragon''': Devi aiutarmi, Merlino!<br>'''Merlino''': Debbo?<br>'''Uther Pendragon''': Sono il tuo re!<br>'''Merlino''': Così hai di nuovo bisogno di me ora che la mia tregua è infranta? Anni da costruire, attimi per distruggere, e tutto per [[lussuria]].<br>'''Uther Pendragon''': Per Igrayne. Una notte con lei... Tu non comprendi, non sei un uomo. Usa la magia! Fallo!<br>'''Merlino''': Igrayne... Tu devi giurare sul tuo vero diritto sovrano, Uther, di accordare a me ciò che io desidero e sarai appagato.<br>'''Uther Pendragon''': Io lo giuro per Excalibur!<br>'''Merlino''': Ciò che è frutto della tua lussuria sarà mio. Giuralo di nuovo!<br>'''Uther Pendragon''': Lo giuro, Merlino!
*'''Uther Pendragon''': Ho sognato il drago.<br>'''Merlino''': Sono stato io a risvegliarlo. Non lo vedi tutto intorno a te l'alito del drago?
*'''Merlino''': Trasformerò le tue sembianze in quelle del duca. Igrayne penserà che suo marito è tornato.<br>'''Uther Pendragon''': Ma il mare? La scogliera?<br>'''Merlino''': La tua lussuria ti sosterrà. Galleggerai sull'alito del drago.
*'''Uther Pendragon''': Merlino! Tu arrivi non richiesto e m'ignori quando ti chiamo.<br>'''Merlino''': Ho dormito a lungo, per nove lune intere. Ciò che ho fatto per te non fu facile. Ora devi ripagarmi. Uther, il bambino è mio. Tu lo giurasti, ricordi?<br>'''Uther Pendragon''': Erano parole affrettate, Merlino. Questo è carne, è sangue.<br>'''Igrayne''': Uther, è la verità? Non gli dare mio figlio!<br>'''Uther Pendragon''': Ho fatto giuramento, Igrayne. Ho fatto un patto con Merlino.<br>'''Igrayne''': Eri proprio tu! Venisti da me quella notte. Sei tu il padre!<br>'''Merlino''': No, casa e focolare, moglie e figlio, non è per te, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Uccidere ed essere re? Soltanto questo?<br>'''Merlino''': Forse nemmeno questo, Uther.<br>'''Uther Pendragon''': Mi colpisci con parole dure come il ferro.<br>'''Merlino''': Tu hai tradito il duca, gli hai rubato la moglie e hai preso il suo castello. Ora nessuno si fida di te. Tu non sei il predestinato. Dammi il bambino! Io lo proteggerò.
*'''Lot''': Merlino! Non ti abbiamo dimenticato. Che stregoneria è questa?<br>'''Uryens''': Sta cercando di imporci con la frode un ragazzo senza padre! Volete un bastardo come re?<br>'''Lot''': Lord Leodegrance, unisciti a noi contro il ragazzo!<br>'''Leodegrance''': Io ho visto ciò che ho visto! Il ragazzo ha estratto la spada. Se un ragazzo è il predestinato, un ragazzo sarà re.
*'''Artù''': Merlino, perché mi hai fatto questo?<br>'''Merlino''': Perché fosti procreato per essere re.<br>'''Artù''': Cosa significa essere re?<br>'''Merlino''': Tu sarai la terra e la terra sarà te. Se tu fallisci, la terra non darà più frutto. Se tu riesci, la terra prospererà.
*'''Merlino''': Devo dirti cosa c'è là fuori?<br>'''Artù''': Sì, ti prego.<br>'''Merlino''': Il [[drago]], una bestia di tale potenza che se tu lo vedessi intero e tutto insieme in un solo sguardo ti ridurrebbe in cenere nel tempo di un respiro.<br>'''Artù''': E dov'è?<br>'''Merlino''': Il drago è ovunque. Il drago è ogni cosa. Le sue squame brillano nella corteccia degli alberi. Il suo ruggire si sente nel vento. E la sua forcuta lingua colpisce come... come... eccolo lì, il fulmine! Proprio così.
*'''Artù''': Che genere d'uomo era mio padre?<br>'''Merlino''': Oh, era forte e molto coraggioso. Era un grande cavaliere.<br>'''Artù''': Era un grande re?<br>'''Merlino''': Beh, era avventato. Non imparò mai a guardare nel cuore degli uomini, tanto meno nel suo.<br>'''Artù''': Lo amavi?<br>'''Merlino''': Eh, è facile amare la [[follia]] in un [[ragazzo]].
*'''Merlino''': Tu hai un regno da governare.<br>'''Artù''': Ma come? Io non so come.<br>'''Merlino''': Eppure hai saputo estrarre la spada dalla roccia.<br>'''Artù''': È stato facile.<br>'''Merlino''': Davvero? Io non avrei potuto farlo.<br>'''Artù''': Tu no?!<br>'''Merlino''': Sei tu il re, non io.
*'''Artù''': Giurami fedeltà e verrai graziato, cavaliere. Ho bisogno di uomini d'arme come te.<br>'''Uryens''': Un nobile cavaliere giurare fedeltà a uno scudiero?!<br>'''Lot''': No, mai! Mai!<br>'''Artù''': Hai ragione. Non sono ancora un cavaliere. Tu, Uryens, mi farai cavaliere. {{NDR|gli dà Excalibur e s'inchina}} Da cavaliere a cavaliere, posso offrirti mercé.<br>'''Merlino''': Ma che storia è? Che storia è?!<br>'''Lot''': Tienila, Uryens!<br>'''Uryens''': {{NDR|dopo una lunga esitazione}} In nome di Dio, San Michele e San Giorgio ti do il diritto di portare armi e di amministrare giustizia.<br/>'''Artù''': A quel dovere solennemente obbedirò, quale cavaliere e re.<br>'''Merlino''': Mai visto niente così...<br>'''Uryens''': Alzati, re Artù. {{NDR|s'inchina e ridà Excalibur ad Artù}} Sono il tuo umile cavaliere e giuro obbedienza al coraggio nelle tue vene che è così grande che la sua fonte può essere solo Uther Pendragon. Di te non dubito più.
*'''Artù''': Un re deve sposarsi, no?<br>'''Merlino''': Già, così sembrerebbe.<br>'''Artù''': Io la amo. Vorrei che {{NDR|Ginevra}} fosse la mia regina. Merlino, puoi far sì che mi ami?<br>'''Merlino''': Adesso ascolta, una volta restai esposto all'alito del drago perché un uomo giacesse una notte con una donna. Nove lune mi ci sono volute per riavermi, e tutta per questa follia chiamata [[amore]], questo pazzo turbamento che colpisce i mendicanti e i re. Non lo rifarò mai più!<br>'''Artù''': Allora chi sposerò? Puoi dirmi almeno questo? Che cosa vedi?<br>'''Merlino''': Vedo Ginevra e un bene amato amico che di sicuro ti tradirà.<br>'''Artù''': Ginevra...<br>'''Merlino''': Non stai ascoltando, il tuo cuore neanche! L'amore è sordo oltre che cieco, ecco! Tu hai una terra da acquietare prima di iniziare a perdere tempo con stolte scaramucce d'amore!
*'''Artù''': Abbiamo vinto battaglie contro eserciti e ora un solo uomo sconfigge tutti i miei cavalieri.<br>'''Ector''': È un potente avversario...<br>'''Leodegrance''': È durissimo...
*'''Artù''': Fatevi da parte! Questa è la strada del re e i cavalieri contro cui vi siete battuto erano i suoi.<br>'''Lancillotto''': Io aspetto il re in persona. I suoi cavalieri hanno bisogno di addestramento.<br>'''Artù''': Sono io il re, e questa... {{NDR|sfodera la spada}} questa è Excalibur, spada dei re dagli albori del tempo. Voi chi siete? Che cosa volete?<br>'''Lancillotto''': Io sono Lancillotto del lago, da aldilà del mare e devo ancora trovare un re degno della mia spada.<br>'''Artù''': Questo è un vanto borioso. Un cavaliere deve dimostrare umiltà.<br>'''Lancillotto''': Non un vanto, signore, ma una condanna, poiché non ho mai trovato il mio pari in torneo o in duello.<br>'''Artù''': Fatevi da parte!<br>'''Lancillotto''': Non lo farò. Dovete ritirarvi o dimostrare il vostro valore alla prova delle armi sotto gli occhi di Dio.<br>'''Artù''': Che mi dia allora la forza di disarcionarvi e di rimandarvi con un solo colpo aldilà del mare.<br>'''Lancillotto''': Allora attraversate, signore.
*'''Artù''': {{NDR|dopo aver spezzato Excalibur duellando con Lancillotto}} Merlino, che cosa ho fatto?<br>'''Merlino''': Tu hai infranto ciò che non poteva essere infranto! Hai infranto la... la speranza...<br>'''Artù''': L'ha infranta il mio orgoglio! L'ha infranta la mia rabbia! {{NDR|getta Excalibur nell'acqua}} Questo grande cavaliere, che si è battuto con lealtà e con grazia, doveva vincere. Ho usato Excalibur per cambiare quel verdetto. Ho perduto per sempre l'antica spada degli eroi di una volta, il cui potere doveva unire tutti gli uomini, non servire la vanità di un solo uomo. Io non sono... niente.
*'''Lancillotto''': Io, il miglior cavaliere del mondo, battuto! Questo è un grande giorno, poiché la mia ricerca è finita, oh mio re. Fate di me il vostro campione!<br>'''Artù''': Ma la tua vita e la tua terra sono lontane da qui.<br>'''Lancillotto''': Rinunzio ai miei castelli e alle mie terre. Qui è il mio dominio, dentro questa pelle di metallo. E do' in pegno tutto ciò che ancora ho: la mia carne, le mie ossa, il mio sangue e il cuore che lo pompa.<br>'''Artù''': Ed è un grande cuore. Ser Lancillotto, tu sarai il mio campione.
*'''Merlino''': Pensate bene a questo momento. Assaporatelo. Rallegratevene con grande gioia. Grande gioia! Ricordatelo per sempre, poiché da esso siete uniti. Voi siete tutt'uno sotto le stelle. Ricordate bene, dunque, questa notte, questa grande vittoria, così che negli anni a venire possiate dire: «Io ero lì quella notte con Artù il re!». Poiché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano.<br>'''Artù''': Merlino, la tua saggezza ha forgiato questo anello. D'ora in avanti, in modo da rammentarci i nostri vincoli, ci riuniremo sempre in un cerchio, per raccontare e sentire le azioni buone e coraggiose. Farò costruire una tavola rotonda intorno a cui ci riuniremo. E una volta sopra la tavola. E un castello sopra la volta. E io mi sposerò, e la terra avrà un erede per brandire Excalibur. Cavalieri della Tavola Rotonda!
*'''Lancillotto''': Sono un uomo d'arme. Sono votato all'ideale.<br>'''Ginevra''': Ma di certo ci dev'essere una dama da qualche parte del mondo che t'ispira.<br>'''Lancillotto''': Sì, ce n'è una.<br>'''Ginevra''': E chi è? Suvvia, ditemi.<br>'''Lancillotto''': Voi.<br>'''Ginevra''': Ah, vi fate gioco di me!<br>'''Lancillotto''': Io vi amerò sempre. Vi amerò come mia regina e come moglie del mio migliore amico. E finché vivrete non amerò un'altra.
*'''Merlino''': È una strada lunga e solitaria, sai, la strada del [[Negromanzia|negromante]]. Sì, conoscere troppo. ''Lacrimae mundi'', le sofferenze del mondo.<br>'''Morgana''': Ma il potere? La gioia?<br>'''Merlino''': Soltanto attimi, attimi fuggenti.<br>'''Morgana''': Io allevierò la tua solitudine. Fatti aiutare da me. Insegnami!<br>'''Merlino''': Ormai i giorni dei pari nostri sono numerati. Il Dio unico viene a cacciare via i molti dei, gli spiriti dei boschi e dei torrenti cominciano a tacere. È il destino delle cose. Sì, è il tempo degli uomini e dei loro modi.
*'''Parsifal''': Chi mi darà l'armatura e la spada?<br>'''Kay''': Coltelli da cucina e spiedi unti saranno le tue armi, ragazzo. Alle cucine!
*'''Morgana''': I tuoi occhi non mi lasciano mai, Merlino.<br>'''Merlino''': Non posso riconoscere la bellezza?<br>'''Morgana''': Non puoi riconoscere l'amore? Forse soffri per ciò che non hai mai conosciuto.<br>'''Merlino''': Forse tu agogni ciò che non puoi avere, Morgana.<br>'''Morgana''': Non posso avere?! Ma tu l'hai promesso, tutti i tuoi segreti! Hai detto che mi avresti mostrato tutto.<br>'''Merlino''': Ti ho già mostrato anche troppo.
*'''Artù''': Per anni la pace ha regnato nel paese. Le messi crescono in abbondanza. Nessuno si lamenta. Ognuno dei miei sudditi gode della sua porzione di felicità e di giustizia. Dimmi, Merlino, abbiamo sconfitto il male come sembra?<br>'''Merlino''': Il bene e il male, non esiste mai uno senza l'altro.<br>'''Artù''': Dove si nasconde allora il male nel mio regno?<br>'''Merlino''': Sempre dove meno te lo aspetti. Sempre...<br>'''Galvano''': Io so dov'è.<br>'''Artù''': Dove, ser Galvano?<br>'''Galvano''': Non posso dirlo.<br>'''Artù''': Devi parlare dal cuore. Siedi alla Tavola Rotonda. Dov'è questo male?<br>'''Galvano''': Lui è il più bravo ed il più coraggioso. Perché, dunque, non è mai qui? Senza Lancillotto, questa tavola è niente. C'è qualcuno qui che non lo consideri un dio? Ed ora è allontanato da noi dalla bramosia di una donna. {{NDR|punta a Ginevra}}<br>'''Ginevra''': Nell'ozio che viene con la pace, vedo che le chiacchiere hanno concepito il loro male. Perdonerò le tue parole avventate. Ebbene, bevi dalla sua stessa coppa e partecipa della sua bontà. {{NDR|Galvano rovescia la coppa}}<br>'''Artù''': Tu osi accusare la regina?<br>'''Galvano''': L'accuso!<br>'''Ginevra''': Protesto la mia innocenza!<br>'''Artù''': Se non fossi io il re, ti farei pagare con la vita ciò che hai detto!<br>'''Ginevra''': Non sarai il mio campione?<br>'''Artù''': Io non posso. Sono il tuo re e devo anche essere il tuo giudice in questo. A Lancillotto spetta a esserlo. È stato accusato anche lui. Io decreto che, al levar del sole due giorni da oggi, i campioni si battano e venga conosciuto la verità, poiché per la legge di Dio un cavaliere che dice il falso non può vincere in torneo contro colui che dice il vero.
*'''Artù''': Siete le due persone che amo di più in tutto il mondo.<br>'''Ginevra''': E allora perché non puoi difendermi?<br>'''Artù''': La legge! Le mie leggi devono legare tutti, alti e umili, se no non sono più leggi.<br>'''Ginevra''': Ma tu sei mio marito!<br>'''Artù''': Devo essere il re prima.<br>'''Ginevra''': Prima che marito?<br>'''Artù''': Se è necessario, sì.<br>'''Ginevra''': Prima dell'amore...
*'''Artù''': Merlino, avrò mai un figlio?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Niente giri di parole? Solo un semplice "sì"? Ciò mi spaventa.<br>'''Merlino''': Ma un re dovrebbe sempre aver paura, Artù, sempre! Del nemico in agguato dovunque, nei lunghi corridoi nel suo grande castello, in ogni anfratto della sua foresta o in una più intricata foresta qui dentro. {{NDR|indica la testa}}
*'''Lancillotto''': Non siamo più gli stessi, Artù.<br>'''Artù''': Non è facile esserlo senza il duro impegno della guerra e della giustizia. È solo il tuo esempio, Lancillotto, che li tiene uniti ora.
*'''Artù''': Qual è la più grande qualità di un cavaliere? Coraggio? Compassione? Fedeltà? Umiltà? Tu cosa dici, Merlino?<br>'''Merlino''': Ehm, la più grande? Beh, si fondono come i metalli che uniamo per fare una buona spada.<br>'''Artù''': Niente poesia! Una risposta diretta! Qual è?<br>'''Merlino''': Lo dirò, allora: verità. Ecco! Sì, dev'esserci verità soprattutto. Quando un uomo mente, assassina una parte del mondo. Dovreste saperlo!
*'''Artù''': Hai ancora la vista, Merlino? Sono insieme ora?<br>'''Merlino''': Sì.<br>'''Artù''': Tu avevi previsto questo tanti, tanti anni fa. Che devo fare ora? Ucciderli?<br>'''Merlino''': Non posso dirti niente di più. I miei giorni sono finiti. Gli dei di una volta sono andati per sempre. È il tempo degli uomini ora. Il ''tuo'' tempo, Artù.<br>'''Artù''': Mi servi ora più che mai.<br>'''Merlino''': No, questo è il momento che devi finalmente affrontare: essere re e solo.<br>'''Artù''': E tu, vecchio amico? Ti rivedrò ancora?<br>'''Merlino''': No. Ci sono altri mondi e questo ha finito con me.
*'''Merlino''': Ali di pipistrello, pelle di serpente! È tutto quello che hai imparato, Morgana? A usare pozioni e piccole stregonerie?<br>'''Morgana''': E i tuoi intrighi dove hanno portato il mondo? Sull'orlo della rovina!<br>'''Merlino''': Sono esaurito fino all'inverosimile, Morgana. Ho cercato di guidare gli uomini, o intrigare a loro danno come diresti tu, troppo a lungo. È giunto il momento che io me ne vada.<br>'''Morgana''': Perdonami! Dove te ne vai?<br>'''Merlino''': Là da dove venni.<br>'''Morgana''': Merlino, portami con te! La magia del fare giurasti di tramandarmela.<br>'''Merlino''': Credi di essere pronta? Ne sei degna?<br>'''Morgana''': Lo sono. Lo sono, credimi!<br>'''Merlino''': Allora seguimi! {{NDR|la conduce a una caverna}}<br>'''Morgana''': Cos'è questo posto?<br>'''Merlino''': Qui, tu entri nelle spire del drago. Qui è nato il mio potere. Qui ogni cosa è possibile e ogni cosa incontra il suo opposto.<br>'''Morgana''': Il futuro?<br>'''Merlino''': E il passato.<br>'''Morgana''': Desiderio?<br>'''Merlino''': E rimpianto.<br>'''Morgana''': La conoscenza?<br>'''Merlino''': E l'obblio.<br>'''Morgana''': L'amore?<br>'''Merlino''': Oh sì. Guarda. {{NDR|appaiono delle immagini di Lancillotto e Ginevra, e di Uther ed Igraine}}<br>'''Morgana''': Ancora! Mostrami di più! Mostrami il drago! Rivelami la sacra magia del fare!<br>'''Merlino''': Anche se il conoscerla ti brucerà, Morgana? E ti accecherà?<br>'''Morgana''': Allora bruciami!
*'''Artù''': Dobbiamo trovare ciò che è perso, il [[Graal]]. Soltanto il Santo Graal può far rinascere foglia e fiore. Esplorate la terra, i labirinti delle foreste, fino ai confini di ciò che è in noi. Solo il Graal può redimerci. Esplorate... Cercate...<br>'''Parsifal''': Cosa ci guiderà?<br>'''Artù''': Presagi, segni... Seguite...
*'''Morgana''': Per dieci anni e un giorno hai cercato.<br>'''Parsifal''': Così a lungo?<br>'''Morgana''': E dimmi, hai trovato ciò che cerchi?<br>'''Parsifal''': Non ho trovato altro che dolore e morte. Temevo di non sentir più ridere finché non ho visto questo ragazzo. Mi ha promesso il Graal. È qui?<br>'''Morgana''': Troppo a lungo hai cercato. Mettiti al tuo agio. Bevi e unisciti a me!<br>'''Parsifal''': Bors, sei qui? Meliot? Anche tu? Siete vivi!<br>'''Morgana''': Non esiste il Graal, come questi cavalieri hanno scoperto. Loro servono me invece. Ci sono molti piaceri al mondo, molte coppe da cui bere, e saranno tutte tue. Bevi!<br>'''Parsifal''': No!
*'''Morgana''': Nessuna mazza, nessun'alabarda, nessun dardo, nessuna lancia, nessuna spada, nessun'arma forgiata dall'uomo ti nuocerà quando indosserai questa armatura.<br>'''Mordred''': Qualche messaggio per il tuo caro fratello, mio padre?<br>'''Morgana''': ''Tu'' sei il mio messaggio.
*'''Artù''': Non posso darti la terra, solo il mio amore.<br>'''Mordred''': Quella è la sola cosa di te che non voglio! I cavalieri della ricerca hanno fallito. Sono morti tutti, e morto lo sei anche tu! Tornerò e prenderò la tua Camelot con la forza.
*'''Uryens''': Parsifal, non abbandonare mai la ricerca!<br>'''Parsifal''': Io ho visto il Graal, Uryens. Lo avevo in pugno. Ho fallito. Ho fallito!<br>'''Uryens''': No! Tu sei l'ultimo di noi. Non rinunciare!<br>'''Parsifal''': Non sono degno.<br>'''Uryens''': Tu devi, tu... devi. Ascolta! Seguili. Ti chiamano...
*'''Lancillotto''': Guardate quel grande cavaliere! Pace e abbondanza ci promisero, ma invece cosa ci hanno dato? Fame e pestilenza!<br>'''Parsifal''': Lancillotto?<br>'''Lancillotto''': E morte!<br>'''Parsifal''': Sei tu?<br>'''Lancillotto''': Per il loro orgoglio! Per i loro peccati!<br>'''Parsifal''': Lancillotto...!<br>'''Lancillotto''': Dio ci ha abbandonati!<br>'''Parsifal''': Sono io, Parsifal! Lancillotto!<br>'''Lancillotto''': Si sono eretti a Dio e Cristo ci ha abbandonato!<br>'''Parsifal''': Lancillotto, devi aiutarci! Torna da noi! Lancillotto, Artù ha bisogno di te!
*'''Graal''': Qual è il segreto del Graal? Di chi è al servizio?<br>'''Parsifal''': Al tuo, mio signore.<br>'''Graal''': Chi sono io?<br>'''Parsifal''': Sei il mio signore e re. Tu sei Artù.<br>'''Graal''': Hai trovato il segreto che io ho perduto?<br>'''Parsifal''': Sì. Tu e la terra siete uno.
*'''Artù''': Io mi sto consumando, non posso morire e non posso vivere.<br>'''Parsifal''': Bevi dal calice. Tu rinascerai e la terra con te.<br>'''Artù''': Parsifal... Non sapevo quanto la mia [[anima]] fosse vuota finché non è stata riempita.<br>'''Kay''': Artù?<br>'''Artù''': Preparatevi a combattere, cavalcherete di nuovo col vostro re. Ho vissuto troppo a lungo attraverso gli altri. Lancillotto ha sorretto il mio onore e Ginevra la mia colpa, Mordred i miei peccati, i miei cavalieri hanno combattuto le mie cause. Ora, fratello mio, io sarò ''re''.
*'''Artù''': Accetta il mio perdono e metti pace nel tuo cuore. Abbiamo troppo sofferto. Io ti ho sempre amata e ancora ti amo.<br>'''Ginevra''': Ti ho amato come re, a volte come marito. Ma non si può guardare troppo a lungo il sole.<br>'''Artù''': Perdonami, moglie mia, se puoi. Non ero destinato ad una vita umana, ma ad essere l'essenza di memorie future. La fratellanza d'armi è stato un breve inizio, un bel momento, che non può essere dimenticato. E poiché esso non sarà dimenticato, quel bel momento potrà ripetersi. Ora, ancora una volta, devo guidare i miei cavalieri a difendere ciò che è stato e il sogno di ciò che potrebbe essere.<br>'''Ginevra''': L'ho conservata.<br>'''Artù''': Non ho mai osato sperare in tanti anni che fosse in tuo possesso. Ho pensato spesso che negli anni a venire di un'altra vita, quando non dovrò più niente al futuro e sarò ormai un uomo e basta, rivedendoci, correrai da me e mi reclamerai ricordando che sono tuo marito... È un sogno che ho sempre avuto.
*'''Merlino''': Tu mi hai riportato qui. Il tuo amore mi ha riportato qui, qui dove tu sei adesso, nella terra dei sogni.<br>'''Artù''': Sei solo un sogno, Merlino?<br/>'''Merlino''': Un sogno per alcuni. Un incubo per altri!
==Citazioni su ''Excalibur''==
*Stavo girando ''Excalibur'' con John Boorman, il regista. Dopo essere stato dentro un'armatura tutto il giorno, non riuscivo più a stare davanti alla telecamera. Lo supplicai: "È il mio quarantesimo compleanno. Fammi fare una persona sullo sfondo!" Non lo fece. ([[Patrick Stewart]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film fantasy]]
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P. G. Wodehouse
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1417466
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2026-06-18T15:23:23Z
SolePensoso
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Gas esilarante
1417466
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text/x-wiki
[[Immagine:PGWodehouse.jpg|thumb|P. G. Wodehouse]]
Sir '''Pelham Grenville Wodehouse''' (1881 – 1975), scrittore britannico.
==Citazioni di Pelham Grenville Wodehouse==
*I [[gatto|gatti]], come categoria, non hanno mai completamente superato il complesso di superiorità dovuto al fatto che, nell'antico Egitto, erano adorati come dei.<ref>Citato in Rachael Hale, ''Centouno cataclismi. Per amore dei gatti'', Contrasto, 2004, p. 24.</ref>
*Il grande segreto dell'[[eterna giovinezza]]: far sempre circolare la bottiglia e non andare mai a letto prima delle [[quattro di notte|quattro del mattino]].<ref>Da ''Luna piena'', ciclo di Blandings.</ref>
*In amore sono gli intervalli fra un incontro e l'altro quelli che provocano i veri danni.<ref>Da ''Amore fra i polli''; citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref>
==''Alla buon'ora Jeeves!''==
===[[Incipit]]===
«Jeeves» dissi, «posso parlare con franchezza?»<br />
«Certamente, signore».<br />
«Ciò che devo dirti può offenderti...»<br />
«Affatto, signore».<br />
«Bene, allora...».<br />
No, aspettate. Restate ancora in linea. Sono uscito fuori dai binari. Non so se capiti a voi come a me. Quando io voglio raccontare una storia , urto, infallibilmente, contro l'ostacolo del non sapere come cominciare. Un passo falso basta a rovinar tutto. Mi spiego: se al principio indugiate troppo, cercando di creare la cosiddetta atmosfera e vi soffermate su eccessive sottigliezze, correte il pericolo di non ottenere l'effetto voluto, stancando l'attenzione di chi vi ascolta.
===Citazioni===
*Leggevo l'altro giorno, sul giornale, di quei tipi che stanno studiando il modo di dividere gli atomi, senza avere la minima idea di ciò che avverrà, se vi riusciranno. Potrà andar bene, come potrà non andar bene. E come rimarrà male quel disgraziato che dopo aver diviso l'atomo, vedrà andare in cenere la casa e se stesso fatto a pezzi. (p. 201)
==''Anonima scapoli''==
===[[Incipit]]===
Il signor Ephraim Trout dello studio Trout, Wapshott e Edelstein, uno dei molti studi legali cui dava lavoro Ivor Llewellyn, presidente del Superba-Lewellyn Studio di Llewellyn City, Hollywood, stava accompagnando il signor Llewellyn all'aeroporto di Los Angeles. Erano amici di lunga data. Trout aveva assistito Llewellyn in tutti i suoi cinque divorzi, compreso l'ultimo, da Grayce, vedova di Orlando Mulligan divo del western, e sono cose che contano. Non c'è niente come un buon divorzio per creare rapporti d'amicizia fra avvocato e cliente. Fornisce argomenti di conversazione pressoché inesauribili.
===Citazioni===
*Tira di boxe, e non è uno sport che migliori l'aspetto delle persone. (cap. IV, p. 37)
*Non c'è, naturalmente, niente da dire contro l'amore a prima e neanche seconda vista; ma quando uno ne è colpito, in genere gli riesce comodo sapere il nome e l'indirizzo dell'oggetto della sua devozione. Joe invece ignorava totalmente l'indirizzo di Sally, e quanto al nome, sapeva Sally, ma il resto l'aveva dimenticato. (cap. V, p. 42)
*Ha mai riflettuto su quel che significa il matrimonio? Non parlo, badi, di quell'allucinante supplizio che è la cerimonia, con vescovi, clero subalterno, le damigelle della sposa e la folla di parenti che si cercava di evitare da anni, ma di quello che viene dopo. E con questo non intendo, sia chiaro, il discorso che lo sposo è costretto a pronunciare al pranzo nuziale. Questo e la cerimonia in chiesa sono torture che durano relativamente poco, e in tale pensiero l'uomo forte può trovar conforto. No, parlo di un altro dopo: di quando uno si trova unito per la vita a una persona che scendendo per la prima colazione gli si avvicina da dietro e gli mette le mani sugli occhi dicendo: "Indovina chi è?". Da quanto lei diceva a proposito di una fossetta sulla guancia sinistra deduco che la ragazza non sia priva di attrattive fisiche, ma sa guidare la macchina? Qualcuno deve guidare la macchina; qualcuno deve fare la spesa mentre lei gioca a golf, e deve saper cambiare una ruota. E le lettere? Chi le garantisce che la ragazza provvederà alla corrispondenza di casa, e specialmente a inviare i biglietti d'auguri per Natale? Come tanti giovanotti, lei si è lasciato incantare da una graziosa faccia senza chiedersi per un momento se la persona che spera di sposare è capace di compilare la denuncia dei redditi e sarà disposta a spalare la neve davanti a casa mentre lei legge un giallo davanti al caminetto. (cap. IX, p. 97)
*Ma in questi tempi turbinosi è difficile poter meditare a lungo senza essere interrotti. (cap. XIV, p. 154)
===[[Explicit]]===
«La lasci a me, Llewellyn» disse. «Lei vada a nascondersi in bagno o sotto il letto o dove vuole. Ci penso io.» E con passo fermo si avviò alla porta.
==''Bill il conquistatore''==
===[[Incipit]]===
Con un acerbo sbuffo che, quantunque violento, esprimeva in modo ancor troppo debole il disgusto e l'indignazione che lo compenetravano, Sir George Pyke gettò da parte il numero odierno della «Society Spice» e prese il telefono dalla sua scrivania.
===Citazioni===
*Ai giorni d'oggi è invalsa l'abitudine di descrivere tutti gli uomini fortunati, dalla persona tozza e con più di venti sterline in tasca, come altrettanti Napoleoni. (cap. I, p. 7)
*Posso accertarvi, e con modestia, che in molti Circoli le mie opinioni sopra la [[eugenetica|Linea Eugenica]] sono considerate degne di attenzione. Il signor Paradene, sono lieto di dirlo, si è voluto arruolare tra i miei discepoli. Io sono un forte sostenitore delle teorie di [[George Bernard Shaw|Bernard Shaw]] sulla necessità di cominciare una nuova razza, e costruirla con i più perfetti campioni selezionati da quella in decadenza. (cap. II, p. 55)
*Uno dei lati deliziosamente caratteristici della primavera inglese è quello che quasi tutti i giorni, quando si avanza la sera, si sente il desiderio, se non l'assoluto bisogno, di veder brillare un bel fuoco nel caminetto. (cap. VII, p. 159)
*L'insensibilità della Natura nei riguardi delle umane sofferenze è stata così spesso commentata da scrittori e poeti che è diventata oggi un vero e proprio assioma. (cap. X, p. 195)
===[[Explicit]]===
Era un ragazzo di sentimento!
==''Gas esilarante''==
===[[Incipit]]===
Avevo appena cominciato a scrivere questa storia, quando un mio amico letterato che aveva passato una notte in baldoria al circolo venne a chiedermi del bicarbonato di sodio. Mi dissi allora che tanto valeva approfittare dell'occasione e sottoporre al suo giudizio i miei tentativi, nei quali non avevo troppa fiducia. Infatti, a parte qualche barzelletta sugli Ebrei, gli Scozzesi e gli Irlandesi, narrata nel salotto del 'Drones', e non sempre con successo, non mi era mai accaduto di narrare per intero e coordinatamente una storia. E poi gli intenditori mi hanno detto che tutto sta nel cominciar bene.
===Citazioni===
* Notate però che, quando asserisco di essere il terzo conte di Havershot, non intendo dire che lo sono stato sempre. No. Ho cominciato dal nulla e sono salito a poco a poco. Per anni e anni ho tirato avanti così, semplicemente, quale Reginald John Peter Swithin, certo che questo nome sarebbe stato messo sulla mia lapide funeraria quando fosse venuto per me il momento di possederne una. E in quanto alle probabilità di acciuffare un titolo, sembrava che ne avessi una su cento. Il terreno era abbastanza ingombro di concorrenti allenati e capaci di lasciarmi indietro di parecchi punti. Sennonché... sapete bene come succede; qualche zio se ne va all’altro mondo, alcuni cugini gli vanno dietro... e, a poco a poco, passo passo, prima ancora che ci si renda conto di quello che succede, ci si trova con tanto di corona. (cap. I)
===[[Explicit]]===
La baciai di nuovo portando il totale, credo, verso il centinaio. Poi ci avviammo per il viale, guidati dall'aroma delle salsicce fritte, il quale mi diceva come Eggy non avesse esagerato, decantando la propria abilità di cuoco e come il piccolo Joey Cooley fosse intento, senza dubbio, a zavorrarsi, prima di andare incontro a una nuova esistenza
==''Genero al verde''==
===[[Incipit]]===
Tra i due giovani che occupavano una cella di una delle più note stazioni di polizia di [[New York|Nuova York]], quello più alto e magro, Tipton Plimsoll, fu il primo a riprendersi, sia pure gradatamente, dagli effetti della sbornia che lo aveva condotto a soggiornare nella gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, fisicamente una mezza cartuccia, fragile e alquanto somigliante nell'aspetto al poeta [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], dormiva tuttora.
===Citazioni===
*Come molti dei suoi colleghi maggiordomi, anche Beach era un individuo alquanto abbondante. [[Caio Giulio Cesare|Giulio Cesare]], che amava di avere attorno a sé degli uomini grassi, ci si sarebbe affezionato all'istante. Egli era un tipo che s'era fatto crescere due menti dove prima ce n'era uno solo, mentre il suo panciotto appariva teso come la vela di uno ''[[yacht]]'' in una regata. Non si sarebbe mai pensato, guardandolo, che quarant'anni prima avesse vinto una corsa in bicicletta tra i ragazzi del coro. (cap. II, § 1, p. 20)
*Mi sono spesso domandato perché la Natura, nella sua saggezza infinita, e alla quale si dà tanta pubblicità, deve avere commesso il grave errore di creare le rosse, sempre così impulsive e pronte a sparare. Se si fosse trattato di una bruna o di una bionda platino, questa tragedia non sarebbe mai successa. (cap. III, § 3, p. 42)
*Non posso immaginare che una qualsiasi mia nipote non ami qualcuno che sia ricco come lui. E poi, essi sono proprio delle anime gemelle. Veronica ha press'a poco tanto cervello quanto una palla da biliardo dallo sviluppo ritardato, e lui è approssimativamente nelle stesse condizioni. (cap. XI, § 1, p. 184)
===[[Explicit]]===
Si alzò. Guardò l'orologio. Fu lieto di vedere che ci sarebbe stato giusto il tempo, prima del gong che sollecitava a vestirsi per la cena, per una spiccia visita alla dispensa di Beach. Era con gioiosa impazienza che si disponeva a compierla. Non soltanto là ci sarebbe stato il porto, ma con tutta probabilità anche una supplementare attrattiva nella persona dell'agente Evans, con il quale era sempre un piacere e un privilegio di poter scambiare due chiacchiere.
==''Grazie, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Ero leggermente turbato; nulla di grave a dire il vero, tuttavia non riuscivo a rasserenarmi. Nel mio vecchio appartamento, indolentemente, pizzicavo le corde del banjo, uno strumento al quale mi ero dedicato molto negli ultimi tempi. Vedendomi, non avreste potuto dire che il mio volto esprimesse un vero corruccio, e, d'altra parte, vi sarebbe stato arduo affermare il contrario. Forse la parola «pensieroso» riesce efficace a designare la cosa. Sentivo che una situazione densa di spiacevoli probabilità era all'orizzonte.
===Citazioni===
*– Jeeves, chi era quel tale che, guardando una cosa, si sentiva simile ad un altro nell'atto di guardare un'altra cosa? Ho studiato questo passo a scuola, ma adesso mi sfugge.<br />– Immagino che il signore faccia allusione al poeta [[John Keats|Keats]], il quale paragonava le emozioni avute alla prima lettura dell'[[Omero]] di [[George Chapman|Chapman]], a quelle che sconvolgevano l'animo dell'eroico [[Hernán Cortés|Cortés]] allorché, con occhi d'aquila, fissava il [[Oceano Pacifico|Pacifico]]. (p. 8)
*La sorte mi metteva in cospetto di un padre il quale, alla più cordiale antipatia verso Bertram Wooster, univa la tema che la propria figlia ne fosse pazzamente innamorata : e la prima cosa che gli si presentava alla vista, allorché si disponeva a fare una passeggiatina dopo il pranzo, era appunto la figlia e l'uomo odiato uniti in un dolce abbraccio. C'era di che mettere in collera qualsiasi genitore; nessuna sorpresa, quindi, se in quel momento egli prese l'attitudine del prode [[Hernán Cortés|Cortés]] nell'atto di fissare il [[Oceano Pacifico|Pacifico]]. (p. 66)
===[[Explicit]]===
Non è facile trovare la parola adeguata in questi supremi momenti, se rendo l'idea. Ciò che vorrei dire è che in un momento come quello — supremo potreste quasi chiamarlo — con l'orizzonte che si rischiara, le nubi lontane ed il sole amico che brilla... ebbene! Andiamo, via!... voi mi capite!<br />– Grazie, Jeeves! — dissi.<br />– Prego, signore.
==''I gioielli di Monty Bodkin''==
===[[Incipit]]===
Come sempre quando il tempo era bello — là il tempo era quasi sempre bello — il sole della California splendeva alto sugli studios della Superba-Llewellyn a Llewellyn City. Splendeva il sole e regnava il silenzio, rotto solo dal rumore dei passi di un supervisore che aveva finito di far colazione e tornava a supervisionare e di tanto in tanto da un ululato proveniente dal ghetto degli scrittori: qualche sceneggiatore torturato in egual misura dal mal di testa e dalla mancanza d'ispirazione.
===Citazioni===
*Mavis costituiva un esempio impressionante di quello che può capitare quando un attore di western — tale era stato suo padre — sposa un'attrice di western. Il prodotto che si ottiene è una ragazza capace di tener testa a una mandra inferocita. A Mavis, beninteso, non era mai capitata l'occasione di provarcisi; ma di questo era la mandra che doveva rendere grazie al cielo. (cap. III.2, p. 51)
*Così è Hollywood. Dopo il lavoro non si sa cosa fare, e così si va in giro a sposarsi. (cap. VII.1, p. 116)
*Ci sono ragazze, poche forse ma, se uno ha tempo e pazienza, non introvabili, che non dicono mai "Te lo dicevo io", ma Mavis non faceva parte del numero. (cap. XI.2, p. 195)
===[[Explicit]]===
E un ronfo proveniente dal sofà parve sottoscrivere questa previsione.
==''I porci hanno le ali''==
===[[Incipit]]===
Beach il maggiordomo, un po' ansimante dopo le scale, perché non era più il giovane e aerodinamico cameriere di trent'anni prima, entrò nella biblioteca di Blandings Castle, un vassoio colmo di lettere in mano.
===Citazioni===
*A Gally tornò in mente il suo vecchio amico Biffen, sportivo nato sotto maligna stella, quella volta che era andato alla pista di Tattersall in Hurst Park con una lunga e posticcia barba da assiro per evitare d'essere riconosciuto da una mezza dozzina di allibratori a cui doveva del denaro, e la barba gli era caduta. La stessa visibile emozione. (cap. I.5, p. 29)
*Deglutì a fatica, come uno [[struzzo]] che [[deglutizione|inghiotta]] una maniglia d'ottone. (cap. II.3, p. 44)
*Fatta forse eccezione per la signora Emily Post, per alcune delle duchesse più altere e la defunta [[Cornelia]] madre dei Gracchi, la banchista inglese, avvezza sin dalla più tenera età a comportarsi con dignità regale nelle situazioni più difficili, è l'unica che possa dettar legge in fatto di comportamento. (cap. IV.1, p. 75)
*Una città molto cara, [[Parigi]]. Non dar mai retta a chi ti dice che lì la vita è a buon mercato. Ti spellano a tutto spiano. Però, bada bene, la mensa vale quel che costa, dato come cucinano da quelle parti (cap. VII.1, p. 147)
===[[Explicit]]===
Ah, quale lezione per tutti noi, un così splendido discorso!
==''Jeeves taglia la corda''==
===[[Incipit]]===
Jeeves posò le sfrigolanti uova al prosciutto sul tavolo della colazione a Reginald ("Filetto") Herring e io, leccandoci le labbra, sistemammo i gomiti e ci demmo sotto.
===Citazioni===
*– Supponi che tua zia Dahlia una bella mattina legga sul giornale che sarai fucilato all'alba. <br />– Impossibile. Non mi alzo mai così presto. (p. 33)
*Questa lattiera a vacca, nel caso vi interessi, era un'anfora o una brocchetta d'argento, o come diavolo la chiamate, fatta a forma di vacca, idea tra le più stupide; una vacca con la coda arcuata e sulla faccia un'espressione di giovane delinquente, il tipo di vacca che pareva accarezzare l'idea di sferrare un calcio nel basso costato della lattaia la prima volta che lei si fosse avvicinata per mungerla. Il suo dorso si apriva come un coperchio a cardine e la punta della coda toccava la spina dorsale, offrendo così un appiglio al padrone di casa che volesse afferrare quella lattiera per versare il latte. Perché qualcuno dovesse bramare un oggetto così rivoltante per me era sempre stato un mistero. (p. 66)
*Tanto per controllare una scommessa, non era l'asino di Baalam che opponeva il ''Nolle prosequi''? (p. 166)
==''Jill, ragazza bizzarra''==
*Nessuna meraviglia quindi che l'ultimo dei Rooke si trovasse in quello stato d'animo di tristezza che affligge un personaggio di [[Lev Tolstoj|Tolstoj]], per esempio un contadino, che, dopo aver terminato la sua pesante giornata di lavoro strozzando il padre, battendo la moglie ed affogando il bambino in una vasca d'acqua, se ne va alla credenza e scopre che la bottiglia di vodka è vuota. Povero ''mugik''! (p. 130)
*Le [[bugie|fandonie]], come tu le chiami, mentre io le definisco la modellazione artistica della verità, le fandonie, dunque, sono... come dirò? (p. 176)
==''La conquista di Londra''==
===[[Incipit]]===
Con una sbuffata brusca, improvvisa, che per quanto violenta esprimeva a stento il disgusto e l'indignazione che gli ribollivano dentro, Sir George Pike posò l'ultimo numero di «Society Spice» e prese il telefono.<br />
«L'ufficio dello 'Spice'» disse laconico.<br />
Seguì un breve intervallo.<br />
«Roderick?»<br />
«Non è ancora tornato dal pranzo, Sir George» disse una voce ossequiosa.<br />
«Ah, è lei, Pilbeam?» Il tono di Sir George si ammorbidì. Pilbeam era uno dei suoi prediletti. Un ragazzo con un futuro. Un uomo su cui teneva gli occhi. «Dica per favore al signor Roderick, quando torna, che voglio vederlo.»<br />
«Va bene, Sir George.»<br />
Il fondatore e proprietario della Mammoth Publishing Company, la vasta impresa che rifornisce metà dell'Inghilterra – la metà più zuccona – di roba da leggere, mise giù la cornetta e, dopo aver aggrottato un istante le sopracciglia, prese una matita e si mise a scrivere.
===Citazioni===
*C'è qualcosa, nel modo in cui la [[primavera]] si manifesta in [[Inghilterra]], che mi ricorda un [[cucciolo]] timido che cerca di farsi degli amici. Fa un avventato passo avanti, se la svigna terrorizzato, poi striscia di nuovo in avanti, timoroso, e infine, acquistata fiducia, si avventa con impeto e gioia. (p. 72)
*Uno dei deliziosi aspetti della [[primavera]] inglese è che ha dei giorni, anzi, è quasi del tutto composta di giorni in cui, al tramonto, la temperatura è tale da rendere gradevole un fuoco, anzi persino necessario. (p. 147)
*Uno dei difetti di Londra dal punto di vista di un uomo il cui cuore sia appena andato a pezzi è che è praticamente priva di luoghi selvaggi in cui si possa avanzare con sguardo impenetrabile. (p. 235)
*Era una bella mattinata. Si è già parlato dell'insensibilità della Natura nei momenti di umana sofferenza; basterà dire che in tale occasione la [[Natura]] era più che all'altezza della sua reputazione. (p. 235)
*Il cammino del progresso ha tolto a Waterloo Station i suoi misteri. Un tempo era stato uno strano, oscuro Paese delle meraviglie in cui Alici spaurite e i loro corrispettivi maschili vagavano disperati, chiedendo informazioni a funzionari altrettanto ignari e sperduti: ora invece era ordinata ed efficiente. (p. 242)
*Il ritorno del [[Parabola del figlio prodigo|figliol prodigo]] è quasi proverbialmente legato a effervescenti manifestazioni di gioia da parte dell'intera compagnia con, forse, la sola eccezione del vitello ingrassato. (p. 266)
*Placida, stolida, assorta nelle sue faccende e titanicamente indifferente a tutto il resto, [[Londra]] si avviava al suo tran tran quotidiano. Da Putney a Sloane Square, da Cricklewood a Regent Street, da Sydenham Hill allo Strand, da qualsiasi posto a qualsiasi altro posto, autobus rossi, gialli e marroni passavano rombando di continuo. I vigili vigilavano, gli agenti di borsa badavano alla borsa, i mendicanti mendicavano, i cappellai smerciavano cappelli, i poltroni poltrivano, i venditori di ghette vendevano ghette, i giornalai strillavano l'edizione delle tre dei giornali del pomeriggio, e i colonnelli in pensione sedevano comodamente alle finestre dei club di fronte a Piccadilly e Pall Mall, sognando il pranzo. (p. 293)
==''La piccola pepita''==
*Per qualche ragione che ignoravo i ragazzi mi accettavano volentieri. Fin dai primi giorni ebbi quella soddisfazione tra le più gratificanti nelle vita di un insegnante e cioè lo spettacolo di un ragazzo che dà un pugno sulla testa di un compagno soltanto perché questi continua a far chiasso dopo che l'insegnante gli ha detto di stare zitto. (p. 67)
*Di tutte le cure intese a guarire un uomo da riflessioni malinconiche, quella di più immediata efficacia consiste in un colpo violento al plesso solare. Esempi antichi e recenti ce lo dimostrano. (p. 86)
*Sono fermamente convinto che se i professori potessero portar delle maschere bianche e avessero delle pistole automatiche, il mantenere l'ordine nella scuola sarebbe un gioco da bambini. (p. 116)
==''La ragazza in blu''==
===[[Incipit]]===
Il sole del pomeriggio entrava a fiotti nell'ufficio del direttore dei Guildenstern's Stores, Madison Avenue, New York, ma non un raggio di luce brillava nel cuore di Omero Pyle, legale di varie e importanti società per azioni, in quell'ufficio convocato. Omero Pyle aveva, anzi, l'aria infelice e inquieta di un gatto seduto su una stufa rovente, e i motivi per cui aveva l'aria di un gatto seduto su una stufa rovente non sono difficili a spiegarsi. Da un consulente legale di varie e importanti società per azioni è lecito aspettarsi aplomb e impassibilità, ma è un po' troppo pretendere che li mantenga quando qualcuno gli telefona a metà del pomeriggio per informarlo che sua sorella è appena stata beccata a rubare ai grandi magazzini.
===Citazioni===
*La strana sensazione, provata non appena le aveva posato gli occhi addosso, di essere stato colpito all'osso frontale dallo scoppio di un'atomica, era effetto di [[amore a prima vista]]. Capita. Un amore impiega mesi e mesi per arrivare al punto di ebollizione, e un altro più che nascere esplode, improvviso e violento come una bomba. Non ci sono regole fisse. (cap. II, § 1, p. 18)
*Rise. Una [[risata]] argentina, la definì Jerry dentro di sé dopo una rapida analisi; somigliava anche, pensò, poiché in lui sonnecchiava il poeta, al rumore che fanno i cubetti di ghiaccio contro le pareti di un bicchiere di cristallo, in una calda giornata d'agosto. (cap. II, § 2, p. 23)
*Chi chiede un [[prestito]] non può fare a meno di provare qualcosa di molto simile alla delusione quando la sua richiesta è così immediatamente e placidamente accolta. (cap. III, p. 37)
*Tutto quello che c'è di divertente nella vita, bambina mia, o è immorale o illegale o fa ingrassare. (cap. V, § 2, p. 52)
*Anche in quest'epoca di svalutazioni un milione o due di dollari sono una cifra che può far piacere di possedere. (cap. VI, § 3, p. 71)
*C'è chi ha il bernoccolo del recupero di miniature rubate e chi non ce l'ha; forse dipende dagli ormoni. (cap. X, p. 97)
*Uno dei vantaggi di una [[sorella]] che deve discutere con un fratello è il fatto che non ha nessun obbligo di dimostrarsi delicata e piena di tatto. (cap. XV, § 1, p. 187)
===[[Explicit]]===
E continuarono la strada cantando.
==''La stagione degli amori''==
===[[Incipit]]===
Anche se non arriverei a dire che il cuore mi si era fatto di piombo al pensiero di recarmi a Deverill Hall, devo comunque confessare che questa prospettiva non mi entusiasmava.
===Citazioni===
*Siamo in [[primavera]], Bertie, la stagione degli amori, che, come probabilmente saprai, è la stagione in cui l'ireos sulla bruna colombella risplende di vivace colore e spensierati giovani ripensano all'amore. (p. 121)
*Gli si leggeva in volto un'espressione byroniana. (Ho poi appurato, tramite Jeeves, che il termine è corretto, e a quanto pare indica somiglianza con il fu [[George Gordon Byron|Lord Byron]], che era un tipo piuttosto cupo sempre pronto a veder tutto nero). (p. 180)
===[[Explicit]]===
Drizzai le spalle e mi avviai a grandi passi verso la porta, come il paggio Orlando pronto a combattere contro gli infedeli.
==''Lampi d'estate''==
===[[Incipit]]===
Il castello di Blandings riposava al sole. Dai suoi praticelli curati e dalle terrazze lastricate si alzavano vapori in piccole volute. L'aria era piena di ronzii che conciliavano il sonno. Era quell'ora vezzosa dei meriggi d'estate in cui la Natura stessa sembra sdraiarsi per la siesta tra il pranzo e il tè.
===Citazioni===
*Un certo [[critico]] – poiché tali uomini, mi dispiace dirlo, esistono – ha malevolmente osservato, a proposito del mio ultimo romanzo, che conteneva «tutti i vecchi personaggi di Wodehouse sotto nomi diversi». A quest'ora è stato probabilmente divorato dagli orsi, come i bambini che si facevano beffe del profeta [[Elia]]; ma se ancor vive non potrà rivolgere una simile accusa a ''Lampi d'estate''. Grazie alla mia superiore intelligenza stavolta ho sbaragliato costui mettendo nel romanzo tutti i vecchi personaggi di Wodehouse con i loro nomi. A questo punto si sentirà un po' sciocco, credo. (Prefazione, p. 15)
*Proprio in quella l'[[alloro]], che finora non aveva parlato, disse: «Psst!» (cap. 1.I, p. 17)
*Si sentiva come non s'era più sentito dalla sera in cui, qualche anno prima, boxando per la sua università contro un altro peso leggero, si era trovato incautamente a piazzare il mento nel punto proprio allora occupato dal pugno destro del suo avversario. Se vi è appena successo questo, oppure – è lo stesso – vi hanno detto che la fanciulla amata si è irrevocabilmente promessa a un altro, siete sulla buona strada per capire come si sentono gli anarchici quando la bomba scoppia troppo presto. (cap. 12.II, p. 182)
*Fatto questo, si sentì un po' meglio, non tanto, ma un po' sì. Prima, avrebbe lietamente assassinato Beach e James per poi ballare sulle loro tombe: adesso si sarebbe accontentato di ammazzarli. (cap. 14.I, p. 221)
===[[Explicit]]===
Girò sui tacchi e la notte estiva lo inghiottì. Da qualche parte, nel buio, una [[civetta]] ululò. A Pilbeam sembrò ci fosse un che di derisorio, in quel verso. Si accigliò. I denti gli si strinsero di scatto. Se l'avesse avuta sottomano, guai a quella civetta. (p. 263)
==''Molto obbligato, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Davanti al tavolino per la prima colazione, comodamente installato nella consueta poltroncina, mi accinsi ad intaccare un piatto di appetitose uova e pancetta che Jeeves mi aveva preparato senza economia. Provavo una curiosa sensazione che potrei definire «esilarante», se questa è la parola giusta. Ero, insomma, felice di ritrovarmi nel mio guscio, lontano da Totleigh Towers, da Sir Watkyn Bassett, da sua figlia Madeline, e soprattutto da quell'impiastro di Spode, o meglio Lord Sidcup, come si fa chiamare adesso. Il pensiero di non doverli più vedere era come una dose media per adulti di uno di quei ricostituenti brevettati che danno tono all'organismo, assieme a un piacevole senso di calore.
===Citazioni===
*Mostratemi una zia, è uno dei miei detti, ed io vi mostrerò un essere cui non importa un corno di ferire con lazzi e frizzi la suscettibilità del proprio nipote. (p. 21)
*Quanto al suo modo di fare, al momento lo trovai troppo «confidenziale», perché non riuscii a trovare una definizione migliore, ma più tardi cercai la parola sul ''Dizionario dei Sinonimi'' di Jeeves e vidi che avrei potuto descriverlo anche come «impertinente», «impudente», «sfacciato», «privo di naturale riserbo», «irrispettoso», «importuno», «audace» e «sfrontato». (pp. 40-41)
*Credo che le sue opinioni politiche tendessero verso l'estrema sinistra, quando lavorava per voi, signore. Sono mutate dal giorno in cui è divenuto un ricco possidente. (p. 42)
*– È il Numero Uno delle carogne. Sai che dice di aver avuto una soffiata: lo faranno baronetto. È nella lista delle onorificenze che assegnano nel nuovo anno.<br />– Com'è possibile che facciano baronetto un uomo del genere?<br />– È il genere giusto, invece. Grosso uomo d'affari, grande giro di denaro, importanti servizi resi al commercio estero della Gran Bretagna. (p. 62)
*L'importante nella vita, Jeeves, se si vuole vivere prosperi e felici, è perdere quanti più dibattiti politici è possibile. (p. 163)
==''Qualche cosa di nuovo''==
===[[Incipit]]===
Il sole di un bel mattino primaverile splendeva gaiamente su Londra. Il suo confortante calore sembrava infondere nell'intenso traffico di Piccadilly una più lieta vivacità, tanto che i conducenti degli autobus giungevano fino a scherzare, e gli ''chauffeurs'' atteggiavano le labbra a un sorriso che non mancava di una certa benevolenza. Fischiettavano i ''policemen'' che regolavano la circolazione, e fischiettavano i commessi che andavano al lavoro; mentre i mendicanti affrontavano con ottimismo l'arduo compito di persuadere persone cui erano perfettamente conosciuti ad addossarsi l'onere del loro mantenimento, con quell'ottimismo, diciamo, che sovente è gran parte del successo.<br />In quella felice mattinata, alle nove precise, la porta del numero 7/a di Arundell Street, in Leicester Square, si aprì, e ne uscì un giovanotto.
===Citazioni===
*Se le donne comprendessero le proprie responsabilità baderebbero bene a sorridere; tanto bene che probabilmente non lo farebbero. (p. 117)
*Vi sono nella vita di un [[maschio e femmina|uomo]] momenti in cui il sorriso di una [[maschio e femmina|donna]] può avere risultati importanti quanto quelli di una esplosione di dinamite. (p. 117)
==''Teniamo duro, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Con un ampio gesto della mano spalmai di marmellata una fetta di pane tostato e non credo di essere mai stato più vicino a cantare ''tra-là-là'', come se stessi insaponandomi nel bagno, poiché quella mattina ero proprio in forma brillante.
===Citazioni===
*Ho sempre sostenuto senza tentennamenti che la dimora ideale per tutti questi individui che collezionano oggetti sia una cella imbottita al manicomio. (pp. 19-20)
*In materia di ornamenti per il capo, Jeeves non è in sintonia con il moderno pensiero progressista. (p. 20)
*– Migliaia di persone sono vegetariane e godono di una perfetta salute.<br />– La salute fisica, certo, ma che ne dici della loro anima? Se tu all'improvviso allontani un tizio da bistecche e braciole, questo fatto provoca qualche danno alla sua anima. Mia zia Agatha una volta fece diventare vegetariano lo zio Percy e tutto il suo temperamento si indurì. (p. 106)
*È un incidente che scombussola sempre quando un tizio, anche piccolo, vi prende in pieno nel [[muscolo diaframma|diaframma]], e lo posso testimoniare io stesso, poiché ho subìto la stessa esperienza laggiù in Washington Square, durante un soggiorno a New York. Washington Square è largamente dotata di ragazzini italiani dagli occhi tristi che sfrecciano su e giù con i [[pattino|pattini a rotelle]], e uno di loro, avanzando a testa bassa per la sua strada, mi urtò nella zona del terzo bottone del gilè a un'alta velocità in miglia orarie. (p. 123)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Amore tra i polli''===
Un signore venne a visitarvi ieri sera, mentre eravate fuori, – mi disse la signora Medley, la mia padrona di casa, mentre sbarazzava la tavola dei resti della colazione.<br />Ebbene? – le domandai affabilmente come al solito.<br />– Un signore dalla forte voce, – disse pensosa la signora Medley.<br />– Era forse Caruso?<br />– Signore?<br />– Dicevo se ha lasciato il suo nome.<br />– Sì. Era il signor Ukridge.<br />– Misericordia!<br />– Signore!<br />– Nulla. nulla<br />– Grazie, signore, – disse la signora Medley, sottraendosi alla mia presenza.<br />Ukridge! Che il diavolo se lo porti. Non l'avevo veduto da vari anni e, per quanto io posso esser lieto di ricevere delle visite dagli amici di gioventù coi quali scambio volentieri quattro chiacchiere, non mi sentivo in quel momento disposto a vedere Ukridge.
===''Avanti, Jeeves!''===
Ora, che c'è da dire sul conto del buon Jeeves... il mio domestico, se non lo sapete? Molti dicono che io dipendo troppo da lui. Mia zia Agata, infatti, l'ha persino chiamato il mio custode. Bene, quel che dico io è questo: e se pure? Jeeves è un genio, dal colletto in su è unico. Dopo una settimana ch'egli era entrato in mio servizio, io avevo rinunciato ad occuparmi delle mie faccende. La cosa rimonta da una mezza dozzina di anni fa, immediatamente dopo quello strano caso di Fiorenza Craye, del libro di mio zio Willoughby e di Eddino, il giovane esploratore.<br />Il fatto cominciò veramente quando io ritornai ad Easeby, la residenza di mio zio, nello Shroipshire. Passavo lì una settimana e poco più come generalmente facevo in estate, e avevo dovuto interrompere la mia visita, e correre a Londra a trovarmi un nuovo domestico.
===''Il codice dei Wooster''===
Allungai una mano fuori dalle coperte e suonai il campanello per chiamare Jeeves.<br />
— Buona sera, Jeeves.<br />
— Buon giorno, signore.<br />
Questo mi sorprese.<br />
— È giorno?<br />
— Sì, signore.<br />
— Ne sei sicuro? Mi pare molto buio fuori.<br />
— C'è la nebbia, signore. Se ben rammentate, siamo in autunno ormai, nella stagione delle nebbie e della saporosa ubertà.<br />
— Eh? Oh! Sì, capisco. Beh, sia quel che sia, preparami uno di quei tuoi tonici super per rimettermi in piedi, per favore.<br />
— Ne ho uno già pronto, signore, in frigorifero.<br />
Jeeves spari dalla stanza e io mi tirai su a sedere sul letto con quella sensazione piuttosto spiacevole che si prova, talvolta, di dover morire nel giro di cinque minuti. La sera precedente avevo offerto al Drones una piccola cena in onore di Gussie Fink-Nottle, quale caloroso saluto in vista delle sue ormai imminenti nozze con Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett, C.B.E. e queste serate si pagano care. A dire il vero, appena prima che entrasse Jeeves, avevo sognato che un buontempone mi stava conficcando dei chiodi nella testa, non però i soliti chiodi piccolini bensì grosse punte arroventate.<br />
Jeeves tornò con il beveraggio. Io lo buttai giù per il boccaporto e dopo aver subito l'inevitabile ma momentaneo disagio caratteristico dei tonici mattutini da lui brevettati, vale a dire sentirti balzar per aria il cucuzzolo della testa mentre gli occhi ti schizzano dalle orbite e vanno a rimbalzare come palle da tennis sulla parete opposta, mi sentii molto meglio. Sarebbe stato esagerato sostenere che ormai Bertie era tornato in forma, ma almeno era scivolato nel reparto convalescenti e si sentiva in vena di fare due chiacchiere.
===''Jeeves e la cavalleria''===
Ero seduto nella vasca da bagno e cantavo, se ben ricordo, «Pallide mani che a Shalimar ho amato», mentre mi insaponavo un piede dall'aspetto pensieroso, ma se dicessi che mi sentivo allegro come un fringuello ingannerei i miei lettori. Quella che mi si prospettava davanti, infatti, era una serata che prometteva essere di una noia senza pari.
===''L'eredità sotto chiave''===
Il sergente che sedeva alla sua scrivania nella piccola e alquanto sudicia stazione di polizia di Parigi era calmo, tonto e solenne, e dava l'impressione di essere fatto di una qualche specie di sego. Era quello che Roget, nel suo «Thesaurus», avrebbe definito «mentalmente non facile da scuotere né da impressionare», sotto il quale aspetto differiva in maniera stridente dal massiccio giovinetto che gli stava di fronte, il cui comportamento ricordava molto quello di un pisello su una paletta rovente. La parola che uno stilista avrebbe adoperato per descrivere Jerry Shoesmith in quel momento sarebbe stata «sobbalzante», e un osservatore casuale avrebbe anche potuto supporre che egli fosse un tipo molto sospetto che stava subendo l'equivalente francese del «terzo grado».
===''Luna piena''===
La [[luna]] che con consumata esperienza presta servizio al Castello di Blandings e dintorni era quasi piena, e già da alcune ore l'avito maniero di Clarence, nono Conte di Emsworth, era inondato dai suoi raggi d'[[argento]]. Essi sbirciavano rispettosamente la sorella di Lord Emsworth, Lady Hermione Wedge, che si spalmava il viso di crema nella Camera Azzurra; e attraverso una finestra aperta si intrufolavano nella Camera Rossa, dove c'era qualcosa che valeva davvero la pena di guardare: Veronica Wedge, la splendida figlia di Lady Hermione, che fissava il soffitto sdraiata sul letto e sognava di avere qualche bel gioiello da sfoggiare per l'imminente ballo della Contea. Naturalmente una bella ragazza non ha bisogno di altri gioielli oltre alla giovinezza, alla salute e al suo fascino naturale, ma chiunque avesse voluto farlo capire a Veronica avrebbe dovuto sudare sette camicie.
===''Non George Washington''===
Mi chiamo Margaret Goodwin. Tra una settimana sarò la signora Orlebar Cloyster.<br />
Ho incontrato il mio fidanzato James tre anni fa. Ci siamo conosciuti alle sette e mezzo di mattina del 28 luglio, nel bel mezzo di Fermain Bay, a circa cinquanta metri dalla spiaggia.<br />
Fermain Bay è un'insenatura dell'isola di Guernsey, dove io abitavo (per la precisione a St. Martin's) da parecchi anni insieme a mia madre. La nostra vita si era svolta tranquilla e monotona fino a quando il fato condusse a me un giovane di cui mi innamorai nel momento stesso in cui il mio sguardo si posò su lui.
===''Piccadilly Jim''===
La residenza di Peter Pett, il noto finanziere, su Riverside Drive è un pugno in un occhio tra i più cospicui in quell'arioso ed elegante viale newyorkese. Quando ci passate davanti in limousine o vi godete i vostri dieci centesimi d'aria fresca sull'imperiale di un omnibus verde, salta su e vi morde. L'architetto che si trovi a passar di lì sussulta e allarga le braccia per schermirsi e finanche l'osservatore incompetente è colto da un senso di sgomento. L'edificio assomiglia contemporaneamente a una cattedrale, a una villa di campagna, a un hotel e a una pagoda cinese. Molte finestre hanno vetri istoriati e sopra il porticato troneggiano due leoni in terracotta, considerevolmente più brutti dei compiaciuti felini che montano la guardia alla Public Library di New York. È impossibile che simile dimora passi inosservata ed è forse per questo motivo che la signora Pett ha tanto insistito perché il consorte l'acquistasse. La signora Pett adora essere notata.
===''Psmith giornalista''===
Una grave crisi minacciava il giornalismo newyorkese, ma l'uomo della strada non se ne rendeva conto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Tanto di cappello a Jeeves''===
Mentre, seduto nella vasca da bagno, m'insaponavo un piede meditabondo e cantavo, se ben ricordo, "Pallide mani che amavo sulle rive dello Shalimar", ingannerei i miei lettori se dicessi che mi sentivo pimpante. La serata che dovevo affrontare prometteva di essere una di quelle serate spiacevoli che non giovano né allo spirito né al corpo. Mia zia Dahlia, scrivendomi dalla sua residenza estiva, cioè a dire Brinkley Court giù nel Worchestershire, mi aveva chiesto il favore personale di portare a pranzo certe sue conoscenze, una coppia di nome Trotter.<br />
Mi avvertiva che erano scocciatori della più bell'acqua e mi avrebbero fatto morire di noia, ma che si presentava indispensabile ungerli, perché lei stava trattando una difficile questione d'affari con la metà maschile del duo, e in certi momenti tutto fa brodo.
===''Un intrigo a Blandings''===
Dei due giovani che dividevano la stessa cella in una stazione della polizia di New York, quello alto e allampanato, di nome Tipton Plimsoll, fu il primo a riaversi – sia pure gradualmente – dall'effetto delle copiose libagioni che si erano concluse con il suo soggiorno in gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, un tipo piccolo e gracilino, vagamente somigliante a [[Percy Bysshe Shelley|Percy Shelley]], il poeta, ronfava ancora.<ref name=incipit/>
===''Una damigella in pericolo''===
Dato che lo scenario in cui si svolge questo racconto è quell'edificio storico noto come castello di Belpher, nella contea dello Hampshire, sarebbe simpatico iniziare con una esauriente descrizione del posto, seguita da qualche annotazione sulla storia dei conti di Marshmoreton, che lo hanno posseduto dal XV secolo. Disgraziatamente, in questi giorni frenetici, un romanziere lavora in condizioni sfavorevoli. Deve piombare nel bel mezzo del suo racconto, senza indugiare troppo, come se salisse su un tram in corsa. Deve partire con la tranquilla velocità di un coniglio sorpreso durante il pasto. Altrimenti la gente lo mette da parte e va al cinema.
===''Zio Fred in primavera''===
La porta del Drones Club si spalancò, e un giovanotto con un vestito di flanella che gli stava a meraviglia scese la gradinata e s'incamminò verso ovest. Un osservatore, scrutando il suo volto, vi avrebbe ravvisato una certa espressione assorta e attenta come quella d'un cacciatore africano sulle piste d'un ippopotamo. E non si sarebbe sbagliato. Pongo Twistleton — poiché era lui — era diretto alla casa di Horace Pendlebury-Davenport con l'intenzione di tirare una stoccata all'amico.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*P. G. Wodehouse, ''Alla buon'ora, Jeeves!'' (''Right Ho, Jeeves'', 1934), traduzione di Cina Sacchi-Perego, Bietti, Milano, 1976.
*P. G. Wodehouse, ''Amore tra i polli'', traduzione di F. Palumbo, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
*P. G. Wodehouse, ''Anonima scapoli'', traduzione di Elena Spagnol, Mondadori, Milano, 1975.
*P. G. Wodehouse, ''Avanti, Jeeves!'', traduzione di [[Silvio Spaventa Filippi]], Bietti.
*P. G. Wodehouse, ''Bill il conquistatore'' (''Bill the Conqueror''), traduzione di Metello Brunone Rafanelli, Bietti, Milano, 1966.
*P. G. Wodehouse, ''Gas esilarante'' (''Laughing Gas''), traduzione di Alberto Tedeschi, Guanda, Parma, 2000.
*P. G. Wodehouse, ''Genero al verde'', traduzione di Sario Agnati, F. Elmo, Milano, 1966
*P. G. Wodehouse, ''Grazie, Jeeves'', traduzione di Giulia Brugiotti, Bietti, Milano, 1933.
*P. G. Wodehouse, ''I gioielli di Monty Bodkin'', traduzione di Elena Spagnol, Mondadori, Milano, 1974.
*P. G. Wodehouse, ''Il codice dei Wooster'', traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
*P. G. Wodehouse, ''I porci hanno le ali'', traduzione di Adriana Motti, U. Guanda, Parma, 1994. ISBN 88-7746-557-3
*P. G. Wodehouse, ''Jeeves e la cavalleria'' (''Jeeves and the Feudal Spirit'', 1946), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, 2003 [1988].
*P. G. Wodehouse, ''Jeeves taglia la corda'' (''Jeeves in the Offing'', 1960), traduzione di Adriana Motti, Mondadori, Milano, 1979.
*P. G. Wodehouse, ''Jill, ragazza bizzarra'' (''Jill the Reckless'', 1913), traduzione di Mario Bodoman, Mursia, 1991.
*P. G. Wodehouse, ''L'eredità sotto chiave'', traduzione di Sario Agnati, Elmo, Milano, 1965.
*P. G. Wodehouse, ''La conquista di Londra'' (''Bill the Conqueror'', 1924), traduzione di Luigi Brioschi, Guanda, 2006.
*P. G. Wodehouse, ''Lampi d'estate'', traduzione di Carlo Brera, TEA, Milano, 1993. ISBN 88-7746-406-2
*P. G. Wodehouse, ''La piccola pepita'' (''The Little Nugget'', 1913), traduzione di Giulia Castelli, Mursia, 1991.
*P. G. Wodehouse, ''La ragazza in blu'', traduzione di Elena Spagnol, A. Mondadori, 1973.
*P. G. Wodehouse, ''La stagione degli amori'' (''The Mating Season'', 1949), traduzione di Sandra Campagna Ponzetto, Mursia, 1990. ISBN 88-425-0695-8
*P. G. Wodehouse, ''Luna piena'', traduzione di Stefania Bertola, Guanda.
*P. G. Wodehouse, ''Molto obbligato, Jeeves'' (''Much obliged, Jeeves'', 1971), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, Milano, 1989.
*P. G. Wodehouse, ''Non George Washington'', traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
*P. G. Wodehouse, ''Piccadilly Jim'', traduzione di Paola Mazzarelli, Guanda.
*P. G. Wodehouse, ''Qualche cosa di nuovo'', traduzione di L. Fratta, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
*P. G. Wodehouse, ''Tanto di cappello a Jeeves'', traduzione di Adriana Motti, Mondadori.
*P. G. Wodehouse, ''Teniamo duro, Jeeves'' (''Stiff Upper Lip, Jeeves'', 1963), traduzione di Rosetta Palazzi, Mursia, Miano, 1989. ISBN 88-425-0384-3
*P. G. Wodehouse, ''Una damigella in pericolo'', traduzione di Rosetta Palazzi, Guanda, 2006.
*P. G. Wodehouse, ''Zio Fred in primavera'', traduzione di Alberto Tedeschi, TEA, Milano, 1994.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori britannici]]
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SolePensoso
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/* Gas esilarante */
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[[Immagine:PGWodehouse.jpg|thumb|P. G. Wodehouse]]
Sir '''Pelham Grenville Wodehouse''' (1881 – 1975), scrittore britannico.
==Citazioni di Pelham Grenville Wodehouse==
*I [[gatto|gatti]], come categoria, non hanno mai completamente superato il complesso di superiorità dovuto al fatto che, nell'antico Egitto, erano adorati come dei.<ref>Citato in Rachael Hale, ''Centouno cataclismi. Per amore dei gatti'', Contrasto, 2004, p. 24.</ref>
*Il grande segreto dell'[[eterna giovinezza]]: far sempre circolare la bottiglia e non andare mai a letto prima delle [[quattro di notte|quattro del mattino]].<ref>Da ''Luna piena'', ciclo di Blandings.</ref>
*In amore sono gli intervalli fra un incontro e l'altro quelli che provocano i veri danni.<ref>Da ''Amore fra i polli''; citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref>
==''Alla buon'ora Jeeves!''==
===[[Incipit]]===
«Jeeves» dissi, «posso parlare con franchezza?»<br />
«Certamente, signore».<br />
«Ciò che devo dirti può offenderti...»<br />
«Affatto, signore».<br />
«Bene, allora...».<br />
No, aspettate. Restate ancora in linea. Sono uscito fuori dai binari. Non so se capiti a voi come a me. Quando io voglio raccontare una storia , urto, infallibilmente, contro l'ostacolo del non sapere come cominciare. Un passo falso basta a rovinar tutto. Mi spiego: se al principio indugiate troppo, cercando di creare la cosiddetta atmosfera e vi soffermate su eccessive sottigliezze, correte il pericolo di non ottenere l'effetto voluto, stancando l'attenzione di chi vi ascolta.
===Citazioni===
*Leggevo l'altro giorno, sul giornale, di quei tipi che stanno studiando il modo di dividere gli atomi, senza avere la minima idea di ciò che avverrà, se vi riusciranno. Potrà andar bene, come potrà non andar bene. E come rimarrà male quel disgraziato che dopo aver diviso l'atomo, vedrà andare in cenere la casa e se stesso fatto a pezzi. (p. 201)
==''Anonima scapoli''==
===[[Incipit]]===
Il signor Ephraim Trout dello studio Trout, Wapshott e Edelstein, uno dei molti studi legali cui dava lavoro Ivor Llewellyn, presidente del Superba-Lewellyn Studio di Llewellyn City, Hollywood, stava accompagnando il signor Llewellyn all'aeroporto di Los Angeles. Erano amici di lunga data. Trout aveva assistito Llewellyn in tutti i suoi cinque divorzi, compreso l'ultimo, da Grayce, vedova di Orlando Mulligan divo del western, e sono cose che contano. Non c'è niente come un buon divorzio per creare rapporti d'amicizia fra avvocato e cliente. Fornisce argomenti di conversazione pressoché inesauribili.
===Citazioni===
*Tira di boxe, e non è uno sport che migliori l'aspetto delle persone. (cap. IV, p. 37)
*Non c'è, naturalmente, niente da dire contro l'amore a prima e neanche seconda vista; ma quando uno ne è colpito, in genere gli riesce comodo sapere il nome e l'indirizzo dell'oggetto della sua devozione. Joe invece ignorava totalmente l'indirizzo di Sally, e quanto al nome, sapeva Sally, ma il resto l'aveva dimenticato. (cap. V, p. 42)
*Ha mai riflettuto su quel che significa il matrimonio? Non parlo, badi, di quell'allucinante supplizio che è la cerimonia, con vescovi, clero subalterno, le damigelle della sposa e la folla di parenti che si cercava di evitare da anni, ma di quello che viene dopo. E con questo non intendo, sia chiaro, il discorso che lo sposo è costretto a pronunciare al pranzo nuziale. Questo e la cerimonia in chiesa sono torture che durano relativamente poco, e in tale pensiero l'uomo forte può trovar conforto. No, parlo di un altro dopo: di quando uno si trova unito per la vita a una persona che scendendo per la prima colazione gli si avvicina da dietro e gli mette le mani sugli occhi dicendo: "Indovina chi è?". Da quanto lei diceva a proposito di una fossetta sulla guancia sinistra deduco che la ragazza non sia priva di attrattive fisiche, ma sa guidare la macchina? Qualcuno deve guidare la macchina; qualcuno deve fare la spesa mentre lei gioca a golf, e deve saper cambiare una ruota. E le lettere? Chi le garantisce che la ragazza provvederà alla corrispondenza di casa, e specialmente a inviare i biglietti d'auguri per Natale? Come tanti giovanotti, lei si è lasciato incantare da una graziosa faccia senza chiedersi per un momento se la persona che spera di sposare è capace di compilare la denuncia dei redditi e sarà disposta a spalare la neve davanti a casa mentre lei legge un giallo davanti al caminetto. (cap. IX, p. 97)
*Ma in questi tempi turbinosi è difficile poter meditare a lungo senza essere interrotti. (cap. XIV, p. 154)
===[[Explicit]]===
«La lasci a me, Llewellyn» disse. «Lei vada a nascondersi in bagno o sotto il letto o dove vuole. Ci penso io.» E con passo fermo si avviò alla porta.
==''Bill il conquistatore''==
===[[Incipit]]===
Con un acerbo sbuffo che, quantunque violento, esprimeva in modo ancor troppo debole il disgusto e l'indignazione che lo compenetravano, Sir George Pyke gettò da parte il numero odierno della «Society Spice» e prese il telefono dalla sua scrivania.
===Citazioni===
*Ai giorni d'oggi è invalsa l'abitudine di descrivere tutti gli uomini fortunati, dalla persona tozza e con più di venti sterline in tasca, come altrettanti Napoleoni. (cap. I, p. 7)
*Posso accertarvi, e con modestia, che in molti Circoli le mie opinioni sopra la [[eugenetica|Linea Eugenica]] sono considerate degne di attenzione. Il signor Paradene, sono lieto di dirlo, si è voluto arruolare tra i miei discepoli. Io sono un forte sostenitore delle teorie di [[George Bernard Shaw|Bernard Shaw]] sulla necessità di cominciare una nuova razza, e costruirla con i più perfetti campioni selezionati da quella in decadenza. (cap. II, p. 55)
*Uno dei lati deliziosamente caratteristici della primavera inglese è quello che quasi tutti i giorni, quando si avanza la sera, si sente il desiderio, se non l'assoluto bisogno, di veder brillare un bel fuoco nel caminetto. (cap. VII, p. 159)
*L'insensibilità della Natura nei riguardi delle umane sofferenze è stata così spesso commentata da scrittori e poeti che è diventata oggi un vero e proprio assioma. (cap. X, p. 195)
===[[Explicit]]===
Era un ragazzo di sentimento!
==''Gas esilarante''==
===[[Incipit]]===
Avevo appena cominciato a scrivere questa storia, quando un mio amico letterato che aveva passato una notte in baldoria al circolo venne a chiedermi del bicarbonato di sodio. Mi dissi allora che tanto valeva approfittare dell'occasione e sottoporre al suo giudizio i miei tentativi, nei quali non avevo troppa fiducia. Infatti, a parte qualche barzelletta sugli Ebrei, gli Scozzesi e gli Irlandesi, narrata nel salotto del 'Drones', e non sempre con successo, non mi era mai accaduto di narrare per intero e coordinatamente una storia. E poi gli intenditori mi hanno detto che tutto sta nel cominciar bene.
===Citazioni===
* Notate però che, quando asserisco di essere il terzo conte di Havershot, non intendo dire che lo sono stato sempre. No. Ho cominciato dal nulla e sono salito a poco a poco. Per anni e anni ho tirato avanti così, semplicemente, quale Reginald John Peter Swithin, certo che questo nome sarebbe stato messo sulla mia lapide funeraria quando fosse venuto per me il momento di possederne una. E in quanto alle probabilità di acciuffare un titolo, sembrava che ne avessi una su cento. Il terreno era abbastanza ingombro di concorrenti allenati e capaci di lasciarmi indietro di parecchi punti. Sennonché... sapete bene come succede; qualche zio se ne va all’altro mondo, alcuni cugini gli vanno dietro... e, a poco a poco, passo passo, prima ancora che ci si renda conto di quello che succede, ci si trova con tanto di corona. (cap. I)
* «L’aspetto non conta niente. [[Frankenstein]] non si è sposato?»
:«Si è sposato?» domandò Eggy. «Non lo so. Non l'ho mai visto né conosciuto. È un ministro?» (cap. XXVIII)
===[[Explicit]]===
La baciai di nuovo portando il totale, credo, verso il centinaio. Poi ci avviammo per il viale, guidati dall'aroma delle salsicce fritte, il quale mi diceva come Eggy non avesse esagerato, decantando la propria abilità di cuoco e come il piccolo Joey Cooley fosse intento, senza dubbio, a zavorrarsi, prima di andare incontro a una nuova esistenza
==''Genero al verde''==
===[[Incipit]]===
Tra i due giovani che occupavano una cella di una delle più note stazioni di polizia di [[New York|Nuova York]], quello più alto e magro, Tipton Plimsoll, fu il primo a riprendersi, sia pure gradatamente, dagli effetti della sbornia che lo aveva condotto a soggiornare nella gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, fisicamente una mezza cartuccia, fragile e alquanto somigliante nell'aspetto al poeta [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], dormiva tuttora.
===Citazioni===
*Come molti dei suoi colleghi maggiordomi, anche Beach era un individuo alquanto abbondante. [[Caio Giulio Cesare|Giulio Cesare]], che amava di avere attorno a sé degli uomini grassi, ci si sarebbe affezionato all'istante. Egli era un tipo che s'era fatto crescere due menti dove prima ce n'era uno solo, mentre il suo panciotto appariva teso come la vela di uno ''[[yacht]]'' in una regata. Non si sarebbe mai pensato, guardandolo, che quarant'anni prima avesse vinto una corsa in bicicletta tra i ragazzi del coro. (cap. II, § 1, p. 20)
*Mi sono spesso domandato perché la Natura, nella sua saggezza infinita, e alla quale si dà tanta pubblicità, deve avere commesso il grave errore di creare le rosse, sempre così impulsive e pronte a sparare. Se si fosse trattato di una bruna o di una bionda platino, questa tragedia non sarebbe mai successa. (cap. III, § 3, p. 42)
*Non posso immaginare che una qualsiasi mia nipote non ami qualcuno che sia ricco come lui. E poi, essi sono proprio delle anime gemelle. Veronica ha press'a poco tanto cervello quanto una palla da biliardo dallo sviluppo ritardato, e lui è approssimativamente nelle stesse condizioni. (cap. XI, § 1, p. 184)
===[[Explicit]]===
Si alzò. Guardò l'orologio. Fu lieto di vedere che ci sarebbe stato giusto il tempo, prima del gong che sollecitava a vestirsi per la cena, per una spiccia visita alla dispensa di Beach. Era con gioiosa impazienza che si disponeva a compierla. Non soltanto là ci sarebbe stato il porto, ma con tutta probabilità anche una supplementare attrattiva nella persona dell'agente Evans, con il quale era sempre un piacere e un privilegio di poter scambiare due chiacchiere.
==''Grazie, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Ero leggermente turbato; nulla di grave a dire il vero, tuttavia non riuscivo a rasserenarmi. Nel mio vecchio appartamento, indolentemente, pizzicavo le corde del banjo, uno strumento al quale mi ero dedicato molto negli ultimi tempi. Vedendomi, non avreste potuto dire che il mio volto esprimesse un vero corruccio, e, d'altra parte, vi sarebbe stato arduo affermare il contrario. Forse la parola «pensieroso» riesce efficace a designare la cosa. Sentivo che una situazione densa di spiacevoli probabilità era all'orizzonte.
===Citazioni===
*– Jeeves, chi era quel tale che, guardando una cosa, si sentiva simile ad un altro nell'atto di guardare un'altra cosa? Ho studiato questo passo a scuola, ma adesso mi sfugge.<br />– Immagino che il signore faccia allusione al poeta [[John Keats|Keats]], il quale paragonava le emozioni avute alla prima lettura dell'[[Omero]] di [[George Chapman|Chapman]], a quelle che sconvolgevano l'animo dell'eroico [[Hernán Cortés|Cortés]] allorché, con occhi d'aquila, fissava il [[Oceano Pacifico|Pacifico]]. (p. 8)
*La sorte mi metteva in cospetto di un padre il quale, alla più cordiale antipatia verso Bertram Wooster, univa la tema che la propria figlia ne fosse pazzamente innamorata : e la prima cosa che gli si presentava alla vista, allorché si disponeva a fare una passeggiatina dopo il pranzo, era appunto la figlia e l'uomo odiato uniti in un dolce abbraccio. C'era di che mettere in collera qualsiasi genitore; nessuna sorpresa, quindi, se in quel momento egli prese l'attitudine del prode [[Hernán Cortés|Cortés]] nell'atto di fissare il [[Oceano Pacifico|Pacifico]]. (p. 66)
===[[Explicit]]===
Non è facile trovare la parola adeguata in questi supremi momenti, se rendo l'idea. Ciò che vorrei dire è che in un momento come quello — supremo potreste quasi chiamarlo — con l'orizzonte che si rischiara, le nubi lontane ed il sole amico che brilla... ebbene! Andiamo, via!... voi mi capite!<br />– Grazie, Jeeves! — dissi.<br />– Prego, signore.
==''I gioielli di Monty Bodkin''==
===[[Incipit]]===
Come sempre quando il tempo era bello — là il tempo era quasi sempre bello — il sole della California splendeva alto sugli studios della Superba-Llewellyn a Llewellyn City. Splendeva il sole e regnava il silenzio, rotto solo dal rumore dei passi di un supervisore che aveva finito di far colazione e tornava a supervisionare e di tanto in tanto da un ululato proveniente dal ghetto degli scrittori: qualche sceneggiatore torturato in egual misura dal mal di testa e dalla mancanza d'ispirazione.
===Citazioni===
*Mavis costituiva un esempio impressionante di quello che può capitare quando un attore di western — tale era stato suo padre — sposa un'attrice di western. Il prodotto che si ottiene è una ragazza capace di tener testa a una mandra inferocita. A Mavis, beninteso, non era mai capitata l'occasione di provarcisi; ma di questo era la mandra che doveva rendere grazie al cielo. (cap. III.2, p. 51)
*Così è Hollywood. Dopo il lavoro non si sa cosa fare, e così si va in giro a sposarsi. (cap. VII.1, p. 116)
*Ci sono ragazze, poche forse ma, se uno ha tempo e pazienza, non introvabili, che non dicono mai "Te lo dicevo io", ma Mavis non faceva parte del numero. (cap. XI.2, p. 195)
===[[Explicit]]===
E un ronfo proveniente dal sofà parve sottoscrivere questa previsione.
==''I porci hanno le ali''==
===[[Incipit]]===
Beach il maggiordomo, un po' ansimante dopo le scale, perché non era più il giovane e aerodinamico cameriere di trent'anni prima, entrò nella biblioteca di Blandings Castle, un vassoio colmo di lettere in mano.
===Citazioni===
*A Gally tornò in mente il suo vecchio amico Biffen, sportivo nato sotto maligna stella, quella volta che era andato alla pista di Tattersall in Hurst Park con una lunga e posticcia barba da assiro per evitare d'essere riconosciuto da una mezza dozzina di allibratori a cui doveva del denaro, e la barba gli era caduta. La stessa visibile emozione. (cap. I.5, p. 29)
*Deglutì a fatica, come uno [[struzzo]] che [[deglutizione|inghiotta]] una maniglia d'ottone. (cap. II.3, p. 44)
*Fatta forse eccezione per la signora Emily Post, per alcune delle duchesse più altere e la defunta [[Cornelia]] madre dei Gracchi, la banchista inglese, avvezza sin dalla più tenera età a comportarsi con dignità regale nelle situazioni più difficili, è l'unica che possa dettar legge in fatto di comportamento. (cap. IV.1, p. 75)
*Una città molto cara, [[Parigi]]. Non dar mai retta a chi ti dice che lì la vita è a buon mercato. Ti spellano a tutto spiano. Però, bada bene, la mensa vale quel che costa, dato come cucinano da quelle parti (cap. VII.1, p. 147)
===[[Explicit]]===
Ah, quale lezione per tutti noi, un così splendido discorso!
==''Jeeves taglia la corda''==
===[[Incipit]]===
Jeeves posò le sfrigolanti uova al prosciutto sul tavolo della colazione a Reginald ("Filetto") Herring e io, leccandoci le labbra, sistemammo i gomiti e ci demmo sotto.
===Citazioni===
*– Supponi che tua zia Dahlia una bella mattina legga sul giornale che sarai fucilato all'alba. <br />– Impossibile. Non mi alzo mai così presto. (p. 33)
*Questa lattiera a vacca, nel caso vi interessi, era un'anfora o una brocchetta d'argento, o come diavolo la chiamate, fatta a forma di vacca, idea tra le più stupide; una vacca con la coda arcuata e sulla faccia un'espressione di giovane delinquente, il tipo di vacca che pareva accarezzare l'idea di sferrare un calcio nel basso costato della lattaia la prima volta che lei si fosse avvicinata per mungerla. Il suo dorso si apriva come un coperchio a cardine e la punta della coda toccava la spina dorsale, offrendo così un appiglio al padrone di casa che volesse afferrare quella lattiera per versare il latte. Perché qualcuno dovesse bramare un oggetto così rivoltante per me era sempre stato un mistero. (p. 66)
*Tanto per controllare una scommessa, non era l'asino di Baalam che opponeva il ''Nolle prosequi''? (p. 166)
==''Jill, ragazza bizzarra''==
*Nessuna meraviglia quindi che l'ultimo dei Rooke si trovasse in quello stato d'animo di tristezza che affligge un personaggio di [[Lev Tolstoj|Tolstoj]], per esempio un contadino, che, dopo aver terminato la sua pesante giornata di lavoro strozzando il padre, battendo la moglie ed affogando il bambino in una vasca d'acqua, se ne va alla credenza e scopre che la bottiglia di vodka è vuota. Povero ''mugik''! (p. 130)
*Le [[bugie|fandonie]], come tu le chiami, mentre io le definisco la modellazione artistica della verità, le fandonie, dunque, sono... come dirò? (p. 176)
==''La conquista di Londra''==
===[[Incipit]]===
Con una sbuffata brusca, improvvisa, che per quanto violenta esprimeva a stento il disgusto e l'indignazione che gli ribollivano dentro, Sir George Pike posò l'ultimo numero di «Society Spice» e prese il telefono.<br />
«L'ufficio dello 'Spice'» disse laconico.<br />
Seguì un breve intervallo.<br />
«Roderick?»<br />
«Non è ancora tornato dal pranzo, Sir George» disse una voce ossequiosa.<br />
«Ah, è lei, Pilbeam?» Il tono di Sir George si ammorbidì. Pilbeam era uno dei suoi prediletti. Un ragazzo con un futuro. Un uomo su cui teneva gli occhi. «Dica per favore al signor Roderick, quando torna, che voglio vederlo.»<br />
«Va bene, Sir George.»<br />
Il fondatore e proprietario della Mammoth Publishing Company, la vasta impresa che rifornisce metà dell'Inghilterra – la metà più zuccona – di roba da leggere, mise giù la cornetta e, dopo aver aggrottato un istante le sopracciglia, prese una matita e si mise a scrivere.
===Citazioni===
*C'è qualcosa, nel modo in cui la [[primavera]] si manifesta in [[Inghilterra]], che mi ricorda un [[cucciolo]] timido che cerca di farsi degli amici. Fa un avventato passo avanti, se la svigna terrorizzato, poi striscia di nuovo in avanti, timoroso, e infine, acquistata fiducia, si avventa con impeto e gioia. (p. 72)
*Uno dei deliziosi aspetti della [[primavera]] inglese è che ha dei giorni, anzi, è quasi del tutto composta di giorni in cui, al tramonto, la temperatura è tale da rendere gradevole un fuoco, anzi persino necessario. (p. 147)
*Uno dei difetti di Londra dal punto di vista di un uomo il cui cuore sia appena andato a pezzi è che è praticamente priva di luoghi selvaggi in cui si possa avanzare con sguardo impenetrabile. (p. 235)
*Era una bella mattinata. Si è già parlato dell'insensibilità della Natura nei momenti di umana sofferenza; basterà dire che in tale occasione la [[Natura]] era più che all'altezza della sua reputazione. (p. 235)
*Il cammino del progresso ha tolto a Waterloo Station i suoi misteri. Un tempo era stato uno strano, oscuro Paese delle meraviglie in cui Alici spaurite e i loro corrispettivi maschili vagavano disperati, chiedendo informazioni a funzionari altrettanto ignari e sperduti: ora invece era ordinata ed efficiente. (p. 242)
*Il ritorno del [[Parabola del figlio prodigo|figliol prodigo]] è quasi proverbialmente legato a effervescenti manifestazioni di gioia da parte dell'intera compagnia con, forse, la sola eccezione del vitello ingrassato. (p. 266)
*Placida, stolida, assorta nelle sue faccende e titanicamente indifferente a tutto il resto, [[Londra]] si avviava al suo tran tran quotidiano. Da Putney a Sloane Square, da Cricklewood a Regent Street, da Sydenham Hill allo Strand, da qualsiasi posto a qualsiasi altro posto, autobus rossi, gialli e marroni passavano rombando di continuo. I vigili vigilavano, gli agenti di borsa badavano alla borsa, i mendicanti mendicavano, i cappellai smerciavano cappelli, i poltroni poltrivano, i venditori di ghette vendevano ghette, i giornalai strillavano l'edizione delle tre dei giornali del pomeriggio, e i colonnelli in pensione sedevano comodamente alle finestre dei club di fronte a Piccadilly e Pall Mall, sognando il pranzo. (p. 293)
==''La piccola pepita''==
*Per qualche ragione che ignoravo i ragazzi mi accettavano volentieri. Fin dai primi giorni ebbi quella soddisfazione tra le più gratificanti nelle vita di un insegnante e cioè lo spettacolo di un ragazzo che dà un pugno sulla testa di un compagno soltanto perché questi continua a far chiasso dopo che l'insegnante gli ha detto di stare zitto. (p. 67)
*Di tutte le cure intese a guarire un uomo da riflessioni malinconiche, quella di più immediata efficacia consiste in un colpo violento al plesso solare. Esempi antichi e recenti ce lo dimostrano. (p. 86)
*Sono fermamente convinto che se i professori potessero portar delle maschere bianche e avessero delle pistole automatiche, il mantenere l'ordine nella scuola sarebbe un gioco da bambini. (p. 116)
==''La ragazza in blu''==
===[[Incipit]]===
Il sole del pomeriggio entrava a fiotti nell'ufficio del direttore dei Guildenstern's Stores, Madison Avenue, New York, ma non un raggio di luce brillava nel cuore di Omero Pyle, legale di varie e importanti società per azioni, in quell'ufficio convocato. Omero Pyle aveva, anzi, l'aria infelice e inquieta di un gatto seduto su una stufa rovente, e i motivi per cui aveva l'aria di un gatto seduto su una stufa rovente non sono difficili a spiegarsi. Da un consulente legale di varie e importanti società per azioni è lecito aspettarsi aplomb e impassibilità, ma è un po' troppo pretendere che li mantenga quando qualcuno gli telefona a metà del pomeriggio per informarlo che sua sorella è appena stata beccata a rubare ai grandi magazzini.
===Citazioni===
*La strana sensazione, provata non appena le aveva posato gli occhi addosso, di essere stato colpito all'osso frontale dallo scoppio di un'atomica, era effetto di [[amore a prima vista]]. Capita. Un amore impiega mesi e mesi per arrivare al punto di ebollizione, e un altro più che nascere esplode, improvviso e violento come una bomba. Non ci sono regole fisse. (cap. II, § 1, p. 18)
*Rise. Una [[risata]] argentina, la definì Jerry dentro di sé dopo una rapida analisi; somigliava anche, pensò, poiché in lui sonnecchiava il poeta, al rumore che fanno i cubetti di ghiaccio contro le pareti di un bicchiere di cristallo, in una calda giornata d'agosto. (cap. II, § 2, p. 23)
*Chi chiede un [[prestito]] non può fare a meno di provare qualcosa di molto simile alla delusione quando la sua richiesta è così immediatamente e placidamente accolta. (cap. III, p. 37)
*Tutto quello che c'è di divertente nella vita, bambina mia, o è immorale o illegale o fa ingrassare. (cap. V, § 2, p. 52)
*Anche in quest'epoca di svalutazioni un milione o due di dollari sono una cifra che può far piacere di possedere. (cap. VI, § 3, p. 71)
*C'è chi ha il bernoccolo del recupero di miniature rubate e chi non ce l'ha; forse dipende dagli ormoni. (cap. X, p. 97)
*Uno dei vantaggi di una [[sorella]] che deve discutere con un fratello è il fatto che non ha nessun obbligo di dimostrarsi delicata e piena di tatto. (cap. XV, § 1, p. 187)
===[[Explicit]]===
E continuarono la strada cantando.
==''La stagione degli amori''==
===[[Incipit]]===
Anche se non arriverei a dire che il cuore mi si era fatto di piombo al pensiero di recarmi a Deverill Hall, devo comunque confessare che questa prospettiva non mi entusiasmava.
===Citazioni===
*Siamo in [[primavera]], Bertie, la stagione degli amori, che, come probabilmente saprai, è la stagione in cui l'ireos sulla bruna colombella risplende di vivace colore e spensierati giovani ripensano all'amore. (p. 121)
*Gli si leggeva in volto un'espressione byroniana. (Ho poi appurato, tramite Jeeves, che il termine è corretto, e a quanto pare indica somiglianza con il fu [[George Gordon Byron|Lord Byron]], che era un tipo piuttosto cupo sempre pronto a veder tutto nero). (p. 180)
===[[Explicit]]===
Drizzai le spalle e mi avviai a grandi passi verso la porta, come il paggio Orlando pronto a combattere contro gli infedeli.
==''Lampi d'estate''==
===[[Incipit]]===
Il castello di Blandings riposava al sole. Dai suoi praticelli curati e dalle terrazze lastricate si alzavano vapori in piccole volute. L'aria era piena di ronzii che conciliavano il sonno. Era quell'ora vezzosa dei meriggi d'estate in cui la Natura stessa sembra sdraiarsi per la siesta tra il pranzo e il tè.
===Citazioni===
*Un certo [[critico]] – poiché tali uomini, mi dispiace dirlo, esistono – ha malevolmente osservato, a proposito del mio ultimo romanzo, che conteneva «tutti i vecchi personaggi di Wodehouse sotto nomi diversi». A quest'ora è stato probabilmente divorato dagli orsi, come i bambini che si facevano beffe del profeta [[Elia]]; ma se ancor vive non potrà rivolgere una simile accusa a ''Lampi d'estate''. Grazie alla mia superiore intelligenza stavolta ho sbaragliato costui mettendo nel romanzo tutti i vecchi personaggi di Wodehouse con i loro nomi. A questo punto si sentirà un po' sciocco, credo. (Prefazione, p. 15)
*Proprio in quella l'[[alloro]], che finora non aveva parlato, disse: «Psst!» (cap. 1.I, p. 17)
*Si sentiva come non s'era più sentito dalla sera in cui, qualche anno prima, boxando per la sua università contro un altro peso leggero, si era trovato incautamente a piazzare il mento nel punto proprio allora occupato dal pugno destro del suo avversario. Se vi è appena successo questo, oppure – è lo stesso – vi hanno detto che la fanciulla amata si è irrevocabilmente promessa a un altro, siete sulla buona strada per capire come si sentono gli anarchici quando la bomba scoppia troppo presto. (cap. 12.II, p. 182)
*Fatto questo, si sentì un po' meglio, non tanto, ma un po' sì. Prima, avrebbe lietamente assassinato Beach e James per poi ballare sulle loro tombe: adesso si sarebbe accontentato di ammazzarli. (cap. 14.I, p. 221)
===[[Explicit]]===
Girò sui tacchi e la notte estiva lo inghiottì. Da qualche parte, nel buio, una [[civetta]] ululò. A Pilbeam sembrò ci fosse un che di derisorio, in quel verso. Si accigliò. I denti gli si strinsero di scatto. Se l'avesse avuta sottomano, guai a quella civetta. (p. 263)
==''Molto obbligato, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Davanti al tavolino per la prima colazione, comodamente installato nella consueta poltroncina, mi accinsi ad intaccare un piatto di appetitose uova e pancetta che Jeeves mi aveva preparato senza economia. Provavo una curiosa sensazione che potrei definire «esilarante», se questa è la parola giusta. Ero, insomma, felice di ritrovarmi nel mio guscio, lontano da Totleigh Towers, da Sir Watkyn Bassett, da sua figlia Madeline, e soprattutto da quell'impiastro di Spode, o meglio Lord Sidcup, come si fa chiamare adesso. Il pensiero di non doverli più vedere era come una dose media per adulti di uno di quei ricostituenti brevettati che danno tono all'organismo, assieme a un piacevole senso di calore.
===Citazioni===
*Mostratemi una zia, è uno dei miei detti, ed io vi mostrerò un essere cui non importa un corno di ferire con lazzi e frizzi la suscettibilità del proprio nipote. (p. 21)
*Quanto al suo modo di fare, al momento lo trovai troppo «confidenziale», perché non riuscii a trovare una definizione migliore, ma più tardi cercai la parola sul ''Dizionario dei Sinonimi'' di Jeeves e vidi che avrei potuto descriverlo anche come «impertinente», «impudente», «sfacciato», «privo di naturale riserbo», «irrispettoso», «importuno», «audace» e «sfrontato». (pp. 40-41)
*Credo che le sue opinioni politiche tendessero verso l'estrema sinistra, quando lavorava per voi, signore. Sono mutate dal giorno in cui è divenuto un ricco possidente. (p. 42)
*– È il Numero Uno delle carogne. Sai che dice di aver avuto una soffiata: lo faranno baronetto. È nella lista delle onorificenze che assegnano nel nuovo anno.<br />– Com'è possibile che facciano baronetto un uomo del genere?<br />– È il genere giusto, invece. Grosso uomo d'affari, grande giro di denaro, importanti servizi resi al commercio estero della Gran Bretagna. (p. 62)
*L'importante nella vita, Jeeves, se si vuole vivere prosperi e felici, è perdere quanti più dibattiti politici è possibile. (p. 163)
==''Qualche cosa di nuovo''==
===[[Incipit]]===
Il sole di un bel mattino primaverile splendeva gaiamente su Londra. Il suo confortante calore sembrava infondere nell'intenso traffico di Piccadilly una più lieta vivacità, tanto che i conducenti degli autobus giungevano fino a scherzare, e gli ''chauffeurs'' atteggiavano le labbra a un sorriso che non mancava di una certa benevolenza. Fischiettavano i ''policemen'' che regolavano la circolazione, e fischiettavano i commessi che andavano al lavoro; mentre i mendicanti affrontavano con ottimismo l'arduo compito di persuadere persone cui erano perfettamente conosciuti ad addossarsi l'onere del loro mantenimento, con quell'ottimismo, diciamo, che sovente è gran parte del successo.<br />In quella felice mattinata, alle nove precise, la porta del numero 7/a di Arundell Street, in Leicester Square, si aprì, e ne uscì un giovanotto.
===Citazioni===
*Se le donne comprendessero le proprie responsabilità baderebbero bene a sorridere; tanto bene che probabilmente non lo farebbero. (p. 117)
*Vi sono nella vita di un [[maschio e femmina|uomo]] momenti in cui il sorriso di una [[maschio e femmina|donna]] può avere risultati importanti quanto quelli di una esplosione di dinamite. (p. 117)
==''Teniamo duro, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Con un ampio gesto della mano spalmai di marmellata una fetta di pane tostato e non credo di essere mai stato più vicino a cantare ''tra-là-là'', come se stessi insaponandomi nel bagno, poiché quella mattina ero proprio in forma brillante.
===Citazioni===
*Ho sempre sostenuto senza tentennamenti che la dimora ideale per tutti questi individui che collezionano oggetti sia una cella imbottita al manicomio. (pp. 19-20)
*In materia di ornamenti per il capo, Jeeves non è in sintonia con il moderno pensiero progressista. (p. 20)
*– Migliaia di persone sono vegetariane e godono di una perfetta salute.<br />– La salute fisica, certo, ma che ne dici della loro anima? Se tu all'improvviso allontani un tizio da bistecche e braciole, questo fatto provoca qualche danno alla sua anima. Mia zia Agatha una volta fece diventare vegetariano lo zio Percy e tutto il suo temperamento si indurì. (p. 106)
*È un incidente che scombussola sempre quando un tizio, anche piccolo, vi prende in pieno nel [[muscolo diaframma|diaframma]], e lo posso testimoniare io stesso, poiché ho subìto la stessa esperienza laggiù in Washington Square, durante un soggiorno a New York. Washington Square è largamente dotata di ragazzini italiani dagli occhi tristi che sfrecciano su e giù con i [[pattino|pattini a rotelle]], e uno di loro, avanzando a testa bassa per la sua strada, mi urtò nella zona del terzo bottone del gilè a un'alta velocità in miglia orarie. (p. 123)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Amore tra i polli''===
Un signore venne a visitarvi ieri sera, mentre eravate fuori, – mi disse la signora Medley, la mia padrona di casa, mentre sbarazzava la tavola dei resti della colazione.<br />Ebbene? – le domandai affabilmente come al solito.<br />– Un signore dalla forte voce, – disse pensosa la signora Medley.<br />– Era forse Caruso?<br />– Signore?<br />– Dicevo se ha lasciato il suo nome.<br />– Sì. Era il signor Ukridge.<br />– Misericordia!<br />– Signore!<br />– Nulla. nulla<br />– Grazie, signore, – disse la signora Medley, sottraendosi alla mia presenza.<br />Ukridge! Che il diavolo se lo porti. Non l'avevo veduto da vari anni e, per quanto io posso esser lieto di ricevere delle visite dagli amici di gioventù coi quali scambio volentieri quattro chiacchiere, non mi sentivo in quel momento disposto a vedere Ukridge.
===''Avanti, Jeeves!''===
Ora, che c'è da dire sul conto del buon Jeeves... il mio domestico, se non lo sapete? Molti dicono che io dipendo troppo da lui. Mia zia Agata, infatti, l'ha persino chiamato il mio custode. Bene, quel che dico io è questo: e se pure? Jeeves è un genio, dal colletto in su è unico. Dopo una settimana ch'egli era entrato in mio servizio, io avevo rinunciato ad occuparmi delle mie faccende. La cosa rimonta da una mezza dozzina di anni fa, immediatamente dopo quello strano caso di Fiorenza Craye, del libro di mio zio Willoughby e di Eddino, il giovane esploratore.<br />Il fatto cominciò veramente quando io ritornai ad Easeby, la residenza di mio zio, nello Shroipshire. Passavo lì una settimana e poco più come generalmente facevo in estate, e avevo dovuto interrompere la mia visita, e correre a Londra a trovarmi un nuovo domestico.
===''Il codice dei Wooster''===
Allungai una mano fuori dalle coperte e suonai il campanello per chiamare Jeeves.<br />
— Buona sera, Jeeves.<br />
— Buon giorno, signore.<br />
Questo mi sorprese.<br />
— È giorno?<br />
— Sì, signore.<br />
— Ne sei sicuro? Mi pare molto buio fuori.<br />
— C'è la nebbia, signore. Se ben rammentate, siamo in autunno ormai, nella stagione delle nebbie e della saporosa ubertà.<br />
— Eh? Oh! Sì, capisco. Beh, sia quel che sia, preparami uno di quei tuoi tonici super per rimettermi in piedi, per favore.<br />
— Ne ho uno già pronto, signore, in frigorifero.<br />
Jeeves spari dalla stanza e io mi tirai su a sedere sul letto con quella sensazione piuttosto spiacevole che si prova, talvolta, di dover morire nel giro di cinque minuti. La sera precedente avevo offerto al Drones una piccola cena in onore di Gussie Fink-Nottle, quale caloroso saluto in vista delle sue ormai imminenti nozze con Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett, C.B.E. e queste serate si pagano care. A dire il vero, appena prima che entrasse Jeeves, avevo sognato che un buontempone mi stava conficcando dei chiodi nella testa, non però i soliti chiodi piccolini bensì grosse punte arroventate.<br />
Jeeves tornò con il beveraggio. Io lo buttai giù per il boccaporto e dopo aver subito l'inevitabile ma momentaneo disagio caratteristico dei tonici mattutini da lui brevettati, vale a dire sentirti balzar per aria il cucuzzolo della testa mentre gli occhi ti schizzano dalle orbite e vanno a rimbalzare come palle da tennis sulla parete opposta, mi sentii molto meglio. Sarebbe stato esagerato sostenere che ormai Bertie era tornato in forma, ma almeno era scivolato nel reparto convalescenti e si sentiva in vena di fare due chiacchiere.
===''Jeeves e la cavalleria''===
Ero seduto nella vasca da bagno e cantavo, se ben ricordo, «Pallide mani che a Shalimar ho amato», mentre mi insaponavo un piede dall'aspetto pensieroso, ma se dicessi che mi sentivo allegro come un fringuello ingannerei i miei lettori. Quella che mi si prospettava davanti, infatti, era una serata che prometteva essere di una noia senza pari.
===''L'eredità sotto chiave''===
Il sergente che sedeva alla sua scrivania nella piccola e alquanto sudicia stazione di polizia di Parigi era calmo, tonto e solenne, e dava l'impressione di essere fatto di una qualche specie di sego. Era quello che Roget, nel suo «Thesaurus», avrebbe definito «mentalmente non facile da scuotere né da impressionare», sotto il quale aspetto differiva in maniera stridente dal massiccio giovinetto che gli stava di fronte, il cui comportamento ricordava molto quello di un pisello su una paletta rovente. La parola che uno stilista avrebbe adoperato per descrivere Jerry Shoesmith in quel momento sarebbe stata «sobbalzante», e un osservatore casuale avrebbe anche potuto supporre che egli fosse un tipo molto sospetto che stava subendo l'equivalente francese del «terzo grado».
===''Luna piena''===
La [[luna]] che con consumata esperienza presta servizio al Castello di Blandings e dintorni era quasi piena, e già da alcune ore l'avito maniero di Clarence, nono Conte di Emsworth, era inondato dai suoi raggi d'[[argento]]. Essi sbirciavano rispettosamente la sorella di Lord Emsworth, Lady Hermione Wedge, che si spalmava il viso di crema nella Camera Azzurra; e attraverso una finestra aperta si intrufolavano nella Camera Rossa, dove c'era qualcosa che valeva davvero la pena di guardare: Veronica Wedge, la splendida figlia di Lady Hermione, che fissava il soffitto sdraiata sul letto e sognava di avere qualche bel gioiello da sfoggiare per l'imminente ballo della Contea. Naturalmente una bella ragazza non ha bisogno di altri gioielli oltre alla giovinezza, alla salute e al suo fascino naturale, ma chiunque avesse voluto farlo capire a Veronica avrebbe dovuto sudare sette camicie.
===''Non George Washington''===
Mi chiamo Margaret Goodwin. Tra una settimana sarò la signora Orlebar Cloyster.<br />
Ho incontrato il mio fidanzato James tre anni fa. Ci siamo conosciuti alle sette e mezzo di mattina del 28 luglio, nel bel mezzo di Fermain Bay, a circa cinquanta metri dalla spiaggia.<br />
Fermain Bay è un'insenatura dell'isola di Guernsey, dove io abitavo (per la precisione a St. Martin's) da parecchi anni insieme a mia madre. La nostra vita si era svolta tranquilla e monotona fino a quando il fato condusse a me un giovane di cui mi innamorai nel momento stesso in cui il mio sguardo si posò su lui.
===''Piccadilly Jim''===
La residenza di Peter Pett, il noto finanziere, su Riverside Drive è un pugno in un occhio tra i più cospicui in quell'arioso ed elegante viale newyorkese. Quando ci passate davanti in limousine o vi godete i vostri dieci centesimi d'aria fresca sull'imperiale di un omnibus verde, salta su e vi morde. L'architetto che si trovi a passar di lì sussulta e allarga le braccia per schermirsi e finanche l'osservatore incompetente è colto da un senso di sgomento. L'edificio assomiglia contemporaneamente a una cattedrale, a una villa di campagna, a un hotel e a una pagoda cinese. Molte finestre hanno vetri istoriati e sopra il porticato troneggiano due leoni in terracotta, considerevolmente più brutti dei compiaciuti felini che montano la guardia alla Public Library di New York. È impossibile che simile dimora passi inosservata ed è forse per questo motivo che la signora Pett ha tanto insistito perché il consorte l'acquistasse. La signora Pett adora essere notata.
===''Psmith giornalista''===
Una grave crisi minacciava il giornalismo newyorkese, ma l'uomo della strada non se ne rendeva conto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Tanto di cappello a Jeeves''===
Mentre, seduto nella vasca da bagno, m'insaponavo un piede meditabondo e cantavo, se ben ricordo, "Pallide mani che amavo sulle rive dello Shalimar", ingannerei i miei lettori se dicessi che mi sentivo pimpante. La serata che dovevo affrontare prometteva di essere una di quelle serate spiacevoli che non giovano né allo spirito né al corpo. Mia zia Dahlia, scrivendomi dalla sua residenza estiva, cioè a dire Brinkley Court giù nel Worchestershire, mi aveva chiesto il favore personale di portare a pranzo certe sue conoscenze, una coppia di nome Trotter.<br />
Mi avvertiva che erano scocciatori della più bell'acqua e mi avrebbero fatto morire di noia, ma che si presentava indispensabile ungerli, perché lei stava trattando una difficile questione d'affari con la metà maschile del duo, e in certi momenti tutto fa brodo.
===''Un intrigo a Blandings''===
Dei due giovani che dividevano la stessa cella in una stazione della polizia di New York, quello alto e allampanato, di nome Tipton Plimsoll, fu il primo a riaversi – sia pure gradualmente – dall'effetto delle copiose libagioni che si erano concluse con il suo soggiorno in gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, un tipo piccolo e gracilino, vagamente somigliante a [[Percy Bysshe Shelley|Percy Shelley]], il poeta, ronfava ancora.<ref name=incipit/>
===''Una damigella in pericolo''===
Dato che lo scenario in cui si svolge questo racconto è quell'edificio storico noto come castello di Belpher, nella contea dello Hampshire, sarebbe simpatico iniziare con una esauriente descrizione del posto, seguita da qualche annotazione sulla storia dei conti di Marshmoreton, che lo hanno posseduto dal XV secolo. Disgraziatamente, in questi giorni frenetici, un romanziere lavora in condizioni sfavorevoli. Deve piombare nel bel mezzo del suo racconto, senza indugiare troppo, come se salisse su un tram in corsa. Deve partire con la tranquilla velocità di un coniglio sorpreso durante il pasto. Altrimenti la gente lo mette da parte e va al cinema.
===''Zio Fred in primavera''===
La porta del Drones Club si spalancò, e un giovanotto con un vestito di flanella che gli stava a meraviglia scese la gradinata e s'incamminò verso ovest. Un osservatore, scrutando il suo volto, vi avrebbe ravvisato una certa espressione assorta e attenta come quella d'un cacciatore africano sulle piste d'un ippopotamo. E non si sarebbe sbagliato. Pongo Twistleton — poiché era lui — era diretto alla casa di Horace Pendlebury-Davenport con l'intenzione di tirare una stoccata all'amico.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*P. G. Wodehouse, ''Alla buon'ora, Jeeves!'' (''Right Ho, Jeeves'', 1934), traduzione di Cina Sacchi-Perego, Bietti, Milano, 1976.
*P. G. Wodehouse, ''Amore tra i polli'', traduzione di F. Palumbo, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
*P. G. Wodehouse, ''Anonima scapoli'', traduzione di Elena Spagnol, Mondadori, Milano, 1975.
*P. G. Wodehouse, ''Avanti, Jeeves!'', traduzione di [[Silvio Spaventa Filippi]], Bietti.
*P. G. Wodehouse, ''Bill il conquistatore'' (''Bill the Conqueror''), traduzione di Metello Brunone Rafanelli, Bietti, Milano, 1966.
*P. G. Wodehouse, ''Gas esilarante'' (''Laughing Gas''), traduzione di Alberto Tedeschi, Guanda, Parma, 2000.
*P. G. Wodehouse, ''Genero al verde'', traduzione di Sario Agnati, F. Elmo, Milano, 1966
*P. G. Wodehouse, ''Grazie, Jeeves'', traduzione di Giulia Brugiotti, Bietti, Milano, 1933.
*P. G. Wodehouse, ''I gioielli di Monty Bodkin'', traduzione di Elena Spagnol, Mondadori, Milano, 1974.
*P. G. Wodehouse, ''Il codice dei Wooster'', traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
*P. G. Wodehouse, ''I porci hanno le ali'', traduzione di Adriana Motti, U. Guanda, Parma, 1994. ISBN 88-7746-557-3
*P. G. Wodehouse, ''Jeeves e la cavalleria'' (''Jeeves and the Feudal Spirit'', 1946), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, 2003 [1988].
*P. G. Wodehouse, ''Jeeves taglia la corda'' (''Jeeves in the Offing'', 1960), traduzione di Adriana Motti, Mondadori, Milano, 1979.
*P. G. Wodehouse, ''Jill, ragazza bizzarra'' (''Jill the Reckless'', 1913), traduzione di Mario Bodoman, Mursia, 1991.
*P. G. Wodehouse, ''L'eredità sotto chiave'', traduzione di Sario Agnati, Elmo, Milano, 1965.
*P. G. Wodehouse, ''La conquista di Londra'' (''Bill the Conqueror'', 1924), traduzione di Luigi Brioschi, Guanda, 2006.
*P. G. Wodehouse, ''Lampi d'estate'', traduzione di Carlo Brera, TEA, Milano, 1993. ISBN 88-7746-406-2
*P. G. Wodehouse, ''La piccola pepita'' (''The Little Nugget'', 1913), traduzione di Giulia Castelli, Mursia, 1991.
*P. G. Wodehouse, ''La ragazza in blu'', traduzione di Elena Spagnol, A. Mondadori, 1973.
*P. G. Wodehouse, ''La stagione degli amori'' (''The Mating Season'', 1949), traduzione di Sandra Campagna Ponzetto, Mursia, 1990. ISBN 88-425-0695-8
*P. G. Wodehouse, ''Luna piena'', traduzione di Stefania Bertola, Guanda.
*P. G. Wodehouse, ''Molto obbligato, Jeeves'' (''Much obliged, Jeeves'', 1971), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, Milano, 1989.
*P. G. Wodehouse, ''Non George Washington'', traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
*P. G. Wodehouse, ''Piccadilly Jim'', traduzione di Paola Mazzarelli, Guanda.
*P. G. Wodehouse, ''Qualche cosa di nuovo'', traduzione di L. Fratta, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
*P. G. Wodehouse, ''Tanto di cappello a Jeeves'', traduzione di Adriana Motti, Mondadori.
*P. G. Wodehouse, ''Teniamo duro, Jeeves'' (''Stiff Upper Lip, Jeeves'', 1963), traduzione di Rosetta Palazzi, Mursia, Miano, 1989. ISBN 88-425-0384-3
*P. G. Wodehouse, ''Una damigella in pericolo'', traduzione di Rosetta Palazzi, Guanda, 2006.
*P. G. Wodehouse, ''Zio Fred in primavera'', traduzione di Alberto Tedeschi, TEA, Milano, 1994.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori britannici]]
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[[Immagine:PGWodehouse.jpg|thumb|P. G. Wodehouse]]
Sir '''Pelham Grenville Wodehouse''' (1881 – 1975), scrittore britannico.
==Citazioni di Pelham Grenville Wodehouse==
*I [[gatto|gatti]], come categoria, non hanno mai completamente superato il complesso di superiorità dovuto al fatto che, nell'antico Egitto, erano adorati come dei.<ref>Citato in Rachael Hale, ''Centouno cataclismi. Per amore dei gatti'', Contrasto, 2004, p. 24.</ref>
*Il grande segreto dell'[[eterna giovinezza]]: far sempre circolare la bottiglia e non andare mai a letto prima delle [[quattro di notte|quattro del mattino]].<ref>Da ''Luna piena'', ciclo di Blandings.</ref>
*In amore sono gli intervalli fra un incontro e l'altro quelli che provocano i veri danni.<ref>Da ''Amore fra i polli''; citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref>
==''Alla buon'ora Jeeves!''==
===[[Incipit]]===
«Jeeves» dissi, «posso parlare con franchezza?»<br />
«Certamente, signore».<br />
«Ciò che devo dirti può offenderti...»<br />
«Affatto, signore».<br />
«Bene, allora...».<br />
No, aspettate. Restate ancora in linea. Sono uscito fuori dai binari. Non so se capiti a voi come a me. Quando io voglio raccontare una storia , urto, infallibilmente, contro l'ostacolo del non sapere come cominciare. Un passo falso basta a rovinar tutto. Mi spiego: se al principio indugiate troppo, cercando di creare la cosiddetta atmosfera e vi soffermate su eccessive sottigliezze, correte il pericolo di non ottenere l'effetto voluto, stancando l'attenzione di chi vi ascolta.
===Citazioni===
*Leggevo l'altro giorno, sul giornale, di quei tipi che stanno studiando il modo di dividere gli atomi, senza avere la minima idea di ciò che avverrà, se vi riusciranno. Potrà andar bene, come potrà non andar bene. E come rimarrà male quel disgraziato che dopo aver diviso l'atomo, vedrà andare in cenere la casa e se stesso fatto a pezzi. (p. 201)
==''Anonima scapoli''==
===[[Incipit]]===
Il signor Ephraim Trout dello studio Trout, Wapshott e Edelstein, uno dei molti studi legali cui dava lavoro Ivor Llewellyn, presidente del Superba-Lewellyn Studio di Llewellyn City, Hollywood, stava accompagnando il signor Llewellyn all'aeroporto di Los Angeles. Erano amici di lunga data. Trout aveva assistito Llewellyn in tutti i suoi cinque divorzi, compreso l'ultimo, da Grayce, vedova di Orlando Mulligan divo del western, e sono cose che contano. Non c'è niente come un buon divorzio per creare rapporti d'amicizia fra avvocato e cliente. Fornisce argomenti di conversazione pressoché inesauribili.
===Citazioni===
*Tira di boxe, e non è uno sport che migliori l'aspetto delle persone. (cap. IV, p. 37)
*Non c'è, naturalmente, niente da dire contro l'amore a prima e neanche seconda vista; ma quando uno ne è colpito, in genere gli riesce comodo sapere il nome e l'indirizzo dell'oggetto della sua devozione. Joe invece ignorava totalmente l'indirizzo di Sally, e quanto al nome, sapeva Sally, ma il resto l'aveva dimenticato. (cap. V, p. 42)
*Ha mai riflettuto su quel che significa il matrimonio? Non parlo, badi, di quell'allucinante supplizio che è la cerimonia, con vescovi, clero subalterno, le damigelle della sposa e la folla di parenti che si cercava di evitare da anni, ma di quello che viene dopo. E con questo non intendo, sia chiaro, il discorso che lo sposo è costretto a pronunciare al pranzo nuziale. Questo e la cerimonia in chiesa sono torture che durano relativamente poco, e in tale pensiero l'uomo forte può trovar conforto. No, parlo di un altro dopo: di quando uno si trova unito per la vita a una persona che scendendo per la prima colazione gli si avvicina da dietro e gli mette le mani sugli occhi dicendo: "Indovina chi è?". Da quanto lei diceva a proposito di una fossetta sulla guancia sinistra deduco che la ragazza non sia priva di attrattive fisiche, ma sa guidare la macchina? Qualcuno deve guidare la macchina; qualcuno deve fare la spesa mentre lei gioca a golf, e deve saper cambiare una ruota. E le lettere? Chi le garantisce che la ragazza provvederà alla corrispondenza di casa, e specialmente a inviare i biglietti d'auguri per Natale? Come tanti giovanotti, lei si è lasciato incantare da una graziosa faccia senza chiedersi per un momento se la persona che spera di sposare è capace di compilare la denuncia dei redditi e sarà disposta a spalare la neve davanti a casa mentre lei legge un giallo davanti al caminetto. (cap. IX, p. 97)
*Ma in questi tempi turbinosi è difficile poter meditare a lungo senza essere interrotti. (cap. XIV, p. 154)
===[[Explicit]]===
«La lasci a me, Llewellyn» disse. «Lei vada a nascondersi in bagno o sotto il letto o dove vuole. Ci penso io.» E con passo fermo si avviò alla porta.
==''Bill il conquistatore''==
===[[Incipit]]===
Con un acerbo sbuffo che, quantunque violento, esprimeva in modo ancor troppo debole il disgusto e l'indignazione che lo compenetravano, Sir George Pyke gettò da parte il numero odierno della «Society Spice» e prese il telefono dalla sua scrivania.
===Citazioni===
*Ai giorni d'oggi è invalsa l'abitudine di descrivere tutti gli uomini fortunati, dalla persona tozza e con più di venti sterline in tasca, come altrettanti Napoleoni. (cap. I, p. 7)
*Posso accertarvi, e con modestia, che in molti Circoli le mie opinioni sopra la [[eugenetica|Linea Eugenica]] sono considerate degne di attenzione. Il signor Paradene, sono lieto di dirlo, si è voluto arruolare tra i miei discepoli. Io sono un forte sostenitore delle teorie di [[George Bernard Shaw|Bernard Shaw]] sulla necessità di cominciare una nuova razza, e costruirla con i più perfetti campioni selezionati da quella in decadenza. (cap. II, p. 55)
*Uno dei lati deliziosamente caratteristici della primavera inglese è quello che quasi tutti i giorni, quando si avanza la sera, si sente il desiderio, se non l'assoluto bisogno, di veder brillare un bel fuoco nel caminetto. (cap. VII, p. 159)
*L'insensibilità della Natura nei riguardi delle umane sofferenze è stata così spesso commentata da scrittori e poeti che è diventata oggi un vero e proprio assioma. (cap. X, p. 195)
===[[Explicit]]===
Era un ragazzo di sentimento!
==''Gas esilarante''==
===[[Incipit]]===
Avevo appena cominciato a scrivere questa storia, quando un mio amico letterato che aveva passato una notte in baldoria al circolo venne a chiedermi del bicarbonato di sodio. Mi dissi allora che tanto valeva approfittare dell'occasione e sottoporre al suo giudizio i miei tentativi, nei quali non avevo troppa fiducia. Infatti, a parte qualche barzelletta sugli Ebrei, gli Scozzesi e gli Irlandesi, narrata nel salotto del 'Drones', e non sempre con successo, non mi era mai accaduto di narrare per intero e coordinatamente una storia. E poi gli intenditori mi hanno detto che tutto sta nel cominciar bene.
===Citazioni===
*Notate però che, quando asserisco di essere il terzo conte di Havershot, non intendo dire che lo sono stato sempre. No. Ho cominciato dal nulla e sono salito a poco a poco. Per anni e anni ho tirato avanti così, semplicemente, quale Reginald John Peter Swithin, certo che questo nome sarebbe stato messo sulla mia lapide funeraria quando fosse venuto per me il momento di possederne una. E in quanto alle probabilità di acciuffare un titolo, sembrava che ne avessi una su cento. Il terreno era abbastanza ingombro di concorrenti allenati e capaci di lasciarmi indietro di parecchi punti. Sennonché... sapete bene come succede; qualche zio se ne va all'altro mondo, alcuni cugini gli vanno dietro... e, a poco a poco, passo passo, prima ancora che ci si renda conto di quello che succede, ci si trova con tanto di corona. (cap. I)
*«L'aspetto non conta niente. [[Frankenstein]] non si è sposato?»<br />«Si è sposato?» domandò Eggy. «Non lo so. Non l'ho mai visto né conosciuto. È un ministro?» (cap. XXVIII)
===[[Explicit]]===
La baciai di nuovo portando il totale, credo, verso il centinaio. Poi ci avviammo per il viale, guidati dall'aroma delle salsicce fritte, il quale mi diceva come Eggy non avesse esagerato, decantando la propria abilità di cuoco e come il piccolo Joey Cooley fosse intento, senza dubbio, a zavorrarsi, prima di andare incontro a una nuova esistenza
==''Genero al verde''==
===[[Incipit]]===
Tra i due giovani che occupavano una cella di una delle più note stazioni di polizia di [[New York|Nuova York]], quello più alto e magro, Tipton Plimsoll, fu il primo a riprendersi, sia pure gradatamente, dagli effetti della sbornia che lo aveva condotto a soggiornare nella gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, fisicamente una mezza cartuccia, fragile e alquanto somigliante nell'aspetto al poeta [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]], dormiva tuttora.
===Citazioni===
*Come molti dei suoi colleghi maggiordomi, anche Beach era un individuo alquanto abbondante. [[Caio Giulio Cesare|Giulio Cesare]], che amava di avere attorno a sé degli uomini grassi, ci si sarebbe affezionato all'istante. Egli era un tipo che s'era fatto crescere due menti dove prima ce n'era uno solo, mentre il suo panciotto appariva teso come la vela di uno ''[[yacht]]'' in una regata. Non si sarebbe mai pensato, guardandolo, che quarant'anni prima avesse vinto una corsa in bicicletta tra i ragazzi del coro. (cap. II, § 1, p. 20)
*Mi sono spesso domandato perché la Natura, nella sua saggezza infinita, e alla quale si dà tanta pubblicità, deve avere commesso il grave errore di creare le rosse, sempre così impulsive e pronte a sparare. Se si fosse trattato di una bruna o di una bionda platino, questa tragedia non sarebbe mai successa. (cap. III, § 3, p. 42)
*Non posso immaginare che una qualsiasi mia nipote non ami qualcuno che sia ricco come lui. E poi, essi sono proprio delle anime gemelle. Veronica ha press'a poco tanto cervello quanto una palla da biliardo dallo sviluppo ritardato, e lui è approssimativamente nelle stesse condizioni. (cap. XI, § 1, p. 184)
===[[Explicit]]===
Si alzò. Guardò l'orologio. Fu lieto di vedere che ci sarebbe stato giusto il tempo, prima del gong che sollecitava a vestirsi per la cena, per una spiccia visita alla dispensa di Beach. Era con gioiosa impazienza che si disponeva a compierla. Non soltanto là ci sarebbe stato il porto, ma con tutta probabilità anche una supplementare attrattiva nella persona dell'agente Evans, con il quale era sempre un piacere e un privilegio di poter scambiare due chiacchiere.
==''Grazie, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Ero leggermente turbato; nulla di grave a dire il vero, tuttavia non riuscivo a rasserenarmi. Nel mio vecchio appartamento, indolentemente, pizzicavo le corde del banjo, uno strumento al quale mi ero dedicato molto negli ultimi tempi. Vedendomi, non avreste potuto dire che il mio volto esprimesse un vero corruccio, e, d'altra parte, vi sarebbe stato arduo affermare il contrario. Forse la parola «pensieroso» riesce efficace a designare la cosa. Sentivo che una situazione densa di spiacevoli probabilità era all'orizzonte.
===Citazioni===
*– Jeeves, chi era quel tale che, guardando una cosa, si sentiva simile ad un altro nell'atto di guardare un'altra cosa? Ho studiato questo passo a scuola, ma adesso mi sfugge.<br />– Immagino che il signore faccia allusione al poeta [[John Keats|Keats]], il quale paragonava le emozioni avute alla prima lettura dell'[[Omero]] di [[George Chapman|Chapman]], a quelle che sconvolgevano l'animo dell'eroico [[Hernán Cortés|Cortés]] allorché, con occhi d'aquila, fissava il [[Oceano Pacifico|Pacifico]]. (p. 8)
*La sorte mi metteva in cospetto di un padre il quale, alla più cordiale antipatia verso Bertram Wooster, univa la tema che la propria figlia ne fosse pazzamente innamorata : e la prima cosa che gli si presentava alla vista, allorché si disponeva a fare una passeggiatina dopo il pranzo, era appunto la figlia e l'uomo odiato uniti in un dolce abbraccio. C'era di che mettere in collera qualsiasi genitore; nessuna sorpresa, quindi, se in quel momento egli prese l'attitudine del prode [[Hernán Cortés|Cortés]] nell'atto di fissare il [[Oceano Pacifico|Pacifico]]. (p. 66)
===[[Explicit]]===
Non è facile trovare la parola adeguata in questi supremi momenti, se rendo l'idea. Ciò che vorrei dire è che in un momento come quello — supremo potreste quasi chiamarlo — con l'orizzonte che si rischiara, le nubi lontane ed il sole amico che brilla... ebbene! Andiamo, via!... voi mi capite!<br />– Grazie, Jeeves! — dissi.<br />– Prego, signore.
==''I gioielli di Monty Bodkin''==
===[[Incipit]]===
Come sempre quando il tempo era bello — là il tempo era quasi sempre bello — il sole della California splendeva alto sugli studios della Superba-Llewellyn a Llewellyn City. Splendeva il sole e regnava il silenzio, rotto solo dal rumore dei passi di un supervisore che aveva finito di far colazione e tornava a supervisionare e di tanto in tanto da un ululato proveniente dal ghetto degli scrittori: qualche sceneggiatore torturato in egual misura dal mal di testa e dalla mancanza d'ispirazione.
===Citazioni===
*Mavis costituiva un esempio impressionante di quello che può capitare quando un attore di western — tale era stato suo padre — sposa un'attrice di western. Il prodotto che si ottiene è una ragazza capace di tener testa a una mandra inferocita. A Mavis, beninteso, non era mai capitata l'occasione di provarcisi; ma di questo era la mandra che doveva rendere grazie al cielo. (cap. III.2, p. 51)
*Così è Hollywood. Dopo il lavoro non si sa cosa fare, e così si va in giro a sposarsi. (cap. VII.1, p. 116)
*Ci sono ragazze, poche forse ma, se uno ha tempo e pazienza, non introvabili, che non dicono mai "Te lo dicevo io", ma Mavis non faceva parte del numero. (cap. XI.2, p. 195)
===[[Explicit]]===
E un ronfo proveniente dal sofà parve sottoscrivere questa previsione.
==''I porci hanno le ali''==
===[[Incipit]]===
Beach il maggiordomo, un po' ansimante dopo le scale, perché non era più il giovane e aerodinamico cameriere di trent'anni prima, entrò nella biblioteca di Blandings Castle, un vassoio colmo di lettere in mano.
===Citazioni===
*A Gally tornò in mente il suo vecchio amico Biffen, sportivo nato sotto maligna stella, quella volta che era andato alla pista di Tattersall in Hurst Park con una lunga e posticcia barba da assiro per evitare d'essere riconosciuto da una mezza dozzina di allibratori a cui doveva del denaro, e la barba gli era caduta. La stessa visibile emozione. (cap. I.5, p. 29)
*Deglutì a fatica, come uno [[struzzo]] che [[deglutizione|inghiotta]] una maniglia d'ottone. (cap. II.3, p. 44)
*Fatta forse eccezione per la signora Emily Post, per alcune delle duchesse più altere e la defunta [[Cornelia]] madre dei Gracchi, la banchista inglese, avvezza sin dalla più tenera età a comportarsi con dignità regale nelle situazioni più difficili, è l'unica che possa dettar legge in fatto di comportamento. (cap. IV.1, p. 75)
*Una città molto cara, [[Parigi]]. Non dar mai retta a chi ti dice che lì la vita è a buon mercato. Ti spellano a tutto spiano. Però, bada bene, la mensa vale quel che costa, dato come cucinano da quelle parti (cap. VII.1, p. 147)
===[[Explicit]]===
Ah, quale lezione per tutti noi, un così splendido discorso!
==''Jeeves taglia la corda''==
===[[Incipit]]===
Jeeves posò le sfrigolanti uova al prosciutto sul tavolo della colazione a Reginald ("Filetto") Herring e io, leccandoci le labbra, sistemammo i gomiti e ci demmo sotto.
===Citazioni===
*– Supponi che tua zia Dahlia una bella mattina legga sul giornale che sarai fucilato all'alba. <br />– Impossibile. Non mi alzo mai così presto. (p. 33)
*Questa lattiera a vacca, nel caso vi interessi, era un'anfora o una brocchetta d'argento, o come diavolo la chiamate, fatta a forma di vacca, idea tra le più stupide; una vacca con la coda arcuata e sulla faccia un'espressione di giovane delinquente, il tipo di vacca che pareva accarezzare l'idea di sferrare un calcio nel basso costato della lattaia la prima volta che lei si fosse avvicinata per mungerla. Il suo dorso si apriva come un coperchio a cardine e la punta della coda toccava la spina dorsale, offrendo così un appiglio al padrone di casa che volesse afferrare quella lattiera per versare il latte. Perché qualcuno dovesse bramare un oggetto così rivoltante per me era sempre stato un mistero. (p. 66)
*Tanto per controllare una scommessa, non era l'asino di Baalam che opponeva il ''Nolle prosequi''? (p. 166)
==''Jill, ragazza bizzarra''==
*Nessuna meraviglia quindi che l'ultimo dei Rooke si trovasse in quello stato d'animo di tristezza che affligge un personaggio di [[Lev Tolstoj|Tolstoj]], per esempio un contadino, che, dopo aver terminato la sua pesante giornata di lavoro strozzando il padre, battendo la moglie ed affogando il bambino in una vasca d'acqua, se ne va alla credenza e scopre che la bottiglia di vodka è vuota. Povero ''mugik''! (p. 130)
*Le [[bugie|fandonie]], come tu le chiami, mentre io le definisco la modellazione artistica della verità, le fandonie, dunque, sono... come dirò? (p. 176)
==''La conquista di Londra''==
===[[Incipit]]===
Con una sbuffata brusca, improvvisa, che per quanto violenta esprimeva a stento il disgusto e l'indignazione che gli ribollivano dentro, Sir George Pike posò l'ultimo numero di «Society Spice» e prese il telefono.<br />
«L'ufficio dello 'Spice'» disse laconico.<br />
Seguì un breve intervallo.<br />
«Roderick?»<br />
«Non è ancora tornato dal pranzo, Sir George» disse una voce ossequiosa.<br />
«Ah, è lei, Pilbeam?» Il tono di Sir George si ammorbidì. Pilbeam era uno dei suoi prediletti. Un ragazzo con un futuro. Un uomo su cui teneva gli occhi. «Dica per favore al signor Roderick, quando torna, che voglio vederlo.»<br />
«Va bene, Sir George.»<br />
Il fondatore e proprietario della Mammoth Publishing Company, la vasta impresa che rifornisce metà dell'Inghilterra – la metà più zuccona – di roba da leggere, mise giù la cornetta e, dopo aver aggrottato un istante le sopracciglia, prese una matita e si mise a scrivere.
===Citazioni===
*C'è qualcosa, nel modo in cui la [[primavera]] si manifesta in [[Inghilterra]], che mi ricorda un [[cucciolo]] timido che cerca di farsi degli amici. Fa un avventato passo avanti, se la svigna terrorizzato, poi striscia di nuovo in avanti, timoroso, e infine, acquistata fiducia, si avventa con impeto e gioia. (p. 72)
*Uno dei deliziosi aspetti della [[primavera]] inglese è che ha dei giorni, anzi, è quasi del tutto composta di giorni in cui, al tramonto, la temperatura è tale da rendere gradevole un fuoco, anzi persino necessario. (p. 147)
*Uno dei difetti di Londra dal punto di vista di un uomo il cui cuore sia appena andato a pezzi è che è praticamente priva di luoghi selvaggi in cui si possa avanzare con sguardo impenetrabile. (p. 235)
*Era una bella mattinata. Si è già parlato dell'insensibilità della Natura nei momenti di umana sofferenza; basterà dire che in tale occasione la [[Natura]] era più che all'altezza della sua reputazione. (p. 235)
*Il cammino del progresso ha tolto a Waterloo Station i suoi misteri. Un tempo era stato uno strano, oscuro Paese delle meraviglie in cui Alici spaurite e i loro corrispettivi maschili vagavano disperati, chiedendo informazioni a funzionari altrettanto ignari e sperduti: ora invece era ordinata ed efficiente. (p. 242)
*Il ritorno del [[Parabola del figlio prodigo|figliol prodigo]] è quasi proverbialmente legato a effervescenti manifestazioni di gioia da parte dell'intera compagnia con, forse, la sola eccezione del vitello ingrassato. (p. 266)
*Placida, stolida, assorta nelle sue faccende e titanicamente indifferente a tutto il resto, [[Londra]] si avviava al suo tran tran quotidiano. Da Putney a Sloane Square, da Cricklewood a Regent Street, da Sydenham Hill allo Strand, da qualsiasi posto a qualsiasi altro posto, autobus rossi, gialli e marroni passavano rombando di continuo. I vigili vigilavano, gli agenti di borsa badavano alla borsa, i mendicanti mendicavano, i cappellai smerciavano cappelli, i poltroni poltrivano, i venditori di ghette vendevano ghette, i giornalai strillavano l'edizione delle tre dei giornali del pomeriggio, e i colonnelli in pensione sedevano comodamente alle finestre dei club di fronte a Piccadilly e Pall Mall, sognando il pranzo. (p. 293)
==''La piccola pepita''==
*Per qualche ragione che ignoravo i ragazzi mi accettavano volentieri. Fin dai primi giorni ebbi quella soddisfazione tra le più gratificanti nelle vita di un insegnante e cioè lo spettacolo di un ragazzo che dà un pugno sulla testa di un compagno soltanto perché questi continua a far chiasso dopo che l'insegnante gli ha detto di stare zitto. (p. 67)
*Di tutte le cure intese a guarire un uomo da riflessioni malinconiche, quella di più immediata efficacia consiste in un colpo violento al plesso solare. Esempi antichi e recenti ce lo dimostrano. (p. 86)
*Sono fermamente convinto che se i professori potessero portar delle maschere bianche e avessero delle pistole automatiche, il mantenere l'ordine nella scuola sarebbe un gioco da bambini. (p. 116)
==''La ragazza in blu''==
===[[Incipit]]===
Il sole del pomeriggio entrava a fiotti nell'ufficio del direttore dei Guildenstern's Stores, Madison Avenue, New York, ma non un raggio di luce brillava nel cuore di Omero Pyle, legale di varie e importanti società per azioni, in quell'ufficio convocato. Omero Pyle aveva, anzi, l'aria infelice e inquieta di un gatto seduto su una stufa rovente, e i motivi per cui aveva l'aria di un gatto seduto su una stufa rovente non sono difficili a spiegarsi. Da un consulente legale di varie e importanti società per azioni è lecito aspettarsi aplomb e impassibilità, ma è un po' troppo pretendere che li mantenga quando qualcuno gli telefona a metà del pomeriggio per informarlo che sua sorella è appena stata beccata a rubare ai grandi magazzini.
===Citazioni===
*La strana sensazione, provata non appena le aveva posato gli occhi addosso, di essere stato colpito all'osso frontale dallo scoppio di un'atomica, era effetto di [[amore a prima vista]]. Capita. Un amore impiega mesi e mesi per arrivare al punto di ebollizione, e un altro più che nascere esplode, improvviso e violento come una bomba. Non ci sono regole fisse. (cap. II, § 1, p. 18)
*Rise. Una [[risata]] argentina, la definì Jerry dentro di sé dopo una rapida analisi; somigliava anche, pensò, poiché in lui sonnecchiava il poeta, al rumore che fanno i cubetti di ghiaccio contro le pareti di un bicchiere di cristallo, in una calda giornata d'agosto. (cap. II, § 2, p. 23)
*Chi chiede un [[prestito]] non può fare a meno di provare qualcosa di molto simile alla delusione quando la sua richiesta è così immediatamente e placidamente accolta. (cap. III, p. 37)
*Tutto quello che c'è di divertente nella vita, bambina mia, o è immorale o illegale o fa ingrassare. (cap. V, § 2, p. 52)
*Anche in quest'epoca di svalutazioni un milione o due di dollari sono una cifra che può far piacere di possedere. (cap. VI, § 3, p. 71)
*C'è chi ha il bernoccolo del recupero di miniature rubate e chi non ce l'ha; forse dipende dagli ormoni. (cap. X, p. 97)
*Uno dei vantaggi di una [[sorella]] che deve discutere con un fratello è il fatto che non ha nessun obbligo di dimostrarsi delicata e piena di tatto. (cap. XV, § 1, p. 187)
===[[Explicit]]===
E continuarono la strada cantando.
==''La stagione degli amori''==
===[[Incipit]]===
Anche se non arriverei a dire che il cuore mi si era fatto di piombo al pensiero di recarmi a Deverill Hall, devo comunque confessare che questa prospettiva non mi entusiasmava.
===Citazioni===
*Siamo in [[primavera]], Bertie, la stagione degli amori, che, come probabilmente saprai, è la stagione in cui l'ireos sulla bruna colombella risplende di vivace colore e spensierati giovani ripensano all'amore. (p. 121)
*Gli si leggeva in volto un'espressione byroniana. (Ho poi appurato, tramite Jeeves, che il termine è corretto, e a quanto pare indica somiglianza con il fu [[George Gordon Byron|Lord Byron]], che era un tipo piuttosto cupo sempre pronto a veder tutto nero). (p. 180)
===[[Explicit]]===
Drizzai le spalle e mi avviai a grandi passi verso la porta, come il paggio Orlando pronto a combattere contro gli infedeli.
==''Lampi d'estate''==
===[[Incipit]]===
Il castello di Blandings riposava al sole. Dai suoi praticelli curati e dalle terrazze lastricate si alzavano vapori in piccole volute. L'aria era piena di ronzii che conciliavano il sonno. Era quell'ora vezzosa dei meriggi d'estate in cui la Natura stessa sembra sdraiarsi per la siesta tra il pranzo e il tè.
===Citazioni===
*Un certo [[critico]] – poiché tali uomini, mi dispiace dirlo, esistono – ha malevolmente osservato, a proposito del mio ultimo romanzo, che conteneva «tutti i vecchi personaggi di Wodehouse sotto nomi diversi». A quest'ora è stato probabilmente divorato dagli orsi, come i bambini che si facevano beffe del profeta [[Elia]]; ma se ancor vive non potrà rivolgere una simile accusa a ''Lampi d'estate''. Grazie alla mia superiore intelligenza stavolta ho sbaragliato costui mettendo nel romanzo tutti i vecchi personaggi di Wodehouse con i loro nomi. A questo punto si sentirà un po' sciocco, credo. (Prefazione, p. 15)
*Proprio in quella l'[[alloro]], che finora non aveva parlato, disse: «Psst!» (cap. 1.I, p. 17)
*Si sentiva come non s'era più sentito dalla sera in cui, qualche anno prima, boxando per la sua università contro un altro peso leggero, si era trovato incautamente a piazzare il mento nel punto proprio allora occupato dal pugno destro del suo avversario. Se vi è appena successo questo, oppure – è lo stesso – vi hanno detto che la fanciulla amata si è irrevocabilmente promessa a un altro, siete sulla buona strada per capire come si sentono gli anarchici quando la bomba scoppia troppo presto. (cap. 12.II, p. 182)
*Fatto questo, si sentì un po' meglio, non tanto, ma un po' sì. Prima, avrebbe lietamente assassinato Beach e James per poi ballare sulle loro tombe: adesso si sarebbe accontentato di ammazzarli. (cap. 14.I, p. 221)
===[[Explicit]]===
Girò sui tacchi e la notte estiva lo inghiottì. Da qualche parte, nel buio, una [[civetta]] ululò. A Pilbeam sembrò ci fosse un che di derisorio, in quel verso. Si accigliò. I denti gli si strinsero di scatto. Se l'avesse avuta sottomano, guai a quella civetta. (p. 263)
==''Molto obbligato, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Davanti al tavolino per la prima colazione, comodamente installato nella consueta poltroncina, mi accinsi ad intaccare un piatto di appetitose uova e pancetta che Jeeves mi aveva preparato senza economia. Provavo una curiosa sensazione che potrei definire «esilarante», se questa è la parola giusta. Ero, insomma, felice di ritrovarmi nel mio guscio, lontano da Totleigh Towers, da Sir Watkyn Bassett, da sua figlia Madeline, e soprattutto da quell'impiastro di Spode, o meglio Lord Sidcup, come si fa chiamare adesso. Il pensiero di non doverli più vedere era come una dose media per adulti di uno di quei ricostituenti brevettati che danno tono all'organismo, assieme a un piacevole senso di calore.
===Citazioni===
*Mostratemi una zia, è uno dei miei detti, ed io vi mostrerò un essere cui non importa un corno di ferire con lazzi e frizzi la suscettibilità del proprio nipote. (p. 21)
*Quanto al suo modo di fare, al momento lo trovai troppo «confidenziale», perché non riuscii a trovare una definizione migliore, ma più tardi cercai la parola sul ''Dizionario dei Sinonimi'' di Jeeves e vidi che avrei potuto descriverlo anche come «impertinente», «impudente», «sfacciato», «privo di naturale riserbo», «irrispettoso», «importuno», «audace» e «sfrontato». (pp. 40-41)
*Credo che le sue opinioni politiche tendessero verso l'estrema sinistra, quando lavorava per voi, signore. Sono mutate dal giorno in cui è divenuto un ricco possidente. (p. 42)
*– È il Numero Uno delle carogne. Sai che dice di aver avuto una soffiata: lo faranno baronetto. È nella lista delle onorificenze che assegnano nel nuovo anno.<br />– Com'è possibile che facciano baronetto un uomo del genere?<br />– È il genere giusto, invece. Grosso uomo d'affari, grande giro di denaro, importanti servizi resi al commercio estero della Gran Bretagna. (p. 62)
*L'importante nella vita, Jeeves, se si vuole vivere prosperi e felici, è perdere quanti più dibattiti politici è possibile. (p. 163)
==''Qualche cosa di nuovo''==
===[[Incipit]]===
Il sole di un bel mattino primaverile splendeva gaiamente su Londra. Il suo confortante calore sembrava infondere nell'intenso traffico di Piccadilly una più lieta vivacità, tanto che i conducenti degli autobus giungevano fino a scherzare, e gli ''chauffeurs'' atteggiavano le labbra a un sorriso che non mancava di una certa benevolenza. Fischiettavano i ''policemen'' che regolavano la circolazione, e fischiettavano i commessi che andavano al lavoro; mentre i mendicanti affrontavano con ottimismo l'arduo compito di persuadere persone cui erano perfettamente conosciuti ad addossarsi l'onere del loro mantenimento, con quell'ottimismo, diciamo, che sovente è gran parte del successo.<br />In quella felice mattinata, alle nove precise, la porta del numero 7/a di Arundell Street, in Leicester Square, si aprì, e ne uscì un giovanotto.
===Citazioni===
*Se le donne comprendessero le proprie responsabilità baderebbero bene a sorridere; tanto bene che probabilmente non lo farebbero. (p. 117)
*Vi sono nella vita di un [[maschio e femmina|uomo]] momenti in cui il sorriso di una [[maschio e femmina|donna]] può avere risultati importanti quanto quelli di una esplosione di dinamite. (p. 117)
==''Teniamo duro, Jeeves''==
===[[Incipit]]===
Con un ampio gesto della mano spalmai di marmellata una fetta di pane tostato e non credo di essere mai stato più vicino a cantare ''tra-là-là'', come se stessi insaponandomi nel bagno, poiché quella mattina ero proprio in forma brillante.
===Citazioni===
*Ho sempre sostenuto senza tentennamenti che la dimora ideale per tutti questi individui che collezionano oggetti sia una cella imbottita al manicomio. (pp. 19-20)
*In materia di ornamenti per il capo, Jeeves non è in sintonia con il moderno pensiero progressista. (p. 20)
*– Migliaia di persone sono vegetariane e godono di una perfetta salute.<br />– La salute fisica, certo, ma che ne dici della loro anima? Se tu all'improvviso allontani un tizio da bistecche e braciole, questo fatto provoca qualche danno alla sua anima. Mia zia Agatha una volta fece diventare vegetariano lo zio Percy e tutto il suo temperamento si indurì. (p. 106)
*È un incidente che scombussola sempre quando un tizio, anche piccolo, vi prende in pieno nel [[muscolo diaframma|diaframma]], e lo posso testimoniare io stesso, poiché ho subìto la stessa esperienza laggiù in Washington Square, durante un soggiorno a New York. Washington Square è largamente dotata di ragazzini italiani dagli occhi tristi che sfrecciano su e giù con i [[pattino|pattini a rotelle]], e uno di loro, avanzando a testa bassa per la sua strada, mi urtò nella zona del terzo bottone del gilè a un'alta velocità in miglia orarie. (p. 123)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Amore tra i polli''===
Un signore venne a visitarvi ieri sera, mentre eravate fuori, – mi disse la signora Medley, la mia padrona di casa, mentre sbarazzava la tavola dei resti della colazione.<br />Ebbene? – le domandai affabilmente come al solito.<br />– Un signore dalla forte voce, – disse pensosa la signora Medley.<br />– Era forse Caruso?<br />– Signore?<br />– Dicevo se ha lasciato il suo nome.<br />– Sì. Era il signor Ukridge.<br />– Misericordia!<br />– Signore!<br />– Nulla. nulla<br />– Grazie, signore, – disse la signora Medley, sottraendosi alla mia presenza.<br />Ukridge! Che il diavolo se lo porti. Non l'avevo veduto da vari anni e, per quanto io posso esser lieto di ricevere delle visite dagli amici di gioventù coi quali scambio volentieri quattro chiacchiere, non mi sentivo in quel momento disposto a vedere Ukridge.
===''Avanti, Jeeves!''===
Ora, che c'è da dire sul conto del buon Jeeves... il mio domestico, se non lo sapete? Molti dicono che io dipendo troppo da lui. Mia zia Agata, infatti, l'ha persino chiamato il mio custode. Bene, quel che dico io è questo: e se pure? Jeeves è un genio, dal colletto in su è unico. Dopo una settimana ch'egli era entrato in mio servizio, io avevo rinunciato ad occuparmi delle mie faccende. La cosa rimonta da una mezza dozzina di anni fa, immediatamente dopo quello strano caso di Fiorenza Craye, del libro di mio zio Willoughby e di Eddino, il giovane esploratore.<br />Il fatto cominciò veramente quando io ritornai ad Easeby, la residenza di mio zio, nello Shroipshire. Passavo lì una settimana e poco più come generalmente facevo in estate, e avevo dovuto interrompere la mia visita, e correre a Londra a trovarmi un nuovo domestico.
===''Il codice dei Wooster''===
Allungai una mano fuori dalle coperte e suonai il campanello per chiamare Jeeves.<br />
— Buona sera, Jeeves.<br />
— Buon giorno, signore.<br />
Questo mi sorprese.<br />
— È giorno?<br />
— Sì, signore.<br />
— Ne sei sicuro? Mi pare molto buio fuori.<br />
— C'è la nebbia, signore. Se ben rammentate, siamo in autunno ormai, nella stagione delle nebbie e della saporosa ubertà.<br />
— Eh? Oh! Sì, capisco. Beh, sia quel che sia, preparami uno di quei tuoi tonici super per rimettermi in piedi, per favore.<br />
— Ne ho uno già pronto, signore, in frigorifero.<br />
Jeeves spari dalla stanza e io mi tirai su a sedere sul letto con quella sensazione piuttosto spiacevole che si prova, talvolta, di dover morire nel giro di cinque minuti. La sera precedente avevo offerto al Drones una piccola cena in onore di Gussie Fink-Nottle, quale caloroso saluto in vista delle sue ormai imminenti nozze con Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett, C.B.E. e queste serate si pagano care. A dire il vero, appena prima che entrasse Jeeves, avevo sognato che un buontempone mi stava conficcando dei chiodi nella testa, non però i soliti chiodi piccolini bensì grosse punte arroventate.<br />
Jeeves tornò con il beveraggio. Io lo buttai giù per il boccaporto e dopo aver subito l'inevitabile ma momentaneo disagio caratteristico dei tonici mattutini da lui brevettati, vale a dire sentirti balzar per aria il cucuzzolo della testa mentre gli occhi ti schizzano dalle orbite e vanno a rimbalzare come palle da tennis sulla parete opposta, mi sentii molto meglio. Sarebbe stato esagerato sostenere che ormai Bertie era tornato in forma, ma almeno era scivolato nel reparto convalescenti e si sentiva in vena di fare due chiacchiere.
===''Jeeves e la cavalleria''===
Ero seduto nella vasca da bagno e cantavo, se ben ricordo, «Pallide mani che a Shalimar ho amato», mentre mi insaponavo un piede dall'aspetto pensieroso, ma se dicessi che mi sentivo allegro come un fringuello ingannerei i miei lettori. Quella che mi si prospettava davanti, infatti, era una serata che prometteva essere di una noia senza pari.
===''L'eredità sotto chiave''===
Il sergente che sedeva alla sua scrivania nella piccola e alquanto sudicia stazione di polizia di Parigi era calmo, tonto e solenne, e dava l'impressione di essere fatto di una qualche specie di sego. Era quello che Roget, nel suo «Thesaurus», avrebbe definito «mentalmente non facile da scuotere né da impressionare», sotto il quale aspetto differiva in maniera stridente dal massiccio giovinetto che gli stava di fronte, il cui comportamento ricordava molto quello di un pisello su una paletta rovente. La parola che uno stilista avrebbe adoperato per descrivere Jerry Shoesmith in quel momento sarebbe stata «sobbalzante», e un osservatore casuale avrebbe anche potuto supporre che egli fosse un tipo molto sospetto che stava subendo l'equivalente francese del «terzo grado».
===''Luna piena''===
La [[luna]] che con consumata esperienza presta servizio al Castello di Blandings e dintorni era quasi piena, e già da alcune ore l'avito maniero di Clarence, nono Conte di Emsworth, era inondato dai suoi raggi d'[[argento]]. Essi sbirciavano rispettosamente la sorella di Lord Emsworth, Lady Hermione Wedge, che si spalmava il viso di crema nella Camera Azzurra; e attraverso una finestra aperta si intrufolavano nella Camera Rossa, dove c'era qualcosa che valeva davvero la pena di guardare: Veronica Wedge, la splendida figlia di Lady Hermione, che fissava il soffitto sdraiata sul letto e sognava di avere qualche bel gioiello da sfoggiare per l'imminente ballo della Contea. Naturalmente una bella ragazza non ha bisogno di altri gioielli oltre alla giovinezza, alla salute e al suo fascino naturale, ma chiunque avesse voluto farlo capire a Veronica avrebbe dovuto sudare sette camicie.
===''Non George Washington''===
Mi chiamo Margaret Goodwin. Tra una settimana sarò la signora Orlebar Cloyster.<br />
Ho incontrato il mio fidanzato James tre anni fa. Ci siamo conosciuti alle sette e mezzo di mattina del 28 luglio, nel bel mezzo di Fermain Bay, a circa cinquanta metri dalla spiaggia.<br />
Fermain Bay è un'insenatura dell'isola di Guernsey, dove io abitavo (per la precisione a St. Martin's) da parecchi anni insieme a mia madre. La nostra vita si era svolta tranquilla e monotona fino a quando il fato condusse a me un giovane di cui mi innamorai nel momento stesso in cui il mio sguardo si posò su lui.
===''Piccadilly Jim''===
La residenza di Peter Pett, il noto finanziere, su Riverside Drive è un pugno in un occhio tra i più cospicui in quell'arioso ed elegante viale newyorkese. Quando ci passate davanti in limousine o vi godete i vostri dieci centesimi d'aria fresca sull'imperiale di un omnibus verde, salta su e vi morde. L'architetto che si trovi a passar di lì sussulta e allarga le braccia per schermirsi e finanche l'osservatore incompetente è colto da un senso di sgomento. L'edificio assomiglia contemporaneamente a una cattedrale, a una villa di campagna, a un hotel e a una pagoda cinese. Molte finestre hanno vetri istoriati e sopra il porticato troneggiano due leoni in terracotta, considerevolmente più brutti dei compiaciuti felini che montano la guardia alla Public Library di New York. È impossibile che simile dimora passi inosservata ed è forse per questo motivo che la signora Pett ha tanto insistito perché il consorte l'acquistasse. La signora Pett adora essere notata.
===''Psmith giornalista''===
Una grave crisi minacciava il giornalismo newyorkese, ma l'uomo della strada non se ne rendeva conto.<ref name=incipit>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===''Tanto di cappello a Jeeves''===
Mentre, seduto nella vasca da bagno, m'insaponavo un piede meditabondo e cantavo, se ben ricordo, "Pallide mani che amavo sulle rive dello Shalimar", ingannerei i miei lettori se dicessi che mi sentivo pimpante. La serata che dovevo affrontare prometteva di essere una di quelle serate spiacevoli che non giovano né allo spirito né al corpo. Mia zia Dahlia, scrivendomi dalla sua residenza estiva, cioè a dire Brinkley Court giù nel Worchestershire, mi aveva chiesto il favore personale di portare a pranzo certe sue conoscenze, una coppia di nome Trotter.<br />
Mi avvertiva che erano scocciatori della più bell'acqua e mi avrebbero fatto morire di noia, ma che si presentava indispensabile ungerli, perché lei stava trattando una difficile questione d'affari con la metà maschile del duo, e in certi momenti tutto fa brodo.
===''Un intrigo a Blandings''===
Dei due giovani che dividevano la stessa cella in una stazione della polizia di New York, quello alto e allampanato, di nome Tipton Plimsoll, fu il primo a riaversi – sia pure gradualmente – dall'effetto delle copiose libagioni che si erano concluse con il suo soggiorno in gattabuia. L'altro, Wilfred Allsop, un tipo piccolo e gracilino, vagamente somigliante a [[Percy Bysshe Shelley|Percy Shelley]], il poeta, ronfava ancora.<ref name=incipit/>
===''Una damigella in pericolo''===
Dato che lo scenario in cui si svolge questo racconto è quell'edificio storico noto come castello di Belpher, nella contea dello Hampshire, sarebbe simpatico iniziare con una esauriente descrizione del posto, seguita da qualche annotazione sulla storia dei conti di Marshmoreton, che lo hanno posseduto dal XV secolo. Disgraziatamente, in questi giorni frenetici, un romanziere lavora in condizioni sfavorevoli. Deve piombare nel bel mezzo del suo racconto, senza indugiare troppo, come se salisse su un tram in corsa. Deve partire con la tranquilla velocità di un coniglio sorpreso durante il pasto. Altrimenti la gente lo mette da parte e va al cinema.
===''Zio Fred in primavera''===
La porta del Drones Club si spalancò, e un giovanotto con un vestito di flanella che gli stava a meraviglia scese la gradinata e s'incamminò verso ovest. Un osservatore, scrutando il suo volto, vi avrebbe ravvisato una certa espressione assorta e attenta come quella d'un cacciatore africano sulle piste d'un ippopotamo. E non si sarebbe sbagliato. Pongo Twistleton — poiché era lui — era diretto alla casa di Horace Pendlebury-Davenport con l'intenzione di tirare una stoccata all'amico.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*P. G. Wodehouse, ''Alla buon'ora, Jeeves!'' (''Right Ho, Jeeves'', 1934), traduzione di Cina Sacchi-Perego, Bietti, Milano, 1976.
*P. G. Wodehouse, ''Amore tra i polli'', traduzione di F. Palumbo, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
*P. G. Wodehouse, ''Anonima scapoli'', traduzione di Elena Spagnol, Mondadori, Milano, 1975.
*P. G. Wodehouse, ''Avanti, Jeeves!'', traduzione di [[Silvio Spaventa Filippi]], Bietti.
*P. G. Wodehouse, ''Bill il conquistatore'' (''Bill the Conqueror''), traduzione di Metello Brunone Rafanelli, Bietti, Milano, 1966.
*P. G. Wodehouse, ''Gas esilarante'' (''Laughing Gas''), traduzione di Alberto Tedeschi, Guanda, Parma, 2000.
*P. G. Wodehouse, ''Genero al verde'', traduzione di Sario Agnati, F. Elmo, Milano, 1966
*P. G. Wodehouse, ''Grazie, Jeeves'', traduzione di Giulia Brugiotti, Bietti, Milano, 1933.
*P. G. Wodehouse, ''I gioielli di Monty Bodkin'', traduzione di Elena Spagnol, Mondadori, Milano, 1974.
*P. G. Wodehouse, ''Il codice dei Wooster'', traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
*P. G. Wodehouse, ''I porci hanno le ali'', traduzione di Adriana Motti, U. Guanda, Parma, 1994. ISBN 88-7746-557-3
*P. G. Wodehouse, ''Jeeves e la cavalleria'' (''Jeeves and the Feudal Spirit'', 1946), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, 2003 [1988].
*P. G. Wodehouse, ''Jeeves taglia la corda'' (''Jeeves in the Offing'', 1960), traduzione di Adriana Motti, Mondadori, Milano, 1979.
*P. G. Wodehouse, ''Jill, ragazza bizzarra'' (''Jill the Reckless'', 1913), traduzione di Mario Bodoman, Mursia, 1991.
*P. G. Wodehouse, ''L'eredità sotto chiave'', traduzione di Sario Agnati, Elmo, Milano, 1965.
*P. G. Wodehouse, ''La conquista di Londra'' (''Bill the Conqueror'', 1924), traduzione di Luigi Brioschi, Guanda, 2006.
*P. G. Wodehouse, ''Lampi d'estate'', traduzione di Carlo Brera, TEA, Milano, 1993. ISBN 88-7746-406-2
*P. G. Wodehouse, ''La piccola pepita'' (''The Little Nugget'', 1913), traduzione di Giulia Castelli, Mursia, 1991.
*P. G. Wodehouse, ''La ragazza in blu'', traduzione di Elena Spagnol, A. Mondadori, 1973.
*P. G. Wodehouse, ''La stagione degli amori'' (''The Mating Season'', 1949), traduzione di Sandra Campagna Ponzetto, Mursia, 1990. ISBN 88-425-0695-8
*P. G. Wodehouse, ''Luna piena'', traduzione di Stefania Bertola, Guanda.
*P. G. Wodehouse, ''Molto obbligato, Jeeves'' (''Much obliged, Jeeves'', 1971), traduzione di Mary Buckwell Gislon, Mursia, Milano, 1989.
*P. G. Wodehouse, ''Non George Washington'', traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia.
*P. G. Wodehouse, ''Piccadilly Jim'', traduzione di Paola Mazzarelli, Guanda.
*P. G. Wodehouse, ''Qualche cosa di nuovo'', traduzione di L. Fratta, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
*P. G. Wodehouse, ''Tanto di cappello a Jeeves'', traduzione di Adriana Motti, Mondadori.
*P. G. Wodehouse, ''Teniamo duro, Jeeves'' (''Stiff Upper Lip, Jeeves'', 1963), traduzione di Rosetta Palazzi, Mursia, Miano, 1989. ISBN 88-425-0384-3
*P. G. Wodehouse, ''Una damigella in pericolo'', traduzione di Rosetta Palazzi, Guanda, 2006.
*P. G. Wodehouse, ''Zio Fred in primavera'', traduzione di Alberto Tedeschi, TEA, Milano, 1994.
==Altri progetti==
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[[Immagine:Vittorio Sgarbi a Viterbo il 18 Dicembre 2022.jpg|thumb|Vittorio Sgarbi nel 2022]]
'''Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi''' (1952 – vivente), critico d'arte, politico, scrittore, opinionista, personaggio televisivo e storico dell'arte italiano.
==Citazioni di Vittorio Sgarbi==
===Da programmi televisivi===
*Tu pensa questa [[Hillary Clinton]] che dopo aver buttato bombe, bombe, bombe e bombe per importare la democrazia, c'ha pure la faccia di quella che ha ragione. Una delinquente, una criminale di guerra che andrebbe arrestata come Milosevic! (da Matrix, novembre 2016).
*[[Angelino Alfano|Alfano]] è un uomo incapace, traditore e privo di qualunque vera lotta alla [[mafia]], la mafia è nel nostro governo attraverso Alfano, esponente della mafia organizzata. (da ''L'aria che tira'', LA7, 21 febbraio 2014)
*{{NDR|Rivolgendosi ad [[Alessandro Cecchi Paone]]}} Ateo bastardo! Ateo fasullo! [...] Pensi solo all'esibizione della tua oscena bisessualità. Ridicolo sei! [...] Pensa a Papa Giovanni, pensa a [[Papa Giovanni Paolo II|Wojtyla]], pensa ai santi, e non alle stronzate che dici tu. Rispetta la Chiesa! [...] Ignorante, capra! [...] Ma quale laico, un finto laico, un prete del laicismo sei, quale laico! Ridicolo sei, lo sei sempre stato. No, diciamo che Papa Giovanni era un oppressore, che [[Paolo VI]] era un incapace, che [[Papa Giovanni Paolo II|Wojtyla]] non valeva nulla, che [[Madre Teresa di Calcutta]] non valeva nulla, che [[Padre Pio]] non valeva nulla... vale lui, che non ha fatto mai un cazzo in vita sua! Capra ignorante! Quello è! Rispetta! Altro che il fasc... ha detto il fascismo, la Chiesa, l'oppressione... ma quale oppressione? Legga [[Dante Alighieri|Dante]]! Legga [[Alessandro Manzoni|Manzoni]]! Impari, quella capra! Non portarmi dei fasulli... che fanno i laici del cazzo... il cazzo gli piace! Quello gli piace! (da ''Markette'', LA7, 8 febbraio 2007)
*{{NDR|Rivolto a [[Gianni Barbacetto]]}} C'erano persone di grande valore rispetto a uomini come [[Antonio Di Pietro|Di Pietro]] che hanno soltanto distrutto e sono entrati per portar via quel che potevano portar via. Tu c'eri e dicevi solo stronzate, come hai sempre detto. È proprio la tua mentalità. C'eri tu e c'era anche [[Sergio Mattarella|Mattarella]].<ref>Da ''L'aria che tira'', ''La7'', riportato in Gisella Ruccia, ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/07/tv-sgarbi-vs-barbacetto-dici-stronzate-stronzate-e-capre-fanno-alzare-il-tuo-compenso/3148463/ Sgarbi vs Barbacetto: "Dici stronzate". "Stronzate" e "capre" fanno alzare il tuo compenso?]'', ''Ilfattoquotidiano.it'', 7 febbraio 2015.</ref>
*Capisco che piaccio alle donne perché contro di me insiste una congiura dei brutti, cioè quelli che scrivono contro di me con violenza sono orripilanti. L'ultimo è stato, per esempio, Beniamino Placido, che secondo me è come la caricatura di Giovanni Leone, persona che stimo mentre non stimo Placido, con quella faccia da topo che si ritrova ha detto di me delle cose assolutamente assurde, e come lui anche altri, Federico Zeri è certamente più brutto che bello. Quindi generalmente tutti quelli che ce l'hanno con me, sono brutti e non piacciono alle donne, sono o omosessuali o impotenti. (da ''Blob'', 24 ottobre 1990)
*{{NDR|Rivolto a [[Gianni Barbacetto]]}} Capra, capra ignorante, sei una merda secca, un finocchio.<ref>Da ''Talk Show'', ''Vero TV'', riportato in ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/12/casta-sgarbi-delirio-contro-barbacetto-capra-finocchio/3159449/ Casta, Sgarbi e il delirio contro Barbacetto: "Capra e finocchio"]'', ''Ilfattoquotidiano.it'', 12 settembre 2012.</ref>
*Chi governa la Sicilia non si faccia intimidire da una forma di retorica, di demagogia che vuol far pensare che l’unica cosa esportabile e potente della Sicilia è la mafia. Non è più così, la violenza che la mafia ha portato alla Sicilia merita una risposta altrettanto forte e determinata, [[Leonardo Sciascia|Sciascia]] lo diceva a [[Sandro Pertini|Pertini]]. Oggi c'è una Sicilia nuova.<ref name=raca>Citato in Concetta Rizzo, ''[http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/sgarbi-omaggio-sciascia-appello-chi-governa-non-si-faccia-intimidire-7-gennaio-2018.html Sgarbi: "Chi governa non si faccia intimidire, la mafia non è l'unica cosa potente ed esportabile della Sicilia]'', ''Agrigentonotizie.it'', 7 gennaio 2018.</ref>
*Di Pietro, Colombo e Davigo: assassini che vanno arrestati per associazione a delinquere volta a sovvertire l'ordine democratico. (citato da Marco Travaglio ad ''Annozero'', 17 dicembre 2009)
*{{NDR|Dopo l'abbattimento di Villa Bianchi (una villa in stile Liberty del 1920) a Morazzone (Varese)}} Dico che è un delitto, e che una cosa come questa non capita neanche nei luoghi dove c'è la [[Mafia]]. Questo è l'atto più grave che è stato fatto in Italia da molto tempo; in un comune dove non c'è un'amministrazione responsabile, dove la [[Lega Nord|Lega]] ha tradito il suo mandato, dove invece di abbattere le schifezze fatte dai democristiani negli anni '60, '70 e '80, distruggono le opere che hanno 100 anni. Sarebbe come bruciare un manoscritto di [[Giovanni Pascoli|Pascoli]] [...] Io il sindaco non credo che esista in questa città... non voglio parlare con lui [...] Se tu vedi che uno uccide un bambino glielo impedisci! Lui è responsaile! È lui il colpevole! Se stuprano una donna la fermi, non dici non c'è la polizia! Si vergognino, e abbiano la mia maledizione! [...] La Mafia, la Mafia, la Mafia, la Mafia, la Mafia, la Mafia, la Mafia, la Mafia, la Mafia è qui! Perché la Mafia cose come queste le ha fatte prima che arrestassero Provenzano e Riina. Qui evidentemente sono ancora a piede libero Provenzano e Riina, se si possono fare cose di questo genere. Queste cose in Sicilia non accadono più.<ref>Dall'intervista al programma televisivo ''Striscia la notizia'', Canale 5, 4 novembre 2009.</ref>
*{{NDR|Su [[Angelino Alfano]]}} È il peggior politico italiano, mi fa schifo fisicamente, sembra Frankenstein. (da ''Le invasioni barbariche'', LA7, 25 febbraio 2015<ref>Citato in ''[http://www.blitzquotidiano.it/blitztv/vittorio-sgarbi-alfano-mi-fa-schifo-fisicamente-sembra-frankenstein-video-2113105/ Vittorio Sgarbi: "Alfano mi fa schifo fisicamente, sembra Frankenstein"]'', ''BlitzQuotidiano.it''.</ref>)
*E poi va detto, in fondo, – cosa che non si dice più da molto tempo, che i luoghi comuni prevalgono – che la classe politica italiana è migliore di quello che sembra. Non è vero che i cittadini sono migliori dei politici; i cittadini sono lo specchio dei politici: guardano poi in 6 milioni ''Miss Italia'' o ''San Remo''; i giovani, come dice [[Vivienne Westwood]], galleggiano come degli stronzi e non hanno una sola idea e si drogano tutti, nella scuola si drogano perché la scuola è piena di insegnanti che non sanno cosa dire. La classe politica italiana è piena di sindaci, di deputati, di ministri a destra e a sinistra di ottima qualità. È ora di finirla con questo sputtanamento. [[Walter Veltroni|Veltroni]] è un politico di qualità; Chiamparino è un politico di qualità. (da ''Matrix'', maggio 2006)
*[...] e siccome una fascista di fatto, [[Rosy Bindi]], ha detto "Se c'è Sgarbi vado via" – ha detto così –, io non potevo entrare perché questa occupava il posto. Credo di essere come il demonio che ha fatto andare via una santa, ma io preferisco le puttane alle sante. (da ''Piazzapulita'', LA7<ref>Visibile al minuto 01:14 [http://www.youtube.com/watch?v=6WXqAlC6XxE&t=74 ''1/2 Show di Sgarbi a Piazza Pulita: "La Bindi è una fascista. Mobbing contro Berlusconi"''], YouTube, 29 settembre 2011</ref>)
*{{NDR|''[[Dan Brown#Il codice da Vinci|Il codice da Vinci]]'' di [[Dan Brown]]}} È un libro idiota, stupido, bugiardo, pornografico per depensanti e depensato. La qualità del [[Vangelo]] e dei Vangeli è cosa diversa da questa patacchiata immonda, da questa stronzata insopportabile di questo libro. (da ''Matrix'', 1° maggio 2006)
*{{NDR|Riferendosi a [[Sandro Bondi]]}} [...] è un misto fra Don Abbondio e [[Massimo Boldi|Boldi]], cioè una figura che ha in sé una componente naturalmente comica, perché è molto comico e piacevole nell'esserlo naturalmente Bondi e l'idea che in realtà non dice la verità, cioè che ha quella componente di ipocrisia tipica dei preti e della politica. Bondi è una figura di cortigiano, lo dico senza volerlo insultare, rispetto al potente e cioè l'adorazione per [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] è in lui naturale e convinta, lo so perché lo conosco, ma pare innaturale a un uomo libero [...] (da ''Porta a Porta'', 5 dicembre 2007<ref>Visibile in ''[http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=15081 Bondi vs Sgarbi, lite in tv]'', Repubblica TV, 6 dicembre 2007.</ref>)
*{{NDR|La [[Via Appia]]}} Fatta la strada, la prima grande strada di collegamento così come oggi la intendiamo, l'uomo ha pensato di servirsi dell'[[arte]] non solo per arricchirla, ma anche per darle un altro senso oltre quello letterale: sono dunque cresciuti ai suoi margini porte monumentali, circhi, residenze, mausolei, colombari, terme, lapidi, rilievi e statue di varia natura, e ancora, con l'era cristiana, catacombe e chiese, tutto in perfetta simbiosi con la campagna circostante, per fare della strada un percorso rivolto agli occhi, alla mente, all'anima.<br>Dal punto di vista simbolico, non è esagerato dire che una strada come la Via Appia abbia rappresentato l'inizio e la fine di un modo d'intendere l'arte.<ref>Da Tahar Ben Jelloun, Isabella Bossi Fedrigotti, Candido Cannavò, Alain Elkann, Dacia Maraini e Vittorio Sgarbi, ''Strade'', prefazione di Pietro Lunardi, edizione speciale per l'Anas, RCS, Milano, 2004, pp. 97-98.</ref>
*{{NDR|Rivolgendosi a Marco Columbro riferito a Gianni Barbacetto}} Grillo è stato condannato perché ha ucciso tre persone... quindi quando lui dice stronzate, dica fatti. (da ''Vero TV'', 11 settembre 2012)
*{{NDR|Rivolgendosi a [[Roberto Benigni]] a Sanremo}} Ha detto di tutto, ha detto di tutto. Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Restituisca i soldi! Lei gratis! Restituisca i soldi! Pagato! Pagato! Comunista pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Pagato! Lei gratis! Tanto per dire, lei è gratis. Diamo i soldi di Benigni alla Zanicchi per risarcirla, diamoli a lei. Io non vengo pagato perché politico, lei non viene pagata, lui che è un politico, leader della sinistra, che ha fatto la campagna per [[Romano Prodi|Prodi]], che ha fatto la campagna per Prodi, viene pagato. Ridia i soldi! Ridia i soldi! Ridia i soldi! Li ridia! Li ridia! Li ridia a lei. (da ''L'Arena'', Rai 1, 22 febbraio 2009)
*Hanno arrestato [[Giovannino Guareschi|Guareschi]], non hanno cacciato [[Enzo Biagi]]! Hanno arrestato un uomo che diceva la verità! (da ''Annozero'', Rai 2, 1° maggio 2008)
*I giudici di [[Mani pulite]] vanno arrestati, sono un'associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell'ordine democratico.<ref>Citato in [[Marco Travaglio]], ''Ad personam'', Chiarelettere, Milano, 2010, p. 59. ISBN 978-88-6190-104-9.</ref> (16 luglio 1994)
*I giudici sono fascisti [...] I giudici sono tutti fascisti! (da ''Alballoscuro'', 1° marzo 2011)
*I siciliani devono essere come gli emiliani, come i lombardi, come i veneziani. Non possono essere figli di un Dio minore, per cui se c'è un mafioso a Racalmuto si scioglie un Comune, se c'è a Milano il Comune non si scioglie.<ref name=raca/>
*Il [[presepe]], non è un simbolo del male, una contrapposizione di cultura, è un bambino che nasce, è la vita, è la vita, punto! (da ''Domenica Live'', 6 dicembre 2015)
*Il sole, quale io sono, abbronza ma non si abbronza.<ref>Citato in ''L'espresso'', Volume 47, Edizioni 17-20, Editrice L'Espresso, 2001, p. 59</ref>
*{{NDR|Dopo le dimissioni da sottosegretario alla Cultura}} Io non soffro di manie di superiorità. Io sono realmente superiore. (dall'intervista a ''Sette'') {{da controllare|Data?}}
*Io odio [[Federico Zeri]] e desidero la sua morte. (da ''Maurizio Costanzo Show''; citato da ''Blob'', 20 gennaio 2006)
*Io so, come diceva [[Pasolini]], so e so perfettamente che potrebbe esserci un presidente della repubblica che corrisponde a quello a cui nessuno può dire di no, perché che cos'è che è considerato e ammirato in [[Italia]] da tutto il mondo, conosciuto? [[Pierluigi Bersani|Bersani]]? [[Beppe Grillo|Grillo]]? [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]]? No, [[Donatello]], [[Giotto]], [[Michelangelo]], [[Filippo Brunelleschi|Brunelleschi]], [[Giuseppe Verdi|Verdi]], [[Mozart]] e [[Lorenzo Da Ponte|Da Ponte]]. [...] Potrei dire qualcuno anche di quelli viventi: potrei dire [[Guido Ceronetti|Ceronetti]], potrei dire dei nomi, ma arrivavo a un nome più giusto; e, a parte quello che io ho già fatto, invisissimo, tanto da chiamarlo qui da te {{NDR|a ''Servizio pubblico'' di [[Michele Santoro]]}}, con mia ira, ''Cancronesi'', che è [[Umberto Veronesi]], che il mondo riconosce e che ha solo il limite dell'età- non è morto, ma è molto avanti nel tempo- ce n'è uno però che è un po' più indietro nel tempo e ha un nome. [...] Il nome è semplice: [[Riccardo Muti]]. Voglio che qualcuno mi dica, a sinistra: "No, Muti è di destra". Muti non è di destra: Muti è la musica italiana, è Verdi, è Da Ponte, è [[Rossini]], è la grande civiltà italiana, che viene sempre negata da questi ignoranti {{NDR|indicando [[Massimo Cacciari]]}} e capre [...]. (da ''Servizio Pubblico'', LA7, 29 marzo 2013<ref name="Servizio Pubblico 1">[http://www.youtube.com/watch?v=J-y_hMv8hX0 Video] disponibile su ''La7 Attualità'', ''YouTube.com''.</ref>)
*Io sono italiano e ho vissuto fino al 1984 con la convinzione che noi avessimo i quadri più belli del mondo. {{NDR|Ma}} devo confessare che il quadro più bello del mondo è ''[[Las Meninas]]''. (da ''Virus'', Rai 2, 28 marzo 2014<ref>Visibile in [http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-829644aa-7b32-4a2c-bce3-1a7ef44418b9.html ''Vittorio Sgarbi commenta Las Meninas di Diego Velazquez - Virus 28/03/14''], ''Rai.it'', 28 marzo 2014.</ref>)
*L'Agrigentino è parte importante della letteratura del Novecento, ecco "La via degli scrittori": una parte agrigentina c'è in [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa|Tomasi]] che è di Palma di Montechiaro, in [[Luigi Pirandello|Pirandello]] che è di Girgenti e che ha rappresentato la più alta espressione del teatro e della letteratura e [[Leonardo Sciascia|Sciascia]] che era di Racalmuto. Sciascia l'ho conosciuto come uomo che ha scritto le cose più intense sul piano civile e a lui ho voluto legare il mio destino. [...] Spero che potremo animare il teatro di Agrigento e il teatro di Racalmuto con opere che siano legate a Pirandello e a Sciascia. A [[Pesaro]] dove è nato [[Gioachino Rossini|Rossini]] c'è un festival legato al nome di quel grande musicista. A [[Parma]] c'è il festival [[Giuseppe Verdi|Verdi]]. Il teatro di Pirandello deve avere un festival Pirandello ad [[Agrigento]] che sia legato anche al teatro di Racalmuto, unendo i nomi di Pirandello e Sciascia. Avere un festival Pirandello significa far diventare Agrigento come [[Salisburgo]], come Pesaro. Pirandello è stato grande scrittore, è stato premio Nobel, ma è difficile essere [[drammaturgo]] dopo [[Eschilo]], dopo i grandi drammaturghi. Un drammaturgo del Novecento è di più di uno scrittore, è un uomo che si può paragonare a [[Euripide]]. Un festival pirandelliano può essere importante almeno quanto il festival del teatro antico di [[Siracusa]], quindi va incardinato con forza.<ref name=agri>Citato in ''[http://livesicilia.it/2018/01/07/vittorio-sgarbi-professionisti-antimafia_920730/Sgarbi, la Sicilia e Sciascia "No ai professionisti dell'antimafia"]'', ''Live Sicilia'', 7 gennaio 2018.</ref>
*L'Europa è una menzogna e una truffa, perché gli stati sovrani sono la realtà sola che dà un senso alla democrazia. I due stati sovrani che danno senso all'Europa sono la Grecia e l'Italia. Bisogna uscire dall'Europa. (da ''Agorà Estate'', Rai 3<ref>Citato in ''[http://www.losai.eu/sgarbi-su-ue-e-stati-sovrani-video/ Sgarbi su UE e stati sovrani (VIDEO)]'', ''Lo Sai.eu'', 13 novembre 2015.</ref>)
*L'ignoranza è una colpa. (a [[Mike Bongiorno]], ''Telemike'', 1991) {{c|Data completa?}}
*La [[montagna]] è il luogo dove siamo lontani da tutto e vicini a ciò che è lontano, essa rappresenta un'esperienza spirituale superiore a qualsiasi altra dimensione naturale.<ref>Dall'intervista di [[Bruno Vespa]] per il programma televisivo ''Cinque Minuti'', Rai Uno, 11 novembre 2025; citato in Federico Liberi, ''[https://www.alanews.it/spettacoli/vittorio-sgarbi-torna-in-tv-ecco-cosa-ha-detto-e-le-sue-condizioni/ Vittorio Sgarbi torna in tv: ecco cosa ha detto e le sue condizioni]'', ''alanews.it''.</ref>
*La [[Sicilia]] fa ignorare al mondo d'avere la prima miniera d'Italia, fa ignorare al mondo di avere i più bei siti archeologici, ma fa sapere al mondo che c'è il "capo dei capi". Non mi piace. Sono contro questa pubblicità che l'antimafia continuamente fa. Non lo accetto. Bisogna vivere in Sicilia come in qualunque altro luogo. C'è criminalità meno che a [[Milano]], stimarne di più è un atto grave di attentato alla dignità della Sicilia.<ref name=agri/>
*{{NDR|Rivolgendosi ad [[Alessandro Cecchi Paone]]}} Lasciami parlare, e taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci! Taci!<ref>Dal programma televisivo ''Sabato, domenica &...'', Rai 1, 8 febbraio 2009.</ref>
*Le donne sono molto attratte dall'immagine di virilità non esteriore ma intellettuale. Cioè io rappresento un modello di virilità assoluta del cervello. E quindi l'idea di essere violentate e penetrate dal cervello invece che dal fallo le eccita ancora di più che della penetrazione che qualunque uomo può fare... è una iperpenetrazione. (da ''Blob'', 24 ottobre 1990)
*Mai [[Angelino Alfano|Alfano]] agli Interni, Alfano al cesso!<ref>Dal programma televisivo ''L'aria che tira'', LA7, 19 marzo 2015.</ref>
*{{NDR|Rivolgendosi a [[Marco Travaglio]]}} Mia sorella vale venti volte te che sei un pezzo di merda! Pezzo di merda puro!<ref>Dal programma televisivo ''Annozero'', Rai 2, 1º maggio 2008.</ref>
*Montanelli, vecchio fascista. Nella sua turpe vecchiaia sputa nel piatto dove ha velenosamente mangiato. (citato da [[Marco Travaglio]] ad ''Annozero'', 17 dicembre 2009)
*[...] [[Movimento 5 Stelle|5 stelle]]... La suite è il 5 stelle! Cos'è questa mania di chiamare un partito "5 Stelle"? No, lo chiamano 5 stelle perché aspirano ad andare sull'auto blu, come hanno fatto in [[Sicilia]]: li hanno beccati sull'auto blu. (da ''Servizio Pubblico'', LA7<ref name="Servizio Pubblico 1"/>)
*{{NDR|Sul processo al generale Mori e la condanna di [[Marcello Dell'Utri]]}} Oggi è difficile perfino difendere il difendibile e oggi sono qua per denunciare uno Stato criminale che ha mortificato persone innocenti e non punisce i colpevoli. I giudici devono chiedere scusa perché per più di 10 anni hanno ritenuto quegli straordinari uomini di Stato responsabili di chissà quali percorsi perversi. Possibile che i magistrati debbano torturare le persone e non pagare mai? Arriviamo alla tragedia di un uomo che oggi è in carcere e che è stato portato in ospedale, si chiama Dell'Utri. Io so che Dell'Utri è innocente, mi dicano di cosa è colpevole. Occorreva tenerlo in carcere, era il riferimento di Berlusconi. Dell'Utri in carcere, Berlusconi no. (da ''Virus'', 19 maggio 2016)
*{{NDR|Parlando dell'arte contemporanea e del [[MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo|MAXXI]]}} Non vorrei fare Sgarbi, ma il quadro – purtroppo io sono un italiano che lo capisce meglio – è un quadro di ladri, di incapaci, di ignoranti, di architetti da galera, i cui nomi non voglio neanche dirli perché li ho già detti; pensa soltanto che a Milano abbiamo il Monumento "all'Ago e al Filo" del grande artista americano Oldenburg in piazza Cadorna con un orrore di Gae Aulenti che deforma una piazza che era una piazza civile. Non so se hai visto il Museo di Messina: il Museo di Messina è un luogo bellissimo, quello che c'è, un edificio storico; quel cesso che hanno fatto, una scatola di merda, non è neanche un magazzino, miliardi agli architetti! Fuksas, che è un distruttore e un fascista, prende 22 miliardi di parcella, neanche Bramante, Palladio, Michelangelo hanno preso tanto. In galera! Altro che Bertolaso per la casa da 1.500 euro al mese. Architetti ladri! Distruttori! Detto questo, però, non voglio fare Sgarbi, ma siccome conosco tutto, tu non hai idea di come è bello un museo povero. E posso dirti che io che ho fatto il più bel museo d'Italia e l'ho aperto in tre mesi, prendendoli a calci nel culo, solo con i ragazzi che lavoravano con me, ho speso, per il Museo della Mafia, 60.000 euro. Stella, che non è mai stato mio amico ma, insomma, è sempre stato il severo censore, è rimasto sedotto dal fatto che un museo bellissimo con un artista formidabile, che si chiama Inzirillo, con tante cose che verrete a vedere, spero, [...] è costato 60.000 euro [...] Sai quanto è costato il cesso di Zaha Hadid? 160 milioni di euro! Per un monumento a una troia irachena! [...] Tu non vieni da noi, a distruggere l'Italia, per farti un monumento! Che non serve a niente! E a spendere 50 milioni di euro di opere di merda! Di opere di merda! Perché se non hai i soldi per il Colosseo, è perché hai comprato Andy Warhol, Gilbert & George, dei cacatori di merda! [...] Fuksas, guarda, è bene che non venga, perché calci nel culo, in galera deve andare! In galera! In galera! Ci sono i soldi, vengono buttati! [...] Ai tempi di Andreotti c'erano 40 miliardi per il Colosseo, 20 milioni di euro; oggi ne occorrono 17. Perché hanno speso... Roma ha bisogno di un museo d'arte contemporanea, 160 milioni di euro, e non ha bisogno del Colosseo? Il problema della spesa pubblica è capire che cosa è importante fare e non buttare i soldi. Lì, tra gli acquisti e il museo, hanno speso 220 milioni di euro per la merda d'artista. (da ''L'ultima parola'', 5 giugno 2010)
*Perché non dicono nomi {{NDR|di possibili candidati alla presidenza della repubblica}}? Non ci sono i nomi? Ci sono i nomi. Non esiste [[Carlo Petrini]], con un progetto economico formidabile? Non esiste [[Massimo Cacciari]]? Non ha scritto abbastanza per essere meglio di [[Franco Marini|Marini]], [[Giuliano Amato|Amato]] e qualche altro catenaccio di un'epoca perduta? [...] Ma stai zitto tu {{NDR|Cacciari}}, che non sei stato neanche a vedere le cose di casa tua, che non sai un cazzo! Nulla sai! Non sai cosa c'è nelle chiese di [[Venezia]], hai fatto fare il ponte di [[Santiago Calatrava|Calatrava]]! Tu l'hai fatto fare, soldi buttati, per un ponte inutile! (da ''Servizio Pubblico'', LA7<ref name="Servizio Pubblico 1"/>)
*{{NDR|Rivolto a [[Michele Santoro]]}} Perché ti pare possibile, che [[Berlino]]... abbia tre volte i turisti di [[Roma]]? Quel cesso di città che è Berlino, bombardata! (da ''Servizio Pubblico'', LA7<ref name="Servizio Pubblico 1"/>)
*[[Matteo Renzi|Renzi]] è tecnicamente un figlio di puttana. (da ''L'aria che tira'', LA7, 21 febbraio 2014)
*{{NDR|Rivolgendosi a [[Roberto D'Agostino]]}} Sei un volgare mascalzone. (da ''Blob'', 24 ottobre 1990)
*{{NDR|Rivolgendosi a [[Marco Travaglio]]}} Siamo un grande paese con un pezzo di merda come te, questo siamo. Siamo un grande Paese! Siamo un grande paese con un diffamatore abituale. (da ''Annozero'', Rai 2, 1º maggio 2008)
*{{NDR|Parlando delle due maestre dell'"asilo-lager" di Pistoia}} Tonino Guerra dice: "Di un cane con i soldi si dice signor cane". Mentre si presentavano la Pesce e la Scuderi, qualcuno le ha chiamate la "signora Pesce" e la "signora Scuderi". Signori sono altri, quelle sono due puttane immonde! Due stronze immonde! (da ''Domenica Cinque'', Canale 5, 6 dicembre 2009)
*Tu sei esattamente come [[Sandro Curzi]], fai della retorica insopportabile. I poliziotti possono essere pagati di più ma è inutile tirar fuori i poliziotti, altrimenti io tiro fuori che Picasso era uno stronzo, Raffaello era una merda e i poveri soldati sono degli eroi. Che c'entra? Tu hai preso un sacco di soldi con i film, non rompere i coglioni con 'sti discorsi inutili! (Vittorio Sgarbi rivolto a [[Pasquale Squitieri]] da ''Il processo di Biscardi'', TELE+2; citato in ''Mai dire gol'', Italia 1)
*{{NDR|Rivolgendosi a Roberto D'Agostino}} Tu sei un comico penoso e fallito e completamente dimenticato. (dalla trasmissione televisiva ''L'istruttoria'', condotta da [[Giuliano Ferrara]], 15 aprile 1991)
*Tutta l'opera di Petrarca si potrebbe riassumere nel verso di Sergio Endrigo: «Dite a Laura che l'amo».<ref>Citato in ''Panorama'', Edizioni 1350-1354, Mondadori, Milano, 1992, p. 75</ref>
*{{NDR|Su [[Emilio Fede]] e i giudici che lo hanno condannato per favoreggiamento della prostituzione}} Un uomo che non ha fatto niente se non essere amico di [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] [...], il cui merito non è inferiore a quello di [[Enzo Biagi|Biagi]], per il giornalismo. [...] è una violazione del diritto, andando poi a condannare uno che non ha fatto niente [...] è un processo che non farebbero neanche a [[Teheran]]! E vanno arrestati quei magistrati. Dei criminali! Altro che [[Enzo Tortora|Tortora]], Tortora era, al confronto di Fede, uno che ha avuto poco. Fede è stato mortificato, umiliato, condannato da un tribunale del popolo costituito da criminali! [...] Se Dio c'è li fulmina! Li fulmina! Che all'inferno, li brucia vivi! Speriamo che Dio esista per bruciare questi qui. (da ''Punto e a Capo'', 21 novembre 2013)
*Quindi buon [[Natale]] a tutti, che non siete nati il giorno in cui è nato [[Gesù Cristo]], ma dovete a Gesù Cristo la vostra libertà, l'uguaglianza, l'indipendenza della donna, la bellezza... Tutto! (da ''Virus'', Rai2, 3 dicembre 2015<ref>Video su ''[http://www.ilgiornale.it/video/cronache/virus-lezione-sgarbi-crozza-1202348.html il giornale.it]''.</ref>)
*La violenza fondamentale dei musulmani nei confronti delle donne sta nel negare loro la libertà del proprio corpo [...]. A Colonia non è avvenuto qualcosa di strano ma qualcosa che appartiene a una cultura che non è riconducibile alla nostra. (da ''Virus'', Rai 2<ref>Citato in Sergio Rame, ''[http://www.ilgiornale.it/news/cultura/colonia-lezione-sgarbi-perch-lislam-stupra-donne-1213690.html Colonia, la lezione di Sgarbi: "Perché l'islam stupra le donne"]'', ''il Giornale.it'', 15 gennaio 2016.</ref>)
*[[Giuseppe Conte|Conte]] è un disperato, insomma, un trovatello, è uno che abbiamo ritenuto indispensabile, ci saranno almeno 20.000 italiani che hanno le caratteristiche di Conte: bravi avvocati, con il fazzolettino bianco, buon taglio Lubiam, adatti a fare il maître d'albergo che è la cosa che può fare meglio Conte e infatti suo suocero ha un albergo ed è un evasore fiscale da 2 milioni {{NDR|di euro}} che dovrebbe essere in galera secondo la legge che ha in mente lui Conte. Quindi non c'è niente che funziona nella vicenda umana e politica di Conte: non c'è storia, non c'è partito, non c'è credibilità; niente, è una finzione, carino, gradevole, una maschera, un portavoce, nulla. D'altra parte [[Governo Conte II|questo governo]] ha il padre di [[Luigi Di Maio|Di Maio]] indagato, i genitori di [[Matteo Renzi|Renzi]] condannati, condannato il suocero di {{NDR|Conte}} con un patteggiamento e, ripeto, un'inchiesta seppure per presunto [[stupro]] ma con avviso di garanzia per {{NDR|il figlio di}} [[Beppe Grillo|Grillo]]. (da ''Otto e mezzo'', La7, 28 ottobre 2019)<ref>In ''Vittorio Sgarbi contro Giuseppe Conte: "Un disperato, un trovatello"'', [https://www.youtube.com/watch?v=1yIPUGZllSI Video] disponibile su ''youtube.com'', 28 ottobre 2019, min. 1:26-2:17.</ref>
*{{NDR|Su [[Giuseppe Conte]]}} Oltre la ''pochette'' non c'è nulla, nel senso che le sue decisioni sono totalmente prive di ogni dignità umana, sono incostituzionali - come ha decretato il Tribunale di Roma - spero che venga condannato all'[[ergastolo]] per quello che ha fatto contro gli italiani e credo che non meriti nessuna pietà, se ci fosse la [[tortura]] meriterebbe anche di essere torturato. Per il resto, per quello che io penso, lui è una cripto-checca totale, l'elemento checchesco in lui è l'elemento prevalente, e infatti fa coppia perfetto con [[Rocco Casalino|Casalino]], con la velina Casalina.<ref>[https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/quartarepubblica/puntata-del-28-dicembre_F310595701001801 Intervenendo nel programma televisivo] ''Quarta Repubblica'' su Rete 4, 28 dicembre 2020</ref>
*Come giudico gli stranieri che sono stati alla guida dei grandi musei italiani? Che adesso se ne vanno. Siamo arrivati noi e se ne vanno loro. Perché devo mettere un direttore straniero agli Uffizi? Si è mai visto al [[Louvre]] un direttore straniero? I simboli sono i simboli. Quando arrivò [[Dario Franceschini|Franceschini]] pensò che bisognava mettere molti stranieri, molte donne. Questa stagione è semplicemente finita.<ref>Citato in ''[https://www.lastampa.it/cultura/2023/08/21/news/musei_sgarbi_e_finita_lera_dei_direttori_di_musei_stranieri-13005037/ Musei, Sgarbi: “È finita l’era dei direttori di musei stranieri”]'', ''lastampa.it'', 21 agosto 2023.</ref>
====''Il senso della vita (2006)''====
{{c|date?}}
*[[Antonio Di Pietro|Di Pietro]] è stato il padre di [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]], lo ha generato uccidendo una parte della Repubblica.
*L'[[amore]] in sostanza tra un [[maschio e femmina|uomo]] e una [[maschio e femmina|donna]] non si basa su chi insegue e chi fugge, ma su chi sa aspettare.
*La pittura di Frappi appare come una sorta di pacata provocazione a un'arte figurativa che rifiuta letture e non vuole darne.
*[[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] è stato il poeta più grande di tutti i tempi. Con [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] vedi quello che la sua musica e le sue parole raccontano.
*{{NDR|Commentando l'immagine dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi}} Questo è il simbolo di un'[[Italia]], rappresenta la somma di una identità e di una cultura cristiana e occidentale che deve essere mostrata a chi usa la tua vita in quel modo. Perché quelli che lo stanno ammazzando non sono dei mussulmani, sono degli idioti e dei criminali da prendere a calci e da picchiare. Ma ha reagito e ha detto:''Vi faccio vedere come muore un italiano'', un cristiano, un martire cristiano.
====''Le iene''====
{{da controllare|Date?}}
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] è l'avversario politico che stimo di più.
*[[Antonio Di Pietro|Di Pietro]] ha fondato il suo successo su Tangentopoli.
*Le iene mi fanno vomitare.
*Le iene mi stanno sui coglioni di principio.
*Le iene mi stanno sui coglioni, quindi mandate in onda vostra nonna ma non me.
*Mi occupo solo di me stesso, è chiaro o no?
*Nella vostra mente ottenebrata, l'intelligenza non passa, non esiste l'intelligenza. Siete solo capaci di dire delle puttanate gigantesche, enormi.
*{{NDR|Rivolgendosi al Trio Medusa}} Scopatevi le vostre ragazze e non rompete le scatole a me.
*Siete dei culattoni, e raccomandati.
*{{NDR|Rivolgendosi al Trio Medusa}} Siete delle scorregge fritte, delle piccole scorregge fritte.
*Tu Busi, sei un mentecatto assoluto, sei senza cervello, sei un depensante assoluto, un pettegolo. Capra! capra! capra!
*{{NDR|Rivolgendosi al Trio Medusa}} Voi siete un gruppo di pezzi di merda che fate stronzate.
====''Sgarbi quotidiani''====
*[[Antonio Di Pietro|Di Pietro]], [[Gherardo Colombo|Colombo]], [[Piercamillo Davigo|Davigo]] e gli altri sono degli assassini che hanno fatto morire della gente. È giusto che se ne vadano, nessuno li rimpiangerà. Vadano in chiesa a pregare per tutta quella gente che hanno fatto morire: Moroni, [[Raul Gardini|Gardini]], Cicogna. Hanno tutte queste croci sulla coscienza. Ringrazio Iddio che, con questo decreto {{NDR|Decreto Biondi}}, eviteranno essi stessi l'arresto per tutti gli assassinii che hanno commesso. (14 luglio 1994)
*Io, purtroppo, conosco [[Beppe Grillo|Grillo]] da circa ventidue anni... dico ventidue circa. Lui girava con un amico, con la Porsche bianca, un amico pugliese, e venivano a casa mia a trovare mia sorella che aveva quindici anni, insomma... ecco, venivano a trovare mia sorella. Grillo era già un comico, diceva delle cose orribili, disgustose, del genere della comicità più ridicola, più patetica che la RAI abbia prodotto. Io lo vedevo e gli dico "ma con così poche idee ha questo grande successo". Lo guardavo con un'invidia terribile, quindi, essendo sadico, quando era a tavola a casa mia [...] gli dicevo "tu sei un incapace, un ignorante, un bullo di periferia con quella Porsche, ricco con soldi inutili". Io non avevo una lira in quel momento. [...] Sentivo soltanto delle banalità, delle stupidaggini... proprio uno... uno scemo patentato. Glielo dicevo "sei uno scemo patentato" e rideva come uno scemo patentato. Che poteva fare? Era uno scemo patentato. Niente. È diventato un mito della sinistra, un eroe della sinistra, un eroe pronto a sacrificarsi per la RAI, per il bene della RAI e dei consumatori. (1996)
*Questi magistrati vanno arrestati e processati. Sono un'associazione per delinquere con libertà di uccidere. (26 giugno 1998)
*Vergogna! Altro che valori! Valori del [[buco del culo]], questa è la storia! Ci sarà forse una querela per questo? Non credo. Il buco del culo ha dei grandi valori. Perché no? Si può negare? Sicuramente ci sarà una querela: si dirà "Ecco Sgarbi...". Ma perché la parola "valori" è di qualcuno? La parola "Italia" è di qualcuno? O sono sequestrati per sempre da parte di uno che ha stabilito, senza sapere niente di letteratura, di arte, di civiltà, di grammatica... niente, e pensando di comandare l'Italia!? Ma andate... no, niente da fare. (1998)
===Da opere===
*Edifici che sembrano un pensiero architettonico piuttosto che opere compiute, che si impongono come l'elaborazione più completa del pensiero dell'uomo rispetto alla natura, chiaramente distinti dalla natura e dal paesaggio, eppure ad esso legati da un rapporto indissolubile, così che anche la natura sembra pensata dall'[[architettura|architetto]]. (''Andrea Palladio. La luce della Ragione'', 2004)
*Intanto sia chiaro, per me ragione significa che io ho ragione. (da ''Ragione e passione contro l'indifferenza'', Bompiani, Milano, 2005)
*La passione è uno strumento di difesa della ragione. Perché non basta avere ragione: bisogna anche, appassionatamente, difenderla. (da ''Ragione e passione contro l'indifferenza'', Bompiani, Milano, 2005<ref>Citato in [https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2005/dicembre/05/Ragione_passione_Vittorio_Sgarbi_co_10_051205130.shtml ''«Ragione e passione» di Vittorio Sgarbi''], ''Corriere della Sera'', 5 dicembre 2005</ref>)
*Ma qual è il problema? {{NDR|riferendosi alle opere "MatrimoniMisti" del pittore [[Salvatore Garau]], in cui l'artista completava opere di giovani pittori emergenti al fine di dargli visibilità}} Se uno va a letto con tua moglie ti incavoli, ma se a letto ci va e tu sei d’accordo, la questione è risolta. [...] Se le opere sono state messe a disposizione dagli stessi autori. È tutto lineare. Si tratterà semmai di capire cosa è il prodotto di questa unione. Sarebbe artisticamente grave invece se si intervenisse su un’opera senza il placet dell’autore. In pratica non è pensabile che questa operazione venga fatta su un lavoro del Cinquecento, giusto per capire.<ref>Citato in ''Unione Sarda'', 8 gennaio 2003, p. 21, Roberto Ripa, ''La provocazione. Fa discutere la mostra al GAM organizzata da Garau. Ma è scontro sulle tele “miste”. Leinardi critica l’operazione, Corriga è d’accordo''</ref>
*{{NDR|Su [[Gianfranco Ferroni]]}} Niente è più difficile che essere un pittore figurativo. Ciò che appare facile a chi guarda, per la quotidiana consuetudine con gli oggetti rappresentati; i più semplici: un tavolo, un letto, una sedia, una forbice, una bottiglia, gli accessori per dipingere, richiede una concentrazione superiore, qualcosa di simile al tiro al bersaglio. L'artista è in gara, deve afferrare la preda che continuamente tenta di sfuggirgli, anche se è ferma, immobile. Così la scommessa di [[Gianfranco Ferroni]], nei ripetuti temi di nature morte, complementare a quella di [[Piero Guccione]] nei temi di paesaggio, è nella definizione di una immagine assoluta, attraverso una progressiva rarefazione della fenomenologia delle cose.<ref>Citato in ''Gianfranco Ferroni opere su carta 1963-1991'', a cura di Marco Goldin, Galleria Bellinzona, Lecco, 1991, pp. 63-64.</ref>
*{{NDR|Su [[Paolo Vallorz]]}} Non urge più la natura nella fantasia di Vallorz, urge la riflessione sulla pittura, sulla sua necessità e anche sulla sua perdita d'identità. Il pittore che ha creduto “che il reale non è morto”, che ha fatto commuovere i colori davanti ai volti rassegnati di “René Behaire”, del “Giardiniere”, e di “Sam il drogato”, sembra lentamente distaccarsi da quella esperienza troppo infiammata, per volgersi su se stesso. Protagonista diventa il quadro (o il quadro dentro il quadro) con il soggetto, solo apparentemente convenzionale, del mondo femminile. Quel nudo in realtà sostiene la superficie indistinta dello specchio, un grigio sfumato come le nuvole nel cielo. In quel niente, sfiorato dalla luce, modulato, non solo realtà e finzione, e finzione della realtà, si confondono; ma la pittura stessa si riduce a una essenza impercettibile, a “nuance”, con un supremo distacco da ogni artificio. La pittura sembra rinunciare a ogni ornamento, a ogni compiacimento, ridursi a un velo. D'altra parte, se il corpo è policromo, il colore dell'anima non è forse il grigio?<ref>Da ''Paolo Vallorz: nudi, ritratti, figure. Opere dal 1960 al 1989'', citato in catalogo della mostra, Compagnia del Disegno e Galleria Bergamini, Milano,1989.</ref>
*Rockwell non sente la necessità di comportarsi con il linguaggio moderno: le sue immagini sono libere come animali in una foresta; e se da un nucleo partono, questo è come la lampada di Aladino. Ogni sorpresa, ogni stravaganza è possibile, dalla comicità al lirismo (come nella bellissima ''Red Head'' per ''American Magazine''). La sua facilità non è mai banalità ma sempre intuizione del piacere dello sguardo. È evidente, infatti, che chi ha come obiettivo la larghissima diffusione di un giornale deve sapere, con scientifica certezza, miscelare ingredienti di cui è certo il gradimento in composizioni sempre originali. Il piacere, il divertimento dell'intelligenza sono tanto più intensi quanto più condivisi: ed è necessario identificare un linguaggio sul quale la pittura non sia filosofia ma racconto con una capacità di presa immediata. Così l'originalità di Rockwell, tradizionalista in pittura, sta nel senso delle sue immagini rispetto alle esigenze della comunicazione di massa, così minuziosamente intuite da renderlo modernissimo e attualissimo.<ref>Da ''L'illustrazione della felicità''; in ''Norman Rockwell'', a cura di Davide Faccioli e Manuela Teatini, Electa, Milano, 1990, pp. 35-36. ISBN 88-435-3307-X</ref>
*{{NDR|Su Corrado Costa}} Passione per la parola, per la poesia, per la letteratura, per l'arte, per la recitazione, per il ludico, per l'amicizia, per la solidarietà: un eccelso, esasperato edonista! [...] con i suoi entusiasmi, le sue euforie verbali, i suoi paradossi riesce a farci assovere davanti al Tribunale del mondo dall'accusa di essere diventati adulti.<ref name="Orsini 1998">Citato in ''Dino Gavina: ultrarazionale, ultramobile'', a cura di Renzo Orsini, Compositori, 1998, p. 115. ISBN 88-7794-137-5</ref>
====''Davanti all'immagine''====
*[[Pietro Cavallini]] con il suo ''Giudizio''<ref>Il ''Giudizio universale'' nella chiesa di Santa Cecilia in Trastevere a Roma.</ref>, dove gli Apostoli e le schiere di angeli sembrano chiamati ai loro ranghi nell'alto consesso del cielo, scavalca d'un tratto l'intera tradizione bizantina e la terragna fantasia di Cimabue, non sappiamo per quale sovrumana capacità d'intendere e restituire l'umano. (''Artisti'', p. 37)
*{{NDR|Pietro Cavallini}} Niente ci consiglia di ritenere che egli dipenda da Giotto, come più volte è stato imprudentemente sostenuto: la limpida immagine {{NDR|del ''Giudizio universale''}} che ora abbiamo di fronte è senza precedenti, ha la forza di un isolato segnale che indirizza la rotta, senza errore, con sicurezza. (''Artisti'', p. 37)
*Asimmetrico, anarchico, monumentale e anche profondamente realistico, [[Benedetto Antelami|Antelami]] ha fondato la scultura moderna, definendo una lingua pienamente italiana, intimamente classica. (''Artisti'', p. 47)
*Il più misterioso, il più segreto, il più sensibile fra i pittori manieristi, è certamente [[Lelio Orsi]]. Pittore per diletto e non per necessità, Lelio Orsi ha una produzione naturalmente limitata, ma sempre ad altissimi vertici di qualità. (''Artisti'', p. 91)
*Con lui, gli strumenti della critica d'arte devono lasciare il posto a quelli della psicoanalisi. Davanti a noi si schierano non santi e sante in estasi, ma donne e uomini sfiniti da un desiderio struggente, affannati e sul punto di perdere i sensi. San Francesco brucia in un'estasi che lo divora, lo frantuma, lo spezza; Cristo nell'orto langue e impallidisce, come se avesse perduto tutte le forze. E tutto avviene nell'ombra, con luci striscianti, bagliori notturni, gemiti.<br>Ma il tema prediletto di [[Francesco Cairo]] sembra essere quello biblico di Erodiade con la testa del Battista; un soggetto ripetuto numerose volte, con sempre originali varianti, che trasformano la monotonia creativa in una suggestione di atmosfere peccaminose e dichiaratamente sadiche. (''Artisti'', p. 122)
*{{NDR|Riferendosi al quadro ''La famiglia Bellelli''}} [[Edgar Degas|Degas]] nulla aggiunge e nulla toglie alla vita; non deve esasperare nessun sentimento, nessuna emozione; registra tutto, impassibilmente; attribuisce ad ogni personaggio, pure esplicitamente in posa, l'atteggiamento dimostrato nei suoi confronti. Basta questo, oltre a una impercettibile ombra di malinconia che trasporta l'esistenza nella sfera sublime dell'arte. L'arte non è gesto, non è spontaneità, per Degas; è una profondissima riflessione sul passato, senza pedanterie, senza accademie. (''Artisti'', p. 158)
*{{NDR|Riferendosi al quadro ''La famiglia Bellelli''}} Degas è riuscito a conciliare i due opposti, riconoscendo la modernità dell'antico e l'antichità del moderno. (''Artisti'', p. 159)
*Un vento, un vento benefico, non di tempesta, un vento che muove l'aria, pulisce il cielo, risveglia.<br>A questo penso davanti alle opere di [[Giovanni Boldini|Boldini]]: lo stile di Boldini nella sua età matura, non è artificio, come appare, ma natura. È un vento forte che scuote l'immobilità dell'immagine, la sua facilità, il suo limite illustrativo, per una strada diversa da quella del futurismo, ma nello stesso senso. (''Artisti'', p. 160)
*Boldini è un antiaccademico, ma è anche un pittore classico. Il segno, la pennellata veloce non sono una fuga ma una condizione più viva della pittura, un modo per fermare ciò che è instabile, lasciandolo tale. (''Artisti'', p. 160)
*[[Félix Vallotton|Vallotton]] irrigidisce, sottrae: in lui anche il mito, le allegorie, le figure femminili paludate in ampi panneggi, naturalmente esposti al vento come nuvole, subiscono un drastico ridimensionamento. Perdono ogni aura romantica i temi del Decadentismo, del Simbolismo, con i loro ampi margini di evocazione, da Gustave Moureau a Odilon Redon: restano letteratura: Vallotton è il grande sobrio: severo, austero, senza colpa e senza peccato, lontano sia dagli ardimenti delle avanguardie che dai veleni del gusto decadente. (''Artisti'', p. 171)
*Vallotton semplifica, stilizza, riduce, restando apparentemente fedele alla realtà, ma vuole rivelarci il segreto ordine delle cose che è lì, in superficie e sembra continuamente scivolare via. (''Artisti'', p. 172)
*Di vita instabile – ma niente di più fermo del suo segno, infallibile e tagliente, come inciso sul metallo – [[Aubrey Beardsley|Beardsley]] ebbe subito l'incrollabile certezza di una vocazione, la fanatica convinzione della fede. Fu puro artista, fu l'essenza stessa dell'arte, senza corpo, per diretta emanazione dell'anima. Appena toccò la carta, subito rinacquero le figure bianche e nere della pittura vascolare, le danze sfrenate del Pollaiolo, i più vertiginosi grafismi di Schifanoia. E il suo rigoroso ''en blanc et noir'' si sostituì, senza destare rimpianti, alla pittura. (''Artisti'', p. 176)
*Il desiderio, la bellezza, la morte, il piacere, il tormento, la voluttà del martirio, l'identificazione e la separazione nei sensi, la mondanità e la sacralità, trovano compiuta espressione, unità e ragione nel segno di Beardsley. Qui il Decadentismo tocca il culmine, ha la sua massima esaltazione come neppure nei suoi più valorosi campioni, Oscar Wilde e D'Annunzio. (''Artisti'', p. 177)
*Per lunghi anni il turbinoso vento che anima il fregio di [[Giulio Aristide Sartorio]] nell'aula del parlamento in palazzo di Montecitorio è stato sopraffatto da venti contrari. Oggi che la pittura di questo grande artista potrebbe di nuovo essere assunta da molti a modello, il nome di Sartorio resta in penombra o in luce sinistra rispetto a quelli degli artefici consacrati dell'arte moderna. (''Artisti'', p. 185)
*Nessun odore, nessun sapore locale, nessuna componente emotiva sale dai quadri di [[Ferruccio Ferrazzi|Ferrazzi]], esercizi d'intelligenza che seguono una strada indipendente da tutto, ispirata al metodo razionalistico del Rinascimento toscano, da Piero della Francesca a Michelangelo. (''Artisti'', p. 192)
===Da interviste===
*A [[Napoli]] puoi anche mandare un prefetto di frontiera come Mori o un baluardo della cultura come il sottoscritto. Ma non ci fai nulla. Un po' come a [[Palermo]]. Al Sud c'è una travolgente forza del male. (dall'intervista a ''il Velino'', 4 giugno 2010; citato in ''[http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/notizie/arte_e_cultura/2010/4-giugno-2010/sgarbi-a-napoli-vince-sempre-male-fortuna-lavorero-venezia-1703141396353.shtml Sgarbi: «A Napoli vince sempre il male ma grazie a Bondi andrò a Venezia»]'', ''Corriere del Mezzogiorno'', 4 giugno 2010)
*{{NDR|Sui rapporti di [[Silvio Berlusconi]] con Karima el Marhroug detta Ruby}} Comunque se ci fosse andato a letto, di certo non le ha prima chiesto l’età perché è un gentiluomo e questo già lo assolve.<ref>Da un'intervista al ''Riformista'' del 13 aprile 2011. Citato in ''[https://www.ilpost.it/2011/04/13/sgarbi-eta-ruby/ Sgarbi: «Non le ha chiesto l’età perché è un gentiluomo»]'', ''ilpost.it'', 13 aprile 2011</ref>
*Con Berlusconi è stato subito colpo di fulmine: La prima volta che ci siamo incontrati ci siamo trovati d'accordo su tutto, e devo ammettere che a Sgarbi non capita spesso. (dall'intervista di Silvia Fumarola, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/07/08/sgarbi-capricci-per-il-professore.html "Sgarbi e capricci" per il professore]'', ''la Repubblica'', 8 luglio 1989, p. 29)
*È un comportamento anomalo, una persona normale tradisce la moglie. Se non lo fa è perché si sente inferiore. (intervista di Andrea Greco, ''[http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-17964.htm Articolo]'' ''A'', 13 agosto 2010)
*Farò di tutto perché non vengano più installate quelle terribili pale eoliche che tanto rovinano il paesaggio. Dovranno passare sopra di me per installarne di altre. Chi ne vorrà di altre cominci a pensare di infilarserle in quel posto. (dalla prima intervista rilasciata come sindaco di Salemi, ''[http://www.ilove-sicilia.it/ils/index.php?option=com_content&view=article&id=312:intervista&catid=64:le-altre-news&Itemid=123 Sgarbi sindaco di Salemi: "Mai più nuovi impianti eolici"]'', ''I love Sicilia'', 30 giugno 2008)
*Il rumore positivo è quello di cui parlava Goethe: la bellezza vince la mafia e il male. Dovremmo puntare più sulla bellezza della [[Sicilia]] che non sui suoi stereotipi negativi, perché non possono essere il biglietto da visita davanti al mondo. È un vizio mentale che purtroppo hanno molti siciliani. Io in passato proposi di mandare in giro per la Calabria i Bronzi di Riace piuttosto che la foto di un carabiniere col bambino in braccio e con una pistola. Dobbiamo promuovere il bello e il positivo, perché è questo che è la Sicilia.<ref name=voir>Citato in ''[http://www.voir.it/a-lezione-con-sgarbi-ecco-qual-e-il-bello-della-sicilia/ A "lezione" con Sgarbi: ecco qual è il bello della Sicilia]'', ''Voir'', 12 agosto 2013.</ref>
*Il sistema è talmente corrotto che tanto vale trarne vantaggio. (dall'intervista di Aldo Cazzullo, ''[http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/05_Maggio/14/sgarbi.shtml Sgarbi: mi butto a sinistra, Prodi è d'accordo]'', ''Corriere della sera'', 15 maggio 2005)
* [...] in passato dicevo che [[Ancona]] era come l'Atlantide: non si capiva cosa ci fosse, forse perché penalizzata dal porto e dalla sua posizione geografica [...]. Oggi la capitale universale è Urbino, mentre Ancona sembra essere una città di una regione minore.<ref name=carlino>Dall'intervista di Gianmarco Minossi, ''[https://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/lannuncio-di-sgarbi-quattro-grandi-mostre-per-risvegliare-ancona-mai-piu-come-latlantide-d8030716?live L'annuncio di Sgarbi "Quattro grandi mostre per risvegliare Ancona. Mai più come l'Atlantide"]'', ''ilrestodelcarlino.it'', 26 luglio 2023.</ref>
*{{NDR|Sulla nascita del [[governo Conte]]}} Io ho sempre pensato malissimo di [[Luigi Di Maio|Di Maio]], e confermo il mio giudizio, però ora le cose sono cambiate, e [[Matteo Salvini|Salvini]] farà in modo che si realizzi il nostro programma di centrodestra.<ref>Dall'intervista di Concetto Vecchio, ''[http://www.repubblica.it/politica/2018/06/06/news/governo_conte_il_si_di_sgarbi_penso_malissimo_di_di_maio_ma_salvini_realizzera_il_programma_di_centrodestra_-198315097/ Governo, lo strappo di Sgarbi: "Penso malissimo di Di Maio. Ma voto sì: Salvini realizzerà il programma di centrodestra"]'', ''Repubblica.it'', 6 giugno 2018.</ref>
*[[Italo Calvino]] è uno degli scrittori italiani più sopravvalutati. Con nomi come [[Cesare Pavese]], [[Gabriele D'Annunzio]] o [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa]], Calvino è sicuramente un minore ed è la prova della smemoratezza culturale italiana. (dall'intervista [http://www.ilsussidiario.net/mobile/Educazione/2015/6/17/Prima-Prova-Maturita-2015-Tracce-e-temi-d-italiano-svolti-Resistenza-e-Risorgimento-tratti-comuni-Esami-di-Stato-oggi-17-giugno-/617879/ ''Sgarbi: Calvino sopravvalutato, che errore del Miur''], ''il Sussidiario.net'', 17 giugno 2015)
*La [[Torre Velasca]] suscita reazioni controverse. Ma chi non è abituato a guardarla con i nostri occhi indulgenti può sicuramente classificarla come mostro. {{NDR|«Insomma, le piace o no»?}} Tende a non piacermi. È il paradigma della civiltà dell'orrore. Ma visto che è il primo di tanti aborti, tenderei a tenerlo. I milanesi la guardano come il figlio brutto a cui vogliono bene comunque.<ref>Citato in Annachiara Sacchi, ''[https://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_aprile_3/torre-velasca-brutta-parere-architetti-milanesi-sgarbi-boeri-daverio-2003934701378.shtml Ma è così brutta la Torre Velasca? Critici e archistar milanesi si dividono]'', ''milano.corriere.it'', 3 aprile 2012.</ref>
*Le [[Marche]], trattandosi di una regione defilata, non sono sull'asse del percorso necessario per chi viene a raccontarci l'Italia: ma tutti i grandi pittori scendono via mare, non via terra, basti pensare a Crivelli e Lotto, che diventano marchigiani perché sentono che qui c'è la vera Italia. Le Marche non sono solo la bellezza delle coste, ma anche paesi dell'interno, come Apiro, San Severino Marche e Camerino, dove ci sono opere d'arte straordinarie.<ref name=carlino/>
*L'arte contemporanea è sublimata nella sua non essenzialità e invisibile concretezza. La metafisica incontra la oltrefisica nell'ulteriorità segmentata del genio. E chi non lo capisce è uno stronzo. (dall'intervista di Anna Bandettini, ''L'arte e la controarte in Sgarbi'', ''la Repubblica'', 16 settembre 2008)
*L'Unesco è la più forte arma contro la [[Cosa nostra|mafia]] perché la mafia può essere battuta se la Sicilia è ricordata come luogo della bellezza e non della violenza.<ref name=luss>Citato in Giulia Ferri ''[http://www.lussuosissimo.com/shanghai-2010-vittorio-sgarbi-parla-della-sicilia/ Shanghai 2010: Vittorio Sgarbi parla della Sicilia]'', ''Lussiosissimo.com'', 21 agosto 2010.</ref>
*La [[Cosa nostra|mafia]] a Salemi ha avuto una sua stazione stabile. Abbiamo realizzato un meraviglioso museo della mafia che è come il cimitero della mafia. È come un sito archeologico. Quando c'è un museo, un sito archeologico, è perché quella civiltà è finita. Nel desiderio che la mafia finisca, quel museo rappresenta il flagello della mafia attraverso documenti, filmati, cabine elettorali in cui entri al buio e ti vengono raccontati i misteri della mafia e altro.<ref name=luss/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ama l'Italia e la sua città preferita è [[Napoli]], ma subito dopo viene [[Urbino]]. Si è dimostrato un grande conoscitore del ''[[Il cortegiano|Cortegiano]]'', che apprezza e considera un dei saggi più importanti del [[Rinascimento]].<ref>Dall'intervista di Giacomo Puletti, [http://www.ilducato.it/2020/01/21/il-ritratto-di-baldassarre-castiglione-a-urbino-sgarbi-macron-mi-ha-detto-che-si-impegnera-personalmente/ ''Il Ritratto di Baldassarre Castiglione a Urbino, Sgarbi: "Macron mi ha detto che si impegnerà personalmente"''], ''ilducato.it'', 21 gennaio 2020.</ref>
*Mai presa. Se la [[cocaina]] mi vede, si eccita lei. (dall'intervista di Aldo Cazzullo, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/febbraio/03/Sniffano_tutti_dagli_attori_politici_co_9_070203054.shtml «Sniffano tutti: dagli attori ai politici. E i nobili più degli altri»]'', ''Corriere della sera'', 3 febbraio 2007, p. 27)
*{{NDR|Sulla relazione con [[Sabrina Colle]]}} Noi non facciamo l’amore da un millennio perché l'ultima volta fu nel secolo scorso. Non lo facciamo per amore perché l'atto sessuale presuppone una componente animale che è importante nei rapporti ma sarebbe impensabile per Dante e per Petrarca. [...] Ho avuto la fortuna di incontrare una donna straordinaria che esiste ed è reale, ha resistito con me più vent'anni con la tolleranza, l'intelligenza, il perdono.<ref>Dall'intervista di Giuseppe Candela,
''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/31/sabrina-colle-la-compagna-di-vittorio-sgarbi-si-racconta-il-tradimento-sessuale-non-e-importante-lui-noi-non-facciamo-lamore-da-un-millennio/4938026/ Sabrina Colle, la compagna di Vittorio Sgarbi si racconta: "Il tradimento sessuale non è importante". Lui: "Noi non facciamo l'amore da un millennio"]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 31 gennaio 2019.</ref>
*Non capisco quelli che si indignano. Sollecito in TV? E quindi? È libero, quindi non è colpevole. Non ci si può indignare per Sollecito in TV. Si dovevano indignare se gli avessero fatto un contratto dal carcere. Di cosa è colpevole Sollecito? È stato assolto con sentenza definitiva. (da Radio Cusano Campus, 6 aprile 2016)
*{{NDR|Riferendosi al ''Cenacolo'' di [[Leonardo da Vinci]]}} Quella cagata di affresco non lo si può danneggiare più di così, è già un fantasma. (citato in ''[http://www.corriere.it/vivimilano/politica/articoli/2007/10_Ottobre/26/sgarbi_cenacolo.shtml Sgarbi: «L'unico danno l'ha fatto Leonardo»]'', ''Corriere della sera'', 26 ottobre 2007)
*Se la gente dice che a Salemi c'è la [[Cosa nostra|mafia]], nessuno dice niente; se invece dicono che c'è mafia in qualche altro movimento s'incazzano tutti! Bisognerebbe indignarsi in entrambi i casi. Io non dico che la mafia non c'è più, dico che non c'è più il potere assoluto della mafia come non c'è più il nazismo. Cade il potere della mafia ma restano i mafiosi e i comportamenti mafiosi. Come spiega appunto Mutolo, noto pentito, se non c'è più l'appoggio del potere politico oggi la mafia deve agire in modi molto più faticosi; continuare a parlare della mafia come nel '92, ai tempi di Falcone e Borsellino, è una menzogna. Quei tempi sono passati e la Sicilia non si può più dannare appresso a quel modello culturale. Quelli che combattono la mafia, Crocetta compreso, vanno guardati con rispetto per carità, ma la mafia in realtà non c'è! Oggi nessuno corre i rischi dei giudici del passato, ed è giusto che sia così.<ref name=voir/>
*Sì, posso avere una quarantina di figli. Ne ho quattro a San Severino, tutti non riconosciuti. Otto a Salemi, dove sono sindaco. (dall'intervista a ''Il Messaggero'' del 24 agosto 2011; citato in ''[http://www.ilmessaggero.it/societa/persone/una_nuova_figlia_per_sgarbi_ad_ancona_nessuna_sorpresa_ne_ho_quaranta/notizie/160640.shtml Una nuova figlia per Sgarbi ad Ancona «Nessuna sorpresa, ne ho quaranta»]'', imessaggero.it)
*Un secolo di arte siciliana vuol dire, in larga misura, un secolo di arte italiana. Non è lo stesso per quasi nessun'altra regione, non per l'Emilia Romagna, nonostante Morandi e De Pisis; non per la Toscana, nonostante Soffici e Rosai; non per Roma, nonostante le due scuole romane. La Sicilia del Novecento, sia in letteratura sia nelle arti figurative, ha dato una quantità di artisti e scrittori che hanno contribuito in modo determinante a delineare l'identità prevalente della cultura italiana. Penso a Giovanni Gentile, a Leonardo Sciascia, a Vitaliano Brancati, Tomasi di Lampedusa, Federico De Roberto e Lucio Piccolo, Gesualdo Bufalino e Manlio Sgalambro, con un'intensità e una densità di proposte che non hanno paragone.<ref>Dall'intervista al ''Giornale di Sicilia'' del 3 novembre 2014; citato in ''[http://palermo.gds.it/2014/11/03/palermo-i-capolavori-del-novecento-siciliano-risplendono-a-palazzo-santelia-le-foto_256368/ Palermo, i capolavori del Novecento siciliano risplendono a Palazzo Sant'Elia.]'', ''Gds.it'', 3 novembre 2014.</ref>
{{Int|Da ''Vi racconto le mie ossessioni''|Intervista di [[Antonio Gnoli]], ''la Repubblica'', 1° dicembre 2002, p. 29|h=4}}
*A differenza di un letterato, che può permettersi il lusso di essere malato, a uno [[Storia dell'arte|storico dell'arte]] si richiede una componente di azione e dunque di integrità fisica. Non può fare il proprio mestiere senza muoversi e viaggiare.
*Il [[Moralismo|moralista]] conosce la brevità e il limite di ciò che fai.
*La mia vita è un lungo tentativo di scappare dal pensiero della morte. Non mi fermo. Perché se uno si ferma riflette. Fuggo attraverso il mio vitalismo.
*[...] la [[televisione]] ha una sua grammatica che è lungi dall'essere stata capita [...]. La televisione consente di guadagnare molto denaro.
*Se si ha una buona idea occorre trasformarla in azione, solo così un [[intellettuale]] può avere un senso.
===Dalla pagina ufficiale ''Facebook.com''===
{{cronologico}}
*Avere una [[moglie]] è un limite dell'uomo. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/945875902135484 post] del 12 giugno 2015)
*Il [[selfie]] è l'istantanea di un pirla che immortala la sua vanità. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1006580789398328 post] del 2 ottobre 2015)
*Non esiste figlio senza la [[madre]]. I bambini hanno bisogno della madre. La madre tanto amata da Pasolini. Il matrimonio si chiama così perché il punto centrale è la madre. Infatti [[Matrimonio fra persone dello stesso sesso|quello omosessuale]] non può esistere, dovrebbe chiamarsi culimonio. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1019171218139285 post] del 29 ottobre 2015)
*Il [[Dio]] della morte non è Dio. Dio è grande e misericordioso, e dà la vita. Il Dio che uccide è il demonio. È il male: non può vincere. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1026435130746227 post] del 14 novembre 2015)
*Cristo non dice di uccidere. Il Dio del fondamentalista, invece, dice: il cristiano non deve esistere, l'ebreo non deve esistere... (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1027537977302609 post] del 17 novembre 2015)
*Bonus di qua, bonus di là. Tecnicamente un voto di scambio. Tra Renzi e gli elettori lo stesso rapporto che c'è tra un giocatore e una slot machine. Ha creato un meccanismo di dipendenza. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1033796716676735 post] del 30 novembre 2015)
*Il Cristianesimo insegna ad amare l'uomo. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/videos/1034475666608840/ post] del 1° dicembre 2015)
*Guardate Renzi: sembra uscito da un film di Pieraccioni. Come potranno mai prendere sul serio l'Italia? (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/videos/1034473196609087/ post] del 1° dicembre 2015)
*Nessuna religione ha espresso tanta bellezza come la nostra. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/videos/1035315143191559/ post] del 3 dicembre 2015)
*Io alla Leopolda preferisco l'Ubalda. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1039675956088811 post] del 12 dicembre 2015)
*[[Facebook]] è un ritrovo di lavativi e guardoni. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1061857597203980 post] del 22 gennaio 2016)
*[[Carlo Freccero]] ha smesso di pensare da molti anni. Non per ignoranza, ma per assenza di testa. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1080685791987827 post] del 24 febbraio 2016)
*Il [[potere]] è idiota perché sono gli idioti ad averlo, non avendo passioni. Si concentrano per ostacolare quelle degli altri, che non hanno tempo da perdere con il potere. Per questo i grandi uomini fanno ammazzare il mondo e non hanno potere, che, in linea di massima, li ostacola. (da un [https://m.facebook.com/profile.php?id=121157734607309#!/story.php?story_fbid=1099058900150516&id=121157734607309&fs=5 post] del 22 marzo 2016)
*Gli [[Intellettuale|intellettuali]] sono pecore che hanno bisogno di un protettore: in Italia sono tutti vigliacchi, quindi di sinistra. Di non allineati ne conosco pochissimi. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1118346998221706 post] del 14 aprile 2016)
*La [[fedeltà]] è una virtù dei cani. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1119226184800454 post] del 15 aprile 2016)
*Il selfie è la foto di un coglione che si commemora con te pensando di esistere. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1138306592892413 post] del 15 maggio 2016)
*[[Marco Pannella]] politicamente non è mai stato un grande stratega. Aveva, semmai, la "temperatura" di un leader religioso. Io e lui, prima ancora di Grillo, potevamo essere i "grillini" della scena politica, ma Pannella non era politicamente molto avveduto. Aveva un afflato religioso. E la sua era la più alta espressione della "religione della libertà" indicata da Benedetto Croce. Non a caso le sue più importanti conquiste sono quelle in tema di diritti civili. Sono l'unico che ha avuto con lui un rapporto alla pari, e cioè quando, insieme nel 1996, presentammo la lista «Pannella-Sgarbi», naufragata poi per la sua inefficacia politica politica [...]. È inutile che adesso certi esponenti istituzionali lo rimpiangano, non avendo fatto nulla perché fosse riconosciuto a Pannella il rango di senatore a vita, preferendogli pizzicagnoli davvero inutili. (da un [https://www.facebook.com/SgarbiVittorio/posts/1140894252633647 post] del 19 maggio 2016)
*Le [[opera d'arte|opere d'arte]], inermi, nella loro fragilità sono come persone, sono come donne e bambini, perché nella materia tramandano l'anima degli artisti, che in esse continuano a vivere. (da un [https://www.facebook.com/notes/vittorio-sgarbi/questo-%C3%A8-il-momento-di-piangere-le-critiche-non-servono-distinguere-le-opere-dar/1210683975654674?qid=6323157271028313880&mf_story_key=-9047415608244677899 articolo] del 25 agosto 2016)
*[[Umberto Bossi|Bossi]] è stato un politico di grandi intuiti. Viscerale nelle sue scelte, a tratti burbero, ma mai ipocrita. Ha parlato più alla pancia che alla testa degli italiani, anche nel modo di mostrarsi con quelle canotte che erano un manifesto di autenticità. Ha trasformato la politica da scelta d'élite a scelta di popolo, restituendola ai cittadini. Il suo era un "celodurismo" di parole; dietro la scorza del leghista duro e puro c'era l'uomo. Con i suoi vizi e le sue virtù. (da un [https://www.facebook.com/100044467805017/posts/1475947807230799/?app=fbl post] del 19 marzo 2026)
===Citazioni di altro tipo===
*A Salemi io sono stato eletto, a Milano sono stato nominato. C'è una bella differenza. Non avrei mai deluso i miei elettori siciliani.<ref>Citato in Maurizio Giannattasio, ''[http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/07_Luglio/31/sgarbi_dimissioni_moratti.shtml La Moratti? Incapace anche di licenziarmi]'', ''Corriere della Sera'', 31 luglio 2008.</ref>
*Alcune ragazze pensano di fare le spiritose quando si avvicinano al tuo membro e iniziano a [[fellatio|leccarlo come un gelato]], ma dimostrano solo pigrizia e inadempienza.<ref name=zanza>Da un intervento alla trasmissione radiofonica ''La zanzara'', Radio 24; citato in ''[http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/12433500/zanzara-vittorio-sgarbi-e-il-sesso-con-malena---le-ho-insegnato-io-la-fellatio-.html Vittorio Sgarbi e il sesso con Malena: "Le ho insegnato io la fellatio"]'', ''LiberoQuotidiano.it'', 8 luglio 2017.</ref>
*[[Giuliano Amato|Amato]] stava a [[Bettino Craxi|Craxi]] come il bidè sta al water.<ref>Citato in Gian Antonio Stella, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/03/Sgarbi_seduttore_ritardatario_caccia_mule_co_0_0105031224.shtml Sgarbi, un seduttore ritardatario a caccia di «mule» e di voti]'', ''Corriere della Sera'', 3 maggio 2001, p. 13.</ref>
*Bella è, ancora oggi, la vita a [[Modica]]. Città grande e spaziosa e insieme intima e segreta, Modica cresce a grappolo sulle rocce e sulle grotte seguendo una strada sinuosa, come a spirale. Il cuore è la grandiosa chiesa di San Giorgio, la cui facciata è ritta come una torre e insieme soffice come una torta. La vediamo da ogni punto: dal Palazzo Giardina con una spaziosa terrazza e poi dal mirabile Palazzo Napolino. Tra le mura della città senti ancora la voce di Quasimodo, il poeta che partì da una piccola casa, oggi riarredata e custodita da Valeria Lentini, per arrivare a parlare della Sicilia in tutto il mondo. Ma il tempo qui non si è fermato: riparato nella sua casa scrive oggi Franco Antonio Belgiorno, descrivendo le estasi di questo luogo straordinario. E c'è poesia non solo nella letteratura, ma anche nella produzione di dolci e cioccolate, su ricette antiche con sapori insperati. Così troviamo animate, per una festa senza fine, le pasticcerie di Modica: Di Lorenzo, Bonajuto e Iacono, che preservano i sapori in carte colorate che saranno piaciute a Giuseppe Tornatore. L'incanto e la vita continuano nella notte a Villa De Naro Papa, integra negli arredi e magica nel giardino, teatro di musiche zigane, arabe e greche, spagnole. Così lasciamo Modica con molto rimpianto e molte cioccolate.<ref>Da ''La magia di Modica nascosta nei dolci'' da ''Sgarbi Quotidiani'', ne ''Il Giornale'', agosto 2002.</ref>
*{{NDR|Sull'ipotesi di togliere la scritta "Mussolini Dux" dall'[[Obelisco Mussolini|obelisco]] al Foro Italico di Roma}} Il quartiere dell'Eur è dello stesso periodo, mica si può togliere. La scritta Dux è come quelle lasciate dagli studenti sessantottini sui muri.<ref>Da un commento rilasciato ad ''Adnkronos''; citato in ''[http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11780085/Vittorio-Sgarbi---Laura-Boldrini.html Vittorio Sgarbi: "Laura Boldrini rappresenta l'ignoranza italiana, si deve dimettere"]'', ''Libero Quotidiano.it'', 18 aprile 2015.</ref>
*Ci sono due stupratori che sono [[Roberto Saviano|Saviano]] e [[Beppe Grillo|Grillo]] i quali stabiliscono di avere proprietà del loro partito e della loro ideologia [...] I 5 Stelle non sono al di sopra della democrazia. Quella ragazza fa la resistenza contro tre fascisti e un nazista che sarebbe Grillo accompagnato dal suo collega Stalin che si chiama Saviano.<ref>Dal programma radiofonico ''La Zanzara'', Radio 24; citato in ''[http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/11868629/sgarbi-grillo-nazista-stupratore-saviano-stalin.html "Chi cazz... sei? Sei un nazista stupratore". Vittorio Sgarbi massacra il super-big della politica: caos in diretta]'', ''LiberoQuotidiano.it'', 16 gennaio 2016.</ref>
*{{NDR|Annunciando la candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana}} Credo che la Sicilia sia nel mio destino. Lo faccio come atto d'amore verso una regione simbolo della bellezza italiana, per una Sicilia libera dai pregiudizi e dai luoghi comuni. E per restituirle la dignità di terra degli Dei. Basta con l'esaltazione della mafia per perpetuare l'antimafia dei privilegi e degli affari, umiliando l'isola e i suoi abitanti: è ora di finirla con quanti, pur di dare un senso alle loro funzioni, chiamano tutto mafia. La Sicilia va rispettata come ogni altra regione: merita attenzione, amore, intelligenza, cultura. E non vecchi e nuovi barbari. L'Isola vuole gli Dei.<ref>Citato in ''[http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/09/01/sicilia-sgarbi-candida-atto-amore_wowlk6ihZCSgwXOm3daExJ.html?refresh_ce Sicilia, Sgarbi si candida: "È un atto d'amore"]'', ''Adnkronos'', 1 settembre 2017</ref>
*{{NDR|Parlando dell'''[[Annunciata di Palermo]]''}} È il velo di una donna libera, un segno di pudore e fierezza. È idiota pensare oggi di togliere il velo alle donne musulmane. Dovremmo farlo allora anche con le nostre suore. Le religioni vanno rispettate.<ref name=cristianiearabi>Citato in Salvo Toscano, ''[http://livesicilia.it/2015/11/18/cristiani-e-arabi-insieme-palermo-dimostra-che-si-puo_686769/ "Cristiani e arabi insieme? Palermo dimostra che si può"]'', ''Live Sicilia.it'', 18 novembre 2015.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] si scopa tutte queste ragazze in nome di tutti gli italiani, e questi lo devono ringraziare perché per governare bene bisogna scopare bene.
:''Berlusconi se folla a todas esas chicas en nombre de todos los italianos.''<ref>{{es}} Citato in ''[http://www.elpais.com/articulo/internacional/peligrosas/amistades/Papi/elpepuint/20090628elpepiint_7/Tes Las peligrosas amistades de Papi]'', ''El Pais.com'', 28 giugno 2009.</ref>
*{{NDR|Parlando dell'''[[Annunciata di Palermo]]''}} Ha una carnalità siciliana, è una madonna ma porta il chador che ne potenzia il volto. [[Antonello da Messina|Antonello]] fa una sintesi tra modello femminile musulmano e spiritualità cristiana: la potremmo chiamare la "Gioconda di Sicilia".<ref name=pale>Citato in Chiara Raiola ''[https://www.panorama.it/amp/sgarbi-racconta-palermo-citta-del-dialogo-tra-culture-2644794442 Sgarbi racconta Palermo, città del dialogo tra culture]'', ''Panorama.it'', 10 ottobre 2018.</ref>
*Ho sempre detto che i figli appartengono alle madri... se nasce da una distrazione non è detto che poi uno debba prendersene la responsabilità.<ref>Citato in Concetto Vecchio, ''[http://vecchio.blogautore.repubblica.it/2011/04/15/sgarbi-e-le-minorenni/?ref=HREC1-8 Ritagli]'', ''Repubblica.it'', 15 aprile 2011.</ref>
*{{NDR|Sul caso di Bruno Contrada}} I giudici che condannarono Contrada andrebbero messi fuori dalla magistratura perché, evidentemente, non conoscono la legge. Non si può essere processati e condannati per un reato che non esiste. Aveva ragione il Procuratore generale della Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello quando nella requisitoria del processo Dell'Utri ha scritto che "il concorso esterno è ferocemente contestato in dottrina e giurisprudenza sotto il profilo della sua tipicità sfuggente". Tre Sezioni Unite hanno cercato di tipizzarlo. Ammettere una contestazione in fatto significa platealmente aggirare il principio di tipicità. Cioè la principale conquista dell'illuminismo giuridico.<ref>Citato in [http://www.si24.it/2015/04/14/sgarbi-contro-i-giudici-che-giudicarono-contrada-via-dalla-magistratura-non-conoscono-la-legge/87830/ ''Sgarbi contro i giudici che giudicarono Contrada: "Via dalla magistratura, non conoscono la legge"''], ''Si24.it'', 14 aprile 2015.</ref>
*Il culo è pura forma. Il culo è musica. Il culo è potere. Non per caso, la formula che indica la fortuna è legata al culo e alla sua dimensione. Si dice di chi vince, di chi ha successo, di chi ha buona sorte: "ha avuto culo"; "ha un gran culo". E, ovviamente, il culo è il più universale obiettivo erotico. Lo documentano tutti i film di [[Tinto Brass]]. La ragione è semplice: il culo è maschile e femminile, in natura è il doppio dei singoli organi sessuali, ha il pubblico più vasto di amatori.<ref>Citato in ''[http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/vittorio-sgarbi-il-culo-e-potere-evoca-labbondanza-2026603/ Vittorio Sgarbi: "Il culo è potere. Evoca l'abbondanza"]'', ''Blitzquotidiano.it'', 19 novembre 2014.</ref>
*Il [[fellatio|pompino]] è un concetto serio, una produzione tipicamente italiana come il parmigiano, che poi si è estesa al resto del mondo. Il brevetto italiano è senza copertura, se bisogna farlo col condom è meglio rinunciare.<ref name=zanza/>
*{{NDR|Su [[Palermo]]}} In questa città il dialogo tra mondo musulmano e cristiano è continuo, non sono culture antagoniste.La futura vocazione di Palermo è quella di essere il luogo del dialogo fra mondi lontani e diversi in una convivenza armonica. <ref name=pale/>
*{{NDR|[[Leonardo da Vinci|Leonardo]]}} Se dobbiamo puntualizzare quale fosse la sua specialità, quello che più assomiglia non dico ad un lavoro -parola troppo pericolosa per lui- ma ad un'applicazione è di fare il cantautore. Girava così. e questo lo porta anche a Milano. E sente che la musica, in quanto arte immateriale...Leonardo era un cantore di strada, un cantautore aplicato alla capacità di comunicare con l'affabulazione [e] con la bellezza della voce qualcosa che è immediato. Aveva iniziato come letterato, ma non mi risulta che vi fossero un "Promessi Sposi", un canone o un'opera letteraria fondamentale, perchè la caratteristica della sua grande insoddisfazione è che del grande Leonardo architetto non c'è una sola architettura, del grande Leonardo scultore una sola scultura, del grande poeta e trattatista un solo verso: non c'è niente, sono tutte ipotesi non realizzate. In tutto questo, lui ha un'impotenza sostanziale alla conclusione e [il Vasari] dice che «anche nelle lettere avrebbe fatto profitto tanto grande se egli non fosse stato così vario e instabile. Periocchè egli si mise ad imparare molte cose e, cominciatele, egli poi le abandonava». Questo talento dell'incompiutezza gli dà una condizione speciale, quella per cui Leonardo è il [[genio]] dell'imperfezione.<ref>Estratto dal videointervento [https://www.youtube.com/watch?v=SPoQKiZSRnI/ ''Vittorio Sgarbi racconta Leonardo''], pubblicato nel canale Youtube di Fastweb il 20 giugno 2019 (dal minuto 22:52 al minuto 26:00
). URL archiviato il [http://web.archive.org/save/https://www.youtube.com/watch?v=SPoQKiZSRnI/ 14 dicembre 2019].</ref>
*L'idea stessa di turismo nasce da lì. Si scendeva dalle terre più fredde dell'Europa per vedere l'Italia, fino al luogo dove la luce diventa abbagliante e la bellezza infinita, la [[Sicilia]].<ref name=cristianiearabi/>
*La fotografia di [[Ugo Mulas]], come indicano chiaramente le sue brevi note, non ha bisogno di commenti, saggi, introduzioni, tanto meno di interpretazioni. Essa è. Anzi essa spiega. In un lungo, ininterrotto atto d'amore per gli artisti, prima che per l'arte, descrive una storia di idee e di visioni attraverso alcuni momenti esemplari. Come [[Lucio Fontana]] in azione, nella sequenza in cui esegue uno dei suoi tagli; o Giuseppe Capogrossi colto in assenza di sé e in presenza dei suoi segni che lo fanno riconoscere. Segni di riconoscimento, di identità, appunto. [[Peggy Guggenheim]] vista mentre si specchia con un'opera di [[Picasso]] della sua collezione. Peggy non è "in sé" ma nell'artista. Fino all'artista che non è in sé, come negli antiritratti, e non per caso ma per scelta (dell'uno e dell'altro) di Max Ernst, sorpreso in vaporetto (ma non sorpreso!) o mentre prova un paio di scarpe. L'opposto esatto di [[Joan Miró|Miró]], [[Renato Guttuso|Guttuso]], Tancredi. Inevitabilmente in posa.<ref>Da ''[http://www.archimagazine.com/rnullamulas.htm La fotografia di Ugo Mulas: non c'è bisogno di scrivere nulla]'', ''archimagazine.com''</ref>
*La [[Rosy Bindi|Bindi]] è più bella che intelligente.<ref>Citato in Gian Antonio Stella, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/22/indietro_donne_seggi_non_bastano_co_0_01032211460.shtml Indietro donne (se i seggi non bastano)]'', ''Corriere della Sera'', 22 marzo 2001.</ref>
*La scuola serve a difenderci; difenderci perché nel mondo ci sono pericoli e minacce, e più si conosce più si hanno strumenti per capire, più ci si può difendere.<ref>Dal suo canale su [[Youtube]] (guarda [https://www.youtube.com/watch?v=0mTcSVKqrM8 qui]).</ref>
*La sinistra ha paura di un personaggio scomodo come me, ma forse è solo ipocrisia laica. (dal suo sito ufficiale){{c|Fonte precisa?}}
*Liberi culi in libero Stato!<ref>All'arrivo alla Camera del presidente dell'Arcigay [[Franco Grillini]].</ref><ref name=gianantoniostella>Citato in [[Gian Antonio Stella]], ''[http://www.corriere.it/politica/10_settembre_27/Sgarbi-si-difende-da-travaglio_a74e3db0-ca11-11df-9db5-00144f02aabe.shtml Sgarbi si difende da Travaglio. La disputa sul «pezzo di m...»]'', ''Corriere.it'', 27 settembre 2010.</ref>
*Meridionale colto, lucano, evase con il sogno americano e con la passione per quella letteratura entro la quale era «immigrato» più di quanto non lo fosse a Roma. Dotto e brutto, [[Beniamino Placido]] era facile da prendere in giro per l'aspetto, per il vistoso naso, ma il suo pensiero era sottile, mai banale (come quando fece indispettire i suoi colleghi di sinistra dichiarando che l'Einaudi era stata faziosa e partigiana nella scelta dei titoli e nell'indicazione di una linea culturale) e la sua prosa arguta, divertente anche quando era dissacrante (intendo non in astratto ma contro di me, suo amministrato, suo beniamino, anche se criticabile, criticabilissimo).<ref>Da ''[http://www.ilgiornale.it/news/addio-amato-nemico-stato-bello-litigare-critico-te.html Addio amato nemico È stato bello litigare con un critico come te]'', ''il Giornale.it'', 7 gennaio 2010.</ref>
*{{NDR|A proposito della distruzione di antichi reperti archeologici da parte dell'[[ISIS]]}} Neppure il [[Nazismo]] si è spinto a tanto facendo violenza a testimonianze mute e inermi di civiltà. [...] La distruzione delle opere d'arte è puro e semplice crimine.<ref>Citato in Umberto De Giovannangeli, ''[http://www.huffingtonpost.it/2015/03/07/isis-nazisti-terzo-millennio-sgarbi-nemmeno-hitler-spinto-a-tanto_n_6822438.html Isis, i nazisti del Terzo millennio che distruggono le opere d'arte. Sgarbi: "Ma nemmeno Hitler si era spinto a tanto"]'', ''Huffington Post.it'', 7 marzo 2015.</ref>
*Non c'è luogo al mondo in cui il dialogo tra civiltà cristiana e araba sia stato tanto profondo. A [[Palermo]] quel dialogo mille anni fa, ai tempi dei Normanni, c'era. Gli arabi hanno dato bellezza a Palermo, non morte. Perché oggi, mille anni dopo non è più possibile?<ref name=cristianiearabi/>
*Onorevole [[Massimo D'Alema|D'Alema]], le darei volentieri il mio voto<ref>Al dibattito parlamentare alla nascita del governo D'Alema.</ref>; sono molto tentato di farlo, per aggiungere la mia corruzione alla vostra, aggiungere merda a merda.<ref name=gianantoniostella/>
*Quando [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] mi faceva lavorare nelle sue televisioni guadagnavo due miliardi di lire l'anno, che peraltro spendevo tutti in opere d'arte. Ho sempre trasformato il denaro in spirito. E non venderei neanche un francobollo. Ma ora che in televisione non vado più, guadagno molto meno, per cui sono regolarmente in rosso.<ref>Citato in Armando Besio, ''[http://milano.repubblica.it/dettaglio/Sgarbi-vende-i-suoi-tesori-I-miei-conti-sono-in-rosso/1425738 Sgarbi vende i suoi tesori "I miei conti sono in rosso"]'', ''Repubblica.it'', 6 febbraio 2008.</ref>
*Sono contrario alla paternità. Quella del padre non è una categoria a cui ritengo di dover appartenere. Ciò detto sono anche contrario all'[[aborto]]. Ci sono donne che hanno voluto figli da me, non io da loro perché non può esserci l'obbligo di diventare padre.<ref>Citato in Rapaël Zanotti, ''[http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200802articoli/6024girata.asp "Sgarbi mantenga la nostra bambina"]'', ''LaStampa.it'', 26 febbraio 2008.</ref>
*{{NDR|Gli elettori veneti}} Sono dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori. Hanno scelto la [[Lega Nord|Lega]]? Complimenti. Risultato: si ritrovano a essere governati dai meridionali democristiani e dai comunisti. [...] Voglio fare un'Antilega al Sud, incitando i meridionali a non comprare più prodotti veneti. Questi qui ormai coltivano il razzismo puro. Questa gente non è stupida. È peggio: ignorante e plebea. Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti delle teste di cazzo.<ref>Citato in Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, ''La Casta''.</ref> {{NDR|dopo la mancata elezione in Veneto nel 1996}}
*{{NDR|Parlando del ''[[Ritratto d'ignoto marinaio|Ritratto d'uomo]]'' di Antonello da Messina}} Tempo fa Crocetta e io ci siamo trovati a convenire sul fatto che questo dipinto, ostaggio di un museo che non è messo in condizione di funzionare, potesse essere un simbolo della grande arte italiana, con la stessa forza evocativa della [[Gioconda]]. Che potesse diventare emblema della Sicilia, con la sua furbizia, l'astuzia, e tutto ciò che si lega all'abilità, inclusa la stronzaggine [...] il dipinto porta con sé, oltre al volto piuttosto singolare del personaggio, un qualche sortilegio, un maleficio.<ref>Citato in Stefano Pitrelli, ''[http://www.huffingtonpost.it/2014/04/17/vittorio-sgarbi-ritratto-duomo-antonello-da-messina-meglio-giconda_n_5167385.html Vittorio Sgarbi: "Ritratto d'uomo di Antonello da Messina meglio della Gioconda: ha la stessa forza evocativa"]'', ''L'Huffington Post'', 20 aprile 2014.</ref>
*{{NDR|Parlando dell'''[[Annunciata di Palermo]]'' e del ''[[Ritratto d'ignoto marinaio|Ritratto d'uomo]]'' di Antonello da Messina}} Un ritratto in cui c'è una potentissima vena siciliana: questo bellissimo dipinto potrebbe essere il simbolo assoluto dell'isola, insieme al ritratto del marinaio di Antonello custodito al Mandralisca di Cefalù, che è una Gioconda al maschile per quel sorriso ironico, beffardo.<ref name=cristianiearabi/>
*Una città viva, [[Palermo]], ricca di capolavori che andrebbero valorizzati meglio in una esposizione permanente: per visitare Palermo non basta una vita, è infinita nei suoi segmenti architettonici ed artistici, è la capitale della bellezza. <ref name=pale/>
*Venendo a [[Palermo]] e guardando il materiale fotografico dei tesori della città, ho capito questo: la [[convivenza]] non è impossibile. Forse non funziona il dialogo tra le religioni ma può esserci il dialogo tra culture.<ref name=cristianiearabi/>
===Dall'intervento alla Camera dei deputati, 6 giugno 2018===
[http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0012&tipo=stenografico Resoconto stenografico dell'Assemblea. Seduta n. 12 di mercoledì 6 giugno 2018]
*[[Governo Conte|Questo]] è un Governo Salvini che ha avuto come Presidente che ha dato l'incarico il Presidente Berlusconi, che ha incaricato Salvini di fare un Governo e Salvini lo ha fatto: Salvini può essere detto un Bersani riuscito. Non avete consentito a Bersani di fare quello che invece Salvini è riuscito a farvi, riducendo l'onorevole Di Maio al prossimo Alfano [...]: ha un futuro straordinario!
*E allora qualcuno un giorno dirà che questo è un Governo illegittimo e, proprio perché dove c'è disordine e ignoranza io prospero, darò la fiducia a questo Governo [...], una fiducia piena per vedere il vostro declino già nelle parole, nelle contraddizioni...
*Voglio ricordare che da un dibattito democratico potevano nascere per Forza Italia suggestioni per votare Salvini alleato con loro oggi in tutte le amministrazioni comunali d'Italia in cui si vota. Lega e Forza Italia sono insieme in Italia e sono contro in Parlamento: qualcosa non funziona. Ricorderò allora che Jung diceva: il limite della Trinità è di non inglobare il diavolo facendo la quaternità. Inglobiamo i 5 Stelle e facciamoli morire.
==''Diario della capra 2019/2020''==
*Da qualche parte nel mondo per ogni [[Uomo e donna|uomo]] esiste la donna ideale. Basta evitarla.
*[[Dio]] è indimostrabile, non incredibile.
*Il [[matrimonio]] è un crimine contro l'umanità.
*Il vero [[politico]] onesto è il politico capace.
*Io non ho complessi di superiorità. Io sono superiore senza complessi.
*L'arte ci avvicina a Dio: la parola [[creazione]] vale sia per il creato che per l'opera dell'uomo.
*L'arte contemporanea non esiste, tutta l'arte è contemporanea.
*La vera questione morale è l'ignoranza.
*Nella [[formazione]] di un giovane niente è più dannoso di ciò che viene imposto.
*Non vedo il pericolo [[fascista]]. Vedo il pericolo dei cretini.
*Sdraiato è la miglior posizione, qualunque cosa tu faccia.
==Citazioni su Vittorio Sgarbi==
*È un maleducato, forse tra i più maleducati d'Italia, ma non è un violento e se viene portato alla calma, ragiona.<ref>Citato in ''[http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/09/22/news/sgarbi_condannato_expo-148317157/?ref=HREC1-29 Sgarbi, condanna a 5 mesi per insulti a carabinieri Expo. L'avvocato: "E' tra i più maleducati d'Italia"]'', ''Repubblica.it'', 22 settembre 2016</ref> (Giampaolo Cicconi<ref>Legale di Vittorio Sgarbi nel procedimento penale a suo carico per il reato di resistenza a pubblico ufficiale avanti il Tribunale di Milano, IV Sezione penale.</ref>)
*È un volgare calunniatore, che non disonora se stesso, ma anche il suo committente e padrone (tutti sappiamo chi è) che si serve di un simile scherano. ([[Indro Montanelli]])
*Il reclutamento di [[Giuliano Ferrara|Ferrara]] e (forse) Sgarbi nei palinsesti Rai è una buona notizia, perché aggiunge due voci non banali all’offerta televisiva. Chi non li sopporta (e sono in tanti) potrà rimediare con l’arma finale di ogni teleutente: cambiando canale. ([[Michele Serra]])
*Io vengo processato perché critico i potenti, tu perché li servi, cialtrone! ([[Piero Ricca]])
*''La bella e la bestia'' è solo una favola o già a quei tempi si conosceva la storia tra Sgarbi e [[Demetra Hampton]]? ([[Giobbe Covatta]])
*Parlo di [[José Mourinho|Mourinho]], che sta allo sport come Vittorio Sgarbi sta alla politica. ([[Marco Travaglio]])
*Peccato che è pazzo. Peccato, perché è un talento. È come una mela marcia. Ha una malattia che forse andava curata da piccolo. Forse è la madre la causa di tutto, la madre iperprotettiva. ([[Ida Di Benedetto]])
*Quando lo vedo in televisione mi sembra il figlio impazzito di [[Wanna Marchi]]. ([[Roberto Benigni]])
*Quando, tanti anni fa, gli diedi uno schiaffo, la gente mi fermava la strada per farmi i complimenti. ([[Roberto D'Agostino]])
*Siamo tutti Frankenstein. Tutti assemblati con pezzi diversi, riciclati. Guarda Sgarbi. Fino a ieri tutto Polo e salotti tv, oggi già dall'altra parte, con la Margherita in mano. Più Frankenstein di lui. ([[Elio (cantante)|Elio]])
*Ti manca una dote fondamentale – e lo hai dimostrato spesso nella tua vita politica – che è l'educazione, l'equilibrio. Non ti ha giovato molto non avere l'equilibrio, nella vita pubblica e nella vita politica. ([[Sandro Bondi]])
*Vorrei essere la musa di Vittorio, la dea della casa ma se devo dirlo più freddamente direi che sono la sua compagna, la convivente. [...] Per me il tradimento sessuale non è importante, sono ventidue anni che ripeto la stessa cosa. Gli uomini sono deboli, noi siamo più forti e possiamo sostenerlo questo tradimento. Su una cosa sono intransigente, sul tradimento dei sentimenti reciproci perché trovo riprovevole giocare sui sentimenti. Dire a una donna che la ami e non è vero, quello è un vero tradimento. Il sesso è vitalità, è gioco, c'è sempre la novità e Vittorio faccia pure e si diverta pure. ([[Sabrina Colle]])
==Bibliografia==
*Vittorio Sgarbi, ''Diario della capra 2019/2020'', Baldini+Castoldi, 2019. ISBN 8893882108.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
Vittorio Sgarbi, ''Davanti all'immagine'', RCS Rizzoli Libri, Milano, 1989. ISBN 88-17-53755-1
==Voci correlate==
*[[Elisabetta Sgarbi]]
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Sgarbi, Vittorio}}
[[Categoria:Critici d'arte italiani]]
[[Categoria:Opinionisti italiani]]
[[Categoria:Personaggi televisivi italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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Sergio Romano
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1417402
2026-06-18T12:54:53Z
Gaux
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/* Citazioni di Sergio Romano */ altra su Mandeville
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Sergio Romano.jpg|thumb|Sergio Romano (2008)]]
'''Sergio Romano''' (1929 – vivente), storico, scrittore e diplomatico italiano.
==Citazioni di Sergio Romano==
*Il baciapile esiste dappertutto, ma è un personaggio del cattolicesimo latino e in particolare italiano. È l'espressione di una religiosità cortigiana e sensuale che non riesce a immaginare Dio se non sotto la forma di preti, frati, monache, abiti talari, oggetti di culto. Nei tarocchi nazionali il baciapile è la metà di una carta in cui l'altra metà è rappresentata dal massone anticlericale.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*{{NDR|Sull'[[ipotesi sull'elezione papale di Giuseppe Siri]]}} Il solo granello di verità [...] è probabilmente il colore delle fumate (nero per le votazioni fallite, bianco per quella positiva) che uscirono in quei giorni dal camino del [[Conclave del 1958|Conclave]]. Molte, in effetti, avevano un colore incerto [...] e suscitarono qualche minuto di sgomento. [...] lo stesso [[Giuseppe Siri|Siri]] spiegò [...] le ragioni di quella confusione dicendo di avere assistito «alla piccola cerimonia con cui, al termine di ogni duplice votazione, si procedeva a bruciare le schede nella stufa della Cappella Sistina: nessuno dei cardinali addetti allo scopo si preoccupava di mettere nella stufa il materiale necessario per segnalare l'esito negativo degli scrutini». Erano passati 19 anni dal Conclave precedente e molti fra i 51 cardinali del Sacro Collegio non avevano mai fatto quella esperienza. Il resto della storia è una favola nata negli Stati Uniti in ambienti anti-conciliari, decisi a screditare il papato di [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] e a mettere in dubbio la legittimità delle sue decisioni [...]. Il miglior testimone dell'assurdità dell'accusa è proprio il maggiore protagonista della leggenda. [...] Siri raccontò di avere provato nei giorni del Conclave un sentimento di ritrosia e di fastidio. Sapeva di essere stato designato da [[Papa Pio XII|Pio XII]] come uno dei suoi possibili successori [...]. Sapeva di essere sostenuto da un gruppo di cardinali italiani e dal cardinale orientale Ignace Gabriel Tappouni, Patriarca di Antiochia. E aveva ricevuto una esplicita offerta di candidatura durante un colloquio con Monsignor José Sebastian Laboa, segretario di Cicognani. Ma pensava, probabilmente, che quello non fosse il suo momento e aveva respinto le offerte accampando problemi di salute. Questo non gli impedì di avere nel Conclave un ruolo importante. Prese una netta posizione, anzitutto, contro la scelta di [[Papa Paolo VI|Montini]]. [...] quando «un tale» andò a sondarlo sulla eventuale candidatura dell'arcivescovo di Milano, dette «un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell'anello che portava al dito».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/romano/10-03-04/01.spm I misteri del Conclave]'', ''corriere.it'', 4 marzo 2010.</ref>
*[...] le passioni che maggiormente interessavano [[Bernard de Mandeville|Mandeville]] erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, p. 35.</ref>
*Mentre il bigotto parla con Dio, il baciapile parla con i preti. Mentre la devozione del primo è maniacale, ma rigorosa e spesso interiore, quella del secondo chiede di essere notata, apprezzata e ricompensata. Mentre il bigotto può condurre una vita isolata e schiva, il baciapile passa la sua alla ricerca di prelati di fronte ai quali piegare le ginocchia, di anelli da baciare e di reliquie da accarezzare.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 12-13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di [[Bernard de Mandeville|Bernard Mandeville]], autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, p. 34.</ref>
===1989===
*Lenin non credeva ai sentimenti nazionali. Era convinto che essi fossero una sorta di invenzione borghese e che si sarebbero dissolti nel nulla non appena la classe operaia avesse preso il potere.<ref name="imperoesploso">Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0933_01_1989_0093_0003_12747872/ ''L'impero esploso''], ''La Stampa'', 21 aprile 1989.</ref>
*I bolscevichi non erano imperialisti. Ma quando si scontrarono con la resistenza delle vecchie nazionalità oppresse finirono per ritrovare nel fondo della loro memoria il vecchio autoritarismo militaresco della burocrazia imperiale. E la nuova ideologia comunista finì per divenire agli occhi delle minoranze nazionali una sorta di travestimento del vecchio [[imperialismo russo]].<ref name="imperoesploso"/>
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0931_01_1989_0062_0001_12727192/ ''Le Germanie divise da Gorbaciov'']|''La Stampa'', 16 marzo 1989|h=4}}
*La [[Repubblica Democratica Tedesca|Repubblica democratica tedesca]] non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0946_01_1989_0215_0001_12848349/ ''Gorbaciov. Macchinista del potere'']|''La Stampa'', 21 settembre 1989|h=4}}
*Si va diffondendo da qualche tempo nell'opinione pubblica occidentale la sensazione che Gorbaciov sia divenuto col passare del tempo una sorta di [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerenskij]] e che egli galleggi sulle onde di un Paese in tempesta assai più di quanto non riesca a pilotare la nave del governo.
*Per noi, che consideriamo le vicende sovietiche attraverso il filtro delle nostre esperienze democratiche, il problema dell'Urss è principalmente economico e nazionale. Per Gorbaciov, che lo considera in una prospettiva leninista, il problema è soprattutto politico.
*Egli non ignora, ripeto, la gravità delle crisi ma sembra usarle per meglio realizzare lo scopo prioritario della sua strategia politica. Si vale del nazionalismo armeno per tenere a bada gli azeri e del nazionalismo russo per controllare i baltici. Usa gli argomenti della perestrojka contro i conservatori e gli argomenti della conservazione contro gli impazienti. Si vale della crisi economica per chiamare in causa le responsabilità degli oppositori in seno al partito e per meglio argomentare la necessità di un suo radicale rinnovamento. E continua nel frattempo a perseguire il suo obiettivo principale: sconfiggere gli avversari, eliminare i compagni infidi, estendere e consolidare il controllo del partito.
*Le crisi, finché possono essere usate contro i suoi avversari, non sembrano preoccuparlo eccessivamente e non lo distraggono dal suo obiettivo prioritario. Considerato in questa prospettiva egli su muove coerentemente nell'ambito di una tradizione politica elaborata da Lenin e consolidata da Stalin. E come Stalin aveva notevolmente ridotto il potere del partito per meglio affermare il proprio, così Gorbaciov sembra pronto a sconvolgere il partito pur di farne lo strumento della sua politica.
===1991===
*Vi fu un periodo, più di quarant'anni fa, quando il nome di [[Viktor Andrijovyč Kravčenko|Viktor Andreevic Kravchenko]] era una scintilla. Bastava pronunciarlo, soprattutto in Italia e in Francia, perché l'atmosfera d'una conversazione si caricasse di elettricità e lo spazio d'una riunione venisse attraversato da micidiali saette intellettuali. ''Ho scelto la libertà'', il libro che egli aveva scritto negli Stati Uniti fra il 1944 e il 1945, apparve in Italia presso Longanesi nel marzo del 1948, durante una delle più aspre campagne elettorali che si siano mai combattute nel nostro Paese<ref>Le [[Elezioni politiche italiane del 1948|elezioni politiche del 1948]] che videro contrapposte le liste della Democrazia Cristiana e del Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti).</ref>. Divenne subito un'arma e un bersaglio.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0872_01_1991_0144_0013_12185645/ Quel processo a Parigi condannò la sinistra]'', ''La Stampa'', 1º luglio 1991, p. 13.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0879_01_1991_0211_0005_12251908/ Aspettando un Messia, lo Zar]''|''La Stampa'', 8 settembre 1991|h=4}}
*{{NDR|Su [[Dmitrij Vasilev]]}} Ai suoi seguaci racconta con occhi guizzanti che la Russia poggia su tre pilastri: il trono, l'altare e il popolo; che la sua anima è stata confiscata e imprigionata dal potere bolscevico, dai complotti dell'Occidente, dai tentacoli dell'ebraismo internazionale; che lo zar tornerà un giorno al popolo russo come un messia e risanerà le sue ferite.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} A chi gli ricorda che l'organizzazione è stata recentemente abbandonata da una parte dei suoi membri, allude sorridendo alle manovre del Kgb. Ma i suoi avversari sostengono che fu proprio il Kgb negli scorsi anni il suo maggior finanziatore.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} Capisco, vedendolo, che i baffi spioventi, i capelli lunghi e slavati, gli occhi guizzanti e il colore sgargiante dei vestiti sono gli ingredienti del personaggio che egli ama recitare: quello del boiaro in una grande opera russa del secolo scorso.
*Avevo già chiesto ai suoi collaboratori quale fosse stato l'atteggiamento di [[Pamyat|Pamjat]] nei giorni del colpo di Stato. Mi avevano spiegato che comunismo e democrazia sono nipoti di Karl Marx e altrettanto spregevoli.
*Quante persone, dopo avere atteso per settanta'anni il miracolo di Lenin, attendono oggi il miracolo di Vasilev? Pochissime, probabilmente. Ma l'epoca del comunismo defunto è propizia ai profeti, ai tribuni, ai santoni e ai piccoli leader carismatici. Vasilev, occorre ammetterlo, è fra quelli che recitano meglio la parte.
===1992===
[[David Irving]] non è uno studioso. È soltanto un vecchio morbo che resiste tenacemente a qualsiasi documentazione storica.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0835_01_1992_0185_0016_11734980/ Studioso? No, è un morbo]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1992.</ref>
===1993===
*{{NDR|Su [[Giorgio La Malfa]] nel periodo di [[Mani pulite]]}} Il segretario repubblicano ha due meriti che gli permetteranno probabilmente , prima o dopo, di "tornare in gara": ha denunciato, tra i primi, i vizi del sistema politico, e si è immediatamente dimesso appena è stato coinvolto nelle indagini.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0776_01_1993_0056_0005_10957155/ La rivoluzione brucia]'', ''La Stampa'', 26 febbraio 1993.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non perde occasione per spiegare al Paese che l'ideologia del suo movimento è in realtà l'ideologia della sua impresa.<ref>Da ''La politica di Berlusconi. Il partito-azienda'', ''La Stampa'', 17 dicembre 1993, p. 1.</ref>
===1994===
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non può scendere in campo contro lo statalismo assistenzialista e dimenticare che la sua azienda è ancora un oligopolio costruito in combutta con il vecchio regime […]. Si presenta al paese come uomo di regole nuove e principi trasparenti ma l'uso che ha lasciato fare in questi giorni dei suoi canali televisivi tradisce le regole e i principi e rappresenta un rischio per la democrazia e per la correttezza della lotta elettorale.<ref>Da ''Ora basta con le carte truccate'', ''La Stampa'', 8 febbraio 1994.</ref>
===1995===
*Toccò a [[Franklin D. Roosevelt|Roosevelt]], [[Winston Churchill|Churchill]], [[Stalin]]. Doveva toccare anche a De Gasperi. Mentre gli storici inglesi continuano a scalpellare il monumento di Churchill e il generale Volkogonov non smette di rileggere criticamente la vita dei fondatori dello stato sovietico, [[Nico Perrone]], docente di storia americana e collaboratore del ''manifesto'', pubblica presso l'editore Sellerio di Palermo un libro fortemente "revisionista" su ''De Gasperi e l'America''. [...] Perrone ci precipita all'indietro negli anni in cui De Gasperi era "lacchè degli Stati Uniti", [[Mario Scelba|Scelba]] era il suo "ministro della polizia", [[Giuseppe Saragat|Saragat]] rompeva l'unità socialista con i soldi degli americani e Pacciardi cacciava i comunisti dagli opifici militari per obbedire agli ordini della CIA. Le tesi del libro sono sostanzialmente queste. Non è vero che gli americani abbiano assistito l'Italia per aiutarla a consolidare il suo regime democratico: lo hanno fatto per creare nel paese, con la collaborazione dei loro clienti, un duro fronte anticomunista. [...] Perrone è uno storico, e per convincere il lettore del buon fondamento delle sue convinzioni ha fatto lunghe ricerche negli archivi italiani e degli Stati Uniti, ha confrontato e integrato i documenti americani con quelli che rimangono negli archivi personali dei maggiori uomini politici del tempo, da [[Harry S. Truman|Truman]] a [[Dean Acheson|Acheson]].<ref>Da ''La Stampa'', 7 agosto 1995.</ref>
===2003===
{{Int|Da ''[https://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_11/saddam-hussein-cattura-10-anni-dopo-sergio-romano-1a31dace-627d-11e3-a809-0fced5f7d9ac.shtml Le sette vite del raìs]''|''Corriere della Sera'', 15 dicembre 2003|h=4}}
*Esiste una biografia ufficiale di [[Saddam Hussein]] in diciannove volumi. Esiste un grande documentario sulla sua vita (I lunghi giorni, sei ore di proiezione), prodotto con la supervisione di un regista britannico, Terence Young, noto tra l'altro per avere diretto uno dei primi film di Sean Connery nei panni di James Bond (Dalla Russia con amore). Ed esistono infine migliaia di inni, odi e poesiole infantili in onore del leader che la televisione irachena mandava in onda ogni sera. La biografia, il film e queste «spontanee» manifestazioni di cultura popolare sono l'equivalente letterario e cinematografico delle grandi statue leniniste e degli enormi ritratti con cui il raìs iracheno ha celebrato il culto della propria persona. In queste opere il protagonista è condottiero della nazione, principe illuminato e magnanimo, padre del popolo, difensore della patria, castigatore dei suoi nemici, paladino dell'Arabia, discendente di Maometto. Sul rovescio della medaglia vi è un altro Saddam composto con le informazioni fornite dagli esuli, il ricordo dei parenti delle vittime e i rapporti dei servizi segreti occidentali: il sanguinoso tiranno, il leader crudele, il massacratore dei curdi e degli sciiti, il satrapo capriccioso e imprevedibile, l'invasore del Kuwait. Gli storici, naturalmente, non si accontenteranno di queste opposte semplificazioni. Il contemporaneo, dal canto suo, può soltanto arricchire il quadro con qualche dettaglio raccontando al lettore che vi furono altri Saddam Hussein e che il protagonista del grande dramma iracheno fu protagonista di parecchie vite.
*[[Abd al-Karim Qasim|Kassem]] era un nazionalista, nello stile del colonnello Nasser che aveva conquistato il potere al Cairo pochi anni prima. E altrettanto nazionalista era un suo compagno di congiura, il colonnello Aref, che cinque anni dopo uccise Kassem e ne prese il posto.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Voleva fare del partito una forza di quadri e di militanti devoti e disciplinati, nello stile dei partiti fascisti e comunisti d'Europa.
*Nella filosofia totalitaria e nazional-socialista del [[Partito Ba'th|Baath]], il partito è il cuore del Paese, la mente della nazione, l'anima dello Stato e il centro vitale delle sue funzioni.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Il suo maggiore talento era una straordinaria capacità di ingannare.
*Mentre purgava il partito, rafforzava i servizi di sicurezza, schiacciava i dissidenti e promuoveva i «paesani» di Tikrit alle posizioni più ambite o remunerative, Saddam recitava un'altra parte in commedia: quella del modernizzatore illuminato.
*{{NDR|Sulla [[Guerra Iran-Iraq]]}} Benché i risultati del conflitto fossero modesti, Saddam ne uscì politicamente rafforzato e dovette credere che l'Iraq fosse ormai una grande potenza militare.
*Nel corso della sua esistenza Saddam aveva tradito e raggirato i compagni di partito, i potenziali concorrenti, i comunisti, i curdi, gli sciiti e gli iraniani. Ma fu lui stesso vittima di almeno tre tradimenti.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Separato dal mondo, isolato fra gli splendidi marmi dei palazzi presidenziali, abituato ad avere incontri durante i quali i suoi interlocutori potevano soltanto ascoltare, il raìs elaborò teorie che nessuno aveva il diritto di contraddire. Era convinto che gli arabi fossero un popolo superiore. Era certo che gli americani soffrissero ancora della sindrome del Vietnam e che non avrebbero sopportato la vista del sangue sparso dai loro soldati. Era sicuro che il suo popolo si sarebbe sacrificato per la causa nazionale.
===2005===
*I [[curdi]] hanno presenze importanti in quattro Stati medio-orientali — Iran, Iraq, Siria, Turchia — e la loro partecipazione militare alla guerra siriana ha confermato l'esistenza di una orgogliosa identità nazionale, distinta da quella degli altri popoli che vivono nella regione. Non è tutto. Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è il risultato di una crisi che investe quasi tutti gli Stati arabi nati dalla morte dell'Impero Ottomano e che avrà per effetto, probabilmente, la modifica di parecchie frontiere. Non è sorprendente che, in questa prospettiva, i curdi abbiano deciso di chiedere nuovamente la creazione di una grande casa comune per tutte le famiglie separate del loro popolo. Ma anche in questo caso vi sono protagonisti della vita politica internazionale che hanno il diritto di formulare riserve e prospettare pericoli. In una regione dove il ricorso alle armi è sempre più frequente, la creazione di uno Stato curdo darebbe probabilmente il colpo di grazia a ciò che ancora sopravvive del vecchio ordine e avrebbe per effetto nuove guerre.<ref>Da [http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_30/dal-kurdistan-fino-scozia-5a5b9288-a550-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml ''Dal Kurdistan fino alla Scozia: le ragioni deboli delle secessioni (e i diritti degli altri)''], ''Corriere.it'', 14 luglio 2005.</ref>
{{Int|Da ''Gorizia: i tre volti di una piccola grande città''|''Corriere della Sera'', 7 ottobre 2005|h=4}}
*{{NDR|A [[Quirino Principe]]}} Caro Principe, negli annali della letteratura nazionalista sulla Grande guerra, [[Gorizia]] è stata a lungo la «città santa» per cui furono combattute le undici battaglie dell'Isonzo.
*Negli annali della guerra fredda, infine, [[Gorizia]] è stata una piccola [[Berlino]], la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Nas Tito», il nostro [[Josip Broz Tito|Tito]].
*Nelle mie visite a [[Gorizia]] ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine {{NDR|«Nas Tito»}} con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro [[Quirino Principe|Principe]], che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.
*Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, [[Gorizia]] era la prima città in cui l'aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a [[Vienna]], a [[Salisburgo]], a [[Monaco di Baviera|Monaco]] e a [[Dresda]], era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
===2006===
*Per molti aspetti [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammed Reza]] appartiene di diritto alla piccola cerchia di quegli uomini di Stato che cercarono di rinnovare secondo modelli occidentali i costumi politici e civili delle società musulmane: Mohammed Ali, fondatore dell'Egitto moderno, il padre [[Reza Pahlavi|Reza]], fondatore dell'ultima dinastia iraniana, il grande [[Kemal Ataturk|Kemal Atatürk]], creatore della Turchia moderna, e per certi aspetti persino [[Saddam Hussein]], dittatore dell'Iraq sino alla guerra americana del 2003.<br>Ma non aveva, a differenza del padre e di Kemal, la tempra del combattente, il rigore strategico, lo stile puritano del potere. Amava lo sfarzo della corte, le uniformi sgargianti, le villeggiature a Saint Moritz e le stravaganti feste imperiali con cui celebrò nel 1971 l'improbabile discendenza dello Stato iraniano da quello di Dario e di Ciro.<ref name="rezaphalavi">Da [http://www.corriere.it/romano/09-08-01/01.spm ''Vita e morte di Reza Pahlavi. Il rischio del denaro facile''], ''Corriere.it'', 1 agosto 2009.</ref>
*Nel linguaggio corrente la parola «fascista» ha perduto il suo senso originario e significa semplicemente violento, intollerante, se non addirittura mascalzone. Molti di coloro che se ne servono hanno del fascismo un'idea vaga e sanno soltanto che è un insulto, quindi buono per aggredire verbalmente un uomo politico.<ref name="fascistiislamici">Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/12/fascisti.shtml ''Fascisti Islamici''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2006.</ref>
*È certamente vero che i regimi nazionali e sociali, creati in alcuni Paesi europei negli anni Venti e Trenta, parvero a molti leader arabi e musulmani, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, particolarmente adatti alle loro esigenze. L'autorità indiscussa del leader, il partito unico, il ruolo delle forze armate e della burocrazia, l'uso spregiudicato della polizia e dei servizi segreti, il controllo della società e della stampa parvero ingredienti utili per Stati nascenti dove le masse erano in buona parte analfabete e l'albero della democrazia parlamentare stentava a crescere. Ma non tutti i regimi autoritari possono considerarsi fascisti o comunisti. Il più simile al fascismo, tra i gruppi politici sorti in Medio Oriente durante il Novecento, fu un movimento creato in Siria nel 1940. Il suo fondatore, [[Michel Aflaq]], era siriano e cristiano. Aveva studiato alla Sorbona negli anni Trenta, aveva assistito alle battaglie politiche fra destra e sinistra nelle strade di Parigi, aveva inghiottito un inebriante cocktail di letteratura politica europea da Mazzini a Lenin, era anticolonialista, panarabista, fiero del grande passato arabo, ma risolutamente laico e socialista.<ref name="fascistiislamici"/>
*L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. Mi sarebbe molto più difficile, invece, trovare tracce di fascismo nei movimenti politici di ispirazione religiosa, dalla Fratellanza musulmana a quelli che sono nati dopo la rivoluzione iraniana, l'invasione israeliana del Libano nel 1982 e la prima Guerra del Golfo nel 1991. Fra il [[Partito Ba'th|Baath]] e il fanatismo religioso, anche quando si alleano contro un nemico comune, vi è un incolmabile fossato. A differenza dei suoi predecessori, Bush sembra avere dimenticato che il maggiore nemico dell'Iran di Khomeini fu l'Iraq di Saddam Hussein, e che nella lunga guerra fra i due Paesi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti furono dalla parte dei fascisti contro gli islamisti.<ref name="fascistiislamici"/>
===2007===
{{Int|Da [https://www.corriere.it/romano/07-11-30/01.spm ''La Turchia e gli armeni. I massacri e il diniego'']|''Corriere della Sera'', 30 novembre 2007|h=4}}
*{{NDR|Sul negazionismo turco del [[genocidio armeno]]}} Credo che le ragioni siano caratteriali e storiche. Caratteriali, perché questo popolo è fiero, orgoglioso e non ancora afflitto da quella «liturgia del perdono » che si è propagata negli ultimi decenni attraverso l'Occidente. Storiche, perché le accuse non terrebbero conto del modo in cui le rivendicazioni armene, prima della Grande guerra, furono percepite dallo Stato turco. Durante la seconda metà dell'Ottocento il declino dell'impero fu fortemente accelerato da eventi che obbedivano a una stessa dinamica. Scoppiavano rivolte cristiane nel Levante e nei Balcani che i turchi cercavano di reprimere con la loro abituale durezza. Ma la repressione, grazie alla popolarità dei movimenti nazionali nell'Europa di allora, suscitava la reazione delle grandi potenze decise a intervenire per proteggere i loro correligionari, ma anche per strappare all'Impero ottomano qualche lembo di territorio.
*[[Kemal Atatürk]] non fu personalmente coinvolto nella vicenda, ma i «giovani turchi», a cui egli apparteneva, avevano importanti responsabilità di governo. E anche questo spiega perché la Turchia d'oggi non voglia ammettere le colpe di ieri.
*La parola «genocidio» ha subito una sorta d'inflazione e che non può essere applicata ai massacri armeni del 1915. Il governo turco volle colpire duramente una comunità nazionale, ma non si propose, come Hitler, di sterminare un popolo e di inseguire ogni suo membro dovunque avesse cercato di nascondersi.
===2009===
*Mentre l'Europa e gli Stati Uniti celebrano con grande soddisfazione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, sarebbe giusto ricordare che vi è almeno un Paese dell'Europa centro-occidentale in cui quell'entusiasmante evento suscita riflessioni malinconiche e molti esami di coscienza. Il Paese è la Jugoslavia. Qui il crollo del comunismo ebbe l'effetto di sgretolare il cemento ideologico con cui Tito aveva costruito, dopo la fine della seconda guerra mondiale, uno Stato apparentemente federale ma in realtà fortemente centralizzato. Tornarono prepotentemente alla superficie le vecchie identità nazional-religiose dei suoi cittadini e il Paese fu tormentato da una guerra di sette anni in cui persero la vita o la casa alcune centinaia di migliaia di persone.<ref name="karadzic">Da [https://www.cdt.ch/commenti-cdt/karadzic-e-il-sipario-della-storia-CXCDT14071 ''Karadzic e il sipario della storia''], ''Cdt.ch'', 31 ottobre 2009.</ref>
*Milosevic e Karadzic sono molto diversi. Mentre il primo era intelligente, scaltro e capace di calcoli raffinati, anche se spesso destinati a produrre effetti disastrosi, il secondo è un personaggio bizzarro e stravagante.<ref name="karadzic"/>
*La battaglia contro il [[Riscaldamento globale|surriscaldamento]] è in ultima analisi una battaglia tecnologica e sarà vinta quando la vendita e l'acquisto di nuovi impianti diventeranno un affare per il venditore e il compratore. In altre parole l'ambientalismo avrà la meglio quando sarà un business. I segnali esistono e mi auguro che l'Italia sia pronta a coglierli.<ref>Da ''Corriere della sera'', 28 dicembre 2009.</ref>
===2011===
*Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura. Ma il fatto che molti notabili siano stati alla finestra per parecchi mesi e abbiano cambiato campo soltanto nelle ultime settimane dimostra che il risultato della partita era incerto e che nella migliore delle ipotesi il Paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_22/romano_strana-guerra-no-vincitori_ddc64c3e-cc7c-11e0-8c25-58bcec909287.shtml ''Strana guerra senza vincitori''], ''Corriere.it'', 22 agosto 2011.</ref>
*Non commettiamo l'errore di pensare che il Colonnello sia stato sempre impopolare. Le sortite nazionaliste e anti-occidentali piacevano a una parte della società libica e dell'opinione pubblica africana. I laici e i musulmani moderati approvavano il rigore con cui aveva combattuto e spento i focolai dell'islamismo radicale. Le straordinarie risorse naturali del Paese hanno arricchito il clan familiare del leader e creato una larga cerchia di profittatori, ma hanno anche consentito la nascita di nuovi ceti sociali, soprattutto negli apparati della pubblica amministrazione e dell'economia statale.<ref name="veleni">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_24/i-veleni-in-coda-a-una-dittatura-sergio-romano_8e40bc74-ce0e-11e0-8a66-993e65ed8a4d.shtml ''I veleni in coda a una dittatura''], ''Corriere.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Un processo a Gheddafi sarebbe una pietra miliare nella lunga strada verso la giustizia internazionale.<ref name="veleni"/>
*Quanti uomini politici, soprattutto europei, verrebbero convocati all'Aja per rendere conto dei loro rapporti con il leader libico? La fine del regime di Gheddafi è una buona notizia. Ma se vogliamo che sia utile al futuro della Libia e più generalmente a quello dei Paesi dell'Africa del Nord, nessuna di queste domande può essere ignorata o sottovalutata. Non basta salutare la fine del tiranno, la vittoria del popolo, il trionfo della democrazia.<ref name="veleni"/>
*Quando invase l'Iraq, nel 2003, [[George W. Bush]] credette che gli americani sarebbero stati accolti come liberatori e annunciò la fine della guerra, poche settimane dopo, di fronte a una scritta che proclamava al mondo: «Missione compiuta». Il presidente riteneva che il conflitto fosse giustificato dai legami di [[Saddam Hussein]] con il terrorismo islamico e dall'esistenza di armi chimiche e nucleari, di cui il dittatore avrebbe potuto servirsi contro il «mondo libero». Nessuna di queste affermazioni era vera. Non erano veri i legami con Al Qaeda, non esistevano armi di distruzione di massa, gli americani erano «liberatori» soltanto per una parte del Paese e la guerra, quando finalmente Bush uscì dalla Casa Bianca, non era finita.<ref name="missionemaicompiuta">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_23/romano-missione-mai-compiuta_35d454bc-2d2f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml ''Una missione mai compiuta''], ''Corriere della Sera'', 23 dicembre 2011.</ref>
*{{NDR|Sull'[[Iraq]]}} Il Paese è un artefatto della politica internazionale, una invenzione di Churchill realizzata per le esigenze petrolifere della Royal Navy grazie a un assemblaggio di gruppi etnici e religiosi - arabi sunniti, arabi sciiti, curdi - in cui soltanto i primi, purché al vertice del potere, erano veramente interessati alla creazione di uno Stato unitario. Gli sciiti hanno un forte rapporto religioso con l'Iran e hanno spesso detestato i loro concittadini sunniti più di quanto temessero gli iraniani. I curdi hanno fratelli in Turchia, in Iran, in Siria, e non hanno mai smesso di sognare il grande Kurdistan che i vincitori del 1918 avevano lasciato intravedere alla fine della Grande guerra. Qualche intelligente diplomatico americano ha prospettato l'ipotesi di una federazione, ma non è facile tracciare frontiere là dove esistono grandi risorse naturali e ogni divisione rischia di farsi a spese di qualcuno. Oggi i curdi sono pressoché sovrani nelle loro terre e gli sciiti controllano buona parte del potere a Bagdad. Ma i sunniti si considerano «espropriati» e le loro formazioni più radicali non hanno mai smesso di combattere, se necessario, persino a fianco dei terroristi di Al Qaeda.<ref name="missionemaicompiuta"/>
{{Int|Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_21/romano_volti_satrapo_1ad3ffce-fba6-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml ''I volti di un satrapo'']|''Corriere della Sera'', 21 ottobre 2011|h=4}}
*Il colonnello Muammar Gheddafi non fu soltanto il satrapo orientale, vestito di una uniforme operistica che si pavoneggiava a Roma ostentando il ritratto di Omar El Mukhtar, martire della resistenza anti-italiana, sul bavero della giacca. Prima di seppellirlo conviene ricordare che il tiranno era pur sempre un leader nazionale e che perseguì progetti diversi, quasi sempre folli, ma non privi di una loro perversa genialità.
*La Francia lo detestava per le sue interferenze nel Ciad e per l'attentato contro un aereo francese, la Gran Bretagna per l'uccisione di una poliziotta colpita da uno sgherro libico di fronte all'ambasciata di Libia a Londra, gli Stati Uniti per il contenzioso sul golfo della Sirte e l'attentato in una discoteca di Berlino, la gran Bretagna e gli Stati Uniti insieme per l'attentato contro un aereo della Pan American nel cielo scozzese di Lockerbie, i leader arabi per le sue intollerabili irruzioni negli affari interni dei loro Paesi, la Fratellanza musulmana per il modo in cui aveva perseguito, incarcerato e ucciso gli islamisti libici, la Svizzera per le misure di rappresaglia decise dal colonnello dopo l'arresto di Hannibal in un albergo di Ginevra, la Bulgaria per la lunga detenzione di alcune infermiere accusate di un reato inesistente. Aveva anche qualche amico, tra cui alcuni Stati africani e quei Paesi che, come il Venezuela di Hugo Chavez, lo consideravano una provvidenziale spina nel fianco dell'Occidente imperialista.
*La Libia era una creazione artificiale del colonialismo italiano, uno Stato composto da due territori (la Tripolitania e la Cirenaica) che avevano avuto storie diverse, popolato da tribù che avevano interessi contrastanti, abitato da circa due milioni di persone (tanti erano i libici quando Gheddafi conquistò il potere), sparse su un enorme territorio prevalentemente desertico. Demograficamente povera, economicamente sottosviluppata e priva di un forte passato nazionale, la Libia di Gheddafi era tuttavia, potenzialmente, un paese ricco, e tale sarebbe diventato a mano a mano che le grandi compagnie petrolifere scoprivano nuovi giacimenti di petrolio e di gas. A differenza di altri leader nazionali dei paesi emergenti, il colonnello ebbe quindi sempre a sua disposizione i mezzi finanziari necessari al perseguimento dei suoi obiettivi; ed è probabile che tanta abbondanza lo abbia sollecitato a concepire sogni smisurati e stravaganti. La storia della sua politica è anche la storia del suo denaro e del modo in cui venne impiegato.
*Se avesse potuto difendersi in un'aula di tribunale, Gheddafi avrebbe forse chiamato sul banco dei testimoni molti soci d'affari. Ma della sua umiliante fine politica e umana, se avesse conservato un briciolo di intelligenza, avrebbe potuto rimproverare soltanto se stesso.
===2012===
*Non posso continuare a raccontare il [[Ernst Gombrich#Breve storia del mondo|libro di Gombrich]], cara signora, anche perché non saprei rendere la freschezza, l'immaginazione e l'ironia con cui l'autore racconta la storia del mondo sino alla fine della Seconda guerra mondiale passando attraverso le diverse fasi dell'umanità.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_15/COME-AMARE-LA-STORIA-IL-LIBRO-DEL-GIOVANE-GOMBRICH_4c97cbf6-86d1-11e1-9381-31bd76a34bd1.shtml Come amare la storia]'', ''Corriere della Sera'', 15 aprile 2012.</ref>
===2013===
*Parlare con l'[[Iran]] è necessario per almeno tre ragioni. È una potenza regionale, ha un capitale petrolifero che può giovare all'intera regione ed è la guida autorevole di una minoranza musulmana, gli sciiti, che attraversa il Golfo, è maggioranza in Iraq, si estende sino alla Siria e soprattutto al Libano. Non riusciremo a spegnere i fuochi della Siria senza la collaborazione dell'Iran. E non vi saranno prospettive di pace in Afghanistan se l'Iran non sarà chiamato a fare la sua parte.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_14/termometro-teheran-romano_824822e0-d4b0-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml ''Il termometro di Teheran''], ''Corriere.it'', 14 giugno 2013.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Primavera araba]]}} Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l'[[Egitto]] di [[Hosni Mubarak]], la [[Tunisia]] di [[Zine El Abidine Ben Ali]], la [[Libia]] del colonnello [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]]. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di [[Saddam Hussein]] e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del [[Libano]]. È fallita la [[Lega Araba]]. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di [[Mohammed VI]] in [[Marocco]] a quella di [[Abdullah II]] in [[Giordania]], ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, [[Siria]] e Libia, la crisi è diventata rapidamente [[guerra civile]]. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all'altro.<ref>Da ''[http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_30/il-mediterraneo-dimenticato-sergio-romano_a6fa2238-e13e-11e2-a879-533dfc673450.shtml Il Mediterraneo dimenticato]'', ''Corriere.it'', 30 giugno 2013.</ref>
*Non è interamente colpa di Obama se le primavere arabe non hanno schiuso ai loro Paesi le porte della democrazia, se il partito americano della sicurezza gli ha impedito la chiusura di Guantánamo, se gli ayatollah iraniani non hanno accolto la sua offerta, se l'Afghanistan è sempre per metà talebano, se i sunniti iracheni contestano ai loro fratelli sciiti il diritto di governare il Paese, se il primo ministro israeliano ha preferito puntare sulla vittoria dei repubblicani nelle ultime elezioni presidenziali americane, se la Russia di Putin è più poliziesca e repressiva di quella di Medvedev. Obama ha avuto la sventura di entrare alla Casa Bianca nel momento in cui era già iniziato il lento declino dell'impero americano, e deve ora convivere con una società politica che reagisce a questa prospettiva troppo nervosamente.<ref name="ambizioniperdute">Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_12/ambizioni-perdute-di-un-presidente-romano_d38b86bc-030c-11e3-a0a3-a0e457635e2f.shtml ''Ambizioni perdute di un presidente''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2013.</ref>
*È stato un errore combattere [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]] senza accettare le responsabilità politiche dell'intervento. È stato un errore chiedere all'ambasciatore americano in Siria di prendere posizioni inutilmente provocatorie contro il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar Al Assad]]. E non ha giovato alla politica americana oscillare ambiguamente in Egitto fra i militari e la Fratellanza musulmana.<ref name="ambizioniperdute"/>
*I talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare con una potenza che ha già, comunque, deciso di ritirare le proprie truppe nel 2014. L'uccisione di [[Osama bin Laden]] nel suo fortilizio pachistano è parsa uno straordinario successo della presidenza Obama (la vendetta è sempre, per un certo periodo, consolatoria) ma ha peggiorato i rapporti degli Stati Uniti con il [[Pakistan]]. In [[Iraq]] si muore, grazie alle bombe sunnite, molto più di quanto si morisse all'epoca di [[Saddam Hussein]]. In Libia, infine, Obama ha avuto il merito di comprendere prima dei suoi alleati i rischi di una operazione che era divenuta molto più lunga del previsto. Ma del caos in cui il Paese è precipitato dopo la vittoria dei ribelli Obama non è meno responsabile di Nicolas Sarkozy e David Cameron. È davvero sorprendente che dopo tre guerre non vinte, come la buona educazione internazionale preferisce chiamare quelle perdute, gli americani e le opinioni pubbliche occidentali non vogliano essere trascinati nella quarta? Resta da capire, a questo punto, perché un uomo politico accorto e razionale come [[Barack Obama]] dovrebbe a tutti i costi prendere una iniziativa militare contro la [[Siria]].<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_01/armi-democratiche_114e22ee-12c0-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml ''Armi democratiche''], ''Corriere.it'', 1 settembre 2013.</ref>
===2014===
*{{NDR|Sullo [[Stato Islamico]]}} Per vincere abbiamo un'arma che potrebbe rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se sapremo coinvolgerli, saranno i nostri migliori alleati. Ne esistono le condizioni. Come quella creata durante la prima [[guerra del Golfo]], la coalizione contro l'Isis non potrà mai essere definita una «crociata» composta da Paesi cristiani. È una ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione musulmana. Mi piacerebbe che gli storici, un giorno, parlassero della guerra contro l'Isis come dell'evento che maggiormente avvicinò il mondo della cristianità e quello dell'Islam.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_27/i-ter-roristi-che-sono-noi-484db1c4-4604-11e4-a490-06a66b2e25ed.shtml ''I terroristi che sono tra noi''], ''Corriere.it'', 27 settembre 2014.</ref>
*[[Julius Evola]] ebbe due vite. Nel sua prima vita fu pittore, futurista, dadaista (dal nome di un movimento artistico e letterario nato a Zurigo nel 1916) e amico del suo fondatore, Tristan Tzara.<br />I quadri dipinti in quegli anni furono notati e ammirati in alcune delle grandi esposizioni europee del tempo. Ma nel 1921 attraversò una difficile crisi personale, fu attratto dagli studi filosofici e dedicò il resto della sua vita alla elaborazione di un idealismo magico in cui è visibile l'influenza di Nietzsche, del pensiero razziale di Gobineau, della filosofia indiana e di altri culti esoterici dell'Asia.<br />Aderì intellettualmente al fascismo e al nazismo perché sostenne di vedere in quei movimenti la nascita di un neo paganesimo e l'avvento di un'era eroica dominata da razze che avrebbero difeso i loro popoli dai flagelli della modernità. Uno dei suoi libri più importanti è, per l'appunto, Rivolta contro il mondo moderno. Era a Vienna nell'aprile del 1945 quando fu ferito durante un bombardamento alleato e perdette l'uso delle gambe.<br />Quando rientrò in patria, nel 1948, fu accusato di avere collaborato alla creazione di una organizzazione fascista rivoluzionaria e venne processato; ma fu assolto ed ebbe da allora nella società culturale italiana una posizione simile per certi aspetti a quella di Céline, lo scrittore anti-semita di cui venivano riconosciute, tuttavia, le grandi qualità letterarie.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_ottobre_14/L-AMICIZIA-DEGLI-OPPOSTI-JULIUS-EVOLA-E-SCHEIWILLER_e1f8ad32-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml L’AMICIZIA DEGLI OPPOSTI JULIUS EVOLA E SCHEIWILLER]'', ''corriere.it'', 14 ottobre 2014.</ref>
===2015===
*Commetteremmo un errore, a mio avviso, se pensassimo di essere il principale bersaglio dell'Islam jihadista. La vera guerra, oggi, è quella che si combatte all'interno del mondo musulmano. È la guerra tra una setta fanatica e regimi politici spesso incerti, titubanti, ma tutti più o meno collegati, per ragioni di affinità o convenienza, con l'Europa, gli Stati Uniti e la Russia. È una guerra civile senza quartiere dove le vittime musulmane sono incomparabilmente più numerose di quelle provocate dagli attentati terroristici nelle nostre città. Ed è ulteriormente complicata dall'antico odio fra le due famiglie religiose dell'Islam: sunniti e sciiti.<ref name="guerranonvaperduta">Da [http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_11/guerra-che-non-va-perduta-020eac8c-995f-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml ''Una guerra che non va perduta''], ''Corriere.it'', 11 gennaio 2015.</ref>
*Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano [[Bashar al-Assad|Al Assad]], il presidente russo [[Vladimir Putin|Putin]] e il presidente iraniano [[Hassan Rouhani|Rouhani]] non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l'Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall'estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato. Se qualche Paese occidentale fosse disposto a mettere truppe sul terreno potremmo forse fare a meno della loro collaborazione. Ma da quando gli Stati Uniti hanno eliminato questa opzione non abbiamo altra scelta fuor che quella di sostenere con tutti i mezzi di cui disponiamo quelli che sul terreno già ci sono.<ref name="guerranonvaperduta"/>
*Washington non vuole Assad, non vuole l'Isis e non vuole Putin nel Mediterraneo. Un tale groviglio di desideri incompatibili sarebbe più facilmente sostenibile se il presidente Obama fosse disposto a impegnare le forze americane sul terreno. Ma esclude anche questa possibilità, forse perché non vuole concludere il suo mandato con una operazione che ricorderebbe, anche se in circostanze alquanto diverse, quella del suo predecessore alla Casa Bianca. Ha un altro piano?<ref name="groviglioobama">Da [http://www.corriere.it/opinioni/15_settembre_10/groviglio-obama-c4b819ac-5774-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml ''Il groviglio di Obama''], ''Corriere.it'', 10 settembre 2015.</ref>
*Il presidente siriano si è sicuramente screditato ma non è una persona inutilizzabile.<ref name="obamasioppone">Citato in [http://www.tempi.it/siria-romano-obama-si-oppone-ad-assad-a-tutti-i-costi-perche-e-ideologico#.WkgpaWinGUk ''Siria. Romano: «Obama si oppone ad Assad a tutti i costi perché è ideologico»''], ''Tempi.it'', 2 ottobre 2015.</ref>
*Gli americani non si rendono conto che Assad non è solo un despota ma anche il leader di un blocco politico e sociale. Non dimentichiamo poi che esiste la simpatia dei cristiani, della media borghesia. Fino ad ora hanno parlato poco per non esporsi alle rappresaglie dell'una e dell'altra parte, ma la loro posizione è chiara.<ref name="obamasioppone"/>
*L'[[Stato Islamico|Isis]] è un movimento sunnita e noi sappiamo che in questi ultimi anni la destabilizzazione del Medio Oriente ha provocato il risveglio di un vecchio conflitto religioso tra le due anime dell'Islam, i sunniti e gli sciiti. Non c'è dubbio che questa vecchia ruggine fra le due maggiori componenti dell'Islam ha in qualche modo contribuito a rendere il conflitto ancora più aspro.<br>Il principale obiettivo dell'Islam sono i Paesi occidentali ma non escludo effettivamente che questa sorta di guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti esplosa nuovamente sia diventata importante, soprattutto per i grandi Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran, vale a dire i Paesi che sono la maggiore espressione delle due grandi anime dell'Islam.<ref name="attentatiparigi">Citato in [http://www.sulromanzo.it/blog/gli-attentati-di-parigi-sono-il-contrattacco-dell-isis-intervista-a-sergio-romano ''«Gli attentati di Parigi sono il contrattacco dell'ISIS», intervista a Sergio Romano''], ''Sulromanzo.it'', 19 novembre 2015.</ref>
*Credo che non dovremmo più parlare di "primavera araba", piuttosto constatare che quei movimenti, quelle piazze piene di gente che protestava contro il regime di Ben Ali in Tunisia e contro quello di Mubarak in Egitto erano il segno di una protesta reale, non c'è dubbio che c'era una grande insoddisfazione, soprattutto generazionale. Nuove generazioni che avevano in qualche modo ambizioni suscitate anche dal fatto che potevano, a differenza dei loro padri e dei loro nonni, vedere meglio grazie alle nuove tecnologie quello che stava accadendo altrove, quello che la modernità rappresentava in altri Paesi.<br>Però in quelle piazze non c'erano movimenti o partiti politici quindi sono certamente riusciti a cacciare Ben Ali e far dimettere Mubarak ma non sono stati in grado poi di istituire un regime nuovo, creare nuove stabilità basate su progetti organici e quindi i paesi sono in modo diverso precipitati nel caos.<ref name="attentatiparigi"/>
*Il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar al-Assad]], come quello di [[Saddam Hussein]], era un regime laico; entrambi avevano cercato di fondare la loro esistenza su principi desunti dall'Occidente. Il partito al potere, sia in Iraq che in Siria, era il [[partito Ba'th]], nazionalista e socialista, con una forte componente laica. Saddam Hussein non ha mai avuto rapporti con Al-Qaeda, anche se questa era l'accusa da parte degli Stati Uniti, l'argomento o il pretesto per cui hanno deciso di fargli la guerra.<br>Paradossalmente era più simile a uno stato europeo quello di Bashar al-Assad, ma anche quello di Saddam Hussein insieme all'Egitto, di quasi tutti i Paesi arabo-musulmani.<ref name="attentatiparigi"/>
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2015/11/05/news/non-possiamo-che-fidarci-di-erdogan-89279/ ''Non possiamo che fidarci di Erdogan'']|''Ilfoglio.it'', 5 novembre 2015|h=4}}
*Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno.
*Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l'uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto?
*In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l'unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico.
===2016===
*Non c'era Al-Qaeda in Iraq nel 2003 quando gli Stati Uniti invasero e occuparono il Paese, apparve nel momento in cui, avendo disintegrato il regime di Saddam Hussein, trovarono spazio per le loro ambizioni, per i loro piani strategici.<ref name="attentatiparigi"/>
*[[Bashar al-Assad|Assad]] e [[Vladimir Putin|Putin]] sono autoritari e spregiudicati, ma anche molti generali democratici, durante la Seconda guerra mondiale, non si sono comportati diversamente.<ref>Da [http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_14/illusione-un-ponte-aleppo-9353b762-6188-11e6-8e62-f8650827a70c.shtml ''L'illusione di un ponte per Aleppo''], ''Corriere.it'', 13 agosto 2016.</ref>
*Le ragioni per cui la Russia è entrata in campo in Siria sono abbastanza chiare. Quando scoppiarono le prime rivolte arabe, alcuni governi occidentali si schierarono subito contro il governo di Bashar al Assad. Lo hanno fatto molto probabilmente nella convinzione che la fine del regime avrebbe comportato anche la fine della vecchia presenza "sovietica" nelle basi siriane. Non è difficile comprendere quindi perché la Russia sia intervenuta. Voleva difendere il suo alleato e soprattutto la sua tradizionale posizione nella regione. Oggi la sua strategia mi sembra tutto sommato abbastanza chiara. La Russia e il governo siriano potrebbero rinunciare ad una parte del territorio soltanto se il regime di Assad riuscisse a ristabilire la sua autorità nell'area che va da Damasco ad Aleppo. Questa è la ragione per cui Aleppo è al cuore del conflitto. Non si può dunque parlare ancora di una "Pax russa" in Medio Oriente perché gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti. Credo che la Russia continuerà a perseguirli. Ma non si può combattere indefinitamente e Mosca potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica.<ref>Citato in ''[http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Sul_nuovo_ruolo_della_Russia_un_commento_di_Sergio_Romano.html Sul nuovo ruolo della Russia, un commento di Sergio Romano]'', ''Treccani.it'', 3 novembre 2016.</ref>
===2017===
*Nel suo ultimo discorso, pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, [[François Mitterrand]] disse di essere nato durante la Prima guerra mondiale, di avere fatto la Seconda e di essere giunto alla conclusione, durante la sua vita, che «il [[nazionalismo]] è la guerra».<ref>Citato in ''L'alleanza effimera dei populisti'', ''Corriere della Sera'', 24 gennaio 2017, pp. 1 e 26.</ref>
*Se le nostre democrazie hanno deciso che eliminare [[Bashar al-Assad|Assad]] è una condizione irrinunciabile, dovrebbero prepararsi a ciò che potrebbe succedere dopo.<ref name="guerresonodue">Da [http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_13/i-nemici-dell-occidente-doppia-guerra-siriana-d3f71eee-1fa1-11e7-a630-951647108247.shtml ''Ma non bisogna dimenticare che in Siria le guerre sono due''], ''Corriere.it'', 12 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile siriana]]}} L'unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l'islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, deve fare fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d'occhio il barometro elettorale. Ma se hanno deciso che la eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani.<ref name="guerresonodue"/>
*Sappiamo che cosa è accaduto. L'Iraq è diventato teatro di una guerra che dura da quattordici anni, ha contagiato l'intera regione e ha lasciato sul terreno un numero incalcolabile di vittime civili. La Tunisia ha dimostrato di avere forti spiriti democratici, ma è continuamente minacciata da gruppi jihadisti lungo le sue frontiere meridionali ed è diventata un vivaio di reclute per le milizie dell'Isis. L'Egitto è stato governato per parecchi mesi dalla Fratellanza Musulmana (una organizzazione che ha rivelato, quando è andata al potere, il suo volto integralista) ed è passato dalla semi-democrazia di Mubarak al regime autoritario e poliziesco del maresciallo Al Sisi. La Libia è stata devastata da una guerra tribale non ancora conclusa ed è oggi il principale capolinea mediterraneo delle migrazioni provenienti dal continente africano. La matassa siriana, in questo quadro, è la più imbrogliata. Di fronte alle proteste popolari Bashar Al Assad ha scelto di restare al potere e di resistere agli insorti. Ha riscosso qualche successo militare perché, a differenza di altri leader, ha potuto contare su alcuni importanti alleati: gli alauiti (una minoranza etnico-religiosa che appartiene alla grande famiglia sciita), i militanti del partito Baath, la borghesia commerciale e industriale di Aleppo, i cristiani e due grandi potenze: la Russia, presente in Siria con due basi militari sin dagli anni in cui si chiamava Unione Sovietica, e l'Iran degli Ayatollah.<ref name="guerresonodue"/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ha vinto perché la [[Francia]] aveva paura del vuoto creato dalla scomparsa di alcuni grandi partiti, del terrorismo islamista, della crisi economica, del grande disordine mondiale e della incognita rappresentata dalla destra nazional-populista.<ref>Da ''La sindrome bonapartista dei francesi'', ''Corriere della Sera'', 19 giugno 2017.</ref>
*Durante i lavoro della conferenza che si aprì all'Hotel Semiramis del Cairo il 12 marzo 1921 per discutere gli assetti territoriali del Medio Oriente dopo la Grande guerra, Winston Churchill, allora ministro delle Colonie, non riusciva a distinguere i sunniti dagli sciiti. Tuttavia questo non gli impedì di creare in quella occasione due Stati arabi.<br>Con la sabbia e le oasi di un territorio che si era chiamato sino ad allora Mesopotamia impastò il regno dell'Iraq.<ref>Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/07_Luglio/09/romano.shtml ''L'illusione inglese: un mondo senza ayatollah''], ''Corriere.it'', 29 settembre 2017.</ref>
{{Int|Da [https://libreriamo.it/news/sergio-romano-dalla-russia-di-putin-allamerica-di-trump-le-nostre-democrazie-smarrite/ ''“Dalla Russia di Putin all'America di Trump, le nostre democrazie malate”'']|''Libreriamo.it'', 2017|h=4}}
*Putin è l'uomo che in qualche modo si è addossato una responsabilità: quella di restituire dignità e, per quanto possibile, potenza al suo paese.
*Mi pare che ciò che abbia avuto più importanza per Putin sia stato il crollo dell'Unione Sovietica, nonché della sua patria, un paese che aveva un suo statuto in Europa e nelle relazioni internazionali, un paese che improvvisamente si è disfatto.
*La Nato è un'alleanza molto diversa dalle alleanze del passato. È un'alleanza politico-militare fatta per fare la guerra. Infatti ha un comando supremo permanente, ha delle basi permanenti in Europa ma anche altrove. Un'alleanza così non può non avere un nemico, è concepita e organizzata in funzione di un nemico. Se non ha un nemico non ha motivo di esistere.
*I russi hanno sempre preferito nelle presidenziali americane il candidato repubblicano a quello democratico. [...] I repubblicani sono più isolazionisti, meno impiccioni, meno portati a esportare democrazia nel mondo. Sono quindi più realisti, più isolazionisti. I democratici, invece, sono generalmente molto più militanti sotto il profilo democratico, poi naturalmente anche loro si contraddicono, vengono a patti con paesi non democratici, però il partito democratico ha una storia molto più interventista. Ma in generale i russi sono andati abbastanza d'accordo coi repubblicani, Gorbačëv e Reagan, Putin e George W. Bush. Era chiaro che i russi avrebbero preferito Trump.
*Dopo la grande prova storica dell'invasione dei mongoli e dei tartari, che ha duramente provato il paese, nel momento del Granducato di Moscovia la Russia comincia a crescere, fino a diventare poi un impero. Questo accade su una scala geograficamente colossale. Ancora oggi, la Russia, nonostante le numerose mutilazioni, è di gran lunga lo stato più grande al mondo. E questo allargamento dello stato russo è sempre avvenuto a spese di imperi declinanti, quelli che circondavano prima il Granducato di Moscovia e poi lo stato dello Zar. Questi imperi declinanti erano l'impero cinese, l'impero persiano e l'impero ottomano. Erano i tre grandi imperi che si erano spartiti l'Asia. Quando cominciano a declinare, la Russia inesorabilmente. Che tipo di identità può dare lei a un paese che ogni decennio ingloba centinaia e centinaia di persone appartenenti a stirpi e a gruppi nazionali differenti?
*La Russia, soprattutto dopo il declino di Bisanzio, si è sempre considerata erede di quella grande tradizione bizantina. Però le popolazioni che fanno parte dell'impero russo sono di straordinaria varietà etnica: ci sono gli armeni, i georgiani, gli uzbeki, i turcomanni, e tanti altri. Inoltre nei confronti di questi popoli la Russia non si è mai comportata come potenza coloniale. È autoritaria, e certamente impone la sua autorità con grande durezza, però i suoi cittadini non russi hanno sempre ottenuto le cariche più alte.
*Il padre di Aliyev, che è l'attuale presidente dell'Azerbaigian, era un personaggio sovietico di grande importanza. Ed è un azero, non ha proprio nulla di slavo.
*La letteratura è stato il cemento del paese. Puskin è il loro Dante, è il grande maestro della lingua, il grande poeta, il grande drammaturgo. Poi naturalmente sono venuti Gogol, Dostoevskij a Tolstoj. La letteratura ha cementato l'identità russa. Poi si sono inventati l'[[Eurasiatismo|Eurasia]]. Noi siamo qualche cosa che voi europei non siete. Noi abbiamo un'originalità che ci rende in qualche modo autonomi sotto il profilo della nostra autocoscienza, perché siamo euroasiatici.
===2020===
{{Int|Da ''Il regime alla prova''|''La Stampa'', 12 gennaio 2020|h=4}}
*Il generale [[Qasem Soleimani|Qassem Soleimani]], di cui Donald Trump ha decretato la morte, era un militare, ma anche probabilmente, insieme alla Guida Suprema dell'Iran (l'Ayatollah [[Ali Khamenei]]), l'uomo più popolare del suo Paese.
*Dopo avere combattuto nella [[Guerra Iran-Iraq|guerra degli 8 anni]] contro l'Iraq (quando il Paese di Saddam Hussein godeva del sostegno americano), Soleimani era diventato un eroe nazionale e un possibile successore del Grande Ayatollah alla guida del Paese. Ma anche queste sono considerazioni a cui Trump non è sensibile. Il suo dichiarato obiettivo era quello di provocare in Iran, con sanzioni e altri mezzi, un cambiamento di regime. Se questo era il suo scopo, tuttavia, la morte di Soleimani sembra avere avuto l'effetto opposto: quello di garantire al regime di Teheran una crescente popolarità.
*{{NDR|Sulla [[Rivoluzione iraniana]]}} Per l'Iran la partenza dello [[Mohammad Reza Pahlavi|Scià]] nel 1979 è una pagina gloriosa di storia nazionale, il giorno in cui il Paese vendica il colpo di Stato con cui gli americani e gli inglesi, nel 1953, si erano sbarazzati di un leader progressista, [[Mohammad Mossadeq|Mohammad Mossadegh]] per restituire il potere a Reza Pahlevi. Per gli americani la cacciata dello Scià, invece, è la perdita dell'uomo che era stato per molti anni la sentinella degli Stati Uniti nel Golfo Persico.
*Naturalmente anche in Iran esistono fazioni bellicose, islamisti fanatici, strateghi del «tanto peggio tanto meglio». Ma le scuse offerte dal [[Hassan Rouhani|presidente Rouhani]] quando un missile iraniano ha abbattuto un aereo ucraino, dimostrano che vi sono interlocutori con cui l'Europa può parlare per fare una politica diversa da quella che è stata fatta sinora.
{{Int|Da ''[https://www.affarinternazionali.it/2020/02/parla-lambasciatore-sergio-romano/ Parla l'ambasciatore Sergio Romano]''|''Affarinternazionali.it'', 26 febbraio 2020|h=4}}
*Naturalmente, ogni Paese ha le sue strutture e non ci si può sorprendere se quelle dei Paesi che ancora qualche tempo fa chiamavamo del terzo mondo, non sono attrezzati come quelli occidentali. Non mi sembra sia sorprendente. Tuttavia, credo si stia reggendo alla sfida.
*[[Boris Johnson]] è un camaleonte, perciò a un certo punto dirà cose diverse, uscendo dalla sua posizione di liberista radicale. Siccome è un camaleonte, dirà al suo elettorato altre cose, correggendo da più parti il suo messaggio. Insomma, cercherà di sopravvivere, perché tutto gli è contro in questo momento. La rivoluzione economico-sociale che voleva fare, la riproponeva sulle orme di Trump, contando sul sostegno degli Stati Uniti che avrebbero fatto con il Regno Unito un accordo molto liberista e vantaggioso per Londra. Adesso si sta accorgendo che le cose non stanno così, lo avrebbe dovuto capire prima, ma ha ora compreso l'inaffidabilità di Trump. Punterà a conservare il potere, visto che il consenso nei suoi confronti non è caduto. La Gran Bretagna attraversa un momento di grande delusione nei confronti della democrazia rappresentativa, con la Camera dei Comuni, gioiello della sua storia, che non sta funzionando e il Paese che attraversa una fase difficile. Ecco... Boris Johnson è l'uomo che galleggerà
*Se Bloomberg vince le elezioni americane, gli Stati Uniti passeranno da un presidente milionario a uno miliardario. Questo è il mondo dell'economia oggi: la finanza ha vinto e continuerà a fare qualche cosa buona e molte cose pessime.
*Se la democrazia non funziona e l'economia ha favorito la crescita del potere finanziario, a dispetto di quello sudato e guadagnato nelle industrie, c'è qualcosa che non va... mi creda.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_08/salute-nuovo-diritto-tutti-f75bec68-9157-11ea-8c7e-3b270f2639b4.shtml ''Salute, un nuovo diritto per tutti'']|''Corriere della Sera'', 8 maggio 2020|h=4}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall'Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all'inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce.
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti.
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-usa-isolati-ma-russia-e-cina-non-sono-minacce-per-leadership-mondiale-111375/ ''"Usa isolati, ma Russia e Cina non sono minacce per leadership mondiale"'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Ilriformista.it'', 6 giugno 2020|h=4}}
*Esercitare la leadership a livello mondiale affatica, stanca. E gli Stati Uniti, anche oltre le pecche evidenti dell'attuale presidente, questa stanchezza l'avvertono.
*Trump è l'uomo che ha provato a smantellare tutte quelle istituzioni e organismi sovranazionali che hanno cercato di disciplinare, in qualche modo, la società internazionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale: disciplinare i traffici commerciali, i rapporti economici e quelli militari. Da [[Prima presidenza di Donald Trump|presidente]], Trump si è trovato a fare i conti con un mondo di grandi organismi e istituzioni internazionali. Un mondo che Trump, anche per ragioni personali antecedenti al suo ingresso alla Casa Bianca, ha sempre concepito, vissuto, come un qualcosa di ostile, di limitante.
*L'Europa può trarre vantaggio dal declino della leadership americana. Ma deve crederci e non dividersi, come continua a succedere, quando uno dei leader europei più attivi su questa linea, il Presidente francese Emmanuel Macron, prova ad agire per riempire i vuoti lasciati sullo scacchiere internazionale dall'America di Trump.
*Fuori da una narrazione compiaciuta sull'orgoglio nazionale dimostrato nell'affrontare l'emergenza virale, la realtà evidenzia come questa epidemia abbia spaccato il Paese, tra quanti ritengono che sia assolutamente prioritario, totalmente direi, tutelare la salute come bene comune, e quanti, pur non disconoscendo l'importanza della tutela della salute, ritengono che sia più importante far ripartire l'economia e accumulare ricchezza. Personalmente mi auguro che una volta contenuta l'emergenza Covid-19, questa faida interna possa essere ricomposta. A beneficio del sistema-Italia. Noi oggi stiamo vivendo un passaggio decisivo, forte, verso una società digitale. E in questo, come Italia siamo molto indietro. Non c'è solo la società digitale, ma anche l'intelligenza artificiale. Un esempio: oggi si parla molto delle vetture senza guidatore, come l'investimento del futuro in questo settore. Bene, ma senza la banda larga, il 5G, senza la realizzazione di città informatizzate, non si va da nessuna parte. E i sogni restano tali. Dobbiamo agire più rapidamente, investire maggiori risorse finanziarie e umane in questo campo, se non vogliamo essere tagliati fuori da un mondo, anche economico, sempre più globalmente digitalizzato.
===2021===
{{Int|Da [https://www.huffingtonpost.it/entry/assalto-al-congresso-sergio-romano-sintomi-del-declino-americano_it_5ff6d403c5b6ef6b1583b967 ''Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"'']|Intervista di Giacomo Galanti sull'[[assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021]], ''Huffingtonpost.it'', 7 gennaio 2021|h=4}}
*L'assalto al Congresso non me l'aspettavo ma non mi sorprende. [...] Questo paese una guerra civile l'ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così.
*L'America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c'è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso.
*Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell'America nella società internazionale. Se l'americano medio un po' razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be', credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c'è.
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/08/16/news/-ora-l-ue-sia-protagonista-in-afghanistan-parla-sergio-romano-2780284/ ''"Gli Usa sono inaffidabili. Ora l'Ue sia protagonista in Afghanistan"'']|Intervista di Ruggiero Montenegro sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilfoglio.it'', 16 agosto 2021|h=4}}
*Bisognerebbe chiedersi se l'Occidente ha qualche scusante e ce ne sono poche oggi. Ci siamo impegnati per anni, cercando di portare l'Afghanistan sulla via della modernizzazione, e in qualche misura anche con dei risultati, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di vita. Ma solo fino a che avevamo interessi. Una volta che questi si sono ridotti, per varie ragioni, di politica interna ed estera, abbiamo trascurato il problema afghano.
*Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase in cui gli equilibri interni hanno grande rilievo, e quindi devono in qualche modo seguire l'opinione pubblica che voleva il ritiro dall'Afghanistan. Si potrebbe dire che gli Usa vivono una fase di ipersensibilità elettorale, e questo ha inciso sulle loro decisioni
*C'è da aspettarsi una nuova ondata migratoria. Anche se l'Unione europea mi pare non voler affrontare neppure questo tipo di problema. Eppure sarebbe proprio nell'interesse europeo trovare una soluzione.
*Le gelosie tra paesi occidentali rendono i talebani più efficaci. Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo. E se l'Ue non se ne rende conto, se non partecipa alla gestione di questa fase, perde una grande occasione
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/kabul-e-la-fine-dellimperialismo-occupazione-dellafghanistan-fuori-tempo-massimo-parla-lex-ambasciatore-romano-243657/?refresh_ce ''“Kabul è la fine dell'imperialismo, occupazione dell'Afghanistan fuori tempo massimo”, parla l'ex ambasciatore Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilriformista.it'', 27 agosto 2021|h=4}}
*Adesso gli imperi coloniali stanno scomparendo. Questi imperi non hanno più ragione di esistere. Però un certo desiderio di continuare a recuperare poteri perduti esiste ancora nelle società politiche degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'Occidente in generale. C'è ancora un tentativo di recuperare spazi perduti. E allora l'Afghanistan è diventato, per così dire, il boccone più desiderabile, anche per il grande disordine che vi regna. Tutto questo ha aperto delle prospettive. Detto questo, bisognerebbe chiedersi tanto per cominciare se tutto ciò abbia un senso. Perché francamente ai tempi degli imperi coloniali un senso ce l'aveva: c'era una gara, questa gara era in qualche modo giustificata dai rapporti internazionali e anche in qualche caso da considerazioni esclusivamente economiche, cioè lì c'era qualcosa che poteva servirmi e allora si cercava di metterci le mani sopra. In questa faccenda afghana c'è una nota di controtempo, che la rende qualche volta addirittura un po' ridicola. Questo gioco all'imperialismo ormai defunto...
*Con la fine della Guerra fredda, la Nato è finita tra i disoccupati. E siccome a un certo punto, qualche persona, anche in buona fede, ha pensato che dopotutto la Nato rappresenta pur sempre un legame con gli Stati Uniti che non sarebbe prudente mandare a carte all'aria, e allora c'è questo tentativo della Nato di rivalutare se stessa, di dimostrare uno scopo, una qualche utilità. Io guardo soprattutto a noi, all'Europa, perché in Europa ci sono Paesi e gruppi politico-sociali che questo discorso sulla Nato lo fanno. Questo discorso di rivalutazione della Nato con queste funzioni, presenta per noi uno straordinario svantaggio. Perché ci fa dimenticare che la prossima mossa dell'Unione Europea è ricostruire la Ced, la Comunità Europea di Difesa che poi saltò al Parlamento francese. Noi dobbiamo far rinascere la Ced. Non si chiamerà più così, si chiamerà Unione Europea di Difesa o qualcosa del genere. Noi non abbiamo bisogno della Nato. Noi abbiamo bisogno dell'Unione Europea di Difesa.
*Loro sono la negazione di tutto ciò che noi consideriamo utile per il maggior numero possibile di persone. Sono esattamente il contrario. Perché i Talebani non sono una formazione politica. Sono dei “missionari”. E ragionare con i missionari non è mai facile, e qualche volta è addirittura inutile.
===2022===
{{Int|Da [https://www.quotidiano.net/esteri/lucraina-resti-neutrale-e-fuori-dalla-nato-1.7336301 ''Sergio Romano: "L'Ucraina resti neutrale e fuori dalla Nato"'']|Intervista di Alessandro Farruggia, ''Quotidiano.net'', 7 febbraio 2022|h=4}}
*Non credo che ci sia l'intenzione della guerra né da una parte né dall'altra. Possiamo quindi sperare che si riesca a controllare la situazione. Ma talvolta il cavallo scappa di mano.
*Il problema è che l'Ucraina ha dei legami molto forti con la Russia. La storia, la cultura, rendono i due Paesi quasi fratelli gemelli. L'idea di una Ucraina che diventa parte della Nato è quindi inaccettabile per Mosca. E credo con qualche ragione. L'America sembra non essere pienamente consapevole di questo, gioca d'azzardo, convinta che la Russia, alla fine, accetterà il fatto compiuto.
*Il pericolo russo credo sia oggi molto esagerato e che in America venga utilizzato come giustificazione. Dobbiamo chiederci se il pericolo è reale o se l'America ha bisogno di un nemico senza il quale la sua politica militare non sta in piedi.
*Io ho sempre pensato che c'è una soluzione per l'Ucraina: la neutralità. L'Ucraina dovrebbe essere la Svizzera dell'Europa orientale. La neutralità è una sovranità che tutti hanno l'interesse di proteggere. L'Ue dovrebbe avere il coraggio di proporlo, anche se questo non piacerebbe agli Stati Uniti.
{{Int|Da [https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/01/news/sergio_roman-1915561/ ''Romano: «Più Europa e meno Nato per depotenziare Putin»'']|Intervista di Stefano Iucci sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Collettiva.it'', 1 marzo 2022|h=4}}
*Trovo interessante - anche se il tutto va preso con grande prudenza - che il concetto di neutralità sembra essere entrato anche nel progetto di Putin. Certo, il leader russo parla anche di una Ucraina denazificata, ma questo fa parte della sua propaganda, della sua strategia. Però poi aggiunge che l’obiettivo finale è la neutralità del paese. Per fortuna questa parola non è scomparsa dal linguaggio politico, staremo a vedere.
*Io credo che l’Unione europea abbia sofferto le conseguenze della presenza della Nato, perché i paesi dell’Est che sono entrati nella Nato e che sono anche membri dell’Ue tengono più alla Nato di quanto non tengano all’Unione. [...] La Nato assicura loro ciò a cui più tengono: vale a dire un rapporto molto stretto con gli Usa da cui sperano anche di essere protetti in certe eventualità. Insomma: abbiamo acquisito dei membri che - uso una brutta espressione – hanno un "padrone" altrove. E questo non giova all’Unione: significa che abbiamo degli amici che non sono del tutto amici.
*Sono convinto che il prossimo passo per garantirsi un’esistenza "positiva" nel tempo sia quello di dotarsi di un’organizzazione militare comune. In altre parole, l’Unione europea deve sostituirsi alla Nato.
{{Int|Da [https://www.ilmessaggero.it/politica/putin_ucraina_russia_perdera_sergio_romano_intervista-6540365.html ''Sergio Romano: «Putin potrà anche vincere la guerra, ma alla fine perderà. Il mondo lo sta isolando»'']|Intervista di Giuseppe Scarpa sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilmessaggero.it'', 4 marzo 2022|h=4}}
*Questo restauratore dell'impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa bellica produce il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza. Adesso sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui.
*Sono sempre stato molto critico su alcune decisioni della Nato. L'Alleanza ha un punto di riferimento forte che sono gli Usa. Chi entra nell'Alleanza entra in un'organizzazione in cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante. Tuttavia associare Hitler all'America, come sta facendo Lavrov, è sbagliato, stupido. Ho la sensazione che lo stesso ministro degli Esteri russo, diplomatico di grande esperienza, stia dicendo cose gradite a Putin.
*Noi dobbiamo evitare di mettere l'intero Paese in un angolo. Dobbiamo cercare di mettere in un angolo Putin. A Mosca ci sono personalità capaci di sostituirlo.
{{Int|Da [https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/i-nord-e-i-sud-del-mondo/interviste/2022/03/15/sergio-romano-putin-e-un-dittatore-il-suo-vero-obiettivo-non-e-lucraina/ ''Sergio Romano: «Putin è un dittatore, il suo vero obiettivo non è conquistare l'Ucraina»'']|Intervista di Giambattista Pepi sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Quotidianodelsud.it'', 15 marzo 2022|h=4}}
*Le sanzioni di oggi possono essere equiparate agli assedi dei castelli nell’antichità, quando si cercava di fiaccare la resistenza prendendo i popoli che vi erano asserragliati per fame.
*Non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano.
*Tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Paese. Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo.
*L’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa. Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_agosto_31/gorbaciov-ricordo-sergio-romano-aveva-l-abito-giusto-ma-poche-idee-porto-liberta-ma-affosso-l-economia-6e09887c-296b-11ed-91c7-dee004e78fda.shtml ''Gorbaciov, il ricordo di Sergio Romano: «Aveva l’abito giusto, ma poche idee. Portò la libertà ma affossò l’economia»'']|Intervista di Paolo Salom sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 31 agosto 2022|h=4}}
*Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti.
*Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico.
*Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna. Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_03/gorbaciov-eltsin-fine-urss-bed03c02-2bbd-11ed-b268-2b12bb5640dc.shtml ''Sergio Romano: Gorbaciov responsabile della fine dell’Unione sovietica? Fu più colpa di Eltsin'']|Sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 3 settembre 2022|h=4}}
*Per noi è l’uomo che ha messo fine alla guerra fredda, stretto rapporti cordiali e positivi con tutte le democrazie occidentali (fece una eccellente impressione sulla signora Thatcher, durante un viaggio a Londra), tessuto utili relazioni personali con i maggiori leader del pianeta, aperto i mercati del suo Paese al commercio internazionale. Per molti russi, invece, Gorbaciov sarebbe responsabile della disintegrazione dell’Unione Sovietica.
*{{NDR|Sul [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|PCUS]]}} Era certamente vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua puntigliosa burocrazia. Ma era altrettanto vero che il partito era la spina dorsale del Paese.
*Un altro colpo mortale fu inflitto al Paese quando fu deciso di privatizzare le aziende statali. Per realizzare questo disegno ed evitare che il cittadino russo cadesse nuovamente tra le braccia del comunismo, fu deciso che tutti sarebbero diventati proprietari. L’obiettivo era chiaro ma l’applicazione avrebbe richiesto una maggiore gradualità. Per aumentare il numero dei proprietari fu deciso che ogni cittadino russo avrebbe ricevuto una somma di voucher (noi diremmo «buoni») con cui avrebbe comperato il maggior numero possibile di azioni. Ma a questo punto entrarono in scena persone abili e spregiudicate che comperavano voucher per farne azioni. E in tempi relativamente brevi la vecchia patria del comunismo divenne un mercato di voucher.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/le-sanzioni-alla-russia-sono-un-atto-di-guerra-intervista-a-sergio-romano-318020/ ''“Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra”, intervista a Sergio Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilriformista.it'', 9 settembre 2022|h=4}}
*Il passaggio al nucleare è un passaggio drammatico se non addirittura tragico. E questo, paradossalmente, ci risparmia o per lo meno ci ha risparmiato sinora dalla guerra totale, quella vera.
*L’America sta attraversando una crisi. Una crisi istituzionale, costituzionale, molto profonda. Trump ha in qualche modo aperto un nuovo capitolo della storia politica americana. Continua ad essere considerato un pericolo, è certamente uomo che in circostanze internazionali di particolare importanza, cercherebbe di valorizzare se stesso. E valorizzare se stesso significa criticare chi è al potere.
*La Russia in cui agiva Gorbaciov era ancora, nonostante Gorbaciov fosse un uomo nuovo, retta da metodi “staliniani”, con un forte rigore e rigidità. Adesso la Russia è diventata più agile, i suoi uomini politici si muovono con maggiore disinvoltura, forse troppa. Stiamo parlando di due realtà completamente diverse.
*{{NDR|Su [[Michail Gorbačëv]]}} Ha avuto il merito di restituire al suo Paese la libertà di pensiero, la libertà di stampa ma soprattutto la libertà di viaggiare. Non bisogna dimenticare che prima di Gorbaciov l’Urss era un paese in cui il cittadino sovietico viaggiava con grandi difficoltà, e non soltanto all’estero. In altri campi è stato meno efficace anche se certamente non sarebbe stato facile per nessuno cambiare da un giorno all’altro le cose nell’Urss. Purtroppo non aveva un programma economico che invece fu usato e molto efficacemente dal suo successore che fu Boris Eltsin.
*Certo, non siamo la maggiore delle grandi potenze o una grande potenza, però siamo potenza. Io me ne accorgo non quando qualcuno a Roma si batte il petto e dice siamo una grande potenza. Me ne accorgo quando vedo il modo in cui ci considerano dall’estero. E si chiedono cosa l’Italia potrebbe fare in questo caso. Insomma, siamo un Paese che conta.
===Da ''Lettere al Corriere''===
*L'Italia non è uno Stato laico: è uno Stato concordatario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-19/02.spm Stato concordatario]'', 19 luglio 2005)
*È vero che molti italiani non decidono la destinazione dell'8 per mille, ma la maggioranza di coloro che danno una indicazione sceglie la Chiesa. Che cosa può osservare un laico di fronte a una tale decisione? Forse semplicemente che molti italiani, credenti o no, riconoscono alla Chiesa un'utile funzione sociale o, peggio, che non si fidano del modo in cui lo Stato spende i suoi soldi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-20/01.spm L'8 per mille e i suoi precedenti storici]'', 20 luglio 2005)
*{{NDR|Sul magistrato che si è rifiutato di amministrare la giustizia finché nell'aula non toglieranno il crocifisso}} Personalmente credo che un pubblico ufficiale non dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-10-26/01.spm Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudice]'', 26 ottobre 2005)
*Benché «filosofo del fascismo», secondo la definizione che accompagnava abitualmente il suo nome, [[Giovanni Gentile|Gentile]] proteggeva l'autonomia della Normale dalle ingerenze di [[Carlo Scorza]], responsabile dei Fasci giovanili, e cercava di tenere la politica lontana, per quanto possibile, dallo straordinario palazzo del Vasari che domina la piazza dei Cavalieri. [...] Gentile e [[Aldo Capitini|Capitini]] si separarono [...] nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Il filosofo disse di sperare che «le future esperienze gli facessero vedere la vita e la realtà delle cose sotto un aspetto diverso»; e Capitini rispose che non poteva fare altro che «contraccambiare l'augurio». Fu certamente una rottura. Ma non appena il giovane pacifista uscì dalla sala, il filosofo si voltò verso [[Francesco Arnaldi]], che aveva assistito a questo scambio di battute, e disse «Abbiamo fatto bene a mandarlo via perché, oltre tutto, è un galantuomo». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/04/Aldo_Capitini_pacifismo_alla_Scuola_co_9_060704006.shtml Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale]'', 4 luglio 2006<!--, p. 37-->)
*{{NDR|Sulla casta dei giornalisti e la cancellazione dell'Ordine}} L'idea che ogni persona debba essere giudicata dai suoi pari prefigura un possibile conflitto di interessi ed è feudale, cioè tipica di una società costituita da poteri autonomi, autogestiti e autoreferenziali. Gli Ordini obbediscono inevitabilmente alla logica dell'autoconservazione e del potere. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/06-12-30/01.spm Ordini professionali: l'anomalia dei giornalisti]'', 30 dicembre 2006)
*Il trattato di Osimo (Ancona) del 1975 confermò le intese provvisorie del 1954 e fissò definitivamente la frontiera italo-jugoslava cedendo al regime di Tito l'Istria, le isole italiane della Dalmazia, Fiume e buona parte della Venezia Giulia. Oggi, dopo quanto è accaduto in Jugoslavia negli anni Novanta, sappiamo che sarebbe stato meglio non firmarlo. (Da ''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-02-15/01.spm Il trattato di Osimo e la Ostpolitik dell'Italia]'', 15 febbraio 2007)
*È bene ricordare che Roosevelt dichiarò guerra soltanto al Giappone. Furono i tedeschi e gli italiani che dichiararono guerra agli USA l'11 dicembre 1941. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-05-23/01.spm George Washington e l'isolazionismo americano]'', 23 maggio 2007)
*In tutte le scuole europee e americane l'insegnamento della storia è servito ad affermare la legittimità degli Stati nazionali e a suscitare l'orgoglio dei loro cittadini. Gli autori dei manuali scolastici risalivano il corso del tempo per individuare e ingrandire fattori e vicende che sembravano preannunciare il destino nazionale dei popoli insediati su un particolare territorio. Abbiamo appreso la storia come un teorema rovesciato, ricavando le premesse che ci facevano comodo. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-26/01.spm Studiare la storia dimenticata dai manuali]'', 26 giugno 2007)
*Esistono dichiarazioni a cui la classe politica italiana ricorre frequentemente: ho fiducia nella giustizia; le manifestazioni popolari sono il sale della democrazia; il capo dello Stato è il presidente di tutti gli italiani; gli scioperanti hanno esercitato il loro diritto; le forze dell'ordine hanno dato prova di abnegazione. Sono il "politicamente corretto" degli italiani e vengono usate generalmente quando colui che se ne serve pensa esattamente il contrario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-28/02.spm Il pensiero e la parola]'' 28 giugno 2007)
*A proposito di [[Wikipedia]], caro Magini, posso dirle soltanto che questa enciclopedia online è uno dei frutti più sorprendenti della grande rivoluzione che il computer personale e Internet hanno provocato nel campo della comunicazione. In un articolo pubblicato dal settimanale Mondo del 13 luglio, Andrea Turi ricorda che la parola "wiki" viene dal linguaggio parlato nelle isole Hawaii e significa "rapido". La parola allude alla rapidità con cui le informazioni appaiono sullo schermo, ma vale anche per il suo straordinario sviluppo in pochi anni. È nata in inglese il 15 gennaio 2001, ma sono bastati soltanto quattro mesi perché venissero create 13 edizioni fra cui una italiana. Oggi il suo sito è uno dei dieci più frequentati nel mondo e registra ogni sei mesi circa sei miliardi di accessi. È una enciclopedia in cui tutti possono scrivere e a cui tutti possono attingere. Si compone di circa sette milioni di voci (poco meno di 350.000 in italiano) ed è scritta in circa 250 lingue da uno stuolo di collaboratori anonimi, curiosi, appassionati di temi particolari e ansiosi di gettare le loro informazioni nel grande mondo della rete. Insomma Wikipedia è una cattedrale che cresce spontaneamente, senza disegni e architetti grazie alla collaborazione di parecchie migliaia di muratori volontari. È inevitabile, in queste condizioni, che qualche colonna sia sghemba, qualche arco mal calcolato, qualche pietra difettosa, qualche prospettiva ingannevole. Ma gli errori ideologici, le sviste e i partiti presi non mi impediranno di continuare a consultarla. Raccomando ai lettori di fare altrettanto con il tradizionale ammonimento che accompagna le buone medicine: usare con cautela.<ref>Rispondendo a un lettore preoccupato dell'attendibilità di Wikipedia, il quale citava una versione vandalizzata della voce [[w:Sergio Romano|Sergio Romano]] contenente opinioni personali e accuse di fascismo.</ref> (da ''[http://www.corriere.it/solferino/romano/07-09-25/01.spm Come insegnare il friulano e leggere Wikipedia]'', 25 settembre 2007)
*{{NDR|Su [[Alija Izetbegović]]}} I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (da ''[https://www.corriere.it/romano/09-04-04/01.spm I musulmani di Bosnia nella Jugoslavia di Tito]'', 4 Aprile 2009)
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Adua]]}} La notizia dello sconfitta arrivò in Italia nella giornata del 2 marzo. A Milano e in altre città dell'Italia settentrionale la gente si riversò nelle strade e occupò le stazioni per impedire la partenza dei rinforzi che dovevano imbarcarsi per l'Africa di lì a pochi giorni. Il bersaglio di quelle dimostrazioni era Crispi, colpevole di avere trascinato il Paese in una guerra difficile e sanguinosa. Molti spinsero la loro gioia sino a gridare "Viva Menelik! ", e il grido parve alla classe dirigente una assurda manifestazione anti-nazionale, una prova dei sentimenti eversivi che serpeggiavano nel Paese. Ma era anche il segno della fragilità della coscienza nazionale e dell'apparizione di una sinistra internazionalista, molto diversa da quella mazziniana e democratica che aveva contribuito alla unificazione dell'Italia. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*Adua non fu la sola sconfitta di una potenza coloniale europea in quegli anni. Gravi rovesci toccarono anche ai britannici in Africa e ai francesi in Indocina. Ma la Gran Bretagna e la Francia ebbero nervi più saldi e reazioni meno emotive. Ad Adua, nel 1896, l'Italia fu sconfitta due volte: da Menelik e da se stessa. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*{{NDR|Su [[Renzo Ravenna]]}} [...] una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all'epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara [...] e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, [[Italo Balbo]], che avrebbe fatto una brillante carriera politica. [...] Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe giovato al prestigio dell'Italia nel mondo. Ma anche l'amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. [...] Quando il ministero dell'Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell'arcivescovo e, naturalmente, sull'amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. [...] Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui [...] tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella.<ref name="Ravenna">Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Luglio_14/-UNA-CONTRADDIZIONE-ITALIANA-IL-PODESTA-EBREO-E-FASCISTA_12885c22-8f08-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml Una contraddizione italiana il podestà ebreo e fascista]'', ''corriere.it'', 14 luglio 2010.</ref>
*{{NDR|Su Italo Balbo}} [...] poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore.<ref name="Ravenna"/>
*{{NDR|Su [[Getúlio Vargas]]}} Il suo Estado Novo ricorda i progetti corporativi del regime fascista, ma filtrati attraverso la mediazione di [[António de Oliveira Salazar|Salazar]], un uomo politico portoghese molto autoritario, ma poco incline a quella organizzazione ideologica della società che caratterizzò fascismo e nazismo. (da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/13_Aprile_25/DITTATORI-DEL-NOVECENTO-NON-TUTTI-FURONO-FASCISTI_aa0ab1ba-ad70-11e2-9202-c83d8fd61b81.shtml Dittatori del novecento. Non tutti furono fascisti]'', 25 aprile 2013)
*Le riforme sono difficili in Italia [...] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da ''La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma'', 30 luglio 2014)
*{{NDR|Sull'[[attentato alla sede di Charlie Hebdo]] del 2015}} Le reazioni delle opinioni pubbliche e dei governi democratici all'attentato contro la redazione di un giornale satirico francese hanno dato l'impressione che l'Occidente consideri la libertà d'espressione alla stregua di un valore assoluto e intoccabile, da difendere sempre e comunque, indipendentemente da ogni altra considerazione. Non è vero, naturalmente. Non vi è Paese, fra quelli rappresentati in prima fila alla grande manifestazione di Parigi, che non abbia leggi in cui vengono fissati confini e paletti. (da ''[http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_gennaio_15/-LIBERTA-D-ESPRESSIONE-SI-MA-CON-GIUDIZIO_8d1a14b0-9c7f-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml Libertà di espressione si, ma con giudizio]'', 15 gennaio 2015)
==''I volti della storia''==
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di [[Josip Broz Tito|Tito]]. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? (p. 166)
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che [[Josip Broz Tito|Tito]] combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. (p. 171)
*Per Theodor Herzl, profeta dello «Stato ebraico» e fondatore del movimento sionista, i palestinesi non esistevano. La terra dove gli ebrei europei avrebbero costruito la loro nazione presentava ai suoi occhi il doppio vantaggio di essere povera e «vuota». Sperò che il sultano di Costantinopoli l'avrebbe venduta (gli offrì un milione e seicentomila sterline) e che avrebbe permesso in tal modo a un «popolo senza terra di far fiorire una terra senza popolo». Herzl non ignorava naturalmente l'esistenza di una popolazione indigena e sapeva che il numero degli arabi e degli ebrei a Gerusalemme, nella seconda metà dell'Ottocento, era pressoché eguale. Ma dovette giungere alla conclusione che non erano un popolo, che non avevano una identità nazionale e che si sarebbero spostati altrove, senza sollevare obiezioni, per fare posto ai cittadini dello Stato sionista. Non aveva del tutto torto. Alla fine dell'Ottocento «Palestina» era soltanto un termine storico, desunto dal nome di una provincia romana, e i «palestinesi» non esistevano. Li avrebbe creati, nei decenni seguenti, il movimento di Theodor Herzl. (p. 315)
==''Le altre facce della storia''==
*Non è vero che il Medio Oriente sia stato sempre «islamista». Negli ultimi decenni del Novecento i regimi arabi erano quasi tutti laici. Il [[Partito Ba'th|partito Baath]], di cui [[Saddam Hussein]] fu il principale esponente iracheno, fu sempre detestato dai movimenti islamici del Medio Oriente. Il suo fondatore [[Michel Aflaq]] fu una delle personalità più interessanti di quel periodo.
*Nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco [[Michel Aflaq|Aflaq]] credette di trovare tutti gli ingredienti necessari alla modernizzazione delle società arabe e alla nascita di un grande movimento panarabo: un partito di massa, un apparato composto da militanti laici, una società militarizzata e pronta a difendere la patria contro le potenze coloniali, una economia diretta dall'alto con una forte partecipazione dello Stato, capace di dare lavoro e prosperità ai ceti più miserabili della popolazione.
==''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni''==
===[[Incipit]]===
La storia dell'Italia unitaria può essere raccontata secondo due prospettive contraddittorie. Come storia d'un grande fiume sotterraneo che emerge alla superficie dopo avere attraversato, nascosto e intatto, mille anni di storia europea. E come storia di coincidenze, avvenimenti casuali, calcoli sbagliati, errori generosi. La prima generazione dell'Italia unitaria lavorò, consciamente o inconsciamente, a ricostruire un passato lineare in cui tutto preannunciava la grande redenzione del 1859. Gli scrittori riscoprirono vicende «italiane», storie di vita comunale, eroi d'una patria smembrata e oppressa.
===Citazioni===
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] era portato agli studi sociali e politici, ma non ebbe né tempo né occasione di elaborare una propria riflessione sulla società italiana e sulle forme del suo divenire. Per lui i modelli politici ed economici a cui ispirarsi erano altrove, a Parigi e a Londra. Occorreva creare le premesse politiche affinché l'Italia potesse finalmente adottarli; il resto sarebbe venuto da sé. Quale Italia? Pragmatico e sottile, Cavour lasciava spazio agli avvenimenti ed era pronto a coglierne il senso, la direzione. Ma l'obiettivo iniziale era certamente la costituzione d'uno Stato omogeneo, limitato alle regioni settentrionali. L'Italia centro-meridionale, dal Lazio alla Sicilia, gli appariva lontana e indecifrabile. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 19)
*Se Cavour era privo di grandi disegni ideali, [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] ne era ricchissimo. Dal Romanticismo e dalla rivoluzione francese aveva ereditato il concetto di nazione, e tale concetto aveva applicato non solo all'Italia, ma all'Europa. Credeva alla necessità che ad ogni diritto corrispondesse un dovere e che nessuno potesse pretendere alcunché senza aver dato, generosamente. In questo equilibrio fra diritti e doveri Mazzini risolveva, o credeva risolvere, le tensioni sociali, i contrasti delle classi, le divergenze fra le nazioni. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 20)
*Cavour, Mazzini e il federalista Cattaneo avevano una visione, più o meno elaborata, della società che desideravano realizzare. [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] aveva soprattutto sentimenti, intenzioni. Il suo apporto «ideologico» all'unità italiana è pressoché nullo. Ma la sua influenza, nel bene e nel male, fu enorme e le sue tracce sul percorso della storia unitaria, dal 1859 in poi, profonde e durature. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 21)
*Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'[[Unità d'Italia|Italia unitaria]] aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 68)
*Al momento della creazione dello Stato unitario la «[[Lingua italiana|lingua nazionale]]» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 70)
*[[Battaglia di Custoza (1866)|Custoza]] fu assai più d'una battaglia sfortunata. Essa parve smentire i sentimenti che avevano accompagnato l'attesa dell'unità e che avevano conferito al moto unitario la sua legittimità morale. Il Risorgimento nazionale non aveva ridato agli italiani le loro grandi virtù naturali, non aveva risvegliato il loro valore e il loro coraggio. L'Italia unita del 1866<ref>Terza guerra d'indipendenza.</ref> aveva combattuto peggio di quella divisa del 1859<ref>Seconda guerra d'indipendenza.</ref>. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 5, p. 90)
*La cronaca della vita di [[Francesco Crispi]] e delle posizioni che egli assunse durante la sua lunga carriera politica è un catalogo di tutto ciò che fu fatto e detto dalla prima generazione unitaria, una straordinaria sintesi delle mille contraddizioni personali e ideologiche che caratterizzarono la storia nazionale dal 1848 al 1900. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 3, p. 129)
*[...], [[Luigi Pelloux|Pelloux]], è ambiguo, come tutti coloro che hanno incarnato in Italia i momenti nazional-popolari della sua storia. È un generale, ma è l'unico che durante i moti del 1898 abbia rifiutato di decretare lo stato d'assedio nella provincia di cui è responsabile. È stato scelto dal re fra gli uomini che gli sono personalmente fedeli, ma è gradito alle sinistre. Vorrebbe governare senza il controllo del Parlamento, ma alla testa d'un governo in cui gli uomini della Sinistra costituzionale sono largamente rappresentati. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 5, pp. 155-156)
*La [[Cassa del Mezzogiorno]] e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa – risorse contro consenso, favori contro voti – ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. (4. Dall'antifascismo alla democrazia – 1935-1998, cap. 12, p. 388)
==[[Incipit]] di ''Libera Chiesa. Libero Stato?''==
Il 19 settembre 1870 [[Papa Pio IX|Pio IX]] uscì dal Vaticano per visitare la Scala Santa. Sulla via del ritorno il popolo di Roma lo applaudì calorosamente. Gli stessi applausi, scrisse molti anni dopo Stefano Jacini, accolsero i bersaglieri del generale [[Luigi Cadorna|Cadorna]] la sera del 20 settembre. Comincia così, fra due manifestazioni popolari di segno opposto, la storia della convivenza fra Stato e Chiesa in una città che fu da quel momento capitale di un Regno e di una Chiesa universale.
==''Putin e la ricostruzione della grande Russia''==
*L'ultimo mandato di Boris El'cin è la storia di un penoso declino. Il vecchio avversario di Gorbačëv soffriva di gravi disturbi cardiaci, beveva troppo, era circondato da una corte di famigliari ingordi, spesso sovvenzionati dagli oligarchi. Negli anni in cui aveva governato la Russia non era riuscito a creare un partito a cui affidare il compito di formare la classe politica delle prossime generazioni. Le condizioni del Paese, nel frattempo, potevano soltanto peggiorare. (p. 25)
*I servizi del Regno Unito avevano arruolato [[Aleksandr Val'terovič Litvinenko|Litivenko]], si erano impegnati a proteggerlo e gli avevano dato quella che avrebbe dovuto essere la più sicura delle garanzie: la cittadinanza britannica. I servizi russi volevano dimostrare che erano in grado di punirlo anche nella casa del suo nuovo padrone con la più micidiale, crudele e imprevista delle armi. (p. 35)
*La [[Russia]] è troppo grande e troppo scarsamente popolata per adattarsi felicemente a un sistema in cui si discute, si litiga, si fanno battaglie civili per la conquista di nuovi diritti e si accetta volentieri, per il gusto della libertà, quel margine di litigiosità e instabilità che è quasi sempre il prezzo della democrazia. La Russia è troppo patriottica e sospettosa del mondo esterno per non apprezzare lo stile di un leader che vuole riconquistare il prestigio del suo Paese nel mondo. (p. 41)
*Patria e fede sono in Russia i due volti di una stessa medaglia. (p. 48)
*I bolscevichi trattarono la Chiesa ortodossa con straordinaria durezza perché erano internazionalisti, atei o miscredenti. Ma quando l'imperialismo russo divenne, nella ideologia del regime, non meno importante del comunismo, la Chiesa fu nuovamente indispensabile. E quando lo Stato russo corse il rischio di affondare nel grande naufrago dell'Urss, coloro che volevano salvarlo e restaurare la sua autorità dovettero ricorrere nuovamente all'Ortodossia. Gorbačëv e El'cin, anche se il primo fu battezzato alla nascita, erano cresciuti nel sistema sovietico, ne avevano interiorizzato sin dall'infanzia le credenze e le ricorrenze. Capirono subito che occorreva restituire alla Chiesa lo spazio perduto, ma non potevano spingersi sino a recitare con la necessaria compunzione la parte del devoto. Putin, invece, la recita tanto più facilmente, quanto più la devozione diventa il necessario complemento di un disegno ideologico. (pp. 48-49)
*La vera storia dei [[russi]], quella che li rende diversi da qualsiasi altro popolo europeo e comparabili, anche se soltanto per certi aspetti, ai romani e agli americani, è la storia della loro continua, instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell'Europa orientale e dell'Asia.<br>Lo spazio ha foggiato le loro istituzioni, condizionato la loro cultura politica, creato quella combinazione di aggressività e di paura che è ancora oggi il dato caratteriale della loro identità nazionale rubando i tratti dei popoli conquistati e di quelli da cui sono stati invasi. Sono cristiani ed europei perché di tutti i popoli che trovarono sulla loro strada quelli dell'Europa cristiana potevano maggiormente offrire allo Stato russo le istituzioni e gli strumenti di cui aveva bisogno. Ma sono contemporaneamente svedesi, finnici, baltici, ottomani, persiani, armeni, georgiani, azeri, tatari, uzbechi. (p. 70)
*Le ragioni della diffidenza di Putin per qualsiasi forma di opposizione sono probabilmente, al tempo stesso, personali e russe. Il presidente proviene da una organizzazione che dava per scontata l'esistenza di nemici «telecomandati» da potenze straniere che occorreva contrastare con tutti i mezzi disponibili, da quelli dell'intelligence a quelli repressivi e polizieschi. (p. 101)
==Citazioni su Sergio Romano==
===[[Christian Rocca]]===
*Diamo 5 notizie a Sergio Romano {{NDR|sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}}:<br>1) le migliaia di persone uccise e torturate dai russi erano russofone;<br>2) gran parte di quelli che si difendono dai russi sono russofoni;<br>3) Zelensky è russofono;<br>4) russofono non vuol dire russo;<br>5) sostenere il contrario è propaganda russa
*Per Romano l'11 settembre è stato un inammissibile atto barbarico, ma non uno spartiacque per cui valesse la pena rischiare di stravolgere consuetudini, costumi e status quo mondiale. La conseguenza di questo minimalismo è che la risposta al terrorismo islamista è stata sbagliata, irresponsabile e pericolosa. Una tesi legittima, ma che nel corso degli anni il suo autore è stato costretto a modificare innanzi alle confutazioni ricevute sul campo. Il caso più clamoroso è quello dell'assassinio di Enzo Baldoni, il reporter pacifista ucciso in Iraq dalla guerriglia. Romano si stupì che gli islamisti avessero ucciso un pacifista, visto che fino a quel momento era prevalsa la "comprensibile", così scrisse, logica antiamericana dei terroristi. L'ambasciatore, insomma, non aveva colto l'essenza dello scontro, che non è legato alle politiche "arroganti", "saccenti", "inconsistenti", "prigionere della lobby religiosa" e "dilapidatrici del patrimonio morale e civile dell'America" elaborate da Bush: viceversa non si spiegherebbe la carneficina di iracheni, musulmani, europei e buddisti.
*Romano sostiene che [[Saddam Hussein|Saddam]] non era un pericolo e che guidava uno Stato laico, cancellando così la conversione islamista del regime alla fine degli anni 80, i finanziamenti ai kamikaze, i rapporti con [[al Qaida]] provati dalla Commissione sull'11 settembre, l'ospitalità ad [[Muhammad Zaydan|Abu Abbas]], [[Abu Nidal]] e [[Abu Musab al-Zarqawi|Al Zarqawi]], il collegamento con [[Ansar al-Islam|Ansar al Islam]], le violazioni delle risoluzioni Onu e la condivisione del medesimo progetto politico di bin Laden: conquistare il mondo arabo, distruggere Israele, sconfiggere gli americani.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Sergio Romano, ''I volti della storia. {{small|I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato}}'', Rizzoli, 2001.
*Sergio Romano, ''Libera Chiesa. Libero Stato? {{small|Il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI}}'', Longanesi, 2005. ISBN 8830423203
*Sergio Romano, ''Le altre facce della storia: {{small|Dietro le quinte dei grandi eventi}}'', Bur, 2010. ISBN 8858623258
*Sergio Romano, ''Putin e la ricostruzione della grande Russia'', TEA, Milano, 2017. ISBN 9788850248421
*Sergio Romano, ''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni'', il Giornale Biblioteca storica, Milano, 2010.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Diplomatici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Gaux
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[[File:Sergio Romano.jpg|thumb|Sergio Romano (2008)]]
'''Sergio Romano''' (1929 – vivente), storico, scrittore e diplomatico italiano.
==Citazioni di Sergio Romano==
*Il baciapile esiste dappertutto, ma è un personaggio del cattolicesimo latino e in particolare italiano. È l'espressione di una religiosità cortigiana e sensuale che non riesce a immaginare Dio se non sotto la forma di preti, frati, monache, abiti talari, oggetti di culto. Nei tarocchi nazionali il baciapile è la metà di una carta in cui l'altra metà è rappresentata dal massone anticlericale.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*{{NDR|Sull'[[ipotesi sull'elezione papale di Giuseppe Siri]]}} Il solo granello di verità [...] è probabilmente il colore delle fumate (nero per le votazioni fallite, bianco per quella positiva) che uscirono in quei giorni dal camino del [[Conclave del 1958|Conclave]]. Molte, in effetti, avevano un colore incerto [...] e suscitarono qualche minuto di sgomento. [...] lo stesso [[Giuseppe Siri|Siri]] spiegò [...] le ragioni di quella confusione dicendo di avere assistito «alla piccola cerimonia con cui, al termine di ogni duplice votazione, si procedeva a bruciare le schede nella stufa della Cappella Sistina: nessuno dei cardinali addetti allo scopo si preoccupava di mettere nella stufa il materiale necessario per segnalare l'esito negativo degli scrutini». Erano passati 19 anni dal Conclave precedente e molti fra i 51 cardinali del Sacro Collegio non avevano mai fatto quella esperienza. Il resto della storia è una favola nata negli Stati Uniti in ambienti anti-conciliari, decisi a screditare il papato di [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] e a mettere in dubbio la legittimità delle sue decisioni [...]. Il miglior testimone dell'assurdità dell'accusa è proprio il maggiore protagonista della leggenda. [...] Siri raccontò di avere provato nei giorni del Conclave un sentimento di ritrosia e di fastidio. Sapeva di essere stato designato da [[Papa Pio XII|Pio XII]] come uno dei suoi possibili successori [...]. Sapeva di essere sostenuto da un gruppo di cardinali italiani e dal cardinale orientale Ignace Gabriel Tappouni, Patriarca di Antiochia. E aveva ricevuto una esplicita offerta di candidatura durante un colloquio con Monsignor José Sebastian Laboa, segretario di Cicognani. Ma pensava, probabilmente, che quello non fosse il suo momento e aveva respinto le offerte accampando problemi di salute. Questo non gli impedì di avere nel Conclave un ruolo importante. Prese una netta posizione, anzitutto, contro la scelta di [[Papa Paolo VI|Montini]]. [...] quando «un tale» andò a sondarlo sulla eventuale candidatura dell'arcivescovo di Milano, dette «un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell'anello che portava al dito».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/romano/10-03-04/01.spm I misteri del Conclave]'', ''corriere.it'', 4 marzo 2010.</ref>
*[...] le passioni che maggiormente interessavano [[Bernard de Mandeville|Mandeville]] erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-12543-1, p. 35.</ref>
*Mentre il bigotto parla con Dio, il baciapile parla con i preti. Mentre la devozione del primo è maniacale, ma rigorosa e spesso interiore, quella del secondo chiede di essere notata, apprezzata e ricompensata. Mentre il bigotto può condurre una vita isolata e schiva, il baciapile passa la sua alla ricerca di prelati di fronte ai quali piegare le ginocchia, di anelli da baciare e di reliquie da accarezzare.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 12-13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di [[Bernard de Mandeville|Bernard Mandeville]], autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-12543-1, p. 34.</ref>
===1989===
*Lenin non credeva ai sentimenti nazionali. Era convinto che essi fossero una sorta di invenzione borghese e che si sarebbero dissolti nel nulla non appena la classe operaia avesse preso il potere.<ref name="imperoesploso">Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0933_01_1989_0093_0003_12747872/ ''L'impero esploso''], ''La Stampa'', 21 aprile 1989.</ref>
*I bolscevichi non erano imperialisti. Ma quando si scontrarono con la resistenza delle vecchie nazionalità oppresse finirono per ritrovare nel fondo della loro memoria il vecchio autoritarismo militaresco della burocrazia imperiale. E la nuova ideologia comunista finì per divenire agli occhi delle minoranze nazionali una sorta di travestimento del vecchio [[imperialismo russo]].<ref name="imperoesploso"/>
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0931_01_1989_0062_0001_12727192/ ''Le Germanie divise da Gorbaciov'']|''La Stampa'', 16 marzo 1989|h=4}}
*La [[Repubblica Democratica Tedesca|Repubblica democratica tedesca]] non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0946_01_1989_0215_0001_12848349/ ''Gorbaciov. Macchinista del potere'']|''La Stampa'', 21 settembre 1989|h=4}}
*Si va diffondendo da qualche tempo nell'opinione pubblica occidentale la sensazione che Gorbaciov sia divenuto col passare del tempo una sorta di [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerenskij]] e che egli galleggi sulle onde di un Paese in tempesta assai più di quanto non riesca a pilotare la nave del governo.
*Per noi, che consideriamo le vicende sovietiche attraverso il filtro delle nostre esperienze democratiche, il problema dell'Urss è principalmente economico e nazionale. Per Gorbaciov, che lo considera in una prospettiva leninista, il problema è soprattutto politico.
*Egli non ignora, ripeto, la gravità delle crisi ma sembra usarle per meglio realizzare lo scopo prioritario della sua strategia politica. Si vale del nazionalismo armeno per tenere a bada gli azeri e del nazionalismo russo per controllare i baltici. Usa gli argomenti della perestrojka contro i conservatori e gli argomenti della conservazione contro gli impazienti. Si vale della crisi economica per chiamare in causa le responsabilità degli oppositori in seno al partito e per meglio argomentare la necessità di un suo radicale rinnovamento. E continua nel frattempo a perseguire il suo obiettivo principale: sconfiggere gli avversari, eliminare i compagni infidi, estendere e consolidare il controllo del partito.
*Le crisi, finché possono essere usate contro i suoi avversari, non sembrano preoccuparlo eccessivamente e non lo distraggono dal suo obiettivo prioritario. Considerato in questa prospettiva egli su muove coerentemente nell'ambito di una tradizione politica elaborata da Lenin e consolidata da Stalin. E come Stalin aveva notevolmente ridotto il potere del partito per meglio affermare il proprio, così Gorbaciov sembra pronto a sconvolgere il partito pur di farne lo strumento della sua politica.
===1991===
*Vi fu un periodo, più di quarant'anni fa, quando il nome di [[Viktor Andrijovyč Kravčenko|Viktor Andreevic Kravchenko]] era una scintilla. Bastava pronunciarlo, soprattutto in Italia e in Francia, perché l'atmosfera d'una conversazione si caricasse di elettricità e lo spazio d'una riunione venisse attraversato da micidiali saette intellettuali. ''Ho scelto la libertà'', il libro che egli aveva scritto negli Stati Uniti fra il 1944 e il 1945, apparve in Italia presso Longanesi nel marzo del 1948, durante una delle più aspre campagne elettorali che si siano mai combattute nel nostro Paese<ref>Le [[Elezioni politiche italiane del 1948|elezioni politiche del 1948]] che videro contrapposte le liste della Democrazia Cristiana e del Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti).</ref>. Divenne subito un'arma e un bersaglio.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0872_01_1991_0144_0013_12185645/ Quel processo a Parigi condannò la sinistra]'', ''La Stampa'', 1º luglio 1991, p. 13.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0879_01_1991_0211_0005_12251908/ Aspettando un Messia, lo Zar]''|''La Stampa'', 8 settembre 1991|h=4}}
*{{NDR|Su [[Dmitrij Vasilev]]}} Ai suoi seguaci racconta con occhi guizzanti che la Russia poggia su tre pilastri: il trono, l'altare e il popolo; che la sua anima è stata confiscata e imprigionata dal potere bolscevico, dai complotti dell'Occidente, dai tentacoli dell'ebraismo internazionale; che lo zar tornerà un giorno al popolo russo come un messia e risanerà le sue ferite.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} A chi gli ricorda che l'organizzazione è stata recentemente abbandonata da una parte dei suoi membri, allude sorridendo alle manovre del Kgb. Ma i suoi avversari sostengono che fu proprio il Kgb negli scorsi anni il suo maggior finanziatore.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} Capisco, vedendolo, che i baffi spioventi, i capelli lunghi e slavati, gli occhi guizzanti e il colore sgargiante dei vestiti sono gli ingredienti del personaggio che egli ama recitare: quello del boiaro in una grande opera russa del secolo scorso.
*Avevo già chiesto ai suoi collaboratori quale fosse stato l'atteggiamento di [[Pamyat|Pamjat]] nei giorni del colpo di Stato. Mi avevano spiegato che comunismo e democrazia sono nipoti di Karl Marx e altrettanto spregevoli.
*Quante persone, dopo avere atteso per settanta'anni il miracolo di Lenin, attendono oggi il miracolo di Vasilev? Pochissime, probabilmente. Ma l'epoca del comunismo defunto è propizia ai profeti, ai tribuni, ai santoni e ai piccoli leader carismatici. Vasilev, occorre ammetterlo, è fra quelli che recitano meglio la parte.
===1992===
[[David Irving]] non è uno studioso. È soltanto un vecchio morbo che resiste tenacemente a qualsiasi documentazione storica.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0835_01_1992_0185_0016_11734980/ Studioso? No, è un morbo]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1992.</ref>
===1993===
*{{NDR|Su [[Giorgio La Malfa]] nel periodo di [[Mani pulite]]}} Il segretario repubblicano ha due meriti che gli permetteranno probabilmente , prima o dopo, di "tornare in gara": ha denunciato, tra i primi, i vizi del sistema politico, e si è immediatamente dimesso appena è stato coinvolto nelle indagini.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0776_01_1993_0056_0005_10957155/ La rivoluzione brucia]'', ''La Stampa'', 26 febbraio 1993.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non perde occasione per spiegare al Paese che l'ideologia del suo movimento è in realtà l'ideologia della sua impresa.<ref>Da ''La politica di Berlusconi. Il partito-azienda'', ''La Stampa'', 17 dicembre 1993, p. 1.</ref>
===1994===
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non può scendere in campo contro lo statalismo assistenzialista e dimenticare che la sua azienda è ancora un oligopolio costruito in combutta con il vecchio regime […]. Si presenta al paese come uomo di regole nuove e principi trasparenti ma l'uso che ha lasciato fare in questi giorni dei suoi canali televisivi tradisce le regole e i principi e rappresenta un rischio per la democrazia e per la correttezza della lotta elettorale.<ref>Da ''Ora basta con le carte truccate'', ''La Stampa'', 8 febbraio 1994.</ref>
===1995===
*Toccò a [[Franklin D. Roosevelt|Roosevelt]], [[Winston Churchill|Churchill]], [[Stalin]]. Doveva toccare anche a De Gasperi. Mentre gli storici inglesi continuano a scalpellare il monumento di Churchill e il generale Volkogonov non smette di rileggere criticamente la vita dei fondatori dello stato sovietico, [[Nico Perrone]], docente di storia americana e collaboratore del ''manifesto'', pubblica presso l'editore Sellerio di Palermo un libro fortemente "revisionista" su ''De Gasperi e l'America''. [...] Perrone ci precipita all'indietro negli anni in cui De Gasperi era "lacchè degli Stati Uniti", [[Mario Scelba|Scelba]] era il suo "ministro della polizia", [[Giuseppe Saragat|Saragat]] rompeva l'unità socialista con i soldi degli americani e Pacciardi cacciava i comunisti dagli opifici militari per obbedire agli ordini della CIA. Le tesi del libro sono sostanzialmente queste. Non è vero che gli americani abbiano assistito l'Italia per aiutarla a consolidare il suo regime democratico: lo hanno fatto per creare nel paese, con la collaborazione dei loro clienti, un duro fronte anticomunista. [...] Perrone è uno storico, e per convincere il lettore del buon fondamento delle sue convinzioni ha fatto lunghe ricerche negli archivi italiani e degli Stati Uniti, ha confrontato e integrato i documenti americani con quelli che rimangono negli archivi personali dei maggiori uomini politici del tempo, da [[Harry S. Truman|Truman]] a [[Dean Acheson|Acheson]].<ref>Da ''La Stampa'', 7 agosto 1995.</ref>
===2003===
{{Int|Da ''[https://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_11/saddam-hussein-cattura-10-anni-dopo-sergio-romano-1a31dace-627d-11e3-a809-0fced5f7d9ac.shtml Le sette vite del raìs]''|''Corriere della Sera'', 15 dicembre 2003|h=4}}
*Esiste una biografia ufficiale di [[Saddam Hussein]] in diciannove volumi. Esiste un grande documentario sulla sua vita (I lunghi giorni, sei ore di proiezione), prodotto con la supervisione di un regista britannico, Terence Young, noto tra l'altro per avere diretto uno dei primi film di Sean Connery nei panni di James Bond (Dalla Russia con amore). Ed esistono infine migliaia di inni, odi e poesiole infantili in onore del leader che la televisione irachena mandava in onda ogni sera. La biografia, il film e queste «spontanee» manifestazioni di cultura popolare sono l'equivalente letterario e cinematografico delle grandi statue leniniste e degli enormi ritratti con cui il raìs iracheno ha celebrato il culto della propria persona. In queste opere il protagonista è condottiero della nazione, principe illuminato e magnanimo, padre del popolo, difensore della patria, castigatore dei suoi nemici, paladino dell'Arabia, discendente di Maometto. Sul rovescio della medaglia vi è un altro Saddam composto con le informazioni fornite dagli esuli, il ricordo dei parenti delle vittime e i rapporti dei servizi segreti occidentali: il sanguinoso tiranno, il leader crudele, il massacratore dei curdi e degli sciiti, il satrapo capriccioso e imprevedibile, l'invasore del Kuwait. Gli storici, naturalmente, non si accontenteranno di queste opposte semplificazioni. Il contemporaneo, dal canto suo, può soltanto arricchire il quadro con qualche dettaglio raccontando al lettore che vi furono altri Saddam Hussein e che il protagonista del grande dramma iracheno fu protagonista di parecchie vite.
*[[Abd al-Karim Qasim|Kassem]] era un nazionalista, nello stile del colonnello Nasser che aveva conquistato il potere al Cairo pochi anni prima. E altrettanto nazionalista era un suo compagno di congiura, il colonnello Aref, che cinque anni dopo uccise Kassem e ne prese il posto.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Voleva fare del partito una forza di quadri e di militanti devoti e disciplinati, nello stile dei partiti fascisti e comunisti d'Europa.
*Nella filosofia totalitaria e nazional-socialista del [[Partito Ba'th|Baath]], il partito è il cuore del Paese, la mente della nazione, l'anima dello Stato e il centro vitale delle sue funzioni.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Il suo maggiore talento era una straordinaria capacità di ingannare.
*Mentre purgava il partito, rafforzava i servizi di sicurezza, schiacciava i dissidenti e promuoveva i «paesani» di Tikrit alle posizioni più ambite o remunerative, Saddam recitava un'altra parte in commedia: quella del modernizzatore illuminato.
*{{NDR|Sulla [[Guerra Iran-Iraq]]}} Benché i risultati del conflitto fossero modesti, Saddam ne uscì politicamente rafforzato e dovette credere che l'Iraq fosse ormai una grande potenza militare.
*Nel corso della sua esistenza Saddam aveva tradito e raggirato i compagni di partito, i potenziali concorrenti, i comunisti, i curdi, gli sciiti e gli iraniani. Ma fu lui stesso vittima di almeno tre tradimenti.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Separato dal mondo, isolato fra gli splendidi marmi dei palazzi presidenziali, abituato ad avere incontri durante i quali i suoi interlocutori potevano soltanto ascoltare, il raìs elaborò teorie che nessuno aveva il diritto di contraddire. Era convinto che gli arabi fossero un popolo superiore. Era certo che gli americani soffrissero ancora della sindrome del Vietnam e che non avrebbero sopportato la vista del sangue sparso dai loro soldati. Era sicuro che il suo popolo si sarebbe sacrificato per la causa nazionale.
===2005===
*I [[curdi]] hanno presenze importanti in quattro Stati medio-orientali — Iran, Iraq, Siria, Turchia — e la loro partecipazione militare alla guerra siriana ha confermato l'esistenza di una orgogliosa identità nazionale, distinta da quella degli altri popoli che vivono nella regione. Non è tutto. Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è il risultato di una crisi che investe quasi tutti gli Stati arabi nati dalla morte dell'Impero Ottomano e che avrà per effetto, probabilmente, la modifica di parecchie frontiere. Non è sorprendente che, in questa prospettiva, i curdi abbiano deciso di chiedere nuovamente la creazione di una grande casa comune per tutte le famiglie separate del loro popolo. Ma anche in questo caso vi sono protagonisti della vita politica internazionale che hanno il diritto di formulare riserve e prospettare pericoli. In una regione dove il ricorso alle armi è sempre più frequente, la creazione di uno Stato curdo darebbe probabilmente il colpo di grazia a ciò che ancora sopravvive del vecchio ordine e avrebbe per effetto nuove guerre.<ref>Da [http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_30/dal-kurdistan-fino-scozia-5a5b9288-a550-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml ''Dal Kurdistan fino alla Scozia: le ragioni deboli delle secessioni (e i diritti degli altri)''], ''Corriere.it'', 14 luglio 2005.</ref>
{{Int|Da ''Gorizia: i tre volti di una piccola grande città''|''Corriere della Sera'', 7 ottobre 2005|h=4}}
*{{NDR|A [[Quirino Principe]]}} Caro Principe, negli annali della letteratura nazionalista sulla Grande guerra, [[Gorizia]] è stata a lungo la «città santa» per cui furono combattute le undici battaglie dell'Isonzo.
*Negli annali della guerra fredda, infine, [[Gorizia]] è stata una piccola [[Berlino]], la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Nas Tito», il nostro [[Josip Broz Tito|Tito]].
*Nelle mie visite a [[Gorizia]] ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine {{NDR|«Nas Tito»}} con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro [[Quirino Principe|Principe]], che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.
*Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, [[Gorizia]] era la prima città in cui l'aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a [[Vienna]], a [[Salisburgo]], a [[Monaco di Baviera|Monaco]] e a [[Dresda]], era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
===2006===
*Per molti aspetti [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammed Reza]] appartiene di diritto alla piccola cerchia di quegli uomini di Stato che cercarono di rinnovare secondo modelli occidentali i costumi politici e civili delle società musulmane: Mohammed Ali, fondatore dell'Egitto moderno, il padre [[Reza Pahlavi|Reza]], fondatore dell'ultima dinastia iraniana, il grande [[Kemal Ataturk|Kemal Atatürk]], creatore della Turchia moderna, e per certi aspetti persino [[Saddam Hussein]], dittatore dell'Iraq sino alla guerra americana del 2003.<br>Ma non aveva, a differenza del padre e di Kemal, la tempra del combattente, il rigore strategico, lo stile puritano del potere. Amava lo sfarzo della corte, le uniformi sgargianti, le villeggiature a Saint Moritz e le stravaganti feste imperiali con cui celebrò nel 1971 l'improbabile discendenza dello Stato iraniano da quello di Dario e di Ciro.<ref name="rezaphalavi">Da [http://www.corriere.it/romano/09-08-01/01.spm ''Vita e morte di Reza Pahlavi. Il rischio del denaro facile''], ''Corriere.it'', 1 agosto 2009.</ref>
*Nel linguaggio corrente la parola «fascista» ha perduto il suo senso originario e significa semplicemente violento, intollerante, se non addirittura mascalzone. Molti di coloro che se ne servono hanno del fascismo un'idea vaga e sanno soltanto che è un insulto, quindi buono per aggredire verbalmente un uomo politico.<ref name="fascistiislamici">Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/12/fascisti.shtml ''Fascisti Islamici''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2006.</ref>
*È certamente vero che i regimi nazionali e sociali, creati in alcuni Paesi europei negli anni Venti e Trenta, parvero a molti leader arabi e musulmani, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, particolarmente adatti alle loro esigenze. L'autorità indiscussa del leader, il partito unico, il ruolo delle forze armate e della burocrazia, l'uso spregiudicato della polizia e dei servizi segreti, il controllo della società e della stampa parvero ingredienti utili per Stati nascenti dove le masse erano in buona parte analfabete e l'albero della democrazia parlamentare stentava a crescere. Ma non tutti i regimi autoritari possono considerarsi fascisti o comunisti. Il più simile al fascismo, tra i gruppi politici sorti in Medio Oriente durante il Novecento, fu un movimento creato in Siria nel 1940. Il suo fondatore, [[Michel Aflaq]], era siriano e cristiano. Aveva studiato alla Sorbona negli anni Trenta, aveva assistito alle battaglie politiche fra destra e sinistra nelle strade di Parigi, aveva inghiottito un inebriante cocktail di letteratura politica europea da Mazzini a Lenin, era anticolonialista, panarabista, fiero del grande passato arabo, ma risolutamente laico e socialista.<ref name="fascistiislamici"/>
*L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. Mi sarebbe molto più difficile, invece, trovare tracce di fascismo nei movimenti politici di ispirazione religiosa, dalla Fratellanza musulmana a quelli che sono nati dopo la rivoluzione iraniana, l'invasione israeliana del Libano nel 1982 e la prima Guerra del Golfo nel 1991. Fra il [[Partito Ba'th|Baath]] e il fanatismo religioso, anche quando si alleano contro un nemico comune, vi è un incolmabile fossato. A differenza dei suoi predecessori, Bush sembra avere dimenticato che il maggiore nemico dell'Iran di Khomeini fu l'Iraq di Saddam Hussein, e che nella lunga guerra fra i due Paesi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti furono dalla parte dei fascisti contro gli islamisti.<ref name="fascistiislamici"/>
===2007===
{{Int|Da [https://www.corriere.it/romano/07-11-30/01.spm ''La Turchia e gli armeni. I massacri e il diniego'']|''Corriere della Sera'', 30 novembre 2007|h=4}}
*{{NDR|Sul negazionismo turco del [[genocidio armeno]]}} Credo che le ragioni siano caratteriali e storiche. Caratteriali, perché questo popolo è fiero, orgoglioso e non ancora afflitto da quella «liturgia del perdono » che si è propagata negli ultimi decenni attraverso l'Occidente. Storiche, perché le accuse non terrebbero conto del modo in cui le rivendicazioni armene, prima della Grande guerra, furono percepite dallo Stato turco. Durante la seconda metà dell'Ottocento il declino dell'impero fu fortemente accelerato da eventi che obbedivano a una stessa dinamica. Scoppiavano rivolte cristiane nel Levante e nei Balcani che i turchi cercavano di reprimere con la loro abituale durezza. Ma la repressione, grazie alla popolarità dei movimenti nazionali nell'Europa di allora, suscitava la reazione delle grandi potenze decise a intervenire per proteggere i loro correligionari, ma anche per strappare all'Impero ottomano qualche lembo di territorio.
*[[Kemal Atatürk]] non fu personalmente coinvolto nella vicenda, ma i «giovani turchi», a cui egli apparteneva, avevano importanti responsabilità di governo. E anche questo spiega perché la Turchia d'oggi non voglia ammettere le colpe di ieri.
*La parola «genocidio» ha subito una sorta d'inflazione e che non può essere applicata ai massacri armeni del 1915. Il governo turco volle colpire duramente una comunità nazionale, ma non si propose, come Hitler, di sterminare un popolo e di inseguire ogni suo membro dovunque avesse cercato di nascondersi.
===2009===
*Mentre l'Europa e gli Stati Uniti celebrano con grande soddisfazione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, sarebbe giusto ricordare che vi è almeno un Paese dell'Europa centro-occidentale in cui quell'entusiasmante evento suscita riflessioni malinconiche e molti esami di coscienza. Il Paese è la Jugoslavia. Qui il crollo del comunismo ebbe l'effetto di sgretolare il cemento ideologico con cui Tito aveva costruito, dopo la fine della seconda guerra mondiale, uno Stato apparentemente federale ma in realtà fortemente centralizzato. Tornarono prepotentemente alla superficie le vecchie identità nazional-religiose dei suoi cittadini e il Paese fu tormentato da una guerra di sette anni in cui persero la vita o la casa alcune centinaia di migliaia di persone.<ref name="karadzic">Da [https://www.cdt.ch/commenti-cdt/karadzic-e-il-sipario-della-storia-CXCDT14071 ''Karadzic e il sipario della storia''], ''Cdt.ch'', 31 ottobre 2009.</ref>
*Milosevic e Karadzic sono molto diversi. Mentre il primo era intelligente, scaltro e capace di calcoli raffinati, anche se spesso destinati a produrre effetti disastrosi, il secondo è un personaggio bizzarro e stravagante.<ref name="karadzic"/>
*La battaglia contro il [[Riscaldamento globale|surriscaldamento]] è in ultima analisi una battaglia tecnologica e sarà vinta quando la vendita e l'acquisto di nuovi impianti diventeranno un affare per il venditore e il compratore. In altre parole l'ambientalismo avrà la meglio quando sarà un business. I segnali esistono e mi auguro che l'Italia sia pronta a coglierli.<ref>Da ''Corriere della sera'', 28 dicembre 2009.</ref>
===2011===
*Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura. Ma il fatto che molti notabili siano stati alla finestra per parecchi mesi e abbiano cambiato campo soltanto nelle ultime settimane dimostra che il risultato della partita era incerto e che nella migliore delle ipotesi il Paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_22/romano_strana-guerra-no-vincitori_ddc64c3e-cc7c-11e0-8c25-58bcec909287.shtml ''Strana guerra senza vincitori''], ''Corriere.it'', 22 agosto 2011.</ref>
*Non commettiamo l'errore di pensare che il Colonnello sia stato sempre impopolare. Le sortite nazionaliste e anti-occidentali piacevano a una parte della società libica e dell'opinione pubblica africana. I laici e i musulmani moderati approvavano il rigore con cui aveva combattuto e spento i focolai dell'islamismo radicale. Le straordinarie risorse naturali del Paese hanno arricchito il clan familiare del leader e creato una larga cerchia di profittatori, ma hanno anche consentito la nascita di nuovi ceti sociali, soprattutto negli apparati della pubblica amministrazione e dell'economia statale.<ref name="veleni">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_24/i-veleni-in-coda-a-una-dittatura-sergio-romano_8e40bc74-ce0e-11e0-8a66-993e65ed8a4d.shtml ''I veleni in coda a una dittatura''], ''Corriere.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Un processo a Gheddafi sarebbe una pietra miliare nella lunga strada verso la giustizia internazionale.<ref name="veleni"/>
*Quanti uomini politici, soprattutto europei, verrebbero convocati all'Aja per rendere conto dei loro rapporti con il leader libico? La fine del regime di Gheddafi è una buona notizia. Ma se vogliamo che sia utile al futuro della Libia e più generalmente a quello dei Paesi dell'Africa del Nord, nessuna di queste domande può essere ignorata o sottovalutata. Non basta salutare la fine del tiranno, la vittoria del popolo, il trionfo della democrazia.<ref name="veleni"/>
*Quando invase l'Iraq, nel 2003, [[George W. Bush]] credette che gli americani sarebbero stati accolti come liberatori e annunciò la fine della guerra, poche settimane dopo, di fronte a una scritta che proclamava al mondo: «Missione compiuta». Il presidente riteneva che il conflitto fosse giustificato dai legami di [[Saddam Hussein]] con il terrorismo islamico e dall'esistenza di armi chimiche e nucleari, di cui il dittatore avrebbe potuto servirsi contro il «mondo libero». Nessuna di queste affermazioni era vera. Non erano veri i legami con Al Qaeda, non esistevano armi di distruzione di massa, gli americani erano «liberatori» soltanto per una parte del Paese e la guerra, quando finalmente Bush uscì dalla Casa Bianca, non era finita.<ref name="missionemaicompiuta">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_23/romano-missione-mai-compiuta_35d454bc-2d2f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml ''Una missione mai compiuta''], ''Corriere della Sera'', 23 dicembre 2011.</ref>
*{{NDR|Sull'[[Iraq]]}} Il Paese è un artefatto della politica internazionale, una invenzione di Churchill realizzata per le esigenze petrolifere della Royal Navy grazie a un assemblaggio di gruppi etnici e religiosi - arabi sunniti, arabi sciiti, curdi - in cui soltanto i primi, purché al vertice del potere, erano veramente interessati alla creazione di uno Stato unitario. Gli sciiti hanno un forte rapporto religioso con l'Iran e hanno spesso detestato i loro concittadini sunniti più di quanto temessero gli iraniani. I curdi hanno fratelli in Turchia, in Iran, in Siria, e non hanno mai smesso di sognare il grande Kurdistan che i vincitori del 1918 avevano lasciato intravedere alla fine della Grande guerra. Qualche intelligente diplomatico americano ha prospettato l'ipotesi di una federazione, ma non è facile tracciare frontiere là dove esistono grandi risorse naturali e ogni divisione rischia di farsi a spese di qualcuno. Oggi i curdi sono pressoché sovrani nelle loro terre e gli sciiti controllano buona parte del potere a Bagdad. Ma i sunniti si considerano «espropriati» e le loro formazioni più radicali non hanno mai smesso di combattere, se necessario, persino a fianco dei terroristi di Al Qaeda.<ref name="missionemaicompiuta"/>
{{Int|Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_21/romano_volti_satrapo_1ad3ffce-fba6-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml ''I volti di un satrapo'']|''Corriere della Sera'', 21 ottobre 2011|h=4}}
*Il colonnello Muammar Gheddafi non fu soltanto il satrapo orientale, vestito di una uniforme operistica che si pavoneggiava a Roma ostentando il ritratto di Omar El Mukhtar, martire della resistenza anti-italiana, sul bavero della giacca. Prima di seppellirlo conviene ricordare che il tiranno era pur sempre un leader nazionale e che perseguì progetti diversi, quasi sempre folli, ma non privi di una loro perversa genialità.
*La Francia lo detestava per le sue interferenze nel Ciad e per l'attentato contro un aereo francese, la Gran Bretagna per l'uccisione di una poliziotta colpita da uno sgherro libico di fronte all'ambasciata di Libia a Londra, gli Stati Uniti per il contenzioso sul golfo della Sirte e l'attentato in una discoteca di Berlino, la gran Bretagna e gli Stati Uniti insieme per l'attentato contro un aereo della Pan American nel cielo scozzese di Lockerbie, i leader arabi per le sue intollerabili irruzioni negli affari interni dei loro Paesi, la Fratellanza musulmana per il modo in cui aveva perseguito, incarcerato e ucciso gli islamisti libici, la Svizzera per le misure di rappresaglia decise dal colonnello dopo l'arresto di Hannibal in un albergo di Ginevra, la Bulgaria per la lunga detenzione di alcune infermiere accusate di un reato inesistente. Aveva anche qualche amico, tra cui alcuni Stati africani e quei Paesi che, come il Venezuela di Hugo Chavez, lo consideravano una provvidenziale spina nel fianco dell'Occidente imperialista.
*La Libia era una creazione artificiale del colonialismo italiano, uno Stato composto da due territori (la Tripolitania e la Cirenaica) che avevano avuto storie diverse, popolato da tribù che avevano interessi contrastanti, abitato da circa due milioni di persone (tanti erano i libici quando Gheddafi conquistò il potere), sparse su un enorme territorio prevalentemente desertico. Demograficamente povera, economicamente sottosviluppata e priva di un forte passato nazionale, la Libia di Gheddafi era tuttavia, potenzialmente, un paese ricco, e tale sarebbe diventato a mano a mano che le grandi compagnie petrolifere scoprivano nuovi giacimenti di petrolio e di gas. A differenza di altri leader nazionali dei paesi emergenti, il colonnello ebbe quindi sempre a sua disposizione i mezzi finanziari necessari al perseguimento dei suoi obiettivi; ed è probabile che tanta abbondanza lo abbia sollecitato a concepire sogni smisurati e stravaganti. La storia della sua politica è anche la storia del suo denaro e del modo in cui venne impiegato.
*Se avesse potuto difendersi in un'aula di tribunale, Gheddafi avrebbe forse chiamato sul banco dei testimoni molti soci d'affari. Ma della sua umiliante fine politica e umana, se avesse conservato un briciolo di intelligenza, avrebbe potuto rimproverare soltanto se stesso.
===2012===
*Non posso continuare a raccontare il [[Ernst Gombrich#Breve storia del mondo|libro di Gombrich]], cara signora, anche perché non saprei rendere la freschezza, l'immaginazione e l'ironia con cui l'autore racconta la storia del mondo sino alla fine della Seconda guerra mondiale passando attraverso le diverse fasi dell'umanità.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_15/COME-AMARE-LA-STORIA-IL-LIBRO-DEL-GIOVANE-GOMBRICH_4c97cbf6-86d1-11e1-9381-31bd76a34bd1.shtml Come amare la storia]'', ''Corriere della Sera'', 15 aprile 2012.</ref>
===2013===
*Parlare con l'[[Iran]] è necessario per almeno tre ragioni. È una potenza regionale, ha un capitale petrolifero che può giovare all'intera regione ed è la guida autorevole di una minoranza musulmana, gli sciiti, che attraversa il Golfo, è maggioranza in Iraq, si estende sino alla Siria e soprattutto al Libano. Non riusciremo a spegnere i fuochi della Siria senza la collaborazione dell'Iran. E non vi saranno prospettive di pace in Afghanistan se l'Iran non sarà chiamato a fare la sua parte.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_14/termometro-teheran-romano_824822e0-d4b0-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml ''Il termometro di Teheran''], ''Corriere.it'', 14 giugno 2013.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Primavera araba]]}} Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l'[[Egitto]] di [[Hosni Mubarak]], la [[Tunisia]] di [[Zine El Abidine Ben Ali]], la [[Libia]] del colonnello [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]]. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di [[Saddam Hussein]] e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del [[Libano]]. È fallita la [[Lega Araba]]. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di [[Mohammed VI]] in [[Marocco]] a quella di [[Abdullah II]] in [[Giordania]], ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, [[Siria]] e Libia, la crisi è diventata rapidamente [[guerra civile]]. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all'altro.<ref>Da ''[http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_30/il-mediterraneo-dimenticato-sergio-romano_a6fa2238-e13e-11e2-a879-533dfc673450.shtml Il Mediterraneo dimenticato]'', ''Corriere.it'', 30 giugno 2013.</ref>
*Non è interamente colpa di Obama se le primavere arabe non hanno schiuso ai loro Paesi le porte della democrazia, se il partito americano della sicurezza gli ha impedito la chiusura di Guantánamo, se gli ayatollah iraniani non hanno accolto la sua offerta, se l'Afghanistan è sempre per metà talebano, se i sunniti iracheni contestano ai loro fratelli sciiti il diritto di governare il Paese, se il primo ministro israeliano ha preferito puntare sulla vittoria dei repubblicani nelle ultime elezioni presidenziali americane, se la Russia di Putin è più poliziesca e repressiva di quella di Medvedev. Obama ha avuto la sventura di entrare alla Casa Bianca nel momento in cui era già iniziato il lento declino dell'impero americano, e deve ora convivere con una società politica che reagisce a questa prospettiva troppo nervosamente.<ref name="ambizioniperdute">Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_12/ambizioni-perdute-di-un-presidente-romano_d38b86bc-030c-11e3-a0a3-a0e457635e2f.shtml ''Ambizioni perdute di un presidente''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2013.</ref>
*È stato un errore combattere [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]] senza accettare le responsabilità politiche dell'intervento. È stato un errore chiedere all'ambasciatore americano in Siria di prendere posizioni inutilmente provocatorie contro il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar Al Assad]]. E non ha giovato alla politica americana oscillare ambiguamente in Egitto fra i militari e la Fratellanza musulmana.<ref name="ambizioniperdute"/>
*I talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare con una potenza che ha già, comunque, deciso di ritirare le proprie truppe nel 2014. L'uccisione di [[Osama bin Laden]] nel suo fortilizio pachistano è parsa uno straordinario successo della presidenza Obama (la vendetta è sempre, per un certo periodo, consolatoria) ma ha peggiorato i rapporti degli Stati Uniti con il [[Pakistan]]. In [[Iraq]] si muore, grazie alle bombe sunnite, molto più di quanto si morisse all'epoca di [[Saddam Hussein]]. In Libia, infine, Obama ha avuto il merito di comprendere prima dei suoi alleati i rischi di una operazione che era divenuta molto più lunga del previsto. Ma del caos in cui il Paese è precipitato dopo la vittoria dei ribelli Obama non è meno responsabile di Nicolas Sarkozy e David Cameron. È davvero sorprendente che dopo tre guerre non vinte, come la buona educazione internazionale preferisce chiamare quelle perdute, gli americani e le opinioni pubbliche occidentali non vogliano essere trascinati nella quarta? Resta da capire, a questo punto, perché un uomo politico accorto e razionale come [[Barack Obama]] dovrebbe a tutti i costi prendere una iniziativa militare contro la [[Siria]].<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_01/armi-democratiche_114e22ee-12c0-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml ''Armi democratiche''], ''Corriere.it'', 1 settembre 2013.</ref>
===2014===
*{{NDR|Sullo [[Stato Islamico]]}} Per vincere abbiamo un'arma che potrebbe rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se sapremo coinvolgerli, saranno i nostri migliori alleati. Ne esistono le condizioni. Come quella creata durante la prima [[guerra del Golfo]], la coalizione contro l'Isis non potrà mai essere definita una «crociata» composta da Paesi cristiani. È una ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione musulmana. Mi piacerebbe che gli storici, un giorno, parlassero della guerra contro l'Isis come dell'evento che maggiormente avvicinò il mondo della cristianità e quello dell'Islam.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_27/i-ter-roristi-che-sono-noi-484db1c4-4604-11e4-a490-06a66b2e25ed.shtml ''I terroristi che sono tra noi''], ''Corriere.it'', 27 settembre 2014.</ref>
*[[Julius Evola]] ebbe due vite. Nel sua prima vita fu pittore, futurista, dadaista (dal nome di un movimento artistico e letterario nato a Zurigo nel 1916) e amico del suo fondatore, Tristan Tzara.<br />I quadri dipinti in quegli anni furono notati e ammirati in alcune delle grandi esposizioni europee del tempo. Ma nel 1921 attraversò una difficile crisi personale, fu attratto dagli studi filosofici e dedicò il resto della sua vita alla elaborazione di un idealismo magico in cui è visibile l'influenza di Nietzsche, del pensiero razziale di Gobineau, della filosofia indiana e di altri culti esoterici dell'Asia.<br />Aderì intellettualmente al fascismo e al nazismo perché sostenne di vedere in quei movimenti la nascita di un neo paganesimo e l'avvento di un'era eroica dominata da razze che avrebbero difeso i loro popoli dai flagelli della modernità. Uno dei suoi libri più importanti è, per l'appunto, Rivolta contro il mondo moderno. Era a Vienna nell'aprile del 1945 quando fu ferito durante un bombardamento alleato e perdette l'uso delle gambe.<br />Quando rientrò in patria, nel 1948, fu accusato di avere collaborato alla creazione di una organizzazione fascista rivoluzionaria e venne processato; ma fu assolto ed ebbe da allora nella società culturale italiana una posizione simile per certi aspetti a quella di Céline, lo scrittore anti-semita di cui venivano riconosciute, tuttavia, le grandi qualità letterarie.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_ottobre_14/L-AMICIZIA-DEGLI-OPPOSTI-JULIUS-EVOLA-E-SCHEIWILLER_e1f8ad32-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml L’AMICIZIA DEGLI OPPOSTI JULIUS EVOLA E SCHEIWILLER]'', ''corriere.it'', 14 ottobre 2014.</ref>
===2015===
*Commetteremmo un errore, a mio avviso, se pensassimo di essere il principale bersaglio dell'Islam jihadista. La vera guerra, oggi, è quella che si combatte all'interno del mondo musulmano. È la guerra tra una setta fanatica e regimi politici spesso incerti, titubanti, ma tutti più o meno collegati, per ragioni di affinità o convenienza, con l'Europa, gli Stati Uniti e la Russia. È una guerra civile senza quartiere dove le vittime musulmane sono incomparabilmente più numerose di quelle provocate dagli attentati terroristici nelle nostre città. Ed è ulteriormente complicata dall'antico odio fra le due famiglie religiose dell'Islam: sunniti e sciiti.<ref name="guerranonvaperduta">Da [http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_11/guerra-che-non-va-perduta-020eac8c-995f-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml ''Una guerra che non va perduta''], ''Corriere.it'', 11 gennaio 2015.</ref>
*Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano [[Bashar al-Assad|Al Assad]], il presidente russo [[Vladimir Putin|Putin]] e il presidente iraniano [[Hassan Rouhani|Rouhani]] non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l'Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall'estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato. Se qualche Paese occidentale fosse disposto a mettere truppe sul terreno potremmo forse fare a meno della loro collaborazione. Ma da quando gli Stati Uniti hanno eliminato questa opzione non abbiamo altra scelta fuor che quella di sostenere con tutti i mezzi di cui disponiamo quelli che sul terreno già ci sono.<ref name="guerranonvaperduta"/>
*Washington non vuole Assad, non vuole l'Isis e non vuole Putin nel Mediterraneo. Un tale groviglio di desideri incompatibili sarebbe più facilmente sostenibile se il presidente Obama fosse disposto a impegnare le forze americane sul terreno. Ma esclude anche questa possibilità, forse perché non vuole concludere il suo mandato con una operazione che ricorderebbe, anche se in circostanze alquanto diverse, quella del suo predecessore alla Casa Bianca. Ha un altro piano?<ref name="groviglioobama">Da [http://www.corriere.it/opinioni/15_settembre_10/groviglio-obama-c4b819ac-5774-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml ''Il groviglio di Obama''], ''Corriere.it'', 10 settembre 2015.</ref>
*Il presidente siriano si è sicuramente screditato ma non è una persona inutilizzabile.<ref name="obamasioppone">Citato in [http://www.tempi.it/siria-romano-obama-si-oppone-ad-assad-a-tutti-i-costi-perche-e-ideologico#.WkgpaWinGUk ''Siria. Romano: «Obama si oppone ad Assad a tutti i costi perché è ideologico»''], ''Tempi.it'', 2 ottobre 2015.</ref>
*Gli americani non si rendono conto che Assad non è solo un despota ma anche il leader di un blocco politico e sociale. Non dimentichiamo poi che esiste la simpatia dei cristiani, della media borghesia. Fino ad ora hanno parlato poco per non esporsi alle rappresaglie dell'una e dell'altra parte, ma la loro posizione è chiara.<ref name="obamasioppone"/>
*L'[[Stato Islamico|Isis]] è un movimento sunnita e noi sappiamo che in questi ultimi anni la destabilizzazione del Medio Oriente ha provocato il risveglio di un vecchio conflitto religioso tra le due anime dell'Islam, i sunniti e gli sciiti. Non c'è dubbio che questa vecchia ruggine fra le due maggiori componenti dell'Islam ha in qualche modo contribuito a rendere il conflitto ancora più aspro.<br>Il principale obiettivo dell'Islam sono i Paesi occidentali ma non escludo effettivamente che questa sorta di guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti esplosa nuovamente sia diventata importante, soprattutto per i grandi Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran, vale a dire i Paesi che sono la maggiore espressione delle due grandi anime dell'Islam.<ref name="attentatiparigi">Citato in [http://www.sulromanzo.it/blog/gli-attentati-di-parigi-sono-il-contrattacco-dell-isis-intervista-a-sergio-romano ''«Gli attentati di Parigi sono il contrattacco dell'ISIS», intervista a Sergio Romano''], ''Sulromanzo.it'', 19 novembre 2015.</ref>
*Credo che non dovremmo più parlare di "primavera araba", piuttosto constatare che quei movimenti, quelle piazze piene di gente che protestava contro il regime di Ben Ali in Tunisia e contro quello di Mubarak in Egitto erano il segno di una protesta reale, non c'è dubbio che c'era una grande insoddisfazione, soprattutto generazionale. Nuove generazioni che avevano in qualche modo ambizioni suscitate anche dal fatto che potevano, a differenza dei loro padri e dei loro nonni, vedere meglio grazie alle nuove tecnologie quello che stava accadendo altrove, quello che la modernità rappresentava in altri Paesi.<br>Però in quelle piazze non c'erano movimenti o partiti politici quindi sono certamente riusciti a cacciare Ben Ali e far dimettere Mubarak ma non sono stati in grado poi di istituire un regime nuovo, creare nuove stabilità basate su progetti organici e quindi i paesi sono in modo diverso precipitati nel caos.<ref name="attentatiparigi"/>
*Il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar al-Assad]], come quello di [[Saddam Hussein]], era un regime laico; entrambi avevano cercato di fondare la loro esistenza su principi desunti dall'Occidente. Il partito al potere, sia in Iraq che in Siria, era il [[partito Ba'th]], nazionalista e socialista, con una forte componente laica. Saddam Hussein non ha mai avuto rapporti con Al-Qaeda, anche se questa era l'accusa da parte degli Stati Uniti, l'argomento o il pretesto per cui hanno deciso di fargli la guerra.<br>Paradossalmente era più simile a uno stato europeo quello di Bashar al-Assad, ma anche quello di Saddam Hussein insieme all'Egitto, di quasi tutti i Paesi arabo-musulmani.<ref name="attentatiparigi"/>
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2015/11/05/news/non-possiamo-che-fidarci-di-erdogan-89279/ ''Non possiamo che fidarci di Erdogan'']|''Ilfoglio.it'', 5 novembre 2015|h=4}}
*Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno.
*Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l'uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto?
*In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l'unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico.
===2016===
*Non c'era Al-Qaeda in Iraq nel 2003 quando gli Stati Uniti invasero e occuparono il Paese, apparve nel momento in cui, avendo disintegrato il regime di Saddam Hussein, trovarono spazio per le loro ambizioni, per i loro piani strategici.<ref name="attentatiparigi"/>
*[[Bashar al-Assad|Assad]] e [[Vladimir Putin|Putin]] sono autoritari e spregiudicati, ma anche molti generali democratici, durante la Seconda guerra mondiale, non si sono comportati diversamente.<ref>Da [http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_14/illusione-un-ponte-aleppo-9353b762-6188-11e6-8e62-f8650827a70c.shtml ''L'illusione di un ponte per Aleppo''], ''Corriere.it'', 13 agosto 2016.</ref>
*Le ragioni per cui la Russia è entrata in campo in Siria sono abbastanza chiare. Quando scoppiarono le prime rivolte arabe, alcuni governi occidentali si schierarono subito contro il governo di Bashar al Assad. Lo hanno fatto molto probabilmente nella convinzione che la fine del regime avrebbe comportato anche la fine della vecchia presenza "sovietica" nelle basi siriane. Non è difficile comprendere quindi perché la Russia sia intervenuta. Voleva difendere il suo alleato e soprattutto la sua tradizionale posizione nella regione. Oggi la sua strategia mi sembra tutto sommato abbastanza chiara. La Russia e il governo siriano potrebbero rinunciare ad una parte del territorio soltanto se il regime di Assad riuscisse a ristabilire la sua autorità nell'area che va da Damasco ad Aleppo. Questa è la ragione per cui Aleppo è al cuore del conflitto. Non si può dunque parlare ancora di una "Pax russa" in Medio Oriente perché gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti. Credo che la Russia continuerà a perseguirli. Ma non si può combattere indefinitamente e Mosca potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica.<ref>Citato in ''[http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Sul_nuovo_ruolo_della_Russia_un_commento_di_Sergio_Romano.html Sul nuovo ruolo della Russia, un commento di Sergio Romano]'', ''Treccani.it'', 3 novembre 2016.</ref>
===2017===
*Nel suo ultimo discorso, pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, [[François Mitterrand]] disse di essere nato durante la Prima guerra mondiale, di avere fatto la Seconda e di essere giunto alla conclusione, durante la sua vita, che «il [[nazionalismo]] è la guerra».<ref>Citato in ''L'alleanza effimera dei populisti'', ''Corriere della Sera'', 24 gennaio 2017, pp. 1 e 26.</ref>
*Se le nostre democrazie hanno deciso che eliminare [[Bashar al-Assad|Assad]] è una condizione irrinunciabile, dovrebbero prepararsi a ciò che potrebbe succedere dopo.<ref name="guerresonodue">Da [http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_13/i-nemici-dell-occidente-doppia-guerra-siriana-d3f71eee-1fa1-11e7-a630-951647108247.shtml ''Ma non bisogna dimenticare che in Siria le guerre sono due''], ''Corriere.it'', 12 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile siriana]]}} L'unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l'islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, deve fare fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d'occhio il barometro elettorale. Ma se hanno deciso che la eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani.<ref name="guerresonodue"/>
*Sappiamo che cosa è accaduto. L'Iraq è diventato teatro di una guerra che dura da quattordici anni, ha contagiato l'intera regione e ha lasciato sul terreno un numero incalcolabile di vittime civili. La Tunisia ha dimostrato di avere forti spiriti democratici, ma è continuamente minacciata da gruppi jihadisti lungo le sue frontiere meridionali ed è diventata un vivaio di reclute per le milizie dell'Isis. L'Egitto è stato governato per parecchi mesi dalla Fratellanza Musulmana (una organizzazione che ha rivelato, quando è andata al potere, il suo volto integralista) ed è passato dalla semi-democrazia di Mubarak al regime autoritario e poliziesco del maresciallo Al Sisi. La Libia è stata devastata da una guerra tribale non ancora conclusa ed è oggi il principale capolinea mediterraneo delle migrazioni provenienti dal continente africano. La matassa siriana, in questo quadro, è la più imbrogliata. Di fronte alle proteste popolari Bashar Al Assad ha scelto di restare al potere e di resistere agli insorti. Ha riscosso qualche successo militare perché, a differenza di altri leader, ha potuto contare su alcuni importanti alleati: gli alauiti (una minoranza etnico-religiosa che appartiene alla grande famiglia sciita), i militanti del partito Baath, la borghesia commerciale e industriale di Aleppo, i cristiani e due grandi potenze: la Russia, presente in Siria con due basi militari sin dagli anni in cui si chiamava Unione Sovietica, e l'Iran degli Ayatollah.<ref name="guerresonodue"/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ha vinto perché la [[Francia]] aveva paura del vuoto creato dalla scomparsa di alcuni grandi partiti, del terrorismo islamista, della crisi economica, del grande disordine mondiale e della incognita rappresentata dalla destra nazional-populista.<ref>Da ''La sindrome bonapartista dei francesi'', ''Corriere della Sera'', 19 giugno 2017.</ref>
*Durante i lavoro della conferenza che si aprì all'Hotel Semiramis del Cairo il 12 marzo 1921 per discutere gli assetti territoriali del Medio Oriente dopo la Grande guerra, Winston Churchill, allora ministro delle Colonie, non riusciva a distinguere i sunniti dagli sciiti. Tuttavia questo non gli impedì di creare in quella occasione due Stati arabi.<br>Con la sabbia e le oasi di un territorio che si era chiamato sino ad allora Mesopotamia impastò il regno dell'Iraq.<ref>Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/07_Luglio/09/romano.shtml ''L'illusione inglese: un mondo senza ayatollah''], ''Corriere.it'', 29 settembre 2017.</ref>
{{Int|Da [https://libreriamo.it/news/sergio-romano-dalla-russia-di-putin-allamerica-di-trump-le-nostre-democrazie-smarrite/ ''“Dalla Russia di Putin all'America di Trump, le nostre democrazie malate”'']|''Libreriamo.it'', 2017|h=4}}
*Putin è l'uomo che in qualche modo si è addossato una responsabilità: quella di restituire dignità e, per quanto possibile, potenza al suo paese.
*Mi pare che ciò che abbia avuto più importanza per Putin sia stato il crollo dell'Unione Sovietica, nonché della sua patria, un paese che aveva un suo statuto in Europa e nelle relazioni internazionali, un paese che improvvisamente si è disfatto.
*La Nato è un'alleanza molto diversa dalle alleanze del passato. È un'alleanza politico-militare fatta per fare la guerra. Infatti ha un comando supremo permanente, ha delle basi permanenti in Europa ma anche altrove. Un'alleanza così non può non avere un nemico, è concepita e organizzata in funzione di un nemico. Se non ha un nemico non ha motivo di esistere.
*I russi hanno sempre preferito nelle presidenziali americane il candidato repubblicano a quello democratico. [...] I repubblicani sono più isolazionisti, meno impiccioni, meno portati a esportare democrazia nel mondo. Sono quindi più realisti, più isolazionisti. I democratici, invece, sono generalmente molto più militanti sotto il profilo democratico, poi naturalmente anche loro si contraddicono, vengono a patti con paesi non democratici, però il partito democratico ha una storia molto più interventista. Ma in generale i russi sono andati abbastanza d'accordo coi repubblicani, Gorbačëv e Reagan, Putin e George W. Bush. Era chiaro che i russi avrebbero preferito Trump.
*Dopo la grande prova storica dell'invasione dei mongoli e dei tartari, che ha duramente provato il paese, nel momento del Granducato di Moscovia la Russia comincia a crescere, fino a diventare poi un impero. Questo accade su una scala geograficamente colossale. Ancora oggi, la Russia, nonostante le numerose mutilazioni, è di gran lunga lo stato più grande al mondo. E questo allargamento dello stato russo è sempre avvenuto a spese di imperi declinanti, quelli che circondavano prima il Granducato di Moscovia e poi lo stato dello Zar. Questi imperi declinanti erano l'impero cinese, l'impero persiano e l'impero ottomano. Erano i tre grandi imperi che si erano spartiti l'Asia. Quando cominciano a declinare, la Russia inesorabilmente. Che tipo di identità può dare lei a un paese che ogni decennio ingloba centinaia e centinaia di persone appartenenti a stirpi e a gruppi nazionali differenti?
*La Russia, soprattutto dopo il declino di Bisanzio, si è sempre considerata erede di quella grande tradizione bizantina. Però le popolazioni che fanno parte dell'impero russo sono di straordinaria varietà etnica: ci sono gli armeni, i georgiani, gli uzbeki, i turcomanni, e tanti altri. Inoltre nei confronti di questi popoli la Russia non si è mai comportata come potenza coloniale. È autoritaria, e certamente impone la sua autorità con grande durezza, però i suoi cittadini non russi hanno sempre ottenuto le cariche più alte.
*Il padre di Aliyev, che è l'attuale presidente dell'Azerbaigian, era un personaggio sovietico di grande importanza. Ed è un azero, non ha proprio nulla di slavo.
*La letteratura è stato il cemento del paese. Puskin è il loro Dante, è il grande maestro della lingua, il grande poeta, il grande drammaturgo. Poi naturalmente sono venuti Gogol, Dostoevskij a Tolstoj. La letteratura ha cementato l'identità russa. Poi si sono inventati l'[[Eurasiatismo|Eurasia]]. Noi siamo qualche cosa che voi europei non siete. Noi abbiamo un'originalità che ci rende in qualche modo autonomi sotto il profilo della nostra autocoscienza, perché siamo euroasiatici.
===2020===
{{Int|Da ''Il regime alla prova''|''La Stampa'', 12 gennaio 2020|h=4}}
*Il generale [[Qasem Soleimani|Qassem Soleimani]], di cui Donald Trump ha decretato la morte, era un militare, ma anche probabilmente, insieme alla Guida Suprema dell'Iran (l'Ayatollah [[Ali Khamenei]]), l'uomo più popolare del suo Paese.
*Dopo avere combattuto nella [[Guerra Iran-Iraq|guerra degli 8 anni]] contro l'Iraq (quando il Paese di Saddam Hussein godeva del sostegno americano), Soleimani era diventato un eroe nazionale e un possibile successore del Grande Ayatollah alla guida del Paese. Ma anche queste sono considerazioni a cui Trump non è sensibile. Il suo dichiarato obiettivo era quello di provocare in Iran, con sanzioni e altri mezzi, un cambiamento di regime. Se questo era il suo scopo, tuttavia, la morte di Soleimani sembra avere avuto l'effetto opposto: quello di garantire al regime di Teheran una crescente popolarità.
*{{NDR|Sulla [[Rivoluzione iraniana]]}} Per l'Iran la partenza dello [[Mohammad Reza Pahlavi|Scià]] nel 1979 è una pagina gloriosa di storia nazionale, il giorno in cui il Paese vendica il colpo di Stato con cui gli americani e gli inglesi, nel 1953, si erano sbarazzati di un leader progressista, [[Mohammad Mossadeq|Mohammad Mossadegh]] per restituire il potere a Reza Pahlevi. Per gli americani la cacciata dello Scià, invece, è la perdita dell'uomo che era stato per molti anni la sentinella degli Stati Uniti nel Golfo Persico.
*Naturalmente anche in Iran esistono fazioni bellicose, islamisti fanatici, strateghi del «tanto peggio tanto meglio». Ma le scuse offerte dal [[Hassan Rouhani|presidente Rouhani]] quando un missile iraniano ha abbattuto un aereo ucraino, dimostrano che vi sono interlocutori con cui l'Europa può parlare per fare una politica diversa da quella che è stata fatta sinora.
{{Int|Da ''[https://www.affarinternazionali.it/2020/02/parla-lambasciatore-sergio-romano/ Parla l'ambasciatore Sergio Romano]''|''Affarinternazionali.it'', 26 febbraio 2020|h=4}}
*Naturalmente, ogni Paese ha le sue strutture e non ci si può sorprendere se quelle dei Paesi che ancora qualche tempo fa chiamavamo del terzo mondo, non sono attrezzati come quelli occidentali. Non mi sembra sia sorprendente. Tuttavia, credo si stia reggendo alla sfida.
*[[Boris Johnson]] è un camaleonte, perciò a un certo punto dirà cose diverse, uscendo dalla sua posizione di liberista radicale. Siccome è un camaleonte, dirà al suo elettorato altre cose, correggendo da più parti il suo messaggio. Insomma, cercherà di sopravvivere, perché tutto gli è contro in questo momento. La rivoluzione economico-sociale che voleva fare, la riproponeva sulle orme di Trump, contando sul sostegno degli Stati Uniti che avrebbero fatto con il Regno Unito un accordo molto liberista e vantaggioso per Londra. Adesso si sta accorgendo che le cose non stanno così, lo avrebbe dovuto capire prima, ma ha ora compreso l'inaffidabilità di Trump. Punterà a conservare il potere, visto che il consenso nei suoi confronti non è caduto. La Gran Bretagna attraversa un momento di grande delusione nei confronti della democrazia rappresentativa, con la Camera dei Comuni, gioiello della sua storia, che non sta funzionando e il Paese che attraversa una fase difficile. Ecco... Boris Johnson è l'uomo che galleggerà
*Se Bloomberg vince le elezioni americane, gli Stati Uniti passeranno da un presidente milionario a uno miliardario. Questo è il mondo dell'economia oggi: la finanza ha vinto e continuerà a fare qualche cosa buona e molte cose pessime.
*Se la democrazia non funziona e l'economia ha favorito la crescita del potere finanziario, a dispetto di quello sudato e guadagnato nelle industrie, c'è qualcosa che non va... mi creda.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_08/salute-nuovo-diritto-tutti-f75bec68-9157-11ea-8c7e-3b270f2639b4.shtml ''Salute, un nuovo diritto per tutti'']|''Corriere della Sera'', 8 maggio 2020|h=4}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall'Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all'inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce.
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti.
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-usa-isolati-ma-russia-e-cina-non-sono-minacce-per-leadership-mondiale-111375/ ''"Usa isolati, ma Russia e Cina non sono minacce per leadership mondiale"'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Ilriformista.it'', 6 giugno 2020|h=4}}
*Esercitare la leadership a livello mondiale affatica, stanca. E gli Stati Uniti, anche oltre le pecche evidenti dell'attuale presidente, questa stanchezza l'avvertono.
*Trump è l'uomo che ha provato a smantellare tutte quelle istituzioni e organismi sovranazionali che hanno cercato di disciplinare, in qualche modo, la società internazionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale: disciplinare i traffici commerciali, i rapporti economici e quelli militari. Da [[Prima presidenza di Donald Trump|presidente]], Trump si è trovato a fare i conti con un mondo di grandi organismi e istituzioni internazionali. Un mondo che Trump, anche per ragioni personali antecedenti al suo ingresso alla Casa Bianca, ha sempre concepito, vissuto, come un qualcosa di ostile, di limitante.
*L'Europa può trarre vantaggio dal declino della leadership americana. Ma deve crederci e non dividersi, come continua a succedere, quando uno dei leader europei più attivi su questa linea, il Presidente francese Emmanuel Macron, prova ad agire per riempire i vuoti lasciati sullo scacchiere internazionale dall'America di Trump.
*Fuori da una narrazione compiaciuta sull'orgoglio nazionale dimostrato nell'affrontare l'emergenza virale, la realtà evidenzia come questa epidemia abbia spaccato il Paese, tra quanti ritengono che sia assolutamente prioritario, totalmente direi, tutelare la salute come bene comune, e quanti, pur non disconoscendo l'importanza della tutela della salute, ritengono che sia più importante far ripartire l'economia e accumulare ricchezza. Personalmente mi auguro che una volta contenuta l'emergenza Covid-19, questa faida interna possa essere ricomposta. A beneficio del sistema-Italia. Noi oggi stiamo vivendo un passaggio decisivo, forte, verso una società digitale. E in questo, come Italia siamo molto indietro. Non c'è solo la società digitale, ma anche l'intelligenza artificiale. Un esempio: oggi si parla molto delle vetture senza guidatore, come l'investimento del futuro in questo settore. Bene, ma senza la banda larga, il 5G, senza la realizzazione di città informatizzate, non si va da nessuna parte. E i sogni restano tali. Dobbiamo agire più rapidamente, investire maggiori risorse finanziarie e umane in questo campo, se non vogliamo essere tagliati fuori da un mondo, anche economico, sempre più globalmente digitalizzato.
===2021===
{{Int|Da [https://www.huffingtonpost.it/entry/assalto-al-congresso-sergio-romano-sintomi-del-declino-americano_it_5ff6d403c5b6ef6b1583b967 ''Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"'']|Intervista di Giacomo Galanti sull'[[assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021]], ''Huffingtonpost.it'', 7 gennaio 2021|h=4}}
*L'assalto al Congresso non me l'aspettavo ma non mi sorprende. [...] Questo paese una guerra civile l'ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così.
*L'America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c'è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso.
*Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell'America nella società internazionale. Se l'americano medio un po' razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be', credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c'è.
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/08/16/news/-ora-l-ue-sia-protagonista-in-afghanistan-parla-sergio-romano-2780284/ ''"Gli Usa sono inaffidabili. Ora l'Ue sia protagonista in Afghanistan"'']|Intervista di Ruggiero Montenegro sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilfoglio.it'', 16 agosto 2021|h=4}}
*Bisognerebbe chiedersi se l'Occidente ha qualche scusante e ce ne sono poche oggi. Ci siamo impegnati per anni, cercando di portare l'Afghanistan sulla via della modernizzazione, e in qualche misura anche con dei risultati, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di vita. Ma solo fino a che avevamo interessi. Una volta che questi si sono ridotti, per varie ragioni, di politica interna ed estera, abbiamo trascurato il problema afghano.
*Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase in cui gli equilibri interni hanno grande rilievo, e quindi devono in qualche modo seguire l'opinione pubblica che voleva il ritiro dall'Afghanistan. Si potrebbe dire che gli Usa vivono una fase di ipersensibilità elettorale, e questo ha inciso sulle loro decisioni
*C'è da aspettarsi una nuova ondata migratoria. Anche se l'Unione europea mi pare non voler affrontare neppure questo tipo di problema. Eppure sarebbe proprio nell'interesse europeo trovare una soluzione.
*Le gelosie tra paesi occidentali rendono i talebani più efficaci. Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo. E se l'Ue non se ne rende conto, se non partecipa alla gestione di questa fase, perde una grande occasione
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/kabul-e-la-fine-dellimperialismo-occupazione-dellafghanistan-fuori-tempo-massimo-parla-lex-ambasciatore-romano-243657/?refresh_ce ''“Kabul è la fine dell'imperialismo, occupazione dell'Afghanistan fuori tempo massimo”, parla l'ex ambasciatore Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilriformista.it'', 27 agosto 2021|h=4}}
*Adesso gli imperi coloniali stanno scomparendo. Questi imperi non hanno più ragione di esistere. Però un certo desiderio di continuare a recuperare poteri perduti esiste ancora nelle società politiche degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'Occidente in generale. C'è ancora un tentativo di recuperare spazi perduti. E allora l'Afghanistan è diventato, per così dire, il boccone più desiderabile, anche per il grande disordine che vi regna. Tutto questo ha aperto delle prospettive. Detto questo, bisognerebbe chiedersi tanto per cominciare se tutto ciò abbia un senso. Perché francamente ai tempi degli imperi coloniali un senso ce l'aveva: c'era una gara, questa gara era in qualche modo giustificata dai rapporti internazionali e anche in qualche caso da considerazioni esclusivamente economiche, cioè lì c'era qualcosa che poteva servirmi e allora si cercava di metterci le mani sopra. In questa faccenda afghana c'è una nota di controtempo, che la rende qualche volta addirittura un po' ridicola. Questo gioco all'imperialismo ormai defunto...
*Con la fine della Guerra fredda, la Nato è finita tra i disoccupati. E siccome a un certo punto, qualche persona, anche in buona fede, ha pensato che dopotutto la Nato rappresenta pur sempre un legame con gli Stati Uniti che non sarebbe prudente mandare a carte all'aria, e allora c'è questo tentativo della Nato di rivalutare se stessa, di dimostrare uno scopo, una qualche utilità. Io guardo soprattutto a noi, all'Europa, perché in Europa ci sono Paesi e gruppi politico-sociali che questo discorso sulla Nato lo fanno. Questo discorso di rivalutazione della Nato con queste funzioni, presenta per noi uno straordinario svantaggio. Perché ci fa dimenticare che la prossima mossa dell'Unione Europea è ricostruire la Ced, la Comunità Europea di Difesa che poi saltò al Parlamento francese. Noi dobbiamo far rinascere la Ced. Non si chiamerà più così, si chiamerà Unione Europea di Difesa o qualcosa del genere. Noi non abbiamo bisogno della Nato. Noi abbiamo bisogno dell'Unione Europea di Difesa.
*Loro sono la negazione di tutto ciò che noi consideriamo utile per il maggior numero possibile di persone. Sono esattamente il contrario. Perché i Talebani non sono una formazione politica. Sono dei “missionari”. E ragionare con i missionari non è mai facile, e qualche volta è addirittura inutile.
===2022===
{{Int|Da [https://www.quotidiano.net/esteri/lucraina-resti-neutrale-e-fuori-dalla-nato-1.7336301 ''Sergio Romano: "L'Ucraina resti neutrale e fuori dalla Nato"'']|Intervista di Alessandro Farruggia, ''Quotidiano.net'', 7 febbraio 2022|h=4}}
*Non credo che ci sia l'intenzione della guerra né da una parte né dall'altra. Possiamo quindi sperare che si riesca a controllare la situazione. Ma talvolta il cavallo scappa di mano.
*Il problema è che l'Ucraina ha dei legami molto forti con la Russia. La storia, la cultura, rendono i due Paesi quasi fratelli gemelli. L'idea di una Ucraina che diventa parte della Nato è quindi inaccettabile per Mosca. E credo con qualche ragione. L'America sembra non essere pienamente consapevole di questo, gioca d'azzardo, convinta che la Russia, alla fine, accetterà il fatto compiuto.
*Il pericolo russo credo sia oggi molto esagerato e che in America venga utilizzato come giustificazione. Dobbiamo chiederci se il pericolo è reale o se l'America ha bisogno di un nemico senza il quale la sua politica militare non sta in piedi.
*Io ho sempre pensato che c'è una soluzione per l'Ucraina: la neutralità. L'Ucraina dovrebbe essere la Svizzera dell'Europa orientale. La neutralità è una sovranità che tutti hanno l'interesse di proteggere. L'Ue dovrebbe avere il coraggio di proporlo, anche se questo non piacerebbe agli Stati Uniti.
{{Int|Da [https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/01/news/sergio_roman-1915561/ ''Romano: «Più Europa e meno Nato per depotenziare Putin»'']|Intervista di Stefano Iucci sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Collettiva.it'', 1 marzo 2022|h=4}}
*Trovo interessante - anche se il tutto va preso con grande prudenza - che il concetto di neutralità sembra essere entrato anche nel progetto di Putin. Certo, il leader russo parla anche di una Ucraina denazificata, ma questo fa parte della sua propaganda, della sua strategia. Però poi aggiunge che l’obiettivo finale è la neutralità del paese. Per fortuna questa parola non è scomparsa dal linguaggio politico, staremo a vedere.
*Io credo che l’Unione europea abbia sofferto le conseguenze della presenza della Nato, perché i paesi dell’Est che sono entrati nella Nato e che sono anche membri dell’Ue tengono più alla Nato di quanto non tengano all’Unione. [...] La Nato assicura loro ciò a cui più tengono: vale a dire un rapporto molto stretto con gli Usa da cui sperano anche di essere protetti in certe eventualità. Insomma: abbiamo acquisito dei membri che - uso una brutta espressione – hanno un "padrone" altrove. E questo non giova all’Unione: significa che abbiamo degli amici che non sono del tutto amici.
*Sono convinto che il prossimo passo per garantirsi un’esistenza "positiva" nel tempo sia quello di dotarsi di un’organizzazione militare comune. In altre parole, l’Unione europea deve sostituirsi alla Nato.
{{Int|Da [https://www.ilmessaggero.it/politica/putin_ucraina_russia_perdera_sergio_romano_intervista-6540365.html ''Sergio Romano: «Putin potrà anche vincere la guerra, ma alla fine perderà. Il mondo lo sta isolando»'']|Intervista di Giuseppe Scarpa sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilmessaggero.it'', 4 marzo 2022|h=4}}
*Questo restauratore dell'impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa bellica produce il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza. Adesso sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui.
*Sono sempre stato molto critico su alcune decisioni della Nato. L'Alleanza ha un punto di riferimento forte che sono gli Usa. Chi entra nell'Alleanza entra in un'organizzazione in cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante. Tuttavia associare Hitler all'America, come sta facendo Lavrov, è sbagliato, stupido. Ho la sensazione che lo stesso ministro degli Esteri russo, diplomatico di grande esperienza, stia dicendo cose gradite a Putin.
*Noi dobbiamo evitare di mettere l'intero Paese in un angolo. Dobbiamo cercare di mettere in un angolo Putin. A Mosca ci sono personalità capaci di sostituirlo.
{{Int|Da [https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/i-nord-e-i-sud-del-mondo/interviste/2022/03/15/sergio-romano-putin-e-un-dittatore-il-suo-vero-obiettivo-non-e-lucraina/ ''Sergio Romano: «Putin è un dittatore, il suo vero obiettivo non è conquistare l'Ucraina»'']|Intervista di Giambattista Pepi sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Quotidianodelsud.it'', 15 marzo 2022|h=4}}
*Le sanzioni di oggi possono essere equiparate agli assedi dei castelli nell’antichità, quando si cercava di fiaccare la resistenza prendendo i popoli che vi erano asserragliati per fame.
*Non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano.
*Tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Paese. Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo.
*L’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa. Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_agosto_31/gorbaciov-ricordo-sergio-romano-aveva-l-abito-giusto-ma-poche-idee-porto-liberta-ma-affosso-l-economia-6e09887c-296b-11ed-91c7-dee004e78fda.shtml ''Gorbaciov, il ricordo di Sergio Romano: «Aveva l’abito giusto, ma poche idee. Portò la libertà ma affossò l’economia»'']|Intervista di Paolo Salom sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 31 agosto 2022|h=4}}
*Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti.
*Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico.
*Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna. Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_03/gorbaciov-eltsin-fine-urss-bed03c02-2bbd-11ed-b268-2b12bb5640dc.shtml ''Sergio Romano: Gorbaciov responsabile della fine dell’Unione sovietica? Fu più colpa di Eltsin'']|Sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 3 settembre 2022|h=4}}
*Per noi è l’uomo che ha messo fine alla guerra fredda, stretto rapporti cordiali e positivi con tutte le democrazie occidentali (fece una eccellente impressione sulla signora Thatcher, durante un viaggio a Londra), tessuto utili relazioni personali con i maggiori leader del pianeta, aperto i mercati del suo Paese al commercio internazionale. Per molti russi, invece, Gorbaciov sarebbe responsabile della disintegrazione dell’Unione Sovietica.
*{{NDR|Sul [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|PCUS]]}} Era certamente vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua puntigliosa burocrazia. Ma era altrettanto vero che il partito era la spina dorsale del Paese.
*Un altro colpo mortale fu inflitto al Paese quando fu deciso di privatizzare le aziende statali. Per realizzare questo disegno ed evitare che il cittadino russo cadesse nuovamente tra le braccia del comunismo, fu deciso che tutti sarebbero diventati proprietari. L’obiettivo era chiaro ma l’applicazione avrebbe richiesto una maggiore gradualità. Per aumentare il numero dei proprietari fu deciso che ogni cittadino russo avrebbe ricevuto una somma di voucher (noi diremmo «buoni») con cui avrebbe comperato il maggior numero possibile di azioni. Ma a questo punto entrarono in scena persone abili e spregiudicate che comperavano voucher per farne azioni. E in tempi relativamente brevi la vecchia patria del comunismo divenne un mercato di voucher.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/le-sanzioni-alla-russia-sono-un-atto-di-guerra-intervista-a-sergio-romano-318020/ ''“Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra”, intervista a Sergio Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilriformista.it'', 9 settembre 2022|h=4}}
*Il passaggio al nucleare è un passaggio drammatico se non addirittura tragico. E questo, paradossalmente, ci risparmia o per lo meno ci ha risparmiato sinora dalla guerra totale, quella vera.
*L’America sta attraversando una crisi. Una crisi istituzionale, costituzionale, molto profonda. Trump ha in qualche modo aperto un nuovo capitolo della storia politica americana. Continua ad essere considerato un pericolo, è certamente uomo che in circostanze internazionali di particolare importanza, cercherebbe di valorizzare se stesso. E valorizzare se stesso significa criticare chi è al potere.
*La Russia in cui agiva Gorbaciov era ancora, nonostante Gorbaciov fosse un uomo nuovo, retta da metodi “staliniani”, con un forte rigore e rigidità. Adesso la Russia è diventata più agile, i suoi uomini politici si muovono con maggiore disinvoltura, forse troppa. Stiamo parlando di due realtà completamente diverse.
*{{NDR|Su [[Michail Gorbačëv]]}} Ha avuto il merito di restituire al suo Paese la libertà di pensiero, la libertà di stampa ma soprattutto la libertà di viaggiare. Non bisogna dimenticare che prima di Gorbaciov l’Urss era un paese in cui il cittadino sovietico viaggiava con grandi difficoltà, e non soltanto all’estero. In altri campi è stato meno efficace anche se certamente non sarebbe stato facile per nessuno cambiare da un giorno all’altro le cose nell’Urss. Purtroppo non aveva un programma economico che invece fu usato e molto efficacemente dal suo successore che fu Boris Eltsin.
*Certo, non siamo la maggiore delle grandi potenze o una grande potenza, però siamo potenza. Io me ne accorgo non quando qualcuno a Roma si batte il petto e dice siamo una grande potenza. Me ne accorgo quando vedo il modo in cui ci considerano dall’estero. E si chiedono cosa l’Italia potrebbe fare in questo caso. Insomma, siamo un Paese che conta.
===Da ''Lettere al Corriere''===
*L'Italia non è uno Stato laico: è uno Stato concordatario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-19/02.spm Stato concordatario]'', 19 luglio 2005)
*È vero che molti italiani non decidono la destinazione dell'8 per mille, ma la maggioranza di coloro che danno una indicazione sceglie la Chiesa. Che cosa può osservare un laico di fronte a una tale decisione? Forse semplicemente che molti italiani, credenti o no, riconoscono alla Chiesa un'utile funzione sociale o, peggio, che non si fidano del modo in cui lo Stato spende i suoi soldi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-20/01.spm L'8 per mille e i suoi precedenti storici]'', 20 luglio 2005)
*{{NDR|Sul magistrato che si è rifiutato di amministrare la giustizia finché nell'aula non toglieranno il crocifisso}} Personalmente credo che un pubblico ufficiale non dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-10-26/01.spm Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudice]'', 26 ottobre 2005)
*Benché «filosofo del fascismo», secondo la definizione che accompagnava abitualmente il suo nome, [[Giovanni Gentile|Gentile]] proteggeva l'autonomia della Normale dalle ingerenze di [[Carlo Scorza]], responsabile dei Fasci giovanili, e cercava di tenere la politica lontana, per quanto possibile, dallo straordinario palazzo del Vasari che domina la piazza dei Cavalieri. [...] Gentile e [[Aldo Capitini|Capitini]] si separarono [...] nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Il filosofo disse di sperare che «le future esperienze gli facessero vedere la vita e la realtà delle cose sotto un aspetto diverso»; e Capitini rispose che non poteva fare altro che «contraccambiare l'augurio». Fu certamente una rottura. Ma non appena il giovane pacifista uscì dalla sala, il filosofo si voltò verso [[Francesco Arnaldi]], che aveva assistito a questo scambio di battute, e disse «Abbiamo fatto bene a mandarlo via perché, oltre tutto, è un galantuomo». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/04/Aldo_Capitini_pacifismo_alla_Scuola_co_9_060704006.shtml Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale]'', 4 luglio 2006<!--, p. 37-->)
*{{NDR|Sulla casta dei giornalisti e la cancellazione dell'Ordine}} L'idea che ogni persona debba essere giudicata dai suoi pari prefigura un possibile conflitto di interessi ed è feudale, cioè tipica di una società costituita da poteri autonomi, autogestiti e autoreferenziali. Gli Ordini obbediscono inevitabilmente alla logica dell'autoconservazione e del potere. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/06-12-30/01.spm Ordini professionali: l'anomalia dei giornalisti]'', 30 dicembre 2006)
*Il trattato di Osimo (Ancona) del 1975 confermò le intese provvisorie del 1954 e fissò definitivamente la frontiera italo-jugoslava cedendo al regime di Tito l'Istria, le isole italiane della Dalmazia, Fiume e buona parte della Venezia Giulia. Oggi, dopo quanto è accaduto in Jugoslavia negli anni Novanta, sappiamo che sarebbe stato meglio non firmarlo. (Da ''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-02-15/01.spm Il trattato di Osimo e la Ostpolitik dell'Italia]'', 15 febbraio 2007)
*È bene ricordare che Roosevelt dichiarò guerra soltanto al Giappone. Furono i tedeschi e gli italiani che dichiararono guerra agli USA l'11 dicembre 1941. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-05-23/01.spm George Washington e l'isolazionismo americano]'', 23 maggio 2007)
*In tutte le scuole europee e americane l'insegnamento della storia è servito ad affermare la legittimità degli Stati nazionali e a suscitare l'orgoglio dei loro cittadini. Gli autori dei manuali scolastici risalivano il corso del tempo per individuare e ingrandire fattori e vicende che sembravano preannunciare il destino nazionale dei popoli insediati su un particolare territorio. Abbiamo appreso la storia come un teorema rovesciato, ricavando le premesse che ci facevano comodo. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-26/01.spm Studiare la storia dimenticata dai manuali]'', 26 giugno 2007)
*Esistono dichiarazioni a cui la classe politica italiana ricorre frequentemente: ho fiducia nella giustizia; le manifestazioni popolari sono il sale della democrazia; il capo dello Stato è il presidente di tutti gli italiani; gli scioperanti hanno esercitato il loro diritto; le forze dell'ordine hanno dato prova di abnegazione. Sono il "politicamente corretto" degli italiani e vengono usate generalmente quando colui che se ne serve pensa esattamente il contrario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-28/02.spm Il pensiero e la parola]'' 28 giugno 2007)
*A proposito di [[Wikipedia]], caro Magini, posso dirle soltanto che questa enciclopedia online è uno dei frutti più sorprendenti della grande rivoluzione che il computer personale e Internet hanno provocato nel campo della comunicazione. In un articolo pubblicato dal settimanale Mondo del 13 luglio, Andrea Turi ricorda che la parola "wiki" viene dal linguaggio parlato nelle isole Hawaii e significa "rapido". La parola allude alla rapidità con cui le informazioni appaiono sullo schermo, ma vale anche per il suo straordinario sviluppo in pochi anni. È nata in inglese il 15 gennaio 2001, ma sono bastati soltanto quattro mesi perché venissero create 13 edizioni fra cui una italiana. Oggi il suo sito è uno dei dieci più frequentati nel mondo e registra ogni sei mesi circa sei miliardi di accessi. È una enciclopedia in cui tutti possono scrivere e a cui tutti possono attingere. Si compone di circa sette milioni di voci (poco meno di 350.000 in italiano) ed è scritta in circa 250 lingue da uno stuolo di collaboratori anonimi, curiosi, appassionati di temi particolari e ansiosi di gettare le loro informazioni nel grande mondo della rete. Insomma Wikipedia è una cattedrale che cresce spontaneamente, senza disegni e architetti grazie alla collaborazione di parecchie migliaia di muratori volontari. È inevitabile, in queste condizioni, che qualche colonna sia sghemba, qualche arco mal calcolato, qualche pietra difettosa, qualche prospettiva ingannevole. Ma gli errori ideologici, le sviste e i partiti presi non mi impediranno di continuare a consultarla. Raccomando ai lettori di fare altrettanto con il tradizionale ammonimento che accompagna le buone medicine: usare con cautela.<ref>Rispondendo a un lettore preoccupato dell'attendibilità di Wikipedia, il quale citava una versione vandalizzata della voce [[w:Sergio Romano|Sergio Romano]] contenente opinioni personali e accuse di fascismo.</ref> (da ''[http://www.corriere.it/solferino/romano/07-09-25/01.spm Come insegnare il friulano e leggere Wikipedia]'', 25 settembre 2007)
*{{NDR|Su [[Alija Izetbegović]]}} I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (da ''[https://www.corriere.it/romano/09-04-04/01.spm I musulmani di Bosnia nella Jugoslavia di Tito]'', 4 Aprile 2009)
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Adua]]}} La notizia dello sconfitta arrivò in Italia nella giornata del 2 marzo. A Milano e in altre città dell'Italia settentrionale la gente si riversò nelle strade e occupò le stazioni per impedire la partenza dei rinforzi che dovevano imbarcarsi per l'Africa di lì a pochi giorni. Il bersaglio di quelle dimostrazioni era Crispi, colpevole di avere trascinato il Paese in una guerra difficile e sanguinosa. Molti spinsero la loro gioia sino a gridare "Viva Menelik! ", e il grido parve alla classe dirigente una assurda manifestazione anti-nazionale, una prova dei sentimenti eversivi che serpeggiavano nel Paese. Ma era anche il segno della fragilità della coscienza nazionale e dell'apparizione di una sinistra internazionalista, molto diversa da quella mazziniana e democratica che aveva contribuito alla unificazione dell'Italia. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*Adua non fu la sola sconfitta di una potenza coloniale europea in quegli anni. Gravi rovesci toccarono anche ai britannici in Africa e ai francesi in Indocina. Ma la Gran Bretagna e la Francia ebbero nervi più saldi e reazioni meno emotive. Ad Adua, nel 1896, l'Italia fu sconfitta due volte: da Menelik e da se stessa. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*{{NDR|Su [[Renzo Ravenna]]}} [...] una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all'epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara [...] e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, [[Italo Balbo]], che avrebbe fatto una brillante carriera politica. [...] Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe giovato al prestigio dell'Italia nel mondo. Ma anche l'amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. [...] Quando il ministero dell'Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell'arcivescovo e, naturalmente, sull'amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. [...] Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui [...] tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella.<ref name="Ravenna">Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Luglio_14/-UNA-CONTRADDIZIONE-ITALIANA-IL-PODESTA-EBREO-E-FASCISTA_12885c22-8f08-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml Una contraddizione italiana il podestà ebreo e fascista]'', ''corriere.it'', 14 luglio 2010.</ref>
*{{NDR|Su Italo Balbo}} [...] poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore.<ref name="Ravenna"/>
*{{NDR|Su [[Getúlio Vargas]]}} Il suo Estado Novo ricorda i progetti corporativi del regime fascista, ma filtrati attraverso la mediazione di [[António de Oliveira Salazar|Salazar]], un uomo politico portoghese molto autoritario, ma poco incline a quella organizzazione ideologica della società che caratterizzò fascismo e nazismo. (da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/13_Aprile_25/DITTATORI-DEL-NOVECENTO-NON-TUTTI-FURONO-FASCISTI_aa0ab1ba-ad70-11e2-9202-c83d8fd61b81.shtml Dittatori del novecento. Non tutti furono fascisti]'', 25 aprile 2013)
*Le riforme sono difficili in Italia [...] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da ''La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma'', 30 luglio 2014)
*{{NDR|Sull'[[attentato alla sede di Charlie Hebdo]] del 2015}} Le reazioni delle opinioni pubbliche e dei governi democratici all'attentato contro la redazione di un giornale satirico francese hanno dato l'impressione che l'Occidente consideri la libertà d'espressione alla stregua di un valore assoluto e intoccabile, da difendere sempre e comunque, indipendentemente da ogni altra considerazione. Non è vero, naturalmente. Non vi è Paese, fra quelli rappresentati in prima fila alla grande manifestazione di Parigi, che non abbia leggi in cui vengono fissati confini e paletti. (da ''[http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_gennaio_15/-LIBERTA-D-ESPRESSIONE-SI-MA-CON-GIUDIZIO_8d1a14b0-9c7f-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml Libertà di espressione si, ma con giudizio]'', 15 gennaio 2015)
==''I volti della storia''==
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di [[Josip Broz Tito|Tito]]. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? (p. 166)
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che [[Josip Broz Tito|Tito]] combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. (p. 171)
*Per Theodor Herzl, profeta dello «Stato ebraico» e fondatore del movimento sionista, i palestinesi non esistevano. La terra dove gli ebrei europei avrebbero costruito la loro nazione presentava ai suoi occhi il doppio vantaggio di essere povera e «vuota». Sperò che il sultano di Costantinopoli l'avrebbe venduta (gli offrì un milione e seicentomila sterline) e che avrebbe permesso in tal modo a un «popolo senza terra di far fiorire una terra senza popolo». Herzl non ignorava naturalmente l'esistenza di una popolazione indigena e sapeva che il numero degli arabi e degli ebrei a Gerusalemme, nella seconda metà dell'Ottocento, era pressoché eguale. Ma dovette giungere alla conclusione che non erano un popolo, che non avevano una identità nazionale e che si sarebbero spostati altrove, senza sollevare obiezioni, per fare posto ai cittadini dello Stato sionista. Non aveva del tutto torto. Alla fine dell'Ottocento «Palestina» era soltanto un termine storico, desunto dal nome di una provincia romana, e i «palestinesi» non esistevano. Li avrebbe creati, nei decenni seguenti, il movimento di Theodor Herzl. (p. 315)
==''Le altre facce della storia''==
*Non è vero che il Medio Oriente sia stato sempre «islamista». Negli ultimi decenni del Novecento i regimi arabi erano quasi tutti laici. Il [[Partito Ba'th|partito Baath]], di cui [[Saddam Hussein]] fu il principale esponente iracheno, fu sempre detestato dai movimenti islamici del Medio Oriente. Il suo fondatore [[Michel Aflaq]] fu una delle personalità più interessanti di quel periodo.
*Nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco [[Michel Aflaq|Aflaq]] credette di trovare tutti gli ingredienti necessari alla modernizzazione delle società arabe e alla nascita di un grande movimento panarabo: un partito di massa, un apparato composto da militanti laici, una società militarizzata e pronta a difendere la patria contro le potenze coloniali, una economia diretta dall'alto con una forte partecipazione dello Stato, capace di dare lavoro e prosperità ai ceti più miserabili della popolazione.
==''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni''==
===[[Incipit]]===
La storia dell'Italia unitaria può essere raccontata secondo due prospettive contraddittorie. Come storia d'un grande fiume sotterraneo che emerge alla superficie dopo avere attraversato, nascosto e intatto, mille anni di storia europea. E come storia di coincidenze, avvenimenti casuali, calcoli sbagliati, errori generosi. La prima generazione dell'Italia unitaria lavorò, consciamente o inconsciamente, a ricostruire un passato lineare in cui tutto preannunciava la grande redenzione del 1859. Gli scrittori riscoprirono vicende «italiane», storie di vita comunale, eroi d'una patria smembrata e oppressa.
===Citazioni===
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] era portato agli studi sociali e politici, ma non ebbe né tempo né occasione di elaborare una propria riflessione sulla società italiana e sulle forme del suo divenire. Per lui i modelli politici ed economici a cui ispirarsi erano altrove, a Parigi e a Londra. Occorreva creare le premesse politiche affinché l'Italia potesse finalmente adottarli; il resto sarebbe venuto da sé. Quale Italia? Pragmatico e sottile, Cavour lasciava spazio agli avvenimenti ed era pronto a coglierne il senso, la direzione. Ma l'obiettivo iniziale era certamente la costituzione d'uno Stato omogeneo, limitato alle regioni settentrionali. L'Italia centro-meridionale, dal Lazio alla Sicilia, gli appariva lontana e indecifrabile. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 19)
*Se Cavour era privo di grandi disegni ideali, [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] ne era ricchissimo. Dal Romanticismo e dalla rivoluzione francese aveva ereditato il concetto di nazione, e tale concetto aveva applicato non solo all'Italia, ma all'Europa. Credeva alla necessità che ad ogni diritto corrispondesse un dovere e che nessuno potesse pretendere alcunché senza aver dato, generosamente. In questo equilibrio fra diritti e doveri Mazzini risolveva, o credeva risolvere, le tensioni sociali, i contrasti delle classi, le divergenze fra le nazioni. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 20)
*Cavour, Mazzini e il federalista Cattaneo avevano una visione, più o meno elaborata, della società che desideravano realizzare. [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] aveva soprattutto sentimenti, intenzioni. Il suo apporto «ideologico» all'unità italiana è pressoché nullo. Ma la sua influenza, nel bene e nel male, fu enorme e le sue tracce sul percorso della storia unitaria, dal 1859 in poi, profonde e durature. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 21)
*Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'[[Unità d'Italia|Italia unitaria]] aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 68)
*Al momento della creazione dello Stato unitario la «[[Lingua italiana|lingua nazionale]]» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 70)
*[[Battaglia di Custoza (1866)|Custoza]] fu assai più d'una battaglia sfortunata. Essa parve smentire i sentimenti che avevano accompagnato l'attesa dell'unità e che avevano conferito al moto unitario la sua legittimità morale. Il Risorgimento nazionale non aveva ridato agli italiani le loro grandi virtù naturali, non aveva risvegliato il loro valore e il loro coraggio. L'Italia unita del 1866<ref>Terza guerra d'indipendenza.</ref> aveva combattuto peggio di quella divisa del 1859<ref>Seconda guerra d'indipendenza.</ref>. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 5, p. 90)
*La cronaca della vita di [[Francesco Crispi]] e delle posizioni che egli assunse durante la sua lunga carriera politica è un catalogo di tutto ciò che fu fatto e detto dalla prima generazione unitaria, una straordinaria sintesi delle mille contraddizioni personali e ideologiche che caratterizzarono la storia nazionale dal 1848 al 1900. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 3, p. 129)
*[...], [[Luigi Pelloux|Pelloux]], è ambiguo, come tutti coloro che hanno incarnato in Italia i momenti nazional-popolari della sua storia. È un generale, ma è l'unico che durante i moti del 1898 abbia rifiutato di decretare lo stato d'assedio nella provincia di cui è responsabile. È stato scelto dal re fra gli uomini che gli sono personalmente fedeli, ma è gradito alle sinistre. Vorrebbe governare senza il controllo del Parlamento, ma alla testa d'un governo in cui gli uomini della Sinistra costituzionale sono largamente rappresentati. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 5, pp. 155-156)
*La [[Cassa del Mezzogiorno]] e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa – risorse contro consenso, favori contro voti – ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. (4. Dall'antifascismo alla democrazia – 1935-1998, cap. 12, p. 388)
==[[Incipit]] di ''Libera Chiesa. Libero Stato?''==
Il 19 settembre 1870 [[Papa Pio IX|Pio IX]] uscì dal Vaticano per visitare la Scala Santa. Sulla via del ritorno il popolo di Roma lo applaudì calorosamente. Gli stessi applausi, scrisse molti anni dopo Stefano Jacini, accolsero i bersaglieri del generale [[Luigi Cadorna|Cadorna]] la sera del 20 settembre. Comincia così, fra due manifestazioni popolari di segno opposto, la storia della convivenza fra Stato e Chiesa in una città che fu da quel momento capitale di un Regno e di una Chiesa universale.
==''Putin e la ricostruzione della grande Russia''==
*L'ultimo mandato di Boris El'cin è la storia di un penoso declino. Il vecchio avversario di Gorbačëv soffriva di gravi disturbi cardiaci, beveva troppo, era circondato da una corte di famigliari ingordi, spesso sovvenzionati dagli oligarchi. Negli anni in cui aveva governato la Russia non era riuscito a creare un partito a cui affidare il compito di formare la classe politica delle prossime generazioni. Le condizioni del Paese, nel frattempo, potevano soltanto peggiorare. (p. 25)
*I servizi del Regno Unito avevano arruolato [[Aleksandr Val'terovič Litvinenko|Litivenko]], si erano impegnati a proteggerlo e gli avevano dato quella che avrebbe dovuto essere la più sicura delle garanzie: la cittadinanza britannica. I servizi russi volevano dimostrare che erano in grado di punirlo anche nella casa del suo nuovo padrone con la più micidiale, crudele e imprevista delle armi. (p. 35)
*La [[Russia]] è troppo grande e troppo scarsamente popolata per adattarsi felicemente a un sistema in cui si discute, si litiga, si fanno battaglie civili per la conquista di nuovi diritti e si accetta volentieri, per il gusto della libertà, quel margine di litigiosità e instabilità che è quasi sempre il prezzo della democrazia. La Russia è troppo patriottica e sospettosa del mondo esterno per non apprezzare lo stile di un leader che vuole riconquistare il prestigio del suo Paese nel mondo. (p. 41)
*Patria e fede sono in Russia i due volti di una stessa medaglia. (p. 48)
*I bolscevichi trattarono la Chiesa ortodossa con straordinaria durezza perché erano internazionalisti, atei o miscredenti. Ma quando l'imperialismo russo divenne, nella ideologia del regime, non meno importante del comunismo, la Chiesa fu nuovamente indispensabile. E quando lo Stato russo corse il rischio di affondare nel grande naufrago dell'Urss, coloro che volevano salvarlo e restaurare la sua autorità dovettero ricorrere nuovamente all'Ortodossia. Gorbačëv e El'cin, anche se il primo fu battezzato alla nascita, erano cresciuti nel sistema sovietico, ne avevano interiorizzato sin dall'infanzia le credenze e le ricorrenze. Capirono subito che occorreva restituire alla Chiesa lo spazio perduto, ma non potevano spingersi sino a recitare con la necessaria compunzione la parte del devoto. Putin, invece, la recita tanto più facilmente, quanto più la devozione diventa il necessario complemento di un disegno ideologico. (pp. 48-49)
*La vera storia dei [[russi]], quella che li rende diversi da qualsiasi altro popolo europeo e comparabili, anche se soltanto per certi aspetti, ai romani e agli americani, è la storia della loro continua, instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell'Europa orientale e dell'Asia.<br>Lo spazio ha foggiato le loro istituzioni, condizionato la loro cultura politica, creato quella combinazione di aggressività e di paura che è ancora oggi il dato caratteriale della loro identità nazionale rubando i tratti dei popoli conquistati e di quelli da cui sono stati invasi. Sono cristiani ed europei perché di tutti i popoli che trovarono sulla loro strada quelli dell'Europa cristiana potevano maggiormente offrire allo Stato russo le istituzioni e gli strumenti di cui aveva bisogno. Ma sono contemporaneamente svedesi, finnici, baltici, ottomani, persiani, armeni, georgiani, azeri, tatari, uzbechi. (p. 70)
*Le ragioni della diffidenza di Putin per qualsiasi forma di opposizione sono probabilmente, al tempo stesso, personali e russe. Il presidente proviene da una organizzazione che dava per scontata l'esistenza di nemici «telecomandati» da potenze straniere che occorreva contrastare con tutti i mezzi disponibili, da quelli dell'intelligence a quelli repressivi e polizieschi. (p. 101)
==Citazioni su Sergio Romano==
===[[Christian Rocca]]===
*Diamo 5 notizie a Sergio Romano {{NDR|sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}}:<br>1) le migliaia di persone uccise e torturate dai russi erano russofone;<br>2) gran parte di quelli che si difendono dai russi sono russofoni;<br>3) Zelensky è russofono;<br>4) russofono non vuol dire russo;<br>5) sostenere il contrario è propaganda russa
*Per Romano l'11 settembre è stato un inammissibile atto barbarico, ma non uno spartiacque per cui valesse la pena rischiare di stravolgere consuetudini, costumi e status quo mondiale. La conseguenza di questo minimalismo è che la risposta al terrorismo islamista è stata sbagliata, irresponsabile e pericolosa. Una tesi legittima, ma che nel corso degli anni il suo autore è stato costretto a modificare innanzi alle confutazioni ricevute sul campo. Il caso più clamoroso è quello dell'assassinio di Enzo Baldoni, il reporter pacifista ucciso in Iraq dalla guerriglia. Romano si stupì che gli islamisti avessero ucciso un pacifista, visto che fino a quel momento era prevalsa la "comprensibile", così scrisse, logica antiamericana dei terroristi. L'ambasciatore, insomma, non aveva colto l'essenza dello scontro, che non è legato alle politiche "arroganti", "saccenti", "inconsistenti", "prigionere della lobby religiosa" e "dilapidatrici del patrimonio morale e civile dell'America" elaborate da Bush: viceversa non si spiegherebbe la carneficina di iracheni, musulmani, europei e buddisti.
*Romano sostiene che [[Saddam Hussein|Saddam]] non era un pericolo e che guidava uno Stato laico, cancellando così la conversione islamista del regime alla fine degli anni 80, i finanziamenti ai kamikaze, i rapporti con [[al Qaida]] provati dalla Commissione sull'11 settembre, l'ospitalità ad [[Muhammad Zaydan|Abu Abbas]], [[Abu Nidal]] e [[Abu Musab al-Zarqawi|Al Zarqawi]], il collegamento con [[Ansar al-Islam|Ansar al Islam]], le violazioni delle risoluzioni Onu e la condivisione del medesimo progetto politico di bin Laden: conquistare il mondo arabo, distruggere Israele, sconfiggere gli americani.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Sergio Romano, ''I volti della storia. {{small|I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato}}'', Rizzoli, 2001.
*Sergio Romano, ''Libera Chiesa. Libero Stato? {{small|Il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI}}'', Longanesi, 2005. ISBN 8830423203
*Sergio Romano, ''Le altre facce della storia: {{small|Dietro le quinte dei grandi eventi}}'', Bur, 2010. ISBN 8858623258
*Sergio Romano, ''Putin e la ricostruzione della grande Russia'', TEA, Milano, 2017. ISBN 9788850248421
*Sergio Romano, ''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni'', il Giornale Biblioteca storica, Milano, 2010.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Diplomatici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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[[File:Sergio Romano.jpg|thumb|Sergio Romano (2008)]]
'''Sergio Romano''' (1929 – vivente), storico, scrittore e diplomatico italiano.
==Citazioni di Sergio Romano==
*Il baciapile esiste dappertutto, ma è un personaggio del cattolicesimo latino e in particolare italiano. È l'espressione di una religiosità cortigiana e sensuale che non riesce a immaginare Dio se non sotto la forma di preti, frati, monache, abiti talari, oggetti di culto. Nei tarocchi nazionali il baciapile è la metà di una carta in cui l'altra metà è rappresentata dal massone anticlericale.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*{{NDR|Sull'[[ipotesi sull'elezione papale di Giuseppe Siri]]}} Il solo granello di verità [...] è probabilmente il colore delle fumate (nero per le votazioni fallite, bianco per quella positiva) che uscirono in quei giorni dal camino del [[Conclave del 1958|Conclave]]. Molte, in effetti, avevano un colore incerto [...] e suscitarono qualche minuto di sgomento. [...] lo stesso [[Giuseppe Siri|Siri]] spiegò [...] le ragioni di quella confusione dicendo di avere assistito «alla piccola cerimonia con cui, al termine di ogni duplice votazione, si procedeva a bruciare le schede nella stufa della Cappella Sistina: nessuno dei cardinali addetti allo scopo si preoccupava di mettere nella stufa il materiale necessario per segnalare l'esito negativo degli scrutini». Erano passati 19 anni dal Conclave precedente e molti fra i 51 cardinali del Sacro Collegio non avevano mai fatto quella esperienza. Il resto della storia è una favola nata negli Stati Uniti in ambienti anti-conciliari, decisi a screditare il papato di [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] e a mettere in dubbio la legittimità delle sue decisioni [...]. Il miglior testimone dell'assurdità dell'accusa è proprio il maggiore protagonista della leggenda. [...] Siri raccontò di avere provato nei giorni del Conclave un sentimento di ritrosia e di fastidio. Sapeva di essere stato designato da [[Papa Pio XII|Pio XII]] come uno dei suoi possibili successori [...]. Sapeva di essere sostenuto da un gruppo di cardinali italiani e dal cardinale orientale Ignace Gabriel Tappouni, Patriarca di Antiochia. E aveva ricevuto una esplicita offerta di candidatura durante un colloquio con Monsignor José Sebastian Laboa, segretario di Cicognani. Ma pensava, probabilmente, che quello non fosse il suo momento e aveva respinto le offerte accampando problemi di salute. Questo non gli impedì di avere nel Conclave un ruolo importante. Prese una netta posizione, anzitutto, contro la scelta di [[Papa Paolo VI|Montini]]. [...] quando «un tale» andò a sondarlo sulla eventuale candidatura dell'arcivescovo di Milano, dette «un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell'anello che portava al dito».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/romano/10-03-04/01.spm I misteri del Conclave]'', ''corriere.it'', 4 marzo 2010.</ref>
*[...] le passioni che maggiormente interessavano [[Bernard de Mandeville|Mandeville]] erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-12543-1, p. 35.</ref>
*Mentre il bigotto parla con Dio, il baciapile parla con i preti. Mentre la devozione del primo è maniacale, ma rigorosa e spesso interiore, quella del secondo chiede di essere notata, apprezzata e ricompensata. Mentre il bigotto può condurre una vita isolata e schiva, il baciapile passa la sua alla ricerca di prelati di fronte ai quali piegare le ginocchia, di anelli da baciare e di reliquie da accarezzare.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 12-13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-12543-1, p. 34.</ref>
===1989===
*Lenin non credeva ai sentimenti nazionali. Era convinto che essi fossero una sorta di invenzione borghese e che si sarebbero dissolti nel nulla non appena la classe operaia avesse preso il potere.<ref name="imperoesploso">Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0933_01_1989_0093_0003_12747872/ ''L'impero esploso''], ''La Stampa'', 21 aprile 1989.</ref>
*I bolscevichi non erano imperialisti. Ma quando si scontrarono con la resistenza delle vecchie nazionalità oppresse finirono per ritrovare nel fondo della loro memoria il vecchio autoritarismo militaresco della burocrazia imperiale. E la nuova ideologia comunista finì per divenire agli occhi delle minoranze nazionali una sorta di travestimento del vecchio [[imperialismo russo]].<ref name="imperoesploso"/>
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0931_01_1989_0062_0001_12727192/ ''Le Germanie divise da Gorbaciov'']|''La Stampa'', 16 marzo 1989|h=4}}
*La [[Repubblica Democratica Tedesca|Repubblica democratica tedesca]] non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0946_01_1989_0215_0001_12848349/ ''Gorbaciov. Macchinista del potere'']|''La Stampa'', 21 settembre 1989|h=4}}
*Si va diffondendo da qualche tempo nell'opinione pubblica occidentale la sensazione che Gorbaciov sia divenuto col passare del tempo una sorta di [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerenskij]] e che egli galleggi sulle onde di un Paese in tempesta assai più di quanto non riesca a pilotare la nave del governo.
*Per noi, che consideriamo le vicende sovietiche attraverso il filtro delle nostre esperienze democratiche, il problema dell'Urss è principalmente economico e nazionale. Per Gorbaciov, che lo considera in una prospettiva leninista, il problema è soprattutto politico.
*Egli non ignora, ripeto, la gravità delle crisi ma sembra usarle per meglio realizzare lo scopo prioritario della sua strategia politica. Si vale del nazionalismo armeno per tenere a bada gli azeri e del nazionalismo russo per controllare i baltici. Usa gli argomenti della perestrojka contro i conservatori e gli argomenti della conservazione contro gli impazienti. Si vale della crisi economica per chiamare in causa le responsabilità degli oppositori in seno al partito e per meglio argomentare la necessità di un suo radicale rinnovamento. E continua nel frattempo a perseguire il suo obiettivo principale: sconfiggere gli avversari, eliminare i compagni infidi, estendere e consolidare il controllo del partito.
*Le crisi, finché possono essere usate contro i suoi avversari, non sembrano preoccuparlo eccessivamente e non lo distraggono dal suo obiettivo prioritario. Considerato in questa prospettiva egli su muove coerentemente nell'ambito di una tradizione politica elaborata da Lenin e consolidata da Stalin. E come Stalin aveva notevolmente ridotto il potere del partito per meglio affermare il proprio, così Gorbaciov sembra pronto a sconvolgere il partito pur di farne lo strumento della sua politica.
===1991===
*Vi fu un periodo, più di quarant'anni fa, quando il nome di [[Viktor Andrijovyč Kravčenko|Viktor Andreevic Kravchenko]] era una scintilla. Bastava pronunciarlo, soprattutto in Italia e in Francia, perché l'atmosfera d'una conversazione si caricasse di elettricità e lo spazio d'una riunione venisse attraversato da micidiali saette intellettuali. ''Ho scelto la libertà'', il libro che egli aveva scritto negli Stati Uniti fra il 1944 e il 1945, apparve in Italia presso Longanesi nel marzo del 1948, durante una delle più aspre campagne elettorali che si siano mai combattute nel nostro Paese<ref>Le [[Elezioni politiche italiane del 1948|elezioni politiche del 1948]] che videro contrapposte le liste della Democrazia Cristiana e del Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti).</ref>. Divenne subito un'arma e un bersaglio.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0872_01_1991_0144_0013_12185645/ Quel processo a Parigi condannò la sinistra]'', ''La Stampa'', 1º luglio 1991, p. 13.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0879_01_1991_0211_0005_12251908/ Aspettando un Messia, lo Zar]''|''La Stampa'', 8 settembre 1991|h=4}}
*{{NDR|Su [[Dmitrij Vasilev]]}} Ai suoi seguaci racconta con occhi guizzanti che la Russia poggia su tre pilastri: il trono, l'altare e il popolo; che la sua anima è stata confiscata e imprigionata dal potere bolscevico, dai complotti dell'Occidente, dai tentacoli dell'ebraismo internazionale; che lo zar tornerà un giorno al popolo russo come un messia e risanerà le sue ferite.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} A chi gli ricorda che l'organizzazione è stata recentemente abbandonata da una parte dei suoi membri, allude sorridendo alle manovre del Kgb. Ma i suoi avversari sostengono che fu proprio il Kgb negli scorsi anni il suo maggior finanziatore.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} Capisco, vedendolo, che i baffi spioventi, i capelli lunghi e slavati, gli occhi guizzanti e il colore sgargiante dei vestiti sono gli ingredienti del personaggio che egli ama recitare: quello del boiaro in una grande opera russa del secolo scorso.
*Avevo già chiesto ai suoi collaboratori quale fosse stato l'atteggiamento di [[Pamyat|Pamjat]] nei giorni del colpo di Stato. Mi avevano spiegato che comunismo e democrazia sono nipoti di Karl Marx e altrettanto spregevoli.
*Quante persone, dopo avere atteso per settanta'anni il miracolo di Lenin, attendono oggi il miracolo di Vasilev? Pochissime, probabilmente. Ma l'epoca del comunismo defunto è propizia ai profeti, ai tribuni, ai santoni e ai piccoli leader carismatici. Vasilev, occorre ammetterlo, è fra quelli che recitano meglio la parte.
===1992===
[[David Irving]] non è uno studioso. È soltanto un vecchio morbo che resiste tenacemente a qualsiasi documentazione storica.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0835_01_1992_0185_0016_11734980/ Studioso? No, è un morbo]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1992.</ref>
===1993===
*{{NDR|Su [[Giorgio La Malfa]] nel periodo di [[Mani pulite]]}} Il segretario repubblicano ha due meriti che gli permetteranno probabilmente , prima o dopo, di "tornare in gara": ha denunciato, tra i primi, i vizi del sistema politico, e si è immediatamente dimesso appena è stato coinvolto nelle indagini.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0776_01_1993_0056_0005_10957155/ La rivoluzione brucia]'', ''La Stampa'', 26 febbraio 1993.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non perde occasione per spiegare al Paese che l'ideologia del suo movimento è in realtà l'ideologia della sua impresa.<ref>Da ''La politica di Berlusconi. Il partito-azienda'', ''La Stampa'', 17 dicembre 1993, p. 1.</ref>
===1994===
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non può scendere in campo contro lo statalismo assistenzialista e dimenticare che la sua azienda è ancora un oligopolio costruito in combutta con il vecchio regime […]. Si presenta al paese come uomo di regole nuove e principi trasparenti ma l'uso che ha lasciato fare in questi giorni dei suoi canali televisivi tradisce le regole e i principi e rappresenta un rischio per la democrazia e per la correttezza della lotta elettorale.<ref>Da ''Ora basta con le carte truccate'', ''La Stampa'', 8 febbraio 1994.</ref>
===1995===
*Toccò a [[Franklin D. Roosevelt|Roosevelt]], [[Winston Churchill|Churchill]], [[Stalin]]. Doveva toccare anche a De Gasperi. Mentre gli storici inglesi continuano a scalpellare il monumento di Churchill e il generale Volkogonov non smette di rileggere criticamente la vita dei fondatori dello stato sovietico, [[Nico Perrone]], docente di storia americana e collaboratore del ''manifesto'', pubblica presso l'editore Sellerio di Palermo un libro fortemente "revisionista" su ''De Gasperi e l'America''. [...] Perrone ci precipita all'indietro negli anni in cui De Gasperi era "lacchè degli Stati Uniti", [[Mario Scelba|Scelba]] era il suo "ministro della polizia", [[Giuseppe Saragat|Saragat]] rompeva l'unità socialista con i soldi degli americani e Pacciardi cacciava i comunisti dagli opifici militari per obbedire agli ordini della CIA. Le tesi del libro sono sostanzialmente queste. Non è vero che gli americani abbiano assistito l'Italia per aiutarla a consolidare il suo regime democratico: lo hanno fatto per creare nel paese, con la collaborazione dei loro clienti, un duro fronte anticomunista. [...] Perrone è uno storico, e per convincere il lettore del buon fondamento delle sue convinzioni ha fatto lunghe ricerche negli archivi italiani e degli Stati Uniti, ha confrontato e integrato i documenti americani con quelli che rimangono negli archivi personali dei maggiori uomini politici del tempo, da [[Harry S. Truman|Truman]] a [[Dean Acheson|Acheson]].<ref>Da ''La Stampa'', 7 agosto 1995.</ref>
===2003===
{{Int|Da ''[https://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_11/saddam-hussein-cattura-10-anni-dopo-sergio-romano-1a31dace-627d-11e3-a809-0fced5f7d9ac.shtml Le sette vite del raìs]''|''Corriere della Sera'', 15 dicembre 2003|h=4}}
*Esiste una biografia ufficiale di [[Saddam Hussein]] in diciannove volumi. Esiste un grande documentario sulla sua vita (I lunghi giorni, sei ore di proiezione), prodotto con la supervisione di un regista britannico, Terence Young, noto tra l'altro per avere diretto uno dei primi film di Sean Connery nei panni di James Bond (Dalla Russia con amore). Ed esistono infine migliaia di inni, odi e poesiole infantili in onore del leader che la televisione irachena mandava in onda ogni sera. La biografia, il film e queste «spontanee» manifestazioni di cultura popolare sono l'equivalente letterario e cinematografico delle grandi statue leniniste e degli enormi ritratti con cui il raìs iracheno ha celebrato il culto della propria persona. In queste opere il protagonista è condottiero della nazione, principe illuminato e magnanimo, padre del popolo, difensore della patria, castigatore dei suoi nemici, paladino dell'Arabia, discendente di Maometto. Sul rovescio della medaglia vi è un altro Saddam composto con le informazioni fornite dagli esuli, il ricordo dei parenti delle vittime e i rapporti dei servizi segreti occidentali: il sanguinoso tiranno, il leader crudele, il massacratore dei curdi e degli sciiti, il satrapo capriccioso e imprevedibile, l'invasore del Kuwait. Gli storici, naturalmente, non si accontenteranno di queste opposte semplificazioni. Il contemporaneo, dal canto suo, può soltanto arricchire il quadro con qualche dettaglio raccontando al lettore che vi furono altri Saddam Hussein e che il protagonista del grande dramma iracheno fu protagonista di parecchie vite.
*[[Abd al-Karim Qasim|Kassem]] era un nazionalista, nello stile del colonnello Nasser che aveva conquistato il potere al Cairo pochi anni prima. E altrettanto nazionalista era un suo compagno di congiura, il colonnello Aref, che cinque anni dopo uccise Kassem e ne prese il posto.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Voleva fare del partito una forza di quadri e di militanti devoti e disciplinati, nello stile dei partiti fascisti e comunisti d'Europa.
*Nella filosofia totalitaria e nazional-socialista del [[Partito Ba'th|Baath]], il partito è il cuore del Paese, la mente della nazione, l'anima dello Stato e il centro vitale delle sue funzioni.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Il suo maggiore talento era una straordinaria capacità di ingannare.
*Mentre purgava il partito, rafforzava i servizi di sicurezza, schiacciava i dissidenti e promuoveva i «paesani» di Tikrit alle posizioni più ambite o remunerative, Saddam recitava un'altra parte in commedia: quella del modernizzatore illuminato.
*{{NDR|Sulla [[Guerra Iran-Iraq]]}} Benché i risultati del conflitto fossero modesti, Saddam ne uscì politicamente rafforzato e dovette credere che l'Iraq fosse ormai una grande potenza militare.
*Nel corso della sua esistenza Saddam aveva tradito e raggirato i compagni di partito, i potenziali concorrenti, i comunisti, i curdi, gli sciiti e gli iraniani. Ma fu lui stesso vittima di almeno tre tradimenti.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Separato dal mondo, isolato fra gli splendidi marmi dei palazzi presidenziali, abituato ad avere incontri durante i quali i suoi interlocutori potevano soltanto ascoltare, il raìs elaborò teorie che nessuno aveva il diritto di contraddire. Era convinto che gli arabi fossero un popolo superiore. Era certo che gli americani soffrissero ancora della sindrome del Vietnam e che non avrebbero sopportato la vista del sangue sparso dai loro soldati. Era sicuro che il suo popolo si sarebbe sacrificato per la causa nazionale.
===2005===
*I [[curdi]] hanno presenze importanti in quattro Stati medio-orientali — Iran, Iraq, Siria, Turchia — e la loro partecipazione militare alla guerra siriana ha confermato l'esistenza di una orgogliosa identità nazionale, distinta da quella degli altri popoli che vivono nella regione. Non è tutto. Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è il risultato di una crisi che investe quasi tutti gli Stati arabi nati dalla morte dell'Impero Ottomano e che avrà per effetto, probabilmente, la modifica di parecchie frontiere. Non è sorprendente che, in questa prospettiva, i curdi abbiano deciso di chiedere nuovamente la creazione di una grande casa comune per tutte le famiglie separate del loro popolo. Ma anche in questo caso vi sono protagonisti della vita politica internazionale che hanno il diritto di formulare riserve e prospettare pericoli. In una regione dove il ricorso alle armi è sempre più frequente, la creazione di uno Stato curdo darebbe probabilmente il colpo di grazia a ciò che ancora sopravvive del vecchio ordine e avrebbe per effetto nuove guerre.<ref>Da [http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_30/dal-kurdistan-fino-scozia-5a5b9288-a550-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml ''Dal Kurdistan fino alla Scozia: le ragioni deboli delle secessioni (e i diritti degli altri)''], ''Corriere.it'', 14 luglio 2005.</ref>
{{Int|Da ''Gorizia: i tre volti di una piccola grande città''|''Corriere della Sera'', 7 ottobre 2005|h=4}}
*{{NDR|A [[Quirino Principe]]}} Caro Principe, negli annali della letteratura nazionalista sulla Grande guerra, [[Gorizia]] è stata a lungo la «città santa» per cui furono combattute le undici battaglie dell'Isonzo.
*Negli annali della guerra fredda, infine, [[Gorizia]] è stata una piccola [[Berlino]], la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Nas Tito», il nostro [[Josip Broz Tito|Tito]].
*Nelle mie visite a [[Gorizia]] ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine {{NDR|«Nas Tito»}} con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro [[Quirino Principe|Principe]], che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.
*Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, [[Gorizia]] era la prima città in cui l'aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a [[Vienna]], a [[Salisburgo]], a [[Monaco di Baviera|Monaco]] e a [[Dresda]], era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
===2006===
*Per molti aspetti [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammed Reza]] appartiene di diritto alla piccola cerchia di quegli uomini di Stato che cercarono di rinnovare secondo modelli occidentali i costumi politici e civili delle società musulmane: Mohammed Ali, fondatore dell'Egitto moderno, il padre [[Reza Pahlavi|Reza]], fondatore dell'ultima dinastia iraniana, il grande [[Kemal Ataturk|Kemal Atatürk]], creatore della Turchia moderna, e per certi aspetti persino [[Saddam Hussein]], dittatore dell'Iraq sino alla guerra americana del 2003.<br>Ma non aveva, a differenza del padre e di Kemal, la tempra del combattente, il rigore strategico, lo stile puritano del potere. Amava lo sfarzo della corte, le uniformi sgargianti, le villeggiature a Saint Moritz e le stravaganti feste imperiali con cui celebrò nel 1971 l'improbabile discendenza dello Stato iraniano da quello di Dario e di Ciro.<ref name="rezaphalavi">Da [http://www.corriere.it/romano/09-08-01/01.spm ''Vita e morte di Reza Pahlavi. Il rischio del denaro facile''], ''Corriere.it'', 1 agosto 2009.</ref>
*Nel linguaggio corrente la parola «fascista» ha perduto il suo senso originario e significa semplicemente violento, intollerante, se non addirittura mascalzone. Molti di coloro che se ne servono hanno del fascismo un'idea vaga e sanno soltanto che è un insulto, quindi buono per aggredire verbalmente un uomo politico.<ref name="fascistiislamici">Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/12/fascisti.shtml ''Fascisti Islamici''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2006.</ref>
*È certamente vero che i regimi nazionali e sociali, creati in alcuni Paesi europei negli anni Venti e Trenta, parvero a molti leader arabi e musulmani, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, particolarmente adatti alle loro esigenze. L'autorità indiscussa del leader, il partito unico, il ruolo delle forze armate e della burocrazia, l'uso spregiudicato della polizia e dei servizi segreti, il controllo della società e della stampa parvero ingredienti utili per Stati nascenti dove le masse erano in buona parte analfabete e l'albero della democrazia parlamentare stentava a crescere. Ma non tutti i regimi autoritari possono considerarsi fascisti o comunisti. Il più simile al fascismo, tra i gruppi politici sorti in Medio Oriente durante il Novecento, fu un movimento creato in Siria nel 1940. Il suo fondatore, [[Michel Aflaq]], era siriano e cristiano. Aveva studiato alla Sorbona negli anni Trenta, aveva assistito alle battaglie politiche fra destra e sinistra nelle strade di Parigi, aveva inghiottito un inebriante cocktail di letteratura politica europea da Mazzini a Lenin, era anticolonialista, panarabista, fiero del grande passato arabo, ma risolutamente laico e socialista.<ref name="fascistiislamici"/>
*L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. Mi sarebbe molto più difficile, invece, trovare tracce di fascismo nei movimenti politici di ispirazione religiosa, dalla Fratellanza musulmana a quelli che sono nati dopo la rivoluzione iraniana, l'invasione israeliana del Libano nel 1982 e la prima Guerra del Golfo nel 1991. Fra il [[Partito Ba'th|Baath]] e il fanatismo religioso, anche quando si alleano contro un nemico comune, vi è un incolmabile fossato. A differenza dei suoi predecessori, Bush sembra avere dimenticato che il maggiore nemico dell'Iran di Khomeini fu l'Iraq di Saddam Hussein, e che nella lunga guerra fra i due Paesi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti furono dalla parte dei fascisti contro gli islamisti.<ref name="fascistiislamici"/>
===2007===
{{Int|Da [https://www.corriere.it/romano/07-11-30/01.spm ''La Turchia e gli armeni. I massacri e il diniego'']|''Corriere della Sera'', 30 novembre 2007|h=4}}
*{{NDR|Sul negazionismo turco del [[genocidio armeno]]}} Credo che le ragioni siano caratteriali e storiche. Caratteriali, perché questo popolo è fiero, orgoglioso e non ancora afflitto da quella «liturgia del perdono » che si è propagata negli ultimi decenni attraverso l'Occidente. Storiche, perché le accuse non terrebbero conto del modo in cui le rivendicazioni armene, prima della Grande guerra, furono percepite dallo Stato turco. Durante la seconda metà dell'Ottocento il declino dell'impero fu fortemente accelerato da eventi che obbedivano a una stessa dinamica. Scoppiavano rivolte cristiane nel Levante e nei Balcani che i turchi cercavano di reprimere con la loro abituale durezza. Ma la repressione, grazie alla popolarità dei movimenti nazionali nell'Europa di allora, suscitava la reazione delle grandi potenze decise a intervenire per proteggere i loro correligionari, ma anche per strappare all'Impero ottomano qualche lembo di territorio.
*[[Kemal Atatürk]] non fu personalmente coinvolto nella vicenda, ma i «giovani turchi», a cui egli apparteneva, avevano importanti responsabilità di governo. E anche questo spiega perché la Turchia d'oggi non voglia ammettere le colpe di ieri.
*La parola «genocidio» ha subito una sorta d'inflazione e che non può essere applicata ai massacri armeni del 1915. Il governo turco volle colpire duramente una comunità nazionale, ma non si propose, come Hitler, di sterminare un popolo e di inseguire ogni suo membro dovunque avesse cercato di nascondersi.
===2009===
*Mentre l'Europa e gli Stati Uniti celebrano con grande soddisfazione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, sarebbe giusto ricordare che vi è almeno un Paese dell'Europa centro-occidentale in cui quell'entusiasmante evento suscita riflessioni malinconiche e molti esami di coscienza. Il Paese è la Jugoslavia. Qui il crollo del comunismo ebbe l'effetto di sgretolare il cemento ideologico con cui Tito aveva costruito, dopo la fine della seconda guerra mondiale, uno Stato apparentemente federale ma in realtà fortemente centralizzato. Tornarono prepotentemente alla superficie le vecchie identità nazional-religiose dei suoi cittadini e il Paese fu tormentato da una guerra di sette anni in cui persero la vita o la casa alcune centinaia di migliaia di persone.<ref name="karadzic">Da [https://www.cdt.ch/commenti-cdt/karadzic-e-il-sipario-della-storia-CXCDT14071 ''Karadzic e il sipario della storia''], ''Cdt.ch'', 31 ottobre 2009.</ref>
*Milosevic e Karadzic sono molto diversi. Mentre il primo era intelligente, scaltro e capace di calcoli raffinati, anche se spesso destinati a produrre effetti disastrosi, il secondo è un personaggio bizzarro e stravagante.<ref name="karadzic"/>
*La battaglia contro il [[Riscaldamento globale|surriscaldamento]] è in ultima analisi una battaglia tecnologica e sarà vinta quando la vendita e l'acquisto di nuovi impianti diventeranno un affare per il venditore e il compratore. In altre parole l'ambientalismo avrà la meglio quando sarà un business. I segnali esistono e mi auguro che l'Italia sia pronta a coglierli.<ref>Da ''Corriere della sera'', 28 dicembre 2009.</ref>
===2011===
*Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura. Ma il fatto che molti notabili siano stati alla finestra per parecchi mesi e abbiano cambiato campo soltanto nelle ultime settimane dimostra che il risultato della partita era incerto e che nella migliore delle ipotesi il Paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_22/romano_strana-guerra-no-vincitori_ddc64c3e-cc7c-11e0-8c25-58bcec909287.shtml ''Strana guerra senza vincitori''], ''Corriere.it'', 22 agosto 2011.</ref>
*Non commettiamo l'errore di pensare che il Colonnello sia stato sempre impopolare. Le sortite nazionaliste e anti-occidentali piacevano a una parte della società libica e dell'opinione pubblica africana. I laici e i musulmani moderati approvavano il rigore con cui aveva combattuto e spento i focolai dell'islamismo radicale. Le straordinarie risorse naturali del Paese hanno arricchito il clan familiare del leader e creato una larga cerchia di profittatori, ma hanno anche consentito la nascita di nuovi ceti sociali, soprattutto negli apparati della pubblica amministrazione e dell'economia statale.<ref name="veleni">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_24/i-veleni-in-coda-a-una-dittatura-sergio-romano_8e40bc74-ce0e-11e0-8a66-993e65ed8a4d.shtml ''I veleni in coda a una dittatura''], ''Corriere.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Un processo a Gheddafi sarebbe una pietra miliare nella lunga strada verso la giustizia internazionale.<ref name="veleni"/>
*Quanti uomini politici, soprattutto europei, verrebbero convocati all'Aja per rendere conto dei loro rapporti con il leader libico? La fine del regime di Gheddafi è una buona notizia. Ma se vogliamo che sia utile al futuro della Libia e più generalmente a quello dei Paesi dell'Africa del Nord, nessuna di queste domande può essere ignorata o sottovalutata. Non basta salutare la fine del tiranno, la vittoria del popolo, il trionfo della democrazia.<ref name="veleni"/>
*Quando invase l'Iraq, nel 2003, [[George W. Bush]] credette che gli americani sarebbero stati accolti come liberatori e annunciò la fine della guerra, poche settimane dopo, di fronte a una scritta che proclamava al mondo: «Missione compiuta». Il presidente riteneva che il conflitto fosse giustificato dai legami di [[Saddam Hussein]] con il terrorismo islamico e dall'esistenza di armi chimiche e nucleari, di cui il dittatore avrebbe potuto servirsi contro il «mondo libero». Nessuna di queste affermazioni era vera. Non erano veri i legami con Al Qaeda, non esistevano armi di distruzione di massa, gli americani erano «liberatori» soltanto per una parte del Paese e la guerra, quando finalmente Bush uscì dalla Casa Bianca, non era finita.<ref name="missionemaicompiuta">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_23/romano-missione-mai-compiuta_35d454bc-2d2f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml ''Una missione mai compiuta''], ''Corriere della Sera'', 23 dicembre 2011.</ref>
*{{NDR|Sull'[[Iraq]]}} Il Paese è un artefatto della politica internazionale, una invenzione di Churchill realizzata per le esigenze petrolifere della Royal Navy grazie a un assemblaggio di gruppi etnici e religiosi - arabi sunniti, arabi sciiti, curdi - in cui soltanto i primi, purché al vertice del potere, erano veramente interessati alla creazione di uno Stato unitario. Gli sciiti hanno un forte rapporto religioso con l'Iran e hanno spesso detestato i loro concittadini sunniti più di quanto temessero gli iraniani. I curdi hanno fratelli in Turchia, in Iran, in Siria, e non hanno mai smesso di sognare il grande Kurdistan che i vincitori del 1918 avevano lasciato intravedere alla fine della Grande guerra. Qualche intelligente diplomatico americano ha prospettato l'ipotesi di una federazione, ma non è facile tracciare frontiere là dove esistono grandi risorse naturali e ogni divisione rischia di farsi a spese di qualcuno. Oggi i curdi sono pressoché sovrani nelle loro terre e gli sciiti controllano buona parte del potere a Bagdad. Ma i sunniti si considerano «espropriati» e le loro formazioni più radicali non hanno mai smesso di combattere, se necessario, persino a fianco dei terroristi di Al Qaeda.<ref name="missionemaicompiuta"/>
{{Int|Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_21/romano_volti_satrapo_1ad3ffce-fba6-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml ''I volti di un satrapo'']|''Corriere della Sera'', 21 ottobre 2011|h=4}}
*Il colonnello Muammar Gheddafi non fu soltanto il satrapo orientale, vestito di una uniforme operistica che si pavoneggiava a Roma ostentando il ritratto di Omar El Mukhtar, martire della resistenza anti-italiana, sul bavero della giacca. Prima di seppellirlo conviene ricordare che il tiranno era pur sempre un leader nazionale e che perseguì progetti diversi, quasi sempre folli, ma non privi di una loro perversa genialità.
*La Francia lo detestava per le sue interferenze nel Ciad e per l'attentato contro un aereo francese, la Gran Bretagna per l'uccisione di una poliziotta colpita da uno sgherro libico di fronte all'ambasciata di Libia a Londra, gli Stati Uniti per il contenzioso sul golfo della Sirte e l'attentato in una discoteca di Berlino, la gran Bretagna e gli Stati Uniti insieme per l'attentato contro un aereo della Pan American nel cielo scozzese di Lockerbie, i leader arabi per le sue intollerabili irruzioni negli affari interni dei loro Paesi, la Fratellanza musulmana per il modo in cui aveva perseguito, incarcerato e ucciso gli islamisti libici, la Svizzera per le misure di rappresaglia decise dal colonnello dopo l'arresto di Hannibal in un albergo di Ginevra, la Bulgaria per la lunga detenzione di alcune infermiere accusate di un reato inesistente. Aveva anche qualche amico, tra cui alcuni Stati africani e quei Paesi che, come il Venezuela di Hugo Chavez, lo consideravano una provvidenziale spina nel fianco dell'Occidente imperialista.
*La Libia era una creazione artificiale del colonialismo italiano, uno Stato composto da due territori (la Tripolitania e la Cirenaica) che avevano avuto storie diverse, popolato da tribù che avevano interessi contrastanti, abitato da circa due milioni di persone (tanti erano i libici quando Gheddafi conquistò il potere), sparse su un enorme territorio prevalentemente desertico. Demograficamente povera, economicamente sottosviluppata e priva di un forte passato nazionale, la Libia di Gheddafi era tuttavia, potenzialmente, un paese ricco, e tale sarebbe diventato a mano a mano che le grandi compagnie petrolifere scoprivano nuovi giacimenti di petrolio e di gas. A differenza di altri leader nazionali dei paesi emergenti, il colonnello ebbe quindi sempre a sua disposizione i mezzi finanziari necessari al perseguimento dei suoi obiettivi; ed è probabile che tanta abbondanza lo abbia sollecitato a concepire sogni smisurati e stravaganti. La storia della sua politica è anche la storia del suo denaro e del modo in cui venne impiegato.
*Se avesse potuto difendersi in un'aula di tribunale, Gheddafi avrebbe forse chiamato sul banco dei testimoni molti soci d'affari. Ma della sua umiliante fine politica e umana, se avesse conservato un briciolo di intelligenza, avrebbe potuto rimproverare soltanto se stesso.
===2012===
*Non posso continuare a raccontare il [[Ernst Gombrich#Breve storia del mondo|libro di Gombrich]], cara signora, anche perché non saprei rendere la freschezza, l'immaginazione e l'ironia con cui l'autore racconta la storia del mondo sino alla fine della Seconda guerra mondiale passando attraverso le diverse fasi dell'umanità.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_15/COME-AMARE-LA-STORIA-IL-LIBRO-DEL-GIOVANE-GOMBRICH_4c97cbf6-86d1-11e1-9381-31bd76a34bd1.shtml Come amare la storia]'', ''Corriere della Sera'', 15 aprile 2012.</ref>
===2013===
*Parlare con l'[[Iran]] è necessario per almeno tre ragioni. È una potenza regionale, ha un capitale petrolifero che può giovare all'intera regione ed è la guida autorevole di una minoranza musulmana, gli sciiti, che attraversa il Golfo, è maggioranza in Iraq, si estende sino alla Siria e soprattutto al Libano. Non riusciremo a spegnere i fuochi della Siria senza la collaborazione dell'Iran. E non vi saranno prospettive di pace in Afghanistan se l'Iran non sarà chiamato a fare la sua parte.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_14/termometro-teheran-romano_824822e0-d4b0-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml ''Il termometro di Teheran''], ''Corriere.it'', 14 giugno 2013.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Primavera araba]]}} Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l'[[Egitto]] di [[Hosni Mubarak]], la [[Tunisia]] di [[Zine El Abidine Ben Ali]], la [[Libia]] del colonnello [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]]. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di [[Saddam Hussein]] e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del [[Libano]]. È fallita la [[Lega Araba]]. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di [[Mohammed VI]] in [[Marocco]] a quella di [[Abdullah II]] in [[Giordania]], ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, [[Siria]] e Libia, la crisi è diventata rapidamente [[guerra civile]]. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all'altro.<ref>Da ''[http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_30/il-mediterraneo-dimenticato-sergio-romano_a6fa2238-e13e-11e2-a879-533dfc673450.shtml Il Mediterraneo dimenticato]'', ''Corriere.it'', 30 giugno 2013.</ref>
*Non è interamente colpa di Obama se le primavere arabe non hanno schiuso ai loro Paesi le porte della democrazia, se il partito americano della sicurezza gli ha impedito la chiusura di Guantánamo, se gli ayatollah iraniani non hanno accolto la sua offerta, se l'Afghanistan è sempre per metà talebano, se i sunniti iracheni contestano ai loro fratelli sciiti il diritto di governare il Paese, se il primo ministro israeliano ha preferito puntare sulla vittoria dei repubblicani nelle ultime elezioni presidenziali americane, se la Russia di Putin è più poliziesca e repressiva di quella di Medvedev. Obama ha avuto la sventura di entrare alla Casa Bianca nel momento in cui era già iniziato il lento declino dell'impero americano, e deve ora convivere con una società politica che reagisce a questa prospettiva troppo nervosamente.<ref name="ambizioniperdute">Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_12/ambizioni-perdute-di-un-presidente-romano_d38b86bc-030c-11e3-a0a3-a0e457635e2f.shtml ''Ambizioni perdute di un presidente''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2013.</ref>
*È stato un errore combattere [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]] senza accettare le responsabilità politiche dell'intervento. È stato un errore chiedere all'ambasciatore americano in Siria di prendere posizioni inutilmente provocatorie contro il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar Al Assad]]. E non ha giovato alla politica americana oscillare ambiguamente in Egitto fra i militari e la Fratellanza musulmana.<ref name="ambizioniperdute"/>
*I talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare con una potenza che ha già, comunque, deciso di ritirare le proprie truppe nel 2014. L'uccisione di [[Osama bin Laden]] nel suo fortilizio pachistano è parsa uno straordinario successo della presidenza Obama (la vendetta è sempre, per un certo periodo, consolatoria) ma ha peggiorato i rapporti degli Stati Uniti con il [[Pakistan]]. In [[Iraq]] si muore, grazie alle bombe sunnite, molto più di quanto si morisse all'epoca di [[Saddam Hussein]]. In Libia, infine, Obama ha avuto il merito di comprendere prima dei suoi alleati i rischi di una operazione che era divenuta molto più lunga del previsto. Ma del caos in cui il Paese è precipitato dopo la vittoria dei ribelli Obama non è meno responsabile di Nicolas Sarkozy e David Cameron. È davvero sorprendente che dopo tre guerre non vinte, come la buona educazione internazionale preferisce chiamare quelle perdute, gli americani e le opinioni pubbliche occidentali non vogliano essere trascinati nella quarta? Resta da capire, a questo punto, perché un uomo politico accorto e razionale come [[Barack Obama]] dovrebbe a tutti i costi prendere una iniziativa militare contro la [[Siria]].<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_01/armi-democratiche_114e22ee-12c0-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml ''Armi democratiche''], ''Corriere.it'', 1 settembre 2013.</ref>
===2014===
*{{NDR|Sullo [[Stato Islamico]]}} Per vincere abbiamo un'arma che potrebbe rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se sapremo coinvolgerli, saranno i nostri migliori alleati. Ne esistono le condizioni. Come quella creata durante la prima [[guerra del Golfo]], la coalizione contro l'Isis non potrà mai essere definita una «crociata» composta da Paesi cristiani. È una ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione musulmana. Mi piacerebbe che gli storici, un giorno, parlassero della guerra contro l'Isis come dell'evento che maggiormente avvicinò il mondo della cristianità e quello dell'Islam.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_27/i-ter-roristi-che-sono-noi-484db1c4-4604-11e4-a490-06a66b2e25ed.shtml ''I terroristi che sono tra noi''], ''Corriere.it'', 27 settembre 2014.</ref>
*[[Julius Evola]] ebbe due vite. Nel sua prima vita fu pittore, futurista, dadaista (dal nome di un movimento artistico e letterario nato a Zurigo nel 1916) e amico del suo fondatore, Tristan Tzara.<br />I quadri dipinti in quegli anni furono notati e ammirati in alcune delle grandi esposizioni europee del tempo. Ma nel 1921 attraversò una difficile crisi personale, fu attratto dagli studi filosofici e dedicò il resto della sua vita alla elaborazione di un idealismo magico in cui è visibile l'influenza di Nietzsche, del pensiero razziale di Gobineau, della filosofia indiana e di altri culti esoterici dell'Asia.<br />Aderì intellettualmente al fascismo e al nazismo perché sostenne di vedere in quei movimenti la nascita di un neo paganesimo e l'avvento di un'era eroica dominata da razze che avrebbero difeso i loro popoli dai flagelli della modernità. Uno dei suoi libri più importanti è, per l'appunto, Rivolta contro il mondo moderno. Era a Vienna nell'aprile del 1945 quando fu ferito durante un bombardamento alleato e perdette l'uso delle gambe.<br />Quando rientrò in patria, nel 1948, fu accusato di avere collaborato alla creazione di una organizzazione fascista rivoluzionaria e venne processato; ma fu assolto ed ebbe da allora nella società culturale italiana una posizione simile per certi aspetti a quella di Céline, lo scrittore anti-semita di cui venivano riconosciute, tuttavia, le grandi qualità letterarie.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_ottobre_14/L-AMICIZIA-DEGLI-OPPOSTI-JULIUS-EVOLA-E-SCHEIWILLER_e1f8ad32-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml L’AMICIZIA DEGLI OPPOSTI JULIUS EVOLA E SCHEIWILLER]'', ''corriere.it'', 14 ottobre 2014.</ref>
===2015===
*Commetteremmo un errore, a mio avviso, se pensassimo di essere il principale bersaglio dell'Islam jihadista. La vera guerra, oggi, è quella che si combatte all'interno del mondo musulmano. È la guerra tra una setta fanatica e regimi politici spesso incerti, titubanti, ma tutti più o meno collegati, per ragioni di affinità o convenienza, con l'Europa, gli Stati Uniti e la Russia. È una guerra civile senza quartiere dove le vittime musulmane sono incomparabilmente più numerose di quelle provocate dagli attentati terroristici nelle nostre città. Ed è ulteriormente complicata dall'antico odio fra le due famiglie religiose dell'Islam: sunniti e sciiti.<ref name="guerranonvaperduta">Da [http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_11/guerra-che-non-va-perduta-020eac8c-995f-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml ''Una guerra che non va perduta''], ''Corriere.it'', 11 gennaio 2015.</ref>
*Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano [[Bashar al-Assad|Al Assad]], il presidente russo [[Vladimir Putin|Putin]] e il presidente iraniano [[Hassan Rouhani|Rouhani]] non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l'Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall'estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato. Se qualche Paese occidentale fosse disposto a mettere truppe sul terreno potremmo forse fare a meno della loro collaborazione. Ma da quando gli Stati Uniti hanno eliminato questa opzione non abbiamo altra scelta fuor che quella di sostenere con tutti i mezzi di cui disponiamo quelli che sul terreno già ci sono.<ref name="guerranonvaperduta"/>
*Washington non vuole Assad, non vuole l'Isis e non vuole Putin nel Mediterraneo. Un tale groviglio di desideri incompatibili sarebbe più facilmente sostenibile se il presidente Obama fosse disposto a impegnare le forze americane sul terreno. Ma esclude anche questa possibilità, forse perché non vuole concludere il suo mandato con una operazione che ricorderebbe, anche se in circostanze alquanto diverse, quella del suo predecessore alla Casa Bianca. Ha un altro piano?<ref name="groviglioobama">Da [http://www.corriere.it/opinioni/15_settembre_10/groviglio-obama-c4b819ac-5774-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml ''Il groviglio di Obama''], ''Corriere.it'', 10 settembre 2015.</ref>
*Il presidente siriano si è sicuramente screditato ma non è una persona inutilizzabile.<ref name="obamasioppone">Citato in [http://www.tempi.it/siria-romano-obama-si-oppone-ad-assad-a-tutti-i-costi-perche-e-ideologico#.WkgpaWinGUk ''Siria. Romano: «Obama si oppone ad Assad a tutti i costi perché è ideologico»''], ''Tempi.it'', 2 ottobre 2015.</ref>
*Gli americani non si rendono conto che Assad non è solo un despota ma anche il leader di un blocco politico e sociale. Non dimentichiamo poi che esiste la simpatia dei cristiani, della media borghesia. Fino ad ora hanno parlato poco per non esporsi alle rappresaglie dell'una e dell'altra parte, ma la loro posizione è chiara.<ref name="obamasioppone"/>
*L'[[Stato Islamico|Isis]] è un movimento sunnita e noi sappiamo che in questi ultimi anni la destabilizzazione del Medio Oriente ha provocato il risveglio di un vecchio conflitto religioso tra le due anime dell'Islam, i sunniti e gli sciiti. Non c'è dubbio che questa vecchia ruggine fra le due maggiori componenti dell'Islam ha in qualche modo contribuito a rendere il conflitto ancora più aspro.<br>Il principale obiettivo dell'Islam sono i Paesi occidentali ma non escludo effettivamente che questa sorta di guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti esplosa nuovamente sia diventata importante, soprattutto per i grandi Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran, vale a dire i Paesi che sono la maggiore espressione delle due grandi anime dell'Islam.<ref name="attentatiparigi">Citato in [http://www.sulromanzo.it/blog/gli-attentati-di-parigi-sono-il-contrattacco-dell-isis-intervista-a-sergio-romano ''«Gli attentati di Parigi sono il contrattacco dell'ISIS», intervista a Sergio Romano''], ''Sulromanzo.it'', 19 novembre 2015.</ref>
*Credo che non dovremmo più parlare di "primavera araba", piuttosto constatare che quei movimenti, quelle piazze piene di gente che protestava contro il regime di Ben Ali in Tunisia e contro quello di Mubarak in Egitto erano il segno di una protesta reale, non c'è dubbio che c'era una grande insoddisfazione, soprattutto generazionale. Nuove generazioni che avevano in qualche modo ambizioni suscitate anche dal fatto che potevano, a differenza dei loro padri e dei loro nonni, vedere meglio grazie alle nuove tecnologie quello che stava accadendo altrove, quello che la modernità rappresentava in altri Paesi.<br>Però in quelle piazze non c'erano movimenti o partiti politici quindi sono certamente riusciti a cacciare Ben Ali e far dimettere Mubarak ma non sono stati in grado poi di istituire un regime nuovo, creare nuove stabilità basate su progetti organici e quindi i paesi sono in modo diverso precipitati nel caos.<ref name="attentatiparigi"/>
*Il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar al-Assad]], come quello di [[Saddam Hussein]], era un regime laico; entrambi avevano cercato di fondare la loro esistenza su principi desunti dall'Occidente. Il partito al potere, sia in Iraq che in Siria, era il [[partito Ba'th]], nazionalista e socialista, con una forte componente laica. Saddam Hussein non ha mai avuto rapporti con Al-Qaeda, anche se questa era l'accusa da parte degli Stati Uniti, l'argomento o il pretesto per cui hanno deciso di fargli la guerra.<br>Paradossalmente era più simile a uno stato europeo quello di Bashar al-Assad, ma anche quello di Saddam Hussein insieme all'Egitto, di quasi tutti i Paesi arabo-musulmani.<ref name="attentatiparigi"/>
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2015/11/05/news/non-possiamo-che-fidarci-di-erdogan-89279/ ''Non possiamo che fidarci di Erdogan'']|''Ilfoglio.it'', 5 novembre 2015|h=4}}
*Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno.
*Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l'uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto?
*In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l'unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico.
===2016===
*Non c'era Al-Qaeda in Iraq nel 2003 quando gli Stati Uniti invasero e occuparono il Paese, apparve nel momento in cui, avendo disintegrato il regime di Saddam Hussein, trovarono spazio per le loro ambizioni, per i loro piani strategici.<ref name="attentatiparigi"/>
*[[Bashar al-Assad|Assad]] e [[Vladimir Putin|Putin]] sono autoritari e spregiudicati, ma anche molti generali democratici, durante la Seconda guerra mondiale, non si sono comportati diversamente.<ref>Da [http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_14/illusione-un-ponte-aleppo-9353b762-6188-11e6-8e62-f8650827a70c.shtml ''L'illusione di un ponte per Aleppo''], ''Corriere.it'', 13 agosto 2016.</ref>
*Le ragioni per cui la Russia è entrata in campo in Siria sono abbastanza chiare. Quando scoppiarono le prime rivolte arabe, alcuni governi occidentali si schierarono subito contro il governo di Bashar al Assad. Lo hanno fatto molto probabilmente nella convinzione che la fine del regime avrebbe comportato anche la fine della vecchia presenza "sovietica" nelle basi siriane. Non è difficile comprendere quindi perché la Russia sia intervenuta. Voleva difendere il suo alleato e soprattutto la sua tradizionale posizione nella regione. Oggi la sua strategia mi sembra tutto sommato abbastanza chiara. La Russia e il governo siriano potrebbero rinunciare ad una parte del territorio soltanto se il regime di Assad riuscisse a ristabilire la sua autorità nell'area che va da Damasco ad Aleppo. Questa è la ragione per cui Aleppo è al cuore del conflitto. Non si può dunque parlare ancora di una "Pax russa" in Medio Oriente perché gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti. Credo che la Russia continuerà a perseguirli. Ma non si può combattere indefinitamente e Mosca potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica.<ref>Citato in ''[http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Sul_nuovo_ruolo_della_Russia_un_commento_di_Sergio_Romano.html Sul nuovo ruolo della Russia, un commento di Sergio Romano]'', ''Treccani.it'', 3 novembre 2016.</ref>
===2017===
*Nel suo ultimo discorso, pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, [[François Mitterrand]] disse di essere nato durante la Prima guerra mondiale, di avere fatto la Seconda e di essere giunto alla conclusione, durante la sua vita, che «il [[nazionalismo]] è la guerra».<ref>Citato in ''L'alleanza effimera dei populisti'', ''Corriere della Sera'', 24 gennaio 2017, pp. 1 e 26.</ref>
*Se le nostre democrazie hanno deciso che eliminare [[Bashar al-Assad|Assad]] è una condizione irrinunciabile, dovrebbero prepararsi a ciò che potrebbe succedere dopo.<ref name="guerresonodue">Da [http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_13/i-nemici-dell-occidente-doppia-guerra-siriana-d3f71eee-1fa1-11e7-a630-951647108247.shtml ''Ma non bisogna dimenticare che in Siria le guerre sono due''], ''Corriere.it'', 12 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile siriana]]}} L'unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l'islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, deve fare fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d'occhio il barometro elettorale. Ma se hanno deciso che la eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani.<ref name="guerresonodue"/>
*Sappiamo che cosa è accaduto. L'Iraq è diventato teatro di una guerra che dura da quattordici anni, ha contagiato l'intera regione e ha lasciato sul terreno un numero incalcolabile di vittime civili. La Tunisia ha dimostrato di avere forti spiriti democratici, ma è continuamente minacciata da gruppi jihadisti lungo le sue frontiere meridionali ed è diventata un vivaio di reclute per le milizie dell'Isis. L'Egitto è stato governato per parecchi mesi dalla Fratellanza Musulmana (una organizzazione che ha rivelato, quando è andata al potere, il suo volto integralista) ed è passato dalla semi-democrazia di Mubarak al regime autoritario e poliziesco del maresciallo Al Sisi. La Libia è stata devastata da una guerra tribale non ancora conclusa ed è oggi il principale capolinea mediterraneo delle migrazioni provenienti dal continente africano. La matassa siriana, in questo quadro, è la più imbrogliata. Di fronte alle proteste popolari Bashar Al Assad ha scelto di restare al potere e di resistere agli insorti. Ha riscosso qualche successo militare perché, a differenza di altri leader, ha potuto contare su alcuni importanti alleati: gli alauiti (una minoranza etnico-religiosa che appartiene alla grande famiglia sciita), i militanti del partito Baath, la borghesia commerciale e industriale di Aleppo, i cristiani e due grandi potenze: la Russia, presente in Siria con due basi militari sin dagli anni in cui si chiamava Unione Sovietica, e l'Iran degli Ayatollah.<ref name="guerresonodue"/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ha vinto perché la [[Francia]] aveva paura del vuoto creato dalla scomparsa di alcuni grandi partiti, del terrorismo islamista, della crisi economica, del grande disordine mondiale e della incognita rappresentata dalla destra nazional-populista.<ref>Da ''La sindrome bonapartista dei francesi'', ''Corriere della Sera'', 19 giugno 2017.</ref>
*Durante i lavoro della conferenza che si aprì all'Hotel Semiramis del Cairo il 12 marzo 1921 per discutere gli assetti territoriali del Medio Oriente dopo la Grande guerra, Winston Churchill, allora ministro delle Colonie, non riusciva a distinguere i sunniti dagli sciiti. Tuttavia questo non gli impedì di creare in quella occasione due Stati arabi.<br>Con la sabbia e le oasi di un territorio che si era chiamato sino ad allora Mesopotamia impastò il regno dell'Iraq.<ref>Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/07_Luglio/09/romano.shtml ''L'illusione inglese: un mondo senza ayatollah''], ''Corriere.it'', 29 settembre 2017.</ref>
{{Int|Da [https://libreriamo.it/news/sergio-romano-dalla-russia-di-putin-allamerica-di-trump-le-nostre-democrazie-smarrite/ ''“Dalla Russia di Putin all'America di Trump, le nostre democrazie malate”'']|''Libreriamo.it'', 2017|h=4}}
*Putin è l'uomo che in qualche modo si è addossato una responsabilità: quella di restituire dignità e, per quanto possibile, potenza al suo paese.
*Mi pare che ciò che abbia avuto più importanza per Putin sia stato il crollo dell'Unione Sovietica, nonché della sua patria, un paese che aveva un suo statuto in Europa e nelle relazioni internazionali, un paese che improvvisamente si è disfatto.
*La Nato è un'alleanza molto diversa dalle alleanze del passato. È un'alleanza politico-militare fatta per fare la guerra. Infatti ha un comando supremo permanente, ha delle basi permanenti in Europa ma anche altrove. Un'alleanza così non può non avere un nemico, è concepita e organizzata in funzione di un nemico. Se non ha un nemico non ha motivo di esistere.
*I russi hanno sempre preferito nelle presidenziali americane il candidato repubblicano a quello democratico. [...] I repubblicani sono più isolazionisti, meno impiccioni, meno portati a esportare democrazia nel mondo. Sono quindi più realisti, più isolazionisti. I democratici, invece, sono generalmente molto più militanti sotto il profilo democratico, poi naturalmente anche loro si contraddicono, vengono a patti con paesi non democratici, però il partito democratico ha una storia molto più interventista. Ma in generale i russi sono andati abbastanza d'accordo coi repubblicani, Gorbačëv e Reagan, Putin e George W. Bush. Era chiaro che i russi avrebbero preferito Trump.
*Dopo la grande prova storica dell'invasione dei mongoli e dei tartari, che ha duramente provato il paese, nel momento del Granducato di Moscovia la Russia comincia a crescere, fino a diventare poi un impero. Questo accade su una scala geograficamente colossale. Ancora oggi, la Russia, nonostante le numerose mutilazioni, è di gran lunga lo stato più grande al mondo. E questo allargamento dello stato russo è sempre avvenuto a spese di imperi declinanti, quelli che circondavano prima il Granducato di Moscovia e poi lo stato dello Zar. Questi imperi declinanti erano l'impero cinese, l'impero persiano e l'impero ottomano. Erano i tre grandi imperi che si erano spartiti l'Asia. Quando cominciano a declinare, la Russia inesorabilmente. Che tipo di identità può dare lei a un paese che ogni decennio ingloba centinaia e centinaia di persone appartenenti a stirpi e a gruppi nazionali differenti?
*La Russia, soprattutto dopo il declino di Bisanzio, si è sempre considerata erede di quella grande tradizione bizantina. Però le popolazioni che fanno parte dell'impero russo sono di straordinaria varietà etnica: ci sono gli armeni, i georgiani, gli uzbeki, i turcomanni, e tanti altri. Inoltre nei confronti di questi popoli la Russia non si è mai comportata come potenza coloniale. È autoritaria, e certamente impone la sua autorità con grande durezza, però i suoi cittadini non russi hanno sempre ottenuto le cariche più alte.
*Il padre di Aliyev, che è l'attuale presidente dell'Azerbaigian, era un personaggio sovietico di grande importanza. Ed è un azero, non ha proprio nulla di slavo.
*La letteratura è stato il cemento del paese. Puskin è il loro Dante, è il grande maestro della lingua, il grande poeta, il grande drammaturgo. Poi naturalmente sono venuti Gogol, Dostoevskij a Tolstoj. La letteratura ha cementato l'identità russa. Poi si sono inventati l'[[Eurasiatismo|Eurasia]]. Noi siamo qualche cosa che voi europei non siete. Noi abbiamo un'originalità che ci rende in qualche modo autonomi sotto il profilo della nostra autocoscienza, perché siamo euroasiatici.
===2020===
{{Int|Da ''Il regime alla prova''|''La Stampa'', 12 gennaio 2020|h=4}}
*Il generale [[Qasem Soleimani|Qassem Soleimani]], di cui Donald Trump ha decretato la morte, era un militare, ma anche probabilmente, insieme alla Guida Suprema dell'Iran (l'Ayatollah [[Ali Khamenei]]), l'uomo più popolare del suo Paese.
*Dopo avere combattuto nella [[Guerra Iran-Iraq|guerra degli 8 anni]] contro l'Iraq (quando il Paese di Saddam Hussein godeva del sostegno americano), Soleimani era diventato un eroe nazionale e un possibile successore del Grande Ayatollah alla guida del Paese. Ma anche queste sono considerazioni a cui Trump non è sensibile. Il suo dichiarato obiettivo era quello di provocare in Iran, con sanzioni e altri mezzi, un cambiamento di regime. Se questo era il suo scopo, tuttavia, la morte di Soleimani sembra avere avuto l'effetto opposto: quello di garantire al regime di Teheran una crescente popolarità.
*{{NDR|Sulla [[Rivoluzione iraniana]]}} Per l'Iran la partenza dello [[Mohammad Reza Pahlavi|Scià]] nel 1979 è una pagina gloriosa di storia nazionale, il giorno in cui il Paese vendica il colpo di Stato con cui gli americani e gli inglesi, nel 1953, si erano sbarazzati di un leader progressista, [[Mohammad Mossadeq|Mohammad Mossadegh]] per restituire il potere a Reza Pahlevi. Per gli americani la cacciata dello Scià, invece, è la perdita dell'uomo che era stato per molti anni la sentinella degli Stati Uniti nel Golfo Persico.
*Naturalmente anche in Iran esistono fazioni bellicose, islamisti fanatici, strateghi del «tanto peggio tanto meglio». Ma le scuse offerte dal [[Hassan Rouhani|presidente Rouhani]] quando un missile iraniano ha abbattuto un aereo ucraino, dimostrano che vi sono interlocutori con cui l'Europa può parlare per fare una politica diversa da quella che è stata fatta sinora.
{{Int|Da ''[https://www.affarinternazionali.it/2020/02/parla-lambasciatore-sergio-romano/ Parla l'ambasciatore Sergio Romano]''|''Affarinternazionali.it'', 26 febbraio 2020|h=4}}
*Naturalmente, ogni Paese ha le sue strutture e non ci si può sorprendere se quelle dei Paesi che ancora qualche tempo fa chiamavamo del terzo mondo, non sono attrezzati come quelli occidentali. Non mi sembra sia sorprendente. Tuttavia, credo si stia reggendo alla sfida.
*[[Boris Johnson]] è un camaleonte, perciò a un certo punto dirà cose diverse, uscendo dalla sua posizione di liberista radicale. Siccome è un camaleonte, dirà al suo elettorato altre cose, correggendo da più parti il suo messaggio. Insomma, cercherà di sopravvivere, perché tutto gli è contro in questo momento. La rivoluzione economico-sociale che voleva fare, la riproponeva sulle orme di Trump, contando sul sostegno degli Stati Uniti che avrebbero fatto con il Regno Unito un accordo molto liberista e vantaggioso per Londra. Adesso si sta accorgendo che le cose non stanno così, lo avrebbe dovuto capire prima, ma ha ora compreso l'inaffidabilità di Trump. Punterà a conservare il potere, visto che il consenso nei suoi confronti non è caduto. La Gran Bretagna attraversa un momento di grande delusione nei confronti della democrazia rappresentativa, con la Camera dei Comuni, gioiello della sua storia, che non sta funzionando e il Paese che attraversa una fase difficile. Ecco... Boris Johnson è l'uomo che galleggerà
*Se Bloomberg vince le elezioni americane, gli Stati Uniti passeranno da un presidente milionario a uno miliardario. Questo è il mondo dell'economia oggi: la finanza ha vinto e continuerà a fare qualche cosa buona e molte cose pessime.
*Se la democrazia non funziona e l'economia ha favorito la crescita del potere finanziario, a dispetto di quello sudato e guadagnato nelle industrie, c'è qualcosa che non va... mi creda.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_08/salute-nuovo-diritto-tutti-f75bec68-9157-11ea-8c7e-3b270f2639b4.shtml ''Salute, un nuovo diritto per tutti'']|''Corriere della Sera'', 8 maggio 2020|h=4}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall'Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all'inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce.
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti.
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-usa-isolati-ma-russia-e-cina-non-sono-minacce-per-leadership-mondiale-111375/ ''"Usa isolati, ma Russia e Cina non sono minacce per leadership mondiale"'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Ilriformista.it'', 6 giugno 2020|h=4}}
*Esercitare la leadership a livello mondiale affatica, stanca. E gli Stati Uniti, anche oltre le pecche evidenti dell'attuale presidente, questa stanchezza l'avvertono.
*Trump è l'uomo che ha provato a smantellare tutte quelle istituzioni e organismi sovranazionali che hanno cercato di disciplinare, in qualche modo, la società internazionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale: disciplinare i traffici commerciali, i rapporti economici e quelli militari. Da [[Prima presidenza di Donald Trump|presidente]], Trump si è trovato a fare i conti con un mondo di grandi organismi e istituzioni internazionali. Un mondo che Trump, anche per ragioni personali antecedenti al suo ingresso alla Casa Bianca, ha sempre concepito, vissuto, come un qualcosa di ostile, di limitante.
*L'Europa può trarre vantaggio dal declino della leadership americana. Ma deve crederci e non dividersi, come continua a succedere, quando uno dei leader europei più attivi su questa linea, il Presidente francese Emmanuel Macron, prova ad agire per riempire i vuoti lasciati sullo scacchiere internazionale dall'America di Trump.
*Fuori da una narrazione compiaciuta sull'orgoglio nazionale dimostrato nell'affrontare l'emergenza virale, la realtà evidenzia come questa epidemia abbia spaccato il Paese, tra quanti ritengono che sia assolutamente prioritario, totalmente direi, tutelare la salute come bene comune, e quanti, pur non disconoscendo l'importanza della tutela della salute, ritengono che sia più importante far ripartire l'economia e accumulare ricchezza. Personalmente mi auguro che una volta contenuta l'emergenza Covid-19, questa faida interna possa essere ricomposta. A beneficio del sistema-Italia. Noi oggi stiamo vivendo un passaggio decisivo, forte, verso una società digitale. E in questo, come Italia siamo molto indietro. Non c'è solo la società digitale, ma anche l'intelligenza artificiale. Un esempio: oggi si parla molto delle vetture senza guidatore, come l'investimento del futuro in questo settore. Bene, ma senza la banda larga, il 5G, senza la realizzazione di città informatizzate, non si va da nessuna parte. E i sogni restano tali. Dobbiamo agire più rapidamente, investire maggiori risorse finanziarie e umane in questo campo, se non vogliamo essere tagliati fuori da un mondo, anche economico, sempre più globalmente digitalizzato.
===2021===
{{Int|Da [https://www.huffingtonpost.it/entry/assalto-al-congresso-sergio-romano-sintomi-del-declino-americano_it_5ff6d403c5b6ef6b1583b967 ''Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"'']|Intervista di Giacomo Galanti sull'[[assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021]], ''Huffingtonpost.it'', 7 gennaio 2021|h=4}}
*L'assalto al Congresso non me l'aspettavo ma non mi sorprende. [...] Questo paese una guerra civile l'ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così.
*L'America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c'è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso.
*Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell'America nella società internazionale. Se l'americano medio un po' razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be', credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c'è.
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/08/16/news/-ora-l-ue-sia-protagonista-in-afghanistan-parla-sergio-romano-2780284/ ''"Gli Usa sono inaffidabili. Ora l'Ue sia protagonista in Afghanistan"'']|Intervista di Ruggiero Montenegro sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilfoglio.it'', 16 agosto 2021|h=4}}
*Bisognerebbe chiedersi se l'Occidente ha qualche scusante e ce ne sono poche oggi. Ci siamo impegnati per anni, cercando di portare l'Afghanistan sulla via della modernizzazione, e in qualche misura anche con dei risultati, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di vita. Ma solo fino a che avevamo interessi. Una volta che questi si sono ridotti, per varie ragioni, di politica interna ed estera, abbiamo trascurato il problema afghano.
*Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase in cui gli equilibri interni hanno grande rilievo, e quindi devono in qualche modo seguire l'opinione pubblica che voleva il ritiro dall'Afghanistan. Si potrebbe dire che gli Usa vivono una fase di ipersensibilità elettorale, e questo ha inciso sulle loro decisioni
*C'è da aspettarsi una nuova ondata migratoria. Anche se l'Unione europea mi pare non voler affrontare neppure questo tipo di problema. Eppure sarebbe proprio nell'interesse europeo trovare una soluzione.
*Le gelosie tra paesi occidentali rendono i talebani più efficaci. Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo. E se l'Ue non se ne rende conto, se non partecipa alla gestione di questa fase, perde una grande occasione
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/kabul-e-la-fine-dellimperialismo-occupazione-dellafghanistan-fuori-tempo-massimo-parla-lex-ambasciatore-romano-243657/?refresh_ce ''“Kabul è la fine dell'imperialismo, occupazione dell'Afghanistan fuori tempo massimo”, parla l'ex ambasciatore Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilriformista.it'', 27 agosto 2021|h=4}}
*Adesso gli imperi coloniali stanno scomparendo. Questi imperi non hanno più ragione di esistere. Però un certo desiderio di continuare a recuperare poteri perduti esiste ancora nelle società politiche degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'Occidente in generale. C'è ancora un tentativo di recuperare spazi perduti. E allora l'Afghanistan è diventato, per così dire, il boccone più desiderabile, anche per il grande disordine che vi regna. Tutto questo ha aperto delle prospettive. Detto questo, bisognerebbe chiedersi tanto per cominciare se tutto ciò abbia un senso. Perché francamente ai tempi degli imperi coloniali un senso ce l'aveva: c'era una gara, questa gara era in qualche modo giustificata dai rapporti internazionali e anche in qualche caso da considerazioni esclusivamente economiche, cioè lì c'era qualcosa che poteva servirmi e allora si cercava di metterci le mani sopra. In questa faccenda afghana c'è una nota di controtempo, che la rende qualche volta addirittura un po' ridicola. Questo gioco all'imperialismo ormai defunto...
*Con la fine della Guerra fredda, la Nato è finita tra i disoccupati. E siccome a un certo punto, qualche persona, anche in buona fede, ha pensato che dopotutto la Nato rappresenta pur sempre un legame con gli Stati Uniti che non sarebbe prudente mandare a carte all'aria, e allora c'è questo tentativo della Nato di rivalutare se stessa, di dimostrare uno scopo, una qualche utilità. Io guardo soprattutto a noi, all'Europa, perché in Europa ci sono Paesi e gruppi politico-sociali che questo discorso sulla Nato lo fanno. Questo discorso di rivalutazione della Nato con queste funzioni, presenta per noi uno straordinario svantaggio. Perché ci fa dimenticare che la prossima mossa dell'Unione Europea è ricostruire la Ced, la Comunità Europea di Difesa che poi saltò al Parlamento francese. Noi dobbiamo far rinascere la Ced. Non si chiamerà più così, si chiamerà Unione Europea di Difesa o qualcosa del genere. Noi non abbiamo bisogno della Nato. Noi abbiamo bisogno dell'Unione Europea di Difesa.
*Loro sono la negazione di tutto ciò che noi consideriamo utile per il maggior numero possibile di persone. Sono esattamente il contrario. Perché i Talebani non sono una formazione politica. Sono dei “missionari”. E ragionare con i missionari non è mai facile, e qualche volta è addirittura inutile.
===2022===
{{Int|Da [https://www.quotidiano.net/esteri/lucraina-resti-neutrale-e-fuori-dalla-nato-1.7336301 ''Sergio Romano: "L'Ucraina resti neutrale e fuori dalla Nato"'']|Intervista di Alessandro Farruggia, ''Quotidiano.net'', 7 febbraio 2022|h=4}}
*Non credo che ci sia l'intenzione della guerra né da una parte né dall'altra. Possiamo quindi sperare che si riesca a controllare la situazione. Ma talvolta il cavallo scappa di mano.
*Il problema è che l'Ucraina ha dei legami molto forti con la Russia. La storia, la cultura, rendono i due Paesi quasi fratelli gemelli. L'idea di una Ucraina che diventa parte della Nato è quindi inaccettabile per Mosca. E credo con qualche ragione. L'America sembra non essere pienamente consapevole di questo, gioca d'azzardo, convinta che la Russia, alla fine, accetterà il fatto compiuto.
*Il pericolo russo credo sia oggi molto esagerato e che in America venga utilizzato come giustificazione. Dobbiamo chiederci se il pericolo è reale o se l'America ha bisogno di un nemico senza il quale la sua politica militare non sta in piedi.
*Io ho sempre pensato che c'è una soluzione per l'Ucraina: la neutralità. L'Ucraina dovrebbe essere la Svizzera dell'Europa orientale. La neutralità è una sovranità che tutti hanno l'interesse di proteggere. L'Ue dovrebbe avere il coraggio di proporlo, anche se questo non piacerebbe agli Stati Uniti.
{{Int|Da [https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/01/news/sergio_roman-1915561/ ''Romano: «Più Europa e meno Nato per depotenziare Putin»'']|Intervista di Stefano Iucci sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Collettiva.it'', 1 marzo 2022|h=4}}
*Trovo interessante - anche se il tutto va preso con grande prudenza - che il concetto di neutralità sembra essere entrato anche nel progetto di Putin. Certo, il leader russo parla anche di una Ucraina denazificata, ma questo fa parte della sua propaganda, della sua strategia. Però poi aggiunge che l’obiettivo finale è la neutralità del paese. Per fortuna questa parola non è scomparsa dal linguaggio politico, staremo a vedere.
*Io credo che l’Unione europea abbia sofferto le conseguenze della presenza della Nato, perché i paesi dell’Est che sono entrati nella Nato e che sono anche membri dell’Ue tengono più alla Nato di quanto non tengano all’Unione. [...] La Nato assicura loro ciò a cui più tengono: vale a dire un rapporto molto stretto con gli Usa da cui sperano anche di essere protetti in certe eventualità. Insomma: abbiamo acquisito dei membri che - uso una brutta espressione – hanno un "padrone" altrove. E questo non giova all’Unione: significa che abbiamo degli amici che non sono del tutto amici.
*Sono convinto che il prossimo passo per garantirsi un’esistenza "positiva" nel tempo sia quello di dotarsi di un’organizzazione militare comune. In altre parole, l’Unione europea deve sostituirsi alla Nato.
{{Int|Da [https://www.ilmessaggero.it/politica/putin_ucraina_russia_perdera_sergio_romano_intervista-6540365.html ''Sergio Romano: «Putin potrà anche vincere la guerra, ma alla fine perderà. Il mondo lo sta isolando»'']|Intervista di Giuseppe Scarpa sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilmessaggero.it'', 4 marzo 2022|h=4}}
*Questo restauratore dell'impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa bellica produce il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza. Adesso sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui.
*Sono sempre stato molto critico su alcune decisioni della Nato. L'Alleanza ha un punto di riferimento forte che sono gli Usa. Chi entra nell'Alleanza entra in un'organizzazione in cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante. Tuttavia associare Hitler all'America, come sta facendo Lavrov, è sbagliato, stupido. Ho la sensazione che lo stesso ministro degli Esteri russo, diplomatico di grande esperienza, stia dicendo cose gradite a Putin.
*Noi dobbiamo evitare di mettere l'intero Paese in un angolo. Dobbiamo cercare di mettere in un angolo Putin. A Mosca ci sono personalità capaci di sostituirlo.
{{Int|Da [https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/i-nord-e-i-sud-del-mondo/interviste/2022/03/15/sergio-romano-putin-e-un-dittatore-il-suo-vero-obiettivo-non-e-lucraina/ ''Sergio Romano: «Putin è un dittatore, il suo vero obiettivo non è conquistare l'Ucraina»'']|Intervista di Giambattista Pepi sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Quotidianodelsud.it'', 15 marzo 2022|h=4}}
*Le sanzioni di oggi possono essere equiparate agli assedi dei castelli nell’antichità, quando si cercava di fiaccare la resistenza prendendo i popoli che vi erano asserragliati per fame.
*Non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano.
*Tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Paese. Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo.
*L’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa. Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_agosto_31/gorbaciov-ricordo-sergio-romano-aveva-l-abito-giusto-ma-poche-idee-porto-liberta-ma-affosso-l-economia-6e09887c-296b-11ed-91c7-dee004e78fda.shtml ''Gorbaciov, il ricordo di Sergio Romano: «Aveva l’abito giusto, ma poche idee. Portò la libertà ma affossò l’economia»'']|Intervista di Paolo Salom sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 31 agosto 2022|h=4}}
*Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti.
*Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico.
*Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna. Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_03/gorbaciov-eltsin-fine-urss-bed03c02-2bbd-11ed-b268-2b12bb5640dc.shtml ''Sergio Romano: Gorbaciov responsabile della fine dell’Unione sovietica? Fu più colpa di Eltsin'']|Sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 3 settembre 2022|h=4}}
*Per noi è l’uomo che ha messo fine alla guerra fredda, stretto rapporti cordiali e positivi con tutte le democrazie occidentali (fece una eccellente impressione sulla signora Thatcher, durante un viaggio a Londra), tessuto utili relazioni personali con i maggiori leader del pianeta, aperto i mercati del suo Paese al commercio internazionale. Per molti russi, invece, Gorbaciov sarebbe responsabile della disintegrazione dell’Unione Sovietica.
*{{NDR|Sul [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|PCUS]]}} Era certamente vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua puntigliosa burocrazia. Ma era altrettanto vero che il partito era la spina dorsale del Paese.
*Un altro colpo mortale fu inflitto al Paese quando fu deciso di privatizzare le aziende statali. Per realizzare questo disegno ed evitare che il cittadino russo cadesse nuovamente tra le braccia del comunismo, fu deciso che tutti sarebbero diventati proprietari. L’obiettivo era chiaro ma l’applicazione avrebbe richiesto una maggiore gradualità. Per aumentare il numero dei proprietari fu deciso che ogni cittadino russo avrebbe ricevuto una somma di voucher (noi diremmo «buoni») con cui avrebbe comperato il maggior numero possibile di azioni. Ma a questo punto entrarono in scena persone abili e spregiudicate che comperavano voucher per farne azioni. E in tempi relativamente brevi la vecchia patria del comunismo divenne un mercato di voucher.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/le-sanzioni-alla-russia-sono-un-atto-di-guerra-intervista-a-sergio-romano-318020/ ''“Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra”, intervista a Sergio Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilriformista.it'', 9 settembre 2022|h=4}}
*Il passaggio al nucleare è un passaggio drammatico se non addirittura tragico. E questo, paradossalmente, ci risparmia o per lo meno ci ha risparmiato sinora dalla guerra totale, quella vera.
*L’America sta attraversando una crisi. Una crisi istituzionale, costituzionale, molto profonda. Trump ha in qualche modo aperto un nuovo capitolo della storia politica americana. Continua ad essere considerato un pericolo, è certamente uomo che in circostanze internazionali di particolare importanza, cercherebbe di valorizzare se stesso. E valorizzare se stesso significa criticare chi è al potere.
*La Russia in cui agiva Gorbaciov era ancora, nonostante Gorbaciov fosse un uomo nuovo, retta da metodi “staliniani”, con un forte rigore e rigidità. Adesso la Russia è diventata più agile, i suoi uomini politici si muovono con maggiore disinvoltura, forse troppa. Stiamo parlando di due realtà completamente diverse.
*{{NDR|Su [[Michail Gorbačëv]]}} Ha avuto il merito di restituire al suo Paese la libertà di pensiero, la libertà di stampa ma soprattutto la libertà di viaggiare. Non bisogna dimenticare che prima di Gorbaciov l’Urss era un paese in cui il cittadino sovietico viaggiava con grandi difficoltà, e non soltanto all’estero. In altri campi è stato meno efficace anche se certamente non sarebbe stato facile per nessuno cambiare da un giorno all’altro le cose nell’Urss. Purtroppo non aveva un programma economico che invece fu usato e molto efficacemente dal suo successore che fu Boris Eltsin.
*Certo, non siamo la maggiore delle grandi potenze o una grande potenza, però siamo potenza. Io me ne accorgo non quando qualcuno a Roma si batte il petto e dice siamo una grande potenza. Me ne accorgo quando vedo il modo in cui ci considerano dall’estero. E si chiedono cosa l’Italia potrebbe fare in questo caso. Insomma, siamo un Paese che conta.
===Da ''Lettere al Corriere''===
*L'Italia non è uno Stato laico: è uno Stato concordatario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-19/02.spm Stato concordatario]'', 19 luglio 2005)
*È vero che molti italiani non decidono la destinazione dell'8 per mille, ma la maggioranza di coloro che danno una indicazione sceglie la Chiesa. Che cosa può osservare un laico di fronte a una tale decisione? Forse semplicemente che molti italiani, credenti o no, riconoscono alla Chiesa un'utile funzione sociale o, peggio, che non si fidano del modo in cui lo Stato spende i suoi soldi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-20/01.spm L'8 per mille e i suoi precedenti storici]'', 20 luglio 2005)
*{{NDR|Sul magistrato che si è rifiutato di amministrare la giustizia finché nell'aula non toglieranno il crocifisso}} Personalmente credo che un pubblico ufficiale non dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-10-26/01.spm Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudice]'', 26 ottobre 2005)
*Benché «filosofo del fascismo», secondo la definizione che accompagnava abitualmente il suo nome, [[Giovanni Gentile|Gentile]] proteggeva l'autonomia della Normale dalle ingerenze di [[Carlo Scorza]], responsabile dei Fasci giovanili, e cercava di tenere la politica lontana, per quanto possibile, dallo straordinario palazzo del Vasari che domina la piazza dei Cavalieri. [...] Gentile e [[Aldo Capitini|Capitini]] si separarono [...] nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Il filosofo disse di sperare che «le future esperienze gli facessero vedere la vita e la realtà delle cose sotto un aspetto diverso»; e Capitini rispose che non poteva fare altro che «contraccambiare l'augurio». Fu certamente una rottura. Ma non appena il giovane pacifista uscì dalla sala, il filosofo si voltò verso [[Francesco Arnaldi]], che aveva assistito a questo scambio di battute, e disse «Abbiamo fatto bene a mandarlo via perché, oltre tutto, è un galantuomo». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/04/Aldo_Capitini_pacifismo_alla_Scuola_co_9_060704006.shtml Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale]'', 4 luglio 2006<!--, p. 37-->)
*{{NDR|Sulla casta dei giornalisti e la cancellazione dell'Ordine}} L'idea che ogni persona debba essere giudicata dai suoi pari prefigura un possibile conflitto di interessi ed è feudale, cioè tipica di una società costituita da poteri autonomi, autogestiti e autoreferenziali. Gli Ordini obbediscono inevitabilmente alla logica dell'autoconservazione e del potere. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/06-12-30/01.spm Ordini professionali: l'anomalia dei giornalisti]'', 30 dicembre 2006)
*Il trattato di Osimo (Ancona) del 1975 confermò le intese provvisorie del 1954 e fissò definitivamente la frontiera italo-jugoslava cedendo al regime di Tito l'Istria, le isole italiane della Dalmazia, Fiume e buona parte della Venezia Giulia. Oggi, dopo quanto è accaduto in Jugoslavia negli anni Novanta, sappiamo che sarebbe stato meglio non firmarlo. (Da ''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-02-15/01.spm Il trattato di Osimo e la Ostpolitik dell'Italia]'', 15 febbraio 2007)
*È bene ricordare che Roosevelt dichiarò guerra soltanto al Giappone. Furono i tedeschi e gli italiani che dichiararono guerra agli USA l'11 dicembre 1941. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-05-23/01.spm George Washington e l'isolazionismo americano]'', 23 maggio 2007)
*In tutte le scuole europee e americane l'insegnamento della storia è servito ad affermare la legittimità degli Stati nazionali e a suscitare l'orgoglio dei loro cittadini. Gli autori dei manuali scolastici risalivano il corso del tempo per individuare e ingrandire fattori e vicende che sembravano preannunciare il destino nazionale dei popoli insediati su un particolare territorio. Abbiamo appreso la storia come un teorema rovesciato, ricavando le premesse che ci facevano comodo. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-26/01.spm Studiare la storia dimenticata dai manuali]'', 26 giugno 2007)
*Esistono dichiarazioni a cui la classe politica italiana ricorre frequentemente: ho fiducia nella giustizia; le manifestazioni popolari sono il sale della democrazia; il capo dello Stato è il presidente di tutti gli italiani; gli scioperanti hanno esercitato il loro diritto; le forze dell'ordine hanno dato prova di abnegazione. Sono il "politicamente corretto" degli italiani e vengono usate generalmente quando colui che se ne serve pensa esattamente il contrario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-28/02.spm Il pensiero e la parola]'' 28 giugno 2007)
*A proposito di [[Wikipedia]], caro Magini, posso dirle soltanto che questa enciclopedia online è uno dei frutti più sorprendenti della grande rivoluzione che il computer personale e Internet hanno provocato nel campo della comunicazione. In un articolo pubblicato dal settimanale Mondo del 13 luglio, Andrea Turi ricorda che la parola "wiki" viene dal linguaggio parlato nelle isole Hawaii e significa "rapido". La parola allude alla rapidità con cui le informazioni appaiono sullo schermo, ma vale anche per il suo straordinario sviluppo in pochi anni. È nata in inglese il 15 gennaio 2001, ma sono bastati soltanto quattro mesi perché venissero create 13 edizioni fra cui una italiana. Oggi il suo sito è uno dei dieci più frequentati nel mondo e registra ogni sei mesi circa sei miliardi di accessi. È una enciclopedia in cui tutti possono scrivere e a cui tutti possono attingere. Si compone di circa sette milioni di voci (poco meno di 350.000 in italiano) ed è scritta in circa 250 lingue da uno stuolo di collaboratori anonimi, curiosi, appassionati di temi particolari e ansiosi di gettare le loro informazioni nel grande mondo della rete. Insomma Wikipedia è una cattedrale che cresce spontaneamente, senza disegni e architetti grazie alla collaborazione di parecchie migliaia di muratori volontari. È inevitabile, in queste condizioni, che qualche colonna sia sghemba, qualche arco mal calcolato, qualche pietra difettosa, qualche prospettiva ingannevole. Ma gli errori ideologici, le sviste e i partiti presi non mi impediranno di continuare a consultarla. Raccomando ai lettori di fare altrettanto con il tradizionale ammonimento che accompagna le buone medicine: usare con cautela.<ref>Rispondendo a un lettore preoccupato dell'attendibilità di Wikipedia, il quale citava una versione vandalizzata della voce [[w:Sergio Romano|Sergio Romano]] contenente opinioni personali e accuse di fascismo.</ref> (da ''[http://www.corriere.it/solferino/romano/07-09-25/01.spm Come insegnare il friulano e leggere Wikipedia]'', 25 settembre 2007)
*{{NDR|Su [[Alija Izetbegović]]}} I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (da ''[https://www.corriere.it/romano/09-04-04/01.spm I musulmani di Bosnia nella Jugoslavia di Tito]'', 4 Aprile 2009)
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Adua]]}} La notizia dello sconfitta arrivò in Italia nella giornata del 2 marzo. A Milano e in altre città dell'Italia settentrionale la gente si riversò nelle strade e occupò le stazioni per impedire la partenza dei rinforzi che dovevano imbarcarsi per l'Africa di lì a pochi giorni. Il bersaglio di quelle dimostrazioni era Crispi, colpevole di avere trascinato il Paese in una guerra difficile e sanguinosa. Molti spinsero la loro gioia sino a gridare "Viva Menelik! ", e il grido parve alla classe dirigente una assurda manifestazione anti-nazionale, una prova dei sentimenti eversivi che serpeggiavano nel Paese. Ma era anche il segno della fragilità della coscienza nazionale e dell'apparizione di una sinistra internazionalista, molto diversa da quella mazziniana e democratica che aveva contribuito alla unificazione dell'Italia. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*Adua non fu la sola sconfitta di una potenza coloniale europea in quegli anni. Gravi rovesci toccarono anche ai britannici in Africa e ai francesi in Indocina. Ma la Gran Bretagna e la Francia ebbero nervi più saldi e reazioni meno emotive. Ad Adua, nel 1896, l'Italia fu sconfitta due volte: da Menelik e da se stessa. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*{{NDR|Su [[Renzo Ravenna]]}} [...] una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all'epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara [...] e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, [[Italo Balbo]], che avrebbe fatto una brillante carriera politica. [...] Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe giovato al prestigio dell'Italia nel mondo. Ma anche l'amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. [...] Quando il ministero dell'Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell'arcivescovo e, naturalmente, sull'amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. [...] Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui [...] tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella.<ref name="Ravenna">Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Luglio_14/-UNA-CONTRADDIZIONE-ITALIANA-IL-PODESTA-EBREO-E-FASCISTA_12885c22-8f08-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml Una contraddizione italiana il podestà ebreo e fascista]'', ''corriere.it'', 14 luglio 2010.</ref>
*{{NDR|Su Italo Balbo}} [...] poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore.<ref name="Ravenna"/>
*{{NDR|Su [[Getúlio Vargas]]}} Il suo Estado Novo ricorda i progetti corporativi del regime fascista, ma filtrati attraverso la mediazione di [[António de Oliveira Salazar|Salazar]], un uomo politico portoghese molto autoritario, ma poco incline a quella organizzazione ideologica della società che caratterizzò fascismo e nazismo. (da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/13_Aprile_25/DITTATORI-DEL-NOVECENTO-NON-TUTTI-FURONO-FASCISTI_aa0ab1ba-ad70-11e2-9202-c83d8fd61b81.shtml Dittatori del novecento. Non tutti furono fascisti]'', 25 aprile 2013)
*Le riforme sono difficili in Italia [...] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da ''La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma'', 30 luglio 2014)
*{{NDR|Sull'[[attentato alla sede di Charlie Hebdo]] del 2015}} Le reazioni delle opinioni pubbliche e dei governi democratici all'attentato contro la redazione di un giornale satirico francese hanno dato l'impressione che l'Occidente consideri la libertà d'espressione alla stregua di un valore assoluto e intoccabile, da difendere sempre e comunque, indipendentemente da ogni altra considerazione. Non è vero, naturalmente. Non vi è Paese, fra quelli rappresentati in prima fila alla grande manifestazione di Parigi, che non abbia leggi in cui vengono fissati confini e paletti. (da ''[http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_gennaio_15/-LIBERTA-D-ESPRESSIONE-SI-MA-CON-GIUDIZIO_8d1a14b0-9c7f-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml Libertà di espressione si, ma con giudizio]'', 15 gennaio 2015)
==''I volti della storia''==
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di [[Josip Broz Tito|Tito]]. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? (p. 166)
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che [[Josip Broz Tito|Tito]] combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. (p. 171)
*Per Theodor Herzl, profeta dello «Stato ebraico» e fondatore del movimento sionista, i palestinesi non esistevano. La terra dove gli ebrei europei avrebbero costruito la loro nazione presentava ai suoi occhi il doppio vantaggio di essere povera e «vuota». Sperò che il sultano di Costantinopoli l'avrebbe venduta (gli offrì un milione e seicentomila sterline) e che avrebbe permesso in tal modo a un «popolo senza terra di far fiorire una terra senza popolo». Herzl non ignorava naturalmente l'esistenza di una popolazione indigena e sapeva che il numero degli arabi e degli ebrei a Gerusalemme, nella seconda metà dell'Ottocento, era pressoché eguale. Ma dovette giungere alla conclusione che non erano un popolo, che non avevano una identità nazionale e che si sarebbero spostati altrove, senza sollevare obiezioni, per fare posto ai cittadini dello Stato sionista. Non aveva del tutto torto. Alla fine dell'Ottocento «Palestina» era soltanto un termine storico, desunto dal nome di una provincia romana, e i «palestinesi» non esistevano. Li avrebbe creati, nei decenni seguenti, il movimento di Theodor Herzl. (p. 315)
==''Le altre facce della storia''==
*Non è vero che il Medio Oriente sia stato sempre «islamista». Negli ultimi decenni del Novecento i regimi arabi erano quasi tutti laici. Il [[Partito Ba'th|partito Baath]], di cui [[Saddam Hussein]] fu il principale esponente iracheno, fu sempre detestato dai movimenti islamici del Medio Oriente. Il suo fondatore [[Michel Aflaq]] fu una delle personalità più interessanti di quel periodo.
*Nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco [[Michel Aflaq|Aflaq]] credette di trovare tutti gli ingredienti necessari alla modernizzazione delle società arabe e alla nascita di un grande movimento panarabo: un partito di massa, un apparato composto da militanti laici, una società militarizzata e pronta a difendere la patria contro le potenze coloniali, una economia diretta dall'alto con una forte partecipazione dello Stato, capace di dare lavoro e prosperità ai ceti più miserabili della popolazione.
==''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni''==
===[[Incipit]]===
La storia dell'Italia unitaria può essere raccontata secondo due prospettive contraddittorie. Come storia d'un grande fiume sotterraneo che emerge alla superficie dopo avere attraversato, nascosto e intatto, mille anni di storia europea. E come storia di coincidenze, avvenimenti casuali, calcoli sbagliati, errori generosi. La prima generazione dell'Italia unitaria lavorò, consciamente o inconsciamente, a ricostruire un passato lineare in cui tutto preannunciava la grande redenzione del 1859. Gli scrittori riscoprirono vicende «italiane», storie di vita comunale, eroi d'una patria smembrata e oppressa.
===Citazioni===
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] era portato agli studi sociali e politici, ma non ebbe né tempo né occasione di elaborare una propria riflessione sulla società italiana e sulle forme del suo divenire. Per lui i modelli politici ed economici a cui ispirarsi erano altrove, a Parigi e a Londra. Occorreva creare le premesse politiche affinché l'Italia potesse finalmente adottarli; il resto sarebbe venuto da sé. Quale Italia? Pragmatico e sottile, Cavour lasciava spazio agli avvenimenti ed era pronto a coglierne il senso, la direzione. Ma l'obiettivo iniziale era certamente la costituzione d'uno Stato omogeneo, limitato alle regioni settentrionali. L'Italia centro-meridionale, dal Lazio alla Sicilia, gli appariva lontana e indecifrabile. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 19)
*Se Cavour era privo di grandi disegni ideali, [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] ne era ricchissimo. Dal Romanticismo e dalla rivoluzione francese aveva ereditato il concetto di nazione, e tale concetto aveva applicato non solo all'Italia, ma all'Europa. Credeva alla necessità che ad ogni diritto corrispondesse un dovere e che nessuno potesse pretendere alcunché senza aver dato, generosamente. In questo equilibrio fra diritti e doveri Mazzini risolveva, o credeva risolvere, le tensioni sociali, i contrasti delle classi, le divergenze fra le nazioni. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 20)
*Cavour, Mazzini e il federalista Cattaneo avevano una visione, più o meno elaborata, della società che desideravano realizzare. [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] aveva soprattutto sentimenti, intenzioni. Il suo apporto «ideologico» all'unità italiana è pressoché nullo. Ma la sua influenza, nel bene e nel male, fu enorme e le sue tracce sul percorso della storia unitaria, dal 1859 in poi, profonde e durature. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 21)
*Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'[[Unità d'Italia|Italia unitaria]] aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 68)
*Al momento della creazione dello Stato unitario la «[[Lingua italiana|lingua nazionale]]» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 70)
*[[Battaglia di Custoza (1866)|Custoza]] fu assai più d'una battaglia sfortunata. Essa parve smentire i sentimenti che avevano accompagnato l'attesa dell'unità e che avevano conferito al moto unitario la sua legittimità morale. Il Risorgimento nazionale non aveva ridato agli italiani le loro grandi virtù naturali, non aveva risvegliato il loro valore e il loro coraggio. L'Italia unita del 1866<ref>Terza guerra d'indipendenza.</ref> aveva combattuto peggio di quella divisa del 1859<ref>Seconda guerra d'indipendenza.</ref>. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 5, p. 90)
*La cronaca della vita di [[Francesco Crispi]] e delle posizioni che egli assunse durante la sua lunga carriera politica è un catalogo di tutto ciò che fu fatto e detto dalla prima generazione unitaria, una straordinaria sintesi delle mille contraddizioni personali e ideologiche che caratterizzarono la storia nazionale dal 1848 al 1900. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 3, p. 129)
*[...], [[Luigi Pelloux|Pelloux]], è ambiguo, come tutti coloro che hanno incarnato in Italia i momenti nazional-popolari della sua storia. È un generale, ma è l'unico che durante i moti del 1898 abbia rifiutato di decretare lo stato d'assedio nella provincia di cui è responsabile. È stato scelto dal re fra gli uomini che gli sono personalmente fedeli, ma è gradito alle sinistre. Vorrebbe governare senza il controllo del Parlamento, ma alla testa d'un governo in cui gli uomini della Sinistra costituzionale sono largamente rappresentati. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 5, pp. 155-156)
*La [[Cassa del Mezzogiorno]] e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa – risorse contro consenso, favori contro voti – ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. (4. Dall'antifascismo alla democrazia – 1935-1998, cap. 12, p. 388)
==[[Incipit]] di ''Libera Chiesa. Libero Stato?''==
Il 19 settembre 1870 [[Papa Pio IX|Pio IX]] uscì dal Vaticano per visitare la Scala Santa. Sulla via del ritorno il popolo di Roma lo applaudì calorosamente. Gli stessi applausi, scrisse molti anni dopo Stefano Jacini, accolsero i bersaglieri del generale [[Luigi Cadorna|Cadorna]] la sera del 20 settembre. Comincia così, fra due manifestazioni popolari di segno opposto, la storia della convivenza fra Stato e Chiesa in una città che fu da quel momento capitale di un Regno e di una Chiesa universale.
==''Putin e la ricostruzione della grande Russia''==
*L'ultimo mandato di Boris El'cin è la storia di un penoso declino. Il vecchio avversario di Gorbačëv soffriva di gravi disturbi cardiaci, beveva troppo, era circondato da una corte di famigliari ingordi, spesso sovvenzionati dagli oligarchi. Negli anni in cui aveva governato la Russia non era riuscito a creare un partito a cui affidare il compito di formare la classe politica delle prossime generazioni. Le condizioni del Paese, nel frattempo, potevano soltanto peggiorare. (p. 25)
*I servizi del Regno Unito avevano arruolato [[Aleksandr Val'terovič Litvinenko|Litivenko]], si erano impegnati a proteggerlo e gli avevano dato quella che avrebbe dovuto essere la più sicura delle garanzie: la cittadinanza britannica. I servizi russi volevano dimostrare che erano in grado di punirlo anche nella casa del suo nuovo padrone con la più micidiale, crudele e imprevista delle armi. (p. 35)
*La [[Russia]] è troppo grande e troppo scarsamente popolata per adattarsi felicemente a un sistema in cui si discute, si litiga, si fanno battaglie civili per la conquista di nuovi diritti e si accetta volentieri, per il gusto della libertà, quel margine di litigiosità e instabilità che è quasi sempre il prezzo della democrazia. La Russia è troppo patriottica e sospettosa del mondo esterno per non apprezzare lo stile di un leader che vuole riconquistare il prestigio del suo Paese nel mondo. (p. 41)
*Patria e fede sono in Russia i due volti di una stessa medaglia. (p. 48)
*I bolscevichi trattarono la Chiesa ortodossa con straordinaria durezza perché erano internazionalisti, atei o miscredenti. Ma quando l'imperialismo russo divenne, nella ideologia del regime, non meno importante del comunismo, la Chiesa fu nuovamente indispensabile. E quando lo Stato russo corse il rischio di affondare nel grande naufrago dell'Urss, coloro che volevano salvarlo e restaurare la sua autorità dovettero ricorrere nuovamente all'Ortodossia. Gorbačëv e El'cin, anche se il primo fu battezzato alla nascita, erano cresciuti nel sistema sovietico, ne avevano interiorizzato sin dall'infanzia le credenze e le ricorrenze. Capirono subito che occorreva restituire alla Chiesa lo spazio perduto, ma non potevano spingersi sino a recitare con la necessaria compunzione la parte del devoto. Putin, invece, la recita tanto più facilmente, quanto più la devozione diventa il necessario complemento di un disegno ideologico. (pp. 48-49)
*La vera storia dei [[russi]], quella che li rende diversi da qualsiasi altro popolo europeo e comparabili, anche se soltanto per certi aspetti, ai romani e agli americani, è la storia della loro continua, instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell'Europa orientale e dell'Asia.<br>Lo spazio ha foggiato le loro istituzioni, condizionato la loro cultura politica, creato quella combinazione di aggressività e di paura che è ancora oggi il dato caratteriale della loro identità nazionale rubando i tratti dei popoli conquistati e di quelli da cui sono stati invasi. Sono cristiani ed europei perché di tutti i popoli che trovarono sulla loro strada quelli dell'Europa cristiana potevano maggiormente offrire allo Stato russo le istituzioni e gli strumenti di cui aveva bisogno. Ma sono contemporaneamente svedesi, finnici, baltici, ottomani, persiani, armeni, georgiani, azeri, tatari, uzbechi. (p. 70)
*Le ragioni della diffidenza di Putin per qualsiasi forma di opposizione sono probabilmente, al tempo stesso, personali e russe. Il presidente proviene da una organizzazione che dava per scontata l'esistenza di nemici «telecomandati» da potenze straniere che occorreva contrastare con tutti i mezzi disponibili, da quelli dell'intelligence a quelli repressivi e polizieschi. (p. 101)
==Citazioni su Sergio Romano==
===[[Christian Rocca]]===
*Diamo 5 notizie a Sergio Romano {{NDR|sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}}:<br>1) le migliaia di persone uccise e torturate dai russi erano russofone;<br>2) gran parte di quelli che si difendono dai russi sono russofoni;<br>3) Zelensky è russofono;<br>4) russofono non vuol dire russo;<br>5) sostenere il contrario è propaganda russa
*Per Romano l'11 settembre è stato un inammissibile atto barbarico, ma non uno spartiacque per cui valesse la pena rischiare di stravolgere consuetudini, costumi e status quo mondiale. La conseguenza di questo minimalismo è che la risposta al terrorismo islamista è stata sbagliata, irresponsabile e pericolosa. Una tesi legittima, ma che nel corso degli anni il suo autore è stato costretto a modificare innanzi alle confutazioni ricevute sul campo. Il caso più clamoroso è quello dell'assassinio di Enzo Baldoni, il reporter pacifista ucciso in Iraq dalla guerriglia. Romano si stupì che gli islamisti avessero ucciso un pacifista, visto che fino a quel momento era prevalsa la "comprensibile", così scrisse, logica antiamericana dei terroristi. L'ambasciatore, insomma, non aveva colto l'essenza dello scontro, che non è legato alle politiche "arroganti", "saccenti", "inconsistenti", "prigionere della lobby religiosa" e "dilapidatrici del patrimonio morale e civile dell'America" elaborate da Bush: viceversa non si spiegherebbe la carneficina di iracheni, musulmani, europei e buddisti.
*Romano sostiene che [[Saddam Hussein|Saddam]] non era un pericolo e che guidava uno Stato laico, cancellando così la conversione islamista del regime alla fine degli anni 80, i finanziamenti ai kamikaze, i rapporti con [[al Qaida]] provati dalla Commissione sull'11 settembre, l'ospitalità ad [[Muhammad Zaydan|Abu Abbas]], [[Abu Nidal]] e [[Abu Musab al-Zarqawi|Al Zarqawi]], il collegamento con [[Ansar al-Islam|Ansar al Islam]], le violazioni delle risoluzioni Onu e la condivisione del medesimo progetto politico di bin Laden: conquistare il mondo arabo, distruggere Israele, sconfiggere gli americani.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Sergio Romano, ''I volti della storia. {{small|I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato}}'', Rizzoli, 2001.
*Sergio Romano, ''Libera Chiesa. Libero Stato? {{small|Il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI}}'', Longanesi, 2005. ISBN 8830423203
*Sergio Romano, ''Le altre facce della storia: {{small|Dietro le quinte dei grandi eventi}}'', Bur, 2010. ISBN 8858623258
*Sergio Romano, ''Putin e la ricostruzione della grande Russia'', TEA, Milano, 2017. ISBN 9788850248421
*Sergio Romano, ''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni'', il Giornale Biblioteca storica, Milano, 2010.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Diplomatici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Citazioni di Sergio Romano */ altra su Mandeville
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[[File:Sergio Romano.jpg|thumb|Sergio Romano (2008)]]
'''Sergio Romano''' (1929 – vivente), storico, scrittore e diplomatico italiano.
==Citazioni di Sergio Romano==
*Il baciapile esiste dappertutto, ma è un personaggio del cattolicesimo latino e in particolare italiano. È l'espressione di una religiosità cortigiana e sensuale che non riesce a immaginare Dio se non sotto la forma di preti, frati, monache, abiti talari, oggetti di culto. Nei tarocchi nazionali il baciapile è la metà di una carta in cui l'altra metà è rappresentata dal massone anticlericale.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*{{NDR|Sull'[[ipotesi sull'elezione papale di Giuseppe Siri]]}} Il solo granello di verità [...] è probabilmente il colore delle fumate (nero per le votazioni fallite, bianco per quella positiva) che uscirono in quei giorni dal camino del [[Conclave del 1958|Conclave]]. Molte, in effetti, avevano un colore incerto [...] e suscitarono qualche minuto di sgomento. [...] lo stesso [[Giuseppe Siri|Siri]] spiegò [...] le ragioni di quella confusione dicendo di avere assistito «alla piccola cerimonia con cui, al termine di ogni duplice votazione, si procedeva a bruciare le schede nella stufa della Cappella Sistina: nessuno dei cardinali addetti allo scopo si preoccupava di mettere nella stufa il materiale necessario per segnalare l'esito negativo degli scrutini». Erano passati 19 anni dal Conclave precedente e molti fra i 51 cardinali del Sacro Collegio non avevano mai fatto quella esperienza. Il resto della storia è una favola nata negli Stati Uniti in ambienti anti-conciliari, decisi a screditare il papato di [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] e a mettere in dubbio la legittimità delle sue decisioni [...]. Il miglior testimone dell'assurdità dell'accusa è proprio il maggiore protagonista della leggenda. [...] Siri raccontò di avere provato nei giorni del Conclave un sentimento di ritrosia e di fastidio. Sapeva di essere stato designato da [[Papa Pio XII|Pio XII]] come uno dei suoi possibili successori [...]. Sapeva di essere sostenuto da un gruppo di cardinali italiani e dal cardinale orientale Ignace Gabriel Tappouni, Patriarca di Antiochia. E aveva ricevuto una esplicita offerta di candidatura durante un colloquio con Monsignor José Sebastian Laboa, segretario di Cicognani. Ma pensava, probabilmente, che quello non fosse il suo momento e aveva respinto le offerte accampando problemi di salute. Questo non gli impedì di avere nel Conclave un ruolo importante. Prese una netta posizione, anzitutto, contro la scelta di [[Papa Paolo VI|Montini]]. [...] quando «un tale» andò a sondarlo sulla eventuale candidatura dell'arcivescovo di Milano, dette «un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell'anello che portava al dito».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/romano/10-03-04/01.spm I misteri del Conclave]'', ''corriere.it'', 4 marzo 2010.</ref>
*[...] le passioni che maggiormente interessavano [[Bernard de Mandeville|Mandeville]] erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-12543-1, p. 35.</ref>
*Mentre il bigotto parla con Dio, il baciapile parla con i preti. Mentre la devozione del primo è maniacale, ma rigorosa e spesso interiore, quella del secondo chiede di essere notata, apprezzata e ricompensata. Mentre il bigotto può condurre una vita isolata e schiva, il baciapile passa la sua alla ricerca di prelati di fronte ai quali piegare le ginocchia, di anelli da baciare e di reliquie da accarezzare.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 12-13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-12543-1, p. 34.</ref>
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola.<ref>Da ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001, ISBN 88-17-12543-1, pp. 37-38.</ref>
===1989===
*Lenin non credeva ai sentimenti nazionali. Era convinto che essi fossero una sorta di invenzione borghese e che si sarebbero dissolti nel nulla non appena la classe operaia avesse preso il potere.<ref name="imperoesploso">Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0933_01_1989_0093_0003_12747872/ ''L'impero esploso''], ''La Stampa'', 21 aprile 1989.</ref>
*I bolscevichi non erano imperialisti. Ma quando si scontrarono con la resistenza delle vecchie nazionalità oppresse finirono per ritrovare nel fondo della loro memoria il vecchio autoritarismo militaresco della burocrazia imperiale. E la nuova ideologia comunista finì per divenire agli occhi delle minoranze nazionali una sorta di travestimento del vecchio [[imperialismo russo]].<ref name="imperoesploso"/>
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0931_01_1989_0062_0001_12727192/ ''Le Germanie divise da Gorbaciov'']|''La Stampa'', 16 marzo 1989|h=4}}
*La [[Repubblica Democratica Tedesca|Repubblica democratica tedesca]] non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0946_01_1989_0215_0001_12848349/ ''Gorbaciov. Macchinista del potere'']|''La Stampa'', 21 settembre 1989|h=4}}
*Si va diffondendo da qualche tempo nell'opinione pubblica occidentale la sensazione che Gorbaciov sia divenuto col passare del tempo una sorta di [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerenskij]] e che egli galleggi sulle onde di un Paese in tempesta assai più di quanto non riesca a pilotare la nave del governo.
*Per noi, che consideriamo le vicende sovietiche attraverso il filtro delle nostre esperienze democratiche, il problema dell'Urss è principalmente economico e nazionale. Per Gorbaciov, che lo considera in una prospettiva leninista, il problema è soprattutto politico.
*Egli non ignora, ripeto, la gravità delle crisi ma sembra usarle per meglio realizzare lo scopo prioritario della sua strategia politica. Si vale del nazionalismo armeno per tenere a bada gli azeri e del nazionalismo russo per controllare i baltici. Usa gli argomenti della perestrojka contro i conservatori e gli argomenti della conservazione contro gli impazienti. Si vale della crisi economica per chiamare in causa le responsabilità degli oppositori in seno al partito e per meglio argomentare la necessità di un suo radicale rinnovamento. E continua nel frattempo a perseguire il suo obiettivo principale: sconfiggere gli avversari, eliminare i compagni infidi, estendere e consolidare il controllo del partito.
*Le crisi, finché possono essere usate contro i suoi avversari, non sembrano preoccuparlo eccessivamente e non lo distraggono dal suo obiettivo prioritario. Considerato in questa prospettiva egli su muove coerentemente nell'ambito di una tradizione politica elaborata da Lenin e consolidata da Stalin. E come Stalin aveva notevolmente ridotto il potere del partito per meglio affermare il proprio, così Gorbaciov sembra pronto a sconvolgere il partito pur di farne lo strumento della sua politica.
===1991===
*Vi fu un periodo, più di quarant'anni fa, quando il nome di [[Viktor Andrijovyč Kravčenko|Viktor Andreevic Kravchenko]] era una scintilla. Bastava pronunciarlo, soprattutto in Italia e in Francia, perché l'atmosfera d'una conversazione si caricasse di elettricità e lo spazio d'una riunione venisse attraversato da micidiali saette intellettuali. ''Ho scelto la libertà'', il libro che egli aveva scritto negli Stati Uniti fra il 1944 e il 1945, apparve in Italia presso Longanesi nel marzo del 1948, durante una delle più aspre campagne elettorali che si siano mai combattute nel nostro Paese<ref>Le [[Elezioni politiche italiane del 1948|elezioni politiche del 1948]] che videro contrapposte le liste della Democrazia Cristiana e del Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti).</ref>. Divenne subito un'arma e un bersaglio.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0872_01_1991_0144_0013_12185645/ Quel processo a Parigi condannò la sinistra]'', ''La Stampa'', 1º luglio 1991, p. 13.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0879_01_1991_0211_0005_12251908/ Aspettando un Messia, lo Zar]''|''La Stampa'', 8 settembre 1991|h=4}}
*{{NDR|Su [[Dmitrij Vasilev]]}} Ai suoi seguaci racconta con occhi guizzanti che la Russia poggia su tre pilastri: il trono, l'altare e il popolo; che la sua anima è stata confiscata e imprigionata dal potere bolscevico, dai complotti dell'Occidente, dai tentacoli dell'ebraismo internazionale; che lo zar tornerà un giorno al popolo russo come un messia e risanerà le sue ferite.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} A chi gli ricorda che l'organizzazione è stata recentemente abbandonata da una parte dei suoi membri, allude sorridendo alle manovre del Kgb. Ma i suoi avversari sostengono che fu proprio il Kgb negli scorsi anni il suo maggior finanziatore.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} Capisco, vedendolo, che i baffi spioventi, i capelli lunghi e slavati, gli occhi guizzanti e il colore sgargiante dei vestiti sono gli ingredienti del personaggio che egli ama recitare: quello del boiaro in una grande opera russa del secolo scorso.
*Avevo già chiesto ai suoi collaboratori quale fosse stato l'atteggiamento di [[Pamyat|Pamjat]] nei giorni del colpo di Stato. Mi avevano spiegato che comunismo e democrazia sono nipoti di Karl Marx e altrettanto spregevoli.
*Quante persone, dopo avere atteso per settanta'anni il miracolo di Lenin, attendono oggi il miracolo di Vasilev? Pochissime, probabilmente. Ma l'epoca del comunismo defunto è propizia ai profeti, ai tribuni, ai santoni e ai piccoli leader carismatici. Vasilev, occorre ammetterlo, è fra quelli che recitano meglio la parte.
===1992===
[[David Irving]] non è uno studioso. È soltanto un vecchio morbo che resiste tenacemente a qualsiasi documentazione storica.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0835_01_1992_0185_0016_11734980/ Studioso? No, è un morbo]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1992.</ref>
===1993===
*{{NDR|Su [[Giorgio La Malfa]] nel periodo di [[Mani pulite]]}} Il segretario repubblicano ha due meriti che gli permetteranno probabilmente , prima o dopo, di "tornare in gara": ha denunciato, tra i primi, i vizi del sistema politico, e si è immediatamente dimesso appena è stato coinvolto nelle indagini.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0776_01_1993_0056_0005_10957155/ La rivoluzione brucia]'', ''La Stampa'', 26 febbraio 1993.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non perde occasione per spiegare al Paese che l'ideologia del suo movimento è in realtà l'ideologia della sua impresa.<ref>Da ''La politica di Berlusconi. Il partito-azienda'', ''La Stampa'', 17 dicembre 1993, p. 1.</ref>
===1994===
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non può scendere in campo contro lo statalismo assistenzialista e dimenticare che la sua azienda è ancora un oligopolio costruito in combutta con il vecchio regime […]. Si presenta al paese come uomo di regole nuove e principi trasparenti ma l'uso che ha lasciato fare in questi giorni dei suoi canali televisivi tradisce le regole e i principi e rappresenta un rischio per la democrazia e per la correttezza della lotta elettorale.<ref>Da ''Ora basta con le carte truccate'', ''La Stampa'', 8 febbraio 1994.</ref>
===1995===
*Toccò a [[Franklin D. Roosevelt|Roosevelt]], [[Winston Churchill|Churchill]], [[Stalin]]. Doveva toccare anche a De Gasperi. Mentre gli storici inglesi continuano a scalpellare il monumento di Churchill e il generale Volkogonov non smette di rileggere criticamente la vita dei fondatori dello stato sovietico, [[Nico Perrone]], docente di storia americana e collaboratore del ''manifesto'', pubblica presso l'editore Sellerio di Palermo un libro fortemente "revisionista" su ''De Gasperi e l'America''. [...] Perrone ci precipita all'indietro negli anni in cui De Gasperi era "lacchè degli Stati Uniti", [[Mario Scelba|Scelba]] era il suo "ministro della polizia", [[Giuseppe Saragat|Saragat]] rompeva l'unità socialista con i soldi degli americani e Pacciardi cacciava i comunisti dagli opifici militari per obbedire agli ordini della CIA. Le tesi del libro sono sostanzialmente queste. Non è vero che gli americani abbiano assistito l'Italia per aiutarla a consolidare il suo regime democratico: lo hanno fatto per creare nel paese, con la collaborazione dei loro clienti, un duro fronte anticomunista. [...] Perrone è uno storico, e per convincere il lettore del buon fondamento delle sue convinzioni ha fatto lunghe ricerche negli archivi italiani e degli Stati Uniti, ha confrontato e integrato i documenti americani con quelli che rimangono negli archivi personali dei maggiori uomini politici del tempo, da [[Harry S. Truman|Truman]] a [[Dean Acheson|Acheson]].<ref>Da ''La Stampa'', 7 agosto 1995.</ref>
===2003===
{{Int|Da ''[https://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_11/saddam-hussein-cattura-10-anni-dopo-sergio-romano-1a31dace-627d-11e3-a809-0fced5f7d9ac.shtml Le sette vite del raìs]''|''Corriere della Sera'', 15 dicembre 2003|h=4}}
*Esiste una biografia ufficiale di [[Saddam Hussein]] in diciannove volumi. Esiste un grande documentario sulla sua vita (I lunghi giorni, sei ore di proiezione), prodotto con la supervisione di un regista britannico, Terence Young, noto tra l'altro per avere diretto uno dei primi film di Sean Connery nei panni di James Bond (Dalla Russia con amore). Ed esistono infine migliaia di inni, odi e poesiole infantili in onore del leader che la televisione irachena mandava in onda ogni sera. La biografia, il film e queste «spontanee» manifestazioni di cultura popolare sono l'equivalente letterario e cinematografico delle grandi statue leniniste e degli enormi ritratti con cui il raìs iracheno ha celebrato il culto della propria persona. In queste opere il protagonista è condottiero della nazione, principe illuminato e magnanimo, padre del popolo, difensore della patria, castigatore dei suoi nemici, paladino dell'Arabia, discendente di Maometto. Sul rovescio della medaglia vi è un altro Saddam composto con le informazioni fornite dagli esuli, il ricordo dei parenti delle vittime e i rapporti dei servizi segreti occidentali: il sanguinoso tiranno, il leader crudele, il massacratore dei curdi e degli sciiti, il satrapo capriccioso e imprevedibile, l'invasore del Kuwait. Gli storici, naturalmente, non si accontenteranno di queste opposte semplificazioni. Il contemporaneo, dal canto suo, può soltanto arricchire il quadro con qualche dettaglio raccontando al lettore che vi furono altri Saddam Hussein e che il protagonista del grande dramma iracheno fu protagonista di parecchie vite.
*[[Abd al-Karim Qasim|Kassem]] era un nazionalista, nello stile del colonnello Nasser che aveva conquistato il potere al Cairo pochi anni prima. E altrettanto nazionalista era un suo compagno di congiura, il colonnello Aref, che cinque anni dopo uccise Kassem e ne prese il posto.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Voleva fare del partito una forza di quadri e di militanti devoti e disciplinati, nello stile dei partiti fascisti e comunisti d'Europa.
*Nella filosofia totalitaria e nazional-socialista del [[Partito Ba'th|Baath]], il partito è il cuore del Paese, la mente della nazione, l'anima dello Stato e il centro vitale delle sue funzioni.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Il suo maggiore talento era una straordinaria capacità di ingannare.
*Mentre purgava il partito, rafforzava i servizi di sicurezza, schiacciava i dissidenti e promuoveva i «paesani» di Tikrit alle posizioni più ambite o remunerative, Saddam recitava un'altra parte in commedia: quella del modernizzatore illuminato.
*{{NDR|Sulla [[Guerra Iran-Iraq]]}} Benché i risultati del conflitto fossero modesti, Saddam ne uscì politicamente rafforzato e dovette credere che l'Iraq fosse ormai una grande potenza militare.
*Nel corso della sua esistenza Saddam aveva tradito e raggirato i compagni di partito, i potenziali concorrenti, i comunisti, i curdi, gli sciiti e gli iraniani. Ma fu lui stesso vittima di almeno tre tradimenti.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Separato dal mondo, isolato fra gli splendidi marmi dei palazzi presidenziali, abituato ad avere incontri durante i quali i suoi interlocutori potevano soltanto ascoltare, il raìs elaborò teorie che nessuno aveva il diritto di contraddire. Era convinto che gli arabi fossero un popolo superiore. Era certo che gli americani soffrissero ancora della sindrome del Vietnam e che non avrebbero sopportato la vista del sangue sparso dai loro soldati. Era sicuro che il suo popolo si sarebbe sacrificato per la causa nazionale.
===2005===
*I [[curdi]] hanno presenze importanti in quattro Stati medio-orientali — Iran, Iraq, Siria, Turchia — e la loro partecipazione militare alla guerra siriana ha confermato l'esistenza di una orgogliosa identità nazionale, distinta da quella degli altri popoli che vivono nella regione. Non è tutto. Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è il risultato di una crisi che investe quasi tutti gli Stati arabi nati dalla morte dell'Impero Ottomano e che avrà per effetto, probabilmente, la modifica di parecchie frontiere. Non è sorprendente che, in questa prospettiva, i curdi abbiano deciso di chiedere nuovamente la creazione di una grande casa comune per tutte le famiglie separate del loro popolo. Ma anche in questo caso vi sono protagonisti della vita politica internazionale che hanno il diritto di formulare riserve e prospettare pericoli. In una regione dove il ricorso alle armi è sempre più frequente, la creazione di uno Stato curdo darebbe probabilmente il colpo di grazia a ciò che ancora sopravvive del vecchio ordine e avrebbe per effetto nuove guerre.<ref>Da [http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_30/dal-kurdistan-fino-scozia-5a5b9288-a550-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml ''Dal Kurdistan fino alla Scozia: le ragioni deboli delle secessioni (e i diritti degli altri)''], ''Corriere.it'', 14 luglio 2005.</ref>
{{Int|Da ''Gorizia: i tre volti di una piccola grande città''|''Corriere della Sera'', 7 ottobre 2005|h=4}}
*{{NDR|A [[Quirino Principe]]}} Caro Principe, negli annali della letteratura nazionalista sulla Grande guerra, [[Gorizia]] è stata a lungo la «città santa» per cui furono combattute le undici battaglie dell'Isonzo.
*Negli annali della guerra fredda, infine, [[Gorizia]] è stata una piccola [[Berlino]], la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Nas Tito», il nostro [[Josip Broz Tito|Tito]].
*Nelle mie visite a [[Gorizia]] ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine {{NDR|«Nas Tito»}} con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro [[Quirino Principe|Principe]], che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.
*Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, [[Gorizia]] era la prima città in cui l'aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a [[Vienna]], a [[Salisburgo]], a [[Monaco di Baviera|Monaco]] e a [[Dresda]], era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
===2006===
*Per molti aspetti [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammed Reza]] appartiene di diritto alla piccola cerchia di quegli uomini di Stato che cercarono di rinnovare secondo modelli occidentali i costumi politici e civili delle società musulmane: Mohammed Ali, fondatore dell'Egitto moderno, il padre [[Reza Pahlavi|Reza]], fondatore dell'ultima dinastia iraniana, il grande [[Kemal Ataturk|Kemal Atatürk]], creatore della Turchia moderna, e per certi aspetti persino [[Saddam Hussein]], dittatore dell'Iraq sino alla guerra americana del 2003.<br>Ma non aveva, a differenza del padre e di Kemal, la tempra del combattente, il rigore strategico, lo stile puritano del potere. Amava lo sfarzo della corte, le uniformi sgargianti, le villeggiature a Saint Moritz e le stravaganti feste imperiali con cui celebrò nel 1971 l'improbabile discendenza dello Stato iraniano da quello di Dario e di Ciro.<ref name="rezaphalavi">Da [http://www.corriere.it/romano/09-08-01/01.spm ''Vita e morte di Reza Pahlavi. Il rischio del denaro facile''], ''Corriere.it'', 1 agosto 2009.</ref>
*Nel linguaggio corrente la parola «fascista» ha perduto il suo senso originario e significa semplicemente violento, intollerante, se non addirittura mascalzone. Molti di coloro che se ne servono hanno del fascismo un'idea vaga e sanno soltanto che è un insulto, quindi buono per aggredire verbalmente un uomo politico.<ref name="fascistiislamici">Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/12/fascisti.shtml ''Fascisti Islamici''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2006.</ref>
*È certamente vero che i regimi nazionali e sociali, creati in alcuni Paesi europei negli anni Venti e Trenta, parvero a molti leader arabi e musulmani, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, particolarmente adatti alle loro esigenze. L'autorità indiscussa del leader, il partito unico, il ruolo delle forze armate e della burocrazia, l'uso spregiudicato della polizia e dei servizi segreti, il controllo della società e della stampa parvero ingredienti utili per Stati nascenti dove le masse erano in buona parte analfabete e l'albero della democrazia parlamentare stentava a crescere. Ma non tutti i regimi autoritari possono considerarsi fascisti o comunisti. Il più simile al fascismo, tra i gruppi politici sorti in Medio Oriente durante il Novecento, fu un movimento creato in Siria nel 1940. Il suo fondatore, [[Michel Aflaq]], era siriano e cristiano. Aveva studiato alla Sorbona negli anni Trenta, aveva assistito alle battaglie politiche fra destra e sinistra nelle strade di Parigi, aveva inghiottito un inebriante cocktail di letteratura politica europea da Mazzini a Lenin, era anticolonialista, panarabista, fiero del grande passato arabo, ma risolutamente laico e socialista.<ref name="fascistiislamici"/>
*L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. Mi sarebbe molto più difficile, invece, trovare tracce di fascismo nei movimenti politici di ispirazione religiosa, dalla Fratellanza musulmana a quelli che sono nati dopo la rivoluzione iraniana, l'invasione israeliana del Libano nel 1982 e la prima Guerra del Golfo nel 1991. Fra il [[Partito Ba'th|Baath]] e il fanatismo religioso, anche quando si alleano contro un nemico comune, vi è un incolmabile fossato. A differenza dei suoi predecessori, Bush sembra avere dimenticato che il maggiore nemico dell'Iran di Khomeini fu l'Iraq di Saddam Hussein, e che nella lunga guerra fra i due Paesi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti furono dalla parte dei fascisti contro gli islamisti.<ref name="fascistiislamici"/>
===2007===
{{Int|Da [https://www.corriere.it/romano/07-11-30/01.spm ''La Turchia e gli armeni. I massacri e il diniego'']|''Corriere della Sera'', 30 novembre 2007|h=4}}
*{{NDR|Sul negazionismo turco del [[genocidio armeno]]}} Credo che le ragioni siano caratteriali e storiche. Caratteriali, perché questo popolo è fiero, orgoglioso e non ancora afflitto da quella «liturgia del perdono » che si è propagata negli ultimi decenni attraverso l'Occidente. Storiche, perché le accuse non terrebbero conto del modo in cui le rivendicazioni armene, prima della Grande guerra, furono percepite dallo Stato turco. Durante la seconda metà dell'Ottocento il declino dell'impero fu fortemente accelerato da eventi che obbedivano a una stessa dinamica. Scoppiavano rivolte cristiane nel Levante e nei Balcani che i turchi cercavano di reprimere con la loro abituale durezza. Ma la repressione, grazie alla popolarità dei movimenti nazionali nell'Europa di allora, suscitava la reazione delle grandi potenze decise a intervenire per proteggere i loro correligionari, ma anche per strappare all'Impero ottomano qualche lembo di territorio.
*[[Kemal Atatürk]] non fu personalmente coinvolto nella vicenda, ma i «giovani turchi», a cui egli apparteneva, avevano importanti responsabilità di governo. E anche questo spiega perché la Turchia d'oggi non voglia ammettere le colpe di ieri.
*La parola «genocidio» ha subito una sorta d'inflazione e che non può essere applicata ai massacri armeni del 1915. Il governo turco volle colpire duramente una comunità nazionale, ma non si propose, come Hitler, di sterminare un popolo e di inseguire ogni suo membro dovunque avesse cercato di nascondersi.
===2009===
*Mentre l'Europa e gli Stati Uniti celebrano con grande soddisfazione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, sarebbe giusto ricordare che vi è almeno un Paese dell'Europa centro-occidentale in cui quell'entusiasmante evento suscita riflessioni malinconiche e molti esami di coscienza. Il Paese è la Jugoslavia. Qui il crollo del comunismo ebbe l'effetto di sgretolare il cemento ideologico con cui Tito aveva costruito, dopo la fine della seconda guerra mondiale, uno Stato apparentemente federale ma in realtà fortemente centralizzato. Tornarono prepotentemente alla superficie le vecchie identità nazional-religiose dei suoi cittadini e il Paese fu tormentato da una guerra di sette anni in cui persero la vita o la casa alcune centinaia di migliaia di persone.<ref name="karadzic">Da [https://www.cdt.ch/commenti-cdt/karadzic-e-il-sipario-della-storia-CXCDT14071 ''Karadzic e il sipario della storia''], ''Cdt.ch'', 31 ottobre 2009.</ref>
*Milosevic e Karadzic sono molto diversi. Mentre il primo era intelligente, scaltro e capace di calcoli raffinati, anche se spesso destinati a produrre effetti disastrosi, il secondo è un personaggio bizzarro e stravagante.<ref name="karadzic"/>
*La battaglia contro il [[Riscaldamento globale|surriscaldamento]] è in ultima analisi una battaglia tecnologica e sarà vinta quando la vendita e l'acquisto di nuovi impianti diventeranno un affare per il venditore e il compratore. In altre parole l'ambientalismo avrà la meglio quando sarà un business. I segnali esistono e mi auguro che l'Italia sia pronta a coglierli.<ref>Da ''Corriere della sera'', 28 dicembre 2009.</ref>
===2011===
*Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura. Ma il fatto che molti notabili siano stati alla finestra per parecchi mesi e abbiano cambiato campo soltanto nelle ultime settimane dimostra che il risultato della partita era incerto e che nella migliore delle ipotesi il Paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_22/romano_strana-guerra-no-vincitori_ddc64c3e-cc7c-11e0-8c25-58bcec909287.shtml ''Strana guerra senza vincitori''], ''Corriere.it'', 22 agosto 2011.</ref>
*Non commettiamo l'errore di pensare che il Colonnello sia stato sempre impopolare. Le sortite nazionaliste e anti-occidentali piacevano a una parte della società libica e dell'opinione pubblica africana. I laici e i musulmani moderati approvavano il rigore con cui aveva combattuto e spento i focolai dell'islamismo radicale. Le straordinarie risorse naturali del Paese hanno arricchito il clan familiare del leader e creato una larga cerchia di profittatori, ma hanno anche consentito la nascita di nuovi ceti sociali, soprattutto negli apparati della pubblica amministrazione e dell'economia statale.<ref name="veleni">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_24/i-veleni-in-coda-a-una-dittatura-sergio-romano_8e40bc74-ce0e-11e0-8a66-993e65ed8a4d.shtml ''I veleni in coda a una dittatura''], ''Corriere.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Un processo a Gheddafi sarebbe una pietra miliare nella lunga strada verso la giustizia internazionale.<ref name="veleni"/>
*Quanti uomini politici, soprattutto europei, verrebbero convocati all'Aja per rendere conto dei loro rapporti con il leader libico? La fine del regime di Gheddafi è una buona notizia. Ma se vogliamo che sia utile al futuro della Libia e più generalmente a quello dei Paesi dell'Africa del Nord, nessuna di queste domande può essere ignorata o sottovalutata. Non basta salutare la fine del tiranno, la vittoria del popolo, il trionfo della democrazia.<ref name="veleni"/>
*Quando invase l'Iraq, nel 2003, [[George W. Bush]] credette che gli americani sarebbero stati accolti come liberatori e annunciò la fine della guerra, poche settimane dopo, di fronte a una scritta che proclamava al mondo: «Missione compiuta». Il presidente riteneva che il conflitto fosse giustificato dai legami di [[Saddam Hussein]] con il terrorismo islamico e dall'esistenza di armi chimiche e nucleari, di cui il dittatore avrebbe potuto servirsi contro il «mondo libero». Nessuna di queste affermazioni era vera. Non erano veri i legami con Al Qaeda, non esistevano armi di distruzione di massa, gli americani erano «liberatori» soltanto per una parte del Paese e la guerra, quando finalmente Bush uscì dalla Casa Bianca, non era finita.<ref name="missionemaicompiuta">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_23/romano-missione-mai-compiuta_35d454bc-2d2f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml ''Una missione mai compiuta''], ''Corriere della Sera'', 23 dicembre 2011.</ref>
*{{NDR|Sull'[[Iraq]]}} Il Paese è un artefatto della politica internazionale, una invenzione di Churchill realizzata per le esigenze petrolifere della Royal Navy grazie a un assemblaggio di gruppi etnici e religiosi - arabi sunniti, arabi sciiti, curdi - in cui soltanto i primi, purché al vertice del potere, erano veramente interessati alla creazione di uno Stato unitario. Gli sciiti hanno un forte rapporto religioso con l'Iran e hanno spesso detestato i loro concittadini sunniti più di quanto temessero gli iraniani. I curdi hanno fratelli in Turchia, in Iran, in Siria, e non hanno mai smesso di sognare il grande Kurdistan che i vincitori del 1918 avevano lasciato intravedere alla fine della Grande guerra. Qualche intelligente diplomatico americano ha prospettato l'ipotesi di una federazione, ma non è facile tracciare frontiere là dove esistono grandi risorse naturali e ogni divisione rischia di farsi a spese di qualcuno. Oggi i curdi sono pressoché sovrani nelle loro terre e gli sciiti controllano buona parte del potere a Bagdad. Ma i sunniti si considerano «espropriati» e le loro formazioni più radicali non hanno mai smesso di combattere, se necessario, persino a fianco dei terroristi di Al Qaeda.<ref name="missionemaicompiuta"/>
{{Int|Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_21/romano_volti_satrapo_1ad3ffce-fba6-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml ''I volti di un satrapo'']|''Corriere della Sera'', 21 ottobre 2011|h=4}}
*Il colonnello Muammar Gheddafi non fu soltanto il satrapo orientale, vestito di una uniforme operistica che si pavoneggiava a Roma ostentando il ritratto di Omar El Mukhtar, martire della resistenza anti-italiana, sul bavero della giacca. Prima di seppellirlo conviene ricordare che il tiranno era pur sempre un leader nazionale e che perseguì progetti diversi, quasi sempre folli, ma non privi di una loro perversa genialità.
*La Francia lo detestava per le sue interferenze nel Ciad e per l'attentato contro un aereo francese, la Gran Bretagna per l'uccisione di una poliziotta colpita da uno sgherro libico di fronte all'ambasciata di Libia a Londra, gli Stati Uniti per il contenzioso sul golfo della Sirte e l'attentato in una discoteca di Berlino, la gran Bretagna e gli Stati Uniti insieme per l'attentato contro un aereo della Pan American nel cielo scozzese di Lockerbie, i leader arabi per le sue intollerabili irruzioni negli affari interni dei loro Paesi, la Fratellanza musulmana per il modo in cui aveva perseguito, incarcerato e ucciso gli islamisti libici, la Svizzera per le misure di rappresaglia decise dal colonnello dopo l'arresto di Hannibal in un albergo di Ginevra, la Bulgaria per la lunga detenzione di alcune infermiere accusate di un reato inesistente. Aveva anche qualche amico, tra cui alcuni Stati africani e quei Paesi che, come il Venezuela di Hugo Chavez, lo consideravano una provvidenziale spina nel fianco dell'Occidente imperialista.
*La Libia era una creazione artificiale del colonialismo italiano, uno Stato composto da due territori (la Tripolitania e la Cirenaica) che avevano avuto storie diverse, popolato da tribù che avevano interessi contrastanti, abitato da circa due milioni di persone (tanti erano i libici quando Gheddafi conquistò il potere), sparse su un enorme territorio prevalentemente desertico. Demograficamente povera, economicamente sottosviluppata e priva di un forte passato nazionale, la Libia di Gheddafi era tuttavia, potenzialmente, un paese ricco, e tale sarebbe diventato a mano a mano che le grandi compagnie petrolifere scoprivano nuovi giacimenti di petrolio e di gas. A differenza di altri leader nazionali dei paesi emergenti, il colonnello ebbe quindi sempre a sua disposizione i mezzi finanziari necessari al perseguimento dei suoi obiettivi; ed è probabile che tanta abbondanza lo abbia sollecitato a concepire sogni smisurati e stravaganti. La storia della sua politica è anche la storia del suo denaro e del modo in cui venne impiegato.
*Se avesse potuto difendersi in un'aula di tribunale, Gheddafi avrebbe forse chiamato sul banco dei testimoni molti soci d'affari. Ma della sua umiliante fine politica e umana, se avesse conservato un briciolo di intelligenza, avrebbe potuto rimproverare soltanto se stesso.
===2012===
*Non posso continuare a raccontare il [[Ernst Gombrich#Breve storia del mondo|libro di Gombrich]], cara signora, anche perché non saprei rendere la freschezza, l'immaginazione e l'ironia con cui l'autore racconta la storia del mondo sino alla fine della Seconda guerra mondiale passando attraverso le diverse fasi dell'umanità.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_15/COME-AMARE-LA-STORIA-IL-LIBRO-DEL-GIOVANE-GOMBRICH_4c97cbf6-86d1-11e1-9381-31bd76a34bd1.shtml Come amare la storia]'', ''Corriere della Sera'', 15 aprile 2012.</ref>
===2013===
*Parlare con l'[[Iran]] è necessario per almeno tre ragioni. È una potenza regionale, ha un capitale petrolifero che può giovare all'intera regione ed è la guida autorevole di una minoranza musulmana, gli sciiti, che attraversa il Golfo, è maggioranza in Iraq, si estende sino alla Siria e soprattutto al Libano. Non riusciremo a spegnere i fuochi della Siria senza la collaborazione dell'Iran. E non vi saranno prospettive di pace in Afghanistan se l'Iran non sarà chiamato a fare la sua parte.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_14/termometro-teheran-romano_824822e0-d4b0-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml ''Il termometro di Teheran''], ''Corriere.it'', 14 giugno 2013.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Primavera araba]]}} Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l'[[Egitto]] di [[Hosni Mubarak]], la [[Tunisia]] di [[Zine El Abidine Ben Ali]], la [[Libia]] del colonnello [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]]. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di [[Saddam Hussein]] e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del [[Libano]]. È fallita la [[Lega Araba]]. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di [[Mohammed VI]] in [[Marocco]] a quella di [[Abdullah II]] in [[Giordania]], ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, [[Siria]] e Libia, la crisi è diventata rapidamente [[guerra civile]]. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all'altro.<ref>Da ''[http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_30/il-mediterraneo-dimenticato-sergio-romano_a6fa2238-e13e-11e2-a879-533dfc673450.shtml Il Mediterraneo dimenticato]'', ''Corriere.it'', 30 giugno 2013.</ref>
*Non è interamente colpa di Obama se le primavere arabe non hanno schiuso ai loro Paesi le porte della democrazia, se il partito americano della sicurezza gli ha impedito la chiusura di Guantánamo, se gli ayatollah iraniani non hanno accolto la sua offerta, se l'Afghanistan è sempre per metà talebano, se i sunniti iracheni contestano ai loro fratelli sciiti il diritto di governare il Paese, se il primo ministro israeliano ha preferito puntare sulla vittoria dei repubblicani nelle ultime elezioni presidenziali americane, se la Russia di Putin è più poliziesca e repressiva di quella di Medvedev. Obama ha avuto la sventura di entrare alla Casa Bianca nel momento in cui era già iniziato il lento declino dell'impero americano, e deve ora convivere con una società politica che reagisce a questa prospettiva troppo nervosamente.<ref name="ambizioniperdute">Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_12/ambizioni-perdute-di-un-presidente-romano_d38b86bc-030c-11e3-a0a3-a0e457635e2f.shtml ''Ambizioni perdute di un presidente''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2013.</ref>
*È stato un errore combattere [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]] senza accettare le responsabilità politiche dell'intervento. È stato un errore chiedere all'ambasciatore americano in Siria di prendere posizioni inutilmente provocatorie contro il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar Al Assad]]. E non ha giovato alla politica americana oscillare ambiguamente in Egitto fra i militari e la Fratellanza musulmana.<ref name="ambizioniperdute"/>
*I talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare con una potenza che ha già, comunque, deciso di ritirare le proprie truppe nel 2014. L'uccisione di [[Osama bin Laden]] nel suo fortilizio pachistano è parsa uno straordinario successo della presidenza Obama (la vendetta è sempre, per un certo periodo, consolatoria) ma ha peggiorato i rapporti degli Stati Uniti con il [[Pakistan]]. In [[Iraq]] si muore, grazie alle bombe sunnite, molto più di quanto si morisse all'epoca di [[Saddam Hussein]]. In Libia, infine, Obama ha avuto il merito di comprendere prima dei suoi alleati i rischi di una operazione che era divenuta molto più lunga del previsto. Ma del caos in cui il Paese è precipitato dopo la vittoria dei ribelli Obama non è meno responsabile di Nicolas Sarkozy e David Cameron. È davvero sorprendente che dopo tre guerre non vinte, come la buona educazione internazionale preferisce chiamare quelle perdute, gli americani e le opinioni pubbliche occidentali non vogliano essere trascinati nella quarta? Resta da capire, a questo punto, perché un uomo politico accorto e razionale come [[Barack Obama]] dovrebbe a tutti i costi prendere una iniziativa militare contro la [[Siria]].<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_01/armi-democratiche_114e22ee-12c0-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml ''Armi democratiche''], ''Corriere.it'', 1 settembre 2013.</ref>
===2014===
*{{NDR|Sullo [[Stato Islamico]]}} Per vincere abbiamo un'arma che potrebbe rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se sapremo coinvolgerli, saranno i nostri migliori alleati. Ne esistono le condizioni. Come quella creata durante la prima [[guerra del Golfo]], la coalizione contro l'Isis non potrà mai essere definita una «crociata» composta da Paesi cristiani. È una ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione musulmana. Mi piacerebbe che gli storici, un giorno, parlassero della guerra contro l'Isis come dell'evento che maggiormente avvicinò il mondo della cristianità e quello dell'Islam.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_27/i-ter-roristi-che-sono-noi-484db1c4-4604-11e4-a490-06a66b2e25ed.shtml ''I terroristi che sono tra noi''], ''Corriere.it'', 27 settembre 2014.</ref>
*[[Julius Evola]] ebbe due vite. Nel sua prima vita fu pittore, futurista, dadaista (dal nome di un movimento artistico e letterario nato a Zurigo nel 1916) e amico del suo fondatore, Tristan Tzara.<br />I quadri dipinti in quegli anni furono notati e ammirati in alcune delle grandi esposizioni europee del tempo. Ma nel 1921 attraversò una difficile crisi personale, fu attratto dagli studi filosofici e dedicò il resto della sua vita alla elaborazione di un idealismo magico in cui è visibile l'influenza di Nietzsche, del pensiero razziale di Gobineau, della filosofia indiana e di altri culti esoterici dell'Asia.<br />Aderì intellettualmente al fascismo e al nazismo perché sostenne di vedere in quei movimenti la nascita di un neo paganesimo e l'avvento di un'era eroica dominata da razze che avrebbero difeso i loro popoli dai flagelli della modernità. Uno dei suoi libri più importanti è, per l'appunto, Rivolta contro il mondo moderno. Era a Vienna nell'aprile del 1945 quando fu ferito durante un bombardamento alleato e perdette l'uso delle gambe.<br />Quando rientrò in patria, nel 1948, fu accusato di avere collaborato alla creazione di una organizzazione fascista rivoluzionaria e venne processato; ma fu assolto ed ebbe da allora nella società culturale italiana una posizione simile per certi aspetti a quella di Céline, lo scrittore anti-semita di cui venivano riconosciute, tuttavia, le grandi qualità letterarie.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_ottobre_14/L-AMICIZIA-DEGLI-OPPOSTI-JULIUS-EVOLA-E-SCHEIWILLER_e1f8ad32-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml L’AMICIZIA DEGLI OPPOSTI JULIUS EVOLA E SCHEIWILLER]'', ''corriere.it'', 14 ottobre 2014.</ref>
===2015===
*Commetteremmo un errore, a mio avviso, se pensassimo di essere il principale bersaglio dell'Islam jihadista. La vera guerra, oggi, è quella che si combatte all'interno del mondo musulmano. È la guerra tra una setta fanatica e regimi politici spesso incerti, titubanti, ma tutti più o meno collegati, per ragioni di affinità o convenienza, con l'Europa, gli Stati Uniti e la Russia. È una guerra civile senza quartiere dove le vittime musulmane sono incomparabilmente più numerose di quelle provocate dagli attentati terroristici nelle nostre città. Ed è ulteriormente complicata dall'antico odio fra le due famiglie religiose dell'Islam: sunniti e sciiti.<ref name="guerranonvaperduta">Da [http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_11/guerra-che-non-va-perduta-020eac8c-995f-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml ''Una guerra che non va perduta''], ''Corriere.it'', 11 gennaio 2015.</ref>
*Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano [[Bashar al-Assad|Al Assad]], il presidente russo [[Vladimir Putin|Putin]] e il presidente iraniano [[Hassan Rouhani|Rouhani]] non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l'Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall'estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato. Se qualche Paese occidentale fosse disposto a mettere truppe sul terreno potremmo forse fare a meno della loro collaborazione. Ma da quando gli Stati Uniti hanno eliminato questa opzione non abbiamo altra scelta fuor che quella di sostenere con tutti i mezzi di cui disponiamo quelli che sul terreno già ci sono.<ref name="guerranonvaperduta"/>
*Washington non vuole Assad, non vuole l'Isis e non vuole Putin nel Mediterraneo. Un tale groviglio di desideri incompatibili sarebbe più facilmente sostenibile se il presidente Obama fosse disposto a impegnare le forze americane sul terreno. Ma esclude anche questa possibilità, forse perché non vuole concludere il suo mandato con una operazione che ricorderebbe, anche se in circostanze alquanto diverse, quella del suo predecessore alla Casa Bianca. Ha un altro piano?<ref name="groviglioobama">Da [http://www.corriere.it/opinioni/15_settembre_10/groviglio-obama-c4b819ac-5774-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml ''Il groviglio di Obama''], ''Corriere.it'', 10 settembre 2015.</ref>
*Il presidente siriano si è sicuramente screditato ma non è una persona inutilizzabile.<ref name="obamasioppone">Citato in [http://www.tempi.it/siria-romano-obama-si-oppone-ad-assad-a-tutti-i-costi-perche-e-ideologico#.WkgpaWinGUk ''Siria. Romano: «Obama si oppone ad Assad a tutti i costi perché è ideologico»''], ''Tempi.it'', 2 ottobre 2015.</ref>
*Gli americani non si rendono conto che Assad non è solo un despota ma anche il leader di un blocco politico e sociale. Non dimentichiamo poi che esiste la simpatia dei cristiani, della media borghesia. Fino ad ora hanno parlato poco per non esporsi alle rappresaglie dell'una e dell'altra parte, ma la loro posizione è chiara.<ref name="obamasioppone"/>
*L'[[Stato Islamico|Isis]] è un movimento sunnita e noi sappiamo che in questi ultimi anni la destabilizzazione del Medio Oriente ha provocato il risveglio di un vecchio conflitto religioso tra le due anime dell'Islam, i sunniti e gli sciiti. Non c'è dubbio che questa vecchia ruggine fra le due maggiori componenti dell'Islam ha in qualche modo contribuito a rendere il conflitto ancora più aspro.<br>Il principale obiettivo dell'Islam sono i Paesi occidentali ma non escludo effettivamente che questa sorta di guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti esplosa nuovamente sia diventata importante, soprattutto per i grandi Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran, vale a dire i Paesi che sono la maggiore espressione delle due grandi anime dell'Islam.<ref name="attentatiparigi">Citato in [http://www.sulromanzo.it/blog/gli-attentati-di-parigi-sono-il-contrattacco-dell-isis-intervista-a-sergio-romano ''«Gli attentati di Parigi sono il contrattacco dell'ISIS», intervista a Sergio Romano''], ''Sulromanzo.it'', 19 novembre 2015.</ref>
*Credo che non dovremmo più parlare di "primavera araba", piuttosto constatare che quei movimenti, quelle piazze piene di gente che protestava contro il regime di Ben Ali in Tunisia e contro quello di Mubarak in Egitto erano il segno di una protesta reale, non c'è dubbio che c'era una grande insoddisfazione, soprattutto generazionale. Nuove generazioni che avevano in qualche modo ambizioni suscitate anche dal fatto che potevano, a differenza dei loro padri e dei loro nonni, vedere meglio grazie alle nuove tecnologie quello che stava accadendo altrove, quello che la modernità rappresentava in altri Paesi.<br>Però in quelle piazze non c'erano movimenti o partiti politici quindi sono certamente riusciti a cacciare Ben Ali e far dimettere Mubarak ma non sono stati in grado poi di istituire un regime nuovo, creare nuove stabilità basate su progetti organici e quindi i paesi sono in modo diverso precipitati nel caos.<ref name="attentatiparigi"/>
*Il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar al-Assad]], come quello di [[Saddam Hussein]], era un regime laico; entrambi avevano cercato di fondare la loro esistenza su principi desunti dall'Occidente. Il partito al potere, sia in Iraq che in Siria, era il [[partito Ba'th]], nazionalista e socialista, con una forte componente laica. Saddam Hussein non ha mai avuto rapporti con Al-Qaeda, anche se questa era l'accusa da parte degli Stati Uniti, l'argomento o il pretesto per cui hanno deciso di fargli la guerra.<br>Paradossalmente era più simile a uno stato europeo quello di Bashar al-Assad, ma anche quello di Saddam Hussein insieme all'Egitto, di quasi tutti i Paesi arabo-musulmani.<ref name="attentatiparigi"/>
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2015/11/05/news/non-possiamo-che-fidarci-di-erdogan-89279/ ''Non possiamo che fidarci di Erdogan'']|''Ilfoglio.it'', 5 novembre 2015|h=4}}
*Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno.
*Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l'uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto?
*In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l'unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico.
===2016===
*Non c'era Al-Qaeda in Iraq nel 2003 quando gli Stati Uniti invasero e occuparono il Paese, apparve nel momento in cui, avendo disintegrato il regime di Saddam Hussein, trovarono spazio per le loro ambizioni, per i loro piani strategici.<ref name="attentatiparigi"/>
*[[Bashar al-Assad|Assad]] e [[Vladimir Putin|Putin]] sono autoritari e spregiudicati, ma anche molti generali democratici, durante la Seconda guerra mondiale, non si sono comportati diversamente.<ref>Da [http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_14/illusione-un-ponte-aleppo-9353b762-6188-11e6-8e62-f8650827a70c.shtml ''L'illusione di un ponte per Aleppo''], ''Corriere.it'', 13 agosto 2016.</ref>
*Le ragioni per cui la Russia è entrata in campo in Siria sono abbastanza chiare. Quando scoppiarono le prime rivolte arabe, alcuni governi occidentali si schierarono subito contro il governo di Bashar al Assad. Lo hanno fatto molto probabilmente nella convinzione che la fine del regime avrebbe comportato anche la fine della vecchia presenza "sovietica" nelle basi siriane. Non è difficile comprendere quindi perché la Russia sia intervenuta. Voleva difendere il suo alleato e soprattutto la sua tradizionale posizione nella regione. Oggi la sua strategia mi sembra tutto sommato abbastanza chiara. La Russia e il governo siriano potrebbero rinunciare ad una parte del territorio soltanto se il regime di Assad riuscisse a ristabilire la sua autorità nell'area che va da Damasco ad Aleppo. Questa è la ragione per cui Aleppo è al cuore del conflitto. Non si può dunque parlare ancora di una "Pax russa" in Medio Oriente perché gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti. Credo che la Russia continuerà a perseguirli. Ma non si può combattere indefinitamente e Mosca potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica.<ref>Citato in ''[http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Sul_nuovo_ruolo_della_Russia_un_commento_di_Sergio_Romano.html Sul nuovo ruolo della Russia, un commento di Sergio Romano]'', ''Treccani.it'', 3 novembre 2016.</ref>
===2017===
*Nel suo ultimo discorso, pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, [[François Mitterrand]] disse di essere nato durante la Prima guerra mondiale, di avere fatto la Seconda e di essere giunto alla conclusione, durante la sua vita, che «il [[nazionalismo]] è la guerra».<ref>Citato in ''L'alleanza effimera dei populisti'', ''Corriere della Sera'', 24 gennaio 2017, pp. 1 e 26.</ref>
*Se le nostre democrazie hanno deciso che eliminare [[Bashar al-Assad|Assad]] è una condizione irrinunciabile, dovrebbero prepararsi a ciò che potrebbe succedere dopo.<ref name="guerresonodue">Da [http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_13/i-nemici-dell-occidente-doppia-guerra-siriana-d3f71eee-1fa1-11e7-a630-951647108247.shtml ''Ma non bisogna dimenticare che in Siria le guerre sono due''], ''Corriere.it'', 12 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile siriana]]}} L'unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l'islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, deve fare fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d'occhio il barometro elettorale. Ma se hanno deciso che la eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani.<ref name="guerresonodue"/>
*Sappiamo che cosa è accaduto. L'Iraq è diventato teatro di una guerra che dura da quattordici anni, ha contagiato l'intera regione e ha lasciato sul terreno un numero incalcolabile di vittime civili. La Tunisia ha dimostrato di avere forti spiriti democratici, ma è continuamente minacciata da gruppi jihadisti lungo le sue frontiere meridionali ed è diventata un vivaio di reclute per le milizie dell'Isis. L'Egitto è stato governato per parecchi mesi dalla Fratellanza Musulmana (una organizzazione che ha rivelato, quando è andata al potere, il suo volto integralista) ed è passato dalla semi-democrazia di Mubarak al regime autoritario e poliziesco del maresciallo Al Sisi. La Libia è stata devastata da una guerra tribale non ancora conclusa ed è oggi il principale capolinea mediterraneo delle migrazioni provenienti dal continente africano. La matassa siriana, in questo quadro, è la più imbrogliata. Di fronte alle proteste popolari Bashar Al Assad ha scelto di restare al potere e di resistere agli insorti. Ha riscosso qualche successo militare perché, a differenza di altri leader, ha potuto contare su alcuni importanti alleati: gli alauiti (una minoranza etnico-religiosa che appartiene alla grande famiglia sciita), i militanti del partito Baath, la borghesia commerciale e industriale di Aleppo, i cristiani e due grandi potenze: la Russia, presente in Siria con due basi militari sin dagli anni in cui si chiamava Unione Sovietica, e l'Iran degli Ayatollah.<ref name="guerresonodue"/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ha vinto perché la [[Francia]] aveva paura del vuoto creato dalla scomparsa di alcuni grandi partiti, del terrorismo islamista, della crisi economica, del grande disordine mondiale e della incognita rappresentata dalla destra nazional-populista.<ref>Da ''La sindrome bonapartista dei francesi'', ''Corriere della Sera'', 19 giugno 2017.</ref>
*Durante i lavoro della conferenza che si aprì all'Hotel Semiramis del Cairo il 12 marzo 1921 per discutere gli assetti territoriali del Medio Oriente dopo la Grande guerra, Winston Churchill, allora ministro delle Colonie, non riusciva a distinguere i sunniti dagli sciiti. Tuttavia questo non gli impedì di creare in quella occasione due Stati arabi.<br>Con la sabbia e le oasi di un territorio che si era chiamato sino ad allora Mesopotamia impastò il regno dell'Iraq.<ref>Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/07_Luglio/09/romano.shtml ''L'illusione inglese: un mondo senza ayatollah''], ''Corriere.it'', 29 settembre 2017.</ref>
{{Int|Da [https://libreriamo.it/news/sergio-romano-dalla-russia-di-putin-allamerica-di-trump-le-nostre-democrazie-smarrite/ ''“Dalla Russia di Putin all'America di Trump, le nostre democrazie malate”'']|''Libreriamo.it'', 2017|h=4}}
*Putin è l'uomo che in qualche modo si è addossato una responsabilità: quella di restituire dignità e, per quanto possibile, potenza al suo paese.
*Mi pare che ciò che abbia avuto più importanza per Putin sia stato il crollo dell'Unione Sovietica, nonché della sua patria, un paese che aveva un suo statuto in Europa e nelle relazioni internazionali, un paese che improvvisamente si è disfatto.
*La Nato è un'alleanza molto diversa dalle alleanze del passato. È un'alleanza politico-militare fatta per fare la guerra. Infatti ha un comando supremo permanente, ha delle basi permanenti in Europa ma anche altrove. Un'alleanza così non può non avere un nemico, è concepita e organizzata in funzione di un nemico. Se non ha un nemico non ha motivo di esistere.
*I russi hanno sempre preferito nelle presidenziali americane il candidato repubblicano a quello democratico. [...] I repubblicani sono più isolazionisti, meno impiccioni, meno portati a esportare democrazia nel mondo. Sono quindi più realisti, più isolazionisti. I democratici, invece, sono generalmente molto più militanti sotto il profilo democratico, poi naturalmente anche loro si contraddicono, vengono a patti con paesi non democratici, però il partito democratico ha una storia molto più interventista. Ma in generale i russi sono andati abbastanza d'accordo coi repubblicani, Gorbačëv e Reagan, Putin e George W. Bush. Era chiaro che i russi avrebbero preferito Trump.
*Dopo la grande prova storica dell'invasione dei mongoli e dei tartari, che ha duramente provato il paese, nel momento del Granducato di Moscovia la Russia comincia a crescere, fino a diventare poi un impero. Questo accade su una scala geograficamente colossale. Ancora oggi, la Russia, nonostante le numerose mutilazioni, è di gran lunga lo stato più grande al mondo. E questo allargamento dello stato russo è sempre avvenuto a spese di imperi declinanti, quelli che circondavano prima il Granducato di Moscovia e poi lo stato dello Zar. Questi imperi declinanti erano l'impero cinese, l'impero persiano e l'impero ottomano. Erano i tre grandi imperi che si erano spartiti l'Asia. Quando cominciano a declinare, la Russia inesorabilmente. Che tipo di identità può dare lei a un paese che ogni decennio ingloba centinaia e centinaia di persone appartenenti a stirpi e a gruppi nazionali differenti?
*La Russia, soprattutto dopo il declino di Bisanzio, si è sempre considerata erede di quella grande tradizione bizantina. Però le popolazioni che fanno parte dell'impero russo sono di straordinaria varietà etnica: ci sono gli armeni, i georgiani, gli uzbeki, i turcomanni, e tanti altri. Inoltre nei confronti di questi popoli la Russia non si è mai comportata come potenza coloniale. È autoritaria, e certamente impone la sua autorità con grande durezza, però i suoi cittadini non russi hanno sempre ottenuto le cariche più alte.
*Il padre di Aliyev, che è l'attuale presidente dell'Azerbaigian, era un personaggio sovietico di grande importanza. Ed è un azero, non ha proprio nulla di slavo.
*La letteratura è stato il cemento del paese. Puskin è il loro Dante, è il grande maestro della lingua, il grande poeta, il grande drammaturgo. Poi naturalmente sono venuti Gogol, Dostoevskij a Tolstoj. La letteratura ha cementato l'identità russa. Poi si sono inventati l'[[Eurasiatismo|Eurasia]]. Noi siamo qualche cosa che voi europei non siete. Noi abbiamo un'originalità che ci rende in qualche modo autonomi sotto il profilo della nostra autocoscienza, perché siamo euroasiatici.
===2020===
{{Int|Da ''Il regime alla prova''|''La Stampa'', 12 gennaio 2020|h=4}}
*Il generale [[Qasem Soleimani|Qassem Soleimani]], di cui Donald Trump ha decretato la morte, era un militare, ma anche probabilmente, insieme alla Guida Suprema dell'Iran (l'Ayatollah [[Ali Khamenei]]), l'uomo più popolare del suo Paese.
*Dopo avere combattuto nella [[Guerra Iran-Iraq|guerra degli 8 anni]] contro l'Iraq (quando il Paese di Saddam Hussein godeva del sostegno americano), Soleimani era diventato un eroe nazionale e un possibile successore del Grande Ayatollah alla guida del Paese. Ma anche queste sono considerazioni a cui Trump non è sensibile. Il suo dichiarato obiettivo era quello di provocare in Iran, con sanzioni e altri mezzi, un cambiamento di regime. Se questo era il suo scopo, tuttavia, la morte di Soleimani sembra avere avuto l'effetto opposto: quello di garantire al regime di Teheran una crescente popolarità.
*{{NDR|Sulla [[Rivoluzione iraniana]]}} Per l'Iran la partenza dello [[Mohammad Reza Pahlavi|Scià]] nel 1979 è una pagina gloriosa di storia nazionale, il giorno in cui il Paese vendica il colpo di Stato con cui gli americani e gli inglesi, nel 1953, si erano sbarazzati di un leader progressista, [[Mohammad Mossadeq|Mohammad Mossadegh]] per restituire il potere a Reza Pahlevi. Per gli americani la cacciata dello Scià, invece, è la perdita dell'uomo che era stato per molti anni la sentinella degli Stati Uniti nel Golfo Persico.
*Naturalmente anche in Iran esistono fazioni bellicose, islamisti fanatici, strateghi del «tanto peggio tanto meglio». Ma le scuse offerte dal [[Hassan Rouhani|presidente Rouhani]] quando un missile iraniano ha abbattuto un aereo ucraino, dimostrano che vi sono interlocutori con cui l'Europa può parlare per fare una politica diversa da quella che è stata fatta sinora.
{{Int|Da ''[https://www.affarinternazionali.it/2020/02/parla-lambasciatore-sergio-romano/ Parla l'ambasciatore Sergio Romano]''|''Affarinternazionali.it'', 26 febbraio 2020|h=4}}
*Naturalmente, ogni Paese ha le sue strutture e non ci si può sorprendere se quelle dei Paesi che ancora qualche tempo fa chiamavamo del terzo mondo, non sono attrezzati come quelli occidentali. Non mi sembra sia sorprendente. Tuttavia, credo si stia reggendo alla sfida.
*[[Boris Johnson]] è un camaleonte, perciò a un certo punto dirà cose diverse, uscendo dalla sua posizione di liberista radicale. Siccome è un camaleonte, dirà al suo elettorato altre cose, correggendo da più parti il suo messaggio. Insomma, cercherà di sopravvivere, perché tutto gli è contro in questo momento. La rivoluzione economico-sociale che voleva fare, la riproponeva sulle orme di Trump, contando sul sostegno degli Stati Uniti che avrebbero fatto con il Regno Unito un accordo molto liberista e vantaggioso per Londra. Adesso si sta accorgendo che le cose non stanno così, lo avrebbe dovuto capire prima, ma ha ora compreso l'inaffidabilità di Trump. Punterà a conservare il potere, visto che il consenso nei suoi confronti non è caduto. La Gran Bretagna attraversa un momento di grande delusione nei confronti della democrazia rappresentativa, con la Camera dei Comuni, gioiello della sua storia, che non sta funzionando e il Paese che attraversa una fase difficile. Ecco... Boris Johnson è l'uomo che galleggerà
*Se Bloomberg vince le elezioni americane, gli Stati Uniti passeranno da un presidente milionario a uno miliardario. Questo è il mondo dell'economia oggi: la finanza ha vinto e continuerà a fare qualche cosa buona e molte cose pessime.
*Se la democrazia non funziona e l'economia ha favorito la crescita del potere finanziario, a dispetto di quello sudato e guadagnato nelle industrie, c'è qualcosa che non va... mi creda.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_08/salute-nuovo-diritto-tutti-f75bec68-9157-11ea-8c7e-3b270f2639b4.shtml ''Salute, un nuovo diritto per tutti'']|''Corriere della Sera'', 8 maggio 2020|h=4}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall'Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all'inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce.
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti.
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-usa-isolati-ma-russia-e-cina-non-sono-minacce-per-leadership-mondiale-111375/ ''"Usa isolati, ma Russia e Cina non sono minacce per leadership mondiale"'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Ilriformista.it'', 6 giugno 2020|h=4}}
*Esercitare la leadership a livello mondiale affatica, stanca. E gli Stati Uniti, anche oltre le pecche evidenti dell'attuale presidente, questa stanchezza l'avvertono.
*Trump è l'uomo che ha provato a smantellare tutte quelle istituzioni e organismi sovranazionali che hanno cercato di disciplinare, in qualche modo, la società internazionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale: disciplinare i traffici commerciali, i rapporti economici e quelli militari. Da [[Prima presidenza di Donald Trump|presidente]], Trump si è trovato a fare i conti con un mondo di grandi organismi e istituzioni internazionali. Un mondo che Trump, anche per ragioni personali antecedenti al suo ingresso alla Casa Bianca, ha sempre concepito, vissuto, come un qualcosa di ostile, di limitante.
*L'Europa può trarre vantaggio dal declino della leadership americana. Ma deve crederci e non dividersi, come continua a succedere, quando uno dei leader europei più attivi su questa linea, il Presidente francese Emmanuel Macron, prova ad agire per riempire i vuoti lasciati sullo scacchiere internazionale dall'America di Trump.
*Fuori da una narrazione compiaciuta sull'orgoglio nazionale dimostrato nell'affrontare l'emergenza virale, la realtà evidenzia come questa epidemia abbia spaccato il Paese, tra quanti ritengono che sia assolutamente prioritario, totalmente direi, tutelare la salute come bene comune, e quanti, pur non disconoscendo l'importanza della tutela della salute, ritengono che sia più importante far ripartire l'economia e accumulare ricchezza. Personalmente mi auguro che una volta contenuta l'emergenza Covid-19, questa faida interna possa essere ricomposta. A beneficio del sistema-Italia. Noi oggi stiamo vivendo un passaggio decisivo, forte, verso una società digitale. E in questo, come Italia siamo molto indietro. Non c'è solo la società digitale, ma anche l'intelligenza artificiale. Un esempio: oggi si parla molto delle vetture senza guidatore, come l'investimento del futuro in questo settore. Bene, ma senza la banda larga, il 5G, senza la realizzazione di città informatizzate, non si va da nessuna parte. E i sogni restano tali. Dobbiamo agire più rapidamente, investire maggiori risorse finanziarie e umane in questo campo, se non vogliamo essere tagliati fuori da un mondo, anche economico, sempre più globalmente digitalizzato.
===2021===
{{Int|Da [https://www.huffingtonpost.it/entry/assalto-al-congresso-sergio-romano-sintomi-del-declino-americano_it_5ff6d403c5b6ef6b1583b967 ''Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"'']|Intervista di Giacomo Galanti sull'[[assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021]], ''Huffingtonpost.it'', 7 gennaio 2021|h=4}}
*L'assalto al Congresso non me l'aspettavo ma non mi sorprende. [...] Questo paese una guerra civile l'ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così.
*L'America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c'è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso.
*Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell'America nella società internazionale. Se l'americano medio un po' razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be', credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c'è.
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/08/16/news/-ora-l-ue-sia-protagonista-in-afghanistan-parla-sergio-romano-2780284/ ''"Gli Usa sono inaffidabili. Ora l'Ue sia protagonista in Afghanistan"'']|Intervista di Ruggiero Montenegro sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilfoglio.it'', 16 agosto 2021|h=4}}
*Bisognerebbe chiedersi se l'Occidente ha qualche scusante e ce ne sono poche oggi. Ci siamo impegnati per anni, cercando di portare l'Afghanistan sulla via della modernizzazione, e in qualche misura anche con dei risultati, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di vita. Ma solo fino a che avevamo interessi. Una volta che questi si sono ridotti, per varie ragioni, di politica interna ed estera, abbiamo trascurato il problema afghano.
*Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase in cui gli equilibri interni hanno grande rilievo, e quindi devono in qualche modo seguire l'opinione pubblica che voleva il ritiro dall'Afghanistan. Si potrebbe dire che gli Usa vivono una fase di ipersensibilità elettorale, e questo ha inciso sulle loro decisioni
*C'è da aspettarsi una nuova ondata migratoria. Anche se l'Unione europea mi pare non voler affrontare neppure questo tipo di problema. Eppure sarebbe proprio nell'interesse europeo trovare una soluzione.
*Le gelosie tra paesi occidentali rendono i talebani più efficaci. Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo. E se l'Ue non se ne rende conto, se non partecipa alla gestione di questa fase, perde una grande occasione
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/kabul-e-la-fine-dellimperialismo-occupazione-dellafghanistan-fuori-tempo-massimo-parla-lex-ambasciatore-romano-243657/?refresh_ce ''“Kabul è la fine dell'imperialismo, occupazione dell'Afghanistan fuori tempo massimo”, parla l'ex ambasciatore Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilriformista.it'', 27 agosto 2021|h=4}}
*Adesso gli imperi coloniali stanno scomparendo. Questi imperi non hanno più ragione di esistere. Però un certo desiderio di continuare a recuperare poteri perduti esiste ancora nelle società politiche degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'Occidente in generale. C'è ancora un tentativo di recuperare spazi perduti. E allora l'Afghanistan è diventato, per così dire, il boccone più desiderabile, anche per il grande disordine che vi regna. Tutto questo ha aperto delle prospettive. Detto questo, bisognerebbe chiedersi tanto per cominciare se tutto ciò abbia un senso. Perché francamente ai tempi degli imperi coloniali un senso ce l'aveva: c'era una gara, questa gara era in qualche modo giustificata dai rapporti internazionali e anche in qualche caso da considerazioni esclusivamente economiche, cioè lì c'era qualcosa che poteva servirmi e allora si cercava di metterci le mani sopra. In questa faccenda afghana c'è una nota di controtempo, che la rende qualche volta addirittura un po' ridicola. Questo gioco all'imperialismo ormai defunto...
*Con la fine della Guerra fredda, la Nato è finita tra i disoccupati. E siccome a un certo punto, qualche persona, anche in buona fede, ha pensato che dopotutto la Nato rappresenta pur sempre un legame con gli Stati Uniti che non sarebbe prudente mandare a carte all'aria, e allora c'è questo tentativo della Nato di rivalutare se stessa, di dimostrare uno scopo, una qualche utilità. Io guardo soprattutto a noi, all'Europa, perché in Europa ci sono Paesi e gruppi politico-sociali che questo discorso sulla Nato lo fanno. Questo discorso di rivalutazione della Nato con queste funzioni, presenta per noi uno straordinario svantaggio. Perché ci fa dimenticare che la prossima mossa dell'Unione Europea è ricostruire la Ced, la Comunità Europea di Difesa che poi saltò al Parlamento francese. Noi dobbiamo far rinascere la Ced. Non si chiamerà più così, si chiamerà Unione Europea di Difesa o qualcosa del genere. Noi non abbiamo bisogno della Nato. Noi abbiamo bisogno dell'Unione Europea di Difesa.
*Loro sono la negazione di tutto ciò che noi consideriamo utile per il maggior numero possibile di persone. Sono esattamente il contrario. Perché i Talebani non sono una formazione politica. Sono dei “missionari”. E ragionare con i missionari non è mai facile, e qualche volta è addirittura inutile.
===2022===
{{Int|Da [https://www.quotidiano.net/esteri/lucraina-resti-neutrale-e-fuori-dalla-nato-1.7336301 ''Sergio Romano: "L'Ucraina resti neutrale e fuori dalla Nato"'']|Intervista di Alessandro Farruggia, ''Quotidiano.net'', 7 febbraio 2022|h=4}}
*Non credo che ci sia l'intenzione della guerra né da una parte né dall'altra. Possiamo quindi sperare che si riesca a controllare la situazione. Ma talvolta il cavallo scappa di mano.
*Il problema è che l'Ucraina ha dei legami molto forti con la Russia. La storia, la cultura, rendono i due Paesi quasi fratelli gemelli. L'idea di una Ucraina che diventa parte della Nato è quindi inaccettabile per Mosca. E credo con qualche ragione. L'America sembra non essere pienamente consapevole di questo, gioca d'azzardo, convinta che la Russia, alla fine, accetterà il fatto compiuto.
*Il pericolo russo credo sia oggi molto esagerato e che in America venga utilizzato come giustificazione. Dobbiamo chiederci se il pericolo è reale o se l'America ha bisogno di un nemico senza il quale la sua politica militare non sta in piedi.
*Io ho sempre pensato che c'è una soluzione per l'Ucraina: la neutralità. L'Ucraina dovrebbe essere la Svizzera dell'Europa orientale. La neutralità è una sovranità che tutti hanno l'interesse di proteggere. L'Ue dovrebbe avere il coraggio di proporlo, anche se questo non piacerebbe agli Stati Uniti.
{{Int|Da [https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/01/news/sergio_roman-1915561/ ''Romano: «Più Europa e meno Nato per depotenziare Putin»'']|Intervista di Stefano Iucci sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Collettiva.it'', 1 marzo 2022|h=4}}
*Trovo interessante - anche se il tutto va preso con grande prudenza - che il concetto di neutralità sembra essere entrato anche nel progetto di Putin. Certo, il leader russo parla anche di una Ucraina denazificata, ma questo fa parte della sua propaganda, della sua strategia. Però poi aggiunge che l’obiettivo finale è la neutralità del paese. Per fortuna questa parola non è scomparsa dal linguaggio politico, staremo a vedere.
*Io credo che l’Unione europea abbia sofferto le conseguenze della presenza della Nato, perché i paesi dell’Est che sono entrati nella Nato e che sono anche membri dell’Ue tengono più alla Nato di quanto non tengano all’Unione. [...] La Nato assicura loro ciò a cui più tengono: vale a dire un rapporto molto stretto con gli Usa da cui sperano anche di essere protetti in certe eventualità. Insomma: abbiamo acquisito dei membri che - uso una brutta espressione – hanno un "padrone" altrove. E questo non giova all’Unione: significa che abbiamo degli amici che non sono del tutto amici.
*Sono convinto che il prossimo passo per garantirsi un’esistenza "positiva" nel tempo sia quello di dotarsi di un’organizzazione militare comune. In altre parole, l’Unione europea deve sostituirsi alla Nato.
{{Int|Da [https://www.ilmessaggero.it/politica/putin_ucraina_russia_perdera_sergio_romano_intervista-6540365.html ''Sergio Romano: «Putin potrà anche vincere la guerra, ma alla fine perderà. Il mondo lo sta isolando»'']|Intervista di Giuseppe Scarpa sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilmessaggero.it'', 4 marzo 2022|h=4}}
*Questo restauratore dell'impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa bellica produce il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza. Adesso sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui.
*Sono sempre stato molto critico su alcune decisioni della Nato. L'Alleanza ha un punto di riferimento forte che sono gli Usa. Chi entra nell'Alleanza entra in un'organizzazione in cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante. Tuttavia associare Hitler all'America, come sta facendo Lavrov, è sbagliato, stupido. Ho la sensazione che lo stesso ministro degli Esteri russo, diplomatico di grande esperienza, stia dicendo cose gradite a Putin.
*Noi dobbiamo evitare di mettere l'intero Paese in un angolo. Dobbiamo cercare di mettere in un angolo Putin. A Mosca ci sono personalità capaci di sostituirlo.
{{Int|Da [https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/i-nord-e-i-sud-del-mondo/interviste/2022/03/15/sergio-romano-putin-e-un-dittatore-il-suo-vero-obiettivo-non-e-lucraina/ ''Sergio Romano: «Putin è un dittatore, il suo vero obiettivo non è conquistare l'Ucraina»'']|Intervista di Giambattista Pepi sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Quotidianodelsud.it'', 15 marzo 2022|h=4}}
*Le sanzioni di oggi possono essere equiparate agli assedi dei castelli nell’antichità, quando si cercava di fiaccare la resistenza prendendo i popoli che vi erano asserragliati per fame.
*Non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano.
*Tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Paese. Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo.
*L’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa. Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_agosto_31/gorbaciov-ricordo-sergio-romano-aveva-l-abito-giusto-ma-poche-idee-porto-liberta-ma-affosso-l-economia-6e09887c-296b-11ed-91c7-dee004e78fda.shtml ''Gorbaciov, il ricordo di Sergio Romano: «Aveva l’abito giusto, ma poche idee. Portò la libertà ma affossò l’economia»'']|Intervista di Paolo Salom sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 31 agosto 2022|h=4}}
*Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti.
*Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico.
*Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna. Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_03/gorbaciov-eltsin-fine-urss-bed03c02-2bbd-11ed-b268-2b12bb5640dc.shtml ''Sergio Romano: Gorbaciov responsabile della fine dell’Unione sovietica? Fu più colpa di Eltsin'']|Sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 3 settembre 2022|h=4}}
*Per noi è l’uomo che ha messo fine alla guerra fredda, stretto rapporti cordiali e positivi con tutte le democrazie occidentali (fece una eccellente impressione sulla signora Thatcher, durante un viaggio a Londra), tessuto utili relazioni personali con i maggiori leader del pianeta, aperto i mercati del suo Paese al commercio internazionale. Per molti russi, invece, Gorbaciov sarebbe responsabile della disintegrazione dell’Unione Sovietica.
*{{NDR|Sul [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|PCUS]]}} Era certamente vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua puntigliosa burocrazia. Ma era altrettanto vero che il partito era la spina dorsale del Paese.
*Un altro colpo mortale fu inflitto al Paese quando fu deciso di privatizzare le aziende statali. Per realizzare questo disegno ed evitare che il cittadino russo cadesse nuovamente tra le braccia del comunismo, fu deciso che tutti sarebbero diventati proprietari. L’obiettivo era chiaro ma l’applicazione avrebbe richiesto una maggiore gradualità. Per aumentare il numero dei proprietari fu deciso che ogni cittadino russo avrebbe ricevuto una somma di voucher (noi diremmo «buoni») con cui avrebbe comperato il maggior numero possibile di azioni. Ma a questo punto entrarono in scena persone abili e spregiudicate che comperavano voucher per farne azioni. E in tempi relativamente brevi la vecchia patria del comunismo divenne un mercato di voucher.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/le-sanzioni-alla-russia-sono-un-atto-di-guerra-intervista-a-sergio-romano-318020/ ''“Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra”, intervista a Sergio Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilriformista.it'', 9 settembre 2022|h=4}}
*Il passaggio al nucleare è un passaggio drammatico se non addirittura tragico. E questo, paradossalmente, ci risparmia o per lo meno ci ha risparmiato sinora dalla guerra totale, quella vera.
*L’America sta attraversando una crisi. Una crisi istituzionale, costituzionale, molto profonda. Trump ha in qualche modo aperto un nuovo capitolo della storia politica americana. Continua ad essere considerato un pericolo, è certamente uomo che in circostanze internazionali di particolare importanza, cercherebbe di valorizzare se stesso. E valorizzare se stesso significa criticare chi è al potere.
*La Russia in cui agiva Gorbaciov era ancora, nonostante Gorbaciov fosse un uomo nuovo, retta da metodi “staliniani”, con un forte rigore e rigidità. Adesso la Russia è diventata più agile, i suoi uomini politici si muovono con maggiore disinvoltura, forse troppa. Stiamo parlando di due realtà completamente diverse.
*{{NDR|Su [[Michail Gorbačëv]]}} Ha avuto il merito di restituire al suo Paese la libertà di pensiero, la libertà di stampa ma soprattutto la libertà di viaggiare. Non bisogna dimenticare che prima di Gorbaciov l’Urss era un paese in cui il cittadino sovietico viaggiava con grandi difficoltà, e non soltanto all’estero. In altri campi è stato meno efficace anche se certamente non sarebbe stato facile per nessuno cambiare da un giorno all’altro le cose nell’Urss. Purtroppo non aveva un programma economico che invece fu usato e molto efficacemente dal suo successore che fu Boris Eltsin.
*Certo, non siamo la maggiore delle grandi potenze o una grande potenza, però siamo potenza. Io me ne accorgo non quando qualcuno a Roma si batte il petto e dice siamo una grande potenza. Me ne accorgo quando vedo il modo in cui ci considerano dall’estero. E si chiedono cosa l’Italia potrebbe fare in questo caso. Insomma, siamo un Paese che conta.
===Da ''Lettere al Corriere''===
*L'Italia non è uno Stato laico: è uno Stato concordatario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-19/02.spm Stato concordatario]'', 19 luglio 2005)
*È vero che molti italiani non decidono la destinazione dell'8 per mille, ma la maggioranza di coloro che danno una indicazione sceglie la Chiesa. Che cosa può osservare un laico di fronte a una tale decisione? Forse semplicemente che molti italiani, credenti o no, riconoscono alla Chiesa un'utile funzione sociale o, peggio, che non si fidano del modo in cui lo Stato spende i suoi soldi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-20/01.spm L'8 per mille e i suoi precedenti storici]'', 20 luglio 2005)
*{{NDR|Sul magistrato che si è rifiutato di amministrare la giustizia finché nell'aula non toglieranno il crocifisso}} Personalmente credo che un pubblico ufficiale non dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-10-26/01.spm Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudice]'', 26 ottobre 2005)
*Benché «filosofo del fascismo», secondo la definizione che accompagnava abitualmente il suo nome, [[Giovanni Gentile|Gentile]] proteggeva l'autonomia della Normale dalle ingerenze di [[Carlo Scorza]], responsabile dei Fasci giovanili, e cercava di tenere la politica lontana, per quanto possibile, dallo straordinario palazzo del Vasari che domina la piazza dei Cavalieri. [...] Gentile e [[Aldo Capitini|Capitini]] si separarono [...] nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Il filosofo disse di sperare che «le future esperienze gli facessero vedere la vita e la realtà delle cose sotto un aspetto diverso»; e Capitini rispose che non poteva fare altro che «contraccambiare l'augurio». Fu certamente una rottura. Ma non appena il giovane pacifista uscì dalla sala, il filosofo si voltò verso [[Francesco Arnaldi]], che aveva assistito a questo scambio di battute, e disse «Abbiamo fatto bene a mandarlo via perché, oltre tutto, è un galantuomo». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/04/Aldo_Capitini_pacifismo_alla_Scuola_co_9_060704006.shtml Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale]'', 4 luglio 2006<!--, p. 37-->)
*{{NDR|Sulla casta dei giornalisti e la cancellazione dell'Ordine}} L'idea che ogni persona debba essere giudicata dai suoi pari prefigura un possibile conflitto di interessi ed è feudale, cioè tipica di una società costituita da poteri autonomi, autogestiti e autoreferenziali. Gli Ordini obbediscono inevitabilmente alla logica dell'autoconservazione e del potere. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/06-12-30/01.spm Ordini professionali: l'anomalia dei giornalisti]'', 30 dicembre 2006)
*Il trattato di Osimo (Ancona) del 1975 confermò le intese provvisorie del 1954 e fissò definitivamente la frontiera italo-jugoslava cedendo al regime di Tito l'Istria, le isole italiane della Dalmazia, Fiume e buona parte della Venezia Giulia. Oggi, dopo quanto è accaduto in Jugoslavia negli anni Novanta, sappiamo che sarebbe stato meglio non firmarlo. (Da ''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-02-15/01.spm Il trattato di Osimo e la Ostpolitik dell'Italia]'', 15 febbraio 2007)
*È bene ricordare che Roosevelt dichiarò guerra soltanto al Giappone. Furono i tedeschi e gli italiani che dichiararono guerra agli USA l'11 dicembre 1941. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-05-23/01.spm George Washington e l'isolazionismo americano]'', 23 maggio 2007)
*In tutte le scuole europee e americane l'insegnamento della storia è servito ad affermare la legittimità degli Stati nazionali e a suscitare l'orgoglio dei loro cittadini. Gli autori dei manuali scolastici risalivano il corso del tempo per individuare e ingrandire fattori e vicende che sembravano preannunciare il destino nazionale dei popoli insediati su un particolare territorio. Abbiamo appreso la storia come un teorema rovesciato, ricavando le premesse che ci facevano comodo. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-26/01.spm Studiare la storia dimenticata dai manuali]'', 26 giugno 2007)
*Esistono dichiarazioni a cui la classe politica italiana ricorre frequentemente: ho fiducia nella giustizia; le manifestazioni popolari sono il sale della democrazia; il capo dello Stato è il presidente di tutti gli italiani; gli scioperanti hanno esercitato il loro diritto; le forze dell'ordine hanno dato prova di abnegazione. Sono il "politicamente corretto" degli italiani e vengono usate generalmente quando colui che se ne serve pensa esattamente il contrario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-28/02.spm Il pensiero e la parola]'' 28 giugno 2007)
*A proposito di [[Wikipedia]], caro Magini, posso dirle soltanto che questa enciclopedia online è uno dei frutti più sorprendenti della grande rivoluzione che il computer personale e Internet hanno provocato nel campo della comunicazione. In un articolo pubblicato dal settimanale Mondo del 13 luglio, Andrea Turi ricorda che la parola "wiki" viene dal linguaggio parlato nelle isole Hawaii e significa "rapido". La parola allude alla rapidità con cui le informazioni appaiono sullo schermo, ma vale anche per il suo straordinario sviluppo in pochi anni. È nata in inglese il 15 gennaio 2001, ma sono bastati soltanto quattro mesi perché venissero create 13 edizioni fra cui una italiana. Oggi il suo sito è uno dei dieci più frequentati nel mondo e registra ogni sei mesi circa sei miliardi di accessi. È una enciclopedia in cui tutti possono scrivere e a cui tutti possono attingere. Si compone di circa sette milioni di voci (poco meno di 350.000 in italiano) ed è scritta in circa 250 lingue da uno stuolo di collaboratori anonimi, curiosi, appassionati di temi particolari e ansiosi di gettare le loro informazioni nel grande mondo della rete. Insomma Wikipedia è una cattedrale che cresce spontaneamente, senza disegni e architetti grazie alla collaborazione di parecchie migliaia di muratori volontari. È inevitabile, in queste condizioni, che qualche colonna sia sghemba, qualche arco mal calcolato, qualche pietra difettosa, qualche prospettiva ingannevole. Ma gli errori ideologici, le sviste e i partiti presi non mi impediranno di continuare a consultarla. Raccomando ai lettori di fare altrettanto con il tradizionale ammonimento che accompagna le buone medicine: usare con cautela.<ref>Rispondendo a un lettore preoccupato dell'attendibilità di Wikipedia, il quale citava una versione vandalizzata della voce [[w:Sergio Romano|Sergio Romano]] contenente opinioni personali e accuse di fascismo.</ref> (da ''[http://www.corriere.it/solferino/romano/07-09-25/01.spm Come insegnare il friulano e leggere Wikipedia]'', 25 settembre 2007)
*{{NDR|Su [[Alija Izetbegović]]}} I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (da ''[https://www.corriere.it/romano/09-04-04/01.spm I musulmani di Bosnia nella Jugoslavia di Tito]'', 4 Aprile 2009)
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Adua]]}} La notizia dello sconfitta arrivò in Italia nella giornata del 2 marzo. A Milano e in altre città dell'Italia settentrionale la gente si riversò nelle strade e occupò le stazioni per impedire la partenza dei rinforzi che dovevano imbarcarsi per l'Africa di lì a pochi giorni. Il bersaglio di quelle dimostrazioni era Crispi, colpevole di avere trascinato il Paese in una guerra difficile e sanguinosa. Molti spinsero la loro gioia sino a gridare "Viva Menelik! ", e il grido parve alla classe dirigente una assurda manifestazione anti-nazionale, una prova dei sentimenti eversivi che serpeggiavano nel Paese. Ma era anche il segno della fragilità della coscienza nazionale e dell'apparizione di una sinistra internazionalista, molto diversa da quella mazziniana e democratica che aveva contribuito alla unificazione dell'Italia. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*Adua non fu la sola sconfitta di una potenza coloniale europea in quegli anni. Gravi rovesci toccarono anche ai britannici in Africa e ai francesi in Indocina. Ma la Gran Bretagna e la Francia ebbero nervi più saldi e reazioni meno emotive. Ad Adua, nel 1896, l'Italia fu sconfitta due volte: da Menelik e da se stessa. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*{{NDR|Su [[Renzo Ravenna]]}} [...] una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all'epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara [...] e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, [[Italo Balbo]], che avrebbe fatto una brillante carriera politica. [...] Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe giovato al prestigio dell'Italia nel mondo. Ma anche l'amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. [...] Quando il ministero dell'Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell'arcivescovo e, naturalmente, sull'amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. [...] Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui [...] tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella.<ref name="Ravenna">Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Luglio_14/-UNA-CONTRADDIZIONE-ITALIANA-IL-PODESTA-EBREO-E-FASCISTA_12885c22-8f08-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml Una contraddizione italiana il podestà ebreo e fascista]'', ''corriere.it'', 14 luglio 2010.</ref>
*{{NDR|Su Italo Balbo}} [...] poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore.<ref name="Ravenna"/>
*{{NDR|Su [[Getúlio Vargas]]}} Il suo Estado Novo ricorda i progetti corporativi del regime fascista, ma filtrati attraverso la mediazione di [[António de Oliveira Salazar|Salazar]], un uomo politico portoghese molto autoritario, ma poco incline a quella organizzazione ideologica della società che caratterizzò fascismo e nazismo. (da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/13_Aprile_25/DITTATORI-DEL-NOVECENTO-NON-TUTTI-FURONO-FASCISTI_aa0ab1ba-ad70-11e2-9202-c83d8fd61b81.shtml Dittatori del novecento. Non tutti furono fascisti]'', 25 aprile 2013)
*Le riforme sono difficili in Italia [...] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da ''La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma'', 30 luglio 2014)
*{{NDR|Sull'[[attentato alla sede di Charlie Hebdo]] del 2015}} Le reazioni delle opinioni pubbliche e dei governi democratici all'attentato contro la redazione di un giornale satirico francese hanno dato l'impressione che l'Occidente consideri la libertà d'espressione alla stregua di un valore assoluto e intoccabile, da difendere sempre e comunque, indipendentemente da ogni altra considerazione. Non è vero, naturalmente. Non vi è Paese, fra quelli rappresentati in prima fila alla grande manifestazione di Parigi, che non abbia leggi in cui vengono fissati confini e paletti. (da ''[http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_gennaio_15/-LIBERTA-D-ESPRESSIONE-SI-MA-CON-GIUDIZIO_8d1a14b0-9c7f-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml Libertà di espressione si, ma con giudizio]'', 15 gennaio 2015)
==''I volti della storia''==
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di [[Josip Broz Tito|Tito]]. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? (p. 166)
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che [[Josip Broz Tito|Tito]] combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. (p. 171)
*Per Theodor Herzl, profeta dello «Stato ebraico» e fondatore del movimento sionista, i palestinesi non esistevano. La terra dove gli ebrei europei avrebbero costruito la loro nazione presentava ai suoi occhi il doppio vantaggio di essere povera e «vuota». Sperò che il sultano di Costantinopoli l'avrebbe venduta (gli offrì un milione e seicentomila sterline) e che avrebbe permesso in tal modo a un «popolo senza terra di far fiorire una terra senza popolo». Herzl non ignorava naturalmente l'esistenza di una popolazione indigena e sapeva che il numero degli arabi e degli ebrei a Gerusalemme, nella seconda metà dell'Ottocento, era pressoché eguale. Ma dovette giungere alla conclusione che non erano un popolo, che non avevano una identità nazionale e che si sarebbero spostati altrove, senza sollevare obiezioni, per fare posto ai cittadini dello Stato sionista. Non aveva del tutto torto. Alla fine dell'Ottocento «Palestina» era soltanto un termine storico, desunto dal nome di una provincia romana, e i «palestinesi» non esistevano. Li avrebbe creati, nei decenni seguenti, il movimento di Theodor Herzl. (p. 315)
==''Le altre facce della storia''==
*Non è vero che il Medio Oriente sia stato sempre «islamista». Negli ultimi decenni del Novecento i regimi arabi erano quasi tutti laici. Il [[Partito Ba'th|partito Baath]], di cui [[Saddam Hussein]] fu il principale esponente iracheno, fu sempre detestato dai movimenti islamici del Medio Oriente. Il suo fondatore [[Michel Aflaq]] fu una delle personalità più interessanti di quel periodo.
*Nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco [[Michel Aflaq|Aflaq]] credette di trovare tutti gli ingredienti necessari alla modernizzazione delle società arabe e alla nascita di un grande movimento panarabo: un partito di massa, un apparato composto da militanti laici, una società militarizzata e pronta a difendere la patria contro le potenze coloniali, una economia diretta dall'alto con una forte partecipazione dello Stato, capace di dare lavoro e prosperità ai ceti più miserabili della popolazione.
==''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni''==
===[[Incipit]]===
La storia dell'Italia unitaria può essere raccontata secondo due prospettive contraddittorie. Come storia d'un grande fiume sotterraneo che emerge alla superficie dopo avere attraversato, nascosto e intatto, mille anni di storia europea. E come storia di coincidenze, avvenimenti casuali, calcoli sbagliati, errori generosi. La prima generazione dell'Italia unitaria lavorò, consciamente o inconsciamente, a ricostruire un passato lineare in cui tutto preannunciava la grande redenzione del 1859. Gli scrittori riscoprirono vicende «italiane», storie di vita comunale, eroi d'una patria smembrata e oppressa.
===Citazioni===
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] era portato agli studi sociali e politici, ma non ebbe né tempo né occasione di elaborare una propria riflessione sulla società italiana e sulle forme del suo divenire. Per lui i modelli politici ed economici a cui ispirarsi erano altrove, a Parigi e a Londra. Occorreva creare le premesse politiche affinché l'Italia potesse finalmente adottarli; il resto sarebbe venuto da sé. Quale Italia? Pragmatico e sottile, Cavour lasciava spazio agli avvenimenti ed era pronto a coglierne il senso, la direzione. Ma l'obiettivo iniziale era certamente la costituzione d'uno Stato omogeneo, limitato alle regioni settentrionali. L'Italia centro-meridionale, dal Lazio alla Sicilia, gli appariva lontana e indecifrabile. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 19)
*Se Cavour era privo di grandi disegni ideali, [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] ne era ricchissimo. Dal Romanticismo e dalla rivoluzione francese aveva ereditato il concetto di nazione, e tale concetto aveva applicato non solo all'Italia, ma all'Europa. Credeva alla necessità che ad ogni diritto corrispondesse un dovere e che nessuno potesse pretendere alcunché senza aver dato, generosamente. In questo equilibrio fra diritti e doveri Mazzini risolveva, o credeva risolvere, le tensioni sociali, i contrasti delle classi, le divergenze fra le nazioni. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 20)
*Cavour, Mazzini e il federalista Cattaneo avevano una visione, più o meno elaborata, della società che desideravano realizzare. [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] aveva soprattutto sentimenti, intenzioni. Il suo apporto «ideologico» all'unità italiana è pressoché nullo. Ma la sua influenza, nel bene e nel male, fu enorme e le sue tracce sul percorso della storia unitaria, dal 1859 in poi, profonde e durature. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 21)
*Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'[[Unità d'Italia|Italia unitaria]] aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 68)
*Al momento della creazione dello Stato unitario la «[[Lingua italiana|lingua nazionale]]» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 70)
*[[Battaglia di Custoza (1866)|Custoza]] fu assai più d'una battaglia sfortunata. Essa parve smentire i sentimenti che avevano accompagnato l'attesa dell'unità e che avevano conferito al moto unitario la sua legittimità morale. Il Risorgimento nazionale non aveva ridato agli italiani le loro grandi virtù naturali, non aveva risvegliato il loro valore e il loro coraggio. L'Italia unita del 1866<ref>Terza guerra d'indipendenza.</ref> aveva combattuto peggio di quella divisa del 1859<ref>Seconda guerra d'indipendenza.</ref>. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 5, p. 90)
*La cronaca della vita di [[Francesco Crispi]] e delle posizioni che egli assunse durante la sua lunga carriera politica è un catalogo di tutto ciò che fu fatto e detto dalla prima generazione unitaria, una straordinaria sintesi delle mille contraddizioni personali e ideologiche che caratterizzarono la storia nazionale dal 1848 al 1900. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 3, p. 129)
*[...], [[Luigi Pelloux|Pelloux]], è ambiguo, come tutti coloro che hanno incarnato in Italia i momenti nazional-popolari della sua storia. È un generale, ma è l'unico che durante i moti del 1898 abbia rifiutato di decretare lo stato d'assedio nella provincia di cui è responsabile. È stato scelto dal re fra gli uomini che gli sono personalmente fedeli, ma è gradito alle sinistre. Vorrebbe governare senza il controllo del Parlamento, ma alla testa d'un governo in cui gli uomini della Sinistra costituzionale sono largamente rappresentati. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 5, pp. 155-156)
*La [[Cassa del Mezzogiorno]] e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa – risorse contro consenso, favori contro voti – ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. (4. Dall'antifascismo alla democrazia – 1935-1998, cap. 12, p. 388)
==[[Incipit]] di ''Libera Chiesa. Libero Stato?''==
Il 19 settembre 1870 [[Papa Pio IX|Pio IX]] uscì dal Vaticano per visitare la Scala Santa. Sulla via del ritorno il popolo di Roma lo applaudì calorosamente. Gli stessi applausi, scrisse molti anni dopo Stefano Jacini, accolsero i bersaglieri del generale [[Luigi Cadorna|Cadorna]] la sera del 20 settembre. Comincia così, fra due manifestazioni popolari di segno opposto, la storia della convivenza fra Stato e Chiesa in una città che fu da quel momento capitale di un Regno e di una Chiesa universale.
==''Putin e la ricostruzione della grande Russia''==
*L'ultimo mandato di Boris El'cin è la storia di un penoso declino. Il vecchio avversario di Gorbačëv soffriva di gravi disturbi cardiaci, beveva troppo, era circondato da una corte di famigliari ingordi, spesso sovvenzionati dagli oligarchi. Negli anni in cui aveva governato la Russia non era riuscito a creare un partito a cui affidare il compito di formare la classe politica delle prossime generazioni. Le condizioni del Paese, nel frattempo, potevano soltanto peggiorare. (p. 25)
*I servizi del Regno Unito avevano arruolato [[Aleksandr Val'terovič Litvinenko|Litivenko]], si erano impegnati a proteggerlo e gli avevano dato quella che avrebbe dovuto essere la più sicura delle garanzie: la cittadinanza britannica. I servizi russi volevano dimostrare che erano in grado di punirlo anche nella casa del suo nuovo padrone con la più micidiale, crudele e imprevista delle armi. (p. 35)
*La [[Russia]] è troppo grande e troppo scarsamente popolata per adattarsi felicemente a un sistema in cui si discute, si litiga, si fanno battaglie civili per la conquista di nuovi diritti e si accetta volentieri, per il gusto della libertà, quel margine di litigiosità e instabilità che è quasi sempre il prezzo della democrazia. La Russia è troppo patriottica e sospettosa del mondo esterno per non apprezzare lo stile di un leader che vuole riconquistare il prestigio del suo Paese nel mondo. (p. 41)
*Patria e fede sono in Russia i due volti di una stessa medaglia. (p. 48)
*I bolscevichi trattarono la Chiesa ortodossa con straordinaria durezza perché erano internazionalisti, atei o miscredenti. Ma quando l'imperialismo russo divenne, nella ideologia del regime, non meno importante del comunismo, la Chiesa fu nuovamente indispensabile. E quando lo Stato russo corse il rischio di affondare nel grande naufrago dell'Urss, coloro che volevano salvarlo e restaurare la sua autorità dovettero ricorrere nuovamente all'Ortodossia. Gorbačëv e El'cin, anche se il primo fu battezzato alla nascita, erano cresciuti nel sistema sovietico, ne avevano interiorizzato sin dall'infanzia le credenze e le ricorrenze. Capirono subito che occorreva restituire alla Chiesa lo spazio perduto, ma non potevano spingersi sino a recitare con la necessaria compunzione la parte del devoto. Putin, invece, la recita tanto più facilmente, quanto più la devozione diventa il necessario complemento di un disegno ideologico. (pp. 48-49)
*La vera storia dei [[russi]], quella che li rende diversi da qualsiasi altro popolo europeo e comparabili, anche se soltanto per certi aspetti, ai romani e agli americani, è la storia della loro continua, instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell'Europa orientale e dell'Asia.<br>Lo spazio ha foggiato le loro istituzioni, condizionato la loro cultura politica, creato quella combinazione di aggressività e di paura che è ancora oggi il dato caratteriale della loro identità nazionale rubando i tratti dei popoli conquistati e di quelli da cui sono stati invasi. Sono cristiani ed europei perché di tutti i popoli che trovarono sulla loro strada quelli dell'Europa cristiana potevano maggiormente offrire allo Stato russo le istituzioni e gli strumenti di cui aveva bisogno. Ma sono contemporaneamente svedesi, finnici, baltici, ottomani, persiani, armeni, georgiani, azeri, tatari, uzbechi. (p. 70)
*Le ragioni della diffidenza di Putin per qualsiasi forma di opposizione sono probabilmente, al tempo stesso, personali e russe. Il presidente proviene da una organizzazione che dava per scontata l'esistenza di nemici «telecomandati» da potenze straniere che occorreva contrastare con tutti i mezzi disponibili, da quelli dell'intelligence a quelli repressivi e polizieschi. (p. 101)
==Citazioni su Sergio Romano==
===[[Christian Rocca]]===
*Diamo 5 notizie a Sergio Romano {{NDR|sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}}:<br>1) le migliaia di persone uccise e torturate dai russi erano russofone;<br>2) gran parte di quelli che si difendono dai russi sono russofoni;<br>3) Zelensky è russofono;<br>4) russofono non vuol dire russo;<br>5) sostenere il contrario è propaganda russa
*Per Romano l'11 settembre è stato un inammissibile atto barbarico, ma non uno spartiacque per cui valesse la pena rischiare di stravolgere consuetudini, costumi e status quo mondiale. La conseguenza di questo minimalismo è che la risposta al terrorismo islamista è stata sbagliata, irresponsabile e pericolosa. Una tesi legittima, ma che nel corso degli anni il suo autore è stato costretto a modificare innanzi alle confutazioni ricevute sul campo. Il caso più clamoroso è quello dell'assassinio di Enzo Baldoni, il reporter pacifista ucciso in Iraq dalla guerriglia. Romano si stupì che gli islamisti avessero ucciso un pacifista, visto che fino a quel momento era prevalsa la "comprensibile", così scrisse, logica antiamericana dei terroristi. L'ambasciatore, insomma, non aveva colto l'essenza dello scontro, che non è legato alle politiche "arroganti", "saccenti", "inconsistenti", "prigionere della lobby religiosa" e "dilapidatrici del patrimonio morale e civile dell'America" elaborate da Bush: viceversa non si spiegherebbe la carneficina di iracheni, musulmani, europei e buddisti.
*Romano sostiene che [[Saddam Hussein|Saddam]] non era un pericolo e che guidava uno Stato laico, cancellando così la conversione islamista del regime alla fine degli anni 80, i finanziamenti ai kamikaze, i rapporti con [[al Qaida]] provati dalla Commissione sull'11 settembre, l'ospitalità ad [[Muhammad Zaydan|Abu Abbas]], [[Abu Nidal]] e [[Abu Musab al-Zarqawi|Al Zarqawi]], il collegamento con [[Ansar al-Islam|Ansar al Islam]], le violazioni delle risoluzioni Onu e la condivisione del medesimo progetto politico di bin Laden: conquistare il mondo arabo, distruggere Israele, sconfiggere gli americani.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Sergio Romano, ''I volti della storia. {{small|I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato}}'', Rizzoli, 2001.
*Sergio Romano, ''Libera Chiesa. Libero Stato? {{small|Il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI}}'', Longanesi, 2005. ISBN 8830423203
*Sergio Romano, ''Le altre facce della storia: {{small|Dietro le quinte dei grandi eventi}}'', Bur, 2010. ISBN 8858623258
*Sergio Romano, ''Putin e la ricostruzione della grande Russia'', TEA, Milano, 2017. ISBN 9788850248421
*Sergio Romano, ''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni'', il Giornale Biblioteca storica, Milano, 2010.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Diplomatici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Gaux
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nuova sezione: I luoghi della Storia
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wikitext
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[[File:Sergio Romano.jpg|thumb|Sergio Romano (2008)]]
'''Sergio Romano''' (1929 – vivente), storico, scrittore e diplomatico italiano.
==Citazioni di Sergio Romano==
*Il baciapile esiste dappertutto, ma è un personaggio del cattolicesimo latino e in particolare italiano. È l'espressione di una religiosità cortigiana e sensuale che non riesce a immaginare Dio se non sotto la forma di preti, frati, monache, abiti talari, oggetti di culto. Nei tarocchi nazionali il baciapile è la metà di una carta in cui l'altra metà è rappresentata dal massone anticlericale.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*{{NDR|Sull'[[ipotesi sull'elezione papale di Giuseppe Siri]]}} Il solo granello di verità [...] è probabilmente il colore delle fumate (nero per le votazioni fallite, bianco per quella positiva) che uscirono in quei giorni dal camino del [[Conclave del 1958|Conclave]]. Molte, in effetti, avevano un colore incerto [...] e suscitarono qualche minuto di sgomento. [...] lo stesso [[Giuseppe Siri|Siri]] spiegò [...] le ragioni di quella confusione dicendo di avere assistito «alla piccola cerimonia con cui, al termine di ogni duplice votazione, si procedeva a bruciare le schede nella stufa della Cappella Sistina: nessuno dei cardinali addetti allo scopo si preoccupava di mettere nella stufa il materiale necessario per segnalare l'esito negativo degli scrutini». Erano passati 19 anni dal Conclave precedente e molti fra i 51 cardinali del Sacro Collegio non avevano mai fatto quella esperienza. Il resto della storia è una favola nata negli Stati Uniti in ambienti anti-conciliari, decisi a screditare il papato di [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] e a mettere in dubbio la legittimità delle sue decisioni [...]. Il miglior testimone dell'assurdità dell'accusa è proprio il maggiore protagonista della leggenda. [...] Siri raccontò di avere provato nei giorni del Conclave un sentimento di ritrosia e di fastidio. Sapeva di essere stato designato da [[Papa Pio XII|Pio XII]] come uno dei suoi possibili successori [...]. Sapeva di essere sostenuto da un gruppo di cardinali italiani e dal cardinale orientale Ignace Gabriel Tappouni, Patriarca di Antiochia. E aveva ricevuto una esplicita offerta di candidatura durante un colloquio con Monsignor José Sebastian Laboa, segretario di Cicognani. Ma pensava, probabilmente, che quello non fosse il suo momento e aveva respinto le offerte accampando problemi di salute. Questo non gli impedì di avere nel Conclave un ruolo importante. Prese una netta posizione, anzitutto, contro la scelta di [[Papa Paolo VI|Montini]]. [...] quando «un tale» andò a sondarlo sulla eventuale candidatura dell'arcivescovo di Milano, dette «un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell'anello che portava al dito».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/romano/10-03-04/01.spm I misteri del Conclave]'', ''corriere.it'', 4 marzo 2010.</ref>
*Mentre il bigotto parla con Dio, il baciapile parla con i preti. Mentre la devozione del primo è maniacale, ma rigorosa e spesso interiore, quella del secondo chiede di essere notata, apprezzata e ricompensata. Mentre il bigotto può condurre una vita isolata e schiva, il baciapile passa la sua alla ricerca di prelati di fronte ai quali piegare le ginocchia, di anelli da baciare e di reliquie da accarezzare.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 12-13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
===1989===
*Lenin non credeva ai sentimenti nazionali. Era convinto che essi fossero una sorta di invenzione borghese e che si sarebbero dissolti nel nulla non appena la classe operaia avesse preso il potere.<ref name="imperoesploso">Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0933_01_1989_0093_0003_12747872/ ''L'impero esploso''], ''La Stampa'', 21 aprile 1989.</ref>
*I bolscevichi non erano imperialisti. Ma quando si scontrarono con la resistenza delle vecchie nazionalità oppresse finirono per ritrovare nel fondo della loro memoria il vecchio autoritarismo militaresco della burocrazia imperiale. E la nuova ideologia comunista finì per divenire agli occhi delle minoranze nazionali una sorta di travestimento del vecchio [[imperialismo russo]].<ref name="imperoesploso"/>
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0931_01_1989_0062_0001_12727192/ ''Le Germanie divise da Gorbaciov'']|''La Stampa'', 16 marzo 1989|h=4}}
*La [[Repubblica Democratica Tedesca|Repubblica democratica tedesca]] non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0946_01_1989_0215_0001_12848349/ ''Gorbaciov. Macchinista del potere'']|''La Stampa'', 21 settembre 1989|h=4}}
*Si va diffondendo da qualche tempo nell'opinione pubblica occidentale la sensazione che Gorbaciov sia divenuto col passare del tempo una sorta di [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerenskij]] e che egli galleggi sulle onde di un Paese in tempesta assai più di quanto non riesca a pilotare la nave del governo.
*Per noi, che consideriamo le vicende sovietiche attraverso il filtro delle nostre esperienze democratiche, il problema dell'Urss è principalmente economico e nazionale. Per Gorbaciov, che lo considera in una prospettiva leninista, il problema è soprattutto politico.
*Egli non ignora, ripeto, la gravità delle crisi ma sembra usarle per meglio realizzare lo scopo prioritario della sua strategia politica. Si vale del nazionalismo armeno per tenere a bada gli azeri e del nazionalismo russo per controllare i baltici. Usa gli argomenti della perestrojka contro i conservatori e gli argomenti della conservazione contro gli impazienti. Si vale della crisi economica per chiamare in causa le responsabilità degli oppositori in seno al partito e per meglio argomentare la necessità di un suo radicale rinnovamento. E continua nel frattempo a perseguire il suo obiettivo principale: sconfiggere gli avversari, eliminare i compagni infidi, estendere e consolidare il controllo del partito.
*Le crisi, finché possono essere usate contro i suoi avversari, non sembrano preoccuparlo eccessivamente e non lo distraggono dal suo obiettivo prioritario. Considerato in questa prospettiva egli su muove coerentemente nell'ambito di una tradizione politica elaborata da Lenin e consolidata da Stalin. E come Stalin aveva notevolmente ridotto il potere del partito per meglio affermare il proprio, così Gorbaciov sembra pronto a sconvolgere il partito pur di farne lo strumento della sua politica.
===1991===
*Vi fu un periodo, più di quarant'anni fa, quando il nome di [[Viktor Andrijovyč Kravčenko|Viktor Andreevic Kravchenko]] era una scintilla. Bastava pronunciarlo, soprattutto in Italia e in Francia, perché l'atmosfera d'una conversazione si caricasse di elettricità e lo spazio d'una riunione venisse attraversato da micidiali saette intellettuali. ''Ho scelto la libertà'', il libro che egli aveva scritto negli Stati Uniti fra il 1944 e il 1945, apparve in Italia presso Longanesi nel marzo del 1948, durante una delle più aspre campagne elettorali che si siano mai combattute nel nostro Paese<ref>Le [[Elezioni politiche italiane del 1948|elezioni politiche del 1948]] che videro contrapposte le liste della Democrazia Cristiana e del Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti).</ref>. Divenne subito un'arma e un bersaglio.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0872_01_1991_0144_0013_12185645/ Quel processo a Parigi condannò la sinistra]'', ''La Stampa'', 1º luglio 1991, p. 13.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0879_01_1991_0211_0005_12251908/ Aspettando un Messia, lo Zar]''|''La Stampa'', 8 settembre 1991|h=4}}
*{{NDR|Su [[Dmitrij Vasilev]]}} Ai suoi seguaci racconta con occhi guizzanti che la Russia poggia su tre pilastri: il trono, l'altare e il popolo; che la sua anima è stata confiscata e imprigionata dal potere bolscevico, dai complotti dell'Occidente, dai tentacoli dell'ebraismo internazionale; che lo zar tornerà un giorno al popolo russo come un messia e risanerà le sue ferite.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} A chi gli ricorda che l'organizzazione è stata recentemente abbandonata da una parte dei suoi membri, allude sorridendo alle manovre del Kgb. Ma i suoi avversari sostengono che fu proprio il Kgb negli scorsi anni il suo maggior finanziatore.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} Capisco, vedendolo, che i baffi spioventi, i capelli lunghi e slavati, gli occhi guizzanti e il colore sgargiante dei vestiti sono gli ingredienti del personaggio che egli ama recitare: quello del boiaro in una grande opera russa del secolo scorso.
*Avevo già chiesto ai suoi collaboratori quale fosse stato l'atteggiamento di [[Pamyat|Pamjat]] nei giorni del colpo di Stato. Mi avevano spiegato che comunismo e democrazia sono nipoti di Karl Marx e altrettanto spregevoli.
*Quante persone, dopo avere atteso per settanta'anni il miracolo di Lenin, attendono oggi il miracolo di Vasilev? Pochissime, probabilmente. Ma l'epoca del comunismo defunto è propizia ai profeti, ai tribuni, ai santoni e ai piccoli leader carismatici. Vasilev, occorre ammetterlo, è fra quelli che recitano meglio la parte.
===1992===
[[David Irving]] non è uno studioso. È soltanto un vecchio morbo che resiste tenacemente a qualsiasi documentazione storica.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0835_01_1992_0185_0016_11734980/ Studioso? No, è un morbo]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1992.</ref>
===1993===
*{{NDR|Su [[Giorgio La Malfa]] nel periodo di [[Mani pulite]]}} Il segretario repubblicano ha due meriti che gli permetteranno probabilmente , prima o dopo, di "tornare in gara": ha denunciato, tra i primi, i vizi del sistema politico, e si è immediatamente dimesso appena è stato coinvolto nelle indagini.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0776_01_1993_0056_0005_10957155/ La rivoluzione brucia]'', ''La Stampa'', 26 febbraio 1993.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non perde occasione per spiegare al Paese che l'ideologia del suo movimento è in realtà l'ideologia della sua impresa.<ref>Da ''La politica di Berlusconi. Il partito-azienda'', ''La Stampa'', 17 dicembre 1993, p. 1.</ref>
===1994===
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non può scendere in campo contro lo statalismo assistenzialista e dimenticare che la sua azienda è ancora un oligopolio costruito in combutta con il vecchio regime […]. Si presenta al paese come uomo di regole nuove e principi trasparenti ma l'uso che ha lasciato fare in questi giorni dei suoi canali televisivi tradisce le regole e i principi e rappresenta un rischio per la democrazia e per la correttezza della lotta elettorale.<ref>Da ''Ora basta con le carte truccate'', ''La Stampa'', 8 febbraio 1994.</ref>
===1995===
*Toccò a [[Franklin D. Roosevelt|Roosevelt]], [[Winston Churchill|Churchill]], [[Stalin]]. Doveva toccare anche a De Gasperi. Mentre gli storici inglesi continuano a scalpellare il monumento di Churchill e il generale Volkogonov non smette di rileggere criticamente la vita dei fondatori dello stato sovietico, [[Nico Perrone]], docente di storia americana e collaboratore del ''manifesto'', pubblica presso l'editore Sellerio di Palermo un libro fortemente "revisionista" su ''De Gasperi e l'America''. [...] Perrone ci precipita all'indietro negli anni in cui De Gasperi era "lacchè degli Stati Uniti", [[Mario Scelba|Scelba]] era il suo "ministro della polizia", [[Giuseppe Saragat|Saragat]] rompeva l'unità socialista con i soldi degli americani e Pacciardi cacciava i comunisti dagli opifici militari per obbedire agli ordini della CIA. Le tesi del libro sono sostanzialmente queste. Non è vero che gli americani abbiano assistito l'Italia per aiutarla a consolidare il suo regime democratico: lo hanno fatto per creare nel paese, con la collaborazione dei loro clienti, un duro fronte anticomunista. [...] Perrone è uno storico, e per convincere il lettore del buon fondamento delle sue convinzioni ha fatto lunghe ricerche negli archivi italiani e degli Stati Uniti, ha confrontato e integrato i documenti americani con quelli che rimangono negli archivi personali dei maggiori uomini politici del tempo, da [[Harry S. Truman|Truman]] a [[Dean Acheson|Acheson]].<ref>Da ''La Stampa'', 7 agosto 1995.</ref>
===2003===
{{Int|Da ''[https://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_11/saddam-hussein-cattura-10-anni-dopo-sergio-romano-1a31dace-627d-11e3-a809-0fced5f7d9ac.shtml Le sette vite del raìs]''|''Corriere della Sera'', 15 dicembre 2003|h=4}}
*Esiste una biografia ufficiale di [[Saddam Hussein]] in diciannove volumi. Esiste un grande documentario sulla sua vita (I lunghi giorni, sei ore di proiezione), prodotto con la supervisione di un regista britannico, Terence Young, noto tra l'altro per avere diretto uno dei primi film di Sean Connery nei panni di James Bond (Dalla Russia con amore). Ed esistono infine migliaia di inni, odi e poesiole infantili in onore del leader che la televisione irachena mandava in onda ogni sera. La biografia, il film e queste «spontanee» manifestazioni di cultura popolare sono l'equivalente letterario e cinematografico delle grandi statue leniniste e degli enormi ritratti con cui il raìs iracheno ha celebrato il culto della propria persona. In queste opere il protagonista è condottiero della nazione, principe illuminato e magnanimo, padre del popolo, difensore della patria, castigatore dei suoi nemici, paladino dell'Arabia, discendente di Maometto. Sul rovescio della medaglia vi è un altro Saddam composto con le informazioni fornite dagli esuli, il ricordo dei parenti delle vittime e i rapporti dei servizi segreti occidentali: il sanguinoso tiranno, il leader crudele, il massacratore dei curdi e degli sciiti, il satrapo capriccioso e imprevedibile, l'invasore del Kuwait. Gli storici, naturalmente, non si accontenteranno di queste opposte semplificazioni. Il contemporaneo, dal canto suo, può soltanto arricchire il quadro con qualche dettaglio raccontando al lettore che vi furono altri Saddam Hussein e che il protagonista del grande dramma iracheno fu protagonista di parecchie vite.
*[[Abd al-Karim Qasim|Kassem]] era un nazionalista, nello stile del colonnello Nasser che aveva conquistato il potere al Cairo pochi anni prima. E altrettanto nazionalista era un suo compagno di congiura, il colonnello Aref, che cinque anni dopo uccise Kassem e ne prese il posto.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Voleva fare del partito una forza di quadri e di militanti devoti e disciplinati, nello stile dei partiti fascisti e comunisti d'Europa.
*Nella filosofia totalitaria e nazional-socialista del [[Partito Ba'th|Baath]], il partito è il cuore del Paese, la mente della nazione, l'anima dello Stato e il centro vitale delle sue funzioni.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Il suo maggiore talento era una straordinaria capacità di ingannare.
*Mentre purgava il partito, rafforzava i servizi di sicurezza, schiacciava i dissidenti e promuoveva i «paesani» di Tikrit alle posizioni più ambite o remunerative, Saddam recitava un'altra parte in commedia: quella del modernizzatore illuminato.
*{{NDR|Sulla [[Guerra Iran-Iraq]]}} Benché i risultati del conflitto fossero modesti, Saddam ne uscì politicamente rafforzato e dovette credere che l'Iraq fosse ormai una grande potenza militare.
*Nel corso della sua esistenza Saddam aveva tradito e raggirato i compagni di partito, i potenziali concorrenti, i comunisti, i curdi, gli sciiti e gli iraniani. Ma fu lui stesso vittima di almeno tre tradimenti.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Separato dal mondo, isolato fra gli splendidi marmi dei palazzi presidenziali, abituato ad avere incontri durante i quali i suoi interlocutori potevano soltanto ascoltare, il raìs elaborò teorie che nessuno aveva il diritto di contraddire. Era convinto che gli arabi fossero un popolo superiore. Era certo che gli americani soffrissero ancora della sindrome del Vietnam e che non avrebbero sopportato la vista del sangue sparso dai loro soldati. Era sicuro che il suo popolo si sarebbe sacrificato per la causa nazionale.
===2005===
*I [[curdi]] hanno presenze importanti in quattro Stati medio-orientali — Iran, Iraq, Siria, Turchia — e la loro partecipazione militare alla guerra siriana ha confermato l'esistenza di una orgogliosa identità nazionale, distinta da quella degli altri popoli che vivono nella regione. Non è tutto. Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è il risultato di una crisi che investe quasi tutti gli Stati arabi nati dalla morte dell'Impero Ottomano e che avrà per effetto, probabilmente, la modifica di parecchie frontiere. Non è sorprendente che, in questa prospettiva, i curdi abbiano deciso di chiedere nuovamente la creazione di una grande casa comune per tutte le famiglie separate del loro popolo. Ma anche in questo caso vi sono protagonisti della vita politica internazionale che hanno il diritto di formulare riserve e prospettare pericoli. In una regione dove il ricorso alle armi è sempre più frequente, la creazione di uno Stato curdo darebbe probabilmente il colpo di grazia a ciò che ancora sopravvive del vecchio ordine e avrebbe per effetto nuove guerre.<ref>Da [http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_30/dal-kurdistan-fino-scozia-5a5b9288-a550-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml ''Dal Kurdistan fino alla Scozia: le ragioni deboli delle secessioni (e i diritti degli altri)''], ''Corriere.it'', 14 luglio 2005.</ref>
{{Int|Da ''Gorizia: i tre volti di una piccola grande città''|''Corriere della Sera'', 7 ottobre 2005|h=4}}
*{{NDR|A [[Quirino Principe]]}} Caro Principe, negli annali della letteratura nazionalista sulla Grande guerra, [[Gorizia]] è stata a lungo la «città santa» per cui furono combattute le undici battaglie dell'Isonzo.
*Negli annali della guerra fredda, infine, [[Gorizia]] è stata una piccola [[Berlino]], la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Nas Tito», il nostro [[Josip Broz Tito|Tito]].
*Nelle mie visite a [[Gorizia]] ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine {{NDR|«Nas Tito»}} con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro [[Quirino Principe|Principe]], che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.
*Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, [[Gorizia]] era la prima città in cui l'aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a [[Vienna]], a [[Salisburgo]], a [[Monaco di Baviera|Monaco]] e a [[Dresda]], era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
===2006===
*Per molti aspetti [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammed Reza]] appartiene di diritto alla piccola cerchia di quegli uomini di Stato che cercarono di rinnovare secondo modelli occidentali i costumi politici e civili delle società musulmane: Mohammed Ali, fondatore dell'Egitto moderno, il padre [[Reza Pahlavi|Reza]], fondatore dell'ultima dinastia iraniana, il grande [[Kemal Ataturk|Kemal Atatürk]], creatore della Turchia moderna, e per certi aspetti persino [[Saddam Hussein]], dittatore dell'Iraq sino alla guerra americana del 2003.<br>Ma non aveva, a differenza del padre e di Kemal, la tempra del combattente, il rigore strategico, lo stile puritano del potere. Amava lo sfarzo della corte, le uniformi sgargianti, le villeggiature a Saint Moritz e le stravaganti feste imperiali con cui celebrò nel 1971 l'improbabile discendenza dello Stato iraniano da quello di Dario e di Ciro.<ref name="rezaphalavi">Da [http://www.corriere.it/romano/09-08-01/01.spm ''Vita e morte di Reza Pahlavi. Il rischio del denaro facile''], ''Corriere.it'', 1 agosto 2009.</ref>
*Nel linguaggio corrente la parola «fascista» ha perduto il suo senso originario e significa semplicemente violento, intollerante, se non addirittura mascalzone. Molti di coloro che se ne servono hanno del fascismo un'idea vaga e sanno soltanto che è un insulto, quindi buono per aggredire verbalmente un uomo politico.<ref name="fascistiislamici">Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/12/fascisti.shtml ''Fascisti Islamici''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2006.</ref>
*È certamente vero che i regimi nazionali e sociali, creati in alcuni Paesi europei negli anni Venti e Trenta, parvero a molti leader arabi e musulmani, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, particolarmente adatti alle loro esigenze. L'autorità indiscussa del leader, il partito unico, il ruolo delle forze armate e della burocrazia, l'uso spregiudicato della polizia e dei servizi segreti, il controllo della società e della stampa parvero ingredienti utili per Stati nascenti dove le masse erano in buona parte analfabete e l'albero della democrazia parlamentare stentava a crescere. Ma non tutti i regimi autoritari possono considerarsi fascisti o comunisti. Il più simile al fascismo, tra i gruppi politici sorti in Medio Oriente durante il Novecento, fu un movimento creato in Siria nel 1940. Il suo fondatore, [[Michel Aflaq]], era siriano e cristiano. Aveva studiato alla Sorbona negli anni Trenta, aveva assistito alle battaglie politiche fra destra e sinistra nelle strade di Parigi, aveva inghiottito un inebriante cocktail di letteratura politica europea da Mazzini a Lenin, era anticolonialista, panarabista, fiero del grande passato arabo, ma risolutamente laico e socialista.<ref name="fascistiislamici"/>
*L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. Mi sarebbe molto più difficile, invece, trovare tracce di fascismo nei movimenti politici di ispirazione religiosa, dalla Fratellanza musulmana a quelli che sono nati dopo la rivoluzione iraniana, l'invasione israeliana del Libano nel 1982 e la prima Guerra del Golfo nel 1991. Fra il [[Partito Ba'th|Baath]] e il fanatismo religioso, anche quando si alleano contro un nemico comune, vi è un incolmabile fossato. A differenza dei suoi predecessori, Bush sembra avere dimenticato che il maggiore nemico dell'Iran di Khomeini fu l'Iraq di Saddam Hussein, e che nella lunga guerra fra i due Paesi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti furono dalla parte dei fascisti contro gli islamisti.<ref name="fascistiislamici"/>
===2007===
{{Int|Da [https://www.corriere.it/romano/07-11-30/01.spm ''La Turchia e gli armeni. I massacri e il diniego'']|''Corriere della Sera'', 30 novembre 2007|h=4}}
*{{NDR|Sul negazionismo turco del [[genocidio armeno]]}} Credo che le ragioni siano caratteriali e storiche. Caratteriali, perché questo popolo è fiero, orgoglioso e non ancora afflitto da quella «liturgia del perdono » che si è propagata negli ultimi decenni attraverso l'Occidente. Storiche, perché le accuse non terrebbero conto del modo in cui le rivendicazioni armene, prima della Grande guerra, furono percepite dallo Stato turco. Durante la seconda metà dell'Ottocento il declino dell'impero fu fortemente accelerato da eventi che obbedivano a una stessa dinamica. Scoppiavano rivolte cristiane nel Levante e nei Balcani che i turchi cercavano di reprimere con la loro abituale durezza. Ma la repressione, grazie alla popolarità dei movimenti nazionali nell'Europa di allora, suscitava la reazione delle grandi potenze decise a intervenire per proteggere i loro correligionari, ma anche per strappare all'Impero ottomano qualche lembo di territorio.
*[[Kemal Atatürk]] non fu personalmente coinvolto nella vicenda, ma i «giovani turchi», a cui egli apparteneva, avevano importanti responsabilità di governo. E anche questo spiega perché la Turchia d'oggi non voglia ammettere le colpe di ieri.
*La parola «genocidio» ha subito una sorta d'inflazione e che non può essere applicata ai massacri armeni del 1915. Il governo turco volle colpire duramente una comunità nazionale, ma non si propose, come Hitler, di sterminare un popolo e di inseguire ogni suo membro dovunque avesse cercato di nascondersi.
===2009===
*Mentre l'Europa e gli Stati Uniti celebrano con grande soddisfazione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, sarebbe giusto ricordare che vi è almeno un Paese dell'Europa centro-occidentale in cui quell'entusiasmante evento suscita riflessioni malinconiche e molti esami di coscienza. Il Paese è la Jugoslavia. Qui il crollo del comunismo ebbe l'effetto di sgretolare il cemento ideologico con cui Tito aveva costruito, dopo la fine della seconda guerra mondiale, uno Stato apparentemente federale ma in realtà fortemente centralizzato. Tornarono prepotentemente alla superficie le vecchie identità nazional-religiose dei suoi cittadini e il Paese fu tormentato da una guerra di sette anni in cui persero la vita o la casa alcune centinaia di migliaia di persone.<ref name="karadzic">Da [https://www.cdt.ch/commenti-cdt/karadzic-e-il-sipario-della-storia-CXCDT14071 ''Karadzic e il sipario della storia''], ''Cdt.ch'', 31 ottobre 2009.</ref>
*Milosevic e Karadzic sono molto diversi. Mentre il primo era intelligente, scaltro e capace di calcoli raffinati, anche se spesso destinati a produrre effetti disastrosi, il secondo è un personaggio bizzarro e stravagante.<ref name="karadzic"/>
*La battaglia contro il [[Riscaldamento globale|surriscaldamento]] è in ultima analisi una battaglia tecnologica e sarà vinta quando la vendita e l'acquisto di nuovi impianti diventeranno un affare per il venditore e il compratore. In altre parole l'ambientalismo avrà la meglio quando sarà un business. I segnali esistono e mi auguro che l'Italia sia pronta a coglierli.<ref>Da ''Corriere della sera'', 28 dicembre 2009.</ref>
===2011===
*Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura. Ma il fatto che molti notabili siano stati alla finestra per parecchi mesi e abbiano cambiato campo soltanto nelle ultime settimane dimostra che il risultato della partita era incerto e che nella migliore delle ipotesi il Paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_22/romano_strana-guerra-no-vincitori_ddc64c3e-cc7c-11e0-8c25-58bcec909287.shtml ''Strana guerra senza vincitori''], ''Corriere.it'', 22 agosto 2011.</ref>
*Non commettiamo l'errore di pensare che il Colonnello sia stato sempre impopolare. Le sortite nazionaliste e anti-occidentali piacevano a una parte della società libica e dell'opinione pubblica africana. I laici e i musulmani moderati approvavano il rigore con cui aveva combattuto e spento i focolai dell'islamismo radicale. Le straordinarie risorse naturali del Paese hanno arricchito il clan familiare del leader e creato una larga cerchia di profittatori, ma hanno anche consentito la nascita di nuovi ceti sociali, soprattutto negli apparati della pubblica amministrazione e dell'economia statale.<ref name="veleni">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_24/i-veleni-in-coda-a-una-dittatura-sergio-romano_8e40bc74-ce0e-11e0-8a66-993e65ed8a4d.shtml ''I veleni in coda a una dittatura''], ''Corriere.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Un processo a Gheddafi sarebbe una pietra miliare nella lunga strada verso la giustizia internazionale.<ref name="veleni"/>
*Quanti uomini politici, soprattutto europei, verrebbero convocati all'Aja per rendere conto dei loro rapporti con il leader libico? La fine del regime di Gheddafi è una buona notizia. Ma se vogliamo che sia utile al futuro della Libia e più generalmente a quello dei Paesi dell'Africa del Nord, nessuna di queste domande può essere ignorata o sottovalutata. Non basta salutare la fine del tiranno, la vittoria del popolo, il trionfo della democrazia.<ref name="veleni"/>
*Quando invase l'Iraq, nel 2003, [[George W. Bush]] credette che gli americani sarebbero stati accolti come liberatori e annunciò la fine della guerra, poche settimane dopo, di fronte a una scritta che proclamava al mondo: «Missione compiuta». Il presidente riteneva che il conflitto fosse giustificato dai legami di [[Saddam Hussein]] con il terrorismo islamico e dall'esistenza di armi chimiche e nucleari, di cui il dittatore avrebbe potuto servirsi contro il «mondo libero». Nessuna di queste affermazioni era vera. Non erano veri i legami con Al Qaeda, non esistevano armi di distruzione di massa, gli americani erano «liberatori» soltanto per una parte del Paese e la guerra, quando finalmente Bush uscì dalla Casa Bianca, non era finita.<ref name="missionemaicompiuta">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_23/romano-missione-mai-compiuta_35d454bc-2d2f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml ''Una missione mai compiuta''], ''Corriere della Sera'', 23 dicembre 2011.</ref>
*{{NDR|Sull'[[Iraq]]}} Il Paese è un artefatto della politica internazionale, una invenzione di Churchill realizzata per le esigenze petrolifere della Royal Navy grazie a un assemblaggio di gruppi etnici e religiosi - arabi sunniti, arabi sciiti, curdi - in cui soltanto i primi, purché al vertice del potere, erano veramente interessati alla creazione di uno Stato unitario. Gli sciiti hanno un forte rapporto religioso con l'Iran e hanno spesso detestato i loro concittadini sunniti più di quanto temessero gli iraniani. I curdi hanno fratelli in Turchia, in Iran, in Siria, e non hanno mai smesso di sognare il grande Kurdistan che i vincitori del 1918 avevano lasciato intravedere alla fine della Grande guerra. Qualche intelligente diplomatico americano ha prospettato l'ipotesi di una federazione, ma non è facile tracciare frontiere là dove esistono grandi risorse naturali e ogni divisione rischia di farsi a spese di qualcuno. Oggi i curdi sono pressoché sovrani nelle loro terre e gli sciiti controllano buona parte del potere a Bagdad. Ma i sunniti si considerano «espropriati» e le loro formazioni più radicali non hanno mai smesso di combattere, se necessario, persino a fianco dei terroristi di Al Qaeda.<ref name="missionemaicompiuta"/>
{{Int|Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_21/romano_volti_satrapo_1ad3ffce-fba6-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml ''I volti di un satrapo'']|''Corriere della Sera'', 21 ottobre 2011|h=4}}
*Il colonnello Muammar Gheddafi non fu soltanto il satrapo orientale, vestito di una uniforme operistica che si pavoneggiava a Roma ostentando il ritratto di Omar El Mukhtar, martire della resistenza anti-italiana, sul bavero della giacca. Prima di seppellirlo conviene ricordare che il tiranno era pur sempre un leader nazionale e che perseguì progetti diversi, quasi sempre folli, ma non privi di una loro perversa genialità.
*La Francia lo detestava per le sue interferenze nel Ciad e per l'attentato contro un aereo francese, la Gran Bretagna per l'uccisione di una poliziotta colpita da uno sgherro libico di fronte all'ambasciata di Libia a Londra, gli Stati Uniti per il contenzioso sul golfo della Sirte e l'attentato in una discoteca di Berlino, la gran Bretagna e gli Stati Uniti insieme per l'attentato contro un aereo della Pan American nel cielo scozzese di Lockerbie, i leader arabi per le sue intollerabili irruzioni negli affari interni dei loro Paesi, la Fratellanza musulmana per il modo in cui aveva perseguito, incarcerato e ucciso gli islamisti libici, la Svizzera per le misure di rappresaglia decise dal colonnello dopo l'arresto di Hannibal in un albergo di Ginevra, la Bulgaria per la lunga detenzione di alcune infermiere accusate di un reato inesistente. Aveva anche qualche amico, tra cui alcuni Stati africani e quei Paesi che, come il Venezuela di Hugo Chavez, lo consideravano una provvidenziale spina nel fianco dell'Occidente imperialista.
*La Libia era una creazione artificiale del colonialismo italiano, uno Stato composto da due territori (la Tripolitania e la Cirenaica) che avevano avuto storie diverse, popolato da tribù che avevano interessi contrastanti, abitato da circa due milioni di persone (tanti erano i libici quando Gheddafi conquistò il potere), sparse su un enorme territorio prevalentemente desertico. Demograficamente povera, economicamente sottosviluppata e priva di un forte passato nazionale, la Libia di Gheddafi era tuttavia, potenzialmente, un paese ricco, e tale sarebbe diventato a mano a mano che le grandi compagnie petrolifere scoprivano nuovi giacimenti di petrolio e di gas. A differenza di altri leader nazionali dei paesi emergenti, il colonnello ebbe quindi sempre a sua disposizione i mezzi finanziari necessari al perseguimento dei suoi obiettivi; ed è probabile che tanta abbondanza lo abbia sollecitato a concepire sogni smisurati e stravaganti. La storia della sua politica è anche la storia del suo denaro e del modo in cui venne impiegato.
*Se avesse potuto difendersi in un'aula di tribunale, Gheddafi avrebbe forse chiamato sul banco dei testimoni molti soci d'affari. Ma della sua umiliante fine politica e umana, se avesse conservato un briciolo di intelligenza, avrebbe potuto rimproverare soltanto se stesso.
===2012===
*Non posso continuare a raccontare il [[Ernst Gombrich#Breve storia del mondo|libro di Gombrich]], cara signora, anche perché non saprei rendere la freschezza, l'immaginazione e l'ironia con cui l'autore racconta la storia del mondo sino alla fine della Seconda guerra mondiale passando attraverso le diverse fasi dell'umanità.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_15/COME-AMARE-LA-STORIA-IL-LIBRO-DEL-GIOVANE-GOMBRICH_4c97cbf6-86d1-11e1-9381-31bd76a34bd1.shtml Come amare la storia]'', ''Corriere della Sera'', 15 aprile 2012.</ref>
===2013===
*Parlare con l'[[Iran]] è necessario per almeno tre ragioni. È una potenza regionale, ha un capitale petrolifero che può giovare all'intera regione ed è la guida autorevole di una minoranza musulmana, gli sciiti, che attraversa il Golfo, è maggioranza in Iraq, si estende sino alla Siria e soprattutto al Libano. Non riusciremo a spegnere i fuochi della Siria senza la collaborazione dell'Iran. E non vi saranno prospettive di pace in Afghanistan se l'Iran non sarà chiamato a fare la sua parte.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_14/termometro-teheran-romano_824822e0-d4b0-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml ''Il termometro di Teheran''], ''Corriere.it'', 14 giugno 2013.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Primavera araba]]}} Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l'[[Egitto]] di [[Hosni Mubarak]], la [[Tunisia]] di [[Zine El Abidine Ben Ali]], la [[Libia]] del colonnello [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]]. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di [[Saddam Hussein]] e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del [[Libano]]. È fallita la [[Lega Araba]]. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di [[Mohammed VI]] in [[Marocco]] a quella di [[Abdullah II]] in [[Giordania]], ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, [[Siria]] e Libia, la crisi è diventata rapidamente [[guerra civile]]. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all'altro.<ref>Da ''[http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_30/il-mediterraneo-dimenticato-sergio-romano_a6fa2238-e13e-11e2-a879-533dfc673450.shtml Il Mediterraneo dimenticato]'', ''Corriere.it'', 30 giugno 2013.</ref>
*Non è interamente colpa di Obama se le primavere arabe non hanno schiuso ai loro Paesi le porte della democrazia, se il partito americano della sicurezza gli ha impedito la chiusura di Guantánamo, se gli ayatollah iraniani non hanno accolto la sua offerta, se l'Afghanistan è sempre per metà talebano, se i sunniti iracheni contestano ai loro fratelli sciiti il diritto di governare il Paese, se il primo ministro israeliano ha preferito puntare sulla vittoria dei repubblicani nelle ultime elezioni presidenziali americane, se la Russia di Putin è più poliziesca e repressiva di quella di Medvedev. Obama ha avuto la sventura di entrare alla Casa Bianca nel momento in cui era già iniziato il lento declino dell'impero americano, e deve ora convivere con una società politica che reagisce a questa prospettiva troppo nervosamente.<ref name="ambizioniperdute">Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_12/ambizioni-perdute-di-un-presidente-romano_d38b86bc-030c-11e3-a0a3-a0e457635e2f.shtml ''Ambizioni perdute di un presidente''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2013.</ref>
*È stato un errore combattere [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]] senza accettare le responsabilità politiche dell'intervento. È stato un errore chiedere all'ambasciatore americano in Siria di prendere posizioni inutilmente provocatorie contro il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar Al Assad]]. E non ha giovato alla politica americana oscillare ambiguamente in Egitto fra i militari e la Fratellanza musulmana.<ref name="ambizioniperdute"/>
*I talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare con una potenza che ha già, comunque, deciso di ritirare le proprie truppe nel 2014. L'uccisione di [[Osama bin Laden]] nel suo fortilizio pachistano è parsa uno straordinario successo della presidenza Obama (la vendetta è sempre, per un certo periodo, consolatoria) ma ha peggiorato i rapporti degli Stati Uniti con il [[Pakistan]]. In [[Iraq]] si muore, grazie alle bombe sunnite, molto più di quanto si morisse all'epoca di [[Saddam Hussein]]. In Libia, infine, Obama ha avuto il merito di comprendere prima dei suoi alleati i rischi di una operazione che era divenuta molto più lunga del previsto. Ma del caos in cui il Paese è precipitato dopo la vittoria dei ribelli Obama non è meno responsabile di Nicolas Sarkozy e David Cameron. È davvero sorprendente che dopo tre guerre non vinte, come la buona educazione internazionale preferisce chiamare quelle perdute, gli americani e le opinioni pubbliche occidentali non vogliano essere trascinati nella quarta? Resta da capire, a questo punto, perché un uomo politico accorto e razionale come [[Barack Obama]] dovrebbe a tutti i costi prendere una iniziativa militare contro la [[Siria]].<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_01/armi-democratiche_114e22ee-12c0-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml ''Armi democratiche''], ''Corriere.it'', 1 settembre 2013.</ref>
===2014===
*{{NDR|Sullo [[Stato Islamico]]}} Per vincere abbiamo un'arma che potrebbe rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se sapremo coinvolgerli, saranno i nostri migliori alleati. Ne esistono le condizioni. Come quella creata durante la prima [[guerra del Golfo]], la coalizione contro l'Isis non potrà mai essere definita una «crociata» composta da Paesi cristiani. È una ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione musulmana. Mi piacerebbe che gli storici, un giorno, parlassero della guerra contro l'Isis come dell'evento che maggiormente avvicinò il mondo della cristianità e quello dell'Islam.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_27/i-ter-roristi-che-sono-noi-484db1c4-4604-11e4-a490-06a66b2e25ed.shtml ''I terroristi che sono tra noi''], ''Corriere.it'', 27 settembre 2014.</ref>
*[[Julius Evola]] ebbe due vite. Nel sua prima vita fu pittore, futurista, dadaista (dal nome di un movimento artistico e letterario nato a Zurigo nel 1916) e amico del suo fondatore, Tristan Tzara.<br />I quadri dipinti in quegli anni furono notati e ammirati in alcune delle grandi esposizioni europee del tempo. Ma nel 1921 attraversò una difficile crisi personale, fu attratto dagli studi filosofici e dedicò il resto della sua vita alla elaborazione di un idealismo magico in cui è visibile l'influenza di Nietzsche, del pensiero razziale di Gobineau, della filosofia indiana e di altri culti esoterici dell'Asia.<br />Aderì intellettualmente al fascismo e al nazismo perché sostenne di vedere in quei movimenti la nascita di un neo paganesimo e l'avvento di un'era eroica dominata da razze che avrebbero difeso i loro popoli dai flagelli della modernità. Uno dei suoi libri più importanti è, per l'appunto, Rivolta contro il mondo moderno. Era a Vienna nell'aprile del 1945 quando fu ferito durante un bombardamento alleato e perdette l'uso delle gambe.<br />Quando rientrò in patria, nel 1948, fu accusato di avere collaborato alla creazione di una organizzazione fascista rivoluzionaria e venne processato; ma fu assolto ed ebbe da allora nella società culturale italiana una posizione simile per certi aspetti a quella di Céline, lo scrittore anti-semita di cui venivano riconosciute, tuttavia, le grandi qualità letterarie.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_ottobre_14/L-AMICIZIA-DEGLI-OPPOSTI-JULIUS-EVOLA-E-SCHEIWILLER_e1f8ad32-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml L’AMICIZIA DEGLI OPPOSTI JULIUS EVOLA E SCHEIWILLER]'', ''corriere.it'', 14 ottobre 2014.</ref>
===2015===
*Commetteremmo un errore, a mio avviso, se pensassimo di essere il principale bersaglio dell'Islam jihadista. La vera guerra, oggi, è quella che si combatte all'interno del mondo musulmano. È la guerra tra una setta fanatica e regimi politici spesso incerti, titubanti, ma tutti più o meno collegati, per ragioni di affinità o convenienza, con l'Europa, gli Stati Uniti e la Russia. È una guerra civile senza quartiere dove le vittime musulmane sono incomparabilmente più numerose di quelle provocate dagli attentati terroristici nelle nostre città. Ed è ulteriormente complicata dall'antico odio fra le due famiglie religiose dell'Islam: sunniti e sciiti.<ref name="guerranonvaperduta">Da [http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_11/guerra-che-non-va-perduta-020eac8c-995f-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml ''Una guerra che non va perduta''], ''Corriere.it'', 11 gennaio 2015.</ref>
*Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano [[Bashar al-Assad|Al Assad]], il presidente russo [[Vladimir Putin|Putin]] e il presidente iraniano [[Hassan Rouhani|Rouhani]] non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l'Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall'estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato. Se qualche Paese occidentale fosse disposto a mettere truppe sul terreno potremmo forse fare a meno della loro collaborazione. Ma da quando gli Stati Uniti hanno eliminato questa opzione non abbiamo altra scelta fuor che quella di sostenere con tutti i mezzi di cui disponiamo quelli che sul terreno già ci sono.<ref name="guerranonvaperduta"/>
*Washington non vuole Assad, non vuole l'Isis e non vuole Putin nel Mediterraneo. Un tale groviglio di desideri incompatibili sarebbe più facilmente sostenibile se il presidente Obama fosse disposto a impegnare le forze americane sul terreno. Ma esclude anche questa possibilità, forse perché non vuole concludere il suo mandato con una operazione che ricorderebbe, anche se in circostanze alquanto diverse, quella del suo predecessore alla Casa Bianca. Ha un altro piano?<ref name="groviglioobama">Da [http://www.corriere.it/opinioni/15_settembre_10/groviglio-obama-c4b819ac-5774-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml ''Il groviglio di Obama''], ''Corriere.it'', 10 settembre 2015.</ref>
*Il presidente siriano si è sicuramente screditato ma non è una persona inutilizzabile.<ref name="obamasioppone">Citato in [http://www.tempi.it/siria-romano-obama-si-oppone-ad-assad-a-tutti-i-costi-perche-e-ideologico#.WkgpaWinGUk ''Siria. Romano: «Obama si oppone ad Assad a tutti i costi perché è ideologico»''], ''Tempi.it'', 2 ottobre 2015.</ref>
*Gli americani non si rendono conto che Assad non è solo un despota ma anche il leader di un blocco politico e sociale. Non dimentichiamo poi che esiste la simpatia dei cristiani, della media borghesia. Fino ad ora hanno parlato poco per non esporsi alle rappresaglie dell'una e dell'altra parte, ma la loro posizione è chiara.<ref name="obamasioppone"/>
*L'[[Stato Islamico|Isis]] è un movimento sunnita e noi sappiamo che in questi ultimi anni la destabilizzazione del Medio Oriente ha provocato il risveglio di un vecchio conflitto religioso tra le due anime dell'Islam, i sunniti e gli sciiti. Non c'è dubbio che questa vecchia ruggine fra le due maggiori componenti dell'Islam ha in qualche modo contribuito a rendere il conflitto ancora più aspro.<br>Il principale obiettivo dell'Islam sono i Paesi occidentali ma non escludo effettivamente che questa sorta di guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti esplosa nuovamente sia diventata importante, soprattutto per i grandi Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran, vale a dire i Paesi che sono la maggiore espressione delle due grandi anime dell'Islam.<ref name="attentatiparigi">Citato in [http://www.sulromanzo.it/blog/gli-attentati-di-parigi-sono-il-contrattacco-dell-isis-intervista-a-sergio-romano ''«Gli attentati di Parigi sono il contrattacco dell'ISIS», intervista a Sergio Romano''], ''Sulromanzo.it'', 19 novembre 2015.</ref>
*Credo che non dovremmo più parlare di "primavera araba", piuttosto constatare che quei movimenti, quelle piazze piene di gente che protestava contro il regime di Ben Ali in Tunisia e contro quello di Mubarak in Egitto erano il segno di una protesta reale, non c'è dubbio che c'era una grande insoddisfazione, soprattutto generazionale. Nuove generazioni che avevano in qualche modo ambizioni suscitate anche dal fatto che potevano, a differenza dei loro padri e dei loro nonni, vedere meglio grazie alle nuove tecnologie quello che stava accadendo altrove, quello che la modernità rappresentava in altri Paesi.<br>Però in quelle piazze non c'erano movimenti o partiti politici quindi sono certamente riusciti a cacciare Ben Ali e far dimettere Mubarak ma non sono stati in grado poi di istituire un regime nuovo, creare nuove stabilità basate su progetti organici e quindi i paesi sono in modo diverso precipitati nel caos.<ref name="attentatiparigi"/>
*Il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar al-Assad]], come quello di [[Saddam Hussein]], era un regime laico; entrambi avevano cercato di fondare la loro esistenza su principi desunti dall'Occidente. Il partito al potere, sia in Iraq che in Siria, era il [[partito Ba'th]], nazionalista e socialista, con una forte componente laica. Saddam Hussein non ha mai avuto rapporti con Al-Qaeda, anche se questa era l'accusa da parte degli Stati Uniti, l'argomento o il pretesto per cui hanno deciso di fargli la guerra.<br>Paradossalmente era più simile a uno stato europeo quello di Bashar al-Assad, ma anche quello di Saddam Hussein insieme all'Egitto, di quasi tutti i Paesi arabo-musulmani.<ref name="attentatiparigi"/>
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2015/11/05/news/non-possiamo-che-fidarci-di-erdogan-89279/ ''Non possiamo che fidarci di Erdogan'']|''Ilfoglio.it'', 5 novembre 2015|h=4}}
*Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno.
*Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l'uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto?
*In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l'unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico.
===2016===
*Non c'era Al-Qaeda in Iraq nel 2003 quando gli Stati Uniti invasero e occuparono il Paese, apparve nel momento in cui, avendo disintegrato il regime di Saddam Hussein, trovarono spazio per le loro ambizioni, per i loro piani strategici.<ref name="attentatiparigi"/>
*[[Bashar al-Assad|Assad]] e [[Vladimir Putin|Putin]] sono autoritari e spregiudicati, ma anche molti generali democratici, durante la Seconda guerra mondiale, non si sono comportati diversamente.<ref>Da [http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_14/illusione-un-ponte-aleppo-9353b762-6188-11e6-8e62-f8650827a70c.shtml ''L'illusione di un ponte per Aleppo''], ''Corriere.it'', 13 agosto 2016.</ref>
*Le ragioni per cui la Russia è entrata in campo in Siria sono abbastanza chiare. Quando scoppiarono le prime rivolte arabe, alcuni governi occidentali si schierarono subito contro il governo di Bashar al Assad. Lo hanno fatto molto probabilmente nella convinzione che la fine del regime avrebbe comportato anche la fine della vecchia presenza "sovietica" nelle basi siriane. Non è difficile comprendere quindi perché la Russia sia intervenuta. Voleva difendere il suo alleato e soprattutto la sua tradizionale posizione nella regione. Oggi la sua strategia mi sembra tutto sommato abbastanza chiara. La Russia e il governo siriano potrebbero rinunciare ad una parte del territorio soltanto se il regime di Assad riuscisse a ristabilire la sua autorità nell'area che va da Damasco ad Aleppo. Questa è la ragione per cui Aleppo è al cuore del conflitto. Non si può dunque parlare ancora di una "Pax russa" in Medio Oriente perché gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti. Credo che la Russia continuerà a perseguirli. Ma non si può combattere indefinitamente e Mosca potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica.<ref>Citato in ''[http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Sul_nuovo_ruolo_della_Russia_un_commento_di_Sergio_Romano.html Sul nuovo ruolo della Russia, un commento di Sergio Romano]'', ''Treccani.it'', 3 novembre 2016.</ref>
===2017===
*Nel suo ultimo discorso, pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, [[François Mitterrand]] disse di essere nato durante la Prima guerra mondiale, di avere fatto la Seconda e di essere giunto alla conclusione, durante la sua vita, che «il [[nazionalismo]] è la guerra».<ref>Citato in ''L'alleanza effimera dei populisti'', ''Corriere della Sera'', 24 gennaio 2017, pp. 1 e 26.</ref>
*Se le nostre democrazie hanno deciso che eliminare [[Bashar al-Assad|Assad]] è una condizione irrinunciabile, dovrebbero prepararsi a ciò che potrebbe succedere dopo.<ref name="guerresonodue">Da [http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_13/i-nemici-dell-occidente-doppia-guerra-siriana-d3f71eee-1fa1-11e7-a630-951647108247.shtml ''Ma non bisogna dimenticare che in Siria le guerre sono due''], ''Corriere.it'', 12 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile siriana]]}} L'unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l'islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, deve fare fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d'occhio il barometro elettorale. Ma se hanno deciso che la eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani.<ref name="guerresonodue"/>
*Sappiamo che cosa è accaduto. L'Iraq è diventato teatro di una guerra che dura da quattordici anni, ha contagiato l'intera regione e ha lasciato sul terreno un numero incalcolabile di vittime civili. La Tunisia ha dimostrato di avere forti spiriti democratici, ma è continuamente minacciata da gruppi jihadisti lungo le sue frontiere meridionali ed è diventata un vivaio di reclute per le milizie dell'Isis. L'Egitto è stato governato per parecchi mesi dalla Fratellanza Musulmana (una organizzazione che ha rivelato, quando è andata al potere, il suo volto integralista) ed è passato dalla semi-democrazia di Mubarak al regime autoritario e poliziesco del maresciallo Al Sisi. La Libia è stata devastata da una guerra tribale non ancora conclusa ed è oggi il principale capolinea mediterraneo delle migrazioni provenienti dal continente africano. La matassa siriana, in questo quadro, è la più imbrogliata. Di fronte alle proteste popolari Bashar Al Assad ha scelto di restare al potere e di resistere agli insorti. Ha riscosso qualche successo militare perché, a differenza di altri leader, ha potuto contare su alcuni importanti alleati: gli alauiti (una minoranza etnico-religiosa che appartiene alla grande famiglia sciita), i militanti del partito Baath, la borghesia commerciale e industriale di Aleppo, i cristiani e due grandi potenze: la Russia, presente in Siria con due basi militari sin dagli anni in cui si chiamava Unione Sovietica, e l'Iran degli Ayatollah.<ref name="guerresonodue"/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ha vinto perché la [[Francia]] aveva paura del vuoto creato dalla scomparsa di alcuni grandi partiti, del terrorismo islamista, della crisi economica, del grande disordine mondiale e della incognita rappresentata dalla destra nazional-populista.<ref>Da ''La sindrome bonapartista dei francesi'', ''Corriere della Sera'', 19 giugno 2017.</ref>
*Durante i lavoro della conferenza che si aprì all'Hotel Semiramis del Cairo il 12 marzo 1921 per discutere gli assetti territoriali del Medio Oriente dopo la Grande guerra, Winston Churchill, allora ministro delle Colonie, non riusciva a distinguere i sunniti dagli sciiti. Tuttavia questo non gli impedì di creare in quella occasione due Stati arabi.<br>Con la sabbia e le oasi di un territorio che si era chiamato sino ad allora Mesopotamia impastò il regno dell'Iraq.<ref>Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/07_Luglio/09/romano.shtml ''L'illusione inglese: un mondo senza ayatollah''], ''Corriere.it'', 29 settembre 2017.</ref>
{{Int|Da [https://libreriamo.it/news/sergio-romano-dalla-russia-di-putin-allamerica-di-trump-le-nostre-democrazie-smarrite/ ''“Dalla Russia di Putin all'America di Trump, le nostre democrazie malate”'']|''Libreriamo.it'', 2017|h=4}}
*Putin è l'uomo che in qualche modo si è addossato una responsabilità: quella di restituire dignità e, per quanto possibile, potenza al suo paese.
*Mi pare che ciò che abbia avuto più importanza per Putin sia stato il crollo dell'Unione Sovietica, nonché della sua patria, un paese che aveva un suo statuto in Europa e nelle relazioni internazionali, un paese che improvvisamente si è disfatto.
*La Nato è un'alleanza molto diversa dalle alleanze del passato. È un'alleanza politico-militare fatta per fare la guerra. Infatti ha un comando supremo permanente, ha delle basi permanenti in Europa ma anche altrove. Un'alleanza così non può non avere un nemico, è concepita e organizzata in funzione di un nemico. Se non ha un nemico non ha motivo di esistere.
*I russi hanno sempre preferito nelle presidenziali americane il candidato repubblicano a quello democratico. [...] I repubblicani sono più isolazionisti, meno impiccioni, meno portati a esportare democrazia nel mondo. Sono quindi più realisti, più isolazionisti. I democratici, invece, sono generalmente molto più militanti sotto il profilo democratico, poi naturalmente anche loro si contraddicono, vengono a patti con paesi non democratici, però il partito democratico ha una storia molto più interventista. Ma in generale i russi sono andati abbastanza d'accordo coi repubblicani, Gorbačëv e Reagan, Putin e George W. Bush. Era chiaro che i russi avrebbero preferito Trump.
*Dopo la grande prova storica dell'invasione dei mongoli e dei tartari, che ha duramente provato il paese, nel momento del Granducato di Moscovia la Russia comincia a crescere, fino a diventare poi un impero. Questo accade su una scala geograficamente colossale. Ancora oggi, la Russia, nonostante le numerose mutilazioni, è di gran lunga lo stato più grande al mondo. E questo allargamento dello stato russo è sempre avvenuto a spese di imperi declinanti, quelli che circondavano prima il Granducato di Moscovia e poi lo stato dello Zar. Questi imperi declinanti erano l'impero cinese, l'impero persiano e l'impero ottomano. Erano i tre grandi imperi che si erano spartiti l'Asia. Quando cominciano a declinare, la Russia inesorabilmente. Che tipo di identità può dare lei a un paese che ogni decennio ingloba centinaia e centinaia di persone appartenenti a stirpi e a gruppi nazionali differenti?
*La Russia, soprattutto dopo il declino di Bisanzio, si è sempre considerata erede di quella grande tradizione bizantina. Però le popolazioni che fanno parte dell'impero russo sono di straordinaria varietà etnica: ci sono gli armeni, i georgiani, gli uzbeki, i turcomanni, e tanti altri. Inoltre nei confronti di questi popoli la Russia non si è mai comportata come potenza coloniale. È autoritaria, e certamente impone la sua autorità con grande durezza, però i suoi cittadini non russi hanno sempre ottenuto le cariche più alte.
*Il padre di Aliyev, che è l'attuale presidente dell'Azerbaigian, era un personaggio sovietico di grande importanza. Ed è un azero, non ha proprio nulla di slavo.
*La letteratura è stato il cemento del paese. Puskin è il loro Dante, è il grande maestro della lingua, il grande poeta, il grande drammaturgo. Poi naturalmente sono venuti Gogol, Dostoevskij a Tolstoj. La letteratura ha cementato l'identità russa. Poi si sono inventati l'[[Eurasiatismo|Eurasia]]. Noi siamo qualche cosa che voi europei non siete. Noi abbiamo un'originalità che ci rende in qualche modo autonomi sotto il profilo della nostra autocoscienza, perché siamo euroasiatici.
===2020===
{{Int|Da ''Il regime alla prova''|''La Stampa'', 12 gennaio 2020|h=4}}
*Il generale [[Qasem Soleimani|Qassem Soleimani]], di cui Donald Trump ha decretato la morte, era un militare, ma anche probabilmente, insieme alla Guida Suprema dell'Iran (l'Ayatollah [[Ali Khamenei]]), l'uomo più popolare del suo Paese.
*Dopo avere combattuto nella [[Guerra Iran-Iraq|guerra degli 8 anni]] contro l'Iraq (quando il Paese di Saddam Hussein godeva del sostegno americano), Soleimani era diventato un eroe nazionale e un possibile successore del Grande Ayatollah alla guida del Paese. Ma anche queste sono considerazioni a cui Trump non è sensibile. Il suo dichiarato obiettivo era quello di provocare in Iran, con sanzioni e altri mezzi, un cambiamento di regime. Se questo era il suo scopo, tuttavia, la morte di Soleimani sembra avere avuto l'effetto opposto: quello di garantire al regime di Teheran una crescente popolarità.
*{{NDR|Sulla [[Rivoluzione iraniana]]}} Per l'Iran la partenza dello [[Mohammad Reza Pahlavi|Scià]] nel 1979 è una pagina gloriosa di storia nazionale, il giorno in cui il Paese vendica il colpo di Stato con cui gli americani e gli inglesi, nel 1953, si erano sbarazzati di un leader progressista, [[Mohammad Mossadeq|Mohammad Mossadegh]] per restituire il potere a Reza Pahlevi. Per gli americani la cacciata dello Scià, invece, è la perdita dell'uomo che era stato per molti anni la sentinella degli Stati Uniti nel Golfo Persico.
*Naturalmente anche in Iran esistono fazioni bellicose, islamisti fanatici, strateghi del «tanto peggio tanto meglio». Ma le scuse offerte dal [[Hassan Rouhani|presidente Rouhani]] quando un missile iraniano ha abbattuto un aereo ucraino, dimostrano che vi sono interlocutori con cui l'Europa può parlare per fare una politica diversa da quella che è stata fatta sinora.
{{Int|Da ''[https://www.affarinternazionali.it/2020/02/parla-lambasciatore-sergio-romano/ Parla l'ambasciatore Sergio Romano]''|''Affarinternazionali.it'', 26 febbraio 2020|h=4}}
*Naturalmente, ogni Paese ha le sue strutture e non ci si può sorprendere se quelle dei Paesi che ancora qualche tempo fa chiamavamo del terzo mondo, non sono attrezzati come quelli occidentali. Non mi sembra sia sorprendente. Tuttavia, credo si stia reggendo alla sfida.
*[[Boris Johnson]] è un camaleonte, perciò a un certo punto dirà cose diverse, uscendo dalla sua posizione di liberista radicale. Siccome è un camaleonte, dirà al suo elettorato altre cose, correggendo da più parti il suo messaggio. Insomma, cercherà di sopravvivere, perché tutto gli è contro in questo momento. La rivoluzione economico-sociale che voleva fare, la riproponeva sulle orme di Trump, contando sul sostegno degli Stati Uniti che avrebbero fatto con il Regno Unito un accordo molto liberista e vantaggioso per Londra. Adesso si sta accorgendo che le cose non stanno così, lo avrebbe dovuto capire prima, ma ha ora compreso l'inaffidabilità di Trump. Punterà a conservare il potere, visto che il consenso nei suoi confronti non è caduto. La Gran Bretagna attraversa un momento di grande delusione nei confronti della democrazia rappresentativa, con la Camera dei Comuni, gioiello della sua storia, che non sta funzionando e il Paese che attraversa una fase difficile. Ecco... Boris Johnson è l'uomo che galleggerà
*Se Bloomberg vince le elezioni americane, gli Stati Uniti passeranno da un presidente milionario a uno miliardario. Questo è il mondo dell'economia oggi: la finanza ha vinto e continuerà a fare qualche cosa buona e molte cose pessime.
*Se la democrazia non funziona e l'economia ha favorito la crescita del potere finanziario, a dispetto di quello sudato e guadagnato nelle industrie, c'è qualcosa che non va... mi creda.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_08/salute-nuovo-diritto-tutti-f75bec68-9157-11ea-8c7e-3b270f2639b4.shtml ''Salute, un nuovo diritto per tutti'']|''Corriere della Sera'', 8 maggio 2020|h=4}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall'Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all'inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce.
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti.
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-usa-isolati-ma-russia-e-cina-non-sono-minacce-per-leadership-mondiale-111375/ ''"Usa isolati, ma Russia e Cina non sono minacce per leadership mondiale"'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Ilriformista.it'', 6 giugno 2020|h=4}}
*Esercitare la leadership a livello mondiale affatica, stanca. E gli Stati Uniti, anche oltre le pecche evidenti dell'attuale presidente, questa stanchezza l'avvertono.
*Trump è l'uomo che ha provato a smantellare tutte quelle istituzioni e organismi sovranazionali che hanno cercato di disciplinare, in qualche modo, la società internazionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale: disciplinare i traffici commerciali, i rapporti economici e quelli militari. Da [[Prima presidenza di Donald Trump|presidente]], Trump si è trovato a fare i conti con un mondo di grandi organismi e istituzioni internazionali. Un mondo che Trump, anche per ragioni personali antecedenti al suo ingresso alla Casa Bianca, ha sempre concepito, vissuto, come un qualcosa di ostile, di limitante.
*L'Europa può trarre vantaggio dal declino della leadership americana. Ma deve crederci e non dividersi, come continua a succedere, quando uno dei leader europei più attivi su questa linea, il Presidente francese Emmanuel Macron, prova ad agire per riempire i vuoti lasciati sullo scacchiere internazionale dall'America di Trump.
*Fuori da una narrazione compiaciuta sull'orgoglio nazionale dimostrato nell'affrontare l'emergenza virale, la realtà evidenzia come questa epidemia abbia spaccato il Paese, tra quanti ritengono che sia assolutamente prioritario, totalmente direi, tutelare la salute come bene comune, e quanti, pur non disconoscendo l'importanza della tutela della salute, ritengono che sia più importante far ripartire l'economia e accumulare ricchezza. Personalmente mi auguro che una volta contenuta l'emergenza Covid-19, questa faida interna possa essere ricomposta. A beneficio del sistema-Italia. Noi oggi stiamo vivendo un passaggio decisivo, forte, verso una società digitale. E in questo, come Italia siamo molto indietro. Non c'è solo la società digitale, ma anche l'intelligenza artificiale. Un esempio: oggi si parla molto delle vetture senza guidatore, come l'investimento del futuro in questo settore. Bene, ma senza la banda larga, il 5G, senza la realizzazione di città informatizzate, non si va da nessuna parte. E i sogni restano tali. Dobbiamo agire più rapidamente, investire maggiori risorse finanziarie e umane in questo campo, se non vogliamo essere tagliati fuori da un mondo, anche economico, sempre più globalmente digitalizzato.
===2021===
{{Int|Da [https://www.huffingtonpost.it/entry/assalto-al-congresso-sergio-romano-sintomi-del-declino-americano_it_5ff6d403c5b6ef6b1583b967 ''Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"'']|Intervista di Giacomo Galanti sull'[[assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021]], ''Huffingtonpost.it'', 7 gennaio 2021|h=4}}
*L'assalto al Congresso non me l'aspettavo ma non mi sorprende. [...] Questo paese una guerra civile l'ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così.
*L'America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c'è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso.
*Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell'America nella società internazionale. Se l'americano medio un po' razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be', credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c'è.
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/08/16/news/-ora-l-ue-sia-protagonista-in-afghanistan-parla-sergio-romano-2780284/ ''"Gli Usa sono inaffidabili. Ora l'Ue sia protagonista in Afghanistan"'']|Intervista di Ruggiero Montenegro sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilfoglio.it'', 16 agosto 2021|h=4}}
*Bisognerebbe chiedersi se l'Occidente ha qualche scusante e ce ne sono poche oggi. Ci siamo impegnati per anni, cercando di portare l'Afghanistan sulla via della modernizzazione, e in qualche misura anche con dei risultati, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di vita. Ma solo fino a che avevamo interessi. Una volta che questi si sono ridotti, per varie ragioni, di politica interna ed estera, abbiamo trascurato il problema afghano.
*Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase in cui gli equilibri interni hanno grande rilievo, e quindi devono in qualche modo seguire l'opinione pubblica che voleva il ritiro dall'Afghanistan. Si potrebbe dire che gli Usa vivono una fase di ipersensibilità elettorale, e questo ha inciso sulle loro decisioni
*C'è da aspettarsi una nuova ondata migratoria. Anche se l'Unione europea mi pare non voler affrontare neppure questo tipo di problema. Eppure sarebbe proprio nell'interesse europeo trovare una soluzione.
*Le gelosie tra paesi occidentali rendono i talebani più efficaci. Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo. E se l'Ue non se ne rende conto, se non partecipa alla gestione di questa fase, perde una grande occasione
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/kabul-e-la-fine-dellimperialismo-occupazione-dellafghanistan-fuori-tempo-massimo-parla-lex-ambasciatore-romano-243657/?refresh_ce ''“Kabul è la fine dell'imperialismo, occupazione dell'Afghanistan fuori tempo massimo”, parla l'ex ambasciatore Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilriformista.it'', 27 agosto 2021|h=4}}
*Adesso gli imperi coloniali stanno scomparendo. Questi imperi non hanno più ragione di esistere. Però un certo desiderio di continuare a recuperare poteri perduti esiste ancora nelle società politiche degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'Occidente in generale. C'è ancora un tentativo di recuperare spazi perduti. E allora l'Afghanistan è diventato, per così dire, il boccone più desiderabile, anche per il grande disordine che vi regna. Tutto questo ha aperto delle prospettive. Detto questo, bisognerebbe chiedersi tanto per cominciare se tutto ciò abbia un senso. Perché francamente ai tempi degli imperi coloniali un senso ce l'aveva: c'era una gara, questa gara era in qualche modo giustificata dai rapporti internazionali e anche in qualche caso da considerazioni esclusivamente economiche, cioè lì c'era qualcosa che poteva servirmi e allora si cercava di metterci le mani sopra. In questa faccenda afghana c'è una nota di controtempo, che la rende qualche volta addirittura un po' ridicola. Questo gioco all'imperialismo ormai defunto...
*Con la fine della Guerra fredda, la Nato è finita tra i disoccupati. E siccome a un certo punto, qualche persona, anche in buona fede, ha pensato che dopotutto la Nato rappresenta pur sempre un legame con gli Stati Uniti che non sarebbe prudente mandare a carte all'aria, e allora c'è questo tentativo della Nato di rivalutare se stessa, di dimostrare uno scopo, una qualche utilità. Io guardo soprattutto a noi, all'Europa, perché in Europa ci sono Paesi e gruppi politico-sociali che questo discorso sulla Nato lo fanno. Questo discorso di rivalutazione della Nato con queste funzioni, presenta per noi uno straordinario svantaggio. Perché ci fa dimenticare che la prossima mossa dell'Unione Europea è ricostruire la Ced, la Comunità Europea di Difesa che poi saltò al Parlamento francese. Noi dobbiamo far rinascere la Ced. Non si chiamerà più così, si chiamerà Unione Europea di Difesa o qualcosa del genere. Noi non abbiamo bisogno della Nato. Noi abbiamo bisogno dell'Unione Europea di Difesa.
*Loro sono la negazione di tutto ciò che noi consideriamo utile per il maggior numero possibile di persone. Sono esattamente il contrario. Perché i Talebani non sono una formazione politica. Sono dei “missionari”. E ragionare con i missionari non è mai facile, e qualche volta è addirittura inutile.
===2022===
{{Int|Da [https://www.quotidiano.net/esteri/lucraina-resti-neutrale-e-fuori-dalla-nato-1.7336301 ''Sergio Romano: "L'Ucraina resti neutrale e fuori dalla Nato"'']|Intervista di Alessandro Farruggia, ''Quotidiano.net'', 7 febbraio 2022|h=4}}
*Non credo che ci sia l'intenzione della guerra né da una parte né dall'altra. Possiamo quindi sperare che si riesca a controllare la situazione. Ma talvolta il cavallo scappa di mano.
*Il problema è che l'Ucraina ha dei legami molto forti con la Russia. La storia, la cultura, rendono i due Paesi quasi fratelli gemelli. L'idea di una Ucraina che diventa parte della Nato è quindi inaccettabile per Mosca. E credo con qualche ragione. L'America sembra non essere pienamente consapevole di questo, gioca d'azzardo, convinta che la Russia, alla fine, accetterà il fatto compiuto.
*Il pericolo russo credo sia oggi molto esagerato e che in America venga utilizzato come giustificazione. Dobbiamo chiederci se il pericolo è reale o se l'America ha bisogno di un nemico senza il quale la sua politica militare non sta in piedi.
*Io ho sempre pensato che c'è una soluzione per l'Ucraina: la neutralità. L'Ucraina dovrebbe essere la Svizzera dell'Europa orientale. La neutralità è una sovranità che tutti hanno l'interesse di proteggere. L'Ue dovrebbe avere il coraggio di proporlo, anche se questo non piacerebbe agli Stati Uniti.
{{Int|Da [https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/01/news/sergio_roman-1915561/ ''Romano: «Più Europa e meno Nato per depotenziare Putin»'']|Intervista di Stefano Iucci sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Collettiva.it'', 1 marzo 2022|h=4}}
*Trovo interessante - anche se il tutto va preso con grande prudenza - che il concetto di neutralità sembra essere entrato anche nel progetto di Putin. Certo, il leader russo parla anche di una Ucraina denazificata, ma questo fa parte della sua propaganda, della sua strategia. Però poi aggiunge che l’obiettivo finale è la neutralità del paese. Per fortuna questa parola non è scomparsa dal linguaggio politico, staremo a vedere.
*Io credo che l’Unione europea abbia sofferto le conseguenze della presenza della Nato, perché i paesi dell’Est che sono entrati nella Nato e che sono anche membri dell’Ue tengono più alla Nato di quanto non tengano all’Unione. [...] La Nato assicura loro ciò a cui più tengono: vale a dire un rapporto molto stretto con gli Usa da cui sperano anche di essere protetti in certe eventualità. Insomma: abbiamo acquisito dei membri che - uso una brutta espressione – hanno un "padrone" altrove. E questo non giova all’Unione: significa che abbiamo degli amici che non sono del tutto amici.
*Sono convinto che il prossimo passo per garantirsi un’esistenza "positiva" nel tempo sia quello di dotarsi di un’organizzazione militare comune. In altre parole, l’Unione europea deve sostituirsi alla Nato.
{{Int|Da [https://www.ilmessaggero.it/politica/putin_ucraina_russia_perdera_sergio_romano_intervista-6540365.html ''Sergio Romano: «Putin potrà anche vincere la guerra, ma alla fine perderà. Il mondo lo sta isolando»'']|Intervista di Giuseppe Scarpa sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilmessaggero.it'', 4 marzo 2022|h=4}}
*Questo restauratore dell'impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa bellica produce il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza. Adesso sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui.
*Sono sempre stato molto critico su alcune decisioni della Nato. L'Alleanza ha un punto di riferimento forte che sono gli Usa. Chi entra nell'Alleanza entra in un'organizzazione in cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante. Tuttavia associare Hitler all'America, come sta facendo Lavrov, è sbagliato, stupido. Ho la sensazione che lo stesso ministro degli Esteri russo, diplomatico di grande esperienza, stia dicendo cose gradite a Putin.
*Noi dobbiamo evitare di mettere l'intero Paese in un angolo. Dobbiamo cercare di mettere in un angolo Putin. A Mosca ci sono personalità capaci di sostituirlo.
{{Int|Da [https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/i-nord-e-i-sud-del-mondo/interviste/2022/03/15/sergio-romano-putin-e-un-dittatore-il-suo-vero-obiettivo-non-e-lucraina/ ''Sergio Romano: «Putin è un dittatore, il suo vero obiettivo non è conquistare l'Ucraina»'']|Intervista di Giambattista Pepi sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Quotidianodelsud.it'', 15 marzo 2022|h=4}}
*Le sanzioni di oggi possono essere equiparate agli assedi dei castelli nell’antichità, quando si cercava di fiaccare la resistenza prendendo i popoli che vi erano asserragliati per fame.
*Non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano.
*Tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Paese. Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo.
*L’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa. Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_agosto_31/gorbaciov-ricordo-sergio-romano-aveva-l-abito-giusto-ma-poche-idee-porto-liberta-ma-affosso-l-economia-6e09887c-296b-11ed-91c7-dee004e78fda.shtml ''Gorbaciov, il ricordo di Sergio Romano: «Aveva l’abito giusto, ma poche idee. Portò la libertà ma affossò l’economia»'']|Intervista di Paolo Salom sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 31 agosto 2022|h=4}}
*Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti.
*Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico.
*Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna. Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_03/gorbaciov-eltsin-fine-urss-bed03c02-2bbd-11ed-b268-2b12bb5640dc.shtml ''Sergio Romano: Gorbaciov responsabile della fine dell’Unione sovietica? Fu più colpa di Eltsin'']|Sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 3 settembre 2022|h=4}}
*Per noi è l’uomo che ha messo fine alla guerra fredda, stretto rapporti cordiali e positivi con tutte le democrazie occidentali (fece una eccellente impressione sulla signora Thatcher, durante un viaggio a Londra), tessuto utili relazioni personali con i maggiori leader del pianeta, aperto i mercati del suo Paese al commercio internazionale. Per molti russi, invece, Gorbaciov sarebbe responsabile della disintegrazione dell’Unione Sovietica.
*{{NDR|Sul [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|PCUS]]}} Era certamente vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua puntigliosa burocrazia. Ma era altrettanto vero che il partito era la spina dorsale del Paese.
*Un altro colpo mortale fu inflitto al Paese quando fu deciso di privatizzare le aziende statali. Per realizzare questo disegno ed evitare che il cittadino russo cadesse nuovamente tra le braccia del comunismo, fu deciso che tutti sarebbero diventati proprietari. L’obiettivo era chiaro ma l’applicazione avrebbe richiesto una maggiore gradualità. Per aumentare il numero dei proprietari fu deciso che ogni cittadino russo avrebbe ricevuto una somma di voucher (noi diremmo «buoni») con cui avrebbe comperato il maggior numero possibile di azioni. Ma a questo punto entrarono in scena persone abili e spregiudicate che comperavano voucher per farne azioni. E in tempi relativamente brevi la vecchia patria del comunismo divenne un mercato di voucher.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/le-sanzioni-alla-russia-sono-un-atto-di-guerra-intervista-a-sergio-romano-318020/ ''“Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra”, intervista a Sergio Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilriformista.it'', 9 settembre 2022|h=4}}
*Il passaggio al nucleare è un passaggio drammatico se non addirittura tragico. E questo, paradossalmente, ci risparmia o per lo meno ci ha risparmiato sinora dalla guerra totale, quella vera.
*L’America sta attraversando una crisi. Una crisi istituzionale, costituzionale, molto profonda. Trump ha in qualche modo aperto un nuovo capitolo della storia politica americana. Continua ad essere considerato un pericolo, è certamente uomo che in circostanze internazionali di particolare importanza, cercherebbe di valorizzare se stesso. E valorizzare se stesso significa criticare chi è al potere.
*La Russia in cui agiva Gorbaciov era ancora, nonostante Gorbaciov fosse un uomo nuovo, retta da metodi “staliniani”, con un forte rigore e rigidità. Adesso la Russia è diventata più agile, i suoi uomini politici si muovono con maggiore disinvoltura, forse troppa. Stiamo parlando di due realtà completamente diverse.
*{{NDR|Su [[Michail Gorbačëv]]}} Ha avuto il merito di restituire al suo Paese la libertà di pensiero, la libertà di stampa ma soprattutto la libertà di viaggiare. Non bisogna dimenticare che prima di Gorbaciov l’Urss era un paese in cui il cittadino sovietico viaggiava con grandi difficoltà, e non soltanto all’estero. In altri campi è stato meno efficace anche se certamente non sarebbe stato facile per nessuno cambiare da un giorno all’altro le cose nell’Urss. Purtroppo non aveva un programma economico che invece fu usato e molto efficacemente dal suo successore che fu Boris Eltsin.
*Certo, non siamo la maggiore delle grandi potenze o una grande potenza, però siamo potenza. Io me ne accorgo non quando qualcuno a Roma si batte il petto e dice siamo una grande potenza. Me ne accorgo quando vedo il modo in cui ci considerano dall’estero. E si chiedono cosa l’Italia potrebbe fare in questo caso. Insomma, siamo un Paese che conta.
===Da ''Lettere al Corriere''===
*L'Italia non è uno Stato laico: è uno Stato concordatario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-19/02.spm Stato concordatario]'', 19 luglio 2005)
*È vero che molti italiani non decidono la destinazione dell'8 per mille, ma la maggioranza di coloro che danno una indicazione sceglie la Chiesa. Che cosa può osservare un laico di fronte a una tale decisione? Forse semplicemente che molti italiani, credenti o no, riconoscono alla Chiesa un'utile funzione sociale o, peggio, che non si fidano del modo in cui lo Stato spende i suoi soldi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-20/01.spm L'8 per mille e i suoi precedenti storici]'', 20 luglio 2005)
*{{NDR|Sul magistrato che si è rifiutato di amministrare la giustizia finché nell'aula non toglieranno il crocifisso}} Personalmente credo che un pubblico ufficiale non dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-10-26/01.spm Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudice]'', 26 ottobre 2005)
*Benché «filosofo del fascismo», secondo la definizione che accompagnava abitualmente il suo nome, [[Giovanni Gentile|Gentile]] proteggeva l'autonomia della Normale dalle ingerenze di [[Carlo Scorza]], responsabile dei Fasci giovanili, e cercava di tenere la politica lontana, per quanto possibile, dallo straordinario palazzo del Vasari che domina la piazza dei Cavalieri. [...] Gentile e [[Aldo Capitini|Capitini]] si separarono [...] nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Il filosofo disse di sperare che «le future esperienze gli facessero vedere la vita e la realtà delle cose sotto un aspetto diverso»; e Capitini rispose che non poteva fare altro che «contraccambiare l'augurio». Fu certamente una rottura. Ma non appena il giovane pacifista uscì dalla sala, il filosofo si voltò verso [[Francesco Arnaldi]], che aveva assistito a questo scambio di battute, e disse «Abbiamo fatto bene a mandarlo via perché, oltre tutto, è un galantuomo». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/04/Aldo_Capitini_pacifismo_alla_Scuola_co_9_060704006.shtml Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale]'', 4 luglio 2006<!--, p. 37-->)
*{{NDR|Sulla casta dei giornalisti e la cancellazione dell'Ordine}} L'idea che ogni persona debba essere giudicata dai suoi pari prefigura un possibile conflitto di interessi ed è feudale, cioè tipica di una società costituita da poteri autonomi, autogestiti e autoreferenziali. Gli Ordini obbediscono inevitabilmente alla logica dell'autoconservazione e del potere. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/06-12-30/01.spm Ordini professionali: l'anomalia dei giornalisti]'', 30 dicembre 2006)
*Il trattato di Osimo (Ancona) del 1975 confermò le intese provvisorie del 1954 e fissò definitivamente la frontiera italo-jugoslava cedendo al regime di Tito l'Istria, le isole italiane della Dalmazia, Fiume e buona parte della Venezia Giulia. Oggi, dopo quanto è accaduto in Jugoslavia negli anni Novanta, sappiamo che sarebbe stato meglio non firmarlo. (Da ''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-02-15/01.spm Il trattato di Osimo e la Ostpolitik dell'Italia]'', 15 febbraio 2007)
*È bene ricordare che Roosevelt dichiarò guerra soltanto al Giappone. Furono i tedeschi e gli italiani che dichiararono guerra agli USA l'11 dicembre 1941. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-05-23/01.spm George Washington e l'isolazionismo americano]'', 23 maggio 2007)
*In tutte le scuole europee e americane l'insegnamento della storia è servito ad affermare la legittimità degli Stati nazionali e a suscitare l'orgoglio dei loro cittadini. Gli autori dei manuali scolastici risalivano il corso del tempo per individuare e ingrandire fattori e vicende che sembravano preannunciare il destino nazionale dei popoli insediati su un particolare territorio. Abbiamo appreso la storia come un teorema rovesciato, ricavando le premesse che ci facevano comodo. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-26/01.spm Studiare la storia dimenticata dai manuali]'', 26 giugno 2007)
*Esistono dichiarazioni a cui la classe politica italiana ricorre frequentemente: ho fiducia nella giustizia; le manifestazioni popolari sono il sale della democrazia; il capo dello Stato è il presidente di tutti gli italiani; gli scioperanti hanno esercitato il loro diritto; le forze dell'ordine hanno dato prova di abnegazione. Sono il "politicamente corretto" degli italiani e vengono usate generalmente quando colui che se ne serve pensa esattamente il contrario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-28/02.spm Il pensiero e la parola]'' 28 giugno 2007)
*A proposito di [[Wikipedia]], caro Magini, posso dirle soltanto che questa enciclopedia online è uno dei frutti più sorprendenti della grande rivoluzione che il computer personale e Internet hanno provocato nel campo della comunicazione. In un articolo pubblicato dal settimanale Mondo del 13 luglio, Andrea Turi ricorda che la parola "wiki" viene dal linguaggio parlato nelle isole Hawaii e significa "rapido". La parola allude alla rapidità con cui le informazioni appaiono sullo schermo, ma vale anche per il suo straordinario sviluppo in pochi anni. È nata in inglese il 15 gennaio 2001, ma sono bastati soltanto quattro mesi perché venissero create 13 edizioni fra cui una italiana. Oggi il suo sito è uno dei dieci più frequentati nel mondo e registra ogni sei mesi circa sei miliardi di accessi. È una enciclopedia in cui tutti possono scrivere e a cui tutti possono attingere. Si compone di circa sette milioni di voci (poco meno di 350.000 in italiano) ed è scritta in circa 250 lingue da uno stuolo di collaboratori anonimi, curiosi, appassionati di temi particolari e ansiosi di gettare le loro informazioni nel grande mondo della rete. Insomma Wikipedia è una cattedrale che cresce spontaneamente, senza disegni e architetti grazie alla collaborazione di parecchie migliaia di muratori volontari. È inevitabile, in queste condizioni, che qualche colonna sia sghemba, qualche arco mal calcolato, qualche pietra difettosa, qualche prospettiva ingannevole. Ma gli errori ideologici, le sviste e i partiti presi non mi impediranno di continuare a consultarla. Raccomando ai lettori di fare altrettanto con il tradizionale ammonimento che accompagna le buone medicine: usare con cautela.<ref>Rispondendo a un lettore preoccupato dell'attendibilità di Wikipedia, il quale citava una versione vandalizzata della voce [[w:Sergio Romano|Sergio Romano]] contenente opinioni personali e accuse di fascismo.</ref> (da ''[http://www.corriere.it/solferino/romano/07-09-25/01.spm Come insegnare il friulano e leggere Wikipedia]'', 25 settembre 2007)
*{{NDR|Su [[Alija Izetbegović]]}} I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (da ''[https://www.corriere.it/romano/09-04-04/01.spm I musulmani di Bosnia nella Jugoslavia di Tito]'', 4 Aprile 2009)
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Adua]]}} La notizia dello sconfitta arrivò in Italia nella giornata del 2 marzo. A Milano e in altre città dell'Italia settentrionale la gente si riversò nelle strade e occupò le stazioni per impedire la partenza dei rinforzi che dovevano imbarcarsi per l'Africa di lì a pochi giorni. Il bersaglio di quelle dimostrazioni era Crispi, colpevole di avere trascinato il Paese in una guerra difficile e sanguinosa. Molti spinsero la loro gioia sino a gridare "Viva Menelik! ", e il grido parve alla classe dirigente una assurda manifestazione anti-nazionale, una prova dei sentimenti eversivi che serpeggiavano nel Paese. Ma era anche il segno della fragilità della coscienza nazionale e dell'apparizione di una sinistra internazionalista, molto diversa da quella mazziniana e democratica che aveva contribuito alla unificazione dell'Italia. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*Adua non fu la sola sconfitta di una potenza coloniale europea in quegli anni. Gravi rovesci toccarono anche ai britannici in Africa e ai francesi in Indocina. Ma la Gran Bretagna e la Francia ebbero nervi più saldi e reazioni meno emotive. Ad Adua, nel 1896, l'Italia fu sconfitta due volte: da Menelik e da se stessa. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*{{NDR|Su [[Renzo Ravenna]]}} [...] una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all'epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara [...] e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, [[Italo Balbo]], che avrebbe fatto una brillante carriera politica. [...] Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe giovato al prestigio dell'Italia nel mondo. Ma anche l'amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. [...] Quando il ministero dell'Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell'arcivescovo e, naturalmente, sull'amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. [...] Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui [...] tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella.<ref name="Ravenna">Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Luglio_14/-UNA-CONTRADDIZIONE-ITALIANA-IL-PODESTA-EBREO-E-FASCISTA_12885c22-8f08-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml Una contraddizione italiana il podestà ebreo e fascista]'', ''corriere.it'', 14 luglio 2010.</ref>
*{{NDR|Su Italo Balbo}} [...] poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore.<ref name="Ravenna"/>
*{{NDR|Su [[Getúlio Vargas]]}} Il suo Estado Novo ricorda i progetti corporativi del regime fascista, ma filtrati attraverso la mediazione di [[António de Oliveira Salazar|Salazar]], un uomo politico portoghese molto autoritario, ma poco incline a quella organizzazione ideologica della società che caratterizzò fascismo e nazismo. (da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/13_Aprile_25/DITTATORI-DEL-NOVECENTO-NON-TUTTI-FURONO-FASCISTI_aa0ab1ba-ad70-11e2-9202-c83d8fd61b81.shtml Dittatori del novecento. Non tutti furono fascisti]'', 25 aprile 2013)
*Le riforme sono difficili in Italia [...] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da ''La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma'', 30 luglio 2014)
*{{NDR|Sull'[[attentato alla sede di Charlie Hebdo]] del 2015}} Le reazioni delle opinioni pubbliche e dei governi democratici all'attentato contro la redazione di un giornale satirico francese hanno dato l'impressione che l'Occidente consideri la libertà d'espressione alla stregua di un valore assoluto e intoccabile, da difendere sempre e comunque, indipendentemente da ogni altra considerazione. Non è vero, naturalmente. Non vi è Paese, fra quelli rappresentati in prima fila alla grande manifestazione di Parigi, che non abbia leggi in cui vengono fissati confini e paletti. (da ''[http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_gennaio_15/-LIBERTA-D-ESPRESSIONE-SI-MA-CON-GIUDIZIO_8d1a14b0-9c7f-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml Libertà di espressione si, ma con giudizio]'', 15 gennaio 2015)
==''I luoghi della storia''==
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra». (p. 34)
*[...] le passioni che maggiormente interessavano [[Bernard de Mandeville|Mandeville]] erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo. (p. 35)
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola. (pp. 37-38)
==''I volti della storia''==
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di [[Josip Broz Tito|Tito]]. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? (p. 166)
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che [[Josip Broz Tito|Tito]] combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. (p. 171)
*Per Theodor Herzl, profeta dello «Stato ebraico» e fondatore del movimento sionista, i palestinesi non esistevano. La terra dove gli ebrei europei avrebbero costruito la loro nazione presentava ai suoi occhi il doppio vantaggio di essere povera e «vuota». Sperò che il sultano di Costantinopoli l'avrebbe venduta (gli offrì un milione e seicentomila sterline) e che avrebbe permesso in tal modo a un «popolo senza terra di far fiorire una terra senza popolo». Herzl non ignorava naturalmente l'esistenza di una popolazione indigena e sapeva che il numero degli arabi e degli ebrei a Gerusalemme, nella seconda metà dell'Ottocento, era pressoché eguale. Ma dovette giungere alla conclusione che non erano un popolo, che non avevano una identità nazionale e che si sarebbero spostati altrove, senza sollevare obiezioni, per fare posto ai cittadini dello Stato sionista. Non aveva del tutto torto. Alla fine dell'Ottocento «Palestina» era soltanto un termine storico, desunto dal nome di una provincia romana, e i «palestinesi» non esistevano. Li avrebbe creati, nei decenni seguenti, il movimento di Theodor Herzl. (p. 315)
==''Le altre facce della storia''==
*Non è vero che il Medio Oriente sia stato sempre «islamista». Negli ultimi decenni del Novecento i regimi arabi erano quasi tutti laici. Il [[Partito Ba'th|partito Baath]], di cui [[Saddam Hussein]] fu il principale esponente iracheno, fu sempre detestato dai movimenti islamici del Medio Oriente. Il suo fondatore [[Michel Aflaq]] fu una delle personalità più interessanti di quel periodo.
*Nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco [[Michel Aflaq|Aflaq]] credette di trovare tutti gli ingredienti necessari alla modernizzazione delle società arabe e alla nascita di un grande movimento panarabo: un partito di massa, un apparato composto da militanti laici, una società militarizzata e pronta a difendere la patria contro le potenze coloniali, una economia diretta dall'alto con una forte partecipazione dello Stato, capace di dare lavoro e prosperità ai ceti più miserabili della popolazione.
==''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni''==
===[[Incipit]]===
La storia dell'Italia unitaria può essere raccontata secondo due prospettive contraddittorie. Come storia d'un grande fiume sotterraneo che emerge alla superficie dopo avere attraversato, nascosto e intatto, mille anni di storia europea. E come storia di coincidenze, avvenimenti casuali, calcoli sbagliati, errori generosi. La prima generazione dell'Italia unitaria lavorò, consciamente o inconsciamente, a ricostruire un passato lineare in cui tutto preannunciava la grande redenzione del 1859. Gli scrittori riscoprirono vicende «italiane», storie di vita comunale, eroi d'una patria smembrata e oppressa.
===Citazioni===
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] era portato agli studi sociali e politici, ma non ebbe né tempo né occasione di elaborare una propria riflessione sulla società italiana e sulle forme del suo divenire. Per lui i modelli politici ed economici a cui ispirarsi erano altrove, a Parigi e a Londra. Occorreva creare le premesse politiche affinché l'Italia potesse finalmente adottarli; il resto sarebbe venuto da sé. Quale Italia? Pragmatico e sottile, Cavour lasciava spazio agli avvenimenti ed era pronto a coglierne il senso, la direzione. Ma l'obiettivo iniziale era certamente la costituzione d'uno Stato omogeneo, limitato alle regioni settentrionali. L'Italia centro-meridionale, dal Lazio alla Sicilia, gli appariva lontana e indecifrabile. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 19)
*Se Cavour era privo di grandi disegni ideali, [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] ne era ricchissimo. Dal Romanticismo e dalla rivoluzione francese aveva ereditato il concetto di nazione, e tale concetto aveva applicato non solo all'Italia, ma all'Europa. Credeva alla necessità che ad ogni diritto corrispondesse un dovere e che nessuno potesse pretendere alcunché senza aver dato, generosamente. In questo equilibrio fra diritti e doveri Mazzini risolveva, o credeva risolvere, le tensioni sociali, i contrasti delle classi, le divergenze fra le nazioni. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 20)
*Cavour, Mazzini e il federalista Cattaneo avevano una visione, più o meno elaborata, della società che desideravano realizzare. [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] aveva soprattutto sentimenti, intenzioni. Il suo apporto «ideologico» all'unità italiana è pressoché nullo. Ma la sua influenza, nel bene e nel male, fu enorme e le sue tracce sul percorso della storia unitaria, dal 1859 in poi, profonde e durature. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 21)
*Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'[[Unità d'Italia|Italia unitaria]] aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 68)
*Al momento della creazione dello Stato unitario la «[[Lingua italiana|lingua nazionale]]» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 70)
*[[Battaglia di Custoza (1866)|Custoza]] fu assai più d'una battaglia sfortunata. Essa parve smentire i sentimenti che avevano accompagnato l'attesa dell'unità e che avevano conferito al moto unitario la sua legittimità morale. Il Risorgimento nazionale non aveva ridato agli italiani le loro grandi virtù naturali, non aveva risvegliato il loro valore e il loro coraggio. L'Italia unita del 1866<ref>Terza guerra d'indipendenza.</ref> aveva combattuto peggio di quella divisa del 1859<ref>Seconda guerra d'indipendenza.</ref>. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 5, p. 90)
*La cronaca della vita di [[Francesco Crispi]] e delle posizioni che egli assunse durante la sua lunga carriera politica è un catalogo di tutto ciò che fu fatto e detto dalla prima generazione unitaria, una straordinaria sintesi delle mille contraddizioni personali e ideologiche che caratterizzarono la storia nazionale dal 1848 al 1900. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 3, p. 129)
*[...], [[Luigi Pelloux|Pelloux]], è ambiguo, come tutti coloro che hanno incarnato in Italia i momenti nazional-popolari della sua storia. È un generale, ma è l'unico che durante i moti del 1898 abbia rifiutato di decretare lo stato d'assedio nella provincia di cui è responsabile. È stato scelto dal re fra gli uomini che gli sono personalmente fedeli, ma è gradito alle sinistre. Vorrebbe governare senza il controllo del Parlamento, ma alla testa d'un governo in cui gli uomini della Sinistra costituzionale sono largamente rappresentati. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 5, pp. 155-156)
*La [[Cassa del Mezzogiorno]] e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa – risorse contro consenso, favori contro voti – ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. (4. Dall'antifascismo alla democrazia – 1935-1998, cap. 12, p. 388)
==[[Incipit]] di ''Libera Chiesa. Libero Stato?''==
Il 19 settembre 1870 [[Papa Pio IX|Pio IX]] uscì dal Vaticano per visitare la Scala Santa. Sulla via del ritorno il popolo di Roma lo applaudì calorosamente. Gli stessi applausi, scrisse molti anni dopo Stefano Jacini, accolsero i bersaglieri del generale [[Luigi Cadorna|Cadorna]] la sera del 20 settembre. Comincia così, fra due manifestazioni popolari di segno opposto, la storia della convivenza fra Stato e Chiesa in una città che fu da quel momento capitale di un Regno e di una Chiesa universale.
==''Putin e la ricostruzione della grande Russia''==
*L'ultimo mandato di Boris El'cin è la storia di un penoso declino. Il vecchio avversario di Gorbačëv soffriva di gravi disturbi cardiaci, beveva troppo, era circondato da una corte di famigliari ingordi, spesso sovvenzionati dagli oligarchi. Negli anni in cui aveva governato la Russia non era riuscito a creare un partito a cui affidare il compito di formare la classe politica delle prossime generazioni. Le condizioni del Paese, nel frattempo, potevano soltanto peggiorare. (p. 25)
*I servizi del Regno Unito avevano arruolato [[Aleksandr Val'terovič Litvinenko|Litivenko]], si erano impegnati a proteggerlo e gli avevano dato quella che avrebbe dovuto essere la più sicura delle garanzie: la cittadinanza britannica. I servizi russi volevano dimostrare che erano in grado di punirlo anche nella casa del suo nuovo padrone con la più micidiale, crudele e imprevista delle armi. (p. 35)
*La [[Russia]] è troppo grande e troppo scarsamente popolata per adattarsi felicemente a un sistema in cui si discute, si litiga, si fanno battaglie civili per la conquista di nuovi diritti e si accetta volentieri, per il gusto della libertà, quel margine di litigiosità e instabilità che è quasi sempre il prezzo della democrazia. La Russia è troppo patriottica e sospettosa del mondo esterno per non apprezzare lo stile di un leader che vuole riconquistare il prestigio del suo Paese nel mondo. (p. 41)
*Patria e fede sono in Russia i due volti di una stessa medaglia. (p. 48)
*I bolscevichi trattarono la Chiesa ortodossa con straordinaria durezza perché erano internazionalisti, atei o miscredenti. Ma quando l'imperialismo russo divenne, nella ideologia del regime, non meno importante del comunismo, la Chiesa fu nuovamente indispensabile. E quando lo Stato russo corse il rischio di affondare nel grande naufrago dell'Urss, coloro che volevano salvarlo e restaurare la sua autorità dovettero ricorrere nuovamente all'Ortodossia. Gorbačëv e El'cin, anche se il primo fu battezzato alla nascita, erano cresciuti nel sistema sovietico, ne avevano interiorizzato sin dall'infanzia le credenze e le ricorrenze. Capirono subito che occorreva restituire alla Chiesa lo spazio perduto, ma non potevano spingersi sino a recitare con la necessaria compunzione la parte del devoto. Putin, invece, la recita tanto più facilmente, quanto più la devozione diventa il necessario complemento di un disegno ideologico. (pp. 48-49)
*La vera storia dei [[russi]], quella che li rende diversi da qualsiasi altro popolo europeo e comparabili, anche se soltanto per certi aspetti, ai romani e agli americani, è la storia della loro continua, instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell'Europa orientale e dell'Asia.<br>Lo spazio ha foggiato le loro istituzioni, condizionato la loro cultura politica, creato quella combinazione di aggressività e di paura che è ancora oggi il dato caratteriale della loro identità nazionale rubando i tratti dei popoli conquistati e di quelli da cui sono stati invasi. Sono cristiani ed europei perché di tutti i popoli che trovarono sulla loro strada quelli dell'Europa cristiana potevano maggiormente offrire allo Stato russo le istituzioni e gli strumenti di cui aveva bisogno. Ma sono contemporaneamente svedesi, finnici, baltici, ottomani, persiani, armeni, georgiani, azeri, tatari, uzbechi. (p. 70)
*Le ragioni della diffidenza di Putin per qualsiasi forma di opposizione sono probabilmente, al tempo stesso, personali e russe. Il presidente proviene da una organizzazione che dava per scontata l'esistenza di nemici «telecomandati» da potenze straniere che occorreva contrastare con tutti i mezzi disponibili, da quelli dell'intelligence a quelli repressivi e polizieschi. (p. 101)
==Citazioni su Sergio Romano==
===[[Christian Rocca]]===
*Diamo 5 notizie a Sergio Romano {{NDR|sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}}:<br>1) le migliaia di persone uccise e torturate dai russi erano russofone;<br>2) gran parte di quelli che si difendono dai russi sono russofoni;<br>3) Zelensky è russofono;<br>4) russofono non vuol dire russo;<br>5) sostenere il contrario è propaganda russa
*Per Romano l'11 settembre è stato un inammissibile atto barbarico, ma non uno spartiacque per cui valesse la pena rischiare di stravolgere consuetudini, costumi e status quo mondiale. La conseguenza di questo minimalismo è che la risposta al terrorismo islamista è stata sbagliata, irresponsabile e pericolosa. Una tesi legittima, ma che nel corso degli anni il suo autore è stato costretto a modificare innanzi alle confutazioni ricevute sul campo. Il caso più clamoroso è quello dell'assassinio di Enzo Baldoni, il reporter pacifista ucciso in Iraq dalla guerriglia. Romano si stupì che gli islamisti avessero ucciso un pacifista, visto che fino a quel momento era prevalsa la "comprensibile", così scrisse, logica antiamericana dei terroristi. L'ambasciatore, insomma, non aveva colto l'essenza dello scontro, che non è legato alle politiche "arroganti", "saccenti", "inconsistenti", "prigionere della lobby religiosa" e "dilapidatrici del patrimonio morale e civile dell'America" elaborate da Bush: viceversa non si spiegherebbe la carneficina di iracheni, musulmani, europei e buddisti.
*Romano sostiene che [[Saddam Hussein|Saddam]] non era un pericolo e che guidava uno Stato laico, cancellando così la conversione islamista del regime alla fine degli anni 80, i finanziamenti ai kamikaze, i rapporti con [[al Qaida]] provati dalla Commissione sull'11 settembre, l'ospitalità ad [[Muhammad Zaydan|Abu Abbas]], [[Abu Nidal]] e [[Abu Musab al-Zarqawi|Al Zarqawi]], il collegamento con [[Ansar al-Islam|Ansar al Islam]], le violazioni delle risoluzioni Onu e la condivisione del medesimo progetto politico di bin Laden: conquistare il mondo arabo, distruggere Israele, sconfiggere gli americani.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Sergio Romano, ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001. ISBN 88-17-12543-1
*Sergio Romano, ''I volti della storia. {{small|I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato}}'', Rizzoli, 2001.
*Sergio Romano, ''Libera Chiesa. Libero Stato? {{small|Il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI}}'', Longanesi, 2005. ISBN 8830423203
*Sergio Romano, ''Le altre facce della storia: {{small|Dietro le quinte dei grandi eventi}}'', Bur, 2010. ISBN 8858623258
*Sergio Romano, ''Putin e la ricostruzione della grande Russia'', TEA, Milano, 2017. ISBN 9788850248421
*Sergio Romano, ''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni'', il Giornale Biblioteca storica, Milano, 2010.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Romano, Sergio}}
[[Categoria:Diplomatici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Gaux
18878
/* I luoghi della storia */ wlink alla prima occorrenza
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Sergio Romano.jpg|thumb|Sergio Romano (2008)]]
'''Sergio Romano''' (1929 – vivente), storico, scrittore e diplomatico italiano.
==Citazioni di Sergio Romano==
*Il baciapile esiste dappertutto, ma è un personaggio del cattolicesimo latino e in particolare italiano. È l'espressione di una religiosità cortigiana e sensuale che non riesce a immaginare Dio se non sotto la forma di preti, frati, monache, abiti talari, oggetti di culto. Nei tarocchi nazionali il baciapile è la metà di una carta in cui l'altra metà è rappresentata dal massone anticlericale.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*{{NDR|Sull'[[ipotesi sull'elezione papale di Giuseppe Siri]]}} Il solo granello di verità [...] è probabilmente il colore delle fumate (nero per le votazioni fallite, bianco per quella positiva) che uscirono in quei giorni dal camino del [[Conclave del 1958|Conclave]]. Molte, in effetti, avevano un colore incerto [...] e suscitarono qualche minuto di sgomento. [...] lo stesso [[Giuseppe Siri|Siri]] spiegò [...] le ragioni di quella confusione dicendo di avere assistito «alla piccola cerimonia con cui, al termine di ogni duplice votazione, si procedeva a bruciare le schede nella stufa della Cappella Sistina: nessuno dei cardinali addetti allo scopo si preoccupava di mettere nella stufa il materiale necessario per segnalare l'esito negativo degli scrutini». Erano passati 19 anni dal Conclave precedente e molti fra i 51 cardinali del Sacro Collegio non avevano mai fatto quella esperienza. Il resto della storia è una favola nata negli Stati Uniti in ambienti anti-conciliari, decisi a screditare il papato di [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] e a mettere in dubbio la legittimità delle sue decisioni [...]. Il miglior testimone dell'assurdità dell'accusa è proprio il maggiore protagonista della leggenda. [...] Siri raccontò di avere provato nei giorni del Conclave un sentimento di ritrosia e di fastidio. Sapeva di essere stato designato da [[Papa Pio XII|Pio XII]] come uno dei suoi possibili successori [...]. Sapeva di essere sostenuto da un gruppo di cardinali italiani e dal cardinale orientale Ignace Gabriel Tappouni, Patriarca di Antiochia. E aveva ricevuto una esplicita offerta di candidatura durante un colloquio con Monsignor José Sebastian Laboa, segretario di Cicognani. Ma pensava, probabilmente, che quello non fosse il suo momento e aveva respinto le offerte accampando problemi di salute. Questo non gli impedì di avere nel Conclave un ruolo importante. Prese una netta posizione, anzitutto, contro la scelta di [[Papa Paolo VI|Montini]]. [...] quando «un tale» andò a sondarlo sulla eventuale candidatura dell'arcivescovo di Milano, dette «un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell'anello che portava al dito».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/romano/10-03-04/01.spm I misteri del Conclave]'', ''corriere.it'', 4 marzo 2010.</ref>
*Mentre il bigotto parla con Dio, il baciapile parla con i preti. Mentre la devozione del primo è maniacale, ma rigorosa e spesso interiore, quella del secondo chiede di essere notata, apprezzata e ricompensata. Mentre il bigotto può condurre una vita isolata e schiva, il baciapile passa la sua alla ricerca di prelati di fronte ai quali piegare le ginocchia, di anelli da baciare e di reliquie da accarezzare.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 12-13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
===1989===
*Lenin non credeva ai sentimenti nazionali. Era convinto che essi fossero una sorta di invenzione borghese e che si sarebbero dissolti nel nulla non appena la classe operaia avesse preso il potere.<ref name="imperoesploso">Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0933_01_1989_0093_0003_12747872/ ''L'impero esploso''], ''La Stampa'', 21 aprile 1989.</ref>
*I bolscevichi non erano imperialisti. Ma quando si scontrarono con la resistenza delle vecchie nazionalità oppresse finirono per ritrovare nel fondo della loro memoria il vecchio autoritarismo militaresco della burocrazia imperiale. E la nuova ideologia comunista finì per divenire agli occhi delle minoranze nazionali una sorta di travestimento del vecchio [[imperialismo russo]].<ref name="imperoesploso"/>
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0931_01_1989_0062_0001_12727192/ ''Le Germanie divise da Gorbaciov'']|''La Stampa'', 16 marzo 1989|h=4}}
*La [[Repubblica Democratica Tedesca|Repubblica democratica tedesca]] non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0946_01_1989_0215_0001_12848349/ ''Gorbaciov. Macchinista del potere'']|''La Stampa'', 21 settembre 1989|h=4}}
*Si va diffondendo da qualche tempo nell'opinione pubblica occidentale la sensazione che Gorbaciov sia divenuto col passare del tempo una sorta di [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerenskij]] e che egli galleggi sulle onde di un Paese in tempesta assai più di quanto non riesca a pilotare la nave del governo.
*Per noi, che consideriamo le vicende sovietiche attraverso il filtro delle nostre esperienze democratiche, il problema dell'Urss è principalmente economico e nazionale. Per Gorbaciov, che lo considera in una prospettiva leninista, il problema è soprattutto politico.
*Egli non ignora, ripeto, la gravità delle crisi ma sembra usarle per meglio realizzare lo scopo prioritario della sua strategia politica. Si vale del nazionalismo armeno per tenere a bada gli azeri e del nazionalismo russo per controllare i baltici. Usa gli argomenti della perestrojka contro i conservatori e gli argomenti della conservazione contro gli impazienti. Si vale della crisi economica per chiamare in causa le responsabilità degli oppositori in seno al partito e per meglio argomentare la necessità di un suo radicale rinnovamento. E continua nel frattempo a perseguire il suo obiettivo principale: sconfiggere gli avversari, eliminare i compagni infidi, estendere e consolidare il controllo del partito.
*Le crisi, finché possono essere usate contro i suoi avversari, non sembrano preoccuparlo eccessivamente e non lo distraggono dal suo obiettivo prioritario. Considerato in questa prospettiva egli su muove coerentemente nell'ambito di una tradizione politica elaborata da Lenin e consolidata da Stalin. E come Stalin aveva notevolmente ridotto il potere del partito per meglio affermare il proprio, così Gorbaciov sembra pronto a sconvolgere il partito pur di farne lo strumento della sua politica.
===1991===
*Vi fu un periodo, più di quarant'anni fa, quando il nome di [[Viktor Andrijovyč Kravčenko|Viktor Andreevic Kravchenko]] era una scintilla. Bastava pronunciarlo, soprattutto in Italia e in Francia, perché l'atmosfera d'una conversazione si caricasse di elettricità e lo spazio d'una riunione venisse attraversato da micidiali saette intellettuali. ''Ho scelto la libertà'', il libro che egli aveva scritto negli Stati Uniti fra il 1944 e il 1945, apparve in Italia presso Longanesi nel marzo del 1948, durante una delle più aspre campagne elettorali che si siano mai combattute nel nostro Paese<ref>Le [[Elezioni politiche italiane del 1948|elezioni politiche del 1948]] che videro contrapposte le liste della Democrazia Cristiana e del Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti).</ref>. Divenne subito un'arma e un bersaglio.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0872_01_1991_0144_0013_12185645/ Quel processo a Parigi condannò la sinistra]'', ''La Stampa'', 1º luglio 1991, p. 13.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0879_01_1991_0211_0005_12251908/ Aspettando un Messia, lo Zar]''|''La Stampa'', 8 settembre 1991|h=4}}
*{{NDR|Su [[Dmitrij Vasilev]]}} Ai suoi seguaci racconta con occhi guizzanti che la Russia poggia su tre pilastri: il trono, l'altare e il popolo; che la sua anima è stata confiscata e imprigionata dal potere bolscevico, dai complotti dell'Occidente, dai tentacoli dell'ebraismo internazionale; che lo zar tornerà un giorno al popolo russo come un messia e risanerà le sue ferite.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} A chi gli ricorda che l'organizzazione è stata recentemente abbandonata da una parte dei suoi membri, allude sorridendo alle manovre del Kgb. Ma i suoi avversari sostengono che fu proprio il Kgb negli scorsi anni il suo maggior finanziatore.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} Capisco, vedendolo, che i baffi spioventi, i capelli lunghi e slavati, gli occhi guizzanti e il colore sgargiante dei vestiti sono gli ingredienti del personaggio che egli ama recitare: quello del boiaro in una grande opera russa del secolo scorso.
*Avevo già chiesto ai suoi collaboratori quale fosse stato l'atteggiamento di [[Pamyat|Pamjat]] nei giorni del colpo di Stato. Mi avevano spiegato che comunismo e democrazia sono nipoti di Karl Marx e altrettanto spregevoli.
*Quante persone, dopo avere atteso per settanta'anni il miracolo di Lenin, attendono oggi il miracolo di Vasilev? Pochissime, probabilmente. Ma l'epoca del comunismo defunto è propizia ai profeti, ai tribuni, ai santoni e ai piccoli leader carismatici. Vasilev, occorre ammetterlo, è fra quelli che recitano meglio la parte.
===1992===
[[David Irving]] non è uno studioso. È soltanto un vecchio morbo che resiste tenacemente a qualsiasi documentazione storica.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0835_01_1992_0185_0016_11734980/ Studioso? No, è un morbo]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1992.</ref>
===1993===
*{{NDR|Su [[Giorgio La Malfa]] nel periodo di [[Mani pulite]]}} Il segretario repubblicano ha due meriti che gli permetteranno probabilmente , prima o dopo, di "tornare in gara": ha denunciato, tra i primi, i vizi del sistema politico, e si è immediatamente dimesso appena è stato coinvolto nelle indagini.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0776_01_1993_0056_0005_10957155/ La rivoluzione brucia]'', ''La Stampa'', 26 febbraio 1993.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non perde occasione per spiegare al Paese che l'ideologia del suo movimento è in realtà l'ideologia della sua impresa.<ref>Da ''La politica di Berlusconi. Il partito-azienda'', ''La Stampa'', 17 dicembre 1993, p. 1.</ref>
===1994===
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non può scendere in campo contro lo statalismo assistenzialista e dimenticare che la sua azienda è ancora un oligopolio costruito in combutta con il vecchio regime […]. Si presenta al paese come uomo di regole nuove e principi trasparenti ma l'uso che ha lasciato fare in questi giorni dei suoi canali televisivi tradisce le regole e i principi e rappresenta un rischio per la democrazia e per la correttezza della lotta elettorale.<ref>Da ''Ora basta con le carte truccate'', ''La Stampa'', 8 febbraio 1994.</ref>
===1995===
*Toccò a [[Franklin D. Roosevelt|Roosevelt]], [[Winston Churchill|Churchill]], [[Stalin]]. Doveva toccare anche a De Gasperi. Mentre gli storici inglesi continuano a scalpellare il monumento di Churchill e il generale Volkogonov non smette di rileggere criticamente la vita dei fondatori dello stato sovietico, [[Nico Perrone]], docente di storia americana e collaboratore del ''manifesto'', pubblica presso l'editore Sellerio di Palermo un libro fortemente "revisionista" su ''De Gasperi e l'America''. [...] Perrone ci precipita all'indietro negli anni in cui De Gasperi era "lacchè degli Stati Uniti", [[Mario Scelba|Scelba]] era il suo "ministro della polizia", [[Giuseppe Saragat|Saragat]] rompeva l'unità socialista con i soldi degli americani e Pacciardi cacciava i comunisti dagli opifici militari per obbedire agli ordini della CIA. Le tesi del libro sono sostanzialmente queste. Non è vero che gli americani abbiano assistito l'Italia per aiutarla a consolidare il suo regime democratico: lo hanno fatto per creare nel paese, con la collaborazione dei loro clienti, un duro fronte anticomunista. [...] Perrone è uno storico, e per convincere il lettore del buon fondamento delle sue convinzioni ha fatto lunghe ricerche negli archivi italiani e degli Stati Uniti, ha confrontato e integrato i documenti americani con quelli che rimangono negli archivi personali dei maggiori uomini politici del tempo, da [[Harry S. Truman|Truman]] a [[Dean Acheson|Acheson]].<ref>Da ''La Stampa'', 7 agosto 1995.</ref>
===2003===
{{Int|Da ''[https://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_11/saddam-hussein-cattura-10-anni-dopo-sergio-romano-1a31dace-627d-11e3-a809-0fced5f7d9ac.shtml Le sette vite del raìs]''|''Corriere della Sera'', 15 dicembre 2003|h=4}}
*Esiste una biografia ufficiale di [[Saddam Hussein]] in diciannove volumi. Esiste un grande documentario sulla sua vita (I lunghi giorni, sei ore di proiezione), prodotto con la supervisione di un regista britannico, Terence Young, noto tra l'altro per avere diretto uno dei primi film di Sean Connery nei panni di James Bond (Dalla Russia con amore). Ed esistono infine migliaia di inni, odi e poesiole infantili in onore del leader che la televisione irachena mandava in onda ogni sera. La biografia, il film e queste «spontanee» manifestazioni di cultura popolare sono l'equivalente letterario e cinematografico delle grandi statue leniniste e degli enormi ritratti con cui il raìs iracheno ha celebrato il culto della propria persona. In queste opere il protagonista è condottiero della nazione, principe illuminato e magnanimo, padre del popolo, difensore della patria, castigatore dei suoi nemici, paladino dell'Arabia, discendente di Maometto. Sul rovescio della medaglia vi è un altro Saddam composto con le informazioni fornite dagli esuli, il ricordo dei parenti delle vittime e i rapporti dei servizi segreti occidentali: il sanguinoso tiranno, il leader crudele, il massacratore dei curdi e degli sciiti, il satrapo capriccioso e imprevedibile, l'invasore del Kuwait. Gli storici, naturalmente, non si accontenteranno di queste opposte semplificazioni. Il contemporaneo, dal canto suo, può soltanto arricchire il quadro con qualche dettaglio raccontando al lettore che vi furono altri Saddam Hussein e che il protagonista del grande dramma iracheno fu protagonista di parecchie vite.
*[[Abd al-Karim Qasim|Kassem]] era un nazionalista, nello stile del colonnello Nasser che aveva conquistato il potere al Cairo pochi anni prima. E altrettanto nazionalista era un suo compagno di congiura, il colonnello Aref, che cinque anni dopo uccise Kassem e ne prese il posto.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Voleva fare del partito una forza di quadri e di militanti devoti e disciplinati, nello stile dei partiti fascisti e comunisti d'Europa.
*Nella filosofia totalitaria e nazional-socialista del [[Partito Ba'th|Baath]], il partito è il cuore del Paese, la mente della nazione, l'anima dello Stato e il centro vitale delle sue funzioni.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Il suo maggiore talento era una straordinaria capacità di ingannare.
*Mentre purgava il partito, rafforzava i servizi di sicurezza, schiacciava i dissidenti e promuoveva i «paesani» di Tikrit alle posizioni più ambite o remunerative, Saddam recitava un'altra parte in commedia: quella del modernizzatore illuminato.
*{{NDR|Sulla [[Guerra Iran-Iraq]]}} Benché i risultati del conflitto fossero modesti, Saddam ne uscì politicamente rafforzato e dovette credere che l'Iraq fosse ormai una grande potenza militare.
*Nel corso della sua esistenza Saddam aveva tradito e raggirato i compagni di partito, i potenziali concorrenti, i comunisti, i curdi, gli sciiti e gli iraniani. Ma fu lui stesso vittima di almeno tre tradimenti.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Separato dal mondo, isolato fra gli splendidi marmi dei palazzi presidenziali, abituato ad avere incontri durante i quali i suoi interlocutori potevano soltanto ascoltare, il raìs elaborò teorie che nessuno aveva il diritto di contraddire. Era convinto che gli arabi fossero un popolo superiore. Era certo che gli americani soffrissero ancora della sindrome del Vietnam e che non avrebbero sopportato la vista del sangue sparso dai loro soldati. Era sicuro che il suo popolo si sarebbe sacrificato per la causa nazionale.
===2005===
*I [[curdi]] hanno presenze importanti in quattro Stati medio-orientali — Iran, Iraq, Siria, Turchia — e la loro partecipazione militare alla guerra siriana ha confermato l'esistenza di una orgogliosa identità nazionale, distinta da quella degli altri popoli che vivono nella regione. Non è tutto. Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è il risultato di una crisi che investe quasi tutti gli Stati arabi nati dalla morte dell'Impero Ottomano e che avrà per effetto, probabilmente, la modifica di parecchie frontiere. Non è sorprendente che, in questa prospettiva, i curdi abbiano deciso di chiedere nuovamente la creazione di una grande casa comune per tutte le famiglie separate del loro popolo. Ma anche in questo caso vi sono protagonisti della vita politica internazionale che hanno il diritto di formulare riserve e prospettare pericoli. In una regione dove il ricorso alle armi è sempre più frequente, la creazione di uno Stato curdo darebbe probabilmente il colpo di grazia a ciò che ancora sopravvive del vecchio ordine e avrebbe per effetto nuove guerre.<ref>Da [http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_30/dal-kurdistan-fino-scozia-5a5b9288-a550-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml ''Dal Kurdistan fino alla Scozia: le ragioni deboli delle secessioni (e i diritti degli altri)''], ''Corriere.it'', 14 luglio 2005.</ref>
{{Int|Da ''Gorizia: i tre volti di una piccola grande città''|''Corriere della Sera'', 7 ottobre 2005|h=4}}
*{{NDR|A [[Quirino Principe]]}} Caro Principe, negli annali della letteratura nazionalista sulla Grande guerra, [[Gorizia]] è stata a lungo la «città santa» per cui furono combattute le undici battaglie dell'Isonzo.
*Negli annali della guerra fredda, infine, [[Gorizia]] è stata una piccola [[Berlino]], la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Nas Tito», il nostro [[Josip Broz Tito|Tito]].
*Nelle mie visite a [[Gorizia]] ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine {{NDR|«Nas Tito»}} con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro [[Quirino Principe|Principe]], che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.
*Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, [[Gorizia]] era la prima città in cui l'aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a [[Vienna]], a [[Salisburgo]], a [[Monaco di Baviera|Monaco]] e a [[Dresda]], era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
===2006===
*Per molti aspetti [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammed Reza]] appartiene di diritto alla piccola cerchia di quegli uomini di Stato che cercarono di rinnovare secondo modelli occidentali i costumi politici e civili delle società musulmane: Mohammed Ali, fondatore dell'Egitto moderno, il padre [[Reza Pahlavi|Reza]], fondatore dell'ultima dinastia iraniana, il grande [[Kemal Ataturk|Kemal Atatürk]], creatore della Turchia moderna, e per certi aspetti persino [[Saddam Hussein]], dittatore dell'Iraq sino alla guerra americana del 2003.<br>Ma non aveva, a differenza del padre e di Kemal, la tempra del combattente, il rigore strategico, lo stile puritano del potere. Amava lo sfarzo della corte, le uniformi sgargianti, le villeggiature a Saint Moritz e le stravaganti feste imperiali con cui celebrò nel 1971 l'improbabile discendenza dello Stato iraniano da quello di Dario e di Ciro.<ref name="rezaphalavi">Da [http://www.corriere.it/romano/09-08-01/01.spm ''Vita e morte di Reza Pahlavi. Il rischio del denaro facile''], ''Corriere.it'', 1 agosto 2009.</ref>
*Nel linguaggio corrente la parola «fascista» ha perduto il suo senso originario e significa semplicemente violento, intollerante, se non addirittura mascalzone. Molti di coloro che se ne servono hanno del fascismo un'idea vaga e sanno soltanto che è un insulto, quindi buono per aggredire verbalmente un uomo politico.<ref name="fascistiislamici">Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/12/fascisti.shtml ''Fascisti Islamici''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2006.</ref>
*È certamente vero che i regimi nazionali e sociali, creati in alcuni Paesi europei negli anni Venti e Trenta, parvero a molti leader arabi e musulmani, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, particolarmente adatti alle loro esigenze. L'autorità indiscussa del leader, il partito unico, il ruolo delle forze armate e della burocrazia, l'uso spregiudicato della polizia e dei servizi segreti, il controllo della società e della stampa parvero ingredienti utili per Stati nascenti dove le masse erano in buona parte analfabete e l'albero della democrazia parlamentare stentava a crescere. Ma non tutti i regimi autoritari possono considerarsi fascisti o comunisti. Il più simile al fascismo, tra i gruppi politici sorti in Medio Oriente durante il Novecento, fu un movimento creato in Siria nel 1940. Il suo fondatore, [[Michel Aflaq]], era siriano e cristiano. Aveva studiato alla Sorbona negli anni Trenta, aveva assistito alle battaglie politiche fra destra e sinistra nelle strade di Parigi, aveva inghiottito un inebriante cocktail di letteratura politica europea da Mazzini a Lenin, era anticolonialista, panarabista, fiero del grande passato arabo, ma risolutamente laico e socialista.<ref name="fascistiislamici"/>
*L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. Mi sarebbe molto più difficile, invece, trovare tracce di fascismo nei movimenti politici di ispirazione religiosa, dalla Fratellanza musulmana a quelli che sono nati dopo la rivoluzione iraniana, l'invasione israeliana del Libano nel 1982 e la prima Guerra del Golfo nel 1991. Fra il [[Partito Ba'th|Baath]] e il fanatismo religioso, anche quando si alleano contro un nemico comune, vi è un incolmabile fossato. A differenza dei suoi predecessori, Bush sembra avere dimenticato che il maggiore nemico dell'Iran di Khomeini fu l'Iraq di Saddam Hussein, e che nella lunga guerra fra i due Paesi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti furono dalla parte dei fascisti contro gli islamisti.<ref name="fascistiislamici"/>
===2007===
{{Int|Da [https://www.corriere.it/romano/07-11-30/01.spm ''La Turchia e gli armeni. I massacri e il diniego'']|''Corriere della Sera'', 30 novembre 2007|h=4}}
*{{NDR|Sul negazionismo turco del [[genocidio armeno]]}} Credo che le ragioni siano caratteriali e storiche. Caratteriali, perché questo popolo è fiero, orgoglioso e non ancora afflitto da quella «liturgia del perdono » che si è propagata negli ultimi decenni attraverso l'Occidente. Storiche, perché le accuse non terrebbero conto del modo in cui le rivendicazioni armene, prima della Grande guerra, furono percepite dallo Stato turco. Durante la seconda metà dell'Ottocento il declino dell'impero fu fortemente accelerato da eventi che obbedivano a una stessa dinamica. Scoppiavano rivolte cristiane nel Levante e nei Balcani che i turchi cercavano di reprimere con la loro abituale durezza. Ma la repressione, grazie alla popolarità dei movimenti nazionali nell'Europa di allora, suscitava la reazione delle grandi potenze decise a intervenire per proteggere i loro correligionari, ma anche per strappare all'Impero ottomano qualche lembo di territorio.
*[[Kemal Atatürk]] non fu personalmente coinvolto nella vicenda, ma i «giovani turchi», a cui egli apparteneva, avevano importanti responsabilità di governo. E anche questo spiega perché la Turchia d'oggi non voglia ammettere le colpe di ieri.
*La parola «genocidio» ha subito una sorta d'inflazione e che non può essere applicata ai massacri armeni del 1915. Il governo turco volle colpire duramente una comunità nazionale, ma non si propose, come Hitler, di sterminare un popolo e di inseguire ogni suo membro dovunque avesse cercato di nascondersi.
===2009===
*Mentre l'Europa e gli Stati Uniti celebrano con grande soddisfazione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, sarebbe giusto ricordare che vi è almeno un Paese dell'Europa centro-occidentale in cui quell'entusiasmante evento suscita riflessioni malinconiche e molti esami di coscienza. Il Paese è la Jugoslavia. Qui il crollo del comunismo ebbe l'effetto di sgretolare il cemento ideologico con cui Tito aveva costruito, dopo la fine della seconda guerra mondiale, uno Stato apparentemente federale ma in realtà fortemente centralizzato. Tornarono prepotentemente alla superficie le vecchie identità nazional-religiose dei suoi cittadini e il Paese fu tormentato da una guerra di sette anni in cui persero la vita o la casa alcune centinaia di migliaia di persone.<ref name="karadzic">Da [https://www.cdt.ch/commenti-cdt/karadzic-e-il-sipario-della-storia-CXCDT14071 ''Karadzic e il sipario della storia''], ''Cdt.ch'', 31 ottobre 2009.</ref>
*Milosevic e Karadzic sono molto diversi. Mentre il primo era intelligente, scaltro e capace di calcoli raffinati, anche se spesso destinati a produrre effetti disastrosi, il secondo è un personaggio bizzarro e stravagante.<ref name="karadzic"/>
*La battaglia contro il [[Riscaldamento globale|surriscaldamento]] è in ultima analisi una battaglia tecnologica e sarà vinta quando la vendita e l'acquisto di nuovi impianti diventeranno un affare per il venditore e il compratore. In altre parole l'ambientalismo avrà la meglio quando sarà un business. I segnali esistono e mi auguro che l'Italia sia pronta a coglierli.<ref>Da ''Corriere della sera'', 28 dicembre 2009.</ref>
===2011===
*Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura. Ma il fatto che molti notabili siano stati alla finestra per parecchi mesi e abbiano cambiato campo soltanto nelle ultime settimane dimostra che il risultato della partita era incerto e che nella migliore delle ipotesi il Paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_22/romano_strana-guerra-no-vincitori_ddc64c3e-cc7c-11e0-8c25-58bcec909287.shtml ''Strana guerra senza vincitori''], ''Corriere.it'', 22 agosto 2011.</ref>
*Non commettiamo l'errore di pensare che il Colonnello sia stato sempre impopolare. Le sortite nazionaliste e anti-occidentali piacevano a una parte della società libica e dell'opinione pubblica africana. I laici e i musulmani moderati approvavano il rigore con cui aveva combattuto e spento i focolai dell'islamismo radicale. Le straordinarie risorse naturali del Paese hanno arricchito il clan familiare del leader e creato una larga cerchia di profittatori, ma hanno anche consentito la nascita di nuovi ceti sociali, soprattutto negli apparati della pubblica amministrazione e dell'economia statale.<ref name="veleni">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_24/i-veleni-in-coda-a-una-dittatura-sergio-romano_8e40bc74-ce0e-11e0-8a66-993e65ed8a4d.shtml ''I veleni in coda a una dittatura''], ''Corriere.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Un processo a Gheddafi sarebbe una pietra miliare nella lunga strada verso la giustizia internazionale.<ref name="veleni"/>
*Quanti uomini politici, soprattutto europei, verrebbero convocati all'Aja per rendere conto dei loro rapporti con il leader libico? La fine del regime di Gheddafi è una buona notizia. Ma se vogliamo che sia utile al futuro della Libia e più generalmente a quello dei Paesi dell'Africa del Nord, nessuna di queste domande può essere ignorata o sottovalutata. Non basta salutare la fine del tiranno, la vittoria del popolo, il trionfo della democrazia.<ref name="veleni"/>
*Quando invase l'Iraq, nel 2003, [[George W. Bush]] credette che gli americani sarebbero stati accolti come liberatori e annunciò la fine della guerra, poche settimane dopo, di fronte a una scritta che proclamava al mondo: «Missione compiuta». Il presidente riteneva che il conflitto fosse giustificato dai legami di [[Saddam Hussein]] con il terrorismo islamico e dall'esistenza di armi chimiche e nucleari, di cui il dittatore avrebbe potuto servirsi contro il «mondo libero». Nessuna di queste affermazioni era vera. Non erano veri i legami con Al Qaeda, non esistevano armi di distruzione di massa, gli americani erano «liberatori» soltanto per una parte del Paese e la guerra, quando finalmente Bush uscì dalla Casa Bianca, non era finita.<ref name="missionemaicompiuta">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_23/romano-missione-mai-compiuta_35d454bc-2d2f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml ''Una missione mai compiuta''], ''Corriere della Sera'', 23 dicembre 2011.</ref>
*{{NDR|Sull'[[Iraq]]}} Il Paese è un artefatto della politica internazionale, una invenzione di Churchill realizzata per le esigenze petrolifere della Royal Navy grazie a un assemblaggio di gruppi etnici e religiosi - arabi sunniti, arabi sciiti, curdi - in cui soltanto i primi, purché al vertice del potere, erano veramente interessati alla creazione di uno Stato unitario. Gli sciiti hanno un forte rapporto religioso con l'Iran e hanno spesso detestato i loro concittadini sunniti più di quanto temessero gli iraniani. I curdi hanno fratelli in Turchia, in Iran, in Siria, e non hanno mai smesso di sognare il grande Kurdistan che i vincitori del 1918 avevano lasciato intravedere alla fine della Grande guerra. Qualche intelligente diplomatico americano ha prospettato l'ipotesi di una federazione, ma non è facile tracciare frontiere là dove esistono grandi risorse naturali e ogni divisione rischia di farsi a spese di qualcuno. Oggi i curdi sono pressoché sovrani nelle loro terre e gli sciiti controllano buona parte del potere a Bagdad. Ma i sunniti si considerano «espropriati» e le loro formazioni più radicali non hanno mai smesso di combattere, se necessario, persino a fianco dei terroristi di Al Qaeda.<ref name="missionemaicompiuta"/>
{{Int|Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_21/romano_volti_satrapo_1ad3ffce-fba6-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml ''I volti di un satrapo'']|''Corriere della Sera'', 21 ottobre 2011|h=4}}
*Il colonnello Muammar Gheddafi non fu soltanto il satrapo orientale, vestito di una uniforme operistica che si pavoneggiava a Roma ostentando il ritratto di Omar El Mukhtar, martire della resistenza anti-italiana, sul bavero della giacca. Prima di seppellirlo conviene ricordare che il tiranno era pur sempre un leader nazionale e che perseguì progetti diversi, quasi sempre folli, ma non privi di una loro perversa genialità.
*La Francia lo detestava per le sue interferenze nel Ciad e per l'attentato contro un aereo francese, la Gran Bretagna per l'uccisione di una poliziotta colpita da uno sgherro libico di fronte all'ambasciata di Libia a Londra, gli Stati Uniti per il contenzioso sul golfo della Sirte e l'attentato in una discoteca di Berlino, la gran Bretagna e gli Stati Uniti insieme per l'attentato contro un aereo della Pan American nel cielo scozzese di Lockerbie, i leader arabi per le sue intollerabili irruzioni negli affari interni dei loro Paesi, la Fratellanza musulmana per il modo in cui aveva perseguito, incarcerato e ucciso gli islamisti libici, la Svizzera per le misure di rappresaglia decise dal colonnello dopo l'arresto di Hannibal in un albergo di Ginevra, la Bulgaria per la lunga detenzione di alcune infermiere accusate di un reato inesistente. Aveva anche qualche amico, tra cui alcuni Stati africani e quei Paesi che, come il Venezuela di Hugo Chavez, lo consideravano una provvidenziale spina nel fianco dell'Occidente imperialista.
*La Libia era una creazione artificiale del colonialismo italiano, uno Stato composto da due territori (la Tripolitania e la Cirenaica) che avevano avuto storie diverse, popolato da tribù che avevano interessi contrastanti, abitato da circa due milioni di persone (tanti erano i libici quando Gheddafi conquistò il potere), sparse su un enorme territorio prevalentemente desertico. Demograficamente povera, economicamente sottosviluppata e priva di un forte passato nazionale, la Libia di Gheddafi era tuttavia, potenzialmente, un paese ricco, e tale sarebbe diventato a mano a mano che le grandi compagnie petrolifere scoprivano nuovi giacimenti di petrolio e di gas. A differenza di altri leader nazionali dei paesi emergenti, il colonnello ebbe quindi sempre a sua disposizione i mezzi finanziari necessari al perseguimento dei suoi obiettivi; ed è probabile che tanta abbondanza lo abbia sollecitato a concepire sogni smisurati e stravaganti. La storia della sua politica è anche la storia del suo denaro e del modo in cui venne impiegato.
*Se avesse potuto difendersi in un'aula di tribunale, Gheddafi avrebbe forse chiamato sul banco dei testimoni molti soci d'affari. Ma della sua umiliante fine politica e umana, se avesse conservato un briciolo di intelligenza, avrebbe potuto rimproverare soltanto se stesso.
===2012===
*Non posso continuare a raccontare il [[Ernst Gombrich#Breve storia del mondo|libro di Gombrich]], cara signora, anche perché non saprei rendere la freschezza, l'immaginazione e l'ironia con cui l'autore racconta la storia del mondo sino alla fine della Seconda guerra mondiale passando attraverso le diverse fasi dell'umanità.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_15/COME-AMARE-LA-STORIA-IL-LIBRO-DEL-GIOVANE-GOMBRICH_4c97cbf6-86d1-11e1-9381-31bd76a34bd1.shtml Come amare la storia]'', ''Corriere della Sera'', 15 aprile 2012.</ref>
===2013===
*Parlare con l'[[Iran]] è necessario per almeno tre ragioni. È una potenza regionale, ha un capitale petrolifero che può giovare all'intera regione ed è la guida autorevole di una minoranza musulmana, gli sciiti, che attraversa il Golfo, è maggioranza in Iraq, si estende sino alla Siria e soprattutto al Libano. Non riusciremo a spegnere i fuochi della Siria senza la collaborazione dell'Iran. E non vi saranno prospettive di pace in Afghanistan se l'Iran non sarà chiamato a fare la sua parte.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_14/termometro-teheran-romano_824822e0-d4b0-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml ''Il termometro di Teheran''], ''Corriere.it'', 14 giugno 2013.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Primavera araba]]}} Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l'[[Egitto]] di [[Hosni Mubarak]], la [[Tunisia]] di [[Zine El Abidine Ben Ali]], la [[Libia]] del colonnello [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]]. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di [[Saddam Hussein]] e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del [[Libano]]. È fallita la [[Lega Araba]]. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di [[Mohammed VI]] in [[Marocco]] a quella di [[Abdullah II]] in [[Giordania]], ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, [[Siria]] e Libia, la crisi è diventata rapidamente [[guerra civile]]. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all'altro.<ref>Da ''[http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_30/il-mediterraneo-dimenticato-sergio-romano_a6fa2238-e13e-11e2-a879-533dfc673450.shtml Il Mediterraneo dimenticato]'', ''Corriere.it'', 30 giugno 2013.</ref>
*Non è interamente colpa di Obama se le primavere arabe non hanno schiuso ai loro Paesi le porte della democrazia, se il partito americano della sicurezza gli ha impedito la chiusura di Guantánamo, se gli ayatollah iraniani non hanno accolto la sua offerta, se l'Afghanistan è sempre per metà talebano, se i sunniti iracheni contestano ai loro fratelli sciiti il diritto di governare il Paese, se il primo ministro israeliano ha preferito puntare sulla vittoria dei repubblicani nelle ultime elezioni presidenziali americane, se la Russia di Putin è più poliziesca e repressiva di quella di Medvedev. Obama ha avuto la sventura di entrare alla Casa Bianca nel momento in cui era già iniziato il lento declino dell'impero americano, e deve ora convivere con una società politica che reagisce a questa prospettiva troppo nervosamente.<ref name="ambizioniperdute">Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_12/ambizioni-perdute-di-un-presidente-romano_d38b86bc-030c-11e3-a0a3-a0e457635e2f.shtml ''Ambizioni perdute di un presidente''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2013.</ref>
*È stato un errore combattere [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]] senza accettare le responsabilità politiche dell'intervento. È stato un errore chiedere all'ambasciatore americano in Siria di prendere posizioni inutilmente provocatorie contro il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar Al Assad]]. E non ha giovato alla politica americana oscillare ambiguamente in Egitto fra i militari e la Fratellanza musulmana.<ref name="ambizioniperdute"/>
*I talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare con una potenza che ha già, comunque, deciso di ritirare le proprie truppe nel 2014. L'uccisione di [[Osama bin Laden]] nel suo fortilizio pachistano è parsa uno straordinario successo della presidenza Obama (la vendetta è sempre, per un certo periodo, consolatoria) ma ha peggiorato i rapporti degli Stati Uniti con il [[Pakistan]]. In [[Iraq]] si muore, grazie alle bombe sunnite, molto più di quanto si morisse all'epoca di [[Saddam Hussein]]. In Libia, infine, Obama ha avuto il merito di comprendere prima dei suoi alleati i rischi di una operazione che era divenuta molto più lunga del previsto. Ma del caos in cui il Paese è precipitato dopo la vittoria dei ribelli Obama non è meno responsabile di Nicolas Sarkozy e David Cameron. È davvero sorprendente che dopo tre guerre non vinte, come la buona educazione internazionale preferisce chiamare quelle perdute, gli americani e le opinioni pubbliche occidentali non vogliano essere trascinati nella quarta? Resta da capire, a questo punto, perché un uomo politico accorto e razionale come [[Barack Obama]] dovrebbe a tutti i costi prendere una iniziativa militare contro la [[Siria]].<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_01/armi-democratiche_114e22ee-12c0-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml ''Armi democratiche''], ''Corriere.it'', 1 settembre 2013.</ref>
===2014===
*{{NDR|Sullo [[Stato Islamico]]}} Per vincere abbiamo un'arma che potrebbe rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se sapremo coinvolgerli, saranno i nostri migliori alleati. Ne esistono le condizioni. Come quella creata durante la prima [[guerra del Golfo]], la coalizione contro l'Isis non potrà mai essere definita una «crociata» composta da Paesi cristiani. È una ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione musulmana. Mi piacerebbe che gli storici, un giorno, parlassero della guerra contro l'Isis come dell'evento che maggiormente avvicinò il mondo della cristianità e quello dell'Islam.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_27/i-ter-roristi-che-sono-noi-484db1c4-4604-11e4-a490-06a66b2e25ed.shtml ''I terroristi che sono tra noi''], ''Corriere.it'', 27 settembre 2014.</ref>
*[[Julius Evola]] ebbe due vite. Nel sua prima vita fu pittore, futurista, dadaista (dal nome di un movimento artistico e letterario nato a Zurigo nel 1916) e amico del suo fondatore, Tristan Tzara.<br />I quadri dipinti in quegli anni furono notati e ammirati in alcune delle grandi esposizioni europee del tempo. Ma nel 1921 attraversò una difficile crisi personale, fu attratto dagli studi filosofici e dedicò il resto della sua vita alla elaborazione di un idealismo magico in cui è visibile l'influenza di Nietzsche, del pensiero razziale di Gobineau, della filosofia indiana e di altri culti esoterici dell'Asia.<br />Aderì intellettualmente al fascismo e al nazismo perché sostenne di vedere in quei movimenti la nascita di un neo paganesimo e l'avvento di un'era eroica dominata da razze che avrebbero difeso i loro popoli dai flagelli della modernità. Uno dei suoi libri più importanti è, per l'appunto, Rivolta contro il mondo moderno. Era a Vienna nell'aprile del 1945 quando fu ferito durante un bombardamento alleato e perdette l'uso delle gambe.<br />Quando rientrò in patria, nel 1948, fu accusato di avere collaborato alla creazione di una organizzazione fascista rivoluzionaria e venne processato; ma fu assolto ed ebbe da allora nella società culturale italiana una posizione simile per certi aspetti a quella di Céline, lo scrittore anti-semita di cui venivano riconosciute, tuttavia, le grandi qualità letterarie.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_ottobre_14/L-AMICIZIA-DEGLI-OPPOSTI-JULIUS-EVOLA-E-SCHEIWILLER_e1f8ad32-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml L’AMICIZIA DEGLI OPPOSTI JULIUS EVOLA E SCHEIWILLER]'', ''corriere.it'', 14 ottobre 2014.</ref>
===2015===
*Commetteremmo un errore, a mio avviso, se pensassimo di essere il principale bersaglio dell'Islam jihadista. La vera guerra, oggi, è quella che si combatte all'interno del mondo musulmano. È la guerra tra una setta fanatica e regimi politici spesso incerti, titubanti, ma tutti più o meno collegati, per ragioni di affinità o convenienza, con l'Europa, gli Stati Uniti e la Russia. È una guerra civile senza quartiere dove le vittime musulmane sono incomparabilmente più numerose di quelle provocate dagli attentati terroristici nelle nostre città. Ed è ulteriormente complicata dall'antico odio fra le due famiglie religiose dell'Islam: sunniti e sciiti.<ref name="guerranonvaperduta">Da [http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_11/guerra-che-non-va-perduta-020eac8c-995f-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml ''Una guerra che non va perduta''], ''Corriere.it'', 11 gennaio 2015.</ref>
*Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano [[Bashar al-Assad|Al Assad]], il presidente russo [[Vladimir Putin|Putin]] e il presidente iraniano [[Hassan Rouhani|Rouhani]] non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l'Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall'estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato. Se qualche Paese occidentale fosse disposto a mettere truppe sul terreno potremmo forse fare a meno della loro collaborazione. Ma da quando gli Stati Uniti hanno eliminato questa opzione non abbiamo altra scelta fuor che quella di sostenere con tutti i mezzi di cui disponiamo quelli che sul terreno già ci sono.<ref name="guerranonvaperduta"/>
*Washington non vuole Assad, non vuole l'Isis e non vuole Putin nel Mediterraneo. Un tale groviglio di desideri incompatibili sarebbe più facilmente sostenibile se il presidente Obama fosse disposto a impegnare le forze americane sul terreno. Ma esclude anche questa possibilità, forse perché non vuole concludere il suo mandato con una operazione che ricorderebbe, anche se in circostanze alquanto diverse, quella del suo predecessore alla Casa Bianca. Ha un altro piano?<ref name="groviglioobama">Da [http://www.corriere.it/opinioni/15_settembre_10/groviglio-obama-c4b819ac-5774-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml ''Il groviglio di Obama''], ''Corriere.it'', 10 settembre 2015.</ref>
*Il presidente siriano si è sicuramente screditato ma non è una persona inutilizzabile.<ref name="obamasioppone">Citato in [http://www.tempi.it/siria-romano-obama-si-oppone-ad-assad-a-tutti-i-costi-perche-e-ideologico#.WkgpaWinGUk ''Siria. Romano: «Obama si oppone ad Assad a tutti i costi perché è ideologico»''], ''Tempi.it'', 2 ottobre 2015.</ref>
*Gli americani non si rendono conto che Assad non è solo un despota ma anche il leader di un blocco politico e sociale. Non dimentichiamo poi che esiste la simpatia dei cristiani, della media borghesia. Fino ad ora hanno parlato poco per non esporsi alle rappresaglie dell'una e dell'altra parte, ma la loro posizione è chiara.<ref name="obamasioppone"/>
*L'[[Stato Islamico|Isis]] è un movimento sunnita e noi sappiamo che in questi ultimi anni la destabilizzazione del Medio Oriente ha provocato il risveglio di un vecchio conflitto religioso tra le due anime dell'Islam, i sunniti e gli sciiti. Non c'è dubbio che questa vecchia ruggine fra le due maggiori componenti dell'Islam ha in qualche modo contribuito a rendere il conflitto ancora più aspro.<br>Il principale obiettivo dell'Islam sono i Paesi occidentali ma non escludo effettivamente che questa sorta di guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti esplosa nuovamente sia diventata importante, soprattutto per i grandi Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran, vale a dire i Paesi che sono la maggiore espressione delle due grandi anime dell'Islam.<ref name="attentatiparigi">Citato in [http://www.sulromanzo.it/blog/gli-attentati-di-parigi-sono-il-contrattacco-dell-isis-intervista-a-sergio-romano ''«Gli attentati di Parigi sono il contrattacco dell'ISIS», intervista a Sergio Romano''], ''Sulromanzo.it'', 19 novembre 2015.</ref>
*Credo che non dovremmo più parlare di "primavera araba", piuttosto constatare che quei movimenti, quelle piazze piene di gente che protestava contro il regime di Ben Ali in Tunisia e contro quello di Mubarak in Egitto erano il segno di una protesta reale, non c'è dubbio che c'era una grande insoddisfazione, soprattutto generazionale. Nuove generazioni che avevano in qualche modo ambizioni suscitate anche dal fatto che potevano, a differenza dei loro padri e dei loro nonni, vedere meglio grazie alle nuove tecnologie quello che stava accadendo altrove, quello che la modernità rappresentava in altri Paesi.<br>Però in quelle piazze non c'erano movimenti o partiti politici quindi sono certamente riusciti a cacciare Ben Ali e far dimettere Mubarak ma non sono stati in grado poi di istituire un regime nuovo, creare nuove stabilità basate su progetti organici e quindi i paesi sono in modo diverso precipitati nel caos.<ref name="attentatiparigi"/>
*Il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar al-Assad]], come quello di [[Saddam Hussein]], era un regime laico; entrambi avevano cercato di fondare la loro esistenza su principi desunti dall'Occidente. Il partito al potere, sia in Iraq che in Siria, era il [[partito Ba'th]], nazionalista e socialista, con una forte componente laica. Saddam Hussein non ha mai avuto rapporti con Al-Qaeda, anche se questa era l'accusa da parte degli Stati Uniti, l'argomento o il pretesto per cui hanno deciso di fargli la guerra.<br>Paradossalmente era più simile a uno stato europeo quello di Bashar al-Assad, ma anche quello di Saddam Hussein insieme all'Egitto, di quasi tutti i Paesi arabo-musulmani.<ref name="attentatiparigi"/>
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2015/11/05/news/non-possiamo-che-fidarci-di-erdogan-89279/ ''Non possiamo che fidarci di Erdogan'']|''Ilfoglio.it'', 5 novembre 2015|h=4}}
*Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno.
*Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l'uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto?
*In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l'unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico.
===2016===
*Non c'era Al-Qaeda in Iraq nel 2003 quando gli Stati Uniti invasero e occuparono il Paese, apparve nel momento in cui, avendo disintegrato il regime di Saddam Hussein, trovarono spazio per le loro ambizioni, per i loro piani strategici.<ref name="attentatiparigi"/>
*[[Bashar al-Assad|Assad]] e [[Vladimir Putin|Putin]] sono autoritari e spregiudicati, ma anche molti generali democratici, durante la Seconda guerra mondiale, non si sono comportati diversamente.<ref>Da [http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_14/illusione-un-ponte-aleppo-9353b762-6188-11e6-8e62-f8650827a70c.shtml ''L'illusione di un ponte per Aleppo''], ''Corriere.it'', 13 agosto 2016.</ref>
*Le ragioni per cui la Russia è entrata in campo in Siria sono abbastanza chiare. Quando scoppiarono le prime rivolte arabe, alcuni governi occidentali si schierarono subito contro il governo di Bashar al Assad. Lo hanno fatto molto probabilmente nella convinzione che la fine del regime avrebbe comportato anche la fine della vecchia presenza "sovietica" nelle basi siriane. Non è difficile comprendere quindi perché la Russia sia intervenuta. Voleva difendere il suo alleato e soprattutto la sua tradizionale posizione nella regione. Oggi la sua strategia mi sembra tutto sommato abbastanza chiara. La Russia e il governo siriano potrebbero rinunciare ad una parte del territorio soltanto se il regime di Assad riuscisse a ristabilire la sua autorità nell'area che va da Damasco ad Aleppo. Questa è la ragione per cui Aleppo è al cuore del conflitto. Non si può dunque parlare ancora di una "Pax russa" in Medio Oriente perché gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti. Credo che la Russia continuerà a perseguirli. Ma non si può combattere indefinitamente e Mosca potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica.<ref>Citato in ''[http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Sul_nuovo_ruolo_della_Russia_un_commento_di_Sergio_Romano.html Sul nuovo ruolo della Russia, un commento di Sergio Romano]'', ''Treccani.it'', 3 novembre 2016.</ref>
===2017===
*Nel suo ultimo discorso, pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, [[François Mitterrand]] disse di essere nato durante la Prima guerra mondiale, di avere fatto la Seconda e di essere giunto alla conclusione, durante la sua vita, che «il [[nazionalismo]] è la guerra».<ref>Citato in ''L'alleanza effimera dei populisti'', ''Corriere della Sera'', 24 gennaio 2017, pp. 1 e 26.</ref>
*Se le nostre democrazie hanno deciso che eliminare [[Bashar al-Assad|Assad]] è una condizione irrinunciabile, dovrebbero prepararsi a ciò che potrebbe succedere dopo.<ref name="guerresonodue">Da [http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_13/i-nemici-dell-occidente-doppia-guerra-siriana-d3f71eee-1fa1-11e7-a630-951647108247.shtml ''Ma non bisogna dimenticare che in Siria le guerre sono due''], ''Corriere.it'', 12 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile siriana]]}} L'unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l'islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, deve fare fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d'occhio il barometro elettorale. Ma se hanno deciso che la eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani.<ref name="guerresonodue"/>
*Sappiamo che cosa è accaduto. L'Iraq è diventato teatro di una guerra che dura da quattordici anni, ha contagiato l'intera regione e ha lasciato sul terreno un numero incalcolabile di vittime civili. La Tunisia ha dimostrato di avere forti spiriti democratici, ma è continuamente minacciata da gruppi jihadisti lungo le sue frontiere meridionali ed è diventata un vivaio di reclute per le milizie dell'Isis. L'Egitto è stato governato per parecchi mesi dalla Fratellanza Musulmana (una organizzazione che ha rivelato, quando è andata al potere, il suo volto integralista) ed è passato dalla semi-democrazia di Mubarak al regime autoritario e poliziesco del maresciallo Al Sisi. La Libia è stata devastata da una guerra tribale non ancora conclusa ed è oggi il principale capolinea mediterraneo delle migrazioni provenienti dal continente africano. La matassa siriana, in questo quadro, è la più imbrogliata. Di fronte alle proteste popolari Bashar Al Assad ha scelto di restare al potere e di resistere agli insorti. Ha riscosso qualche successo militare perché, a differenza di altri leader, ha potuto contare su alcuni importanti alleati: gli alauiti (una minoranza etnico-religiosa che appartiene alla grande famiglia sciita), i militanti del partito Baath, la borghesia commerciale e industriale di Aleppo, i cristiani e due grandi potenze: la Russia, presente in Siria con due basi militari sin dagli anni in cui si chiamava Unione Sovietica, e l'Iran degli Ayatollah.<ref name="guerresonodue"/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ha vinto perché la [[Francia]] aveva paura del vuoto creato dalla scomparsa di alcuni grandi partiti, del terrorismo islamista, della crisi economica, del grande disordine mondiale e della incognita rappresentata dalla destra nazional-populista.<ref>Da ''La sindrome bonapartista dei francesi'', ''Corriere della Sera'', 19 giugno 2017.</ref>
*Durante i lavoro della conferenza che si aprì all'Hotel Semiramis del Cairo il 12 marzo 1921 per discutere gli assetti territoriali del Medio Oriente dopo la Grande guerra, Winston Churchill, allora ministro delle Colonie, non riusciva a distinguere i sunniti dagli sciiti. Tuttavia questo non gli impedì di creare in quella occasione due Stati arabi.<br>Con la sabbia e le oasi di un territorio che si era chiamato sino ad allora Mesopotamia impastò il regno dell'Iraq.<ref>Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/07_Luglio/09/romano.shtml ''L'illusione inglese: un mondo senza ayatollah''], ''Corriere.it'', 29 settembre 2017.</ref>
{{Int|Da [https://libreriamo.it/news/sergio-romano-dalla-russia-di-putin-allamerica-di-trump-le-nostre-democrazie-smarrite/ ''“Dalla Russia di Putin all'America di Trump, le nostre democrazie malate”'']|''Libreriamo.it'', 2017|h=4}}
*Putin è l'uomo che in qualche modo si è addossato una responsabilità: quella di restituire dignità e, per quanto possibile, potenza al suo paese.
*Mi pare che ciò che abbia avuto più importanza per Putin sia stato il crollo dell'Unione Sovietica, nonché della sua patria, un paese che aveva un suo statuto in Europa e nelle relazioni internazionali, un paese che improvvisamente si è disfatto.
*La Nato è un'alleanza molto diversa dalle alleanze del passato. È un'alleanza politico-militare fatta per fare la guerra. Infatti ha un comando supremo permanente, ha delle basi permanenti in Europa ma anche altrove. Un'alleanza così non può non avere un nemico, è concepita e organizzata in funzione di un nemico. Se non ha un nemico non ha motivo di esistere.
*I russi hanno sempre preferito nelle presidenziali americane il candidato repubblicano a quello democratico. [...] I repubblicani sono più isolazionisti, meno impiccioni, meno portati a esportare democrazia nel mondo. Sono quindi più realisti, più isolazionisti. I democratici, invece, sono generalmente molto più militanti sotto il profilo democratico, poi naturalmente anche loro si contraddicono, vengono a patti con paesi non democratici, però il partito democratico ha una storia molto più interventista. Ma in generale i russi sono andati abbastanza d'accordo coi repubblicani, Gorbačëv e Reagan, Putin e George W. Bush. Era chiaro che i russi avrebbero preferito Trump.
*Dopo la grande prova storica dell'invasione dei mongoli e dei tartari, che ha duramente provato il paese, nel momento del Granducato di Moscovia la Russia comincia a crescere, fino a diventare poi un impero. Questo accade su una scala geograficamente colossale. Ancora oggi, la Russia, nonostante le numerose mutilazioni, è di gran lunga lo stato più grande al mondo. E questo allargamento dello stato russo è sempre avvenuto a spese di imperi declinanti, quelli che circondavano prima il Granducato di Moscovia e poi lo stato dello Zar. Questi imperi declinanti erano l'impero cinese, l'impero persiano e l'impero ottomano. Erano i tre grandi imperi che si erano spartiti l'Asia. Quando cominciano a declinare, la Russia inesorabilmente. Che tipo di identità può dare lei a un paese che ogni decennio ingloba centinaia e centinaia di persone appartenenti a stirpi e a gruppi nazionali differenti?
*La Russia, soprattutto dopo il declino di Bisanzio, si è sempre considerata erede di quella grande tradizione bizantina. Però le popolazioni che fanno parte dell'impero russo sono di straordinaria varietà etnica: ci sono gli armeni, i georgiani, gli uzbeki, i turcomanni, e tanti altri. Inoltre nei confronti di questi popoli la Russia non si è mai comportata come potenza coloniale. È autoritaria, e certamente impone la sua autorità con grande durezza, però i suoi cittadini non russi hanno sempre ottenuto le cariche più alte.
*Il padre di Aliyev, che è l'attuale presidente dell'Azerbaigian, era un personaggio sovietico di grande importanza. Ed è un azero, non ha proprio nulla di slavo.
*La letteratura è stato il cemento del paese. Puskin è il loro Dante, è il grande maestro della lingua, il grande poeta, il grande drammaturgo. Poi naturalmente sono venuti Gogol, Dostoevskij a Tolstoj. La letteratura ha cementato l'identità russa. Poi si sono inventati l'[[Eurasiatismo|Eurasia]]. Noi siamo qualche cosa che voi europei non siete. Noi abbiamo un'originalità che ci rende in qualche modo autonomi sotto il profilo della nostra autocoscienza, perché siamo euroasiatici.
===2020===
{{Int|Da ''Il regime alla prova''|''La Stampa'', 12 gennaio 2020|h=4}}
*Il generale [[Qasem Soleimani|Qassem Soleimani]], di cui Donald Trump ha decretato la morte, era un militare, ma anche probabilmente, insieme alla Guida Suprema dell'Iran (l'Ayatollah [[Ali Khamenei]]), l'uomo più popolare del suo Paese.
*Dopo avere combattuto nella [[Guerra Iran-Iraq|guerra degli 8 anni]] contro l'Iraq (quando il Paese di Saddam Hussein godeva del sostegno americano), Soleimani era diventato un eroe nazionale e un possibile successore del Grande Ayatollah alla guida del Paese. Ma anche queste sono considerazioni a cui Trump non è sensibile. Il suo dichiarato obiettivo era quello di provocare in Iran, con sanzioni e altri mezzi, un cambiamento di regime. Se questo era il suo scopo, tuttavia, la morte di Soleimani sembra avere avuto l'effetto opposto: quello di garantire al regime di Teheran una crescente popolarità.
*{{NDR|Sulla [[Rivoluzione iraniana]]}} Per l'Iran la partenza dello [[Mohammad Reza Pahlavi|Scià]] nel 1979 è una pagina gloriosa di storia nazionale, il giorno in cui il Paese vendica il colpo di Stato con cui gli americani e gli inglesi, nel 1953, si erano sbarazzati di un leader progressista, [[Mohammad Mossadeq|Mohammad Mossadegh]] per restituire il potere a Reza Pahlevi. Per gli americani la cacciata dello Scià, invece, è la perdita dell'uomo che era stato per molti anni la sentinella degli Stati Uniti nel Golfo Persico.
*Naturalmente anche in Iran esistono fazioni bellicose, islamisti fanatici, strateghi del «tanto peggio tanto meglio». Ma le scuse offerte dal [[Hassan Rouhani|presidente Rouhani]] quando un missile iraniano ha abbattuto un aereo ucraino, dimostrano che vi sono interlocutori con cui l'Europa può parlare per fare una politica diversa da quella che è stata fatta sinora.
{{Int|Da ''[https://www.affarinternazionali.it/2020/02/parla-lambasciatore-sergio-romano/ Parla l'ambasciatore Sergio Romano]''|''Affarinternazionali.it'', 26 febbraio 2020|h=4}}
*Naturalmente, ogni Paese ha le sue strutture e non ci si può sorprendere se quelle dei Paesi che ancora qualche tempo fa chiamavamo del terzo mondo, non sono attrezzati come quelli occidentali. Non mi sembra sia sorprendente. Tuttavia, credo si stia reggendo alla sfida.
*[[Boris Johnson]] è un camaleonte, perciò a un certo punto dirà cose diverse, uscendo dalla sua posizione di liberista radicale. Siccome è un camaleonte, dirà al suo elettorato altre cose, correggendo da più parti il suo messaggio. Insomma, cercherà di sopravvivere, perché tutto gli è contro in questo momento. La rivoluzione economico-sociale che voleva fare, la riproponeva sulle orme di Trump, contando sul sostegno degli Stati Uniti che avrebbero fatto con il Regno Unito un accordo molto liberista e vantaggioso per Londra. Adesso si sta accorgendo che le cose non stanno così, lo avrebbe dovuto capire prima, ma ha ora compreso l'inaffidabilità di Trump. Punterà a conservare il potere, visto che il consenso nei suoi confronti non è caduto. La Gran Bretagna attraversa un momento di grande delusione nei confronti della democrazia rappresentativa, con la Camera dei Comuni, gioiello della sua storia, che non sta funzionando e il Paese che attraversa una fase difficile. Ecco... Boris Johnson è l'uomo che galleggerà
*Se Bloomberg vince le elezioni americane, gli Stati Uniti passeranno da un presidente milionario a uno miliardario. Questo è il mondo dell'economia oggi: la finanza ha vinto e continuerà a fare qualche cosa buona e molte cose pessime.
*Se la democrazia non funziona e l'economia ha favorito la crescita del potere finanziario, a dispetto di quello sudato e guadagnato nelle industrie, c'è qualcosa che non va... mi creda.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_08/salute-nuovo-diritto-tutti-f75bec68-9157-11ea-8c7e-3b270f2639b4.shtml ''Salute, un nuovo diritto per tutti'']|''Corriere della Sera'', 8 maggio 2020|h=4}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall'Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all'inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce.
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti.
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-usa-isolati-ma-russia-e-cina-non-sono-minacce-per-leadership-mondiale-111375/ ''"Usa isolati, ma Russia e Cina non sono minacce per leadership mondiale"'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Ilriformista.it'', 6 giugno 2020|h=4}}
*Esercitare la leadership a livello mondiale affatica, stanca. E gli Stati Uniti, anche oltre le pecche evidenti dell'attuale presidente, questa stanchezza l'avvertono.
*Trump è l'uomo che ha provato a smantellare tutte quelle istituzioni e organismi sovranazionali che hanno cercato di disciplinare, in qualche modo, la società internazionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale: disciplinare i traffici commerciali, i rapporti economici e quelli militari. Da [[Prima presidenza di Donald Trump|presidente]], Trump si è trovato a fare i conti con un mondo di grandi organismi e istituzioni internazionali. Un mondo che Trump, anche per ragioni personali antecedenti al suo ingresso alla Casa Bianca, ha sempre concepito, vissuto, come un qualcosa di ostile, di limitante.
*L'Europa può trarre vantaggio dal declino della leadership americana. Ma deve crederci e non dividersi, come continua a succedere, quando uno dei leader europei più attivi su questa linea, il Presidente francese Emmanuel Macron, prova ad agire per riempire i vuoti lasciati sullo scacchiere internazionale dall'America di Trump.
*Fuori da una narrazione compiaciuta sull'orgoglio nazionale dimostrato nell'affrontare l'emergenza virale, la realtà evidenzia come questa epidemia abbia spaccato il Paese, tra quanti ritengono che sia assolutamente prioritario, totalmente direi, tutelare la salute come bene comune, e quanti, pur non disconoscendo l'importanza della tutela della salute, ritengono che sia più importante far ripartire l'economia e accumulare ricchezza. Personalmente mi auguro che una volta contenuta l'emergenza Covid-19, questa faida interna possa essere ricomposta. A beneficio del sistema-Italia. Noi oggi stiamo vivendo un passaggio decisivo, forte, verso una società digitale. E in questo, come Italia siamo molto indietro. Non c'è solo la società digitale, ma anche l'intelligenza artificiale. Un esempio: oggi si parla molto delle vetture senza guidatore, come l'investimento del futuro in questo settore. Bene, ma senza la banda larga, il 5G, senza la realizzazione di città informatizzate, non si va da nessuna parte. E i sogni restano tali. Dobbiamo agire più rapidamente, investire maggiori risorse finanziarie e umane in questo campo, se non vogliamo essere tagliati fuori da un mondo, anche economico, sempre più globalmente digitalizzato.
===2021===
{{Int|Da [https://www.huffingtonpost.it/entry/assalto-al-congresso-sergio-romano-sintomi-del-declino-americano_it_5ff6d403c5b6ef6b1583b967 ''Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"'']|Intervista di Giacomo Galanti sull'[[assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021]], ''Huffingtonpost.it'', 7 gennaio 2021|h=4}}
*L'assalto al Congresso non me l'aspettavo ma non mi sorprende. [...] Questo paese una guerra civile l'ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così.
*L'America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c'è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso.
*Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell'America nella società internazionale. Se l'americano medio un po' razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be', credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c'è.
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/08/16/news/-ora-l-ue-sia-protagonista-in-afghanistan-parla-sergio-romano-2780284/ ''"Gli Usa sono inaffidabili. Ora l'Ue sia protagonista in Afghanistan"'']|Intervista di Ruggiero Montenegro sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilfoglio.it'', 16 agosto 2021|h=4}}
*Bisognerebbe chiedersi se l'Occidente ha qualche scusante e ce ne sono poche oggi. Ci siamo impegnati per anni, cercando di portare l'Afghanistan sulla via della modernizzazione, e in qualche misura anche con dei risultati, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di vita. Ma solo fino a che avevamo interessi. Una volta che questi si sono ridotti, per varie ragioni, di politica interna ed estera, abbiamo trascurato il problema afghano.
*Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase in cui gli equilibri interni hanno grande rilievo, e quindi devono in qualche modo seguire l'opinione pubblica che voleva il ritiro dall'Afghanistan. Si potrebbe dire che gli Usa vivono una fase di ipersensibilità elettorale, e questo ha inciso sulle loro decisioni
*C'è da aspettarsi una nuova ondata migratoria. Anche se l'Unione europea mi pare non voler affrontare neppure questo tipo di problema. Eppure sarebbe proprio nell'interesse europeo trovare una soluzione.
*Le gelosie tra paesi occidentali rendono i talebani più efficaci. Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo. E se l'Ue non se ne rende conto, se non partecipa alla gestione di questa fase, perde una grande occasione
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/kabul-e-la-fine-dellimperialismo-occupazione-dellafghanistan-fuori-tempo-massimo-parla-lex-ambasciatore-romano-243657/?refresh_ce ''“Kabul è la fine dell'imperialismo, occupazione dell'Afghanistan fuori tempo massimo”, parla l'ex ambasciatore Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilriformista.it'', 27 agosto 2021|h=4}}
*Adesso gli imperi coloniali stanno scomparendo. Questi imperi non hanno più ragione di esistere. Però un certo desiderio di continuare a recuperare poteri perduti esiste ancora nelle società politiche degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'Occidente in generale. C'è ancora un tentativo di recuperare spazi perduti. E allora l'Afghanistan è diventato, per così dire, il boccone più desiderabile, anche per il grande disordine che vi regna. Tutto questo ha aperto delle prospettive. Detto questo, bisognerebbe chiedersi tanto per cominciare se tutto ciò abbia un senso. Perché francamente ai tempi degli imperi coloniali un senso ce l'aveva: c'era una gara, questa gara era in qualche modo giustificata dai rapporti internazionali e anche in qualche caso da considerazioni esclusivamente economiche, cioè lì c'era qualcosa che poteva servirmi e allora si cercava di metterci le mani sopra. In questa faccenda afghana c'è una nota di controtempo, che la rende qualche volta addirittura un po' ridicola. Questo gioco all'imperialismo ormai defunto...
*Con la fine della Guerra fredda, la Nato è finita tra i disoccupati. E siccome a un certo punto, qualche persona, anche in buona fede, ha pensato che dopotutto la Nato rappresenta pur sempre un legame con gli Stati Uniti che non sarebbe prudente mandare a carte all'aria, e allora c'è questo tentativo della Nato di rivalutare se stessa, di dimostrare uno scopo, una qualche utilità. Io guardo soprattutto a noi, all'Europa, perché in Europa ci sono Paesi e gruppi politico-sociali che questo discorso sulla Nato lo fanno. Questo discorso di rivalutazione della Nato con queste funzioni, presenta per noi uno straordinario svantaggio. Perché ci fa dimenticare che la prossima mossa dell'Unione Europea è ricostruire la Ced, la Comunità Europea di Difesa che poi saltò al Parlamento francese. Noi dobbiamo far rinascere la Ced. Non si chiamerà più così, si chiamerà Unione Europea di Difesa o qualcosa del genere. Noi non abbiamo bisogno della Nato. Noi abbiamo bisogno dell'Unione Europea di Difesa.
*Loro sono la negazione di tutto ciò che noi consideriamo utile per il maggior numero possibile di persone. Sono esattamente il contrario. Perché i Talebani non sono una formazione politica. Sono dei “missionari”. E ragionare con i missionari non è mai facile, e qualche volta è addirittura inutile.
===2022===
{{Int|Da [https://www.quotidiano.net/esteri/lucraina-resti-neutrale-e-fuori-dalla-nato-1.7336301 ''Sergio Romano: "L'Ucraina resti neutrale e fuori dalla Nato"'']|Intervista di Alessandro Farruggia, ''Quotidiano.net'', 7 febbraio 2022|h=4}}
*Non credo che ci sia l'intenzione della guerra né da una parte né dall'altra. Possiamo quindi sperare che si riesca a controllare la situazione. Ma talvolta il cavallo scappa di mano.
*Il problema è che l'Ucraina ha dei legami molto forti con la Russia. La storia, la cultura, rendono i due Paesi quasi fratelli gemelli. L'idea di una Ucraina che diventa parte della Nato è quindi inaccettabile per Mosca. E credo con qualche ragione. L'America sembra non essere pienamente consapevole di questo, gioca d'azzardo, convinta che la Russia, alla fine, accetterà il fatto compiuto.
*Il pericolo russo credo sia oggi molto esagerato e che in America venga utilizzato come giustificazione. Dobbiamo chiederci se il pericolo è reale o se l'America ha bisogno di un nemico senza il quale la sua politica militare non sta in piedi.
*Io ho sempre pensato che c'è una soluzione per l'Ucraina: la neutralità. L'Ucraina dovrebbe essere la Svizzera dell'Europa orientale. La neutralità è una sovranità che tutti hanno l'interesse di proteggere. L'Ue dovrebbe avere il coraggio di proporlo, anche se questo non piacerebbe agli Stati Uniti.
{{Int|Da [https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/01/news/sergio_roman-1915561/ ''Romano: «Più Europa e meno Nato per depotenziare Putin»'']|Intervista di Stefano Iucci sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Collettiva.it'', 1 marzo 2022|h=4}}
*Trovo interessante - anche se il tutto va preso con grande prudenza - che il concetto di neutralità sembra essere entrato anche nel progetto di Putin. Certo, il leader russo parla anche di una Ucraina denazificata, ma questo fa parte della sua propaganda, della sua strategia. Però poi aggiunge che l’obiettivo finale è la neutralità del paese. Per fortuna questa parola non è scomparsa dal linguaggio politico, staremo a vedere.
*Io credo che l’Unione europea abbia sofferto le conseguenze della presenza della Nato, perché i paesi dell’Est che sono entrati nella Nato e che sono anche membri dell’Ue tengono più alla Nato di quanto non tengano all’Unione. [...] La Nato assicura loro ciò a cui più tengono: vale a dire un rapporto molto stretto con gli Usa da cui sperano anche di essere protetti in certe eventualità. Insomma: abbiamo acquisito dei membri che - uso una brutta espressione – hanno un "padrone" altrove. E questo non giova all’Unione: significa che abbiamo degli amici che non sono del tutto amici.
*Sono convinto che il prossimo passo per garantirsi un’esistenza "positiva" nel tempo sia quello di dotarsi di un’organizzazione militare comune. In altre parole, l’Unione europea deve sostituirsi alla Nato.
{{Int|Da [https://www.ilmessaggero.it/politica/putin_ucraina_russia_perdera_sergio_romano_intervista-6540365.html ''Sergio Romano: «Putin potrà anche vincere la guerra, ma alla fine perderà. Il mondo lo sta isolando»'']|Intervista di Giuseppe Scarpa sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilmessaggero.it'', 4 marzo 2022|h=4}}
*Questo restauratore dell'impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa bellica produce il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza. Adesso sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui.
*Sono sempre stato molto critico su alcune decisioni della Nato. L'Alleanza ha un punto di riferimento forte che sono gli Usa. Chi entra nell'Alleanza entra in un'organizzazione in cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante. Tuttavia associare Hitler all'America, come sta facendo Lavrov, è sbagliato, stupido. Ho la sensazione che lo stesso ministro degli Esteri russo, diplomatico di grande esperienza, stia dicendo cose gradite a Putin.
*Noi dobbiamo evitare di mettere l'intero Paese in un angolo. Dobbiamo cercare di mettere in un angolo Putin. A Mosca ci sono personalità capaci di sostituirlo.
{{Int|Da [https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/i-nord-e-i-sud-del-mondo/interviste/2022/03/15/sergio-romano-putin-e-un-dittatore-il-suo-vero-obiettivo-non-e-lucraina/ ''Sergio Romano: «Putin è un dittatore, il suo vero obiettivo non è conquistare l'Ucraina»'']|Intervista di Giambattista Pepi sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Quotidianodelsud.it'', 15 marzo 2022|h=4}}
*Le sanzioni di oggi possono essere equiparate agli assedi dei castelli nell’antichità, quando si cercava di fiaccare la resistenza prendendo i popoli che vi erano asserragliati per fame.
*Non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano.
*Tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Paese. Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo.
*L’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa. Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_agosto_31/gorbaciov-ricordo-sergio-romano-aveva-l-abito-giusto-ma-poche-idee-porto-liberta-ma-affosso-l-economia-6e09887c-296b-11ed-91c7-dee004e78fda.shtml ''Gorbaciov, il ricordo di Sergio Romano: «Aveva l’abito giusto, ma poche idee. Portò la libertà ma affossò l’economia»'']|Intervista di Paolo Salom sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 31 agosto 2022|h=4}}
*Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti.
*Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico.
*Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna. Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_03/gorbaciov-eltsin-fine-urss-bed03c02-2bbd-11ed-b268-2b12bb5640dc.shtml ''Sergio Romano: Gorbaciov responsabile della fine dell’Unione sovietica? Fu più colpa di Eltsin'']|Sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 3 settembre 2022|h=4}}
*Per noi è l’uomo che ha messo fine alla guerra fredda, stretto rapporti cordiali e positivi con tutte le democrazie occidentali (fece una eccellente impressione sulla signora Thatcher, durante un viaggio a Londra), tessuto utili relazioni personali con i maggiori leader del pianeta, aperto i mercati del suo Paese al commercio internazionale. Per molti russi, invece, Gorbaciov sarebbe responsabile della disintegrazione dell’Unione Sovietica.
*{{NDR|Sul [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|PCUS]]}} Era certamente vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua puntigliosa burocrazia. Ma era altrettanto vero che il partito era la spina dorsale del Paese.
*Un altro colpo mortale fu inflitto al Paese quando fu deciso di privatizzare le aziende statali. Per realizzare questo disegno ed evitare che il cittadino russo cadesse nuovamente tra le braccia del comunismo, fu deciso che tutti sarebbero diventati proprietari. L’obiettivo era chiaro ma l’applicazione avrebbe richiesto una maggiore gradualità. Per aumentare il numero dei proprietari fu deciso che ogni cittadino russo avrebbe ricevuto una somma di voucher (noi diremmo «buoni») con cui avrebbe comperato il maggior numero possibile di azioni. Ma a questo punto entrarono in scena persone abili e spregiudicate che comperavano voucher per farne azioni. E in tempi relativamente brevi la vecchia patria del comunismo divenne un mercato di voucher.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/le-sanzioni-alla-russia-sono-un-atto-di-guerra-intervista-a-sergio-romano-318020/ ''“Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra”, intervista a Sergio Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilriformista.it'', 9 settembre 2022|h=4}}
*Il passaggio al nucleare è un passaggio drammatico se non addirittura tragico. E questo, paradossalmente, ci risparmia o per lo meno ci ha risparmiato sinora dalla guerra totale, quella vera.
*L’America sta attraversando una crisi. Una crisi istituzionale, costituzionale, molto profonda. Trump ha in qualche modo aperto un nuovo capitolo della storia politica americana. Continua ad essere considerato un pericolo, è certamente uomo che in circostanze internazionali di particolare importanza, cercherebbe di valorizzare se stesso. E valorizzare se stesso significa criticare chi è al potere.
*La Russia in cui agiva Gorbaciov era ancora, nonostante Gorbaciov fosse un uomo nuovo, retta da metodi “staliniani”, con un forte rigore e rigidità. Adesso la Russia è diventata più agile, i suoi uomini politici si muovono con maggiore disinvoltura, forse troppa. Stiamo parlando di due realtà completamente diverse.
*{{NDR|Su [[Michail Gorbačëv]]}} Ha avuto il merito di restituire al suo Paese la libertà di pensiero, la libertà di stampa ma soprattutto la libertà di viaggiare. Non bisogna dimenticare che prima di Gorbaciov l’Urss era un paese in cui il cittadino sovietico viaggiava con grandi difficoltà, e non soltanto all’estero. In altri campi è stato meno efficace anche se certamente non sarebbe stato facile per nessuno cambiare da un giorno all’altro le cose nell’Urss. Purtroppo non aveva un programma economico che invece fu usato e molto efficacemente dal suo successore che fu Boris Eltsin.
*Certo, non siamo la maggiore delle grandi potenze o una grande potenza, però siamo potenza. Io me ne accorgo non quando qualcuno a Roma si batte il petto e dice siamo una grande potenza. Me ne accorgo quando vedo il modo in cui ci considerano dall’estero. E si chiedono cosa l’Italia potrebbe fare in questo caso. Insomma, siamo un Paese che conta.
===Da ''Lettere al Corriere''===
*L'Italia non è uno Stato laico: è uno Stato concordatario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-19/02.spm Stato concordatario]'', 19 luglio 2005)
*È vero che molti italiani non decidono la destinazione dell'8 per mille, ma la maggioranza di coloro che danno una indicazione sceglie la Chiesa. Che cosa può osservare un laico di fronte a una tale decisione? Forse semplicemente che molti italiani, credenti o no, riconoscono alla Chiesa un'utile funzione sociale o, peggio, che non si fidano del modo in cui lo Stato spende i suoi soldi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-20/01.spm L'8 per mille e i suoi precedenti storici]'', 20 luglio 2005)
*{{NDR|Sul magistrato che si è rifiutato di amministrare la giustizia finché nell'aula non toglieranno il crocifisso}} Personalmente credo che un pubblico ufficiale non dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-10-26/01.spm Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudice]'', 26 ottobre 2005)
*Benché «filosofo del fascismo», secondo la definizione che accompagnava abitualmente il suo nome, [[Giovanni Gentile|Gentile]] proteggeva l'autonomia della Normale dalle ingerenze di [[Carlo Scorza]], responsabile dei Fasci giovanili, e cercava di tenere la politica lontana, per quanto possibile, dallo straordinario palazzo del Vasari che domina la piazza dei Cavalieri. [...] Gentile e [[Aldo Capitini|Capitini]] si separarono [...] nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Il filosofo disse di sperare che «le future esperienze gli facessero vedere la vita e la realtà delle cose sotto un aspetto diverso»; e Capitini rispose che non poteva fare altro che «contraccambiare l'augurio». Fu certamente una rottura. Ma non appena il giovane pacifista uscì dalla sala, il filosofo si voltò verso [[Francesco Arnaldi]], che aveva assistito a questo scambio di battute, e disse «Abbiamo fatto bene a mandarlo via perché, oltre tutto, è un galantuomo». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/04/Aldo_Capitini_pacifismo_alla_Scuola_co_9_060704006.shtml Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale]'', 4 luglio 2006<!--, p. 37-->)
*{{NDR|Sulla casta dei giornalisti e la cancellazione dell'Ordine}} L'idea che ogni persona debba essere giudicata dai suoi pari prefigura un possibile conflitto di interessi ed è feudale, cioè tipica di una società costituita da poteri autonomi, autogestiti e autoreferenziali. Gli Ordini obbediscono inevitabilmente alla logica dell'autoconservazione e del potere. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/06-12-30/01.spm Ordini professionali: l'anomalia dei giornalisti]'', 30 dicembre 2006)
*Il trattato di Osimo (Ancona) del 1975 confermò le intese provvisorie del 1954 e fissò definitivamente la frontiera italo-jugoslava cedendo al regime di Tito l'Istria, le isole italiane della Dalmazia, Fiume e buona parte della Venezia Giulia. Oggi, dopo quanto è accaduto in Jugoslavia negli anni Novanta, sappiamo che sarebbe stato meglio non firmarlo. (Da ''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-02-15/01.spm Il trattato di Osimo e la Ostpolitik dell'Italia]'', 15 febbraio 2007)
*È bene ricordare che Roosevelt dichiarò guerra soltanto al Giappone. Furono i tedeschi e gli italiani che dichiararono guerra agli USA l'11 dicembre 1941. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-05-23/01.spm George Washington e l'isolazionismo americano]'', 23 maggio 2007)
*In tutte le scuole europee e americane l'insegnamento della storia è servito ad affermare la legittimità degli Stati nazionali e a suscitare l'orgoglio dei loro cittadini. Gli autori dei manuali scolastici risalivano il corso del tempo per individuare e ingrandire fattori e vicende che sembravano preannunciare il destino nazionale dei popoli insediati su un particolare territorio. Abbiamo appreso la storia come un teorema rovesciato, ricavando le premesse che ci facevano comodo. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-26/01.spm Studiare la storia dimenticata dai manuali]'', 26 giugno 2007)
*Esistono dichiarazioni a cui la classe politica italiana ricorre frequentemente: ho fiducia nella giustizia; le manifestazioni popolari sono il sale della democrazia; il capo dello Stato è il presidente di tutti gli italiani; gli scioperanti hanno esercitato il loro diritto; le forze dell'ordine hanno dato prova di abnegazione. Sono il "politicamente corretto" degli italiani e vengono usate generalmente quando colui che se ne serve pensa esattamente il contrario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-28/02.spm Il pensiero e la parola]'' 28 giugno 2007)
*A proposito di [[Wikipedia]], caro Magini, posso dirle soltanto che questa enciclopedia online è uno dei frutti più sorprendenti della grande rivoluzione che il computer personale e Internet hanno provocato nel campo della comunicazione. In un articolo pubblicato dal settimanale Mondo del 13 luglio, Andrea Turi ricorda che la parola "wiki" viene dal linguaggio parlato nelle isole Hawaii e significa "rapido". La parola allude alla rapidità con cui le informazioni appaiono sullo schermo, ma vale anche per il suo straordinario sviluppo in pochi anni. È nata in inglese il 15 gennaio 2001, ma sono bastati soltanto quattro mesi perché venissero create 13 edizioni fra cui una italiana. Oggi il suo sito è uno dei dieci più frequentati nel mondo e registra ogni sei mesi circa sei miliardi di accessi. È una enciclopedia in cui tutti possono scrivere e a cui tutti possono attingere. Si compone di circa sette milioni di voci (poco meno di 350.000 in italiano) ed è scritta in circa 250 lingue da uno stuolo di collaboratori anonimi, curiosi, appassionati di temi particolari e ansiosi di gettare le loro informazioni nel grande mondo della rete. Insomma Wikipedia è una cattedrale che cresce spontaneamente, senza disegni e architetti grazie alla collaborazione di parecchie migliaia di muratori volontari. È inevitabile, in queste condizioni, che qualche colonna sia sghemba, qualche arco mal calcolato, qualche pietra difettosa, qualche prospettiva ingannevole. Ma gli errori ideologici, le sviste e i partiti presi non mi impediranno di continuare a consultarla. Raccomando ai lettori di fare altrettanto con il tradizionale ammonimento che accompagna le buone medicine: usare con cautela.<ref>Rispondendo a un lettore preoccupato dell'attendibilità di Wikipedia, il quale citava una versione vandalizzata della voce [[w:Sergio Romano|Sergio Romano]] contenente opinioni personali e accuse di fascismo.</ref> (da ''[http://www.corriere.it/solferino/romano/07-09-25/01.spm Come insegnare il friulano e leggere Wikipedia]'', 25 settembre 2007)
*{{NDR|Su [[Alija Izetbegović]]}} I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (da ''[https://www.corriere.it/romano/09-04-04/01.spm I musulmani di Bosnia nella Jugoslavia di Tito]'', 4 Aprile 2009)
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Adua]]}} La notizia dello sconfitta arrivò in Italia nella giornata del 2 marzo. A Milano e in altre città dell'Italia settentrionale la gente si riversò nelle strade e occupò le stazioni per impedire la partenza dei rinforzi che dovevano imbarcarsi per l'Africa di lì a pochi giorni. Il bersaglio di quelle dimostrazioni era Crispi, colpevole di avere trascinato il Paese in una guerra difficile e sanguinosa. Molti spinsero la loro gioia sino a gridare "Viva Menelik! ", e il grido parve alla classe dirigente una assurda manifestazione anti-nazionale, una prova dei sentimenti eversivi che serpeggiavano nel Paese. Ma era anche il segno della fragilità della coscienza nazionale e dell'apparizione di una sinistra internazionalista, molto diversa da quella mazziniana e democratica che aveva contribuito alla unificazione dell'Italia. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*Adua non fu la sola sconfitta di una potenza coloniale europea in quegli anni. Gravi rovesci toccarono anche ai britannici in Africa e ai francesi in Indocina. Ma la Gran Bretagna e la Francia ebbero nervi più saldi e reazioni meno emotive. Ad Adua, nel 1896, l'Italia fu sconfitta due volte: da Menelik e da se stessa. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*{{NDR|Su [[Renzo Ravenna]]}} [...] una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all'epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara [...] e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, [[Italo Balbo]], che avrebbe fatto una brillante carriera politica. [...] Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe giovato al prestigio dell'Italia nel mondo. Ma anche l'amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. [...] Quando il ministero dell'Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell'arcivescovo e, naturalmente, sull'amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. [...] Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui [...] tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella.<ref name="Ravenna">Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Luglio_14/-UNA-CONTRADDIZIONE-ITALIANA-IL-PODESTA-EBREO-E-FASCISTA_12885c22-8f08-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml Una contraddizione italiana il podestà ebreo e fascista]'', ''corriere.it'', 14 luglio 2010.</ref>
*{{NDR|Su Italo Balbo}} [...] poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore.<ref name="Ravenna"/>
*{{NDR|Su [[Getúlio Vargas]]}} Il suo Estado Novo ricorda i progetti corporativi del regime fascista, ma filtrati attraverso la mediazione di [[António de Oliveira Salazar|Salazar]], un uomo politico portoghese molto autoritario, ma poco incline a quella organizzazione ideologica della società che caratterizzò fascismo e nazismo. (da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/13_Aprile_25/DITTATORI-DEL-NOVECENTO-NON-TUTTI-FURONO-FASCISTI_aa0ab1ba-ad70-11e2-9202-c83d8fd61b81.shtml Dittatori del novecento. Non tutti furono fascisti]'', 25 aprile 2013)
*Le riforme sono difficili in Italia [...] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da ''La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma'', 30 luglio 2014)
*{{NDR|Sull'[[attentato alla sede di Charlie Hebdo]] del 2015}} Le reazioni delle opinioni pubbliche e dei governi democratici all'attentato contro la redazione di un giornale satirico francese hanno dato l'impressione che l'Occidente consideri la libertà d'espressione alla stregua di un valore assoluto e intoccabile, da difendere sempre e comunque, indipendentemente da ogni altra considerazione. Non è vero, naturalmente. Non vi è Paese, fra quelli rappresentati in prima fila alla grande manifestazione di Parigi, che non abbia leggi in cui vengono fissati confini e paletti. (da ''[http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_gennaio_15/-LIBERTA-D-ESPRESSIONE-SI-MA-CON-GIUDIZIO_8d1a14b0-9c7f-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml Libertà di espressione si, ma con giudizio]'', 15 gennaio 2015)
==''I luoghi della storia''==
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di [[Bernard de Mandeville|Bernard Mandeville]], autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra». (p. 34)
*[...] le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo. (p. 35)
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola. (pp. 37-38)
==''I volti della storia''==
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di [[Josip Broz Tito|Tito]]. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? (p. 166)
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che [[Josip Broz Tito|Tito]] combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. (p. 171)
*Per Theodor Herzl, profeta dello «Stato ebraico» e fondatore del movimento sionista, i palestinesi non esistevano. La terra dove gli ebrei europei avrebbero costruito la loro nazione presentava ai suoi occhi il doppio vantaggio di essere povera e «vuota». Sperò che il sultano di Costantinopoli l'avrebbe venduta (gli offrì un milione e seicentomila sterline) e che avrebbe permesso in tal modo a un «popolo senza terra di far fiorire una terra senza popolo». Herzl non ignorava naturalmente l'esistenza di una popolazione indigena e sapeva che il numero degli arabi e degli ebrei a Gerusalemme, nella seconda metà dell'Ottocento, era pressoché eguale. Ma dovette giungere alla conclusione che non erano un popolo, che non avevano una identità nazionale e che si sarebbero spostati altrove, senza sollevare obiezioni, per fare posto ai cittadini dello Stato sionista. Non aveva del tutto torto. Alla fine dell'Ottocento «Palestina» era soltanto un termine storico, desunto dal nome di una provincia romana, e i «palestinesi» non esistevano. Li avrebbe creati, nei decenni seguenti, il movimento di Theodor Herzl. (p. 315)
==''Le altre facce della storia''==
*Non è vero che il Medio Oriente sia stato sempre «islamista». Negli ultimi decenni del Novecento i regimi arabi erano quasi tutti laici. Il [[Partito Ba'th|partito Baath]], di cui [[Saddam Hussein]] fu il principale esponente iracheno, fu sempre detestato dai movimenti islamici del Medio Oriente. Il suo fondatore [[Michel Aflaq]] fu una delle personalità più interessanti di quel periodo.
*Nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco [[Michel Aflaq|Aflaq]] credette di trovare tutti gli ingredienti necessari alla modernizzazione delle società arabe e alla nascita di un grande movimento panarabo: un partito di massa, un apparato composto da militanti laici, una società militarizzata e pronta a difendere la patria contro le potenze coloniali, una economia diretta dall'alto con una forte partecipazione dello Stato, capace di dare lavoro e prosperità ai ceti più miserabili della popolazione.
==''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni''==
===[[Incipit]]===
La storia dell'Italia unitaria può essere raccontata secondo due prospettive contraddittorie. Come storia d'un grande fiume sotterraneo che emerge alla superficie dopo avere attraversato, nascosto e intatto, mille anni di storia europea. E come storia di coincidenze, avvenimenti casuali, calcoli sbagliati, errori generosi. La prima generazione dell'Italia unitaria lavorò, consciamente o inconsciamente, a ricostruire un passato lineare in cui tutto preannunciava la grande redenzione del 1859. Gli scrittori riscoprirono vicende «italiane», storie di vita comunale, eroi d'una patria smembrata e oppressa.
===Citazioni===
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] era portato agli studi sociali e politici, ma non ebbe né tempo né occasione di elaborare una propria riflessione sulla società italiana e sulle forme del suo divenire. Per lui i modelli politici ed economici a cui ispirarsi erano altrove, a Parigi e a Londra. Occorreva creare le premesse politiche affinché l'Italia potesse finalmente adottarli; il resto sarebbe venuto da sé. Quale Italia? Pragmatico e sottile, Cavour lasciava spazio agli avvenimenti ed era pronto a coglierne il senso, la direzione. Ma l'obiettivo iniziale era certamente la costituzione d'uno Stato omogeneo, limitato alle regioni settentrionali. L'Italia centro-meridionale, dal Lazio alla Sicilia, gli appariva lontana e indecifrabile. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 19)
*Se Cavour era privo di grandi disegni ideali, [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] ne era ricchissimo. Dal Romanticismo e dalla rivoluzione francese aveva ereditato il concetto di nazione, e tale concetto aveva applicato non solo all'Italia, ma all'Europa. Credeva alla necessità che ad ogni diritto corrispondesse un dovere e che nessuno potesse pretendere alcunché senza aver dato, generosamente. In questo equilibrio fra diritti e doveri Mazzini risolveva, o credeva risolvere, le tensioni sociali, i contrasti delle classi, le divergenze fra le nazioni. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 20)
*Cavour, Mazzini e il federalista Cattaneo avevano una visione, più o meno elaborata, della società che desideravano realizzare. [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] aveva soprattutto sentimenti, intenzioni. Il suo apporto «ideologico» all'unità italiana è pressoché nullo. Ma la sua influenza, nel bene e nel male, fu enorme e le sue tracce sul percorso della storia unitaria, dal 1859 in poi, profonde e durature. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 21)
*Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'[[Unità d'Italia|Italia unitaria]] aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 68)
*Al momento della creazione dello Stato unitario la «[[Lingua italiana|lingua nazionale]]» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 70)
*[[Battaglia di Custoza (1866)|Custoza]] fu assai più d'una battaglia sfortunata. Essa parve smentire i sentimenti che avevano accompagnato l'attesa dell'unità e che avevano conferito al moto unitario la sua legittimità morale. Il Risorgimento nazionale non aveva ridato agli italiani le loro grandi virtù naturali, non aveva risvegliato il loro valore e il loro coraggio. L'Italia unita del 1866<ref>Terza guerra d'indipendenza.</ref> aveva combattuto peggio di quella divisa del 1859<ref>Seconda guerra d'indipendenza.</ref>. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 5, p. 90)
*La cronaca della vita di [[Francesco Crispi]] e delle posizioni che egli assunse durante la sua lunga carriera politica è un catalogo di tutto ciò che fu fatto e detto dalla prima generazione unitaria, una straordinaria sintesi delle mille contraddizioni personali e ideologiche che caratterizzarono la storia nazionale dal 1848 al 1900. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 3, p. 129)
*[...], [[Luigi Pelloux|Pelloux]], è ambiguo, come tutti coloro che hanno incarnato in Italia i momenti nazional-popolari della sua storia. È un generale, ma è l'unico che durante i moti del 1898 abbia rifiutato di decretare lo stato d'assedio nella provincia di cui è responsabile. È stato scelto dal re fra gli uomini che gli sono personalmente fedeli, ma è gradito alle sinistre. Vorrebbe governare senza il controllo del Parlamento, ma alla testa d'un governo in cui gli uomini della Sinistra costituzionale sono largamente rappresentati. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 5, pp. 155-156)
*La [[Cassa del Mezzogiorno]] e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa – risorse contro consenso, favori contro voti – ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. (4. Dall'antifascismo alla democrazia – 1935-1998, cap. 12, p. 388)
==[[Incipit]] di ''Libera Chiesa. Libero Stato?''==
Il 19 settembre 1870 [[Papa Pio IX|Pio IX]] uscì dal Vaticano per visitare la Scala Santa. Sulla via del ritorno il popolo di Roma lo applaudì calorosamente. Gli stessi applausi, scrisse molti anni dopo Stefano Jacini, accolsero i bersaglieri del generale [[Luigi Cadorna|Cadorna]] la sera del 20 settembre. Comincia così, fra due manifestazioni popolari di segno opposto, la storia della convivenza fra Stato e Chiesa in una città che fu da quel momento capitale di un Regno e di una Chiesa universale.
==''Putin e la ricostruzione della grande Russia''==
*L'ultimo mandato di Boris El'cin è la storia di un penoso declino. Il vecchio avversario di Gorbačëv soffriva di gravi disturbi cardiaci, beveva troppo, era circondato da una corte di famigliari ingordi, spesso sovvenzionati dagli oligarchi. Negli anni in cui aveva governato la Russia non era riuscito a creare un partito a cui affidare il compito di formare la classe politica delle prossime generazioni. Le condizioni del Paese, nel frattempo, potevano soltanto peggiorare. (p. 25)
*I servizi del Regno Unito avevano arruolato [[Aleksandr Val'terovič Litvinenko|Litivenko]], si erano impegnati a proteggerlo e gli avevano dato quella che avrebbe dovuto essere la più sicura delle garanzie: la cittadinanza britannica. I servizi russi volevano dimostrare che erano in grado di punirlo anche nella casa del suo nuovo padrone con la più micidiale, crudele e imprevista delle armi. (p. 35)
*La [[Russia]] è troppo grande e troppo scarsamente popolata per adattarsi felicemente a un sistema in cui si discute, si litiga, si fanno battaglie civili per la conquista di nuovi diritti e si accetta volentieri, per il gusto della libertà, quel margine di litigiosità e instabilità che è quasi sempre il prezzo della democrazia. La Russia è troppo patriottica e sospettosa del mondo esterno per non apprezzare lo stile di un leader che vuole riconquistare il prestigio del suo Paese nel mondo. (p. 41)
*Patria e fede sono in Russia i due volti di una stessa medaglia. (p. 48)
*I bolscevichi trattarono la Chiesa ortodossa con straordinaria durezza perché erano internazionalisti, atei o miscredenti. Ma quando l'imperialismo russo divenne, nella ideologia del regime, non meno importante del comunismo, la Chiesa fu nuovamente indispensabile. E quando lo Stato russo corse il rischio di affondare nel grande naufrago dell'Urss, coloro che volevano salvarlo e restaurare la sua autorità dovettero ricorrere nuovamente all'Ortodossia. Gorbačëv e El'cin, anche se il primo fu battezzato alla nascita, erano cresciuti nel sistema sovietico, ne avevano interiorizzato sin dall'infanzia le credenze e le ricorrenze. Capirono subito che occorreva restituire alla Chiesa lo spazio perduto, ma non potevano spingersi sino a recitare con la necessaria compunzione la parte del devoto. Putin, invece, la recita tanto più facilmente, quanto più la devozione diventa il necessario complemento di un disegno ideologico. (pp. 48-49)
*La vera storia dei [[russi]], quella che li rende diversi da qualsiasi altro popolo europeo e comparabili, anche se soltanto per certi aspetti, ai romani e agli americani, è la storia della loro continua, instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell'Europa orientale e dell'Asia.<br>Lo spazio ha foggiato le loro istituzioni, condizionato la loro cultura politica, creato quella combinazione di aggressività e di paura che è ancora oggi il dato caratteriale della loro identità nazionale rubando i tratti dei popoli conquistati e di quelli da cui sono stati invasi. Sono cristiani ed europei perché di tutti i popoli che trovarono sulla loro strada quelli dell'Europa cristiana potevano maggiormente offrire allo Stato russo le istituzioni e gli strumenti di cui aveva bisogno. Ma sono contemporaneamente svedesi, finnici, baltici, ottomani, persiani, armeni, georgiani, azeri, tatari, uzbechi. (p. 70)
*Le ragioni della diffidenza di Putin per qualsiasi forma di opposizione sono probabilmente, al tempo stesso, personali e russe. Il presidente proviene da una organizzazione che dava per scontata l'esistenza di nemici «telecomandati» da potenze straniere che occorreva contrastare con tutti i mezzi disponibili, da quelli dell'intelligence a quelli repressivi e polizieschi. (p. 101)
==Citazioni su Sergio Romano==
===[[Christian Rocca]]===
*Diamo 5 notizie a Sergio Romano {{NDR|sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}}:<br>1) le migliaia di persone uccise e torturate dai russi erano russofone;<br>2) gran parte di quelli che si difendono dai russi sono russofoni;<br>3) Zelensky è russofono;<br>4) russofono non vuol dire russo;<br>5) sostenere il contrario è propaganda russa
*Per Romano l'11 settembre è stato un inammissibile atto barbarico, ma non uno spartiacque per cui valesse la pena rischiare di stravolgere consuetudini, costumi e status quo mondiale. La conseguenza di questo minimalismo è che la risposta al terrorismo islamista è stata sbagliata, irresponsabile e pericolosa. Una tesi legittima, ma che nel corso degli anni il suo autore è stato costretto a modificare innanzi alle confutazioni ricevute sul campo. Il caso più clamoroso è quello dell'assassinio di Enzo Baldoni, il reporter pacifista ucciso in Iraq dalla guerriglia. Romano si stupì che gli islamisti avessero ucciso un pacifista, visto che fino a quel momento era prevalsa la "comprensibile", così scrisse, logica antiamericana dei terroristi. L'ambasciatore, insomma, non aveva colto l'essenza dello scontro, che non è legato alle politiche "arroganti", "saccenti", "inconsistenti", "prigionere della lobby religiosa" e "dilapidatrici del patrimonio morale e civile dell'America" elaborate da Bush: viceversa non si spiegherebbe la carneficina di iracheni, musulmani, europei e buddisti.
*Romano sostiene che [[Saddam Hussein|Saddam]] non era un pericolo e che guidava uno Stato laico, cancellando così la conversione islamista del regime alla fine degli anni 80, i finanziamenti ai kamikaze, i rapporti con [[al Qaida]] provati dalla Commissione sull'11 settembre, l'ospitalità ad [[Muhammad Zaydan|Abu Abbas]], [[Abu Nidal]] e [[Abu Musab al-Zarqawi|Al Zarqawi]], il collegamento con [[Ansar al-Islam|Ansar al Islam]], le violazioni delle risoluzioni Onu e la condivisione del medesimo progetto politico di bin Laden: conquistare il mondo arabo, distruggere Israele, sconfiggere gli americani.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Sergio Romano, ''I luoghi della storia'', Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2001. ISBN 88-17-12543-1
*Sergio Romano, ''I volti della storia. {{small|I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato}}'', Rizzoli, 2001.
*Sergio Romano, ''Libera Chiesa. Libero Stato? {{small|Il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI}}'', Longanesi, 2005. ISBN 8830423203
*Sergio Romano, ''Le altre facce della storia: {{small|Dietro le quinte dei grandi eventi}}'', Bur, 2010. ISBN 8858623258
*Sergio Romano, ''Putin e la ricostruzione della grande Russia'', TEA, Milano, 2017. ISBN 9788850248421
*Sergio Romano, ''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni'', il Giornale Biblioteca storica, Milano, 2010.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Diplomatici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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wikitext
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[[File:Sergio Romano.jpg|thumb|Sergio Romano (2008)]]
'''Sergio Romano''' (1929 – vivente), storico, scrittore e diplomatico italiano.
==Citazioni di Sergio Romano==
*Il baciapile esiste dappertutto, ma è un personaggio del cattolicesimo latino e in particolare italiano. È l'espressione di una religiosità cortigiana e sensuale che non riesce a immaginare Dio se non sotto la forma di preti, frati, monache, abiti talari, oggetti di culto. Nei tarocchi nazionali il baciapile è la metà di una carta in cui l'altra metà è rappresentata dal massone anticlericale.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
*{{NDR|Sull'[[ipotesi sull'elezione papale di Giuseppe Siri]]}} Il solo granello di verità [...] è probabilmente il colore delle fumate (nero per le votazioni fallite, bianco per quella positiva) che uscirono in quei giorni dal camino del [[Conclave del 1958|Conclave]]. Molte, in effetti, avevano un colore incerto [...] e suscitarono qualche minuto di sgomento. [...] lo stesso [[Giuseppe Siri|Siri]] spiegò [...] le ragioni di quella confusione dicendo di avere assistito «alla piccola cerimonia con cui, al termine di ogni duplice votazione, si procedeva a bruciare le schede nella stufa della Cappella Sistina: nessuno dei cardinali addetti allo scopo si preoccupava di mettere nella stufa il materiale necessario per segnalare l'esito negativo degli scrutini». Erano passati 19 anni dal Conclave precedente e molti fra i 51 cardinali del Sacro Collegio non avevano mai fatto quella esperienza. Il resto della storia è una favola nata negli Stati Uniti in ambienti anti-conciliari, decisi a screditare il papato di [[Papa Giovanni XXIII|Giovanni XXIII]] e a mettere in dubbio la legittimità delle sue decisioni [...]. Il miglior testimone dell'assurdità dell'accusa è proprio il maggiore protagonista della leggenda. [...] Siri raccontò di avere provato nei giorni del Conclave un sentimento di ritrosia e di fastidio. Sapeva di essere stato designato da [[Papa Pio XII|Pio XII]] come uno dei suoi possibili successori [...]. Sapeva di essere sostenuto da un gruppo di cardinali italiani e dal cardinale orientale Ignace Gabriel Tappouni, Patriarca di Antiochia. E aveva ricevuto una esplicita offerta di candidatura durante un colloquio con Monsignor José Sebastian Laboa, segretario di Cicognani. Ma pensava, probabilmente, che quello non fosse il suo momento e aveva respinto le offerte accampando problemi di salute. Questo non gli impedì di avere nel Conclave un ruolo importante. Prese una netta posizione, anzitutto, contro la scelta di [[Papa Paolo VI|Montini]]. [...] quando «un tale» andò a sondarlo sulla eventuale candidatura dell'arcivescovo di Milano, dette «un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell'anello che portava al dito».<ref>Da ''[https://www.corriere.it/romano/10-03-04/01.spm I misteri del Conclave]'', ''corriere.it'', 4 marzo 2010.</ref>
*Mentre il bigotto parla con Dio, il baciapile parla con i preti. Mentre la devozione del primo è maniacale, ma rigorosa e spesso interiore, quella del secondo chiede di essere notata, apprezzata e ricompensata. Mentre il bigotto può condurre una vita isolata e schiva, il baciapile passa la sua alla ricerca di prelati di fronte ai quali piegare le ginocchia, di anelli da baciare e di reliquie da accarezzare.<ref>Da ''Baciapile'', in Giorgio Calcagno (a cura di), ''L'identità degli italiani'', Editori Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 12-13. ISBN 88-420-5656-1</ref>
===1989===
*Lenin non credeva ai sentimenti nazionali. Era convinto che essi fossero una sorta di invenzione borghese e che si sarebbero dissolti nel nulla non appena la classe operaia avesse preso il potere.<ref name="imperoesploso">Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,0933_01_1989_0093_0003_12747872/ ''L'impero esploso''], ''La Stampa'', 21 aprile 1989.</ref>
*I bolscevichi non erano imperialisti. Ma quando si scontrarono con la resistenza delle vecchie nazionalità oppresse finirono per ritrovare nel fondo della loro memoria il vecchio autoritarismo militaresco della burocrazia imperiale. E la nuova ideologia comunista finì per divenire agli occhi delle minoranze nazionali una sorta di travestimento del vecchio [[imperialismo russo]].<ref name="imperoesploso"/>
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0931_01_1989_0062_0001_12727192/ ''Le Germanie divise da Gorbaciov'']|''La Stampa'', 16 marzo 1989|h=4}}
*La [[Repubblica Democratica Tedesca|Repubblica democratica tedesca]] non vede ragione per modificare un sistema economico che ha dato risultati positivi. Se l'Urss - si ragiona nella Germania comunista - vuole cambiare, faccia pure. Ma non pretenda di imporre le sue riforme a chi non ne ha bisogno e ha dimostrato di saper governare con notevole efficienza l'economia socialista e programmata.
*In Unione Sovietica e in altri Paesi socialisti la glasnost può essere controllata e misurata dall'alto perché il regime vigila attentamente sulle proprie frontiere conservando intatta la sua presa sul Paese e la sua capacità di razionare i rapporti esterni. Ma chi può prevedere con esattezza gli effetti della glasnost su una società che già subisce, grazie alla televisione e ai contatti familiari, l'impatto quotidiano dei «fratelli separati»? Se la Repubblica democratica tedesca dovette costruire un muro per regolare col contagocce il movimento delle persone attraverso la frontiera, che cosa accadrà il giorno in cui la glasnost darà libero spazio ai movimenti di opinione e permetterà ai tedeschi dell'Est di pretendere legalmente, a poche decine di metri dall'Occidente, i diritti a cui oggi aspirano segretamente?
*La Germania orientale teme le riforme sovietiche [...] perché teme che esse finiscano per diluire la sua «originalità» socialista e la sua identità statale. Negli ultimi dieci anni essa ha pazientemente composto con ingredienti diversi - Lutero, il protestantesimo, l'eredità prussiana, le grandi tradizioni del socialismo tedesco, gli innegabili successi della sua economia - l'immagine di una Germania diversa la cui esistenza non dipende soltanto dagli eventi militari della seconda guerra mondiale e dalle vicissitudini della guerra fredda. La perestrojka rischia di trasformarla nuovamente in filiale tedesca dell'azienda moscovita, con la caduta di immagine, prestigio e originalità che non mancherebbe di derivarne.
{{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0946_01_1989_0215_0001_12848349/ ''Gorbaciov. Macchinista del potere'']|''La Stampa'', 21 settembre 1989|h=4}}
*Si va diffondendo da qualche tempo nell'opinione pubblica occidentale la sensazione che Gorbaciov sia divenuto col passare del tempo una sorta di [[Aleksandr Fëdorovič Kerenskij|Kerenskij]] e che egli galleggi sulle onde di un Paese in tempesta assai più di quanto non riesca a pilotare la nave del governo.
*Per noi, che consideriamo le vicende sovietiche attraverso il filtro delle nostre esperienze democratiche, il problema dell'Urss è principalmente economico e nazionale. Per Gorbaciov, che lo considera in una prospettiva leninista, il problema è soprattutto politico.
*Egli non ignora, ripeto, la gravità delle crisi ma sembra usarle per meglio realizzare lo scopo prioritario della sua strategia politica. Si vale del nazionalismo armeno per tenere a bada gli azeri e del nazionalismo russo per controllare i baltici. Usa gli argomenti della perestrojka contro i conservatori e gli argomenti della conservazione contro gli impazienti. Si vale della crisi economica per chiamare in causa le responsabilità degli oppositori in seno al partito e per meglio argomentare la necessità di un suo radicale rinnovamento. E continua nel frattempo a perseguire il suo obiettivo principale: sconfiggere gli avversari, eliminare i compagni infidi, estendere e consolidare il controllo del partito.
*Le crisi, finché possono essere usate contro i suoi avversari, non sembrano preoccuparlo eccessivamente e non lo distraggono dal suo obiettivo prioritario. Considerato in questa prospettiva egli su muove coerentemente nell'ambito di una tradizione politica elaborata da Lenin e consolidata da Stalin. E come Stalin aveva notevolmente ridotto il potere del partito per meglio affermare il proprio, così Gorbaciov sembra pronto a sconvolgere il partito pur di farne lo strumento della sua politica.
===1991===
*Vi fu un periodo, più di quarant'anni fa, quando il nome di [[Viktor Andrijovyč Kravčenko|Viktor Andreevic Kravchenko]] era una scintilla. Bastava pronunciarlo, soprattutto in Italia e in Francia, perché l'atmosfera d'una conversazione si caricasse di elettricità e lo spazio d'una riunione venisse attraversato da micidiali saette intellettuali. ''Ho scelto la libertà'', il libro che egli aveva scritto negli Stati Uniti fra il 1944 e il 1945, apparve in Italia presso Longanesi nel marzo del 1948, durante una delle più aspre campagne elettorali che si siano mai combattute nel nostro Paese<ref>Le [[Elezioni politiche italiane del 1948|elezioni politiche del 1948]] che videro contrapposte le liste della Democrazia Cristiana e del Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti).</ref>. Divenne subito un'arma e un bersaglio.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0872_01_1991_0144_0013_12185645/ Quel processo a Parigi condannò la sinistra]'', ''La Stampa'', 1º luglio 1991, p. 13.</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0879_01_1991_0211_0005_12251908/ Aspettando un Messia, lo Zar]''|''La Stampa'', 8 settembre 1991|h=4}}
*{{NDR|Su [[Dmitrij Vasilev]]}} Ai suoi seguaci racconta con occhi guizzanti che la Russia poggia su tre pilastri: il trono, l'altare e il popolo; che la sua anima è stata confiscata e imprigionata dal potere bolscevico, dai complotti dell'Occidente, dai tentacoli dell'ebraismo internazionale; che lo zar tornerà un giorno al popolo russo come un messia e risanerà le sue ferite.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} A chi gli ricorda che l'organizzazione è stata recentemente abbandonata da una parte dei suoi membri, allude sorridendo alle manovre del Kgb. Ma i suoi avversari sostengono che fu proprio il Kgb negli scorsi anni il suo maggior finanziatore.
*{{NDR|Su Dmitrij Vasilev}} Capisco, vedendolo, che i baffi spioventi, i capelli lunghi e slavati, gli occhi guizzanti e il colore sgargiante dei vestiti sono gli ingredienti del personaggio che egli ama recitare: quello del boiaro in una grande opera russa del secolo scorso.
*Avevo già chiesto ai suoi collaboratori quale fosse stato l'atteggiamento di [[Pamyat|Pamjat]] nei giorni del colpo di Stato. Mi avevano spiegato che comunismo e democrazia sono nipoti di Karl Marx e altrettanto spregevoli.
*Quante persone, dopo avere atteso per settanta'anni il miracolo di Lenin, attendono oggi il miracolo di Vasilev? Pochissime, probabilmente. Ma l'epoca del comunismo defunto è propizia ai profeti, ai tribuni, ai santoni e ai piccoli leader carismatici. Vasilev, occorre ammetterlo, è fra quelli che recitano meglio la parte.
===1992===
[[David Irving]] non è uno studioso. È soltanto un vecchio morbo che resiste tenacemente a qualsiasi documentazione storica.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,16/articleid,0835_01_1992_0185_0016_11734980/ Studioso? No, è un morbo]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1992.</ref>
===1993===
*{{NDR|Su [[Giorgio La Malfa]] nel periodo di [[Mani pulite]]}} Il segretario repubblicano ha due meriti che gli permetteranno probabilmente , prima o dopo, di "tornare in gara": ha denunciato, tra i primi, i vizi del sistema politico, e si è immediatamente dimesso appena è stato coinvolto nelle indagini.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0776_01_1993_0056_0005_10957155/ La rivoluzione brucia]'', ''La Stampa'', 26 febbraio 1993.</ref>
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non perde occasione per spiegare al Paese che l'ideologia del suo movimento è in realtà l'ideologia della sua impresa.<ref>Da ''La politica di Berlusconi. Il partito-azienda'', ''La Stampa'', 17 dicembre 1993, p. 1.</ref>
===1994===
*[[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] non può scendere in campo contro lo statalismo assistenzialista e dimenticare che la sua azienda è ancora un oligopolio costruito in combutta con il vecchio regime […]. Si presenta al paese come uomo di regole nuove e principi trasparenti ma l'uso che ha lasciato fare in questi giorni dei suoi canali televisivi tradisce le regole e i principi e rappresenta un rischio per la democrazia e per la correttezza della lotta elettorale.<ref>Da ''Ora basta con le carte truccate'', ''La Stampa'', 8 febbraio 1994.</ref>
===1995===
*Toccò a [[Franklin D. Roosevelt|Roosevelt]], [[Winston Churchill|Churchill]], [[Stalin]]. Doveva toccare anche a De Gasperi. Mentre gli storici inglesi continuano a scalpellare il monumento di Churchill e il generale Volkogonov non smette di rileggere criticamente la vita dei fondatori dello stato sovietico, [[Nico Perrone]], docente di storia americana e collaboratore del ''manifesto'', pubblica presso l'editore Sellerio di Palermo un libro fortemente "revisionista" su ''De Gasperi e l'America''. [...] Perrone ci precipita all'indietro negli anni in cui De Gasperi era "lacchè degli Stati Uniti", [[Mario Scelba|Scelba]] era il suo "ministro della polizia", [[Giuseppe Saragat|Saragat]] rompeva l'unità socialista con i soldi degli americani e Pacciardi cacciava i comunisti dagli opifici militari per obbedire agli ordini della CIA. Le tesi del libro sono sostanzialmente queste. Non è vero che gli americani abbiano assistito l'Italia per aiutarla a consolidare il suo regime democratico: lo hanno fatto per creare nel paese, con la collaborazione dei loro clienti, un duro fronte anticomunista. [...] Perrone è uno storico, e per convincere il lettore del buon fondamento delle sue convinzioni ha fatto lunghe ricerche negli archivi italiani e degli Stati Uniti, ha confrontato e integrato i documenti americani con quelli che rimangono negli archivi personali dei maggiori uomini politici del tempo, da [[Harry S. Truman|Truman]] a [[Dean Acheson|Acheson]].<ref>Da ''La Stampa'', 7 agosto 1995.</ref>
===2003===
{{Int|Da ''[https://www.corriere.it/esteri/13_dicembre_11/saddam-hussein-cattura-10-anni-dopo-sergio-romano-1a31dace-627d-11e3-a809-0fced5f7d9ac.shtml Le sette vite del raìs]''|''Corriere della Sera'', 15 dicembre 2003|h=4}}
*Esiste una biografia ufficiale di [[Saddam Hussein]] in diciannove volumi. Esiste un grande documentario sulla sua vita (I lunghi giorni, sei ore di proiezione), prodotto con la supervisione di un regista britannico, Terence Young, noto tra l'altro per avere diretto uno dei primi film di Sean Connery nei panni di James Bond (Dalla Russia con amore). Ed esistono infine migliaia di inni, odi e poesiole infantili in onore del leader che la televisione irachena mandava in onda ogni sera. La biografia, il film e queste «spontanee» manifestazioni di cultura popolare sono l'equivalente letterario e cinematografico delle grandi statue leniniste e degli enormi ritratti con cui il raìs iracheno ha celebrato il culto della propria persona. In queste opere il protagonista è condottiero della nazione, principe illuminato e magnanimo, padre del popolo, difensore della patria, castigatore dei suoi nemici, paladino dell'Arabia, discendente di Maometto. Sul rovescio della medaglia vi è un altro Saddam composto con le informazioni fornite dagli esuli, il ricordo dei parenti delle vittime e i rapporti dei servizi segreti occidentali: il sanguinoso tiranno, il leader crudele, il massacratore dei curdi e degli sciiti, il satrapo capriccioso e imprevedibile, l'invasore del Kuwait. Gli storici, naturalmente, non si accontenteranno di queste opposte semplificazioni. Il contemporaneo, dal canto suo, può soltanto arricchire il quadro con qualche dettaglio raccontando al lettore che vi furono altri Saddam Hussein e che il protagonista del grande dramma iracheno fu protagonista di parecchie vite.
*[[Abd al-Karim Qasim|Kassem]] era un nazionalista, nello stile del colonnello Nasser che aveva conquistato il potere al Cairo pochi anni prima. E altrettanto nazionalista era un suo compagno di congiura, il colonnello Aref, che cinque anni dopo uccise Kassem e ne prese il posto.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Voleva fare del partito una forza di quadri e di militanti devoti e disciplinati, nello stile dei partiti fascisti e comunisti d'Europa.
*Nella filosofia totalitaria e nazional-socialista del [[Partito Ba'th|Baath]], il partito è il cuore del Paese, la mente della nazione, l'anima dello Stato e il centro vitale delle sue funzioni.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Il suo maggiore talento era una straordinaria capacità di ingannare.
*Mentre purgava il partito, rafforzava i servizi di sicurezza, schiacciava i dissidenti e promuoveva i «paesani» di Tikrit alle posizioni più ambite o remunerative, Saddam recitava un'altra parte in commedia: quella del modernizzatore illuminato.
*{{NDR|Sulla [[Guerra Iran-Iraq]]}} Benché i risultati del conflitto fossero modesti, Saddam ne uscì politicamente rafforzato e dovette credere che l'Iraq fosse ormai una grande potenza militare.
*Nel corso della sua esistenza Saddam aveva tradito e raggirato i compagni di partito, i potenziali concorrenti, i comunisti, i curdi, gli sciiti e gli iraniani. Ma fu lui stesso vittima di almeno tre tradimenti.
*{{NDR|Su Saddam Hussein}} Separato dal mondo, isolato fra gli splendidi marmi dei palazzi presidenziali, abituato ad avere incontri durante i quali i suoi interlocutori potevano soltanto ascoltare, il raìs elaborò teorie che nessuno aveva il diritto di contraddire. Era convinto che gli arabi fossero un popolo superiore. Era certo che gli americani soffrissero ancora della sindrome del Vietnam e che non avrebbero sopportato la vista del sangue sparso dai loro soldati. Era sicuro che il suo popolo si sarebbe sacrificato per la causa nazionale.
===2005===
*I [[curdi]] hanno presenze importanti in quattro Stati medio-orientali — Iran, Iraq, Siria, Turchia — e la loro partecipazione militare alla guerra siriana ha confermato l'esistenza di una orgogliosa identità nazionale, distinta da quella degli altri popoli che vivono nella regione. Non è tutto. Quello che sta accadendo nel Medio Oriente è il risultato di una crisi che investe quasi tutti gli Stati arabi nati dalla morte dell'Impero Ottomano e che avrà per effetto, probabilmente, la modifica di parecchie frontiere. Non è sorprendente che, in questa prospettiva, i curdi abbiano deciso di chiedere nuovamente la creazione di una grande casa comune per tutte le famiglie separate del loro popolo. Ma anche in questo caso vi sono protagonisti della vita politica internazionale che hanno il diritto di formulare riserve e prospettare pericoli. In una regione dove il ricorso alle armi è sempre più frequente, la creazione di uno Stato curdo darebbe probabilmente il colpo di grazia a ciò che ancora sopravvive del vecchio ordine e avrebbe per effetto nuove guerre.<ref>Da [http://www.corriere.it/esteri/17_settembre_30/dal-kurdistan-fino-scozia-5a5b9288-a550-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml ''Dal Kurdistan fino alla Scozia: le ragioni deboli delle secessioni (e i diritti degli altri)''], ''Corriere.it'', 14 luglio 2005.</ref>
{{Int|Da ''Gorizia: i tre volti di una piccola grande città''|''Corriere della Sera'', 7 ottobre 2005|h=4}}
*{{NDR|A [[Quirino Principe]]}} Caro Principe, negli annali della letteratura nazionalista sulla Grande guerra, [[Gorizia]] è stata a lungo la «città santa» per cui furono combattute le undici battaglie dell'Isonzo.
*Negli annali della guerra fredda, infine, [[Gorizia]] è stata una piccola [[Berlino]], la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Nas Tito», il nostro [[Josip Broz Tito|Tito]].
*Nelle mie visite a [[Gorizia]] ho sempre avuto l'impressione che la città, nonostante i suoi monumenti e le sue lapidi, portasse il peso di questa immagine {{NDR|«Nas Tito»}} con una certa noncuranza. A costo di ferire qualche suscettibilità, le dirò, caro [[Quirino Principe|Principe]], che non può essere né interamente italiana né interamente slava né interamente austriaca.
*Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, [[Gorizia]] era la prima città in cui l'aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a [[Vienna]], a [[Salisburgo]], a [[Monaco di Baviera|Monaco]] e a [[Dresda]], era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
===2006===
*Per molti aspetti [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammed Reza]] appartiene di diritto alla piccola cerchia di quegli uomini di Stato che cercarono di rinnovare secondo modelli occidentali i costumi politici e civili delle società musulmane: Mohammed Ali, fondatore dell'Egitto moderno, il padre [[Reza Pahlavi|Reza]], fondatore dell'ultima dinastia iraniana, il grande [[Kemal Ataturk|Kemal Atatürk]], creatore della Turchia moderna, e per certi aspetti persino [[Saddam Hussein]], dittatore dell'Iraq sino alla guerra americana del 2003.<br>Ma non aveva, a differenza del padre e di Kemal, la tempra del combattente, il rigore strategico, lo stile puritano del potere. Amava lo sfarzo della corte, le uniformi sgargianti, le villeggiature a Saint Moritz e le stravaganti feste imperiali con cui celebrò nel 1971 l'improbabile discendenza dello Stato iraniano da quello di Dario e di Ciro.<ref name="rezaphalavi">Da [http://www.corriere.it/romano/09-08-01/01.spm ''Vita e morte di Reza Pahlavi. Il rischio del denaro facile''], ''Corriere.it'', 1 agosto 2009.</ref>
*Nel linguaggio corrente la parola «fascista» ha perduto il suo senso originario e significa semplicemente violento, intollerante, se non addirittura mascalzone. Molti di coloro che se ne servono hanno del fascismo un'idea vaga e sanno soltanto che è un insulto, quindi buono per aggredire verbalmente un uomo politico.<ref name="fascistiislamici">Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/12/fascisti.shtml ''Fascisti Islamici''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2006.</ref>
*È certamente vero che i regimi nazionali e sociali, creati in alcuni Paesi europei negli anni Venti e Trenta, parvero a molti leader arabi e musulmani, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, particolarmente adatti alle loro esigenze. L'autorità indiscussa del leader, il partito unico, il ruolo delle forze armate e della burocrazia, l'uso spregiudicato della polizia e dei servizi segreti, il controllo della società e della stampa parvero ingredienti utili per Stati nascenti dove le masse erano in buona parte analfabete e l'albero della democrazia parlamentare stentava a crescere. Ma non tutti i regimi autoritari possono considerarsi fascisti o comunisti. Il più simile al fascismo, tra i gruppi politici sorti in Medio Oriente durante il Novecento, fu un movimento creato in Siria nel 1940. Il suo fondatore, [[Michel Aflaq]], era siriano e cristiano. Aveva studiato alla Sorbona negli anni Trenta, aveva assistito alle battaglie politiche fra destra e sinistra nelle strade di Parigi, aveva inghiottito un inebriante cocktail di letteratura politica europea da Mazzini a Lenin, era anticolonialista, panarabista, fiero del grande passato arabo, ma risolutamente laico e socialista.<ref name="fascistiislamici"/>
*L'Iraq fu quindi il più fascista dei regimi medio-orientali degli ultimi decenni. Saddam si servì del partito unico per militarizzare la società, instaurò un culto del leader che era modellato su quello del Duce e del Führer, mise la burocrazia in uniforme, affidò la sua fama alla costruzione di grandi opere pubbliche, fu al tempo stesso nazionalista e, a modo suo, socialista. Fu questo il fascismo del mondo arabo. Mi sarebbe molto più difficile, invece, trovare tracce di fascismo nei movimenti politici di ispirazione religiosa, dalla Fratellanza musulmana a quelli che sono nati dopo la rivoluzione iraniana, l'invasione israeliana del Libano nel 1982 e la prima Guerra del Golfo nel 1991. Fra il [[Partito Ba'th|Baath]] e il fanatismo religioso, anche quando si alleano contro un nemico comune, vi è un incolmabile fossato. A differenza dei suoi predecessori, Bush sembra avere dimenticato che il maggiore nemico dell'Iran di Khomeini fu l'Iraq di Saddam Hussein, e che nella lunga guerra fra i due Paesi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti furono dalla parte dei fascisti contro gli islamisti.<ref name="fascistiislamici"/>
===2007===
{{Int|Da [https://www.corriere.it/romano/07-11-30/01.spm ''La Turchia e gli armeni. I massacri e il diniego'']|''Corriere della Sera'', 30 novembre 2007|h=4}}
*{{NDR|Sul negazionismo turco del [[genocidio armeno]]}} Credo che le ragioni siano caratteriali e storiche. Caratteriali, perché questo popolo è fiero, orgoglioso e non ancora afflitto da quella «liturgia del perdono » che si è propagata negli ultimi decenni attraverso l'Occidente. Storiche, perché le accuse non terrebbero conto del modo in cui le rivendicazioni armene, prima della Grande guerra, furono percepite dallo Stato turco. Durante la seconda metà dell'Ottocento il declino dell'impero fu fortemente accelerato da eventi che obbedivano a una stessa dinamica. Scoppiavano rivolte cristiane nel Levante e nei Balcani che i turchi cercavano di reprimere con la loro abituale durezza. Ma la repressione, grazie alla popolarità dei movimenti nazionali nell'Europa di allora, suscitava la reazione delle grandi potenze decise a intervenire per proteggere i loro correligionari, ma anche per strappare all'Impero ottomano qualche lembo di territorio.
*[[Kemal Atatürk]] non fu personalmente coinvolto nella vicenda, ma i «giovani turchi», a cui egli apparteneva, avevano importanti responsabilità di governo. E anche questo spiega perché la Turchia d'oggi non voglia ammettere le colpe di ieri.
*La parola «genocidio» ha subito una sorta d'inflazione e che non può essere applicata ai massacri armeni del 1915. Il governo turco volle colpire duramente una comunità nazionale, ma non si propose, come Hitler, di sterminare un popolo e di inseguire ogni suo membro dovunque avesse cercato di nascondersi.
===2009===
*Mentre l'Europa e gli Stati Uniti celebrano con grande soddisfazione il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, sarebbe giusto ricordare che vi è almeno un Paese dell'Europa centro-occidentale in cui quell'entusiasmante evento suscita riflessioni malinconiche e molti esami di coscienza. Il Paese è la Jugoslavia. Qui il crollo del comunismo ebbe l'effetto di sgretolare il cemento ideologico con cui Tito aveva costruito, dopo la fine della seconda guerra mondiale, uno Stato apparentemente federale ma in realtà fortemente centralizzato. Tornarono prepotentemente alla superficie le vecchie identità nazional-religiose dei suoi cittadini e il Paese fu tormentato da una guerra di sette anni in cui persero la vita o la casa alcune centinaia di migliaia di persone.<ref name="karadzic">Da [https://www.cdt.ch/commenti-cdt/karadzic-e-il-sipario-della-storia-CXCDT14071 ''Karadzic e il sipario della storia''], ''Cdt.ch'', 31 ottobre 2009.</ref>
*Milosevic e Karadzic sono molto diversi. Mentre il primo era intelligente, scaltro e capace di calcoli raffinati, anche se spesso destinati a produrre effetti disastrosi, il secondo è un personaggio bizzarro e stravagante.<ref name="karadzic"/>
*La battaglia contro il [[Riscaldamento globale|surriscaldamento]] è in ultima analisi una battaglia tecnologica e sarà vinta quando la vendita e l'acquisto di nuovi impianti diventeranno un affare per il venditore e il compratore. In altre parole l'ambientalismo avrà la meglio quando sarà un business. I segnali esistono e mi auguro che l'Italia sia pronta a coglierli.<ref>Da ''Corriere della sera'', 28 dicembre 2009.</ref>
===2011===
*Se la guerra di Libia come sembra è terminata, sappiamo chi l'ha perduta: il Colonnello, il suo clan familiare, i profittatori del regime, le tribù alleate, gli amici internazionali che hanno scommesso sulla sua vittoria. Non sappiamo invece chi l'ha vinta. I ribelli hanno combattuto coraggiosamente, ma sono una forza raffazzonata composta all'inizio da qualche nucleo islamista, senussiti della Cirenaica, nostalgici del regno di Idris, una pattuglia democratica. Le loro file si sono ingrossate quando l'intervento della Nato è sembrato garantire una vittoria sicura. Ma il fatto che molti notabili siano stati alla finestra per parecchi mesi e abbiano cambiato campo soltanto nelle ultime settimane dimostra che il risultato della partita era incerto e che nella migliore delle ipotesi il Paese sarà governato da una coalizione di opportunisti post-gheddafiani, lungamente complici di colui che ha dominato la Libia per 42 anni.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_22/romano_strana-guerra-no-vincitori_ddc64c3e-cc7c-11e0-8c25-58bcec909287.shtml ''Strana guerra senza vincitori''], ''Corriere.it'', 22 agosto 2011.</ref>
*Non commettiamo l'errore di pensare che il Colonnello sia stato sempre impopolare. Le sortite nazionaliste e anti-occidentali piacevano a una parte della società libica e dell'opinione pubblica africana. I laici e i musulmani moderati approvavano il rigore con cui aveva combattuto e spento i focolai dell'islamismo radicale. Le straordinarie risorse naturali del Paese hanno arricchito il clan familiare del leader e creato una larga cerchia di profittatori, ma hanno anche consentito la nascita di nuovi ceti sociali, soprattutto negli apparati della pubblica amministrazione e dell'economia statale.<ref name="veleni">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_agosto_24/i-veleni-in-coda-a-una-dittatura-sergio-romano_8e40bc74-ce0e-11e0-8a66-993e65ed8a4d.shtml ''I veleni in coda a una dittatura''], ''Corriere.it'', 24 agosto 2011.</ref>
*Un processo a Gheddafi sarebbe una pietra miliare nella lunga strada verso la giustizia internazionale.<ref name="veleni"/>
*Quanti uomini politici, soprattutto europei, verrebbero convocati all'Aja per rendere conto dei loro rapporti con il leader libico? La fine del regime di Gheddafi è una buona notizia. Ma se vogliamo che sia utile al futuro della Libia e più generalmente a quello dei Paesi dell'Africa del Nord, nessuna di queste domande può essere ignorata o sottovalutata. Non basta salutare la fine del tiranno, la vittoria del popolo, il trionfo della democrazia.<ref name="veleni"/>
*Quando invase l'Iraq, nel 2003, [[George W. Bush]] credette che gli americani sarebbero stati accolti come liberatori e annunciò la fine della guerra, poche settimane dopo, di fronte a una scritta che proclamava al mondo: «Missione compiuta». Il presidente riteneva che il conflitto fosse giustificato dai legami di [[Saddam Hussein]] con il terrorismo islamico e dall'esistenza di armi chimiche e nucleari, di cui il dittatore avrebbe potuto servirsi contro il «mondo libero». Nessuna di queste affermazioni era vera. Non erano veri i legami con Al Qaeda, non esistevano armi di distruzione di massa, gli americani erano «liberatori» soltanto per una parte del Paese e la guerra, quando finalmente Bush uscì dalla Casa Bianca, non era finita.<ref name="missionemaicompiuta">Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_23/romano-missione-mai-compiuta_35d454bc-2d2f-11e1-8aef-f6cc58616bde.shtml ''Una missione mai compiuta''], ''Corriere della Sera'', 23 dicembre 2011.</ref>
*{{NDR|Sull'[[Iraq]]}} Il Paese è un artefatto della politica internazionale, una invenzione di Churchill realizzata per le esigenze petrolifere della Royal Navy grazie a un assemblaggio di gruppi etnici e religiosi - arabi sunniti, arabi sciiti, curdi - in cui soltanto i primi, purché al vertice del potere, erano veramente interessati alla creazione di uno Stato unitario. Gli sciiti hanno un forte rapporto religioso con l'Iran e hanno spesso detestato i loro concittadini sunniti più di quanto temessero gli iraniani. I curdi hanno fratelli in Turchia, in Iran, in Siria, e non hanno mai smesso di sognare il grande Kurdistan che i vincitori del 1918 avevano lasciato intravedere alla fine della Grande guerra. Qualche intelligente diplomatico americano ha prospettato l'ipotesi di una federazione, ma non è facile tracciare frontiere là dove esistono grandi risorse naturali e ogni divisione rischia di farsi a spese di qualcuno. Oggi i curdi sono pressoché sovrani nelle loro terre e gli sciiti controllano buona parte del potere a Bagdad. Ma i sunniti si considerano «espropriati» e le loro formazioni più radicali non hanno mai smesso di combattere, se necessario, persino a fianco dei terroristi di Al Qaeda.<ref name="missionemaicompiuta"/>
{{Int|Da [http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_21/romano_volti_satrapo_1ad3ffce-fba6-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml ''I volti di un satrapo'']|''Corriere della Sera'', 21 ottobre 2011|h=4}}
*Il colonnello Muammar Gheddafi non fu soltanto il satrapo orientale, vestito di una uniforme operistica che si pavoneggiava a Roma ostentando il ritratto di Omar El Mukhtar, martire della resistenza anti-italiana, sul bavero della giacca. Prima di seppellirlo conviene ricordare che il tiranno era pur sempre un leader nazionale e che perseguì progetti diversi, quasi sempre folli, ma non privi di una loro perversa genialità.
*La Francia lo detestava per le sue interferenze nel Ciad e per l'attentato contro un aereo francese, la Gran Bretagna per l'uccisione di una poliziotta colpita da uno sgherro libico di fronte all'ambasciata di Libia a Londra, gli Stati Uniti per il contenzioso sul golfo della Sirte e l'attentato in una discoteca di Berlino, la gran Bretagna e gli Stati Uniti insieme per l'attentato contro un aereo della Pan American nel cielo scozzese di Lockerbie, i leader arabi per le sue intollerabili irruzioni negli affari interni dei loro Paesi, la Fratellanza musulmana per il modo in cui aveva perseguito, incarcerato e ucciso gli islamisti libici, la Svizzera per le misure di rappresaglia decise dal colonnello dopo l'arresto di Hannibal in un albergo di Ginevra, la Bulgaria per la lunga detenzione di alcune infermiere accusate di un reato inesistente. Aveva anche qualche amico, tra cui alcuni Stati africani e quei Paesi che, come il Venezuela di Hugo Chavez, lo consideravano una provvidenziale spina nel fianco dell'Occidente imperialista.
*La Libia era una creazione artificiale del colonialismo italiano, uno Stato composto da due territori (la Tripolitania e la Cirenaica) che avevano avuto storie diverse, popolato da tribù che avevano interessi contrastanti, abitato da circa due milioni di persone (tanti erano i libici quando Gheddafi conquistò il potere), sparse su un enorme territorio prevalentemente desertico. Demograficamente povera, economicamente sottosviluppata e priva di un forte passato nazionale, la Libia di Gheddafi era tuttavia, potenzialmente, un paese ricco, e tale sarebbe diventato a mano a mano che le grandi compagnie petrolifere scoprivano nuovi giacimenti di petrolio e di gas. A differenza di altri leader nazionali dei paesi emergenti, il colonnello ebbe quindi sempre a sua disposizione i mezzi finanziari necessari al perseguimento dei suoi obiettivi; ed è probabile che tanta abbondanza lo abbia sollecitato a concepire sogni smisurati e stravaganti. La storia della sua politica è anche la storia del suo denaro e del modo in cui venne impiegato.
*Se avesse potuto difendersi in un'aula di tribunale, Gheddafi avrebbe forse chiamato sul banco dei testimoni molti soci d'affari. Ma della sua umiliante fine politica e umana, se avesse conservato un briciolo di intelligenza, avrebbe potuto rimproverare soltanto se stesso.
===2012===
*Non posso continuare a raccontare il [[Ernst Gombrich#Breve storia del mondo|libro di Gombrich]], cara signora, anche perché non saprei rendere la freschezza, l'immaginazione e l'ironia con cui l'autore racconta la storia del mondo sino alla fine della Seconda guerra mondiale passando attraverso le diverse fasi dell'umanità.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Aprile_15/COME-AMARE-LA-STORIA-IL-LIBRO-DEL-GIOVANE-GOMBRICH_4c97cbf6-86d1-11e1-9381-31bd76a34bd1.shtml Come amare la storia]'', ''Corriere della Sera'', 15 aprile 2012.</ref>
===2013===
*Parlare con l'[[Iran]] è necessario per almeno tre ragioni. È una potenza regionale, ha un capitale petrolifero che può giovare all'intera regione ed è la guida autorevole di una minoranza musulmana, gli sciiti, che attraversa il Golfo, è maggioranza in Iraq, si estende sino alla Siria e soprattutto al Libano. Non riusciremo a spegnere i fuochi della Siria senza la collaborazione dell'Iran. E non vi saranno prospettive di pace in Afghanistan se l'Iran non sarà chiamato a fare la sua parte.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_14/termometro-teheran-romano_824822e0-d4b0-11e2-afc2-77c7bab72214.shtml ''Il termometro di Teheran''], ''Corriere.it'', 14 giugno 2013.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Primavera araba]]}} Per una serie di circostanze, che lascio volentieri agli storici e ai sociologi, quello a cui stiamo assistendo, dopo la rivolta tunisina del dicembre 2010, è il fallimento dello Stato arabo-musulmano. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l'[[Egitto]] di [[Hosni Mubarak]], la [[Tunisia]] di [[Zine El Abidine Ben Ali]], la [[Libia]] del colonnello [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]]. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di [[Saddam Hussein]] e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del [[Libano]]. È fallita la [[Lega Araba]]. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di [[Mohammed VI]] in [[Marocco]] a quella di [[Abdullah II]] in [[Giordania]], ma il rischio del contagio, soprattutto nella seconda, è altissimo. In alcuni casi, [[Siria]] e Libia, la crisi è diventata rapidamente [[guerra civile]]. In altri casi, Egitto e Libano, la guerra civile potrebbe scoppiare da un momento all'altro.<ref>Da ''[http://www.corriere.it/editoriali/13_giugno_30/il-mediterraneo-dimenticato-sergio-romano_a6fa2238-e13e-11e2-a879-533dfc673450.shtml Il Mediterraneo dimenticato]'', ''Corriere.it'', 30 giugno 2013.</ref>
*Non è interamente colpa di Obama se le primavere arabe non hanno schiuso ai loro Paesi le porte della democrazia, se il partito americano della sicurezza gli ha impedito la chiusura di Guantánamo, se gli ayatollah iraniani non hanno accolto la sua offerta, se l'Afghanistan è sempre per metà talebano, se i sunniti iracheni contestano ai loro fratelli sciiti il diritto di governare il Paese, se il primo ministro israeliano ha preferito puntare sulla vittoria dei repubblicani nelle ultime elezioni presidenziali americane, se la Russia di Putin è più poliziesca e repressiva di quella di Medvedev. Obama ha avuto la sventura di entrare alla Casa Bianca nel momento in cui era già iniziato il lento declino dell'impero americano, e deve ora convivere con una società politica che reagisce a questa prospettiva troppo nervosamente.<ref name="ambizioniperdute">Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_12/ambizioni-perdute-di-un-presidente-romano_d38b86bc-030c-11e3-a0a3-a0e457635e2f.shtml ''Ambizioni perdute di un presidente''], ''Corriere.it'', 12 agosto 2013.</ref>
*È stato un errore combattere [[Mu'ammar Gheddafi|Gheddafi]] senza accettare le responsabilità politiche dell'intervento. È stato un errore chiedere all'ambasciatore americano in Siria di prendere posizioni inutilmente provocatorie contro il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar Al Assad]]. E non ha giovato alla politica americana oscillare ambiguamente in Egitto fra i militari e la Fratellanza musulmana.<ref name="ambizioniperdute"/>
*I talebani non hanno alcuna intenzione di negoziare con una potenza che ha già, comunque, deciso di ritirare le proprie truppe nel 2014. L'uccisione di [[Osama bin Laden]] nel suo fortilizio pachistano è parsa uno straordinario successo della presidenza Obama (la vendetta è sempre, per un certo periodo, consolatoria) ma ha peggiorato i rapporti degli Stati Uniti con il [[Pakistan]]. In [[Iraq]] si muore, grazie alle bombe sunnite, molto più di quanto si morisse all'epoca di [[Saddam Hussein]]. In Libia, infine, Obama ha avuto il merito di comprendere prima dei suoi alleati i rischi di una operazione che era divenuta molto più lunga del previsto. Ma del caos in cui il Paese è precipitato dopo la vittoria dei ribelli Obama non è meno responsabile di Nicolas Sarkozy e David Cameron. È davvero sorprendente che dopo tre guerre non vinte, come la buona educazione internazionale preferisce chiamare quelle perdute, gli americani e le opinioni pubbliche occidentali non vogliano essere trascinati nella quarta? Resta da capire, a questo punto, perché un uomo politico accorto e razionale come [[Barack Obama]] dovrebbe a tutti i costi prendere una iniziativa militare contro la [[Siria]].<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/13_settembre_01/armi-democratiche_114e22ee-12c0-11e3-b29f-7fb8749168ea.shtml ''Armi democratiche''], ''Corriere.it'', 1 settembre 2013.</ref>
===2014===
*{{NDR|Sullo [[Stato Islamico]]}} Per vincere abbiamo un'arma che potrebbe rivelarsi efficace: i musulmani europei. Se sapremo coinvolgerli, saranno i nostri migliori alleati. Ne esistono le condizioni. Come quella creata durante la prima [[guerra del Golfo]], la coalizione contro l'Isis non potrà mai essere definita una «crociata» composta da Paesi cristiani. È una ragionevole alleanza fra Paesi di tradizione cristiana e Paesi di tradizione musulmana. Mi piacerebbe che gli storici, un giorno, parlassero della guerra contro l'Isis come dell'evento che maggiormente avvicinò il mondo della cristianità e quello dell'Islam.<ref>Da [http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_27/i-ter-roristi-che-sono-noi-484db1c4-4604-11e4-a490-06a66b2e25ed.shtml ''I terroristi che sono tra noi''], ''Corriere.it'', 27 settembre 2014.</ref>
*[[Julius Evola]] ebbe due vite. Nel sua prima vita fu pittore, futurista, dadaista (dal nome di un movimento artistico e letterario nato a Zurigo nel 1916) e amico del suo fondatore, Tristan Tzara.<br />I quadri dipinti in quegli anni furono notati e ammirati in alcune delle grandi esposizioni europee del tempo. Ma nel 1921 attraversò una difficile crisi personale, fu attratto dagli studi filosofici e dedicò il resto della sua vita alla elaborazione di un idealismo magico in cui è visibile l'influenza di Nietzsche, del pensiero razziale di Gobineau, della filosofia indiana e di altri culti esoterici dell'Asia.<br />Aderì intellettualmente al fascismo e al nazismo perché sostenne di vedere in quei movimenti la nascita di un neo paganesimo e l'avvento di un'era eroica dominata da razze che avrebbero difeso i loro popoli dai flagelli della modernità. Uno dei suoi libri più importanti è, per l'appunto, Rivolta contro il mondo moderno. Era a Vienna nell'aprile del 1945 quando fu ferito durante un bombardamento alleato e perdette l'uso delle gambe.<br />Quando rientrò in patria, nel 1948, fu accusato di avere collaborato alla creazione di una organizzazione fascista rivoluzionaria e venne processato; ma fu assolto ed ebbe da allora nella società culturale italiana una posizione simile per certi aspetti a quella di Céline, lo scrittore anti-semita di cui venivano riconosciute, tuttavia, le grandi qualità letterarie.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_ottobre_14/L-AMICIZIA-DEGLI-OPPOSTI-JULIUS-EVOLA-E-SCHEIWILLER_e1f8ad32-5361-11e4-a6fc-251c9a76aa3c.shtml L’AMICIZIA DEGLI OPPOSTI JULIUS EVOLA E SCHEIWILLER]'', ''corriere.it'', 14 ottobre 2014.</ref>
===2015===
*Commetteremmo un errore, a mio avviso, se pensassimo di essere il principale bersaglio dell'Islam jihadista. La vera guerra, oggi, è quella che si combatte all'interno del mondo musulmano. È la guerra tra una setta fanatica e regimi politici spesso incerti, titubanti, ma tutti più o meno collegati, per ragioni di affinità o convenienza, con l'Europa, gli Stati Uniti e la Russia. È una guerra civile senza quartiere dove le vittime musulmane sono incomparabilmente più numerose di quelle provocate dagli attentati terroristici nelle nostre città. Ed è ulteriormente complicata dall'antico odio fra le due famiglie religiose dell'Islam: sunniti e sciiti.<ref name="guerranonvaperduta">Da [http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_11/guerra-che-non-va-perduta-020eac8c-995f-11e4-a615-cfddfb410c4c.shtml ''Una guerra che non va perduta''], ''Corriere.it'', 11 gennaio 2015.</ref>
*Il presidente egiziano Al Sisi, il presidente siriano [[Bashar al-Assad|Al Assad]], il presidente russo [[Vladimir Putin|Putin]] e il presidente iraniano [[Hassan Rouhani|Rouhani]] non sono diavoli. Sono alla testa di regimi che noi consideriamo carenti di democrazia, polizieschi e repressivi. Ma conoscono l'Islam meglio di noi, hanno già fatto in passato dolorose esperienze (abbiamo dimenticato ciò che accadde nella scuola di Beslan, nell'Ossezia del nord?) e hanno buone ragioni per battersi affinché il loro Paese non venga continuamente insidiato dall'estremismo sunnita o sia destinato a divenire una provincia del Califfato. Se qualche Paese occidentale fosse disposto a mettere truppe sul terreno potremmo forse fare a meno della loro collaborazione. Ma da quando gli Stati Uniti hanno eliminato questa opzione non abbiamo altra scelta fuor che quella di sostenere con tutti i mezzi di cui disponiamo quelli che sul terreno già ci sono.<ref name="guerranonvaperduta"/>
*Washington non vuole Assad, non vuole l'Isis e non vuole Putin nel Mediterraneo. Un tale groviglio di desideri incompatibili sarebbe più facilmente sostenibile se il presidente Obama fosse disposto a impegnare le forze americane sul terreno. Ma esclude anche questa possibilità, forse perché non vuole concludere il suo mandato con una operazione che ricorderebbe, anche se in circostanze alquanto diverse, quella del suo predecessore alla Casa Bianca. Ha un altro piano?<ref name="groviglioobama">Da [http://www.corriere.it/opinioni/15_settembre_10/groviglio-obama-c4b819ac-5774-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml ''Il groviglio di Obama''], ''Corriere.it'', 10 settembre 2015.</ref>
*Il presidente siriano si è sicuramente screditato ma non è una persona inutilizzabile.<ref name="obamasioppone">Citato in [http://www.tempi.it/siria-romano-obama-si-oppone-ad-assad-a-tutti-i-costi-perche-e-ideologico#.WkgpaWinGUk ''Siria. Romano: «Obama si oppone ad Assad a tutti i costi perché è ideologico»''], ''Tempi.it'', 2 ottobre 2015.</ref>
*Gli americani non si rendono conto che Assad non è solo un despota ma anche il leader di un blocco politico e sociale. Non dimentichiamo poi che esiste la simpatia dei cristiani, della media borghesia. Fino ad ora hanno parlato poco per non esporsi alle rappresaglie dell'una e dell'altra parte, ma la loro posizione è chiara.<ref name="obamasioppone"/>
*L'[[Stato Islamico|Isis]] è un movimento sunnita e noi sappiamo che in questi ultimi anni la destabilizzazione del Medio Oriente ha provocato il risveglio di un vecchio conflitto religioso tra le due anime dell'Islam, i sunniti e gli sciiti. Non c'è dubbio che questa vecchia ruggine fra le due maggiori componenti dell'Islam ha in qualche modo contribuito a rendere il conflitto ancora più aspro.<br>Il principale obiettivo dell'Islam sono i Paesi occidentali ma non escludo effettivamente che questa sorta di guerra civile e religiosa tra sunniti e sciiti esplosa nuovamente sia diventata importante, soprattutto per i grandi Paesi come l'Arabia Saudita e l'Iran, vale a dire i Paesi che sono la maggiore espressione delle due grandi anime dell'Islam.<ref name="attentatiparigi">Citato in [http://www.sulromanzo.it/blog/gli-attentati-di-parigi-sono-il-contrattacco-dell-isis-intervista-a-sergio-romano ''«Gli attentati di Parigi sono il contrattacco dell'ISIS», intervista a Sergio Romano''], ''Sulromanzo.it'', 19 novembre 2015.</ref>
*Credo che non dovremmo più parlare di "primavera araba", piuttosto constatare che quei movimenti, quelle piazze piene di gente che protestava contro il regime di Ben Ali in Tunisia e contro quello di Mubarak in Egitto erano il segno di una protesta reale, non c'è dubbio che c'era una grande insoddisfazione, soprattutto generazionale. Nuove generazioni che avevano in qualche modo ambizioni suscitate anche dal fatto che potevano, a differenza dei loro padri e dei loro nonni, vedere meglio grazie alle nuove tecnologie quello che stava accadendo altrove, quello che la modernità rappresentava in altri Paesi.<br>Però in quelle piazze non c'erano movimenti o partiti politici quindi sono certamente riusciti a cacciare Ben Ali e far dimettere Mubarak ma non sono stati in grado poi di istituire un regime nuovo, creare nuove stabilità basate su progetti organici e quindi i paesi sono in modo diverso precipitati nel caos.<ref name="attentatiparigi"/>
*Il regime di [[Bashar Al-Assad|Bashar al-Assad]], come quello di [[Saddam Hussein]], era un regime laico; entrambi avevano cercato di fondare la loro esistenza su principi desunti dall'Occidente. Il partito al potere, sia in Iraq che in Siria, era il [[partito Ba'th]], nazionalista e socialista, con una forte componente laica. Saddam Hussein non ha mai avuto rapporti con Al-Qaeda, anche se questa era l'accusa da parte degli Stati Uniti, l'argomento o il pretesto per cui hanno deciso di fargli la guerra.<br>Paradossalmente era più simile a uno stato europeo quello di Bashar al-Assad, ma anche quello di Saddam Hussein insieme all'Egitto, di quasi tutti i Paesi arabo-musulmani.<ref name="attentatiparigi"/>
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2015/11/05/news/non-possiamo-che-fidarci-di-erdogan-89279/ ''Non possiamo che fidarci di Erdogan'']|''Ilfoglio.it'', 5 novembre 2015|h=4}}
*Erdogan presenta inconvenienti, ma garantisce la stabilità del governo turco. Non sempre la stabilità asseconderà i nostri gusti ma è un valore, è un elemento di cui non si può fare a meno.
*Il modello turco è certamente molto cambiato perché Erdogan non è più l'uomo di 7-8 anni fa che in qualche modo cercava di garantire la democrazia nel suo paese. Ma non è accaduta la stessa cosa in Russia o in Egitto?
*In politica interna, Erdogan ha una priorità a cui non rinuncerà, e questa è l'unità e indivisibilità della Turchia. Sappiamo che il maggiore rischio che il paese ha e ha sempre avuto è quello di una scissione curda. In questo momento il rischio è particolarmente elevato, perché mentre in molte altre circostanze i curdi non avevano la forza per rivendicare la loro indipendenza con argomenti forti, adesso cominciano ad averla, perché sono diventati indispensabili nella battaglia contro lo Stato islamico.
===2016===
*Non c'era Al-Qaeda in Iraq nel 2003 quando gli Stati Uniti invasero e occuparono il Paese, apparve nel momento in cui, avendo disintegrato il regime di Saddam Hussein, trovarono spazio per le loro ambizioni, per i loro piani strategici.<ref name="attentatiparigi"/>
*[[Bashar al-Assad|Assad]] e [[Vladimir Putin|Putin]] sono autoritari e spregiudicati, ma anche molti generali democratici, durante la Seconda guerra mondiale, non si sono comportati diversamente.<ref>Da [http://www.corriere.it/cultura/16_agosto_14/illusione-un-ponte-aleppo-9353b762-6188-11e6-8e62-f8650827a70c.shtml ''L'illusione di un ponte per Aleppo''], ''Corriere.it'', 13 agosto 2016.</ref>
*Le ragioni per cui la Russia è entrata in campo in Siria sono abbastanza chiare. Quando scoppiarono le prime rivolte arabe, alcuni governi occidentali si schierarono subito contro il governo di Bashar al Assad. Lo hanno fatto molto probabilmente nella convinzione che la fine del regime avrebbe comportato anche la fine della vecchia presenza "sovietica" nelle basi siriane. Non è difficile comprendere quindi perché la Russia sia intervenuta. Voleva difendere il suo alleato e soprattutto la sua tradizionale posizione nella regione. Oggi la sua strategia mi sembra tutto sommato abbastanza chiara. La Russia e il governo siriano potrebbero rinunciare ad una parte del territorio soltanto se il regime di Assad riuscisse a ristabilire la sua autorità nell'area che va da Damasco ad Aleppo. Questa è la ragione per cui Aleppo è al cuore del conflitto. Non si può dunque parlare ancora di una "Pax russa" in Medio Oriente perché gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti. Credo che la Russia continuerà a perseguirli. Ma non si può combattere indefinitamente e Mosca potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica.<ref>Citato in ''[http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Sul_nuovo_ruolo_della_Russia_un_commento_di_Sergio_Romano.html Sul nuovo ruolo della Russia, un commento di Sergio Romano]'', ''Treccani.it'', 3 novembre 2016.</ref>
===2017===
*Nel suo ultimo discorso, pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 17 gennaio 1995, [[François Mitterrand]] disse di essere nato durante la Prima guerra mondiale, di avere fatto la Seconda e di essere giunto alla conclusione, durante la sua vita, che «il [[nazionalismo]] è la guerra».<ref>Citato in ''L'alleanza effimera dei populisti'', ''Corriere della Sera'', 24 gennaio 2017, pp. 1 e 26.</ref>
*Se le nostre democrazie hanno deciso che eliminare [[Bashar al-Assad|Assad]] è una condizione irrinunciabile, dovrebbero prepararsi a ciò che potrebbe succedere dopo.<ref name="guerresonodue">Da [http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_13/i-nemici-dell-occidente-doppia-guerra-siriana-d3f71eee-1fa1-11e7-a630-951647108247.shtml ''Ma non bisogna dimenticare che in Siria le guerre sono due''], ''Corriere.it'', 12 aprile 2017.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Guerra civile siriana]]}} L'unico modo per uscire da questo imbroglio sarebbe quello di decidere quale sia il nemico peggiore: Assad o l'islamismo fanatico e radicale? La Russia ha scelto senza esitare perché vuole conservare le sue basi, deve fare fronte a un pericoloso islamismo domestico e ha un leader che può imporre la propria linea. Le democrazie occidentali, invece, devono rendere conto delle loro azioni alla pubblica opinione e tenere d'occhio il barometro elettorale. Ma se hanno deciso che la eliminazione di Assad è una condizione irrinunciabile dovrebbero almeno prepararsi a ciò che potrebbe succedere in Siria il giorno dopo. E gli europei, in particolare, dovrebbero ricordare che il Mediterraneo è la loro casa, non quella degli americani.<ref name="guerresonodue"/>
*Sappiamo che cosa è accaduto. L'Iraq è diventato teatro di una guerra che dura da quattordici anni, ha contagiato l'intera regione e ha lasciato sul terreno un numero incalcolabile di vittime civili. La Tunisia ha dimostrato di avere forti spiriti democratici, ma è continuamente minacciata da gruppi jihadisti lungo le sue frontiere meridionali ed è diventata un vivaio di reclute per le milizie dell'Isis. L'Egitto è stato governato per parecchi mesi dalla Fratellanza Musulmana (una organizzazione che ha rivelato, quando è andata al potere, il suo volto integralista) ed è passato dalla semi-democrazia di Mubarak al regime autoritario e poliziesco del maresciallo Al Sisi. La Libia è stata devastata da una guerra tribale non ancora conclusa ed è oggi il principale capolinea mediterraneo delle migrazioni provenienti dal continente africano. La matassa siriana, in questo quadro, è la più imbrogliata. Di fronte alle proteste popolari Bashar Al Assad ha scelto di restare al potere e di resistere agli insorti. Ha riscosso qualche successo militare perché, a differenza di altri leader, ha potuto contare su alcuni importanti alleati: gli alauiti (una minoranza etnico-religiosa che appartiene alla grande famiglia sciita), i militanti del partito Baath, la borghesia commerciale e industriale di Aleppo, i cristiani e due grandi potenze: la Russia, presente in Siria con due basi militari sin dagli anni in cui si chiamava Unione Sovietica, e l'Iran degli Ayatollah.<ref name="guerresonodue"/>
*[[Emmanuel Macron|Macron]] ha vinto perché la [[Francia]] aveva paura del vuoto creato dalla scomparsa di alcuni grandi partiti, del terrorismo islamista, della crisi economica, del grande disordine mondiale e della incognita rappresentata dalla destra nazional-populista.<ref>Da ''La sindrome bonapartista dei francesi'', ''Corriere della Sera'', 19 giugno 2017.</ref>
*Durante i lavoro della conferenza che si aprì all'Hotel Semiramis del Cairo il 12 marzo 1921 per discutere gli assetti territoriali del Medio Oriente dopo la Grande guerra, Winston Churchill, allora ministro delle Colonie, non riusciva a distinguere i sunniti dagli sciiti. Tuttavia questo non gli impedì di creare in quella occasione due Stati arabi.<br>Con la sabbia e le oasi di un territorio che si era chiamato sino ad allora Mesopotamia impastò il regno dell'Iraq.<ref>Da [http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/07_Luglio/09/romano.shtml ''L'illusione inglese: un mondo senza ayatollah''], ''Corriere.it'', 29 settembre 2017.</ref>
{{Int|Da [https://libreriamo.it/news/sergio-romano-dalla-russia-di-putin-allamerica-di-trump-le-nostre-democrazie-smarrite/ ''“Dalla Russia di Putin all'America di Trump, le nostre democrazie malate”'']|''Libreriamo.it'', 2017|h=4}}
*Putin è l'uomo che in qualche modo si è addossato una responsabilità: quella di restituire dignità e, per quanto possibile, potenza al suo paese.
*Mi pare che ciò che abbia avuto più importanza per Putin sia stato il crollo dell'Unione Sovietica, nonché della sua patria, un paese che aveva un suo statuto in Europa e nelle relazioni internazionali, un paese che improvvisamente si è disfatto.
*La Nato è un'alleanza molto diversa dalle alleanze del passato. È un'alleanza politico-militare fatta per fare la guerra. Infatti ha un comando supremo permanente, ha delle basi permanenti in Europa ma anche altrove. Un'alleanza così non può non avere un nemico, è concepita e organizzata in funzione di un nemico. Se non ha un nemico non ha motivo di esistere.
*I russi hanno sempre preferito nelle presidenziali americane il candidato repubblicano a quello democratico. [...] I repubblicani sono più isolazionisti, meno impiccioni, meno portati a esportare democrazia nel mondo. Sono quindi più realisti, più isolazionisti. I democratici, invece, sono generalmente molto più militanti sotto il profilo democratico, poi naturalmente anche loro si contraddicono, vengono a patti con paesi non democratici, però il partito democratico ha una storia molto più interventista. Ma in generale i russi sono andati abbastanza d'accordo coi repubblicani, Gorbačëv e Reagan, Putin e George W. Bush. Era chiaro che i russi avrebbero preferito Trump.
*Dopo la grande prova storica dell'invasione dei mongoli e dei tartari, che ha duramente provato il paese, nel momento del Granducato di Moscovia la Russia comincia a crescere, fino a diventare poi un impero. Questo accade su una scala geograficamente colossale. Ancora oggi, la Russia, nonostante le numerose mutilazioni, è di gran lunga lo stato più grande al mondo. E questo allargamento dello stato russo è sempre avvenuto a spese di imperi declinanti, quelli che circondavano prima il Granducato di Moscovia e poi lo stato dello Zar. Questi imperi declinanti erano l'impero cinese, l'impero persiano e l'impero ottomano. Erano i tre grandi imperi che si erano spartiti l'Asia. Quando cominciano a declinare, la Russia inesorabilmente. Che tipo di identità può dare lei a un paese che ogni decennio ingloba centinaia e centinaia di persone appartenenti a stirpi e a gruppi nazionali differenti?
*La Russia, soprattutto dopo il declino di Bisanzio, si è sempre considerata erede di quella grande tradizione bizantina. Però le popolazioni che fanno parte dell'impero russo sono di straordinaria varietà etnica: ci sono gli armeni, i georgiani, gli uzbeki, i turcomanni, e tanti altri. Inoltre nei confronti di questi popoli la Russia non si è mai comportata come potenza coloniale. È autoritaria, e certamente impone la sua autorità con grande durezza, però i suoi cittadini non russi hanno sempre ottenuto le cariche più alte.
*Il padre di Aliyev, che è l'attuale presidente dell'Azerbaigian, era un personaggio sovietico di grande importanza. Ed è un azero, non ha proprio nulla di slavo.
*La letteratura è stato il cemento del paese. Puskin è il loro Dante, è il grande maestro della lingua, il grande poeta, il grande drammaturgo. Poi naturalmente sono venuti Gogol, Dostoevskij a Tolstoj. La letteratura ha cementato l'identità russa. Poi si sono inventati l'[[Eurasiatismo|Eurasia]]. Noi siamo qualche cosa che voi europei non siete. Noi abbiamo un'originalità che ci rende in qualche modo autonomi sotto il profilo della nostra autocoscienza, perché siamo euroasiatici.
===2020===
{{Int|Da ''Il regime alla prova''|''La Stampa'', 12 gennaio 2020|h=4}}
*Il generale [[Qasem Soleimani|Qassem Soleimani]], di cui Donald Trump ha decretato la morte, era un militare, ma anche probabilmente, insieme alla Guida Suprema dell'Iran (l'Ayatollah [[Ali Khamenei]]), l'uomo più popolare del suo Paese.
*Dopo avere combattuto nella [[Guerra Iran-Iraq|guerra degli 8 anni]] contro l'Iraq (quando il Paese di Saddam Hussein godeva del sostegno americano), Soleimani era diventato un eroe nazionale e un possibile successore del Grande Ayatollah alla guida del Paese. Ma anche queste sono considerazioni a cui Trump non è sensibile. Il suo dichiarato obiettivo era quello di provocare in Iran, con sanzioni e altri mezzi, un cambiamento di regime. Se questo era il suo scopo, tuttavia, la morte di Soleimani sembra avere avuto l'effetto opposto: quello di garantire al regime di Teheran una crescente popolarità.
*{{NDR|Sulla [[Rivoluzione iraniana]]}} Per l'Iran la partenza dello [[Mohammad Reza Pahlavi|Scià]] nel 1979 è una pagina gloriosa di storia nazionale, il giorno in cui il Paese vendica il colpo di Stato con cui gli americani e gli inglesi, nel 1953, si erano sbarazzati di un leader progressista, [[Mohammad Mossadeq|Mohammad Mossadegh]] per restituire il potere a Reza Pahlevi. Per gli americani la cacciata dello Scià, invece, è la perdita dell'uomo che era stato per molti anni la sentinella degli Stati Uniti nel Golfo Persico.
*Naturalmente anche in Iran esistono fazioni bellicose, islamisti fanatici, strateghi del «tanto peggio tanto meglio». Ma le scuse offerte dal [[Hassan Rouhani|presidente Rouhani]] quando un missile iraniano ha abbattuto un aereo ucraino, dimostrano che vi sono interlocutori con cui l'Europa può parlare per fare una politica diversa da quella che è stata fatta sinora.
{{Int|Da ''[https://www.affarinternazionali.it/2020/02/parla-lambasciatore-sergio-romano/ Parla l'ambasciatore Sergio Romano]''|''Affarinternazionali.it'', 26 febbraio 2020|h=4}}
*Naturalmente, ogni Paese ha le sue strutture e non ci si può sorprendere se quelle dei Paesi che ancora qualche tempo fa chiamavamo del terzo mondo, non sono attrezzati come quelli occidentali. Non mi sembra sia sorprendente. Tuttavia, credo si stia reggendo alla sfida.
*[[Boris Johnson]] è un camaleonte, perciò a un certo punto dirà cose diverse, uscendo dalla sua posizione di liberista radicale. Siccome è un camaleonte, dirà al suo elettorato altre cose, correggendo da più parti il suo messaggio. Insomma, cercherà di sopravvivere, perché tutto gli è contro in questo momento. La rivoluzione economico-sociale che voleva fare, la riproponeva sulle orme di Trump, contando sul sostegno degli Stati Uniti che avrebbero fatto con il Regno Unito un accordo molto liberista e vantaggioso per Londra. Adesso si sta accorgendo che le cose non stanno così, lo avrebbe dovuto capire prima, ma ha ora compreso l'inaffidabilità di Trump. Punterà a conservare il potere, visto che il consenso nei suoi confronti non è caduto. La Gran Bretagna attraversa un momento di grande delusione nei confronti della democrazia rappresentativa, con la Camera dei Comuni, gioiello della sua storia, che non sta funzionando e il Paese che attraversa una fase difficile. Ecco... Boris Johnson è l'uomo che galleggerà
*Se Bloomberg vince le elezioni americane, gli Stati Uniti passeranno da un presidente milionario a uno miliardario. Questo è il mondo dell'economia oggi: la finanza ha vinto e continuerà a fare qualche cosa buona e molte cose pessime.
*Se la democrazia non funziona e l'economia ha favorito la crescita del potere finanziario, a dispetto di quello sudato e guadagnato nelle industrie, c'è qualcosa che non va... mi creda.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_08/salute-nuovo-diritto-tutti-f75bec68-9157-11ea-8c7e-3b270f2639b4.shtml ''Salute, un nuovo diritto per tutti'']|''Corriere della Sera'', 8 maggio 2020|h=4}}
*Non è la prima volta che un bacillo arriva dall'Asia. La peste nera scese da un altopiano della Mongolia all'inizio del XIV secolo, raggiunse la Turchia, attraversò la Siria e dalle coste del Mediterraneo entrò in Italia, Svizzera, Francia e Spagna provocando, secondo il calcolo di alcuni demografi, non meno di 30 milioni di morti. I vettori erano i topi che viaggiavano nelle stive mentre i tempi di diffusione del morbo erano quelli delle carovane e delle navi mercantili. Ma il numero degli abitanti nei Paesi aggrediti era molto più modesto mentre oggi tutto è infinitamente più grande e più veloce.
*Credo che il governo abbia dimostrato grande coraggio e che il Paese, soprattutto nelle regioni maggiormente colpite abbia dato prova di disciplina. Ma gli effetti economici saranno pesanti e non è escluso che suscitino malumori e rimpianti.
*Alcuni uomini di Stato, dall'Ungheria al Brasile, hanno colto l'occasione per appropriarsi di nuovi poteri. Altri come il governo svedese sino alle scorse settimane, l'inglese Boris Johnson quando era ancora leader dei conservatori alla Camera dei Comuni e lo stesso americano Donald Trump nella fase iniziale dell'epidemia, hanno lasciato intendere più meno esplicitamente che era meglio attendere l'immunità di gregge e «lasciar fare». Altri ancora, particolarmente in Italia, stanno già speculando su quelle che potrebbero essere le reazioni della società quando la serrata (o confinamento, come lo chiamano i francesi) avrà considerevolmente ridotto il prodotto interno del loro Paese. Di tutti i mali con cui dovremo convivere, quello della cattiva politica nell'epoca di Trump e dei sovranismi, potrebbe essere il peggiore.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-usa-isolati-ma-russia-e-cina-non-sono-minacce-per-leadership-mondiale-111375/ ''"Usa isolati, ma Russia e Cina non sono minacce per leadership mondiale"'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli, ''Ilriformista.it'', 6 giugno 2020|h=4}}
*Esercitare la leadership a livello mondiale affatica, stanca. E gli Stati Uniti, anche oltre le pecche evidenti dell'attuale presidente, questa stanchezza l'avvertono.
*Trump è l'uomo che ha provato a smantellare tutte quelle istituzioni e organismi sovranazionali che hanno cercato di disciplinare, in qualche modo, la società internazionale dopo la fine della Seconda guerra mondiale: disciplinare i traffici commerciali, i rapporti economici e quelli militari. Da [[Prima presidenza di Donald Trump|presidente]], Trump si è trovato a fare i conti con un mondo di grandi organismi e istituzioni internazionali. Un mondo che Trump, anche per ragioni personali antecedenti al suo ingresso alla Casa Bianca, ha sempre concepito, vissuto, come un qualcosa di ostile, di limitante.
*L'Europa può trarre vantaggio dal declino della leadership americana. Ma deve crederci e non dividersi, come continua a succedere, quando uno dei leader europei più attivi su questa linea, il Presidente francese Emmanuel Macron, prova ad agire per riempire i vuoti lasciati sullo scacchiere internazionale dall'America di Trump.
*Fuori da una narrazione compiaciuta sull'orgoglio nazionale dimostrato nell'affrontare l'emergenza virale, la realtà evidenzia come questa epidemia abbia spaccato il Paese, tra quanti ritengono che sia assolutamente prioritario, totalmente direi, tutelare la salute come bene comune, e quanti, pur non disconoscendo l'importanza della tutela della salute, ritengono che sia più importante far ripartire l'economia e accumulare ricchezza. Personalmente mi auguro che una volta contenuta l'emergenza Covid-19, questa faida interna possa essere ricomposta. A beneficio del sistema-Italia. Noi oggi stiamo vivendo un passaggio decisivo, forte, verso una società digitale. E in questo, come Italia siamo molto indietro. Non c'è solo la società digitale, ma anche l'intelligenza artificiale. Un esempio: oggi si parla molto delle vetture senza guidatore, come l'investimento del futuro in questo settore. Bene, ma senza la banda larga, il 5G, senza la realizzazione di città informatizzate, non si va da nessuna parte. E i sogni restano tali. Dobbiamo agire più rapidamente, investire maggiori risorse finanziarie e umane in questo campo, se non vogliamo essere tagliati fuori da un mondo, anche economico, sempre più globalmente digitalizzato.
===2021===
{{Int|Da [https://www.huffingtonpost.it/entry/assalto-al-congresso-sergio-romano-sintomi-del-declino-americano_it_5ff6d403c5b6ef6b1583b967 ''Assalto al congresso, Sergio Romano: "Sintomi del declino americano"'']|Intervista di Giacomo Galanti sull'[[assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021]], ''Huffingtonpost.it'', 7 gennaio 2021|h=4}}
*L'assalto al Congresso non me l'aspettavo ma non mi sorprende. [...] Questo paese una guerra civile l'ha fatta e sa quale prezzo è stato pagato in termine di odio, di vendette e di sangue. Insomma, questo ricordo avrebbe dovuto rappresentare una sorta di vaccino ma non è andata così.
*L'America non ha mai cessato di essere completamente razzista. Non c'è un anno dalla sua nascita in cui un certo razzismo appare alla superficie. Questo perché una parte della società americana non ha mai accettato che i neri fossero esseri umani con gli stessi diritti dei bianchi. Però un tempo queste frange rimanevano sulla scena solo nelle settimane della campagna elettorale per poi scomparire o comunque perdere molta della loro visibilità. Mentre ora assaltano il Congresso.
*Tutto questo sta accadendo in un momento di declino dello status dell'America nella società internazionale. Se l'americano medio un po' razzista ma non troppo, a cui non vanno giù i matrimoni tra omosessuali, constatasse che gli Stati Uniti sono pur sempre leader nel mondo, be', credo ci penserebbe due volte prima di prendere la strada del Congresso. Mentre in questo caso il declino americano c'è.
{{Int|Da [https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/08/16/news/-ora-l-ue-sia-protagonista-in-afghanistan-parla-sergio-romano-2780284/ ''"Gli Usa sono inaffidabili. Ora l'Ue sia protagonista in Afghanistan"'']|Intervista di Ruggiero Montenegro sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilfoglio.it'', 16 agosto 2021|h=4}}
*Bisognerebbe chiedersi se l'Occidente ha qualche scusante e ce ne sono poche oggi. Ci siamo impegnati per anni, cercando di portare l'Afghanistan sulla via della modernizzazione, e in qualche misura anche con dei risultati, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di vita. Ma solo fino a che avevamo interessi. Una volta che questi si sono ridotti, per varie ragioni, di politica interna ed estera, abbiamo trascurato il problema afghano.
*Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase in cui gli equilibri interni hanno grande rilievo, e quindi devono in qualche modo seguire l'opinione pubblica che voleva il ritiro dall'Afghanistan. Si potrebbe dire che gli Usa vivono una fase di ipersensibilità elettorale, e questo ha inciso sulle loro decisioni
*C'è da aspettarsi una nuova ondata migratoria. Anche se l'Unione europea mi pare non voler affrontare neppure questo tipo di problema. Eppure sarebbe proprio nell'interesse europeo trovare una soluzione.
*Le gelosie tra paesi occidentali rendono i talebani più efficaci. Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo. E se l'Ue non se ne rende conto, se non partecipa alla gestione di questa fase, perde una grande occasione
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/kabul-e-la-fine-dellimperialismo-occupazione-dellafghanistan-fuori-tempo-massimo-parla-lex-ambasciatore-romano-243657/?refresh_ce ''“Kabul è la fine dell'imperialismo, occupazione dell'Afghanistan fuori tempo massimo”, parla l'ex ambasciatore Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sulla [[Caduta di Kabul (2021)|caduta di Kabul]], ''Ilriformista.it'', 27 agosto 2021|h=4}}
*Adesso gli imperi coloniali stanno scomparendo. Questi imperi non hanno più ragione di esistere. Però un certo desiderio di continuare a recuperare poteri perduti esiste ancora nelle società politiche degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'Occidente in generale. C'è ancora un tentativo di recuperare spazi perduti. E allora l'Afghanistan è diventato, per così dire, il boccone più desiderabile, anche per il grande disordine che vi regna. Tutto questo ha aperto delle prospettive. Detto questo, bisognerebbe chiedersi tanto per cominciare se tutto ciò abbia un senso. Perché francamente ai tempi degli imperi coloniali un senso ce l'aveva: c'era una gara, questa gara era in qualche modo giustificata dai rapporti internazionali e anche in qualche caso da considerazioni esclusivamente economiche, cioè lì c'era qualcosa che poteva servirmi e allora si cercava di metterci le mani sopra. In questa faccenda afghana c'è una nota di controtempo, che la rende qualche volta addirittura un po' ridicola. Questo gioco all'imperialismo ormai defunto...
*Con la fine della Guerra fredda, la Nato è finita tra i disoccupati. E siccome a un certo punto, qualche persona, anche in buona fede, ha pensato che dopotutto la Nato rappresenta pur sempre un legame con gli Stati Uniti che non sarebbe prudente mandare a carte all'aria, e allora c'è questo tentativo della Nato di rivalutare se stessa, di dimostrare uno scopo, una qualche utilità. Io guardo soprattutto a noi, all'Europa, perché in Europa ci sono Paesi e gruppi politico-sociali che questo discorso sulla Nato lo fanno. Questo discorso di rivalutazione della Nato con queste funzioni, presenta per noi uno straordinario svantaggio. Perché ci fa dimenticare che la prossima mossa dell'Unione Europea è ricostruire la Ced, la Comunità Europea di Difesa che poi saltò al Parlamento francese. Noi dobbiamo far rinascere la Ced. Non si chiamerà più così, si chiamerà Unione Europea di Difesa o qualcosa del genere. Noi non abbiamo bisogno della Nato. Noi abbiamo bisogno dell'Unione Europea di Difesa.
*Loro sono la negazione di tutto ciò che noi consideriamo utile per il maggior numero possibile di persone. Sono esattamente il contrario. Perché i Talebani non sono una formazione politica. Sono dei “missionari”. E ragionare con i missionari non è mai facile, e qualche volta è addirittura inutile.
===2022===
{{Int|Da [https://www.quotidiano.net/esteri/lucraina-resti-neutrale-e-fuori-dalla-nato-1.7336301 ''Sergio Romano: "L'Ucraina resti neutrale e fuori dalla Nato"'']|Intervista di Alessandro Farruggia, ''Quotidiano.net'', 7 febbraio 2022|h=4}}
*Non credo che ci sia l'intenzione della guerra né da una parte né dall'altra. Possiamo quindi sperare che si riesca a controllare la situazione. Ma talvolta il cavallo scappa di mano.
*Il problema è che l'Ucraina ha dei legami molto forti con la Russia. La storia, la cultura, rendono i due Paesi quasi fratelli gemelli. L'idea di una Ucraina che diventa parte della Nato è quindi inaccettabile per Mosca. E credo con qualche ragione. L'America sembra non essere pienamente consapevole di questo, gioca d'azzardo, convinta che la Russia, alla fine, accetterà il fatto compiuto.
*Il pericolo russo credo sia oggi molto esagerato e che in America venga utilizzato come giustificazione. Dobbiamo chiederci se il pericolo è reale o se l'America ha bisogno di un nemico senza il quale la sua politica militare non sta in piedi.
*Io ho sempre pensato che c'è una soluzione per l'Ucraina: la neutralità. L'Ucraina dovrebbe essere la Svizzera dell'Europa orientale. La neutralità è una sovranità che tutti hanno l'interesse di proteggere. L'Ue dovrebbe avere il coraggio di proporlo, anche se questo non piacerebbe agli Stati Uniti.
{{Int|Da [https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/2022/03/01/news/sergio_roman-1915561/ ''Romano: «Più Europa e meno Nato per depotenziare Putin»'']|Intervista di Stefano Iucci sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Collettiva.it'', 1 marzo 2022|h=4}}
*Trovo interessante - anche se il tutto va preso con grande prudenza - che il concetto di neutralità sembra essere entrato anche nel progetto di Putin. Certo, il leader russo parla anche di una Ucraina denazificata, ma questo fa parte della sua propaganda, della sua strategia. Però poi aggiunge che l’obiettivo finale è la neutralità del paese. Per fortuna questa parola non è scomparsa dal linguaggio politico, staremo a vedere.
*Io credo che l’Unione europea abbia sofferto le conseguenze della presenza della Nato, perché i paesi dell’Est che sono entrati nella Nato e che sono anche membri dell’Ue tengono più alla Nato di quanto non tengano all’Unione. [...] La Nato assicura loro ciò a cui più tengono: vale a dire un rapporto molto stretto con gli Usa da cui sperano anche di essere protetti in certe eventualità. Insomma: abbiamo acquisito dei membri che - uso una brutta espressione – hanno un "padrone" altrove. E questo non giova all’Unione: significa che abbiamo degli amici che non sono del tutto amici.
*Sono convinto che il prossimo passo per garantirsi un’esistenza "positiva" nel tempo sia quello di dotarsi di un’organizzazione militare comune. In altre parole, l’Unione europea deve sostituirsi alla Nato.
{{Int|Da [https://www.ilmessaggero.it/politica/putin_ucraina_russia_perdera_sergio_romano_intervista-6540365.html ''Sergio Romano: «Putin potrà anche vincere la guerra, ma alla fine perderà. Il mondo lo sta isolando»'']|Intervista di Giuseppe Scarpa sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilmessaggero.it'', 4 marzo 2022|h=4}}
*Questo restauratore dell'impero russo è partito con il piede sbagliato. La sua iniziativa bellica produce il risultato opposto: il dissenso aperto da parte degli altri Paesi. I governanti e i popoli di altre nazioni osservano il comportamento del maggiore uomo politico russo. La sua politica genera diffidenza. Adesso sarà circondato da nazioni sospettose che non si fideranno mai di lui.
*Sono sempre stato molto critico su alcune decisioni della Nato. L'Alleanza ha un punto di riferimento forte che sono gli Usa. Chi entra nell'Alleanza entra in un'organizzazione in cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante. Tuttavia associare Hitler all'America, come sta facendo Lavrov, è sbagliato, stupido. Ho la sensazione che lo stesso ministro degli Esteri russo, diplomatico di grande esperienza, stia dicendo cose gradite a Putin.
*Noi dobbiamo evitare di mettere l'intero Paese in un angolo. Dobbiamo cercare di mettere in un angolo Putin. A Mosca ci sono personalità capaci di sostituirlo.
{{Int|Da [https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/i-nord-e-i-sud-del-mondo/interviste/2022/03/15/sergio-romano-putin-e-un-dittatore-il-suo-vero-obiettivo-non-e-lucraina/ ''Sergio Romano: «Putin è un dittatore, il suo vero obiettivo non è conquistare l'Ucraina»'']|Intervista di Giambattista Pepi sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Quotidianodelsud.it'', 15 marzo 2022|h=4}}
*Le sanzioni di oggi possono essere equiparate agli assedi dei castelli nell’antichità, quando si cercava di fiaccare la resistenza prendendo i popoli che vi erano asserragliati per fame.
*Non stiamo parlando di un leader democratico: Putin è un dittatore, e resiste nella speranza che altri si oppongano alle sanzioni, perché le sanzioni sono armi a doppio taglio, possono far male anche a coloro che le applicano.
*Tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. Ma Putin può resistere più a lungo di un presidente democratico. Tutti questi leader sanno che dovranno prima o dopo rendere conto del loro operato al proprio Paese. Ma Putin è il solo che non ha fretta, perché la sua legittimazione non proviene dalle urne, ma dal potere assoluto che esercita e controlla a piacere suo.
*L’obiettivo di Putin non è conquistare l’Ucraina, perché non sarebbe comprensibile nemmeno nella prospettiva russa. Ho sempre avuto l’impressione che la Russia avrebbe cercato con gradualità di ricostituire quel potere che aveva nel passato. È sempre stata una grande potenza, che avesse quell’ambizione mi sembrava comprensibile e persino inevitabile.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_agosto_31/gorbaciov-ricordo-sergio-romano-aveva-l-abito-giusto-ma-poche-idee-porto-liberta-ma-affosso-l-economia-6e09887c-296b-11ed-91c7-dee004e78fda.shtml ''Gorbaciov, il ricordo di Sergio Romano: «Aveva l’abito giusto, ma poche idee. Portò la libertà ma affossò l’economia»'']|Intervista di Paolo Salom sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 31 agosto 2022|h=4}}
*Noi del corpo diplomatico capimmo subito che Gorbaciov rappresentava una novità assoluta per l'Urss, che si stava per aprire una stagione senza precedenti.
*Dopo una serie infinita di personaggi "ingessati", ecco arrivare al vertice dell'Urss un uomo garbato ed elegante, capace di muoversi con tatto nella gabbia del potere sovietico.
*Rimproveravo a Mikhail Sergeevic di non avere un vero programma economico. Va bene concedere più libertà: tutti erano giustamente contenti. Ma cosa fare del sistema di produzione collettivo? Lui parlò della creazione di una "industria sociale": ma non spiegò mai in cosa consistesse. Per come la vedevo io, si trattava di introdurre nelle aziende di Stato un po' di democrazia interna. Ma per il libero mercato, per le privatizzazioni (con il risultato di creare un esercito di oligarchi) dovevamo attendere l'arrivo di Eltsin.
{{Int|Da [https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_03/gorbaciov-eltsin-fine-urss-bed03c02-2bbd-11ed-b268-2b12bb5640dc.shtml ''Sergio Romano: Gorbaciov responsabile della fine dell’Unione sovietica? Fu più colpa di Eltsin'']|Sulla morte di [[Michail Gorbačëv]], ''Corriere.it'', 3 settembre 2022|h=4}}
*Per noi è l’uomo che ha messo fine alla guerra fredda, stretto rapporti cordiali e positivi con tutte le democrazie occidentali (fece una eccellente impressione sulla signora Thatcher, durante un viaggio a Londra), tessuto utili relazioni personali con i maggiori leader del pianeta, aperto i mercati del suo Paese al commercio internazionale. Per molti russi, invece, Gorbaciov sarebbe responsabile della disintegrazione dell’Unione Sovietica.
*{{NDR|Sul [[Partito Comunista dell'Unione Sovietica|PCUS]]}} Era certamente vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua puntigliosa burocrazia. Ma era altrettanto vero che il partito era la spina dorsale del Paese.
*Un altro colpo mortale fu inflitto al Paese quando fu deciso di privatizzare le aziende statali. Per realizzare questo disegno ed evitare che il cittadino russo cadesse nuovamente tra le braccia del comunismo, fu deciso che tutti sarebbero diventati proprietari. L’obiettivo era chiaro ma l’applicazione avrebbe richiesto una maggiore gradualità. Per aumentare il numero dei proprietari fu deciso che ogni cittadino russo avrebbe ricevuto una somma di voucher (noi diremmo «buoni») con cui avrebbe comperato il maggior numero possibile di azioni. Ma a questo punto entrarono in scena persone abili e spregiudicate che comperavano voucher per farne azioni. E in tempi relativamente brevi la vecchia patria del comunismo divenne un mercato di voucher.
{{Int|Da [https://www.ilriformista.it/le-sanzioni-alla-russia-sono-un-atto-di-guerra-intervista-a-sergio-romano-318020/ ''“Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra”, intervista a Sergio Romano'']|Intervista di Umberto De Giovannangeli sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]], ''Ilriformista.it'', 9 settembre 2022|h=4}}
*Il passaggio al nucleare è un passaggio drammatico se non addirittura tragico. E questo, paradossalmente, ci risparmia o per lo meno ci ha risparmiato sinora dalla guerra totale, quella vera.
*L’America sta attraversando una crisi. Una crisi istituzionale, costituzionale, molto profonda. Trump ha in qualche modo aperto un nuovo capitolo della storia politica americana. Continua ad essere considerato un pericolo, è certamente uomo che in circostanze internazionali di particolare importanza, cercherebbe di valorizzare se stesso. E valorizzare se stesso significa criticare chi è al potere.
*La Russia in cui agiva Gorbaciov era ancora, nonostante Gorbaciov fosse un uomo nuovo, retta da metodi “staliniani”, con un forte rigore e rigidità. Adesso la Russia è diventata più agile, i suoi uomini politici si muovono con maggiore disinvoltura, forse troppa. Stiamo parlando di due realtà completamente diverse.
*{{NDR|Su [[Michail Gorbačëv]]}} Ha avuto il merito di restituire al suo Paese la libertà di pensiero, la libertà di stampa ma soprattutto la libertà di viaggiare. Non bisogna dimenticare che prima di Gorbaciov l’Urss era un paese in cui il cittadino sovietico viaggiava con grandi difficoltà, e non soltanto all’estero. In altri campi è stato meno efficace anche se certamente non sarebbe stato facile per nessuno cambiare da un giorno all’altro le cose nell’Urss. Purtroppo non aveva un programma economico che invece fu usato e molto efficacemente dal suo successore che fu Boris Eltsin.
*Certo, non siamo la maggiore delle grandi potenze o una grande potenza, però siamo potenza. Io me ne accorgo non quando qualcuno a Roma si batte il petto e dice siamo una grande potenza. Me ne accorgo quando vedo il modo in cui ci considerano dall’estero. E si chiedono cosa l’Italia potrebbe fare in questo caso. Insomma, siamo un Paese che conta.
===Da ''Lettere al Corriere''===
*L'Italia non è uno Stato laico: è uno Stato concordatario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-19/02.spm Stato concordatario]'', 19 luglio 2005)
*È vero che molti italiani non decidono la destinazione dell'8 per mille, ma la maggioranza di coloro che danno una indicazione sceglie la Chiesa. Che cosa può osservare un laico di fronte a una tale decisione? Forse semplicemente che molti italiani, credenti o no, riconoscono alla Chiesa un'utile funzione sociale o, peggio, che non si fidano del modo in cui lo Stato spende i suoi soldi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-07-20/01.spm L'8 per mille e i suoi precedenti storici]'', 20 luglio 2005)
*{{NDR|Sul magistrato che si è rifiutato di amministrare la giustizia finché nell'aula non toglieranno il crocifisso}} Personalmente credo che un pubblico ufficiale non dovrebbe servirsi delle sue funzioni per promuovere una causa o condurre una personale battaglia politica o ideale. Le funzioni non gli appartengono. Gli sono state conferite nell'interesse della società e non possono essere interrotte semplicemente perché il suo titolare vuole manifestare preferenze o dissensi. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/05-10-26/01.spm Il crocifisso nei tribunali e le proteste di un giudice]'', 26 ottobre 2005)
*Benché «filosofo del fascismo», secondo la definizione che accompagnava abitualmente il suo nome, [[Giovanni Gentile|Gentile]] proteggeva l'autonomia della Normale dalle ingerenze di [[Carlo Scorza]], responsabile dei Fasci giovanili, e cercava di tenere la politica lontana, per quanto possibile, dallo straordinario palazzo del Vasari che domina la piazza dei Cavalieri. [...] Gentile e [[Aldo Capitini|Capitini]] si separarono [...] nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Il filosofo disse di sperare che «le future esperienze gli facessero vedere la vita e la realtà delle cose sotto un aspetto diverso»; e Capitini rispose che non poteva fare altro che «contraccambiare l'augurio». Fu certamente una rottura. Ma non appena il giovane pacifista uscì dalla sala, il filosofo si voltò verso [[Francesco Arnaldi]], che aveva assistito a questo scambio di battute, e disse «Abbiamo fatto bene a mandarlo via perché, oltre tutto, è un galantuomo». (da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2006/luglio/04/Aldo_Capitini_pacifismo_alla_Scuola_co_9_060704006.shtml Aldo Capitini e il pacifismo alla Scuola Normale]'', 4 luglio 2006<!--, p. 37-->)
*{{NDR|Sulla casta dei giornalisti e la cancellazione dell'Ordine}} L'idea che ogni persona debba essere giudicata dai suoi pari prefigura un possibile conflitto di interessi ed è feudale, cioè tipica di una società costituita da poteri autonomi, autogestiti e autoreferenziali. Gli Ordini obbediscono inevitabilmente alla logica dell'autoconservazione e del potere. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/06-12-30/01.spm Ordini professionali: l'anomalia dei giornalisti]'', 30 dicembre 2006)
*Il trattato di Osimo (Ancona) del 1975 confermò le intese provvisorie del 1954 e fissò definitivamente la frontiera italo-jugoslava cedendo al regime di Tito l'Istria, le isole italiane della Dalmazia, Fiume e buona parte della Venezia Giulia. Oggi, dopo quanto è accaduto in Jugoslavia negli anni Novanta, sappiamo che sarebbe stato meglio non firmarlo. (Da ''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-02-15/01.spm Il trattato di Osimo e la Ostpolitik dell'Italia]'', 15 febbraio 2007)
*È bene ricordare che Roosevelt dichiarò guerra soltanto al Giappone. Furono i tedeschi e gli italiani che dichiararono guerra agli USA l'11 dicembre 1941. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-05-23/01.spm George Washington e l'isolazionismo americano]'', 23 maggio 2007)
*In tutte le scuole europee e americane l'insegnamento della storia è servito ad affermare la legittimità degli Stati nazionali e a suscitare l'orgoglio dei loro cittadini. Gli autori dei manuali scolastici risalivano il corso del tempo per individuare e ingrandire fattori e vicende che sembravano preannunciare il destino nazionale dei popoli insediati su un particolare territorio. Abbiamo appreso la storia come un teorema rovesciato, ricavando le premesse che ci facevano comodo. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-26/01.spm Studiare la storia dimenticata dai manuali]'', 26 giugno 2007)
*Esistono dichiarazioni a cui la classe politica italiana ricorre frequentemente: ho fiducia nella giustizia; le manifestazioni popolari sono il sale della democrazia; il capo dello Stato è il presidente di tutti gli italiani; gli scioperanti hanno esercitato il loro diritto; le forze dell'ordine hanno dato prova di abnegazione. Sono il "politicamente corretto" degli italiani e vengono usate generalmente quando colui che se ne serve pensa esattamente il contrario. (''[https://www.corriere.it/solferino/romano/07-06-28/02.spm Il pensiero e la parola]'' 28 giugno 2007)
*A proposito di [[Wikipedia]], caro Magini, posso dirle soltanto che questa enciclopedia online è uno dei frutti più sorprendenti della grande rivoluzione che il computer personale e Internet hanno provocato nel campo della comunicazione. In un articolo pubblicato dal settimanale Mondo del 13 luglio, Andrea Turi ricorda che la parola "wiki" viene dal linguaggio parlato nelle isole Hawaii e significa "rapido". La parola allude alla rapidità con cui le informazioni appaiono sullo schermo, ma vale anche per il suo straordinario sviluppo in pochi anni. È nata in inglese il 15 gennaio 2001, ma sono bastati soltanto quattro mesi perché venissero create 13 edizioni fra cui una italiana. Oggi il suo sito è uno dei dieci più frequentati nel mondo e registra ogni sei mesi circa sei miliardi di accessi. È una enciclopedia in cui tutti possono scrivere e a cui tutti possono attingere. Si compone di circa sette milioni di voci (poco meno di 350.000 in italiano) ed è scritta in circa 250 lingue da uno stuolo di collaboratori anonimi, curiosi, appassionati di temi particolari e ansiosi di gettare le loro informazioni nel grande mondo della rete. Insomma Wikipedia è una cattedrale che cresce spontaneamente, senza disegni e architetti grazie alla collaborazione di parecchie migliaia di muratori volontari. È inevitabile, in queste condizioni, che qualche colonna sia sghemba, qualche arco mal calcolato, qualche pietra difettosa, qualche prospettiva ingannevole. Ma gli errori ideologici, le sviste e i partiti presi non mi impediranno di continuare a consultarla. Raccomando ai lettori di fare altrettanto con il tradizionale ammonimento che accompagna le buone medicine: usare con cautela.<ref>Rispondendo a un lettore preoccupato dell'attendibilità di Wikipedia, il quale citava una versione vandalizzata della voce [[w:Sergio Romano|Sergio Romano]] contenente opinioni personali e accuse di fascismo.</ref> (da ''[http://www.corriere.it/solferino/romano/07-09-25/01.spm Come insegnare il friulano e leggere Wikipedia]'', 25 settembre 2007)
*{{NDR|Su [[Alija Izetbegović]]}} I diplomatici inglesi e americani che lo incontrarono durante la grande crisi della prima metà degli anni Novanta scoprirono una personalità enigmatica. Desiderava conservare l'unità multietnica della sua repubblica, ma era profondamente religioso e incline a lasciare che la fede, nelle questioni controverse, avesse il sopravvento. (da ''[https://www.corriere.it/romano/09-04-04/01.spm I musulmani di Bosnia nella Jugoslavia di Tito]'', 4 Aprile 2009)
*{{NDR|Sulla [[battaglia di Adua]]}} La notizia dello sconfitta arrivò in Italia nella giornata del 2 marzo. A Milano e in altre città dell'Italia settentrionale la gente si riversò nelle strade e occupò le stazioni per impedire la partenza dei rinforzi che dovevano imbarcarsi per l'Africa di lì a pochi giorni. Il bersaglio di quelle dimostrazioni era Crispi, colpevole di avere trascinato il Paese in una guerra difficile e sanguinosa. Molti spinsero la loro gioia sino a gridare "Viva Menelik! ", e il grido parve alla classe dirigente una assurda manifestazione anti-nazionale, una prova dei sentimenti eversivi che serpeggiavano nel Paese. Ma era anche il segno della fragilità della coscienza nazionale e dell'apparizione di una sinistra internazionalista, molto diversa da quella mazziniana e democratica che aveva contribuito alla unificazione dell'Italia. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*Adua non fu la sola sconfitta di una potenza coloniale europea in quegli anni. Gravi rovesci toccarono anche ai britannici in Africa e ai francesi in Indocina. Ma la Gran Bretagna e la Francia ebbero nervi più saldi e reazioni meno emotive. Ad Adua, nel 1896, l'Italia fu sconfitta due volte: da Menelik e da se stessa. (da [https://www.corriere.it/romano/09-10-30/01.spm ''La sconfitta di Adua e le reazioni del Paese''], 30 ottobre 2009)
*{{NDR|Su [[Renzo Ravenna]]}} [...] una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all'epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara [...] e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, [[Italo Balbo]], che avrebbe fatto una brillante carriera politica. [...] Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe giovato al prestigio dell'Italia nel mondo. Ma anche l'amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. [...] Quando il ministero dell'Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell'arcivescovo e, naturalmente, sull'amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. [...] Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui [...] tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella.<ref name="Ravenna">Da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/10_Luglio_14/-UNA-CONTRADDIZIONE-ITALIANA-IL-PODESTA-EBREO-E-FASCISTA_12885c22-8f08-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml Una contraddizione italiana il podestà ebreo e fascista]'', ''corriere.it'', 14 luglio 2010.</ref>
*{{NDR|Su Italo Balbo}} [...] poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore.<ref name="Ravenna"/>
*{{NDR|Su [[Getúlio Vargas]]}} Il suo Estado Novo ricorda i progetti corporativi del regime fascista, ma filtrati attraverso la mediazione di [[António de Oliveira Salazar|Salazar]], un uomo politico portoghese molto autoritario, ma poco incline a quella organizzazione ideologica della società che caratterizzò fascismo e nazismo. (da ''[https://www.corriere.it/lettere-al-corriere/13_Aprile_25/DITTATORI-DEL-NOVECENTO-NON-TUTTI-FURONO-FASCISTI_aa0ab1ba-ad70-11e2-9202-c83d8fd61b81.shtml Dittatori del novecento. Non tutti furono fascisti]'', 25 aprile 2013)
*Le riforme sono difficili in Italia [...] perché ogni corporazione, dai maggiori ordini professionali alla più modesta sigla sindacale, ha di fatto un diritto di veto. Abbiamo spinto il concetto di democrazia sino a generare il suo opposto: la tirannia delle minoranze. (da ''La battaglia per le riforme vinta a Berlino, persa a Roma'', 30 luglio 2014)
*{{NDR|Sull'[[attentato alla sede di Charlie Hebdo]] del 2015}} Le reazioni delle opinioni pubbliche e dei governi democratici all'attentato contro la redazione di un giornale satirico francese hanno dato l'impressione che l'Occidente consideri la libertà d'espressione alla stregua di un valore assoluto e intoccabile, da difendere sempre e comunque, indipendentemente da ogni altra considerazione. Non è vero, naturalmente. Non vi è Paese, fra quelli rappresentati in prima fila alla grande manifestazione di Parigi, che non abbia leggi in cui vengono fissati confini e paletti. (da ''[http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/15_gennaio_15/-LIBERTA-D-ESPRESSIONE-SI-MA-CON-GIUDIZIO_8d1a14b0-9c7f-11e4-8bf6-694fc7ea2d25.shtml Libertà di espressione si, ma con giudizio]'', 15 gennaio 2015)
==''I luoghi della storia''==
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di [[Bernard de Mandeville|Bernard Mandeville]], autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra». (p. 34)
*[...] le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo. (p. 35)
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola. (pp. 37-38)
==''I volti della storia''==
*È difficile oggi, a più di vent'anni dalla morte, fare l'elogio di [[Josip Broz Tito|Tito]]. Il dio a cui si convertì è fallito.<br>Le sue numerose riforme economiche non hanno sortito altro effetto fuor che quello di rallentare lo sviluppo del paese. Lo Stato che egli ha creato alla fine della seconda guerra mondiale si è drammaticamente disciolto. Il ricordo delle sue vittime (fra cui molti italiani) oscura quello dei suoi trionfi internazionali. [...] Come spiegare al lettore che il suo funerale fu onorato dalla presenza di tre re, ventuno capi di Stato (fra cui il presidente dell'Unione Sovietica) e sedici primi ministri? Come spiegare al lettore italiano, in particolare, che il governo di Roma, per coltivare l'amicizia, gli perdonò le foibe, il colpo di mano su Trieste nella primavera del 1945 e l'esodo degli istriani fra il 1945 e il 1947? Come spiegare che Tito rimane, nonostante i vizi e gli errori, uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo? (p. 166)
*Dopo le riforme fallite degli anni Settanta i quattro mesi della sua agonia all'inizio del 1980 furono la metafora del male che avrebbe distrutto negli anni seguenti il suo Stato. Ma nessuno potrà mai scrivere la storia del Novecento senza ricordare che [[Josip Broz Tito|Tito]] combatté due guerre, una contro Hitler, l'altra contro Stalin; e le vinse entrambe. (p. 171)
*Per Theodor Herzl, profeta dello «Stato ebraico» e fondatore del movimento sionista, i palestinesi non esistevano. La terra dove gli ebrei europei avrebbero costruito la loro nazione presentava ai suoi occhi il doppio vantaggio di essere povera e «vuota». Sperò che il sultano di Costantinopoli l'avrebbe venduta (gli offrì un milione e seicentomila sterline) e che avrebbe permesso in tal modo a un «popolo senza terra di far fiorire una terra senza popolo». Herzl non ignorava naturalmente l'esistenza di una popolazione indigena e sapeva che il numero degli arabi e degli ebrei a Gerusalemme, nella seconda metà dell'Ottocento, era pressoché eguale. Ma dovette giungere alla conclusione che non erano un popolo, che non avevano una identità nazionale e che si sarebbero spostati altrove, senza sollevare obiezioni, per fare posto ai cittadini dello Stato sionista. Non aveva del tutto torto. Alla fine dell'Ottocento «Palestina» era soltanto un termine storico, desunto dal nome di una provincia romana, e i «palestinesi» non esistevano. Li avrebbe creati, nei decenni seguenti, il movimento di Theodor Herzl. (p. 315)
==''Le altre facce della storia''==
*Non è vero che il Medio Oriente sia stato sempre «islamista». Negli ultimi decenni del Novecento i regimi arabi erano quasi tutti laici. Il [[Partito Ba'th|partito Baath]], di cui [[Saddam Hussein]] fu il principale esponente iracheno, fu sempre detestato dai movimenti islamici del Medio Oriente. Il suo fondatore [[Michel Aflaq]] fu una delle personalità più interessanti di quel periodo.
*Nel fascismo italiano e nel nazionalsocialismo tedesco [[Michel Aflaq|Aflaq]] credette di trovare tutti gli ingredienti necessari alla modernizzazione delle società arabe e alla nascita di un grande movimento panarabo: un partito di massa, un apparato composto da militanti laici, una società militarizzata e pronta a difendere la patria contro le potenze coloniali, una economia diretta dall'alto con una forte partecipazione dello Stato, capace di dare lavoro e prosperità ai ceti più miserabili della popolazione.
==''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni''==
===[[Incipit]]===
La storia dell'Italia unitaria può essere raccontata secondo due prospettive contraddittorie. Come storia d'un grande fiume sotterraneo che emerge alla superficie dopo avere attraversato, nascosto e intatto, mille anni di storia europea. E come storia di coincidenze, avvenimenti casuali, calcoli sbagliati, errori generosi. La prima generazione dell'Italia unitaria lavorò, consciamente o inconsciamente, a ricostruire un passato lineare in cui tutto preannunciava la grande redenzione del 1859. Gli scrittori riscoprirono vicende «italiane», storie di vita comunale, eroi d'una patria smembrata e oppressa.
===Citazioni===
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]] era portato agli studi sociali e politici, ma non ebbe né tempo né occasione di elaborare una propria riflessione sulla società italiana e sulle forme del suo divenire. Per lui i modelli politici ed economici a cui ispirarsi erano altrove, a Parigi e a Londra. Occorreva creare le premesse politiche affinché l'Italia potesse finalmente adottarli; il resto sarebbe venuto da sé. Quale Italia? Pragmatico e sottile, Cavour lasciava spazio agli avvenimenti ed era pronto a coglierne il senso, la direzione. Ma l'obiettivo iniziale era certamente la costituzione d'uno Stato omogeneo, limitato alle regioni settentrionali. L'Italia centro-meridionale, dal Lazio alla Sicilia, gli appariva lontana e indecifrabile. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 19)
*Se Cavour era privo di grandi disegni ideali, [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] ne era ricchissimo. Dal Romanticismo e dalla rivoluzione francese aveva ereditato il concetto di nazione, e tale concetto aveva applicato non solo all'Italia, ma all'Europa. Credeva alla necessità che ad ogni diritto corrispondesse un dovere e che nessuno potesse pretendere alcunché senza aver dato, generosamente. In questo equilibrio fra diritti e doveri Mazzini risolveva, o credeva risolvere, le tensioni sociali, i contrasti delle classi, le divergenze fra le nazioni. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 20)
*Cavour, Mazzini e il federalista Cattaneo avevano una visione, più o meno elaborata, della società che desideravano realizzare. [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] aveva soprattutto sentimenti, intenzioni. Il suo apporto «ideologico» all'unità italiana è pressoché nullo. Ma la sua influenza, nel bene e nel male, fu enorme e le sue tracce sul percorso della storia unitaria, dal 1859 in poi, profonde e durature. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 1, p. 21)
*Dei tre caratteri che distinguono una nazione nell'ideologia liberale e romantica dell'800 – la lingua, la storia e la fede – l'[[Unità d'Italia|Italia unitaria]] aveva soltanto la terza. Gli italiani erano quasi tutti cattolici, ma avevano storie diverse e parlavano lingue diverse. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 68)
*Al momento della creazione dello Stato unitario la «[[Lingua italiana|lingua nazionale]]» era in realtà il latino della società italiana: una lingua remota, parlata da piccoli ceti sociali, non alimentata, come accadeva altrove in Europa, dagli umori e dalle esigenze quotidiane della borghesia e delle classi popolari. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 3, p. 70)
*[[Battaglia di Custoza (1866)|Custoza]] fu assai più d'una battaglia sfortunata. Essa parve smentire i sentimenti che avevano accompagnato l'attesa dell'unità e che avevano conferito al moto unitario la sua legittimità morale. Il Risorgimento nazionale non aveva ridato agli italiani le loro grandi virtù naturali, non aveva risvegliato il loro valore e il loro coraggio. L'Italia unita del 1866<ref>Terza guerra d'indipendenza.</ref> aveva combattuto peggio di quella divisa del 1859<ref>Seconda guerra d'indipendenza.</ref>. (1. Le intenzioni e il caso – 1848-1876, cap. 5, p. 90)
*La cronaca della vita di [[Francesco Crispi]] e delle posizioni che egli assunse durante la sua lunga carriera politica è un catalogo di tutto ciò che fu fatto e detto dalla prima generazione unitaria, una straordinaria sintesi delle mille contraddizioni personali e ideologiche che caratterizzarono la storia nazionale dal 1848 al 1900. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 3, p. 129)
*[...], [[Luigi Pelloux|Pelloux]], è ambiguo, come tutti coloro che hanno incarnato in Italia i momenti nazional-popolari della sua storia. È un generale, ma è l'unico che durante i moti del 1898 abbia rifiutato di decretare lo stato d'assedio nella provincia di cui è responsabile. È stato scelto dal re fra gli uomini che gli sono personalmente fedeli, ma è gradito alle sinistre. Vorrebbe governare senza il controllo del Parlamento, ma alla testa d'un governo in cui gli uomini della Sinistra costituzionale sono largamente rappresentati. (2. Allargare la società – 1876-1910, cap. 5, pp. 155-156)
*La [[Cassa del Mezzogiorno]] e gli insediamenti industriali nelle province meridionali furono certamente un tentativo per unificare il paese dando agli italiani eguali possibilità di lavoro, di educazione e di promozione sociale. Ma lo sciagurato risultato di quella politica è sotto i nostri occhi. Il giudizio sulle responsabilità spetta agli storici del futuro, ma non è necessario attendere il loro responso per constatare che la prassi della democrazia consociativa – risorse contro consenso, favori contro voti – ha accentuato le differenze tra le diverse parti della penisola e che la strategia della Cassa del Mezzogiorno è complessivamente fallita. (4. Dall'antifascismo alla democrazia – 1935-1998, cap. 12, p. 388)
==[[Incipit]] di ''Libera Chiesa. Libero Stato?''==
Il 19 settembre 1870 [[Papa Pio IX|Pio IX]] uscì dal Vaticano per visitare la Scala Santa. Sulla via del ritorno il popolo di Roma lo applaudì calorosamente. Gli stessi applausi, scrisse molti anni dopo Stefano Jacini, accolsero i bersaglieri del generale [[Luigi Cadorna|Cadorna]] la sera del 20 settembre. Comincia così, fra due manifestazioni popolari di segno opposto, la storia della convivenza fra Stato e Chiesa in una città che fu da quel momento capitale di un Regno e di una Chiesa universale.
==''Putin e la ricostruzione della grande Russia''==
*L'ultimo mandato di Boris El'cin è la storia di un penoso declino. Il vecchio avversario di Gorbačëv soffriva di gravi disturbi cardiaci, beveva troppo, era circondato da una corte di famigliari ingordi, spesso sovvenzionati dagli oligarchi. Negli anni in cui aveva governato la Russia non era riuscito a creare un partito a cui affidare il compito di formare la classe politica delle prossime generazioni. Le condizioni del Paese, nel frattempo, potevano soltanto peggiorare. (p. 25)
*I servizi del Regno Unito avevano arruolato [[Aleksandr Val'terovič Litvinenko|Litivenko]], si erano impegnati a proteggerlo e gli avevano dato quella che avrebbe dovuto essere la più sicura delle garanzie: la cittadinanza britannica. I servizi russi volevano dimostrare che erano in grado di punirlo anche nella casa del suo nuovo padrone con la più micidiale, crudele e imprevista delle armi. (p. 35)
*La [[Russia]] è troppo grande e troppo scarsamente popolata per adattarsi felicemente a un sistema in cui si discute, si litiga, si fanno battaglie civili per la conquista di nuovi diritti e si accetta volentieri, per il gusto della libertà, quel margine di litigiosità e instabilità che è quasi sempre il prezzo della democrazia. La Russia è troppo patriottica e sospettosa del mondo esterno per non apprezzare lo stile di un leader che vuole riconquistare il prestigio del suo Paese nel mondo. (p. 41)
*Patria e fede sono in Russia i due volti di una stessa medaglia. (p. 48)
*I bolscevichi trattarono la Chiesa ortodossa con straordinaria durezza perché erano internazionalisti, atei o miscredenti. Ma quando l'imperialismo russo divenne, nella ideologia del regime, non meno importante del comunismo, la Chiesa fu nuovamente indispensabile. E quando lo Stato russo corse il rischio di affondare nel grande naufrago dell'Urss, coloro che volevano salvarlo e restaurare la sua autorità dovettero ricorrere nuovamente all'Ortodossia. Gorbačëv e El'cin, anche se il primo fu battezzato alla nascita, erano cresciuti nel sistema sovietico, ne avevano interiorizzato sin dall'infanzia le credenze e le ricorrenze. Capirono subito che occorreva restituire alla Chiesa lo spazio perduto, ma non potevano spingersi sino a recitare con la necessaria compunzione la parte del devoto. Putin, invece, la recita tanto più facilmente, quanto più la devozione diventa il necessario complemento di un disegno ideologico. (pp. 48-49)
*La vera storia dei [[russi]], quella che li rende diversi da qualsiasi altro popolo europeo e comparabili, anche se soltanto per certi aspetti, ai romani e agli americani, è la storia della loro continua, instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell'Europa orientale e dell'Asia.<br>Lo spazio ha foggiato le loro istituzioni, condizionato la loro cultura politica, creato quella combinazione di aggressività e di paura che è ancora oggi il dato caratteriale della loro identità nazionale rubando i tratti dei popoli conquistati e di quelli da cui sono stati invasi. Sono cristiani ed europei perché di tutti i popoli che trovarono sulla loro strada quelli dell'Europa cristiana potevano maggiormente offrire allo Stato russo le istituzioni e gli strumenti di cui aveva bisogno. Ma sono contemporaneamente svedesi, finnici, baltici, ottomani, persiani, armeni, georgiani, azeri, tatari, uzbechi. (p. 70)
*Le ragioni della diffidenza di Putin per qualsiasi forma di opposizione sono probabilmente, al tempo stesso, personali e russe. Il presidente proviene da una organizzazione che dava per scontata l'esistenza di nemici «telecomandati» da potenze straniere che occorreva contrastare con tutti i mezzi disponibili, da quelli dell'intelligence a quelli repressivi e polizieschi. (p. 101)
==Citazioni su Sergio Romano==
===[[Christian Rocca]]===
*Diamo 5 notizie a Sergio Romano {{NDR|sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}}:<br>1) le migliaia di persone uccise e torturate dai russi erano russofone;<br>2) gran parte di quelli che si difendono dai russi sono russofoni;<br>3) Zelensky è russofono;<br>4) russofono non vuol dire russo;<br>5) sostenere il contrario è propaganda russa
*Per Romano l'11 settembre è stato un inammissibile atto barbarico, ma non uno spartiacque per cui valesse la pena rischiare di stravolgere consuetudini, costumi e status quo mondiale. La conseguenza di questo minimalismo è che la risposta al terrorismo islamista è stata sbagliata, irresponsabile e pericolosa. Una tesi legittima, ma che nel corso degli anni il suo autore è stato costretto a modificare innanzi alle confutazioni ricevute sul campo. Il caso più clamoroso è quello dell'assassinio di Enzo Baldoni, il reporter pacifista ucciso in Iraq dalla guerriglia. Romano si stupì che gli islamisti avessero ucciso un pacifista, visto che fino a quel momento era prevalsa la "comprensibile", così scrisse, logica antiamericana dei terroristi. L'ambasciatore, insomma, non aveva colto l'essenza dello scontro, che non è legato alle politiche "arroganti", "saccenti", "inconsistenti", "prigionere della lobby religiosa" e "dilapidatrici del patrimonio morale e civile dell'America" elaborate da Bush: viceversa non si spiegherebbe la carneficina di iracheni, musulmani, europei e buddisti.
*Romano sostiene che [[Saddam Hussein|Saddam]] non era un pericolo e che guidava uno Stato laico, cancellando così la conversione islamista del regime alla fine degli anni 80, i finanziamenti ai kamikaze, i rapporti con [[al Qaida]] provati dalla Commissione sull'11 settembre, l'ospitalità ad [[Muhammad Zaydan|Abu Abbas]], [[Abu Nidal]] e [[Abu Musab al-Zarqawi|Al Zarqawi]], il collegamento con [[Ansar al-Islam|Ansar al Islam]], le violazioni delle risoluzioni Onu e la condivisione del medesimo progetto politico di bin Laden: conquistare il mondo arabo, distruggere Israele, sconfiggere gli americani.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Sergio Romano, ''I luoghi della storia. {{small| Un bilancio del '900}}'', Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 2001. ISBN 8817125431
*Sergio Romano, ''I volti della storia. {{small|I protagonisti e le questioni aperte del nostro passato}}'', Rizzoli, 2001.
*Sergio Romano, ''Libera Chiesa. Libero Stato? {{small|Il Vaticano e l'Italia da Pio IX a Benedetto XVI}}'', Longanesi, 2005. ISBN 8830423203
*Sergio Romano, ''Le altre facce della storia: {{small|Dietro le quinte dei grandi eventi}}'', Bur, 2010. ISBN 8858623258
*Sergio Romano, ''Putin e la ricostruzione della grande Russia'', TEA, Milano, 2017. ISBN 9788850248421
*Sergio Romano, ''Storia d'Italia dal Risorgimento ai nostri giorni'', il Giornale Biblioteca storica, Milano, 2010.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Romano, Sergio}}
[[Categoria:Diplomatici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Giampiero Boniperti
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[[File:Giampiero Boniperti in training for Juventus (August 1950).jpg|thumb|Giampiero Boniperti (1950)]]
'''Giampiero Boniperti''' (1928 – 2021), calciatore, dirigente sportivo e politico italiano.
==Citazioni di Giampiero Boniperti==
{{cronologico}}
*[[José Altafini|Altafini]] non è un centravanti di sfondamento perché sa anche manovrare, non è un centravanti di manovra perché sa anche sfondare. È una rarità in fatto di classe perché è tecnicamente perfetto. Furbizia, altruismo, intelligenza, opportunismo, sono, tra le altre doti, quelle che maggiormente lo distinguono.<ref>Citato in Arnaldo Amabile, ''Il medico svela la "juventus" di Altafini'', ''Il Calcio Illustrato'', 4 maggio 1973, pp. 16-17.</ref>
*{{NDR|Rivolto ad Antonio Cabrini, estate 1976}} Ricordati che questa è la [[Juventus Football Club|Juve]], arrivare secondi è una tragedia.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/08/04-95422807/juve_e_villar_perosa_forza_e_potenza_di_un_rito_secolare Juve e Villar Perosa: forza e potenza di un rito secolare]'', ''tuttosport.com'', 4 agosto 2022.</ref>
*{{NDR|Riferito alla Juventus, dicembre 1976}} Ci sono un odio e una gelosia nei nostri riguardi che mi spaventano, e che mi fanno riflettere sul divario fra la passione folkloristlca di ieri e la [[Ira|rabbia]] devastatrice di oggi.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/11/22-100216655/quando_fare_lantijuventino_diventa_un_mestiere Quando fare l'antijuventino diventa un mestiere]'', ''tuttosport.com'', 22 novembre 2022.</ref>
*Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelè, a Di Stefano, a Cruyff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a [[Valentino Mazzola|Mazzola]].<ref name="Ormezzano">Citato in [[Gianpaolo Ormezzano]], ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,29/articleid,0934_01_1989_0102_0092_12754919/ È lui, Valentino l'ideale uomo-squadra]'', ''La Stampa'', 3 maggio 1989, p. 29.</ref>
*Si giocava un derby, ero centravanti, segnavo molto. Segnai anche quella volta: o meglio, fui certo di aver segnato, perché battei in rete a colpo sicuro. Alzai le braccia al cielo, le abbassai, me le misi nei capelli. Sulla linea era sorto, materializzandosi dal nulla, Valentino Mazzola, aveva fermato il mio tiro, aveva stoppato il pallone. Tornai verso il centro del campo con la testa china, ero deluso, quasi disperato. Avevo fatto pochi passi, ricordo, avevo appena superato il limite dell'area di rigore granata, quando alzai gli occhi, come avvertito da un boato progressivo che invadeva il campo. Mazzola si era già materializzato là, vicino alla mia porta, e segnava!<ref name="Ormezzano"/>
*Una testa senza [[capelli]] è più leggera anche per il calcio. È giusto presentarsi in pubblico con un aspetto decente.<ref>Citato in Luca Valdisseri, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/13/Sibilia_tuono_Tagliati_capelli_niente_co_0_9608135222.shtml E Sibilia tuonò: "Tagliati i capelli o niente ingaggio"]'', ''Corriere della Sera'', 13 agosto 1996.</ref>
*A diciannove anni era già favoloso, il nostro [[Alessandro Del Piero|Alex]], e non è cambiato. [...] L'ultimo scudetto della Juve l'hanno vinto lui e [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]]. [...] Attaccano lui per fare male alla Juve, anche a me succedeva, per questo durante il riscaldamento uscivo da solo sul campo e mi prendevo gli insulti, ero una specie di parafulmine. E so che una squadra e un giocatore si giudicano alla quarta di campionato, non prima.<ref name="Crosetti">Citato in [[Maurizio Crosetti]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/09/05/nel-tunnel-di-alex-troppa-malafede.html Nel tunnel di Alex: Troppa malafede]'', ''la Repubblica'', 5 settembre 2000, p. 54.</ref>
*I tiri più belli riescono quando non ci pensi, oppure quando sbagli ma la palla va nel sette.<ref name="Crosetti"/>
*La Juve, il sogno della mia vita. La sognavo davvero. Perché io, che portavo all'occhiello il distintivo bianconero, avevo in quegli anni un solo desiderio: giocare una partita di serie A con la maglia bianconera.<br/> Me ne sarebbe bastata una, ero sicuro, per essere felice per sempre. È andata meglio: in campionato ne ho giocate 444.<br/> Ho fatto la mia parte senza sacrifici.<br/> Perché ho dato quello che avevo dentro. Sono un uomo felice. (sulla sua carriera da giocatore nella squadra torinese da 1947 al 1961).<ref>Citato in Giampiero Boniperti, Enrica Speroni, ''Una vita a testa alta. Cinquant'anni sempre e solo per la Juventus'', Biblioteca Universale Rizzoli, 2003 ISBN 88-1710-685-2.</ref>
*La Juve è una fede che continua a essermi appiccicata addosso. Sono da compatire quelli che tifano per altri colori, perché hanno scelto di soffrire. Sembrava una battuta, invece lo pensavo e lo penso tutt'ora.<ref>Citato in ''[http://www.juveclubsantagata.it/juvetecagennaio2004.htm Protagonisti del secolo bianconero n. 11]'', ''juveclubsantagata.it'', gennaio 2004.</ref>
*Il mio fuoriclasse era [[Gaetano Scirea|Scirea]]. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene.<ref>Citato in ''[http://www.bianconerionline.com/web/index.php?option=com_content&task=view&id=2873&Itemid=9 Non è morto chi vive nel cuore di chi resta]'', ''bianconerionline.com'', 3 settembre 2009.</ref>
*{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Mi ricordo quando andai a vederlo e ho subito intravisto che aveva la stoffa del campione. Però sono anche stato fortunato nella scelta. Ci sentiamo ancora spesso e sono molto contento per lui. Finché è Alex a eguagliarmi, sono felice...<ref>Citato in ''[http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/365102/ L'esclusivo club di Del Piero: Quant'è difficile restare fedeli]'', ''lastampa.it'', 19 ottobre 2010.</ref>
*C'è un'eleganza che non è deliberata, ma che si acquisisce o s'interpreta una volta che viene indossata quella meravigliosa divisa [bianconera].<ref>{{en}} Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', in ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', ''Open Court Publishing Company'', 2013, Chicago. ISBN 08-12-69682-4</ref>
*[...] Lo Stile Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si si vive.<ref>Citato in Bruno Perucca, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,27/articleid,0985_01_1987_0257_0029_16614564/ Dietro lo stile, grinta]'', ''La Stampa'', 1° novembre 1987, p. 27.</ref>
*{{NDR|Sullo Stile Juventus}} Un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.<ref>Citato in [[Gianni Mura]], Andrea Gentile e Aurelio Pino, ''Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni'', ''Il Saggiatore'', Milano, 2013, p. 190. ISBN 88-4281-752-X</ref>
*{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé.<ref>Citato in Giuseppe Giannone, ''[http://www.tuttojuve.com/altre-notizie/boniperti-il-derby-mi-consuma-e-una-partita-che-fa-storia-a-se-ogni-tanto-mi-rivedo-in-tevez-213751 Boniperti: "Il derby mi consuma, è una partita che fa storia a sè. Ogni tanto mi rivedo in Tevez"]'', ''tuttojuve.com'', 30 novembre 2014.</ref>
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20130927174150/http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/05/morto_Piola_leggenda_del_gol_co_0_9610052272.shtml È morto Piola, la leggenda del gol]''|Citato in Carlo Grandini, [[Mario Gherarducci]], Nino Oppio, ''Corriere della Sera'', 5 ottobre 1996, p. 42.}}
{{NDR|Su [[Silvio Piola]]}}
*Il suo modo di giocare era senza epoca, anche oggi sarebbe stato un cannoniere eccezionale.
*Per me è stato un fratello maggiore. Lui era già un centravanti famoso, mentre io non avevo ancora vent'anni. Quando mi passava il pallone, mi incoraggiava affettuosamente: Vai, ragazzo, che sei giovane e bravo.
*Aveva un fisico possente e una grande forza, possedeva un ottimo gioco di testa ed era bravo a calciare con entrambi i piedi. Qualsiasi difensore avrebbe voluto evitarlo e lo vorrebbe scansare anche adesso.
===Citazioni non datate===
*[[Teobaldo Depetrini|Depetrini]], Parola, Locatelli. Che mediana! Con Baldo in squadra ho vinto la classifica cannonieri con ventisette goal. Ho cominciato con lui, Varglien e Rava. Ero poco più che un ragazzino. E Depetrini era straordinario, aveva un temperamento da autentico vercellese, uno dei più grandi mediani di marcatura che siano mai apparsi nell'universo del pallone.<ref>Citato in Stefano Bedeschi, ''[https://www.tuttojuve.com/gli-eroi-bianconeri/gli-eroi-in-bianconero-baldo-depetrini-506184 Gli eroi in bianconero: Baldo Depetrini]'', ''tuttojuve.com'', 12 marzo 2020.</ref>
*Due cose sono state fondamentali nella mia carriera di calciatore, il talento e mia moglie, Rosi.<ref>Citato in ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/12/08-100915523/lutto_juve_e_morta_rosi_vergnano_la_moglie_di_boniperti Lutto Juve: è morta Rosi Vergnano, la moglie di Boniperti]'', ''tuttosport.com'', 8 dicembre 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1949-1950]]}} È forse la Juventus più forte che abbia a ricordare.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160822173934/http://www.juventus.com/it/news/news/2015/onthisday-nasceva-jesse-carver--tecnico-dell-ottavo-scudetto.php Jesse Carver, tecnico dell'ottavo scudetto]'', ''juventus.com'', 7 luglio 2015.</ref>
*{{NDR|Su [[Armando Picchi]]}} Era un uomo intelligente e preparato, possedeva carisma, personalità, capacità persuasive e spiccate attitudini al comando. Sarebbe sicuramente diventato uno dei migliori allenatori d'Italia.<ref>Citato in [[Mario Gherarducci]], ''[https://web.archive.org/web/20151215044131/http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/25/Picchi_battitore_libero_che_mandava_co_0_0105255410.shtml Picchi, il battitore libero che mandava in crisi il Mago]'', ''Corriere della Sera'', 25 maggio 2001, p. 45.</ref>
*[[Vittoria|Vincere]] non è importante: è la sola cosa che conti.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e [[Giorgio Terruzzi]], ''Palla lunga e pedalare'', Dalai Editore, 1992, p. 97. ISBN 88-8598-826-2</ref>
==Interviste==
[[File:Juventus chairman Giampiero Boniperti (Milan, 1975).jpg|thumb|Boniperti durante un'intervista per il ''Guerin Sportivo'' (1975)]]
{{cronologico}}
*Non avevo ancora 21 anni, ma il [[Grande Torino]] lo conoscevo bene. Al primo anno di Juventus, campionato 1946/1947, giocavo nelle riserve e la domenica pomeriggio, se i bianconeri erano in trasferta, la passavo al [[Stadio Filadelfia|Filadelfia]] a vedere quella squadra di campioni guidata da [[Valentino Mazzola|Mazzola]], il più grande di tutti. Poi, diventato titolare, ci ho giocato contro in partite che ti azzannavano lo stomaco a cominciare da sette giorni prima. E dico 7 non a caso. Io andavo a mangiare da Tolmino, una trattoria in via Alfieri a pochi passi dalla [[Torino Football Club|sede granata]], allo stesso tavolo di [[Valerio Bacigalupo|Bacigalupo]], Rigamonti e Martelli, chiamati il trio Nizza dal nome della strada dove abitavano tutti e tre. Eravamo amici, ci vedevamo quasi tutti i giorni. Ma quando si avvicinava il derby diventavamo estranei: loro da una parte, io dall'altra, alla larga da una settimana prima fino a una settimana dopo la sfida. Troppa tensione, troppa [[adrenalina]], meglio scaricare i nervi a distanza. Passata la febbre da derby mi ripresentavo da Tolmino e riprendevo il mio posto a tavola.<ref>Da un'intervista inedita di Vittorio Martone, 2012; pubblicata in Vittorio Martone, Enrica Speroni e Francesco Frisari, ''[https://www.ultimouomo.com/giampiero-boniperti-ricordi-colori-intervista/ Giampiero Boniperti, i ricordi sono a colori]'', ''ultimouomo.com'', 22 giugno 2021.</ref>
{{Int|''Il signor snob''|Intervista di [[Rosanna Marani]], ''Guerin Sportivo'' nº 39, 24-30 settembre 1975, pp. 21-23.}}
*Sono stato calciatore per caso. Mi piaceva giocare e sono riuscito a fare qualcosa.
*{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*{{NDR|«Cosa ne avete fatto di tanti scudetti vinti? Non togliete mordente al campionato?»}} Sono così belli da guardare in fila, l'uno vicino all'altro...
{{Int|''La Juventus come il Liverpool''|Intervista di Elio Domeniconi, ''Guerin Sportivo'' nº 22 (136), 1º-7 giugno 1977, pp. 26-27.}}
*[...] [[Giovanni Trapattoni|Trapattoni]], anche se non ha mai giocato nella Juventus, ha sempre avuto lo stile-Juventus. E l'avevamo scelto anche per questo.
*{{NDR|«Tra i critici si discute sull'importanza della [[UEFA Europa League|Coppa UEFA]]. C'è chi sostiene che è più importante della Coppa delle Coppe, che pure generalmente viene considerata seconda»}} Non lo dico perché l'abbiamo vinta noi, ma secondo me la Coppa UEFA è la prima. È il vero campionato d'Europa. {{NDR|«E la Coppa dei Campioni che cos'è?»}} Diciamo che è il campionato d'eccellenza, una manifestazione d'«élite», una coppa di prestigio. Ma all'inizio si incontrano avversari piuttosto facili, ed è anche meno stressante visto che si giocano tre partite in meno.
*{{NDR|«Agnelli mette al primo posto la Juventus dei Praest e Hansen, poi quella di Charles e Sivori. Tu questa [[Juventus Football Club 1976-1977|Juventus di Furino e Bettega]] dove la metti?»}} Ogni epoca ha i suoi giocatori e i suoi campionati. È difficile fare paragoni tra epoche diverse. Se guardiamo al record possiamo tranquillamente dire che questa Juventus non ha nulla da invidiare a quelle del passato.
*{{NDR|«[...] qual è il tuo giudizio sulla [[Finale della Coppa dei Campioni 1976-1977|finale di Roma]]?»}} Se Nando Martellini non mi avesse garantito che si trattava del Borussia, non l'avrei riconosciuto.
*{{NDR|«Avete vinto lo scudetto ma anche quest'anno il Torino vi ha preso tre punti. Walter Mandelli [...] sostiene che la colpa è tua. Perché trasmetti ai giocatori la "tua" paura»}} Senti, io sono il capocannoniere del derby torinese. Se avessi davvero quel complesso [...] avrei dovuto sbagliare i gol davanti alla porta. Invece ho sempre fatto centro.
*I tempi sono cambiati. La [[Juventus Football Club|Juventus]] non è più la squadra dell'aristocrazia, tifano per la Juventus anche gli operai della Fiat.
*{{NDR|«I vostri gemelli, Bettega e Boninsegna [...] hanno segnato meno di quelli del Torino, Graziani e Pulici»}} [...] perché la Juventus è una squadra che punta sul collettivo. Da noi tutti possono segnare.
{{Int|''[http://archiviostorico.gazzetta.it//1997/febbraio/28/Gioca_Boniperti_ga_0_97022810566.shtml Gioca Boniperti]''|Intervista di [[Salvatore Lo Presti]] e [[Mario Pennacchia]], ''La Gazzetta dello Sport'', 28 febbraio 1997.}}
*Non sono state le tarme {{NDR|«sorride Giampiero Boniperti, mostrando la divisa di gioco indossata a Wembley il 21 ottobre del '53 nella gara fra Inghilterra e Resto d'Europa (4-4) per festeggiare il 90º anniversario della federazione inglese»}} ma i tacchetti del terzino Eckersley, un mastino del Blackburn. Quando ero presidente, quel calzettone lo mostravo ai giocatori della Juve prima delle partite contro squadre inglesi. Dovete ricucirmelo, ordinavo loro, con la vostra grinta!
*Juventini si nasce: il mio è stato il primo distintivo bianconero circolato a Barengo quand'ero ancora un ragazzino e giocavo nel Momo. Ma juventini si può anche diventare: quando si decide che non si vuole più soffrire troppo!
*Siccome calciavo bene, [[Renato Cesarini]], il nostro tecnico, al termine di ogni allenamento mi tratteneva ad esercitarmi finché non faceva buio. Lui non era uno come [[Carlo Parola|Parola]] che faceva "cantare" la palla quando la colpiva, lui la palla la strappava da terra.
*{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco.
*Una volta ho fatto persino un gol "per paura" contro la Triestina. In porta c'era Striuli, Muccinelli crossa un pallone in area su cui entrano contemporaneamente Blason ed un altro colosso; io mi butto indietro per non farmi schiacciare, colpisco la palla con la punta, vedo che finisce in rete e... scappo via!
*Il giorno che smisi, alla fine del 9-1 contro l'Inter-baby, andai dal magazziniere Crova porgendogli le scarpe che tenevo per i lacci e gli dissi: "Prendile, Crova: non gioco più". Pensò che scherzassi e bofonchiò qualche insulto dicendomi: "Ci vediamo domani". Ma io non tornai per davvero.
*[...] non è vero che io e [[Omar Sívori|Sívori]] ci odiavamo. Eravamo solo molto diversi: io un po' tedesco, lui un argentino di una simpatia ed imprevedibilità unica. Rimanemmo amici. Tant'è che nell'81 proprio lui accompagnò me e Pietro Giuliano a prendere Maradona. Il contratto era fatto: dieci mesi di prestito per un milione di dollari. Ma poi, in vista dei mondiali di Spagna, il presidente della federazione argentina Grondona bloccò tutto. Fosse venuto da noi {{NDR|alla Juventus}}, Diego non si sarebbe più mosso. Resta uno dei miei grandi rimpianti, come Riva, come Gullit.
*{{NDR|Sugli [[allenatori]]}} [...] non erano così importanti. Li avete fatti diventare importanti voi [giornalisti].
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,39/articleid,0206_01_2004_0271_0039_1452562/ Boniperti: «Più che mai innamorato della mia Juve antipatica»]''|Intervista di [[Roberto Beccantini]], ''La Stampa'', 1º ottobre 2004, p. 39.}}
*La Juve non è soltanto la squadra del mio cuore. È il mio cuore.
*{{NDR|Alla domanda: «Perché la Juve è così antipatica»}} Lo è adesso, lo era quando la dirigevo io, lo sarà in futuro. L'invidia rappresenta una medaglia al valore. E comunque se mezza Italia tifa Juve, ci andrei piano con le etichette. Di sicuro, è una società che divide. O con lei o contro di lei. La sua forza, il suo fascino.
*{{NDR|Sul «pragmatismo» della Juventus}} [...] La Juve degli Agnelli e della FIAT: di qui il concetto di fabrica, di produzione, assemblare e vincere l'utile preposto al dilettevole. Un marchio che, credo, ho contribuito a imporre.
==Citazioni su Giampiero Boniperti==
*{{NDR|Nel 1994}} Boniperti è stato un alpino, e come tale ha e avrà sempre la stima di un vecchio alpino come il sottoscritto, ex vicepresidente nazionale. Con la stima, la mia amicizia e il mio grazie per quanto ha fatto (e forse tornerà a fare...) per il [[Calcio (sport)|calcio]]. Non mi pare proprio che un personaggio così grande abbia bisogno di altre forme di difesa. ([[Giuseppe Prisco]])
*Boniperti ha costruito la [[Juventus Football Club|Juve]] dei '70 e degli '80 come {{NDR|Ferruccio}} Novo edificò il [[Grande Torino]], pezzo su pezzo, un [[Claudio Gentile|Gentile]] qui, un [[Marco Tardelli|Tardelli]] là. Non con il piglio onnivoro, urlato, di [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] dalla fine degli Anni 80 in poi. ([[Gianni Agnelli]])
*Duro, esigente, ma giusto. ([[Gianluca Vialli]])
*Ero orgoglioso di essere in quel club {{NDR|la Juventus}}, in cui rimasi a lungo per Giampiero Boniperti, a cui non potevo dire di no perché mi trattava come un figlio. ([[Luciano Bodini]])
*Grande carisma, l'essere stato calciatore gli serviva per capire le situazioni. Arrivai in sede e lui, sorridendo: "Ciao romano". E io, "Ma veramente avrei anche un nome, sono Luciano". "Poche storie, firma qui". [...] I capelli lunghi erano la sua ossessione. Poi ti controllava, specie di sera. Aveva dei suoi collaboratori fidati che ti pedinavano e poi riferivano. Di te Boniperti sapeva tutto. E quando succedeva qualcosa, partiva la convocazione nel suo ufficio e fioccavano le multe. ([[Luciano Spinosi]])
*Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano. ([[Franco Zeffirelli]])
*{{NDR|«Ci racconti come erano le firme dei contratti con [...] Boniperti?»}} In 4 ore si firmava tutti. Rigorosamente in bianco, la cifra la metteva lui. Se non ti stava bene, non stavi alla Juventus. Oggi è esattamente l'opposto con i presidenti ostaggi dei calciatori. ([[Sergio Brio]])
*L'amore fra Giampiero Boniperti e la Juventus è una delle esperienze più complete, appaganti e orgogliose che abbia conosciuto. ([[Paolo Condò]])
*Nell'estate del 1976 ci furono dei cambiamenti importanti {{NDR|alla Juventus}}. [...] Durante il ritiro a Villar Perosa dovevo discutere il mio contratto con il presidente Boniperti. Non erano trattative, ma incontri di boxe senza esclusione di colpi. E capitava di litigare. Non facevo in tempo a sedermi sulla scrivania che lui mi porgeva il contratto in bianco, privo di cifre, dicendomi: «Firma il contratto, poi metto io la cifra. Non ti preoccupare». [...] Quell'estate, quando mi avvicinai alla scrivania del presidente, vidi una grande cornice ma, lì per lì, non feci caso alla fotografia che conteneva; solo una volta seduto notai che Boniperti non teneva in bella mostra una foto qualsiasi. Era raffigurata la squadra del [[Associazione Calcistica Perugia Calcio|Perugia]], che, battendoci {{NDR|nell'ultima partita del precedente campionato}}, aveva consegnato il titolo di campione d'Italia al [[Torino Football Club|Torino]]. Prima ancora che aprissi bocca, lui mi disse: «Cosa fai qua? Hai perso il campionato con questa squadra di sconosciuti. Non avrai mica il coraggio di chiedere un aumento?». Mi venne da ridere, il presidente le escogitava davvero tutte per risparmiare, e come sempre firmai in bianco. ([[Marco Tardelli]])
*Rifiuta la qualifica anche se si è conquistata la effervescente fama di ras. In campo quando c'era il sole, fuori campo ora che l'orizzonte è una striscia sfumata di passioni. La trafila l'ha svolta tutta, e sempre come è parso a lui. Giampiero Boniperti è un esempio da manuale [...]. Da calciatore a presidente di una squadra che fa gola a molti, una Juventus sempre sulla breccia. ([[Rosanna Marani]])
*Se un bambino mi chiedesse chi è Giampiero Boniperti risponderei che semplicemente lui è stato e sarà sempre la Juventus. ([[Giorgio Chiellini]])
*{{NDR|«Ai suoi tempi i procuratori non esistevano...»}} Si trattava direttamente col presidente. Alla Juve, con Boniperti non c'era molto da discutere. Gli sedevi davanti e ti metteva sotto il naso un contratto con la cifra già scritta a matita. E allora cosa siamo qui a fare?, gli chiedevo. Dopo la vittoria del Mondiale {{NDR|1982}}, io, [[Claudio Gentile|Gentile]] e [[Marco Tardelli|Tardelli]] ci litigammo per 10 milioni {{NDR|di lire}} in più che non voleva riconoscerci. Siamo campioni del mondo, dicevamo, e lui: "Tanto alla Juve si vince, quello che non vi do adesso lo prenderete in premi". ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]])
===[[Vladimiro Caminiti]]===
*Boniperti è come Richelieu, non hai mai finito di conoscerlo.
*Dal calcio, Boniperti ha avuto tutto. Avesse avuto anche voglia di allenarsi, di soffrire dal lunedì al sabato (come calciatore inventò la settimana corta, cortissima), sarebbe stato un Di Stefano più elegante; il non plus ultra dei fuoriclasse.
*Per me la furbizia personificata è di chi riesca a fare il calciatore a grossi livelli; Boniperti non è più furbo di tanti che ho conosciuto quanto più accreditato da un'intera vita di calciatore appplicato a non seguire quasi mai l'istinto, anche in campo, a giocare con un certo geniaccio, arrivando ad essere un eclettico pur faticando la metà.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Boniperti, Giampiero}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
[[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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Danyele
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[[File:Giampiero Boniperti in training for Juventus (August 1950).jpg|thumb|Giampiero Boniperti (1950)]]
'''Giampiero Boniperti''' (1928 – 2021), calciatore, dirigente sportivo e politico italiano.
==Citazioni di Giampiero Boniperti==
{{cronologico}}
*[[José Altafini|Altafini]] non è un centravanti di sfondamento perché sa anche manovrare, non è un centravanti di manovra perché sa anche sfondare. È una rarità in fatto di classe perché è tecnicamente perfetto. Furbizia, altruismo, intelligenza, opportunismo, sono, tra le altre doti, quelle che maggiormente lo distinguono.<ref>Citato in Arnaldo Amabile, ''Il medico svela la "juventus" di Altafini'', ''Il Calcio Illustrato'', 4 maggio 1973, pp. 16-17.</ref>
*{{NDR|Rivolto ad Antonio Cabrini, estate 1976}} Ricordati che questa è la [[Juventus Football Club|Juve]], arrivare secondi è una tragedia.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/08/04-95422807/juve_e_villar_perosa_forza_e_potenza_di_un_rito_secolare Juve e Villar Perosa: forza e potenza di un rito secolare]'', ''tuttosport.com'', 4 agosto 2022.</ref>
*{{NDR|Riferito alla Juventus, dicembre 1976}} Ci sono un odio e una gelosia nei nostri riguardi che mi spaventano, e che mi fanno riflettere sul divario fra la passione folkloristlca di ieri e la [[Ira|rabbia]] devastatrice di oggi.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/11/22-100216655/quando_fare_lantijuventino_diventa_un_mestiere Quando fare l'antijuventino diventa un mestiere]'', ''tuttosport.com'', 22 novembre 2022.</ref>
*Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelè, a Di Stefano, a Cruyff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a [[Valentino Mazzola|Mazzola]].<ref name="Ormezzano">Citato in [[Gianpaolo Ormezzano]], ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,29/articleid,0934_01_1989_0102_0092_12754919/ È lui, Valentino l'ideale uomo-squadra]'', ''La Stampa'', 3 maggio 1989, p. 29.</ref>
*Si giocava un derby, ero centravanti, segnavo molto. Segnai anche quella volta: o meglio, fui certo di aver segnato, perché battei in rete a colpo sicuro. Alzai le braccia al cielo, le abbassai, me le misi nei capelli. Sulla linea era sorto, materializzandosi dal nulla, Valentino Mazzola, aveva fermato il mio tiro, aveva stoppato il pallone. Tornai verso il centro del campo con la testa china, ero deluso, quasi disperato. Avevo fatto pochi passi, ricordo, avevo appena superato il limite dell'area di rigore granata, quando alzai gli occhi, come avvertito da un boato progressivo che invadeva il campo. Mazzola si era già materializzato là, vicino alla mia porta, e segnava!<ref name="Ormezzano"/>
*Una testa senza [[capelli]] è più leggera anche per il calcio. È giusto presentarsi in pubblico con un aspetto decente.<ref>Citato in Luca Valdisseri, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/13/Sibilia_tuono_Tagliati_capelli_niente_co_0_9608135222.shtml E Sibilia tuonò: "Tagliati i capelli o niente ingaggio"]'', ''Corriere della Sera'', 13 agosto 1996.</ref>
*A diciannove anni era già favoloso, il nostro [[Alessandro Del Piero|Alex]], e non è cambiato. [...] L'ultimo scudetto della Juve l'hanno vinto lui e [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]]. [...] Attaccano lui per fare male alla Juve, anche a me succedeva, per questo durante il riscaldamento uscivo da solo sul campo e mi prendevo gli insulti, ero una specie di parafulmine. E so che una squadra e un giocatore si giudicano alla quarta di campionato, non prima.<ref name="Crosetti">Citato in [[Maurizio Crosetti]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/09/05/nel-tunnel-di-alex-troppa-malafede.html Nel tunnel di Alex: Troppa malafede]'', ''la Repubblica'', 5 settembre 2000, p. 54.</ref>
*I tiri più belli riescono quando non ci pensi, oppure quando sbagli ma la palla va nel sette.<ref name="Crosetti"/>
*La Juve, il sogno della mia vita. La sognavo davvero. Perché io, che portavo all'occhiello il distintivo bianconero, avevo in quegli anni un solo desiderio: giocare una partita di serie A con la maglia bianconera.<br/> Me ne sarebbe bastata una, ero sicuro, per essere felice per sempre. È andata meglio: in campionato ne ho giocate 444.<br/> Ho fatto la mia parte senza sacrifici.<br/> Perché ho dato quello che avevo dentro. Sono un uomo felice. (sulla sua carriera da giocatore nella squadra torinese da 1947 al 1961).<ref>Citato in Giampiero Boniperti, Enrica Speroni, ''Una vita a testa alta. Cinquant'anni sempre e solo per la Juventus'', Biblioteca Universale Rizzoli, 2003 ISBN 88-1710-685-2.</ref>
*La Juve è una fede che continua a essermi appiccicata addosso. Sono da compatire quelli che tifano per altri colori, perché hanno scelto di soffrire. Sembrava una battuta, invece lo pensavo e lo penso tutt'ora.<ref>Citato in ''[http://www.juveclubsantagata.it/juvetecagennaio2004.htm Protagonisti del secolo bianconero n. 11]'', ''juveclubsantagata.it'', gennaio 2004.</ref>
*Il mio fuoriclasse era [[Gaetano Scirea|Scirea]]. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene.<ref>Citato in ''[http://www.bianconerionline.com/web/index.php?option=com_content&task=view&id=2873&Itemid=9 Non è morto chi vive nel cuore di chi resta]'', ''bianconerionline.com'', 3 settembre 2009.</ref>
*{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Mi ricordo quando andai a vederlo e ho subito intravisto che aveva la stoffa del campione. Però sono anche stato fortunato nella scelta. Ci sentiamo ancora spesso e sono molto contento per lui. Finché è Alex a eguagliarmi, sono felice...<ref>Citato in ''[http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/365102/ L'esclusivo club di Del Piero: Quant'è difficile restare fedeli]'', ''lastampa.it'', 19 ottobre 2010.</ref>
*C'è un'eleganza che non è deliberata, ma che si acquisisce o s'interpreta una volta che viene indossata quella meravigliosa divisa [bianconera].<ref>{{en}} Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', in ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', ''Open Court Publishing Company'', 2013, Chicago. ISBN 08-12-69682-4</ref>
*{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.<ref>Citato in [[Gianni Mura]], Andrea Gentile e Aurelio Pino, ''Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni'', ''Il Saggiatore'', Milano, 2013, p. 190. ISBN 88-4281-752-X</ref>
*{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé.<ref>Citato in Giuseppe Giannone, ''[http://www.tuttojuve.com/altre-notizie/boniperti-il-derby-mi-consuma-e-una-partita-che-fa-storia-a-se-ogni-tanto-mi-rivedo-in-tevez-213751 Boniperti: "Il derby mi consuma, è una partita che fa storia a sè. Ogni tanto mi rivedo in Tevez"]'', ''tuttojuve.com'', 30 novembre 2014.</ref>
{{Int|''[https://web.archive.org/web/20130927174150/http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/05/morto_Piola_leggenda_del_gol_co_0_9610052272.shtml È morto Piola, la leggenda del gol]''|Citato in Carlo Grandini, [[Mario Gherarducci]], Nino Oppio, ''Corriere della Sera'', 5 ottobre 1996, p. 42.}}
{{NDR|Su [[Silvio Piola]]}}
*Il suo modo di giocare era senza epoca, anche oggi sarebbe stato un cannoniere eccezionale.
*Per me è stato un fratello maggiore. Lui era già un centravanti famoso, mentre io non avevo ancora vent'anni. Quando mi passava il pallone, mi incoraggiava affettuosamente: Vai, ragazzo, che sei giovane e bravo.
*Aveva un fisico possente e una grande forza, possedeva un ottimo gioco di testa ed era bravo a calciare con entrambi i piedi. Qualsiasi difensore avrebbe voluto evitarlo e lo vorrebbe scansare anche adesso.
===Citazioni non datate===
*[[Teobaldo Depetrini|Depetrini]], Parola, Locatelli. Che mediana! Con Baldo in squadra ho vinto la classifica cannonieri con ventisette goal. Ho cominciato con lui, Varglien e Rava. Ero poco più che un ragazzino. E Depetrini era straordinario, aveva un temperamento da autentico vercellese, uno dei più grandi mediani di marcatura che siano mai apparsi nell'universo del pallone.<ref>Citato in Stefano Bedeschi, ''[https://www.tuttojuve.com/gli-eroi-bianconeri/gli-eroi-in-bianconero-baldo-depetrini-506184 Gli eroi in bianconero: Baldo Depetrini]'', ''tuttojuve.com'', 12 marzo 2020.</ref>
*Due cose sono state fondamentali nella mia carriera di calciatore, il talento e mia moglie, Rosi.<ref>Citato in ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/12/08-100915523/lutto_juve_e_morta_rosi_vergnano_la_moglie_di_boniperti Lutto Juve: è morta Rosi Vergnano, la moglie di Boniperti]'', ''tuttosport.com'', 8 dicembre 2022.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1949-1950]]}} È forse la Juventus più forte che abbia a ricordare.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160822173934/http://www.juventus.com/it/news/news/2015/onthisday-nasceva-jesse-carver--tecnico-dell-ottavo-scudetto.php Jesse Carver, tecnico dell'ottavo scudetto]'', ''juventus.com'', 7 luglio 2015.</ref>
*{{NDR|Su [[Armando Picchi]]}} Era un uomo intelligente e preparato, possedeva carisma, personalità, capacità persuasive e spiccate attitudini al comando. Sarebbe sicuramente diventato uno dei migliori allenatori d'Italia.<ref>Citato in [[Mario Gherarducci]], ''[https://web.archive.org/web/20151215044131/http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/25/Picchi_battitore_libero_che_mandava_co_0_0105255410.shtml Picchi, il battitore libero che mandava in crisi il Mago]'', ''Corriere della Sera'', 25 maggio 2001, p. 45.</ref>
*[[Vittoria|Vincere]] non è importante: è la sola cosa che conti.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e [[Giorgio Terruzzi]], ''Palla lunga e pedalare'', Dalai Editore, 1992, p. 97. ISBN 88-8598-826-2</ref>
==Interviste==
[[File:Juventus chairman Giampiero Boniperti (Milan, 1975).jpg|thumb|Boniperti durante un'intervista per il ''Guerin Sportivo'' (1975)]]
{{cronologico}}
*Non avevo ancora 21 anni, ma il [[Grande Torino]] lo conoscevo bene. Al primo anno di Juventus, campionato 1946/1947, giocavo nelle riserve e la domenica pomeriggio, se i bianconeri erano in trasferta, la passavo al [[Stadio Filadelfia|Filadelfia]] a vedere quella squadra di campioni guidata da [[Valentino Mazzola|Mazzola]], il più grande di tutti. Poi, diventato titolare, ci ho giocato contro in partite che ti azzannavano lo stomaco a cominciare da sette giorni prima. E dico 7 non a caso. Io andavo a mangiare da Tolmino, una trattoria in via Alfieri a pochi passi dalla [[Torino Football Club|sede granata]], allo stesso tavolo di [[Valerio Bacigalupo|Bacigalupo]], Rigamonti e Martelli, chiamati il trio Nizza dal nome della strada dove abitavano tutti e tre. Eravamo amici, ci vedevamo quasi tutti i giorni. Ma quando si avvicinava il derby diventavamo estranei: loro da una parte, io dall'altra, alla larga da una settimana prima fino a una settimana dopo la sfida. Troppa tensione, troppa [[adrenalina]], meglio scaricare i nervi a distanza. Passata la febbre da derby mi ripresentavo da Tolmino e riprendevo il mio posto a tavola.<ref>Da un'intervista inedita di Vittorio Martone, 2012; pubblicata in Vittorio Martone, Enrica Speroni e Francesco Frisari, ''[https://www.ultimouomo.com/giampiero-boniperti-ricordi-colori-intervista/ Giampiero Boniperti, i ricordi sono a colori]'', ''ultimouomo.com'', 22 giugno 2021.</ref>
{{Int|''Il signor snob''|Intervista di [[Rosanna Marani]], ''Guerin Sportivo'' nº 39, 24-30 settembre 1975, pp. 21-23.}}
*Sono stato calciatore per caso. Mi piaceva giocare e sono riuscito a fare qualcosa.
*{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*{{NDR|«Cosa ne avete fatto di tanti scudetti vinti? Non togliete mordente al campionato?»}} Sono così belli da guardare in fila, l'uno vicino all'altro...
{{Int|''La Juventus come il Liverpool''|Intervista di Elio Domeniconi, ''Guerin Sportivo'' nº 22 (136), 1º-7 giugno 1977, pp. 26-27.}}
*[...] [[Giovanni Trapattoni|Trapattoni]], anche se non ha mai giocato nella Juventus, ha sempre avuto lo stile-Juventus. E l'avevamo scelto anche per questo.
*{{NDR|«Tra i critici si discute sull'importanza della [[UEFA Europa League|Coppa UEFA]]. C'è chi sostiene che è più importante della Coppa delle Coppe, che pure generalmente viene considerata seconda»}} Non lo dico perché l'abbiamo vinta noi, ma secondo me la Coppa UEFA è la prima. È il vero campionato d'Europa. {{NDR|«E la Coppa dei Campioni che cos'è?»}} Diciamo che è il campionato d'eccellenza, una manifestazione d'«élite», una coppa di prestigio. Ma all'inizio si incontrano avversari piuttosto facili, ed è anche meno stressante visto che si giocano tre partite in meno.
*{{NDR|«Agnelli mette al primo posto la Juventus dei Praest e Hansen, poi quella di Charles e Sivori. Tu questa [[Juventus Football Club 1976-1977|Juventus di Furino e Bettega]] dove la metti?»}} Ogni epoca ha i suoi giocatori e i suoi campionati. È difficile fare paragoni tra epoche diverse. Se guardiamo al record possiamo tranquillamente dire che questa Juventus non ha nulla da invidiare a quelle del passato.
*{{NDR|«[...] qual è il tuo giudizio sulla [[Finale della Coppa dei Campioni 1976-1977|finale di Roma]]?»}} Se Nando Martellini non mi avesse garantito che si trattava del Borussia, non l'avrei riconosciuto.
*{{NDR|«Avete vinto lo scudetto ma anche quest'anno il Torino vi ha preso tre punti. Walter Mandelli [...] sostiene che la colpa è tua. Perché trasmetti ai giocatori la "tua" paura»}} Senti, io sono il capocannoniere del derby torinese. Se avessi davvero quel complesso [...] avrei dovuto sbagliare i gol davanti alla porta. Invece ho sempre fatto centro.
*I tempi sono cambiati. La [[Juventus Football Club|Juventus]] non è più la squadra dell'aristocrazia, tifano per la Juventus anche gli operai della Fiat.
*{{NDR|«I vostri gemelli, Bettega e Boninsegna [...] hanno segnato meno di quelli del Torino, Graziani e Pulici»}} [...] perché la Juventus è una squadra che punta sul collettivo. Da noi tutti possono segnare.
{{Int|''[http://archiviostorico.gazzetta.it//1997/febbraio/28/Gioca_Boniperti_ga_0_97022810566.shtml Gioca Boniperti]''|Intervista di [[Salvatore Lo Presti]] e [[Mario Pennacchia]], ''La Gazzetta dello Sport'', 28 febbraio 1997.}}
*Non sono state le tarme {{NDR|«sorride Giampiero Boniperti, mostrando la divisa di gioco indossata a Wembley il 21 ottobre del '53 nella gara fra Inghilterra e Resto d'Europa (4-4) per festeggiare il 90º anniversario della federazione inglese»}} ma i tacchetti del terzino Eckersley, un mastino del Blackburn. Quando ero presidente, quel calzettone lo mostravo ai giocatori della Juve prima delle partite contro squadre inglesi. Dovete ricucirmelo, ordinavo loro, con la vostra grinta!
*Juventini si nasce: il mio è stato il primo distintivo bianconero circolato a Barengo quand'ero ancora un ragazzino e giocavo nel Momo. Ma juventini si può anche diventare: quando si decide che non si vuole più soffrire troppo!
*Siccome calciavo bene, [[Renato Cesarini]], il nostro tecnico, al termine di ogni allenamento mi tratteneva ad esercitarmi finché non faceva buio. Lui non era uno come [[Carlo Parola|Parola]] che faceva "cantare" la palla quando la colpiva, lui la palla la strappava da terra.
*{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco.
*Una volta ho fatto persino un gol "per paura" contro la Triestina. In porta c'era Striuli, Muccinelli crossa un pallone in area su cui entrano contemporaneamente Blason ed un altro colosso; io mi butto indietro per non farmi schiacciare, colpisco la palla con la punta, vedo che finisce in rete e... scappo via!
*Il giorno che smisi, alla fine del 9-1 contro l'Inter-baby, andai dal magazziniere Crova porgendogli le scarpe che tenevo per i lacci e gli dissi: "Prendile, Crova: non gioco più". Pensò che scherzassi e bofonchiò qualche insulto dicendomi: "Ci vediamo domani". Ma io non tornai per davvero.
*[...] non è vero che io e [[Omar Sívori|Sívori]] ci odiavamo. Eravamo solo molto diversi: io un po' tedesco, lui un argentino di una simpatia ed imprevedibilità unica. Rimanemmo amici. Tant'è che nell'81 proprio lui accompagnò me e Pietro Giuliano a prendere Maradona. Il contratto era fatto: dieci mesi di prestito per un milione di dollari. Ma poi, in vista dei mondiali di Spagna, il presidente della federazione argentina Grondona bloccò tutto. Fosse venuto da noi {{NDR|alla Juventus}}, Diego non si sarebbe più mosso. Resta uno dei miei grandi rimpianti, come Riva, come Gullit.
*{{NDR|Sugli [[allenatori]]}} [...] non erano così importanti. Li avete fatti diventare importanti voi [giornalisti].
{{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,39/articleid,0206_01_2004_0271_0039_1452562/ Boniperti: «Più che mai innamorato della mia Juve antipatica»]''|Intervista di [[Roberto Beccantini]], ''La Stampa'', 1º ottobre 2004, p. 39.}}
*La Juve non è soltanto la squadra del mio cuore. È il mio cuore.
*{{NDR|Alla domanda: «Perché la Juve è così antipatica»}} Lo è adesso, lo era quando la dirigevo io, lo sarà in futuro. L'invidia rappresenta una medaglia al valore. E comunque se mezza Italia tifa Juve, ci andrei piano con le etichette. Di sicuro, è una società che divide. O con lei o contro di lei. La sua forza, il suo fascino.
*{{NDR|Sul «pragmatismo» della Juventus}} [...] La Juve degli Agnelli e della FIAT: di qui il concetto di fabrica, di produzione, assemblare e vincere l'utile preposto al dilettevole. Un marchio che, credo, ho contribuito a imporre.
==Citazioni su Giampiero Boniperti==
*{{NDR|Nel 1994}} Boniperti è stato un alpino, e come tale ha e avrà sempre la stima di un vecchio alpino come il sottoscritto, ex vicepresidente nazionale. Con la stima, la mia amicizia e il mio grazie per quanto ha fatto (e forse tornerà a fare...) per il [[Calcio (sport)|calcio]]. Non mi pare proprio che un personaggio così grande abbia bisogno di altre forme di difesa. ([[Giuseppe Prisco]])
*Boniperti ha costruito la [[Juventus Football Club|Juve]] dei '70 e degli '80 come {{NDR|Ferruccio}} Novo edificò il [[Grande Torino]], pezzo su pezzo, un [[Claudio Gentile|Gentile]] qui, un [[Marco Tardelli|Tardelli]] là. Non con il piglio onnivoro, urlato, di [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] dalla fine degli Anni 80 in poi. ([[Gianni Agnelli]])
*Duro, esigente, ma giusto. ([[Gianluca Vialli]])
*Ero orgoglioso di essere in quel club {{NDR|la Juventus}}, in cui rimasi a lungo per Giampiero Boniperti, a cui non potevo dire di no perché mi trattava come un figlio. ([[Luciano Bodini]])
*Grande carisma, l'essere stato calciatore gli serviva per capire le situazioni. Arrivai in sede e lui, sorridendo: "Ciao romano". E io, "Ma veramente avrei anche un nome, sono Luciano". "Poche storie, firma qui". [...] I capelli lunghi erano la sua ossessione. Poi ti controllava, specie di sera. Aveva dei suoi collaboratori fidati che ti pedinavano e poi riferivano. Di te Boniperti sapeva tutto. E quando succedeva qualcosa, partiva la convocazione nel suo ufficio e fioccavano le multe. ([[Luciano Spinosi]])
*Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano. ([[Franco Zeffirelli]])
*{{NDR|«Ci racconti come erano le firme dei contratti con [...] Boniperti?»}} In 4 ore si firmava tutti. Rigorosamente in bianco, la cifra la metteva lui. Se non ti stava bene, non stavi alla Juventus. Oggi è esattamente l'opposto con i presidenti ostaggi dei calciatori. ([[Sergio Brio]])
*L'amore fra Giampiero Boniperti e la Juventus è una delle esperienze più complete, appaganti e orgogliose che abbia conosciuto. ([[Paolo Condò]])
*Nell'estate del 1976 ci furono dei cambiamenti importanti {{NDR|alla Juventus}}. [...] Durante il ritiro a Villar Perosa dovevo discutere il mio contratto con il presidente Boniperti. Non erano trattative, ma incontri di boxe senza esclusione di colpi. E capitava di litigare. Non facevo in tempo a sedermi sulla scrivania che lui mi porgeva il contratto in bianco, privo di cifre, dicendomi: «Firma il contratto, poi metto io la cifra. Non ti preoccupare». [...] Quell'estate, quando mi avvicinai alla scrivania del presidente, vidi una grande cornice ma, lì per lì, non feci caso alla fotografia che conteneva; solo una volta seduto notai che Boniperti non teneva in bella mostra una foto qualsiasi. Era raffigurata la squadra del [[Associazione Calcistica Perugia Calcio|Perugia]], che, battendoci {{NDR|nell'ultima partita del precedente campionato}}, aveva consegnato il titolo di campione d'Italia al [[Torino Football Club|Torino]]. Prima ancora che aprissi bocca, lui mi disse: «Cosa fai qua? Hai perso il campionato con questa squadra di sconosciuti. Non avrai mica il coraggio di chiedere un aumento?». Mi venne da ridere, il presidente le escogitava davvero tutte per risparmiare, e come sempre firmai in bianco. ([[Marco Tardelli]])
*Rifiuta la qualifica anche se si è conquistata la effervescente fama di ras. In campo quando c'era il sole, fuori campo ora che l'orizzonte è una striscia sfumata di passioni. La trafila l'ha svolta tutta, e sempre come è parso a lui. Giampiero Boniperti è un esempio da manuale [...]. Da calciatore a presidente di una squadra che fa gola a molti, una Juventus sempre sulla breccia. ([[Rosanna Marani]])
*Se un bambino mi chiedesse chi è Giampiero Boniperti risponderei che semplicemente lui è stato e sarà sempre la Juventus. ([[Giorgio Chiellini]])
*{{NDR|«Ai suoi tempi i procuratori non esistevano...»}} Si trattava direttamente col presidente. Alla Juve, con Boniperti non c'era molto da discutere. Gli sedevi davanti e ti metteva sotto il naso un contratto con la cifra già scritta a matita. E allora cosa siamo qui a fare?, gli chiedevo. Dopo la vittoria del Mondiale {{NDR|1982}}, io, [[Claudio Gentile|Gentile]] e [[Marco Tardelli|Tardelli]] ci litigammo per 10 milioni {{NDR|di lire}} in più che non voleva riconoscerci. Siamo campioni del mondo, dicevamo, e lui: "Tanto alla Juve si vince, quello che non vi do adesso lo prenderete in premi". ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]])
===[[Vladimiro Caminiti]]===
*Boniperti è come Richelieu, non hai mai finito di conoscerlo.
*Dal calcio, Boniperti ha avuto tutto. Avesse avuto anche voglia di allenarsi, di soffrire dal lunedì al sabato (come calciatore inventò la settimana corta, cortissima), sarebbe stato un Di Stefano più elegante; il non plus ultra dei fuoriclasse.
*Per me la furbizia personificata è di chi riesca a fare il calciatore a grossi livelli; Boniperti non è più furbo di tanti che ho conosciuto quanto più accreditato da un'intera vita di calciatore appplicato a non seguire quasi mai l'istinto, anche in campo, a giocare con un certo geniaccio, arrivando ad essere un eclettico pur faticando la metà.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Boniperti, Giampiero}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
[[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
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Luciano Bianciardi
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[[File:Bianciardi.jpg|thumb|Luciano Bianciardi|330x330px]]
'''Luciano Bianciardi''' (1922 – 1971), scrittore, giornalista, traduttore italiano.
==Citazioni di Luciano Bianciardi==
*Anziché mandarmi via da Milano a calci in culo, come meritavo, mi invitano a casa loro.<ref>Citato in Massimo Raffaeli, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/venerdi/2018/03/07/news/luciano_bianciardi_vita_agra_cattivo_profeta-190687051/ Luciano Bianciardi, anarchico e santo impossibile]'', ''Rep.repubblica.it'', 7 marzo 2018.</ref>
*Ci avevano allevati dunque per questo, per comandare, cinquanta soldati, cinquanta contadini, e portarli a sparare contro altri cinquanta soldati, cinquanta contadini?<ref>Da ''Il lavoro culturale''; citato in Pino Corrias, ''Vita agra di un anarchico'', Feltrinelli, Milano, 2011, p. 38.</ref>
*Fra queste due Italie per diverso motivo depresse, come suol dirsi oggi, la nostra Italia di mezzo non riesce a trovare la mediazione. Star lì è comodo quanto vuoi, ma non serve a nulla. Io credo che noi due siamo venuti quassù proprio per questo, per tentare la mediazione. [...] Quassù noi siamo venuti allo stesso modo che se si fosse preso il treno per Matera. In una zona depressa siamo venuti, credilo pure, e ben più difficile che la Lucania: perché là la depressione salta subito agli occhi, mentre qui si maschera da progresso, da modernità. [...] Sta a noi batterci per il sollevamento, per il risorgimento, diciamolo pure, di questa Italia, anche di questa Italia.<ref>Da ''L'integrazione'', cap. II.</ref>
*Ha piovuto sempre. D'agosto pioveva, poi ha piovuto a settembre. Ha piovuto a ottobre. Non c'è stata stagione. Non ci sono più stagioni, ormai, piove sempre. E fa sempre freddo.<ref>Da ''Aprire il fuoco''; citato in Pino Corrias, ''Vita agra di un anarchico'', Feltrinelli, Milano, 2011, p. 230.</ref>
*La censura è quasi sempre, più che un'imposizione dall'alto, un cedimento supererogatorio dal basso. E più spesso figlia della paura e del conformismo che dell'autorità inquisitoria. Proprio per ciò essa è la negazione della democrazia.<ref>Da ''Censura al tricolore'' ne ''Le Ore'' del 9 gennaio 1964.</ref>
*{{NDR|Sull'allunaggio dell'[[Apollo 11]]}} Questa luna che un tempo posava quieta sopra i tetti, ora è distante trecentocinquantamila chilometri, ora è brutta, immonda, morta, e ci hanno messo il piede sopra due terrestri dai capelli tagliati corti, proprio come i marines che perdono la guerra nel Vietnam.<ref>Da ''Il convitato di vetro: Telebianciardi'', ExCogita, 2007, p. 172. ISBN 9788889727362</ref>
*Tu credi, europeo marcio, di amare il deserto, la natura, la campagna, ma poi dici "finalmente" quando ricompaiono i segni dell'odiata civiltà.<ref>Da ''Viaggio in Barberia''.</ref>
*Vedi, forse tu non sai chi fosse [[Bruno Tasso]]. Era un mio amico, faceva lo stesso mio mestiere, il traduttore, e si ammazzò poco tempo dopo l'uscita de ''La vita agra''. [...] Qualcuno dice che si ammazzò perché era alcolizzato o perché non andava d'accordo con la moglie o perché Garzanti l'aveva licenziato, ma non basta questo a spiegare le cose. La ragione vera è che faceva quel mestiere e ne era ossessionato fino al punto di decidere di farla finita. Perché, vedi, non tutti se ne rendono conto, ma tradurre è un mestiere micidiale che ti costringe ore e ore attaccato alla macchina da scrivere a cercare parole che poi tu presti ad altri. E spesso sono parole prestate a persone e a libri inutili e questo a poco a poco logora e uccide.<ref>Da un'intervista andata in onda nel programma televisivo ''Blob'', Rai 3, 31 agosto 2007; riportata in ''[https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/09/11/luciano-bianciardi-su-bruno-tasso-%C2%ABtradurre-e-un-mestiere-micidiale%C2%BB/ Luciano Bianciardi su Bruno Tasso: «Tradurre è un mestiere micidiale»]''.</ref>
*Voglia il cielo ch'io sia cattivo profeta, ma anche in questo i piemontesi prevarranno, lasciando ai napoletani solamente i maccheroni e i mandolini, e pigliandosi il resto.<ref>Da ''La battaglia soda'', cap. VIII, ne ''L'antimeridiano'', vol. I.</ref>
==''Il lavoro culturale''==
===[[Incipit]]===
Il problema delle origini ha sempre sedotto e affaticato la mente di saggi, sapienti e intellettuali: origini dell'uomo, delle specie, della società; origini del male e della disuguaglianza. Dalle origini di una città o di una religione si son calcolati gli anni, e dire "originale" significa riconoscere un merito. Insomma pare — e chissà poi per quale ragione — che alla gente importi più del passato, del remoto passato, incapace ormai di far male ad alcuno, che dell'avvenire, del prossimo avvenire, sempre, come ben sappiamo, minaccioso e incombente. Stando così le cose non c'è sa stupirsi se anche nella nostra città, piccola città, ma civile e progredita, c'erano sapienti, dotti e intellettuali che ne cercavano alacremente le origini.
===Citazioni===
*Gli etruschi? Ma gli etruschi non sono mai esistiti. Voi vi chiedete da dove sono venuti, se dal continente, o dall'Asia Minore, o dall'America; avanzate anche l'ipotesi che siano sempre stati qui. Ebbene, avete tutti ragione e tutti torto, cioè vi ponete un problema che non ha senso. Avrebbe senso chiedersi da dove sono venuti i piemontesi, o i toscani, o i milanesi? Non esistono popoli che, tutti d'accordo, un bel giorno prendono il mare (dove trovano tante navi, oltre tutto?) e se ne vanno altrove. (p. 12)
*Noi andavamo spesso a vedere crescere la nostra città, a vederla avanzare vittoriosa, dentro la campagna, contro la campagna, a conquistare altro territorio. Si muoveva, si muoveva sensibilmente, a vista d’occhio, la nostra città. (p. 14-15)
==''La vita agra''==
===[[Incipit]]===
Tutto sommato io darei ragione all'Adelung, perché se partiamo da un alto-tedesco Breite il passaggio a Braida è facile, e anche il resto: il dittongo che si contrae in una e apertissima, e poi la rotacizzazione della dentale intervocalica, che oggi grazie a cielo non è più un mistero per nessuno. La si ritrova, per esempio, nei dialetti del Middle West americano, e infatti quel soldato dell'aviazione che conobbi a Manduria mi diceva «haspero» mostrandomi il ditone della mano destra ingessato, e io non capivo; ma poi non c'è nemmeno bisogno di scomodarsi a traversare l'Oceano, perché non diceva forse «Maronna mia» quell'altro soldato, che era nato appunto a [[Nocera Inferiore]]?
===Citazioni===
*Ma per intanto il coito si è ridotto, per la stragrande maggioranza degli utenti, a pura rappresentazione mimica, a ripetizione pedissequa e meccanica di positure, gesti, atti, trabalzamenti, in vista dell'evacuazione seminale, unico fine ormai riconoscibile e legalmente esigibile. Il resto non conta, il resto è puro simbolo che serve a spingerti all'attivismo vacuo. Questo vuole la classe dirigente, questo vogliono sindaco, vescovo e padrone, questurino, sociologo e onorevole, vogliono non già una vita sessuale vissuta, ma il continuo stimolo del simbolo sessuale che induca a muoversi all'infinito. (p. 64)
*Ora, i tacchi a spillo sono stati inventati per spostare il baricentro della figura femminile, dandole così un portamento sessuato e cattivante. Allo stesso scopo in Cina scorciavano un tempo i piedi alle bambine, così da grandi avrebbero avuto il baricentro spostato, e l'andatura di cui si diceva sopra. Tutto questo vale purché l'incesso della donna sia lento e armonico. Se invece la donna vuole essere, oltre che sessuata, efficiente, e sui tacchi a spillo ci va di premura, di prescia, di fretta insomma, allora lo spostamento di baricentro provoca una scossa sgraziata che si scarica sulle gote e le fa sconciamente vibrare. (p. 106)
*Nel nostro mestiere invece occorre staccarli bene da terra, i piedi, bisogna muoversi, scarpinare, scattare e fare polvere, una nube di polvere possibilmente, e poi nascondercisi dentro. (p. 108)
*Come si può valutare un prete, un pubblicitario, un PRM? Come si fa a calcolare la quantità di fede, di desiderio di acquisto, di simpatia che costoro saranno riusciti a far sorgere? No, non abbiamo altro metro se non la capacità di ciascuno di restare a galla, e di salire più su, insomma di diventare vescovo. In altre parole, a chi scelga una professione terziaria o quartaria occorrono doti e attitudini di tipo politico. La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere. (p. 109)
*E la lotta politica, cioè la lotta per la conquista e la conservazione del potere, non è ormai più – apparenze a parte – fra stato e stato, tra fazione e fazione, ma interna allo stato, interna alla fazione. (p. 109)
*Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere. (p. 109)
*Mentre l'uomo ha sulle spalle millenni di storia faticosa e ingrata, la donna esce appena oggi dalla soggezione, fresca e riposata, carica di energia e di voglia di rifarsi contro l'oppressore maschio. (p. 110)
*Io, lo giuro, non ho paura della morte, ma l'[[agonia]] sì, mi fa paura, specialmente quando dura anni, e ti mozza il lavoro, e tu stai male, avresti bisogno di riposarti e di guarire, e invece continuano a tafanarti i padroni di casa, i letturisti della luce, Mara con la comunione e le palline del bimbo, le tasse, i rappresentanti di commercio, i datori di lavoro, i medici, i farmacisti, le cambiali, gli esattori dell'abbigliamento. L'agonia continua fino a che a tutti costoro sembri che ci sia il modo di levarti di corpo qualcosa ancora, e fino a che tu abbia la forza di continuare. Poi lasciano che tu muoia. (cap. IX, 1971, p. 166)
*È aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l'occupazione assoluta e relativa, il numero dello auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l'età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d'Italia. <br />Tutto quello che c'è di medio è aumentato, dicono contenti. e quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda.<br />A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l'un con l'altro dalla mattina alla sera. <br />io mi oppongo. (cap. X, p. 176)
*No Tacconi, ora so che non basta sganasciare la dirigenza politico-economico-social-divertentistica italiana. La rivoluzione deve cominciare in interiore homine.<br /> Occorre che la gente impari a non muoversi, a non collaborare, a non produrre, a non farsi nascere bisogni nuovi, e anzi a rinunziare a quelli che ha. (cap. X, p. 160)
*Nell'attesa che ciò avvenga, e mentre vado elaborando le linee teoriche di questo mio neocristianesimo a sfondo disattivistico e copulatorio, io debbo difendermi e sopravvivere. (p. 163)
*Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri, e accecati come sono comprerebbero anche quelli.<ref>Proposta per sfruttare la frenesia d'acquisto caratteristica dei primi supermercati, uno dei quali apre sotto la casa del protagonista.</ref> (p. 172)
*E poi mi sono accorto che andando in centro trovi sì qualche conoscenza, ma ti accorgi subito che la tua conoscenza è un fatto puramente ottico. Non trovi le persone, ma soltanto la loro immagine, il loro spettro, trovi i baccelloni, gli ultracorpi, gli ectoplasmi. (p. 194)
*Insomma se uno è costretto per nascita e malasorte a lavorare, meglio che lavori di continuo finché non muore, e se ne stia fermo sul posto di lavoro. Io non capisco tanta gente che sgobba per farsi la casa bella nella città dove lavora, e quando se l'è fatta sgobba ancora per comprarsi l'automobile e andare via dalla casa bella. Io poi l'automobile non l'avrò mai, e nemmeno la casa bella; debbo contentarmi di lavorare per restare come sono, e lavorare sempre di più, anzi, perché con il continuo aumento dei prezzi, per restare come sono occorre un guadagno ogni anno maggiore. (cap. XI, 1971, p. 215)
*Il purgatorio moderno è fatto di purghe, di iniezioni, di interventi chirurgici.
===[[Explicit]]===
Io resto lì mezzo coricato, coi pensieri sempre più nebbiosi. Mentre si guardavano soffiò la granata del bengala, e tracciò il suo arco iridescente e sbottò nel paracadute. Dev'essere così: quel plopped è uno sbottò. Ma più avanti come la metto? E' lo stesso plopped, no? Dice: the soft blob of light plopped and burst on the open page. E' quando Gragnon sta leggendo Gil Blas, lo ricordo. La morbida bolla di luce gocciò e si ruppe sulla pagina aperta. Come quella che spenge Anna prima di venire nel mio letto. E anch'io, tra poco, sbotto e goccio. Dunque quel plopped va bene così, no? Poi il sonno è già arrivato e per sei ore io non ci sono più.
== ''Aprire il fuoco'' ==
=== [[Incipit]] ===
Tutto sommato io darei ragione al povero Ponzani, ingegnere civile e avveduto, quando per questa comunità di Nesci, al posto della pietra di Finale, che diede di sé prove assai grame, scelse la quarzite di Sanfront: non soltanto essa regge meglio allo sfrido, ma anche si presta benissimo a comporre i disegni su cui io leggo i pronostici del mio diverso esilio, e difatti a forza di pronosticare ci ho consumato sopra sette paia di scarpe e lo sa dio quante altre paia ce ne consumerò su.
=== Citazioni ===
* Già lo sento, io, quel che diranno sociologi e sindacalisti fra una cinquantina d’anni. Diranno che il sesso è un bene, di cui la fruizione dovrebb’essere garantita a tutti, come il tetto, il vitto, l’automobile e tre biglietti settimanali per il cinema (seconda visione) e ciascuno deve avere i mezzi per procurarsela, ’sta maledetta fruizione, e insieme liberarsi dalla nozione medievale, che la si debba ottenere, sempre la fruizione si capisce, grazie alla malmascherata forma di carità che continua a chiamarsi, con parola desueta, amore. (cap. I, p. 9)
*Perciò io faccio soltanto le visite indispensabili al mio quotidiano campare, al mio lesso striminzito e stopposo che mastico amaramente ogni giorno. Ho la valigia piena del prodotto del mio diuturno battonaggio, carte su carte di ribaltatura, il membruto Dax, il fedele Gato Gordo, l’immonda Amparo col di lei padre ancora più immondo, el Diablo Rojo e l’intera mignotteria internazionale, a lot of whores on both sides of thè Ocean. È roba che pesa, dentro la valigia, e non soltanto per la massa delle sudate carte, ma anche perché c’è dentro l’alienazione quotidiana, la frustrazione, il passaporto per Mombello, l’abbelinamento, l’imbischerimento, la rimozione, il transfert, il crampo traslatorio, la sindrome, la nausea mediana, l'appercezione deviata, la deformazione professionale, la minchioneria altrui che m’imminchiona. Arrivo di soppiatto, mollo il malloppo, chiedo la grana. Pochi, maledetti e subito. Niente firme, sono pericolose. (cap. IV, pp. 65-66)
*Fu una festa così bella che a tutti venne la voglia di continuarla il giorno dopo, con stendardi, luminarie e applausi. Ma stavolta mancò il permesso della gendarmeria, perché il governatore Spaur aveva perso la pazienza, giurando di non volere più farsi menare per il naso con il pretesto dell’arcivescovo nuovo. E invece la gente, incaponita, il giorno dopo era di nuovo lì a gridare viva [[Papa Giovanni XXIII|papa Giovanni]], e naturalmente anche viva l’Italia. E viva [[Bergamo]], che era la città natale sia del nuovo papa che del nuovo arcivescovo, ed era anche, vivaddio, la città che aveva dato più camicie rosse, giù in Sicilia, a [[Giuseppe Garibaldi]], a cominciare dal bellissimo Francesco Nullo. (cap. VI, p. 84)
*Per quanto una guerra sia giusta, per quanto odiato il nemico, all’atto pratico ciascuno preferisce non avere morti sulla coscienza, non sapere se ha mai ucciso. (cap. XI, p. 145)
*Chi visiti l’isola di [[Manhattan]] può fare questa prova probante. Si faccia portare a Trinity Church, in tassì, tenendo gli occhi chiusi. A occhi chiusi scenda, una volta arrivato a destinazione, dallo sportello di destra, e qui, dopo aver pagato la corsa, apra finalmente gli occhi. Ammirerà questo gioiello di architettura cattolica, mediterà sulle lapidi posate fra l'erba del sagrato. Poi faccia dietrofront e soltanto allora vedrà quali siano le vere cattedrali del mondo d’oggi : sono quelle, le banche di [[Wall Street]]. (cap. XIV, p, 174)
*Adesso viene tutto il mondo, tutto il mondo in casa nostra. Notizie da [[Praga]] e notizie da Saigon, notizie da [[Roma]], mai, mai, mai una volta che, neanche di sfuggita, si accenni ai fatti [[Milano|milanesi]] del cinquantanove. Nella capitale morale tutto Va bene, il governo absburgico governa felicemente, cresce la produzione, i sudditi marciano inquadrati e coperti, non sono mai stati tanto bene, dicono. Un incremento annuo di quasi il sei per cento, figurarsi. E chi si lamenta più? Guardateli quanto sono belli, come saltabeccano dietro ai formaggini, come sorridono davanti ai dentifrici, come non fanno una piega, anche dopo ore di guida o dopo un lancio col paracadute. (cap. XV, p. 189)
=== [[Explicit]] ===
Ora sapete tutto. Sapete come si può ridurre un uomo costretto dall’oppressore all’esilio. Io guardo ancora dal finestrone, giù verso il gabellino, ma c'è più speranza che il segno mi venga? Una cosa è sicura, e io voglio che lo sappiano, tutti gli Staatsanwalt degli Absburgo. Il Piat che distrusse i loro carri e i loro cannoni l’ho lasciato al deposito. Ma il vecchio Mauser che mi fu compagno nelle cinque giornate l’ho con me, nascosto. Se mandano qua un altro loro aguzzino, io sono pronto ad aprire il fuoco.
== ''Antistoria del Risorgimento. Daghela avanti un passo!'' ==
=== [[Incipit]] ===
Anno nuovo vita nuova, si ripete ogni volta, e questo ormai è diventato un modo di dire, a cui si dà poca o nessuna importanza. Eppure quella volta i milanesi furono di parola. Tutti d'accordo: a Capodanno del Quarantotto si ripromisero di non fumare più. Basta coi sigari, basta con le pipe, basta con il macubino da annusare. Le sigarette a quei tempi non erano ancora state inventate: dovevano passare cinque anni, e scoppiare una guerra in Crimea perché nascesse l'abitudine «moderna» di avvolgere il tabacco nella carta.
=== Citazioni ===
* [[Roma]], sosteneva [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]], la si poteva difendere meglio portando la guerriglia nelle campagne, dove c'era modo di manovrare e insieme di vettovagliarsi e di fare insorgere contado e villaggi. E quando Roma, alla fine di quel giugno, dovette capitolare, il solo a non arrendersi fu proprio lui: con quattromila uomini al suo diretto comando, uscì dalla città, deciso a continuare la lotta: «Ovunque noi saremo, sarà Roma». (cap. 3, p. 64)
*Chi visiti minutamente il nostro paese, guardando le lapidi apposte sui muri, avrà la sensazione – e qualcuno lo ha anche detto – che questo [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] sia stato dappertutto, abbia soggiornato in ogni villaggio d’Italia. Ebbene, questo è vero: Garibaldi fu dappertutto, e in ogni luogo lasciò di sé un ricordo animatore. Il giorno della riscossa, saranno in molti ad accorrere dietro le sue bandiere, proprio perché avevano avuto modo, in quell'infausto '49, di conoscerlo e di amarlo. (cap. 4, p. 71)
*[[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]], all’annuncio dell’armistizio {{NDR|di Villafranca}}, perse le staffe e disse al re {{NDR|[[Vittorio Emanuele II]]}} che bisognava continuare la guerra da soli. Per fortuna il re ebbe il buon senso di negare, e il diabolico conte diede le dimissioni. Frattanto [[Napoleone III di Francia|Napoleone III]] se ne tornava a casa sua. Ma lasciava in Italia duemila morti. I loro nomi sono scritti, dal primo all’ultimo, sul piedistallo del monumento che all’imperatore eressero i milanesi. Li possiamo leggere ancora, al parco: quattro generali, una decina di colonnelli, una trentina di altri ufficiali, centinaia di umili soldati. Non tutti si chiamano, di nome, Jean, o Pierre, o Auguste. No, ce ne sono di quelli, e non pochi, che si chiamano Alì, Mohammed, Gamal. Tutti nati in [[Algeria]]: costituivano i reparti di prima schiera, e venivano chiamati ''zuavi''. È bene rammentarselo: all’unità d’Italia hanno contribuito anche loro. (cap. 6, p. 91)
*{{NDR|I soldati borbonici dopo la battaglia di Calatafimi}} Ebbero la malaugurata idea di passare per Partinico, un paese, allora e ancor oggi, dove la vita d’un uomo costa abbastanza poco. I partinicotti avevano preparato un’imboscata in piena regola (a questo tipo di guerra erano abituati) e trucidarono una quarantina di cacciatori. La reazione dei superstiti fu violentissima e crudele, sulle donne e sulle case. Quando [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] entrò in paese, trovò uno spettacolo atroce: incendi, cadaveri fatti a pezzi, bruciati. «Sarebbe stato meglio», scrive [[Giuseppe Cesare Abba]], «rompersi il petto, ma varcare la montagna, scansare Partinico». Garibaldi non volle vedere, si tirò il cappello sugli occhi e spronò il cavallo. Meglio scordare questo spettacolo tremendo, e marciare avanti. Verso [[Palermo]]! (cap. 8, p. 110)
*Fu un gesto eroico, e non inutile, il sacrificio di [[Pilade Bronzetti]], che con duecentocinquanta uomini appena tenne gli avamposti di Castel Morrone per più di quattro ore, dando modo a [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] di rafforzare la linea in quel punto. (cap. 12, p. 143)
=== [[Explicit]] ===
Occupata [[Roma]], il [[Risorgimento]] finiva. E gli italiani cominciavano a innalzare monumenti ai «padri della Patria», che uno alla volta abbandonavano questa nostra penisola tribolata e «miracolata». [...] A ciascuno il suo bel monumento, tutti ben alti sul loro piedistallo, da non poterli toccare con le nostre mani. E sarà fin troppo facile far credere che il Risorgimento sia stato possibile grazie all’opera concorde di questi uomini, e grazie allo «stellone» d’Italia. La verità, come abbiamo visto, è un’altra. La verità è che fra questi uomini spesso non vi fu concordia, ma avversione e odio, discrepanza e irresolutezza. La verità è che il Risorgimento fece l’Italia quale poi ce la siam trovata noi italiani, lacerata e divisa. Divisa fra italiani ricchi e italiani poveri. Fra italiani del Nord e italiani del Sud. Fra italiani dotti e italiani analfabeti. Tutte divisioni che oggi noialtri italiani, faticosamente, penosamente, stiamo cercando di colmare. Ma per far questo dobbiamo sapere la verità su come l’Italia fu fatta. Dobbiamo insomma studiare sul serio la storia di quel «miracolo» che fu il nostro Risorgimento.
== ''La battaglia soda'' ==
=== [[incipit]] ===
L’ultima volta che parlai con il gran vecchio fu il primo novembre del sessanta, davanti alle mura di Capua assediata. Oramai i generaloni piemontesi avevano deciso di bombardare, e difatti le batterie stavano già pronte in postazione, dietro i gabbioni di graticcio interrati, con le piramidi delle palle ben ravversate e le cataste delle cariche e gli artiglieri in pieno assetto, con le loro borse e gli alti cheppì dal pennacchietto di crine e gli scovoloni impugnati, quasi volessero impressionarci con tanta ostentazione d'ordine e di perizia. E noi li stavamo a guardare, senza che tuttavia si barattasse una parola.
=== Citazioni ===
* Io me ne vado, avea detto [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] dandoci il suo mesto addio, e presto ce ne saremmo andati anche tutti noi. Si sentiva oramai nell'aria che per noi non c'era più posto, che le gloriose camicie rosse avrebbero dovuto cedere ogni cosa ai cappotti turchini e alle tuniche cariche d'argento dei generaloni piemontesi. Come limoni spremuti, ebbe ad aggiungere Garibaldi in un empito di amarezza, ci buttavano via. (p. 11)
* {{NDR|I generali piemontesi}} Non vollero capacitarsi di come gli sbarcati crescessero di quattro rispetto agli imbarcati in Talamone, né vollero star a sentire le mie ragioni quando spiegai loro che da Orbetello s'erano aggiunti alla nostra brigata quattro volenterosi, che furono per la storia Giuseppe Fineschi, Antonio Raveggi, Valeriano Devitte e Angiolo Velasco. Costoro, per la caparbietà dei piemontesi, non figurarono mai nell'elenco dei [[Spedizione dei Mille|Mille]], e persino Desiderato Petri, che vidi io coi miei occhi cadere da prode a Calatafimi, primo morto della gloriosa spedizione, non entrò mai in quel novero perché era giunto in Marsala come cameriere a bordo del Piemonte e non figurava fra i combattenti. (P. 38)
== [[Incipit]] di ''Natale con il miele'' ==
Un giorno, inquadrati per tre e con le scarpe lucide, come se fosse un normale servizio, una corvée, ci portarono al castello di Oria.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
== Citazioni su Luciano Bianciardi ==
* Bianciardi sta tutto nel suo sguardo replicato in ogni scatto fotografico che gli è stato fatto. Uno sguardo come in allerta, spaventato non si sa bene da cosa. ([[Gaia Manzini]])
* Rileggere Bianciardi ora ha un sapore profetico. Con ''L'integrazione'' e ''La vita agra'' ha saputo mostrare l'anelito di futuro di questa città, qualcosa che [[Milano]] ha nel dna; ne ha svelato l'incessante tensione verso l'alto e il limite di questa tensione che pe procedere si dimentica del passato e si innalza nella notte come le Torri di Kiefer. Con qualcosa di bellissimo e decadente al tempo stesso. ([[Gaia Manzini]])
* Un fratello nato prima, che ha trovato le parole, l'umore e l'umorismo per dirlo. Per chi scrive di sport, di umanità, di strade storte, per chi ama i dannati, anche non belli. Luciano Bianciardi. Uno che guardava dal basso e interpretava dall'alto. Il bavero rialzato del cap-potto. Soprattutto quello nella famosa foto sulla panchina. Come [[Albert Camus]], [[Hugo Pratt]], [[Lino Ventura]], [[Marlon Brando]], [[Jean Gabin]]. Quasi che nelle loro esistenze soffiasse sempre vento contro. Anche ai giardinetti di Milano. Lui che traduceva gli americani scossi: [[Jack London]], i ''Tropici'' di [[Henry Miller]] e ''L'inverno del nostro scontento'' di [[John Steinbeck]], ma forse avrebbe potuto allargare anche alle altre stagioni. E chissà come avrebbe mandato a quel paese i raffinati della letteratura sportiva, quelli del ''clean sheat'', ''step on foot'', ''silent check'', ''toilet-break''. Per non parlare dello ''story-telling''. ([[Emanuela Audisio]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Luciano Bianciardi, ''La vita agra'', Bompiani, Tascabili, 1962. ISBN 9788845249112.
*Luciano Bianciardi, ''Aprire il fuoco'', Rizzoli, 1969.
*Luciano Bianciardi, ''Il lavoro culturale'', Feltrinelli, Universale economica, 2007². ISBN 9788807814617.
*Luciano Bianciardi, ''L'antimeridiano. Opere complete'', a cura di Luciana Bianciardi, Massimo Coppola, Alberto Piccinini, Isbn Edizioni, 2005.
*Luciano Bianciardi, ''L'integrazione'', Bompiani, 1960.
*Luciano Bianciardi, ''Viaggio in Barberia'', EDT, 2003.
*Luciano Bianciardi, ''Antistoria del Risorgimento. Daghela avanti un passo!'', Edizioni minimun fax, Roma, 2018, ed.digitale. ISBN 9788833890005.
*Luciano Bianciardi, ''La battaglia soda'', Rizzoli, 1964.
==Voci correlate==
*''[[Il merlo maschio]]'', film 1971
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Aprire il fuoco|''Aprire il fuoco''|}}
{{Pedia|Daghela avanti un passo!|''Daghela avanti un passo!''|}}
{{Pedia|Da Quarto a Torino|''Da Quarto a Torino''|}}
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{{DEFAULTSORT:Bianciardi, Luciano}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Tarzan (film 1999)
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{{Film
|titoloitaliano= Tarzan
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|titolooriginale= Tarzan
|paese= USA
|anno= 1999
|genere= animazione
|regista= [[Chris Buck]], [[Kevin Lima]]
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|sceneggiatore= [[Tab Murphy]]
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*[[Tony Goldwyn]]: Tarzan
*[[Minnie Driver]]: Jane Porter
*[[Rosie O'Donnell]]: Terk
*[[Glenn Close]]: Kala
*[[Brian Blessed]]: Clayton
*[[Lance Henriksen]]: Kerchak
*[[Wayne Knight]]: Tantor
*[[Nigel Hawthorne]]: Professor Archimedes Q. Porter
*[[Alex D. Linz]]: Tarzan (bambino)
*[[Taylor Dempsey]]: Tantor (cucciolo)
|doppiatoriitaliani=
*[[Massimo Rossi (doppiatore)|Massimo Rossi]]: Tarzan
*[[Francesca Fiorentini]]: Jane Porter
*[[Ilaria Stagni]]: Terk
*[[Sonia Scotti]]: Kala
*[[Stefano De Sando]]: Clayton
*[[Ennio Coltorti]]: Kerchak
*[[Roberto Stocchi]]: Tantor
*[[Ettore Conti]]: Professor Archimedes Q. Porter
*[[Alessio Ward]]: Tarzan (bambino)
*[[Edoardo Natale]]: Tantor (cucciolo)
|note=
'''Musiche''': [[Phil Collins]] e [[Mark Mancina]]
*'''[[:Categoria:Film premi Oscar|Premio Oscar]] 2000''':
**Migliore canzone (''You'll Be in My Heart'')
}}
'''''Tarzan''''', film d'animazione statunitense del 1999, regia di [[Chris Buck]] e [[Kevin Lima]].
==Frasi==
*Perché non mi hai detto che ci sono creature uguali a me? ('''Tarzan''' a Kala)
*Sono stata salvata da un selvaggio volante con un perizoma. ('''Jane''')
*{{NDR|Osservando degli oggetti nel campo base di Jane}} Quali bestie primitive sono responsabili di questo macello? ('''Terk''')
*Ti avevo chiesto di proteggere la famiglia, e tu ci hai traditi tutti. ('''Kerchak''' a Tarzan)
*Oh, quelle magnifiche creature, tremanti nelle gabbie... Dove andrà a finire questo mondo?! {{NDR|colpisce un muro col gomito, ma la nave si inclina mentre Tantor se ne sta arrampicando}} Oh, per Giove! Non conosco la mia forza! ('''Professor Archimedes Q. Porter''')
*A volte mi metti in imbarazzo. ('''Tantor''' a Terk, dopo aver salvato Tarzan)
*{{NDR|Di fronte a un Kerchak immobilizzato}} Aah... mi ricordo di te! {{NDR|Gli mira addosso col suo fucile}} Credo che questo starà meglio imbalsamato. ('''Clayton''')
*Ci nascondiamo, eh?! Bene! [...] Raccolgo la sfida! Perché dopo essermi liberato di te, radunare la tua famigliola di scimmie sarà un gioco da ragazzi! ('''Clayton''' a Tarzan)
*{{NDR|[[Ultime parole dai film d'animazione Disney|Ultime parole]] rivolto a Tarzan}} Coraggio, sparami! {{NDR|ridacchia}} Sii uomo! ('''Clayton''')
*Capitano, dite loro che non ci avete trovati, eh? Dopotutto la gente si perde nella [[giungla]] tutti i giorni! Eh? Ossequi. {{NDR|E si tuffa in acqua dalla scialuppa}} ('''Professor Archimedes Q. Porter''' alla fine del film)
==Dialoghi==
*'''Kerchak''' {{NDR|riferendosi a Tarzan bambino}}: Era solo? <br /> '''Kala''': Sì. Sabor ha ucciso la sua famiglia. <br /> '''Kerchak''': Sei sicura? <br /> '''Kala''': Sì. Non c'è nessun altro. <br /> '''Kerchak''': ... Allora puoi tenerlo. <br /> '''Kala''': Oh, Kerchak, so che sarà un bravo figlio... <br /> '''Kerchak''': Ho detto che può restare; questo non fa di lui mio figlio.
*'''Kerchak''' {{NDR|dopo che gli elefanti hanno devastato il territorio dei gorilla}}: Cosa è successo?! <br /> '''Tarzan bambino''': ... È stata colpa mia, Kerchak. Sta-stavamo giocando e... be', mi... mi dispiace, Kerchak... <br /> '''Kerchak''': Stavi per uccidere qualcuno! <br /> '''Tarzan bambino''': Ma è stato un incidente. <br /> '''Kala''': È solo un cucciolo. <br /> '''Kerchak''': Non è una scusa, Kala! Non continuare a difenderlo! <br /> '''Kala''': Imparerà... <br /> '''Kerchak''': Non imparerà! Non si impara ad essere uno di noi! <br /> '''Kala''': Perché non gli dai mai una possibilità? <br /> '''Kerchak''': Una possibilità? Kala, guardalo! Non sarà mai uno di noi!<br /> '''Kala''': Kerchak! {{NDR|Tarzan corre via affranto}}
*{{NDR|Quella notte, Tarzan guarda il suo riflesso nell'acqua, e rendendosi conto di essere molto diverso dai gorilla, lo colpisce con un pugno, facendogli finire nell'occhio del fango, che cade poi nell'acqua e la sporca. Tarzan si ricopre tutto di fango, poi Kala appare dietro di lui}} <br />'''Kala''': Tarzan, che cosa fai? <br /> '''Tarzan bambino''': Perché sono così diverso? {{NDR|dai gorilla}} <br />'''Kala''': Perché sei ricoperto di fango, per questo. {{NDR|inizia a pulire Tarzan}} <br /> '''Tarzan bambino''': No! Kerchak dice che non appartengo alla- {{NDR|viene interrotto da Kala, che gli toglie il fango dalla faccia}} dice che non appartengo alla famiglia! <br /> '''Kala''': Non badare a quello che dice. {{NDR|cerca di togliere del fango dal naso di Tarzan, ma lui si dimena}} Sta fermo. <br /> '''Tarzan bambino''': No, ma- ma- {{NDR|si allontana e sbotta}} Guardami! <br /> '''Kala''': Ti guardo, Tarzan. E sai cosa vedo? {{NDR|mentre toglie il resto del fango dal naso e gli occhi di Tarzan}} Vedo due occhi come i miei. E un naso, da qualche parte... Ah, eccolo! Due orecchie... e poi, cos'altro? <br /> '''Tarzan bambino''': Due mani? <br /> '''Kala''': Proprio così. {{NDR|Tarzan confronta le mani con le sue, e nota grandi differenze}} <br /> '''Kala''' {{NDR|appoggia la mano di Tarzan sul suo petto}}: Chiudi gli occhi. Dimentica quello che vedi. Che cosa senti? <br /> '''Tarzan bambino''': Il mio cuore. <br /> '''Kala''': Vieni qui. {{NDR|Tarzan appoggia la testa e un braccio sul petto della madre adottiva}}<br /> '''Tarzan bambino''': Il tuo cuore. <br /> '''Kala''': Visto? Siamo identici. {{NDR|abbraccia Tarzan}} Kerchak non riesce a vederlo. <br /> '''Tarzan bambino''': Gliela farò vedere io. Sarò la migliore scimmia che c'è! <br /> '''Kala''': Ci scommetto.
*{{NDR|Tarzan stava per fare uno scherzo a Kala da dietro ma lei se ne accorge}}<br /> '''Kala''': Non ci pensare nemmeno. <br /> '''Tarzan''': Come sapevi che ero io? <br /> '''Kala''': Sono tua madre, so sempre tutto. Dove sei stato? <br /> '''Tarzan''': Mmh, credevo che sapessi sempre tutto... {{NDR|Terk gli salta addosso e i due cominciano a fare la lotta}}
*'''Tantor''': Sai, è da un po' che ci penso. Magari Tarzan potrebbe essere una sottospecie di elefante. <br /> '''Terk''': Ma che sei matto?! Un elefante?! {{NDR|Sabor osserva dai cespugli}} <br /> '''Tantor''': Stammi a sentire, rifletti. A lui piacciono le noccioline, a me piacciono le noccioline. <br /> '''Terk''': Non ti somiglia per niente! {{NDR|Sabor salta via dal suo nascondiglio e attacca Tarzan}}
*{{NDR|Tarzan vuole che Terk e Tantor tengano lontano Kerchak mentre mostra i gorilla a Jane e gli altri}} <br />'''Terk''': Certo che è una faccia tosta! Ci molla come una giraffa appena nata- plaffete! E poi rispunta, e si aspetta che noi- {{NDR|Tarzan atterra davanti a lei}} <br /> '''Tarzan''': Terk, te lo chiedo come amico. <br /> '''Terk''' {{NDR|borbotta, stizzita dalla richiesta}}: Con quella faccia, quegli occhi... {{NDR|Tarzan le sta facendo gli occhi dolci}} Oh! E va bene! Però non farmi fare niente di imbarazzante! {{NDR|la scena si sposta, mostrando una furiosa Terk uscire dai cespugli con il rossetto e vestita con gli abiti di Jane}} Io quello lo uccido!!! {{NDR|riferita a Tarzan, che gliel'aveva fatto fare}}
*'''Tarzan''': Dovunque io vada, tu sarai sempre mia madre. <br /> '''Kala''': E tu sarai sempre nel mio cuore. Addio Tarzan.
*'''Clayton''' {{NDR|sparando un colpo di fucile}}: Che succede qui?! <br /> '''Tarzan''': Clayton! Clayton, aiuto! <br />'''Clayton''' {{NDR|facendo lo gnorri}}: Ci conosciamo? Ah, sì, l'"Uomo-Scimmia"! <br /> '''Tarzan''' {{NDR|furioso}}: Clayton, sei... Sei... {{NDR|Clayton lo colpisce nello stomaco con la canna del fucile}} <br />'''Clayton''': Perdona questo scortese benvenuto, vecchio mio, ma non posso lasciarti fare una scenata quando metteremo i tuoi pelosi amici {{NDR|i gorilla}} nelle loro gabbie. <br /> '''Tarzan''': Perchè?! <br />'''Clayton''': Perché? Per trecento sterline d'oro a testa! In effetti, grazie per il tuo aiuto, vecchio mio. Non ci sarei mai riuscito senza di te. {{NDR|ai suoi scagnozzi}} Rinchiudetelo giù con gli altri. {{NDR|Tarzan lancia un urlo di rabbia e disperazione, attirando l'attenzione di Tantor e Terk}}
*'''Kerchak''': Tarzan. <br /> '''Tarzan''': Kerchak, perdonami! <br /> '''Kerchak''': No. Tu perdona me per non aver capito che sei sempre stato uno di noi. Ora la nostra famiglia si affiderà a te. <br /> '''Tarzan''': No, Kerchak! <br /> '''Kerchak''' {{NDR|[[Ultime parole dai film d'animazione Disney|ultime parole]]}}: Proteggili, figlio mio. Abbi cura di loro.
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=''Tarzan''}}
{{Disney}}
[[Categoria:Film premi Oscar]]
[[Categoria:Classici Disney]]
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Loretta Napoleoni
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wikitext
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'''Loretta Napoleoni''' (1955 – vivente), economista e saggista italiana.
==Citazioni di Loretta Napoleoni==
{{cronologico}}
*Se le [[ideologie]] sono morte, non vuol dire che anche l'elettorato sia spirato.<ref>Da ''Troppi ricchi per Brown'', ''Internazionale'', n. 715, 19 ottobre 2007, p. 19.</ref>
*Il modo migliore per ricordare ed onorare la vita dell'ultimo grande eroe del XX secolo è prenderlo da esempio. Mandela come Ghandi prima di lui e Martin Luther King hanno combattuto battaglie reputate ai tempi impossibili, e lo hanno fatto sfidando la visione del mondo tradizionale espressa dall'opinione pubblica, in nome dell'eguaglianza tra gli uomini.<ref name="mandela">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/07/nelson-mandela-e-la-lotta-alla-moderna-apartheid-economica/804316/ ''Nelson Mandela e la lotta alla moderna apartheid economica''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 7 dicembre 2013.</ref>
*Oggi ci sembra assurdo che un regime come quello dell'[[apartheid]] sia mai esistito, che bianchi e neri vivessero segregati, che indiani, bianchi o neri non potessero sposarsi e vivere gli uni accanto agli altri. Come ci sembra assurda l'idea che negli Stati Uniti ci fossero fontanelle separate per i bianchi ed i neri e che gli inglesi fossero i proprietari dell'India, ma era così.<ref name="mandela"/>
*L'[[apartheid]] moderno è questo: la discriminazione basata sul censo, tacita ma tanto efficace quanto quella antica che poggiava su leggi razziali specifiche. La ricchezza è la barriera che impedisce ad un gruppo di persone di godere dei privilegi di un altro. Difficile da abbattere perché in fondo questa discriminazione non solo è sempre esistita ma in un certo senso è sempre stata accettata da tutti, come se fosse naturale che chi nasceva ricco avesse davanti a sé una vita con maggiori opportunità di chi invece veniva al mondo povero.<ref name="mandela"/>
*La disintegrazione del Medio Oriente assomiglia a quella del blocco Sovietico, è frutto dello scontro tra due forze interne una centripeta ed una centrifuga. L'implosione è inevitabile, si tratta solo di una questione di tempo. La prima responsabilità di quanto sta accadendo è dei governi e delle popolazioni locali, come il fiasco sovietico fu frutto degli errori commessi al suo interno. Allora come oggi il ruolo dell'occidente fu minore di quanto si crede.<ref name="noninviarearmi">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/24/medio-oriente-la-soluzione-non-e-inviare-altre-armi/1097545/ ''Medio Oriente, la soluzione non è inviare altre armi''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 24 agosto 2014.</ref>
*La rivoluzione siriana sin dall'inizio è stata caratterizzata da settarismo etnico, religioso e politico. Nel marasma dei vari gruppi si sono inseriti gli sponsor arabi che hanno creato le loro milizie. In questa nuova guerra per procura moderna (la prima è stata quella dei Balcani) chiunque aveva soldi da spendere si è fatto avanti, ma il problema centrale resta la cultura di servilismo dei rivoltosi locali, non solo in Siria ma in tutto il Medio Oriente: senza le armi e i soldi degli sponsor non succede nulla. A questa si aggiunge la corruzione delle forze armate e della polizia che per anni hanno agito da mercanti d'armi per i vari sponsor.<ref name="noninviarearmi"/>
*L'insurrezione yemenita vede in prima fila, gli Houthi, un gruppo armato sciita che negli ultimi mesi ha conquistato il potere. Lo scorso settembre gli Houthi, che appartengono alla setta sciita Zaydi e sono originari del nord del paese, sono entrati a Sana, la capitale e l'hanno conquistata.<ref name="yemenaltraguerra">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/15/yemen-unaltra-guerra-per-procura-con-scenari-apocalittici/1425732/ ''Yemen, un'altra guerra per procura con scenari apocalittici''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 15 febbraio 2015.</ref>
*La capitale Sana è ormai sull'orlo dell'anarchia, le manifestazioni di piazza sono giornaliere e spesso degenerano in scontri violenti. Esplosiva è anche la situazione nelle campagne dove l'impoverimento della popolazione è tangibile. Particolarmente calde sono le zone a sud del paese, dove la popolazione è a maggioranza sunnita. Qui si verificano gli scontri più violenti e qui la frequenza degli attacchi terroristici è massima.<ref name="yemenaltraguerra"/>
*Il vero pericolo è che lo Yemen segua il triste destino della Siria senza che nessuno sia in grado di impedirlo, esattamente come è avvenuto in Siria. Le conseguenze sarebbero disastrose per la stabilità dell'intera regione dove i focolai di guerra civile sono già molti e dove lo Stato Islamico si presenta come la migliore soluzione politica per i sunniti.<ref name="yemenaltraguerra"/>
*Oggi a differenza del 1979 il Medio Oriente è in fiamme e fa comodo avere un gruppo come l'Isis a portata di mano per reprimere gli sciiti, e se questo porta ad una guerra di sterminio che ben venga. In fondo l'Isis è stato inizialmente finanziato per questo motivo, per distruggere la dinastia Allawita in Siria e da lì continuare il lavoro di pulizia etnica-religiosa nel resto della regione.<ref name="isisdristugge">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/tunisia-lione-kuwait-lisis-vuole-distruggere-i-timidi-risultati-della-primavera-araba/1822038/ ''L'Isis vuole distruggere i timidi risultati della primavera araba''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 28 giugno 2015.</ref>
*L'unico modo per affrontare la carneficina in atto nel Medio Oriente e fermare gli attacchi terroristi sporadici in Occidente è smettere di giocare ai buoni ed ai cattivi e mettersi nei panni della popolazione musulmana, non solo quella che anela un cambiamento democratico ma anche quella che difende con le unghie ed i denti privilegi feudali che noi occidentali gli abbiamo regalato. Il che equivale ad essere "politically incorrect". Vediamo se qualcuno ha il coraggio di farlo!<ref name="isisdristugge"/>
*In Yemen come in Iraq, il paese è diviso tra forze sciite e sunnite. Dalla fine della primavera, in Yemen ci sono due capitali, Sanaa e Aden, in mano a fazioni diverse. Ormai è anche chiaro che le forze pro-saudite sono impantanate in una guerra di lungo periodo. I colloqui di pace che si sono tenuti in Svizzera a dicembre non hanno prodotto buoni risultati ed è molto probabile che quando verranno ripresi a gennaio non si riesca ad arrivare ad un accordo.<ref name="yemenseguesiria">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/27/yemen-il-paese-che-rischia-il-destino-della-siria/2333524/ ''Yemen, il Paese che rischia il destino della Siria''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 27 dicembre 2015.</ref>
*La guerra civile e per procura yemenita è solo uno degli aspetti anacronistici di un Medio Oriente in fiamme a causa dello scontro di due super potenze islamiche oggi entrambe alleate di quelle occidentali.<ref name="yemenseguesiria"/>
*L'Isis non ha fatto ancora la sua comparsa in Yemen quale forza politica di rilievo, è possibile che ciò avvenga nel 2016, in fondo questa nazione sembra destinata condividere l'amaro fato della Siria.<ref name="yemenseguesiria"/>
*Anche se Saddam non fosse stato impiccato, la situazione non sarebbe migliore di quella attuale.<ref name="iraqcaos">Citato in [http://it.euronews.com/2016/12/30/iraq-sempre-nal-caos-10-anni-fa-la-morte-di-saddam-hussein ''Iraq sempre nal caos. 10 anni fa la morte di Saddam Hussein''], ''Euronews.com'', 30 dicembre 2016.</ref>
*Moltissima gente guarda con nostalgia alla stabilità nel Paese durante il regime di Saddam Hussein, specie se si fanno paragoni con il caos odierno. Questo certo non vuol dire che l'Iraq non potrà mai aver un governo migliore o che il Paese è destinato ad essere una democrazia fallita.<ref name="iraqcaos"/>
*La bandiera nera dello Stato islamico non sventola più sulle città del Califfato e infatti il numero di roccaforti ancora nelle mani dell'Isis è pressoché nullo: persino la Capitale, Raqqa, è sotto attacco. Non possiamo più parlare di un progetto nazionalista perché l'idea di costruire un nuovo Stato, la versione moderna del vecchio Califfato, sta sfumando e con lei anche il messaggio propagandistico dell'Isis che tanta presa ha avuto sui giovani musulmani. Una vittoria? No, un passo in avanti, siamo ancora lontanissimi dalla risoluzione del problema e ancora più lontani dal neutralizzare la minaccia dell'Isis a casa nostra.<ref name="lottaarmata">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/26/lisis-abbandona-lidea-del-califfato-la-nuova-narrativa-e-la-classica-lotta-armata/3475762/ ''L'Isis abbandona l'idea del Califfato: la nuova narrativa è la classica lotta armata''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 26 maggio 2017.</ref>
*La nuova narrativa, quella che da quasi due anni è stata abbracciata dall'Isis e dai suoi seguaci è la classica lotta armata. Ribaltando completamente la propaganda, il Califfo non incoraggia più i suoi seguaci a entrare nelle file dei combattenti in Siria o Iraq, ma al contrario, suggerisce loro di rimanere a casa e fare quello che possono.<ref name="lottaarmata"/>
*Più che radicalizzare i potenziali attentatori si cerca di stimolarli a liberare sentimenti negativi quali rabbia e odio nei confronti della società in cui vivono. Se analizziamo le vite degli attentatori occidentali ci accorgiamo che hanno avuto problemi con la legge, molti sono dei disadattati, alcuni sono convertiti e pochi sono giovanissimi. Altro elemento importante non esiste tra di loro uno spirito di corpo, vivono e agiscono da soli. Da qui la terminologia "lupo solitario".<ref name="lottaarmata"/>
*L'[[Iran]] è un paese giovane, con una forza lavoro che cresce del 2,5% all'anno, che necessita circa tre milioni di nuovi posti lavoro entro il 2020. Ma non basta, i giovani iraniani vogliono connettersi con il mondo esterno e far parte della comunità globale, sono stufi della propaganda islamica.<ref>Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/07/iran-il-pericolo-non-e-una-nuova-rivoluzione-ma-unaltra-sanguinosa-repressione-dei-giovani/4078176/ ''Iran, il pericolo non è una nuova rivoluzione. Ma un’altra sanguinosa repressione dei giovani''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 7 gennaio 2018.</ref>
*{{NDR|Sugli [[incendi in Amazzonia del 2019]]}} La foresta dell'Amazzonia brucia ad un ritmo sostenuto, mai visto fino ad oggi, ed invece di correre ai ripari per salvare i polmoni del pianeta i populisti di turno si scambiano insulti su Twitter. Il presidente brasiliano, [[Jair Bolsonaro]], ha addirittura accusato gli ambientalisti di aver appiccato i fuochi. Naturalmente tutti sanno che è lui, de facto, il responsabile dell'aumento degli incendi dal momento che ha abbassato le multe per i contadini che li accendono al fine di usare la terra per l'agricoltura o il pascolo delle mandrie. Bolsonaro, va detto, non crede nei cambiamenti climatici, che ha spesso descritto come una frottola. Ed, ahimè, non è l'unico che lo pensa ed in un certo senso questo spiega perché a livello internazionale si faccia poco o nulla per mettere fine a questa catastrofe ambientale. Balliamo sul ''Titanic'', ignorando ciò che abbiamo davanti?<ref>Da [http://www.caffe.ch/stories/numeri/63703_i_roghi_che_bruciano_le_idee_di_bolsonaro/ ''I roghi che bruciano le idee di Bolsonaro''], ''Caffe.ch'', 1 settembre 2019.</ref>
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Una rapida vittoria dell’occidente utilizzando le sanzioni economiche sembra improbabile per una serie di fattori: in primo luogo, Putin ha isolato la Russia dall’occidente sin dall’invasione della Crimea nel 2014. In secondo luogo, l’autosufficienza è stata accompagnata da un tentativo di diversificazione, con un deliberato perno politico nei confronti della Cina. In terzo luogo, la Russia ha utilizzato il denaro ricevuto dalle sue esportazioni di petrolio e gas per costruire sostanziali difese finanziarie. Infine, Mosca ha immense riserve in valuta estera e, per gli standard internazionali, ha livelli estremamente bassi di debito nazionale. Mentre la pandemia ha fatto salire il rapporto debito nazionale/Pil del Regno Unito al di sopra del 100 per cento, in Russia è oggi inferiore al 20 per cento. Putin si è preparato alla guerra, ha impiegato anni per farlo, e noi?<ref>Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/25/la-fortezza-russia-e-pronta-da-anni-a-neutralizzare-leffetto-delle-sanzioni-debito-bassissimo-autosufficienza-e-gigantesche-riserve-in-valuta-estera/6507147/ ''La “Fortezza Russia” è pronta a limitare l’impatto delle sanzioni. Debito bassissimo, autosufficienza e gigantesche riserve di valuta''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 25 febbraio 2022</ref>
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/08/afghanistan-un-paese-fondato-sulloppio-e-i-talebani-sono-i-primi-a-guadagnarci/2705671/ ''Afghanistan, un paese fondato sull’oppio. E i talebani sono i primi a guadagnarci'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 8 maggio 2016}}
*Mentre negli anni Novanta, quando i [[Talebani]] erano al potere, la produzione di oppio era poco tollerata dal regime di Kandahar, durante gli anni della missione Nato, e cioè dal 2002 al 2014 questa è cresciuta. Nel 2014, quando la Nato ha lasciato l’Afghanistan, secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite il raccolto di oppio è stato da record. L’Afghanistan ha prodotto il 90 per cento del fabbisogno di “oppiacei illeciti al mondo”. Si tratta ormai di un’industria che è diventata la fonte primaria delle esportazioni del paese, nel 2014 contribuiva per il 13 per cento al Pil nazionale.
*Tutta l’economia del paese dipende dalla produzione di oppio ed anche i poteri forti: polizia, governo e Talebani, dipendono da questa industria sfruttandone tutti i livelli, dal contadino fino al contrabbandiere. Talebani e poliziotti riscuotono pedaggi ai posti di blocco per attraversare i territori e le regioni da loro controllati.
*A 15 anni dall’invasione dell’Afghanistan [...] non possiamo che fare un bilancio negativo dell’intervento militare in questo paese. Difficile formulare un’alternativa politica che migliori la situazione, una strategia che metta fine alla dipendenza economica dell’Afghanistan dagli oppiacei illegali. Forse andrebbe rispolverata una vecchia proposta che suggeriva di acquistare tutta la produzione di oppio per l’industria farmaceutica mondiale, che guarda caso è costantemente a corto di questo tipo di prodotti.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/23/guerra-in-iraq-mosul-sara-ripresa-ma-piu-di-un-milione-di-civili-cercheranno-rifugio/3115629/ ''Guerra in Iraq: Mosul sarà ripresa, ma più di un milione di civili cercheranno rifugio'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 23 ottobre 2016}}
*Secondo le Nazioni Unite circa 700mila persone avranno bisogno di aiuti e assistenza immediati: abitazioni, cibo, acqua, per sopravvivere una volta lasciata la città. Questi esseri umani non hanno scelta: rimanere significa rischiare di morire sotto i bombardamenti e, per la popolazione sunnita, rischiare di essere "punita" dalle milizie sciite.
*Chi pensa che solo il Califfato sia composto da fanatici religiosi, che si esaltano al pensiero di ripetere le grandi battaglie del passato, sbaglia di grosso. Anche gli "alleati" del presidente Obama fuori Mosul sono altrettanto fanatici.
*Il viaggio verso l'Europa – poiché è lì che tutti i moderni sfollati vogliono andare – è costoso, lungo e pericolosissimo. I poveri non se lo possono permettere e finiscono nei campi profughi in Iraq. Al momento circa 4 milioni di iracheni vivono in questi campi in condizioni tremende, la maggior parte sono sunniti che con la distruzione delle proprie città hanno perso tutto, quel poco che avevano.
*La conquista di Mosul sarà una vittoria di breve durata: aprirà un nuovo capitolo di lotte intestine e fratricide in Iraq, alle quali parteciperanno gli sponsor internazionali, tra cui Iran e Turchia; costringerà più di un milione di persone a fuggire, creando un altro disastro umanitario che l'Europa dovrà gestire; arricchirà i contrabbandieri di uomini e l'industria europea dell'accoglienza dei profughi, questi ultimi guadagni verranno realizzati a spese del contribuente europeo.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/31/guerra-in-siria-sotto-la-neve-di-aleppo-camminano-i-futuri-jihadisti/3289152/ ''Guerra in Siria, sotto la neve di Aleppo camminano i futuri jihadisti'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 31 dicembre 2016}}
*La guerra è guerra, potrebbero obiettare in molti, ma quella civile in Siria è la prima vera guerra del XXI secolo, un conflitto dove la propaganda online ed i social media giocano un ruolo chiave, di gran lunga superiore a quello militare. È infatti impossibile comprendere cosa davvero stia succedendo, distinguere tra i criminali di guerra e le loro vittime. Ed è difficile sotto tutti i punti di vista persino individuare i motivi ultimi di questa guerra.
*Sin dall'inizio si è trattato di una guerra per procura, tra potenze sunnite e sciite sostenute dai loro alleati. La primavera araba è stata il ''casus belli'', subito messo da parte da interessi ben più grandi.
*Che fine hanno fatto i "nostri" ribelli? Ecco una domanda che nessuno si pone. Alcuni si muovono ancora tra le rovine dei quartieri poveri della città, ma molti sono fuggiti, chi nei territori occupati ancora dall'Isis, chi ad Idlib, dove i gruppi armati "moderati" ancora resistono. Ma dall'Occidente non arrivano più soldi né aiuti perché Washington è piombata nel letargo post elettorale.
*Il mondo ha rivissuto gli orrori della guerra in Kossovo ed in Serbia, ma questo non ha distratto nessuno dalla corse agli acquisti di Natale.
*Se l'Occidente non interviene per proteggere i profughi siriani ed iracheni vittime del primo conflitto del XXI secolo questi saranno prede facili della propaganda jihadista. Tra quei bambini traumatizzati che seguono i genitori tra le rovine della loro città, sotto la neve di questo Natale di sangue, ci sono i futuri combattenti islamici, i futuri jihadisti. Un destino atroce per un'infanzia nata e nutrita dalla guerra.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/30/il-futuro-dellisis-dipende-dalla-sete-di-vendetta/3764060/ ''Il futuro dell'Isis? Dipende dalla sete di vendetta'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 30 luglio 2017}}
*Non appena gli americani hanno lasciato il paese, il governo sciita di Maliki ha liberato i jihadisti (tra cui al Baghdadi) e ha permesso alle molte milizie di vendicarsi sulla popolazione sunnita. Il canovaccio di questa tragedia pluridecennale non è dunque cambiato e forse non può essere modificato con facilità è proprio questo che l'ISIS e la comunità jihadista vogliono farci credere, che per i sunniti non ci sarà pace al di fuori del Califfato. Solo la nuova nazione può riportare un certo grado di normalità nel quotidiano, solo il califfato può garantire la loro liberazione.
*Lo Stato islamico ha portato l'ordine, nonché l'elettricità e l'acqua corrente. Nonostante l'orrore della legge sharia, la popolazione locale l'ha accettata perché per secoli i leader tribali l'hanno applicata.
*Senza riconciliazione, è solo una questione di tempo prima che la popolazione sunnita sviluppi nostalgia per il califfato e percepisca la sua brutalità come una solida difesa dei sunniti contro il mondo.
*I politici e gli esperti concordano che per sconfiggere l'ISIS bisogna sradicare la causa principale della sua esistenza, ma poche persone concordano sulla sua natura. Dall'invasione dell'Iraq nel 2003, la vendetta è stata l'unica bandiera per ricercare la legittimità e commettere atrocità l'unico strumento per garantire il potere. In poche parole, questa è la madre tutte le cause della catastrofe che si è svolta in Iraq e in Siria e la linfa vitale del califfato. Se non si può rimuoverla, la storia si ripeterà e l'ISIS continuerà a rinascere dalle ceneri dell'ultima reincarnazione.
*La caduta di Mosul è molto importante, simbolicamente è un grosso colpo per il califfato perché la sua vera anima è irachena e non siriana. Ed irachena è anche la leadership il cui obiettivo è sempre stato costruire un nuovo stato in Iraq.
*Non importa quanto sia grande o se il gruppo che lo gestisce si chiama ISIS o qualcos'altro, a questo punto le sigle sono irrilevanti, ciò che conta è che esiste ancora. Non importa se ha perso l'80 per cento del suo territorio, ciò che conta è che non venga sconfitto. E la sconfitta verrà solo con pace non con la guerra. Una pace che implica nuove frontiere, ovvero una divisione dell'Iraq e della Siria, che idealmente includa anche piccole città e regioni indipendenti per le minoranze, ad esempio Cristiani e Yazidis.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/29/clima-il-mondo-salvato-dai-bambini/5485148/ ''Clima, il mondo salvato dai bambini'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 29 settembre 2019}}
*Il discorso di [[Greta Thunberg]] alle Nazioni Unite condanna tutti coloro che hanno celebrato un modello economico di eterna crescita. Questa illusione ha rubato il futuro ai nostri figli e nipoti. È un’accusa pesante, che ci mette di fronte ad una realtà surreale, la sopravvivenza della specie è un codice che ci portiamo dentro dagli albori della comparsa dei nostri antenati sulla terra, è stato il motore della nostra evoluzione, adesso, invece di continuare lungo questa strada, le nostre azioni remano a favore dell’estinzione. E dato che i cambiamenti climatici sono già arrivati, li viviamo stagione dopo stagione, negare tutto ciò vuole dire essere ipocriti.
*Mentre i genitori si comportano come bambini terrorizzati di fronte al mostro climatico che sta per buttare giù la porta della loro stanza per mangiarli in un boccone, i figli si organizzano per combattere ed abbattere il mostro. I bambini veri non hanno paura perché non conoscono il cinismo.
*Cambiare vita, abbandonare l'accumulazione delle cose, smettere di comprare, riciclare, riparare ciò che si rompe, vivere con l'essenziale e concentrarsi su valori non materialistici, imparare a goderci il suono di una cascata, la bellezza di una passeggiata nel bosco, entrare in sintonia la natura anch'essa rischio di estinzione è liberatorio. Tutta la zavorra consumistica che ci portiamo addosso ci rende schiavi del possesso.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/01/possibile-che-il-coronavirus-metta-in-ginocchio-il-mondo/5719329/ ''Possibile che il Coronavirus metta in ginocchio il mondo?'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 1 marzo 2020}}
*Fortunatamente il coronavirus non ha un tasso di mortalità elevato: non è l'Ebola né la peste. Ma la reazione irrazionale del mondo intero lo rende tanto pericoloso quanto queste malattie. Ma perché non si è detto subito che era un nuovo virus influenzale poco pericoloso per le persone in buona salute?
*Prendersela con i cinesi è stato un errore, li ha messi sulla difensiva e ha spinto il resto del mondo a emarginarli quando invece c'era bisogno di collaborare.
*L'Organizzazione mondiale della sanità doveva chiaramente mettere in guardia contro le misure applicate per la Sars all'inizio del secolo, poiché era chiaro che non avrebbero funzionato oggi. Il virus si trasmette per stretto contatto e oggi siamo tutti molto ma molto più vicini gli uni agli altri: basta menzionare il turismo di massa o le navi da crociera, focolai fenomenali per le epidemie. L'Oms doveva anche mettere in guardia contro le conseguenze per l'economia mondiale della psicosi, dell’isteria popolare. Infine doveva fare appello ai media per evitare il panico.
*Il panico e l'isteria si diffondono ancora più velocemente del virus. Anche qui negli Stati Uniti, dove il presidente Trump continua a dire che l'epidemia è sotto controllo e il rischio basso, è iniziata la corsa agli scaffali dei supermercati: impossibile trovare le mascherine, per non parlare poi delle confezioni di pasti sottovuoto che si conservano per decenni, anche queste svanite.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/07/trump-e-il-nuovo-nixon-un-abile-imbroglione-che-sfrutta-a-suo-vantaggio-gli-scontri-di-piazza/5826472/ ''Trump è il nuovo Nixon, un abile imbroglione che sfrutta a suo vantaggio gli scontri di piazza'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 7 giugno 2020}}
*Come il 2020, ''annus horribilis'' americano, il 1968 era un anno elettorale che avrebbe portato alla Casa Bianca [[Richard Nixon]], un repubblicano che adesso sappiamo era senza scrupoli, ma che allora sembrava ben incarnare i valori conservatori di quell’America agiata che grazie al Piano Marshall stava diventando ancora più ricca. Un’America bianca, naturalmente.
*Nixon intuì l'importanza di presentarsi come il difensore dello status quo, il garante dell'ordine e sfruttò al massimo le tensioni del 1968. Oggi Donald Trump sta facendo la stessa cosa. Da febbraio ha trasformato la pandemia in una piattaforma elettorale giornaliera e da due settimane le manifestazioni e gli scontri di piazza nell'antitesi della "sua America". Trump è il nuovo Nixon, un abile imbroglione.
*Le tensioni sociali potevano essere evitate se si fosse agito per tempo. Da sempre gli afro-americani muoiono per mano dei poliziotti, nel 1992 Rodney King venne ucciso a Los Angeles in un modo simile all'esecuzione di George Floyd. La scena venne ripresa da un passante che aveva una video camera ed i network la mostrarono. Quasi trent'anni dopo ce la ritroviamo davanti. Non va bene, non va affatto bene.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/19/usa-siamo-in-piena-guerra-fredda-3d-tornare-indietro-non-si-puo/5871769/ ''Usa, siamo in piena guerra fredda 3D: tornare indietro non si può'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 19 luglio 2020}}
*A livello politico il mondo ha metabolizzato il nazionalismo spocchioso di Trump, si pensi a paesi come la Polonia o l'Ungheria, ma anche al Regno Unito della Brexit; il mondo ha anche imparato a non fidarsi degli Stati Uniti ed a guardare a Washington non più come un ombrello protettivo ma come una nazione tra molte altre, anche se ancora grande ed importante. In questo contesto Pechino ha smesso di evitare qualsiasi confronto con Washington per paura di pestare i piedi alla superpotenza e ha iniziato a tessere una politica estera in aperta opposizione all'amministrazione Trump, si pensi all'accordo recente con l'Iran.
*Cosa propone Biden? Un ritorno al passato di Obama, che in politica estera non è stato affatto glorioso, e a quello ancora più remoto dell’amministrazione Clinton. Così l'amministrazione Biden si opporrà all'annessione da parte di Israele del 30% della West Bank, ri-confirmerà gli accordi nucleari del 2015 con l'Iran, che Trump ha abbandonato nel 2018, purché Teheran faccia quanto promesso, e avrà un atteggiamento più scettico nei confronti di Putin. Tutte proposte interessanti ma che serviranno a ben poco per frenare le trasformazioni geopolitiche in atto, per rilanciare il primato degli Stati Uniti o garantire un equilibrio mondiale.
*Con o senza una rielezione di Trump il declino degli Stati Uniti è inarrestabile, come fu per l'Unione Sovietica il viale del tramonto sarà lungo e passerà attraverso cambiamenti epocali, incomprensibili a una classe politica ferma ai tempi d'oro della supremazia americana.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/08/usa-2020-siamo-di-fronte-alla-disintegrazione-del-sogno-americano/5995622/ ''Usa 2020, siamo di fronte alla disintegrazione del sogno americano'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 8 novembre 2020}}
*{{NDR|Sul [[collegio elettorale degli Stati Uniti d'America]]}} Una democrazia occidentale non può eleggere chi la rappresenta in questo modo, né può trascinare per giorni e giorni i risultati nazionali. Questo tipo di comportamento è associato con nazioni arretrate, democrazie allo stremo, mal funzionanti. Una nazione ancora considerata guida per l’occidente non può non avere un processo di transizione a prova di bomba, dove i candidati si comportano onorevolmente. Le frodi elettorali appartengono agli stati falliti, alle dittature mascherate da democrazie. Eppure è questo che sta succedendo negli Stati Uniti.
*Il 78enne [[Joe Biden]] che – bambino negli anni Cinquanta – diceva alla madre che il suo sogno era diventare presidente, sarà leader di una nazione che non ha nulla a che vedere con quella della sua infanzia. Governerà un paese dove la sicurezza viene dalle armi tenute in casa e non dalla fiducia in chi vive alla Casa Bianca.
*È triste per tutti accettare la disintegrazione del sogno americano: in fondo, anche se la supremazia americana ha fatto molti danni nel mondo, l'idea di una nazione di infinite opportunità dove i giovani contavano e avanzavano era un sogno condiviso, che – anche se irrealizzabile a casa nostra – galvanizzava le nostre menti.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/22/angela-merkel-una-solida-alternativa-alla-politica-del-testosterone/6011787/ ''Angela Merkel, una solida alternativa alla politica del testosterone'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 22 novembre 2020}}
*{{NDR|Su [[Angela Merkel]]}} La sua più grande vittoria non è l’essere sopravvissuta per così tanto tempo nel recinto del narcisismo politico, né l’essere diventata il leader politico tedesco post-bellico con la maggiore anzianità a pari-merito con Helmut Köhl, ma aver gestito mirabilmente la politica interna ed estera tedesca ed europea durante le frequenti ondate di testosterone lanciate dai suoi colleghi maschi. Come c’è riuscita? Di certo l’ha aiutata l’essere intelligente, colta e anche scaltra, ma il vero segreto del successo è l’istinto politico che questa donna ha sviluppato durante l’adolescenza e la giovinezza.
*L’abilità politica di questa donna, che ha un dottorato in fisica quantistica e non ha studiato legge, politica o economia come gran parte dei politici, sta nello scegliere le battaglie che vale la pena combattere e vincere senza farsi influenzare dall’ideologia.
*La storia [...] non la descriverà come cauta né imprevedibile, ma come una grande leader sempre in sintonia con la realtà, una cancelliera al servizio del proprio popolo, che una volta abbandonata la scena politica si godrà una vecchiaia tranquilla, lontano dai riflettori. La storia la celebrerà anche per la gestione della pandemia, che coraggiosamente Merkel ha descritto come la crisi più seria per il paese dalla seconda guerra mondiale. Con razionalità, conoscenza scientifica e grande umiltà la cancelliera ha affrontato la minaccia del coronavirus, a differenza di altri politici non ha mai sminuito né ingigantito il problema, lo ha costantemente analizzato sviluppando strategie ad hoc.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/17/i-patrioti-usa-combattono-nemici-inesistenti-che-vivano-fuori-dalla-realta-come-renzi/6067687/ ''I ‘patrioti’ Usa combattono nemici inesistenti. Che vivano fuori dalla realtà (come Renzi)?'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 17 gennaio 2021}}
*In Italia c’è la crisi di governo e negli Stati Uniti c’è stato un tentativo di insurrezione contro lo Stato. La pandemia non ferma né i profittatori né gli stupidi, perché bisogna solo che essere stupidi a credere di poter rovesciare i risultati elettorali americani assaltando il congresso e facendosi i selfie nell’ufficio di Nancy Pelosi, il presidente della Camera.
*La retorica dell’ultra destra americana che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca è sempre stata intrisa di sfrenato patriottismo alimentato dalla certezza che i veri patrioti sono principalmente loro, i seguaci di gente come Steve Bannon, i bianchi ed gli ultra conservatori. Convincerli che le elezioni sono state frodate, che il vincitore è stato Trump e non Biden, è stato un gioco da ragazzi. Sui social l’ultradestra ha una vastissima varietà di canali di fake news dove circolano le storie più incredibili alle quali che chi li frequenta giornalmente crede ciecamente.
*In passato gli ultras della destra non votavano, rifiutando di riconoscersi in uno dei due partiti ma da quando George W. Bush è arrivato alla Casa Bianca con i voti dei fondamentalisti cristiani il partito repubblicano ha iniziato a corteggiare l’estremismo di destra. E Trump ne è diventato il profeta, il messia della nebulosa di gruppi di esaltati come QAnon, i cui membri compaiono in prima linea nell’assalto al congresso, gruppi che credono nelle storie più assurde, inclusa quella che Trump sia stato scelto da Dio per riportare la nazione alla sua gloria, ''make America great again'', insomma. Altro che patrioti, questi estremisti assomigliano ai seguaci dello Stato Islamico anche loro convinti di essere chiamati a combattere da Dio.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/11/irlanda-del-nord-dopo-brexit-si-teme-il-ritorno-della-violenza-politica/6161444/ ''Irlanda del Nord, dopo Brexit si teme il ritorno della violenza politica'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 11 aprile 2021}}
*Era prevedibile che l’accordo stipulato tra l’Unione Europea e il Regno Unito riguardo al confine irlandese riattivasse nell’Irlanda del Nord le tensioni politiche tra unionisti e filo-repubblicani. Ma nessuno aveva previsto una ripresa tanto rapida e feroce della violenza politica.
*La genesi della rinascita della violenza politica nell’Irlanda del Nord va ricercata nei trattati stipulati da un governo britannico disattento, che ha voluto raggiungere un compromesso a tutti i costi, e dalla burocrazia governativa di Bruxelles, che in materia politica è decisamente poco professionale perché fondamentalmente autoreferenziale.
*A 100 giorni dalla Brexit il pensiero che nell’Irlanda del Nord torni la violenza politica degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta fa paura, e ci si augura che sia Boris Johnson che Ursula Von der Leyen non vogliano passare alla storia come coloro che ne hanno riacceso la miccia.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/08/22/afghanistan-la-guerra-fredda-tutta-economica-lalleanza-tra-califfati-2-0-e-potenze-anti-usa-in-nome-del-denaro-e-della-supremazia/6297921/ ''Afghanistan, la guerra fredda tutta economica: l’alleanza tra califfati 2.0 e potenze anti-Usa in nome del denaro e della supremazia'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 22 agosto 2021}}
*La sconfitta americana in Afghanistan è immensamente più seria in termini simbolici ed anche in termini reali della caduta di Saigon e della capitolazione sovietica in Afghanistan. Saigon venne conquistata dalle truppe comuniste due anni dopo l’evacuazione di quelle americane, i mujaheddin impiegarono tre anni ad entrare a Kabul dopo il ritiro sovietico del 1989, Kabul, invece, è caduta in mano talebana tre settimane prima della data ufficiale del ritiro degli americani.
*Oggi il nuovo conflitto geopolitico, che potrebbe anche non rimanere freddo, è agli albori, siamo, insomma all’inizio della partita a scacchi tra Cina e suoi alleati da una parte e Stati Uniti ed alleati dall’altra. L’Afghanistan è un fante che Washington ha appena perso mettendo a rischio altre pedine.
*Negli Stati Uniti, dove c’è democrazia, la gente è stufa di pensare alle tragedie in terra straniera, agli americani della politica estera importa solo quando tocca il loro portafoglio. La maggioranza di loro concorda con Joe Biden che l’obiettivo delle guerre in Medio Oriente era far fuori Bin Laden ed al Qaeda non di trapiantare in questa regione i germogli della democrazia. E quindi è bene riportare i soldati a casa e smettere di spendere i soldi del contribuente per una guerra già vinta. Solo gli europei sembrano voler rimanere aggrappati a principi encomiabili come la difesa dei diritti umani, ma anche loro si limitano a fare petizioni su facebook ed a raccogliere collette.
*Il costo complessivo per il contribuente americano è stato di 2.261 miliardi di dollari. Tanto, troppo. E per i talebani? Basta guardare i dati della esportazione di eroina, è stata quella polvere bianca la loro manna dal cielo.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/19/dopo-due-anni-di-covid-e-arrivato-il-momento-di-fare-chiarezza-e-di-assumersi-le-proprie-responsabilita/6430693/ ''Dopo due anni di Covid è arrivato il momento di fare chiarezza. E di assumersi le proprie responsabilità'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 19 dicembre 2021}}
*Leggendo i commenti della gente sui social media si evince la frustrazione riguardo alla mancanza di certezze. Certo la medicina non è una scienza esatta ma dopo 24 mesi ci si aspetta qualcosa di più. La gente si domanda se è davvero necessario prolungare l’emergenza? Se fa bene Macron a chiudere le frontiere al vicino Regno Unito dove i contagi sono ormai tanto elevati quando lo erano un anno fa, in pieno lockdown? E che dire delle nazioni che nel giro di poche ore diventano rosse obbligando chi arriva da queste destinazioni a fare la quarantena? Quello che la gente chiede alla classe politica e a medici, scienziati, immunologi, virologi e a chiunque si trovi in prima fila nella battaglia contro il Covid è un po’ di chiarezza e coerenza.
*Negli Stati Uniti solo il 61 per cento della popolazione è vaccinato, mentre ad esempio nel Regno Unito il 70 per cento della popolazione ha ricevuto almeno due vaccini. Che l’amministrazione di Joe Biden abbia intensificato gli appelli affinché le persone si vaccinino serve a ben poco, è la politica dei singoli stati quella che davvero conta e questa riflette una visione politica, non scientifica, della pandemia.
*La mancanza di chiarezza scientifica, la confusione riguardo al Covid e alle sue varianti, la natura sperimentale dei vaccini e la reticenza delle industrie farmaceutiche ad assumersi le responsabilità legate alle inevitabili conseguenze negative di questi in una percentuale, certamente minima ma sempre reale, della popolazione hanno creato un vuoto di informazione che, ahimè, è stato riempito dalla propaganda politica. L’alto numero dei no vax nel mondo è anche il prodotto di questo fenomeno. C’era da aspettarselo, la propaganda politica fa parte della storia dell’umanità.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/13/crisi-ucraina-lamerica-non-ha-nessuna-voglia-di-una-nuova-guerra-rimane-solo-una-spiegazione/6491573/ ''Crisi ucraina, l’America non ha nessuna voglia di una nuova guerra. Rimane solo una spiegazione'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 13 febbraio 2022}}
*La stragrande maggioranza degli americani non solo non sta seguendo l’acuirsi della tensione tra Washington e Mosca, non potrebbe neppure individuare dove si trova l’Ucraina sul mappamondo.
*Per l’Europa poi, nel bel mezzo di una crisi energetica che rischia di farci rivivere i tempi duri degli anni 70, questo è il momento peggiore per chiudere i rubinetti energetici russi. Diversa è la situazione degli Stati Uniti, dopo esserci ritirati dall’Afghanistan lasciando il paese in mano ai terroristi, adesso vogliono iniziare una nuova guerra dietro casa nostra usando la Nato. Stiamo scherzano? Una nazione che dopo 20 anni ha capitolato contro l’ex esercito degli ‘straccioni talebani’ adesso apre un nuovo fronte in Europa? Contro la Russia? Che probabilità hanno gli Stati Uniti, anche con le forze Nato, di sconfiggere l’esercito russo se non sono riusciti a vincere in 20 anni i Talebani in Afghanistan?
*Biden, Johnson, Macron dovrebbero rileggersi le pagine di storia sulla costruzione del muro di Berlino e sulla crisi dei missili a Cuba. Allora l’intelligenza e l’abilità di chi guidava l’occidente hanno evitato lo scontro nucleare, quelli erano dei veri leader, politici al servizio dei propri cittadini non dei pavoni che vogliono solo fare la ruota.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/21/putin-e-la-lezione-del-topo-alfa-la-guerra-non-la-vuole-ma-usa-e-regno-unito-giocano-col-fuoco-perche-le-mani-bruciate-non-sono-le-loro/6502129/ ''Putin e la lezione del “topo alfa”: la guerra non la vuole, ma Usa e Regno Unito giocano col fuoco (perché le mani bruciate non sono le loro)'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 21 febbraio 2022}}
*A questo punto dell’interminabile annunciazione dell’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi sembra proprio che l’obiettivo di Washington sia costringere la Russia ad intervenire ed a far tornare la guerra in Europa.
*Una migliore soluzione, data la realtà geopolitica dell’area, che a differenza di quello che sostengono i polacchi non appartiene al centro ma all’Est Europa, è garantire la neutralità dell’Ucraina, proteggere questo cuscinetto tra Unione Europea e Nato da una parte e Russia dall’altra. Questa soluzione neutralizzerebbe Putin e darebbe alla sua psicologia di topo alfa una via d’uscita.
*Sia Biden che Johnson stanno giocando con il fuoco pensando che a bruciarsi le mani non saranno loro. Un intervento armato in Ucraina si trasformerebbe subito in una guerra per procura. Il motivo? Per una percentuale della popolazione filorussa o di origine russa, le forze della Nato non saranno liberatrici ma conquistatrici. A quel punto rivivremo gli orrori del Kosovo, quelli dell’Afghanistan o della Siria. Solo che questa volta il topo alfa Vladimir Putin potrebbe decidere che è arrivato il momento di rivoltarsi contro chi gli dà la caccia da anni.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/01/29/zelensky-a-sanremo-le-ospitate-del-presidente-ucraino-e-il-rischio-della-banalizzazione-della-realta/6952876/ ''Zelensky a Sanremo, le “ospitate” del presidente ucraino e il rischio della banalizzazione della realtà'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 29 gennaio 2023}}
*I suoi cammei mediatici sono sempre e volutamente uguali. Vestito con i colori della guerra, dal verde bottiglia al marrone terra bruciata, spesso circondato dai simboli dell'Ucraina libera seduto alla scrivania con dietro l'immancabile bandiera nazionale. Zelensky compare come un'icona e subito si apre una finestra su un'altra dimensione, diametralmente opposta a quella festaiola e celebrativa che lo ospita. Cambia l'atmosfera in sala. Senza preamboli, non domanda. Esige armi per difendere il suo e il nostro paese da un nemico globale pronto a fagocitare tutto il mondo libero. Il tono non è di chi elemosina gli aiuti, ma è di chi ne ha diritto perché l’Ucraina è il baluardo della libertà, della democrazia, dell'indipendenza occidentali.
*Ad ascoltarlo sembra che la Rivoluzione francese sia avvenuta a Kiev, che la prima monarchia parlamentare sia nata in Ucraina e che l'Ucraina sia sempre stata la culla della democrazia europea. Tanto il riciclaggio storico funziona che i cammei diventano una pausa di penitenza nel bel mezzo dell'ennesima celebrazione dei volti celebri, dei famosi, dei ricchi, dei privilegiati, dei belli; su questo sfondo surreale, lontanissimo dal quotidiano degli spettatori, le parole di Zelensky innescano il giusto senso di colpa e la corretta dose di rabbia che fanno sentire chi lo ascolta partecipe delle tragedie altrui mentre sta comodamente seduto sul divano di casa a guardare l'ennesimo programma di varietà.
*La guerra in Ucraina non è una pellicola o un video gioco reality, la guerra è un'atrocità costante che ti dilania dentro. È la paura permanente di morire. È la deumanizzazione dell'individuo ed è per questo che in tutte le guerre il confine tra bene e male è in costantemente movimento. Non è mai un punto fisso. Per ogni carro armato che Zelensky chiede, un numero imprecisato di vite verranno perse, come per ogni carro armato che Vladimir Putin invia al fronte. Le armi uccidono per davvero.
*Sostenere Zelensky è come fare il tifo per coloro che sul grande schermo stanno cercando l'ultimo figlio in vita della madre che ha perso tutti gli altrui nella guerra. Chi non ha provato questo sentimento mentre al cinema guardava ''Saving Private Ryan''? E anche la pausa di penitenza è azzeccata, come fare il tifo per il ritrovamento di Private Ryan ci fa sentire meglio, così partecipare alla tragedia in Ucraina guardando i camei di Zelensky ci decolpevolizza per essere diventati tanto superficiali e francamente anche tanto stupidi. In questo contesto poteva il cammeo di Zelensky mancare a Sanremo?
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/06/18/la-vera-eredita-di-silvio-berlusconi-trasformare-litalia-nella-repubblica-delle-banane/7196738/ ''La vera eredità di Silvio Berlusconi: trasformare l’Italia nella repubblica delle banane'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 18 giugno 2023}}
*Silvio Berlusconi era grottesco e geniale allo stesso tempo, caratteristiche che gli hanno permesso di creare quella che ormai tutti definiscono la politica spettacolo, una forma di degenerazione della democrazia che è diventata la modalità più gettonata di fare politica. Ben prima che [[Hugo Chavez|Chavez]] inventasse il suo chat show per ingraziarsi l’audience della popolazione venezuelana, sciorinando falsità e facendo promesse da marinaio, Berlusconi assoggettava il suo impero mediatico ai bisogni ed alla propaganda di Forza Italia un partito ''ad personam'', creato cioè per difendere e promuovere gli interessi di Silvio. Una verità nascosta abilmente dietro una buona dose di populismo ed una politica apertamente e costantemente discriminatoria nei confronti di tutto e tutti.
*Tra le speranze illusorie di chi davvero credeva che Berlusconi avrebbe modernizzato il paese portandolo ai livelli delle grandi democrazie europee e l’orgoglio di chi si identificava nell’immagine casalinga del Silvio vitellone che raccontava le barzellette in Parlamento e risolveva tutto in due risate, l’Italia iniziava a piombare nel buio culturale in cui da decenni è prigioniera.
*In quarant’anni Silvio ha trasformato il paese nella repubblica italiana delle banane. Lo ha fatto facilitando la diffusione del virus incurabile della politica berlusconiana. Il suo successo, la tenacia con cui è rimasto in sella nonostante l’opposizione ed i tentativi della magistratura di portare allo scoperto i suoi affari, hanno convinto un po’ tutti che questo modo di fare politica, la rete capillare di favoritismi e clientelismo, il riciclaggio della verità, la politica ''ad personam'' era l’unica formula vincente.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/09/10/la-violenza-di-genere-in-italia-mi-fa-pensare-alla-colonizzazione-cosi-si-va-a-caccia-della-donna/7285068/ ''La violenza di genere in Italia mi fa pensare alla colonizzazione: così si va a caccia della donna'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 10 settembre 2023}}
*A prima vista il Bel Paese, meta ambita dai turisti durante tutto l’anno, non ha nulla a che spartire con lo squallore delle riserve del Nord America o con le bidonville indiane. Eppure, in tutti e tre questi luoghi le bambine vengono stuprate in case, le donne vengono trattate come prede sessuali e molte muoiono assassinate.
*L’emancipazione femminile in Italia è un dato di fatto, le donne oggi sono infinitamente più libere e indipendenti che in passato, ma uscire dalla cucina dove il fascismo le aveva imprigionate quali angeli del focolare ed entrare negli uffici e nei consigli di amministrazione non è stata una transizione facile. Questo processo è partito dal basso ed è avvenuto senza il supporto dello Stato. Il femminismo è stato innanzitutto un movimento di emancipazione sociale che ha coinvolto le donne, è stato un movimento al femminile, con i maschi sempre tenuti ai margini, un movimento apolitico ed è giusto che sia stato così. La politica ne ha approfittato per rimanervi sempre estranea. E così l’Italia istituzionale, quella uscita dal fascismo, l’Italia della democrazia post bellica è rimasta fedele all’angelo del focolare e non ha fatto nulla per facilitare la transizione culturale verso l’eguaglianza tra i sessi, anzi l’ha culturalmente ostacolata riproponendo negli anni Novanta la dicotomia madre e sorella, moglie e puttana. I decenni del berlusconismo improntati alla politica-spettacolo l’hanno cementata concentrati sulla seconda, sostituendo alla puttana la figura della escort e della velina. Un fenomeno che ha mantenuto intatta la visione patriarcale made in Italy dei ruoli del femminile e del maschile. Una ferita sociale ed esistenziale, questa, profonda, una ferita che ancora oggi sanguina. E ogni goccia che ne fuoriesce corrisponde alla vita spezzata di una donna.
*Lo stato italiano non ha promosso l’emancipazione della società di pari passo a quella della donna, come è accaduto in Francia, Spagna e tanti altri paesi. Questo fallimento ha prodotto due Italie, una dove vivono donne in carriera, emancipate, professioniste preparate e l’altra che ancora vede nella donna un oggetto di piacere, una bambola da strapazzare e, perché no, da uccidere quando la frustrazione maschile diventa ingestibile, specialmente quando la bambola dice di no e mette il maschio alla porta. Questa seconda Italia vede nell’emancipazione sessuale della donna non un diritto umano ma un peccato da punire con la violenza, una violenza da colonizzatore del corpo femminile, tanto, troppo simile a quella del colonialismo storico. Secondo questa logica il corpo delle donne appartiene a loro. Una devianza sociale che si infuoca giornalmente a causa dei successi delle donne in carriera, contro i quali l’uomo ignorante, che lo stato non ha educato al cambiamento, si sente esistenzialmente evirato dall’emancipazione delle donne, spiazzato, perso, inutile. Per riconnettersi con il suo essere di padrone assoluto del continente femminile, questo piccolo, insignificante e profondamente infelice uomo si rifugia nell’illusione della supremazia sessuale attraverso le sue manifestazioni più aberranti: lo stupro e il femminicidio.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/12/08/hts-siria-fuori-schemi-jihadismo-terrorismo/7794101/ ''Ciò che sta accadendo in Siria è fuori dagli schemi del jihadismo e del terrorismo passati'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 8 dicembre 2024}}
*[[Aḥmad Ḥusayn al-Sharʿa|Al-Jawlani]] è l’erede incontrastato dei due maggiori leader jihadisti degli ultimi vent’anni che lo hanno preceduto: il mujahedin Al Zarqawi, con il quale combatté in Iraq all’inizio degli anni 2000, e l’intellettuale/teologo al Baghdadi che ebbe modo di conoscere durante i cinque anni di prigionia in Iraq. Ma è anche figlio della madre di tutti i conflitti mediorientali, la Palestina: i suoi genitori nacquero sulle colline del Golan da dove vennero cacciati nel 1967 quando Israele le conquistò.
*Come al Zarqawi, al-Jawlani combatte il nemico vicino, cioè il regime siriano, e non è minimamente interessato a quello lontano, ossia gli Stati Uniti; a differenza di al Baghadi e Osama bin Laden professa la tolleranza religiosa e non considera le donne esseri inferiori; come Mohammed bin Salman, il delfino saudita, è pragmatico e politico: la spada non serve solo per punire, ci si intaglia lo stato di diritto.
*Quello che sta succedendo in Siria è fuori dagli schemi del jihadismo e del terrorismo del passato: non solo l’Hts è riuscito a liberarsi della zavorra religiosa e dell’esaltazione messianica dei vecchi leader, ma è diventato una forza politica autosufficiente e il regime di Assad sta finalmente manifestando la sua debolezza e carenza di legittimità.
*La sua ascesa, la tolleranza religiosa e sociale con cui ha gestito i territori da lui controllati, il rifiuto di globalizzare la lotta, e quindi di considerare gli Stati Uniti e i suoi alleati come nemici come fece al Qaeda, ci ricordano che la transizione da terrorista a leader è possibile, tutto dipende dalle circostanze storiche: su questo Nelson Mandela docet.
==''Terrorismo S.p.A.''==
*Il terrorismo è entrato a far parte del contesto della vita moderna. Domina le prime pagine dei quotidiani, i dibattiti parlamentari e le discussioni al bar. Eppure, nonostante le diverse definizioni disponibili, pochi hanno un'idea chiara di che cosa sia davvero il "terrorismo". Anche l'aiuto che può venire dalla storia è limitato: il termine deriva dal regno del Terrore seguito alla Rivoluzione francese, ma riferimenti al terrorismo si possono far risalire fino ai tempi dell'Impero romano. (Prefazione, p. 11)
*Il generale [[Muhammad Zia-ul-Haq|Mohammad Zia ul-Haq]] aveva un sogno: creare una confederazione islamica che si estendesse dal Turkmenistan al Kashmir, una potente lega panislamica sotto l'egemonia del Pakistan. Sia Casey che l'amministrazione americana lo incoraggiavano a coltivare questa fantasia. Per legittimare il Pakistan come alleato degli Stati Uniti e come avversario di prima linea contro l'Iran, Washington sosteneva che esso era uno stato laico, anche se nei fatti la sharia prevaleva sulla Costituzione scritta. (p. 128)
*Seguendo le orme del generale Zia, [[Benazir Bhutto|Bhutto]] aveva ripreso in altra forma il sogno del dittatore: creare, sotto l'egemonia pakistana, un asse transcontinentale che si estendesse dal confine orientale con la Cina, comprendesse l'Afghanistan e le repubbliche dell'Asia centrale e giungesse fino alla regione petrolifera del mar Caspio (va osservata che la via della droga dall'Afghanistan all'Europa attraversa gli stessi territori). (p. 134)
*La [[prima guerra cecena]] (1994-96) ha distrutto le istituzioni statali laiche, e nel vuoto politico che ne è seguito è sorta una costellazione di stati-guscio governati da milizie fondamentaliste islamiche e tenuti in piedi con denaro saudita. Alcuni di tali stati-guscio hanno introdotto in cittadine e villaggi tribunali islamici con il compito di applicare la sharia. La popolazione nel suo complesso era ostile a queste leggi, ma, pur essendo caratterizzata da una forte tradizione laica, la Cecenia ha potuto fare poco per contrastare i gruppi armati fondamentalisti finanziati dai sauditi e la radicalizzazione del conflitto provocata dall'invasione russa. (pp. 164-165)
*{{NDR|Sulla [[seconda guerra cecena]]}} Nell'oscuro universo dell'economia del terrore la Cecenia è la vittima di una guerra di rapina. Negli ultimi dieci anni le truppe russe hanno compiuto una distruzione graduale dell'economia tradizionale, e ciò ha contribuito alla radicalizzazione del conflitto e, alla fine, spianato la strada ai movimenti armati fondamentalisti. [...] Le truppe russe hanno reso un paese un tempo ricco di risorse naturali in un nugolo di stati-guscio che fungono da punti di transito per il traffico di droga e armi. Da dieci anni la Cecenia si regge su un'economia di sussistenza, di guerra e di rapina. I signori della guerra, i gruppi armati, le truppe russe saccheggiano e depredano la popolazione superstite, e la progressiva criminalizzazione dell'economia ha fatto del narcotraffico, del riciclaggio, dei rapimenti gli strumenti di sopravvivenza principali. Gli effetti sulla popolazione sono tragici: esodo di massa, miseria e morte. (pp. 235-237)
==[[Incipit]] di ''La morsa''==
Terrorismo ed economia: ecco i temi più dibattuti degli ultimi anni. E se tra loro esistesse una relazione che va ben oltre le prime pagine dei giornali? Se la guerra contro il terrorismo, inaugurata da [[George W. Bush]] all'indomani dell'11 settembre, avesse in qualche modo contribuito alla crisi del credito? Si tratta d'interrogativi sconcertanti, che recentemente molti si pongono.<br>
L'amministrazione Bush riceve da [[Bill Clinton]] un piccolo surplus e [[Barack Obama]] — che sale al potere nel mezzo della peggiore recessione del dopoguerra — eredita un debito pubblico di 10mila miliardi di dollari, pari al 70 per cento del Prodotto interno lordo americano, o meglio, al 18 per cento dell'economia mondiale. Dove sono finiti tutti quei soldi? Due [[guerra|guerre]] ancora in corso e un sistema di sicurezza ambiziosissimo, quanto inconsistente, prosciugano le finanze dello Stato e proiettano l'[[America]] nella rosa dei paesi con il debito pubblico più alto al mondo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Loretta Napoleoni, ''La morsa'', Chiarelettere, 2009. ISBN 978-88-6190-079-0
*Loretta Napoleoni, ''[https://books.google.it/books?id=nUu3gSStLC8C Terrorismo S.p.A.]'', Il Saggiatore, 2008. ISBN 88-565-0012-4
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Napoleoni, Loretta}}
[[Categoria:Economisti italiani]]
[[Categoria:Saggisti italiani]]
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[[File:Loretta Napoleoni (cropped).jpg|miniatura|Loretta Napoleoni]]
'''Loretta Napoleoni''' (1955 – vivente), economista e saggista italiana.
==Citazioni di Loretta Napoleoni==
{{cronologico}}
*Se le [[ideologie]] sono morte, non vuol dire che anche l'elettorato sia spirato.<ref>Da ''Troppi ricchi per Brown'', ''Internazionale'', n. 715, 19 ottobre 2007, p. 19.</ref>
*Il modo migliore per ricordare ed onorare la vita dell'ultimo grande eroe del XX secolo è prenderlo da esempio. Mandela come Ghandi prima di lui e Martin Luther King hanno combattuto battaglie reputate ai tempi impossibili, e lo hanno fatto sfidando la visione del mondo tradizionale espressa dall'opinione pubblica, in nome dell'eguaglianza tra gli uomini.<ref name="mandela">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/07/nelson-mandela-e-la-lotta-alla-moderna-apartheid-economica/804316/ ''Nelson Mandela e la lotta alla moderna apartheid economica''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 7 dicembre 2013.</ref>
*Oggi ci sembra assurdo che un regime come quello dell'[[apartheid]] sia mai esistito, che bianchi e neri vivessero segregati, che indiani, bianchi o neri non potessero sposarsi e vivere gli uni accanto agli altri. Come ci sembra assurda l'idea che negli Stati Uniti ci fossero fontanelle separate per i bianchi ed i neri e che gli inglesi fossero i proprietari dell'India, ma era così.<ref name="mandela"/>
*L'[[apartheid]] moderno è questo: la discriminazione basata sul censo, tacita ma tanto efficace quanto quella antica che poggiava su leggi razziali specifiche. La ricchezza è la barriera che impedisce ad un gruppo di persone di godere dei privilegi di un altro. Difficile da abbattere perché in fondo questa discriminazione non solo è sempre esistita ma in un certo senso è sempre stata accettata da tutti, come se fosse naturale che chi nasceva ricco avesse davanti a sé una vita con maggiori opportunità di chi invece veniva al mondo povero.<ref name="mandela"/>
*La disintegrazione del Medio Oriente assomiglia a quella del blocco Sovietico, è frutto dello scontro tra due forze interne una centripeta ed una centrifuga. L'implosione è inevitabile, si tratta solo di una questione di tempo. La prima responsabilità di quanto sta accadendo è dei governi e delle popolazioni locali, come il fiasco sovietico fu frutto degli errori commessi al suo interno. Allora come oggi il ruolo dell'occidente fu minore di quanto si crede.<ref name="noninviarearmi">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/24/medio-oriente-la-soluzione-non-e-inviare-altre-armi/1097545/ ''Medio Oriente, la soluzione non è inviare altre armi''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 24 agosto 2014.</ref>
*La rivoluzione siriana sin dall'inizio è stata caratterizzata da settarismo etnico, religioso e politico. Nel marasma dei vari gruppi si sono inseriti gli sponsor arabi che hanno creato le loro milizie. In questa nuova guerra per procura moderna (la prima è stata quella dei Balcani) chiunque aveva soldi da spendere si è fatto avanti, ma il problema centrale resta la cultura di servilismo dei rivoltosi locali, non solo in Siria ma in tutto il Medio Oriente: senza le armi e i soldi degli sponsor non succede nulla. A questa si aggiunge la corruzione delle forze armate e della polizia che per anni hanno agito da mercanti d'armi per i vari sponsor.<ref name="noninviarearmi"/>
*L'insurrezione yemenita vede in prima fila, gli Houthi, un gruppo armato sciita che negli ultimi mesi ha conquistato il potere. Lo scorso settembre gli Houthi, che appartengono alla setta sciita Zaydi e sono originari del nord del paese, sono entrati a Sana, la capitale e l'hanno conquistata.<ref name="yemenaltraguerra">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/15/yemen-unaltra-guerra-per-procura-con-scenari-apocalittici/1425732/ ''Yemen, un'altra guerra per procura con scenari apocalittici''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 15 febbraio 2015.</ref>
*La capitale Sana è ormai sull'orlo dell'anarchia, le manifestazioni di piazza sono giornaliere e spesso degenerano in scontri violenti. Esplosiva è anche la situazione nelle campagne dove l'impoverimento della popolazione è tangibile. Particolarmente calde sono le zone a sud del paese, dove la popolazione è a maggioranza sunnita. Qui si verificano gli scontri più violenti e qui la frequenza degli attacchi terroristici è massima.<ref name="yemenaltraguerra"/>
*Il vero pericolo è che lo Yemen segua il triste destino della Siria senza che nessuno sia in grado di impedirlo, esattamente come è avvenuto in Siria. Le conseguenze sarebbero disastrose per la stabilità dell'intera regione dove i focolai di guerra civile sono già molti e dove lo Stato Islamico si presenta come la migliore soluzione politica per i sunniti.<ref name="yemenaltraguerra"/>
*Oggi a differenza del 1979 il Medio Oriente è in fiamme e fa comodo avere un gruppo come l'Isis a portata di mano per reprimere gli sciiti, e se questo porta ad una guerra di sterminio che ben venga. In fondo l'Isis è stato inizialmente finanziato per questo motivo, per distruggere la dinastia Allawita in Siria e da lì continuare il lavoro di pulizia etnica-religiosa nel resto della regione.<ref name="isisdristugge">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/28/tunisia-lione-kuwait-lisis-vuole-distruggere-i-timidi-risultati-della-primavera-araba/1822038/ ''L'Isis vuole distruggere i timidi risultati della primavera araba''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 28 giugno 2015.</ref>
*L'unico modo per affrontare la carneficina in atto nel Medio Oriente e fermare gli attacchi terroristi sporadici in Occidente è smettere di giocare ai buoni ed ai cattivi e mettersi nei panni della popolazione musulmana, non solo quella che anela un cambiamento democratico ma anche quella che difende con le unghie ed i denti privilegi feudali che noi occidentali gli abbiamo regalato. Il che equivale ad essere "politically incorrect". Vediamo se qualcuno ha il coraggio di farlo!<ref name="isisdristugge"/>
*In Yemen come in Iraq, il paese è diviso tra forze sciite e sunnite. Dalla fine della primavera, in Yemen ci sono due capitali, Sanaa e Aden, in mano a fazioni diverse. Ormai è anche chiaro che le forze pro-saudite sono impantanate in una guerra di lungo periodo. I colloqui di pace che si sono tenuti in Svizzera a dicembre non hanno prodotto buoni risultati ed è molto probabile che quando verranno ripresi a gennaio non si riesca ad arrivare ad un accordo.<ref name="yemenseguesiria">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/27/yemen-il-paese-che-rischia-il-destino-della-siria/2333524/ ''Yemen, il Paese che rischia il destino della Siria''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 27 dicembre 2015.</ref>
*La guerra civile e per procura yemenita è solo uno degli aspetti anacronistici di un Medio Oriente in fiamme a causa dello scontro di due super potenze islamiche oggi entrambe alleate di quelle occidentali.<ref name="yemenseguesiria"/>
*L'Isis non ha fatto ancora la sua comparsa in Yemen quale forza politica di rilievo, è possibile che ciò avvenga nel 2016, in fondo questa nazione sembra destinata condividere l'amaro fato della Siria.<ref name="yemenseguesiria"/>
*Anche se Saddam non fosse stato impiccato, la situazione non sarebbe migliore di quella attuale.<ref name="iraqcaos">Citato in [http://it.euronews.com/2016/12/30/iraq-sempre-nal-caos-10-anni-fa-la-morte-di-saddam-hussein ''Iraq sempre nal caos. 10 anni fa la morte di Saddam Hussein''], ''Euronews.com'', 30 dicembre 2016.</ref>
*Moltissima gente guarda con nostalgia alla stabilità nel Paese durante il regime di Saddam Hussein, specie se si fanno paragoni con il caos odierno. Questo certo non vuol dire che l'Iraq non potrà mai aver un governo migliore o che il Paese è destinato ad essere una democrazia fallita.<ref name="iraqcaos"/>
*La bandiera nera dello Stato islamico non sventola più sulle città del Califfato e infatti il numero di roccaforti ancora nelle mani dell'Isis è pressoché nullo: persino la Capitale, Raqqa, è sotto attacco. Non possiamo più parlare di un progetto nazionalista perché l'idea di costruire un nuovo Stato, la versione moderna del vecchio Califfato, sta sfumando e con lei anche il messaggio propagandistico dell'Isis che tanta presa ha avuto sui giovani musulmani. Una vittoria? No, un passo in avanti, siamo ancora lontanissimi dalla risoluzione del problema e ancora più lontani dal neutralizzare la minaccia dell'Isis a casa nostra.<ref name="lottaarmata">Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/26/lisis-abbandona-lidea-del-califfato-la-nuova-narrativa-e-la-classica-lotta-armata/3475762/ ''L'Isis abbandona l'idea del Califfato: la nuova narrativa è la classica lotta armata''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 26 maggio 2017.</ref>
*La nuova narrativa, quella che da quasi due anni è stata abbracciata dall'Isis e dai suoi seguaci è la classica lotta armata. Ribaltando completamente la propaganda, il Califfo non incoraggia più i suoi seguaci a entrare nelle file dei combattenti in Siria o Iraq, ma al contrario, suggerisce loro di rimanere a casa e fare quello che possono.<ref name="lottaarmata"/>
*Più che radicalizzare i potenziali attentatori si cerca di stimolarli a liberare sentimenti negativi quali rabbia e odio nei confronti della società in cui vivono. Se analizziamo le vite degli attentatori occidentali ci accorgiamo che hanno avuto problemi con la legge, molti sono dei disadattati, alcuni sono convertiti e pochi sono giovanissimi. Altro elemento importante non esiste tra di loro uno spirito di corpo, vivono e agiscono da soli. Da qui la terminologia "lupo solitario".<ref name="lottaarmata"/>
*L'[[Iran]] è un paese giovane, con una forza lavoro che cresce del 2,5% all'anno, che necessita circa tre milioni di nuovi posti lavoro entro il 2020. Ma non basta, i giovani iraniani vogliono connettersi con il mondo esterno e far parte della comunità globale, sono stufi della propaganda islamica.<ref>Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/07/iran-il-pericolo-non-e-una-nuova-rivoluzione-ma-unaltra-sanguinosa-repressione-dei-giovani/4078176/ ''Iran, il pericolo non è una nuova rivoluzione. Ma un’altra sanguinosa repressione dei giovani''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 7 gennaio 2018.</ref>
*{{NDR|Sugli [[incendi in Amazzonia del 2019]]}} La foresta dell'Amazzonia brucia ad un ritmo sostenuto, mai visto fino ad oggi, ed invece di correre ai ripari per salvare i polmoni del pianeta i populisti di turno si scambiano insulti su Twitter. Il presidente brasiliano, [[Jair Bolsonaro]], ha addirittura accusato gli ambientalisti di aver appiccato i fuochi. Naturalmente tutti sanno che è lui, de facto, il responsabile dell'aumento degli incendi dal momento che ha abbassato le multe per i contadini che li accendono al fine di usare la terra per l'agricoltura o il pascolo delle mandrie. Bolsonaro, va detto, non crede nei cambiamenti climatici, che ha spesso descritto come una frottola. Ed, ahimè, non è l'unico che lo pensa ed in un certo senso questo spiega perché a livello internazionale si faccia poco o nulla per mettere fine a questa catastrofe ambientale. Balliamo sul ''Titanic'', ignorando ciò che abbiamo davanti?<ref>Da [http://www.caffe.ch/stories/numeri/63703_i_roghi_che_bruciano_le_idee_di_bolsonaro/ ''I roghi che bruciano le idee di Bolsonaro''], ''Caffe.ch'', 1 settembre 2019.</ref>
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Una rapida vittoria dell’occidente utilizzando le sanzioni economiche sembra improbabile per una serie di fattori: in primo luogo, Putin ha isolato la Russia dall’occidente sin dall’invasione della Crimea nel 2014. In secondo luogo, l’autosufficienza è stata accompagnata da un tentativo di diversificazione, con un deliberato perno politico nei confronti della Cina. In terzo luogo, la Russia ha utilizzato il denaro ricevuto dalle sue esportazioni di petrolio e gas per costruire sostanziali difese finanziarie. Infine, Mosca ha immense riserve in valuta estera e, per gli standard internazionali, ha livelli estremamente bassi di debito nazionale. Mentre la pandemia ha fatto salire il rapporto debito nazionale/Pil del Regno Unito al di sopra del 100 per cento, in Russia è oggi inferiore al 20 per cento. Putin si è preparato alla guerra, ha impiegato anni per farlo, e noi?<ref>Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/25/la-fortezza-russia-e-pronta-da-anni-a-neutralizzare-leffetto-delle-sanzioni-debito-bassissimo-autosufficienza-e-gigantesche-riserve-in-valuta-estera/6507147/ ''La “Fortezza Russia” è pronta a limitare l’impatto delle sanzioni. Debito bassissimo, autosufficienza e gigantesche riserve di valuta''], ''Ilfattoquotidiano.it'', 25 febbraio 2022</ref>
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/08/afghanistan-un-paese-fondato-sulloppio-e-i-talebani-sono-i-primi-a-guadagnarci/2705671/ ''Afghanistan, un paese fondato sull’oppio. E i talebani sono i primi a guadagnarci'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 8 maggio 2016}}
*Mentre negli anni Novanta, quando i [[Talebani]] erano al potere, la produzione di oppio era poco tollerata dal regime di Kandahar, durante gli anni della missione Nato, e cioè dal 2002 al 2014 questa è cresciuta. Nel 2014, quando la Nato ha lasciato l’Afghanistan, secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite il raccolto di oppio è stato da record. L’Afghanistan ha prodotto il 90 per cento del fabbisogno di “oppiacei illeciti al mondo”. Si tratta ormai di un’industria che è diventata la fonte primaria delle esportazioni del paese, nel 2014 contribuiva per il 13 per cento al Pil nazionale.
*Tutta l’economia del paese dipende dalla produzione di oppio ed anche i poteri forti: polizia, governo e Talebani, dipendono da questa industria sfruttandone tutti i livelli, dal contadino fino al contrabbandiere. Talebani e poliziotti riscuotono pedaggi ai posti di blocco per attraversare i territori e le regioni da loro controllati.
*A 15 anni dall’invasione dell’Afghanistan [...] non possiamo che fare un bilancio negativo dell’intervento militare in questo paese. Difficile formulare un’alternativa politica che migliori la situazione, una strategia che metta fine alla dipendenza economica dell’Afghanistan dagli oppiacei illegali. Forse andrebbe rispolverata una vecchia proposta che suggeriva di acquistare tutta la produzione di oppio per l’industria farmaceutica mondiale, che guarda caso è costantemente a corto di questo tipo di prodotti.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/23/guerra-in-iraq-mosul-sara-ripresa-ma-piu-di-un-milione-di-civili-cercheranno-rifugio/3115629/ ''Guerra in Iraq: Mosul sarà ripresa, ma più di un milione di civili cercheranno rifugio'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 23 ottobre 2016}}
*Secondo le Nazioni Unite circa 700mila persone avranno bisogno di aiuti e assistenza immediati: abitazioni, cibo, acqua, per sopravvivere una volta lasciata la città. Questi esseri umani non hanno scelta: rimanere significa rischiare di morire sotto i bombardamenti e, per la popolazione sunnita, rischiare di essere "punita" dalle milizie sciite.
*Chi pensa che solo il Califfato sia composto da fanatici religiosi, che si esaltano al pensiero di ripetere le grandi battaglie del passato, sbaglia di grosso. Anche gli "alleati" del presidente Obama fuori Mosul sono altrettanto fanatici.
*Il viaggio verso l'Europa – poiché è lì che tutti i moderni sfollati vogliono andare – è costoso, lungo e pericolosissimo. I poveri non se lo possono permettere e finiscono nei campi profughi in Iraq. Al momento circa 4 milioni di iracheni vivono in questi campi in condizioni tremende, la maggior parte sono sunniti che con la distruzione delle proprie città hanno perso tutto, quel poco che avevano.
*La conquista di Mosul sarà una vittoria di breve durata: aprirà un nuovo capitolo di lotte intestine e fratricide in Iraq, alle quali parteciperanno gli sponsor internazionali, tra cui Iran e Turchia; costringerà più di un milione di persone a fuggire, creando un altro disastro umanitario che l'Europa dovrà gestire; arricchirà i contrabbandieri di uomini e l'industria europea dell'accoglienza dei profughi, questi ultimi guadagni verranno realizzati a spese del contribuente europeo.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/31/guerra-in-siria-sotto-la-neve-di-aleppo-camminano-i-futuri-jihadisti/3289152/ ''Guerra in Siria, sotto la neve di Aleppo camminano i futuri jihadisti'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 31 dicembre 2016}}
*La guerra è guerra, potrebbero obiettare in molti, ma quella civile in Siria è la prima vera guerra del XXI secolo, un conflitto dove la propaganda online ed i social media giocano un ruolo chiave, di gran lunga superiore a quello militare. È infatti impossibile comprendere cosa davvero stia succedendo, distinguere tra i criminali di guerra e le loro vittime. Ed è difficile sotto tutti i punti di vista persino individuare i motivi ultimi di questa guerra.
*Sin dall'inizio si è trattato di una guerra per procura, tra potenze sunnite e sciite sostenute dai loro alleati. La primavera araba è stata il ''casus belli'', subito messo da parte da interessi ben più grandi.
*Che fine hanno fatto i "nostri" ribelli? Ecco una domanda che nessuno si pone. Alcuni si muovono ancora tra le rovine dei quartieri poveri della città, ma molti sono fuggiti, chi nei territori occupati ancora dall'Isis, chi ad Idlib, dove i gruppi armati "moderati" ancora resistono. Ma dall'Occidente non arrivano più soldi né aiuti perché Washington è piombata nel letargo post elettorale.
*Il mondo ha rivissuto gli orrori della guerra in Kossovo ed in Serbia, ma questo non ha distratto nessuno dalla corse agli acquisti di Natale.
*Se l'Occidente non interviene per proteggere i profughi siriani ed iracheni vittime del primo conflitto del XXI secolo questi saranno prede facili della propaganda jihadista. Tra quei bambini traumatizzati che seguono i genitori tra le rovine della loro città, sotto la neve di questo Natale di sangue, ci sono i futuri combattenti islamici, i futuri jihadisti. Un destino atroce per un'infanzia nata e nutrita dalla guerra.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/30/il-futuro-dellisis-dipende-dalla-sete-di-vendetta/3764060/ ''Il futuro dell'Isis? Dipende dalla sete di vendetta'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 30 luglio 2017}}
*Non appena gli americani hanno lasciato il paese, il governo sciita di Maliki ha liberato i jihadisti (tra cui al Baghdadi) e ha permesso alle molte milizie di vendicarsi sulla popolazione sunnita. Il canovaccio di questa tragedia pluridecennale non è dunque cambiato e forse non può essere modificato con facilità è proprio questo che l'ISIS e la comunità jihadista vogliono farci credere, che per i sunniti non ci sarà pace al di fuori del Califfato. Solo la nuova nazione può riportare un certo grado di normalità nel quotidiano, solo il califfato può garantire la loro liberazione.
*Lo Stato islamico ha portato l'ordine, nonché l'elettricità e l'acqua corrente. Nonostante l'orrore della legge sharia, la popolazione locale l'ha accettata perché per secoli i leader tribali l'hanno applicata.
*Senza riconciliazione, è solo una questione di tempo prima che la popolazione sunnita sviluppi nostalgia per il califfato e percepisca la sua brutalità come una solida difesa dei sunniti contro il mondo.
*I politici e gli esperti concordano che per sconfiggere l'ISIS bisogna sradicare la causa principale della sua esistenza, ma poche persone concordano sulla sua natura. Dall'invasione dell'Iraq nel 2003, la vendetta è stata l'unica bandiera per ricercare la legittimità e commettere atrocità l'unico strumento per garantire il potere. In poche parole, questa è la madre tutte le cause della catastrofe che si è svolta in Iraq e in Siria e la linfa vitale del califfato. Se non si può rimuoverla, la storia si ripeterà e l'ISIS continuerà a rinascere dalle ceneri dell'ultima reincarnazione.
*La caduta di Mosul è molto importante, simbolicamente è un grosso colpo per il califfato perché la sua vera anima è irachena e non siriana. Ed irachena è anche la leadership il cui obiettivo è sempre stato costruire un nuovo stato in Iraq.
*Non importa quanto sia grande o se il gruppo che lo gestisce si chiama ISIS o qualcos'altro, a questo punto le sigle sono irrilevanti, ciò che conta è che esiste ancora. Non importa se ha perso l'80 per cento del suo territorio, ciò che conta è che non venga sconfitto. E la sconfitta verrà solo con pace non con la guerra. Una pace che implica nuove frontiere, ovvero una divisione dell'Iraq e della Siria, che idealmente includa anche piccole città e regioni indipendenti per le minoranze, ad esempio Cristiani e Yazidis.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/29/clima-il-mondo-salvato-dai-bambini/5485148/ ''Clima, il mondo salvato dai bambini'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 29 settembre 2019}}
*Il discorso di [[Greta Thunberg]] alle Nazioni Unite condanna tutti coloro che hanno celebrato un modello economico di eterna crescita. Questa illusione ha rubato il futuro ai nostri figli e nipoti. È un’accusa pesante, che ci mette di fronte ad una realtà surreale, la sopravvivenza della specie è un codice che ci portiamo dentro dagli albori della comparsa dei nostri antenati sulla terra, è stato il motore della nostra evoluzione, adesso, invece di continuare lungo questa strada, le nostre azioni remano a favore dell’estinzione. E dato che i cambiamenti climatici sono già arrivati, li viviamo stagione dopo stagione, negare tutto ciò vuole dire essere ipocriti.
*Mentre i genitori si comportano come bambini terrorizzati di fronte al mostro climatico che sta per buttare giù la porta della loro stanza per mangiarli in un boccone, i figli si organizzano per combattere ed abbattere il mostro. I bambini veri non hanno paura perché non conoscono il cinismo.
*Cambiare vita, abbandonare l'accumulazione delle cose, smettere di comprare, riciclare, riparare ciò che si rompe, vivere con l'essenziale e concentrarsi su valori non materialistici, imparare a goderci il suono di una cascata, la bellezza di una passeggiata nel bosco, entrare in sintonia la natura anch'essa rischio di estinzione è liberatorio. Tutta la zavorra consumistica che ci portiamo addosso ci rende schiavi del possesso.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/01/possibile-che-il-coronavirus-metta-in-ginocchio-il-mondo/5719329/ ''Possibile che il Coronavirus metta in ginocchio il mondo?'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 1 marzo 2020}}
*Fortunatamente il coronavirus non ha un tasso di mortalità elevato: non è l'Ebola né la peste. Ma la reazione irrazionale del mondo intero lo rende tanto pericoloso quanto queste malattie. Ma perché non si è detto subito che era un nuovo virus influenzale poco pericoloso per le persone in buona salute?
*Prendersela con i cinesi è stato un errore, li ha messi sulla difensiva e ha spinto il resto del mondo a emarginarli quando invece c'era bisogno di collaborare.
*L'Organizzazione mondiale della sanità doveva chiaramente mettere in guardia contro le misure applicate per la Sars all'inizio del secolo, poiché era chiaro che non avrebbero funzionato oggi. Il virus si trasmette per stretto contatto e oggi siamo tutti molto ma molto più vicini gli uni agli altri: basta menzionare il turismo di massa o le navi da crociera, focolai fenomenali per le epidemie. L'Oms doveva anche mettere in guardia contro le conseguenze per l'economia mondiale della psicosi, dell’isteria popolare. Infine doveva fare appello ai media per evitare il panico.
*Il panico e l'isteria si diffondono ancora più velocemente del virus. Anche qui negli Stati Uniti, dove il presidente Trump continua a dire che l'epidemia è sotto controllo e il rischio basso, è iniziata la corsa agli scaffali dei supermercati: impossibile trovare le mascherine, per non parlare poi delle confezioni di pasti sottovuoto che si conservano per decenni, anche queste svanite.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/07/trump-e-il-nuovo-nixon-un-abile-imbroglione-che-sfrutta-a-suo-vantaggio-gli-scontri-di-piazza/5826472/ ''Trump è il nuovo Nixon, un abile imbroglione che sfrutta a suo vantaggio gli scontri di piazza'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 7 giugno 2020}}
*Come il 2020, ''annus horribilis'' americano, il 1968 era un anno elettorale che avrebbe portato alla Casa Bianca [[Richard Nixon]], un repubblicano che adesso sappiamo era senza scrupoli, ma che allora sembrava ben incarnare i valori conservatori di quell’America agiata che grazie al Piano Marshall stava diventando ancora più ricca. Un’America bianca, naturalmente.
*Nixon intuì l'importanza di presentarsi come il difensore dello status quo, il garante dell'ordine e sfruttò al massimo le tensioni del 1968. Oggi Donald Trump sta facendo la stessa cosa. Da febbraio ha trasformato la pandemia in una piattaforma elettorale giornaliera e da due settimane le manifestazioni e gli scontri di piazza nell'antitesi della "sua America". Trump è il nuovo Nixon, un abile imbroglione.
*Le tensioni sociali potevano essere evitate se si fosse agito per tempo. Da sempre gli afro-americani muoiono per mano dei poliziotti, nel 1992 Rodney King venne ucciso a Los Angeles in un modo simile all'esecuzione di George Floyd. La scena venne ripresa da un passante che aveva una video camera ed i network la mostrarono. Quasi trent'anni dopo ce la ritroviamo davanti. Non va bene, non va affatto bene.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/19/usa-siamo-in-piena-guerra-fredda-3d-tornare-indietro-non-si-puo/5871769/ ''Usa, siamo in piena guerra fredda 3D: tornare indietro non si può'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 19 luglio 2020}}
*A livello politico il mondo ha metabolizzato il nazionalismo spocchioso di Trump, si pensi a paesi come la Polonia o l'Ungheria, ma anche al Regno Unito della Brexit; il mondo ha anche imparato a non fidarsi degli Stati Uniti ed a guardare a Washington non più come un ombrello protettivo ma come una nazione tra molte altre, anche se ancora grande ed importante. In questo contesto Pechino ha smesso di evitare qualsiasi confronto con Washington per paura di pestare i piedi alla superpotenza e ha iniziato a tessere una politica estera in aperta opposizione all'amministrazione Trump, si pensi all'accordo recente con l'Iran.
*Cosa propone Biden? Un ritorno al passato di Obama, che in politica estera non è stato affatto glorioso, e a quello ancora più remoto dell’amministrazione Clinton. Così l'amministrazione Biden si opporrà all'annessione da parte di Israele del 30% della West Bank, ri-confirmerà gli accordi nucleari del 2015 con l'Iran, che Trump ha abbandonato nel 2018, purché Teheran faccia quanto promesso, e avrà un atteggiamento più scettico nei confronti di Putin. Tutte proposte interessanti ma che serviranno a ben poco per frenare le trasformazioni geopolitiche in atto, per rilanciare il primato degli Stati Uniti o garantire un equilibrio mondiale.
*Con o senza una rielezione di Trump il declino degli Stati Uniti è inarrestabile, come fu per l'Unione Sovietica il viale del tramonto sarà lungo e passerà attraverso cambiamenti epocali, incomprensibili a una classe politica ferma ai tempi d'oro della supremazia americana.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/08/usa-2020-siamo-di-fronte-alla-disintegrazione-del-sogno-americano/5995622/ ''Usa 2020, siamo di fronte alla disintegrazione del sogno americano'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 8 novembre 2020}}
*{{NDR|Sul [[collegio elettorale degli Stati Uniti d'America]]}} Una democrazia occidentale non può eleggere chi la rappresenta in questo modo, né può trascinare per giorni e giorni i risultati nazionali. Questo tipo di comportamento è associato con nazioni arretrate, democrazie allo stremo, mal funzionanti. Una nazione ancora considerata guida per l’occidente non può non avere un processo di transizione a prova di bomba, dove i candidati si comportano onorevolmente. Le frodi elettorali appartengono agli stati falliti, alle dittature mascherate da democrazie. Eppure è questo che sta succedendo negli Stati Uniti.
*Il 78enne [[Joe Biden]] che – bambino negli anni Cinquanta – diceva alla madre che il suo sogno era diventare presidente, sarà leader di una nazione che non ha nulla a che vedere con quella della sua infanzia. Governerà un paese dove la sicurezza viene dalle armi tenute in casa e non dalla fiducia in chi vive alla Casa Bianca.
*È triste per tutti accettare la disintegrazione del sogno americano: in fondo, anche se la supremazia americana ha fatto molti danni nel mondo, l'idea di una nazione di infinite opportunità dove i giovani contavano e avanzavano era un sogno condiviso, che – anche se irrealizzabile a casa nostra – galvanizzava le nostre menti.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/22/angela-merkel-una-solida-alternativa-alla-politica-del-testosterone/6011787/ ''Angela Merkel, una solida alternativa alla politica del testosterone'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 22 novembre 2020}}
*{{NDR|Su [[Angela Merkel]]}} La sua più grande vittoria non è l’essere sopravvissuta per così tanto tempo nel recinto del narcisismo politico, né l’essere diventata il leader politico tedesco post-bellico con la maggiore anzianità a pari-merito con Helmut Köhl, ma aver gestito mirabilmente la politica interna ed estera tedesca ed europea durante le frequenti ondate di testosterone lanciate dai suoi colleghi maschi. Come c’è riuscita? Di certo l’ha aiutata l’essere intelligente, colta e anche scaltra, ma il vero segreto del successo è l’istinto politico che questa donna ha sviluppato durante l’adolescenza e la giovinezza.
*L’abilità politica di questa donna, che ha un dottorato in fisica quantistica e non ha studiato legge, politica o economia come gran parte dei politici, sta nello scegliere le battaglie che vale la pena combattere e vincere senza farsi influenzare dall’ideologia.
*La storia [...] non la descriverà come cauta né imprevedibile, ma come una grande leader sempre in sintonia con la realtà, una cancelliera al servizio del proprio popolo, che una volta abbandonata la scena politica si godrà una vecchiaia tranquilla, lontano dai riflettori. La storia la celebrerà anche per la gestione della pandemia, che coraggiosamente Merkel ha descritto come la crisi più seria per il paese dalla seconda guerra mondiale. Con razionalità, conoscenza scientifica e grande umiltà la cancelliera ha affrontato la minaccia del coronavirus, a differenza di altri politici non ha mai sminuito né ingigantito il problema, lo ha costantemente analizzato sviluppando strategie ad hoc.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/17/i-patrioti-usa-combattono-nemici-inesistenti-che-vivano-fuori-dalla-realta-come-renzi/6067687/ ''I ‘patrioti’ Usa combattono nemici inesistenti. Che vivano fuori dalla realtà (come Renzi)?'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 17 gennaio 2021}}
*In Italia c’è la crisi di governo e negli Stati Uniti c’è stato un tentativo di insurrezione contro lo Stato. La pandemia non ferma né i profittatori né gli stupidi, perché bisogna solo che essere stupidi a credere di poter rovesciare i risultati elettorali americani assaltando il congresso e facendosi i selfie nell’ufficio di Nancy Pelosi, il presidente della Camera.
*La retorica dell’ultra destra americana che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca è sempre stata intrisa di sfrenato patriottismo alimentato dalla certezza che i veri patrioti sono principalmente loro, i seguaci di gente come Steve Bannon, i bianchi ed gli ultra conservatori. Convincerli che le elezioni sono state frodate, che il vincitore è stato Trump e non Biden, è stato un gioco da ragazzi. Sui social l’ultradestra ha una vastissima varietà di canali di fake news dove circolano le storie più incredibili alle quali che chi li frequenta giornalmente crede ciecamente.
*In passato gli ultras della destra non votavano, rifiutando di riconoscersi in uno dei due partiti ma da quando George W. Bush è arrivato alla Casa Bianca con i voti dei fondamentalisti cristiani il partito repubblicano ha iniziato a corteggiare l’estremismo di destra. E Trump ne è diventato il profeta, il messia della nebulosa di gruppi di esaltati come QAnon, i cui membri compaiono in prima linea nell’assalto al congresso, gruppi che credono nelle storie più assurde, inclusa quella che Trump sia stato scelto da Dio per riportare la nazione alla sua gloria, ''make America great again'', insomma. Altro che patrioti, questi estremisti assomigliano ai seguaci dello Stato Islamico anche loro convinti di essere chiamati a combattere da Dio.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/11/irlanda-del-nord-dopo-brexit-si-teme-il-ritorno-della-violenza-politica/6161444/ ''Irlanda del Nord, dopo Brexit si teme il ritorno della violenza politica'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 11 aprile 2021}}
*Era prevedibile che l’accordo stipulato tra l’Unione Europea e il Regno Unito riguardo al confine irlandese riattivasse nell’Irlanda del Nord le tensioni politiche tra unionisti e filo-repubblicani. Ma nessuno aveva previsto una ripresa tanto rapida e feroce della violenza politica.
*La genesi della rinascita della violenza politica nell’Irlanda del Nord va ricercata nei trattati stipulati da un governo britannico disattento, che ha voluto raggiungere un compromesso a tutti i costi, e dalla burocrazia governativa di Bruxelles, che in materia politica è decisamente poco professionale perché fondamentalmente autoreferenziale.
*A 100 giorni dalla Brexit il pensiero che nell’Irlanda del Nord torni la violenza politica degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta fa paura, e ci si augura che sia Boris Johnson che Ursula Von der Leyen non vogliano passare alla storia come coloro che ne hanno riacceso la miccia.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/08/22/afghanistan-la-guerra-fredda-tutta-economica-lalleanza-tra-califfati-2-0-e-potenze-anti-usa-in-nome-del-denaro-e-della-supremazia/6297921/ ''Afghanistan, la guerra fredda tutta economica: l’alleanza tra califfati 2.0 e potenze anti-Usa in nome del denaro e della supremazia'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 22 agosto 2021}}
*La sconfitta americana in Afghanistan è immensamente più seria in termini simbolici ed anche in termini reali della caduta di Saigon e della capitolazione sovietica in Afghanistan. Saigon venne conquistata dalle truppe comuniste due anni dopo l’evacuazione di quelle americane, i mujaheddin impiegarono tre anni ad entrare a Kabul dopo il ritiro sovietico del 1989, Kabul, invece, è caduta in mano talebana tre settimane prima della data ufficiale del ritiro degli americani.
*Oggi il nuovo conflitto geopolitico, che potrebbe anche non rimanere freddo, è agli albori, siamo, insomma all’inizio della partita a scacchi tra Cina e suoi alleati da una parte e Stati Uniti ed alleati dall’altra. L’Afghanistan è un fante che Washington ha appena perso mettendo a rischio altre pedine.
*Negli Stati Uniti, dove c’è democrazia, la gente è stufa di pensare alle tragedie in terra straniera, agli americani della politica estera importa solo quando tocca il loro portafoglio. La maggioranza di loro concorda con Joe Biden che l’obiettivo delle guerre in Medio Oriente era far fuori Bin Laden ed al Qaeda non di trapiantare in questa regione i germogli della democrazia. E quindi è bene riportare i soldati a casa e smettere di spendere i soldi del contribuente per una guerra già vinta. Solo gli europei sembrano voler rimanere aggrappati a principi encomiabili come la difesa dei diritti umani, ma anche loro si limitano a fare petizioni su facebook ed a raccogliere collette.
*Il costo complessivo per il contribuente americano è stato di 2.261 miliardi di dollari. Tanto, troppo. E per i talebani? Basta guardare i dati della esportazione di eroina, è stata quella polvere bianca la loro manna dal cielo.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/12/19/dopo-due-anni-di-covid-e-arrivato-il-momento-di-fare-chiarezza-e-di-assumersi-le-proprie-responsabilita/6430693/ ''Dopo due anni di Covid è arrivato il momento di fare chiarezza. E di assumersi le proprie responsabilità'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 19 dicembre 2021}}
*Leggendo i commenti della gente sui social media si evince la frustrazione riguardo alla mancanza di certezze. Certo la medicina non è una scienza esatta ma dopo 24 mesi ci si aspetta qualcosa di più. La gente si domanda se è davvero necessario prolungare l’emergenza? Se fa bene Macron a chiudere le frontiere al vicino Regno Unito dove i contagi sono ormai tanto elevati quando lo erano un anno fa, in pieno lockdown? E che dire delle nazioni che nel giro di poche ore diventano rosse obbligando chi arriva da queste destinazioni a fare la quarantena? Quello che la gente chiede alla classe politica e a medici, scienziati, immunologi, virologi e a chiunque si trovi in prima fila nella battaglia contro il Covid è un po’ di chiarezza e coerenza.
*Negli Stati Uniti solo il 61 per cento della popolazione è vaccinato, mentre ad esempio nel Regno Unito il 70 per cento della popolazione ha ricevuto almeno due vaccini. Che l’amministrazione di Joe Biden abbia intensificato gli appelli affinché le persone si vaccinino serve a ben poco, è la politica dei singoli stati quella che davvero conta e questa riflette una visione politica, non scientifica, della pandemia.
*La mancanza di chiarezza scientifica, la confusione riguardo al Covid e alle sue varianti, la natura sperimentale dei vaccini e la reticenza delle industrie farmaceutiche ad assumersi le responsabilità legate alle inevitabili conseguenze negative di questi in una percentuale, certamente minima ma sempre reale, della popolazione hanno creato un vuoto di informazione che, ahimè, è stato riempito dalla propaganda politica. L’alto numero dei no vax nel mondo è anche il prodotto di questo fenomeno. C’era da aspettarselo, la propaganda politica fa parte della storia dell’umanità.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/13/crisi-ucraina-lamerica-non-ha-nessuna-voglia-di-una-nuova-guerra-rimane-solo-una-spiegazione/6491573/ ''Crisi ucraina, l’America non ha nessuna voglia di una nuova guerra. Rimane solo una spiegazione'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 13 febbraio 2022}}
*La stragrande maggioranza degli americani non solo non sta seguendo l’acuirsi della tensione tra Washington e Mosca, non potrebbe neppure individuare dove si trova l’Ucraina sul mappamondo.
*Per l’Europa poi, nel bel mezzo di una crisi energetica che rischia di farci rivivere i tempi duri degli anni 70, questo è il momento peggiore per chiudere i rubinetti energetici russi. Diversa è la situazione degli Stati Uniti, dopo esserci ritirati dall’Afghanistan lasciando il paese in mano ai terroristi, adesso vogliono iniziare una nuova guerra dietro casa nostra usando la Nato. Stiamo scherzano? Una nazione che dopo 20 anni ha capitolato contro l’ex esercito degli ‘straccioni talebani’ adesso apre un nuovo fronte in Europa? Contro la Russia? Che probabilità hanno gli Stati Uniti, anche con le forze Nato, di sconfiggere l’esercito russo se non sono riusciti a vincere in 20 anni i Talebani in Afghanistan?
*Biden, Johnson, Macron dovrebbero rileggersi le pagine di storia sulla costruzione del muro di Berlino e sulla crisi dei missili a Cuba. Allora l’intelligenza e l’abilità di chi guidava l’occidente hanno evitato lo scontro nucleare, quelli erano dei veri leader, politici al servizio dei propri cittadini non dei pavoni che vogliono solo fare la ruota.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/21/putin-e-la-lezione-del-topo-alfa-la-guerra-non-la-vuole-ma-usa-e-regno-unito-giocano-col-fuoco-perche-le-mani-bruciate-non-sono-le-loro/6502129/ ''Putin e la lezione del “topo alfa”: la guerra non la vuole, ma Usa e Regno Unito giocano col fuoco (perché le mani bruciate non sono le loro)'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 21 febbraio 2022}}
*A questo punto dell’interminabile annunciazione dell’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi sembra proprio che l’obiettivo di Washington sia costringere la Russia ad intervenire ed a far tornare la guerra in Europa.
*Una migliore soluzione, data la realtà geopolitica dell’area, che a differenza di quello che sostengono i polacchi non appartiene al centro ma all’Est Europa, è garantire la neutralità dell’Ucraina, proteggere questo cuscinetto tra Unione Europea e Nato da una parte e Russia dall’altra. Questa soluzione neutralizzerebbe Putin e darebbe alla sua psicologia di topo alfa una via d’uscita.
*Sia Biden che Johnson stanno giocando con il fuoco pensando che a bruciarsi le mani non saranno loro. Un intervento armato in Ucraina si trasformerebbe subito in una guerra per procura. Il motivo? Per una percentuale della popolazione filorussa o di origine russa, le forze della Nato non saranno liberatrici ma conquistatrici. A quel punto rivivremo gli orrori del Kosovo, quelli dell’Afghanistan o della Siria. Solo che questa volta il topo alfa Vladimir Putin potrebbe decidere che è arrivato il momento di rivoltarsi contro chi gli dà la caccia da anni.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/01/29/zelensky-a-sanremo-le-ospitate-del-presidente-ucraino-e-il-rischio-della-banalizzazione-della-realta/6952876/ ''Zelensky a Sanremo, le “ospitate” del presidente ucraino e il rischio della banalizzazione della realtà'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 29 gennaio 2023}}
*I suoi cammei mediatici sono sempre e volutamente uguali. Vestito con i colori della guerra, dal verde bottiglia al marrone terra bruciata, spesso circondato dai simboli dell'Ucraina libera seduto alla scrivania con dietro l'immancabile bandiera nazionale. Zelensky compare come un'icona e subito si apre una finestra su un'altra dimensione, diametralmente opposta a quella festaiola e celebrativa che lo ospita. Cambia l'atmosfera in sala. Senza preamboli, non domanda. Esige armi per difendere il suo e il nostro paese da un nemico globale pronto a fagocitare tutto il mondo libero. Il tono non è di chi elemosina gli aiuti, ma è di chi ne ha diritto perché l’Ucraina è il baluardo della libertà, della democrazia, dell'indipendenza occidentali.
*Ad ascoltarlo sembra che la Rivoluzione francese sia avvenuta a Kiev, che la prima monarchia parlamentare sia nata in Ucraina e che l'Ucraina sia sempre stata la culla della democrazia europea. Tanto il riciclaggio storico funziona che i cammei diventano una pausa di penitenza nel bel mezzo dell'ennesima celebrazione dei volti celebri, dei famosi, dei ricchi, dei privilegiati, dei belli; su questo sfondo surreale, lontanissimo dal quotidiano degli spettatori, le parole di Zelensky innescano il giusto senso di colpa e la corretta dose di rabbia che fanno sentire chi lo ascolta partecipe delle tragedie altrui mentre sta comodamente seduto sul divano di casa a guardare l'ennesimo programma di varietà.
*La guerra in Ucraina non è una pellicola o un video gioco reality, la guerra è un'atrocità costante che ti dilania dentro. È la paura permanente di morire. È la deumanizzazione dell'individuo ed è per questo che in tutte le guerre il confine tra bene e male è in costantemente movimento. Non è mai un punto fisso. Per ogni carro armato che Zelensky chiede, un numero imprecisato di vite verranno perse, come per ogni carro armato che Vladimir Putin invia al fronte. Le armi uccidono per davvero.
*Sostenere Zelensky è come fare il tifo per coloro che sul grande schermo stanno cercando l'ultimo figlio in vita della madre che ha perso tutti gli altrui nella guerra. Chi non ha provato questo sentimento mentre al cinema guardava ''Saving Private Ryan''? E anche la pausa di penitenza è azzeccata, come fare il tifo per il ritrovamento di Private Ryan ci fa sentire meglio, così partecipare alla tragedia in Ucraina guardando i camei di Zelensky ci decolpevolizza per essere diventati tanto superficiali e francamente anche tanto stupidi. In questo contesto poteva il cammeo di Zelensky mancare a Sanremo?
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/06/18/la-vera-eredita-di-silvio-berlusconi-trasformare-litalia-nella-repubblica-delle-banane/7196738/ ''La vera eredità di Silvio Berlusconi: trasformare l’Italia nella repubblica delle banane'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 18 giugno 2023}}
*Silvio Berlusconi era grottesco e geniale allo stesso tempo, caratteristiche che gli hanno permesso di creare quella che ormai tutti definiscono la politica spettacolo, una forma di degenerazione della democrazia che è diventata la modalità più gettonata di fare politica. Ben prima che [[Hugo Chavez|Chavez]] inventasse il suo chat show per ingraziarsi l’audience della popolazione venezuelana, sciorinando falsità e facendo promesse da marinaio, Berlusconi assoggettava il suo impero mediatico ai bisogni ed alla propaganda di Forza Italia un partito ''ad personam'', creato cioè per difendere e promuovere gli interessi di Silvio. Una verità nascosta abilmente dietro una buona dose di populismo ed una politica apertamente e costantemente discriminatoria nei confronti di tutto e tutti.
*Tra le speranze illusorie di chi davvero credeva che Berlusconi avrebbe modernizzato il paese portandolo ai livelli delle grandi democrazie europee e l’orgoglio di chi si identificava nell’immagine casalinga del Silvio vitellone che raccontava le barzellette in Parlamento e risolveva tutto in due risate, l’Italia iniziava a piombare nel buio culturale in cui da decenni è prigioniera.
*In quarant’anni Silvio ha trasformato il paese nella repubblica italiana delle banane. Lo ha fatto facilitando la diffusione del virus incurabile della politica berlusconiana. Il suo successo, la tenacia con cui è rimasto in sella nonostante l’opposizione ed i tentativi della magistratura di portare allo scoperto i suoi affari, hanno convinto un po’ tutti che questo modo di fare politica, la rete capillare di favoritismi e clientelismo, il riciclaggio della verità, la politica ''ad personam'' era l’unica formula vincente.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/09/10/la-violenza-di-genere-in-italia-mi-fa-pensare-alla-colonizzazione-cosi-si-va-a-caccia-della-donna/7285068/ ''La violenza di genere in Italia mi fa pensare alla colonizzazione: così si va a caccia della donna'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 10 settembre 2023}}
*A prima vista il Bel Paese, meta ambita dai turisti durante tutto l’anno, non ha nulla a che spartire con lo squallore delle riserve del Nord America o con le bidonville indiane. Eppure, in tutti e tre questi luoghi le bambine vengono stuprate in case, le donne vengono trattate come prede sessuali e molte muoiono assassinate.
*L’emancipazione femminile in Italia è un dato di fatto, le donne oggi sono infinitamente più libere e indipendenti che in passato, ma uscire dalla cucina dove il fascismo le aveva imprigionate quali angeli del focolare ed entrare negli uffici e nei consigli di amministrazione non è stata una transizione facile. Questo processo è partito dal basso ed è avvenuto senza il supporto dello Stato. Il femminismo è stato innanzitutto un movimento di emancipazione sociale che ha coinvolto le donne, è stato un movimento al femminile, con i maschi sempre tenuti ai margini, un movimento apolitico ed è giusto che sia stato così. La politica ne ha approfittato per rimanervi sempre estranea. E così l’Italia istituzionale, quella uscita dal fascismo, l’Italia della democrazia post bellica è rimasta fedele all’angelo del focolare e non ha fatto nulla per facilitare la transizione culturale verso l’eguaglianza tra i sessi, anzi l’ha culturalmente ostacolata riproponendo negli anni Novanta la dicotomia madre e sorella, moglie e puttana. I decenni del berlusconismo improntati alla politica-spettacolo l’hanno cementata concentrati sulla seconda, sostituendo alla puttana la figura della escort e della velina. Un fenomeno che ha mantenuto intatta la visione patriarcale made in Italy dei ruoli del femminile e del maschile. Una ferita sociale ed esistenziale, questa, profonda, una ferita che ancora oggi sanguina. E ogni goccia che ne fuoriesce corrisponde alla vita spezzata di una donna.
*Lo stato italiano non ha promosso l’emancipazione della società di pari passo a quella della donna, come è accaduto in Francia, Spagna e tanti altri paesi. Questo fallimento ha prodotto due Italie, una dove vivono donne in carriera, emancipate, professioniste preparate e l’altra che ancora vede nella donna un oggetto di piacere, una bambola da strapazzare e, perché no, da uccidere quando la frustrazione maschile diventa ingestibile, specialmente quando la bambola dice di no e mette il maschio alla porta. Questa seconda Italia vede nell’emancipazione sessuale della donna non un diritto umano ma un peccato da punire con la violenza, una violenza da colonizzatore del corpo femminile, tanto, troppo simile a quella del colonialismo storico. Secondo questa logica il corpo delle donne appartiene a loro. Una devianza sociale che si infuoca giornalmente a causa dei successi delle donne in carriera, contro i quali l’uomo ignorante, che lo stato non ha educato al cambiamento, si sente esistenzialmente evirato dall’emancipazione delle donne, spiazzato, perso, inutile. Per riconnettersi con il suo essere di padrone assoluto del continente femminile, questo piccolo, insignificante e profondamente infelice uomo si rifugia nell’illusione della supremazia sessuale attraverso le sue manifestazioni più aberranti: lo stupro e il femminicidio.
{{Int|1=Da [https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/12/08/hts-siria-fuori-schemi-jihadismo-terrorismo/7794101/ ''Ciò che sta accadendo in Siria è fuori dagli schemi del jihadismo e del terrorismo passati'']|2=''Ilfattoquotidiano.it'', 8 dicembre 2024}}
*[[Aḥmad Ḥusayn al-Sharʿa|Al-Jawlani]] è l’erede incontrastato dei due maggiori leader jihadisti degli ultimi vent’anni che lo hanno preceduto: il mujahedin Al Zarqawi, con il quale combatté in Iraq all’inizio degli anni 2000, e l’intellettuale/teologo al Baghdadi che ebbe modo di conoscere durante i cinque anni di prigionia in Iraq. Ma è anche figlio della madre di tutti i conflitti mediorientali, la Palestina: i suoi genitori nacquero sulle colline del Golan da dove vennero cacciati nel 1967 quando Israele le conquistò.
*Come al Zarqawi, al-Jawlani combatte il nemico vicino, cioè il regime siriano, e non è minimamente interessato a quello lontano, ossia gli Stati Uniti; a differenza di al Baghadi e Osama bin Laden professa la tolleranza religiosa e non considera le donne esseri inferiori; come Mohammed bin Salman, il delfino saudita, è pragmatico e politico: la spada non serve solo per punire, ci si intaglia lo stato di diritto.
*Quello che sta succedendo in Siria è fuori dagli schemi del jihadismo e del terrorismo del passato: non solo l’Hts è riuscito a liberarsi della zavorra religiosa e dell’esaltazione messianica dei vecchi leader, ma è diventato una forza politica autosufficiente e il regime di Assad sta finalmente manifestando la sua debolezza e carenza di legittimità.
*La sua ascesa, la tolleranza religiosa e sociale con cui ha gestito i territori da lui controllati, il rifiuto di globalizzare la lotta, e quindi di considerare gli Stati Uniti e i suoi alleati come nemici come fece al Qaeda, ci ricordano che la transizione da terrorista a leader è possibile, tutto dipende dalle circostanze storiche: su questo Nelson Mandela docet.
==''Terrorismo S.p.A.''==
*Il terrorismo è entrato a far parte del contesto della vita moderna. Domina le prime pagine dei quotidiani, i dibattiti parlamentari e le discussioni al bar. Eppure, nonostante le diverse definizioni disponibili, pochi hanno un'idea chiara di che cosa sia davvero il "terrorismo". Anche l'aiuto che può venire dalla storia è limitato: il termine deriva dal regno del Terrore seguito alla Rivoluzione francese, ma riferimenti al terrorismo si possono far risalire fino ai tempi dell'Impero romano. (Prefazione, p. 11)
*Il generale [[Muhammad Zia-ul-Haq|Mohammad Zia ul-Haq]] aveva un sogno: creare una confederazione islamica che si estendesse dal Turkmenistan al Kashmir, una potente lega panislamica sotto l'egemonia del Pakistan. Sia Casey che l'amministrazione americana lo incoraggiavano a coltivare questa fantasia. Per legittimare il Pakistan come alleato degli Stati Uniti e come avversario di prima linea contro l'Iran, Washington sosteneva che esso era uno stato laico, anche se nei fatti la sharia prevaleva sulla Costituzione scritta. (p. 128)
*Seguendo le orme del generale Zia, [[Benazir Bhutto|Bhutto]] aveva ripreso in altra forma il sogno del dittatore: creare, sotto l'egemonia pakistana, un asse transcontinentale che si estendesse dal confine orientale con la Cina, comprendesse l'Afghanistan e le repubbliche dell'Asia centrale e giungesse fino alla regione petrolifera del mar Caspio (va osservata che la via della droga dall'Afghanistan all'Europa attraversa gli stessi territori). (p. 134)
*La [[prima guerra cecena]] (1994-96) ha distrutto le istituzioni statali laiche, e nel vuoto politico che ne è seguito è sorta una costellazione di stati-guscio governati da milizie fondamentaliste islamiche e tenuti in piedi con denaro saudita. Alcuni di tali stati-guscio hanno introdotto in cittadine e villaggi tribunali islamici con il compito di applicare la sharia. La popolazione nel suo complesso era ostile a queste leggi, ma, pur essendo caratterizzata da una forte tradizione laica, la Cecenia ha potuto fare poco per contrastare i gruppi armati fondamentalisti finanziati dai sauditi e la radicalizzazione del conflitto provocata dall'invasione russa. (pp. 164-165)
*{{NDR|Sulla [[seconda guerra cecena]]}} Nell'oscuro universo dell'economia del terrore la Cecenia è la vittima di una guerra di rapina. Negli ultimi dieci anni le truppe russe hanno compiuto una distruzione graduale dell'economia tradizionale, e ciò ha contribuito alla radicalizzazione del conflitto e, alla fine, spianato la strada ai movimenti armati fondamentalisti. [...] Le truppe russe hanno reso un paese un tempo ricco di risorse naturali in un nugolo di stati-guscio che fungono da punti di transito per il traffico di droga e armi. Da dieci anni la Cecenia si regge su un'economia di sussistenza, di guerra e di rapina. I signori della guerra, i gruppi armati, le truppe russe saccheggiano e depredano la popolazione superstite, e la progressiva criminalizzazione dell'economia ha fatto del narcotraffico, del riciclaggio, dei rapimenti gli strumenti di sopravvivenza principali. Gli effetti sulla popolazione sono tragici: esodo di massa, miseria e morte. (pp. 235-237)
==[[Incipit]] di ''La morsa''==
Terrorismo ed economia: ecco i temi più dibattuti degli ultimi anni. E se tra loro esistesse una relazione che va ben oltre le prime pagine dei giornali? Se la guerra contro il terrorismo, inaugurata da [[George W. Bush]] all'indomani dell'11 settembre, avesse in qualche modo contribuito alla crisi del credito? Si tratta d'interrogativi sconcertanti, che recentemente molti si pongono.<br>
L'amministrazione Bush riceve da [[Bill Clinton]] un piccolo surplus e [[Barack Obama]] — che sale al potere nel mezzo della peggiore recessione del dopoguerra — eredita un debito pubblico di 10mila miliardi di dollari, pari al 70 per cento del Prodotto interno lordo americano, o meglio, al 18 per cento dell'economia mondiale. Dove sono finiti tutti quei soldi? Due [[guerra|guerre]] ancora in corso e un sistema di sicurezza ambiziosissimo, quanto inconsistente, prosciugano le finanze dello Stato e proiettano l'[[America]] nella rosa dei paesi con il debito pubblico più alto al mondo.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Loretta Napoleoni, ''La morsa'', Chiarelettere, 2009. ISBN 978-88-6190-079-0
*Loretta Napoleoni, ''[https://books.google.it/books?id=nUu3gSStLC8C Terrorismo S.p.A.]'', Il Saggiatore, 2008. ISBN 88-565-0012-4
==Altri progetti==
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[[Categoria:Economisti italiani]]
[[Categoria:Saggisti italiani]]
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==Citazioni di Benito Mazzi==
*Dalla lobia della sua abitazione lo sguardo spazia sull'immenso piano, sulla ferrovia e la stazioncina con fermata a richiesta, sulla parete di verde severo, tutta pini, larici, abeti e faggi, che con le cuspidi rocciose del Gridone s'erge di fronte, a sfondare un cielo terso che giù a Garlasco si sognano.<br>Dalla metà d'agosto in poi i boschi vigezzini sono il paradiso dei cercatori di boleti, i ''fungiàt''.<ref>Da ''Coppi, Bartali, Carollo e Malabrocca. Le avventure della Maglia Nera'', Ediciclo Editore, Portogruaro, 2005, p. 158. ISBN 8888829172</ref>
==''Nel sole zingaro''==
*In questi sperduti paesi di montagna , dall'introduzione da parte di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] delle dogane , ai primi dell'Ottocento , alla fine degli anni cinquanta del nostro secolo , era indispensabile , per vivere , "andare in dentro", in Svizzera , con la bricolla in spalla , non offrendo [[Val Vigezzo|Vigezzo]] , come del resto le contigue vallate dell'[[Val d'Ossola|Ossola]] , risorse alternative all'infuori dell'emigrazione e dei prodotti dell'arido suolo , che un'annata storta bastava a rendere insufficienti . (premessa, p. 7)
*Lontano brillano i chiari di [[Borgnone]] , il borgo svizzero dove son diretti .<br>All'entrata dell'abitato s'appostano dietro una siepe , Cecco va avanti , s'avvia per una streccia , batte due colpi a una porta , poi li ribatte . Esce una donna , fa sì col capo , richiude . Dopo aver ammucchiato i sacchi nella cascina sotto la casa , i contrabbandieri s'intavolano in un locale appartato e caldo . Alle 3 del mattino la squadra s'accinge al ritorno . Il carico è più leggero , non supera i 20 chili tra caffè , sale e tabacco . (cap. III, p. 31)
*Centinaia di bambini [[Val Vigezzo|vigezzini]] e della vicina [[Valle Cannobina|Cannobina]], altra valle disperata , hanno compiuto i sei, sette anni a [[spazzacamino]], lontano da casa, nella città, dietro al padrone. Non a caso lo Sgrinfia arruola i più miseri di statura, s'arrampicano meglio sulle canne, riuscendo a sventolare la mano dal comignolo per mostrare al committente che sono in cima, che il lavoro è stato eseguito alla perfezione. (p. 41)
*Faina non perde un colpo. A Monadello, paesino svizzero in alto a picco sulla frontiera, c'è chi gli tiene da parte zucchero e caffè. Sfrosa in prevalenza da solo, le grandi spedizioni non funzionano più, c'è da stare in campana, le pallottole non fan complimenti. A Monadello trova la bricolla già confezionata, pronta da sbalzare. Una mattina, insieme con la bricolla, l'aspettano due sfrosìne, la Carola e la Rosa, la donna del Bula. La Carola è una femmina procace, robusta e forte, coi seni eretti, le cosce stagne e lo sguardo di sfida. I suoi occhi sono dardi che trusano il sangue e Faina ci ha le caldane su per il filone. È una che non bacìla, la Carola, ama lo scherzo e la battuta grassa, è vero, ma è un rischio slungare le ciampe con lei, lascia partire certi patoni che addormentano. Faina non ci ha mai tentato, ma quel giorno a Monadello si sente il respiro pesante. (cap. IX, pp. 61-62)
*Non un'impronta o un segno sulla neve , la carreggiata per [[Spruga]] , primo paese svizzero a 4 chilometri , è sparita in quel deserto bianco , regno della solitudine . Ad accentuare il senso d'abbandono , appena sotto la caserma troneggia l'albergo dei [[Bagni di Craveggia|Bagni]] , un'elegante struttura tutta camini , eretta nel 1819 dal comune di Craveggia per lo sfruttamento di una sorgente termale dalle proprietà miracolose . L'apertura è soltanto estiva , il suo destino è purtroppo segnato : nel 1951 sarà distrutto da una slavina staccatasi dalla montagna di fronte . (p. 74)
*A [[Camedo]] sanno già di scaricare nella casa di un certo Dago, ex gendarme, il quale corrisponderà il pattuito con Gianca non appena pesati i sacchi e offerto un giro di acquavite. [...] Resisi conto del falso allarme , si ricompongono e riprendono il viaggio giungendo infine alle porte di Camedo . Va in avanscoperta Gianca . Accertatosi che il vicolo che immette all'abitazione del Dago è deserto , dà il vialibera . Uno dopo l'altro raggiungono la casa e sfociano in un cortavolo dal quale , sempre seguendo la guida , si introducono in un usciolo . (pp. 99-100)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Benito Mazzi, ''[https://books.google.it/books?id=BWpbDwAAQBAJ&gbpv&pg=PT0 Nel sole zingaro: storie di contrabbandieri]'', presentazione di [[Alberto Sinigaglia]], Interlinea edizioni, Novara, 2007 [1997]. ISBN 978-88-8212-596-7
2018 [1997]. ISBN 9788868571993
https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Sinigaglia
==Citazioni di Alberto Sinigaglia==
*«Nel Sole zingaro» si muovono ombre perché il Sole zingaro è la Luna , compagna dei contrabbandieri , che la chiamano così anche in [[val Vigezzo]] , estremo nord del Piemonte , a un tiro di fucile dal confine con il Canton Ticino .<br>Non è un modo di dire : si spara davvero . C'è ben poco da aspettarsi dal suolo , dalla vacca , dalla capra , specie nelle «annate svergole» . Chi non emigra , chi non ha i mezzi per fare il carbonaio , il mercante , il carrettiere , non ha scelta , va con gli ''sfrosìni'' , si carica sulla schiena 20 , 30 , 40 chili di bricolla .<ref>Da ''[https://books.google.it/books?id=BWpbDwAAQBAJ&gbpv&pg=PT4 Presentazione]'', in [[Benito Mazzi]], ''Nel sole zingaro: storie di contrabbandieri'', Interlinea edizioni, Novara, 2018 [1997]. ISBN 9788868571993</ref>
==Note==
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==Citazioni di Benito Mazzi==
*Dalla lobia della sua abitazione lo sguardo spazia sull'immenso piano, sulla ferrovia e la stazioncina con fermata a richiesta, sulla parete di verde severo, tutta pini, larici, abeti e faggi, che con le cuspidi rocciose del Gridone s'erge di fronte, a sfondare un cielo terso che giù a Garlasco si sognano.<br>Dalla metà d'agosto in poi i boschi vigezzini sono il paradiso dei cercatori di boleti, i ''fungiàt''.<ref>Da ''Coppi, Bartali, Carollo e Malabrocca. Le avventure della Maglia Nera'', Ediciclo Editore, Portogruaro, 2005, p. 158. ISBN 8888829172</ref>
==''Nel sole zingaro''==
*In questi sperduti paesi di montagna, dall'introduzione da parte di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] delle dogane, ai primi dell'Ottocento, alla fine degli anni cinquanta del nostro secolo, era indispensabile, per vivere, "andare in dentro", in Svizzera, con la bricolla in spalla, non offrendo [[Val Vigezzo|Vigezzo]], come del resto le contigue vallate dell'[[Val d'Ossola|Ossola]], risorse alternative all'infuori dell'emigrazione e dei prodotti dell'arido suolo, che un'annata storta bastava a rendere insufficienti. (premessa, p. 7)
*I vigezzini sono poveri di risorse, potendo contare soltanto sui miseri prodotti della loro aridissima terra e sul contrabbando. Considerano le guardie di finanza – canarini, prapòst, burlanda, caini, nelle definizioni popolari – i nemici, gli affamatori delle loro famiglie. Si scatena pertanto un odio implacabile nei confronti degli uomini in divisa, con scontri e risse di inaudita violenza. (cap. I, pp. 11-12)
*Il contrabbando s'è allargato, non è più circoscritto alle valli di confine, fin dal 1830 ha contagiato la bassa Ossola. Ma, mentre da quelle parti l'andar di sfroso costituisce una scelta, un modo per guadagnare di più e in fretta, dal momento che là un po' di lavoro si trova, soprattutto dopo l'apertura a Vogogna delle tessiture di cotone, in Vigezzo continua a rimanere, con l'emigrazione, l'unica possibilità di sopravvivenza. La terra, la vacca, la capra non bastano al sostentamento della famiglia, specialmente nelle annate svergole. (cap. II, pp. 16-17)
*Le popolazioni di Vigezzo, cronicamente prospettive occupazionali per i loro uomini carenti di nell'ultimo censimento, su 5500 abitanti erano 1000 gli emigrati per lavoro -, rimangono fra le più soggiogate al contrabbando, nonostante le conseguenze ogni giorno più dolorose che il fenomeno comporta. Per pagare le contravvenzioni alle leggi doganali molti padri di famiglia sono caduti in rovina subendo il sequestro della casa e della campagna, altri, pur di evitare la prigione, se la sono squagliata all'estero abbandonando mogli e figli. (cap. III, pp. 22-23)
*Lontano brillano i chiari di [[Borgnone]], il borgo svizzero dove son diretti.<br>All'entrata dell'abitato s'appostano dietro una siepe, Cecco va avanti, s'avvia per una streccia, batte due colpi a una porta, poi li ribatte. Esce una donna, fa sì col capo, richiude. Dopo aver ammucchiato i sacchi nella cascina sotto la casa, i contrabbandieri s'intavolano in un locale appartato e caldo. Alle 3 del mattino la squadra s'accinge al ritorno. Il carico è più leggero, non supera i 20 chili tra caffè, sale e tabacco. (cap. III, p. 31)
*Centinaia di bambini [[Val Vigezzo|vigezzini]] e della vicina [[Valle Cannobina|Cannobina]], altra valle disperata, hanno compiuto i sei, sette anni a [[spazzacamino]], lontano da casa, nella città, dietro al padrone. Non a caso lo Sgrinfia arruola i più miseri di statura, s'arrampicano meglio sulle canne, riuscendo a sventolare la mano dal comignolo per mostrare al committente che sono in cima, che il lavoro è stato eseguito alla perfezione. (cap. VI, p. 41)
*A Meis, le osterie della Marin e del Balassi, una di fronte all'altra lungo lo stradone per la Svizzera, sono il ritrovo di contrabbandieri, carbonai, boscaioli, mercanti di passaggio. La borgata, poche case ai piedi delle mulattiere per Dissimo, Olgia e Folsogno, a un tiro di fucile dalla frontiera, domina un ampio pianoro circondato da monti e dirupi, nel quale biancheggia la stazione della Vigezzina, ferrovia elettrica a scartamento ridotto che collega l'Italia alla Svizzera, Domodossola a Locarno. (cap. VIII, p. 52)
*Dal 1917 le teleferiche hanno soppiantato le vecchie "sère" nell'inviare a valle il legname venduto dai comuni all'incanto. Di dimensioni faraoniche quella dell'impresa Girola per lo sfruttamento dei boschi della valle Onsernone, territorio di Craveggia, Santa Maria Maggiore e Re. È un impianto lungo 9 chilometri, parte dai [[Bagni di Craveggia|Bagni]], si snoda a Fondo Monfracchio, sorpassa la Bocchetta di Moino, a oltre 2000 metri, internandosi per un tratto in galleria, dove forma una stazione d'angolo, e da qui riparte per la battuta d'arrivo alla "Siberia". (cap. VIII, p. 52)
*Faina non perde un colpo. A Monadello, paesino svizzero in alto a picco sulla frontiera, c'è chi gli tiene da parte zucchero e caffè. Sfrosa in prevalenza da solo, le grandi spedizioni non funzionano più, c'è da stare in campana, le pallottole non fan complimenti. A Monadello trova la bricolla già confezionata, pronta da sbalzare. Una mattina, insieme con la bricolla, l'aspettano due sfrosìne, la Carola e la Rosa, la donna del Bula. La Carola è una femmina procace, robusta e forte, coi seni eretti, le cosce stagne e lo sguardo di sfida. I suoi occhi sono dardi che trusano il sangue e Faina ci ha le caldane su per il filone. È una che non bacìla, la Carola, ama lo scherzo e la battuta grassa, è vero, ma è un rischio slungare le ciampe con lei, lascia partire certi patoni che addormentano. Faina non ci ha mai tentato, ma quel giorno a Monadello si sente il respiro pesante. (cap. IX, pp. 61-62)
*La visuale è ridotta dallo sfarfallio dei fiocchi e dal bosco maestoso che racchiude la civettuola caserma. In basso, il vallone dorme sotto un metro di neve, in alto si scorgono appena le baite del Monfracchio e più in qua, in uno scenario da presepe, la passerella sull'Isorno ghiacciato e le baracche abbandonate dei boscaioli, con accanto enormi pile di tronchi scortecciati, pronti per essere inviati a valle in primavera. Non un'impronta o un segno sulla neve, la carreggiata per [[Spruga]], primo paese svizzero a 4 chilometri, è sparita in quel deserto bianco, regno della solitudine. Ad accentuare il senso d'abbandono, appena sotto la caserma troneggia l'albergo dei [[Bagni di Craveggia|Bagni]], un'elegante struttura tutta camini, eretta nel 1819 dal comune di Craveggia per lo sfruttamento di una sorgente termale dalle proprietà miracolose. L'apertura è soltanto estiva, il suo destino è purtroppo segnato: nel 1951 sarà distrutto da una slavina staccatasi dalla montagna di fronte. (cap. XI, pp. 74-75)
*In Vigezzo, come nel resto dell'Ossola, i soldati che rientrano dal fronte hanno scarse opportunità di lavoro, aggiungono miseria a miseria. Per sfuggire alla fame e alla deportazione in Germania non restano che il contrabbando e la fuga sui monti, a sostegno delle bande partigiane che vanno organizzandosi.<br>Confluiscono sul confine per trovare scampo in Svizzera fuggiaschi di ogni razza e nazionalità: ebrei destinati ai campi di sterminio, prigionieri evasi, antifascisti, perseguitati per motivi politici, razziali o religiosi, ufficiali e soldati di tutti gli eserciti. (cap. XIII, p. 86)
*A [[Camedo]] sanno già di scaricare nella casa di un certo Dago, ex gendarme, il quale corrisponderà il pattuito con Gianca non appena pesati i sacchi e offerto un giro di acquavite. [...] Resisi conto del falso allarme, si ricompongono e riprendono il viaggio giungendo infine alle porte di Camedo. Va in avanscoperta Gianca. Accertatosi che il vicolo che immette all'abitazione del Dago è deserto, dà il vialibera . Uno dopo l'altro raggiungono la casa e sfociano in un cortavolo dal quale, sempre seguendo la guida, si introducono in un usciolo. (cap. XIV, pp. 99-100)
*Il Malione: un ponte sui 30 metri, detto dalla gente "romano", roba da star male solo ad affacciarvisi. La Rosa, che pure non ha paura di niente, quando passa di là con la cadola della legna evita di guardare di sotto, l'attanaglia un'angoscia, un che di sconvolgente difficile da spiegare. L'acqua del Melezzo, cupa e lontanissima, si tortura schiumosa in un perenne gemito fra pareti e spuntoni di roccia. Nessuno s'è mai azzardato ad attraversare a nuoto quella gola per timore dei gorghi, dei terribili mulinelli che si avvistano addirittura dal ponte, capaci di inghiottire interi tronchi d'albero. (cap. XIV, p. 101)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Benito Mazzi, ''[https://books.google.it/books?id=BWpbDwAAQBAJ&gbpv&pg=PT0 Nel sole zingaro: storie di contrabbandieri]'', presentazione di [[Alberto Sinigaglia]], Interlinea edizioni, Novara, 2018 [1997]. ISBN 9788868571993
https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Sinigaglia
==Citazioni di Alberto Sinigaglia==
*«Nel Sole zingaro» si muovono ombre perché il Sole zingaro è la Luna, compagna dei contrabbandieri, che la chiamano così anche in [[val Vigezzo]], estremo nord del Piemonte, a un tiro di fucile dal confine con il Canton Ticino.<br>Non è un modo di dire: si spara davvero. C'è ben poco da aspettarsi dal suolo, dalla vacca, dalla capra, specie nelle «annate svergole». Chi non emigra, chi non ha i mezzi per fare il carbonaio, il mercante, il carrettiere, non ha scelta, va con gli ''sfrosìni'', si carica sulla schiena 20, 30, 40 chili di bricolla.<ref>Da ''[https://books.google.it/books?id=BWpbDwAAQBAJ&gbpv&pg=PT4 Presentazione]'', in [[Benito Mazzi]], ''Nel sole zingaro: storie di contrabbandieri'', Interlinea edizioni, Novara, 2018. ISBN 9788868571993</ref>
==Note==
<references />
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Bernard de Mandeville
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/* Citazioni su Bernard de Mandeville */ altra di Sergio Romano
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[[File:The Fable of the Bees, by Bernard Mandeville (title page).jpg|thumb|''La favola delle api'', ed. 1724]]
'''Bernard de Mandeville''' (1670 – 1733), medico e filosofo olandese.
==''La favola delle api''==
*''Non dobbiamo il vino alla [[vigneto|vite]] misera e contorta | che, fin quando cresceva liberamente, | soffocava le altre piante e dava solo legna, | ma ci allietò del suo nobile frutto | quando fu legata e potata? | Così il [[vizio]] diventa benefico | quando è sfrondato e corretto dalla giustizia. | Anzi, se un popolo aspira a essere grande, | il vizio è necessario allo Stato | quanto la fame per mangiare. | La virtù da sola non può far vivere | le nazioni nello splendore; | coloro che vorrebbero far tornare l'[[età dell'oro]] | insieme con l'onestà debbono accettare le [[ghianda|ghiande]].'' (2012, p. 32)
*Tutti gli [[animale|animali]] sono solleciti soltanto nel soddisfare se stessi e seguono le loro naturali tendenze, senza alcuna considerazione del bene o del male che dal proprio soddisfacimento può derivare agli altri. (2012, p. 34)
*Come fra tutti gli animali, che non siano troppo imperfetti per poter avere [[orgoglio]], troviamo che i migliori, cioè i più belli e i più apprezzabili della loro specie, sono in generale i più orgogliosi, cosi nell'uomo, il più perfetto degli animali, l'orgoglio è talmente inseparabile dalla sua profonda essenza (per quanto astutamente alcuni possano aver imparato a nasconderlo e a dissimularlo) che, senza di esso, il composto di cui è fatto mancherebbe di uno dei più importanti elementi. (2012, p. 35)
*Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le [[casa di tolleranza|case di piacere]] non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili. [...] Da quanto è stato detto è manifesto che è necessario sacrificare una parte delle donne per salvaguardare l'altra e per evitare oscenità ancora più odiose. (2012, p. 64)
*Altro lusso di cui godono i poveri [...] e del quale indubbiamente anche i più ricchi nell'età dell'oro [[vegetarianismo|furono privi]], è l'uso di mangiare carne di animale. [...] Mi sono spesso domandato se non sia proprio da attribuirsi alla tirannia che l'abitudine esercita su di noi il fatto che uomini tolleranti e buoni considerino normale l'uccisione di tanti animali per il loro pasto quotidiano, sebbene la terra generosamente e abbondantemente provveda a fornirci svariati e ottimi vegetali. (2012, pp. 100-101)
*Ma quando si tratti di animali così perfetti come [[pecora|pecore]] e [[mucca|vacche]], nei quali il cuore, il cervello e i nervi differiscono così poco dai nostri, e le linfe vitali, il sangue, gli organi dei sensi e, di conseguenza, la sensibilità stessa sono come negli uomini, non riesco a immaginare come un uomo non uso al sangue e ai massacri possa assistere alla loro morte violenta e alle loro sofferenze senza soffrirne. In risposta a ciò molta gente ritiene sufficiente dire che, se si ammette che tutto è stato fatto per servire l'uomo, non c'è alcuna crudeltà nel servirsi di tutte le creature per lo scopo al quale furono designate, ma a questi stessi uomini che dànno questa risposta la coscienza interiore rimorde per la falsità dell'asserzione. (2012, p. 101)
*Alcune persone non sono capaci di mangiare un animale che erano abituati a vedere ogni giorno, altri non estendono il loro scrupolo oltre il loro pollame e rifiutano di mangiare i polli che essi stessi hanno allevato, tuttavia costoro mangiano di buon animo e senza alcun rimorso carne di bue o di montone e polli comperati al mercato. In tale comportamento mi sembra che si manifesti una coscienza di colpevolezza, come se costoro si sforzassero di salvare se stessi dall'imputazione di un crimine di cui in qualche modo si sentono partecipi, allontanandone, per quanto possono, la causa; e in ciò io vedo dei forti residui della primitiva pietà e innocenza che il tirannico potere dell'abitudine e lo strapotere del lusso non sono ancora riusciti a debellare completamente. (2012, p. 101)
*La natura ha insegnato al vostro stomaco a esigere solo vegetali, ma il vostro sfrenato desiderio di cambiamenti, d'innovazioni, vi ha spinto a distruggere gli animali, senza alcuna necessità né alcun criterio di giustizia, ha pervertito la vostra natura, ha distorto i vostri appetiti, comunque li abbiano chiamati il vostro orgoglio e la vostra smania di lusso. (2012, p. 103)
*[...] quando, per rendere più tenera la carne degli animali maschi, preveniamo, con la [[castrazione]], la durezza cui altrimenti giungerebbero tendini e ogni altra fibra, ritengo che ciò dovrebbe muovere a pietà ogni creatura umana, se si pensa alla crudeltà della cura con cui li si ingrassa per ucciderli. Quando un grosso e generoso [[toro|torello]], dopo aver resistito a colpi dieci volte più forti di quelli che avrebbero ucciso il suo assassino, cade infine tramortito, gli si lega la testa a terra con le corde e gli viene inferta una larga ferita nel collo; quale mortale può, senza provare pietà, ascoltare i penosi muggiti impediti dal prorompere del sangue, i dolorosi sospiri che denunciano quanto forte sia la sua angoscia, i profondi gemiti disperati che provengono dalle profondità del forte e palpitante cuore, guardare le violente convulsioni delle membra, vedere, mentre il sangue fumante scorre via da lui, l'occhio appannarsi e offuscarsi, e osservare infine la lotta, l'ansito, gli ultimi disperati sforzi per la vita, segni certi della sua prossima fine? Quando una creatura ha dato tali convincenti e innegabili prove del terrore, della sofferenza e dell'angoscia che prova, esiste un seguace di [[Descartes]] così uso al sangue da non rifiutare, con la sua pietà, la filosofia di quel vano ragionatore? (2012, p. 104)
==Citazioni su Bernard de Mandeville==
*Le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo. ([[Sergio Romano]])
*Puritano pessimista in un'epoca segnata dal distacco dell'economia dall'etica, Mandeville invita al realismo: la libertà e il benessere non possono essere ottenuti mutilando la natura umana. Ogni utopia che intenda eliminare il male alla radice mina infatti la vita sociale stessa, poiché una società esiste grazie ai suoi vizi e non malgrado essi. ([[Luigi Fenizi]])
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra». ([[Sergio Romano]])
==Bibliografia==
*Bernard Mandeville, ''[https://books.google.it/books?id=oc8ctsLcuBIC&pg=PT0 La favola delle api: Vizi privati e pubbliche virtù]'', traduzione di Clara Valenziano, BUR, Milano, 2012. ISBN 978-88-58-63200-0
==Altri progetti==
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===Opere===
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[[File:The Fable of the Bees, by Bernard Mandeville (title page).jpg|thumb|''La favola delle api'', ed. 1724]]
'''Bernard de Mandeville''' (1670 – 1733), medico e filosofo olandese.
==''La favola delle api''==
*''Non dobbiamo il vino alla [[vigneto|vite]] misera e contorta | che, fin quando cresceva liberamente, | soffocava le altre piante e dava solo legna, | ma ci allietò del suo nobile frutto | quando fu legata e potata? | Così il [[vizio]] diventa benefico | quando è sfrondato e corretto dalla giustizia. | Anzi, se un popolo aspira a essere grande, | il vizio è necessario allo Stato | quanto la fame per mangiare. | La virtù da sola non può far vivere | le nazioni nello splendore; | coloro che vorrebbero far tornare l'[[età dell'oro]] | insieme con l'onestà debbono accettare le [[ghianda|ghiande]].'' (2012, p. 32)
*Tutti gli [[animale|animali]] sono solleciti soltanto nel soddisfare se stessi e seguono le loro naturali tendenze, senza alcuna considerazione del bene o del male che dal proprio soddisfacimento può derivare agli altri. (2012, p. 34)
*Come fra tutti gli animali, che non siano troppo imperfetti per poter avere [[orgoglio]], troviamo che i migliori, cioè i più belli e i più apprezzabili della loro specie, sono in generale i più orgogliosi, cosi nell'uomo, il più perfetto degli animali, l'orgoglio è talmente inseparabile dalla sua profonda essenza (per quanto astutamente alcuni possano aver imparato a nasconderlo e a dissimularlo) che, senza di esso, il composto di cui è fatto mancherebbe di uno dei più importanti elementi. (2012, p. 35)
*Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le [[casa di tolleranza|case di piacere]] non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili. [...] Da quanto è stato detto è manifesto che è necessario sacrificare una parte delle donne per salvaguardare l'altra e per evitare oscenità ancora più odiose. (2012, p. 64)
*Altro lusso di cui godono i poveri [...] e del quale indubbiamente anche i più ricchi nell'età dell'oro [[vegetarianismo|furono privi]], è l'uso di mangiare carne di animale. [...] Mi sono spesso domandato se non sia proprio da attribuirsi alla tirannia che l'abitudine esercita su di noi il fatto che uomini tolleranti e buoni considerino normale l'uccisione di tanti animali per il loro pasto quotidiano, sebbene la terra generosamente e abbondantemente provveda a fornirci svariati e ottimi vegetali. (2012, pp. 100-101)
*Ma quando si tratti di animali così perfetti come [[pecora|pecore]] e [[mucca|vacche]], nei quali il cuore, il cervello e i nervi differiscono così poco dai nostri, e le linfe vitali, il sangue, gli organi dei sensi e, di conseguenza, la sensibilità stessa sono come negli uomini, non riesco a immaginare come un uomo non uso al sangue e ai massacri possa assistere alla loro morte violenta e alle loro sofferenze senza soffrirne. In risposta a ciò molta gente ritiene sufficiente dire che, se si ammette che tutto è stato fatto per servire l'uomo, non c'è alcuna crudeltà nel servirsi di tutte le creature per lo scopo al quale furono designate, ma a questi stessi uomini che dànno questa risposta la coscienza interiore rimorde per la falsità dell'asserzione. (2012, p. 101)
*Alcune persone non sono capaci di mangiare un animale che erano abituati a vedere ogni giorno, altri non estendono il loro scrupolo oltre il loro pollame e rifiutano di mangiare i polli che essi stessi hanno allevato, tuttavia costoro mangiano di buon animo e senza alcun rimorso carne di bue o di montone e polli comperati al mercato. In tale comportamento mi sembra che si manifesti una coscienza di colpevolezza, come se costoro si sforzassero di salvare se stessi dall'imputazione di un crimine di cui in qualche modo si sentono partecipi, allontanandone, per quanto possono, la causa; e in ciò io vedo dei forti residui della primitiva pietà e innocenza che il tirannico potere dell'abitudine e lo strapotere del lusso non sono ancora riusciti a debellare completamente. (2012, p. 101)
*La natura ha insegnato al vostro stomaco a esigere solo vegetali, ma il vostro sfrenato desiderio di cambiamenti, d'innovazioni, vi ha spinto a distruggere gli animali, senza alcuna necessità né alcun criterio di giustizia, ha pervertito la vostra natura, ha distorto i vostri appetiti, comunque li abbiano chiamati il vostro orgoglio e la vostra smania di lusso. (2012, p. 103)
*[...] quando, per rendere più tenera la carne degli animali maschi, preveniamo, con la [[castrazione]], la durezza cui altrimenti giungerebbero tendini e ogni altra fibra, ritengo che ciò dovrebbe muovere a pietà ogni creatura umana, se si pensa alla crudeltà della cura con cui li si ingrassa per ucciderli. Quando un grosso e generoso [[toro|torello]], dopo aver resistito a colpi dieci volte più forti di quelli che avrebbero ucciso il suo assassino, cade infine tramortito, gli si lega la testa a terra con le corde e gli viene inferta una larga ferita nel collo; quale mortale può, senza provare pietà, ascoltare i penosi muggiti impediti dal prorompere del sangue, i dolorosi sospiri che denunciano quanto forte sia la sua angoscia, i profondi gemiti disperati che provengono dalle profondità del forte e palpitante cuore, guardare le violente convulsioni delle membra, vedere, mentre il sangue fumante scorre via da lui, l'occhio appannarsi e offuscarsi, e osservare infine la lotta, l'ansito, gli ultimi disperati sforzi per la vita, segni certi della sua prossima fine? Quando una creatura ha dato tali convincenti e innegabili prove del terrore, della sofferenza e dell'angoscia che prova, esiste un seguace di [[Descartes]] così uso al sangue da non rifiutare, con la sua pietà, la filosofia di quel vano ragionatore? (2012, p. 104)
==Citazioni su Bernard de Mandeville==
*Le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo. ([[Sergio Romano]])
*Puritano pessimista in un'epoca segnata dal distacco dell'economia dall'etica, Mandeville invita al realismo: la libertà e il benessere non possono essere ottenuti mutilando la natura umana. Ogni utopia che intenda eliminare il male alla radice mina infatti la vita sociale stessa, poiché una società esiste grazie ai suoi vizi e non malgrado essi. ([[Luigi Fenizi]])
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra». ([[Sergio Romano]])
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola. ([[Sergio Romano]])
==Bibliografia==
*Bernard Mandeville, ''[https://books.google.it/books?id=oc8ctsLcuBIC&pg=PT0 La favola delle api: Vizi privati e pubbliche virtù]'', traduzione di Clara Valenziano, BUR, Milano, 2012. ISBN 978-88-58-63200-0
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La favola delle api||(1705)}}
{{DEFAULTSORT:Mandeville, Bernard}}
[[Categoria:Filosofi olandesi]]
[[Categoria:Medici olandesi]]
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[[File:The Fable of the Bees, by Bernard Mandeville (title page).jpg|thumb|''La favola delle api'', ed. 1724]]
'''Bernard de Mandeville''' (1670 – 1733), medico e filosofo olandese.
==''La favola delle api''==
*''Non dobbiamo il vino alla [[vigneto|vite]] misera e contorta | che, fin quando cresceva liberamente, | soffocava le altre piante e dava solo legna, | ma ci allietò del suo nobile frutto | quando fu legata e potata? | Così il [[vizio]] diventa benefico | quando è sfrondato e corretto dalla giustizia. | Anzi, se un popolo aspira a essere grande, | il vizio è necessario allo Stato | quanto la fame per mangiare. | La virtù da sola non può far vivere | le nazioni nello splendore; | coloro che vorrebbero far tornare l'[[età dell'oro]] | insieme con l'onestà debbono accettare le [[ghianda|ghiande]].'' (2012, p. 32)
*Tutti gli [[animale|animali]] sono solleciti soltanto nel soddisfare se stessi e seguono le loro naturali tendenze, senza alcuna considerazione del bene o del male che dal proprio soddisfacimento può derivare agli altri. (2012, p. 34)
*Come fra tutti gli animali, che non siano troppo imperfetti per poter avere [[orgoglio]], troviamo che i migliori, cioè i più belli e i più apprezzabili della loro specie, sono in generale i più orgogliosi, cosi nell'uomo, il più perfetto degli animali, l'orgoglio è talmente inseparabile dalla sua profonda essenza (per quanto astutamente alcuni possano aver imparato a nasconderlo e a dissimularlo) che, senza di esso, il composto di cui è fatto mancherebbe di uno dei più importanti elementi. (2012, p. 35)
*Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le [[casa di tolleranza|case di piacere]] non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili. [...] Da quanto è stato detto è manifesto che è necessario sacrificare una parte delle donne per salvaguardare l'altra e per evitare oscenità ancora più odiose. (2012, p. 64)
*Altro lusso di cui godono i poveri [...] e del quale indubbiamente anche i più ricchi nell'età dell'oro [[vegetarianismo|furono privi]], è l'uso di mangiare carne di animale. [...] Mi sono spesso domandato se non sia proprio da attribuirsi alla tirannia che l'abitudine esercita su di noi il fatto che uomini tolleranti e buoni considerino normale l'uccisione di tanti animali per il loro pasto quotidiano, sebbene la terra generosamente e abbondantemente provveda a fornirci svariati e ottimi vegetali. (2012, pp. 100-101)
*Ma quando si tratti di animali così perfetti come [[pecora|pecore]] e [[mucca|vacche]], nei quali il cuore, il cervello e i nervi differiscono così poco dai nostri, e le linfe vitali, il sangue, gli organi dei sensi e, di conseguenza, la sensibilità stessa sono come negli uomini, non riesco a immaginare come un uomo non uso al sangue e ai massacri possa assistere alla loro morte violenta e alle loro sofferenze senza soffrirne. In risposta a ciò molta gente ritiene sufficiente dire che, se si ammette che tutto è stato fatto per servire l'uomo, non c'è alcuna crudeltà nel servirsi di tutte le creature per lo scopo al quale furono designate, ma a questi stessi uomini che dànno questa risposta la coscienza interiore rimorde per la falsità dell'asserzione. (2012, p. 101)
*Alcune persone non sono capaci di mangiare un animale che erano abituati a vedere ogni giorno, altri non estendono il loro scrupolo oltre il loro pollame e rifiutano di mangiare i polli che essi stessi hanno allevato, tuttavia costoro mangiano di buon animo e senza alcun rimorso carne di bue o di montone e polli comperati al mercato. In tale comportamento mi sembra che si manifesti una coscienza di colpevolezza, come se costoro si sforzassero di salvare se stessi dall'imputazione di un crimine di cui in qualche modo si sentono partecipi, allontanandone, per quanto possono, la causa; e in ciò io vedo dei forti residui della primitiva pietà e innocenza che il tirannico potere dell'abitudine e lo strapotere del lusso non sono ancora riusciti a debellare completamente. (2012, p. 101)
*La natura ha insegnato al vostro stomaco a esigere solo vegetali, ma il vostro sfrenato desiderio di cambiamenti, d'innovazioni, vi ha spinto a distruggere gli animali, senza alcuna necessità né alcun criterio di giustizia, ha pervertito la vostra natura, ha distorto i vostri appetiti, comunque li abbiano chiamati il vostro orgoglio e la vostra smania di lusso. (2012, p. 103)
*[...] quando, per rendere più tenera la carne degli animali maschi, preveniamo, con la [[castrazione]], la durezza cui altrimenti giungerebbero tendini e ogni altra fibra, ritengo che ciò dovrebbe muovere a pietà ogni creatura umana, se si pensa alla crudeltà della cura con cui li si ingrassa per ucciderli. Quando un grosso e generoso [[toro|torello]], dopo aver resistito a colpi dieci volte più forti di quelli che avrebbero ucciso il suo assassino, cade infine tramortito, gli si lega la testa a terra con le corde e gli viene inferta una larga ferita nel collo; quale mortale può, senza provare pietà, ascoltare i penosi muggiti impediti dal prorompere del sangue, i dolorosi sospiri che denunciano quanto forte sia la sua angoscia, i profondi gemiti disperati che provengono dalle profondità del forte e palpitante cuore, guardare le violente convulsioni delle membra, vedere, mentre il sangue fumante scorre via da lui, l'occhio appannarsi e offuscarsi, e osservare infine la lotta, l'ansito, gli ultimi disperati sforzi per la vita, segni certi della sua prossima fine? Quando una creatura ha dato tali convincenti e innegabili prove del terrore, della sofferenza e dell'angoscia che prova, esiste un seguace di [[Descartes]] così uso al sangue da non rifiutare, con la sua pietà, la filosofia di quel vano ragionatore? (2012, p. 104)
==Citazioni su Bernard de Mandeville==
*Puritano pessimista in un'epoca segnata dal distacco dell'economia dall'etica, Mandeville invita al realismo: la libertà e il benessere non possono essere ottenuti mutilando la natura umana. Ogni utopia che intenda eliminare il male alla radice mina infatti la vita sociale stessa, poiché una società esiste grazie ai suoi vizi e non malgrado essi. ([[Luigi Fenizi]])
===[[Sergio Romano]]===
*Le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola.
==Bibliografia==
*Bernard Mandeville, ''[https://books.google.it/books?id=oc8ctsLcuBIC&pg=PT0 La favola delle api: Vizi privati e pubbliche virtù]'', traduzione di Clara Valenziano, BUR, Milano, 2012. ISBN 978-88-58-63200-0
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La favola delle api||(1705)}}
{{DEFAULTSORT:Mandeville, Bernard}}
[[Categoria:Filosofi olandesi]]
[[Categoria:Medici olandesi]]
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[[File:The Fable of the Bees, by Bernard Mandeville (title page).jpg|thumb|''La favola delle api'', ed. 1724]]
'''Bernard de Mandeville''' (1670 – 1733), medico e filosofo olandese.
==''La favola delle api''==
*''Non dobbiamo il vino alla [[vigneto|vite]] misera e contorta | che, fin quando cresceva liberamente, | soffocava le altre piante e dava solo legna, | ma ci allietò del suo nobile frutto | quando fu legata e potata? | Così il [[vizio]] diventa benefico | quando è sfrondato e corretto dalla giustizia. | Anzi, se un popolo aspira a essere grande, | il vizio è necessario allo Stato | quanto la fame per mangiare. | La virtù da sola non può far vivere | le nazioni nello splendore; | coloro che vorrebbero far tornare l'[[età dell'oro]] | insieme con l'onestà debbono accettare le [[ghianda|ghiande]].'' (2012, p. 32)
*Tutti gli [[animale|animali]] sono solleciti soltanto nel soddisfare se stessi e seguono le loro naturali tendenze, senza alcuna considerazione del bene o del male che dal proprio soddisfacimento può derivare agli altri. (2012, p. 34)
*Come fra tutti gli animali, che non siano troppo imperfetti per poter avere [[orgoglio]], troviamo che i migliori, cioè i più belli e i più apprezzabili della loro specie, sono in generale i più orgogliosi, cosi nell'uomo, il più perfetto degli animali, l'orgoglio è talmente inseparabile dalla sua profonda essenza (per quanto astutamente alcuni possano aver imparato a nasconderlo e a dissimularlo) che, senza di esso, il composto di cui è fatto mancherebbe di uno dei più importanti elementi. (2012, p. 35)
*Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le [[casa di tolleranza|case di piacere]] non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili. [...] Da quanto è stato detto è manifesto che è necessario sacrificare una parte delle donne per salvaguardare l'altra e per evitare oscenità ancora più odiose. (2012, p. 64)
*Altro lusso di cui godono i poveri [...] e del quale indubbiamente anche i più ricchi nell'età dell'oro [[vegetarianismo|furono privi]], è l'uso di mangiare carne di animale. [...] Mi sono spesso domandato se non sia proprio da attribuirsi alla tirannia che l'abitudine esercita su di noi il fatto che uomini tolleranti e buoni considerino normale l'uccisione di tanti animali per il loro pasto quotidiano, sebbene la terra generosamente e abbondantemente provveda a fornirci svariati e ottimi vegetali. (2012, pp. 100-101)
*Ma quando si tratti di animali così perfetti come [[pecora|pecore]] e [[mucca|vacche]], nei quali il cuore, il cervello e i nervi differiscono così poco dai nostri, e le linfe vitali, il sangue, gli organi dei sensi e, di conseguenza, la sensibilità stessa sono come negli uomini, non riesco a immaginare come un uomo non uso al sangue e ai massacri possa assistere alla loro morte violenta e alle loro sofferenze senza soffrirne. In risposta a ciò molta gente ritiene sufficiente dire che, se si ammette che tutto è stato fatto per servire l'uomo, non c'è alcuna crudeltà nel servirsi di tutte le creature per lo scopo al quale furono designate, ma a questi stessi uomini che dànno questa risposta la coscienza interiore rimorde per la falsità dell'asserzione. (2012, p. 101)
*Alcune persone non sono capaci di mangiare un animale che erano abituati a vedere ogni giorno, altri non estendono il loro scrupolo oltre il loro pollame e rifiutano di mangiare i polli che essi stessi hanno allevato, tuttavia costoro mangiano di buon animo e senza alcun rimorso carne di bue o di montone e polli comperati al mercato. In tale comportamento mi sembra che si manifesti una coscienza di colpevolezza, come se costoro si sforzassero di salvare se stessi dall'imputazione di un crimine di cui in qualche modo si sentono partecipi, allontanandone, per quanto possono, la causa; e in ciò io vedo dei forti residui della primitiva pietà e innocenza che il tirannico potere dell'abitudine e lo strapotere del lusso non sono ancora riusciti a debellare completamente. (2012, p. 101)
*La natura ha insegnato al vostro stomaco a esigere solo vegetali, ma il vostro sfrenato desiderio di cambiamenti, d'innovazioni, vi ha spinto a distruggere gli animali, senza alcuna necessità né alcun criterio di giustizia, ha pervertito la vostra natura, ha distorto i vostri appetiti, comunque li abbiano chiamati il vostro orgoglio e la vostra smania di lusso. (2012, p. 103)
*[...] quando, per rendere più tenera la carne degli animali maschi, preveniamo, con la [[castrazione]], la durezza cui altrimenti giungerebbero tendini e ogni altra fibra, ritengo che ciò dovrebbe muovere a pietà ogni creatura umana, se si pensa alla crudeltà della cura con cui li si ingrassa per ucciderli. Quando un grosso e generoso [[toro|torello]], dopo aver resistito a colpi dieci volte più forti di quelli che avrebbero ucciso il suo assassino, cade infine tramortito, gli si lega la testa a terra con le corde e gli viene inferta una larga ferita nel collo; quale mortale può, senza provare pietà, ascoltare i penosi muggiti impediti dal prorompere del sangue, i dolorosi sospiri che denunciano quanto forte sia la sua angoscia, i profondi gemiti disperati che provengono dalle profondità del forte e palpitante cuore, guardare le violente convulsioni delle membra, vedere, mentre il sangue fumante scorre via da lui, l'occhio appannarsi e offuscarsi, e osservare infine la lotta, l'ansito, gli ultimi disperati sforzi per la vita, segni certi della sua prossima fine? Quando una creatura ha dato tali convincenti e innegabili prove del terrore, della sofferenza e dell'angoscia che prova, esiste un seguace di [[Descartes]] così uso al sangue da non rifiutare, con la sua pietà, la filosofia di quel vano ragionatore? (2012, p. 104)
===Citazioni su ''La favola delle api''===
*Nel 1708 si vendeva come un libello per le vie di Londra la famigerata ''Favola delle Api'' di {{sic|G.}} Mandeville]], a cui fu poi aggiunto dall'Autore un lungo commento nelle edizioni successive del 1714 e del 1719. Che cos'è questa favola? È la dimostrazione che la società umana, se deve progredire e fiorire, non può fare a meno della immoralità: anzi solamente mercé di questa il progresso e la fioritura possono essere ottenuti. La vanità, l'ambizione, la ricerca del piacere, l'amore del lusso affinano il cervello, lo stimolano all'azione, provocano la concorrenza fra gli uomini e con questa tutte le forme della frode e dell' inganno; ma così si svolgono tutti gli aspetti dell'attività sociale, la vita s'intensifica e si allarga e nasce la floridezza degli stati. Il vizio genera l'astuzia, l'astuzia genera l'industria, e l'industria genera il benessere collettivo. È impossibile quindi associare la grandezza di un popolo colla semplicità dei costumi e colla probità. ([[Adolfo Faggi]])
==Citazioni su Bernard de Mandeville==
*Puritano pessimista in un'epoca segnata dal distacco dell'economia dall'etica, Mandeville invita al realismo: la libertà e il benessere non possono essere ottenuti mutilando la natura umana. Ogni utopia che intenda eliminare il male alla radice mina infatti la vita sociale stessa, poiché una società esiste grazie ai suoi vizi e non malgrado essi. ([[Luigi Fenizi]])
===[[Sergio Romano]]===
*Le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola.
==Bibliografia==
*Bernard Mandeville, ''[https://books.google.it/books?id=oc8ctsLcuBIC&pg=PT0 La favola delle api: Vizi privati e pubbliche virtù]'', traduzione di Clara Valenziano, BUR, Milano, 2012. ISBN 978-88-58-63200-0
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La favola delle api||(1705)}}
{{DEFAULTSORT:Mandeville, Bernard}}
[[Categoria:Filosofi olandesi]]
[[Categoria:Medici olandesi]]
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[[File:The Fable of the Bees, by Bernard Mandeville (title page).jpg|thumb|''La favola delle api'', ed. 1724]]
'''Bernard de Mandeville''' (1670 – 1733), medico e filosofo olandese.
==''La favola delle api''==
*''Non dobbiamo il vino alla [[vigneto|vite]] misera e contorta | che, fin quando cresceva liberamente, | soffocava le altre piante e dava solo legna, | ma ci allietò del suo nobile frutto | quando fu legata e potata? | Così il [[vizio]] diventa benefico | quando è sfrondato e corretto dalla giustizia. | Anzi, se un popolo aspira a essere grande, | il vizio è necessario allo Stato | quanto la fame per mangiare. | La virtù da sola non può far vivere | le nazioni nello splendore; | coloro che vorrebbero far tornare l'[[età dell'oro]] | insieme con l'onestà debbono accettare le [[ghianda|ghiande]].'' (2012, p. 32)
*Tutti gli [[animale|animali]] sono solleciti soltanto nel soddisfare se stessi e seguono le loro naturali tendenze, senza alcuna considerazione del bene o del male che dal proprio soddisfacimento può derivare agli altri. (2012, p. 34)
*Come fra tutti gli animali, che non siano troppo imperfetti per poter avere [[orgoglio]], troviamo che i migliori, cioè i più belli e i più apprezzabili della loro specie, sono in generale i più orgogliosi, cosi nell'uomo, il più perfetto degli animali, l'orgoglio è talmente inseparabile dalla sua profonda essenza (per quanto astutamente alcuni possano aver imparato a nasconderlo e a dissimularlo) che, senza di esso, il composto di cui è fatto mancherebbe di uno dei più importanti elementi. (2012, p. 35)
*Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le [[casa di tolleranza|case di piacere]] non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili. [...] Da quanto è stato detto è manifesto che è necessario sacrificare una parte delle donne per salvaguardare l'altra e per evitare oscenità ancora più odiose. (2012, p. 64)
*Altro lusso di cui godono i poveri [...] e del quale indubbiamente anche i più ricchi nell'età dell'oro [[vegetarianismo|furono privi]], è l'uso di mangiare carne di animale. [...] Mi sono spesso domandato se non sia proprio da attribuirsi alla tirannia che l'abitudine esercita su di noi il fatto che uomini tolleranti e buoni considerino normale l'uccisione di tanti animali per il loro pasto quotidiano, sebbene la terra generosamente e abbondantemente provveda a fornirci svariati e ottimi vegetali. (2012, pp. 100-101)
*Ma quando si tratti di animali così perfetti come [[pecora|pecore]] e [[mucca|vacche]], nei quali il cuore, il cervello e i nervi differiscono così poco dai nostri, e le linfe vitali, il sangue, gli organi dei sensi e, di conseguenza, la sensibilità stessa sono come negli uomini, non riesco a immaginare come un uomo non uso al sangue e ai massacri possa assistere alla loro morte violenta e alle loro sofferenze senza soffrirne. In risposta a ciò molta gente ritiene sufficiente dire che, se si ammette che tutto è stato fatto per servire l'uomo, non c'è alcuna crudeltà nel servirsi di tutte le creature per lo scopo al quale furono designate, ma a questi stessi uomini che dànno questa risposta la coscienza interiore rimorde per la falsità dell'asserzione. (2012, p. 101)
*Alcune persone non sono capaci di mangiare un animale che erano abituati a vedere ogni giorno, altri non estendono il loro scrupolo oltre il loro pollame e rifiutano di mangiare i polli che essi stessi hanno allevato, tuttavia costoro mangiano di buon animo e senza alcun rimorso carne di bue o di montone e polli comperati al mercato. In tale comportamento mi sembra che si manifesti una coscienza di colpevolezza, come se costoro si sforzassero di salvare se stessi dall'imputazione di un crimine di cui in qualche modo si sentono partecipi, allontanandone, per quanto possono, la causa; e in ciò io vedo dei forti residui della primitiva pietà e innocenza che il tirannico potere dell'abitudine e lo strapotere del lusso non sono ancora riusciti a debellare completamente. (2012, p. 101)
*La natura ha insegnato al vostro stomaco a esigere solo vegetali, ma il vostro sfrenato desiderio di cambiamenti, d'innovazioni, vi ha spinto a distruggere gli animali, senza alcuna necessità né alcun criterio di giustizia, ha pervertito la vostra natura, ha distorto i vostri appetiti, comunque li abbiano chiamati il vostro orgoglio e la vostra smania di lusso. (2012, p. 103)
*[...] quando, per rendere più tenera la carne degli animali maschi, preveniamo, con la [[castrazione]], la durezza cui altrimenti giungerebbero tendini e ogni altra fibra, ritengo che ciò dovrebbe muovere a pietà ogni creatura umana, se si pensa alla crudeltà della cura con cui li si ingrassa per ucciderli. Quando un grosso e generoso [[toro|torello]], dopo aver resistito a colpi dieci volte più forti di quelli che avrebbero ucciso il suo assassino, cade infine tramortito, gli si lega la testa a terra con le corde e gli viene inferta una larga ferita nel collo; quale mortale può, senza provare pietà, ascoltare i penosi muggiti impediti dal prorompere del sangue, i dolorosi sospiri che denunciano quanto forte sia la sua angoscia, i profondi gemiti disperati che provengono dalle profondità del forte e palpitante cuore, guardare le violente convulsioni delle membra, vedere, mentre il sangue fumante scorre via da lui, l'occhio appannarsi e offuscarsi, e osservare infine la lotta, l'ansito, gli ultimi disperati sforzi per la vita, segni certi della sua prossima fine? Quando una creatura ha dato tali convincenti e innegabili prove del terrore, della sofferenza e dell'angoscia che prova, esiste un seguace di [[Descartes]] così uso al sangue da non rifiutare, con la sua pietà, la filosofia di quel vano ragionatore? (2012, p. 104)
===Citazioni su ''La favola delle api''===
*Nel 1708 si vendeva come un libello per le vie di Londra la famigerata ''Favola delle Api'' di {{sic|G.}} Mandeville, a cui fu poi aggiunto dall'Autore un lungo commento nelle edizioni successive del 1714 e del 1719. Che cos'è questa favola? È la dimostrazione che la società umana, se deve progredire e fiorire, non può fare a meno della immoralità: anzi solamente mercé di questa il progresso e la fioritura possono essere ottenuti. La vanità, l'ambizione, la ricerca del piacere, l'amore del lusso affinano il cervello, lo stimolano all'azione, provocano la concorrenza fra gli uomini e con questa tutte le forme della frode e dell' inganno; ma così si svolgono tutti gli aspetti dell'attività sociale, la vita s'intensifica e si allarga e nasce la floridezza degli stati. Il vizio genera l'astuzia, l'astuzia genera l'industria, e l'industria genera il benessere collettivo. È impossibile quindi associare la grandezza di un popolo colla semplicità dei costumi e colla probità. ([[Adolfo Faggi]])
==Citazioni su Bernard de Mandeville==
*Puritano pessimista in un'epoca segnata dal distacco dell'economia dall'etica, Mandeville invita al realismo: la libertà e il benessere non possono essere ottenuti mutilando la natura umana. Ogni utopia che intenda eliminare il male alla radice mina infatti la vita sociale stessa, poiché una società esiste grazie ai suoi vizi e non malgrado essi. ([[Luigi Fenizi]])
===[[Sergio Romano]]===
*Le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola.
==Bibliografia==
*Bernard Mandeville, ''[https://books.google.it/books?id=oc8ctsLcuBIC&pg=PT0 La favola delle api: Vizi privati e pubbliche virtù]'', traduzione di Clara Valenziano, BUR, Milano, 2012. ISBN 978-88-58-63200-0
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La favola delle api||(1705)}}
{{DEFAULTSORT:Mandeville, Bernard}}
[[Categoria:Filosofi olandesi]]
[[Categoria:Medici olandesi]]
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/* Citazioni su La favola delle api */ Eugenio Garin
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[[File:The Fable of the Bees, by Bernard Mandeville (title page).jpg|thumb|''La favola delle api'', ed. 1724]]
'''Bernard de Mandeville''' (1670 – 1733), medico e filosofo olandese.
==''La favola delle api''==
*''Non dobbiamo il vino alla [[vigneto|vite]] misera e contorta | che, fin quando cresceva liberamente, | soffocava le altre piante e dava solo legna, | ma ci allietò del suo nobile frutto | quando fu legata e potata? | Così il [[vizio]] diventa benefico | quando è sfrondato e corretto dalla giustizia. | Anzi, se un popolo aspira a essere grande, | il vizio è necessario allo Stato | quanto la fame per mangiare. | La virtù da sola non può far vivere | le nazioni nello splendore; | coloro che vorrebbero far tornare l'[[età dell'oro]] | insieme con l'onestà debbono accettare le [[ghianda|ghiande]].'' (2012, p. 32)
*Tutti gli [[animale|animali]] sono solleciti soltanto nel soddisfare se stessi e seguono le loro naturali tendenze, senza alcuna considerazione del bene o del male che dal proprio soddisfacimento può derivare agli altri. (2012, p. 34)
*Come fra tutti gli animali, che non siano troppo imperfetti per poter avere [[orgoglio]], troviamo che i migliori, cioè i più belli e i più apprezzabili della loro specie, sono in generale i più orgogliosi, cosi nell'uomo, il più perfetto degli animali, l'orgoglio è talmente inseparabile dalla sua profonda essenza (per quanto astutamente alcuni possano aver imparato a nasconderlo e a dissimularlo) che, senza di esso, il composto di cui è fatto mancherebbe di uno dei più importanti elementi. (2012, p. 35)
*Tutti sanno che la ragione per cui molti buoni politici tollerano le [[casa di tolleranza|case di piacere]] non è la loro mancanza di religione, ma la volontà di prevenire un male peggiore, una corruzione più esecrabile, e di provvedere alla tutela delle donne rispettabili. [...] Da quanto è stato detto è manifesto che è necessario sacrificare una parte delle donne per salvaguardare l'altra e per evitare oscenità ancora più odiose. (2012, p. 64)
*Altro lusso di cui godono i poveri [...] e del quale indubbiamente anche i più ricchi nell'età dell'oro [[vegetarianismo|furono privi]], è l'uso di mangiare carne di animale. [...] Mi sono spesso domandato se non sia proprio da attribuirsi alla tirannia che l'abitudine esercita su di noi il fatto che uomini tolleranti e buoni considerino normale l'uccisione di tanti animali per il loro pasto quotidiano, sebbene la terra generosamente e abbondantemente provveda a fornirci svariati e ottimi vegetali. (2012, pp. 100-101)
*Ma quando si tratti di animali così perfetti come [[pecora|pecore]] e [[mucca|vacche]], nei quali il cuore, il cervello e i nervi differiscono così poco dai nostri, e le linfe vitali, il sangue, gli organi dei sensi e, di conseguenza, la sensibilità stessa sono come negli uomini, non riesco a immaginare come un uomo non uso al sangue e ai massacri possa assistere alla loro morte violenta e alle loro sofferenze senza soffrirne. In risposta a ciò molta gente ritiene sufficiente dire che, se si ammette che tutto è stato fatto per servire l'uomo, non c'è alcuna crudeltà nel servirsi di tutte le creature per lo scopo al quale furono designate, ma a questi stessi uomini che dànno questa risposta la coscienza interiore rimorde per la falsità dell'asserzione. (2012, p. 101)
*Alcune persone non sono capaci di mangiare un animale che erano abituati a vedere ogni giorno, altri non estendono il loro scrupolo oltre il loro pollame e rifiutano di mangiare i polli che essi stessi hanno allevato, tuttavia costoro mangiano di buon animo e senza alcun rimorso carne di bue o di montone e polli comperati al mercato. In tale comportamento mi sembra che si manifesti una coscienza di colpevolezza, come se costoro si sforzassero di salvare se stessi dall'imputazione di un crimine di cui in qualche modo si sentono partecipi, allontanandone, per quanto possono, la causa; e in ciò io vedo dei forti residui della primitiva pietà e innocenza che il tirannico potere dell'abitudine e lo strapotere del lusso non sono ancora riusciti a debellare completamente. (2012, p. 101)
*La natura ha insegnato al vostro stomaco a esigere solo vegetali, ma il vostro sfrenato desiderio di cambiamenti, d'innovazioni, vi ha spinto a distruggere gli animali, senza alcuna necessità né alcun criterio di giustizia, ha pervertito la vostra natura, ha distorto i vostri appetiti, comunque li abbiano chiamati il vostro orgoglio e la vostra smania di lusso. (2012, p. 103)
*[...] quando, per rendere più tenera la carne degli animali maschi, preveniamo, con la [[castrazione]], la durezza cui altrimenti giungerebbero tendini e ogni altra fibra, ritengo che ciò dovrebbe muovere a pietà ogni creatura umana, se si pensa alla crudeltà della cura con cui li si ingrassa per ucciderli. Quando un grosso e generoso [[toro|torello]], dopo aver resistito a colpi dieci volte più forti di quelli che avrebbero ucciso il suo assassino, cade infine tramortito, gli si lega la testa a terra con le corde e gli viene inferta una larga ferita nel collo; quale mortale può, senza provare pietà, ascoltare i penosi muggiti impediti dal prorompere del sangue, i dolorosi sospiri che denunciano quanto forte sia la sua angoscia, i profondi gemiti disperati che provengono dalle profondità del forte e palpitante cuore, guardare le violente convulsioni delle membra, vedere, mentre il sangue fumante scorre via da lui, l'occhio appannarsi e offuscarsi, e osservare infine la lotta, l'ansito, gli ultimi disperati sforzi per la vita, segni certi della sua prossima fine? Quando una creatura ha dato tali convincenti e innegabili prove del terrore, della sofferenza e dell'angoscia che prova, esiste un seguace di [[Descartes]] così uso al sangue da non rifiutare, con la sua pietà, la filosofia di quel vano ragionatore? (2012, p. 104)
===Citazioni su ''La favola delle api''===
*La ''Favola delle Api'' di Bernardo di Mandeville è uno degli scritti più vivaci, brillanti e significativi, che ci abbia lasciato il Settecento inglese. Per oltre due secoli ha continuato a suscitare discussioni, polemiche, contrasti, che indicano chiaramente, dietro i dissidi degli storici, la lotta delle idee. Perché, senza dubbio, lo scritto, anzi il complesso di scritti che il Mandeville andò riunendo intorno al suo apologo, chiede che il lettore prenda posizione. Non è possibile, letto Mandeville, rimanere neutrali. ([[Eugenio Garin]])
*Nel 1708 si vendeva come un libello per le vie di Londra la famigerata ''Favola delle Api'' di {{sic|G.}} Mandeville, a cui fu poi aggiunto dall'Autore un lungo commento nelle edizioni successive del 1714 e del 1719. Che cos'è questa favola? È la dimostrazione che la società umana, se deve progredire e fiorire, non può fare a meno della immoralità: anzi solamente mercé di questa il progresso e la fioritura possono essere ottenuti. La vanità, l'ambizione, la ricerca del piacere, l'amore del lusso affinano il cervello, lo stimolano all'azione, provocano la concorrenza fra gli uomini e con questa tutte le forme della frode e dell' inganno; ma così si svolgono tutti gli aspetti dell'attività sociale, la vita s'intensifica e si allarga e nasce la floridezza degli stati. Il vizio genera l'astuzia, l'astuzia genera l'industria, e l'industria genera il benessere collettivo. È impossibile quindi associare la grandezza di un popolo colla semplicità dei costumi e colla probità. ([[Adolfo Faggi]])
==Citazioni su Bernard de Mandeville==
*Puritano pessimista in un'epoca segnata dal distacco dell'economia dall'etica, Mandeville invita al realismo: la libertà e il benessere non possono essere ottenuti mutilando la natura umana. Ogni utopia che intenda eliminare il male alla radice mina infatti la vita sociale stessa, poiché una società esiste grazie ai suoi vizi e non malgrado essi. ([[Luigi Fenizi]])
===[[Sergio Romano]]===
*Le passioni che maggiormente interessavano Mandeville erano quelle con cui gli uomini lavorano, producono, commerciano, conquistano il consenso dei loro connazionali e subiscono le alterne vicende della fortuna. Grazie ai suoi studi di filosofia nell'Università di Leida e agli incroci interdisciplinari della cultura settecentesca il medico Mandeville era in realtà ciò che noi chiameremmo oggi un politologo, un sociologo, un antropologo.
*Se un realista incontra sulla strada un altro realista, gli manda un cenno di riconoscimento e di stima. Quando [[Karl Marx]] – il «Machiavelli del proletariato» come lo definiva [[Benedetto Croce]] – s'imbatté negli scritti di Bernard Mandeville, autore di piccoli trattati sociali e politici apparsi a Londra un secolo e mezzo prima, lo definì «uomo onesto e mente chiara». Questo incontro a distanza fra uomini di opposte culture meriterebbe una piccola stampa allegorica intitolata: «La sinistra rende omaggio alla destra».
*Vi è una fondamentale differenza tra il medico olandese e i grandi intellettuali riformatori che dominarono la scena politica e culturale della seconda metà del Settecento. Mentre essi rappresentarono le favole della loro immaginazione con i tratti della realtà, Mandeville rappresentò la realtà con i tratti della favola.
==Bibliografia==
*Bernard Mandeville, ''[https://books.google.it/books?id=oc8ctsLcuBIC&pg=PT0 La favola delle api: Vizi privati e pubbliche virtù]'', traduzione di Clara Valenziano, BUR, Milano, 2012. ISBN 978-88-58-63200-0
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La favola delle api||(1705)}}
{{DEFAULTSORT:Mandeville, Bernard}}
[[Categoria:Filosofi olandesi]]
[[Categoria:Medici olandesi]]
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Eugenio Garin
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/* Citazioni di Eugenio Garin */ La favola delle api di Bernardo di Mandeville
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'''Eugenio Garin''' (1909 – 2004), filosofo e storico della filosofia italiano.
==Citazioni di Eugenio Garin==
*La [[città ideale]] nelle pietre e negli istituti è una città razionale, quale i [[Grecia|Greci]] delinearono e attuarono secondo un tipo che le città stato italiane si avviarono a riprodurre [...] Gli elogi di [[Firenze]] e [[Venezia]] sottolineano il rinnovarsi della perfezione ideale delle ''[[polis|poleis]]'' antiche: città esistite che potevano tornare ad esistere. (da ''Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano'', Laterza, 1965, p. 46)
*La ''Favola delle Api'' di [[Bernard de Mandeville|Bernardo di Mandeville]] è uno degli scritti più vivaci, brillanti e significativi, che ci abbia lasciato il Settecento inglese. Per oltre due secoli ha continuato a suscitare discussioni, polemiche, contrasti, che indicano chiaramente, dietro i dissidi degli storici, la lotta delle idee. Perché, senza dubbio, lo scritto, anzi il complesso di scritti che il Mandeville andò riunendo intorno al suo apologo, chiede che il lettore prenda posizione. Non è possibile, letto Mandeville, rimanere neutrali. (da ''A proposito di Bernardo Mandeville'', in Discussioni e postille, Giornale critico della filosofia italiana, p. 500)
==''Storia della filosofia italiana''==
===[[Incipit]]===
[[Giuseppe Pecchio]] premetteva alla sua ''Storia della economia pubblica in Italia'' le parole del discorso preliminare dell'''Enciclopedia'': «noi saremmo ingiusti se non riconoscessimo tutto ciò che dobbiamo all'Italia; dall'Italia noi abbiamo ricevuto tutte le scienze che hanno poi dato frutti così abbondanti nell'Europa intera». Il pensiero italiano veniva così posto come punto di partenza per il sapere europeo dell'età moderna; e ci si riferiva a quella cultura che, dal Quattrocento in poi, aveva rivoluzionato così la filosofia come il sapere scientifico propriamente detto: rinnovamento nato in Italia ed alimentato per circa due secoli soprattutto dall'Italia. <!--(Introduzione, p. 3)-->
===Citazioni===
====Dalle origini all'Umanesimo====
*Nel ''De divina onnipotentia'', uno dei suoi scritti più significativi, composto intorno al 1067, [[Pier Damiani|Pietro Damiani]] riproduce e riprende una discussione avuta con l'abate Desiderio di Montecassino, se Dio possa ridare la verginità a una donna che l'abbia perduta. La violenta proclamazione dell'onnipotenza di Dio, al di là di ogni impossibilità logica, alimenta una sottintesa polemica contro gli insegnamenti della scuola di Chartres, e in particolare contro Ivo, scolaro di Fulberto, che forse Pietro aveva udito in Italia.<br>Tutto dipende dalla volontà divina, cui non è pensabile umanamente un limite; solo una cosa Dio non fa: il male; ma perché il male non è; perché ciò che è male, è ciò che non ha alcuna consistenza. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 45)
*Fortunato commentatore dei ''Salmi'' e di san Paolo, Pietro deve tuttavia la sua fama e la sua importanza ai quattro ''Libri sententiarum'' che lo hanno consacrato alla storia come il ''Magister sententiarum''. Continuatore di un'opera iniziata da Anselmo di Leon, ma a cui aveva dato un nuovo impulso originale [[Pietro Abelardo|Abelardo]] con i suoi scolari, il [[Pietro Lombardo|Lombardo]], più che una sintesi dottrinale, offriva una raccolta di materiali, di ''temi'', ordinati e distribuiti secondo princìpi già, del resto, accennati da Abelardo: «tria sunt in quibus humanae salutis summa consistit: fides, charitas, sacramentum»<ref>La salvezza dell'uomo è nel suo insieme riposta in tre cose: la fede, la carità, il sacramento. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 56)
*[...] in [[Gioacchino da Fiore]] urgeva l'impazienza per i troppi compromessi della Chiesa, e quel decadimento gli pareva sicuro preludio al regno dello Spirito. La storia del mondo si ritmava anch'essa sul modello trinitario; alla profezia del Vecchio Testamento corrisponde quella del Nuovo; l'età del Padre, signore di giustizia, fu preludio a quella del Figlio; questa è preludio alla terza età, all'età dello Spirito. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 63)
*Non è tuttavia qui, in queste discussioni scolastiche, dove si riflettono le formulazioni del problema degli universali, che è la parte vitale della predicazione gioachimita<ref>di Gioacchino da Fiore</ref>, e neppure in quell'orgia di virtuosismi ermeneutici con cui affrontava le Scritture, e che probabilmente fecero impressione anche a Dante. La verità del solitario monaco calabrese {{NDR|Gioacchino da Fiore}} fu quel fuoco che lo bruciava dentro, e ne faceva un vivo appello all'intera umanità; quel risolversi tutto nell'amore di Dio che gli strappava lacrime nella celebrazione della Messa («lacrymantem nonnumquam eum in celebratione missae conspexi», e che anche nelle prediche più lunghe lo faceva apparire piuttosto un essere angelico che un uomo: «non iam ut homo, set vere ut angelus». (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 66)
*Il diacono [[Innocenzo III|Lotario]] non era, come spesso si è detto, l'esponente caratteristico del mondo medievale; era l'espressione di un modo eterno di concepire la vita: piuttosto che del pessimismo, della sempre risorgente retorica del pessimismo, la quale sembra avvolgere in un sudario ogni moto naturale. Su questo cimitero del mondo, il Dio che si solleva, non è il Padre che provvede ai figli il pane quotidiano, ma un Signore terribile nella sua abissale incomprensibilità. Nella prosa del futuro [[Innocenzo III]] si traduceva, non la concezione medievale del mondo, ma una voce antica quanto la riflessione umana, che aveva già suonato così nelle pagine d'Aristotele e di Boezio, come in quelle d'Arnobio<ref>Arnobio il vecchio o di Sicca (255 – 327), retore e apologista cristiano del IV secolo.</ref>. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 67)
*Fedele discepolo di [[Bonaventura da Bagnoregio|san Bonaventura]], [[Matteo d'Acquasparta]] (1240 circa - 1302), insegnante a Bologna e a Roma, generale dell'Ordine {{NDR|francescano}} dal 1287, cardinale dal 1288, benché l'opera sua abbia avuto eco minore, è tuttavia interessante per la forte accentuazione dell'agostinismo contro l'aristotelismo, non solo averroistico, ma anche tomistico. [...] L'opera sua intera è stata definita dal Longpré «un'esposizione e una giustificazione del pensiero bonaventuriano attraverso Sant'Agostino». (vol. 1, parte prima, cap. 3, pp. 117-118)
*Base della conoscenza, osserva l'Acquasparta, non può essere il senso; mutevole, ingannevole, incerto, esso va rifiutato. [...] sui sensi non può fondarsi alcuna certezza [...] la mente umana con la sua forza nativa, con la luce di Dio che la illumina, può giungere alle verità eterne delle cose. (vol. 1, parte prima, cap. 3, p. 118)
*Nel pensiero di [[Egidio Romano|Egidio]] i motivi platonici e agostiniani affiorano di continuo, anche nella tesi, che parve schiettamente tomistica, della distinzione reale fra essenza e esistenza. La forte influenza di [[Proclo]], l'accentuazione della teoria della «partecipazione» in termini quasi [[Meister Eckhart|eckardtiani]], lo portano ben lungi da san Tommaso. Così, a proposito dell'[[esistenza di Dio]], pur riconoscendo il valore delle prove ''a posteriori'', Egidio riafferma che essa è evidente per sé, come necessità dell'essere puro. (vol. 1, parte prima, cap. 7, p. 208)
*Sulla valutazione dell'[[Umanesimo]] ha profondamente inciso, in tempi recenti, soprattutto il problema delle sue origini e dei suoi rapporti col [[Medioevo]], mentre gran parte dell'indagine storica ha rivolto la propria attenzione a precisare il senso in cui si possa ancora giustificare la tesi di una frattura determinata dalla imitazione del mondo classico, dalla rinnovata importanza degli ''studia litterarum''. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 225)
*La tesi di un'età umanistica apertamente rivoluzionaria con la sua scoperta dell'uomo, con la sua esaltazione dell'antico, con la sua educazione laica, mondana, venata da un accento immanentistico, destinato a sbocciare in posizioni per lo meno areligiose; tale concezione, legata all'esaltazione dell'individuo d'eccezione, ribelle a ogni freno, artista e sognatore, vivente in un mondo fantastico; tale interpretazione, connessa soprattutto a indagini condotte sul terreno artistico-letterario, impone innanzi tutto il problema della realtà o meno dell'antitesi Medioevo-Rinascimento, e della natura dell'antitesi stessa, qualora venga riconosciuta. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 225)
*[[Guglielmo di Ockham|Occam]] contro l'aristotelismo vuole rivendicare, al di fuori di schemi astratti, i termini vitali del cristianesimo. Non a caso egli è seguace di san Francesco, come Bonaventura, come Bacone, come Scoto. Attaccato alla concretezza, vuole ricondurre gli uomini alla genuina originarietà di un'esperienza, ad ascoltare il linguaggio del mondo e la scrittura divina, a rompere con le costruzioni e giustificazioni fittizie della scuola. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 235)
*Le ''specie'' [[Scolastica|scolastiche]], lo osserverà [[Cartesio]], che dovevano essere il tramite attraverso il quale la nostra mente raggiungeva le cose, erano diventate dei diaframmi che impedivano all'uomo il rapporto con il mondo, con gli altri, con Dio. La cultura umanistica, con quel suo appello alle ''cose'', fu appunto uno sforzo di liberazione, o, come si amò dire, una sorta di nascita nuova, di purezza riconquistata in seno a una realtà riscoperta. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 237)
*Se di [[Platone]], molto amato ma poco conosciuto, [[Francesco Petrarca|Petrarca]] studiò poco più del ''Timeo'' (e del ''Fedone''), verso [[Aristotele]], ruvido e scabro, non fu mai particolarmente benevolo. Sapeva, è vero, da Cicerone e da Quintiliano, che era stato scrittore squisito per fiumi d'eloquenza, eppur tuttavia non sapeva dimenticare l'Aristotele della scuola, soprattutto «dialettico» e «fisico». (vol. 1, parte seconda, cap. 2, p. 252)
*[...] ben presto, {{NDR|[[Coluccio Salutati]]}} si volse agli studi giuridici, per dedicarsi finalmente soprattutto alla retorica e alla filosofia morale. Cancelliere dei Signori a Firenze dal 1374, fiero avversario dei Visconti che temevano le sue lettere più di un esercito, esaltatore della ''Florentina libertas'', che nella invettiva contro Antonio Loschi<ref>Antonio Loschi (1368 circa – 1441), umanista italiano.</ref> è celebrata erede della ''Romana libertas'', il Salutati fu continuatore in Firenze e in Italia dell'impulso petrarchesco, e le sue lettere, insigne monumento di pensiero, largamente circolanti nella penisola, bandirono dovunque l'annuncio di una cultura rinnovata. (vol. 1, parte seconda, cap. 2, pp. 260-261)
*{{NDR|Riferendosi a Coluccio Salutati}} Il primo dei suoi trattati morali, il ''De saeculo et religione'', [...], ci appare a prima vista, con la negazione del mondo e l'esaltazione dell'ascesi, in stridente contrasto con la sua insistente celebrazione della vita civile, del dovere dell'uomo verso l'uomo, della solidarietà umana. [...]. Tuttavia anche quando il Salutati parla della religione tende ad accentuare la lotta mondana e il vincolo umano di carità; non esalta tanto il trionfo celeste quanto la prova terrena. Dolore e peccato sono la realtà di questo mondo, che non è, certo, solo sofferenza, ma che è, {{sic|inannzitutto}}, sofferenza illuminata da speranza. Se non si combatte nell'arena terrestre, non ci si apre la via alla città della pace. (vol. 1, parte seconda, cap. 2, pp. 261-262)
*Quel [[Niccolò Niccoli|Niccoli]], lingua feroce e spirito bizzarro, che pur non si può aver sempre sotto gli occhi, quando si pensa all'[[Umanesimo]], nello squisito ritratto lasciato da [[Vespasiano da Bisticci]]: «elegantissimo, vestito sempre di bellissimi panni rosati», [...]. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 285)
*Circondato di cose belle che gli venivano da ogni parte, assorto nei suoi studi, {{NDR|Niccolò Nicoli}} aveva cercato di fare della sua vita un capolavoro d'armonia in quella Firenze, ove tutto sembrava farsi seguendo un'ispirazione estetica, e dove i cancellieri dello stato si sceglievano, non guardando alla loro perizia tecnica, ma alla loro «umanità». (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 285)
*In [[Poggio Bracciolini]], polemista efficace e studioso innamorato degli antichi, si è soliti vedere l'instancabile ricercatore di codici, colui che liberò gli antichi maestri dagli ''ergastoli'' conventuali. Ma ciò che in lui colpisce di più è il gusto della cultura, la curiosità di un mondo dove non è tempo né spazio, dove gli uomini di tutti i tempi conversano in un dialogo senza fine. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 301)
*In un'epistola sul sommo bene a Bartolomeo Fracanzani il [[Francesco Filelfo|Filelfo]] difende i diritti del [[piacere]], quando questo, moderato da ragione, consenta all'anima la fruizione di una dolce tranquillità, l'''alipìa''. [...] Contro coloro che condannano in blocco il piacere, Filelfo obbietta che il piacere, che può essere così del corpo come dell'anima, può, in entrambi i casi, essere buono o cattivo. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 309)
*Un sapere capace di penetrare più a fondo nello spirito umano, e di schiuderci i misteri stessi di Dio: ecco la filologia del [[Lorenzo Valla|Valla]], che applicata al Nuovo Testamento, alla Donazione costantiniana, al Digesto, non è mai curiosa erudizione o svago letterario; è uno strumento d'indagine, che serve, meglio dei cavilli dei dialettici, a dettare agli uomini norme di vita e a liberarli dall'errore. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 323)
*[...] lontano dalle tendenze dell'umanesimo letterario, austero cittadino della tempra del [[Coluccio Salutati|Salutati]], il [[Giannozzo Manetti|Manetti]] rappresenta un tramite fra la cultura della Firenze repubblicana, congiungente un robusto pensiero morale con una dignitosa coscienza politica, e quella della Firenze medicea, ormai avvezza a rifugiarsi nei cieli della metafisica platonica. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 331)
*{{NDR|[[Marsilio Ficino]]}} Era, certo, un uomo di cultura unica, un pensatore di statura non comune, difensore eloquente della sua religione. Aveva, in misura non piccola, temperamento di letterato, anima di professore e abito accademico: era di quella razza d'uomini che illustrarono da allora per secoli un'Italia in decadenza, la cui crisi politica fu il {{sic|resultato}} di un'intima mancanza di fede morale. Fu la fonte di quel gergo platonizzante, retorico ed untuoso, che inquinò lungo il Cinquecento e il Seicento non piccola parte della produzione filosofico-religiosa europea. (vol. 1, parte seconda, cap. 5, p. 390)
*La ''Logica Magna'' {{NDR|di [[Paolo da Venezia|Paolo Veneto]]}}, la sua opera fondamentale, è stata giudicata di recente (da I. M. Bocheński<ref>Józef Maria Bocheński (1902–1995), logico e filosofo polacco, membro dell'Ordine domenicano.</ref>) «la più grande opera sistematica di logica formale prodotta dal Medioevo», non «un'opera meramente letteraria, ma una pura logica, scritta in un linguaggio terso e stringato». (vol. 1, parte seconda, cap. 6, p. 441)
*Piena di espliciti riferimenti alle discussioni contemporanee, l'opera {{NDR|la ''Logica Magna''}} di Paolo Veneto costituisce, senza dubbio, una vera ''summa'' della logica formale del secolo decimoquarto. (vol. 1, parte seconda, cap. 6, p. 441)
*{{NDR|[[Giorgio Valla]]}} Nella sua vastissima enciclopedia ''De expetendis et fugiendis rebus'', uscita postuma nel 1501, egli si mostra sì feroce avversario di [[Averroè]] [...] ma sincero estimatore della fisica e della logica dei nominalisti, pieno di interessi scientifici, conoscitore di [[Archimede]] e degli antichi matematici. (vol. 1, parte seconda, cap. 6, p. 449)
*La [[cabala]], che per il suo esotismo, per la sua aria di mistero, doveva esercitare tanto fascino, fu in realtà per il [[Pico Della Mirandola|Pico]] soprattutto una conferma e un metodo. Una conferma, perché vi trovò l'estensione al mondo ebraico di un complesso di temi che aveva già sottolineato nel pensiero classico. Un metodo, perché i sistemi di esegesi cabalistica gli permettevano le acrobazie più ardite con tutti i testi, e soprattutto con quelli scritturali. Di quelle che erano le peculiarità specifiche del pensiero cabalistico il Pico non assimilò molto. (vol. 1, parte seconda, cap. 7, p. 479)
*Si è parlato più volte dell'infatuazione del Pico per la gnosi ebraica, la cabala, la tradizione orale. Complessa mescolanza di motivi disparati, volti a trovare nella Bibbia, attraverso complicati sistemi interpretativi, sensi riposti. La cabala, che ebbe nello ''Zohar''<ref>''Sefer ha-Zohar'' (''Libro dello Splendore'') o semplicemente ''Zohar'', è il libro più importante della tradizione cabalistica.</ref> una sistemazione ricca di splendide immagini, parve al Pico uno strumento adatto per svelare nei testi sacri una visione della vita religiosa intonata all'atmosfera in cui si muoveva, imbevuta di ermetismo e di neoplatonismo. La cabala fu così per lui, non solo la quasi divina conferma delle sue concezioni, ma la maniera per leggere nella Bibbia quelle dottrine che veniva elaborando [...]. (vol. 1, parte seconda, cap. 7, p. 483)
====Dal Rinascimento alla Controriforma====
*La maggiore espressione del pensiero filosofico quattrocentesco si era avuta in quel gruppo di pensatori che, riunitisi in Firenze intorno ai Medici, si erano preoccupati di confermare le verità del platonismo nel loro accordo col cristianesimo, dando tuttavia non di rado l'impressione di voler confermare, invece, il cristianesimo col platonismo. (vol. 2, parte terza, cap. 1, p. 5.)
*[[Pietro Pomponazzi|Pomponazzi]] insiste in più luoghi sul carattere solitario e ribelle del vero filosofo; ribelle fra gli uomini comuni, che sono piuttosto animali che persone, o maschere e finzioni dinanzi a divinità terrene; «i filosofi sono come Dei terreni, tanto lontani dagli altri tutti come uomini veri da figure dipinte». Ribelle rispetto al filosofare medesimo, quando questo divenga luogo comune, banale ripetizione di motivi accolti passivamente; poiché il filosofare non è ripetere la parole del Filosofo (Aristotele) o del Commentatore (Averroè), ma è ricercare il vero senza rispetto alcuno per autorità alcuna. (vol. 2, parte terza, cap. 1, p. 16.)
*Nocque senza dubbio al [[Agostino Nifo|Nifo]] la soverchia produzione su ogni argomento, di logica, di metafisica, di estetica, di politica, di economia. Scrisse ampi commenti di molte opere di Averroè, di quasi tutto Aristotele, senza precisare mai con chiarezza il suo pensiero, che resta come soffocato dalla sua erudizione veramente sterminata. (vol. 2, parte terza, cap. 1, pp. 41-42.)
*Contro il naturalismo il Nifo faceva appello a Platone e ai platonici, i quali non solo ammettono un principio spirituale, ma lo vogliono libero, superiore alle stelle: «sapiens dominabitur astris». Faceva appello a Ermete che concepì l'uomo medio nell'universo e miracolo grande. Dei peripatetici – egli osserva – manteneva la pluralità delle anime e la concezione che la felicità sia unione con le intelligenze superiori, ''copulatio, adeptio, intellectus speculativi''. Incertezze non mancavano; anzi ciò che più colpisce è, accanto ad un acume storico singolare, una certa timidezza, che non impedisce però di vedere come egli sia proclive a smussare le punte pericolose del suo averroismo nel platonismo restaurato dal Ficino. (vol. 2, parte terza, cap. 1, p. 44.)
*[...] [[Jacopo Zabarella|Iacopo Zabarella]] (1533-89), professore in Padova fra il 1564 e il 1589, robusto e lucido pensatore, il solo, forse, degno d'essere posto accanto agli [[Alessandro Achillini|Achillini]] e ai [[Pietro Pomponazzi|Pomponazzi]]. La teoria di Zabarella sull'[[anima]], contenuta (oltre che nel commento al ''De anima'', pubblicato a Venezia nel 1601 dal figlio Francesco) in varie dissertazioni del ''De rebus naturalibus'', e in particolare nel ''De mente humana'' e nel ''De mente agente'', ha il merito di tutti gli scritti suoi, e cioè una grande lucidità e una estrema chiarezza. (vol. 2, parte terza, cap. 1, pp. 54-55)
*Alla teoria dell'anima-forma assistente Zabarella muove, intanto, una serie di obbiezioni ricavate in parte da san [[Tommaso d'Aquino|Tommaso]]. Se l'intelligenza umana (intelletto possibile) è separata dall'uomo, come il nocchiero dalla nave, l'uomo non è intelligente, così come la nave non è veggente solo perché su di essa il nocchiero vede. Né vale obbiettare che l'intelletto possibile è unito all'uomo. Come due ''res completae'' possono generare una effettiva unità? si tratterà, se mai, di un'unione ''secundum operationem'', non ''secundum esse''. In realtà l'uomo ospiterà l'intelletto. (vol. 2, parte terza, cap. 1, pp. 55-56)
*L'amore esercita nel pensiero ficiniano una funzione fondamentale, come quello che costituisce il vincolo per cui l'umano si ricongiunge al divino. Mentre sul piano ontologico la luce è la base unitaria dell'intero universo, sul piano dell'universale processo teleologico l'amore è la forza che viene collegando il tutto. La via del ritorno è veramente per la realtà intera processo amoroso. (vol. 2, parte terza, cap. 2, p. 87)
*L'opera di [[Francesco Zorzi|Francesco Giorgio]], che anche nella struttura intende seguire la costituzione delle cose, è divisa in cantiche, in toni, in moduli, in concenti. Nel ritmo musicale le recondite profondità delle cose sono recate a luce; il [[filosofo]] non fa che trascrivere la musica arcana che scandisce il ritmo del divenire. (vol. 2, parte terza, cap. 2, p. 101)
*Il naturalismo rinascimentale ha trovato senza dubbio in [[Bernardino Telesio|Telesio]] il suo più organico e coerente espositore. (vol. 2, parte terza, cap. 4, p. 150)
*[...], Telesio non contrastava tanto con Aristotele, quanto con certo platonismo vivo nell'aristotelismo e già presente in Aristotele; con la tendenza, cioè, a isolare e a rendere trascendenti le essenze e i {{sic|principî}} esplicativi delle cose, trasferendoli su un piano separato dal piano naturale, rendendoli estrinseci alle cose che dovrebbero spiegare, e di cui costituiscono l'essenza. (vol. 2, parte terza, cap. 4, p. 156)
*Le profonde somiglianze del pensiero del [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] con quello del [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. (vol. 2, parte terza, cap. 5, p. 232)
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. Machiavelli, nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. (vol. 2, parte terza, cap. 5, p. 232)
*L'opera del [[Mario Nizolio|Nizolio]], nonostante il giudizio negativo che su di essa hanno recato fra i moderni storici egregi, è mossa dal bisogno di combattere l'astrazione, sostituendole un processo di pensiero più aderente alla realtà delle cose. Secondo il Nizolio noi possiamo raggiungere questa concretezza riconquistando il senso primario della lingua e ritrovando nelle articolazioni grammaticali, in cui si esprime, la genuinità delle articolazioni del pensiero. (vol. 2, parte terza, cap. 6, p. 247)
*Fra le chimeriche invenzioni di cui è necessario liberarsi il Nizolio pone in primo piano le idee platoniche, per passare quindi a combattere a fondo la dottrina che vede negli universali delle realtà. La realtà è individuale, e la scienza se non vuole inseguire fantasie, deve essere «de singularibus et individuis, non per naturam propriam et privatam, sed per communem et perpetuam successionem»<ref>Del singolo e dell'individuale, non attraverso la sua natura particolare e privata, ma attraverso una comune e perpetua successione. (traduzione di Eugenio Garin)</ref>. (vol. 2, parte terza, cap. 6, p. 249)
*{{NDR|Sull'affermazione di Aristotele che la poesia, più della storia, è vicina all'universale proprio della filosofia}} [...] il [[Lodovico Castelvetro|Castelvetro]] ritrovava la maggiore universalità della poesia nel fatto che questa ha riferimento al possibile, invece che al reale, con l'aggiunta che, secondo il Castelvetro, la materia dell'imitazione poetica dev'essere tale da colpire l'immaginazione penetrandola di stupore. (vol. 2, parte terza, cap. 6, p. 252)
*Quel fine scrittore che fu il cardinale [[Pietro Sforza Pallavicino|Sforza Pallavicino]] nel proemio all'''Arte della perfezione cristiana'' (Roma 1665) ringraziava Dio innanzitutto per averlo fatto incline agli studi delle buone lettere. Chiamava questa, insieme con la vocazione ecclesiastica, la grazia della bontà divina verso di lui, perché l'attendere a studi letterari è la più nobile, la più dilettosa e la più onorata fra le attività dell'uomo. (vol. 2, parte quarta, cap. 1, p. 273)
*[...] nell'opera sua più famosa, dialogata ''more platonico'', i ''Circuli pisani'', [...] egli {{NDR|[[Claude Guillermet de Bérigard|Berigardo]]}} viene opponendo all'aristotelismo la filosofia presocratica, tanto da meritare presso i vecchi storici della filosofia il nome di restauratore del pensiero ionico. (vol. 2, parte quarta, cap. 3, p. 362)
*I contemporanei non a torto accusarono il Berigardo di panteismo e di ateismo, laddove egli si era trincerato dietro prudenti riserve: «in iis quae pertinent ad divinam philosophiam numquam satis explicate loqui possumus»<ref>Non possiamo mai parlare con sufficiente chiarezza delle cose che riguardano la teologia. (traduzione di Eugenio Garin)</ref>. (vol. 2, parte quarta, cap. 3, p. 365)
*Nel ''Parere del Signore [[Leonardo Di Capua|Lionardo di Capua]] divisato in otto ragionamenti, ...'', [...], l'autore non si limita a criticare Aristotele e quanti aristotelici pretendono di giungere alle cause supreme tralasciando quelle intermedie; egli estende la sua condanna anche alle ipotesi più recenti, quali quelle del [[Tommaso Campanella|Campanella]], di cui rifiuta e le primalità e il senso delle cose, come finzioni che hanno «la loro esistenza tutta nel cervello solo dell'autore». (vol. 2, parte quarta, cap. 4, p. 376)
*Nel [[Paolo Mattia Doria|Doria]] è evidente il viaggio di ritorno compiuto da parte del pensiero italiano dal [[Cartesianesimo|cartesianismo]] al [[platonismo]] della tradizione rinascimentale, attraverso la riduzione del cartesianismo stesso ai motivi agostiniani in esso presenti. (vol. 2, parte quarta, cap. 4, p. 401)
====Dall'Illuminismo all'idealismo====
*L'[[Illuminismo]] inglese, permeato da una pensosa esigenza morale e religiosa, scarsamente rispondeva ai bisogni di una battaglia culturale che si veniva iniziando in ogni settore contro antichi privilegi ecclesiastici e vecchie tirannidi civili. Non erano certo le pascaliane pagine di un Butler<ref>Joseph Butler (1692–1752), vescovo, teologo e filosofo inglese.</ref>, e neppure le sorvegliatissime pagine di uno [[David Hume|Hume]], che potevano offrire un punto di partenza contro abusi ecclesiastici o prepotenze laiche. (vol. 3, parte quinta, cap. 1, pp. 5-6)
*A questa larga influenza liberatrice connessa alle concezioni [[John Locke|lockiane]] allude nei suoi ''Ritratti poetici'' il [[Appiano Buonafede|Buonafede]], [...].<br> Tuttavia il buon padre celestino inorridiva di fronte all'empietà scaturita dale fonti lockiane («unendo a poca luce orror di morte»; vedeva imporsi in luogo del cristianesimo dei padri una religione esangue, ridotta a un semplice culto dell'umanità. (vol. 3, parte quinta, cap. 1, p. 9)
*In Piemonte una tenue corrente di sperimentalismo [[Ruggero Bacone|baconiano]], viva nel Pavesio, nel Galeani Napione, in [[Tommaso Valperga di Caluso]], pur accogliendo Locke e Condillac mirava a integrarli oltrepassandone le conseguenze sensistiche. (vol. 3, parte quinta, cap. 1, p. 27)
*Di fronte agli illuministi, il Buonafede è critico negativo; eppure quanto della mentalità illuministica fosse passato nel buon padre celestino può agevolmente vedersi nei due libri di quel «celebratissimo trattato delle ''Celebri Conquiste''» che l'editore veneto presentava con tono ditirambico: «vivi lieto e contento amico lettore, e credi che a ciò non poco gioverà la ripetuta lettura dell'Opere immortali dell'Unico Agatopisto Cromaziano<ref>Agatopisto Cromaziano fu il nome assunto dal Buonafede entrando nell'Accademia dell'Arcadia.</ref>». (vol. 3, parte quinta, cap. 2, p. 49)
*Avversario e minuto critico del [[sensismo]] fu ancora Tommaso Valperga di Caluso, [...]. Ed ancorché la sua critica al kantismo, pur assai lodata dal Rosmini, sia povera cosa e derivata da una cognizione di seconda mano, è innegabile che contro il sensismo egli venne sostenendo non senza garbo, che non dal sentire ha inizio la nostra cognizione, ma «dal notar che noi facciamo ciò che si sente», ossia un giudizio primitivo. (vol. 3, parte quinta, cap. 2, p. 61)
*In [[Giuseppe Ferrari]] (1811-76) riviveva, con l'eredità del Romagnosi, lo spirito più ardente del secolo XVIII, l'ansia di liberazione che aveva animato, non solo i dottrinari, ma gli uomini d'azione dell'89. Anche il Ferrari combatteva la lotta per il rinnovamento d'Italia, ma, col [[Carlo Cattaneo|Cattaneo]], egli metteva al di sopra dell'indipendenza il problema della giustizia nella libertà, il problema di una riforma sociale e politica che impiantasse il nuovo Stato su una coscienza operosa dello Stato stesso. (vol. 3, parte sesta, cap. 4, p. 229)
*Se taluno dei suoi piuttosto scarsi scolari volle talora celebrare nel conte [[Terenzio Mamiani|Terenzio Mamiani della Rovere]] (1799-1885) l'ultimo anello della catena che dal Galluppi si continuò in Rosmini e Gioberti, unanime fu il consenso dei suoi maggiori contemporanei e dei posteri nell'affermare il valore pressoché nullo della sua vasta produzione filosofica. (vol. 3, parte sesta, cap. 5, p. 245)
*Al [[positivismo]] italiano dell'Ottocento non giovò la tendenza, più ancora che a costruire delle «filosofie della natura», all'edificazione di vere e proprie «cosmogonie». Irresistibile fu la tentazione di identificare la filosofia col discorso sui primi principî, sulla formazione del sistema solare, sull'origine della vita, e su altri cosiffatti problemi e concetti, certo di gran momento, ma a cui si amava accedere, piuttosto che per catene di ragionamenti connessi a dati sperimentali, per salto, e sulle ali della fantasia invece che con i sussidi dell'intelletto. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 313)
*Se [[Giovanni Gentile|Gentile]] fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, [[Benedetto Croce|Croce]] fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 335)
*Le pagine che [[Mario Calderoni|Calderoni]] ha scritto sulle ''questioni di parole'', sulla previsione, sul rapporto fra economia e morale (''Disarmonie economiche e disarmonie morali'', 1906), sulla «volontà», su valori e valutazioni, sono fra le più felici della letteratura filosofica del secolo. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 354)
*Critico superficiale di Marx e del materialismo storico, {{NDR|Mario Calderoni}} senz'avvedersene, nel suo maggior lavoro, le ''Disarmonie'' (che reca il sottotitolo di ''Saggio di una estensione della teoria ricardiana della rendita''), viene offrendo analisi e rilievi che sembrano talora incontrarsi con alcuni degli aspetti più interessanti di una problematica intesa a connettere, con situazioni storiche e rapporti economici, valutazioni e idealità morali. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 354)
*{{NDR|[[Bernardino Varisco]]}} Nelle sue pagine tormentate affiorano, certo, problemi di grande momento, e magari sempre attuali, ma inseriti in un contesto arcaico, con preoccupazioni lontane dalla coscienza contemporanea, estranee alla problematica del tempo. Di qui, nonostante qualche intervento nella discussione modernista, qualche non felice accento nazionalistico, qualche dubbia concezione politica, una sostanziale lontananza dalla cultura attiva. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, pp. 357-358)
*Paragonando il rifiuto delle religioni positive da parte del Croce e del Gentile con quello di [[Piero Martinetti|Martinetti]], [[Norberto Bobbio|Bobbio]] ha osservato come i primi due le negassero sul piano teorico per ammetterle sul piano pratico (forme mitiche adatte agli indotti; la religione non vera, ma utile), laddove Martinetti, pur considerando la religione fondamentalmente vera, la condannava proprio per i suoi adattamenti a una pretesa funzione sociale («un sistema di verità che debbono essere liberate da pratiche superstiziose che le corrompono»). (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 359)
*[[Giuseppe Rensi]], «lo scettico credente» come ebbe a dirlo [[Ernesto Buonaiuti|Buonaiuti]] nel 1945, fu scrittore mutevole, sempre sincero nella sua inquietudine, ma sempre in crisi. Il suo singolare scetticismo, sostanziato di ricerca e fede insieme unite, fu la teorizzazione del suo temperamento. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 374)
*Il «caso» Rensi, commovente figura di «pensatore» tormentato, è una sorta di caso limite, ma non isolato, di «filosofo» socialista nella crisi delle due guerre: sbandato, inquieto, senza un punto d'appoggio. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 375)
*[...], {{NDR|[[Rodolfo Mondolfo]]}} è stato senza dubbio il maggiore studioso italiano di Engels, sottile interprete di Marx, penetrante lettore di Feuerbach. Legato a Filippo Turati, ha occupato un posto di primo piano nella «revisione» del marxismo in Italia, ed è degno di essere considerato interlocutore nel dialogo avviato da Antonio Labriola e dominato poi da Antonio Gramsci. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 375)
*Storico eminente della filosofia, il Mondolfo nell'elaborare, all'incirca dal 1908 in poi, una sua interpretazione «liberale» della «filosofia della prassi», non sfuggì, neppure lui, all'influenza idealistica, destinata a perdurare anche nella sua maggiore produzione storiografica, sul pensiero greco, posteriore al 1926, attraverso una tematica inconfondibile (storicismo greco, infinito nel pensiero dei Greci, il valore del soggetto. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 375)
*In realtà l'[[Attualismo (filosofia)|attualismo]], allorché si spingeva oltre le affermazioni dell'assoluta immanenza, dell'Atto in atto, del Soggetto pensante dell'antitesi astratto-concreto, atto-fatto, si trovava dinanzi all'infinità dei problemi singoli, giustapposti senza mediazione al puro Atto di pensiero. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, pp. 378-379)
*Si parlava spesso {{NDR|nel periodo della seconda guerra mondiale}} dietro uno schermo – c'era il fascismo e c'era la guerra; si dicevano per bocca d'altri cose che non si potevano dire in prima persona; si diceva un nome e se ne intendeva un altro. Anche in filosofia si diffondeva un discorso cifrato, ermetico, che non sempre, oggi, è facile interpretare giustamente. Quello che è certo è che stava crollando il castello incantato dell'[[Idealismo (filosofia)|idealismo]], dopo aver imprigionato per decenni i filosofi italiani, costringendoli, tutti senza eccezione, a discorrere delle ombre delle cose, in un mondo fittizio, con problemi immaginari, e spesso assurdi. Non più le ombre o le idee, ma le cose si facevano avanti con crudeltà. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, pp. 388-389)
===[[Explicit]]===
Proprio perché impegnata a rendersi conto dell'egemonia culturale del [[Benedetto Croce|Croce]] nell'esigenza di sostituirla; proprio perché, di fatto, costituisce il maggior contributo reale a una critica costruttiva della cultura nazionale nel quadro di una ricostruzione di tutta la storia italiana, l'opera di [[Antonio Gramsci|Gramsci]] ci si svela come la più ricca di precise indicazioni e di suggerimenti metodici, e la più feconda dopo la crisi dell'idealismo. Partendo di là, sarà possibile tracciare quella storia della filosofia nazionale che l'Italia ancora non possiede, e che andrà impiantata ormai su basi del tutto nuove, e condotta per vie molto diverse da quelle battute fin qui.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Eugenio Garin, ''Storia della filosofia italiana'', 3 voll., terza ed., Edizione CDE su licenza della Giulio Einaudi editore, Milano, 1989.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Filosofi italiani]]
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'''Eugenio Garin''' (1909 – 2004), filosofo e storico della filosofia italiano.
==Citazioni di Eugenio Garin==
*La [[città ideale]] nelle pietre e negli istituti è una città razionale, quale i [[Grecia|Greci]] delinearono e attuarono secondo un tipo che le città stato italiane si avviarono a riprodurre [...] Gli elogi di [[Firenze]] e [[Venezia]] sottolineano il rinnovarsi della perfezione ideale delle ''[[polis|poleis]]'' antiche: città esistite che potevano tornare ad esistere. (da ''Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano'', Laterza, 1965, p. 46)
*La ''Favola delle Api'' di [[Bernard de Mandeville|Bernardo di Mandeville]] è uno degli scritti più vivaci, brillanti e significativi, che ci abbia lasciato il Settecento inglese. Per oltre due secoli ha continuato a suscitare discussioni, polemiche, contrasti, che indicano chiaramente, dietro i dissidi degli storici, la lotta delle idee. Perché, senza dubbio, lo scritto, anzi il complesso di scritti che il Mandeville andò riunendo intorno al suo apologo, chiede che il lettore prenda posizione. Non è possibile, letto Mandeville, rimanere neutrali. (da ''[https://archive.org/details/giornale-critico-della-filosofia-italiana_october-december-1958_12_4/page/500/mode/1up A proposito di Bernardo Mandeville]'', in Discussioni e postille, Giornale critico della filosofia italiana, Anno XXXVII, terza serie, vol. XII, ottobre-dicembre 1958, p. 500)
==''Storia della filosofia italiana''==
===[[Incipit]]===
[[Giuseppe Pecchio]] premetteva alla sua ''Storia della economia pubblica in Italia'' le parole del discorso preliminare dell'''Enciclopedia'': «noi saremmo ingiusti se non riconoscessimo tutto ciò che dobbiamo all'Italia; dall'Italia noi abbiamo ricevuto tutte le scienze che hanno poi dato frutti così abbondanti nell'Europa intera». Il pensiero italiano veniva così posto come punto di partenza per il sapere europeo dell'età moderna; e ci si riferiva a quella cultura che, dal Quattrocento in poi, aveva rivoluzionato così la filosofia come il sapere scientifico propriamente detto: rinnovamento nato in Italia ed alimentato per circa due secoli soprattutto dall'Italia. <!--(Introduzione, p. 3)-->
===Citazioni===
====Dalle origini all'Umanesimo====
*Nel ''De divina onnipotentia'', uno dei suoi scritti più significativi, composto intorno al 1067, [[Pier Damiani|Pietro Damiani]] riproduce e riprende una discussione avuta con l'abate Desiderio di Montecassino, se Dio possa ridare la verginità a una donna che l'abbia perduta. La violenta proclamazione dell'onnipotenza di Dio, al di là di ogni impossibilità logica, alimenta una sottintesa polemica contro gli insegnamenti della scuola di Chartres, e in particolare contro Ivo, scolaro di Fulberto, che forse Pietro aveva udito in Italia.<br>Tutto dipende dalla volontà divina, cui non è pensabile umanamente un limite; solo una cosa Dio non fa: il male; ma perché il male non è; perché ciò che è male, è ciò che non ha alcuna consistenza. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 45)
*Fortunato commentatore dei ''Salmi'' e di san Paolo, Pietro deve tuttavia la sua fama e la sua importanza ai quattro ''Libri sententiarum'' che lo hanno consacrato alla storia come il ''Magister sententiarum''. Continuatore di un'opera iniziata da Anselmo di Leon, ma a cui aveva dato un nuovo impulso originale [[Pietro Abelardo|Abelardo]] con i suoi scolari, il [[Pietro Lombardo|Lombardo]], più che una sintesi dottrinale, offriva una raccolta di materiali, di ''temi'', ordinati e distribuiti secondo princìpi già, del resto, accennati da Abelardo: «tria sunt in quibus humanae salutis summa consistit: fides, charitas, sacramentum»<ref>La salvezza dell'uomo è nel suo insieme riposta in tre cose: la fede, la carità, il sacramento. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 56)
*[...] in [[Gioacchino da Fiore]] urgeva l'impazienza per i troppi compromessi della Chiesa, e quel decadimento gli pareva sicuro preludio al regno dello Spirito. La storia del mondo si ritmava anch'essa sul modello trinitario; alla profezia del Vecchio Testamento corrisponde quella del Nuovo; l'età del Padre, signore di giustizia, fu preludio a quella del Figlio; questa è preludio alla terza età, all'età dello Spirito. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 63)
*Non è tuttavia qui, in queste discussioni scolastiche, dove si riflettono le formulazioni del problema degli universali, che è la parte vitale della predicazione gioachimita<ref>di Gioacchino da Fiore</ref>, e neppure in quell'orgia di virtuosismi ermeneutici con cui affrontava le Scritture, e che probabilmente fecero impressione anche a Dante. La verità del solitario monaco calabrese {{NDR|Gioacchino da Fiore}} fu quel fuoco che lo bruciava dentro, e ne faceva un vivo appello all'intera umanità; quel risolversi tutto nell'amore di Dio che gli strappava lacrime nella celebrazione della Messa («lacrymantem nonnumquam eum in celebratione missae conspexi», e che anche nelle prediche più lunghe lo faceva apparire piuttosto un essere angelico che un uomo: «non iam ut homo, set vere ut angelus». (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 66)
*Il diacono [[Innocenzo III|Lotario]] non era, come spesso si è detto, l'esponente caratteristico del mondo medievale; era l'espressione di un modo eterno di concepire la vita: piuttosto che del pessimismo, della sempre risorgente retorica del pessimismo, la quale sembra avvolgere in un sudario ogni moto naturale. Su questo cimitero del mondo, il Dio che si solleva, non è il Padre che provvede ai figli il pane quotidiano, ma un Signore terribile nella sua abissale incomprensibilità. Nella prosa del futuro [[Innocenzo III]] si traduceva, non la concezione medievale del mondo, ma una voce antica quanto la riflessione umana, che aveva già suonato così nelle pagine d'Aristotele e di Boezio, come in quelle d'Arnobio<ref>Arnobio il vecchio o di Sicca (255 – 327), retore e apologista cristiano del IV secolo.</ref>. (vol. 1, parte prima, cap. 1, p. 67)
*Fedele discepolo di [[Bonaventura da Bagnoregio|san Bonaventura]], [[Matteo d'Acquasparta]] (1240 circa - 1302), insegnante a Bologna e a Roma, generale dell'Ordine {{NDR|francescano}} dal 1287, cardinale dal 1288, benché l'opera sua abbia avuto eco minore, è tuttavia interessante per la forte accentuazione dell'agostinismo contro l'aristotelismo, non solo averroistico, ma anche tomistico. [...] L'opera sua intera è stata definita dal Longpré «un'esposizione e una giustificazione del pensiero bonaventuriano attraverso Sant'Agostino». (vol. 1, parte prima, cap. 3, pp. 117-118)
*Base della conoscenza, osserva l'Acquasparta, non può essere il senso; mutevole, ingannevole, incerto, esso va rifiutato. [...] sui sensi non può fondarsi alcuna certezza [...] la mente umana con la sua forza nativa, con la luce di Dio che la illumina, può giungere alle verità eterne delle cose. (vol. 1, parte prima, cap. 3, p. 118)
*Nel pensiero di [[Egidio Romano|Egidio]] i motivi platonici e agostiniani affiorano di continuo, anche nella tesi, che parve schiettamente tomistica, della distinzione reale fra essenza e esistenza. La forte influenza di [[Proclo]], l'accentuazione della teoria della «partecipazione» in termini quasi [[Meister Eckhart|eckardtiani]], lo portano ben lungi da san Tommaso. Così, a proposito dell'[[esistenza di Dio]], pur riconoscendo il valore delle prove ''a posteriori'', Egidio riafferma che essa è evidente per sé, come necessità dell'essere puro. (vol. 1, parte prima, cap. 7, p. 208)
*Sulla valutazione dell'[[Umanesimo]] ha profondamente inciso, in tempi recenti, soprattutto il problema delle sue origini e dei suoi rapporti col [[Medioevo]], mentre gran parte dell'indagine storica ha rivolto la propria attenzione a precisare il senso in cui si possa ancora giustificare la tesi di una frattura determinata dalla imitazione del mondo classico, dalla rinnovata importanza degli ''studia litterarum''. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 225)
*La tesi di un'età umanistica apertamente rivoluzionaria con la sua scoperta dell'uomo, con la sua esaltazione dell'antico, con la sua educazione laica, mondana, venata da un accento immanentistico, destinato a sbocciare in posizioni per lo meno areligiose; tale concezione, legata all'esaltazione dell'individuo d'eccezione, ribelle a ogni freno, artista e sognatore, vivente in un mondo fantastico; tale interpretazione, connessa soprattutto a indagini condotte sul terreno artistico-letterario, impone innanzi tutto il problema della realtà o meno dell'antitesi Medioevo-Rinascimento, e della natura dell'antitesi stessa, qualora venga riconosciuta. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 225)
*[[Guglielmo di Ockham|Occam]] contro l'aristotelismo vuole rivendicare, al di fuori di schemi astratti, i termini vitali del cristianesimo. Non a caso egli è seguace di san Francesco, come Bonaventura, come Bacone, come Scoto. Attaccato alla concretezza, vuole ricondurre gli uomini alla genuina originarietà di un'esperienza, ad ascoltare il linguaggio del mondo e la scrittura divina, a rompere con le costruzioni e giustificazioni fittizie della scuola. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 235)
*Le ''specie'' [[Scolastica|scolastiche]], lo osserverà [[Cartesio]], che dovevano essere il tramite attraverso il quale la nostra mente raggiungeva le cose, erano diventate dei diaframmi che impedivano all'uomo il rapporto con il mondo, con gli altri, con Dio. La cultura umanistica, con quel suo appello alle ''cose'', fu appunto uno sforzo di liberazione, o, come si amò dire, una sorta di nascita nuova, di purezza riconquistata in seno a una realtà riscoperta. (vol. 1, parte seconda, cap. 1, p. 237)
*Se di [[Platone]], molto amato ma poco conosciuto, [[Francesco Petrarca|Petrarca]] studiò poco più del ''Timeo'' (e del ''Fedone''), verso [[Aristotele]], ruvido e scabro, non fu mai particolarmente benevolo. Sapeva, è vero, da Cicerone e da Quintiliano, che era stato scrittore squisito per fiumi d'eloquenza, eppur tuttavia non sapeva dimenticare l'Aristotele della scuola, soprattutto «dialettico» e «fisico». (vol. 1, parte seconda, cap. 2, p. 252)
*[...] ben presto, {{NDR|[[Coluccio Salutati]]}} si volse agli studi giuridici, per dedicarsi finalmente soprattutto alla retorica e alla filosofia morale. Cancelliere dei Signori a Firenze dal 1374, fiero avversario dei Visconti che temevano le sue lettere più di un esercito, esaltatore della ''Florentina libertas'', che nella invettiva contro Antonio Loschi<ref>Antonio Loschi (1368 circa – 1441), umanista italiano.</ref> è celebrata erede della ''Romana libertas'', il Salutati fu continuatore in Firenze e in Italia dell'impulso petrarchesco, e le sue lettere, insigne monumento di pensiero, largamente circolanti nella penisola, bandirono dovunque l'annuncio di una cultura rinnovata. (vol. 1, parte seconda, cap. 2, pp. 260-261)
*{{NDR|Riferendosi a Coluccio Salutati}} Il primo dei suoi trattati morali, il ''De saeculo et religione'', [...], ci appare a prima vista, con la negazione del mondo e l'esaltazione dell'ascesi, in stridente contrasto con la sua insistente celebrazione della vita civile, del dovere dell'uomo verso l'uomo, della solidarietà umana. [...]. Tuttavia anche quando il Salutati parla della religione tende ad accentuare la lotta mondana e il vincolo umano di carità; non esalta tanto il trionfo celeste quanto la prova terrena. Dolore e peccato sono la realtà di questo mondo, che non è, certo, solo sofferenza, ma che è, {{sic|inannzitutto}}, sofferenza illuminata da speranza. Se non si combatte nell'arena terrestre, non ci si apre la via alla città della pace. (vol. 1, parte seconda, cap. 2, pp. 261-262)
*Quel [[Niccolò Niccoli|Niccoli]], lingua feroce e spirito bizzarro, che pur non si può aver sempre sotto gli occhi, quando si pensa all'[[Umanesimo]], nello squisito ritratto lasciato da [[Vespasiano da Bisticci]]: «elegantissimo, vestito sempre di bellissimi panni rosati», [...]. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 285)
*Circondato di cose belle che gli venivano da ogni parte, assorto nei suoi studi, {{NDR|Niccolò Nicoli}} aveva cercato di fare della sua vita un capolavoro d'armonia in quella Firenze, ove tutto sembrava farsi seguendo un'ispirazione estetica, e dove i cancellieri dello stato si sceglievano, non guardando alla loro perizia tecnica, ma alla loro «umanità». (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 285)
*In [[Poggio Bracciolini]], polemista efficace e studioso innamorato degli antichi, si è soliti vedere l'instancabile ricercatore di codici, colui che liberò gli antichi maestri dagli ''ergastoli'' conventuali. Ma ciò che in lui colpisce di più è il gusto della cultura, la curiosità di un mondo dove non è tempo né spazio, dove gli uomini di tutti i tempi conversano in un dialogo senza fine. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 301)
*In un'epistola sul sommo bene a Bartolomeo Fracanzani il [[Francesco Filelfo|Filelfo]] difende i diritti del [[piacere]], quando questo, moderato da ragione, consenta all'anima la fruizione di una dolce tranquillità, l'''alipìa''. [...] Contro coloro che condannano in blocco il piacere, Filelfo obbietta che il piacere, che può essere così del corpo come dell'anima, può, in entrambi i casi, essere buono o cattivo. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 309)
*Un sapere capace di penetrare più a fondo nello spirito umano, e di schiuderci i misteri stessi di Dio: ecco la filologia del [[Lorenzo Valla|Valla]], che applicata al Nuovo Testamento, alla Donazione costantiniana, al Digesto, non è mai curiosa erudizione o svago letterario; è uno strumento d'indagine, che serve, meglio dei cavilli dei dialettici, a dettare agli uomini norme di vita e a liberarli dall'errore. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 323)
*[...] lontano dalle tendenze dell'umanesimo letterario, austero cittadino della tempra del [[Coluccio Salutati|Salutati]], il [[Giannozzo Manetti|Manetti]] rappresenta un tramite fra la cultura della Firenze repubblicana, congiungente un robusto pensiero morale con una dignitosa coscienza politica, e quella della Firenze medicea, ormai avvezza a rifugiarsi nei cieli della metafisica platonica. (vol. 1, parte seconda, cap. 3, p. 331)
*{{NDR|[[Marsilio Ficino]]}} Era, certo, un uomo di cultura unica, un pensatore di statura non comune, difensore eloquente della sua religione. Aveva, in misura non piccola, temperamento di letterato, anima di professore e abito accademico: era di quella razza d'uomini che illustrarono da allora per secoli un'Italia in decadenza, la cui crisi politica fu il {{sic|resultato}} di un'intima mancanza di fede morale. Fu la fonte di quel gergo platonizzante, retorico ed untuoso, che inquinò lungo il Cinquecento e il Seicento non piccola parte della produzione filosofico-religiosa europea. (vol. 1, parte seconda, cap. 5, p. 390)
*La ''Logica Magna'' {{NDR|di [[Paolo da Venezia|Paolo Veneto]]}}, la sua opera fondamentale, è stata giudicata di recente (da I. M. Bocheński<ref>Józef Maria Bocheński (1902–1995), logico e filosofo polacco, membro dell'Ordine domenicano.</ref>) «la più grande opera sistematica di logica formale prodotta dal Medioevo», non «un'opera meramente letteraria, ma una pura logica, scritta in un linguaggio terso e stringato». (vol. 1, parte seconda, cap. 6, p. 441)
*Piena di espliciti riferimenti alle discussioni contemporanee, l'opera {{NDR|la ''Logica Magna''}} di Paolo Veneto costituisce, senza dubbio, una vera ''summa'' della logica formale del secolo decimoquarto. (vol. 1, parte seconda, cap. 6, p. 441)
*{{NDR|[[Giorgio Valla]]}} Nella sua vastissima enciclopedia ''De expetendis et fugiendis rebus'', uscita postuma nel 1501, egli si mostra sì feroce avversario di [[Averroè]] [...] ma sincero estimatore della fisica e della logica dei nominalisti, pieno di interessi scientifici, conoscitore di [[Archimede]] e degli antichi matematici. (vol. 1, parte seconda, cap. 6, p. 449)
*La [[cabala]], che per il suo esotismo, per la sua aria di mistero, doveva esercitare tanto fascino, fu in realtà per il [[Pico Della Mirandola|Pico]] soprattutto una conferma e un metodo. Una conferma, perché vi trovò l'estensione al mondo ebraico di un complesso di temi che aveva già sottolineato nel pensiero classico. Un metodo, perché i sistemi di esegesi cabalistica gli permettevano le acrobazie più ardite con tutti i testi, e soprattutto con quelli scritturali. Di quelle che erano le peculiarità specifiche del pensiero cabalistico il Pico non assimilò molto. (vol. 1, parte seconda, cap. 7, p. 479)
*Si è parlato più volte dell'infatuazione del Pico per la gnosi ebraica, la cabala, la tradizione orale. Complessa mescolanza di motivi disparati, volti a trovare nella Bibbia, attraverso complicati sistemi interpretativi, sensi riposti. La cabala, che ebbe nello ''Zohar''<ref>''Sefer ha-Zohar'' (''Libro dello Splendore'') o semplicemente ''Zohar'', è il libro più importante della tradizione cabalistica.</ref> una sistemazione ricca di splendide immagini, parve al Pico uno strumento adatto per svelare nei testi sacri una visione della vita religiosa intonata all'atmosfera in cui si muoveva, imbevuta di ermetismo e di neoplatonismo. La cabala fu così per lui, non solo la quasi divina conferma delle sue concezioni, ma la maniera per leggere nella Bibbia quelle dottrine che veniva elaborando [...]. (vol. 1, parte seconda, cap. 7, p. 483)
====Dal Rinascimento alla Controriforma====
*La maggiore espressione del pensiero filosofico quattrocentesco si era avuta in quel gruppo di pensatori che, riunitisi in Firenze intorno ai Medici, si erano preoccupati di confermare le verità del platonismo nel loro accordo col cristianesimo, dando tuttavia non di rado l'impressione di voler confermare, invece, il cristianesimo col platonismo. (vol. 2, parte terza, cap. 1, p. 5.)
*[[Pietro Pomponazzi|Pomponazzi]] insiste in più luoghi sul carattere solitario e ribelle del vero filosofo; ribelle fra gli uomini comuni, che sono piuttosto animali che persone, o maschere e finzioni dinanzi a divinità terrene; «i filosofi sono come Dei terreni, tanto lontani dagli altri tutti come uomini veri da figure dipinte». Ribelle rispetto al filosofare medesimo, quando questo divenga luogo comune, banale ripetizione di motivi accolti passivamente; poiché il filosofare non è ripetere la parole del Filosofo (Aristotele) o del Commentatore (Averroè), ma è ricercare il vero senza rispetto alcuno per autorità alcuna. (vol. 2, parte terza, cap. 1, p. 16.)
*Nocque senza dubbio al [[Agostino Nifo|Nifo]] la soverchia produzione su ogni argomento, di logica, di metafisica, di estetica, di politica, di economia. Scrisse ampi commenti di molte opere di Averroè, di quasi tutto Aristotele, senza precisare mai con chiarezza il suo pensiero, che resta come soffocato dalla sua erudizione veramente sterminata. (vol. 2, parte terza, cap. 1, pp. 41-42.)
*Contro il naturalismo il Nifo faceva appello a Platone e ai platonici, i quali non solo ammettono un principio spirituale, ma lo vogliono libero, superiore alle stelle: «sapiens dominabitur astris». Faceva appello a Ermete che concepì l'uomo medio nell'universo e miracolo grande. Dei peripatetici – egli osserva – manteneva la pluralità delle anime e la concezione che la felicità sia unione con le intelligenze superiori, ''copulatio, adeptio, intellectus speculativi''. Incertezze non mancavano; anzi ciò che più colpisce è, accanto ad un acume storico singolare, una certa timidezza, che non impedisce però di vedere come egli sia proclive a smussare le punte pericolose del suo averroismo nel platonismo restaurato dal Ficino. (vol. 2, parte terza, cap. 1, p. 44.)
*[...] [[Jacopo Zabarella|Iacopo Zabarella]] (1533-89), professore in Padova fra il 1564 e il 1589, robusto e lucido pensatore, il solo, forse, degno d'essere posto accanto agli [[Alessandro Achillini|Achillini]] e ai [[Pietro Pomponazzi|Pomponazzi]]. La teoria di Zabarella sull'[[anima]], contenuta (oltre che nel commento al ''De anima'', pubblicato a Venezia nel 1601 dal figlio Francesco) in varie dissertazioni del ''De rebus naturalibus'', e in particolare nel ''De mente humana'' e nel ''De mente agente'', ha il merito di tutti gli scritti suoi, e cioè una grande lucidità e una estrema chiarezza. (vol. 2, parte terza, cap. 1, pp. 54-55)
*Alla teoria dell'anima-forma assistente Zabarella muove, intanto, una serie di obbiezioni ricavate in parte da san [[Tommaso d'Aquino|Tommaso]]. Se l'intelligenza umana (intelletto possibile) è separata dall'uomo, come il nocchiero dalla nave, l'uomo non è intelligente, così come la nave non è veggente solo perché su di essa il nocchiero vede. Né vale obbiettare che l'intelletto possibile è unito all'uomo. Come due ''res completae'' possono generare una effettiva unità? si tratterà, se mai, di un'unione ''secundum operationem'', non ''secundum esse''. In realtà l'uomo ospiterà l'intelletto. (vol. 2, parte terza, cap. 1, pp. 55-56)
*L'amore esercita nel pensiero ficiniano una funzione fondamentale, come quello che costituisce il vincolo per cui l'umano si ricongiunge al divino. Mentre sul piano ontologico la luce è la base unitaria dell'intero universo, sul piano dell'universale processo teleologico l'amore è la forza che viene collegando il tutto. La via del ritorno è veramente per la realtà intera processo amoroso. (vol. 2, parte terza, cap. 2, p. 87)
*L'opera di [[Francesco Zorzi|Francesco Giorgio]], che anche nella struttura intende seguire la costituzione delle cose, è divisa in cantiche, in toni, in moduli, in concenti. Nel ritmo musicale le recondite profondità delle cose sono recate a luce; il [[filosofo]] non fa che trascrivere la musica arcana che scandisce il ritmo del divenire. (vol. 2, parte terza, cap. 2, p. 101)
*Il naturalismo rinascimentale ha trovato senza dubbio in [[Bernardino Telesio|Telesio]] il suo più organico e coerente espositore. (vol. 2, parte terza, cap. 4, p. 150)
*[...], Telesio non contrastava tanto con Aristotele, quanto con certo platonismo vivo nell'aristotelismo e già presente in Aristotele; con la tendenza, cioè, a isolare e a rendere trascendenti le essenze e i {{sic|principî}} esplicativi delle cose, trasferendoli su un piano separato dal piano naturale, rendendoli estrinseci alle cose che dovrebbero spiegare, e di cui costituiscono l'essenza. (vol. 2, parte terza, cap. 4, p. 156)
*Le profonde somiglianze del pensiero del [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] con quello del [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sono state rilevate così di frequente che vana sarebbe ogni insistenza in proposito: non inutile, invece, notare quanto il consueto paragone fra i due nuoccia piuttosto che giovare alla comprensione dell'atteggiamento guicciardiniano, a proposito del quale troppo si è insistito sulla valutazione del «particulare» quasi segno di mentalità analitica e scarsamente costruttiva. (vol. 2, parte terza, cap. 5, p. 232)
*In Guicciardini è costante il timore di quel teorizzare che per essere troppo generale scivola nell'astrattezza e non riesce più a connettere la realtà con i {{sic|principî}}. Machiavelli, nonostante il suo richiamo alla «realtà effettuale» aveva troppo amato la generalizzazione astratta; Guicciardini è preoccupato di conservare l'umiltà di fronte ai fatti, che sono gli unici a noi cogniti e rappresentano per noi l'unico mezzo di orientamento. (vol. 2, parte terza, cap. 5, p. 232)
*L'opera del [[Mario Nizolio|Nizolio]], nonostante il giudizio negativo che su di essa hanno recato fra i moderni storici egregi, è mossa dal bisogno di combattere l'astrazione, sostituendole un processo di pensiero più aderente alla realtà delle cose. Secondo il Nizolio noi possiamo raggiungere questa concretezza riconquistando il senso primario della lingua e ritrovando nelle articolazioni grammaticali, in cui si esprime, la genuinità delle articolazioni del pensiero. (vol. 2, parte terza, cap. 6, p. 247)
*Fra le chimeriche invenzioni di cui è necessario liberarsi il Nizolio pone in primo piano le idee platoniche, per passare quindi a combattere a fondo la dottrina che vede negli universali delle realtà. La realtà è individuale, e la scienza se non vuole inseguire fantasie, deve essere «de singularibus et individuis, non per naturam propriam et privatam, sed per communem et perpetuam successionem»<ref>Del singolo e dell'individuale, non attraverso la sua natura particolare e privata, ma attraverso una comune e perpetua successione. (traduzione di Eugenio Garin)</ref>. (vol. 2, parte terza, cap. 6, p. 249)
*{{NDR|Sull'affermazione di Aristotele che la poesia, più della storia, è vicina all'universale proprio della filosofia}} [...] il [[Lodovico Castelvetro|Castelvetro]] ritrovava la maggiore universalità della poesia nel fatto che questa ha riferimento al possibile, invece che al reale, con l'aggiunta che, secondo il Castelvetro, la materia dell'imitazione poetica dev'essere tale da colpire l'immaginazione penetrandola di stupore. (vol. 2, parte terza, cap. 6, p. 252)
*Quel fine scrittore che fu il cardinale [[Pietro Sforza Pallavicino|Sforza Pallavicino]] nel proemio all'''Arte della perfezione cristiana'' (Roma 1665) ringraziava Dio innanzitutto per averlo fatto incline agli studi delle buone lettere. Chiamava questa, insieme con la vocazione ecclesiastica, la grazia della bontà divina verso di lui, perché l'attendere a studi letterari è la più nobile, la più dilettosa e la più onorata fra le attività dell'uomo. (vol. 2, parte quarta, cap. 1, p. 273)
*[...] nell'opera sua più famosa, dialogata ''more platonico'', i ''Circuli pisani'', [...] egli {{NDR|[[Claude Guillermet de Bérigard|Berigardo]]}} viene opponendo all'aristotelismo la filosofia presocratica, tanto da meritare presso i vecchi storici della filosofia il nome di restauratore del pensiero ionico. (vol. 2, parte quarta, cap. 3, p. 362)
*I contemporanei non a torto accusarono il Berigardo di panteismo e di ateismo, laddove egli si era trincerato dietro prudenti riserve: «in iis quae pertinent ad divinam philosophiam numquam satis explicate loqui possumus»<ref>Non possiamo mai parlare con sufficiente chiarezza delle cose che riguardano la teologia. (traduzione di Eugenio Garin)</ref>. (vol. 2, parte quarta, cap. 3, p. 365)
*Nel ''Parere del Signore [[Leonardo Di Capua|Lionardo di Capua]] divisato in otto ragionamenti, ...'', [...], l'autore non si limita a criticare Aristotele e quanti aristotelici pretendono di giungere alle cause supreme tralasciando quelle intermedie; egli estende la sua condanna anche alle ipotesi più recenti, quali quelle del [[Tommaso Campanella|Campanella]], di cui rifiuta e le primalità e il senso delle cose, come finzioni che hanno «la loro esistenza tutta nel cervello solo dell'autore». (vol. 2, parte quarta, cap. 4, p. 376)
*Nel [[Paolo Mattia Doria|Doria]] è evidente il viaggio di ritorno compiuto da parte del pensiero italiano dal [[Cartesianesimo|cartesianismo]] al [[platonismo]] della tradizione rinascimentale, attraverso la riduzione del cartesianismo stesso ai motivi agostiniani in esso presenti. (vol. 2, parte quarta, cap. 4, p. 401)
====Dall'Illuminismo all'idealismo====
*L'[[Illuminismo]] inglese, permeato da una pensosa esigenza morale e religiosa, scarsamente rispondeva ai bisogni di una battaglia culturale che si veniva iniziando in ogni settore contro antichi privilegi ecclesiastici e vecchie tirannidi civili. Non erano certo le pascaliane pagine di un Butler<ref>Joseph Butler (1692–1752), vescovo, teologo e filosofo inglese.</ref>, e neppure le sorvegliatissime pagine di uno [[David Hume|Hume]], che potevano offrire un punto di partenza contro abusi ecclesiastici o prepotenze laiche. (vol. 3, parte quinta, cap. 1, pp. 5-6)
*A questa larga influenza liberatrice connessa alle concezioni [[John Locke|lockiane]] allude nei suoi ''Ritratti poetici'' il [[Appiano Buonafede|Buonafede]], [...].<br> Tuttavia il buon padre celestino inorridiva di fronte all'empietà scaturita dale fonti lockiane («unendo a poca luce orror di morte»; vedeva imporsi in luogo del cristianesimo dei padri una religione esangue, ridotta a un semplice culto dell'umanità. (vol. 3, parte quinta, cap. 1, p. 9)
*In Piemonte una tenue corrente di sperimentalismo [[Ruggero Bacone|baconiano]], viva nel Pavesio, nel Galeani Napione, in [[Tommaso Valperga di Caluso]], pur accogliendo Locke e Condillac mirava a integrarli oltrepassandone le conseguenze sensistiche. (vol. 3, parte quinta, cap. 1, p. 27)
*Di fronte agli illuministi, il Buonafede è critico negativo; eppure quanto della mentalità illuministica fosse passato nel buon padre celestino può agevolmente vedersi nei due libri di quel «celebratissimo trattato delle ''Celebri Conquiste''» che l'editore veneto presentava con tono ditirambico: «vivi lieto e contento amico lettore, e credi che a ciò non poco gioverà la ripetuta lettura dell'Opere immortali dell'Unico Agatopisto Cromaziano<ref>Agatopisto Cromaziano fu il nome assunto dal Buonafede entrando nell'Accademia dell'Arcadia.</ref>». (vol. 3, parte quinta, cap. 2, p. 49)
*Avversario e minuto critico del [[sensismo]] fu ancora Tommaso Valperga di Caluso, [...]. Ed ancorché la sua critica al kantismo, pur assai lodata dal Rosmini, sia povera cosa e derivata da una cognizione di seconda mano, è innegabile che contro il sensismo egli venne sostenendo non senza garbo, che non dal sentire ha inizio la nostra cognizione, ma «dal notar che noi facciamo ciò che si sente», ossia un giudizio primitivo. (vol. 3, parte quinta, cap. 2, p. 61)
*In [[Giuseppe Ferrari]] (1811-76) riviveva, con l'eredità del Romagnosi, lo spirito più ardente del secolo XVIII, l'ansia di liberazione che aveva animato, non solo i dottrinari, ma gli uomini d'azione dell'89. Anche il Ferrari combatteva la lotta per il rinnovamento d'Italia, ma, col [[Carlo Cattaneo|Cattaneo]], egli metteva al di sopra dell'indipendenza il problema della giustizia nella libertà, il problema di una riforma sociale e politica che impiantasse il nuovo Stato su una coscienza operosa dello Stato stesso. (vol. 3, parte sesta, cap. 4, p. 229)
*Se taluno dei suoi piuttosto scarsi scolari volle talora celebrare nel conte [[Terenzio Mamiani|Terenzio Mamiani della Rovere]] (1799-1885) l'ultimo anello della catena che dal Galluppi si continuò in Rosmini e Gioberti, unanime fu il consenso dei suoi maggiori contemporanei e dei posteri nell'affermare il valore pressoché nullo della sua vasta produzione filosofica. (vol. 3, parte sesta, cap. 5, p. 245)
*Al [[positivismo]] italiano dell'Ottocento non giovò la tendenza, più ancora che a costruire delle «filosofie della natura», all'edificazione di vere e proprie «cosmogonie». Irresistibile fu la tentazione di identificare la filosofia col discorso sui primi principî, sulla formazione del sistema solare, sull'origine della vita, e su altri cosiffatti problemi e concetti, certo di gran momento, ma a cui si amava accedere, piuttosto che per catene di ragionamenti connessi a dati sperimentali, per salto, e sulle ali della fantasia invece che con i sussidi dell'intelletto. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 313)
*Se [[Giovanni Gentile|Gentile]] fu spesso il filosofo delle identificazioni, e soluzioni, meramente verbali, [[Benedetto Croce|Croce]] fu sempre sollecito soprattutto della distinzione, ossia della chiarezza concettuale, giustamente memore del compito assegnato da [[Johann Friedrich Herbart|Herbart]] alla filosofia, di ''Bearbeitung der Begriffen''<ref>Elaborazione di concetti.</ref>. Solo che, fino dalle origini, egli si mosse piuttosto nell'ambito di determinazioni negative e polemiche (mostrando che cosa ''non è'' l'arte, che cosa ''non è'' il diritto), riducendo il positivo a sistemazioni classificatorie (l'arte è conoscenza, è la conoscenza dell'individuale, è intuizione) rischiando di precludersi, con la profonda radice unitaria delle distinzioni, il processo del reale, senza per questo individuare, nelle loro nervature, piani e strutture dell'esperienza. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 335)
*Le pagine che [[Mario Calderoni|Calderoni]] ha scritto sulle ''questioni di parole'', sulla previsione, sul rapporto fra economia e morale (''Disarmonie economiche e disarmonie morali'', 1906), sulla «volontà», su valori e valutazioni, sono fra le più felici della letteratura filosofica del secolo. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 354)
*Critico superficiale di Marx e del materialismo storico, {{NDR|Mario Calderoni}} senz'avvedersene, nel suo maggior lavoro, le ''Disarmonie'' (che reca il sottotitolo di ''Saggio di una estensione della teoria ricardiana della rendita''), viene offrendo analisi e rilievi che sembrano talora incontrarsi con alcuni degli aspetti più interessanti di una problematica intesa a connettere, con situazioni storiche e rapporti economici, valutazioni e idealità morali. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 354)
*{{NDR|[[Bernardino Varisco]]}} Nelle sue pagine tormentate affiorano, certo, problemi di grande momento, e magari sempre attuali, ma inseriti in un contesto arcaico, con preoccupazioni lontane dalla coscienza contemporanea, estranee alla problematica del tempo. Di qui, nonostante qualche intervento nella discussione modernista, qualche non felice accento nazionalistico, qualche dubbia concezione politica, una sostanziale lontananza dalla cultura attiva. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, pp. 357-358)
*Paragonando il rifiuto delle religioni positive da parte del Croce e del Gentile con quello di [[Piero Martinetti|Martinetti]], [[Norberto Bobbio|Bobbio]] ha osservato come i primi due le negassero sul piano teorico per ammetterle sul piano pratico (forme mitiche adatte agli indotti; la religione non vera, ma utile), laddove Martinetti, pur considerando la religione fondamentalmente vera, la condannava proprio per i suoi adattamenti a una pretesa funzione sociale («un sistema di verità che debbono essere liberate da pratiche superstiziose che le corrompono»). (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 359)
*[[Giuseppe Rensi]], «lo scettico credente» come ebbe a dirlo [[Ernesto Buonaiuti|Buonaiuti]] nel 1945, fu scrittore mutevole, sempre sincero nella sua inquietudine, ma sempre in crisi. Il suo singolare scetticismo, sostanziato di ricerca e fede insieme unite, fu la teorizzazione del suo temperamento. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 374)
*Il «caso» Rensi, commovente figura di «pensatore» tormentato, è una sorta di caso limite, ma non isolato, di «filosofo» socialista nella crisi delle due guerre: sbandato, inquieto, senza un punto d'appoggio. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 375)
*[...], {{NDR|[[Rodolfo Mondolfo]]}} è stato senza dubbio il maggiore studioso italiano di Engels, sottile interprete di Marx, penetrante lettore di Feuerbach. Legato a Filippo Turati, ha occupato un posto di primo piano nella «revisione» del marxismo in Italia, ed è degno di essere considerato interlocutore nel dialogo avviato da Antonio Labriola e dominato poi da Antonio Gramsci. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 375)
*Storico eminente della filosofia, il Mondolfo nell'elaborare, all'incirca dal 1908 in poi, una sua interpretazione «liberale» della «filosofia della prassi», non sfuggì, neppure lui, all'influenza idealistica, destinata a perdurare anche nella sua maggiore produzione storiografica, sul pensiero greco, posteriore al 1926, attraverso una tematica inconfondibile (storicismo greco, infinito nel pensiero dei Greci, il valore del soggetto. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, p. 375)
*In realtà l'[[Attualismo (filosofia)|attualismo]], allorché si spingeva oltre le affermazioni dell'assoluta immanenza, dell'Atto in atto, del Soggetto pensante dell'antitesi astratto-concreto, atto-fatto, si trovava dinanzi all'infinità dei problemi singoli, giustapposti senza mediazione al puro Atto di pensiero. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, pp. 378-379)
*Si parlava spesso {{NDR|nel periodo della seconda guerra mondiale}} dietro uno schermo – c'era il fascismo e c'era la guerra; si dicevano per bocca d'altri cose che non si potevano dire in prima persona; si diceva un nome e se ne intendeva un altro. Anche in filosofia si diffondeva un discorso cifrato, ermetico, che non sempre, oggi, è facile interpretare giustamente. Quello che è certo è che stava crollando il castello incantato dell'[[Idealismo (filosofia)|idealismo]], dopo aver imprigionato per decenni i filosofi italiani, costringendoli, tutti senza eccezione, a discorrere delle ombre delle cose, in un mondo fittizio, con problemi immaginari, e spesso assurdi. Non più le ombre o le idee, ma le cose si facevano avanti con crudeltà. (vol. 3, parte sesta, Epilogo, pp. 388-389)
===[[Explicit]]===
Proprio perché impegnata a rendersi conto dell'egemonia culturale del [[Benedetto Croce|Croce]] nell'esigenza di sostituirla; proprio perché, di fatto, costituisce il maggior contributo reale a una critica costruttiva della cultura nazionale nel quadro di una ricostruzione di tutta la storia italiana, l'opera di [[Antonio Gramsci|Gramsci]] ci si svela come la più ricca di precise indicazioni e di suggerimenti metodici, e la più feconda dopo la crisi dell'idealismo. Partendo di là, sarà possibile tracciare quella storia della filosofia nazionale che l'Italia ancora non possiede, e che andrà impiantata ormai su basi del tutto nuove, e condotta per vie molto diverse da quelle battute fin qui.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Eugenio Garin, ''Storia della filosofia italiana'', 3 voll., terza ed., Edizione CDE su licenza della Giulio Einaudi editore, Milano, 1989.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Garin, Eugenio}}
[[Categoria:Filosofi italiani]]
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Argo (film)
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{{Film
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|didascalia=La locandina del film fittizio Argo, creata dalla CIA per l'operazione in [[Iran]].
|attori=
*[[Ben Affleck]]: [[Tony Mendez]]
*[[John Goodman]]: [[John Chambers (truccatore)|John Chambers]]
*[[Alan Arkin]]: Lester Siegel
*[[Bryan Cranston]]: Jack O'Donnell
*[[Victor Garber]]: Ken Taylor
*[[Michael Cassidy]]: Analista
*[[Christopher Denham]]: Mark Lijek
*[[Clea DuVall]]: Cora Lijek
*[[Rory Cochrane]]: Lee Schatz
*[[Tate Donovan]]: Bob Anders
*[[Kerry Bishè]]: Kathy Stafford
*[[Kyle Chandler]]: Hamilton Jordan
*[[Bob Gunton]]: Cyrus Vance
*[[Philip Baker Hall]]: Turner
*[[Chris Messina]]: Malinov
*[[Adrienne Barbeau]]: Nina
*[[Tom Lenk]]: Rodd
*[[Titus Welliver]]: Jon Bates
*[[Richard Kind]]: Max Klein
*[[Michael Parks]]: [[Jack Kirby]]
*[[Željko Ivanek]]: Robert Pender
*[[Keith Szarabajka]]: Adam Engell
*[[Scoot McNairy]]: Joe Stafford
*[[Jimmy Carter]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
*[[Walter Cronkite]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
*[[Tom Brokaw]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
|doppiatoriitaliani=
*[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Tony Mendez
*[[Angelo Nicotra]]: John Chambers
*[[Stefano De Sando]]: Jack O'Donnell
*[[Massimo Bitossi]]: Hamilton Jordan
*[[Ambrogio Colombo (doppiatore)|Ambrogio Colombo]]: Ken Taylor
*[[Laura Lenghi]]: Cora Lijek
*[[Manlio De Angelis]]: Lester Siegel
*[[Riccardo Scarafoni]]: Lee Schatz
*[[Sergio Lucchetti]]: Bob Anders
*[[Francesca Manicone]]: Kathy Stafford
*[[Dario Penne]]: Turner
*[[Enrico Chirico]]: Malinov
*[[Antonio Sanna]]: Jon Bates
*[[Pietro Ubaldi]]: Max Klein
*[[Gaetano Varcasia]]: Robert Pender
*[[Paolo Marchese]]: Adam Engell
*[[Francesco Cavuoto]]: Alan Golacinski
*[[Gianni Giuliano]]: [[Jimmy Carter]]
*[[Gerolamo Alchieri]]: [[Walter Cronkite]]
*[[Emiliano Coltorti]]: Reza
*[[Vladimiro Conti]]: [[Tom Brokaw]]
*[[Alessandro Budroni]]: funzionario del consolato iraniano
|note=
*Vincitore di 3 '''[[:Categoria: Film premi Oscar|Premi Oscar]]''' (2013):
*Miglior film
*Miglior sceneggiatura non originale
*Miglior montaggio
}}
'''''Argo''''', film del 2012 diretto e interpretato da [[Ben Affleck]].
==[[Incipit]]==
Questo è l'impero persiano, oggi conosciuto come [[Iran]]. Per 2500 anni questa terra fu governata da una serie di re conosciuti come scià. Nel 1950 il popolo dell'Iran elesse [[Mohammad Mossadeq]], un democratico laico primo ministro. Nazionalizzò le holding petrolifere britanniche e statunitensi restituendo il petrolio dell'Iran al suo popolo. Ma nel 1953 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna organizzarono un colpo di stato che depose Mossadeq e insediarono [[Mohammad Reza Pahlavi|Reza Pahlavi]] come scià. Il giovane scià era noto per la sua opulenza e i suoi eccessi: si dice che sua moglie facesse il bagno nel latte mentre lo scià si faceva portare il pranzo da [[Parigi]] con un Concorde. Il popolo era affamato. Lo scià manteneva il potere per mezzo della sua spietata polizia interna, la [[SAVAK]]; un'era di torture e paura ebbe inizio. Lo scià iniziò poi una campagna per occidentalizzare l'Iran, facendo infuriare la popolazione sciita, perlopiù tradizionalista. Nel 1979 il popolo dell'Iran rovesciò lo scià, e il chierico esiliato, l'ayatollah [[Ruhollah Khomeyni|Khomeyni]] ritornò a governare l'Iran. Si arrivò ai regolamenti di conti, squadroni della morte e caos. Morente di cancro lo scià ottenne asilo negli Stati Uniti. Il popolo iraniano scese in piazza davanti all'ambasciata degli Stati Uniti chiedendo che lo scià fosse restituito, processato e impiccato. ('''voce narrante''')
==Frasi==
*Se questa gente sa leggere, o contare, si accorgeranno che mancano sei carte dal mazzo molto presto. ('''Tony''')
*Sono tutte cattive idee. Questa è la miglior cattiva idea che abbiamo. ('''Jack''')
*Non fare cazzate, tutto il paese ti guarda. Solo che non lo sa. ('''Jack'''){{NDR|a Tony}}
*Sei americani fatti uscire dalla casa di un diplomatico canadese e giustiziati è uno scandalo internazionale. Sei americani che sono sorpresi a fingere di fare un film con la CIA all'aeroporto e giustiziati è un imbarazzo nazionale. ('''Jack''')
*Vieni qui credendo di essere un padreterno per non combinare nulla? Sei nel posto giusto. ('''Chambers''') {{NDR|a Tony}}
*A Hollywood per fare soldi girerebbero a Stalingrado con [[Pol Pot]] alla regia. ('''Lester''')
*Se devo produrre un finto film, sarà un finto successo. ('''Lester''')
*Hai paura dell'Āyatollāh? Vedrai il Sindacato Scrittori. ('''Lester''')
*L'esfiltrazione di ostaggi è come un aborto: non lo vorresti mai fare, ma se decidi di farlo, non puoi fartelo da solo! ('''Jack''')
*Anche una scimmia, dopo due giorni, impara a fare il regista. ('''Chambers''')
*Argo vaffanculo. ('''Tony''')
*Se volevamo gli applausi lavoravamo al circo. ('''Jack''')
==Dialoghi==
*'''Jack''': Sei di loro sono scappati dal retro. I britannici li hanno respinti, i kiwi li hanno respinti, i canadesi li hanno accolti. Il nome in codice è gli "Ospiti", non lasciano la casa dell'ambasciatore canadese da quando è successo.<br/>'''Tony''': Perché non siamo intervenuti dieci settimane fa?<br/>'''Jack''': Troppo pericoloso. Le guardie della rivoluzione vanno porta a porta come Testimoni di Geova. Metà di loro pensa che Khomeini sia stato troppo indulgente con quelli nell'ambasciata.<br/>'''Tony''': Che dice la Casa Bianca?<br/>'''Jack''': Carter suda tanto freddo da ghiacciare le piramidi; i canadesi sono stremati, dicono che corrono troppi rischi. La Ministra degli Esteri ha incastrato Vance a Bruxelles e gli ha detto che li vuole fuori tutti e sei. <br/>'''Tony''': Chi altro sa?<br/>'''Jack''': Solo le famiglie. Nel frattempo, qualche genio della nostra ambasciata teneva un album di tutti quelli che ci lavoravano. <br/>'''Tony''': Gesù Cristo!<br/>'''Jack''': Pensiamo sia stato distrutto prima dell'irruzione. Adesso i bastardi stanno usando i ragazzini delle fabbriche per riassemblare i pezzi, e quando quel libro sarà riassemblato sapranno che sei americani gli sono sfuggiti e anche che faccia hanno: solo posti in piedi per la decapitazione di piazza.<br/>'''Tony''': Chi la tratta?<br/>'''Jack''': Gli Esteri stanno coordinando la cosa.<br/>'''Tony''': Gli Esteri? Non fanno esfiltrazioni.<br/>'''Jack''': Le fanno ora. Ne vogliono parlare con noi, solo come consulenti. Engell dice che abbiamo solo da perdere. Se quella gente muore, muore male, pubblicamente. Gli Esteri vogliono la colpa? Lasciamogliela.<br/>'''Tony''': Perché vuole che ci sia anch'io?<br/>'''Jack''': Così può dire agli Esteri di aver sentito il suo esfiltratore migliore.
*'''Tony''': Che stai girando?<br/>'''John''': Un film di mostri.<br/>'''Tony''': Sì? Bello?<br/>'''John''': Al suo pubblico farà schifo.<br/>'''Tony''': E qual è il suo pubblico?<br/>'''John''': Gente con gli occhi. Parlami.<br/>'''Tony''': E' un' esfiltrazione.<br/>'''John''': Da dove?<br/>'''Tony''': Dal peggior posto che ti viene in mente.<br/>'''John''': Universal City.
*'''Tony''': Si impara a fare il regista in un giorno?<br/>'''John''': Perfino una scimmia impara a fare il regista, in un giorno. Senti, se decidi di farlo, lo devi fare; gli "komaniaci" sono folli, ma i loro cugini vendono tappeti da preghiera e Stereo8 sulla La Brea. La copertura non tiene se si basa su un film che in realtà non esiste. Ti serve un copione, ti serve un produttore... <br/>'''Tony''': Faccio io il produttore.<br/>'''John''': No, tu sei un produttore associato, al massimo. Se vuoi fare una brutta copia milionaria di "Star Wars", l'ideale è qualcuno che sia qualcuno, che ci metta il nome, qualcuno rispettabile... con dei titoli. Di cui fidarsi per le informazioni sensibili... che produca un falso film... e gratis.
*'''Lester''': Ok, avete sei persone nascoste in una città dove in 4 milioni cantano "''Morte all'America''" per tutto il santo giorno. In una settimana volete un film. Volete mentire a Hollywood, la città dove si mente per vivere. Poi far entrare 007 qui presente in un paese che beve sangue della CIA per colazione, e far uscire la Famiglia Brady dalla città più controllata del mondo... <br/>'''Tony''': Passando sotto gli occhi della milizia all'aeroporto. Esatto.<br/>'''Lester''': Bravi. Sentite, io ve lo dico, ho visto missioni suicida nell'Esercito con più possibilità di riuscita.
*'''John''': Che ne dici de "''I cavalli di Achille''"?<br/>'''Lester''': Non va bene, nessuno fa più Western oggigiorno.<br/>'''John''': È l'antica Troia!<br/>'''Lester''': Se ci sono i cavalli è un Western.
*'''Tuner''': Vuole dirmi che esiste una produzione a Hollywood adesso sovvenzionata dalla CIA? <br />'''Tony''': Sì, signore.<br/>'''Cyrus Vance''': Cos'hanno le bici che non va?<br/>'''Jack''': Ne abbiamo già parlato di sopra...<br/>'''Turner''': E questo sarebbe più plausibile degli insegnati?<br/>'''Jack''': Pensiamo di sì. Primo, non ci sono più insegnanti stranieri in Iran... <br />'''Tony''': E poi tutti sanno Hollywood come funziona: si sa che girerebbero a Stalingrado con Pol Pot alla regia, pur di incassare. Abbiamo solo cattive opzioni, dobbiamo trovare la migliore.<br/>'''Turner''': Non c'è una migliore cattiva idea di questa?<br/>'''Jack''': Questa è la migliore cattiva idea che abbiamo, signore. Di gran lunga.
*'''Jack''': Ho il dovere di ricordarti che, nel caso di un tuo arresto, l'Agenzia non ti conosce.<br/>'''Tony''': Perché, adesso mi conosce?
*'''Ag. Nicholls''': Lo Scià è scappato su un 747 così carico di lingotti d'oro che quasi non ce la faceva a decollare. <br/>'''Tony''': Sei stato impegnato. <br/>'''Ag. Nicholls''': A far sparire l'apparato di tortura del nostro amico dittatore caduto. È sempre peggio. Chiunque atterri a Mehrabad ora riempie uno di questi {{NDR|un modulo}}, che fa una copia sul foglio sotto. Il passeggero tiene in giallo, l'aeroporto il bianco; quando lasci il paese li confrontano per verificare che tu sia entrato nel paese quando dichiari.<br/>'''Tony''': Quindi, se guardano, si accorgono che non sono entrato nel paese con sei persone... <br/>'''Ag. Nicholls''': Solo se guardano. Quando atterri devi andare diritto al Ministero della Cultura e della Guida Islamica, a baciare l'anello. Metti per iscritto che hai fatto domanda per girare un film. Se poi ti prendono, almeno saranno confusi mentre ti torturano.
*'''Jack''': Hanno visto il tuo bluff.<br/>'''Tony''': O stanno collaborando.<br/>'''Jack''': Assolutamente no. Sette americani a spasso nel bazar è andarsela a cercare, è l'alveare.<br/>'''Tony''': Sette canadesi, Jack.<br/>'''Jack''': Mai sottoporre una copertura a prove dirette. Sono pronti almeno? <br/>'''Tony''': Ci provano.<br/>'''Jack''': Non c'è premio per "averci provato".<br/>'''Tony''': Non ho altra scelta! Se ci rifiutiamo, andranno a trascinarli via con i fucili puntati. Quanto reggeranno le coperture quando gli staccheranno le unghie?
*'''Stafford''': Davvero pensi che la tua storiella farà qualche differenza con un'arma alla testa? <br/>'''Tony''': La mia storiella è l'unica cosa tra voi e un'arma alla testa.
*'''Jack''': Voglio il Capo dello Staff della Casa Bianca.<br/>'''Malinov''': E come lo troviamo?<br/>'''Jack''': Che cazzo di spie siete?! Trovatelo!
*'''Lester''': Abbiamo fatto la storia, stanotte. "La storia inizia come farsa e finisce come tragedia".<br/>'''John''': La citazione è al contrario.<br/>'''Lester''': Sì? E chi l'ha detto?<br/>'''John''': Marx.<br/>'''Lester''': Groucho l'ha detto?!
*'''Lamont''': Chiamiamo il ''Times'', inchiodiamoglielo alla porta. "Quelli della CIA sono i buoni".<br/>'''Malinov''': I canadesi sono i buoni.<br/>'''Lamont''': Sì, non siamo egoisti, anche.<br/>'''Malinov''': Solo. Il Canada si prende il merito, o si rifarebbero sugli ostaggi. Il Grande Satana non è coinvolto. Niente CIA.<br/>'''Lamont''': E' vero, Jack?<br/>'''Jack''': Coinvolto in cosa? Noi siamo i primi ad essere sorpresi. Grazie, Canada.
*'''Jack''': Ah! Carter ha detto che sei stato un grandissimo!<br />'''Tony''': Un grandissimo che?<br />'''Jack''': Non l'ha detto.
==[[Explicit]]==
Come sapete si mossero spacciandosi per gente che voleva creare un film, ma c'era un'altissima possibilità di fallimento e dopo che ebbero successo fu grande la... la tentazione di rivelare tutta la storia, così magari avrei avuto un po' di merito, visto che ero presidente, ma... ma dovemmo tenere segreto. Tony Mendez è entrato nella storia della CIA, dopo il suo ritiro, come uno dei 50 più importanti operativi di tutti i tempi. Alla fine abbiamo riportato a casa tutti gli ostaggi sani e salvi e confermato l'integrità del nostro Paese, e l'abbiamo fatto pacificamente. ('''Jimmy Carter''')
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film thriller drammatici]]
[[Categoria:Film storici]]
[[Categoria:Film premi Oscar]]
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|attori=
*[[Ben Affleck]]: [[Tony Mendez]]
*[[John Goodman]]: [[John Chambers (truccatore)|John Chambers]]
*[[Alan Arkin]]: Lester Siegel
*[[Bryan Cranston]]: Jack O'Donnell
*[[Victor Garber]]: Ken Taylor
*[[Michael Cassidy]]: Analista
*[[Christopher Denham]]: Mark Lijek
*[[Clea DuVall]]: Cora Lijek
*[[Rory Cochrane]]: Lee Schatz
*[[Tate Donovan]]: Bob Anders
*[[Kerry Bishè]]: Kathy Stafford
*[[Kyle Chandler]]: Hamilton Jordan
*[[Bob Gunton]]: Cyrus Vance
*[[Philip Baker Hall]]: Turner
*[[Chris Messina]]: Malinov
*[[Adrienne Barbeau]]: Nina
*[[Tom Lenk]]: Rodd
*[[Titus Welliver]]: Jon Bates
*[[Richard Kind]]: Max Klein
*[[Michael Parks]]: [[Jack Kirby]]
*[[Željko Ivanek]]: Robert Pender
*[[Keith Szarabajka]]: Adam Engell
*[[Scoot McNairy]]: Joe Stafford
*[[Jimmy Carter]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
*[[Walter Cronkite]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
*[[Tom Brokaw]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
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*[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Tony Mendez
*[[Angelo Nicotra]]: John Chambers
*[[Stefano De Sando]]: Jack O'Donnell
*[[Massimo Bitossi]]: Hamilton Jordan
*[[Ambrogio Colombo (doppiatore)|Ambrogio Colombo]]: Ken Taylor
*[[Laura Lenghi]]: Cora Lijek
*[[Manlio De Angelis]]: Lester Siegel
*[[Riccardo Scarafoni]]: Lee Schatz
*[[Sergio Lucchetti]]: Bob Anders
*[[Francesca Manicone]]: Kathy Stafford
*[[Dario Penne]]: Turner
*[[Enrico Chirico]]: Malinov
*[[Antonio Sanna]]: Jon Bates
*[[Pietro Ubaldi]]: Max Klein
*[[Gaetano Varcasia]]: Robert Pender
*[[Paolo Marchese]]: Adam Engell
*[[Francesco Cavuoto]]: Alan Golacinski
*[[Gianni Giuliano]]: [[Jimmy Carter]]
*[[Gerolamo Alchieri]]: [[Walter Cronkite]]
*[[Emiliano Coltorti]]: Reza
*[[Vladimiro Conti]]: [[Tom Brokaw]]
*[[Alessandro Budroni]]: funzionario del consolato iraniano
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*Vincitore di 3 '''[[:Categoria: Film premi Oscar|Premi Oscar]]''' (2013):
*Miglior film
*Miglior sceneggiatura non originale
*Miglior montaggio
}}
'''''Argo''''', film del 2012 diretto e interpretato da [[Ben Affleck]].
==[[Incipit]]==
Questo è l'impero persiano, oggi conosciuto come [[Iran]]. Per 2500 anni questa terra fu governata da una serie di re conosciuti come scià. Nel 1950 il popolo dell'Iran elesse [[Mohammad Mossadeq]], un democratico laico, Primo Ministro. Nazionalizzò le holding petrolifere britanniche e statunitensi restituendo il petrolio dell'Iran al suo popolo. Ma nel 1953 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna organizzarono un colpo di stato che depose Mossadeq e insediarono [[Mohammad Reza Pahlavi|Reza Pahlavi]] come scià. Il giovane scià era noto per la sua opulenza e i suoi eccessi: si dice che sua moglie facesse il bagno nel latte mentre lo scià si faceva portare il pranzo da [[Parigi]] con un Concorde. Il popolo era affamato. Lo scià manteneva il potere per mezzo della sua spietata polizia interna, la [[SAVAK]]; un'era di torture e paura ebbe inizio. Lo scià iniziò poi una campagna per occidentalizzare l'Iran, facendo infuriare la popolazione sciita, perlopiù tradizionalista. Nel 1979 il popolo dell'Iran rovesciò lo scià, e il chierico esiliato, l'ayatollah [[Ruhollah Khomeyni|Khomeyni]] ritornò a governare l'Iran. Si arrivò ai regolamenti di conti, squadroni della morte e caos. Morente di cancro lo scià ottenne asilo negli Stati Uniti. Il popolo iraniano scese in piazza davanti all'ambasciata degli Stati Uniti chiedendo che lo scià fosse restituito, processato e impiccato. ('''voce narrante''')
==Frasi==
*Se questa gente sa leggere, o contare, si accorgeranno che mancano sei carte dal mazzo molto presto. ('''Tony''')
*Sono tutte cattive idee. Questa è la miglior cattiva idea che abbiamo. ('''Jack''')
*Non fare cazzate, tutto il paese ti guarda. Solo che non lo sa. ('''Jack'''){{NDR|a Tony}}
*Sei americani fatti uscire dalla casa di un diplomatico canadese e giustiziati è uno scandalo internazionale. Sei americani che sono sorpresi a fingere di fare un film con la CIA all'aeroporto e giustiziati è un imbarazzo nazionale. ('''Jack''')
*Vieni qui credendo di essere un padreterno per non combinare nulla? Sei nel posto giusto. ('''Chambers''') {{NDR|a Tony}}
*A Hollywood per fare soldi girerebbero a Stalingrado con [[Pol Pot]] alla regia. ('''Lester''')
*Se devo produrre un finto film, sarà un finto successo. ('''Lester''')
*Hai paura dell'Āyatollāh? Vedrai il Sindacato Scrittori. ('''Lester''')
*L'esfiltrazione di ostaggi è come un aborto: non lo vorresti mai fare, ma se decidi di farlo, non puoi fartelo da solo! ('''Jack''')
*Anche una scimmia, dopo due giorni, impara a fare il regista. ('''Chambers''')
*Argo vaffanculo. ('''Tony''')
*Se volevamo gli applausi lavoravamo al circo. ('''Jack''')
==Dialoghi==
*'''Jack''': Sei di loro sono scappati dal retro. I britannici li hanno respinti, i kiwi li hanno respinti, i canadesi li hanno accolti. Il nome in codice è gli "Ospiti", non lasciano la casa dell'ambasciatore canadese da quando è successo.<br/>'''Tony''': Perché non siamo intervenuti dieci settimane fa?<br/>'''Jack''': Troppo pericoloso. Le guardie della rivoluzione vanno porta a porta come Testimoni di Geova. Metà di loro pensa che Khomeini sia stato troppo indulgente con quelli nell'ambasciata.<br/>'''Tony''': Che dice la Casa Bianca?<br/>'''Jack''': Carter suda tanto freddo da ghiacciare le piramidi; i canadesi sono stremati, dicono che corrono troppi rischi. La Ministra degli Esteri ha incastrato Vance a Bruxelles e gli ha detto che li vuole fuori tutti e sei. <br/>'''Tony''': Chi altro sa?<br/>'''Jack''': Solo le famiglie. Nel frattempo, qualche genio della nostra ambasciata teneva un album di tutti quelli che ci lavoravano. <br/>'''Tony''': Gesù Cristo!<br/>'''Jack''': Pensiamo sia stato distrutto prima dell'irruzione. Adesso i bastardi stanno usando i ragazzini delle fabbriche per riassemblare i pezzi, e quando quel libro sarà riassemblato sapranno che sei americani gli sono sfuggiti e anche che faccia hanno: solo posti in piedi per la decapitazione di piazza.<br/>'''Tony''': Chi la tratta?<br/>'''Jack''': Gli Esteri stanno coordinando la cosa.<br/>'''Tony''': Gli Esteri? Non fanno esfiltrazioni.<br/>'''Jack''': Le fanno ora. Ne vogliono parlare con noi, solo come consulenti. Engell dice che abbiamo solo da perdere. Se quella gente muore, muore male, pubblicamente. Gli Esteri vogliono la colpa? Lasciamogliela.<br/>'''Tony''': Perché vuole che ci sia anch'io?<br/>'''Jack''': Così può dire agli Esteri di aver sentito il suo esfiltratore migliore.
*'''Tony''': Che stai girando?<br/>'''John''': Un film di mostri.<br/>'''Tony''': Sì? Bello?<br/>'''John''': Al suo pubblico farà schifo.<br/>'''Tony''': E qual è il suo pubblico?<br/>'''John''': Gente con gli occhi. Parlami.<br/>'''Tony''': E' un' esfiltrazione.<br/>'''John''': Da dove?<br/>'''Tony''': Dal peggior posto che ti viene in mente.<br/>'''John''': Universal City.
*'''Tony''': Si impara a fare il regista in un giorno?<br/>'''John''': Perfino una scimmia impara a fare il regista, in un giorno. Senti, se decidi di farlo, lo devi fare; gli "komaniaci" sono folli, ma i loro cugini vendono tappeti da preghiera e Stereo8 sulla La Brea. La copertura non tiene se si basa su un film che in realtà non esiste. Ti serve un copione, ti serve un produttore... <br/>'''Tony''': Faccio io il produttore.<br/>'''John''': No, tu sei un produttore associato, al massimo. Se vuoi fare una brutta copia milionaria di "Star Wars", l'ideale è qualcuno che sia qualcuno, che ci metta il nome, qualcuno rispettabile... con dei titoli. Di cui fidarsi per le informazioni sensibili... che produca un falso film... e gratis.
*'''Lester''': Ok, avete sei persone nascoste in una città dove in 4 milioni cantano "''Morte all'America''" per tutto il santo giorno. In una settimana volete un film. Volete mentire a Hollywood, la città dove si mente per vivere. Poi far entrare 007 qui presente in un paese che beve sangue della CIA per colazione, e far uscire la Famiglia Brady dalla città più controllata del mondo... <br/>'''Tony''': Passando sotto gli occhi della milizia all'aeroporto. Esatto.<br/>'''Lester''': Bravi. Sentite, io ve lo dico, ho visto missioni suicida nell'Esercito con più possibilità di riuscita.
*'''John''': Che ne dici de "''I cavalli di Achille''"?<br/>'''Lester''': Non va bene, nessuno fa più Western oggigiorno.<br/>'''John''': È l'antica Troia!<br/>'''Lester''': Se ci sono i cavalli è un Western.
*'''Tuner''': Vuole dirmi che esiste una produzione a Hollywood adesso sovvenzionata dalla CIA? <br />'''Tony''': Sì, signore.<br/>'''Cyrus Vance''': Cos'hanno le bici che non va?<br/>'''Jack''': Ne abbiamo già parlato di sopra...<br/>'''Turner''': E questo sarebbe più plausibile degli insegnati?<br/>'''Jack''': Pensiamo di sì. Primo, non ci sono più insegnanti stranieri in Iran... <br />'''Tony''': E poi tutti sanno Hollywood come funziona: si sa che girerebbero a Stalingrado con Pol Pot alla regia, pur di incassare. Abbiamo solo cattive opzioni, dobbiamo trovare la migliore.<br/>'''Turner''': Non c'è una migliore cattiva idea di questa?<br/>'''Jack''': Questa è la migliore cattiva idea che abbiamo, signore. Di gran lunga.
*'''Jack''': Ho il dovere di ricordarti che, nel caso di un tuo arresto, l'Agenzia non ti conosce.<br/>'''Tony''': Perché, adesso mi conosce?
*'''Ag. Nicholls''': Lo Scià è scappato su un 747 così carico di lingotti d'oro che quasi non ce la faceva a decollare. <br/>'''Tony''': Sei stato impegnato. <br/>'''Ag. Nicholls''': A far sparire l'apparato di tortura del nostro amico dittatore caduto. È sempre peggio. Chiunque atterri a Mehrabad ora riempie uno di questi {{NDR|un modulo}}, che fa una copia sul foglio sotto. Il passeggero tiene in giallo, l'aeroporto il bianco; quando lasci il paese li confrontano per verificare che tu sia entrato nel paese quando dichiari.<br/>'''Tony''': Quindi, se guardano, si accorgono che non sono entrato nel paese con sei persone... <br/>'''Ag. Nicholls''': Solo se guardano. Quando atterri devi andare diritto al Ministero della Cultura e della Guida Islamica, a baciare l'anello. Metti per iscritto che hai fatto domanda per girare un film. Se poi ti prendono, almeno saranno confusi mentre ti torturano.
*'''Jack''': Hanno visto il tuo bluff.<br/>'''Tony''': O stanno collaborando.<br/>'''Jack''': Assolutamente no. Sette americani a spasso nel bazar è andarsela a cercare, è l'alveare.<br/>'''Tony''': Sette canadesi, Jack.<br/>'''Jack''': Mai sottoporre una copertura a prove dirette. Sono pronti almeno? <br/>'''Tony''': Ci provano.<br/>'''Jack''': Non c'è premio per "averci provato".<br/>'''Tony''': Non ho altra scelta! Se ci rifiutiamo, andranno a trascinarli via con i fucili puntati. Quanto reggeranno le coperture quando gli staccheranno le unghie?
*'''Stafford''': Davvero pensi che la tua storiella farà qualche differenza con un'arma alla testa? <br/>'''Tony''': La mia storiella è l'unica cosa tra voi e un'arma alla testa.
*'''Jack''': Voglio il Capo dello Staff della Casa Bianca.<br/>'''Malinov''': E come lo troviamo?<br/>'''Jack''': Che cazzo di spie siete?! Trovatelo!
*'''Lester''': Abbiamo fatto la storia, stanotte. "La storia inizia come farsa e finisce come tragedia".<br/>'''John''': La citazione è al contrario.<br/>'''Lester''': Sì? E chi l'ha detto?<br/>'''John''': Marx.<br/>'''Lester''': Groucho l'ha detto?!
*'''Lamont''': Chiamiamo il ''Times'', inchiodiamoglielo alla porta. "Quelli della CIA sono i buoni".<br/>'''Malinov''': I canadesi sono i buoni.<br/>'''Lamont''': Sì, non siamo egoisti, anche.<br/>'''Malinov''': Solo. Il Canada si prende il merito, o si rifarebbero sugli ostaggi. Il Grande Satana non è coinvolto. Niente CIA.<br/>'''Lamont''': E' vero, Jack?<br/>'''Jack''': Coinvolto in cosa? Noi siamo i primi ad essere sorpresi. Grazie, Canada.
*'''Jack''': Ah! Carter ha detto che sei stato un grandissimo!<br />'''Tony''': Un grandissimo che?<br />'''Jack''': Non l'ha detto.
==[[Explicit]]==
Come sapete si mossero spacciandosi per gente che voleva creare un film, ma c'era un'altissima possibilità di fallimento e dopo che ebbero successo fu grande la... la tentazione di rivelare tutta la storia, così magari avrei avuto un po' di merito, visto che ero presidente, ma... ma dovemmo tenere segreto. Tony Mendez è entrato nella storia della CIA, dopo il suo ritiro, come uno dei 50 più importanti operativi di tutti i tempi. Alla fine abbiamo riportato a casa tutti gli ostaggi sani e salvi e confermato l'integrità del nostro Paese, e l'abbiamo fatto pacificamente. ('''Jimmy Carter''')
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film thriller drammatici]]
[[Categoria:Film storici]]
[[Categoria:Film premi Oscar]]
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wikitext
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{{Film
|dimensioneimmagine=200
|didascalia=La locandina del film fittizio Argo, creata dalla CIA per l'operazione in [[Iran]].
|attori=
*[[Ben Affleck]]: [[Tony Mendez]]
*[[John Goodman]]: [[John Chambers (truccatore)|John Chambers]]
*[[Alan Arkin]]: Lester Siegel
*[[Bryan Cranston]]: Jack O'Donnell
*[[Victor Garber]]: Ken Taylor
*[[Michael Cassidy]]: Analista
*[[Christopher Denham]]: Mark Lijek
*[[Clea DuVall]]: Cora Lijek
*[[Rory Cochrane]]: Lee Schatz
*[[Tate Donovan]]: Bob Anders
*[[Kerry Bishè]]: Kathy Stafford
*[[Kyle Chandler]]: Hamilton Jordan
*[[Bob Gunton]]: Cyrus Vance
*[[Philip Baker Hall]]: Turner
*[[Chris Messina]]: Malinov
*[[Adrienne Barbeau]]: Nina
*[[Tom Lenk]]: Rodd
*[[Titus Welliver]]: Jon Bates
*[[Richard Kind]]: Max Klein
*[[Michael Parks]]: [[Jack Kirby]]
*[[Željko Ivanek]]: Robert Pender
*[[Keith Szarabajka]]: Adam Engell
*[[Scoot McNairy]]: Joe Stafford
*[[Jimmy Carter]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
*[[Walter Cronkite]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
*[[Tom Brokaw]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
|doppiatoriitaliani=
*[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Tony Mendez
*[[Angelo Nicotra]]: John Chambers
*[[Stefano De Sando]]: Jack O'Donnell
*[[Massimo Bitossi]]: Hamilton Jordan
*[[Ambrogio Colombo (doppiatore)|Ambrogio Colombo]]: Ken Taylor
*[[Laura Lenghi]]: Cora Lijek
*[[Manlio De Angelis]]: Lester Siegel
*[[Riccardo Scarafoni]]: Lee Schatz
*[[Sergio Lucchetti]]: Bob Anders
*[[Francesca Manicone]]: Kathy Stafford
*[[Dario Penne]]: Turner
*[[Enrico Chirico]]: Malinov
*[[Antonio Sanna]]: Jon Bates
*[[Pietro Ubaldi]]: Max Klein
*[[Gaetano Varcasia]]: Robert Pender
*[[Paolo Marchese]]: Adam Engell
*[[Francesco Cavuoto]]: Alan Golacinski
*[[Gianni Giuliano]]: [[Jimmy Carter]]
*[[Gerolamo Alchieri]]: [[Walter Cronkite]]
*[[Emiliano Coltorti]]: Reza
*[[Vladimiro Conti]]: [[Tom Brokaw]]
*[[Alessandro Budroni]]: funzionario del consolato iraniano
|note=
*Vincitore di 3 '''[[:Categoria: Film premi Oscar|Premi Oscar]]''' (2013):
*Miglior film
*Miglior sceneggiatura non originale
*Miglior montaggio
}}
'''''Argo''''', film del 2012 diretto e interpretato da [[Ben Affleck]].
==[[Incipit]]==
Questo è l'impero persiano, oggi conosciuto come [[Iran]]. Per 2500 anni questa terra fu governata da una serie di re conosciuti come scià. Nel 1950 il popolo dell'Iran elesse [[Mohammad Mossadeq]], un democratico laico, Primo Ministro. Nazionalizzò le holding petrolifere britanniche e statunitensi restituendo il petrolio dell'Iran al suo popolo. Ma nel 1953 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna organizzarono un colpo di stato che depose Mossadeq e insediarono [[Mohammad Reza Pahlavi|Reza Pahlavi]] come scià. Il giovane scià era noto per la sua opulenza e i suoi eccessi: si dice che sua moglie facesse il bagno nel latte mentre lo scià si faceva portare il pranzo da [[Parigi]] con un Concorde. Il popolo era affamato. Lo scià manteneva il potere per mezzo della sua spietata polizia interna, la [[SAVAK]]; un'era di torture e paura ebbe inizio. Lo scià iniziò poi una campagna per occidentalizzare l'Iran, facendo infuriare la popolazione sciita, perlopiù tradizionalista. Nel 1979 il popolo dell'Iran rovesciò lo scià, e il chierico esiliato, l'ayatollah [[Ruhollah Khomeyni|Khomeyni]], ritornò a governare l'Iran. Si arrivò ai regolamenti di conti, squadroni della morte e caos. Morente di cancro lo scià ottenne asilo negli Stati Uniti. Il popolo iraniano scese in piazza davanti all'ambasciata degli Stati Uniti chiedendo che lo scià fosse restituito, processato e impiccato. ('''voce narrante''')
==Frasi==
*Se questa gente sa leggere, o contare, si accorgeranno che mancano sei carte dal mazzo molto presto. ('''Tony''')
*Sono tutte cattive idee. Questa è la miglior cattiva idea che abbiamo. ('''Jack''')
*Non fare cazzate, tutto il paese ti guarda. Solo che non lo sa. ('''Jack'''){{NDR|a Tony}}
*Sei americani fatti uscire dalla casa di un diplomatico canadese e giustiziati è uno scandalo internazionale. Sei americani che sono sorpresi a fingere di fare un film con la CIA all'aeroporto e giustiziati è un imbarazzo nazionale. ('''Jack''')
*Vieni qui credendo di essere un padreterno per non combinare nulla? Sei nel posto giusto. ('''Chambers''') {{NDR|a Tony}}
*A Hollywood per fare soldi girerebbero a Stalingrado con [[Pol Pot]] alla regia. ('''Lester''')
*Se devo produrre un finto film, sarà un finto successo. ('''Lester''')
*Hai paura dell'Āyatollāh? Vedrai il Sindacato Scrittori. ('''Lester''')
*L'esfiltrazione di ostaggi è come un aborto: non lo vorresti mai fare, ma se decidi di farlo, non puoi fartelo da solo! ('''Jack''')
*Anche una scimmia, dopo due giorni, impara a fare il regista. ('''Chambers''')
*Argo vaffanculo. ('''Tony''')
*Se volevamo gli applausi lavoravamo al circo. ('''Jack''')
==Dialoghi==
*'''Jack''': Sei di loro sono scappati dal retro. I britannici li hanno respinti, i kiwi li hanno respinti, i canadesi li hanno accolti. Il nome in codice è gli "Ospiti", non lasciano la casa dell'ambasciatore canadese da quando è successo.<br/>'''Tony''': Perché non siamo intervenuti dieci settimane fa?<br/>'''Jack''': Troppo pericoloso. Le guardie della rivoluzione vanno porta a porta come Testimoni di Geova. Metà di loro pensa che Khomeini sia stato troppo indulgente con quelli nell'ambasciata.<br/>'''Tony''': Che dice la Casa Bianca?<br/>'''Jack''': Carter suda tanto freddo da ghiacciare le piramidi; i canadesi sono stremati, dicono che corrono troppi rischi. La Ministra degli Esteri ha incastrato Vance a Bruxelles e gli ha detto che li vuole fuori tutti e sei. <br/>'''Tony''': Chi altro sa?<br/>'''Jack''': Solo le famiglie. Nel frattempo, qualche genio della nostra ambasciata teneva un album di tutti quelli che ci lavoravano. <br/>'''Tony''': Gesù Cristo!<br/>'''Jack''': Pensiamo sia stato distrutto prima dell'irruzione. Adesso i bastardi stanno usando i ragazzini delle fabbriche per riassemblare i pezzi, e quando quel libro sarà riassemblato sapranno che sei americani gli sono sfuggiti e anche che faccia hanno: solo posti in piedi per la decapitazione di piazza.<br/>'''Tony''': Chi la tratta?<br/>'''Jack''': Gli Esteri stanno coordinando la cosa.<br/>'''Tony''': Gli Esteri? Non fanno esfiltrazioni.<br/>'''Jack''': Le fanno ora. Ne vogliono parlare con noi, solo come consulenti. Engell dice che abbiamo solo da perdere. Se quella gente muore, muore male, pubblicamente. Gli Esteri vogliono la colpa? Lasciamogliela.<br/>'''Tony''': Perché vuole che ci sia anch'io?<br/>'''Jack''': Così può dire agli Esteri di aver sentito il suo esfiltratore migliore.
*'''Tony''': Che stai girando?<br/>'''John''': Un film di mostri.<br/>'''Tony''': Sì? Bello?<br/>'''John''': Al suo pubblico farà schifo.<br/>'''Tony''': E qual è il suo pubblico?<br/>'''John''': Gente con gli occhi. Parlami.<br/>'''Tony''': E' un' esfiltrazione.<br/>'''John''': Da dove?<br/>'''Tony''': Dal peggior posto che ti viene in mente.<br/>'''John''': Universal City.
*'''Tony''': Si impara a fare il regista in un giorno?<br/>'''John''': Perfino una scimmia impara a fare il regista, in un giorno. Senti, se decidi di farlo, lo devi fare; gli "komaniaci" sono folli, ma i loro cugini vendono tappeti da preghiera e Stereo8 sulla La Brea. La copertura non tiene se si basa su un film che in realtà non esiste. Ti serve un copione, ti serve un produttore... <br/>'''Tony''': Faccio io il produttore.<br/>'''John''': No, tu sei un produttore associato, al massimo. Se vuoi fare una brutta copia milionaria di "Star Wars", l'ideale è qualcuno che sia qualcuno, che ci metta il nome, qualcuno rispettabile... con dei titoli. Di cui fidarsi per le informazioni sensibili... che produca un falso film... e gratis.
*'''Lester''': Ok, avete sei persone nascoste in una città dove in 4 milioni cantano "''Morte all'America''" per tutto il santo giorno. In una settimana volete un film. Volete mentire a Hollywood, la città dove si mente per vivere. Poi far entrare 007 qui presente in un paese che beve sangue della CIA per colazione, e far uscire la Famiglia Brady dalla città più controllata del mondo... <br/>'''Tony''': Passando sotto gli occhi della milizia all'aeroporto. Esatto.<br/>'''Lester''': Bravi. Sentite, io ve lo dico, ho visto missioni suicida nell'Esercito con più possibilità di riuscita.
*'''John''': Che ne dici de "''I cavalli di Achille''"?<br/>'''Lester''': Non va bene, nessuno fa più Western oggigiorno.<br/>'''John''': È l'antica Troia!<br/>'''Lester''': Se ci sono i cavalli è un Western.
*'''Tuner''': Vuole dirmi che esiste una produzione a Hollywood adesso sovvenzionata dalla CIA? <br />'''Tony''': Sì, signore.<br/>'''Cyrus Vance''': Cos'hanno le bici che non va?<br/>'''Jack''': Ne abbiamo già parlato di sopra...<br/>'''Turner''': E questo sarebbe più plausibile degli insegnati?<br/>'''Jack''': Pensiamo di sì. Primo, non ci sono più insegnanti stranieri in Iran... <br />'''Tony''': E poi tutti sanno Hollywood come funziona: si sa che girerebbero a Stalingrado con Pol Pot alla regia, pur di incassare. Abbiamo solo cattive opzioni, dobbiamo trovare la migliore.<br/>'''Turner''': Non c'è una migliore cattiva idea di questa?<br/>'''Jack''': Questa è la migliore cattiva idea che abbiamo, signore. Di gran lunga.
*'''Jack''': Ho il dovere di ricordarti che, nel caso di un tuo arresto, l'Agenzia non ti conosce.<br/>'''Tony''': Perché, adesso mi conosce?
*'''Ag. Nicholls''': Lo Scià è scappato su un 747 così carico di lingotti d'oro che quasi non ce la faceva a decollare. <br/>'''Tony''': Sei stato impegnato. <br/>'''Ag. Nicholls''': A far sparire l'apparato di tortura del nostro amico dittatore caduto. È sempre peggio. Chiunque atterri a Mehrabad ora riempie uno di questi {{NDR|un modulo}}, che fa una copia sul foglio sotto. Il passeggero tiene in giallo, l'aeroporto il bianco; quando lasci il paese li confrontano per verificare che tu sia entrato nel paese quando dichiari.<br/>'''Tony''': Quindi, se guardano, si accorgono che non sono entrato nel paese con sei persone... <br/>'''Ag. Nicholls''': Solo se guardano. Quando atterri devi andare diritto al Ministero della Cultura e della Guida Islamica, a baciare l'anello. Metti per iscritto che hai fatto domanda per girare un film. Se poi ti prendono, almeno saranno confusi mentre ti torturano.
*'''Jack''': Hanno visto il tuo bluff.<br/>'''Tony''': O stanno collaborando.<br/>'''Jack''': Assolutamente no. Sette americani a spasso nel bazar è andarsela a cercare, è l'alveare.<br/>'''Tony''': Sette canadesi, Jack.<br/>'''Jack''': Mai sottoporre una copertura a prove dirette. Sono pronti almeno? <br/>'''Tony''': Ci provano.<br/>'''Jack''': Non c'è premio per "averci provato".<br/>'''Tony''': Non ho altra scelta! Se ci rifiutiamo, andranno a trascinarli via con i fucili puntati. Quanto reggeranno le coperture quando gli staccheranno le unghie?
*'''Stafford''': Davvero pensi che la tua storiella farà qualche differenza con un'arma alla testa? <br/>'''Tony''': La mia storiella è l'unica cosa tra voi e un'arma alla testa.
*'''Jack''': Voglio il Capo dello Staff della Casa Bianca.<br/>'''Malinov''': E come lo troviamo?<br/>'''Jack''': Che cazzo di spie siete?! Trovatelo!
*'''Lester''': Abbiamo fatto la storia, stanotte. "La storia inizia come farsa e finisce come tragedia".<br/>'''John''': La citazione è al contrario.<br/>'''Lester''': Sì? E chi l'ha detto?<br/>'''John''': Marx.<br/>'''Lester''': Groucho l'ha detto?!
*'''Lamont''': Chiamiamo il ''Times'', inchiodiamoglielo alla porta. "Quelli della CIA sono i buoni".<br/>'''Malinov''': I canadesi sono i buoni.<br/>'''Lamont''': Sì, non siamo egoisti, anche.<br/>'''Malinov''': Solo. Il Canada si prende il merito, o si rifarebbero sugli ostaggi. Il Grande Satana non è coinvolto. Niente CIA.<br/>'''Lamont''': E' vero, Jack?<br/>'''Jack''': Coinvolto in cosa? Noi siamo i primi ad essere sorpresi. Grazie, Canada.
*'''Jack''': Ah! Carter ha detto che sei stato un grandissimo!<br />'''Tony''': Un grandissimo che?<br />'''Jack''': Non l'ha detto.
==[[Explicit]]==
Come sapete si mossero spacciandosi per gente che voleva creare un film, ma c'era un'altissima possibilità di fallimento e dopo che ebbero successo fu grande la... la tentazione di rivelare tutta la storia, così magari avrei avuto un po' di merito, visto che ero presidente, ma... ma dovemmo tenere segreto. Tony Mendez è entrato nella storia della CIA, dopo il suo ritiro, come uno dei 50 più importanti operativi di tutti i tempi. Alla fine abbiamo riportato a casa tutti gli ostaggi sani e salvi e confermato l'integrità del nostro Paese, e l'abbiamo fatto pacificamente. ('''Jimmy Carter''')
==Altri progetti==
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[[Categoria:Film thriller drammatici]]
[[Categoria:Film storici]]
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wikitext
text/x-wiki
{{Film
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|didascalia=La locandina del film fittizio Argo, creata dalla CIA per l'operazione in [[Iran]].
|attori=
*[[Ben Affleck]]: [[Tony Mendez]]
*[[John Goodman]]: [[John Chambers (truccatore)|John Chambers]]
*[[Alan Arkin]]: Lester Siegel
*[[Bryan Cranston]]: Jack O'Donnell
*[[Victor Garber]]: Ken Taylor
*[[Michael Cassidy]]: Analista
*[[Christopher Denham]]: Mark Lijek
*[[Clea DuVall]]: Cora Lijek
*[[Rory Cochrane]]: Lee Schatz
*[[Tate Donovan]]: Bob Anders
*[[Kerry Bishè]]: Kathy Stafford
*[[Kyle Chandler]]: Hamilton Jordan
*[[Bob Gunton]]: Cyrus Vance
*[[Philip Baker Hall]]: Turner
*[[Chris Messina]]: Malinov
*[[Adrienne Barbeau]]: Nina
*[[Tom Lenk]]: Rodd
*[[Titus Welliver]]: Jon Bates
*[[Richard Kind]]: Max Klein
*[[Michael Parks]]: [[Jack Kirby]]
*[[Željko Ivanek]]: Robert Pender
*[[Keith Szarabajka]]: Adam Engell
*[[Scoot McNairy]]: Joe Stafford
*[[Jimmy Carter]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
*[[Walter Cronkite]]: sé stesso <small>(immagini di repertorio)</small>
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*[[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Tony Mendez
*[[Angelo Nicotra]]: John Chambers
*[[Stefano De Sando]]: Jack O'Donnell
*[[Massimo Bitossi]]: Hamilton Jordan
*[[Ambrogio Colombo (doppiatore)|Ambrogio Colombo]]: Ken Taylor
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*[[Manlio De Angelis]]: Lester Siegel
*[[Riccardo Scarafoni]]: Lee Schatz
*[[Sergio Lucchetti]]: Bob Anders
*[[Francesca Manicone]]: Kathy Stafford
*[[Dario Penne]]: Turner
*[[Enrico Chirico]]: Malinov
*[[Antonio Sanna]]: Jon Bates
*[[Pietro Ubaldi]]: Max Klein
*[[Gaetano Varcasia]]: Robert Pender
*[[Paolo Marchese]]: Adam Engell
*[[Francesco Cavuoto]]: Alan Golacinski
*[[Gianni Giuliano]]: [[Jimmy Carter]]
*[[Gerolamo Alchieri]]: [[Walter Cronkite]]
*[[Emiliano Coltorti]]: Reza
*[[Vladimiro Conti]]: [[Tom Brokaw]]
*[[Alessandro Budroni]]: funzionario del consolato iraniano
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*Vincitore di 3 '''[[:Categoria: Film premi Oscar|Premi Oscar]]''' (2013):
*Miglior film
*Miglior sceneggiatura non originale
*Miglior montaggio
}}
'''''Argo''''', film del 2012 diretto e interpretato da [[Ben Affleck]].
==[[Incipit]]==
Questo è l'impero persiano, oggi conosciuto come [[Iran]]. Per 2500 anni questa terra fu governata da una serie di re conosciuti come scià. Nel 1950 il popolo dell'Iran elesse [[Mohammad Mossadeq]], un democratico laico, Primo Ministro. Nazionalizzò le holding petrolifere britanniche e statunitensi restituendo il petrolio dell'Iran al suo popolo. Ma nel 1953 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna organizzarono un colpo di stato che depose Mossadeq e insediarono [[Mohammad Reza Pahlavi|Reza Pahlavi]] come scià. Il giovane scià era noto per la sua opulenza e i suoi eccessi: si dice che sua moglie facesse il bagno nel latte mentre lo scià si faceva portare il pranzo da [[Parigi]] con un Concorde. Il popolo era affamato. Lo scià manteneva il potere per mezzo della sua spietata polizia interna, la [[SAVAK]]; un'era di torture e paura ebbe inizio. Lo scià iniziò poi una campagna per occidentalizzare l'Iran, facendo infuriare la popolazione sciita, perlopiù tradizionalista. Nel 1979 il popolo dell'Iran rovesciò lo scià, e il chierico esiliato, l'ayatollah [[Ruhollah Khomeyni|Khomeyni]], ritornò a governare l'Iran. Si arrivò ai regolamenti di conti, squadroni della morte e caos. Morente di cancro lo scià ottenne asilo negli Stati Uniti. Il popolo iraniano scese in piazza davanti all'ambasciata degli Stati Uniti chiedendo che lo scià fosse restituito, processato e impiccato. ('''voce narrante''')
==Frasi==
*Se questa gente sa leggere, o contare, si accorgeranno che mancano sei carte dal mazzo molto presto. ('''Tony''')
*Sono tutte cattive idee. Questa è la miglior cattiva idea che abbiamo. ('''Jack''')
*Non fare cazzate, tutto il paese ti guarda. Solo che non lo sa. ('''Jack'''){{NDR|a Tony}}
*Sei americani fatti uscire dalla casa di un diplomatico canadese e giustiziati è uno scandalo internazionale. Sei americani che sono sorpresi a fingere di fare un film con la CIA all'aeroporto e giustiziati è un imbarazzo nazionale. ('''Jack''')
*Vieni qui credendo di essere un padreterno per non combinare nulla? Sei nel posto giusto. ('''Chambers''') {{NDR|a Tony}}
*A Hollywood per fare soldi girerebbero a Stalingrado con [[Pol Pot]] alla regia. ('''Lester''')
*Se devo produrre un finto film, sarà un finto successo. ('''Lester''')
*Hai paura dell'Āyatollāh? Vedrai il Sindacato Scrittori. ('''Lester''')
*L'esfiltrazione di ostaggi è come un aborto: non lo vorresti mai fare, ma se decidi di farlo, non puoi fartelo da solo! ('''Jack''')
*Anche una scimmia, dopo due giorni, impara a fare il regista. ('''Chambers''')
*Argo vaffanculo. ('''Tony''')
*Se volevamo gli applausi lavoravamo al circo. ('''Jack''')
==Dialoghi==
*'''Jack''': Sei di loro sono scappati dal retro. I britannici li hanno respinti, i kiwi li hanno respinti, i canadesi li hanno accolti. Il nome in codice è gli "Ospiti", non lasciano la casa dell'ambasciatore canadese da quando è successo.<br/>'''Tony''': Perché non siamo intervenuti dieci settimane fa?<br/>'''Jack''': Troppo pericoloso. Le guardie della rivoluzione vanno porta a porta come Testimoni di Geova. Metà di loro pensa che Khomeini sia stato troppo indulgente con quelli nell'ambasciata.<br/>'''Tony''': Che dice la Casa Bianca?<br/>'''Jack''': Carter suda tanto freddo da ghiacciare le piramidi; i canadesi sono stremati, dicono che corrono troppi rischi. La Ministra degli Esteri ha incastrato Vance a Bruxelles e gli ha detto che li vuole fuori tutti e sei. <br/>'''Tony''': Chi altro sa?<br/>'''Jack''': Solo le famiglie. Nel frattempo, qualche genio della nostra ambasciata teneva un album di tutti quelli che ci lavoravano. <br/>'''Tony''': Gesù Cristo!<br/>'''Jack''': Pensiamo sia stato distrutto prima dell'irruzione. Adesso i bastardi stanno usando i ragazzini delle fabbriche per riassemblare i pezzi, e quando quel libro sarà riassemblato sapranno che sei americani gli sono sfuggiti e anche che faccia hanno: solo posti in piedi per la decapitazione di piazza.<br/>'''Tony''': Chi la tratta?<br/>'''Jack''': Gli Esteri stanno coordinando la cosa.<br/>'''Tony''': Gli Esteri? Non fanno esfiltrazioni.<br/>'''Jack''': Le fanno ora. Ne vogliono parlare con noi, solo come consulenti. Engell dice che abbiamo solo da perdere. Se quella gente muore, muore male, pubblicamente. Gli Esteri vogliono la colpa? Lasciamogliela.<br/>'''Tony''': Perché vuole che ci sia anch'io?<br/>'''Jack''': Così può dire agli Esteri di aver sentito il suo esfiltratore migliore.
*'''Tony''': Che stai girando?<br/>'''John''': Un film di mostri.<br/>'''Tony''': Sì? Bello?<br/>'''John''': Al suo pubblico farà schifo.<br/>'''Tony''': E qual è il suo pubblico?<br/>'''John''': Gente con gli occhi. Parlami.<br/>'''Tony''': E' un' esfiltrazione.<br/>'''John''': Da dove?<br/>'''Tony''': Dal peggior posto che ti viene in mente.<br/>'''John''': Universal City.
*'''Tony''': Si impara a fare il regista in un giorno?<br/>'''John''': Perfino una scimmia impara a fare il regista, in un giorno. Senti, se decidi di farlo, lo devi fare; gli "komaniaci" sono folli, ma i loro cugini vendono tappeti da preghiera e Stereo8 sulla La Brea. La copertura non tiene se si basa su un film che in realtà non esiste. Ti serve un copione, ti serve un produttore... <br/>'''Tony''': Faccio io il produttore.<br/>'''John''': No, tu sei un produttore associato, al massimo. Se vuoi fare una brutta copia milionaria di "Star Wars", l'ideale è qualcuno che sia qualcuno, che ci metta il nome, qualcuno rispettabile... con dei titoli. Di cui fidarsi per le informazioni sensibili... che produca un falso film... e gratis.
*'''Lester''': Ok, avete sei persone nascoste in una città dove in 4 milioni cantano "''Morte all'America''" per tutto il santo giorno. In una settimana volete un film. Volete mentire a Hollywood, la città dove si mente per vivere. Poi far entrare 007 qui presente in un paese che beve sangue della CIA per colazione, e far uscire la Famiglia Brady dalla città più controllata del mondo... <br/>'''Tony''': Passando sotto gli occhi della milizia all'aeroporto. Esatto.<br/>'''Lester''': Bravi. Sentite, io ve lo dico, ho visto missioni suicida nell'Esercito con più possibilità di riuscita.
*'''John''': Che ne dici de "''I cavalli di Achille''"?<br/>'''Lester''': Non va bene, nessuno fa più Western oggigiorno.<br/>'''John''': È l'antica Troia!<br/>'''Lester''': Se ci sono i cavalli è un Western.
*'''Tuner''': Vuole dirmi che esiste una produzione a Hollywood adesso sovvenzionata dalla CIA? <br />'''Tony''': Sì, signore.<br/>'''Cyrus Vance''': Cos'hanno le bici che non va?<br/>'''Jack''': Ne abbiamo già parlato di sopra...<br/>'''Turner''': E questo sarebbe più plausibile degli insegnati?<br/>'''Jack''': Pensiamo di sì. Primo, non ci sono più insegnanti stranieri in Iran... <br />'''Tony''': E poi tutti sanno Hollywood come funziona: si sa che girerebbero a Stalingrado con Pol Pot alla regia, pur di incassare. Abbiamo solo cattive opzioni, dobbiamo trovare la migliore.<br/>'''Turner''': Non c'è una migliore cattiva idea di questa?<br/>'''Jack''': Questa è la migliore cattiva idea che abbiamo, signore. Di gran lunga.
*'''Jack''': Ho il dovere di ricordarti che, nel caso di un tuo arresto, l'Agenzia non ti conosce.<br/>'''Tony''': Perché, adesso mi conosce?
*'''Ag. Nicholls''': Lo Scià è scappato su un 747 così carico di lingotti d'oro che quasi non ce la faceva a decollare. <br/>'''Tony''': Sei stato impegnato. <br/>'''Ag. Nicholls''': A far sparire l'apparato di tortura del nostro amico dittatore caduto. È sempre peggio. Chiunque atterri a Mehrabad ora riempie uno di questi {{NDR|un modulo}}, che fa una copia sul foglio sotto. Il passeggero tiene in giallo, l'aeroporto il bianco; quando lasci il paese li confrontano per verificare che tu sia entrato nel paese quando dichiari.<br/>'''Tony''': Quindi, se guardano, si accorgono che non sono entrato nel paese con sei persone... <br/>'''Ag. Nicholls''': Solo se guardano. Quando atterri devi andare diritto al Ministero della Cultura e della Guida Islamica, a baciare l'anello. Metti per iscritto che hai fatto domanda per girare un film. Se poi ti prendono, almeno saranno confusi mentre ti torturano.
*'''Jack''': Hanno visto il tuo bluff.<br/>'''Tony''': O stanno collaborando.<br/>'''Jack''': Assolutamente no. Sette americani a spasso nel bazar è andarsela a cercare, è l'alveare.<br/>'''Tony''': Sette canadesi, Jack.<br/>'''Jack''': Mai sottoporre una copertura a prove dirette. Sono pronti almeno? <br/>'''Tony''': Ci provano.<br/>'''Jack''': Non c'è premio per "averci provato".<br/>'''Tony''': Non ho altra scelta! Se ci rifiutiamo, andranno a trascinarli via con i fucili puntati. Quanto reggeranno le coperture quando gli staccheranno le unghie?
*'''Stafford''': Davvero pensi che la tua storiella farà qualche differenza con un'arma alla testa? <br/>'''Tony''': La mia storiella è l'unica cosa tra voi e un'arma alla testa.
*'''Jack''': Voglio il Capo dello Staff della Casa Bianca.<br/>'''Malinov''': E come lo troviamo?<br/>'''Jack''': Che cazzo di spie siete?! Trovatelo!
*'''Lester''': Abbiamo fatto la storia, stanotte. "La storia inizia come farsa e finisce come tragedia".<br/>'''John''': La citazione è al contrario.<br/>'''Lester''': Sì? E chi l'ha detto?<br/>'''John''': Marx.<br/>'''Lester''': Groucho l'ha detto?!
*'''Lamont''': Chiamiamo il ''Times'', inchiodiamoglielo alla porta. "Quelli della CIA sono i buoni".<br/>'''Malinov''': I canadesi sono i buoni.<br/>'''Lamont''': Sì, non siamo egoisti, anche.<br/>'''Malinov''': Solo. Il Canada si prende il merito, o si rifarebbero sugli ostaggi. Il Grande Satana non è coinvolto. Niente CIA.<br/>'''Lamont''': E' vero, Jack?<br/>'''Jack''': Coinvolto in cosa? Noi siamo i primi ad essere sorpresi. Grazie, Canada.
*'''Jack''': Ah! Carter ha detto che sei stato un grandissimo!<br />'''Tony''': Un grandissimo che?<br />'''Jack''': Non l'ha detto.
==[[Explicit]]==
Come sapete si mossero spacciandosi per gente che voleva creare un film, ma c'era un'altissima possibilità di fallimento e dopo che ebbero successo fu grande la... la tentazione di rivelare tutta la storia, così magari avrei avuto un po' di merito, visto che ero presidente, ma... ma dovemmo tenere segreto. Tony Mendez è entrato nella storia della CIA, dopo il suo ritiro, come uno dei 50 più importanti operativi di tutti i tempi. Alla fine abbiamo riportato a casa tutti gli ostaggi sani e salvi e confermato l'integrità del nostro Paese, e l'abbiamo fatto pacificamente. ('''[[Jimmy Carter]]''')
==Altri progetti==
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/* Libro III */
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==''La morte di Artù''==
===Incipit===
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di Galvano, e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un avversario, e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la Tavola Rotonda che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul Seggio Periglioso siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere misericordia a coloro che t'implorano, perché un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i cavalieri della Tavola Rotonda giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
====Libro V====
====Libro VI====
====Libro VII====
====Libro VIII====
====Libro IX====
====Libro X====
====Libro XI====
====Libro XII====
====Libro XIII====
====Libro XIV====
====Libro XV====
====Libro XVI====
====Libro XVII====
====Libro XVIII====
====Libro XIX====
====Libro XX====
====Libro XXI====
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
_____________________________
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==[[Dracula - L'amore perduto]]==
{{Film
|titolo = Dracula - L'amore perduto
|immagine = Dracula - A Love Tale (2025) logo.png
|titolo originale = Dracula: A Love Tale
|lingua originale = inglese
|paese = Francia, Regno Unito
|anno uscita = 2025
|genere = orrore, romantico
|regista = [[Luc Besson]]
|soggetto = dal romanzo ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' di [[Bram Stoker]]
|sceneggiatore = Luc Besson
|produttore = Virginie Besson-Silla
|attori =
* [[Caleb Landry Jones]]: [[Vlad III di Valacchia|Principe Vladimir]]/[[Conte Dracula|Dracula]]
* [[Christoph Waltz]]: prete
* [[Zoë Bleu]]: Elisabeta/[[Mina Murray|Mina]]
* [[Guillaume de Tonquédec]]: Dumont
* [[Matilda De Angelis]]: Maria de Montebello
* [[Ewens Abid]]: [[Jonathan Harker]]
* [[David Shields]]: Henry Spencer
* [[Bertrand-Xavier Corbi]]: capitano Targol
* [[Raphael Luce]]: Clerk Simon
|doppiatori italiani =
* [[Simone D'Andrea]]: Principe Vladimir/Dracula
* [[Massimo De Ambrosis]]: prete
* [[Martina Felli]]: Elisabeta/Mina
* [[Alessio Cigliano]]: Dumont
* [[Valentina Favazza]]: Maria de Montebello
* [[Davide Perino]]: Jonathan Harker
* [[Alessandro Campaiola]]: Henry Spencer
}}
==[[Incipit]]==
==Frasi==
==Dialoghi==
==[[Explicit]]==
==Citazioni su ''Dracula - L'amore perduto''==
*Dracula diventa reale attraverso l'immaginazione, e si trasforma in un amico o in un nemico a seconda della sensibilità dello spettatore. Quello di Luc Besson però per me non è solo un horror. [...] Non esiterei a definirlo anche un film musicale. Considero Besson un artista delle note nell'alchimia tra immagini e suono. Tra le ispirazioni delle atmosfere di Dracula c'è anche l'ultimo album di Billie Eilish. ([[Christoph Waltz]])
*È interessante che io, come eretico, sono nella posizione di difendere la religione, in questo caso il cattolicesimo. Sì, sono un ex cattolico. Ma non vedo alcuna contraddizione. Sai, ce ne sono molti di scienziati clericali. Sai, sono filosofi, sono avvocati, anche medico. Loro fanno ricerca in quanto tale, ma dal punto di vista storico tutte queste persone sono fondamentalmente scienziati. Devo lottare per loro, lo sai. Un chierico può essere uno scienziato. ([[Christoph Waltz]])
===[[Luc Besson]]===
*Ci vuole coraggio! E il coraggio è proprio una delle cose di cui volevo parlare in questo film. Nella nostra società lo abbiamo perso, se hai anche solo un problema molli. Lui non ha paura dell'amore che sente: è romantico, coraggioso ed eroico in un certo senso.
*Dimenticate la parte horror: è la storia di un uomo che aspetta quattrocento anni solo per dire addio, come si deve, alla donna che amava. È una cosa incredibilmente romantica.
*Dracula ha molto tempo. Quindi sarà lento. Ogni volta che si tocca il collo... ho pensato: diamogli qualcosa da toccare. Abbiamo pensato a degli iguana. Non può amare le persone perché moriranno. Non può avere attaccamento con le persone... e dunque si attacca all'arte, che non muore mai. La pittura, la seta, i gioielli, la musica, e diventa un artista. Un dandy. Gli piace la seta, al tatto… scenografi e costumisti hanno lavorato così, scegliendo il color rame, cercando di far corrispondere una cosa con l'altra. Rame e porpora sono fantastici insieme.
*Dracula non mi ha mai affascinato e detesto i film horror, che mi hanno sempre fatto troppa paura. Io avevo voglia di divertirmi col personaggio: il mio Dracula è particolare, in realtà non gli piace il sangue.
*È molto più un film sulla solitudine e sull'amore che sulla fragilità psicologica del mostro. È un mostro, certo, ma lo amiamo. È come ne La bella e la bestia: lui è una bestia, ma perché? Perché era un uomo innamorato. Ed è proprio da lì che nasce la mia attrazione per il personaggio.
*Forse è strano dirlo, ma credo che Dracula sia il mio film più luminoso. Parla di amore, non di tenebre. E anche se ha i canini affilati, in fondo, è un film che morde il cuore.
*La fonte d’ispirazione è stata più la figura del dandy che Nosferatu [...], il mio Dracula è un esteta che ama le cose belle, i tessuti in seta, gli anelli, i profumi e i balli, ed è un buono, ovvero il contrario di ciò che ci si aspetta, perché in questo mondo oscuro c’è bisogno di più amore.
*La religione può farti stare molto bene e se la fede aiuta persone, va bene. Non mi piace quando porta a uccidere. Quest'uomo a Dio chiede solo una cosa: risparmia mia moglie. Ma lei muore. Di chi è la colpa? Di Dio o degli uomini? Lui vuole solo trovare la moglie. Quindi deve trovare un modo per attirare le donne, non può essere ovunque. Per poterlo fare puoi usare un flauto magico, un giornale o un profumo, come nel suo caso. Ho spinto il direttore della fotografia a guardare più dipinti possibile nei musei, per creare la giusta atmosfera. Quelle cose non le trovi su Netflix, si chiamano arte.
*Lo humour di Christoph mi ha permesso di alleggerire la tensione che si respira nelle scene in cui appare Dracula. E ci siamo divertiti insieme a giocare con alcuni cliché dei film di genere, come le croci che prendono fuoco.
*Lui non può morire, anche se ci prova, quindi cosa può fare? Ha il tempo ma non può legarsi alle persone, perché moriranno. E quindi si appassiona all'arte, alla pittura, alla musica, a sete e gioielli. Ecco perché lui diventa un dandy.
*Mi sono chiesto: "Questo uomo vive in un castello da quattro secoli… ma chi si prende cura del castello?" Schiavi? Persone che ha morso? Donne? Nel romanzo, per esempio, ha delle ninfe – tre ninfe che vivono con lui nel castello – ma è una cosa un po' strana: cerca sua moglie e intanto ha tre ragazze a casa. Così ho iniziato a cercare, a guardare Notre-Dame, i gargoyle di Notre-Dame, e mi sono detto: "Forse potrebbero essere loro a occuparsi del castello." Poi mi sono chiesto: "Ma da dove vengono questi gargoyle?" E ho pensato: "Forse sono bambini." Perché lui non vuole uccidere i bambini. Quindi li trasforma in gargoyle, così possono servirlo.
*Non riuscivo a trovare la mia Elisabetta. Ho visto diverse attrici, ma non sentivo quella scintilla. Poi Caleb mi ha mandato una foto — credo tramite Instagram, per via della musica – dicendo: "Dovresti vedere questa ragazza". L'ho guardata, e poi ho capito di conoscerla: era Zoe, la figlia di Rosanna Arquette. L'avevo incontrata quando aveva tre settimane di vita! È cresciuta un po', diciamo. L'ho incontrata di nuovo e ha fatto molti provini, duri, perché un ruolo del genere richiede forza, non puoi interpretarlo se non sei pronta. È minuta, ma molto forte. E alla fine ha ottenuto la parte.
*Non volevo un vampiro con superpoteri, ma un uomo che soffre. Caleb ha trovato un accento rumeno perfetto e una voce bassa, quasi rettiliana. Quando l’ho sentito parlare così, ho capito che avevamo trovato il nostro Dracula.
*Per me non è affatto un film horror. Uso Dracula solo come sfondo. Si potrebbe anche togliere il suo nome dal titolo e chiamarlo semplicemente "Una storia d'amore". Non volevo rifare Dracula come genere, così come non chiedi a qualcuno "perché fai un western?" quando ne sono già stati fatti migliaia. Perché ha una storia da raccontare, tutto qui. So che ci sono persone che amano profondamente il personaggio di Dracula, ma questo film non è per loro. Forse c'è un po' di confusione. Non è per i fan dell'horror classico: loro resteranno delusi. Perché non è una storia di Dracula con sangue e terrore.
*{{NDR|Su [[Danny Elfman]]}} Quando gli ho proposto il progetto, mi ha detto che era sempre stato il suo sogno fare un Dracula ma aveva già rifiutato tre film. Dopo aver letto la sceneggiatura mi ha mandato un tema che mi ha fatto piangere. Aveva capito tutto.
*Quando ho girato ''Dogman'' e ho conosciuto Caleb Landry Jones mi sono reso conto che non avevo mai lavorato con un attore così bravo: è umile, nonostante il talento sopraffino. E per lavorare ancora insieme ho cercato un personaggio abbastanza complesso per lui: ho pensato a Mao, Gesù, Karl Marx o Fidel Castro, finché la nostra attenzione non è caduta su Dracula. Ho riletto il romanzo di Bram Stoker e sono rimasto sorpreso quando ho capito che raccontava una grande storia d'amore: la vicenda di un uomo che aspetta 400 anni con la speranza di ritrovare la moglie defunta. L'ho trovato così romantico che ho deciso che era la storia che volevo raccontare.
*Sul set Caleb e Christoph si rispettavano come due spadaccini. Nessuno cercava di dominare l’altro. È stata una danza tra due anime.
*Tutti conosciamo Londra e i castelli nebbiosi, ma Parigi mi sembrava più viva. Il 14 luglio tutti celebrano la libertà, nessuno si accorge di un vampiro che cammina tra la folla. Mi piaceva questa contraddizione. E poi amo Parigi, lo sanno tutti.
*Volevo che alla fine del film il pubblico dicesse: "Oh mio Dio, ma perché Dracula deve morire?". Viviamo tempi cinici, in cui conta solo il denaro, e io volevo dire quanto è importante l'amore nella nostra vita. Rispetto al romanzo ci sono differenze: ad esempio mi sono chiesto che cosa avesse fatto Dracula nei 400 anni di attesa e la risposta che mi sono dato è che ha cercato la moglie ovunque. E per incontrare più donne possibile in questa ricerca ha creato un profumo irresistibile. Molti naturalmente penseranno al romanzo di Patrick Süskind.
===[[Zoë Bleu]]===
*Non volevo riferirmi ai Dracula del passato. Il nostro è più tenero e gentile. Non è un mostro e non volevo inquinarlo con la visione di qualcun altro. Ero una giovane donna quando sono arrivata sul set e ora sono molto cambiata. Non ho molta esperienza di cinema ma ho assorbito tutto rapidamente e velocemente. Anche per me un dono bellissimo, tutti molto pazienti e generosi. Amo l'amore, il mondo è oscuro e ce ne vuole tanto, questo film porta un messaggio d'amore. Il solito Dracula è un assassino egoista, sembra che non abbia capacità di amare, mentre il nostro ha un'essenza reimmaginata. La sua figura ha ossessionato tutti: chi pensa alle ombre, all'immortalità. A me piace che il pubblico si aspetti di spaventarsi, e trovi invece leggerezza e amore. Confermo invece le lezioni di danza, l'insegnante voleva che fossimo intimi... come una danza dei cigni. Ero nervosa, ma è stato molto interessante, un approccio nutriente per la dinamica tra me e Caleb.
*Per me era un sogno. Io colleziono abiti dal 1700 fino al 1930, stavo sempre nel reparto costumi, a osservare, imparare. C'erano disegni di vestiti per i 400 anni di vita del personaggio! Mi dovevo ripetere: "Zoe tu sei un'attrice! Ricordatelo: sei qui come attrice! Concentrati!”. Ho adorato tutto.
*Quando ho fatto l'audizione, ho percepito come un tintinnio dello spirito, una sensazione di eccitazione e paura totale. Sentivo che qualcosa nella mia vita si era allineato, al tempo stesso, mi dicevo: "Non mi prenderanno mai, non sono abbastanza brava, bella". Quando mi hanno scelta sono caduta in ginocchio e ho pianto.
===[[Matilda De Angelis]]===
*{{NDR|«A cosa ti sei ispirata per la scena della tua vampira in catene? Cosa ti ha chiesto il regista?»}} Quella scena è stata fondamentalmente divisa in due atti, anche per non stancarmi; era impegnativa fisicamente per me e molto verbosa per Christoph (Waltz). Abbiamo fatto le prove per definire i suoi movimenti con me al centro della stanza, legata stretta stretta: l'ho chiesto io, avevo bisogno di quel senso di costrizione. Mi preoccupava parecchio, è la scena di presentazione del mio personaggio, deve catturarti in pochissimo tempo e Besson mi aveva preparato: «ti chiederò tantissimi cambi di umore, di ridere, piangere, di ridere e piangere insieme, di essere aggressiva, sensuale, innocente». Dovevo sembrare un cucciolo in catene e l'attimo successivo una tigre inferocita, attraversare un'altalena emotiva.
*{{NDR|Dracula}} non è un superuomo, non è l'eroe invincibile, anzi, è un reietto della società, un uomo condannato. E Besson parla spesso degli outcast nel suo cinema. È riuscito a trasformare Dracula in una specie di antieroe romantico, con tutte le sue fragilità e contraddizioni: si sente un emarginato da quando ha perso l'unica cosa importante per lui, l'amore.
*Il mio personaggio è parecchio sopra le righe, ha il ruolo di "stordire" la protagonista, per portarla da Dracula, quindi Besson faceva un po' lo stesso con me. Mi chiedeva un livello di energia altissimo: mi stordiva. Passavo otto ore al giorno a ridere: «Devi essere super energica», mi diceva, «la devi trascinare, prendila per mano, devi correre, devi ridere, ridere, ridere». Arrivavo a fine giornata letteralmente sudata dentro i vestiti, come se avessi fatto ore di sport. È un ruolo che mi ha prosciugato fisicamente.
*Il personaggio di Maria è imprevedibile. Come si può interpretare un vampiro? Non esistono, dunque puoi metterci molto del tuo. Prima un gattino sensuale che fa le fusa, un attimo dopo un animale in gabbia che attacca e morde. Grande romanticismo tra Caleb e Zoë ma anche io e Christoph abbiamo giocato con varie suggestioni, in una scena a strati dove ogni volta si poteva aggiungere qualcosa in più, di libero e divertente. Forse il giorno più divertente della mia vita.
*L'uomo devoto, passionale, che si innamora di una donna e si innamora di quella donna per tutta la vita, ormai è un concetto praticamente alieno. Sembra una cosa tipo surreale. Più surreale dell'essere vampiro, è surreale che ami una donna per tutta la vita. Quindi questo ci dovrebbe far riflettere su tante cose.
*Luc Besson ha messo tanto humour e ironia, il nostro Dracula è un antieroe che si prende in giro.
*Per la prima volta sono andata sul set pensando: interpreto un vampiro, qualcosa che non esiste, quindi posso farlo come voglio. È stato liberatorio. Maria non è più semplicemente una donna, è un essere ultraterreno in preda a pulsioni profonde, animali. L'ho vissuta come un animale femmina, non come un essere umano. È una femminilità ruvida, atavica, una libertà assoluta. Interpretare una femminilità non stereotipata ma antica, fisica, è stato un divertimento massimo.
*Questo è un Dracula romantico: morde per amore. Io, pur essendo un'attrice, non riesco a stare al gioco e ho il terrore degli horror, l'unico che ho visto nella mia vita è Paranormal Activity, ma non riuscivo a vedere la casa infestata e giravo la testa dall'altra parte, la paura di quello che non vedevo era più forte.
*Sono affascinata dal personaggio e anche un po' dalla persona che lo ha ispirato, Vlad "l'impalatore", e il modo in cui lo racconta questo film è, tra tutti, quello che ho sentito più vicino: una storia d'amore perduto e poi ritrovato dopo una ricerca secolare. Lo trovo estremamente romantico, nel senso di Sturm und Drang, quindi capace di cliccare con qualcosa di mio. Mi emoziona l'idea del sentimento che sopravvive al tempo, che attraversa la morte.
*Vi racconto una cosa divertente. I miei canini sono molto sviluppati e il primo giorno Zoe Bleu mi ha detto: te li hanno già messi? Le ho risposto: guarda che sono i miei! Si vede che ero una predestinata.
===[[Fabio Giovannini]]===
{{cronologico}}
*Contrariamente a quanto si poteva presumere dai trailer, ''Dracula'' di Besson non è un remake del ''[[Dracula di Bram Stoker|Dracula]]'' di [[Francis Ford Coppola|Coppola]]. Certo, contiene diversi "omaggi" (o "rapine") che rimandano a Coppola, come l'acconciatura di Dracula al castello, i profili di guerrieri in controluce su un cielo rosso, il vampiro con capelli lunghi e cilindro, oltre ovviamente alla storia d'amore tra il conte e la presunta reincarnata. Ma la sceneggiatura si discosta ampiamente dal film di Coppola e in realtà da tutti i film ispirati al romanzo di Stoker. Besson, infatti, innova tutti i punti chiave e i "luoghi comuni" delle trasposizioni precedenti.
*Gli appassionati più attenti noteranno una serie infinita di citazioni (forse a volte inconsce) dal cinema vampiresco. È il caso delle insopportabili scene con piccoli gargoyle animati che rimandano ai mostriciattoli di ''Subspecies'' (1991), il leggendario B movie sui vampiri diretto da Ted Nicolaou per la Full Moon. La scena al convento di suore richiama il televisivo ''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) della BBC. E alla fine del film, senza spoilerare, c'è qualcosa di molto simile al volo del mantello dopo la distruzione del vampiro nel ''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1980) di John Badham.
*Oltre a un Caleb Landry Jones nella parte di Dracula che sembra ammiccare al Klaus Kinski di ''[[Nosferatu a Venezia]]'', c'è un Jonathan Harker (Ewens Abid) da parodia che riassume, mettendole in ridicolo, tutte le caratteristiche dei predecessori cinematografici nello stesso ruolo. Il prete vampirologo è interpretato da Christoph Waltz che, per la noncuranza con cui recita, non sembra molto convinto della parte a lui assegnata. Da citare, infine, una inaspettata vampira bolognese, Matilda De Angelis, che riesce bene a fare le smorfie adatte al ruolo.
*Io guardo volentieri ''[[Dracula 3D|Dracula]]'' di [[Dario Argento|Argento]] come divertissement che omaggia (all'italiana) la vecchia [[Hammer Film Productions|Hammer]] e riguarderò volentieri il delirante ''Dracula'' di Besson, capace di unire le più nobili tradizioni vampiriche a volteggi, per usare termini anglofoni, trash e camp.
===[[Caleb Landry Jones]]===
*Di solito, nelle versioni di Dracula, ti portano via il mostro, te lo nascondono. Qui invece il mostro te lo danno, te lo lasciano addosso per tutto il film. Luc voleva che io vivessi davvero nella sua pelle, che ci stessimo insieme, senza filtri.
*È un film decisamente diverso da ''Dogman'', dove recitavo con pochi scenari e cento cani: non facile, ma a volte è molto meglio dividere il set con gli animali che con certi attori. Nei panni di Dracula mi vedrete muovermi tra castelli e colli da mordere, cavalcare, indossare l'armatura, maneggiare la spada, cosa che non avevo mai fatto prima. Aspettatevi un grande film.
*Io, un vampiro? Non aveva alcun senso per me, ma Luc era così determinato! A poco a poco mi ha convinto con la sua visione romantica: non una vicenda gotico-horror, una love story piuttosto.
*Luc è un mago. Ha fatto costruire tutto da zero, con clown, giocolieri e centinaia di comparse. Quando ho visto la scena finita, sembrava girata davvero nei giardini del Palais Royal. Mi sono commosso.
*Luc mi ha detto: Dracula è un uomo gentile in un corpo maledetto. Non un mostro. È elegante, curioso, ama i profumi, la musica, i tessuti. Ho persino creato un profumo apposta per interpretarlo.
*Zoë arrivava subito sul set insieme a me, lei usava una danza particolare, all’avanguardia. Luc ci ha fatto seguire da un’istruttore, lui mette a disposizione degli attori tutto ciò che serve. Abbiamo fatto un paio di lezioni. Riscaldamento, giochi di ballo... uno è arrivato fino all’inizio del film. E Luc ci guidava costantemente a ogni passo. Tutti guardavamo a lui chiedendoci cosa fare. Si parte con un’atmosfera leggera, poi arriva il dramma...
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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/* Libro III */
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wikitext
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==''La morte di Artù''==
===Incipit===
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di Galvano, e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un avversario, e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la Tavola Rotonda che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere misericordia a coloro che t'implorano, perché un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i cavalieri della Tavola Rotonda giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
====Libro V====
====Libro VI====
====Libro VII====
====Libro VIII====
====Libro IX====
====Libro X====
====Libro XI====
====Libro XII====
====Libro XIII====
====Libro XIV====
====Libro XV====
====Libro XVI====
====Libro XVII====
====Libro XVIII====
====Libro XIX====
====Libro XX====
====Libro XXI====
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
_____________________________
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==[[Dracula - L'amore perduto]]==
{{Film
|titolo = Dracula - L'amore perduto
|immagine = Dracula - A Love Tale (2025) logo.png
|titolo originale = Dracula: A Love Tale
|lingua originale = inglese
|paese = Francia, Regno Unito
|anno uscita = 2025
|genere = orrore, romantico
|regista = [[Luc Besson]]
|soggetto = dal romanzo ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' di [[Bram Stoker]]
|sceneggiatore = Luc Besson
|produttore = Virginie Besson-Silla
|attori =
* [[Caleb Landry Jones]]: [[Vlad III di Valacchia|Principe Vladimir]]/[[Conte Dracula|Dracula]]
* [[Christoph Waltz]]: prete
* [[Zoë Bleu]]: Elisabeta/[[Mina Murray|Mina]]
* [[Guillaume de Tonquédec]]: Dumont
* [[Matilda De Angelis]]: Maria de Montebello
* [[Ewens Abid]]: [[Jonathan Harker]]
* [[David Shields]]: Henry Spencer
* [[Bertrand-Xavier Corbi]]: capitano Targol
* [[Raphael Luce]]: Clerk Simon
|doppiatori italiani =
* [[Simone D'Andrea]]: Principe Vladimir/Dracula
* [[Massimo De Ambrosis]]: prete
* [[Martina Felli]]: Elisabeta/Mina
* [[Alessio Cigliano]]: Dumont
* [[Valentina Favazza]]: Maria de Montebello
* [[Davide Perino]]: Jonathan Harker
* [[Alessandro Campaiola]]: Henry Spencer
}}
==[[Incipit]]==
==Frasi==
==Dialoghi==
==[[Explicit]]==
==Citazioni su ''Dracula - L'amore perduto''==
*Dracula diventa reale attraverso l'immaginazione, e si trasforma in un amico o in un nemico a seconda della sensibilità dello spettatore. Quello di Luc Besson però per me non è solo un horror. [...] Non esiterei a definirlo anche un film musicale. Considero Besson un artista delle note nell'alchimia tra immagini e suono. Tra le ispirazioni delle atmosfere di Dracula c'è anche l'ultimo album di Billie Eilish. ([[Christoph Waltz]])
*È interessante che io, come eretico, sono nella posizione di difendere la religione, in questo caso il cattolicesimo. Sì, sono un ex cattolico. Ma non vedo alcuna contraddizione. Sai, ce ne sono molti di scienziati clericali. Sai, sono filosofi, sono avvocati, anche medico. Loro fanno ricerca in quanto tale, ma dal punto di vista storico tutte queste persone sono fondamentalmente scienziati. Devo lottare per loro, lo sai. Un chierico può essere uno scienziato. ([[Christoph Waltz]])
===[[Luc Besson]]===
*Ci vuole coraggio! E il coraggio è proprio una delle cose di cui volevo parlare in questo film. Nella nostra società lo abbiamo perso, se hai anche solo un problema molli. Lui non ha paura dell'amore che sente: è romantico, coraggioso ed eroico in un certo senso.
*Dimenticate la parte horror: è la storia di un uomo che aspetta quattrocento anni solo per dire addio, come si deve, alla donna che amava. È una cosa incredibilmente romantica.
*Dracula ha molto tempo. Quindi sarà lento. Ogni volta che si tocca il collo... ho pensato: diamogli qualcosa da toccare. Abbiamo pensato a degli iguana. Non può amare le persone perché moriranno. Non può avere attaccamento con le persone... e dunque si attacca all'arte, che non muore mai. La pittura, la seta, i gioielli, la musica, e diventa un artista. Un dandy. Gli piace la seta, al tatto… scenografi e costumisti hanno lavorato così, scegliendo il color rame, cercando di far corrispondere una cosa con l'altra. Rame e porpora sono fantastici insieme.
*Dracula non mi ha mai affascinato e detesto i film horror, che mi hanno sempre fatto troppa paura. Io avevo voglia di divertirmi col personaggio: il mio Dracula è particolare, in realtà non gli piace il sangue.
*È molto più un film sulla solitudine e sull'amore che sulla fragilità psicologica del mostro. È un mostro, certo, ma lo amiamo. È come ne La bella e la bestia: lui è una bestia, ma perché? Perché era un uomo innamorato. Ed è proprio da lì che nasce la mia attrazione per il personaggio.
*Forse è strano dirlo, ma credo che Dracula sia il mio film più luminoso. Parla di amore, non di tenebre. E anche se ha i canini affilati, in fondo, è un film che morde il cuore.
*La fonte d’ispirazione è stata più la figura del dandy che Nosferatu [...], il mio Dracula è un esteta che ama le cose belle, i tessuti in seta, gli anelli, i profumi e i balli, ed è un buono, ovvero il contrario di ciò che ci si aspetta, perché in questo mondo oscuro c’è bisogno di più amore.
*La religione può farti stare molto bene e se la fede aiuta persone, va bene. Non mi piace quando porta a uccidere. Quest'uomo a Dio chiede solo una cosa: risparmia mia moglie. Ma lei muore. Di chi è la colpa? Di Dio o degli uomini? Lui vuole solo trovare la moglie. Quindi deve trovare un modo per attirare le donne, non può essere ovunque. Per poterlo fare puoi usare un flauto magico, un giornale o un profumo, come nel suo caso. Ho spinto il direttore della fotografia a guardare più dipinti possibile nei musei, per creare la giusta atmosfera. Quelle cose non le trovi su Netflix, si chiamano arte.
*Lo humour di Christoph mi ha permesso di alleggerire la tensione che si respira nelle scene in cui appare Dracula. E ci siamo divertiti insieme a giocare con alcuni cliché dei film di genere, come le croci che prendono fuoco.
*Lui non può morire, anche se ci prova, quindi cosa può fare? Ha il tempo ma non può legarsi alle persone, perché moriranno. E quindi si appassiona all'arte, alla pittura, alla musica, a sete e gioielli. Ecco perché lui diventa un dandy.
*Mi sono chiesto: "Questo uomo vive in un castello da quattro secoli… ma chi si prende cura del castello?" Schiavi? Persone che ha morso? Donne? Nel romanzo, per esempio, ha delle ninfe – tre ninfe che vivono con lui nel castello – ma è una cosa un po' strana: cerca sua moglie e intanto ha tre ragazze a casa. Così ho iniziato a cercare, a guardare Notre-Dame, i gargoyle di Notre-Dame, e mi sono detto: "Forse potrebbero essere loro a occuparsi del castello." Poi mi sono chiesto: "Ma da dove vengono questi gargoyle?" E ho pensato: "Forse sono bambini." Perché lui non vuole uccidere i bambini. Quindi li trasforma in gargoyle, così possono servirlo.
*Non riuscivo a trovare la mia Elisabetta. Ho visto diverse attrici, ma non sentivo quella scintilla. Poi Caleb mi ha mandato una foto — credo tramite Instagram, per via della musica – dicendo: "Dovresti vedere questa ragazza". L'ho guardata, e poi ho capito di conoscerla: era Zoe, la figlia di Rosanna Arquette. L'avevo incontrata quando aveva tre settimane di vita! È cresciuta un po', diciamo. L'ho incontrata di nuovo e ha fatto molti provini, duri, perché un ruolo del genere richiede forza, non puoi interpretarlo se non sei pronta. È minuta, ma molto forte. E alla fine ha ottenuto la parte.
*Non volevo un vampiro con superpoteri, ma un uomo che soffre. Caleb ha trovato un accento rumeno perfetto e una voce bassa, quasi rettiliana. Quando l’ho sentito parlare così, ho capito che avevamo trovato il nostro Dracula.
*Per me non è affatto un film horror. Uso Dracula solo come sfondo. Si potrebbe anche togliere il suo nome dal titolo e chiamarlo semplicemente "Una storia d'amore". Non volevo rifare Dracula come genere, così come non chiedi a qualcuno "perché fai un western?" quando ne sono già stati fatti migliaia. Perché ha una storia da raccontare, tutto qui. So che ci sono persone che amano profondamente il personaggio di Dracula, ma questo film non è per loro. Forse c'è un po' di confusione. Non è per i fan dell'horror classico: loro resteranno delusi. Perché non è una storia di Dracula con sangue e terrore.
*{{NDR|Su [[Danny Elfman]]}} Quando gli ho proposto il progetto, mi ha detto che era sempre stato il suo sogno fare un Dracula ma aveva già rifiutato tre film. Dopo aver letto la sceneggiatura mi ha mandato un tema che mi ha fatto piangere. Aveva capito tutto.
*Quando ho girato ''Dogman'' e ho conosciuto Caleb Landry Jones mi sono reso conto che non avevo mai lavorato con un attore così bravo: è umile, nonostante il talento sopraffino. E per lavorare ancora insieme ho cercato un personaggio abbastanza complesso per lui: ho pensato a Mao, Gesù, Karl Marx o Fidel Castro, finché la nostra attenzione non è caduta su Dracula. Ho riletto il romanzo di Bram Stoker e sono rimasto sorpreso quando ho capito che raccontava una grande storia d'amore: la vicenda di un uomo che aspetta 400 anni con la speranza di ritrovare la moglie defunta. L'ho trovato così romantico che ho deciso che era la storia che volevo raccontare.
*Sul set Caleb e Christoph si rispettavano come due spadaccini. Nessuno cercava di dominare l’altro. È stata una danza tra due anime.
*Tutti conosciamo Londra e i castelli nebbiosi, ma Parigi mi sembrava più viva. Il 14 luglio tutti celebrano la libertà, nessuno si accorge di un vampiro che cammina tra la folla. Mi piaceva questa contraddizione. E poi amo Parigi, lo sanno tutti.
*Volevo che alla fine del film il pubblico dicesse: "Oh mio Dio, ma perché Dracula deve morire?". Viviamo tempi cinici, in cui conta solo il denaro, e io volevo dire quanto è importante l'amore nella nostra vita. Rispetto al romanzo ci sono differenze: ad esempio mi sono chiesto che cosa avesse fatto Dracula nei 400 anni di attesa e la risposta che mi sono dato è che ha cercato la moglie ovunque. E per incontrare più donne possibile in questa ricerca ha creato un profumo irresistibile. Molti naturalmente penseranno al romanzo di Patrick Süskind.
===[[Zoë Bleu]]===
*Non volevo riferirmi ai Dracula del passato. Il nostro è più tenero e gentile. Non è un mostro e non volevo inquinarlo con la visione di qualcun altro. Ero una giovane donna quando sono arrivata sul set e ora sono molto cambiata. Non ho molta esperienza di cinema ma ho assorbito tutto rapidamente e velocemente. Anche per me un dono bellissimo, tutti molto pazienti e generosi. Amo l'amore, il mondo è oscuro e ce ne vuole tanto, questo film porta un messaggio d'amore. Il solito Dracula è un assassino egoista, sembra che non abbia capacità di amare, mentre il nostro ha un'essenza reimmaginata. La sua figura ha ossessionato tutti: chi pensa alle ombre, all'immortalità. A me piace che il pubblico si aspetti di spaventarsi, e trovi invece leggerezza e amore. Confermo invece le lezioni di danza, l'insegnante voleva che fossimo intimi... come una danza dei cigni. Ero nervosa, ma è stato molto interessante, un approccio nutriente per la dinamica tra me e Caleb.
*Per me era un sogno. Io colleziono abiti dal 1700 fino al 1930, stavo sempre nel reparto costumi, a osservare, imparare. C'erano disegni di vestiti per i 400 anni di vita del personaggio! Mi dovevo ripetere: "Zoe tu sei un'attrice! Ricordatelo: sei qui come attrice! Concentrati!”. Ho adorato tutto.
*Quando ho fatto l'audizione, ho percepito come un tintinnio dello spirito, una sensazione di eccitazione e paura totale. Sentivo che qualcosa nella mia vita si era allineato, al tempo stesso, mi dicevo: "Non mi prenderanno mai, non sono abbastanza brava, bella". Quando mi hanno scelta sono caduta in ginocchio e ho pianto.
===[[Matilda De Angelis]]===
*{{NDR|«A cosa ti sei ispirata per la scena della tua vampira in catene? Cosa ti ha chiesto il regista?»}} Quella scena è stata fondamentalmente divisa in due atti, anche per non stancarmi; era impegnativa fisicamente per me e molto verbosa per Christoph (Waltz). Abbiamo fatto le prove per definire i suoi movimenti con me al centro della stanza, legata stretta stretta: l'ho chiesto io, avevo bisogno di quel senso di costrizione. Mi preoccupava parecchio, è la scena di presentazione del mio personaggio, deve catturarti in pochissimo tempo e Besson mi aveva preparato: «ti chiederò tantissimi cambi di umore, di ridere, piangere, di ridere e piangere insieme, di essere aggressiva, sensuale, innocente». Dovevo sembrare un cucciolo in catene e l'attimo successivo una tigre inferocita, attraversare un'altalena emotiva.
*{{NDR|Dracula}} non è un superuomo, non è l'eroe invincibile, anzi, è un reietto della società, un uomo condannato. E Besson parla spesso degli outcast nel suo cinema. È riuscito a trasformare Dracula in una specie di antieroe romantico, con tutte le sue fragilità e contraddizioni: si sente un emarginato da quando ha perso l'unica cosa importante per lui, l'amore.
*Il mio personaggio è parecchio sopra le righe, ha il ruolo di "stordire" la protagonista, per portarla da Dracula, quindi Besson faceva un po' lo stesso con me. Mi chiedeva un livello di energia altissimo: mi stordiva. Passavo otto ore al giorno a ridere: «Devi essere super energica», mi diceva, «la devi trascinare, prendila per mano, devi correre, devi ridere, ridere, ridere». Arrivavo a fine giornata letteralmente sudata dentro i vestiti, come se avessi fatto ore di sport. È un ruolo che mi ha prosciugato fisicamente.
*Il personaggio di Maria è imprevedibile. Come si può interpretare un vampiro? Non esistono, dunque puoi metterci molto del tuo. Prima un gattino sensuale che fa le fusa, un attimo dopo un animale in gabbia che attacca e morde. Grande romanticismo tra Caleb e Zoë ma anche io e Christoph abbiamo giocato con varie suggestioni, in una scena a strati dove ogni volta si poteva aggiungere qualcosa in più, di libero e divertente. Forse il giorno più divertente della mia vita.
*L'uomo devoto, passionale, che si innamora di una donna e si innamora di quella donna per tutta la vita, ormai è un concetto praticamente alieno. Sembra una cosa tipo surreale. Più surreale dell'essere vampiro, è surreale che ami una donna per tutta la vita. Quindi questo ci dovrebbe far riflettere su tante cose.
*Luc Besson ha messo tanto humour e ironia, il nostro Dracula è un antieroe che si prende in giro.
*Per la prima volta sono andata sul set pensando: interpreto un vampiro, qualcosa che non esiste, quindi posso farlo come voglio. È stato liberatorio. Maria non è più semplicemente una donna, è un essere ultraterreno in preda a pulsioni profonde, animali. L'ho vissuta come un animale femmina, non come un essere umano. È una femminilità ruvida, atavica, una libertà assoluta. Interpretare una femminilità non stereotipata ma antica, fisica, è stato un divertimento massimo.
*Questo è un Dracula romantico: morde per amore. Io, pur essendo un'attrice, non riesco a stare al gioco e ho il terrore degli horror, l'unico che ho visto nella mia vita è Paranormal Activity, ma non riuscivo a vedere la casa infestata e giravo la testa dall'altra parte, la paura di quello che non vedevo era più forte.
*Sono affascinata dal personaggio e anche un po' dalla persona che lo ha ispirato, Vlad "l'impalatore", e il modo in cui lo racconta questo film è, tra tutti, quello che ho sentito più vicino: una storia d'amore perduto e poi ritrovato dopo una ricerca secolare. Lo trovo estremamente romantico, nel senso di Sturm und Drang, quindi capace di cliccare con qualcosa di mio. Mi emoziona l'idea del sentimento che sopravvive al tempo, che attraversa la morte.
*Vi racconto una cosa divertente. I miei canini sono molto sviluppati e il primo giorno Zoe Bleu mi ha detto: te li hanno già messi? Le ho risposto: guarda che sono i miei! Si vede che ero una predestinata.
===[[Fabio Giovannini]]===
{{cronologico}}
*Contrariamente a quanto si poteva presumere dai trailer, ''Dracula'' di Besson non è un remake del ''[[Dracula di Bram Stoker|Dracula]]'' di [[Francis Ford Coppola|Coppola]]. Certo, contiene diversi "omaggi" (o "rapine") che rimandano a Coppola, come l'acconciatura di Dracula al castello, i profili di guerrieri in controluce su un cielo rosso, il vampiro con capelli lunghi e cilindro, oltre ovviamente alla storia d'amore tra il conte e la presunta reincarnata. Ma la sceneggiatura si discosta ampiamente dal film di Coppola e in realtà da tutti i film ispirati al romanzo di Stoker. Besson, infatti, innova tutti i punti chiave e i "luoghi comuni" delle trasposizioni precedenti.
*Gli appassionati più attenti noteranno una serie infinita di citazioni (forse a volte inconsce) dal cinema vampiresco. È il caso delle insopportabili scene con piccoli gargoyle animati che rimandano ai mostriciattoli di ''Subspecies'' (1991), il leggendario B movie sui vampiri diretto da Ted Nicolaou per la Full Moon. La scena al convento di suore richiama il televisivo ''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) della BBC. E alla fine del film, senza spoilerare, c'è qualcosa di molto simile al volo del mantello dopo la distruzione del vampiro nel ''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1980) di John Badham.
*Oltre a un Caleb Landry Jones nella parte di Dracula che sembra ammiccare al Klaus Kinski di ''[[Nosferatu a Venezia]]'', c'è un Jonathan Harker (Ewens Abid) da parodia che riassume, mettendole in ridicolo, tutte le caratteristiche dei predecessori cinematografici nello stesso ruolo. Il prete vampirologo è interpretato da Christoph Waltz che, per la noncuranza con cui recita, non sembra molto convinto della parte a lui assegnata. Da citare, infine, una inaspettata vampira bolognese, Matilda De Angelis, che riesce bene a fare le smorfie adatte al ruolo.
*Io guardo volentieri ''[[Dracula 3D|Dracula]]'' di [[Dario Argento|Argento]] come divertissement che omaggia (all'italiana) la vecchia [[Hammer Film Productions|Hammer]] e riguarderò volentieri il delirante ''Dracula'' di Besson, capace di unire le più nobili tradizioni vampiriche a volteggi, per usare termini anglofoni, trash e camp.
===[[Caleb Landry Jones]]===
*Di solito, nelle versioni di Dracula, ti portano via il mostro, te lo nascondono. Qui invece il mostro te lo danno, te lo lasciano addosso per tutto il film. Luc voleva che io vivessi davvero nella sua pelle, che ci stessimo insieme, senza filtri.
*È un film decisamente diverso da ''Dogman'', dove recitavo con pochi scenari e cento cani: non facile, ma a volte è molto meglio dividere il set con gli animali che con certi attori. Nei panni di Dracula mi vedrete muovermi tra castelli e colli da mordere, cavalcare, indossare l'armatura, maneggiare la spada, cosa che non avevo mai fatto prima. Aspettatevi un grande film.
*Io, un vampiro? Non aveva alcun senso per me, ma Luc era così determinato! A poco a poco mi ha convinto con la sua visione romantica: non una vicenda gotico-horror, una love story piuttosto.
*Luc è un mago. Ha fatto costruire tutto da zero, con clown, giocolieri e centinaia di comparse. Quando ho visto la scena finita, sembrava girata davvero nei giardini del Palais Royal. Mi sono commosso.
*Luc mi ha detto: Dracula è un uomo gentile in un corpo maledetto. Non un mostro. È elegante, curioso, ama i profumi, la musica, i tessuti. Ho persino creato un profumo apposta per interpretarlo.
*Zoë arrivava subito sul set insieme a me, lei usava una danza particolare, all’avanguardia. Luc ci ha fatto seguire da un’istruttore, lui mette a disposizione degli attori tutto ciò che serve. Abbiamo fatto un paio di lezioni. Riscaldamento, giochi di ballo... uno è arrivato fino all’inizio del film. E Luc ci guidava costantemente a ogni passo. Tutti guardavamo a lui chiedendoci cosa fare. Si parte con un’atmosfera leggera, poi arriva il dramma...
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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/* Libro III */
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wikitext
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==''La morte di Artù''==
===Incipit===
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di Galvano, e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un avversario, e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere misericordia a coloro che t'implorano, perché un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i cavalieri della Tavola Rotonda giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
====Libro V====
====Libro VI====
====Libro VII====
====Libro VIII====
====Libro IX====
====Libro X====
====Libro XI====
====Libro XII====
====Libro XIII====
====Libro XIV====
====Libro XV====
====Libro XVI====
====Libro XVII====
====Libro XVIII====
====Libro XIX====
====Libro XX====
====Libro XXI====
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
_____________________________
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==[[Dracula - L'amore perduto]]==
{{Film
|titolo = Dracula - L'amore perduto
|immagine = Dracula - A Love Tale (2025) logo.png
|titolo originale = Dracula: A Love Tale
|lingua originale = inglese
|paese = Francia, Regno Unito
|anno uscita = 2025
|genere = orrore, romantico
|regista = [[Luc Besson]]
|soggetto = dal romanzo ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' di [[Bram Stoker]]
|sceneggiatore = Luc Besson
|produttore = Virginie Besson-Silla
|attori =
* [[Caleb Landry Jones]]: [[Vlad III di Valacchia|Principe Vladimir]]/[[Conte Dracula|Dracula]]
* [[Christoph Waltz]]: prete
* [[Zoë Bleu]]: Elisabeta/[[Mina Murray|Mina]]
* [[Guillaume de Tonquédec]]: Dumont
* [[Matilda De Angelis]]: Maria de Montebello
* [[Ewens Abid]]: [[Jonathan Harker]]
* [[David Shields]]: Henry Spencer
* [[Bertrand-Xavier Corbi]]: capitano Targol
* [[Raphael Luce]]: Clerk Simon
|doppiatori italiani =
* [[Simone D'Andrea]]: Principe Vladimir/Dracula
* [[Massimo De Ambrosis]]: prete
* [[Martina Felli]]: Elisabeta/Mina
* [[Alessio Cigliano]]: Dumont
* [[Valentina Favazza]]: Maria de Montebello
* [[Davide Perino]]: Jonathan Harker
* [[Alessandro Campaiola]]: Henry Spencer
}}
==[[Incipit]]==
==Frasi==
==Dialoghi==
==[[Explicit]]==
==Citazioni su ''Dracula - L'amore perduto''==
*Dracula diventa reale attraverso l'immaginazione, e si trasforma in un amico o in un nemico a seconda della sensibilità dello spettatore. Quello di Luc Besson però per me non è solo un horror. [...] Non esiterei a definirlo anche un film musicale. Considero Besson un artista delle note nell'alchimia tra immagini e suono. Tra le ispirazioni delle atmosfere di Dracula c'è anche l'ultimo album di Billie Eilish. ([[Christoph Waltz]])
*È interessante che io, come eretico, sono nella posizione di difendere la religione, in questo caso il cattolicesimo. Sì, sono un ex cattolico. Ma non vedo alcuna contraddizione. Sai, ce ne sono molti di scienziati clericali. Sai, sono filosofi, sono avvocati, anche medico. Loro fanno ricerca in quanto tale, ma dal punto di vista storico tutte queste persone sono fondamentalmente scienziati. Devo lottare per loro, lo sai. Un chierico può essere uno scienziato. ([[Christoph Waltz]])
===[[Luc Besson]]===
*Ci vuole coraggio! E il coraggio è proprio una delle cose di cui volevo parlare in questo film. Nella nostra società lo abbiamo perso, se hai anche solo un problema molli. Lui non ha paura dell'amore che sente: è romantico, coraggioso ed eroico in un certo senso.
*Dimenticate la parte horror: è la storia di un uomo che aspetta quattrocento anni solo per dire addio, come si deve, alla donna che amava. È una cosa incredibilmente romantica.
*Dracula ha molto tempo. Quindi sarà lento. Ogni volta che si tocca il collo... ho pensato: diamogli qualcosa da toccare. Abbiamo pensato a degli iguana. Non può amare le persone perché moriranno. Non può avere attaccamento con le persone... e dunque si attacca all'arte, che non muore mai. La pittura, la seta, i gioielli, la musica, e diventa un artista. Un dandy. Gli piace la seta, al tatto… scenografi e costumisti hanno lavorato così, scegliendo il color rame, cercando di far corrispondere una cosa con l'altra. Rame e porpora sono fantastici insieme.
*Dracula non mi ha mai affascinato e detesto i film horror, che mi hanno sempre fatto troppa paura. Io avevo voglia di divertirmi col personaggio: il mio Dracula è particolare, in realtà non gli piace il sangue.
*È molto più un film sulla solitudine e sull'amore che sulla fragilità psicologica del mostro. È un mostro, certo, ma lo amiamo. È come ne La bella e la bestia: lui è una bestia, ma perché? Perché era un uomo innamorato. Ed è proprio da lì che nasce la mia attrazione per il personaggio.
*Forse è strano dirlo, ma credo che Dracula sia il mio film più luminoso. Parla di amore, non di tenebre. E anche se ha i canini affilati, in fondo, è un film che morde il cuore.
*La fonte d’ispirazione è stata più la figura del dandy che Nosferatu [...], il mio Dracula è un esteta che ama le cose belle, i tessuti in seta, gli anelli, i profumi e i balli, ed è un buono, ovvero il contrario di ciò che ci si aspetta, perché in questo mondo oscuro c’è bisogno di più amore.
*La religione può farti stare molto bene e se la fede aiuta persone, va bene. Non mi piace quando porta a uccidere. Quest'uomo a Dio chiede solo una cosa: risparmia mia moglie. Ma lei muore. Di chi è la colpa? Di Dio o degli uomini? Lui vuole solo trovare la moglie. Quindi deve trovare un modo per attirare le donne, non può essere ovunque. Per poterlo fare puoi usare un flauto magico, un giornale o un profumo, come nel suo caso. Ho spinto il direttore della fotografia a guardare più dipinti possibile nei musei, per creare la giusta atmosfera. Quelle cose non le trovi su Netflix, si chiamano arte.
*Lo humour di Christoph mi ha permesso di alleggerire la tensione che si respira nelle scene in cui appare Dracula. E ci siamo divertiti insieme a giocare con alcuni cliché dei film di genere, come le croci che prendono fuoco.
*Lui non può morire, anche se ci prova, quindi cosa può fare? Ha il tempo ma non può legarsi alle persone, perché moriranno. E quindi si appassiona all'arte, alla pittura, alla musica, a sete e gioielli. Ecco perché lui diventa un dandy.
*Mi sono chiesto: "Questo uomo vive in un castello da quattro secoli… ma chi si prende cura del castello?" Schiavi? Persone che ha morso? Donne? Nel romanzo, per esempio, ha delle ninfe – tre ninfe che vivono con lui nel castello – ma è una cosa un po' strana: cerca sua moglie e intanto ha tre ragazze a casa. Così ho iniziato a cercare, a guardare Notre-Dame, i gargoyle di Notre-Dame, e mi sono detto: "Forse potrebbero essere loro a occuparsi del castello." Poi mi sono chiesto: "Ma da dove vengono questi gargoyle?" E ho pensato: "Forse sono bambini." Perché lui non vuole uccidere i bambini. Quindi li trasforma in gargoyle, così possono servirlo.
*Non riuscivo a trovare la mia Elisabetta. Ho visto diverse attrici, ma non sentivo quella scintilla. Poi Caleb mi ha mandato una foto — credo tramite Instagram, per via della musica – dicendo: "Dovresti vedere questa ragazza". L'ho guardata, e poi ho capito di conoscerla: era Zoe, la figlia di Rosanna Arquette. L'avevo incontrata quando aveva tre settimane di vita! È cresciuta un po', diciamo. L'ho incontrata di nuovo e ha fatto molti provini, duri, perché un ruolo del genere richiede forza, non puoi interpretarlo se non sei pronta. È minuta, ma molto forte. E alla fine ha ottenuto la parte.
*Non volevo un vampiro con superpoteri, ma un uomo che soffre. Caleb ha trovato un accento rumeno perfetto e una voce bassa, quasi rettiliana. Quando l’ho sentito parlare così, ho capito che avevamo trovato il nostro Dracula.
*Per me non è affatto un film horror. Uso Dracula solo come sfondo. Si potrebbe anche togliere il suo nome dal titolo e chiamarlo semplicemente "Una storia d'amore". Non volevo rifare Dracula come genere, così come non chiedi a qualcuno "perché fai un western?" quando ne sono già stati fatti migliaia. Perché ha una storia da raccontare, tutto qui. So che ci sono persone che amano profondamente il personaggio di Dracula, ma questo film non è per loro. Forse c'è un po' di confusione. Non è per i fan dell'horror classico: loro resteranno delusi. Perché non è una storia di Dracula con sangue e terrore.
*{{NDR|Su [[Danny Elfman]]}} Quando gli ho proposto il progetto, mi ha detto che era sempre stato il suo sogno fare un Dracula ma aveva già rifiutato tre film. Dopo aver letto la sceneggiatura mi ha mandato un tema che mi ha fatto piangere. Aveva capito tutto.
*Quando ho girato ''Dogman'' e ho conosciuto Caleb Landry Jones mi sono reso conto che non avevo mai lavorato con un attore così bravo: è umile, nonostante il talento sopraffino. E per lavorare ancora insieme ho cercato un personaggio abbastanza complesso per lui: ho pensato a Mao, Gesù, Karl Marx o Fidel Castro, finché la nostra attenzione non è caduta su Dracula. Ho riletto il romanzo di Bram Stoker e sono rimasto sorpreso quando ho capito che raccontava una grande storia d'amore: la vicenda di un uomo che aspetta 400 anni con la speranza di ritrovare la moglie defunta. L'ho trovato così romantico che ho deciso che era la storia che volevo raccontare.
*Sul set Caleb e Christoph si rispettavano come due spadaccini. Nessuno cercava di dominare l’altro. È stata una danza tra due anime.
*Tutti conosciamo Londra e i castelli nebbiosi, ma Parigi mi sembrava più viva. Il 14 luglio tutti celebrano la libertà, nessuno si accorge di un vampiro che cammina tra la folla. Mi piaceva questa contraddizione. E poi amo Parigi, lo sanno tutti.
*Volevo che alla fine del film il pubblico dicesse: "Oh mio Dio, ma perché Dracula deve morire?". Viviamo tempi cinici, in cui conta solo il denaro, e io volevo dire quanto è importante l'amore nella nostra vita. Rispetto al romanzo ci sono differenze: ad esempio mi sono chiesto che cosa avesse fatto Dracula nei 400 anni di attesa e la risposta che mi sono dato è che ha cercato la moglie ovunque. E per incontrare più donne possibile in questa ricerca ha creato un profumo irresistibile. Molti naturalmente penseranno al romanzo di Patrick Süskind.
===[[Zoë Bleu]]===
*Non volevo riferirmi ai Dracula del passato. Il nostro è più tenero e gentile. Non è un mostro e non volevo inquinarlo con la visione di qualcun altro. Ero una giovane donna quando sono arrivata sul set e ora sono molto cambiata. Non ho molta esperienza di cinema ma ho assorbito tutto rapidamente e velocemente. Anche per me un dono bellissimo, tutti molto pazienti e generosi. Amo l'amore, il mondo è oscuro e ce ne vuole tanto, questo film porta un messaggio d'amore. Il solito Dracula è un assassino egoista, sembra che non abbia capacità di amare, mentre il nostro ha un'essenza reimmaginata. La sua figura ha ossessionato tutti: chi pensa alle ombre, all'immortalità. A me piace che il pubblico si aspetti di spaventarsi, e trovi invece leggerezza e amore. Confermo invece le lezioni di danza, l'insegnante voleva che fossimo intimi... come una danza dei cigni. Ero nervosa, ma è stato molto interessante, un approccio nutriente per la dinamica tra me e Caleb.
*Per me era un sogno. Io colleziono abiti dal 1700 fino al 1930, stavo sempre nel reparto costumi, a osservare, imparare. C'erano disegni di vestiti per i 400 anni di vita del personaggio! Mi dovevo ripetere: "Zoe tu sei un'attrice! Ricordatelo: sei qui come attrice! Concentrati!”. Ho adorato tutto.
*Quando ho fatto l'audizione, ho percepito come un tintinnio dello spirito, una sensazione di eccitazione e paura totale. Sentivo che qualcosa nella mia vita si era allineato, al tempo stesso, mi dicevo: "Non mi prenderanno mai, non sono abbastanza brava, bella". Quando mi hanno scelta sono caduta in ginocchio e ho pianto.
===[[Matilda De Angelis]]===
*{{NDR|«A cosa ti sei ispirata per la scena della tua vampira in catene? Cosa ti ha chiesto il regista?»}} Quella scena è stata fondamentalmente divisa in due atti, anche per non stancarmi; era impegnativa fisicamente per me e molto verbosa per Christoph (Waltz). Abbiamo fatto le prove per definire i suoi movimenti con me al centro della stanza, legata stretta stretta: l'ho chiesto io, avevo bisogno di quel senso di costrizione. Mi preoccupava parecchio, è la scena di presentazione del mio personaggio, deve catturarti in pochissimo tempo e Besson mi aveva preparato: «ti chiederò tantissimi cambi di umore, di ridere, piangere, di ridere e piangere insieme, di essere aggressiva, sensuale, innocente». Dovevo sembrare un cucciolo in catene e l'attimo successivo una tigre inferocita, attraversare un'altalena emotiva.
*{{NDR|Dracula}} non è un superuomo, non è l'eroe invincibile, anzi, è un reietto della società, un uomo condannato. E Besson parla spesso degli outcast nel suo cinema. È riuscito a trasformare Dracula in una specie di antieroe romantico, con tutte le sue fragilità e contraddizioni: si sente un emarginato da quando ha perso l'unica cosa importante per lui, l'amore.
*Il mio personaggio è parecchio sopra le righe, ha il ruolo di "stordire" la protagonista, per portarla da Dracula, quindi Besson faceva un po' lo stesso con me. Mi chiedeva un livello di energia altissimo: mi stordiva. Passavo otto ore al giorno a ridere: «Devi essere super energica», mi diceva, «la devi trascinare, prendila per mano, devi correre, devi ridere, ridere, ridere». Arrivavo a fine giornata letteralmente sudata dentro i vestiti, come se avessi fatto ore di sport. È un ruolo che mi ha prosciugato fisicamente.
*Il personaggio di Maria è imprevedibile. Come si può interpretare un vampiro? Non esistono, dunque puoi metterci molto del tuo. Prima un gattino sensuale che fa le fusa, un attimo dopo un animale in gabbia che attacca e morde. Grande romanticismo tra Caleb e Zoë ma anche io e Christoph abbiamo giocato con varie suggestioni, in una scena a strati dove ogni volta si poteva aggiungere qualcosa in più, di libero e divertente. Forse il giorno più divertente della mia vita.
*L'uomo devoto, passionale, che si innamora di una donna e si innamora di quella donna per tutta la vita, ormai è un concetto praticamente alieno. Sembra una cosa tipo surreale. Più surreale dell'essere vampiro, è surreale che ami una donna per tutta la vita. Quindi questo ci dovrebbe far riflettere su tante cose.
*Luc Besson ha messo tanto humour e ironia, il nostro Dracula è un antieroe che si prende in giro.
*Per la prima volta sono andata sul set pensando: interpreto un vampiro, qualcosa che non esiste, quindi posso farlo come voglio. È stato liberatorio. Maria non è più semplicemente una donna, è un essere ultraterreno in preda a pulsioni profonde, animali. L'ho vissuta come un animale femmina, non come un essere umano. È una femminilità ruvida, atavica, una libertà assoluta. Interpretare una femminilità non stereotipata ma antica, fisica, è stato un divertimento massimo.
*Questo è un Dracula romantico: morde per amore. Io, pur essendo un'attrice, non riesco a stare al gioco e ho il terrore degli horror, l'unico che ho visto nella mia vita è Paranormal Activity, ma non riuscivo a vedere la casa infestata e giravo la testa dall'altra parte, la paura di quello che non vedevo era più forte.
*Sono affascinata dal personaggio e anche un po' dalla persona che lo ha ispirato, Vlad "l'impalatore", e il modo in cui lo racconta questo film è, tra tutti, quello che ho sentito più vicino: una storia d'amore perduto e poi ritrovato dopo una ricerca secolare. Lo trovo estremamente romantico, nel senso di Sturm und Drang, quindi capace di cliccare con qualcosa di mio. Mi emoziona l'idea del sentimento che sopravvive al tempo, che attraversa la morte.
*Vi racconto una cosa divertente. I miei canini sono molto sviluppati e il primo giorno Zoe Bleu mi ha detto: te li hanno già messi? Le ho risposto: guarda che sono i miei! Si vede che ero una predestinata.
===[[Fabio Giovannini]]===
{{cronologico}}
*Contrariamente a quanto si poteva presumere dai trailer, ''Dracula'' di Besson non è un remake del ''[[Dracula di Bram Stoker|Dracula]]'' di [[Francis Ford Coppola|Coppola]]. Certo, contiene diversi "omaggi" (o "rapine") che rimandano a Coppola, come l'acconciatura di Dracula al castello, i profili di guerrieri in controluce su un cielo rosso, il vampiro con capelli lunghi e cilindro, oltre ovviamente alla storia d'amore tra il conte e la presunta reincarnata. Ma la sceneggiatura si discosta ampiamente dal film di Coppola e in realtà da tutti i film ispirati al romanzo di Stoker. Besson, infatti, innova tutti i punti chiave e i "luoghi comuni" delle trasposizioni precedenti.
*Gli appassionati più attenti noteranno una serie infinita di citazioni (forse a volte inconsce) dal cinema vampiresco. È il caso delle insopportabili scene con piccoli gargoyle animati che rimandano ai mostriciattoli di ''Subspecies'' (1991), il leggendario B movie sui vampiri diretto da Ted Nicolaou per la Full Moon. La scena al convento di suore richiama il televisivo ''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) della BBC. E alla fine del film, senza spoilerare, c'è qualcosa di molto simile al volo del mantello dopo la distruzione del vampiro nel ''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1980) di John Badham.
*Oltre a un Caleb Landry Jones nella parte di Dracula che sembra ammiccare al Klaus Kinski di ''[[Nosferatu a Venezia]]'', c'è un Jonathan Harker (Ewens Abid) da parodia che riassume, mettendole in ridicolo, tutte le caratteristiche dei predecessori cinematografici nello stesso ruolo. Il prete vampirologo è interpretato da Christoph Waltz che, per la noncuranza con cui recita, non sembra molto convinto della parte a lui assegnata. Da citare, infine, una inaspettata vampira bolognese, Matilda De Angelis, che riesce bene a fare le smorfie adatte al ruolo.
*Io guardo volentieri ''[[Dracula 3D|Dracula]]'' di [[Dario Argento|Argento]] come divertissement che omaggia (all'italiana) la vecchia [[Hammer Film Productions|Hammer]] e riguarderò volentieri il delirante ''Dracula'' di Besson, capace di unire le più nobili tradizioni vampiriche a volteggi, per usare termini anglofoni, trash e camp.
===[[Caleb Landry Jones]]===
*Di solito, nelle versioni di Dracula, ti portano via il mostro, te lo nascondono. Qui invece il mostro te lo danno, te lo lasciano addosso per tutto il film. Luc voleva che io vivessi davvero nella sua pelle, che ci stessimo insieme, senza filtri.
*È un film decisamente diverso da ''Dogman'', dove recitavo con pochi scenari e cento cani: non facile, ma a volte è molto meglio dividere il set con gli animali che con certi attori. Nei panni di Dracula mi vedrete muovermi tra castelli e colli da mordere, cavalcare, indossare l'armatura, maneggiare la spada, cosa che non avevo mai fatto prima. Aspettatevi un grande film.
*Io, un vampiro? Non aveva alcun senso per me, ma Luc era così determinato! A poco a poco mi ha convinto con la sua visione romantica: non una vicenda gotico-horror, una love story piuttosto.
*Luc è un mago. Ha fatto costruire tutto da zero, con clown, giocolieri e centinaia di comparse. Quando ho visto la scena finita, sembrava girata davvero nei giardini del Palais Royal. Mi sono commosso.
*Luc mi ha detto: Dracula è un uomo gentile in un corpo maledetto. Non un mostro. È elegante, curioso, ama i profumi, la musica, i tessuti. Ho persino creato un profumo apposta per interpretarlo.
*Zoë arrivava subito sul set insieme a me, lei usava una danza particolare, all’avanguardia. Luc ci ha fatto seguire da un’istruttore, lui mette a disposizione degli attori tutto ciò che serve. Abbiamo fatto un paio di lezioni. Riscaldamento, giochi di ballo... uno è arrivato fino all’inizio del film. E Luc ci guidava costantemente a ogni passo. Tutti guardavamo a lui chiedendoci cosa fare. Si parte con un’atmosfera leggera, poi arriva il dramma...
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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wikitext
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==''La morte di Artù''==
===Incipit===
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di Galvano, e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un avversario, e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere misericordia a coloro che t'implorano, perché un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
====Libro V====
====Libro VI====
====Libro VII====
====Libro VIII====
====Libro IX====
====Libro X====
====Libro XI====
====Libro XII====
====Libro XIII====
====Libro XIV====
====Libro XV====
====Libro XVI====
====Libro XVII====
====Libro XVIII====
====Libro XIX====
====Libro XX====
====Libro XXI====
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
_____________________________
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==[[Dracula - L'amore perduto]]==
{{Film
|titolo = Dracula - L'amore perduto
|immagine = Dracula - A Love Tale (2025) logo.png
|titolo originale = Dracula: A Love Tale
|lingua originale = inglese
|paese = Francia, Regno Unito
|anno uscita = 2025
|genere = orrore, romantico
|regista = [[Luc Besson]]
|soggetto = dal romanzo ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' di [[Bram Stoker]]
|sceneggiatore = Luc Besson
|produttore = Virginie Besson-Silla
|attori =
* [[Caleb Landry Jones]]: [[Vlad III di Valacchia|Principe Vladimir]]/[[Conte Dracula|Dracula]]
* [[Christoph Waltz]]: prete
* [[Zoë Bleu]]: Elisabeta/[[Mina Murray|Mina]]
* [[Guillaume de Tonquédec]]: Dumont
* [[Matilda De Angelis]]: Maria de Montebello
* [[Ewens Abid]]: [[Jonathan Harker]]
* [[David Shields]]: Henry Spencer
* [[Bertrand-Xavier Corbi]]: capitano Targol
* [[Raphael Luce]]: Clerk Simon
|doppiatori italiani =
* [[Simone D'Andrea]]: Principe Vladimir/Dracula
* [[Massimo De Ambrosis]]: prete
* [[Martina Felli]]: Elisabeta/Mina
* [[Alessio Cigliano]]: Dumont
* [[Valentina Favazza]]: Maria de Montebello
* [[Davide Perino]]: Jonathan Harker
* [[Alessandro Campaiola]]: Henry Spencer
}}
==[[Incipit]]==
==Frasi==
==Dialoghi==
==[[Explicit]]==
==Citazioni su ''Dracula - L'amore perduto''==
*Dracula diventa reale attraverso l'immaginazione, e si trasforma in un amico o in un nemico a seconda della sensibilità dello spettatore. Quello di Luc Besson però per me non è solo un horror. [...] Non esiterei a definirlo anche un film musicale. Considero Besson un artista delle note nell'alchimia tra immagini e suono. Tra le ispirazioni delle atmosfere di Dracula c'è anche l'ultimo album di Billie Eilish. ([[Christoph Waltz]])
*È interessante che io, come eretico, sono nella posizione di difendere la religione, in questo caso il cattolicesimo. Sì, sono un ex cattolico. Ma non vedo alcuna contraddizione. Sai, ce ne sono molti di scienziati clericali. Sai, sono filosofi, sono avvocati, anche medico. Loro fanno ricerca in quanto tale, ma dal punto di vista storico tutte queste persone sono fondamentalmente scienziati. Devo lottare per loro, lo sai. Un chierico può essere uno scienziato. ([[Christoph Waltz]])
===[[Luc Besson]]===
*Ci vuole coraggio! E il coraggio è proprio una delle cose di cui volevo parlare in questo film. Nella nostra società lo abbiamo perso, se hai anche solo un problema molli. Lui non ha paura dell'amore che sente: è romantico, coraggioso ed eroico in un certo senso.
*Dimenticate la parte horror: è la storia di un uomo che aspetta quattrocento anni solo per dire addio, come si deve, alla donna che amava. È una cosa incredibilmente romantica.
*Dracula ha molto tempo. Quindi sarà lento. Ogni volta che si tocca il collo... ho pensato: diamogli qualcosa da toccare. Abbiamo pensato a degli iguana. Non può amare le persone perché moriranno. Non può avere attaccamento con le persone... e dunque si attacca all'arte, che non muore mai. La pittura, la seta, i gioielli, la musica, e diventa un artista. Un dandy. Gli piace la seta, al tatto… scenografi e costumisti hanno lavorato così, scegliendo il color rame, cercando di far corrispondere una cosa con l'altra. Rame e porpora sono fantastici insieme.
*Dracula non mi ha mai affascinato e detesto i film horror, che mi hanno sempre fatto troppa paura. Io avevo voglia di divertirmi col personaggio: il mio Dracula è particolare, in realtà non gli piace il sangue.
*È molto più un film sulla solitudine e sull'amore che sulla fragilità psicologica del mostro. È un mostro, certo, ma lo amiamo. È come ne La bella e la bestia: lui è una bestia, ma perché? Perché era un uomo innamorato. Ed è proprio da lì che nasce la mia attrazione per il personaggio.
*Forse è strano dirlo, ma credo che Dracula sia il mio film più luminoso. Parla di amore, non di tenebre. E anche se ha i canini affilati, in fondo, è un film che morde il cuore.
*La fonte d’ispirazione è stata più la figura del dandy che Nosferatu [...], il mio Dracula è un esteta che ama le cose belle, i tessuti in seta, gli anelli, i profumi e i balli, ed è un buono, ovvero il contrario di ciò che ci si aspetta, perché in questo mondo oscuro c’è bisogno di più amore.
*La religione può farti stare molto bene e se la fede aiuta persone, va bene. Non mi piace quando porta a uccidere. Quest'uomo a Dio chiede solo una cosa: risparmia mia moglie. Ma lei muore. Di chi è la colpa? Di Dio o degli uomini? Lui vuole solo trovare la moglie. Quindi deve trovare un modo per attirare le donne, non può essere ovunque. Per poterlo fare puoi usare un flauto magico, un giornale o un profumo, come nel suo caso. Ho spinto il direttore della fotografia a guardare più dipinti possibile nei musei, per creare la giusta atmosfera. Quelle cose non le trovi su Netflix, si chiamano arte.
*Lo humour di Christoph mi ha permesso di alleggerire la tensione che si respira nelle scene in cui appare Dracula. E ci siamo divertiti insieme a giocare con alcuni cliché dei film di genere, come le croci che prendono fuoco.
*Lui non può morire, anche se ci prova, quindi cosa può fare? Ha il tempo ma non può legarsi alle persone, perché moriranno. E quindi si appassiona all'arte, alla pittura, alla musica, a sete e gioielli. Ecco perché lui diventa un dandy.
*Mi sono chiesto: "Questo uomo vive in un castello da quattro secoli… ma chi si prende cura del castello?" Schiavi? Persone che ha morso? Donne? Nel romanzo, per esempio, ha delle ninfe – tre ninfe che vivono con lui nel castello – ma è una cosa un po' strana: cerca sua moglie e intanto ha tre ragazze a casa. Così ho iniziato a cercare, a guardare Notre-Dame, i gargoyle di Notre-Dame, e mi sono detto: "Forse potrebbero essere loro a occuparsi del castello." Poi mi sono chiesto: "Ma da dove vengono questi gargoyle?" E ho pensato: "Forse sono bambini." Perché lui non vuole uccidere i bambini. Quindi li trasforma in gargoyle, così possono servirlo.
*Non riuscivo a trovare la mia Elisabetta. Ho visto diverse attrici, ma non sentivo quella scintilla. Poi Caleb mi ha mandato una foto — credo tramite Instagram, per via della musica – dicendo: "Dovresti vedere questa ragazza". L'ho guardata, e poi ho capito di conoscerla: era Zoe, la figlia di Rosanna Arquette. L'avevo incontrata quando aveva tre settimane di vita! È cresciuta un po', diciamo. L'ho incontrata di nuovo e ha fatto molti provini, duri, perché un ruolo del genere richiede forza, non puoi interpretarlo se non sei pronta. È minuta, ma molto forte. E alla fine ha ottenuto la parte.
*Non volevo un vampiro con superpoteri, ma un uomo che soffre. Caleb ha trovato un accento rumeno perfetto e una voce bassa, quasi rettiliana. Quando l’ho sentito parlare così, ho capito che avevamo trovato il nostro Dracula.
*Per me non è affatto un film horror. Uso Dracula solo come sfondo. Si potrebbe anche togliere il suo nome dal titolo e chiamarlo semplicemente "Una storia d'amore". Non volevo rifare Dracula come genere, così come non chiedi a qualcuno "perché fai un western?" quando ne sono già stati fatti migliaia. Perché ha una storia da raccontare, tutto qui. So che ci sono persone che amano profondamente il personaggio di Dracula, ma questo film non è per loro. Forse c'è un po' di confusione. Non è per i fan dell'horror classico: loro resteranno delusi. Perché non è una storia di Dracula con sangue e terrore.
*{{NDR|Su [[Danny Elfman]]}} Quando gli ho proposto il progetto, mi ha detto che era sempre stato il suo sogno fare un Dracula ma aveva già rifiutato tre film. Dopo aver letto la sceneggiatura mi ha mandato un tema che mi ha fatto piangere. Aveva capito tutto.
*Quando ho girato ''Dogman'' e ho conosciuto Caleb Landry Jones mi sono reso conto che non avevo mai lavorato con un attore così bravo: è umile, nonostante il talento sopraffino. E per lavorare ancora insieme ho cercato un personaggio abbastanza complesso per lui: ho pensato a Mao, Gesù, Karl Marx o Fidel Castro, finché la nostra attenzione non è caduta su Dracula. Ho riletto il romanzo di Bram Stoker e sono rimasto sorpreso quando ho capito che raccontava una grande storia d'amore: la vicenda di un uomo che aspetta 400 anni con la speranza di ritrovare la moglie defunta. L'ho trovato così romantico che ho deciso che era la storia che volevo raccontare.
*Sul set Caleb e Christoph si rispettavano come due spadaccini. Nessuno cercava di dominare l’altro. È stata una danza tra due anime.
*Tutti conosciamo Londra e i castelli nebbiosi, ma Parigi mi sembrava più viva. Il 14 luglio tutti celebrano la libertà, nessuno si accorge di un vampiro che cammina tra la folla. Mi piaceva questa contraddizione. E poi amo Parigi, lo sanno tutti.
*Volevo che alla fine del film il pubblico dicesse: "Oh mio Dio, ma perché Dracula deve morire?". Viviamo tempi cinici, in cui conta solo il denaro, e io volevo dire quanto è importante l'amore nella nostra vita. Rispetto al romanzo ci sono differenze: ad esempio mi sono chiesto che cosa avesse fatto Dracula nei 400 anni di attesa e la risposta che mi sono dato è che ha cercato la moglie ovunque. E per incontrare più donne possibile in questa ricerca ha creato un profumo irresistibile. Molti naturalmente penseranno al romanzo di Patrick Süskind.
===[[Zoë Bleu]]===
*Non volevo riferirmi ai Dracula del passato. Il nostro è più tenero e gentile. Non è un mostro e non volevo inquinarlo con la visione di qualcun altro. Ero una giovane donna quando sono arrivata sul set e ora sono molto cambiata. Non ho molta esperienza di cinema ma ho assorbito tutto rapidamente e velocemente. Anche per me un dono bellissimo, tutti molto pazienti e generosi. Amo l'amore, il mondo è oscuro e ce ne vuole tanto, questo film porta un messaggio d'amore. Il solito Dracula è un assassino egoista, sembra che non abbia capacità di amare, mentre il nostro ha un'essenza reimmaginata. La sua figura ha ossessionato tutti: chi pensa alle ombre, all'immortalità. A me piace che il pubblico si aspetti di spaventarsi, e trovi invece leggerezza e amore. Confermo invece le lezioni di danza, l'insegnante voleva che fossimo intimi... come una danza dei cigni. Ero nervosa, ma è stato molto interessante, un approccio nutriente per la dinamica tra me e Caleb.
*Per me era un sogno. Io colleziono abiti dal 1700 fino al 1930, stavo sempre nel reparto costumi, a osservare, imparare. C'erano disegni di vestiti per i 400 anni di vita del personaggio! Mi dovevo ripetere: "Zoe tu sei un'attrice! Ricordatelo: sei qui come attrice! Concentrati!”. Ho adorato tutto.
*Quando ho fatto l'audizione, ho percepito come un tintinnio dello spirito, una sensazione di eccitazione e paura totale. Sentivo che qualcosa nella mia vita si era allineato, al tempo stesso, mi dicevo: "Non mi prenderanno mai, non sono abbastanza brava, bella". Quando mi hanno scelta sono caduta in ginocchio e ho pianto.
===[[Matilda De Angelis]]===
*{{NDR|«A cosa ti sei ispirata per la scena della tua vampira in catene? Cosa ti ha chiesto il regista?»}} Quella scena è stata fondamentalmente divisa in due atti, anche per non stancarmi; era impegnativa fisicamente per me e molto verbosa per Christoph (Waltz). Abbiamo fatto le prove per definire i suoi movimenti con me al centro della stanza, legata stretta stretta: l'ho chiesto io, avevo bisogno di quel senso di costrizione. Mi preoccupava parecchio, è la scena di presentazione del mio personaggio, deve catturarti in pochissimo tempo e Besson mi aveva preparato: «ti chiederò tantissimi cambi di umore, di ridere, piangere, di ridere e piangere insieme, di essere aggressiva, sensuale, innocente». Dovevo sembrare un cucciolo in catene e l'attimo successivo una tigre inferocita, attraversare un'altalena emotiva.
*{{NDR|Dracula}} non è un superuomo, non è l'eroe invincibile, anzi, è un reietto della società, un uomo condannato. E Besson parla spesso degli outcast nel suo cinema. È riuscito a trasformare Dracula in una specie di antieroe romantico, con tutte le sue fragilità e contraddizioni: si sente un emarginato da quando ha perso l'unica cosa importante per lui, l'amore.
*Il mio personaggio è parecchio sopra le righe, ha il ruolo di "stordire" la protagonista, per portarla da Dracula, quindi Besson faceva un po' lo stesso con me. Mi chiedeva un livello di energia altissimo: mi stordiva. Passavo otto ore al giorno a ridere: «Devi essere super energica», mi diceva, «la devi trascinare, prendila per mano, devi correre, devi ridere, ridere, ridere». Arrivavo a fine giornata letteralmente sudata dentro i vestiti, come se avessi fatto ore di sport. È un ruolo che mi ha prosciugato fisicamente.
*Il personaggio di Maria è imprevedibile. Come si può interpretare un vampiro? Non esistono, dunque puoi metterci molto del tuo. Prima un gattino sensuale che fa le fusa, un attimo dopo un animale in gabbia che attacca e morde. Grande romanticismo tra Caleb e Zoë ma anche io e Christoph abbiamo giocato con varie suggestioni, in una scena a strati dove ogni volta si poteva aggiungere qualcosa in più, di libero e divertente. Forse il giorno più divertente della mia vita.
*L'uomo devoto, passionale, che si innamora di una donna e si innamora di quella donna per tutta la vita, ormai è un concetto praticamente alieno. Sembra una cosa tipo surreale. Più surreale dell'essere vampiro, è surreale che ami una donna per tutta la vita. Quindi questo ci dovrebbe far riflettere su tante cose.
*Luc Besson ha messo tanto humour e ironia, il nostro Dracula è un antieroe che si prende in giro.
*Per la prima volta sono andata sul set pensando: interpreto un vampiro, qualcosa che non esiste, quindi posso farlo come voglio. È stato liberatorio. Maria non è più semplicemente una donna, è un essere ultraterreno in preda a pulsioni profonde, animali. L'ho vissuta come un animale femmina, non come un essere umano. È una femminilità ruvida, atavica, una libertà assoluta. Interpretare una femminilità non stereotipata ma antica, fisica, è stato un divertimento massimo.
*Questo è un Dracula romantico: morde per amore. Io, pur essendo un'attrice, non riesco a stare al gioco e ho il terrore degli horror, l'unico che ho visto nella mia vita è Paranormal Activity, ma non riuscivo a vedere la casa infestata e giravo la testa dall'altra parte, la paura di quello che non vedevo era più forte.
*Sono affascinata dal personaggio e anche un po' dalla persona che lo ha ispirato, Vlad "l'impalatore", e il modo in cui lo racconta questo film è, tra tutti, quello che ho sentito più vicino: una storia d'amore perduto e poi ritrovato dopo una ricerca secolare. Lo trovo estremamente romantico, nel senso di Sturm und Drang, quindi capace di cliccare con qualcosa di mio. Mi emoziona l'idea del sentimento che sopravvive al tempo, che attraversa la morte.
*Vi racconto una cosa divertente. I miei canini sono molto sviluppati e il primo giorno Zoe Bleu mi ha detto: te li hanno già messi? Le ho risposto: guarda che sono i miei! Si vede che ero una predestinata.
===[[Fabio Giovannini]]===
{{cronologico}}
*Contrariamente a quanto si poteva presumere dai trailer, ''Dracula'' di Besson non è un remake del ''[[Dracula di Bram Stoker|Dracula]]'' di [[Francis Ford Coppola|Coppola]]. Certo, contiene diversi "omaggi" (o "rapine") che rimandano a Coppola, come l'acconciatura di Dracula al castello, i profili di guerrieri in controluce su un cielo rosso, il vampiro con capelli lunghi e cilindro, oltre ovviamente alla storia d'amore tra il conte e la presunta reincarnata. Ma la sceneggiatura si discosta ampiamente dal film di Coppola e in realtà da tutti i film ispirati al romanzo di Stoker. Besson, infatti, innova tutti i punti chiave e i "luoghi comuni" delle trasposizioni precedenti.
*Gli appassionati più attenti noteranno una serie infinita di citazioni (forse a volte inconsce) dal cinema vampiresco. È il caso delle insopportabili scene con piccoli gargoyle animati che rimandano ai mostriciattoli di ''Subspecies'' (1991), il leggendario B movie sui vampiri diretto da Ted Nicolaou per la Full Moon. La scena al convento di suore richiama il televisivo ''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) della BBC. E alla fine del film, senza spoilerare, c'è qualcosa di molto simile al volo del mantello dopo la distruzione del vampiro nel ''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1980) di John Badham.
*Oltre a un Caleb Landry Jones nella parte di Dracula che sembra ammiccare al Klaus Kinski di ''[[Nosferatu a Venezia]]'', c'è un Jonathan Harker (Ewens Abid) da parodia che riassume, mettendole in ridicolo, tutte le caratteristiche dei predecessori cinematografici nello stesso ruolo. Il prete vampirologo è interpretato da Christoph Waltz che, per la noncuranza con cui recita, non sembra molto convinto della parte a lui assegnata. Da citare, infine, una inaspettata vampira bolognese, Matilda De Angelis, che riesce bene a fare le smorfie adatte al ruolo.
*Io guardo volentieri ''[[Dracula 3D|Dracula]]'' di [[Dario Argento|Argento]] come divertissement che omaggia (all'italiana) la vecchia [[Hammer Film Productions|Hammer]] e riguarderò volentieri il delirante ''Dracula'' di Besson, capace di unire le più nobili tradizioni vampiriche a volteggi, per usare termini anglofoni, trash e camp.
===[[Caleb Landry Jones]]===
*Di solito, nelle versioni di Dracula, ti portano via il mostro, te lo nascondono. Qui invece il mostro te lo danno, te lo lasciano addosso per tutto il film. Luc voleva che io vivessi davvero nella sua pelle, che ci stessimo insieme, senza filtri.
*È un film decisamente diverso da ''Dogman'', dove recitavo con pochi scenari e cento cani: non facile, ma a volte è molto meglio dividere il set con gli animali che con certi attori. Nei panni di Dracula mi vedrete muovermi tra castelli e colli da mordere, cavalcare, indossare l'armatura, maneggiare la spada, cosa che non avevo mai fatto prima. Aspettatevi un grande film.
*Io, un vampiro? Non aveva alcun senso per me, ma Luc era così determinato! A poco a poco mi ha convinto con la sua visione romantica: non una vicenda gotico-horror, una love story piuttosto.
*Luc è un mago. Ha fatto costruire tutto da zero, con clown, giocolieri e centinaia di comparse. Quando ho visto la scena finita, sembrava girata davvero nei giardini del Palais Royal. Mi sono commosso.
*Luc mi ha detto: Dracula è un uomo gentile in un corpo maledetto. Non un mostro. È elegante, curioso, ama i profumi, la musica, i tessuti. Ho persino creato un profumo apposta per interpretarlo.
*Zoë arrivava subito sul set insieme a me, lei usava una danza particolare, all’avanguardia. Luc ci ha fatto seguire da un’istruttore, lui mette a disposizione degli attori tutto ciò che serve. Abbiamo fatto un paio di lezioni. Riscaldamento, giochi di ballo... uno è arrivato fino all’inizio del film. E Luc ci guidava costantemente a ogni passo. Tutti guardavamo a lui chiedendoci cosa fare. Si parte con un’atmosfera leggera, poi arriva il dramma...
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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/* Libro III */
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wikitext
text/x-wiki
==''La morte di Artù''==
===Incipit===
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di Galvano, e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un avversario, e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
====Libro V====
====Libro VI====
====Libro VII====
====Libro VIII====
====Libro IX====
====Libro X====
====Libro XI====
====Libro XII====
====Libro XIII====
====Libro XIV====
====Libro XV====
====Libro XVI====
====Libro XVII====
====Libro XVIII====
====Libro XIX====
====Libro XX====
====Libro XXI====
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
_____________________________
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==[[Dracula - L'amore perduto]]==
{{Film
|titolo = Dracula - L'amore perduto
|immagine = Dracula - A Love Tale (2025) logo.png
|titolo originale = Dracula: A Love Tale
|lingua originale = inglese
|paese = Francia, Regno Unito
|anno uscita = 2025
|genere = orrore, romantico
|regista = [[Luc Besson]]
|soggetto = dal romanzo ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' di [[Bram Stoker]]
|sceneggiatore = Luc Besson
|produttore = Virginie Besson-Silla
|attori =
* [[Caleb Landry Jones]]: [[Vlad III di Valacchia|Principe Vladimir]]/[[Conte Dracula|Dracula]]
* [[Christoph Waltz]]: prete
* [[Zoë Bleu]]: Elisabeta/[[Mina Murray|Mina]]
* [[Guillaume de Tonquédec]]: Dumont
* [[Matilda De Angelis]]: Maria de Montebello
* [[Ewens Abid]]: [[Jonathan Harker]]
* [[David Shields]]: Henry Spencer
* [[Bertrand-Xavier Corbi]]: capitano Targol
* [[Raphael Luce]]: Clerk Simon
|doppiatori italiani =
* [[Simone D'Andrea]]: Principe Vladimir/Dracula
* [[Massimo De Ambrosis]]: prete
* [[Martina Felli]]: Elisabeta/Mina
* [[Alessio Cigliano]]: Dumont
* [[Valentina Favazza]]: Maria de Montebello
* [[Davide Perino]]: Jonathan Harker
* [[Alessandro Campaiola]]: Henry Spencer
}}
==[[Incipit]]==
==Frasi==
==Dialoghi==
==[[Explicit]]==
==Citazioni su ''Dracula - L'amore perduto''==
*Dracula diventa reale attraverso l'immaginazione, e si trasforma in un amico o in un nemico a seconda della sensibilità dello spettatore. Quello di Luc Besson però per me non è solo un horror. [...] Non esiterei a definirlo anche un film musicale. Considero Besson un artista delle note nell'alchimia tra immagini e suono. Tra le ispirazioni delle atmosfere di Dracula c'è anche l'ultimo album di Billie Eilish. ([[Christoph Waltz]])
*È interessante che io, come eretico, sono nella posizione di difendere la religione, in questo caso il cattolicesimo. Sì, sono un ex cattolico. Ma non vedo alcuna contraddizione. Sai, ce ne sono molti di scienziati clericali. Sai, sono filosofi, sono avvocati, anche medico. Loro fanno ricerca in quanto tale, ma dal punto di vista storico tutte queste persone sono fondamentalmente scienziati. Devo lottare per loro, lo sai. Un chierico può essere uno scienziato. ([[Christoph Waltz]])
===[[Luc Besson]]===
*Ci vuole coraggio! E il coraggio è proprio una delle cose di cui volevo parlare in questo film. Nella nostra società lo abbiamo perso, se hai anche solo un problema molli. Lui non ha paura dell'amore che sente: è romantico, coraggioso ed eroico in un certo senso.
*Dimenticate la parte horror: è la storia di un uomo che aspetta quattrocento anni solo per dire addio, come si deve, alla donna che amava. È una cosa incredibilmente romantica.
*Dracula ha molto tempo. Quindi sarà lento. Ogni volta che si tocca il collo... ho pensato: diamogli qualcosa da toccare. Abbiamo pensato a degli iguana. Non può amare le persone perché moriranno. Non può avere attaccamento con le persone... e dunque si attacca all'arte, che non muore mai. La pittura, la seta, i gioielli, la musica, e diventa un artista. Un dandy. Gli piace la seta, al tatto… scenografi e costumisti hanno lavorato così, scegliendo il color rame, cercando di far corrispondere una cosa con l'altra. Rame e porpora sono fantastici insieme.
*Dracula non mi ha mai affascinato e detesto i film horror, che mi hanno sempre fatto troppa paura. Io avevo voglia di divertirmi col personaggio: il mio Dracula è particolare, in realtà non gli piace il sangue.
*È molto più un film sulla solitudine e sull'amore che sulla fragilità psicologica del mostro. È un mostro, certo, ma lo amiamo. È come ne La bella e la bestia: lui è una bestia, ma perché? Perché era un uomo innamorato. Ed è proprio da lì che nasce la mia attrazione per il personaggio.
*Forse è strano dirlo, ma credo che Dracula sia il mio film più luminoso. Parla di amore, non di tenebre. E anche se ha i canini affilati, in fondo, è un film che morde il cuore.
*La fonte d’ispirazione è stata più la figura del dandy che Nosferatu [...], il mio Dracula è un esteta che ama le cose belle, i tessuti in seta, gli anelli, i profumi e i balli, ed è un buono, ovvero il contrario di ciò che ci si aspetta, perché in questo mondo oscuro c’è bisogno di più amore.
*La religione può farti stare molto bene e se la fede aiuta persone, va bene. Non mi piace quando porta a uccidere. Quest'uomo a Dio chiede solo una cosa: risparmia mia moglie. Ma lei muore. Di chi è la colpa? Di Dio o degli uomini? Lui vuole solo trovare la moglie. Quindi deve trovare un modo per attirare le donne, non può essere ovunque. Per poterlo fare puoi usare un flauto magico, un giornale o un profumo, come nel suo caso. Ho spinto il direttore della fotografia a guardare più dipinti possibile nei musei, per creare la giusta atmosfera. Quelle cose non le trovi su Netflix, si chiamano arte.
*Lo humour di Christoph mi ha permesso di alleggerire la tensione che si respira nelle scene in cui appare Dracula. E ci siamo divertiti insieme a giocare con alcuni cliché dei film di genere, come le croci che prendono fuoco.
*Lui non può morire, anche se ci prova, quindi cosa può fare? Ha il tempo ma non può legarsi alle persone, perché moriranno. E quindi si appassiona all'arte, alla pittura, alla musica, a sete e gioielli. Ecco perché lui diventa un dandy.
*Mi sono chiesto: "Questo uomo vive in un castello da quattro secoli… ma chi si prende cura del castello?" Schiavi? Persone che ha morso? Donne? Nel romanzo, per esempio, ha delle ninfe – tre ninfe che vivono con lui nel castello – ma è una cosa un po' strana: cerca sua moglie e intanto ha tre ragazze a casa. Così ho iniziato a cercare, a guardare Notre-Dame, i gargoyle di Notre-Dame, e mi sono detto: "Forse potrebbero essere loro a occuparsi del castello." Poi mi sono chiesto: "Ma da dove vengono questi gargoyle?" E ho pensato: "Forse sono bambini." Perché lui non vuole uccidere i bambini. Quindi li trasforma in gargoyle, così possono servirlo.
*Non riuscivo a trovare la mia Elisabetta. Ho visto diverse attrici, ma non sentivo quella scintilla. Poi Caleb mi ha mandato una foto — credo tramite Instagram, per via della musica – dicendo: "Dovresti vedere questa ragazza". L'ho guardata, e poi ho capito di conoscerla: era Zoe, la figlia di Rosanna Arquette. L'avevo incontrata quando aveva tre settimane di vita! È cresciuta un po', diciamo. L'ho incontrata di nuovo e ha fatto molti provini, duri, perché un ruolo del genere richiede forza, non puoi interpretarlo se non sei pronta. È minuta, ma molto forte. E alla fine ha ottenuto la parte.
*Non volevo un vampiro con superpoteri, ma un uomo che soffre. Caleb ha trovato un accento rumeno perfetto e una voce bassa, quasi rettiliana. Quando l’ho sentito parlare così, ho capito che avevamo trovato il nostro Dracula.
*Per me non è affatto un film horror. Uso Dracula solo come sfondo. Si potrebbe anche togliere il suo nome dal titolo e chiamarlo semplicemente "Una storia d'amore". Non volevo rifare Dracula come genere, così come non chiedi a qualcuno "perché fai un western?" quando ne sono già stati fatti migliaia. Perché ha una storia da raccontare, tutto qui. So che ci sono persone che amano profondamente il personaggio di Dracula, ma questo film non è per loro. Forse c'è un po' di confusione. Non è per i fan dell'horror classico: loro resteranno delusi. Perché non è una storia di Dracula con sangue e terrore.
*{{NDR|Su [[Danny Elfman]]}} Quando gli ho proposto il progetto, mi ha detto che era sempre stato il suo sogno fare un Dracula ma aveva già rifiutato tre film. Dopo aver letto la sceneggiatura mi ha mandato un tema che mi ha fatto piangere. Aveva capito tutto.
*Quando ho girato ''Dogman'' e ho conosciuto Caleb Landry Jones mi sono reso conto che non avevo mai lavorato con un attore così bravo: è umile, nonostante il talento sopraffino. E per lavorare ancora insieme ho cercato un personaggio abbastanza complesso per lui: ho pensato a Mao, Gesù, Karl Marx o Fidel Castro, finché la nostra attenzione non è caduta su Dracula. Ho riletto il romanzo di Bram Stoker e sono rimasto sorpreso quando ho capito che raccontava una grande storia d'amore: la vicenda di un uomo che aspetta 400 anni con la speranza di ritrovare la moglie defunta. L'ho trovato così romantico che ho deciso che era la storia che volevo raccontare.
*Sul set Caleb e Christoph si rispettavano come due spadaccini. Nessuno cercava di dominare l’altro. È stata una danza tra due anime.
*Tutti conosciamo Londra e i castelli nebbiosi, ma Parigi mi sembrava più viva. Il 14 luglio tutti celebrano la libertà, nessuno si accorge di un vampiro che cammina tra la folla. Mi piaceva questa contraddizione. E poi amo Parigi, lo sanno tutti.
*Volevo che alla fine del film il pubblico dicesse: "Oh mio Dio, ma perché Dracula deve morire?". Viviamo tempi cinici, in cui conta solo il denaro, e io volevo dire quanto è importante l'amore nella nostra vita. Rispetto al romanzo ci sono differenze: ad esempio mi sono chiesto che cosa avesse fatto Dracula nei 400 anni di attesa e la risposta che mi sono dato è che ha cercato la moglie ovunque. E per incontrare più donne possibile in questa ricerca ha creato un profumo irresistibile. Molti naturalmente penseranno al romanzo di Patrick Süskind.
===[[Zoë Bleu]]===
*Non volevo riferirmi ai Dracula del passato. Il nostro è più tenero e gentile. Non è un mostro e non volevo inquinarlo con la visione di qualcun altro. Ero una giovane donna quando sono arrivata sul set e ora sono molto cambiata. Non ho molta esperienza di cinema ma ho assorbito tutto rapidamente e velocemente. Anche per me un dono bellissimo, tutti molto pazienti e generosi. Amo l'amore, il mondo è oscuro e ce ne vuole tanto, questo film porta un messaggio d'amore. Il solito Dracula è un assassino egoista, sembra che non abbia capacità di amare, mentre il nostro ha un'essenza reimmaginata. La sua figura ha ossessionato tutti: chi pensa alle ombre, all'immortalità. A me piace che il pubblico si aspetti di spaventarsi, e trovi invece leggerezza e amore. Confermo invece le lezioni di danza, l'insegnante voleva che fossimo intimi... come una danza dei cigni. Ero nervosa, ma è stato molto interessante, un approccio nutriente per la dinamica tra me e Caleb.
*Per me era un sogno. Io colleziono abiti dal 1700 fino al 1930, stavo sempre nel reparto costumi, a osservare, imparare. C'erano disegni di vestiti per i 400 anni di vita del personaggio! Mi dovevo ripetere: "Zoe tu sei un'attrice! Ricordatelo: sei qui come attrice! Concentrati!”. Ho adorato tutto.
*Quando ho fatto l'audizione, ho percepito come un tintinnio dello spirito, una sensazione di eccitazione e paura totale. Sentivo che qualcosa nella mia vita si era allineato, al tempo stesso, mi dicevo: "Non mi prenderanno mai, non sono abbastanza brava, bella". Quando mi hanno scelta sono caduta in ginocchio e ho pianto.
===[[Matilda De Angelis]]===
*{{NDR|«A cosa ti sei ispirata per la scena della tua vampira in catene? Cosa ti ha chiesto il regista?»}} Quella scena è stata fondamentalmente divisa in due atti, anche per non stancarmi; era impegnativa fisicamente per me e molto verbosa per Christoph (Waltz). Abbiamo fatto le prove per definire i suoi movimenti con me al centro della stanza, legata stretta stretta: l'ho chiesto io, avevo bisogno di quel senso di costrizione. Mi preoccupava parecchio, è la scena di presentazione del mio personaggio, deve catturarti in pochissimo tempo e Besson mi aveva preparato: «ti chiederò tantissimi cambi di umore, di ridere, piangere, di ridere e piangere insieme, di essere aggressiva, sensuale, innocente». Dovevo sembrare un cucciolo in catene e l'attimo successivo una tigre inferocita, attraversare un'altalena emotiva.
*{{NDR|Dracula}} non è un superuomo, non è l'eroe invincibile, anzi, è un reietto della società, un uomo condannato. E Besson parla spesso degli outcast nel suo cinema. È riuscito a trasformare Dracula in una specie di antieroe romantico, con tutte le sue fragilità e contraddizioni: si sente un emarginato da quando ha perso l'unica cosa importante per lui, l'amore.
*Il mio personaggio è parecchio sopra le righe, ha il ruolo di "stordire" la protagonista, per portarla da Dracula, quindi Besson faceva un po' lo stesso con me. Mi chiedeva un livello di energia altissimo: mi stordiva. Passavo otto ore al giorno a ridere: «Devi essere super energica», mi diceva, «la devi trascinare, prendila per mano, devi correre, devi ridere, ridere, ridere». Arrivavo a fine giornata letteralmente sudata dentro i vestiti, come se avessi fatto ore di sport. È un ruolo che mi ha prosciugato fisicamente.
*Il personaggio di Maria è imprevedibile. Come si può interpretare un vampiro? Non esistono, dunque puoi metterci molto del tuo. Prima un gattino sensuale che fa le fusa, un attimo dopo un animale in gabbia che attacca e morde. Grande romanticismo tra Caleb e Zoë ma anche io e Christoph abbiamo giocato con varie suggestioni, in una scena a strati dove ogni volta si poteva aggiungere qualcosa in più, di libero e divertente. Forse il giorno più divertente della mia vita.
*L'uomo devoto, passionale, che si innamora di una donna e si innamora di quella donna per tutta la vita, ormai è un concetto praticamente alieno. Sembra una cosa tipo surreale. Più surreale dell'essere vampiro, è surreale che ami una donna per tutta la vita. Quindi questo ci dovrebbe far riflettere su tante cose.
*Luc Besson ha messo tanto humour e ironia, il nostro Dracula è un antieroe che si prende in giro.
*Per la prima volta sono andata sul set pensando: interpreto un vampiro, qualcosa che non esiste, quindi posso farlo come voglio. È stato liberatorio. Maria non è più semplicemente una donna, è un essere ultraterreno in preda a pulsioni profonde, animali. L'ho vissuta come un animale femmina, non come un essere umano. È una femminilità ruvida, atavica, una libertà assoluta. Interpretare una femminilità non stereotipata ma antica, fisica, è stato un divertimento massimo.
*Questo è un Dracula romantico: morde per amore. Io, pur essendo un'attrice, non riesco a stare al gioco e ho il terrore degli horror, l'unico che ho visto nella mia vita è Paranormal Activity, ma non riuscivo a vedere la casa infestata e giravo la testa dall'altra parte, la paura di quello che non vedevo era più forte.
*Sono affascinata dal personaggio e anche un po' dalla persona che lo ha ispirato, Vlad "l'impalatore", e il modo in cui lo racconta questo film è, tra tutti, quello che ho sentito più vicino: una storia d'amore perduto e poi ritrovato dopo una ricerca secolare. Lo trovo estremamente romantico, nel senso di Sturm und Drang, quindi capace di cliccare con qualcosa di mio. Mi emoziona l'idea del sentimento che sopravvive al tempo, che attraversa la morte.
*Vi racconto una cosa divertente. I miei canini sono molto sviluppati e il primo giorno Zoe Bleu mi ha detto: te li hanno già messi? Le ho risposto: guarda che sono i miei! Si vede che ero una predestinata.
===[[Fabio Giovannini]]===
{{cronologico}}
*Contrariamente a quanto si poteva presumere dai trailer, ''Dracula'' di Besson non è un remake del ''[[Dracula di Bram Stoker|Dracula]]'' di [[Francis Ford Coppola|Coppola]]. Certo, contiene diversi "omaggi" (o "rapine") che rimandano a Coppola, come l'acconciatura di Dracula al castello, i profili di guerrieri in controluce su un cielo rosso, il vampiro con capelli lunghi e cilindro, oltre ovviamente alla storia d'amore tra il conte e la presunta reincarnata. Ma la sceneggiatura si discosta ampiamente dal film di Coppola e in realtà da tutti i film ispirati al romanzo di Stoker. Besson, infatti, innova tutti i punti chiave e i "luoghi comuni" delle trasposizioni precedenti.
*Gli appassionati più attenti noteranno una serie infinita di citazioni (forse a volte inconsce) dal cinema vampiresco. È il caso delle insopportabili scene con piccoli gargoyle animati che rimandano ai mostriciattoli di ''Subspecies'' (1991), il leggendario B movie sui vampiri diretto da Ted Nicolaou per la Full Moon. La scena al convento di suore richiama il televisivo ''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) della BBC. E alla fine del film, senza spoilerare, c'è qualcosa di molto simile al volo del mantello dopo la distruzione del vampiro nel ''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1980) di John Badham.
*Oltre a un Caleb Landry Jones nella parte di Dracula che sembra ammiccare al Klaus Kinski di ''[[Nosferatu a Venezia]]'', c'è un Jonathan Harker (Ewens Abid) da parodia che riassume, mettendole in ridicolo, tutte le caratteristiche dei predecessori cinematografici nello stesso ruolo. Il prete vampirologo è interpretato da Christoph Waltz che, per la noncuranza con cui recita, non sembra molto convinto della parte a lui assegnata. Da citare, infine, una inaspettata vampira bolognese, Matilda De Angelis, che riesce bene a fare le smorfie adatte al ruolo.
*Io guardo volentieri ''[[Dracula 3D|Dracula]]'' di [[Dario Argento|Argento]] come divertissement che omaggia (all'italiana) la vecchia [[Hammer Film Productions|Hammer]] e riguarderò volentieri il delirante ''Dracula'' di Besson, capace di unire le più nobili tradizioni vampiriche a volteggi, per usare termini anglofoni, trash e camp.
===[[Caleb Landry Jones]]===
*Di solito, nelle versioni di Dracula, ti portano via il mostro, te lo nascondono. Qui invece il mostro te lo danno, te lo lasciano addosso per tutto il film. Luc voleva che io vivessi davvero nella sua pelle, che ci stessimo insieme, senza filtri.
*È un film decisamente diverso da ''Dogman'', dove recitavo con pochi scenari e cento cani: non facile, ma a volte è molto meglio dividere il set con gli animali che con certi attori. Nei panni di Dracula mi vedrete muovermi tra castelli e colli da mordere, cavalcare, indossare l'armatura, maneggiare la spada, cosa che non avevo mai fatto prima. Aspettatevi un grande film.
*Io, un vampiro? Non aveva alcun senso per me, ma Luc era così determinato! A poco a poco mi ha convinto con la sua visione romantica: non una vicenda gotico-horror, una love story piuttosto.
*Luc è un mago. Ha fatto costruire tutto da zero, con clown, giocolieri e centinaia di comparse. Quando ho visto la scena finita, sembrava girata davvero nei giardini del Palais Royal. Mi sono commosso.
*Luc mi ha detto: Dracula è un uomo gentile in un corpo maledetto. Non un mostro. È elegante, curioso, ama i profumi, la musica, i tessuti. Ho persino creato un profumo apposta per interpretarlo.
*Zoë arrivava subito sul set insieme a me, lei usava una danza particolare, all’avanguardia. Luc ci ha fatto seguire da un’istruttore, lui mette a disposizione degli attori tutto ciò che serve. Abbiamo fatto un paio di lezioni. Riscaldamento, giochi di ballo... uno è arrivato fino all’inizio del film. E Luc ci guidava costantemente a ogni passo. Tutti guardavamo a lui chiedendoci cosa fare. Si parte con un’atmosfera leggera, poi arriva il dramma...
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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/* Libro II */
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wikitext
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==''La morte di Artù''==
===Incipit===
====Originale====
Hit befel in the dayes of Uther pendragon when he was kynge of all Englond | and so regned that there was a myȝty duke in Cornewaill that helde warre ageynst hym long tyme | And the duke was called the duke of Tyntagil | and so by meanes kynge Uther send for this duk | chargyng hym to brynge his wyf with hym | for she was called a fair lady | and a passynge wyfe | and her name was called Igrayne | So whan the duke and his wyf were comyn unto the kynge by the meanes of grete lordes they were accorded bothe | the kynge lyked and loved this lady wel | and he made them grete chere out of mesure | and desyred to have lyen by her | But she was a passyng good woman | and wold not assente unto the kynge | And thenne she told the duke her husband and said I suppose that we were sente for that I shold be dishonoured Wherfor husband I counceille yow that we departe from hens sodenly that we maye ryde all nyghte unto oure owne castell<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
Al tempo in cui [[Uther Pendragon]] governava su tutta l'Inghilterra, vi era in Cornovaglia un potente duca, signore di Tintagel, che gli faceva guerra da molti anni. Attraverso degli emissari, un giorno il re lo convocò ordinandogli di portare con sé anche la moglie, che aveva nome [[Igraine]] e fama di essere molto assennata. Quando il duca arrivò alla presenza del sovrano, per intercessione dei più nobili baroni si riconciliò con lui, ma il re si innamorò di sua moglie, la festeggiò oltre misura e desiderò di giacere con lei. Igraine, che era una donna onesta e leale, non solo non vi consentì, ma anzi disse al marito:<br>«Credo che siamo stati chiamati qui perché io vi perdessi il mio onore. Vi consiglio quindi di andare via senza indugio e di raggiungere questa notte stessa il nostro castello.»<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume primo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
===Citazioni===
====Libro I====
[[File:Story of Merlin - Arthur's conception.png|thumb|Il concepimento di Artù]]
*«Ecco cosa voglio, sire» disse allora Merlino. «La prima notte che trascorrerete con Igraine concepirete in lei un figlio che mi farete consegnare appena sarà venuto alla luce. Io lo alleverò dove più mi piacerà, affinché a voi derivi onore e al bambino i vantaggi che gli spettano.»<br>«Sarà fatto come volete» accondiscese il re.<br>«Ora preparatevi» aggiunse Merlino. «Questa notte stessa vi coricherete al fianco di Igraine nel castello di Tintagel, e avrete le sembianze di suo marito; Ulfius assumerà l'aspetto di ser Brastias e io quello di ser Jordans, due cavalieri del duca. Ma badate di non rivolgere domande né a lei né ai suoi uomini; dite che non vi sentite bene, affrettatevi ad andare a letto, e domani mattina non vi alzate prima del mio arrivo. Il castello non è che a dieci miglia da qui.»<br>Fu dunque fatto come era stato deciso. Ma poiché il duca aveva visto il re lasciare l'assedio di Terrabil, quella stessa notte uscì dal castello attraverso una postierla per attaccare l'esercito regale e rimase ucciso nella sortita prima ancora che il sovrano fosse arrivato a Tintagel. Così re Uther giacque con Igraine più di tre ore dopo la morte del duca e, in quella notte, concepì Artù. Allo spuntare del giorno, dopo che Merlino fu arrivato per dirgli di prepararsi, egli baciò la dama e partì in gran fretta. E quando Igraine sentì dire che, secondo tutte le testimonianze, il marito era morto prima dell'arrivo di Uther, si chiese con grande stupore chi potesse essere l'uomo che si era coricato con lei nelle sembianze del suo signore e ne pianse segretamente senza farne parola ad alcuno. (p. 7)
*Non passò molto, quindi, che un mattino Uther e Igraine si sposarono tra la gioia e il tripudio generale, e, per volere del re, nella stessa occasione re Lot di Lothian e di Orkney sposò Morgawse, che sarebbe stata la madre di Galvano, e re Nentres della terra di Garlot sposò Elaine. La terza sorella, [[Fata Morgana (mitologia)|Morgana la Fata]], fu invece messa a studiare in un convento dove divenne molto dotta in negromanzia. In seguito sarebbe stata maritata a re [[Urien|Uriens]] della terra di Gore, padre di ser [[Ywain|Ivano il Biancamano]]. (p. 8)
*E quando i mattutini e la prima messa ebbero termine, nel camposanto dietro l'altare maggiore fu vista una grande roccia quadrangolare simile a un blocco di marmo, che sorreggeva nel mezzo una sorta di incudine d'acciaio alta un piede in cui era infitta una bella spada. Intorno all'arma una scritta in lettere d'oro diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Colui che estrarrà questa spada dalla roccia e dall'incudine è il legittimo re di tutta l'inghilterra.}} (p. 10)
*Ser Ector e ser Kay si inginocchiarono a terra.<br>«Ahimè, perché vi inginocchiate davanti a me, voi che siete mio padre e mio fratello?» chiese loro Artù.<br>«No, mio signore, non è così. Io non sono vostro padre e non sono nemmeno del vostro stesso sangue. Vedo che discendete da un lignaggio ben più nobile di quanto credessi.»<br>Egli gli raccontò come gli fosse stato affidato, perché lo allevasse, dallo stesso Merlino. Nel sentire che ser Ector non era suo padre, il giovane provò un profondo dolore, ma il cavaliere continuò:<br>«Quando sarete re, vorrete essere il mio buono e grazioso signore?»<br>«In caso contrario sarei da biasimare» fu la risposta di Artù. «Siete l'uomo a cui devo di più insieme alla mia buona signora e madre, vostra moglie, che mi ha nutrito e allevato come figlio suo. Se Dio vorrà ch'io sia re come voi dite, potrete chiedermi tutto quello che sarà in mio potere di concedervi, e io non vi mancherò!» (pp. 12-13)
*«Per quale motivo quel ragazzo è divenuto vostro re?»<br>«Signori, è figlio legittimo di Uther Pendragon e di Igraine, moglie del duca di Tintagel» rispose loro Merlino.<br>«Allora è bastardo!» esclamarono tutti.<br>«No; Artù fu concepito più di tre ore dopo la morte del duca, e tredici giorni più tardi re Uther sposò Igraine. È quindi provato che non è bastardo, e chi lo afferma sappia che Artù sarà re e avrà ragione di tutti i suoi nemici, e che, prima di morire, avrà regnato a lungo su tutta l'Inghilterra e avrà condotto sotto il proprio comando Galles, l'Irlanda, la Scozia e molti altri regni.» (p. 15)
*Dovremmo forse accettare che un interprete di [[Sogno|sogni]] ci esorti alla viltà? ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 16)
*Ecco allora giungere in campo re Ban, fiero come un leone e con le insegne a bande verdi in campo d'oro.<br>«Ahimè, ora temo davvero che saremo sconfitti!» esclamò re Lot vedendolo. «Quello è il cavaliere più valoroso del mondo e anche l'uomo più rinnomato. Moriremo o saremo costretti a ritirarci, ma se dovremo farlo sarà bene che impieghiamo valore e saggezza, perché altrimenti perderemo ugualmente la vita!» (p. 26)
*[...] è preferibile uccidere un vile piuttosto che, a causa di un codardo, perdere tutti la vita. ([[Lot (ciclo arturiano)|Lot]], p. 28)
*«Siete un uomo straordinario!» esclamò allora Artù.<br>«Però mi stupisce molto sentirvi dire che morirò in battaglia.»<br>«Non ve ne meravigliate, è la volontà di Dio che il vostro corpo sia punito per le vostre azioni impure. Io invece dovrei essere triste, perché morirò di una morte vergognosa, sotterrato ancora vivo. Almeno la vostra sarà una fine onorevole.» ([[Re Artù]] e [[Mago Merlino]], p. 34)
*Merlino è a conoscenza, come del resto voi, ser Ulfius, di come re Uther venne da me nel castello di Tintagel con le sembianze di mio marito che era morto tre ore prima, e di come quella stessa notte mi fece concepire un figlio. Tredici giorni dopo egli mi sposò, e allorché il bambino nacque ordinò che fosse affidato a Merlino e allevato da lui. Da allora io non lo vidi mai più; né seppi quale nome gli era stato dato. ([[Igraine]], p. 35)
*«Ora siete in mio potere, e sono libero di decidere se uccidervi o risparmiarvi la vita. Ma se non vi darete per vinto sarò costretto a mettervi a morte» gli disse lo sconosciuto.<br>«Quando vorrà venire, la morte sia la benvenuta! Del resto, preferisco morire che disonorarmi arrendendomi a te» esclamò Artù balzandogli addosso. ([[Pellinore]] e [[Re Artù]], p. 39)
*«Ahimè, Merlino, lo avete ucciso!» gli disse Artù. «Era il cavaliere più nobile del mondo, ed io preferirei essere privato delle mie terre piuttosto che saperlo morto.»<br>«Non ve ne date pensiero, è più sano di voi» gli rispose Merlino. «È solo addormentato, ma si risveglierà fra tre ore. Vi avevo detto che era un cavaliere forte e coraggioso, e vi avrebbe ucciso se io non fossi intervenuto. Ma da ora in poi egli vi renderà ottimi servigi; il suo nome è [[Pellinore|Pellinor]], e un giorno avrà due figli di valore impareggiabile che si chiameranno Percival e Lamorak il Gallese. E sarà ancora Pellinor a rivelarvi il nome del figlio che avete concepito in vostra sorella e che sarà la rovina del regno.» (p. 40)
*«Vi piace più l'arma o il fodero?» gli chiese Merlino.<br>«Preferisco la spada.»<br>«Non siete molto saggio, perché il fodero vale dieci volte di più! Finché lo avrete al fianco, esso impedirà alle vostre ferite di sanguinare, per quanto gravi possano essere. Quindi badate a non abbandonarlo mai.» (p. 41)
*Poi re Artù fece cercare, sotto pena di morte, tutti i bambini che erano nati il primo di maggio concepiti da baroni e da dame, perché Merlino gli aveva detto che proprio in quella data aveva visto la luce di colui che lo avrebbe ucciso. Tra i numerosi figli di signori scovati e mandati a corte, si trovava anche [[Mordred]], il figlio della moglie di re Lot.<br>I fanciulli vennero messi su una nave che fu lasciata alla deriva sul mare, ma il caso volle che essa naufragasse ai piedi di un castello e che tutti i bambini morissero salvo proprio Mordred che ne era stato scagliato fuori e che fu ritrovato da un buon uomo che lo allevò. Quando poi il fanciullo ebbe compiuto i quattordici anni, fu mandato a corte, come narreremo verso la fine del libro della Morte di Artù. Ora diremo che i baroni del regno furono molto addolorati per la morte dei loro figli e ne incolparono più Merlino che Artù, ma poi rimasero in pace sia per timore sia per lealtà nei confronti del sovrano. (p. 43)
====Libro II====
*«Ah, bella damigella, dignità, virtù e valore non sono riposti solo nell'[[abbigliamento]]!» esclamò [[Sir Balin|Balin]]. «La virilità e l'onore sono celati nella persona, e vi sono molti insigni cavalieri ignoti a tutti, a riprova che il pregio e l'ardimento non hanno alcun rapporto con le vesti che indossano.» (p. 46)
*Non pochi pensano di fare scorno a un [[avversario]], e poi scoprono che il loro intento si è ritorto a loro danno. ([[Sir Balin]], p. 50)
*Badate, sire, di conservare con cura il fodero di Excalibur e ricordate che finché l'avrete con voi le vostre ferite, per quanto gravi, non sanguineranno. ([[Mago Merlino]], p. 57)
*La lancia che aveva inferto il Colpo Doloroso era la stessa con cui Longino aveva ferito Nostro Signore al cuore, e poiché re Pellam era affine alla stirpe di Giuseppe e l'uomo più degno di quei tempi, la sua infermità provocò dolore, lutti e pene. (p. 62)
*«Fratello, mi hai ucciso e io ho ucciso te. Il mondo intero parlerà di noi» disse poi Balin quando si fu ripreso.<br>«Perché mai non ti ho riconosciuto!» si lamentò Balan. «Avevo notato le due spade, ma dato che portavi uno scudo non tuo ti avevo creduto un altro.»<br>«È colpa di uno sciagurato cavaliere che facendomelo cambiare ci ha dato la morte. Se potessi sopravvivere distruggerei il castello per i malvagi costumi che alberga.»<br>«E sarebbe ben fatto!» approvò Balan. «Da quando vi arrivai non ebbi più la possibilità di ripartirne perché uccisi il cavaliere che era a guardia dell'isola. Lo stesso accadrà anche a te, fratello. Avresti dovuto uccidermi, come del resto hai fatto, ma poi metterti in salvo con la fuga.»<br>In quel mentre sopraggiungeva la signora del castello con quattro cavalieri, sei dame e sei servitori, e sentì le pietose parole che si scambiavano i fratelli.<br>«Uscimmo entrambi da un medesimo sacello, il ventre di nostra madre, e giaceremo insieme in una stessa fossa» dicevano. (p. 66)
*Il mattino successivo comparve Merlino e fece incidere in lettere d'oro sulla tomba dei fratelli una scritta che diceva:<br><div class="center">{{maiuscoletto|Qui giace Balin il Selvaggio, che era il cavaliere dalle due spade che inferse il Colpo Doloroso.}}</div><br>Poi, presa la spada di Balin e sostituitone il pomo con un altro, ordinò a un cavaliere di brandirla, ma quello non vi riuscì nonostante i ripetuti sforzi. Allora Merlino scoppiò a ridere.<br>«Perché ridete?» gli chiese il cavaliere.<br>«Solo i campioni migliori del mondo potranno maneggiare questa spada, cioè [[Lancillotto]] e suo figlio [[Galahad]]. E con quest'arma Lancilotto ucciderà ser Galvano, il nipote di re Artù» gli rispose Merlino, che fece incidere la profezia sul pomo della spada.<br>Poi operò perché un ponte di ferro e di acciaio collegasse l'isola con la terraferma, e lo fece largo solo mezzo piede perché soltanto l'uomo più eccellente e mondo da malizia e villania potesse avere l'ardire di attraversarlo. Inoltre lasciò sull'isola il fodero della spada di Balin perché Galahad potesse trovarlo, e fece sì che per magia la spada restasse infissa in un blocco di marmo grande come la mola di un mulino, che galleggiò per molti anni nella corrente di un fiume fin sotto le mura di Camelot. Un giorno di Pentecoste Galahad, il nobile principe, che aveva già trovato il fodero, avrebbe estratto la spada così come è narrato nel libro del Sangrail. (p. 67)
====Libro III====
*Che un re tanto illustre per nobiltà e valore voglia prendere in moglie Ginevra è la notizia più bella che abbia mai ricevuto [...]. Gli offrirei volentieri anche le mie terre se pensassi di poterlo compiacere, ma ne ha già tante e sono certo che non ne ha bisogno. Gli farò quindi un dono che gradirà molto di più, perché gli consegnerò la [[Tavola Rotonda]] che mi fu data da Uther Pendragon. Essa può ospitare un massimo di centocinquanta cavalieri; cento li ho io stesso, ma gli altri mi sono stati uccisi. ([[Leodegrance]], p. 69)
*«Ma perché vi sono due seggi vuoti alla Tavola Rotonda?» chiese poi Artù a Merlino.<br>«Sire, sono destinati a uomini degni del più alto onore, e sul [[Seggio Periglioso]] siederà solo un cavaliere senza pari. Chiunque altro sarà tanto ardito da tentare di prendervi posto, sarà annientato.» (p. 72)
*Devi concedere [[misericordia]] a coloro che t'implorano, perché un cavaliere spietato è un cavaliere senza onore. ([[Gaheris]], p. 76)
*Così, portate a termine le tre ricerche affidate a ser Galvano, a ser Tor e a re Pellinor, re Artù confermò la nomina di tutti i cavalieri, assegnò terre a quelli che non avevano e impose loro di non commettere mai oltraggi o omicidi, di rifuggire sempre dal tradimento, di non comportarsi mai con efferatezza, ma di concedere grazia a chi la implorasse, sotto sanzione di perdere per sempre l'onore e la sua protezione. Inoltre il re ingiunse loro, pena di morte, di soccorrere sempre le dame, le damigelle e le gentildonne e di non ingaggiare combattimenti in contese ingiuste per amore o per beni mondani. Tutti i [[cavalieri della Tavola Rotonda]] giurarono in tal senso, i giovani come i vecchi, e ogni anno rinnovavano il giuramento in occasione della festa solenne della Pentecoste. (p. 87)
====Libro IV====
====Libro V====
====Libro VI====
====Libro VII====
====Libro VIII====
====Libro IX====
====Libro X====
====Libro XI====
====Libro XII====
====Libro XIII====
====Libro XIV====
====Libro XV====
====Libro XVI====
====Libro XVII====
====Libro XVIII====
====Libro XIX====
====Libro XX====
====Libro XXI====
===Explicit===
====Originale====
Here is the end of the booke book of kyng Arthur & of his noble knyghtes of the rounde table | that whan they were hole togyders there was ever an C and xl | and here is the ende of the deth of Arthur | I praye you all Ientyl men and Ientyl wymmen that redeth this book of Arthur and his knyghtes from the begynnyng to the endyng | praye for me whyle I am on lyve that god sende me good delyveraunce | & whan I am deed I praye you all praye for my soule | for this book was ended the ix yere of the reygne of kyng edward the fourth | by syr Thomas Maleore knyght as Ihesu helpe hym from hys grete myght | as he is servaunt of Ihesu bothe day and nyght |<br>{{NDR|Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/860/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889}}
====Traduzione====
''Qui finisce il libro di re Artù e dei suoi nobili cavalieri della Tavola Rotonda, che nel loro insieme raggiungevano il numero di centocinquanta. E questa è anche la fine de'' La morte di Artù. '' Gentiluomini e gentildonne che avete letto il libro di Artù e dei suoi cavalieri dall'inizio alla fine, vi supplico di pregare finché sono in vita perché Dio mi mandi una buona liberazione. Quando poi sarò morto, vi chiedo di pregare tutti per la mia anima. Quest'opera fu terminata nel nono anno di re Edoardo IV dal cavaliere sir Thomas Malory che Gesù aiuti con la Sua grande potenza, poiché è servo di Cristo di giorno come di notte.''<br>{{NDR|Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', volume secondo, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6}}
==Bibliografia==
*Thomas Malory, ''[https://archive.org/details/lemortedarthuror00malouoft/page/34/mode/2up Le Morte d'Arthur. The original edition of William Caxton now reprinted and edited with an introduction and glossary]'', a cura di H. Oskar Sommer, Londra, David Nutt, 1889.
*Thomas Malory, ''Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri'', due volumi, a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Milano, Oscar Classici Mondadori, 1985. ISBN 88-04-41154-6
_____________________________
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==[[Dracula - L'amore perduto]]==
{{Film
|titolo = Dracula - L'amore perduto
|immagine = Dracula - A Love Tale (2025) logo.png
|titolo originale = Dracula: A Love Tale
|lingua originale = inglese
|paese = Francia, Regno Unito
|anno uscita = 2025
|genere = orrore, romantico
|regista = [[Luc Besson]]
|soggetto = dal romanzo ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' di [[Bram Stoker]]
|sceneggiatore = Luc Besson
|produttore = Virginie Besson-Silla
|attori =
* [[Caleb Landry Jones]]: [[Vlad III di Valacchia|Principe Vladimir]]/[[Conte Dracula|Dracula]]
* [[Christoph Waltz]]: prete
* [[Zoë Bleu]]: Elisabeta/[[Mina Murray|Mina]]
* [[Guillaume de Tonquédec]]: Dumont
* [[Matilda De Angelis]]: Maria de Montebello
* [[Ewens Abid]]: [[Jonathan Harker]]
* [[David Shields]]: Henry Spencer
* [[Bertrand-Xavier Corbi]]: capitano Targol
* [[Raphael Luce]]: Clerk Simon
|doppiatori italiani =
* [[Simone D'Andrea]]: Principe Vladimir/Dracula
* [[Massimo De Ambrosis]]: prete
* [[Martina Felli]]: Elisabeta/Mina
* [[Alessio Cigliano]]: Dumont
* [[Valentina Favazza]]: Maria de Montebello
* [[Davide Perino]]: Jonathan Harker
* [[Alessandro Campaiola]]: Henry Spencer
}}
==[[Incipit]]==
==Frasi==
==Dialoghi==
==[[Explicit]]==
==Citazioni su ''Dracula - L'amore perduto''==
*Dracula diventa reale attraverso l'immaginazione, e si trasforma in un amico o in un nemico a seconda della sensibilità dello spettatore. Quello di Luc Besson però per me non è solo un horror. [...] Non esiterei a definirlo anche un film musicale. Considero Besson un artista delle note nell'alchimia tra immagini e suono. Tra le ispirazioni delle atmosfere di Dracula c'è anche l'ultimo album di Billie Eilish. ([[Christoph Waltz]])
*È interessante che io, come eretico, sono nella posizione di difendere la religione, in questo caso il cattolicesimo. Sì, sono un ex cattolico. Ma non vedo alcuna contraddizione. Sai, ce ne sono molti di scienziati clericali. Sai, sono filosofi, sono avvocati, anche medico. Loro fanno ricerca in quanto tale, ma dal punto di vista storico tutte queste persone sono fondamentalmente scienziati. Devo lottare per loro, lo sai. Un chierico può essere uno scienziato. ([[Christoph Waltz]])
===[[Luc Besson]]===
*Ci vuole coraggio! E il coraggio è proprio una delle cose di cui volevo parlare in questo film. Nella nostra società lo abbiamo perso, se hai anche solo un problema molli. Lui non ha paura dell'amore che sente: è romantico, coraggioso ed eroico in un certo senso.
*Dimenticate la parte horror: è la storia di un uomo che aspetta quattrocento anni solo per dire addio, come si deve, alla donna che amava. È una cosa incredibilmente romantica.
*Dracula ha molto tempo. Quindi sarà lento. Ogni volta che si tocca il collo... ho pensato: diamogli qualcosa da toccare. Abbiamo pensato a degli iguana. Non può amare le persone perché moriranno. Non può avere attaccamento con le persone... e dunque si attacca all'arte, che non muore mai. La pittura, la seta, i gioielli, la musica, e diventa un artista. Un dandy. Gli piace la seta, al tatto… scenografi e costumisti hanno lavorato così, scegliendo il color rame, cercando di far corrispondere una cosa con l'altra. Rame e porpora sono fantastici insieme.
*Dracula non mi ha mai affascinato e detesto i film horror, che mi hanno sempre fatto troppa paura. Io avevo voglia di divertirmi col personaggio: il mio Dracula è particolare, in realtà non gli piace il sangue.
*È molto più un film sulla solitudine e sull'amore che sulla fragilità psicologica del mostro. È un mostro, certo, ma lo amiamo. È come ne La bella e la bestia: lui è una bestia, ma perché? Perché era un uomo innamorato. Ed è proprio da lì che nasce la mia attrazione per il personaggio.
*Forse è strano dirlo, ma credo che Dracula sia il mio film più luminoso. Parla di amore, non di tenebre. E anche se ha i canini affilati, in fondo, è un film che morde il cuore.
*La fonte d’ispirazione è stata più la figura del dandy che Nosferatu [...], il mio Dracula è un esteta che ama le cose belle, i tessuti in seta, gli anelli, i profumi e i balli, ed è un buono, ovvero il contrario di ciò che ci si aspetta, perché in questo mondo oscuro c’è bisogno di più amore.
*La religione può farti stare molto bene e se la fede aiuta persone, va bene. Non mi piace quando porta a uccidere. Quest'uomo a Dio chiede solo una cosa: risparmia mia moglie. Ma lei muore. Di chi è la colpa? Di Dio o degli uomini? Lui vuole solo trovare la moglie. Quindi deve trovare un modo per attirare le donne, non può essere ovunque. Per poterlo fare puoi usare un flauto magico, un giornale o un profumo, come nel suo caso. Ho spinto il direttore della fotografia a guardare più dipinti possibile nei musei, per creare la giusta atmosfera. Quelle cose non le trovi su Netflix, si chiamano arte.
*Lo humour di Christoph mi ha permesso di alleggerire la tensione che si respira nelle scene in cui appare Dracula. E ci siamo divertiti insieme a giocare con alcuni cliché dei film di genere, come le croci che prendono fuoco.
*Lui non può morire, anche se ci prova, quindi cosa può fare? Ha il tempo ma non può legarsi alle persone, perché moriranno. E quindi si appassiona all'arte, alla pittura, alla musica, a sete e gioielli. Ecco perché lui diventa un dandy.
*Mi sono chiesto: "Questo uomo vive in un castello da quattro secoli… ma chi si prende cura del castello?" Schiavi? Persone che ha morso? Donne? Nel romanzo, per esempio, ha delle ninfe – tre ninfe che vivono con lui nel castello – ma è una cosa un po' strana: cerca sua moglie e intanto ha tre ragazze a casa. Così ho iniziato a cercare, a guardare Notre-Dame, i gargoyle di Notre-Dame, e mi sono detto: "Forse potrebbero essere loro a occuparsi del castello." Poi mi sono chiesto: "Ma da dove vengono questi gargoyle?" E ho pensato: "Forse sono bambini." Perché lui non vuole uccidere i bambini. Quindi li trasforma in gargoyle, così possono servirlo.
*Non riuscivo a trovare la mia Elisabetta. Ho visto diverse attrici, ma non sentivo quella scintilla. Poi Caleb mi ha mandato una foto — credo tramite Instagram, per via della musica – dicendo: "Dovresti vedere questa ragazza". L'ho guardata, e poi ho capito di conoscerla: era Zoe, la figlia di Rosanna Arquette. L'avevo incontrata quando aveva tre settimane di vita! È cresciuta un po', diciamo. L'ho incontrata di nuovo e ha fatto molti provini, duri, perché un ruolo del genere richiede forza, non puoi interpretarlo se non sei pronta. È minuta, ma molto forte. E alla fine ha ottenuto la parte.
*Non volevo un vampiro con superpoteri, ma un uomo che soffre. Caleb ha trovato un accento rumeno perfetto e una voce bassa, quasi rettiliana. Quando l’ho sentito parlare così, ho capito che avevamo trovato il nostro Dracula.
*Per me non è affatto un film horror. Uso Dracula solo come sfondo. Si potrebbe anche togliere il suo nome dal titolo e chiamarlo semplicemente "Una storia d'amore". Non volevo rifare Dracula come genere, così come non chiedi a qualcuno "perché fai un western?" quando ne sono già stati fatti migliaia. Perché ha una storia da raccontare, tutto qui. So che ci sono persone che amano profondamente il personaggio di Dracula, ma questo film non è per loro. Forse c'è un po' di confusione. Non è per i fan dell'horror classico: loro resteranno delusi. Perché non è una storia di Dracula con sangue e terrore.
*{{NDR|Su [[Danny Elfman]]}} Quando gli ho proposto il progetto, mi ha detto che era sempre stato il suo sogno fare un Dracula ma aveva già rifiutato tre film. Dopo aver letto la sceneggiatura mi ha mandato un tema che mi ha fatto piangere. Aveva capito tutto.
*Quando ho girato ''Dogman'' e ho conosciuto Caleb Landry Jones mi sono reso conto che non avevo mai lavorato con un attore così bravo: è umile, nonostante il talento sopraffino. E per lavorare ancora insieme ho cercato un personaggio abbastanza complesso per lui: ho pensato a Mao, Gesù, Karl Marx o Fidel Castro, finché la nostra attenzione non è caduta su Dracula. Ho riletto il romanzo di Bram Stoker e sono rimasto sorpreso quando ho capito che raccontava una grande storia d'amore: la vicenda di un uomo che aspetta 400 anni con la speranza di ritrovare la moglie defunta. L'ho trovato così romantico che ho deciso che era la storia che volevo raccontare.
*Sul set Caleb e Christoph si rispettavano come due spadaccini. Nessuno cercava di dominare l’altro. È stata una danza tra due anime.
*Tutti conosciamo Londra e i castelli nebbiosi, ma Parigi mi sembrava più viva. Il 14 luglio tutti celebrano la libertà, nessuno si accorge di un vampiro che cammina tra la folla. Mi piaceva questa contraddizione. E poi amo Parigi, lo sanno tutti.
*Volevo che alla fine del film il pubblico dicesse: "Oh mio Dio, ma perché Dracula deve morire?". Viviamo tempi cinici, in cui conta solo il denaro, e io volevo dire quanto è importante l'amore nella nostra vita. Rispetto al romanzo ci sono differenze: ad esempio mi sono chiesto che cosa avesse fatto Dracula nei 400 anni di attesa e la risposta che mi sono dato è che ha cercato la moglie ovunque. E per incontrare più donne possibile in questa ricerca ha creato un profumo irresistibile. Molti naturalmente penseranno al romanzo di Patrick Süskind.
===[[Zoë Bleu]]===
*Non volevo riferirmi ai Dracula del passato. Il nostro è più tenero e gentile. Non è un mostro e non volevo inquinarlo con la visione di qualcun altro. Ero una giovane donna quando sono arrivata sul set e ora sono molto cambiata. Non ho molta esperienza di cinema ma ho assorbito tutto rapidamente e velocemente. Anche per me un dono bellissimo, tutti molto pazienti e generosi. Amo l'amore, il mondo è oscuro e ce ne vuole tanto, questo film porta un messaggio d'amore. Il solito Dracula è un assassino egoista, sembra che non abbia capacità di amare, mentre il nostro ha un'essenza reimmaginata. La sua figura ha ossessionato tutti: chi pensa alle ombre, all'immortalità. A me piace che il pubblico si aspetti di spaventarsi, e trovi invece leggerezza e amore. Confermo invece le lezioni di danza, l'insegnante voleva che fossimo intimi... come una danza dei cigni. Ero nervosa, ma è stato molto interessante, un approccio nutriente per la dinamica tra me e Caleb.
*Per me era un sogno. Io colleziono abiti dal 1700 fino al 1930, stavo sempre nel reparto costumi, a osservare, imparare. C'erano disegni di vestiti per i 400 anni di vita del personaggio! Mi dovevo ripetere: "Zoe tu sei un'attrice! Ricordatelo: sei qui come attrice! Concentrati!”. Ho adorato tutto.
*Quando ho fatto l'audizione, ho percepito come un tintinnio dello spirito, una sensazione di eccitazione e paura totale. Sentivo che qualcosa nella mia vita si era allineato, al tempo stesso, mi dicevo: "Non mi prenderanno mai, non sono abbastanza brava, bella". Quando mi hanno scelta sono caduta in ginocchio e ho pianto.
===[[Matilda De Angelis]]===
*{{NDR|«A cosa ti sei ispirata per la scena della tua vampira in catene? Cosa ti ha chiesto il regista?»}} Quella scena è stata fondamentalmente divisa in due atti, anche per non stancarmi; era impegnativa fisicamente per me e molto verbosa per Christoph (Waltz). Abbiamo fatto le prove per definire i suoi movimenti con me al centro della stanza, legata stretta stretta: l'ho chiesto io, avevo bisogno di quel senso di costrizione. Mi preoccupava parecchio, è la scena di presentazione del mio personaggio, deve catturarti in pochissimo tempo e Besson mi aveva preparato: «ti chiederò tantissimi cambi di umore, di ridere, piangere, di ridere e piangere insieme, di essere aggressiva, sensuale, innocente». Dovevo sembrare un cucciolo in catene e l'attimo successivo una tigre inferocita, attraversare un'altalena emotiva.
*{{NDR|Dracula}} non è un superuomo, non è l'eroe invincibile, anzi, è un reietto della società, un uomo condannato. E Besson parla spesso degli outcast nel suo cinema. È riuscito a trasformare Dracula in una specie di antieroe romantico, con tutte le sue fragilità e contraddizioni: si sente un emarginato da quando ha perso l'unica cosa importante per lui, l'amore.
*Il mio personaggio è parecchio sopra le righe, ha il ruolo di "stordire" la protagonista, per portarla da Dracula, quindi Besson faceva un po' lo stesso con me. Mi chiedeva un livello di energia altissimo: mi stordiva. Passavo otto ore al giorno a ridere: «Devi essere super energica», mi diceva, «la devi trascinare, prendila per mano, devi correre, devi ridere, ridere, ridere». Arrivavo a fine giornata letteralmente sudata dentro i vestiti, come se avessi fatto ore di sport. È un ruolo che mi ha prosciugato fisicamente.
*Il personaggio di Maria è imprevedibile. Come si può interpretare un vampiro? Non esistono, dunque puoi metterci molto del tuo. Prima un gattino sensuale che fa le fusa, un attimo dopo un animale in gabbia che attacca e morde. Grande romanticismo tra Caleb e Zoë ma anche io e Christoph abbiamo giocato con varie suggestioni, in una scena a strati dove ogni volta si poteva aggiungere qualcosa in più, di libero e divertente. Forse il giorno più divertente della mia vita.
*L'uomo devoto, passionale, che si innamora di una donna e si innamora di quella donna per tutta la vita, ormai è un concetto praticamente alieno. Sembra una cosa tipo surreale. Più surreale dell'essere vampiro, è surreale che ami una donna per tutta la vita. Quindi questo ci dovrebbe far riflettere su tante cose.
*Luc Besson ha messo tanto humour e ironia, il nostro Dracula è un antieroe che si prende in giro.
*Per la prima volta sono andata sul set pensando: interpreto un vampiro, qualcosa che non esiste, quindi posso farlo come voglio. È stato liberatorio. Maria non è più semplicemente una donna, è un essere ultraterreno in preda a pulsioni profonde, animali. L'ho vissuta come un animale femmina, non come un essere umano. È una femminilità ruvida, atavica, una libertà assoluta. Interpretare una femminilità non stereotipata ma antica, fisica, è stato un divertimento massimo.
*Questo è un Dracula romantico: morde per amore. Io, pur essendo un'attrice, non riesco a stare al gioco e ho il terrore degli horror, l'unico che ho visto nella mia vita è Paranormal Activity, ma non riuscivo a vedere la casa infestata e giravo la testa dall'altra parte, la paura di quello che non vedevo era più forte.
*Sono affascinata dal personaggio e anche un po' dalla persona che lo ha ispirato, Vlad "l'impalatore", e il modo in cui lo racconta questo film è, tra tutti, quello che ho sentito più vicino: una storia d'amore perduto e poi ritrovato dopo una ricerca secolare. Lo trovo estremamente romantico, nel senso di Sturm und Drang, quindi capace di cliccare con qualcosa di mio. Mi emoziona l'idea del sentimento che sopravvive al tempo, che attraversa la morte.
*Vi racconto una cosa divertente. I miei canini sono molto sviluppati e il primo giorno Zoe Bleu mi ha detto: te li hanno già messi? Le ho risposto: guarda che sono i miei! Si vede che ero una predestinata.
===[[Fabio Giovannini]]===
{{cronologico}}
*Contrariamente a quanto si poteva presumere dai trailer, ''Dracula'' di Besson non è un remake del ''[[Dracula di Bram Stoker|Dracula]]'' di [[Francis Ford Coppola|Coppola]]. Certo, contiene diversi "omaggi" (o "rapine") che rimandano a Coppola, come l'acconciatura di Dracula al castello, i profili di guerrieri in controluce su un cielo rosso, il vampiro con capelli lunghi e cilindro, oltre ovviamente alla storia d'amore tra il conte e la presunta reincarnata. Ma la sceneggiatura si discosta ampiamente dal film di Coppola e in realtà da tutti i film ispirati al romanzo di Stoker. Besson, infatti, innova tutti i punti chiave e i "luoghi comuni" delle trasposizioni precedenti.
*Gli appassionati più attenti noteranno una serie infinita di citazioni (forse a volte inconsce) dal cinema vampiresco. È il caso delle insopportabili scene con piccoli gargoyle animati che rimandano ai mostriciattoli di ''Subspecies'' (1991), il leggendario B movie sui vampiri diretto da Ted Nicolaou per la Full Moon. La scena al convento di suore richiama il televisivo ''[[Dracula (miniserie televisiva)|Dracula]]'' (2020) della BBC. E alla fine del film, senza spoilerare, c'è qualcosa di molto simile al volo del mantello dopo la distruzione del vampiro nel ''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]'' (1980) di John Badham.
*Oltre a un Caleb Landry Jones nella parte di Dracula che sembra ammiccare al Klaus Kinski di ''[[Nosferatu a Venezia]]'', c'è un Jonathan Harker (Ewens Abid) da parodia che riassume, mettendole in ridicolo, tutte le caratteristiche dei predecessori cinematografici nello stesso ruolo. Il prete vampirologo è interpretato da Christoph Waltz che, per la noncuranza con cui recita, non sembra molto convinto della parte a lui assegnata. Da citare, infine, una inaspettata vampira bolognese, Matilda De Angelis, che riesce bene a fare le smorfie adatte al ruolo.
*Io guardo volentieri ''[[Dracula 3D|Dracula]]'' di [[Dario Argento|Argento]] come divertissement che omaggia (all'italiana) la vecchia [[Hammer Film Productions|Hammer]] e riguarderò volentieri il delirante ''Dracula'' di Besson, capace di unire le più nobili tradizioni vampiriche a volteggi, per usare termini anglofoni, trash e camp.
===[[Caleb Landry Jones]]===
*Di solito, nelle versioni di Dracula, ti portano via il mostro, te lo nascondono. Qui invece il mostro te lo danno, te lo lasciano addosso per tutto il film. Luc voleva che io vivessi davvero nella sua pelle, che ci stessimo insieme, senza filtri.
*È un film decisamente diverso da ''Dogman'', dove recitavo con pochi scenari e cento cani: non facile, ma a volte è molto meglio dividere il set con gli animali che con certi attori. Nei panni di Dracula mi vedrete muovermi tra castelli e colli da mordere, cavalcare, indossare l'armatura, maneggiare la spada, cosa che non avevo mai fatto prima. Aspettatevi un grande film.
*Io, un vampiro? Non aveva alcun senso per me, ma Luc era così determinato! A poco a poco mi ha convinto con la sua visione romantica: non una vicenda gotico-horror, una love story piuttosto.
*Luc è un mago. Ha fatto costruire tutto da zero, con clown, giocolieri e centinaia di comparse. Quando ho visto la scena finita, sembrava girata davvero nei giardini del Palais Royal. Mi sono commosso.
*Luc mi ha detto: Dracula è un uomo gentile in un corpo maledetto. Non un mostro. È elegante, curioso, ama i profumi, la musica, i tessuti. Ho persino creato un profumo apposta per interpretarlo.
*Zoë arrivava subito sul set insieme a me, lei usava una danza particolare, all’avanguardia. Luc ci ha fatto seguire da un’istruttore, lui mette a disposizione degli attori tutto ciò che serve. Abbiamo fatto un paio di lezioni. Riscaldamento, giochi di ballo... uno è arrivato fino all’inizio del film. E Luc ci guidava costantemente a ogni passo. Tutti guardavamo a lui chiedendoci cosa fare. Si parte con un’atmosfera leggera, poi arriva il dramma...
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
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'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
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Stile Juventus
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[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*[...] Lo Stile Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si si vive.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Colori_e_simboli_della_Juventus_Football_Club#Stile_Juventus|oggetto=una sezione|preposizione=riguardante lo|etichetta=Stile Juventus}}
{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
[[Categoria:Sport in Italia]]
[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*{{NDR|Nel 1987}} [...] Lo Stile Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si si vive.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Colori_e_simboli_della_Juventus_Football_Club#Stile_Juventus|oggetto=una sezione|preposizione=riguardante lo|etichetta=Stile Juventus}}
{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
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[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*{{NDR|Nel 1987}} [...] Lo Stile Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si si vive.
[Lo «stile Juventus» è] un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Colori_e_simboli_della_Juventus_Football_Club#Stile_Juventus|oggetto=una sezione|preposizione=riguardante lo|etichetta=Stile Juventus}}
{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
[[Categoria:Sport in Italia]]
[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*{{NDR|Nel 1987}} [...] Lo Stile Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si si vive.
*[Lo «stile Juventus» è] un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Colori_e_simboli_della_Juventus_Football_Club#Stile_Juventus|oggetto=una sezione|preposizione=riguardante lo|etichetta=Stile Juventus}}
{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
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[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*{{NDR|Nel 1987}} [...] Lo {{sic|Stile}} Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si si vive.
*[Lo «stile Juventus» è] un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
[[Categoria:Sport in Italia]]
[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*{{NDR|Nel 1987}} [...] Lo {{sic|Stile}} Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si si viv
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*[Lo «stile Juventus» è] un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Colori_e_simboli_della_Juventus_Football_Club#Stile_Juventus|oggetto=una sezione|preposizione=riguardante lo|etichetta=Stile Juventus}}
{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
[[Categoria:Sport in Italia]]
[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*{{NDR|Nel 1987}} [...] Lo {{sic|Stile}} Juventus è anche questo: massima aderenza alla realtà in cui si vive.
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
*[Lo «stile Juventus» è] un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
[[Categoria:Sport in Italia]]
[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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{{voce tematica}}
{{Tematiche specifiche
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|voce = Juventus Football Club
}}
[[File:Juventus FC - 1972 - Gianni Agnelli, Cuccureddu, Marchetti, Zoff, Altafini and Anastasi.jpg|thumb|upright=1.2|Da sinistra: [[Gianni Agnelli]], storico patron della Juventus, s'intrattiene con la squadra nel precampionato 1972-1973; l{{'}}''Avvocato'' era spesso identificato come la personificazione stessa dello Stile Juventus.]]
Citazioni sullo '''Stile Juventus'''.
==Citazioni==
*Agnelli e [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] rappresentavano l'emblema del decantato {{sic|Stile}}. Quello che dicevano loro andava seguito e doveva essere fatto bene. ([[Luciano Favero]])
*Ai miei tempi, la Juve era già un'azienda [...]. Per dirti cos'era, e cos'è, la Juve: a 17 anni vincemmo il campionato Juniores, e nell'euforia dei festeggiamenti qualcuno si portò a casa una maglia, cosa vietatissima. Otto anni dopo, quando ero già in prima squadra, un vecchio dirigente delle giovanili mi incontrò in sede e mi disse: "Dì la verità, sei stato tu quella volta, vero?". Io non mi ricordavo neppure chi fosse lui, lui si ricordava ancora di [[Colori e simboli della Juventus Football Club|quella maglia]]. ([[Domenico Marocchino]])
*Così come Orfeo incantò il suo pubblico con la sua lira, la Juventus incanta ogni [[Tifoseria della Juventus Football Club|fan]] (e anche spesso gli avversari) con il suo stile.<ref>{{ndr|orig.}} {{en}} «''As Orpheus enchanted his audience with his lire, Juventus charms any fan (and often opponents too) with his style.''» Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', Open Court Publishing Company, Chicago, 2013 (2010). ISBN 08-12-69682-4</ref> (Ted Richards)
*Di stile Juventus parlano gli altri, non noi. ([[Gianni Agnelli]])
*{{NDR|Nel 2014}} Diciamo che se un tempo lo "stile Juve" era sinonimo di eleganza, adesso tende più al casual. ([[Paolo Bonolis]])
*È comportarsi come in famiglia, con educazione e un grande rispetto reciproco. Queste due cose sono alla base dello stile Juve fuori campo. In campo è giocare sempre e solo per vincere. ([[Roberto Bettega]])
*È lo stile Juve, lo stile vecchio [[Piemonte]]. ([[Mario Varglien]])
*E {{sic|sopratutto}} una delle cose che, secondo me, fanno stile Juventus era che dopo un po' ci si rendeva conto che se si arrivava secondi si era solo perso del tempo, cioè credo che l'impronta nella [[Juventus Football Club|Juventus]] sia sempre stata quella di vincere, anche se nessuno aveva il cattivo gusto di dirti: «devi vincere per forza» anche perché era antisportivo vincere per forza; però, diventava una cosa così nell'aria, uno viveva lo spogliatoio della prima squadra un mese o due e poi aveva capito che si doveva vincere, che si giocava per vincere!, che arrivare secondo non contava quasi niente e questo credo sia abbastanza stile Juventus. ([[Bruno Garzena]])
*È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
*{{NDR|Nel 2020, alla domanda: «[...] Per chi non lo conoscesse, in cosa consiste o consisteva lo [[stile Juventus]]?»}} Ecco, mi sembra appropriato usare i due tempi — consiste e consisteva —: oggi non consiste, secondo me, in niente di particolare oppure, forse soltanto, in una — come dire — capacità manageriale che sembra non si è mai completamente perduta della [[Juventus Football Club|società]] di imporre certe regole [...] una certa disciplina al suo interno. Una volta era qualche cosa di più, forse, o è stato naturalmente anche coltivato come autorappresentazione, si può dire, nel senso che sottintendeva un certo spirito d'aristocratico distacco, di ''fair play'' quasi ostentato in confronti di passioni sportive troppo accese che venivano dipinte come caratteristiche della provincia in questo caso. [...] Insomma, direi anche un altro aspetto che poi ha presso forse il sopravvento già negli anni Trenta, nel periodo del [[Quinquennio d'oro|Quinquennio]]: la Juventus era in fondo l'espressione di una squadra che funzionava in maniera simile a una fabbrica fordista, dove ogni ingranaggio era al suo posto, dove — diciamo — la mente dell'imprenditore era fondamentale nel progettare l'esito del progetto e poi tutti i meccanismi funzionavano di conseguenza. Questo fu molto sottolineato negli anni degli primi cinque [[Campionato italiano di calcio|scudetti]] consecutivi, dal '30 al '35; [...] fu un elemento molto sottolineato anche dalla stampa sportiva che in quegli anni cominciava a diventare una voce ascoltata, letta, importante per gli italiani. ([[Aldo Agosti]])
*Esiste lo stile Juve, esiste la mentalità della Juve. Solo giocando lì capisci che significa, uno stile vincente che ti fa essere sempre lì tra le prime. Per organizzazione e cultura del lavoro si vede la differenza ed è giusto che poi vinca chi è organizzato meglio, chi fa il miglior calcio e ha le strutture più adatte. ([[Giuliano Giannichedda]])
*{{sic|[[Fiat|FIAT]]}}, IFI, Juventus: lo stile è sempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
*{{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolacce. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
*Il classicheggiante stile bianconero che tappa la bocca agli invidiosi, perché anche in un mondo così arraffazzonato come quello del calcio, contano i fatti più delle parole. E, anche se relativo, scudetti a iosa sono fatti certi, non condizionali. ([[Rosanna Marani]])
*La favola della "vecchia signora" dello "stile Juventus" mai esistito nella pratica, sempre nella leggenda. ([[Giorgio Bocca]])
*[La] Juve [...] ti inculcava nel [[DNA]] la necessità di essere il più forte e di vincere. [...] T'insegnava che l'avversario è il tuo nemico e che, se facevi una scelta, non dovevi girarti indietro, ma andare per la tua strada. [...] Quando ho lasciato la Juve, non ho fatto neanche un giro di campo. Sono uscito e sono andato via. Senza un saluto, una festa, niente. Lo stile Juve include anche questa freddezza dei rapporti. La Juve non si lega agli atleti. ([[Antonio Cabrini]])
*La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull'aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d'Italia ed hanno un'immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile. ([[Michele Paramatti]])
*[Lo «stile Juventus» è] lavorare e tacere. ([[Gianpiero Combi]])
*{{NDR|Nel 2006}} Leggendo le cronache amare dello scandalo Juventus mi è parso di ritornare a una storia nota, una storia piemontese e monarchica dove re onnipotenti e amati dagli umili per la loro onnipotenza, si circondano di corti tanto brave a gestire il potere e i privilegi quanto ipocrite nel celebrare virtù che non hanno uno stile signorile e corretto mentre si dilaniano per la spartizione del bottino: lo stile Savoia o lo stile Juventus. ([[Giorgio Bocca]])
*Lo stile Juve è come l'amore e la tosse: non si può nascondere. ([[Italo Pietra]])
*Lo stile Juve è comportarsi seriamente in ogni situazione e non ficcare il naso negli affari degli altri. Niente di speciale, solo che molte altre squadre se ne scordano, spesso e volentieri. ([[Francesco Morini]])
*Lo stile Juve lo vedi invece nel parlare, nel vestire, nel comportarti. È una scuola di vita. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Lo stile Juve m'è rimasto dentro. I valori che mi sono stati trasmessi li porto ancora con me. ([[Giuseppe Galderisi]])
*Lo stile Juve, oltre che un'educazione a rispettare quanti lavorano con te, è anche un'educazione a vincere. ([[Roberto Bettega]])
*Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo profesionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca a gli altri. ([[Dino Zoff]])
*Lo stile Juventus è una filosofia calcistica, una filosofia di vita. Ma stile Juve non significa essere compassati o non esternare le proprie emozioni. ([[Darwin Pastorin]])
*Prima di conoscere l'opulenza e la grandiosità delle Juventus che ci hanno fatto godere, [...] ne ho conosciuto la parte operaia, umile, quella che non si dà mai per vinta: una forza tipica dello stile Juventus. Poi fu un crescendo rossiniano... ([[Sandro Veronesi]])
*Sarebbe opportuno chiarire l'equivoco storico: lo stile Juventus è una balla inventata da qualche giornalista. Lo stile, in quanto eleganza del dire e del fare, apparteneva ai due Agnelli, [[Gianni Agnelli|Gianni]] e [[Umberto Agnelli|Umberto]], il resto era ed è stato esattamente l'opposto. Era stile quello di [[Giampiero Boniperti|Boniperti]] avvelenato contro tutti? Era stile quello di [[Luca Cordero di Montezemolo|Montezemolo]] furibondo dopo le sconfitte? Era stile quello di [[Luciano Moggi|Moggi]]? Dunque il comportamento dei dirigenti e dipendenti, calciatori e allenatore, non ha avuto e non ha nulla a che fare con il contegno dei due fondatori e costruttori della Juventus. ([[Tony Damascelli]])
*{{NDR|Alla domanda di Brigitte Schönau «Esiste ancora lo stile Juventus e cosa significa per lei?»}} Se devo essere sincero, non lo so. Me lo sono chiesto anche internamente. Lo stile Juventus è qualcosa che gli altri hanno detto di noi, ma non ho mai capito esattamente cosa sia lo stile Juventus [...] Lo stile Juventus è vincere. E quindi sì, esiste ancora da quel punto di vista. ([[Andrea Agnelli]])
*Semplicità, Serietà, Sobrietà.<ref>{{ndr|orig.}} {{fr}} «''Simplicité, Sérieux, Sobriété''». Citato in Christian Bromberger; Alain Hayot, Jean-Marc Mariottini, ''Le match de football :ethnologied'une passion partisane à Marseille, Naples et Turin'', Les éditions de la FondationMaison des sciences de l'homme (MSH), Parigi, 1995, p. 149. ISBN 2-7351-0668-3</ref> (Christian Bromberger)
*Sempre uguali i dirigenti, sempre fedeli i soci, sempre uniti i giocatori, mai troppo lodati mai troppo rimproverati. In quest'ambiente vi è una cosa: l'educazione, non solo sportiva, ma anche sociale.<ref>Citato in Nicola Calzaretta, ''I colori della vittoria'', ''Goalbook Edizioni'', Pisa, 2014, p. 23. ISBN 13 978-8-89081-159-3</ref> (dal ''Guerin Sportivo'', 1935)
*«Stile Juventus» vuol dire ordine, rispetto delle gerarchie, nel momento in cui la Juventus viene associata alla FIAT dove sta la capacità rivoluzionaria della società, l'ordine, l'organizzazione? La dimensione globale della Juventus, la stessa questione del «ministro degli {{sic|Esteri}}», sono il risultato di un certo investimento di proiezione, che alla fine porta ad anticipare determinate cose, mentre le altre società di calcio si limitano a gestire il presente. La Juventus in quanto azienda globalizzata, riesce ad acquisire una sua autonomia completa e nell'autorappresentarsi alimenta profezie che poi si autodeterminano. ([[Felice Accame]])
*Tutti dicono: lo stile Juventus è la camicia con cravatta. Non hanno capito niente: stile Juventus vuol dire: duri a morire. ([[Massimo Mauro]])
*[Lo «stile Juventus» è] una questione di educazione. ([[Claudio Gentile]])
===[[Giampiero Boniperti]]===
*{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore.
*[Lo «stile Juventus» è] un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.
*Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Colori_e_simboli_della_Juventus_Football_Club#Stile_Juventus|oggetto=una sezione|preposizione=riguardante lo|etichetta=Stile Juventus}}
{{Juventus FC}}
[[Categoria:Espressioni comuni]]
[[Categoria:Juventus F.C.]]
[[Categoria:Sport in Italia]]
[[Categoria:Terminologia giornalistica]]
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Teorie del complotto sugli attentati dell'11 settembre 2001
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/* Massimo Polidoro */
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{{voce tematica}}
[[File:9-11 Truth 3.JPG|thumb|Manifestante appartenente al 9/11 Truth Movement]]
Citazioni sulle '''teorie del complotto sugli [[attentati dell'11 settembre 2001]]'''.
==Citazioni==
*Ad attaccare gli [[USA]] non furono due aerei, come pensano la maggior parte delle persone, ma quattro, e non furono distrutti due edifici, bensì quattro. Uno, in particolare, desta qualche perplessità, il World Trade Center 7, che era un edificio, di fianco alle Torri gemelle, di quasi cinquanta piani, che crollò su se stesso diverse ore dopo la caduta delle due Torri senza che nessun aereo lo colpisse, per non parlare dell'aereo poi che attaccò il Pentagono, del quale non c'è un solo filmato a prova della teoria ufficiale, nonostante ci siano quasi 100 telecamere di sicurezza e il Pentagono sia una delle zone più videosorvegliate al mondo. ([[Paolo Bernini]])
*È stata un'operazione militare, finanziata da persone all'interno di un governo che da quarant'anni intrattiene rapporti di amicizia con la famiglia Bush. ([[Michael Moore]])
*Lì almeno un complotto vero c'è stato, quello dei dirottatori. E ci sono delle zone grigie che andrebbero investigate; ma non è possibile perché i complottisti fanno troppo baccano. È come studiare Mozart in una segheria. ([[Paolo Attivissimo]])
*Mi preme sottolineare solo una cosa: la versione ufficiale di quell'evento {{NDR|l'attentato al World Trade Center}} è stata smentita da tutti i punti di vista. È palesemente falsa e ormai il mondo se n'è accorto. La verità probabilmente non la sapremo mai, ma sicuramente è molto diversa da quella che i media main stream ci raccontano. In questo caso si può dire che tutto quello sai è falso e, detta all'americana, "It was an inside job", tradotto "fu un lavoro interno". ([[Paolo Bernini]])
*Se non è stato un attacco terroristico, chi è stato? Ricordate che in effetti c'erano due torri. Due meno uno fa uno. Uno e uno: undici. Due meno uno fa uno. Uno e uno. E ci sono nove membri nel consiglio di amministrazione della Silverstein. Nove, uno, uno. Nove, undici. E facciamo due meno uno più undici e arriviamo a dodici. E questo ci porta al cervello dell'attacco dell'11 settembre: Kyle! [...] Dodici contiene due numeri: uno e due, come il cesso di ieri dove qualcuno è andato due volte invece di una. Sommiamo uno e due con novecentoundici, arriviamo a novecentoquattordici. Togliendo quattro abbiamo novantuno, il punteggio che ha fatto Kyle nel suo test dodici giorni dopo l'11 settembre! Chi aveva di più da guadagnarci? Kyle! Chi non c'era la mattina in cui sono cadute le torri? Kyle! Chi ha cagato nell'orinatoio? Kyle! Ma forse la più schiacciante di tutte è la prova che appare in questa foto della Torre 2. Mi appare un'immagine sfocata quando zoomo, ma se mi avvicino ancora... {{NDR|appare la sagoma di Kyle}} (''[[South Park (decima stagione)|South Park]]'')
*Se solo ci pensate, è davvero possibile che tutto questo arrivi da una grotta in Afghanistan? Voglio dire, io non riesco neppure a chiamare con il cellulare da qui al Queens. Come ha fatto la mente che è alla radice di ogni male a mettere insieme una cosa del genere? Non sto dicendo che non c'entri nulla, o che non sia collegato in qualche modo. Credo solo che questa sia una domanda legittima da porsi. ([[Michael Moore]])
*Si ripresentano anche in questo caso le tesi «complottistiche», che vorrebbero attribuire il devastante attacco terroristico a dipartimenti o agenzie di intelligence dall'amministrazione degli Stati Uniti, motivato dalla volontà di creare l'occasione per una offensiva contro l'Islam. Il «complottismo» è una teorica storico-ideologica volta a negare la realtà pura e semplice per evitare le conseguenze di un fatto, ed in questo caso il pericolo di una «guerra di civiltà», ed a negare la realtà di un pericolo attuale, quello di una «guerra contro gli ebrei e i crociati», cioè l'Occidente cristiano e liberale. Rifiuto la teorica «complottista» che è un'abile e talvolta sincera contraffazione della realtà per il timore di essa: Moro sarebbe stato rapito dalle «così dette» Brigate Rosse, strumento della CIA, o del KGB o della P2 o del... Priorato di Sion; Stalin non è morto per un ictus ma è stato fatto avvelenare da Beria, e secondo le ultime rivelazioni dell'ultimo capo del KGB sovietico – autore del tentativo di colpo di stato contro il presidente Gorbaciov – questi e Eltsin sarebbero stati in realtà agenti della CIA... Ricordando quanto «aperta» sia la società americana (pensiamo al fatto che la «gola profonda» del caso Nixon si scoprì essere stata il vice-direttore del FBI), ed alla congiura contro Bill Clinton, mi sembra improbabile anzi impossibile che l'11 settembre sia stato frutto di un complotto americano. Anche perché la guerra che ne è derivata sta portando alla sconfitta degli Stati Uniti in Iraq, in Afghanistan e nel Medio Oriente, e alla pericolosa quasi-sconfitta di Israele nei confronti degli Hezbollah, ma in realtà della Siria e soprattutto dell'Iran. ([[Francesco Cossiga]])
*Tutti i filmati sui complotti relativi all'11 settembre si possono trovare su internet: è emozionante, coinvolgente [...] C'è una torre, credo fosse in Spagna, che si è incendiata per 24 ore. E non è mai crollata! E in quel caso [al World Trade Center], in pochi minuti, è crollata l'intera struttura. ([[Marion Cotillard]])
*– Tutti i siti web sul complotto dell'11 settembre sono gestiti dal nostro Governo. La teoria del complotto è una teoria ideata dal Governo.<br>– Oh, porca merda!<br>– Perché il Governo vuole che la gente pensi che siano stati loro?<br>– Per un Governo avere potere significa avere il controllo totale. Quale modo migliore che intimorire la gente e convincerla che sono capaci del piano più complesso del mondo?<br>[...]<br>– Ragazzi, non avete capito. La gente ama pensare che siamo potenti, che controlliamo il mondo. Se sapessero che non c'entriamo, penserebbero che non controlliamo un bel niente.<br>– Ma non è più facile dire alla gente la verità?<br>– Ci abbiamo già provato e la maggior parte ci ha creduto. Ma un quarto della popolazione è ritardato. Se vogliono credere che controlliamo tutto con dei piani complicati, perché impedirglielo? (''[[South Park]]'')
===[[Massimo Mazzucco]]===
*Accecati dall'orrore e dalla polvere, scossi dall'emozione, catturati dall'incedere di eventi sempre più impossibili, abbiamo lasciato scorrere sotto i nostri occhi tanti piccoli dettagli che solo a distanza di tempo, rivisti e analizzati con il supporto di esperti del settore, sembrano suggerire una certa quota di complicità da parte dell'amministrazione americana, se non un vero e proprio "autoattentato", messo in scena dagli stessi personaggi che ne avrebbero poi tratto un indiscutibile vantaggio di tipo politico, economico e strategico a livello globale. Non è quindi di "antiamericanismo" che si tratta, e non è "contro" le istituzioni che ci si rivolge, ma si chiede anzi chiarezza proprio nel nome e per la salvaguardia di quelle istituzioni, che vorremmo in tutti i modi mantenere sane ed efficienti. Che siano due oppure duemila, nessun numero di mele marce potrà mai giustificare il mancato tentativo, da parte di quelle sane, di mantenere intatto l'unico grande cesto che ormai tutti dobbiamo condividere. Se globalizzazione deve essere, che lo sia anche sul piano giuridico, etico e morale, e non solo su quello materiale.
*Anche il volo UA93, un Boeing 757 della United che secondo la versione ufficiale è stato abbattuto dai passeggeri in rivolta, è precipitato in una zona rurale della Pennsylvania senza lasciare un solo frammento che permettesse di identificarlo. In questo caso la scomparsa dell'aereo è ancora più sconcertante, poiché non abbiamo a che fare con un edificio come il Pentagono, che bene o male può averne inghiottito una parte, ma con una semplice buca a cielo aperto, perfettamente ritagliata nel terreno, relativamente stretta e poco profonda, nella quale non si vede assolutamente nulla che si possa ricondurre ad un Boeing 757 carico di carburante e di passeggeri.
*La versione ufficiale vorrebbe che la struttura portante delle due torri, già parzialmente sventrate dagli aerei, col passare del tempo si sia indebolita per l'effetto degli incendi, fino a cedere del tutto. Ma in realtà l'acciaio dei piloni della struttura portante [...] non può in nessun modo essersi fuso alla temperatura di un incendio come quello delle torri. Prima di tutto, l'incendio iniziale ha esaurito quasi subito la sua forza, al punto che vi sono svariate immagini in cui addirittura si vede gente aggirarsi nella voragine stessa provocata dall'aereo. Ma indipendentemente da come si sia sviluppato l'incendio, l'acciaio fonde a 1535° C e non uno di meno, e lì dentro non può certo esserci mai stata quella temperatura (nemmeno al momento dell'esplosione, che si può valutare al massimo sugli 800° C, e solo per pochi secondi). Non si spiegherebbe altrimenti come per saldarlo sia necessaria una potente fiamma ossidrica, se bastasse qualche bidone di kerosene per renderlo molle come cioccolata.
*Mentre tutti noi trascorrevamo, ignari, l'ultimo giorno di un mondo ormai dimenticato, a Washington c'era chi evidentemente aveva molta fretta di entrare in quello che stava per arrivare. Nonostante l'amministrazione Bush sia sembrata cadere dalle nuvole di fronte agli attentati a Torri e Pentagono, un preciso piano di guerra per attaccare l'Afghanistan era stato messo sulla scrivania di Bush proprio il 10 di settembre, in attesa del suo ritorno dalla Florida [...]. È interessante notare come una notizia di questa portata non sia mai più stata ripresa dai grandi media tradizionali, nè in TV nè su carta stampata. È come se i giornalisti americani avessero voluto mettere gli indizi sotto il naso dei lettori, ma avessero poi lasciato a loro il compito di porsi la più naturale delle domande che ti viene a quel punto: ma come facevano a saperlo?
*Non solo il secondo aereo, che ha colpito la Torre Sud dopo oltre mezz'ora dal dirottamento, avrebbe potuto essere intercettato con comodità, ma addirittura il terzo ha scorrazzato per oltre 30 minuti in quello che è considerato lo spazio aereo meglio difeso del mondo. Il quarto aereo infine, prima di schiantarsi al suolo, aveva a sua volta viaggiato per oltre mezz'ora nelle stesse condizioni del penultimo. Inoltre, come si può vedere dalla cronologia dei 4 voli, queste tre "mezze ore" circa di libertà ciascuno sono arrivate l'una dopo l'altra, e non contemporaneamente, il che porta il tempo totale di cieli sguarniti ad un'ora e mezza in tutto.
*Quanti edifici, con struttura portante in acciaio, sono crollati totalmente, a causa di uno o più incendi, nel corso della moderna storia dell'ingegneria? È una domanda molto semplice e la sua risposta può aiutarci a capire che cosa sia successo l'11 Settembre al World Trade Center. Se si esclude quel giorno, infatti, la risposta alla domanda precedente è nessuno [...] Le analogie tra una demolizione controllata ed il crollo degli edifici del World Trade Center sono moltissime e non sono riscontrabili, normalmente, in un crollo spontaneo. È ragionevole pensare che si siano verificate tutte assieme, fortuitamente, per ben tre edifici crollati lo stesso giorno? O è più ragionevole ritenere che le torri del World Trade Center siano state distrutte tramite una qualche forma di demolizione controllata?
===[[Massimo Polidoro]]===
*C'è chi ritiene responsabili Bush e i suoi cortigiani e chi invece lo vede come un complotto israeliano. Chi lo interpreta come una cospirazione ordita dai baroni del petrolio e dai fabbricanti di armi e chi invece dà la colpa alla CIA e ai servizi deviati. C'è chi pensa che gli attentatori sarebbero stati partner volontari, chi li considera involontari complici manipolati dall'alto e chi addirittura afferma che non sarebbero mai esistiti. Così come non sarebbero nemmeno mai esistite le 265 persone imbarcatesi sui quattro voli schiantatisi quella mattina. O, se sono esistite, ora sarebbero state uccise dall'esercito o traslocate in qualche base segreta e isolata dal resto del mondo.
*Che Bush e i suoi abbiano letteralmente approfittato degli attentati per i loro più o meno nascosti interessi di parte sono in pochi a dubitarlo. Saddam Hussein non nascondeva armi chimiche e non aveva collaborato in alcun modo agli attentati, eppure Bush riuscì a fare approvare una nuova guerra contro l'Iraq approfittando del dolore e dell'indignazione di una nazione ferita e presentando prove che si sono poi rivelate false.<br>Ma che il presidente americano e i suoi sodali abbiano mentito su tante cose, soprattutto sulle vere ragioni della guerra, non prova in alcun modo che gli attacchi dell’11 settembre siano stati provocati dallo stesso governo.
*L'11 settembre 2001 quattro aeroplani dirottati da 19 terroristi arabi si schiantarono contro le Torri Gemelle a New York, contro il Pentagono a Washington e solo per poco non riuscirono a distruggere anche la Casa Bianca o il Campidoglio. Fu il più grande attacco subìto dagli Stati Uniti d'America sul proprio suolo dopo quello di Pearl Harbor, nel 1941, una devastazione che provocò la morte di quasi 3.000 persone e mise in ginocchio la più grande potenza mondiale. Fu anche la tragedia meglio documentata della storia.<br>Ciò nonostante, a sei anni di distanza da quegli eventi, un sondaggio della Scripps News Service e dell'Università dell'Ohio rivelava che un americano su tre era convinto che dietro gli attentati ci fosse, in un modo o nell'altro, il Governo statunitense. Negli anni seguenti, la percentuale è scesa, attestandosi però pur sempre tra il 6 e il 15% nel 2010.
*Probabilmente, l'idea che l’11 settembre sia stato un complotto governativo, piuttosto che un attacco terroristico arabo, va ricercata nella idealizzazione che molti hanno degli Stati Uniti e dei loro mezzi militari. Se i caccia non si sono alzati in volo immediatamente per abbattere gli aerei dirottati significa che qualcuno aveva ordinato loro di non farlo. Il fatto che il sistema di difesa aerea americano fosse progettato per difendersi da attacchi esterni e non interni; il fatto che i terroristi disattivarono il transponder quasi subito dopo il dirottamento, impedendo così di localizzare i loro aerei; il fatto che i protocolli burocratici e le catene decisionali allungassero in maniera spropositata i tempi di reazione; il fatto che nessuno avesse previsto un attacco di quel tipo e non fosse in alcun modo preparato a reagire di conseguenza; il fatto insomma che abbiamo a che fare con persone, capaci di sbagliare come tutti quanti, e non con supereroi infallibili non viene preso minimamente in considerazione da chi sostiene le ipotesi di complotto.
==Voci correlate==
*[[Attentati dell'11 settembre 2001]]
*[[Teoria del complotto]]
*[[World Trade Center]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Teorie del complotto|11 settembre 2001]]
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[[File:9-11 Truth 3.JPG|thumb|Manifestante appartenente al 9/11 Truth Movement]]
Citazioni sulle '''teorie del complotto sugli [[attentati dell'11 settembre 2001]]'''.
==Citazioni==
*Ad attaccare gli [[USA]] non furono due aerei, come pensano la maggior parte delle persone, ma quattro, e non furono distrutti due edifici, bensì quattro. Uno, in particolare, desta qualche perplessità, il World Trade Center 7, che era un edificio, di fianco alle Torri gemelle, di quasi cinquanta piani, che crollò su se stesso diverse ore dopo la caduta delle due Torri senza che nessun aereo lo colpisse, per non parlare dell'aereo poi che attaccò il Pentagono, del quale non c'è un solo filmato a prova della teoria ufficiale, nonostante ci siano quasi 100 telecamere di sicurezza e il Pentagono sia una delle zone più videosorvegliate al mondo. ([[Paolo Bernini]])
*È stata un'operazione militare, finanziata da persone all'interno di un governo che da quarant'anni intrattiene rapporti di amicizia con la famiglia Bush. ([[Michael Moore]])
*Lì almeno un complotto vero c'è stato, quello dei dirottatori. E ci sono delle zone grigie che andrebbero investigate; ma non è possibile perché i complottisti fanno troppo baccano. È come studiare Mozart in una segheria. ([[Paolo Attivissimo]])
*Mi preme sottolineare solo una cosa: la versione ufficiale di quell'evento {{NDR|l'attentato al World Trade Center}} è stata smentita da tutti i punti di vista. È palesemente falsa e ormai il mondo se n'è accorto. La verità probabilmente non la sapremo mai, ma sicuramente è molto diversa da quella che i media main stream ci raccontano. In questo caso si può dire che tutto quello sai è falso e, detta all'americana, "It was an inside job", tradotto "fu un lavoro interno". ([[Paolo Bernini]])
*Se non è stato un attacco terroristico, chi è stato? Ricordate che in effetti c'erano due torri. Due meno uno fa uno. Uno e uno: undici. Due meno uno fa uno. Uno e uno. E ci sono nove membri nel consiglio di amministrazione della Silverstein. Nove, uno, uno. Nove, undici. E facciamo due meno uno più undici e arriviamo a dodici. E questo ci porta al cervello dell'attacco dell'11 settembre: Kyle! [...] Dodici contiene due numeri: uno e due, come il cesso di ieri dove qualcuno è andato due volte invece di una. Sommiamo uno e due con novecentoundici, arriviamo a novecentoquattordici. Togliendo quattro abbiamo novantuno, il punteggio che ha fatto Kyle nel suo test dodici giorni dopo l'11 settembre! Chi aveva di più da guadagnarci? Kyle! Chi non c'era la mattina in cui sono cadute le torri? Kyle! Chi ha cagato nell'orinatoio? Kyle! Ma forse la più schiacciante di tutte è la prova che appare in questa foto della Torre 2. Mi appare un'immagine sfocata quando zoomo, ma se mi avvicino ancora... {{NDR|appare la sagoma di Kyle}} (''[[South Park (decima stagione)|South Park]]'')
*Se solo ci pensate, è davvero possibile che tutto questo arrivi da una grotta in Afghanistan? Voglio dire, io non riesco neppure a chiamare con il cellulare da qui al Queens. Come ha fatto la mente che è alla radice di ogni male a mettere insieme una cosa del genere? Non sto dicendo che non c'entri nulla, o che non sia collegato in qualche modo. Credo solo che questa sia una domanda legittima da porsi. ([[Michael Moore]])
*Si ripresentano anche in questo caso le tesi «complottistiche», che vorrebbero attribuire il devastante attacco terroristico a dipartimenti o agenzie di intelligence dall'amministrazione degli Stati Uniti, motivato dalla volontà di creare l'occasione per una offensiva contro l'Islam. Il «complottismo» è una teorica storico-ideologica volta a negare la realtà pura e semplice per evitare le conseguenze di un fatto, ed in questo caso il pericolo di una «guerra di civiltà», ed a negare la realtà di un pericolo attuale, quello di una «guerra contro gli ebrei e i crociati», cioè l'Occidente cristiano e liberale. Rifiuto la teorica «complottista» che è un'abile e talvolta sincera contraffazione della realtà per il timore di essa: Moro sarebbe stato rapito dalle «così dette» Brigate Rosse, strumento della CIA, o del KGB o della P2 o del... Priorato di Sion; Stalin non è morto per un ictus ma è stato fatto avvelenare da Beria, e secondo le ultime rivelazioni dell'ultimo capo del KGB sovietico – autore del tentativo di colpo di stato contro il presidente Gorbaciov – questi e Eltsin sarebbero stati in realtà agenti della CIA... Ricordando quanto «aperta» sia la società americana (pensiamo al fatto che la «gola profonda» del caso Nixon si scoprì essere stata il vice-direttore del FBI), ed alla congiura contro Bill Clinton, mi sembra improbabile anzi impossibile che l'11 settembre sia stato frutto di un complotto americano. Anche perché la guerra che ne è derivata sta portando alla sconfitta degli Stati Uniti in Iraq, in Afghanistan e nel Medio Oriente, e alla pericolosa quasi-sconfitta di Israele nei confronti degli Hezbollah, ma in realtà della Siria e soprattutto dell'Iran. ([[Francesco Cossiga]])
*Tutti i filmati sui complotti relativi all'11 settembre si possono trovare su internet: è emozionante, coinvolgente [...] C'è una torre, credo fosse in Spagna, che si è incendiata per 24 ore. E non è mai crollata! E in quel caso [al World Trade Center], in pochi minuti, è crollata l'intera struttura. ([[Marion Cotillard]])
*– Tutti i siti web sul complotto dell'11 settembre sono gestiti dal nostro Governo. La teoria del complotto è una teoria ideata dal Governo.<br>– Oh, porca merda!<br>– Perché il Governo vuole che la gente pensi che siano stati loro?<br>– Per un Governo avere potere significa avere il controllo totale. Quale modo migliore che intimorire la gente e convincerla che sono capaci del piano più complesso del mondo?<br>[...]<br>– Ragazzi, non avete capito. La gente ama pensare che siamo potenti, che controlliamo il mondo. Se sapessero che non c'entriamo, penserebbero che non controlliamo un bel niente.<br>– Ma non è più facile dire alla gente la verità?<br>– Ci abbiamo già provato e la maggior parte ci ha creduto. Ma un quarto della popolazione è ritardato. Se vogliono credere che controlliamo tutto con dei piani complicati, perché impedirglielo? (''[[South Park]]'')
===[[Massimo Mazzucco]]===
*Accecati dall'orrore e dalla polvere, scossi dall'emozione, catturati dall'incedere di eventi sempre più impossibili, abbiamo lasciato scorrere sotto i nostri occhi tanti piccoli dettagli che solo a distanza di tempo, rivisti e analizzati con il supporto di esperti del settore, sembrano suggerire una certa quota di complicità da parte dell'amministrazione americana, se non un vero e proprio "autoattentato", messo in scena dagli stessi personaggi che ne avrebbero poi tratto un indiscutibile vantaggio di tipo politico, economico e strategico a livello globale. Non è quindi di "antiamericanismo" che si tratta, e non è "contro" le istituzioni che ci si rivolge, ma si chiede anzi chiarezza proprio nel nome e per la salvaguardia di quelle istituzioni, che vorremmo in tutti i modi mantenere sane ed efficienti. Che siano due oppure duemila, nessun numero di mele marce potrà mai giustificare il mancato tentativo, da parte di quelle sane, di mantenere intatto l'unico grande cesto che ormai tutti dobbiamo condividere. Se globalizzazione deve essere, che lo sia anche sul piano giuridico, etico e morale, e non solo su quello materiale.
*Anche il volo UA93, un Boeing 757 della United che secondo la versione ufficiale è stato abbattuto dai passeggeri in rivolta, è precipitato in una zona rurale della Pennsylvania senza lasciare un solo frammento che permettesse di identificarlo. In questo caso la scomparsa dell'aereo è ancora più sconcertante, poiché non abbiamo a che fare con un edificio come il Pentagono, che bene o male può averne inghiottito una parte, ma con una semplice buca a cielo aperto, perfettamente ritagliata nel terreno, relativamente stretta e poco profonda, nella quale non si vede assolutamente nulla che si possa ricondurre ad un Boeing 757 carico di carburante e di passeggeri.
*La versione ufficiale vorrebbe che la struttura portante delle due torri, già parzialmente sventrate dagli aerei, col passare del tempo si sia indebolita per l'effetto degli incendi, fino a cedere del tutto. Ma in realtà l'acciaio dei piloni della struttura portante [...] non può in nessun modo essersi fuso alla temperatura di un incendio come quello delle torri. Prima di tutto, l'incendio iniziale ha esaurito quasi subito la sua forza, al punto che vi sono svariate immagini in cui addirittura si vede gente aggirarsi nella voragine stessa provocata dall'aereo. Ma indipendentemente da come si sia sviluppato l'incendio, l'acciaio fonde a 1535° C e non uno di meno, e lì dentro non può certo esserci mai stata quella temperatura (nemmeno al momento dell'esplosione, che si può valutare al massimo sugli 800° C, e solo per pochi secondi). Non si spiegherebbe altrimenti come per saldarlo sia necessaria una potente fiamma ossidrica, se bastasse qualche bidone di kerosene per renderlo molle come cioccolata.
*Mentre tutti noi trascorrevamo, ignari, l'ultimo giorno di un mondo ormai dimenticato, a Washington c'era chi evidentemente aveva molta fretta di entrare in quello che stava per arrivare. Nonostante l'amministrazione Bush sia sembrata cadere dalle nuvole di fronte agli attentati a Torri e Pentagono, un preciso piano di guerra per attaccare l'Afghanistan era stato messo sulla scrivania di Bush proprio il 10 di settembre, in attesa del suo ritorno dalla Florida [...]. È interessante notare come una notizia di questa portata non sia mai più stata ripresa dai grandi media tradizionali, nè in TV nè su carta stampata. È come se i giornalisti americani avessero voluto mettere gli indizi sotto il naso dei lettori, ma avessero poi lasciato a loro il compito di porsi la più naturale delle domande che ti viene a quel punto: ma come facevano a saperlo?
*Non solo il secondo aereo, che ha colpito la Torre Sud dopo oltre mezz'ora dal dirottamento, avrebbe potuto essere intercettato con comodità, ma addirittura il terzo ha scorrazzato per oltre 30 minuti in quello che è considerato lo spazio aereo meglio difeso del mondo. Il quarto aereo infine, prima di schiantarsi al suolo, aveva a sua volta viaggiato per oltre mezz'ora nelle stesse condizioni del penultimo. Inoltre, come si può vedere dalla cronologia dei 4 voli, queste tre "mezze ore" circa di libertà ciascuno sono arrivate l'una dopo l'altra, e non contemporaneamente, il che porta il tempo totale di cieli sguarniti ad un'ora e mezza in tutto.
*Quanti edifici, con struttura portante in acciaio, sono crollati totalmente, a causa di uno o più incendi, nel corso della moderna storia dell'ingegneria? È una domanda molto semplice e la sua risposta può aiutarci a capire che cosa sia successo l'11 Settembre al World Trade Center. Se si esclude quel giorno, infatti, la risposta alla domanda precedente è nessuno [...] Le analogie tra una demolizione controllata ed il crollo degli edifici del World Trade Center sono moltissime e non sono riscontrabili, normalmente, in un crollo spontaneo. È ragionevole pensare che si siano verificate tutte assieme, fortuitamente, per ben tre edifici crollati lo stesso giorno? O è più ragionevole ritenere che le torri del World Trade Center siano state distrutte tramite una qualche forma di demolizione controllata?
===[[Massimo Polidoro]]===
*C'è chi ritiene responsabili Bush e i suoi cortigiani e chi invece lo vede come un complotto israeliano. Chi lo interpreta come una cospirazione ordita dai baroni del petrolio e dai fabbricanti di armi e chi invece dà la colpa alla CIA e ai servizi deviati. C'è chi pensa che gli attentatori sarebbero stati partner volontari, chili considera involontari complici manipolati dall'alto e chi addirittura afferma che non sarebbero mai esistiti. Così come non sarebbero nemmeno mai esistite le 265 persone imbarcatesi sui quattro voli schiantatisi quella mattina. O, se sono esistite, ora sarebbero state uccise dall'esercito o traslocate in qualche base segreta e isolata dal resto del mondo.
*Che Bush e i suoi abbiano letteralmente approfittato degli attentati per i loro più o meno nascosti interessi di parte sono in pochi a dubitarlo. Saddam Hussein non nascondeva armi chimiche e non aveva collaborato in alcun modo agli attentati, eppure Bush riuscì a fare approvare una nuova guerra contro l'Iraq approfittando del dolore e dell'indignazione di una nazione ferita e presentando prove che si sono poi rivelate false.<br>Ma che il presidente americano e i suoi sodali abbiano mentito su tante cose, soprattutto sulle vere ragioni della guerra, non prova in alcun modo che gli attacchi dell’11 settembre siano stati provocati dallo stesso governo.
*L'11 settembre 2001 quattro aeroplani dirottati da 19 terroristi arabi si schiantarono contro le Torri Gemelle a New York, contro il Pentagono a Washington e solo per poco non riuscirono a distruggere anche la Casa Bianca o il Campidoglio. Fu il più grande attacco subìto dagli Stati Uniti d'America sul proprio suolo dopo quello di Pearl Harbor, nel 1941, una devastazione che provocò la morte di quasi 3.000 persone e mise in ginocchio la più grande potenza mondiale. Fu anche la tragedia meglio documentata della storia.<br>Ciò nonostante, a sei anni di distanza da quegli eventi, un sondaggio della Scripps News Service e dell'Università dell'Ohio rivelava che un americano su tre era convinto che dietro gli attentati ci fosse, in un modo o nell'altro, il Governo statunitense. Negli anni seguenti, la percentuale è scesa, attestandosi però pur sempre tra il 6 e il 15% nel 2010.
*Probabilmente, l'idea che l’11 settembre sia stato un complotto governativo, piuttosto che un attacco terroristico arabo, va ricercata nella idealizzazione che molti hanno degli Stati Uniti e dei loro mezzi militari. Se i caccia non si sono alzati in volo immediatamente per abbattere gli aerei dirottati significa che qualcuno aveva ordinato loro di non farlo. Il fatto che il sistema di difesa aerea americano fosse progettato per difendersi da attacchi esterni e non interni; il fatto che i terroristi disattivarono il transponder quasi subito dopo il dirottamento, impedendo così di localizzare i loro aerei; il fatto che i protocolli burocratici e le catene decisionali allungassero in maniera spropositata i tempi di reazione; il fatto che nessuno avesse previsto un attacco di quel tipo e non fosse in alcun modo preparato a reagire di conseguenza; il fatto insomma che abbiamo a che fare con persone, capaci di sbagliare come tutti quanti, e non con supereroi infallibili non viene preso minimamente in considerazione da chi sostiene le ipotesi di complotto.
==Voci correlate==
*[[Attentati dell'11 settembre 2001]]
*[[Teoria del complotto]]
*[[World Trade Center]]
==Altri progetti==
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Citazioni sulle '''teorie del complotto sugli [[attentati dell'11 settembre 2001]]'''.
==Citazioni==
*Ad attaccare gli [[USA]] non furono due aerei, come pensano la maggior parte delle persone, ma quattro, e non furono distrutti due edifici, bensì quattro. Uno, in particolare, desta qualche perplessità, il World Trade Center 7, che era un edificio, di fianco alle Torri gemelle, di quasi cinquanta piani, che crollò su se stesso diverse ore dopo la caduta delle due Torri senza che nessun aereo lo colpisse, per non parlare dell'aereo poi che attaccò il Pentagono, del quale non c'è un solo filmato a prova della teoria ufficiale, nonostante ci siano quasi 100 telecamere di sicurezza e il Pentagono sia una delle zone più videosorvegliate al mondo. ([[Paolo Bernini]])
*È stata un'operazione militare, finanziata da persone all'interno di un governo che da quarant'anni intrattiene rapporti di amicizia con la famiglia Bush. ([[Michael Moore]])
*Lì almeno un complotto vero c'è stato, quello dei dirottatori. E ci sono delle zone grigie che andrebbero investigate; ma non è possibile perché i complottisti fanno troppo baccano. È come studiare Mozart in una segheria. ([[Paolo Attivissimo]])
*Mi preme sottolineare solo una cosa: la versione ufficiale di quell'evento {{NDR|l'attentato al World Trade Center}} è stata smentita da tutti i punti di vista. È palesemente falsa e ormai il mondo se n'è accorto. La verità probabilmente non la sapremo mai, ma sicuramente è molto diversa da quella che i media main stream ci raccontano. In questo caso si può dire che tutto quello sai è falso e, detta all'americana, "It was an inside job", tradotto "fu un lavoro interno". ([[Paolo Bernini]])
*Se non è stato un attacco terroristico, chi è stato? Ricordate che in effetti c'erano due torri. Due meno uno fa uno. Uno e uno: undici. Due meno uno fa uno. Uno e uno. E ci sono nove membri nel consiglio di amministrazione della Silverstein. Nove, uno, uno. Nove, undici. E facciamo due meno uno più undici e arriviamo a dodici. E questo ci porta al cervello dell'attacco dell'11 settembre: Kyle! [...] Dodici contiene due numeri: uno e due, come il cesso di ieri dove qualcuno è andato due volte invece di una. Sommiamo uno e due con novecentoundici, arriviamo a novecentoquattordici. Togliendo quattro abbiamo novantuno, il punteggio che ha fatto Kyle nel suo test dodici giorni dopo l'11 settembre! Chi aveva di più da guadagnarci? Kyle! Chi non c'era la mattina in cui sono cadute le torri? Kyle! Chi ha cagato nell'orinatoio? Kyle! Ma forse la più schiacciante di tutte è la prova che appare in questa foto della Torre 2. Mi appare un'immagine sfocata quando zoomo, ma se mi avvicino ancora... {{NDR|appare la sagoma di Kyle}} (''[[South Park (decima stagione)|South Park]]'')
*Se solo ci pensate, è davvero possibile che tutto questo arrivi da una grotta in Afghanistan? Voglio dire, io non riesco neppure a chiamare con il cellulare da qui al Queens. Come ha fatto la mente che è alla radice di ogni male a mettere insieme una cosa del genere? Non sto dicendo che non c'entri nulla, o che non sia collegato in qualche modo. Credo solo che questa sia una domanda legittima da porsi. ([[Michael Moore]])
*Si ripresentano anche in questo caso le tesi «complottistiche», che vorrebbero attribuire il devastante attacco terroristico a dipartimenti o agenzie di intelligence dall'amministrazione degli Stati Uniti, motivato dalla volontà di creare l'occasione per una offensiva contro l'Islam. Il «complottismo» è una teorica storico-ideologica volta a negare la realtà pura e semplice per evitare le conseguenze di un fatto, ed in questo caso il pericolo di una «guerra di civiltà», ed a negare la realtà di un pericolo attuale, quello di una «guerra contro gli ebrei e i crociati», cioè l'Occidente cristiano e liberale. Rifiuto la teorica «complottista» che è un'abile e talvolta sincera contraffazione della realtà per il timore di essa: Moro sarebbe stato rapito dalle «così dette» Brigate Rosse, strumento della CIA, o del KGB o della P2 o del... Priorato di Sion; Stalin non è morto per un ictus ma è stato fatto avvelenare da Beria, e secondo le ultime rivelazioni dell'ultimo capo del KGB sovietico – autore del tentativo di colpo di stato contro il presidente Gorbaciov – questi e Eltsin sarebbero stati in realtà agenti della CIA... Ricordando quanto «aperta» sia la società americana (pensiamo al fatto che la «gola profonda» del caso Nixon si scoprì essere stata il vice-direttore del FBI), ed alla congiura contro Bill Clinton, mi sembra improbabile anzi impossibile che l'11 settembre sia stato frutto di un complotto americano. Anche perché la guerra che ne è derivata sta portando alla sconfitta degli Stati Uniti in Iraq, in Afghanistan e nel Medio Oriente, e alla pericolosa quasi-sconfitta di Israele nei confronti degli Hezbollah, ma in realtà della Siria e soprattutto dell'Iran. ([[Francesco Cossiga]])
*Tutti i filmati sui complotti relativi all'11 settembre si possono trovare su internet: è emozionante, coinvolgente [...] C'è una torre, credo fosse in Spagna, che si è incendiata per 24 ore. E non è mai crollata! E in quel caso [al World Trade Center], in pochi minuti, è crollata l'intera struttura. ([[Marion Cotillard]])
*– Tutti i siti web sul complotto dell'11 settembre sono gestiti dal nostro Governo. La teoria del complotto è una teoria ideata dal Governo.<br />– Oh, porca merda!<br />– Perché il Governo vuole che la gente pensi che siano stati loro?<br />– Per un Governo avere potere significa avere il controllo totale. Quale modo migliore che intimorire la gente e convincerla che sono capaci del piano più complesso del mondo?<br />[...]<br />– Ragazzi, non avete capito. La gente ama pensare che siamo potenti, che controlliamo il mondo. Se sapessero che non c'entriamo, penserebbero che non controlliamo un bel niente.<br />– Ma non è più facile dire alla gente la verità?<br />– Ci abbiamo già provato e la maggior parte ci ha creduto. Ma un quarto della popolazione è ritardato. Se vogliono credere che controlliamo tutto con dei piani complicati, perché impedirglielo? (''[[South Park]]'')
===[[Massimo Mazzucco]]===
*Accecati dall'orrore e dalla polvere, scossi dall'emozione, catturati dall'incedere di eventi sempre più impossibili, abbiamo lasciato scorrere sotto i nostri occhi tanti piccoli dettagli che solo a distanza di tempo, rivisti e analizzati con il supporto di esperti del settore, sembrano suggerire una certa quota di complicità da parte dell'amministrazione americana, se non un vero e proprio "autoattentato", messo in scena dagli stessi personaggi che ne avrebbero poi tratto un indiscutibile vantaggio di tipo politico, economico e strategico a livello globale. Non è quindi di "antiamericanismo" che si tratta, e non è "contro" le istituzioni che ci si rivolge, ma si chiede anzi chiarezza proprio nel nome e per la salvaguardia di quelle istituzioni, che vorremmo in tutti i modi mantenere sane ed efficienti. Che siano due oppure duemila, nessun numero di mele marce potrà mai giustificare il mancato tentativo, da parte di quelle sane, di mantenere intatto l'unico grande cesto che ormai tutti dobbiamo condividere. Se globalizzazione deve essere, che lo sia anche sul piano giuridico, etico e morale, e non solo su quello materiale.
*Anche il volo UA93, un Boeing 757 della United che secondo la versione ufficiale è stato abbattuto dai passeggeri in rivolta, è precipitato in una zona rurale della Pennsylvania senza lasciare un solo frammento che permettesse di identificarlo. In questo caso la scomparsa dell'aereo è ancora più sconcertante, poiché non abbiamo a che fare con un edificio come il Pentagono, che bene o male può averne inghiottito una parte, ma con una semplice buca a cielo aperto, perfettamente ritagliata nel terreno, relativamente stretta e poco profonda, nella quale non si vede assolutamente nulla che si possa ricondurre ad un Boeing 757 carico di carburante e di passeggeri.
*La versione ufficiale vorrebbe che la struttura portante delle due torri, già parzialmente sventrate dagli aerei, col passare del tempo si sia indebolita per l'effetto degli incendi, fino a cedere del tutto. Ma in realtà l'acciaio dei piloni della struttura portante [...] non può in nessun modo essersi fuso alla temperatura di un incendio come quello delle torri. Prima di tutto, l'incendio iniziale ha esaurito quasi subito la sua forza, al punto che vi sono svariate immagini in cui addirittura si vede gente aggirarsi nella voragine stessa provocata dall'aereo. Ma indipendentemente da come si sia sviluppato l'incendio, l'acciaio fonde a 1535° C e non uno di meno, e lì dentro non può certo esserci mai stata quella temperatura (nemmeno al momento dell'esplosione, che si può valutare al massimo sugli 800° C, e solo per pochi secondi). Non si spiegherebbe altrimenti come per saldarlo sia necessaria una potente fiamma ossidrica, se bastasse qualche bidone di kerosene per renderlo molle come cioccolata.
*Mentre tutti noi trascorrevamo, ignari, l'ultimo giorno di un mondo ormai dimenticato, a Washington c'era chi evidentemente aveva molta fretta di entrare in quello che stava per arrivare. Nonostante l'amministrazione Bush sia sembrata cadere dalle nuvole di fronte agli attentati a Torri e Pentagono, un preciso piano di guerra per attaccare l'Afghanistan era stato messo sulla scrivania di Bush proprio il 10 di settembre, in attesa del suo ritorno dalla Florida [...]. È interessante notare come una notizia di questa portata non sia mai più stata ripresa dai grandi media tradizionali, né in TV né su carta stampata. È come se i giornalisti americani avessero voluto mettere gli indizi sotto il naso dei lettori, ma avessero poi lasciato a loro il compito di porsi la più naturale delle domande che ti viene a quel punto: ma come facevano a saperlo?
*Non solo il secondo aereo, che ha colpito la Torre Sud dopo oltre mezz'ora dal dirottamento, avrebbe potuto essere intercettato con comodità, ma addirittura il terzo ha scorrazzato per oltre 30 minuti in quello che è considerato lo spazio aereo meglio difeso del mondo. Il quarto aereo infine, prima di schiantarsi al suolo, aveva a sua volta viaggiato per oltre mezz'ora nelle stesse condizioni del penultimo. Inoltre, come si può vedere dalla cronologia dei 4 voli, queste tre "mezze ore" circa di libertà ciascuno sono arrivate l'una dopo l'altra, e non contemporaneamente, il che porta il tempo totale di cieli sguarniti ad un'ora e mezza in tutto.
*Quanti edifici, con struttura portante in acciaio, sono crollati totalmente, a causa di uno o più incendi, nel corso della moderna storia dell'ingegneria? È una domanda molto semplice e la sua risposta può aiutarci a capire che cosa sia successo l'11 Settembre al World Trade Center. Se si esclude quel giorno, infatti, la risposta alla domanda precedente è nessuno [...] Le analogie tra una demolizione controllata ed il crollo degli edifici del World Trade Center sono moltissime e non sono riscontrabili, normalmente, in un crollo spontaneo. È ragionevole pensare che si siano verificate tutte assieme, fortuitamente, per ben tre edifici crollati lo stesso giorno? O è più ragionevole ritenere che le torri del World Trade Center siano state distrutte tramite una qualche forma di demolizione controllata?
===[[Massimo Polidoro]]===
*C'è chi ritiene responsabili Bush e i suoi cortigiani e chi invece lo vede come un complotto israeliano. Chi lo interpreta come una cospirazione ordita dai baroni del petrolio e dai fabbricanti di armi e chi invece dà la colpa alla CIA e ai servizi deviati. C'è chi pensa che gli attentatori sarebbero stati partner volontari, chi li considera involontari complici manipolati dall'alto e chi addirittura afferma che non sarebbero mai esistiti. Così come non sarebbero nemmeno mai esistite le 265 persone imbarcatesi sui quattro voli schiantatisi quella mattina. O, se sono esistite, ora sarebbero state uccise dall'esercito o traslocate in qualche base segreta e isolata dal resto del mondo.
*Che Bush e i suoi abbiano letteralmente approfittato degli attentati per i loro più o meno nascosti interessi di parte sono in pochi a dubitarlo. Saddam Hussein non nascondeva armi chimiche e non aveva collaborato in alcun modo agli attentati, eppure Bush riuscì a fare approvare una nuova guerra contro l'Iraq approfittando del dolore e dell'indignazione di una nazione ferita e presentando prove che si sono poi rivelate false.<br />Ma che il presidente americano e i suoi sodali abbiano mentito su tante cose, soprattutto sulle vere ragioni della guerra, non prova in alcun modo che gli attacchi dell'11 settembre siano stati provocati dallo stesso governo.
*L'11 settembre 2001 quattro aeroplani dirottati da 19 terroristi arabi si schiantarono contro le Torri Gemelle a New York, contro il Pentagono a Washington e solo per poco non riuscirono a distruggere anche la Casa Bianca o il Campidoglio. Fu il più grande attacco subìto dagli Stati Uniti d'America sul proprio suolo dopo quello di Pearl Harbor, nel 1941, una devastazione che provocò la morte di quasi 3.000 persone e mise in ginocchio la più grande potenza mondiale. Fu anche la tragedia meglio documentata della storia.<br />Ciò nonostante, a sei anni di distanza da quegli eventi, un sondaggio della Scripps News Service e dell'Università dell'Ohio rivelava che un americano su tre era convinto che dietro gli attentati ci fosse, in un modo o nell'altro, il Governo statunitense. Negli anni seguenti, la percentuale è scesa, attestandosi però pur sempre tra il 6 e il 15% nel 2010.
*Probabilmente, l'idea che l'11 settembre sia stato un complotto governativo, piuttosto che un attacco terroristico arabo, va ricercata nella idealizzazione che molti hanno degli Stati Uniti e dei loro mezzi militari. Se i caccia non si sono alzati in volo immediatamente per abbattere gli aerei dirottati significa che qualcuno aveva ordinato loro di non farlo. Il fatto che il sistema di difesa aerea americano fosse progettato per difendersi da attacchi esterni e non interni; il fatto che i terroristi disattivarono il transponder quasi subito dopo il dirottamento, impedendo così di localizzare i loro aerei; il fatto che i protocolli burocratici e le catene decisionali allungassero in maniera spropositata i tempi di reazione; il fatto che nessuno avesse previsto un attacco di quel tipo e non fosse in alcun modo preparato a reagire di conseguenza; il fatto insomma che abbiamo a che fare con persone, capaci di sbagliare come tutti quanti, e non con supereroi infallibili non viene preso minimamente in considerazione da chi sostiene le ipotesi di complotto.
==Voci correlate==
*[[Attentati dell'11 settembre 2001]]
*[[Teoria del complotto]]
*[[World Trade Center]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Teorie del complotto|11 settembre 2001]]
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Dino Gavina
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[[File:Dino Gavina e Man Ray presso il Centro Duchamp a San Lazzaro di Savena nella primavera del 1969, in una fotografia di Víctor Simonetti.png|miniatura|Dino Gavina con [[Man Ray]] nel 1969]]
'''Dino Gavina''' (1922 – 2007), imprenditore, designer ed editore italiano.
==Citazioni di Dino Gavina==
*I ricchi devono essere liberati dal kitsch per ricchi. I poveri devono essere liberati dal kitsch per poveri.<ref name="Orsini 1998">Citato in ''Dino Gavina: ultrarazionale, ultramobile'', a cura di Renzo Orsini, Compositori, 1998, cfr. risvolto anteriore, p. 164, p. 256, risvolto posteriore. ISBN 88-7794-137-5</ref>
*[[Lierna (sedia)|Lierna]] e Pigreco sono due capolavori: la loro presenza diventa il primo manifesto di un'epoca.<ref name="Orsini 1998" />
*La terra che veramente non conosce la bellezza non è quella dove l'arte non è mai nata, ma quella che colma di capolavori non sa né amarli né conservarli. (''Citazione tratta dalla riproduzione del manifesto realizzato da Dino Gavina e proposto al Ministero dei Beni Culturali''<ref name="Orsini 1998" />)
*Moderno è lo spirito dei tempi, ma la forma vera non può essere che classica.<ref name="Orsini 1998" />
*La produzione è il mezzo di comunicazione più efficace del nostro tempo, un mezzo che può essere usato come veicolo di stupidità o di civiltà.<ref name="Gavina 1969">Da ''Centro Duchamp'', Dino Gavina, 1969, p. 11: {{cita web|https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Edizione_di_un_quaderno_fuori_collana_del_Centro_Duchamp_di_Dino_Gavina,_1969_(esegesi).jpg|titolo=online|accesso=12 giugno 2026}}</ref>
==Citazioni su Dino Gavina==
*Il più emotivo e impulsivo di tutti i costruttori di mobili del mondo. ([[Marcel Breuer]])
*La verità? Niente di più sovversivo. ([[Man Ray]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Designer italiani]]
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Barbara Bouchet
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[[File:Barbara Bouchet (Rome, 1970s) by Rino Petrosino.jpg|thumb|Barbara Bouchet ]]
'''Barbara Bouchet''', nome d'arte di '''Bärbel Gutscher''' (1943 – vivente), attrice ed ex ballerina tedesca naturalizzata italiana.
==Citazioni di Barbara Bouchet==
*Facendo il cinema non avevo tutto quel contatto con la gente che ho oggi: la fama mi arriva più ora di allora. Che cosa buffa, mi dico cavolo, quand'ero ragazzina al massimo della mia gioventù e bellezza, non avevo tutti i fan che ho adesso. Anche giovani, che rivedono in tivù i miei vecchi film. Che i critici e i festival snobbavano e mazzolavano, li consideravano di serie B: io lo sapevo, e mi stava bene così. Ora sono diventati cult movie.<ref>Dall'intervista di Simona Spaventa, [https://milano.repubblica.it/cronaca/2016/10/29/news/barbara_bouchet_io_diversamente_giovane_e_nonna_due_volte_sono_fiera_dei_miei_72_anni_-150850823/ ''Barbara Bouchet: "Io, diversamente giovane e nonna due volte, sono fiera dei miei 72 anni"''], ''milano.repubblica.it'', 29 ottobre 2016.</ref>
{{Int|Da ''[https://www.vanityfair.it/show/cinema/15/10/14/barbara-bouchet-intervista-foto-teatro-corto-con-ambra-angiolini Barbara Bouchet: "Che bello fare la vecchia!"]''|Intervista di Raffaella Serini, ''Vanityfair.it'', 14 ottobre 2015.}}
*{{NDR|Su [[Jane Fonda]]}} È fantastica: riesce ad accettare e a giocare col fatto della sua età. Lei per me è l'esempio, la adoro.
*Il [[lavoro]] gratifica. Non sono il tipo che sta a casa a rimuginare su quanto sto invecchiando ed è dura la vita. Mi piace avere una ragione per alzarmi la mattina e lavorare.
*{{NDR|Sull'esperienza politica di [[Iva Zanicchi]]}} Lei non è felice di quella esperienza. Per carità, politica stammi lontana.
==Note==
<references />
==Filmografia==
*''[[Non si sevizia un paperino]]'' (1972)
*''[[Sabato, domenica e venerdì]]'' (1979)
*''[[Ho sposato uno sbirro]]'' (2008 – 2010)
==Voci correlate==
*[[Alessandro Borghese]] – figlio
==Altri progetti==
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[[Categoria:Danzatori italiani]]
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[[File:Barbara Bouchet (Rome, 1970s) by Rino Petrosino.jpg|thumb|200px|Barbara Bouchet ]]
'''Barbara Bouchet''', nome d'arte di '''Bärbel Gutscher''' (1943 – vivente), attrice ed ex ballerina tedesca naturalizzata italiana.
==Citazioni di Barbara Bouchet==
*Facendo il cinema non avevo tutto quel contatto con la gente che ho oggi: la fama mi arriva più ora di allora. Che cosa buffa, mi dico cavolo, quand'ero ragazzina al massimo della mia gioventù e bellezza, non avevo tutti i fan che ho adesso. Anche giovani, che rivedono in tivù i miei vecchi film. Che i critici e i festival snobbavano e mazzolavano, li consideravano di serie B: io lo sapevo, e mi stava bene così. Ora sono diventati cult movie.<ref>Dall'intervista di Simona Spaventa, [https://milano.repubblica.it/cronaca/2016/10/29/news/barbara_bouchet_io_diversamente_giovane_e_nonna_due_volte_sono_fiera_dei_miei_72_anni_-150850823/ ''Barbara Bouchet: "Io, diversamente giovane e nonna due volte, sono fiera dei miei 72 anni"''], ''milano.repubblica.it'', 29 ottobre 2016.</ref>
{{Int|Da ''[https://www.vanityfair.it/show/cinema/15/10/14/barbara-bouchet-intervista-foto-teatro-corto-con-ambra-angiolini Barbara Bouchet: "Che bello fare la vecchia!"]''|Intervista di Raffaella Serini, ''Vanityfair.it'', 14 ottobre 2015.}}
*{{NDR|Su [[Jane Fonda]]}} È fantastica: riesce ad accettare e a giocare col fatto della sua età. Lei per me è l'esempio, la adoro.
*Il [[lavoro]] gratifica. Non sono il tipo che sta a casa a rimuginare su quanto sto invecchiando ed è dura la vita. Mi piace avere una ragione per alzarmi la mattina e lavorare.
*{{NDR|Sull'esperienza politica di [[Iva Zanicchi]]}} Lei non è felice di quella esperienza. Per carità, politica stammi lontana.
==Note==
<references />
==Filmografia==
*''[[Non si sevizia un paperino]]'' (1972)
*''[[Sabato, domenica e venerdì]]'' (1979)
*''[[Ho sposato uno sbirro]]'' (2008 – 2010)
==Voci correlate==
*[[Alessandro Borghese]] – figlio
==Altri progetti==
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[[Categoria:Danzatori italiani]]
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Adolfo Faggi
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Bernard de Mandeville
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'''Adolfo Faggi''' (1868 – 1953), filosofo e psicologo italiano.
==Citazioni di Adolfo Faggi==
*Nel 1708 si vendeva come un libello per le vie di Londra la famigerata ''Favola delle Api'' di [[Bernard de Mandeville|{{sic|G.}} Mandeville]], a cui fu poi aggiunto dall'Autore un lungo commento nelle edizioni successive del 1714 e del 1719. Che cos'è questa favola? È la dimostrazione che la società umana, se deve progredire e fiorire, non può fare a meno della immoralità: anzi solamente mercé di questa il progresso e la fioritura possono essere ottenuti. La vanità, l'ambizione, la ricerca del piacere, l'amore del lusso affinano il cervello, lo stimolano all'azione, provocano la concorrenza fra gli uomini e con questa tutte le forme della frode e dell' inganno; ma così si svolgono tutti gli aspetti dell'attività sociale, la vita s'intensifica e si allarga e nasce la floridezza degli stati. Il vizio genera l'astuzia, l'astuzia genera l'industria, e l'industria genera il benessere collettivo. È impossibile quindi associare la grandezza di un popolo colla semplicità dei costumi e colla probità.<ref>Da ''I viaggi di Gulliver'', p. 257.</ref>
==''Manzoni e la filosofia''==
*[...] la conversione del [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] non mosse da uno stato anteriore di assoluta incredulità o di ateismo. Egli era stato educato e nutrito nella filosofia del secolo XVIII, e seguiva perciò quelle dottrine del ''[[Sensismo]]'', che rappresentano la ''forma mentis'' del secolo: tutti, dal più al meno, con maggiore o minore intensità di colorito, chierici e laici, uomini così di scienza come di letteratura o di religione, furono allora sensisti: sensista era anche il padre Soave, il buon Barnabita, che fu maestro del Manzoni giovinetto. Tutti erano concordi nel rifiutare quella dottrina delle ''idee innate'', che si faceva risalire al [[Cartesio]]: tutti volevano riconoscere nell'esperienza la fonte unica e primigenia delle nostre cognizioni. Ma il Sensismo, nei molteplici suoi svolgimenti e adattamenti, che costituiscono il fondo di tutta la vita filosofica del sec. XVIII, permise una grande varietà nel campo religioso. (p. 3)
*[...] il Sensismo, nei molteplici suoi svolgimenti e adattamenti, che costituiscono il fondo di tutta la vita filosofica del sec. XVIII, permise una grande varietà nel campo religioso. Credente era quegli stesso, che fu considerato il suo iniziatore e banditore, [[John Locke|Giovanni Locke]], né incredulo fu l'abate [[Étienne Bonnot de Condillac|Condillac]], il filosofo della sensazione trasformata: dal Locke insomma al Condillac, al [[Voltaire]], al [[Charles Bonnet|Bonnet]], al [[Pierre Jean Georges Cabanis|Cabanis]], al [[Denis Diderot|Diderot]], all'[[Claude-Adrien Helvétius|Helvetius]], tutte o quasi tutte le gradazioni della fede furono ammesse. (p. 3)
*Se si leggono [...] con attenzione i ''[[I promessi sposi|Promessi Sposi]]'', si vede chiaramente che il Manzoni, quando scriveva il suo grande romanzo, rispecchiava ancora, per ciò che concerne le idee filosofiche, lo spirito del sec. XVIII, che dal Sensismo era condotto all'Ideologia, all'analisi cioè delle idee, per ritrovarne gli originari elementi sensitivi. (p. 5)
*Sulle questioni propriamente filosofiche o metafisiche il Sensismo non si pronunciava; e benché si adattasse alle più diverse credenze, riuscendo, a seconda dei casi, o al Materialismo o al Panteismo e persino all'Idealismo o allo Spiritualismo, la sua logica e diretta conseguenza era l'[[Agnosticismo]]. (p. 5)
==''Principj di psicologia moderna''==
*La [[Psicologia]] è la scienza dei fatti interni. Che cosa s'intende per fatto interno? Fatto interno è ciò che avviene dentro di noi, ossia nella nostra anima, nella nostra coscienza, come un sentimento, un pensiero, un atto della volontà: ma con ciò si dice ancora troppo poco. Per comprender meglio la natura dei fatti interni, paragoniamoli coi fatti esterni, e notiamo le principali differenze. Un fatto esterno, come una scintilla elettrica, l'alzarsi del mercurio nel termometro, la dilatazione di un corpo sotto l'effetto del calore, il passaggio di un astro sono fenomeni che si possono osservare da tutti quelli che si trovino presenti o nelle condizioni volute per l'osservazione: un fatto interno non è invece osservabile se non da colui che lo prova, lo sperimenta in sé stesso. (p. 18)
*Il [[sentimento]] a differenza della [[sensazione]] non è uno stato ''presentativo'': non si può dunque svolgere da esso, se non gli s'unisca la sensazione, un riferimento a un oggetto esteriore. Il sentimento esprime invece l'''interesse'' del soggetto per una data ''presentazione'', in quanto cioè questa si riferisca alla sua conservazione. La mancanza di oggettività è dunque la caratteristica negativa del sentimento: caratteristica positiva è il muoversi, per così dire, fra contrari, l'oscillare fra due poli opposti, il piacere e il dolore. Questa oscillazione dipende dai due opposti atteggiamenti che l'essere senziente può assumere in faccia agli oggetti esteriori: ''cercare'' quelli che giovano, ''fuggire'' quelli che nocciono. (cap. X, pp. 199-200)
*Nel mio saggio su [[Nikolaus Lenau|Lenau]]<ref>Nel testo "Lenan".</ref> e [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] ebbi occasione di distinguere fra [[suono]] ed [[armonia]]; e riponevo il sentimento musicale non già nel sentimento del suono, ma in quello dell'armonia, che costituisce il vero bello musicale; aggiungendo che molti i quali credono di aver sentimento musicale non hanno altro che sentimento del suono; il quale è naturale e perciò diffuso fra gli uomini, mentre il sentimento musicale, essendo la musica un'arte, dipende da una educazione tutta particolare dell'orecchio e da attitudini che in alcuni possono mancare. (cap. XII, p. 269)
==''Sul materialismo storico''==
*La dialettica della storia non sta, per così dire, nella testa, ma nello stomaco dell'umanità. Non sono adunque le idee che guidano le società, ma i bisogni economici. Tale è il concetto fondamentale del [[materialismo storico]]. (p. 10)
*[...] la scienza della [[storia]] tanto più progredirà, quanto maggiore sarà il numero dei fatti, che si potranno spiegare colle leggi economiche. Finché i fatti storici si spiegano colle idee, non si può essere sicuri di aver dato una spiegazione definitiva: voi mettete in rilievo certe idee, altri ne mettono in rilievo altre; voi guardate le cose da un lato, altri le guarda da un altro. La storia esaminata al solo lume dei principii ideali può ben rassomigliarsi a una scacchiera, in cui le pedine appaiono in serie diverse secondo il punto da cui si fa l'osservazione. (p. 15)
*Il [[Materialismo]] sostituito all'[[Idealismo (filosofia)|Idealismo]] storico non è altro [...] che il mondo delle cose sostituito al mondo dei valori, e, tutte le volte che questa sostituzione avviene, la scienza progredisce. (p. 15)
==''Sulla natura delle proposizioni logiche''==
* [...] il [[Friedrich-Albert Lange|Lange]] vuol fare per la Logica ciò che il [[Immanuel Kant|Kant]] fece per la Matematica, vuol mostrare cioè che anche le proposizioni della logica sono di natura sintetica. La natura di tutti i giudizi necessari cioè a priori dev'essere la stessa, egli dice: o sono tutti analitici o sono tutti sintetici. (p. 6)
*Il Lange [...], in conformità coi suoi principî, ritiene, sul fondamento del Baumann, che l'idea di numero derivi molto meglio dall'idea di spazio che da quella di tempo. L'idea di numero come quella di tempo sono per lui rappresentazioni posteriori rispetto all'idea di spazio. (p. 22)
*[...] data la possibilità di una forma matematica della [[logica]], resta a sapere se per questa via la logica romperà definitivamente col suo passato, mettendosi, come le discipline matematiche, in una via di sempre nuovi aumenti e di continui progressi. Io qui non sono dell'opinione del Lange, del [[George Boole|Boole]], del [[William Stanley Jevons|Ievons]], dello [[Ernst Schröder|Schröder]] e degli altri. L'applicazione della matematica, se allargherà in un punto o in un altro i confini della logica formale, non varrà a fare di questa una scienza al tutto nuova, come pretendono alcuni dei contemporanei. La logica è evidentemente una scienza più generale della matematica; l'algebra dei concetti, diceva il [[Alois Riehl|Riehl]], è più universale che l'algebra dei numeri; la matematica suppone idealmente la logica. Il ragionamento matematico è sempre un ragionamento, che suppone le leggi formali del pensiero. Benché le matematiche si fondino sull'intuizione, il principio d'identità e {{sic|contradizione}} di cui si fa in esse continuo uso non scaturisce dall' intuizione. (p. 26)
==''Un'antinomia dello spirito umano''==
*È più il [[Bene e male|male o il bene]] nel mondo? I pessimisti dicono che è più il male, gli ottimisti che è più il bene. Il Leibniz si trova in faccia lo Schopenhauer: e già prima dello Schopenhauer il Bayle aveva detto: L'uomo è cattivo e infelice: vi sono dappertutto prigioni e ospedali: l'istoria non è che la raccolta dei delitti e degl'infortuni del genere umano. A cui il Leibniz rispose che vi ha incomparabilmente più bene che male nella vita degli uomini, come v'hanno incomparabilmente più case che prigioni e ospedali. La {{sic|quistione}} non è risolvibile ''a posteriori'', non potendosi istituire seriamente la somma dei beni e dei mali nel mondo [...]. (p. 3)
*[...] se debbo dire la mia opinione {{NDR|sulla prevalenza tra il bene e il male}}, io credo che abbia più ragione lo Schopenhauer che il Leibniz. La vita ha, secondo me, più dolori e mali che beni e piaceri: i pessimisti hanno il merito di aver fatto osservazioni morali sulla vita più profonde e più giuste che gli ottimisti, i quali si sono generalmente contentati della superficie delle cose. Quando anche la vita scorresse come un placido fiume non increspato mai dall'acre vento del dolore, basterebbe la morte a provare che essa non è un bene. (p. 4)
*Il [[Pessimismo]] ha facilmente ragione dell'[[Ottimismo]], finché si guarda la realtà, ma non è più così, se dal reale si passa all'ideale. Il Pessimismo può distruggere la concezione ottimistica della Natura e dell'Universo, la pretensione dell'Ottimismo a diventar dogmatico, dandosi per il vero interprete della realtà; ma non la tendenza dello spirito a un ideale di pace e di serenità, di perfezione e d'armonia. Come ben dice il Lange, la distruzione tocca il dogma, non l'ideale. (p. 19)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-manzoni-la-filosofia/mode/1up Manzoni e la filosofia]'', Edizioni de "L'Erma", Torino, 1934.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-principj-di-psicologia-moderna/mode/1up Principj di psicologia moderna]'', Alberto Reber, Palermo, 1907<sup>2</sup>.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-sul-materialismo-storico/mode/1up Sul materialismo storico]'', Tip. G. e S. Zappulla, Palermo, 1897.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-sulla-natura-delle-proposizioni-logiche/mode/1up Sulla natura delle proposizioni logiche]'', Alberto Reber, Palermo, 1898.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-antinomia-dello-spirito-umano/mode/1up Un'antinomia dello spirito umano]'', Stab. tip. Zamorani e Albertazzi, Bologna, 1899.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Faggi, Adolfo}}
[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Psicologi italiani]]
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riferimenti bibliografici
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'''Adolfo Faggi''' (1868 – 1953), filosofo e psicologo italiano.
==Citazioni di Adolfo Faggi==
*Nel 1708 si vendeva come un libello per le vie di Londra la famigerata ''Favola delle Api'' di [[Bernard de Mandeville|{{sic|G.}} Mandeville]], a cui fu poi aggiunto dall'Autore un lungo commento nelle edizioni successive del 1714 e del 1719. Che cos'è questa favola? È la dimostrazione che la società umana, se deve progredire e fiorire, non può fare a meno della immoralità: anzi solamente mercé di questa il progresso e la fioritura possono essere ottenuti. La vanità, l'ambizione, la ricerca del piacere, l'amore del lusso affinano il cervello, lo stimolano all'azione, provocano la concorrenza fra gli uomini e con questa tutte le forme della frode e dell' inganno; ma così si svolgono tutti gli aspetti dell'attività sociale, la vita s'intensifica e si allarga e nasce la floridezza degli stati. Il vizio genera l'astuzia, l'astuzia genera l'industria, e l'industria genera il benessere collettivo. È impossibile quindi associare la grandezza di un popolo colla semplicità dei costumi e colla probità.<ref>Da ''[https://archive.org/details/faggi-viaggi-di-gulliver/mode/1up I viaggi di Gulliver]'', Estratto dal fascicolo di febbraio 1913 della ''Rivista d'Italia'', Roma, p. 257.</ref>
==''Manzoni e la filosofia''==
*[...] la conversione del [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] non mosse da uno stato anteriore di assoluta incredulità o di ateismo. Egli era stato educato e nutrito nella filosofia del secolo XVIII, e seguiva perciò quelle dottrine del ''[[Sensismo]]'', che rappresentano la ''forma mentis'' del secolo: tutti, dal più al meno, con maggiore o minore intensità di colorito, chierici e laici, uomini così di scienza come di letteratura o di religione, furono allora sensisti: sensista era anche il padre Soave, il buon Barnabita, che fu maestro del Manzoni giovinetto. Tutti erano concordi nel rifiutare quella dottrina delle ''idee innate'', che si faceva risalire al [[Cartesio]]: tutti volevano riconoscere nell'esperienza la fonte unica e primigenia delle nostre cognizioni. Ma il Sensismo, nei molteplici suoi svolgimenti e adattamenti, che costituiscono il fondo di tutta la vita filosofica del sec. XVIII, permise una grande varietà nel campo religioso. (p. 3)
*[...] il Sensismo, nei molteplici suoi svolgimenti e adattamenti, che costituiscono il fondo di tutta la vita filosofica del sec. XVIII, permise una grande varietà nel campo religioso. Credente era quegli stesso, che fu considerato il suo iniziatore e banditore, [[John Locke|Giovanni Locke]], né incredulo fu l'abate [[Étienne Bonnot de Condillac|Condillac]], il filosofo della sensazione trasformata: dal Locke insomma al Condillac, al [[Voltaire]], al [[Charles Bonnet|Bonnet]], al [[Pierre Jean Georges Cabanis|Cabanis]], al [[Denis Diderot|Diderot]], all'[[Claude-Adrien Helvétius|Helvetius]], tutte o quasi tutte le gradazioni della fede furono ammesse. (p. 3)
*Se si leggono [...] con attenzione i ''[[I promessi sposi|Promessi Sposi]]'', si vede chiaramente che il Manzoni, quando scriveva il suo grande romanzo, rispecchiava ancora, per ciò che concerne le idee filosofiche, lo spirito del sec. XVIII, che dal Sensismo era condotto all'Ideologia, all'analisi cioè delle idee, per ritrovarne gli originari elementi sensitivi. (p. 5)
*Sulle questioni propriamente filosofiche o metafisiche il Sensismo non si pronunciava; e benché si adattasse alle più diverse credenze, riuscendo, a seconda dei casi, o al Materialismo o al Panteismo e persino all'Idealismo o allo Spiritualismo, la sua logica e diretta conseguenza era l'[[Agnosticismo]]. (p. 5)
==''Principj di psicologia moderna''==
*La [[Psicologia]] è la scienza dei fatti interni. Che cosa s'intende per fatto interno? Fatto interno è ciò che avviene dentro di noi, ossia nella nostra anima, nella nostra coscienza, come un sentimento, un pensiero, un atto della volontà: ma con ciò si dice ancora troppo poco. Per comprender meglio la natura dei fatti interni, paragoniamoli coi fatti esterni, e notiamo le principali differenze. Un fatto esterno, come una scintilla elettrica, l'alzarsi del mercurio nel termometro, la dilatazione di un corpo sotto l'effetto del calore, il passaggio di un astro sono fenomeni che si possono osservare da tutti quelli che si trovino presenti o nelle condizioni volute per l'osservazione: un fatto interno non è invece osservabile se non da colui che lo prova, lo sperimenta in sé stesso. (p. 18)
*Il [[sentimento]] a differenza della [[sensazione]] non è uno stato ''presentativo'': non si può dunque svolgere da esso, se non gli s'unisca la sensazione, un riferimento a un oggetto esteriore. Il sentimento esprime invece l'''interesse'' del soggetto per una data ''presentazione'', in quanto cioè questa si riferisca alla sua conservazione. La mancanza di oggettività è dunque la caratteristica negativa del sentimento: caratteristica positiva è il muoversi, per così dire, fra contrari, l'oscillare fra due poli opposti, il piacere e il dolore. Questa oscillazione dipende dai due opposti atteggiamenti che l'essere senziente può assumere in faccia agli oggetti esteriori: ''cercare'' quelli che giovano, ''fuggire'' quelli che nocciono. (cap. X, pp. 199-200)
*Nel mio saggio su [[Nikolaus Lenau|Lenau]]<ref>Nel testo "Lenan".</ref> e [[Giacomo Leopardi|Leopardi]] ebbi occasione di distinguere fra [[suono]] ed [[armonia]]; e riponevo il sentimento musicale non già nel sentimento del suono, ma in quello dell'armonia, che costituisce il vero bello musicale; aggiungendo che molti i quali credono di aver sentimento musicale non hanno altro che sentimento del suono; il quale è naturale e perciò diffuso fra gli uomini, mentre il sentimento musicale, essendo la musica un'arte, dipende da una educazione tutta particolare dell'orecchio e da attitudini che in alcuni possono mancare. (cap. XII, p. 269)
==''Sul materialismo storico''==
*La dialettica della storia non sta, per così dire, nella testa, ma nello stomaco dell'umanità. Non sono adunque le idee che guidano le società, ma i bisogni economici. Tale è il concetto fondamentale del [[materialismo storico]]. (p. 10)
*[...] la scienza della [[storia]] tanto più progredirà, quanto maggiore sarà il numero dei fatti, che si potranno spiegare colle leggi economiche. Finché i fatti storici si spiegano colle idee, non si può essere sicuri di aver dato una spiegazione definitiva: voi mettete in rilievo certe idee, altri ne mettono in rilievo altre; voi guardate le cose da un lato, altri le guarda da un altro. La storia esaminata al solo lume dei principii ideali può ben rassomigliarsi a una scacchiera, in cui le pedine appaiono in serie diverse secondo il punto da cui si fa l'osservazione. (p. 15)
*Il [[Materialismo]] sostituito all'[[Idealismo (filosofia)|Idealismo]] storico non è altro [...] che il mondo delle cose sostituito al mondo dei valori, e, tutte le volte che questa sostituzione avviene, la scienza progredisce. (p. 15)
==''Sulla natura delle proposizioni logiche''==
* [...] il [[Friedrich-Albert Lange|Lange]] vuol fare per la Logica ciò che il [[Immanuel Kant|Kant]] fece per la Matematica, vuol mostrare cioè che anche le proposizioni della logica sono di natura sintetica. La natura di tutti i giudizi necessari cioè a priori dev'essere la stessa, egli dice: o sono tutti analitici o sono tutti sintetici. (p. 6)
*Il Lange [...], in conformità coi suoi principî, ritiene, sul fondamento del Baumann, che l'idea di numero derivi molto meglio dall'idea di spazio che da quella di tempo. L'idea di numero come quella di tempo sono per lui rappresentazioni posteriori rispetto all'idea di spazio. (p. 22)
*[...] data la possibilità di una forma matematica della [[logica]], resta a sapere se per questa via la logica romperà definitivamente col suo passato, mettendosi, come le discipline matematiche, in una via di sempre nuovi aumenti e di continui progressi. Io qui non sono dell'opinione del Lange, del [[George Boole|Boole]], del [[William Stanley Jevons|Ievons]], dello [[Ernst Schröder|Schröder]] e degli altri. L'applicazione della matematica, se allargherà in un punto o in un altro i confini della logica formale, non varrà a fare di questa una scienza al tutto nuova, come pretendono alcuni dei contemporanei. La logica è evidentemente una scienza più generale della matematica; l'algebra dei concetti, diceva il [[Alois Riehl|Riehl]], è più universale che l'algebra dei numeri; la matematica suppone idealmente la logica. Il ragionamento matematico è sempre un ragionamento, che suppone le leggi formali del pensiero. Benché le matematiche si fondino sull'intuizione, il principio d'identità e {{sic|contradizione}} di cui si fa in esse continuo uso non scaturisce dall' intuizione. (p. 26)
==''Un'antinomia dello spirito umano''==
*È più il [[Bene e male|male o il bene]] nel mondo? I pessimisti dicono che è più il male, gli ottimisti che è più il bene. Il Leibniz si trova in faccia lo Schopenhauer: e già prima dello Schopenhauer il Bayle aveva detto: L'uomo è cattivo e infelice: vi sono dappertutto prigioni e ospedali: l'istoria non è che la raccolta dei delitti e degl'infortuni del genere umano. A cui il Leibniz rispose che vi ha incomparabilmente più bene che male nella vita degli uomini, come v'hanno incomparabilmente più case che prigioni e ospedali. La {{sic|quistione}} non è risolvibile ''a posteriori'', non potendosi istituire seriamente la somma dei beni e dei mali nel mondo [...]. (p. 3)
*[...] se debbo dire la mia opinione {{NDR|sulla prevalenza tra il bene e il male}}, io credo che abbia più ragione lo Schopenhauer che il Leibniz. La vita ha, secondo me, più dolori e mali che beni e piaceri: i pessimisti hanno il merito di aver fatto osservazioni morali sulla vita più profonde e più giuste che gli ottimisti, i quali si sono generalmente contentati della superficie delle cose. Quando anche la vita scorresse come un placido fiume non increspato mai dall'acre vento del dolore, basterebbe la morte a provare che essa non è un bene. (p. 4)
*Il [[Pessimismo]] ha facilmente ragione dell'[[Ottimismo]], finché si guarda la realtà, ma non è più così, se dal reale si passa all'ideale. Il Pessimismo può distruggere la concezione ottimistica della Natura e dell'Universo, la pretensione dell'Ottimismo a diventar dogmatico, dandosi per il vero interprete della realtà; ma non la tendenza dello spirito a un ideale di pace e di serenità, di perfezione e d'armonia. Come ben dice il Lange, la distruzione tocca il dogma, non l'ideale. (p. 19)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-manzoni-la-filosofia/mode/1up Manzoni e la filosofia]'', Edizioni de "L'Erma", Torino, 1934.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-principj-di-psicologia-moderna/mode/1up Principj di psicologia moderna]'', Alberto Reber, Palermo, 1907<sup>2</sup>.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-sul-materialismo-storico/mode/1up Sul materialismo storico]'', Tip. G. e S. Zappulla, Palermo, 1897.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-sulla-natura-delle-proposizioni-logiche/mode/1up Sulla natura delle proposizioni logiche]'', Alberto Reber, Palermo, 1898.
*Adolfo Faggi, ''[https://archive.org/details/faggi-antinomia-dello-spirito-umano/mode/1up Un'antinomia dello spirito umano]'', Stab. tip. Zamorani e Albertazzi, Bologna, 1899.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Faggi, Adolfo}}
[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Psicologi italiani]]
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Baywatch (film)
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{{Film
|titoloitaliano= Baywatch
|titoloalfabetico=Baywatch
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|genere= commedia azione
|regista=[[Seth Gordon]]
|soggetto=dalla serie tv creata da [[Michael Berk]], [[Gregory J. Bonann]] e [[Douglas Schwartz]]<br />da una storia di [[Robert Ben Garant]], [[Thomas Lennon]], [[David Ronn]] e [[Jay Scherick]]
|sceneggiatore = [[Damian Shannon]], [[Mark Swift]]
|attori =
* [[Dwayne Johnson]]: Mitch Buchannon
* [[Zac Efron]]: Matt Brody
* [[Alexandra Daddario]]: Summer Quinn
* [[Kelly Rohrbach]]: C. J. Parker
* [[Ilfenesh Hadera]]: Stephanie Holden
* [[Priyanka Chopra]]: Victoria Leeds
* [[Jon Bass]]: Ronnie Greenbaum
* [[Yahya Abdul-Mateen II]]: Garner Ellerbee
* [[Rob Huebel]]: capitano Thorpe
* [[Hannibal Buress]]: Dave
* [[Belinda (cantante)|Belinda]]: Carmen
* [[Jack Kesy]]: Leon
* [[Amin Joseph]]: Frankie
* [[Izabel Goulart]]: Amber
* [[Charlotte McKinney]]: Julia
* [[Oscar Nuñez]]: consigliere Rodriguez
* [[David Hasselhoff]]: il mentore
* [[Pamela Anderson]]: Casey Jean Parker
|doppiatori italiani =
* [[Saverio Indrio]]: Mitch Buchannon
* [[Flavio Aquilone]]: Matt Brody
* [[Valentina Favazza]]: Summer Quinn
* [[Joy Saltarelli]]: C. J. Parker
* [[Gaia Bolognesi]]: Stephanie Holden
* [[Francesca Manicone]]: Victoria Leeds
* [[Gabriele Patriarca]]: Ronnie
* [[Jacopo Venturiero]]: Garner Ellerbee
* [[Massimo De Ambrosis]]: capitano Thorpe
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* [[Rossana Nuñez Veracierta]]: Carmen
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* [[Sara Ferranti]]: Amber
* [[Mattea Serpelloni]]: Julia
* [[Davide Marzi]]: consigliere Rodiriguez
* [[Giorgio Locuratolo]]: il mentore
|note=
}}
'''''Baywatch''''', film statunitense del 2017 con [[Dwayne Johnson]], [[Zac Efron]], e [[Alexandra Daddario]], regia di [[Seth Gordon]]. La pellicola è l'adattamento cinematografico dell'omonima serie televisiva statunitense andata in onda dal 1989 al 2001.
== Frasi ==
* Senti, ho capito. Tu sei grosso, Bigfoot, ma io sono veloce, sono davvero molto veloce e qualcuno di importante pensa che il mio posto è qui. Quindi quando voi due avrete capito chi sono potete trovarmi in spiaggia. ('''Brody''') {{ndr|a Mitch}}
*Ci sono tante qualità che fanno grande un bambino. Oggi le metteremo tutte alla prova in un'estenuante corsa ad ostacoli che chiamiamo "il padre assente". È dura, brutale, a volte. La sua presenza nella vita è breve, ma ti segnerà e innesterà in te una durezza che ti farà affrontare compleanni, feste di Natale e anche giornate del "porta papà a scuola", quando tu madre deve mettersi i baffi finti per non farti sentire diverso.('''CJ''')
*Se vuoi fare il bagnino, impara a risparmiare le forze. ('''Mitch''') {{ndr|a Brody}}
*Ti ho scelto perché tu hai cuore, non molli e hai dato tutto sulla spiaggia. ('''Mitch''') {{ndr|a Ronnie}}
*Nooo! Io sono un uomo di mare! Io mi nutro di coralli e piscio acqua salata! Mi gratto le spalle con un cazzo di balena e mi insapono il petto con le sue palle rugose! Io morirò quando si fermerà la marea e la luna affogherà! Ma fino ad allora... {{ndr|Prende il mortaio per fuochi d'artificio}} Io sono oceanico, figlia di puttana. ('''Mitch''') {{ndr|Alla Leeds}}
== Dialoghi ==
*'''Paramedica''': Oh, cavolo, Mitch. Se non c'eri tu... <br/> '''Mitch''': Io ci sono sempre. Il tuo amico se la caverà. <br/>'''Paziente''': Chi sei? Batman? <br/>'''Mitch''': Si, amico. Solo più grosso e più scuro.
*'''Brody''': Vuoi che indovini il tuo nome?<br/>'''Summer''': Che fai, mi segui?<br/>'''Brody''': Sai, stavo proprio per chiederti la stessa cosa.<br/>'''Summer''': Ok, tu sei un gran fico. Posso resistere per un po', ma sappiamo tutti e due che alla fine crederò, perciò perché sprecare tempo? Perché non mi metti in cinta? Adesso.<br/>'''Brody''': A dire il vero, stavo pensando a una cena prima, ma possiamo anche provarci se vuoi.<br/>'''Summer''': Ci stai provando, un po' troppo.<br/>'''Brody''': Provarci è più bello.
*'''Mitch''': Uao, ok, hai bistecca e patatine incastrate lì sotto. Andrà tutto bene, è capitato anche a me.<br/>'''Ronnie''': Davvero?<br/>'''Mitch''': Sì, sono rimasto incastrato in una donna per ore, non riuscivo a uscire.<br/>'''Ronnie''': Stessa, stessa cosa, proprio. Sì.<br/>'''Mitch''': stessa cosa. Un pacco bloccato è bloccato.<br/>'''Ronnie''': Se è bloccato è è è è bloccato, sì.<br/>'''Mitch''': Va bene, adesso provvederemo a congelarlo all'istante.<br/>'''Ronnie''': Nononononono.
*'''Mitch''': Ehi, High School Musical, sei stato avventato. Hai completamente distrutto una moto che hai rubato. <br/>'''Brody''': Non l'ho rubata. L'ho requisita, ok? Perché era più veloce e sicuramente assicurata e, comunque, a quella signora che ho salvato credo che non importasse.<br/> '''Mitch''': Ti spiego una cosa: i salvataggi non contano niente, se metti in pericolo altre persone. Io ho capito. Sei veloce, coraggioso e devo averti come tirocinante, farfallina, ma devi imparare.
*'''Frankie''': Leon non parla, lui è un uomo d'azione. C'è una purezza in questo.<br/>'''Leon''': Ti ucciderò. {{ndr|Riferito al consigliere}} <br/>'''Frankie''': Ma perché? Lo fai tutte le volte. Io creo l'atmosfera e tu rovini tutto.
*'''Mitch''': Maledizione, Ronnie! Ora ascoltami bene! Ogni squadra ha il suo jolly e tu, soltanto tu, sei il mio jolly.<br/>'''Ronnie''': Evvai, sono il tuo jolly.<br/>'''Mitch''': Il mio maledettissimo jolly.
*'''Mitch''': Dovevi darci una mano. Avevi il tuo compito e ora sei ubriaco. <br/>'''Brody''': Vedi, io questa cosa non la capisco proprio. Se pensi che ci sia un giro di droga qui, chiama la polizia. <br/>'''Mitch''': Dopodiché? Prendiamo i pesci piccoli mentre la balena scappa? <br/>'''Brody''': Ma tu ti ascolti mai quando parli? Ti sfido a dire una cosa senza mettere in mezzo l'oceano. Ti sfido. <br/>'''Mitch''': Contavano su di te stasera e tu hai fallito, di nuovo. Attento a te. <br/>'''Brody''': Davvero? Ficcatelo bene in testa, Mitch. Tu non sei un poliziotto, non sei l'eroico giustiziere. Tu sei un bagnino, Mitch, che sta seduto nella sua torre tutto il giorno perché quello è l'unico posto in cui ha un pò di potere. Questo, invece, è il mondo reale, Mitch. I bagnini non fanno un cazzo.
*'''Brody''': Mitch! Sai, amico, penso che io e te abbiamo detto tutti e due delle cose ieri sera che non pensavamo.<br/>'''Mitch''': Non io, però. Pensavo ogni parola.<br/>'''Brody''': Andiamo, dai. Non hai mai detto cose che non pensavi da ubriaco? ... Sul serio? Ho fatto un errore, va bene. Lo so questo. Chiedo scusa. <br/>'''Mitch''': Ti ho visto vincere due medaglie d'oro. Sei stato fantastico quando eri da solo, ma quando è arrivata la staffetta, la squadra olimpica, la tua famiglia, hai fallito perché sei egoista. Baywatch è la nostra squadra, Baywatch è la famiglia, queste sono le chiavi di casa nostra. Tu hai mostrato che non vuoi far parte della famiglia. Perciò sei fuori. Perché le uniche cose che ti importano sono te stesso e le tue medaglie. <br/>'''Brody''': Parli di questa medaglia? {{ndr|La lancia in mare}} <br/>'''Summer''': Uao, davvero impressionante. Ma erano due o sbaglio? <br/>'''Brody''': Non è questo il punto. <br/>'''Mitch''': Questo è inquinamento.<br/>'''Brody''': Senti, Mitch, io lo so che ho sbagliato, ok? Dovevo ascoltarti. Io voglio far parte di questa squadra. E non ti deluderò ancora. Questo te lo giuro.
*'''Mitch''': Controlla se ha delle punture sul perineo.<br/>'''Brody''': Devo controllare il perineo?<br/>'''Mitch''': Non fare il bambino. Alzagli lo scroto.<br/>'''Brody''': Io non gli toccherò lo scroto.<br/>'''Mitch''': Tiragli su le palle e controlla se c'è qualcosa di strano.
*'''Mentore''': Ti dispiace se ti interrompo?<br/>'''Mitch''': Cosa fai tu qui?<br/>'''Mentore''': Sono venuto a ricordarti chi sei. Andiamo, bello. Rialza la testa. Scarpe? Hai messo delle scarpe vere? Sul serio? Quanto sei caduto in basso?<br/>'''Mitch''': Molto.<br/>'''Mentore''': Mitch.<br/>'''Mitch''': Sì, Mitch?<br/>'''Mentore''': Andiamo, tu non solo proteggi la baia. Tu sei la baia. Mitch. La baia ti vuole.
*'''Brody''': La Leeds ha organizzato una festa sullo yacht stasera e vi garantisco che ha trovato il modo di portare Chen a bordo, motivo per cui andremo alla festa.<br/>'''Ronnie''': Cosa?<br/>'''Brody''': Summer, tu e io cercheremo la droga. Voi troverete Chen. Funzionerà? Può darsi. Ci saranno sorprese lungo la strada? Assolutamente. Qualcuno morirà? Non lo so. Forse Ronnie.<br/>'''Ronnie''': Come, scusa? <br/>'''Brody''': Ma noi siamo Baywatch, noi salviamo vite. Lo so perché avete salvato la mia. Facciamo il culo a quella stronza. <br/>'''Summer''': Facciamolo. <br/>'''Brody''': Per Mitch.
*'''Leeds''': Apri gli occhietti, piccolo scemotto, che peccato. Perché hai dovuto ficcanasare? Uhm? Forse Thorp si è sbagliato su di te, in fondo.<br/>'''Brody''': Cosa? Thorp? Cosa c'entra Thorp?<br/>'''Leeds''': È una parte che non avevi scoperto, ancora. È una parte dove io lo corrompo, gli faccio licenziare Mitch e mettere te al comando. Tu dovevi solo fare il bagnino, abbronzarti e invece volevi essere come Mitch e salvare la baia. Vediamo per quanto trattieni il respiro.
*'''Poliziotto''': Ehi, ah... Quindi, a quanto pare, avevi ragione, fin dall'inizio e io ti devo delle scu-scus... ti devo delle scuse.<br/>'''Mitch''': Non c'è bisogno di scuse. Abbiamo salvato la baia. Puoi chiamarci sulla conchiglia in qualsiasi momento. Evvai, fratello.
*'''Thorp''': Ehi! Cosa della frase "sei licenziato" non ti è chiara, Mitch? Vattene via dalla mia spiaggia, o ti faccio arrestare.<br/>'''Brody''': Ehi, Thorp... {{ndr|Gli tira un pugno in faccia}}<br/>'''Mitch''': Questa è la nostra spiaggia e tu sei in arresto. Però, era un bel destro, Brody.<br/>'''Brody''': Mi hai chiamato col mio vero nome.
*'''Mitch''': Ho trovato questa. {{ndr|La medaglia di Brody}} <br/>'''Brody''': Come hai fatto? <br/>'''Mitch''': il mare l'ha trascinata a riva, hai fatto un lancio corto.<br/>'''Brody''': Grazie.<br/>'''Mitch''': È un piacere, un vero piacere.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film commedia d'azione]]
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Ferrari 812 Superfast
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Danyele
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[[File:Ferrari 812 Superfast IMG 8829.jpg|thumb|upright=1.2|Ferrari 812 Superfast]]
Citazioni sulla '''Ferrari 812 Superfast'''.
===[[Alberto Sabbatini]]===
{{cronologico}}
*Superfast di nome e di fatto. "Superfast" vuol dire superveloce e questa Ferrari V12 a motore anteriore, veloce lo è davvero. Ha ottocento cavalli, tocca i 340 km orari di velocità massima e lo zero-cento lo divora in meno di tre secondi. È la nuova berlinetta del Cavallino a motore anteriore [...] ed è la Ferrari stradale di serie a motore anteriore più potente mai costruita a Maranello. Nessun'altra Ferrari, a parte poche esclusive supercar come LaFerrari e la FXX-K, hanno mai raggiunto prima un simile picco di potenza che solo quattro anni fa faticava ad essere avvicinato anche dalle Formula Uno a motore aspirato V8.
*La Ferrari 812 Superfast si chiama così per evidenziare le caratteristiche del motore: 8 per gli ottocento cavalli, 12 per il numero dei cilindri. E riprende il nome di un'altra celebre berlinetta del cavallino, la 500 Superfast del 1964. Costruita però in pochissimi esemplari. Anche lei a motore anteriore, [...] quella Superfast aveva la metà esatta dei cavalli di quest'ultima: quattrocento contro ottocento. Ma sicuramente metteva più in crisi i suoi piloti a causa di una telaio ancora artigianale. La Superfast, invece, adotta una geometria di telaio-sospensione e sistemi di controllo e gestione della potenza talmente efficaci che permettono praticamente a chiunque non soltanto di poterla guidare in scioltezza, ma anche di andarci piuttosto forte. E questo, vista la tipologia del mezzo, è il vero fiore all'occhiello della Superfast, molto più della potenza pura.
*La 812 Superfast non è un modello completamente nuovo: è l'evoluzione di una Ferrari precedente, la F12 del 2012, anche lei berlinetta a motore anteriore con 740 cavalli alla ruota. Ma la Ferrari, per tenere alta la propria tradizione di performance, quando apporta un restyling a un modello, non si limita a ridisegnarne le forme: interviene pesantemente anche sulla tecnologia sotto il cofano per migliorarlo drasticamente. Ecco perché Maranello, tenendo fermi soltanto alcuni aspetti fondamentali come il motore 12 cilindri a V e lo schema a motore anteriore, ha deciso di cambiare quasi tutto il resto. Nome compreso. Per questo motivo la 812 Superfast si può considerare a tutti gli effetti un modello nuovo.
==Voci correlate==
*[[Ferrari]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Automobili]]
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Discussioni utente:Ed 84
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Civvì
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Seconda presidenza di Donald Trump
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[[File:Donald Trump takes the oath of office (2025) (cropped2).jpg|thumb|upright=1.3|[[Donald Trump]] giura come 47º presidente degli Stati Uniti d'America durante la cerimonia d'insediamento a Washington, 20 gennaio 2025]]
Citazioni sulla '''seconda presidenza di Donald Trump'''.
==Citazioni==
*Che cosa penso dell’America odierna? Sono tutti fuori di testa in questo momento. Non ho altra spiegazione. ([[Salman Rushdie]])
*Diremo agli americani che hanno scelto di schierarsi dalla parte dei tiranni, agli americani che licenziano i ricercatori per aver esercitato la libertà scientifica: "Ridateci la [[Statua della Libertà]]". [...] Ve l'abbiamo regalata, ma a quanto pare la disprezzate. Allora starà benissimo qui da noi. ([[Raphaël Glucksmann]])
*Durante il suo primo mandato, tentò di circondarsi di professionisti. Stavolta, temo non sarà più così. La sua futura amministrazione potrebbe essere la meno professionale mai vista in America. ([[Nina Lvovna Chruščёva]])
*Guardate in America. Annullamento della direttiva del 2022 che obbligava gli ospedali a garantire l’aborto in caso di emergenze mediche. Crociata contro gli immigrati. Ridimensionamento dello ius soli garantito dalla Carta costituzionale, chi nasce in America è americano ma no, invece, dice il nuovo presidente: dipende. Se è per esempio figlio di immigrati irregolari allora non vale. Crociata contro le università, covo di gente di identità incerta e religione discutibile. Per non parlare dei manifestanti, di chi esprime un pensiero non conforme: lì, proprio, l’esercito. Proiettili per ora di gomma anche contro i giornalisti che documentano in diretta, la libera stampa è nemica. ([[Concita De Gregorio]])
*Il presidente degli Stati Uniti dovrebbe sapere che tutti i tiranni sono caduti quando erano all'apice del loro potere. Afferma di poter agire come il padre della nazione iraniana, ma dovrebbe sapere che gli uomini arroganti del mondo, come il Faraone, [[Nimrod]], [[Reza Shah Pahlavi|Reza Khan]] e [[Mohammad Reza Pahlavi|Mohammad Reza]], sono stati rovesciati al culmine della loro arroganza. Anche lui sarà rovesciato. ([[Ali Khamenei]])
*L'America di adesso appare totalmente diversa da quella a cui tutti noi siamo stati abituati [...]. Sta diventando come la Russia [...], la leadership americana inizia a comportarsi come Vladimir Putin: con maleducata arroganza, la voglia di dare ordini, la tendenza a parlare dalla posizione di chi ha sempre ragione e sa cosa vuole ottenere dagli altri. ([[Andrij Kurkov]])
*L'America che amo, faro di speranza, e che per 250 anni è stata terra di sogni e libertà, ora è nelle mani di un'amministrazione corrotta, traditrice e incompetente. Stasera vi chiedo di sostenere la democrazia, di alzarvi e far sentire la vostra voce contro l'autoritarismo. Lasciate risuonare la libertà. ([[Bruce Springsteen]])
*La gente sente di non progredire, teme che i figli faranno ancora peggio. È in difficoltà, è arrabbiata, si sente vittima e vuole cambiamento. E vede in Trump qualcuno che farà saltare il sistema. È vero, ed è pericoloso. [...] Trump è felice di travolgere le istituzioni della democrazia. E ora ha controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, di pesi e contrappesi su cui è costruito il nostro governo. ([[Kerry Kennedy]])
*Mi aspettavo crudeltà, sì. Mi aspettavo un linguaggio studiato per indurire i cuori. Ciò che non mi aspettavo del tutto era quanto facilmente la moderazione sarebbe stata abbandonata, quanto rapidamente l'applicazione della legge sarebbe diventata teatrale: meno legge che spettacolo. Quando il potere diventa performance, perde il legame con la cura: le morti smettono di essere tragedie e diventano punti di dibattito. ([[Jonathan Safran Foer]])
*Mi aspetto che farà quello che ha promesso. Ha detto che sarà un dittatore nel primo giorno, che chiuderà il confine, che inseguirà i nemici con il fisco e con l’esercito, se necessario. E poi inonderà i tribunali di giudici ultraconservatori e chiederà a tutti gli impiegati pubblici di giurare fedeltà, chiedendo loro se ha vinto le elezioni del 2020. Chi dice di no, verrà licenziato. Ha detto anche che implementerà un altro "muslim ban": [[Prima presidenza di Donald Trump|otto anni fa]] fu costretto dai tribunali a ridimenzionarlo, stavolta non ne avrà bisogno. E poi ha promesso di cacciare gli immigrati irregolari, mi aspetto enormi violazioni dei diritti umani. Vuole tagliare l'assistenza sanitaria gratuita per gli anziani, intanto reintrodurrà i tagli fiscali per i ricchi. Sono molto preoccupata. ([[Kerry Kennedy]])
*Nel mio Paese {{NDR|i ricchi}} stanno godendo in modo sadico del dolore inflitto ad onesti lavoratori americani [...]. Stanno abbandonando i nostri più grandi alleati e si stanno alleando con dittatori, contro quelli che lottano per la propria libertà. Stanno definanziando le Università americane che non si piegano alle loro richieste ideologiche. Stanno prelevando residenti americani dalle strade senza alcun processo, deportandoli in centri di detenzione e prigioni straniere. [...] Sopravviveremo a questo momento [...]. Ho speranza perché credo nella verità enunciata dal grande scrittore americano [[James Baldwin]]: "In queste mondo non c'è tutta l'umanità che si vorrebbe esistesse, ma ce n'è abbastanza". ([[Bruce Springsteen]])
*Non ho ancora chiaro quale sarà il ruolo di Donald Trump dentro il governo di Elon Musk. ([[Massimiliano Parente]])
*Non vedo il mio futuro negli Stati Uniti. Anche se (Donald Trump) sarà in carica solo per 4 anni, anche se per miracolo non verranno introdotte leggi anti-trans, le persone che lo hanno votato non scompariranno tanto presto. ([[Vivian Jenna Wilson]])
*Noto un voltare le spalle a tutto ciò che è decente. L'America non è il baluardo di niente se non è il baluardo di tutto quello che ha storicamente difeso. Diventa un'idea vuota, e credo la stiano svuotando il più in fretta possibile per i loro interessi. ([[James Cameron]])
*Quando è stato eletto molti erano sconvolti, sicuri che avrebbe solo smesso di aiutarci militarmente. Poi ha ripetuto che avrebbe fermato la guerra in 24 ore, e si diceva "beh, forse non in 24 ore ma qualcosa farà". ([[Andrij Kurkov]])
*Quando venne rieletto, promise di terminare questa [[Invasione russa dell'Ucraina del 2022|guerra]] in 24 ore. Invece, Putin ha ostacolato ogni tentativo. Trump ha sempre detto che questa è una guerra di Biden: ma ora deve capire che è la sua, visto che non si sta impegnando a sufficienza per fermare la Russia. Così, passerà alla Storia come un presidente debole, anzi, molto più debole di Putin. Sarebbe ridicolo. ([[Oleksandra Matvijčuk]])
*Quel che stiamo vivendo non è distopia. Quel futuro è già qui. I bulli sono al potere. Certo, la Storia c'insegna che nessun regime dura. Ma crollano solo quando la gente trova l'energia per opporsi. Spero che gli americani si sveglino. Ora. ([[Percival Everett]])
*Sa, sono cresciuta coi film americani, che mi hanno creato l'immagine di un Paese pronto a lottare per la giustizia, a difendere la propria democrazia e a sostenere gli altri. Beh, una visione un po' ingenua, certo. Eppure, non avrei mai potuto immaginare che avremmo assistito al crollo delle democrazie. ([[Iryna Cilyk]])
*Se {{NDR|Trump}} fosse un agente {{NDR|russo}}, vedremmo esattamente ciò che sta facendo ora. Ad esempio, ha ripetuto la propaganda russa che sia stata l'Ucraina a cominciare la guerra, che Zelens'kyj sia un dittatore. In secondo luogo, ha rivelato punti chiave sul tavolo delle trattative prima ancora che le trattative iniziassero, assicurandoci che si sarebbe assolutamente opposto a qualsiasi possibilità di adesione alla NATO per l'Ucraina. Terzo, ha tagliato le spedizioni di armi all'Ucraina, minando completamente le loro capacità contro un enorme vicino con linee di rifornimento corte e risorse abbondanti. Quarto, ha minato la partnership con l'Europa, che è stata essenziale per la sicurezza negli ultimi 80 anni, un obiettivo importante di Putin. E poi ha fatto di tutto per screditare e umiliare Zelens'kyj sulla scena internazionale con quella conferenza stampa semplicemente vergognosa in cui ha fatto squadra con il vicepresidente per attaccarlo. Stento ad immaginare che se fosse un agente russo, potrebbe fare qualcosa di più favorevole di questi cinque punti. Cos'altro potrebbe fare un agente russo che Trump non abbia ancora fatto? [...] Spero davvero l'amministrazione che abbiamo lavori per ottenere il miglior accordo possibile per l'Ucraina. Ma ciò che farebbe un asset russo sarebbe lavorare per ottenere il miglior accordo possibile per la Russia, e questo sembra essere esattamente ciò che Donald Trump stia cercando di realizzare. ([[Jeff Merkley]])
*Siamo tornati all'imperialismo di [[James Monroe]] che fu presidente all'inizio del XIX secolo, anzi a prima ancora, quando le colonie si rivoltarono contro l'Inghilterra perché volevano condurre i loro business senza restrizioni. Trump oggi ha la stessa psicologia, e probabilmente la stessa cultura, di un bambino capriccioso che trae soddisfazione dall'intimidire anche gli amici più stretti. ([[Robert Shiller]])
*{{NDR|Sulla [[guerra Iran-Israele]]}} Trump, che si era proposto come presidente pacificatore, ha scatenato una nuova guerra per gli Stati Uniti. [...] A questo punto, può scordarsi il Premio Nobel per la Pace, nemmeno considerando quanto sia diventato truccato. Che bel modo di iniziare, signor Presidente. Congratulazioni! ([[Dmitrij Medvedev]])
*Trump è già un'anatra zoppa, come si dice in gergo. Non può ricandidarsi e quindi non ha nulla da perdere. Spera, semmai, di cambiare la legge e ottenere un terzo mandato. Uno come lui non pensa certo al bene del suo partito o ai successori: solo a se stesso. È un megalomane, circondato da persone rancorose, opportuniste e avide. Governa cercando potere e ricchezza. ([[Percival Everett]])
*Trump sbaglia le soluzioni, ma i problemi che individua sono quelli giusti, sono quelli che esistono non solo nell'immaginazione paranoica dell'elettorato, sono quelli su cui si vincono e si perdono le elezioni. La sicurezza, lì come qui, è un tema che la sinistra ha lasciato alla destra, concentrandosi invece su priorità importantissime e molto sentite dall'elettorato quali: ma certo che gli uomini possono partorire e gareggiare con le donne e venire rinchiusi in carceri femminili. ([[Guia Soncini]])
*Tutti gli americani che conosco sono furiosi e terrorizzati per quello che sta succedendo. L’America, per ora, è una dittatura. Tuttavia, non è affatto quello che vuole la maggior parte degli americani. Migliaia di persone scendono in strada ogni giorno, anche con temperature gelide. Gli Stati Uniti hanno sempre avuto problemi, non hanno sempre agito in modo onorevole né in patria né all’estero, ma questa non è l’America che desiderano tutti, tranne piccoli gruppi di estremisti e un leader mentalmente squilibrato. ([[Michael Cunningham]])
===[[Anne Applebaum]]===
*Il presidente Donald Trump non ha ideologie, solo interessi, per lo più privati. Ma le hanno coloro che lo circondano. Attorno a lui si sono coagulati diversi gruppi conservatori, alleati nello spingere in direzioni sempre più autoritarie. Riconosco a grandi linee almeno tre grandi gruppi, anche se in realtà sono molti di più. Ci sono i nazionalisti cristiani, il cui obiettivo principale è abbattere lo stato laico per crearne uno radicato nella lettura letterale della Bibbia e quindi fondamentalista. Ci sono poi i nazionalisti bianchi che aspirano a una società segregata e quindi a creare un nuovo sistema razziale. E infine una parte del mondo tecnologico, quella che viene spesso definita tecno-destra, a cui non importa più della democrazia americana. Vogliono stabilire una sorta di governo dei Ceo, scevro da burocrazie e regole, dove è l'interesse che comanda. Ecco, queste cose insieme si possono in qualche modo chiamare fascismo perché conducono tutte verso un sistema autocratico dove il potere è concentrato nelle mani di pochi.
*Mi è bastato ascoltarlo per capire che il Trump Due sarebbe stato molto più radicale del precedente. Ha iniziato fin da subito a usare un linguaggio che nella politica americana non si era mai udito prima. Descrivendo gli avversari politici come marxisti radicali: quando in realtà erano democratici centristi. E poi definendo gli immigrati "parassiti". Perfino usando un'espressione presa direttamente da un discorso di Hitler: parlando di "immigrati che avvelenano il sangue del popolo americano" proprio come il Führer nel Mein Kampf parlava di sangue tedesco "avvelenato" dagli ebrei. Trump è troppo incolto per averlo scelto, lo ha fatto uno dei suoi ghostwriter, ma sono certa che tutti loro sapevano esattamente da dove proveniva quella frase: e a chi parlava. Hanno scelto di usare un linguaggio deumanizzante per radicalizzare la base e prepararla proprio a ciò cui ora stiamo assistendo.
*Nulla tornerà come prima. Dopo Giulio Cesare non si è tornati alla Repubblica romana.
===[[Derrick de Kerckhove]]===
*Avendo ripreso il potere, Trump lo usa per completare gli obiettivi mancati nel primo mandato. Governa con la paura, all'interno dei confini americani e all'esterno, dove usa l'economia come strumento di ricatto. La rapidità e la brutalità con cui si muove ha scioccato persino i suoi avversari.
*Ma quale libertà di parola? È chiaro che non esiste più, gli Stati Uniti stanno diventando una repubblica delle banane. [...] Gli americani vengono licenziati a destra, sinistra e centro, solo per le opinioni che esprimono, una mail, un messaggio sui social. È una farsa: l'unica libertà di espressione rimasta è quella di elogiare Trump.
*{{NDR|«Perché gli americani non reagiscono?»}} Si sono lasciati ipnotizzare: non guardano più alla realtà, non li interessa. Hanno accettato il lavaggio del cervello e sono contenti di credere a qualsiasi narrazione di Trump.
===[[Maša Gessen]]===
*Ciò che accomuna le numerose azioni dell’amministrazione Trump, dalle martellate ai servizi pubblici alla crudeltà dei raid contro gli immigrati, è che trasformano la quotidiana esperienza fisica, economica e psichica della vita. Trump sta plasmando il paese a sua immagine: volgare, ostile, gratuitamente perfido. L’attacco alla società civile, che la sua amministrazione intende intensificare nel nome di [[Charlie Kirk]], fa parte di questo progetto. La società civile rende la vita più vivibile, ma il messaggio dell’amministrazione è che in questo paese non dovrebbe esserci più la società civile.
*Gli attacchi a raffica dell’Amministrazione Trump alle persone transgender possono sembrare casuali ma, come elementi di un progetto di privazione della nazionalità, sono mirati. Nel discorso del suo insediamento e in uno dei suoi primi ordini esecutivi, il presidente Donald Trump ha affermato che esistono soltanto due generi: maschio e femmina, fissati al concepimento e immutabili. Le persone transgender, in pratica, non esistono.
*La posizione ufficiale del governo è che noi {{NDR|le persone trans}} non esistiamo.
*Per essere ammessi negli Stati Uniti di Trump bisogna aderire alla sua aggressività, come ha fatto un numero crescente di università. [...] l’università della California-Berkeley ha notificato a circa 160 tra studenti, personale della facoltà e dipendenti di aver segnalato i loro nomi al governo federale in relazione a “presunti episodi di antisemitismo”. [...] Queste persone hanno buoni motivi per essere spaventate. Negli ultimi otto mesi abbiamo imparato come sono usate queste liste: per esiliare studenti e professori dalle università del nostro paese e per dare un monito agli altri che i loro giorni di vita o di lavoro qui potrebbero essere contati. Per dire loro che, prendendo in prestito l’espressione dall’epoca della guerra fredda, sono anti-americani.
===[[Paul Krugman]]===
*Donald Trump è di nuovo presidente per una ragione principale: ha promesso una nuova era di prosperità americana con prezzi più bassi, un deficit federale in calo e una ripresa dell’occupazione nel settore manifatturiero. Un numero sufficiente di elettori ha creduto alle sue promesse, tanto da far pendere la bilancia alle elezioni del 2024. Ma molti di loro ora sono delusi. Trump insiste sul fatto di stare effettivamente mantenendo le promesse della sua campagna elettorale, sostenendo che abbiamo un’economia “calda”. Ma gli elettori non sono d’accordo: la fiducia dei consumatori è bassa e il tasso di approvazione di Trump per la gestione dell’economia, che era fortemente positivo lo scorso gennaio, ora è fortemente negativo. [...] Non voglio essere falsamente cauto: questa non è un’economia in piena espansione, da nessun punto di vista oggettivo. Certo, l’economia statunitense nemmeno sta precipitando. In effetti, quello a cui stiamo assistendo non è una classica recessione; è più una sorta di malessere strisciante.
*Donald Trump è tornato alla Casa Bianca con una sola grande idea di politica economica: i dazi, che a suo dire avrebbero risolto tutti i problemi economici del Paese, dal rilancio del settore manifatturiero alla riduzione del debito federale. Ma la sua grande idea si è rivelata per lo più un fallimento, danneggiando l’economia, riducendo il settore manifatturiero e punendo le piccole imprese, gli agricoltori e l’America rurale.
*Fu la capacità di costruire alleanze che creò l’Impero Romano. Gli Stati Uniti erano davvero bravi in questo. Eravamo i leader del mondo libero. [...] Ma gli Stati Uniti hanno appena dichiarato che gran parte di quello che un tempo chiamavamo mondo libero è in realtà nostro nemico. E noi, da soli, senza alleati, non siamo all’altezza della Cina. Quindi i cinesi devono pensare: “Ehi, la seconda Guerra Fredda è finita e abbiamo vinto”.
*I colossi della tecnologia vogliono che il governo degli Stati Uniti agisca per loro conto in Europa, nello stesso modo in cui la United Fruit Company si aspettava che il governo degli Stati Uniti facesse i suoi affari nelle repubbliche delle banane dell’America Centrale, che è... da dove deriva il termine repubblica delle banane.
*Quando Trump vinse le elezioni del 2024, temevo – a ragione – che la nostra democrazia sarebbe presto stata in grave pericolo. [...] Ma pensavo che il processo di perdita della nostra democrazia sarebbe stato un lento e ineluttabile declino, con istituzioni e cittadini che si sarebbero rassegnati a ciò che sembrava inevitabile. Mi aspettavo che il processo fosse simile a quello accaduto in Ungheria, dove la vita della gente comune è rimasta per lo più normale nonostante la presa di potere autoritaria di Viktor Orbán. [...] Eppure gli Stati Uniti non hanno replicato la discesa graduale dell’Ungheria verso l’autoritarismo. Perché Trump e i suoi tirapiedi non sono pazienti. Vogliono vendetta e sottomissione. Minacce e ostentazione di dominio sono il loro modo di operare. Bruciano di razzismo, misoginia e prestazioni di crudeltà.
*Suppongo di essere ingenuo nel pensare che si sia arrivati al punto che gli Stati Uniti considerino la civiltà che stanno difendendo non come una serie di valori, ma solo come – diciamolo brutalmente – colore della pelle e religione. Cosa fa l’Europa quando si confronta con una potenza che ha l’obiettivo di scatenare una guerra razziale nel vostro continente e di mettere al potere partiti con – di nuovo, diciamo brutalmente – che sono almeno ideologicamente piuttosto simili a, beh, non abbiamo altro modo di dirlo, ai nazisti.
===[[Claude Malhuret]]===
{{cronologico}}
*Washington è diventata la corte di Nerone, con un imperatore piromane, cortigiani sottomessi e un buffone alimentato a ketamina incaricato di epurare la pubblica amministrazione.
*Il messaggio di Trump è che non ha senso essere suoi alleati perché non vi difenderà, vi imporrà più dazi che ai suoi nemici e minaccerà di conquistare i vostri territori sostenendo le dittature che vi stanno invadendo.
*Il re degli accordi sta mostrando l'arte degli accordi di pancia. Pensa di intimidire la Cina inchinandosi a Putin, ma Xi Jinping, di fronte a un simile naufragio, sta senza dubbio accelerando i preparativi per l'invasione di Taiwan.
*Mai nella storia un Presidente degli Stati Uniti ha capitolato di fronte al nemico. Mai un Presidente ha sostenuto un aggressore contro un alleato. Mai prima d'ora un Presidente degli Stati Uniti ha calpestato la Costituzione americana, ha emesso così tanti ordini esecutivi illegali, ha destituito i giudici che avrebbero potuto impedirglielo, ha licenziato lo Stato maggiore militare in un colpo solo, ha indebolito i contrappesi democratici e ha preso il controllo dei social network.
*In un mese, Trump ha fatto più danni all'America che in quattro anni della sua ultima presidenza. Eravamo in guerra contro un dittatore, ora stiamo combattendo contro un dittatore sostenuto da un traditore.
===[[Gavin Newsom]]===
*Abbiamo un presidente che non vuole essere vincolato da nessuna legge o dalla costituzione, perpetuando un attacco unificato alle tradizioni americane. Questo è un presidente che, in poco più di 140 giorni, ha licenziato i funzionari governativi che avrebbero potuto accertare la sua responsabilità per corruzione e frode. Ha dichiarato una guerra, una guerra alla cultura, alla storia, alla scienza, alla conoscenza stessa. I database stanno letteralmente sparendo. Sta delegittimando le organizzazioni giornalistiche e attaccando il Primo Emendamento. E minaccia di tagliare i fondi. Sta imponendo cosa possono insegnare le università. Sta prendendo di mira studi legali e il potere giudiziario, che sono le fondamenta di una società civile. Sta chiedendo che un governatore in carica venga arrestato per nessun altro motivo se non, ha detto lui stesso, "per essersi fatto eleggere".
*Non ci sono più controlli e contrappesi. Il Congresso è scomparso. Il presidente della Camera Johnson ha completamente abdicato alle sue responsabilità. Lo stato di diritto è stato progressivamente sostituito dal dominio di Trump. I padri fondatori non hanno vissuto e sono morti per vedere un momento come questo. È tempo che tutti noi ci alziamo.
*So che molti di voi provano ansia profonda, stress e paura. Ma voglio che sappiate che voi siete l’antidoto a quella paura e a quell’ansia. Ciò che Donald Trump vuole di più è la vostra fedeltà, il vostro silenzio, che siate complici in questo momento. Non cedetegli.
===[[Christian Rocca]]===
{{cronologico}}
*È evidente che andrà a finire male, così come è certo che la questione sarà ignorata dalla falange giornalistica e politica dei saltimbanchi trumpiani nostrani, che già dovrà far finta di niente quando Trump imporrà dazi sulle merci italiane e ci costringerà a tagliare sanità, istruzione e pensioni, e ad aumentare le imposte, per pagarci la difesa e la sicurezza dall’aggressione russa alla civiltà occidentale di cui facciamo parte. {{NDR|30 dicembre 2024}}
*Vogliamo fare l’elenco delle iniziative internazionali di Trump in queste prime due settimane di presidenza? Cominciano con la decisione di volersi annettere il Canada, che intanto minaccia con tariffe e dazi che nemmeno ai suoi nemici. Vuole prendersi ''manu militari'' il canale di Panama. Rinomina “Golfo d’America” il Golfo del Messico, con relative ritorsioni economiche, e non solo, al Messico. Pretende di occupare la Groenlandia, e ora anche Gaza.<br>Per il momento è tutto, anche se non è ancora finita, ma è certamente un ottimo inizio per il cosiddetto presidente “pacifista”, come lo hanno elogiato gli imbecilli di destra e sinistra di qua e di là dell’oceano, complici e utili idioti del nuovo padrone del mondo. {{NDR|6 febbraio 2025}}
*Russia e Cina non hanno smesso un minuto di brindare da quando Trump è stato eletto, perché ora sono più che legittimati a prendersi l’Ucraina, la Georgia, la Moldavia, e il resto dell’Europa, o Taiwan, visto che il paese architrave dell’Occidente pretende di fare lo stesso con Canada, Groenlandia, Panama e Gaza, demolendo nel processo di esecuzione di questo piano grottesco il reticolo di alleanze occidentali che il genio americano aveva ideato ottant’anni fa per governare il mondo. {{NDR|6 febbraio 2025}}
*Oggi l'America è l'ombra di sé stessa, è diventata la caricatura che ne facevano i professionisti dell'antiamericanismo di sinistra e di destra, i comunisti e i fascisti, un paese che smantella il geniale reticolo di istituzioni multilaterali e di alleanze internazionali con cui ha garantito pace e prosperità a mezzo mondo e che piccona la globalizzazione dei mezzi di produzione e dei commerci di beni con cui ha tirato fuori dalla povertà estrema l'altra metà del pianeta. {{NDR|18 agosto 2025}}
*Trump dispiega l'esercito nelle città americane e organizza raid di immigrati da spedire nei lager di repubbliche delle banane centroamericane; intasca personalmente miliardi di dollari sfruttando ad arte il ruolo di presidente; minaccia, mortifica e umilia le università, i media, gli studi legali, la comunità scientifica e gli istituti indipendenti che misurano l'andamento dell'economia americana; taglieggia alcune aziende imponendogli il pizzo; respinge gli studenti stranieri che ricercano la felicità nel sogno americano; ridicolizza le agenzie di intelligence, e sfascia le strutture di sicurezza nazionale volte a prevenire gli attacchi ibridi alla democrazia americana; nomina peracottari di varia natura e golpisti del 6 gennaio nei posti chiave dell'apparato investigativo e di giustizia del paese; trasforma le corti federali in curve di tifosi Maga; cancella la copertura sanitaria a milioni di cittadini poco abbienti; indebita le prossime generazioni per pagare i tagli fiscali ai suoi amici milionari; ridisegna la mappa elettorale dei collegi della Camera per manipolare le prossime elezioni del Congresso; indebolisce l'Alleanza atlantica e la difesa dell'Europa; sabota i tradizionali alleati dell'Unione europea; dichiara guerra commerciale a tutti i paesi amici e a nessun avversario; ferma, ritarda e blocca gli aiuti militari a un paese democratico che da solo difende l'Occidente; si fa infinocchiare dal primo uomo forte che gli capita a tiro, da Putin a Lukashenko, da Xi Jinping a Kim Jong-un; riceve con tutti gli onori in Alaska il principale agente del caos globale, lo applaude, si inchina, e non batte ciglio se il ministro degli esteri russo si presenta al vertice con la maglietta dell'Urss, come se Franklin Delano Roosevelt anziché programmare lo sbarco in Normandia avesse ricevuto col tappeto rosso a Boston un Adolf Hitler accompagnato dal ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop in maglietta con la scritta Terzo Reich. {{NDR|18 agosto 2025}}
===[[Donald Trump]]===
{{cronologico}}
*L’età dell’oro dell’America inizia proprio adesso. Da oggi in poi il nostro Paese rifiorirà e sarà nuovamente rispettato in tutto il mondo. Saremo l'invidia di ogni nazione e non permetteremo più che si approfitti di noi stessi. Durante ogni singolo giorno dell’amministrazione Trump, metterò semplicemente l’America al primo posto. La nostra sovranità sarà rivendicata. La nostra sicurezza sarà ripristinata. La bilancia della giustizia verrà riequilibrata. L’uso feroce, violento e ingiusto del Dipartimento di Giustizia e del nostro governo finirà. E la nostra massima priorità sarà quella di creare una nazione orgogliosa, prospera e libera.
*Innanzitutto, dichiarerò l'emergenza nazionale al confine meridionale. Tutti gli ingressi illegali saranno immediatamente bloccati e inizieremo il processo di rimpatrio di milioni e milioni di stranieri criminali nei luoghi da cui provengono. Ripristineremo la mia politica del “remain in Mexico”. Metterò fine alla pratica del catch and release. E invierò truppe al confine meridionale per respingere la disastrosa invasione del nostro Paese.
*Trivelleremo, baby, trivelleremo. L'America tornerà ad essere una nazione manifatturiera e noi abbiamo qualcosa che nessun'altra nazione manifatturiera avrà mai, la più grande quantità di petrolio e di gas di qualsiasi altro Paese sulla Terra e noi la useremo, e loro la useranno. Abbatteremo i prezzi, riempiremo di nuovo le nostre riserve strategiche, fino al massimo, ed esporteremo l'energia americana in tutto il mondo. Torneremo a essere una nazione ricca e sarà l'oro liquido sotto i nostri piedi a contribuire a questo risultato.
*Metteremo fine al Green New Deal e revocheremo il mandato per i veicoli elettrici, salvando la nostra industria automobilistica e mantenendo la mia sacra promessa ai nostri grandi lavoratori americani dell'auto. In altre parole, potrete acquistare l'auto che preferite. Torneremo a costruire automobili in America a un ritmo che nessuno avrebbe potuto immaginare fino a pochi anni fa e ringrazio i lavoratori dell'auto della nostra nazione per il loro voto di fiducia.
*Invece di tassare i nostri cittadini per arricchire altri Paesi, tasseremo i Paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini. A questo scopo, istituiremo l'External Revenue Service per raccogliere tutte le tariffe, i dazi e le entrate. Saranno enormi le quantità di denaro che confluiranno nel nostro tesoro da fonti estere.
*Firmerò [...] un ordine esecutivo per fermare immediatamente ogni censura governativa e riportare la libertà di parola in America. Mai più l'immenso potere dello Stato sarà usato come arma per perseguitare gli oppositori politici. È una cosa che conosco e di cui so qualcosa. Non permetteremo che ciò accada. Non accadrà mai più.
*Porrò [...] fine alla politica del governo di cercare di ingegnerizzare socialmente la razza e il genere in ogni aspetto della vita pubblica e privata. Creeremo una società senza colore e basata sul merito. A partire da oggi, la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti prevede che ci siano solo due generi, maschile e femminile.
*Il nostro potere fermerà tutte le guerre e porterà un nuovo spirito di unità in un mondo che è stato arrabbiato, violento e totalmente imprevedibile. L'America sarà di nuovo rispettata e ammirata, anche dalle persone di religione, fede e buona volontà. Saremo prosperi. Saremo orgogliosi. Saremo forti e vinceremo come mai prima d'ora. Non saremo conquistati. Non ci faremo intimidire. Non ci lasceremo abbattere e non falliremo. Da oggi gli Stati Uniti d'America saranno una nazione libera, sovrana e indipendente. Resisteremo con coraggio. Vivremo con orgoglio. Sogneremo con coraggio e nulla ci ostacolerà perché siamo americani. Il futuro è nostro e la nostra età dell'oro è appena iniziata.
===[[Mary L. Trump]]===
*Joe Biden è stato perseguitato e ha perso le elezioni perché mostrava la sua età. Ma anche Donald compirà presto 80 anni e si addormenta in pubblico in un modo che Biden, che sempre chiama sleepy, sonnacchioso, non ha mai fatto. E poi mio zio, appunto, straparla dicendo cose insensate: penso alle sue dichiarazioni a Davos e alle pretese sulla Groenlandia perché "non gli hanno dato il Nobel". Non capisco perché il suo declino mentale, emotivo, psicologico e cognitivo, non sia quotidianamente sui giornali. A questo punto, la definirei negligenza.
*Personalmente, vedo similarità con mio nonno quando già soffriva di Alzheimer: soprattutto in quei discorsi in cui divaga incoerentemente e non riesce a ritrovare il filo. Come psicologa clinica, posso aggiungere che ha sicuramente sofferto di seri disturbi della personalità, mai diagnosticati e dunque mai trattati. Lo vedo nell'incapacità di controllare gli impulsi e nell'essere sempre più vendicativo. Quest'ultimo potrebbe dipendere dal fatto che sta perdendo il controllo della narrazione. Lo abbiamo visto su Minneapolis. Dopo le terribili uccisioni di cittadini americani da parte degli agenti dell'Ice, nessuno crede più a ciò che dice: ci sono prove che lo contraddicono. Così come nessuno crede più che l'economia vola, come dice lui: i prezzi stanno salendo. Penso se ne renda conto e ne sia spaventato.
*Se siamo a questo punto della Storia, in cui legge e alleanze contano sempre meno, è perché mio zio, Donald Trump, è stato un ragazzino viziato cui pochi hanno detto di no. Una cosa per me sconcertante: perché, in realtà, è un uomo debole, incapace di gestire le situazioni ostili. Lo stiamo vedendo proprio ora che i leader europei, così come la gente di Minneapolis, hanno iniziato a resistergli. Funziona. Metterlo all'angolo non è difficile. Mentre dargli fiducia è inutile: per lui non esiste il peggio, può sempre peggiorare. Mi stupisce che nel mondo non ci sia uno sforzo coordinato per contrastarlo.
==Voci correlate ==
*[[Crisi groenlandese]]
*[[Department of Government Efficiency]]
*[[Donald Trump]]
*[[Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2024]]
*[[Guerra d'Iran]]
:*[[Memorandum di Islamabad]]
*[[Operazione Metro Surge]]
:*[[Uccisione di Renée Good]]
:*[[Uccisione di Alex Pretti]]
*[[Presidente degli Stati Uniti d'America]]
*[[Prima presidenza di Donald Trump]]
*[[Project 2025]]
*[[Proteste a Los Angeles del 2025]]
*[[Vertice Russia-Stati Uniti del 2025]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}}
[[Categoria:Eventi degli anni 2020]]
[[Categoria:Storia degli Stati Uniti d'America]]
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Benito Mazzi
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[[File:Benito Mazzi.jpg|thumb|Benito Mazzi nel 2011]]
'''Benito Mazzi''' (1938 – 2022), scrittore e giornalista italiano.
==Citazioni di Benito Mazzi==
*Dalla lobia della sua abitazione lo sguardo spazia sull'immenso piano, sulla ferrovia e la stazioncina con fermata a richiesta, sulla parete di verde severo, tutta pini, larici, abeti e faggi, che con le cuspidi rocciose del Gridone s'erge di fronte, a sfondare un cielo terso che giù a Garlasco si sognano.<br>Dalla metà d'agosto in poi i boschi vigezzini sono il paradiso dei cercatori di boleti, i ''fungiàt''.<ref>Da ''Coppi, Bartali, Carollo e Malabrocca. Le avventure della Maglia Nera'', Ediciclo editore, Portogruaro, 2005, p. 158. ISBN 8888829172</ref>
==''Nel sole zingaro''==
*In questi sperduti paesi di montagna, dall'introduzione da parte di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] delle dogane, ai primi dell'Ottocento, alla fine degli anni cinquanta del nostro secolo, era indispensabile, per vivere, "andare in dentro", in Svizzera, con la bricolla in spalla, non offrendo [[Val Vigezzo|Vigezzo]], come del resto le contigue vallate dell'[[Val d'Ossola|Ossola]], risorse alternative all'infuori dell'emigrazione e dei prodotti dell'arido suolo, che un'annata storta bastava a rendere insufficienti. (premessa, p. 7)
*I vigezzini sono poveri di risorse, potendo contare soltanto sui miseri prodotti della loro aridissima terra e sul contrabbando. Considerano le guardie di finanza – canarini, prapòst, burlanda, caini, nelle definizioni popolari – i nemici, gli affamatori delle loro famiglie. Si scatena pertanto un odio implacabile nei confronti degli uomini in divisa, con scontri e risse di inaudita violenza. (cap. I, pp. 11-12)
*Il contrabbando s'è allargato, non è più circoscritto alle valli di confine, fin dal 1830 ha contagiato la bassa Ossola. Ma, mentre da quelle parti l'andar di sfroso costituisce una scelta, un modo per guadagnare di più e in fretta, dal momento che là un po' di lavoro si trova, soprattutto dopo l'apertura a Vogogna delle tessiture di cotone, in Vigezzo continua a rimanere, con l'emigrazione, l'unica possibilità di sopravvivenza. La terra, la vacca, la capra non bastano al sostentamento della famiglia, specialmente nelle annate svergole. (cap. II, pp. 16-17)
*Le popolazioni di Vigezzo, cronicamente carenti di prospettive occupazionali per i loro uomini – nell'ultimo censimento, su 5500 abitanti erano 1000 gli emigrati per lavoro –, rimangono fra le più soggiogate al contrabbando, nonostante le conseguenze ogni giorno più dolorose che il fenomeno comporta. Per pagare le contravvenzioni alle leggi doganali molti padri di famiglia sono caduti in rovina subendo il sequestro della casa e della campagna, altri, pur di evitare la prigione, se la sono squagliata all'estero abbandonando mogli e figli. (cap. III, pp. 22-23)
*Lontano brillano i chiari di [[Borgnone]], il borgo svizzero dove son diretti.<br>All'entrata dell'abitato s'appostano dietro una siepe, Cecco va avanti, s'avvia per una streccia, batte due colpi a una porta, poi li ribatte. Esce una donna, fa sì col capo, richiude. Dopo aver ammucchiato i sacchi nella cascina sotto la casa, i contrabbandieri s'intavolano in un locale appartato e caldo. Alle 3 del mattino la squadra s'accinge al ritorno. Il carico è più leggero, non supera i 20 chili tra caffè, sale e tabacco. (cap. III, p. 31)
*Centinaia di bambini [[Val Vigezzo|vigezzini]] e della vicina [[Valle Cannobina|Cannobina]], altra valle disperata, hanno compiuto i sei, sette anni a [[spazzacamino]], lontano da casa, nella città, dietro al padrone. Non a caso lo Sgrinfia arruola i più miseri di statura, s'arrampicano meglio sulle canne, riuscendo a sventolare la mano dal comignolo per mostrare al committente che sono in cima, che il lavoro è stato eseguito alla perfezione. (cap. VI, p. 41)
*A Meis, le osterie della Marin e del Balassi, una di fronte all'altra lungo lo stradone per la Svizzera, sono il ritrovo di contrabbandieri, carbonai, boscaioli, mercanti di passaggio. La borgata, poche case ai piedi delle mulattiere per Dissimo, Olgia e Folsogno, a un tiro di fucile dalla frontiera, domina un ampio pianoro circondato da monti e dirupi, nel quale biancheggia la stazione della Vigezzina, ferrovia elettrica a scartamento ridotto che collega l'Italia alla Svizzera, Domodossola a Locarno. (cap. VIII, p. 52)
*Dal 1917 le teleferiche hanno soppiantato le vecchie "sère" nell'inviare a valle il legname venduto dai comuni all'incanto. Di dimensioni faraoniche quella dell'impresa Girola per lo sfruttamento dei boschi della valle Onsernone, territorio di Craveggia, Santa Maria Maggiore e Re. È un impianto lungo 9 chilometri, parte dai [[Bagni di Craveggia|Bagni]], si snoda a Fondo Monfracchio, sorpassa la Bocchetta di Moino, a oltre 2000 metri, internandosi per un tratto in galleria, dove forma una stazione d'angolo, e da qui riparte per la battuta d'arrivo alla "Siberia". (cap. VIII, p. 52)
*Faina non perde un colpo. A Monadello, paesino svizzero in alto a picco sulla frontiera, c'è chi gli tiene da parte zucchero e caffè. Sfrosa in prevalenza da solo, le grandi spedizioni non funzionano più, c'è da stare in campana, le pallottole non fan complimenti. A Monadello trova la bricolla già confezionata, pronta da sbalzare. Una mattina, insieme con la bricolla, l'aspettano due sfrosìne, la Carola e la Rosa, la donna del Bula. La Carola è una femmina procace, robusta e forte, coi seni eretti, le cosce stagne e lo sguardo di sfida. I suoi occhi sono dardi che trusano il sangue e Faina ci ha le caldane su per il filone. È una che non bacìla, la Carola, ama lo scherzo e la battuta grassa, è vero, ma è un rischio slungare le ciampe con lei, lascia partire certi patoni che addormentano. Faina non ci ha mai tentato, ma quel giorno a Monadello si sente il respiro pesante. (cap. IX, pp. 61-62)
*La visuale è ridotta dallo sfarfallio dei fiocchi e dal bosco maestoso che racchiude la civettuola caserma. In basso, il vallone dorme sotto un metro di neve, in alto si scorgono appena le baite del Monfracchio e più in qua, in uno scenario da presepe, la passerella sull'Isorno ghiacciato e le baracche abbandonate dei boscaioli, con accanto enormi pile di tronchi scortecciati, pronti per essere inviati a valle in primavera. Non un'impronta o un segno sulla neve, la carreggiata per [[Spruga]], primo paese svizzero a 4 chilometri, è sparita in quel deserto bianco, regno della solitudine. Ad accentuare il senso d'abbandono, appena sotto la caserma troneggia l'albergo dei [[Bagni di Craveggia|Bagni]], un'elegante struttura tutta camini, eretta nel 1819 dal comune di Craveggia per lo sfruttamento di una sorgente termale dalle proprietà miracolose. L'apertura è soltanto estiva, il suo destino è purtroppo segnato: nel 1951 sarà distrutto da una slavina staccatasi dalla montagna di fronte. (cap. XI, pp. 74-75)
*In Vigezzo, come nel resto dell'Ossola, i soldati che rientrano dal fronte hanno scarse opportunità di lavoro, aggiungono miseria a miseria. Per sfuggire alla fame e alla deportazione in Germania non restano che il contrabbando e la fuga sui monti, a sostegno delle bande partigiane che vanno organizzandosi.<br>Confluiscono sul confine per trovare scampo in Svizzera fuggiaschi di ogni razza e nazionalità: ebrei destinati ai campi di sterminio, prigionieri evasi, antifascisti, perseguitati per motivi politici, razziali o religiosi, ufficiali e soldati di tutti gli eserciti. (cap. XIII, p. 86)
*A [[Camedo]] sanno già di scaricare nella casa di un certo Dago, ex gendarme, il quale corrisponderà il pattuito con Gianca non appena pesati i sacchi e offerto un giro di acquavite. [...] Resisi conto del falso allarme, si ricompongono e riprendono il viaggio giungendo infine alle porte di Camedo. Va in avanscoperta Gianca. Accertatosi che il vicolo che immette all'abitazione del Dago è deserto, dà il vialibera . Uno dopo l'altro raggiungono la casa e sfociano in un cortavolo dal quale, sempre seguendo la guida, si introducono in un usciolo. (cap. XIV, pp. 99-100)
*Il Malione: un ponte sui 30 metri, detto dalla gente "romano", roba da star male solo ad affacciarvisi. La Rosa, che pure non ha paura di niente, quando passa di là con la cadola della legna evita di guardare di sotto, l'attanaglia un'angoscia, un che di sconvolgente difficile da spiegare. L'acqua del Melezzo, cupa e lontanissima, si tortura schiumosa in un perenne gemito fra pareti e spuntoni di roccia. Nessuno s'è mai azzardato ad attraversare a nuoto quella gola per timore dei gorghi, dei terribili mulinelli che si avvistano addirittura dal ponte, capaci di inghiottire interi tronchi d'albero. (cap. XIV, p. 101)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Benito Mazzi, ''[https://books.google.it/books?id=BWpbDwAAQBAJ&gbpv&pg=PT0 Nel sole zingaro: storie di contrabbandieri]'', presentazione di [[Alberto Sinigaglia]], Interlinea edizioni, Novara, 2018 [1997]. ISBN 9788868571993
==Altri progetti==
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[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Guerra d'Iran
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[[File:Attack around Enghelab Square 9.jpg|thumb|upright=1.2|Macerie a Enqelab Square, Teheran, dopo l'attacco del 3 marzo 2026]]
Citazioni sulla '''guerra d'Iran'''.
==Citazioni==
*Ci sono già stime che paragonano le sue conseguenze all'[[Pandemia di COVID-19|epidemia da coronavirus]]. Permettetemi di ricordarvi che rallentò drasticamente lo sviluppo di tutti i continenti, senza eccezioni. ([[Vladimir Putin]])
*Dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso di dimettermi dalla carica di direttore del Centro nazionale antiterrorismo, con effetto immediato. In coscienza, non posso sostenere la guerra in corso in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua potente lobby americana. ([[Joe Kent]])
*La Polonia non interverrà militarmente in Medio Oriente. Ma siamo d'accordo con l'obiettivo di distruggere l'arsenale nucleare e mi sembra che sia stato in gran parte raggiunto. E siamo vicini ai popolo iraniano che è stato massacrato anche di recente dal regime teocratico. Però, certo: la situazione nello Stretto di Hormuz è grave: centinaia di navi sono bloccate dal lato occidentale e oltre un migliaio da quello orientale, e i prezzi del petrolio e del gas stanno schizzando alle stelle. E va ricordato che gli Stati del Golfo dipendono da quel passaggio anche per le forniture di generi alimentari e fertilizzanti. Insomma, non abbiamo tutto il tempo del mondo. ([[Radosław Sikorski]])
*Le persone come me pensano che sia meglio vivere in un mondo in cui ci sono regole e non capisco come si possa condannare quello che succede in Ucraina o a Gaza e invece accettare quello che fa Trump in Iran. ([[Javier Cercas]])
*Nessuno può negare che la fine del regime atroce degli ayatollah sarebbe magnifica per il mondo e per gli iraniani, ma l'intervento militare è molto pericoloso per tutti. E l'Europa è troppo divisa per essere la forza stabilizzatrice che serve al mondo. ([[Javier Cercas]])
*Noi britannici abbiamo imparato le lezioni dell'Iraq e di quella catastrofica [[Guerra in Iraq|guerra nel 2003]]. Starmer ha fatto benissimo a rifiutarsi di partecipare ai raid di Usa e Israele, soprattutto perché Trump e Netanyahu non sembrano avere una via d'uscita da questo pantano. La ''special relationship'' tra Regno Unito e Stati Uniti significa anche saper dire di no ai propri alleati, senza provare imbarazzo e senza diventare uno stato americano aggiunto. ([[Sadiq Khan]])
*Non è fantastico vederlo {{NDR|Trump}} dichiarare guerra a un Paese indossando un cappellino da camionista con la scritta "USA"? Ecco il leader del "[[Board of Peace|Consiglio di pace]]". Per il prossimo annuncio di guerra, Donny, posso suggerirti di mettere i piedi sulla scrivania Resolute mentre mangi un Big Mac in una tuta di velluto? Venezuela, Groenlandia, Iran, Cuba, che differenza c'è? Don Jr. e Barron non dovranno combattere o morire, solo i figli di altre persone, quindi... invadete e bombardate! Le nuove iscrizioni al "Consiglio di pace" partono da un miliardo di dollari! Riuscite a credere che Donny non abbia ancora ricevuto un vero Premio Nobel per la Pace? Ingiusto! Forse nel suo terzo mandato ne otterrà uno. ([[Jack White]])
*Può darsi che Trump abbia in mente che l'Iran finisca più o meno come è finito il Venezuela, con il regime sostanzialmente intatto, ma con una figura più malleabile al comando. Ma è un obiettivo molto difficile da raggiungere. [...] In Iran ci sono più di un milione di persone armate. [...] E c'è circa il 20% del Paese – forse adesso un po' meno – che, nell'ultima rilevazione seria, risultava sostenere il regime. Inoltre, i Guardiani controllano una parte enorme dell'economia, del petrolio e di altre risorse. Se vuoi un cambio di regime, devi farci conti. Rassicurarli, offrire un'alternativa, provocare una spaccatura interna da cui emerga qualcun altro. Ma non sembra esserci un piano. ([[Anne Applebaum]])
*Questo è radicalmente nuovo per la politica estera americana: non abbiamo mai avuto un presidente che basasse le relazioni internazionali sui propri interessi personali. C'è anche l'ipotesi – ma è una speculazione – che l'azione contro l'Iran sia stata incoraggiata dagli alleati del Golfo, anch'essi partner economici di Trump. La sua famiglia ha grandi investimenti in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. La domanda è quindi se questa guerra faccia parte di un accordo commerciale. E poi c'è Israele, che ha chiaramente contribuito a convincerlo. La grande questione, a cui non abbiamo risposta, è quanta parte di questa guerra riguardi gli interessi finanziari personali di Trump, quelli politici e persino psicologici – il suo bisogno di essere la figura dominante – e quanta riguardi davvero gli interessi degli Stati Uniti. È chiaro che l'Iran non stava per attaccare gli Stati Uniti e non era sul punto di usare un'arma nucleare. Le giustificazioni classiche per una guerra non c'erano. ([[Anne Applebaum]])
*Trump afferma di puntare a una vittoria rapida. Iniziare una guerra è facile, ma non si può vincere con pochi tweet. Non cederemo finché non vi faremo pentire di questo grave errore di calcolo. ([[Ali Larijani]])
===[[Tahar Ben Jelloun]]===
*Israele ha trascinato Trump in questo conflitto. Il regime iraniano è indebolito ma resiste, attaccando, oltre al territorio israeliano, basi e ambasciate americane. La situazione è caotica e non si vede come questa guerra possa ragionevolmente terminare. Alla fine sarà il popolo a decidere, ma prima bisogna che il regime rinunci alla repressione sistematica e ad uccidere ogni oppositore.
*L’attuale combattimento {{NDR|da parte del regime iraniano}} è motivato da questa paura: veder scomparire non soltanto gli esiti della [[Rivoluzione iraniana|rivoluzione del 1979]] ma anche la rilevanza dello sciismo nel mondo. Ora come ora non sappiamo fin dove si spingerà il loro istinto di sopravvivenza.
*Questa guerra è stata voluta principalmente da Netanyahu che, ossessionato dalla minaccia iraniana, sogna da decenni di farla finita con un paese di 90 milioni di abitanti, governato da un regime religioso, ben strutturato, ben insediato e abbastanza solido.
===[[Ian Bremmer]]===
*{{NDR|Su Donald Trump}} È in trappola, ed è estremamente frustrato. Minacciare attacchi più duri non è più un deterrente, ha superato il punto di non ritorno: il vertice, ormai decimato, dell’Iran non cerca più soluzioni diplomatiche né teme nulla di peggio di quello che è già successo. E lui non sa più dove colpire avendo già teoricamente distrutto tutti gli obiettivi militari. Eppure Teheran continua a lanciare non solo droni, ma anche missili balistici. E con Hormuz bloccato e l’economia mondiale strangolata non ha più la via d’uscita di fingere di aver vinto: un ritiro dichiarando di aver compiuto la sua missione.
*I mercati sono globali, soffre anche l’America. Per i prezzi, gli approvvigionamenti. Molta della benzina consumata sulla costa atlantica viene da raffinerie alimentate da petrolio del Golfo.
*{{NDR|Su Donald Trump}} L'Iran è stata la peggior scelta in politica estera della sua presidenza. Il suo processo mentale riguarda più se stesso che il Paese, perciò non gode di alcuna fiducia come Comandante in capo, nemmeno da parte dei suoi collaboratori più stretti.
*La cosa giusta ovviamente sarebbe arrendersi, perché più va oltre, più il conflitto si aggrava, ma questo non rientra nel vocabolario di Trump. Perciò, come un giocatore d’azzardo che subisce perdite sempre più profonde, ogni volta raddoppia semplicemente la puntata, sperando di riuscire a dimostrare di aver vinto e di potersi alzare dal tavolo.
*Questa crisi durerà. E l’America non ha abbastanza navi: quelle in zona se proteggono gli impianti petroliferi non possono scortare i convogli delle petroliere.
===[[Guido Crosetto]]===
*In uno scenario come quello che stiamo affrontando conta purtroppo per noi soltanto la potenza. Ma non illudiamoci che si possa parlare di potenza tecnologica o economica, quello che davvero stanno facendo contare è la potenza militare.
*Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo. È una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti. C'è una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere.
*Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l'umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla.
*Trump ha l'agenda dettata dalla volontà di vincere in fretta anche perché dovrà confrontarsi con le elezioni di Midterm. Questa guerra sta mettendo a rischio anche gli Stati Uniti nella loro leadership Mondiale.
*Uno dei problemi di questa [[Seconda presidenza di Donald Trump|presidenza]] è che nessuno osa contraddire il Capo. L'Iran degli ayatollah, a capo dell'integralismo, anti occidentale, che teneva sotto scacco ogni libertà era un problema di tutti. Con questa guerra decisa in due senza confronto e legittimità internazionale gli hanno fatto un regalo. Su tempi e modi sarebbe stata utile meno approssimazione.
===[[Massimo D'Alema]]===
*L'[[Guerra in Iraq|Iraq]] fu una violazione cui gran parte dell'Europa si oppose facendo da contrappeso. E comunque, ricordo le conversazioni con Condoleezza Rice: era davvero convinta che avrebbero esportato la democrazia e che ci sarebbe stato uno spillover – un contagio positivo – in tutta la Regione. Oggi invece si ha la sensazione di un bullismo senza contenuto, puramente destabilizzatore. Non sappiamo neanche in che misura a muovere l'amministrazione americana possano essere interessi personali o addirittura ricatti.
*L'opinione pubblica è distratta dall'Iran. Gli israeliani cercano di uccidere tutti i giornalisti, preferibilmente insieme alle loro famiglie, a scopo terroristico. Per dire: qui non dovete venire, altrimenti ammazziamo i vostri bambini. Questo è il messaggio. Questa è la civiltà occidentale.
*La posizione della Spagna è forte e dignitosa. Quella della Francia un po' più timida e debole. Si sono espressi con coraggio alcuni Paesi minori, il Belgio, l'Olanda. Ma purtroppo abbiamo una grande debolezza della Germania e del Regno Unito, dove i cittadini rimproverano al laburista Starmer di non riuscire a prendere le distanze dalle politiche di Trump. Il problema è che l'ideologia di questa guerra, razzista, suprematista, questo grumo nero dell'Occidente che riemerge avrebbero bisogno di una reazione forte di tutte le forze democratiche europee. L'Unione dovrebbe ritrovare la capacità di difendere i suoi interessi opponendosi a quest'America, così facendo darebbe forza anche a quella parte degli Stati Uniti che si oppone coraggiosamente alle politiche di Trump.
*La destra vuole distruggere l'Iran perché l'Iran contrasta il disegno imperiale di Israele, non perché perseguita le donne. [...] La repressione nei confronti delle ragazze e dei ragazzi iraniani è orribile, ma l'Iran non costituiva una seria minaccia militare rispetto alla potenza nucleare e tecnologica di Israele.
*La posizione italiana è imbarazzata e furbesca. Di fronte alla tragedia della guerra è moralmente inaccettabile.
===[[Shirin Ebadi]]===
*Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran non per esportare la democrazia, bensì per distruggere le decine di siti nucleari di uranio arricchito, che erano una minaccia per Israele. Perché diciamolo: questa guerra tra regime iraniano, Usa e Israele è iniziata nel 1979 con la fondazione della Repubblica islamica, la cui politica estera è esplicitamente fondata sulla distruzione di Israele e sulla cacciata degli americani dal Medio Oriente. Una strategia folle, che ha trascinato la popolazione nel baratro: oggi il 70% degli iraniani vive sotto la soglia della povertà.
*La democrazia arriverà solo con libere elezioni. Ma quando le bombe distruggeranno l’apparato di repressione del regime e questo non avrà più armi per combattere, a quel punto sarà costretto a obbedire al popolo, lasciare il potere e cedere a elezioni libere. Se non ci fosse stato un “aiuto” del genere alla Resistenza italiana, il vostro Paese non avrebbe mai riconquistato la libertà.
*Purtroppo in questa guerra ci sono già state molte vittime civili, tra cui tanti bambini. Allo stesso tempo, la forza militare del regime iraniano sta iniziando a venire meno, missili e armi iniziano a scarseggiare e gli ayatollah non hanno amici nell’area per approvvigionarsi ulteriormente. Un lieto fine non è impossibile.
*Se gli Stati Uniti, Israele o qualunque altro Paese riuscirà a distruggere la macchina bellica del regime iraniano, sono certa che la grande maggioranza degli iraniani apprezzerà.
===[[Pierre Haski]]===
{{cronologico}}
*Il regime iraniano si risveglia con una doppia crudele constatazione. La prima è che è stato incapace, come lo scorso giugno durante la cosiddetta guerra dei dodici giorni condotta da Israele, a cui si sono infine uniti gli Stati Uniti, di proteggere i suoi principali leader. [...] La seconda constatazione è che, per la prima volta, il cambio di regime, evocato molte volte, oggi è realtà. Il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sono assunti la responsabilità, e il rischio, senza la minima legalità internazionale, di colpire molto duramente il vertice del regime iraniano per rovesciarlo. Anche se, come ammetteva a gennaio il segretario di stato statunitense Marco Rubio, “nessuno sa chi può venire dopo Khamenei”. È questo il salto nell'ignoto.
*La storia mostra che non si cambia un regime solo con i raid aerei. Israele e Stati Uniti hanno decapitato quello iraniano, ma hanno poca influenza su quello che succederà. Nella gioia di veder cadere un tiranno, gli iraniani possono chiedersi se il loro paese potrà davvero scrivere una pagina di storia libera o se, come hanno mostrato i precedenti cambi di regime imposti dall'esterno negli ultimi due decenni, prevarrà un lungo periodo di caos, con un costo considerevole per gli iraniani. La storia si sta letteralmente scrivendo sotto i nostri occhi.
*Israele sta chiaramente cercando di sbarazzarsi dei suoi nemici, cioè l'Iran e i suoi alleati. Dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 Tel Aviv ha assestato colpi durissimi, ma non fatali, sia a Hezbollah sia all'Iran, ancora in piedi dopo la cosiddetta guerra dei dodici giorni dell'anno scorso. L'11 febbraio, in occasione di un incontro a Washington, negli Stati Uniti, Benjamin Netanyahu è riuscito a convincere Donald Trump a ordinare nuovi raid contro l'Iran. È in quel momento che ha preso forma la guerra in corso.
*Gli Stati Uniti condividono l'obiettivo di Israele? Sull'altra sponda dell'Atlantico la questione è molto discussa, anche perché Trump ha cambiato diverse volte versione sullo scopo della guerra, dal cambiamento di regime all'eliminazione del programma balistico della Repubblica islamica.
*Teheran oggi ha un unico obiettivo: sopravvivere. A gennaio la Repubblica islamica ha represso nel sangue una rivolta popolare, e il 28 febbraio ha perso la sua Guida suprema, Ali Khamenei. Da allora l'Iran ha seguito una strategia del caos regionale che vorrebbe punire i paesi vicini, colpevoli di essersi compromessi con gli Stati Uniti e con Israele. Vincere la guerra è chiaramente impossibile, ma la sopravvivenza sarebbe già un risultato sufficiente.
*Le vittime di tutto questo sono gli abitanti della regione, a cominciare dagli iraniani che rischiano di ritrovarsi ancora alle prese con un regime repressivo se per l'ennesima volta le promesse di Trump dovessero restare lettera morta. Il tiranno è morto, ma gli aguzzini sono ancora al loro posto.
*Il 22 marzo un'inchiesta del New York Times ha rivelato che diverse settimane prima dell'inizio delle ostilità, il Mossad israeliano aveva presentato agli statunitensi un piano secondo cui sarebbe stato possibile organizzare una rivolta della popolazione iraniana dopo pochi giorni di bombardamenti intensivi. Questa prospettiva avrebbe convinto Trump a entrare in guerra al fianco di Tel Aviv.<br>Come sappiamo, la rivolta non è mai cominciata e il regime non è crollato dopo l'assassinio della guida suprema Ali Khamenei. Al contrario, il conflitto ha continuato ad allargarsi. L'Iran ha conservato una capacità di risposta che ha sorpreso gli statunitensi.
*È davvero possibile arrivare a una soluzione diplomatica? Oltre al fatto che Israele difficilmente sarebbe d'accordo, Donald Trump dovrebbe fare i salti mortali per spacciare un compromesso per una “vittoria”. Allo stesso tempo ormai è chiaro che per il presidente statunitense è arrivato il momento di fare una scelta tra un'uscita più o meno onorevole dal conflitto, in modo da limitare i danni (anche con l'opinione pubblica americana), e un'escalation pericolosissima. L'apocalisse promessa dipende da questa decisione.
*Gli sviluppi degli ultimi giorni dimostrano che Trump si è lasciato intrappolare dalla guerra asimmetrica condotta dai Guardiani della rivoluzione. Più o meno è la stessa condizione che gli statunitensi hanno vissuto in Vietnam e in Afghanistan, dove potevano contare sui bombardieri B-52 ma hanno perso la guerra contro combattenti che indossavano i sandali. In questo caso non si tratta di una guerriglia, ma di uno stato che combatte a modo suo.
*Per gli Stati Uniti, evidentemente, la situazione attuale è insostenibile. Trump deve decidere: fermarsi a rischio di apparire un “loser”, un perdente (la cosa che più detesta al mondo) o lanciarsi in un'escalation che potrebbe avere conseguenze drammatiche?
*Oggi Donald Trump non ha a portata di mano nessuna buona soluzione: se abbandona, lo farà da sconfitto; se resta, pagherà un prezzo elevatissimo per la vittoria. La trappola della guerra in Iran sta stringendo la sua morsa attorno al presidente statunitense.
===[[Rula Jebreal]]===
*Come fa {{NDR|Trump a}} lanciare un [[Board of Peace]], un comitato di affari per la pace e poi neanche un mese dopo dichiarare guerra contro un Paese di 93 milioni di abitanti?
*Dicono di voler liberare le donne e poi la prima cosa che ha fatto Israele è stata bombardare una scuola nel sud dell'Iran uccidendo 160 bambine, vogliono trasformare l'Iran in un'altra Gaza.
*Il presidente americano ha mentito e continua a mentire, è un bugiardo seriale. Questa è una guerra fatta per Netanyahu, per avere il dominio e l'egemonia su tutto il Medio Oriente. Trump vuole dominare completamente un'intera regione mediorientale, dove vivono 450 milioni di abitanti. Non si tratta di sicurezza nazionale ma di egemonia.
*L'obiettivo di Israele è trasformare l'Iran in uno Stato fallito, in uno Stato completamente distrutto in guerra. Non vogliono un cambio di regime, vogliono una guerra civile, vogliono che l'Iran sia consumato per anni da estremismi, radicalizzazione, militarismi. L'idea è quella di imporre una dittatura militare simile a quella di al-Sisi in Egitto. Ma la transizione non è così automatica e non accade attraverso la violenza. Questa distruzione scatenerà radicalizzazione e terrorismo, che potrebbero arrivare anche in Europa.
*Le immagini che arrivano dall'Iran assomigliano molto ai bombardamenti che Israele ha fatto a Gaza. Bombardamenti a tappeto in cui sono stati uccisi centinaia di operatori sanitari e bambine. Questa criminalità, questa legge della giungla, si ritorcerà contro l'Occidente perché in una guerra asimmetrica gli altri decideranno di usare altri strumenti.
*Sappiamo che Netanyahu da anni cerca di spingere tutti i presidenti americani {{NDR|ad attaccare l'Iran}}. Finora nessuno l'ha ascoltato. Trump è stato l'unico stupido abbastanza da farlo. Il fatto che accada ora ci deve far riflettere su un altro aspetto. Trump sta cercando infatti di distrarre dallo scandalo del pedofilo seriale, Jeffrey Epstein, il quale era legato al Mossad israeliano. Il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegtoa che Trump avrebbe ceduto alle pressioni israeliane. Che leva ha sfruttato Netanyahu per costringere Trump a entrate in guerra? Nei file Epstein l’FBI ha scritto: "Israele ha compromesso Trump."
===[[Boris Johnson]]===
*Gli americani ci hanno salvato tante volte negli ultimi decenni: nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Fredda, nei Balcani, e la stessa Ucraina, sin dall'inizio della guerra nel 2022. Ora non possiamo abbandonarli e nemmeno mandarli al diavolo o mostrargli il dito medio. Ragioniamo: chi sono i nostri alleati nel mondo? Di chi possiamo fidarci, nonostante le diatribe tra noi? Dobbiamo decidere da che parte stare: dentro o fuori l'Occidente.
*L'Occidente si è spaccato, siamo totalmente divisi sui negoziati, e a gioirne sono gli iraniani e anche la Russia ovviamente, per la quale questa guerra è una benedizione.
*Non credo sia stato saggio attaccare l'Iran. Ma ora è successo e dobbiamo aiutare gli americani a uscire dal pasticcio. Invece di dire "no, no, odiamo Trump", o "non è la nostra guerra" o ficcare la testa nella sabbia come fa Starmer, avremmo dovuto dire: guardate, cercheremo di aiutarvi diplomaticamente e con le forze di cui disponiamo a riaprire lo Stretto di Hormuz. Perché la Nato può intervenire in questo senso. L'articolo due dell'Alleanza Atlantica chiarisce che bisogna tutelare gli interessi economici comuni. E la Nato non è solo difensiva, cavolate! È intervenuta in Libia, a Sarajevo, eccetera. Avremmo dovuto fare questa offerta all'America: noi e la Nato vi tiriamo fuori da questo pasticcio, ma voi dovete aiutarci di più in Ucraina.
*Trump e gli Stati Uniti si sono ficcati in una trappola nel Golfo, non c'è dubbio. Gli hanno fatto scacco matto a Hormuz. È un vero disastro. Non capisco come il Pentagono abbia potuto cascarci. Dunque, a maggior ragione, il Regno Unito e gli europei dovrebbero aiutare l'America più che mai, e farla uscire da questo pantano.
===[[Garri Kasparov]]===
*Credo che il bilancio nel complesso per {{NDR|Putin}} sia negativo. Perde più che un alleato: perde il prestigio. Non dà un’impressione di forza. Ha già perso Bashar al-Assad in Siria, Nicolas Maduro a Caracas e ora l’Iran. E i Paesi arabi che proteggono gli oligarchi russi stanno chiedendo l’aiuto militare a Kiev.
*{{NDR|«Trump ha sbagliato ad attaccare l’Iran?»}} Ho sentimenti contrastanti. L’ordine internazionale non esiste più, gli autocrati lo usano per aggredire contando sulla paralisi degli Stati Uniti e dell’Unione europea. Non posso essere sospettato di simpatie per Trump, ma la sua azione fa pulizia. È come un bulldozer che spazza via un vecchio ordine che non funzionava più. Fa vedere agli autocrati che anche l’America può agire fuori dalle regole.
*Trump è una minaccia per la democrazia americana. Distrugge, ma non costruisce. Si può solo sperare in una rapida risoluzione di questa crisi, magari con un intervento sul terreno dei curdi o di truppe speciali. I Paesi arabi del Golfo ora sono con Israele contro l’Iran. E vedo almeno l’Europa nord-orientale più consapevole. Sono meno pessimista di prima.
===[[John Kerry]]===
*Conosco Bibi da quarant'anni, prima che diventasse premier. Da trent'anni sostiene che l'Iran sia sull'orlo dell'arma nucleare, la minaccia è imminente e l'unica risposta è la guerra. Ha sostenuto questa tesi con Bush, Obama e Biden. Obama aveva una visione fondamentalmente diversa. Noi ritenevamo che un cattivo accordo fosse peggiore di nessun accordo, ma un buon accordo fosse di gran lunga più efficace della guerra. Rimango profondamente perplesso di fronte alla decisione di un presidente che ha condotto la campagna elettorale promettendo di tenersi fuori dalle guerre e migliorare la vita economica, ma la cui scelta sull'Iran ha prodotto l'esatto opposto.
*Dal punto di vista geopolitico si tratta di un vero regalo a Mosca, considerata la sua economia fondata sugli idrocarburi e il fatto che tale crisi distoglie l'attenzione dalla guerra in Ucraina. È un regalo anche alla Cina, che si chiede come potrebbe usare questa "prova generale", qualora decidesse di agire contro Taipei, bloccando e trasformando in arma la libertà di navigazione nello Stretto di Taiwan.
*{{NDR|«Trump ha minacciato di distruggere le infrastrutture elettriche. Sarebbe un crimine di guerra?»}} Erano parole agghiaccianti, ripugnanti. Non è ciò che l'America rappresenta. Ora la prossima volta che Putin dirà di distruggere l'Ucraina, la Cina tratterà gli uiguri come se non fossero esseri umani, o gli ayatollah grideranno "morte a Israele", qualcuno dirà che anche noi abbiamo minacciato di annientare una civiltà. Se poi vuoi raggiungere l'iraniano medio, profondamente orgoglioso della civiltà persiana, perché usare una simile espressione? È controproducente. Pensate ai giovani iraniani. Molti di loro odiano il regime, ma non è difficile immaginare come abbiano preso quella dichiarazione.
*Molti ritengono che, se il cambio di regime fosse stato davvero l'obiettivo, il momento opportuno per sostenere l'opposizione sarebbe stato mesi fa, quando la gente scendeva in piazza.
*Oggi la nostra posizione è peggiore: non vi sono più ispettori presenti quotidianamente in Iran per verificare il rispetto degli accordi; pochi alleati si schierano al nostro fianco per esercitare pressione su Teheran; la Cina si sente incoraggiata ad agire con maggiore audacia; la Repubblica islamica ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un'arma strategica, facendo impennare il prezzo della benzina. L'Amministrazione ha adottato la politica del carosello: ha girato in tondo, per poi ritrovarsi esattamente al punto di partenza, nel mero tentativo di indurre l'Iran ad accettare condizioni che aveva già sottoscritto oltre un decennio fa. I nostri alleati sono storditi, costretti a salire sul carosello.
*Ovviamente è molto difficile persuadere gli alleati a unirsi a te in una guerra che hai scatenato senza prima parlarne con loro. È doppiamente difficile quando li hai insultati per un anno e mezzo.
*Quando negoziavamo il Jcpoa, l'Europa e il mondo erano dalla nostra parte e avevamo un altro elemento a favore. Una volta risolta la questione nucleare, c'era unanimità tra l'Europa e i partner del Golfo nel ritenere che il lavoro non fosse concluso e fosse necessario avvalersi dello stesso tipo di diplomazia tenace e di sanzioni per premere sull'Iran affinché riducesse il sostegno a Hezbollah e contenesse i programmi missilistici. Avremmo potuto mobilitare tale sforzo per affrontare le questioni critiche nel corso degli ultimi dieci anni. Gli Usa però hanno stracciato l'accordo sul nucleare e abbiamo perso un decennio.
===[[Paul Krugman]]===
*Ci saranno molte analisi da parte di esperti militari e strategici sulla debacle iraniana. Ma non perdiamo di vista il quadro generale: siamo stati condotti al disastro dall’ignoranza spaccona di uomini come Trump e Hegseth, un’ignoranza spaccona resa ancora più grave dalle loro affermazioni secondo cui Dio appoggia qualsiasi cosa vogliano fare.
*I funzionari statunitensi hanno esortato tutti gli americani nella regione ad andarsene, ma lo hanno fatto dopo che quasi tutti i voli erano stati cancellati. Solo ora affermano che organizzeranno voli con aerei militari e voli charter – un ponte aereo che dovrà essere immenso, dato che ci sono sicuramente decine di migliaia di americani attualmente bloccati. Ho già detto che Trump e soci sono chiaramente andati in guerra senza un piano?
*Non bisogna esagerare le ricadute economiche di questa guerra. Ma non si tratta di un evento isolato: la nostra economia è sottoposta a molte pressioni, e questa potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso – una goccia che diventa sempre più pesante man mano che la guerra prosegue. Inoltre, se Trump è così imprevedibile ora, cosa farà ora che le elezioni di medio termine si avvicinano?
*Ogni speranza che questa guerra potesse essere estremamente breve sta svanendo. L'amministrazione Trump potrebbe aver immaginato che decapitare il governo iraniano avrebbe portato a un rapido cambio di regime, ma lo Stato Islamico non è un governo di semplici delinquenti: sì, sono delinquenti malvagi, ma sono anche seri fanatici religiosi che affrontano quella che per loro è una minaccia esistenziale, e la loro presa sul potere non è così facile da spezzare. Inoltre, è dolorosamente ovvio che Trump e soci non avevano un piano se non quello di bombardare l'Iran, uccidere i suoi attuali leader e sperare che accadesse qualcosa di buono.
*Quindi la più grande potenza militare del mondo è entrata in guerra con una teocrazia povera e medievale. È stata una battaglia incredibilmente impari. [...] Eppure l’Iran ha vinto. Il regime iraniano è emerso molto più forte di prima, controllando lo Stretto di Hormuz e avendo dimostrato la sua capacità di infliggere danni sia ai paesi vicini che all’economia mondiale. Gli Stati Uniti sono emersi molto più deboli, avendo dimostrato i limiti della loro tecnologia militare, la loro inettitudine strategica e, quando la situazione si fa critica, la loro codardia.
*Una guerra nel cuore della regione petrolifera più importante al mondo – che è anche una fonte chiave di gas naturale liquefatto – ha inevitabilmente conseguenze significative sui prezzi dell'energia. Un tempo, la superiorità aerea di Stati Uniti e Israele avrebbe potuto limitare la capacità dell'Iran di danneggiare i suoi vicini. Ma in un'epoca in cui anche potenze di terzo livello hanno la capacità di lanciare missili e droni, l'Iran dispone di un'enorme riserva di droni e di missili balistici distruttivi, difficili da intercettare e con una gittata di 1200 miglia.
===[[Yascha Mounk]]===
*I motivi che hanno spinto Trump ad agire, probabilmente affondano nel suo ego: è in calo nei sondaggi, le sue politiche sono impopolari, molti dei suoi programmi domestici sono bloccati. Attaccare l'Iran ora nel momento in cui il regime è particolarmente debole, stremato dalle proteste e dalle uccisioni di tanti giovani manifestanti — si parla addirittura di 30 mila morti — è un modo per fare ciò che ama di più: riportare l'attenzione su se stesso e sulle sue azioni tanto spericolate quanto spettacolari. Occasione in più per entrare nei libri di storia.
*Trump mira a lasciare il segno: con l'età che avanza, è una delle sue principali preoccupazioni. Possiede l'arsenale militare per farlo e, come sappiamo, è pronto a infrangere ogni regola — ad esempio, avviando una guerra senza consultare alleati e Congresso — facendo quel che nessun altro osa. Non conosce tabù, non crede a nessuna limitazione legale della politica né è un estimatore della diplomazia. L'aver catturato Maduro in Venezuela senza problemi né reazioni da parte della comunità internazionale, lo spinge ora a fare di più.'
*{{NDR|Trump}} spera che gli iraniani si ribellino. Ma non sono affatto convinto che questo accada quando si è bersagliati da bombe. Tanto più che il regime non ha nulla da perdere e sarà ancora più spietato con chi cerca di rovesciarlo dall'interno. Non a caso si è rivolto ai Guardiani della rivoluzione: una sorta di mafia che controlla l'economia, ormai molto ricca. Se a quelli converrà liberarsi dell'aspetto teocratico del loro regime, mantenendo il potere, lo faranno. Ma non sarà un bene per il popolo iraniano: ci sarà qualche riforma ma non la democrazia. Insomma, il rischio è enorme. E se Trump perde la sua scommessa, sarà una doppia tragedia: non aiuterà il popolo iraniano a liberarsi e il conflitto si allargherà all'intera regione.
===[[Azar Nafisi]]===
*Dovremmo concentrarci su ciò che il popolo iraniano chiede, invece che su ciò che vuole Trump, il mondo arabo, Israele, l'Europa. E questo è riassunto nello slogan: "Donna, vita, libertà".
*È chiaro che il regime islamico, a questo punto, è più feroce che mai: non ha futuro e dunque non ha nemmeno più nulla da perdere. I suoi leader possono aspettarsi solo di essere uccisi, non c'è nessun posto al mondo pronto ad accoglierli. Questo li rende solo più crudeli. Ricordo di aver letto di recente la promessa di un uomo del regime: "Prima di andarcene, ridurremo l'Iran in polvere". Ed è proprio quel che faranno.
*Finora ho sempre sperato che il cambiamento in Iran, come quello in Sudafrica, non venisse imposto dall'alto, ma fosse un processo che si sviluppa dal basso. Ed era esattamente ciò che il popolo iraniano stava facendo. Sono molto orgogliosa e anche stupita dal coraggio trovato da così tante donne e uomini e persone anche giovanissime, che in questi anni e anche di recente sono scesi in piazza pur sapendo che forse non sarebbero mai più tornati a casa. Sapere di rischiare le torture, lo stupro, la morte e farlo ugualmente. Ebbene, aver saputo sfidare il regime significa che la società iraniana è viva. E che le proteste del popolo iraniano sono sempre state un atto di affermazione della vita. Per questo sono convinta che non lo aiutiamo facendo la guerra.
*Non sto bene, anche se certo meglio di chi è sotto le bombe in Iran. Ho il cuore spezzato perché, fra i morti di queste ore, c'è un mio caro cugino. In questi momenti drammatici stanno riemergendo ricordi dolorosi di quando ero ancora a Teheran ed eravamo in [[Guerra Iran-Iraq|guerra con l'Iraq]]. La notte dormivo in corridoio, su un materasso per terra coi miei figli, perché se fosse caduta una bomba sul nostro edificio, il loro destino sarebbe stato anche il mio. Ecco, penso a quante madri in questo momento stanno vivendo quel sentimento straziante.
===[[Reza Pahlavi (principe)|Reza Pahlavi]]===
{{cronologico}}
*Si tratta di un intervento umanitario, e il suo obiettivo è la Repubblica Islamica, il suo apparato repressivo e la sua macchina di morte; non il grande Paese e la nazione iraniana. Ma, nonostante questo aiuto, la vittoria finale sarà comunque nostra. Saremo noi, il popolo iraniano, a portare a termine questa battaglia finale. Il momento di tornare in piazza è vicino.
*Ora che la Repubblica Islamica sta crollando, il mio messaggio all'esercito, alla polizia e alle forze di sicurezza del paese è chiaro: Hai giurato di essere il protettore dell'Iran e della nazione iraniana, non il protettore della Repubblica Islamica e dei suoi leader. Il tuo dovere è difendere il popolo, non difendere il regime che ha preso in ostaggio la nostra patria attraverso la repressione e il crimine. Unisciti alla nazione e contribuisci a una transizione stabile e sicura. Altrimenti, verrai annegato dalla nave naufragata di Khamenei e del suo regime.
*La nobile nazione iraniana, nonostante la brutale repressione e le uccisioni del regime, si è opposta coraggiosamente per quasi due mesi. Ora vi esorto a prendere le più grandi precauzioni possibili per proteggere la vita dei civili e dei miei connazionali. Il popolo iraniano è il tuo alleato naturale e il mondo libero, e non dimenticheranno il tuo aiuto durante il periodo più difficile della storia moderna dell'Iran.
*Miei cari compatrioti in Iran. In queste ore e giorni critici, più che mai, dobbiamo rimanere concentrati sul nostro obiettivo finale: riconquistare l'Iran. Vi esorto a restare nelle vostre case per ora e a restare calmi e al sicuro. Siate vigili e pronti a tornare in strada al momento opportuno, che vi informerò in dettaglio per l'azione finale.
*Questo regime ha ucciso oltre 43.000 cittadini, ne ha feriti oltre 330.000 e ne ha arrestati decine di migliaia negli ultimi due mesi. Il mondo non poteva più continuare a guardare.
*Ciò che vediamo, gli scatti rabbiosi, i lanci di missili contro più Paesi, sono gli atti disperati di una dittatura morente nel suo capitolo finale. È esattamente per questo che l'azione internazionale era necessaria ora, prima che diventassero ancora più pericolosi.
*Anche con l'aiuto che il presidente Trump ha fornito, la vittoria finale sarà forgiata dalle mani del popolo. Voglio essere al loro fianco il prima possibile.
*Decine di migliaia di persone hanno già segnalato la volontà di disertare. [...] Con il regime ora sotto pressione militare, l'incentivo a disertare non è mai stato più forte.
*I miei compatrioti sono persone intelligenti, istruite e molto coraggiose. Sono pronti a sacrificare la loro vita — e lo hanno già fatto — non solo per la nostra sovranità e le nostre libertà, ma anche per un mondo migliore. Qual è d'altronde l'alternativa? Dopo essere rimasti così a lungo sotto il giogo di un regime che perseguita il proprio popolo, minaccia i suoi vicini e destabilizza la regione, non è forse tempo di cambiare la situazione?
*{{NDR|«Nell'ipotesi che i bombardamenti non bastino a rovesciare il regime, le sembrerebbe auspicabile il dispiegamento di truppe americane sul terreno?»}} Non accadrà, perché il presidente Trump ha chiaramente fatto sapere che non vuole inviare forze terrestri. Ho sempre detto all'amministrazione e al Congresso che neppure noi lo desideriamo. Le nostre forze terrestri sono i milioni di iraniani decisi a cacciare il regime, così come i numerosi militari, paramilitari e civili pronti a disertare.
*Circolano molte voci {{NDR|sulle forze curde sul punto di entrare in Iran con sostegno statunitense}} ma non ho conferma di un simile progetto. Devo anche dire che la maggioranza delle organizzazioni che rappresentano i gruppi etnici del nostro paese — curdi, azeri o baluci — è in larga misura molto nazionalista. Tuttavia non è impossibile che alcuni elementi separatisti cerchino di approfittare delle circostanze per portare avanti le loro ambizioni sinistre e mettere in discussione l'integrità territoriale del nostro paese. Questa sarebbe una linea rossa che non potremmo tollerare. Se qualcuno pensa di sostenere questi piccoli gruppi minoritari, commette un errore di calcolo estremamente pericoloso che rischia di trascinare l'Iran in una direzione molto negativa. Una simile iniziativa contribuirebbe infatti a ridare legittimità al regime, che ha sempre sostenuto: “se ce ne andiamo, il paese andrà in pezzi”. Per quanto mi riguarda, ricordo che il nostro progetto di transizione prevede di garantire la completa uguaglianza di tutti i cittadini iraniani, qualunque sia la loro etnia.
*Nessuno si rallegra nel vedere vittime civili. Purtroppo il regime utilizza le stesse tattiche impiegate da Hamas a Gaza, nascondendo i propri miliziani nelle scuole, accanto agli ospedali o sotto edifici pubblici. Ho persino visto video nei quali trasferiscono i nostri prigionieri politici in siti suscettibili di essere colpiti per usarli come scudi umani. La responsabilità delle vittime civili ricade quindi innanzitutto sul regime.
===[[David Petraeus]]===
*In effetti i primi commenti {{NDR|di Trump}} sembravano implicare che il cambio di regime fosse lo scopo, infatti aveva anche esortato il popolo iraniano ad insorgere. Se uno guarda i precedenti, però, gli attacchi aerei non bastano mai a portare questo risultato.
*L’Iran ha scelto di rispondere colpendo tutti i paesi dell’area. Non vedo però una guerra prolungata, perché col tempo l’Iran esaurirà le scorte di missili, munizioni e forse anche droni. Diverso è il discorso per il blocco dello stretto di Hormuz, da dove passa circa il 20% del petrolio mondiale.
*Tutti i paesi occidentali devono stare in guardia. L’Iran ha sempre avuto questa capacità {{NDR|di attivare cellule terroristiche dormienti}} e la Guardia rivoluzionaria potrebbe riattivare operazioni già condotte in passato in vari paesi europei.
===[[Masoud Pezeshkian]]===
{{cronologico}}
*Gli attacchi agli ospedali colpiscono la vita stessa. Gli attacchi alle scuole prendono di mira il futuro di una nazione. Prendere di mira pazienti e bambini viola palesemente i principi umanitari. Il mondo deve condannarlo.
*Devo scusarmi, a nome mio, con i Paesi vicini che sono stati attaccati dall'Iran. [...] D'ora in poi non dovranno essere attaccati né colpiti da missili, a meno che non siano loro ad aggredirci. Credo che dobbiamo risolvere questa situazione attraverso la diplomazia.
*Il popolo musulmano dell'Iraq si è schierato coraggiosamente al fianco dell'Iran in questa guerra ingiusta. Questa posizione non è dettata dalla costrizione geografica, ma da una storia, un'identità e valori religiosi comuni.
*Oggi il mondo si trova a un bivio. Proseguire sulla strada del confronto è più costoso e inutile che mai. La scelta tra confronto e dialogo è reale e di grande importanza; il suo esito plasmerà il futuro per le generazioni a venire.
===[[Pedro Sánchez]]===
{{cronologico}}
*La posizione del Governo di Spagna di fronte a questa congiuntura è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in [[Invasione russa dell'Ucraina del 2022|Ucraina]] e anche a [[Genocidio nella Striscia di Gaza|Gaza]]. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile. In secondo luogo, no all'idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. E infine, no alla ripetizione degli errori del passato.<br>In definitiva, la posizione del Governo di Spagna si riassume in quattro parole: no alla guerra.
*Ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Al contrario, ciò che al momento possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas.
*Dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza.<br>Ed è assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere a questo compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili.
*Dobbiamo esigere da Stati Uniti, Iran e Israele che si fermino prima che sia troppo tardi.<br>L'ho detto molte volte e lo ripeto ora: non si può rispondere a un'illegalità con un'altra illegalità, perché è così che iniziano le grandi tragedie dell'umanità.
*La domanda non è se siamo o meno a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Certamente non lo è il popolo spagnolo, e tanto meno il Governo di Spagna.<br>La vera domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace. [...] noi ripudiamo il regime iraniano, che reprime e uccide brutalmente i propri cittadini, in particolare le donne.<br>Ma allo stesso tempo respingiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica.<br>Alcuni ci accuseranno di ingenuità per questo. Ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza. Ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle macerie. O che un seguire cieco e servile sia una forma di leadership.
===[[Donald Trump]]===
{{cronologico}}
[[File:Trump announcing strikes on Iran, February 28 2026.png|thumb|upright=1.2|Trump annunciando l'inizio degli attacchi, 28 febbraio 2026]]
*Il nostro obiettivo è difendere il popolo americano eliminando le minacce più gravi provenienti dal regime iraniano, un gruppo spietato di persone molto dure e terribili. Le sue attività minacciose mettono direttamente in pericolo gli Stati Uniti, le nostre truppe, le nostre basi all'estero e i nostri alleati in tutto il mondo.
*L'esercito degli Stati Uniti sta portando avanti un'operazione massiccia e continua per impedire a questa dittatura radicale e malvagia di minacciare l'America e i nostri interessi fondamentali per la sicurezza nazionale. Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Sarà completamente, ancora una volta, cancellato. Annienteremo la loro marina. Faremo in modo che i terroristi della regione non possano più destabilizzare la regione o il mondo e attaccare le nostre forze armate, e non utilizzino più i loro IED o bombe stradali, come a volte vengono chiamati, per ferire e uccidere così gravemente migliaia e migliaia di persone, tra cui molti americani. E faremo in modo che l'Iran non ottenga un'arma nucleare. È un messaggio molto semplice. Non avranno mai un'arma nucleare.
*Ai membri della Guardia Rivoluzionaria Islamica, alle Forze Armate e a tutta la polizia, dico stasera che dovete deporre le armi e godere della completa immunità, altrimenti andrete incontro a morte certa. Quindi, deponete le armi. Verrete trattati equamente, con immunità totale, oppure andrete incontro a morte certa.
*Al grande e orgoglioso popolo iraniano, dico stasera che l'ora della vostra libertà è vicina. Restate al riparo. Non uscire di casa. Fuori è molto pericoloso. Le bombe cadranno ovunque. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo. Sarà nelle vostre mani. Questa sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni. Per molti anni avete chiesto aiuto all'America, ma non l'avete mai ricevuto. Nessun presidente era disposto a fare ciò che sono disposto a fare io stasera. Ora avete un presidente che ti dà ciò che volete, quindi vediamo come reagirete. L'America vi sostiene con una forza schiacciante e devastante.
*In queste ultime quattro settimane, le nostre forze armate hanno riportato vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia. Vittorie come poche persone hanno mai visto prima. Stasera, la marina iraniana non esiste più. La loro aeronautica è in rovina. I loro leader, la maggior parte di loro, il regime terrorista che guidavano, sono ora morti. Il loro comando e controllo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica viene decimato mentre parliamo. La loro capacità di lanciare missili e droni è drasticamente ridotta. E le loro armi, fabbriche e lanciarazzi vengono fatti a pezzi. Ne sono rimasti pochissimi. Mai nella storia della guerra un nemico ha subito perdite su larga scala così chiare e devastanti in poche settimane. I nostri nemici stanno perdendo e l'America, come è stato per cinque anni sotto la mia presidenza, sta vincendo, e ora sta vincendo più che mai.
*A quei Paesi che non possono ottenere carburante, molti dei quali si rifiutano di farsi coinvolgere nella decapitazione dell'Iran — abbiamo dovuto farlo da soli — ho un suggerimento. Numero uno, comprate petrolio dagli Stati Uniti d'America. Ne abbiamo in abbondanza. Ne abbiamo così tanto. E numero due, mostrate un po' di coraggio tardivo. Avreste dovuto farlo prima. Avreste dovuto farlo con noi come avevamo chiesto. Andate allo stretto e prendetelo, proteggetelo, usatelo per voi stessi.
*Li colpiremo duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo all'età della pietra, a cui appartengono.
*Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai detto cambio di regime, ma il cambio di regime è avvenuto a causa della morte di tutti i loro leader originali. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole. Tuttavia, se durante questo periodo di tempo non viene raggiunto alcun accordo, abbiamo gli occhi puntati su obiettivi chiave. Se non c'è un accordo, colpiremo duramente e probabilmente simultaneamente ogni loro impianto di generazione elettrica.
*In Iran sarà la Giornata della centrale elettrica e la giornata del ponte, tutto in uno. Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all'inferno - Vedrete! Sia lode ad Allah.
*Un'intera civiltà morirà stasera, non sarà mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà.
===[[Volodymyr Zelens'kyj]]===
*Attaccare gli obiettivi militari iraniani penso sia stata una buona decisione. Gli iraniani producono un mucchio di armi per la Russia, specie droni e missili, anche se adesso credo non potranno più farlo e forse saranno i russi ad armarli a loro volta.
*Io mi auguro che la crisi iraniana resti un'operazione limitata e non diventi una lunga guerra, noi sappiamo bene sulla nostra pelle quanto rischi di essere sanguinosa.
*{{NDR|Su [[Vladimir Putin]]}} Parla, ma non agisce, dimostra che è un alleato debole degli iraniani. Come del resto lo è stato per la Siria di Bashar Assad: alla fine gli ha dato soltanto asilo in Russia.
*Ora viene attaccato un regime che vuole costruire l'atomica. L'Ucraina invece è stata invasa con truppe di terra: da 12 anni la Russia cerca di occuparci con la forza. Nello scenario iraniano vedo piuttosto un grave problema con il protrarsi della guerra. Se non si parlano, ci saranno civili morti in numero crescente: sono una società divisa tra sostenitori e oppositori del regime.
==Voci correlate==
*[[Memorandum di Islamabad]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Eventi degli anni 2020]]
[[Categoria:Guerre]]
[[Categoria:Storia dell'Iran]]
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Attilio Marcolli
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Simonsegni
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[[File:Attilio Marcolli signature, performed on the catalogue of the IV Biennial of Contemporary Art of Marostica in 1987, Simonsegni archive.jpg|miniatura|Firma di Attilio Marcolli, 1987]]
'''Attilio Marcolli''' (1930 – 2010), architetto, saggista, artista e docente italiano.
==Citazioni di Attilio Marcolli==
*Una realtà assoluta vale quanto un quadrato, e viceversa.<ref name="Marcolli 1990">Da ''Dichiarazione di poetica'', in ''ARTE E SPAZIO nella prospettiva degli anni '90'', catalogo della IX Biennale d'arte contemporanea di San Martino di Lupari, a cura di Attilio Marcolli e Antonio Pasqualin, museo civico d'arte contemporanea Umbro Apollonio, San Martino di Lupari, 1990, p. 50.</ref>
*Una forma assoluta [...] manca di tutte quelle percezioni cinetiche, tattili [...] che stabiliscono le configurazioni diffuse del campo visivo, per cui anche gli occhi toccano anche il corpo vede.<ref name="Marcolli 1990" />
*Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare.<ref name="Marcolli aforisma”>Citato in {{cita web|https://www.abstudioarchitettura.it/blog-detail/post/104680/home|La scomparsa del padre di Teoria del Campo: Attilio Marcolli|18 aprile 2026}}</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Architetti italiani]]
[[Categoria:Saggisti italiani]]
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Bernard de Mandeville: nuove citazioni sull'autore e sulla sua opera
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Igor Protti
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[[File:Igor Protti in 2020 at Stadio San Nicola in Bari.jpg|thumb|Igor Protti nel 2026]]
'''Igor Protti''' (1967 – 2020), ex calciatore e dirigente sportivo italiano.
==Citazioni di Igor Protti ==
*Quando ero ragazzino avevo [[Arrigo Sacchi|Sacchi]] come allenatore e lui disse che per le mie caratteristiche avrei potuto giocare al massimo in Serie C, però lavorando giorno dopo giorno sono riuscito a diventare capocannoniere in Serie A. Sacchi in quel momento aveva ragione: guardando quel calciatore, più della Serie C non poteva fare. Questo è la dimostrazione che con la passione, volontà e spirito di sacrificio si può arrivare oltre a quelli che possono sembrare i nostri limiti.<ref>Citato in ''[https://www.corriere.it/sport/calcio/26_marzo_28/igor-protti-malattia-cancro-film-0629632b-8bea-47f4-9ad9-c9217f214xlk.shtml Igor Protti: «Il cancro è un avversario subdolo, tante complicazioni: sto ricominciando a camminare»]'', ''Corriere.it'', 28 marzo 2026.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[File:Igor Protti in 2020 at Stadio San Nicola in Bari.jpg|thumb|Igor Protti nel 2026]]
'''Igor Protti''' (1967 – 2026), ex calciatore e dirigente sportivo italiano.
==Citazioni di Igor Protti ==
*Quando ero ragazzino avevo [[Arrigo Sacchi|Sacchi]] come allenatore e lui disse che per le mie caratteristiche avrei potuto giocare al massimo in Serie C, però lavorando giorno dopo giorno sono riuscito a diventare capocannoniere in Serie A. Sacchi in quel momento aveva ragione: guardando quel calciatore, più della Serie C non poteva fare. Questo è la dimostrazione che con la passione, volontà e spirito di sacrificio si può arrivare oltre a quelli che possono sembrare i nostri limiti.<ref>Citato in ''[https://www.corriere.it/sport/calcio/26_marzo_28/igor-protti-malattia-cancro-film-0629632b-8bea-47f4-9ad9-c9217f214xlk.shtml Igor Protti: «Il cancro è un avversario subdolo, tante complicazioni: sto ricominciando a camminare»]'', ''Corriere.it'', 28 marzo 2026.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[Categoria:Calciatori italiani]]
[[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]]
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Leonardo Mosso
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[[File:Leonardo Mosso signature, performed on the catalogue of the IV Biennale d'Arte Contemporanea “ARTE - COSTRUZIONE” of Marostica in 1987 (Simonsegni archive).png|miniatura|Firma di Leonardo Mosso]]
'''Leonardo Mosso''' (1926 – 2020), architetto, saggista, artista e docente italiano.
==Citazioni di Leonardo Mosso==
*Io progetto dei sistemi strutturali semiotici che in sé non sono ancora la forma ma sistemi di generazione, di produzione e trasformazione della forma.<ref name="Mosso 1987">Da ''Struttura e virtualità'', in ''ARTE - COSTRUZIONE'', catalogo della IV Biennale d'arte contemporanea di Marostica, assessorato alla Cultura, Marostica, 1987, p. 62.</ref>
==Citazioni su Leonardo Mosso==
*Il modello di Leonardo Mosso permette di rendere visibile un flusso di tempo che si dirige in ogni possibile direzione e da ogni direzione verso il presente. [...] Ma il tempo che lui inserisce non è, come noi grazie ad Einstein siamo abituati a pensare, una quarta dimensione come la lunghezza, la larghezza e l'altezza: per Mosso il tempo diventa realizzazione di virtualità. ([[Vilém Flusser]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Architetti italiani]]
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Vilém Flusser
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[[File:Vilém Flusser an der FH Bielefeld, 1984.jpg|miniatura|Vilém Flusser nel 1984]]
'''Vilém Flusser''' (1920 – 1991), filosofo, scrittore e giornalista ceco naturalizzato brasiliano.
==Citazioni di Vilém Flusser==
*Non c'è dubbio che i fenomeni di [[Wen-Ying Tsai|Tsai]] (che siano opere d'arte in senso stretto, oppure artifici fantastici) siano estremamente importanti. Essi mostrano quali promesse e pericoli possono esserci dentro a un "gioco", qualora esso sia proposto da un grande artista. Perché, anche se i fenomeni di Tsai fossero considerati artifici, non c'è dubbio che Tsai sia un grande artista. Non perché ciò che fa sia piacevole, o perché proponga un ''jocus'', o perché rappresenti lo spirito dei nostri tempi, ma perché ci rivela, attraverso artifici od opere d'arte, l'esperienza concreta di un futuro pieno di promesse o pericoli abissali.
:''There can be no doubt that Tsai's phenomena (whether they be works of art in the strict sense, or whether they be fantastic artifices) are extremely important. They show what promises and dangers may be in here in a "play", if it is proposed by a great artist. Because, even if Tsai's phenomena be considered artifices, there can be no doubt that Tsai is a great artist. Not because what he does is pleasant, or because he proposes a play, or because he represents the spirit of our times, but because he reveals to us, through artifice or works of art, the concrete experience of a future full of promise or abysmal danger.''<ref name="Flusser 1974">Da ''Aspects and Prospects of Tsai's Work'', Art International, Marzo 1974.</ref>
*Il modello di [[Leonardo Mosso]] permette di rendere visibile un flusso di tempo che si dirige in ogni possibile direzione e da ogni direzione verso il presente. [...] Ma il tempo che lui inserisce non è, come noi grazie ad Einstein siamo abituati a pensare, una quarta dimensione come la lunghezza, la larghezza e l'altezza: per Mosso il tempo diventa realizzazione di virtualità.<ref name="Flusser 1989">Da ''Il tempo come concretizzazione della virtualità'', in ''ARTE E SPAZIO nella prospettiva degli anni '90'', catalogo della IX Biennale d'arte contemporanea di San Martino di Lupari, a cura di [[Attilio Marcolli]] e Antonio Pasqualin, museo civico d'arte contemporanea Umbro Apollonio, San Martino di Lupari, 1990, p. 62.</ref> (''Rotterdam, 2 ottobre 1989'')
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Flusser, Vilém}}
[[Categoria:Critici d'arte]]
[[Categoria:Filosofi cechi]]
[[Categoria:Giornalisti brasiliani]]
[[Categoria:Giornalisti cechi]]
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Gaetano Kanizsa
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[[File:Firma di Gaetano Kanizsa eseguita sul catalogo della IX Biennale d'arte contemporanea di San Martino di Lupari nel 1990.png|miniatura|Firma di Kanizsa]]
'''Gaetano Kanizsa''' (1913 – 1993), psicologo e pittore italiano.
==Citazioni di Gaetano Kanizsa==
*{{NDR|Sul [[triangolo di Kanizsa]]}} Chiunque tenderebbe a descrivere tale situazione come composta da un triangolo bianco opaco che copre parzialmente tre dischi neri e un triangolo delimitato da un bordo nero. In realtà, da un punto di vista strettamente geometrico, a livello di realtà fisica, la descrizione dovrebbe essere molto diversa: si tratta di tre settori circolari neri e di tre angoli disposti in un certo ordine l'uno rispetto all'altro, e nulla di più.
:''Cualquier persona no prevenida describe esta situación como constituida por un triángulo blanco no transparente que cubre parcialmente tres discos negros y otro triángulo limitado por un margen negro. En realidad, desde un punto de vista estrictamente geométrico a nivel de realidad física, la descripción tendría que ser muy diferente: se trata de tres sectores circulares negros y de tres ángulos dispuestos con un cierto orden uno respecto al otro, y nada más.''<ref name="Kanizsa 1980">{{es}} Da ''Gramática de la visión. Percepción y pensamiento'', Ediciones Paidós, Barcellona - Buenos Aires - Città del Messico, 1986, p. 13.</ref>
*Come per ogni artista, la mia ricerca si muove su due piani paralleli e complementari: il livello tecnico-linguistico ed il livello espressivo-evocativo. Considero importanti ambedue i momenti, ma privilegio decisamente l'indagine sul linguaggio, la sperimentazione del mezzo comunicativo.<ref name="Kanizsa 1990">Da ''ARTE E SPAZIO nella prospettiva degli anni '90'', catalogo della IX Biennale d'arte contemporanea di San Martino di Lupari, a cura di [[Attilio Marcolli]] e Antonio Pasqualin, museo civico d'arte contemporanea Umbro Apollonio, San Martino di Lupari, 1990, p. 48.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Pittori italiani]]
[[Categoria:Psicologi italiani]]
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Víctor Simonetti
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[[File:Victor Simonetti con Bruno Munari e il critico d'arte Germano Beringheli (centro) alla mostra personale presso la galleria Arte Struktura di Milano, 1995.jpg|miniatura|Víctor Simonetti con [[Bruno Munari]]]]
'''Víctor Simonetti''' (1932), architetto italo-cileno.
==Citazioni di Víctor Simonetti==
*Cerco nella natura le ragioni organizzative della sua bellezza e utilizzo questa ricerca estetica nelle opere che realizzo. Ho aggiunto la partecipazione umana come nuovo elemento che accentua i fattori causale e casuale e facilita una percezione intima e plurisensoriale. In questa logica di operare sono interessate varie teorie matematiche, compresa quella dei flussi, il sistema vettoriale, gli algoritmi che intimamente strutturano le basi di una specie di ''linguaggio'' naturale e come tali, coinvolgono anche tutto l'operare umano, riallacciando scienza e arte. Penso che questo ''linguaggio'' ci possa consentire di operare in tutti i campi con personalità e libertà di creatività poetica maggiore di quello verbale ed orale, quasi come ''linguaggio universale''...<ref>Da ''Costruttivismo, concretismo, cinevisualismo + nuova visualità internazionale'', catalogo della mostra (Sanremo), a cura di Anna Canali, Arte Struktura, Milano, 1997, p. 340.</ref>
==Citazioni su Víctor Simonetti==
*Di Simonetti, [[Bruno Munari]], che è stata una delle maggiori intelligenze creative del Novecento, ha detto che ''egli ha messo a fuoco la curiosità di conoscere e la voglia di capire''. ([[Germano Beringheli]])
*''Ecco quindi che l’interesse di Víctor si orienta su “come una cosa'' | ''diventa un’altra”. Vuole capire come si comportano i vettori e'' | ''crea modelli di esplorazione dei fenomeni naturali.'' | ''Da quel momento gli amici lo chiamano Vector invece di Víctor.'' | ''Nelle sue opere insolite come aspetto, le immagini si formano e si'' | ''disfano a piacere, come le nuvole, come nella natura.'' ([[Bruno Munari]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Italiani]]
[[Categoria:Cileni]]
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Memorandum di Islamabad
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Creata pagina con "'''Memorandum di Intesa di Islamabad tra gli Stati Uniti d'America e l'Iran''', più noto come il '''memorandum di Islamabad''', trattato durante la [[guerra d'Iran]]. ==Citazioni== *Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran e i loro alleati nell'attuale guerra, firmando questo Memorandum d'intesa, dichiarano la fine immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso in Libano, e si impegnano d'ora in poi a non iniziare alcuna..."
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'''Memorandum di Intesa di Islamabad tra gli Stati Uniti d'America e l'Iran''', più noto come il '''memorandum di Islamabad''', trattato durante la [[guerra d'Iran]].
==Citazioni==
*Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran e i loro alleati nell'attuale guerra, firmando questo Memorandum d'intesa, dichiarano la fine immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso in Libano, e si impegnano d'ora in poi a non iniziare alcuna guerra o alcuna operazione militare l'uno contro l'altro, e a trattenersi dall'uso della forza l'uno contro l'altro e ad assicurare l'integrità territoriale e la sovranità del Libano. L'accordo finale confermerà la fine permanente della guerra su tutti i fronti, incluso in Libano, e le altre disposizioni di questo paragrafo. (Paragrafo 1)<ref name=corriere.it>Da ''[https://www.corriere.it/esteri/26_giugno_17/il-testo-integrale-dell-accordo-tra-stati-uniti-e-iran-i-14-punti-del-memorandum-89185b6b-7a9d-4bb9-89e0-07af7bf07xlk.shtml Il testo ufficiale dell'accordo tra Stati Uniti e Iran: i 14 punti del memorandum]'', ''corriere.it'', 17 giugno 2026.</ref>
*Immediatamente alla firma del memorandum di intesa, gli Stati Uniti d'America inizieranno la rimozione del blocco navale e di ogni disturbo o impedimento contro la Repubblica islamica dell'Iran, e porranno fine completamente al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà in proporzione ai numeri del traffico navale pre-guerra ripristinato dalla Repubblica islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano inoltre a rimuovere le loro forze dall'area in prossimità della Repubblica islamica dell'Iran entro 30 giorni dopo l'accordo finale. (Paragrafo 4)<ref name=corriere.it/>
*Gli Stati Uniti d'America si impegnano con i partner regionali a sviluppare un piano definitivo e concordato di comune accordo, con almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell'Iran. Il meccanismo per l'implementazione di questo piano verrà finalizzato come parte dell'accordo finale entro 60 giorni. Gli Stati Uniti garantiranno tutte le necessarie licenze, deroghe e permessi necessari per le rilevanti transazioni finanziarie. (Paragrafo 6)<ref name=corriere.it/>
*Gli Stati Uniti d'America si impegnano a porre fine ad ogni tipo di sanzioni contro la Repubblica Islamica dell'Iran, incluse quelle previste dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei governatori dell'Aiea e tutte le sanzioni americane unilaterali, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato come parte dell'accordo finale. (Paragrafo 7)<ref name=corriere.it/>
*La Repubblica Islamica dell'Iran riafferma che non acquisirà né svilupperà armi nucleari. (Paragrafo 8)<ref name=corriere.it/>
*Gli Stati Uniti si impegnano a rendere pienamente disponibili per l'uso tutti i fondi e i beni della Repubblica Islamica dell'Iran congelati o soggetti a restrizioni, al momento dell'attuazione del presente memorandum d'intesa. Gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell'Iran concorderanno insieme le procedure legate al rilascio e all'utilizzo di tali fondi durante i negoziati. (Paragrafo 11)<ref name=corriere.it/>
==Note==
<references/>
==Voci correlate==
*[[Guerra d'Iran]]
*[[Seconda presidenza di Donald Trump]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storia dell'Iran]]
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'''Ettore Stampini''' (1855 – 1930), filologo classico e latinista italiano.
==Citazioni di Ettore Stampini==
*''Ad un fiore appassito''<br>Fiorin dell'Alpi, sovra un bel pendio | io ti mirai fra l'erba molle un giorno, | e di tuo vago aspetto ebbi desio | di fare il sen della mia bella adorno. | Dal prato ti strappai senza pietà | e ti condussi nella mia città. || Ma tu, povero fior, lungo la via | reclinasti le foglie ed avvizzisti; | sì che sul sen della fanciulla mia, | povero fior, tu più non apparisti. | Hai perduta la tua cara beltà, | chè al prato ti strappai senza pietà.<ref>Da ''Impressioni e affetti'', p. 13.</ref>
==Note==
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'''Ettore Stampini''' (1855 – 1930), filologo classico e latinista italiano.
==Citazioni di Ettore Stampini==
*''Ad un fiore appassito''<br>Fiorin dell'Alpi, sovra un bel pendio | io ti mirai fra l'erba molle un giorno, | e di tuo vago aspetto ebbi desio | di fare il sen della mia bella adorno. | Dal prato ti strappai senza pietà | e ti condussi nella mia città. || Ma tu, povero fior, lungo la via | reclinasti le foglie ed avvizzisti; | sì che sul sen della fanciulla mia, | povero fior, tu più non apparisti. | Hai perduta la tua cara beltà, | chè al prato ti strappai senza pietà.<ref>Da ''Impressioni e affetti'', p. 13.</ref>
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riferimenti bibliografici
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[[File:Ettore Stampini, ante 1907 - Accademia delle Scienze di Torino 0048 B.jpg|thumb|upright=0.6|Ettore Stampini]]
'''Ettore Stampini''' (1855 – 1930), filologo classico e latinista italiano.
==Citazioni di Ettore Stampini==
*''Ad un fiore appassito''<br>Fiorin dell'Alpi, sovra un bel pendio | io ti mirai fra l'erba molle un giorno, | e di tuo vago aspetto ebbi desio | di fare il sen della mia bella adorno. | Dal prato ti strappai senza pietà | e ti condussi nella mia città. || Ma tu, povero fior, lungo la via | reclinasti le foglie ed avvizzisti; | sì che sul sen della fanciulla mia, | povero fior, tu più non apparisti. | Hai perduta la tua cara beltà, | chè al prato ti strappai senza pietà.<ref>Da ''[https://archive.org/details/stampini-impressioni-affetti/mode/1up Impressioni ed affetti]'', Tipografia e litografia G. Amosso, Biella, 1879, p. 13.</ref>
==Note==
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Creata pagina con "'''Alberto Sinigaglia''' (1948 – vivente), giornalista italiano. ==Citazioni di Alberto Sinigaglia== *«Nel Sole zingaro» si muovono ombre perché il Sole zingaro è la Luna, compagna dei contrabbandieri, che la chiamano così anche in [[val Vigezzo]], estremo nord del Piemonte, a un tiro di fucile dal confine con il Canton Ticino.<br>Non è un modo di dire: si spara davvero. C'è ben poco da aspettarsi dal suolo, dalla vacca, dalla capra, specie nelle «annate sverg..."
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'''Alberto Sinigaglia''' (1948 – vivente), giornalista italiano.
==Citazioni di Alberto Sinigaglia==
*«Nel Sole zingaro» si muovono ombre perché il Sole zingaro è la Luna, compagna dei contrabbandieri, che la chiamano così anche in [[val Vigezzo]], estremo nord del Piemonte, a un tiro di fucile dal confine con il Canton Ticino.<br>Non è un modo di dire: si spara davvero. C'è ben poco da aspettarsi dal suolo, dalla vacca, dalla capra, specie nelle «annate svergole». Chi non emigra, chi non ha i mezzi per fare il carbonaio, il mercante, il carrettiere, non ha scelta, va con gli ''sfrosìni'', si carica sulla schiena 20, 30, 40 chili di bricolla.<ref>Da ''[https://books.google.it/books?id=BWpbDwAAQBAJ&gbpv&pg=PT4 Presentazione]'', in [[Benito Mazzi]], ''Nel sole zingaro: storie di contrabbandieri'', Interlinea edizioni, Novara, 2018. ISBN 9788868571993</ref>
==Note==
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