Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.2 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Divina Commedia/Inferno/Canto XII 0 1364 3834929 3686239 2026-05-13T13:15:42Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 75% 3834929 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Inferno|Inferno]]<br />Canto dodicesimo|prec=../Canto XI|succ=../Canto XIII}} ''Canto XII, ove tratta del discendimento nel settimo cerchio d’inferno, e de le pene di quelli che fecero forza in persona de’ tiranni, e qui tratta di Minotauro e del fiume del sangue, e come per uno centauro furono scorti e guidati sicuri oltre il fiume.'' <poem> Era lo loco ov’a scender la riva venimmo, alpestro e, per quel che v’er’anco, tal, ch’ogne vista ne sarebbe schiva. {{r|3}} Qual è quella {{§|ruina|ruina che nel fianco di qua da Trento l’Adice percosse,}} o per tremoto o per sostegno manco, {{r|6}} che da cima del monte, onde si mosse, al piano è sì la roccia discoscesa, ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse: {{r|9}} cotal di quel burrato era la scesa; e ’n su la punta de la rotta lacca l’infamïa di Creti era distesa {{r|12}} che fu concetta ne la falsa vacca; e quando vide noi, sé stesso morse, sì come quei cui l’ira dentro fiacca. {{r|15}} Lo savio mio inver’ lui gridò: "Forse tu credi che qui sia ’l duca d’Atene, che sù nel mondo la morte ti porse? {{r|18}} Pàrtiti, bestia, ché questi non vene ammaestrato da la tua sorella, ma vassi per veder le vostre pene". {{r|21}} Qual è quel toro che si slaccia in quella c’ ha ricevuto già ’l colpo mortale, che gir non sa, ma qua e là saltella, {{r|24}} vid’io lo Minotauro far cotale; e quello accorto gridò: "Corri al varco; mentre ch’e’ ’nfuria, è buon che tu ti cale". {{r|27}} Così prendemmo via giù per lo scarco di quelle pietre, che spesso moviensi sotto i miei piedi per lo novo carco. {{r|30}} Io gia pensando; e quei disse: "Tu pensi forse a questa ruina, ch’è guardata da quell’ira bestial ch’i’ ora spensi. {{r|33}} Or vo’ che sappi che l’altra fïata ch’i’ discesi qua giù nel basso inferno, questa roccia non era ancor cascata. {{r|36}} Ma certo poco pria, se ben discerno, che venisse colui che la gran preda levò a Dite del cerchio superno, {{r|39}} da tutte parti l’alta valle feda tremò sì, ch’i’ pensai che l’universo sentisse amor, per lo qual è chi creda {{r|42}} più volte il mondo in caòsso converso; e in quel punto questa vecchia roccia, qui e altrove, tal fece riverso. {{r|45}} Ma ficca li occhi a valle, ché s’approccia la riviera del sangue in la qual bolle qual che per vïolenza in altrui noccia". {{r|48}} Oh cieca cupidigia e ira folle, che sì ci sproni ne la vita corta, e ne l’etterna poi sì mal c’immolle! {{r|51}} Io vidi un’ampia fossa in arco torta, come quella che tutto ’l piano abbraccia, secondo ch’avea detto la mia scorta; {{r|54}} e tra ’l piè de la ripa ed essa, in traccia corrien centauri, armati di saette, come solien nel mondo andare a caccia. {{r|57}} Veggendoci calar, ciascun ristette, e de la schiera tre si dipartiro con archi e asticciuole prima elette; {{r|60}} e l’un gridò da lungi: "A qual martiro venite voi che scendete la costa? Ditel costinci; se non, l’arco tiro". {{r|63}} Lo mio maestro disse: "La risposta farem noi a Chirón costà di presso: mal fu la voglia tua sempre sì tosta". {{r|66}} Poi mi tentò, e disse: "Quelli è Nesso, che morì per la bella Deianira, e fé di sé la vendetta elli stesso. {{r|69}} E quel di mezzo, ch’al petto si mira, è il gran Chirón, il qual nodrì Achille; quell’altro è Folo, che fu sì pien d’ira. {{r|72}} Dintorno al fosso vanno a mille a mille, saettando qual anima si svelle del sangue più che sua colpa sortille". {{r|75}} Noi ci appressammo a quelle fiere isnelle: Chirón prese uno strale, e con la cocca fece la barba in dietro a le mascelle. {{r|78}} Quando s’ebbe scoperta la gran bocca, disse a’ compagni: "Siete voi accorti che quel di retro move ciò ch’el tocca? {{r|81}} Così non soglion far li piè d’i morti". E ’l mio buon duca, che già li er’al petto, dove le due nature son consorti, {{r|84}} rispuose: "Ben è vivo, e sì soletto mostrar li mi convien la valle buia; necessità ’l ci ’nduce, e non diletto. {{r|87}} Tal si partì da cantare alleluia che mi commise quest’officio novo: non è ladron, né io anima fuia. {{r|90}} Ma per quella virtù per cu’ io movo li passi miei per sì selvaggia strada, danne un de’ tuoi, a cui noi siamo a provo, {{r|93}} e che ne mostri là dove si guada, e che porti costui in su la groppa, ché non è spirto che per l’aere vada". {{r|96}} Chirón si volse in su la destra poppa, e disse a Nesso: "Torna, e sì li guida, e fa cansar s’altra schiera v’intoppa". {{r|99}} Or ci movemmo con la scorta fida lungo la proda del bollor vermiglio, dove i bolliti facieno alte strida. {{r|102}} Io vidi gente sotto infino al ciglio; e ’l gran centauro disse: "E’ son tiranni che dier nel sangue e ne l’aver di piglio. {{r|105}} Quivi si piangon li spietati danni; quivi è Alessandro, e Dïonisio fero che fé Cicilia aver dolorosi anni. {{r|108}} E quella fronte c’ ha ’l pel così nero, è Azzolino; e quell’altro ch’è biondo, è Opizzo da Esti, il qual per vero {{r|111}} fu spento dal figliastro sù nel mondo". Allor mi volsi al poeta, e quei disse: "Questi ti sia or primo, e io secondo". {{r|114}} Poco più oltre il centauro s’affisse sovr’una gente che ’nfino a la gola parea che di quel bulicame uscisse. {{r|117}} Mostrocci un’ombra da l’un canto sola, dicendo: "Colui fesse in grembo a Dio lo cor che ’n su Tamisi ancor si cola". {{r|120}} Poi vidi gente che di fuor del rio tenean la testa e ancor tutto ’l casso; e di costoro assai riconobb’io. {{r|123}} Così a più a più si facea basso quel sangue, sì che cocea pur li piedi; e quindi fu del fosso il nostro passo. {{r|126}} "Sì come tu da questa parte vedi lo bulicame che sempre si scema", disse ’l centauro, "voglio che tu credi {{r|129}} che da quest’altra a più a più giù prema lo fondo suo, infin ch’el si raggiunge ove la tirannia convien che gema. {{r|132}} La divina giustizia di qua punge quell’Attila che fu flagello in terra, e Pirro e Sesto; e in etterno munge {{r|135}} le lagrime, che col bollor diserra, a Rinier da Corneto, a Rinier Pazzo, che fecero a le strade tanta guerra". {{r|138}} Poi si rivolse e ripassossi ’l guazzo. </poem> ===== Altri progetti ===== {{Interprogetto|etichetta=Inferno - Canto dodicesimo|w=Inferno_-_Canto_dodicesimo}} [[cs:Božská komedie/Peklo/Zpěv dvanáctý]] [[en:The Divine Comedy/Inferno/Canto XII]] [[es:La Divina Comedia: El Infierno: Canto XII]] [[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/L’Enfer/Chant XII]] [[pt:A Divina Comédia/Inferno/XII]] [[ru:Божественная комедия (Данте/Мин)/Ад/Песнь XII/ДО]] dvag8w0j839yvk4at94sx23oam7wixx Discussione:Poesie sparse 1 26017 3835202 3090526 2026-05-14T11:00:43Z ~2026-29083-46 80751 /* La poesia unisce i popoli */ nuova sezione 3835202 wikitext text/x-wiki {{Infotesto | Progetto= letteratura | Edizione = Gozzano: Tutte le poesie,<br/>A cura di Giacinto Spagnoletti<br/>Grandi Tascabili Economici Newton, n. 202.<br/>Newton Compton Editori, 1993 | Fonte = Sito internet [http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/gozzano/tutte_le_poesie/html/testo.htm LiberLiber] | Eventuale nome del traduttore = | Nome del primo contributore =[[Utente:Walter83|Walter83]], [[Utente:iPork|iPork]], [[Utente:Qualc1|Qualc1]] | Note = | Nome del rilettore = }} == manca una parola == Nel secondo verso della seconda strofa manca un « avete ». Il testo corretto è: « Un po’ di posto avete per me e per Giuseppe? » E infatti, in ogni strofa, il secondo verso è un verso di 14 sillabe, diviso in due settenari. In quel settenario mancano appunto le tre sillabe di « avete ». L’assenza di « avete » si ritrova in tutti i siti Internet. Risultato di ripetuti copia-incolla, ma sempre errore. Correggere, grazie. [[Speciale:Contributi/79.41.213.9|79.41.213.9]] 15:52, 1 gen 2023 (CET) :Ehm, in effetti la proposta ha un suo senso. Peraltro una ricerca su Google sembra attestare una enorme diffusione del testo con l'endecasillabo al posto del martelliano ([https://www.google.com/search?q=%22Un+po%27+di+posto+per+me+e+per+Giuseppe%3F%22 981 risultati] contro i [https://www.google.com/search?q=%22Un+po%27+di+posto+avete+per+me+e+per+Giuseppe%3F%22 sette della versione con "avete"]) ma riconosco che questo non è un argomento valido, tale preminenza documenta solo il successo online di LiberLiber — e forse anche il nostro — nel tramandare un verso '''comunque errato'''. Correggo aggiungendo "avete", ma lamento la mancanza di una fonte affidabile a cui appoggiare tale correzione. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:28, 1 gen 2023 (CET) ::Ho avuto modo di riscontrare la poesia sul volume dei ''Meridiani'', testo critico a cura di Andrea Rocca, Milano Mondadori 1980, pp. 356-358. L'integrazione di "avete" è corretta. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:48, 1 gen 2023 (CET) == La poesia unisce i popoli == "Piccolino morta mamma"è una poesia meravigiosa che io (anno 1941) ho imparato a memoria nelle elementari. La ricordo, malgrado la lunghezza delle strofe, ancora perfettamente e la recito con riverenza all'autore. Mi occupo di poesia qui all'estero dove vivo (Austria) e scrivo anche in lingua straniera, ma naturalmente, la poesia in lingua italiana, specialmente quella rimata, é la mia passione. La rima é musica per me. La poesia va al cuore, e sarebbe bello se si tornasse nelle scuole allo studio delle poesie con più intensità. Se la poesia commuove vuol dire che i sentimenti esistono ancora. La poesia supera i confini e unisce i popoli. Chi scrive non ha pregiudizi e convive in armonia ovunque. Rita Falsone Santoro rita.falsone@aon.at [[Speciale:Contributi/&#126;2026-29083-46|&#126;2026-29083-46]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-29083-46|discussione]]) 13:00, 14 mag 2026 (CEST) fs8kzvk26qrdnme1xklkhyd5tlru4w0 3835205 3835202 2026-05-14T11:09:32Z ~2026-29083-46 80751 /* La poesia unisce i popoli */ Risposta 3835205 wikitext text/x-wiki {{Infotesto | Progetto= letteratura | Edizione = Gozzano: Tutte le poesie,<br/>A cura di Giacinto Spagnoletti<br/>Grandi Tascabili Economici Newton, n. 202.<br/>Newton Compton Editori, 1993 | Fonte = Sito internet [http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/gozzano/tutte_le_poesie/html/testo.htm LiberLiber] | Eventuale nome del traduttore = | Nome del primo contributore =[[Utente:Walter83|Walter83]], [[Utente:iPork|iPork]], [[Utente:Qualc1|Qualc1]] | Note = | Nome del rilettore = }} == manca una parola == Nel secondo verso della seconda strofa manca un « avete ». Il testo corretto è: « Un po’ di posto avete per me e per Giuseppe? » E infatti, in ogni strofa, il secondo verso è un verso di 14 sillabe, diviso in due settenari. In quel settenario mancano appunto le tre sillabe di « avete ». L’assenza di « avete » si ritrova in tutti i siti Internet. Risultato di ripetuti copia-incolla, ma sempre errore. Correggere, grazie. [[Speciale:Contributi/79.41.213.9|79.41.213.9]] 15:52, 1 gen 2023 (CET) :Ehm, in effetti la proposta ha un suo senso. Peraltro una ricerca su Google sembra attestare una enorme diffusione del testo con l'endecasillabo al posto del martelliano ([https://www.google.com/search?q=%22Un+po%27+di+posto+per+me+e+per+Giuseppe%3F%22 981 risultati] contro i [https://www.google.com/search?q=%22Un+po%27+di+posto+avete+per+me+e+per+Giuseppe%3F%22 sette della versione con "avete"]) ma riconosco che questo non è un argomento valido, tale preminenza documenta solo il successo online di LiberLiber — e forse anche il nostro — nel tramandare un verso '''comunque errato'''. Correggo aggiungendo "avete", ma lamento la mancanza di una fonte affidabile a cui appoggiare tale correzione. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:28, 1 gen 2023 (CET) ::Ho avuto modo di riscontrare la poesia sul volume dei ''Meridiani'', testo critico a cura di Andrea Rocca, Milano Mondadori 1980, pp. 356-358. L'integrazione di "avete" è corretta. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:48, 1 gen 2023 (CET) == La poesia unisce i popoli == "Piccolino morta mamma"è una poesia meravigiosa che io (anno 1941) ho imparato a memoria nelle elementari. La ricordo, malgrado la lunghezza delle strofe, ancora perfettamente e la recito con riverenza all'autore. Mi occupo di poesia qui all'estero dove vivo (Austria) e scrivo anche in lingua straniera, ma naturalmente, la poesia in lingua italiana, specialmente quella rimata, é la mia passione. La rima é musica per me. La poesia va al cuore, e sarebbe bello se si tornasse nelle scuole allo studio delle poesie con più intensità. Se la poesia commuove vuol dire che i sentimenti esistono ancora. La poesia supera i confini e unisce i popoli. Chi scrive non ha pregiudizi e convive in armonia ovunque. Rita Falsone Santoro rita.falsone@aon.at [[Speciale:Contributi/&#126;2026-29083-46|&#126;2026-29083-46]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-29083-46|discussione]]) 13:00, 14 mag 2026 (CEST) :Non sono una esperta di computer e difficilmente m'impegno su cose di cui non ho assoluta conoscenza, anzi ho persino tralasciato di inserirmi su face-book proprio perchè contattare altre persone non sempre mi é possibile. Ho costituito un mio piccolo gruppo letterario e scrivo solo per diletto. [[Speciale:Contributi/&#126;2026-29083-46|&#126;2026-29083-46]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-29083-46|discussione]]) 13:09, 14 mag 2026 (CEST) tp9fbhpi2uioe4latdl9vr8lwibcs9q Discussioni utente:Candalua 3 75982 3835215 3773469 2026-05-14T11:37:03Z Alex brollo 1615 /* Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 */ nuova sezione 3835215 wikitext text/x-wiki <div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio''' [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024] </div> <div style="float:right">{{A fine pagina}}</div> <div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;"> [[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro... </div> {{TOCright}} == Fogna! == Caro Candalua, come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET) :Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET) :::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET) == Tks... == Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto: :* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche. :* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET) ::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET) ::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET) == "Pasticcio" pt. 2 == Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET) :@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET) == Disambigue: problemi in vista == Caro Candalua, il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare. * Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani. * vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET) :@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET) :::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET) == Decesso di PersonalButtons.js == Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET) :::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET) == Privilegio == Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET) == Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] == Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English. [[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once. We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page. Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help. [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET) :::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET) == autoNs0 == Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST) :Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST) == Correttore ortografico == Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser). :P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST) :::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br> :::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br> :::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯 :::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST) :::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST) ::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose. ::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST) :::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh. :::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST) ::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia. ::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST) :::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D :::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small> ::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-) ::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva. ::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST) == Gadget Riassunto ultime modifiche == Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST) :Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}} ::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST) :::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST) == Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN == Gentile Candalua, ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile. Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51'''). È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''': 🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato 🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]] L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource. Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente. Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato, <nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST) == autoPt == Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST) ::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST) == Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws == Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST) ::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D ::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST) ::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST) == Linee punteggiate == Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro. Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST) == Ariosto == Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST) ::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST) == Due domande "laterali" == Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...). Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web. Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro? E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST) == Info == Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST) == Modifica gadget == Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST) == Pg aggiunto in modo strano == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST) == OCR Google == Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST) ::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST) ::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST) ::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST) :::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST) == Problemi OCR Google == Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST) :::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST) ::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST) == Ancora su Giaccai e Google-OCR == Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST) :PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST) ::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST) == Flag AI == Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati. Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST) ::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?). ::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot. ::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST) == Bug VisualEditor? == Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato. Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br> La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br> Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST) == Problemi capolettera == Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST) :Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST) ::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST) == Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 == In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST) == Notice of expiration of your interface-admin right == <div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div> == maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci == Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato. Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione? E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET) :@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET) ::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET) == Ancora sul nuovo Trova e sostituisci == Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà. Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine. Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET) :Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET) :::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET) :::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET) ::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET) :::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET) ::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET) :::::::::Sembra che ci siamo. :::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale. :::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce. :::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''- :::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET) :::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET) == Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? == Lanciando: $("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore") in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET) == Caratteri nascosti o invisibili nei titoli == Caro Candalua, ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo: *Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto). *Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki. Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET) :Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]], :* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata. :* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET) ::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET) :::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET) == Problema con il salvataggio memoRegex == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi: * è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente; * una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala). Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST) == You may be an eligible candidate for the U4C election == <div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr"> Greetings, The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years. This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required. The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run. In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div> <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 --> == Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 == L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST) n5tgwp2zvi9hyj2ljmkhbfdcgz95g4t Autore:Giacomo Puccini 102 81245 3835002 3784156 2026-05-13T19:58:50Z Panz Panz 3665 3835002 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Giacomo | Cognome = Puccini | Attività = compositore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere musicate == * {{testo|Le Villi}} * {{testo|La bohème}} * {{Testo|Inno a Roma (Salvatori)|Inno a Roma}} == Partiture == * {{testo|E l'uccellino...}} *{{testo|Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Amore_o_grillo}} == Opere su Giacomo Puccini == * {{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 2/Puccini nella critica d'oggi}} {{Sezione note}} be09sv24n7s6jgfxnbyyy143n9rgonb Pagina principale/Sezioni 0 136096 3835173 3834509 2026-05-14T09:43:56Z Candalua 1675 /* Oltre Wikisource */ wikinews ha chiuso 3835173 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2018|arg=Da definire}}<div class="noprint indice_gestione_portale_intestazione"> {{ucfirst:Gestione delle sezioni della Pagina principale}}</div> <span class="noprint indice_etichetta" style="float: right;">[[Image:Nuvola filesystems folder open.png|16px]] Categoria: '''[[:Categoria:Gestione della pagina principale|Pagina principale]]'''</span> <span class="noprint indice_etichetta">[[{{ucfirst:Pagina principale}}|{{lcfirst:Pagina principale}}]]&nbsp;[[File:Nuvola apps noatun.png|8px]] [[Pagina principale/Sezioni|Gestione della Pagina principale]]</span> <br style="clear: both;" /> __NOTOC__ <div class="usermessage">Se hai intenzione di modificare i contenuti della pagina principale assicurati di aver prima letto e compreso [[Aiuto:Pagina principale|questa pagina di istruzioni]].</div> <section begin="Layout" /> {|width=50% align=center |+ <big>'''Layout della pagina principale'''</big> !colspan=3 style="width: 100%; border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background: #{{Colore portale sfondo barre 3}};"|[[Pagina principale/Sezioni#Titolo|Titolo]] |- | valign=top width=60% |<!-- PRIMA COLONNA --> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; padding: .5em;">Sezioni "vetrina" <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 2}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Biblioteca|Biblioteca]] </div> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 2}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Testo in evidenza|Testo in evidenza]] </div> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 2}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Citazioni|Citazioni]] </div> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 2}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Proposte|Proposte]] </div></div> | valign=top width=1%| <!-- SEPARATORE verticale tra le colonne--> | valign=top width=39% | <!-- SECONDA COLONNA --> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; padding: .3em;">Sezioni "comunità" <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 1}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#WikiGuida|WikiGuida]] </div> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 1}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Laboratorio|Laboratorio]] </div></div> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; padding: .5em;">Sezioni "portale" <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 3}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Ricorrenze|Ricorrenze]] </div> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 3}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Ultimi arrivi|Ultimi arrivi]] </div></div> <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; padding: .5em;;">Sezioni "comunità" <div style="border: 1px solid #{{Colore portale sfondo barre 4}}; background-color: #{{Colore portale sfondo barre 1}}; padding: .2em; spacing: .2em"> *[[Pagina principale/Sezioni#Oltre Wikisource|Oltre Wikisource]] </div></div> |}<section end="Layout" /> === Titolo === <section begin=Titolo /> <div class="main-page-header" style="padding:1px; border:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 2}}; background-color:#{{Colore portale sfondo barre 3}}; border-radius:120px; text-align:center; margin-bottom:7px;"> <span class="nomobile">[[File:Amanutondo3.png|right|146px]]</span> <div style="padding:0.2em 1em 0 1em; margin-right:120px; margin-left:10%"> <div style="margin-bottom:5px;"><span class="nomobile">{{xx-larger|[[Aiuto:Benvenuto|Benvenuti]] in}}</span> <span style="font-family:Times;serif">{{xxx-larger|{{Sc|Wikisource}}}}{{x-larger|,}} </span>{{Larger|la [[Wikisource:Cos'è Wikisource?|biblioteca]] [[Aiuto:Cosa vuol dire libera|libera]]}} <span class="nomobile">{{Larger|con [[Speciale:Statistiche|{{NUMBEROFARTICLES}} pagine di contenuto]]!}}</span> </div> <div style="margin-bottom:15px">Se vuoi '''[[Aiuto:Come registrarsi|iscriviti]]''' e impara '''[[Wikisource:cosa mettere su Wikisource|cosa aggiungere qui]]'''. Rispetta le nostre '''[[Wikisource:Wikiquette|linee di condotta]]'''.<br />Domanda liberamente al '''[[Wikisource:Bar|Bar]]''' o sperimenta nella '''[[Wikisource:pagina delle prove|pagina delle prove]]'''.</div> <div style="margin-bottom:12px">{{Centrato|{{Sc|[[Aiuto:SAL|Qualità dei testi]]}}: [[File:100%.svg]] [[:Categoria:Pagine indice SAL 100%|Riletti]] &nbsp; [[File:75%.svg]] [[:Categoria:Pagine indice SAL 75%|Formattati]] &nbsp; [[File:50%.svg]] [[:Categoria:Pagine indice SAL 50%|Completi]] &nbsp; [[File:25%.svg]] [[:Categoria:Pagine indice SAL 25%|Incompleti]]}} </div> </div> </div> <div class="nomobile"> <div style="text-align: center">{{Sc|[[Aiuto:FAQ|FAQ]] • [[Aiuto:Guida essenziale|Guida essenziale]] • [[Wikisource:Avvertenze generali|Avvertenze generali]] • [[Aiuto:Aiuto|Manuale di Wikisource]] • [[Aiuto:Guida alla comunità|Guida alla comunità]] • [[Portale:Progetti|Progetti]] • [[Portale:Portali|Portali]] • [[wikimedia:Fundraising#Donation methods|Donazioni]]}}</div> {{Cassetto |MargineDestro=0 |Titolo=<div style="margin-right:0;">{{MainPageHeader|1|Videoguida di Wikisource}}</div> |Testo=[[File:File-Wikimedia Italia - WikiGuida 3 - Wikisource.ogv|center|750px|thumb|thumbtime=0:23|Video di introduzione a Wikisource. Se non lo vedi clicca [//www.youtube.com/watch?v=cR0g5ACaC-g qui]]] }} </div><section end=Titolo /> == Prima colonna == === Biblioteca === <section begin=Biblioteca /><div style="margin-bottom:10px;"> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU indici.png|30px]] '''[[Portale:Autori|Indici per autori]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[Wikisource:Indice alfabetico degli autori|Alfabetico]] · [[Wikisource:Indice cronologico degli autori|Cronologico]] · [[Wikisource:Indice degli autori per argomento|Tematico]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU libro.png|30px]] '''[[Portale:Testi|Indici per testi]]'''</span> <div style="margin: 0 0 <!-- margin-bottom: -->2em 36px"> [[Wikisource:Indice alfabetico dei testi|Alfabetico]] · [[Wikisource:Indice cronologico dei testi|Cronologico]] · [[Wikisource:Testi in ordine alfabetico per argomento|Tematico]] · [[Wikisource:Indice dei testi per Stato di Avanzamento dei Lavori|Per SAL]] <small>([[Aiuto:SAL|?]])</small> </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU tavolozza.png|30px]] '''[[:Categoria:Arti|Arte]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Architettura|Architettura]] · [[:Categoria:Letteratura|Letteratura]] ([[:Categoria:Poesie|Poesie]], [[:Categoria:Racconti|Racconti]], [[:Categoria:Romanzi|Romanzi]]) · [[:Categoria:Musica|Musica]] · [[:Categoria:Pittura|Pittura]] · [[:Categoria:Scultura|Scultura]] · [[:Categoria:Teatro|Teatro]] · [[:Categoria:Cinema|Cinema]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU pigreco.png|30px]] '''[[:Categoria:Scienze matematiche, fisiche e naturali|Scienze matematiche, fisiche e naturali]]'''</span> <div style="margin:0 0 0 36px"> [[:Categoria:Astronomia|Astronomia]] · [[:Categoria:Biologia|Biologia]] · [[:Categoria:Fisica|Fisica]] · [[:Categoria:Matematica|Matematica]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU mondo.png|30px]] '''[[:Categoria:Scienze sociali|Scienze umane e sociali]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Diritto|Diritto]] · [[:Categoria:Economia|Economia]] · [[:Categoria:Educazione e formazione|Educazione]] · [[:Categoria:Filosofia|Filosofia]] · [[:Categoria:Geografia|Geografia]] · [[:Categoria:Psicologia|Psicologia]] · [[:Categoria:Sociologia|Sociologia]] · [[:Categoria:Storia|Storia]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU puzzle.png|30px]] '''[[:Categoria:Società|Società]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Biografie|Biografie]] · [[:Categoria:Politica|Politica]] · [[:Categoria:Religione|Religione]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU meccanismo.png|30px]] '''[[:Categoria:Tecnologia e scienze applicate|Tecnologia e scienze applicate]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Agricoltura|Agricoltura]] · [[:Categoria:Informatica|Informatica]] · [[:Categoria:Medicina|Medicina]] · [[:Categoria:Ingegneria|Ingegneria]] · [[:Categoria:Trasporti|Trasporti]] ([[:Categoria:Ferrovie|Ferrovie]]) </div></div><section end=Biblioteca /> === Biblioteca NUOVA (2015) === <section begin="Biblioteca2015"/><div style="margin-bottom:10px;"> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU indici.png|30px]] '''[[Portale:Autori|Indici per autori]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[Wikisource:Indice alfabetico degli autori|Alfabetico]] · [[Wikisource:Indice cronologico degli autori|Cronologico]] · [[Wikisource:Indice degli autori per argomento|Tematico]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU libro.png|30px]] '''[[Portale:Testi|Indici per testi]]'''</span> <div style="margin: 0 0 <!-- margin-bottom: -->2em 36px"> [[Wikisource:Indice alfabetico dei testi|Alfabetico]] · [[Wikisource:Indice cronologico dei testi|Cronologico]] · [[Wikisource:Testi in ordine alfabetico per argomento|Tematico]] · [[Wikisource:Indice dei testi per Stato di Avanzamento dei Lavori|Per SAL]] <small>([[Aiuto:SAL|?]])</small> </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU tavolozza.png|30px]] '''[[:Categoria:Arti|Arte]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Architettura|Architettura]] · [[:Categoria:Letteratura|Letteratura]] ([[:Categoria:Poesie|Poesie]], [[:Categoria:Racconti|Racconti]], [[:Categoria:Romanzi|Romanzi]]) · [[:Categoria:Musica|Musica]] · [[:Categoria:Pittura|Pittura]] · [[:Categoria:Scultura|Scultura]] · [[:Categoria:Teatro|Teatro]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU pigreco.png|30px]] '''[[:Categoria:Scienze matematiche, fisiche e naturali|Scienze matematiche, fisiche e naturali]]'''</span> <div style="margin:0 0 0 36px"> [[:Categoria:Astronomia|Astronomia]] · [[:Categoria:Biologia|Biologia]] · [[:Categoria:Fisica|Fisica]] · [[:Categoria:Matematica|Matematica]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU mondo.png|30px]] '''[[:Categoria:Scienze sociali|Scienze umane e sociali]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Diritto|Diritto]] · [[:Categoria:Economia|Economia]] · [[:Categoria:Educazione e formazione|Educazione]] · [[:Categoria:Filosofia|Filosofia]] · [[:Categoria:Geografia|Geografia]] · [[:Categoria:Psicologia|Psicologia]] · [[:Categoria:Sociologia|Sociologia]] · [[:Categoria:Storia|Storia]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU puzzle.png|30px]] '''[[:Categoria:Società|Società]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Biografie|Biografie]] · [[:Categoria:Politica|Politica]] · [[:Categoria:Religione|Religione]] </div> <span style="font-size:110%; border-bottom:1px solid #{{Colore portale sfondo barre 1}}; display:block"> [[File:HILLBLU meccanismo.png|30px]] '''[[:Categoria:Tecnologia e scienze applicate|Tecnologia e scienze applicate]]'''</span> <div style="margin: 0 0 0 36px"> [[:Categoria:Agricoltura|Agricoltura]] · [[:Categoria:Informatica|Informatica]] · [[:Categoria:Medicina|Medicina]] · [[:Categoria:Ingegneria|Ingegneria]] · [[:Categoria:Trasporti|Trasporti]] ([[:Categoria:Ferrovie|Ferrovie]]) </div></div><section end="Biblioteca2015"/> === Testo in evidenza === <section begin="Testo in evidenza" />{{#section:Pagina principale/Testo in evidenza|{{#time:d-m-Y|now - {{CURRENTDOW}} days}} }}<section end="Testo in evidenza" /> === Citazioni === <section begin="Citazioni" /> <div style="text-align:center">{{#section:Pagina principale/Citazioni|{{NumeroCasuale|8}} }}</div><section end="Citazioni" /> === Proposte === <section begin="Proposte" /> <div style="text-align:center; text-align: -webkit-center;">{{#section:Pagina principale/Proposte}}</div><section end="Proposte" /> ==Seconda colonna== === Laboratorio === <section begin="Laboratorio" /><div style="margin-bottom:10px;"> {{Centrato}}'''[[Wikisource:Aiuta Wikisource|Aiuta Wikisource!]]'''<br/> '''È sufficiente saper leggere''' [[File:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu|170px|page=5|border|link=Indice:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu]]<br/>La [[Wikisource:Rilettura del mese|collaborazione del mese]] propone la rilettura di [[Indice:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu|'''''La Costa d’Avorio''''']] di [[Autore:Emilio Salgari|Emilio Salgari]] In alternativa scegli pure un testo a piacimento tra quelli [[:Categoria:Pagine indice SAL 75%|da rileggere]], o se ti senti più esperto anche tra quelli [[:Categoria:Pagine indice SAL 25%|da ''trascrivere'']]! Qui c'è [[Speciale:IndexPages|l'elenco completo]]. [[Aiuto:Rilettura - 1 - primissimi passi|({{smaller|Serve un ''aiutino''?}})]]</div></div><section end="Laboratorio" /> {{Centrato|'''N.B. La rilettura del mese va rinnovata [[w:Template:Pagina principale/Wikisource|anche su Wikipedia]]'''}} === Ricorrenze === <section begin=Ricorrenze /><div style="margin-bottom:10px;">{{Wikisource:Ricorrenze/{{CURRENTDAY}} {{CURRENTMONTHNAME}}}}<div style="clear:both"></div></div><section end=Ricorrenze /> === Ultimi arrivi === <section begin=Ultimi arrivi /><div style="margin-bottom:10px;"> <b>Ultimi testi riletti</b> <!----------------------------------- MODIFICARE QUA SOTTO Inserire i nuovi testi SAL 100% in CIMA Numero massimo 5 testi --------------------------------------> * {{testo|Chi vuol fiabe, chi vuole?}} * {{testo|Onori funebri alla salma di Filippo Costa}} * {{testo|Al rombo del cannone}} * {{testo|La Liguria e i suoi abitanti nei tempi primordiali}} * {{testo|La Politica Estera dei Soviets}} <!-------------------------------------- MODIFICARE QUA SOPRA ---------------------------------------> <div style="margin-top: 0;"></div> <b>Ultimi testi trascritti</b> <!----------------------------------- MODIFICARE QUA SOTTO Inserire i nuovi testi SAL 75% in CIMA Numero massimo: 5 testi NON TOGLIERE I TESTI SE DIVENTANO RILETTI! -------------------------------------> * {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} * {{Testo|Saggi (Algarotti)}} * {{Testo|Il Libro dei Re - Volume I}} * {{Testo|Il ritorno dalla Russia}} <!--* {{Testo|Racconti (Maupassant)}} Riletto! --> * {{Testo|San Paolo a Reggio}} </div><section end=Ultimi arrivi /> === Oltre Wikisource === <section begin="Oltre Wikisource" /> <div style="text-align:center;"> Clicca sui loghi per conoscere gli altri progetti liberi della [[:foundation:|Wikimedia Foundation]]. [[File:Wikipedia-logo.svg|40px|link=:w:]] &nbsp; [[File:Commons-logo.svg|35px|link=:commons:]] &nbsp; [[File:Wikibooks-logo.svg|35px|link=:b:]] &nbsp; [[File:Wikiquote-logo.svg|35px|link=:q:]] &nbsp; [[File:Wiktionary-logo.svg|35px|link=:wikt:]] &nbsp;<br /> [[File:Wikiversity-logo.svg|35px|link=:v:]] &nbsp; [[File:Wikispecies-logo.svg|35px|link=:species:Pagina principale]] &nbsp; [[File:Wikimedia Community Logo optimized.svg|35px|link=:m:Pagina principale]] &nbsp; [[File:Wikidata-logo.svg|35px|link=:d:Wikidata:Pagina principale]] &nbsp; [[File:Wikivoyage-Logo-v3-icon.svg|35px|link=:voy:]] &nbsp; [[File:Wikifunctions-logo.svg|35px|link=:f:]] &nbsp; </div><section end="Oltre Wikisource" /> <noinclude>[[Categoria:Pagina principale]]</noinclude> 8tfwhdudd9cv2b17brtl2q01e36ftjr Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/287 108 205792 3835099 2469749 2026-05-14T06:38:22Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835099 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|271}}</noinclude> {{no rientro}}'''''The Numismatic Chronicle'''''. Fascicolo IV, 1890. ''Evans'' (Arthur J.) , Some new Artists’ Signatures on Sicilian Coins. ''Warwick Wroth'', Greek coins acquired by the British Museum in 1889. Bibliografia. — Miscellanea. — Atti della Soc. Num. di Londra. (2 tavole). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{indentatura}}'''''Zeitschrift für Numismatik'''''. Fascicoli III, IV, 1890. {{Ac|Alfred von Sallet|''Sallet'' (A. von)}}, Die Erwerbungen des Königlichen Münzcabinets vom 1 april 1888, bis 1 april 1889. ''Alexi'' (S.), Die Münzmeister der Calimala- und Wechslerzunft in Florenz. ''Nützel'' (H.), Muhammedanischer Münzfund von Pinnow. ''Friedensburg'' (F.), Die Schlesischen Münzen König Ferdinands vor 1546. — Nachtrag. ''Dressel'' (H.), Titakazos. ''Scheuner'' (Rud.), Ein Groschenfund in der Oberlausitz. ''Dannenberg'' (H.), Zur Pommerschen und Mecklenburgischen Münzkunde, IX. Bibliografia. — Necrologia. — Indice. (2 tavole). </div> {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{no rientro}}'''''Annuaire de la Société française de Numismatique'''''. {{Ct|t=0|v=0.5|Gennaio-Febbraio 1891.}} {{indentatura}}''Vallentin'' (Roger), Treizain du Mariage de Claude Vanisse, conseiller au Parlement de Province. ''Bélfort'' (A. de), Monnaies mérovingiennes. ''Vercoutre'' (A.), Les types du Denier frappé par Cassius Coecianus. ''Sambon'' (A. J.), Monnayage de Charles I d’Anjou dans l’Italie Méridionale. ''Blanchet'' (A.), Notes de Numismatique. </div> Cronaca, Bibliografia, ecc. (2 tavole). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} <div class=indent> {{no rientro}}'''''Revue Numismatique''''', Primo trimestre 1891. {{indentatura}} S. A. le prince ''Pierre de Saxe-Cobourg'', Monnaies grècques inédites ou peu connues. ''Saglio'' (Edouard), Sur un denier d’Hostilius Saserna et sur le culte primitif de Diane en Italie.<noinclude></div></noinclude> j5bcbi4d91f7y6c8ktf8olmpy6p4ouo Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/286 108 205794 3835098 1800547 2026-05-14T06:36:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835098 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|270|{{Sc|bibliografia}}|}}</noinclude>{{Centrato|{{larger|PERIODICI.}}}} {{indentatura}} '''''Numismatische Zeitscrift'''''. II semestre 1889. ''Kenner'' (dott. Friedrich), Römische Goldmünzen aus der Sammlung Weifert in Belgrad. ''Drexler'' (dott. W.), Nachtrag zum Isis- und Sarapis-Cultus in Kleinasien. ''Markl'' (Andreas), Serdica oder Antiochia? ''Raimann'' (dott. F. v.) Zwei österreichische Münzfunde. ''Luschin von Ebengreuth'' (dott. Arnold), Kleine Beiträge zur österreichischen Münzkunde des 15. Jahrhunderts. ''Belhàzy'' (Johann von) Ein Fund ungarischer Denare bei Szerencs. </div> Miscellanea. — Bibliografia. — (4 Tavole). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{no rientro}}'''''Revue Numismatique'''''. IV trimestre 1890. ''Babelon'' (E.), Alabanda et Antioche de Carie. ''Rondot'' (Natalis), La monnaie de Vincy ou de Nouville dans le Lyonnais. ''Caroti'' (E.), Monnaies semi-royales frappées au Puy. — Un denier de Chateauvillain, sir de Bourbon-Lancy. {{AutoreCitato|Aloïss Heiss|''Heiss'' (Aloïss)}}, Jean de Candida, médailleur et diplomate sous Louis XI, Charles VIII et Louis XII. ''Blanchet'' (J. A.), Remarques relatives aux signes gravés sur les médaillons contorniates. Cronaca. — Bibliografia. (7 tavole). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{no rientro}}'''''Annuaire de la Société française de Numismatique'''''. {{Ct|t=0|v=0|Novembre-Dicembre 1890.}} ''Blanchard'' (L.), Le rapport de l’or à l’argent sous Saint Louis et ses successeurs. ''Mater'' (D.), Numismatique de Berry. — L’Atelier de Bourges sous les premiers Capétiens. ''Robert'' (P. Ch.), Monnaies et médailles des Évèques de Metz. ''Froehner'', Variétés numismatiques. Cronaca. — Bibliografia. {{rule|10em|v=1|t=1|000}}<noinclude> <references/></noinclude> nz9qko845tq9hqv2i6q9gs51rfs131w Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/288 108 205795 3835100 2469750 2026-05-14T06:39:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835100 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|272|{{Sc|bibliografia}}|}} {{indentatura}}</noinclude>''Guiffrey'' (J.), Les médailles des Carrare, seigneurs de Padoue, exécutées vers 1390. ''Babelon'' (E.), Quatre médaillons de bronze d’Asie-Mineure. ''Prou'' (M.), Monnaies d’argent du VI siècle, avec la légende ''Dono Dei''. ''Costan'' (A.), La concession monétaire de Charles le Chauve à l’église de Besançon. ''Blanchet'' (J-A.), Le livre du changeur Duhamel. </div> Cronaca, Bibliografia. (Quattro tavole). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{indentatura}}'''''Revue belge de Numismatique''''', Primo fascicolo 1891. ''Babelon'' (Ernest), Bacchius Judaeus. ''Rouyer'' (J.), Points divers de l’histoire métallique des Pays-Bas. Description des jetons intéressant les Pays-Bas, dont le coins sont conservés à l’hôtel des monnaies à Paris. ''Chestret de Haneffe'' (Le Baron de), Notice sur P-J. Jacoby, graveur liégeois du XVIII siècle. ''Naveau'' (Leon), Cinq décorations inédites de la Révolution liégeoise. </div> Miscellanea. (Cinque tavole). {{Ct|t=1|v=1|Secondo fascicolo 1891.}} {{indentatura}} Mort de S. A. B. Monseigneur le Prince Baudoin. ''Vallentin'' (Roger), Deux lacunes de la numismatique papale d’Avignon. ''Chautard'' (J.), Étude sur les jetons au point de vue de la reproduction du type du revers (deuxième article). ''Dancoisne'', Tessères romaines de plomb. ''Cumont'' (Georges), Monnaies, récemment découvertes dans les cimitières francs d’Éprave (province de Namur). ''De Witte'' (Alphonse), Doubles gros botdragers d’Adolphe III de la Marck, comte de Clèves. ''Cumont'' (Georges), Un cachet inédit grave par Théodore van Berckel. ''De Jonghe'' (M. le V.<sup>te</sup> B.), Un esterlin de convention de Jean I, duc de Brabant (1261-1294) et de Thierry VII comte de Clèves (1277-1306). </div> Necrologie, Miscellanea. (Quattro tavole). </div> {{rule|10em|v=1|t=1|000}}<noinclude> <references/></noinclude> h8o93947iguu4f8o3l41ksejpr60zdv 3835101 3835100 2026-05-14T06:39:49Z Dr Zimbu 1553 3835101 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|272|{{Sc|bibliografia}}|}} {{indentatura}}</noinclude> ''Guiffrey'' (J.), Les médailles des Carrare, seigneurs de Padoue, exécutées vers 1390. ''Babelon'' (E.), Quatre médaillons de bronze d’Asie-Mineure. ''Prou'' (M.), Monnaies d’argent du VI siècle, avec la légende ''Dono Dei''. ''Costan'' (A.), La concession monétaire de Charles le Chauve à l’église de Besançon. ''Blanchet'' (J-A.), Le livre du changeur Duhamel. </div> Cronaca, Bibliografia. (Quattro tavole). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{indentatura}}'''''Revue belge de Numismatique''''', Primo fascicolo 1891. ''Babelon'' (Ernest), Bacchius Judaeus. ''Rouyer'' (J.), Points divers de l’histoire métallique des Pays-Bas. Description des jetons intéressant les Pays-Bas, dont le coins sont conservés à l’hôtel des monnaies à Paris. ''Chestret de Haneffe'' (Le Baron de), Notice sur P-J. Jacoby, graveur liégeois du XVIII siècle. ''Naveau'' (Leon), Cinq décorations inédites de la Révolution liégeoise. </div> Miscellanea. (Cinque tavole). {{Ct|t=1|v=1|Secondo fascicolo 1891.}} {{indentatura}} Mort de S. A. B. Monseigneur le Prince Baudoin. ''Vallentin'' (Roger), Deux lacunes de la numismatique papale d’Avignon. ''Chautard'' (J.), Étude sur les jetons au point de vue de la reproduction du type du revers (deuxième article). ''Dancoisne'', Tessères romaines de plomb. ''Cumont'' (Georges), Monnaies, récemment découvertes dans les cimitières francs d’Éprave (province de Namur). ''De Witte'' (Alphonse), Doubles gros botdragers d’Adolphe III de la Marck, comte de Clèves. ''Cumont'' (Georges), Un cachet inédit grave par Théodore van Berckel. ''De Jonghe'' (M. le V.<sup>te</sup> B.), Un esterlin de convention de Jean I, duc de Brabant (1261-1294) et de Thierry VII comte de Clèves (1277-1306). </div> Necrologie, Miscellanea. (Quattro tavole). </div> {{rule|10em|v=1|t=1|000}}<noinclude> <references/></noinclude> mlao8pusrs1r7gxub3uskq7us9ujz54 Pagina:Relazione 28 febbraio 1861 (Comitato Nazionale di Fano).djvu/7 108 225982 3834990 2164052 2026-05-13T17:40:09Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834990 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marco Plassio" />{{RIalt||— 7 —|}}</noinclude><p>Ma prima di accennare al poco bene che ha fatto, prima di parlare di sè stesso, il Comitato sente che questa è propizia e desiderata occasione di compiere un’altro dovere, un sacro dovere che noi tutti, o Signori, sentiamo profondamente nell’animo; un caro dovere di ricordanza, di affetto, di gratitudine, che i nostri cuori adempiranno opportunamente in questo stesso giorno, che la Società nostra inaugura la sua trasformazione, per la quale, deposta la gramaglia del dolore, il sommesso e concitato lamento del vinto, gli ardenti e arrisicati propositi dello schiavo, assume la veste della letizia, l’inno del vincitore, l’operoso ed ordinato lavoro di una patria associazione.</p> Egli è ben vero; le sventure e le gioje della nostra piccola ma non oscura città si perdono nel mare di sventure che sommerse per tanti secoli e per poco non affogò la Nazione, nel torrente di gioja che ora la inonda e la vivifica dai gioghi dell’Alpi all’estrema punta di Sicilia; i nostri piccoli fatti si confondono e scompaiono nella serie portentosa di eventi pei quali la provvidenza richiama l’Italia ad insperati e gloriosi destini; ma come senza il concorso anche delle picciole parti non può il tutto comporsi, così i nostri fatti concorsero nella lor picciolezza a spingerci verso la sublime meta che abbiamo raggiunta. — La Nazione scriverà a caratteri indelebili nelle pagine della sua epopea la lealtà e il valore di un {{AutoreCitato|Vittorio Emanuele II di Savoia|Re}} miracoloso, la civile sapienza, la politica sagacia di un {{AutoreCitato|Camillo Benso, conte di Cavour|ministro}} patriotta, l’ardimento, la modestia favolosa di un {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|eroe}} popolare, le gesta dell’esercito, le imprese dei volontari, la prudenza e l’annegazione dei rettori, la fede e la costanza del popolo. — Noi in questa riunione di famiglia, senza pompa e senza ostentazione vi rammenteremo con cittadina compiacenza le fatiche dei nostri, portando la nostra pietra all’edificio della Nazionale riconoscenza. Ci conviene indietreggiare di 12 anni, fino ai giorni di squallore che succedettero ai disastri nazionali di Novara, di Roma, di Venezia. Il colpo era così tremendo da parer l’ultimo crollo d’ogni italiana speranza; invece fu quella l’aurora della italiana salute. Perocchè, colma la misura, le sventure cominciavano ad ammaestrarci. Noi eravamo sconfitti, perchè divisi e discordi, pugnanti per lo stesso principio ma con diversità di direzione, di mezzi, d’intendimenti; pugnanti più coll’ardore e la foga<noinclude> <references/></noinclude> tnyn5di8g4iopgorgcotdgkgn342bmp Pagina:Osservazioni alle Ricerche sul progetto di una strada di ferro da Milano a Venezia colle relative risposte.djvu/4 108 238974 3835179 2455166 2026-05-14T10:02:58Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3835179 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|196||}}</noinclude>ore 4. Nascerebbe difficoltà di scontrarsi al minuto preciso sul crocicchio della linea maestra, per l’ ''incertezza'' della velocità dei cavalli talora stanchi, talora troppo o troppo poco carichi; il che forzerebbe ad anticipare per buona regola ed in via ordinaria una mezz’ora. Si dovrebbe calcolare il tempo perduto nel doppio passaggio dall’uno all’altro veicolo sì per le persone che per le robe; oppure nel distacco o nell’attacco dei cavalli al medesimo veicolo. Si dovrebbe calcolare il tempo perduto nei fortuiti incontri e scambj con altri viaggiatori sulla rotaja dei bracci la quale per la debolezza dell’introito non converrebbe a farsi doppia. Cosicché camminando ogni cosa a dovere si richiederebbero a questa corsa 8 ore; mentre sull’unica e semplice linea delle 6 città la distanza essendo di ''astratte'' miglia 59 si trasvolerebbe in poco più di ore 3. Tra Brescia e Vicenza si tratta d’una differenza non minore di 30 miglia astratte, 8 delle quali sulla linea maestra e 22 sui bracci. Sulla ''linea delle campagne'', per venire da Bergamo a Milano bisognerebbe discendere fin presso a Pianengo che è più di tre miglia dentro la provincia di Lodi e Crema; poi di là risalire a Milano. Questa corsa di saliscendi sulla linea ferrata riescirebbe di 39 miglia astratte, mentre l’asse rettilineo dell’attuale strada regia è di miglia 24 astratte. Lo spazio percorso dalla linea ferrata sarebbe dunque il 60 per 100 più dello spazio astratto percorso dalla strada postale; il tempo e la spesa sarebbero a un dipresso nella stessa misura che stanno al presente; l’incomodo, l’incertezza e la rarità delle corse regolari sarebbe assai maggiore. E si noti che la presente strada postale si potrebbe rettificare assai, ed approssimare al detto asse astratto di miglia 24, potendosi guadagnare un buon miglio sul solo gomito di Crescenzago. A che gioverebbe allora la strada di ferro? E come trovare un ricavo dove non si arreca un giovamento e un servigio? Sulla linea delle città il braccio di Bergamo si accorcerebbe di 5 miglia, e di 11 miglia la distanza totale da Bergamo a Milano. Si nega adunque che la linea della campagna presa nel suo<noinclude> <references/></noinclude> e2m249wnzuacvv842o2jtbjy3uqcg0p Pagina:Osservazioni alle Ricerche sul progetto di una strada di ferro da Milano a Venezia colle relative risposte.djvu/9 108 238980 3835180 2455171 2026-05-14T10:03:45Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3835180 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Wherwolf" />{{RigaIntestazione|||201}}</noinclude><noinclude>''bile'' </noinclude>che un paese non deve spendere i suoi milioni in una impresa sterile e dannosa. :::''Oss''. VI. Si esterna il timore allo stesso paragrafo sul pregiudizio che deriverebbe alle città di Brescia, Verona e Vicenza, vuotandosi in quelle degli edifizj giù costruiti, per fabbricarne dei nuovi in un paesello senza nome, e per stabilirvi degli emporj a danno delle predette città. Queste rimanendo centri amministrativi e commerciali ''non vedranno diminuire ma bensì aumentare la loro prosperità'' con quella del commercio in generale, e coll’accelerazione delle comunicazioni a spese minori. Nei punti d’intersezione dei tronchi colla strada principale si stabiliranno ''bensì alberghi, magazzini di deposito temporario e qualche casa di spedizione'', cogli edifizj necessarj per pochi impiegati, ed i corrispondenti artieri, ma gli emporj rimarranno fermi e concentrati sui punti attuali, ove un gran numero di abitanti gli rende necessarj, ed ove per la stessa ragione le merci continueranno ad affluire. L’aumento della popolazione non fa neppure temere che quella delle predette tre città potesse risentirsi dallo stabilimento di qualche centinajo di persone sopra i tre punti d’intersezione, poichè gli abitanti de’ nuovi borghi potranno raccogliersi da tutta la superficie del regno Lombardo-Veneto, e non soltanto dalle cennate tre città. ''Risp''. Il dire che col deviarsi la corrente del commercio e desertarsi le case e i magazzini le città "''vedranno aumentare la loro prosperità''" è una vera contraddizione in termini. Non solo gli ''alberghi'', i ''magazzini'' e le ''case di spedizione'' e gli ''edificj'' per ''gli impiegati e gli artieri'' si dovranno collocare lungo la linea delle campagne: ma ciò si farà in processo di tempo di molte ''manifatture''; giacchè una qualunque differenza nella facilità e nel prezzo dei trasporti toglierebbe molte volte di poter sostenere la concorrenza delle fabriche rivali. Cosicchè ''sarebbero''<noinclude> <references/></noinclude> pns8k30ljftbcd7cwvotxngjw0ux3vb Utente:Candalua/DPL 2 244875 3834922 3834916 2026-05-13T12:13:02Z Candalua 1675 3834922 wikitext text/x-wiki {{TOCright}} ===Errori in Pt al 100%=== <DynamicPageList> namespace=Pagina category=Pagine con errori in Pt category=Pagine SAL 100% mode = ordered </DynamicPageList> ===Errori in Pt al 75%=== <DynamicPageList> namespace=Pagina category=Pagine con errori in Pt category=Pagine SAL 75% mode = ordered </DynamicPageList> ===Indici al 25% da più tempo === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> namespace=Indice category=Pagine indice SAL 25% mode = ordered ordermethod = created order = ascending </DynamicPageList> ---- <DynamicPageList> namespace=Indice category=Pagine indice SAL 25% mode = ordered ordermethod = created order = ascending offset = 200 </DynamicPageList> }} ===Indici senza Indice sommario ma con qualcos'altro=== {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> namespace=Indice category=Sommari notcategory=Indici che usano Indice sommario notcategory=Indici senza sommario mode = ordered </DynamicPageList> }} ===Indici con fonte ma senza template=== {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> namespace=Indice category=Sommari notcategory=Fonte indicata da un template notcategory=Indici senza fonte notcategory=Il buon cuore mode = ordered </DynamicPageList> <DynamicPageList> namespace=Indice category=Sommari notcategory=Fonte indicata da un template notcategory=Indici senza fonte notcategory=Il buon cuore mode = ordered offset = 200 </DynamicPageList> }} ===Testi proofread con infotesto senza edizione e fonte=== <DynamicPageList> category=Infotesto senza edizione e fonte category=Testi proofread con infotesto </DynamicPageList> ===Sottopagine non proofread al 100%=== {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> category=Sottopagine senza versione cartacea a fronte category=Testi SAL 100% mode=ordered </DynamicPageList> }} === Autori stranieri con testi === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> mode = ordered category = Autori con opere su Wikisource notcategory = Autori italiani namespace = Autore </DynamicPageList> <DynamicPageList> mode = ordered category = Autori con opere su Wikisource notcategory = Autori italiani namespace = Autore offset=200 </DynamicPageList> <DynamicPageList> mode = ordered category = Autori con opere su Wikisource notcategory = Autori italiani namespace = Autore offset=400 </DynamicPageList> }} ===Autori italiani con voce su Wikipedia non in italiano, presenti sul DBI === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = {{EspandiLista|AutoreLinkDBI}} <DynamicPageList> mode = ordered category = Autori italiani con voce su Wikipedia non in italiano category = Autori presenti sul Dizionario Biografico degli Italiani namespace = Autore </DynamicPageList> }} ===Autori senza opere e non citati (neanche in Pagine)=== {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> mode = ordered category = Autori senza opere su Wikisource notcategory = Autori citati in opere pubblicate notcategory = Autori citati in pagine non transcluse notcategory = Autori di testi musicali namespace = Autore </DynamicPageList> <DynamicPageList> mode = ordered category = Autori senza opere su Wikisource notcategory = Autori citati in opere pubblicate notcategory = Autori citati in pagine non transcluse notcategory = Autori di testi musicali namespace = Autore offset = 200 </DynamicPageList> }} ===Autori viventi senza opere né citazioni=== <DynamicPageList> mode = ordered category = Autori viventi category = Autori senza opere su Wikisource notcategory = Autori citati in opere pubblicate notcategory = Autori citati in pagine non transcluse notcategory = Autori di testi musicali namespace = Autore </DynamicPageList> ===Testi non proofread senza pagina di discussione=== {{EspandiLista|TAA}} <DynamicPageList> namespace = 0 mode = ordered ordermethod = sortkey order = ascending category = Testi senza versione cartacea a fronte category = Pagine senza pagina di discussione </DynamicPageList> ===Testi senza template Intestazione === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> namespace = 0 notcategory = Pagine con Intestazione notcategory = Sottopagine con Intestazione notcategory = Pagine con IncludiIntestazione notcategory = Pagine con SubIntestazione notcategory = Disambigua notcategory = Pagina principale mode = ordered </DynamicPageList> }} <!-- notcategory = Pagine con Edizione --> ===Testi senza qualità (not in 25%, 50%, 75%, 100%, Disambigua, Opere)=== <DynamicPageList> namespace = 0 notcategory = Testi SAL 25% notcategory = Testi SAL 50% notcategory = Testi SAL 75% notcategory = Testi SAL 100% notcategory = Disambigua notcategory = Pagina principale mode = ordered </DynamicPageList> ===incrocio di [[:Categoria:Testi senza versione cartacea a fronte|Testi senza versione cartacea a fronte]] e [[:Categoria:Testi SAL 100%|Testi SAL 100%]]=== <DynamicPageList> category=Testi senza versione cartacea a fronte category=Testi SAL 100% mode=ordered </DynamicPageList> ===incrocio di [[:Categoria:Fonte cartacea presente|Fonte cartacea presente]] e Testi con versione cartacea a fronte=== <DynamicPageList> category=Testi con versione cartacea a fronte category=Fonte cartacea presente mode = ordered </DynamicPageList> ===Tutti i possibili incroci di 25%, 50%, 75%, 100%, Disambigua=== <DynamicPageList> category = Testi SAL 25% category = Testi SAL 50% </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 25% category = Testi SAL 75% </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 25% category = Testi SAL 100% </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 25% category = Disambigua </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 50% category = Testi SAL 75% </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 50% category = Testi SAL 100% </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 50% category = Disambigua </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 75% category = Testi SAL 100% </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 75% category = Disambigua </DynamicPageList> <DynamicPageList> category = Testi SAL 100% category = Disambigua </DynamicPageList> ===Romanzi di Emilio Salgari === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = {{EspandiLista|TAA}} <DynamicPageList> namespace=0 category=Romanzi category=Testi di Emilio Salgari mode = ordered ordermethod = sortkey order = ascending </DynamicPageList> }} ===Romanzi non proofread === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = {{EspandiLista|TAA}} <DynamicPageList> namespace=0 category=Romanzi category=Testi senza versione cartacea a fronte mode = ordered ordermethod = sortkey order = ascending </DynamicPageList> }} ===Romanzi da trascrivere === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = {{EspandiLista|TAA}} <DynamicPageList> namespace=0 category=Romanzi category=Testi con versione cartacea a fronte category=Testi SAL 25% mode = ordered ordermethod = sortkey order = ascending </DynamicPageList> }} ===Raccolte di poesie non proofread === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = {{EspandiLista|TAA}} <DynamicPageList> namespace=0 category=Raccolte di poesie category=Testi senza versione cartacea a fronte mode = ordered ordermethod = sortkey order = ascending </DynamicPageList> }} === Indici più recenti senza fonte === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> namespace=Indice category=Indici senza fonte mode = ordered ordermethod = created order = descending addfirstcategorydate = true </DynamicPageList> }} === Scrittori d'Italia non BEIC === {{Cassetto | Titolo =&nbsp; | Testo = <DynamicPageList> namespace=Indice category=Scrittori d'Italia Laterza notcategory=BEIC </DynamicPageList> }} === Autori senza opere ma con testi caricabili === <DynamicPageList> namespace=Autore notcategory=Autori con opere su Wikisource category=Possibili caricamenti mode = ordered </DynamicPageList> === Autori stranieri con testi caricabili === <DynamicPageList> namespace=Autore notcategory=Autori italiani category=Possibili caricamenti mode = ordered </DynamicPageList> 8neecop1y49s2k8i93wo1ubz7hc1zqn Pagina:Gastronomia.djvu/3 108 252077 3834976 3145499 2026-05-13T17:06:29Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834976 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IlCapo" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato}} {{x-larger|'''NOTIZIE'''}} {{x-smaller|SULLA VITA}} {{x-larger|D I{{spazi|3}}{{AutoreCitato|Archestrato di Gela|A R C H E S T R A T O}}}} DI {{larger|DOMENICO SCINA’}} </div> {{rule|3em}} <noinclude> {|width=100% |valign=top style="font-size:.7em;"|</noinclude> {{xx-larger|F}}amose, come è noto ne’ tempi antichi, e celebrate furono in ogni parte la cucina di Sicilia, la nostra mensa, e le nostre vivande. Gli stranieri veniano tra noi ad apprender l’arte di condire i cibi, e il nostro Labdaco fu il maestro de’ cucinieri i più rinomati della Grecia <ref>''Antippo presso {{AutoreCitato|Ateneo di Naucrati|Aten.}} lib.'' 9'', cap.'' 15'', pagina'' 404'', ed. Casaubono''.</ref>: anzi da Sicilia quasi per moda, e a segno di grandezza chiamavano i loro cuochi i personaggi più ricchi tra i Greci, o in grazia degli Ateniesi scrisse Miteco il Cucinier Siciliano <ref>''{{AutoreCitato|Platone|Plat.}} in Gorg. Il titolo era Όψοποιΐα Σικελικἡ''.</ref>. Era così comune e generale il pregio, in cui si tenea la nostra cucina, che i comici, i quali sogliono gli usi motteggiare e i costumi de’ tempi, spesso ricordano le vivande preparate alla maniera di Sicilia, e d’ordinario recano in iscena de’ cuochi siciliani, o in Sicilia ammaestrati. Alessi, fra gli altri, introduce un cuoco, che menando gran vanto, va egli dicendo: «''Ho io appreso così bene a cuocere le vivande in Sicilia, che per il piacere farò ai commensali morsicare i tegami ed i piattelli'' <ref>''Presso Aten. I,'' 4'', c.'' 20'', p.'' 169.</ref>.„ Quest’arte venne tra i Siciliani a tanta fama, perchè erano opulenti e pieni di lusso: mangiavano essi due volte al giorno, e sempre a sazietà, <noinclude> <references/> |valign=top style="font-size:.7em;"| </noinclude>ricercavan de’ manicaretti, e la varietà amavan de’ cibi <ref>''Lett. di Plat. presso Aten. l.'' 12'', c.'' 6'', p.'' 527.</ref>; ma come erano coltissimi le arti e le scienze volgeano a loro comodo, e raffinavano col favore di queste gli stessi piaceri della vita. Sibari e Siracusa vivenno forse con eguale mollezza, ma questa, e non quella, facea coll’ingegno e la coltura più lieti i desinari. Panfilio sedendo a mensa non parlava che in versi <ref>''Aten. l.'' 1'', c.'' 4'', p.'' 4.</ref>, Carmo adattava alle vivande, non senza grazia, un verso di {{AutoreCitato|Omero|Omero}} o di {{AutoreCitato|Euripide|Euripide}} o d’altro poeta <ref>''Aten. loc. cit.''</ref>, e in Sicilia furono trovati alcuni giocolini, che poteano dopo cena tenere in festa la brigata <ref name="Cottabo">''Il più famoso tra questi giuochi era il Cottabo, il quale consistea in colpire col vino lanciato in alto artificiosamente un piccolissimo piattello attaccato alla estremità d’un’asta orizzontale in equilibrio. — S’alzava sopra un piede una colonnetta, che si chiamava il'' candelabro ''alla cui cima si tenea fermata nel mezzo per un perno quell’asta, la quale ad una estremità attaccato portava il piattellino, che era detto'' la plastinge''; di modo che l’asta formava una bilancetta in equilibrio, le cui braccia si moveano intorno al perno. Attaccata al''</ref>. Non è dunque da<noinclude><references/> |} [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> okfkd0h70gmf3u2qiu58vmwa08g3u72 Pagina:Gastronomia.djvu/4 108 252597 3834977 3180033 2026-05-13T17:07:42Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834977 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Lmelk" />{{RigaIntestazione|7|NOTIZIE SULLA VITA|8}}</noinclude><noinclude>{|width=100% |valign="top" style="font-size:.7em;"|</noinclude>maravigliare se gl’ingegni i più gentili tra i nostri, sia che coltivasser le muse o pur la filosofia, non abbiano preso a sdegno di vogliersi alla cucina, e al piacer dei conviti. Nette, decenti, odorose erano le stanze, nelle quali si preparavano le vivande: ''All’odor che si sente'', dice {{AutoreCitato|Cratino|Cratino}}, o ''vi è chi vende incenso, o un cuoco di Sicilia''<ref>''Presso {{AutoreCitato|Ateneo di Naucrati|Aten.}}'' l. 15, c. p. 661.</ref>. I filosofi stessi, che non amavano in quei tempi la severità, dettavano ancora sull’arte di condire i cibi delle lezioni nelle cucine de’ grandi. Aristippo, ch’era, come oggi dicesi, un uomo di spirito e di mondo, tenea gran cura della mensa del giovine <ref follow="Cottabo">''fusto del candelabro sporgea una piccola sbarra, sulla cui estremità al di sotto della plastinge era posata una statuetta di bronzo chiamata il ''mane'', e sottoposto eravi un vaso di rame. Il candelabro, la plastinge, il mane, e quel vaso si diceano Cottabo. I bicchieri propri per questo giuoco erano gli anchili, e li chiamavano ''cottabidi''. Ciascuno de’ giuocatori vi bevea prima il vino, e ne lasciava solamente sul fondo un picciolissimo residuo, che prendea il nome di ''lalage''. Ora tutta l’arte era a lanciare il lalage in sì fatto modo in alto, che cadendo iva a colpire la plastinge, e questa il mane, che rovesciando nel catino col suono dava segno del colpo. Ma nella vittoria si avea pure riguardo all’eleganza, colla quale era il giuoco eseguito. Appoggiato sul gomito sinistro dovea il giuocatore curvare dolcemente la destra, stringendo l’anchile colle dita situate nel modo come fanno i sonatori di tibia, lanciava il lalage in alto. Questa maniera di cottabo si diceva anche ''cotacto'' per distinguerlo dall’altra che venia eseguita nel seguente modo. — si metteva nel mezzo della stanza un catino pieno d’acqua, in cui vuoti stavano a galleggiare de’ vasellini. Allora tutto il giuoco era diretto a lanciare da’ ''carchesii'', che vi adopravano in vece di anchili, il lalage in modo, che cadendo colpisse e sommergesse quei vasellini. Chi più ne sommergeva era il vincitore. ― Tale ardore aveano i Greci pel cottabo, che fabbricavano delle stanze a questo oggetto, e le faceano rotonde, affinchè i giuocatori, sedendo in giro, fossero ad eguale distanza dal Cottabo situato nel mezzo. E vi erano di quelli, che della loro destrezza, e leggiadria in questo giuoco, pigliavano vanto più che altri non faceano della loro perizia nel saettare.''</ref><noinclude><references/> |valign="top" style="font-size:.7em;"|</noinclude>Dionisio, speculava della nuova vivanda ed occupavasi del loro condimento. Si filosofava dunque in Sicilia anche cucinando, e bella mostre faceasi di sapere, e di leggiadria parlando di cibi di leccumi. Però ad Eraclide, e un certo Dionisio, e tanti altri si ricordan tra noi che presero a scrivere dell’arte di raffinar la cucina, e ben condurre le vivande. Tra questi tutti levò principalmente il grido Archestrato, che scrisse un poema col titolo di ''Gastronomia'' o ''Gastrologia'', del quale ci restano ancora non pochi frammenti presso Ateneo. Fu egli un colto e spiritoso poeta, il quale di eleganza vestì e di vaghezza l’armamento della cucina; ma, già famoso a’ suoi tempi, non fu poi presso alcuni in egual pregio tenuto. Archestrato fu certamente Siciliano, ma ignorasi se di Siracusa, o pur di Gela: forse era egli da Siracusa; ma Ateneo sulle prime ne dubita, e più presto quindi lo chiama Geloo per pigliare il destro di pungerlo, come si fa, con una arguzia, dicendolo di ''Gela o piuttosto di Catagela''<ref>''Aten. l.'' 3, ''c.'' 30, ''p,'' 116, ''e l.'' 7, p. 294.</ref>, che vale, degno di riso: vano giuoco di parole, ed epigramma, per quanto pare, non molto faceto. L’incertezza, in cui fu posta la sua patria, non fu la sola ingiuria che ebbe a soffrire il suo nome e la sua memoria. Archestrato ebbe la disgrazia di cader nelle mani di alcuni melanconici, che affettando rigore e stoicismo in più modi Io straziarono; il sue poema fu chiamato da quel miserello di Crisippo la ''Metropoli della filosofia di Epicuro'', e fu proscritto dal medesimo al par de’ poemi lascivi di Filenide; i suoi versi furono detti per derisione i ''versi dorati'', o pur la ''Teogonia deli ghiottoni'', e i tltoli, de’ quali venne onorato, furono tutti ingiuriosi e ridevoli: ''il Ghiotto, l’Emulator di Sardanapalo, l’ingegnoso cuciniere, il general delle mense l’Esiodo de’ leccardi, il Teognide de’ golosi’; o per ironia ''il sapiente, il sottile, il preclaro poeta, il Pitagorico'', o altro simile. È sì continuo presso Ateneo l’uso di unire al nome di Archestrato una qualche villania, che alcuni son venuti nel sentimento Archestrato autore dell’opera de’ ''sonatori di tibia'', essere stato diverso dal nostro, poichè senza aggiunta d’ingiuria quello vi trovano ricordato. Io non voglio definire di qual momento sia una sì fatta ragione, ma, egli è certo, che Archestrato solo si ebbe la mala ventura. — Egli corse per la Grecia e pe’ luoghi i più colti della terra allor conosciuta per istruirsi, come<noinclude><references/> |}</noinclude> amxnajuh24r9wg3p01ew3pkb2e9434c Pagina:Gastronomia.djvu/20 108 256246 3834978 2408251 2026-05-13T17:09:45Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834978 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Vitaida" />{{RigaIntestazione|39|ARCHESTRATO, NOTE|40}} {|width=100% |valign=top width=50% style="font-size:.7em;"|</noinclude><section begin="45" />chiamar questo pesce usò della voce de’ Toni, ai quali dice egli, che era assai gradito. Rondelet è incerto tra più pesci a quale oggi si debba riferire il σαῦρος de’ Greci o ''lacertus'' dei Latini; e Belon ne ha fatto un genere che racchiude più e più specie. Ma Camus avendo riguardo ai cenni che ne fa Aristotile, ed alla maniera con cui lo netta, taglia e prepara il coco del Comico Alessi presso Aten. l. 7, c. 20, p. 322, è di avviso, che il ''sauros'' sia lo ''scomber tracurus'' di Linneo, in siciliano ''sauru''. Se così fosse, come verisimile, si verrebbe tra noi a conservare lo stesso nome a tal pesce, che avea presso i Greci.<section end="45" /> (46) <section begin="46" />''Aten. lib.'' 7, ''cap.'' 12, ''pag.'' 295. S’ignora che pesce sia il Glauco degli antichi. Il P. Ardouin, (de’ pesci lib. 8, cap. 15, 17) dice ''Rondeletius raria glauci genera ac nomina describit, sed ex conjectura ingenii tantum haud satis tuta. Lupo omnino similis esse dicitur a Xenocrate apud Oribasium.''<section end="46" /> (47) <section begin="47" />''Aten. lib.'' 7, ''cap.'' 10, ''pag.'' 238, e ''cap.'' 24, ''pag.'' 330. Il passere ψῆττα de’ Greci corrisponde, come dice Ateneo, al rombo de’ Romani, nome che questi, al dir di Casaubono, presero da’ Siciliani che lo chiamavano ''rombos''; oggi si nomina tra noi ''rammulu'', o ''rammulu imperiali'', ch’è il più grande; ma Rondelet e Gesnero sono d’opinione, che sia propriamente la ''pleuronectes platessa'' di Linn.; in Siciliano ''passaru'', pesce del medesimo genere del rombo o sia ''pleuronectes rhombus'' di Linneo.<section end="47" /> (48) <section begin="48" />''Aten. lib.'' 7, ''cap.'' 14, ''pag.'' 302.<section end="48" /> (49) <section begin="49" />''Aten. lib.'' 7, ''cap.'' 15, ''pag.'' 303.<section end="49" /> (50) <section begin="50" />''Aten. lib.'' 7, ''cap.'' 7, ''pag.'' 284.<section end="50" /> <noinclude>|valign=top width=50% style="font-size:.7em;"| </noinclude>Si pensa che il pesce, che non si può nominare nel verso esametro, sia l’''antacaeum'', che ha la seconda sillaba breve come Ovidio si lagnava del ''tuticanus''. (51) <section begin="51" />''Aten. lib.'' 7, ''cap.'' 18, ''pag.'' 315.<section end="51" /> (52) <section begin="52" />''Aten. lib.'' 3, ''cap.'' 30, ''pag.'' 117. La saperda, secondo Esichio, era il nome che si assegnava al pesce coracino, o corvo, nelle coste del Ponto. Il salume oreo era formato da quella parte del tonno che sta vicino alla coda.<section end="52" /> (53) <section begin="53" />''Aten. lib.'' 9, ''cap.'' 14, ''pag.'' 399.<section end="53" /> (54) <section begin="54" />''Aten. lib.'' 9, ''cap.'' 8, ''pag.'' 384.<section end="54" /> (55) <section begin="55" />''Aten. lib.'' 2, ''cap.'' 15, ''pag.'' 36. I Greci chiamavano δροπετεῖς le olive, che si maturano all’albero, e però i Romani le chiamavano ''druppae''. I Greci poi chiamavano ''colymibadas'' le olive in salamoja, che molto pregiavano. Si vegga Aten. nel luogo cit.<section end="55" /> (56) <section begin="56" />''Aten. lib.'' 3, ''cap.'' 22, ''pag.'' 101.<section end="56" /> (57) <section begin="57" />''Aten. lib.'' 1, ''cap.'' 23, ''pag.'' 29. Si è aggiunta la parola vetusta a Biblo perchè in verità era questa una città antichissima di Fenicia, ma è da pigliare in considerazione, secondo Ateneo, che quando Archestrato parla nel vers. 13 del vino fenicio, non intende far parola del vino di Biblo, ma d’un vino che si facea nell’oriente da’ datteri, e si chiamava fenicio o sia palmeo da φοῖνιξ, palma (Plin. lib. 13 e 14). Questo vino da principio era essai dolce, ma subito si guastava. Non si può finalmente definire a qual vino si riferisca la parola ἑτέρου del vers. 16, perchè Ateneo rapporta il frammento con alcuni versi mancanti prima che si faccia menzione del vino tasio.<section end="57" /> |} {{Centrato}}FINE</div><noinclude> <references/></noinclude> 8rt3a03aq8v0hpcv1j3xicihaco9g7y Pagina:Cosa può dire oggi la fotografia?.pdf/5 108 259910 3834979 2360422 2026-05-13T17:16:06Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834979 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Colonna}}{{noindent|{{Sc|sì, la fotografia mantiene un rapporto privilegiato}} con il reale. Rispetto al disegno per esempio, o ad altri medium, è meno compromessa con l’interpretazione di un rendiconto visivo. Le fotografie, più che rendiconti, sono pezzi di realtà. Se dubitiamo di una cosa e ci mostrano la fotografia, questa ne attesta la reale verità. Grazie all’effetto di credibilità del mezzo, viene obliterata l’esistenza di una data cosa. La fotografia dimostra qualcosa che c’è o che c’è stato realmente.}} {{Rule|5em}} {{Sc|la fotografia è la matrice del contemporaneo}} e non è più mera riproduzione del reale o dell’opera d’arte, ma un comportamento, un modo di stare al mondo che apre a molte cose. È l’esercizio di un proprio essere nei confronti del mondo. {{noindent|Oggi la specificità del mezzo fotografico si è contaminata con altri media, aggiornandosi e rinnovando in un certo senso il proprio statuto. Intendo una fotografia al di fuori dei confini e dell’ovvio. Proprio in virtù di questo userei, piuttosto che la parola `fotografia’, il termine `fotografico’, che è un’idea di fotografia che va aldilà della carta stampata. È questo specifico fotografico ad essere in grado di esprimere la complessità del contemporaneo. Esercito una fotografia `allargata’, in dialogo con altri media e con gli input del mondo. È una fotografia complessa perché complesso è il tempo che stiamo vivendo. E con `complesso’ intendo che si completa o comprende altre cose che sono per nascita al di fuori di sé.}} {{noindent|Non si fa fotografia solo asserragliandosi dietro l’obiettivo della macchina, ma anche standoci davanti, delegando il click, o usando la fotografia come oggetto. Fotografo non è soltanto colui che registra ma anche colui che inventa con il fotografico (''Sticker'', 2007).}} {{noindent|Personalmente mi piace giocare con il senso di morte che è implicito nella fotografia, inventando nel connubio tra bidimensionale e tridimensionale, riportando in vita gli accadimenti e facendo entrare quel fantasma in un altro corpo, concedendogli così una seconda possibilità di esperienza, movimento, spazio e tempo.}} {{noindent|Quando guardo una fotografia non mi fermo solo alla sua superficie visiva, ma cerco di intuire che cosa vuole rivelare. Si innesca così una forma di moto e un’immagine ne traina un’altra; immagine e immaginazione mi portano al movimento.}} {{noindent|Non penso che la fotografia sia statica, al suo interno tante cose si muovono, basta saperle vedere.}} {{Rule|5em}} {{Sc|gran parte dei miei lavori}} nascono dalla suggestione esercitata da una fotografia. In principio vi è sempre un’immagine fotografica, su cui intervenire come a voler innescare una continuità o un cortocircuito, con un conseguente effetto di straniamento. Nell’immagine cerco un nutrimento per il mio lavoro. Inizialmente l’ho trovato negli album privati (''Offside'', 2007), poi negli archivi storici (''Propp'', 2008) e nel fotografico di massa (''Rubik'', 2008). Il prelievo, la memoria, l’archivio, il tempo, la presenza, l’assenza sono tutti caratteri che discendono dalla fotografia e che sono stati toccati all’interno della mia ricerca, visiva e performativa. La fotografia è un incitamento all’immagine e l’immagine lo è all’immaginazione. Nell’immagine trovo le notizie, le informazioni utili alla costruzione del mio lavoro e avverto questi passaggi in maniera dinamica, {{AltraColonna}}forse per questo mi esprimo anche attraverso la performance, ovvero attraverso una fotografia in forma di azione (in-forma-azione). La mia fotografia ha un carattere performativo, può muoversi, e questo mi piace (''Ada città'', 2008). {{Rule|5em}} {{Sc|ciò che mi interessa}} del linguaggio specifico della fotografia è la possibilità di estendere gli spazi e il tempo, oltreché vestire un altro da sé. Mi entusiasma poter far vivere insieme bidimensionale e tridimensionale; passato e presente; realtà e finzione. Nel mio ultimo lavoro (''DK'', 2009), grazie alla specificità dei mezzi usati, ho rinnovato il valore di attestazione di verità della fotografia, in parallelo a quello dell’invenzione artificiosa, creando un immaginario credibile e viceversa rendendo il reale fiction. La fotografia può farci diventare qualcosa che non siamo, è un cubo magico che ci ri-combina in nuovi scenari, altre esperienze di vita. Essa ci permette di entrare in contatto con una o più realtà e di avanzare pretese su di esse (''Rubik'', 2008). {{noindent|Considero la fotografia sia sotto l’aspetto concettuale che formale e lavoro affinché questi due versanti convivano. Perciò possiamo parlare del tipo di macchina usata, del negativo, della qualità di stampa, della carta, del supporto; ma anche di una fotografia che è performativa, oggettiva, ambientale, di scena, pubblica. A seconda dei casi adopero una fotografia che mira alla massima qualità tecnica ed estetica, altre volte invece è la sua funzione esecutiva a prevalere in quanto delegata al pubblico, che diventa parte in causa nella costruzione dell’opera stessa con tutto il rischio che ne consegue (''Saluti a Modigliana'', 2007).}} {{Rule|5em}} {{Sc|privilegio la fotografia analogica}}, soprattutto per la sua carica emotiva (''Lina'', 2004; ''Le petit'', 2006). L’analogico conserva ancora degli aspetti vicini alla magia e riesce sempre a stupirmi. Il mio lavoro sarebbe stato lo stesso anche senza l’avvento delle nuove tecnologie digitali, tant’è che con l’analogico riesco ad `’imitare’ questi linguaggi comuni. Nel lavoro dal titolo ''Offside'', 2007, per esempio, la mimesi, l’innesto della figura all’interno di un’immagine, avviene realmente e la finzione svela i suoi trucchi mostrando a uno sguardo più attento un rialzo di plexiglass trasparente, con cui il corpo si aiuta per inseguire l’appiattimento bidimensionale, o viceversa, per riportare quell’immagine al presente, annullando così le resistenze spazio temporali. L’immagine fatta a fondale e un reale poster in PVC e in scala 1:1, di circa 4mt x 3mt, sorretto da due americane nascoste ai lati. Sarebbe stato più facile usare Photoshop, ma non avrei avuto la possibilità di calarmi in prima persona negli avvenimenti con il carattere e la personalità (''Gap'', 2008). {{noindent|Il digitale mi interessa nella costruzione del video, nel rapporto tra un’immagine e l’altra (''Senza titolo #2'', 2001; ''Gap'', 2008). L’analogico quasi sempre ha il sopravvento nel risultato finale, quando questo finale è invece in digitale, accade per la volontà di sottolineare un uso pubblico e democratico della fotografia. Inoltre il digitale mi è di grande aiuto per la preparazione e costruzione degli apparati più propriamente oggettivi o di scena (''Poster'', 2006), o ancora quando voglio accostare alla fotografia un visivo più freddo, più vicino a un’idea essenziale di pensiero e di schema (''Propp'', 2008). {{FineColonna}} {{Rule|2em}} {{Ct|{{Sc|{{Ac|Cristian Chironi|cristian chironi}}}}}} {{Rule|2em}}<noinclude></noinclude> r6sqqn2klkad61iwubfbzn7o73kw9ex 3834980 3834979 2026-05-13T17:17:45Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834980 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Colonna}}{{noindent|{{Sc|sì, la fotografia mantiene un rapporto privilegiato}} con il reale. Rispetto al disegno per esempio, o ad altri medium, è meno compromessa con l’interpretazione di un rendiconto visivo. Le fotografie, più che rendiconti, sono pezzi di realtà. Se dubitiamo di una cosa e ci mostrano la fotografia, questa ne attesta la reale verità. Grazie all’effetto di credibilità del mezzo, viene obliterata l’esistenza di una data cosa. La fotografia dimostra qualcosa che c’è o che c’è stato realmente.}} {{Rule|5em}} {{Sc|la fotografia è la matrice del contemporaneo}} e non è più mera riproduzione del reale o dell’opera d’arte, ma un comportamento, un modo di stare al mondo che apre a molte cose. È l’esercizio di un proprio essere nei confronti del mondo. {{noindent|Oggi la specificità del mezzo fotografico si è contaminata con altri media, aggiornandosi e rinnovando in un certo senso il proprio statuto. Intendo una fotografia al di fuori dei confini e dell’ovvio. Proprio in virtù di questo userei, piuttosto che la parola `fotografia’, il termine `fotografico’, che è un’idea di fotografia che va aldilà della carta stampata. È questo specifico fotografico ad essere in grado di esprimere la complessità del contemporaneo. Esercito una fotografia `allargata’, in dialogo con altri media e con gli input del mondo. È una fotografia complessa perché complesso è il tempo che stiamo vivendo. E con `complesso’ intendo che si completa o comprende altre cose che sono per nascita al di fuori di sé.}} {{noindent|Non si fa fotografia solo asserragliandosi dietro l’obiettivo della macchina, ma anche standoci davanti, delegando il click, o usando la fotografia come oggetto. Fotografo non è soltanto colui che registra ma anche colui che inventa con il fotografico (''Sticker'', 2007).}} {{noindent|Personalmente mi piace giocare con il senso di morte che è implicito nella fotografia, inventando nel connubio tra bidimensionale e tridimensionale, riportando in vita gli accadimenti e facendo entrare quel fantasma in un altro corpo, concedendogli così una seconda possibilità di esperienza, movimento, spazio e tempo.}} {{noindent|Quando guardo una fotografia non mi fermo solo alla sua superficie visiva, ma cerco di intuire che cosa vuole rivelare. Si innesca così una forma di moto e un’immagine ne traina un’altra; immagine e immaginazione mi portano al movimento.}} {{noindent|Non penso che la fotografia sia statica, al suo interno tante cose si muovono, basta saperle vedere.}} {{Rule|5em}} {{Sc|gran parte dei miei lavori}} nascono dalla suggestione esercitata da una fotografia. In principio vi è sempre un’immagine fotografica, su cui intervenire come a voler innescare una continuità o un cortocircuito, con un conseguente effetto di straniamento. Nell’immagine cerco un nutrimento per il mio lavoro. Inizialmente l’ho trovato negli album privati (''Offside'', 2007), poi negli archivi storici (''Propp'', 2008) e nel fotografico di massa (''Rubik'', 2008). Il prelievo, la memoria, l’archivio, il tempo, la presenza, l’assenza sono tutti caratteri che discendono dalla fotografia e che sono stati toccati all’interno della mia ricerca, visiva e performativa. La fotografia è un incitamento all’immagine e l’immagine lo è all’immaginazione. Nell’immagine trovo le notizie, le informazioni utili alla costruzione del mio lavoro e avverto questi passaggi in maniera dinamica, {{AltraColonna}}forse per questo mi esprimo anche attraverso la performance, ovvero attraverso una fotografia in forma di azione (in-forma-azione). La mia fotografia ha un carattere performativo, può muoversi, e questo mi piace (''Ada città'', 2008). {{Rule|5em}} {{Sc|ciò che mi interessa}} del linguaggio specifico della fotografia è la possibilità di estendere gli spazi e il tempo, oltreché vestire un altro da sé. Mi entusiasma poter far vivere insieme bidimensionale e tridimensionale; passato e presente; realtà e finzione. Nel mio ultimo lavoro (''DK'', 2009), grazie alla specificità dei mezzi usati, ho rinnovato il valore di attestazione di verità della fotografia, in parallelo a quello dell’invenzione artificiosa, creando un immaginario credibile e viceversa rendendo il reale fiction. La fotografia può farci diventare qualcosa che non siamo, è un cubo magico che ci ri-combina in nuovi scenari, altre esperienze di vita. Essa ci permette di entrare in contatto con una o più realtà e di avanzare pretese su di esse (''Rubik'', 2008). {{noindent|Considero la fotografia sia sotto l’aspetto concettuale che formale e lavoro affinché questi due versanti convivano. Perciò possiamo parlare del tipo di macchina usata, del negativo, della qualità di stampa, della carta, del supporto; ma anche di una fotografia che è performativa, oggettiva, ambientale, di scena, pubblica. A seconda dei casi adopero una fotografia che mira alla massima qualità tecnica ed estetica, altre volte invece è la sua funzione esecutiva a prevalere in quanto delegata al pubblico, che diventa parte in causa nella costruzione dell’opera stessa con tutto il rischio che ne consegue (''Saluti a Modigliana'', 2007).}} {{Rule|5em}} {{Sc|privilegio la fotografia analogica}}, soprattutto per la sua carica emotiva (''Lina'', 2004; ''Le petit'', 2006). L’analogico conserva ancora degli aspetti vicini alla magia e riesce sempre a stupirmi. Il mio lavoro sarebbe stato lo stesso anche senza l’avvento delle nuove tecnologie digitali, tant’è che con l’analogico riesco ad `’imitare’ questi linguaggi comuni. Nel lavoro dal titolo ''Offside'', 2007, per esempio, la mimesi, l’innesto della figura all’interno di un’immagine, avviene realmente e la finzione svela i suoi trucchi mostrando a uno sguardo più attento un rialzo di plexiglass trasparente, con cui il corpo si aiuta per inseguire l’appiattimento bidimensionale, o viceversa, per riportare quell’immagine al presente, annullando così le resistenze spazio temporali. L’immagine fatta a fondale e un reale poster in PVC e in scala 1:1, di circa 4mt x 3mt, sorretto da due americane nascoste ai lati. Sarebbe stato più facile usare Photoshop, ma non avrei avuto la possibilità di calarmi in prima persona negli avvenimenti con il carattere e la personalità (''Gap'', 2008). {{noindent|Il digitale mi interessa nella costruzione del video, nel rapporto tra un’immagine e l’altra (''Senza titolo #2'', 2001; ''Gap'', 2008).}} L’analogico quasi sempre ha il sopravvento nel risultato finale, quando questo finale è invece in digitale, accade per la volontà di sottolineare un uso pubblico e democratico della fotografia. Inoltre il digitale mi è di grande aiuto per la preparazione e costruzione degli apparati più propriamente oggettivi o di scena (''Poster'', 2006), o ancora quando voglio accostare alla fotografia un visivo più freddo, più vicino a un’idea essenziale di pensiero e di schema (''Propp'', 2008). {{FineColonna}} {{Rule|2em}} {{Ct|{{Sc|{{Ac|Cristian Chironi|cristian chironi}}}}}} {{Rule|2em}}<noinclude></noinclude> 44nxwk7r8uhjcdlrmkmdtgx2spfgree Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/248 108 299643 3835087 3232332 2026-05-14T06:30:53Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835087 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|235}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=1|f=120%|XIV}} {{Ct|t=1|v=1|GLI STRALI D’AMORE}} {{Ct|t=1|v=2|f=120%|AL SIG. GIO. AGOSTINO SPINOLA.}} <poem> Già fu stagion, che gli amorosi strali Piaga facean, che conduceva a morte Senza alcun scampo, ed i piagati amanti In lunga pena di sospiri accesi {{R|5}}Perdean la pace dell’amato sonno, E sempre afflitti da pensier nojosi Volgeano il guardo nubiloso a terra: Quinci d’Amore era odïato il nome Siccome orrendo; e l’universo udiva {{R|10}}Farsi ognora d’intorno alte querele. Su ciò pensando, e del figliuolo a’ biasmi Volgendo l’alma empiea di duolo il petto Venere bella, ed aggiogando al carro Con bei legami d’ôr l’alme colombe, {{R|15}}Le va battendo per gli aerei campi, E da Citera in Cipro ella pervenne: Ivi nel grembo d’una valle ombrosa Tra verdi mirti, al mormorar dell’aure, Trovò la madre il ricercato infante: {{R|20}}Egli con l’onde d’un argenteo fiume, Su durissima cote iva affinando L’armi dell’invincibile faretra; Ed a lui con sembiante, ove lampeggia E di pietate, e di disdegno un raggio, {{R|25}}Aprendo varco tra nettaree rose A dolcissime voci, ella dicea: Ancor non sazio delle piaghe altrui Orribili cotanto, ecco t’affanni A dar più filo alle saette acute? {{R|30}}Mio figlio, no: che? ti produsse l’onda Del mare irato, e le nevose cime, E l’aspre balze de’ Caucasei monti? Se non ti cale degli amari pianti, Che versa il mondo, e s’a te poco incresce, {{R|35}}Che senta la tua corte alto cordoglio Per tue quadrella, or non ti frena almeno Nel gran furor la non usata infamia Che t’accompagna? e non avvampi udendo Bestemmiar coteste armi? io certamente {{R|40}}Raccolgo ognora e di pietate, e d’ira Immense strida; e non ascolto voce, Che senza oltraggi al mondo oggi ti nomi. Ti pregi forse esser mostrato a dito Siccome peste de’ mortali? e godi, {{R|45}}Che sotto la tua destra ognun s’affligga? Sì tra perle e rubini ella favella Con tal sembiante, ch’ammorzar può l’ira D’una orba tigre, e disgombrar le nubi Da i zaffiri dell’aria, e far tranquilla {{R|50}}Nell’Oceán spumante ogni tempesta. A lei rivolto, e con dimessa fronte, Girando i suoi begli occhi, apre un sorriso Di là dal modo dell’uman costume, Dolce a vedersi il Dioneo fanciullo, {{R|55}}E poi la man di rose al molle petto Lieve accostò, quasi giurar volesse, Indi il volo disciolse a cotai voci: Perdere i dardi, e dell’amabile arco Possa vedermi disarmato il tergo, {{R|60}}E vada altri signor di mia faretra, Se dell’immense colpe, onde m’accusi Non son lontano: ahi sì veloce ai biasmi Sciogli la lingua, o genitrice, e carchi Me, tuo figliuol, di sì gran colpe a torto? {{R|65}}Gli strali miei son di fin oro, in Stige Io non gli tempro ad inasprir le piaghe; D’atro aconito io non gli attosco, e quali A me già fur commessi, io gli saetto: Se pur t’aggrada, ed a giustizia stimi {{R|70}}Ben convenirsi, che rimanga ignuda La destra mia d’ogni possanza al mondo; Se tu, ch’intenta alle mie glorie l’alma Aver dovresti, e d’avanzar miei pregi, Non mai pentirti, ami ch’io giaccia inerme, {{R|75}}Ed insegna d’onor non mi rimanga, Ecco gli strali bestemmiati, e l’arco Abbominato: a tuo voler gli spezza, Ardi la formidabile faretra, Ed i titoli miei l’abisso involva. {{R|80}}Ei così disse; e l’Acidalia Diva Fra le braccia d’avorio il si raccoglie Teneramente e lampeggiando un riso Con bei baci di néttare il vezzeggia, E gli dicea: vadano in mar sommerse {{R|85}}Le fallaci bugie de’ tuoi pensieri: Io non vo’, che tua destra si disarmi, Ma vo’, che l’armi tue, come gioconde Sieno bramate da’ leggiadri amanti; Fidami tua faretra, e come in cielo {{R|90}}S’apran le porte alla seconda aurora, Vientene a me volando in Amatunta: Sul fin delle parole in man si reca Salendo il carro gli amorosi strali, E sferza le colombe, ed esse aprendo {{R|95}}L’ali di neve trascorreano i nembi, E spirando d’intorno aure di croco Venner della speranza all’alto albergo: Mirabil monte, a cui mai sempre spiega Febo in serena fronte i raggi d’oro, {{R|100}}Nè mai sostien, ch’egli patisca oltraggio Dal folto orror della Cimmeria notte; Ma di lucidi fiumi amate rive, Ma lucide aure, e su dipinte piagge Di colori, e d’odor varie vaghezze {{R|105}}Sempre ha d’intorno, e sulle fresche fronde Iti sospira Filomena, ed Iti Iti la terra, ed Iti il ciel sospira, Alternando dolente a quei dolori Soavemente. Infra delizie tante {{R|110}}La bella Ninfa de’ mortali amica Chiusa soggiorna; e dal seren del core Le sorge un lume di letizia in volto, Che di caro sorriso empie i rubini Dell’alma bocca, e dagli sguardi vibra {{R|115}}Il più soave fra mortali ardore. In verdissima seta ella è succinta, Leggiadra gonna, e le fiorisce in testa Ghirlanda, che disprezza i fieri orgogli D’ogni aspro verno; e non risorge aurora. {{R|120}}Nè mai tramonta Sol, ch’ella non stanchi Con le dita di rose eburnea cetra, A lei sposando armonïose note; E pur allor cantò, come tradita Dal re d’Atene in solitaria piaggia {{R|125}}Sparse Arïanna alte querele al vento, </poem><noinclude> <references/></noinclude> lmfv5zma06p0ml31jtmebyf6l2w41tl Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/249 108 299644 3835088 3233761 2026-05-14T06:31:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835088 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|236|{{sc|poesie}}}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Non si mirando intorno altro che morte: Ma poscia sposa di sublime amante Ebbe regno superbo, ebbe corona, Non mai goduta da mortal donzella. {{R|130}}Appena chiuse le rosate labbra, Che Citerea le fu da presso; e poscia Ch’ebbono posto all’accoglienze fine, Venere bella a così dir le prese: Ninfa gentil, che de gli umani cori {{R|135}}Sempre pietosa il loro mal consoli Per via ch’a sofferir fassi men grave, Queste del mio figliuolo aspre saette Giungono altrui nell’anima sì forte, Che ’l mondo duolsi, e con querele eterne {{R|140}}Ei ne bestemmia il vïolento arciero; Onde io m’attristo; or tu gentil, che tempri Co’ bei segreti tuoi l’umane angosce, Ungi queste armi d’alcuna erba, o note Mormora sopra lor, che sian possenti {{R|145}}A svenenarle, e n’avrà pace il mondo, E tu gran fama di pietate, ed io Non mi sciorrò giammai da’ merti tuoi. A questi prieghi la gentil donzella Diede risposta prontamente, e disse: {{R|150}}Nè tu di cosa indegna unqua desire Aver potresti, ed alle tue vaghezze Io non posso venir giammai ritrosa: Al fin delle parole ella raccolse I fieri dardi, e d’un licor gli sparse {{R|155}}Meraviglioso alla mortal credenza: Con questo tempra ogni cordoglio, e scema Ogni orribile angoscia; onde il martíre Non lascia in preda a morte alma dolente: Sì medicata la terribil punta {{R|160}}De gli aurei strali, a Citerea gli porse. Ella partissi, e ritornando al regno Poi ridonogli all’amoroso infante; Ed ei piagando altrui non diè ferita, Che fosse a sopportar senza diletti. {{R|165}}Aggia qui fin la dilettosa istoria; E se giammai ne i campi d’Anfitrite Trascorrerai, Gian Agostin, co’ remi Cercando l’aure volatrici allora, Che latra il can dalle stellanti piagge, {{R|170}}O se giammai sovra fiorita erbetta, Cui purissima Najade rinfreschi, Ti schermirai dalla stagione ardente, Rivolgi ivi la mente al mio Parnaso: Che se di pochi fiori oggi t’onora, {{R|175}}Tesserà forse un dì maggior ghirlanda. </poem><section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|t=2|v=1|f=120%|XV}} {{Ct|t=1|v=1|IL DIASPRO}} {{Ct|t=1|v=1|f=120%|AL SIG. GIO. FRANCESCO BRIGNOLE.}} {{Ct|t=1|v=2|f=80%|MARCHESE DI GROPPOLI.}} <poem> Un dì sull’apparir dell’alma Aurora Per la stagion d’april, che l’alme espone Al bello ardor dell’Acidalia stella, Amor disposto a guerreggiar ne i cori, {{R|5}}L’armi provò di sua faretra: ei trasse Ad una ad una fuor l’auree quadrella, E mentre ei tocca coll’eburnee dita La cruda punta di quei dardi, incauto Un se ne punse, e leggiermente afflitto {{R|10}}Dalla rosata man sangue cosparse: Immantenente ei rinversò dagli occhi Tepido rivo; e sbigottito in volto Per l’insolita piaga, ei sciolse il volo Inverso Febo, a ricercar conforto: {{R|15}}Poco penò sulle volubil piume, Che fu per entro il quarto cielo, e scorsa Del biondo Apollo l’ammirabil stanza, Ei trapassò della gemmata porta La soglia d’oro, nè fermò le penne, {{R|20}}Che fu da presso al luminoso Nume. Erano al carro fiammeggiante, ardente Di topazzi, d’elettri e di piropi Legati i gran corsieri, Eto, Piroo, Eoo, Flegonte; e dell’ambrosia eterna {{R|25}}Dalle nari spandeano aure immortali; E mal soffrendo del cammin l’indugio, Calpestavan con unghia di diamante Il chiaro smalto dell’etereo campo; E de’ fulgidi freni il gran tesoro {{R|30}}Avea già Febo nella manca, e pronto Moveasi omai per l’infinito spazio Delle strade stellanti allor, ch’ei scerse Il tristo aspetto dell’Idalio arciero: Subito allor l’infaticabil destra {{R|35}}Egli ritenne, ed arrestò la sferza, Che minacciava alle nettaree groppe: E vêr l’eccelso peregrin movendo Con lietissima fronte, in bel sembiante, Fece sentir queste parole alate: {{R|40}}Onde oggi vieni? e qual cagion t’adduce A questi alberghi? è già non picciol tempo, Che non gli festi di tua vista degni, Unico re dell’invincibile arco, Che pur sovra ogni cor ti dona impero: {{R|45}}Ma perchè gli occhi molli, e ’l bel tesoro Veggio turbarsi dell’amabil fronte? A cui di Citerea rispose il figlio, Alzando il dito sanguinoso, e disse: Mira, che forte piaga, e che ruscello {{R|50}}Sgorga di sangue: io rivedendo il filo Di mie quadrella, e colle proprie dita Amando farmi del lor taglio esperto, Mi son trafitto; e tuttavia trabocca L’onda vermiglia della piaga acerba; {{R|55}}Ma tu, Signor dell’arte, onde salute Viene agl’infermi, al cui saper son conte Di ciascun’erba le virtù segrete: Nè chiusa valle, o solitario giogo Nobil foglia produce, i cui licori {{R|60}}Siano alla vista di tua mente ignoti, Alcun conforto a’ miei dolor comparti, E frena il sangue, e la ferita chiudi, Onde io sono infelice, e de’ tuoi doni Non pur meco sarà lunga memoria, {{R|65}}Ma non giammai porragli in cieco obblio La bella qui fra voi mia genitrice. Così diceva, e sulle guance adorne L’ostro per lo cordoglio impallidiva; A cui rispose dell’eterea luce {{R|70}}Il non mai stanco guidatore eterno: Io non dirò per aggravar parlando La doglia, onde vai carco; e con mie voci Rinnovare al presente ingiurie antiche, </poem><section end="s2" /><noinclude> <references/></noinclude> lk8l9tifze3h3bdslg4ya77e0njm1u5 Pagina:Osservazioni intorno alle vipere.djvu/77 108 333542 3835119 2455297 2026-05-14T08:22:44Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3835119 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||DI FRANCESCO REDI.|79}}</noinclude>{{Pt|larmente|particolarmente}} nelle Vipere, e tanto più, che {{AutoreCitato|Nicandro|Nicandro}} dettolo avea, e trovasi confermato da {{AutoreCitato|Galeno|Galeno}} in più luoghi, da {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}, da {{Wl|Q540679|Paolo Egineta}}, da {{Wl|Q2601875|Serapione}}, da {{AutoreCitato|Avicenna|Avicenna}}, e da {{AutoreCitato|Tito Lucrezio Caro|Lucrezio}}, che filosofando cantò <poem>''Est itaque, vt serpens hominis quæ tacta salivis'' ''Disperit, ac sese mandendo conficit ipsa.'' </poem> E questi Antichi sono stati secondati da molti Moderni, e particolarmente dal Cardinal {{Wl|Q3068727|Ponzetto}}, da {{Wl|Q20747490|Bertruccio}} Bolognese, dal {{AutoreCitato|Conrad Gessner|Gesnero}}, dal {{AutoreCitato|Abraham Zacuto|Zacuto}}, da {{AutoreCitato|Tommaso Campanella|Tommaso Campanella}}, da {{Wl|Q55225000|Marc’Antonio Alaimo}}, da {{Wl|Q118611761|Lelio Bisciola}}, e dal dottissimo, e celebratissimo {{AutoreCitato|Ulisse Aldrovandi|Ulisse Aldrovando}}, il quale non solo tenne per fermo, che la saliva dell’uomo ammazz’i Serpenti, ma volle anco discorrervi sopra, e darne la ragione, riducendola in fine, a quel vano, e chimerico nome della tanto decantata antipatia; Ma {{AutoreIgnoto|Pier Giovanni Fabro}}, e {{AutoreCitato|Marco Aurelio Severino|Marc’Aurelio Severino}} poco prezzandola, addussero per efficacissima cagione il Sale Armoniaco, del quale pienissima dissero ogni sorte di saliva, ma sopra tutte l’umana. Io rinchiusi dunque sei Vipere scelte in una grande<noinclude> <references/></noinclude> bz4kgfj4xexhy7ic262z4f7tyiutcwt Modulo:Autore 828 335900 3834927 3834895 2026-05-13T12:32:57Z Candalua 1675 3834927 Scribunto text/plain -- elemento su Wikidata local item = mw.wikibase.getEntityObject() local c = require('Modulo:Common') local d = require('Modulo:Date') local controlloAutorita = require('Modulo:Controllo di autorità') local p = {} -- lingua predefinita local lang = mw.language.getContentLanguage() local attrs = { nome = 'Nome', cognome = 'Cognome', professioneNazionalita = 'Professione e nazionalità' } function p.autodetect(frame) local aut = frame:getParent().args[1] local t = mw.title.getCurrentTitle().text if aut == nil or aut == '' then local m = string.match(t,'^Libri di (.+)$') if m == nil then m = string.match(t,'^Testi di (.+)$') end if m == nil then m = string.match(t,'in cui è citato (.+)$') end if m ~= nil then return m end end return aut end function p.dato(frame) local page = mw.title.new(frame:getParent().args[1], 102) local c = string.gsub(page:getContent(), '^(.*%{%{%s*[Aa]utore)(\n*%|.-%}%}).*$', '{{DatoAutore/dato|dato='..frame:getParent().args[2]..'%2') return frame:preprocess(c) end function p.prendiDato(frame) return frame:getParent().args[attrs[frame:getParent().args.dato]] end -- controllo di autorita' function cda() if item then return controlloAutorita.box(item) end end -- stringa da restituire local output = '' local outputCat = '' --le categorie le metto qui, per tenerle separate e metterle poi in fondo al testo generato function add(str) output = output..str end -- aggiunge una categoria (solo in ns Autore) function addCat(name) if c.isNSAutore() then outputCat = outputCat .. c.category(mw.text.trim(name)) end end -- richiama un template che ha il compito di aggiungere una o più categorie (solo in ns Autore) function addTmp(title, args) if c.isNSAutore() then outputCat = outputCat .. c.template(title, args) end end --ritorna true se autore umano, false altrimenti function p.isHuman() return c.instanceof(5) end --data una stringa di solo testo contenente giono e mese, ritorna il link a quel giorno e mese function linkGiornoMese(giornoMese) if giornoMese then return c.template('DataGiorno', {giornoMese} ) else return '' end end --data una stringa di solo testo contenente l'anno, ritorna il link a quell'anno function linkAnno(anno) if anno then return c.template('Autore/Anno', {anno} ) else return '' end end --data una stringa di solo testo contenente il secolo, ritorna il link a quel secolo function linkSecolo(secolo) local stringa = '' if secolo then for sec in string.gmatch(secolo, '([^/]+)') do if stringa ~= '' then stringa = stringa .. '/' end local catname = 'Autori del ' if sec == 'Antichità' then catname = 'Autori dell\'' end stringa = stringa .. c.category(catname..sec, sec, true) end end return stringa end -- crea un collegamento a una categoria (non vuota) relativa all'autore function catLink(cat, icon) local fcat = mw.ustring.format(cat, nomeAutore) if c.pagesInCat(fcat) > 0 then add('<div>[[File:'..(icon or 'Nuvola filesystems folder open.png')..'|20px|alt=Icona categoria]] \'\'' ..c.category(fcat, mw.ustring.format(cat, (args.Nome or '')..' '..(args.Cognome or '')), true) ..' ('..c.pagesInCat(fcat)..')\'\'</div>') end end -- l'autore è maschio o femmina? function p.sesso() return c.getLabelFromValue(c.getClaimValue(c.getSingleClaimByProperty('P21'))) end -- ritorna l'immagine che rappresenta l'autore (la prima, se ce ne sono più di una) function p.immagine() if p.isHuman() then return c.getSingleClaimValueByProperty('P18') -- immagine or c.getSingleClaimValueByProperty('P94') -- coat of arms image or c.getSingleClaimValueByProperty('P41') -- bandiera else return c.getSingleClaimValueByProperty('P41') -- bandiera or c.getSingleClaimValueByProperty('P94') -- coat of arms image or c.getSingleClaimValueByProperty('P18') -- immagine end end function p.attivita(full) local list = {} for str in mw.text.gsplit(full, '/', true) do table.insert(list, lang:lcfirst(str)) end return mw.text.listToText(list) end --ritorna una lista di note <ref>testo</ref> leggendo P854 (Reference URL) e P248 (stated in) function getRefList(references) refList = '' local n = 0; for i, r in pairs(references or {}) do if n < 5 and r.snaks then local refURL = r.snaks.P854 local refStatedIn = r.snaks.P248 local refLink, refText, refLabel if refStatedIn and not c.empty(refStatedIn) then source = 'Q'..refStatedIn[1].datavalue.value["numeric-id"] refLabel = mw.wikibase.label(source) if refLabel ~= '0' then refText = refLabel end if source == 'Q1128537' then dbiLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P1986') if dbiLink then refText = '[http://www.treccani.it/enciclopedia/' .. dbiLink .. '_(Dizionario-Biografico) ' .. mw.wikibase.label(source) .. ']' end elseif source == 'Q30237471' then dbfLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P7203') if dbfLink then refText = '[http://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/' .. dbfLink .. ' ' .. mw.wikibase.label(source) .. ']' end elseif source == 'Q36578' then gndLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P227') if gndLink then refText = '[http://d-nb.info/gnd/' .. gndLink .. ' ' .. mw.wikibase.label(source) .. ']' end elseif source == 'Q19938912' then bnfLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P268') if bnfLink then refText = '[http://catalogue.bnf.fr/ark:/12148/cb' .. bnfLink .. ' Bibliothèque nationale de France]' end elseif source == 'Q576951' then sbnLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P396') if sbnLink then refText = '[https://opac.sbn.it/nome/' .. sbnLink .. ' Servizio Bibliotecario Nazionale]' end elseif source == 'Q1201876' then olLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P648') if olLink then refText = '[https://openlibrary.org/works/' .. olLink .. ' OpenLibrary]' end elseif source == 'Q5375741' then britLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P1417') if britLink then refText = '[https://www.britannica.com/' .. britLink .. ' Encyclopædia Britannica]' end elseif source == 'Q237227' then brockLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P5019') if brockLink then refText = '[https://brockhaus.de/ecs/enzy/article/' .. brockLink .. ' Brockhaus Enzyklopädie]' end elseif source == 'Q2629164' then isfdbLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P1233') if isfdbLink then refText = '[http://www.isfdb.org/cgi-bin/ea.cgi?' .. isfdbLink .. ' Internet Speculative Fiction Database]' end elseif source == 'Q23023088' then vegeLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P2191') if vegeLink then refText = '[https://www.fantascienza.com/catalogo/NILF' .. vegeLink .. ' Catalogo Vegetti della letteratura fantastica]' end end --cerco l'url della fonte in "described by source" (P1343) describedBySource = c.getClaimByPropertyAndValue('P1343', source) if describedBySource and describedBySource.qualifiers then sourceURL = describedBySource.qualifiers.P854 if sourceURL and not c.empty(sourceURL) then refURL = sourceURL end end end if refURL and not c.empty(refURL) then if refLabel == nil then refLabel = 'Fonte' end refLink = refURL[1].datavalue.value refText = '['..refLink..' '..refLabel..']' end if refText then n = n + 1 refList = refList .. mw.getCurrentFrame():extensionTag( 'ref', refText, { name = refText } ) end end end return refList end --ritorna le 4 componenti della data formattate, più la stringa finale con i link e l'eventuale "circa" local function getFormattedDate(value, prima, dopo, isEsatta, refList) local data = { dayMonth = '', decade = '', year = '', century = '', stringa = '', esatta = isEsatta, calendar = nil, precision = nil } date = d.getDate(value) if date then data.calendar = date.calendar data.precision = date.precision if date.precision >= 9 and date.precision <= 11 then data.year = d.formatYear(date) end --precision: 7 - century, 8 - decade, 9 - year, 10 - month, 11 - day if date.precision == 7 then data.stringa = linkSecolo(d.formatCentury(date)) -- "XVI secolo" elseif date.precision == 8 then data.decade = d.formatDecade(date) data.stringa = data.decade .. ' del ' .. linkSecolo(d.formatCentury(date)) -- "anni 50 del XVI secolo" elseif date.precision == 9 then data.stringa = linkAnno(d.formatYear(date)) -- "1556"; "24 a.C." elseif date.precision == 10 then data.dayMonth = d.formatMonth(date) data.stringa = linkGiornoMese(data.dayMonth) .. ' ' .. linkAnno(d.formatYear(date)) -- agosto 1556 elseif date.precision == 11 then data.dayMonth = d.formatDayMonth(date) data.stringa = linkGiornoMese(data.dayMonth) .. ' ' .. linkAnno(d.formatYear(date)) -- 1° agosto 1556 end --mostra il tipo di calendario (solo per precisioni almeno di mese, e solo per il periodo in cui alcuni usavano ancora il giuliano) if date.precision >= 10 and date.year and date.year >= 1582 and date.year <= 1924 then data.stringa = data.stringa .. '<sup>' .. d.linkCalendar(value.calendarmodel) .. '</sup>' end --la frasetta prima e dopo la data if prima then data.stringa = prima .. ' ' .. data.stringa end if dopo then data.stringa = data.stringa .. ' ' .. dopo end --aggiungo le note (TODO: per il momento escludo il ns Opera per evitare le note "inutili", da vedere come sistemare meglio) if c.notEmpty(data.stringa) and c.isNSAutore() then data.stringa = data.stringa .. getRefList(refList) end --categoria di controllo per date < 15 Oct 1582 ma segnate come GREGORIANE if date.precision >= 10 and date.year and date.year <= 1582 and date.calendar == 'gregoriano' then if date.year < 1582 or tonumber(date.month) < 10 or (date.precision == 11 and tonumber(date.month) == 10 and tonumber(date.day) < 15) then addCat('Autori con date fino al 1582 segnate come gregoriane') end end end return data end --ritorna la lista di tutte le date per la proprietà indicata (P569=nascita, P570=morte), con la stringa finale function getAllDates(property) local list = {} --lista di tutte le date local stringa --stringa con il testo finale con i link, e concatenato da "o" oppure "tra il e il" claims = c.sortClaimsByDate(c.getClaimsByProperty(property) or {}) for index, claim in pairs(claims) do local val = c.getClaimValue(claim) local preStringa = '' local sourceAccuracy = c.getQualifierValueFromClaim(claim, 'P1480') local circa -- non mostrare l'inutile "calendario non specificato, si presume gregoriano" e altre amenità simili if sourceAccuracy and sourceAccuracy.id ~= 'Q26877139' and sourceAccuracy.id ~= 'Q26877143' and sourceAccuracy.id ~= 'Q27055388' then circa = c.getLabelFromValue(sourceAccuracy); end local ante = c.getQualifierValueFromClaim(claim, 'P1326') local post = c.getQualifierValueFromClaim(claim, 'P1319') if val then preStringa = getFormattedDate(val, nil, circa, (circa == nil), nil).stringa .. ', ' end if ante and post then --caso "tra il" local list = {} table.insert(list, getFormattedDate(post, nil, nil, true, nil)) table.insert(list, getFormattedDate(ante, nil, nil, true, claim.references)) stringa = preStringa .. 'tra il ' .. list[1].stringa .. ' e il ' .. list[2].stringa --in questo caso ritorniamo direttamente questa coppia di date con la stringa "tra il" return list, stringa elseif ante ~= nil and post == nil then --caso ante table.insert(list, getFormattedDate(ante, preStringa .. 'prima del', nil, false, claim.references)) elseif ante == nil and post ~= nil then --caso post table.insert(list, getFormattedDate(post, preStringa .. 'dopo il', nil, false, claim.references)) elseif val then --caso normale table.insert(list, getFormattedDate(val, nil, circa, (circa == nil), claim.references)) end end --se ci sono 2 date con stesso anno ma una più precisa dell'altra (cioè anche giorno/mese), allora nella stringa mostriamo solo quella più precisa if c.size(list) == 2 and list[1].precision >= 9 and list[2].precision >= 9 and list[1].year == list[2].year and list[1].calendar == list[2].calendar and list[1].precision ~= list[2].precision then if list[1].precision > list[2].precision then stringa = list[1].stringa else stringa = list[2].stringa end else --a questo punto va costruita la stringa finale con gli "o" tra le varie date local stringaList = {} for i, e in pairs(list) do if c.notEmpty(e.stringa) then table.insert(stringaList, e.stringa) end end stringa = mw.text.listToText(stringaList, ' o ', ' o ') end --default se non ci sono valori if stringa == '' then stringa = '...' end return list, stringa end --ritorna tutte le date di nascita (o di fondazione/creazione) function getBirthDates() local dates, stringa = getAllDates('P569') --data di nascita if c.empty(dates) then dates, stringa = getAllDates('P571') --data di fondazione end return dates, stringa end --ritorna tutte le date di morte (o di scioglimento/chiusura) function getDeathDates() local dates, stringa = getAllDates('P570') --data di morte if c.empty(dates) then dates, stringa = getAllDates('P576') --data di scioglimento end return dates, stringa end --ritorna le date del floruit function getFloruitDates() --property floruit local dates, stringa = getAllDates('P1317') if c.size(dates) == 2 then stringa = 'tra il '..dates[1].stringa..' e il '..dates[2].stringa else --properties work period start/end dateStart, stringaStart = getAllDates('P2031') dateEnd, stringaEnd = getAllDates('P2032') if c.size(dateStart) == 1 and c.size(dateEnd) == 1 then dates = {} table.insert(dates, dateStart[1]) table.insert(dates, dateEnd[1]) stringa = 'tra il '..stringaStart..' e il '..stringaEnd end end return dates, '\'\'[[:w:Floruit|floruit]]\'\' '..stringa end --data una lista di date, ritorna la data più precisa possibile che si possa individuare con certezza, oppure nil --es: se abbiamo una sola data, senza "circa", ritorna quella --se abbiamo 2 date, senza "circa", con stesso anno e giorno diverso: ritorna la data col solo anno function getDataCerta(dates) --se c'è una data incerta ritorna nil for i, d in pairs(dates) do if not d.esatta then return nil end end --se c'è una sola data che arriva almeno all'anno, ritorna quella if c.size(dates) == 1 and dates[1].year ~= '' then --se la precisione è inferiore al giorno, ritorna solo l'anno if dates[1].precision < 11 then dates[1].dayMonth = nil end return dates[1] elseif c.size(dates) > 1 then --se le diverse date non concordano almeno sull'anno, non c'è una data certa local anno = dates[1].year for i, d in pairs(dates) do if anno ~= d.year then return nil end end local dataCerta = dates[1] --se le date sono 2, una gregoriana e l'altra giuliana, ritorna la gregoriana if c.size(dates) == 2 and dates[1].calendar ~= dates[2].calendar then if dates[2].calendar == 'gregoriano' then dataCerta = dates[2] end --se la precisione è inferiore al giorno, ritorna solo l'anno if dataCerta.precision < 11 then dataCerta.dayMonth = nil end return dataCerta end --se ho più date, ritorna solo l'anno dataCerta.dayMonth = nil return dataCerta end end --cerca di calcolare i secoli in cui l'autore era attivo, sulla base delle date di nascita/morte o del floruit function p.getSecoloAttivita() --cerca le date di nascita e morte esatte local startDates = d.getDatesFromProperty('P569', 'asc') local endDates = d.getDatesFromProperty('P570', 'desc') --oppure cerca le date di fondazione / cessazione if c.empty(startDates) then startDates = d.getDatesFromProperty('P571', 'asc') end if c.empty(endDates) then endDates = d.getDatesFromProperty('P576', 'desc') end local floruitDates = d.getDatesFromProperty('P1317') --se non ci sono cerca "ante" e "post" if c.empty(startDates) then ap = d.getAnteOrPostFromProperty('P569') if ap then table.insert(startDates, ap) end end if c.empty(endDates) then ap = d.getAnteOrPostFromProperty('P570') if ap then table.insert(endDates, ap) end end if c.empty(startDates) then ap = d.getAnteOrPostFromProperty('P571') if ap then table.insert(startDates, ap) end end if c.empty(endDates) then ap = d.getAnteOrPostFromProperty('P576') if ap then table.insert(endDates, ap) end end --se ancora non trovi nulla cerca work period start/end if c.empty(startDates) then startDates = d.getDatesFromProperty('P2031', 'asc') end if c.empty(endDates) then endDates = d.getDatesFromProperty('P2032', 'desc') end mw.log('calcolo il secolo di attivita...') mw.log('start: ' .. c.printElement(startDates)) mw.log('end: ' .. c.printElement(endDates)) mw.log('floruit: ' .. c.printElement(floruitDates)) local startDate = c.first(startDates) local endDate = c.first(endDates) if not startDate and endDate then startDate = c.deepcopy(endDate) startDate = d.addYears(startDate, -25) --ipotizziamo che sia vissuto almeno 25 anni elseif not endDate and startDate then endDate = c.deepcopy(startDate) --gli autori senza data di morte e nati nel XX secolo si suppongono viventi nel XXI if not p.isHuman() or (startDate and startDate.century and startDate.century == 20) then endDate.century = 21 endDate.year = 2050 else endDate = d.addYears(endDate, 25) --ipotizziamo che sia vissuto almeno 25 anni end end if c.empty(startDate) and not c.empty(floruitDates) then startDate = floruitDates[1] else if p.isHuman() and startDate and startDate.precision and startDate.precision >= 9 and startDate.year then --supponiamo che un autore non sia "attivo" prima dei 15 anni di eta' + 5 anni di "tolleranza". --(Es. se ha pubblicato dal 1896 al 1950 lo consideriamo solo nel XX secolo) startDate = d.addYears(startDate, 20) end end if c.empty(endDate) and not c.empty(floruitDates) then if #floruitDates > 1 then endDate = floruitDates[2] else endDate = floruitDates[1] end else if p.isHuman() and endDate and endDate.precision and endDate.precision >= 9 and endDate.year then --5 anni di "tolleranza" (se un autore è morto nel 1901 non ha senso considerarlo "del XX secolo") endDate = d.addYears(endDate, -5) end end local centuries = {} if not c.empty(startDate) and not c.empty(endDate) and endDate.century and startDate.century then mw.log('start common: ' .. c.printElement(startDate)) mw.log('end common: ' .. c.printElement(endDate)) mw.log('secoli: ' .. tostring(startDate.century) .. '-' .. tostring(endDate.century)) mw.log('secolo di attivita: ' .. tostring(startDate.century)) -- se aggiungendo la tolleranza alla nascita siamo finiti nel secolo successivo alla morte, lo scartiamo if startDate.century > endDate.century then startDate = endDate end table.insert(centuries, d.formatCentury(startDate)) while #centuries < 10 and (endDate.century ~= startDate.century or endDate.ac ~= startDate.ac) do if startDate.ac then startDate.century = startDate.century - 1 if startDate.century == 0 then startDate.ac = false startDate.century = 1 end else startDate.century = startDate.century + 1 end mw.log('secolo di attivita: ' .. tostring(startDate.century)) table.insert(centuries, d.formatCentury(startDate)) end end return centuries end function getSitelinksOrLabelsFromPropertyValues(propertyId, siteId, langCode) local claims = c.getClaimsByProperty(propertyId) or {} local sitelinksOrLabels = {} local found = false for _, claim in ipairs(claims) do if not found and claim and claim.mainsnak and claim.mainsnak.datavalue then local qid = 'Q'..claim.mainsnak.datavalue.value['numeric-id'] local entity = mw.wikibase.getEntity(qid) -- check if entity is a "birth house", "museum", "arrondissement", i.e. something which is not a "town" local s = c.set{ 'Q19979289', 'Q33506', 'Q1307276', 'Q3947', 'Q16560', 'Q3950', 'Q2087181', 'Q702842', 'Q27686', 'Q23413', 'Q79007', 'Q751876', 'Q2116450', 'Q615980', 'Q2026833', 'Q211690', 'Q1907114', 'Q46124', 'Q21752084', 'Q879050', 'Q16917', 'Q15848826' } if entity.claims then local instOf = entity.claims["P31"] if instOf then for i, cl in pairs(instOf) do local pl = 'Q'..cl.mainsnak.datavalue.value['numeric-id'] if s[pl] then local cla = c.first(entity.claims["P276"]) -- location if not cla then cla = c.first(entity.claims["P131"]) end -- located in the administrative territorial entity if not cla then cla = c.first(entity.claims["P3842"]) end -- located in present-day administrative territorial entity if cla then local value = c.getClaimValue(cla) if value and value["numeric-id"] then entity = mw.wikibase.getEntity('Q'..value["numeric-id"]) found = true; break; end end end end end end local sitelinkOrLabel = entity:getSitelink(siteId) if not sitelinkOrLabel then local itLabel = entity:getLabel(langCode) if itLabel then langCode = 'it' sitelinkOrLabel = itLabel isLink = false end end if not sitelinkOrLabel then sitelinkOrLabel = entity:getSitelink('enwiki') langCode = 'en' end if not sitelinkOrLabel then sitelinkOrLabel = entity:getSitelink('frwiki') langCode = 'fr' end if not sitelinkOrLabel then sitelinkOrLabel = entity:getSitelink('eswiki') langCode = 'es' end if not sitelinkOrLabel then sitelinkOrLabel = entity:getSitelink('dewiki') langCode = 'de' end local isLink = true if not sitelinkOrLabel then langCode = 'it' sitelinkOrLabel = entity:getLabel(langCode) or entity:getLabel('mul') or entity:getLabel('en') or entity:getLabel('fr') or entity:getLabel('de') isLink = false if not entity:getLabel(langCode) then addCat('Etichetta mancante su Wikidata') end end if sitelinkOrLabel then table.insert(sitelinksOrLabels, {text = sitelinkOrLabel, isSitelink = isLink, lang = langCode}) end end end return sitelinksOrLabels end function getPlaceOfBirth() local places = getSitelinksOrLabelsFromPropertyValues('P19', 'itwiki', 'it') if c.size(places) > 1 then addCat('Autori con luogo di nascita incerto') elseif c.size(places) == 1 and places[1].isSitelink then addCat('Nati a '..places[1].text) end for k, v in pairs(places) do if v.isSitelink then places[k] = c.link(v.text, v.text:gsub(' %(%D+%)', ''), v.lang .. ':w') else places[k] = v.text addCat('Autori con luogo di nascita o morte non presente in Wikipedia') end end return c.concat(places, ' o ') end function getPlaceOfDeath() places = getSitelinksOrLabelsFromPropertyValues('P20', 'itwiki', 'it') mw.log('luogo morte: '..c.printElement(places)) if c.size(places) > 1 then addCat('Autori con luogo di morte incerto') elseif c.size(places) == 1 and places[1].isSitelink then addCat('Morti a '..places[1].text) end for k, v in pairs(places) do if v.isSitelink then places[k] = c.link(v.text, v.text:gsub(' %(%D+%)', ''), v.lang .. ':w') else places[k] = v.text addCat('Autori con luogo di nascita o morte non presente in Wikipedia') end end return c.concat(places, ' o ') end --funzione che recupera i dati dell'autore, richiamabile anche con un item qualunque function p.getDatiAutore(autoreItem) item = autoreItem or item c.setItem(item) local dati = {} --DATI ANAGRAFICI da Wikidata dati.nomeCognome = c.getLabel() dati.isHuman = p.isHuman() dati.gender = p.sesso() dati.immagine = p.immagine() dati.birthDates, dati.birthStringa = getBirthDates() dati.deathDates, dati.deathStringa = getDeathDates() dati.birthPlaceList = c.getLabelsFromPropertyValues('P19') dati.deathPlaceList = c.getLabelsFromPropertyValues('P20') dati.birthPlace = c.concat(dati.birthPlaceList, ' o ') dati.deathPlace = c.concat(dati.deathPlaceList, ' o ') dati.floruitDates, dati.floruitStringa = getFloruitDates() --pseudonimo P742 dati.pseudonimi = c.sublist(c.getClaimValuesByProperty('P742'), 1, 5) table.sort(dati.pseudonimi) dati.numeroPseudonimi = c.size(dati.pseudonimi) dati.stringaPseudonimo = c.concat(dati.pseudonimi, "''', '''", "''' e '''") --nome reale (birth name) P1477 dati.nomiReali = c.getClaimValuesByProperty('P1477') table.sort(dati.nomiReali) dati.stringaNomeReale = c.concat(dati.nomiReali, "''' o '''") --alias (da cui vanno esclusi i precedenti campi e il nome "principale") dati.alias = c.sublist(c.getLabelAndAliases(), 1, 5) --max 5 alias c.subtractTable(dati.alias, dati.pseudonimi) c.subtractTable(dati.alias, dati.nomiReali) c.subtractTable(dati.alias, {dati.nomeCognome}) table.sort(dati.alias) dati.stringaAlias = c.concat(dati.alias, "''', '''", "''' e '''") --anni di nascita e morte esatti dataNascitaCerta = getDataCerta(dati.birthDates) dataMorteCerta = getDataCerta(dati.deathDates) if dataNascitaCerta then dati.annoNascita = dataNascitaCerta.year dati.ricorrenzaNascita = dataNascitaCerta.dayMonth end if dataMorteCerta then dati.annoMorte = dataMorteCerta.year dati.ricorrenzaMorte = dataMorteCerta.dayMonth end --link al Diz. Biogr. degli Italiani dati.dbiLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P1986') --link a LiberLiber dati.liberLiber = c.getSingleClaimValueByProperty('P7208') return dati end function p.autore(frame) if frame == nil or frame:getParent() == nil then error('Nessun frame rilevato') end -- parametri passati al template Autore args = c.getParameters(frame) if args.Wikidata then item = mw.wikibase.getEntityObject(args.Wikidata) c.setItem(item) end naz = (args['Nazionalità'] or ''):gsub(" naturalizzato ", "/"):gsub(" naturalizzata ", "/"):gsub(",", ""):gsub("-", "/") -- nome dell'autore: Nome, Cognome e Disambigua local nomeCognome = mw.text.trim((args.Nome or '')..' '..(args.Cognome or '')) if nomeCognome == '' then error('Nome autore non valido') end -- nome UNIVOCO dell'autore: Nome, Cognome e Disambigua nomeAutore = mw.text.trim(nomeCognome..' '..(args.Disambigua or '')) --cognome, nome (per ordinamenti) local cognonome = args.Cognome or '' if cognonome ~= '' then cognonome = cognonome ..' , ' end cognonome = c.stripAccents( cognonome .. (args.Nome or '') ) add(c.template('DEFAULTSORT', {cognonome} )) local spanDati = mw.html.create('span'):attr('id', 'dati') for k, v in pairs(attrs) do spanDati:attr('data-'..k, (args[v] or '')) end add(tostring(spanDati)) -- DATI ANAGRAFICI local secoloAttivita = p.getSecoloAttivita() local secolo = c.concat(secoloAttivita, '/') mw.log('Secolo di attivita da wikidata: ' .. secolo) dati = p.getDatiAutore() mw.log(c.printElement(dati)) --DATI ANAGRAFICI da Wikidata local birthPlace = getPlaceOfBirth() local deathPlace = getPlaceOfDeath() --pseudonimo P742 local pseudonimi = c.getClaimValuesByProperty('P742') c.subtractTable(pseudonimi, {nomeCognome}) pseudonimi = c.sublist(pseudonimi, 1, 5) table.sort(pseudonimi) local numeroPseudonimi = c.size(pseudonimi) local stringaPseudonimo = c.concat(pseudonimi, "''', '''", "''' e '''") --nome reale (birth name) P1477 local nomiReali = c.getClaimValuesByProperty('P1477') table.sort(nomiReali) local stringaNomeReale = c.concat(nomiReali, "''' o '''") --alias (da cui vanno esclusi i precedenti campi e il nome "principale") local alias = dati.alias if (dati.nomeCognome ~= nomeCognome) then table.insert(alias, dati.nomeCognome) end c.subtractTable(alias, pseudonimi) c.subtractTable(alias, nomiReali) c.subtractTable(alias, {nomeCognome}) table.sort(alias) local stringaAlias = c.concat(alias, "''', '''", "''' e '''") --inizio CATEGORIE -- CAT: AUTORI NATI/MORTI NELL'ANNO if dati.annoNascita and dati.annoNascita ~= '' then addCat('Nati nel '..dati.annoNascita) end if c.size(dati.birthDates) > 1 then local data1 = dati.birthDates[1] local data2 = dati.birthDates[2] if c.size(dati.birthDates) > 2 or data1.calendar == data2.calendar then if data1.precision >= 9 and data2.precision >= 9 and data1.year == data2.year and data1.precision ~= data2.precision then addCat('Autori con date di nascita aventi diversa precisione') else addCat('Autori con data di nascita incerta') end end end if dati.annoMorte and dati.annoMorte ~= '' then addCat('Morti nel '..dati.annoMorte) end if c.size(dati.deathDates) > 1 then local data1 = dati.deathDates[1] local data2 = dati.deathDates[2] if c.size(dati.deathDates) > 2 or dati.deathDates[1].calendar == dati.deathDates[2].calendar then if data1.precision >= 9 and data2.precision >= 9 and data1.year == data2.year and data1.precision ~= data2.precision then addCat('Autori con date di morte aventi diversa precisione') else addCat('Autori con data di morte incerta') end end end if p.isHuman() and dati.ricorrenzaNascita and dati.ricorrenzaNascita ~= '' then if dati.ricorrenzaNascita:sub(1, 2) == '8 ' or dati.ricorrenzaNascita:sub(1, 3) == '11 ' then addCat("Nati l'"..dati.ricorrenzaNascita) else addCat('Nati il '..dati.ricorrenzaNascita) end end if p.isHuman() and dati.ricorrenzaMorte and dati.ricorrenzaMorte ~= '' then if dati.ricorrenzaMorte:sub(1, 2) == '8 ' or dati.ricorrenzaMorte:sub(1, 3) == '11 ' then addCat("Morti l'"..dati.ricorrenzaMorte) else addCat('Morti il '..dati.ricorrenzaMorte) end end -- CAT: AUTORI-INIZIALE addCat('Autori') local primaLettera = mw.ustring.upper(c.template('Prima lettera', { (args.Cognome or '')..(args.Nome or '') } )) addCat('Autori-'..primaLettera) if dati.gender and dati.gender == 'femmina' then addCat('Autrici') end -- CAT: AUTORI OMONIMI (cioè che usano il campo Disambigua per distinguersi da omonimi) if args.Disambigua then addCat('Autori omonimi') end -- CAT: AUTORI DEL SECOLO if secolo == '' then addCat('Autori senza secolo indicato') else if lang:ucfirst(secolo) == 'Antichità' then addCat('Autori dell\'Antichità') else addTmp('Autore/CategorieSecolo', { secolo, cognonome }) end -- CAT: AUTORI PER NAZIONALITÀ E SECOLO for n in string.gmatch(naz, "([^/]*)") do local plur = c.template('Autore/PluraleNazionalità', { n } ) if plur and plur ~= '' then if lang:ucfirst(secolo) == 'Antichità' then addCat('Autori '..plur.." dell'Antichità") else addTmp('Autore/CategorieSecolo', { secolo, cognonome, plur }) end end end end -- CAT: AUTORI PER ATTIVITÀ local att = args['Attività'] if att then addTmp('Autore/CategorieAttività', { att, cognonome }) -- CAT: AUTORI PER ATTIVITÀ E SECOLO if lang:ucfirst(secolo) == 'Antichità' then addTmp('Autore/CategorieAttività', { att, cognonome, 'dell\'Antichità' }) else addTmp('Autore/CategorieAttivitàSecolo', { att, secolo, cognonome }) end else addCat('Autori senza attività') end -- CAT: AUTORI PER NAZIONALITÀ if naz and naz ~= '' then mw.log("nazionalità: "..naz) for n in string.gmatch(naz, "([^/]*)") do if n and n ~= '' then local plur = c.template('Autore/PluraleNazionalità', { mw.text.trim(n) } ) mw.log("plurale nazionalità: "..plur) if plur and plur ~= '' then addCat('Autori '..plur) -- AUTORI PER ATTIVITÀ + NAZIONALITÀ if att then addTmp('Autore/CategorieAttività', { att, cognonome, plur }) end else addCat('Autori di nazionalità non censita') end end end else addCat('Autori senza nazionalità') end -- CAT: AUTORI CON/SENZA OPERE if (c.pagesInCat('Testi di '..nomeAutore) + c.pagesInCat('Traduzioni di '..nomeAutore)) > 0 then addCat('Autori con opere su Wikisource') else addCat('Autori senza opere su Wikisource') end -- CAT: AUTORI DI TESTI MUSICALI if c.pagesInCat('Testi musicati da '..nomeAutore) > 0 then addCat('Autori di testi musicali') end -- CAT: AUTORI CITATI IN OPERE PUBBLICATE if c.pagesInCat('Testi in cui è citato '..nomeAutore) > 0 then addCat('Autori citati in opere pubblicate') elseif c.pagesInCat('Pagine in cui è citato '..nomeAutore) > 0 then addCat('Autori citati in pagine non transcluse') end -- CAT: AUTORI SENZA DATI BIOGRAFICI if ((args['Professione e nazionalità'] or '').. (args['Attività'] or '').. (args['Nazionalità'] or '') ) == '' then addCat('Autori senza dati biografici') end -- CAT: AUTORI VIVENTI if dati.annoMorte == nil and tonumber(dati.annoNascita) ~= nil and tonumber(dati.annoNascita) >= 1900 then addCat('Autori viventi') end local wp = c.wikipedia() local com = c.commons() local wq = c.wikiquote() -- CAT: AUTORI SENZA VOCE SUI VARI PROGETTI if (wp or '') == '' then addCat('Autori senza voce su Wikipedia') if (naz and (naz:lower() == 'italiano' or naz:lower() == 'italiana')) then addCat('Autori italiani senza voce su Wikipedia') end elseif (wp and wp ~= 'it') then addCat('Autori con voce su Wikipedia non in italiano') if (naz and (naz:lower() == 'italiano' or naz:lower() == 'italiana')) then addCat('Autori italiani con voce su Wikipedia non in italiano') end end if (wq or '') == '' then addCat('Autori senza voce su Wikiquote') end if (com or '') == '' then addCat('Autori senza voce su Commons') end if c.sitelink('vecwikisource') then addCat('Autori presenti sul Wikisource veneto') end -- AUTORI SENZA ELEMENTO SU WIKIDATA if not item then add(c.template('Pagina non collegata a Wikidata', {})) addCat('Autori non collegati a Wikidata') end if not dati.gender and p.isHuman() then addCat('Autori senza proprietà sesso su Wikidata') end if nomeAutore ~= mw.title.getCurrentTitle().text then addCat('Nome autore non corretto') end --FINE CATEGORIE -- INIZIO BOX add('<div class="boxAutore">'); -- IMMAGINE AUTORE con CATEGORIE if dati.immagine then add('[[File:'..dati.immagine..'|140px|right|alt=Immagine di '..(args.Nome or '')..' '..(args.Cognome or '')..']]') addCat('Autori con immagine') else addCat('Autori senza immagine') end --INIZIO TESTO "Nome Cognome (1900-2000), scrittore italiano" -- NOME E COGNOME add(tostring(mw.html.create('b'):css('white-space', 'nowrap'):wikitext(nomeCognome))) --date di nascita e morte local datiAnagraficiMancanti = false if dati.birthStringa == '...' and dati.deathStringa == '...' then -- CAT: AUTORI SENZA DATI ANAGRAFICI addCat('Autori senza dati anagrafici') datiAnagraficiMancanti = true if secolo and secolo ~= '' and c.empty(dati.floruitDates) then if not dati.gender or secolo == 'Antichità' then add('&nbsp;('..linkSecolo(secolo)..')') end end if (birthPlace and birthPlace ~= '') or (deathPlace and deathPlace ~= '') then if birthPlace and birthPlace ~= '' then dati.birthStringa = birthPlace .. ', ' .. dati.birthStringa end if deathPlace and deathPlace ~= '' then dati.deathStringa = deathPlace .. ', ' .. dati.deathStringa end add('&nbsp;('..dati.birthStringa..'&nbsp;–&nbsp;'..dati.deathStringa..')') end elseif dati.birthStringa == dati.deathStringa and (not birthPlace or birthPlace == '') and (not deathPlace or deathPlace == '') then add('&nbsp;('..dati.birthStringa..')') else if birthPlace and birthPlace ~= '' then dati.birthStringa = birthPlace .. ', ' .. dati.birthStringa end if deathPlace and deathPlace ~= '' then dati.deathStringa = deathPlace .. ', ' .. dati.deathStringa end add('&nbsp;('..dati.birthStringa..'&nbsp;–&nbsp;'..dati.deathStringa..')') end --floruit (solo in mancanza di date certe) if not c.empty(dati.floruitDates) and ((not dati.ricorrenzaNascita or dati.ricorrenzaNascita == '') or (not dati.ricorrenzaMorte or dati.ricorrenzaMorte == '')) then add(', '..dati.floruitStringa) elseif datiAnagraficiMancanti and secolo and secolo ~= '' then if dati.gender and secolo ~= 'Antichità' then add(', '..'\'\'[[:w:Floruit|floruit]]\'\' '..linkSecolo(secolo)) end end local oa = 'o/a' if dati.gender then if dati.gender == 'maschio' then oa = 'o' elseif dati.gender == 'femmina' then oa = 'a' end end -- EVENTUALE ALTRO NOME if stringaAlias ~= '' then add(', not'..oa..' anche come \'\'\''..stringaAlias..'\'\'\'') end -- EVENTUALE PSEUDONIMO if stringaPseudonimo ~= '' then add(', not'..oa..' anche con ') if numeroPseudonimi > 1 then add('gli pseudonimi') else add('lo pseudonimo') end add(' di \'\'\''..stringaPseudonimo..'\'\'\'') addCat('Autori conosciuti con uno pseudonimo') end -- EVENTUALE NOME REALE if stringaNomeReale ~= '' and stringaNomeReale ~= nomeCognome then add(', nat'..oa..' \'\'\''..stringaNomeReale..'\'\'\'') end -- DATI BIOGRAFICI if args['Professione e nazionalità'] then add(', '..lang:lcfirst(args['Professione e nazionalità'])) elseif args['Attività'] then add(', '..p.attivita(args['Attività'])) if args['Nazionalità'] then add(' '..args['Nazionalità']) end end add('.') --fine della frase iniziale -- INTERPROGETTO add(tostring(mw.html.create('div'):css('margin-top', '15px'):wikitext(c.template('Interprogetto')))) if args.Nome ~= 'Anonimo' then -- LINK ALLA CATEGORIA TESTI DI ... catLink('Testi di %s') catLink('Testi curati da %s') -- LINK ALLA CATEGORIA TESTI MUSICATI DA... catLink('Testi musicati da %s', 'Nuvola filesystems folder sound.png') end -- LINK ALLA CATEGORIA TRADUZIONI DI ... catLink('Traduzioni di %s') -- LINK ALLA CATEGORIA TESTI IN CUI È CITATO ... catLink('Testi in cui è citato %s') -- LINK ALLA CATEGORIA PAGINE IN CUI È CITATO ... if c.pagesInCat('Testi in cui è citato '..nomeAutore) == 0 then catLink('Pagine in cui è citato %s') end --link a ricerca (per cercare altre citazioni) add('<div>[[File:Nuvola_apps_xmag.png|24px|alt=Icona cerca citazioni]][[Speciale:Ricerca/'..nomeAutore..'|Cerca citazioni su '..nomeAutore..'...]]</div>') -- CHIUSURA BOX add('</div>') -- SCHEDE DI AUTORITÀ local authcon = cda() if authcon == nil or authcon == '' then addCat('Autori senza schede di autorità') else add(authcon) end if dati.dbiLink then addCat('Autori presenti sul Dizionario Biografico degli Italiani') end if dati.liberLiber then addCat('Autori presenti su LiberLiber') end if dati.dbiLink or dati.liberLiber then local text = '' if dati.dbiLink then text = text .. '<div>[http://www.treccani.it/enciclopedia/' .. dati.dbiLink .. '_(Dizionario-Biografico) Dizionario Biografico degli Italiani]</div>' end if dati.liberLiber then text = text .. '<div>[https://liberliber.it/autori/autori-' .. dati.liberLiber .. ' LiberLiber]</div>' end add(tostring(mw.html.create('div') :addClass('controlloAutorita') :tag('div') :addClass('controlloAutoritaTitle') :wikitext('Collegamenti esterni') :done() :tag('div') :wikitext(text) :allDone())) end if c.wikinews() then addCat('Autori con pagina su Wikinews') end if c.wikispecies() then addCat('Autori con pagina su Wikispecies') end mw.log(output..outputCat) return output..outputCat end p['attività'] = function(frame) return p.attivita(frame.args[1]) end function p.autoreLinkDBI(frame) local page = frame.args[1] mw.log('Pagina: '..page) item = mw.wikibase.getEntity(mw.wikibase.getEntityIdForTitle(page)) c.setItem(item) local name = c.getLabel() mw.log('Nome: '..name) local output = "[["..page..'|'..name.."]]" lang, sitelink = c.wikipedia() mw.log('WP Link: '..lang..':'..sitelink) if lang and sitelink then output = output .. ' [[:'..lang..':'..sitelink..']]' end dbiLink = c.getSingleClaimValueByProperty('P1986') mw.log('DBI: '..c.printElement(dbiLink)) if dbiLink then output = output .. ' ([http://www.treccani.it/enciclopedia/' .. dbiLink .. '_(Dizionario-Biografico) DBI])' end return output .. ' &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; '..frame:extensionTag('nowiki', output) end return p rlmmgb6wpczr3233g67w79vryg403i4 Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/63 108 335939 3834918 3624909 2026-05-13T11:59:33Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3834918 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||''DI FRANCESCO REDI.''|59}}</noinclude>tra essi il {{AutoreCitato|Juan Eusebio Nieremberg|Nierembergio}}, l’{{AutoreCitato|Jean Baptiste van Helmont|Elmonzio}}, il {{AutoreCitato|Philipp Jakob Sachs|Sachs}}, ed il {{AutoreCitato|Athanasius Kircher|Chircher}} attribuiscono tal virtude a questa odorifera erba; e gliele attribuisce parimente il celebratissimo Padre {{AutoreCitato|Honoré Fabri|Onorato Fabri}} nel 2. lib. delle piante prop. 84, opinando che nel bassilico si trovino insieme, e le semenze degli scorpioni, e le disposizioni necessarie per farle nascere, e Volfango Oeffero, citato nella {{TestoAssente|Gammarologia}} del Sachs, racconta, che a’ nostri tempi un certo speziale più saccente degli altri nel paese d’Austria aveva trovato il modo di far nascere artifiziosamente quelle paurose bestiuole. Del mese di Luglio, e d’Agosto, essendo il sole in Granchio, pestava ben bene il bassilico, e con esso così pestato spalmava, alla grossezza di tre dita, un tegolo rovente, lo copriva subito con un’ altro simil tegolo, e stuccava le congiunture con loto fatto di sabbione, e di sterco di cavallo; quindi metteva que’ tegoli in cantina per lo spazio di un mese, e poscia aprendogli vi trovava dentro gli scorpioni belli e nati; onde quel buon’ uomo se ne serviva a tutti quegli usi pe’ quali gli scorpioni son bisognevoli nella medicina. Vn’invecchiata, ancorchè falsa opinione, fa gran forza nelle menti degli uomini; perciò maraviglia non è, se Iacopo Ollerio, medico di {{Pt|altis-|}}<noinclude>{{RigaIntestazione||H 2|}}</noinclude> sbfd2nnjkni29qu9xrnrgvmrz2yg2f2 Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/64 108 335941 3834919 3530587 2026-05-13T12:04:00Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3834919 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|60|''ESPERIEN. INT. AGL’INSETTI''|}}</noinclude>{{Pt|simo|altissimo}} grido, nel primo libro della {{TestoAssente|Pratica medicinale}} si credesse, che per aver soverchiamente odorato il bassilico, nascesse uno scorpione nel cervello di un cert’uomo italiano: <poem>''Forse era ver, ma non però credibile'' ''A chi del senso suo fosse signore.''</poem> E se l’{{Wl|Q3159118|Ollerio}} avesse dato fede a quel, che del bassilico fu scritto da {{AutoreCitato|Galeno|Galeno}} nel secondo libro delle {{TestoAssente|potenze degli alimenti}}, non si sarebbe lasciata scappar dalla penna una baia cotanto incredibile. Fu piu di lui accurato, ed avveduto, e però più commendabile {{Wl|Q1575280|Giovan Michele Fehr}} citato nella {{TestoAssente|Gammarologia}} del litteratissimo {{AutoreCitato|Philipp Jakob Sachs|Sachs}}; imperocchè, avendo letto in Galeno, che dal bassilico non son generati gli scorpioni, volle con tutte le circostanze richieste farne la prova, e ritrovò che Galeno era veridico, e tutti gli altri menzogneri; si come lo sono ancora tutti coloro, i quali affermano, che non è solo il bassilico a saper produrre queste bestiuole; ma che le produce il crescione, ed ogni sorta di legno fracido, e corrotto: anzi {{AutoreCitato|Fortunio Liceti|Fortunio Liceto}} racconta, che Iacopo Antonio Marta Napoletano faceva nascere gli scorpioni dalla terra, inaffiandola col sugo della cipolla, e un di questi forse, o qual si sia altro simile, era quel maraviglioso, e gran segreto, di cui fa menzione {{AutoreCitato|Avicenna|Avicenna}}. {{Pt|Mi-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 5ev40y985mgtdguoqpwt2vsi5ibopj2 Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/65 108 336864 3834920 3425199 2026-05-13T12:07:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3834920 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||''DI FRANCESCO REDI.''|61}}</noinclude>{{Pt|glior|Miglior}} pensiero fu quello del grande {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}}, che insegnò esser generati gli scorpioni dalla congiunzione de’ maschi, e delle femmine; le quali non figliano poi l’uova, come costumano molti altri insetti, ma bensì partoriscono gli scorpioncini vivi, e secondo la loro spezie perfetti. Il che non fu negato ne da {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} nel capitolo venticinque del libro undecimo, ne da {{AutoreCitato|Claudio Eliano|Eliano}} nel libro sesto del capitolo ventesimo, e fu minutamente osservato da {{Wl|Q131282828|Tommaso Furenio}}, e dall’eruditissimo {{AutoreCitato|Johan Rode|Giovanni Rodio}} nelle sue Osservazioni medicinali. Ancora io provando, e riprovando ne feci l’esperienza; ed essendomi stata portata una gran quantità di scorpioni dalle montagne di Pistoia, scelsi alcune femmine, le quali, più grandi, e più grosse de’ maschi, benissimo si distinguono da essi maschi, ed il giorno venti di Luglio separatamente le serrai, senza dar lor cosa alcuna da potersi cibare, in alcuni vasi di vetro, ne’ quali alcune morirono avanti al parto; ma una il dì cinque di Agosto partorì non undici scorpioncini, come crederono Plinio, ed Aristotile; ma bensì trentotto benissimo formati, e di colore bianco lattato, che di giorno in giorno si cangiava in color di ruggine; ed un’altra femmina, in un’altro vaso rinchiusa, il dì sei del suddetto mese ne figliò venzette dello stesso {{Pt|co-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 4472r8t7srmwa1sonctx4i17wfihgc0 Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/66 108 336865 3834921 2406350 2026-05-13T12:10:11Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3834921 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|62|''ESPERIEN. INT. AGL’INSETTI''|}}</noinclude>{{Pt|lore|colore}} de’ primi; e tanto gli uni, quanto gli altri stavano appiccati sopra il dorso, e sotto il ventre della madre, ed il giorno decimonono erano tutti vivi; ma da lì avanti ne cominciò ogni giorno a morir qualcheduno; e due soli arrivarono ad esser vivi il giorno ventiquattro di Agosto; il quale passato, furono anch’essi da me trovati morti. In quel tempo io volli medesimamente vedere, come nel ventre della madre avanti al parto questi insetti si stessero: perlochè ne sparai molte, e trovai diverso il loro numero, ma però mai minore di venzei, nè maggiore di quaranta, e stanno tutti attaccati insieme in una lunga filza, vestiti di una sottilissima, e quasi invisibile membrana, dentro alla quale si veggono benissimo distinti, e separati, per un ristrignimento simile ad un sottilissimo filo, ch’ella fa tra l’uno scorpione, e l’altro. Con questa occasione io mi accorsi non esser vero quel che {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}}, ed {{AutoreCitato|Antigono di Caristo|Antigono Caristio}} raccontano, che le madri sono ammazzate da’ nati figliuoli; ne quel, che scrisse {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}; che i figliuoli sono tutti dalla madre uccisi, eccetto che uno, il quale più scaltrito degli altri si salva sopra il dorso di essa madre, ponendosi in luogo, dove non possa esser ferito ne dal morso, ne dal pungiglione della coda; e questo dappoi vendicatore de’ fratelli ammazza la {{Pt|pro-|}}<noinclude> <references/></noinclude> g1muzowdia6l806s4jzm1lbibedp5oh Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/67 108 336866 3834923 3380197 2026-05-13T12:18:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3834923 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||''DI FRANCESCO REDI.''|63}}</noinclude>{{Pt|pria|propria}} genitrice. Osservai se dopo questa prima figliatura, passati alcuni giorni, altri scorpioncini dalla stessa madre fossero partoriti, conforme racconta il {{AutoreCitato|Johan Rode|Rodio}} essergli intervenuto, che ne vide gran numero della grandezza de’ lendini: ma io per qualsisia diligenza non potei mai imbattermi a vedergli: e di piu avendo aperto il ventre a molte femmine pregne, non vi ho mai trovato altro, che quella bianca filza di scorpioncini tutti di ugual grandezza, e sempre quasi dello stesso numero da venzei, come dissi, a quaranta: puo nulla di meno essere avvenuto, che quelle, che io avea per le mani, avessero fatte per lo passato molte altre figliature, e che io sempre mi fossi imbattuto nell’ultima, che perciò lascio a ciascuno la libertà di credere in questo, ciò che piu gli sia per essere a piacere. Non vorrei già che voi, Signor Carlo, credeste, che nella nostra Italia fosse così poca dovizia di scorpioni, come pare, che ne’ suoi tempi l’accennasse {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} nel libro undecimo della Storia naturale, dicendo: ''Saepè Psylli, qui reliquarum uenena terrarum inuehentes, quaestus sui causa peregrinis malis impleuere Italiam, hos quoq; importare conati sunt. Sed uiuere intra Siculi coeli regionem non potuere. Visuntur tamen aliquando in Italia, sed innocui''; imperciocchè oggigiorno nella sola città di Firenze se ne {{Pt|consumeran-|}}<noinclude> <references/></noinclude> 6ngzxp2djf42yxi9x8k23dub82p0jha Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/68 108 336867 3834924 3285751 2026-05-13T12:27:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3834924 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|64|''ESPERIEN. INT. AGL’INSETTI''|}}</noinclude>{{Pt|no|consumeranno}} ogni anno, per far l’olio contro veleni, vicino a quattrocento, e forse piu libbre. Io credo però, che {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} avesse ragione, quando affermò, che quegli, che si trovano in Italia sono innocenti, e non velenosi; imperocchè infinite volte ho veduto quei contadini, che in Firenze pel sollione gli portano a vendere, liberamente maneggiargli, e razzolar colle mani ignude ne’ sacchetti pieni, ed esserne sovente punti, e sempre senza un minimo ribrezzo di veleno: E pure tutti questi scorpioni di Toscana son di quegli, che anno sei nodi, o vertebre, che voglian dire, nella coda, i quali per sentimento di {{AutoreCitato|Avicenna|Avicenna}} son molto più velenosi degli altri. Se si trovino scorpioni, che abbiano piu, o meno di sei vertebre nella coda, io non lo so; perchè non ne ho mai veduti di tal fatta; so bene, che gli scrittori non ben si accordano fra di loro; e Plinio racconta trovarsene di quegli, che ne anno sette, e di quegli, che ne anno sei; ed i primi da lui, al contrario di quel, che disse Avicenna, sono chiamati piu mortiferi degli altri. {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} similmente, ed i Talmudisti citati da {{AutoreCitato|Samuel Bochart|Samuel Bociarto}} nel Ierozoico ne noverano di sette vertebre, e {{AutoreCitato|Nicandro|Nicandro}} pare, che faccia menzione di una certa razza di scorpioni, che ne ha nove: {{Pt|Σφόνδυ}} {{nop}}<noinclude></noinclude> ht3l87y9ass5hf51edobfj3ya3b7m5w Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/69 108 336868 3834928 3625146 2026-05-13T12:44:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3834928 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||''DI FRANCESCO REDI.''|65}}</noinclude><poem> Σφόνδυλοι ἐννεάδεσμοι ὑπερ τείρουσι κεραίης</poem> ancorchè il di lui Greco Scoliaste, come eruditissimamente osservarono il {{AutoreCitato|Samuel Bochart|Bociarto}}, il {{AutoreCitato|Jean de Gorris|Gorreo}} e l’{{AutoreCitato|Ulisse Aldrovandi|Aldrovando}}, dica in questo verso di {{AutoreCitato|Nicandro|Nicandro}} la voce ἐννεάδεσμοι significare lo stesso che πολύδεσμοι. Quindi soggiugne lo Scoliaste: Οὔτε οὖν διὰ τὸ ἐννέα δέσμους ἔχειν ὥς φησιν ἀντίγονος, τὸ ἐννεάδεσμοι εἶπεν, οὔτε διὰ τὸ ἐννεασπονδύλους, ὥς φησι δημήτριος. τοὺς γὰρ σπονδύλους ὁ σκόρπιος οὐ πλείους ἔχων τῶν ἑπτὰ ὁρᾶται, ἀλλὰ καὶ αὐτοὺς σπανίους, καθὰ φησιν ἀπολλόδωρος, cioè: ''usa la voce'' ἐννεάδεσμοι, ''non perchè gli scorpioni abbiano nove congiunture, come dice {{AutoreCitato|Antigono di Caristo|Antigono}}; nè, perchè abbiano noue uertebre, come uuole {{AutoreIgnoto|Demetrio}}; imperocchè non si vede mai scorpione, che abbia più che sette uertebre; il che auuien di rado, per quanto scrive {{AutoreCitato|Apollodoro (medico)|Apollodoro}}''. E per prova di questo pensiero dello Scoliaste molti pellegrini luoghi di vari scrittori apporta il Bociarto, i quali voi molto bene avrete veduti appresso quel grandissimo letterato, onde per brevità maggiore gli tralascio. Non voglio già tralasciar di dirvi, che, siccome tutti quegli scorpioni dell’Italia, che da me sono stati osservati, anno sei sole vertebre, o spondili, o nodi nella coda, così parimente gli scorpioni dell’Egitto non ne anno più di sei, come ho potuto vedere in alcuni, che l’anno 1657. da quel paese furon mandati al Serenissimo {{Pt|Granduca}}<noinclude>{{RigaIntestazione||I|}} [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 19kz6zy23gqr3vejpqm7hr761u5tt11 Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/70 108 336869 3834931 2406355 2026-05-13T13:55:30Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Riletta */ 3834931 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|66|''ESPERIEN. INT. AGL’INSETTI''|}}</noinclude>Granduca mio Signore. Vi è però tra gli Egizi, ed i nostrali non poca differenza: imperocchè quantunque, e quegli, e questi sien dello stesso colore nericcio, quegli d’Egitto son di gran lunga piu grandi, e più grossi di questi; ed avendo messo nelle bilancine uno di quegli d’Egitto trovai, che così secco, e netto da tutte le ’nteriora pesava venti grani; ed uno di questi d’Italia, morto pochi giorni avanti, appena arrivava a cinque. Gli spondili, o le vertebre della coda di que’ d’Egitto son tutte quasi di lunghezza, e di grossezza uguali tra di loro; ed appena si scorge, che quanto piu son lontane dal dorso piu si allungano: ma negli scorpioni de’ nostri paesi la quinta vertebra avanti al pungiglione è sempre il doppio più lunga di tutte l’altre. Ho veduto un’altra spezie di scorpioni alquanto differente dalle due suddette, e me l’ha mandata dal Regno di Tunisi, dov’al presente si trova, il dottor Giovanni Pagni celebre professore di medicina nella famosa Accademia Pisana. Tutto ’l Regno di Tunisi produce fecondissimamente questi scorpioni, chiamati in lingua Barbaresca ''Akrab''; ma particolarmente se ne trova un’infinita moltitudine in una piccola Città, detta ''Kisijan''; e son molto più lunghi, e molto più grossi di que’ d’Egitto. Ne pesai due de’ vivi, e ciascuno di {{pt|essi}}<noinclude> <references/></noinclude> d5bb6lw85hsf0evttk6xhdy7m0jbdxw Pagina:La vallese.djvu/15 108 360130 3834981 2208752 2026-05-13T17:21:09Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834981 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Margherita" />{{RigaIntestazione||— 16 —|}}</noinclude>nuta; gli occhi suoi si aprivano; il suo cuore per la prima volta sentiva in sè l’amor di Gesù; lo Spirito Santo, il Consolatore le insegnava pur ora, che poteva chiamare Iddio suo Padre, e credersi amata da Colui che aveva sempre temuto come Giudice. — Dunque... posso io credere... che Gesù mi ha salvata? mi disse ella esitando, e come se avesse temuto di affermarlo. — Ne dubitereste voi? ripresi io. Vi separereste voi stessa dal sacrificio del Redentore? — No! No! M’è troppo dolce il crederlo. Oh! perchè non l’ho io conosciuto prima? Per alcuni momenti ella tacque. L’anima sua contemplava questa verità. Ella pareva presa di stupore e di tenerezza! Alla fine, giungendo le mani e piangendo di gioia, disse, riguardandomi: Dunque sono stata salvata! Il nostro Signore Gesù m’aveva ricomprata, ed io non lo sapeva! Oh che nuova, Dio mio! che buona nuova! Oh quanto è confortato il cuor mio! Quanto sono felice! A queste parole ella si piegò e chinò la testa, come per riposarsi dopo una lunga fatica. Le lagrime le cadevano sulle mani giunte, e sull’ abito, e nei suoi singhiozzi si mischiavano i nomi di Padre, Gesù Salvatore! — Dunque io sono salvata! ripetè, guardandomi ancora. Dunque Gesù ha pagato il mio debito! Tutto il mio debito! Lo pagava quando era su quella Croce, dove io l’ho veduto tante volte, senza conoscerlo mai! — Dio mio! Dio mio! esclamò ella, levando gli occhi al cielo. Dunque Tu hai avuto pietà di questa povera vecohia! Tu non hai voluto ch’io scendessi sotto terra, senza<noinclude> <references/></noinclude> pi7iqwi2giiwbxsea04ggc7r9udsrns Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/288 108 416911 3835035 3834793 2026-05-14T00:03:59Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835035 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|282||}}</noinclude> {{Centrato|IV.}} ''Ne-Ne-Hofra discese il Nilo in una galera tutta oro e gemme, scortata da una flotta di barche variopinte. Tutta la Nubia e l’Egitto, miriadi di persone dalle terre dei Monti della Luna, erano accorse alle sponde del fiume per veder passare il corteo.'' ''Attraverso un’allea di sfingi e una doppia fila di leoni alati, essa fu portata dinanzi al trono d’Orete. Egli la rialzò, la fece sedere al suo fianco, le cinse il braccio con l’ureo, la baciò e la fece sua regina.'' ''Ciò non bastava al saggio Orete; egli voleva l’amore, e che la regina fosse felice nell’amor suo. Quindi la trattò con grande dolcezza, le mostrò tutti i suoi beni, città, popoli, palazzi, i suoi eserciti e le sue flotte; la condusse attraverso i sotterranei dove erano ammucchiati i suoi gioielli, dicendo: — «O Ne-Ne-Hofra! Dammi un bacio d’amore, e tutto questo è tuo.» — '' ''Ed essa, pensando che se non lo amava allora, avrebbe potuto amarlo in seguito, lo baciò non una, ma tre volte, nonostante i suoi centodieci anni.'' ''Il primo anno fu felice, e sembrò assai breve; il terzo anno fu molto infelice, e le sembrò assai lungo. Allora comprese che ciò che essa credeva fosse amore per Orete, non era che ammirazione per la sua potenza. La gioia si partì dal suo cuore, lacrime sgorgavano continuamente dai suoi occhi e le rose delle sue guance s’incenerirono, essa languiva ed appassiva lentamente. Alcuni dissero che le Erinni la perseguitavano per la sua crudeltà contro qualche amante; altri, che era colpita dall’invidia di un dio, geloso di Orete. Qualunque fosse la ragione, tutti i rimedi degli astrologhi e dei maghi, riuscirono vani; Ne-Ne-Hofra era condannata a morire.'' ''Orete scelse una cripta nella montagna, dove erano le tombe delle regine, e avendo chiamato i primi artefici di Menfi, ordinò loro di costruire un sepolcro più magnifico dei Mausolei dei Re.'' ''— «O mia regina, bellissima come {{Ec|ator|Ator}}!» — diceva il re, a cui i centotredici anni non avevano spento le fiamme d’amore. — «Dimmi, ti prego, il male di cui soffri. Tu muori davanti ai miei occhi!» — ''<noinclude><references/></noinclude> cs1500ej9698qfdhsf0ubrtkpqnh7wy Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/289 108 416912 3835029 3834795 2026-05-13T23:54:25Z BuzzerLone 78037 3835029 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||283}}</noinclude>{{nop}} ''— «Tu non mi amerai di più se io te lo dicessi» — essa rispose tremando di paura.'' ''— «Non amarti? Io ti amerò ancor di più! Io lo giuro per i genii di Amente e per l’occhio di Osiride! Parla!» — egli disse con la passione di un amante, con l’autorità di un re.'' ''— «Ascolta allora.» — essa rispose; — » In una caverna presso Essuan vive un anacoreta, il più vecchio e il più santo della sua classe. Egli si chiama Menofa, e fu mio maestro ed amico. Chiamalo, Orete, ed egli ti dirà ciò che tu desideri sapere; egli ti aiuterà parimenti a trovare un rimedio al mio male.» — '' ''Orete si dipartì giubilante: Gli pareva di aver cento anni di meno.'' {{Centrato|V.}} ''— «Parla!» — disse Orete a Menofa, nel palazzo di Menfi.'' ''E Menofa rispose; — «Potentissimo sovrano, se tu fossi giovine io non ti risponderei, perchè mi preme ancora la vita; così invece ti risponderò che la regina, come ogni altro mortale, paga il fio di un delitto.» — '' ''— «Di un delitto!» — urlò il re.'' ''Menofa si inchinò profondamente.'' ''— «Sì, un delitto contro se stessa.» — '' ''— «Non sono d’umore di sciogliere enigmi.» — '' ''— «Ciò che dico non è un enigma. Ne-Ne-Hofra crebbe sotto i miei occhi, e confidava ogni particolare della sua vita a me, fra gli altri che essa amava un tale Barbec, figlio del giardiniere di suo padre.» — '' ''La fronte di Orete si rasserenò.'' ''— «Con quell’amore in petto, o re, essa venne alle tue braccia. Di quell’amore sta per morire.» — '' ''— «Dove è il figlio del giardiniere? — chiese Orete.'' ''— «Ad Essuan.» — '' ''Il re uscì ed impartì due ordini. A un ufficiale disse: — «Va ad Essuan e conducimi qui un giovine di nome Barbec. Lo troverai nel giardino del padre di Ne-Ne-Hofra.'' ''A un’altro disse: — «Raccogli operai, animali e utensili e costruisci per me nel lago Chemmis un’isola con un tempio, un palazzo, e un giardino pieno di fiori e''<noinclude><references/></noinclude> gt400sy07p09t6q1rmhtnr86xpu5l0y 3835030 3835029 2026-05-13T23:56:58Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835030 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||283}}</noinclude>{{nop}} ''— «Tu non mi amerai di più se io te lo dicessi» — essa rispose tremando di paura.'' ''— «Non amarti? Io ti amerò ancor di più! Io lo giuro per i genii di Amente e per l’occhio di Osiride! Parla!» — egli disse con la passione di un amante, con l’autorità di un re.'' ''— «Ascolta allora.» — essa rispose; — » In una caverna presso Essuan vive un anacoreta, il più vecchio e il più santo della sua classe. Egli si chiama Menofa, e fu mio maestro ed amico. Chiamalo, Orete, ed egli ti dirà ciò che tu desideri sapere; egli ti aiuterà parimenti a trovare un rimedio al mio male.» — '' ''Orete si dipartì giubilante: Gli pareva di aver cento anni di meno.'' {{Centrato|V.}} ''— «Parla!» — disse Orete a Menofa, nel palazzo di Menfi.'' ''E Menofa rispose; — «Potentissimo sovrano, se tu fossi giovine io non ti risponderei, perchè mi preme ancora la vita; così invece ti risponderò che la regina, come ogni altro mortale, paga il fio di un delitto.» — '' ''— «Di un delitto!» — urlò il re.'' ''Menofa si inchinò profondamente.'' ''— «Sì, un delitto contro se stessa.» — '' ''— «Non sono d’umore di sciogliere enigmi.» — '' ''— «{{Ec|Cio|Ciò}} che dico non è un enigma. Ne-Ne-Hofra crebbe sotto i miei occhi, e confidava ogni particolare della sua vita a me, fra gli altri che essa amava un tale Barbec, figlio del giardiniere di suo padre.» — '' ''La fronte di Orete si rasserenò.'' ''— «Con quell’amore in petto, o re, essa venne alle tue braccia. Di quell’amore sta per morire.» — '' ''— «Dove è il figlio del giardiniere? — chiese Orete.'' ''— «Ad Essuan.» — '' ''Il re uscì ed impartì due ordini. A un ufficiale disse: — «Va ad Essuan e conducimi qui un giovine di nome Barbec. Lo troverai nel giardino del padre di Ne-Ne-Hofra.'' ''A un’altro disse: — «Raccogli operai, animali e {{Ec|untensili|utensili}} e costruisci per me nel lago Chemmis un’isola con un tempio, un palazzo, e un giardino pieno di fiori e''<noinclude><references/></noinclude> gfj34w09zx7h2lwsyd96vcyg7hn7hzj Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/290 108 416913 3835031 2491779 2026-05-13T23:59:14Z BuzzerLone 78037 3835031 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|284||}}</noinclude>''alberi, che galleggi liberamente dove il vento la sospinge. Costruisci l’isola, e che essa sia finita al tempo della luna piena.»'' ''Poi disse alla regina:'' ''«Rallegrati. Io so tutto, e ho mandato a chiamare Barbec.»'' ''Ne-Ne Hora gli baciò le mani.'' ''— «Tu lo avrai tutto per te sola un anno intiero, e nessuno disturberà i vostri amori.»'' ''Essa gli baciò i piedi; egli la rialzò, le diede un bacio. Le rose tornarono sulle guancie, lo scarlatto alle labbra, il riso al suo cuore.'' {{Centrato|VI.}} ''Per un anno Ne-Ne-Hofra e Barbec il giardiniere, galleggiarono in balìa degli zefiri sull’azzurro lago di Chemmis. L’isola era una meraviglia, e per un anno, un anno intero, vi dimorarono come in paradiso, non vedendo nessuno. Poi la regina ritornò al palazzo di Menfi.'' ''— «Chi ami tu di più, ora?» chiese il re.'' ''Essa gli baciò la guancia e disse: — «Riprendimi, buon re, io sono risanata.» — '' ''Orete rise, malgrado i suoi centoquattordici anni.'' ''— «Dunque Menofa aveva ragione» — egli disse. — «Ah, ah! Il rimedio per l’amore è l’amore.» — '' ''— «Così è» — essa rispose.'' ''— «Tutto ad un tratto la sua fronte si corrugò e la sua voce divenne terribile:'' ''— «Io non lo trovai così» — disse.'' ''Essa lo guardò atterrita.'' ''— «Donna rea!» — egli continuò — «La tua offesa ad Orete l’uomo, io perdono; ma la tua offesa ad Orete il re, deve esser punita.» — '' ''Essa gli si postrò ai piedi.'' ''— «Silenzio,» — egli disse: — «Tu sei morta!» — '' ''Egli battè le mani, e una terribile processione sfilò nella stanza, una processione di parachisti, o imbalsamatori, ciascuno con qualche strumento della sua arte disgustosa.'' ''Il re indicò Ne-Ne Hofra.'' ''— «Essa è morta. Fate il vostro dovere.» — '' ''Dopo settantadue giorni, Ne-Ne Hofra, bella come Ator,''<noinclude><references/></noinclude> 0b4vzrqliqk6d2822a0n7876kuhmsvf 3835032 3835031 2026-05-14T00:00:27Z BuzzerLone 78037 3835032 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|284||}}</noinclude>''alberi, che galleggi liberamente dove il vento la sospinge. Costruisci l’isola, e che essa sia finita al tempo della luna piena.»'' ''Poi disse alla regina:'' ''«Rallegrati. Io so tutto, e ho mandato a chiamare Barbec.»'' ''Ne-Ne Hora gli baciò le mani.'' ''— «Tu lo avrai tutto per te sola un anno intiero, e nessuno disturberà i vostri amori.»'' ''Essa gli baciò i piedi; egli la rialzò, le diede un bacio. Le rose tornarono sulle guancie, lo scarlatto alle labbra, il riso al suo cuore.'' {{Centrato|VI.}} ''Per un anno Ne-Ne-Hofra e Barbec il giardiniere, galleggiarono in balìa degli zefiri sull’azzurro lago di Chemmis. L’isola era una meraviglia, e per un anno, un anno intero, vi dimorarono come in paradiso, non vedendo nessuno. Poi la regina ritornò al palazzo di Menfi.'' ''— «Chi ami tu di più, ora?» chiese il re.'' ''Essa gli baciò la guancia e disse: — «Riprendimi, buon re, io sono risanata.» — '' ''Orete rise, malgrado i suoi centoquattordici anni.'' ''— «Dunque Menofa aveva ragione» — egli disse. — «Ah, ah! Il rimedio per l’amore è l’amore.» — '' ''— «Così è» — essa rispose.'' ''— «Tutto ad un tratto la sua fronte si corrugò e la sua voce divenne terribile:'' ''— «Io non lo trovai così» — disse.'' ''Essa lo guardò atterrita.'' ''— «Donna rea!» — egli continuò — «La tua offesa ad Orete l’uomo, io perdono; ma la tua offesa ad Orete il re, deve esser punita.» — '' ''Essa gli si postrò ai piedi.'' ''— «Silenzio,» — egli disse: — «Tu sei morta!» — '' ''Egli battè le mani, e una terribile processione sfilò nella stanza, una processione di ''parachisti'', o imbalsamatori, ciascuno con qualche strumento della sua arte disgustosa.'' ''Il re indicò Ne-Ne Hofra.'' ''— «Essa è morta. Fate il vostro dovere.» — '' ''Dopo settantadue giorni, Ne-Ne Hofra, bella come Ator,''<noinclude><references/></noinclude> b5l5njyjg2dm5le0zsxotaebzk7hwgp 3835033 3835032 2026-05-14T00:00:56Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835033 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|284||}}</noinclude>''alberi, che galleggi liberamente dove il vento la sospinge. Costruisci l’isola, e che essa sia finita al tempo della luna piena.»'' ''Poi disse alla regina:'' ''«Rallegrati. Io so tutto, e ho mandato a chiamare Barbec.»'' ''Ne-Ne Hora gli baciò le mani.'' ''— «Tu lo avrai tutto per te sola un anno intiero, e nessuno disturberà i vostri amori.»'' ''Essa gli baciò i piedi; egli la rialzò, le diede un bacio. Le rose tornarono sulle guancie, lo scarlatto alle labbra, il riso al suo cuore.'' {{Centrato|VI.}} ''Per un anno Ne-Ne-Hofra e Barbec il giardiniere, galleggiarono in balìa degli zefiri sull’azzurro lago di Chemmis. L’isola era una meraviglia, e per un anno, un anno intero, vi dimorarono come in paradiso, non vedendo nessuno. Poi la regina ritornò al palazzo di Menfi.'' ''— «Chi ami tu di più, ora?» chiese il re.'' ''Essa gli baciò la guancia e disse: — «Riprendimi, buon re, io sono risanata.» — '' ''Orete rise, malgrado i suoi centoquattordici anni.'' ''— «Dunque Menofa aveva ragione» — egli disse. — «Ah, ah! Il rimedio per l’amore è l’amore.» — '' ''— «Così è» — essa rispose.'' ''— «Tutto ad un tratto la sua fronte si corrugò e la sua voce divenne terribile:'' ''— «Io non lo trovai così» — disse.'' ''Essa lo guardò atterrita.'' ''— «Donna rea!» — egli continuò — «La tua offesa ad Orete l’uomo, io perdono; ma la tua offesa ad Orete il re, deve esser punita.» — '' ''Essa gli si postrò ai piedi.'' ''— «Silenzio,» — egli disse: — «Tu sei morta!» — '' ''Egli battè le mani, e una terribile processione sfilò nella stanza, una processione di ''parachisti'', o imbalsamatori, ciascuno con qualche strumento della sua arte disgustosa.'' ''Il re indicò Ne-Ne Hofra.'' ''— «Essa è morta. Fate il vostro dovere.» — '' ''Dopo settantadue giorni, Ne-Ne Hofra, bella come Ator,''<noinclude><references/></noinclude> l9vskusmxzhh9v2yng3cv8ilfaqbujm Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/291 108 416914 3835034 2491780 2026-05-14T00:03:09Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835034 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||285}}</noinclude><section begin="s1" />''fu condotta nella cripta per lei scelta l’anno prima, e messa a dormire insieme alle sue regali compagne. Ma nessun funebro corteo in suo onore attraversò il sacro lago.'' Alla conclusione del racconto, Ben Hur era seduto ai piedi dell’Egiziana, e la mano con cui essa guidava il timone era stretta nella sua. — «Menofa aveva torto.» — egli disse. — «Perchè?» — — «L’amore vive amando.» — — «Dunque non vi è rimedio contro di esso?» — — «Si, Orete lo trovò.» — — «Quale?» — — «La morte.» — — «Tu sei un buon ascoltatore, o figlio di Arrio.» E così conversando e raccontando favole e novelle ingannarono le ore. Quando scesero a terra, essa disse: — «Domani andiamo in città,» — — «Ma ti troverai ai giuochi?» — egli chiese. — «Oh, sì.» — — «Ti manderò i miei colori.» — E così si divisero. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO IV.'''}} Ilderim ritornò al dovar il giorno appresso circa all’ora terza. Quando smontò, un uomo della sua tribù lo accostò e gli disse: — «O sceicco, mi fu consegnato questo plico con l’ordine di recarlo a te, affinchè tu lo legga immediatamente. Se c’è risposta, devo attendere la tua buona grazia.» — Ilderim aprì subito il pacco, il sigillo del quale era già stato rotto. L’indirizzo diceva: ''A Valerio Grato, Cesarea.'' — «Abaddon lo pigli!» — mormorò lo sceicco, scorgendo che la lettera era in latino. Se l’Epistola fosse stata in Greco o in Arabo, egli non avrebbe avuto difficoltà nel leggerla. Così potè tutto al più decifrare la firma, scritta in grandi caratteri Romani — MESSALA, — che lesse strizzando l’occhio.<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> s4xwq5vcq6cp4zhtd7l3tpphdbmxsbp Ben Hur/Libro Quinto/Capitolo III 0 416915 3835036 3674753 2026-05-14T00:04:32Z BuzzerLone 78037 Porto il SAL a SAL 100% 3835036 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo III|prec=../Capitolo II|succ=../Capitolo IV}} <pages index="Wallace - Ben Hur, 1900.djvu" from=280 to=291 fromsection=s2 tosection=s1 /> 4avszgxsqqrpj7ru35w4etyoakav51y Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/293 108 416991 3835037 2491782 2026-05-14T00:09:49Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835037 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||387}}</noinclude> {{Centrato|'''CAPITOLO V.'''}} Lo sceicco aspettò, ben soddisfatto, finchè Ben Hur, ebbe terminate le esercitazioni del mattino. — «Questo pomeriggio, o sceicco, potrai riprenderti Sirio» — disse Ben Hur, accarezzando il collo del vecchio cavallo. — «Lo puoi riprendere, e darmi il cocchio.» — — «Così presto?» — chiese Ilderim. — «Con cavalli come i tuoi basta una giornata. Non hanno paura; hanno l’intelligenza di un uomo, ed amano l’esercizio. Questo, egli scosse le redini sul dorso al più giovine dei quattro, — tu lo chiamasti Aldebran, credo, — è il più veloce. In un giro di stadio avanzerebbe gli altri di tre lunghezze.» — Ilderim si lisciò la barba, con gli occhi scintillanti. — «Aldebran è il più veloce» — disse. — «E il più tardo?» — — «Eccolo.» — Ben Hur scosse le redini sopra Antares. — «Ma egli vincerà, perchè, vedi, sceicco, egli correrà tutto il giorno, e in sul calar del sole potrà raggiungere la sua massima velocità.» — — «Hai nuovamente ragione» — disse Ilderim. — «Io ho un solo dubbio, o sceicco.» — Lo sceicco si fece serio. — «Nella sua avidità di trionfare, un Romano transige anche con l’onore. Nei loro giuochi, — in tutti i loro giuochi, praticano una infinità di tranelli e di frodi; nelle gare dei cocchi, la loro furfanteria non risparmia nè i cavalli, nè l’auriga, nè il padrone. Quindi, buon sceicco, bada bene a quanto tu fai. Finchè la gara non sia terminata, non lasciare che nessun estraneo si avvicini ai cavalli. Per esser più sicuri, fa di più; — metti una guardia armata che li invigili notte e giorno. Allora non avrò paura per l’esito.» — Alla porta della tenda smontarono. — «Ciò che tu dici sarà fatto. Per lo splendore di Dio, nessuna mano dovrà avvicinarsi a loro tranne quella dei fedeli. Stanotte medesima porrò le sentinelle. Ma guarda, figlio di Arrio,» — Ilderim estrasse il plico dalla cintura e<noinclude><references/></noinclude> 6mf5ywimcx66woq20amjwik2lawg5oa Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/294 108 416992 3835038 2491783 2026-05-14T00:12:52Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835038 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|288||}}</noinclude>lo svolse lentamente, sedendo sopra il divano, — guarda, figlio di Arrio, e aiutami col tuo latino.» — Egli consegnò il dispaccio a Ben Hur. — «Ecco; leggi, leggi ad alta voce, traducendo le parole nella lingua de’ tuoi padri. Il latino è un abbominio.» — Ben Hur era di buon umore e intraprese la lettura con leggerezza. ''Messala a Grato!'' Si arrestò. Ebbe come un presentimento e il cuore gli cominciò a palpitare fortemente. Ilderim osservò la sua agitazione. — «Dunque? Aspetto.» — Ben Hur domandò scusa e ricominciò la lettura del papiro, che il lettore avrà già indovinato essere una copia della lettera con tanta cura spedita da Messala a Grato, la mattina dopo l’orgia nel palazzo. I primi paragrafi erano solo notevoli in quanto che rivelavano che lo scrittore non aveva perduto quelle qualità di scherno e d’ironia che adornavano il suo dire giovanile. Ma quando il lettore arrivò ai passi intesi a rammentare a Grato la famiglia dei Hur, la sua voce tremò, e due volte dovette arrestarsi, per riprendere padronanza di sè. Con uno sforzo continuò. — «Richiamerò anche le disposizioni che prendesti riguardo ai membri della famiglia Hur» — qui la voce del lettore fu rotta come da un singhiozzo — «affinchè il silenzio della tomba ci assicurasse il tranquillo godimento dei nostri guadagni, e allo stesso tempo il rimorso di aver versato sangue non ci macchiasse la coscienza.» — Ben Hur non potè continuare. Il papiro scivolò dalle sue mani ed egli si coprì il volto. — «Sono morte — morte. Io sono solo!» — Lo sceicco era stato muto ma commosso spettatore del dolore del giovine. Egli si alzò e disse: — «Figlio di Arrio, io devo chiederti perdono. Leggi la lettera da solo. Quando ti sarai riavuto abbastanza per comunicarmi il resto del contenuto, mandami a chiamare.» — Egli uscì dalla tenda. Il pensiero delicato era degno di lui. Ben Hur si gettò sul divano e si abbandonò alla foga della sua passione. Quando si fu rimesso alquanto, si ricordò che parte della lettera non gli era ancora conosciuta, e ne riprese la {{Pt|let-|}}<noinclude><references/></noinclude> cpyxpokwkrqrer2jvepjls25nwh15w0 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/295 108 416993 3835039 2491784 2026-05-14T00:16:54Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835039 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||289}}</noinclude>{{Pt|tura.|lettura.}} — «Ti ricorderai di ciò che hai fatto della madre e della figlia del malfattore, e se ora cedo alla curiosità di sapere se vivano o siano morte....» — Ben Hur trasalì, rilesse il passo: — «Egli non sa se siano morte; egli non sa!» — esclamò, — «Benedetto sia il nome del Signore! C’è ancora un po’ di speranza.» — Sorretto da questo pensiero continuò la lettura fino al fondo. — «Non sono morte» — egli disse, dopo breve riflessione: — «Non sono morte; altrimenti egli lo saprebbe.» — Una seconda lettura, più attenta della prima, lo confermò in questa opinione. Allora mandò a chiamare lo sceicco. — «Quando venni la prima volta alla tua tenda ospitale, o sceicco» — egli incominciò con calma, quando l’arabo ebbe preso posto sul divano, e furono soli, — «io non aveva l’intenzione di parlarti della mia vita, tranne che di quella parte necessaria per provarti la mia destrezza ed esperienza nel guidare i cavalli. Non volli comunicarti la mia storia. Ma il caso che ha fatto pervenire questa lettera nelle mie mani, è così strano, che io sento il dovere di rivelarti ogni cosa. Mi conforta in questo proposito il fatto che siamo entrambi minacciati dal medesimo nemico, contro il quale è necessario che procediamo d’accordo. Io ti leggerò la lettera e ti darò la spiegazione, dopo la quale comprenderai facilmente il motivo della mia emozione. Se la considerasti debolezza o sentimentalità infantile, saprai ricrederti o scusarmi.» — Lo sceicco ascoltò in assoluto silenzio finchè Ben Hur arrivò al paragrafo in cui si faceva speciale menzione della sua persona. — «Io incontrai ieri l’Ebreo nel boschetto di Dafne» — diceva la lettera — «e se egli non vi è, tuttavia dimora certamente nelle vicinanze, cosicchè ti sarà facile tenerlo d’occhio. Anzi, se tu mi chiedessi dove sia in questo momento, io giuocherei che egli si trova nell’Orto delle Palme.» — — «Ah!» — esclamò Ilderim, afferrandosi la barba. — «Nell’Orto delle Palme,» — ripetè Ben Hur. — «sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim....» — — «Traditore! Io?» — gridò il vecchio con voce fattasi acuta, mentre il labbro e la barba tremavano d’ira, e le vene della fronte e del collo si gonfiavano come per scoppiare. — «Un momento, sceicco» — fece Ben Hur. — «Tale è l’opinione di Messala, ascolta la sua minaccia»:.... sotto<noinclude><references/> {{PieDiPagina|||19}}</noinclude> 0ide61xcnd726ewc3ipuotzoxhdexag Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/296 108 416994 3835053 2491785 2026-05-14T06:08:14Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835053 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|290||}}</noinclude>la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim, il quale non sfuggirà a lungo alle nostre mani. Non ti sorprenda se Massenzio, come passo preliminare faccia imbarcare l’Arabo sulla prima galera di ritorno, e lo mandi a Roma.» — — «A Roma! Me — Ilderim, — sceicco di diecimila cavalieri con lancie — me a Roma!» — Balzò in piedi, le mani tese, le dita che si aprivano e si stringevano con moto convulso, gli occhi scintillanti come quelli di un serpente. — «O Dio! — no, per tutti gli Dei, tranne per quelli di Roma! — quando finirà questa insolenza? Un uomo libero son io; libero è il mio popolo. Dobbiamo morire schiavi, o, peggio, dovrò io condurre la vita di un cane che striscia ai piedi del suo padrone? Devo leccare la sua mano perchè non mi batta? Ciò che è mio non è più mio, per l’aria che respiro devo dipendere da Roma. Oh, se fossi giovine un’altra volta! Oh se potessi scrollare dalle mie spalle venti anni, — o dieci, — o cinque!» — Strinse i denti, ed agitò le braccia sopra il capo; poi, sotto l’impulso di una nuova idea, fece due passi verso Ben Hur e gli afferrò con veemenza il braccio. — «Se io fossi come te, figlio di Arrio — giovine, forte, destro nelle armi; se avessi un torto come il tuo che mi spronasse alla vendetta, un torto tale da santificare l’odio — giù le maschere! Figlio di Hur, figlio di Hur, io dico!» — A quel nome il sangue di Ben Hur quasi si arrestò nelle vene; stupito, confuso, egli fissò gli occhi in quelli dell’Arabo, ora vicini ai suoi, e animati da una fiamma selvaggia. — «Figlio di Hur, io dico, se io fossi, come te, coi tuoi torti, coi tuoi ricordi, io non avrei, non potrei aver pace. Alle mie sofferenze aggiungerei quelle del mondo, e mi dedicherei alla vendetta. Per mare e per terra, in ogni paese, predicherei la rivolta contro il Romano. Ogni guerra di indipendenza mi troverebbe fra i combattenti, in ogni battaglia contro Roma brillerebbe la mia spada. Diventerei Parto, in mancanza di meglio. Che se anche gli uomini mi venissero meno, non interromperei i miei sforzi, no. Per lo splendore di Dio! Andrei fra i lupi, le tigri e i leoni nella speranza di aizzarli contro il comune nemico. Ogni arma sarebbe lecita, ogni eccidio giustificato, purchè le vittime fossero Romane. Alle fiamme tutto ciò che è<noinclude><references/></noinclude> sxxow1l6i61o95kg6yevpppv1b0uyen Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/297 108 416995 3835054 3241291 2026-05-14T06:11:48Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835054 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||291}}</noinclude>Romano! Di notte pregherei gli Dei, i buoni e i cattivi egualmente, che mi prestassero i loro terrori, le loro tempeste, le carestie, il freddo, il caldo, e tutti gli innominabili veleni che essi lasciano liberi nell’aria, e tutto, tutto scaraventerei sul capo ai Romani. Oh, io non potrei dormire! Io, io....» — Lo sceicco si fermò per mancanza di respiro, e rimase muto, ansando, pallido, coi pugni serrati. Di tutto questo appassionato scoppio d’ira Ben Hur non ritenne che una vaga impressione di occhi fiammeggianti, di una voce stridula, di una collera troppo intensa per essere espressa con coerenza, a parole. Per la prima volta in otto anni il misero giovane era stato chiamato col suo vero nome. Un uomo almeno lo conosceva e lo riconosceva senza chiedere prove, e questi era un Arabo del deserto! Come era egli venuto a questa cognizione? La lettera? No. Essa parlava delle crudeltà inflitte alla sua famiglia, narrava la storia delle proprie sofferenze, ma non diceva che egli era la vittima provvidenzialmente sfuggita all’ira Romana. Questo anzi egli avrebbe voluto spiegare allo sceicco dopo terminata la lettura. La gioia e la speranza gli fiorirono in cuore, e con calma forzata domandò: — «Buon sceicco, dimmi, come venisti in possesso di questa lettera?» — — «La mia gente custodisce le strade fra le città» — rispose Ilderim bruscamente. — «La tolsero ad un corriere.» — — «Sanno che quella gente è tua?» — — «No. Davanti al mondo figurano come predoni, che è mio dovere di prendere ed impiccare.» — — «Un’altra domanda, sceicco. Tu mi chiamasti figlio di Hur — il nome di mio padre. Io mi credeva sconosciuto da tutti. Come apprendesti il mio nome?» — Ilderim esitò; poi, rinfrancandosi rispose. — «Io ti conosco, ma non sono libero di dirti altro.» — — «Qualcheduno ti tiene sotto padronanza?» — Lo sceicco tacque e fece per andarsene; ma osservando la disillusione di Ben Hur, ritornò indietro, e disse: — «Non parliamone più per ora. Io vado in città; quando ritorno ti parlerò liberamente. Dammi la lettera» — Ilderim ripiegò con cura i papiri e li rimise subito nella loro busta. — «Che cosa dici» — egli chiese con energia — «della mia proposta? Io ti esposi ciò che farei ne’ tuoi panni, e tu non mi hai ancora risposto.» —<noinclude><references/></noinclude> dzh92i15x6hy5x8lavwq11x8798pukg Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/298 108 416996 3835055 3241296 2026-05-14T06:12:18Z BuzzerLone 78037 3835055 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|292||}}</noinclude><section begin="s1" />{{nop}} — «Io voleva risponderti, sceicco, e ti risponderò.» — Il volto di Ben Hur si contrasse come sotto lo sforzo di un imperiosa volontà. — «Tutto ciò che tu hai detto, io farò, — almeno tutto quanto umanamente è possibile. Io ho dedicata la mia vita alla vendetta. Per cinque anni questa fu il mio unico pensiero. Senza tregua, senza riposo, sprezzando gli allettamenti di Roma e le tentazioni della gioventù, ho impiegato tutte le forze dell’animo mio a questo unico scopo. La mia educazione ebbe per meta ultima la vendetta. Praticai i più famosi maestri — non quelli di rettorica e di filosofia — ahimè! Non aveva tempo per questi. Le arti essenziali all’uomo d’armi erano la mia occupazione; vissi con gladiatori e con vincitori dell’arena; con centurioni nei campi Romani. E tutti furono orgogliosi di avermi a scolaro. O sceicco, io sono un soldato; ma per attuare i sogni ch’io nutrivo, avevo bisogno di essere un generale. Con questo intento mi sonno arruolato nella guerra contro i Parti; quando essa sarà terminata, allora, se il Signore mi darà vita e forza, — allora» — egli alzò i pugni stretti, e parlò con veemenza — «allora, quando sarò un nemico perfezionato alla scuola di Roma, Roma dovrà pagarmi tutti i miei torti col sangue de’ suoi figli. Questa è la mia risposta, sceicco.» — Ilderim gli gettò le braccia al collo e lo baciò, dicendo con voce bassa, quasi strozzata dall’emozione: — «Se il tuo Dio non ti aiuterà in questo, figlio di Hur, egli sarà morto. Senti ciò che ti prometto, che ti giuro, se vuoi: «Tu avrai me stesso, e tutto ciò che io posseggo — uomini, cavalli, cammelli, — e il deserto per preparare i tuoi piani. Io lo giuro! E per ora basta. Mi vedrai, o udrai di me, prima di sera» — Voltandosi bruscamente, lo sceicco uscì dalla tenda, e di lì a poco si trovò sulla via verso la città. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO VI.'''}} La lettera intercettata era per più ragioni importante per Ben Hur. Era una confessione che l’autore di essa era stato complice nella soppressione della famiglia; che egli aveva sanzionato il piano proposto da Valerio Grato a questo scopo; che egli aveva ricevuto parte dei beni confiscati<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> 09frrwq91m945l4xy3qsusq2w7lwkan 3835058 3835055 2026-05-14T06:15:55Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835058 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|292||}}</noinclude><section begin="s1" />{{nop}} — «Io voleva risponderti, sceicco, e ti risponderò.» — Il volto di Ben Hur si contrasse come sotto lo sforzo di un imperiosa volontà. — «Tutto ciò che tu hai detto, io farò, — almeno tutto quanto umanamente è possibile. Io ho dedicata la mia vita alla vendetta. Per cinque anni questa fu il mio unico pensiero. Senza tregua, senza riposo, sprezzando gli allettamenti di Roma e le tentazioni della gioventù, ho impiegato tutte le forze dell’animo mio a questo unico scopo. La mia educazione ebbe per meta ultima la vendetta. Praticai i più famosi maestri — non quelli di rettorica e di filosofia — ahimè! Non aveva tempo per questi. Le arti essenziali all’uomo d’armi erano la mia occupazione; vissi con gladiatori e con vincitori dell’arena; con centurioni nei campi Romani. E tutti furono orgogliosi di avermi a scolaro. O sceicco, io sono un soldato; ma per attuare i sogni ch’io nutrivo, avevo bisogno di essere un generale. Con questo intento mi sonno arruolato nella guerra contro i Parti; quando essa sarà terminata, allora, se il Signore mi darà vita e forza, — allora» — egli alzò i pugni stretti, e parlò con veemenza — «allora, quando sarò un nemico perfezionato alla scuola di Roma, Roma dovrà pagarmi tutti i miei torti col sangue de’ suoi figli. Questa è la mia risposta, sceicco.» — Ilderim gli gettò le braccia al collo e lo baciò, dicendo con voce bassa, quasi strozzata dall’emozione: — «Se il tuo Dio non ti aiuterà in questo, figlio di Hur, egli sarà morto. Senti ciò che ti prometto, che ti giuro, se vuoi: «Tu avrai me stesso, e tutto ciò che io posseggo — uomini, cavalli, cammelli, — e il deserto per preparare i tuoi piani. Io lo giuro! E per ora basta. Mi vedrai, o udrai di me, prima di sera» — Voltandosi bruscamente, lo sceicco uscì dalla tenda, e di lì a poco si trovò sulla via verso la città. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO VI.'''}} La lettera intercettata era per più ragioni importante per Ben Hur. Era una confessione che l’autore di essa era stato complice nella soppressione della famiglia; che egli aveva sanzionato il piano proposto da Valerio Grato a questo scopo; che egli aveva ricevuto parte dei beni confiscati<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> p9jsu9pr0wo9in9146s92yt0ho5nfvc Ben Hur/Libro Quinto/Capitolo V 0 416997 3835060 3795715 2026-05-14T06:16:32Z BuzzerLone 78037 Porto il SAL a SAL 100% 3835060 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo V|prec=../Capitolo IV|succ=../Capitolo VI}} <pages index="Wallace - Ben Hur, 1900.djvu" from=293 to=298 tosection=s1 /> jp2595kfnc8z57oaeqb67r7o98jsb7k Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/299 108 416998 3835118 2491788 2026-05-14T08:22:21Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835118 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||293}}</noinclude>e che godeva ancora in quel momento; che egli temeva la improvvisa comparsa di quegli ch’egli chiamava il principale malfattore; nella quale vedeva una minaccia per la sicurezza propria e quella di Grato; infine che egli era pronto ad eseguire qualunque disegno che il fertile cervello del procuratore di Giudea avrebbe saputo escogitare, per togliere di mezzo il comune nemico. Specialmente quest’ultima considerazione, l’avviso di un pericolo vicino, diede molto a pensare a Ben Hur, rimasto solo nella tenda dopo la partenza di Ilderim. I suoi avversari erano personaggi potenti ed astuti. Se essi lo temevano, egli aveva maggior ragione di temerli. Cercò di chiarirsi bene la situazione e di riflettere sul modo in cui l’odio di essi avrebbe potuto esplicarsi, ma i suoi pensieri venivano costantemente turbati dalla visione della madre e della sorella. Poco importava se il fondamento di questa sua persuasione era debole, riposando essa interamente sul fatto che Messala non aveva appreso la loro morte; la gioia che egli provava, soffocava ogni dubbio. Finalmente aveva trovato una persona la quale sapeva dove esse erano celate, e, nella esaltazione del momento, la loro scoperta gli sembrava già vicina, un evento di prossima attuazione. Con tutti questi pensieri e sentimenti pensava con una specie di mistica certezza che Iddio stava per presceglierlo al compimento di una grande missione. Di tanto in tanto, richiamando le parole di Ilderim, egli si meravigliava donde l’arabo avesse tratte le informazioni sul suo conto; non da Malluch certamente; non da Simonide, l’interesse del quale stava al contrario nel celare ogni cosa. Messala? L’idea era ridicola. Ogni congettura approdava al medesimo risultato negativo. — «Meno male» — egli pensava consolandosi che da qualunque fonte lo sceicco avesse appreso il suo nome e i particolari della sua vita, non poteva essere che da un amico, il quale, come tale, si sarebbe a suo tempo dichiarato. — «Un po’ di pazienza, un po’ di attesa» — forse la gita dello sceicco in città aveva relazione con l’affare; possibilmente la lettera favorirebbe una completa rivelazione. E paziente egli sarebbe stato se solamente egli avesse potuto accertarsi che Tirzah e sua madre lo attendevano in circostanze tali da permettere anche ad esse le medesime speranze che egli nutriva; se, in altre parole, la coscienza non lo pungesse con mille accuse per la sua inazione.<noinclude><references/></noinclude> l5lc18g3sbk5e4b7byp35mvd4lqnn0g Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/300 108 416999 3835120 2491789 2026-05-14T08:22:51Z BuzzerLone 78037 3835120 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|294||}}</noinclude>{{nop}} Per isfuggire a questi rimorsi, egli si diede a passeggiare sotto gli alberi dell’Orto, ora fermandosi a osservare i raccoglitori di datteri, ora a seguire i voli degli uccelli che andavano a nascondersi nel fogliame delle palme, ora le corse dello sciame delle api, che ronzando circondavano i cespugli fioriti e carichi di bacche. Più a lungo indugiò lungo le sponde del lago. Quelle limpide acque, appena increspate dal vento, che venivano con mormorio sommesso a lambire voluttuosamente le rive, gli richiamavano l’immagine dell’Egiziana e la sua meravigliosa bellezza, e il ricordo di quella sera allietata dalle parole e dal canto di lei, gli riempiva il cuore di una grande dolcezza. Ripensava al fascino dei suoi modi, all’armonìa del suo riso, alle sue lusinghe e alle sue blandizie, al tepore molle di quella manina che stringeva la sua sopra il pomo del timone. Da lei il suo pensiero correva a Balthasar, e alla sua miracolosa narrazione; e da lui al Re dei Giudei, che il santo uomo con tanta profondità di convinzione diceva vivo e annunziava vicino. E qui la sua mente si arrestò, indagando il mistero di quello strano personaggio, e traendo da quelle riflessioni la soddisfazione di cui andava in cerca. Nulla è più facile della confutazione di un pensiero contrario ai nostri desideri, e Ben Hur rifiutò energicamente la definizione data da Balthasar del regno che doveva venire. Il concetto di un regno spirituale, se non era intollerabile alle dottrine Sadducee di cui era imbevuto, gli sembrava una deduzione tratta dalle profondità di una fede troppo astratta e sognatrice. Un regno della Giudea, ah sì, quello era più comprensibile; un tale regno era già esistito e per la stessa ragione potrebbe ritornare! E accarezzava il suo orgoglio il pensare un regno nuovo, più vasto nei suoi dominii, più ricco e più splendido dell’antico; un Re sotto il quale egli troverebbe e servizio e vendetta. In questa condizione d’animo egli ritornò al ''dovar''. Terminata la colazione, per occupare il pomeriggio. Ben Hur fece condurre davanti alla tenda il cocchio che egli sottopose ad un attento esame. Questa parola non rende che poveramente lo studio e la cura ch’egli pose nell’osservare ogni minimo particolare del veicolo. Con una soddisfazione che apparirà più comprensibile in seguito, vide che il modello era Greco, a suo avviso preferibile a quello Romano. Era più ampio nello spazio fra ruota e ruota, più basso di sala e più pesante; ma lo svantaggio del peso<noinclude><references/></noinclude> s40h5qwexumzsov5is04i37jn76lmay 3835122 3835120 2026-05-14T08:28:18Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835122 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|294||}}</noinclude>{{nop}} Per isfuggire a questi rimorsi, egli si diede a passeggiare sotto gli alberi dell’Orto, ora fermandosi a osservare i raccoglitori di datteri, ora a seguire i voli degli uccelli che andavano a nascondersi nel fogliame delle palme, ora le corse dello sciame delle api, che ronzando circondavano i cespugli fioriti e carichi di bacche. Più a lungo indugiò lungo le sponde del lago. Quelle limpide acque, appena increspate dal vento, che venivano con mormorìo sommesso a lambire voluttuosamente le rive, gli richiamavano l’immagine dell’Egiziana e la sua meravigliosa bellezza, e il ricordo di quella sera allietata dalle parole e dal canto di lei, gli riempiva il cuore di una grande dolcezza. Ripensava al fascino dei suoi modi, all’armonìa del suo riso, alle sue lusinghe e alle sue blandizie, al tepore molle di quella manina che stringeva la sua sopra il pomo del timone. Da lei il suo pensiero correva a Balthasar, e alla sua miracolosa narrazione; e da lui al Re dei Giudei, che il santo uomo con tanta profondità di convinzione diceva vivo e annunziava vicino. E qui la sua mente si arrestò, indagando il mistero di quello strano personaggio, e traendo da quelle riflessioni la soddisfazione di cui andava in cerca. Nulla è più facile della confutazione di un pensiero contrario ai nostri desideri, e Ben Hur rifiutò energicamente la definizione data da Balthasar del regno che doveva venire. Il concetto di un regno spirituale, se non era intollerabile alle dottrine Sadducee di cui era imbevuto, gli sembrava una deduzione tratta dalle profondità di una fede troppo astratta e sognatrice. Un regno della Giudea, ah sì, quello era più comprensibile; un tale regno era già esistito e per la stessa ragione potrebbe ritornare! E accarezzava il suo orgoglio il pensare un regno nuovo, più vasto nei suoi dominii, più ricco e più splendido dell’antico; un Re sotto il quale egli troverebbe e servizio e vendetta. In questa condizione d’animo egli ritornò al ''dovar''. Terminata la colazione, per occupare il pomeriggio, Ben Hur fece condurre davanti alla tenda il cocchio che egli sottopose ad un attento esame. Questa parola non rende che poveramente lo studio e la cura ch’egli pose nell’osservare ogni minimo particolare del veicolo. Con una soddisfazione che apparirà più comprensibile in seguito, vide che il modello era Greco, a suo avviso preferibile a quello Romano. Era più ampio nello spazio fra ruota e ruota, più basso di sala e più pesante; ma lo svantaggio del peso<noinclude><references/></noinclude> mcjjjqzkr989uzp77f7zvmmvavrewbm Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/301 108 417000 3835126 3241293 2026-05-14T08:33:08Z BuzzerLone 78037 3835126 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||295}}</noinclude>maggiore sarebbe più che compensato dalla resistenza dei suoi Arabi. In generale i costruttori di cocchi in Roma fabbricavano solamente veicoli da corsa, sacrificando la sicurezza alla leggerezza, e la resistenza alla grazia; mentre i carri di Achille e del ''Re degli uomini designati per la guerra e i suoi pericoli'' erano ancora i tipi preferiti nelle gare Istmiche e d’Olimpia. Poi attaccò i cavalli e li guidò sul campo delle esercitazioni, dove per parecchie ore li tenne sotto il giogo, obbligandoli ad ogni genere di evoluzioni. Quando ritornò al padiglione sul far della sera, il suo animo si era calmato e aveva deciso di sospendere ogni passo riguardo a Messala fin dopo la giornata delle corse. Il piacere di misurarsi col suo nemico al cospetto di tutto l’Oriente era una voluttà di cui egli non sapeva privarsi. La sua fiducia nella propria abilità e nel risultato finale era assoluta. Quanto ai cavalli, essi sarebbero stati i suoi compagni nella gloriosa impresa. — «Ch’egli stìa all’erta! Ch’egli badi! Nevvero, Antares, Aldebran? Nevvero Rigel, buon cavallo? E tu Altair, Re dei corsieri, non dovrà egli temerci? Buoni, buoni!» — Così parlava ai cavalli negli intervalli di riposo, andando dall’uno all’altro, e accarezzando loro le guancie e i colli. Sul far della notte Ben Hur sedeva davanti alla porta della tenda, aspettando Ilderim, non ancora ritornato dalla città. Non provava impazienza, nè dubbio, nè timore. Lo sceicco almeno avrebbe parlato. Anzi, fosse la soddisfazione dell’ottimo lavoro prestato dai cavalli, o la dolce stanchezza che succede a una giornata di tanta fatica, o la cena a cui aveva fatto largo onore, o la reazione, che, per una provvida legge di natura tien sempre dietro al momento di depressione e di tristezza, il giovane si trovava di ottimo umore, e quasi felice. Gli sembrava che la Provvidenza lo avesse preso sotto la sua speciale protezione. Finalmente si udì lo scalpitare di un cavallo, e Malluch smontò davanti alla tenda. Ben Hur non fece domande, ma entrò nel recinto dove pascolavano i cavalli. Aldebran gli si avvicinò, come profferendo i suoi servigi. Egli lo accarezzò affettuosamente, ma passò a scegliere un altro cavallo, non uno dei quattro: questi erano sacri alla gara. In breve tempo i due cavalieri percorrevano rapidamente e in silenzio la via della città. Prima d’arrivare al Ponte Seleucio, essi attraversarono il fiume su di una barca, e penetrarono nella città dal lato<noinclude><references/></noinclude> 9p782kjyyh4fstw6ax567fav4mcrs9b 3835129 3835126 2026-05-14T08:36:47Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835129 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||295}}</noinclude>maggiore sarebbe più che compensato dalla resistenza dei suoi Arabi. In generale i costruttori di cocchi in Roma fabbricavano solamente veicoli da corsa, sacrificando la sicurezza alla leggerezza, e la resistenza alla grazia; mentre i carri di Achille e del ''Re degli uomini designati per la guerra e i suoi pericoli'' erano ancora i tipi preferiti nelle gare Istmiche e d’Olimpia. Poi attaccò i cavalli e li guidò sul campo delle esercitazioni, dove per parecchie ore li tenne sotto il giogo, obbligandoli ad ogni genere di evoluzioni. Quando ritornò al padiglione sul far della sera, il suo animo si era calmato e aveva deciso di sospendere ogni passo riguardo a Messala fin dopo la giornata delle corse. Il piacere di misurarsi col suo nemico al cospetto di tutto l’Oriente era una voluttà di cui egli non sapeva privarsi. La sua fiducia nella propria abilità e nel risultato finale era assoluta. Quanto ai cavalli, essi sarebbero stati i suoi compagni nella gloriosa impresa. — «Ch’egli stìa all’erta! Ch’egli badi! Nevvero, Antares, Aldebran? Nevvero Rigel, buon cavallo? E tu Altair, Re dei corsieri, non dovrà egli temerci? Buoni, buoni!» — Così parlava ai cavalli negli intervalli di riposo, andando dall’uno all’altro, e accarezzando loro le guancie e i colli. Sul far della notte Ben Hur sedeva davanti alla porta della tenda, aspettando Ilderim, non ancora ritornato dalla città. Non provava impazienza, nè dubbio, nè timore. Lo sceicco almeno avrebbe parlato. Anzi, fosse la soddisfazione dell’ottimo lavoro prestato dai cavalli, o la dolce stanchezza che succede a una giornata di tanta fatica, o la cena a cui aveva fatto largo onore, o la reazione, che, per una provvida legge di natura tien sempre dietro al momento di depressione e di tristezza, il giovane si trovava di ottimo umore, e quasi felice. Gli sembrava che la Provvidenza lo avesse preso sotto la sua speciale protezione. Finalmente si udì lo scalpitare di un cavallo, e Malluch smontò davanti alla tenda. Ben Hur non fece domande, ma entrò nel recinto dove pascolavano i cavalli. Aldebran gli si avvicinò, come profferendo i suoi servigi. Egli lo accarezzò affettuosamente, ma passò a scegliere un altro cavallo, non uno dei quattro: questi erano sacri alla gara. In breve tempo i due cavalieri percorrevano rapidamente e in silenzio la via della città. Prima d’arrivare al Ponte Seleucio, essi attraversarono il fiume su di una barca, e penetrarono nella città dal lato<noinclude><references/></noinclude> 6c16va73dtrfzzpvyqyc3gr62085tbi Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/302 108 417001 3835132 2491791 2026-05-14T08:39:04Z BuzzerLone 78037 3835132 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|296||}}</noinclude><section begin="s1" />occidentale. Il cammino era più lungo, ma Ben Hur lo accettò senza far parola, pensando che fosse una precauzione necessaria. Passarono il molo di Simonide, e, davanti alla porta del grande magazzeno, Malluch fermò il suo cavallo. — «Siamo giunti» — egli disse — «smonta.» — Ben Hur riconobbe la località. — «Dov’è lo sceicco?» — — «Vieni con me. Te lo mostrerò.» — Un custode prese i cavalli, e quasi prima che Ben Hur si rendesse chiaramente conto di quanto avveniva, egli si trovò di nuovo davanti alla porta della casa sopra il terrazzo, e intese una voce: — «In nome di Dio, entrate.» — <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO VII.'''}} Malluch si fermò alla porta; Ben Hur entrò da solo. La stanza era quella medesima in cui aveva per la prima volta veduto Simonide, e nulla era mutato della sua apparenza, tranne che, presso alla poltrona del vecchio, era stato posto un grande candelabro di bronzo con molte braccia da cui pendevano numerose lampade d’argento, tutte accese. La luce era chiara e illuminava i tavolati delle pareti, la cornice dorata, e la volta di mica viola. Fatti due passi Ben Hur si arrestò. Tre persone erano presenti e lo guardavano. — Simonide, Ilderim ed Ester. Egli girò gli occhi dall’uno all’altro come per trovar risposta alla domanda mezzo formulata dal suo cervello: — «Che cosa vogliono da me questi tre?» — A questa tenne subito dietro un’altra: — «Sono amici o nemici?» — Finalmente i suoi sguardi si fermarono su Ester. I due uomini gli avevano risposto con espressione bonaria, ma ciò ch’egli lesse nel volto della fanciulla era qualche cosa di più spirituale, che, quantunque sfuggisse ad ogni definizione, penetrò profondamente nell’animo suo. Ebbe per un istante la visione di un altro viso, quella dell’Egiziana, ma si dileguò subito. — «Figlio di Hur.» — Egli si voltò verso Simonide. — «Figlio di Hur» — ripetè il negoziante, sillabando<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> gqok5dkghck4699td2hs0u1pvx5wsgz 3835133 3835132 2026-05-14T08:39:52Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835133 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|296||}}</noinclude><section begin="s1" />occidentale. Il cammino era più lungo, ma Ben Hur lo accettò senza far parola, pensando che fosse una precauzione necessaria. Passarono il molo di Simonide, e, davanti alla porta del grande magazzeno, Malluch fermò il suo cavallo. — «Siamo giunti» — egli disse — «smonta.» — Ben Hur riconobbe la località. — «Dov’è lo sceicco?» — — «Vieni con me. Te lo mostrerò.» — Un custode prese i cavalli, e quasi prima che Ben Hur si rendesse chiaramente conto di quanto avveniva, egli si trovò di nuovo davanti alla porta della casa sopra il terrazzo, e intese una voce: — «In nome di Dio, entrate.» — <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO VII.'''}} Malluch si fermò alla porta; Ben Hur entrò da solo. La stanza era quella medesima in cui aveva per la prima volta veduto Simonide, e nulla era mutato della sua apparenza, tranne che, presso alla poltrona del vecchio, era stato posto un grande candelabro di bronzo con molte braccia da cui pendevano numerose lampade d’argento, tutte accese. La luce era chiara e illuminava i tavolati delle pareti, la cornice dorata, e la volta di mica viola. Fatti due passi Ben Hur si arrestò. Tre persone erano presenti e lo guardavano. — Simonide, Ilderim ed Ester. Egli girò gli occhi dall’uno all’altro come per trovar risposta alla domanda mezzo formulata dal suo cervello: — «Che cosa vogliono da me questi tre?» — A questa tenne subito dietro un’altra: — «Sono amici o nemici?» — Finalmente i suoi sguardi si fermarono su Ester. I due uomini gli avevano risposto con espressione bonaria, ma ciò ch’egli lesse nel volto della fanciulla era qualche cosa di più spirituale, che, quantunque sfuggisse ad ogni definizione, penetrò profondamente nell’animo suo. Ebbe per un istante la visione di un altro viso, quella dell’Egiziana, ma si dileguò subito. — «Figlio di Hur.» — Egli si voltò verso Simonide. — «Figlio di Hur» — ripetè il negoziante, sillabando<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> 8tlcwbl1v1dua9negnh0i5d979ds0n9 Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/2 108 524740 3834930 1940615 2026-05-13T13:31:19Z Gatto bianco 43648 3834930 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Accurimbono" /></noinclude>{{ct|f=100%|L=0px|v=2|Antonio Gramsci}} {{ct|f=150%|L=0px|v=2|QUADERNI DEL CARCERE}} {{ct|f=80%|L=0px|v=1|Volume primo}} {{ct|f=80%|L=0px|v=4|Quaderni 1 - 5}} {{ct|f=80%|L=0px|v=1|Edizione critica dell'Istituto Gramsci}} {{ct|f=80%|L=0px|v=20|A cura di [[Autore:Valentino Gerratana|Valentino Gerratana]]}} {{ct|f=80%|L=0px|v=|Giulio Einaudi editore{{spazi|10}} 1977}}<noinclude></noinclude> 9e7hw8qbj9r0lzb4vcat2to5hdngwgc Pagina:Per la posa della prima pietra della nuova stazione.djvu/5 108 536825 3834987 1967667 2026-05-13T17:31:15Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834987 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Divudi85" /></noinclude>[[File:Per la posa della prima pietra della nuova stazione (page 5 crop).jpg|senza_cornice|400px|centro]] Queste poche pagine che la «Commissione stampa» del Comitato generale cittadino dei festeggiamenti per la posa della prima pietra della nuova stagione di Prato, ha messo insieme, non hanno affatto la pretesa di offrire una storia minuta e documentata della lunga pratica ferroviaria appena negli ultimi mesi pervenuta alla sua fase conclusiva, e neppure hanno lo scopo di gridare l’''osanna'' o il ''crucifice'' a vivi o a morti, ricordando gli ostacoli non sempre disinteressati che hanno impicciato il disbrigo della vertenza e la realizzazione del progetto; no: esse si prefiggono un intento molto più modesto e molto più nobile: vogliono additare al popolo quanto costi di sacrifìcio, di tenacia e di volontà ogni passo in avanti sulla via del progresso, e vogliono esaltare, contemporaneamente, la grandezza pia del lavoro che nell’esaudimento delle aspirazioni legittime di una città o di una provincia integra e coordina il benessere e il divenire della Nazione. La strada della civiltà è bagnata di lacrime e macchiata di sangue: per salire uno scalino, per toccare una vetta, per aggiungere un anello minuscolo alla maglia che simboleggia la difesa attiva opposta dall’uomo alla forza bruta dalla natura, molte volte generazioni intere hanno dovuto e devono vuotarsi le vene e lasciar lembi di carne nel lento e doloroso cammino: un destino fiero ed avaro grava sulla affaticante umanità e nulla concede, nulla dona, nulla consente tra i benefici e i sorrisi che fanno cara e<noinclude></noinclude> srov4mmlcsv942ht6088bdd4f9ufplg Pagina:Per la posa della prima pietra della nuova stazione.djvu/9 108 536829 3834988 2846850 2026-05-13T17:31:50Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834988 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Silvio Gallio" />{{RigaIntestazione||— 7 —|}}</noinclude>Risalgono a questo anno 1883 la costituzione del Comitato pratese presieduto da Giovanni Ciardi — che fa rappresentante di Prato al Parlamento per lo scorcio della XIII<sup>a</sup> legislatura e per tutta la XIV<sup>a</sup> — , la costituzione di un Comitato fiorentino che ebbe per presidente onorario Ubaldino Peruzzi e per presidente effettivo Luciano Luciani, nonché l’adesione della amministrazione comunale, della Camera di Commercio fiorentine e del Comune di Greve alla iniziativa presa dalla Deputazione provinciale di Bologna di affidare all’ing. Giovanni Luigi Protche — l’ideatore della Porrettana — l'incarico di riferire «sulla linea proposta dall’ing. cav. Antonio Zannoni, sulla valutazione approssimativa della medesima ed anche rispetto alla possibilità e convenienza di altri tracciati rispondenti allo scopo del più breve ed utile allacciamento di Bologna con Firenze e Roma». L’ing. Protche accolse l'invito, e in data 23 novembre 1884 consegnò contemporaneamente alla Deputazione provinciale di Bologna e al Comitato fiorentino, la relazione pubblicata in apposito supplemento ne ''La Nazione'' del 30 e che segnò il passo veramente decisivo per la risoluzione del poderoso problema. Alla Memoria, che contemplava il progetto di massima, dell’ing. Protche seguirono, poi, studi più particolareggiati compiuti dagli ing. Ulisse Minarelli e Antonio Dallolio e per i quali il Comune di Prato, primo fra gli altri Comuni e fra gli altri Enti, contribuì con la somma di lire cinquemila. Il progetto dell’ing. Protche — mancato al mondo il 31 Marzo del 1886 — così completato dagli esami aggiuntivi degli ing. Minarelli e Dallolio, venne presentato al Ministro dei lavori pubblici, on. {{Wl|Q3750031|Genala}}, l'11 Gennaio dell'87, da una Commissione di cui facevano parte per Prato<noinclude></noinclude> bbyyxsidpirko8tn4x5mscelyw5l920 Pagina:Per la posa della prima pietra della nuova stazione.djvu/15 108 536835 3834989 1967478 2026-05-13T17:32:27Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834989 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Silvio Gallio" />{{RigaIntestazione||— 9 —|}}</noinclude> dei deputati su ricordati, presentò alla Camera il progetto Protche rettificato, chiedendo uno stanziamento di 174 milioni di lire contro 136 milioni stanziati per il tracciato del Sasso. Approvato il progetto di legge alla Camera ed al Senato, non mancava altro che tradurlo in pratica!.... Ma, passarono inutilmente i mesi e passarono inutilmente gli anni non ostante i continui richiami delle regioni e delle città interessate e non ostante gli appelli e le sollecitazioni dei Deputati di Bologna e di Prato. La conflagrazione mondiale sorprese il vasto disegno in una fase semiletargica, mentre i lavori, iniziati così per dire, procedevano con esasperante lentezza: occorse il risveglio posteriore al conflitto, occorse che le deficienze e le insufficienze della Porrettana durante la guerra fossero palesi anche ai ciechi, occorse che la disoccupazione battesse preoccupante alle porte dei più indifferenti, occorse la solerzia di un concittadino assurto all’alta carica di Sottosegretario ai lavori pubblici, l’on. Bertini, perchè, una buona volta, la esecuzione tanto aspettata avesse, davvero, serio principio e perchè dal campo vago e indeterminato delle parole si pervenisse al campo meno lato e meno impreciso dei fatti. Solo con gli ultimi mesi del 1920 e, più specificatamente, solo con la data odierna, la opera superba, dopo quasi vent’anni stolidamente perduti, si è avviata a sicura e ormai certa risoluzione! {{ct|t=1|v=1|⁂}} Così, a volo, abbiamo passato in rassegna lo svolgimento della pratica per la direttissima Firenza-Bologna, ma sarebbero occorsi troppo spazio e troppo tempo per accennare, anche sommariamente, gli ostacoli che si dovettero superare, gli inciampi — e non tutti giustificati nè<noinclude></noinclude> cjio7ekx56d1feexo2p7airhahcikum Autore:Alfredo Parente 102 543626 3835011 3777688 2026-05-13T20:02:19Z Panz Panz 3665 3835011 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Alfredo | Cognome = Parente | Attività = storico/critico musicale | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 2/Teatri e concerti/La bisbetica domata}} {{Sezione note}} a0t6f8ur5gqk3va3u9dpmsmlrbg477m La Costa d'Avorio/10. La repubblica dei Popos 0 572690 3835096 3712537 2026-05-14T06:33:27Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3835096 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=10. La repubblica dei Popos|prec=../9. L'assalto notturno dei leoni|succ=../11. Il mpungu}} <pages index="Salgari - La Costa d'Avorio.djvu" from=82 to=89 fromsection=s2 /> 7nyrij3zlyvd7ztze1z2x7luelh7jxs La Costa d'Avorio/11. Il mpungu 0 572691 3835097 3712538 2026-05-14T06:33:45Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3835097 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=11. Il mpungu|prec=../10. La repubblica dei Popos|succ=../12. La scomparsa dell'amazzone}} <pages index="Salgari - La Costa d'Avorio.djvu" from="90" to="98" /> {{Sezione note}} j4jcohkzh6f0g5nigbtraj67nlofc58 La Costa d'Avorio/24. I fabbricatori di pioggia 0 572704 3835095 3712552 2026-05-14T06:33:09Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3835095 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=24. I fabbricatori di pioggia|prec=../23. L'imboscata dei Krepi|succ=../25. La Città Santa del Dahomey}} <pages index="Salgari - La Costa d'Avorio.djvu" from=199 to=210 fromsection=s2 tosection=s1 /> rjzun1sc3naco01apo8no3p0qnexyf8 Pagina:Ronchivecchi Il nuovo stabilimento penitenziario in Firenze 1843.djvu/12 108 590628 3835176 2251526 2026-05-14T09:56:33Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3835176 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|||11}}</noinclude> più arretrati) i rispettabilissimi miei Amici, ambidue tra i più benemeriti delle Scienze Politico-Morali, e dell’Umanità, SS. Cav. Consigliere Mittermaier Professore di Diritto nell’Università di Heidelberg, e Conte Carlo Ilarione Petitti de Roreto Consigliere di Stato di S. M. Sarda, che alle suddette Guardie fin qui conservate, e che appartenevano all’antico Corpo Civile, saranno tra pochi giorni sostituite delle Guardie Militari scelte tra gli Individui sperimentati nei Reggimenti, e adattati a questo nuovo geloso Servizio. Volendo dare un cenno anche del sistema Vittuario e di Vestiario dei Reclusi, dirò che si osservano le Sovrane Disposizioni de’ 18 Settembre 1840 le quali prescrivono che la Razione giornaliera del pane per i Maggiori sia di once 20, ed once 16 per i Minori<ref>Le 20 once Toscane corrispondono a Grammi Francesi 488, e le once 16 a grammi 453.</ref> ). Che una Minestra di magro sia di tre once in stato di aridità, alternando Paste, Riso, Zuppa, eccettuati la Domenica e il Giovedì, nei quali giorni la Minestra è da grasso con tre once di carne di bove senza osso, e un quartuccio di vino. È riserbata la concessione di qualche miglioramento nel Vitto, o nel caso di premio per buona condotta, e operosità da determinarsi dal Soprintendente, e da posare sulla loro Massa. Ogni altra facilitazione che avesse origine diversa, ed estranea alla Casa Correzionale è rigorosamente proibita. Questo Miglioramento quando è concesso consiste in qualche mezzo libbra di pane, un poco di vino, una discreta porzione di fagioli, o patate, e {{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> n11dpmo47g409rwt6tif00wnesvwhkb Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/106 108 608406 3835102 3776073 2026-05-14T06:53:55Z Sentrac98 29209 /* Riletta */ 3835102 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Sentrac98" />{{RigaIntestazione|88|{{smaller|''Capitolo dodicesimo''}}||riga=si}}</noinclude><nowiki /> — Non l’abbandonerà, Antao, ma cercherà di certo di portarsela seco nella sua fuga. — Ed allora se lo uccidiamo mentre si trova in alto, la ragazza cadrà. — Cercheremo di farlo scendere. È isolato l’albero sul quale avete scorto il nido?... — Sì, Alfredo. — Allora abbiamo la speranza di costringerlo a calarsi a terra. Ci siamo, Asseybo?... — Il negro, che si era bruscamente arrestato, non rispose; pareva che ascoltasse qualche lontano rumore. — Hai udito qualche grido?... — chiese il portoghese. — Dei nitriti, — rispose il negro. — Dove?... — chiese Alfredo. — Laggiù, padrone. — In mezzo al bosco? — Sì, ma mi parvero assai lontani. — Saranno i nostri cavalli che cercano di ritornare al campo. — Lo credo anch’io, padrone.... Udite?... — I due cacciatori tesero gli orecchi, ma invece di nitriti udirono quel sordo rullìo che producono i gorilla quando si battono il petto. — Il ''mpungu'', — disse Alfredo. — E ci è vicino, — aggiunse Antao. — Spegniamo le torce ed avanziamoci con precauzione. Non bisogna allarmare il mostro od è capace di strangolare la povera giovane. — Le torce furono spente ed i tre uomini procedendo carponi per non urtare contro i rami bassi degli alberi, poco dopo giungevano sotto un grande sicomoro il quale s’alzava isolato in mezzo ad una piccola radura. — È lassù, — disse Asseybo, con un filo di voce. — Sta bene, — rispose Alfredo, con voce tranquilla. — Il mostro non ci sfugge più! {{rule|4em}}<noinclude><references/></div></noinclude> nw5gvjskbxlt8523v9hf0ytjnuwkpvv Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/200 108 608490 3835090 2906056 2026-05-14T06:32:04Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835090 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|172|{{smaller|''Capitolo ventiquattresimo''}}||riga=si}}</noinclude><nowiki /> — Io non lo so, ma ormai non ho più alcun dubbio. Per fermarci, onde avere il tempo di giungere nel Dahomey prima di noi, egli ha suggerito a questi negri l’idea di tenderci un agguato nella foresta. — Doveva adunque essersi accorto della nostra presenza in questa regione. — Di certo, Antao. — Il miserabile!... Ma che gambe hanno quei dahomeni?... Ci siamo avanzati a marce forzate, galoppando dall’alba al tramonto ed egli ha potuto giungere qui prima di noi!... Che avesse avuto un cavallo?... — Lo suppongo. — E cosa conti di fare ora?... Se quell’uomo giunge nel Dahomey prima di noi, metterà in guardia Kalani e ci troveremo addosso quelle bande sanguinarie. — Certo, Antao. Se non riusciamo ad acquistare prontamente la libertà, perderemo la vita alle frontiere del Dahomey. — Ma come faremo a sbarazzarci di queste mignatte?... Noi non siamo in grado di far piovere. — Cercheremo d’ingannarli. — In quale modo? — Lo si vedrà; credo però d’aver una buona idea e se riesco a persuaderli, domani saremo liberi. — Agisci senza ritardi, Alfredo. — Il cacciatore si rivolse verso il capo negro che aspettava sempre una risposta e gli disse: — Odimi, capo. Noi ti accontenteremo e faremo cadere dal cielo tanta pioggia da innaffiare abbondantemente la terra e da farti fare dei raccolti prodigiosi, ma voglio prima sapere una cosa da te. — Parla, uomo bianco, — disse il negro. — L’uomo che ti disse che noi sappiamo fabbricare la pioggia, quando è giunto qui?... — Ieri mattina. — Montava un cavallo?... — Sì, ma l’aveva ridotto in condizioni così miserande, che appena giunto morì. Lo abbiamo mangiato ieri sera e ti assicuro che era eccellente. — Quando è ripartito quell’uomo?... — Poco prima che i miei guerrieri ti conducessero qui.<noinclude><references/></div></noinclude> sw3vfncht2m2l11wjxrsrabx1yqm5lr Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/201 108 608491 3835091 2906067 2026-05-14T06:32:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835091 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{smaller|''I fabbricatori di pioggia''}}|173|riga=si}}</noinclude><nowiki /> — Era giovane?... — Sì, giovane e robusto. — Credi che sia già molto lontano?... — Lo dubito perchè aveva una gamba ferita che lo faceva zoppicare. Aveva ricevuto un colpo di lancia da non so quali negri e mi parve che soffrisse assai. — Grazie, capo, — disse Alfredo respirando. — Farai cadere ora la pioggia?... — chiese il negro, con ansietà. — Il sole minaccia di abbruciare tutti i nostri raccolti e l’acqua manca nelle fonti, sicchè non sappiamo come abbeverare il nostro bestiame. — Sì, ma per far venire le nubi mi occorrono molte cose che io qui non posso trovare. — I miei sudditi sono tutti a tua disposizione. Ordina e avrai tutto quello che vorrai. — I tuoi sudditi non possono trovare certe piante che io solo conosco. — Ti occorrono delle piante?... — Sì. — Per cosa farne?... — Devo farle bollire in una grande pentola ed il fumo che si alzerà nell’aria, basterà per far accorrere da tutti i punti dell’orizzonte delle nubi gravide di pioggia. — Sai dove trovarle?... — Sì, nella grande foresta. — Ti condurremo colà con una scorta numerosa e bene armata. — No, numerosa. Deve essere composta di soli dodici guerrieri giovani o le nubi si spaventeranno e non verranno. — Ed io non potrei venire?... Vorrei imparare anch’io a fabbricare la pioggia, — disse il capo. — Verrai anche tu e ti mostrerò come si deve fare. — Io ti regalerò quattro buoi e tanta birra quanta ne vorrai. — Grazie capo, ma voglio anche la libertà. Sono atteso al mio paese e tu sai che i bianchi abitano molto lontano. — Ti prometto la libertà, ma dopo che sarà caduta la pioggia. — Voglio anche le mie armi, perchè mi sono necessarie per chiamare le nubi. — Le porteremo con noi. — Allora slegaci, cerca i dodici guerrieri e partiamo subito.<noinclude><references/></div></noinclude> no79jh0beqhgruguu98j0uv3xwt768w Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/202 108 608492 3835094 2906069 2026-05-14T06:32:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835094 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|174|{{smaller|''Capitolo ventiquattresimo''}}||riga=si}}</noinclude><nowiki /> — Fra mezz’ora saremo in cammino, — disse il capo, con viva gioia. Ad un suo cenno Alfredo ed Antao furono slegati, condotti nella capanna reale e serviti di birra, di carne di bue arrostita e di focacce di sorgo; ma alla porta si erano collocati dieci uomini per impedire loro di prendere il largo prima di aver fatto cadere la pioggia. — Sono curioso di sapere come finirà quest’avventura, — disse Antao fra un boccone ed un sorso di birra. — Come faremo a sbarazzarci del vecchio negro e della sua scorta?... — Vedrai che tutto finirà bene, — rispose Alfredo. — Noi li condurremo verso l’accampamento e vedremo allora se sapranno resistere ai fucili di Asseybo e dei dahomeni. Il mio servo è astuto e chissà che a sua volta non prepari un’imboscata. — Lo speri. — Sono certo che Asseybo ci ha seguìti da lontano, per vedere dove ci hanno condotti. Egli è d’una affezione a tutta prova. — Che abbia già avvertito la ragazza ed i dahomeni? — Non ne dubito, Antao. Egli deve essere tornato all’accampamento per concertarsi con Urada. — Staremo attenti per approfittare della paura e della sorpresa di questi superstiziosi negri che si ostinano a crederci fabbricatori di pioggia. Strana idea che si sono cacciati in capo. — Non è da farne meraviglia, Antao. Vi sono molti dei loro sacerdoti o stregoni che pretendono di essere ''fabbricatori di pioggia'', come li chiamano questi negri. — Una professione un po’ difficile. — Ma fruttifera, Antao. D’altronde quei furboni si prendono molto tempo prima di farla cadere, pretendendo di dover prima cercare delle piante difficili a trovarsi. Finchè fingono di cercare per mesi e mesi, la pioggia finisce col venire e si addossano il merito di essere stati loro. — Son dei volponi astuti. — Che sfruttano abilmente l’ingenuità di questi poveri diavoli di negri. Ah!... Ecco la scorta!... Partiamo, Antao, e andiamo a frugare la foresta. Avremo da ridere. — Il capo, vestito di gala, coll’elmetto adorno di piume, le braccia e le gambe cariche di braccialetti d’avorio e di perle di vetro, e con un sottanino nuovo di color rosso, li attendeva al di fuori, assieme a dodici giovani guerrieri armati di lance e di coltelli.<noinclude><references/></div></noinclude> 8fvseoet46ef6y23fnth89cvt6attlz Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/203 108 608493 3835093 2906070 2026-05-14T06:32:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835093 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{smaller|''I fabbricatori di pioggia''}}|175|riga=si}}</noinclude><nowiki /> I due bianchi vuotarono un’ultima zucca di birra e uscirono, dicendo: — Partiamo. — Prima però di mettersi in marcia guardarono se i guerrieri portavano le loro carabine e le videro infatti indosso al più giovane della scorta, unitamente alle cartucciere. La piccola banda lasciò il villaggio con passo sollecito, sfilando fra due ali di popolo, il quale però manteneva un silenzio religioso e s’avanzò fra le alte erbe della pianura, già quasi bruciate dal sole. La traversata di quel terreno scoperto, dove regnava un calore infernale, essendo appena il mezzodì, si compì senza incidenti e verso le tre pomeridiane il drappello giungeva nella grande foresta. Dopo un breve riposo, i due bianchi diedero nuovamente il segnale della partenza studiandosi di avvicinarsi al fiume, essendo certi che seguendo il suo corso non avrebbero tardato a giungere in prossimità del loro accampamento. Pur camminando, per meglio ingannare il capo e la scorta, fingevano di cercare le miracolose piante che dovevano servire ad attirare le nubi, fermandosi di tratto in tratto a frugare certi cespugli e mandando alte grida di trionfo quando riuscivano a scoprire qualche ciuffo d’erbe. Il capo e la scorta, per non mostrarsi meno soddisfatti, mandavano a loro volta acute urla, con grande piacere di Alfredo, il quale era certo, con quel baccano, di attirare l’attenzione di Asseybo e dei suoi uomini. Verso sera, i due bianchi che avevano raccolte alcune pianticelle, diedero il segnale della fermata presso le rive del fiume, in un luogo che secondo i loro calcoli non doveva essere molto lontano dall’accampamento. Il capo negro volendo manifestare la sua gioia pel felice esito della spedizione, avendolo ormai Alfredo assicurato che all’indomani avrebbero trovato anche le altre piante, fece fare una larga distribuzione di birra a tutti, vuotando quasi tutte le zucche che aveva fatte portare dalla scorta. Accesi parecchi fuochi e terminata la cena composta di focacce, miele di api selvatiche, burro e frutta, si accomodarono fra le erbe per gustare un po’ di riposo. Quattro guerrieri dovevano però vegliare per turno per tener lontano le fiere, ma soprattutto per impedire ai due bianchi di fuggire prima d’aver mantenuta la promessa.<noinclude><references/></div></noinclude> hu8b4kevjodwrasw5klzo11ww484v4s Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/204 108 608494 3835092 2906072 2026-05-14T06:32:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835092 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|176|{{smaller|''Capitolo ventiquattresimo''}}||riga=si}}</noinclude><nowiki /> Avevano appena chiusi gli occhi, quando una detonazione improvvisa venne a spargere l’allarme, facendoli balzare tutti in piedi. — Un segnale di Asseybo?... — chiese Antao ad Alfredo. — Lo credo, — rispose questi. — Egli ha voluto segnalare di tenerci pronti a tutto. — Che si prepari ad assalire i negri? — Giungerebbe in buon punto. Il vecchio capo ed i suoi giovani guerrieri mi sembrano spaventati. — Stiamo attenti ad afferrare le nostre carabine. — Il negro che le custodisce non lo lascerò fuggire, Antao. — Mentre così parlavano, il capo ed i suoi uomini si consigliavano, a quanto pareva, sul da farsi. Sembravano assai impressionati e guardavano sospettosamente i due prigionieri. Forse cominciavano a temere anche essi una sorpresa. — Uomo bianco, — disse il vecchio negro, avvicinandosi ad Alfredo. — Hai udito?... — Sì, un colpo di fucile. — Chi credi che lo abbia sparato? — Forse qualche cacciatore. — Ma i negri di questa regione non posseggono armi da fuoco. — Può essere qualche negro del Dahomey. Tu sai che i soldati di Geletè sono armati di fucili. — È vero, ma Abomey non è vicina. Cosa mi consigli di fare?... — Alfredo stava per dargli qualche risposta, quando tutto d’un tratto, in mezzo ad un fitto macchione di cespugli, si vide balenare una luce intensa, seguìta da una detonazione così formidabile che pareva dovesse crollare l’intera foresta. I negri della scorta ed il loro capo si sentirono atterrare da una spinta irresistibile, ma subito si rialzarono fuggendo in pieno disordine da tutte le parti, gettando via le armi e mandando urla di pazzo terrore. Alfredo ed Antao, passato il primo istante di sorpresa, erano pure balzati in piedi, tenendo però in pugno le loro carabine che erano state abbandonate sul terreno. Stavano per fuggire verso il fiume, quando udirono una voce gridare: — Presto, padrone!... Qui, venite qui!... I cavalli sono pronti. — Si volsero e videro Asseybo, seguìto da uno dei due dahomeni.<noinclude><references/></div></noinclude> c5eoefsmm2wqgk1u5ytludu875glxpe Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/132 108 672932 3834960 2330028 2026-05-13T15:19:39Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834960 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|120|{{sc|consigli a un poeta giovane}}||riga=si}}</noinclude> {{Centrato|X.}} <poem> Pensa che il plauso della turba sciocca Altro non è che voto e instabil suono, Che giunge e passa, e sol di rado tocca A quei che degni di più gloria sono. Pensa che lode d’incomposta bocca È vitupero al generoso e al buono; Pensa che alfine con viltà dirocca Chi fu vilmente sollevato in trono. Perciò tu movi, sotto chiari o bui Cieli, al tuo segno, in mezzo a guerre e paci, E di’ tuo verbo e non badare a cui. Se pia la Musa non soccorra, taci; E non curarti di piacere altrui Se prima a te, fido censor, non piaci. </poem><noinclude><references/></noinclude> 85q2nfkwdz9u8mpnckdsd71nxxobzdm Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/133 108 672933 3834961 2330029 2026-05-13T15:20:18Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834961 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|consigli a un poeta giovane}}|121|riga=si}}</noinclude> {{Centrato|XI.}} <poem> Se ti dimandi il fariseo: — Che è questa Tua poesia nella cui lode abbondi? Quale suo pregio? e che guadagno appresta? Certo e superbo di tua fè rispondi: — Poesia è virtù che manifesta E stringe il vero in simboli profondi; È fuoco sacro sub" aitar di Vesta, Luce di tempi, sinfonia di mondi. Poesia è d’amor gioja ed ebrezza; Pianto e riso che affanna e che consola; Libertà che castiga ed accarezza. Poesia è pensier che canta e vola; E sogno e forma d’immortal bellezza; È l’anima dell’uom fatta parola. </poem><noinclude><references/></noinclude> gl5o2cxg7rxzxpezwderltpejx42s1p Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/134 108 672934 3834962 2330030 2026-05-13T15:20:46Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ Gadget AutoreCitato 3834962 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|122|{{sc|consigli a un poeta giovane}}||riga=si}}</noinclude> {{Centrato|XII.}} <poem> {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} amò Beatrice e l’immortale Canto di Maro e la Città del Giglio; Ebbe per sua leanza onor d’esiglio, E il pan conobbe che più sa di sale. Dell’amor, del dolor fattosi scale, Tra speme lunga e prossimo periglio, Transumanò suo cuore e suo consiglio E al pugnato destin si rese eguale. Come un forte metal, flessile e terso, La parola temprò, scolpì l’inciso. Dedusse in lama il martellato verso. Poi vasto, vario, indomito, preciso, Descrisse fondo a tutto l’universo E la gloria svelò del paradiso. </poem><noinclude><references/></noinclude> 4q3hlbchyrjdqhva78lnlcv2vwgyx1b Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/135 108 672935 3834964 2330031 2026-05-13T15:21:54Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834964 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|tristezza di novembre}}|123|riga=si}}</noinclude> {{Centrato|{{larger|LA MALA PIANTA}}}} {{Centrato|{{Rule|3em}}}} <poem> La prima neve imbianca La sommità del colle: Scende una pace stanca Sulle mietute zolle. Di trilli e di richiami Più non risuona il bosco... Oh, lo squallor dei rami Nell’aer freddo e fosco! La dïafana spera Dello stagno sopporta Qualche piuma leggiera E qualche foglia morta, E fa veder, raccolti Nell’orbe che la chiude, Gli spettri capovolti Delle arbori ignude. </poem><noinclude><references/></noinclude> tckyere8ld5wl3ucfzaqmuqqvj1as7g 3834968 3834964 2026-05-13T15:24:30Z Dr Zimbu 1553 3834968 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|tristezza di novembre}}|123|riga=si}}</noinclude> {{Centrato|{{larger|TRISTEZZA DI NOVEMBRE}}}} {{Centrato|{{Rule|3em}}}} <poem> La prima neve imbianca La sommità del colle: Scende una pace stanca Sulle mietute zolle. Di trilli e di richiami Più non risuona il bosco... Oh, lo squallor dei rami Nell’aer freddo e fosco! La dïafana spera Dello stagno sopporta Qualche piuma leggiera E qualche foglia morta, E fa veder, raccolti Nell’orbe che la chiude, Gli spettri capovolti Delle arbori ignude. </poem><noinclude><references/></noinclude> 6onnij0s9mpaordlyh8o42edw5039go Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/136 108 672936 3834965 2330032 2026-05-13T15:22:32Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834965 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|124|{{sc|tristezza di novembre}}||riga=si}}</noinclude><poem> Fuor della rupe cava Querulo il fonte sgorga; Ma fiore più non lava Che in suo margine sorga. L’aere impigrito e denso Smorza la luce e il suono; Spira ogni cosa un senso Di tedio e d’abbandono. D’una tristezza greve L’anima mia s’ingombra: Ecco la prima neve, Ecco il silenzio e l’ombra. Tornerai tu, se l’ôra Blanda t’inviti, o maggio? Rinverdiranno ancora L’olmo, la quercia, il faggio? Rinverdiran quei salci Che dalla sponda a gara Lentano i molli tralci Sull’acqua muta e chiara? </poem><noinclude><references/></noinclude> gh54uo8n2wtasnbtf1dasrbhvqncn17 Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/137 108 672937 3834966 2330033 2026-05-13T15:22:56Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834966 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|tristezza di novembre}}|125|riga=si}}</noinclude><poem> Si copriran di novi Fiori la piaggia e il brolo? Rispunterà tra’ rovi Il tenero giaggiolo? Come novella sposa Che s’alzi alla mattina, Risorgerà la rosa Dalla sua verde spina? Faran da stranii lidi Le rondini ritorno? Pigoleranno i nidi Al rinnovar del giorno? O dolce primavera, E tu che tanto amai, Solitudine austera, Vi rivedrò più mai? D’una tristezza greve L’anima mia s’ingombra: Ecco la prima neve, Ecco il silenzio e l’ombra. </poem><noinclude><references/></noinclude> 2mxkqnj789m0gps4djvj3squkxp5z32 Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/138 108 672938 3834969 2330034 2026-05-13T15:25:01Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834969 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|126|{{sc|letizia d’aprile}}||riga=si}}</noinclude> {{Centrato|{{larger|LETIZIA D’APRILE}}}} {{Centrato|{{Rule|3em}}}} <poem> Dunque, se a vita i nidi E le piante ridesti, Anche, benigna, ai mesti, primavera, ridi? E a chi deluso e stanco In nuda zolla siede, move incerto il piede Ed ha la noja al fianco? E a chi la fine scorse Di tutte cose umane, E vive del dimano, Anzi dell’oggi, in forse? O santa primavera, Com’è dolce il tuo riso! Come per te l’alliso Cor si rinnova e spera! </poem><noinclude><references/></noinclude> rym8vu7s8nwvex62gn28zcxu7yrf5e0 Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/139 108 672939 3834970 2330035 2026-05-13T15:25:43Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834970 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|letizia d’aprile}}|127|riga=si}}</noinclude><poem> E fuggon dalla mente Le ricordanze amare, E tornano le care Imagini redente! E risorgon gli affetti Soavi di natura Che la gravosa cura Aveva oppressi e stretti! — Nell’aer puro e fresco, Tra ombre e tra fulgori, Son nugoli di fiori Il mandorlo ed il pesco. E dalla sponda al colle Luccica e ride il prato, Tutto di fior stellato E rugiadoso e molle. Nata insiem con l’aurora, Nell’erba, di lontano, Occultandosi invano, La mammoletta odora; </poem><noinclude><references/></noinclude> k60cv2pvhnpplc7v4xoozigsj8xbieu Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/140 108 672940 3834971 2330036 2026-05-13T15:26:04Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834971 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|128|{{sc|letizia d’aprile}}||riga=si}}</noinclude><poem> Mentre, ancor dubitosa Dei venti e delle brine, Cauta in mezzo alle spine Affacciasi la rosa. Dalla sdrucita invoglia, Che si raggrinza e sperde, Immacolata e verde Sguscia la nova foglia; E già pullula il vecchio Olmo tra groppo e groppo, E già frondeggia il pioppo Lento, dell’acqua a specchio. Musando attenta, incerta, Per brecce e chiassajuole, Torna a scaldarsi al sole La timida lucerta; Ma gli uccelletti arditi Vanno a rota per l’aria, Che dolcemente svaria Di trilli e di garriti. </poem><noinclude><references/></noinclude> l4tzoe05d5yoccmvceji1athqi3049z Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/141 108 672941 3834972 2330037 2026-05-13T15:26:38Z Dr Zimbu 1553 /* Trascritta */ 3834972 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|letizia d’aprile}}|129|riga=si}}</noinclude><poem> Un zefiro giulivo Corre la valle e il monte, Canta nel sasso il fonte, Splende tra ’l verde il rivo. Tutto si sveglia e freme, Palpita, anela, brilla; Nel lume che sfavilla Tutto gioisce insieme. Ah, non è ver ch’io sia Interamente morto: Qualcuno è in me risorto... Sì, sì! l’anima mia! O santa primavera, Poichè t’ha riveduta, Ecco, la stanca e muta Anima canta e spera. </poem><noinclude><references/></noinclude> o2pjhnhrbbk4vf3369rosalliuz1a5m Pagina:Decurtins - Rätoromanische chrestomathie, III.djvu/19 108 683441 3835115 2349501 2026-05-14T08:10:01Z OrbiliusMagister 129 Prova di trascrizione con Claude.ai: epic fail. 3835115 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Mizardellorsa" />{{RigaIntestazione|10|Die Weisen}}</noinclude><score sound="1"> \relative c'' \new Staff { \clef treble \key c \major \time 4/4 \autoBeamOff a4. b8 c4 d | e4 d c b | a4 g8[ a] b4 c | d2 c4 b | a4. g8 f4 e | d4 e f g | a1 | \break c4 b a g | a4 b c d | e4. d8 c4 b | a4 g f e | d4 e f g | a2 g4 f | e1 \bar "||" } \addlyrics { la la la la la; Onn pu -- de -- vel ir cun mats e mat -- tauns, Ed uonn stoi star cun purs e dun -- nauns, la la la la la. } </score> ---- === 33. === ''(Vgl. II. 70a, p. 324.)'' <score> \relative c'' { \clef treble \key d \major \time 3/4 \tempo "Moderau." % Rigo 1: "O Ti miu Diu ca-re! co quei mai pli va Ded i-ra egl" fis4 e8[ fis] g4 | a4. g8 fis4 | e4 fis g | a2 b4 | fis4. e8 d4 | e4 fis g | a2. | b4 a g | fis2 e4 | d2. \bar "" \break % Rigo 2: "ies-ter a ma-ri-da; Onn sa-ve-vel jeu i-ra cun mats e mat-" a'4 b cis | d4. cis8 b4 | a4 b cis | d2 e4 | cis4. b8 a4 | b4 cis d | e2. | d4 cis b | a4. g8 fis4 | e2. \bar "" \break % Rigo 3: "tauns, Et uonn stoi jeu sta-re cun purs e dun-nauns." fis4 g a | b4. a8 g4 | fis4 e d | e4 fis g | a2 b4 | g4. fis8 e4 | fis4 g a | b2 a4 | g4 fis e | d2. \bar "||" } \addlyrics { O Ti miu Diu ca -- re! co quei mai pli va Ded i -- ra egl ies -- ter a ma -- ri -- da; Onn sa -- ve -- vel jeu i -- ra cun mats e mat -- tauns, Et uonn stoi jeu sta -- re cun purs e dun -- nauns. } </score> ---- === 34. === ''(Vgl. II. 71c. n. 328.)'' Dun-na, dun-na, va a ca-sa! Ji Tiu um ei mal-mal-seuns; Sche sai <score> \relative c' { \clef treble \key c \major \time 2/4 % "es-ser, sche sai es-ser, Stoi sal-tar, ir treis a-vont." e8 f g4 | a8 g f e | d4 e8[ f] | g2 | f8 e d c | d4 e | f8 g a4 | g2 \bar "||" } \addlyrics { es -- ser, sche sai es -- ser, Stoi sal -- tar, ir treis a -- vont. } </score> ---- === 35. === ''(Vgl. II. 72, p. 328.)'' <score> \relative c' { \clef treble \key f \major \time 3/4 \tempo "Ruaselvel." % Rigo 1: "Sai buc nu' ir, sai buc nu' star, Ru-aus el" c8[ d] f4 g | a4. bes8 a4 | g4 f e | f2 g4 | a8[ bes] c4 bes | a4. g8 f4 | e4 f g | a2. \bar "" \break % Rigo 2: "mun sai buc en-flar." f4 g a | bes4. a8 g4 | f4 e d | e4 f g | f2. \bar "||" } \addlyrics { Sai buc nu' ir, sai buc nu' star, Ru -- aus el mun sai buc en -- flar. } </score><noinclude><references/></noinclude> 909zslpe0ogdisvaf4ab44r0ysux4ew Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu/90 108 728014 3835111 2672913 2026-05-14T07:54:41Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3835111 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|ii - ultime lettere di iacopo ortis}}|}}</noinclude><section begin="s1" /> mi hanno piú volte gettato quasi in braccio al delitto..., io guardo il passato tremando e mi rassicuro vedendomi in porto. Sovente mi prostro a ringraziar la natura, che ci fa vincere la prepotenza delle circostanze e c’insegna ad alzarci sopra la nostra educazione. Ma pochi nondimeno son gli uomini prediletti a questa fortuna. Oh quanti si sono appressati al sepolcro, sdegnando la vita, nella quale, seguendo un corso opposto a quello che loro ha segnato la natura, hanno sentito tutti i mali dell’esistenza senza godere d’un sol bene! Quanti altri, costretti a mascherare la loro anima generosa sotto governi licenziosi o tirannici, si sono abituati a cercare la gloria anche per mezzo della scelleraggine, simili a que’ conquistatori che s’innalzano un trofeo di cadaveri e a que’ principi che nuotano al trono per un mare di sangue. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|v=1|t=1|LETTERA VI}} {{a destra|21 settembre.}} E così, com’io ti diceva, mi rallegro vedendo che, se la sorte ha in questi contadini represse le grandi virtú, vi ha represso anche i vizi. Quando sull’alba escono i piú giovani con le gregge, e con l’aratro i piú vecchi, io m’accompagno con uno di questi, il quale mi parla di mio nonno, che ha fabbricato questa piccola casa, e di mio padre, che si compiaceva di piantare i gelsi ed i pini su le balze piú sterili della collina. E dico fra me: — Felice colui, che, ignoto alla fama, lascia in ereditá a que’ pochi, che lo conoscevano, alcuna rimembranza di riconoscenza e di amore. — Del resto, credo che il desiderio, nato con noi, di conoscere la storia de’ tempi andati sia figlio del nostro amor proprio, che vorrebbe illudersi e prolungar l’esistenza, unendoci agli uomini e alle cose che non esistono piú e rendendoli, per così dire, di nostra proprietá. Ama la immaginazione dell’uomo di spaziare fra i secoli e di possedere un altro universo. Con qual<section end="s2" /><noinclude></noinclude> 7mg5hupb2ab8wiggrtjdrsvtlc86k71 Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/332 108 740101 3835124 2948625 2026-05-14T08:32:17Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835124 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|332|DELLE STORIE|}}</noinclude>gione ia Urbino, e fatta vedere la sua testa (per torre ogni speranza) a’ soldati Vitelliani che lo facevano andato in Germania a mandar qua eserciti nuovi e vecchi. E vistol morto, si diedero al disperato. All’esercito Flaviano non può dirsi quanto, finito Valente, paresse finita la guerra. Nacque Valente in Anagni, di famiglia cavalleresca: fu di costumi malvagi, d’ingegno non malo: faceva il faceto; fu strione a’ giuochi Giovenàli, al tempo di Nerone quasi necessitato: poi fece per gusto il giullare con più garbo che onestà. Legato d’una legione favorì Verginio e l’infamò; avendo corrotto Fonteio Capitone a far tradimento o per non aver potuto corromperlo, l’ammazzò. Tradì Galba: fu fedele a Vitellio: e la fellonia degli altri lui illustrò. LXIII. I soldati di Vitellio, perdute le speranze da ogni banda, volendo passare all’altra parte (anche ciò non fu senza infamia), scesero nel piano di Narni a bandiere spiegate. L’esercito Flaviano si mise, come per combattere, in ordini stretti in su la strada; e ricevè in mezzo i Vitelliani, a’ quali Antonio Primo parlò umanamente, e gli allogò parte a Narni e parte a Terni: e con essi alcune delle legioni vincitrici, per esser loro a ridosso se non stesser quieti. Primo e Varo allora non mancarono di mandar più volte a offerire a Vitellio salvezza, danari e le delizie di Terra di Lavoro, se egli, posate l’armi, rimetteva sè e i figliuoli in Vespasiano. Il medesimo scrisse Muciano; del che Vitellio talora fidandosi, parlava del numero de’ servi e del luogo da eleggersi. Tanto era stordito, che se gli altri non si ricordavano che egli era principe l’ei se l’avrebbe dimenticato.<noinclude></noinclude> 1hex7b49wchkoqs1e07dqdfsi8t524d 3835125 3835124 2026-05-14T08:32:58Z Casmiki 3189 3835125 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|332|DELLE STORIE|}}</noinclude>{{Pt|gione|prigione}} in Urbino, e fatta vedere la sua testa (per torre ogni speranza) a’ soldati Vitelliani che lo facevano andato in Germania a mandar qua eserciti nuovi e vecchi. E vistol morto, si diedero al disperato. All’esercito Flaviano non può dirsi quanto, finito Valente, paresse finita la guerra. Nacque Valente in Anagni, di famiglia cavalleresca: fu di costumi malvagi, d’ingegno non malo: faceva il faceto; fu strione a’ giuochi Giovenàli, al tempo di Nerone quasi necessitato: poi fece per gusto il giullare con più garbo che onestà. Legato d’una legione favorì Verginio e l’infamò; avendo corrotto Fonteio Capitone a far tradimento o per non aver potuto corromperlo, l’ammazzò. Tradì Galba: fu fedele a Vitellio: e la fellonia degli altri lui illustrò. LXIII. I soldati di Vitellio, perdute le speranze da ogni banda, volendo passare all’altra parte (anche ciò non fu senza infamia), scesero nel piano di Narni a bandiere spiegate. L’esercito Flaviano si mise, come per combattere, in ordini stretti in su la strada; e ricevè in mezzo i Vitelliani, a’ quali Antonio Primo parlò umanamente, e gli allogò parte a Narni e parte a Terni: e con essi alcune delle legioni vincitrici, per esser loro a ridosso se non stesser quieti. Primo e Varo allora non mancarono di mandar più volte a offerire a Vitellio salvezza, danari e le delizie di Terra di Lavoro, se egli, posate l’armi, rimetteva sè e i figliuoli in Vespasiano. Il medesimo scrisse Muciano; del che Vitellio talora fidandosi, parlava del numero de’ servi e del luogo da eleggersi. Tanto era stordito, che se gli altri non si ricordavano che egli era principe l’ei se l’avrebbe dimenticato.<noinclude></noinclude> 6g7749rpwk5ef3vqeqbilj8pozjxncq Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/334 108 740102 3835130 2948627 2026-05-14T08:38:26Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835130 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|334|DELLE STORIE|}}</noinclude>{{Pt|trava|}entrava} in Roma senza sangue. Ma i più fedeli a Vitellio, più gli dannavano le condizioni di quella pace brutta, non sicura a discrezione del vincitore: „Il quale„ (dicevano) „non esser tanto superbo ch’ei patisse che tu vivessi privato, nei vinti lo patirieno; così la misericordia ti arrecherebbe pericolo. Sii vecchio, sii stucco dei beni e de’ mali; ma Germanico tuo figliuolo, che nome, che stato avrebbe? Offerisconti danari, corte, paradisi; ma come Vespasiano fosse in sella, non terrebbe sicuro sè, nè gli amici, nè gli eserciti, sino a che non vedesse spento il tuo seme emolo. Agro è lor saputo tener vivo per tutti i casi Valente in prigione; non che Primo e Fusco e Muciano, principal di quella parte, avesser licenza di far altro di te che ucciderti. Non la perdonò Cesare a Pompeo, non Augusto ad Antonio, se già più alti spiriti di loro non porta Vespasiano stato cortigiano di Vitellio, quando egli era Consolo con Claudio. Che non più tosto muoverti, come la censura, e i tre consolati di tuo padre, tanti onori di tua nobil famiglia, ricercherebbono a prendere dalla disperazione ardimento? I soldati ti tengono il fermo: t’avanza il favor del popolo. Peggio non può avvenirci che in questo modo gittarci via. O vinti o arresi, morti siamo: è pur meglio con virtù, che con istrazj e scherni, render l’ultimo fiato„. LXVII. Vitellio era sordo a’ forti consigli. Scoppiavagli il cuore, persistendo nell’armi, d’aver a lasciare il vincitore più crudo a sua moglie e figliuoli. La vecchia madre pochi dì prima morì a tempo, che non vide rovinata la casa sua. Del principato del figliuolo non cavò altro che pianto e nome di bontà.<noinclude></noinclude> h13cndzweffd3laj9uosrq0jude5gnf 3835131 3835130 2026-05-14T08:38:42Z Casmiki 3189 3835131 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|334|DELLE STORIE|}}</noinclude>{{Pt|trava|entrava}} in Roma senza sangue. Ma i più fedeli a Vitellio, più gli dannavano le condizioni di quella pace brutta, non sicura a discrezione del vincitore: „Il quale„ (dicevano) „non esser tanto superbo ch’ei patisse che tu vivessi privato, nei vinti lo patirieno; così la misericordia ti arrecherebbe pericolo. Sii vecchio, sii stucco dei beni e de’ mali; ma Germanico tuo figliuolo, che nome, che stato avrebbe? Offerisconti danari, corte, paradisi; ma come Vespasiano fosse in sella, non terrebbe sicuro sè, nè gli amici, nè gli eserciti, sino a che non vedesse spento il tuo seme emolo. Agro è lor saputo tener vivo per tutti i casi Valente in prigione; non che Primo e Fusco e Muciano, principal di quella parte, avesser licenza di far altro di te che ucciderti. Non la perdonò Cesare a Pompeo, non Augusto ad Antonio, se già più alti spiriti di loro non porta Vespasiano stato cortigiano di Vitellio, quando egli era Consolo con Claudio. Che non più tosto muoverti, come la censura, e i tre consolati di tuo padre, tanti onori di tua nobil famiglia, ricercherebbono a prendere dalla disperazione ardimento? I soldati ti tengono il fermo: t’avanza il favor del popolo. Peggio non può avvenirci che in questo modo gittarci via. O vinti o arresi, morti siamo: è pur meglio con virtù, che con istrazj e scherni, render l’ultimo fiato„. LXVII. Vitellio era sordo a’ forti consigli. Scoppiavagli il cuore, persistendo nell’armi, d’aver a lasciare il vincitore più crudo a sua moglie e figliuoli. La vecchia madre pochi dì prima morì a tempo, che non vide rovinata la casa sua. Del principato del figliuolo non cavò altro che pianto e nome di bontà.<noinclude></noinclude> amz7wuk1b0urec0sadsj04zbz54te0q Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/339 108 740111 3835142 2948632 2026-05-14T08:53:52Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835142 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|339}}</noinclude>{{Pt|glio|Campidoglio}} nella guerra civile, ma per inganno privato; ora alla scoperta assediato, alla scoperta abbruciato; e qual guerra cagionò l qual pregio di tanto male? Salvar la patria forse? Gettonne per boto i fondamenti il Re Tarquinio Prisco, per la guerra sabina, non dicevoli allora alle deboli forze di Roma, ma risguardò la speranza della futura grandezza. Alzaronlo Servio Tullio con l’aiuto dei collegati, e Tarquinio Superbo, presa Suessa Pomezia con le spoglie nemiche. Ma la gloria dell’averlo compiuto fu serbata a Roma libera. Cacciati i Re, Orazio Pulvillo nel suo consolato secondo, lo dedicò con tal magnificenza, che poi la smisurata potenza del popol romano lo potè adornare, non accrescere. Quattrocento venticinque anni dappoi nel consolato di L. Scipione e C. Norbano, arse di nuovo e fu rifatto sopra la medesima pianta. Sulla vittorioso n’ebbe la cura, e nonlo dedicò (ciò solo alla sua felicità fu negato); ma Lutazio Catulo, il cui nome, tra tante memorie di Cesare, vi si lesse insino a Vitellio. Sì fatto tempio allora ardeva, LXXIII. con più paura delli assediati, che de’ Vitelliani, forti ne’pericoli e astuti’ dove in quelli erano i soldati timidi, il Capo dappoco, che non trovava spedienti da sè, nè prendeva que’ d’altri: correva qua e là alle grida de’ nimici: comandava quel che aveva vietato e vietava il cqmandato; e quel che nelle cose disperate avviene, ognun comandava e niuno eseguiva. All’ultimo gittate giù l’armi guardavano dove e come fuggire. Entrano con furore i Vitelliani: e mettono ogni cosa a ferro e fuoco e sangue. Pochi di que’soldati, che ardiron combattere, tra’quali Cornelio Marziale, Emilio Pacense,<noinclude></noinclude> c3o45q1blqk8hll8keomvi9b3s3qdo7 3835153 3835142 2026-05-14T08:55:59Z Casmiki 3189 3835153 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|339}}</noinclude>{{Pt|glio|Campidoglio}} nella guerra civile, ma per inganno privato; ora alla scoperta assediato, alla scoperta abbruciato; e qual guerra cagionò? qual pregio di tanto male? Salvar la patria forse? Gettonne per boto i fondamenti il Re Tarquinio Prisco, per la guerra sabina, non dicevoli allora alle deboli forze di Roma, ma risguardò la speranza della futura grandezza. Alzaronlo Servio Tullio con l’aiuto dei collegati, e Tarquinio Superbo, presa Suessa Pomezia con le spoglie nemiche. Ma la gloria dell’averlo compiuto fu serbata a Roma libera. Cacciati i Re, Orazio Pulvillo nel suo consolato secondo, lo dedicò con tal magnificenza, che poi la smisurata potenza del popol romano lo potè adornare, non accrescere. Quattrocento venticinque anni dappoi nel consolato di L. Scipione e C. Norbano, arse di nuovo e fu rifatto sopra la medesima pianta. Sulla vittorioso n’ebbe la cura, e non lo dedicò (ciò solo alla sua felicità fu negato); ma Lutazio Catulo, il cui nome, tra tante memorie di Cesare, vi si lesse insino a Vitellio. Sì fatto tempio allora ardeva, LXXIII. con più paura delli assediati, che de’ Vitelliani, forti ne’pericoli e astuti’ dove in quelli erano i soldati timidi, il Capo dappoco, che non trovava spedienti da sè, nè prendeva que’ d’altri: correva qua e là alle grida de’ nimici: comandava quel che aveva vietato e vietava il comandato; e quel che nelle cose disperate avviene, ognun comandava e niuno eseguiva. All’ultimo gittate giù l’armi guardavano dove e come fuggire. Entrano con furore i Vitelliani: e mettono ogni cosa a ferro e fuoco e sangue. Pochi di que’soldati, che ardiron combattere, tra’quali Cornelio Marziale, Emilio Pacense,<noinclude></noinclude> d0jrhfisrmlf0lk86y4ymsgv24rfa4q Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/340 108 740115 3835169 2948633 2026-05-14T09:00:45Z Casmiki 3189 /* Problematica */ 3835169 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|340|DELLE STORIE|}}</noinclude> Casperio Nigro, Didio Sceva, più segnalati, n’andarono in pezzi. Accerchiano Flavio Sabino, che era disarmato e non fuggiva; e Quinzio Attico Consolo che si faceva conoscer per l’ombra del grado, e per li sciocchi bandi mandati nel popolo pieni d’onori di Vespasiano e vituperj di Vitellio: gli altri per vari modi scapparono travestiti da schiavi, trafugati da’ loro creati, tra le some nascosti. Alcuni saputo il nome e contrassegno de’ Vitelliani, lo davano e chiedevano; e sotto tale audacia coperti passavano. LXXIV. Domiziano alla prima furia si nascose in cella del tempiere: un accorto liberto gli mise la cotta; e mescolato tra la turba de’ sacerdoti passò via, sconosciuto insino al Velabro e a casa Cornelio Primo, creatura di suo padre; il qual suo padre poi, regnando esso Domiziano, rovinata la casa, vi fece un tempietto con l’altare a Giove Conservadore, e ’l suo caso vi scrisse in marmo: e fatto Imperadore sagrò un gran tempio a Giove Custode, con sè ingrembogli. Sabino e Attico in catena furon menati a Vitellio, che non fece loro mal viso nè cattive parole; adirandosene quei che pretendevan ragione di ammazzarli, e chiedevano premio di loro opere. Con grida cominciate da’ più vicini, l’infima plebe minacciando e adulando insieme, chiedeva Sabino al supplizio. Cominciando Vitellio in su le scalee del palagio a raccomandarlo, il fecer chetare. Allora fu Sabino ferito, lacerato, dicapitato, strascinato alle Gemonie il tronco. LXXV. Tal fine fece quest’uomo, certo da non disprezzare. Trentacinqu’anni militò per la repubblica, fuori e dentro chiaro. Non lo sapresti dir reo, nè ingiusto: favellava troppo: ciò solo gli fu apposto in sette anni che governò la Mesia e dodici Roma<noinclude></noinclude> di93eo80vcjpga56xp3i5qqg08hshju Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/330 108 740117 3835121 3650864 2026-05-14T08:26:46Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835121 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|330|DELLE STORIE|}}</noinclude>{{Pt|dando|guardando}} ch’ei non vedesse, poi senza tale rispetto indifferentemente; talchè Vitellio dall’impresa non riuscibile si tolse giù per vergogna. LIX. Questa paurosa partita di Vitellio accrebbe tanto favore a parte Flavia, quanto fu terrore d’Italia quando ei prese Bevagna, e mostrò aver rinovata la guerra. I Sanniti, Peligni e Marsi, co’ Capuani, rivoltatisi prima di loro, facevano in tutta la guerra a chi me’ servire, come per lo nuovo Signore si fa. Ma nel passar l’Appennino, la cruda vernata afflisse l’esercito e quasi disordinò, per le grandissime nevi; e videsi a quanto rischio si metteva se la fortuna non faceva tornare addietro Vitellio; la quale spesso a’ Flaviani giovò, non meno che la ragione. Riscontrai li quivi Petilio Ceriale, fuggito per la pratica del paese, dalle guardie di Vitellio, vestito da villano: era parente stretto di Vespasiano e soldato di conto; però fu ricevuto tra’ Capi. Anche Flavio Sabino e Domiziano si potetter fuggire, scrivono molti; avendo loro Antonio con vari inganni fatto penetrare messaggi, che li mostraron modo a salvarsi; ma a Sabino infermità tolse forza e animo. Domiziano avea cuore; ma Vitellio gli crebbe guardie: promisero fuggir seco, ma non se ne fidò; e Vitellio per amor de’ propri parenti non intendea fargli male. LX. Vennero i Capitani a Carsole, ove si riposarono alcuni giorni, finchè l’esercito gli raggiugnesse. Pareva luogo da porvi il campo: scopriva gran paese, da potervi condurre le vettovaglie dalle terre grasse addietro, e trattar tradimento co’Vitelliani, dieci miglia distanti. Questo non voleva il soldato; ma vittoria e non pace: nè pur tutta la gente aspettare,<noinclude></noinclude> qema077cl0nv89zhokfrgapkvuz5lry Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/331 108 740119 3835123 2948624 2026-05-14T08:29:42Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835123 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|331}}</noinclude>per aver meno compagni alla preda sicura. Antonio gli ratinò a parlamento, ammonendogli: „Che Vitellio aveva ancor delle forze; poco stabili con l’aver tempo, terribili messe in necessità. I principj delle guerre civili lasciasi alla fortuna: consiglio e ragione conducono la vittoria. Già s’era ribellata l’armata Misena e la bellissima Terra di Lavoro; nè a Vitellio altro rimaso al Mondo che quant’è tra Terracina e Narni. S’era acquistato nel combatter Cremona assai gloria; nel distruggerla troppo odio; non agognassero Roma, anzi presa che salva. Util maggiore e ornamento eccessivo sarebbe loro il conservare il senato e popol romano senza sangue.„ LXI. Da tali e simiglianti parole, rimasero mitigati quegli animi. Comparsero le legioni; e per la fama e terrore del cresciuto esercito, i soldati di Vitellio vacillavano: a guerra niuno confortava; molti a passare di là; gareggiando a donare suo’ fanti e cavalli al vincitore, e grato farlosi. Da questi si seppe ne’vicini campi esser Terni guardata da quattrocento cavalli. Varo mandatovi con gente spedita, pochine ammazzò, che combatterono: molti, gittate in terra l’armi, chiederon mercè: altri rifuggitisi in campo empievano di spavento, contando della virtù e numero de’ nimici gran miracoli per iscemarsi vergogna della perduta Terni. Nè erano le falte de’ Vitelliani punite, ma ben pagate dall’altra parte, alla quale per colmo di perfidia a gara passavano molti Tribuni e Centurioni, perchè i soldati privati tennero duro per Vitellio, sino a che Prisco e Alfeno, abbandonato il campo e tornati a Vitellio, fecero che a niuno fu vergogna passare all’altra parte. LXII. In que’ giorni Fabio Valente fu morto {{Pt|pri-|}}<noinclude></noinclude> 98yyi8dkhdga7bqg2nkuv1a7u6haozf Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/333 108 740121 3835127 2948626 2026-05-14T08:35:06Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835127 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|333}}</noinclude> LXIV. Ma i primi di Roma segretamente mettevan su Flavio Sabino Prefetto a farsi partecipe di questa vittoria e fama: „Avere i soldati guardiani di Roma suoi propri: quei della notte non gli mancherieno: i loro schiavi, la fortuna della parte, e riuscir ogni cosa a chi vince. A Primo e Varo, non cedesse di gloria. A Vitellio rimanere pochi soldati e spaventati dalle male nuove per tutto: il popolo esser leggieri e volterebbe, facendosene egli Capo, le medesime adulazioni a Vespasiano. Vitellio, sì scaduto, non potersi più reggere. Quando ella gli andasse bene, la guerra si riconoscerebbe finita da chi pigliasse Roma. Ciò convenire a Sabino per salvar l’Imperio al fratello; ciò a Vespasiano, per far gli altri cedere e Sabino„. LXV. Egli debole per la vecchiaia, non ci andava di buone gambe. Altri credevano in segreto che per invidia tardasse la fortuna al fratello, che minor d’età niello stato privato, era avanzato da lui in riputazione e ricchezze. E tenevasi che Sabino gli avesse mantenuto il credito, preso in pegno sua casa e poderi; onde temeasi che tra loro bollissero occulti umori, benchè salvassero F apparenza. Altri la pigliavano più dolcemente: che quest’uomo abborrisse le crudeltà e’l sangue; però spesso in casa sua trattò con Vitellio di posar l’arme e far pace. Le condizioni, si disse, fermò nel tempio d’Apolline con due testimoni Guvio Rufo e Silio Italico: quegli ch’eran discosto notavano i visaggi: Vitellio avvilito e abbietto; Sabino non oltraggioso e volto a compassione. LXVI. E se Vitellio agevolmente disponeva i suoi, come egli s’abbiosciò, l’esercito di Vespasiano {{Pt|en-|}}<noinclude></noinclude> q8dvcejb6qg1soxan83mgetmukw7bpn 3835128 3835127 2026-05-14T08:35:49Z Casmiki 3189 3835128 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|333}}</noinclude> LXIV. Ma i primi di Roma segretamente mettevan su Flavio Sabino Prefetto a farsi partecipe di questa vittoria e fama: „Avere i soldati guardiani di Roma suoi propri: quei della notte non gli mancherieno: i loro schiavi, la fortuna della parte, e riuscir ogni cosa a chi vince. A Primo e Varo, non cedesse di gloria. A Vitellio rimanere pochi soldati e spaventati dalle male nuove per tutto: il popolo esser leggieri e volterebbe, facendosene egli Capo, le medesime adulazioni a Vespasiano. Vitellio, sì scaduto, non potersi più reggere. Quando ella gli andasse bene, la guerra si riconoscerebbe finita da chi pigliasse Roma. Ciò convenire a Sabino per salvar l’Imperio al fratello; ciò a Vespasiano, per far gli altri cedere e Sabino„. LXV. Egli debole per la vecchiaia, non ci andava di buone gambe. Altri credevano in segreto che per invidia tardasse la fortuna al fratello, che minor d’età niello stato privato, era avanzato da lui in riputazione e ricchezze. E tenevasi che Sabino gli avesse mantenuto il credito, preso in pegno sua casa e poderi; onde temeasi che tra loro bollissero occulti umori, benchè salvassero l’apparenza. Altri la pigliavano più dolcemente: che quest’uomo abborrisse le crudeltà e’l sangue; però spesso in casa sua trattò con Vitellio di posar l’arme e far pace. Le condizioni, si disse, fermò nel tempio d’Apolline con due testimoni Guvio Rufo e Silio Italico: quegli ch’eran discosto notavano i visaggi: Vitellio avvilito e abbietto; Sabino non oltraggioso e volto a compassione. LXVI. E se Vitellio agevolmente disponeva i suoi, come egli s’abbiosciò, l’esercito di Vespasiano {{Pt|en-|}}<noinclude></noinclude> coml7bw5c0or6bd5tfv6cf0t06toyd1 Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/338 108 740127 3835140 2948631 2026-05-14T08:51:53Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835140 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|338|DELLE STORIE|}}</noinclude>cavaliere: salire al monte schierati alle prime porte di Campidoglio. Già v’erano logge a marritta di chi sale. Gli assediati escon fuori in su quelle tetta; e con tegoli e sassi ne cacciano i Vitelliani, che altro non aveano che spade, nè tempo a mandar per mangani o saettume. Lanciano il fuoco nella prima parte della loggia e gli van dietro. E già aveva arso la porta: non potettero entrare perchè Sabino la turò, in vece di muro, con le statue, splendori delli antichi, di qualunque luogo sbarbate. Allora assaliscono per due altre sprovvedute vie: lungo il boschetto dell’Asilo, e pe’cento scaglioni, onde si sale a Tarpeo. Era improvviso l’uno e l’altro assalto; quello per lo boschetto più da vicino, più fiero e senza riparo; montandosi per li congiunti edificj, alzati per la lunga pace al piano di Campidoglio. Qui si dubita se il fuoco fu messo da quei di fuori, o pur, come si crede più, da que’di dentro, per discostarsi i nimici già alle costole. Parte di quel fuoco s’appiccò alle logge dinanzi al tempio; la fiamma s’avventò all’aquile di legname antico che reggevano il frontespizio, e furono esca all’arsione, così seguita a porte chiuse, del Campidoglio non difeso, non saccheggiato. LXXII. Fatto di tutti i fatti, da che Roma è Roma, dolentissimo e bruttissimo; non di nimico barbaro, ma quando ci erano (se meritato l’avessimo) propizj gl’Iddii, che quel seggio di Giove ottimo massimo, piantato dai nostri maggiori con buoni augurj, pegno sicuro del nostro Imperio, cui nè Porsena, quando la città si rese, nè i Galli, quando la presero, avrebber potuto contaminare, dal furor dei principi sprofondasse! Arse anche prima {{Pt|Campido-|}}<noinclude></noinclude> ltv0xcbsttm1r9ihjwjhsb6gtanf8ub Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/336 108 740135 3835136 2948629 2026-05-14T08:46:51Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835136 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione|336|DELLE STORIE|}}</noinclude> tenessero i soldati a freno. Come se adunque a Vespasiano tutta la repubblica fusse caduta in grembo, i primi Senatori, i più de’ Cavalieri, tutti i soldati di Roma, e la guardia di notte, empieron la casa di Sabino; ove fu riferito dell’affezion del popolo, e come i soldati Germani minacciavano. Ma Sabino era passato tanto oltre, che non poteva tornar indietro: e ciascuno per paura di sè, e per non esser da’ Vitellani assaliti sparsi e deboli, lo spignevano tardo e lento all’arme; ma come in tali casi avviene, fu buono ognuno a consigliare e pochi a entrar nel pericolo. Scendendo Sabino con armati, l’affrontano dal Lago Fondano valorosissimi Vitelliani, i quali, dopo sprovveduta e breve scaramuccia, rimasero al disopra. Sabino spaventato si ritirò per la più sicura in rocca di Campidoglio co’ suoi soldati, e qualche Senatore e Cavaliere. Non posso dire i nomi, per li molti che si fecer di quelli quando Vespasiano ebbe vinto. Vi si rinchiusero insino delle donne, e per la più notabile, Gracilia Verulana, non per seguitar figliuoli nè parenti, ma la guerra. L’assedio de’ Vitelliani fu sì largo, che Sabino la notte per luoghi non guardati vi fece entrar i figliuoli suoi e Domiziano suo nipote, e uscir un messaggio a’Capi Flaviani, a chieder soccorso perchè le cose erano strette. Non vi fu quella notte romore, e poteva uscirsene, essendo i soldati di Vitellio feroci al combattere, ma alle fatiche e vigilie poco intenti; e una subita vernina pioggia non gli lasciava vedere nè udire. LXX. La mattina a dì, innanzi che si cominciasse a rompere mandò Cornelio Marziale di Primopilo a Vitellio si lamentarsi: „che questi non erano dei<noinclude></noinclude> qjsq6vrz5u3tgxb5exx4vr7og3yvboq Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/337 108 740138 3835137 2948630 2026-05-14T08:49:01Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835137 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|337}}</noinclude>patti; far le viste di lasciar l’Imperio per ingannare tante persone illustri; e perchè altro essersi egli sceso di ringhiera e avviato verso casa il fratello in testa alla piazza a mostrarsi al popolo e non verso Aventino a casa la moglie, come conveniva, volendo esser privato e fuggire ogni apparenza di principe? Tutto il contrario aver fatto; tornatosene in palagio, rocca dell’Imperio; mandato indi masnade a coprir la più calcata contrada di Roma di morti innocenti combattere anche Campidoglio. Essere stato sempre in toga e un Senatore, come gli altri; mentre Vespasiano e Vitellio contendono con battaglie di legioni, sforzamenti di città, arrendimenti di soldati. Il fratello pur di Vespasiano, quando già Spagna, Germania, Brettagna, erano rivolte, essere stato saldo in fede sino a che chiamato fu all’accordo. La pace e concordia esser ai vinti utile; a’vincitori solamente onorevole. Se si pentiva delle capitolazioni, non perseguitasse lui col ferro, ’come fatto avea con poca fede, non il figliuolo di Vespasiano, a pena fuor di fanciullo. Uccidere un vecchio e un giovanetto che pro? Alle legioni mostrasse il viso: ivi dell’Imperio combattesse: il restante sarebbe di chi vincesse„. Vitellio rispose timoroso poche parole, incolpando il troppo ardire de’ soldati: non averlo potuto tener la modestia sua; e rimandò Marziale per un uscio segreto, acciò i soldati non l’ammazzassero, come mezzano di odiata pace. Egli non potendo più comandare nè proibire, non era più Imperadore, ma pietra di scandolo. LXXI. Appena rientrato Marziale in Campidoglio, eccoti soldati infuriati senza Capo, ciascun dassè, correre in frotte in piazza, a’ tempj che le stanno a<noinclude></noinclude> 5dz8gripwlsd7rywmfmx52iz6g3j83o Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/335 108 740143 3835134 2948628 2026-05-14T08:42:40Z Casmiki 3189 /* Trascritta */ 3835134 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|335}}</noinclude>Ai diciotto di dicembre, udita la rivolta della legione e gente datesi a Narni, s’uscì di palagio vestito di nero in mezzo alla mesta famiglia col figlioletto in lettighina, che sembrava un mortorio. Il popolo, che gli era lusinghevole fuor di tempo, i soldati cheti e in cagnesco. LXVIII. Non è cuore umano che non fusse intenerito a vedere il romano Principe, dianzi padron del Mondo, abbandonato il trono della sua grandezza, per mezzo della città e del popolo, uscirsi dell’Imperio. Cosa non veduta, non udita più unque. Fu Cesare Dettatore di repente ucciso; Caio in occulto tradito; Nerone nascoso di notte in villa sconosciuta" Pisone e Galba caddero quasi in battaglia; ma Vitellio, in suo parlamento, tra’ suoi soldati, a vista delle donne, dopo alcune parole e a sua fortuna convenienti: che per la pace e ben pubblico cedeva: avessono almeno di lui memoria e compassione de’suoi innocenti, fratello, moglie e piccoli figliuoli; e ora a tutti, ora a uno a uno porgendo Germanico, lo raccomandava; finalmente soffocato dal piagnere, si trasse da canto il pugnale, e lo diede a Cecilio semplice Consolo, quasi dandogli la podestà sopra la vita e morte de’ cittadini. Recusandolo egli, nè consentendolo gli uditori, si partì per portare nel tempio della Concordia le insegne dell’imperio e tornarsene a casa del suo fratello. Raddoppiaron le grida: „Non in casa privata: in palagio„. E chiuser le strade, da quella in fuori che va in Via Sagra. Allora egli non sapendo che farsi, tornò in palagio. LXIX. Già era sparso che egli renunziava l’Imperio; e Flavio Sabino avea scritto ai Tribuni che<noinclude></noinclude> 7j7j3lgdnfsphcr76d7t9kk5avteaw2 3835135 3835134 2026-05-14T08:43:38Z Casmiki 3189 3835135 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Casmiki" />{{RigaIntestazione||LIBRO TERZO|335}}</noinclude>Ai diciotto di dicembre, udita la rivolta della legione e gente datesi a Narni, s’uscì di palagio vestito di nero in mezzo alla mesta famiglia col figlioletto in lettighina, che sembrava un mortorio. Il popolo, che gli era lusinghevole fuor di tempo, i soldati cheti e in cagnesco. LXVIII. Non è cuore umano che non fusse intenerito a vedere il romano Principe, dianzi padron del Mondo, abbandonato il trono della sua grandezza, per mezzo della città e del popolo, uscirsi dell’Imperio. Cosa non veduta, non udita più unque. Fu Cesare Dettatore di repente ucciso; Caio in occulto tradito; Nerone nascoso di notte in villa sconosciuta; Pisone e Galba caddero quasi in battaglia; ma Vitellio, in suo parlamento, tra’ suoi soldati, a vista delle donne, dopo alcune parole e a sua fortuna convenienti: che per la pace e ben pubblico cedeva: avessono almeno di lui memoria e compassione de’suoi innocenti, fratello, moglie e piccoli figliuoli; e ora a tutti, ora a uno a uno porgendo Germanico, lo raccomandava; finalmente soffocato dal piagnere, si trasse da canto il pugnale, e lo diede a Cecilio semplice Consolo, quasi dandogli la podestà sopra la vita e morte de’ cittadini. Recusandolo egli, nè consentendolo gli uditori, si partì per portare nel tempio della Concordia le insegne dell’imperio e tornarsene a casa del suo fratello. Raddoppiaron le grida: „Non in casa privata: in palagio„. E chiuser le strade, da quella in fuori che va in Via Sagra. Allora egli non sapendo che farsi, tornò in palagio. LXIX. Già era sparso che egli renunziava l’Imperio; e Flavio Sabino avea scritto ai Tribuni che<noinclude></noinclude> 1j4rieymjngw29zsfe7s5mlioaerx4a Vera storia di due amanti infelici ovvero Ultime lettere di Iacopo Ortis (1912)/Lettera V 0 751277 3835112 3768022 2026-05-14T07:54:57Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3835112 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera V|prec=../Lettera IV|succ=../Lettera VI}} <pages index="Foscolo, Ugo – Prose, Vol. I, 1912 – BEIC 1822978.djvu" from="89" to="90" fromsection="s2" tosection="s1" /> 1hakaxcmu8nuy2oj8jfhx0zw36ya4bi Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3835103 3834841 2026-05-14T06:57:36Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3835103 wikitext text/x-wiki 96503 9smq31jmtnhn7nqrdan8hb6u3yzhtkc Template:ALL PAGES 10 753894 3835104 3834842 2026-05-14T06:57:46Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3835104 wikitext text/x-wiki 624640 nxqtfekgcd9b770j9qgm7f4cqdwe21m Template:PR TEXTS 10 753895 3835105 3834843 2026-05-14T06:57:56Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3835105 wikitext text/x-wiki 84349 385jp7djm3p4v5xjkis5c70p51a753x Template:ALL TEXTS 10 753896 3835106 3834844 2026-05-14T06:58:06Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3835106 wikitext text/x-wiki 106091 4btxfi29f13t8kau06z03jj9m6jvt68 Template:PR PERCENT 10 753897 3835107 3834845 2026-05-14T06:58:16Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3835107 wikitext text/x-wiki 79.51 8tlipvj1ucv8xpny8lvjsv3myaxwil6 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/695 108 755943 3835073 3834806 2026-05-14T06:23:03Z Dr Zimbu 1553 3835073 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|691|riga=s}}</noinclude>sede operata dalle forze francesi il giorno 4 di luglio alle ore 6 pomeridiane. ::» Roma, nel Campidoglio, 4 luglio 1849. {{blocco a destra| <poem style="text-align:center;"> » Per l’intera Assemblea » ''Il Presidente di sezione,'' » {{Wl|Q157521|{{Sc|C. Bonaparte}}}}. » Il Segretario » {{AutoreCitato|Quirico Filopanti|{{Sc|Quirico}} ''professor'' {{Sc|Filopanti}}}}.»<ref>Vedi {{AutoreCitato|Federico Torre|Torre}}, vol. II, pag. 281.</ref> </poem> }} Il generale Rostolan facendo uso dei poteri conferitigli, emanò il giorno seguente 5 di luglio le opportune disposizioni per lo stato di assedio della città di Roma. Veniva quindi interdetto ogni assembramento nelle vie pubbliche; e se formatosi, doveva essere sciolto colla forza. La ritirata sarebbesi sonata alle ore 9 pomeridiane. La circolazione nella città doveva cessare alle ore {{nowrap|9 <sup>1</sup>/<sub>2</sub>.}} Potevano percorrerla nella notte soltanto i medici e i pubblici funzionarî muniti di un ''lascia-passare'' firmato dall’autorità militare. In quella stessa ora i luoghi di riunione dovevan chiudersi. Si diceva che i circoli politici che, non ostante il proclama del generale in capo, non fossero già chiusi lo sarebbero stati con la forza. Minacciavasi infine di punire immediatamente con modo esemplare ogni violenza, ogn’insulto contro i soldati francesi o contro le persone che avevano con loro amichevoli relazioni, ed ogni impedimento recato all’approvigionamento. Terminava con queste parole: «Abitanti di Roma! Voi volete l’ordine, io saprò garantirvelo. Coloro che sognassero di prolungare la vostra oppressione, troverebbero in me una severità inflessibile. ::» Roma 5 luglio 1849. {{blocco a destra| <poem style="text-align:center;"> » ''Il Generale di Divisione'', » ''Governatore di Roma'' » {{Sc|Rostolan}}.»<ref>Vedi ''Raccolta'', ec., pag. 5.</ref></poem>}} {{nop}}<noinclude></noinclude> 1f1wd8sjhp1wlmv5w1fcqvybenu0mcu Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/701 108 755956 3835071 3834811 2026-05-14T06:22:51Z Dr Zimbu 1553 3835071 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|697|riga=s}}</noinclude> Le ruberie che sotto il nome di perquisizioni eransi nei mesi decorsi commesse, incominciarono a scuotere coloro che le avevan sofferte, sicchè venne fuori il giorno 8 una ordinanza del prefetto di polizia Francesco Chapuis, colla quale i sacri vasi, gli arredi di chiesa e le campane tolte agli stabilimenti religiosi di Roma, ed esistenti ancora, venivan messi a disposizione dei direttori di quegli stabilimenti ai quali appartenevano.<ref>Vedi ''Raccolta'' ec., pag. 11.</ref> Un atto di ordine e di giustizia si rinvenne nello aver comandato lo stesso prefetto di polizia il dì 8 luglio che tutti gli antichi presidenti dei rioni di Roma riassumessero da quel giorno le loro funzioni.<ref>Vedi detta, pag. 11.</ref> Altro atto di ordine e di giustizia riparatrice fu quello col quale il suindicato prefetto di polizia ingiungeva il 9 a tutti i detentori di oggetti requisiti dal cessato governo di farne la denunzia, entro 3 giorni a datare dall’atto stesso, alla prefettura generale di polizia, e stabiliva che l’infrazione a tale ordine sarebbesi considerata e punita come furto qualificato.<ref>Vedi detta, pag. 13.</ref> Più tardi venne creata una commissione di ricuperamento e restituzione degli oggetti requisiti, la quale si compose dei seguenti: {| align=center |colspan=3|{{Sc|Prefetto di polizia}} ''Presidente'' |- |''Principe'' ||{{Sc|Don Girolamo Odescalchi}}||rowspan=4 valign=middle|[[File:Bracket right 4.png|7px]] ''Membri'' |- |''Cavaliere'' ||{{Sc|Ferdinando De' Cinque}} |- |''Avvocato'' ||{{Sc|Pietro Bertini}} |- |align=center|» ||{{Sc|Francesco Tomassetti}} |- |{{Sc|Domenico}} ||{{Sc|Farina}} ''Segretario''.<ref>Vedi il ''Giornale di Roma'' del 20 luglio.</ref> |} Occupossi indefessamente quella commissione nell’esercizio del suo mandato. Gli oggetti ricuperati furono, come altrove ci è occorso di raccontare, nientemeno che 2,954, di cui esistono sedici note che si affissero al pubblico.<noinclude></noinclude> f642f8n6t0a307xgd7v7t2hbvsg9ngb 3835072 3835071 2026-05-14T06:22:56Z Dr Zimbu 1553 3835072 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|697|riga=s}}</noinclude> Le ruberie che sotto il nome di perquisizioni eransi nei mesi decorsi commesse, incominciarono a scuotere coloro che le avevan sofferte, sicché venne fuori il giorno 8 una ordinanza del prefetto di polizia Francesco Chapuis, colla quale i sacri vasi, gli arredi di chiesa e le campane tolte agli stabilimenti religiosi di Roma, ed esistenti ancora, venivan messi a disposizione dei direttori di quegli stabilimenti ai quali appartenevano.<ref>Vedi ''Raccolta'' ec., pag. 11.</ref> Un atto di ordine e di giustizia si rinvenne nello aver comandato lo stesso prefetto di polizia il dì 8 luglio che tutti gli antichi presidenti dei rioni di Roma riassumessero da quel giorno le loro funzioni.<ref>Vedi detta, pag. 11.</ref> Altro atto di ordine e di giustizia riparatrice fu quello col quale il suindicato prefetto di polizia ingiungeva il 9 a tutti i detentori di oggetti requisiti dal cessato governo di farne la denunzia, entro 3 giorni a datare dall’atto stesso, alla prefettura generale di polizia, e stabiliva che l’infrazione a tale ordine sarebbesi considerata e punita come furto qualificato.<ref>Vedi detta, pag. 13.</ref> Più tardi venne creata una commissione di ricuperamento e restituzione degli oggetti requisiti, la quale si compose dei seguenti: {| align=center |colspan=3|{{Sc|Prefetto di polizia}} ''Presidente'' |- |''Principe'' ||{{Sc|Don Girolamo Odescalchi}}||rowspan=4 valign=middle|[[File:Bracket right 4.png|7px]] ''Membri'' |- |''Cavaliere'' ||{{Sc|Ferdinando De’ Cinque}} |- |''Avvocato'' ||{{Sc|Pietro Bertini}} |- |align=center|» ||{{Sc|Francesco Tomassetti}} |- |{{Sc|Domenico}} ||{{Sc|Farina}} ''Segretario''.<ref>Vedi il ''Giornale di Roma'' del 20 luglio.</ref> |} Occupossi indefessamente quella commissione nell’esercizio del suo mandato. Gli oggetti ricuperati furono, come altrove ci è occorso di raccontare, nientemeno che 2,954, di cui esistono sedici note che si affissero al pubblico.<noinclude></noinclude> ppdskxkt24eyg8okozo9i8ehcqmg78s Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/712 108 756059 3835056 2691746 2026-05-14T06:15:33Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835056 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|708|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude> Queste persone, meno una o due, accettaron tutte, e figurarono nel municipio che chiamossi provvisorio. Nulla diremo dell’operato di questa commissione. Il pubblico però la giudicò favorevolmente. Rammentiamo soltanto che il da fare dopo tanto scompiglio fu immenso: perchè alle solite attribuzioni municipali si dovè aggiungere ancor l’altra di provvedere d’alloggio più di 30,000 Francesi, liquidare le occupazioni forzate di tanti locali, e ascoltare interminabili reclami. Gli altri municipî si ebber pure le rose, ma noi non avemmo che spine. Oltre a ciò gloria veruna; niuna rimunerazione onorifica. L’aura popolare di coloro soprattutto che parlano, scrivono, e tiranneggiano a posta loro la pubblica opinione, non poteva essere per noi che ascrivemmo fra’ cittadini romani il generale Oudinot, e tanto a lui quanto al conte di Montalembert decretammo medaglie onorifiche. I nostri amici ci stimavano sì, ma camuffavan la loro stima in un prudente riserbo. Tutto ciò coi tempi che correvano allora, e che corrono adesso, si comprende agevolmente. Ora passando ad un altro particolare, rammenteremo come sotto la data del 25 di giugno, nel [[Storia della rivoluzione di Roma (vol. III)/Capitolo XVIII|capitolo XVIII]], parlammo della protesta de’ consoli al generale Oudinot per farlo desistere dal bombardamento, e dicemmo quanto ai danni designati, che se pure non ne fu inventata la esistenza, furon per lo meno esagerati, potendo di ciò far fede lo stato delle chiese, de’ monumenti, dei palazzi, e de’ musei. Ora in comprova del nostro asserto viene una dichiarazione dell’incaricato di affari del regno di Würtemberg commendatore Carlo Kolb. Egli pertanto scrisse il 13 di luglio una lettera al generale Oudinot, ove diceva che durante l’assedio di Roma il partito che dominava in questa città pubblicava che il cannoneggiamento delle batterie francesi aveva prodotto la distruzione irreparabile di monumenti; che la fede prestata a simili asserzioni, la esattezza delle quali non si poteva allora verificare, indusse il corpo consolare a dirigere a lui una lettera ove se ne riproduceva<noinclude></noinclude> gyb5xv7axtpdpimq1nvprkciw56dpn8 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/713 108 756060 3835057 2691750 2026-05-14T06:15:44Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835057 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|709|riga=s}}</noinclude>la sostanza; ma che avendo potuto convincersi che il cannone francese non aveva distrutto alcun monumento, e che non aveva danneggiato nell’interno della città se non i muri di qualche abitazione, si faceva un dovere di tornare a parlare di detta lettera che aveva sottoscritta ancor lui, affinchè col tacere non gli si attribuisse il proposito di sostenere un fatto inesatto.<ref>Vedi il ''Giornale di Roma'' del 4 di agosto 1849.</ref> Da tutto ciò emerge che siccome il promotore di detta lettera, la quale equivalse ad una protesta, fu il vice console o agente consolare di sua maestà britannica in Roma Giovanni Freeborn, e che egli indusse o trascinò gli altri a sottoscriverla, senza esame e senza una previa verifica, così la tenerezza inglese pei monumenti romani non fu in realtà se non la gelosia inglese verso la Francia, ed il desiderio di distruzione del papato romano, unica meta dei protestanti nella mercantessa Albione. Ora che abbiamo accennato quelle disposizioni governative atte a somministrare una qualche idea del modo col quale venne retta la cosa pubblica in que’ giorni di semi-interregno, o transizione fra il distrutto e il da ricostruirsi, non ci resta che a parlare delle altre che si emanarono per solennizzare il giorno 15, destinato alla ripristinazione del governo pontificio ed all’inalberamento degli stemmi. A tal effetto pertanto si dirigeva il giorno 14 dal generale Oudinot un proclama ai Romani, nel quale parlava della restaurazione della sovranità temporale del capo della Chiesa nella capitale dei mondo cristiano. A noi per verità sembra che avrebbe dovuto dire in vece cattolico, perchè cristiani sono anche i protestanti, sien luterani, calvinisti, metodisti, o frazione, o parte, o tutto di quella interminabil caterva di dissenzienti che pur si dicono e sono cristiani, perchè credono nel Cristo.<noinclude></noinclude> itqvkyeg4n91t8puda6vg21pp6mha7o Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/714 108 756061 3835059 2691751 2026-05-14T06:16:09Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835059 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|710|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude> Nondimeno fu questa la prima volta che i Francesi nel 1849 estricatisi dagli arzigogoli e dalle anfibologie di linguaggio ci disser chiaramente che il governo pontificio ristabilivasi, ossia ''la sovranità temporale del capo della Chiesa''.<ref>Vedi ''Sommario'', n. 101.</ref> Mai non si vide tanto chiara, quanto nel proceder de’ Francesi qui da noi, la verità di quella massima del non potersi cioè servire a due padroni, che erano nel caso nostro il papa e la rivoluzione della quale si volevano (lo diremo con un francesismo) ''ménager les exigences''. Inoltre lo stesso Oudinot informava il pubblico, con un ordine generale del 14, che l’indomani domenica 15 luglio sarebbesi cantato nella basilica vaticana un ''Te Deum'' in rendimento di grazie pel felice esito delle armi francesi, e per lo ristabilimento dell’autorità pontificia. Tutti i corpi di guarnigione in Roma avrebbero assistito a questa cerimonia religiosa che doveva aver luogo alle 4 pomeridiane. Si annunziava una grande rivista dopo il ''Te Deum''. Le truppe romane vi sarebbero state presenti prendendo la sinistra dei corpi francesi di simile arma. Una salva di cento colpi di cannone poi tirati dal castello sant’Angelo avrebbe annunziato alla città l’istante in cui sarebbesi inalberata la bandiera pontificia. Dovevano illuminarsi nella sera gli edifizî pubblici. Terminava dicendo che a nome del governo francese si sarebber distribuiti soccorsi agl’indigenti ne’ loro domicilî.<ref>Vedi ''Raccolta'' ec., pag. 17.</ref> Ed il prefetto di polizia francese emetteva il 14 un’ordinanza in cui davansi le disposizioni relative alle carrozze stante la pubblica festa militare e religiosa del giorno seguente, e la illuminazione nella sera della cupola di san Pietro.<ref>Vedi detta, pag. 19.</ref> Questo fu l’ultimo atto del prefetto di polizia Chapuis, perchè il 15 per motivo di salute si ritirò, e gli venne surrogato capo di battaglione Le Rouxeau.<ref>Vedi ''Giornale di Roma'' del 16 luglio.</ref><noinclude></noinclude> ra7da1tlgws8u3wu29mjnq8xxdffkab Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/715 108 756062 3835061 2691754 2026-05-14T06:16:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835061 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|711|riga=s}}</noinclude> La commissione provvisoria municipale poi in un atto che pubblicava in quella occasione, il 15 luglio, faceva noto di avere accettato l’officio di provvedere temporaneamente ai comunali interessi; prometteva di non risparmiare studio e fatica per soddisfare ai bisogni de’ Romani ed apparecchiare a quelli che dovevan succederle una via più spedita di migliorare le loro sorti; dimandava il concorso operoso di tutt’i buoni e la cooperazione sincera di tutte le classi della società; ed annunciando il ristabilimento dell’autorità temporale del sommo pontefice negli stati della Chiesa, diceva ai Romani: «Voi saprete corrispondere all’invito dell’autorità che ci regge, e dimostrare col fatto la vostra riconoscenza a quella nazione generosa, che offrendosi amica vi rassicura in quest’oggi che non sarà delusa la vostra fiducia.»<ref>Vedi ''Raccolta'' ec., pag. 20. — Vedi il ''Giornale di Roma'' del 16 luglio.</ref> In seguito di queste disposizioni si videro fin dal mattino del 15 segnali di gioia in parte vera e sincera, in parte apparente e interessata, mediante i soliti addobbi o parature di finestre e balconi in molte delle vie principali della città. Diciamo in parte ''vera'', in parte ''apparente'', perchè lumi, fiori, parati ed altri segni esterni per gratificarsi il potere non li valutiamo gran cosa. Accade in casi moltiplici, e diremmo nel più dei casi, che l’apparenza non si trova all’unisono con la spontaneità e la sincerità. Onde crediamo che moltissimi attaccati al papa non misero i parati perchè tementi ancora le ire de’ repubblicani, ed altri viceversa di poco netta coscienza lo fecero astutamente, per propiziarsi il potere ripristinato. Alle 2 pomeridiane mossero le truppe francesi alla volta del Vaticano, e si collocaron sulla piazza. Alcuni distaccamenti di varie armi entrarono nel tempio principale de’ cattolici, ad accrescerne l’ornamento; e varî corpi militari si estesero lungo la via del Borgo Nuovo sino al castel<noinclude></noinclude> 8v22o7vhticxz88dse0hvhwcdta5s4u Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/716 108 756063 3835062 3635073 2026-05-14T06:16:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835062 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|712|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude>sant’Angelo. Le truppe romane preser posto accanto al colonnato verso la porta Angelica. Alle 3 <sup>1</sup>/<sub>2</sub> la bandiera pontificia fu inalberata sul castello sant’Angelo e sulla torre del Campidoglio, e fu salutata da 100 colpi di cannone. Alla sacra funzione il generale Oudinot avea invitato i cardinali presenti in Roma, cioè Tosti, Castracane e Bianchi, il corpo diplomatico (impropriamente così chiamato perchè non avevamo che consoli) ed altri nobili personaggi, fra i quali citeremo il signor di Corcelles che nella sua qualifica d’inviato straordinario della repubblica francese a Roma ed a Gaeta apparteneva alla diplomazia. Si eran preparati in chiesa i banchi pel clero, i palchi dei posti d’onore e le due orchestre. La funzione doveva celebrarsi all’altare della Confessione. Il generale Oudinot accompagnato dagli altri generali e dallo stato maggiore generale uscì alle 5 dal palazzo Rospigliosi per recarsi a san Pietro. Venne acclamato per via, in ispecie presso il ponte sant’Angelo. Passò a rassegna le truppe tanto francesi, quanto romane: e giunto alla porta della basilica, fuvvi ricevuto dal clero vaticano che aveva alla testa monsignor vicegerente di Sua Santità. Quivi monsignor Marino Marini segretario del capitolo vaticano pronunciò un discorso che potrà leggersi in ''Sommario''.<ref>Vedi ''Sommario'', n. 103, ''Discorso di monsignor Marino Marini al generale Oudinot''. — Vedi il ''Giornale di Roma'', pag. 34.</ref> A questo discorso rispose il generale con le parole che riferiamo pure in ''Sommario''.<ref>Vedi detto, n. 106, ''Risposta del generale Oudinot a monsignor Marino Marini''. — Vedi il ''Giornale di Roma'', pag. 34.</ref> Recossi quindi al suo posto di onore avendo a’ lati i generali, lo stato maggior generale ed il signor di Corcelles. I due cardinali Bianchi e Tosti ed il capitolo collocaronsi ne’ luoghi consueti; ed assisteron tutti al ''Te Deum'' intonato dal cardinale Castracane. Dopo di ciò accostatosi il Cardinal Tosti al palco del generale, pronunziò il discorso che potrà leggersi parimenti<noinclude></noinclude> 8tr74ddy46k5iuo2oaokaodmyvl9p2z Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/717 108 756064 3835063 2691760 2026-05-14T06:17:00Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835063 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|713|riga=s}}</noinclude>in ''Sommario''.<ref>Vedi detto, n. 107, ''Discorso del cardinal Tosti al generale Oudinot''. — Vedi il ''Giornale di Roma'', pag. 34.</ref> A questo discorso replicò pure il generale, ed in ''Sommario'' troverassi il testo della sua risposta.<ref>Vedi detto, n. 103, ''Risposta del generale Oudinot al cardinal Tosti''. — Vedi il ''Giornale di Roma'' come sopra.</ref> Il cardinale soggiunse alcune poche parole, ed al suo dire: ''viva la religione, viva il sommo pontefice, viva la Francia'', gridaron gli astanti: ''evviva il Santo Padre, evviva Pio IX, evviva la Francia, evviva il generale Oudinot''. Mentre poi il generale avviavasi verso la porta per uscire dal tempio, la moltitudine ivi affollata dettegli alti segni di fervente gratitudine con animatissime grida, sventolar di fazzoletti e lacrime di gioia; e queste non compre o imposte davvero, ma emananti dal cuore. Esse furon tali che a chi vi si trovò presente infusero sensi incancellabili di tenerezza. Non diremo che fossevi tutta Roma. V’erano tutti quelli (ma eran molti) che avevano sofferto, ch’erano stati per tema nascosti, ed avevan pregato piangendo, o fremuto tacendo e rassegnandosi al gastigo di Dio; chè tale agli occhi dei veri cattolici e non altra era la spiegazione de’ lacrimosi avvenimenti che abbiam narrato. Eravi infine se non tutta, una buona parte di quella massa di cittadini (che pure dovrà ammettersi non esser pochi), i quali videro nella rivoluzione una calamità, un segno dello sdegno di Dio, una lezione a’ prepotenti, un ammonimento ai superbi, un rimprovero agl’irrequieti e agli oziosi o infingardi; nel soccorso francese una provvidenza; nel trionfo delle loro armi un’iride di pace; nel ripristinamento del governo pontificio il ritorno dell’ordine manomesso e la prevalenza del diritto e della giustizia sull’inganno sleale e sulla violenza tirannica. Ripetiamo non v’era tutta la popolazione romana, perchè molti per tema si astennero dallo andarvi, tanto più che ad arte erasi sparso che vi sarebbe stato subbuglio. Quel popolo però che vi era potremo esser creduti asserendo che applaudiva con<noinclude></noinclude> 3ntva1ga49cmfrg277is7xhaddgy0fu Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/718 108 756065 3835064 2691762 2026-05-14T06:17:24Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835064 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|714|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude>tutto il cuore, con tutta la effusione della gioia che noi stessi vedemmo invader gli animi. Vedemmo, commossi, alcuni appressarsi al generale per baciargli la mano, altri la spada, altri le vesti, ed osservammo con quale ansia e con quale dolce violenza tutto ciò facevasi; talchè fu visibile a tutti la commozione del generale e de’ cittadini che si trovaron presenti a queste manifestazioni. Ebbe luogo in seguito il difilar della truppa: e la sera una generale illuminazione dava compimento alla gioia del giorno.<ref>Vedi ''Giornale di Roma'' del 16 luglio 1849.</ref> Rialzato lo stemma pontificale, la Francia potè vantarsi di aver compiuto l’opera sua, opera doverosa, logica, tradizionale: e così riparò in parte le ferite cagionate in altri incontri al papato. Le sette peraltro non si dieron per vinte, e gli sforzi del protestantesimo, le cupidigie di uno stato vicino, le speranze di sorte migliore nei bramosi di rivolgimenti, l’incuria di alcuni governi, l’egoismo di molti fra i grandi e la loro passiva indolenza prepararono al papato nuove sventure, ch’è fuori del nostro proposito di narrare. Noi qui arrestiamo i nostri racconti, di cui i nostri documenti sopperirono i materiali. E con ciò poniam fine al compito che ci eravamo assegnato. {{nop}}<noinclude></noinclude> r4qxm42s4y4idgr44f4l0tiai23yobe Storia della rivoluzione di Roma (vol. III)/Capitolo XIX 0 756066 3835074 3762003 2026-05-14T06:23:16Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3835074 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo XIX|prec=../Capitolo XVIII|succ=../Capitolo XX}} <pages index="Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu" from="686" to="718" /> {{Sezione note}} ph2qkg1jikl698sr13ee9syg0hqg9tg Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/719 108 756067 3835065 3635062 2026-05-14T06:18:13Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835065 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|715|riga=s}}</noinclude>{{nop}} <div style="font-family:monospace; text-align:center; font-size: large;">'''CAPITOLO XX.'''</div> {{indentatura|2em|style=font-size:90%|Enunciazione delle cause ch’esercitarono una influenza sulle condizioni morali dei Romani dal tempo della restaurazione pontificia nel 1815 sino all’assunzione di Pio IX al pontificato, affine di spiegare l’appoggio che dettero, quantunque in piccola parte, alla romana rivoluzione. — Conclusione dell’opera.}} Coll’ingresso dei Francesi in Roma il 3 luglio 1849 fu spenta la romana rivoluzione la quale ebbe il suo incominciamento non già nell’anno 1848, siccome molti credono, ma nel giorno stesso in cui si conobbe l’atto di amnistia, ossia il 17 luglio 1846: e la Francia che ne fu l’istigatrice e l’educatrice primitiva stante la diffusione delle sue dottrine, la Francia fu quella che spegnendola fece bene, ma distrusse l’opera sua. Intanto, quantunque abbiamo provato nel contesto delle nostre storie che questa rivoluzione fu in gran parte cosmopolitica, che genti d’ogni nazione e di svariate dottrine la capitanarono e la sostennero, che i Romani vi figurarono in una impercettibile minorità, e che la maggioranza appartenne agli estranei, non è per questo men vero che un certo appoggio vel dette anche Roma: perocchè alcuni principî sia di desiderato progresso, sia di mal celato scontento, sia infine di odio manifesto del dominio clericale (sebbene in piccola quantità comparativamente alla popolazione) vi germinavan da varî anni, e solo nel tempo di sopra accennato presentarono il loro sviluppo in un modo lato e palese. Ora il ricercare le origini d’onde emanarono siffatti germi di ostilità non fia disutile investigazione. Se facemmo il racconto della malattia, è giusto lo indagare le cause che la produssero.<noinclude></noinclude> 3gyjeywhac24je0yu2m0w3ghi29th16 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/720 108 756068 3835066 3635072 2026-05-14T06:18:27Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835066 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|716|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude> Egli è innegabile che i tempi, le letture, lo svolgimento e la diffusione dei lumi, le comunicazioni moltiplicate e accelerate fra gli uomini, tendenti a formare della Europa quasi un’intiera famiglia, il giornalismo politico, le effemeridi scientifiche, lo studio delle lingue moderne sostituito in gran parte a quello delle antiche, lo spirito di associazione, una certa tendenza in presso che tutti, se non alla indipendenza, ad un rispetto maggiore per la propria dignità, una passione più grande per gli agî della vita e pel materiale benessere, e direm pure un bisogno maggiore, se non di libertà di coscienza, di libertà civile, ora provato dalla classe colta ed illuminata della umana società; egli è innegabile, ripetiamo, che tutto ciò, agendo sia in una maniera sia in un’altra, costituisca nei tempi presenti un nuovo mondo con tendenze, passioni, aspirazioni diverse da quelle del mondo passato. Vogliamo o no, questo è un fatto, ed alla logica inesorabile dei fatti di tal natura egli è forza chinare il capo. Entriamo pertanto a raccontare que’ cambiamenti che andavansi svolgendo nel morale degli abitanti, a dilucidazione di quanto più sopra abbiamo esposto. Fin dall’anno 1817 allorquando infermossi {{AutoreCitato|Papa Pio VII|Pio VII}}, si manifestò un movimento nel Maceratese con lo scopo di far sorgere un governo libero per tutta Italia, tranne il regno delle due Sicilie, ed alla testa di questo movimento ponevasi un conte Cesare Gallo di Osimo. Abortita e discoperta la congiura, se ne compilò regolare processo, e nel 1818, con tre separate sentenze, vennero condannati tredici a morte, dodici alla galera perpetua, sette alla galera per dieci anni, uno per anni sette ed uno per anni cinque. Ma il clemente Pio VII commutò la pena di morte in relegazione perpetua in una fortezza, e diminuì agli altri le pene<ref>Vedi {{AutoreCitato|Francesco Gigliucci|Gigliucci}} ''Memorie della rivoluzione romana''. Roma, 1851, vol. I, pag. 24. — Vedi {{AutoreCitato|Antonio Coppi|Coppi}} ''Annali d’Italia dal 1750''. Roma, 1850, tomo VI, dal 1814 al 1819, pag. 257. — Vedi il ristretto del processo che porta per titolo ''Macerata, ed altri luoghi di fellonia'', nella nostra raccolta.</ref>.<noinclude></noinclude> dlcafqxenzuppl94ufp2z2b9o99hw00 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/721 108 756069 3835067 2691768 2026-05-14T06:18:57Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3835067 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|717|riga=s}}</noinclude> Questo avvenimento però non produsse la minima commozione in Roma la quale già trovavasi in istato fiorente, ed era in sugli amori col reintegrato Pio VII. Rammemoriamo questo fatto come un appunto storico e nulla più. Nel 1820 poi si ebbe l’esempio di Spagna, Napoli, e Grecia, che si levarono a rumore. Richiedevan le due prime regioni il beneficio di una costituzione; sforzavasi l’ultima di affrancarsi dal servaggio della Mezzaluna. Tali movimenti, e tutti nello stesso tempo, in quelle regioni, ne persuasero che la stessa corrente elettrica fosse stata la motrice di cosiffatte turbolenze. Gli stati della Chiesa non si mossero è vero, ma pure una certa tendenza per le discussioni politiche vi si veniva introducendo; e nella stessa Roma s’incominciavano a leggere con gusto i diari napoletani ispirati dall’aura seducente di libertà. In Francia intanto si uccideva proditoriamente il duca di Berry, designato successore a quel trono. Pochi mesi dopo, nel 1821, il principe di Carignano, che fu poi re sabaudo sotto il nome di {{AutoreCitato|Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto}}, si fe’ campione, ma per un istante soltanto, del movimento italiano. Uno dunque il principio, uno il movente, simultanee le mosse. Chiamaronle alcuni aspirazioni di libertà, altri movimenti o rivolture di setta.<ref>Vedi l’opera intitolata ''Le Piémont en 1821 par un Piémontais''. Paris, 1822, in 8.</ref> Fra queste sette avvene una la quale tende per migliorare il mondo a capovolgerlo, e tiene per influenza ed estensione il primato sopra tutte le altre. I suoi adepti nomansi ''framassoni'' o ''liberi muratori''. Si ritengono di antichissima origine facendola rimontare nientemeno che al tempo di Salomone. Contro la medesima setta fulminarono alcuni papi la condanna: di che fan prova la costituzione di {{AutoreCitato|Papa Clemente XII|Clemente XII}} ''In eminenti'' del 1738, quella di {{AutoreCitato|Papa Benedetto XIV|Benedetto XIV}} ''Providas'' del 1751, quella di Pio VII ''Ecclesiam'' del 1821, quella di {{AutoreCitato|Papa Leone XII|Leone XII}} ''Quo graviora mala'' del 1825, e {{Pt|final-|}}<noinclude></noinclude> hnlu7jl3461rnyqg4e11tx02aj3ltf6 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/722 108 756070 3835068 2691769 2026-05-14T06:19:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835068 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|718|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|mente|finalmente}} la enciclica di {{AutoreCitato|Papa Pio IX|Pio IX}} che incomincia ''Qui pluribus'', e che è dell’anno 1846. Vuolsi poi che Leone XII in una conversazione intima, parlando delle società segrete, dicesse: ''E noi abbiamo avvertito i principi, e i principi han dormito; e noi abbiamo avvertito i ministri, ed i ministri non han vegliato!''<ref>Vedi Artaud, ''Histoire du Pape Léon XII''. Paris, 1843, vol. II, pig. 21. — Vedi {{AutoreCitato|Cesare Cantù|Cantù}}, ''Storia di cento anni (1750-1850)'', edizione di Firenze del 1852, pag. 325.</ref> Roma per verità incominciò a cambiare fisonomia e ad entrare in una fase del tutto nuova dopo il ritorno del Santo Padre nel 1815. Prima dell’impero qualche raro signorotto inglese la visitava. Durante l’impero tre soli vi rimaser per anni e furono un Motteux negoziante, un Money che vi si accasò, e il dotto archeologo Dodwell che tolse in isposa la contessa {{Wl|Q55910748|Giraud}}, poi contessa Spaur. Questi furono tutti i visitatori inglesi che accolse per anni e anni la città eterna. Accaduta la restaurazione del 1815, restaurazione nella quale la Inghilterra ebbe una parte precipua, gl’Inglesi che per tanti anni, stretti dal blocco continentale di Napoleone, eran rimasti chiusi nelle loro isole, gl’Inglesi che avevano contribuito notevolmente a far restituire a Roma gli oggetti d’arte ed i manoscritti del Vaticano, gl’Inglesi infine che come protettori (in allora) del diritto, e sapendosi fra i liberatori di Roma, capivan bene che vi sarebbero stati magnificamente accolti, furono presi da tale una smania di visitare la nostra città, che equivaleva ad una ''Romamania''. A Roma dunque, nella capitale del mondo cattolico, nell’emporio incontestabile delle arti recavansi, e Roma per ritrovo annuale d’istruzione e di divertimento, nella stagione invernile, sceglievan di preferenza. Accoltivi ospitalissimamente dal cardinal {{Wl|Q533003|Consalvi}} ministro e segretario di stato del reintegrato Pio VII, ben ricevuti dall’aristocrazia romana con la quale subito si unirono in amichevoli legami, acclamati e benedetti siccome amici e protettori dalla popolazione di Roma, e {{Pt|mas-|}}<noinclude></noinclude> n2hmoycbpnafvoxn5mczy4tmd8qs1ma Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/723 108 756072 3835069 2691777 2026-05-14T06:21:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835069 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|719|riga=s}}</noinclude>{{Pt|simamente|massimamente}} dal ceto artistico, vi ritrovarono tutto ciò che render potesse lieto e piacevole il loro soggiorno. Altri e di altre nazioni pure vi concorrevano; e da quell’anno in appresso Roma divenne il ritrovo, sopratutto nella stagione del verno, degli uomini più ragguardevoli di tutte le parti del mondo. Roma poi in que’ primi anni della restaurazione (siccome il sole il quale risplende più vivido dopo una violenta tempesta) risplendeva per una eletta di uomini illustri in tutti i rami delle arti, delle scienze e delle lettere; e noi, per quanto la memoria ce ne sopperisce i nomi, ci compiacciamo di trascriverli. Primeggiavan pertanto in Roma {| |width=60%|<poem align=left>{{AutoreCitato|Antonio Nibby|Un professor Nibby}} Un professore Re Un Edoardo Dodwell Un sir W.<sup>m</sup> Gell Un abate Uggeri Un avvocato Fea Un abate Amati Un monsignor Marini Un abate Guattani Un Aurelio Visconti ed {{indentatura|1em|Un Alessandro Visconti, fratelli entrambi del celebre {{AutoreCitato|Ennio Quirino Visconti|Ennio Quirino}}}}</poem> | valign=middle|{{graffa|18|r}} |valign=middle align=left|{{indentatura|1em|nell'archeologia e nella lapidaria.}} |- |<br/> |- |<poem>Un marchese Biondi Un cavalier Perticari Un cavalier Tambroni Un marchese Marini Un Battistini Un Marsuzi Un Cecilia {{indentatura|1em|Un cavalier {{Wl|Q3767355|Giovanni Gherardo De Rossi}}}} Un conte Giovanni Giraud Un abate Mariottini </poem> | valign=middle|{{graffa|18|r}} | valign=middle align=left|{{indentatura|1em|nella poesia e nelle belle lettere.}} |}<noinclude></noinclude> andfowd5bqnnth7z154iohqdd3gs00n 3835070 3835069 2026-05-14T06:22:27Z Dr Zimbu 1553 3835070 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|719|riga=s}}</noinclude>{{Pt|simamente|massimamente}} dal ceto artistico, vi ritrovarono tutto ciò che render potesse lieto e piacevole il loro soggiorno. Altri e di altre nazioni pure vi concorrevano; e da quell’anno in appresso Roma divenne il ritrovo, sopratutto nella stagione del verno, degli uomini più ragguardevoli di tutte le parti del mondo. Roma poi in que’ primi anni della restaurazione (siccome il sole il quale risplende più vivido dopo una violenta tempesta) risplendeva per una eletta di uomini illustri in tutti i rami delle arti, delle scienze e delle lettere; e noi, per quanto la memoria ce ne sopperisce i nomi, ci compiacciamo di trascriverli. Primeggiavan pertanto in Roma {| |width=60%|<poem align=left>{{AutoreCitato|Antonio Nibby|Un professor Nibby}} Un professore Re Un Edoardo Dodwell Un sir W.<sup>m</sup> Gell Un abate Uggeri Un avvocato Fea Un abate Amati Un monsignor Marini Un abate Guattani Un Aurelio Visconti ed {{indentatura|1em|Un Alessandro Visconti, fratelli entrambi del celebre {{AutoreCitato|Ennio Quirino Visconti|Ennio Quirino}}}}</poem> | valign=middle|{{graffa|16|r}} |valign=middle align=left|{{indentatura|1em|nell'archeologia e nella lapidaria.}} |- |<br/> |- |<poem>Un marchese Biondi Un cavalier Perticari Un cavalier Tambroni Un marchese Marini Un Battistini Un Marsuzi Un Cecilia {{indentatura|1em|Un cavalier {{Wl|Q3767355|Giovanni Gherardo De Rossi}}}}Un conte Giovanni Giraud Un abate Mariottini </poem> | valign=middle|{{graffa|15|r}} | valign=middle align=left|{{indentatura|1em|nella poesia e nelle belle lettere.}} |}<noinclude></noinclude> pcak7ehki538iuei818cw6v2dsenspq Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/724 108 756073 3835075 2691778 2026-05-14T06:25:00Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835075 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|720|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude>{| |width=60%|<poem>Un cavalier Camuccini Un cavalier Landi Un cavaliere Wicar</poem> | valign=middle|{{graffa|4|r}} | valign=middle align=left| nella pittura. |- |<br/> |- |<poem> Un cavalier Canova {{nowrap|Un commendatore Thorwaldsen}} Un Tenerani Un Finelli </poem> | valign=middle|{{graffa|5|r}} | valign=middle align=left| nella scultura. |- |<br/> |- |<poem> Un cavalier Valadier Un cavalier Stern </poem> | valign=middle|{{graffa|3|r}} | valign=middle align=left| nell’architettura. |- |<br/> |- |<poem> Un abate Scarpellini Un abate Conti Un abate Calandrelli Un canonico Settele </poem> | valign=middle|{{graffa|5|r}} | valign=middle align=left|nell’astronomia. |- |<br/> |- |<poem> Un cavalier Girometti Un Cerbara. </poem> | valign=middle|{{graffa|3|r}} | valign=middle align=left|nella incisione di camei. |- |<br/> |- |<poem> Un dottor Lupi Un dottor Bomba Un dottor Morichini Un dottor Sisco Un cavalier Trasmondo </poem> | valign=middle|{{graffa|7|r}} | valign=middle align=left|{{indentatura|1em|nella medicina e nella chirurgia.}} |- |<br/> |- |<poem> Un monsignor Bartolucci Un monsignor Tassoni Un avvocato Cavi Un avvocato Bontadosi Un avvocato Tavecchi Un avvocato Amici Un avvocato Cristaldi </poem> | valign=middle|{{graffa|9|r}} | valign=middle align=left|{{indentatura|1em|nelle scienze legali.}} |- |<br/> |- |<poem> Un Brandolini Un Cavalieri san Bertolo Un Venturoli Uno Scaccia </poem> | valign=middle|{{graffa|5|r}} | valign=middle align=left|{{indentatura|1em|nelle matematiche, nella scienza idraulica ec. }} |- |}<noinclude></noinclude> mgx19wty4gplcfc75xxxwwjij0yhh4e Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/725 108 756074 3835076 2691779 2026-05-14T06:25:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835076 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|721|riga=s}}</noinclude> Non diciamo già che questi fosser tutti gli uomini ragguardevoli per merito che Roma accoglieva. Altri certamente ve ne saranno stati di cui forse non serbiamo memoria. Egli è chiaro che dal concorso di forestieri che le migliorate condizioni di Roma attraevano, risultava un incremento sommo ed un lodevole incoraggiamento per le arti; sicchè quegli anni furono decisamente felici per Roma. E siccome non si parlava affatto di politica in quegli anni di beatitudine, e se parlavasene, egli era di politica ristoratrice e non sovvertitrice, tutto in Roma si atteggiava a gioia, a festa, a culto di studi, a movimento commerciale, a sviluppo di civiltà. E quindi nobili e borghesi contraevano per la prima volta amicizie e legami co’ figli della nebbiosa Albione. La progrediente civiltà intanto andava suggerendo l’abolizione di certi vecchiumi ripudiati dal secolo. Spariron perciò gradatamente l’uso della corda, della fustigazione pubblica e del cavalletto ai delinquenti. Venne pure abolita la giostra coi bufoli e coi tori, avanzo dei gusti barbari degli antichi Romani. Lo stesso tribunale della Santa Inquisizione, quantunque mitissimo in Roma, venne raddolcendo ancor più i suoi procedimenti: e così mentre alcuni rancidumi romani venivano sfumando e rientrando nelle ombre, porgevasi amica accoglienza a più ingentilite e ricercate consuetudini, e si favoreggiava l’accesso a più civili e giovevoli istituzioni. Meritano fra queste una special menzione le casse di assicurazione dagl’incendî: e si pensò alla instituzione ed all’organamento dell’utile e benemerito corpo dei Vigili. Si provvide pure ad assicurare la vita, e dai disastri marittimi e fluviali il commercio: e più tardi si eresse una banca, come n’esistono in tutte le grandi città, la quale si chiamò Banca romana. Fondaronsi inoltre una Camera ed un tribunale di commercio, e si ebbe pur anco la benefica istituzione di una cassa di risparmio.<noinclude></noinclude> tfx7byqn7ja04sdpnj5ygt7ws6gwlc7 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/726 108 756075 3835077 2691780 2026-05-14T06:25:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3835077 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|722|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude> Sotto la dominazione francese la parte clericale declamava contro gli aggravi del bollo e registro, e contro i gravami del regime ipotecario. Reintegrati però i clericali al potere, si avvider del tornaconto, e convertirono in legge, adottandole, quelle stesse istituzioni che in altre mani e sotto altri padroni avevano biasimato e vituperato. Però troviamo che in fondo fecero bene e per la regolarità delle transazioni, e per gl’interessi dello stato. Accaduta la restaurazioue anche le Muse vollero rivendicare i diritti al loro culto per vari anni abbandonato; e quindi ad ampliazione del medesimo, presentassi sorella nascente alla vecchia sorella Arcadia l’accademia Tiberina.<ref>Quest’accademia si estese dopo la restaurazione, ma per verità fu instituita fin dal 1813 sotto il governo francese.</ref> Euterpe pure non si ristette, e nel 1823 venne fondata in Roma l’accademia che chiamarono Filarmonica. Avvenne poi che fra il 1820 e il 1821 recaronsi in Roma alcune persone che vi si stabilirono. Elleno detter maggiore impulso alla recitazione, e quasi diremmo riunirono le membra sparte dei dilettanti di quell’arte che già vi erano, e si venne così formando una specie di scuola di declamazione. Da ciò la passione che in seguito si svolse più grande per recitar le tragedie, e lo stabilimento più tardi di un’accademia che dicevasi degl’Imperiti, e quindi dell’altra più regolare che nomossi accademia Filodrammatica. Questo contribuì a far meglio conoscere le produzioni dell’inimitabile Astigiano, e a suscitare in alcuni giovani caldi sensi di libertà, abborrimento dalle frivolerie, indirizzo e propensione a studi maschi e severi. Si ravvivò pure in quegli anni lo studio di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, e invalse il gusto di declamare i canti della divina Commedia. Ma fra i miglioramenti sociali che in Roma si vennero introducendo dopo la restaurazione del 1815, altri ve ne sono e d’indole importante, perchè alcuni si riferiscono alla pubblica morale, altri alla nettezza e decenza pubblica.<noinclude></noinclude> flb2f8ejin0q9tl0b0yayl5086ufwft Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/727 108 756076 3835078 3635071 2026-05-14T06:26:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3835078 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|723|riga=s}}</noinclude> Cessato il dominio di Napoleone in Roma, la quale veniva considerata siccome la seconda città dell’impero, non possiamo tacerlo, rimase uno spaventevole rilassamento nei costumi, il quale francescamente appellossi ''galanteria''. L’autorità ecclesiastica ne veniva a poco a poco distruggendo le tracce pubbliche che partorivano uno scandalo pubblico, ma sopravvissero le private per qualche tempo. Il cicisbeismo che si portava ancora in trionfo in una parte delle classi alta e media, era per consuetudine tollerato, non eccitava fierezza, nè ripulse, nè mortificazioni, nè dava luogo a triviali pettegolezzi. Ma intanto siccome la società si veniva a mano a mano facendo morale e accomodando sopra un tono del tutto diverso, così il cicisbeismo incominciò a ripudiarsi: esso non era più del ''buon genere''. Invalse per gradi, e venne sommamente in onore il culto per la decenza e la costumatezza. Ritiratisi dal consorzio umano, o trasferitisi altrove, o spariti per morte i vecchi elementi, non si ebbero i nuovi in luogo di quelli; e se furonvi, ciò avvenne riservatamente. Il famoso ''si non caste saltem caute'' di {{AutoreCitato|Agostino d'Ippona|sant’Agostino}} fu posto in pratica: però vi vollero alcuni anni prima che le cose giungessero a tal punto. Oltracciò incominciarono a introdursi istituzioni molteplici di pietà o di beneficenza, e prime le signore romane furono ad associarvisi. Fra queste si segnalò la principessa Guendalina Borghese, onore e modello delle dame romane, specchio delle madri e delle spose, esempio di virtù, madre dei poveri. Fra gli uomini poi tenne il primato per eguali virtù il non mai abbastanza lacrimato commendatore don Carlo Torlonia. A lui si debbe in epoca più recente la istituzione di un conservatorio, in via di sant’Onofrio, per le povere orfanelle. E la contessa piemontese marchesa Ignazia de Lützow, nata Teulada, fondò scuole gratuite in vicinanza del Foro romano. Sursero in que’ tempi e conservansi tuttora:<noinclude></noinclude> dtth9bqyq6ebw7k6zg0km7adfmxsscz Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/728 108 756077 3835079 3006359 2026-05-14T06:26:53Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835079 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|724|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude> La Congregazione delle dame ascritte alle Conferenze di san Vincenzo de’ Paoli pei lavori femminili. La Commissione de’ sussidî alla quale prendon parte anche le signore. L’istituto della Propagazione della fede, e più tardi quello della sant’Infanzia per riscattare i bambini abbandonati ne’ paesi degl’infedeli.<ref>Vedi su queste materie l’opera di monsignore (ora cardinale) Morichini intitolata ''Degli istituti di pubblica carità e d’istruzione primaria in Roma, Saggio storico e statistico'', pag. 76, 128, 171{{ec||,}} 183 e 189.</ref> Narreremo inoltre siccome recatesi a Roma le Dame del Sacro Cuore, vi ebbero stabilimenti alla Trinità de’ Monti, a villa Lante, a santa Ruffina. E quindi le Suore di san Vincenzo de’ Paoli vennero ad esercitarvi il ministero della carità e dell’istruzione. E dipoi s’introdussero scuole per le giovinette civili, sul modello di quelle che sono in Francia, sotto la direzione delle Suore della Divina Provvidenza. Avemmo pure le Scuole regionarie, le Scuole notturne, gli Asili infantili, le Conferenze di san Vincenzo de’ Paoli, ed un Istituto agrario. Le arti ancora ebbero nella Congregazione de’ virtuosi al Pantheon, e nella Società degli amici di belle arti, onore ed incoraggiamento. E la scienza delle antichità venne in maggiore onoranza per l’apertura dell’Accademia romana di archeologia, e per la fondazione di un Istituto archeologico. La città in somma s’ingentilì moralmente e si migliorò materialmente per guisa, che in 30 anni circa, se non fu fabbricata di nuovo, si vide in grandissima parte migliorata ed abbellita, e ne avemmo un esempio in primo grado nella via Borgognona nobilitata per cura e spese del duca don Marino Torlonia. Si eseguì pure la livellazione del Corso, e si fecer successivamente sparire quelle immani bocche di fetide cloache che facevan di loro pubblica mostra. S’incominciarono con alacrità gli scavi nel<noinclude></noinclude> r19cxnazxd6at2x2c8712q6vipvdup6 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/729 108 756078 3835080 2691783 2026-05-14T06:27:01Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835080 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|725|riga=s}}</noinclude>Foro romano, si eseguirono quelli del Foro Traiano, e si dette principio all’abbellimento del Pincio ed alla formazione di un orto botanico e di un giardino botanico. S’introdusse dai nobili (il primo dei quali fu il principe don Alessandro Torlonia) il costume di chiuder le scale con bussole per garantirsi dal freddo. A lui pure dobbiamo gli ornamenti al teatro di Apollo fatti a sua cura e spese. Incominciossi a far uso de’ caloriferi; sostituironsi da per tutto le lastre di cristallo ai vetri delle finestre; e la illuminazione della città ebbe un regolare organamento. I tappeti poi per gli appartamenti furono adottati anche dall’ultimo della borghesia. Non basta. Uno stabilimento pubblico per la mattazione degli animali destinati a nutrire la popolazione, fu per ordine governativo costruito; e questo si dovè a Leone XII di cui parleremo in appresso. La proprietà degli alberghi, la decenza ed il lusso di alcuni fondachi e di molte botteghe non faceva invidiare quelle di Parigi o di Londra. Per ciò poi che si attiene all’agricoltura, le piantagioni dei gelsi e degli olivi ottennero un premio: e premiati ed incoraggiati venner pure i fabbricanti di pannine. Man mano poi che i costumi s’ingentilivano, si vennero introducendo stabilimenti litografici, e invalse pure l’uso de’ biglietti di visita, delle sopraccarte, degli ''album'', delle bomboniere, e de’ fiori veri e artificiali. Si ebbero in appresso anche esposizioni di orticoltura: ed un commercio di fiori e di piante venne ad abbellire il paese ed a somministrare i mezzi per vivere a’ loro cultori. Queste son cose vere, e che datano dalla restaurazione in poi: e dovrà convenire ognuno che tutte riunite (e non pretendiamo di averle tutte memorate), fecer cambiare fisonomia al nostro paese, imprimendogli tale aspetto da non renderlo riconoscibile agli uomini del secolo passato. Vanno pertanto errati grandemente coloro che parlando di Roma, e fra questi poniamo in prima linea alcuni {{Pt|scrit-|}}<noinclude></noinclude> 3br330jbjlrepqyk7tgdz6jvqs9p2m0 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/730 108 756079 3835081 2691784 2026-05-14T06:27:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835081 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|726|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|tori|scrittori}} inglesi e non pochi romanzieri francesi, si compiacquero di rappresentarla siccome una città rimasta incommensurabilmente indietro in fatto di miglioramenti e di civiltà. Risulterà quindi per le cose da noi narrate in modo sommario, che Roma fra l’abolizione del vecchio e la introduzione del nuovo, venivasi ''rimodernando, inforestierando'' e direm pure ''liberalizzando'' gradatamente. La folla continua degli esteri visitatori fece nascer l’industria dello affittare gli appartamenti mobiliati, e fece pur salire il prezzo delle pigioni, e perciò dei fondi urbani. La ricchezza pubblica conseguentemente venne aumentando, e Roma quasi si divise in due città. L’antica, tutta aderente alle antiche consuetudini, clero, confraternite, congregazioni ecclesiastiche, dataria, beneficî, canonicati, prebende, scapulari, novene, processioni, indulgenze: la moderna lusso negli equipaggi, ''grooms alla Dumont'', caccia della volpe, corrieri, artisti, busti, ritratti, danze, concerti, uso del thè, corse sui cavalli dette a campanile, con pericolo di rompersi la noce del collo; tutto in somma che sentiva di moderno, di moda (che qualificossi coll’epiteto di ''fashionable''), e di oltramontanismo. Questo stato di cose mantenendosi ed accrescendosi tutto giorno in Roma, apportar dovea una qualche alterazione nelle idee di una parte de’ suoi abitanti. Il florido stato poi in cui vedevansi gli esteri protettori incominciò ad invogliare i bisognosi protetti di tutto ciò che di francese o d’inglese portava l’impronta: da qui surse quello spirito che si qualificava coll’appellativo di ''francomania'' e ''anglomania''. E siccome eran forniti entrambi, Inglesi e Francesi, di quel genere di governo che nomasi rappresentativo, verso i governi rappresentativi si portavano alcune delle romane aspirazioni. Perchè il vedere che gl’Inglesi e i Francesi eran ricchi, prosperi, civili e potenti, rendeva per taluni se<noinclude></noinclude> azqlinbuc7naynns33dt1wrj3ppp7f0 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/731 108 756081 3835082 2691786 2026-05-14T06:27:49Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835082 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|727|riga=s}}</noinclude>non chiaro, per lo meno probabile e presumibile che i governi rappresentativi fossero i governi da preporsi come modello; quindi alle lodi che a questi si prodigavano contrapponevansi parole di biasimo pei governi assoluti, cui si largivano tali epiteti, che sonavano ''barocchismo, anticaglie, edifici tarlati'' e ''per vecchiume fatiscenti''. Egli è manifesto pertanto che quanto più questi desiderî venivansi rinfocolando, e questi parlari ripetendo, il governo de’ preti per cotestoro scapitava in dignità, in rispetto, ed in vigore; mentre gli ammodernati in vece si portavano alle stelle e guadagnavano ammiratori. Altra circostanza venne a portare alterazione di umori, introducendo a poco a poco idee nuove tanto nella media quanto nella bassa classe del popolo romano. Eranvi fra’ reduci dalla grande armata restituitisi in Roma, molti ufficiali; eranvi pure non pochi soldati semplici. Gli ufficiali per condizione convenuta coi governi restauratori, vennero addossati al governo pontificio coll’onere di dover largire loro ciò che militarmente chiamasi ''mezza paga''. Era comune opinione pertanto che se non tutti, molti degli officiali reduci che non furono riabilitati al servizio militare, avessero appartenuto a congreghe segrete, e che quindi le loro idee, quantunque i preti li pagassero e mantenessero, fossero a’ medesimi poco favorevoli, per non dire decisamente contrarie. Fra gli officiali reduci vi fu anche qualcuno ch’entrò nella gerarchia ecclesiastica, e si mise in prelatura: tra questi rammentiamo monsignor {{AutoreCitato|Carlo Emanuele Muzzarelli|Carlo Emmanuele Muzzarelli}} il quale, dopo esser divenuto decano della sacra Rota romana, finì la sua carriera coll’essere prima presidente dell’Alto Consiglio sotto il papato costituzionale, quindi ministro del governo provvisorio, membro dell’assemblea costituente, presidente del Consiglio de’ ministri e ministro dell’istruzione pubblica sotto il governo della repubblica romana del 1849. Dicemmo sul suo conto alcune parole nel [[Storia della rivoluzione di Roma (vol. III)/Capitolo V|capitolo V]] di questo terzo volume.<noinclude></noinclude> hy81unbgbbpuft1wimlpdj61wpk32dz Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/732 108 756083 3835083 2691799 2026-05-14T06:28:03Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835083 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|728|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude> Quanto poi ai soldati semplici, rientrati che furono nei focolari domestici, deliziavan co’ loro racconti gli ascoltatori, riepilogando le glorie della repubblica o dell’impero; e mentre si conciliavano interessamento e simpatia, ingeneravasi a lungo andare freddezza o disistima pel delicato, antipatia o nimistà pei restaurati regnanti. Di cotal fatta entrava a mano a mano in taluni del basso popolo una specie di culto pel gran capitano, e questo culto equivaleva poco meno che a indifferentismo pel papato. Laonde ognuno dei reduci di tal tempra costituiva un centro diffonditore d’idee nemiche al governo; e gli avvenimenti del 1820 vennero in buon punto per loro, poichè come più capaci consultavansi, ed essi cattedraticamente venivan spiegando le notizie ed i bollettini, o commentando gli atti pubblici dei governi caduti sotto l’impero della rivoluzione. Dicemmo più sopra che, accaduta la rivoluzione di Napoli e di Spagna del 1820, molti giovani leggevano con diletto i diari napolitani perchè pieni a ribocco d’idee d’indipendenza e di libertà. Il Borbone intanto vi scapitava, e gli encomiati nomi dei Dragonetti, dei Poerio, dei Pepe sonavano gradevolmente alle orecchie dei leggitori. Leggevansi pure con interesse le cose di Spagna; e gli eroi in predicamento eran sempre i Riego, i Quiroga, i Mina ed i Ballesteros. Accaduta più tardi la rivoluzione parigina del 1830, i campioni che andavan per le bocche di tutti erano i Laffitte, i Lafayette, i Foy, i Lamarque, i Mauguin. Lo stesso per quei del Belgio o della Polonia. Avvenne dopo nel febbraio del 1831 la rivoluzione dei Bolognesi: ma la solerte polizia gregoriana non avrebbe permesso che si facessero impunemente ovazioni agli Orioli, ai Vicini ed ai Silvani, o che fossero apertamente lodati, come si era fatto pe’ corifei della napolitana, della spagnola e della francese rivoluzione. E qui cade in acconcio di raccontare come riuscita a mal fine la rivoluzione romagnola del 1831, incominciaron<noinclude></noinclude> g6kua7fvxo4p1gmid48zhrbrvmr67vi Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/733 108 756085 3835084 2691801 2026-05-14T06:28:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3835084 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|729|riga=s}}</noinclude>le pratiche del {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}} e la diffusione delle massime della ''Giovine Italia'', alla quale non è a dubitarsi che taluni dei Romani si ascrivessero. E siccome la distruzione del papato era l’ultimo fine di quella politica associazione, e in genere di tutti i rivoluzionari italiani, e d’altra parte a conseguire tale scopo precipuo si ritenevan di ostacolo gli abitatori del Trastevere, venne adottato (affine di pervertirli e guadagnarli alla causa della rivoluzione) il temperamento di contrarre seco loro amicizie e rapporti: a tale effetto, come racconta il professor {{AutoreCitato|Giuseppe Montanelli|Montanelli}} nel 1° volume delle sue ''Memorie'', alla pagina 53, alcuni borghesi travestiti da popolani recavansi nelle bettole di quel rione, facevano amicizia coi popolani veri, intavolavano discorsi di genere politico, e venivano astutamente ed insidiosamente tirandoli alla loro causa. Ripiegandoci ora alcun poco indietro diremo che ad onta dei tentativi in genere che possano esservi stati per alterare e corromper la fede dei Romani, si visse in Roma tranquillissimamente e vi si menò una piacevolissima e beata vita durante tutto il pontificato di Pio VII, cioè per tutta la massima parte dell’anno 1823. Venuto però al potere il 28 settembre dell’anno 1823 il cardinal della Genga, che assunse il nome di {{AutoreCitato|Papa Leone XII|Leone XII}}, incominciarono, e più apertamente si manifestarono in seguito durante il suo pontificato, talune tracce di malcontento. Era Leone animato da eccellenti intenzioni. Conoscendo troppo da un lato, e troppo poco dall’altro, il suo tempo, cercò di riparare al mal costume che, in grazia di una innegabile libertà di fatto goduta sotto Pio VII in Roma, vi si era alquanto mantenuto come retaggio della francese dominazione. Egli volle prender tutto di fronte, con modi aspri e severi, e più adattati pel medio evo o pel secolo di {{AutoreCitato|Papa Sisto V|Sisto V}}, che pel secolo XIX. Introdusse i famosi cancelletti o ripari di legno alle bettole per correggere in parte gl’incitamenti alla ubriachezza. Operò<noinclude></noinclude> skxigkjl8xrthfjm45e2y0176v2xi9w Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/734 108 756086 3835085 2691802 2026-05-14T06:29:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835085 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|730|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude>saviamente è vero, ma si venne con questo alienando una parte del popolo minuto, amante dichiarato della libertà della bettola. Stato essendo cacciatore espertissimo, provvide leggi emanò sulla caccia de’ volatili. Introdusse alcune economie, alleggerì il popolo di qualche tassa, e fece altri miglioramenti, di che ci son garanti le parole del {{AutoreCitato|Luigi Carlo Farini|Farini}} quando ne parla nelle sue storie.<ref>Vedi Farini, ''Lo Stato romano'' ec. Firenze. 1850, vol. I, pag. 28.</ref> Eccole: «La verità vuole che si narri, che regnante Leone duodecimo, e governante Bernetti, alcune buone ed utili cose furono operate. Vennero tolti abusi, e puniti abusatori; si cercò di dare acconcio agli ospitali ed istituti pii di Roma: strade, ponti ed altri pubblici lavori furono incominciati, o condotti a fine; la pubblica sicurezza fu ristabilita in quelle contrade che prima erano saccheggiate dagli scherani: venne posto modo alle spese, e scemata la tassa fondiaria d’un terzo: fu creata con sufficiente dote una cassa di ammortizzazione del debito pubblico.» Noi aggiungeremo pure che emise un motu-proprio sulle riforme deiramministrazione pubblica. Creò una commissione e pubblicò una enciclica per la riedificazione della basilica di san Paolo. Istituì la Congregazione degli studî. Stabilì un locale per la mattazione degli animali di cui si nutre la popolazione. Fece costruire il così detto porto Leonino. Stabilì un collegio veterinario sotto la direzione del professore Metaxà. Fondò un osservatorio astronomico sul Campidoglio, confidandone la direzione al benemerito abate Scarpellini. Arricchì la biblioteca vaticana coll’acquisto di quella famosa del veneziano conte Cicognara. Così facendo, si mostrò amante delle arti e del progresso. Non crediamo però che fosse felice nella scelta degl’individui. Quella a mo’ d’esempio del cardinal Pallotta in qualità di suo legato ''a latere'' per la estirpazione del brigantaggio, venne disapprovata e derisa, massimamente dopo il famoso editto che il cardinale stesso emanò il 15 maggio 1824.<noinclude></noinclude> bd0p4aj1xh366r8kcc4kg7knq8hnp71 Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/735 108 756087 3835086 3635070 2026-05-14T06:29:28Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3835086 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della rivoluzione di roma}}|731|riga=s}}</noinclude> Ripetiamo che le intenzioni di Leone XII erano ottime, ma non proporzionate alle sue forze. Tutto avrebbe voluto rimescolare ed a tutto apportare rimedio, mediante un sistema di riforme che assumeva l’aspetto di preconcetta vessazione. Così facendo veniva aumentando di molto il numero de’ malcontenti, ed in tutte le classi; perchè indipendentemente da quelle misure che alla politica, alla istruzione, alla legislazione ed alla finanza appartenevano, volle internarsi perfino nel sacrario delle mura domestiche: e siccome prima di essere papa aveva esercitato l’ufficio di vicario di Pio VII, e conosceva per minuto le galanterie del paese, credette di farlo morale attraversando e sciogliendo violentemente amichevoli relazioni; e così a riparazione di qualche scandalo privato, introdusse lo scandalo pubblico. Aggiungi che, a ristoro di devozione, pose le guardie svizzere in chiesa affinchè ne discacciassero i cani e sopravvegliassero agl’indevoti, occasionando il più delle volte scenate scandalose e ridicole. Leone XII in somma, non amico delle libertà pubbliche, non potevasi affezionare quella parte della classe colta e intelligente che ha vaghezza di ordinamenti moderni; distruggitore della intemperanza delle bettole, si disaffezionò il popolo basso; persecutore troppo dichiarato ed acerbo di consuetudini galanti, o diciam meglio degli amori supposti illegittimi, si disgustò e alienò tutte le classi, anche i cultori della legittimità degli amori, perchè videro nelle misure da lui adottate il pericolo di un male maggiore, rendendo pubblico e notorio a tutti ciò ch’era noto soltanto a qualcuno. Ordinò la celebrazione dell’anno santo pel 1825. Se ne riprometteva grande concorso di esteri, rinfervoramento di pietà, edificazione e compunzione generale. Non crediamo però che producesse quei frutti che se ne speravano. Questo bensì sappiamo che chiusi i teatri, e rimasti privi di questo innocente divertimento i giovani,<noinclude></noinclude> 213w5f55tgzoncwdy6x2xzftcogrjw8 Pagina:Dante E Firdusi, Estratto Rivista d'Italia, 1909.djvu/7 108 773844 3835184 2823740 2026-05-14T10:09:10Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3835184 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|194|{{Sc|dante e firdusi}}|}}</noinclude>ogni ornamento non solo, ma anche da tutto ciò che alla dizione dona splendore e magnificenza, anima e brio vitale. Era pedantesca fattura di diaskevasti genealogisti, di sacerdoti zoroastriani, irretiti nelle loro dispute dogmatiche, e nulla (per quel che se ne può dire indovinando) dovette avere di quell’afflato, di quella ispirazione che rende alata la parola del cantore epico e le dà vita duratura sulle labbra di cento generazioni. Eppure, anche l’epopea iranica, per discender fino a noi viva e perenne, doveva avere, donde che sia, e quest’afflato e questa ispirazione, e veramente l’ebbe, non già però dall’arido libro compilato pei re e serbato pei re, sotto cento chiavi, là nel buio del tesoro regale. L’ebbe da Firdusi. Ma anche Firdusi e l’opera sua furono il portato dei tempi. Quali tempi, adunque, erano codesti, quali le idee, quali le condizioni? Quando, nel 650 dell’era nostra, gli Arabi conquistatori ebbero rovesciato il trono dell’ultimo dei Sassanidi, dell’infelice re {{WI|Q208463|Yezdeghird III}}, la Persia, anzi tutta quanta la regione iranica, abbandonata l’antica fede, abbracciò la fede di {{AutoreCitato|Maometto|Maometto}} e del {{TestoCitato|Corano|Corano}}. Se però altri paesi, come la Siria e l’Egitto, assai agevolmente assunsero la fede e la lingua dei conquistatori, la Persia soltanto di nome e di apparenza si fece musulmana. I Persiani, gl’Irani anzi, sono indo-europei, e indo-europei rimasero allora come sempre; e come non mutarono idioma, ritenendo sempre la loro bella e armoniosa lingua che per la dolcezza fu detta la lingua italiana d’Oriente, così serbaron sempre, in onta alla grettezza dello spirito semitico aleggiante dal Corano, quella maggior larghezza di vedute, quella maggior altezza del concepire, del pensare, del fare, che contrassegna tutte quante le nazioni indo-europee. E quando, nell’{{Sc|viii}} e nel {{Sc|ix}} secolo, sedendo il Califfo non più a Damasco, ma a Bagdad, la corte di questo principe fu tutta affollata di dotti e di poeti, di filosofi e di teologi, musulmani e giudei, cristiani e zoroastriani, credenti e non credenti, mistici, asceti perduti nella contemplazione della divinità, materialisti e razionalisti, neganti Iddio e il libero arbitrio, allora una forte e gagliarda disputa si destò, aizzata da scambievoli odi di stirpe e di sangue, che si disse la disputa dei nazionalisti. In quel gran focolare del sapere, donde alcune vivide scintille vennero ad irradiare l’Europa ancora barbara, s’urtarono fortemente tra loro e cozzarono lo spirito alto, assoluto, ma<noinclude></noinclude> 7ihtoks24lrtcdtpipuzm81d51whz1r Pagina:Dino Campana - Canti Orfici, Ravagli, Marradi 1914.djvu/8 108 781552 3834925 2770718 2026-05-13T12:31:01Z Candalua 1675 3834925 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Accurimbono" /></noinclude> {{Ct|f=130%|'''Dino Campana'''}} {{FI |file = Dino Campana - Canti Orfici, Ravagli, Marradi 1914 (page 8 crop).jpg |width = 90% |caption = }} {{ct|f=105%|(Die Tragödie des letzten Germanen in Italien)}} {{ct|f=105%|v=0.5|L=-0.5px|MARRADI}} {{ct|v=0.5|w=0.3em|Tipografia F. Ravagli}} {{ct|f=110%|L=2px|1914}}<noinclude></noinclude> ndyf9lnjpcyvtgpirn0m1tje2ioe16w 3834926 3834925 2026-05-13T12:31:19Z Candalua 1675 3834926 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Accurimbono" /></noinclude> {{Ct|f=130%|'''Dino Campana'''}} {{FI |file = Dino Campana - Canti Orfici, Ravagli, Marradi 1914 (page 8 crop).jpg |width = 90% |alt = Canti Orfici }} {{ct|f=105%|(Die Tragödie des letzten Germanen in Italien)}} {{ct|f=105%|v=0.5|L=-0.5px|MARRADI}} {{ct|v=0.5|w=0.3em|Tipografia F. Ravagli}} {{ct|f=110%|L=2px|1914}}<noinclude></noinclude> 21jxm9fdzwonwvkhthri9i5pcstfl76 Pagina:Il buon cuore - Anno X, n. 48 - 25 novembre 1911.pdf/3 108 827491 3835113 3023087 2026-05-14T08:07:53Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3835113 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il buon cuore}}|379|riga=si}}</noinclude>{{Colonna}}{{pt|gnori|signori}} Uboldi hanno costrutto un palazzo, che fu studiato in base alle normi migliori e più moderne, che formano i regolamenti e le leggi concernenti tal genere di costruzioni. Tutto quì si trova ben disposto e tutto quello che c’è, ha ragione di esservi; di quì ne uscirà sollevato lo spirito ingigantito, irrobustito il corpo. “Ecco, Eccellenza, Onorevole, Signore, Signori, le impressioni dell’animo mio in sì lieta festività, e che bellamente in sè accoppia lo spirito religioso e patriottico. Quella generosa carità che fu inizio e sprone alla idealità di un’opera sì benefica per questa importante borgata di Dugnano, e che gli Esimi Fondatori eressero a perpetua memoria del loro compianto marito e genitore come esige il plauso e la riconoscenza dei buoni, così impone a me il dovere di implorare dal Cielo le più elette benedizioni. “Scenda la benedizione celeste sopra questo Asilo e sopra i bimbi che vi si raccoglieranno. “Scenda sopra di voi nobil donna Angela Cavallotti e sig. cav. Ferdinando Uboldi, benefattori insigni — ed i miei voti sorretti dalla benedizione di Sua Eminenza Rev.ma il signor Cardinale Arcivescovo, siano la più dolce riconoscenza alla fiorita vostra carità. “Scendano copiose le grazie celesti anche su di voi, Suore care; e quel ricordo che voi colle vostre mani pianterete in tanti piccoli spiriti, sia monumento e soddisfazione e conforto per chi negli anni più lontani batterà le vie diritte: e sia dolce richiamo e sommesso rimprovero e... speranza e pegno di redenzione per chi le avrà smarrite». '''''N. B.''''' {{smaller|Il discorso inaugurale del nobile cav. Ferdinando Uboldi sarà pubblicato in altro numero.}} {{FI |file = Il buon cuore - Anno IX, n. 12 - 19 marzo 1910 (page 3 crop).jpg | width = 100% | float = center}} <section end="1" /> <section begin="2" />{{Il buon cuore - Titolo sommario|Educazione ed Istruzione}} {{centrato|{{x-larger|'''La Tripolitania e la Cirenaica'''}}}} {{Rule|6em|000}} {{centrato|{{smaller|''(Continuazione e fine).''}}}} {{Rule|6em|000}} {{centrato|{{larger|'''Tasse innumerevoli.'''}}}} Le tasse governative che gravano sul vilayet di Tripoli sono le seguenti: tassa di vergù, tassa sul bollo e peso dell’argento e dei metalli preziosi, decime sui prodotti del suolo, tassa sulla vendita di immobili, sulle successioni e sugli atti notarili, tassa fondiaria, tassa sulla vendita, proventi varî. La costituzione, rendendo obbligatorio il servizio militare per ogni ottomano, ha fatto abolire la tassa di esenzione dal servizio militare, la quale, tuttavia, in Tripolitania e in Cirenaica non aveva mai dato complessivamente più di 15-20 mila franchi all’anno. La tassa di vergù è la più importante per l’erario. Anticamente essa si divideva in tassa di famiglia, sul bestiame (cammelli, vacche o tori, pecore e capre, rimanendo esenti asini, cavalli e muli), sulle palme, sui pozzi; a cominciare dall’anno finanziario 1902-1903 il{{altraColonna}} vergù venne trasformato in una tassa unica. In base a questa tassa ogni uomo adulto paga, per tassa di famiglia, 25 piastre (la piastra equivale e franchi 0,22-1/2), ogni cammello 25 piastre, ogni vacca o toro 17 1/2, ogni pecora e capra 3 1/2, ogni albero di palma 1 1/2, ogni pozzo situato in campagna 15 piastre all’anno. Il vergù non può tuttavia mai venire riscosso interamente per le difficoltà che sorgono per la sua esazione per tre cause principali: 1) per la quasi impossibilità di costringere le tribù nomadi a pagare questi diritti, anche per la loro opposizione a sottomettervisi; 2) per la siccità; 3) per le epizoozie. Per il vergù esiste un elenco nominativo che per anni ed anni non è mai riveduto. Tuttavia il debitore inscritto deve pagare anche se caduto nella miseria. Questa tassa dà un gettito annuo di qualche milione, di cui una parte sola resta a beneficio del paese. La tassa sul bollo e peso dell’argento e dei metalli preziosi obbliga al pagamento per il marchio sull’argento di 16 parà (una piastra è divisa in quaranta parà) per oncia, e per il peso 8 parà per oncia. La medesima tassa è applicata per l’oro, prendendo però ad unità di peso il metkal (rappresentato da dramme 2 1/2 ed equivalente a kg. 0.018: il metkal si suddivide a sua volta in 24 parti, chiamate harruba) invece dell’oncia. La tassa delle decime, essendo applicata sui prodotti del suolo, varia continuamente. Riguardo ai cereali, in Tripolitania è considerata annata di raccolto eccezionale quando essi ascendono al 750 mila ettolitri, si dice buona quando raggiunge il mezzo milione di ettolitri e disastrosa quando questa cifra è assai minore. La decima sui cereali viene pagata in natura, quella sull’olio in valuta monetaria, quella sullo sparto<ref>Specie di paglia.</ref>, la quale è raccolta dal governo stesso, raggiunge i 50 parà ogni cantaro (il cantaro in uso nel paese e di 40 oke, cioè di kg. 61.280: l’oka è uguale a kg. 1.282). Queste tasse non sono in vero nè eque, nè convenienti, considerando che l’agricoltura dovrebbe essere libera in un paese come la Tripolitania, il quale ha bisogno assoluto di progredire; d’altra parte, l’agricoltura insieme al traffico carovaniero, dovrebbe costituire la base della redenzione economica e sociale della regione intera. La cosa è tanto più grave quando si pensa che nella pianura fertilissima attorno a Tripoli, abitata a preferenza dai turchi dominatori, i beni appartengono in gran parte alle moschee, ai monasteri e ai personaggi religiosi e sono esenti dalle imposte. Le decime danno un gettito annuale di circa un milione di franchi. La tassa sulla vendita di stabili, sulle successioni e sugli atti notarili è la seguente. Riguardo ai pagamenti delle successioni dei minorenni è competente il cadì e la tassa da applicarsi è del 2.50 per cento. Riguardo alla cessione dei beni stabili è competente l’ufficio del Defuer Hakane, che distende e roga gli atti relativi alla compra e vendita dei beni stabili; la tassa da pagare per queste operazioni è dell’1.50 per cento. La tassa fondiaria comprende la tassa sugli stabili sui terreni ed è del 10 per cento su quelli che si<noinclude> {{ruleLeft|4em}}</noinclude> e1e8a80mu40nirefe9ngry0q11cs28p Il buon cuore - Anno X, n. 48 - 25 novembre 1911/Beneficenza 0 827492 3835114 3704307 2026-05-14T08:08:19Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3835114 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Beneficenza|prec=../|succ=../Educazione ed Istruzione}} <pages index="Il buon cuore - Anno X, n. 48 - 25 novembre 1911.pdf" from="1" to="3" fromsection="2" tosection="1" /> {{Sezione note}} hjqo82i3dvr6zfouoyqwyy44awitsw2 Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/271 108 857844 3834953 3453503 2026-05-13T15:06:48Z Dr Zimbu 1553 3834953 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Prefazione''|{{Sc|cclix}}}}</noinclude> Peppetto, impietosito, esce a dire: <poem class="ni m6"> Ma invece Dio de mannà er fijo a morte Pe’ curr’appresso ar menno che scappava, Perché, dich’io, nu’ l’ha tenuto forte? {{loop|35|.&nbsp;}} Pe’ me, s’a un fijo je volessi bene, Io nun potrebbe condannàll’a morte, E mannàllo a suffrì tutte ste pene, {{gap|12em}}{{gap|em}}({{Sc|xv}} e {{Sc|xvi}}.) </poem> E neppure il curato sa dargli torto. A queste e altre simili considerazioni morali, che si affacciano alla mente di chiunque legga col lume della ragione il catechismo del Bellarmino, e che l’autore ha saputo presentarci, come richiedeva il suo assunto, in modo affatto popolare, altre ancora se ne aggiungono tutte ridicole, che servono benissimo a variare e rallegrar la materia, per sè stessa alquanto monotona. A tal fine, il nostro poeta ha cavato eccellente partito dalle qualità proprie de’ Romaneschi, e particolarmente da quella tanto spiccata in essi, di ravvicinar bruscamente le cose più disparate, senza punto badare ad alcuna legge di luogo, spazio, tempo o convenienza. Cosi, per esempio, Peppetto, leggendo nella dottrina che Gesù “in cielo era nato di padre senza madre,„ ci resta ''intontonito'', e osserva: {{smaller block|f=90%|{{poem t|c=pt| +1 ’Na donna sì... nun è ’na cosa rara Che facci un fijo senz’avé marito, Com’è successo lì a la sora Sara Che jeri a l’improviso ha partorito +1 Co’ certi strilli... D. G.+8 Bada che te tocca!<ref>Bada che ne tocchi! Bada che te le do!</ref> Pèppe.+ Ma un omo, dico io! B. G.+8 Dico, Peppetto, Famm’er piacere, attùrete la bocca... +14 {{Sc|(xiv.)}} }}}}<noinclude><references/></noinclude> 3dltgtvwv6p8i6u03kbjth73um3zkzp Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/29 108 858560 3834954 3072795 2026-05-13T15:07:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3834954 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|19}}</noinclude> {{no rientro}}Peppetto, impietosito, esce a dire: {{blocco centrato|<poem style=font-size:90%;> {{spazi|5}}Ma invece Dio de mannà er fijo a morte Pe’ curr’appresso ar monno che scappava, Perché, dich’io, nu ’l’ha tenuto forte? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . {{spazi|5}}Pe’ me, s’a un fijo je volessi bene, Io nun potrebbe condannàll’a morte, E mannàllo a suffrì tutte ste pene.</poem> {{A destra|({{Sc|xv}} e {{Sc|xvi}}.)}} }} {{no rientro}}E neppure il curato sa dargli torto. A queste e altre simili considerazioni morali, che si affacciano alla mente di chiunque legga col lume della ragione il catechismo del Bellarmino, e che l’autore ha saputo presentarci, come richiedeva il suo assunto, in modo affatto popolare, altre ancora se ne aggiungono tutte ridicole, che servono benissimo a variare e rallegrar la materia, per sè stessa alquanto monotona. A tal fine, il nostro poeta ha cavato eccellente partito dalle qualità proprie de’ Romaneschi, e particolarmente da quella tanto spiccata in essi, di ravvicinar bruscamente le cose più disparate, senza punto badare ad alcuna legge di luogo, spazio, tempo o convenienza. Così, per esempio, Peppetto, leggendo nella dottrina che Gesù «in cielo era nato di padre senza madre,» ci resta ''intontonito'', e osserva: {{blocco centrato|style=font-size:90%;}}{{poem t|c=pt| +1 ’Na donna sì.... nun è ’na cosa rara Che facci un fijo senz’avé marito, Com’è successo lì a la sora Sara Che jeri a l’improviso ha partorito}}<noinclude>{{fine blocco}}</noinclude> thtpd9pk50pjuugc9gnz679pwnjyzl6 Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/30 108 858561 3834955 3072811 2026-05-13T15:11:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3834955 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|20|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}} {{blocco centrato|style=font-size:90%;}}</noinclude>{{poem t|c=pt| +1 Co’certi strilli.... D. G.+8 Bada che te tocca!<ref>Bada che ne tocchi! Bada che te le do!</ref> {{Sc|Peppe}}.+ Ma un omo, dico io! D. G.+8 Dico, Peppetto, + Famm’er piacere, attùrete la bocca.... +14({{Sc|xiv}}.)}} {{fine blocco}} {{no rientro}}E sentendo che la cresima «ci fa diventare soldati ''veri'' del Salvatore,» egli domanda non senza malizia: {{blocco centrato|style=font-size:90%;|<poem> {{spazi|5}}Ma fàmos’a capì:<ref>Ma ''facciamoci a capire'', intendiamoci.</ref> sordati veri, Sordati propio co’ tanto de baffi, ’Na spece insomma de sti bersajeri {{spazi|5}}Quanno entròrno er settanta a porta Pia?...</poem>}} {{no rientro}}Onde il curato, colpito dove gli duole, risponde brusco: {{blocco centrato|style=font-size:90%|<poem>Si nun t’azzitti, sai, te do du’ schiaffi. {{A destra|({{Sc|lxxii}}.)}}</poem>}} Sugli effetti del sacramento del matrimonio, il quale, secondo il Bellarmino, fa «procreare i figlioli» e vivere gli sposi «con pace e carità,» il ragazzo osserva: {{blocco centrato|style=font-size:90%;|{{poem|c=pt| +1 Che facci fà li fiji, oh! questo sì; Questo se vede, ma me pare a me Che su sta pace ce sarebbe dì; +1 A sentì mamma e tata.... D. G.+8 Abbad’a te! Lassa sto tasto, e torna venardì.... +14 ({{Sc|lxxix}}.)}} }}<noinclude></noinclude> 628y6tkv3wzyuoy9z4e9al1e2wa9faf Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/31 108 858562 3834956 3072812 2026-05-13T15:12:02Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3834956 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|21}}</noinclude> La fuga di Gesù fanciullo da casa sua per andare a disputar co’ dottori nel Tempio, richiama alla mente di Peppetto una fuga propria per andar a fare il birichino sotto il portico del Panteon, e gli fa avvertire la diversità di trattamento che ebbe dal babbo: {{blocco centrato|style=font-size:90%;| <poem>{{spazi|5}}. . . . . . . . . . . Furtuna ch’era Cristo! Ché si era un artro, v’assicuro io Ch’er padre suo j’avrebbe dato un pisto,<ref>''Pisto'' (da ''pistà'', pestare), bastonatura.</ref> {{spazi|5}}Come tata me fece a la Ritonna....</poem> {{A destra|({{Sc|xcviii}}.)}}}} Nè queste uscite comiche le ha solamente il ragazzo: anche il curato, da buon Romanesco, ci ha le sue. Quando Peppetto gli domanda che cosa significa la parola ''adulare'', egli, conoscendo i suoi polli, dice: {{blocco centrato|style=font-size:90%;|<poem>. . . . . . .Eh, questo qui è ’n affare, {{spazi|5}}Che nu’ lo so manch’io si sia peccato; Anzi, si t’ho da dì er pensiero mio, Qui er Belarmino dev’avé sbajato.</poem> {{A destra|({{Sc|lxii}}.)}}}} {{no rientro}}E dopo aver detto col catechismo che l’estrema unzione aiuta anche a riacquistare la sanità del corpo, se Dio crede che questa sia utile alla salute dell’anima; siccome Peppetto vuol sapere che<noinclude></noinclude> 0nyfgil004xd3uqxqg2yupeeuut5xy3 Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/32 108 858563 3834957 3072816 2026-05-13T15:12:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3834957 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}}</noinclude>cosa accade se Dio crede diversamente, egli, seccato, risponde: {{blocco centrato|<poem style=font-size:90%;> . . . . . . . . . . E allora poi st’untata Je dà ’na spinta pe’ morì più presto. ({{Sc|lxxvii}}.)</poem>}} Ad accrescere varietà e ridicolo vengono gli spropositi. — Quel vizio comune a tutte le plebi, di sforzar le parole che non intendono, per farne tutt’una cosa con altre notissime, somiglianti di suono ma non di significato, e creare così etimologie cervellotiche, le quali poi spesso diventano legge nell’uso; un tal vizio, dico, è in sommo grado ne’ Romaneschi, e proviene forse principalmente da una certa loro superbia, onde non vogliono rassegnarsi a confessare a sè stessi e agli altri di non capire quel che non sanno. Perciò, il nostro Peppetto muta l’''eucaristia'' in ''carestia''; e leggendo la parola ''fornicazione'', vuol saper dal curato come c’entri ''er forno''. Ancora: i misteri ''gaudiosi'' del rosario sono per lui misteri ''da ride''; sente chiamar ''novissimi'' la morte, il giudizio, l’inferno e il paradiso, e afferma con gran sicurezza che qui il Bellarmino ha sbagliato, perchè queste cose ''so’ più vecchie der brodetto''; legge nel catechismo che Dio «ci vuole.... mondi, non solo nell’''esteriore'', ma anche nell’''interiore'',» e lui intende: {{blocco centrato|style=font-size:90%|<poem>{{spazi|5}}Che nun abbasta de lavàsse er viso, Ma s’ha d’avé pulite le budella, P’annà, che Dio ne scampi, in paradiso. ({{Sc|lxiii}}.)</poem>}}<noinclude></noinclude> nddrqr5a85orpw7jupgor5qctjfu097 Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/33 108 858579 3834958 3072837 2026-05-13T15:15:11Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3834958 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|23}}</noinclude> Come si vede anche da questi pochi saggi, al Ferretti non manca una ricca vena satirica; e se teniamo conto delle gravi difficoltà che avrà dovuto superare per comporre cento sonetti sopra un solo argomento (il Belli stesso non ce ne fece mai più di quattro o cinque), possiamo giustamente salutarlo poeta. Ma io non devo nascondergli che nella ''Duttrinella'' mi par che ci sia un grave difetto: il personaggio sbiadito e inconcludente di Pippo, il quale, o non doveva entrare in scena, o, entratovi, doveva farci qualche cosa, e non starci per mero riempitivo. Bello invece per tutti i versi è il carattere di don Ghetano, che si rivela intero in quelle parole: ''Si sapessi che noja a fà er curato!...'' e che non si smentisce mai. Bello del pari quello di Caterina, la quale comparisce poche volte, ma è sempre lei fino all’ultimo, la serva padrona e miscredente, appunto perchè serva di prete. E a lei, con felice pensiero, il Ferretti ha riserbato l’onore di chiudere il poemetto. — La spiegazione della dottrina è terminata, e il ragazzo dice: {{blocco centrato|style=font-size:90%;}}{{poem t|c=pt| +1 E mo c’è ’r ''Fine''. D. G.+10 Aringrazziam’ Iddio, Che se la sémo levata datorno. Cat.+ Don Ghetano, è sonato mezzoggiorno. D. G.+ Nu’ l’ho sentito. Cat.+8 L’ho sentito io: Sbrigàteve. D. G.+6 Mo vengo. — Fijo mio,}}<noinclude>{{fine blocco}}</noinclude> acustfrxctuegdktfri2i70ogh9cxgk Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/34 108 858580 3834959 3072841 2026-05-13T15:17:05Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3834959 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|24|{{Sc|un nuovo poeta romanesco.}}|}} {{blocco centrato|style=font-size:90%;}}</noinclude>{{poem t|c=pt| Làssem’annà. {{Sc|Peppe}}.+7 Ma diteme: аritorno? D. G.+ Sì, pòi tornà sicuro.... un artro giorno. {{Sc|Cat}}.+ Be’, je la famo?<ref>''Gliela facciamo?'' Cioè: «ci sbrighiamo, sì o no?»</ref> D. G.+8 Nu’ la senti?... Addio: +1 Saluta Pippo, sai? e ’n’artra vòrta Poi, t’arigalerò ’na coroncina. {{Sc|Peppe}}.+ V’aringrazzio. D. G.+6 E de che? Chiudi la porta. {{Sc|Cat}}.+ Oh! mancomale! D. G.+8 E che c’è, Caterina? {{Sc|Cat}}.+ C’è ch’er riso se scòce.<ref>''Si scòce:'' passa di cottura; ''s’impancòtta'', dicono nelle Marche e nell’Umbria.</ref> D. G.+10 E che m’importa? {{Sc|Cat}}.+ M’importa a me. — Accidenti a la duttrina! }} {{fine blocco}} Lo scopo del poemetto a molti è parso affatto inutile, perchè, dicono, combatte un morto; ad altri invece dannoso, perchè scalza la fede. Nella contradizione di questi opposti giudizi, l’autore trova giustificata l’opera sua, che a me pare, non solo bella, ma anche buona e utile. Se molti se ne sono scandalizzati, è segno che il preteso ''morto'' è più vivo di prima; e a queste anime timide che si scandalizzano della verità, che è Dio stesso, e le antepongono la pia impostura, che non può esser che il male, il Ferretti risponderà con l’epigramma di {{Wl|Q115434638|Luciano Montaspro}}, dove c’è insieme<noinclude><hr/></noinclude> spa54wk3rodet68j5q5ttttmpa8otg0 Pagina:I Dogi omonimi di Venezia e le loro monete.djvu/2 108 874799 3834983 3181141 2026-05-13T17:23:28Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834983 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Ct|f=110%|v=1|t=5|I DOGI OMONIMI DI VENEZIA}} {{Ct|f=110%|v=1|t=1|E LE LORO MONETE}} {{rule|6em|000}} {{Ct|f=80%|v=1|t=2|MEMORIA DEL SOCIO ONORARIO N. PAPADOPOLI}} Nell’ordinare metodicamente una qualsiasi collezione, specialmente poi quelle numismatiche, s’incontrano difficoltà e ostacoli che soltanto con lunghe osservazioni e studio diligente si riesce a superare. Parrebbe che ciò non dovesse avvenire per le monete veneziane, perchè la continuità dei tipi e la ininterrotta successione dei Principi che vi posero il loro nome dovrebbero bastare a completarne l’ordinamento cronologico senza dubbi sulle attribuzioni. Pure non è così, e io che ho consacrata tutta la vita allo studio di esse, posso affermarlo con piena conoscenza di causa. Prescindendo dalle monete anonime che durarono lungo tempo conservando a un dipresso gli stessi tipi, e intorno alle quali ho già esposto nella seconda parte della mia opera su ''Le monete di Venezia'' i criteri che possono servire a una ragionevole distribuzione cronologica, vi sono le monete dei Dogi che ebbero lo stesso nome di battesimo e di famiglia delle quali rimane dubbia l’assegnazione all’uno piuttosto che all’altro di essi. Non sono molte, a dir vero, perchè i Dogi omonimi dei quali esistono monete sono soltanto sei, e cioè: {{Wl|Q1243584|Giovanni Corner I}} (1625-1629) e {{Wl|Q1226634|Giovanni Corner II}} (1709-1722), e quattro Alvise Mocenigo, il {{Wl|Q449435|''primo''}} (1570-1577), il {{Wl|Q132292|''secondo''}} (1700-1709), il {{Wl|Q449448|''terzo''}} (1722-1732) e il {{Wl|Q449468|''quarto''}} (1763-1768). Siccome le difficoltà che presenta l’attribuzione di tali monete, specialmente per gli ultimi tre di questi Principi, non sono nè poche nè lievi, così ho creduto opportuno dare notizia, prima ancora che esca alla luce la terza parte del mio lavoro ove esse verranno descritte, delle osservazioni e dei raffronti che mi<noinclude></noinclude> cnbv172rwzl1r0x47iylamvgvoo9ptr Pagina:I Dogi omonimi di Venezia e le loro monete.djvu/17 108 874854 3834984 3288444 2026-05-13T17:24:39Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834984 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione|[20]|— 196 —|}}</noinclude>{| class="massari" |- |Andrea Falier ||15 nov. 1625 - 14 marzo 1627 ||AF FA |- |Zan Alvise Minotto ||22 febbraio 1627-7 giugno 1628 ||I A M <br/>MAI |- |Giacomo Pesaro ||7 aprile 1627 — 6 agosto 1628 ||GP |- |Gerolamo Contarini ||26 giugno 1628 - 25 ottobre 1629 ||GC |- |Sebastiano Badoer||20 agosto 1628 - 20 dic. 1629 || |- |Domenico Basadonna|| 18 aprile 1629 — 17 agosto 1630 ||DB |- |&nbsp; |- |colspan=3 {{Cs|C}}|{{Sc|{{Wl|Q1226634|Giovanni Corner II}}}} (22 maggio 1709 - 12 agosto 1722) |- |&nbsp; |- |Francesco Antonio Paruta||24 marzo 1709 - 23 luglio 1710 ||F A P |- |Lorenzo Marcello || 1 aprile 1709 — 31 luglio 1710 ||LM |- |Giovanni Trevisan||24 luglio 1710 - 23 nov. 1711 || |- |Marcantonio Bon ||1 agosto 1710 - 30 nov. 1711 ||MAB MB |- |Zan Bartolomeo Vitturi ||24 nov. 1711 - 23 marzo 1713 ||ZBV BV |- |Marcantonio Dolfin ||1 dic. 1711 — 31 marzo 1713 ||MD |- |Antonio Longo III ||24 marzo 1713 — 23 luglio 1714 || |- |Cornelio Badeer ||1 aprile 1713 - 31 luglio 1714 ||CB |- |Benetto Civran IV ||24 luglio 1714 - 23 nov. 1715 || |- |Alvise Minotto ||1 agosto 1714 - 30 nov. 1715 ||AM |- |Domenico Diedo ||24 nov. 1715 — 23 marzo 1717 ||DD |- |Francesco Querini|| 1 dic. 1715 - 31 marzo 1717 || |- |Marino Bembo ||24 marzo 1717 — 23 luglio 1718 ||MB |- |Francesco Antonio Pasqualigo||1 aprile 1717 - 31 luglio 1718 || FAP |- |Alvise Pizzamano ||24 luglio 1718 - 23 nov. 1719 ||AP |- |Alvise Bon ||1 agosto 1718 - 30 nov. 1719 || |- |Angelo Malipiero ||24 nov. 1719 — 23 marzo 1721 ||AM |- |Francesco Querini||1 dic. 1719 - 31 marzo 1721 || |- |Vittore Antonio Alvise Marcello ||24 marzo 1721 — 23 luglio 1722 ||VAAM |- |Gerolamo Tiepolo || 1 aprile 1721 - 31 luglio 1722 || |- |Vincenzo Querini || 24 luglio 1722 - 23 nov. 1723 || |- |Marco Trevisan|| 1 agosto 1722 - 30 nov. 1723 || |- |&nbsp; |- |colspan=3 {{Cs|C}}|{{Sc|{{Wl|Q449435|Alvise Mocenigo I}}}} (11 maggio 1570 - 4 giugno 1577). <br/> |- |&nbsp; |- |Francesco Da Mosto||19 giugno 1569 — 18 ottobre 1570 || |- |Gerolamo Bembo ||9 dicembre 1569 — 8 aprile 1571 || |- |Antonio Marin ||8 novembre 1570 — 7 marzo 1572 ||AM |- |Bernardo Balbi||4 maggio I571 - 3 sett. 1572 || |- |Stae Duodo ||8 marzo 1572 - 7 luglio 1573 ||STD |- |Marino Sanudo ||10 ottobre 1572 — 9 febbraio 1574 ||MS |- |Bernardo Corner ||8 luglio 1573 - 7 nov. 1574 ||B C |- |Zorzi Morosini || |- |Benetto Pisani ||10 febbraio 1573 - 9 giugno 1575 ||BP |- |Francesco Lando ||16 nov. 1574 — 15 marzo 1576 ||FL |- |Marco Corner ||10 giugno 1575 - 9 ottobre 1576 ||M C |- |Felice Bon||20 marzo 1576 — 19 luglio 1577 ||F B |- |Zuane Loredan||2 gennaio 1576 ||ZL |- |Gerolamo Morosini ||29 maggio 1577 — 28 sett. 1578 ||H M |}<noinclude></noinclude> 9smu9yu37vvnsto4xea838xymvqe9fu Pagina:I Dogi omonimi di Venezia e le loro monete.djvu/18 108 874855 3834985 3288449 2026-05-13T17:25:56Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834985 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione||— 197 —|[21]}}</noinclude>{| class="massari" |- |&nbsp; |- | colspan=3 {{Cs|C}}|{{Wl|Q132292|{{Sc|Alvise Mocenigo II}}}} (16 luglio 1700 - 6 maggio 1709). |- |&nbsp; |- |Benetto Civran ||1 dic. 1699 31 marzo 1701|| BC |- |Gerolamo Barbaro||19 dic. 1699 — 18 aprile 1701 ||G B |- |Pietro Magno||1 aprile 1701 — 31 luglio 1702|| PM |- |Gian Tomaso Soranzo||19 aprile 1701 - 23 luglio 1702 ||GT S |- |Piero Manolesso||1 agosto 1702 — 30 Nov. 1703|| PM |- |Piero Basadonna||24 luglio 1702 - 23 nov. 1703 ||PB BP |- |Piero Diedo||24 nov. 1703 — 23 marzo 1705 |- |Giulio Minotto||1 dic. 1703 - 31 marzo 1705 ||GM |- |Benetto Civran II||24 marzo 1704 — 23 luglio 1706 ||B C 2° BC |- |Bernardo Gritti||1 aprile 1705 — 31 luglio 1706 ||BG GB |- |Gerolamo Falier||24 luglio 1706 - 23 nov. 1707 ||GF |- |Lodovico Benzon ||1 agosto 1706 — 30 nov. 1707 |- |Piero Morosini ||24 nov. 1707 -— 23 marzo 1709 ||PM |- |Gerolamo Antonio Lombardo ||1 dic. 1707 - 31 marzo 1709 |- |Francesco Antonio Paruta ||24 marzo 1709 - 23 luglio 1710 |- |Lorenzo Marcello ||1 aprile 1709 - 31 luglio 1710 |- |&nbsp; |- | colspan=3 {{Cs|C}}|{{Sc|{{Wl|Q449448|Alvise Mocenigo III}}}} (24 agosto 1722 — 21 maggio 1732) |- |&nbsp; |- |Vincenzo Querini ||24 luglio 1722 - 23 nov. 1723|| VQ |- |Marco Trevisan||1 agosto 1722 - 30 nov. 1723 |- |Nicolò Bembo||24 nov. 1723 - 23 marzo 1725|| NB |- |Bertucci Valier||1 dic. 1723 - 31 Marzo 1725 |- |Pier Antonio Trevisan||24 marzo 1725 - 23 luglio 1726 ||P A T |- |Lio Bembo||1 aprile 1725 — 31 luglio 1726 |- |Piero Querini||24 luglio 1726 - 23 nov. 1727 ||PQ |- |Paolo Trevisan ||1 agosto 1726 — 30 nov. 1727 |- |Vincenzo Dolfin||24 nov. 1727 — 23 marzo 1729 |- |Benetto Grimani||1 dic. 1727 — 31 marzo 1729 ||BG |- |Vincenzo Vanaxel ||24 marzo 1729 - 23 luglio 1730 ||VV |- |Francesco Cicogna||1 aprile 1729 - 31 luglio 1730 |- |Gerolamo Zolio ||24 luglio 1730 - 23 nov. 1731 ||GZ |- |Marco Dandolo||1 agosto 1730 - 30 Nov. 1731 |- |Benetto Valier ||24 nov. 1731 - 23 marzo 1733 ||BV |- |Agustin Soranzo||1 dic. 1731 - 31 marzo 1733 |- |&nbsp; |- | colspan=3 {{Cs|C}}|{{Sc|{{Wl|Q449468|Alvise Mocenigo IV}}}} (19 aprile 1763 -— 31 dicembre 1778). |- |&nbsp; |- |Domenego Gritti||1 agosto 1762 - 30 nov. 1763 ||DG |- |Andrea Bon ||6 marzo 1763 - 5 luglio 1764 ||A B |- |Marchiò Foscarini ||1 dic. 1763 — 31 marzo 1765 ||M F |- |Mario Soranzo ||6 luglio 1764 — - 5 nov. 1765|| MS |- |Bortolo Piero Semitecolo||1 aprile 1765 - 31 luglio 1766 |- |Mario Soranzo ||6 nov. 1765 - 5 marzo 1767 ||MS |- |Pier Alvise Barbaro ||1 agosto 1766 - 30 nov. 1767 ||PAB |- |Domenego Gritti||6 marzo 1767 - 5 luglio 1768 ||DG |- |Andrea Longo ||1 dic. 1767 - 31 marzo 1769 |}<noinclude></noinclude> enrge56ieprzkb85l834rjxgp02myou 3834986 3834985 2026-05-13T17:27:13Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3834986 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione||— 197 —|[21]}}</noinclude>{| class="massari" |- |&nbsp; |- | colspan=3 {{Cs|C}}|{{Wl|Q132292|{{Sc|Alvise Mocenigo II}}}} (16 luglio 1700 - 6 maggio 1709). |- |&nbsp; |- |Benetto Civran ||1 dic. 1699 31 marzo 1701|| BC |- |Gerolamo Barbaro||19 dic. 1699 — 18 aprile 1701 ||G B |- |Pietro Magno||1 aprile 1701 — 31 luglio 1702|| PM |- |Gian Tomaso Soranzo||19 aprile 1701 - 23 luglio 1702 ||GT S |- |Piero Manolesso||1 agosto 1702 — 30 Nov. 1703|| PM |- |Piero Basadonna||24 luglio 1702 - 23 nov. 1703 ||PB BP |- |Piero Diedo||24 nov. 1703 — 23 marzo 1705 |- |Giulio Minotto||1 dic. 1703 - 31 marzo 1705 ||GM |- |Benetto Civran II||24 marzo 1704 — 23 luglio 1706 ||B C 2° BC |- |Bernardo Gritti||1 aprile 1705 — 31 luglio 1706 ||BG GB |- |Gerolamo Falier||24 luglio 1706 - 23 nov. 1707 ||GF |- |Lodovico Benzon ||1 agosto 1706 — 30 nov. 1707 |- |Piero Morosini ||24 nov. 1707 — 23 marzo 1709 ||PM |- |Gerolamo Antonio Lombardo ||1 dic. 1707 - 31 marzo 1709 |- |Francesco Antonio Paruta ||24 marzo 1709 - 23 luglio 1710 |- |Lorenzo Marcello ||1 aprile 1709 - 31 luglio 1710 |- |&nbsp; |- | colspan=3 {{Cs|C}}|{{Sc|{{Wl|Q449448|Alvise Mocenigo III}}}} (24 agosto 1722 — 21 maggio 1732) |- |&nbsp; |- |Vincenzo Querini ||24 luglio 1722 - 23 nov. 1723|| VQ |- |Marco Trevisan||1 agosto 1722 - 30 nov. 1723 |- |Nicolò Bembo||24 nov. 1723 - 23 marzo 1725|| NB |- |Bertucci Valier||1 dic. 1723 - 31 Marzo 1725 |- |Pier Antonio Trevisan||24 marzo 1725 - 23 luglio 1726 ||P A T |- |Lio Bembo||1 aprile 1725 — 31 luglio 1726 |- |Piero Querini||24 luglio 1726 - 23 nov. 1727 ||PQ |- |Paolo Trevisan ||1 agosto 1726 — 30 nov. 1727 |- |Vincenzo Dolfin||24 nov. 1727 — 23 marzo 1729 |- |Benetto Grimani||1 dic. 1727 — 31 marzo 1729 ||BG |- |Vincenzo Vanaxel ||24 marzo 1729 - 23 luglio 1730 ||VV |- |Francesco Cicogna||1 aprile 1729 - 31 luglio 1730 |- |Gerolamo Zolio ||24 luglio 1730 - 23 nov. 1731 ||GZ |- |Marco Dandolo||1 agosto 1730 - 30 Nov. 1731 |- |Benetto Valier ||24 nov. 1731 - 23 marzo 1733 ||BV |- |Agustin Soranzo||1 dic. 1731 - 31 marzo 1733 |- |&nbsp; |- | colspan=3 {{Cs|C}}|{{Sc|{{Wl|Q449468|Alvise Mocenigo IV}}}} (19 aprile 1763 -— 31 dicembre 1778). |- |&nbsp; |- |Domenego Gritti||1 agosto 1762 - 30 nov. 1763 ||DG |- |Andrea Bon ||6 marzo 1763 - 5 luglio 1764 ||A B |- |Marchiò Foscarini ||1 dic. 1763 — 31 marzo 1765 ||M F |- |Mario Soranzo ||6 luglio 1764 — - 5 nov. 1765|| MS |- |Bortolo Piero Semitecolo||1 aprile 1765 - 31 luglio 1766 |- |Mario Soranzo ||6 nov. 1765 - 5 marzo 1767 ||MS |- |Pier Alvise Barbaro ||1 agosto 1766 - 30 nov. 1767 ||PAB |- |Domenego Gritti||6 marzo 1767 - 5 luglio 1768 ||DG |- |Andrea Longo ||1 dic. 1767 - 31 marzo 1769 |}<noinclude></noinclude> n8slyes9emi4ms3q2zkqszylxmywatb Gli strali d'Amore 0 897334 3835089 3803763 2026-05-14T06:31:51Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3835089 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Gabriello Chiabrera | Titolo = Gli strali d’Amore | Anno di pubblicazione = XVII secolo | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = Poemetti | URL della versione cartacea a fronte =Indice:Opere (Chiabrera).djvu | prec = L'Ametisto | succ = Il Diaspro }} {{Raccolta|Opere di Gabriello Chiabrera/Poemetti|Poemetti di Gabriello Chiabrera}} <pages index="Opere (Chiabrera).djvu" from="248" to="249" tosection="s1" /> 4bx96rg0dxjlx34i7g14zcylmtjxmk9 Utente:Pic57/wikidiario 2 957775 3834948 3834909 2026-05-13T14:46:47Z Pic57 12729 3834948 wikitext text/x-wiki == Musica nel wikiverso 2026.5 == Consueto '''aggiornamento''' di metà mese # Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in totale. Il numero si è incrementato di molto grazie alla trascrizione completata delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]] # Faccio un breve cenno al modo i cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio: ## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo ## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line. # Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi: ''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.'' Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo '''Ottimizzzazioni''' (e qui mi rivolgo a@@@: * Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Infine * Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse, e si trovasse nei guai — a segnalarmi (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui ha rilevato l'errore, in modo che possa correggerlo (se ci riesco). Grazie! Alla prossima == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 8kgdq3eihe21knd2dojaks4ccki0ism La zecca di Fano 0 964434 3835138 3718942 2026-05-14T08:49:39Z Carlomorino 42 added [[Category:Numismatica]] using [[Help:Gadget-HotCat|HotCat]] 3835138 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=23 febbraio 2025|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giuseppe Castellani | Nome e cognome del curatore = | Titolo =La zecca di Fano | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu }} {{Raccolta|Rivista italiana di numismatica 1899}} <pages index="Rivista italiana di numismatica 1899.djvu" from="19" to="75" /> <pages index="Rivista italiana di numismatica 1899.djvu" from="115" to="190" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Numismatica]] qxkiepxbx1cl6u10fsxt8xg4qk199pc 3835139 3835138 2026-05-14T08:49:52Z Carlomorino 42 added [[Category:Fano]] using [[Help:Gadget-HotCat|HotCat]] 3835139 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=23 febbraio 2025|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giuseppe Castellani | Nome e cognome del curatore = | Titolo =La zecca di Fano | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu }} {{Raccolta|Rivista italiana di numismatica 1899}} <pages index="Rivista italiana di numismatica 1899.djvu" from="19" to="75" /> <pages index="Rivista italiana di numismatica 1899.djvu" from="115" to="190" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Numismatica]] [[Categoria:Fano]] 2akor1agacv9rs9lasxgyad3gewojpp Pagina:Yambo - Manoscritto trovato in una bottiglia, Roma, Scotti, 1905.pdf/264 108 975397 3835171 3522288 2026-05-14T09:24:36Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3835171 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||— 256 —|}}</noinclude><ref follow=""></ref> ''(Così finisce il bizzarro manoscritto dell’ingegnere Paolo Roberto Liviani. Che cosa potremmo aggiungere? I commenti sono inutili. Su la possibilità delle cose narrate dall’ingegnere, e su la dubbia autenticità del manoscritto, abbiamo già parlato in principio. Grandi spedizioni si dispongono, in questi ultimi tempi, per andare alla scoperta delle regioni Antartiche. I fortunati che giungeranno al Polo Australe del mondo, ci diranno poi se il piccolo continente vulcanico, popolato di mostri orribili, che dovrebbe trovarsi al centro del mare del Sud, esiste davvero, o se è esistito solamente... nella fantasia dello sventurato viaggiatore. Molti, dopo aver letto queste avventure, le definiranno, pretenziosamente: – «un brutto sogno! – » Ma chi vi dice, signori filosofi a buon mercato, che il sogno non sia la vita, e la vita il sogno?)'' {{FI |file = Yambo - Manoscritto trovato in una bottiglia, Roma, Scotti, 1905 (page 264 crop).jpg |width = 100% |alt = FINIS - mare ondoso con una balena e una bottiglia galleggiante - YAMBO}}<noinclude></noinclude> 8yiite6l2uboa2bnpk2m3q1sqw1vul7 3835172 3835171 2026-05-14T09:26:34Z BuzzerLone 78037 3835172 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||— 256 —|}}</noinclude>{{nop}} ''(Così finisce il bizzarro manoscritto dell’ingegnere Paolo Roberto Liviani. Che cosa potremmo aggiungere? I commenti sono inutili. Su la possibilità delle cose narrate dall’ingegnere, e su la dubbia autenticità del manoscritto, abbiamo già parlato in principio. Grandi spedizioni si dispongono, in questi ultimi tempi, per andare alla scoperta delle regioni Antartiche. I fortunati che giungeranno al Polo Australe del mondo, ci diranno poi se il piccolo continente vulcanico, popolato di mostri orribili, che dovrebbe trovarsi al centro del mare del Sud, esiste davvero, o se è esistito solamente... nella fantasia dello sventurato viaggiatore. Molti, dopo aver letto queste avventure, le definiranno, pretenziosamente: – «un brutto sogno! – » Ma chi vi dice, signori filosofi a buon mercato, che il sogno non sia la vita, e la vita il sogno?)'' {{FI |file = Yambo - Manoscritto trovato in una bottiglia, Roma, Scotti, 1905 (page 264 crop).jpg |width = 100% |alt = FINIS - mare ondoso con una balena e una bottiglia galleggiante - YAMBO}}<noinclude></noinclude> 33iurbel0nsdwjwewoov29ztt9b4iym Pagina:Lettere - Santa Caterina, volume III, 1913.djvu/175 108 982127 3835141 3571748 2026-05-14T08:53:18Z Cor74 73742 3835141 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Cor74" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettere di santa caterina}}|163}}</noinclude>al nome suo. Per la colpa di Adam, questa verità * non si adempiva nell’uomo: e però egli ci donò il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo, ponendogli quella grande obedienzia, che col sangue suo ricomprasse il figliuolo ^ dell’umana generazione; ed egli, come innamorato, corse all’obbrobriosa morte della santissima croce; e non ritrasse la sua obedienzia per morte, per pena né rimproverio né per lusinghe che ricevesse; ma, come valente e virile capitano, fece ancudine ’ del corpo suo. Né anco si ritrasse per nostra ingratitudine. Così fa l’anima che col lume ha cognosciuta questa verità: ella non si ritrae per mormorazioni, né per battaglie del dimonio, né per tenebre di mente, né per la fragile carne che impugna contro lo spirito; ma tutte queste cose si mette sopra a’ piei dell’affetto. Ella é costante e perseverante; che tanto gode, quanto si vede sostenere. Bene é dunque da cercare questo vero e perfetto lume, e con odio levare da noi quella cosa che cel tolle, cioè l’amore proprio di noi medesimi. A questo odio verremo, quando staremo serrati nella casa del cognoscimento di noi; dove troveremo l’amore proprio di noi. Perocché l’anima che si vede amare, non può fare che non ami. Allora s’infonde * <ref>Secondo il potente uso biblico, verità a Caterina è l’intellettuale insieme e la morale, dalle quali ha realtà il vero attinto da’ sensi, i quali senz’esse non porgerebbero che apparenze e illusioni.</ref> <ref>Siccome il Vangelo intitola il Medentore figliuolo dell’uomo; Caterina comprende nel singolare di figliuolo gli uomini tutti e nati e nascitiri.</ref> <ref>Il capitano con l’ancudine non istà: ma anche Dante dà alla natura ferri da scaldare e ancudine sulla qual battere. Notabile il concetto che Gesù Cristo vinse e il dolore e le lusinghe: concetto pellegrino e vero, che accenna non solo alla tentazione nel deserto, ma alle parole di Pietro da lui detto Satana, e alle lodi perfide de’ Farisei.</ref> <ref>Dante: <poem>''«Quantunque alla natura umana lece '' ''Aver di lume, tutto fosse infuso '' ''Da quel valor (Dio)....»''</ref></poem><noinclude><references/></noinclude> p9s0h5gg5vmk8vggjglt1zbqynm0j3p Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/42 108 1004869 3835174 3833098 2026-05-14T09:48:07Z Carlomorino 42 3835174 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Ancona-Aquila''.|— 8 —|}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Osimo}} <br/> {{Wl|Q48802918|Collegio di Osimo}} (popolazione 49,583). |- class=r1 |2884||1159|| '''Valeri Domenico''' || ||{{sans-serif|'''957'''}}||3096||1333|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63762364|Valeri Domenico}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1300}}'''||{{nowrap|da {{sans-serif|'''20'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} }} |- class=r1 | || || ''Matteucci Enrico'' || ||154|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Senigallia}} <br/> {{Wl|Q48803107|Collegio di Senigallia}} (popolazione 54,445). |- class=r1 |4169||2892|| ''' {{Wl|Q63974524|Monti-Guarnieri Stanislao}} ''' || ||{{sans-serif|'''1679'''}}||4799||3467|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21542666|Bonopera Augusto}} '''}} || <small>1º scrut.</small>||1702|| |- class=r1 | || || || || || || <small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1768'''}}|| |- class=r1 | || || ''Bonopera Augusto'' || ||1087|| ||2019|| || || || |- class=r1 | || || || || || ||{{nowrap|<small>2º scrut.</small>}}|| ''Monti-Guarnieri Stanislao'' || <small>1º scrut.</small>||1228|| da 20 a 22 (U) |- class=r1 | || || || || || || || || <small>2º scrut.</small>||72|| |- class=r1 | || || || || || || || '' {{Wl|Q93253185|Ceccaroni Agostino}} '' || <small>1º scrut.</small>||434|| |- class=r1 | || || || || || colspan=4 {{cs|L}} | <br/> L'On. Monti-Guarnieri non mantenne la sua candidatura nella seconda votazione.|| |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI AQUILA DEGLI ABRUZZI.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Aquila}} <br/> {{Wl|Q48803341|Collegio di Aquila}} (popolazione 58,900). |- class=r1 |3724||2390|| '''Manna Gennaro''' || ||{{sans-serif|'''1586'''}}||4187||2927|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832924|Manna Gennaro}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1813'''}}|| da {{sans-serif|'''19'''}} a {{sans-serif|'''22'''}} (U) |- class=r1 | || || ''Lopardi Emidio'' || ||702|| || || '' {{Wl|Q51752432|Lopardi Emidio}} '' || ||1041|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Cittaducale}} <br/> {{Wl|Q48802581|Collegio di Cittaducale}} (popolazione 60,795). |- class=r1 |3367||2575|| ''' {{Wl|Q63860193|Roselli Francesco}} ''' || ||{{sans-serif|'''1418'''}}||4622||2331|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q728920|Fortis Alessandro}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1980'''}}|| da {{sans-serif|'''14'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Rosati Teodorico'' || ||1044|| || || || || || |- class=r1 | || ||<br/> <small>L'On. Roselli non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || ||colspan=4 {{cs|L}}| <br/> <small>Il numero degli elettori iscritti e il numero del votanti furono comunicati dal Sottoprefetto di Cittaducale.</small>|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|San Demetrio ne' Vestini}} <br/> {{Wl|Q48803080|Collegio di San Demetrio ne' Vestini}} (popolazione 55,908). |- class=r1 |2538||1386|| '''Cappelli Raffaele''' || ||{{sans-serif|'''1302'''}}||3211||1934|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3437992|Cappelli Raffaele}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1858'''}}|| da {{sans-serif|'''14'''}} a {{sans-serif|'''22'''}} (U) |- class=r1 | || || || || || || || ''Bernardi Alarico'' || ||58|| |- class=r1 | || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}| <br/> <small>Il numero degli elettori iscritti riguarda l'intero collegio; il numero del votanti e quello dei voti conseguiti dai candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nelle sezioni di Rocca di Cambio e Fossa, le quali contano complessivamente 268 elettori.</small>|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Avezzano}} <br/> {{Wl|Q32289426|Collegio di Avezzano}} (popolazione 65,683). |- class=r1 |2696||2145|| '''Torlonia Giovanni''' || ||{{sans-serif|'''1389'''}}||3181||2047|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q7001315|Torlonia Giovanni}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1920'''}}|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q61992182|Cerri Giovanni}} '' || ||700|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Pescina}} <br/> {{Wl|Q48802952|Collegio di Pescina}} (popolazione 75,490). |- class=r1 |3802||2609|| '''Scellingo Mariano''' || <small>1º scrut.</small> ||1225||4548||3268|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63951462|Scellingo Mariano}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1634'''}}|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1540'''}}|| || || || || || |- class=r1 | ||2611|| || || || || || '' {{Wl|Q21587891|Scaramella-Manetti Augusto}} '' || ||1524 ||da 18 a 22 (U) |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || '' {{Wl|Q63928311|Torlonia Guido}} '' || <small>1º scrut.</small> ||928|| || || || || || |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1017|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Carusi Evaristo'' || <small>1º scrut.</small> ||354|| || || || || || |- class=r1 | || || || || || colspan=4 {{cs|L}}|<small>I dati furono comunicati dal Sotto prefetto di Avezzano. <br/> L'On. Scellingo fu proclamato eletto dalla Giunta delle elezioni.</small> || |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> kjt5zl636cnunv2j7a0cwfs665a8hi1 Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/6 108 1010194 3834940 3652486 2026-05-13T14:31:00Z Pic57 12729 3834940 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude><poem><i>Cossa me importa a mi che no son bela se g'ho l'amante che me fa el pitore. lu me dispingerà come una stela cossa me importa a mi che no son bela. Cossa me importa a mi ch'el pan xe caro se g'ho l'amante che me fa 'l fornaro, quando ghe dago un baso a la matina el me régala un saco de farina. La mia morosa la g'ha nome Rosa, tuti la basa e i vol che mi la sposa, mi g'ho mandado a dir con suo fradelo chi che la basa che ghe dia l'anelo. La mama del mio ben m'ha mandà dire che su la graela la me vol rostire, mi g'ho risposto: se no la savesse su la graela che se roste el pesse. El mio moroso m'à mandado a dire: che me proveda, che no'l vol vegnire, mi g'ho mandado a dir che no me importa spiantadi ghe ne g'ho per ogni porta. La mia morosa me g'ha dito gnoco, e mi la g'ho tratada da busiara, la me g'ha fato un brindise ico'l fioco, e mi g'ho lo rendù co la chitara. La mia morosa me n'ha fata una, la m'ha mostrado sul balcon la luna, e mi ghe g'ho fata una più bela ghe g'ho mostrà el fradel de la sorela. In mezo al mar ghe xe un camin che fuma dentro ghe xe el mio amor che se consuma, el se consuma a poco, a росо, а росо, come la legna verde sora el foco.</i> </poem> {{Rule|4em}} {{Rule|8em}} {{Rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> dgm0jc0hcz9jjtmk1z4eak7bsi5hzud Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/299 108 1012679 3834932 3661809 2026-05-13T14:04:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834932 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 296 —|}}</noinclude> <poem> Mai non vedrà chi ugual ti sia; vederlo, No, non potrà la bianca luna o il tuo Elmo lucente e la corazza, il tuo Seggio regal, la tua corona! A quale, A qual uomo incogliea tanta sventura Quanta a me venne, che il mio figlio uccisi Nella mia tarda età? Nepote egli era Di quel del regno difensor preclaro, Sam cavalieri da illustri ei discendea Per la sua madre! Ed ora ambe le mani Troncar mi si dovrìan; la negra polve Esser dovrebbe il seggio mio, che un figlio, E fu Sohràb, condussi a morte, a cui Mai non nascea l’egual per l’ampia terra, Non prence, non guerrier. Vincea d’assai Il figlio di Nirèm, Sam valoroso, Ghershaspe e Ghev e gli altri prenci invitti, Per innato valor. Non v’ha nel mondo Tal che mi uguagli; eppur, dinanzi a lui, Parvi inetto garzon, ben che gagliardo! Or che dirò, quando la madre sua La ria novella udrà? Come potrei Mandarle alcuno? Dirò forse ch’io Senza colpa il trafissi, e perchè fosco Del dì gli resi lo splendor? Qual padre Fe’ ciò ch’io pur compii? Forse che degno Non son di biasmo acerbo? Oh! chi, mi dite, Uccise mai quaggiù la sua gioconda Prole e sì forte e sì avveduta e ancora Nel fior degli anni suoi? Ma quell’illustre Eroe di Semengàn, padre amoroso, Alla sua figlia giovinetta e pura Che dirà mai? Dirà che per vendetta Rùstem il vinse e col pugnal nel seno Il cor gli trapassò? Certo che grave Imprecar si farà contro la trista </poem><noinclude></noinclude> h5w715tcn0rnj42ixkzm1m2y602cnuj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/300 108 1012680 3834933 3661810 2026-05-13T14:14:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834933 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 297 —|}}</noinclude> <poem> Di Sam progenie, me gridando attorno Uom che amor non avea, che senza fede Si aggira e vive... Ma chi seppe o scorse Che garzoncel di tal valor, con questi Anni suoi brevi, qual cipresso in alto Saria cresciuto un dì? che al subitano Venirgli in cor d’un reo pensier di guerra, Avria raccolte sue falangi e fosca M’avria resa del dì la chiara luce? :E comandò che fosse un regal drappo Steso sul volto al giovin figlio suo, Sul volto a tal, cui venne in cor di trono E di dominio su città desire, Cui toccò in sorte angusta e tenebrosa Un’arca funeral! Così quell’arca Dal rio campo fu tolta, e il mesto eroe Alla sua tenda si drizzò; ma poi Entro a’ recinti fu gittato il fuoco Divorator, mentre di polve il capo L’esercito de’ prodi si spargea, Là intorno tutti. I padiglioni ancora, I drappi in color vari, i preziosi Seggi dorati su cui stese andavano Spoglie di uccisi pardi, entro a le fiamme Gittâr mesti gli eroi. Levossi un grido Lugubre e tetro, e si dolea quel forte, Proteggitor del mondo: Un cavaliero, Sì come te, mai non vedrà la terra Con tal valor, con tal possanza, in tempo Della battaglia! Oh! sciagurato il tuo Consiglio e il tuo valor! Misero il tuo Volto fiorente, e l’eretta persona E il vago aspetto, e sciagurato il duolo E l’affanno che l’anima mi fruga Per le, diviso dalla madre tua. Ferito al cor dal padre!... E Zal farammi </poem><noinclude></noinclude> bbnv6r4sih9somy3nuk6ohyne4d63j4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/301 108 1012681 3834934 3661811 2026-05-13T14:16:53Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834934 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 298 —|}}</noinclude> <poem> Rampogna molta, e rampogna farammi Ricca Rudàbeh di virtù! Deh! i prenci, Deh! gli eroi che diranno, allor che indizio Giungerà lor di tanto? E come venga Di ciò novella e intenderanno ch’io Svelsi dal mio giardin del bel cipresso La vaga pianta, qual discolpa mai In lor cospetto recherò, che vinto Tragga a’ miei detti lor crucciato core? :Pianse, ed il suol giù giù ferocemente Scavò con l’ugne e la regal sua vesta Fe’ cadersi divelta a brani a brani Dalla persona. Di re Kàvus tutti Stavano accanto a lui sopra la via Gli eroi seduti. Di parole amiche Atte a consigli avean la lingua piena I valorosi, ma per l’aspro duolo Di serrame era chiuso il cor del forte. :Di questo ciel che in alto move, il reo Costume è tal. Con una mano un serto, Con l’altra un laccio esso ti dona; e allora Che in trono pose alcun beato e lieto Con quel serto regal, dall’alto seggio II precipita poi dentro le attorte Spire avvinto del laccio. Oh! perchè mai, Se partirci dobbiam con quei che a noi Fûr compagni di via, daremo a questa Misera vita il nostro amor? Si compiono Molti giri su in ciel; stanno in que’ giri Molte contese e turbamenti, e mai Scerner non usa da’ regnanti i servi Il cielo, nè dall’uom semplice e ignaro Il sapïente, che la vita uguale Per tutti scorre e giuochi essa ti appresta Di varie guise e varie assai. Ma il grave Pensier dell’esser nostro anche se duri </poem><noinclude></noinclude> mh2zq68egap4bhs4a9u28mstqgxirzo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/302 108 1012682 3834935 3661812 2026-05-13T14:19:09Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834935 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 299 —|}}</noinclude> <poem> Tempo soverchio, nulla fa, chè al seno Tutti torniam dell’ampia terra. Al cielo Qualor contezza di cotesto giunga, Veramente sarà che stolto e vano Il cielo sia. Degli infiniti moti Sappi che niun di noi toccava mai La conoscenza. Del perchè, del come Di cose tante chiuso è il varco. Intanto Piangere non dobbiam sovra l’eterna Partenza che verrà. Non sappiam noi De la faccenda grave esito estremo. :Ma quando giunse di Sohràb novella A Kàvus re, con molti eroi sen venne Il gran signor fino appo lui. Il sire A Rùstem così disse: I moti arcani Di questo ciel travolgon tutte, o prode, Le cose in terra, dall’Albùrz eccelso Delle canne a le fronde, e l’amor nostro Non convien porre a questa terra. Questi Rapido fa, più tardi l’altro, e il fine Sta nel passaggio appo la dura morte. Ma tu pel caro estinto il cor nel petto E l’alma tua consola, orecchio porgi Al favellar de’ saggi. Anche se in terra Quest’alto ciel tu rovesciar potessi, O per la terra suscitar dovunque Un fuoco di tua man, quel caro estinto Mai non riavresti redivivo. Pensa Che antica diverrà l’anima sua Nella vita di là... L’alta ed eretta Cervice lungi ne vid’io e l’ampio Petto e l’alta statura e la possente Nodosa clava, e dissi allor: «Costui, No, non somiglia di Turania ai prenci, Ma d’illustri somiglia e di possenti Al nobil seme!». Ed or qui l’incitava </poem><noinclude></noinclude> qp7czzblacw388jlsyno0zjyxsx2arm Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/303 108 1012683 3834936 3661813 2026-05-13T14:22:14Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834936 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 300 —|}}</noinclude> <poem> L’avverso fato co’ suoi prodi, in questo Loco, perchè dalla tua man si avesse Acerba morte.... Or che fai tu? Difesa A tanto mal qual’è? Nel dolor tuo Fino a che piangerai quel caro estinto? :Egli morì; ma qui rimase, in questa Vasta pianura, Humàn, Rùstem rispose. Molti di Cina, di Turania molti Prenci son qui; ma tu per essi in core Non meditar vendetta. All’ampio esercito Guida sarà nella sua via Zevàreh, Per possanza di Dio, del re per cenno. :Eroe che ami la gloria, in tal battaglia, Disse l’iranio sire, ogni dolore Te solo incolse. Ben che molte offese Abbian recate di Turania i prodi A me, ben che d’Irania suscitati Abbiano incendi molti, all’armi ancora Poi che tua voglia non inclina, all’armi Anch’io non correrò. Pieno è d’affanno Per la tua angoscia questo core, ed io Nessun farò di lor tristo pensiero. :Hegir divenne allor per la sua via, Hegìr valente, e disse: Ogni nemica Schiera partì già da gran tempo. — Allora De’ suoi guerrieri dall’infausto loco Trasse Kàvus lo stuol, tornò con tutta La regal pompa nell’irania terra. Ma Rùstem là rimase, ed attendea Che ritornasse dal viaggio suo Zevàreh battaglier, della nemica Schiera portando a lui novelle. E giunse Al primo albor del dì seguente il prode, E in quell’istante si partì con tutti Rùstem i prodi suoi. Sparsa la fronte Avean di negra polve i prenci illustri, </poem><noinclude></noinclude> ajenmx2fjzo07c0abp4ejrvq87r6u4o Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/304 108 1012684 3834937 3661814 2026-05-13T14:24:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834937 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 301 —|}}</noinclude> <poem> A mille palafreni avean recise Le sciolte code. Ogni baio destriero Dal capo eretto ebbe così alla coda Reciso il crine, e tutti furo i timpani, Tutti i timballi di sonante bronzo Squarciati e fessi. Una dolente schiera L’arca del morto precedea; que’ grandi Si spargean polve su la fronte. E allora Che al Zabùl si accostò la dolorosa Gente e di Rùstem fino a Zal pervenne Annunzio certo, mossero a incontrarlo Tutti là del Sistàn con duolo e affanno E sfatti dal dolor. Ma quando il prode Figlio di Sam, Zal valoroso, l’arca Scorse da lungi, si gittò dall’alto Del palafren che avea dorate briglie, E Rùstem con le vesti giù cadenti A brani intorno e lacerato il core. Mossegli incontro a piè. Sciolsero i cinti. Alto segno di duol, tutti d’un moto I prenci allora e umiliar la fronte Dinanzi all’arca funeral, toccando La dura terra; e quelle vesti intorno Cadean squarciate, e livide le gote Aveva ognun, di negra polve il capo Sparso e coperto nell’angoscia estrema. :Quell’arca allora sollevâr, chinata Al suol la fronte. — Oh! sventurato il prode, Inclito in guerra! — Ma Rùstem intanto Con lagrime di duol, dinanzi al padre, Dell’arca d’or levò il coperchio e disse: Mira! Qui dorme entro un’angusta bara Sam cavalieri — Zal lagrimò, la voce Sollevò a Dio moderator, ma il prode Rùstem così sclamava: Eroe famoso, Tu partisti, ed io qui nel mio dolore </poem><noinclude></noinclude> dpk8pmq3vehjx56fgrrlvao8e511vn3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/305 108 1012685 3834938 3661815 2026-05-13T14:27:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834938 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 302 —|}}</noinclude> <poem> A lacrimar restai! — Meravigliosa Cosa è ben questa, disse Zal, che in pugno Sohràb stringesse ponderosa clava E fra gli eroi miracol di valore Poi si mostrasse! Partorir simile Figlio a costui per tutto il mondo attorno Madre non può! — Così dicendo, molli Fe’ le ciglia di pianto. Ei fe’ la lingua Piena di detti che Sohràb toccavano. :Ratto che giunse il fortissimo eroe Alla sua casa, fe’ un gran pianto e l’arca Là innanzi pose; e Rudàbeh che scorse L’angusta bara di Sohràb e vide Scendere al figlio suo d’amaro pianto Dagli occhi un fiume su colui, eterna‐ mente sopito in un feretro angusto, Tenero garzoncel, sclamò piangendo: Eroe, stirpe di re! — Principio allora Ai lamenti ella fea, grave traendo Un sospiro dal cor: Non fia che mai Nasca un gagliardo e valoroso in terra Che ugual ti sia, figlio d’eroi, progenie Di leoni rubesti! — Oh!, disse in gemiti, Per alcun tempo, eroe d’eretta fronte, Dall’arca funeral leva il tuo capo! Ma tu più non farai del tuo pensiero Intimo e arcano alla tua madre un motto, Nè dirai che t’avvenne ai dì più lieti Del viver tuo. Giù discendesti in cava Fossa ai giovani dì, nel tristo albergo Entrato se’ degl’infelici, e intanto Non parli a noi qual t’incogliea sventura Per man del padre. Oh! perchè mai nel seno L’alta ferita egli ti aprì? — Que’ lai Saliano al ciel dalla regal dimora, E chi li udìa, piangea. Di là si tolse </poem><noinclude></noinclude> duf2bqbtknle5793dugbe3cylbtxcf7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/306 108 1012686 3834939 3661816 2026-05-13T14:29:23Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834939 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 303 —|}}</noinclude> <poem> E ritornossi a’ ginecei Rudàbeh Nel duol, nel cruccio, pieno il cor d’affanno, Sparse di negra polve ambe le gote. :Rùstem che ciò vedea, pianse, e dagli occhi Del pianto suo fe’ scendere sul petto Le stille ardenti. Detto avresti allora Che venuto era il dì che sorgeranno I corpi estinti, poi che rifuggìa Il cor di tutti da letizia. Intanto, Un’altra volta ancor, dinanzi a’ prenci Recò la bara di Sohràb gagliardo L’afflitto genitor, levò il coperchio E il capo ne scovrì, ne rimovendo Il drappo funeral dinanzi agli occhi Del padre suo. Così, quella leggiadra Persona egli mostrò dinanzi ai forti Incliti in armi, e detto avresti in cielo Caligine levarsi. I circostanti, Uomini e donne, giovinetti e vecchi, Smarrìan vigor nello spettacol fiero. Principi della terra e vesti e arnesi Feano a brani cader. Fino alle nubi Nembo di polve se ne andava, e quella Casa regal fu allor come un ostello Che i morti accoglie, poi che dentro a un’arca Era disceso a riposar quel prode Lïon possente. Alle robuste spalle, Alla cervice, tu l’avresti detto Sam cavalier, che di battaglie stanco, Là venuto posasse. Allor che tutte Le accolte genti videro quel volto, Fecer novellamente e pianti e lai Per l’acerbo dolor. Ma con un drappo Di color giallo il ricoverse e l’arca Rùstem rinchiuse, quell’angusta bara Fortemente ei serrò, poi disse: In oro </poem><noinclude></noinclude> 1hm94v9oyvz0lwsuk43sfmk6u9vwvqo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/307 108 1012687 3834941 3661817 2026-05-13T14:34:18Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834941 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 304 —|}}</noinclude> <poem> Quando pur componessi al figlio mio La sepoltura e tutta la colmassi Di nereggiante muschio, allor che uscito Sarò dal mondo, l’alta sepoltura Non fia che resti. Eppur qui non m’è all’uopo Altro consiglio! Or qual farò di lui Cosa ben degna, di cui resti al mondo Alcun sentore? — Allor, la sepoltura Ei ne levò come unghia di cavallo Eretta e arcata. Debile il vedere Alle genti si fea per pianger lungo, E il prode intanto giù scavò in un legno Di recente aloè novella un’arca E serrami vi pose in fulgid’oro. :Ma per la terra andavane racconto Come trafitto il figlio suo quel prode Col ferro avesse, e d’angoscia fu piena La gente tutta, chi ne udì novella Cruccioso si mostrò. Passaron molti Giorni pur anco, nò tornò più mai Di Rùstem infelice al cor la gioia; Calmossi poi, che sola egli vedea Dischiusa questa via. — Quaggiù, nel mondo, Molti già si narrar simili eventi Per memoria fedel; molti nell’alma Ebber di duol ferita. Oh! chi nel mondo Ha senno ed ha ragion, come potrìa Smaltir gl’inganni della sorte infida? :Ratto che di cotesto ebbero annunzio Le iranie genti, d’aspra doglia al vampo Arsero in core. E da l’opposta parte Humàn giunse in Turania e ciò ch’ei vide, A re Afrasyàb narrò. N’ebbe stupore Il re turanio e meraviglia, e poi Da quell’evento a computar si stette Ben molte cose. Gemiti levârsi </poem><noinclude></noinclude> mh4qfedv8najtsk9vcmb34yt7nf4bpg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/308 108 1012688 3834942 3834299 2026-05-13T14:36:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834942 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 305 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Da turanie città, poi che sul campo D’una pugna fatal giacque trafitto Sohràb gagliardo. N’andò ancor novella Al re di Semengàn; tutte le vesti A brani ei fe’ cadérsi alla persona. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIX. Pianto di Tehmineh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 375-377).}} <poem> :Anche alla madre sua novella giunse Che dal ferro del padre era trafitto Sohràb gagliardo e che morìa. Diè un grido L’infelice e ululò, tutte le vesti Squarciò sul petto, lamentando il figlio Tenero ancora. Oh sì! la man distese, La tunica divelse, e ignudo apparve Quel sen leggiadro, nitido qual gemma D’un color vivo; essa levò un gran pianto, Gemiti e lai, perdette i sensi ancora A quando a quando. Agli occhi suoi dolenti Danno ella fe’ con l’ugne, e già volea Tra le fiamme gittar, per disperata Voglia, sè stessa; ma le treccie sue, Sì come lacci in mille guise attorti. Ella avvolgea fra le sue dita e ratto Dalle radici le svellea, di sangue Rigando il volto. Ed or cadea boccone Sul duro suol, gittavasi la negra Polve sul capo e sì mordea le braccia Strappandone le carni. Anche le fiamme Al capo s’avventò, sì che nel fuoco Arse le trecce brune. Ella dicea: :Anima cara della madre tua, Giù nel sangue travolto e nella polve, FiRonsi, n. 20 </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> cj9snqvn32bxf8d203ph75n7l9ehq69 3834982 3834942 2026-05-13T17:21:45Z OrbiliusMagister 129 3834982 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 305 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Da turanie città, poi che sul campo D’una pugna fatal giacque trafitto Sohràb gagliardo. N’andò ancor novella Al re di Semengàn; tutte le vesti A brani ei fe’ cadérsi alla persona. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIX. Pianto di Tehmineh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 375-377).}} <poem> :Anche alla madre sua novella giunse Che dal ferro del padre era trafitto Sohràb gagliardo e che morìa. Diè un grido L’infelice e ululò, tutte le vesti Squarciò sul petto, lamentando il figlio Tenero ancora. Oh sì! la man distese, La tunica divelse, e ignudo apparve Quel sen leggiadro, nitido qual gemma D’un color vivo; essa levò un gran pianto, Gemiti e lai, perdette i sensi ancora A quando a quando. Agli occhi suoi dolenti Danno ella fe’ con l’ugne, e già volea Tra le fiamme gittar, per disperata Voglia, sè stessa; ma le treccie sue, Sì come lacci in mille guise attorti. Ella avvolgea fra le sue dita e ratto Dalle radici le svellea, di sangue Rigando il volto. Ed or cadea boccone Sul duro suol, gittavasi la negra Polve sul capo e sì mordea le braccia Strappandone le carni. Anche le fiamme Al capo s’avventò, sì che nel fuoco Arse le trecce brune. Ella dicea: :Anima cara della madre tua, Giù nel sangue travolto e nella polve, </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> oq5dvkkfrftm321ehfvxy757lnnvp76 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/309 108 1012689 3834943 3661819 2026-05-13T14:38:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834943 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 306 —|}}</noinclude> <poem> Oh! dove sei? Qual di straniero o quale D’un prigionier, quale d’un uom del volgo Spregiato e vii, la tua persona adunque, Inclita un dì, sotterra scese. Ed erano Volti alla via questi occhi miei, se forse Di Rùstem, di Sohràb annunzio avessi! E mi pensava e mi dicea che intanto Per l’ampia terra tu n’andavi. Il padre Così tu cerchi, tu il ritrovi ancora E già t’affretti a ritornar. Deh!, figlio, Che sepp’io mai che tal novella cruda Giunta sarìa, col suo pugnal trafitto Averti il seno il padre tuo?... Non venne A lui pietà pel tuo bel volto allora, Non pel tuo braccio, non per la persona Alta e gentil? Non si commosse al tuo Eretto fianco, se potè ferirlo Con l’affilato acciaro?... Ed io meschina La tua persona con amor, con cura. Nell’ore lunghe della notte e al chiaro Lume allevai del dì. Ma nel suo sangue Ora essa è immersa, ed un lenzuol funebre Salì a vestir le membra tue leggiadre! Chi mai stringerò al sen? chi mai frattanto Esser vorrà per tutti i giorni miei Consolator della mia angoscia? E il mio Affanno e d’esto cor l’acerba doglia A chi racconterò? Chi nel tuo loco Mi chiamerò dinanzi?... Oh! la tua vaga Persona e l’alma e gli occhi tuoi sì belli, Splendida face che rapita un giorno Da un regio ostello, da un giardin fiorente, Giù nella polve fu travolta!... E il padre Cercavi tu, ch’eri sostegno ai forti, Eroe famoso, e sulla via non padre Ti venne incontro, sì la tomba. A un tratto </poem><noinclude></noinclude> kcsv0rr9890iaxx8r9amayraowfg4y9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/310 108 1012690 3834945 3661820 2026-05-13T14:41:57Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834945 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 307 —|}}</noinclude> <poem> Dalla speranza tua miseramente Precipitasti e giù nel suol profondo, Quale un meschino, a riposar scendesti In sonno eterno! Ma il pugnal dal fianco Pria ch’ei traesse a lacerarti il seno Candido e puro, a che i ben certi segni Che la tua madre già ti porse, a lui Non desti ratto nè d’essi nessuno Fosti ricordo a lui? La madre tua Ben t’avea dato non manchevol segno Del genitor; perchè non vero adunque Esso ti giunse?.. Ed or qui si rimane, Qual prigioniera in suo dolor, la madre Orba di te, piena d’affanno, immersa Nell’angoscia del cor, fra pianti e lai. Oh! perchè mai nel tuo viaggio al fianco Io non ti venni, mentre agli altri eroi Sovrastavi del capo, alto qual canna? Anche da lungi Rùstem ravvisata Allor m’avrebbe e te con me al suo seno, Figlio diletto, accolto avrìa. Quel forte, figlio mio, gittando lungi il ferro, Mai non t’avrebbe trapassato il core! Così dicea la misera e co’ pugni Percotevasi intanto e si svellea Le chiome, al volto con le man serrate Onta facendo. La tua madre, o caro, Sovente ella dicea, qui desolata Ora si sta, tu il cor da crudel ferro Squarciato avesti! — E poi che molto il pianto Fece e diuturno, alla gente dattorno Che la vedea, di lagrime le ciglia Fece suffuse e piene. Ella frattanto Cadde priva di senso, e il cor di tutti A quella vista si spezzò per lei; Cadde sul duro suol, sul duro suolo </poem><noinclude></noinclude> 50ye8oa9a8q2ba8bj1od51wtaeql8ik Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/311 108 1012691 3834946 3661821 2026-05-13T14:43:42Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834946 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 308 —|}}</noinclude> <poem> Come morta restò; detto tu avresti Che ghiacciato era il sangue. Ella rinvenne E il pianto ripigliò, pel figlio ucciso Ricominciando il lagrimar, di sangue Con le percosse il candido suo volto Fe’ rosso; volle ancor che il palafreno Dell’estinto Sohràb dinanzi a lei Altri adducesse. Ella palpò del nobile Destrier la testa e al sen la strinse (intanto Meravigliò chi a riguardar si stava), Indi il baciò nel capo. Ecco!, di sotto All’ugne sue, pe’ fieri colpi, il sangue A rivi scorse, e rossa fe’ la terra Di lagrime sanguigne, allor che il suolo A piè del palafreno ella toccava Con la sua fronte. E fe’ recarsi poi La regal vesta dell’ucciso e al petto Pietosamente se la strinse come Pur fosse il figlio suo. L’arco ed il fulgido Arnese ancor, la sopravveste, il ferro E la clava possente e l’asta acuta Ella apportar si fece e con la grave Mazza la fronte si percosse e mesto Ricordo fe’ del petto e del sembiante Del figlio suo. La mano alla corazza Recava poi, l’elmo afferrava, e intanto Tra i sospiri dicea: Lïon gagliardo. Tu che amavi la guerra! — Anche lo scudo E la sella e le briglie ella recava, E l’auree briglie e quello scudo al capo S’avventò fieramente; anche quel laccio Di cubiti settanta ella si prese. Indi il gittò da sè lontano, e ratto, Fuori traendo di Sohràb la spada, Delle chiome disciolte e della coda Del palafren recise a mezzo il crine. </poem><noinclude></noinclude> g4sxhza1vrr44c8plbuma573c4gmyfj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/312 108 1012692 3834947 3661822 2026-05-13T14:46:07Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834947 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 309 —|}}</noinclude> <poem> :Ma poi de la sua casa ella spartìa Fra la misera gente ampia ricchezza, L’argento e l’oro e tutti i palafreni Belli e fregiati di lor barde. Alfine Chiuse le porte del regal palagio E il trono fe’ schiantar dal loco suo, Poscia dall’alto il rovesciò, sul suolo L’abbandonando poi. Ma la regale Aula che loco fu di molte cene, Ella distrusse, che di là per l’aspra Guerra Sohràb un giorno uscìa. Le porte Dell’ampio ostello d’un color ritinse E fosco e tetro e tutta fe’ la casa Scrollar da’ fondamenti e i penetrali Disertar volle. Ma d’azzurre vesti Ella si cinse, e poi, sotto al suo pianto. Sparve d’un tratto quel color d’azzurro, Che sempre ella piangea, la notte e il giorno, E fea gemiti e lai. Così ella visse Un anno ancor, Sohràb estinto, e poi In quell’affanno ella si spense. Al cielo, Al prode figlio suo, volò quell’alma. :Behràm, che dolce ebbe favella, disse: «Soverchio affetto non porra’ tu mai A persona ch’è morta. Oh! in questa vita Non rimarrai lunga stagion! Sii pronto, Nè t’indugiar. Di questa ch’è sì antica Sede dell’uom, tale è costume, e scernere Principio suo non potrai tu dal fine. Il padre tuo fissò d’un giorno solo A te vegliar quaggiù; vuolsi che giunga Al termin suo quel tuo vegliar. Cotesta È vera cosa, nè il secreto suo Si manifesta mai. Che se nol trovi, A che tanto ne vai per trista voglia Ricercando la chiave? È quella porta </poem><noinclude></noinclude> hnfw1tad94jstjw3cv1vv6teewrs0c6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/313 108 1012693 3834949 3661823 2026-05-13T14:46:52Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834949 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 310 —|}}</noinclude> <poem> Chiusa in eterno, e schiuderla non seppe Nato mortal; fatica se tu adopri, Cara è dispersa di tua vita. Intanto Alla vita caduca e passeggiera Non avvincere il cor. Caduca vita E passeggiera gran frutto non porta!». :Tutte per me son dette le parole Di tale istoria, ed ecco ch’io già volsi A Siyavìsh tradito il mio pensiero. </poem><noinclude></noinclude> 2kgphsd4serby3iwg9claatz9wy6g0j Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/314 108 1012694 3834994 3776487 2026-05-13T19:45:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834994 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 311 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|c=t01|5. Leggenda di Siyavish.}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Principio del racconto.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 377-378).}} <poem> :Or tu ci appresta, nobile cantore, Tu, di vigile cor, storia leggiadra. Quando a ragion sen va conforme il detto, Di nobile cantor l’anima bella Diletto adduce in chi l’ascolta; e tale Che ha malvagio pensiero e in sua tristizia Malo ha consiglio, per sè stesso a mala Croce si pone, e là, nella presenza D’uom saggio e accorto, d’ignominia è carco. :Eppure il suo difetto a niun fu dato Per scïenza veder, che bello sempre Tuo costume a te par; ma se pur debbe Eterno rimaner quanto è più vero, Tu il vero esponi e mostra ne fa poi Ad uom nobile e saggio. E se quel saggio L’approva e piace l’opra tua, la chiara E limpid’onda qual pupilla fulgida Ne’ tuoi ruscelli scorrerà perenne. :Or io, conforme a dir del borgomastro. Leggenda comporrò che antiqui detti Ci tramandâr. Queste leggende antiche Per me, fra il popol mio, così ritornano </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> t0xftiwhnxop0wpq73dbctq7zwylate Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/315 108 1012695 3834995 3661825 2026-05-13T19:47:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834995 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 312 —|}}</noinclude> <poem> A novella freschezza. Oh! se m’è dato Viver lungo quaggiù, lieto e gioioso Per lungo tempo ancor farò soggiorno Alla terrena mia dimora. Nobile Pianta e feconda di soavi frutti Di me qui rimarrà. Dentro al giardino Rimarranno que’ frutti. Andò stagione D’otto e cinquanta ancor giri di sole, E molte cose portentose e strane Passâr sul capo mio. Ma non per gli anni Desio scema nel cor, sì che ogni giorno Di presagi vo in traccia e alle notate Carte delle stagion levo gli sguardi. Oh! che dicea quel sacerdote, illustre Guida a noi tutti? «Non invecchia, ei disse, Cosa che s’innovò. Tu, fin che in terra Vivo sarai, racconta. Ama la gloria, Saggio ti mostra. E allor che partirai Dalla terrena via, con Dio soltanto Faccenda tua sarà, se buone o triste Saranno state l’opre tue qui in terra. Vedi che mieterai conforme al seme Che un dì gittavi; tali udrai parole, Quali un dì proferisti. E quei che dolce Parla, mai non udrà suono d’accenti Acerbo e duro, e tu, fin che hai potere, Saggio favella. Volgiti frattanto A ciò che dice il borgomastro; vedi Ciò che narrando va l’uom dei racconti». </poem><noinclude></noinclude> bqb42k4aj48cu3pwpwj1lw5hayu1zhh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/316 108 1012696 3834996 3661826 2026-05-13T19:51:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834996 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 313 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|II. Caccia di Tùs e di Ghév.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 378-380).}} <poem> :Così narrò l’antico savio. — Un giorno, Nell’ora che levò cantar di galli, Egli e Gùderz e Ghev, e cavalieri Molti del prence, usciron da le porte E gioiosi e festanti. Alla pianura Volgean di Déghvi concitato il passo, Bramosi di cacciar, con falchi e veltri Atti a scovar le fiere. Assai ne presero, Ne atterrarono assai, onde per venti E venti giorni ragunâr di cibo Immensa copia. Ma di là non lungi Era l’ostello d’un turanio prence. I padiglioni suoi tutto là intorno Adombravano il suol; stendeasi in vista De’ cacciatori una foresta lungo L’ampio confin de’ cavalieri invitti Di Turania deserta. Innanzi andava Con Tus e Ghev il savio, ed era dietro Di sergenti uno stuol, tutti gagliardi E valorosi. Penetrâr la selva E s’aggirâr pel dilettoso loco I due gagliardi cavalieri, e intanto Nella foresta una leggiadra e vaga Giovinetta incontrâr. Tosto moveano E l’uno e l’altro frettolosi, e pieno D’un riso il labbro avean. Pari a costei Donna al mondo non era, e niun difetto Era in tanta beltà. Ma Tus per primo Così le disse: O bella ingannatrice, Chi la via ti mostrava alla foresta? </poem><noinclude></noinclude> ewi9nkcjvn5f9a9rld8ijfa5wn66bk9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/317 108 1012697 3834998 3661827 2026-05-13T19:54:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3834998 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 314 —|}}</noinclude> <poem> :E quella rispondea: Ier mi percosse Il padre mio, sì che lasciai la terra E qui men venni. Era la notte scura Quand’ei tornò da una festosa cena, Ebbro pel molto vin. Come da lungi Ei mi scoverse, la lucente spada Trasse fremendo e la scagliò, bramoso Di troncarmi la testa. Io mi fuggii, Cercai rifugio entro la selva e questo Loco toccai dall’affannosa via In tale istante. — E Tus la richiedea Del nascimento suo. Quella, simile A un bel cipresso, tutto ridicendo Partitamente, A Garsivéz congiunta Son io, rispose. A re Fredùn antico Stirpe risale dalla qual discendo. :E quegli dì rimando: Oh! come mai A piè, senza destrier, senza una guida, Fin qui se’ giunta? — E rispondea colei: Per la stanchezza del cammin rimasto M’è addietro il palafren che al suol mi pose. Oro infinito e molte avea con meco Splendide gemme e al capo una corona Avea di fulgid’or. Tutto mi tolse Gente maligna nella selva, e dure Percosse anche mi diè con la guaina Di sue spade taglienti... Oh! quando il senno Il padre mio ricovrerà, di rapidi Cavalieri uno stuol sovra i miei passi Manderà certo, e qui verrà correndo La madre ancor, ch’ella non vuol ch’io vada. :Caldo si fe’ per lei de’ prenci il core; Tus la ragion perdea. Quel sire illustre Figlio di Nèvdher così disse: Io solo La ritrovai, perchè veloce io corsi E m’affrettai. — Ma Ghev rispose: O duce </poem><noinclude></noinclude> 5k1nr9i6r4esvspl5ibx72wf3u7sa23 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/318 108 1012698 3835000 3661828 2026-05-13T19:57:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835000 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 315 —|}}</noinclude> <poem> Dell’iranio signor, senza i tuoi prodi A me non sei tu pari. — Io, rispondea Tus incalzando, questo so che primo Qui giunse il mio destrier. — Queste parole Tu, tu stesso, non dir, Ghev ribattea. Primo, tu il sai, mossi alla caccia, e questo Garrir mendace risparmiar tu dèi Per una schiava. Prode non diventa Nè generoso un amator di risse. :Le lor parole per l’alto disdegno Giunsero a tal, che già parea doversi Troncar la testa alla fanciulla. Il fiero Litigio assai durò; ma poi là in mezzo Gittossi un cavalier. Questa fanciulla Recate, ei disse, al prence iranio; e quale Ei comando farà, tal s’obbedisca. :Non si partir da quel consiglio, e tosto D’Irania al sire nel cospetto i due Prenci venìan. Ma quando la leggiadra Fanciulla Kàvus rimirò, quel core Amor ne prese ratto e avidamente Ne disïò il connubio. Il re si volse E disse ai due guerrieri: Oh! fu ben lieve Il faticar per voi nell’aspra via! Questo bel giorno passerem narrando Che con veltri alla caccia incliti eroi Vago un sole prendean. Timida cerva O gazzella è costei, che via si porta Il core altrui. Davver! che d’un gran sire Degna è la preda! — Il re le disse allora: :Qual la tua stirpe, o giovinetta? Al volto È ugual delle Perì quel tuo bel viso! :E quella rispondea: Donna regale Son per madre, o signor, ma dall’antico Fredùn per via del padre anch’io discendo. Del prence Garsivèz delle figliuole </poem><noinclude></noinclude> 4mmziu4b4hczpdjexbm6pg0fv7eus8z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/319 108 1012699 3835003 3661829 2026-05-13T19:59:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835003 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 316 —|}}</noinclude> <poem> Sono, e a Fredùn per lui va il mio lignaggio E il nascimento, ch’egli è pur congiunto Al regnante Afrasyàb; dal seme illustre Con molto onor, con molta lode, ei venne Di Tur antico. — E che?, disse, tu adunque Sperder volevi queste tre sì belle Cose ch’io veggo in te, regal prosapia E gentil volto e nero crin?... Ma eletto Un loco or si convien ch’io ti destini Nelle mie stanze aurifulgenti. Donna Là ti farò di mie leggiadre spose, Donna e regina. — E quella rispondea: :Da che ti vidi, o re, fra gli altri illustri Te solo io scelsi. — Ai due guerrieri un dono Kàvus prence inviò, dieci cavalli Di gran valor, una corona, un seggio. Indi l’idolo suo nelle sue stanze Bramoso accolse e comandò che in trono Seduta ella vi stesse. Incliti e vaghi Fûr gli ornamenti suoi, con drappi gialli, Con turchesi e rubini e prezïosi Lapislazzuli in copia; a lei di sotto Trono fu posto che splendea d’avorio, E su la fronte le fu dato un serto Di bei rubini e di turchesi, ed altre Cose v’erano assai, opra divina, Quante eran d’uopo. Ell’era veramente Qual di vivo color rubino intatto. </poem><noinclude></noinclude> oa89v42d7td67f9mzzk6ogb0f926o5k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/320 108 1012700 3835014 3661830 2026-05-13T20:04:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835014 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 317 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|III. Nascita di Siyàvish e sua educazione.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 380-383).}} <poem> :Nè molto andò che a primavera bella Fu reso il vago suo splendor. Passate Quando furono a lei sì adorna e cara Ben nove lune, come sol splendente Un infante ne uscì; leggiadro e vago Quel pargoletto si mostrò. — Davvero! Che or si dee fino al ciel, là tra le nubi, Il regal trono sollevar! — Da lei Venne adunque l’infante, ed un’alata Perì sembrò, col volto suo piacente Qual è di Aderbigiàn nelle contrade Un idolo famoso. A Kàvus prence Dissero allor: Giocondo frutto hai colto Dalla tua cara giovinetta. — E il mondo Tutto s’empì della sua fama, e niuno Udì giammai che pargolo nascesse Con tal volto e tal crin. Del mondo il prence Siyavìsh il chiamò, poi rese grazie A questo ciel pel figlio suo leggiadro, E con segno d’onor fe’ un indovino, Conoscitor degli astri inclito e grande, Venirsi a lato. E quei che segni e computi Dell’alto ciel conobbe e chiaro seppe E il bene e il male e il come e il quanto, allora Tosto scoverse che nemiche al regio Infante eran le stelle, e si fe’ tristo Come ne vide sonnolento il fato. Trovò che bene e mal cagione a lui Eran d’offesa e di dolor. Per esso Fe’ ricorso all’Eterno e al genitore </poem><noinclude></noinclude> h3tu4cj85mcsl3795gwsya2i9ncs3ge Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/321 108 1012701 3835016 3661831 2026-05-13T20:06:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835016 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 318 —|}}</noinclude> <poem> Tutte svelò del figlio suo le sorti E le vie ne mostrò partitamente. :E fu cotesto fin che tempo volse, E Rùstem venne appo il suo re. Nel grembo, Egli dicea, ben si convien ch’io nutra Questo tuo infante pari a lïoncello. Se non han pregio i balii tuoi, signore, Educator per l’ampia terra eguale A me davver non è. — Molto pensava D’Irania il prence in tal proposta, e poi Cagion di pena non gli parve al core L’acconsentir. Degli occhi suoi la luce, Il suo core affidò lieto e festoso A Rùstem battaglier, quel suo diletto Che forte un dì saria, di gloria amante Per l’ampia terra. E nel Zabùl recavalo Il valoroso e un loco egli apprestavasi Di rose in un giardin. Con molta cura Del cavalcar, del tirar d’arco tutta L’arte gli disvelava e qual de’ lacci Attorti il modo. Anco gli apprese in pugno Le briglie governar, salir le staffe, E il come e lo perchè di cose molte Fra lor diverse e il quanto. E diègli ancora Delle feste i precetti e de’ conviti. Del ber giocondo gli svelò il costume, E la caccia con falchi e con segugi Gli apprese poi. Del giusto e dell’ingiusto Le ambagi gli mostrò, della corona. Del regal seggio le sacrate norme, L’arte del favellar, dell’armi in guerra Tutti i costumi e del guidar le schiere Modo e ragione, e tutte gli apprendea Le cose belle ad una ad una, e molta Ebbe fatica che a fruttar poi venne. :E Siyavìsh fu tal nel mondo allora </poem><noinclude></noinclude> 0mgqv9sngulfliblrxdtxnwm4tr69oe Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/322 108 1012702 3835017 3661832 2026-05-13T20:27:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835017 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 319 —|}}</noinclude> <poem> Che de’ principi alcun pari non gli era Di quella terra. Un dì che forte e grande Egli divenne poi che andò stagione, Sì che impigliar solea ne’ lacci suoi Un lïone alla caccia, a quel gagliardo Rùstem si volse e fe’ tai detti: In core Alta mi venne del regale aspetto Del padre mio necessità. Tu, o prode, Crucciando il core e faticando assai, Tutti i pregi d’un re con amorosa Cura qui m’insegnavi. Or si conviene Che vegga il padre mio di me virtudi, Alta dottrina d’uom gagliardo e forte. :L’eroe, di core leonino, tutta Compì di lui faccenda, e in ogni parte Messi inviava. Radunò gran copia Di palafreni e di sergenti e molto Argento ed or, cinti e suggelli ed elmi E regi troni e vesti e bei tappeti, Quanto recar potè là raccogliendo Con pronta voglia. Ma di ciò che in serbo Di Rùstem ne’ tesori allor non era, Qua e là mandando, ei radunò sollecito Copia infinita. Con tal pompa il suo Diletto alunno ei pose in via. La gente Meravigliando sogguardava, e insieme Venia Rùstem fortissimo, cruccioso Perchè Kàvus non fosse, e il popol tutto A festa s’adornò, che a quel famoso Rùstem volea gratificar. Mesceano Succino ed auro e degli eroi sul capo Gittavan poi con molta gioia; il mondo Pieno fu allor di doni, e fu letizia In ogni parte; ogni dimora o borgo, Ogni castello s’adornò. Monete Là, sotto al piè degli arabi cavalli, </poem><noinclude></noinclude> rssb328h6sdhbnq3airgvsomwcedr2j Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/323 108 1012703 3835018 3661833 2026-05-13T20:30:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835018 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 320 —|}}</noinclude> <poem> Gittavansi, e nessun per tutta Irania Mesto fu visto allora. Ai palafreni Di vin, di zafferan, di muschio eletto In ogni parte era cosparso il crine. Tosto che a Kàvus re novella giunse Che Siyavìsh redìa con tutta pompa, A Ghev e a Tus ei fe’ precetto uscissero Festosi con timballi ed elefanti. Tutti adunârsi i più famosi, e a questa Mano andavane Tus, era dall’altra Il fortissimo eroe. Con fiero incesso Venian dinanzi al re, venian con quello Arbor novello da’ bei frutti. E quando Alla dimora di re Kàvus giunsero, Grido levossi e fu dischiuso il varco. Stavano a riguardar molti famigli E turiboli avean, soavi odori, Le man conserte al petto. Eran trecento In ogni parte, e in mezzo a lor del capo Soprastava il garzon, qual rigoglioso Ed agile cipresso. Oro e lucenti Gemme al piè gli spargean, con alte voci Benedicendo a lui. Ma il garzoncello, Ratto che il padre suo vide sul trono Che d’avorio splendea, con la corona Di fulgidi rubini alta sul capo, Gli benedisse in pria, fecegli omaggio, Indi per alcun tempo una preghiera Sommessamente mormorò, la fronte Chinata al suol. Ma poi sen venne al sire, E quel duce d’eroi più volte al petto Strinse quel caro capo. Inchiesta ei fece’ Di Rùstem battaglier, gli fe’ carezze, E su quel trono in fulgidi turchesi Il volle assiso. Ei ben vedea che molte Cose nate sarìan, molte parole </poem><noinclude></noinclude> tbhnx7f68ew88nfyzi71ybyn9qc7uxy Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/324 108 1012704 3835019 3661834 2026-05-13T20:33:00Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835019 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 321 —|}}</noinclude> <poem> Dette sariano un dì per quel suo figlio Di tale aspetto, di tal forza e tale Maestà di gran re. Meravigliava Di lui quel padre e fea benaugurosi Voti per lui d’assai. Per gli anni brevi Del garzoncel, per tanta sua saggezza, Sì che detto avrestù quell’alma pura Aver nutrita Intelligenza, molte Preghiere ei fece a Dio, fattor del mondo, E il volto al suolo umiliò. Dicea: :Fattor di questo ciel, Signor del sole. Di saggezza Signor, da te discendono I beni tutti, ed io dal figlio mio. Almo Signor, fo inizio all’adorarti! :Tutti con doni da gittarsi attorno Gl’irani prenci andarono festosi Appo l’inclito re. Meravigliavano Maestà contemplando e portamento Di Siyavìsh gagliardo, e grazie a Dio Rendean compunti. Fe’ precetto il sire Che venissero a lui cinti dell’armi Magnati e prenci. Si versò per molta Gioia festante nei giardini attorno La folla tutta, nelle attigue stanze; Festa solenne elli apprestâr, chiedendo Vino e concenti e musici cantori. Principe Kàvus ordinò tal festa Gaia in quel dì, qual de’ regnanti alcuno Mai non avesse di lui prima in terra Apprestata agli eroi. Stetter que’ prodi Per sette giorni letiziando, e poi, Del giorno ottavo al cominciar, dischiuse De’ suoi tesori quel gran re le porte E un tesoro donò pieno d’elette Cose al suo figlio, brandi acuti ed elmi, Un suggello regal, seggi pomposi, </poem><noinclude></noinclude> eea3mwvjaa8gji595veve7v2z0xfyob Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/325 108 1012705 3835010 3661835 2026-05-13T20:01:53Z Alex brollo 1615 3835010 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" /></noinclude><section begin="s1" /> <poem> Arabi palafreni, a cui sul dorso Di durissimo legno eran le selle, Gualdrappe, arnesi da recarsi in guerra, Serici drappi e cofani e monete, Fulgide gemme ed altre cose molte E in meno e in più. Ma un ingemmato serto Non gli donò, che di regal corona Per lui non era il giorno e per la tenera Età non n’era degno il giovinetto. Queste donava preziose cose A Siyavish il re; gli die l’annunzio D’altre più belle ancor, speme gl’infuse. Per molto amor, di molte cose, e poi Per sett’anni il provò, sì che fu aperto E manifesto ingenuo nascer suo In tutte l’opre. All’anno ottavo, un serto Di fulgid’oro, un aureo cinto, un aureo Monil Kàvus gli die. Sovra lucente Serico foglio un regio editto scrissero. De’ prenci antiqui e degli eroi le norme E il costume seguendo, e l’ampia terra Di Kohistàn donava al figlio suo Quel re possente, che ben degno egli era Di regal seggio e di corona. Un tempo Così chiamavan quella terra; ai nostri Oiorni Ma-veran-nàhr tu la dirai. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> IV. Amore di Sùdàbeh. (Ed. Calc. p. 383-387). <poem> Tempo trascorse da quel dì. Gioia Il cor del sire per quel figlio suo, E un giorno che assidea Kàvus regnante Gol garzoncello, dalla porta a un tratto </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 258a6gzxvy8gl55r1nxldnnt7z61yz9 3835020 3835010 2026-05-13T20:35:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835020 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 311 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Arabi palafreni, a cui sul dorso Di durissimo legno eran le selle, Gualdrappe, arnesi da recarsi in guerra, Serici drappi e cofani e monete, Fulgide gemme ed altre cose molte E in meno e in più. Ma un ingemmato serto Non gli donò, che di regal corona Per lui non era il giorno e per la tenera Età non n’era degno il giovinetto. :Queste donava prezïose cose A Siyavìsh il re; gli diè l’annunzio D’altre più belle ancor, speme gl’infuse. Per molto amor, di molte cose, e poi Per sett’anni il provò, sì che fu aperto E manifesto ingenuo nascer suo In tutte l’opre. All’anno ottavo, un serto Di fulgid’oro, un aureo cinto, un aureo Monil Kàvus gli diè. Sovra lucente Serico foglio un regio editto scrissero. De’ prenci antiqui e degli eroi le norme E il costume seguendo, e l’ampia terra Di Kohistàn donava al figlio suo Quel re possente, che ben degno egli era Di regal seggio e di corona. Un tempo Così chiamavan quella terra; ai nostri Giorni Ma-veran-nàhr tu la dirai. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IV. Amore di Sùdàbeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 383-387).}} <poem> :Tempo trascorse da quel dì. Gioia Il cor del sire per quel figlio suo, E un giorno che assidea Kàvus regnante Col garzoncello, dalla porta a un tratto </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> azxnwcitzumnlgfpn9k0o6ot83ep43a 3835049 3835020 2026-05-14T06:00:00Z Alex brollo 1615 3835049 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 322 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Arabi palafreni, a cui sul dorso Di durissimo legno eran le selle, Gualdrappe, arnesi da recarsi in guerra, Serici drappi e cofani e monete, Fulgide gemme ed altre cose molte E in meno e in più. Ma un ingemmato serto Non gli donò, che di regal corona Per lui non era il giorno e per la tenera Età non n’era degno il giovinetto. :Queste donava prezïose cose A Siyavìsh il re; gli diè l’annunzio D’altre più belle ancor, speme gl’infuse. Per molto amor, di molte cose, e poi Per sett’anni il provò, sì che fu aperto E manifesto ingenuo nascer suo In tutte l’opre. All’anno ottavo, un serto Di fulgid’oro, un aureo cinto, un aureo Monil Kàvus gli diè. Sovra lucente Serico foglio un regio editto scrissero. De’ prenci antiqui e degli eroi le norme E il costume seguendo, e l’ampia terra Di Kohistàn donava al figlio suo Quel re possente, che ben degno egli era Di regal seggio e di corona. Un tempo Così chiamavan quella terra; ai nostri Giorni Ma-veran-nàhr tu la dirai. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IV. Amore di Sùdàbeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 383-387).}} <poem> :Tempo trascorse da quel dì. Gioia Il cor del sire per quel figlio suo, E un giorno che assidea Kàvus regnante Col garzoncello, dalla porta a un tratto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> otzbzlvwyedmrigjylkmdypqg9k5p5e Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/326 108 1012706 3835023 3661836 2026-05-13T21:05:43Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 323 —|}}</noinclude> <poem> Venne Sudàbeh. Al rimirar del vago Giovinetto il sembiante e il far gentile, Si fe’ costei pensosa e il cor nel petto Repente le balzò. Tale divenne, Che detto avresti attenuarsi lei Qual fil di seta o qual dinanzi al fuoco Di ghiaccio un frusto. Ella spedì furtiva Un messaggiero al garzoncello, e disse: :A Siyavìsh ten va secretamente. Così tu gli dirai: «Se all’improvviso Dell’iranio signor le più secrete Stanze entrerai, non sarà meraviglia». :Andò il messo e rendea quel suo messaggio Al garzoncello. S’adirò costui, Di fama integra, e disse: Io per le stanze Di femmine non son. Lascia le inchieste, Gh’uom non son io da tradimenti e frodi. :Al primo albor de la novella luce Venne Sudàbeh al prence iranio, e fiero N’era l’incesso e rapido. Signore Di forti in guerra, ella dicea, non videro La luna e il sol chi ugual ti sia, e penso Che niuno in terra al figlio tuo sia pari. Felice il mondo per cotesto nodo Avventurato!.. Ma tu aperto a tue Stanze l’accesso gli concedi, a quelle SiroccHie sue, vaghe fanciulle, e digli, Digli ancor ch’ei si rechi a quando a quando Le sue sorelle a rimirar. Pel molto Amor che hanno per lui, d’angoscia il core È colmo a le fanciulle, è pien di lagrime Il lor tenero volto. Oh! noi di molto Onore il farem segno, incliti doni Faremgli a gara, e farem si che frutto La pianta rechi di verace ossequio. :E il prence a lei: Giusto il tuo dir! Per lui È di ben cento madri in te l’amore. </poem><noinclude></noinclude> 1txshglnfo4i4pwn0ur6uku1v28r21v Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/327 108 1012707 3835024 3661837 2026-05-13T21:09:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 324 —|}}</noinclude> <poem> Siyavìsh chiamò a sè. Dissegli: Amore Mai celar non si può; poter del sangue Non resta ascoso. Di cotal natura Iddio ti fe’, che ognun che ti vedea, Amor ti porta. Ma più veramente Quei che per sempre t’è congiunto, allora Che sol da lungi può vederti, come, Come appo te può comportarsi? Vedi? Dietro a cortina delle stanze mie Stanno le tue sorelle e t’è qual madre Sudàbeh affettüosa. Or, dietro a quella Cortina, mira le fanciulle, e tanto Rèstavi almen che con giocondi auguri D’esse ciascuna ti saluti. — Ratto Che udì parola dell’iranio sire, Lo guardò in volto conturbato e incerto Il giovinetto. Meditò pensoso Per alcun tempo nel suo core, il grave Turbamento del cor per discacciarne Con generoso ardir. Credè che il padre Investigar così volesse l’intimo Di sua mente pensier, che ben sapea Che arguto era colui, saggio ed accorto, Di cor veggente, di gran senno, volto Al sospettar. Si dolse ed a sè stesso Peùsier secreto confidò. Movendo Quel suo pensier da non incerta meta Della regale intenzi̋on, S’io, disse, Men vado al gineceo, sarà ch’io tocchi Gran biasmo per costei! — Così rispose Ad alta voce poi: Diemmi comando, Seggio e corona il mio signor. Dal loco Donde si leva a dar fregio alla terra Quest’almo sol, fino a ponente, un prence Non è quaggiù che la corona in capo Cinga si come fai, con tal prudenza., </poem><noinclude></noinclude> 9yn15gl6w98730ny1ll9c6mmsunxuwi 3835025 3835024 2026-05-13T21:10:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 324 —|}}</noinclude> <poem> :Siyavìsh chiamò a sè. Dissegli: Amore Mai celar non si può; poter del sangue Non resta ascoso. Di cotal natura Iddio ti fe’, che ognun che ti vedea, Amor ti porta. Ma più veramente Quei che per sempre t’è congiunto, allora Che sol da lungi può vederti, come, Come appo te può comportarsi? Vedi? Dietro a cortina delle stanze mie Stanno le tue sorelle e t’è qual madre Sudàbeh affettüosa. Or, dietro a quella Cortina, mira le fanciulle, e tanto Rèstavi almen che con giocondi auguri D’esse ciascuna ti saluti. — Ratto Che udì parola dell’iranio sire, Lo guardò in volto conturbato e incerto Il giovinetto. Meditò pensoso Per alcun tempo nel suo core, il grave Turbamento del cor per discacciarne Con generoso ardir. Credè che il padre Investigar così volesse l’intimo Di sua mente pensier, che ben sapea Che arguto era colui, saggio ed accorto, Di cor veggente, di gran senno, volto Al sospettar. Si dolse ed a sè stesso Peùsier secreto confidò. Movendo Quel suo pensier da non incerta meta Della regale intenzi̋on, S’io, disse, Men vado al gineceo, sarà ch’io tocchi Gran biasmo per costei! — Così rispose Ad alta voce poi: Diemmi comando, Seggio e corona il mio signor. Dal loco Donde si leva a dar fregio alla terra Quest’almo sol, fino a ponente, un prence Non è quaggiù che la corona in capo Cinga si come fai, con tal prudenza., </poem><noinclude></noinclude> bq6yj7f58q3ry8r4u3u0z2veypg8bnv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/328 108 1012708 3835042 3661838 2026-05-14T05:45:47Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835042 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 325 —|}}</noinclude> <poem> Con tal saper, con tal costume e legge Di padri illustri. Or tu la via de’ saggi Mostra, o signore, a me, de’ grandi un tempo, De’ prenci esperti di gran cose. Ancora Insegnami a trattar l’asta e le freccie, L’arco e la clava e tra Le avverse file A usarne in giostra. E m’apprendi costume Del regal trono e leggi di tua corte, De’ conviti le norme e del ber vino Fra canti e suoni e fra coppieri. Oh! quale, Qual cosa apprenderei del mio signore Nel gineceo? Come potrìan le donne A sapïenza addimostrar la strada? :E Kàvus di rimando: figlio mio, Datti pace e t’allegra, e sii tu sempre Di bel costume difensor. Ben poche Parole udii, sì come queste tue, Acconcie e oneste; crescerà saggezza Per questi sensi in te. Ma un rio pensiero In cor deh! non serbarti e la rancura Discaccia e rompi, e ti rallegra. Corri, Corri a mirar le vaghe giovinette, Abbian esse per te d’alcuna gioia Qualche sentor. Dietro a le mie cortine Son le sorelle, e, qual la madre tua, Piena è d’amor per te Sudàbeh ancora. E Siyavìsh allor: Verrò dimani Al primo albor; ciò che il mio re comanda, Io sì farò. Poi che di tal signore Questo è precetto, è legge mia recarmi Al loco ingiunto. — Era a que’ tempi tale Di cui l’anima e il cor, la mente trista, Eran guasti dal male; Hirbèd suo nome. Mai non lasciò costui del suo signore I ginecei, ma ne serbò le chiavi In ogni tempo. All’uomo astuto e accorto </poem><noinclude></noinclude> ovuwobjkmljybzucsxjmnlq6rz7ufnf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/329 108 1012709 3835043 3661839 2026-05-14T05:48:02Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835043 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 326 —|}}</noinclude> <poem> Prence Kàvus parlò: Dimani, allora Che fuor trarrà dal suo secreto loco I raggi questo sol, tu saggio e accorto A Siyavìsh ne andrai. Vedi qual cosa Ei ti comandi, e tu la compi. Ancora A Sudàbeh dirai che muschio e gemme Gli appresenti per me. Le ancelle poi E le sorelle sue spargano attorno Verdi smeraldi e zafferan lucente. :Quando quest’almo sol dalla montagna Alta levò la fronte, il giovinetto Sen venne al sire. Il benedisse e omaggio Anco gli fe’. Secretamente seco Stette il gran prence a favellar, ma poi, Sciolto d’ogn’altra cura, Hirbèd chiamossi, Parole acconcie ebbe con lui. Si volse A Siyavìsh allor: Tu va con esso, A spettacol novello appresta il core. :Lieti nell’alma, scevro il cor d’angoscia, Ambo uscirono e insieme. E le cortine Ratto che Hirbèd levò alla porta, grave Per vicin danno Siyavìsh temenza Ebbesi in cor. Ma gli venìano incontro Tutte le giovinette, a lui bramose Venìan di festa; e l’inclita dimora Da confine a con fin tutta era sparsa Di muschio e zafTeran, d’auree monete. Auree monete sotto a’ piedi suoi Furon gittate, e fûr commisti insieme E gemme ed or. Sotto a cinese drappo Stava coperto il suol, ma tutto ancora Era di perle d’un color lucente Il suol cosparso; é v’eran canti e suoni Di musici pur anco e vin gagliardo E fragranze, e sul capo in gemme fulgide Preziose corone. Un paradiso </poem><noinclude></noinclude> aucuvg1mvv74x7dgs0qshpn4r4hpcu7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/330 108 1012710 3835044 3661840 2026-05-14T05:51:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835044 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 327 —|}}</noinclude> <poem> Era davver quel gineceo, di tante Fanciulle adorno e d’ogni eletta cosa. :Al primo entrarvi, Siyavìsh lucente Seggio mirava, tutto d’or. Figure Eranvi di turchesi artificiose In vaga foggia, e tutto era di serici Drappi coperto, d’un gran re ben degni. Sopra quel trono, quale un paradiso Per le vivide tinte e le fragranze. Stava Sudàbeh dal bel volto, volto Di bianca luna, e vi sedea qual splende Il Canopo in Yemèn. In su le spalle, Ricci su ricci, le cadea de’ bruni Capegli il bel volume e le scendeano Le treccie fino al piè, quai lacci attorti D’un color negro. Aveasi posto in fronte Una corona alta e lucente, e in piedi Stavale accanto a capo chino e gli aurei Sandali le reggea fidata ancella. :Sudàbeh, come Siyavìsh ne venne Dalla cortina, giù balzò dal trono Precipitosa. Ella sen venne (fiero N’era l’incesso) a lui, fecegli omaggio, Strinselo al petto un lungo istante e il volto Gli baciò lungamente e gli occhi fulgidi. Nè venne a sazietà del giovin sire Di rimirar l’aspetto. Oh! cento volte Grazia è questa di Dio, dissegli. Sempre Dio compunta adorai tutte di notte Nelle tre veglie taciturne e in tutte L’ore del dì, che niuno ebbesi un figlio Del tuo costume, e nessun re simile A quel di Kàvus fe’ connubio! — Ratto Ei s’avvedea qual fosse amor cotesto; Non per la via del ciel sì caldo amore Si disvelava. Ond’ei rapidamente </poem><noinclude></noinclude> bw98dgjm3s044cm5v8llljgffe1vcxg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/331 108 1012711 3835045 3661841 2026-05-14T05:53:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835045 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 328 —|}}</noinclude> <poem> (Che opra indegna gli parve a tutti in vista Rimanersi a quel loco) alle sirocchie Si trasse. L’acclamar le sue sirocchie E fer voti per lui; sovra dorato Sgabello l’adagiar. Poi che rimaso Ei fu colà tra le sirocchie sue Tempo non breve, al padre suo tornavasi A piè del trono, e il gineceo per lui Tutto fu pieno di bisbigli e strepiti. Guarda, dicean, la sua corona e quella Fronte altera, di lui, che sapienza Ama e virtù! Non somiglia, diresti. Ad uom per certo, e l’alma sua leggiadra Virtù trasfonde in chi da lungi il guata. :Così adunque tornava al genitore Siyavìsh, e dicea: Tutte già vidi Le stanze tue riposte. Inclita parte D’ogni bene avestù nella terrena Dimora inver, nè ti si addice a Dio Mover lamento. Di Gemshìd più assai, D’Hoshèng e di Fredùn, sei tu possente Per brando vincitor, per bellicose Genti fedeli e per tesori! — Il prence A tal parola giubilò; qual gaia Primavera adornò l’aula sua regia. Recaron vino e musici stromenti, Da cure di quaggiù sciolsero il core. :Quando apparve la notte e giù nell’ombre Discese il dì, recossi al gineceo L’inclito sire. Di Sudàbeh sua Fe’ inchiesta e disse: Tu celar non dèi Secreto del tuo cor. Parla del mio Figlio bennato e del suo dolce aspetto. Del portamento suo, dei detti suoi. Di sua prudenza e di suo senno. È caro? È sapiente?.. Me’ vederlo è assai, Quando pur dolce sia l’udirne i pregi. </poem><noinclude></noinclude> t8ktpa3y3kza5t2l0rg396ozsy3a7f7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/332 108 1012712 3835046 3661842 2026-05-14T05:56:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835046 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 329 —|}}</noinclude> <poem> :E a luì Sudàbeh: Uguale al signor mio Uom non videro in trono i prenci mai, E non le genti... Deh! chi fia pel mondo Eguale al figlio tuo?... Perchè dovremmo Farne motto in secreto? — A lei dicea Kàvus allora: I suoi perfetti giorni Quand’egli toccherà, occhio maligno Deh! noi sogguardi! — E rispondea Sudàbeh: :Se il figlio tuo la mia parola accoglie, Concorde al mio sarà pensier di lui Per ch’io del seme de’ congiunti nostri Sposa gli dia, sposa non già fra questi Prenci illustri del regno. Ella gli rechi Nel mondo un figlio, fra i regnanti a lui Nell’aspetto simil. Leggiadre figlie Che somigliano a te, molte ho ben io, Di tua semenza e del connubio ingenuo Nobile frutto. Ei ben potrìa la dolce Compagna sua toccar dalla semenza Di Kay-Arìsh, di Kay-Pishìn. Di gioia Egli farìa benaugurosi voti. :E tale è il voler mio, Kàvus rispose. La mia grandezza e la mia gloria sono A me nobile meta. — Al primo albore Siyavìsh corse appo il suo re. Fe’ voti Benedicendo al seggio imperïale, Benedicendo alla corona, e il padre Così col figlio suo, poi che agli estrani Ciò asconder volle, incominciò: Da Dio, Signor del mondo, serbo in me desire Che celo in cor, per che di te qui resti In ricordanza il nome tuo. Un prence Esca dai lombi tuoi, sì che tu allegri Il tuo bel core nel suo dolce aspetto Com’io di gioia ebbi ridente il volto Al dì del nascer tuo. Ben certo segno </poem><noinclude></noinclude> jx8p9zfo65e2paufxhdzmdrrc4gzjlp Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/333 108 1012713 3835047 3661843 2026-05-14T05:59:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835047 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 330 —|}}</noinclude> <poem> Nella tua stella vidi, al dir conforme Di sacerdoti astrologi, che un prence Uscir dovrìa da’ lombi tuoi, qui in terra Dolce ricordo tuo.... Scegli tu adunque La donna tua fra queste di magnati Leggiadre figlie. Volgi gli occhi tuoi Di Kay-Pishìn al gineceo; son molte Anche di Kay-Arìsh nella dimora Vaghe fanciulle. A questa parte e a quella Ti volgi intanto e all’opera ti accingi. :E il garzoncello a lui: Son io del prence I1 servo e il capo mio s’inchina a tutti I suoi comandi e i suoi consigli. Quella Ch’egli scerrà per me, di me fia degna. È donno a’ servi suoi chi sire è detto Dell’ampia terra... Ma non sia che questa Cosa Sudàbeh intenda mai. Ben altro Ella dirìa da ciò, nè quel cor suo Fede in cotesto avrebbe. In lei non sono Parole di tal guisa, ed io non trovo Là ne’ suoi ginecei per me alcun’opra. :Di Siyavìsh alle parole rise L’iranio prence; ei non sapea che l’acqua Sta sotto strame che galleggia. Scegli, Che ben t’è d’uopo, egli dicea, la sposa; Non temer di colei fra l’altra gente. Spirano amore i detti suoi; tu pensa Ch’ella del viver tuo veglia sui giorni. :Gioì Sìyàvish a que’ detti, e libera Da ogni tristo pensier l’anima sua Uscì d’un tratto. Rese omaggio al sire Dell’ampia terra e supplicando innanzi Al trono suo Dio venerò. Ma in core Dolente egli era e lacerato all’alma Per la scaltra Sudàbeh. Ei s’avvedea Che di Kàvus il dir venìa da lei, E n’ebbe attrita la persona e grama. </poem><noinclude></noinclude> 1jn4qwed0vgil0wqw589wkrk5ppw981 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/334 108 1012714 3835051 3661844 2026-05-14T06:03:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835051 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 331 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|V. Abboccamento di Siyâvish con Sûdâbeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 387-390).}} <poem> :Fra cotesti sermoni e cotai detti Anche andò quella notte e il ciel volgea Sovra la terra oscura. Alta sedette Sudàbeh e lieta su quel trono, e in capo Di fulgidi rubini un dïadema Si pose. Intorno a sè tutte chiamava Le vaghe figlie sue, tutte adornavale E fea seder sovra sgabelli d’oro A sè d’accanto. Stavanle dinanzi Le ancelle in piè come di foggia nuova Idoli, e detto avresti un paradiso Esser quel loco e la dimora. Intanto Fe’ un motto a Hirbéd la bellissima donna Qual luna: Vanne omai; queste parole A Siyavìsh tu reca: «Or si conviene Che tu affatichi il piè, perchè tu mostri A me il tuo volto e l’eretta statura». :Hirbéd correndo venne, e disse ratto Quelle che udite avea parole allora Nel gineceo. Si mosse il giovinetto Con grave incesso e venne a lei; vedea Quel trono suo, vedea la fronte e quella Aurea corona. Stavanle dinanzi Le ancelle in piè come di foggia nuova Idoli, e detto avresti un paradiso Esser quel trono e la dimora. Intanto Scese dal trono la regina e corse Incontro a lui, di gemme ampio-splendenti La fronte ornata e il crin. Sedea sul trono Di fulgid’auro il bel garzone, e quella </poem><noinclude></noinclude> 0k7k4lhkhn7ozaxqdgquz6z5c553vuk Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/335 108 1012715 3835052 3661845 2026-05-14T06:06:41Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835052 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 332 —|}}</noinclude> <poem> Stavagii di rincontro ossequïosa, Le braccia al sen conserte. Ella mostrava Le sue fanciulle al giovinetto sire Anche inesperto, ed eran gemme intatte. :Dentro a quest’aula vedi tu, dicea, Le vaghe ancelle che dorate al crine Han le corone? Tenere son tutte, Idoli di Tiràz. Iddio formolle E di grazia e di vezzi. E se d’alcuna Aspetto vago ti colpì, ne guata, Ne guata il volto e la gentil persona. :Come d’alquanto Siyavìsh rivolse Gli occhi, niuna da lui ritorse il guardo, Ma quella a questa e questa a quella un detto Sommessamente mormorò: Non osa Il prence rimirar fanciulla alcuna. — Ratto allor si ritrassero in disparte A’ lor sedili, in cor maledicendo La sorte sua ciascuna. Allor che tutte Ite eran quelle, A che tanto nascondi, Sudàbeh disse, una parola in core? Tu, cui bellezza di Perì nel volto È veramente, del tuo cor la dolce Brama a che non disveli? E perde il senno Ognun che da lontano anche ti mira, E suo sposo ti sceglie.... A quante sono Vaghe fanciulle qui, volgi con molto Senno lo sguardo indagator; ti eleggi, Quella ti eleggi ch’è di te più degna. :Siyavìsh tacque nè risposta rese. Nel suo vergine cor questo pensiero Dubitoso gli venne: A me non resta Che lagrimar pel vergine mio core. Meglio sarìa che donna io mi scegiiessi Fra i miei nemici. Da principi illustri Tutte narrarmi le avventure udii </poem><noinclude></noinclude> tl4fjcuebbfvnkaym3lf18p0bfi0r2a Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/336 108 1012716 3835175 3661846 2026-05-14T09:56:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835175 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 333 —|}}</noinclude> <poem> Dell’Hamavàr, che fe’ l’astuto vecchio D’Irania al sire, allor che sì gran turba Di forti Irani ei trucidò. Costei Ch’è pur sua figlia, di maligne astuzie Ha pieno il cor; non vuol costei che restino E nervi e polpe a nostra stirpe antica. — Così non schiuse alla risposta il labbro. :Si tolse il velo dalle gote allora La vaga donna e disse: Ove tu il sole Miri splendente su novello seggio Con la luna novella, oh! meraviglia Certo non è se vile appar la luna, Che aver tu brami il sol. Chi vide in trono Tutto d’avorio una leggiadra donna Qual io mi sono, su la fronte un serto Di rubin, di turchesi, ove non degni D’un guardo sol la luna vilipesa Nè beltà riconosca in altra donna, Meraviglia non è... Che se fia mai Che tu faccia con me solenne un patto Nè contrasti nè curi alcun pensiero, Ancella i’ ti farò tenera figlia A te dinanzi. Ma tu ferma un patto, E al detto mio non contrastar, giurando Che allor che migrerà dalla terrena Dimora il signor mio, tu successore Al loco suo sarai per me. Periglio Non soffrirai che allor m’incolga o danno E al par dell’alma tua cara m’avrai. Ecco a te qui mi sto, l’anima data E dato il corpo a te. Farò qual cosa Tu più vorrai, conforme al tuo desire, Nè il capo ritrarrò dal laccio tuo. :E il cinse al capo e lo baciò. Costei Ogni pudor così scordava. Intanto Si fer qual sangue per vergogna al prence </poem><noinclude></noinclude> 9aiqpmbp151gucsrlah3wqfcthkw4m8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/337 108 1012717 3835178 3661847 2026-05-14T10:00:23Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835178 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 334 —|}}</noinclude> <poem> Rosse le gote; ei fe’ leggiadro il ciglio D’una lagrima ardente e così disse Nel turbato suo cor: Dall’opra infida D’un Devo ingannator Dio m’allontani Ch’è signor de le stelle. Al padre mio La fè non disdirò, patto nessuno Stringer vogl’io con Ahrimàne... Eppure Questa impudica negli sguardi, ov’io Con un freddo parlar le rispondessi, Tutta s’accenderebbe e quel suo core Arderebbe di sdegno, ed ella incanto Farla qual maga contro a me in secreto, E fè darebbe a le parole sue Del mondo il re... Deh! che miglior consiglio Questo sarà che dolce io le favelli, Calda la serbi e procace in amore! :Così le disse poi: Quaggiù nel mondo Chi ti somiglia, o donna mia?... Novella Luna tu sembri veramente e d’altro Sposo degna non sei fuor che del sire. Or gran cosa è per me che una tua figlia A me ne venga, e non vuoisi davvero Che altra, fuori di lei, vengami sposa. Forte insisti su questo e al prence iranio Tu ne parla, e tu vedi qual risposta Ne toccherai.... Costei vogl’io, per lei Fo un patto e d’esso a te daccanto rendo Mallevadrice la mia lingua, ch’io Ad altra mai non volgerò il mio core, Fin ch’ella uguagli me nella statura. E tu mi parli del mio volto? Amore Nell’alma esso t’infuse; oh! Iddio soltanto Con la sua gloria un dì cotal mi fece, vaghissima donna! Or tu, prudente, Non disvelar questo tremendo arcano, Non ne parlar, che niuna arte sottile, </poem><noinclude></noinclude> jxqqn9x3quxvf9u5nbqvthmcu7qk15r Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/338 108 1012718 3835181 3661848 2026-05-14T10:03:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835181 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 335 —|}}</noinclude> <poem> Fuor che in celarlo, m’è concessa. "Vedi Che regina sei qui, donna e signora, E penso ancor che madre tu mi sei. :Disse, e all’istante uscì. Restò Sudàbeh Orba di mente e d’anima e di core. :Allor che ritornava al gineceo Principe Kàvus, ei guardossi attorno E Sudàbeh il vedea. Corse appo il sire E d’ogni cosa gli diè lieto annunzio, Di Siyavìsh tutto narrògli. Venne, Venne, ella disse, e contemplò quest’ampia Dimora tua, mentr’io tutte le vaghe Fanciulle radunai che neri han gli occhi. Detto avrestù che d’alto aura scendea Di voluttà e d’amor, tanto era bello Per tante vaghe e tenere fanciulle Il vasto loco. Ma nessuna a lui Gradita venne fuor che la mia figlia, Niuna bella appo lui ebbesi pregio. :Tanto il sire gioì per quegli accenti, Che detto avresti la candida luna Essergli allor dal ciel discesa in grembo. Schiuse le porte de’ tesori, e gemme Fuor ne traea con aurei cinti e fulgidi Drappi tessuti in or, smaniglie assai, Anelli e serti ed un monil lucente, Premio al valor, con aurei seggi. Un ampio Tesoro fu davver, d’ogni più eletta Cosa fornito, e sì n’avean pienezza Le genti allora. Ma Sudàbeh tutto Stavasi ad osservar; meravigliossi Punta nel cor, sì che pensando molte Arti sue richiamavasi alla mente. S’egli non cede al mio voler, pensava, Concederò che quest’anima mia Sì tormenti e sì crucci... E son ben molte, </poem><noinclude></noinclude> e829pj6jbbrmppve04rp8obpg27s1a2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/339 108 1012719 3835182 3661849 2026-05-14T10:06:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835182 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 336 —|}}</noinclude> <poem> Triste o belle che sian, l’arti che adopransi Aperte o ascose. Adoprerolle tutte; E s’ei da me volge la fronte, voce Contro a lui leverò nell’assemblea. :Con gli orecchini, e postasi sul capo Una corona tutta d’or, sedette Sudàbeh in trono. D’appellar fea cenno Prence Siyàvish al suo fianco e molte Parole avea con lui. Dissegli alfine: :Un tesor t’apprestava il signor mio, Nè di tal foggia l’uom trono e corona Vide giammai, con tante cose elette Cui misura non è; cento elefanti E cento ancor d’uopo sarìan, se tutto Volessi carreggiar... Io la mia figlia Ti darò sposa, ma su me soltanto, Sul serto mio, su questo viso, fermi Devi gli occhi tener. Quale hai cagione, Perchè dall’amor mio così tu fugga, Dall’aspetto e dal volto? Allor che in pria Ti vidi, caro, come morta fui. Stetti gemendo e sospirando, al core Offesa sì, che pel dolor non veggo Il chiaro giorno e penso che nel cielo Intenebrava il sol. Già da sett’anni Scender mi fa l’amor giù per il volto Un pianto di dolor. Deh! fammi lieta In parte ascosa, rendimi un sol giorno Di mia giovine età! Doni regali Ti darò più d’assai che non ti porse Del mondo il prence, serti ed elmi e troni. Ma se non cedi al mio voler, se al patto Rifuggi e sprezzi il mio consiglio, tutta Io sperderò la tua possanza. Tenebre Luna e sol si faranno agli occhi tuoi. :E Siyavìsh a lei: Questo non sia </poem><noinclude></noinclude> msr6g4adimrkrksws62gep7eojphyhh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/340 108 1012720 3835183 3661850 2026-05-14T10:09:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835183 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 337 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Che la legge del ciel per me si lasci Del cor per trista voglia! Il padre mio Tradir così dovrei, dovrei partirmi Da mia saggezza e lealtà... Rammenta Che regal donna qui sei tu qual sole De’ regnanti sul trono! e non è bello Che si discopra in te colpa sì rea. :Balzò dal trono per contrasto ed ira, Ma Sudàbeh su lui cacciò la mano. Di questo cor tutto il secreto, disse, A te, di cor maligno, io disvelai. Or da stolto vuoi tu onta recarmi, Stolta farmi apparir dinanzi ai saggi? <poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VI. Inganni di Sudàbeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 390-394).}} </poem> :Stese le mani, tutte lacerossi Le vestimenta e si graffiò le gote Ambe con l’ugne. Sorse alto un lamento Di lei dal gineceo, le voci sue Andarono alla via dal regio ostello, Dal regio ostel, da la regal dimora, Tal grido si levò, che detto avresti Esser la notte veramente, in cui Gli estinti corpi torneranno a vita. :Novella certa agli orecchi venia Del maggior prence. Egli balzò dal seggio Imperïal. Discese, ei sì, dall’aureo Suo trono, assorto in un pensier la mente, E corse al gineceo. Venne, e Sudàbeh Ratto ch’ei là vedea graffiata al volto, Ratto ch’ei là vedea d’alto scompiglio Piena la reggia, dimandò a ciascuno, </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> hj1idm9szl6kppqo9esa6d9fq8p6avt 3835185 3835183 2026-05-14T10:09:57Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835185 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 337 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Che la legge del ciel per me si lasci Del cor per trista voglia! Il padre mio Tradir così dovrei, dovrei partirmi Da mia saggezza e lealtà... Rammenta Che regal donna qui sei tu qual sole De’ regnanti sul trono! e non è bello Che si discopra in te colpa sì rea. :Balzò dal trono per contrasto ed ira, Ma Sudàbeh su lui cacciò la mano. Di questo cor tutto il secreto, disse, A te, di cor maligno, io disvelai. Or da stolto vuoi tu onta recarmi, Stolta farmi apparir dinanzi ai saggi? </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VI. Inganni di Sudàbeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 390-394).}} <poem> :Stese le mani, tutte lacerossi Le vestimenta e si graffiò le gote Ambe con l’ugne. Sorse alto un lamento Di lei dal gineceo, le voci sue Andarono alla via dal regio ostello, Dal regio ostel, da la regal dimora, Tal grido si levò, che detto avresti Esser la notte veramente, in cui Gli estinti corpi torneranno a vita. :Novella certa agli orecchi venia Del maggior prence. Egli balzò dal seggio Imperïal. Discese, ei sì, dall’aureo Suo trono, assorto in un pensier la mente, E corse al gineceo. Venne, e Sudàbeh Ratto ch’ei là vedea graffiata al volto, Ratto ch’ei là vedea d’alto scompiglio Piena la reggia, dimandò a ciascuno, </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 5x2kdbowdk6y0ncfftl5jjm4ngjmkon Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/341 108 1012721 3835193 3661851 2026-05-14T10:40:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835193 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 338 —|}}</noinclude> <poem> E molto s’attristò, che l’opra infida Non conoscea di quella donna mala, Ch’ebbe di selce il cor. Dinanzi a lui Urlò Sudàbeh in pria, lagrimò alquanto E il crine si strappò. Venne, ella disse, Venne daccanto al seggio mio quel tuo Figliuolo, Siyavìsh, Tendea le mani E forte avviticchiavasi. «Te sola, Dicea, te sola io vo’. Così a te pure Dir di me sarà d’uopo. È l’alma mia Piena d’amor per te; pieno è d’amore Il corpo mio. Perchè rifuggi, o bella, E ti schermisci?». Dalle negre chiome La corona ei mi tolse, e le mie vesti Dal seno mi cadean disciolte e rotte. :Si fa’ pensoso a quegli accenti il sire. Di molte cose fece inchiesta, e intanto Così disse nel cor: Se il ver costei Favella e per tal via frodi non cerca, D’uopo sarà che a Siyavìsh il capo Recidasi. Cotesta all’intricato Nodo sarà per questa via la chiave. :Or che dirà l’uora saggio? — Ecco! pudore Si volge al sangue nella vaga istoria! :Era la gente, là raccolta, avvezza Troppo al servir per disvelar quel vero E troppo accorta; ei ne sgombrò la stanza E restò solo. La sua donna allora E Siyavìsh chiamò; con senno e tutta Prudenza al figlio suo così dicea: :Non mi celar l’alto secreto. Male Che fec’io, tu non festi; or per leggieri, Non ben pensati accenti, io di soverchio M’attristo in cor. Deh! perchè mai dovea Farti invito alle mie stanze secrete? Ora il duolo gli è mio, ma tuo l’inganno, </poem><noinclude></noinclude> os3wk4juvege7w3unmq9ez8p47udulf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/342 108 1012722 3835194 3661852 2026-05-14T10:43:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835194 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 339 —|}}</noinclude> <poem> Ma tua la frode. Cerca il vero intanto E il volto scopri a me. Lo strano evento, Sì come accadde, tu mi narra adunque. :E Siyavìsh a lui tutto che accadde, Narravagli, e perchè contro a Sudàbeh Sdegnato egli era. Le- parole ei disse Partitamente, le parole corse Fra lor secrete. No, gli rispondea Sudàbeh, oh no! non è già questo il vero! Questa persona mia sola ei cercava Tra le fanciulle. Il tuo desìo, qual dono Far gli volevi tu, secreto o aperto, Ben io gli dissi e le monete e il serto E i tesori e la figlia e l’altre cose Elette e prezi̇ose e quel ch’io pure Aggiunto avrei di mia regal ricchezza, Dovizie date alla mia figlia. Ei disse Ch’uopo non era a lui degli opulenti Doni del padre, e non rinvenne modo Ch’ei volesse veder la figlia mia. «Te sola vo’, dicea più volte il tristo, Te sola vo’ fra tutte, e dei tesori Io che farmi non so, non d’altra donna, Senza, senza di te». Così condurmi Volle ad opra nefanda e nelle sue Forte le man mi strinse. Io già non feci La sua brama proterva, ond’ei le chiome Divelsemi dal capo, e il volto mio Guasto da l’ugne andò... Ma tu, signore. Pensa che in grembo la tua dolce prole Io celo, qual venia da’ lombi tuoi, E che a morte vicino andò quel pargolo Per grave affanno, quando angusto innanzi A me si fece e tenebroso il mondo. :Il re disse nel cor: Di questi due, No, non vengono all’uopo i detti avversi. </poem><noinclude></noinclude> j7f6feif4s6te0hhnrdg8flnavzvh4v Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/343 108 1012723 3835195 3661853 2026-05-14T10:45:44Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835195 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 340 —|}}</noinclude> <poem> Precipitar non vuoisi in ciò, che svia Di core angustia ogni saggezza ancora. A ciò si guardi in prima. E testimonio Il core ci darà, se veritiero Dir si possa quel cor. Veggasi intanto Il colpevol fra i due, chi per sua mala Intenzion si merti disciplina. :Arte d’inchiesta allor pensò cercando. Di Siyavìsh la man primieramente Intento egli odorò, fiutògli ancora E il braccio e il petto e il capo e la persona Tutta e dovunque, e non sentì fragranza Alcuna in lui, niun segno gli scoverse Di contatto con lei, mentre sentia Qual da Sudàbeh respirasse odore Di vin, di puro muschio e d’un’essenza Di rose porporine. Egli crucciavasi E la sua donna biasimava e il core Gonfio sentìa d’un’alta offesa. Intanto Ei si dicea: Costei col brando acuto Dilanïar si vuol! — Ma poi pensiero Ei fece d’Hamavàr, quando là sorsero E battaglie e tumulti e aspre tenzoni, E pensò ch’ei fu in ceppi, allor che niuno Eragli accanto dei congiunti suoi, Niun de’ cognati. Gli fu ancella sola Sudàbeh notte e dì; del dolor suo Ella si dolse, nè però dischiuse Il labbro a lamentar. Pensò che un core Pien d’amore ell’avea, sì ch’era d’uopo Molte colpe scordar. Pensò che piccioli Figli ei si avea da lei, che mai di pargoli Estimar non si vuol lieve l’affanno. Anche pensò che di colpa era immune Siyavìsh, e di lui sapea quel sire L’alta saggezza, onde chiamollo e disse: </poem><noinclude></noinclude> havgzzvvopbmxeojt73mmx0903y5jvy Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/344 108 1012724 3835196 3661854 2026-05-14T10:48:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835196 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 341 —|}}</noinclude> <poem> :Tu non darti pensier, ma sii prudente E pensa alla tua via. Di ciò che avvenne, Non far ricordo, non parlar, che questo Ben strano caso non convien che grande Facciasi e peso tra la gente acquisti. :Come s’avvide che da meno ell’era, Che non a lei avvinghiavasi il core Del suo signor, cercò, nell’opra trista, Sottil’arte Sudàbeh e di vendetta Arbor piantò novello. Era una donna Nel gineceo con lei, dotta in ogn’arte, D’inganni piena e di magia. Costei, Gravida, si celava un pargoletto Nel sen materno e per gravezza molta Moveva a stento sovra il suol le piante. A lei Sudàbeh il suo secreto aperse, Aita le cercò. Ferma impromessa Io da principio da te chieggo, disse. :Ebbe da lei promessa, ed oro in copia Donavale Sudàbeh. Or tu di questo Non far parola, le dicea, ma forte Una beva t’appresta e il tuo portato Disperdi ratto. Vuota rimarrai, Ma non dirai l’arcano mio. Deh! almeno Le mie menzogne e tanti inganni miei Abbiano qualche onor per la tua prole! A Kàvus i’ dirò ch’ell’è pur mia, D’Ahrimàn per la destra in fiera guisa Uccisa e guasta. Perchè almen verace Dinanzi a Siyavìsh mio dir si mostri, Arte è d’uopo cercar. Che se tu nieghi Ascolto a me, dinanzi al signor mio L’alto mio onore, intendi tu, s’intenebra, Ed io n’andrò dal regal seggio esclusa. :E la donna rispose: A te son io Umile schiava, ad ogni tuo comando </poem><noinclude></noinclude> 6mwj5ihqh7gzbh3nauv7hec55z5bvje Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/345 108 1012725 3835197 3661855 2026-05-14T10:50:39Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835197 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 342 —|}}</noinclude> <poem> Io la mia fronte inchino. — Allor che oscura Sorse la notte, una possente beva La donna trangugiò. L’acerbo parto, Opra malvagia d’Ahrimàn, giù cadde. Eran due feti insiem commisti, quali Prole di Devi orrenda. Oh! qual dovria Esser prole di Devi e di maliarde? :D’oro una lance spazïosa allora Sudàbeh fea recar (ne fe’ precetto Ella stessa a le ancelle) e in essa i feti D’Ahrimàn deponea. Gridava allora Scomponendo sue vesti e la maliarda Celava lungi e sul letto gittavasi. Dalle stanze riposte andar per tutta La reggia gli urli suoi. Quante eran quivi Ancelle accolte, rapide venièno Tutte a Sudàbeh, e là, vedeano morti, In lance d’oro, ambo i fanciulli. Strida La reggia e gli astri superar del cielo. :Ratto che udì da’ ginecei quel grido, Kàvus tremò, da’ sonni suoi diè ascolto, La cagion ne cercò. Dissero allora Qual sopravvenne alla sua bella sposa Nemica sorte. E s’attristò, ma tacque, Nè si levò che all’alba prima e venne Turbato al gineceo. Vide giacente Sudàbeh, intorno a lei tutte raccolte Conturbate le ancelle e là, in disparte. Su l’aurea lance abbandonati i due Feti immaturi, sconciamente scossi, Miseramente infranti. Ecco! Sudàbeh Per gli occhi lagrimò. Limpido il sole Vedi, gli disse, omai! Ciò che pur fece Di male il figlio tuo, veracemente Io ti dicea; ma tranquillo tu andavi Insanamente alle parole sue. </poem><noinclude></noinclude> bi6pf3j2420iwj42kxh9ebp81pnqk5i Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/346 108 1012726 3835187 3661856 2026-05-14T10:12:35Z Alex brollo 1615 3835187 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" /></noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il cor del prence sospettò. Pensoso, Poi che di là n’andò, restava il sire Per alcun tempo e in cor dicea: Qual’arte Adoprerem per tal iattura? Vana E futile al mio cor non degg’io renderla! Principe Kàvus riguardò chi mai Gli astri osservasse e ne fe’ inchiesta e tutti A sé invitò d’Irania i saggi e fece Dimande assai ; tutti a seder li pose In troni aurifulgenti. Andar co’ prenci Parole assai d’ogni maniera e guisa Di Sudàbeh e dell’armi e delle pugne Là in Hamavàr, perchè de’ casi suoi Egli avesser contezza e con scienza L’opre di lei sapesse ognun. Parlava Di que’ fanciulli assai, ma saggio e accorto Ogni secreto più velato ascose. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> VII. Consiglio degl’indovini. (Ed. Calc. p. 394-396). <poem> Sette giorni trascorsero pur anco Dopo cotesto e misura colmavasi Del tristo incanto. Agli astrolabi ei porsero, Alle carte astronomiche la mano, E sette giorni ancor passa van ratto. Dissero alfìn: Se tu veleno infondi In una coppa, come mai potria Mutarsi in vin quel tosco?... I due fanciulli Son di ben altra stirpe. Elli non sono Di regal seme, non di questa madre. Se fosser elli di regal prosapia, Cosa lieve saria cercar cotesto Dopo tanta rancura. Oh! ma su in cielo </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> bp1uv175gx8wew7ehv682d0b02bg7d2 3835192 3835187 2026-05-14T10:37:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level1 */ 3835192 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 343 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il cor del prence sospettò. Pensoso, Poi che di là n’andò, restava il sire Per alcun tempo e in cor dicea: Qual’arte Adoprerem per tal iattura? Vana E futile al mio cor non degg’io renderla! Principe Kàvus riguardò chi mai Gli astri osservasse e ne fe’ inchiesta e tutti A sé invitò d’Irania i saggi e fece Dimande assai ; tutti a seder li pose In troni aurifulgenti. Andar co’ prenci Parole assai d’ogni maniera e guisa Di Sudàbeh e dell’armi e delle pugne Là in Hamavàr, perchè de’ casi suoi Egli avesser contezza e con scienza L’opre di lei sapesse ognun. Parlava Di que’ fanciulli assai, ma saggio e accorto Ogni secreto più velato ascose. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> VII. Consiglio degl’indovini. (Ed. Calc. p. 394-396). <poem> Sette giorni trascorsero pur anco Dopo cotesto e misura colmavasi Del tristo incanto. Agli astrolabi ei porsero, Alle carte astronomiche la mano, E sette giorni ancor passa van ratto. Dissero alfìn: Se tu veleno infondi In una coppa, come mai potria Mutarsi in vin quel tosco?... I due fanciulli Son di ben altra stirpe. Elli non sono Di regal seme, non di questa madre. Se fosser elli di regal prosapia, Cosa lieve saria cercar cotesto Dopo tanta rancura. Oh! ma su in cielo </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> crvt0xls1bizlmw84c8c16pa58gomzi 3835198 3835192 2026-05-14T10:52:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835198 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 343 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> :Il cor del prence sospettò. Pensoso, Poi che di là n’andò, restava il sire Per alcun tempo e in cor dicea: Qual’arte Adoprerem per tal iattura? Vana E futile al mio cor non degg’io renderla! :Principe Kàvus riguardò chi mai Gli astri osservasse e ne fe’ inchiesta e tutti A sè invitò d’Irania i saggi e fece Dimande assai; tutti a seder li pose In troni aurifulgenti. Andar co’ prenci Parole assai d’ogni maniera e guisa Di Sudàbeh e dell’armi e delle pugne Là in Hamavàr, perchè de’ casi suoi Egli avesser contezza e con scïenza L’opre di lei sapesse ognun. Parlava Di que’ fanciulli assai, ma saggio e accorto Ogni secreto più velato ascose. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VII. Consiglio degl’indovini.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 394-396).}} <poem> :Sette giorni trascorsero pur anco Dopo cotesto e misura colmavasi Del tristo incanto. Agli astrolabi ei porsero, Alle carte astronomiche la mano, E sette giorni ancor passavan ratto. Dissero alfìn: Se tu veleno infondi In una coppa, come mai potria Mutarsi in vin quel tosco?... I due fanciulli Son di ben altra stirpe. Elli non sono Di regal seme, non di questa madre. Se fosser elli di regal prosapia, Cosa lieve sarìa cercar cotesto Dopo tanta rancura. Oh! ma su in cielo </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> ah1pzmsiyjis4jl04bynzs7v5g3kn5y Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/347 108 1012727 3835200 3661857 2026-05-14T10:56:45Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835200 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 344 —|}}</noinclude> <poem> Non è arcano di ciò chiaro ed aperto, E tu sappi, signor, che in tutto il mondo Tal prodigio non è. — Dinanzi al prence D’Irania allor, dinanzi all’assemblea, Di donna impura e rea fecero aperti I chiari segni. Ma ciò tenne ascoso Principe Kàvus, nè fe’ motto; in core Il grave arcano ei seppellì. Gemea Sudàbeh intanto e giustizia chiedea. Chiedeva aita al re del mondo. In questo. In questo, disse, col mio re m’accordo Perch’egli mi percuota e dalla reggia Via mi discacci. Ma si duole il mio Materno cor per que’ due figli uccisi E si fugge ogni senso a quando a quando. :E re Kàvus allor. Donna, rispose, Che la pace mi furi, a che favelli Parole stolte? — E comandò che ratto Prendessero le vie esploratori, Sergenti regi, e le castella intorno Correndo e le città, dinanzi a lui Recasser la malvagia. Ei ne rinvennero I certi segni là vicini. Accorsero Uomini esperti e l’infelice trassero Per l’aspra via fra contumelie e strepiti Nel cospetto del re. Benigno in atto Ei la inchiedeva e speranza le fea. Le fea promessa di più lunghi giorni, E quella il ver non disse al re. L’inchiese Più volte ancor di molte cose assai. Indi per lei s’addusse a farle oltraggio Con ceppi e verghe l’inclito signore. Nè quella il vero confessò, nè il prence Accordavasi a lei nelle parole. Fe’ cenno allor che dal cospetto suo Tratta fuori ella fosse, arte si usasse </poem><noinclude></noinclude> 6x7cual9azqnl0avn3a7i2o3cf75vzq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/348 108 1012728 3835201 3661859 2026-05-14T11:00:05Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835201 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 345 —|}}</noinclude> <poem> E scongiuri potenti; e s’ella ancora A dire il ver non s’adducesse, il fianco Scisso le fosse con stridente sega, Che son queste dei re possanza e norma. :Dal regio ostello trasser l’infelice I manigoldi e le parlar di ferri, Di prigioni e di ceppi, e la maliarda: :In quest’inclita reggia oh! che direi, Io, d’ogni colpa immune? Io conoscenza Del reo fatto non ebbi! Ogni parola Ch’io parlassi di ciò, saria stoltizia! :Dissero al re ciò che la donna disse. — Nel suo secreto Iddio sa il vero! — Allora Kàvus fe’ cenno che venisse a lei Ratto Sudàbeh, e gl’indovini tutti Lor sentenza dicean: D’una maliarda Ambo son nati i pargoli. Del seme Ènno ei sì d’Ahrimàne e n’han l’aspetto. :E Sudàbeh rispose: Altro secreto Appo questi si sta! Colatamente Fu lor chiusa la bocca dal dir vero, E per timor di Siyavìsh non osano Costoro favellar. Deh! che per tema Del fortissimo eroe, duce di forti, I più gagliardi, quai leoni in guerra, Vanno tremando fra le genti! E invero Di molte belve egli ha possenza; ei chiude A un gran fiume la via, quando più il vuole. Fugge da lui, negli ordini di guerra, Inclito stuol di combattenti (fossero Cento fiate mille). E in me possanza Deh! qual sarla di resistere a lui? Qual, se non forse le pupille mie Sempre gonfie di pianto?... E qual mai cosa, Fuor di quella ch’ei vuol, dirìan cotesti Astrologi raccolti, e da chi mai </poem><noinclude></noinclude> ojaeagig3fwal5fm4zz0uvkgw2e22a3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/349 108 1012729 3835203 3661860 2026-05-14T11:06:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835203 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 346 —|}}</noinclude> <poem> Cercherìan essi lor mercede?... Oh! nullo È in te, signor, pei figli tuoi dispersi Dolore o affanno, e in me di tuo connubio Niuna forza è maggior!... Che se tu stimi Futil cosa cotesta, ad altra vita Ben sarà ch’io rimandi il farne piato. :E fe’ cadérsi giù dagli occhi il pianto Più d’assai che da un fiume non assorbe Umori il sole! E s’attristava il prence A que’ detti, e con lei pietosamente A piangere si fea; ma poi, del core Ben che trafitto, accomiatò colei. Sempre all’opra di lei col cor rivolto, Dicea: Per tutto il mondo il tristo caso Io cercherò, vedrò a qual termin tocchi. :Allor del regno suo dalle frontiere I sacerdoti a sè raccolse e quivi Fe’ della donna sua parole alquante. :Dissero i sacerdoti al re del mondo: Del re l’angoscia non si cela. Ratto Che chiarir vorrai tu lo strano evento, Dritta t’è d’uopo di tua man la pietra Lanciare all’idria apposta. Anche se pregio Ha un dolce figlio, tocca pena e danno Per tal pensier del nostro prence il core; E tu, signor, per la leggiadra figlia Del sire d’Hamavàr molti pensieri Avesti già per altra parte. Or vedi. Poi che dell’un, dell’altra le parole Così son corse, pel fiammante fuoco Uno passi dei due. Questa è promessa Dell’alto ciel, per le voraci fiamme Nessun danno toccar l’uom ch’e innocente. :Sudàbeh a se invitò del mondo il prence. Con Siyavìsh la volle accanto assisa A favellar. Già non s’acqueta il core </poem><noinclude></noinclude> oaikncijbuqfnh4wl6e3pej9okhcp09 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/350 108 1012730 3835204 3661861 2026-05-14T11:09:09Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835204 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 347 —|}}</noinclude> <poem> A me per voi, diss’egli alfin, nell’alma Che fu serena, fin che ardente il fuoco Non mi dichiari il ver, rapidamente Recando al peccatore onta e ignominia. :Sudàbeh allor fe’ tal risposta: Il vero Io dico sì per le parole mie. Al mio signore i pargoli giù scossi Già dimostrai. Più in là di ciò, qual colpa In me saria?... Giustificar più presto Siyavìsh vuoisi, ch’ei fe’ questo male E cercar volle una rovina estrema. :Al giovinetto figlio suo dicea Della terra il signor: Deh! che mai pensa In ciò la mente tua? — Disse in risposta Al gran prence il garzone: Infernal chiostra Futile cosa a me per tua parola Fariasi inver! Se fosse anche di fuoco Un monte là, quel monte io calcherei. Che onta verrebbe a me, s’io nol varcassi. :Piena d’affanno l’anima restossi Di Kàvus re pel figlio suo, per quella Sudàbeh trista. Oimè, dicea pensando, Se uno mi manca d’esti due, signore Chi d’ora in poi mi chiamerà? Mio sangue, Mia forza e vita sono a me la cara Mia donna e il figlio mio. Chi d’ora in poi Del confortarmi la soave cura Si prenderà?... Meglio è davver ch’io sciolga Da opra mala il cor mio, accorgimento Adoprando crudele... Oh! che mai disse Quel re che saggio favellò? «Possanza Di re non userai con tristo core». :Al suo ministro fe’ comando allora Che dal deserto, in cento ripartiti Carovane compatte, i dromedari Raunassero i custodi. Alla raccolta </poem><noinclude></noinclude> 8tydzefq8lb1hi0ar149pvv6ousqs3n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/351 108 1012731 3835206 3661862 2026-05-14T11:11:44Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835206 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 348 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Mosser del legno i dromedari, e tosto Usciron ciò a veder gli abitatori Delle iranie città. Di pel rossiccio Cammelli in cento carovane i tronchi Trasser con forza e lena, e due formarono Montagne eccelse di divelti rami. Del computar fu sorpassato allora E il come e il quanto, e quell’eccelsa mole Da lungi vide ognun per due lontane Parasanghe. Cotesta alla sventura È chiave da cercar! Così del vero La traccia il sire investigò, ma tutte Nascon menzogne dall’oprar di donne. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VIII. La prova del fuoco.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 396-400).}} <poem> :Poi che tu ascolti la mirabil storia Partitamente, ben sarà se in donna Fede non poni. Quella cercherai, Quella sola fra l’altre in questa terra. Di saggio e puro cor. Donna malvagia Onta arreca e vergogna. Or, contro terra Miglior cosa è schiacciar donna e serpente, E il mondo fia miglior se d’ambo queste Impure cose andrà libero e scevro. :Così di tronchi e di rami divelti Levâr due monti in mezzo al campo. Intorno Stava la gente a riguardar raccolta, E nel mezzo era un varco, ed un belligero Cavalier vi potea con la persona A gran stento passar. Fe’ cenno il sire, Sire di gran valor, che sui raccolti Aridi legni nereggiante nafta Si spargesse, e venìan dugento a prova </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> lahrogl85feuho5ugav01zd8q64117u Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/352 108 1012732 3835207 3661863 2026-05-14T11:14:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835207 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 349 —|}}</noinclude> <poem> Le fiamme a suscitar. Soffiano, e detto Avresti allor che notte sottentrava Ratto nel dì. Pel vorticoso fumo, Al soffiar primo, intenebrò la terra, Indi guizzâr le fiamme, crepitando, Dietro a quel fumo. Tutt«il campo allora Più assai del ciel si mostrò chiaro. Fremono I circostanti tutti, alto s’avventa L’orrida fiamma, e cuoce alto dolore In ogni parte ognun che venne. Ei piangono Per quel bel volto sorridente e lieto. :Siyavìsh venne là dal padre, in fronte Postosi un elmo tutto d’or. Ravvolto Con molto accorgimento in bianche vesti, II labbro avea pieno d’un riso, il core Pien di speranza avea. Bruno ei montava Un palafreno, e la polve salia Da le zampe di sotto alto ferrate Fino all’alto del ciel. Qual è costume Di benda funeral, qual n’è pur foggia, Di canfora odorosa alla persona Egli era sparso, ma parea che al cielo Cercasse la sua via l’inclito sire, Nè s’avvïasse alla montagna ardente. Ratto ch’egli venìa, là, nel cospetto Di Kàvus prence, a piè balzò di sella E omaggio gli prestò; rosse le gote Fe’ per vergogna il sire, e fûr pietose Le sue parole al figlio suo, ma tosto Siyavìsh disse: Non crucciarti! Tale È il volger della sorte! Io di vergogna Men vo carco e di danno. Io, se innocente, Scampo m’avrò; ma se d’alcuna colpa Nel tristo fatto segno in me si trova. Iddio possente, creator del mondo. Me guardar non vorrà. Sì, per l’eterna </poem><noinclude></noinclude> iipsao4t51d4v51i7n0yos465tt3wd9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/353 108 1012733 3835208 3661864 2026-05-14T11:17:36Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835208 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 350 —|}}</noinclude> <poem> Virtù di Dio dator di grazia, nullo Ardor io toccherò dall’igneo monte. :Siyavìsh, come venne là dal fuoco, A Dio signore l’intimo pensiero Volse del cor. Tu mi concedi, ei disse, Almo Signor, per questo monte ardente Libero il varco. Sciogli tu dal laccio Del padre mio questa persona attrita! :Poi che in tal guisa egli ebbe pianto assai Come nembo di fumo il suo destriero Ratto incitò di color fosco. Un grido Dalla città, dalla pianura intorno Levossi in alto e a la raccolta gente Per tant’opra crudel venne rancura. :Ma Sudàbeh che udìa voci dolenti Venir dal campo, ad un terrazzo ascese Dalle sue stanze. Vide il fuoco, male Cercò al prode venisse e fu sdegnosa, Alto imprecando. E la gente gli sguardi Su re Kàvus tenea fermi e diritti, Piena la lingua di parole acerbe, Pieno d’un’ira il cor. Di cotal guisa Il suo bruno destrier sospinse innanzi Principe Siyavìsh, che dir potevi Ch’ei fe’ di fuoco il suo destrier. S’avventano Da tutte parti l’ignee vampe, e niuno Siyavìsh vide allor, niuno quel suo Veloce palafren. Tutte nel campo Stavan con occhi lagrimosi intorno Meste le turbe e si dicean: Deh! come, Come uscirà da le voraci fiamme? :Alfin, l’uom generoso e di gran core Da le fiamme balzò, le labbra adorne D’un bel sorriso, ambe le gote sue Qual porporina rosa. Oh! allor che il videro, Alto un grido levossi: Ecco! mirate! </poem><noinclude></noinclude> 5rh8698b1pwy3ab3189b22r6f8nyvy1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/354 108 1012734 3835209 3661865 2026-05-14T11:21:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835209 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 351 —|}}</noinclude> <poem> Uscì dal fuoco il giovinetto sire! Deh! s’erano acque a superar, balzato Illeso ei ne sarìa, nè alcuna piega Avrìan le vesti sulla sua persona! :Tale uscì da le fiamme il cavaliere Gol palafreno e la clamide sua, Che detto avresti che non tocchi in grembo Gelsomini ei recava. — Allor che grazia Da Dio santo discende, una sol cosa Davver! che sono e l’alito del fuoco E l’impeto del turbo. — In quell’istante Che dall’ignea montagna alla pianura Siyavìsh venne, da quel campo attorno, Dalla città levarsi alte le voci, Gittaronsi ver lui dell’ampio esercito I cavalieri e innanzi a lui, per tutto Il vasto loco, gli gittâr monete. Era una gioia per la terra allora In mezzo a prenci, in mezzo a servi, e questi Lieto l’annunzio dava a quello: Iddio Dell’innocente ebbe pietà! — Ma intanto Il crine si svellea nel suo corruccio Fiero Sudàbeh e graffiavasi il volto E lagrime spargea. Come sen venne Principe Siyavìsh dinanzi al padre, Nè traccia in lui di fumo si scopria, Non di fiamma o di cenere o di polve, Kàvus regnante si gittò dal suo Regal destriero, e a piè si mosse il prence, A piè si mosse il popol tutto. Ei strinse Forte al suo seno il giovinetto figlio E dell’opera sua perdon gli chiese, E Siyavìsh più ancor si fe’ da presso Al re sovrano de la terra e al suolo Pose la fronte. Ei sì, dell’igneo monte Era scampato alla vorace fiamma, Atterrato il desìo de’ suoi nemici! </poem><noinclude></noinclude> sgob1rdc6jumxb844h48odlhsnuyu32 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/355 108 1012735 3835210 3661866 2026-05-14T11:23:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835210 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 352 —|}}</noinclude> <poem> :Dissegli il re: Garzon di fermo core, D’alma serena ben sei tu, d’ingenua Semenza nato! Chi nascea da madre Nobile e saggia come te, gli è degno Che sia del mondo principe sovrano! :Alla sua reggia ei fe’ ritorno e quivi Lieto sedette e il serto imperïale Si pose in fronte. Recò vino allora E musici invitò, compiacimento Ebbe perfetto in Siyavìsh. Ei bevve Per tre giorni così del vin giocondo In quella festa, nè fu apposta chiave, Nè fu serrame de’ tesori suoi In su la porta. Al quarto dì si assise Di sua grandezza sovra il trono, in pugno Dal capo di giovenca in duro ferro Con una clava, addimostrò corruccio E a Sudàbeh fe’ invito a sè dinanzi. :Con lei le cose tutte intravvenute Ricordando dicea: Deh! che tu sei Senza vergogna, e festi gran peccato. Molto affliggendo questo core! E quale, Qual tristo gioco al fin dell’opra poi Ordisti, tu, che fè rompesti al mio Figlio diletto i dì ne minacciando, E il gittasti a le fiamme e di tal guisa Festi incanto malvagio? Or le tue scuse Nulla giovano a te. Sgombra esto loco E a te stessa provvedi! E già non lice Che tu rimanga in terra ancor; ma solo Ti fia compenso andarne a un legno appesa. :Or, se a me il capo dee troncarsi, quella Così rispose, e disciplina é questa Della sventura che m’incolse, tu Fanne precetto, che a cotesto il core Io posi già, nè vo’ che il cor ti resti </poem><noinclude></noinclude> 6i63mxx7q0pqn16u5i9dq65ye62o6yo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/356 108 1012736 3835211 3661867 2026-05-14T11:26:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835211 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 353 —|}}</noinclude> <poem> Per tua vendetta ancor gonfio di brama. Siyavìsh poi ti parlerà del vero E disciorrà dall’ira sua funesta Il cor del sire. Incantagion qui fece Il vecchio Zal, e però il fuoco ardente Non si rissò col figlio tuo! — Tu adopri, Disse Kàvus a lei, frodi e malie, Nè ancor si piega l’impudenza tua? :Disse agl’Irani de la terra il prence: Per tanto mal ch’ella nascosta fece, Deh! che farò? qual ne saria la pena. :Tutti, benedicendo al re sovrano, Dissero: Pena di costei fia sola Ch’ella esanime cada. Ella si crucci Per suo malvagio oprar. — Fe’ cenno il sire Al carnefice allor: Fuori, alla via, A un alto legno appendi tu costei, E a me ritorna! — Tosto che volgeano Ver Sudàbeh i carnefici la fronte E levavan le ancelle alto un lamento, Pieno d’angoscia si fe’ il cor del sire, Smarrì color delle sue gote, e pallide Quelle gote si fêr. Deh! per cotesto, Siyavìsh disse allor, padre, il tuo core Non affligger così! Deh! tu condona Per me a Sudàbeh la sua colpa. Forse Ammonimenti ascolterà Sudàbeh, Forse avverrà che torni alla via dritta. :E pensava nel cor: Se avvien che muoia Per man costei del sire, al fin dell’opra Pentimento egli avrà. Quand’ei sen dolga, Da me ripeterà l’alto corruccio. :Iva cercando alcun pretesto il sire A perdonar peccato già trascorso, E a Siyavìsh ei disse ratto: Lei A te condono, poi che te vid’io </poem><noinclude></noinclude> 9yuppexc9igqn9zrwwc2qkc7wtatf5k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/357 108 1012737 3835212 3661868 2026-05-14T11:29:24Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3835212 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 354 —|}}</noinclude> <poem> A giustizia fedel. — Diè un bacio al trono Del padre suo Siyavìsh giovinetto, E il re levossi da quel trono e ratto Fe’ ritorno alla reggia. Ecco, venièno Le ancelle tutte appo Sudàbeh in corsa, Tutte omaggio le fean d’un moto istesso. :Dì questa guisa anche passò stagione, E più caldo per lei si fea d’amore Il cor del sire. Per l’amor di lei Tale tornò quel cor, che gli occhi amanti Di lei dal volto ei non togliea più mai. Ma Sudàbeh un incanto ordìa secreto. Un’altra volta, de la terra al sire. Per ch’egli ancora contro al figlio suo E tristo e reo si ritornasse, quale È pur costume d’indole malvagia. Di lei per le parole entrò in sospetto L’iranio prence, ma quel suo sospetto Da l’intimo del cor non fece aperto Ad alcuno giammai. — Quando simile Opra incontra ad alcun, vuolsi ch’egli aggia Sapïenza e saggezza e amor del giusto E fè pur anco. E se di Dio temente È l’uom quaggiù, conforme a desiderio Del cor dell’uom compionsi l’opro. Dove Sparse velen nemica sorte, un balsamo Per stolta voglia non cercar da lei. Tu contro a Dio non hai valor; corruccio Non ne menar, se tu non se’ alla terra Sostenitor primiero. È del rotante Ciel costume ben questo, e non fia mai Che il volto suo ti mostri aperto. Un saggio Sentenza disse in ciò: «Maggiore affetto Dell’affetto non è che il sangue infonde; E se nasce figiiuol qual tu bramavi. Di donne dall’amor distogli il core». </poem><noinclude></noinclude> 6os0mlrmveneampwnmyb5dav2v6dhqo Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu 111 1012783 3835041 3833700 2026-05-14T05:45:03Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex 3835041 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"], "^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"], "Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"], "ché":["","chè","g"], "([Ff])é’":["","$1e’","g"], "([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"], "prò’":["","pro’","g"], "mperial":["","mperïal","g"], "\\ sé":[""," sè","g"], "ornai":["","omai","g"], "cb":["","ch","g"], "Kabul":["","Kabùl","g"], "(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"], "Destan\\ ":["","Destàn ","g"], "glorios":["","glorïos","g"], "<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"], "Siyavish":["","Siyavìsh","g"]}</nowiki> == Discussione transclusa == {{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}} cgn6pwnlvtikexbrz8qgtqze5q1ginn 3835177 3835041 2026-05-14T10:00:05Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex 3835177 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"], "^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"], "Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"], "ché":["","chè","g"], "([Ff])é’":["","$1e’","g"], "([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"], "prò’":["","pro’","g"], "mperial":["","mperïal","g"], "\\ sé":[""," sè","g"], "ornai":["","omai","g"], "cb":["","ch","g"], "Kabul":["","Kabùl","g"], "(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"], "Destan\\ ":["","Destàn ","g"], "glorios":["","glorïos","g"], "<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"], "Siyavish":["","Siyavìsh","g"], "\\ ninna\\ ":[""," niuna ","g"]}</nowiki> == Discussione transclusa == {{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}} 2zhcgp07hvj2y5i8xkvoj8n3surju29 Pagina:Tolstoj - I cosacchi, Firenze, Salani, 1915.djvu/8 108 1012968 3835189 3668827 2026-05-14T10:19:36Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3835189 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|6|{{Sc|{{Sc|}}i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>{{Nop}} Attraverso le fessure della persiana chiusa di una finestra dell’albergo Chevalier, si vedeva la luce proibita dalle leggi. Una vettura, delle slitte, dei fiaccheri ed una ''troïka''<ref>La ''troïka'' è un tiro a tre cavalli.</ref> postale erano ferme alla porta dell’albergo. Il portiere, ravvolto nella pelliccia, si appoggiava all’angolo della casa. — Ma perchè stanno tutta la notte a gingillarsi? — diceva fra sè un cameriere dell’albergo, col viso pallido e scarno, seduto in una stanza attigua — ho sempre questa fortuna, io, quando sono di servizio! — Nella stanza vicina si udivano le voci di tre giovanotti, che cenavano. Erano attorno ad una tavola su cui si vedevano tuttavia i resti della cena. L’uno, piccolo, magro, lindo e bruttissimo, guardava con aria di bontà il viaggiatore pronto a partire. Il secondo, un giovanottone, era coricato sopra un divano presso la tavola, piena di bottiglie vuote. Il terzo, vestiva una corta pelliccia, e camminava per la stanza, fermandosi di tanto in tanto per prendere e schiacciare delle mandorle con le mani, che avea forti e grosse, ma tenute con molta cura. Sorrideva incessantemente, aveva gli occhi lucidi, e le guance infiammate. Parlava con fuoco, gesticolava molto, cercava le parole che gli mancavano spesso per esprimere il suo pensiero e ciò che gli pesava nel cuore. — In questo momento posso dir tutto: — disse — non cerco di giustificarmi, ma vorrei che tu mi comprendessi come io comprendo me stesso, e non<noinclude><references/></noinclude> 2c0g5ln58r4sxfzn5xo138alc4qfoh9 Pagina:Tolstoj - I cosacchi, Firenze, Salani, 1915.djvu/9 108 1012970 3835190 3669128 2026-05-14T10:22:56Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3835190 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|7|riga=si}}</noinclude>come in generale vien considerata la cosa. Tu dici che io ho torto verso di lei — aggiunse rivolgendosi a colui che lo guardava con bontà. — Sì, tu hai torto — disse il piccolo brutto, e il suo viso esprimeva ancor più la dolcezza e l’abbandono. — Io so perchè la pensi in tal modo; — riprese quegli che era sul punto di partire — secondo te, è meglio, ed è più sufficiente essere amati che amare. — Sì, anima cara, è più che sufficiente — disse l’ometto, aprendo e chiudendo gli occhi. — Ma perchè non amare? — diceva l’altro che partiva, dopo un momento di riflessione e guardando l’amico con una certa pietà. — Perchè non amare? È una vera disgrazia sapersi amati e sentirsi colpevoli perchè non si può dividere l’amore che abbiamo ispirato. Ah! gran Dio! — E fece un gesto disperato. — Se ciò accadesse almeno coscientemente, ma no! Tutto accade incoscientemente, al di fuori della nostra volontà. Sembra che io abbia sorpreso, rubato questo affetto: tu pure la pensi così, non lo negare! Ebbene, vuoi crederlo!? di tutte le sciocchezze fatte (ed ho da rimproverarmene parecchie) è la sola della quale non mi pento. Nè prima nè dopo, io non le ho mentito nè a lei, nè alla mia coscienza. Ero persuaso di amarla; poi mi sono accorto che m’ingannavo, che era una involontaria menzogna la mia, che non era amore. Mi sono fermato, ma l’amore di lei<noinclude><references/></noinclude> lc87nzfdkrsheenmaw4p1k6dhe3hm0v Pagina:Tolstoj - I cosacchi, Firenze, Salani, 1915.djvu/10 108 1012972 3835191 3668838 2026-05-14T10:25:45Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3835191 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|8|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>ingigantiva. Sono dunque colpevole di non potere amare? che cosa dovevo fare? — Non vi è da parlarne più, ora tutto è finito; — disse l’amico, accendendo un sigaro per dissipare la sonnolenza — ti dirò una sola cosa, cioè che tu non hai ancora amato, e non sai nemmeno quel che sia l’amore. — Colui che partiva voleva rispondere, si strinse la testa con le mani, ma le parole gli mancarono. — Mai amato!... In fondo, sì, è vero! non ho mai amato, ma ho un violento desiderio di conoscere l’amore; esiste egli, pertanto, l’amore come lo comprendo io? Non è detta l’ultima parola. Ma perchè parlarne? Ho sciupata la mia esistenza e tutto è finito; tu hai ragione. Sto per ricominciare una nuova vita. — Che sciuperai di nuovo.... — disse il giovane coricato sul divano. Il giovane che partiva non lo udì. — Mi dispiace di partire, — disse — e nello stesso tempo ne sono contento. Non so perchè me ne addoloro. — E continuava a parlare fra sè, senza accorgersi che il soggetto della conversazione interessava mediocremente i suoi compagni. L’uomo non è mai tanto egoista come quando si lascia afferrare dall’esaltazione del momento; nulla gli sembra interessante più di ciò che lo riguarda. — Dmitri Andreitch! il cocchiere non vuol più aspettare — disse entrando un giovane cameriere che indossava una pelliccia da viaggio e un berretto di<noinclude><references/></noinclude> l27jx7qb61rjea04lif8u1qrgjvq0e3 Pagina:Tolstoj - I cosacchi, Firenze, Salani, 1915.djvu/7 108 1016835 3835188 3668824 2026-05-14T10:15:59Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3835188 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" /></noinclude>{{Ct|f=200%|I COSACCHI.}} {{Rule|24em}} {{Centrato|I.}} Le vie di Mosca erano tranquillissime; non si udiva, che a rari intervalli, lo stridere delle ruote sulla neve. Non si vedevano più lumi alle finestre, e tutti i lampioni erano spenti. Il suono delle campane cominciava a vibrare sulla città addormentata, annunziando prossimo il mattino. Le strade erano deserte: qui si scorgeva un cocchiere di fiacchere che sonnecchiava aspettando un tardivo passante; là una vecchia donna s’incamminava verso la chiesa, dove i ceri accesi gettavano una luce vacillante sulle cornici dorate delle immagini. A poco a poco si risvegliava la popolazione operaia, ricominciando il suo rude lavoro dopo il riposo di una lunga nottata d’inverno. Ma la gioventù oziosa non aveva ancora terminata la sua serata.<noinclude><references/></noinclude> jt5zpyoafnrnlq5otymnuxndmptj1ji Wikisource:Bar/Archivio/2026.05 4 1017337 3835040 3834857 2026-05-14T05:41:02Z Alex brollo 1615 /* Categoria Testi in cui è citato */ Risposta 3835040 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) tjg4nkcsw368m1vozjq5co507bb03p8 3835110 3835040 2026-05-14T07:49:30Z Cruccone 53 /* Categoria Testi in cui è citato */ 3835110 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) :::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST) mdlu188n1xa8jr4z39rmndyajhd3p0d Il Libro dei Re/Il re Kâvus/4 0 1017480 3834952 3805580 2026-05-13T14:48:04Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3834952 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Il re Kâvus]] - 4. - Leggenda di Sohrâb|prec=../3/IV|succ=../4/I}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="190" to="190" tosection="s1" /> === Indice === * {{testo|/I|I. - Principio del racconto}} * {{testo|/II|II. - Arrivo di Rustem a Semengân}} * {{testo|/III|III. - Nozze di Rustem e di Tehmîneh}} * {{testo|/IV|IV. - Nascita di Sohrâb}} * {{testo|/V|V. - Il cavallo di Sohrâb}} * {{testo|/VI|VI. - I doni di Afrâsyâb}} * {{testo|/VII|VII. - La Rocca Bianca}} * {{testo|/VIII|VIII. - Lettera di Ghezdehem al re Kâvus}} * {{testo|/IX|IX. - Richiamo di Rustem}} * {{testo|/X|X. - Ira di Kâvus}} * {{testo|/XI|XI. - Partenza di re Kâvus per la guerra}} * {{testo|/XII|XII. - Inchieste di Sohrâb}} * {{testo|/XIII|XIII. - Assalto di Sohrâb}} * {{testo|/XIV|XIV. - Combattimento di Rustem con Sohrâb}} * {{testo|/XV|XV. - Lotta di Rustem e di Sohrâb}} * {{testo|/XVI|XVI. - Sohrâb ferito da Rustem}} * {{testo|/XVII|XVII. - Il balsamo di re Kâvus}} * {{testo|/XVIII|XVIII. - Pianto di Rustem}} * {{testo|/XIX|XIX. - Pianto di Tehmîneh}} naq99xtbqo7tkgv5dgkddr76yxwbxzx Autore:Alberto Testa 102 1017748 3835001 3833633 2026-05-13T19:57:39Z Panz Panz 3665 3835001 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Alberto Testa | Cognome = | Attività = danzatore/coreografo/critico | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 2/Il balletto americano}} lqipi3ckbc6kqpi4gwc3q19gkkjz5z6 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/4/XI 0 1017869 3834951 3834287 2026-05-13T14:47:52Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3834951 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|4]] - XI. - Partenza di re Kâvus per la guerra|prec=../X|succ=../XII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="244" to="251" fromsection="s2" tosection="s1" /> 8pc1e1jcvgske9t5xx3d3lc0a6s49z8 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/4/XVIII 0 1017876 3834944 3834300 2026-05-13T14:38:39Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3834944 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|4]] - XVIII. - Pianto di Rustem|prec=../XVII|succ=../XIX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="298" to="308" fromsection="s2" tosection="s1" /> 3lnk52tc2yrqxsa58mn0q9n9ld5qyle Il Libro dei Re/Il re Kâvus/4/XIX 0 1017877 3834950 3834301 2026-05-13T14:47:35Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3834950 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|4]] - XIX. - Pianto di Tehmîneh|prec=../XVIII|succ=../../Il re Kâvus/5}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="308" to="313" fromsection="s2" tosection=" " /> mvd2hao22a4ezy1iruq0ztwrbz1fmf5 Musica d'oggi, 1962/N. 2/Dischi 0 1017897 3835015 3834400 2026-05-13T20:04:07Z Panz Panz 3665 3835015 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|autore=Vittorangelo Castiglioni/Flavio Testi|prec=../Concorsi|succ=[[Diario musicale di un viaggio in Italia/VIII|Diario di musicale di un viaggio in Italia - VIII]]}} <pages index="Musica d'Oggi, 1962.djvu" from="117" to="119" /> trx3wo88qi5vw115ptdeq1pc5iybrli Autore:Flavio Testi 102 1017898 3835013 3834401 2026-05-13T20:04:02Z Panz Panz 3665 3835013 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Flavio | Cognome = Testi | Attività = compositore/musicologo | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 2/Dischi}} a8jhbsd51luccic51t6j3izl82rdusq Le Danaidi/Libro terzo/Consigli a un poeta giovane 0 1017976 3834963 2026-05-13T15:21:08Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 75% 3834963 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Libro terzo]] - Consigli a un poeta giovane|prec=../../Libro terzo|succ=../Tristezza di novembre}} <pages index="Arturo Graf - Le Danaidi.djvu" from="121" to="134" /> s4ovwah2taah0o6evvqt3mztxdari69 Le Danaidi/Libro terzo/Tristezza di novembre 0 1017977 3834967 2026-05-13T15:23:07Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 75% 3834967 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Libro terzo]] - Tristezza di novembre|prec=../Consigli a un poeta giovane|succ=../Letizia d'aprile}} <pages index="Arturo Graf - Le Danaidi.djvu" from="135" to="137" /> klf0tgry1gktno8h0rsr9cjslvj4cnq Le Danaidi/Libro terzo/Letizia d'aprile 0 1017978 3834973 2026-05-13T15:26:51Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 75% 3834973 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Libro terzo]] - Letizia d'aprile|prec=../Tristezza di novembre|succ=../Guardando in cielo}} <pages index="Arturo Graf - Le Danaidi.djvu" from="138" to="141" /> t05sat7kn53yignyzqlrir3iybzle7d Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/319 108 1017979 3834974 2026-05-13T15:36:03Z Pic57 12729 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> FANNY VANZI MUSSINI||{{Sc|musica di}}<br> ANGELO BETTINELLI}} 3834974 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> FANNY VANZI MUSSINI||{{Sc|musica di}}<br> ANGELO BETTINELLI}}<noinclude><references/> Proprietà G. RICORDI & C. Editori-Stampatori, MILANO. r Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati. 111899</noinclude> 9bom4lpnqo8d7k8cad3x7ict3bpupjs 3834975 3834974 2026-05-13T15:37:41Z Pic57 12729 /* Trascritta */ Gadget AutoreCitato 3834975 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> {{AutoreCitato|Fanny Vanzi Mussini|FANNY VANZI MUSSINI}}||{{Sc|musica di}}<br> {{AutoreCitato|Angelo Bettinelli|ANGELO BETTINELLI}}}}<noinclude><references/> Proprietà G. RICORDI & C. Editori-Stampatori, MILANO. r Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati. 111899</noinclude> r6a0wxuvv5d15jpgoafushn11u4ge4x 3834992 3834975 2026-05-13T18:17:54Z Pic57 12729 3834992 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> {{AutoreCitato|Fanny Vanzi Mussini|FANNY VANZI MUSSINI}}||{{Sc|musica di}}<br> {{AutoreCitato|Angelo Bettinelli|ANGELO BETTINELLI}}}} <score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 1.1 R1*4/4*2 | \break %rigo 1.2 R1*4/4*2 | \time 2/4 R1*2/4 \time 4/4 \break %rigo 1.3 r2 r8^\pp e8^\( fis\noBeam d'| cis4 \autoBeamOff b8^\< a gis a cis fis\!| e4 b\) r b8^( ^\p cis| }%Chiude relativeCanto } %Chiude Canto \addlyrics { Co -- no -- sci_il fio -- re che tra le ne -- vi sboc -- cia e le } \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\italic "ANDANTE" }} << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 1.1 <cis' a e>8_. _\markup{\dynamic pp \italic "con espressione e ben cantato"}_(<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_. <d a fis>8_.<d a fis>8_.)| <cis gis d>8_. _(<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<a fis cis>8_.<a fis cis>8_. <fis d>8_.<fis d>8_.)| \break %rigo up 1.2 <b e, d>8_._(<b e, d>8_.<b e, d>8_.<b e, d>8_.<a e cis>8_.<a e cis>8_.<d a d,>_. <d a d,>_.)| <cis b eis,>_.<cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis a fis>_. <cis a fis>_. <d a fis>_. <d a fis>_. \bar "||" \time 2/4 <cis gis d>8_._\([ <cis gis d>8_. <cis gis d>8_. <cis gis d>8_.]\) \time 4/4 \break %rigo up 1.3 <a cis,>_._(<cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <d a fis>_. <d a fis>_.)| <cis a e>_. _(<cis a e>_. <cis e>_. <a e>_. <gis e>_. <a e>_. <cis a e>_. <fis cis a e>_.)| <e b e,>_. _(<e b e,>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. _\p <b gis e>_. <cis gis e>_.) \break %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 1.1 <<{e2~_\< e8 e^( fis d'\!|cis4._\> b8 a8) cis,^\( d fis\!| \break %rigo down 1.2 e4._\< d8 cis\) e^( fis d'| cis4.\arpeggio _\f b8 a8\arpeggio ) fis8^\( gis ^\markup{\italic "dim."} a \time 2/4 cis4. b8 \bar "||" \time 4/4 \break %rigo 1.3 fis2\) e| } \\ {a,1|e'2_\(fis8\) r b4| %rigo down 1.2 e,,2 a| gis2\arpeggio _\( fis8\arpeggio \) r fis'4 \time 2/4 e2 \time 4/4 %Rigo down 1.3 a,2 \stemUp a2| } >> a'2^( cis| gis1) } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> Proprietà G. RICORDI & C. Editori-Stampatori, MILANO. <br> {{x-smaller|Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati.}} 111899</noinclude> l3btkg07epggytfgboc0mxe3z6lx6f1 3835026 3834992 2026-05-13T22:05:27Z Pic57 12729 3835026 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> {{AutoreCitato|Fanny Vanzi Mussini|FANNY VANZI MUSSINI}}||{{Sc|musica di}}<br> {{AutoreCitato|Angelo Bettinelli|ANGELO BETTINELLI}}}} <score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 1.1 R1*4/4*2 | \break %rigo 1.2 R1*4/4*2 | \time 2/4 R1*2/4 \time 4/4 \break %rigo 1.3 r2 r8^\pp e8^\( fis\noBeam d'| cis4 \autoBeamOff b8^\< a gis a cis fis\!| e4 b\) r b8^(\laissezVibrer ^\p cis| }%Chiude relative Canto } %Chiude Canto \addlyrics { Co -- no -- sci_il fio -- re che tra le ne -- vi sboc -- cia e_le } \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\italic "ANDANTE" }} << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 1.1 <cis' a e>8_. _\markup{\dynamic pp \italic "con espressione e ben cantato"}_(<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_. <d a fis>8_.<d a fis>8_.)| <cis gis d>8_. _(<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<a fis cis>8_.<a fis cis>8_. <fis d>8_.<fis d>8_.)| \break %rigo up 1.2 <b e, d>8_._(<b e, d>8_.<b e, d>8_.<b e, d>8_.<a e cis>8_.<a e cis>8_.<d a d,>_. <d a d,>_.)| <cis b eis,>_.<cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis a fis>_. <cis a fis>_. <d a fis>_. <d a fis>_. \bar "||" \time 2/4 <cis gis d>8_._\([ <cis gis d>8_. <cis gis d>8_. <cis gis d>8_.]\) \time 4/4 \break %rigo up 1.3 <a cis,>_._(<cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <d a fis>_. <d a fis>_.)| <cis a e>_. _(<cis a e>_. <cis e>_. <a e>_. <gis e>_. <a e>_. <cis a e>_. <fis cis a e>_.)| <e b e,>_. _(<e b e,>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. _\p <b gis e>_. <cis gis e>_.) \break %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Down \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 1.1 <<{e2~_\< e8 e^( fis d'\!|cis4._\> b8 a8) cis,^\( d fis\!| \break %rigo down 1.2 e4._\< d8 cis\) e^( fis d'| cis4.\arpeggio _\f b8 a8\arpeggio ) fis8^\( gis ^\markup{\italic "dim."} a \time 2/4 cis4. b8 \bar "||" \time 4/4 \break %rigo 1.3 fis2\) e| } \\ {a,1|e'2_\(fis8\) r b,4| %rigo down 1.2 e,2 a| gis2\arpeggio _\( fis8\arpeggio \) r fis'4 \time 2/4 e2 \time 4/4 %Rigo down 1.3 a,2 \stemUp a2| } >> a'2^( cis| gis1) } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> Proprietà G. RICORDI & C. Editori-Stampatori, MILANO. <br> {{x-smaller|Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati.}} 111899</noinclude> 9t8217lk27eh7brj0j4nz032mx1x2v7 3835027 3835026 2026-05-13T22:13:58Z Pic57 12729 3835027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> {{AutoreCitato|Fanny Vanzi Mussini|FANNY VANZI MUSSINI}}||{{Sc|musica di}}<br> {{AutoreCitato|Angelo Bettinelli|ANGELO BETTINELLI}}}} <score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 1.1 R1*4/4*2 | \break %rigo 1.2 R1*4/4*2 | \time 2/4 R1*2/4 \time 4/4 \break %rigo 1.3 r2 r8^\pp e8^\( fis\noBeam d'| cis4 \autoBeamOff b8^\< a gis a cis fis\!| e4 b\) r b8^(\laissezVibrer ^\p cis| }%Chiude relative Canto } %Chiude Canto \addlyrics { Co -- no -- sci_il fio -- re che tra le ne -- vi sboc -- cia e_le } \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\italic "ANDANTE" }} << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 1.1 <cis' a e>8_. _\markup{\dynamic pp \italic "con espressione e ben cantato"}_(<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_. <d a fis>8_.<d a fis>8_.)| <cis gis d>8_. _(<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<a fis cis>8_.<a fis cis>8_. <fis d>8_.<fis d>8_.)| \break %rigo up 1.2 <b e, d>8_._(<b e, d>8_.<b e, d>8_.<b e, d>8_.<a e cis>8_.<a e cis>8_.<d a d,>_. <d a d,>_.)| <cis b eis,>_.<cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis a fis>_. <cis a fis>_. <d a fis>_. <d a fis>_. \bar "||" \time 2/4 <cis gis d>8_._\([ <cis gis d>8_. <cis gis d>8_. <cis gis d>8_.]\) \time 4/4 \break %rigo up 1.3 <a cis,>_._(<cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <d a fis>_. <d a fis>_.)| <cis a e>_. _(<cis a e>_. <cis e>_. <a e>_. <gis e>_. <a e>_. <cis a e>_. <fis cis a e>_.)| <e b e,>_. _(<e b e,>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. _\p <b gis e>_. <cis gis e>_.) \break %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Down \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 1.1 <<{e2~_\< e8 e^( fis d'\!|cis4._\> b8 a8) cis,^\( d fis\!| \break %rigo down 1.2 e4._\< d8 cis\) e^( fis d'| cis4.\arpeggio _\f b8 a8\arpeggio ) fis8^\( gis ^\markup{\italic "dim."} a \time 2/4 cis4. b8 \bar "||" \time 4/4 \break %rigo 1.3 fis2\) e| } \\ {a,1|e'2_\(fis8\) r b,4| %rigo down 1.2 e,2 a| gis2\arpeggio _\( fis8\arpeggio \) r fis'4 \time 2/4 e2 \time 4/4 %Rigo down 1.3 a,2 \stemUp a2| } >> a'2^( cis| gis1) } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> Proprietà G. RICORDI & C. Editori-Stampatori, MILANO. <br> {{x-smaller|Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati.}} 111899</noinclude> g04fgp380zye11hb07yjs3qswdeg17h 3835028 3835027 2026-05-13T22:18:36Z Pic57 12729 3835028 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> {{AutoreCitato|Fanny Vanzi Mussini|FANNY VANZI MUSSINI}}||{{Sc|musica di}}<br> {{AutoreCitato|Angelo Bettinelli|ANGELO BETTINELLI}}}} <score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 1.1 R1*4/4*2 | \break %rigo 1.2 R1*4/4*2 | \time 2/4 R1*2/4 \time 4/4 \break %rigo 1.3 r2 r8^\pp e8^\( fis\noBeam d'| cis4 \autoBeamOff b8^\< a gis a cis fis\!| e4 b\) r b8^(\laissezVibrer ^\p cis| }%Chiude relative Canto } %Chiude Canto \addlyrics { Co -- no -- sci_il fio -- re che tra le ne -- vi sboc -- cia e_le } \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\italic "ANDANTE" }} << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 1.1 <cis' a e>8_. _\markup{\dynamic pp \italic "con espressione e ben cantato"}_(<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_. <d a fis>8_.<d a fis>8_.)| <cis gis d>8_. _(<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<a fis cis>8_.<a fis cis>8_. <fis d>8_.<fis d>8_.)| \break %rigo up 1.2 <b e, d>8_._(<b e, d>8_.<b e, d>8_.<b e, d>8_.<a e cis>8_.<a e cis>8_.<d a d,>_. <d a d,>_.)| <cis b eis,>_.<cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis a fis>_. <cis a fis>_. <d a fis>_. <d a fis>_. \bar "||" \time 2/4 <cis gis d>8_._\([ <cis gis d>8_. <cis gis d>8_. <cis gis d>8_.]\) \time 4/4 \break %rigo up 1.3 <a cis,>_._(<cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <d a fis>_. <d a fis>_.)| <cis a e>_. _(<cis a e>_. <cis e>_. <a e>_. <gis e>_. <a e>_. <cis a e>_. <fis cis a e>_.)| <e b e,>_. _(<e b e,>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. _\p <b gis e>_. <cis gis e>_.) \break %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Down \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 1.1 <<{e2~_\< e8 e^( fis d'\!|cis4._\> b8 a8) cis,^\( d fis\!| \break %rigo down 1.2 e4._\< d8 cis\) e^( fis d'| cis4.\arpeggio _\f b8 a8\arpeggio ) fis8^\( gis ^\markup{\italic "dim."} a \time 2/4 cis4. b8 \bar "||" \time 4/4 \break %rigo 1.3 fis2\) e| } \\ {a,1|e'2_\(fis8\) r b,4| %rigo down 1.2 e,2 a| gis2\arpeggio _\( fis8\arpeggio \) r fis'4 \time 2/4 e2 \time 4/4 %Rigo down 1.3 a,2 \stemUp a2| } >> a'2^( cis| gis1) } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> {{smaller|''Proprietà G. RICORDI & C. Editori-Stampatori, MILANO.'' ''r'' 111899 ''r''}}<br> {{smaller|Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati.}}</noinclude> 7sb7yx9ys0gvdqyix7k5kizq9uuc66g 3835108 3835028 2026-05-14T07:28:13Z Pic57 12729 3835108 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|''All'amico carissimo ARTURO SCARAMELLA''}} {{Rule|4em}} <u>{{Ct|f=200%|BACIO VIVO}}</u> {{Ct|f=120%|t=0.3|MELODIA}} {{RigaIntestazione|{{Sc|parole di}}<br> {{AutoreCitato|Fanny Vanzi Mussini|FANNY VANZI MUSSINI}}||{{Sc|musica di}}<br> {{AutoreCitato|Angelo Bettinelli|ANGELO BETTINELLI}}}} <score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 1.1 R1*4/4*2 | \break %rigo 1.2 R1*4/4*2 | \time 2/4 R1*2/4 \time 4/4 \break %rigo 1.3 r2 r8^\pp e8^\( fis\noBeam d'| cis4 \autoBeamOff b8^\< a gis a cis fis\!| e4 b\) r b8^( ^\p cis)| }%Chiude relative Canto } %Chiude Canto \addlyrics { Co -- no -- sci_il fio -- re che tra le ne -- vi sboc -- cia e_le } \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\italic "ANDANTE" }} << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 1.1 <cis' a e>8_. _\markup{\dynamic pp \italic "con espressione e ben cantato"}_(<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_.<cis a e>8_. <d a fis>8_.<d a fis>8_.)| <cis gis d>8_. _(<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<cis gis d>8_.<a fis cis>8_.<a fis cis>8_. <fis d>8_.<fis d>8_.)| \break %rigo up 1.2 <b e, d>8_._(<b e, d>8_.<b e, d>8_.<b e, d>8_.<a e cis>8_.<a e cis>8_.<d a d,>_. <d a d,>_.)| <cis b eis,>_.<cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis b eis,>_. <cis a fis>_. <cis a fis>_. <d a fis>_. <d a fis>_. \bar "||" \time 2/4 <cis gis d>8_._\([ <cis gis d>8_. <cis gis d>8_. <cis gis d>8_.]\) \time 4/4 \break %rigo up 1.3 <a cis,>_._(<cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <cis a e>_. <d a fis>_. <d a fis>_.)| <cis a e>_. _(<cis a e>_. <cis e>_. <a e>_. <gis e>_. <a e>_. <cis a e>_. <fis cis a e>_.)| <e b e,>_. _(<e b e,>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. <b gis e>_. _\p <b gis e>_. <cis gis e>_.) \break %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Down \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 1.1 <<{e2~_\< e8 e^( fis d'\!|cis4._\> b8 a8) cis,^\( d fis\!| \break %rigo down 1.2 e4._\< d8 cis\) e^( fis d'| cis4.\arpeggio _\f b8 a8\arpeggio ) fis8^\( _\> gis ^\markup{\italic "dim."} a \time 2/4 cis4. b8\! \bar "||" \time 4/4 \break %rigo 1.3 fis2\) e| } \\ {a,1|e'2_\(fis8\) r b,4| %rigo down 1.2 e,2 a| gis2\arpeggio _\( fis8\arpeggio \) r fis'4 \time 2/4 e2 \time 4/4 %Rigo down 1.3 a,2 \stemUp a2| } >> a'2^( cis| gis1) } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> {{smaller|''Proprietà G. RICORDI & C. Editori-Stampatori, MILANO.'' ''r'' 111899 ''r''}}<br> {{smaller|Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e trascrizione sono riservati.}}</noinclude> thluaxghgh5vtfx42qxpas6wknxt69y Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/184 108 1017980 3834991 2026-05-13T18:06:17Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3834991 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}che questa suite sia la migliore fra le non poche tratte dalla fortunata opera, unico (e ultimo) documento della genialità musicale del piccolo ebreo di Brooklyn. Vi si ritrovano le celebri arie, le sfide le ironie gli slanci appassionati della vicenda sanguinosa dell’amore impossibile dello zoppo Porgy. {{AltraColonna}} Anche qui l’esecuzione è brillante e soprattutto esemplare dove l’intelligenza si sposa al dinamismo, dove gli strumenti si fanno umili interpreti, in un linguaggio semplice ed efficace quant’altri mai, delle dichiarazioni affettive dell’autore. {{A destra|{{Sc|mario pasi}}}}{{FineColonna}} {{no rientro}}'''{{AutoreCitato|Franz Joseph Haydn|Joseph Haydn}}.''' '''''Concerto''''' in re maggiore op. 21 per pianoforte e orchestra.</br> '''{{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|Wolfgang Amadeus Mozart}}.''' '''''Concerto n. 21''''' in do maggiore K. 467 per pianoforte e orchestra.</br> Orchestra da camera di Mosca diretta da R. Barshai. Pianista Emil Gilels.</br> {{smaller|'''Ricordi, 2 dischi D. 05066/67.'''}}</br> '''{{AutoreCitato|Pëtr Il'ič Čajkovskij|Julic Peter Ciaicovski}}.''' '''''Concerto n. 1''''' in si bemolle minore op. 23 per pianoforte e orchestra.</br> Orchestra Sinfonica della Filarmonica di Stato di Leningrado diretta da Eugene Mravinski. Pianista Sviatoslav Richter.</br> {{smaller|'''Ricordi, 2 dischi da 30 cm., D. 05468/9.'''}} {{Colonna}}Questi dischi mettono l’uno accanto all’altro due fra i massimi pianisti della Russia odierna, Emil Gilels e Sviatoslav Richter. Abbiamo ascoltato spesso «dal vero» Gilels, non abbiamo mai incontrato Richter, che del resto per molti anni è vissuto solo sulla fama del disco. Di Gilels possiamo dire che è un pianista di gran dinamismo, di tecnica poderosa, di assoluto equilibrio. Il suo modo di aggredire la tastiera, specialmente nel repertorio romantico, lo ingigantisce. Ma, come è comune fra i russi di oggi, non c’è divismo in lui, o, se c’è, è accuratamente nascosto. La sua arte si impone all’ammirazione anche nelle più compassate cornici di Mozart e di Haydn, ove, ben secondato dall’orchestra da camera moscovita, Gilels dimostra di aver assimilato un mondo che oggi è un po’ distante dalla cultura ufficiale sovietica. Davvero enorme è di converso, il fenomeno Richter. Di lontana origine tedesca, Richter andò fuori dal suo paese nativo, la Russia, solo nel 1960, ovvero quando già da <noinclude>tem-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|po|tempo}} aveva toccato i massimi vertici della celebrità. E il successo che ottenne in Occidente fu davvero ben meritato; Richter è infatti oggi un assoluto fuoriclasse della tastiera. Un suono prodigioso, forte, pulito, espressivo, che pochissimi possono vantare; una interpretazione robusta, virile, piena. Ricordi pone in circolazione molti dischi di Richter, ora, e così il collezionista potrà documentarsi e innamorarsene senza difficoltà. Qui, nel celebrato e spesso incongruente concerto di Ciaikovski, Richter riporta il mondo del musicista ottocentesco alle più vere sue ragioni. È certo che oggi solo gli orientali sanno suonare Ciaikovski e un certo Chopin (provare per credere). E in tal modo, davvero, questi loro musicisti si rivelano molto più autentici e vitali di quanto ci hanno detto. Eccellente, anche qui, l’orchestra che Mravinski, un direttore che pare di ghiaccio, solleva senza batter ciglio ad altissimi fremiti. {{A destra|{{Sc|mario pasi}}}}{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||140|}}</noinclude> thvdqg6d0z7w907koz8mm54i8jle2kw Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/I 0 1017981 3834993 2026-05-13T19:43:05Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3834993 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - I. - Principio del racconto|prec=../../Il re Kâvus/5|succ=../II}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="314" to="315" /> 5onhixz6c4wkcx2odt9wwr1kpl5iwe3 3835004 3834993 2026-05-13T20:00:08Z Alex brollo 1615 3835004 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - I. - Principio del racconto|prec=../../5|succ=../II}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="314" to="315" /> dx481uld10h2d2n9t38brxzmvayoexf 3835005 3835004 2026-05-13T20:00:15Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3835005 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - I. - Principio del racconto|prec=../../5|succ=../II}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="314" to="315" /> rr1b5epz98ehwbtjl1tcngg5f2i78oy Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/174 108 1017982 3834997 2026-05-13T19:52:02Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3834997 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}} <nowiki>*</nowiki> Dal 12 al 22 febbraio u.s. si è tenuto a New York il 23° Festival annuale di musica americana organizzato dalla Stazione Radio WNYC di proprietà dell’amministrazione comunale. Il programma della manifestazione comprendeva un centinaio di composizioni, di cui oltre la metà in prima esecuzione. <nowiki>*</nowiki> Nei mesi di aprile e maggio scorsi la compagnia lirica del Teatro Metropolitan di New York ha effettuato una lunga ''tournée'' nazionale, presentando in 50 spettacoli nove opere teatrali e precisamente: ''La Forza del destino'' e ''Aida'' di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}, ''Tosca, Madama Butterfly, Fanciulla del West'' e ''Bohème'' di {{AutoreCitato|Giacomo Puccini|Puccini}}, ''Così fan tutte'' di {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart}}, ''Salomé'' di {{AutoreCitato|Richard Strauss|Strauss}} e ''Lucia di Lammermoor'' di {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}}. <nowiki>*</nowiki> Dal 9 al 31 luglio 1962 si svolgerà ad Aix en Provence il 15° Festival Internazionale di Musica, il cui programma comprende rappresentazioni operistiche, concerti sinfonici, cameristici e recitals. Saranno allestite le opere ''Don Giovanni, Nozze di Figaro e Ratto dal serraglio'' di Mozart, ''Les Malheurs d’Orphée'' di Milhaud e Noces di Stravinski. Nel quadro delle manifestazioni concertistiche saranno invece presentate musiche di autori dei secoli XVIII e XIX nonché composizioni di Milhaud, Stravinski, Henze, Poulenc, Bartòk, Falla, Turina, Ibert, ecc. Tra i direttori d’orchestra figurano Kurt Redei, Pierre Dervaux, Michael Gielen, Serge Baudo, Karl Munchinger; tra i solisti Teresa Berganza, Nathan Milstein, ecc. <nowiki>*</nowiki> Per i suoi meriti artistici il commendator Pasquale Di Costanzo, sovrintendente al Teatro S. Carlo{{AltraColonna}}di Napoli, è stato recentemente insignito di un’alta onorificenza della Repubblica Federale Tedesca. <nowiki>*</nowiki> Lo scorso mese di marzo nella Sala del Conservatorio di Musica di Firenze si è svolta la seconda edizione di ''Vita Musicale Contemporanea'' con un ciclo di otto concerti di musica da camera, illustrati da noti critici musicali. Sei di tali concerti sono stati effettuati in collaborazione con la SIMC. Segnaliamo tra le varie composizioni di autori contemporanei eseguite: ''Tu, n’as rien vu'' per soprano e trio d’archi di Bruno Canino, ''Reportage'' per soprano, baritono e recitante di Angelo Paccagnini, ''Djiamila Boupacha'' per soprano di Luigi Moro, ''4 Poesie spagnole'' per baritono, clarinetto, viola e chitarra di Giacomo Manzoni, ''Composizione n. 1'' per pianoforte di Aldo Clementi e ''2° Quartetto'' per archi di Franco Donatoni. Gli ultimi due concerti della serie sono stati rispettivamente dedicati a musiche elettroniche e concrete di musicisti francesi e italiani e a composizioni di G. F. Malipiero (''Poemi asolani'' e ''Sonata a cinque'') e A. Webern (''3 Canti sacri popolari, Satz'' per trio d’archi, ''Quartetto'' op. 28). '''Necrologi''' <nowiki>*</nowiki> A sessantasei anni di età si è spenta a Milano, sua città natale, la cantante Bruna Dragoni, che tra il 1920 e il 1942 si fece applaudire nei principali teatri italiani e stranieri, soprattutto quale eccellente interprete del ''Don Giovanni'' di Mozart, dell’''Elisir d’amore'' di Donizetti, del ''Gianni Schicchi'' di Puccini e di altre opere del repertorio italiano ottocentesco.{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||130|}}</noinclude> 2k4j2utaaqr4k1mjupuynxc4o48puzp Categoria:Testi in cui è citato Gaspare Spontini 14 1017983 3834999 2026-05-13T19:56:45Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Gaspare Spontini}} [[Categoria:Testi per autore citato|Spontini, Gaspare]] 3834999 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Gaspare Spontini}} [[Categoria:Testi per autore citato|Spontini, Gaspare]] cjf01is3xs0js60tlc5a9e4t9kp5wxg Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/II 0 1017984 3835006 2026-05-13T20:00:25Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3835006 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - II. - Caccia di Tûs e di Ghêv|prec=../I|succ=../III}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="316" to="319" /> smzg8aflbu74pwuagstyx9gcvwjmko9 Autore:Adelmo Damerini 102 1017985 3835007 2026-05-13T20:00:31Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Adelmo | Cognome = Damerini | Attività = musicologo/compositore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 2/Teatri e concerti/Il Dibuk}} 3835007 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Adelmo | Cognome = Damerini | Attività = musicologo/compositore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 2/Teatri e concerti/Il Dibuk}} n2rvf5ph2wl11fkceejtewrh34tc2pa Categoria:Testi di Adelmo Damerini 14 1017986 3835008 2026-05-13T20:01:18Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Adelmo Damerini}} [[Categoria:Testi per autore|Damerini, Adelmo]] 3835008 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Adelmo Damerini}} [[Categoria:Testi per autore|Damerini, Adelmo]] hcffif3mrlcow27buw9rs9a1jxrs3nk Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/III 0 1017987 3835009 2026-05-13T20:01:19Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3835009 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - III. - Nascita di Siyâvish e sua educazione|prec=../II|succ=../IV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="320" to="325" tosection="s1" /> m8v8d8fsznrvhf8z7ylxi621f1c010l 3835021 3835009 2026-05-13T20:35:50Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3835021 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - III. - Nascita di Siyâvish e sua educazione|prec=../II|succ=../IV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="320" to="325" tosection="s1" /> oqmhezefa2fgv16vniqip2dk643codg Categoria:Testi di Flavio Testi 14 1017988 3835012 2026-05-13T20:02:40Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Flavio Testi}} [[Categoria:Testi per autore|Testi, Flavio]] 3835012 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Flavio Testi}} [[Categoria:Testi per autore|Testi, Flavio]] 498qkgzw90z5exg3aqz6aih8lhxf9ss Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/IV 0 1017989 3835022 2026-05-13T20:36:39Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3835022 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=13 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - IV. - Amore di Sûdâbeh|prec=../III|succ=../V}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="325" to="333" fromsection="s2" /> 57xy641ffggiwoeqgz5849r1orgwagn 3835048 3835022 2026-05-14T05:59:25Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3835048 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - IV. - Amore di Sûdâbeh|prec=../III|succ=../V}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="325" to="333" fromsection="s2" /> kz7dygcohuh4o03pjzghs2zlvvxavga Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/V 0 1017990 3835050 2026-05-14T06:00:46Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3835050 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - V. - Abboccamento di Siyâvish con Sûdâbeh|prec=../IV|succ=../VI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="334" to="340" tosection="s1" /> 3iik6beynnzp4xlgq5vlvclyg9q2ds8 Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/320 108 1017991 3835109 2026-05-14T07:38:42Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3835109 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|4||}}</noinclude><score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 1.1 e'4 \autoBeamOff d8 cis b a fis a| }%Chiude relative Canto } %Chiude Canto \addlyrics { raf- fiche e il gel sfida del ver } \new PianoStaff << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Down \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 2.4 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> {{Centrato|''r'' 111899 ''r''}}</noinclude> f3vwum5jgqooxjh0628ouzzv1pd62g0 3835116 3835109 2026-05-14T08:15:43Z Pic57 12729 3835116 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|4||}}</noinclude><score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 2.4 e'4 ^\( \autoBeamOff d8 cis b a fis a| cis2 b8\)^\p e, ^\( fis a| cis4 cis8^\< b gis a cis e\!| \break %rigo canto 2.5 e2 ^\f b4\)^\> gis8^\( a\!| cis2 b4 dis,4| fis2 ^\markup{\italic "rall........................"} e4\) r| \break %rigo canto 2.6 }%Chiude relative Canto } %Chiude Canto \addlyrics { raf- fiche e il gel sfida del ver -- no che apre al sol la co -- rol -- la sul -- la roc -- cia _ d'aspro mon -- te su -- per -- no? } \new PianoStaff << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Down \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 2.4 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> {{Centrato|''r'' 111899 ''r''}}</noinclude> bmnlip1o5bmh89h6yr29xfq3vsirnmz 3835117 3835116 2026-05-14T08:16:02Z Pic57 12729 /* Da trascrivere */ 3835117 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|4||}}</noinclude><score sound=1> << % Apre Canto e Piano \new Staff="Canto" \with { midiInstrument = #"synth voice" % Imposta il volume massimo e minimo (valori tra 0 e 1) midiMinimumVolume = #1.0 midiMaximumVolume = #1.0 } {%Apre Canto \clef treble \key a \major \time 4/4 \relative c' { %rigo canto 2.4 e'4 ^\( \autoBeamOff d8 cis b a fis a| cis2 b8\)^\p e, ^\( fis a| cis4 cis8^\< b gis a cis e\!| \break %rigo canto 2.5 e2 ^\f b4\)^\> gis8^\( a\!| cis2 b4 dis,4| fis2 ^\markup{\italic "rall........................"} e4\) r| \break %rigo canto 2.6 }%Chiude relative Canto } %Chiude Canto \addlyrics { raf- fiche e il gel sfida del ver -- no che apre al sol la co -- rol -- la sul -- la roc -- cia _ d'aspro mon -- te su -- per -- no? } \new PianoStaff << \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \new Staff="up" { \clef treble \key a \major \time 4/4 \tempo 4=90 \relative c' { %rigo up 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Down \new Staff = "down" { \clef bass \key a \major \time 4/4 \relative c{ %rigo down 2.4 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ \Voice \remove "Slur_engraver" } indent = 4\cm %short-indent = 2\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> {{Centrato|''r'' 111899 ''r''}}</noinclude> 518oa3xznt96bq9nu43hlcpqipq13cr Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/66 108 1017992 3835143 2026-05-14T08:54:36Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835143 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CAGNONE - Cagnone. In una grida sulle monete , emessa in Milano il 17 dic . 1520 , si legge che i Cagnoni (moneta forestiera) si debbano spendere per Sol. 2 e Den . 9, mentre il loro val. nomi nale era di Sol. 3 ( MOTTA , in RIN. , IX, 86) . Caixa (cassa). Piccola mon . di rame nelle Indie Portoghesi . Vedi Cash. ?nearmidhiña sentidot masa Calco, dal greco zaλzo (rame) . Era l'ottava parte dell' Obolo e perciò la quarantottesima del Dramma e la sedicesima dello Scrupolo. In argento doveva pesare poco più di 1 Grano (MRDZ . , 36 ) . Il nome di Calco venne dato anche agli Assi di vario taglio che da gr.mi 11,98 scendevano a gr."mi 2,49 ( RIN . , XXI , 542) . I multipli sono : il Pentachalchon, il Tetrachal chon, il Trichalchon ed il Dichalchon; i submul tipli i Tremichalchon , l'Hemichalchon etc. Il Doppio Calco o Dichalchon corrispondeva al Tetartemorion ( 4 di obolo, g.mi 0,182 ) . Calderilla. Nome dato al Doppio Quarto del val. di 8 Maravedis , corrente in Spagna , e che troviamo contromarcato con valori differenti come VIII e XII ed anni vari come 1636 e 1654, È difficile stabilirne il tipo originale. La metà del Calderilla era detto Quarto o Cuarto e va leva 4 Maravedis (VCE . ) . California gold, ovvero Eagle della California. Mon. del val. di 10 Dollari coniata LESBIAN LICENSE ones . dalla compagnia Baldwin e Co. di S. Francesco nel 1850 con l'oro della California e da altre Compagnie . Vedi Private money ed Eagle . CALIFORNIA GOLD - Eagle da 10 Dollari del 1850. Callaresitos . Mon. minute di Cagliari , coniate, sotto Carlo II ( 1665-1700 ) , in rame del val. di 16 di Sol. ovvero 300 di Scudo. Pe savano in origine gr.mi 4, ma nel 1711 erano ridotti alla metà del loro peso . Si conoscono anche col nome di Cagliaresi. Callaresos. Vedi Cagliarese. Callo . Vedi Cavallo. sy Cambrisiensis (moneta). Vedi Gambrosinus . Camera. Alcune monete papali portano aggiunto al loro nome, di Camera come Ducati di Camera, Fiorini di Camera. Ca mera, nell' anno 840 , intendevasi per Fisco. Nel 1864 viene definita : « Conclavis ubi the sauris reponitur et servatur » . Nel 1327 si diceva Camera denariorum il tesoro regio . In una carta di Guglielmo duca d'Aquitana si dà il nome di Camera alla officina monetaria 4 1 50 CAORSINI del principe . Alla Camera Apostolica o Re verenda Camera spettava la cura del denaro e del tesoro della Chiesa . L'ufficio di Came rario apostolico fu istituito da Gregorio VIII (1073-86 ) ( DCG. , II ) . Camillino . Mon. di Camillo principe di Cor regio del val. di 2 Sol. , peso car. 9 (gr.mi 1.692 ) ; era detto anche Muraiuola da 2. Cameracentium (Episc. moneta) . Zecca di Cambrai ( Cameracu) . Re Carlo il Calvo , diede al vescovo di Cambrai il diritto di coniare moneta a Lambres circa l'anno 861. Nicola di Fontaines emise Den . con : CASTRI IN CA MERACESIO . Vedi Coquibus. Campsor, Campitor. Voce latina, per indi care il Cambista, usata in documenti del se colo XII. Campulus . Nel libro dei censi della Ro mana Chiesa leggesi « Abbacia S. M. Cleid dewerh unum marabutinum et unum CAMPULUM singulis annis » . Il DU CANGE ( II , 67 ) crede che Campulum possa essere una moneta ma forse vuol significare la rendita di un piccolo campo . Candarino, Candareen, Condarine. Mon. di conio cinese detta anche Puu che corri sponde al val. di 110 di Mace o Mass o Moumè, ed a I 100 del Real. (Lit. 0.0336) si divide in 10 Li. Canello (Onça, Pataca) . Sbarre d'argento dei possedimenti portoghesi nel Mozambico di Don Joao VI re ( 1816-1826 ) e di Don Ma rio II ( 1826-1853 ) . Portano i Canelli due grandi M alle estremità e pesano da gr.” 25.5 a 26,5 . Ve ne sono ove è scritto il valore . Onça = 6 Cruzades . Canos. Mon. di conto portoghese nelle Indie e nei possedimenti dell'Africa Orientale . Cantaro, Cantare. Misura di diverse sorta di cose, di peso cioè, di volume ecc . ed an che figuratamente di determinata moltitudine di gente ; esempio : « Io farò 10 milizie di cavalieri e venti CANTARI di popolo » (TVI. ) . Si fa cenno del Cantaro fin dai tempi di Fede rico III re di Sicilia ( 1231-1250 ) (DCG . ) . In Napoli 100 lib. Cantem, Kantem. È mon . di rame bul gara del val. di 100 di Lew . o Leu. Cantonal. Nome dato ad alcune monete spagnuole coniate in Cartagine nel 1873 du rante l'assedio dei centralisti . Vi erano Can tonal da 5 Pesetas e da 5 Real. Caorsini. Si fa menzione di questa mon . d'argento in un cod . che trovasi alla biblio teca Trivulziana in Milano , che porta il n. 136 , ove è trascritto un trattato di aritmetica del principio del sec. XV che ci fornisce le leghe di molte monete italiane ed estere . Per i Caorsini d'argento dice che erano a den. 3 di lega. 4,2S*ཇ་<noinclude></noinclude> k9l5ul8zikozusvq8ssvp8flt6qmhwu Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/67 108 1017993 3835144 2026-05-14T08:54:43Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835144 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>Capellina. Mon. del ducato di Modena del val. di Lire 0,2,6 ( tariffa del 1807 ) ; era così chiamata perchè portava l'effigie del duca dai lunghi capelli . Si disse anche Aquilina. Capellone. Mon. d'arg. del ducato di Mo dena, coniata da Francesco III duca ( 1737 1780 ) , del val. di Sol. 6 e Den. 8 , l'anno 1750 , alla bontà di onc. 1 ½ per lib. ed al peso di gr.mi 2,22 . Tre Capelloni equivalevano alla Lira di Modena e ne andavano pezzi 175 per lib. Portavano la testa del duca con lun ghi capelli , donde il nome ( CZM. , t . XVI , 143 , 322 ) . Capeluta, fu detta erroneamente la moneta scudellata (PNS , II , 13 ) . Vedi Copuludi. Capitale. Nello istromento d'appalto della zecca pontificia fatto l'anno 1371 (29 marzo) si legge : « Costat marcha dicte monete de CAPI TALI tres solidos cum dimidio » . Il GARAMPI , doc . xv , spiega che si tratta della spesa occor rente per il monetaggio di ogni marco di mo neta. Capones. In una carta del 1250 (cartular campan. ) leggesi : « sex denarios pro quolibet foco ... qui CAPONES B. Mariae nuncupantur et pro CAPONIBUS nobis et ecclesiae nostrae red debantur » (DCG . ) . Il Denaro prendeva il nome dal tributo in natura che si doveva alla Chiesa . Cappelluto. Vedi Torellino . Caput aspergellis . (Testa di scoiattolo) . Mo neta russa o meglio mezzo di scambio usato fin dal sec . XI , in Russia ed in Polonia per il commercio interno . Vedi Viekochi e Skoury . (MRN. , II , 191 ) . Carambola. Prese in Firenze questa deno minazione lo Scudo di Fiandra che si cam biava con Lire tosc . 8,6,8 , ed in Lire nuove italiane 7 , come rilevasi da una tariffa del 1839. Nome Carantano, Charantano, Carano. dato al Grosso tirolino , quando i Conti del Tirolo divennero duchi della Carinzia. Se ne ha una prima notizia in un diploma di con cessione di zecca di Massimiliano imperatore del 1509 al signore di Piombino Giacomo IV Appiani ( ZMI . , II , XXII ) . Il nome si genera lizzò in Venezia, in Trento ed in altri paesi per indicare il Soldo ed anche il Kreuzer e la Svanzica. In una grida di Milano del 1469 i Carantani o Charantani vengono banditi , ed in un doc . dell' 11 apr. 1474 sono chiamati Quindicini a radio o de la raza e tassati per Den. 12. Nel 1390 correva in Trento per Den. II ed egualmente in Rimini . Nel 1474 andava in Milano per Den. 14 , abusivamente ed il mae stro delle entrate straordinarie scrive al duca di Milano onde provveda (PNS . , II , 206 ) . Vedi Kreuzer e Quarantani ( RIN. , VII , 118-349 ) . Carapace. È così generalmente detta dai sino-numismatici la più antica moneta metal lica cinese che rimonta a parecchie migliaia t 51 1 CAPELLINA CARATO di anni prima di Cristo . È in forma di uno scudo di difesa e porta una sbarra a traver so nella parte concava. Carat, Karat. Piccola moneta CINA - Carapace. araba in uso a Betelfagui o Bet - el- Faki nello Yemen ; 80 Carat si cambiavano con una Piastra e si di cevano anche Cavears (KCU . , 49 ) . II MENA GIO deriva la parola da Alkarat voce araba che denota moneta minuta , o dal greco ceration , piccolo peso. Vedi Carato, Quaratus. Carato, Cayratum, Quadratum , Karat, ecc . Termine usato prima dell'adozione del sistema metrico decimale per esprimere il titolo del l'oro, come ora si usa quello di millesimo . I Carati costituiscono l'oncia di fino , si dividono in 4 gr. e questi in 24 granotti ( PMS . , 1,37) . Vedi Titolo . Si disse anche Carato , la 24ª parte del Bisante, ma fu moneta di conto , men tre non si coniarono che Mezzi Carati o De nari. In qualche regione si usò dividerlo in trentaduesimi ( TPVM . ) . In alcuni documenti è detto Cayratum ed anche Quadratum o Qua ratum . Es.: Clemente VI , nel 1344 , concesse , a Giacomo Malabayla di Asti ed a Betto e Francesco del Poggio di Lucca, di coniare nella zecca di Ponte della Sorga, presso Avi gnone , moneta di puro buono e fino oro di lega 24 Quadratorum (GSO . , doc . VII , nota) . Si disse Aurum vicenarium quello della bontà di car. 20 ; Aurum undevicenarium di car. 19 ; Aurum duodevicenarium di car. 18. In un codice della Trivulziana ( 136 ) di poco poste riore al 1415 , che contiene un trattato di ari tmetica, si legge : « un ' oncia d'oro fine si è 24 CARATI e quanto l'oro è peggiore , meno CA RATI ae ne l'oncia, e quanto l'oro è migliore ae ne l'oncia più CARATI »... « Similiantemente aviene de l'argento che s'alega a onze overo a danari, pesi, e l'argento che tiene 12 oncie per libbra, s'intende che sia argento fino e bono a ponto » (RIN. , XVII , 476 ) . In Germania il Karat è la 24ª parte del Marco d'oro puro e si divide in 12 gr." . Ecco vari valori del Carato usati special mente dagli orefici per la valutazione dell'oro e delle pietre preziose: Austria , gr."i 4 =- Kg. 0.000 2060 85100 ; Francia (Karat) gr.ni 3.846 = Kg , 0,000 , 205 . Italia, gr. 4 corrispondenti in : Firenze a Kg . 0,000 196 Genova 0,000 183 Milano 0,000 20567 >>> 0,000 188464 Modena 0,000 200 Napoli Torino 0,000 213.<noinclude></noinclude> otbzxpc82afon1mcu95ix8jfy95oh94 Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/68 108 1017994 3835145 2026-05-14T08:54:45Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835145 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CARATO 9 febb . 1560 e del 18 gen . 1569 , nella quale si ordinano alla zecca di Venezia pezzi da 4 Carci (PMV . , II , 294 ) . Vedi Carzia. Carival. Mon. indiana dell'Aurungabundar, del val. di 50 di Rupia. Si divide in 12 Pice (KCU . , 210) . Carlino, Carolinus, Carolenus , Carolensis, Karolenus etc. Nome che presero in Italia al cune monete coniate da Principi che avevano nome Carlo . La più antica mon . , che troviamo menzionata nei documenti col nome di Car lino, è il Grosso d'argento coniato tra il 1268 ed il 1278 in Napoli da Carlo I d'Angiò , ove è rappresentata la Salutazione angelica e per K H 2115= = DES KRI Käytätii Per ridurre i Carati a millesimi basta mol tiplicarli per 41,666,666 . Carato metrico . Con la legge 7 Luglio 1910 n. 480 venne sanzionato che : L'unità di massa per il commercio delle perle fine e delle pietre preziose è il Carato metrico del peso di 200 milligrammi. L'uso della parola Carato per indicare pesi diversi è proibito. Col R. Decreto 9 agosto 1911 n . 1020 venne decretato : La serie dei mul tipli e dei sottomultipli del Carato metrico è stabilita in conformità della seguente tabella : - gr . 50 Pesi : grammi. 100 carati meirici 500 carati m. 250 gr. 20 carafi m . 100 - gr. 10 carali m. 50 — gr. 5 carati m. 25 - gr. 2 carati m. IO ――― gr. 1 carati m . 5 -――――― gr. 0.2 carati m. I - gr. o.1 carati m. 0.5 -- gr. 0.5 carati m. 0.25 ―――― gr. 0.2 carati m. 0.10 - gr. o.1 carati m . 0.05 ―― gr . 0.002 carati m. o.01 . Il Ministero di A. I. e C. , in data 7 Febbraio 1913 n . 2185 , ha infine decretato : I pesi del carato metrico e i multipli di esso , secondo la tabella di sopra , oltre alla forma 5 stabilita , per i pesi analoghi dal regolamento 12 Giugno 102 n . 226 , potranno avere quella di un tronco di piramide retta a basi paral lele avente figura di quadrato . In tal caso detti pesi saranno massicci e di un solo pezzo di ottone o di altro metallo non più altera bile dell'ottone . Il valore dei singoli pesi sarà inciso in modo chiaro e facilmente leggibile ; quello in grammi sulla faccia inferiore , quello in carati, seguito dall' abbreviazione C. M. sulla faccia superiore . La marca di fabbrica e i bolli di verificazione prima e periodica , saranno impressi , per quanto è possibile , sulla faccia inferiore di ciascun peso . Sebbene non sia stato possibile introdurre nella serie legale i pesi di 2 Carati o di 0,02`di Carato, i quali hanno valori non corrispondenti alla serie decimale della frazione del gramma, pure essendo essi indispensablli in pratica per le operazioni commerciali , ne sarà tollerato l'uso ed i RR . Verificatori , se richiesti , li ammetteranno a verificazione . Carcassonensis moneta. Zecca di Carcas sonne (Carcasona) . I Conti ed i Visconti emi sero moneta dal 1002 al 1200 cir. I Vescovi dal 1077 al 1106 cir. (MRN . , I , 323 ) . Carci per Carzie vengono chiamati i De nari veneti in una commissione di zecca del CARLINO 52 NAPOLI - Carlo I d'Angiò (1266-1285). Carlino d'argento o Saluto d'argento. ciò conosciuto anche col nome di Saluto d'ar gento . Una prima notizia del Carlino d'ar gento ce la fornisce il MAUROLICO (Sicanic. Rev. compend. lib . I ) : « . . . . SALUTOS autem ARGENTEOS (Carlini) similiter impressos (cioè a quelli d'oro) verum 96 libram implebat. Li bra vero sesqui uncia habebant misturae » . Lo che vuol dire, che questo primo Carlino do veva pesare I GO di lib. (gr.mi 3,33 ) e conte nere onc. IO I 2 per lib. di arg. fino . Il BLAN CARD (in Revue numism. nouv . serie 9,221 ) eguaglia il Carlino del 1271 al ¹½2 Tarì ( d'oro ) e 60 Carol. = I uncia auri ; nel 1297 un Carlino = 39 Den. pisani e nel 1237-1300 , 5 Carlini = 4 Tornesi grossi (GSO . , 122 ) ; nel 1302 un Carlino si cambiava in Roma con 26 Provisini e 6 Carlini valevano 5 Ro manini. Ma Carlino per eccellenza fu detto il COASTY NAPOLI Carlo II d'Angiò. Carlino gigliato del 1303. Grosso d'arg. di Carlo II d'Angiò di nuovo tipo , con la croce gigliata e perciò conosciuto anche col nome di Gigliato . Questa bella e tipica moneta fu coniata in Napoli l'anno 1303 allo stesso saggio del Grosso tornese e prese il nome di Carolenus novus . Una grande emis sione di questi Carlini avvenne sotto Roberto d'Angiò ( 1309-1343 ) , ed un doc . di zecca del 1° luglio 1317 , ce ne dà i valori : « et liga predictorum CAROLENORUM argenti sit de un tiis undecim et sterlinos III argenti fini pro qualibet libra ponderis eorundem, et reliquam sit de here puro et quod quolibet CAROLENUS argenteus sit juste et ordinati ponderis videlicet tarenorum quatuor et grana decem nec non quod<noinclude></noinclude> ewv621olfn42nirm18fksch9n6fid1g Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/69 108 1017995 3835146 2026-05-14T08:54:48Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835146 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CARLINO CARLINO 53 I CAROLENSES ipsi .... argenti sint eiusdem te nute et lige sicut fuerunt CAROLENSES ... ar genti dudum cusi de mandato recolente memorie divi avi nostri (Carlo I ) .... » (Reg. 1317 C. , J NAPOLI Roberto d'Angiò ( 1309-1343 ). Carlino Robertino. X oam s a B W CUNFO Giovanna II ( 1343-1381 ). Carlino. un Gigliato nella zecca di Cuneo , come erede di quella signoria della Casa D'Angiò, e che dovette cedere ad Amedeo VI nel 1367. La zecca di Aquila fu autorizzata da Giovanna II , n o H dere in tre categorie , cioè : a) quelli imitati in alcune zecche di Oriente , dai Maonesi in Scio (1347-1455 ) , dai Maestri ospitalieri di Rodi , dai Lusignano in Cipro etc .; b) quelli fatti coniare nella zecca di Napoli , o nelle of ficine monetarie di Saint- Remy e di Tarascon in Provenza , dai Re di Napoli successori di Roberto ; c) quelli fatti lavorare ed imitare da altri principi italiani. Il Carlino napoletano subi , per colpa di poco scrupolosi zecchieri , continue diminuzioni di peso e di lega e da gr.mi 3,93 si ridusse a gr.mi 3,80 con soli gr.mi 3,50 di fino . I segni di zecca , che si trovano sui Carlini di Roberto , ci permettono di conoscere la data della loro emissione . Quelli del 1317 portano il segno della ghianda, quelli del 1321 un giglio, ed i posteriori un piccolo cerchio . Furono incisori , in ordine di tempo , Ottavio di Pierotto , Gu glielmo Trocullo , e Nicola Rispolo ; e zecchieri : il Benincasa, gli Acciajuoli , il Macedonio , i Buonaccorsi , i Bardi , il Gattolo ed il Manicella ( SAMBON in RIN. , XXV , 189 e segg. ) . Dopo la morte di Roberto fu continuata la coniazione poletana (CAGIATI , 1 , 32 , n . 1 ) . Egualmente ne coniò Carlo III di Durazzo ( 1383-1385 ) e La dislao ( 1386-1416 ) . Giovanna I di Napoli coniò C war o n eyH ginta pro uncia computatis » ( DCG . ) . Questa moneta acquistò subito molto credito in Italia e fuori e venne imitata e contrafatta . Le imi tazioni dei Carlini robertini si possono divi neta correva « pro sol. 1. et den. x provincia lum ». Nella zecca di Napoli continuò la co niazione dei Carlini gigliati sotto Giovanna e Ludovico ( 1346-1362 ) , Carlini che dai francesi sono rivendicati alle zecche provenzali , ma che documenti dell' Archivio di Napoli del 1352 dimostrano essere stati ordinati alla zecca na Boc d'Italia per 16½ Tornesi piccoli. In un conto del 1336 (Historia Delphin) troviamo : « Item recepit ab eodem ibidem Regales de auro XXXTI de quibus expensi sunt, ad rationem CAROLI NIS XV pro quolibet, XXXI » . Un documento del 1358 , che si riferisce ad un contratto matri moniale di Salerno , riporta « dotis nomine un cias duomillia in CAROLENIS ARGENTO, sexa rascon, si convenne di coniare « Liliati, cioè Carlinigigliati, con la rmago bone memorie e Do mini Regis Roberti sicut illi qui sunt Neapolis » . Lo stesso documento ci dice , che quella mo SFB f. 68 t) . Dovevano questi Carlini, detti Ro bertini, essere dunque del peso di Tareni o Tari 4 e Grana 10 e contenere oncie 11 e sterlini 3 di arg. fino per lib. e precisamente della stessa lega di quelli fatti coniare da Carlo I. Nel 1318 il Carlino napoletano che già correva col nome di Robertino, era valu tato a 64 pezzi per oncia d'oro, si cambiava a 13 per un Fiorino o Ducato d'oro e fuori del Carlino robertino a titolo di speculazione , specialmente nella zecca di Tarascon , ed è in teressante un documento di zecca del 23 apr. 1372 , cioè posteriore di 30 anni alla morte di Roberto , dal quale si rileva , come tra il Sene scalco di Provenza e lo zecchiere Fiorentino Ruffo di Gian Fillassi , maestro di zecca di Ta AQUILA - Giovanna II (1433). Mezzo gigliato. con diploma del 6 genn. 1433 , a coniare mezzi Carlini: « < dummodo sint ponderis et bonitatis et in qualibet libra sint de argento fino uncie de cem et de ere uncie due » ( R. Arch . di Napoli, reg. 1423 , 358 ) . Renato vi fece coniare il Car lino allo stesso tipo del Robertino tra il 1435 ed il 1442 , ed un rescritto di questo re agli aqui lani , in data 5 sett . 1437 , dice : « bonos ducatos auri vel CAROLENORUM ab rationem de CAROLE NIS decem pro qualibet ducato » (MURATORI, Ant. It. , VI , 559 ) . Questi Carlini continuavano ad essere comunemente detti Gigliati perchè conservavano il tipo primitivo e nel poema di Buccio Ranallo (delle cose dell'Aquila dal 1253 al 1362 ) si legge che nella pestilenza del 1248 :<noinclude></noinclude> lv9hblkjruam84c5rltfrxopeqhkr2l Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/70 108 1017996 3835147 2026-05-14T08:54:51Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835147 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>54 - CARLINO distinguono dagli altri coniati in Napoli per un aquiletta che portano nell'area della moneta. In Napoli Alfonso I fece coniare Carlini di due tipi ben differenti . Il primo simile a quello co niato in Aquila dal conte di Montorio ed un secondo con la testa coronata di faccia e lo stemma. Questo Carlino prese il nome di Al fonsino o di Grossone ed il tipo servi , anche N S T << Chi comparava guardia per esser aiutati << Lu di et la notte la femena potea tre gillati >» . Una coppa d' orzo durante la carestia del 1340 vendevasi 6 Carlini. Un Carlino rober tino fu coniato in Solmona a nome di Renato , ma se ne ignora l'epoca di emissione . Nella AU R TO mo E T CARLINO CON FE Maward ‫ס‬ SOLMONA - Renato d'Angiò (1635). Carlino. ‫לו‬ lotta contro Alfonso I d'Aragona, i solmonesi parteggiarono sempre per lui , e soltanto per timore delle armi di Giacomo Caldora, che con duceva in Abruzzo la guerra per l ' Angioino , firmarono un patto di fedeltà a Renato . Questo raro Carlino sulmonese fu pubblicato dall'avvo cato G. PANSA nella Riv. It. Num. , anno XVII ; pesa gr. mi 3,60 . Aggiungeremo , che alcuni autori pretendono sapere come Giovanni d'An giò nel 1461 facesse coniare nella zecca di Lecce Carlini col nome di Renato suo padre e precisamente quell'esemplare che porta nel 30. 3D OHERE A T per il conio del Tornese di rame e del Denaro (Grano) e ricorda il Reale o Carlino siciliano, di cui discorriamo in seguito . Ferdinando I d'Aragona non appena succeduto ad Alfonso l'anno 1458 volle ricordare ai posteri la sua incoronazione , avvenuta in Barletta per le mani del card. Sabino Orsini , legato di Papa Pio II , colla emissione di un nuovo Carlino che, dalla rappresentazione che vi era incisa , prese il nome di Coronato, continuando peraltro la co niazione del Carlino di vecchio stile . Ferdi nando fece coniare il suo Carlino , detto vol D SAPO n a r a NAPOLI Alfonso I ( 1433-1458 ). Carlino Alfonsino. DIG 1 10 00 7 AQUILA - Alfonso I ( 1442-1458). Grosso Alfonsino (Carlino). Carlenos del val. di 120 Den . Questi Carlini cessano di chiamarsi Gigliati perchè al posto della croce gigliata portano l'arme inquartata di Napoli ed Aragona . I Carlini d'Aquila si ‫܂‬ campo a sinistra del re una L coronata da un giglio (SAMBON, Gaz. Num. Française , 1896) . Vedi Coronati. Alfonso I d'Aragona concesse nel 1442 , con capitoli del 6 ottobre , la zecca al conte di Montorio, acciò vi battesse , oltre ad altre monete , anche Carlenos argenti e medios AY OK O ‫ܐܐ‬ LECCE (?) (1461). Carlino al nome di Renato. B 50 SOLMONA Ferdinando I (1458-1494). Carlino Ferrantino. garmente Ferrantino nella zecca di Solmona, dopo che questa città , che si era data a Gio vanni d'Angiò figlio di Renato , fece ritorno sotto il suo dominio . Tutti questi Carlini furono falsificati, o misturati in modo da indurre i So vrani Napoletani ad emettere continue ordi nanze per rimediare al danno che derivava al commercio il correre di queste monete . Tutte le monete grosse d'argento , che si coniarono in seguito a Napoli si continuò a chiamarle Carlini, quantunque si allontanassero sempre più dal primo tipo e dall'originale valore . Rap presentarono peraltro sempre la decima parte del Ducato e si divisero in 10 Grana. Sotto Carlo V presero il nome di Grossi ed il loro peso si aggirava tra i gr.mi 3,375 e gr.mi 3,120 : sotto Filippo II, gr.mi 3,00 . Due tipi, che meritano di essere menzionati , sono quelli<noinclude></noinclude> 64ldrzlzxy2xylqyqx2wcstz0n6c5dc Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/71 108 1017997 3835148 2026-05-14T08:54:54Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835148 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CARLINO CARLINO 55 1 SeS a! NAPOLI - Filippo IV ( 1621-1647). Carlino (tipo coniato per impedire la tosatura della moneta) . petuto 4 volte , e l'interno con G. 1. o G. 5 (grana 5) . Questi tipi furono inventati nel 1624 dal dott . Fabrizio Billia di Catanzaro , il quale si proponeva con quella disposizione di circoli e di cifre di impedire la tosatura, che impune mente si usava di larga scala nelle mon. d'oro e d'arg. Infatti , se il tosatore , a scopo di lu cro, oltrepassava nella fraudolenta operazione il cerchio esterno , che portava l'indicazione G. 10 ( Grana 10) , a lui non rimaneva che una mon . da Grana 5, ovvero un Mezzo asserisce il SAMBON, in occasione dei festeg giamenti per la presa di Napoli . Si coniarono nella zecca di Napoli Carlini fino al 1859 , sotto il regno di Francesco II di Borbone. Carlino Aquilano. Vedi Carlino. Carlino Aragonese. Sotto il nome di Ara gonesi si trovano nelie Collettorie delle C. A. i Carlini gigliati coniati in Aragona circa il 1310. 70 e So Aragon. I uncia auri = 5 flor. (Collect. , 161 , f. 250). Carlino coronato. Vedi Coronati. Carlino della croce. Vedi Coronati. Carlino di Malta. Mon. d'argento del val. di 15 Grani, coniata per la prima volta dal G. M. Giovanni de La Vallette ( 1557-1568 ) il quale, sprovvisto di argento , la fece coniare anche in rame, del val. di 10 g.ni. Il Carlino Maltese si divideva in 2 Cinquine ed era la quarta parte del Tari d'argento. Carlino di Monaco. Si chiamò Carlino an che il pezzo da 20 Franchi di Carlo III prin cipe di Monaco coniato l'anno 1878 . Carlino di Sardegna. Mon. d'oro del val. di 5 Doppiette, fatta coniare , nella zecca di TAINS che fece coniare Filippo IV di Spagna ( 1621 1647 ) , nella zecca di Napoli , con due circoli concentrici , recanti , l'esterno , la cifra del val. C. (Carlino 1 ) ovvero G. 10 ( Grana 10) ri Carlino; ed allora non ricavava argento suffi ciente da quella tosatura che lo compensasse della perdita sul valore della moneta . Ma questa invenzione non ebbe fortuna e, salvo una piccola emissione di Carlini o Doppi Carlini, si ritornò al tipo solito . Carlo II ( 1674 1700) ordinò per il primo che sulle monete , sia d'oro che di argento, fosse posto il va TORINO Vittorio Ame deo III (1773-1796). Carlino d'oro del 1774 <> 00 300 000 Torino , da Carlo Emanuele III nel 1768 per uso esclusivo del Regno di Sardegna . Era al taglio di 15 573, 1805 per marco ed alla bontà di car. 21.10 (gr. 11 16,05) (PROMIS , I , 475 ) . Si coniò anche il mezzo Carlino d'oro. NAPOLI Carlo II (1665-1700). Carlino del 1691. lore in cifra. I Carlini coniati sotto questo regno sono al titolo di 895 5 ( mill., e di peso vario. Quelli del 1683-1686 erano pesanti gram mi 2,829 e con decreto del I gen . 1689 furono portati al val. di 11 Grana e con altro dell'8 gen. 1691 a quello di 13 Grana. Quelli co niati dal 1687 al 1690 pesavano gr.mi 2,049 e con decreto del gen. 1691 furono portati al val. di 12 Grana, mentre se ne coniarono nello stesso anno al peso di gr.mi 2,194 ed al val. primitivo di 10 Grana ( CAGIATI , 218-319 ) . Una ordinanza di Carlo VI imp. , del 1730, prescrive che il Carlino debba contenere oncie 10 e sterlini 3 per libbra di argento fino ed oncie e sterlini 17 di lega in rame ( MZB . ) . Questo sovrano fece coniare nel 1707 un Car lino per essere gettato al popolo, a quanto OLI 5930 TORINO - Carlo Emanuele III ( 1730-1773). Mezzo Carlino d'oro del 1770. Carlino di Savoia. Si diede questo nome al pezzo d'oro da 10 Scudi coniato da Carlo Emanuele I ( 1580-1630) al tipo del Duca tone detto del compasso e che io credo sia una prova di conio in oro della mon . d'ar gento . Pesa gr.mi 33 (CNI . , t. XX, n . 2 ) . Anche Carlo Emanuele III nel 1663 emise un pezzo da 10 Scudi d'oro che prese il nome di Car 111 lino d'oro, del peso di gr. 33,25-33 , 13 (CNI . ,<noinclude></noinclude> 496083kgl8e7nwna7we7txw0jcvx70y Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/72 108 1017998 3835149 2026-05-14T08:54:58Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835149 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CARLINO XXIV, II) e Carlo Emanuele III con ordine del 38 giug . 1755 fece coniare nella zecca di Torino un Carlino da cinque Doppie del peso di grmi 47,88 (dm. mm . 41 ) , al taglio di 5 407 3605 al marco e di bontà car. 21. 18. Valeva Lire 81 , 17 , 6 ( val. loc .) e portava l'indicazione del val. D. 5 non che il Car lino da Doppie 22 dello stesso tipo (CNI. , XXIX , n . 5 ) . Carlino d'oro, Karolenus aureus. Carlo I D'Angiò , oltre al Saluto d'argento , fece co niare prima dell'anno 1278 , il Saluto d'oro, che prese il nome di Carlino d'oro. II MAU ROLICO dice : « Scio etiam SALUTOs aureos tem pore CAROLI, a quo siculi defecerunt signatos.... erant autem ex auro optimo et n. 72 libram aequabant Et aureus argenteos 14 precio ae quabat » (MAUROLICO , Sican. Rev. Comp. ) . Il NAPOLI Carlo I d'Angiò ( 1206-1285). Carlino d'oro o Saluto d'oro. Carlino d'oro pesava quindi gr.mi 4,44 e va leva 14 Carlini di argento . In Roma correva per Sol. 31 di Provisini, ed erano stati rico nosciuti della bontà di car. 201, 2 (?) . Nel 1302 si valutavano Sol. 42 Prov. (GSO) . In Francia si cambiava con 12 Grossi tornesi. Un docu mento della R. Zecca di Napoli ci fornisce il rapporto che esisteva tra il Carlino d'oro e il Fiorino di Firenze « CAROLENIS AUREIS 4 et floreni ac ducatis aureis 5 per unciam compu tatis » ed anche il GARAMPI ci dice che nel 56 --- CARLINO quinque minus quinqne octavis unius grani et quod CAROLENI ipsi auri sint eiusdem tenute et lige sicut fuerunt CAROLENSES aur i dudum cusi de mandato recolente memorie divi avi no stri Jerusalem et Sicilie Regis illustri » (Reg. ang. , 1317 c. , fol . 68 t . ) . Appaltatore della zecca di Napoli era Lapo di Giovanni Ben nincasa ed incisori Ottavio figlio di Pierrotto e Giovanni de Madio, napoletano . Quantun que questo documento parli chiaramente di una ordinazione di Carlini d'oro, pure nessun esemplare conosciamo che si possa attribuire al Re Roberto , del quale è nota invece la bellissima serie dei Carlini di argento. Carlino ferrantino . Vedi Carlino. Carlino fiorentino . Fu emesso nel 1490 al val. di Sol. 10 , al taglio di 96 ¹ 2 per lib., peso gr.ni, 71 73 1459 bontà one . 11 , den. 11 , intr. gr.ni 68 40 45. Correva anche col nome di Grossone ed aveva, come impronte, da una parte S. Giovanni che battezza il Cristo e dall'altra, il giglio fiorentino ( GCR . , II , 35 ) . Nel 1505 fu portato al val. di Sol. 12 e Den. 6 ed alla bontà di one . 11 e den . 12 e prese il nome di Barile perchè valeva tanto , quanto si pagava di dazio per un barile di vino ( Or SINI, LIV) . Carlino gigliato (liliato ). Vedi Carlino. Carlino napoletano . Vedi Carlino. Carlino nigro . Si disse del Carlino di Carlo II il Cattivo ( 1349-1387) coniato nella Navarra e del quale si fa menzione nelle collettorie fin dal 1358. Nel 1368 : « 13 sol. 1 den. Carlin. nigrorum usuali, monete in Regno Navarre, == Flor. Aragonie » (Collect., 117 118 , fol . 173 e LXXVIII ; PAMPLONA) . Carlino papale. Ritornati in Roma da A vignone , i papi ripresero a coniare la loro moneta nella zecca del Senato ed il Grosso 1302 il Fiorino valeva 34 Sol. Prov . , mentre il Carlino d'oro ne valeva 42 e che la lega dei Carlini nei sec . XIV e XV si conservò alla bontà di circa 11 oncie a lib. , del peso di 80 papale prese il nome di Carlino papale per di stinguerio dal Carlino romano. Il primo Car lino o Grosso papale coniato in Roma , è quello di Urbano V che durante la sua breve di a lib pap. cioè gr.mi 90 di peso napol. e gr.mi 84 di peso fiorent. I LANCILLOTTO scrive che in Palermo si computava , il Carlino d'oro, Tari 7 e pesava trappesi 5. Carlo d'Angiò fece coniare anche il mezzo Carlino d'oro dello mora in questa città cioè nell'anno 1367 volle ricordare quello storico evento con una mo neta nella quale fece incidere espressamente : FACTA IN ROMA (SGV . , XLVI , 16 ) . Bonifacio IX impossessatosi della zecca del Senato du rante il periodo del Giubileo , ( 1400 ) , coniò anche esso un Carlino papale (SGV ., XLVI , stesso tipo del Carlino e con molta probabi lità ne fu incisore Giovanni Fortino , che servi la zecca angioina in Napoli dal 1266 al 1278 . Carlo II coniò egualmente il Carlino o Sa luto d'oro, identico e quello del suo prede cessore, e ne fu incisore Pierotto Francese ( 1280-1313 ) . Di Roberto d'Angiò ( 1309-1343) non si conoscono monete d'oro , pure un do cumento del 1 lug . 1317 ci dà notizia di una ordinazione di Carlini d'oro e dice « quod proba CALERENORUM aureorum sit auri fini de carati 24 et non minus sit ponderis tarenorum 17) ed Innocenzo VII ne coniò due differenti ( SGV . , XIV , 16-17 ) in uno dei quali ritorna l'autorità del Senato : S - P - Q - R . Un Carlino di sommo interesse storico è quello fatto coniare nella zecca di Roma tra il 1413 ed il 1414 , da Ladislao re di Napoli , durante la sua pre caria occupazione di questa città (SGV . , XV, 17) . Di tutte queste monete non troviamo ne gli archivi , documenti che le segnalino . Il primo, dovuto alle ricerche del GARAMPI , data<noinclude></noinclude> 62mfna9sqj1waa9qovmny0d2e7hcl16 Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/73 108 1017999 3835150 2026-05-14T08:55:20Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835150 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>1 CARLINO dagli ultimi anni di Regno di Martino V ; appartiene , cioè , al 1430 quando quel papa, che aveva sempre coniati Carlini papali detti Grossi della Colonna, con un accenno all'au torità senatoriale : SPQR . ROMA · CAPUT · MUNDI (SGV . , XV, 21 ; XVI , 1 ) , ordina agli zecchieri Domenico Gherardini e Pietro Andreozzi , di coniare Carlini dello stesso peso misura e co nio dei napoletani : « CARLENOS eiusdem pon deris ac mensure et conii sive figure quorum sunt CARLENI NAPOLETANI » ; ed il documento dice appresso : « pondus autem cuiuslibet CAR LENI sit denariorum trium et octo granorum . Sintque dicti CARLENI de liga undecim uncia rum et duorum denariorum argenti fini pro qualibet libra dictorum CARLENORUM cuius pon deris sunt CARLENI NAPOLITANI antedicti » (GAD. doc. XXII ) . Si tratta evidentemente di pseudo Robertini, che costituivano una buona speculazione per coloro che li imitavano (Vedi Carlino) . Colla stessa lega e col medesimo peso effettivo furono coniati i Carlini di Eugenio IV nel 1432. Questo papa volle che nei nuovi Carlini sparisse per sempre qualsiasi scrittura segno o figura che ricordasse la signoria della città e l'autorità del Senato Romano . Nel 1439 i Carlini papali erano valutati a Sol. 10 e Den. 10 corrispondenti a Cinquini 26 o me glio a Bolognini romani 62, come ricavasi da una tariffa emessa in Montefiascone per uso del Patrimonio di S. Pietro (GAD . , doc. XXIV) . Nel 1447 Nicolo V stabilì che i Carlini papali fossero coniati al peso di den . 3 e gr.ni IO, con onc. 11 e den. 3 di arg . fino per lib. e che 84 Carlini più 1 den . formassero il peso di 1 lib . Nel 1467 Pio II prescrive che il Carlino «< con la stampa di N. S. (il papa) ovvero di qualche predecessore » valga 6 Bolo gnini marchegiani (GAD. , doc . XXXII) . Sotto Paolo II la Camera Apostolica esigeva per un Ducato gr.ni 728 di fino arg . , quanti ne contenevano , cioè , dieci Carlini dell'epoca (1464-1471 ) , mentre in seguito non ne riscuo teva che 612 , stante l'avvilimento di quella moneta che si giunse a spendere a 13 per Ducato ; Sisto IV ( 1471-1484 ) nella zecca di Ancona, ove fin dal 1464 si coniavano i così detti Terzi di Carlini, fece coniare i Mezzi terzi, corrispondenti al Bolognino da 5 Quat trini (GAD. doc . , XLVII ) . Nel 1494 i Carlini fu rono ridotti al taglio di 103 2 5 per lib. cioè al peso di gr.ni 66 440 517 ed al fino di gr.ni 61 28/100 . L'instabilità dei rapporti di prezzo fra l'oro e l'argento , che avea creato pertur bazioni nel sec . XIV , produsse in seguito a busi monetari tali , che papa Giulio II , nel 1504 , s' indusse a riformare completamente l'intrinseco della moneta d'argento , che elevò di un terzo circa . Tutti i Carlini o Grossi pa pali precedenti che valevano ed avevano corso Martinori 8. 57 CARLINO legale per Bolog. o Bai. 712 rimasero a quel prezzo . I nuovi Carlini che dal nome del papa vennero chiamati Giulj furono tassati ed eb bero corso a Bolog. ossia Baj. 9 3 4 e con l'ag gio giunsero a Bolog. 10 (CASR . ) . Vedi Giulio. Giulio II battè i suoi Carlini a lega di onc . II e den. I di fino ed al taglio di 83¹ 4 per lib. , così che ogni nuovo Carlino venne a ri sultare di peso gr.ni So 208 344 e di fino gr.ni 74 79 100 (SGV. , XXV , 16-24) . Interessante è il breve spedito da Giulio II il 9 ag. 1594 a Giovanni Sforza signore di Pesaro , a Giovanni Borgia signore di Camerino ed agli Ancone tani per avvertirli : « quonimus vero valor du catorum auri de Camera pari modo concordet quadret et se conformet prout tempore praefati Sixti concordabat quadrabat et se conformabat; ita quod CARLENI decem, monete nove, duca tum unum auri de Camera similiter novem CAR LENI cum duobus tertiis et uno quatreno flo renum unum monetae Romanae constituant » . Questo nuovo Carlino papale di Giulio II lo troviamo tassato in Firenze per Sol. 10 e doveva pesare den. 3 e gr.ni 8 , mentre i vec chi Carlini papali pesavano den. 2 e gr.ni 18 . Un ultima notizia di Carlini papali la tro viamo in una provvisione sulle monete tose o leggiere, pubblicata in Bologna il 25 ago sto 1588 , nella quale i Carlini di peso di ca rati 12 (Marco di Bologna) , che valevano 30 Quatt., si dovevano ridurre a Bolog. 4 e Den . 4 (GAD. , LXXXIX ) . I Grossi papali cessarono di correre col nome di Carlini e preserò quello di Giulio e poi anche di Paolo, quando Paolo III , nel 1540 , volle migliorare le condizioni della moneta d'argento , che aveva subito dopo Giulio II continue riduzioni in peso e titolo. (Vedi Paolo) . Fu Benedetto XIV che , circa il 1747 , volle ripristinata l'antica denominazione di Carlino romano coniando una moneta di lega del peso di gr.mi 2,750 ed il Doppio Carlino del peso di gr.mi 5,500 circa. Il nuovo Carlino doveva valere o correre per Baj . 72, pesare den. 2,6 , ed essere alla bontà di one. 5 per lib. con fino den . 1 , 2 , 102. Questo tipo di Carlino lo ritroviamo sotto i papi Cle mente XIV e Pio VII . Non solo in Roma si coniarono Grossi papali detti Carlini ma an che nelle zecche pontificie di Bologna e di Avignone . Il Consiglio secreto ducale di Mi lano scrisse durante l'anno 1473 a Galeazzo Sforza che i Carlini nuovi di Bologna non si dovessero spendere come i vecchi , cioè Soldi 7 e Den. 6, ma solamente Sol. 6 e Den. 1. As saggiati si trovarono al taglio di 68 al marco ed alla bontà di onc. 6 , den. 12 e gr.ni 6 per marco. Questi Carlini di Bologna sono i così detti Grossoni col S. Petronio ed il Leone rampante che prendevano il nome ancora di Bianchi o Bianconi. Nella zecca di Avignone<noinclude></noinclude> guph9w2zzg61ocn853k5pzc5fc2vcl7 Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/74 108 1018000 3835151 2026-05-14T08:55:33Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835151 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CARLINO da Urbano V in poi , abbiamo una serie quasi non interrotta di Carlini papali che si caratterizzano per la continua degenerazione . Dal peso di circa 3 gr.mi che avevano in origine li vediamo ridotti sotto Paolo III a soli gr.mi 0,90 con bassissima lega . Non conosciamo che pochi documenti di zecca dai quali ricavare qualche dato su questi Carlini papali. Li tro viamo sotto Urbano V ordinati nel 1368 a tal Michele Ligoni maestro di zecca in Avignone ' col nome di Grossi da due. Il peso doveva essere di gr.ni 62 91/1145 e di fino gr.ni 58 38 72 ovvero den. 11 di arg. fino per marco e di peso 722 den . per marco di Curia Romana (SGV . , XI , 25 ) . Dai registri Avignonesi si ri cava come nel 1369 il Fiorino di camera va lesse 13 Grossi da due cioè 13 Carlini papali (mon . avig. ) e negli anni 1376-1377 14 Car lini ( Collect. 255 , f. 116 v) . Carlino romano . Il grande credito che a veva in Roma sulla fine del sec . XIV il Car lino napoletano , decise il Senato romano a sostituire il Grosso romanino detto Rinforzato con altro più debole il cui valore si acco stasse a quello napoletano . Il nuovo Roma nino prese il nome di Carlino romano ed i conti si principiò a tenerli non più a Grossi ma a Carlini. I Papi ripresa la zecca sul prin cipio del sec . XV vi fecero coniare i loro Grossi o Carlini papali. Il GARAMPI ci riporta i seguenti valori del Carlino romano ( Grosso romanino) . Nel 1302 valeva 26 Den . prov. ; nel 1322 e 1323 , 39 Den . prov.; nel 1342 , 48 Den. prov.; nel 1391 62 Den . prov. Il tipo del Carlino romano si conservò sempre uguale al primitivo tipo del Grosso romanino emesso dalla zecca del Senato di Roma fin dal tempo del Senatoriato di Brancaleone d'Andalò ( 1252 1434 ) . Solo che nell'acconciatura , nella dispo sizione degli attributi della figura di Roma, scorgesi l'influenza delle monete angioine im portate con l'avvento di Carlo d'Angiò al Se nato Romano . La figura di Roma in queste monete corrisponde a quella che era dipinta sopra il primo dei tre vessilli che il tribuno Cola di Rienzo portò con solenne pompa al lorquando nel 1347 ascese al Campidoglio << Lo primo confalone fu grandissimo , rosso con lettere de auro, nel quale stava pinta Roma , e sedea sopra due lioni, e in mano te nea il mondo e la palma » ( RE ZEFIRINO , Vita di Cola di Rienzo) . Carlo d' Angiò come se natore di Roma emise Grossi romanini o Car linı romani facendovi incidere le proprie armi fregiandola di tutti i segni del partito guelfo , del quale quel re era divenuto capo . Bene detto XIV , circa l'anno 1747 , emise una mo neta di lega alla quale pose il nome di Car lino romano. Vedi Carlino Papale e Grosso romanino. 58 CAROLEI Carlino siciliano . Una costituzione di Mar tino d'Aragona , re di Sicilia, dell'anno 1398 , fa obbligo di ritirare e rifondere tutti i Car lini del Regno che si trovavano nel suo Stato ed ordina alla zecca di Messina di coniare una nuova moneta del valore di mezzo Tari d'arg, ovvero di 10 Grana, che prese il nome di Carlino siciliano ed anche di Reale (MZS . ) . Questo Carlino o Reale di Martino d'Ara gona non credo che si conosca, ma , quan tunque raro , si trova nelle collezioni quello che fece in Messina Alfonso I tra il 1416 ed il 1458 . Carlinos deauratos. Di questi Carlini do rati fa menzione il MURATORI negli Annali Piacentini all'anno 1473 (T. 20 , S. Iª , col . 943 ) << CARLINOS DEAURATOS pretium solidorum XII ad terram projecit... usque ad summam duca torum quatuor millium » (DCG.) . Carlo, Carolus, Karolus. Denom . generica data a molte monete che come il Carlino fu rono emesse da principi dal nome Carlo . Ka rolus si disse il Grande bianco di Carlo VIII di Francia ( 1483-98 ) ; portava una grande K nel centro fra due fiordalisi . Vi era anche il piccolo Karolus. Sotto Carlo V ( 1530-1556) furono coniate in Besançon monete di biglione nel 1534 che presero il nome di Caroli del val. di due Bianchi, al taglio di 212 al marco e che in seguito si ridussero a 235 al marco . Portavano queste monete il busto dell'Impe ratore e l'arme della città. Si cambiavano con 9 Den. tornesi. Carlo V concesse il privilegio di zecca alla comunità di Bezançon toglien dolo ai vescovi che lo possedevano da tempo antico . Lo stesso Carlo V coniò Caroli d'oro in Fiandra del val. di Sol . 22 e Den . 6, che presero il nome di Reali. Vedi Karolus. Carolus, si chiamò anche la moneta d'oro coniata da Carlo I d' Inghilterra ( 1625-1647) del val. di 21 Scell. e 4 Den . sterl. Tipo : il busto del re , ovvero il re a cavallo . Carolus, fu detto il Soldo di Carlo Ema nuele I , coniato in Torino nel luglio 1581 , al taglio di 139 al marco , ed al tit. di den . 2,22 . Carlo si chiamò una moneta d'oro , del val. di 5 Tall. , di Carlo di Brunswick . Tipo del 1789 : stemma e la cifra del val. V THALER : peso gr.mi 6.638 , tit. car. 21 , val . in Lit. 20,57 . Il Doppio Carlo porta l'impronta del cavallo in corsa e la cifra del valore X THALER . Carlo, è il nome dato al Filippo allorchè nel 1666 Carlo II re di Spagna ascese al trono. Id. a quello di Carlo VI imperatore nel 1711 . (MULAZZANI , RIN . , I , 303 ) . Carob. Vedi Carub. Carolei Floreni. Negli atti mss . del capitolo di S. Pietro all'Isola, al 7 giugno 1540 , si legge: dedit summam 40 FLORENORUM CAROLEORUM sive 80 lib. paris » . Il Du CANGE (T. , II . 181 ) dice che si tratta di Fiorini coniati da Carlo V.<noinclude></noinclude> ad9osb9bw91vtkt05rxdjw5ke34vgwt Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/75 108 1018001 3835152 2026-05-14T08:55:41Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835152 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CAROLENIS È invece un modo d'esprimersi per denotare una certa somma di Carlini cioè , nel caso di sopra, 40 Fiorini di Carlini. Carolenis Ducati. In un contratto del 3 mag. 1506 fra Pietro Francigena, rettore di S. Ma ria della Peste di Montefiascone , ed il pittore Gian Francesco Avanzarani , detto il Fanta stico, si stabilisce il pagamento per alcune pitture « pro pretio et nomine pretii Ducat. quin quaginta de CAROLENIS » ( M. ANTONELLI , II Fantastico , 1912 ) . Caroleno. Vedi Carlino. Carolici Solidi per Soldi Carolini o Carlo vingi (DCG . ) . Nel Manuale Num . Roret. com pilato da ADRIANO BLANCHET , trovasi un atto che fa allusione alle monete coniate in Bret tagna al tipo Carolingio (Carlovingien): « Haec carta indicat atque conservat quod pignoravit Duil filius Rivelen et ejus homo nomine Catlo wen salınam quae vocatur Perinet sitam in plebe Weran in Villa Albi pro viginti Caro licis solidis » (D. MORICE, I , col . 298 ; MRN. , 1, 214 ) . Carolin. Mon. svedese d'oro del val. di 10 SVEZIA Carlo XV. Carolin d'oro del 1868 . Franchi coniata da Carlo XV nel 1868. Se ne coniarono fino al 1872. Carolina. Mon. tedesca d'oro il cui nome deriva con molta probabilità da Carlo VI imp . (1711-1742 ) . Ne coniò il vescovo di Colonia Clemente Augusto nel 1735 (oro gr.mi 9.700) , e Carlo Filippo Elettore palatino o conte del Reno ( 1716-43 ) (oro gr.mi 9.720 ; car, 18 461332 (771 mill. ) ; val . 3 Goldgulden 3 Fiorini. Tipo del 1733 : Busto e cifre C. P. binate e poste in croce al centro, stemma circolare . Nonchè Ernesto Luigi d'Assa Darmstadt (oro gr. 9.742 ; tit. 771 ; val. in Lit. 25.90) . Conio Caroline Ernesto conte di Monforte CARTA 59 1726-1745 era d'oro alla bontà di mill. 771 ; peso gr.mi 9.744 e valeva 3 Fiorini. In una tariffa di Firenze del 1839 la Carolina viene tassata per Lire nuove italiane 26,66 e per Lire Ernesto conte di Monfort 1714-1758. Carolina da 3 Ducati. toscane 30.1 . In Roma si cambiava con Scudi 4 e Bai. 78. Tipo: nel R vi è rappresentata la Vergine col Bambino . Vi era anche la Mezza Carolina. Caroliner. Mon. d'argento di Carlo XII di Svezia ( 1697-1719 ) . Il pezzo da 4 Caroliner ( fyra Caroliner) è marcato con 2 D.S.M , cioè 2 Daler Silver Mynt. Carolingie. Si dissero le monete coniate nell'epoca carolingia che comincia con Pipino (752-768) ed ha termine con l'avvento di Ugo Capeto 987. Il nome gli deriva da Carlo Ma gno che introdusse la riforma monetaria . Sotto i Re della prima razza , i Merovingi , il taglio era di Sol. 25 per lib . d'arg . del peso di gr.ni 6144. Pipino lo ridusse a Sol. 22. Carlo ni Magno portò la libbra a g. 7680 e ne fissò il taglio a Sol. 20, cioè a Den . 240 ( MRN. , I , 141 ) . Vedi Denaro carolingio. Vennero comune Carrarino, Carrarese. mente dette le monete coniate in Padova dai Carrara (signori 1338-1405) , Grossi, Denari, Oboli, Soldi e Piccoli. Il 18 gen . 1378 la Rep . di Venezia bandisce i Carrarini coniati in Pa dova causa lo stato d' inimicizia fra le due città (PMV . , 1 , 211 ) . Sulla fine del sec. XIV il Carrarino ( Grosso) , conteneva onc . II e den. 5 di arg . fino (VMP. , 65 ) . Carrettini. Mon. dei marchesi del Carretto signori di Cortemiglia. Si legge in alcune cro nache di Piacenza; « eodem anno ( 1255 ) de mense CORTEMIGLIA - Manfredo del Carretto ( 1225). Denaro Carrettino. WURTTEMBERG Federico re. Carolina d'oro del 1810. ( 1734-1758 ) . Furono egualmente coniate Ca roline in Baviera e nel Württemberg . La Ca rolina di Carlo Alberto Caetano di Baviera decembris mercatores fecerunt fieri monetam novam apud marchiones de Carretto quam appel labant CARRETTINI » ( GAVAZZI , RIN. , XIII , 79) . Carta (moneta) . È una moneta fittizia che non ha un valore intrinseco e che non rap.<noinclude></noinclude> ewijnd4ziaut2znis5pxbwv9isr8xlg Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/76 108 1018002 3835154 2026-05-14T08:56:05Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835154 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CARTANENSIS presenta, come il metallo , un valore equi valente che si possa realizzare . Fu cominciata ad adoperare a titolo di espediente ed in cir costanze critiche . Alcuni dicono che fu usata in Cina fin dal sec . XIII. Nel sec . xv in Eu ropa alcuni paesi furono costretti , in caso di assedio specialmente , ad emettere pezzi di carta o di cartone monetati ; l'Inghilterra nel 1696 , la Francia nel 1701, la Danimarca nel 1713 e poi quasi tutti gli stati emisero Carte monete o Buoni che non si devono confon dere con i biglietti di banca Bank notes mo derni . In Francia furono emessi Billets de monnaie con corso forzoso nel 1707. Nel 1715 comparvero i Billets d'Etat. Nel 1716 LAW aprì la sua banca che fino al 1720 avrebbe emesso Biglietti di banca per l'enorme somma di 2.696.400.400 di Lire sterline . Dal 1789 al 1796 ebbero luogo emissioni dei così detti As signats per una somma di 19 miliardi e per un Luigi d'oro (moneta) bisognava pagare 8,600 Fr. carta. Furono emessi dal 1790 al 1793 Billets de confiance dai grandi industriali del mezzodi della Francia. Nel 1800 la Banca di Francia emise le sue Banconote (SDM. ) . Vedi Billets de confiance e Assignati . Cartanensis, ed anche Cartensis moneta. Nella storia di Gerusalemme (Alb . Aq. lib . II , cap . 35 ) troviamo: « pacta sunt ei dare libras CARTA NENSIS MONETAE » ; e RAIM. DE AGILES a p . 165 : « pictavini, CARTENSES, mansei, lucenses etc. cioè Denaridi Poitier , di Chartres ( ?) , di Le Mans , di Lucca etc. Finalmente in una carta del 1359 (Antiq. Hortae Fontan. 416) nell'appendice << cum salario Mille librarum CARTENSIUM ei 60 CASH quell'isola ed il nome gli deriva dal greco χαρξια che a sua voltaderiva dalla voce χαλκος rame perchè conteneva più rame che argento . I veneziani la imitarono, ed un documento del Consiglio dei Dieci del 1515 ci fa cono scere come si desse ordine di fabbricare mille Ducati di Carzie simili alle antiche con 122 car. di arg . per marca , per spedirle a Cipro . Id . nel 1518. Nel 1553 ne furono coniate con 92 car. di arg. ed al taglio di 454 pezzi per marca. Nel gen. 1568 si ordinarono pezzi da 4 Carzie. Si dissero anche Garzie e Carci. Se ne coniarono in Nicosia dal doge Antonio Trevisano ( 1553-1554 ) ( Cat . Rossi 3169-3172 ) . Le Carzie originali portavano il leone rampante dei Lusignano , con la dici tura S. DE CHIPRE da un lato e la croce di Gerusalemme con S. DE IERVZALEM dall'altro (PMV . , II , 2 ° 484 ) . Altri crede che questa voce sia stata importata nel Levante dai Fran chi e derivi dal tedesco Kreuzer donde si fa provenire pure la parola Grazia che fu usata a Gubbio , Pesaro e nelle Toscane fino ai giorni nostri (PUSCHI , RJN . , XX, 462 ) . Vedi Grazia. Cash. Si usa questo termine in Inghilterra per denotare il contante . Cash, Cach, Kash. Nome dato dagli Eu ropei alla moneta spicciola cinese di rame . NA H 省南 I 十寳 T E H AS N quinque librarum denariorum papensium ( di Pa via) » . (DCG . ) . Ho tradotto Cartensis per di Chartres e Mansei per di Le Mans , ma non è sicura la interpretazione , mentre si dovrebbe scrivere Carnotensis (quantunque in alcune monete anonime di Chartres si legga anche Cartis civitas invece di (Carnotis civitas) e per Le Mans Cenomanensis , da (Cenomanis civitas). I Cartilla. Pezzo da 14 di Reale coniato in S. Domingo da Ferdinando VII ed altri so vrani ; porta le seguenti cifre S¹ 4 D ed F. 7, sotto una corona. Carub, Karub od anche Karuba e Carobas. Moneta minuta corrente in Tunisia. Vi sono pezzi in arg . da 8 Carub detti Nusfia , pezzi da 16 Car. detti Burial sebili e pezzi in rame da 8 Car. del 1864 di Mohammed Bey, e pezzi da 3 Car. e I1/2 Car. Il valore di 2 Car. cor risponde a Cent. 8 circa. Nel 1823 ( KCU . ) si cambiavano 16 per una Piastra spagnuola e si dividevano in 62 Bourbes; (2 Bourbes va levano 1 Aspro, moneta ideale ) . Vedi Karub . Carzia. Nome popolare che indica una fra zione della moneta nazionale di Cipro equi valente al Denaro . Fu emessa dai primi re di Doch da45 PRAŠTA ,CA BY 元 當 緒 C 銅 CINA Pretet. di Hu- Nan Da 10 Cash (moderna). Il nome vero è Ch'jen che si adopera ge nericamente in Cina per indicare il De naro . Furono i Portoghesi i primi a chia mare la moneta cinese caixa cioè cassa. I Francesi dicono Sapeca, gli Indi Falas o Kom pani. Si conoscono Cash di valori variatissimi . Quelli della Cina hanno quasi tutti un buco quadrato nel centro che serve per poterne por INDIF OLANDESI Da 15 Casch della Comp. Oland. per le Indie orient. (rame). tare un numero grande infilzati ad una cor dicella . Si generalizzò il nome nelle colonie europee dell'India, nell'Isola di Sumatra e<noinclude></noinclude> iv3lh5s57h1hbs049l4qwg2byudzycc Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/77 108 1018003 3835155 2026-05-14T08:56:11Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835155 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>— 61 — CASSATALER Giava, ove gli Olandesi coniarono pezzi da 2, fino a 50 Cash in rame ed anche in piombo , NEGAPATNAM - Presidenza di Madras Mon. indigena da 50 Cash. a Palekate, con la marca della Compagnia Olandese . Egualmente nella Presidenza di Ma dras Luigi XV (1715 1774) ne fece coniare per la colonia di Pon dicherye gl'inglesi per l'isola di Hong- kong . In Cinasi trovano pezzi da 1000 , 100 , 20 , 10, 5, 2 , Cash che portano CINA Da due Cash (758 d. C. ) . date antichissime . Per 6準叁伯 文 省 valori grandi si usavano sotto il regno di Ceyu (sec . XIII) sbarre di metallo di vario peso e grandezza . In Sumatra nel Regno di Acin circolano pezzi d'oro da 1600 Cash detti Meh. Il valore del Cash è originaria mente di circa un mil lesimo di Lira. Il Meh d'oro pesa gr.mi 0,583 ed è al tit. di 737 mill. e vale Lit. 1,48 . Nel Turchestan ne coniò con caratteri arabi, il ribelle Yacub bey nel 1864. Vedi Chu. Cassathaler. Mon. CINA. d'arg. di Berg, coniata sotto Gioacchino Mu Prefettura di Sen- An-Fu - 1275 Da 300 Cash. rat nel 1807 con la di citura : I. BERGISCHER CASSA THALER. Casselergroschen . È il Grosso di Cassel (Assia ). Castellana. Vedi Ca stigliani . Castigliani, Castigliane, Castellani . Mon. della Ca stiglia. Erano in origine di oro puro e ne vano 50 al marco . nando il Cattolico 1516) le ridusse anda TURKESTAN Ferdi ( 1474 Cash di Yakub (bey 1804). a car. 232 ed al taglio CASTRUCCINO di 65 al marco, cioè a gr.ni 70 58 65 di peso e di fino gr. 6927 05. I Doppi Castigliani presero il nome di Doblones . Al tempo di Pietro I re di Castiglia ( 1350-1368 ) le Castigliane valevano 30 Maravedini. Vedi Dobla a la cabeza. CASSEL-HESSEN - Guglielmo II Landgravio (1485-1506). Casselergroschen. Castoriati. Si dissero i Denari della Rep . romana con la rappresentazione di Castore e Polluce. SEGOVIA Pietro I il Crudele (1350-1368 ). Doppia Castellana. Castroni. I GARAMPI riporta un bando del 1562 col quale si fa obbligo di non spendere nello stato ecclesiastico altra moneta che quella battuta nelle zecche di Roma, Ancona e Macerata e che nessuno ardisca spendere nè Clementi nè Grossi da 27 Quattrini, nè Castroni ecc . , e portandoli alla zecca sieno pagati 103 Giulii per lib. (GAD. , doc . LXXXII ) . Erano forse chia mati Castroni i Grossi coniati in Castro dal duca Pier Luigi Farnese ( 1545-1547) . Castruccino. Mon. di Lucca, del val. di Mezzo Grosso (mist. gr.mi 12 , bontà car. I¹ 2 d'arg . fino) . Fu così chiamata perchè fatta co niare da Castruccio degli Anteminelli gran Ca pitano della Rep . dopo la battaglia di Altopa scio. In un contratto di vendita di un pezzo di terra in Barga, del 1330 , si dice : « pro pretio librarum quadraginta et quinque denariorum lu centium CASTRUCCINORUM ad rationem ecc » (Arch. di Stato di Lucca) . Tipo: OTTO REX . Bu sto coron. R IMPERIALIS e nel centro LVCA in croce (MML., tit . IV, 3-3) . Cathedra, Catedra. Mon. franc . d'arg. ove si vede il re seduto in cattedra. In un vecchio regi stro del 1346 si legge: « fiebant CATHEDRAE pont deris auri52 marcha auri empta 50 CATHEDR » ed in altro dello stesso anno: « CATHEDRAE utsupra marcha empta 48 CATHEDR » e nel 1347 : << post Pascha marcha empta 50 CATHEDR » ( DCG). Credo che il Dr CANGE erri nel dirla mon. d'arg. e si tratti invece della mon . d'oro detta dai francesi Chaise . Vedi Chaise. Il CABROSPINO<noinclude></noinclude> mdpr5pq9p93mmgk8hb0sabhrmo113gj Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/78 108 1018004 3835156 2026-05-14T08:56:21Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835156 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CATHOLICO (1362 ) che valutò le monete con le quali si usava pagare gli antichi censi alla SS . dice Mutonem vel Catedram ma si tratta di due mo * nete differenti per quanto dello stesso valore . In Castiglia la Catedra valeva 33 Marabotini (GAD. , doc . X) . Catholico. Nome dato ad una mon . d'oro portoghese nelle Indie e nei possedimenti orien tali d'Africa. Caturcensis-Cadurcensis. Mon. di Cahors (Caturcius) . I Vescovi di Cahors coniarono mo neta fin dal sec . XI ( RIN . , 340) . Il Du CANGE alla voce Cadurcensis dice Mon. Den , e Mallia, senza specificarne l'origine (DCG . ) . Cauci. Venne qualche volta dato questo nome alle mon . d'oro scodellate , cioè concave . Vedi Scifati. Caulotti. Per Cavallotti ; ricorre questo ter ** mine nei capitoli di zecca di Reggio Emilia del 1571 con tal Antonio Signoretti . Cauri, Cauris, Cowris . Mon. dell'Africa occi dentale o meglio Conchiglia (cipraea) che serve per gli scambi , specie fra le tribù del Ciad . La Conchiglia è ovale di 2 Cent. di lung . 1¹ 2 di larg . ed uno di spessore . Al Sudan un pezzo da 5 Franchi si cambia con 5000 Cauris (MNC . , v, 2261 ) . Tra gli Haussa la dote di una fan ciulla varia tra i 20,000 Cauri ed i 500,000 (BSG . , I , 1912 ) . Queste Conchiglie si pescano alle Isole Maldivie e costituivano moneta cor rente nei tempi passati , anche negli Stati del Gand Mogol ( Indie orientali ) . Una Rupia d'oro del val . di Lire 37,51 di Mohammed Schah del Grand Mogol si cambiava con 2560 Cauris; un Cauri equivaleva perciò ad 1 Cent. 1/2 circa . Altri valori : 4 Cauris 1 Gondas : 5 Gondas = I Goris ; 4 Goris - I Ponne ; 2 Ponnes 1 Annas ; 8 Annas = 1 Cames. De2%*3, pa Nel Benguella 10 Cauris valgono 1 Pano ov vero o di Macuta o 5 Reis provinciali (DNP. , 21 ) . Vedi Bia, Cipraea e Cowries. Causaco. Vengono cosi chiamati in un do cumento del 1334 i Piccoli veronesi (ZMII . , 4, 354) . Forse è un errore di trascrizione in vece di Crociato. Cavaliere, Cavalier . Si disse della moneta d'oro ove il re si presenta a cavallo . Gio vanni II re di Castiglia ( 1406-1454) coniò un Cavaliere d'oro del val. di 20 Doblas del peso di gr.ni 90 e del diam. di 93 mill . Si dissero anche Cavaliers i Filippi d'oro di Fi lippo il Buono duca di Borgogna e conte di Olanda, ordinati nell'agosto 1439 . Cavalier d'or Frison. Mon. della Frisia co niata nel 1598 con MON . NOVA. AV . ORDI . FRI SIAE 1598. Vedi Ridergulden e Fiorino d'oro al Cavaliere. SUDUT • Cavalitti. Erano volgarmente così chia mati in Bologna i Grossi ferraresi col San 62 ――― CAVALLO Giorgio a cavallo e correvano per Bolognini I e Den. 8 . Cavalla. Mon. di Antonio I princ . di Mo naco ( 1701-1731 ) : mist . del val. di 4 Denari (gr.ni 1.51 ) . Nel Dil busto del Principe e nel grande A e l'indicazione del valore D- 4 (CNI . , XXIV , 9) . Cavallina. Mon. di necessità coniata in Candia per sopperire ad urgente bisogno di denaro , essendo provveditore generale per la Repubblica Veneta Marino Cavalli . Se ne tro vano del 1571 e del 1573 , alcune con molta lega di argento , altri di puro rame . Portano l'indicazione del val. nella dicitura AES AK GENTI X cioè dieci Perperi equivalenti a 5 Gazzette (PNS . V. ° 30 ; PMV . , II , 488 ) . Cavallo, Cavalluzo, Cavallirazo ed anche Callo. Con questi nomi correva in Napoli e nel regno una mon . di rame fatta coniare la prima volta da Ferdinando I d'Aragona nel NAPOLI - Ferdinando I. Cavallo del 1472. 1472 , nella zecca di Napoli e poscia in quasi tutte le zecche del regno . Fu Diomede Ca raffa, conte di Maddaloni , che suggeri al re di porre nalla nuova moneta di rame l'in segna dal cavallo al passo , sotto il fascino forse della statua equestre del Donatello o dei più antichi cavalli che ornano la statua equestre di S. Marco in Venezia. Vi fece porre l'iscrizione EQUITAS REGNI , bisticcio di parole, molto gustato in quei tempi, ma al quanto spropositato dal lato etimologico . In cisore del conio fu G. Liparolo . Il Cavallo sostituì il Denaro ed era la 12ª parte del Grano di arg . Fu emesso al taglio di 180 per lib. , doveva pesare cioè acini 40 (gr.mi 1,777 circa) , ma se ne trovano di peso che varia dai gr . mi 1,800 ai gr.mi 0,800 ; lo che non deve recare meraviglia, perchè le monete mi AMATRICE - Ferdinando I. Cavallo del 1496. nute si valutavano a peso e non a numero. Fer dinando concesse la coniazione del Cavallo ad Amatrice per la fede mantenuta da quella città<noinclude></noinclude> tsg5kxczsug8iwybvb7y6q4veo0xtrh Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/79 108 1018005 3835157 2026-05-14T08:56:29Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835157 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>I CAVALLO agli Aragonesi nella congiura dei Baroni del 1495. Questo Cavallo si distingue per le pa role : FIDELIS AMATRIX che contornano il ca vallo gradiente, sopra al cui dosso , nel vano del campo , sta uno scudetto , mentre , sotto la li nea dell'esergo, due bisanti prendono in mezzo una rosa. Aquila ottenne da Ferdinando la con ferma dell ' antico privilegio di coniar moneta e ne profittò per battere , tra le altre, i Cavalli di rame che portano per distintivo di zecca un'aquiletta nel campo o nell'esergo . Scoppiata nel 1485 la famosa congiura, detta dei Baroni , alimentata dall'ambizione e dalle illusioni di Papa Innocenzo VII , Aquila, ultima a cedere nei ribellati Abruzzi , volle eternare nelle mo CAVALLO 63 valli di Ferd. d Arag. , Milano, 1891 , 11) . Alla zecca di Capua il Fusco ed il SAMBON attribui scono i Cavalli di Ferdinando che hanno la A REVIT B IND CAPUA Ferdinando I ( 1458-1494). Cavallo. lettera C , ovvero C A intrecciate nel campo o nell'esergo della mon. Il Cavallo coniato in Sulmona non lascia dubbi sulla emissione che di questa mon . fece la città portando nell'e sergo , entro cartella, le lettere (S M P E) che n vo Ar LONI AQUILA - Ferdinando I (1458-94). Cavallo. nete la memorabile, per quanto corta, autono mia, facendo battere dei Cavalli di nuova ma niera , sui quali appariva l'arme del comune ed intorno : AQUILANA LIBERTAS , non che il trire gno e le chiavi decussate col nome del ponte fice, sotto i cui auspici era insorta . Ritornata la città in soggezione di Ferdinando ed ottenuto SOLMONA Ferdinando I ( 1458-1494). Cavallo. rappresentano le iniziali dell ' emistichio ovi diano e che i sulmonesi da tempo remotissimo fecero iscrivere in oro sul campo rosso del loro scudo e ripeterono sempre nelle monete e nei sigilli . L'anno 1495 , il 21 febb . , Carlo VIII fece solenne ingresso in Napoli e volle che E IL OD FO LA Hit ST AQUILA - Innocenzo VIII. Cavallo del 1485. NAPOLI Carlo VIII. Cavallo del 1495. s'improntassero subito le mon . col suo nome e titolo , e , tra le altre , la zecca di Napoli emise mon . di rame dello stesso peso e val. dei Ca valli, ma cambiandone il tipo . Le zecche di Aquila, di Chieti , di Capua (?) , di Sulmona , di Ortona e di Reggio , furono autorizzate a co Pr May a S 12 TA ND * T* ns tra RE TRA im a il perdono, fece nel 1488 istanza al re perchè le fosse concesso il conio di nuovi Cavalluzi cosa che a malincuore gli permise Ferdinando , il quale con ordinanza del sett . 1489 affidò la direzione di quella zecca a Gian Carlo Tramon tano, che segnò le nuove monete con la let tera T (SAMBON , RIN . , IV) . Viene attribuito alla zecca di Brindisi un Cavallo di Ferdi BRINDISI - Ferdinando I (1457-1494). Cavallo. nando I che porta nell'area , davanti al cavallo gradiente , una colonna sormontata da corona e nell'esergo un T tra due rose (SAMBON , I Ca CHIETI Carlo VIII . Doppio Cavallo (g.mi 3). niare questi Cavalli che come quelli di Ferdi nando pesavano in media acini 40 (Fusco , Le mon. di Carlo VIII) . Si riconoscono queste<noinclude></noinclude> 7coj2ox46p6okq42lz3paykl4ac1gia Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/80 108 1018006 3835158 2026-05-14T08:56:36Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835158 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CAVALLO CAVALLOTTO 64 nese. Ma il volgo seguitò a chiamare Cavalli le mon . di rame di qualunque tipo , comprese quelle coniate dagli spagnuoli . Il primitivo tipo con l'antica leggenda EQUITAS REGNI ed il ca vallo gradiente , venne ripristinato sotto Fi lippo IV circa il 1626 ma fu questa l'ultima comparsa di quella popolare moneta ; questo I Cavallo peraltro era ridotto di circa ¹ 4 del peso del suo prototipo . In ogni periodo di sua pro duzione si coniarono pezzi multipli da 2 , 3 , 4 , 19 [ /47 ILI , Foyr mon . dallo stemma o scudo di Francia con i tre gigli e dal nome della zecca che portano quasi tutte . II SUMMONTE parla di Cavalli di Alfonso II con : LETICIA POPULI , ma non se ne conoscono esemplari ( SUMMONTE, Dell' istor. della città e reg. di Napoli, III , 494 ) . Fede rico III , appena salito sul trono di Napoli nel 1496 , volle porre un argine al dilagare che si faceva nel regno di tanta mon . di rame che , senza controllo alcuno , si coniava in ogni zecca del reame ed anche si falsificava. Un cronista contemporaneo , certo Notar Giacomo ( Cronaca di Napoli) ci ha trasmesso molti documenti del l'epoca di Federico ed una prima notizia del 1496 così dice : « A di ultimo di nov . 1496... lo signore Re... se ne venne in Neapoli per con ciare molte cose , massime le monete... et anco li CAVALLIRAZI di rame, che avevano facti li fran cesi co lo signo de la croce e de li tre gigli de rame che non se spendessero più » . Nell' anno 1498 ( 13 genn . ) seguita questo cronista a no tare: « che per lo advenire in ciascuno loco del regno (il re ordinò) si facessero CAVALLUZI et che ciasheuno li divesse spendere et pigliare du dice per uno tornese et questo per la quantità sennefaceva et diminucione della rame » . A que sto ordine segui dopo pochi giorni ( il 13 marzo) un bando «< che li CAVALLI non se ne spendessero et nesciuno le pigliasse per certe cause in lo hanno contenta » ( Cron . di Napoli , 218 ) . Nella zecca di Manopello , Pardo Orsini ( 1495-1497 ) coniò Ferdinando IV Borbone - Da tre Cavalli. Prova di conio del 1770 ). 6e9 Cavalli ed anche pezzi da 12 con la scritt a UN GRANO CAVALLI 12 nel 1790. Quello da 9 Cavalli non era altro che il Grano ridotto . Un raro Mezzo cavallo di Carlo V fu pubblicato dal SAMBON con LETICIA POPULI e REX IVSTVS con grande I C. , coronato e la croce (SAM . , Les monn . de Charles V ) : pesa gr.mi 1,00 : ma è una prova del Cavallo di peso ridotto . Cavallotto. Portano questo nome molte mon . di zecche italiane derivandolo o dal cavallo o dal cavaliere che vi è impresso : valeva il Grosso. Lo coniarono in Asti , Ludovico XII re di Francia ( 1498-1515) peso gr.mi 3,430 , 37735 APA RD 3 15 MANOPELLO Pardo Orsini - ( 1495). Cavallo. Cavalli con il suo nome e lo stemma di Fran cia ( RIN. , VII , 314 ) . Ludovico Antonelli , con privilegio di Federico III del 1496 , stampò Ca valli in Tagliacozzo (LMA . , 105 ) . Caduti in di Cambrapa TAGLIACOZZO (:) - Federico III (1496-1508). Cavallo. scredito e cessatane la coniazione sotto Al fonso I e Ferdinando II, con decreto del gen . 1498 , furono tassati a 12 per Tornese cioè ri dotti a metà del loro valore e ne andavano 24 per un Grano . Nel marzo dello stesso anno ven nero sostituiti i Cavalli, con altra mon . di rame detta Sestina perchè era la sesta parte del Tor As Ludovico XII re di Francia (1498-1515). Cavallotto. tit. den. 6 e Carlo V ( 1529-1531 ) . Quello di Bologna era conosciuto sotto il nome di Lira bolognese. Infatti in un bando pubblicato da Francesco Maria Governatore di Siena il 20 ott. 1686 si stabilì che il Cavallotto o Lira bo lognese dovesse pesare onc . 0,10,9 del val. di L. 1.05 (mon . loc . ) , ; (Vedi la Lira di Inno cenzo XI in SGV . , XCVI , n . 1 ) . In Carmagnola Michele Antonio march . di Saluzzo ( 1504-1528 ) e successori , in Casale Carlo V imp . ( 1533 1536 ) , in Correggio Camillo e Fabrizio prin cipi ( 1580-1597 ) e successori , coniarono Ca vallotti da 6 Sol., al taglio di 140 per lib. , al peso di grmi 2,57 e di fino onc. 4 , den. 2. Nelle zecche di Savoia Carlo II duca ( 1504 1553 ) coniò nel 1551 i così detti Cavallotti del Piemonte del val. di 3 Grossi, con le<noinclude></noinclude> j8m2nu93vadchn22pe0pbxoynemqgqy Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/81 108 1018007 3835159 2026-05-14T08:56:48Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835159 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CAVALLOTTO 65 CEDOLA iniziali B. B. (Bartolomeo Brunasso maestro della zecca di Torino) al num . di 63 I 2 per marco ed alla bontà di den . 7,12 (RIN. , XXII , 246) . Nel 1520 furono emessi a 63 per marco (gr.mi 4,03 3,35 ) (CNI . , XII, 2 , 3 ) , alla bontà di den. 6 , 18 , ed al val. di Grossi 3. An darono in seguito sempre diminuendo di peso 1630 ne fu.coniato uno in onore di S. Ber nardo per la cessazione della peste (peso gr.mi 3,010, diam. mm . 23 ) ( TDG . , XLIII e num . 1050 1498 ) . La zecca di Musso coniò un Caval lotto sotto Giovan Giacomo de Medici ( 1528 1532) con il Marchese a cavallo ; Novellara CORREGGIO - Camillo e Fabrizio (1580-1507). Cavallotto da 6 Soldi. Musso - Gian Giacomo de Medici ( 1528-1532). Cavallotto. e di bontà e sotto Carlo Emanuele I nel 1630 erano ridotti a num . 120 al marco ed alla bontà di den . 1,12 . Avevano il S. Mau rizio a cavallo e lo scudo con FER T ed in seguito lo scudo di Savoia con corona ed il cavallo galoppante . Nella zecca di Vercelli Carlo III ( 1553 ) coniò un Cavallotto con la iniziale V (Vercelli) e quelle dello zecchiere . sotto i Gonzaga (1560-1650 ) ; Sabbioneta id . (da 6 sol . ) e Savona sotto Francesco I (1515 1523 ) ; e Bellinzona , Uri e Unterwalden con S. Martino vescovo a cavallo . BELLINZONA (Uri e Unterwalden) - (1413-1425). Cavallotto. DO VERCELLI - Carlo III (1504-1553). Cavallotto. Egualmente Carlo Emanuele I , nel 1587 , e con PATRIAE LIBERTATE SERVATA nel 1628 . Altre zecche emisero monete con il Santo protettore a cavallo come Masserano , Ro goredo , Bellinzona, Mesocco etc. che quan A MASSERANO - Ludovico II Fieschi ( 1528-1532). Cavallotto. tunque di valore diverso dal Cavallotto ori ginale , pure presero comunemente quel nome. Altre monete furono chiamate Cavallotti pur non avendo l'impronta del cavallo ma ave vano il valore di quella moneta. Infatti Ge nova aveva il suo Cavallotto al tit. di 830 mill., peso gr.mi 3,090 , diam. mm . 25. Proi bito perchè corrotto , fu in seguito rego larizzato al valore costante di Sol. 4. Nel Martinori - 9. Cavears, Cavirs of Caveers. Mon. di conto usata a Betelfagui ed in Mocha (Arabia) del val. diso 80 di Piastra da 8o car . o di 40 di Piastra di Spagna da 40 car. (KCU . , 49 ) . Caveria. Nome di una mon . spagnuola della quale ci dà notizia una carta di Sancio , re di Navarra ( 1294-1234 ) « ad rationem de vi ginti CAVERIAS » ( DCG. , II ) . Cecchino, Cechino. Vedi Zecchino . Cedola. Carta moneta che serviva nello Stato pontificio per fare pagamenti al di sopra di 5 Scudi romani nell'ultimo quarto del se colo XVIII. Emanava dal Banco di S. Spirito o da quello del Monte di Pietà : correva come denaro contante e non era permesso di rifiu tarlo . Furono abolite le Cedole sulla fine del 1798. Ve ne erano da Scudi 100 in giù ed abusivamente se ne emisero da Bai. 60 e Bai. 50. Furono nel 1799 sostituite con gli Assignati. Se ne coniarono anche altrove specie in oc casione di mancanza di numerario minuto ; es. le Cedole di carestia di Trento , fatte stampare nel 1801 ( 29-30 agosto ) dal Magi strato Consolare di Trento per rimediare alla mancanza di moneta minuta. Queste Cedole erano da i e da Sol. Un unico esemplare della prima è conservato del Museo Civico di Roveredo . Porta la iscrizione : MAGISTRATO<noinclude></noinclude> aoz2auyydsjk9kel9h5e7ifob7lb3jf Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/82 108 1018008 3835160 2026-05-14T08:56:54Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835160 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CEITIL CONSOLARE DI TRENTO , SOLDO UNO, nel campo , 1 ' /xx . Avevano corso ancora nelle re gioni vicine . (PERINI . , BIN . , X , 4 ) . Ceitil, Ceptil, Ceitis. Mon. portoghese di rame, di argento e di oro, coniata per Ceuta; la più antica è quella di Alfonso III di Por togallo ( 1248-1279 ) . Sembra peraltro che il nome di Ceitil o Ceitis si debba dare ad una moneta fatta coniare da D. Joao ( 1383-1433 ) dopo la presa di Ceuta , in memoria di quel l'avvenimento ( SEVERINO DI FARIA, N. de Port. disert, IV 1655 ) . Portano la torre di Ceuta. Il Ceitil d'oro di Alfonso V ( 2 Scudo d'oro) con DOMA Q CEPTA era del peso di gr.mi 45 ed a car. 18 (DMM. , 269 ) . Il Ceitil di rame servi per molto tempo da unità mo netaria e dal 1473 i Ceilis cominciano a fi gurare nei contratti . Alfonso V emise pezzi da 5 Ceitil circa il 1450 , in oro, col tipo della fortezza. Il Ceitil di rame corrisponde ad un val. di L. 0,40 . Cella, Aucella. Mon. d'arg. , del val. di 4 di Carlino e perciò detta anche Quartarola e poscia Trentina, perchè si divideva in 30 Den. Fu coniata la prima volta in Aquila sotto Giovanna II regina ( 1414-1435 ) . Aveva per impronta un Aquila ad ali aperte che il volgo chiamò uccello e corrottamente Cella. 40 Celle entravano in un Ducato d'oro . Con una con cessione del 1442 di Alfonso I d'Aragona a Ludovico Camponeschi , conte di Montorio , si autorizzò la coniazione di Trentini (Celle) I 66 CENTESIMO dicono : « non ce correndo al presente ne quat trini ne CELLE MARCHESIANE ne altra moneta minuta... se digna facere gratia de posser far bactere almeno 1000 Ducati de Cavallucci ». Vedi Trentina, Celada. Vedi Barbuda. Cellensis . Mon. della zecca di Celles- sur Cher (fine sec . XII ) . Le mon . di Celles sono al tipo Bleso - Chartrain (Blois- Chartres) . Cenomanenses. Denari e Soldi del contado di Le Mans (Maine) da Ceno CENOMANNIS (Le Mans), manis civitas ( RIN . , I , Denaro merov. gr. 1.20. 229-230). Cent. In Olanda è la centesima parte del Gulden (Fiorino) e vale Lit. 0,0214 . Nella Cocincina francese = 1100 delle Piastre ed equiv . a L. 0,054 . In America (Stati Uniti) I 100 di Dollaro, L. 0,053 . Nel Canadà 1 100 di Dollaro (det to Dollar Cur rency) = a Lit. S. U. A.- Cent, del 1852. 0,048 . Centavo. Centesima parte del l'enezolano, del Soldo peruviano , del Peso, nelle Rep . di Costarica e del Guatemala, del Patacon del l'Argentina , del Boliviano del Chili, del Co VENEZUELA- Centavo del 1852 - Nichel. AQUILA Alfonso I- Stemma dei Camponeschi (1442-1443). Cella o Trentino. oltre ai Carlini, Mezzi Carlini e Baiocchi. Il Conte vi pose il proprio stemma. Le Celle corrispondenti a 30 Den. furono coniate tra il 6 ott. 1442 ed il 6 apr. 1443. Queste Celle sono rare causa i breve periodo di tempo nelle quali furono coniate . Ferdinando I nel 1458 ne vietò lo stampo : « Placet regiae ma jestati quod fiat reintegratio de sicla ipsa dictae civitati (Aquilae ) ad cudendum tantum monetas argenti eiusdem ligae et ponderis prout in sicla civitatis Neapolis cuduntur, dumodo non fiant AUCELLAE » . Dopo aver subite successive ridu zioni le Celle circa l'anno 1480 , scomparvero dalla circolazione ( LMA. , 24 ) . Le prime pesa vano dai 20 ai 22 acini cioè da gr.mi 0,910 a 1,046 . Si chiamarono anche Celle marche siane come rileviamo da una supplica degli Aquilani a Ferdinando I del 1489 nella quale lombiano dell'Equatore , del Duro delle Isole Filippine e del Peso messicano . I Centavos, sono in nichel ed in rame . Centenionale, Centenionalis nummus. In una legge di Arcadio ed Onorio trovasi : << CENTENIONALEM tantum nummus in conver satione publica tractari praecipit maioris pecu niae figuratione submota » donde si deduce che il Cenfenionale differiva dal maggiore in quanto era più piccolo e perciò più comodo per l'uso pubblico ( DCG . , II ) . Correva in Co stantinopoli per 100 Nummi di rame ed occor revano 100 Centenionali per rappresentare il val. di un Miliarese che era la millesima parte di una lib . d'oro ( RIN . , XIX , 61 ) . Centesimo, Centime, Centième. La cente sima parte della Lira, del Franco ed in ge nere di tutte le mon , decimali equivalenti . In base alla legge del 24 ag . 1862 ed alle con venzioni di Parigi 1865-1878 il Centesimo pesa<noinclude></noinclude> 8xk9bjryqlcjk336t9pn669tawh8tl3 Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/83 108 1018009 3835161 2026-05-14T08:57:12Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835161 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CENTIMO I gr.mo, tit. 960 mill. di rame e 40 di stagno, diam . mm. 15, spessore dmm. 7. Si hanno pezzi da 1 , 2 , 5 , 10 Centesimi. Centimo. È la centesima parte della Peseta ed anche del Peso (vedi Centavos e centesimo) tit. mill. 950 rame , mill. 40 stagno, e mill. 10 di zingo . Si hanno pezzi in rame da 1 , 2, 5 e 10 Centesimi. Centième. La centesima parte del Gourde nella repubblica di Haiti ; val. Lit. 0,046. Cepayqua. Mon. portoghese di rame (Di nheiro) per le Indie ed i possedimenti dell'A frica Orientale . Cerastes, Cerates, Ceratin. Nel Glossar. Sangerm. , ms . , n . 501 si legge : « Calcus ge minatus CERATINfacit » . Ed Isid . (lib. 16 org. cap . 24) Oboli pars media, siliquam habens unam semis ( 12): hunc latinitas semi obolum vocat. CERATES autem grece latine cornuum in terpretatur. Obolus siliquis tribus appenditur habens CERATES duos, calcos quatuor. Fiebant enim olim ex aere ad instar Sagittae unde et nomen a graecis accepit hoc est, sagitta » (DCG . ) . Ceratio, Certation. Kepzov . Peso attico sotto Pericle . Valeva 4 Sitarion (grani) e corrisponde a gr.mi 0,242. LO SCHIASSI , nella sua Disserta zione sulle monete di Bologna , asserisce che il Doppio bolognino dei Pepoli « pondo erat qua tuordecim CERATIORUM » e che il Bianco del 1464 pesava 15 Cerat.; tipo: la Madonnina con PRESIDIUM ET DECUS , 10 Cer. ed uguagliava Bai. 6 e Den. 11. Vedi Carato. Cervette. Vedi Cervettoni. Cervettoni. In una grida di Carlo I Gon zaga ( 16 giugno 1629) , emessa in Casale Mon ferrato , si legge che le monete fabbricate in Casale durante la guerra del 1228 cioè « Scuti CERVETTONI, Cervette ed Azzalini siano ritirate » ( RIN . , XXII , 39) . Il nome di Cervette e Cervet toni deriva dalla figura del cervo che portano nel campo le monete. Cervia, Zervetta. Mon. di Alberico Cibo Malaspina Signore di Massa di Lunigiana ( 1559 1623 ) , detta volgarmente Lupetta perchè il volgo scambiava il cervo che vi era rappresentato per una lupa. Era mon. di mistura del val. di 3 Bolo 7111 gnini, pesava den . 2 e gr.mi 3 (circa gr. 2 , 10) . In un saggio di monete fatto in Parma nel 1623 la Cervia di Massa, detta anche Zervetta di Massa, tu trovata alla bontà di onc. 4 , 14 d'arg. fino per lib. Vi era anche il pezzo da 4 Cervie in arg. del val. di 12 Bolognini e con l'indicazione del val . CER . 4 . Cerviciales (denari) . Vedi Malpenning. Cervone. Mon. di Casale Monferrato ( Ca vallotto) coniata da Guglielmo II Paleologo ( 1494-1518 ) con il busto del marchese senza barba e nel R un cervo in uno steccato con ”?? targa al collo (CNI . , IX, 4; Arg. gr. 3,20, 2,98) . In una grida del duca Carlo III di Sa 67 — CHAISE voia del 1529 vengono proibite alcune « monete et dinari di Monferrato nomati CERVONI » (PMS . , I, 185) . Cervoniz. Mon. russa d'oro, in corso circa il 1747 , del peso di den. 2,23 , bontà car. 23 1/2, cioè con den. 2,21 di oro fino . Per la legge mo netaria del 9 ag. 1877 fu coniato l'Imperskij Cervonez da 3 Rubli del peso di gr. mi 3,927, tit. 917 e val. lit. 12,40 ed una mon . di com mercio detta Gollandskij Cervonez del peso di gr.mi 3,494 , del tit. di 982 mill. e del val. di Lit. 11 , 83 (TMU . , 295 ; GCR . , II , 325 ) . Cesalia. Trovasi questa denominazione in un doc . di zecca di Perugia dell'anno 1318 per indicare << porzione di metalli rotti frammen tati e tagliati della moneta tagliata » (VMP . , 36 , n . 82 , 84 ). Cetvertak. Mon. russa d' arg. del val. di 25 Copec, peso gr.mi 5,125 , tit. mill. 868 , val. lit. 0,989. Cevensis. Mon. della zecca di Ceva (mar chesato). Chaise. Mon. d'oro coniata in Francia al tempo di Fllippo IV il Bello ( 1285-1314 ) . Prese quel nome perchè vi è rappresentato il AN TI FRANCIA - Filippo IV re ( 1285-1314) Chaise d'or. re assiso sopra un trono . Ne coniarono in Fran cia anche Filippo VI e Carlo VI e fu imitato da altri sovrani , come da Edoardo III re d'In ghilterra e suo figlio il Principe nero , e da Edoardo IV ( 1362-1376 ) per l'Aquitania, ed in Fiandra da Filippo l'Ardito ecc . Una Chaise ITA FIANDRA (Contea) - Filippo l'Ardito (1384-1404). Chaise d'or (Clinckarter). conosciuta col nome di Chaise à l'écu, à l'aigle coniò in Anversa Luigi III di Baviera ( 1294 1347 ) il cui conio è del mastro di zecca Falcone di Pistoia . Queste mon . furono imitate da Gu glielmo V duca e Conte di Olanda ( 1346-1389) . Vedi Cathedra.<noinclude></noinclude> t4rgppv105tx2ewu6s76argas5ynkvr Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/84 108 1018010 3835162 2026-05-14T08:57:21Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835162 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CHAKRAM Chakram. Mon. di Travancore (Indostan) ; argento e rame. Chalchus o Calkus. Vedi Calco. Chalcus . Mon. minuta di rame presso i Batavi . « Notum quoque sit emptoribus cuilibet floreno addendos esse quinque CALCHOS » (DCG. ). Chalongia, Chaloinge (franc.) . Si trova que sto termine in una carta del 1377 di Pietro vecovo di Laon . Forse è sinonimo dello Schil ling dei Germani (DGG . ) . In altra del 1386 (Cart. Thenol. , Bib . reg . , cod . 5649 ) ; « de dicta domo singulis annis debemus dom. Laudunensis epis... demi corvée valoris unum CHALOINGE » . Chapes, Chapis. In una carta di Geraldo , ab . di S. Giovanni Angeriac , del 1385 : « item cuilibet fratri infirmo et x solidos p. CHA PES quos denarios camblentus debet reddere » (DCG. , H) . Chapotensis, Chapetensis, Chipotensis, Chi potois. Mon. di cui parla una carta di Co stanza contessa di Bigorra dell' anno 1287 « Recepisse in bona pecunia numeraria duo milla librarum CHAPETENS, bonorum legalium etc. » . Questa mon , aveva corso in Agen nel sec. XIII. In un registro della Camera dei Conti di Parigi, citato dal DU CANGE , si vede che cinque Chipotois valevano 4 Den. Tor nesi come gli Arnaldi. Vedi Arnaldenses . In altro vecchio registro sotto l'anno 1303 : « In diocesi Burdegal ( di Bordeaux) currunt Bur degalenses, in dioc. Petracor. (di Periqueux) currunt Engolenses et Marchenses ( cioè di An goulème e di La Marche ) in Ageno (Agen) Arnaldenses CHAPOTENSES et Petragoricenses » . In altro del 1391 (reg. di Filip . il Bello n . 85) ; << Videlicet Podium Castri Normandi pro 263 lib. et 10 libris CHIPOTENSIBUS (valent 210 lib. et 16 sol. Turon) » . In una lettera di Edo ardo II re d'Inghilterra presso Rymero (T : 3 , dugentos lib. CHIPOTENSIUM... Octo pro 359) uno sterlingo computatis » ; ed in altra del 1307 : « dictas 200 lib. CHAPOTENSES ad va lorem parvorum bonorum turonesium reducentes 160 lib. par. tur, bonorum etc. » (DDG . ) . Vedi Chapes. Caroube o Kirath è la 24ª parte del Mith cal Si vuole che il nome di Charub in dichi in arabo il frutto della Ceratonia siliqua detta anche in Italia Carruba . Vedi Carub. Chartin. Vedi Gros-Chartin. Charutz. Voce ebraica che significa effi cace, potente e che fu data all'oro. Si dice anche Charutz di un uomo forte che conduce a buon fine il suo lavoro e che risolve facil mente le cose (HNV . ) . Chatus. Specie di mon . d'oro della quale si fa menzione in una carta del 1459 : « Ven didit pretio quatuor florenorum de rege inca meratorum de Trezeno quod quidem pretium confessus fuit habuisse et repecisse in CHATIS 68 CHIENES et alia pecunia ». In una nota del 1465 tro viamo che 3 Scudi, I Fiorino del Papa, ed I Fiorino chatti valevano 8 Fior. e Sol. 1 . In un libro di pesi Cenale, una Maille Cerate. Un vecchio mano al num . 501 e misure , presso Roberto au chat è ugualiata a 13 Glossario ms . del S. Ger riporta : << CHATI pondus decem dragmis appenditur qui etiam a quibus dam casatus (?) nominatur » (DGG . ) . Il nome deve derivargli dalla figura di un leone o di un leopardo che il volgo prese per un gatto, (Chat). Vedi Gatteschi . Chelin o Sheling. Antiche denominazioni dello Scellino . Nel 1602 troviamo lo Chelin eguale ad I 20 della Lira sterlina, pesante 4 den. e 16 gr.ni e del val. di 9 Sol. e 6 Den. e si divideva in 5 Dalle. Portava l'effigie della Regina Elisabetta a s . ed un giglio . Ed in altra tariffa di Grenoble del 1640 lo Chelin d'Inghilterra è valutato al Marco L. 23 , Sol. 14 , Den. 7; all'Oncia L. 2 , Sol. 19 , Den. 3 : il Grosso L. 6. Sol. 7 , Den. 4 ; il Denaro L. o , Sol. 2 , Den . 5. Vedi Eschelin. Chelon. Mon. di mistura della Polonia . Cherassi. Mon. d'oro persiana che si co niava in occasione delle incoronazioni ed ave vano differenti valori ; il Cherassi di Immam ziza valeva 4 Scell. e 2 Den .; quello di Abul faiz circa 12 Scell. , 3 den. ; quello di Kuli-kan Lire sterl. 1, Scell. 10 , Den . 6 ( KCV. , 358 ) . Chermonese per Cremonese . Ne parla il BALDUCCI PEGOLOTTI dicendo nella sua tariffa che il Chermonese a 3 banche conteneva al meno 3 oncie di arg. fino per lib. Chianflune . Vedi Cianfrone. Chiappe di forte. Mon. che avevano corso in Torino nel 1335 al prezzo di 28 per un Grosso come il Viennese ( PMS . , II , 12 ) . Vedi Chapes, e Chapotensis . Chiapuccino. Vedi Clapuccino. Chiavarino o Quattrino chiavarino. Era detto in Bologna il Quattrino che aveva come impronta le chiavi decussate . Venne imitato in zecche minori come p . es . in Massa Lombarda da Francesco d'Este nel 1578 , in Novel lara, Dezana, Frinco e Castiglione . Tutte que ste contraffazioni indussero il Senato di Bologna a mutare il conio di questi Quattrini nell'anno 1591 ( RIN. , XI , 437 ; PNS . , I , 350 ) . Era cono sciuto anche col nome di Quattrinello del Cor done dal cordone che legava le due chiavi. Chienes . Mon. delle quali parla una carta del 1380 (De Reg., 117 Chartoph. reg. , ch . 204 ) ove si legge che: « i supplicanti furono in un paese di Alemagna ove acquistarono v’I marchi di minuta moneta chiamata CHIENS che ad essi costò la somma di 15 franchi » (DCG) . Con molta probabilità il nome popolare gli deriva dalla figura di un leone scambiato per un cane . Vedi Kiennes.<noinclude></noinclude> f9we2kpvyhvxmg632kfg69ioxuuggcn Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/85 108 1018011 3835163 2026-05-14T08:57:30Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835163 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CHINFRAM CHU 69 a. C. L'anno 660 a. C. la città di Yuen comin ciò a coniare pezzi rotondi bucati con il nome della città (Yuan Fa) . L'anno 188 a. C. com 5648 11DO S ts391 Chinfram, Chimfram. Nome dato in Porto gallo ai Mezzi Grossi ( Meios Grossos) , o Mezzi Reali del tipo dei Grossi, coniati con legge 1472 , dei quali 25 equivalevano a una Dobra Cruzade e 27 a 1 Cruzado de oiro, che valeva Fr on 225 18 PORTOGALLO Alfonso V (1438-1481). Mezzo Reale (Chinfram). MUNSTER Da 5 Ducati del 1047. Christfest Munte dritto). N O R T S 324 Reaes brancos . Il nome di Chimfram era specialmente dato dal volgo ai Mezzi Grossi di peso inferiore a quelli coniati anteriormente e viene dal verbo chifrar che significa raschiare e credo corrisponda bene alla parola tosare. Questo Mezzo Grosso o Meio Real porta la dici ALFONSUS : QUINTI REGIS POR tura: cinque scudetti (quines) in croce ; + ADIU TORIUM NOSTRUM IN NOMIN. Nel centro A Cho-gin. Mon. giappo nese o meglio verga d'arg . (lingotto) del sec . XVIII . Chon. Mon. di rame della Corea . JOACTIMSTHAT GIAPPONE Cho-gin lingotto) Sec. XVIII (metà del vero . Chovy ovvero Ochavo. Mon. spagnuola del val. di 2 Maravedis . Christfest munze. Nome dato alle mon. te Christkindl Ducat. DD gr. 39,050 , tit. mill. 1000 e vale Lit. 8.05 il Mezzo ed il Quarto in proporzione (TMV . , 316 ) . YUTENT in Lit. 134,51 . Vi è anche il Mezzo ed il Quarto in proporzione (TMV . , 315 ) . Il Chiodo d'arg. o Din-bac pe sa come il Chiodo d'oro cioè MUNSTER Da 5 Ducati del 1047. Christfest Munze rovescio). Mich fra due anelli , al di sopra grande corona, in basso L (Lisbona) . Pesava 29 graós (gr. 1,44 ) al tit. di 917 mill. (TMP. , VI , t. X, n . 9 ) . Vedi Cianfrone. Chiqua. Mon. delfinale minuta ; carta del vescovo di Gratianopoli anno 1343 (DCG . ) . Chiodo d'oro o Din-vang. Mon. d'oro dell'Annam , che ha corso dal 1830; peso gr.mi 39.050, tit. mill . 1000 , val. desche che portano la rappresentazione del pre sepe. Christkindl Ducat. Mon. d'oro della zecca di Ioachimsthal con la figura del bambino Gesù e la veduta della città. Chu. CINA Pres. di Yuan-Chu dell'a , ono a. C. Yuan-Fal. Mon. di rame antichissima della Cina . Si vuole che la più antica mon . di metallo sia stata coniata in Cina 1985 anni prima di Cristo. Il tipo rotondo bucato nel centro data del 1035 parvero le prime monete con il bordo e di fat tura regolare portanti la cifra del valore WU- CHU (5 Chu) ed in ultimo dell'anno 758 d . C. furono<noinclude></noinclude> 0dfysjksm4d1bwic42j51tcgthrttie Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/86 108 1018012 3835164 2026-05-14T08:57:37Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835164 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CINQUINA 70 CIANFRONE quale era stata mandata una flotta comandata da Pietro di Leyra. Ha nel Dil busto del re 1'8 ott . 1533 intorno alle monete tassate ed adulterate (Arch. di Stato Nap. , Reg. Cur. V, 56 ) : « Li scuti d'argento seu CHIANFLUNI che siano de pe (di giusto peso) o quilli che si fecero in tempo de lo assedio se NAPOLI Filippo III Mezzo Ducato del 1606 (Cianfrone). O emessi Chu con caratteri quali ancora si usano oggie con data e valore . Nel sec. XVIII si usavano per gli scambi delle verghe e lingotti , di forma ovoidale, che si chiama vano Chu-siú. Vedi Cash . Cianfrone o Chianflu ne. Sotto Carlo V e du rante l'assedio di Napoli del 1528 furono coniati Scudi di arg. (Maltagliati) che si chiamarono Chian CINA W'u-Chu flunie poi Cianfroni come si ricava da un bando deli (da 5 Chu) del 118 a. C. spendano ad ca rlini otto lo uno et lo mezo scuto a la dicta ragio ne (SAMBON , Les monn. de Char e nel B un'aquila che tiene fra gli artigli un ramo di alloro ed una folgore. Ho st Ciaulina o Tallarita. Il volgo di Palermo chiamò in quel modo la mon . di rame falsa che si era diffusa nell'anno 1678 dopo la coniazione dei cosi detti Bronzini . Con quella espressione il popolo intendeva alludere alla leggerezza della mon . che poteva volare in aria soffian dovi (MSE. ) . Cifraon. Nella tenuta dei conti in Porto gallo i Milreis sono separati dai Reis mediante les V). Esi chia marono in Na poli Chianfluni NAPOLI Carlo V - 1528. anche gli Scudi Scudo ossidionale (Cianfrone) - dritto . coniati in Roma (Ducatoni) du rante il sacco del 1525 e la prigionia di Cle mente VII in Castel S. Angelo . Infatti lo stesso bando dice : « Li scuti seu CHIANFLUNI di ar gento de roma che siano de pe SO se spendano da carlini 9 lo uno et lo mezo et quarto a la pre dicta ragione etc. ». Il Cian frone ossidiona un segno detto Cifraon (Cifrao) , rappresentato da una croce dentro un cerchio . Es . 2.700 500 significa 2700 Milreis e 500 Reis ( KCU. , 272). Cinquantina, Cincuentino ( spagn . ) . Grande pezzo d'arg . del val. di 50 Reali coniato sotto Fi lippo IV e Car lo II ( 1598 1700) . Porta la cifra del val. 50 R. , pesa gr.mi 172.5 , 166.5 e ha un dm . di mm. 73. Cinquina. Pic SEGOVIA - Filippo IV ( 1621-65) . cola mon . di Cincuentin ( 50 reali). Diam. metà del vero dritto . arg. coniata in Napoli del val. le di Napoli del 1528 pesava gr.” ! 34. Il Mez zo Cianfrone di 14 di Carli no. Troviamo le prime Cinquine sotto Ferdinan gr.mi 17. Quello di Roma pe 35-36 . Si diede in seguito questo sava gr. nome ad una mon . del val . di Mezzo Du cato d'arg . emessa sotto i regni di Filippo III e di Filippo IV, cioè dal 1617 al 1665. Corri do I (montagne e croce) e po scia sotto Ferdi nando II con lo stesso tipo (Fu sco , Cinquine sponde al val . di 5 Carlini, pesa circa gr.mi 15. Il nome spagnuolo era Pataca o Patacca. Que sto Cianfrone , coniato nel 1617 , porta, come anche il Ducato il motto QUOD VIS quale monito del Duca di Ossuna , vicerè di Napoli per Fi lippo III , alla Repubblica Veneta contro la batt. dagli A SEGOVIA - Filippo IV ( 1621-65). rag . , Napoli , Cincuentin (50 reali). Diam, metà del vero 1845 ) . Carlo V rovescio. nel 1543 (genn . ) ne emise al tipo delle Colonne d'Ercole e del To sone d'oro, al taglio di 450 pezzi per lib . di arg. NAPOLI Carlo V - 1528. Scudo ossidionale (Cianfrone) - rov.<noinclude></noinclude> 4z7fau1nbj0ofxf9nk9fnb74oztc7sd Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/87 108 1018013 3835165 2026-05-14T08:57:51Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835165 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CINQUINA (gr. ML 0,713 ) del val. di 5 Tornesi, donde il nome . Nella biblioteca di S. Martino presso Na poli si trova l'ordinanza per questa moneta , che era stata abbandonata dopo il regno di Ferdi nando il Cattolico . La Cinquina aveva 16 acini di arg. La Cinquina di Sicilia valeva 1/2 Car lino, ovvero 5 Grana e l'ordinazione di questa moneta alla zecca di Messina si trova in una Prammatica, pubblicata sotto il regno di Gio vanni d'Aragona per ordine del vicerè Lopez Ximenes de Urrea, che esiste nella cancelleria reale , in data 24 giug. 1466 ed in altre del 1531 , 1563 e 1628 ( MZS . , 73 ) . II SAMBON (I Car lini di Ferd. I d'Arag. , 77 ) riporta una Cin quina in rame di Ferdinando I. ( 1458-1494 ) con il busto del re coronato e la vittoria in carro tirato da 4 cavalli . Ma le prime Cinquine in rame furono coniate sotto il regno di Carlo II (1665-1700 ) ; busto e stemma . Carlo VI Impe ratore , terzo re di Spagna ( 1707-1735 ) coniò Cinquine d'arg . in Palermo con la cifra del val. di 5 Grana e la testa laureata; Ferdinan . III DI (1759-1825 ) coniò e gualmente in Palermo la Cinquina in rame VT COMMODIUS . I G. M. di PALERMO - Carlo VII - 1707-35 Cinquina Malta coniarono anche essi una mon . d'arg . cui diedero il nome di Cinquina, perchè valeva 5 Grani da 6 Piccoli l'uno . Il primo a coniarne fu Giovanni di Homides ( 1536-1553 ) . Il G. M. Giovanni de la Vallette ( 1557-1568 ) fece co niare nel 1566 in puro rame . Due Cinquine valevano il Carlino di Malta e 4 Cinquine il Tari d'arg. ( FMM . , 405 ) . Cinquina del Senato Romano. Mon. del val. di 5 Denari provisini del Senato . Ne andavano 4 per Bolognino romano e 26 per Carlino o Grosso . Se ne fa menzione in una tariffa di mon. pubblicata in Montefiascone nel 1439 ( GAD. , doc. XXVI ) . Queste mon . pesano da gr.mi 1.25 a 0,90 e sono di dm, mm . 19-20 ( SGV . , ( denaro?) , t. VIII, n . 21 ) . Si coniarono Cinquine in altre zecche italiane , come in Compiano da Federico Landi ( 1589-1627 ) , del val. di un Grosso . Per le Cinquine di Mantova, vedi Mirasoli. Cinquinho o Cincos. Mon. portoghese da 5 Denari. Cipraea, Cypraea. Mon. per gli scambi costituita da un certo numero di conchiglie . Vedi Bia, Cauri e Cowris . Cisorium o Incisorium fu detta la Zecca . Nel l'anno 1428 Giovanni di Maestro Ludovico , orefice del Rione S. Eustachio , fu dichiarato « assaggiator seu examinator » delle mon . che battevansi « INCISORIO seu Cecha dn . nostri Pape in Alma Urbe » . In un doc . del 1432 si INCISIO la tallia ovvero il taglio delle dice monete . Vedi Taglio. 71 --- CLAQUINS Cistophore, Cistofori dal greco xтоpópos Mon. che presentano da un lato una cesta semi aperta dalla quale escono uno o più serpenti detta Sacra Cista Bacchica. Si vuole siano state coniate nelle città dell'Asia Minore che facevano parte dell'antico regno di Pergamo , circa 200 anni a. C. , e si estesero rapidamente in tutti i domini di Attilo I. Se ne trovano di Parium e Pergamo nella Misia , di Dardanus nella Troade di Efeso nello Ionio , di Sardes , Thyateira e Tralles nella Lidia , di Apamea e di Laodicea nella Frigia. I Romani penetrati nell'Asia mi MATTOMAN Lof Nieke APHAMEA Phrygiae Cistoforo posteriore al 133 .a C. nore fecero porre nei Cristofori i nomi dei magistrati . Questa serie comincia con Marco Cistoforo Ottavio e Marco Antonio 43 a. C. Antonio e termina con Settimio Severo . Il Ci stoforo ha il peso del Tetradramma. Civette . Nome comune dato alle monete an tiche di Atene , ( Athenae Attica ) , ove è rappre Tetradramma di Atene (Civetta o Noctua). sentata la civetta . I romani le dissero Noctua ed i greci λaús Vedi Monete di Atene. Clapucino o Chiapuccino. Vocabolo usato in Genova per denotare il Quartaro cioè il Quarto del Denaro che nel sec . XII era quasi di puro rame ed il nome gli deriva da Chiapuc cio cioè lavoratore del rame (TOG . , XXXIY) . Por tava anche il nome di Grifone dal grifo che vi era inciso . Claquins o Clayquins. Vedi Clinkaert.<noinclude></noinclude> rxo80pzf2h4v8mreyr1uw52uwhojyc3 Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/88 108 1018014 3835166 2026-05-14T08:57:58Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835166 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CLAROMONTENSIS Claromontensis (moneta). Zecca degli Ab bati di S. Andrea di Clermont . Una vecchia scrittura dimostra come questa Abbazia avesse diritto ad un canone sulla zecca di Clermont nel 1271 ( DUBY , t . II , 245 , MRN . , I , 271 ) . Clementi, Clementini, Settimi Clementi. Si dissero i Grossi papali coniati da Clemente VII (1523-1534 ) , e che correvano anche col nome di Carlini e poscia con quello più comune di Giulii. Dal GARAMPI si ricava come Girolamo de Ceulis pisano , maestro di zecca, ottenne di coniare Clementi al taglio di 892 per lib. (gr. 3.775 circa) mentre quelli di Giulio II del 1504 erano al taglio di 83 ¹Ι 4 ( gr . 7111 4,074 ) , di peso percio di den. 3 , gr.ni 5 I 4 alla bontà di 11 onc. e den. 1 di arg. fino per lib. ( GAD. , doc. LXV) . In seguito si ridussero a 93 per lib. (gr. mi 3.645 ) . Si dissero Settimi Clementi o so lamente Seffimi i pezzi da un Giulio e mezzo (Bai. 15 ) , che pesavano gr , ”²² III 15 31 den . 4, gr.ni 151 3 o gr . mi 5.483 ) , al taglio cioe di 62 per lib , e di fino a den . 11 ( GAD . , doc . LXVt)e. men i Questi Settimi Clement vengono erronea i i chiamat nei catalogh Giulii doppi . Sono di ROMA - Clemente VII 1525-1534 Settimo Clementino - Conio di B. Cellini. conio del Cellini che fu mastro di zecca nel 1533-1534 . In un bando generale delle monete, emesso dal Camerlengo card . Guido Sforza nel 1542 , i Settimi Clementi, non tosi , vengono valutati a Bai. 15 l'uno ( dei buoni) ed i Giulii vecchi, del tempo di Giulio II, coniati in Roma, a Bai. 10 (GAD . , doc. LXXIII) . Dei Settimi se ne trova notizia in una lettera scritta dal Camer 8 lengo allo storico Guicciardini Governatore di Bologna : « N. S. vuole , che la zecca di Bolo gna batta conforme a questa di Roma di lega e di peso. E però sappia V. M. che i….... et i I SEPTIMI pesa l'uno den. 4 , grani 15 e 3 e ne van per una libra 62 : tutti a lega di den . 11 » . In un breve dello stesso pontefice del 1332 viene costituito zecchiere di Macerata, Agostino di Pietro del Nero « cum facultate cudendi…….. SEP TIMOS CLEMENTES, etc. » (GAD . , doc . LXXIII) . L'anno 1562 fu emesso in Roma un bando nel quale tra le altre cose si dice : « Item che sotto la medema pena ( scudi 2 mila) nessuno ardisca spendere ne CLEMENTI ne grossi da 27 quat trini, ne castroni per essere queste monete per il più tose » ( GAD . , doc . LXXXII) . 72 CLINCKAERT Clementino , Clement. Si nomò la moneta d'argento di pp. Clem. V 1304-1314 che in doc . del 1317 , troviamo così valutato : «….. VI lib. VI Sol. quas assignaverunt Camere in XCHI turonensibus argenti grossis cum rotunda et Uno CLEMENTINO argenti, turonensi quolibet computati ut supra (cioè pro XV den) , predicto Clementino pro VIII den. dicte monete compu tato. Valeva perciò circa la metà del Grosso Tornese. Vedi Grosso Clementino. Clemmergulden . Fiorino d'oro di Gueldre e Juliers coniato sotto Carlo di Egmond ( 1492 1538 ) . Tipo : il Cristo o S. Giovanni . Clevenghia o Clavenchia. Ricorre il nome di questa moneta minuta in una carta del 1374 ove si legge : « Iohannes Puperii apportavit... CLEVENCHIAS daurengi falsas et eas posuit et traddit tamquam bonas, item quod dictus Iohan nes utitur et usus fuit per decem annos et ul tra falsis obolis albis et falsis CLEVENCHUIS ac si essent bonae » . Il du Cange dal quale si ricava questa carta , non ci dà alcuna spiega zione , che possa illuminarci intorno a questa mon . Forse si tratta di mon . della zecca di Cleven (Cleve) ove i conti e poi i duchi co niarono mon . dal 1347 al 1609 . Clinckaert, Clinckardi, Clinquart, Clincarts, Clicquardus, Clicquart, Ciquart, Clayquins, Claquins. Nome popolare dato specialmente ad alcune mon . d'oro di Filippo il Buono con HERES HOLLANDIAE coniate a Gand nel 1426, ed in genere al Fiorino d'oro dei conti di Fiandra e dei duchi di Borgogna. Un Clin ckaert o Cliquart di Fiandra si cambiava nel 1427 con 30 Sol. tornesi. Si dissero Clincha erts Guillemins gli Scudi d'oro e le Chaises di Guglielmo VI conte di Olanda, con il duca assiso in un epicicloide ( MNR . , II , 23 ; I , 443 ) . Una carta del 1459 (in Reg. 188 charthop. reg. ch . 8 ) leggesi : « Icelle femme se print a rongner et copper aucunes pieces d'or comme CIQUART que on det FLORINS GUILLERMES et autres pieces d'or aians cours au pais de Boul lenois Bouillon ? ) » . Nel Traité Hist. des Monn. de Franc , del LE BLANC , troviamo che a tempo di Luigi XI , con ord , del 4 gennaio 1470, furono tollerati in Francia dal 1° marzo al 1° giug . i Clincarts de Guillelmus di 2 den. e 20 gr." , per 22 Sol. e 1 Den. (DCG. ) . Il nome deriva da Clinken , tintinnare, come in tede sco Klinklang significa tintinnio . Corrisponde in certo modo all'italiano moneta sonante ed al francese retentissant. Una carta del 1377 nomina anche dei Deniers blancs : « appelez CLAYQUINS et CLAQUINS ». In una storia del Monastero di S. Lorenzo di Liegi si legge che l'Abbate pagò per alcuni lavori 23 Griffoni e 5 Clinckardi. Il Clinckaert prese vari nomi ed ebbe valori differenti . Le Chaises d'or della contea olandese di Guglielmo V di Baviera<noinclude></noinclude> cq32gqnhvuqmum09nsgjbdww1ustccu Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/89 108 1018015 3835167 2026-05-14T08:58:13Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835167 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CLUNIACENSIS (1346-1359) presero il nome anche esse di Clinckaerts. Cluniacensis. Mon. degli Ab . di Cluny che sembra abbiano avuto il privilegio di zecca verso l'anno 930 da re Raul , riconosciuto dal papa Giovanni XI e nel 1057 da Stefano IX . Le monete di Cluny avevano corso nello stesso tempo della moneta reale e sono rimaste sem pre dello stesso tipo : I croce con GLUNIACO CENOBIO e R chiave con PETRVS ET PAVLVS (MRN ., 1 , 387 ) . I 2 Cnapcoek. Si disse in Groninque il Fiorino d'oro. Cobs. Erano chiamate in Gibilterra le Pia stre effettive di Spagna dette anche Dollars. Si dividono in 12 Reali da 16 Quarti l'uno . Cobulus. In una bolla di Nicola IV ( 1288 1294 ) si legge: « Comm. massiliae debet singulis annis centum COBOLOS ... et debet singulis an nis, pro censu, duos COBULOS aureos etc. » (DCG . ) . Forse deve dire Obolos. Coburgensis. Mon. della Città di Coburgo della quale si parla in carta del 1265 e 1289 (DCG . ) . Sembra che in quell'epoca i conti di Henneberg possedessero di già una zecca in Coburgo . Errano perciò alcuni autori che di cono essere stati Giovanni Malgravio di Bran deburgo a coniare le prime mon . di Coburgo nel 1308 . Cocodones . In una carta del 1300 si legge : << Prohibita est moneta alienigenarum surrepti tia et illegitima quam polardos et cocoDONES atque rosarios » (DCG . ) . Monete i cui nomi popolari devono derivare dalle impronte che portavano e per il nome di Cocodones e di Pollardos si deve credere trattarsi di monete con l'aquila bene spesso presa dal volgo per un gallo o una gallina o altro animale pen nuto . Vedi Crocardus, Cella, Coquibus, Co lombina. Coduri . In una valuta di monete per Man tova del 1592 i Coduri ( ?) erano valutati a L. 0,2,9 di moneta mantovana ( ZMI . , III , 43 ) . Colaphista. L'UGUZIO la crede una moneta mentre il DU CANGE suppone sia una corru zione di Collybista termine della media lati nità per indicare un monetario (DCG . ). Collybus. dal greco zoλlußov. Sembra che si desse questo nome alla moneta di rame ove era scolpito il bove . HESYCHIUS dice : « Col LIBUS specie numi est : et in aere insculptus bos ». POLLUCE, lib. 3º, lo definisce commuta tatio argenti, e ci dà collibista per cambista. Colombette . Vedi Colombina e Columbete . Colombiano. Moneta d'arg . della Colombia, dominazione spagnuola , equivalente al Peso da 8 Reali. La legge monetaria del 1871 gli assegna il peso di gr.mi 25 , tit. 900. Si divide in 10 Decimos e 100 Centavos . Corrisponde a Lit. 6,00 . Martinori - 10. 73 COLONNATO Colombina . Leggesi nella Cronaca mila nese dall'anno 1476 al 1515 , di M. Ambrogio da Paullo , che il 20 Giugno 1508 « se comenzò a lavorar alla zecca di Milano , fazendo Am brosini da sol . 6 e COLOMBINE da sol. 3 etc. » (MOTTA, RIN. , VIII , 238 ) . Ora esaminando le mon. di Milano dell ' epoca , vediamo come quelle del val. di Sol. 6 fossero i Grossi reali di Ludovico XII ( 1500-1512 ) che si chiama rono Ambrosini, perchè avevano nel Ri S. Ambrogio sul trono , e che le monete da 3 Sol. corrispondono al Mezzo Soldo regale ma non possiamo spiegarci il nome di Colombina dato a questa moneta che ha per impronte lo stemma e le bende . Possiamo credere con qualche probabilità che il nome di Colombina fosse stato attribuito prima al Grosso di Maria Sforza ( 1466-1476) che aveva come impronte la colomba e le bende e che poscia si conti nuasse ad usare per denotare i successivi Grossi da tre Soldi. Le Colombine si trovano egualmente nominate in alcune grida sforze sche del 1532 e 1534. Colombine si dissero ugualmente alcune mon . coniate a Modena da Ercole II nel 1538. Valevano Sol. 2 contene vano onc. 6 di arg . fino per lib. ed erano al taglio di pezzi 203 per lib . Si equiparavano alla Murajole . Nel 1543 furono ridotte a Sol. 1, Den . 11 (CZM. , 44-218 ) . In Reggio Emilia si diede il nome di Colombine ai Grossi da Sol. 3 , come già in Milano. Erano alla bontà di onc. 6 ed al taglio di 190 per lib. (tit. 0,500 , peso g.mi 1,81 ) ( MALAGUZZI , in RIN. , VII, 196) . Vedi Columbete . Colona. Nel libro dei censi trovasi che la chiesa di Romestorth doveva « unam COLO NAM auri » (DCG . ) . Forse s'intende un Marco d'oro di Colonia . Il Marco di Colonia corri sponde oggi a 16 Sloths . 65536 Richpfennig = Kg. 0,233870 . Colonaria. Vedi Colonnato . Colon d'oro. Vedi Argentina. Coloniali (mon.) . Vedi Mon. Coloniali. Coloniensis . Mon. dei vescovi di Colonia che ricevettero il diritto monetario da Ot tone I. Colonnato. Mon. d'arg . spagnuola, detta anche Pezza, Piastra o Pezzo duro colonario, del val. di Lit. 5 , 361 , peso gr.m 26,928 , tit. 896. I Colonnati di Carlo III si dividono in anteriori al 1772 ed in posteriori . Gli anteriori pesavano Ottave 7.3.3 e valevano 20 Reali di Villon con intrinseco car. 119,2 1192. I po steriori erano di poco più deboli di intrinseco cioè car . 117.3 25 36 valuta di Venezia . I più antichi Colonnati spagnuoli sono quelli di Carlo V che volle ostentare l'illimitata sua potenza del mondo col porre il motto PLUS ULTRA fra le due colonne d'Ercole che fian cheggiavano il suo stemma regale . Questa di<noinclude></noinclude> 985bn694y3jq79163hg34kmz9qtzl41 3835170 3835167 2026-05-14T09:01:10Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835170 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>CLUNIACENSIS (1346-1359) presero il nome anche esse di Clinckaerts. Cluniacensis. Mon. degli Ab . di Cluny che sembra abbiano avuto il privilegio di zecca verso l'anno 930 da re Raul , riconosciuto dal papa Giovanni XI e nel 1057 da Stefano IX . Le monete di Cluny avevano corso nello stesso tempo della moneta reale e sono rimaste sem pre dello stesso tipo : I croce con GLUNIACO CENOBIO e R chiave con PETRVS ET PAVLVS (MRN ., 1 , 387 ) . I 2 Cnapcoek. Si disse in Groninque il Fiorino d'oro. Cobs. Erano chiamate in Gibilterra le Pia stre effettive di Spagna dette anche Dollars. Si dividono in 12 Reali da 16 Quarti l'uno . Cobulus. In una bolla di Nicola IV ( 1288 1294 ) si legge: « Comm. massiliae debet singulis annis centum COBOLOS ... et debet singulis an nis, pro censu, duos COBULOS aureos etc. » (DCG . ) . Forse deve dire Obolos. Coburgensis. Mon. della Città di Coburgo della quale si parla in carta del 1265 e 1289 (DCG . ) . Sembra che in quell'epoca i conti di Henneberg possedessero di già una zecca in Coburgo . Errano perciò alcuni autori che di cono essere stati Giovanni Malgravio di Bran deburgo a coniare le prime mon . di Coburgo nel 1308 . Cocodones . In una carta del 1300 si legge: « Prohibita est moneta alienigenarum surrepti tia et illegitima quam polardos et cocoDONES atque rosarios » (DCG . ) . Monete i cui nomi popolari devono derivare dalle impronte che portavano e per il nome di Cocodones e di Pollardos si deve credere trattarsi di monete con l'aquila bene spesso presa dal volgo per un gallo o una gallina o altro animale pen nuto . Vedi Crocardus, Cella, Coquibus, Co lombina. Coduri . In una valuta di monete per Man tova del 1592 i Coduri ( ?) erano valutati a L. 0,2,9 di moneta mantovana ( ZMI . , III , 43 ) . Colaphista. L'UGUZIO la crede una moneta mentre il DU CANGE suppone sia una corru zione di Collybista termine della media lati nità per indicare un monetario (DCG . ). Collybus. dal greco zoλlußov. Sembra che si desse questo nome alla moneta di rame ove era scolpito il bove . {{Sc|Hesychius}} dice : « {{Sc|Collibus}} specie numi est : et in aere insculptus bos ». {{Sc|Polluce}}, lib. 3º, lo definisce commuta tatio argenti, e ci dà collibista per cambista. Colombette . Vedi Colombina e Columbete . Colombiano. Moneta d'arg . della Colombia, dominazione spagnuola , equivalente al Peso da 8 Reali. La legge monetaria del 1871 gli assegna il peso di gr.mi 25 , tit. 900. Si divide in 10 Decimos e 100 Centavos . Corrisponde a Lit. 6,00 . 73 COLONNATO Colombina . Leggesi nella Cronaca mila nese dall'anno 1476 al 1515 , di M. Ambrogio da Paullo , che il 20 Giugno 1508 « se comenzò a lavorar alla zecca di Milano , fazendo Am brosini da sol . 6 e COLOMBINE da sol. 3 etc. » (MOTTA, RIN. , VIII , 238 ) . Ora esaminando le mon. di Milano dell ' epoca , vediamo come quelle del val. di Sol. 6 fossero i Grossi reali di Ludovico XII ( 1500-1512 ) che si chiama rono Ambrosini, perchè avevano nel Ri S. Ambrogio sul trono , e che le monete da 3 Sol. corrispondono al Mezzo Soldo regale ma non possiamo spiegarci il nome di Colombina dato a questa moneta che ha per impronte lo stemma e le bende . Possiamo credere con qualche probabilità che il nome di Colombina fosse stato attribuito prima al Grosso di Maria Sforza ( 1466-1476) che aveva come impronte la colomba e le bende e che poscia si conti nuasse ad usare per denotare i successivi Grossi da tre Soldi. Le Colombine si trovano egualmente nominate in alcune grida sforze sche del 1532 e 1534. Colombine si dissero ugualmente alcune mon . coniate a Modena da Ercole II nel 1538. Valevano Sol. 2 contene vano onc. 6 di arg . fino per lib. ed erano al taglio di pezzi 203 per lib . Si equiparavano alla Murajole . Nel 1543 furono ridotte a Sol. 1, Den . 11 (CZM. , 44-218 ) . In Reggio Emilia si diede il nome di Colombine ai Grossi da Sol. 3 , come già in Milano. Erano alla bontà di onc. 6 ed al taglio di 190 per lib. (tit. 0,500 , peso g.mi 1,81 ) ( MALAGUZZI , in RIN. , VII, 196) . Vedi Columbete . Colona. Nel libro dei censi trovasi che la chiesa di Romestorth doveva « unam COLO NAM auri » (DCG . ) . Forse s'intende un Marco d'oro di Colonia . Il Marco di Colonia corri sponde oggi a 16 Sloths . 65536 Richpfennig = Kg. 0,233870 . Colonaria. Vedi Colonnato . Colon d'oro. Vedi Argentina. Coloniali (mon.) . Vedi Mon. Coloniali. Coloniensis . Mon. dei vescovi di Colonia che ricevettero il diritto monetario da Ot tone I. Colonnato. Mon. d'arg . spagnuola, detta anche Pezza, Piastra o Pezzo duro colonario, del val. di Lit. 5 , 361 , peso gr.m 26,928 , tit. 896. I Colonnati di Carlo III si dividono in anteriori al 1772 ed in posteriori . Gli anteriori pesavano Ottave 7.3.3 e valevano 20 Reali di Villon con intrinseco car. 119,2 1192. I po steriori erano di poco più deboli di intrinseco cioè car . 117.3 25 36 valuta di Venezia . I più antichi Colonnati spagnuoli sono quelli di Carlo V che volle ostentare l'illimitata sua potenza del mondo col porre il motto PLUS ULTRA fra le due colonne d'Ercole che fian cheggiavano il suo stemma regale . Questa di<noinclude></noinclude> cq89ng11m0c5d5yj980zlrfue3laof8 Pagina:La moneta - vocabolario generale.pdf/90 108 1018016 3835168 2026-05-14T08:58:40Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3835168 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" /></noinclude>COLUMBETE visa fu invenzione di Luigi Marliano milanese, medico dell ' Imperatore (CSU. , doc . 466 ) . II Colonnato si divideva in 10 Reali ed in 20 Realilli e si diffuse in tutta l'Europa ed anche nell'Africa Settentrionale , specie nel Marocco, ove è ancora in corso . Columbete, Colombette. In una grida di monete del 30 apr. 1515 si fa menzione di queste Columbete al val. di Sol. 3. Suppongo si tratti dei Grossi di Massimiliano M. Sforza ( 1512-1515 ) che portano raffigurata una CO lomba nel mezzo di una stella in fiamme col motto A BON DROIT. Vedi Colombina. Commas, Commassis. Piccola mon . di rame con poco arg . in uso nelle città di Bet- el- Faki e di Moha, nello Yemen . Una Piastra spa gnuola si cambiava nel 1823 con 40 ed anche 80 Commes ; si divideva in 7 Carat (KCU. , 334 ) . Vedi Carat e Caveas. Communion Tokens . Gettoni inglesi o tes sere per la Comunione. Vedi Gettone. Compagnon. Nome dato ad un Grosso di Fiandra del val. di 1 Den. tornese del sec . XIV . Vedi Gros Blanc dit Compagnon . Compasso. Ricorre spesso nella descrizione delle mon. questo termine che sta per indicare ROMA - Paolo II 1404-1 471. Ducato Papale - (Stemma e figura in compasso . BASIDIRVERED l'ornato a 4 centine che decora specialmente il centro di alcuni Ducati o Fiorini papali. In tedesco Vierpass. Conceicao. Mon. d'oro e di arg . coniata nel 1648 da D. Ioao V di Portogallo , in onore della Madonna della Concezione , protettrice del Regno . Quella d'arg . pesava gr.mi 26.6 19.5 ( ACT. , XXX , 13 ) . La legge del 7 ott . 1651 ordinò che avesse corso per il val. di 600 Reis. Quella d'oro doveva correre per 12.000 Reis ma non se ne conosce alcun esemplare . Don Pietro II continuò a coniare Conceicaos di arg. col nome del genitore e le date anti che ma con coni non fusi e perciò sono più perfette ( DMM . , 284 ) . Conchiglie (monete di). Vedi Cowries e Bia. Condor. Mon. d'oro del Chili e della Co lombia (Nuova Granada) del val. di 10 Pesos ovvero 1000 Centavos ; quelle del Chili pes. gr."mi 15.253 , tit. 900 , val. Lit. 47.28 ; quelle della Columbia pes . gr.mi 16.129 , tit. 900 , val. Lit. 50.00 . Si dice Condor doblato il Dop 74 CONSOLARI pio Condor. Il nome gli deriva dal Condòre (avvoltoio) che sormonta lo stemma. CHILI Condor del 1807 g.mi 15.201 Condorine. Vedi Candarine. Conreguardi (solidi) . Nel Cartulario di S. Vincenzo di Le Mans, fol. 34 : « Robertus Ruandi pro anima uxoris suae dedit] unam massuram de quinque solidis CONREGUARDIS ». II DU CANGE dice che è la stessa cosa che Censuales (DCG . ) . Conservazione di una moneta . È il Suo stato attuale. Così si dice ruspa o a fior di conio una moneta che ri trova ancora nello stato in cui usci dalla zecca : bella chiara o di prima NUOVA GRANADA conservazione se , Condor doblato del 1850 g.mi 32.20 . quantunque sia sta Dritto ta in corso, si pre senti ancora in buonissimo stato ; poi di seconda conserva zione come di ter za, di mano in ma no che la moneta si trova deteriorata dall' uso, e infine la si dice logora o frusta quando l'im pronta è quasi del tutto scomparsa, e NUOVA GRANADA ne rimane poco più Condor doblato del 1859 ( g.mi 32.20). che il metallo Rovescio. (GMR . ) . Consolari. Monete della Rep. Romana cosi chiamate perchè portano i nomi di famiglie consolari. Forse è più corretto chiamarle Mo nete di famiglia. Verso l'anno 134 a . C. i tri unviri monetari , pure riserbando il diritto della moneta alle rappresentazioni sacre , con la testa d'una o di altra divinità, come Giove, Minerva, Mercurio, Giano , Vesta, Venere , Roma ecc. e più tardi il Genio del Popolo romano , l'O nore, la Salute , la Libertà ecc . , fanno al ro vescio rappresentazioni variate a loro genio , al lusioni cioè, alle loro famiglie , sfogando le pro prie ambizioni personali . Vi posero prima una UTANGERINET<noinclude></noinclude> iieem0ephug08pfg4ekueot9rqor7ge Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/VI 0 1018017 3835186 2026-05-14T10:10:44Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3835186 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - VI. - Inganni di Sûdâbeh|prec=../V|succ=../VII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="340" to="346" fromsection="s2" tosection="s1" /> 4vel8wdfgjqc9nn68nh6c3f6j4lv06a Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/VII 0 1018018 3835199 2026-05-14T10:53:54Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3835199 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - VII. - Consiglio degl'indovini|prec=../VI|succ=../VIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="346" to="351" fromsection="s2" tosection="s1" /> 5zps61o4sp4hm99cfu6exr9fy2wxa2v 3835213 3835199 2026-05-14T11:29:43Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3835213 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - VII. - Consiglio degl'indovini|prec=../VI|succ=../VIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="346" to="351" fromsection="s2" tosection="s1" /> 98xrvmsmu5uqjzz1poo1l9c0s52gofq Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/VIII 0 1018019 3835214 2026-05-14T11:30:07Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3835214 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=14 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - VIII. - La prova del fuoco|prec=../VII|succ=../IX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="351" to="357" fromsection="s2" /> omppigxioyyzciu6sq531sll9thzrq5