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Discussioni autore:Giovanni Verga
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Ho qui il testo di Casamicciola di Giovanni Verga - è solo una pagina - quindi credo che non ci sia alcun problema per caricarla - giusto? --[[Utente:SabineCretella|Sabine]] 08:36, 22 gen 2006 (UTC)
== Aggiunto sezione Saggi critici su Verga ==
Ho notato che su wikisource inglese hanno una sezione dedicata a saggi critici sugli autori. Mi chiedo se siete d'accordo se la aggiungo anche qui. Se non vi va ovviamente potete toglierla, ma non vedo perche'. [[User:Adrian Comollo|Adrian Comollo]] ([[User talk:Adrian Comollo|disc.]]) 21:34, 8 feb 2008 (CET)
==Piano dell'Edizione nazionale delle opere di G. Verga==
Riporto qui sotto il piano dell'Edizione nazionale come ho avuto modo di fotografarlo dai risguardi di copertina di un volume. Lo ritengo utile per definire la pagina autore.
*{{Testo|I Carbonari della montagna}}
*{{Testo|Sulle lagune}}
*{{Testo|Una peccatrice}}
*{{Testo|Storia di una capinera}}
*{{Opera|Eva}}
*{{Testo|Tigre reale}}
*{{Testo|Eros (Verga)|Eros}} --> [https://archive.org/details/erosverga00verguoft Internet Archive]
*{{Testo|I Malavoglia}}
*{{Testo|Il marito di Elena}} --> [https://archive.org/details/ilmaritodielenar00verguoft Internet Archive]
*{{Testo|Mastro-don Gesualdo}}
*{{Testo|Dal tuo al mio}}
*''Primavera'' (intende {{Testo|Novelle (Verga)}} che comprende anche {{Testo|Nedda}}) --> [https://archive.org/details/novelleverga00verguoft Internet Archive]
*{{Opera|Vita dei campi}}
*{{Testo|Novelle rusticane}}
*{{Testo|Per le vie}}
*{{Opera|Drammi intimi}}
*{{Testo|Vagabondaggio}} --> [https://archive.org/details/vagabondaggio00verguoft Internet Archive]
*{{Testo|I ricordi del Capitano d'Arce}}
*{{Testo|Don Candeloro e C.i}} --> [http://www.internetculturale.it/jmms/iccuviewer/iccu.jsp?ßmode=all&teca=Braidense&id=oai:bid.braidense.it:7:MI0185:CUB0659118 IC 1a ed.], [https://archive.org/details/doncandeloroeci00verguoft Internet Archive 2a ed.]
*Opere per il teatro
Interessante la presenza di testi quasi assenti dalle bibliografie più comuni. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:25, 9 mar 2016 (CET)
: Vedi anche [[Discussioni_progetto:Letteratura#Verga:_opere_da_caricare_e.2Fo_proofreadizzare]] --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 11:20, 16 mar 2016 (CET)
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{{disambigua}}
'''''L’educazione''''' o '''''Educazione''''' è il titolo di diverse opere, e può riferirsi a:
* {{Opera|Satire (Alfieri)/Satira sesta. L'educazione|L'educazione}}, sesta satira di [[Autore:Vittorio Alfieri|Vittorio Alfieri]]
* {{Testo|Favole (La Fontaine)/Libro ottavo/XXIV - L'Educazione|L'Educazione}}, ventiquattresima favola del libro nono.
* {{Opera|La educazione (Parini)|La educazione}}, una delle ''[[Odi (Parini)|Odi di Giuseppe Parini|]]''
* {{Testo|Sermoni_giovanili_inediti/Sermone_XIX|L'Educazione}}, 19º dei ''[[Sermoni giovanili inediti]]''.
* {{Testo|Doveri dell'uomo/Capitolo nono - Educazione|Educazione}}, capitolo nono dai ''[[Doveri dell'uomo]]''
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{{disambigua}}
'''''L’educazione''''' o '''''Educazione''''' è il titolo di diverse opere, e può riferirsi a:
* {{Opera|Satire (Alfieri)/Satira sesta. L'educazione|L'educazione}}, sesta satira di [[Autore:Vittorio Alfieri|Vittorio Alfieri]]
* {{Testo|Favole (La Fontaine)/Libro ottavo/XXIV - L'Educazione|L'Educazione}}, ventiquattresima favola del libro nono.
* {{Opera|La educazione (Parini)|La educazione}}, una delle ''[[Odi (Parini)|Odi di Giuseppe Parini]]''
* {{Testo|Sermoni_giovanili_inediti/Sermone_XIX|L'Educazione}}, 19º dei ''[[Sermoni giovanili inediti]]''.
* {{Testo|Doveri dell'uomo/Capitolo nono - Educazione|Educazione}}, capitolo nono dai ''[[Doveri dell'uomo]]''
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Alex brollo
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/* Problema Commons-CropTool */ Risposta
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==Inni omerici==
Caro Ruthven,
intanto rinnovo il benvenuto e sono ben felice di poterti dare una mano per l’opera che mi indichi.
Per quanto riguarda il copyright dobbiamo tener presente che il traduttore gode degli stessi diritti dell’autore, e non ho trovat gli estremi biografici di Gerunzi, ma notando da una ricerca veloce che le pubblicazioni più recenti a suo titolo arrivano al 1918 posso auspicare che egli sia morto da ben più di settant’anni. Per quanto riguarda la legislazione USA tutto ciò che è stato pubblicato prima del 1923 è PD, dunque siamo a posto. Per quanto mi riguarda l’opera può essere pubblicata (e ne sono maggiormente invogliato quando vedo sia su Amazon che su Deastore che proprio quest’opera è venduta a prezzo tutt’altro che risibile).
Procediamo con ordine: in primo luogo occorre armarsi di un po’ di pazienza.
#il testo è digitalizzato [https://archive.org/details/glinniomericid100gerugoog su Internet Archive] ma con una impaginazione strana e impresentabile per il nostro progetto, prova a vedere tu stesso. Di fatto occorre elaborare il file djvu di IA reimpaginandolo per renderlo "adatto a noi". Per questo occorre chiamare in causa Alex Brollo (ci penso io).
#Una volta caricato su commons il file djvu possiamo preparare qui la pagina indice con i link alle single pagine del libro: a questo punto partirà la trascrizione online. Se non hai idea di come si prepari una pagina indice non hai che da aprirne qualcuna in modifica e vedere come funzinano, in ogni caso anche qui posso pensarci io o qualche altro utente già scafato.
#Una volta iniziata la trascrizione, man mano che procede essa viene rispecchiata nel namespace principale tramite un sistema di transclusione: anche questo è un procedimento tecnico abbastanza esoterico per i wikipediani ma anche in questo caso non è necessario che tu sappia già eseguirlo.
Insomma, nell’attesa cosa potresti fare? La miglior scelta è partire dalla [https://archive.org/stream/glinniomericid100gerugoog/glinniomericid100gerugoog_djvu.txt trascrizione automatica di IA] e cominciare a trascrivere il testo offline oppure, meglio, in una tua sottopagina utente. In questo secondo caso avremo anche la possibilità di trasferire la tua trascrizione nelle pagine del libro via bot.
Per qualunque ulteriore richiesta non esitare a scrivermi. Omero non è solo una mia passione, ma anche l’argomento della mia tesi di laurea. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 11:53, 17 mag 2014 (CEST)
:Benvenuto anche da parte mia. Il testo su IA sembra rimosso, comunque abbiamo anche la versione di [[Autore:Ettore Romagnoli|Romagnoli]], traduttore ampiamente rappresentato sul nostro progetto; visto il potenziale interesse di un nuovo contributore direi di caricare [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Omero_minore.djvu questa edizione] già su Commons. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:31, 17 mag 2014 (CEST)
:::[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]] e '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' vi rispondo qui altrimenti non so se seguiamo tutti la discussione (che casino!). Grazie per i commenti Xavier, su IA ho trovato [https://archive.org/details/glinniomericidi00gerugoog questo] riferimento al testo che sto copiando e il file djvu lo visualizza nel browser. Partiamo da lì per impaginarlo e tutto oppure rimaniamo con Romagnoli? --[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 15:04, 17 mag 2014 (CEST)
:::: Per Gerunzi c'è un passaggio in più da fare (trasformazione in pagina singola) e caricamento su Commons; Romagnoli è già pronto; lascio a chi materialmente si occuperà del grosso della trascrizione la scelta del testo da lavorare per primo (per Wikisource, ovviamente, si dovranno caricare entrambi). Sono a disposizione per le prime fasi e il lavoro extra su IA. Sentiamo anche Edo. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 19:43, 17 mag 2014 (CEST)
::::: Segnalo che su Archive.org c'è [https://archive.org/details/InniOmericiGerunzi un'altra versione] dello stesso testo, con un'impaginazione che sembra più cristiana. —[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 15:11, 20 mag 2014 (CEST)
:::::Riassumiamo: il libro di Romagnoli non sapevo fosse già su commons. Dato che riguardo a Romagnoli...
:::::*qui abbiamo già diverse sue traduzioni (Eschilo ed Esiodo)
:::::*Il commento e le note sono sufficientemente distinte dal testo da permettere una trascrizione più agevole e rendere la lettura del testo meno farraginosa.
:::::*Il libro contiene anche altre opere di Omero minore che vale la pena di trascrivere,
:::::...io propenderei per elaborare tale edizione lasciando da parte Gerunzi.
::::Ovviamente io scrivo a titolo personale: non ho intenzione ''nell'immediato'' di trascrivere tali libri; qui possono convivere diverse traduzioni del medesimo classico, inoltre si tratta di trascrivere un libro e quindi è meglio partire convinti. Che ne pensate? In ogni caso una mano per iniziare il lavoro la darò in qualunque caso: la nuova edizione di Gerunzi su internet archive è il risultato dell'opera riparatrice di alex brollo evocato da me. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:27, 22 mag 2014 (CEST)
:::::Allora ho iniziato col creare la pagina [[Indice:Omero minore.djvu|Indice]]. Il prossimo passo sarà di iniziare la trascrizione, suppongo... -- [[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 20:25, 27 mag 2014 (CEST)
== Costruzione del testo in ns0 ==
Caro Ruthven,
le difformità nel testo da te disposto non sono nulla di strano se tieni conto che manca il template intestazione e che occorrerà cercare di intitolare più correttamente le sottopagine. Mettiamola così: se ti va di accettare un consiglio, per il momento concentrati sulla trascrizione delle pagine lasciando a me o ad altri il compito di transcluderle in ns0. In base a come ci muoviamo nel creare le pagine in ns0 potrai poi ispirarti per proseguire in autonomia. In ogni caso non preoccuparti, non ci sono danni permanenti in un wiki, ma solo possibili perdite di tempo risparmiabili. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:35, 8 giu 2014 (CEST)
:Il fatto è che questo progetto ha un alto tasso di tecnicismo e un abissale ritardo di scrittura nelle pagine di aiuto, per cui siamo consci che un nuovo arrivato abbia notevoli problemi ad appropriarsi di procedure che sono il frutto di anni di evoluzione e complicazione... Per fortuna la trascrizione è un'operazione ancora relativamente elementare. Appena esco dal Maelstrom degli scrutini e dei corsi di recupero potrò dedicare un po' più di tempo a source. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:06, 9 giu 2014 (CEST)
== titoli ==
Ciao, che ne dici di usare il titolo esattamente com'è scritto nell'opera? Cioè "Ad Apollo Delio", e quindi Omero minore/Ad Apollo Delio e non solo "Apollo Delio"? [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:32, 11 giu 2014 (CEST)
== Borse Alessio Guidetti per Wikimania 2016 ==
{|style="width: 100%; border: 2px solid #a3bfb1; padding:10px; margin-bottom:1em; background-color: #cef2e0;"
|[[File:Wikimedia Italia-logo.svg|60px|link=]]
|<center><big>'''Ciao, un messaggio dalla Commissione Borse Alessio Guidetti'''</big><br />
Ciao, come forse saprai quest'anno Wikimania, il raduno annuale delle comunità Wikimedia, si terrà a Esino Lario (Lecco) dal 22 al 28 giugno. <br />
Come per le scorse edizioni dell'evento, anche per il 2016 l'associazione [http://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia] intende rendere disponibili alcune borse di partecipazione.<br/>
Potete trovare il '''bando di partecipazione''' con tutti i dettagli a [http://wiki.wikimedia.it/wiki/Programma_borse_di_partecipazione_%22Alessio_Guidetti%22_per_Wikimania_2016 questo link].<br/>
La scadenza è il 30 aprile 2016, ore 23:59 CEST.<br/>
Trovate invece tutte le informazioni su Wikimania Esino Lario sul [http://wikimania2016.wikimedia.org sito ufficiale dell'evento] <br />
Grazie, e un sincero augurio di buon lavoro e buon divertimento sull'enciclopedia libera :-)
----
<small>per non ricevere più questa [[:m:MassMessage/it|tipologia di messaggi]] rimuovi il tuo nome da [[:m:User:Alexmar983/MassMessageList|queste liste]]</small>
----
</center>
|}
Questo messaggio ti arriverà anche da altre parti nei prossimi giorni. --[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 11:59, 24 apr 2016 (CEST)
== Riorganizzazione di Geografia ==
{{ping|OrbiliusMagister}} Dovendo riorganizzare [[Geografia]] ipotizzo - per rispettare la regola "almeno una pagina ns0 per ogni pagina Indice" la seguente struttura:
* [[Geografia]] (raccolta dei volumi, una pagina costituita dal solo indice dei volumi)
** [[Geografia - Volume I]]
** [[Geografia - Volume II]]
** ....
Ma NON procedo, perchè sarà il caso di ''ideare prima un buon titolo - base'', tipo [[Geografia (Strabone)]] o forse anche più dettagliato, per distinguerlo da omonime Geografie e ''dalle numerose edizioni alternative che caricheremo/caricherai'' ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:06, 18 mag 2016 (CEST)
:{{ping| OrbiliusMagister|Alex brollo|BlackPanther2013}} Va benissimo; non so se l'edizione tradotta da Ambrosoli fra il 1827 e 1835 abbia avuto altre edizioni (per chiamarla [[Geografia (Ambrosoli)]] ad esempio). Su [https://it.wikipedia.org/wiki/Geografia_(Strabone)#Edizioni it.wiki] c'è una buona lista di edizioni in italiano, da usare come riferimento. Quella cinquecentina della Geografia – sempre su IA – mi era stata già segnalata da [[Utente:Uomovariabile|Uomovariabile]] e magari la caricherò/emo in seguito. ;) --[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 09:37, 18 mag 2016 (CEST)
: Beninteso: le ''edizioni alternative'' erano una celia :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:46, 18 mag 2016 (CEST)
::…ed io che ti prendo sul serio :P --[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 11:23, 18 mag 2016 (CEST)
::vedansi come casi esempio la denominazione <samp>autore - traduttore</samp> come in [[Frammenti (Saffo - Bustelli)]] rispetto a [[Frammenti (Saffo - Danesi)]], dunque direi [[Geografia (Strabone)]] che verrà spostata a [[Geografia (Strabone - Ambrosoli)]] '''se''' e quando arrivassero altre traduzioni. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 18:03, 18 mag 2016 (CEST)
::: Ok per [[Geografia (Strabone)]], me ne occuperò una delle prossime sere. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:19, 18 mag 2016 (CEST)
== Incontro di Wikisource ==
Ciao, al Bar stiamo pensando ad organizzare [[Wikisource:Bar#Incontro_nazionale_di_Wikisource|un incontro nazionale di Wikisource]]. Ti va di partecipare alla discussione? --[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]] ([[User talk:MediaWiki message delivery|disc.]]) 12:02, 16 ott 2016 (CEST)
<!-- Messaggio inviato da User:Aubrey@itwikisource usando l'elenco su //it.wikisource.org/wiki/Categoria:Utenti_it -->
== Liberatoria per wikisource e OTRS==
Caio. Mesi fa presentai un testo per eredi di autori che hanno pubblicato in Italia, qualcosa di cui c'è davvero bisogno e nessuno ha mai fatto nulla di organico finora, almeno non a quanto mi risulta.
Visto che Laurentius poi non mi disse più nulla, mi confermi che se ricevi questa liberatoria [[Wikisource:Bar/Archivio/2016.08#Liberatoria_per_wikisource]] al servizio OTRS da un erede di un autore è tutto in regola? Ovviamente la liberatoria non si estende alle illustrazioni di un'opera se sono di un altro autore, questo se vuoi si può inserire con un testo "siamo a conoscenza che..." o "cedo opera X, escluse prefazioni e immagini". Nel dubbio penso convenga prendersi almeno il testo piuttosto che imporre un aut aut.
Vorrei usarla con alcuni contatti che ho e passato il test, procedere a una vera pagina di aiuto, che a mio avviso ce ne è bisogno.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 14:41, 23 nov 2016 (CET)
: certo che devono essere tutti, per questo l'ho scritta in quel modo, per facilitare la ricostruzione incrociata dei dati, ma ovviamente farò in modo di fare usare il cc con l'altro indirizzo. Idem con i dati specifici su immagini e altro, nel dubbio suggerirò di riportarli, a beneficio dell'operatore.
: rimane una domanda pratica, l'operatore preferisce una mail per ogni opera o tutte assieme. Il punto è che sono due eredi e 4 opere. Io però pensavo di mandarne una con un'opera e se va bene, procedere con le altre assieme. Ma se dici che si può fare tutto in una volta sola, riferisco.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 15:33, 23 nov 2016 (CET)
:::ottimo e grazie di tutto. Mi ricordi qual è l'indirizzo che a caricare una nuova pagina di wikipedia mi ci mette troppo tempo in questo momento? Sicuro se vado a memoria che sbaglio qualcosa. Così posso spedire la mail subito e anche questa è fatta.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 16:06, 23 nov 2016 (CET)
:::::ciao, controlla appena hai tempo. Le mail sono state spedite una mezz'ora fa o giù di lì. Alla fine le opere sono tre, non quattro. tanto a scansionarne una ci vorranno mesi quindi non mi lamento eh eh. Una donazione generosa comunque.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 09:33, 25 nov 2016 (CET)
==Poesie Bellunesi==
Le poesie in questione sono tutte edite da L'Istituto Ladin de la dolomitas che ha concesso i testi in CC by SA L'intera materia dei testi in ladino sta trovando la sistemazione anche formale nella convenzione quadro tra l'[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2015.10 Università di Bolzano e Wikimedia Svizzera] in attesa dell'adesione di Wikimedia Italia. Interventi ''a gamba tesa'' mi sembrano fuori luogo[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 19:33, 13 mar 2017 (CET)
:Segnala se ci sono altre poesie in ladino ''tratte da''. Cancellarle tutte mi sembra eccessivo.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 19:48, 13 mar 2017 (CET)
::Capirsi è difficile: Mi hai segnalato una poesia ''tratta da'' che sicuramente è meglio cancellare. Tutte le altre (salvo che mi segnalil'esistenza di qualche altra'' tratta da'' sono poesie di cui l'editore ha i diritti e che ha rilasciato con le licenze opportune.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 20:00,3 mar 2017 (CET)
:::Se qualcuno vuole dare una mano a controllare, ben venga. Probabilmente la sensibilità degli editori in una lingua così ''astrusa'' e così di nicchia come quella ladina può essere diversa da quella usuale, dare un occhio in più è senz'altro utile, Ma in una operazione a livello internazionale sulle lingue retoromanze, che ha scomodato università ed istituti culturali , nonchè il programma [http://www.interreg-italiasvizzera.eu/progetti/lingualp/ Interreg Italia-Svizzera ] ospitata solo provvisoriamente sulla versione italiana di wikisource, in attesa di creare una in lingua retoromanza, mi sembra veramente inseguire il dito, anziché la luna.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 20:10, 13 mar 2017 (CET)
::::Se continui il controllo te ne saranno tutti veramente grati: Giusto il rilievo che università e istituti culturali in una operazione così di nicchia possono aver preso anche decisioni discutibili. Ma l'operazione ha portato a caricare, tra ladino e romancio 833 opere, in assoluta maggioranza perfettamente a posto come copyright[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 20:39, 13 mar 2017 (CET)
== OTRS per Barbolini ==
Caro Ruthven,
scrivo qui, ma chiamo in causa anche {{@|Mizardellorsa}}, per riferire pubblicamente che a distanza di tempo non ho notizie. Come da tua indicazione ho scritto una mail a Mizar invitandolo a contattare lui Barbolini dato che a seguito delle tue mail all'autore di ''[[Beethoven 27%]]'' non è giunta risposta scritta.
Mi rivolgo dunque a te e a Mizar chiedendo se nel frattempo Barbolini si sia manifestato. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:28, 10 mar 2018 (CET)
::Scusate se scrivo qui, ho risposto a {{ping|OrbiliusMagister}} per email [[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 10:31, 10 mar 2018 (CET)
:::{{ping|Mizardellorsa|OrbiliusMagister}} Nessuna notizia da parte mia. Gli diamo fino a fine mese per rispondere e poi si mette il libro in cancellazione? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:05, 10 mar 2018 (CET)
== OCR del djvu ==
Ti ho risposto in bar in modo "sincopato", ma sarei felicissimo di dirti tutto quello che so in dettaglio, sono certo che otterresti in poco tempo risultati eccellenti. Lo script mi ha "raccontato" varie cose di te.... :-)
In brevissimo: il tool djvuxmlparser di DjvuLibre inserisce nel djvu lo strato testo contenuto in un file xml con specifiche caratterisatiche, e Internet Archive pubblica tale xml come file _djvu.xml. Il problema è sistemare per bene tutti i link interni all'xml tenendo conto deklla directory in cui il djvu sta e anche dei nomi ''interni'' delle singole pagine. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:09, 25 apr 2018 (CEST)
:Grazie {{ping|Alex brollo}}! Mi ci son messo da veramente poco a cercare di fare i DjVu da me, anche perché c'erano alcuni libri che volevo caricare ed ero rimasto parecchio frustrato da IA. Diciamo che guardo il file xml e faccio una prova di inserimento. Poi come faccio a verificare che va tutto come dovrebbe? (si, malgrado lo script, sono proprio niubbo) --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 21:08, 25 apr 2018 (CEST)
:: La prova del nove del corretto inserimento del testo è semplice. Apri il file djvu con DjView (visualizzatore di DjvuLibre), e sotto View - Display scegli di vedere "Hidden text". Se vedi in trasparenza parziale tutte le parole esattamente sovrapposte alla loro immagine sulla pagina ci siamo.
:: Fra gli script python c'è [[Progetto:Bot/Programmi in Python per i bot/xml2dsed.py]], uno script niubbo e probabilmente troppo complesso, che carica _djvu.xml di Internet Archive in un file djvu esattamente corrispondente; la complessità lasce dal fatto che il testo xml viene prima trasformato in "dsed", il formato lisp-like usato dalla routine djvused.exe, e poi si utilizza djvused.exe per inserirlo. Purtroppo non ho mai trovato nessuno che mi segua in queste follie, quindi sono script con uno stile di python maccheronico e una "filosofia" del tutto personali.
:: Poi mi son chiesto: perchè fare tutta questa fatica se posso utilizzare il codice xml direttamente nelle pagine nsPagina ed elaborarlo al volo con jQuery? Abbiamo veramente bisogno di operare sul moribondo djvu? Ed è partito, da qualche settimana, l'esperimento Metastasio.
:: Qualche nota sui motivj che secondo me rendono ''indispensabile'', per il lavoro wikisourciano, disporre del testo mappato e non solo del testo grezzo l'ho linkato in [[Wikisource:Bar#Documentazione_dell'avventura_xml|bar]]; ma dubito che miriadi di utenti abbiano seguito i link. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:05, 26 apr 2018 (CEST)
== OCR di Strabone ==
{{fatto}}, è l'OCR estratto dal file _djvu.xml dell'item Internet Archive. Spero di non averti tolto il gusto di provarci per conto tuo :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:34, 29 apr 2018 (CEST)
:{{ping|Alex brollo}} Infatti, stavo aspettando di avere una serata libera per provarci :) Non ti preoccupare: guardo il tuo lavoro e lo applicherò altrove (che le occasioni sicuramente non mancheranno). Grazie --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 20:30, 29 apr 2018 (CEST)
:: Se nella tua serata troverai una strada alternativa ''by scratch'' e più semplice tanto meglio! Io ho scelto la ''lectio difficilior'' della trasformazione in dsed dell'xml perchè le routine djvuxml sono mortalmente lente, e richiedono attenzione paranoide nell'aggiustamento dei nomi file e dei nomi directory all'interno dell'xml prima di funzionare. Buon lavoro --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 06:08, 30 apr 2018 (CEST)
== Ritorno da Como ==
E' stato un grande piacere incontrarti!
Una precisazione sul progetto "xml come prima versione OCR in nsPagina". Idea audace, funzionante (gtan parte dei tre volumi di Metastasio sono fatti così), ma abbandonata a metà per il panico che ha causato l'esperimento (nonostante gli avvisi...). Lo sviluppo sarebbe stato il seguente: caricare via bot l'xml, e immediatamante ricaricare come successiva versione il testo "liscio". Nel caso che fosse necessario "magheggiare" con i dati dell'xml (coordinate delle parole e dei blocchi di livello superiore) sarebbe stato possibile farlo, recuperando la prima versione della pagina; ma visto l'esito questo sviluppo non l'ho nemmeno cominciato.
Adesso sto cautamente mettendo le mani sul "BAT", con conseguenze bloccanti per il povero {{ping|Divudi85}} che lo stava usando su itwikisource.... spero sia l'unico. Mi sono scusato spiegandogli che BAT è in manutenzione, e che la priorità è che funzioni decentemente su oldwikisource. Comunque posso testarlo anche qui con la mia utenza secondaria [[Utente:Alex brollo bis]];ma che fatica... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:04, 21 nov 2018 (CET)
== Problema immagini-illustrazioni ==
Vorremmo sistemare un po' alcune centinaia di illustrazioni di libri.
Ci sono molti problemi, qui ti chiedo solo una mano per un problema specifico: come organizzare un caricamento massivo di nuove versioni (dopo conversione in grigio e normalizzazione dei livelli, per "sbiancare" il fondo) di immagini già presenti su Commons. Non posso usare Commonist, mi pare, che non carica nuove versioni ma solo nuove immagini.
C'è qualche tool che può aiutarci?
Nel caso che chiedessimo aiuto a chi ha un bot abilitato su Commons, come potremmo organizzare il lavoro per facilitargli al massimo il compito?
Apro una pagina [[Wikisource:Migliorare le illustrazioni]] per raccogliere le idee (lo "sbiancamento" è solo uno dei problemi...) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:59, 22 nov 2018 (CET)
== Ipotesi di compromesso su PersonalButtons ==
Portando a spasso i cani (il mio momento più "creativo") ho fatto la seguente pensata, per realizzare quelloche suggerivi con un unico gadget (odio le pagine Accessori troppo affollate):
* lasciare PersonalButtons (pagina testo) così com'è, liberamente modificabile dai coraggiosi;
* elaborare uno script che apra un grosso form tabellare non appena si entra ''in visualizzazione'' nella propria pagina PersonalButtons (dopo averla creata con un set di default se non c'è), e in cui sia più facile editarne il contenuto (aggiungere bottoni, modificare i bottoni esistenti, agganciare shortcuts di tasstiera, attivare o disattivare i bottoni).
Il gadget si limiterebbe a caricare lo script.
Che ne dici? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:24, 24 nov 2018 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Penso che ti complichi la vita! Dal mio punto di vista, andrebbe anche bene, ma fai conto che la WMF spinge per i gadget, perché editabili unicamente dagli amministratori d'interfaccia. Fai conto che i JS sono il ''male'' e stiamo cercando di renderli il meno possibile modificabili da utenze non approvate. Ci sono stati seri problemi nei mesi scorsi a causa di questo, con account di steward e admin compromessi. La soluzione migliore prevede un javascript non modificabile ed i pulsanti selezionabili mediante opzione innocua. Poi vedi tu come implementarlo :) <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:32, 24 nov 2018 (CET)
:: Messaggio ricevuto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:40, 24 nov 2018 (CET)
::: Riflettendoci, PersonalButtons non viola questa politica, perchè è puro testo del tutto innocuo se non si attiva il gadget appropriato che lo legge. Invece è più pericoloso PersonalButtons.js. Comunque: vedo da Ultime Modifiche che stai provando eis. Ne sono onorato! Dovrei studiare molto di più per lavori "puliti", prima o poi troverò il coraggio di riscrivere tutto..... sempre che i miei neuroni reggano ancora un po'. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:44, 2 dic 2018 (CET)
::::{{ping|Alex brollo}} Ciao! A dire il vero avevo provato ''eis'' anni fa e mi sono ricordato di questa opzione che velocizza il lavoro. Grande strumento! Riguardo ai PersonalButtons, l'idea sarebbe di trasformare il javascript in gadget e poi ognuno eventualmente si crea la propria pagina di preferenze PersonalButtons. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 08:43, 4 dic 2018 (CET)
::::: Ok, si tratta quindi solo di estrapolare lo script dal BAT trasformandolo in gadget: fattibile. Con il tempo potrebbe sostituire l'attuale meccanismo standard fondato su PersonalButtons.js. Ne approfitto per un paio di domande tecniche. Sto leggendo le buone pratiche javascript di mediawiki e la validazione formale del codice. Trovo vari standard, il più ostico è il lint "strict", una variante meno fastidiosa eslint. Vedo che anche notepad++ monta un lint. Ci provo per le formalità, cercando di evitare i formalismi eccessivi. Quanto alle variabili che "scappano" nel namespace principale, vedo la raccomandazione di NON usare globali altro che due: l'oggetto mw e l'oggetto $; e mi pare di capire che per globali ''necessarie'' viene raccomandato di usare mw usandolo come dizionario. Io ero perplesso sull'idea di "sporcare" mw usandolo come contenitore, ma sembra che questo non sia deprecato, anzi sia ''raccomandato''. Mi confermi? Potrei far sparire alcune delle poche globali che uso adesso (alex, eis) e poi, con calma, rivedere vecchi script in cui di globali ce ne sono (aimè) dozzine. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:31, 4 dic 2018 (CET)
::::::{{ping|Alex brollo}} Per le variabili, esattamente a come accenni tu, la via starebbe nel divertirsi eliminando tutte le sue variabili globali e convertendole in sotto-oggetti di un tuo mw.brolloPersonalButtons.
::::::In generale però dovrebbe poter essere semplice definire tutti questi script e variabili in una variabilona locale, che poi solo infine esporre la tua roba globalmente in mw.brolloPersonalButtons o chi per esso, per semplificare future migrazioni e per non inserire in ogni occorrenza del codice mw.brolloPersonalButtons. Non è semplice, ma mi dicono [[:it:Utente:Valerio Bozzolan|dalla regia]] che "il divertimento è garantito al limone asd"
::::::Butta pure un occhio a script già realizzati e di alta qualità per capire come creare il tuo impianto a base di mw.brolloPersonalButtons senza hardcodarlo ovunque: https://phabricator.wikimedia.org/source/mediawiki/browse/master/resources/src/mediawiki.htmlform.checker.js
::::::Buon divertimento al limone! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 07:23, 5 dic 2018 (CET)
::::::: Perfetto! Fra l'altro proprio nello script che mi hai linkato c'è la conferma di una cosa che mi frullava nella capa. Obiettivo: mw.brolloPersonalButtons deve essere esente da dipendenze, senza ridefinire cose già definite (variabili comuni, comprese le funzioni); questo dovrebbe permettere di usare lo script sia come gadget che come script caricato direttamente in ambiente sconosciuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 13:19, 5 dic 2018 (CET)
== Regalino di natale? ECCOLO! ==
Caro Ruthven,
'''[[Wikisource:Amministratori/Candidati|SORPRESA!]]''' ;-)
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:55, 21 dic 2018 (CET)
== Risultati del concorso per il 15º compleanno di Wikisource ==
<div style="background: #{{Colore portale sfondo barre 3}}; background: box-shadow: 0 0 .3em; border:2px solid #A7D7F9; border-radius: .2em; margin: 1em 0 2em 0; padding: 1em;">
[[File:Nuvola_wikisource_icon_IT.png|120px|right]]
Carissimo {{PAGENAME}},
'''Grazie''' per il tuo contributo a Wikisource. Grazie alla tua opera e a quella di tutti gli altri partecipanti, abbiamo riletto ben 4937 pagine in soli 14 giorni: la comunità solitamente impiega mesi a rileggere quel numero di pagine! La tua presenza ha reso questo compleanno di Wikisource una festa fantastica, e speriamo che anche tu ti sia divertito. Grazie anche per aver pazientemente aspettato l'annuncio dei vincitori: è finalmente giunto il momento tanto atteso :-)
'''Vai [[Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource|a questa pagina per sapere chi ha vinto]]!'''
Ma vogliamo ricordarti che Wikisource non finisce qui: il progetto di una biblioteca digitale libera e collaborativa si nutre di contributi quotidiani, di utenti generosi come te. Per cui sei ufficialmente invitato a rimanere e a collaborare con noi, quanto vuoi, quando vuoi; non c'è nessun obbligo. Quando hai un dubbio puoi sempre scrivere al [[Wikisource:Bar|Bar]] o a uno di noi utenti.
Infine ci piacerebbe sapere la tua opinione sul concorso: ti è piaciuto? Hai idee per migliorarlo? E' stato semplice partecipare? Scrivici pure quello che vuoi (critiche e suggerimenti) [[Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource/Feedback|a questa pagina]].
A presto, e grazie ancora di aver festeggiato con noi!
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''', 01:55, 26 dic 2018 (CET)
</div>
<!-- Messaggio inviato da User:OrbiliusMagister@itwikisource usando l'elenco su https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource/Lista&oldid=2240287 -->
== Editare lo strato testo djvu: una ipotesi ==
Cercando di ricordare i problemi dell'editing dello strato testo dei djvu, a parte i tecnicismi delle varie rappresentazioni dello strato testo mappato (a livello WORD!), c'è una strada che finora non ho percorso: quella di un ''algoritmo di allineamento''. Se esistesse il modo di allineare la sequenza delle parole in un banale testo txt, estratto dal djvu, con la sequenza delle parole dello stesso testo dopo modifica, ci troveremmo in una situazione in cui moltissime parole corrispondono, e alcune non corrispondono; gran parte delle "non corrispondenze" potrebbero essere gestite in automatico, qualcuna forse resisterebbe, ma poche, forse nessuna, a pensarci bene e a lavorarci un po'. Ottenuto l'allineamento completo sarebbe banale reinfilare le parole (uguali e modificate) nello strato testo djvu, e la modifica dell'OCR del djvu si farebbe semplicemente editando un normalissimo testo txt, con strumenti a piacere (regex globali comprese), con l'unica cautela di ''non spostare blocchi di testo'', ccosa che renderebbe le cose molto più complicate.
Poichè "fin che non provo non credo", non essendo in grado di maneggiare bene il passo fondamentale dell'"allineatore" (che è, mi pare, gestibile con gli algoritmi python di comparazione di testi.... ma i miei neuroni per ora si ribellano ...) non ho mai percorso questa possibilità. Ma se hai esperienza sull'argomento.... forse insieme possiamo farcela. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:11, 7 gen 2019 (CET)
== Match offline ==
Ti piacerebbe uno script, derivato dal python che esegue il magico Match, offline? Il Match centrale mi si incastrava spesso sui testi di Salgari, in corrspondenza delle illustrazioni fuori testo, e c'era una vecchia richiesta di Edo a Como, che mi chiedeva un "match offline". Bene, sono riuscito a capire l'ostico script, e a trovare il motivo per cui si incastrava; stasera lo script modificato è girato sul primo file salgariano e mi ha prodotto il match globale sull'intero libro, producendo un testo txt utf-8 pronto da essere copiaincollato (o caricato via bot) su una pagina sandbox e splittato con Split; non solo, prima di copiarlo, volendo, si possono pure fare modifiche globali.
E' solo un primo passo, ma.... :-)
Lo testo su un paio di Salgari e poi lo espongo al pubblico ludibrio in [[Progetto:Bot]]. Non scrive nulla su pagine wikisource, legge soltanto, quindi può essere lanciato anche senza avere un account bot.
PS: per capire il difficile codice ho dovuto impadronirmi di difflib.SequenceMatcher, finora difflib mi aveva sempre impanicato... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:36, 12 gen 2019 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Ciao! Avevo letto lo scambio nella sua pagina di discussione. Nel frattempo sto avendo difficoltà nell'installare lxml sul Mac e quindi niente mi funziona ancora. Vedrò di recuperare una macchina Linux… Farò prove con l'editor XML di cui parlavamo, quello che ignori i tag, ma ti permetta di cambiare tutto il resto (un progetto alla volta!). Tienimi aggiornato! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 09:45, 13 gen 2019 (CET)
:: Il Match offline è corso un paio di volte senza intoppi, sono ottimista. Una notizia brutta e una buona: la brutta, l'xml ottenuto da un djvu passato da IA Upload contiene codice tossico, se lo scarichi con djvutoxml e poi tenti di ricaricarlo identico nel djvu con djvuxmlparser va in errore. Idem per con l'estrazione del testo "lisp-like" e tentativo di rimontaggio con djvused. La buona: il codice xml scaricato potrebbe essere "ripulito". Naturalmente se l'xml eildsednon possono essere rimontati senza errori, non si va da nessuna parte con il tuo progetto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:05, 14 gen 2019 (CET)
=== Aggiornamento ===
Alle modifiche al M & S ne ho aggiunta una rilevante: adesso il M & S offline cammina anche per i file pdf (perlomeno quelli di Internet Archive). Ho riferito a Edo, le novità andrebbero condivise con Phe che manutiene il tool Match & Split, ma anche Edo suggerisce di coinvolgerti nella comunicazione (io non sarei in grado di farla con i canali opportuni). Sei d'accordo? Mi spiace di stressarti.... ma sono in fase "creativa" e in qualche misura è colpa di Como :-).
Se preferisci che mi arrangi, io eviterei la "strada maestra" del ticket su Phabricator e cercherei di spiegare le cose a Phe con un semplice messaggio o una mail. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:57, 15 gen 2019 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Ciao nessun problema, mettimi nel circuito di comunicazione. Da parte mia, da Como ho iniziato un nuovo lavoro e tempo ne ho molto di meno rispetto a prima. Nicolas Vigneron mi ha messo nel frattempo in contatto con Tpt per nap.source: pare che sia lui a sviluppare wikisource lato mediawiki praticamente da solo. Sto solo aspettando che la piattaforma si metta in moto... ma non dovrebbe tardare. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 09:17, 15 gen 2019 (CET)
:: Se si avvicina il momento di avviare nap.source, una roba da svenire, è meglio che ti lasci in pace.... semplicemente ti invierò eventuali mail per conoscenza o ti pingherò nei messaggi. Adesso dovrei comunque rallentare nello sviluppo,per l'alternanza "sviluppo-lavoro", è tempo di tornare a editare per un po' altrimenti perdo la mano :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:49, 15 gen 2019 (CET)
== Ancora su Salgari ==
Vedi [[Utente:Alex brollo/Salgari]] su cui annoto l'avanzamento lavori e i problemi.
Risolta la questione degli autori pacchianamente sotto copyright (grazie) ho lasciato ancora in sospeso Pepein Gamba alias [[Autore:Giuseppe Garuti]]; adesso mi occupo delle opere sicuramente PD per data di pubblicazione, autore e illustratori. Ho un paio di problemi da risolvere, pagine mancanti in un testo, e mancanza di frontespizio in un altro con impossibile individuazione del secondo illustratore di cui conmosco solo la sigla sulle illustrazioni (MTB). Per i testi più recenti (<95 anni dalla pubblicazione, >1923) sono molto imbarazzato. Decideremo con Edo. Per BEIC ne abbiamo caricati caterve..... ma in quel caso non li ho caricati io :-)
Non vedo l'ora di finire Salgari, per dedicarmi alla questione dell'editing dello strato testo djvu; come ti dicevo, la fatica di decodificare lo script Match forse risulterà utile. Ho imparato simpatici trucchi; chi l'ha scritto è un grande. Vediamo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:37, 21 gen 2019 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Ti ho aggiornato la pagina con commenti su licenza e copyright. Spero di esserti stato utile. Ciao! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:52, 21 gen 2019 (CET)
:: Grazie, così non dimentico quel template per gli anonimi/sconosciuti. Lo applicherò diffusamente a foto e disegni. Per le "illustrazioni" costituite da semplici elementi grafici (testate di capitolo, capilettera, separatori) li considero elementi tipografici e basta, e li attribuisco all'autore del testo oppure metto anche a loro lo stesso template? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:33, 21 gen 2019 (CET)
:::{{ping|Alex brollo}} Di solito gli elementi grafici li facevano gli illustratori stessi, quindi puoi attribuire a loro. Mi raccomando le categorie! Sono diverse se chiusure di pagina, testate, capilettera, ecc... --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:36, 21 gen 2019 (CET)
:::: Per i capilettera ho trovato la famiglia Category:Initials, sugli altri elementi grafici sono in crisi, c'è una pagina di aiuto? Belli i tempi in cui caricavo ''ad minchiam canis''.... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:40, 21 gen 2019 (CET)
{{ping|Alex brollo}}
* [[c:Category:Headpieces (book illustration)|Headpieces (book illustration)]]
* [[c:Category:Tailpieces (book illustration)|Tailpieces (book illustration)]]
...e magari fatti un giro nelle sottocategorie di [[c:Category:Graphic ornaments|Category:Graphic ornaments]] e [[c:Category:Typographic ornaments|Category:Typographic ornaments]]. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:17, 21 gen 2019 (CET)
== Orgoglio e pregiudizio ==
Ciao Ruthven, sinceramente non ricordo più molto, è passato molto tempo, ma ricordo di aver fatto a ricerche sulle traduttrici, credo che all'epoca fossi abbastanza sicuro che fossero morte poco dopo il '45. Tu sei riuscito a trovare informazioni in più? [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 10:47, 29 apr 2019 (CEST)
:Provo a guardarci. Chissà se si possono ottenere info direttamente dalla N&C. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 11:30, 29 apr 2019 (CEST)
== Palinuro ==
Caro Ruthven,
Non è scontato che un utente abbia caricato un suo libro su commons, in tutta probabilità sua opera. Questo sarebbe uno di quei casi in cui varrebbe la pena tutorare l'utente stesso nella procedura di cessione del testo tramite OTRS. Il messaggio standard su commons lo hai già posto. Se stai già seguendo l'utente... grazie. --'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:29, 6 ago 2019 (CEST)
:Ciao {{ping|OrbiliusMagister}}, la pagina su source era un errore. Dato il nickname, è probabile che l'utente sia anche l'autore, per quello si aspetta qualche giorno prima di cancellare il file su Commons e l'utente ha ricevuto un avviso "light", con le informazioni su come contattare OTRS. Sto controllando la mail... --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:07, 6 ago 2019 (CEST)
::Un errore... In che senso? Se il problema è stato la licenza d'uso del testo allora ti do perfettamente ragione; se il problema è il fatto che sia stata improntata ''in qualche maniera'', ben vengano errori di questo tipo: siamo ben felici di collaborare con gli utenti volonterosi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:39, 6 ago 2019 (CEST)
:::{{ping|OrbiliusMagister}} A me sembrava una pagina di test. Ma nulla in contrario se la si vuole ripristinare (aspettiamo l'autorizzazione prima, però). --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:41, 6 ago 2019 (CEST)
== Fonti e copyright: una mano. ==
Caro Ruthven,
tra i proponimenti di inizio anno mi ero ripromesso di rivedere con occhio critico le situazioni di incertezza in termini di fonte e copyright dei nostri testi: ti chiedo un aiuto ''operativo''.
La [[:categoria:Edizione da segnalare]] è un campo di battaglia e un lazzaretto al tempo stesso. Ci sono tre ordini di problemi
* Testi legittimissimi ma in cui è stato segnato il sito di provenienza ma non l'edizione da cui il testo del sito è tratto, ad es. [[Discussione:Cronaca senese|Cronaca senese]] o molti testi in ladino di provenienza ''mizaresca'';
* Testi evidentemente fuori copyright ma di provenienza web senza una chiara indicazione della loro fonte, ad es. [[Discussione:Litanie lauretane|Litanie lauretane]] o [[Discussione:D.M. 7 ottobre 2010, n. 211|D.M. 7 ottobre 2010]];
* Testi ''from the wild'' che hanno [[Discussione:Ciao biondina|fonti inaffidabili]] o sono ''[[Discussione:Chel garoful cence mani|word of mouth]]'', accolte all'inizio del progetto per "fare massa critica" e con la promessa (non mantenuta) di una loro sistemazione.
Io mi muoverei così:
*nel primo caso occorre armarsi di pazienza e riportare nel Template infotesto l'edizione presente ma non indicata. (si può chiederlo a chi ha inserito il testo ma immagini che se l'attesa è stata frustrata finora è difficile pensare a un cambiamento);
*nel secondo caso bisognerà ragionare caso per caso: i testi giuridici possono essere collegati alle gazzette ufficiali o alle pubblicazioni ufficiali reperibili tramite normattiva.it o simili, invece molti altri testi sarebbero oggetto di ricerca: che fare? lo facciamo noi o lo demandiamo a chi ha inserito i testi?
*nel terzo caso proporrei una procedura pubblica di scrutinio e decisione entro un tempo definito: se qualcuno si incarica di trovare edizioni anche offline per salvarli.... bene altrimenti li si cancella.
La pagina adatta per questo è [[Wikisource:Fonti mancanti]] che dopo oltre dieci anni di quiescenza può essere resuscitata per l'occasione. nel 2007 avevamo deciso di dividere i testi in scrutinio per contributore: possiamo continuare così o cambiare criterio.
Infine un discorso a parte riguarda la massa non piccola di testi ''moderni'' donati o passati su questo progetto senza ticket OTRS, frutto di aggiunte anche massicce ma senza una esplicita nota di donazione che ne definisca in modo chiaro la licenza d'uso. Io dopo due/tre discussioni con Mizar mi sono stufato di aspettare che questi permessi arrivino. O ci rivolgiamo direttamente a chi ha donato i tesi saltando chi li ha caricati o non saprei cosa altro fare per evitare imbarazzanti cancellazioni.
Vuoi darmi una mano? Quello che per noi è importante per alcuni utenti non è tale e anzi viene ignorato. Per il cosiddetto ''quieto vivere'' ho spesso girato le spalle ma quest'anno mi sono ripromesso di tornare sulla questione. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 11:22, 10 ago 2019 (CEST)
:Ciao {{ping|OrbiliusMagister}} ti do una mano volentieri: per me è pane quotidiano. Proporrei una procedura come si fa su tutti gli altri progetti per i testi/immagini per cui vi è un serio dubbio sullo stato del copyright (fonte non esplicitata, testo recente senza OTRS, ecc…). I passi sono i seguenti:
:# si inserisce un avviso nella pagina del testo (o in discussione),
:# si avvisa l'utente che ha creato la pagina che entro 7 giorni deve contattare OTRS o un amministratore per chiarire la situazione e/o dare autorizzazione formale,
:# se non si hanno notizie, all'ottavo giorno si cancella il tutto. (Ovviamente, se in seguito arriva chiarimento o autorizzazione, si possono sempre ripristinare testo e pagine)
:Andrebbe creata una pagina con la lista dei testi e le scadenze per la cancellazione (questo si può fare in automatico con lo stesso template di avviso inserito nel testo). Per gli altri testi, potremmo usare quanto presente in [[:Categoria:Template copyright]] per "vagliare" l'autorizzazione. Nel caso, si possono importare altri template (es: per i testi di legge). Se il djvu è su Commons, tutto è molto più semplice perché questo tipo di procedura è ben rodata: semmai venisse cancellato il djvu da Commons, non rimane che rimuovere le pagine qui; se il testo viene mantenuto, nella pagina del djvu campeggia un bel template di licenza libera.
:Mi rendo conto che è un lavoro di lunga lena e organizzarci fra di noi è un'ottima idea. Nei prossimi giorni sarò poco online, ma riprendo l'attività verso il 15 (da Wikimania). Da cosa vorremmo iniziare? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:48, 10 ago 2019 (CEST)
== Alfredo Jeri ==
Ciao, Se ben ricordo operi anche in Commons; ti dispiace dire la tua, qui al Bar, su questi problemi? Specialmente l'eventuale creazione (se già non c'è) di un "magazzino" in Commons?. (scusa ma non ricordo nemmeno come si fanno i link articolati...(sto invecchiando male :-( ) [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 09:46, 21 ott 2019 (CEST)
== Lista libri riletti ==
Caro Ruthven,
per dare una mano, se volessi tenere aggiornata la lista dei libri completati nell'apposito [[Wikisource:Sedicesimo_compleanno_di_Wikisource/Scrutini|elenco]] avremo il polso quotidiano dei lavori, come potrai notare guardando la pagina corrispondente dei concorsi precedenti. Sì, questa purtroppo è una delle attività da effettuare manualmente giorno per giorno (che dici, magari anche questa potrebbe essere un'attività automatizzata con uno script?) - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:51, 28 nov 2019 (CET)
:{{ping|OrbiliusMagister}} Urka! Si, si può fare in modo più semplice, credo. Ma per il momento, facciamo a mano....
:Ho visto che i due libri napoletani sono stati riletti già e anche dello speciale Toscana. Aggiungiamo opere man mano che avanza il concorso, oppure lasciamo che i partecipanti ci spolpino la lista iniziale? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 20:31, 28 nov 2019 (CET)
::Attenzione: nulla in contrario ad aggiungere testi in corso d'opera (in particolare per i testi napoletani e veneti), ma tieni conto che dobbiamo tenere una lista completa di tutti i libri posti in concorso per effettuare alla fina il conteggio delle loro pagine. Dato che però quest'anno abbiamo deciso di presentare tutto subito in stile ''buffet'', mi limiterei ad aggiungere testi solo ''cum grano salis'', appunto nelle categorie nap. e vec. Gli anni scorsi io avevo l'abitudine di togliere dalla pagina i testi riletti per sostituirli mano a mano con nuovi, ma appunto quest'anno ti ho lasciato mano libera per vedere quali effetti avremo.
::P.S. A parlar del diavolo... rispetto alla regola dei due minuti guarda [https://tools.wmflabs.org/guc/?user=Rukasuoribera questi contributi], che dopo il mio [[Discussioni_utente:Rukasuoribera|gentile segnale]] si sono fermati. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:37, 28 nov 2019 (CET)
:::{{ping|OrbiliusMagister}} Farò allora delle aggiunte "per categoria linguistica (nap, vec)", man mano che andiamo avanti, in modo da dare una spinta a questi progetti. Riguardo agli utenti che verificano una pagina in meno di un nanosecondo, magari fossero solo quelli del concorso! I malati di editcountite li trovi anche abitualmente, ahimé. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:03, 29 nov 2019 (CET)
== Paolo dello Mastro ==
v. Autore:Paolo dello Mastro. Il memoriale esistono due edizioni. La prima è già completata. La seconda è [[Indice:Archivio della R. Società Romana di Storia Patria - Vol. XVI.djvu|qui]], in lavorazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:50, 20 dic 2019 (CET)
== Wl ==
Ciao, ho visto che stai togliendo template {{tl|Wl}} a chili, e francamente non capisco il perché, o magari lo capisco ma non lo condivido. A parte quello, [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina%3AVittorio_Adami%2C_Varenna_e_Monte_di_Varenna_%281927%29.djvu%2F14&type=revision&diff=2531671&oldid=2309206 qui] il Wl faceva da {{tl|Ac}} e non era il caso di cambiarlo per un {{tl|AutoreIgnoto}}. Poi, sinceramente, siamo in quattro gatti e se ci si disfa il lavoro a vicenda i gatti fanno in fretta a rimanere tre. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 19:04, 4 feb 2020 (CET)
:{{ping|Cruccone}} Ciao, è semplice: su it.source [[Wikisource:Niente_commenti_originali|le annotazioni sono proibite]], e gli interlink [[:en:Wikisource:Annotations#Definitions|''sono'' annotazioni]]. Mi stavo chiedendo se rimuovere i {{tl|wl}} ''en masse'' oppure chiedere di stabilire delle linee guida che li regolamentino. Infatti, oggi come oggi, sono messi un po' a come gira al rilettore, creando confusione (a volte ci sono, altre volte no, a volte solo alcuni elementi sono linkati, ma sempre senza un criterio chiaro). --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 19:11, 4 feb 2020 (CET)
::Leggendo quelle pagine non mi sembra così evidente, ma capisco il punto. Se proprio vogliamo, filosoficamente, anche AutoreCitato può essere usato a sproposito. Esempio banale, tra "l'amico del Manzoni" e "il quadro del Pinturicchio", quello che è palesemente un link a un autore dovrebbe essere ovvio. Io in generale mi limito alle persone e pochi altri casi, dove l'interpretazione non è ambigua, secondo il comma 4, tanto per citare una policy tanto per. Il discorso dell'uniformità mi sembra un non problema, la confusione non saprei dire a chi viene creata. Francamente, mi danno molto più fastidio le virgole spostate senza motivo, gli apostrofi tolti in modo arbitrario dai qual'è, se vogliamo anche tutte le approssimazioni che a volte tocca fare perché certe scelte tipografiche sono troppo difficili da riprodurre. Ma ognuno ha le sue manie, ed il progetto è bello così. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 21:38, 4 feb 2020 (CET)
== A.S. Bologna ==
I fondi dell'archivio di Stato (in generale) non vanno considerati come testi mancanti, almeno finché non vengono stampati. (''Piani e discipline monetarie'' [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1898.djvu/223|qui]]. p.s. se metti il righello sul piè di pagina al primo posto, genera (almeno sul mio ordinateur) una riga nell'ultima linea del testo sovrastante. Ho visto che una ulteriore riga (messa col tmpl "nop") elimina problema.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:10, 5 feb 2020 (CET)
:{{ping|Carlomorino}} Visto, grazie. Quello che mi perplime è che il <code><nowiki><references/></nowiki></code> venga cancellato, con risultante spostamento del numerello in basso a tutto. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 18:32, 5 feb 2020 (CET)
Io uso "eis" che automaticamente lo caccia via. Non mi pare il caso di prendersela per così poco. Anche il numero del quartino si può fare a meno di metterlo come hai fatto [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1898.djvu/223|qui]].
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:57, 5 feb 2020 (CET)
p.s. "perplimere" è una simpatica invenzione di Corrado G. (complesso --> comprimere, perplesso --> .... ). Immagino che sia un'usanza francese o napoletana? ai posteriori l'ardua sentenza.
:{{ping|Carlomorino}} In effetti, era l'''eis'' a farmi impazzire. Grazie per averlo segnalato: levo quest'opzione dalla versione su nap.source. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:39, 5 feb 2020 (CET)
== Richiesta cancellazione utenza ==
Ciao Ruthven! Ti scrivo perchè sarebbe mia intenzione cancellare l'account con il quale ti scrivo adesso unicamente qui su it.wikisource, sperando sia possibile farlo, al fine di recuperare il mio, per così dire, "originale" [[Utente:Elcairo~itwikisource]], spostato da un bot in automatico nel 2015, facendo richiesta di rinomina su Meta. Immagino che continuare a tenere aperta questa utenza generatasi per errore non permetterebbe agli steward di esaudire la richiesta. Grazie per l'attenzione, ovviamente consigli su come meglio procedere sono sempre ben accetti :-) --[[User:Elcairo|Elcairo]] ([[User talk:Elcairo|disc.]]) 00:27, 8 feb 2020 (CET)
:Ciao, gli account non si possono cancellare: solo bloccare o rinominare. Penso che chi rinominerà la tua utenza, lo farà globalmente, quindi [[User:Elcairo|Elcairo]] diventerà il nuovo nome oppure sarà bloccato globalmente. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 09:53, 8 feb 2020 (CET)
::Ciao Ruthven, grazie per la risposta! Consigli quindi di non procedere al blocco dell'utenza nei progetti coinvolti nella rinomina ma di fare direttamente richiesta [[m:Steward requests/Username changes|qui]]? Buon lavoro! --[[User:Elcairo|Elcairo]] ([[User talk:Elcairo|disc.]]) 15:18, 10 feb 2020 (CET)
:::{{ping|Elcairo}} Esatto. Non fare niente e chiedi di rinominare l'utenza. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:31, 10 feb 2020 (CET)
== [[autore:Attilio Brunialti]] ==
Havvi una imago decente del desso. Secondo te è PD?
Parmi meglio di quella che odie illustra la scheda di lui.
https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8450288g/f1.item
Quello che sa il francese. Ovviamente. :-)
{{nf|anonimo romano}}
Bravò. La proscen fuà che tu è a Rom: caffè peié. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:35, 10 feb 2020 (CET)
== Ti piacciono i Ravioli? ==
Eccone uno [https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8450439p/f1.highres]
[[:d:Q84996188|Camillo]]
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:40, 13 feb 2020 (CET)
Sembra un generalissimo sud americano :-)
Il fotografo è "di famiglia". Ne ho caricato una foto (porta pia) e il ritratto.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:49, 13 feb 2020 (CET)
== Societas typographica... ==
ciao! :) non so se ti ricordi l'indice [[Indice:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu]]; sul frontespizio l'editore è indicato come ''Societas typographica classicorum Italiae scriptorum'' ("società tipografica degli scrittori classici d'Italia"). Ora, secondo me questo editore è lo stesso di [[:Categoria:Libri pubblicati da Società Tipografica de' Classici Italiani]]; un po' perché il nome è quello, ma tradotto in latino perché sono dei simpaticoni, e anche perché combaciano sia gli anni di pubblicazione delle opere che lo stile tipografico, cfr. ad es. il frontespizio di [[Indice:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu]] o un altro qualunque degli indici della categoria. Secondo te è il caso di aggiustare quanto meno la categorizzazione? È possibile inserire nella pagine indice il nome latino, ma far uscire fuori la categoria con la dizione italiana? ciao e scusa la rottura :P --[[User:Barbaking|Barbaking]] ([[User talk:Barbaking|disc.]]) 09:22, 11 mar 2020 (CET)
:{{ping|Barbaking}} Ciao, ho corretto l'editore. infatti, le linee guida recitano, per quel campo: "Nome dell'editore o della casa editrice. Si consiglia di usare il nome con cui l'editore è più comunemente conosciuto, anche se diverso da come indicato a stampa." --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:38, 11 mar 2020 (CET)
:: Ah perfetto, grazie mille! :) --[[User:Barbaking|Barbaking]] ([[User talk:Barbaking|disc.]]) 11:07, 11 mar 2020 (CET)
== SAL per immagini ==
Ciao Ruthven, scusa l'intromissione ma riguardo a questa pagina [[Pagina:La_basilica_di_san_giulio_orta.djvu/46|46]] mi sembra che il SAL 75% non sia errato. Forse ricordo male io o la politica di trascrizione e formattazione è cambiata, ma anche in base alla pagina di aiuto [[Aiuto:Stato di Avanzamento del Lavoro]] la pagina va a 0% solo se l'immagine non fa parte dell'opera e, anche se non c'è nulla da rileggere, non è questo il caso. --[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 13:07, 29 mar 2020 (CEST)
:{{ping|Barbaforcuta|Civvì}} Ciao, io l'interpreto come pagina senza testo (non ci sta nulla da trascrivere) e quindi non c'è nulla da rileggere. A dire il vero è una minuzia e uno può interpretare il SAL come vuole. Segnarle a 0% però velocizzerebbe la rilettura per una pagina che non va realmente riletta. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:22, 29 mar 2020 (CEST)
::Sì certo, ma è comunque una pagina da controllare e formattare (nel senso di sistemazione immagine) come quella in questa discussione [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2020.03#Zibaldone]; lo dico in modo da uniformare le modalità di inserimento del SAL.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 16:28, 29 mar 2020 (CEST)
:::E allora [[Utente:Civvì|Civvì]], fa' conto che non ti ho detto nulla ;) --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:42, 29 mar 2020 (CEST)
== WIP su Match ==
Pezzetto per pezzetto, sto rivedendo textAlign.py; la conversione a python3 è ostica, oltre al famoso print() ci sono problemi unicode e regex (dipendenti da unicode).
Al momento sto lavorando sull'estrazione dell'OCR dai file djvu (con qualche post-elaborazione), preliminare per tutto il resto. Goldoni mi ha un po' arrugginito, vediamo se cavo il ragno dal buco. Obiettivo concreto, ottenere un testo pronto per lo split "canonico" o ultrarapido. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:08, 26 mag 2020 (CEST)
:{{ping|Alex brollo}} Goldoni è stata una bella avventura! Ho già chiesto in giro per vedere chi ci aiuterebbe a metterlo su un server. Poi {{ping|Valerio Bozzolan}} mi parlava di usare il PHP per l'edizione web... Ma è un'altra storia. Se tu mi vuoi passare qualcosa che funzionicchia e che gira senza errori, posso vedere di metterci mano anche io. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:51, 26 mag 2020 (CEST)
:: Tu usi dropbox? E' il mio "cloud" di default, GIT/Github mi hanno sempre respinto con perdite. In alternativa posso aprire qualche pagina qui, ma è abbastanza macchinoso. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:12, 26 mag 2020 (CEST)
:::{{ping|Alex brollo}} Dropbox dovrei avere un account da qualche parte, ma il codice per me è essenzialmente su Github o Gitlab (anche perché li uso per lavoro). Fai come vuoi, poi mi adatto. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 21:35, 26 mag 2020 (CEST)
:::: Un sistema lo troveremo. Intanto questo che è il primo frammento che sto testando per riempire di un testo "OCR migliorato" vari attualmente vuoti di [[Wikisource:Scrittori d'Italia]]: [[Utente:Alex brollo/extract_djvu_text.py]]. Ho cercato di aggiungere doc "esuberante" rispetto al mio standard no-doc ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:50, 26 mag 2020 (CEST)
:::::{{ping|Alex brollo}} OK, mi sono fatto una versione del "extract djvu text.py" che funziona in locale con python3. Se vuoi lo condivido (ma ho cambiato poco al tuo codice). Una cosa non capisco: perché la variabile <code>base</code> è impostata a "Nome pagina.djvu" e non al nome del file djvu. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:39, 27 mag 2020 (CEST)
:::::: E' una nome dummy per testare. Comunque la cosa si sta evolvendo: sto raccogliendo "pezzi di codice" per utilizzare, come OCR, il file _djvu.xml di Internet Archive. Sempre che non lo blocchino pure lui.... :-( --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:31, 27 mag 2020 (CEST)
:::::::{{ping|Alex brollo}} Come posso passarti le mie modifiche se non usi git? Sovrascrivo la tua pagina qui oppure ne creo una mia (poi con l'onere di aggiornare le versioni)? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:20, 27 mag 2020 (CEST)
{rientro} Non preoccuparti.... mi basta che ti siano utili e soprattutto che funzionino (tanto tu ne pescherai solo qualche idea). Intanto sto facendo girare un'altra roba, che legge sia l'xml di IA che lo strato testo djvu (stranamente, ma è una roba lunga da spiegare, possono essere leggermente diversi) e il risultato lo sto usando per caricare le pagine di [[Indice:Boccalini,_Traiano_–_Ragguagli_di_Parnaso_e_scritti_minori,_Vol._I,_1948_–_BEIC_1771083.djvu|questo indice]]; il risultato mi soddisfa e per adesso mi basta. Ti chiederò una copia del tuo script a lavori più avanzati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:42, 28 mag 2020 (CEST)
== Triumphi ==
Salute, giungo a disturbarti anche qui!
è da tempo che pensavo sarebbe utile offrire una trascrizione dei Triumphi di Vincenzo Calmeta (XV). Il testo è stato recentemente edito in un saggio del 2004 di difficilissimo reperimento ma comunque in mio possesso. Un peccato, perché trovo che sia una splendida opera. Ho dunque il permesso di iniziare a trascriverlo su source? Se c'è l'approvazione, in un secondo momento potrò trascrivere anche alcune sue poesie. --[[User:Beaest|Beaest]] ([[User talk:Beaest|disc.]]) 22:57, 5 ott 2021 (CEST)
:{{ping|Beaest}} Ciao, su 'source non si trascrivono testi senza scansione a fianco oramai. Se l'edizione del 2004 non è altro che una ristanpa dell'edizione originale, allora ti invito a scansirla e generare un DJVU o un PDF. Poi lo si carica su Commons e poi si crea la pagina Indice qui. Se l'edizione contiene delle introduzioni/Premesse/Commenti vari che non sono originali, vanno levati. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:41, 6 ott 2021 (CEST)
::purtroppo no, è proprio un'edizione trascritta, non una ristampa anastatica, per cui mi sa che non potrò lavorarci. [[User:Beaest|Beaest]] ([[User talk:Beaest|disc.]]) 14:13, 6 ott 2021 (CEST)
== eis ==
Al momento ricostruisco un ambiente eis come dico io con queste istruzioni (quelle in bar erano insufficienti):Per lo zoom ho da tempo due pulsanti dedicati.
<pre>
shortcut.add("Ctrl+Alt+i", function() {
$(".openseadragon-container").remove();
$(".prp-page-image img").css("display","initial");
$(".prp-page-image").attr("id","prp-page-image");
$(".prp-page-image").css("overflow","auto");
$(".prp-page-image img").draggable();
});
</pre>
Sempre collegate a uno shortcut di tastiera, finchè la polvere non si deposita. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:54, 23 nov 2021 (CET)
: In fondo a [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]] una nuova versione, che attribuisce un nuovo evento di zoom (funzionante) ai tasti zoom destinati a OpenSeadragon. Al momento sono soddisfatto. Montati anche per prova in [[Utente:Carlomorino/PersonalButtons.js]], attendo feedback. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:40, 24 nov 2021 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Visto! Su nap.source ho usato un approccio del genere, ma penso che presto (quando avranno risolto tutti i bug) potremo iniziare a sperimentare con la nuova API, che dovrebbe integrare funzionalità più moderne (come l'alta risoluzione). Su fr.source ho fatto dei test, come ti scrivevo altrove, cambiando direttamente l'immagine del canvas usando js. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:22, 24 nov 2021 (CET)
== How we will see unregistered users ==
<section begin=content/>
Ciao!
Ti è arrivato questo messaggio perché hai i diritti di amministratore su un wiki di Wikimedia.
Quando qualcuno modifica un wiki di Wikimedia senza effettuare prima l'accesso, il suo indirizzo IP diventa visibile pubblicamente. Come forse già sai, presto ciò non sarà più così. Il dipartimento legale di Wikimedia Foundation ha preso questa decisione alla luce del fatto che le normative sulla privacy online sono ormai cambiate.
Un'identità mascherata sarà mostrata al posto degli IP, ma gli amministratori '''avranno ancora accesso a questa informazione'''. Sarà anche introdotto un nuovo diritto utente per gli utenti non amministratori che hanno bisogno di conoscere gli IP degli anonimi per combattere il vandalismo, le molestie e lo spam. Senza questo diritto, i patroller potranno comunque visualizzare un segmento dell'IP. Altri [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation/Improving tools|nuovi strumenti]] sono in fase di progettazione per ridurre l'impatto di questo cambiamento.
Se la notizia ti è nuova, puoi leggere [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation|maggiori informazioni su Meta]]. Esiste anche un [[m:Tech/News|bollettino tecnico settimanale]] a cui è possibile [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|iscriversi]] per non perdere nessuna novità sui cambiamenti tecnici dei wiki di Wikimedia.
Quanto al come saranno implementate le identità mascherate, sono state avanzate [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation#IP Masking Implementation Approaches (FAQ)|due proposte]]. '''Gradiremmo un tuo commento''' sulla proposta che ritieni migliore per te e per il tuo wiki. Scrivi pure il commento nella lingua che preferisci [[m:Talk:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation|sulla pagina di discussione]]. Le proposte sono state pubblicate a ottobre e la migliore sarà scelta dopo il 17 gennaio.
Grazie.
/[[m:User:Johan (WMF)|Johan (WMF)]]<section end=content/>
19:17, 4 gen 2022 (CET)
<!-- Messaggio inviato da User:Johan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Johan_(WMF)/Target_lists/Admins2022(5)&oldid=22532651 -->
== Proposal in the scope of Wikisource projcect ==
Hi Ruthven, my home wiki is the Polish Wikisource. One of the shortcommings that we encounter is the lack of possibility to hide the References section if it is empty. Please compare these two pages [[Il Parlamento del Regno d'Italia/Gustavo Ponza di San Martino|Note]] and [[Il Parlamento del Regno d'Italia/Gioacchino Saluzzo|No Note]]. The main difference is the small template <nowiki>{{Sezione note}}</nowiki>. They cannot be automatically managed or univerally coded as a template due to the lack of possibility to switch off the section if it is empty or show it if requiered. Do you share my opinion that it is quite annoying? Would you be willing to provide translations into Italian and French and discuss the issue with your community? Here is the link [[m:Community Wishlist Survey 2022/Citations/Cite extension enhancement/Proposal|Cite extension enhancement]]. If you have any questions I would be happy to answer. [[User:Draco flavus|Draco flavus]] ([[User talk:Draco flavus|disc.]]) 21:13, 24 gen 2022 (CET)
:Hi [[Utente:Draco flavus|Draco flavus]], thanks for your message. I think that it's more important to solve important bugs of the proofread extension, than working on new features. But, you know, the way the Tech Team selects what to work on is misterious and generally not very reasonable. So, who knows? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 22:45, 25 gen 2022 (CET)
== Re:Lilypond ==
Ciao Ruthven! Perdona il ritardo, sono stati giorni in cui non sono riuscito a collegarmi per niente! Mi dispiace, inoltre, che l'attesa dia così scarsi risultati in quanto anche io posso contribuire con Lilypond ad un livello parecchio basico ed elementare (anzi, a ben vedere mi sembra che tu sia ben più esperto di me!). Spero riuscirai presto a risolvere! --<i><b>[[Utente:Elcairo|<span style="font-family:century gothic;color:#FF6000">El</span>]]</b>[[Discussioni utente:Elcairo|<span style="font-family:century gothic;color:#FF6000">CAIRØ</span>]]</i> 13:26, 22 mag 2022 (CEST)
== [[Napoli (Tarnowski)]] ==
Hi,
what to do with this text? IMO, [[ticket:2023061710005089|the translator's permission]] is OK. [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 14:16, 29 giu 2023 (CEST)
:Hi [[Utente:Ankry|Ankry]], thank you for processing this ticket. Can we wait a little? I'll ask the community what to do in the VIllage Pump, because lately we tend to refuse texts without a file supporting them. In this case we know, because of the VRTS ticket, that it's not a fake or self-published material. Dziękuję! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:54, 30 giu 2023 (CEST)
::Do you think that making a clipping would be helpful? [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 21:27, 30 giu 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Ankry|Ankry]] I opened a discussion [[Wikisource:Bar/Archivio/2023.06#Napoli_(Tarnowski)|here]]. Very probably we'll restore the full text, but it's a topic we discussed recently, so it's a good occasion to fix clear guidelines. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 08:09, 1 lug 2023 (CEST)
::::In plwikisource we have a similar policy with an exception when scans are not available (but the source must be verifiable), see [[:pl:WS:Polityka publikacji#Polityka publikacji]]. [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 10:43, 1 lug 2023 (CEST)
== Autorizzazione regolare per il parziale del Mago di oz ==
@[[Utente:Ruthven|Ruthven]], sono riuscito a spiegare alla signora Simona Scuri ad inviarci una email con tutto regola. Dovresti verificare e inviarmi il codice di riferimento per ricaricarlo di nuovo. Quello vecchio l'anno rimorso probabilmente perché era senza codice di verifica. Aspetto una tua risposta.
Ecco i dati: Da: spe.estero; Inviato: giovedì 12 ottobre 2023, ore 14:07. Oggetto: PARZIALE ESTRATTO da Il mago di Oz - Cinelibro (1950). - [[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 14:50, 12 ott 2023 (CEST)
:@[[Utente:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] Quando il ticket sarà verificato, carica pure il file ''e poi rispondi alla mail'' col nome del file caricato su Commons. Così la procedura dovrebbe andare a buon fine. Ciao <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:58, 14 ott 2023 (CEST)
::fatto - [[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 21:17, 15 ott 2023 (CEST)
== GFDL follow up ==
Hello! As a follow up on discussion on [[Wikisource:Bar/Archivio/2024.06#GFDL]] I have noticed that there are almost no files left with the license {{tl|GFDL}}. What do you think next step should be? --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 12:11, 6 ago 2024 (CEST)
:@[[Utente:MGA73|MGA73]] Can you please re-run the query, so to have an updated list? I had to reintroduce the PD-Italy template for certain files that canot be imported on Commons. but I can finish the job and check what's left. Thanks! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:23, 6 ago 2024 (CEST)
::Sure! I updated https://quarry.wmcloud.org/query/84905 and there are 7 files left. But 3 do not have the GFDL-template they are added directly to [[:Categoria:Immagini_GFDL]]. I think those without a license template are surely not with disclaimers. But if the GFDL is valid is another question. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 16:53, 6 ago 2024 (CEST)
:::Thanks, there are few files that are still a problem. I asked for a permission to the uploader and to other users that are kind of involved at [[Discussione:L'agricoltura americana]]. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:17, 7 ago 2024 (CEST)
:::: Great. I have them on my list ([[:m:User:MGA73/GFDL_files/Templates#Wikisource]]) so at least you will know one user that thinks it is interessting to follow :-) --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 12:19, 7 ago 2024 (CEST)
Hello [[Utente:Ruthven|Ruthven]]! I just noticed that a new file was uploaded: [[:File:Esempio serie bologna.jpg]]. Sadly this file also have disclaimers now.
I wonder if you could rename [[Template:GFDL]] to GFDL-with-disclaimers (or similar) and then make a version of GFDL that does not have disclaimers? That will prevent new files from also having disclaimers. When that is done we can ask if Paperoastro is willing to remove the disclaimers. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 18:14, 4 ott 2024 (CEST)
:Thanks @[[Utente:MGA73|MGA73]], I have [[Discussioni_utente:Paperoastro#c-Ruthven-20241005130200-Licenza_GDFL_oramai_in_pensione|written]] to the user, asking a license change. Cheers! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:03, 5 ott 2024 (CEST)
:: Thank you! The license is <nowiki>{{Self|GFDL|cc-by-sa-4.0,3.0,2.5,2.0,1.0|migration=redundant}}</nowiki> so there is allready a cc-license :-) I think the issue is that GFDL-template has disclaimers. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 15:27, 5 ott 2024 (CEST)
:::@[[Utente:MGA73|MGA73]] MAinly we cannot upload pictures with GDFL anymore. Maybe we can strip the template to just the CC license? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:52, 5 ott 2024 (CEST)
::::[[MediaWiki:Licenses]] still mention GFDL just not as the only license. It means all new files that are uploaded will have the same issue as this one. To remove the problem you either have to remove GFDL completely from [[MediaWiki:Licenses]] or remove the disclaimers from GFDL.
::::The problem is that only the copyright holder can remove the disclaimers so we need a template with disclaimers (for example GFDL-with-disclaimers) and then change the 5 fils that use the template. Then we can remove the disclaimers from GFDL and ask uploader to change from GFDL-with-disclaimers to GFDL. Someone suggested that perhaps we could remove the disclaimers because uploader probably never wanted to add the disclaimers in the first place but thats another discussion.
:::: Also I think it would be best to create the license templates that are mentioned on [[MediaWiki:Licenses]] to avoid red links.
:::: About this one file I think we can remove GFDL but since there is allready a valid license we can also just leave the GFDL-with-disclaimers. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 16:04, 5 ott 2024 (CEST)
::::: Great! Only 3 files left with GFDL! --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 11:29, 7 ott 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:MGA73|MGA73]] '''zero'''. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:52, 7 ott 2024 (CEST)
:::::::Very good! Then there should be no problems in removing the disclaimers from the template? --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 15:11, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::@[[Utente:MGA73|MGA73]] But can we still upload files under GFDL? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:17, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::: Yes it is possible (but not adviced unless it is a dua license). But it should at least be with a template without the line "Soggetto a [[Wikipedia:general disclaimer|disclaimer]]." --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 15:58, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::::'''{{fatto|Done}}''' See [[Template:GFDL]] and [[Template:GFDL-con-disclaimer]]. Cheers <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:30, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::::: Awesome! I have updated Wikidata so now there are are onlu 3 wikis left with disclaimers in the main GFDL-template :-D --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 17:45, 7 ott 2024 (CEST)
== NowCommons ==
Hi!
I made a test and these files seems to be on Commons:
# <s>[[:File:Amanutondo3.png]]</s>
# <s>[[:File:Armando Tortini & altri.jpg]]</s>
# <s>[[:File:Barbiano.06.73.gif]]</s>
# <s>[[:File:Cattura Damiano Chiesa.JPG]]</s>
# <s>[[:File:Damiano Chiesa.JPG]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno cinema.gif]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno copertina.gif]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno Scuola di giustizia.gif]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno Vocazione politica.gif]]</s>
# <s>[[:File:EditAjax4.png]]</s>
# <s>[[:File:Gianburrasca001.gif]]</s>
# <s>[[:File:Giorgio Pollera.JPG]]</s>
# <s>[[:File:Giovanni Batt. Salvatoni.JPG]]</s>
# <s>[[:File:I promessi sposi-755-2.jpg]]</s>
If you would like to check if they are okay to delete you are very welcome. [[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 11:56, 25 ago 2024 (CEST)
:{{fatto|Done}}. Thanks! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:51, 7 ott 2024 (CEST)
== js "malevolo" ==
[[Wikisource:Bar/Archivio/2025.01#c-Ruthven-20250113093100-TrameOscure-20250112170200|A meno che]] tu non stia dicendo che Candalua scrive codice malevolo (essendo ad ora l'[https://xtools.wmcloud.org/adminstats/it.wikisource.org unico AI]), è la seconda (o terza) volta che mi pare di leggere velate accuse di voler far danni: una presunzione di malafede priva di qualsivoglia fondamento, calunniosa, contraria all'UCoC e in sostanza enormemente ridicola. Se vuoi esplicitare qualcosa di concreto fallo in modo chiaro, circostanziato e trasparente, altrimenti ti chiederei ''cortesemente'' di evitare di portarti dietro il velenoso "spirito it.wikipediano".
Se ho mal interpretato e volevi dire qualcosa d'altro (peraltro incomprensibile nel contesto), ti chiedo scusa. Se vuoi che parliamo in privato di questo o altro, se vuoi qualche chiarimento, se devi dirmi qualcosa fuori dai denti, non ho nessun problema a sentire le tue ragioni. Ti saluto e fammi sapere. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:26, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Non c'è bisogno di parlare in privato. La cosa è abbastanza semplice: anche se fondamentalmente mi stai simpatico, non mi fido. Intervieni sui progetti senza voler collaborare realmente, ma puntando il dito su deficienze o errori di procedura, come facesti su it.wiki. Non abbiamo bisogno di una figura di "capocantiere": siamo tutti volontari e, come ti avevo già detto, gli utenti dei vari progetti scrivono voci, rileggono testi ecc... Tutte cose che tu non fai o non vuoi fare. Sembra quasi che tu voglia saltare le tappe o che l'obiettivo del progetto wiki al quale partecipi non ti interessa.
:La fiducia su questi progetti si crea sulla base della collaborazione e degli edit. Se non fai edit che aiutano il progredire del progetto, come vuoi costruire un sentimento di appartenenza e di collaborazione con gli altri utenti? Se poi aggiungi che hai partecipato (o partecipi, non so perché non lo leggo anche se so che esiste) al forum che ha visto nascere uno dei più grossi problemi di doxxing della storia di it.wiki, ospitando vari utenti infinitati, capirai che uno si vuole premunire. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 12:27, 13 gen 2025 (CET)
::Hai davvero uno strano modo di manifestare "simpatia", cmq prendo atto e peraltro anche tu (inspiegabilmente) mi stai simpatico. Sulla fiducia, mi è chiaro che non ce l'hai, meno il perchè. Penso ci sia qualche cosa di non detto.
::*"Intervieni sui progetti senza voler collaborare realmente...": questa è una tua legittima opinione, IMHO molto superficiale. C'era un'immagine nella mia PU in proposito (per strana coincidenza, simile al logo di WS).
::*"puntando il dito su deficienze o errori di procedura come facesti su it.wiki": posto che se su wp ci sono deficienze/errori è da babbei metterli sotto il tappeto, al momento non mi viene in mente nulla di ciò che dici. Sarei tentato di chiederti di esplicitare nel concreto questo ''fumus'' con dei diff, ma da un lato non è ws la sede per parlare di wp, dall'altra faresti una fatica notevole a trovarne di realmente significativi, per cui soprassiedo e ti risparmio la fatica di ''inventare'' qualcosa.
::*"Tutte cose che tu non fai o non vuoi fare": Ancora 'sta storia? A parte che misurare la contribuzione "a editcount" la considero roba da 15enni... Beh, io ''so'' cosa ho fatto su wp, ''so'' che non è peggio del lavoro di moltissimi altri, e so persino che è pure stato apprezzato da diverse persone compresi sysop. Mi spiace che tu non sia fra queste, del resto non credo che tu abbia (raccolto) tutti gli elementi per giudicare. Pazienza.
::*"saltare le tappe": e per arrivare dove? e a che scopo? Cmq guarda che serve chi scrive la voce, chi corregge i typo, chi fa funzionare il sito ecc. Seguendo il tuo ragionamento i dev di mediawiki sono ''inutili ''e vanno eliminati dalla faccia della Terra perchè non caricano foto su Commons? LOL Non farglielo sapere perchè altrimenti sai i js-4-Ruthven che ti rifilano... :-p
::*"obiettivi": Gli obiettivi sono chiari. Come ottenerli ci sono vari modi. Anche fosse solo (e NON è) aiutare gli utenti a scrivere voci, o trascrivere testi, o caricare foto senza fare niente di tutto questo è cmq un modo (strano, ok) di perseguire l'obiettivo. Anche portare qua qualche bloccato-da-wp per trascrivere voci (come avevo proposto in altra discussione) è -forse- un modo (strano, ok) per raggiungere l'obiettivo. Mi sembra che tu veda un solo modo per ''raggiungere gli obiettivi''. Strano...
::*"forum": Wikipedate è un forum "di critica" piuttosto interessante. L'ho scoperto (e ho cominciato a scriverci qualche commento) "grazie" a Kirk, altrimenti mai più l'avrei notato nel mare magnum del web. <del>AFAIK non c'entra proprio nulla con quel doxxing (brutta storia, condivido) che proviene da tutt'altra parte e da tutt'altro personaggio (anche quello scoperto "grazie" agli stessi motivi, della serie peggio la toppa del buco)</del>. Si, ci sono vari infinitati, ho capito solo due chi siano (come user e come persone) e nessuno dei due mi sembra un "mostro bavoso". Scassacazzo si, che han dato problemi si, ma IMHO tutt'altro che irrecuperabili. Forse gestiti male. Su altri non so chi siano per cui non posso dire molto. Cmq che io ci scriva (anche critiche) NON significa affatto che io condivida il 100% di quanto scrivono pensano o fanno gli altri (a volte manco l'1%)... è un po' ridicolo che tu pensi una cosa simile. E poi le critiche (costruttive, come penso siano le mie) fanno crescere. Detto questo, se lo leggessi, magari avresti un po' più di fiducia nella mia correttezza.
::Per cui, davvero, un po' di fiducia per la serietà penso di meritarla... :-)
::Ciao e scusa lo sbrodolo di testo -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:49, 13 gen 2025 (CET)
:::Ecco, [[Utente:TrameOscure|TrameOscure]], con le minacce velate (di ulteriore doxxing poi? macché, scherziamo?) mi stai un po' meno simpatico e risulti un po' più viscido. Sarà anche questa un'opinione personale senza fondamento. Opinioni divergenti anche queste.
:::Per precisare: gli scassacazzo su wiki non li vogliamo e non per nulla sono stati taggati (tutti, te compreso) come problematici. Su wiki uno va per rilassarsi, altrimenti farebbe il volontario da qualche altra parte. I "mostri bavosi" continuano a intervenire su wiki, fra l'altro un range di Gitz è stato bloccato ancora oggi: sembra che non sia capace di allontanarsi da wiki, anche se nessuno lo vuole lì. Fa un po' di tristezza, è vero.
:::Come detto sopra: la fiducia si costruisce col tempo e con le opere... di bene :) Non ci rimane che aspettare, no? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 17:13, 13 gen 2025 (CET)
::::Minacce? Ma di che parli? Quello voleva essere un esempio di come mi regolo in questioni di riservatezza delle persone, riassumibili in un IMHO corretto ''si dice il peccato e non il peccatore'', e mi sembra che ''chiunque'' dovrebbe apprezzarne l'onestà dal punto di vista di un bilanciamento fra le regole di wp (a volte fatte rispettare in modo isterico e cervellotico) e di quelle di rispetto delle persone (che per me in casi così vengono prima delle fisime burocratiche). Sfido chiunque a capire di chi o cosa si sta parlando, nel mare magnum di miliardi di voci, utenti, edit. Quindi, non vedo alcuna "minaccia" a nessuno. Semmai, speravo ispirasse un po' di fiducia...
::::Sentirmi dare addirittura del viscido... vabbè... si vede che sei proprio a priori maldisposto nei miei confronti... :-(
::::Sui "mostri", che ci sia gente che continua a intervenire non lo so, può anche darsi, non posso nè nessuno può realmente averne (credo) la certezza, gli IP non sono persone. Se lo dici tu avrai le tue ragioni per dirlo. Sono edit oggettivamente ''dannosi per l'enciclopedia'' o si tratta solo di bloccarli perchè sono presunti edit di questo o quello indipendentemente dal merito? Perchè nel secondo caso la mia opinione è che il danno sia perdere tempo a correre dietro a fantasmi... A proposito di obiettivi, ricordami se si tratta di ''fare un'enciclopedia'' o di fare una ''caccia alle streghe''?...
::::BTW, pensa un po' che la stessa.. come chiamarla... "capacità di indagine"? di cui ho fatto un esempio sopra l'ho applicata spesso anche alle fonti, per verificare che le voci non ne stravolgessero il senso, o fossero appiccicate a testi totalmente difformi, o esprimessero POV o COI. A proposito di lavoro del tutto invisibile che non si vede negli editcount. Ma vabbè, di questi divertentissimi retropatrolling se ne occuperanno migliaia di altri utenti, vero? Quindi "wikiproblematico"... beh, per quanto mi riguarda mi viene quasi da prenderla come una stelletta al merito. ;-)
::::Bonne soirée -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:56, 13 gen 2025 (CET)
:::::Mai un po' di umiltà... e sempre a sbottare -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 18:54, 12 feb 2025 (CET)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-02-06 14:02:33. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:43, 30 gen 2025 (CET)</div>
== Problema Commons-CropTool ==
Premesso che posso operare su Commons con [[Utente:BrolloBot]], ma che lo faccio con estrema circospezione e quasi sempre su contributi personali, ti segnalo un problema piuttosto serio: i difetti di CropTool quando carica immagini ritagliate da file multipagina.
Il problema generale: CropTool carica una copia, poco modificata, del template base del file multipagina. Se trova un template Book, clona quello.
Il problema recente: CropTool, nel clonare il template Book, CropTool lo "pota" delle righe iniziali (nome del template, autore). Poichè nella clonatura rispetta i tl Pd, Commons non protesta. Vedi la cronologia, per esempio, di [[:File:Grossi - Opere poetiche, 1877 (page 56 crop).jpg]] (poi aggiustato).
Qualche volta ho tentato la sostituzione di Book con Information, ma solo libro per libro: è veramente difficile ricavare un buon tl Information da qualsiasi tl Book.
Hai qualche suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:26, 15 apr 2026 (CEST)
:@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] PS: purtroppo le immagini caricate con CropTool non sono categorizzate... oppure ho cercato male? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:57, 15 apr 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Ciao, ci sarebbe da scrivere agli sviluppatori, chiedendo di trattare i file col template Book onde evitare problemi.
::Puoi operare via bot su Commons per correggere, volendo , solo a ritmi non altissimi. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 12:41, 20 apr 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: non sono categorizzate, ma sono "taggate" come "CropTool [1.5]", non so se hai modo di leggere il tag. @[[Utente:Ruthven|Ruthven]]: era stata già aperta [https://github.com/danmichaelo/croptool/issues/228 questa issue] allo sviluppatore, ma purtroppo sembra che non ci stia più lavorando... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 20 apr 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Capito. La rimozione del template Book si arresta quando trova un altro template, perché il codice considera che le prime due graffe chiuse '}}' che incontra chiudano il template Book (e quindi rimuove il template a metà in questi casi). [https://github.com/wpmed/croptool2/commit/7e8b7595127f8989345a70943148f48bae0d250e Un fix] è stato proposto, ma non lo vedo integrato nel codice.
::::I linguaggi di Dick (quelli con parentesi aperte e poi chiuse) sono definibili da grammatiche context-free. Dubito quindi che un'espressione regolare possa catturarli, visto che c'è bisogno di una memoria per tenere traccia delle parentesi aperte e chiuse (un automa push-down insomma). <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 17:11, 23 apr 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] Grazie! Interessante: il primo script che con gran fatica ho fatto in python, tanti anni fa, prima di poter mettere le mani sul codice wiki delle pagine, è find_stringa, banalissimo programmino di ricerca sottostringhe che però "conta", e quindi non si imbroglia nel caso di "linguaggi di Dick". A quei tempi il mio cervello si era rifiutato di capire un po' le regex, ma... con quel banale programmino ho avuto grandi soddisfazione :-). Tradotto in javascript, corre anche qui in sottofondo su itwikisource. Le regex Lua invece non hanno questo problema.
:::::In attesa che "qualcuno bravo" metta le mani sul codice di CropTool, sto studiando il problema di come sistemare i file fallati, ma per ora penso che mi accontenterò di filtrare i file della categoria [[:c:Category:Pages using Information template with parsing error]], di estrarre un po' di dati fra cui quello dell'utente che ha caricato il file, e di avvisarlo del problema con un messaggio. Sia il nome utente che ha caricato che i tags associati al primo caricamento sono presenti nell'attributo <code>oldest_version</code> dell'oggetto Page, quindi fin qui ci siamo :-)
:::::Grazie di aver scovato il motivo dell'errore di CropTool: se riesco ad emularlo l'eventuale fix sarà molto più facile. Ma per ora non ci provo neanche.
:::::Ultima domanda: mi dai un paio di nomi di "quelli bravi" che s occupano su Commons di questo tipo di problemi? Vorrei almeno notificarli di quello che mi accingo a fare. Fermo restando che uno di "quelli bravi" l'ho già notificato.... con questo messaggio. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:03, 25 apr 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Ciao, di "quelli bravi" ce ne sono parecchi, ma non tutti sono attivi o attivi sui tool degli altri. In questi casi di codice "personale" di un utente, la cosa migliore da fare è di aprire una issue o di fare un ticket su Phabricator: lì, gli altri utenti impegnati nel migliorare Wikisource o Commons (metti i due tag nel caso), vedranno il problema e, se possono, lo risolveranno. Ma queste cose si risolvono sempre con mooolta calma. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:44, 26 apr 2026 (CEST)
:::::::@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] Con un po' di cautela, sto provando uno script aggiustatore. Ringrazio le mie "cavie inconsapevoli" (ovviamente le prime prove le ho fatte sui miei caricamenti), @[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] e @[[Utente:Modafix|Modafix]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:20, 27 apr 2026 (CEST)
::::::::Comincio a intravedere la luce. Mi è toccato però un ripasso faticoso dei "generatori" python che per anni avevo schivato... :-). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:51, 27 apr 2026 (CEST)
:::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Sicuramente lo hai fatto già, ma la cosa non è molto difficile: il CropTool taglia il template Book al primo template annidato che trova. Puoi ricreare la parte mancante oppure ripristinare direttamente il template dal diff precedente (o dalla apgina dell'originale) visto che nulla viene aggiunto nel template Book. Alla prossima! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:10, 27 apr 2026 (CEST)
::::::::::Grazie; sì, rimpiazzo il Book mutilato con quello originale; però - come supponevo - ci sono alcune varianti "personali" nel codice che possono causare imprevisti. Anche la categorizzazione dell'errore non è costante. Insomma è un bel caso di studio, e penso che non lancerò lo script alla cieca, su caricamenti di utenti che non conosco; e mi riservo di notificare ogni utente prima di mettere le mani su loro lavoro. Vedi es. [[:c:User talk:Dr Zimbu]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:09, 27 apr 2026 (CEST)
:::::::::::@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] Aimè, il primo algorismo ha fatto un guaio (utente notificato, per fortuna comprensivo e collaborativo; guaio faticosamente rimediato). Vedi la dolorosa cronologia di [[:c:File:Le Cri de Toulouse 1923-04-07 (page 4 crop).jpg]]. Il problema: non è sempre vero che il "Book giusto" è quello del file sorgente, possono esserci delle modifiche.
:::::::::::Sto testando un algoritmo differente, che aggiunge solo le prime righe mancanti di Book. Sembra che funzi e che sia abbastanza generalizzato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:25, 29 apr 2026 (CEST)
::::::::::::{{rientro}} Tutto bene, il nuovo algoritmo finora si è dimostrato robusto. Ho annunciato il lavoro in Village pump, e sto correggendo l'intero set di files fallati con controlli campionari. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:12, 1 mag 2026 (CEST)
7s5s6t45a26qij2v99trkm623m2horn
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Alex brollo
1615
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wikitext
text/x-wiki
==Inni omerici==
Caro Ruthven,
intanto rinnovo il benvenuto e sono ben felice di poterti dare una mano per l’opera che mi indichi.
Per quanto riguarda il copyright dobbiamo tener presente che il traduttore gode degli stessi diritti dell’autore, e non ho trovat gli estremi biografici di Gerunzi, ma notando da una ricerca veloce che le pubblicazioni più recenti a suo titolo arrivano al 1918 posso auspicare che egli sia morto da ben più di settant’anni. Per quanto riguarda la legislazione USA tutto ciò che è stato pubblicato prima del 1923 è PD, dunque siamo a posto. Per quanto mi riguarda l’opera può essere pubblicata (e ne sono maggiormente invogliato quando vedo sia su Amazon che su Deastore che proprio quest’opera è venduta a prezzo tutt’altro che risibile).
Procediamo con ordine: in primo luogo occorre armarsi di un po’ di pazienza.
#il testo è digitalizzato [https://archive.org/details/glinniomericid100gerugoog su Internet Archive] ma con una impaginazione strana e impresentabile per il nostro progetto, prova a vedere tu stesso. Di fatto occorre elaborare il file djvu di IA reimpaginandolo per renderlo "adatto a noi". Per questo occorre chiamare in causa Alex Brollo (ci penso io).
#Una volta caricato su commons il file djvu possiamo preparare qui la pagina indice con i link alle single pagine del libro: a questo punto partirà la trascrizione online. Se non hai idea di come si prepari una pagina indice non hai che da aprirne qualcuna in modifica e vedere come funzinano, in ogni caso anche qui posso pensarci io o qualche altro utente già scafato.
#Una volta iniziata la trascrizione, man mano che procede essa viene rispecchiata nel namespace principale tramite un sistema di transclusione: anche questo è un procedimento tecnico abbastanza esoterico per i wikipediani ma anche in questo caso non è necessario che tu sappia già eseguirlo.
Insomma, nell’attesa cosa potresti fare? La miglior scelta è partire dalla [https://archive.org/stream/glinniomericid100gerugoog/glinniomericid100gerugoog_djvu.txt trascrizione automatica di IA] e cominciare a trascrivere il testo offline oppure, meglio, in una tua sottopagina utente. In questo secondo caso avremo anche la possibilità di trasferire la tua trascrizione nelle pagine del libro via bot.
Per qualunque ulteriore richiesta non esitare a scrivermi. Omero non è solo una mia passione, ma anche l’argomento della mia tesi di laurea. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 11:53, 17 mag 2014 (CEST)
:Benvenuto anche da parte mia. Il testo su IA sembra rimosso, comunque abbiamo anche la versione di [[Autore:Ettore Romagnoli|Romagnoli]], traduttore ampiamente rappresentato sul nostro progetto; visto il potenziale interesse di un nuovo contributore direi di caricare [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Omero_minore.djvu questa edizione] già su Commons. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:31, 17 mag 2014 (CEST)
:::[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]] e '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' vi rispondo qui altrimenti non so se seguiamo tutti la discussione (che casino!). Grazie per i commenti Xavier, su IA ho trovato [https://archive.org/details/glinniomericidi00gerugoog questo] riferimento al testo che sto copiando e il file djvu lo visualizza nel browser. Partiamo da lì per impaginarlo e tutto oppure rimaniamo con Romagnoli? --[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 15:04, 17 mag 2014 (CEST)
:::: Per Gerunzi c'è un passaggio in più da fare (trasformazione in pagina singola) e caricamento su Commons; Romagnoli è già pronto; lascio a chi materialmente si occuperà del grosso della trascrizione la scelta del testo da lavorare per primo (per Wikisource, ovviamente, si dovranno caricare entrambi). Sono a disposizione per le prime fasi e il lavoro extra su IA. Sentiamo anche Edo. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 19:43, 17 mag 2014 (CEST)
::::: Segnalo che su Archive.org c'è [https://archive.org/details/InniOmericiGerunzi un'altra versione] dello stesso testo, con un'impaginazione che sembra più cristiana. —[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 15:11, 20 mag 2014 (CEST)
:::::Riassumiamo: il libro di Romagnoli non sapevo fosse già su commons. Dato che riguardo a Romagnoli...
:::::*qui abbiamo già diverse sue traduzioni (Eschilo ed Esiodo)
:::::*Il commento e le note sono sufficientemente distinte dal testo da permettere una trascrizione più agevole e rendere la lettura del testo meno farraginosa.
:::::*Il libro contiene anche altre opere di Omero minore che vale la pena di trascrivere,
:::::...io propenderei per elaborare tale edizione lasciando da parte Gerunzi.
::::Ovviamente io scrivo a titolo personale: non ho intenzione ''nell'immediato'' di trascrivere tali libri; qui possono convivere diverse traduzioni del medesimo classico, inoltre si tratta di trascrivere un libro e quindi è meglio partire convinti. Che ne pensate? In ogni caso una mano per iniziare il lavoro la darò in qualunque caso: la nuova edizione di Gerunzi su internet archive è il risultato dell'opera riparatrice di alex brollo evocato da me. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:27, 22 mag 2014 (CEST)
:::::Allora ho iniziato col creare la pagina [[Indice:Omero minore.djvu|Indice]]. Il prossimo passo sarà di iniziare la trascrizione, suppongo... -- [[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 20:25, 27 mag 2014 (CEST)
== Costruzione del testo in ns0 ==
Caro Ruthven,
le difformità nel testo da te disposto non sono nulla di strano se tieni conto che manca il template intestazione e che occorrerà cercare di intitolare più correttamente le sottopagine. Mettiamola così: se ti va di accettare un consiglio, per il momento concentrati sulla trascrizione delle pagine lasciando a me o ad altri il compito di transcluderle in ns0. In base a come ci muoviamo nel creare le pagine in ns0 potrai poi ispirarti per proseguire in autonomia. In ogni caso non preoccuparti, non ci sono danni permanenti in un wiki, ma solo possibili perdite di tempo risparmiabili. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:35, 8 giu 2014 (CEST)
:Il fatto è che questo progetto ha un alto tasso di tecnicismo e un abissale ritardo di scrittura nelle pagine di aiuto, per cui siamo consci che un nuovo arrivato abbia notevoli problemi ad appropriarsi di procedure che sono il frutto di anni di evoluzione e complicazione... Per fortuna la trascrizione è un'operazione ancora relativamente elementare. Appena esco dal Maelstrom degli scrutini e dei corsi di recupero potrò dedicare un po' più di tempo a source. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:06, 9 giu 2014 (CEST)
== titoli ==
Ciao, che ne dici di usare il titolo esattamente com'è scritto nell'opera? Cioè "Ad Apollo Delio", e quindi Omero minore/Ad Apollo Delio e non solo "Apollo Delio"? [[User:Candalua|Candalùa]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:32, 11 giu 2014 (CEST)
== Borse Alessio Guidetti per Wikimania 2016 ==
{|style="width: 100%; border: 2px solid #a3bfb1; padding:10px; margin-bottom:1em; background-color: #cef2e0;"
|[[File:Wikimedia Italia-logo.svg|60px|link=]]
|<center><big>'''Ciao, un messaggio dalla Commissione Borse Alessio Guidetti'''</big><br />
Ciao, come forse saprai quest'anno Wikimania, il raduno annuale delle comunità Wikimedia, si terrà a Esino Lario (Lecco) dal 22 al 28 giugno. <br />
Come per le scorse edizioni dell'evento, anche per il 2016 l'associazione [http://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia] intende rendere disponibili alcune borse di partecipazione.<br/>
Potete trovare il '''bando di partecipazione''' con tutti i dettagli a [http://wiki.wikimedia.it/wiki/Programma_borse_di_partecipazione_%22Alessio_Guidetti%22_per_Wikimania_2016 questo link].<br/>
La scadenza è il 30 aprile 2016, ore 23:59 CEST.<br/>
Trovate invece tutte le informazioni su Wikimania Esino Lario sul [http://wikimania2016.wikimedia.org sito ufficiale dell'evento] <br />
Grazie, e un sincero augurio di buon lavoro e buon divertimento sull'enciclopedia libera :-)
----
<small>per non ricevere più questa [[:m:MassMessage/it|tipologia di messaggi]] rimuovi il tuo nome da [[:m:User:Alexmar983/MassMessageList|queste liste]]</small>
----
</center>
|}
Questo messaggio ti arriverà anche da altre parti nei prossimi giorni. --[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 11:59, 24 apr 2016 (CEST)
== Riorganizzazione di Geografia ==
{{ping|OrbiliusMagister}} Dovendo riorganizzare [[Geografia]] ipotizzo - per rispettare la regola "almeno una pagina ns0 per ogni pagina Indice" la seguente struttura:
* [[Geografia]] (raccolta dei volumi, una pagina costituita dal solo indice dei volumi)
** [[Geografia - Volume I]]
** [[Geografia - Volume II]]
** ....
Ma NON procedo, perchè sarà il caso di ''ideare prima un buon titolo - base'', tipo [[Geografia (Strabone)]] o forse anche più dettagliato, per distinguerlo da omonime Geografie e ''dalle numerose edizioni alternative che caricheremo/caricherai'' ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:06, 18 mag 2016 (CEST)
:{{ping| OrbiliusMagister|Alex brollo|BlackPanther2013}} Va benissimo; non so se l'edizione tradotta da Ambrosoli fra il 1827 e 1835 abbia avuto altre edizioni (per chiamarla [[Geografia (Ambrosoli)]] ad esempio). Su [https://it.wikipedia.org/wiki/Geografia_(Strabone)#Edizioni it.wiki] c'è una buona lista di edizioni in italiano, da usare come riferimento. Quella cinquecentina della Geografia – sempre su IA – mi era stata già segnalata da [[Utente:Uomovariabile|Uomovariabile]] e magari la caricherò/emo in seguito. ;) --[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 09:37, 18 mag 2016 (CEST)
: Beninteso: le ''edizioni alternative'' erano una celia :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:46, 18 mag 2016 (CEST)
::…ed io che ti prendo sul serio :P --[[User:Ruthven|Ruthven]] ([[User talk:Ruthven|disc.]]) 11:23, 18 mag 2016 (CEST)
::vedansi come casi esempio la denominazione <samp>autore - traduttore</samp> come in [[Frammenti (Saffo - Bustelli)]] rispetto a [[Frammenti (Saffo - Danesi)]], dunque direi [[Geografia (Strabone)]] che verrà spostata a [[Geografia (Strabone - Ambrosoli)]] '''se''' e quando arrivassero altre traduzioni. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 18:03, 18 mag 2016 (CEST)
::: Ok per [[Geografia (Strabone)]], me ne occuperò una delle prossime sere. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:19, 18 mag 2016 (CEST)
== Incontro di Wikisource ==
Ciao, al Bar stiamo pensando ad organizzare [[Wikisource:Bar#Incontro_nazionale_di_Wikisource|un incontro nazionale di Wikisource]]. Ti va di partecipare alla discussione? --[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]] ([[User talk:MediaWiki message delivery|disc.]]) 12:02, 16 ott 2016 (CEST)
<!-- Messaggio inviato da User:Aubrey@itwikisource usando l'elenco su //it.wikisource.org/wiki/Categoria:Utenti_it -->
== Liberatoria per wikisource e OTRS==
Caio. Mesi fa presentai un testo per eredi di autori che hanno pubblicato in Italia, qualcosa di cui c'è davvero bisogno e nessuno ha mai fatto nulla di organico finora, almeno non a quanto mi risulta.
Visto che Laurentius poi non mi disse più nulla, mi confermi che se ricevi questa liberatoria [[Wikisource:Bar/Archivio/2016.08#Liberatoria_per_wikisource]] al servizio OTRS da un erede di un autore è tutto in regola? Ovviamente la liberatoria non si estende alle illustrazioni di un'opera se sono di un altro autore, questo se vuoi si può inserire con un testo "siamo a conoscenza che..." o "cedo opera X, escluse prefazioni e immagini". Nel dubbio penso convenga prendersi almeno il testo piuttosto che imporre un aut aut.
Vorrei usarla con alcuni contatti che ho e passato il test, procedere a una vera pagina di aiuto, che a mio avviso ce ne è bisogno.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 14:41, 23 nov 2016 (CET)
: certo che devono essere tutti, per questo l'ho scritta in quel modo, per facilitare la ricostruzione incrociata dei dati, ma ovviamente farò in modo di fare usare il cc con l'altro indirizzo. Idem con i dati specifici su immagini e altro, nel dubbio suggerirò di riportarli, a beneficio dell'operatore.
: rimane una domanda pratica, l'operatore preferisce una mail per ogni opera o tutte assieme. Il punto è che sono due eredi e 4 opere. Io però pensavo di mandarne una con un'opera e se va bene, procedere con le altre assieme. Ma se dici che si può fare tutto in una volta sola, riferisco.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 15:33, 23 nov 2016 (CET)
:::ottimo e grazie di tutto. Mi ricordi qual è l'indirizzo che a caricare una nuova pagina di wikipedia mi ci mette troppo tempo in questo momento? Sicuro se vado a memoria che sbaglio qualcosa. Così posso spedire la mail subito e anche questa è fatta.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 16:06, 23 nov 2016 (CET)
:::::ciao, controlla appena hai tempo. Le mail sono state spedite una mezz'ora fa o giù di lì. Alla fine le opere sono tre, non quattro. tanto a scansionarne una ci vorranno mesi quindi non mi lamento eh eh. Una donazione generosa comunque.--[[User:Alexmar983|Alexmar983]] ([[User talk:Alexmar983|disc.]]) 09:33, 25 nov 2016 (CET)
==Poesie Bellunesi==
Le poesie in questione sono tutte edite da L'Istituto Ladin de la dolomitas che ha concesso i testi in CC by SA L'intera materia dei testi in ladino sta trovando la sistemazione anche formale nella convenzione quadro tra l'[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2015.10 Università di Bolzano e Wikimedia Svizzera] in attesa dell'adesione di Wikimedia Italia. Interventi ''a gamba tesa'' mi sembrano fuori luogo[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 19:33, 13 mar 2017 (CET)
:Segnala se ci sono altre poesie in ladino ''tratte da''. Cancellarle tutte mi sembra eccessivo.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 19:48, 13 mar 2017 (CET)
::Capirsi è difficile: Mi hai segnalato una poesia ''tratta da'' che sicuramente è meglio cancellare. Tutte le altre (salvo che mi segnalil'esistenza di qualche altra'' tratta da'' sono poesie di cui l'editore ha i diritti e che ha rilasciato con le licenze opportune.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 20:00,3 mar 2017 (CET)
:::Se qualcuno vuole dare una mano a controllare, ben venga. Probabilmente la sensibilità degli editori in una lingua così ''astrusa'' e così di nicchia come quella ladina può essere diversa da quella usuale, dare un occhio in più è senz'altro utile, Ma in una operazione a livello internazionale sulle lingue retoromanze, che ha scomodato università ed istituti culturali , nonchè il programma [http://www.interreg-italiasvizzera.eu/progetti/lingualp/ Interreg Italia-Svizzera ] ospitata solo provvisoriamente sulla versione italiana di wikisource, in attesa di creare una in lingua retoromanza, mi sembra veramente inseguire il dito, anziché la luna.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 20:10, 13 mar 2017 (CET)
::::Se continui il controllo te ne saranno tutti veramente grati: Giusto il rilievo che università e istituti culturali in una operazione così di nicchia possono aver preso anche decisioni discutibili. Ma l'operazione ha portato a caricare, tra ladino e romancio 833 opere, in assoluta maggioranza perfettamente a posto come copyright[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 20:39, 13 mar 2017 (CET)
== OTRS per Barbolini ==
Caro Ruthven,
scrivo qui, ma chiamo in causa anche {{@|Mizardellorsa}}, per riferire pubblicamente che a distanza di tempo non ho notizie. Come da tua indicazione ho scritto una mail a Mizar invitandolo a contattare lui Barbolini dato che a seguito delle tue mail all'autore di ''[[Beethoven 27%]]'' non è giunta risposta scritta.
Mi rivolgo dunque a te e a Mizar chiedendo se nel frattempo Barbolini si sia manifestato. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:28, 10 mar 2018 (CET)
::Scusate se scrivo qui, ho risposto a {{ping|OrbiliusMagister}} per email [[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 10:31, 10 mar 2018 (CET)
:::{{ping|Mizardellorsa|OrbiliusMagister}} Nessuna notizia da parte mia. Gli diamo fino a fine mese per rispondere e poi si mette il libro in cancellazione? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:05, 10 mar 2018 (CET)
== OCR del djvu ==
Ti ho risposto in bar in modo "sincopato", ma sarei felicissimo di dirti tutto quello che so in dettaglio, sono certo che otterresti in poco tempo risultati eccellenti. Lo script mi ha "raccontato" varie cose di te.... :-)
In brevissimo: il tool djvuxmlparser di DjvuLibre inserisce nel djvu lo strato testo contenuto in un file xml con specifiche caratterisatiche, e Internet Archive pubblica tale xml come file _djvu.xml. Il problema è sistemare per bene tutti i link interni all'xml tenendo conto deklla directory in cui il djvu sta e anche dei nomi ''interni'' delle singole pagine. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:09, 25 apr 2018 (CEST)
:Grazie {{ping|Alex brollo}}! Mi ci son messo da veramente poco a cercare di fare i DjVu da me, anche perché c'erano alcuni libri che volevo caricare ed ero rimasto parecchio frustrato da IA. Diciamo che guardo il file xml e faccio una prova di inserimento. Poi come faccio a verificare che va tutto come dovrebbe? (si, malgrado lo script, sono proprio niubbo) --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 21:08, 25 apr 2018 (CEST)
:: La prova del nove del corretto inserimento del testo è semplice. Apri il file djvu con DjView (visualizzatore di DjvuLibre), e sotto View - Display scegli di vedere "Hidden text". Se vedi in trasparenza parziale tutte le parole esattamente sovrapposte alla loro immagine sulla pagina ci siamo.
:: Fra gli script python c'è [[Progetto:Bot/Programmi in Python per i bot/xml2dsed.py]], uno script niubbo e probabilmente troppo complesso, che carica _djvu.xml di Internet Archive in un file djvu esattamente corrispondente; la complessità lasce dal fatto che il testo xml viene prima trasformato in "dsed", il formato lisp-like usato dalla routine djvused.exe, e poi si utilizza djvused.exe per inserirlo. Purtroppo non ho mai trovato nessuno che mi segua in queste follie, quindi sono script con uno stile di python maccheronico e una "filosofia" del tutto personali.
:: Poi mi son chiesto: perchè fare tutta questa fatica se posso utilizzare il codice xml direttamente nelle pagine nsPagina ed elaborarlo al volo con jQuery? Abbiamo veramente bisogno di operare sul moribondo djvu? Ed è partito, da qualche settimana, l'esperimento Metastasio.
:: Qualche nota sui motivj che secondo me rendono ''indispensabile'', per il lavoro wikisourciano, disporre del testo mappato e non solo del testo grezzo l'ho linkato in [[Wikisource:Bar#Documentazione_dell'avventura_xml|bar]]; ma dubito che miriadi di utenti abbiano seguito i link. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:05, 26 apr 2018 (CEST)
== OCR di Strabone ==
{{fatto}}, è l'OCR estratto dal file _djvu.xml dell'item Internet Archive. Spero di non averti tolto il gusto di provarci per conto tuo :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:34, 29 apr 2018 (CEST)
:{{ping|Alex brollo}} Infatti, stavo aspettando di avere una serata libera per provarci :) Non ti preoccupare: guardo il tuo lavoro e lo applicherò altrove (che le occasioni sicuramente non mancheranno). Grazie --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 20:30, 29 apr 2018 (CEST)
:: Se nella tua serata troverai una strada alternativa ''by scratch'' e più semplice tanto meglio! Io ho scelto la ''lectio difficilior'' della trasformazione in dsed dell'xml perchè le routine djvuxml sono mortalmente lente, e richiedono attenzione paranoide nell'aggiustamento dei nomi file e dei nomi directory all'interno dell'xml prima di funzionare. Buon lavoro --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 06:08, 30 apr 2018 (CEST)
== Ritorno da Como ==
E' stato un grande piacere incontrarti!
Una precisazione sul progetto "xml come prima versione OCR in nsPagina". Idea audace, funzionante (gtan parte dei tre volumi di Metastasio sono fatti così), ma abbandonata a metà per il panico che ha causato l'esperimento (nonostante gli avvisi...). Lo sviluppo sarebbe stato il seguente: caricare via bot l'xml, e immediatamante ricaricare come successiva versione il testo "liscio". Nel caso che fosse necessario "magheggiare" con i dati dell'xml (coordinate delle parole e dei blocchi di livello superiore) sarebbe stato possibile farlo, recuperando la prima versione della pagina; ma visto l'esito questo sviluppo non l'ho nemmeno cominciato.
Adesso sto cautamente mettendo le mani sul "BAT", con conseguenze bloccanti per il povero {{ping|Divudi85}} che lo stava usando su itwikisource.... spero sia l'unico. Mi sono scusato spiegandogli che BAT è in manutenzione, e che la priorità è che funzioni decentemente su oldwikisource. Comunque posso testarlo anche qui con la mia utenza secondaria [[Utente:Alex brollo bis]];ma che fatica... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 17:04, 21 nov 2018 (CET)
== Problema immagini-illustrazioni ==
Vorremmo sistemare un po' alcune centinaia di illustrazioni di libri.
Ci sono molti problemi, qui ti chiedo solo una mano per un problema specifico: come organizzare un caricamento massivo di nuove versioni (dopo conversione in grigio e normalizzazione dei livelli, per "sbiancare" il fondo) di immagini già presenti su Commons. Non posso usare Commonist, mi pare, che non carica nuove versioni ma solo nuove immagini.
C'è qualche tool che può aiutarci?
Nel caso che chiedessimo aiuto a chi ha un bot abilitato su Commons, come potremmo organizzare il lavoro per facilitargli al massimo il compito?
Apro una pagina [[Wikisource:Migliorare le illustrazioni]] per raccogliere le idee (lo "sbiancamento" è solo uno dei problemi...) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:59, 22 nov 2018 (CET)
== Ipotesi di compromesso su PersonalButtons ==
Portando a spasso i cani (il mio momento più "creativo") ho fatto la seguente pensata, per realizzare quelloche suggerivi con un unico gadget (odio le pagine Accessori troppo affollate):
* lasciare PersonalButtons (pagina testo) così com'è, liberamente modificabile dai coraggiosi;
* elaborare uno script che apra un grosso form tabellare non appena si entra ''in visualizzazione'' nella propria pagina PersonalButtons (dopo averla creata con un set di default se non c'è), e in cui sia più facile editarne il contenuto (aggiungere bottoni, modificare i bottoni esistenti, agganciare shortcuts di tasstiera, attivare o disattivare i bottoni).
Il gadget si limiterebbe a caricare lo script.
Che ne dici? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:24, 24 nov 2018 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Penso che ti complichi la vita! Dal mio punto di vista, andrebbe anche bene, ma fai conto che la WMF spinge per i gadget, perché editabili unicamente dagli amministratori d'interfaccia. Fai conto che i JS sono il ''male'' e stiamo cercando di renderli il meno possibile modificabili da utenze non approvate. Ci sono stati seri problemi nei mesi scorsi a causa di questo, con account di steward e admin compromessi. La soluzione migliore prevede un javascript non modificabile ed i pulsanti selezionabili mediante opzione innocua. Poi vedi tu come implementarlo :) <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:32, 24 nov 2018 (CET)
:: Messaggio ricevuto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:40, 24 nov 2018 (CET)
::: Riflettendoci, PersonalButtons non viola questa politica, perchè è puro testo del tutto innocuo se non si attiva il gadget appropriato che lo legge. Invece è più pericoloso PersonalButtons.js. Comunque: vedo da Ultime Modifiche che stai provando eis. Ne sono onorato! Dovrei studiare molto di più per lavori "puliti", prima o poi troverò il coraggio di riscrivere tutto..... sempre che i miei neuroni reggano ancora un po'. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:44, 2 dic 2018 (CET)
::::{{ping|Alex brollo}} Ciao! A dire il vero avevo provato ''eis'' anni fa e mi sono ricordato di questa opzione che velocizza il lavoro. Grande strumento! Riguardo ai PersonalButtons, l'idea sarebbe di trasformare il javascript in gadget e poi ognuno eventualmente si crea la propria pagina di preferenze PersonalButtons. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 08:43, 4 dic 2018 (CET)
::::: Ok, si tratta quindi solo di estrapolare lo script dal BAT trasformandolo in gadget: fattibile. Con il tempo potrebbe sostituire l'attuale meccanismo standard fondato su PersonalButtons.js. Ne approfitto per un paio di domande tecniche. Sto leggendo le buone pratiche javascript di mediawiki e la validazione formale del codice. Trovo vari standard, il più ostico è il lint "strict", una variante meno fastidiosa eslint. Vedo che anche notepad++ monta un lint. Ci provo per le formalità, cercando di evitare i formalismi eccessivi. Quanto alle variabili che "scappano" nel namespace principale, vedo la raccomandazione di NON usare globali altro che due: l'oggetto mw e l'oggetto $; e mi pare di capire che per globali ''necessarie'' viene raccomandato di usare mw usandolo come dizionario. Io ero perplesso sull'idea di "sporcare" mw usandolo come contenitore, ma sembra che questo non sia deprecato, anzi sia ''raccomandato''. Mi confermi? Potrei far sparire alcune delle poche globali che uso adesso (alex, eis) e poi, con calma, rivedere vecchi script in cui di globali ce ne sono (aimè) dozzine. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:31, 4 dic 2018 (CET)
::::::{{ping|Alex brollo}} Per le variabili, esattamente a come accenni tu, la via starebbe nel divertirsi eliminando tutte le sue variabili globali e convertendole in sotto-oggetti di un tuo mw.brolloPersonalButtons.
::::::In generale però dovrebbe poter essere semplice definire tutti questi script e variabili in una variabilona locale, che poi solo infine esporre la tua roba globalmente in mw.brolloPersonalButtons o chi per esso, per semplificare future migrazioni e per non inserire in ogni occorrenza del codice mw.brolloPersonalButtons. Non è semplice, ma mi dicono [[:it:Utente:Valerio Bozzolan|dalla regia]] che "il divertimento è garantito al limone asd"
::::::Butta pure un occhio a script già realizzati e di alta qualità per capire come creare il tuo impianto a base di mw.brolloPersonalButtons senza hardcodarlo ovunque: https://phabricator.wikimedia.org/source/mediawiki/browse/master/resources/src/mediawiki.htmlform.checker.js
::::::Buon divertimento al limone! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 07:23, 5 dic 2018 (CET)
::::::: Perfetto! Fra l'altro proprio nello script che mi hai linkato c'è la conferma di una cosa che mi frullava nella capa. Obiettivo: mw.brolloPersonalButtons deve essere esente da dipendenze, senza ridefinire cose già definite (variabili comuni, comprese le funzioni); questo dovrebbe permettere di usare lo script sia come gadget che come script caricato direttamente in ambiente sconosciuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 13:19, 5 dic 2018 (CET)
== Regalino di natale? ECCOLO! ==
Caro Ruthven,
'''[[Wikisource:Amministratori/Candidati|SORPRESA!]]''' ;-)
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:55, 21 dic 2018 (CET)
== Risultati del concorso per il 15º compleanno di Wikisource ==
<div style="background: #{{Colore portale sfondo barre 3}}; background: box-shadow: 0 0 .3em; border:2px solid #A7D7F9; border-radius: .2em; margin: 1em 0 2em 0; padding: 1em;">
[[File:Nuvola_wikisource_icon_IT.png|120px|right]]
Carissimo {{PAGENAME}},
'''Grazie''' per il tuo contributo a Wikisource. Grazie alla tua opera e a quella di tutti gli altri partecipanti, abbiamo riletto ben 4937 pagine in soli 14 giorni: la comunità solitamente impiega mesi a rileggere quel numero di pagine! La tua presenza ha reso questo compleanno di Wikisource una festa fantastica, e speriamo che anche tu ti sia divertito. Grazie anche per aver pazientemente aspettato l'annuncio dei vincitori: è finalmente giunto il momento tanto atteso :-)
'''Vai [[Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource|a questa pagina per sapere chi ha vinto]]!'''
Ma vogliamo ricordarti che Wikisource non finisce qui: il progetto di una biblioteca digitale libera e collaborativa si nutre di contributi quotidiani, di utenti generosi come te. Per cui sei ufficialmente invitato a rimanere e a collaborare con noi, quanto vuoi, quando vuoi; non c'è nessun obbligo. Quando hai un dubbio puoi sempre scrivere al [[Wikisource:Bar|Bar]] o a uno di noi utenti.
Infine ci piacerebbe sapere la tua opinione sul concorso: ti è piaciuto? Hai idee per migliorarlo? E' stato semplice partecipare? Scrivici pure quello che vuoi (critiche e suggerimenti) [[Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource/Feedback|a questa pagina]].
A presto, e grazie ancora di aver festeggiato con noi!
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''', 01:55, 26 dic 2018 (CET)
</div>
<!-- Messaggio inviato da User:OrbiliusMagister@itwikisource usando l'elenco su https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource/Lista&oldid=2240287 -->
== Editare lo strato testo djvu: una ipotesi ==
Cercando di ricordare i problemi dell'editing dello strato testo dei djvu, a parte i tecnicismi delle varie rappresentazioni dello strato testo mappato (a livello WORD!), c'è una strada che finora non ho percorso: quella di un ''algoritmo di allineamento''. Se esistesse il modo di allineare la sequenza delle parole in un banale testo txt, estratto dal djvu, con la sequenza delle parole dello stesso testo dopo modifica, ci troveremmo in una situazione in cui moltissime parole corrispondono, e alcune non corrispondono; gran parte delle "non corrispondenze" potrebbero essere gestite in automatico, qualcuna forse resisterebbe, ma poche, forse nessuna, a pensarci bene e a lavorarci un po'. Ottenuto l'allineamento completo sarebbe banale reinfilare le parole (uguali e modificate) nello strato testo djvu, e la modifica dell'OCR del djvu si farebbe semplicemente editando un normalissimo testo txt, con strumenti a piacere (regex globali comprese), con l'unica cautela di ''non spostare blocchi di testo'', ccosa che renderebbe le cose molto più complicate.
Poichè "fin che non provo non credo", non essendo in grado di maneggiare bene il passo fondamentale dell'"allineatore" (che è, mi pare, gestibile con gli algoritmi python di comparazione di testi.... ma i miei neuroni per ora si ribellano ...) non ho mai percorso questa possibilità. Ma se hai esperienza sull'argomento.... forse insieme possiamo farcela. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:11, 7 gen 2019 (CET)
== Match offline ==
Ti piacerebbe uno script, derivato dal python che esegue il magico Match, offline? Il Match centrale mi si incastrava spesso sui testi di Salgari, in corrspondenza delle illustrazioni fuori testo, e c'era una vecchia richiesta di Edo a Como, che mi chiedeva un "match offline". Bene, sono riuscito a capire l'ostico script, e a trovare il motivo per cui si incastrava; stasera lo script modificato è girato sul primo file salgariano e mi ha prodotto il match globale sull'intero libro, producendo un testo txt utf-8 pronto da essere copiaincollato (o caricato via bot) su una pagina sandbox e splittato con Split; non solo, prima di copiarlo, volendo, si possono pure fare modifiche globali.
E' solo un primo passo, ma.... :-)
Lo testo su un paio di Salgari e poi lo espongo al pubblico ludibrio in [[Progetto:Bot]]. Non scrive nulla su pagine wikisource, legge soltanto, quindi può essere lanciato anche senza avere un account bot.
PS: per capire il difficile codice ho dovuto impadronirmi di difflib.SequenceMatcher, finora difflib mi aveva sempre impanicato... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:36, 12 gen 2019 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Ciao! Avevo letto lo scambio nella sua pagina di discussione. Nel frattempo sto avendo difficoltà nell'installare lxml sul Mac e quindi niente mi funziona ancora. Vedrò di recuperare una macchina Linux… Farò prove con l'editor XML di cui parlavamo, quello che ignori i tag, ma ti permetta di cambiare tutto il resto (un progetto alla volta!). Tienimi aggiornato! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 09:45, 13 gen 2019 (CET)
:: Il Match offline è corso un paio di volte senza intoppi, sono ottimista. Una notizia brutta e una buona: la brutta, l'xml ottenuto da un djvu passato da IA Upload contiene codice tossico, se lo scarichi con djvutoxml e poi tenti di ricaricarlo identico nel djvu con djvuxmlparser va in errore. Idem per con l'estrazione del testo "lisp-like" e tentativo di rimontaggio con djvused. La buona: il codice xml scaricato potrebbe essere "ripulito". Naturalmente se l'xml eildsednon possono essere rimontati senza errori, non si va da nessuna parte con il tuo progetto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:05, 14 gen 2019 (CET)
=== Aggiornamento ===
Alle modifiche al M & S ne ho aggiunta una rilevante: adesso il M & S offline cammina anche per i file pdf (perlomeno quelli di Internet Archive). Ho riferito a Edo, le novità andrebbero condivise con Phe che manutiene il tool Match & Split, ma anche Edo suggerisce di coinvolgerti nella comunicazione (io non sarei in grado di farla con i canali opportuni). Sei d'accordo? Mi spiace di stressarti.... ma sono in fase "creativa" e in qualche misura è colpa di Como :-).
Se preferisci che mi arrangi, io eviterei la "strada maestra" del ticket su Phabricator e cercherei di spiegare le cose a Phe con un semplice messaggio o una mail. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:57, 15 gen 2019 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Ciao nessun problema, mettimi nel circuito di comunicazione. Da parte mia, da Como ho iniziato un nuovo lavoro e tempo ne ho molto di meno rispetto a prima. Nicolas Vigneron mi ha messo nel frattempo in contatto con Tpt per nap.source: pare che sia lui a sviluppare wikisource lato mediawiki praticamente da solo. Sto solo aspettando che la piattaforma si metta in moto... ma non dovrebbe tardare. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 09:17, 15 gen 2019 (CET)
:: Se si avvicina il momento di avviare nap.source, una roba da svenire, è meglio che ti lasci in pace.... semplicemente ti invierò eventuali mail per conoscenza o ti pingherò nei messaggi. Adesso dovrei comunque rallentare nello sviluppo,per l'alternanza "sviluppo-lavoro", è tempo di tornare a editare per un po' altrimenti perdo la mano :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:49, 15 gen 2019 (CET)
== Ancora su Salgari ==
Vedi [[Utente:Alex brollo/Salgari]] su cui annoto l'avanzamento lavori e i problemi.
Risolta la questione degli autori pacchianamente sotto copyright (grazie) ho lasciato ancora in sospeso Pepein Gamba alias [[Autore:Giuseppe Garuti]]; adesso mi occupo delle opere sicuramente PD per data di pubblicazione, autore e illustratori. Ho un paio di problemi da risolvere, pagine mancanti in un testo, e mancanza di frontespizio in un altro con impossibile individuazione del secondo illustratore di cui conmosco solo la sigla sulle illustrazioni (MTB). Per i testi più recenti (<95 anni dalla pubblicazione, >1923) sono molto imbarazzato. Decideremo con Edo. Per BEIC ne abbiamo caricati caterve..... ma in quel caso non li ho caricati io :-)
Non vedo l'ora di finire Salgari, per dedicarmi alla questione dell'editing dello strato testo djvu; come ti dicevo, la fatica di decodificare lo script Match forse risulterà utile. Ho imparato simpatici trucchi; chi l'ha scritto è un grande. Vediamo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:37, 21 gen 2019 (CET)
:{{ping|Alex brollo}} Ti ho aggiornato la pagina con commenti su licenza e copyright. Spero di esserti stato utile. Ciao! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:52, 21 gen 2019 (CET)
:: Grazie, così non dimentico quel template per gli anonimi/sconosciuti. Lo applicherò diffusamente a foto e disegni. Per le "illustrazioni" costituite da semplici elementi grafici (testate di capitolo, capilettera, separatori) li considero elementi tipografici e basta, e li attribuisco all'autore del testo oppure metto anche a loro lo stesso template? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:33, 21 gen 2019 (CET)
:::{{ping|Alex brollo}} Di solito gli elementi grafici li facevano gli illustratori stessi, quindi puoi attribuire a loro. Mi raccomando le categorie! Sono diverse se chiusure di pagina, testate, capilettera, ecc... --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:36, 21 gen 2019 (CET)
:::: Per i capilettera ho trovato la famiglia Category:Initials, sugli altri elementi grafici sono in crisi, c'è una pagina di aiuto? Belli i tempi in cui caricavo ''ad minchiam canis''.... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:40, 21 gen 2019 (CET)
{{ping|Alex brollo}}
* [[c:Category:Headpieces (book illustration)|Headpieces (book illustration)]]
* [[c:Category:Tailpieces (book illustration)|Tailpieces (book illustration)]]
...e magari fatti un giro nelle sottocategorie di [[c:Category:Graphic ornaments|Category:Graphic ornaments]] e [[c:Category:Typographic ornaments|Category:Typographic ornaments]]. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:17, 21 gen 2019 (CET)
== Orgoglio e pregiudizio ==
Ciao Ruthven, sinceramente non ricordo più molto, è passato molto tempo, ma ricordo di aver fatto a ricerche sulle traduttrici, credo che all'epoca fossi abbastanza sicuro che fossero morte poco dopo il '45. Tu sei riuscito a trovare informazioni in più? [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 10:47, 29 apr 2019 (CEST)
:Provo a guardarci. Chissà se si possono ottenere info direttamente dalla N&C. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 11:30, 29 apr 2019 (CEST)
== Palinuro ==
Caro Ruthven,
Non è scontato che un utente abbia caricato un suo libro su commons, in tutta probabilità sua opera. Questo sarebbe uno di quei casi in cui varrebbe la pena tutorare l'utente stesso nella procedura di cessione del testo tramite OTRS. Il messaggio standard su commons lo hai già posto. Se stai già seguendo l'utente... grazie. --'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:29, 6 ago 2019 (CEST)
:Ciao {{ping|OrbiliusMagister}}, la pagina su source era un errore. Dato il nickname, è probabile che l'utente sia anche l'autore, per quello si aspetta qualche giorno prima di cancellare il file su Commons e l'utente ha ricevuto un avviso "light", con le informazioni su come contattare OTRS. Sto controllando la mail... --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:07, 6 ago 2019 (CEST)
::Un errore... In che senso? Se il problema è stato la licenza d'uso del testo allora ti do perfettamente ragione; se il problema è il fatto che sia stata improntata ''in qualche maniera'', ben vengano errori di questo tipo: siamo ben felici di collaborare con gli utenti volonterosi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:39, 6 ago 2019 (CEST)
:::{{ping|OrbiliusMagister}} A me sembrava una pagina di test. Ma nulla in contrario se la si vuole ripristinare (aspettiamo l'autorizzazione prima, però). --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:41, 6 ago 2019 (CEST)
== Fonti e copyright: una mano. ==
Caro Ruthven,
tra i proponimenti di inizio anno mi ero ripromesso di rivedere con occhio critico le situazioni di incertezza in termini di fonte e copyright dei nostri testi: ti chiedo un aiuto ''operativo''.
La [[:categoria:Edizione da segnalare]] è un campo di battaglia e un lazzaretto al tempo stesso. Ci sono tre ordini di problemi
* Testi legittimissimi ma in cui è stato segnato il sito di provenienza ma non l'edizione da cui il testo del sito è tratto, ad es. [[Discussione:Cronaca senese|Cronaca senese]] o molti testi in ladino di provenienza ''mizaresca'';
* Testi evidentemente fuori copyright ma di provenienza web senza una chiara indicazione della loro fonte, ad es. [[Discussione:Litanie lauretane|Litanie lauretane]] o [[Discussione:D.M. 7 ottobre 2010, n. 211|D.M. 7 ottobre 2010]];
* Testi ''from the wild'' che hanno [[Discussione:Ciao biondina|fonti inaffidabili]] o sono ''[[Discussione:Chel garoful cence mani|word of mouth]]'', accolte all'inizio del progetto per "fare massa critica" e con la promessa (non mantenuta) di una loro sistemazione.
Io mi muoverei così:
*nel primo caso occorre armarsi di pazienza e riportare nel Template infotesto l'edizione presente ma non indicata. (si può chiederlo a chi ha inserito il testo ma immagini che se l'attesa è stata frustrata finora è difficile pensare a un cambiamento);
*nel secondo caso bisognerà ragionare caso per caso: i testi giuridici possono essere collegati alle gazzette ufficiali o alle pubblicazioni ufficiali reperibili tramite normattiva.it o simili, invece molti altri testi sarebbero oggetto di ricerca: che fare? lo facciamo noi o lo demandiamo a chi ha inserito i testi?
*nel terzo caso proporrei una procedura pubblica di scrutinio e decisione entro un tempo definito: se qualcuno si incarica di trovare edizioni anche offline per salvarli.... bene altrimenti li si cancella.
La pagina adatta per questo è [[Wikisource:Fonti mancanti]] che dopo oltre dieci anni di quiescenza può essere resuscitata per l'occasione. nel 2007 avevamo deciso di dividere i testi in scrutinio per contributore: possiamo continuare così o cambiare criterio.
Infine un discorso a parte riguarda la massa non piccola di testi ''moderni'' donati o passati su questo progetto senza ticket OTRS, frutto di aggiunte anche massicce ma senza una esplicita nota di donazione che ne definisca in modo chiaro la licenza d'uso. Io dopo due/tre discussioni con Mizar mi sono stufato di aspettare che questi permessi arrivino. O ci rivolgiamo direttamente a chi ha donato i tesi saltando chi li ha caricati o non saprei cosa altro fare per evitare imbarazzanti cancellazioni.
Vuoi darmi una mano? Quello che per noi è importante per alcuni utenti non è tale e anzi viene ignorato. Per il cosiddetto ''quieto vivere'' ho spesso girato le spalle ma quest'anno mi sono ripromesso di tornare sulla questione. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 11:22, 10 ago 2019 (CEST)
:Ciao {{ping|OrbiliusMagister}} ti do una mano volentieri: per me è pane quotidiano. Proporrei una procedura come si fa su tutti gli altri progetti per i testi/immagini per cui vi è un serio dubbio sullo stato del copyright (fonte non esplicitata, testo recente senza OTRS, ecc…). I passi sono i seguenti:
:# si inserisce un avviso nella pagina del testo (o in discussione),
:# si avvisa l'utente che ha creato la pagina che entro 7 giorni deve contattare OTRS o un amministratore per chiarire la situazione e/o dare autorizzazione formale,
:# se non si hanno notizie, all'ottavo giorno si cancella il tutto. (Ovviamente, se in seguito arriva chiarimento o autorizzazione, si possono sempre ripristinare testo e pagine)
:Andrebbe creata una pagina con la lista dei testi e le scadenze per la cancellazione (questo si può fare in automatico con lo stesso template di avviso inserito nel testo). Per gli altri testi, potremmo usare quanto presente in [[:Categoria:Template copyright]] per "vagliare" l'autorizzazione. Nel caso, si possono importare altri template (es: per i testi di legge). Se il djvu è su Commons, tutto è molto più semplice perché questo tipo di procedura è ben rodata: semmai venisse cancellato il djvu da Commons, non rimane che rimuovere le pagine qui; se il testo viene mantenuto, nella pagina del djvu campeggia un bel template di licenza libera.
:Mi rendo conto che è un lavoro di lunga lena e organizzarci fra di noi è un'ottima idea. Nei prossimi giorni sarò poco online, ma riprendo l'attività verso il 15 (da Wikimania). Da cosa vorremmo iniziare? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:48, 10 ago 2019 (CEST)
== Alfredo Jeri ==
Ciao, Se ben ricordo operi anche in Commons; ti dispiace dire la tua, qui al Bar, su questi problemi? Specialmente l'eventuale creazione (se già non c'è) di un "magazzino" in Commons?. (scusa ma non ricordo nemmeno come si fanno i link articolati...(sto invecchiando male :-( ) [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 09:46, 21 ott 2019 (CEST)
== Lista libri riletti ==
Caro Ruthven,
per dare una mano, se volessi tenere aggiornata la lista dei libri completati nell'apposito [[Wikisource:Sedicesimo_compleanno_di_Wikisource/Scrutini|elenco]] avremo il polso quotidiano dei lavori, come potrai notare guardando la pagina corrispondente dei concorsi precedenti. Sì, questa purtroppo è una delle attività da effettuare manualmente giorno per giorno (che dici, magari anche questa potrebbe essere un'attività automatizzata con uno script?) - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:51, 28 nov 2019 (CET)
:{{ping|OrbiliusMagister}} Urka! Si, si può fare in modo più semplice, credo. Ma per il momento, facciamo a mano....
:Ho visto che i due libri napoletani sono stati riletti già e anche dello speciale Toscana. Aggiungiamo opere man mano che avanza il concorso, oppure lasciamo che i partecipanti ci spolpino la lista iniziale? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 20:31, 28 nov 2019 (CET)
::Attenzione: nulla in contrario ad aggiungere testi in corso d'opera (in particolare per i testi napoletani e veneti), ma tieni conto che dobbiamo tenere una lista completa di tutti i libri posti in concorso per effettuare alla fina il conteggio delle loro pagine. Dato che però quest'anno abbiamo deciso di presentare tutto subito in stile ''buffet'', mi limiterei ad aggiungere testi solo ''cum grano salis'', appunto nelle categorie nap. e vec. Gli anni scorsi io avevo l'abitudine di togliere dalla pagina i testi riletti per sostituirli mano a mano con nuovi, ma appunto quest'anno ti ho lasciato mano libera per vedere quali effetti avremo.
::P.S. A parlar del diavolo... rispetto alla regola dei due minuti guarda [https://tools.wmflabs.org/guc/?user=Rukasuoribera questi contributi], che dopo il mio [[Discussioni_utente:Rukasuoribera|gentile segnale]] si sono fermati. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:37, 28 nov 2019 (CET)
:::{{ping|OrbiliusMagister}} Farò allora delle aggiunte "per categoria linguistica (nap, vec)", man mano che andiamo avanti, in modo da dare una spinta a questi progetti. Riguardo agli utenti che verificano una pagina in meno di un nanosecondo, magari fossero solo quelli del concorso! I malati di editcountite li trovi anche abitualmente, ahimé. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:03, 29 nov 2019 (CET)
== Paolo dello Mastro ==
v. Autore:Paolo dello Mastro. Il memoriale esistono due edizioni. La prima è già completata. La seconda è [[Indice:Archivio della R. Società Romana di Storia Patria - Vol. XVI.djvu|qui]], in lavorazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:50, 20 dic 2019 (CET)
== Wl ==
Ciao, ho visto che stai togliendo template {{tl|Wl}} a chili, e francamente non capisco il perché, o magari lo capisco ma non lo condivido. A parte quello, [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina%3AVittorio_Adami%2C_Varenna_e_Monte_di_Varenna_%281927%29.djvu%2F14&type=revision&diff=2531671&oldid=2309206 qui] il Wl faceva da {{tl|Ac}} e non era il caso di cambiarlo per un {{tl|AutoreIgnoto}}. Poi, sinceramente, siamo in quattro gatti e se ci si disfa il lavoro a vicenda i gatti fanno in fretta a rimanere tre. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 19:04, 4 feb 2020 (CET)
:{{ping|Cruccone}} Ciao, è semplice: su it.source [[Wikisource:Niente_commenti_originali|le annotazioni sono proibite]], e gli interlink [[:en:Wikisource:Annotations#Definitions|''sono'' annotazioni]]. Mi stavo chiedendo se rimuovere i {{tl|wl}} ''en masse'' oppure chiedere di stabilire delle linee guida che li regolamentino. Infatti, oggi come oggi, sono messi un po' a come gira al rilettore, creando confusione (a volte ci sono, altre volte no, a volte solo alcuni elementi sono linkati, ma sempre senza un criterio chiaro). --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 19:11, 4 feb 2020 (CET)
::Leggendo quelle pagine non mi sembra così evidente, ma capisco il punto. Se proprio vogliamo, filosoficamente, anche AutoreCitato può essere usato a sproposito. Esempio banale, tra "l'amico del Manzoni" e "il quadro del Pinturicchio", quello che è palesemente un link a un autore dovrebbe essere ovvio. Io in generale mi limito alle persone e pochi altri casi, dove l'interpretazione non è ambigua, secondo il comma 4, tanto per citare una policy tanto per. Il discorso dell'uniformità mi sembra un non problema, la confusione non saprei dire a chi viene creata. Francamente, mi danno molto più fastidio le virgole spostate senza motivo, gli apostrofi tolti in modo arbitrario dai qual'è, se vogliamo anche tutte le approssimazioni che a volte tocca fare perché certe scelte tipografiche sono troppo difficili da riprodurre. Ma ognuno ha le sue manie, ed il progetto è bello così. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 21:38, 4 feb 2020 (CET)
== A.S. Bologna ==
I fondi dell'archivio di Stato (in generale) non vanno considerati come testi mancanti, almeno finché non vengono stampati. (''Piani e discipline monetarie'' [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1898.djvu/223|qui]]. p.s. se metti il righello sul piè di pagina al primo posto, genera (almeno sul mio ordinateur) una riga nell'ultima linea del testo sovrastante. Ho visto che una ulteriore riga (messa col tmpl "nop") elimina problema.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:10, 5 feb 2020 (CET)
:{{ping|Carlomorino}} Visto, grazie. Quello che mi perplime è che il <code><nowiki><references/></nowiki></code> venga cancellato, con risultante spostamento del numerello in basso a tutto. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 18:32, 5 feb 2020 (CET)
Io uso "eis" che automaticamente lo caccia via. Non mi pare il caso di prendersela per così poco. Anche il numero del quartino si può fare a meno di metterlo come hai fatto [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1898.djvu/223|qui]].
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:57, 5 feb 2020 (CET)
p.s. "perplimere" è una simpatica invenzione di Corrado G. (complesso --> comprimere, perplesso --> .... ). Immagino che sia un'usanza francese o napoletana? ai posteriori l'ardua sentenza.
:{{ping|Carlomorino}} In effetti, era l'''eis'' a farmi impazzire. Grazie per averlo segnalato: levo quest'opzione dalla versione su nap.source. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:39, 5 feb 2020 (CET)
== Richiesta cancellazione utenza ==
Ciao Ruthven! Ti scrivo perchè sarebbe mia intenzione cancellare l'account con il quale ti scrivo adesso unicamente qui su it.wikisource, sperando sia possibile farlo, al fine di recuperare il mio, per così dire, "originale" [[Utente:Elcairo~itwikisource]], spostato da un bot in automatico nel 2015, facendo richiesta di rinomina su Meta. Immagino che continuare a tenere aperta questa utenza generatasi per errore non permetterebbe agli steward di esaudire la richiesta. Grazie per l'attenzione, ovviamente consigli su come meglio procedere sono sempre ben accetti :-) --[[User:Elcairo|Elcairo]] ([[User talk:Elcairo|disc.]]) 00:27, 8 feb 2020 (CET)
:Ciao, gli account non si possono cancellare: solo bloccare o rinominare. Penso che chi rinominerà la tua utenza, lo farà globalmente, quindi [[User:Elcairo|Elcairo]] diventerà il nuovo nome oppure sarà bloccato globalmente. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 09:53, 8 feb 2020 (CET)
::Ciao Ruthven, grazie per la risposta! Consigli quindi di non procedere al blocco dell'utenza nei progetti coinvolti nella rinomina ma di fare direttamente richiesta [[m:Steward requests/Username changes|qui]]? Buon lavoro! --[[User:Elcairo|Elcairo]] ([[User talk:Elcairo|disc.]]) 15:18, 10 feb 2020 (CET)
:::{{ping|Elcairo}} Esatto. Non fare niente e chiedi di rinominare l'utenza. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:31, 10 feb 2020 (CET)
== [[autore:Attilio Brunialti]] ==
Havvi una imago decente del desso. Secondo te è PD?
Parmi meglio di quella che odie illustra la scheda di lui.
https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8450288g/f1.item
Quello che sa il francese. Ovviamente. :-)
{{nf|anonimo romano}}
Bravò. La proscen fuà che tu è a Rom: caffè peié. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:35, 10 feb 2020 (CET)
== Ti piacciono i Ravioli? ==
Eccone uno [https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8450439p/f1.highres]
[[:d:Q84996188|Camillo]]
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:40, 13 feb 2020 (CET)
Sembra un generalissimo sud americano :-)
Il fotografo è "di famiglia". Ne ho caricato una foto (porta pia) e il ritratto.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:49, 13 feb 2020 (CET)
== Societas typographica... ==
ciao! :) non so se ti ricordi l'indice [[Indice:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu]]; sul frontespizio l'editore è indicato come ''Societas typographica classicorum Italiae scriptorum'' ("società tipografica degli scrittori classici d'Italia"). Ora, secondo me questo editore è lo stesso di [[:Categoria:Libri pubblicati da Società Tipografica de' Classici Italiani]]; un po' perché il nome è quello, ma tradotto in latino perché sono dei simpaticoni, e anche perché combaciano sia gli anni di pubblicazione delle opere che lo stile tipografico, cfr. ad es. il frontespizio di [[Indice:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu]] o un altro qualunque degli indici della categoria. Secondo te è il caso di aggiustare quanto meno la categorizzazione? È possibile inserire nella pagine indice il nome latino, ma far uscire fuori la categoria con la dizione italiana? ciao e scusa la rottura :P --[[User:Barbaking|Barbaking]] ([[User talk:Barbaking|disc.]]) 09:22, 11 mar 2020 (CET)
:{{ping|Barbaking}} Ciao, ho corretto l'editore. infatti, le linee guida recitano, per quel campo: "Nome dell'editore o della casa editrice. Si consiglia di usare il nome con cui l'editore è più comunemente conosciuto, anche se diverso da come indicato a stampa." --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:38, 11 mar 2020 (CET)
:: Ah perfetto, grazie mille! :) --[[User:Barbaking|Barbaking]] ([[User talk:Barbaking|disc.]]) 11:07, 11 mar 2020 (CET)
== SAL per immagini ==
Ciao Ruthven, scusa l'intromissione ma riguardo a questa pagina [[Pagina:La_basilica_di_san_giulio_orta.djvu/46|46]] mi sembra che il SAL 75% non sia errato. Forse ricordo male io o la politica di trascrizione e formattazione è cambiata, ma anche in base alla pagina di aiuto [[Aiuto:Stato di Avanzamento del Lavoro]] la pagina va a 0% solo se l'immagine non fa parte dell'opera e, anche se non c'è nulla da rileggere, non è questo il caso. --[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 13:07, 29 mar 2020 (CEST)
:{{ping|Barbaforcuta|Civvì}} Ciao, io l'interpreto come pagina senza testo (non ci sta nulla da trascrivere) e quindi non c'è nulla da rileggere. A dire il vero è una minuzia e uno può interpretare il SAL come vuole. Segnarle a 0% però velocizzerebbe la rilettura per una pagina che non va realmente riletta. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:22, 29 mar 2020 (CEST)
::Sì certo, ma è comunque una pagina da controllare e formattare (nel senso di sistemazione immagine) come quella in questa discussione [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2020.03#Zibaldone]; lo dico in modo da uniformare le modalità di inserimento del SAL.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 16:28, 29 mar 2020 (CEST)
:::E allora [[Utente:Civvì|Civvì]], fa' conto che non ti ho detto nulla ;) --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:42, 29 mar 2020 (CEST)
== WIP su Match ==
Pezzetto per pezzetto, sto rivedendo textAlign.py; la conversione a python3 è ostica, oltre al famoso print() ci sono problemi unicode e regex (dipendenti da unicode).
Al momento sto lavorando sull'estrazione dell'OCR dai file djvu (con qualche post-elaborazione), preliminare per tutto il resto. Goldoni mi ha un po' arrugginito, vediamo se cavo il ragno dal buco. Obiettivo concreto, ottenere un testo pronto per lo split "canonico" o ultrarapido. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:08, 26 mag 2020 (CEST)
:{{ping|Alex brollo}} Goldoni è stata una bella avventura! Ho già chiesto in giro per vedere chi ci aiuterebbe a metterlo su un server. Poi {{ping|Valerio Bozzolan}} mi parlava di usare il PHP per l'edizione web... Ma è un'altra storia. Se tu mi vuoi passare qualcosa che funzionicchia e che gira senza errori, posso vedere di metterci mano anche io. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:51, 26 mag 2020 (CEST)
:: Tu usi dropbox? E' il mio "cloud" di default, GIT/Github mi hanno sempre respinto con perdite. In alternativa posso aprire qualche pagina qui, ma è abbastanza macchinoso. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:12, 26 mag 2020 (CEST)
:::{{ping|Alex brollo}} Dropbox dovrei avere un account da qualche parte, ma il codice per me è essenzialmente su Github o Gitlab (anche perché li uso per lavoro). Fai come vuoi, poi mi adatto. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 21:35, 26 mag 2020 (CEST)
:::: Un sistema lo troveremo. Intanto questo che è il primo frammento che sto testando per riempire di un testo "OCR migliorato" vari attualmente vuoti di [[Wikisource:Scrittori d'Italia]]: [[Utente:Alex brollo/extract_djvu_text.py]]. Ho cercato di aggiungere doc "esuberante" rispetto al mio standard no-doc ;-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 22:50, 26 mag 2020 (CEST)
:::::{{ping|Alex brollo}} OK, mi sono fatto una versione del "extract djvu text.py" che funziona in locale con python3. Se vuoi lo condivido (ma ho cambiato poco al tuo codice). Una cosa non capisco: perché la variabile <code>base</code> è impostata a "Nome pagina.djvu" e non al nome del file djvu. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:39, 27 mag 2020 (CEST)
:::::: E' una nome dummy per testare. Comunque la cosa si sta evolvendo: sto raccogliendo "pezzi di codice" per utilizzare, come OCR, il file _djvu.xml di Internet Archive. Sempre che non lo blocchino pure lui.... :-( --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:31, 27 mag 2020 (CEST)
:::::::{{ping|Alex brollo}} Come posso passarti le mie modifiche se non usi git? Sovrascrivo la tua pagina qui oppure ne creo una mia (poi con l'onere di aggiornare le versioni)? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:20, 27 mag 2020 (CEST)
{rientro} Non preoccuparti.... mi basta che ti siano utili e soprattutto che funzionino (tanto tu ne pescherai solo qualche idea). Intanto sto facendo girare un'altra roba, che legge sia l'xml di IA che lo strato testo djvu (stranamente, ma è una roba lunga da spiegare, possono essere leggermente diversi) e il risultato lo sto usando per caricare le pagine di [[Indice:Boccalini,_Traiano_–_Ragguagli_di_Parnaso_e_scritti_minori,_Vol._I,_1948_–_BEIC_1771083.djvu|questo indice]]; il risultato mi soddisfa e per adesso mi basta. Ti chiederò una copia del tuo script a lavori più avanzati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:42, 28 mag 2020 (CEST)
== Triumphi ==
Salute, giungo a disturbarti anche qui!
è da tempo che pensavo sarebbe utile offrire una trascrizione dei Triumphi di Vincenzo Calmeta (XV). Il testo è stato recentemente edito in un saggio del 2004 di difficilissimo reperimento ma comunque in mio possesso. Un peccato, perché trovo che sia una splendida opera. Ho dunque il permesso di iniziare a trascriverlo su source? Se c'è l'approvazione, in un secondo momento potrò trascrivere anche alcune sue poesie. --[[User:Beaest|Beaest]] ([[User talk:Beaest|disc.]]) 22:57, 5 ott 2021 (CEST)
:{{ping|Beaest}} Ciao, su 'source non si trascrivono testi senza scansione a fianco oramai. Se l'edizione del 2004 non è altro che una ristanpa dell'edizione originale, allora ti invito a scansirla e generare un DJVU o un PDF. Poi lo si carica su Commons e poi si crea la pagina Indice qui. Se l'edizione contiene delle introduzioni/Premesse/Commenti vari che non sono originali, vanno levati. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:41, 6 ott 2021 (CEST)
::purtroppo no, è proprio un'edizione trascritta, non una ristampa anastatica, per cui mi sa che non potrò lavorarci. [[User:Beaest|Beaest]] ([[User talk:Beaest|disc.]]) 14:13, 6 ott 2021 (CEST)
== eis ==
Al momento ricostruisco un ambiente eis come dico io con queste istruzioni (quelle in bar erano insufficienti):Per lo zoom ho da tempo due pulsanti dedicati.
<pre>
shortcut.add("Ctrl+Alt+i", function() {
$(".openseadragon-container").remove();
$(".prp-page-image img").css("display","initial");
$(".prp-page-image").attr("id","prp-page-image");
$(".prp-page-image").css("overflow","auto");
$(".prp-page-image img").draggable();
});
</pre>
Sempre collegate a uno shortcut di tastiera, finchè la polvere non si deposita. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:54, 23 nov 2021 (CET)
: In fondo a [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]] una nuova versione, che attribuisce un nuovo evento di zoom (funzionante) ai tasti zoom destinati a OpenSeadragon. Al momento sono soddisfatto. Montati anche per prova in [[Utente:Carlomorino/PersonalButtons.js]], attendo feedback. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:40, 24 nov 2021 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Visto! Su nap.source ho usato un approccio del genere, ma penso che presto (quando avranno risolto tutti i bug) potremo iniziare a sperimentare con la nuova API, che dovrebbe integrare funzionalità più moderne (come l'alta risoluzione). Su fr.source ho fatto dei test, come ti scrivevo altrove, cambiando direttamente l'immagine del canvas usando js. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:22, 24 nov 2021 (CET)
== How we will see unregistered users ==
<section begin=content/>
Ciao!
Ti è arrivato questo messaggio perché hai i diritti di amministratore su un wiki di Wikimedia.
Quando qualcuno modifica un wiki di Wikimedia senza effettuare prima l'accesso, il suo indirizzo IP diventa visibile pubblicamente. Come forse già sai, presto ciò non sarà più così. Il dipartimento legale di Wikimedia Foundation ha preso questa decisione alla luce del fatto che le normative sulla privacy online sono ormai cambiate.
Un'identità mascherata sarà mostrata al posto degli IP, ma gli amministratori '''avranno ancora accesso a questa informazione'''. Sarà anche introdotto un nuovo diritto utente per gli utenti non amministratori che hanno bisogno di conoscere gli IP degli anonimi per combattere il vandalismo, le molestie e lo spam. Senza questo diritto, i patroller potranno comunque visualizzare un segmento dell'IP. Altri [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation/Improving tools|nuovi strumenti]] sono in fase di progettazione per ridurre l'impatto di questo cambiamento.
Se la notizia ti è nuova, puoi leggere [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation|maggiori informazioni su Meta]]. Esiste anche un [[m:Tech/News|bollettino tecnico settimanale]] a cui è possibile [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|iscriversi]] per non perdere nessuna novità sui cambiamenti tecnici dei wiki di Wikimedia.
Quanto al come saranno implementate le identità mascherate, sono state avanzate [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation#IP Masking Implementation Approaches (FAQ)|due proposte]]. '''Gradiremmo un tuo commento''' sulla proposta che ritieni migliore per te e per il tuo wiki. Scrivi pure il commento nella lingua che preferisci [[m:Talk:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation|sulla pagina di discussione]]. Le proposte sono state pubblicate a ottobre e la migliore sarà scelta dopo il 17 gennaio.
Grazie.
/[[m:User:Johan (WMF)|Johan (WMF)]]<section end=content/>
19:17, 4 gen 2022 (CET)
<!-- Messaggio inviato da User:Johan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Johan_(WMF)/Target_lists/Admins2022(5)&oldid=22532651 -->
== Proposal in the scope of Wikisource projcect ==
Hi Ruthven, my home wiki is the Polish Wikisource. One of the shortcommings that we encounter is the lack of possibility to hide the References section if it is empty. Please compare these two pages [[Il Parlamento del Regno d'Italia/Gustavo Ponza di San Martino|Note]] and [[Il Parlamento del Regno d'Italia/Gioacchino Saluzzo|No Note]]. The main difference is the small template <nowiki>{{Sezione note}}</nowiki>. They cannot be automatically managed or univerally coded as a template due to the lack of possibility to switch off the section if it is empty or show it if requiered. Do you share my opinion that it is quite annoying? Would you be willing to provide translations into Italian and French and discuss the issue with your community? Here is the link [[m:Community Wishlist Survey 2022/Citations/Cite extension enhancement/Proposal|Cite extension enhancement]]. If you have any questions I would be happy to answer. [[User:Draco flavus|Draco flavus]] ([[User talk:Draco flavus|disc.]]) 21:13, 24 gen 2022 (CET)
:Hi [[Utente:Draco flavus|Draco flavus]], thanks for your message. I think that it's more important to solve important bugs of the proofread extension, than working on new features. But, you know, the way the Tech Team selects what to work on is misterious and generally not very reasonable. So, who knows? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 22:45, 25 gen 2022 (CET)
== Re:Lilypond ==
Ciao Ruthven! Perdona il ritardo, sono stati giorni in cui non sono riuscito a collegarmi per niente! Mi dispiace, inoltre, che l'attesa dia così scarsi risultati in quanto anche io posso contribuire con Lilypond ad un livello parecchio basico ed elementare (anzi, a ben vedere mi sembra che tu sia ben più esperto di me!). Spero riuscirai presto a risolvere! --<i><b>[[Utente:Elcairo|<span style="font-family:century gothic;color:#FF6000">El</span>]]</b>[[Discussioni utente:Elcairo|<span style="font-family:century gothic;color:#FF6000">CAIRØ</span>]]</i> 13:26, 22 mag 2022 (CEST)
== [[Napoli (Tarnowski)]] ==
Hi,
what to do with this text? IMO, [[ticket:2023061710005089|the translator's permission]] is OK. [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 14:16, 29 giu 2023 (CEST)
:Hi [[Utente:Ankry|Ankry]], thank you for processing this ticket. Can we wait a little? I'll ask the community what to do in the VIllage Pump, because lately we tend to refuse texts without a file supporting them. In this case we know, because of the VRTS ticket, that it's not a fake or self-published material. Dziękuję! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:54, 30 giu 2023 (CEST)
::Do you think that making a clipping would be helpful? [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 21:27, 30 giu 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Ankry|Ankry]] I opened a discussion [[Wikisource:Bar/Archivio/2023.06#Napoli_(Tarnowski)|here]]. Very probably we'll restore the full text, but it's a topic we discussed recently, so it's a good occasion to fix clear guidelines. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 08:09, 1 lug 2023 (CEST)
::::In plwikisource we have a similar policy with an exception when scans are not available (but the source must be verifiable), see [[:pl:WS:Polityka publikacji#Polityka publikacji]]. [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 10:43, 1 lug 2023 (CEST)
== Autorizzazione regolare per il parziale del Mago di oz ==
@[[Utente:Ruthven|Ruthven]], sono riuscito a spiegare alla signora Simona Scuri ad inviarci una email con tutto regola. Dovresti verificare e inviarmi il codice di riferimento per ricaricarlo di nuovo. Quello vecchio l'anno rimorso probabilmente perché era senza codice di verifica. Aspetto una tua risposta.
Ecco i dati: Da: spe.estero; Inviato: giovedì 12 ottobre 2023, ore 14:07. Oggetto: PARZIALE ESTRATTO da Il mago di Oz - Cinelibro (1950). - [[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 14:50, 12 ott 2023 (CEST)
:@[[Utente:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] Quando il ticket sarà verificato, carica pure il file ''e poi rispondi alla mail'' col nome del file caricato su Commons. Così la procedura dovrebbe andare a buon fine. Ciao <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 14:58, 14 ott 2023 (CEST)
::fatto - [[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 21:17, 15 ott 2023 (CEST)
== GFDL follow up ==
Hello! As a follow up on discussion on [[Wikisource:Bar/Archivio/2024.06#GFDL]] I have noticed that there are almost no files left with the license {{tl|GFDL}}. What do you think next step should be? --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 12:11, 6 ago 2024 (CEST)
:@[[Utente:MGA73|MGA73]] Can you please re-run the query, so to have an updated list? I had to reintroduce the PD-Italy template for certain files that canot be imported on Commons. but I can finish the job and check what's left. Thanks! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:23, 6 ago 2024 (CEST)
::Sure! I updated https://quarry.wmcloud.org/query/84905 and there are 7 files left. But 3 do not have the GFDL-template they are added directly to [[:Categoria:Immagini_GFDL]]. I think those without a license template are surely not with disclaimers. But if the GFDL is valid is another question. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 16:53, 6 ago 2024 (CEST)
:::Thanks, there are few files that are still a problem. I asked for a permission to the uploader and to other users that are kind of involved at [[Discussione:L'agricoltura americana]]. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:17, 7 ago 2024 (CEST)
:::: Great. I have them on my list ([[:m:User:MGA73/GFDL_files/Templates#Wikisource]]) so at least you will know one user that thinks it is interessting to follow :-) --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 12:19, 7 ago 2024 (CEST)
Hello [[Utente:Ruthven|Ruthven]]! I just noticed that a new file was uploaded: [[:File:Esempio serie bologna.jpg]]. Sadly this file also have disclaimers now.
I wonder if you could rename [[Template:GFDL]] to GFDL-with-disclaimers (or similar) and then make a version of GFDL that does not have disclaimers? That will prevent new files from also having disclaimers. When that is done we can ask if Paperoastro is willing to remove the disclaimers. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 18:14, 4 ott 2024 (CEST)
:Thanks @[[Utente:MGA73|MGA73]], I have [[Discussioni_utente:Paperoastro#c-Ruthven-20241005130200-Licenza_GDFL_oramai_in_pensione|written]] to the user, asking a license change. Cheers! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:03, 5 ott 2024 (CEST)
:: Thank you! The license is <nowiki>{{Self|GFDL|cc-by-sa-4.0,3.0,2.5,2.0,1.0|migration=redundant}}</nowiki> so there is allready a cc-license :-) I think the issue is that GFDL-template has disclaimers. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 15:27, 5 ott 2024 (CEST)
:::@[[Utente:MGA73|MGA73]] MAinly we cannot upload pictures with GDFL anymore. Maybe we can strip the template to just the CC license? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:52, 5 ott 2024 (CEST)
::::[[MediaWiki:Licenses]] still mention GFDL just not as the only license. It means all new files that are uploaded will have the same issue as this one. To remove the problem you either have to remove GFDL completely from [[MediaWiki:Licenses]] or remove the disclaimers from GFDL.
::::The problem is that only the copyright holder can remove the disclaimers so we need a template with disclaimers (for example GFDL-with-disclaimers) and then change the 5 fils that use the template. Then we can remove the disclaimers from GFDL and ask uploader to change from GFDL-with-disclaimers to GFDL. Someone suggested that perhaps we could remove the disclaimers because uploader probably never wanted to add the disclaimers in the first place but thats another discussion.
:::: Also I think it would be best to create the license templates that are mentioned on [[MediaWiki:Licenses]] to avoid red links.
:::: About this one file I think we can remove GFDL but since there is allready a valid license we can also just leave the GFDL-with-disclaimers. --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 16:04, 5 ott 2024 (CEST)
::::: Great! Only 3 files left with GFDL! --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 11:29, 7 ott 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:MGA73|MGA73]] '''zero'''. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:52, 7 ott 2024 (CEST)
:::::::Very good! Then there should be no problems in removing the disclaimers from the template? --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 15:11, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::@[[Utente:MGA73|MGA73]] But can we still upload files under GFDL? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 15:17, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::: Yes it is possible (but not adviced unless it is a dua license). But it should at least be with a template without the line "Soggetto a [[Wikipedia:general disclaimer|disclaimer]]." --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 15:58, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::::'''{{fatto|Done}}''' See [[Template:GFDL]] and [[Template:GFDL-con-disclaimer]]. Cheers <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 16:30, 7 ott 2024 (CEST)
::::::::::: Awesome! I have updated Wikidata so now there are are onlu 3 wikis left with disclaimers in the main GFDL-template :-D --[[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 17:45, 7 ott 2024 (CEST)
== NowCommons ==
Hi!
I made a test and these files seems to be on Commons:
# <s>[[:File:Amanutondo3.png]]</s>
# <s>[[:File:Armando Tortini & altri.jpg]]</s>
# <s>[[:File:Barbiano.06.73.gif]]</s>
# <s>[[:File:Cattura Damiano Chiesa.JPG]]</s>
# <s>[[:File:Damiano Chiesa.JPG]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno cinema.gif]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno copertina.gif]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno Scuola di giustizia.gif]]</s>
# <s>[[:File:Don Zeno Vocazione politica.gif]]</s>
# <s>[[:File:EditAjax4.png]]</s>
# <s>[[:File:Gianburrasca001.gif]]</s>
# <s>[[:File:Giorgio Pollera.JPG]]</s>
# <s>[[:File:Giovanni Batt. Salvatoni.JPG]]</s>
# <s>[[:File:I promessi sposi-755-2.jpg]]</s>
If you would like to check if they are okay to delete you are very welcome. [[User:MGA73|MGA73]] ([[User talk:MGA73|disc.]]) 11:56, 25 ago 2024 (CEST)
:{{fatto|Done}}. Thanks! --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:51, 7 ott 2024 (CEST)
== js "malevolo" ==
[[Wikisource:Bar/Archivio/2025.01#c-Ruthven-20250113093100-TrameOscure-20250112170200|A meno che]] tu non stia dicendo che Candalua scrive codice malevolo (essendo ad ora l'[https://xtools.wmcloud.org/adminstats/it.wikisource.org unico AI]), è la seconda (o terza) volta che mi pare di leggere velate accuse di voler far danni: una presunzione di malafede priva di qualsivoglia fondamento, calunniosa, contraria all'UCoC e in sostanza enormemente ridicola. Se vuoi esplicitare qualcosa di concreto fallo in modo chiaro, circostanziato e trasparente, altrimenti ti chiederei ''cortesemente'' di evitare di portarti dietro il velenoso "spirito it.wikipediano".
Se ho mal interpretato e volevi dire qualcosa d'altro (peraltro incomprensibile nel contesto), ti chiedo scusa. Se vuoi che parliamo in privato di questo o altro, se vuoi qualche chiarimento, se devi dirmi qualcosa fuori dai denti, non ho nessun problema a sentire le tue ragioni. Ti saluto e fammi sapere. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:26, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Non c'è bisogno di parlare in privato. La cosa è abbastanza semplice: anche se fondamentalmente mi stai simpatico, non mi fido. Intervieni sui progetti senza voler collaborare realmente, ma puntando il dito su deficienze o errori di procedura, come facesti su it.wiki. Non abbiamo bisogno di una figura di "capocantiere": siamo tutti volontari e, come ti avevo già detto, gli utenti dei vari progetti scrivono voci, rileggono testi ecc... Tutte cose che tu non fai o non vuoi fare. Sembra quasi che tu voglia saltare le tappe o che l'obiettivo del progetto wiki al quale partecipi non ti interessa.
:La fiducia su questi progetti si crea sulla base della collaborazione e degli edit. Se non fai edit che aiutano il progredire del progetto, come vuoi costruire un sentimento di appartenenza e di collaborazione con gli altri utenti? Se poi aggiungi che hai partecipato (o partecipi, non so perché non lo leggo anche se so che esiste) al forum che ha visto nascere uno dei più grossi problemi di doxxing della storia di it.wiki, ospitando vari utenti infinitati, capirai che uno si vuole premunire. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 12:27, 13 gen 2025 (CET)
::Hai davvero uno strano modo di manifestare "simpatia", cmq prendo atto e peraltro anche tu (inspiegabilmente) mi stai simpatico. Sulla fiducia, mi è chiaro che non ce l'hai, meno il perchè. Penso ci sia qualche cosa di non detto.
::*"Intervieni sui progetti senza voler collaborare realmente...": questa è una tua legittima opinione, IMHO molto superficiale. C'era un'immagine nella mia PU in proposito (per strana coincidenza, simile al logo di WS).
::*"puntando il dito su deficienze o errori di procedura come facesti su it.wiki": posto che se su wp ci sono deficienze/errori è da babbei metterli sotto il tappeto, al momento non mi viene in mente nulla di ciò che dici. Sarei tentato di chiederti di esplicitare nel concreto questo ''fumus'' con dei diff, ma da un lato non è ws la sede per parlare di wp, dall'altra faresti una fatica notevole a trovarne di realmente significativi, per cui soprassiedo e ti risparmio la fatica di ''inventare'' qualcosa.
::*"Tutte cose che tu non fai o non vuoi fare": Ancora 'sta storia? A parte che misurare la contribuzione "a editcount" la considero roba da 15enni... Beh, io ''so'' cosa ho fatto su wp, ''so'' che non è peggio del lavoro di moltissimi altri, e so persino che è pure stato apprezzato da diverse persone compresi sysop. Mi spiace che tu non sia fra queste, del resto non credo che tu abbia (raccolto) tutti gli elementi per giudicare. Pazienza.
::*"saltare le tappe": e per arrivare dove? e a che scopo? Cmq guarda che serve chi scrive la voce, chi corregge i typo, chi fa funzionare il sito ecc. Seguendo il tuo ragionamento i dev di mediawiki sono ''inutili ''e vanno eliminati dalla faccia della Terra perchè non caricano foto su Commons? LOL Non farglielo sapere perchè altrimenti sai i js-4-Ruthven che ti rifilano... :-p
::*"obiettivi": Gli obiettivi sono chiari. Come ottenerli ci sono vari modi. Anche fosse solo (e NON è) aiutare gli utenti a scrivere voci, o trascrivere testi, o caricare foto senza fare niente di tutto questo è cmq un modo (strano, ok) di perseguire l'obiettivo. Anche portare qua qualche bloccato-da-wp per trascrivere voci (come avevo proposto in altra discussione) è -forse- un modo (strano, ok) per raggiungere l'obiettivo. Mi sembra che tu veda un solo modo per ''raggiungere gli obiettivi''. Strano...
::*"forum": Wikipedate è un forum "di critica" piuttosto interessante. L'ho scoperto (e ho cominciato a scriverci qualche commento) "grazie" a Kirk, altrimenti mai più l'avrei notato nel mare magnum del web. <del>AFAIK non c'entra proprio nulla con quel doxxing (brutta storia, condivido) che proviene da tutt'altra parte e da tutt'altro personaggio (anche quello scoperto "grazie" agli stessi motivi, della serie peggio la toppa del buco)</del>. Si, ci sono vari infinitati, ho capito solo due chi siano (come user e come persone) e nessuno dei due mi sembra un "mostro bavoso". Scassacazzo si, che han dato problemi si, ma IMHO tutt'altro che irrecuperabili. Forse gestiti male. Su altri non so chi siano per cui non posso dire molto. Cmq che io ci scriva (anche critiche) NON significa affatto che io condivida il 100% di quanto scrivono pensano o fanno gli altri (a volte manco l'1%)... è un po' ridicolo che tu pensi una cosa simile. E poi le critiche (costruttive, come penso siano le mie) fanno crescere. Detto questo, se lo leggessi, magari avresti un po' più di fiducia nella mia correttezza.
::Per cui, davvero, un po' di fiducia per la serietà penso di meritarla... :-)
::Ciao e scusa lo sbrodolo di testo -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:49, 13 gen 2025 (CET)
:::Ecco, [[Utente:TrameOscure|TrameOscure]], con le minacce velate (di ulteriore doxxing poi? macché, scherziamo?) mi stai un po' meno simpatico e risulti un po' più viscido. Sarà anche questa un'opinione personale senza fondamento. Opinioni divergenti anche queste.
:::Per precisare: gli scassacazzo su wiki non li vogliamo e non per nulla sono stati taggati (tutti, te compreso) come problematici. Su wiki uno va per rilassarsi, altrimenti farebbe il volontario da qualche altra parte. I "mostri bavosi" continuano a intervenire su wiki, fra l'altro un range di Gitz è stato bloccato ancora oggi: sembra che non sia capace di allontanarsi da wiki, anche se nessuno lo vuole lì. Fa un po' di tristezza, è vero.
:::Come detto sopra: la fiducia si costruisce col tempo e con le opere... di bene :) Non ci rimane che aspettare, no? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 17:13, 13 gen 2025 (CET)
::::Minacce? Ma di che parli? Quello voleva essere un esempio di come mi regolo in questioni di riservatezza delle persone, riassumibili in un IMHO corretto ''si dice il peccato e non il peccatore'', e mi sembra che ''chiunque'' dovrebbe apprezzarne l'onestà dal punto di vista di un bilanciamento fra le regole di wp (a volte fatte rispettare in modo isterico e cervellotico) e di quelle di rispetto delle persone (che per me in casi così vengono prima delle fisime burocratiche). Sfido chiunque a capire di chi o cosa si sta parlando, nel mare magnum di miliardi di voci, utenti, edit. Quindi, non vedo alcuna "minaccia" a nessuno. Semmai, speravo ispirasse un po' di fiducia...
::::Sentirmi dare addirittura del viscido... vabbè... si vede che sei proprio a priori maldisposto nei miei confronti... :-(
::::Sui "mostri", che ci sia gente che continua a intervenire non lo so, può anche darsi, non posso nè nessuno può realmente averne (credo) la certezza, gli IP non sono persone. Se lo dici tu avrai le tue ragioni per dirlo. Sono edit oggettivamente ''dannosi per l'enciclopedia'' o si tratta solo di bloccarli perchè sono presunti edit di questo o quello indipendentemente dal merito? Perchè nel secondo caso la mia opinione è che il danno sia perdere tempo a correre dietro a fantasmi... A proposito di obiettivi, ricordami se si tratta di ''fare un'enciclopedia'' o di fare una ''caccia alle streghe''?...
::::BTW, pensa un po' che la stessa.. come chiamarla... "capacità di indagine"? di cui ho fatto un esempio sopra l'ho applicata spesso anche alle fonti, per verificare che le voci non ne stravolgessero il senso, o fossero appiccicate a testi totalmente difformi, o esprimessero POV o COI. A proposito di lavoro del tutto invisibile che non si vede negli editcount. Ma vabbè, di questi divertentissimi retropatrolling se ne occuperanno migliaia di altri utenti, vero? Quindi "wikiproblematico"... beh, per quanto mi riguarda mi viene quasi da prenderla come una stelletta al merito. ;-)
::::Bonne soirée -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:56, 13 gen 2025 (CET)
:::::Mai un po' di umiltà... e sempre a sbottare -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 18:54, 12 feb 2025 (CET)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-02-06 14:02:33. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:43, 30 gen 2025 (CET)</div>
== Problema Commons-CropTool ==
Premesso che posso operare su Commons con [[Utente:BrolloBot]], ma che lo faccio con estrema circospezione e quasi sempre su contributi personali, ti segnalo un problema piuttosto serio: i difetti di CropTool quando carica immagini ritagliate da file multipagina.
Il problema generale: CropTool carica una copia, poco modificata, del template base del file multipagina. Se trova un template Book, clona quello.
Il problema recente: CropTool, nel clonare il template Book, CropTool lo "pota" delle righe iniziali (nome del template, autore). Poichè nella clonatura rispetta i tl Pd, Commons non protesta. Vedi la cronologia, per esempio, di [[:File:Grossi - Opere poetiche, 1877 (page 56 crop).jpg]] (poi aggiustato).
Qualche volta ho tentato la sostituzione di Book con Information, ma solo libro per libro: è veramente difficile ricavare un buon tl Information da qualsiasi tl Book.
Hai qualche suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:26, 15 apr 2026 (CEST)
:@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] PS: purtroppo le immagini caricate con CropTool non sono categorizzate... oppure ho cercato male? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:57, 15 apr 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Ciao, ci sarebbe da scrivere agli sviluppatori, chiedendo di trattare i file col template Book onde evitare problemi.
::Puoi operare via bot su Commons per correggere, volendo , solo a ritmi non altissimi. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 12:41, 20 apr 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: non sono categorizzate, ma sono "taggate" come "CropTool [1.5]", non so se hai modo di leggere il tag. @[[Utente:Ruthven|Ruthven]]: era stata già aperta [https://github.com/danmichaelo/croptool/issues/228 questa issue] allo sviluppatore, ma purtroppo sembra che non ci stia più lavorando... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 20 apr 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Capito. La rimozione del template Book si arresta quando trova un altro template, perché il codice considera che le prime due graffe chiuse '}}' che incontra chiudano il template Book (e quindi rimuove il template a metà in questi casi). [https://github.com/wpmed/croptool2/commit/7e8b7595127f8989345a70943148f48bae0d250e Un fix] è stato proposto, ma non lo vedo integrato nel codice.
::::I linguaggi di Dick (quelli con parentesi aperte e poi chiuse) sono definibili da grammatiche context-free. Dubito quindi che un'espressione regolare possa catturarli, visto che c'è bisogno di una memoria per tenere traccia delle parentesi aperte e chiuse (un automa push-down insomma). <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 17:11, 23 apr 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] Grazie! Interessante: il primo script che con gran fatica ho fatto in python, tanti anni fa, prima di poter mettere le mani sul codice wiki delle pagine, è find_stringa, banalissimo programmino di ricerca sottostringhe che però "conta", e quindi non si imbroglia nel caso di "linguaggi di Dick". A quei tempi il mio cervello si era rifiutato di capire un po' le regex, ma... con quel banale programmino ho avuto grandi soddisfazione :-). Tradotto in javascript, corre anche qui in sottofondo su itwikisource. Le regex Lua invece non hanno questo problema.
:::::In attesa che "qualcuno bravo" metta le mani sul codice di CropTool, sto studiando il problema di come sistemare i file fallati, ma per ora penso che mi accontenterò di filtrare i file della categoria [[:c:Category:Pages using Information template with parsing error]], di estrarre un po' di dati fra cui quello dell'utente che ha caricato il file, e di avvisarlo del problema con un messaggio. Sia il nome utente che ha caricato che i tags associati al primo caricamento sono presenti nell'attributo <code>oldest_version</code> dell'oggetto Page, quindi fin qui ci siamo :-)
:::::Grazie di aver scovato il motivo dell'errore di CropTool: se riesco ad emularlo l'eventuale fix sarà molto più facile. Ma per ora non ci provo neanche.
:::::Ultima domanda: mi dai un paio di nomi di "quelli bravi" che s occupano su Commons di questo tipo di problemi? Vorrei almeno notificarli di quello che mi accingo a fare. Fermo restando che uno di "quelli bravi" l'ho già notificato.... con questo messaggio. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:03, 25 apr 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Ciao, di "quelli bravi" ce ne sono parecchi, ma non tutti sono attivi o attivi sui tool degli altri. In questi casi di codice "personale" di un utente, la cosa migliore da fare è di aprire una issue o di fare un ticket su Phabricator: lì, gli altri utenti impegnati nel migliorare Wikisource o Commons (metti i due tag nel caso), vedranno il problema e, se possono, lo risolveranno. Ma queste cose si risolvono sempre con mooolta calma. <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:44, 26 apr 2026 (CEST)
:::::::@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] Con un po' di cautela, sto provando uno script aggiustatore. Ringrazio le mie "cavie inconsapevoli" (ovviamente le prime prove le ho fatte sui miei caricamenti), @[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] e @[[Utente:Modafix|Modafix]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:20, 27 apr 2026 (CEST)
::::::::Comincio a intravedere la luce. Mi è toccato però un ripasso faticoso dei "generatori" python che per anni avevo schivato... :-). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:51, 27 apr 2026 (CEST)
:::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Sicuramente lo hai fatto già, ma la cosa non è molto difficile: il CropTool taglia il template Book al primo template annidato che trova. Puoi ricreare la parte mancante oppure ripristinare direttamente il template dal diff precedente (o dalla apgina dell'originale) visto che nulla viene aggiunto nel template Book. Alla prossima! <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 13:10, 27 apr 2026 (CEST)
::::::::::Grazie; sì, rimpiazzo il Book mutilato con quello originale; però - come supponevo - ci sono alcune varianti "personali" nel codice che possono causare imprevisti. Anche la categorizzazione dell'errore non è costante. Insomma è un bel caso di studio, e penso che non lancerò lo script alla cieca, su caricamenti di utenti che non conosco; e mi riservo di notificare ogni utente prima di mettere le mani su loro lavoro. Vedi es. [[:c:User talk:Dr Zimbu]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:09, 27 apr 2026 (CEST)
:::::::::::@[[Utente:Ruthven|Ruthven]] Aimè, il primo algorismo ha fatto un guaio (utente notificato, per fortuna comprensivo e collaborativo; guaio faticosamente rimediato). Vedi la dolorosa cronologia di [[:c:File:Le Cri de Toulouse 1923-04-07 (page 4 crop).jpg]]. Il problema: non è sempre vero che il "Book giusto" è quello del file sorgente, possono esserci delle modifiche.
:::::::::::Sto testando un algoritmo differente, che aggiunge solo le prime righe mancanti di Book. Sembra che funzi e che sia abbastanza generalizzato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:25, 29 apr 2026 (CEST)
{{rientro}} Tutto bene, il nuovo algoritmo finora si è dimostrato robusto. Ho annunciato il lavoro in Village pump, e sto correggendo l'intero set di files fallati con controlli campionari. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:12, 1 mag 2026 (CEST)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Beatrice" />{{RigaIntestazione|58|''Antonio Agresti''|}}
----</noinclude><br/>
A questa opera di pacificazione Lincoln intendeva darsi durante il tempo di questa sua seconda presidenza e intendeva agire con la umanità e per la umanità verso tutti.
Egli lo aveva detto il giorno che era stato insediato come Presidente la seconda volta, il 4 Marzo 1865, nel suo Messaggio al Congresso: «Senza animosità per alcuno — egli aveva detto — caritatevoli per tutti, fermamente saldi nel diritto tal quale da Dio ci è dato vederlo, sforziamoci di compiere l’opera nostra; medichiamo le piaghe della Nazione, pensiamo a quelli che hanno affrontato la morte nelle battaglie, alle vedove, agli orfani; facciamo tutto quello che possiamo per giungere ad una pace duratura e giusta fra noi e tutte le nazioni».
Ma questo compito poteva essere menato a bene da un altro uomo. Lincoln poteva morire.
Buon pilota, egli, attraverso i marosi della tempesta, aveva condotto con salda mano salva al porto la nave; c’era, ora, da ammainare le vele, da gettare le ancore, da lavare il ponte; egli poteva ora riposare, altri poteva prendere il posto che non esigeva più la presenza dell’Uomo Provvidenziale; il posto che non era più grave nè pericoloso.
La stanchezza era ormai grande nel Sud ridotto alla miseria, battuto, demoralizzato.
Fra i conducenti della campagna secessionista, era, ormai, entrata la discordia. Molti piantatori, molti proprietari di schiavi avevano finito per pensare che sarebbe stato meglio rimanere nella legalità<noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Sulla venuta in Italia degli arciduchi d'Austria conti del Tirolo.djvu/18
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<noinclude><pagequality level="4" user="Fredbeard80" />{{RigaIntestazione||{{smaller|''degli Arciduchi d’Austria Conti del Tirolo''}}|13|riga=si}}</noinclude>il 9 a ora 1 di notte. Viene a prenderlo con due carrozze il sig. Francesco Tirignani scudiere del Duca e lo conduce a Palazzo, ove desina. — Il 10 ottiene un’udienza dal Duca. Il marchese Rangoni maestro di camera lo riceve alla porta della sala degli staffieri. Visita i principi modenesi. — Il giorno appresso, 11, parte per Reggio colle carrozze del sig. Trattenitore (il Tirignani) sino fuori la porta della città, dove n’era stata inviata una a sei cavalli di velluto verde, d’ordine del Duca. A ore 21 arriva a Reggio, ove il Cardinale<ref>Il Cardinale Rinaldo d’Este fratello del duca. Risiedeva prima a Roma, ove esercitava una protezione in favore della Francia che dava imbarazzi al duca. Volendo esso vivere in buon armonia colla Spagna tanto si adoperò, che nel 1651 indusse il cardinale a ritirarsi da Roma ed accettare il Vescovato di Reggio.</ref>, avendo inteso il suo arrivo lo manda a prendere in carrozza dal suo scudiere Alfonso Signoretti. — Il giorno 12 parte da Reggio in carrozza a sei di velluto paonazzo messa a sua disposizione dal Cardinale, giunge a Parma, ove scende all’osteria della Posta per non esservi la corte. La sera riparte per Borgo San Donnino sempre nella carrozza del Cardinale. — Il 13, avendo inteso che gli Arciduchi dovevano arrivare in giornata da Pavia e che il Duca di Parma si era recato ai confini in<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" />{{RigaIntestazione|||25}}</noinclude>{{nop}}
Furono dunque proclamati Direttori per la
{|
| ''Sezione veneta''
|
| ''Sezione lombarda''
|-
|
| li signori
|
|-
|Giuseppe Reali.
|
|Antonio Carmagnola
|-
|Francesco Zucchelli.
|
|Giambattista Brambilla.
|-
|Pietro Bigaglia.
|
|Paolo Battaglia.
|-
|Giacomo Treves nob. de’ Bonfili.
|
|Francesco Decio.
|-
|Nob. Spiridione Papadopoli.
|
|Don Gaspare Porta.
|-
|}
In caso poi di rinuncia di qualcuno di questi, subentreranno quelli, che avranno nelle Sezioni rispettive il maggior numero di voti, di che fu avvertita l’Assemblea dal sig. Presidente <ref>Saranno i primi a succedere, ''per la sezione veneta:'' li signori Federico Oexle, Pietro Brambilla; ''per la sezione lombarda'': li signori Giuseppe Maria Poggi, nob. Carlo de Kramer.</ref>.
Dopo di che il Presidente dichiarò che la seduta era levata, alle ore tre quarti dopo la mezzanotte.
{| width=100% style="font-variant:small-caps;"
| width=50%|{{Sc|Giuseppe Gavazzi}}.||Giuseppe Reali.
|-
|Giacomo Schielin.||Antonio Carmagnola.
|-
|Samuele Della Vida.||Francesco Decio.
|-
|Federico Riesch.||Michele Battaglia.
|-
|||Francesco Zucchelli.
|-
|||Giacomo Treves nob. De’ Bonfili.
|-
|||Pietro Bigaglia.
|-
|||Lazzaro Sacerdoti.
|-
|||Federico Oexle.
|-
|||Cav. Marc’Antonio Zannona.
|-
|||Emanuele Melichi.
|-
|||Cav. Antonio Faccanoni
|}
{{A_destra|
{{Sc|{{Wl|Q16559950|G. F. Avesani}}}} ''socio consulente''.
G. B. Breganze ''segretario''.}}<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" /></noinclude><br/>
{{xx-larger|S}}UA MAESTÀ l’Imperatore e Re con Sovrana Risoluzione 25 febbraio a. c. si è graziosamente degnata di permettere, che si formi una società di azionisti per la costruzione di una strada a rotaie di ferro da Venezia a Milano, e che questa società venga in prevenzione assicurata di conseguire un privilegio sotto le norme e condizioni, che verranno stabilite per tali concessioni, in seguito alle proposizioni che si stanno per rassegnare alla Sovrana decisione.
{{Centrato|'''''Istruzioni relative dell'Eccelsa I. R. Cancelleria Aulica Riunita.'''''}}
Intanto si accorda alla società di azionisti per la costruzione di una strada a rotaie di ferro da Venezia a Milano:
1. La priorità sopra qualunque altra impresa per questa strada, fissando un termine non più lungo di due anni per finire le primordiali operazioni a segno, che prima dello spirare di questo termine, sia presentata la supplica in piena regola per ottenere il privilegio definitivo, nella quale siano offerti i dati necessarii per conoscere le spese e l’entità del profitto.
Quand’anche si conosca, che simili dati non possono essere offerti con tutta precisione, giacchè per esempio l’indennizzazione dei privati per occupazione dei fondi è soggetta a liquidazione da farsi all’atto pratico del lavoro, così pure il calcolo del profitto dipender può da tante circostanze che talvolta non sono tutte previsibili, e che si debba quindi contentarsi con nozioni ''approssimative'', ciò non ostante dovranno queste essere tali da permettere un esame, e da offrire il criterio per giudicare sulla ''possibilità dell’esecuzione'' e sulla ''probabilità della riuscita''.
Essendo quest’impresa in istretta relazione anche col pubblico interesse, si permette che le Autorità Regie si prestino e facilitare le primordiali operazioni dell’impresa stessa, in quanto che alla medesima potessero occorrere dei dati tecnici o commerciali servienti all’uopo relativo.
Per evitare poi perdite di tempo e spese nel caso che la linea scelta dall’impresa in causa degli esami delle autorità venisse trovata inammissibile, dovrà l’impresa farsi carico prima di ogni altra cosa di far conoscere per tempo e di assoggettare all’esame delle autorità stesse la traccia scelta, nella quale occasione, di concerto coll’Autorità militare, sarà da versarsi sul punto, se ed in quanto la linea della strada sia da avvicinarsi, o da allontanarsi dai luoghi fortificati.<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" />{{RigaIntestazione|||45}}</noinclude><noinclude>rezione </noinclude>prendono le loro deliberazioni secondo la relativa pluralità di voti de’ Membri presenti.
53.° Per la validità di una decisione direttoria richiedesi la presenza almeno di cinque direttori se la radunanza è in pleno, e di tre se la radunanza è di una sola Sezione; e nel primo caso presiederà fra i due presidenti l’anziano di età.
Quando avrà luogo la convocazione per le sedute delle Sezioni direttorie fuori delle epoche già periodicamente prefisse, se ne farà sempre la notificazione a tutti i membri della Direzione, ed il presidente si regolerà in modo da poter in ogni tempo constatare l’effettivo invito di tutti i membri della Direzione.
54.° In caso di parità di voti, il voto del presidente prevale.
55.° La presidenza in mancanza del direttore a ciò eletto, viene sostenuta dal più anziano in carica, ed in caso d’uguale anzianità di più membri dal più vecchio di età.
Le discussioni della Direzione vengono raccolte con ispeciali protocolli.
56.° Le due Sezioni della Direzione nominano rispettivamente i capi dell’amministrazione, e gl’impiegati subalterni di essa.
57.° L’amministrazione viene diretta da tre impiegati superiori, con emolumento; cioè da due segretarii, ognuno di essi assegnato alle rispettive Sezioni direttorie, e da un ispettore ingegnere in capo.
58.° L’ispettore ingegnere in capo sotto la dipendenza delle rispettive Sezioni direttorie, tratta tutti gli affari tecnici riguardanti la costruzione e la manutenzione della Strada, e ne cura la materiale esecuzione. Egli sopraintende all’andamento dei lavori, macchine e loro accessorii, agli utensili ed oggetti di trasporto e di costruzione, nonchè al personale che vi si richiede.
59.° I Segretarii hanno la cura superiore, dietro le prescrizioni della Direzione, di tutte le operazioni di cancelleria, di cassa, di corrispondenza, di contabilità e di tutti gli affari mercantili.
6o.° Gl’impiegati subalterni ricevono direttamente gli ordini dagl’impiegati superiori. Tanto gli uni che gli altri però sono subordinati alle rispettive Sezioni direttoriali, e possono dalle medesime venire rimossi.
61.° Gli stipendii pei capi dell’amministrazione e pegli impiegati subalterni vengono fissati dalla Direzione in pleno.
62.° I firmatarii legali della Società, per ciascuna Sezione direttoria sono effettivamente il presidente o chi ne fa le veci, in concorso di altro membro della Direzione, e del segretario, e la firma della Società non sarà valida che in tal modo.
::Venezia, 20 giugno 1837.<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" />{{RigaIntestazione|58||}}</noinclude><noinclude>desimo </noinclude>dell’intrapresa un facile sbocco sulla strada principale medesima e quindi verso le provincie settentrionali del regno, niente diffile potrebbe riuscire dall’altra che una più regolare e meglio diretta comunicazione per acqua con barche ordinarie venisse trovato vantaggioso di stabilire da Venezia pel Po e pel Mincio sino a Mantova stessa, da dove poscia il trasporto delle merci proseguirebbe fino a Milano sulla strada del nord suddetta, ma dimezzando, come ben si vede, l’utile dell’impresa della strada da Venezia a Milano, giacchè priverebbela di tutto il lucro corrispondente pel tratto da Venezia fin oltre a Verona e viceversa.
Si aggiunga che anche la costruzione e la conservazione del piano stradale lungo la linea inferiore dovrebbe ragionevolmente riuscire molto più costosa dell’altra. Sia pur vero che i terreni da occuparsi costassero meno; ma il rilevato della Strada dovrebbe essere più alto onde portarla al di sopra delle maggiori innondazioni; e questa circostanza, oltre alle spese maggiori di costruzione che occorrerebbero per dare al piano stradale quella stabilità ch’è la prima condizione di una buona strada a rotaie di ferro, farebbe poi che il piano stesso, per quanta diligenza si fosse posta all’atto di costruirlo, andasse soggetto ad inevitabili depressioni da rendere necessario, almeno ne’ primi anni, riparazioni tali da interrompere non di rado perfino il passaggio.
E riguardo poi al minor dispendio che incontrerebbesi nell’acquisto de’ terreni occupabili colla sede della strada, chi non vede che questo vantaggio sarebbe solo apparente e verrebbe di gran lunga assorbito dal minor prodotto della intrapresa? Se infatti è vero che i terreni costano in generale tanto meno quanto più sono lontani dalle grandi città, altrettanto certo si è che questo addiviene solo perchè anche più spogli di abitanti ne sono i paesi dove i terreni trovansi posti. Ma fu già detto, e lo si comproverà sempre più in seguito, che le strade a rotaie vogliono percorrere paesi che sieno quanto più è possibile popolati, industriosi e ricchi, perchè è il frequente e facile movimento degli abitanti quello che reca il massimo lucro. La obbiezione dunque del maggior costo di terreni non è valutabile, perchè contrasta a una cosa ch’è voluta dal maggior tornaconto, perchè tal maggior costo sarà certamente anche fonte di maggiore guadagno, e perché deve di necessità volere anche il mezzo chi aspira alla cosa.
Inconvenienti molto minori, e rilevanti maggiori vantaggi presenta invece la linea superiore al nord, di cui resta a particolarmente trattare.
Quasi tutto quello intanto che può dirsi o fu detto per sconsigliare dalle altre due linee serve a giustificare la prevalente convenienza di questa.
Ma l’andamento di questa linea (ha osservato taluno) non potrebbe riuscire giammai il meglio sviluppato a causa de’ diversi accidenti planimetrici che s’incontrano specialmente a Lonato, Desenzano e Peschiera, ove si rinserra la tortuosa valle, e perchè la sua pendenza sarebbe alquanto irregolare e ondulatoria. Sembra infatti che venga dall’oppositore ritenuto dover essere una necessità assoluta quella di far sorpassare alla strada i punti eminenti di Brescia, il piano di Logana presso il lago di Garda, il clivio di Castelnovo presso Peschiera, e l’altro di Caldiero; non senza però convenire che la declività od acclività non risulterebbe mai eccessiva, ed anzi asserendo (non si sa ben come, nè con qual fondamento) ch’essa non {{Pt|ecce-|eccederebbe}}<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" /></noinclude>{{Centrato|{{x-larger|RIEPILOGO}}
{{Sc|del}}}}
{{Sc|Preventivo d'avviso per la costruzione della Strada ferrata da VENEZIA a MILANO seguendo la linea che si accosta alle città di Padova, Verona e Brescia. Essa sarà lunga 305 chilometri ed avrà principio in Venezia che sarà unita con ponte alla terraferma.}}
{| {{prettytable|width= 100%|align= center|text-align=right}}
|-
| 1 || <small>Movimenti di terra ..... L.</small> || <small>7,930,000</small> || <small>Questa massa potrà diminuire: perchè si tenne assai forte l’elevazione media; perchè vi saranno dei forti ribassi nelle aste d’appalto; e perchè si potrà agevolare con guide di ferro e carri appositi il trasporto delle terre</small>
|-
| 2 || <small>Acquisto di terreno..... »</small> || <small>2,897,500</small> || <small>In questa somma si comprende non solo il valore dei fondi da occuparsi nello stato attuale di coltivazione, ma anche gl’indennizzi, che sarà talvolta necessario d’accordare alli proprietarii per diminuzione del prezzo della parte di fondi non occupati, e che loro rimane.</small>
|-
| 3 || <small>Ponti, compreso quello sulla laguna. »</small> || <small>5,104,900</small> || <small>Qui è contemplata anche la spesa necessaria per costruire alcuni ponti, o meglio alcuni scaricatori nei grandi innalzamenti di terra, affine di non turbare le naturali servitù di scolo nei casi di allagazioni provenienti da rotte de’ torrenti e dei fiumi.</small>
|-
| 4 || <small>Costruz. di botti, tombini od altro . »</small> || <small>1,700,000</small> ||
|-
| 5 || <small>Costruz. in cotto attraverso le strade postali e comunali... »</small> || <small>1,245,000</small> ||
|-
| 6 ||<small>Case da demolirsi... »</small> || <small>1,200,000</small> ||
|-
| 7 || <small>Locali da costruirsi nelle stazioni ed altro... »</small> || <small>1,700,000</small> ||
|-
| 8 ||<small> Guide di ferro, e piatteforme girevoli e loro collocamento in opera... »</small> || <small>14,423,420</small> || <small>Le guide di ferro proposte, sono di quelle del maggior peso per non essere obbligati a mutarle, e per poter usare sopra esse macchine locomotive di grande effetto. Il prezzo è tale da potersi sperare un ribasso, perché è una manifattura che assai si estende, e quindi la concorrenza degli offerenti s’accresce, e perchè si tratta di un acquisto assai forte.</small>
|-
| 9 || <small>Cuscinetti di ferro, e loro collocam. »</small>|| <small>7,598,696</small> ||
|-
| 10 || <small>Traversi di pietra viva... »</small> || <small>3,318,720</small>
|-
| 11 || <small>Capi stabili per tracciare la linea.. »</small> || <small>1,980</small>
|-
| 12|| <small>Pietre migliarie... »</small> || <small>3,210</small>
|-
| 13 || <small>Macchine locomotive... »</small> || <small>736,304</small>
|-
| 14 || <small>Diligenze e chars-à-bancs... »</small> || <small>398,090</small>
|-
| 15 || <small>Carri ed altro... »</small> || <small>400,000</small>
|-
| 16 || <small> Spese di progetto, amministr. ec.. »</small> || <small>1,000,000</small>
|-
| 17 || <small>Spese imprevedute... »</small> || <small>1,200,000</small>
|-
| 18 || <small>Interessi della spesa di costruzione. »</small> ||<u> <small>2,081,512</small></u>
|-
| || L. || 54,119,332
|}<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" /></noinclude>{{Centrato|
{{x-larger|PROSPETTO DI ATTIVITÀ DELL'AMMINISTRAZIONE.}}
__________
{{Sc|Movimento annuo dei passeggeri e delle mercanzie della progettata Strada ferrata da VENEZIA a MILANO.}}}}
{| {{prettytable|width= 100%|align= center|text-align=right}}
|- align="center"
| sez || OGGETTO || <small>Tassa<br /> Lire aust.</small>|| <small>introito <br />parziale<br />Lire aust.</small> || <small>Introito <br />complessivo<br />Lire aust.</small> ||OSSERVAZIONI
|-
| 1.° || T<small>RASPORTO DEI PASSEGGERI<br /> Dai dati statistici risulta che l’odierno numero dei forerstieri lungo questa linea si è di 94,000, e questi di prime e seconda classe, mentre cogli odierni mezzi di trasporto la terza non è in istato di servirsene.
Potendosi coi trasporti dell’impresa raccogliere anche tutti quei passeggeri di terza classe non compresi nel numero suddetto, si può ritenere che l’odierno passaggio sia di 200,000 divisi come segue:</small>
|| || ||
| valign="top" align="left" |<small>Ad 1.° Nel movimento dei passeggeri non si è voluto aver riguardo allo sviluppo che sarà per prendere, ma attenersio per quanto possibile all’odierno, unendovi per altro della bassa classe che dalle due capitali vanno o vengono per una delle città intermedie o loro territorii.</small>
|-
| ''a'' || <small>N. 40,000 passeggeri di 1.° classe dei quali<br />|| || ||
|rowspan="16" valign="top" align="left"|<small>Ad ''a''. Per fissare in via presuntiva la tariffa dei prezzi si ha preso per base l’odierna tassa delle diligenze erariali, cioè 3/4 del pr. odierno per la I° cl. <br /> 1/2 .... id .....II° "<br /> 1/4 .... id ....III° "
I viaggiatori di un anno da Liverpool a Manchester prima della strada di ferro erano 140,000. Nel primo semestre, fatta la strada, furono tanti che non si tennero a calcolo, perchè la grande affluenza era dovuta alla curiosità e non si voleva su di essa contare.
Il primo anno dopo il primo semestre furono 430,443; in oggi sono 600,000.
Prima della strada di ferro da Anversa a Brusselles, i viaggiatori tra le due città non arrivavano alli 73,000; compiuto il primo tronco sino a Malines accrebbero in ragione di 500,000 all’anno; compiuta essa strada sino ad Anversa aumentarono fino al milione. Egualmente quella da Lione a S.t Etienne che pure non è una strada da viaggiatori. Quella di Norimberga superò qualunque altra per il numero dei viaggiatori. Che se a Liverpool, a Brusselles, a Lione vi è maggior movimento, maggior commercio, noi, all’incontro abbiamo una maggiore popolazione, più civilizzate le basse classi del popolo, abbiamo altro cielo, altri costumi, altri monumenti, gloriose memorie, molte fiere, rispettabili santuarii, città popolose, un porto di mare che langue</small>
|-
| ||<small>N. 26,000 per Milano e Bergamo</small> ||<small> 36</small> || <small>936,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 4,000 per Brescia e Cremona</small> || <small>24</small> || <small>96,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 4,000 per Vicenza e Verona</small> || <small>12</small> || <small>48,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 6,000 per Padova e territorio</small> || <small>5</small> || <small>30,000</small> ||
|-
| ''b'' || <small>N. 60,000 passeggeri di 2.° classe dei quali<br />|| <small>5</small> || <small>30,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 25,000 per Milano e Bergamo</small> ||<small> 24</small> || <small>600,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 10,000 per Brescia e Cremona</small> || <small>15</small> || <small>150,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 10,000 per Vicenza e Verona</small> || <small>10</small> || <small>100,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 15,000 per Padova e territorio</small> || <small>3.50</small> || <small>52,000</small> ||
|-
| ''c'' || <small>N. 100,000 passeggeri di 3.° classe dei quali<br />|| <small>5</small> || <small>30,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 20,000 per Milano e Bergamo</small> ||<small> 12</small> || <small>240,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 10,000 per Brescia e Cremona</small> || <small>7.50</small> || <small>75,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 25,000 per Vicenza e Verona</small> || <small>5</small> || <small>125,000</small> ||
|-
| ||<small>N. 45,000 per Padova e territorio</small> || <small>2</small> || <small><u>90,000</u></small> ||<small><u>2,542,500</u></small>
|-
| || <small>N. 200,000 || || <small>Riporto</small> || <small>2,542,500</small>
|}<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" />{{RigaIntestazione|||57}}</noinclude>due linee come 1 a 2. Ora quanto da valutarsi sia una tale differenza ben di leggieri saprà persuadersene chi consideri come il massimo lucro ritraibile dall’uso di una Strada ferrata dipenderà sempre, a preferenza del concorso de’ viaggiatori esteri, dal movimento de’ nazionali, che da città in città continuamente si trasferiscono o pei loro privati negozii od anche per semplice divertimento.
In oltre alla linea inferiore mancherebbe il prodotto non trascurabile de’ viaggi che fanno più volte in un anno i molti studenti diretti da Venezia, Vicenza, Verona e Brescia all’una od all’altra delle due università di Padova e Pavia.
Le mancherebbe quello de’ viaggi degl’impiegati civili e militari, e de’ molti privati che da Milano, Brescia, Vicenza, Padova e Venezia, e da molti altri punti ancora si recano a Verona, attuale residenza del Senato Supremo di Giustizia e del Comando-generale-militare lombardo-veneto.
E vero che la strada meridionale godrebbe del transito de’ viaggiatori procedenti dagli altri Stati d’Italia oltrepadana; ma oltre che un vantaggio consimile sarà immancabilmente goduto, e ragionevolmente anzi lo sarà in molto più lata misura, dalla strada del nord pel numero assai grande di viaggiatori che giornalmente si recano in Italia dal di là delle Alpi, è ben manifesto poi che se pure tra le due provenienze vi potesse essere un qualche eccesso a favore della prima, questo eccesso non potrebbe essere che sommamente meschino e lontanissimo dal giungere a bilanciare tutti i gravi discapiti che la linea meridionale indubitatamente presenta.
Anche la Direzione delle Diligenze ebbe negli anni addietro a sperimentare gli effetti dello scarso movimento tanto di gente quanto di merci di valore che v’è a quella parte, e dovette in conseguenza dalla intrapresa speculazione desistere.
Nè vuolsi poi dimenticare che la strada inferiore avrebbe anche l’altro discapito gravissimo di trovarsi troppo da presso soggetta alla gara delle comunicazioni fluviali, nè potrebbe reggersi certo contro di esse ne’ trasporti delle mercanzie di gran volume od in grandi masse, giacchè sulla celerità del viaggio per le merci molto voluminose o pesanti (come per esempio sarebbero il riso e il formaggio, prodotti principali de’ paesi attraversati dalla linea inferiore) poco o nulla ordinariamente si conta. Siffatta comunicazione pe’ canali interni da Venezia fino al Po è stata in questi ultimi anni di gran lunga migliorata, e le si stanno apprestando miglioramenti ulteriori. E quanto al corso del Po, le sue difficoltà sono piuttosto politiche che fisiche, essendo desso un fiume finitimo con tanti Stati. Ma ove avvenisse (nè certamente la cosa può aversi per improbabile) che una Società di navigazione a vapore per il Po si stabilisse con accorgimento migliore di quella che fu tentata altra volta, è da credersi che quelle difficoltà tanto fisiche che politiche si eviterebbero quasi tutte, ed allora la gara suddetta per la strada a rotaie di ferro condotta lungo la zona inferiore sarebbe da temersi ancora di più.
Anzi bene considerando, questo timore parrebbe tanto ragionevole e fondato, che sarebbe da pensare moltissimo e da maturarne a lungo tutte le possibili conseguenze prima di risolversi a porre perfino in comunicazione, mediante una strada traversale ferrata, la città di Mantova con la strada principale a rotaie del nord, perchè sebbene da una parte sia chiaro che resa Mantova l’emporio del commercio e della navigazione ferrarese, bolognese ed estense trovar dovrebbe nell’interesse {{Pt|me-|medesimo}}<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Pippo" />{{RigaIntestazione|46||}}</noinclude>{{Centrato}}{{Sc|per la stessa}}
<nowiki>*</nowiki>
</div>
<poem>{{Xxx-larger|P}}ur giunse alfin quella beata aurora,
Che con sì ardenti brame al ciel chiedesti:
Già son gli augelli a salutarla desti,
{{R|4}}Mentre il capo di rose ella s’infiora.
Ecco, esce ornai del ricco albergo fuora
Colei, per cui sospir tanti traesti;
E a te girando i dolci sguardi onesti,
{{R|8}}Il bel viso gentil d’ostro colora.
Ivi scorger tu puoi, se ben lo miri,
Fartisi incontro l’alma, desiosa
{{R|11}}Di render paghi i tuoi casti desiri.
E già de’ tuoi martir fatta pietosa,
Su l’ale di duo fervidi sospiri
{{R|14}}Scioglie indi il volo, e nel tuo cor si posa</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|la roma sotterranea cristiana}}|}}</noinclude>chiamavano: ''Eusebio, Marcello, Ippolito, Adria, Paolina, Neone, Maria, Massimo, Mariana'', e ''Valeria''. Dei quali, sebbene martirizzati in giorni diversi, tra l’ottobre e ’l decembre, il testo pone in cumulo la commemorazione a’ 30 di novembre (''prid. kal. decembris''): e a questo fanno eco i più antichi martirologi. Se la data, onde esordiscono gli Atti (''Valeriano et Lucilio consulibus'') fosse esatta, noi avremmo la cronologia della loro passione: ma come conciliare cotest’anno consolare 265 col pontificato di Stefano I, sotto cui, dicon gli Atti, soffrirono il martirio? Al {{AutoreCitato|Cesare Baronio|Baronio}}, al Pearson e al Tillemont parve insolubile il cronologico problema, senza mutare il nome dei consoli; e lo fecero. Anche il {{AutoreCitato|Giovanni Battista De Rossi|de Rossi}} ne propone un’emendazione. Egli penetra con l’acutezza di sua mente nel fondo della narrazione: pondera i fatti, le circostanze, le persone che vi figurano, e n’esce felicemente a ratificare l’anacronismo che tanto sgomentò i dotti critici che lo aveano preceduto. Ei riflette: negli Atti è detto: ''Hippolytus misit se ad pedes beati Stephani, et deducebat ad eum.... multos ex paganis ec. Dum haec frequenter fierent, ... divulgatum est Valeriano a quodam Maximo praefecto urbis, qui talem suggestionem dedit Valeriano ec''. Ora è certo che mentre imperava Valeriano e sedeva sul soglio pontificale Stefano I, era prefetto in Roma un Massimo (an. 255, secondo l’indice Filocaliano): quindi ricordando come i Prefetti potevano governare anche per più anni; il Massimo, prefetto di Roma accennato negli Atti, ci porta necessariamente a leggere la data consolare del martirio subito dai greci Eroi, ''Valeriano IIII et Gallieno II coss. (an.'' 257). Non è dunque da emendare che ''Lucilio'' in ''Gallieno'' per togliere affatto il supposto anacronismo. Errore soltanto di calligrafia, che il nostro Parafraste del sec. VIII può aver preso dallo svanito nome Gallieno, riscontrato negli Atti ginevrini che avea sott’occhio.
Sciolta questa importante e principalissima difficoltà, per non dire di altre minori, che il rozzo testo offriva alla sottil critica dell’{{AutoreCitato|Giovanni Battista De Rossi|Autore}}, resta evidente, che l’''Arenaria'' presso il ''coemeterium Callisti'' al primo miglio della città; ove Ippolito solitario apriva un cimitero per i suoi confratelli convertiti; ebbe sua origine sulla metà del secolo III. Quindi premesso quanto potea sapersi da isteriche fonti e dagli antichi documenti intorno all’''Arenarium Hippolyti'', passa il ch. Autore (cap. IV) a indagarne il topografico sito. Se non che, anzitutto racconta, dolentissimo, come le storiche cripte dell’''Arenaria d’Ippolito'' furono nel 1646 spogliate delle più preziose memorie, per una certa smania, detta altrimenti santo zelo, di arricchire le chiese dei corpi e reliquie di santi Martiri; per guisa tale, che quivi non {{Pt|ri-|rimase }}<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|}}</noinclude>{{Ct|f=160%|BIBLIOGRAFIA}}
{{rule|8em|000|t=1|v=2}}
{{Ct|v=1.5|f=130%|PERIODICI.}}
{{no rientro}}'''''Revue Numismatique'''''. 2° Trimestre 1890.
''Prou'' (Maurice), Inventaire sommaire des monnaies mérovingiennes de la Collection d’Amécourt, acquises par la Bibliothèque nationale.
''Vallentin'' (Roger), Un denier coronat inédit de Charles VIII, frappé à Marseille.
''Reinach'' (Théodore), Sur l’époque et le nombre des néocorats de Cizique.
Cronaca. — Vendite. — Bibliografia.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{no rientro}}'''''Revue Belge de Numismatique'''''. 1890. Troisième livraison.
''Rouyer'' (M. J.) Jetons historiques et autres, interessant les diverses Provinces des Pays-Bas, dont les coins sont conservés à l’hôtel des monnaies a Paris.
''Jonghe'' (B. de), Deux monnaies frappées en Flandre, en 1581.
Necrologie. — Miscellanea.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{no rientro}}'''''Numismatische Zeitschrift'''''.
''Drexler'' (Dr. W.), Der Isis- und Serapis-Cultus in Kleinasien.
''Markl'' (Andreas), Gewicht und Silbergehalt der Antoniniane von Claudius II Gothicus.
''Fiala'' (Eduard), Ober-Potschapler Denarenfund.
''Busson'' (D. Arnold), Kleine Beiträge zur mittelalterlichen Münzkunde Tirols.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|484|{{Sc|bibliografia}}|}}</noinclude>
''Noss'' (Alfred), Heidelberger Münzen des Königs Friedric von Böhmen.
''Von Belházy'' (Johann), Ueber die Ermittlung des Werthes alter Münzen.
''Müller'' (Otto F.), Die Münzen der Familie Bachoven von Echt.
Necrologia. — Miscellanea. — Bibliografia.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{no rientro}}'''''American Journal of Numismatics'''''. Ottobre, 1889.
''Walter'' (David L.), Medallic Memorials of the great Comets.
— Tetradrachm of Sardanapalus.
— Washington medals.
''Storer'' (Horatio R.), The medals, jetons and tokens illustrative of the science of medicine.
''Marwin'' (W. T. R.), Masonic medals.
Miscellanea.
{{ct|t=1|v=1|Gennaio 1890.}}
''Walter'' (David. L.), Medallic Memorials of the great Comets.
''Storer'' (Horatio R.), The medals, jetons and tokens illustrative of the science of medicine.
— Washington medals.
''Marwin'' (W. T. B.) Masonic medals.
Miscellanea.
{{ct|t=1|v=1|Aprile 1890.}}
''Carrington Bolton'' (Henry), Contributions of Alchemy to Numismatics.
''Walter'' (David L.), Medallic memorials of the great Comets.
''Storer'' (Horatio R.), The medals, jetons and tokens illustrative of the science of medicine.
''Marwin'' (W. T. R.), Masonic medals
Miscellanea.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{nop}}<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|572|{{Sc|bibliografia}}|}}</noinclude>
{{Sc|Hölscher Franz}}, ''Katalog der Münzammlung zu Attendorn.'' (Programma 1890 del Ginnasio di Attendorn, in-4, pag. 34.
{{Sc|{{AutoreCitato|Friedrich Imhoof-Blumer|Imhoof-Blumer F.}}}}, ''Griechische Münzen. Neue Beiträge und Untersuchungen''. Mit 378 Abbildgn. auf 14 Lichtdruck-Tafeln. (Aus “Abhandlungen der bayerischen Akademie der Wissenschaften”). München, Franz, 1890, in-4 gr., pp. 525 a 798.
{{Sc|Kirmis}} Dr. M., ''Chemische Winke für Numismatiker. Anleitung zur Kenntniss und zur Behandlung der Münzen'', Berlin, Weyl, in-8 gr. pp. 15.
{{Sc|Isenbeck Jul.}}, ''Das Nassauische Münzwesen'', (Aus: “Annalen des Vereins für Nassauische Alterthumskunde”). Wiesbaden (Lützenkirchen), 1890, lex-8, pp. 192 e 10 tav.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{Centrato|{{larger|PERIODICI.}}}}
'''''Revue Numismatique'''''. III Trimestre 1890.
''Prou'' (Maurice), Inventaire sommaire des monnaies mérovingiennes de la Collection d’Amécourt, acquises par la Bibliothèque Nationale.
''Drouin'' (Edmond), Notice sur quelques monnaies bilingues sassanides.
{{AutoreCitato|Aloïss Heiss|''Heiss'' (Aloïss)}}, Note sur les portraits de Gonzalve de Cordone.
''Vercoutre'' (A.), Les types des monnaies frappées par Manius Aquilius et par Publius Clodius à l’effigie du Soleil.
{{smaller block}}
In questa memoria l’autore cerca il significato delle stelle collocate sui rovesci delle citate monete, e lo trova felicemente nell’Astronomia. Le quattro stelle del denaro di Manio Aquillio, tre in alto ed una al basso, figurerebbero la costellazione dell’''Aquila'', che la famiglia Aquillia si avrebbe scelta quale simbolo del suo nome, mentre le cinque che figurano sul denaro e sull’aureo di Publio Clodio (fra le quali però non sempre una è rappresentata più grande delle altre, poiché io posso citare un aureo e quattro denari in cui le quattro stelle sono tutte eguali) figurerebbero la costellazione del ''Toro'', da cui per una derivazione un poco più complicata, da Taurus, taurinus, verrebbe il cognome di ''Turrinus'' al monetario P. Clodio. L’autore suppone che probabilmente detto monetario avrebbe preferito come simbolo il toro animale, se questo già non fosse stato accaparrato dalla famiglia Thoria. Si potrebbe aggiungere<noinclude></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Alexmar983" />{{RigaIntestazione|}}</noinclude><noinclude>{{Centrato|{{x-larger|BIBLIOGRAFIA}}}}</noinclude>
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{Centrato|{{larger|LIBRI NUOVI.}}}}
{{Sc|Fraccia G}}., ''Lettera'' al chiar. Cav. {{AutoreCitato|Francesco Gnecchi|Francesco Gnecchi}}, redattore della ''Riv. It. di Num.'' Bologna, Soc. Tip. già Compositori, 1890, in-8 p. 5.
{{Sc|Perella}}, ''L’antico Sannio e l’attuale provincia di Molise''. Memorie topografiche, storiche, numismatiche, ecc., ecc., edite ed inedite. Isernia. Frat. De Matteis, Vol. I, in-8, 1890.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{Sc|Babelon}}, ''Monnaies des rois de Syrie d’Armenie et de Commagène'', I volume. Paris, Rollin et Feuardent, in-8 gr. et 30 planches.
{{Sc|Maxe-Werlt}}, ''Recherches sur les monnaies des archevêques d’Emrun'', Valence, Impr. Céas et fils, pp. 88 et carte in-8.
{{Sc|Vallentin}}, ''Les monnaies frappées à Montélimar pendant le règne de Louis XII'' (1498-1515). Valence, Imp. Céas et fils, 1890, 16 pag. in-8.
– – ''Les pinatelles frappées en Dauphiné en 1591 et en 1592''. Valence, Céas, 15 pag. in-8.
{{Sc|Terrien de Laoouperie}}, ''Une monnaie bactrochinoise bilingue du I siècle avant notre ère''. Paris, Imp. nationale, 1890, 14 pp. avec fig. in-8.
{{Sc|Fournier de Flais}}, ''Le problème monétaire''. Paris, Guillaumin et C, 1890, pp. 168 in-8 gr.
{{Sc|Ponget}} E., ''Le trésor de Planch''. (commune de Neuville sur Ain). Lyon, Brun, in-4 p. 29.
{{Sc|Svoronos}} J. N., ''Numismatique de la Créte ancienne, accompagnée de l'histoire, la géographie et la mythologie de l’île''. ''Première partie: Description des monnaies, histoire et géographie''. Macon, Impr. Protat, in-4, pp. IX.364 et 35 pi.
{{Sc|Quintard}} (L.), ''Jetons de l’hôtel de Ville de Nancy aux XVI°, XVII° et XVIII° siècles''. Nancy, Impr. Crépin-Leblond, 1890, in-4 gr., pp. 38.
{{Sc|Blancard}} L., ''Monnaies attribuées aux fosses mariennes''. Marseille, Imp. Barlatier et Barthelet, 1890, in-8, pp. 16, avec fig.
''Catalogue'' raisonné de la collection de deniers mérovingiens des VII<sup>e</sup> et VIII<sup>e</sup> siècles de la trouvaille de Cimiez, donnée au Cabinet des médailles de la Bibliothèque nationale par M. ''Arnold Morel Fatio''. Rédigé par le donateur et publié selon ses voeux par ''M. A. Chabouillet''. Macon, Impr. Protat frères, 1890, in-8 gr., pp. {{Sc|xviii}}-70 et 11 planches.
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<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|574|{{Sc|bibliografia}}|}}</noinclude>
''Witte'' (Alphonse de), Poids de marchandises des anciennes provinces belgiques. — Un quarterou de Binche.
''Vallentin'' (Roger), Date de la fabrication des quarts d’écu d’Henri III.
Corrispondenze. — Miscellanea.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{no rientro}}'''''The Numismatic Chronicle''''', 1890. Num. 37, 38 e 39.
1. ''Greenwell'' (the Rev. Canon), On a find of Archaic Greek Coins in Egypt.
2. Lo stesso. — On a find of Archaic Greek Coins, principally of the Islands of the Aegean sea.
3. Lo stesso. — On some rare Greek Coins.
4. ''Howorth'' (Henry H.), The initial Coinage of Parthia.
5. ''Lawrence'' (L. A.), On a Baronial Coin of Eustace Fitz-John.
6. ''Montagu'' (H.), Find of gold Coins near Chesham, Buchs.
7. ''Grueber'' (Herbert A.), English personal medals from 1760.
8. ''Prevost'' (A.), The five-franc pieces of France.
9. ''Cunningham'' (A. Major-General), Coins of the Sakas.
10. ''Six'' (J. P.), Monnaies grècques inédites et incertaines.
11. ''Bagnall Oakeley'' (M. E.), Coins found at Caerwent and Caerleon.
12. ''Evans'' (John), On a small hoard of roman Coins found at Amiens.
13. ''Montagu'' (H.), Silver Crowns of James I of the Second Issue.
Bibliografia. — Miscellanea.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
'''Arte e Storia''', N. 18: {{Sc|Gallo}} G., ''Nummo Romano a Castrovillari''.
'''Giornale degli Economisti'''. Roma, nov. 1890: {{Sc|Loria}} A., ''Studî sul valore della moneta'' cap. IV. — X. ''La situazione del mercato monetario''.
'''Atti e Memorie della R. Deputazione di storia patria per le provincie di Romagna'''. Vol. VIII, fasc. I-II, gennaio-aprile, 1890: {{Sc|Salvioni}} G. B., ''La popolazione di Bologna nel secolo XVII'' (Cfr. il § VII, ''La moneta bolognese ed i suoi ragguagli'').
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|573}}
{{smaller block}}</noinclude>che forse anche M. Aquillio si trovò nel medesimo caso, essendo stato preceduto da M. Pletorio, che pose l’aquila sulle sue monete. Se tali spiegazioni non sono matematicamente provate, sono però assai ingegnosamente trovate e hanno tutta l’apparenza della verità, analoghe come sono, a quella che generalmente vien data al denaro di Lucrezio, Trio, ove le sette stelle alluderebbero a tal nome, rappresentando la costellazione dell’Orsa maggiore, ''septem Triones''.
Anche nella serie imperiale non mancano simboli astronomici sulle monete, e, lasciando quelle ove la stella o le stelle stanno a rappresentare l’eternità o la consacrazione, citerò l’esempio di un denaro di Adriano in cui figurano insieme ad una mezzaluna sette stelle variamente disposte. Non si potrebbe forse trovare una spiegazione anche di queste esplorando la sfera celeste?
</div>
''Blanchet'' (Jules Adrien), Médaillon en bronze de {{Pt|l’emperur|l’empereur}} Hadrien.
{{smaller block|Si tratta di un bel medaglione trovato vicino a Dourdan (Seine-et-Oise) e acquistato dal Gabinetto di Parigi. Non è però che una variante di quello descritto da {{AutoreCitato|Henry Cohen|Cohen}} al Num. 540 e inciso alla Tav. V.}}
{{AutoreCitato|Arthur Engel|''Engel'' (Arthur)}}, Souvenirs numismatiques d’un voyage autour du monde.
Bibliografia.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
'''''Annuaire de Numismatique'''''. Settembre-Ottobre 1890.
''Duplan'' (A.), Un tiers de sol inédit.
''Jolivot'' (C), Un tiers de sou de Monaco.
''Amécourt'' (René d’), Un denier de Gui de Chatillon, comte de Blois.
''Serrure'' (R.), Trouvaille de monnaies Carolingiennes faite en Hollande.
''Belfort'' (A. de), Description générale des monnaies mérovingiennes.
Cronaca. — Necrologia. — Bibliografia.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
'''''Revue belge de Numismatique'''''. Quatrième livraison.
''Chautard'' (J.), Étude sur les jetons au point de vue de la reproduction du type du revers.
''Engel'' (Arthur), Mélanges numismatiques.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|573}}
{{smaller block}}</noinclude>che forse anche M. Aquillio si trovò nel medesimo caso, essendo stato preceduto da M. Pletorio, che pose l’aquila sulle sue monete. Se tali spiegazioni non sono matematicamente provate, sono però assai ingegnosamente trovate e hanno tutta l’apparenza della verità, analoghe come sono, a quella che generalmente vien data al denaro di Lucrezio, Trio, ove le sette stelle alluderebbero a tal nome, rappresentando la costellazione dell’Orsa maggiore, ''septem Triones''.
Anche nella serie imperiale non mancano simboli astronomici sulle monete, e, lasciando quelle ove la stella o le stelle stanno a rappresentare l’eternità o la consacrazione, citerò l’esempio di un denaro di Adriano in cui figurano insieme ad una mezzaluna sette stelle variamente disposte. Non si potrebbe forse trovare una spiegazione anche di queste esplorando la sfera celeste?
</div>
''Blanchet'' (Jules Adrien), Médaillon en bronze de {{Pt|l’emperur|l’empereur}} Hadrien.
{{smaller block|Si tratta di un bel medaglione trovato vicino a Dourdan (Seine-et-Oise) e acquistato dal Gabinetto di Parigi. Non è però che una variante di quello descritto da {{AutoreCitato|Henry Cohen|Cohen}} al Num. 540 e inciso alla Tav. V.}}
{{AutoreCitato|Arthur Engel|''Engel'' (Arthur)}}, Souvenirs numismatiques d’un voyage autour du monde.
Bibliografia.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{no rientro}}'''''Annuaire de Numismatique'''''. Settembre-Ottobre 1890.
''Duplan'' (A.), Un tiers de sol inédit.
''Jolivot'' (C), Un tiers de sou de Monaco.
''Amécourt'' (René d’), Un denier de Gui de Chatillon, comte de Blois.
''Serrure'' (R.), Trouvaille de monnaies Carolingiennes faite en Hollande.
''Belfort'' (A. de), Description générale des monnaies mérovingiennes.
Cronaca. — Necrologia. — Bibliografia.
{{rule|8em|000|t=1|v=1}}
{{no rientro}}'''''Revue belge de Numismatique'''''. Quatrième livraison.
''Chautard'' (J.), Étude sur les jetons au point de vue de la reproduction du type du revers.
''Engel'' (Arthur), Mélanges numismatiques.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Μαριοςομεγας" />{{RigaIntestazione|||11}}</noinclude>ancora framezzando a volta a volta la trattazione di alcun argomento generale, che, pur adempiendo agli uffici della scienza più severa, non lasci in tutto desiderare il diletto. Di tal guisa trovo di aver accozzato insieme, nel giro di alcuni anni parecchi discorsi, o brevi orazioni, in cui vennero, per così dire, a collocarsi naturalmente que’ fatti, quelle notizie, delle quali, per l’indole loro, non aveva nel corso ordinario delle lezioni potuto tener conto, o toccato ne aveva così alla sfuggita da non restarne un concetto chiaro e preciso. Scegliendo pertanto con accorgimento e misura tra i tanti materiali, che mi venivano alle mani, quelli che per l’importanza e piacevolezza loro mi parevano meglio conducenti allo scopo, avvisai per tal modo potere di leggieri tener lontano quel tedio e quello scoramento, che nelle menti giovanili suole ingenerare un’istruzione crudamente scolastica, troppo a lungo continuata.
Ecco in breve l’origine e lo scopo di queste scritture, nelle quali molto andrebbe errato chi volesse cercare novità di concetti, profondità di dottrina, od anche solo leggiadria e venustà d’elocuzione; dappoichè ad altro non mirai, che a dire cose utili, vecchie o nuove non importa, e dirle in<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Adoroipistacchi" />{{RigaIntestazione|12||}}</noinclude>modo che ognuno avesse a comprendere nettamente il mio concetto. Siccome pertanto a comporre questi discorsi non fui mosso da vaghezza di gloria, sappia fin d’ora il cortese lettore, perchè non paja che io voglia farmi bello delle penne altrui, che le notizie, che qui gli presento, vennero da me quasi tutte studiosamente raggranellate qua e là, secondochè venivano acconcie al mio intento, vuoi in opere generali sulla scienza, vuoi nei trattati speciali d’alcuna sua parte, nelle relazioni di viaggi, e perfino ne’ giornali quotidiani, e nelle riviste periodiche. Che anzi non disconfesserò d’avere in qualche caso tolto a prestanza non solo i dati positivi e le osservazioni, ma ben anche i concetti e le espressioni, persuaso, che i miei uditori m’avrebbero saputo grado, che io porgessi loro i frutti di valenti scrittori, massimamente italiani, in quella medesima forma, colla quale essi li hanno depositati nelle immortali loro opere.
Nulla, adunque, o ben poco di mio si troverà in questi scritti, se per avventura non fosse il concetto del tutto insieme, e la speciale distribuzione, e l’ordinamento delle parti. Di che nessuno, il quale conosca lo scopo di questi discorsi, vorrà farmi un aggravio, dove apparisca che lo scopo stesso sia stato raggiunto.
{{nop}}<noinclude><references/></noinclude>
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/* Canti popolari */
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<!--[[File:Wikimediaitaliatessera2017.jpg|thumb|Tessera socio wikimedia Italia 2017|right]]--><small><small>Registrato da {{Utente:IPork/da|year=2012|month=6|day=2}} (2 giugno 2012)<!--Che ore sono? Sono le {{LOCALTIME}} di {{LOCALDAYNAME}} {{LOCALDAY}} {{LOCALMONTHNAME}} {{LOCALYEAR}}--> Oggi {{LOCALDAYNAME}} {{LOCALDAY}} {{LOCALMONTHNAME}} {{LOCALYEAR}}, alle ore {{LOCALTIME}} wikisource italia ha '''{{NUMBEROFARTICLES}}''' pagine di contenuti...</small></small>
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== Contributi ==
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=== Partiture trascritte ===
==== Arie da Opere ====
{{smaller|· {{Testo|Al mio pregar t'arrendi}} · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Amore_o_grillo|Amore o grillo}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 9/Aria|Aria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/Aria di Colette|Aria di Colette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto I. Solo di Candia: Carne mia viva, ti tocco la fronte.|Carne mia viva, ti tocco la fronte.}} · {{Testo|E l'uccellino...}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 4. Crépuscule|La nuit tombait. 4. Crépuscule}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/La nuit tombait. 6. Il pleut|La nuit tombait. 6. Il pleut}} · {{Testo|L'Opera_in_film/La_serva_padrona_di_G._B._Pergolesi._Intermezzo_primo._Partitura_con_note_per_sequenza_cinematografica|La serva padrona di G. B. Pergolesi. Intermezzo primo}} · {{Testo|Nel cor più non mi sento}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/La figlia di Iorio. Atto III. Solo di Aligi: Rinverdisca per noi|Rinverdisca per noi}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per piano}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per flauto|Giovanni Gallurese. Atto I. Solo di Giovanni. Riduzione per violino}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Risurrezione}}
}}
==== Barcarole ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Barcarola|Barcarola}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 6/Barcarolle|Barcarolle}}
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==== Canti patriottici ====
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}}
==== Canzoni ====
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· {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/In sogno!|In sogno}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Io la baciavo...|Io la baciavo...}} ·{{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/Perché dolce, caro bene}} · {{Testo|'Till The End O' The World With You}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 4/Torna Amore}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Tra il sì e il no}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 3/La ritrosa|La ritrosa}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Notti di maggio!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/On dit!|On dit!}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Prima Neve}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 10/Rayon de Lune!..}} · {{Testo|Il poveretto}} · {Testo|Lontana}}
}}
==== Gavotte ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 2/Charmante coquette|Charmante coquette}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 3/Dansez marquise|Dansez marquise}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 6/Paroline dolci|Paroline dolci}} · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 2/Talon Rouge}}
}}
==== Marce ====
{{smaller|· {{Testo|La marcia dei soldatini di piombo}} · {{Testo| Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia}}
}}
==== Mazurche ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 5/Bambini in festa|Bambini in festa}} · {{Testo|Mazurka in do maggiore. Opera postuma|Mazurka in do maggiore. Opera postuma}}
}}
==== Minuetti ====
{{smaller| · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 4/Minuetto lento|Minuetto lento}}
}}
==== Musica sacra ====
{{smaller| · {{Testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N. 9/Ave Maria|Ave Maria}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 12/Al Presepio|Al presepio}}
}}
==== Ninna nanne ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1907 vol. II/N. 9/Ninna-nanna|Ninna-nanna}}
}}
==== Polke ====
{{smaller|· {{Testo|Ars et Labor, 1906/N. 1/A bocca dolce|A bocca dolce}}
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==== Romanze ====
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· {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 5/Momento primaverile|Momento primaverile}}
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==== Valzer ====
{{smaller|· {{Testo|Musica e Musicisti, 1904 vol.II/N. 9/Intermezzo-Valse}} · {{Testo|Ars et Labor, 1907/N. 1/Valse Enlaçante}}
}}
=== Articoli e saggi brevi ===
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{{Testo|Alcune note sul cinema nord americano 1939-46}} · {{Testo|Armi e scene della guerra dell'avvenire}} · {{Testo|Cani attori}} · {{Testo|Charlot (Curio Mortari)}} · {{Testo|Cinecittà}} · {{Testo|Cinema sperimentale}} · {{Testo|Come riorganizzo la cinematografia tedesca}} · {{Testo|Dalla sceneggiatura alla produzione}} · {{Testo|Date della cinematografia italiana delle origini (1895-1935)}} · {{Testo|Dramma e sonoro}} · {{Testo|Due manifesti sul sonoro 1928-1934}} · {{Testo|Eisenstein o della coerenza stilistica}} · {{Testo|Eisenstein o della coerenza stilistica}} · {{Testo|Evoluzione del truccaggio}} · {{Testo|Fabbrica del volto|La fabbrica del volto}} · {{Testo|Film storici}} · {{Testo|Film storici}} ·
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}}
=== Riviste ===
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{{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._1|Ars et Labor, 1906 n. 1}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._2|Ars et Labor, 1906 n. 2}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._3|Ars et Labor, 1906 n. 3}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._4|Ars et Labor, 1906 n. 4}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._5|Ars et Labor, 1906 n. 5}} · {{Testo|Ars_et_Labor,_1906/N._6|Ars et Labor, 1906 n. 6}}
{{Testo|Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2|Ars et Labor, 1908 n. 2}}
}}
{{Rule|10em|}}
<poem>{{x-smaller|'''[*]''' Contribuito significativamente}}
{{x-smaller|'''[**]''' Pubblicazione a puntate}}
{{x-smaller|'''[***]''' Rilettura}}</poem>
<hr>
[[w:Speciale:Contributi/Pic57|Contributi su '''wikipedia''']] — [[wikt:Speciale:Contributi/Pic57|su '''wikizionario''']] — [[q:Speciale:Contributi/Pic57| su '''wikiquote''']] —[[Speciale:Contributi/Pic57|su '''wikisource''']] — [[Commons:Special:Contributions/Pic57|su '''Commons''']] — [[Wikidata:Special:Contributions/Pic57|su '''Wikidata''']] — [[Utente:Pic57/attestati|Wikiriccio ecc...]]
<hr >
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|300px|centro]]
== Laboratori ==
* [[Utente:Pic57/Laboratorio cinema|Cinema]]
* [[Utente:Pic57/Laboratorio musica|Musica]]
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== Education ==
* [[Utente:Pic57/wikimediaeducation|Ho cominciato così]]
* [[Utente:Pic57/studenti|Pagina degli Studenti]]<br/>
* [[Utente:Pic57/studenti/biblioteca|Biblioteca Scolastica]]
<hr />
== Statistiche di Pic57==
* [https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Special%3ACentralAuth&target=Pic57 Global account information]
* [https://dewkin.toolforge.org/Pic57@itwikisource Deep Wiki Inspector su it.wikisource]
== Statistiche Wikisource ==
* [[Speciale:Statistiche| it.wikisource]]
** [[:na:Special:Statistics| na.wikisource]]
* [[:la:Special:Statistics| la.wikisource]]
* [[:fr:Special:Statistics| fr.wikisource]]
* [[:en:Special:Statistics| en.wikisource]]
{{Rule|4em}}
== [[Utente:Pic57/wikidiario|Wikidiario]] ==
== Vecchissima, ma pur sempre... Tesi ==
* [[Trasformazioni_industriali_e_trasformazioni_linguistiche_nel_cinema_americano_del_dopoguerra|Trasformazioni industriali e trasformazioni linguistiche nel cinema americano del dopoguerra, 1981.]]
**[[Progetto: Tesi|Progetto Tesi]]
''Pagine linkabili e riferimenti''
** Discussione su [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Wikimedia_Italia_ti_d%C3%A0_una_mano,_o_anche_20k:_chiedi_un_finanziamento_veloce_fino_a_500_%E2%82%AC Progetto tesi]
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** [[Utente:Pic57/Piano_di_diffusione_del_Progetto_tesi|Piano di diffusione del Progetto Tesi]]
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|230|{{sc|poesie}}|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
{{r|210}}Quantunque allor non pure aura soave
Sgombrò le nubi, e fe’ tranquille l’onde:
Ma sotto il caro piè creava il suolo,
Ovunque trapassò, fronde novelle,
E s’ornavan di fior l’alpestri sponde;
{{r|215}}E le verdi Napee cinte le chiome
Di bei corimbi gli tessevan canti,
Ed ogni antro eccheggiava al chiaro nome.
Che più? se dall’Olimpo in terra scesa
L’amabil Pace gli volava avanti
{{r|220}}Del civil odio medicando i cori?
Sicchè l’aspre città sbandite l’armi,
Ed ascoltando d’Imeneo le leggi
Fean per tutto sonar cetre ed amori.
Tempo dunque verrà, che padri ed avi
{{r|225}}Additeranno a’ pargoletti i sassi,
I campi, le foreste, ove ripose
Sì nobil re peregrinando i passi;
E narreran, come in gelato mese
Corser, quasi d’april, tepidi venti:
{{r|230}}Tanto a lui dimostrossi il ciel cortese.
</poem><section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|t=2|v=1|f=120%|X}}
{{Ct|t=1|v=1|L=.dem|IL SECOLO D’ORO}}
{{Ct|t=1|v=1|f=80%|ALL’ILLUSTRISSIMO SIGNORE}}
{{Ct|t=1|v=1|f=120%|IL SIGNOR {{AutoreCitato|Papa Urbano VIII|MAFFEO BARBERINI}}}}
{{Ct|t=1|v=2|''Allora cardinale, ed oggi papa Urbano VIII.''}}
<poem>
Tolto dagli occhi altrui movea pensoso
Là, dove di Savona il mar tranquillo
La bellissima Legine vagheggia,
E nel riposto sen d’antro ederoso,
{{R|5}}Dal vario calle, e dal pensier già vinto,
M’assisi; ed ecco a me mostrossi Euterpe,
Quale in cima di Pindo apparir suole,
O tra i boschi d’Eurota e d’Aracinto:
Cinta di rose entro ceruleo manto,
{{R|10}}Ove eran delle stelle i rai notturni
Trapunti d’oro, ella mostrava il seno,
Quasi svelato, e delle belle gambe
Il purissimo avorio in bei coturni;
E con sembiante, a rimirar sereno,
{{R|15}}Sciolse l’amabil voce a confortarmi:
Nostro fedel, che non sì tosto al Sole
I lumi apristi, che desir ti prese
Di tesserti sul crin fronda Febea,
Acerbamente, ed a ragion, mi dole
{{R|20}}L’avverso tempo, che ti move incontra;
Che non sorge per noi stagion sì rea,
Come quella di Marte, ed ora ei gonfia
Con fiato inferno le tartaree trombe,
Vago di riversar fiume di sangue,
{{R|25}}Ed i campi gravar di membra sparte:
Ma sia teco speranza, e volgi in mente,
Che siccome di qui sparvero gli anni,
Già detti d’oro, han da sparir non meno
Questi, che noi veggiam, carchi d’affanni.
{{R|30}}Tempo già fu, che tra la mortal gente
Del sommo Dio ben s’adorava il nome,
E ciò che intorno la Giustizia giva
Dettando al mondo con eterea voce,
Ascoltando ogni cor pronto ubbidiva.
{{R|35}}In quella età non distinguean confini
Ampia campagna, e tra’ pensieri avari
Non tuo s’udiva risonar, non mio
In bocca de’ dolcissimi vicini;
Nè per tesor, nè per solcare i mari
{{R|40}}Si vedevan cader l’alte foreste
Sotto l’acciar di rusticana scure;
Nè s’era posto ancor nome alle stelle,
Per vincer di Nereo l’alte tempeste.
Allor senz’altra fossa eran sicure,
{{R|45}}E senza torre le città; fornace
Non sapeva temprare aste ferrate,
Che gli arnesi di morte erano ignoti
Per la virtù della perpetua pace.
Anzi nè pur sulle percosse incudi
{{R|50}}Formossi aratro; nè martel sonante
Apparecchiava al villanel le marre,
Sì cortese il terren dava le biade,
E cari frutti producean le piante.
O fortunata a rimembrarsi etade!
{{R|55}}Scorgea da’ larghi fonti in vece d’onde
Correr Falerni, e dalle dure querce
Mel più soave distillar le fronde:
Ma non fremevano orsi, o fier leoni
Traean ruggito, o vomitando tosco
{{R|60}}Giva serpente: in mezzo a’ prati erbosi
Chiudeva gli occhi, e si dormia la gente,
Gente, di cui le danze erano eterne,
Eterni i canti, a cui sorgean l’aurore
Senza oltraggio di nubi, a cui serene
{{R|65}}Volgean le stelle nel notturno orrore.
Venne poi manco, e passo passo sparve
Il secol d’ôr tanto innocente; e rea
Più sempre feasi la malizia umana;
Però sdegnando le gridava Astrea:
{{R|70}}Onde torcete, sconsigliati, i passi?
Ed ove gli volgete? in tanto obblio
Abbandona il cor vostro i miei consigli?
Dunque non vi sovvien, siccome liete
Per me traeste l’ore, e per qual modo
{{R|75}}Io rimossi da voi danni e perigli?
Ah che cadrete d’ogni male in fondo
Vedrete i cari dimagrar mendici:
Vi assaliran le febbri: i vostri tetti
Con ferro e fiamma prederan nemici
{{R|80}}Ingiurïosi: le consorti amate
Non faran parti d’Imeneo ne i letti
A’ padri lor per onestà sembianti.
Ogni cosa fia froda, i vostri risi
Torneranno in cordoglio; amare strida
{{R|85}}Dall’auree cetre sbandiranno i canti.
Così gridava, e con turbati accenti
Scoteva l’alme, e ne i malvagi petti
Mai non lasciava tranquillare i cori.
Ma non per tanto le perverse menti
{{R|90}}S’affrettavano dietro al rio costume:
Onde schernita al fin la bella Diva,
Prendendo sdegno, abbandonò la terra,
E vêr l’Olimpo dispiegò le piume.
Ma dire ardisco, ed il mio dir non erra,
{{R|95}}Che, trascorrendo il Sol, non andrà molto,
Quando a’ preghi d’un grande ella commossa
Dimostreravvi il desïato volto,
E farà cara l’odïosa etate.
Sul fin del così dir fece ritorno
</poem><section end="s2" /><noinclude>
<references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|231}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
{{R|100}}In sulle piagge di Parnaso amate
Là, dove lava d’Ippocrene all’onda
Le terse trecce, e con nettarei fiori
Tesse fulgidi fregi a sua beltate.
Al suo partir sulla solinga sponda
{{R|105}}Muto io rimasi, e su quel dir pensoso,
In cor mi venne il singolar tuo nome,
Nobil Maffeo, cui non Sidonia, o Tiro,
Ma sacro il Vatican tinse quell’ostro,
Di che t’adorni l’onorate chiome.
{{R|110}}Già lungo il Tebro per tua man rimiro
Farsi flagello onde percosso in bando
Sen va l’Oltraggio e la Malizia, ed odo
Astrea discesa divulgar sua legge
Fra i sette Colli, e l’Innocenzia è seco,
{{R|115}}Da che vegghiando il tuo saper corregge:
Ma quando al sommo degl’Imperj giunto
A’ sacri baci offerirai le piante,
Roma non pur, non pur vedran suoi colli
Splendere l’oro del buon tempo antico,
{{R|120}}Ma ciascun regno, ove il gran Dio s’adora,
Tornerà lieto, e di virtute amico.
</poem><section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|f=120%|t=2|v=1|XI}}
{{Ct|t=1|v=1|LA CACCIA DELL’ASTORE}}
{{Ct|f=80%|t=1|v=1|ALL’ILLUSTRISSIMO SIGNORE}}
{{Ct|f=120%|t=1|v=2|IL SIG. DON VIRGINIO CESARINO.}}
<poem>
La bellissima cetra, onde gioiva
L’onda di Dirce, e del Tebano Asopo,
Oltra ciascun diletto in pregio io tenni,
Mentre che gioventute in me fioriva;
{{R|5}}E di sue corde e di suoi tuoni altieri
Sì l’arte appresi, che illustrar potei
Con non vulgare onor sommi guerrieri:
Corser poi gli anni, e di vecchiezza il gelo
Vinse con tal rigor gli spirti miei,
{{R|10}}Che lei più maneggiar non san le dita.
Oh se in quel tempo tua mirabil luce
Era sull’orizzonte almen salita,
Di te, Virginio, che dicean miei canti
Eccitati dal merto? e come dolce
{{R|15}}Stato mi fora celebrar tuoi vanti?
Che ti vien manco? lo splendor del sangue?
Ma romana è la stirpe, onde discendi:
Forse tesor? ma di tributi abbondi:
Forse beltà? ma come un Sol risplendi:
{{R|20}}Caro alle Muse; e dell’argivo Ilisso
Guadi i gorghi più cupi e più profondi
Possente a passeggiar l’ampio Liceo.
Ove trascorro? Ah che mi sforzo in vano:
I gran titoli tuoi Ciampoli dica
{{R|25}}Oggi {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}} novo, e novo {{AutoreCitato|Alceo|Alceo}}.
Ei potrà sostener l’alta fatica,
Che annidarsi in Castalia ha per costume:
Io trastullando il tuo pensier vo’ dirti,
Come predando per gli aerei campi
{{R|30}}Il ghermitor astor spiega le piume.
Quando vibrando l’ôr de i chiari lampi,
Con via più breve corso, il ciel rinchiude
Il nostro giorno in grembo a Teti, e spira
Omai per l’aria di Boote il fiato,
{{R|35}}Escasi fuor col predatore augello
Sul nobil pugno, trascorrendo il prato,
E dove di cristal move ruscello,
O dove in lieto piano acqua ristagna,
Nè men su falda di selvaggio monte
{{R|40}}S’affretti il passo, e ricercando preda
Non si lasci quetare altra campagna,
Un sì fatto diletto a te concede
Febo, da che movendo il carro aurato,
Si lascia addietro lo Scorpion celeste,
{{R|45}}Ed il Centauro ad illustrar sen riede.
Tu, se per addolcir cure moleste,
E perchè il volator provar sen deggia,
La mano allarghi, il mirerai veloce,
Quasi strale avventarsele sul tergo,
{{R|50}}Come la scorge, e strangolar l’acceggia,
Nè meno il mirerai da presso un lago,
Ove pinta anitrella elegge albergo:
Costei pasciuta in sulla riva aprica
Vaga di mareggiare in limpide onde
{{R|55}}Vi s’attuffa scherzando, ed or le penne
Ne bagna, ed or la testa entro v’asconde:
Talor de’ larghi piè facendo remi
Solca del pelaghetto intorno ai lidi,
E gorgheggiando, dal contorto collo
{{R|60}}Fa per l’aria volar festosi gridi;
Ma sul goder delle piacevoli ore
Sotto l’artiglio del feroce augello,
Ed al ferir del curvo becco piagne
La miserella i suoi sinistri, e muore.
{{R|65}}Che dirassi de’ gru, che le campagne
Varcan dell’aria, ed han cotanto ingegno,
Che per la lunga via san squadronarsi?
Col piè stringono pietre, e si fan gravi
Incontro al soffio d’Aquilone, e pure
{{R|70}}Dall’inimico astor non san salvarsi,
S’unqua gli assale. Ma quantunque miri
Il gru sì vago, e variato l’ale
Di più color, non ti curar su mensa
Di volerne acquetare i tuoi desiri;
{{R|75}}Vile esca popolar; ma se ti cale
Con nobil cibo celebrar tue cene
In lieti giorni, ed onorando amici,
Spiega l’insegna, e movi guerra a starne,
E fa di dar battaglia a coturnici:
{{R|80}}Di qui potran vantarsi i tuoi conviti
D’offerire ad altrui care vivande,
Quando il secolo nostro omai condanna
La stagion di Saturno, e stan sepolte
In lungo obblío le celebrate ghiande:
{{R|85}}Se poscia a Dame altere, allor che regna
Dolce Imeneo fra le canore danze
Sei bramoso apprestar pasto sovrano,
Tralascia infra gli eserciti volanti
Ogni rapina, e trascorrendo i campi
{{R|90}}Con intenso piacer preda il fagiano.
Afflittissimo lui, che altrui pascendo
Sempre è famoso. Era costui figliuolo
Di Tereo, e Tereo era Signor de i Traci,
E Progne ebbe a consorte: ella era prole
{{R|95}}Di Pandïon, già regnator d’Atene.
Vissero un tempo in riposata sorte
Appien felici in sulla terra, e poscia
Svegliossi Amor, fabbricator di pene,
E gli coperse d’infinita angoscia:
{{R|100}}Lunga è l’istoria: io trascorrendo il colmo
Sol delle cose ne farò memoria.
</poem><section end="s2" /><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|232|{{sc|poesie}}|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
Filomena di Progne era sorella,
E fu, che di Tereo data alla fede,
Ei le tolse l’onor d’ogni donzella
{{R|105}}A viva forza, e perchè l’empio oltraggio
Non potesse ad altrui far manifesto,
Le divelse la lingua e la favella,
Fatto sordo a’ suoi pianti, e la nascose
Tra chiusi boschi in solitaria cella.
{{R|110}}Ma cor perverso si difende indarno,
Che il Ciel punisce al fin l’opre odiose:
Quinci la muta vergine dipinse
In su candido lin con varie sete
La sua tragedia, e fe’ vederla a Progne.
{{R|115}}Progne rapidamente a lei sen venne:
Ma chi può dir quanto dolor la vinse
Per quella vista? E qual martir sostenne?
Sparse fiumi di pianto, e co’ sospiri
Riscaldò l’aria, e si stracciò la chioma,
{{R|120}}E duramente si percosse il petto:
Indi raccolto in cor gli amor traditi,
E la fè rotta, va pensando come
Vendetta far del marital suo letto.
Infurïata dà di piglio ad Iti,
{{R|125}}E tutta intenta a tormentarne il padre,
La forsennata ogni memoria spense
Nell’agitato sen, ch’ella era madre:
Strascina dunque il pargoletto, e mentre
Ch’ei le fa vezzi, e che ver lei sorride,
{{R|130}}D’esecrato coltello arma la destra,
E le tenere membra ella recide.
Progne, che fai? dove è l’amor materno?
Con esso te perde il poter Natura?
Deh che dico io? sua ferità non placa
{{R|135}}Femmina, che in amor sia presa a scherno,
Ma più che tigre, e più che scoglio è dura:
Poco fu di sbranarlo; il capo tronca,
E coce il busto, e su piacevol mensa
Ne sazia il padre: abbominevol caso,
{{R|140}}E tra’ mortali a ricordarsi indegno!
Se non, che per ischerzo il ricoperse
Di sue vaghezze, e l’adombrò Parnaso.
Cantasi collassù, che fier disdegno
L’infame Tereo in upupa converse,
{{R|145}}E Filomena rusignuol divenne.
Che sì dolce lagnarsi ha per costume.
Ma Progne trasformossi in rondinella,
Ed Iti di fagian vestì le piume:
Nobile augel, che la dorata coda,
{{R|150}}E di negro color le spalle e l’ali
Sen vola punteggiato, e s’altrui pasce,
Di singolar diletto empie il palato.
Or chi dell’uccellar dato a’ piaceri
Governa astore, ei di fallace speme
{{R|155}}Veracemente non ingombra il seno;
Ma senza pena di goder non speri.
Primieramente il non ci dà natura
Ubbidïente al nostro impero; è forza
Ben avvezzarlo del predare all’arte;
{{R|160}}E quando poscia con nojosa cura
Fatto è maestro, sua gentil persona
Da varie infermità non è sicura:
Ardelo febbre nelle vene, e rende
I forti vanni a trasvolare infermi;
{{R|165}}Asma l’assale; e giù per entro il corpo
Ei suole generar tosco di vermi.
Talora in testa gli si aduna umore,
Che gli serra le nari; e finalmente
Tormentarlo vedrai fiamma d’amore.
{{R|170}}Allor, fatto selvaggio, odia le prede,
E, smanïando per l’interno affanno,
Prenderebbe a fuggir dal suo Signore.
E non ei sol; ma quanti in aria, e quanti
Stan sulla terra, e d’Oceán nel fondo
{{R|175}}In foco tutti, ed in furor sen vanno
Alcuna volta, e fan vedersi amanti.
Allor più che giammai spande ruggiti
Indo leone; e per le piagge Armene
Fa strage orrida tigre, e gonfia il collo
{{R|180}}Di più crudi veneni aspro serpente.
Nè più per altro tempo alzan muggiti
I tori altier; pascolerà talora
Un rugiadoso pian bella giovenca:
Ella con atti vaghi, e con sembianti
{{R|185}}In lor cresce il desir che gl’innamora;
Ed essi infelloniti il corno orrendo
Vibransi incontro con geloso assalto,
Sicchè di caldo sangue i fianchi inonda
L’atra battaglia, ed un rimbombo immenso
{{R|190}}Da’ folti boschi se ne vola in alto.
Non veggiam noi, che spuma oltra misura,
E scalpita col piè l’ermo sentiero
Il fier cinghiale? e che a robusta quercia
Frega le rozze coste, e i denti indura?
{{R|195}}Ma che dirò del corridor destriero?
Solo che odor della giumenta rechi
L’aure bramate, ei di sè stesso in bando
Luogo non trova: indarno onda e torrente
Gli traversano strada; alpe e foresta
{{R|200}}Non è suoi corsi ad arrestar possente:
Tanto è possente Amor, che lo molesta.
</poem><section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|t=2|v=1|f=120%|XII}}
{{Ct|t=1|v=1|IL VIVAIO DI BOBOLI}}
{{Ct|t=1|v=1|f=120%|AL SIGNOR GIOVANNI CIAMPOLI}}
{{Ct|t=1|v=2|''Oggi segretario di nostro signore Urbano VIII.''}}
<poem>
Ciampoli, se giammai dai sette Colli,
A tue chiare virtù degno teatro,
Riedi sull’Arno, e tra’ gentil diletti
Cerchi conforto, o di leggiadro ingegno,
{{R|5}}Vuoi pigliar meraviglia, odi i miei detti:
Entra nei Pitti, incomparabil mole,
Varca sue regie selve, e volgi il tergo
Al freddo Borea, e colà drizza i guardi,
Ove tiene Austro nubiloso albergo.
{{R|10}}Qui mirerai sentier, che sotto il piede
Ti farà germogliar fresca verdura;
E pure a destra ed a sinistra alzarsi
E rami e frondi mirerai, per mano
D’ingegnosa Napea conteste mura:
{{R|15}}Corsa la bella via, fassi davanti
Al ciglio peregrin non picciol piano,
Ben ricco d’erbe; e se del Tauro illustra
Lampa di Febo le stellate corna,
Il vestono di fior mille colori.
{{R|20}}Quivi s’ergono al ciel boschi selvaggi
Con gentil ombra a rinfrescar possenti
Del Can celeste i paventati ardori;
E qui va trascorrendo aura serena
</poem><section end="s2" /><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|356|{{Sc|prose}}|}}</noinclude>il replicare la rima sia lode, specialmente se essa rima fassi per parole già nella canzone rimate, ma nè anco vi affermo che il replicarla sia biasimo quando ella sì fattamente vien replicarla che all’ascoltare non reciti noia; e veramente gli antichi verseggiatori non si diedero quest’impaccio, e voi leggendo le rime lor, ve ne farete sincero. E sappiate, che {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} e {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} non ne presero guardia niuna, ed i più moderni similmente; ben vi dico che i poemi eroici, quanto alla forma di mettere i versi insieme, altro non sono che canzoni lunghissime; ora, in loro canto, non troverete che rima non abbia usata più d’una volta; e per verità molto sono minute queste osservanze, e da non prescrivere ad uomini i quali spirito abbiano di poesia: ed a costoro, tanto spaventosi d’intoppare in sì piccioli incontri, potrebbesi raccontare d’un motto di {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo Bonarroti}}. Eragli mostrata una dipintura, ed a piedi era notato, ch’ella fatta fu senza oprarvi pennelli niuni; sorrise il grand’uomo e disse: meglio era che il maestro adoperato avesse i pennelli ed avessela falla bene. Alcuni sono i quali pregiansi di cose di niun pregio, e costoro malagevole la strada si fanno a camminar bene; pure per loro vaghezza sia la materia delle canzoni non esposta ad ingegni volgari, entrisi in lei per vie riposte, il poeta sappia fingere di partire ed a sua voglia tornare a lei, la sparga di belle sentenze, e siano ben sonori i versi e ben figurata la favella, e sempre lontana dal popolo ed acconcia a dar meraviglia; sia dico così fatta; che poi alcuna rima vi si legga raddoppiata non se ne metta affanno il compositore. Avete voi sentito Pitagora? se voi ne riderete, io con essa voi sarò a ridere, perocchè di cose piacevoli vuolsi favellare piacevolmente.
''B.'' Sì fatti ragionamenti non hanno da far ridere nè da far piangere; sono materie di poco momento ed appartengono a poesia della quale può il mondo rimanere senza; non per tanto gli uomini, stati celebratissimi in terra, furono presi dalla vaghezza di questi studi e gli prezzarono; altri poi s’attennero a carte, a dadi, e di costoro, come di porci in brago, per parlare con note di Dante.....
''P.'' Io non dico tanto; ma voi avete da chiedermi altro?
''B.'' Ditemi, o mio Pitagora, le strofe che noi volgarmente chiamiamo stanze, nelle canzoni hannosi a far brevi ovvero lunghe?
''P.'' {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}} brevi le fa leggere, {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}} lunghe. Dietro ciascuno di costoro io non credo che possiamo fallire a buon porto; solamente io vi ammonirei che le canzoni, sì come ne fa intendere il nome, si cantano, e però se il canto dovesse essere con quei passaggi di gorga e con quei modi eccellenti di artificio, io comporrei di strofe brevi, perchè le lunghe ammettersi in quella musica troppo più di tempo consumerebbono, che le orecchie dell’uditore comportassero con pazienza: ben è vero che per le lunghe potrebbesi canto ritrovare spedito e simigliante allo schietto favellare, ed io mi dò ad intendere che tale adoperassero i Greci nel recitare i cori della tragedia; ed in Firenze, nelle reali feste, sopra le scene comincia a farsi sentire, ma secondo me non ancora perfettamente. Ora voi potrete andare attorno e dire, così diss’egli: voi vi fate beffe delle mie dimande, ma non per tanto a me son care le risposte datemi. E però qual consiglio dareste voi intorno all’usare gli idiomi d’Italia nei nostri scritti? appresso i Greci intendo che fussero usati.
<poem>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|''P. Qual ti negasse il vin de la sua fiala,''
''Per la tua sete in libertà non fora.''}}</poem>
Le provincie greche anticamente aveano alcune voci ed alcuni modi propri di parlare, o di più avea ciascuna alcuno scrittore; ed intendo dire che {{AutoreCitato|Teocrito|Teocrito}} scrisse doricamente, e
{{AutoreCitato|Sofocle|Sofocle}} atticamente, e così esser dovea nelle altre provincie. Chi poi non voleva essere circonscritto dentro ad un paese, nè sola parlar quella lingua, usava di trascorrerle tutte, e di loro ogni vocabolo metteva ne’ suoi ragionamenti; e di sì fatta opinione odo dire che fosse {{AutoreCitato|Omero|Omero}}, il quale ed atticamente e doricamente e jonicamente e colciamente scrisse ne’ suoi poemi. Così fatta era la Grecia nel suo favellare, ma oggidì non so se Italia le si assomigli: io veramente non ho letto scrittore milanese, nè veneziano, nè bolognese che sia di pregio, ed il quale fosse bastante a porre in istato un linguaggio; e veramente chi traponesse un vocabolo lombardo o genovese in poesia milanesemente e genovesemente pronuncialo, forse lodalo non ne sarebbe.
''B.'' Parmi d’affermare il vostro intendimento; ma chi pigliasse il vocabolo milanese, e poi in modo l’acconciasse ch'egli paresse toscano?
''P.'' Ciò fare non sarebbe certo fare come fecero gli uomini greci, ma, secondo forse non errerebbe chi lo facesse. Di questa opinione parmi che volesse esser Dante, perciocchè volendo egli chiedere nell’inferno uno che gli fosse scorta, disse:
<poem>{{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XII|''Danne un de’ tuoi, a cui noi siamo a provo.''}}</poem>
{{no rientro}}La voce ''a provo'' quivi è senza dubbio genovese, ma egli, quanto all’atto di pronunziarla, toscaneggiolla in questa maniera. Poichè la lingua vive nella bocca degli uomini, io darei il mio voto ch’ella si facesse copiosa; e se il Toscano non avesse fra sue voci alcuna necessaria al parlare, io loderei che alcuna straniera se ne accettasse; e quando pure ne avesse, ed io ne vedessi fra linguaggi stranieri delle più belle, io tuttavia loderei che le facesse sue. Dico, per meglio farmi intendere: latinamente dicesi ''diuturnus''; se in Toscana non si trova voce di questo valore e si trovasse in Lombardia, io darei consiglio allo scrittore che toscaneggiasse la voce lombarda, sì veramente che ella riuscisse leggiadra e gentile alle orecchie degli uomini; ma senza alcuna di queste cagioni io rimarrei d’impacciarmi con le parole forestiere. Disse Dante una volta:
<poem>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|''Se mai continga, che ’l poema sacro''}}</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|356|{{Sc|prose}}|}}</noinclude>il replicare la rima sia lode, specialmente se essa rima fassi per parole già nella canzone rimate, ma nè anco vi affermo che il replicarla sia biasimo quando ella sì fattamente vien replicarla che all’ascoltare non reciti noia; e veramente gli antichi verseggiatori non si diedero quest’impaccio, e voi leggendo le rime lor, ve ne farete sincero. E sappiate, che {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} e {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} non ne presero guardia niuna, ed i più moderni similmente; ben vi dico che i poemi eroici, quanto alla forma di mettere i versi insieme, altro non sono che canzoni lunghissime; ora, in loro canto, non troverete che rima non abbia usata più d’una volta; e per verità molto sono minute queste osservanze, e da non prescrivere ad uomini i quali spirito abbiano di poesia: ed a costoro, tanto spaventosi d’intoppare in sì piccioli incontri, potrebbesi raccontare d’un motto di {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo Bonarroti}}. Eragli mostrata una dipintura, ed a piedi era notato, ch’ella fatta fu senza oprarvi pennelli niuni; sorrise il grand’uomo e disse: meglio era che il maestro adoperato avesse i pennelli ed avessela falla bene. Alcuni sono i quali pregiansi di cose di niun pregio, e costoro malagevole la strada si fanno a camminar bene; pure per loro vaghezza sia la materia delle canzoni non esposta ad ingegni volgari, entrisi in lei per vie riposte, il poeta sappia fingere di partire ed a sua voglia tornare a lei, la sparga di belle sentenze, e siano ben sonori i versi e ben figurata la favella, e sempre lontana dal popolo ed acconcia a dar meraviglia; sia dico così fatta; che poi alcuna rima vi si legga raddoppiata non se ne metta affanno il compositore. Avete voi sentito Pitagora? se voi ne riderete, io con essa voi sarò a ridere, perocchè di cose piacevoli vuolsi favellare piacevolmente.
''B.'' Sì fatti ragionamenti non hanno da far ridere nè da far piangere; sono materie di poco momento ed appartengono a poesia della quale può il mondo rimanere senza; non per tanto gli uomini, stati celebratissimi in terra, furono presi dalla vaghezza di questi studi e gli prezzarono; altri poi s’attennero a carte, a dadi, e di costoro, come di porci in brago, per parlare con note di Dante.....
''P.'' Io non dico tanto; ma voi avete da chiedermi altro?
''B.'' Ditemi, o mio Pitagora, le strofe che noi volgarmente chiamiamo stanze, nelle canzoni hannosi a far brevi ovvero lunghe?
''P.'' {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}} brevi le fa leggere, {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}} lunghe. Dietro ciascuno di costoro io non credo che possiamo fallire a buon porto; solamente io vi ammonirei che le canzoni, sì come ne fa intendere il nome, si cantano, e però se il canto dovesse essere con quei passaggi di gorga e con quei modi eccellenti di artificio, io comporrei di strofe brevi, perchè le lunghe ammettersi in quella musica troppo più di tempo consumerebbono, che le orecchie dell’uditore comportassero con pazienza: ben è vero che per le lunghe potrebbesi canto ritrovare spedito e simigliante allo schietto favellare, ed io mi dò ad intendere che tale adoperassero i Greci nel recitare i cori della tragedia; ed in Firenze, nelle reali feste, sopra le scene comincia a farsi sentire, ma secondo me non ancora perfettamente. Ora voi potrete andare attorno e dire, così diss’egli: voi vi fate beffe delle mie dimande, ma non per tanto a me son care le risposte datemi. E però qual consiglio dareste voi intorno all’usare gli idiomi d’Italia nei nostri scritti? appresso i Greci intendo che fussero usati.
<poem>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|''P. Qual ti negasse il vin de la sua fiala,''
''Per la tua sete in libertà non fora.''}}</poem>
Le provincie greche anticamente aveano alcune voci ed alcuni modi propri di parlare, o di più avea ciascuna alcuno scrittore; ed intendo dire che {{AutoreCitato|Teocrito|Teocrito}} scrisse doricamente, e
{{AutoreCitato|Sofocle|Sofocle}} atticamente, e così esser dovea nelle altre provincie. Chi poi non voleva essere circonscritto dentro ad un paese, nè sola parlar quella lingua, usava di trascorrerle tutte, e di loro ogni vocabolo metteva ne’ suoi ragionamenti; e di sì fatta opinione odo dire che fosse {{AutoreCitato|Omero|Omero}}, il quale ed atticamente e doricamente e jonicamente e colciamente scrisse ne’ suoi poemi. Così fatta era la Grecia nel suo favellare, ma oggidì non so se Italia le si assomigli: io veramente non ho letto scrittore milanese, nè veneziano, nè bolognese che sia di pregio, ed il quale fosse bastante a porre in istato un linguaggio; e veramente chi traponesse un vocabolo lombardo o genovese in poesia milanesemente e genovesemente pronuncialo, forse lodalo non ne sarebbe.
''B.'' Parmi d’affermare il vostro intendimento; ma chi pigliasse il vocabolo milanese, e poi in modo l’acconciasse ch’egli paresse toscano?
''P.'' Ciò fare non sarebbe certo fare come fecero gli uomini greci, ma, secondo forse non errerebbe chi lo facesse. Di questa opinione parmi che volesse esser Dante, perciocchè volendo egli chiedere nell’inferno uno che gli fosse scorta, disse:
<poem>{{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XII|''Danne un de’ tuoi, a cui noi siamo a provo.''}}</poem>
{{no rientro}}La voce ''a provo'' quivi è senza dubbio genovese, ma egli, quanto all’atto di pronunziarla, toscaneggiolla in questa maniera. Poichè la lingua vive nella bocca degli uomini, io darei il mio voto ch’ella si facesse copiosa; e se il Toscano non avesse fra sue voci alcuna necessaria al parlare, io loderei che alcuna straniera se ne accettasse; e quando pure ne avesse, ed io ne vedessi fra linguaggi stranieri delle più belle, io tuttavia loderei che le facesse sue. Dico, per meglio farmi intendere: latinamente dicesi ''diuturnus''; se in Toscana non si trova voce di questo valore e si trovasse in Lombardia, io darei consiglio allo scrittore che toscaneggiasse la voce lombarda, sì veramente che ella riuscisse leggiadra e gentile alle orecchie degli uomini; ma senza alcuna di queste cagioni io rimarrei d’impacciarmi con le parole forestiere. Disse Dante una volta:
<poem>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|''Se mai continga, che ’l poema sacro''}}</poem><noinclude>
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Federicor
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<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{xxx-larger|'''Prefazione'''}}}}
:::::{{larger|Caro Lettore,}}
Mi pregio di offrirti la presente modesta opera mia, ispirata dal vivo desiderio di farti conoscere — mediante dati sicuri ed inconfutabili — la prosperità della colonia agricola italiana residente al Brasile. Credetti utile corredarla di fotografie autentiche, prese nella colonia più prossima a S. Paolo, nonchè di una completa e precisa statistica e di un elenco dei principali coloni proprietari di una estesissima superficie di fertili terre, ove non solo prospera abbondantemente il caffè, ma ancora crescono rigogliosi i cereali, per modo che si contano oggidì oltre 8 mila fattorie di italiani.
Per riuscire a ottenere le fotografie di quest’'''ALBUM''' io dovetti incontrare non poche difficoltà, essendo la distanza tra una fattoria e l’altra di almeno 14 chilometri. Ma se tu, o caro lettore, vorrai accogliere benignamente queste mie fatiche, io mi riterrò pienamente ripagato.
{{a destra|LAURINDO RIBEIRO}}
Torino 1911
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Utoutouto
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|N.° IX.|{{Sc|le sfere omocentriche, ecc.}}|3}}
----</noinclude>{{nop}}
{{Indent|2.5|{{AutoreCitato|Jean Sylvain Bailly|Bailly}}, venendo a parlare del sistema delle sfere omocentriche di {{AutoreCitato|Eudosso di Cnido|Eudosso}}, lo chiama a dirittura ''assurdo''<ref>{{Sc|Bailly}}, ''Histoire de l’Astronomie ancienne'', p. 242.</ref>. Se assurda deve chiamarsi ogni ipotesi che non concorda intieramente colla verità, si può dire che tutta l’astronomia fu una scienza assurda fino a {{AutoreCitato|Giovanni Keplero|Keplero}}. Bailly però scusa Eudosso, considerando lo stato rudimentare dell’astronomia di quei tempi, e gli attribuisce anzi un merito, quello di avere, colle sue assurdità, mostrata la necessità di ricorrere ad altre ipotesi. Ma invano si cercherebbe’ presso Bailly un’idea alquanto chiara e precisa del sistema di Eudosso.}}
{{Indent|2.5|{{AutoreCitato|Jean-Étienne Montucla|Montucla}}<ref>{{Sc|Montucla}}, ''Hist. des Math'': 2.<sup>a</sup> ed. I vol. p. 182-183.</ref> non ha inteso questo sistema meglio di Bailly, e la spiegazione che pretende di darne è intieramente illusoria. Questo non gl’impedisce di mostrarsi anche assai più severo di Bailly, e di uscir fuori in queste parole: «On attribue à Eudoxe une sorte d’hypothèse physico-astronomique, qui répond mal à cette grande réputation qu’il eut chez les anciens... Une hypothèse aussi absurde et aussi peu conforme aux phénoménes célestes ne méritoit, ce me semble, que d’ètre rejetée avec mépris par les mathématiciens judicieux: mais telle étoit alors la foiblesse de l’astronomie physique, qu’elle ne laissa pas de trouver des approbateurs et même de mérite. {{AutoreCitato|Aristotele|Aristote}} se prit d’une belle passion pour elle, de même que {{AutoreCitato|Callippo di Cizico|Calippe}} et un certain {{Wl|Q11942179|Polémarque}}. Ils y convinrent de quelques corrections, qui la rendaient encore plus ridicule» etc. Sul medesimo tono rendono conto delle ipotesi d’Eudosso altri abbreviatori del Montucla e del Bailly, e l’ultimo storico dell’astronomia, {{AutoreCitato|Jean-Chrétien-Ferdinand Hœfer|Ferdinando Hoefer}}<ref>{{Sc|Hoefer}}, ''Histoire de l’Astronomie''. Paris, 1873, p. 136.</ref>: «Le système (des sphères) d’Eudoxe fut aussitôt accueilli avec enthousiasme dans toute la Grèce, peut-ệtre parce qu’il était plus absurde que les autres...On en porta successivement le nombre jusqu’à cinquante-six, pour arriver à les abandonner toutes, comme indignes de la science...»}}
{{Indent|2.5|Nella grande storia di {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Delambre|Delambre}}, in cui l’astronomia antica da sé sola occupa non meno di 1270 pagine in-4.°, non mi è riuscito di trovare una parola con cui l’autore faccia menzione delle sfere d’Eudosso. Delambre ha letto e fatto estratti del commentario di {{AutoreCitato|Simplicio|Simplicio}} sui libri ''{{TestoAssente|de Cœlo}}'', e rende conto di questa sua operazione nelle pagine 301-310 del primo volume; ma sul passo così notabile di quel commento, che è la fonte principale delle nostre notizie sul sistema d’Eudosso, non trovo il minimo cenno. Forse gli sfuggì, o forse non volle annojare il lettore con l’esposizione di cose estranee alla scuola d’Alessandria, fuori della quale per lui non v’è storia dell’astronomia. Una specie d’allusione al sistema d’Eudosso sembra però si possa vedere nel seguente passo del ''Discorso preliminare''<ref>{{Sc|Delambre}}, ''Astr. anc.'' vol. I, pag. X.</ref>:}}
{{spazi|2.5}}Platon conseilla aux astronomes de chercher l’explication des mouvements célestes dans la combinaison de différents cercles: ils suivent ce conseil, et faute d’idées assez précises et de bonnes observations, ils-multiplient les cercles outre mesure et sans aucun succès». Se Delambre ha inteso di parlar qui delle sfere d’Eudosso (dovute, come si vedrà, all’iniziativa di Platone), convien credere che egli riguardasse tal sistema come un primo grossolano abbozzo della teoria degli epicicli. Ma è certissimo non esservi fra gli epicicli e le sfere omocentriche alcuna specie d’analogia. Questa confusione di cose così disparate si trova anche presso altri scrittori, per esempio presso {{AutoreCitato|William Whewell|Whewell}}, il quale nella sua ''{{TestoAssente|Storia delle scienze induttive}}'' ha dato qualche cenno delle sfere d’Eudosso, e non sembra distinguerle dagli epicicli, la cui<noinclude>{{Rule|8em|}}<references/>{{PieDiPagina|||3}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||181}}</noinclude>sul ponte che era quasi al disopra di loro; il loro orecchio s’era assuefatto a quel frastuono come il loro occhio s’era abituato alla vista che si stendeva loro davanti.
Ester sedutasi accanto a lui gli accarezzava la mano in attesa della comunicazione annunciata. Simonide incominciò con la sua consueta calma:
— «Mentre il giovane parlava, Ester, io ti osservava e mi parve ch’egli ti piacesse.» —
Essa rispose abbassando gli occhi:
— «Padre egli mi ispirò fiducia, e gli credetti.» —
— «Ai tuoi occhi, egli sarebbe il perduto figlio del principe?» —
— «S’egli non lo fosse....» — si fermò esitando.
— «S’egli non lo fosse?» — ripetè Simonide.
— «Io sono stata la tua ancella, padre, sin da quando mia madre morì, e stando vicino a te, ti ho veduto ed udito trattare con saggezza con ogni genere d’uomini, venissero per cause legittime od illecite; ed ora ti dico, se quel giovine non è il principe Hur, la menzogna non ha mai con tanta abilità indossata la veste della verità.» —
— «Per la gloria di Salomone, figliuola mia, tu parli con convinzione. Credi tu che tuo padre sia stato suo schiavo?» —
— «Se ben mi ricordo egli non disse questo. Vi accennò come a cosa che aveva udito dire» —
Per qualche istante gli sguardi di Simonide andavano vagando fra le navi sottostanti. Poi disse:
— «Ester, tu sei una buona figliola, e possiedi in discreta dose il nostro discernimento Ebraico; non sei una bambina ed hai abbastanza forza d’animo per ascoltare un racconto doloroso. Sta attenta, e ti narrerò la mia storia e quella di tua madre, ed altre vicende della nostra vita a te sconosciute, e sospettate da nessuno.
Io nacqui in una capanna della valle di Hinnom, a mezzogiorno di Sion. I miei genitori erano servi addetti alla coltivazione delle viti, degli ulivi e dei fichi nel giardino reale di Siloam, e nella prima giovinezza io li aiutai in quel lavoro. Essi erano schiavi a vita. Fui raccomandato al principe Hur, allora, dopo re Erode, l’uomo più ricco di Gerusalemme, il quale mi impiegò nei suoi magazzeni in Alessandria d’Egitto, ove raggiunsi la maggiore età. Lo servii sei anni e nel settimo, secondo la legge di Mosè, divenni libero.» —
Ester battè leggermente le mani:<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|182||}}</noinclude>{{nop}}
— «Oh, tu non sei adunque più il servo di tuo padre?» —
— «Ascolta figliuola. V’erano in quei giorni degli avvocati nei chiostri del Tempio i quali fieramente contesero essere i figli di coloro che sono obbligati a servire per la durata della vita soggetti alla stessa servitù, ma il principe Hur era uomo giusto in tutte le cose, ed interpretava la legge secondo la setta più rigorosa, quantunque non appartenesse ad essa. Egli disse ch’io ero un servo ebreo comperato, nel vero significato del Gran Legislatore, e con documenti suggellati che ancora conservo egli mi fece libero.» —
— «E mia madre?» — chiese Ester.
— «Udrai tutto, Ester, abbi pazienza. Prima ch’io abbia finito vedrai come mi sarebbe più facile dimenticar me stesso che tua madre... Al finire del mio servizio venni a Gerusalemme per le feste di Pasqua. Il mio padrone mi ospitò, e, poichè l’amavo chiesi di continuarlo a servire. Egli acconsentì ed io lo servii altri sette anni, ma come Ebreo e figlio di Israele, salariato. Per conto suo ebbi la direzione d’imprese commerciali di mare e di terra, e mandai carovane oltre Susa e Persepoli nei paesi della sete. Viaggi pericolosi erano quelli figlia mia, ma il Signore benedì le mie fatiche. Procurai immensi guadagni al principe e vaste cognizioni a me stesso, senza le quali non mi sarebbe stato possibile assumere le responsabilità che mi presi in seguito. Un giorno ch’io ero suo ospite in Gerusalemme, un’ancella entrò, portando un vassojo. Essa si rivolse a me, e fu quella la prima volta che vidi tua madre, e la amai.
Dopo qualche tempo andai dal principe e la chiesi in moglie. Egli mi disse che essa era schiava a vita, ma che se io lo desiderava l’avrebbe affrancata per compiacermi. Ma essa, Ebrea, pur corrispondendo al mio amore, si disse felice nella condizione e nel luogo ove si trovava, e rifiutò la libertà! La pregai, la scongiurai a più riprese, ma invano. Avrebbe solo consentito a diventare mia moglie qualora io diventassi suo compagno di servitù. Nostro padre Giacobbe servì sette anni per la sua Rachele. Io avrei potuto fare altrettanto. Ma tua madre richiedeva che io diventassi schiavo per tutta la mia vita. Mi strappai allora da lei, mi recai in altre contrade cercando di dimenticarla; ma l’amor mio fu troppo forte: ritornai. Guarda qui, Ester, Guarda!» —<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|182||}}</noinclude>{{nop}}
— «Oh, tu non sei adunque più il servo di tuo padre?» —
— «Ascolta figliuola. V’erano in quei giorni degli avvocati nei chiostri del Tempio i quali fieramente contesero essere i figli di coloro che sono obbligati a servire per la durata della vita soggetti alla stessa servitù, ma il principe Hur era uomo giusto in tutte le cose, ed interpretava la legge secondo la setta più rigorosa, quantunque non appartenesse ad essa. Egli disse ch’io ero un servo ebreo comperato, nel vero significato del Gran Legislatore, e con documenti suggellati che ancora conservo egli mi fece libero.» —
— «E mia madre?» — chiese Ester.
— «Udrai tutto, Ester, abbi pazienza. Prima ch’io abbia finito vedrai come mi sarebbe più facile dimenticar me stesso che tua madre... Al finire del mio servizio venni a Gerusalemme per le feste di Pasqua. Il mio padrone mi ospitò, e, poichè l’amavo chiesi di continuarlo a servire. Egli acconsentì ed io lo servii altri sette anni, ma come Ebreo e figlio di Israele, salariato. Per conto suo ebbi la direzione d’imprese commerciali di mare e di terra, e mandai carovane oltre Susa e Persepoli nei paesi della sete. Viaggi pericolosi erano quelli figlia mia, ma il Signore benedì le mie fatiche. Procurai immensi guadagni al principe e vaste cognizioni a me stesso, senza le quali non mi sarebbe stato possibile assumere le responsabilità che mi presi in seguito. Un giorno ch’io ero suo ospite in Gerusalemme, un’ancella entrò, portando un vassojo. Essa si rivolse a me, e fu quella la prima volta che vidi tua madre, e la amai.
Dopo qualche tempo andai dal principe e la chiesi in moglie. Egli mi disse che essa era schiava a vita, ma che se io lo desiderava l’avrebbe affrancata per compiacermi. Ma essa, Ebrea, pur corrispondendo al mio amore, si disse felice nella condizione e nel luogo ove si trovava, e rifiutò la libertà! La pregai, la scongiurai a più riprese, ma invano. Avrebbe solo consentito a diventare mia moglie qualora io diventassi suo compagno di servitù. Nostro padre Giacobbe servì sette anni per la sua Rachele. Io avrei potuto fare altrettanto. Ma tua madre richiedeva che io diventassi schiavo per tutta la mia vita. Mi strappai allora da lei, mi recai in altre contrade cercando di dimenticarla; ma l’amor mio fu troppo forte: ritornai. Guarda qui, Ester, Guarda!» —<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||183}}</noinclude>{{nop}}
E sollevando una ciocca di capelli le additò un buco nell’orecchio sinistro.
— «Vedi la cicatrice della lesina?» —
— «La vedo» — disse Ester — «e vedo pure a qual punto tu amasti mia madre!» —
— «Amarla, Ester!» — Essa era per me più della Sulamita per il Re Cantore; più bella, più pura di una fontana, di una sorgente del Libano. Quando seppe la mia volontà, il padrone mi presentò ai giudici davanti ai quali esposi la mia intenzione; poi mi condusse a casa, e trapassando il mio orecchio colla lesina, la conficcò come è d’uso nella porta. Così divenni suo schiavo per tutta la durata della vita. Così conquistai la mia Rachele, e dimmi: vi fu mai amore come il mio?» —
Ester si chinò sopra di lui e lo baciò. Tacquero entrambi pensando alla tomba che aveva troncato quel grande amore.
— «Il mio padrone annegò in mare; e fu questa la mia prima sventura» — continuò il negoziante. — «Il lutto della sua famiglia fu lutto mio, nella mia casa ad Antiochia dove già dimoravo. Ora ascoltami, Ester. Quando il principe venne a morte, io era a capo della sua amministrazione, e tutti i suoi beni erano nelle mie mani. Da questo puoi argomentare l’affetto e la fiducia ch’egli riponeva in me.
Accorsi a Gerusalemme per render conto della mia gestione alla vedova ed essa mi riconfermò al mio posto. Raddoppiai di diligenza e gli affari prosperarono di anno in anno. Trascorsero così dieci anni. Poi venne la catastrofe di cui il giovine parlò — l’accidente, com’egli disse, toccato al procuratore Grato. — Il Romano invece lo chiamò un tentativo d’assassinio e ne tolse pretesto, col consenso di Roma, di confiscare a proprio beneficio l’immensa fortuna della vedova e dei figli. Nè questo gli bastò. Per prevenire un’appello contro la sentenza egli soppresse tutte le parti interessate. Da quel giorno nefasto la famiglia di Hur scomparve. Il figlio, ch’io vidi fanciullo, fu condannato alle galere. La vedova e la figlia si suppone siano state sepolte in una delle molte carceri sotterranee di Giudea, veri sepolcri per chi ne ha varcata la soglia. Esse scomparvero come se il mare le avesse inghiottite. Non potemmo sapere come morirono, ma neppure sappiamo se veramente sono morte.» —
Gli occhi di Ester erano gonfi di lagrime.
— «Il tuo cuore è buono, Ester, buono come quello di<noinclude><references/></noinclude>
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E sollevando una ciocca di capelli le additò un buco nell’orecchio sinistro.
— «Vedi la cicatrice della lesina?» —
— «La vedo» — disse Ester — «e vedo pure a qual punto tu amasti mia madre!» —
— «Amarla, Ester!{{Ec|»|}} — Essa era per me più della Sulamita per il Re Cantore; più bella, più pura di una fontana, di una sorgente del Libano. Quando seppe la mia volontà, il padrone mi presentò ai giudici davanti ai quali esposi la mia intenzione; poi mi condusse a casa, e trapassando il mio orecchio colla lesina, la conficcò come è d’uso nella porta. Così divenni suo schiavo per tutta la durata della vita. Così conquistai la mia Rachele, e dimmi: vi fu mai amore come il mio?» —
Ester si chinò sopra di lui e lo baciò. Tacquero entrambi pensando alla tomba che aveva troncato quel grande amore.
— «Il mio padrone annegò in mare; e fu questa la mia prima sventura» — continuò il negoziante. — «Il lutto della sua famiglia fu lutto mio, nella mia casa ad Antiochia dove già dimoravo. Ora ascoltami, Ester. Quando il principe venne a morte, io era a capo della sua amministrazione, e tutti i suoi beni erano nelle mie mani. Da questo puoi argomentare l’affetto e la fiducia ch’egli riponeva in me.
Accorsi a Gerusalemme per render conto della mia gestione alla vedova ed essa mi riconfermò al mio posto. Raddoppiai di diligenza e gli affari prosperarono di anno in anno. Trascorsero così dieci anni. Poi venne la catastrofe di cui il giovine parlò — l’accidente, com’egli disse, toccato al procuratore Grato. — Il Romano invece lo chiamò un tentativo d’assassinio e ne tolse pretesto, col consenso di Roma, di confiscare a proprio beneficio l’immensa fortuna della vedova e dei figli. Nè questo gli bastò. Per prevenire un’appello contro la sentenza egli soppresse tutte le parti interessate. Da quel giorno nefasto la famiglia di Hur scomparve. Il figlio, ch’io vidi fanciullo, fu condannato alle galere. La vedova e la figlia si suppone siano state sepolte in una delle molte carceri sotterranee di Giudea, veri sepolcri per chi ne ha varcata la soglia. Esse scomparvero come se il mare le avesse inghiottite. Non potemmo sapere come morirono, ma neppure sappiamo se veramente sono morte.» —
Gli occhi di Ester erano gonfi di lagrime.
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E sollevando una ciocca di capelli le additò un buco nell’orecchio sinistro.
— «Vedi la cicatrice della lesina?» —
— «La vedo» — disse Ester — «e vedo pure a qual punto tu amasti mia madre!» —
— «Amarla, Ester!{{Ec|»|}} — Essa era per me più della Sulamita per il Re Cantore; più bella, più pura di una fontana, di una sorgente del Libano. Quando seppe la mia volontà, il padrone mi presentò ai giudici davanti ai quali esposi la mia intenzione; poi mi condusse a casa, e trapassando il mio orecchio colla lesina, la conficcò come è d’uso nella porta. Così divenni suo schiavo per tutta la durata della vita. Così conquistai la mia Rachele, e dimmi: vi fu mai amore come il mio?» —
Ester si chinò sopra di lui e lo baciò. Tacquero entrambi pensando alla tomba che aveva troncato quel grande amore.
— «Il mio padrone annegò in mare; e fu questa la mia prima sventura» — continuò il negoziante. — «Il lutto della sua famiglia fu lutto mio, nella mia casa ad Antiochia dove già dimoravo. Ora ascoltami, Ester. Quando il principe venne a morte, io era a capo della sua amministrazione, e tutti i suoi beni erano nelle mie mani. Da questo puoi argomentare l’affetto e la fiducia ch’egli riponeva in me.
Accorsi a Gerusalemme per render conto della mia gestione alla vedova ed essa mi riconfermò al mio posto. Raddoppiai di diligenza e gli affari prosperarono di anno in anno. Trascorsero così dieci anni. Poi venne la catastrofe di cui il giovine parlò — l’accidente, com’egli disse, toccato al procuratore Grato. — Il Romano invece lo chiamò un tentativo d’assassinio e ne tolse pretesto, col consenso di Roma, di confiscare a proprio beneficio l’immensa fortuna della vedova e dei figli. Nè questo gli bastò. Per prevenire un’appello contro la sentenza egli soppresse tutte le parti interessate. Da quel giorno nefasto la famiglia di Hur scomparve. Il figlio, ch’io vidi fanciullo, fu condannato alle galere. La vedova e la figlia si suppone siano state sepolte in una delle molte carceri sotterranee di Giudea, veri sepolcri per chi ne ha varcata la soglia. Esse scomparvero come se il mare le avesse inghiottite. Non potemmo sapere come morirono, ma neppure sappiamo se veramente sono morte.» —
Gli occhi di Ester erano gonfi di lagrime.
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<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|184||}}</noinclude>tua madre; e prego Iddio che non gli tocchi un simile destino — d’essere calpestato dagli spietati e dai ciechi. Ma ascoltami ancora: — Andai a Gerusalemme per soccorrere la mia benefattrice ma alle porte della città fui arrestato e condotto nei sotterranei della Torre d’Antonia. Non ne seppi la cagione, finchè Grato in persona venne a chiedermi i denari della casa di Hur, poi ch’egli, conoscendo le pratiche ebraiche, sapeva che io possedeva somme tratte sulle diverse piazze del mondo. M’impose di firmare le tratte a suo favore. Rifiutai. Egli aveva le case, le terre, le merci, le navi e tutta la proprietà mobile dei miei padroni, meno i denari. Compresi che se continuassi a trovar grazia agli occhi del Signore avrei potuto ricostruire la loro fortuna e respinsi la richiesta del tiranno. Mi mise alla tortura, ma tenni fermo, cosicchè dovette rilasciarmi senza aver nulla ottenuto. Ritornai a casa e ricominciai a trafficare per conto e nel nome di Simonide d’Antiochia anzichè in quello del principe Hur di Gerusalemme. Ester, tu sai come prosperarono i miei affari, in che modo miracoloso si moltiplicarono nelle mie mani i milioni del principe. Sai pure che, a capo di tre anni, mentre mi recava a Cesarea, fui di nuovo arrestato e torturato per la seconda volta da Grato. Neppur questa volta ottenne da me la confessione intorno alla sorte dei denari di Hur. Fisicamente rovinato feci ritorno a casa, dove trovai che la mia Rachele era morta di dolore e di spavento per me. La volontà del Signore mi tenne in vita. Dall’imperatore medesimo comperai una licenza di libero traffico in ogni paese del mondo. Oggi — sia lodato l’Altissimo! — oggi, Ester, la mia ricchezza è tale da far invidia a un Cesare.» —
Con un moto d’orgoglio sollevò il capo, e incontrò gli sguardi della fanciulla.
— «Che cosa intendo di fare con questa fortuna?» — chiese, interpretando i suoi pensieri.
— «Padre mio, disse ella sommessamente, non venne oggi a chiederla il legittimo proprietario? E non sono io pure, o padre, la sua schiava? E non dobbiamo noi piegarci innanzi a lui come la legge prescrive?» —
Un raggio d’ineffabile gioia rischiarò il volto dell’infermo.
— «Il Signore è stato buono con me. In molti modi ha mostrato la sua benevolenza, ma tu Ester, sei il dono più bello di quanti mi ha prodigato.» —
Così dicendo l’attirò a sè e la baciò.
— «Ascoltami,» — proseguì — «ed udrai perchè io<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione|||185}}</noinclude>risi poc’anzi. Quando il giovane si presentò innanzi a me, mi parve di veder suo padre ringiovanito. L’animo mio ebbe uno slancio, come se volesse andargli incontro. Sentii entro di me che i miei giorni di prova e le mie fatiche erano giunte al termine. A stento trattenni l’impulso del mio cuore che mi spingeva a rivelare la mia gioia. Ero impaziente di prenderlo per mano, di mostrargli i registri ed i conti e di dirgli: — «Tutto questo è tuo ed io sono il tuo schiavo. Ho compiuto il dover mio, posso aspettare la voce del Signore che mi chiami a sè.» — E così avrei fatto, Ester, sì proprio così avrei fatto, se, tutto ad un tratto tre pensieri non m’avessero assalito ad un tempo. Il primo diceva: Assicurati prima ch’egli è proprio il figlio del tuo padrone. S’egli è il figlio del tuo padrone, studia prima e conosci un poco l’indole sua, — mi suggerì {{Ec|ii|il}} secondo. Pensa, Ester quanti sono gli eredi di colossali ricchezze, che sperperano i loro denari, e li riducano a semi di maledizioni.» — La voce gli si fece stridula, e sostò un momento, accasciato da questa riflessione. «Ester pensa ai patimenti inflittimi dal Romano, e non solo da Grato; gli spietati esecutori dei suoi ordini tanto la prima quanto la seconda volta erano tutti Romani e tutti ridevano udendomi urlare dal dolore. Pensa alle mie membra rotte, al mio corpo deformato; pensa a tua madre laggiù nella tomba solitaria, ai dolori della famiglia del mio padrone, se è ancor vivo o alla sua morte forse; pensa a tutto questo, o figliuola mia, e dimmi tu s’è giusto che nulla succeda in espiazione e vendetta di tante crudeltà? Non dirmi come ripetono i {{Ec|prepicatori|predicatori}}, che la vendetta è del Signore. Non fa egli valere la sua volontà per mezzo degli uomini nell’infliggere pene come nel conferire benefici? Non ha egli i suoi guerrieri, più numerosi dei profeti? Non è sua la legge — occhio per occhio, mano per mano, piede per piede? Ah, nel corso di tanti anni ho sospirata la vendetta, l’ho implorata nelle preghiere. Nell’accumular le mie ricchezze, fu questo il mio pensiero, il mio sogno costante. Come è vero che vi è Iddio, io mi diceva, esse dovranno servirmi per castigare quei malfattori. E quando, accennando alla sua destrezza nel maneggio delle armi, il giovane disse, ch’essa non aveva nessun scopo definitivo, io indovinai quello scopo: era la vendetta! Fu questo, o Ester, il terzo pensiero che mi impose il silenzio e mi diede la forza di ascoltare impassibile la sua perorazione, finchè, partito il giovane, le mie emozioni proruppero in un riso di giubilo.» —<noinclude><references/></noinclude>
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Ben Hur/Libro Quarto/Capitolo IV
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||187}}</noinclude>di Seleucia fino alle porte di bronzo d’Epifane. In quel punto incomincia la via di Dafne — e che gli Dei vi proteggano.» —
Dopo aver dato alcuni ordini relativi al suo bagaglio, Ben-Hur si pose in cammino.
Non ebbe difficoltà a trovare la colonnata d’Erode; da quella, alle porte di bronzo correva un lungo porticato di marmo, che egli percorse fra mezzo ad una folla di gente composta dei rappresentanti di tutte le nazioni commerciali del mondo.
Era la quarta ora del giorno, quando oltrepassò le porte e si trovò in mezzo ad una interminabile processione diretta al bosco famoso. La strada era divisa in vie separate, una pei pedoni, una pei cavalieri e i cocchi; ed anche queste erano suddivise in due altre vie parallele per le quali due correnti di persone si movevano in direzione opposta. Le linee di demarcazione erano segnate da basse balaustrate interrotte da statue poggianti su solidi piedestalli. A destra ed a sinistra della strada estendevansi magnifici prati ed aiuole, accuratamente tenuti, alternati di quando in quando da gruppi di querele, di siccomori e da pergolati di viti che invitavano i passeggieri a riposare. Le vie riservate ai pedoni erano lastricate di pietra rossiccia e quelle pei cavalieri erano cosparse di bianca arena compressa in modo da darle la consistenza di un marciapiede, senza però che, come questo, echeggiasse lo scalpitar dei cavalli ed il frastuono delle ruote. Innumerevoli fontane di varie e meravigliose foggie lanciavano i loro zampilli nell’aria; erano doni di Re che avevano voluto così eternare il ricordo delle loro visite. All’ingresso del bosco, a sudovest, fino alla città, questa magnifica strada misurava oltre quattro miglia in lunghezza.
Nello stato d’animo in cui si trovava Ben Hur, lo splendore regale della via passò quasi inosservato; e i suoi sguardi non si arrestarono neppure sulla folla che s’avviava insieme a lui come in processione. A dire il vero alla sua preoccupazione si univa anche una buona dose di quella compiacenza orgogliosa propria del Romano che visitava la provincia, mentre erano ancora fresche in lui l’impressioni della vita fastosa che s’agitava quotidianamente intorno alla colonna d’oro posta da Augusto nel Foro, come per indicare il perno del mondo. Non era possibile che le Provincie offrissero uno spettacolo più grandioso.
Impaziente per la lentezza dei suoi vicini, egli spiava ogni<noinclude><references/></noinclude>
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Dopo aver dato alcuni ordini relativi al suo bagaglio, Ben-Hur si pose in cammino.
Non ebbe difficoltà a trovare la colonnata d’Erode; da quella, alle porte di bronzo correva un lungo porticato di marmo, che egli percorse fra mezzo ad una folla di gente composta dei rappresentanti di tutte le nazioni commerciali del mondo.
Era la quarta ora del giorno, quando oltrepassò le porte e si trovò in mezzo ad una interminabile processione diretta al bosco famoso. La strada era divisa in vie separate, una pei pedoni, una pei cavalieri e i cocchi; ed anche queste erano suddivise in due altre vie parallele per le quali due correnti di persone si movevano in direzione opposta. Le linee di demarcazione erano segnate da basse balaustrate interrotte da statue poggianti su solidi piedestalli. A destra ed a sinistra della strada estendevansi magnifici prati ed aiuole, accuratamente tenuti, alternati di quando in quando da gruppi di quercie, di siccomori e da pergolati di viti che invitavano i passeggieri a riposare. Le vie riservate ai pedoni erano lastricate di pietra rossiccia e quelle pei cavalieri erano cosparse di bianca arena compressa in modo da darle la consistenza di un marciapiede, senza però che, come questo, echeggiasse lo scalpitar dei cavalli ed il frastuono delle ruote. Innumerevoli fontane di varie e meravigliose foggie lanciavano i loro zampilli nell’aria; erano doni di Re che avevano voluto così eternare il ricordo delle loro visite. All’ingresso del bosco, a sudovest, fino alla città, questa magnifica strada misurava oltre quattro miglia in lunghezza.
Nello stato d’animo in cui si trovava Ben Hur, lo splendore regale della via passò quasi inosservato; e i suoi sguardi non si arrestarono neppure sulla folla che s’avviava insieme a lui come in processione. A dire il vero alla sua preoccupazione si univa anche una buona dose di quella compiacenza orgogliosa propria del Romano che visitava la provincia, mentre erano ancora fresche in lui l’impressioni della vita fastosa che s’agitava quotidianamente intorno alla colonna d’oro posta da Augusto nel Foro, come per indicare il perno del mondo. Non era possibile che le Provincie offrissero uno spettacolo più grandioso.
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Non ebbe difficoltà a trovare la colonnata d’Erode; da quella, alle porte di bronzo correva un lungo porticato di marmo, che egli percorse fra mezzo ad una folla di gente composta dei rappresentanti di tutte le nazioni commerciali del mondo.
Era la quarta ora del giorno, quando oltrepassò le porte e si trovò in mezzo ad una interminabile processione diretta al bosco famoso. La strada era divisa in vie separate, una pei pedoni, una pei cavalieri e i cocchi; ed anche queste erano suddivise in due altre vie parallele per le quali due correnti di persone si movevano in direzione opposta. Le linee di demarcazione erano segnate da basse balaustrate interrotte da statue poggianti su solidi piedestalli. A destra ed a sinistra della strada estendevansi magnifici prati ed aiuole, accuratamente tenuti, alternati di quando in quando da gruppi di quercie, di siccomori e da pergolati di viti che invitavano i passeggieri a riposare. Le vie riservate ai pedoni erano lastricate di pietra rossiccia e quelle pei cavalieri erano cosparse di bianca arena compressa in modo da darle la consistenza di un marciapiede, senza però che, come questo, echeggiasse lo scalpitar dei cavalli ed il frastuono delle ruote. Innumerevoli fontane di varie e meravigliose foggie lanciavano i loro zampilli nell’aria; erano doni di Re che avevano voluto così eternare il ricordo delle loro visite. All’ingresso del bosco, a sudovest, fino alla città, questa magnifica strada misurava oltre quattro miglia in lunghezza.
Nello stato d’animo in cui si trovava Ben Hur, lo splendore regale della via passò quasi inosservato; e i suoi sguardi non si arrestarono neppure sulla folla che s’avviava insieme a lui come in processione. A dire il vero alla sua preoccupazione si univa anche una buona dose di quella compiacenza orgogliosa propria del Romano che visitava la provincia, mentre erano ancora fresche in lui l’impressioni della vita fastosa che s’agitava quotidianamente intorno alla colonna d’oro posta da Augusto nel Foro, come per indicare il perno del mondo. Non era possibile che le provincie offrissero uno spettacolo più grandioso.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Shinitas" />{{RigaIntestazione|114|''Proverbi sul cavallo.''||riga=si}}</noinclude>{{nop}}
'''45. Chi va a piedi non s’accompagni con chi va a cavallo.'''
Quante cadute morali si eviterebbero se si seguisse il precetto che nel senso figurato, è contenuto in questo proverbio! Chi è povero e non ha mezzi di fortuna, non deve mettersi a scialarla per star in compagnia del ricco, che può spendere senza tanti riguardi alla borsa.
'''46. Co la cavala xe mia, tutti la vorria.'''
Proverbio veneto. Questo avviene ben di frequente. Uno ha un cavallo da vendere stenta a trovar acquisitori; una volta vendutolo più d’uno esclama: Se l’avessi saputo, l’avrei comprato io.
'''47. Col latino, col ronzino e col fiorino si gira il mondo.'''
Il latino si fa intendere da per tutto. Un contadino che conduceva un teologo in una carrozza a due cavalli, rimase con essa impanniato in una strada tutta fangosa, e per quanto sferzasse i cavalli, non riusciva a trarne i piedi. Allora smontò tranquillamente da cassetta, apri lo sportello della carrozza e disse al teologo: «Signore, conosce ella il latino?» — «Sicuramente! Che razza di domanda è questa?» — «L’ho molto caro, ''Chi conosce il latino va per tutto il mondo'', dice il proverbio. A rivederla.» È staccati i cavalli, se ne andò con essi, lasciando il teologo sulla strada, colla carrozza che era sua.
'''48. Com’è la stalla, così sarà la cavalla.'''
Se la stalla è buona, i cavalli, ed in genere tutto il bestiame crescerà e si svilupperà bene, se invece non soddisfa a tutti i precetti dell’igiene e se l’alimentazione sarà per di più scarsa, avverrà tutto il contrario.<noinclude><references/></noinclude>
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Il più lungo giorno
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| Nome e cognome dell'autore = Dino Campana
| Titolo =Il più lungo giorno
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== Indice ==
* {{Testo|/La notte mistica dell'amore e del dolore - Scorci bizantini e morti cinematografiche}}
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* {{Testo|/Giro d'Italia in bicicletta (I° arrivato al traguardo di Marradi)}}
* {{Testo|/Ma un giorno|«Ma un giorno»}}
* {{Testo|/Passeggiata in tram fino in America e ritorno}}
* {{Testo|/Pampa}}
* {{Testo|/Il canto di Genova. Preludii mediterranei}}
** {{Testo|/Il canto di Genova. Preludii mediterranei/II (Attimo meridiano)}}
** {{Testo|/Il canto di Genova. Preludii mediterranei/III}}
** {{Testo|/Il canto di Genova. Preludii mediterranei/Spiaggia spiaggia}}
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— Quando arriverà?
— Alle cinque. Il treno giunge alla stazione di Spoleto alle quattro: così egli sarà qui verso le cinque. Il cavallo di Lorenzo trotta poco.
— Perchè gli hai mandato Lorenzo? Non potevi scegliere un altro vetturino? Dopo tutto... arriva un forestiero, e con questa canicola...
— Come sei tenera per questo ignoto! – e il marito, un giovane grosso giallo bolso, in maniche di camicia cominciò a tormentarsi i due esili baffi biondi spioventi. Anna divagò:
— Vuoi il caffè?
— No. Voglio riposare. Dammi un mezzo toscano. Lo trovi nel taschino della giacca, in anticamera, sul canapè di paglia.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 110 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Anna uscì. Oreste si versò un ultimo bicchiere di vin bianco; scelse su la mensa scomposta pel desinare appena finito un pezzo di pane fresco e lo mangiò dopo averlo immerso nel vino; poi borbottò: – Qui si soffoca... – e si rimboccò le maniche della camicia fino al gomito e si sbottonò la goletta. Attese un attimo, poi impaziente chiamò:
— Anna, ci vuol tanto tempo per trovare un sigaro?
La moglie rientrò rossa in viso, ansimando. Era grassa e bassa, ma giovane e rosea. Oreste accese il sigaro, Anna restò a fissare su la tavola un bicchiere che scintillava. Quando il sigaro fu acceso, Oreste andò sul sofà, si adagiò tutto lungo comodamente, e, pure aspirando le prime boccate di fumo, senza guardare la moglie, ripetè:
— Dunque il forestiero arriva alle cinque. Spiegamoci bene.
Anna taceva, fissando il bicchiere che scintillava sulla tovaglia bianca. Oreste voltò un poco la testa così da scorgere lei di traverso:
— Anna, stammi a sentire. Non t’addormir su la tavola. Vogliamo andare a letto?
— No – rispose Anna recisamente.
— Dunque, ascolta bene. Il forestiero andrà su-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>bito al villino. Io spero che non verrà a farci una visita perchè mi voglio godere questi due giorni di riposo, in pace perfetta. Egli è un pittore: almeno ci ha detto così quando è venuto. Te lo rammenti anche tu. Anna, di’, te lo rammenti? Rispondi. Ma a che pensi?
— Sì, me lo rammento. Ha detto: «Io vengo qui per dipingere; non andrò nemmeno in città.»
— Tu ti ricordi tutte le parole di lui. Hai una memoria troppo buona. Basta, tiriamo innanzi. Ha detto che avrebbe con sè un amico, forse...
— Sì, è vero.
— Dunque, egli andrà a dipingere, ma l’amico sarà libero. Fino a che sono qua io, niente paura. Ma, quando domani sarò tornato a Spoleto, tu devi aver ben cura di te stessa.
— Io?
— Io, forse? Vuoi che facciano la corte a me?
— E credi che la facciano a me? Già sei geloso di questi due? E non ne abbiamo visto che uno solo per due ore sole!
— Eh, non si sa mai! In campagna, soli, per passatempo son capaci di far la corte anche a te.
— Come «anche a me»? È vero che vengono da Roma, ma dopo tutto non son mica un mostro.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 111 —||riga=si}}</noinclude>bito al villino. Io spero che non verrà a farci una visita perchè mi voglio godere questi due giorni di riposo, in pace perfetta. Egli è un pittore: almeno ci ha detto così quando è venuto. Te lo rammenti anche tu. Anna, di’, te lo rammenti? Rispondi. Ma a che pensi?
— Sì, me lo rammento. Ha detto: «Io vengo qui per dipingere; non andrò nemmeno in città.»
— Tu ti ricordi tutte le parole di lui. Hai una memoria troppo buona. Basta, tiriamo innanzi. Ha detto che avrebbe con sè un amico, forse...
— Sì, è vero.
— Dunque, egli andrà a dipingere, ma l’amico sarà libero. Fino a che sono qua io, niente paura. Ma, quando domani sarò tornato a Spoleto, tu devi aver ben cura di te stessa.
— Io?
— Io, forse? Vuoi che facciano la corte a me?
— E credi che la facciano a me? Già sei geloso di questi due? E non ne abbiamo visto che uno solo per due ore sole!
— Eh, non si sa mai! In campagna, soli, per passatempo son capaci di far la corte anche a te.
— Come «anche a me»? È vero che vengono da Roma, ma dopo tutto non son mica un mostro.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 112 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Bene. Vedi che tu già speri... Insomma, patti chiari. Quei due, quando non ci sono io, non dovranno mai entrare qui, mai. Capisci? Quando ci sarò io, vedremo.
— Ma come farò se verranno a chieder di me? Il villino è distante appena cento metri. A un miglio di distanza non ci sono che dei contadini.
— E lasciali coi contadini! Non vengono qui per dipingere i contadini? Se ci avessi pensato prima non avrei affittato il villino a un pittore qualunque...
— Pure te l’ha pagato bene.
— E in gran parte il danaro l’hai preso tu, per gli abiti di estate.
— Grandi cose! Cento lire per tre abiti di percalle!
— Va bene. Li disprezzi? Allora ti proibisco assolutamente di metterti quei tre abiti quando io non sono qui.
— E come mi vestirò per escire?
— Non escirai.
— Allora tanto vale a tornare a Spoleto.
— E tornaci.
Tacquero, stanchi tra quella caldura.
Dopo qualche minuto, poi che il mezzo sigaro<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 113 —||riga=si}}</noinclude>toscano era presso a bruciare le labbra di Oreste, egli si alzò di repente in atto di non poter più tollerare quella lite, bevve un altro mezzo bicchiere di vino e se ne andò borbottando:
— Perdio, in una domenica di riposo tu mi dài il veleno per tutta la settimana!
Anna rimase un momento presso la tavola, poi si accinse a toglier le mense, piegando le salviette, accatastando i piatti usati, riunendo i rimasugli del pane. Sopravvenne la serva, ed ella, interrompendo il lavoro, le ordinò:
— Finisci di sparecchiare. Assunta, io vado a letto.
Il sole meridiano infuocava i muri esili, entrava per le imposte mal connesse, svegliava tutte le mosche. Nella camera, sul letto matrimoniale alto, Oreste giaceva supino in mutande e senza panciotto, russando, tutto lucido di sudore; per non macchiare con le scarpe la coperta di ''crocè'', aveva messo in fondo al letto il tappettino riverso e vi aveva poggiato i piedi su; l’estrema reliquia del sigaro stava spenta su la pietra del comodino.
Gli sportelli eran socchiusi. Anna entrò senza rumore, si tolse la giacca, la veste, restò seduta sul letto a guardarsi così spogliata; poi guardò Oreste. Ridiscese e andò a chiudere meglio uno<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 114 —||riga=si}}</noinclude>sportello, chè la luce cadeva proprio sul guanciale suo. Passando davanti allo specchio si guardò e le parole del marito: «Sarebbe capace di far la la corte anche a te.» Perchè «anche a lei?» Ella desiderava che il bell’ignoto le offrisse qualche atto galante, non per merito della solitudine che gli toglieva ogni altra donna, ma per meriti veri della bellezza sua. Ella era una sposina onesta, ma qualche complimento dolce, come a Spoleto le faceva qualche ufficiale della guarnigione, la avrebbe ben lusingata specialmente perchè le amiche lo avrebbero saputo. Si rammentava il forestiero: capelli scuri, barba biondastra, occhi cilestri senza occhiali! «Quanto sarebbe più bello Oreste senza occhiali!» E poi, un pittore! Ella non aveva mai visto dipingere: aveva solo visto un suo maestro, in monastero, disegnare a matita e a pastello; anzi a Spoleto aveva due disegni suoi, una rama di pesche e due garofani. Se avesse pensato a portarli giù in villa li avrebbe mostrati al forestiero perchè vedesse che dopo tutto le provinciali ne sanno quanto le romane e forse più. E corse all’armadio e lo schiuse per guardare i tre abiti di percalle, uno roseo, uno bianco, uno cilestro. Su quello bianco avrebbe una volta messo la cintura di quello color di rosa.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 115 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
L’imposta dell’armadio cigolò, e Oreste di tra il sonno affannoso per quella canicola chiese con voce gonfia:
— Che fai, Anna? Non vieni a letto?
Ed ella rinchiuse in fretta l’armadio e si gittò sul letto monumentale, facendo stridere tutte le foglie di formentone chiuse nell’alto pagliericcio. E il romore di quelle foglie secche insistè ancora a tratti, come per brividi. Poi tutto tornò quieto nell’afa. Ella guardò Oreste dalle cui gote gialle gocce di sudore scendevano sul guanciale lente, lente, e giacque supina pensando e fissando i travicelli dipinti in turchino sopra il soffitto bianco.
Quelle tre o quattro stanze che poche opere di muratore e di imbianchino avevano adattate alla villeggiatura del notaio Oreste Santi e di sua moglie, erano nell’ultima ala della casa colonica. Il villino più lindo e più comodo era lontano duecento metri ed era stato affittato al ''forestiero''. Gli altri anni essi stessi vi abitavano, ma l’avarizia del notaio aveva avuto questa inspirazione per raggranellar due o tre centinaia di lire e non l’aveva abbandonata. In fondo quelle quattro stanze bastavano agli sposi e, se non fosse stato il caldo maggiore per le imposte mal connesse, l’odor<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 116 —||riga=si}}</noinclude>delle stalle sottoposte, il continuo bociare dei villani e del bestiame, le zanzare di notte, le mosche e i mosconi di giorno, i furti del cane di guardia, l’assenza del giardino e d’ogni ombra, il mutamento non sarebbe stato dannosissimo...
Così quell’anno per separare interamente le due proprietà, il giardinetto che circondava la villetta color di rosa era stato assiepato con pruni secchi, sotto ai quali però la fratta viva già gettava, mostrando che il proprietario intendeva di mantenere quella divisione anche negli anni venturi.
In quei giorni che erano scorsi attendendo l’arrivo del forestiero, Anna aveva passato molte ore sia nel giardino che nel villino, col pretesto di preparar tutto per l’ospite, in fondo per pavoneggiarsi in quell’ambiente più signorile. Poi la strada maestra toccava un lato del breve giardino; ed ella spesso, vestita con uno dei tre abiti di percalle, si era messa a ricamar le pantofole rosse e turchine di Oreste nelle ore pomeridiane, dietro la siepe, presso la via, guardando e facendosi guardare dagli spoletini e dai villeggianti che venivano in vettura o in velocipede a diporto fin là giù. Anzi un giorno tre velocipedisti, certo tre forestieri, forse tre romani, erano rimasti più di mezz’ora a volteggiare e a ''fare gli otto'' su<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 117 —||riga=si}}</noinclude>quel breve tratto di strada che era sotto gli occhi di lei: certamente per farsi notare da lei, che però non aveva mai osato di levare recisamente gli occhi dal ricamo.
Ma per sfortuna Oreste veniva da Spoleto in villa, proprio la domenica quando più gente scendeva dalla città giù nella valle; e – quando c’era Oreste – ella doveva restare con lui a far la buona sposina, a parlar di danari e a liticare.
Quando furono quasi le quattro del pomeriggio, la voce stridula della contadina che chiamava a raccolta il pollame per gettargli il cruschello e il grano guasto svegliò marito e moglie.
— Pulle, pulle, pulle... Pipé, pipé, pipé... Piiipeee...
Oreste borbottò sfregandosi gli occhi e la fronte madida:
— Anna, sarà tardi? Assunta dà da mangiare ai polli.
— Sarà tardi? – domandò Anna precipitosamente levandosi a sedere sul letto.
— Eh, eh che fretta! Hai paura di non giungere a tempo a veder l’arrivo del tuo pittorello? Guarda che ora è.
— Dov’è l’orologio? – domandò Anna, sdraiandosi nuovamente.
— È rimasto nel panciotto. Guarda lì su la sedia, accanto alla finestra – rispose Oreste immobile.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 118 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Anna si alzò e andò a veder l’ora:
— Sono le quattro.
— Bene. Io mi alzo. Tu resta pure. Vado giù per la strada incontro al forestiero. Non occorre che tu venga. Così lo condurrò direttamente al villino e non avrà l’idea di fermarsi qui da noi. Dormi, dormi.
Anna tacque e si rimise sul letto supina.
Il marito si alzò, si bagnò il viso e le mani, si infilò la giacca, e così, senza colletto, senza cravatta e senza panciotto, uscì.
Anna attese ancora. La contessa Romei aveva l’estate scorsa tradito suo marito col deputato Rey, e a Spoleto s’era detto che tutto il romanzesco amore fosse stato tessuto nella villa solitaria dei Romei tra Spoleto e Terni. Ella non avrebbe fatto nulla di male, nulla di serio: ma le sarebbe piaciuto che a Spoleto le amiche invidiosette avessero fatto qualche ciarla su quella sua villeggiatura. Tanto non sarebbe stata capace di far nulla di male, mai. La contessa era una donna più debole, una romana abituata agl’intrighi del mondo. ''Egli'' la avrebbe incontrata una mattina presso al giardino, e di sopra alla siepe la avrebbe salutata lietamente... Che abito avrebbe ella messo quella mattina?<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 119 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Così ella pensò che era tempo di scendere dal letto e di abbigliarsi; anzi credette tra quelle fantasticherie di essere in ritardo.
Guardò l’orologio del marito: eran le quattro e mezza. Aprì l’armadio dei tre vestiti e scelse quello bianco e si strinse la vita nella cintura turchina dell’abito turchino. «Questo percalle a distanza sembra seta,» pensò guardando quel color cilestro vivo nel bianco. E si pettinò e nei capelli mise due forcine di tartaruga lavorata, mentre per lo più ne aveva una sola, poi si dette un po’ di cipria. Si guardò e si riguardò nello specchio e parve soddisfatta di sè. Quando fu su la porta, pensò che, come sempre soleva in campagna, non aveva orecchini. Pure da Spoleto aveva portato gli orecchini di brillanti, tanti brillanti piccoli legati a rosa, così da dar sotto la luce piena l’impressione di due pietre intere. Tornò al comò, li tolse dalla teca. «E se Oreste se ne inquietasse? È meglio lasciarli lì.» E scese senza orecchini, e il cuore le batteva più celere.
La strada era bianca di sole e di polvere. Non si vedeva nè un uomo, nè una bestia: un infinito silenzio arido e candido. Anna pensò: «Quel povero giovane, venendo giù dalla stazione con<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 120 —||riga=si}}</noinclude>questo caldo e con questa polvere, comincerà a odiare la villeggiatura!» E si sedette sopra una panca che su la strada Oreste aveva fatto mettere presso la siepe nuova. Seduta, si guardò il piede piccolo calzato con le scarpe nuove di finto bulgaro, donde la caviglia usciva snella nella calza nera, sotto la veste candida e leggera. Ella pensò: «Ho fatto bene a metter le calze tessute invece di quelle fatte a mano. Sotto all’abito bianco la trama si vede facilmente.»
E nessuno giungeva. Finalmente vide da lontano Oreste apparire allo svolto della via con passo celere; pensò: «Eccolo»; poi nella quiete udì il rumore della vettura in lontananza, quasi attutito dalla polvere alta e dall’aria greve. Poi la vettura apparve: aveva il mantice alto. Da lontano ella vide su la serpa accanto al cocchiere due valige: una gialla, una nera coi fermagli lucenti al sole tra il fumo polveroso. Poi la vettura si avvicinò; ella vide il pittore con gli occhiali neri larghi contro il barbaglio della canicola e accanto... che era quel bianco? L’amico? No, no... Era una donna? Una donna? Sì, proprio una donna, bella, bruna, con una veste e una giacca cenere, una camicetta di batista e un cappello di paglia bianca simile a quello che gli uomini por-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 121 —||riga=si}}</noinclude>tano e, sotto, una corona di capelli neri alti su la fronte: una donna bella ed elegante che doveva essere anche alta e magra. L’ignota, mentre la vettura passava celermente avvolgendo anche la spettatrice in un turbine di polvere bianca, guardò Anna, e Anna chinò gli occhi, e in un attimo si pentì d’essere venuta lì a vedere e a farsi vedere. «Essi hanno capito che io ero lì ad attenderli. Ella mi ha guardato prima il viso, poi l’abito e mi pare... forse non è vero... ma mi pare proprio che abbia sorriso e si sia chinato su lui a interrogarlo... Adesso rideranno.» E li guardò scendere poi che la vettura s’era fermata più giù davanti al villino. Ella era veramente snella ed elegante, almeno un palmo più alta di lei: così allora Anna credette. Entrò di filata nel villino, ne riuscì ridendo forte e parlando al pittore, chiamandolo dentro.
— Ebbene? Che fai li incantata? Hai visto? E tu gli avevi dedicato tutto quest’acconciatura straordinaria? Son contento. Imparerai...
Anna si era scossa, guardava il marito in grande stupore. Il suo povero abito di percalle aveva preso sole e polvere invano: il marito ne la sgridava, l’ignota le aveva riso sulla faccia, il forestiero la aveva appena vista... Allora solo si<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 122 —||riga=si}}</noinclude>rammentò che egli passando la aveva salutata col cappello e che ella, stupita, non aveva risposto al saluto... «Oltre che una provinciale inelegante, mi crederà anche ineducata.» E tutte quelle illusioni abbattute in un attimo la afflissero tanto, le suggerirono il pianto, e, per difendersene, irruente disse al marito:
— Ma non ce lo aveva detto che sarebbe venuto con una donna!
Oreste titubò, poi calmo, da buon notaio:
— Egli ha il villino per contratto regolare e registrato. Può condurci chi vuole. Poi non aveva detto che sarebbe venuto con un amico?
— Ah... questo è l’amico?
— E che te ne importa? Piuttosto io non sapevo che egli avesse moglie.
— Credi che sia proprio la moglie?
— E chi vuoi che sia?
— Non so... forse una sorella... una parente...
La curiosità occupò e distrasse le due piccole menti.
— Chi sarà?
La vettura vuota, che tornava indietro, si fermò davanti ai due sposi:
— Buon fresco, signor avvocato!
— Oh Lorenzo! Come è andata?<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 123 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Bene. Anzi abbiamo fatto presto. Siamo venuti giù in tre quarti d’ora. E poi erano in due. Voi m’avete detto che veniva un forestiero solo.
— Non lo sapevo.
— Chi è quella? È la moglie?
— Non lo so.
— Tu non hai capito nulla dai discorsi che facevano?
— Uhm! Lei lo chiama Bebbo...
— Già... si chiama Alberto – soggiunse Anna, e Oreste la guardò.
— Lei porta una valigia nera piccola e non la lascia mai. Ha una spilla di brillanti fatta come una corona...
— Che sia conte il pittore?
— Nel contratto non c’è, e nemmeno su la carta da visita – nuovamente interruppe Anna.
— Eh... se non lo sai tu... – malignò geloso Oreste.
— Dev’essere contessa lei – soggiunse il vetturino – perchè alla serva che li aspettava egli ha detto: «Prendete le valigie della contessa.»
— Allora dev’esser conte anche lui.
— Eh... in vettura si son baciati due o tre volte... almeno che io abbia udito... perchè ho pensato che era meglio di non voltarsi. Occhio non vede e cuore non dole.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 124 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Si son baciati? – domandò Anna.
— Già... se son marito e moglie. Che c’è di male? Non ti va? – e Oreste la guardò furioso, e, dandosi l’aria di esperto mondano: – Forse saranno sposi novelli... A proposito, Lorenzo, se alle Tre Madonne incontri l’arciprete Picci, rammentagli che domattina alle nove io sarò a studio per l’istromento dell’oliveto...
Oreste rimase a parlare d’affari, mentre Anna sempre più ansiosa e curiosa rientrava a casa. «È la sposa del pittore? Quant’è bella e sopratutto magra ed elegante! Come rideranno a veder me così goffa. Io avevo ben ripetuto mille volte a Cristina, la sarta, di farmi l’abito attillato a vita; l’ha voluto fare a camicetta e m’ingrossa e mi ingoffa.»
Così tornò in camera da letto a guardarsi allo specchio, e vide che la cintura turchina stonava volgarmente sul bianco, che su la spalla la stoffa troppo leggera faceva delle pieghe traverse, che la goletta era troppo bassa, che un bottone sul petto era fuor di posto. Tutte queste cose adesso le apparivano fiammanti, ridicole, obbrobriose, visibili come un soldato solo fuori dei ranghi. E voltandosi e rivoltandosi, arrivò a ve-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 125 —||riga=si}}</noinclude>dere anche un baffo di cipria sotto l’orecchia. Essi, essi l’avevano notato di certo, passandole innanzi! E il dispetto le angosciò così la povera piccola anima che ella ne pianse silenziosamente, gettandosi sulla poltrona senza badare che si sedeva proprio sul panciotto d’Oreste e che spiegazzava tutta la sua veste nuova. E i piccoli singulti le uscivano dalla bocca dolorosa a volta a volta, chetamente, col respiro corto.
Udì la voce d’Oreste dall’aja.
— Anna, c’è Caterina. Ti vuole subito.
Caterina era la serva che ella aveva trovato pel pittore. Scese giù di corsa, nella curiosità scordando l’affanno; perchè Oreste non vedesse i suoi occhi arrossati, chiamò Caterina dentro casa, su l’ultima branca delle scale. Caterina voleva un po’ di caffè freddo, subito, per la contessa che aveva sete.
— Di’, Caterina: che fanno? Quant’è bella, lei!
— Quant’è bella! – assentì la serva.
— Sono marito e moglie?
— E che vuole che sieno? Non fanno che baciarsi, accarezzarsi, chiamarsi con certi nomi che sembrano nomi di gatto.
— Come si chiamano?
— Lei chiama lui Bebè, e lui chiama lei Titì.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 126 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Son proprio ragazzi.
— Eh, giovani, giovani tutti e due! Quando sono entrata in camera, ho trovato lui in ginocchio davanti a lei, togliendole le calze...
— Come erano le calze? Nere? Tessute?
— Nere, di seta leggere come una tela di ragno.
— Di seta! Per campagna?
— Eh, sarà la moda. Dopo avergliele tolte tutte e due, le ha dato un bacio per ciascun piede.
— Su i piedi!
— Se avesse visto, sor a Nannina mia, che piedini! Parevano di seta... Io mi ci sono incantata...
Venne Assunta col caffè in un bicchiere, e sopra, a mo’ di coperchio, un lembo di giornale.
— Grazie, sora Nannina.
E Anna restò ferma su l’ultimo gradino, appoggiandosi alla maniglia della scala, guardando in fuori l’aja larga, su cui la pula a mucchi luceva com’oro fin sotto i pagliai. Poi si scosse, saettò il piedino fuori della veste, tanto da guardarsi la calza nera di cotone tessuto, lo rinascose subito e fuggì a precipizio su per le scale in camera, e si chiuse dentro.
La mattina dopo, assai di buon’ora, Oreste tornò<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 127 —||riga=si}}</noinclude>a Spoleto per l’istromento dell’arciprete Picci, e Anna restò sul letto a meditare. La notte, aveva dormito male, aveva sognato il pittore e l’ignota che dormivano insieme nel prossimo villino, e non avrebbe osato di ripetere a nessuno quanti baci nel suo sogno quei due s’erano dati: ella poi conosceva i mobili e le mura di quella camera parte a parte. Era stata la sua camera súbito dopo le nozze; e mai ella poteva a distanza ripensarla senza rivedere lì dentro, presso il letto, Oreste in mutande, nella penombra della luna a traverso i vetri. Che ricordi! Da farsi il segno della croce, volta per volta! Poche volte...
«Che farò? Verranno essi da me questa mattina stessa, dovrò io andare da loro per cortesia di padrona? Anche Oreste ha detto che, poichè c’è una signora, io posso riceverli e devo esser gentile. Che abito porterà stamane? Anche ella avrà un abito bianco? E uno turchino? E uno color di rosa? Come mi vestirò per incontrarla? Mi metterò gli orecchini? E il cappello? In campagna non lo porto mai. Ci vorrebbe un cappellino da uomo come il suo. Strano! Fino a ieri quei cappelli di paglia così tondi e semplici mi parevano orrendi per una donna.» E tremava al pensiero di incontrarli e di parlarci. Si alzò, e si<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 128 —||riga=si}}</noinclude>sentì tanto debole, e si vide tanto sbianca; pensò che avrebbe fatto una figura molto sciocca, e volle rimettersi a letto. «Ma che diranno loro? Mi crederanno un vero rospo nascosto tra la terra. Già ieri nella confusione non ho risposto al saluto di lui. No, no. Mi alzerò e andrò io da loro. Si alzò e si vesti di turchino, e badò bene che la cipria non le facesse nessun baffo strano sul volto.
Quando scese nella camera da pranzo e chiamò Assunta pel caffè e latte, tremava. «Che dirò quando li incontrerò? Andrò io da loro? aspetterò che essi vengano qui? Avrei dovuto domandar consiglio a Oreste. Ma- egli ne sa meno di me. E se verranno qui, li dovrò ricevere qui dentro? È orribile! Subito capiranno che abbiamo affittato il villino e ci siamo ritirati qui per guadagnare quelle trecento lire dell’affitto. È meschino!» E si torturava il pensiero, e mangiava senza appetito, ella che ogni mattina intingeva nel caffè e latte quattro fette ben spesse di pane casareccio spalmate con la conserva di mele cotogne.
Ed escì all’aperto, ostentando indifferenza, quasi che i due ospiti stessero a spiarla dalle finestre o di tra i pruni della siepe. Quando fu più vicina al giardino, alzò gli occhi al primo piano della<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 129 —||riga=si}}</noinclude>villetta: da quel lato tutte le persiane erano chiuse, e pure le ultime due finestre eran quelle della camera da letto. Allora, incoraggiata da quella quiete, girò intorno alla casa. Tutto dormiva al primo piano. Solo al pianterreno le finestre basse delle stanze da mangiare e della cucina erano aperte. Caterina la scorse e la chiamò:
— Sora Nannì!...
Anna le accennò di tacere. Caterina escì e cominciarono a parlare di sopra alla siepe.
— Perchè non entra, sora Nannina?
— No, non voglio che mi vedano.
— Quelli dormono.
— Ma è di buon’ora?
— Di buon’ora, saranno le dieci.
— Sono andati a letto tardi?
— Macchè! Alle nove erano in camera. Io che stavo in cucina ho sentito rumore fino alle nove e mezza. Poi sono andata a letto, e dalle scale ho inteso che ridevano.
— Devono essere sposi da poco?
— Non ci si capisce niente. Di bene, se ne vogliono assai. Ma non parlano come noi.
— Che intendi?
— Parlano in altro modo.
— Forse in francese?<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 130 —||riga=si}}</noinclude>Sarà francese. Io iersera volevo, mentre li servivo a tavola, capirci qualche cosa, ma è stato inutile.
In quella si udì dal capo delle scale una voce maschile:
— Caterina, salite.
Anna volle fuggir via, ma la serva la rattenne:
— Aspetti, sora Nannina, aspetti.
— E se mi vedono?
— Ma non scendono mica qui in cucina.
E Caterina salì al piano di sopra. Anna rimase nella cucina e si sedette tutta ansiosa come fosse in flagrante peccato; temeva di esser colta lì in cucina a chiacchierar con la serva, a spiare i fatti dei nuovi venuti. A un punto si alzò per andarsene, ma sentì aprire le finestre del primo piano e temè di esser veduta se usciva, e attese. Dopo poco Caterina tornò:
— Se li vedesse, signora mia, tutti e due dentro il letto grande! Son due ragazzi così belli! E ridono e parlano in francese... Vogliono la colazione a letto: caffè e latte. Quando ho detto che non c’era burro in casa, essa per la prima m’ha detto: «Non fa nulla, non fa nulla, meglio, così! Anzi... è divertente» e ha riso tanto. Egli solo mi ha<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 130 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Sarà francese. Io iersera volevo, mentre li servivo a tavola, capirci qualche cosa, ma è stato inutile.
In quella si udì dal capo delle scale una voce maschile:
— Caterina, salite.
Anna volle fuggir via, ma la serva la rattenne:
— Aspetti, sora Nannina, aspetti.
— E se mi vedono?
— Ma non scendono mica qui in cucina.
E Caterina salì al piano di sopra. Anna rimase nella cucina e si sedette tutta ansiosa come fosse in flagrante peccato; temeva di esser colta lì in cucina a chiacchierar con la serva, a spiare i fatti dei nuovi venuti. A un punto si alzò per andarsene, ma sentì aprire le finestre del primo piano e temè di esser veduta se usciva, e attese. Dopo poco Caterina tornò:
— Se li vedesse, signora mia, tutti e due dentro il letto grande! Son due ragazzi così belli! E ridono e parlano in francese... Vogliono la colazione a letto: caffè e latte. Quando ho detto che non c’era burro in casa, essa per la prima m’ha detto: «Non fa nulla, non fa nulla, meglio, così! Anzi... è divertente» e ha riso tanto. Egli solo mi ha<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 131 —||riga=si}}</noinclude>detto: «Bisognava pensarci...» ma poi ha riso anche lui.
Annetta ascoltò con gli occhi spalancati e le orecchie tese, avrebbe voluto saper tante cose... Caterina mise il latte al fuoco; il caffè era pronto. Anna non sdegnò di preparare ella stessa il vassoio con le tazze, i cucchiai, la salviette, il zucchero e il pane bruscato. Ma mentre ella con un panno lustrava la zuccheriera, tenendo con le braccia tese il cencio ben discosto dal suo bello abito turchino, sulla soglia apparve una figura di donna avvolta in un grande accappatoio bianco. Aveva i capelli arruffati, stretti su la cima della testa con una forcella d’oro; e teneva i piedi nudi in due babbucce rosse fiammanti. Anna la vide, posò in fretta zuccheriera e cencio e arrossì e non potè pronunciare una sillaba. Ma anche l’altra restò confusa e si ritrasse con un piccolo grido acuto, e nascosta dietro lo stipite chiamò Caterina. Caterina accorse e fu un lungo conversare a bassa voce. Anna udiva di quando in quando frasi dette in tono reciso di comando. Capì le ultime parole.
— Del resto venite di sopra, che il signor Alberto vi dirà lo stesso.
Caterina tornò in cucina tutta confusa. Anna che ancora tremava domandò:<noinclude>
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— Che c’è? Che c’è?
— C’è... c’è... che la trattano come se in fondo lei non fosse la padrona di casa... Dicono che la casa è stata presa in affitto dal signor Alberto e che nessuno ci deve entrare... Ecco quel che ha osato di dire la ''contessa!''...
— Ha detto questo?
E ambedue tacquero per un istante. Poi Anna, incamminandosi verso la porta, disse:
— Svelta, svelta. Il latte si scalda troppo. Essi hanno ragione. La casa adesso è loro.
Caterina non si mosse; quando Anna fu presso alla porta, la richiamò, e sorrideva furbescamente:
— Sora Nannì, io ho capito il perchè...
— E quale è?
— Vuole che glie lo dica? Non se ne avrà a male?
— E di’, su, dillo; che me ne vado.
— La contessa è gelosa di lei.
Anna uscì racconsolata.
Ma quello fu per lei un giorno di grande sconforto. Ormai ella sapeva l’opinione che i due forestieri avevano di lei: non volevano nemmeno avvicinarla. E il cordoglio fu maggiore dopo tutte le speranze luminose del dì innanzi.
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— Che c’è? Che c’è?
— C’è... c’è... che la trattano come se in fondo lei non fosse la padrona di casa... Dicono che la casa è stata presa in affitto dal signor Alberto e che nessuno ci deve entrare... Ecco quel che ha osato di dire la ''contessa!''...
— Ha detto questo?
E ambedue tacquero per un istante. Poi Anna, incamminandosi verso la porta, disse:
— Svelta, svelta. Il latte si scalda troppo. Essi hanno ragione. La casa adesso è loro.
Caterina non si mosse; quando Anna fu presso alla porta, la richiamò, e sorrideva furbescamente:
— Sora Nannì, io ho capito il perchè...
— E quale è?
— Vuole che glie lo dica? Non se ne avrà a male?
— E di’, su, dillo; che me ne vado.
— La contessa è gelosa di lei.
Anna uscì racconsolata.
Ma quello fu per lei un giorno di grande sconforto. Ormai ella sapeva l’opinione che i due forestieri avevano di lei: non volevano nemmeno avvicinarla. E il cordoglio fu maggiore dopo tutte le speranze luminose del dì innanzi.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 133 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
«In fondo io sono una signora ed ella potrà essere bella, elegante e contessa quanto si vuole, ma qui intorno non troverà nessun’altra donna come me... Ma come era bella, stamane!» Perchè quella figura strana con l’accappatoio bianco, con la forcella d’oro al sommo dei capelli arruffati, con le babbucce rosse sui piedi nudi la stava confitta nella mente, come un raggio di sole negli occhi; ed ella per quanto volesse ribellarsi all’atto scortese, si sentiva vinta di quella bellezza nuova. E pensava scoraggiata ai pallidi mesi di villeggiatura che ella avrebbe passati, vicino alla felicità ella infelicissima, vicino alla eleganza ella goffa e provinciale, vicino all’amore ella moglie al pacifico Oreste. Nè si rammentava più che dopo tutto negli anni scorsi i mesi di estate in quella calma e in quella solitudine, erano per lei stati piacevolissimi. Nulla: ella cominciava a vivere e a soffrire allora. «Non c’è che dire: ella è elegante, bella, e io non ho mai visto un’altra donna così elegante e così bella.» E il pensiero tornava sempre più nitido e sicuro, e ogni volta la percuoteva con maggior dolore.
Ella lasciò gli abiti nuovi, e si vestì con le solite vesti usate e ben logore. A pranzo, sola, discinta, mal pettinata, svogliata, mangiò poco e chiacchierò molto con la serva.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 134 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/> Poi se ne andò subito a riposare: dalla mattina ella sognava a quelle ore di riposo tra il caldo, come a un paradiso.
Saranno state appena le tre e Anna dormiva da un’ora quando Assunta precipitosamente venne a battere alla porta della camera e a chiamare, e tra le parole ansava per la corsa:
— Sora Nanni, sora Nanni, c’è giù lui.
— Chi? lui?
— Sì, il forestiero, il pittore.
— Lui? Qui? È solo? C’è la moglie?
— No, è solo.
Ella destata all’improvviso non si raccapezzava; per un istante credette di sognare. Poi si slanciò giù dal letto:
— Assunta, va giù subito. Fallo accomodare...
— Dove?
— In camera da pranzo. E dove? Digli che mi scusi per un momento. Scendo subito. Poi torna su.
E cominciò a vestirsi frettolosamente: non connetteva le idee e non trovava le asole dei bottoni o gli occhielli degli uncini. All’improvviso l’idea che Oreste le aveva proibito di ricevere il pittore da solo, la eccitò a far presto. Assunta tornò su, la aiutò a farsi bella, a darsi la cipria, ad aggiustarsi i capelli, a mettersi le due forcelle.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 134 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Poi se ne andò subito a riposare: dalla mattina ella sognava a quelle ore di riposo tra il caldo, come a un paradiso.
Saranno state appena le tre e Anna dormiva da un’ora quando Assunta precipitosamente venne a battere alla porta della camera e a chiamare, e tra le parole ansava per la corsa:
— Sora Nanni, sora Nanni, c’è giù lui.
— Chi? lui?
— Sì, il forestiero, il pittore.
— Lui? Qui? È solo? C’è la moglie?
— No, è solo.
Ella destata all’improvviso non si raccapezzava; per un istante credette di sognare. Poi si slanciò giù dal letto:
— Assunta, va giù subito. Fallo accomodare...
— Dove?
— In camera da pranzo. E dove? Digli che mi scusi per un momento. Scendo subito. Poi torna su.
E cominciò a vestirsi frettolosamente: non connetteva le idee e non trovava le asole dei bottoni o gli occhielli degli uncini. All’improvviso l’idea che Oreste le aveva proibito di ricevere il pittore da solo, la eccitò a far presto. Assunta tornò su, la aiutò a farsi bella, a darsi la cipria, ad aggiustarsi i capelli, a mettersi le due forcelle.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 135 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Finalmente, rossa, affannata, ella si presentò ad Alberto e subito vide in volto al giovane un sorrisa di ammirazione un po’ audace, ma certo accettissimo.
— Scusi, signora; forse è l’ora del suo sonno. Ma io son voluto venir súbito per spiegarle quel che è avvenuto stamane...
— Ma le pare!...
— No, no. Bianca è così sbadata...
— Bianca? Sua moglie si chiama Bianca?
— Mia moglie? Ah, già! Mia moglie è Bianca, ossia Bianca è mia moglie...
Anna non vide un sorriso ironico del pittore; solo invidiò alla bella romana il bel nome. Alberto seguitò:
— Dunque le dicevo... Bianca è un po’ sbadata, sa, è giovanissima.
— Sposini freschi, eh?
— Eh, così... così... ossia, già, sposini freschi. Stiamo insieme da appena due mesi.
— Dopo un fidanzamento lungo?
— Oh, no! Tutt’altro... Ma torniamo all’argomento principale. Bianca... intendo... mia moglie non conosceva lei... non sapeva che ella fosse la padrona di casa.
— Eh, capisco! mi ha vista lì in cucina. Volevo far fare buona figura alla casa...<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 136 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Dunque ella ci scusa? – e Alberto si avvicinò con un sorriso dolcissimo.
Anna si scostò istintivamente; prima si sentì superba di quel sorriso, poi si adirò, comprendendo che era un mezzo diplomatico per far la pace. E timida rispose:
— Ma le pare... Ella, in fondo, era a casa sua. Piuttosto m’auguro...
— Che cosa?
— M’auguro di potere un’altra volta far la conoscenza della sua signora.
— Ecco... vede...
— Scusi, veh! ma io...
— Ma anzi, signora mia! – poi proseguendo senza prender fiato, quasi dopo essersi determinato a un passo eroico: – Anzi verremo noi stessi a riverirla. Dovere di forestieri.
— Ma io verrò da loro!
— No, no. Stasera verremo noi.
— Ed usciremo pel fresco.
— Benissimo. Bella idea!
— Li condurrò fino al torrente!
— Ma benissimo! Bianca... mia moglie... la mia signora sarà onoratissima, felicissima...
Verso il tramonto, Alberto venne con la sua signora.<noinclude>
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— Dunque ella ci scusa? – e Alberto si avvicinò con un sorriso dolcissimo.
Anna si scostò istintivamente; prima si sentì superba di quel sorriso, poi si adirò, comprendendo che era un mezzo diplomatico per far la pace. E timida rispose:
— Ma le pare... Ella, in fondo, era a casa sua. Piuttosto m’auguro...
— Che cosa?
— M’auguro di potere un’altra volta far la conoscenza della sua signora.
— Ecco... vede...
— Scusi, veh! ma io...
— Ma anzi, signora mia! – poi proseguendo senza prender fiato, quasi dopo essersi determinato a un passo eroico: – Anzi verremo noi stessi a riverirla. Dovere di forestieri.
— Ma io verrò da loro!
— No, no. Stasera verremo noi.
— Ed usciremo pel fresco.
— Benissimo. Bella idea!
— Li condurrò fino al torrente!
— Ma benissimo! Bianca... mia moglie... la mia signora sarà onoratissima, felicissima...
Verso il tramonto, Alberto venne con la sua si-<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 137 —||riga=si}}</noinclude>gnora. Bianca era vestita di tela candida, con una veste stretta alle anche e larghissima in fondo, tutta tesa per l’amido: un giglio riverso. Sotto il corsetto, che appena toccava la vita, una cascata di ''tulle'' lilla, fresco come se allora fosse stato composto a falpalà. Il gran cappello bianco era tutto a merletti; i guanti di pelle di daino finivano l’abbigliamento perfetto.
Anna, anche prima di salutare la nuova venuta, ne guardò l’abito; e anche prima di studiarne l’abito, si meravigliò come ella nei bagagli lo avesse potuto portare così fresco e immacolato. Le parve un miracolo. Anche Anna portava per sua sventura l’abitino di percalle bianco, e intorno alla vita aveva osato di cingere la cintura dell’abito color di rosa. Passata la prima ammirazione, il confronto subito la fece soffrire, le tolse la parola. Alberto già aveva detto:
— Bianca, ti presento la nostra cortesissima padrona di casa.
E Bianca s’era inchinata con garbo. Anna, tra l’ammirazione e l’invidia, sentì che anche l’altra restava incerta quasi timida, e mormorò:
— Signora mia, la ringrazio per esser venuta fin qui. Avevo detto a suo marito...
Bianca guardò Alberto.<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 138 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Avevo detto a suo marito che io sarei volentieri venuta a prender loro.
Bianca ruppe a parlare:
— Ma le pare possibile, signora! Ella è così cortese con noi... Io e Alberto... io e mio marito siamo così felici d’aver qui vicino a noi una signora così per bene...
Alberto interruppe la sua compagna.
— Bianca, scúsati presso la signora per la tua fuga di stamane.
— Già, signora mia. Ella mi deve scusare. Io stavo con Bebbo...
— Bianca!
— Io stavo con Alberto... Sa, qualche volta lo chiamo Bebbo... Scusi, veh!
— Ma lo chiami Bebbo, lo chiami pure Bebbo. Tra sposini novelli...
E i due in coro:
— Eh, già!
— Eh, già! Tra sposini novelli!
— Certe cose sono permesse. Anzi, dirò loro una cosa strana. Loro dormono nella camera d’angolo sopra la pianta dei gelsomini...
— Sì, nella camera d’angolo.
— Ebbene... anche io... anche noi siamo stati lì nella luna di miele... súbito, súbito... la sera stessa dopo la cerimonia... prima del viaggio.<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 139 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
E spronata dal ricordo Anna osò:
— Il letto sta ancora allo stesso posto.
Bianca domandò:
— Ella ha bimbi?
— No.
— Nemmeno noi ne avremo. È vero, Alberto?
— Ma, Bianca! Ti paiono discorsi, questi?...
Anna invece era tutta rallegrata da quelle domande intime, sperava la bella sposina avesse simpatia per lei e non la disdegnasse, le pareva che l’intimità di una creatura così bella ed elegante fosse per riconfortarla e rabbellirla tutta, e si faceva piccina, cortese, quasi umile per essere meglio accetta.
Intanto camminavano verso il torrente Marroggia. Là giù nella valle bassa ogni veduta, fuori che quella dei monti a torno, era tolta. Le viti e gli olmi a coppia a coppia, a fila a fila si perdevano giù per il piano eguale, confondendosi nella distanza. Le viti vicine alla siepe avevano le foglie e i grappoli ancora arcigni macchiati di calce liquida contro l’ingordigia dei ladruncoli. Nelle siepi i grilli cominciavano a cantare, e l’aria nel vespro estivo era immobile.
Bianca scoprì delle more tra i rovi d’una fratta, ne colse una, la portò ad Alberto, glie la porse:
— Mòrdine la metà, Bebbuccio!<noinclude>
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Ed egli la morse e Bianca ne mangiò il resto ringraziandolo col sorriso e con gli occhi.
Anna non sapeva dove guardare, anche ella cercò delle more, e quando ne ebbe trovate ingenuamente andò da Bianca le disse:
— Ne vuole ancora, – e i due capirono che in quell’offerta non v’era ombra di burla.
Seguitarono a camminare, la conversazione cadde.
— Ma forse lei mangia a quest’ora? – domandò Alberto.
E Bianca, lieta d’aver trovato un argomento, aggiunse:
— Forse noi la ''derangiamo?''
— Che cosa?
— Bianca vuol dire se noi la disturbiamo.
— Oh no, mangio alle nove.
— Ella non parla il francese?
— No, pochissimo. Prima del matrimonio, sì. Anche dopo il convento, lo parlavo spesso con mio zio prete che era a casa con noi ed era stato missionario al Giappone.
— Ah! Bebbo, ti ricordi quando lo zio prete trovò Teresina nuda?
Alberto afferrò il braccio di Bianca la quale confusa si tacque.<noinclude>
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Anna restò a pensare al racconto interrotto. Nuovamente il discorso cadeva.
— Io le imparerò il francese – propose Bianca.
— Magari!
— Cominceremo domani, – e l’orario e il programma furono subito stabiliti.
— Ma ella resterà poco tempo.
— Io? Chi lo sa? Tu quanto resterai, Bebbo?
— Ma come? non partiranno insieme!
— Ossia... sì... partiremo insieme... ma Bebbo...
Alberto intervenne dopo aver gettato un’altra occhiata severa a Bianca:
— Bianca vuole dire che io forse dovrò andare per qualche giorno a Roma.
— Bene. Ella resterà con me.
Erano giunti sull’argine del torrente. L’argine era alto e largo come una passeggiata erbosa, limitata da due file di mori gelsi; e sotto, il letto del torrente secco era vastissimo e tutto erboso, così che appena si discerneva tra l’erba l’alveo ghiaioso.
Da quella piccola altura si vedeva il piano basso ed uguale tutto a torno fino ai monti vaporosi nella sera. Qualche casa colonica tra le viti occhieggiava, raccogliendo nel color bianco la rara luce. E di faccia, là dove i monti s’incurvavano<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 142 —||riga=si}}</noinclude>quasi benignamente, il tramonto estremo si diffondeva roseo e lieto sulla calma immensa un po’ triste.
Anna rammentò il sogno del sentimentale amore svanito, e commossa si avvicinò alla sposina quasi che restandole vicino un po’ del languido fuoco d’amore potesse per riflesso avvivarla.
— Ella resterà con me e mi vorrà bene.
Bianca non rispose ma le cinse la vita col braccio. Bebbo guardava il paesaggio e la piccola provinciale, assetata di romanzi e di sentimento, pensò: «Perchè adesso in questo languore non si guardano nemmeno? Forse io li disturbo.»
— Dovranno tornare qui da soli, una sera, senza me. Un’estranea guasta ogni sentimento.
— Ma si figuri! Bebbo e io non siamo sentimentali. È vero, Bebbo?
Tornarono a casa.
Alla sera, sebbene avessero promesso di venire, i due sposi restarono chiusi in casa, e la mattina dopo Caterina narrò che a cena avevano bevuto assai e avevano finito per vietarle di entrare in camera da pranzo così che alle undici si erano chiusi in camera e non avevano fiatato più. Anna soggiunse:<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 143 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Eh si sa! Sposini freschi!
E la serva fece coro. E una nebbia passava davanti alla fantasia di Anna, la piccola amante delusa. All’ora stabilita per la prima lezione di francese Bianca non si fece vedere, e non giunse che un’ora dopo, tutta affannata e discinta, avvolta negligentemente in un accappatoio di crespo giallo chiaro, portando le piccole babbucce di marocchino rosso.
Appena vide Anna disse:
— Tanto qui nessuno mi vede. Sono appena cento metri di distanza.
E si sedette senza complimenti vicino alla tavola da mangiare.
— Qua la grammatica e i quaderni. Già io la chiamerò Anna... ''tout court...''
— Anna... sì... Anna soltanto.
— E lei mi chiamerà Bianca.
— Ma allora bisognerà che ci diamo del tu.
E le due donne cominciarono a chiacchierare, dimenticando la lezione di francese, quasi per provare la novella intimità.
— Dunque tu hai dormito in quella camera proprio súbito dopo le nozze...
E Bianca cominciò a tempestarla di domande indiscrete ed argute, sferzandola, obbligandola a<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 144 —||riga=si}}</noinclude>svelare i segretucci poveri del suo amore borghese e comune.
Dapprima Anna si stupì a quelle domande troppo audaci per una sposina; poi pensò che a Roma le ragazze di dieci anni ne sanno più di una madre di dieci figli, e gustando quelle piccole confidenze vivaci, rispose parte a parte, finì per prevenire le domande, arrivò fino ad inventare qualche particolare a maggior gloria sua e di suo marito. Bianca a volte interrompeva:
— Anche noi... Anche io... Anche lui.
E Anna godeva, ora che s’era sfrenata a parlar liberamente, e le pareva per riflesso di rivivere sotto la sua breve pallidissima luna di miele.
Ma poi nè il pomeriggio nè la sera i due si fecero vedere più. La mattina dopo Bianca entrò senza farsi annunciare nella camera dell’amica.
— Ancora non ti sei vestita?
Anna, spaventata, era corsa presso il letto, ne aveva ghermito il lenzuolo e se ne copriva:
— Scusa, scusa. Ancora non mi sono...
— E per questo? Tra donne... eh, via!... Vestiti in pace. Io sto qui su la poltrona... Ho portato delle sigarette.
E Anna, spaventata da quella presenza, meravigliata a veder l’amica fumare con un’indiffe-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 145 —||riga=si}}</noinclude>renza di maschio, non trovava più le sottovesti e gli abiti, e arrossiva e temeva e balbettava. Quando si metteva le calze, Bianca domandò:
— E perchè le fermi con un elastico tutto nero? Non si usa più. Guarda – e mostrò i suoi legacci di seta a righe gialle e nere sulla calza color cedrina fissati da un piccolo bottone di Strass «Luigi XVI.»
Quando ella si mise la camicia, Bianca domandò:
— E perchè porti i bottoni per fermare la camicia sulle spalle? Guarda – e si aprì l’accappatoio e mostrò i nastri che in cima alle braccia serravano i due lembi di batista, e la batista era a fiorellini lilla sul bianco.
Altre osservazioni Bianca non faceva, ma Anna sentiva che ella avrebbe voluto dire:
— E perchè porti le camicie di mussolo? E perchè porti le calze nere di cotone tessuto? E perchè porti il busto bianco di tela greve? E le tue mutandine perchè non hanno tre palchi di merletti rari?
Ma Bianca non osava demolire tutto il presunto buon gusto della sua amica recente, e si contentava di far quelle critiche superficiali.
Quando Anna si fu pettinata e si accinse a mettersi la giacca, Bianca esclamò:<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Silvio Gallio" />{{RigaIntestazione|200|{{Sc|nella conca d’ampezzo}}|}}</noinclude>
una sporgenza per posare il piede. I lavoratori alpini si davano il cambio. Dietro a loro i soldati salivano per impratichirsi del cammino, per conoscerlo bene gradino per gradino. Ogni giorno la scalata ricominciava e arrivava un poco più in su. Alla fine i primi ciglioni furono raggiunti a mille metri sulla valle. Si usufruì dei canaloni, delle fessure, delle cornici. La via dell’ascesa andava a serpeggiamenti bruschi, girava negli angusti pianerottoli formati dalle stratificazioni sull’abisso, superava dei tratti a strapiombo senza altro appoggio che la corda e qualche rampone, e spariva fra due speronate coronate di guglie.
Una sera la scalata definitiva fu data. I soldati avevano le scarpe di corda, per non far rumore avvicinandosi al nemico e per aver più sicura presa sulla pietra. Seguì un lungo inerpicamento sulle nevi nelle anguste ascelle delle vette in un labirinto di pietra e di gelo. Divisi in grosse pattuglie i nostri circondarono la Cresta Bianca. Appena gli austriaci sorpresi aprirono il fuoco sopra i più vicini, la fucileria crepitò tutto intorno. I nemici fuggirono precipitosamente, nascondendosi nelle anfrattuosità, e lasciarono tutto il materiale che avevano accumulato lassù.
Così il Cristallo fu preso, e il possesso delle sue cime ci permetteva di dominare la valle del Felizon, al nord, lungo la quale ora il nostro fronte si snoda.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|246|{{Sc|la lotta dei colossi}}|}}</noinclude>
destinati a non muoversi dai forti, ora viaggiano
per tutto, trainati da motori, in lunghi
e lenti convogli di carrocci pesanti al passaggio
dei quali il suolo freme. È come se le fortezze
avessero sciolto le righe e manovrassero.
Il duello delle artiglierie pesanti, qui come
sull’altipiano di Asiago, ha preso una mobilità
maestosa. Cessato su Malborghetto riprende altrove,
su nuove posizioni, si sposta, gira.
Abbiamo fatto un rapido e largo giro per le
valli del Dogna e del Raccolana, che si somigliano
un poco, parallele e brevi, egualmente
dirupate e truci alle testate, piene di una agreste
poesia agl’imbocchi, dove s’ingentiliscono,
verdi di prati, disseminate di piccoli villaggi alpestri
che seguitano a vivere la loro antica vita
eguale sotto al rombo delle artiglierie, e verso
i quali alla sera ascendono in fila per sentieri
erbosi robuste contadine, curve sotto alla gerla
colma di fieno odoroso, rosse e sorridenti.
A Chiusaforte una folla di soldati si serrava
intorno a qualche cosa, riempiva la strada,
altri accorrevano su dai baraccamenti e dai
parchi, delle grida, delle risa, un pigia pigia,
un sollevarsi dei più lontani sulle punte dei
piedi, un’agitazione di berretti grigi.
«Che c’è?» — chiedevano gli ultimi arrivati.
«Dei prigionieri!» — «Cantano!» — «Quanti?
quanti?» — «Da dove vengono?» — «E chi
li capisce?».... Degli ufficiali sono {{Pt|sopraggiun-|}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Shinitas" />{{RigaIntestazione||Armenian Legends and Poems|}}</noinclude>
{{Centrato|{{x-larger|“IO VIDI”}}}}
{{Centrato|{{Sc|By}} VITTORIA AGANOOR POMPILJ}}
<poem>
{{Sc|Accostarsi}} all’oscuro
mio letto, dalle porte
raggianti, io vidi il puro
{{R|4}}angiolo della morte.
Una dorata ciocca
velava gli occhi suoi:
rideva la sua bocca
{{R|8}}sorridendo: — Mi vuoi? —
Rapita io nella bianca
sua desiata faccia,
io, di vane opre stanca,
{{R|12}}a lui tendo le braccia;
e, mentre l’affannoso
mio cor s’apre alla fede
del perfetto riposo
{{R|16}}che solo egli concede;
mi sibila vicina
una maligna voce:
“Destati; orsù, cammina,
{{R|20}}ripiglia la tua croce!”
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Shinitas" />{{RigaIntestazione||Armenian Legends and Poems|}}</noinclude>
{{Centrato|{{x-larger|PASQUA ARMENA}}<ref>This and [[Io vidi|the following poem]] are reprinted from ''Nuove Liriche'', by Vittoria Aganoor Pompilj. Roma. Nuova Antologia.</ref>}}
{{Centrato|{{Sc|By}} VITTORIA AGANOOR POMPILJ}}
<poem>
{{Sc|Non}} fu di fiele abbeverato? Il petto
non gli squarciò l’ignobile scherano?
Non fu percosso, irriso, e un’empia mano
{{R|4}}non lo inchiodò sul legno maledetto?
Pur, quale mai più glorioso e forte
risorgere, se ancor tuona la voce
dell’Osanna, e dovunque apre una croce
{{R|8}}le braccia, dall’idea vinta è la morte?
Armenia, ed anche a te squarciato il seno
vedo dai nuovi farisei. Raccolto
hanno il fango a scagliartelo sul volto;
{{R|11}}per dissetarti apprestano il veleno.
Ma se l’insazïata orda ferina
sulle tue membra flagellate e grame
oggi rinnova la tortura infame
{{R|14}}del Golgota, la tua Pasqua è vicina.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Valery26" />{{RigaIntestazione|72|{{smaller|''Capitolo decimo''}}||riga=si}}</noinclude><nowiki />
— Spero che me lo dirai.
— Sì, Antao. Gli sciacalli hanno fatto una serenata ai morti.
— Mille pescicani!... Ai morti?...
— Sì, Antao. Quelle masse nere che vedi coricate su quelle piattaforme, sono negri morti.
— Ti credo poichè comincio a sentire un certo odore che mi rivolta lo stomaco. Faremo bene a ritornare al campo.
— Aspetta un po’ che si alzi il sole. Dovrai abituarti a questi odori, perchè incontreremo molte tombe, essendo numerosi, nel Piccolo Popo, i negri che muoiono senza aver potuto pagare i loro debiti.
— Cosa vuoi dire? — chiese il portoghese, stupito. — Cosa c’entrano i debiti dei negri con queste tombe?...
— C’entrano per qualche cosa, poichè i negri esposti in tale modo agli insulti delle intemperie ed al becco degli uccelli, sono quei poveri diavoli che non hanno potuto pagare i loro debiti.
Quando un negro muore in questa piccola repubblica, i parenti, prima di dare onorevole sepoltura al defunto, devono assicurarsi se ha pagato tutti i suoi creditori.
Se era in regola, si fanno feste in onore del morto, poi la salma viene sotterrata nella capanna abitata dalla sua famiglia ad una profondità di circa ottanta centimetri.
— Che piacere per la famiglia!...
— E che miasmi si sviluppano durante i grandi calori! Se invece il defunto non ha lasciato tanto da saldare i suoi debiti ed i suoi parenti si trovano nell’impossibilità di raggranellare la somma necessaria, niente danze, niente fracasso coi ''tam-tam'' o coi ''cachere'',<ref>Bottiglia di vimini contenente dei sassolini ed adorna di conchiglie bianche.</ref> niente fiumi di acquavite. Si fa il meno rumore che sia possibile, si vanno a piantare quattro pali sulle rive del canale, si uniscono con una piattaforma alta dal suolo un metro e ottanta centimetri, si avvolge il cadavere in due o tre pezzi di stoffa, ve lo si colloca sopra col capo un po’ rialzato ed avvolto in una pezzuola bianca pendente ai lati.
Ciò fatto tutti si allontanano, lasciando la misera spoglia esposta ai soli brucianti, alle piogge, ai venti, agli uccelli, alle mosche ed alle formiche.
— Bel modo di costringere i debitori a pagare i creditori, —<noinclude>{{ruleLeft|8em}}
<references/></div></noinclude>
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Valery26
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione||{{smaller|''La repubblica dei Popos''}}|73|riga=si}}</noinclude>disse Antao. — È un sistema che bisognerebbe adottare dappertutto. Ma, dimmi, non si toccano più i morti?
— Le leggi del paese proibiscono severamente che vengano levati ed il fanatismo e la superstizione dànno a quel divieto un carattere sacro.
— Sarà un’onta per la famiglia del defunto.
— Un’onta ed un grande dolore, perchè questi negri credono che i debitori siano condannati, alla loro uscita da questo mondo, a rimanere eternamente alle porte dell’altra vita senza mai potervi entrare.
— Un bello spauracchio in fede mia! Ora che ne so abbastanza alziamo i talloni e lasciamo che quei morti profumino gli sciacalli. Ne ho abbastanza di questi odori nauseabondi.
— Quest’oggi attraverseremo anche il Piccolo Popo e questa sera ci accamperemo sulle rive del Sio. Colà non incontreremo altri morti.
— Desidero le grandi foreste, Alfredo.
— Le ritroveremo fra un paio di giorni.
— E spero che caccieremo della grossa selvaggina.
— Anche degli elefanti, Antao.
— E dei rinoceronti?...
— Anche quelli.
— Ripartiamo presto. Il clima della Costa d’Avorio non mi conferisce troppo e sospiro il momento di ritrovarmi fra il profumo selvaggio delle grandi foreste. Ma.... toh!... Hai veduto, Alfredo?
— Che cosa?...
— Un uomo sorgere fra le erbe del canale e poi subito a scomparire?...
— Sarà un negro che prende un bagno.
— È sparito troppo presto per crederlo un onesto nuotatore.
— Sarà una delle spie.
— Morte di Urano!... Che ci seguono ancora?...
— Lo sospetto.
— Ciò comincia a diventare seccante. Se ci seguissero anche nel paese dei Togo?...
— Ce ne sbarazzeremo, — disse Alfredo, battendo sulla canna della carabina, ma con un gesto minaccioso. — Nei grandi boschi le ritroveremo presto. —
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{{Sezione note}}<noinclude><references/></div></noinclude>
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Valery26
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Valery26" />{{RigaIntestazione||{{smaller|''La repubblica dei Popos''}}|73|riga=si}}</noinclude>disse Antao. — È un sistema che bisognerebbe adottare dappertutto. Ma, dimmi, non si toccano più i morti?
— Le leggi del paese proibiscono severamente che vengano levati ed il fanatismo e la superstizione dànno a quel divieto un carattere sacro.
— Sarà un’onta per la famiglia del defunto.
— Un’onta ed un grande dolore, perchè questi negri credono che i debitori siano condannati, alla loro uscita da questo mondo, a rimanere eternamente alle porte dell’altra vita senza mai potervi entrare.
— Un bello spauracchio in fede mia! Ora che ne so abbastanza alziamo i talloni e lasciamo che quei morti profumino gli sciacalli. Ne ho abbastanza di questi odori nauseabondi.
— Quest’oggi attraverseremo anche il Piccolo Popo e questa sera ci accamperemo sulle rive del Sio. Colà non incontreremo altri morti.
— Desidero le grandi foreste, Alfredo.
— Le ritroveremo fra un paio di giorni.
— E spero che caccieremo della grossa selvaggina.
— Anche degli elefanti, Antao.
— E dei rinoceronti?...
— Anche quelli.
— Ripartiamo presto. Il clima della Costa d’Avorio non mi conferisce troppo e sospiro il momento di ritrovarmi fra il profumo selvaggio delle grandi foreste. Ma.... toh!... Hai veduto, Alfredo?
— Che cosa?...
— Un uomo sorgere fra le erbe del canale e poi subito a scomparire?...
— Sarà un negro che prende un bagno.
— È sparito troppo presto per crederlo un onesto nuotatore.
— Sarà una delle spie.
— Morte di Urano!... Che ci seguono ancora?...
— Lo sospetto.
— Ciò comincia a diventare seccante. Se ci seguissero anche nel paese dei Togo?...
— Ce ne sbarazzeremo, — disse Alfredo, battendo sulla canna della carabina, ma con un gesto minaccioso. — Nei grandi boschi le ritroveremo presto. —
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{{Sezione note}}<noinclude><references/></div></noinclude>
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Valery26
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|74|{{smaller|''Capitolo undicesimo''}}||riga=si}}</noinclude>
{{Ct|v=1|{{sc|Capitolo XI}}}}
{{Ct|v=2|'''Il «mpungu»'''}}
Quando giunsero al campo, i due dahomeni avevano già caricati i cavalli e si trovavano pronti a partire, mentre l’amazzone, la cui guarigione era prossima, si era ricoricata nella sua lettiga, su di un fresco strato di foglie.
Alfredo diede il segnale della partenza e tutti si misero in marcia, tenendosi però lontani dalle rive del canale per sfuggire ai nauseanti odori che tramandavano i poveri debitori.
Ve n’era un buon numero di quei disgraziati, poichè numerosi palchi si vedevano delinearsi verso l’ovest seguendo i capricciosi contorni delle sponde. Alcune di quelle costruzioni erano state erette anche in vicinanza della via percorsa dalla carovana ed allora Antao poteva vedere, non senza un brivido d’orrore, i crani dei negri biancheggianti fra gli stracci che coprivano bene o male i corpi.
Grandi bande d’avoltoi volteggiavano senza posa sopra quei funebri palchi e di quando in quando si vedevano calare impetuosamente sopra quegli scheletri disseccati dal sole e già ripuliti dalle formiche, cercando avidamente l’ultimo brano di pelle.
Ben presto però la carovana abbandonò i tristi paraggi del Piccolo Popo, inoltrandosi nella regione dei Togo,<ref>Questa regione è ora un possedimento della Germania.</ref> vasto paese che si trova racchiuso fra le frontiere del Dahomey all’est, quelle dell’Ascianti e del possedimento inglese della Costa d’Oro all’ovest e le terre dei Krepi a settentrione.
Evitata la capitale dei Togo, onde non perdere tempo, la carovana costeggiò il lago omonimo che è formato dai due fiumi Haho e Sio, poi si spinse un po’ verso settentrione accampando nei pressi di Dalawe, piccola borgata abitata da alcune centinaia di negri.
Il giorno seguente, dopo d’aver attraversato il Sio, uno dei più considerevoli corsi d’acqua che solcano le regioni della Costa d’Avorio, Alfredo, credendo ormai di aver ingannate abbastanza<noinclude>{{ruleLeft|8em}}
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{{Ct|v=1|{{sc|Capitolo XI}}}}
{{Ct|v=2|'''Il «mpungu»'''}}
Quando giunsero al campo, i due dahomeni avevano già caricati i cavalli e si trovavano pronti a partire, mentre l’amazzone, la cui guarigione era prossima, si era ricoricata nella sua lettiga, su di un fresco strato di foglie.
Alfredo diede il segnale della partenza e tutti si misero in marcia, tenendosi però lontani dalle rive del canale per sfuggire ai nauseanti odori che tramandavano i poveri debitori.
Ve n’era un buon numero di quei disgraziati, poichè numerosi palchi si vedevano delinearsi verso l’ovest seguendo i capricciosi contorni delle sponde. Alcune di quelle costruzioni erano state erette anche in vicinanza della via percorsa dalla carovana ed allora Antao poteva vedere, non senza un brivido d’orrore, i crani dei negri biancheggianti fra gli stracci che coprivano bene o male i corpi.
Grandi bande d’avoltoi volteggiavano senza posa sopra quei funebri palchi e di quando in quando si vedevano calare impetuosamente sopra quegli scheletri disseccati dal sole e già ripuliti dalle formiche, cercando avidamente l’ultimo brano di pelle.
Ben presto però la carovana abbandonò i tristi paraggi del Piccolo Popo, inoltrandosi nella regione dei Togo,<ref>Questa regione è ora un possedimento della Germania.</ref> vasto paese che si trova racchiuso fra le frontiere del Dahomey all’est, quelle dell’Ascianti e del possedimento inglese della Costa d’Oro all’ovest e le terre dei Krepi a settentrione.
Evitata la capitale dei Togo, onde non perdere tempo, la carovana costeggiò il lago omonimo che è formato dai due fiumi Haho e Sio, poi si spinse un po’ verso settentrione accampando nei pressi di Dalawe, piccola borgata abitata da alcune centinaia di negri.
Il giorno seguente, dopo d’aver attraversato il Sio, uno dei più considerevoli corsi d’acqua che solcano le regioni della Costa d’Avorio, Alfredo, credendo ormai di aver ingannate abbastanza<noinclude>{{ruleLeft|8em}}
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— Ma i cavalli?...
— Avranno avuto paura e saranno fuggiti dopo di aver spezzate le corde, ma più tardi li ritroveremo se non cadono sotto le zanne delle fiere. —
Asseybo intanto aveva trovate alcune torce e ne aveva accese due. Essendo formate di fibre vegetali imbevute di resina, spandevano all’intorno una luce abbastanza viva per potersi avventurare anche sotto quella tenebrosa foresta.
— Voi rimarrete qui, — disse Alfredo ai due dahomeni. — Badate che se lasciate il campo una seconda volta, vi giuro che non rivedrete nè il Dahomey nè Porto Novo. Nulla d’altronde avrete da temere, poichè al ''mpungu'' pensiamo noi. Vieni, Antao; andiamo mio bravo Asseybo. —
Quantunque fossero persuasi che la giovane negra fosse stata rapita dall’orribile scimmione, perlustrarono i dintorni del campo per accertarsi che non si fosse nascosta in mezzo a qualche macchia, ma vedendo l’inutilità di quelle ricerche, si misero in caccia, risoluti a scovare il formidabile avversario.
Asseybo, che aveva maggior conoscenza di tutti dei grandi boschi e che fino ad un certo punto sapeva trovare una via già prima percorsa, si era messo alla testa per condurre i due cacciatori sotto l’albero, sui cui rami aveva veduto il covo del ''mpungu''.
Il momento non era certo propizio per quella caccia pericolosissima, potendo il gorilla sfuggire facilmente alle loro ricerche colla sua preda, favorito dall’oscurità, pure i tre animosi uomini non disperavano della riuscita.
— Aspetteremo l’alba per assalire il mostro, — disse Alfredo al portoghese che lo interrogava, — ma intanto circonderemo l’albero e se il ''mpungu'' si decide a scendere, lo fucileremo a bruciapelo. Non possiamo azzardare delle palle ad una certa distanza, poichè con queste tenebre potremmo colpire anche la povera giovane.
— Credi che non l’abbia strangolata?...
— Speriamo che il mostro non abbia sfogata la sua rabbia su quella donna.
— Ma che l’abbia nascosta nel suo nido?...
— Certo, Antao.
— La situazione dell’amazzone può diventare pericolosa. Se il gorilla la gettasse a terra?...<noinclude><references/></div></noinclude>
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— Non l’abbandonerà, Antao, ma cercherà di certo di portarsela seco nella sua fuga.
— Ed allora se lo uccidiamo mentre si trova in alto, la ragazza cadrà.
— Cercheremo di farlo scendere. È isolato l’albero sul quale avete scorto il nido?...
— Sì, Alfredo.
— Allora abbiamo la speranza di costringerlo a calarsi a terra. Ci siamo, Asseybo?... —
Il negro, che si era bruscamente arrestato, non rispose; pareva che ascoltasse qualche lontano rumore.
— Hai udito qualche grido?... — chiese il portoghese.
— Dei nitriti, — rispose il negro.
— Dove?... — chiese Alfredo.
— Laggiù, padrone.
— In mezzo al bosco?
— Sì, ma mi parvero assai lontani.
— Saranno i nostri cavalli che cercano di ritornare al campo.
— Lo credo anch’io, padrone.... Udite?... —
I due cacciatori tesero gli orecchi, ma invece di nitriti udirono quel sordo rullìo che producono i gorilla quando si battono il petto.
— Il ''mpungu'', — disse Alfredo.
— E ci è vicino, — aggiunse Antao.
— Spegniamo le torce ed avanziamoci con precauzione. Non bisogna allarmare il mostro od è capace di strangolare la povera giovane. —
Le torce furono spente ed i tre uomini procedendo carponi per non urtare contro i rami bassi degli alberi, poco dopo giungevano sotto un grande sicomoro il quale s’alzava isolato in mezzo ad una piccola radura.
— È lassù, — disse Asseybo, con un filo di voce.
— Sta bene, — rispose Alfredo, con voce tranquilla. — Il mostro non ci sfugge più!
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" /></noinclude>{{Centrato|{{Type|f=1.4em|l=px|w=em|'''MILITI CONCITTADINI'''}}}}
{{Rule|4em}}
{{Type|f=2em|I}}l giorno della prodigiosa esaltazione dell’immortale {{AutoreCitato|Papa Pio IX|PIO NONO}} al più sublime de’ troni, sarà un giorno che nella storia de’ secoli splenderà con eterno meriggio. Le più tarde generazioni rammenteranno, che appena questo Inviato del cielo si mostrò dal Quirinale per benedire il popolo suo, un arcano ma non fallace presentimento alla città de’ sette colli, anzi al mondo universo annunziava vicina l’epoca di mirabili avvenimenti. Infatti il magnanimo cuore di PIO palpitava sul trono; era quello il palpito della carità, e della compassione. — PIO, così voce superna gli favellava, sommo PIO, oh quanti de’ tuoi figliuoli nella oscurità delle torri, nello squallor delle carceri piangono pentiti un fallo, che pronti sarebbono a cancellare col sangue! Una tua parola può ridonarli alla patria, alle famiglie, alla società; e la Chiesa, ah si! la Chiesa andrà lieta di rivederli dinanzi all’ara del Dio vivente detestare sinceramente l'errore, giurare al trono fedeltà irretrattabile, e voti porgere al cielo perchè dono ti faccia di lunghi giorni e felici. Scrivi dunque, o gran PIO, scrivi la consolante e più che umana parola. — Io vi perdono.
Ma ignora fors’Egli l’enormità de’ falli, le leggi che li condannano, la forza de’ mali esempi, i santi vincoli della patria spezzati, l’ordine civile sconvolto, la maestà del trono e il cuor paterno del Principe offesi? Nulla ignora. Dunque?... Dunque Egli è deciso di mostrare al mondo universo il trionfo più bello di quanti ne rammentino le istorie. Pare a me di vederlo questo sommo de’<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||— 5 —|}}</noinclude>{{Pt|glio|dall’orgoglio}} acciecati non si erano avveduti ancora, che Roma da lunga stagione disprezzata ed oppressa, ridestato avea la virtude antica, e scosso dalla cervice maestosa quel giogo pesante di sventure, le quali se bastarono a farla gemere, non però furon bastevoli ad avvilirla giammai. Ma quel sommo Genio, ch’è Pio, avea bene avvertito, perchè opera della sua saviezza e de’ suoi vasti pensieri, che Roma ravvivato avea novellamente la nobile fiamma del valor primiero. Vide ch’Ella bastar poteva a se sola; vide che sull’impavida fronte le splendeva ancora l’invidiato diadema; vide che nel petto matronale portava scritto ancora — Io sono la Regina dell’Universo. Quindi i Romani chiamava alla difesa dell’Altare e del Trono, alla custodia de’ civili diritti, al mantenimento della pubblica tranquillità, alla tutela d’ogni privato, e pubblico bene. Alla sua voce tutti muoveano volonterosi ed affollati a dare il proprio nome, beati reputandosi di servire un Sovrano, cui chi non ama, egli è meno che uomo. Questa provvida disposizione da Dio spirata, annunziata da PIO, dal Romano popolo più che volentieri abbracciata, fu lo scudo che salvò Roma dalle inique macchinazioni degli empi.
Era innoltrata la notte del 15. Luglio, ed un timore non vano d’imminente sciagura, agitato teneva il cuor d’ognuno. Quando voce imperiosa i novelli militi incoraggiava a vestire le armi per la difesa comune. Il fatto andò quasi del pari colla parola. Bello fu vedere gli arruolati involarsi sull’istante agli amplessi de’ loro cari, uscire in fretta da’ paterni tetti, correre non solo, ma volare intrepidi a cingersi dalle armi, e mettersi di presente in guardia per la difesa del Sovrano, della città, delle famiglie, delle sustanze. Che più? Le armi<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||— 7 —|}}</noinclude>{{Pt|sona|Persona}} con tanta gioja le armi, lo consolaste per la moderata ed accorta vigilanza onde ogni tentato perturbamento restò deluso, lo consolaste da ultimo per l’alto impegno, che vi sospinse fin qui ad apprendere con tanto di alacrità il maneggio dell’armi. Ma se Pio fu da voi consolato, Roma, la nostra Roma fu in gran parte tutelata da voi. Egli fu per opera specialmente vostra, che l’ordine videsi ricomposto, la tranquillità ridonata, ogni pubblico e privato bene insieme con le persone difeso. Si levi adunque da’ sette colli, si levi festevole un inno di lode, e voi, militi concittadini, graditelo cortesemente. Voi ne siete degni. Il Sommo Pio ve lo ha procacciato, voi meritato lo avete, e Roma, la patria vostra, si compiace di tibutarvelo.
Questo è l’encomio che a voi si debbe per lo passato; abbiatevi ora un incoraggiamento per lo avvenire. Un folto velame nasconde a sguardo mortale gli avvenimenti futuri. In ogni secolo però l’inferno in alleanza stretto coi tristi, mai non ha cessato di muover guerra al trono del Vaticano. Ogni forza umana ha tentato di scuoterlo, di scrollarlo, benché il dito di Dio vi abbia scritto intorno con caratteri non cancellabili per lungo volger di secoli: — Questo trono è mio: guai a chi lo tocca! — Che però voi, miei concittadini, esser dovete preparati ad ogni vicenda. Dio, {{AutoreCitato|Papa Pio IX|PIO NONO}}, la Patria: ecco le tre ricche fonti, donde attinger potrete il coraggio in ogni evento. Uno sguardo al cielo, e vedrete il Dio degli eserciti che per voi, e con voi combatte. Uno sguardo al Quirinale, e vedrete Pio qual novello Mosè sul monte, animarvi con la sua beata presenza, e colle sue braccia verso il cielo innalzate darvi un segno non fallace della vittoria. Uno sguardo finalmente alla<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione||— 8 —|}}</noinclude>patria, e vedrete Roma che mostrandovi i suoi trofei, ricordandovi le sue glorie, glorie e trofei che sotto il vessillo di Pietro acquistò, v’insegnerà che infelice non è, chi per la giusta causa ancor morendo, può dire alla patria:
::«Alma terra natia,
::«La vita che mi desti, ecco ti rendo.
Coraggio adunque, militi Romani, coraggio. La gloria precederà le vostre schiere, le accompagnerà il valore, l‘onore le seguirà. All’elogio, all’incoraggiamento, discaro non siavi che succeda un ricordo. E qual sarà egli mai? Eccolo: — Amate PIO NONO — Amatelo come Capo Visibile della Chiesa, e vostro sia l’impegno di addimostrarvi mai sempre figli non degeneri di tanta madre. Amatelo come Sovrano, e dall’esempio vostro tutti apprendano il rispetto per la sua Augusta Persona, e l’osservanza esatta e costante di ogni suo volere. Amatelo col labbro, e suoni mai sempre inneggiato il suo nome; amatelo col cuore, e pregategli sempre lungo impero e felice. Amatelo, perchè Egli ama voi, ama la città vostra, ama la vostra felicità.
O sommo Pio, la novella Romana milizia, sì Ella vi ama. Già pervenne al Vostro gran trono la fama di belle opere sol per amore alla sacra vostra Persona coraggiosamente intraprese, e felicemente compiute. Voi la udiste, e ne provaste incomparabile consolazione. Apriste in quel punto le paterne braccia, sollevaste gli occhi al cielo, deste col cuore alla Romana milizia un dolcissimo amplesso, e, figli miei, diceste, figli miei vi benedica Iddio, e presto compia l’unico voto del mio cuore, che è il voto della vostra felicità.
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{{Ct|f=120%|t=2|v=1|LE}}
{{Ct|f=200%|v=1|DANAIDI}}
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{{smaller block|''Assiduae repetunt quas perdant, Belides undas.<br/>{{Sc|Ovidio.}}{{gap|2em}}}}}}
{{Ct|f=120%|t=2|v=1|SECONDA EDIZIONE}}
{{Ct|f=90%|v=2|{{Sc|emendata e accresciuta di un terzo libro}}}}
[[File:Arturo Graf - Le Danaidi (page 7 crop).jpg|100px|center]]
{{Ct|t=3|v=0.5|TORINO}}
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{{Centrato|{{larger|LE DANAIDI}}}}
{{Rule|3em}}
<poem>
Pallide, disperate, taciturne,
Vanno per l’ombra, tra la morta gente,
E reggon l’urne, faticosamente,
Con l’erte fronti e con le braccia eburne.
Giunte al doglio fatal, versan dall’urne
Capovolte la fredda onda lucente,
Maledicendo nella chiusa mente
Le inesorate deità notturne.
Romba nel doglio e in vorticose gare
Cresce l’onda e al vietato orlo s’appressa;
Poi scema e fugge e in un balen dispare.
E mai non cessa dall’equabil moto
Il tempo, e mai la vana opra non cessa,
E sempre il doglio frodolente è voto.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|4|{{sc|le danzanti}}||riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|{{larger|LE DANZANTI}}}}
{{Rule|3em}}
<poem>
Sul prato verde, cui di fosche e tinte
Ombre circonda il bosco alto e sonoro,
Traendo rami di lucente alloro
Danzano al sol le vergini succinte.
Danzano, e appena, volteggiando in coro,
Premon co’ molli piè l’erbe dipinte,
Nude le braccia, nudo il sen, discinte
E intrecciate di fior le chiome d’oro.
Dolce letizia dagli intatti seni
Trabocca e ride sulle rosee fronti,
Splende ne’ vagheggianti occhi sereni;
Mentre nel lume sacro, al largo spiro
Che dal mar sconfinato alita ai monti,
Canta la selva tenebrosa in giro.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la città dov'io nacqui}}|7|riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|I.}}
<poem>
La città dov'io nacqui è in Orïente,
Tra un gran monte di marmo e la marina,
E mira di lontan, vasta, fulgente,
Spandersi dell'Egeo l'onda turchina.
Ebra d'aria e di sol, tacitamente
Sogna un'antica visïon divina,
E fra le rose, e fra gli ulivi sente
Fremer non morta la sua gran rovina.
La città dov'io nacqui ebbe più lieti
Giorni, e invitta regnò sul mar profondo,
E di sè popolò remote arene;
E fu d'eroi, di saggi e di poeti
Madre feconda, e fu maestra al mondo:
La città dov'io nacqui ha nome Atene.
</poem><noinclude></noinclude>
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{{Centrato|I.}}
<poem>
La città dov’io nacqui è in Orïente,
Tra un gran monte di marmo e la marina,
E mira di lontan, vasta, fulgente,
Spandersi dell’Egeo l’onda turchina.
Ebra d’aria e di sol, tacitamente
Sogna un’antica visïon divina,
E fra le rose, e fra gli ulivi sente
Fremer non morta la sua gran rovina.
La città dov’io nacqui ebbe più lieti
Giorni, e invitta regnò sul mar profondo,
E di sè popolò remote arene;
E fu d’eroi, di saggi e di poeti
Madre feconda, e fu maestra al mondo:
La città dov’io nacqui ha nome Atene.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|8|{{sc|la città dov'io nacqui}}||riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|II.}}
<poem>
Sorgea la dolce casa, ove il primiero
Vagito io diedi e apersi gli occhi al sole,
Del clivo al piè, sulla cui cima altero
Il Partenon drizza la sacra mole.
Avea presso un giardin, triste e severo,
Benchè di rose pieno e di vïole,
E un gran cipresso, avviluppato e nero,
Aduggiava di fredda ombra le ajuole.
V'era, pien d'acqua, e di figure adorno,
Un sarcofago antico, alla cui sponda
Veniano a ber le rondini dal cielo.
Alto silenzio empieva l'aria intorno,
E nella pace estatica e profonda
Non si vedea crollar foglia nè stelo.
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|8|{{sc|la città dov'io nacqui}}||riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|II.}}
<poem>
Sorgea la dolce casa, ove il primiero
Vagito io diedi e apersi gli occhi al sole,
Del clivo al piè, sulla cui cima altero
Il Partenon drizza la sacra mole.
Avea presso un giardin, triste e severo,
Benchè di rose pieno e di vïole,
E un gran cipresso, avviluppato e nero,
Aduggiava di fredda ombra le ajuole.
V’era, pien d’acqua, e di figure adorno,
Un sarcofago antico, alla cui sponda
Veniano a ber le rondini dal cielo.
Alto silenzio empieva l’aria intorno,
E nella pace estatica e profonda
Non si vedea crollar foglia nè stelo.
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la città dov'io nacqui}}|9|riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|III.}}
<poem>
Placide veglie e di dolcezza piene,
Protratte al lume delle amiche stelle,
Oltre il costume sfavillanti e belle
Nel puro ciel che ti ricopre, Atene!...
Oh, dalle labbra di canute ancelle
Udir ricordi di gioje e di pene,
E ritornelli blandi e cantilene,
E d'orchi e di malie lunghe novelle!
E udir Demetrio, il vecchio montanaro,
Che ancor mostrava sulla fronte bruna
Profondo un solco d'ottoman cangiaro,
Narrar Lerna e Corinto e il fato atroce
Di Missolungi e, sulla mezza luna,
Vittorïosa la risorta croce!
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|{{Sc|Graf,}} ''Le Danaidi''}}||{{x-smaller|2}}}}</noinclude>
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Dr Zimbu
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{{Centrato|III.}}
<poem>
Placide veglie e di dolcezza piene,
Protratte al lume delle amiche stelle,
Oltre il costume sfavillanti e belle
Nel puro ciel che ti ricopre, Atene!...
Oh, dalle labbra di canute ancelle
Udir ricordi di gioje e di pene,
E ritornelli blandi e cantilene,
E d’orchi e di malie lunghe novelle!
E udir Demetrio, il vecchio montanaro,
Che ancor mostrava sulla fronte bruna
Profondo un solco d’ottoman cangiaro,
Narrar Lerna e Corinto e il fato atroce
Di Missolungi e, sulla mezza luna,
Vittorïosa la risorta croce!
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|{{Sc|Graf,}} ''Le Danaidi''}}||{{x-smaller|2}}}}</noinclude>
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Dr Zimbu
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{{Centrato|IV.}}
<poem>
O in dïafani cieli adamantini
Albe serene e radiose aurore;
nell'orïental vasto nitore
Marmoree balze e culmini turchini;
Mar di vïola che nel ciel sconfini;
Mar sulle cui lucenti onde sonore
Saettan via le rondini in amore
E mansueti scherzano i delfini;
Valli d'ulivi e di cipressi ombrate,
Ov'io fanciul le tenere querele
Degli usignuoli innamorati appresi;
Care memorie, imagini beate.
Vi serberò nel cor puro e fedele
Fin ch'avrò vita e viver più mi pesi.
</poem><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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{{Centrato|IV.}}
<poem>
O in dïafani cieli adamantini
Albe serene e radiose aurore;
nell’orïental vasto nitore
Marmoree balze e culmini turchini;
Mar di vïola che nel ciel sconfini;
Mar sulle cui lucenti onde sonore
Saettan via le rondini in amore
E mansueti scherzano i delfini;
Valli d’ulivi e di cipressi ombrate,
Ov’io fanciul le tenere querele
Degli usignuoli innamorati appresi;
Care memorie, imagini beate.
Vi serberò nel cor puro e fedele
Fin ch’avrò vita e viver più mi pesi.
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{{Centrato|V.}}
<poem>
Fioriva il mese tenero e giulivo
Ch'empie di canti le foreste ombrose,
E d'un ardore incognito e furtivo
Scalda il petto alle vergini ritrose.
Tutto di bianche e di vermiglie rose
Ridea nel lume mattinale il clivo,
A fresca neve sulle zolle erbose
Simili quelle, e queste a sangue vivo.
Era tutta una luce e una fragranza
L'aria e tra i densi allori una canora
Esultanza di zefiri errabondi.
Oh dolcissimo sogno! oh rimembranza!
Come, degli anni trïonfando, ancora
Di letizia e d'amore il cor m'inondi.
</poem><noinclude></noinclude>
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{{Centrato|V.}}
<poem>
Fioriva il mese tenero e giulivo
Ch’empie di canti le foreste ombrose,
E d’un ardore incognito e furtivo
Scalda il petto alle vergini ritrose.
Tutto di bianche e di vermiglie rose
Ridea nel lume mattinale il clivo,
A fresca neve sulle zolle erbose
Simili quelle, e queste a sangue vivo.
Era tutta una luce e una fragranza
L’aria e tra i densi allori una canora
Esultanza di zefiri errabondi.
Oh dolcissimo sogno! oh rimembranza!
Come, degli anni trïonfando, ancora
Di letizia e d’amore il cor m’inondi.
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Dr Zimbu
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{{Centrato|{{larger|FONTE CLASSICO}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Nel queto orror della silvestre scena,
Ove non fronda nel meriggio oscilla,
Con dolce suono ed inesausta vena
Il fonte dalla selce aspra zampilla.
D'alto un raggio di sol nella serena
Onda saetta e guizza e riscintilla,
E di perplessi folgorii balena
Tutto intorno la mite ombra tranquilla.
Balza l'onda sul greppo e il sonnolento
Aer flagella, e in lucide cascate
Fugge e s'avvolge pei recessi arcani.
E par che suoni ancor dolce lamento
D'occulte ninfe e nenie innamorate,
E riso arguto di spianti Pani.
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Dr Zimbu
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{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Nel queto orror della silvestre scena,
Ove non fronda nel meriggio oscilla,
Con dolce suono ed inesausta vena
Il fonte dalla selce aspra zampilla.
D’alto un raggio di sol nella serena
Onda saetta e guizza e riscintilla,
E di perplessi folgorii balena
Tutto intorno la mite ombra tranquilla.
Balza l’onda sul greppo e il sonnolento
Aer flagella, e in lucide cascate
Fugge e s’avvolge pei recessi arcani.
E par che suoni ancor dolce lamento
D’occulte ninfe e nenie innamorate,
E riso arguto di spianti Pani.
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{{Centrato|{{larger|PANATENAICA}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Sul colle sacro, all'orïente sole,
L'invïolato Partenon s'accende,
E nell'azzurro signoreggia e splende
Candido e saldo in sua marmorea mole.
Oh visïone! al nobil tempio ascende
Un popolo che alterna inni e carole:
Spiccano i sacerdoti in bianche stole,
Splendono in armi le falangi orrende.
Sulla città, pel queto etra un divino
Spirito vola, e nell'immenso lume
Tutto palpita e ride il mar turchino.
Ed alto, vasto, irrefrenabil suona
Il plauso: Gloria al trïonfal tuo nume!
Gloria, Atene, a colei che t'incorona!
</poem><noinclude></noinclude>
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{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Sul colle sacro, all’orïente sole,
L’invïolato Partenon s’accende,
E nell’azzurro signoreggia e splende
Candido e saldo in sua marmorea mole.
Oh visïone! al nobil tempio ascende
Un popolo che alterna inni e carole:
Spiccano i sacerdoti in bianche stole,
Splendono in armi le falangi orrende.
Sulla città, pel queto etra un divino
Spirito vola, e nell’immenso lume
Tutto palpita e ride il mar turchino.
Ed alto, vasto, irrefrenabil suona
Il plauso: Gloria al trïonfal tuo nume!
Gloria, Atene, a colei che t’incorona!
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{{Centrato|{{larger|TEMPIO DISTRUTTO}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Questa di magri citisi, di lente
Ginestre e d'orni screzïata altura
Sacra a un nume già fu, quando Natura
I voti udiva della umana gente.
Allora intorno al dittero nitente
Frondeggiando crescea la selva oscura,
E da quel greppo scaturia di pura
E tersa onda lustrale una sorgente.
E qui traeano al novo sole i cori
Delle danzanti la gioconda offerta
Di bianchi pani e d'odoranti fiori.
Squallido e sgombro giogo or la deserta
Luna contempla, e tra le balze e i fori
Le sacre pietre sparse giù per l'erta.
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text/x-wiki
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{{Centrato|{{larger|TEMPIO DISTRUTTO}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Questa di magri citisi, di lente
Ginestre e d’orni screzïata altura
Sacra a un nume già fu, quando Natura
I voti udiva della umana gente.
Allora intorno al dittero nitente
Frondeggiando crescea la selva oscura,
E da quel greppo scaturia di pura
E tersa onda lustrale una sorgente.
E qui traeano al novo sole i cori
Delle danzanti la gioconda offerta
Di bianchi pani e d’odoranti fiori.
Squallido e sgombro giogo or la deserta
Luna contempla, e tra le balze e i fori
Le sacre pietre sparse giù per l’erta.
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text/x-wiki
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{{Centrato|{{larger|LA CITTÀ DEI TITANI}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Sotto la plaga ove s'accende il giorno
Sorge in mezzo a una landa isterilita,
Tutta da monti asserragliata intorno,
Una città deserta e non finita.
Dacchè dell'uom l'aspro lignaggio dura,
Non vider mai d'Asia o d'Egitto i soli
Più smisurate e più superbe moli
Rivaleggiar col tempo e la natura.
Palazzi son di prodigioso stile,
D'augusta pompa e di sottil lavoro,
A paragon di cui parrebbe vile
Qual reggia splende più di marmi e d'oro.
Son piramidi eccelse e propilei
D'erte colonne e di profondi varchi;
Son torri e logge, son teatri ed archi
Sculti di arcani emblemi e di trofei.
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text/x-wiki
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{{Centrato|{{larger|LA CITTÀ DEI TITANI}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Sotto la plaga ove s’accende il giorno
Sorge in mezzo a una landa isterilita,
Tutta da monti asserragliata intorno,
Una città deserta e non finita.
Dacchè dell’uom l’aspro lignaggio dura,
Non vider mai d’Asia o d’Egitto i soli
Più smisurate e più superbe moli
Rivaleggiar col tempo e la natura.
Palazzi son di prodigioso stile,
D’augusta pompa e di sottil lavoro,
A paragon di cui parrebbe vile
Qual reggia splende più di marmi e d’oro.
Son piramidi eccelse e propilei
D’erte colonne e di profondi varchi;
Son torri e logge, son teatri ed archi
Sculti di arcani emblemi e di trofei.
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|16|{{sc|la città dei titani}}||riga=si}}</noinclude>{{Nop}}
<poem>
Da ogni parte ponderoso ed aspro
S'erge il granito, colorata ride
Copia di marmi, sfolgora il diaspro,
Vittorïoso il porfido s'asside.
E in infiniti modi, in ogni parte,
Nell'opra ingente e nel maggior disegno,
A sovrumana possa, a divo ingegno
Appar congiunta inimitabil arte.
Ma tra le moli erette al ciel, di cui
Sublime e densa è la città, non tempio
Sorge, non sorge altar, che porga altrui
Di devoto e servile animo esempio.
E fra le incise pietre e i simulacri,
Onde s'avviva la città deserta,
Di nume effigie non appar, che offerta
prece chiegga e servitù consacri.
Le invitte mura, cui nè sol nè gelo
Offender può, sono immortal fatica
Di quei titani ch'ebber padre il Cielo
E uscîr dal grembo della Terra antica.
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|16|{{sc|la città dei titani}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Da ogni parte ponderoso ed aspro
S'erge il granito, colorata ride
Copia di marmi, sfolgora il diaspro,
Vittorïoso il porfido s'asside.
E in infiniti modi, in ogni parte,
Nell'opra ingente e nel maggior disegno,
A sovrumana possa, a divo ingegno
Appar congiunta inimitabil arte.
Ma tra le moli erette al ciel, di cui
Sublime e densa è la città, non tempio
Sorge, non sorge altar, che porga altrui
Di devoto e servile animo esempio.
E fra le incise pietre e i simulacri,
Onde s'avviva la città deserta,
Di nume effigie non appar, che offerta
prece chiegga e servitù consacri.
Le invitte mura, cui nè sol nè gelo
Offender può, sono immortal fatica
Di quei titani ch'ebber padre il Cielo
E uscîr dal grembo della Terra antica.
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|16|{{sc|la città dei titani}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Da ogni parte ponderoso ed aspro
S’erge il granito, colorata ride
Copia di marmi, sfolgora il diaspro,
Vittorïoso il porfido s’asside.
E in infiniti modi, in ogni parte,
Nell’opra ingente e nel maggior disegno,
A sovrumana possa, a divo ingegno
Appar congiunta inimitabil arte.
Ma tra le moli erette al ciel, di cui
Sublime e densa è la città, non tempio
Sorge, non sorge altar, che porga altrui
Di devoto e servile animo esempio.
E fra le incise pietre e i simulacri,
Onde s’avviva la città deserta,
Di nume effigie non appar, che offerta
prece chiegga e servitù consacri.
Le invitte mura, cui nè sol nè gelo
Offender può, sono immortal fatica
Di quei titani ch’ebber padre il Cielo
E uscîr dal grembo della Terra antica.
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la città dei titani}}|17|riga=si}}</noinclude>{{Nop}}
<poem>
Ei lasciâr l'opra, a più solenni prove
Accinti e stretti, allor che, pieni il core
Dell'odio antico e di novo furore,
Mossero guerra al saettante Giove.
Furon vinti; ma ancor treman le invase
Sfere e dei numi la fulgente stanza;
E ad attestar l'orba città rimase
L'alto senno dei vinti e la possanza. —
Eran già molti secoli passati
Da quella gran vittoria degli dei,
Quando un errante popol di pigmei
Giunse a caso in quei luoghi abbandonati.
Un popol dico di pigmei, nè buoni
Nè cattivi, e non brutti e nemmen belli;
Sì bene un po' bugiardi, un po' ghiottoni,
Superbiosetti molto e saputelli.
Ei tutto un dì, con baldanzoso ciglio,
Andâr squadrando quelle antiche mura,
Poi tutti s'adunâr sopra un'altura,
E bravamente tennero consiglio.
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|{{Sc|Graf,}} ''Le Danaidi''}}||{{x-smaller|3}}}}</noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la città dei titani}}|17|riga=si}}</noinclude><poem>
Ei lasciâr l'opra, a più solenni prove
Accinti e stretti, allor che, pieni il core
Dell'odio antico e di novo furore,
Mossero guerra al saettante Giove.
Furon vinti; ma ancor treman le invase
Sfere e dei numi la fulgente stanza;
E ad attestar l'orba città rimase
L'alto senno dei vinti e la possanza. —
Eran già molti secoli passati
Da quella gran vittoria degli dei,
Quando un errante popol di pigmei
Giunse a caso in quei luoghi abbandonati.
Un popol dico di pigmei, nè buoni
Nè cattivi, e non brutti e nemmen belli;
Sì bene un po' bugiardi, un po' ghiottoni,
Superbiosetti molto e saputelli.
Ei tutto un dì, con baldanzoso ciglio,
Andâr squadrando quelle antiche mura,
Poi tutti s'adunâr sopra un'altura,
E bravamente tennero consiglio.
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|{{Sc|Graf,}} ''Le Danaidi''}}||{{x-smaller|3}}}}</noinclude>
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2026-05-02T06:43:51Z
Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|la città dei titani}}|17|riga=si}}</noinclude><poem>
Ei lasciâr l’opra, a più solenni prove
Accinti e stretti, allor che, pieni il core
Dell’odio antico e di novo furore,
Mossero guerra al saettante Giove.
Furon vinti; ma ancor treman le invase
Sfere e dei numi la fulgente stanza;
E ad attestar l’orba città rimase
L’alto senno dei vinti e la possanza. —
Eran già molti secoli passati
Da quella gran vittoria degli dei,
Quando un errante popol di pigmei
Giunse a caso in quei luoghi abbandonati.
Un popol dico di pigmei, nè buoni
Nè cattivi, e non brutti e nemmen belli;
Sì bene un po’ bugiardi, un po’ ghiottoni,
Superbiosetti molto e saputelli.
Ei tutto un dì, con baldanzoso ciglio,
Andâr squadrando quelle antiche mura,
Poi tutti s’adunâr sopra un’altura,
E bravamente tennero consiglio.
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|18|{{sc|la città dei titani}}||riga=si}}</noinclude>{{Nop}}
<poem>
E parlarono a lungo, e da dottori,
D'arte, di gloria, di virtù, d'eroi;
E finalmente dissero: Signori,
Questa città la finiremo noi.
E si poser co' piedi e con le mani
A lavorar, da senno, e non per fola;
Ma non ci fu mai verso che una sola
Pietra all'opra aggiungesser dei titani.
Di nuovo allor s'accolsero a un supremo
Congresso, e gonfii d'ira, con feroce
Animo urlaron tutti ad una voce:
Questa città noi la distruggeremo.
E sudarono assai, però che al suolo
Di spianarla intendeano ad ogni costo;
Ma non ci fu verso giammai che un solo
Di quei massi movessero dal posto.
Stanchi alfine, e di noja e maltalento
Pieni, sbrattaron dal paese i nani;
E aspetta la città che i suoi titani
Tornino a darle vita e compimento.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|18|{{sc|la città dei titani}}||riga=si}}</noinclude><poem>
E parlarono a lungo, e da dottori,
D'arte, di gloria, di virtù, d'eroi;
E finalmente dissero: Signori,
Questa città la finiremo noi.
E si poser co' piedi e con le mani
A lavorar, da senno, e non per fola;
Ma non ci fu mai verso che una sola
Pietra all'opra aggiungesser dei titani.
Di nuovo allor s'accolsero a un supremo
Congresso, e gonfii d'ira, con feroce
Animo urlaron tutti ad una voce:
Questa città noi la distruggeremo.
E sudarono assai, però che al suolo
Di spianarla intendeano ad ogni costo;
Ma non ci fu verso giammai che un solo
Di quei massi movessero dal posto.
Stanchi alfine, e di noja e maltalento
Pieni, sbrattaron dal paese i nani;
E aspetta la città che i suoi titani
Tornino a darle vita e compimento.
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E parlarono a lungo, e da dottori,
D’arte, di gloria, di virtù, d’eroi;
E finalmente dissero: Signori,
Questa città la finiremo noi.
E si poser co’ piedi e con le mani
A lavorar, da senno, e non per fola;
Ma non ci fu mai verso che una sola
Pietra all’opra aggiungesser dei titani.
Di nuovo allor s’accolsero a un supremo
Congresso, e gonfii d’ira, con feroce
Animo urlaron tutti ad una voce:
Questa città noi la distruggeremo.
E sudarono assai, però che al suolo
Di spianarla intendeano ad ogni costo;
Ma non ci fu verso giammai che un solo
Di quei massi movessero dal posto.
Stanchi alfine, e di noja e maltalento
Pieni, sbrattaron dal paese i nani;
E aspetta la città che i suoi titani
Tornino a darle vita e compimento.
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{{Centrato|{{larger|IL TITANO SEPOLTO}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Tale del bieco iddio sonò la cruda
Sentenza: Empio titan, sotto l'incarco
Tu languirai del monte, infin che un varco
All'aurea luce, di tua man, ti schiuda. —
Tonò dall'alto il nume e le parole
Avvelenò d'amaro scherno. Tacque
Fremendo il vinto, e sotto l'alta mole
Curvato sì, ma non prosteso, giacque.
Giacque sepolto nell'orrende, cupe,
Infernali latèbre, avvolto e stretto
Ai fianchi, al dorso, alla cervice, al petto,
Fin sopra il cor, dalla ferrigna rupe.
Ma quel cor non tremò, nè l'ima ambascia
Spremer potè da quelle labbra un guajo.
Nella man destra egli stringeva un'ascia,
Una grand'ascia d'incorrotto acciajo.
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<poem>
Tale del bieco iddio sonò la cruda
Sentenza: Empio titan, sotto l’incarco
Tu languirai del monte, infin che un varco
All’aurea luce, di tua man, ti schiuda. —
Tonò dall’alto il nume e le parole
Avvelenò d’amaro scherno. Tacque
Fremendo il vinto, e sotto l’alta mole
Curvato sì, ma non prosteso, giacque.
Giacque sepolto nell’orrende, cupe,
Infernali latèbre, avvolto e stretto
Ai fianchi, al dorso, alla cervice, al petto,
Fin sopra il cor, dalla ferrigna rupe.
Ma quel cor non tremò, nè l’ima ambascia
Spremer potè da quelle labbra un guajo.
Nella man destra egli stringeva un’ascia,
Una grand’ascia d’incorrotto acciajo.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|20|{{sc|il titano sepolto}}||riga=si}}</noinclude>{{Nop}}
<poem>
E dal carco mortal quella immortale
Man gravata non era. Ei con un ghigno
Muto, con una forza equa e fatale,
A ferir cominciò l'aspro macigno.
Di qua, di là, di su, di giù l'invitta
Scure a guisa di folgore feriva:
Ad ogni colpo la rupe sconfitta
Stridea, volava in ischegge, s'apriva.
E notte e dì mai non cessava l'opra,
E cupamente ne muggiva il tuono
Giù nel profondo: il dio, nel ciel di sopra,
Sedea quïeto e glorioso in trono.
Siccome il tarlo roditor pel duro
Legno si trae con sinuose impronte,
Similmente il titan, lento e sicuro,
Per le tenaci viscere del monte.
E sulla terra maledetta a volo
Passan l'età, come le incalza il fato:
In cielo il dio vittorïoso e solo
S'è del vinto titan dimenticato.
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E dal carco mortal quella immortale
Man gravata non era. Ei con un ghigno
Muto, con una forza equa e fatale,
A ferir cominciò l'aspro macigno.
Di qua, di là, di su, di giù l'invitta
Scure a guisa di folgore feriva:
Ad ogni colpo la rupe sconfitta
Stridea, volava in ischegge, s'apriva.
E notte e dì mai non cessava l'opra,
E cupamente ne muggiva il tuono
Giù nel profondo: il dio, nel ciel di sopra,
Sedea quïeto e glorioso in trono.
Siccome il tarlo roditor pel duro
Legno si trae con sinuose impronte,
Similmente il titan, lento e sicuro,
Per le tenaci viscere del monte.
E sulla terra maledetta a volo
Passan l'età, come le incalza il fato:
In cielo il dio vittorïoso e solo
S'è del vinto titan dimenticato.
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E dal carco mortal quella immortale
Man gravata non era. Ei con un ghigno
Muto, con una forza equa e fatale,
A ferir cominciò l’aspro macigno.
Di qua, di là, di su, di giù l’invitta
Scure a guisa di folgore feriva:
Ad ogni colpo la rupe sconfitta
Stridea, volava in ischegge, s’apriva.
E notte e dì mai non cessava l’opra,
E cupamente ne muggiva il tuono
Giù nel profondo: il dio, nel ciel di sopra,
Sedea quïeto e glorioso in trono.
Siccome il tarlo roditor pel duro
Legno si trae con sinuose impronte,
Similmente il titan, lento e sicuro,
Per le tenaci viscere del monte.
E sulla terra maledetta a volo
Passan l’età, come le incalza il fato:
In cielo il dio vittorïoso e solo
S’è del vinto titan dimenticato.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|il titano sepolto}}|21|riga=si}}</noinclude>{{Nop}}
<poem>
Ma un dì con formidabile ruina
Si squarcia il fianco dell'eccelsa mole,
E roteando l'ascia adamantina
Il risorto titan s'affaccia al sole.
Biondi i campi di spiche ei mira e denso
D'arbori il giogo e il mar senza alcun velo,
E con un grido di letizia immenso
Sveglia la terra e fa tremare il cielo.
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text/x-wiki
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Ma un dì con formidabile ruina
Si squarcia il fianco dell'eccelsa mole,
E roteando l'ascia adamantina
Il risorto titan s'affaccia al sole.
Biondi i campi di spiche ei mira e denso
D'arbori il giogo e il mar senza alcun velo,
E con un grido di letizia immenso
Sveglia la terra e fa tremare il cielo.
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Ma un dì con formidabile ruina
Si squarcia il fianco dell’eccelsa mole,
E roteando l’ascia adamantina
Il risorto titan s’affaccia al sole.
Biondi i campi di spiche ei mira e denso
D’arbori il giogo e il mar senza alcun velo,
E con un grido di letizia immenso
Sveglia la terra e fa tremare il cielo.
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text/x-wiki
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|25|riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|I.}}
<poem>
Già quattr'anni passâr dappoi che Ulisse
In Itaca tornò. Quattr'anni ei visse
In compagnia della fedel consorte
E del caro figliuol: grato alla sorte
Che dall'ira de' venti e del vorace
Mar scampato l'avea; godendo in pace
De' sudati riposi e del sonoro
Applauso della Fama, e in coppe d'oro
Bevendo il vin de' floridi vigneti
Che dal padre eredò. Spesso co' lieti
Compagni antichi delle sue fortune,
Sedendo a mensa, o al foco, ei la comune
Vita di riandar si dilettava
Col pensier vigilante: e memorava
D'Ilio le pugne, e dell'invitto Achille
Il magnanimo sdegno, e di ben mille
Eroi le gesta invidiate e chiare;
E memorava dell'incerto mare
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|{{Sc|Graf,}} ''Le Danaidi''}}||{{x-smaller|4}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|25|riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|I.}}
<poem>
Già quattr’anni passâr dappoi che Ulisse
In Itaca tornò. Quattr’anni ei visse
In compagnia della fedel consorte
E del caro figliuol: grato alla sorte
Che dall’ira de’ venti e del vorace
Mar scampato l’avea; godendo in pace
De’ sudati riposi e del sonoro
Applauso della Fama, e in coppe d’oro
Bevendo il vin de’ floridi vigneti
Che dal padre eredò. Spesso co’ lieti
Compagni antichi delle sue fortune,
Sedendo a mensa, o al foco, ei la comune
Vita di riandar si dilettava
Col pensier vigilante: e memorava
D’Ilio le pugne, e dell’invitto Achille
Il magnanimo sdegno, e di ben mille
Eroi le gesta invidiate e chiare;
E memorava dell’incerto mare
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|26|{{sc|l’ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
I portenti e i perigli, e il covo atroce
Di Polifemo, e la bugiarda voce
Delle vaghe sirene, e a parte a parte,
Di Calipso e di Circe i vezzi e l’arte.
Note cose ei narrava, e già da molti
E molt’anni trascorse; eppur con volti
Pallidi d’ansia, e con immote ciglia,
Come fanciulli a cui di meraviglia
Nova sieno cagion le antiche fole,
Bevevan l’onda delle sue parole
Quei prodi: e in cotal guisa a lui d’intorno
Spesso li colse, rinascendo, il giorno.
Ma tranquilli, uniformi, in pace e in gioco
Passâr altri quattr’anni: e a poco a poco
D’Ulisse il labbro ammutolì, l’arguto
Riso, onde gli atrii già sonâr, fu muto,
E una torbida nube il guardo acceso,
L’ampia fronte oscurò. Non già che il peso
Ei dell’età sentisse, o di celato
Morbo l’insidia, o di nemico fato
L’ira funesta paventasse e i danni.
Non così salde mai come in quegli anni
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|26|{{sc|l’ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
I portenti e i perigli, e il covo atroce
Di Polifemo, e la bugiarda voce
Delle vaghe sirene, e a parte a parte,
Di Calipso e di Circe i vezzi e l’arte.
Note cose ei narrava, e già da molti
E molt’anni trascorse; eppur con volti
Pallidi d’ansia, e con immote ciglia,
Come fanciulli a cui di meraviglia
Nova sieno cagion le antiche fole,
Bevevan l’onda delle sue parole
Quei prodi: e in cotal guisa a lui d’intorno
Spesso li colse, rinascendo, il giorno.
Ma tranquilli, uniformi, in pace e in gioco
Passâr altri quattr’anni: e a poco a poco
D’Ulisse il labbro ammutolì, l’arguto
Riso, onde gli atrii già sonâr, fu muto,
E una torbida nube il guardo acceso,
L’ampia fronte oscurò. Non già che il peso
Ei dell’età sentisse, o di celato
Morbo l’insidia, o di nemico fato
L’ira funesta paventasse e i danni.
Non così salde mai come in quegli anni
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|27|riga=si}}</noinclude><poem>
Le membra egli ebbe, nè sì pronto e forte
Mai l’intelletto, nè fu mai la sorte
Alle sue case più benigna e al regno;
Ma sottil come tossico un disdegno
Di se stesso e d’altrui lento serpeva
Nelle vene d’Ulisse; e qual si leva
Da ree paludi accidïosa e tetra
Nebbia che infosca il sole, occupa l’etra,
Tale in Ulisse si levava il tedio
E al cor poneagli ed alla mente assedio.
Spesso, quando stridea più crudo il verno,
E i dì volgean più torbi, egli al paterno
Pio focolare, ove di quercia o d’olmo
Annoso tronco inceneria, nel colmo
Della notte sedea tacito e solo,
Guatando come trasognato il volo
Delle fulve scintille in fosca avvolte
E densa onda di fumo. Oh, quante volte,
Fuggendo ogni uom, veduto fu, nell’ora
Che il giorno manca e il ciel si trascolora,
Mirar dal ciglio di scoscesa rupe
L’arroventato sol che nelle cupe
</poem><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|27|riga=si}}</noinclude><poem>
Le membra egli ebbe, nè sì pronto e forte
Mai l’intelletto, nè fu mai la sorte
Alle sue case più benigna e al regno;
Ma sottil come tossico un disdegno
Di se stesso e d’altrui lento serpeva
Nelle vene d’Ulisse; e qual si leva
Da ree paludi accidïosa e tetra
Nebbia che infosca il sole, occupa l’etra,
Tale in Ulisse si levava il tedio
E al cor poneagli ed alla mente assedio.
Spesso, quando stridea più crudo il verno,
E i dì volgean più torbi, egli al paterno
Pio focolare, ove di quercia o d’olmo
Annoso tronco inceneria, nel colmo
Della notte sedea tacito e solo,
Guatando come trasognato il volo
Delle fulve scintille in fosca avvolte
E densa onda di fumo. Oh, quante volte,
Fuggendo ogni uom, veduto fu, nell’ora
Che il giorno manca e il ciel si trascolora,
Mirar dal ciglio di scoscesa rupe
L’arroventato sol che nelle cupe
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|28|{{sc|l’ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Voragini del mar lento scendea!
O fantasma d’incognita galea
Fremebondo spiar, là, dell’acceso
Orizzonte sul curvo orlo sospeso!
Ovver d’uccelli peregrini un denso
Stuolo, di là dal mar, per l’etra immenso,
A recondite plaghe alto volanti!
E il cor nel petto gli bolliva! Oh quanti
Vide egli pur de’ suoi compagni, in quello
Stesso modo, inquïeti, e di rovello
Tacito pieni, errar lungo le sponde
Cui sempre sferza il vento e batton l’onde!
E l’un l’altro squadrava e negli strutti
Volti un solo pensier leggeasi a tutti.
Volse così lunga stagion, per sino
A un di che l’immutabile destino
A novi casi, a novo error non vile
Prefisso avea. Già l’amoroso aprile
Discingeva alle rose il sen vermiglio,
Quando un mattino di Laerte il figlio,
Levato innanzi al sol, fece da un messo
I soci suoi richiedere a consesso
</poem><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|28|{{sc|l’ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Voragini del mar lento scendea!
O fantasma d’incognita galea
Fremebondo spiar, là, dell’acceso
Orizzonte sul curvo orlo sospeso!
Ovver d’uccelli peregrini un denso
Stuolo, di là dal mar, per l’etra immenso,
A recondite plaghe alto volanti!
E il cor nel petto gli bolliva! Oh quanti
Vide egli pur de’ suoi compagni, in quello
Stesso modo, inquïeti, e di rovello
Tacito pieni, errar lungo le sponde
Cui sempre sferza il vento e batton l’onde!
E l’un l’altro squadrava e negli strutti
Volti un solo pensier leggeasi a tutti.
Volse così lunga stagion, per sino
A un di che l’immutabile destino
A novi casi, a novo error non vile
Prefisso avea. Già l’amoroso aprile
Discingeva alle rose il sen vermiglio,
Quando un mattino di Laerte il figlio,
Levato innanzi al sol, fece da un messo
I soci suoi richiedere a consesso
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|29|riga=si}}</noinclude><poem>
In cima a un colle che l’aperto grembo
Scopre del mar, sino all’estremo lembo
Dell’orïente. Ivi di lucid’oro
Cinta la fronte augusta, in mezzo a loro
Egli apparì, tale nel maschio volto,
Tal nel nobile incesso e nel raccolto
Vigor marmoreo delle membra, quale
Apparir già solea nel marzïale
Cimento, là sui verdi campi dove
Fu Troja un dì. Ivi, com’uom di nuove
Speranze lieto e di giocondi auspici,
Ridente apparve e salutò gli amici:
Fatto poi dispensar nelle forbite
Patere il sangue dell’ambrosia vite,
A ber seco invitolli, ed egli primo
Bevve, adorando il sol, che fuor dell’imo
Gorgo spuntava a sfolgorare il mondo.
Alfin, simile a un nume, e tra profondo
Silenzio, a favellar prese in tal forma.
“Compagni, amici! o voi cui sola norma
Fu sempre e fu solo desio la gloria;
Avventurosi eroi, la cui memoria
Non perirà, se fra l’umana gente
Ogni nobile orgoglio, ogni fervente
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|30|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Spirto, ogni pregio di valor non pera;
Le mie parole udite. Ad uom di vera
Virtù precinto e per gran fatti egregio
È pena l’ozio, onta la pace, sfregio
La securtà. Qual è di voi che questa
Vita all’antica, e le passate gesta
Col presente torpor paragonando,
Dite, qual è di voi sì miserando,
Che da vergogna e da rimorso il core
Addentar non si senta? Oh, tristo errore!
O, gran viltà! Noi che di Troja l’are
Vertemmo al suol; noi che per tanto mare
Gimmo raminghi, d’inauditi mali,
D’intentate fatiche e di mortali
Perigli esperti, ora noi gli anni in pigra
Quïete logoriam, che ne denigra
Agli stessi occhi nostri e ne fa vili.
Che più? se in tutto non si fêr servili
Gli animi vostri; se oblïato in tutto
Il nome vostro non avete, e il frutto
Di vostr’opere antiche, or m’ascoltate.
Già stringe il tempo, già ne son contate
L’ore. Deh, non lasciam che in tanto oblio
Pur di noi stessi, in così basso e rio
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|31|riga=si}}</noinclude><poem>
Stato ne colga l’aborrita morte.
Anzi l’ultimo sol, di noi, del forte
Nostro lignaggio rifacciameli degni.
Rompiam gl’indugi; i frivoli ritegni
Rimoviamo oramai. Tentar ne giovi
Anche una volta il dubbio caso, e novi
Mari solcar, premere ignote arene,
Cercar genti remote; al male e al bene
Parati a un modo; alla comun salute
Devoti sempre; e di non più vedute
Meraviglie i beati occhi pascendo.
Non io per vano imaginar m’accendo.
Di là dai segni ond’ha il confin prescritto
Agli umani ardimenti Ercole invitto,
Di là da Calpe si distende un mare
Ignoto, il quale altro confìn non pare
Aver che il cielo; il cupo mar di Crono,
Che ribollendo e sibilando il prono
E focoso tranghiotte orbe del sole.
Chi potria rinarrar con le parole
Tutti i prodigi onde quel mare è pieno?
Molte quivi sbocciar dal vitreo seno,
Il qual fondo non ha, si veggon, pari
A canestre di fior nitidi e rari,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|32|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
O a lucenti smeraldi, isole ascose,
Dove sedi beate, e avventurose
Genti; incognito il mal, dell’aspro inverno
Sconosciuti i rigori, e sempiterno
Della feconda primavera il riso.
Potrieno queste al decantato Eliso
Togliere il vanto. Altre ne son cui d’ombra
Un perpetuo vel fascia ed ingombra;
Nè mai potria le favolose rive
Prora alcuna toccar; nè se di vive
Genti o di larve sieno stanza è dato
Sapere ad uom che di mortal sia nato;
Salvo che spesso su per l’onde i venti
Ne portan grida e lugubri lamenti.
Altre di saldo e cristallino gelo
Irte e rigide sempre; altre che al cielo
Da’ cavernosi baratri muggendo
Sbuffano acherontee vampe d’orrendo
Foco e procelle di nigrante fumo.
Soci, non io tutto ridir presumo
Ciò che in Egitto da vetusti savi
Narrare un tempo udii, cui son degli avi
Note le storie tenebrose, e noti
Quali più strani lidi e più remoti
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|33|riga=si}}</noinclude><poem>
L’orbe in grembo raccoglie, e di natura
Ogni occulta possanza, ogni fattura.
Ma questo ancor vo’ che sappiate, e sia
Pegno del ver l’asseveranza mia.
Nave che, posto ogni timore in bando,
Per quel mar lunghi dì gisse volando
Dietro al corso del sol, vedria dal fondo
Sorger dell’acque alfine un altro mondo,
Assai maggior di questo nostro, e dove
Sono incogniti regni e genti nuove,
E d’inaudite cose e peregrine
Indicibil dovizia. Or ecco al fine
Giunto son io di mie parole. Amici;
Per quell’ignoto mare alle felici
Plaghe io voglio migrar. Se alcun di voi,
Che del nome superbi ite d’eroi,
Voglia meco tentar l’impresa audace,
Caro l’avrò; ma se desio di pace
Abbarbicati come piante al suolo
Vi tenga, sia col vostro danno: io solo
Novo cammino tenterò di gloria:
Mia l’audacia sarà, mia la vittoria„.
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|{{Sc|Graf,}} ''Le Danaidi''}}||{{x-smaller|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|34|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Ei tacque a tanto, e dagli ansanti petti
Dei compagni, che insiem raccolti e stretti
Ascoltato l’aveano, alto un clamore
Proruppe allor, che il monte e le sonore
Sponde empiè di rimbombo e sui veloci
Flutti corse a dilungo: ed eran voci
Di baldanza e d’applauso, eran frementi
Grida di gioja e fervorosi accenti
D’amor devoto e d’incrollabil fede.
“Padre! Duce! Maestro! Il sol non vede
Uomo che in senno ed in valor t’agguagli.
Tu ne guida e ne reggi. A repentagli
Nuovi le vite de’ tuoi fidi esponi.
Tutti, tutti con te. Da questi proni
Ozii oblïosi e da sì vile stato
Tu ne redimi alfin. Comunque il fato
Sia per volgersi, o ’l ciel, sino all’estremo
Nostro dì sarem tuoi, teco saremo.„
E stringeansi le destre, e in caldi abbracci
Si stringevano i petti, e in nuovi lacci
Di fraterna amistà l’anime invitte.
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|34|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Ei tacque a tanto, e dagli ansanti petti
Dei compagni, che insiem raccolti e stretti
Ascoltato l’aveano, alto un clamore
Proruppe allor, che il monte e le sonore
Sponde empiè di rimbombo e sui veloci
Flutti corse a dilungo: ed eran voci
Di baldanza e d’applauso, eran frementi
Grida di gioja e fervorosi accenti
D’amor devoto e d’incrollabil fede.
“Padre! Duce! Maestro! Il sol non vede
Uomo che in senno ed in valor t’agguagli.
Tu ne guida e ne reggi. A repentagli
Nuovi le vite de’ tuoi fidi esponi.
Tutti, tutti con te. Da questi proni
Ozii oblïosi e da sì vile stato
Tu ne redimi alfin. Comunque il fato
Sia per volgersi, o ’l ciel, sino all’estremo
Nostro dì sarem tuoi, teco saremo.„
E stringeansi le destre, e in caldi abbracci
Si stringevano i petti, e in nuovi lacci
Di fraterna amistà l’anime invitte.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|35|riga=si}}</noinclude>{{Nop}}
{{Centrato|II.}}
<poem>
Nè dubbiezze, nè indugi. Alle prescritte
Opre vola ciascun. Spandesi il grido
Dell’alta impresa, e sul lunato lido
Ferve e suona il lavor. Ecco di bruni
E di candidi lini, ecco di funi
Intricata congerie: antenne e travi,
Assi e panconi alla rinfusa. Gravi
L’ancore adunche affondan nella molle
Sabbia. All’intorno splendon fochi. Bolle
La negra pece nei caldari: e intanto
Alto e festoso va per l’aria il canto
Augurïoso de’ compagni. Ed ecco
Traggon co’ cigolanti argani in secco
Le antiche prue che alle fatali sponde
Approdâr della Troade, e corser l’onde
D’ignoti mari. Quanto il giorno dura
Van ristoppando con industre cura
I fianchi cui la salsa onda corrose,
E gli spalman di pece. A generose
Gare incita l’un l’altro, e i giorni in queste
Opre consuman lieti. Invan le meste
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|36|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Donne traendo i pargoli per mano,
Empiono l’aria di querele; invano
Percotendosi il sen, sciolti i capelli,
Implorano pietà. Non odon quelli;
Non interrompon lor fatiche; e in core
Van noverando i giorni e affrettan l’ore.
Alfin, quanto chiedeasi al gran vïaggio
Tutto fu pronto. Declinava il maggio.
Il dì ch’estremo al rimaner prescrisse,
Alla piangente sua consorte Ulisse
In tal forma parlò: “Sposa, sorella,
Cessa dal pianto desolato, e quella
Sii che fosti mai sempre, e or più conviensi,
D’alto cor donna e di virili sensi.
Me chiama il fato a nuove audacie. Ancora
Piena del nome mio tu la sonora
Tromba udrai della Fama: ancor superba
Sarai tu d’esser mia. Tale ti serba
Qual fosti. Addio! Teco rimane il caro
Nostro figliuolo. Or dunque addio! Se amaro
Spunta nel ciel della partita il giorno,
Dolce più spunterà quel del ritorno.„
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|37|riga=si}}</noinclude><poem>
Poscia, tratto Telemaco in disparte,
Che per girne col padre aveva ogni arte
Usata invan, parlò pensoso: “O figlio,
In cui pari al valor splende il consiglio,
Tu venirne con me nè puoi nè devi.
A ciascun propria sorte, e ai giorni brevi
Del viver nostro fatai legge è scritta.
Tu qui rimani e della madre afflitta
Gli stanchi passi e l’animo sorreggi.
Tu qui rimani, e delle antiche leggi
Fido custode, finchè duri il mio
Pellegrinaggio, con accorto e pio
Rigor fa sì che il popol t’ami e tema.
Ecco lo scettro e l’aureo diadema.
S’io torno, entrambe queste sacre insegne
Mi renderai. S’io più non torno, degne
Di me le serba, e con giustizia e pace
Regna molt’anni, se ai celesti piace.„
L’alba spuntò del novo dì. Sereno
Il cielo apparve ed il ceruleo seno
Del mar tutto ridea. Fresca una bava
Di vento le lucenti onde increspava,
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|38|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
E mormorar nel gracile contrasto
De’ canapi s’udiva. E già sul vasto
Lido, e del monte in sui petrosi sporti,
Dei partenti la turba e dei consorti
Fremeva e il popol tutto. Ultimo giunse
Con Telemaco Ulisse, il qual consunse
Vigilando la notte, e in dar gli estremi
Moniti al figlio, dei reali emblemi
Fatto e del regno già custode. Emerso
Il sol frattanto e sfolgorò le terse
Onde rotanti e di corrusca luce
Irradiò lo spazio. Allora il duce
Da patera libò di lucid’oro
Purpureo vino, e d’un mugghiante toro
Fece olocausto a Poseidone, e tutti
Dell’alto cielo e dei profondi flutti
I santi numi orò. Poscia iterati
Gli abbracciamenti, i moniti, i commiati,
Alle trombe accennò, che di squillanti
Note empierono l’aria, e ai naviganti,
Cui già troppo incresceva ogni ritegno,
Dettero alfin della partenza il segno.
Eran essi dugento, ed eran sette
Le negre navi al gran cimento elette.
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|39|riga=si}}</noinclude><poem>
Vi saliron gli eroi. Furono a stento
Levate le pesanti ancore; il vento
Gonfiò le vele, e il temerario stuolo
Pronto spiegò verso occidente il volo.
</poem>
{{Centrato|III.}}
<poem>
Or sen vanno i compagni alla ventura,
Nel chiaro giorno, nella notte oscura,
Combattendo coi venti e coi marosi.
Passan fuggendo innanzi ai rovinosi
Dirupi ove i ciclopi hanno lor nido,
E fra gli scogli, di lontan, sul lido,
Veggono fiammeggiar l’arse fucine.
Sempre quivi la spiaggia e le vicine
Balze del monte avviluppate sono
Di tetro fumo, e sempre mugghia il tuono
Delle sonore incudini percosse
Dai grevi magli, e stridono le rosse
Tempre del ferro in gelid’onda immerse.
Ei passan via, tutte al fuggir converse
Le prue, che il vento van tagliando a sghembo.
E dopo alquanti dì veggon dal grembo
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|40|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Dell’oceano fiorir le sovrumane
Di Calipso e di Circe isole arcane,
Pari sull’acque a due natanti cigni,
Dense di tenebrose arbori, insigni
D’aurëi tetti, in lucida quïete
Divinamente tacite e secrete.
Trascorron oltre, e van radendo il passo
Ove, acquattate nel ferrigno sasso,
Latran Scilla e Cariddi. All’orizzonte
Fra le nuvole appar lo scabro monte
Che folgorando e rintonando il cielo
Empie di pigro fumo e al sol fa velo,
E nel notturno tenebror d’orrende
Funeree vampe alto rosseggia e splende.
Piegano verso mezzogiorno il corso,
Come il vento li caccia; e volto il dorso
Al periglioso mar delle sirene,
Corrono lungo le infeconde arene
Dell’arsa Libia; indi, scampati agl’irti
Scogli di Sidra e alle malvage Sirti,
Solcan felicemente a tutto spiano
Il numidico mare e il mauritano,
E alfin son giunti alla famosa stretta
Di Gade, ove il pugnace Ercole in vetta
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|41|riga=si}}</noinclude><poem>
A due colli drizzò contro l’insonne,
Sterminato oceàn l’erte colonne.
Quivi posâr l’intero giorno, orando
Propizii i numi al gran cimento, e quando
Fu nuovo dì, tutte in un punto solo
Sciolser le vele all’inaudito volo.
Vider poc’oltre, a manca man, fra morti
Macigni e nude, orride sabbie, gli orti
Delle gelose Esperidi, beati
D’ogni delizia, a ciascun uom vietati;
E l’arbore fatai cui l’auree poma
Gravan di sacra e prezïosa soma,
E in mezzo ai fiori onde il terreno è vago
Veglia, strisciando, il tortuoso drago.
Quello l’estremo suol fu che gli eroi
A tergo si lasciâr: da indi in poi,
Sfidando i venti incerti e l’onde amare,
Non vider più se non il cielo e il mare.
Lunghi giorni passâr. Vedeano il sole,
Rutila, immane, mostruosa mole
Di foco, fra le nuvole errabonde,
Sorger dall’onde, traboccar nell’onde.
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|{{Sc|Graf,}} ''Le Danaidi''}}||{{x-smaller|6}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|42|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Spïatrice vedean di lor fortuna,
Ne’ vasti cieli sfavillar la luna,
Crescere, sminuir, poi la fatica
Ricominciar di sua vicenda antica.
Vedean da un lato declinar le stelle
Che fan corona al polo, e di novelle
Candide luci, a tutte genti ignote,
Ingemmarsi del ciel l’ultime rote.
Veleggiando n’andavano le sette
Navi così pel mar profondo, e rette
Dal volere d’Ulisse e dai consigli
Correan fidenti a incogniti perigli.
Uccello più non si vedea le immense
Plaghe varcar, ma lievi solo o dense
Nubi fuggir per l’alto, ovver l’estreme
Onde lambir, sciorsi, raccorsi insieme,
Come de’ venti le traea lo spiro.
E sempre il mar si dilatava in giro
Sino al ciel: solitudine infinita,
Misterïosa, eterna, onde ogni vita
Parea rimossa, se non che, tra’ scissi
Flutti talor, da’ paventosi abissi
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|43|riga=si}}</noinclude><poem>
Ignoto mostro scaturia repente,
Balenava, spariva. E già la mente
Di tutti e il core una inquïeta cura
Giva occupando, una secreta e scura
Apprensïone di quel mondo ascoso,
Di quel tacito andar senza riposo
E senza fine. Dalle aguzze prore
Fissi gli occhi tenean lunghe e lungh’ore
Nell’arcano ponente: e oh quante volte
In un ammasso d’avvallate e folte
Nubi lor parve di scoprir la nova
Terra agognata, e giubilando, a prova
Alte grida levâr! poi, conosciuto
L’error, d’un tratto ciaschedun fu muto,
E alla patria lontana e al caro tetto
Pensando, sospirò dall’imo petto.
Avvenne allor che d’improvviso un giorno
Tutti tacquero i venti, e intorno intorno,
Quanto l’occhio scorrea, tutto dell’acque
Si ripianò lo specchio e immobil giacque.
Lo scialbo ciel parea piovesse foco
E impallidiva il sol. Nell’aer fioco
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|44|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Lente pendean le inerti vele, e avanti
Alle pendule prue, nelle stagnanti
Acque, non bolla si vedea, non lieve
Gorgo che moto rivelasse. Greve,
Sonnolenta, mortai calma affogava
Il cielo e il mare. E dopo un dì passava
Un altro dì, nè che l’orribil mora
Cessar dovesse apparia segno. Allora
Una torbida angoscia, una crudele
Ansia gli animi strinse, e le querele
Alto sonâr. Dall’una all’altra nave
Sen giva Ulisse, e col parlar soave
Raccendea le speranze, e di coraggio
Era esempio a ciascuno, e del vïaggio
Prossimo e certo prometteva il fine.
E passato alcun dì, sulle supine
Onde un mattino agile corse un fiato
Di vento, e imbaldanzì, finchè con grato
Impeto tutte empiè le vele. I neri
Scafi ondulâr, balzarono, e leggieri,
Solcando l’acque di spumosa scia,
Corser di nuovo la deserta via.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}|45|riga=si}}</noinclude><poem>
Nasceva il sol, moriva il sol; scemava,
Ricresceva la luna; e per la cava
Etra fuggian le nubi; e la procella
Succedeva alla calma, e questa a quella:
E sempre, sempre le stess’onde amare,
Quel voto, cupo, sterminato mare.
E già tre navi dal corroso fianco
Facevan acqua; e già venivan manco
Le vettovaglie, e ogni opra ed ogn’ingegno
Alla fame cedea; quando alcun segno
Apparve a un tratto di vicino suolo.
E fu dapprima un numeroso stuolo
D’augei che, forse di lor patria in bando,
Per l’altissimo ciel givan volando.
E fu, poco più tardi, in mezzo all’onde,
Un ramo, tutto di sue verdi fronde
Anco vestito, e che d’ignoto aroma
Fresche traeva e delicate poma.
Tutte nel cor dei naviganti allora
Rifiorîr le speranze; e volto ancora
Un altro dì, come, serena e scialba,
Si diffondea per l’orïente l’alba,
Essi, fra mare e ciel, vidersi a fronte
Sorgere un fosco e dirupato monte
</poem><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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Nasceva il sol, moriva il sol; scemava,
Ricresceva la luna; e per la cava
Etra fuggian le nubi; e la procella
Succedeva alla calma, e questa a quella:
E sempre, sempre le stess’onde amare,
Quel voto, cupo, sterminato mare.
E già tre navi dal corroso fianco
Facevan acqua; e già venivan manco
Le vettovaglie, e ogni opra ed ogn’ingegno
Alla fame cedea; quando alcun segno
Apparve a un tratto di vicino suolo.
E fu dapprima un numeroso stuolo
D’augei che, forse di lor patria in bando,
Per l’altissimo ciel givan volando.
E fu, poco più tardi, in mezzo all’onde,
Un ramo, tutto di sue verdi fronde
Anco vestito, e che d’ignoto aroma
Fresche traeva e delicate poma.
Tutte nel cor dei naviganti allora
Rifiorîr le speranze; e volto ancora
Un altro dì, come, serena e scialba,
Si diffondea per l’orïente l’alba,
Essi, fra mare e ciel, vidersi a fronte
Sorgere un fosco e dirupato monte
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|46|{{sc|l'ultimo viaggio di ulisse}}||riga=si}}</noinclude><poem>
Che tra le nubi nascondea la cima.
Oh vista! oh gioja non sognata in prima!
Oh come allora alto sonò d’Ulisse
L’applaudito nome, e benedisse
L’ora ciascun che nelle sue parole
S’era fidato! Scintillante il sole
Dall’onde si levò: prospero il vento
Facea volar le pinte prore, e lento
Parea l’andare a paragon del voto.
Ma d’improvviso, ecco si stanca il moto,
Fluttua, manca. Attonita quïete
Incombe intorno, e viscide, concrete,
S’adeguan l’onde. Ed ecco, dall’estremo
Orlo dell’occidente, ove lo scemo
Arco s’indugia della luna, spunta
Una torbida nube, e la consunta
Luce divora, e già da tutte bande
Tumida, enorme, si solleva e spande.
Allividisce il sol nello squallente
Cupreo cielo, e repentinamente
Sull’onde morte rovinoso balza
Di venti un groppo. Il sol si spegne. Incalza
</poem><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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Infurïando il turbine. Squarciato
Insorge il mar rugghiando, e d’ogni lato,
Bianchi di bava, a mostruosi agoni
Corron confusamente i cavalloni.
Rota e si torce tenebrosa in cielo
La nube, e scissa da focoso telo,
Stride, rintrona, e il mar bevendo, mesce
A quei del mare i proprii gorghi. Cresce
Il tumulto, il fragore e la ruina.
Invan le navi alla mortal rapina
Tentan fuggir. Manca ogn’ingegno, è franta
Ogni virtù. Strappa le vele, schianta
Gli alberi il turbo, e con orrendo spiro
Trae le carene in vorticoso giro.
Ed ecco, sotto a lor, nell’onde crude
Una immensa voragine si schiude,
E roteando e spumeggiando inghiotte
Carene e vite nella eterna notte.
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Le Danaidi/Libro primo
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==Indice==
* {{testo|/Le Danaidi}}
* {{testo|/Le Danzanti}}
* {{testo|/La Città dov'io nacqui}}
* {{testo|/Fonte classico}}
* {{testo|/Panatenaica}}
* {{testo|/Tempio distrutto}}
* {{testo|/La Città dei Titani}}
* {{testo|/Il Titano sepolto}}
* {{testo|/L'ultimo viaggio di Ulisse}}
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Le Danaidi/Libro primo/Fonte classico
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Le Danaidi/Libro primo/Tempio distrutto
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto undecimo}}|647}}</noinclude><poem>
{{Ottava|131}}Cosmo di Cosmo anch’ei degno nipote
lascerà dopo lui memorie illustri,
e le genti rubelle e le devote
domerà, reggerà per molti lustri.
L’oro fia ’l men de la sua ricca dote,
quando con degne nozze Europa illustri,
copulando l’Hesperie, e novi onori
traendo d’Austro a la città de’ Fiori.
{{Ottava|132}}Mira colei, ch’alluma e rasserena
tutto di questo Ciel l’ampio Orizonte.
Quella fia sua consorte, e Madalena
(leggilo in lettre d’oro) ha scritto in fronte:
del gran fiume German limpida vena,
pur scaturita da l’Austriaco fonte.
Rosa già mai non vagheggiò l’Aurora
più modesta o più bella in grembo a Flora.
{{Ottava|133}}Lunga istoria sarebbe, o bell’Adone,
de la schiatta ch’io dico a contar gli avi.
Giulio, Clemente, Hippolito, Leone,
e i lor sommi maneggi, e i pesi gravi.
Ostri, mitre, diademi, elmi, corone,
e stocchi, e scettri, e pastorali, e chiavi;
e la linea non mai rotta dagli anni
de’ Lorenzi, de’ Pieri, e de’ Giovanni.
{{Ottava|134}}Ma sovra questi, e sovr’ogni altro frutto
che sì nobil già mai ceppo produca,
un rampollo gentil sarà produtto,
in cui tanto valor fia che riluca,
ch’a lo splendor del suo legnaggio tutto
par che tenebre e lume a un punto adduca,
sì come Sol, ch’illumina le stelle,
ma sorgendo tra lor, le fa men belle.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/650
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OrbiliusMagister
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|648|{{Sc|le bellezze}}|}}</noinclude><poem>
{{Ottava|133}}Ve’ quel cerchio lucente, ove raccolte
quasi in aureo epiciclo, altr’ombre stanno.
Quivi in gran nebbia di splendore involte
le miglior di sua stirpe insieme vanno,
e foltissimo stuol di molte e molte
stelle terrene e Dee dietro si tranno;
ma di tutte è colei che le conduce
la lumiera maggior, l’unica luce.
{{Ottava|136}}Quella che seco parla, e che s’asside
sovra la rugiadosa erba vicina,
e d’esser del bel numero sorride,
pur con regio diadema, è Caterina;
e rintuzzar saprà l’armi omicide
c’han col tempo a sbranar Gallia meschina,
e saprà del gran corpo in sé diviso
saldar le piaghe, onde fia quasi ucciso.
{{Ottava|137}}Congiungerassi in nobil giogo e degno
l’ima al secondo, e l’altra al quarto {{Spaziato|{{Sc|Enrico}}}}.
Non si turbi però, né prenda a sdegno
di restar vinta da costei ch’io dico,
e di ceder a lei non pur del regno
lo scettro sol, ma d’ogni pregio antico;
non pur de la real gloria e grandezza,
ma la corona ancor de la bellezza.
{{Ottava|138}}De l’istessa brigata eccoten’una
che come singolar fra l’altre io sceglio,
che l’Arno e ’l Mincio illustra, e ’n sé raguna
del fior d’ogni beltà la cima e ’l meglio,
gemma d’Amore, e senza menda alcuna
di grazia e di virtù limpido speglio.
Lëonora, ch’onora ogni alto stile,
e desta amore in ogni cor gentile.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|N.° IX.|{{Sc|le sfere omocentriche, ecc.}}|7|riga=si}}</noinclude>''Elementi'', prese una parte notabile del suo materiale dai libri di {{AutoreCitato|Eudosso di Cnido|Eudosso}}<ref>''Ibid''., p. 68.</ref>, e si vuole che il quinto libro, il quale tratta della teoria delle proporzioni, appartenga intieramente a questo astronomo<ref>{{AutoreCitato|Christian Ludwig Ideler|{{Sc|Ideler}}}}, nel luogo citato, p. 200 e 207.</ref>. Eudosso perfezionò inoltre la dottrina delle linee curve, già iniziata da {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, e specialmente considerò quelle che nascono dalle sezioni dei solidi. Per questo studio delle curve, e per l’uso da lui fattone nella soluzione del problema della duplicazione del cubo, Eudosso ebbe fra i geometri antichi una grandissima celebrità, onde {{AutoreCitato|Eratostene|Eratostene}}, citando la sua soluzione del detto problema, gli diede il titolo di ''divino''<ref>''Ibid'', pag. 211.</ref>. Egli considerò specialmente la generazione ''organica'' delle curve, cioè la loro descrizione per mezzo di certi meccanismi; e noi vedremo che la sua ''ippopeda'' appartiene appunto alla classe delle curve meccaniche. Finalmente {{AutoreCitato|Proclo|Proclo}} attesta, che Eudosso fu uno dei primi a servirsi del metodo analitico per la considerazione delle proprietà delle linee curve.
Ma la eccellenza di Eudosso come geometra è attestata ancora dalla fama dei valenti matematici usciti dalla scuola ch’egli fondò, verso l’anno 375, nella città di Cizico, sulle amenissime rive della Propontide. Fu infatti suo discepolo {{AutoreCitato|Menecmo|Menecmo}}, il primo che abbia studiato sistematicamente le proprietà delle sezioni del cono, e che sciolse con queste il problema della duplicazione del cubo. Menecmo era nativo di Alopeconneso, città del Chersoneso Tracio, o, secondo altri, di Proconneso, isola della Propontide vicina a Cizico; come Eudosso, studiò sui movimenti celesti; e di lui fu fratello {{AutoreCitato|Dinostrato|Dinostrato}}, l’inventore delle ''quadratrici''. Alla scuola di Eudosso appartenevano ancora Elicone ed {{AutoreCitato|Ateneo di Naucrati|Ateneo}}, ambi ciziceni, ambi geometri famosi, il primo anche astronomo e conosciuto per una predizione d’eclisse. D’Eudosso fu conoscente e da lui imparò la dottrina delle sfere omocentriche Polemarco ciziceno, che vedremo occupato a correggere quelle ipotesi astronomiche; e finalmente discepolo di Polemarco fu Callippo, anch’egli ciziceno, che dopo la morte d’Eudosso tenne in Grecia il primato dell’astronomia, ed anch’egli s’impegnò a riformare, con Polemarco e con {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}, il sistema delle sfere omocentriche<ref>Sulla scuola matematica Cizicena ha raccolto molte importanti notizie {{AutoreCitato|August Boeckh|{{Sc|Boeckh}}}} nella sua ultima opera, ''Ueber die vierjährige Sonnenkreise der Alten'', p. 150-155.</ref>.
Queste notizie sull’attività matematica di Eudosso sono sufficienti senza dubbio a far comprendere, com’egli abbia potuto dare del problema proposto da Platone la soluzione elegante, che ci accingiamo a sviluppare; ed a confutare il dubbio espresso da {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Delambre|Delambre}} sul valore del medesimo nelle cose di geometria<ref>{{Sc|Delambre}}, ''Astr. anc''. I., p. 181. Vedi sopra
nota (6).</ref>. Aggiungerò con Ideler, che tutte le notizie rimaste di lui, concorrono a mostrarci in Eudosso un uomo di genio pratico e positivo (come oggi si direbbe), ed alieno da ogni oziosa speculazione. Per questo egli non ebbe alcuna fede nell’astrologia, che già da Babilonia cominciava ad aprirsi strada verso la Grecia; e per questo non si trova di lui, come si trova d’altri suoi contemporanei ed antecessori, che abbia espresso opinioni sopra cose inaccessibili all’osservazione ed all’esperienza de’ suoi tempi. Così, per esempio, invece di speculare, come altri, sulla natura del Sole, egli si limitava a dire, che avrebbe volentieri subìto il destino di Fetonte, pur di giungere a sapere che cosa sia il Sole<ref>{{Sc|Ideler}}, nel luogo citato, p. 198, sull’autorità di {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}.</ref>.
Tale era l’uomo, che raccolse la sfida lanciata da Platone agli astronomi del suo tempo. Per risolvere il grande problema, e per giúngere ad una spiegazione razionale dei movimenti<noinclude>{{rule|8em}}<references/></noinclude>
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Il più lungo giorno/Giro d'Italia in bicicletta (I° arrivato al traguardo di Marradi)
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Divisione da "Giro d'Italia" del frammento "Ma un giorno" (anticipazione di "Viaggio a Montevideo" nei Canti Orfici)
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{{Qualità|avz=100%|data=27 aprile 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giro d'Italia in bicicletta (I° arrivato al traguardo di Marradi)|prec=../Alba|succ=../Passeggiata in tram fino in America e ritorno}}
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{{Qualità|avz=100%|data=27 aprile 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giro d'Italia in bicicletta (I° arrivato al traguardo di Marradi)|prec=../Alba|succ=../Ma un giorno}}
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Il più lungo giorno/Passeggiata in tram fino in America e ritorno
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{{Qualità|avz=100%|data=27 aprile 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Passeggiata in tram fino in America e ritorno|prec=../Ma un giorno|succ=../Pampa}}
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Chiarazuccarini
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Les|— 274 —|Let|riga=s}}</noinclude>{{AutoreCitato|François-René de Chateaubriand|Chateaubriand}} (''Martiri'', libro XXIV) a proposito della fine dei numi Pagani; ma è una reminiscenza di un passo di {{AutoreCitato|Flavio Giuseppe|Giuseppe Flavio}}, ''de Bello judaico'', VI, 5, 31, in cui è raccontato come, celebrandosi la festa della Pentecoste, fu udito nel tempio un gran rumore, indi una gran voce che diceva: ''allontaniamoci di qui'' (''μεταβαίνωμεν ἐντεῦθεν''. In {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}} (''De oraculorum defectu'') è pur riportata la voce fatidica: ''Il gran Pan è morto!''
'''Lesèna''' o '''parasta:''' termine architettonico'';'' pilastro che aggetta dal muro. In origine non era fascia decorativa, ma avea funzione organica costruttiva. Talvolta però si tratta di un semplice motivo di decorazione, adoperato allo scopo di interrompere la monotonia delle facciate.
'''Les Italiens ne se battent pas:''' espressione ingiuriosa, variamente attribuita. La paternità più accreditata è quella del generale La Moricière. Essa espressione non sintetizza del resto che una serie di ingiurie consimili, una specie di opinione publica e assai antica che gli stranieri avevano dello spirito bellico degli italiani. Inutile riportare saggi ed esempi: tuttavia eccone due tolti a caso, l’uno di G. Giorgio Allione, astigiano, poeta del secolo XVI, il quale, a proposito della battaglia di Fornovo o del Taro, scriveva:
{{smaller|<poem>
Ja ne soit il usance a vous itaulx
quen champs mortaulx on vous saiche attraper,</poem>}}{{Ni}}
l’altro del generale Marbot (''Mémoires du général B<sup>on</sup> de Marbot'', vol. II, pag. 53, Paris, libraire Plon, 1892) il quale con la più grande disinvoltura e naturalezza scrive: ''Lorsque l’Empereur'' ({{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone I}}) ''apprit le désastre de Baylen'', ''sa colère fut d’autant plus terrible'', ''que jusque-là il avait considéré les Espagnols comme aussi lâches que les Italiens''.</div>
'''Les morts vont vite:''' versione francese del verso tedesco: ''Die Todten reiten schnell'', ''i morti cavalcano svelti,'' che è il ritornello della ballata romantica, famosissima, del {{AutoreCitato|Gottfried August Bürger|Bürger}}, intitolata «Leonora» ove è descritta la fuga macabra della fanciulla allacciata allo spettro dell’amante sul corridore. Il primo senso, quello che vi diede il Bürger, è perduto, e con felice errore si dà al motto il significato che i morti si allontanano da noi in fretta, che la morte rapidamente distrugge la memoria degli estinti.
'''Le stalle d’Augìa:''' V. ''Stalle d’Augìa''.
'''Lestofante:''' ''ciurmadore'', ''imbroglione''.
'''Letargo:''' gr. ''λήθη'', oblio e ''ἇργιά'' pigrizia, quiete. Nel linguaggio medico indica un sonno profondo e continuo nel quale l’infermo parla quando lo si sveglia ma non sa ciò che ha detto, indi ricade nel primiero stato.
'''L’État c’est moi:''' la leggenda racconta che {{AutoreCitato|Luigi XIV di Francia|Luigi XIV}}, diciasettenne ancora, entrando in Parlamento (che allora significava ben altra cosa che adesso) in abito da caccia e frustino, così rispondesse al presidente che gli parlava degli affari dello Stato. Vero o falso sia il motto, esso rende assai bene il concetto dell’autorità monarchica di Francia, accentrata in Luigi XIV più che in ogni altro re di Francia.
'''Lectio brevis:''' lat. ''lezione breve'', non secondo le norme e l’orario consueto, ma alla spiccia. Locuzione del gergo scolastico.
'''Lettera anonima:''' o ''lettera cieca'', cioè senza firma, e dettata in modo che non riesca possibile accertarne la provenienza. La ''lettera anonima'' non sempre contiene notizie false ancorchè il suo intento sia raramente quello di illuminare la giustizia a fine di bene; ma bensì di nuocere altrui soddisfacendo così alla propria vendetta, in modo tanto più caro in quanto che l’impunità è presso che assoluta. Sarebbe interessante studiare l’influsso che esercitò la lettera anonima nella storia di tutti i tempi; e non meno interessante sarebbe studiare il processo di malignità e di viltà nell’infinito numero di autori di lettere anonime. Nè l’una nè l’altra cosa è possibile. Molte volte la lettera anonima forma un vero sfogo e svago alla invincibile perfidia umana. Lo stesso stile delle lettere anonime è una rivelazione di malvagità lieta e sicura. Che più? La macchina per iscrivere facilita anzi oggidì una pratica che un tempo richiedeva almeno dell’arte e dell’astuzia.
'''Lettera aperta:''' chiamano ''lettera aperta'' quello scritto di giornale, di carattere solitamente polemico, rivolto per artificio in forma epistolare a qualche personaggio, il<noinclude></noinclude>
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Chiarazuccarini
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Let|— 275 —|Lev|riga=s}}</noinclude>quale della questione che si tratta ha responsabilità o parte.
'''Lettera di cachet:''' V. ''Cachet''.
'''Lettera di credito:''' in diplomazia è così detto quel documento che accredita l’ambasciatore presso un altro governo, domanda cioè che si presti intera fede su ciò che potrà dire del suo Stato. In fr. ''lettre decréance'', cioè «credenziale». ''Lettera di credito'' è detto pure nel linguaggio commerciale per ''lettera che serve ad accreditare''.
'''Lettere patenti:''' fr. ''lettres patentes'', dal latino ''patère = essere manifesto''. Si dice di certi atti firmati dal Capo dello Stato e ufficialmente fatti conoscere al popolo, come i proclami.
'''Letto di giustizia:''' fr. ''lit de justice'': termine storico che indicò il trono ove sedeva il re di Francia nelle sedute solenni del Parlamento; indi la seduta stessa. Si intende prima della rivoluzione francese dell'89; e valendo allora l’autorità regia come assoluta, così si dice oggi ''letto di giustizia'' per significare una deliberazione autoritaria in cui il ''piace a me e basta'' è il più forte argomento.
'''Letto di Procuste:''' locuzione dell’uso per indicare qualcosa di meschino, di intollerando e di tirannico insieme (''lit de Procuste'', anche in francese). Il quale Procuste, ucciso dal mitico Eroe Teseo, aveva costume di stendere i viandanti in un letto assai corto e ciò che ne sorpassava delle membra, tagliava.
'''Leucemìa:''' dal gr. ''λευκός'', bianco e ''αἶμα'', sangue: nome di malattia studiata primieramente dal {{AutoreCitato|Rudolf Virchow|Virchow}} e caratterizzata da un’alterazione del sangue, consistente in un aumento considerevole e duraturo dei ''globuli bianchi'' con ipertrofia degli organi formati da tessuto linfoide (milza, gangli linfatici, etc). Qualche volta si hanno pure alterazioni del midollo delle ossa. A seconda dell’organo interessato, si distinguono le forme seguenti che alle volte passano l’una nell’altra: ''Leucemia linfatica'', quando v’è inspessimento dei gangli linfatici; ''leucemia mielogena'', se vi sono alterazioni del midollo delle ossa; ''leucemia splenica'', se vi è qualche tumore di milza.
'''Leucociti:''' ter. med. da ''λευκός'' = bianco e ''κύτος'' = capacità, cellula: ''globuli bianchi'', uno degli elementi del sangue.
'''Leucòma:''' ''λευκός'' = bianco e il suffisso ''oma'') macchia bianca che succede ad una piaga o ad una ulcerazione della cornea.
'''Leucorrea:''' gr. ''λευκός'' = bianco e ''ρέω'' = scorro. V. ''Fiori bianchi''.
'''L’Europa sarà republicana o cosacca''': motto attribuito a {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone I}}, ma veramente in più miti termini da lui espresso. Passando in rassegna le probabilità di essere ridato alla libertà, così si esprimeva durante il suo esiglio a S. Elena a Las Cases: ''Enfin une dernière chance'', ''et ce pourrait être la plus probable'', ''ce serait le besoin qu’on aurait de moi contre les Russes; car dans l’état actuel des choses'', ''avant dix ans'', ''toute l’Europe peut être cosaque'', ''ou toute en république''. (''Memoriale di S. Elena'', ediz. Lecointe, 1828, III, pag. 111).
'''Leva in massa:''' locuzione derivata dal francese ''levée en masse'' (in tedesco ''Landsturm'') chiamata alle armi da parte del governo di tutti i cittadini atti a portar le armi per opporsi ad invasione straniera, e perciò considerati di diritto come belligeranti.
'''Levante''' o '''Scali di Levante:''' non indica propriamente l’Oriente, ma in particolar modo la costa occidentale dell’Asia, bagnata dal Mediterraneo, l’Egitto, gli antichi stati barbareschi di Tunisi e di Tripoli, Cipro, Creta, la Grecia.
'''Levar le penne maestre:''' letteralmente è togliere agli uccelli le penne estreme in cui si librano e dirigonsi a volo. Moralmente, privare alcuno della sua maggior forza.
'''Levata di scudi:''' per dimostrazione ostile e clamorosa è versione del francese ''levée de boucliers'', che in origine ebbe vero senso belligero.
'''Lever de rideau:''' letteralmente ''alzar di sipario'', locuzione francese usata anche presso di noi per indicare quella breve rappresentazione, o nota, o di lieve argomento, che precede il dramma principale, quasi per lasciar tempo agli spettatori di arrivare.<noinclude></noinclude>
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Chiarazuccarini
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Let|— 275 —|Lev|riga=s}}</noinclude>quale della questione che si tratta ha responsabilità o parte.
'''Lettera di cachet:''' V. ''Cachet''.
'''Lettera di credito:''' in diplomazia è così detto quel documento che accredita l’ambasciatore presso un altro governo, domanda cioè che si presti intera fede su ciò che potrà dire del suo Stato. In fr. ''lettre decréance'', cioè «credenziale». ''Lettera di credito'' è detto pure nel linguaggio commerciale per ''lettera che serve ad accreditare''.
'''Lettere patenti:''' fr. ''lettres patentes'', dal latino ''patère = essere manifesto''. Si dice di certi atti firmati dal Capo dello Stato e ufficialmente fatti conoscere al popolo, come i proclami.
'''Letto di giustizia:''' fr. ''lit de justice'': termine storico che indicò il trono ove sedeva il re di Francia nelle sedute solenni del Parlamento; indi la seduta stessa. Si intende prima della rivoluzione francese dell'89; e valendo allora l’autorità regia come assoluta, così si dice oggi ''letto di giustizia'' per significare una deliberazione autoritaria in cui il ''piace a me e basta'' è il più forte argomento.
'''Letto di Procuste:''' locuzione dell’uso per indicare qualcosa di meschino, di intollerando e di tirannico insieme (''lit de Procuste'', anche in francese). Il quale Procuste, ucciso dal mitico Eroe Teseo, aveva costume di stendere i viandanti in un letto assai corto e ciò che ne sorpassava delle membra, tagliava.
'''Leucemìa:''' dal gr. ''λευκός'', bianco e ''αἶμα'', sangue: nome di malattia studiata primieramente dal {{AutoreCitato|Rudolf Virchow|Virchow}} e caratterizzata da un’alterazione del sangue, consistente in un aumento considerevole e duraturo dei ''globuli bianchi'' con ipertrofia degli organi formati da tessuto linfoide (milza, gangli linfatici, etc). Qualche volta si hanno pure alterazioni del midollo delle ossa. A seconda dell’organo interessato, si distinguono le forme seguenti che alle volte passano l’una nell’altra: ''Leucemia linfatica'', quando v’è inspessimento dei gangli linfatici; ''leucemia mielogena'', se vi sono alterazioni del midollo delle ossa; ''leucemia splenica'', se vi è qualche tumore di milza.
'''Leucociti:''' ter. med. da ''λευκός'' = bianco e ''κύτος'' = capacità, cellula: ''globuli bianchi'', uno degli elementi del sangue.
'''Leucòma:''' (''λευκός'' = bianco e il suffisso ''oma'') macchia bianca che succede ad una piaga o ad una ulcerazione della cornea.
'''Leucorrea:''' gr. ''λευκός'' = bianco e ''ρέω'' = scorro. V. ''Fiori bianchi''.
'''L’Europa sarà republicana o cosacca''': motto attribuito a {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone I}}, ma veramente in più miti termini da lui espresso. Passando in rassegna le probabilità di essere ridato alla libertà, così si esprimeva durante il suo esiglio a S. Elena a Las Cases: ''Enfin une dernière chance'', ''et ce pourrait être la plus probable'', ''ce serait le besoin qu’on aurait de moi contre les Russes; car dans l’état actuel des choses'', ''avant dix ans'', ''toute l’Europe peut être cosaque'', ''ou toute en république''. (''Memoriale di S. Elena'', ediz. Lecointe, 1828, III, pag. 111).
'''Leva in massa:''' locuzione derivata dal francese ''levée en masse'' (in tedesco ''Landsturm'') chiamata alle armi da parte del governo di tutti i cittadini atti a portar le armi per opporsi ad invasione straniera, e perciò considerati di diritto come belligeranti.
'''Levante''' o '''Scali di Levante:''' non indica propriamente l’Oriente, ma in particolar modo la costa occidentale dell’Asia, bagnata dal Mediterraneo, l’Egitto, gli antichi stati barbareschi di Tunisi e di Tripoli, Cipro, Creta, la Grecia.
'''Levar le penne maestre:''' letteralmente è togliere agli uccelli le penne estreme in cui si librano e dirigonsi a volo. Moralmente, privare alcuno della sua maggior forza.
'''Levata di scudi:''' per dimostrazione ostile e clamorosa è versione del francese ''levée de boucliers'', che in origine ebbe vero senso belligero.
'''Lever de rideau:''' letteralmente ''alzar di sipario'', locuzione francese usata anche presso di noi per indicare quella breve rappresentazione, o nota, o di lieve argomento, che precede il dramma principale, quasi per lasciar tempo agli spettatori di arrivare.<noinclude></noinclude>
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Chiarazuccarini
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Lev|— 276 —|Lib|riga=s}}</noinclude>
'''Leviathan:''' nome ricordato nel libro di Giobbe, e che si riporta a qualche specie di enorme mostro marino. Fu detto dagli inglesi, per estensione, delle grandi navi. ''Leviathan'' è il titolo della più celebre opera di {{AutoreCitato|Thomas Hobbes|Tommaso Hobbes}}. La grafia italiana ''leviatàn'' mi pare poco dell’uso.
'''Levis sit tibi terra:''' ''ti sia leggiera la terra!'' motto augurale che soleva scolpirsi su le tombe romane. Cfr. {{AutoreCitato|Euripide|Euripide}} in ''{{TestoCitato|Alceste}}'', 462, ''Κούφα σοι χθών ἐπάνωθε πέσοι''.
'''L’exactitude est la politesse des rois:''' massima di Luigi XVIII. Ripetesi come motto.
'''Lex rei sitae:''' termine giuridico latino, significante che, in materia di diritto internazionale privato, vale ''la legge del luogo'' (''Stato'') ''ove sono i beni immobili''.
'''L’hasard de la lorgnette''' (à)''':''' modo francese a cui risponde il nostro, ''a occhio e croce''.
'''Lias:''' è il nome di uno dei periodi della lunghissima era geologica secondaria. ''Liasico'', appartenente al ''Lias''.
'''Libare:''' term. mar., ''alleggerire'' la nave del carico; o per mare grosso, o per avaria.
'''Libecciata:''' vento impetuoso di libeccio (da ''libitico'', cioè della Libia), intermedio tra mezzogiorno e ponente.
'''Libera Chiesa in libero Stato:''' parole del {{AutoreCitato|Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour}} morente, il quale nella libertà e con la libertà vedeva la soluzione della così detta ''Questione Romana''. Cfr. {{AutoreCitato|Giuseppe Massari|Massari}}, ''Il conte di Cavour'', ''ricordi biografici''.
'''Liberaloide:''' V. suffisso ''Oide''.
'''Libera pratica:''' V. ''Pratica'' (''libera'').
'''Liberista:''' nel linguaggio politico e degli economisti dicesi di chi è favorevole al libero scambio fra nazione e nazione, senza restrinzione nè accettazione di alcun dazio protettore di prodotti od industrie. I liberisti puri sono altresì contrari ad ogni intervento dello Stato tra capitale e lavoro, e per questa ampia applicazione della libertà stimano che si possa ottenere il massimo del benessere economico e sociale. ''Liberista'' è voce nuova, la quale probabilmente è stata tolta da voce consimile straniera.
'''Libero docente:''' V. ''Docente''.
'''Libero-scambista:''' così si chiama il ''liberista'' (V. questa parola) in rapporto al sistema degli scambi, specialmente internazionali. ''Libero-scambista'' è la versione del francese ''libre échangiste''.
'''Libertà di stampa:''' diritto conquistato dalla civiltà occidentale di manifestare il proprio pensiero per mezzo della stampa, specialmente i giornali. Suppone come fondamento ''la libertà del pensiero'', in fr. ''liberté de la presse''. V. ''Quarto potere''.
'''Libertario:''' neol. eufemistico della politica, invece della parola ''anarchico''. Deve essere dal francese. V. ''Socialista libertario''.
'''Liberty:''' come aggiunto di stile, specie nelle arti dette grafiche, è parola spesso ricorrente e il publico grosso vi annette l’idea di stile libero, sciolto dalle pastoie accademiche e tradizionali. Vale nell’opinione comune press’a poco come ''stile floreale'' o ''stile nuovo'' o ''aesthetic style'' o ''ars nova, secessionista. Liberty'' è il nome del proprietario di uno stabilimento di Londra che vende mobili di ogni stile, ma specialmente informati a quell’arte stilizzata che muove dall’Inghilterra ove ebbe i suoi primi banditori in {{AutoreCitato|John Ruskin|Giovanni Ruskin}} e in Guglielmo Morris. Quest’arte applicata all’industria, mobili, stoffe, parati, architettura, oggi è floridissima. Io trovo quest’arte un artificio elegante e non una forma sorta per naturale evoluzione; è in ciò che ha di bello, una imitazione dell’arte nostra quattrocentesca, del {{AutoreCitato|Lorenzo Ghiberti|Ghiberti}}, del {{AutoreCitato|Sandro Botticelli|Botticelli}}, di {{AutoreCitato|Leonardo da Vinci|Leonardo}} nostro grande. Ma siccome ciò può spiacere alla sovranità del publico, così dirò in altro modo, cioè come attorno al Ruskin al Morris e, più presso a noi, al Webb, architetto, al Crane, ornatista, si formò tutta una generazione di disegnatori, di illustratori, di decoratori i quali, per l’eleganza dei motivi, delle composizioni, degli arabeschi, fanno veramente pensare ai nostri maestri del rinascimento, al Botticelli, al Ghiberti, al Brunelleschi a Leonardo. Ed invero il germe dall’arte loro è qui; ma essi non li copiano servilmente; essi ne hanno solamente derivato l’amore all’armonia, e il piacere del nuovo. Questa arte nuova — sempre secondo l’opinione dei suoi innumerevoli sostenitori — se<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Lev|— 276 —|Lib|riga=s}}</noinclude>
'''Leviathan:''' nome ricordato nel libro di Giobbe, e che si riporta a qualche specie di enorme mostro marino. Fu detto dagli inglesi, per estensione, delle grandi navi. ''Leviathan'' è il titolo della più celebre opera di {{AutoreCitato|Thomas Hobbes|Tommaso Hobbes}}. La grafia italiana ''leviatàn'' mi pare poco dell’uso.
'''Levis sit tibi terra:''' ''ti sia leggiera la terra!'' motto augurale che soleva scolpirsi su le tombe romane. Cfr. {{AutoreCitato|Euripide|Euripide}} in ''{{TestoCitato|Alcesti}}'', 462, ''Κούφα σοι χθών ἐπάνωθε πέσοι''.
'''L’exactitude est la politesse des rois:''' massima di Luigi XVIII. Ripetesi come motto.
'''Lex rei sitae:''' termine giuridico latino, significante che, in materia di diritto internazionale privato, vale ''la legge del luogo'' (''Stato'') ''ove sono i beni immobili''.
'''L’hasard de la lorgnette''' (à)''':''' modo francese a cui risponde il nostro, ''a occhio e croce''.
'''Lias:''' è il nome di uno dei periodi della lunghissima era geologica secondaria. ''Liasico'', appartenente al ''Lias''.
'''Libare:''' term. mar., ''alleggerire'' la nave del carico; o per mare grosso, o per avaria.
'''Libecciata:''' vento impetuoso di libeccio (da ''libitico'', cioè della Libia), intermedio tra mezzogiorno e ponente.
'''Libera Chiesa in libero Stato:''' parole del {{AutoreCitato|Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour}} morente, il quale nella libertà e con la libertà vedeva la soluzione della così detta ''Questione Romana''. Cfr. {{AutoreCitato|Giuseppe Massari|Massari}}, ''Il conte di Cavour'', ''ricordi biografici''.
'''Liberaloide:''' V. suffisso ''Oide''.
'''Libera pratica:''' V. ''Pratica'' (''libera'').
'''Liberista:''' nel linguaggio politico e degli economisti dicesi di chi è favorevole al libero scambio fra nazione e nazione, senza restrinzione nè accettazione di alcun dazio protettore di prodotti od industrie. I liberisti puri sono altresì contrari ad ogni intervento dello Stato tra capitale e lavoro, e per questa ampia applicazione della libertà stimano che si possa ottenere il massimo del benessere economico e sociale. ''Liberista'' è voce nuova, la quale probabilmente è stata tolta da voce consimile straniera.
'''Libero docente:''' V. ''Docente''.
'''Libero-scambista:''' così si chiama il ''liberista'' (V. questa parola) in rapporto al sistema degli scambi, specialmente internazionali. ''Libero-scambista'' è la versione del francese ''libre échangiste''.
'''Libertà di stampa:''' diritto conquistato dalla civiltà occidentale di manifestare il proprio pensiero per mezzo della stampa, specialmente i giornali. Suppone come fondamento ''la libertà del pensiero'', in fr. ''liberté de la presse''. V. ''Quarto potere''.
'''Libertario:''' neol. eufemistico della politica, invece della parola ''anarchico''. Deve essere dal francese. V. ''Socialista libertario''.
'''Liberty:''' come aggiunto di stile, specie nelle arti dette grafiche, è parola spesso ricorrente e il publico grosso vi annette l’idea di stile libero, sciolto dalle pastoie accademiche e tradizionali. Vale nell’opinione comune press’a poco come ''stile floreale'' o ''stile nuovo'' o ''aesthetic style'' o ''ars nova, secessionista. Liberty'' è il nome del proprietario di uno stabilimento di Londra che vende mobili di ogni stile, ma specialmente informati a quell’arte stilizzata che muove dall’Inghilterra ove ebbe i suoi primi banditori in {{AutoreCitato|John Ruskin|Giovanni Ruskin}} e in Guglielmo Morris. Quest’arte applicata all’industria, mobili, stoffe, parati, architettura, oggi è floridissima. Io trovo quest’arte un artificio elegante e non una forma sorta per naturale evoluzione; è in ciò che ha di bello, una imitazione dell’arte nostra quattrocentesca, del {{AutoreCitato|Lorenzo Ghiberti|Ghiberti}}, del {{AutoreCitato|Sandro Botticelli|Botticelli}}, di {{AutoreCitato|Leonardo da Vinci|Leonardo}} nostro grande. Ma siccome ciò può spiacere alla sovranità del publico, così dirò in altro modo, cioè come attorno al Ruskin al Morris e, più presso a noi, al Webb, architetto, al Crane, ornatista, si formò tutta una generazione di disegnatori, di illustratori, di decoratori i quali, per l’eleganza dei motivi, delle composizioni, degli arabeschi, fanno veramente pensare ai nostri maestri del rinascimento, al Botticelli, al Ghiberti, al Brunelleschi a Leonardo. Ed invero il germe dall’arte loro è qui; ma essi non li copiano servilmente; essi ne hanno solamente derivato l’amore all’armonia, e il piacere del nuovo. Questa arte nuova — sempre secondo l’opinione dei suoi innumerevoli sostenitori — se<noinclude></noinclude>
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'''Leviathan:''' nome ricordato nel libro di Giobbe, e che si riporta a qualche specie di enorme mostro marino. Fu detto dagli inglesi, per estensione, delle grandi navi. ''Leviathan'' è il titolo della più celebre opera di {{AutoreCitato|Thomas Hobbes|Tommaso Hobbes}}. La grafia italiana ''leviatàn'' mi pare poco dell’uso.
'''Levis sit tibi terra:''' ''ti sia leggiera la terra!'' motto augurale che soleva scolpirsi su le tombe romane. Cfr. {{AutoreCitato|Euripide|Euripide}} in ''Alceste'', 462, ''Κούφα σοι χθών ἐπάνωθε πέσοι''.
'''L’exactitude est la politesse des rois:''' massima di Luigi XVIII. Ripetesi come motto.
'''Lex rei sitae:''' termine giuridico latino, significante che, in materia di diritto internazionale privato, vale ''la legge del luogo'' (''Stato'') ''ove sono i beni immobili''.
'''L’hasard de la lorgnette''' (à)''':''' modo francese a cui risponde il nostro, ''a occhio e croce''.
'''Lias:''' è il nome di uno dei periodi della lunghissima era geologica secondaria. ''Liasico'', appartenente al ''Lias''.
'''Libare:''' term. mar., ''alleggerire'' la nave del carico; o per mare grosso, o per avaria.
'''Libecciata:''' vento impetuoso di libeccio (da ''libitico'', cioè della Libia), intermedio tra mezzogiorno e ponente.
'''Libera Chiesa in libero Stato:''' parole del {{AutoreCitato|Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour}} morente, il quale nella libertà e con la libertà vedeva la soluzione della così detta ''Questione Romana''. Cfr. {{AutoreCitato|Giuseppe Massari|Massari}}, ''Il conte di Cavour'', ''ricordi biografici''.
'''Liberaloide:''' V. suffisso ''Oide''.
'''Libera pratica:''' V. ''Pratica'' (''libera'').
'''Liberista:''' nel linguaggio politico e degli economisti dicesi di chi è favorevole al libero scambio fra nazione e nazione, senza restrinzione nè accettazione di alcun dazio protettore di prodotti od industrie. I liberisti puri sono altresì contrari ad ogni intervento dello Stato tra capitale e lavoro, e per questa ampia applicazione della libertà stimano che si possa ottenere il massimo del benessere economico e sociale. ''Liberista'' è voce nuova, la quale probabilmente è stata tolta da voce consimile straniera.
'''Libero docente:''' V. ''Docente''.
'''Libero-scambista:''' così si chiama il ''liberista'' (V. questa parola) in rapporto al sistema degli scambi, specialmente internazionali. ''Libero-scambista'' è la versione del francese ''libre échangiste''.
'''Libertà di stampa:''' diritto conquistato dalla civiltà occidentale di manifestare il proprio pensiero per mezzo della stampa, specialmente i giornali. Suppone come fondamento ''la libertà del pensiero'', in fr. ''liberté de la presse''. V. ''Quarto potere''.
'''Libertario:''' neol. eufemistico della politica, invece della parola ''anarchico''. Deve essere dal francese. V. ''Socialista libertario''.
'''Liberty:''' come aggiunto di stile, specie nelle arti dette grafiche, è parola spesso ricorrente e il publico grosso vi annette l’idea di stile libero, sciolto dalle pastoie accademiche e tradizionali. Vale nell’opinione comune press’a poco come ''stile floreale'' o ''stile nuovo'' o ''aesthetic style'' o ''ars nova, secessionista. Liberty'' è il nome del proprietario di uno stabilimento di Londra che vende mobili di ogni stile, ma specialmente informati a quell’arte stilizzata che muove dall’Inghilterra ove ebbe i suoi primi banditori in {{AutoreCitato|John Ruskin|Giovanni Ruskin}} e in Guglielmo Morris. Quest’arte applicata all’industria, mobili, stoffe, parati, architettura, oggi è floridissima. Io trovo quest’arte un artificio elegante e non una forma sorta per naturale evoluzione; è in ciò che ha di bello, una imitazione dell’arte nostra quattrocentesca, del {{AutoreCitato|Lorenzo Ghiberti|Ghiberti}}, del {{AutoreCitato|Sandro Botticelli|Botticelli}}, di {{AutoreCitato|Leonardo da Vinci|Leonardo}} nostro grande. Ma siccome ciò può spiacere alla sovranità del publico, così dirò in altro modo, cioè come attorno al Ruskin al Morris e, più presso a noi, al Webb, architetto, al Crane, ornatista, si formò tutta una generazione di disegnatori, di illustratori, di decoratori i quali, per l’eleganza dei motivi, delle composizioni, degli arabeschi, fanno veramente pensare ai nostri maestri del rinascimento, al Botticelli, al Ghiberti, al Brunelleschi a Leonardo. Ed invero il germe dall’arte loro è qui; ma essi non li copiano servilmente; essi ne hanno solamente derivato l’amore all’armonia, e il piacere del nuovo. Questa arte nuova — sempre secondo l’opinione dei suoi innumerevoli sostenitori — se<noinclude></noinclude>
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Autore:Giovanni Gherardo de Rossi
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<!-- Area dati: non modificare da qui: --><onlyinclude><div style="display:none"><section begin="Nome"/>Giovanni Gherardo<section end="Nome"/>
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<section begin="Nazionalità"/>italiano<section end="Nazionalità"/>
</div></onlyinclude><!-- a qui -->{{Autore
| Nome = Giovanni Gherardo
| Cognome = de Rossi
| Attività = poeta/commediografo
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
== Opere ==
* {{Testo|Il Canto di Nerina}}
* Favole, Vercelli 1790
* Scherzi poetici e pittorici (1795)
* Poesie (1798)
* Vita di Angelica Kauffmann pittrice, Firenze 1810
== Autori correlati ==
* [[Autore:Michelangelo Caetani|Michelangelo Caetani]], nipote da parte della figlia
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 250 —||riga=si}}</noinclude>{{ct|t=3|v=1|f=120%|LETTERE DALLA CARNIA}}
{{rule|4em|v=6}}
{{Capolettera|[[File:Alpi e Appenini (page 157 crop).jpg|150px|M]]||-1.8em}}{{Sc|olto}} si è discorso sin qui delle Alpi Piemontesi e Lombarde; ben poco invece delle Venete. E tuttavia se queste non hanno la grandiosità e la magnificenza delle prime, sono nondimeno ben lontane dal non meritare di essere visitate e studiate. Si e per questo che intendiamo ora, anche a meglio completare la nostra pubblicazione, occuparci delle Alpi Carniche, le quali cominciando ai confini delle Alpi Cadorine e Tridentine, vanno poi ad allacciarsi verso la Pontebba alle Alpi Giulie, che formano l’estremo confine d’Italia, o meglio del Veneto a levante.
La Carnia è formata per così dire esclusivamente dalla vallata superiore del Tagliamento, e dai suoi numerosi affluenti, le quali alla lor volta danno vita ad amenissime vallette. Gran peccato che quella bella regione sia così poco studiata e visitata dagli Italiani, i quali usano andar in cerca delle bellezze alpine all’estero, ed ignorano o trascurano le proprie.
Se si eccettuino alcune parti rese orride dagli straripamenti dei fiumi, e qualche costa di montagna franosa e sterile in causa del dissennato taglio dei boschi che anche ivi fu improvvidamente operato, le vallette della Carnia, sparse di villaggi, borgate, casolari, praterie, campi, boschi, sembrano davvero giardini, ove l’estate si converte in dolce primavera.
Ma ancor più meritevoli di studio sono gli abitanti di questa regione: laboriosi, ospitali, gentili, amanti del bello, e della pulizia, dote questa pur troppo assai rara nelle nostre vallate. Le donne carniche sono di meravigliosa bellezza.... Ma non vogliamo anticipare le interessanti notizie date in modo piano e brioso dal nostro corrispondente in tante lettere; solo avvertiamo i lettori che egli sta per dare alle stampe coi tipi dell’Editore E. Quadrio di Milano, un diligente studio sulla Carnia, contenente anche le sue escursioni ed ascensioni, volume che potrà servire di utilissima guida a coloro che invogliati dall’amore del bello, desiderassero visitare quell’amena regione.
Tolmezzo è la capitale della Carnia: piccola cittadina poco distante dalla ferrovia che da Udine va alla Pontebba, provvista di buon servizio di corriere e di buoni alberghi. Altre grosse borgate sono Ampezzo, Sauris, Lauco, Preone, ecc. È curioso che a Sauris si parli un tedesco quasi puro, mentre il resto della Carnia parla un dialetto speciale d’impronta italiana e di particolare dolcezza.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Rivista europea; rivista internazionale - Anno 7, vol. 4, (1875), pag. 423-428.pdf/2
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<noinclude><pagequality level="4" user="MARIO ZANELLO" />{{RigaIntestazione||-424-|}}</noinclude>nowski in Wroblewice. Il padrone è assente; da una settimana si trova a Lemberg; ma lo vedrò stasera, poichè il suo intendente, secondo gli ordini ricevuti, lo ha richiamato per telegrafo, annunziandogli il mio arrivo. La mia strada diretta pel ritorno da Granicza, ossia dai confini meridionali della Polonia russa, sarebbe stata quella di Vienna; mi voltai invece verso Cracovia, città veneranda per le sue rovine di monumenti italiani del tempo de’ Yagelloni, rovine, tuttavia, così neglette che fra qualche secolo non ne resterà forse più alcuna traccia. Avrei desiderato assistere a qualche spettacolo in teatro, ma i soli divertimenti del giorno che fossero annunziati ne’ manifesti erano un museo anatomico fiorentino, ed una ''Damen Capelle''. Ti faccio grazia del Museo ''fiorentino'', ove la curiosità con cui vi s’entra è punita col disgusto con cui se ne esce, ed anche della signora Kruger che con altre quattro signore e due suonatori al pianoforte, con la musica lieve di Offembach, con le polche, i walzer e i ''potpourris'', solletica gli umori intraprendenti de’ pacifici borghesi cracoviani, tra i grassi vapori della cucina slavo-tedesca, che fa pompa in tali concerti, di tutta la sua virtù adipesca. Anzi è curioso osservare nei manifesti di tali concerti, come il concerto sia un solo pretesto, e come sotto le due righe che l'annunziano si estenda un vero programma di tutta la mole di cibi che gli Apicii slavo-tedeschi imbandiscono ai dilettanti di musica.
Se questo è ciò che si chiama vita confortevole, io mi rallegro entro di me, caro Paolo, nel pensare che in Italia non andammo ancora tanto innanzi, e che siamo ancora capaci di sentire, con animo raccolto, un po’ di musica, dimenticando per qualche ora le cure materiali del ventre. Lasciai Cracovia la sera del 16, col dispiacere di non averne potuto visitare l'Università ch’era chiusa, e di non averne potuto accostare il ceto colto che mi dicono assai distinto, malgrado le tendenze oltramontane della stampa locale invano contrastata dalla stampa liberale di Leopoli. Da Cracovia mi diressi ad oriente verso Przemysl, ove giunsi il mattino, e tra le tenebre che si diradavano incominciando a scoprir terra, osservai, dopo aver percorse le monotone lande russe, lituane e varsaviane, che la Gallizia è veramente un bel paese, con graziose colline, vaste praterie, campi ben coltivati. Da Przemysl, sempre per la via ferrata mi diressi verso la parte di mezzogiorno a Chyrow, e da Chyrow nella stessa direzione a Dobrovlany, ove salii sopra una carretta preadamitica o che rimonta per lo meno al tempo de’ Yagelloni, una specie di paniera fatta con vimini, ripiena di paglia nella quale m’accovacciai; ed in questa attitudine trionfale arrivai dopo un’ora e mezzo alla signoria di Wroblevice. Mi do-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|26|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XXX [{{Sc|l}}].<ref>Questo bel sonetto fu composto il 13 luglio 1781 a Roma, dove l’A. era ritornato da Napoli, «quasi senza saperlo», il dodici maggio, e dove rimase, come abbiam veduto, a proposito del sonetto {{TestoCitato|Opera:Vuota insalubre region, che stato (Alfieri)|''Vuota, insalubre region che stato''}}, fino al 4 maggio 1783.</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Dinanzi al Mosé di Michelangelo.'''}}
<poem>
:Oh! chi se’ tu, che maestoso tanto
Marmoreo siedi; ed hai scolpito in volto
Triplice onor, ch’uom nullo<ref>3. '''Nullo,''' nessuno.</ref> ha in se raccolto;
{{R|4}}Legislator, guerrier, ministro santo?
:Tu del popol d’Iddio, che in lungo pianto
Servo è sul Nilo, i ferrei lacci hai sciolto;
Il tiranno d’Egitto in mar sepolto;
{{R|8}}Gl’idoli in un con gl’idolatri infranto.<ref>5-8. Allude l’A. alla liberazione del popolo israelita dalla cattività d’Egitto, alla sommersione dell’esercito faraonico nel Mar Rosso, alla punizione inflitta agli Ebrei perché adoravano il vitello d’oro.</ref>
:Quant’eri in terra, in questo sasso or spiri;
Che il divin {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo}} non tacque
{{R|11}}Niuno in te de’ tuoi caldi alti desiri.
:Michelangel, che a te minor non nacque;
E che, intricato in tuoi raminghi giri
{{R|14}}Avría fatt’egli scaturir pur l’acque.<ref>14. Il popolo israelita era assetato e Mosè fece scaturire le acque dai sassi del deserto. — Non sarà inutile citare qui, per gli opportuni raffronti, il sonetto di {{AutoreCitato|Giambattista Felice Zappi|{{Sc|G. B. Felice Zappi}}}} (1667-1719) sullo stesso argomento:
:::{{TestoCitato|Chi è costui, che in sì gran pietra scolto - 1|Chi è colui, che in sí gran pietra scolto}}
::Siede gigante, e le piú illustri e conte
::Opre dell’arte avanza, e ha vive e pronte
::Le labbra sí, che le parole ascolto?
:::Quest’è Mosè. Ben mel diceva il folto
::Onor del mento e ’l doppio raggio in fronte,
::Quest’è Mosè, quando scendea dal monte,
::e gran parte del nume avea nel volto.
:::Tal’ era allor, che le sonanti e vaste
::Acque ei sospese a sé d’intorno, e tale
::Quand’il mar chiuse, e ne fe’ tomba altrui.
:::E voi sue turbe un rio vitello alzaste?
::Alzato aveste immago a questa eguale,
::Ch’era men fallo l’adorar costui.</ref>
</poem><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XXXI [{{Sc|li}}].<ref>Nel ms.: «19 novembre 1781».</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''La cupola di San Pietro.'''}}
<poem>
:Immensa mole, che nel ciel torreggi,<ref>1. '''Torreggi,''' detto di una cupola, mi sembra improprio.</ref>
E tutto ingombri il vaticano suolo,
Curva e lieve, che par t’innalzi a volo;
{{R|4}}E piú dall’occhio sfuggi, e piú grandeggi:<ref name="p26">4-8. L’uomo (intendasi) non dice cosa inverosimile, allorché afferma che la cupola di San Pietro fu portata in terra</ref></poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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Rime varie (Alfieri, 1912)/XXX. Dinanzi al Mosè di Michelangelo
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{{Qualità|avz=100%|data=2 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXX. Dinanzi al Mosè di Michelangelo|prec=../XXIX. Vorrebbe l'aspetto della Natura conforme al suo stato doloroso|succ=../XXXI. La cupola di San Pietro}}
<pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="54" to="54" fromsection="1" tosection="1" />
{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|Oh chi se' tu che maestoso tanto]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LIX. Oh chi se' tu che maestoso tanto|ed. 1903}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|27|riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" /><poem>
:Già non fia che di te l’uom favoleggi,
Nel dir che intera dall’etereo polo
Giú ti portasse un bello alato stuolo
{{R|8}}Sovra il gran tempio, in cui per te ti reggi.
:Ma se pur fosti, opra immortal, concetta<ref>9. '''Concetta,''' concepita.</ref>
In uom mortal, donde ei l’idea mai tolse
{{R|11}}D’una magion di Dio cosí perfetta?
:Fervido ingegno dal suo fral si sciolse,
E in ciel d’ogni bell’opra ebbe l’eletta;
{{R|14}}Quaggiú tornato, unica palma ei colse.<ref>12-14. {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo}} si sciolse dal suo corpo mortale e, salito in cielo, ebbe facoltà di scegliere ciò che vi fosse di piú bello; tornato in terra, fece opera che non avrà mai l’eguale. Il {{Sc|Buonarroti}} ha, in uno dei sonetti per {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, un pensiero analogo a questo:
:::{{TestoCitato|Opera:Dal ciel discese, e col mortal suo, poi|Dal ciel discese, e col mortal suo, poi}}
::Che visto ebbe l’inferno giusto e ’l pio,
::Ritornò vivo a contemplare Dio,
:::Per dar di tutto il vero lume a noi.
'''Fral,''' corpo mortale. '''L’eletta,''' la scelta; voce usata da {{Sc|Dante}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIII|''Purg.'', XIII}}, 10 segg.):
:::«Se qui per dimandar gente s’aspetta»,
::Ragionava il poeta, «io temo forse
::Che patirà d’indugio nostra eletta».</ref>
</poem><ref follow="p26">dal cielo (''dall’etereo polo'') e deposta sovra il gran tempio, ove miracolosamente si regge, da uno stuolo di angeli.</ref><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XXXII.<noinclude><ref name="p27">Questa prima ode ha nell’autografo la data: «19 dicembre 1781»: alla strofe quinta è la data del giorno successivo, ripetuta alla fine; mancano al principio i versi di Dante. Essa è, come tutte le seguenti, meno la terza, di otto strofe, cosí disposte: A b C B a C c D E e D d f G F G.<br/>
A ben intendere questa specie di poemetto dell’A., è necessario riandare brevemente la storia della guerra d’indipendenza americana. Lunga e tenace era stata la lotta che, per tutto il sec. {{Sc|xvii}} e {{Sc|xviii}}, l’Inghilterra aveva sostenuta nelle Indie contro la Francia, poiché ambedue aspiravano alla supremazia di quella regione. La campagna, condotta nell’ultimo tempo dal governatore {{Wl|Q335205|Lord Mornington}}, e nella quale si illustrò {{Wl|Q131691|Arturo Wellesley}}, che sarebbe stato piú tardi il duca di Wellington, si chiuse con la vittoria {{Pt|dell’Inghil-|}}</ref>|<ref name="p27">Questa prima ode ha nell’autografo la data: «19 dicembre 1781»: alla strofe quinta è la data del giorno successivo, ripetuta alla fine; mancano al principio i versi di Dante. Essa è, come tutte le seguenti, meno la terza, di otto strofe, cosí disposte: A b C B a C c D E e D d f G F G.<br/>
A ben intendere questa specie di poemetto dell’A., è necessario riandare brevemente la storia della guerra d’indipendenza americana. Lunga e tenace era stata la lotta che, per tutto il sec. {{Sc|xvii}} e {{Sc|xviii}}, l’Inghilterra aveva sostenuta nelle Indie contro la Francia, poiché ambedue aspiravano alla supremazia di quella regione. La campagna, condotta nell’ultimo tempo dal governatore {{Wl|Q335205|Lord Mornington}}, e nella quale si illustrò {{Wl|Q131691|Arturo Wellesley}}, che sarebbe stato piú tardi il duca di Wellington, si chiuse con la vittoria {{Pt|dell’Inghil-|}}</ref></noinclude>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''L’America libera.'''}}
{{ct|f=110%|v=1|L=1px|ODI.}}
{{Blocco a destra|{{Indentatura|1em}}{{Type|f=85%|l=0.05em|''Mai non si mostri'' al ver timido amico<br/>''Chi non vuol'' perder vita ''appo'' coloro<br/>Che questo tempo chiameranno antico.}}</div>}}
{{Blocco a destra|{{Type|f=85%|l=0.05em|{{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}}, {{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|''Parad.'', c. XVII.}}}}}}
<section end="2" /><section begin="3" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|{{Sc|Ode prima}}.{{Pt||<ref name="p27">Questa prima ode ha nell’autografo la data: «19 dicembre 1781»: alla strofe quinta è la data del giorno successivo, ripetuta alla fine; mancano al principio i versi di Dante. Essa è, come tutte le seguenti, meno la terza, di otto strofe, cosí disposte: A b C B a C c D E e D d f G F G.<br/>
A ben intendere questa specie di poemetto dell’A., è necessario riandare brevemente la storia della guerra d’indipendenza americana. Lunga e tenace era stata la lotta che, per tutto il sec. {{Sc|xvii}} e {{Sc|xviii}}, l’Inghilterra aveva sostenuta nelle Indie contro la Francia, poiché ambedue aspiravano alla supremazia di quella regione. La campagna, condotta nell’ultimo tempo dal governatore {{Wl|Q335205|Lord Mornington}}, e nella quale si illustrò {{Wl|Q131691|Arturo Wellesley}}, che sarebbe stato piú tardi il duca di Wellington, si chiuse con la vittoria</ref>}}}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|''Accenna le cagioni della guerra.''}}
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|I.}}
<poem>
:Qual odo io suono di guerriera tromba
Dell’oceàno immenso
</poem><section end="3" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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Rime varie (Alfieri, 1912)/XXXI. La cupola di San Pietro
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{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|Immensa mole che nel ciel torreggi]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LX. Immensa mole che nel ciel torreggi|ed. 1903}}
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Poemetti italiani, vol. XI
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{{Qualità|avz=25%|data=5 gennaio 2022|arg=Da definire}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Autori vari
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo =Poemetti italiani, vol. XI
| Anno di pubblicazione = 1797
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto =
| Argomento =
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Poemetti italiani, vol. XI.djvu
| prec = Poemetti italiani, vol. X
| succ = Poemetti italiani, vol. XII
}}
{{Raccolta|Poemetti italiani}}
<pages index="Poemetti italiani, vol. XI.djvu" from="3" to="3" />
==Indice==
* {{testo|La Metamorfosi}}
* {{testo|La Visione Sacra}}
* {{testo|La Fortuna (Guidi)}}
* {{testo|Il Criso}}
* {{testo|La Fisica}}
* {{testo|L'Androgino}}
* {{testo|La Notte d'Egitto}}
* {{testo|La Fata Morgana (1797)}}
* {{testo|Lo Specchio (Vittorelli)}}
* {{testo|Il Canto di Nerina}}
* {{testo|La Legislazione}}
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* {{testo|Il Sogno di Primavera}}
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Pagina:Papa Pio IX - Ai suoi dilettissimi sudditi, 1848.djvu/2
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<noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" /></noinclude>
{{Centrato|{{xx-larger|PIUS PAPA IX}}}}
{{Centrato|{{x-larger|AI SUOI DILETTISSIMI SUDDITI}}}}
{{Blocco a sinistra|affianca=si|larghezza=50%| Le violenze usate contro di Noi nei scorsi giorni, e le manifeste volontà di prorompere in altre (che Dio tenga lontano, spirando sensi d’umanità, e di moderazione negli Animi) Ci hanno costretto a separarci temporaneamente dai Nostri sudditi e figli, che abbiamo sempre amato, ed amiamo.
Fra le cause che Ci hanno indotto a questo passo, Dio sà quanto doloroso al Nostro Cuore, una di grandissima importanza è quella di aver la piena libertà dell’esercizio della suprema potestà della S. Sede, quale esercizio potrebbe con fondamento dubitare l’Orbe Cattolico, che nelle attuali circostanze Ci venisse impedito. Che se una tale violenza è oggetto per Noi di grande amarezza, questa si accresce a dismisura ripensando alla macchia d’ingratitudine contratta da una classe d’Uomini perversi al cospetto dell’Europa e del Mondo, e molto più a quella che nelle anime loro ha impresso lo sdegno d’Iddio, che presto o tardi rende efficaci le pene stabilite dalla sua Chiesa.
Nella ingratitudine de’ figli riconosciamo la mano del Signore che Ci percuote, il quale vuol soddisfazione de’ nostri peccati, e di quelli de’ Popoli, ma senza tradire i nostri doveri, Noi non Ci possiamo astenere dal protestare solennemente al cospetto di tutti (come nella stessa sera funesta dei 16. Novembre e nella mattina dei 17. protestammo verbalmente avanti al Corpo Diplomatico, che ci faceva onorevole corona, e tanto giovò a confortare il Nostro Cuore) che Noi avevamo ricevuto una violenza inaudita e sagrilega la quale protesta intendiamo di ripetere solennemente in questa circostanza, di aver cioè soggiaciuto alla violenza, e perciò dichiariamo tutti gli atti, che sono da quella derivati di nessun valore e di nessuna legalità.
Le dure verità e le proteste ora esposte Ci sono state strappate dal labro della malizia degli Uomini e dalla Nostra Coscienza, la quale nelle circostanze presenti Ci ha con forza stimolati all'esercizio de’ nostri doveri. Tuttavia Noi confidiamo che non ci sarà vietato innanzi al cospetto d’Iddio, mentre lo invitiamo e supplichiamo a placare il suo sdegno, di cominciare la Nostra preghiera colle parole d’un Santo Re Profeta: ''Memento Domine David et omnis mansuetudinis ejus''.
Intanto avendo a cuore di non lasciare Acefolo in Roma il Governo del Nostro Stato, nominiamo una Commissione Governativa composta de’ seguenti soggetti. }}{{Blocco a destra|affianca=si|larghezza=50%|
IL CARDINAL CASTRACANE
MONSIG. ROBERTO ROBERTI
PRINCIPE DI ROVIANO
PRINCIPE BARBERINI
MARCH. BEVILACQUA DI BOLOGNA
MARCH. RICCI DI MACERATA
TENENTE GENERALE ZUCCHI
Nell’Affidare alla detta Commissione Governativa la temporanea direzione de’ publici affari, raccomandiamo a tutti i Nostri Sudditi e figli la quiete e la conservazione dell’Ordine.
Finalmente vogliamo e comandiamo che a Dio s’innalzino quotidiane e fervide preghiere per l’umile Nostra Persona, e perchè sia resa la Pace al Mondo e specialmente al Nostro Stato e a Roma, ove sarà sempre il cuor Nostro, qualunque parte ci alberghi dell’Ovile di Cristo. E Noi, come debito del Supremo Sacerdozio, a tutti precedendo devotissimamente invochiamo la gran Madre di Misericordia e Vergine immacolata, e i Santi Apostoli Pietro e Paolo affinchè, come noi ardentemente desideriamo, sia allontanata dalla Città di Roma e da tutto lo stato l’indignazione di Dio Onnipotente.
''Datum Cajetae die 27 Novembris 1848.''
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''Nel Motu Proprio del S. Padre datato da Gaeta il 27 Novembre si fanno note a tutti le cause principali, che indussero il medesimo S. Padre ad allontanarsi temporaneamente da Roma. E pur doloroso al suo cuore di non dovere anche per questa ragione ricevere i soggetti, che hanno avuto speciale mandato di pregarla a restituirsi nella Capitale. Egli però, il S. Padre, colle sue preghiere dimanda di tutto cuore al Signore, che si affretti il momento delle sue misericordie, e sopra Roma, e sopra tutto lo Stato.
''Il Sottoscritto Cardinale, nel partecipare all’Eccellenza Vostra per espresso commando del S. Padre quanto sopra, le conferma i sensi della sua stima e considerazione.
''Dell’Eccellenza Vostra Gaeta 6 Xbre 1848
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G. C. ANTONELLI}}}}<noinclude><references/></noinclude>
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Il film di {{Wl|Q24829|Welles}}, apparso in Europa soltanto qualche anno più tardi (a Cannes, nel 1946, riuscì una novità e in Italia sarà presentato tra la fine dell’anno e il principio del 1949), era seguito da una serie di opere nelle quali più o meno in misura maggiore o minore si tendeva ad approfittare di più delle risorse del cinema in senso tecnico. In sostanza le applicazioni più interessanti ed evidenti riguardano la scenografia e la illuminazione, l’uso degli obiettivi grandangolari, e in conclusione, un modo di inquadrare che sfrutta al massimo le risorse della tecnica, la quale si avvantaggia della maggior latitudine di posa della pellicola, della maggiore rapidità, del trattamento degli {{FI|file=CinemaNordAmericano1939-46 (page 3-2 crop).jpg|width=33%|float=left|caption=''Anche i registi cosiddetti minori riescono talvolta, con un unico film, a persuadere. E’ questo il caso di {{Wl|Q125892|Frank Tuttle}}, autore dell’interessante «{{Wl|Q1215110|This Gun for Hire}}» (Il fuorilegge, 1942).''|margin-right=1em}}{{Altra Colonna|33.3%}}obiettivi; cosicchè gli operatori riusciranno ad ottenere determinati effetti in scene col soffitto, illuminando lateralmente e dal basso, i registi saranno indotti a porre un personaggio o un oggetto in primo piano e far funzionare una scena nello sfondo. Si aggiunga poi una maggiore scioltezza dei movimenti di macchina, fino al punto da arrivare al film completamente soggettivo (intenzione quest’ultima dello stesso Welles, realizzata poi per la prima volta da {{Wl|Q366956|Robert Montgomery}} con ''{{Wl|Q1884921|Lady in the Lake}}'', 1946).
Migliorando la tecnica, e proponendosi quindi per i collaboratori tecnici al film un apporto più concreto, riesce di maggiore efficacia il film cosiddetto medio, specialmente ove esso tratti vicende ed episodi non basati su presupposti letterari e teatrali di specifico interesse letterario e troppo esteticamente validi in questo senso: bensì fatti ed azioni magari avviati verso l’introspezione psicologica, ma sostenuti nello stesso tempo da possibilità di movimento scenico, di mimica serrata. Un {{Wl|Q267441|Ben Hecht}} diventa allora il migliore ovvero il più quotato fra gli scenaristi e fornisce trame ben congegnate al fine di raggiungere il «thrill» voluto. {{Wl|Q7374|Alfred Hitchcock}} è un sapiente regista di film giallo-psicologici che sono, in fondo, fra le cose più notevoli del cinema americano. Un suo film, ''{{Wl|Q465979|Shadow of a Doubt}}'' (1942) è un modello sotto molti aspetti. Né va sottovalutata l’ambientazione "dal vero" che contribuisce non poco alla emotività della storia. Hitchcock è europeo, come lo sono altri registi che più o meno seguono la stessa corrente: {{Wl|Q76396|John Brahm}}, con l’ottimo ''{{Wl|Q3126769|Hangover Square}}'', {{Wl|Q51498|Robert Siodmak}} (del quale {{Wl|Q1953971|''Phantom Lady''}} ci sembra il miglior film del 1944). Di un tono un po’ diverso, di una psicologia più sostenuta, l’opera di un altro regista di origine europea: {{Wl|Q51547|Billy Wilder}} ({{Wl|Q478209|''Double Indemnity''}}, 1944: {{Wl|Q237134|''The Lost Weekend''}}, 1945). E {{Wl|Q19504|Fritz Lang}}, altro {{Altra Colonna|33.3%}}europeo da tempo in America, cerca anch’egli nell’atmosfera psicologica e violenta gli effetti migliori. Il giallo psicologico troverà in altri registi seguaci, da {{Wl|Q56014|George Cukor}} ({{Wl|Q841781|''Gaslight''}}, 1944) fino a {{Wl|Q51535|Vincente Minnelli}} ({{Wl|Q1199711|''Undercurrent''}}, 1946). Anche registi cosiddetti minori, dai quali non si sospetterebbe un’opera di impegno, riescono talvolta, con un unico film, a persuadere: così un Frank Tuttle allorchè offre un film come ''This Gun for Hire'' (Il fuorilegge, 1942).
L’ambientazione dal vero sollecita un produttore di documentari e di attualità. {{Wl|Q6688461|Louis De Rochemont}}, il produttore di ''{{Wl|Q2412728|March of Time}}'', applica il procedimento che potremmo definire di inchiesta al cinema: registi come {{Wl|Q457250|Henry Hathaway}} o Elia Kazan lo assecondano. La tendenza dei film dal vero corrisponde al successo di film italiani «dal vero» per ragioni economiche. Ma è una tendenza che costituisce probabilmente una conclusione e non un punto di partenza. La guerra, naturalmente, non manca di ispirare produttori, registi e scrittori di vicende per il cinema. Una serie non breve di opere si ispira a fatti della guerra in ogni parte del mondo. Si ricostruiscono con grande indifferenza negli stabilimenti di Hollywood i luoghi della guerra, dal Giappone all’Italia, con quella approssimazione caratteristica degli uffici degli «art directors». Là dove i fatti e le azioni dei film si svolgano nel fronte interno, si ottengono i risultati più persuasivi: dal sia pur lacrimoso ''{{Wl|Q3820833|The Sullivans}}'' di {{Wl|Q706678|Lloyd Bacon}} al dignitoso e accuratissimo oltrechè emotivamente efficace ''{{Wl|Q645094|The Best Years of Our Lives}}'' di {{Wl|Q51495|William Wyler}}.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 65 —|''Perugia — Pesaro''.}}</noinclude>{{pt|{{elezioni 1900 1}}}}
|- {{§|65}}
|colspan=11 class=t02| {{§|Rieti}} <br/> {{Wl|Q48803001|Collegio di Rieti}} (popolazione 51,407).
|- class=r1
|4944||3884|| '''Raccuini Domenico ''' || || {{sans-serif|'''2012'''}} ||4724||2157|| '''{{Wl|Q21914917|{{sans-serif|Raccuini Domenico}}}}''' || ||'''{{sans-serif|2030}}'''||{{nowrap|{{sans-serif|'''19, 20 (U)''' }}}}
|- class=r1
| || || ''{{Wl|Q3719528|Arbib Edoardo}}'' || || 1599|| || || || || ||
|- class=r1
| || || ''Riccardi Luigi''|| || 191|| || || || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Spoleto}} <br/> {{Wl|Q48803316|Collegio di Spoleto}} (popolazione 53,121).
|- class=r1
|4760||2208|| {{Wl|Q22069459|Lorenzini Augusto}} (dimission.) || ||1437||4848||2961||{{nowrap|'''{{Wl|Q3991902|{{sans-serif|Sinibaldi Tito}}}}'''}}|| ||'''{{sans-serif|1875}}'''||{{sans-serif|'''20 (U)''' }}
|- class=r1
| || || ''{{AutoreCitato|Filippo Turati|Turati Filippo}}'' || ||507|| || || ''{{Wl|Q4232574|Cora Guido}}'' || ||1054||
|- class=r1
| || || <br/> Elezione suppletiva del 24 luglio 1898 in seguito alle dimissioni dell’on. Lorenzini. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}} || || || || || || || ||
|- class=r1
|4655||3128|| Sinibaldi Tito (annullamento) || ||1935|| || || || ||||
|- class=r1
| || || ''Mariani Cesare'' || ||1146|| || || || || ||
|- class=r1
| || || <br/> Elezione suppletiva del 12 marzo 1899 in seguito all’annullamento della elezione dell’on. Sinibaldi. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}} || || || || || || || ||
|- class=r1
|4647||2223|| {{sans-serif|'''Sinibaldi Tito'''}} || ||{{sans-serif|'''1684'''}}|| || || || ||||
|- class=r1
| || || ''Turati Filippo'' || ||341|| || || || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Terni}} <br/> {{Wl|Q48803052|Collegio di Terni}} (popolazione 56,522).
|- class=r1
|4988||3171|| '''Pantano Edoardo''' || ||{{sans-serif|'''1842'''}}||4946||2680|| '''{{Wl|Q3719643|{{sans-serif|Pantano Edoardo}}}}''' || ||'''{{sans-serif|2056}}'''||{{Cs|L}}| {{sans-serif|'''16, 17, 19, 20 (U)''' }}
|- class=r1
| || || ''Riccardi Luigi'' || ||1195|| || || ''Cherubini Claudio'' || ||561||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Todi}} <br/> {{Wl|Q48803058|Collegio di Todi}} (popolazione 56,792).
|- class=r1
|4697||2116|| '''Morandi Luigi''' || ||{{sans-serif|'''1810'''}}||4549||2218|| '''{{Wl|Q3839916|{{sans-serif|Morandi Luigi}}}}'''|| ||'''{{sans-serif|1684}}'''|| {{sans-serif|'''19, 20 (U)''' }}
|- class=r1
| || || ''Ferri Luigi'' || ||216|| || || ''{{Wl|Q110730226|Laureti Pasquale}}'' || ||381||
|- class=r1
| || || || || || || || ''Micheli Tommaso'' || ||66||
|-
| colspan=11 class= t01|<br/>{{sans-serif|'''PROVINCIA DI PESARO E URBINO.'''}}
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Pesaro}} <br/>
{{Wl|Q48803288|Collegio di Pesaro}} (popolazione 58,274).
|- class=r1
|3848||2082|| '''Castelbarco-Albani Carlo''' || ||{{sans-serif|'''1174'''}}||3969||2439|| '''{{Wl|Q63750069|Castelbarco-Albani Carlo}}'''|| ||'''{{sans-serif|1271}}'''|| {{sans-serif|'''19, 20 (U)''' }}
|- class=r1
| || || ''{{AutoreCitato|Andrea Costa|Costa Andrea}}'' || ||758|| || || '' Masini Faustolo'' || ||1060||
|-
<noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude>
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Carlomorino
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Como-Cosenza.''|— 30 —|}}</noinclude>{{pt|{{elezioni 1900 1}}}}
|- {{§|30}}
|colspan=11 class=t02| {{§|Menaggio}} <br/> {{Wl|Q48802808|Collegio di Menaggio}} (popolazione 54,349).
|- class=r1
|6603||2862 || '''Rubini Giulio ''' || || {{sans-serif|'''2261'''}} || 6534 || 2708 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q3769766|Rubini Giulio}} '''}} || || {{sans-serif|'''1868'''}} || da {{sans-serif|'''16'''}} a {{sans-serif|'''20 (U)'''}}
|- class=r1
| || || ''{{Wl|Q61472788|Bonardi Edoardo}} '' || || 526 || || || ''Quaglino Romolo '' || || 736 ||
|-
| colspan=11 class= t01|<br/>{{sans-serif|'''PROVINCIA DI COSENZA'''}}
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Cosenza}} <br/> {{Wl|Q48802102|Collegio di Cosenza}} (popolazione 62,223).
|- class=r1
|4010||2764 || '''Spada Nicola ''' || || {{sans-serif|'''1802'''}} || 3982 || 2115 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q3876369|Spada Nicola}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1825 '''}} || {{sans-serif|'''20 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q3839892|Miceli Luigi}} '' || || 899 || || || || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Spezzano Grande}} <br/> {{Wl|Q48803122|Collegio di Spezzano Grande}} (popolazione 57,385).
|- class=r1
|2366||1335 || '''Barracco Alberto ''' || || {{sans-serif|'''1146'''}} || 2505 || 1239 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q16524781|Barracco Alberto}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1195 '''}} || {{sans-serif|'''19, 20 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{AutoreCitato|Nicola Barbato|Barbato Nicola}} '' || || 141 || || || || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Rogliano}} <br/> {{Wl|Q48803006|Collegio di Rogliano}} (popolazione 53,537).
|- class=r1
|3332||1883 || '''Quintieri Angelo ''' || || {{sans-serif|'''1196'''}} || 3514 || 1599 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q63712143|Quintieri Angelo}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1230 '''}} || da {{sans-serif|'''17'''}} a {{sans-serif|''' 20 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q55227146|Domanico Giovanni}} '' || || 628 || || || ''Sicilia Gaetano'' || || 140 ||
|- class=r1
| || || || || || || || ''Mirabelli Antonio '' || || 116 ||
|- class=r1
| || || || || || || || ''Berardelli Alfonso '' || || 59 ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Paola}} <br/> {{Wl|Q48802934|Collegio di Paola}} (popolazione 59,502).
|- class=r1
|3140||2031 || '''{{Wl|Q63968589|Mirabelli Roberto}} ''' || || {{sans-serif|'''1091'''}} || 3373 || 2124 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q63930021|De Seta Luigi}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1152 '''}} ||
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q63878948|Del Giudice Giacomo }} '' || || 883 || || || ''Mirabelli Roberto'' '''•''' || || 926 || 17, 20 (U)
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Verbicaro}} <br/> {{Wl|Q48803028|Collegio di Verbicaro}} (popolazione 61,442).
|- class=r1
|2417||1382 || ''' De Novellis Fedele ''' || || {{sans-serif|'''1192'''}} || 2497 || 1480 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832838|De Novellis Fedele}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1181 '''}} || {{sans-serif|'''18, 19, 20 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q127132073|Pagano Vincenzo }} '' || || 145 || || || ''{{Wl|Q133794524|Amellino Giovanni}}'' || || 299 ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Castrovillari}} <br/> {{Wl|Q48803226|Collegio di Castrovillari}} (popolazione 62,878).
|- class=r1
|2405 ||1466 || ''' Giunti Leopoldo ''' || || {{sans-serif|'''1381'''}} || 2575 || 1768 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q19421656| Giunti Leopoldo}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1310 '''}} || {{sans-serif| 20 (U)'''}}
|- class=r1
| || || || || || || || ''Turco Alessandro'' || || 426 ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Cassano al Jonio}} <br/> {{Wl|Q48802509|Collegio di Cassano al Jonio}} (popolazione 60,723).
|- class=r1
|2346 ||1278 || ''' Compagna Gennaro ''' || || {{sans-serif|'''1142'''}} || 2617 || 1399 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q63872675| Compagna Gennaro}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1310 '''}} || {{sans-serif|'''16, 18, 19, 20 (U)'''}}
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Rossano}} <br/> {{Wl|Q48803008|Collegio di Rossano}} (popolazione 56,517).
|- class=r1
|2453 ||1548 || ''' D’Alife (Gaetani) Nicola ''' || || {{sans-serif|'''1452'''}} || 2484 || 1489 || {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587648| D’Alife (Gaetani) Nicola}} '''}} || || {{sans-serif|''' 1402 '''}} || da {{sans-serif|'''17'''}} a {{sans-serif|''' 20 (U)'''}}
|- class=r1
| || || || || || || || '' {{Wl|Q63968589|Mirabelli Roberto}} '' '''·''' || || 53 ||17, 20 (U)
|-
<noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude>
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Carlomorino
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 61 —|''Pavia-Perugia.''}}</noinclude><!--NB dato elettori 1900 da
Statistica delle elezioni generali politiche 1900/Risultati delle elezioni generali politiche/Da Palermo a Roma-->
{{pt|{{Elezioni 1904 1}}}}
|- {
|colspan=11 class=t02| {{§|San Nazzaro de’ Burgondi}} <br/> {{Wl|Q48803091|Collegio di San Nazzaro de’ Burgondi}} (popolazione 62,769).
|- class=r1
|5984||3929|| ''' Calvi Gaetano ''' || ||{{sans-serif|'''2488'''}}||6630||4812|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587553|Calvi Gaetano}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2813'''}}||da {{sans-serif|'''16'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' Cabrini Angelo '' || ||1841|| || || '' {{Wl|Q18590177|Cabrini Angiolo}} '' || ||1845||21 (U)
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Stradella}} <br/> {{Wl|Q48803124|Collegio di Stradella}} (popolazione 71,012).
|- class=r1
|6779||4770|| Montemartini Luigi || ||2427||8726||6886|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3839912|Montemartini Luigi}} '''}} || ||{{sans-serif|'''3638'''}}||{{sans-serif|'''21 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q3638757|Arnaboldi Bernardo}} '' || ||2335|| || || '' {{Wl|Q3903957|Grocco Pietro}} '' || ||2274||
|- class=r1
| || || || || || || || '' {{Wl|Q63765246|Farina Emilio}} '' '''<big>•</big>'''|| ||786||18, 20
|- class=r1
| || || Elezione complementare di ballottaggio del 31 marzo 1904 deliberata dalla Camera.{{Rule|4em|000|t=1|v=1}} || || || || || '' Pollini Felice '' || ||101||
|- class=r1
|7221||5081|| '''Montemartini Luigi''' || ||{{sans-serif|'''2727'''}}|| || || || || ||
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q3638757|Arnaboldi Bernardo}} '' || ||2275|| || || || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Vigevano}} <br/> {{Wl|Q48803036|Collegio di Vigevano}} (popolazione 72,604).
|- class=r1
|6853||4180|| ''' Bonacossa Giuseppe ''' || ||{{sans-serif|'''2266'''}}||8187||5629|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63871931|Bonacossa Giuseppe}} '''}} ||<small>1º scrut.</small> ||2813||{{nowrap|da {{sans-serif|'''17'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}}}}
|- class=r1
| || || || || || || {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}}|| || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}}||{{sans-serif|'''3435'''}}||
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q783641|Ciccotti Ettore}} '' || ||1770|| ||6245|| || || ||
|- class=r1
| || || || || || || || '' {{Wl|Q2245903|Labriola Arturo}} '' '''<big>•</big>''' ||<small>1º scrut.</small>||2564||
|- class=r1
| || || || || || || || ||<small>2º scrut.</small>||2522||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Voghera}} <br/> {{Wl|Q48803335|Collegio di Voghera}} (popolazione 66,479).
|- class=r1
|5458||2672|| ''' Meardi Francesco ''' || ||{{sans-serif|'''1985'''}}||6672||3993|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63859986|Meardi Francesco}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2759'''}}||da {{sans-serif|'''13'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q3724359|Caldara Emilio}} '' || ||586|| || || '' {{Wl|Q3680249|Treves Claudio}} '' '''<big>•</big>''' || ||1036||
|-
|colspan=11 class=t01| <br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI PERUGIA}}'''.
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Perugia I}} <br/> {{Wl|Q48803382|Collegio di Perugia I}} (popolazione 76,701).
|- class=r1
|5403||2737|| ''' Pompilj Guido ''' || ||{{sans-serif|'''2240'''}}||5671||3023|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3779427|Pompilj Guido}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2277'''}}||da {{sans-serif|'''16'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{AutoreCitato|Andrea Costa|Costa Andrea}} '' || ||357|| || || '' {{AutoreCitato|Enrico Ferri|Ferri Enrico}} '' '''<big>{{larger|¤}}</big>''' || ||334||da 16 a 21 (U)
|- class=r1
| || || || || || || || ''Mosti Olimpio '' '''<big>•</big>''' || ||220||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Perugia II}} <br/> {{Wl|Q48802944|Collegio di Perugia II}} (popolazione 67,582).
|- class=r1
|4870||2409|| ''' Fani Cesare ''' || ||{{sans-serif|'''2047'''}}||5152||2612|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3665417|Fani Cesare}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2161'''}}||da {{sans-serif|'''16'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}}
|- class=r1
| || || '' {{AutoreCitato|Edoardo Pantano|Puntano Edoardo}} '' || ||270|| || || '' Mosti Olimpio '' '''<big>•</big>''' || ||117||
|- class=r1
| || || || || || || || '' {{Wl|Q18590177|Cabrini Angiolo}} '' '''<big>{{larger|¤}}</big>''' || ||172||21 (U)
|-
<noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Perugia.''|— 62 —|}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1904 1}}}}
|- {
|colspan=11 class=t02| {{§|Città di Castello}} <br/> {{Wl|Q48802574|Collegio di Città di Castello}} (popolazione 55,673).
|- class=r1
|3509||2028|| ''' Franchetti Leopoldo ''' || ||{{sans-serif|'''1359'''}}||3889||2581|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3830696|Franchetti Leopoldo}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1457'''}}||{{nowrap|da {{sans-serif|'''15'''}} a {{sans-serif|'''21 (U)'''}}}}
|- class=r1
| || || ''Bonavita Francesco'' || ||521|| || || '' Bonavita Francesco '' || ||688||
|- class=r1
| || || || || || || || '' Ricci Raffaello '' || ||211||
|- class=r1
| || || || || || || || '' Mosti Olimpio '' || ||68||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Foligno}} <br/>
{{Wl|Q48802675|Collegio di Foligno}} (popolazione 84,440).
|- class=r1
|6561||3912|| ''' {{Wl|Q3560902|Gallo Niccolò}} ''' || ||{{sans-serif|'''1973'''}}||6901||4249|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63859403|Fazi Francesco}} '''}} || {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} ||1563||{{sans-serif|'''19, 20'''}}
|- class=r1
| || || || || || ||<small>1º scrut.</small>|| || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''2521'''}}||
|- class=r1
| || || ''Fazi Francesco'' || ||1671|| ||2776|| || || ||
|- class=r1
| || || || || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}}|| ''Gallo Niccolò'' '''<big>{{larger|¤}}</big>''' (*) || <small>1º scrut.</small> ||1548||da 15 a 21 (U)
|- class=r1
| || || || || || || || || <small>2º scrut.</small> ||77||
|- class=r1
| || || || || || || || ''{{Wl|Q4015415|Lollini Vittorio}}'' '''<big>•</big>''' || <small>1º scrut.</small> ||915||21 (U)
|- class=r1
| || || || || || || || colspan=2 {{cs|r}} |(*) Si ritirò dal ballottaggio.||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Orvieto}} <br/> {{Wl|Q48802916|Collegio di Orvieto}} (popolazione 70,176).
|- class=r1
|4215||3065|| ''' Bracci-Testasecca Giuseppe ''' || ||{{sans-serif|'''1729'''}}||4973||3950|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587541|Bracci-Testasecca Giuseppe}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2003'''}}||da {{sans-serif|'''18'''}} a {{sans-serif|'''2l (U)'''}}
|- class=r1
| || || ''Marcioni Arcangelo'' || ||1214|| || || '' Ravizza Vittorio '' || ||1706||
|- class=r1
| || || || || || || || '' Mazzuoli Vincenzo '' || ||56||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Poggio Mirteto}} <br/> {{Wl|Q48802962|Collegio di Poggio Mirteto}} (popolazione 67,017).
|- class=r1
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Alpi e Appennini/Ascesa al Pizzo Legnone/Ascesa sul Legnone
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Cruccone
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<poem>
Quando nulla avrai detto, alcuna briga
con te niuno avrà mai.
Ma se parlato hai tu, reca le prove
di ciò che detto avrai.
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|f=120%|4. INUTILITÀ DEL DISPUTARE}}
A un dottore molto stimato accadde un giorno di dover disputare con un miscredente e di non riuscire a vincerlo coi suoi argomenti. Cedette allora il campo e se ne andò. Un tale allora gli disse: "Con tanta scienza tua, con tanta erudizione, con tanto ingegno e giudizio, non ti restava argomento alcuno contro uno che non ha alcuna fede?" Rispose: "La mia scienza consiste nel Corano, nella tradizione del Profeta, nelle sentenze dei dottori, mentre colui non credo in nulla di tutto ciò e nulla ne intende. A che adunque gioverebbe se io stessi ad ascoltare le sue empietà?"
<poem>
Per tale, a cui sfuggir non t'è concesso
con le sacre dottrine e col Corano,
risposta è degna non dargliene alcuna.
</poem>
<section end="s2" /><section begin="s3" />
{{Ct|f=120%|5. INGIURIE MERITATE}}
Galeno il sapiente vide un giorno un ignorante che,
afferrato pel collo un uomo dato agli studi e savio,
senza riguardo alcuno lo picchiava. "Se costui," disse, "fosse veramente savio, non gli sarebbe accaduto di
giungere a questo punto con un ignorante!"
<poem>
Tra due savi non son litigi mai,
né irrita il saggio l'uom frivolo e vano.
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2662
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| || || <br/> Elezione suppletiva del 7 giugno 1908, in seguito a decesso dell’eletto. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}} || || || || || || || ||
|- class=r1
|5254||3900|| '''Crespi Daniele''' || ||{{sans-serif|'''2661'''}}|| || || || || ||
|- class=r1
| || || '' Negroni Gian Antonio '' || ||908|| || || || || ||
|- class=r1
| || || '' Ratti Giovanni '' || ||155|| || || '' '' || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Melegnano}} <br/> {{Wl|Q48802796|Collegio di Melegnano}} (popolazione 61,174).
|- class=r1
|3073||2221|| ''' {{Wl|Q21914919|Resta-Pallavicino Ferdinando}} ''' || ||{{sans-serif|'''1116'''}}||3734||3183|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q19614802|Valvassori Angelo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1811}}'''||
|- class=r1
| || || ''Valvassori Angelo'' || ||651|| || || '' {{Wl|Q3740625|Borromeo Febo}} '' || ||1075||
|- class=r1
| || || ''Bellotti Pietro'' || ||307|| || || '' {{Wl|Q21542324|Bellotti Pietro}} '' || ||242||
|- class=r1
| || || <br/> <small>L'On. Resta-Pallavicino non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Lodi}} <br/> {{Wl|Q48803262|Collegio di Lodi}} (popolazione 61,251).
|- class=r1
|4706||2741|| ''' {{Wl|Q21587583|Cornalba Giuseppe}} ''' || ||{{sans-serif|'''1709'''}}||5097||3793|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q19361765|Caccialanza Emilio}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2270}}'''||
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q109877090|Soldi Romeo}} '' || ||916|| || || '' Fè Giuseppe'' || ||1422||
|- class=r1
| || || <br/> <small>L'On. Cornalba non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || ||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Borghetto Lodigiano}} <br/> {{Wl|Q48802408|Collegio di Borghetto Lodigiano}} (popolazione 58,216).
|- class=r1
|3609||2118|| ''' Pozzi Domenico ''' || ||{{sans-serif|'''1748'''}}||4014||2818|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63761787|Pozzi Domenico}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2149}}'''|| {{cs|L}}| {{sans-serif|'''(18), 19'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}}
|- class=r1
| || || ''Muzio Pietro'' || ||264|| || || '' Valsecchi Antonio'' || ||535||
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Codogno}} <br/> {{Wl|Q48802589|Collegio di Codogno}} (popolazione 59,981).
|- class=r1
|3220||2196|| {{Wl|Q63728912|Gattoni Bortolo}} || ||1715||4394||3746|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63959148|Bignami Paolo}} '''}} || <small>1º scrut.</small>||1649||
|- class=r1
| || || || || || || <small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1978'''}}||
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q18590177|Cabrini Angelo}} '' || ||396|| ||3966|| || || ||
|- class=r1
| || || || || || ||{{nowrap|<small>2º scrut.</small>}}|| '' {{Wl|Q3617088|Mauri Angelo}} '' '''<big>•</big>''' || <small>1º scrut.</small>||1786|| 22 (U)
|- class=r1
| || || || || || || || || <small>2º scrut.</small>||1894||
|- class=r1
| || ||Elezione suppletiva del 25 novembre 1906 in seguito a decesso dell’eletto. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || ''Storchi Annibale'' || <small>1º scrut.</small>||162||
|- class=r1
|3601||2726|| ''' {{Wl|Q3617088|Mauri Angelo}} ''' || <small>1º scrut.</small> ||1311|| || || || || ||
|- class=r1
| ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1390'''}}|| || || || || ||
|- class=r1
| ||2662|| || || || || || || || ||
|- class=r1
| || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || ''Bignami Paolo'' || <small>1º scrut.</small> ||788|| || || || || ||
|- class=r1
| || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1163|| || || || || ||
|- class=r1
| || || '' {{Wl|Q3935945|Rigola Rinaldo}} '' || <small>1º scrut.</small> ||334|| || || || || ||
|- class=r1
| || || '' Cairo Cero Giovanni '' || <small>1º scrut.</small> ||223|| || || || || ||
|-
<noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude>
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Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/89
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Carlomorino
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<noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 55 —|''Modena''}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1909 1}}}}
|- {
|colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI MODENA.}}'''
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Modena}} <br/> {{Wl|Q48803266|Collegio di Modena}} (popolazione 63,012).
<!--a
5753||3563 Ferrarini Lodovico serat 1719 6767||4846 Ferrarini Lodovico 2667 22 (U)
serat, 2° serat. 2191 5
3646 Cottafari Vittorio % 2077 da 19 a 22 (U)
serat Colombo-Quattrofrati Girolamo wrat 1126
1 2° wert 1427
Agnini Gregorio 1° scrat 528
{{nowrap|<small>1º scrut.</small>}}
'''<big>{{larger|¤}}</big>'''
'''<big>•</big>'''
|- class=r1
| || || <br/> <small>L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || ||
|-
| ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | ||
Elezione suppletiva del 22 luglio 1906, in seguito a dimissioni dell’eletto.
6254||2915 Ferrarini Lodovico 2063
{{Wl|Q48802299|Collegio di Sassuolo}} (popolazione 66,52).
3619||2791 Vicini Antonio srt. 942||4844||3322 Vicini Antonio 2303 (21) 22 (U)
gerat 2° serat. 1575
3119
Sandonino Pier Luigi 130
4° serut Albinelli Luigi acrat 1178
werat 1453
Pullè Francesco wnt 899
{{Wl|Q48802499|Collegio di Carpi}} (popolazione 62,162).
4505||3381 Bertesi Alfredo 1915||6179||3754 Bertesi Alfredo 2649 da 19 a 22 (U)
Pellacani Paolo 1825
Elezione suppletiva del 3 giugno 1906, in seguito a dimissioni dell’eletto.
4958||3883 Bertesi Alfredo 1903
Molinari Alfredo 1779
Elezione complementare di ballottaggio del 5 agosty 1906, deliberata dalla Giunta delle elezioni.
5190||4612 Bertesi Alfredo 2315
Molinari Alfredo 2167
{{Wl|Q48802843|Collegio di Mirandola}} (popolazione 61,096).
5370||3907 Agnini Gregorio 2151||6975||5499 Agnial Gregorio @ 3180 da 17 a 22 (U)
Tosatti Emilio 1671 Tosatti Emilio 2076
Elezione suppletiva del 3 giugno 1906, in seguito a dimissioni dell’eletto.
6029||4442 Agnini Gregorio 2275
Tosatti Emilio 2008
{{Wl|Q48802941|Collegio di Pavullo nel Frignano}} (popolazione 70,808).
2848||1176 Gallini Carlo 1102 3408||739 Gallini Carlo 691 (18), 19 a 22(U)
Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dal candidato eletto non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nelle sezioni di Plumalbo, Pievepelago o Riolunato, le quali contano complessivamente 713 elettori.
-->
|-
|}<noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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{{Ct|c=t1|VIII. Morte d’Ighrêras. Esaltazione di Zav}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 201-201).}}
<poem>
Venne a Destàn il messaggiero e a lui
Recò parole di que’ prenci. Ed erano:
Iddio ci perdonò, fu nostro amico
Ighreràs generoso. E noi ponemmo
A un sacro patto fondamento e in questo
Parola nostra anche impegnammo: «Allora
Che vengan qui da noi due soli armati
Da irania terra e cerchino con lui
Una battaglia,’ valoroso e d’inclite
Orme Ighreràs l’esercito guerriero
D’Amòl in Rei trarrà». Ciò, perchè vivo
Ritrovi scampo alcun mortale in terra
Di questo drago dal temuto artiglio.
Come venne in Zabùl rapido il messo,
Come giunse a Destàn nella presenza
L’esperto in favellar, tutti i guerrieri.
Tutti i prenci raccolse il nobil sire
E degli eroi captivi, innanzi a quelli,
Il messaggio ridisse. A que’ possenti,
Leopardi belligeri e famosi,
Ei fe’ tai detti: Chi è fra voi guerriero
Di nobil cor, che per valor fra l’armi
Il suo core indurì, sì che si prenda
Gotesta impresa e corra tosto e levi
In fino a questo sol l’alta cervice,
E per lui da catene e da gravosi
Ceppi disciolta venga una gran turba
Di eroi, di grandi già famosi e illustri?
Keshvàd all’alta impresa si profferse
E disse: Quello io son che la sua destra
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/539
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 522 —|}}</noinclude><poem>
Stenderà all’opra di giustizia. — Lui
Zal fortunato benedisse allora
In questi accenti: Vivi tu felice
Fin che anni e mesi fien quaggiù contati!
:Un esercito allor di valorosi.
Chiedenti assalti, di Zabùl venièno
D’Amòl pel calle. Ratto innanzi venne
Guràzeh a l’ampio stuol, mentre giugneva
Al clemente Ighreràs di ciò novella.
Egli, i prigioni abbandonando in Sàri,
Fe’ squillar gli oricalchi e le suo genti
Menò lontane, e come entrò di Sàri
Fra le mura Keshvàd, mostrossi allora
Chiave che aperse ogni tenace vincolo.
Ei sciolse i ceppi ai miseri captivi
E da Sàri li addusse e fe’ ritorno
Rapidamente. Un palafren veloce
Provveduto a ciascun de’ prigionieri,
D’Amòl fino in Zabùl correndo venne.
Ma ratto che giugnea novella certa
A Destàn cavalier, che ritornava
Prence Keshvàd in tutta la gloria, un ampio
Tesoro ei diede a’ poverelli e porse
A chi l’annunzio diè la veste sua
Pomposa e bella. E come giunse agli ermi
Confini di Zabùl Keshvàd guerriero,
Zal incontro gli andò, ratto che il vide,
Bramosamente. Con pietà ben lungo
Un pianto ei fè pei miseri prigioni,
Avvinti già Ira gli artigli feroci
Di leon bieco, e poi, per quell’illustre
Nèvdher monarca, si gittò sul capo
Lurida polve e amaramente pianse.
Entro alla sua città con molto onore
I captivi égli addusse e luoghi eccelsi
Loro apprestò. Come già furo al tempo
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/540
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 523 —|}}</noinclude>
<poem>
Di Nèvdher regnator, quando avean troni
E dïademi e fulgide corone,
Destàn così lor diè nobile grado
E potestà. Per le dovizie accolte
Rancura mai quell’ampio stuol non ebbe.
:Poi che d’Amòl in Rei si ritornava
Prence Ighreràs, dell’opre sue novella
Ebbe tosto il gran re. Cotesto adunque,
Disse, fu ciò che ordisti in mente, amaro
Un tosco a miei rimescolando? Eppure
Non diss’io forse?: «A morte osti malvagi
Tu traggi omai, che il custodirli in vita
Opra non è di buon consiglio». Un duce
Che ama gli assalti, non va innanzi assai
Per prudenza ch’egli abbia, ed in guerresche
Opre non molto lealtà si cura.
Mente d’uom battagliar del molto senno
Stima non fa, che mescolar non suole
Virtù di senno con guerresco ufficio.
:Ad Afrasyàb così rispose: È d’uopo,
È d’uopo sì che in qualche parte almeno
Verecondia in te sia! Ogni fiata
Che giungere a mal far può la tua mano,
Temi, o fratello. Iddio, non far del male
A vivente quaggiù, che la corona
E il cinto imperïal molti a te pari
Soglion veder, nè in sempiterno stanno
Appo d’alcuno mai. Che se tu sei,
Tu bramoso d’onor, giusto e verace,
D’ogni tua brama il fin vedrai. Giustizia
Render per tutte l’opre oneste e ree
Di proprio moto, miglior cosa è assai
Di ciò che di’, del senno in favellando.
Sol per opre leggiadre apresi a noi
Varco di scampo da maligni Devi,
E per servi e monarchi il mondo intero
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 524 —|}}</noinclude>
<poem>
Valer già non dovrìa quanto l’offesa
A picciol bruco inflitta. Ai nostri danni
Lunga è la man del ciel. Ma tu, fratello,
Se hai fior di senno, opera il ben. Se bene
Farai quaggiù, ben ti verrà; se male,
Ben ti starà che mal t’incolga poi.
:Queste parole come udì, non vide
Prence Afrasyàb alla risposta sua
Principio o fine. Era costui di vampo
Tutto pieno e d’ardor, l’altro di senno;
Deh! come adunque a un tristo Devo in mente
Senno albergar potea? Come elefante
In sùbito furor, d’ira s’accese
Il fiero duce e per risposta al ferro
Stese ratta la man. L’Uom tristo e reo,
Vïolator della sua fede, il fianco
Cosi squarciava al misero fratello.
:Del fato d’Ighreràs prìncipe illustre
come giunse novella a Zal ben certa.
Figlio a Sam cavalier, Deh! che la sorte,
Gridò, s’offusca già, deserto è il trono
Del malvagio signor! — Per alcun tempo
Apprestavasi poi, lo cose tutto
Ad ordinar de’ prodi suoi guerrieri.
:Alfin le trombe fe’ apprestò sue schiere
Nitide sì, come pupilla splende
D’un fioro augello. Armate erano genti
Dall’uno all’altro mar, la gota fulgida
Della luna o del sol dietro la polvere
Che volava, nascosta, e il duce intanto
In Persia discendea, venìa col core
Disïante vendetta e d’ira pieno.
:Afrasyàb che udì questo e qual principio
Ponea Destàn all’opre sue novelle,
Tosto in Khvar-rèy menò i suoi prodi e quivi
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 522 —|}}</noinclude>
<poem>
Preparò la battaglia e qui ben fermi
Tenne i suoi piè. La notte e il dì agli assalti
Fûr le vedette allor; detto tu avresti
D’una sol tinta mostrarsi la terra
La notte e il giorno. E giacquero trafitti
D’ambe le parti e capitani e duci,
Illustri tutti e di pugnar bramosi,
E due, con tal fortuna, in ciel si volsero
Settimane così, mentre già stanchi
Erano fanti e cavalieri. Alfine,
In un una notte, e nell’ore del sonno,
Zal si assise e parole ei fe’ d’assai
D’Afrasyàb e de’ suoi incliti in armi,
De’ suoi gagliardi e degli amici suoi.
:Benchè de’ nostri eroi vigile sia,
Disse, la sorte e l’anima serena,
Di regia stirpe un re qui vuolsi, quale
Tutte a memoria le trascorse cose
Conosca e serbi. È stato d’una gente
In sembianza di nave, e la fortuna
Di chi la regge è la sua vela in alto,
È l’aura che la guida. Oh! se de’ prenci
La maestà si avesse Gustehèmme
E Tus l’avesse, qui sarìan ben molti
Armigeri ed eroi. Ma non è degno
Di regal seggio ogni inclito guerriero
Che saggezza non ha. Regal corona
O regal trono a Tus, a Gustehèmme,
Non s’addicono inver, che di fortuna
Vigile un re si vuol, che maestade
Abbia divina, e ne’ cui detti splenda
Luce presente di verace senno.
:Così da lor cittadi i sacerdoti
Tutti adunava e fea parole assai
Di ciò che disse allor. Cercaron molto
Di Fredùn ne la stirpe un re possente,
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 526 —|}}</noinclude>
<poem>
Degno dell’alto seggio, e Zav soltanto,
Di Tahmaspe figliuol, che avea regale
Forza e senno di eroe, videro e scelsero.
:Kàren allora e i sacerdoti e tutti
Gli eroi custodi a le frontiere, un ampio
Stuol di gagliardi armigeri, la lieta
Novella a Zav recar. Per te. diceano,
Di re Fredùn si rinnovella il trono:
Destàn duce di prodi e il popol tutto
Chieser di te soltanto, e veramente
Degno tu sol di seggio imperïale!
:Storia di Nèvdher, come fu, qui ha termine,
E d’uopo è d’ascoltar di Zav la storia.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/544
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Alex brollo
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{{Ct|c=t0|IL RE ZAV E IL RE GHERSHASP}}<noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
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Alex brollo
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{{Ct|f=130%|v=1|t=3|IL RE ZAV E IL RE GHERSHASP}}
{{Rule|2em|t=1|v=2}}
{{Ct|c=t1|I. Regno di Zav.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calo. p. 204-205).}}
<poem>
In un giorno felice, il fortunato
Zav così venne e l’alto seggio ascese.
I prenci tutti l’acclamar signore
E offerte gli gittàr degne d’un sire
Profusamente al pie. Re l’appellava,
Benedicendo, Zal ancora, e intanto
Per cinque anni sedea sovra quel trono
Principe Zav. Antico era degli anni,
Uom saggio molto, e rinnovò la terra
Con l’opre sue leggiadre e la giustizia,
E da mal far ritrasse il popol suo
Con man possente, ch’ei fidava a Dio
Santo e verace il suo secreto. Niuno
Altri prendere osò, niuno il compagno
Trafìsse allora, e da que’ giorni in poi
Pochi tur visti per la terra attorno
A forza uccisi. Ma pur fu che grave
Rancura intanto al mondo venne. Il suolo
Arso dall’alto e secche a le virenti
Erbe le fauci. Nè scendean dal cielo
Rugiade o piogge, e compravan le genti
Ad una dramma un pane scarso. Intanto
Due eserciti nemici in fiera guisa
Per cinque lune stavansi di fronteIn
gran disdegno. Disperati assalti
FlRDUS!. I. ’H
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 526 —|}}</noinclude>
{{Ct|f=130%|v=1|t=3|IL RE ZAV E IL RE GHERSHASP}}
{{Rule|2em|t=1|v=2}}
{{Ct|c=t1|I. Regno di Zav.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calo. p. 204-205).}}
<poem>
:In un giorno felice, il fortunato
Zav così venne e l’alto seggio ascese.
:I prenci tutti l’acclamar signore
E offerte gli gittâr degne d’un sire
Profusamente al piè. Re l’appellava,
Benedicendo, Zal ancora, e intanto
Per cinque anni sedea sovra quel trono
Principe Zav. Antico era degli anni,
Uom saggio molto, e rinnovò la terra
Con l’opre sue leggiadre e la giustizia,
E da mal far ritrasse il popol suo
Con man possente, ch’ei fidava a Dio
Santo e verace il suo secreto. Niuno
Altri prendere osò, niuno il compagno
Trafisse allora, e da que’ giorni in poi
Pochi fûr visti per la terra attorno
A forza uccisi. Ma pur fu che grave
Rancura intanto al mondo venne. Il suolo
Arso dall’alto e secche a le virenti
Erbe le fauci. Nè scendean dal cielo
Rugiade o piogge, e compravan le genti
Ad una dramma un pane scarso. Intanto
Due eserciti nemici in fiera guisa
Per cinque lune stavansi di fronte
In gran disdegno. Disperati assalti
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/547
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<poem>
Feano ogni giorno, che vigor, baldanza
Eran di prodi e battagliar di duci.
:Ma per l’alta rancura avvenne poi
Che arte al riparo non restò. Davvero!
Che, qual tela scomposta, iranio esercito
Non avea trama, non ordito! Allora
Andâr concordi le parole attorno
Partitamente. Oh sì!, dicean compunti,
Mal che ne manda il ciel, da noi proviene!
:Allor, da questa e quella schiera, un gemito
Levossi di dolor, venne correndo
A Zav un messaggier. Da questa terra
E trista e grama, lagrimando disse,
Altro non sale a noi che doglia e affanno
E rancura di spirto. Oh! vieni adunque,
Iranio sire, e dividiam la vasta
Superfìcie del suol. Oh! ci sia dato
Farci a vicenda lieti auguri e voti!
:La mente degli eroi ratto si sciolse
Da pensiero di guerra, e già non era
Tempo a indugiar per la rancura. In questa
Parola convenian lo avverse squadre,
Mai più di ricovrar nel tristo core
Dell’antiche vendette alcun pensiero,
La terra di partir conforme a legge
Ed a giustizia e lo trascorse cose
Mai più di ricordar. Detti cotali
Come corsero in mezzo, i prenci tutti
D’Irania bella e di Turania i duci
Per quella pace assisero, e parola
Tal ridissero ancor: L’armi nemiche
Mai più per guerra far ripiglieremo.
:Per tal partizïon dell’ampia terra
E da presso e da lungi, ecco! dal fiume
Di Gihùn e dal lembo di Turania
Estremo in Cina discendendo e a quella
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/548
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<poem>
Regïon di Khotèn, fu dato il regno
Alla turania gente, e dal confine
Ov’è la terra desolata e trista,
Zal battaglier ritrar dovea la mano;
Da questa parte le turanie genti
Entrar mai non dovean. Di cotal guisa
Del trono imperïal, della corona,
Definito il poter, Zav le sue genti
In Persia addusse ancor. D’anni era antico,
Ma questa terra ei rinnovò. Tornava
Al confin di Zabùl Zal cavaliere,
E al sen lo strinse ognun; tornaron tutte
Ai loro alberghi le turanie genti.
Da vendette e da guerre e da tumulti
Già riposate. E come fu che a dietro
Si ritornâr le squadre avverse, ratto
Per comando di Dio, signor del sole,
Della luna signor, l’alte montagne
Di rimbombi s’empir di spessi tuoni,
E la terra adornavasi di mille
Colori e tinte e di fragranze. Il mondo
Ringiovanir sembrò, pari a una sposa
Veracemente, e fu pieno di fonti,
D’acque scorrenti e di giardini. Allora
Che di fiera non ha l’indole in core
Nato mortal, mai non sarà che il fato
Per lui s’infoschi o da tergo l’incalzi.
:Tutti raccolse i principi d’Irania
Zav regnator, novello a Dio dal core
Levando un inno, che ricchezza e copia
Manifeste venìan dopo rancura,
Della quale appo Iddio trovi soltanto
Chiave che sciolga. E tosto, in ogni parte,
Fu apprestata una festa, e il core afflitto
Liberâr da pensieri di vendetta,
Dall’imprecar cessaron l’alme; e tanto
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/549
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<poem>
Durò cotesto finchè cinque corsero
Anni così, nè di tristezze o affanni
Avean sentor le genti mai. Ma il mondo
A sazietà di soverchia giustizia
Già divenendo, a ricader fra l’ugne
D’un leon fero s’inclinava. Allora
Ch’a ottantasei gli anni giugnean, quel sire
Che aspetto avea di sol, spirò sereno.
<poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|Il Regno di Ghershâsp.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 206-207).}}
</poem>
:Come fortuna degl’Irani in basso
Cosi cadea sfiacchita e grama, allora
Che Zav dal mondo uscìa, re della terra,
Dispensator idi sua giustizia, un figlio
Di lui restava d’alte voglie, e il padre
Detto Ghershàsp l’avea. Venne e si assise
Al trono imperïal, si pose in capo
11 regal serto. Come fu su l’alto
Seggio del padre suo, tutta la terra
Ei governò con maestà sovrana
E con degno poter. Ma venne intanto
Fra i turanici eroi novella certa
Di Zav estinto, e vacar di monarca
In cotal guisa il regal seggio. Allora
Che in Khvar-rey divenìa, l’ampio dominio
Spartivane Afrasyàb, travalicava
Il regal fiume. Eppur, non gli recava
Di re Peshèng il saluto cortese
Alcun de’ suoi, che di Peshèng la mente
Era piena d’un’ira e d’un desìo
Di guerra il mesto cor. Quel cor ferito
Dal trono rifuggìa, dalla corona.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Durò cotesto finchè cinque corsero
Anni così, nè di tristezze o affanni
Avean sentor le genti mai. Ma il mondo
A sazietà di soverchia giustizia
Già divenendo, a ricader fra l’ugne
D’un leon fero s’inclinava. Allora
Ch’a ottantasei gli anni giugnean, quel sire
Che aspetto avea di sol, spirò sereno.
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{{Ct|c=t1|Il Regno di Ghershâsp.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 206-207).}}
<poem>
:Come fortuna degl’Irani in basso
Cosi cadea sfiacchita e grama, allora
Che Zav dal mondo uscìa, re della terra,
Dispensator idi sua giustizia, un figlio
Di lui restava d’alte voglie, e il padre
Detto Ghershàsp l’avea. Venne e si assise
Al trono imperïal, si pose in capo
11 regal serto. Come fu su l’alto
Seggio del padre suo, tutta la terra
Ei governò con maestà sovrana
E con degno poter. Ma venne intanto
Fra i turanici eroi novella certa
Di Zav estinto, e vacar di monarca
In cotal guisa il regal seggio. Allora
Che in Khvar-rey divenìa, l’ampio dominio
Spartivane Afrasyàb, travalicava
Il regal fiume. Eppur, non gli recava
Di re Peshèng il saluto cortese
Alcun de’ suoi, che di Peshèng la mente
Era piena d’un’ira e d’un desìo
Di guerra il mesto cor. Quel cor ferito
Dal trono rifuggìa, dalla corona.
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<poem>
Irato sì per indicibil doglia
De l’estinto Ighreràs. D’allora in poi
Ad Afrasyàb non riguardò più mai
Peshèng in volto, e quella spada sua,
Fulgida un tempo, s’annerìa per fosca
Rubigine tenace. Un messaggiero
D’Afrasyàb gli venia di quando in quando,
E per anni e per mesi il prence irato
Non si mostrò, ma rispondea soltanto:
:S’era a tal seggio mio d’uopo un regnante,
Degno era sol di possederlo un giorno
Prence Ighreràs. Ma tu del fratel tuo
Il sangue spargi, e dinanzi ad un tristo
Alunno d’un augel fuggi fra l’armi.
Contro a’ nemici a contrastar t’invio,
E tu scorci del viver la giornata
Al tuo stesso fratel. No, no, con teco
Nulla in eterno avrò, nè per vedermi
T’è schiuso un varco alla presenza mia!
:E fu cotesto fin che tempo corse,
E l’albero del mal fruttificava
Inimicizie nuove. E furon pieni
Gli orecchi inver d’alterne voci, allora
Che annunzio venne, il trono imperïale
Giacer vacante. Ad Afrasyàb giugnea,
Rapido come pietra d’una fionda,
Messaggio allora di Peshèng, ardito
E fiero, qual dicea: Varca, deh! varca
Il Gihùn e conduci ampia una schiera,
E non soffrir che su Piranio trono
Altri si assida! — Esercito dispose
Di Sipengiàb da le pianure al fiume
D’Ab, a quel cenno obbedïente, allora
Prence Afrasyàb. Detto avrestù che il suolo
Rotavasi davver come del cielo
La volta roteante, e che dai ferri
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/551
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<poem>
Temprati in India di trafitti eroi
Gadean l’alme divelte. Or, questa schiera,
Inclita in armi, a battagliar discese
Di principe Ghershàspe al nono anno.
:Così novella in Irania scendea
Che altri agognava omai della grandezza
Imperïal l’antico seggio. Allora,
In quell’anno medesmo, all’improvviso
Morìa Ghershàspe, e tosto per la terra
L’orme del mal fûr manifeste ancora.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|III. L’armi e il cavallo di Rustem.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calo. p. 207-212).}}
<poem>
:Como vacante de’ suoi re l’iranio
Trono rimase e niun vedea pel mondo
Fausta sorte avanzar, tutti a tumulto
Andar borghi e villaggi e alterno un grido
Da tutta Irania si levò. Lo genti
Andarono in Zabùl, tutto fu il mondo
Pien di voci discordi. Aspre parole
A Zal fûr delle allor: Qua! cosa lieve
Prendesti in pugno a governar la terra,
Ma noi, da Sam guerrier fin che tu avesti
Quest’alto grado tuo, d’alma serena
Mai non fummo un sol dì. Poi che fu spento
Zav e fu prence il figlio suo Ghershàspe,
Scorciata ai tristi all’opere men belle
Fu pur sempre la mano. Or che morìa
Prence Ghershàsp, del suo poter bramoso,
E senza re si sta la terra e senza
Duce lo stuol de’ nostri eroi, da questa
Parte discese del Gihùn nemica
Una gente guerriera, e sparve il sole
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Temprati in India di trafitti eroi
Gadean l’alme divelte. Or, questa schiera,
Inclita in armi, a battagliar discese
Di principe Ghershàspe al nono anno.
:Così novella in Irania scendea
Che altri agognava omai della grandezza
Imperïal l’antico seggio. Allora,
In quell’anno medesmo, all’improvviso
Morìa Ghershàspe, e tosto per la terra
L’orme del mal fûr manifeste ancora.
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{{Ct|c=t1|III. L’armi e il cavallo di Rustem.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 207-212).}}
<poem>
:Como vacante de’ suoi re l’iranio
Trono rimase e niun vedea pel mondo
Fausta sorte avanzar, tutti a tumulto
Andar borghi e villaggi e alterno un grido
Da tutta Irania si levò. Lo genti
Andarono in Zabùl, tutto fu il mondo
Pien di voci discordi. Aspre parole
A Zal fûr delle allor: Qua! cosa lieve
Prendesti in pugno a governar la terra,
Ma noi, da Sam guerrier fin che tu avesti
Quest’alto grado tuo, d’alma serena
Mai non fummo un sol dì. Poi che fu spento
Zav e fu prence il figlio suo Ghershàspe,
Scorciata ai tristi all’opere men belle
Fu pur sempre la mano. Or che morìa
Prence Ghershàsp, del suo poter bramoso,
E senza re si sta la terra e senza
Duce lo stuol de’ nostri eroi, da questa
Parte discese del Gihùn nemica
Una gente guerriera, e sparve il sole
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<poem>
Da la faccia del mondo. Or, se ben sai
Arte sottil, quella tu adopra. Il duce
Del nemico drappel troppo è vicino!
:Dal dì che cinsi per mostrar valore
Questa cintura mia, così a que’ prenci
Zal rispondea, non salse un cavaliero
Pari a me la sua sella e niun mi giunse
Di clava o ferro. E dov’io nella pugna
Premea col piè spronando, i cavalieri
Di tanto si smarrìan che per lor briglie
Le cinghie si prendean ridevolmente
Ch’eran da sezzo. Così fu che in guerra
Stetti ugualmente e notte e dì, temendo
Pur tuttavia negli anni miei fugaci
Della vecchiezza. Chè ne’ giorni primi
Di mia giovane età, del piede mio
Nel vigor pieno, rapido qual nembo
Io mi balzava dal mio loco. Ed ora
D’eroe curvossi la persona eretta,
Nè più poss’io rotar temprato acciaro
Che di Kabùl venia. Ma grazie intanto
Rendo a l’Eterno, poi che nacque un inclito
Germe da questa mia radice. Il capo
Da le fonde radici ei fino al cielo
Sospingerà, vedrete voi qual meta
Raggiugnerà col suo valor. Frattanto
Qual agile cipresso è Rùstem mio,
Sì che già gli convien di sua grandezza
L’elmo sul capo; e già si vuol ch’egli abbia
Pugnace un palafren, che niun di questi
D’arabo sangue son di lui ben degni.
Or io destrier gli cercherò fortissimo.
Gente convocherò da tutte parti
Là ’ve si trovi, e una parola acconcia
A Rùstem ridirò: «Tu in questa impresa
Con meco converrai, perchè t’accinga
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/553
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 536 —|}}</noinclude>
<poem>
Alla vendetta di Zadshèm feroce
Contro alla stirpe, nè di ciò ti crucci».
Tutti d’Irania i cittadini in core
Andar gioiosi alle parole sue,
Lieti in volto mostrarsi. In ogni parte
Veloce un messaggier mandava intanto
Zal valoroso e l’armi si apprestava
Di bellicosi cavalieri. Ancora
A Rùstem ei dicea: Prode gagliardo,
Glie sovrasti del capo nell’altezza
Alle turbe raccolte, innanzi viene
Impresa grave e diuturna cura,
Onde interrotti avrem li dolci sonni
E la pace e il piacer. Non anche, o figlio.
Giunse per le stagion d’armi e di pugne,
Ma che farò, se non è tempo questo
Di conviti e di feste?... Ancor fragranza
Spira del latte dal tuo labbro, o caro.
E sol gioia e piacer chiede il tuo core.
Là sul campo dell’armi, incontro ai forti
Che han pieno il cor di doglia e d’un pensiero
Sol di vendetta, per qual via potrei
Inviarti così?... Deh! che dirai?
Che farai tu? qual mi darai risposta?
Deh! congiunti’ a te sian bontà e grandezza!
Rùstem cosi gli rispundea: Signore
D’inclita gloria e ili lai gloria amante
Di me veracemente ti scordasti
Qual dimostrai dinanzi al popol tutto
Virtù del cor. Mi penso che novella
Già intese il forte di quel moni.’ eccelso
J)i Sipènd, che novella anche del fiero
Elefante gli giunse. Ecco, se in core
Del figlio ili Peshèng avrò sgomento,
Nessun pregio di me fia che pel mondo
Giammai si resti. Or di battaglie è tempo,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Alla vendetta di Zadshèm feroce
Contro alla stirpe, nè di ciò ti crucci».
:Tutti d’Irania i cittadini in core
Andâr gioiosi alle parole sue,
Lieti in volto mostrarsi. In ogni parte
Veloce un messaggier mandava intanto
Zal valoroso e l’armi si apprestava
Di bellicosi cavalieri. Ancora
A Rùstem ei dicea: Prode gagliardo,
Che sovrasti del capo nell’altezza
Alle turbe raccolte, innanzi viene
Impresa grave e dïuturna cura,
Onde interrotti avrem li dolci sonni
E la pace e il piacer. Non anche, o figlio.
Giunse per le stagion d’armi e di pugne,
Ma che farò, se non è tempo questo
Di conviti e di feste?... Ancor fragranza
Spira del latte dal tuo labbro, o caro.
E sol gioia e piacer chiede il tuo core.
Là sul campo dell’armi, incontro ai forti
Che han pieno il cor di doglia e d’un pensiero
Sol di vendetta, per qual via potrei
Inviarti così?... Deh! che dirai?
Che farai tu? qual mi darai risposta?
Deh! congiuntie a te sian bontà e grandezza!
:Rùstem cosi gli rispundea: Signore
D’inclita gloria e di tal gloria amante
Di me veracemente ti scordasti
Qual dimostrai dinanzi al popol tutto
Virtù del cor. Mi penso che novella
Già intese il forte di quel monte eccelso
Di Sipènd, che novella anche del fiero
Elefante gli giunse. Ecco, se in core
Del figlio di Peshèng avrò sgomento,
Nessun pregio di me fia che pel mondo
Giammai si resti. Or di battaglie è tempo,
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<poem>
Tempo di zuffe, non tempo di fuga,
Non d’ignominie qui. Sol per leoni
Che furenti egli atterra, un uom si mostra,
Sol per cercar ch’ei fa la pugna e il cozzo
Dell’armi e la tenzon. Grande non cresce
Nome a le donne, sol perchè a lor pasti
Attendon sempre e a disfiorar lor sonni.
:Giovinetto gagliardo, inclito duce
D’ogni più illustre, o sostegno de’ forti,
Dissegli Zal, del candido elefante,
Della montagna di Sipènd, assai
Mi favellasti e desti a questo core
Il fausto annunzio. Se ancor l’altra fosse
Agevol pugna, questo cor deh! come
Temer di ciò potrìa?... Ma per quell’opre
D’Afrasyàb, no davver! che abbandonarmi
Non oso a’ sonni miei la notte oscura!
Dinanzi a lui, ch’è di pugnar bramoso
E ardito prence, come mai potrei
Inviarti così?... Per te gli è tempo
Di conviti e di suoni e del ber vino
E di canti d’eroi, non già di pugne,
Non già d’assalti e del levar la polve
Dal campo fino al ciel dell’alma luna.
Uom non son io da nappi e da riposi,
Rùstem rispose, nè allevar m’è bello
Fra le delizie questa mia persona
E questi artigli miei. Se v’è di guerra
Un fatal campo e la battaglia è forte,
Amico è Iddio, vincente è la fortuna.
Ogni fiata che quest’arco mio
Di Ciaci tenderò, dal mio turcasso
I dardi miei, come lucenti stelle,
Fuor balzeranno. E tu vedrai fra l’armi
In qual mai guisa scenderò, ne andando,
Di sangue spargitor, fra le nemiche
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 538 —|}}</noinclude>
<poem>
Schiere a l’intorno. In mano mia mi reggo
Nube cotal che ha fulgido colore,
E sangue piove e fulmini saetta
Per la natura sua, degli elefanti
Tocca il cerèbro il lembo suo. Allora
Che intorno al petto cingerò l’usbergo,
Dalla faretra mia di molti eroi
Fuor balzerà l’estremo fato, ed ogni
Antico muro che il colpir di questa
Mia clava sentirà, che vedrà questo
Ampio mio petto e la cervice e il braccio,
Non temerà mai più di catapulte
O di mangani mai, nè fia che macchina
Di guerra ancor la custodisca. Allora
Che fìa protesa la mia lancia in guerra.
Rosseggieran pel molto sangue intorno
Le sparso pietre. Ma qui vuolsi in pria
Qual monte eccelso un palafren, ch’io solo
Impiglierò del laccio mio nei nodi.
Ei pareggi vigor di me fra l’armi.
Nè s’affretti nel tempo ch’è più d’uopo
Savio un indugio. E una mazza vogl’io
Qual frammento di monte, allor che incontro
Vengami schiera di Turania. Tutti
Con quella clava i lor superbi capi
Sfracellerò, nè alcun più mai, cercando
Meco un assalto, a me verrà. Con essa
Fiaccherò il dorso agli elefanti, e un rio
Di sangue spargerò come l’azzurra
Acqua dell’Indo. E una corazza voglio,
Pelle irsuta di tigre, a cui non venga
Danno d’acqua o da fuoco. e le saette
Non la squarcino mai, non l’aste avverse,
E nessun colpo di nemica mano
Aggia effetto sovr’essa. Ed io nel campo
Della tenzon con le nemiche schiere
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/556
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Alex brollo
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<poem>
Tal battaglia farò, che parrà invero
Piover dall’alto de le fosche nubi
Sovra quel campo negro sangue. Ai miei
Dardi pennuti non fia schermo, ancora
Ch’essi abbiano a passar solido ferro,
Ch’io de la terra l’ampia superfìcie
D’armati sgombrerò, passerà il cielo
Di questa luna l’asta mia. Ma intanto
Io prenderò di leopardi in giostra
E natura e costume, e sotto a questi
Artigli miei mi recherò le teste
D’ogni prence nemico, altero e illustre.
:Alle parole sue, tale divenne
L’antico eroe, che detto avresti l’alma
Egli spirar di gioia. O tu che stanco
Sei di riposi e di ricolme tazze,
Destàn gli rispondea, la ferrea clava
Già di Sam cavalier, qual’io qui tengo
Di lui ricordo, ti darò; con quella
Un dì atterrasti l’elefante ardente.
Giovinetto guerrier, deh! vivi eterno!
:E comandò che all’inclito campione
Altri recasse la ferrata clava
Già di Sam cavalier. L’eroe gagliardo
Come dell’avo suo vide la clava,
Sorridente fe’ il labbro ed ebbe gioia
E benedisse a Zal guerrier, dicendo:
:Eroe primo del mondo in ogni suo
Ampio confine, un palafren vogi’io
Che me sopporti e la mia clava in questa
Grandezza e dignità. — Stupì l’antico
Sire di prodi alle parole sue.
Ad ogni istante sovra lui di Dio
Il nome pronunciando. Ora, le mandre
Che in Zabùl ei s’avea, parte pur anco
Di Kabùl, trasse, e i guardïani intenti
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/557
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Alex brollo
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<poem>
Innanzi a Rùstem le adducean, leggendo
Sovra ciascun de’ palafreni inusto
Nome eccelso dei re. D’ogni destriero
Che Rùstem giovinetto a sè traea,
Forte sul dorso la sua man calcava,
E col vigor della sua man quel dorso
Forte piegando, fino a terra il ventre
Ne fea toccar. Durò cotesto allora,
Fin che d’un tratto mandra avvicinassi
Di palafreni di color diversi.
:Rapida allora gli passò dinanzi
Di bianco pelo una puledra. Avea
Ampio qual di leone il colmo petto,
Brevi le gambe, quai pugnali fulgidi
Aguzzi e corti ambi gli orecchi, e pingui
Il petto e il collo, smilzo il ventre. Dietro
Un puledro correa di pari altezza
Alla sua madre, come lei dal petto
Ampio, carnose ambe le cosce, negri
I fulgid’occhi, pomellato. Avea
La coda eretta, aveva irsuti e bruni
I testicoli suoi, rapido il corso,
L’unghie d’acciaio. Macchie avea lucenti
In tutte parti del bel corpo, quali
Petali freschi di purpurea rosa
Di zafferan sopra una tinta. Strada
Ei per l’acque si fea, strada per l’aspro
Terren de’ campi, e risplendea più assai
Di sole al giorno e più che luna assai
Nella placida notte. Ei sì, nell’ore
Dell’atra notte ancor, scoperto avrìa,
Benchè lungi d’assai, d’errante insetto
Su negro panno l’orma incerta. E forza
D’elefante egli avea, di dromedario
Avea l’altezza, nell’ardir superbo
Pari a bieco leon, pari in altezza
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/558
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Alex brollo
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<poem>
Di Bisutùn alla montagna eccelsa.
:Allor che riguardò l’agii puledra
E vide accanto a lei, come elefante,
Il fortissimo nato, il laccio suo
Di regal foggia rapido e d’un tratto
Rùstem intorse, d’arrestar voglioso
Nella sua fuga il puledro veloce,
Ma un vecchio mandrian, Prence animoso,
Gridò, destriero ch’è d’altrui, non togliere!
:Rùstem interrogò: Di chi mai dunque
È cotesto destrier, di cui le cosce
Orbe sen vanno della nota inusta?
:E quei rispose: Non cercarne, o figlio,
L’inusta nota, chè di tal puledro
Molti e diversi van discorsi attorno.
Rakhsh il chiamiamo. È pomellato, bello
Come limpida un’acqua e di colore
Simile al fuoco. Ma il signor di questo
Vago destrier non sappiam noi. Soltanto
Rakhsh, il destrier di Rùstem, l’appelliamo,
E nulla più. Tre sono gli anni invero
Da che regger potrìa grave la sella,
E de’ potenti innanzi agli occhi ei crebbe
Qual prescelto da lor. Ma quando vede
un laccio o un cavalier la madre sua,
Come leon s’avventa e fa battaglia,
Nè sappiam noi, eroe del mondo, quale
In ciò si asconda grave arcano. Guardati,
Guardati adunque, tu prudente e saggio,
Non t’aggirar dintorno a cotal serpe,
Che la fiera puledra, allor che avventasi
A contrastar, fende a’ leoni il core,
Squarcia de’ pardi la gaietta pelle.
:Come ascoltò cotal parola, intese
Rùstem il dir di quell’antico, e il laccio
Avventando di re, del pomellato
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Alex brollo
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<poem>
Puledro la cervice incontanente
In que’ nodi impigliò. Corse la madre
Come leone in suo furor, volea
L’eretto capo del garzon co’ denti
E offendere e guastar; ma diè tal grido
Rùstem, come leon preso da l’ira,
Che stordì quella di sua voce al suono,
Ed ei sì le sferrò colpo di mano
Tra il capo e il collo, che tremante al suolo
Ella cade, poscia stordita e oppressa
Come nembo fuggì da lui lontana
E rapida tornossi alle sue mandre.
:Puntava i piedi al suol Rùstem gagliardo,
E più angusti al destrier del laccio i nodi
Rendea traendo. Stese poi con forza
La sua destra da eroe, quella sua mano
Gravò sul dorso del destrier, nè il dorso
Il puledro sottrasse al grave peso.
Sì che detto avrestù ch’ei non ne aveva
Alcun sentor. Ben questo è palafreno
Degno di me, disse l’eroe pensando.
Or sì! ch’è in mano mia l’oprar gran cose!
:Così balzò come rapido nembo
Sul dorso del destrier di rosea tinta
Che sotto gli balzò. Questo leardo,
Al mandriano ei dimandò, per quanto,
Per quanto adunque? Chi n’ha in mente il prezzo?
:Così rispose: Rùstem se tu sei,
Raddrizza, questo palafren montando,
L’irania terra. È il suol d’Irania il prezzo
Del nobile destrier. Con esso il mondo
A costume d’un dì ricondurrai.
:Per un sorriso che spuntò, le labbra
Di Rùstem rosseggiar come corallo
Veracemente. Dall’Eterno, ei disse.
Vuolsi ogni bene derivar! — Traea
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Alex brollo
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<poem>
Alla sella così quel suo rosato
E vago palafren, mentre già il capo
In un pensier di guerra e di vendetta
Gli si accendea. Col fren docil la bocca
Gli fe’, lo spinse al corso e ratto vide
Che ardire avea con forza e caldo sangue,
Che retta avrìa la sua corazza e l’elmo
E la clava possente e sostenuta
L’alta persona sua, l’ampio suo petto
E l’eretta cervice. Or che venuto
Era nel poter suo cotal destriero,
Libero a un tratto da tormento e cura
Ei fece il cor. Balzava il palafreno.
Come balza nel fuoco la montana
Ruta silvestre che a stornar periglio
Arde la gente. Era opera d’incanto
In sue membra leggiadre e a manca e a dritta,
Qual rapida gazzella era nel campo,
Dolce la bocca avea, che bianche spume
Gittava attorno; mansüeto al cenno
Della man del signor, con forti e piene
Le belle cosce, vigile del core
E d’un incesso placido e leggiadro.
:Ma il cor di Zal, qual gaia primavera,
Gioì per quel destrier d’indole nuova
E pel suo prode cavalier. Le porte
Schiuse a’ tesori e dispensò monete.
Nè d’oggi o di doman si diè pensiero.
:Ma poi, sul dorso a un elefante, i globi
Scosse in vasello di cristallo, e suono
Lungi n’andò per molte miglia. Allora
Di timpani fragor, squillar di trombe,
E barrir d’elefanti furïosi,
Suon di crotali d’India, a l’improvviso
S’intese, e parve che in Zabùl sorgesse
Alto scompiglio qual del giorno estremo,
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Alex brollo
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<poem>
Qual se la terra a’ morti suoi mandasse
La fatal voce: «Levati!». Ma intanto
Di Zabùl un esercito erompea,
Qual di leoni, da che tutti al sangue
Avean pronta la man. Rùstem eroe
Iva dinanzi, e dietro erangli a tergo
I più provetti de’ gagliardi, e il piano
E de’ monti le falde eran d’armati
Ingombre tanto, che volar su l’alto
Gli augelli non ardìan. Battean timballi
Di qua, di là, sì che la terra tutta
Iva a soqquadro. Nel bel tempo in cui
Fioriscono i roseti, il gran guerriero
Fuor trasse di Zabùl le sue falangi.
:Ebbe di Zal novella, e cibo e sonno
Perdette e pace re Airasyàb. Menava
In Khvar-rèy le sue genti, in dilettosi
E freschi lochi ove son acque e folti
Canneti intorno. Ma d’Irania ancora
Una schiera venìa rapidamente,
Sentier seguendo per deserti, al loco
Aspro dell’armi. E poichè due restavano
Parasanghe tra questa e quella schiera,
Tutti gli esperti suoi Zal convocava,
Sire d’eroi, dicendo: A questa parte
Del regal fiume le sue genti adduce
Prence Afrasyàb. Or io qui mi ordinai
Le mie falangi, e lunga inchiesta fei
D’un capo e d’un signor. Che senza il trono
Imperïal si perde ogni consiglio
E son l’opere tutte in ordin sceme,
Non ha un duce la gente. Allor che stava
Felice Zav assiso in trono, in terra
Ei si cercò benedizion novella.
Or però qui si vuol della semenza
De’ prenci antiqui un re sul regal seggio
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Alex brollo
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<poem>
Col cinto a’ fianchi suoi, che l’ampia terra
Con sovrano poter tutta governi,
Che orba di re stirpe mortal non regge
In alcun tempo. Ma d’un re che giovane
Ha la fortuna sua, di maestade
Ricco dal ciel, ci porse indizio or ora
Un sacerdote. Egli è della semenza
Di Fredùn sire, Kay Kobàd, che forza
Ha di regnante e maestà, con molto
Amor del giusto e con sovrana legge.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IV. Andata di Rustem al monte Alburz.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 212-217).}}
<poem>
:Zal fortunato a Rùstem così disse:
La clava stringi, la cervice eleva,
Scegli, compagno tuo, di forti un pugno.
Fino al monte d’Albùrz vanne correndo.
E a re Kobàd per me porta un augurio
E fausto un voto. Presso a lui non sia,
Aneli* 1 per poco, alcuno indugio. D’uopo
È che tu sia pur qui fra sette giorni
E sette ancora; in opportuno tempo
E in ora tarda mai dal correr forte
Non ti ristar. Gli dirai tu: «La gente
Sire ti elesse e t’apprestò di sire
Un alto seggio, che non vediam noi
Altri che degno sia del regal serto,
E tu se’ aiutator, prence, di noi».
Come Zal pronunciò queste parole.
Il valoroso figlio suo la terra
Con la fronte toccò. Lieto, a l’istante,
Balzò a Rakhsh in arcioni e fieramente
Da re Kobàd s’incamminò. Ben molte
FlRDDRI. I. 35
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
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<poem>
Col cinto a’ fianchi suoi, che l’ampia terra
Con sovrano poter tutta governi,
Che orba di re stirpe mortal non regge
In alcun tempo. Ma d’un re che giovane
Ha la fortuna sua, di maestade
Ricco dal ciel, ci porse indizio or ora
Un sacerdote. Egli è della semenza
Di Fredùn sire, Kay Kobàd, che forza
Ha di regnante e maestà, con molto
Amor del giusto e con sovrana legge.
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{{Ct|c=t1|IV. Andata di Rustem al monte Alburz.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 212-217).}}
<poem>
:Zal fortunato a Rùstem così disse:
La clava stringi, la cervice eleva,
Scegli, compagno tuo, di forti un pugno.
Fino al monte d’Albùrz vanne correndo.
E a re Kobàd per me porta un augurio
E fausto un voto. Presso a lui non sia,
Anche per poco, alcuno indugio. D’uopo
È che tu sia pur qui fra sette giorni
E sette ancora; in opportuno tempo
E in ora tarda mai dal correr forte
Non ti ristar. Gli dirai tu: «La gente
Sire ti elesse e t’apprestò di sire
Un alto seggio, che non vediam noi
Altri che degno sia del regal serto,
E tu se’ aiutator, prence, di noi».
:Come Zal pronunciò queste parole.
Il valoroso figlio suo la terra
Con la fronte toccò. Lieto, a l’istante,
Balzò a Rakhsh in arcioni e fieramente
Da re Kobàd s’incamminò. Ben molte
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Il Libro dei Re - Volume I/Il re Nevdher
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=== Indice ===
* {{testo|/I|I. - Principio del regno di Nevdher}}
* {{testo|/II|II. - Riscossa di Pesheng}}
* {{testo|/III|III. - Morte di Kobâd}}
* {{testo|/IV|IV. - Battaglia e sconfitta di Nevdher}}
* {{testo|/V|V. - Cattura di Nevdher}}
* {{testo|/VI|VI. - Incontro di Shemâsâs e di Khazarvân con Mihrâb e con Zâl}}
* {{testo|/VII|VII. - Morte del re Nevdher}}
* {{testo|/VIII|VIII. - Morte di Ighrêras, Esaltazione di Zav}}
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Il Libro dei Re - Volume I/Il re Nevdher/VI
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Il Libro dei Re - Volume I/Il re Nevdher/VIII
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>e un caftano; portava un fucile e un pugnale attaccato dietro alla schiena, e, sopra, quell’enorme ramo che aveva tratto in errore Luca.
— Ecco come si pescano i carpioni! — esclamò uno dei cosacchi aggruppati attorno al cadavere, tratto dall’acqua e steso sull’erba.
— Com’è giallo! — diceva qualcuno.
— Ma dove sono andati a cercare gli abreks, i nostri? — diceva un altro — probabilmente sono dall’altra riva; se colui non era l’esploratore, perchè si sarebbe azzardato solo?
— È il più intraprendente; un circasso autentico! — aggiunse ironicamente Luca, spremendo l’acqua dagli abiti del tetchene e rabbrividendo — ha la barba tinta e tagliata.
— Senti, Luca, — disse il sottufficiale, che aveva in mano le armi del defunto — prendi il caftano e il pugnale e lasciami il fucile, ti darò tre monete. Vi è la carica, — aggiunse soffiando nella canna del fucile — lo terrò come ricordo. —
Luca non rispose, era annoiato dell’avidità del capoposto, ma sapeva di dovergli cedere. Aggrottò i sopraccigli e gettò a terra il caftano del tetchene.
— Se avesse avuto almeno degli abiti convenienti, questo demonio; ma no, aveva un vero straccio addosso!
— Ti servirà per andare a tagliare le legna — disse un cosacco.
— Mosséi! io me ne vado a casa — disse Luca<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Tolstoj - I cosacchi, Firenze, Salani, 1915.djvu/63
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2026-05-01T12:40:54Z
Candalua
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|61|riga=si}}</noinclude>al sottufficiale, dimenticando il suo dispetto e cercando di trar partito dal regalo che gli faceva.
— Sta bene, va’! Ragazzi, trascinate il corpo verso il cordone, — disse il capoposto senza stancarsi di esaminare il fucile — e fate una capanna di rami per preservarlo dal caldo; forse verranno a riscattarlo.
— Non fa poi tanto caldo.... — osservò qualcuno.
— No, ma gli sciacalli potrebbero sbranarlo — replicò uno dei cosacchi.
— Apposteremo una guardia; verranno a riscattarlo e non sarebbe una bella cosa, se lo trovassero sbranato dalle fiere.
— Ebbene! Luca, fai come credi, ma dài un po’ di acquavite ai compagni — disse il sottufficiale.
— Certo! certo! — gridarono all’unisono i cosacchi — vedi che fortuna ti manda Iddio: con un sol colpo tu abbatti un abrek!
— Compra il pugnale e il caftano — riprese Luca — dammene un buon prezzo, e che Dio ti benedica! Vendo anche le brache, perchè io non vi entrerei; questo cane era sottile come un fiammifero. —
Uno dei cosacchi comprò il caftano per una moneta d’argento; un altro promise due secchie d’acquavite pel pugnale.
— Bevete, amici, — disse Luca — vi dò una secchia d’acquavite; ve la porterò dal villaggio.
— E i calzoni? li darai alle ragazze perchè se ne facciano dei fazzoletti! — disse Nazarka.
I cosacchi risero sgangheratamente.
— Basta, ora, di ridere; — disse il capoposto —<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Tolstoj - I cosacchi, Firenze, Salani, 1915.djvu/64
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2026-05-01T12:42:59Z
Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>trascinate il corpo più lontano; perchè lo avete lasciato così vicino alla capanna?
— Ma che cosa state facendo lì a bocca aperta? — gridò imperiosamente Luca ai cosacchi, che esitavano a tirare il cadavere — trascinatelo da questa parte! —
Tutti obbedirono come se Luca fosse lui il capo. Fatti pochi passi si fermarono, e lasciarono le gambe del cadavere, che caddero rigide e inerti sulle zolle. Nazarka si avvicinò e sollevò la testa del morto per guardarlo in volto e per vedere la traccia sanguinosa che aveva alla tempia.
— L’ha segnato in fronte, — disse — non si perderà certo, così,... i suoi lo riconosceranno. —
Nessuno rispose: l’angelo del silenzio toccava con la sua ala tutti i cosacchi.
Era sorto sole, ed i suoi raggi riflettevano scherzando con la rugiada; il Terek gorgogliava rotolando le acque attraverso la foresta; i fagiani salutavano coi loro stridi il risveglio della natura. I cosacchi circondavano il cadavere, ricoperto soltanto delle brache imbevute d’acqua e strette alla vita con una cintura. Il morto era un uomo bello e ben fatto; le mani muscolose gli pendevano, irrigidite, lungo i fianchi, e la fronte abbronzata spiccava nettamente con la bianchezza azzurrognola della testa rasa; il sangue si era coagulato attorno alla ferita; gli occhi appannati e vitrei erano aperti e pareva guardassero lontano; le labbra, sottili e morbide, sembravano sorridere bonariamente e con furberia sotto i baffi rossi; le dita<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|63|riga=si}}</noinclude>increspate erano coperte di peli alle congiunture, ed avevano le unghie tinte di rosso.
Luca non si era ancora vestito, aveva il collo molto rosso, gli occhi più lucidi del solito, e un movimento nervoso agitava i suoi larghi zigomi; un vapore quasi impercettibile esalava dal suo corpo giovane e robusto, fremente all’aria fredda del mattino.
— Era un bell’uomo — mormorò Luca ammirando, suo malgrado, la bellezza del cadavere.
— Di’ un po’, — osservò uno dei Cosacchi — se potesse afferrarti adesso, non ti lascerebbe più. —
L’angelo del silenzio si era involato. I cosacchi si rimisero in movimento, e gli scherzi allegri ricominciarono. Due di loro tagliarono dei rami per la capanna, altri ritornarono al cordone. Luca e Nazarka corsero a prepararsi per tornare alle loro case.
Una mezz’ora dopo, tutt’e due attraversavano correndo i fitti boschetti che separano il Terek dal villaggio, e non cessavano di parlare fra loro.
— Non le dire che ti mando io; — diceva Luca brevemente — cerca soltanto di sapere se il marito è in casa.
— Ed io, andrò da Jamka; faremo baldoria stasera? — domandò
Nazarka, sempre pronto ad obbedire.
— Certamente! o oggi o mai! — rispose Luca.
Giunti al villaggio, i due cosacchi si rinfrancarono con un bicchier d’acquavite, e si gettarono a terra per dormire fino alla sera.<noinclude><references/></noinclude>
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I Cosacchi/IX
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Alpi e Appennini/Lettere dalla Carnia
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Autore:Rinaldo Bassi
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Laterale
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Il Libro dei Re - Volume I/Il re Zav e il re Ghershâsp/II
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Il Libro dei Re - Volume I/Il re Zav e il re Ghershâsp/III
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><poem>Splendor sovrano di beata luce.
Già con ciglio seren forride, e aspetta
Dalla tua destra l’immortale Offerta
Il Rege dell’Empiro, ed a’ tuoi voti
Larga d’alto favor pioggia promette.
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|||}}180</noinclude><poem>
Picciol drappello di leggiadre Ninfe
Sulla sponda del rio sedute in cerchio.
Tacito s’appressò. L’ombra d’un mirto
Opportuna il copriva, onde potesse
Non udito, non visto, udir, vedere.
Duce al drappello era la vaga Dori,
E l’altre Ninfe intorno a lei ridotte
Avea la speme d’ascoltare il canto
Di Nerina, gentil figlia di Dori,
Che in beltà, che in virtude a sì gran Madre
Simile cresce. I musici concenti
Sull’aureo plettro iva destando Fille
Nell’armoniche vie duce a Nerina.
La fanciulla arrossiva, e dubbio il guardo
Tra la Madre aggirava, e la Maestra,
Quasi chiedesse agli occhi lor coraggio
Contro il freddo timor, che di modestia
Figlio le alberga in seno, e sulla gota
Roseo s’affaccia. Alfin dischiuse il labbro
E colla grata voce il duolo espresse
D’afflitto Sposo dal suo ben diviso,
Che invan lo cerca, che ne chiede invano;
Onde carco d’affanni in grembo a morte
E’ vicino a cader. Ne’ canti suoi
Simile fu Nerina al giovinetto
Usignolo, che nato a Primavera,
Par nel meriggio estivo tra le fronde</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><poem>D’un arboscel si cela, e le veloci
Gorghe tenta imitar del genitore,
Che nei più folti rami al nido accanto
Posa, e cangiando va modi sonori
Per dar ristoro alle pietose cure
Della compagna sua, già un’altra volta
Madre. Al voler non è il potere uguale
Nel tenero augellin, ma pur felici
Sono i primi suoi sforzi, e le selvagge
Driadi l’odon ridenti, e in lui ravvisano
Il gran cantor della futura estate.
Tacque Nerina, e fralle amiche Ninfe
Sorse confuso mormorio di plauso,
Che nell’umil vezzosa fanciulletta
Rossore accrebbe; onde beltade accrebbe.
Alla sua Madre avvicinossi, e quella
In lei fissando placide, e contente
Le belle luci, così disse. O figlia
Arridano le Muse a tuoi sudori
E ti dian lena all’arduo sentiero,
Ch’intraprendesti. Verrà forse un giorno,
Che per te non sarà vano ornamento
L’arte d’esprimer con canori accensi
Dell’alma i moti. Se vorran le Parche
Lungo il fil di mia vita, e dell’etade
Al verno giungerò, che mena seco
Solitudine, e noja: allora, o figlia,</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|||}}182</noinclude><poem>
Prendi, dirò, prendi l’eburnea cetra,
Tempra le corde, e alle canzoni antiche
Sciogli la voce: lusinghiero incanto
Sì quella voce desterammi in seno;
Grata illusion mi condurrà ai momenti
Più lieti di mia vita. e mille affetti
Già sopiti nel cor risorgeranno.
Languidamente. Alle passate cose
Volge vecchiezza con piacere il guardo:
Perchè aspetto crudel non ha per lei
Quel tempo, che fuggì, mentre il presente
Cogli affanni la strazia, e coi languori,
Ed il futuro ascoso dietro il velo
D’un incerto avvenir le dice. Trema.
Quando riposo prenderai dal canto
Vedrai già da quest’occhi umide stille
Cader, sì figlia, spargerai tu ancora
Lagrime, non di duol, di tenerezza,
E forse un innocente pargoletto
Donato a te da Imene, e che vezzoso
Avea tentato fin allor col dito
Toccar furtivo l’auree corde, al pianto
Che in me, che in te vedrà, confuso, afflitto
Ne’ sguardi tuoi lo sguardo suo fermando,
Per ignota cagion piangerà anch’esso.
Dori sospese i detti, a lei Nerina
Rispondere volea, ma un dolce pianto</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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Prendi, dirò, prendi l’eburnea cetra,
Tempra le corde, e alle canzoni antiche
Sciogli la voce: lusinghiero incanto
Sì quella voce desterammi in seno;
Grata illusion mi condurrà ai momenti
Più lieti di mia vita, e mille affetti
Già sopiti nel cor risorgeranno.
Languidamente. Alle passate cose
Volge vecchiezza con piacere il guardo:
Perchè aspetto crudel non ha per lei
Quel tempo, che fuggì, mentre il presente
Cogli affanni la strazia, e coi languori,
Ed il futuro ascoso dietro il velo
D’un incerto avvenir le dice. Trema.
Quando riposo prenderai dal canto
Vedrai già da quest’occhi umide stille
Cader, sì figlia, spargerai tu ancora
Lagrime, non di duol, di tenerezza,
E forse un innocente pargoletto
Donato a te da Imene, e che vezzoso
Avea tentato fin allor col dito
Toccar furtivo l’auree corde, al pianto
Che in me, che in te vedrà, confuso, afflitto
Ne’ sguardi tuoi lo sguardo suo fermando,
Per ignota cagion piangerà anch’esso.
Dori sospese i detti, a lei Nerina
Rispondere volea, ma un dolce pianto</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><poem>Celato invan, chinse alle voci il varco,
E alla Madre la man strinse tacendo.
Dissero le compagne: aspro compenso
Tu del canto al piacer ne desti, o Dori,
Perchè chiamarci a idee sì meste? Ad esse
Dori rispose, Meste sì, ma vere.
Sorser le Ninfe tutte, ed a Nerina
I plausi ripetendo verso il colle
Mossero lentamente. Allora Tirsi
Uscì dal nascondiglio, il cuore ingombro
Di tristezza sentia, ma non ingrata
Era quella tristezza, e quando giunse
Al lauro antico, nell’udir, che ancora
Zefiro sussurrava fralle corde
Della sua cetra, la spiccò dal ramo,
E la tenera scena, a lui presente
Lo volle il caso, di teneri carmi
Vestir tentò, ma non poteva il labbro
Produr quel dolce tumulto d’affetti,
Che il canto di Nerina, e della Madre
Eccitarono i detti. Assai maggiore
L’opra conobbe di sue forze, e tacque.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|179}}</noinclude>{{Ct|f=150%|IL CANTO DI NERINA}}
{{Ct|POEMETTO}}
{{Ct|f=90%|L=0.3em|DI}}
{{Ct|GIO. GHERARDO DEROSSI}}
<poem>{{xx-larger|E}}stiva notte sei pur bella! O notte
Allo stanco mortal tu sola rechi
Qualche ristoro dal sudor del giorno,
Per cenno tuo dalla spelonca oscura,
Mentre tutti dormiano i rei fratelli,
Zefiro uscì fuggiasco. Io già l’ascolto
Del lauro antico mormorar fra i rami,
Che scossi a urtar le polverose corde
Vanno della mia cetra. Amata cetra
Tu con quel suono mi richiami ai carmi:
Ma de’ carmi alla vena in questo petto
Argine fanno le nojose cure,
Onde non più qual pria libera scorre,
Così della capanna sulla soglia
Tirsi dicea, quando non lungi scorse</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Il Canto di Nerina
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=1 maggio 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Giovanni Gherardo de Rossi
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo =Il Canto di Nerina
| Anno di pubblicazione = XVIII secolo
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto =
| Argomento =poemetti
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Poemetti italiani, vol. XI.djvu
}}
{{Raccolta|Poemetti italiani, vol. XI}}
<pages index="Poemetti italiani, vol. XI.djvu" from="183" to="187" fromsection="" tosection="" />
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Ni -- na mia... son barca -- _ io -- lo son ga-
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vuoi se vuoi ve -- ni -- -- re, ande _ re -- mo_in al -- to _ mar,
sul -- la mia bar -- ca se vuoi se vuoi ve -- ni re an -- de
re mo_in al -- to _ mar.
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Categoria:Testi di Giovanni Gherardo de Rossi
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Candalua
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giovanni Gherardo de Rossi}} [[Categoria:Testi per autore|Rossi, Giovanni Gherardo de]]
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{{Vedi anche autore|Giovanni Gherardo de Rossi}}
[[Categoria:Testi per autore|Rossi, Giovanni Gherardo de]]
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Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/92
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Pic57
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 92 —|}}</noinclude>{{Ct|f=120%|t=1|'''45. Nina mia son barcaiolo.'''}}
<poem><i>Nina mia, son barcaiolo,
son galante e son gentile,
sulla mia barca se vuoi venire
anderemo in alto mar.
::In alto mar co noi saremo
::un bel fuoco accenderemo
::e qualche cosa cucineremo
::a l'usanza del barcaiol.
Barcaiol me mena via
adio mama, mama mia,
adio mama, cara mama mia,
no, non ci vedremo più.
::Son passati sete mesi,
::barcaiol me manda via,
::vo' tornar da la mama mia,
::a contarghe del disonor
Disonor che mi gò fato,
barcaiol che m' à inganato !
non mi resta che di morire
per la colpa del barcaiol.</i></poem>
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{{Rule|8em}}
{{Rule|4em}}
III, IV e V strofa ortografia dialettale.<noinclude><references/></noinclude>
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Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo
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|Argomento=Partiture}}
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Federicor
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|||27}}</noinclude><nowiki/>
— Ella ha trentacinque anni, ma non gliene daresti venti — dice un bollente zerbinotto dagli occhi sfavillanti, e che, uscito appena dal collegio, vorreobe come Cherubino, tutto abbracciare. — Ma come! Noi abbiamo degli accappatoi di batista e degli anelli da notte in diamanti — dico un giovane di notare. — Ella ha carrozza e palco al teatro francese! dice un militare. Io, sclama un altro un po’ più anziano, dandosi l’aria di rispondere ad un attacco — non ci spendo un soldo. Quando si è fatti come me.... Saresti forse a questo punto, mio rispettabile amico? E il passeggiatore dà un colpettino col palmo della mano sul ventre del suo camerata. — Oh! ella mi ama! dice un altro — non si può farsene un’idea; ma ella ha il marito più stupido che sia al mondo! Ah! {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon}} ha superiormente descitto gli animali; ma il bipede nominato marito.... (Com’è piacevole a udire, quando si è ammogliati!) — Oh! amico mio, come un angelo! È la risposta a una dimanda discretamente fatta all’orecchio. — Puoi dirmi il suo nome o mostrarmela? — Oh! no; è una ''donna onesta''.
Quando uno studente è amato da un’acquacedrataja, egli la nomina con orgoglio, e conduce i suoi amici a far colazione da lei. Se un giovane ama una donna, il cui marito si dedica ad un commercio comprendente oggetti di prima necessità, risponderà arrossendo: È una venditrice di biancheria, è la moglie d’un cartolajo, d’un berrettajo, di un mercante di panni, di un commesso, ecc.
Ma questa confessione d’un amor subalterno, schiusa e ingrandendo in mezzo alle balle, ai pani di zucchero, o alle camice di flanella, è sempre accompagnata da un pomposo elogio della ricchezza della signora. U marito si occupa del commercio; è ricco, ha dei bei mobili; d’altronde la prediletta viene in casa del suo amante; ella ha uno scialle di cascemir, una casa di campagna, ecc.
Breve, un giovinetto non manca mai di eccellenti ragioni per provare che la sua amante sta per diventare fra poco una donna onesta, se non lo è già. Questa distinzione prodotta dall’eleganza de’ nostri costumi, è divenuta tanto indefinibile. Quanto la linea dalla quale comincia il buon tono. Che è dunque allora una donna onesta?
Questa materia tocca troppo davvicino la vanità delle donne e quella dei loro amanti, ed anco quella d’un marito, perchè noi non istabiliamo qui delle regole generali resultanti da una lunga osservazione.
Il nostro milione di teste privilegiate, rappresentano una massa di eleggibili al titolo glorioso di donna onesta, ma tutte non sono elette. I principii di questa elezione si trovano nei seguenti assiomi:<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><poem>Sorbir rabbiosa, e vomitar se stessa,
Men funeste del suol le scosse, e l’ira
Del mar provasti, e del fulmineo cielo,
E i cittadini suoi vedesti anch’essi
Dell’atterrate case in bando volti
Agitati dal suol, dal ciel, dall’onde
Scorrer tremanti, e sbigottiti i campi,
E tinto il volto di pallor di morte
Volgere indarno sui fumanti avanzi
Della patria infelice al suol distrutta,
E seder minacciosi in ogni lato
Lo spavento, e l’orror sulle ruine.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><poem>
Ma quale ascolto gemito dolente
Che per l’onde sanguigne a me sen viene!
E quale, oh Dio, rumoreggiar si sente
Misto col pianto suon d’aspre catene!
Fuggite pur da quest’afflitta mente
Delle perdite antiche infauste scene.
Mesa dolente deh sospendi il canto,
Ch’io non resisto, e m’interrompe il pianto.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><poem>
Dai cadaveri umor d’ira trasuda,
S’è ver che l’ira in sen de’ morti è viva:
Par che d’ambo la bocca si dischiuda
A nuove ingiurie; eppur di voce è priva.
Scosse ali la Furia allor più cruda,
Con cui quel rogo, e la città copriva,
E alfin d’un soffio inegual violento
L’odiabil polve lor disperse al vento.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude><poem>''Poco compenso è d’Inghilterra il regno''
''Al trono eterno, ove per lei men volo.''
''Al suo rigor sol deggio, e alla vendetta,''
''Ch’è in fuo poter, quefto felice istante.''
Non senza duolo udì Roma il suo fato:
E troppo tardi anco Maria ne pianse.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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d4 c~|
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\bar "||"
}
\addlyrics{
E -- vvi -- va Esperia _ _ _ _ Sa -- tur -- nia_in vi -- ta
_ _ _ Vi -- va la vi -- ta de -- - l ca --_not-
tier _ _ _ _ Ev -- vi -- va Es -- peria _ _ _ Sa-
tur_nia in vi -- ta _ _ _ Vi -- va la vi -- ta-
del canot -- tier Ev -- vi -- va Es -- pe -- ria -- - Sa -- turnia_in
vita _ vi -- va la vita _ del _ canot -- tier}%1
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_ _ _ _ a -- _ ran ca ben _ _ _ a-
ranca ben ____ ____ ____ ____ ____ ____ ____ ____ ____ ____ ____ ____ a -- _ ranca ben _ _ _ _ a -- ranca _ ben
_ _ _ _ a -- ranca _ ben
}%2
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 94 —|}}</noinclude>{{Ct|f=120%|t=1|'''46. Evviva Esperia'''}}
<poem><i>Evviva Esperia,
Saturnia invita,
viva la vita
del canottier
:::::::(bis ecc.)
Il mar c'invita
sfidar la morte
viva la sorte
del canottier
:::::::(bis ecc.)</i></poem>
<poem>Strofa irredentistica di prima della
Redenzione</poem>
<poem><i>Evviva Umberto
e Margherita,
viva la vita
del canottier
:::::::ecc.</i></poem><noinclude><references/></noinclude>
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Le Canzonete dei nostri veci/Evviva Esperia
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{{Qualità|avz=75%|data=1 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=46. Evviva Esperia|prec=../Nina mia son barcaiolo|succ=../Tu sei bella
|Argomento=Partiture}}
<pages index="Le Canzonete dei nostri veci.djvu" from="93" to="94" fromsection="" tosection="" />
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: desti giorni, che siam passati insieme dinanzi alla vostra casa; e poi so ch’egli stette a Limonta gran tempo, e che anche adesso... — Sì, è vero, lo conosco — disse la fanciulla, abbassando timidamente il volto, — anzi egli ha uno scudiere pel quale... — Non parliamo de’ suoi scudieri se vi piace, — l’interruppe Marco, — parliamo un poco di lui. — A questo punto la fanciulla, che seguitando sempre il suo guid...
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<noinclude><pagequality level="1" user="BuzzerLone" /></noinclude>desti giorni, che siam passati insieme dinanzi alla vostra casa; e poi so ch’egli stette a Limonta gran tempo, e che anche adesso...
— Sì, è vero, lo conosco — disse la fanciulla, abbassando timidamente il volto, — anzi egli ha uno scudiere pel quale...
— Non parliamo de’ suoi scudieri se vi piace, — l’interruppe Marco, — parliamo un poco di lui. —
A questo punto la fanciulla, che seguitando sempre il suo guidatore, metteva il piede in una lunga camera vicina all’ultima delle sale della festa, si volse indietro e vide suo padre, il quale ponendosi il dito
in croce sulla bocca con una grande significazione di tutto il volto, le accennava di tacere, di guardarsi bene. Questo incidente accrebbe sempre più l’imbarazzo e la tema della poveretta, già timida e imbarazzata la sua parte dal trovarsi sola con quell’uomo, di cui avea sentito dir tante cose, dall’ascoltare parole che tentavano il segreto verecondo e geloso del suo cuore, dal vedersi in procinto di doverlo pregare per cosa di tanto rilievo. Richiamando però un suo tal verginale coraggio, che nei momenti più forti e difficili non le veniva mai meno, incominciò con voce tremante e supplichevole:
— Signore, posso io sperare che venga ascoltata una mia umile e fervorosa preghiera?
— Non m’avete voi accettato per vostro cavaliere e vassallo? — rispose Marco — e vi si avviene egli codesto linguaggio con me? voi non avete preghiere da porgermi, ma voleri da significarmi. —
Tacquero alcuni istanti, e in quel mezzo, attraversando tre o quattro altri salotti, erano riusciti in una camera appartata fuor della vista di quanti stavano sulla festa. La fanciulla, tutta invasata di quello
che era per chiedere al Visconte, questi infervorato nella passione che non gli lasciava veder più lume, eran troppo lontani dal por mente a quanto vi potea essere di strano, di sdicevole in quel loro scostarsi
a quel modo dalla brigata, e si può dire che nessun di loro se n’era pare accorto.
Quando Bice si trovò in quel luogo solitario, guardossi intorno, a tutta prima alquanto smarrita; ma cadendo poi tosto in ginocchio innanzi a lui che ve l’avea condotta, disse singhiozzando: — Una vostra parola può salvarlo: abbiate compassione d’una famiglia desolata: oh se io potessi piangere, come piangeva poco fa il suo povero padre! se il Signore mi mettesse in bocca quelle sue parole! sono sicura che non me lo potreste negare. —<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||capitolo xiv.|}}</noinclude>desti giorni, che siam passati insieme dinanzi alla vostra casa; e poi so ch’egli stette a Limonta gran tempo, e che anche adesso...
— Sì, è vero, lo conosco — disse la fanciulla, abbassando timidamente il volto, — anzi egli ha uno scudiere pel quale...
— Non parliamo de’ suoi scudieri se vi piace, — l’interruppe Marco, — parliamo un poco di lui. —
A questo punto la fanciulla, che seguitando sempre il suo guidatore, metteva il piede in una lunga camera vicina all’ultima delle sale della festa, si volse indietro e vide suo padre, il quale ponendosi il dito
in croce sulla bocca con una grande significazione di tutto il volto, le accennava di tacere, di guardarsi bene. Questo incidente accrebbe sempre più l’imbarazzo e la tema della poveretta, già timida e imbarazzata la sua parte dal trovarsi sola con quell’uomo, di cui avea sentito dir tante cose, dall’ascoltare parole che tentavano il segreto verecondo e geloso del suo cuore, dal vedersi in procinto di doverlo pregare per cosa di tanto rilievo. Richiamando però un suo tal verginale coraggio, che nei momenti più forti e difficili non le veniva mai meno, incominciò con voce tremante e supplichevole:
— Signore, posso io sperare che venga ascoltata una mia umile e fervorosa preghiera?
— Non m’avete voi accettato per vostro cavaliere e vassallo? — rispose Marco — e vi si avviene egli codesto linguaggio con me? voi non avete preghiere da porgermi, ma voleri da significarmi. —
Tacquero alcuni istanti, e in quel mezzo, attraversando tre o quattro altri salotti, erano riusciti in una camera appartata fuor della vista di quanti stavano sulla festa. La fanciulla, tutta invasata di quello
che era per chiedere al Visconte, questi infervorato nella passione che non gli lasciava veder più lume, eran troppo lontani dal por mente a quanto vi potea essere di strano, di sdicevole in quel loro scostarsi
a quel modo dalla brigata, e si può dire che nessun di loro se n’era pare accorto.
Quando Bice si trovò in quel luogo solitario, guardossi intorno, a tutta prima alquanto smarrita; ma cadendo poi tosto in ginocchio innanzi a lui che ve l’avea condotta, disse singhiozzando: — Una vostra parola può salvarlo: abbiate compassione d’una famiglia desolata: oh se io potessi piangere, come piangeva poco fa il suo povero padre! se il Signore mi mettesse in bocca quelle sue parole! sono sicura che non me lo potreste negare. —<noinclude>{{PieDiPagina||— 179 —}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>{{nop}}
Ella parlava a questo modo fondata su ciò che suo padre, secondo l’intesa, avesse già informato il Visconte d’ogni cosa; ma questi, che non ne sapea nulla, sentendosi ora supplicare con tanta passione, e
non indovinandone il soggetto, in prima rimase stupido, poi subentrandogli tosto la pietà, l’amore, la confusione di vedersi ai ginocchi in quell’atto servile la regina de’ suoi pensieri, si scordò d’ogni altra cosa, chinossi per rilevarla, e le dicea tutto agitato: — Che cosa fate?... no, risolutamente no; via, sorgete; voi prostrata ad una creatura umana? voi? — Essa però non toglievasi da quella positura, e seguitava a pregarlo giugnendo le palme e levandogli in volto gli occhi lagrimosi, in un tale atto, che parve al Visconte in quel punto di veder viva e vera nella fanciulla che gli stava dinanzi la madre di lei, che così gli s’era gettata ai ginocchi, così l’avea supplicato, tanti anni addietro, quella notte ch’era venuto per torla alla casa paterna. Egli sentissi rapir fuori di sè; rialzò per forza la supplichevole, la fece adagiare s’una seggiola, e intanto che Bice coprendosi il volto con ambe le mani piangeva dirottamente d’affanno, di vergogna e di sgomento, sicchè le lagrime si vedevano stillare di mezzo alle bianche dita; egli senza osare di avvicinarsele: — Oh! — seguitava, — oh! ditemi il vostro desiderio, e vi giuro per quanto m’è cara la speranza dell’eterna salute, che farò tutto quello che sta in me per renderlo pago; tutto, se n’andasse lo Stato, la vita, l’onor mio. Ditelo dunque, cavatemi di tanto tormento, dite, chi è quegli che posso salvare?...
— Lupo, — rispose singhiozzando la fanciulla.
— Chi? quel vassallo del monastero di Sant’Ambrogio che fu condannato nel capo?
— Sì, egli è figlio del falconiere di mio padre, è fratello di una mia cara damigella... oh se li aveste veduti!...
— Via, non piangete più: Lupo è salvo, lo dono a voi... Così potessi col mio sangue ricomprare una di queste vostre lagrime! Via, Ermelinda! Ermelinda!... voi mi fareste delirare; Bice, non piangete più, Lupo non morrà.
— Avete detto ch’egli non morrà?
— Sì, e ve lo giuro sull’anima mia. —
A queste parole la fanciulla si levò ratta in piedi, e slanciandosi verso quel salvatore, voleva prostrarsegli dinanzi un’altra volta per ringraziarlo; ma non vedendole fatto, perocchè esso pigliatala per
la persona ne la rattenne di forza, ella confusa, commossa, spossata dalla foga di tanta dolcezza, si lasciò ca-<noinclude><references/></noinclude>
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BuzzerLone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||marco visconti.|}}</noinclude>{{nop}}
Ella parlava a questo modo fondata su ciò che suo padre, secondo l’intesa, avesse già informato il Visconte d’ogni cosa; ma questi, che non ne sapea nulla, sentendosi ora supplicare con tanta passione, e
non indovinandone il soggetto, in prima rimase stupido, poi subentrandogli tosto la pietà, l’amore, la confusione di vedersi ai ginocchi in quell’atto servile la regina de’ suoi pensieri, si scordò d’ogni altra cosa, chinossi per rilevarla, e le dicea tutto agitato: — Che cosa fate?... no, risolutamente no; via, sorgete; voi prostrata ad una creatura umana? voi? — Essa però non toglievasi da quella positura, e seguitava a pregarlo giugnendo le palme e levandogli in volto gli occhi lagrimosi, in un tale atto, che parve al Visconte in quel punto di veder viva e vera nella fanciulla che gli stava dinanzi la madre di lei, che così gli s’era gettata ai ginocchi, così l’avea supplicato, tanti anni addietro, quella notte ch’era venuto per torla alla casa paterna. Egli sentissi rapir fuori di sè; rialzò per forza la supplichevole, la fece adagiare s’una seggiola, e intanto che Bice coprendosi il volto con ambe le mani piangeva dirottamente d’affanno, di vergogna e di sgomento, sicchè le lagrime si vedevano stillare di mezzo alle bianche dita; egli senza osare di avvicinarsele: — Oh! — seguitava, — oh! ditemi il vostro desiderio, e vi giuro per quanto m’è cara la speranza dell’eterna salute, che farò tutto quello che sta in me per renderlo pago; tutto, se n’andasse lo Stato, la vita, l’onor mio. Ditelo dunque, cavatemi di tanto tormento, dite, chi è quegli che posso salvare?...
— Lupo, — rispose singhiozzando la fanciulla.
— Chi? quel vassallo del monastero di Sant’Ambrogio che fu condannato nel capo?
— Sì, egli è figlio del falconiere di mio padre, è fratello di una mia cara damigella... oh se li aveste veduti!...
— Via, non piangete più: Lupo è salvo, lo dono a voi... Così potessi col mio sangue ricomprare una di queste vostre lagrime! Via, Ermelinda! Ermelinda!... voi mi fareste delirare; Bice, non piangete più, Lupo non morrà.
— Avete detto ch’egli non morrà?
— Sì, e ve lo giuro sull’anima mia. —
A queste parole la fanciulla si levò ratta in piedi, e slanciandosi verso quel salvatore, voleva prostrarsegli dinanzi un’altra volta per ringraziarlo; ma non vedendole fatto, perocchè esso pigliatala per
la persona ne la rattenne di forza, ella confusa, commossa, spossata dalla foga di tanta dolcezza, si lasciò ca-<noinclude>{{PieDiPagina||— 180 —}}</noinclude>
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BuzzerLone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>Tutta la compagnia gli si affollò d’intorno, ed egli cominciò a leggere.
«Ora udite, messer principi, baroni e gentiluomini, che vi fo assapere il grande e degno perdon d’armi, il bagordo e la giostra che si terranno a Milano di Lombardia da qui a un mese dalla data delle presenti.
«Per fuggir ozio, esercitar la propria persona ed acquistare onore nel mestier dell’armi, e la grazia delle bellissime e nobilissime donne, di cui siamo servitori; e insiememente per mostrare il tripudio della
città e del contado, a cagione della nomina del Magnifico ed Illustre Azone Visconti in vicario imperiale, noi cavalieri qui sotto nominati abbiam votato un’impresa di tener un bagordo e una giostra; dove risponderemo dal levare al tramontar del sole ad ogni cavaliere milanese o forestiero debitamente qualificato.
{{Ct!t=1.5|v=1.5|«’’Nota delle imprese.’’}}
«Prima impresa a cavallo nella lizza, quattro colpi di lancia, e uno per la dama.
«Seconda impresa, a colpi di spada a cavallo, ad uno ad uno, a due a due, o tutti insieme secondo il buon piacimento dei maestri del campo.
«I tenitori forniranno le lance di uguale lunghezza e grossezza, e le spade a scelta degli assalitori.
«Se alcuno dà al cavallo sarà messo fuori delle file.
«Chi avrà rotto più lance, e fatto meglio, avrà il premio di un’armatura.
«Saranno tenuti gli assalitori di venir a toccare uno degli scudi appesi in capo alla lizza, o molti d’essi, a loro scelta, o anche tutti se vogliono, ivi troveranno un ufficial d’armi che li riceverà per
arrolarli.
«Saranno altresì tenuti gli assalitori di apportare o far apportare da un gentiluomo ai detti ufficiali d’armi i loro scudi colle proprie imprese ed armi per appenderle, prima di cominciar la giostra, dove si è
detto di sopra, e in caso che non vi siano appese nel tempo debito, non saranno ricevute senza il consenso dei tenitori, e dell’Illustre e Magnifico Messer vicario imperiale.
«E per segno di verità abbiamo scritto il nostro nome».<noinclude><references/></noinclude>
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BuzzerLone
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>Tutta la compagnia gli si affollò d’intorno, ed egli cominciò a leggere.
«Ora udite, messer principi, baroni e gentiluomini, che vi fo assapere il grande e degno perdon d’armi, il bagordo e la giostra che si terranno a Milano di Lombardia da qui a un mese dalla data delle presenti.
«Per fuggir ozio, esercitar la propria persona ed acquistare onore nel mestier dell’armi, e la grazia delle bellissime e nobilissime donne, di cui siamo servitori; e insiememente per mostrare il tripudio della
città e del contado, a cagione della nomina del Magnifico ed Illustre Azone Visconti in vicario imperiale, noi cavalieri qui sotto nominati abbiam votato un’impresa di tener un bagordo e una giostra; dove risponderemo dal levare al tramontar del sole ad ogni cavaliere milanese o forestiero debitamente qualificato.
{{Ct|t=1.5|v=1.5|«''Nota delle imprese.''}}
«Prima impresa a cavallo nella lizza, quattro colpi di lancia, e uno per la dama.
«Seconda impresa, a colpi di spada a cavallo, ad uno ad uno, a due a due, o tutti insieme secondo il buon piacimento dei maestri del campo.
«I tenitori forniranno le lance di uguale lunghezza e grossezza, e le spade a scelta degli assalitori.
«Se alcuno dà al cavallo sarà messo fuori delle file.
«Chi avrà rotto più lance, e fatto meglio, avrà il premio di un’armatura.
«Saranno tenuti gli assalitori di venir a toccare uno degli scudi appesi in capo alla lizza, o molti d’essi, a loro scelta, o anche tutti se vogliono, ivi troveranno un ufficial d’armi che li riceverà per
arrolarli.
«Saranno altresì tenuti gli assalitori di apportare o far apportare da un gentiluomo ai detti ufficiali d’armi i loro scudi colle proprie imprese ed armi per appenderle, prima di cominciar la giostra, dove si è
detto di sopra, e in caso che non vi siano appese nel tempo debito, non saranno ricevute senza il consenso dei tenitori, e dell’Illustre e Magnifico Messer vicario imperiale.
«E per segno di verità abbiamo scritto il nostro nome».<noinclude><references/></noinclude>
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Tutta la compagnia gli si affollò d’intorno, ed egli cominciò a leggere.
«Ora udite, messer principi, baroni e gentiluomini, che vi fo assapere il grande e degno perdon d’armi, il bagordo e la giostra che si terranno a Milano di Lombardia da qui a un mese dalla data delle presenti.
«Per fuggir ozio, esercitar la propria persona ed acquistare onore nel mestier dell’armi, e la grazia delle bellissime e nobilissime donne, di cui siamo servitori; e insiememente per mostrare il tripudio della
città e del contado, a cagione della nomina del Magnifico ed Illustre Azone Visconti in vicario imperiale, noi cavalieri qui sotto nominati abbiam votato un’impresa di tener un bagordo e una giostra; dove risponderemo dal levare al tramontar del sole ad ogni cavaliere milanese o forestiero debitamente qualificato.
{{Ct|t=1.5|v=1.5|«''Nota delle imprese.''}}
«Prima impresa a cavallo nella lizza, quattro colpi di lancia, e uno per la dama.
«Seconda impresa, a colpi di spada a cavallo, ad uno ad uno, a due a due, o tutti insieme secondo il buon piacimento dei maestri del campo.
«I tenitori forniranno le lance di uguale lunghezza e grossezza, e le spade a scelta degli assalitori.
«Se alcuno dà al cavallo sarà messo fuori delle file.
«Chi avrà rotto più lance, e fatto meglio, avrà il premio di un’armatura.
«Saranno tenuti gli assalitori di venir a toccare uno degli scudi appesi in capo alla lizza, o molti d’essi, a loro scelta, o anche tutti se vogliono, ivi troveranno un ufficial d’armi che li riceverà per
arrolarli.
«Saranno altresì tenuti gli assalitori di apportare o far apportare da un gentiluomo ai detti ufficiali d’armi i loro scudi colle proprie imprese ed armi per appenderle, prima di cominciar la giostra, dove si è
detto di sopra, e in caso che non vi siano appese nel tempo debito, non saranno ricevute senza il consenso dei tenitori, e dell’Illustre e Magnifico Messer vicario imperiale.
«E per segno di verità abbiamo scritto il nostro nome».<noinclude>{{PieDiPagina||— 125 —}}</noinclude>
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{{Centrato|'''Lauco.'''}}
Molti mi dicevano: Guardati dai Veneti: sono doppi e sleali. E invece io non ho mai trovato gente così schietta, cortese, civile, rispettosa, educata. Sono tutti contadini, e ti pare di essere in mezzo a gente che ha avuto la più squisita educazione; sono tutti agricoltori e le loro casette sembrano palazzine, pulite, colle loro facciate regolari, colle aperture simmetriche, contornate tutte di pietra; alcuni di questi contorni anche lavorati: coi pavimenti di pietra al pian terreno, di legno al primo piano, ma puliti ch’è una delizia. Felice la Carnia, se è tutta così e davvero Lauco si può dire felice perchè la natura le ha dato bellezze sorprendenti, perchè quivi nessuna malattia regna, vorrei dire quivi non si muore.
E in questi venti giorni che studio questo simpatico paese, che lo viaggio per le mie operazioni in lungo e in largo, ho dovuto convincermi che non solo qui nel centro, ma anche nelle diverse frazioni regnano la medesima cortesia e buon gusto.
Avrei scritto anche prima d’ora queste mie impressioni, ma davvero che nei giorni passati mi mancava il tempo che volava in modo straordinario. Dalle sei della mattina alle sette della sera, io era in campagna: si può figurare se mi avanzasse tempo pur di pensare. Adesso lavoro al tavolo e me la passo da vero pascià. L’oste, ch’è pure un pezzo grosso, assessore, fabbriciere e non so se anche campanaro, mi tratta come un ministro, ed io lascio fare a tutti la loro volontà con universale soddisfazione.
Il cursore poi è una eccellente persona per educazione, probità e ottimo cuore che l’eguale non so se si trova in mille.
Lauco è un comune di circa 2700 abitanti diviso in 4 frazioni. Una di queste, Vinajo, si distingue per l’industria tessile ch’ivi si esercita da molti: molte migliaia di chilogrammi di cotone filato entrano in Vinajo, e ne escono tradotte in tele anche fine, anche a colori, a scacchi ecc. Si distingue poi anche per la straordinaria bellezza delle sue donne. Molte se ne vedono di belline anche nelle altre frazioni, ma in Vinajo sono la maggioranza. Vedi di quei tipi che ti rapiscono, ti incantano; di quegli occhi che farebbero girare la testa a Sant’Antonio: passavo davvero di meraviglia in meraviglia: mi pareva di essere giunto nell’Olimpo, e che tutte mi sfilassero davanti le deità celesti: tanto è vero che la pulizia, ed il gusto estetico delle popolazioni concorrono ad accrescere la bellezza degl’individui.
Quello che non trovo, e che non mi par vero di non trovare è un po’ di musica. — Queste chiesette non hanno nessuna l’organo, per cui sono tre settimane che non sento altro che il suono delle campane. Io però mi sfogo col cantare ed anche oggi ho sfoderato dal mio repertorio la romanza; ''Sui monti della Scozia'' che mi piace sempre più.
Adesso mi dimenticavo una cosa. L’oste qui impianta un alveare sotto la direzione di un contadino che ti assicuro che è un’arca di scienza apistica. Io gli ho parlato e l’ho trovato veramente dotto: non v’ha operazione ch’egli non conosca; non v’ha innovazione ch’egli non abbia provata. Per ora l’apiario ha solo 13 arnie, ma il miele è veramente squisito, frutto delle erbe di queste montagne. Quantunque a soli 500 m. sul livello del mare, il clima di qui è piuttosto fresco e non vi sono nè viti, nè castagni. Il giano turco stenta a maturare. L’apiario è tutto chiuso, e d’inverno anche dalla parte del sole.<noinclude></noinclude>
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{{Centrato|'''Lauco.'''}}
Molti mi dicevano: Guardati dai Veneti: sono doppi e sleali. E invece io non ho mai trovato gente così schietta, cortese, civile, rispettosa, educata. Sono tutti contadini, e ti pare di essere in mezzo a gente che ha avuto la più squisita educazione; sono tutti agricoltori e le loro casette sembrano palazzine, pulite, colle loro facciate regolari, colle aperture simmetriche, contornate tutte di pietra; alcuni di questi contorni anche lavorati: coi pavimenti di pietra al pian terreno, di legno al primo piano, ma puliti ch’è una delizia. Felice la Carnia, se è tutta così e davvero Lauco si può dire felice perchè la natura le ha dato bellezze sorprendenti, perchè quivi nessuna malattia regna, vorrei dire quivi non si muore.
E in questi venti giorni che studio questo simpatico paese, che lo viaggio per le mie operazioni in lungo e in largo, ho dovuto convincermi che non solo qui nel centro, ma anche nelle diverse frazioni regnano la medesima cortesia e buon gusto.
Avrei scritto anche prima d’ora queste mie impressioni, ma davvero che nei giorni passati mi mancava il tempo che volava in modo straordinario. Dalle sei della mattina alle sette della sera, io era in campagna: si può figurare se mi avanzasse tempo pur di pensare. Adesso lavoro al tavolo e me la passo da vero pascià. L’oste, ch’è pure un pezzo grosso, assessore, fabbriciere e non so se anche campanaro, mi tratta come un ministro, ed io lascio fare a tutti la loro volontà con universale soddisfazione.
Il cursore poi è una eccellente persona per educazione, probità e ottimo cuore che l’eguale non so se si trova in mille.
Lauco è un comune di circa 2700 abitanti diviso in 4 frazioni. Una di queste, Vinajo, si distingue per l’industria tessile ch’ivi si esercita da molti: molte migliaia di chilogrammi di cotone filato entrano in Vinajo, e ne escono tradotte in tele anche fine, anche a colori, a scacchi ecc. Si distingue poi anche per la straordinaria bellezza delle sue donne. Molte se ne vedono di belline anche nelle altre frazioni, ma in Vinajo sono la maggioranza. Vedi di quei tipi che ti rapiscono, ti incantano; di quegli occhi che farebbero girare la testa a Sant’Antonio: passavo davvero di meraviglia in meraviglia: mi pareva di essere giunto nell’Olimpo, e che tutte mi sfilassero davanti le deità celesti: tanto è vero che la pulizia, ed il gusto estetico delle popolazioni concorrono ad accrescere la bellezza degl’individui.
Quello che non trovo, e che non mi par vero di non trovare è un po’ di musica. — Queste chiesette non hanno nessuna l’organo, per cui sono tre settimane che non sento altro che il suono delle campane. Io però mi sfogo col cantare ed anche oggi ho sfoderato dal mio repertorio la romanza; ''Sui monti della Scozia'' che mi piace sempre più.
Adesso mi dimenticavo una cosa. L’oste qui impianta un alveare sotto la direzione di un contadino che ti assicuro che è un’arca di scienza apistica. Io gli ho parlato e l’ho trovato veramente dotto: non v’ha operazione ch’egli non conosca; non v’ha innovazione ch’egli non abbia provata. Per ora l’apiario ha solo 13 arnie, ma il miele è veramente squisito, frutto delle erbe di queste montagne. Quantunque a soli 500 m. sul livello del mare, il clima di qui è piuttosto fresco e non vi sono nè viti, nè castagni. Il grano turco stenta a maturare. L’apiario è tutto chiuso, e d’inverno anche dalla parte del sole.<noinclude></noinclude>
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Così il fanciul fuor di sua forma umana
In compagnia di quello; che’l suo viso
Amando, si fè fior nella fontana
Stassi ne l’orlo del fuo Paradiso:
Quanto vivranno in ciel Febo e Diana
Viva in terra Aretufa, e ’l suo Narciso:
E prega Amor conceda alla mia Musa,
Ch’eterno faccia il pianto d’Aretusa.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Disse, e più dir volea, ma un estro folle,
Invece di parlar, fè, che nitrisse.
Tutto, misero me, gorgoglia, e bolle
Il tempio a quel nitrir d’urli, e di risse.
Mugghia il lunar delubro, e par, che crolle,
Crollino in ciel l’erranti stelle, e fisse.
Deh Apollo mio, fuggiam la rea fortuna:
Se saggi siamo, abbandoniam la luna.
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Il buon cultore, e con panieri e corbe
L’uve porti nei tini. All’opra venga
La famigliuola umil, che in breve allevi
L’amata Vigna del pesante incarco.
Ma non così dello spumoso mosto
Il buon Vendemmiator si mostri amico,
Che tutte prema l’uve; ma ne serbi
In vita ancor, altrui grato conforto,
Ed ornamento alle feconde mense;
E vanti April così recenti e fresche
L’uve, che invidia n’aggia il ricco Ottobre.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Autore:Michele Placucci
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[[Categoria:Pagine per autore citato|Botticelli, Sandro]]
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questo ricordo di Luigi Forrafuri.
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